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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Winograd: Israele ha perso un'occasione. Ma Olmert è assolto ( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha perso un'occasione. Ma Olmert è assolto MAURIZIO DEBANNE La guerra contro Hezbollah è stata "una occasione mancata" poiché si è chiusa "senza la vittoria" di Israele a causa della "mancanza di una strategia chiara". Queste le conclusioni a cui è arrivata, dopo diciotto mesi di lavoro, la commissione di inchiesta Winograd sulla conduzione della guerra in Libano dell'

La mia scelta di pace con la doppia cittadinanza - daniel barenboim ( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza di una minoranza dentro Israele stesso, una minoranza non-ebraica, che prima della creazione dello Stato di Israele nel 1948 aveva rappresentato la maggioranza in tutta la Palestina. Una parte della popolazione non-ebraica era rimasta in Israele; gli altri erano stati tenuti fuori per paura o trasferiti con la forza.

Lo scontro tra palestinesi e israeliani nelle parole e immagini di bakri - emanuela giampaoli ( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Mohammed Bakri autore del documentario "Jenin, Jenin" (ore 18) e interprete del film "Private" di Saverio Costanzo. L'opera documentaristica, il cui produttore è stato assassinato, racconta attraverso le testimonianze dei sopravvissuti l'incursione delle Forze di Difesa israeliane nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania che si è protratto per undici giorni -

Il levantino : quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente ( da "Unita, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rischio nucleare nel teatro del conflitto tra Israele e Palestina "Il levantino": quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente di Enzo Verrengia La lezione di Eric Ambler attraversa l'intera letteratura di spionaggio. Ian Fleming fa leggere i suoi romanzi a James Bond. John Le Carré, Len Deighton e Frederick Forsyth non avrebbero mai saputo esplorare con tanta raffinatezza d'

Ebrei, diritto alla normalità ( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione per intentare un processo a Israele a proposito delle "colonie", del muro di separazione, dell"assedio" a Gaza, o delle case palestinesi abbattute, come ha fatto De Luna sulla Stampa di mercoledì. Quel che si nega in questo modo a Israele è la normalità della separazione fra politica e cultura, la responsabilità personale delle posizioni politiche assunte da ciascuno,

Festeggiare con Israele Ma che cosa? ( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E qual è l'Israele di cui si celebra l'indipendenza? L'Israele del piano di partizione approvato dalle Nazioni Unite nel 1947 (che sarei lieta di celebrare con voi, perché allora ci sarebbe anche uno Stato palestinese) o l'Israele che ha occupato altra terra durante la sua "Guerra di indipendenza" del 1948?

"Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 ( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone.

IN CITTA' Arman PALAZZO BRICHERASIO, VIA TEOFILO ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, ORARI: LUNEDÌ ( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: artista israeliano, che si può visitare sino al 29 febbraio. Cieli interiori VIRANDO, C.SO LANZA 105, OR.: LUN-SAB 16,30/20 Personale di Tiziano Bergamini, in arte Pangolino. L'esposizione, sino al 16 febbraio, ospita 19 tele di cui tre di grandi dimensioni ed è curata da Anna Virando e dal critico d'arte Gianfranco Schialvino.

Rapporto sconfortante di Human Rights Watch USA e Europa colpevoli ( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele al milione di palestinesi stipati nel fazzoletto della Striscia di Gaza. L'Organizazzione ha inoltre accusato apertamente il governo del Sudan di essere il principale responsabile della tragedia del Darfur. Si parla anche del famigerato Regime militare birmano, che nel 2007 ha represso in modo tanto atroce le richieste di libertà e giustizia che si levavano dai tanti cortei

Amnesty boccia il rapporto Winograd ( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rischio di dimissioni è ridotto al minimo dopo che la commissione d'inchiesta ha "assolto" il premier israeliano dal fallimento della guerra e ha puntato l'indice contro le forze armate. Olmert può dormire tranquillo. Tra qualche settimana in Israele della guerra in Libano avranno memoria solo le famiglie dei 119 soldati e 44 civili morti. Non la dimenticheranno invece i libanesi - 1.

Usa e Ue complici dei violatori , Hrw ( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Italia è stata chiamata in causa, per le rendition dei cittadini stranieri e per le espulsioni in massa dei cittadini rumeni. Gli eventi di questi giorni hanno fatta guadagnare posti nella lista nera anche a Israele. Il blocco di Gaza, afferma il rapporto, è "una punizione collettiva che viola il diritto internazionale.

IL CAIRO - L'Egitto ha condannato con molta asprezza Hamas per la violazione una settimana fa della ( da "Messaggero, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: soggetta a embargo israeliano dal 17 gennaio, in risposta a tiri di razzi. L'Egitto, aggiungono le fonti che hanno voluto mantenere l'anonimato, ha chiesto a Hamas di "smettere ogni dimostrazione di forza alla frontiera, di non innalzare più la bandiera palestinese a Rafah e di smettere di parlare di una terza Intifada".

Uso strumentale degli intellettuali ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lo sostiene il regista Davide Ferrario che, in una lettera inviata a "il Manifesto", si schiera contro il boicottaggio di Israele a Torino e critica l'uso strumentale degli intellettuali. Un uso che "rivela un vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra: considerare buoni solo coloro che sono “utili alla causa”".

Meshaal: <Gilat Shalit sta bene> ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stato di salute del caporale israeliano, rapito dalla milizie palestinesi nel giugno 2006. In un'intervista al settimanale Panorama, oggi in edicola, Meshaal ha poi posto le condizioni del suo movimento per arrivare a una tregua con lo Stato ebraico. "Se Israele si ritira - ha detto - se riconosce Gerusalemme e il ritorno del nostro popolo e se smantella le colonie che ci occupano,

Così Olmert è sopravvissuto alla guerra ( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: trascinata in una crisi interna che scuoterebbe le strutture di comando delle forze armate, il loro prestigio e la disciplina nelle unità combattenti. 5) Un Israele in preda a una nuova pubblica autocritica e in campagna elettorale regalerebbe agli Hezbollah e a Hamas una vittoria d'immagine nel momento in cui entrambe queste organizzazioni sono in difficoltà nel Libano e a Gaza.

Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" ( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.

Il passo indietro del Cardinal Martini ( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sostiene Israel. Che cita alcuni passi dell'ultimo libro del porporato, "Le tenebre e la luce", accuratamente omessi nell'entusiastica presentazione che gli ha dedicato "Repubblica" qualche settimana or sono. Il professor Israel fa questa premessa: "Dovrebbe essere superfluo ricordare che la "Nostra Aetate" si limitava a dire degli ebrei che sono "

New York nostro inviato A passi decisi verso il super martedì. L'uomo del momento è il senatore repubblicano McCain, che dopo aver incassato l'appoggio di Rudy Giuliani si può freg ( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Di contro c'è un "Obama, il nemico di Israele" su un giornale newyorchese famoso per il suo estremismo filo Tel Aviv - che ha però tra i suoi "azionisti" un sostenitore di Hillary, oltre a parecchi repubblicani. Parlando di numeri, ieri Obama ha annunciato di aver raccolto 32 milioni di dollari in un mese.

Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" ( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.


Articoli

Winograd: Israele ha perso un'occasione. Ma Olmert è assolto (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

REPORT SULLA GUERRA IN LIBANO Winograd: Israele ha perso un'occasione. Ma Olmert è assolto MAURIZIO DEBANNE La guerra contro Hezbollah è stata "una occasione mancata" poiché si è chiusa "senza la vittoria" di Israele a causa della "mancanza di una strategia chiara". Queste le conclusioni a cui è arrivata, dopo diciotto mesi di lavoro, la commissione di inchiesta Winograd sulla conduzione della guerra in Libano dell'estate del 2006, in cui sono morti 119 soldati, 44 civili israeliani e circa 1200 libanesi, in gran parte civili. Il rapporto finale, di 500 pagine, accerta "gravi mancanze al più alto livello politico e militare" nella gestione del conflitto perché "una organizzazione paramilitare (gli Hezbollah, ndr) ha potuto resistere per settimane al più potente esercito del Medio Oriente". "I loro razzi hanno continuato a colpire il nostro territorio durante tutta la guerra " senza che si riuscisse a fermarli, ha dichiarato il giudice Eliahu Winograd nella attesa conferenza stampa di ieri pomeriggio, in cui è stato diffuso il rapporto. Nel documento viene però definita "ragionevole" la decisione di Olmert di intraprendere un'offensiva nella fase finale del conflitto, costata la vita di molti soldati, tra cui Uri Grossman, figlio del noto scrittore David Grossman. La commissione scagiona così, su questa delicata questione, il premier israeliano, definendo questo attacco "quasi necessario" e dagli "obiettivi legittimi ", nonostante le Nazioni Unite avessero già annunciato l'inizio del cessate il fuoco. Le conclusioni della commissione hanno "soddisfatto " i collaboratori di Olmert, secondo quanto rivelato dal quotidiano Haaretz. Le ultime ore prima della pubblicazione del rapporto sono state comunque per il premier israeliano, meno turbolente del previsto. In mattinata, infatti, Olmert aveva incassato l'appoggio preventivo e incondizionato del suo partito, Kadima. "Lo stato di Israele pagherebbe un caro prezzo se si andasse alle elezioni anticipato", ha dichiarato il ministro delle finanze Ronnie Bar-On. Anche il ministro per l'edilizia Ze'ev Boim sprona il premier ad andare avanti: "Tutti dicono che Olmert deve prendersi le sue responsabilità. Solo continuando a governare lo farà". Di diverso avviso sembrano essere però i cittadini israeliani. Secondo un sondaggio condotto da un canale commerciale della tv israeliana, il 58 per cento di loro vuole che Olmert lasci. Consapevole dei rischi che corre, il premier israeliano ha cercato in questi ultimi mesi di ampliare la maggioranza in parlamento e di far avanzare il processo di pace. Allo stesso tempo ha usato il pugno di ferro a Gaza e lanciato pesanti avvertimenti all'Iran. Due giorni fa, visitando la divisione Gaza dell'esercito, ha infatti annunciato un incremento di 27 miliardi di dollari nel budget della difesa per i prossimi dieci anni. Con il premier, in visita ai soldati, c'era il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak, l'ago della bilancia nel destino di Olmert. Senza il partito laburista, il premier perderebbe infatti la maggioranza alla Knesset. Lo scorso anno Barak aveva promesso, durante le primarie dei laburisti, che dopo la pubblicazione del rapporto Winograd si sarebbe impegnato per sostituire Olmert o per chiedere elezioni anticipate. Ora Barak non è più convinto che quella sia la strada giusta da percorrere poiché, ha spiegato ai suoi colleghi di partito, l'avvenuta ripresa del negoziato con i palestinesi richiede la partecipazione del premier e la stabilità dell'esecutivo in carica. La maggioranza parlamentare, nelle ultime settimane si è però ristretta, a causa dell'uscita dal governo del partito di estrema destra Yisrael Beitenu che si oppone all'inserimento dello status di Gerusalemme e di altre questioni centrali nei negoziati con i palestinesi. Il futuro politico di Olmert resta così incerto. Per sua fortuna il leader di Kadima non ha per il momento un avversario, se non il leader del Likud Netanyahu, visto però come fumo negli occhi dalla stragrande maggioranza del parlamento. Nell'ombra si prepara però il ministro degli esteri, Tzipi Livni. Nelle ultime settimane l'ex dirigente del Mossad si è lasciata fotografare con i soldati al fronte in pose degne del vero successore di Ariel Sharon.

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La mia scelta di pace con la doppia cittadinanza - daniel barenboim (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura La mia scelta di pace con la doppia cittadinanza DANIEL BARENBOIM Desideravano che io crescessi sentendomi parte di una maggioranza, una maggioranza ebraica. La tragedia insita in tutto ciò è che la mia generazione ? quantunque sia stata educata in una società i cui aspetti positivi e i cui valori umani hanno sommamente arricchito il mio pensiero ? ha ignorato l'esistenza di una minoranza dentro Israele stesso, una minoranza non-ebraica, che prima della creazione dello Stato di Israele nel 1948 aveva rappresentato la maggioranza in tutta la Palestina. Una parte della popolazione non-ebraica era rimasta in Israele; gli altri erano stati tenuti fuori per paura o trasferiti con la forza. Nel conflitto israelo-palestinese c'era e c'è tuttora un'incapacità precisa ad ammettere l'interdipendenza delle loro diverse opinioni. La creazione dello Stato di Israele nacque da un'idea ebraico-europea, e se deve proiettare la propria idea di fondo nel futuro, deve accettare l'identità palestinese come un'idea di fondo altrettanto valida. è impossibile non tener conto dello sviluppo demografico: i palestinesi in Israele sono un minoranza, ma una minoranza in rapida espansione e la loro voce deve essere ascoltata, oggi più che mai. Attualmente i palestinesi rappresentano il 22 per cento circa della popolazione di Israele: si tratta di una percentuale che supera quella della minoranza ebraica in qualsiasi Paese e in qualsiasi periodo storico. Il numero complessivo dei palestinesi che vivono in Israele e nei Territori occupati (quella che per gli israeliani è il "Grande Israele" e per i palestinesi la "Grande Palestina") già ora è superiore alla popolazione ebraica. In questo periodo Israele è alle prese con tre problemi a uno stesso tempo: la natura dello Stato ebraico moderno democratico, ovvero la sua stessa identità; il problema dell'identità palestinese nell'ambito di Israele; e il problema della creazione di uno Stato palestinese fuori da Israele. Con Giordania ed Egitto fu possibile raggiungere quella che al meglio è definibile una pace gelida, senza mettere in discussione l'esistenza di Israele come Stato ebraico. Il problema dei palestinesi all'interno di Israele, tuttavia, è molto più complesso da risolvere, sia sul piano teorico sia sul piano pratico. Per Israele, oltre a molte altre cose, significa venire a patti col fatto che la terra non era disabitata o vuota, non era una "terra senza popolo", un'idea divulgata all'epoca della sua creazione. Per i palestinesi, significa accettare il fatto che Israele è uno Stato ebraico ed è lì per restarci. Gli israeliani, con tutto ciò, devono accettare l'integrazione della minoranza palestinese, anche se questo significasse dover cambiare taluni aspetti della natura di Israele; devono altresì accettare le motivazioni e la necessità di fondo della creazione di uno Stato palestinese adiacente allo Stato di Israele. Non soltanto non vi è alternativa, né vi è una bacchetta magica che possa far scomparire i palestinesi, ma oltretutto la loro integrazione è una condizione imprescindibile ? su presupposti di ordine morale, sociale e politico ? per la sopravvivenza stessa di Israele. Quanto più a lungo durerà l'occupazione e quanto più a lungo rimarrà irrisolta l'insoddisfazione dei palestinesi, tanto più difficile sarà trovare un terreno comune di intesa anche solo elementare. Troppo spesso abbiamo già visto nella storia moderna del Medio Oriente che le opportunità di riconciliazione mancate hanno avuto risultati estremamente sfavorevoli per entrambe le parti in causa. Da parte mia, quando mi è stato offerto il passaporto palestinese, l'ho accettato nell'ottica di un segno di riconoscimento per il destino palestinese che io, in quanto israeliano, ho in comune con loro. Un vero cittadino di Israele deve aiutare il popolo palestinese con disponibilità, e quanto meno nel tentativo di comprendere che cosa ha rappresentato per loro la creazione dello Stato di Israele. Il 15 maggio 1948 per gli ebrei è il giorno dell'Indipendenza, ma quello stesso giorno per i palestinesi è Al Nakba, il giorno della Catastrofe. Un vero cittadino di Israele deve chiedersi che cosa hanno fatto gli ebrei ? noti per essere un popolo di cultura ed erudizione ? per condividere il loro patrimonio culturale con i palestinesi. Un vero cittadino di Israele deve chiedersi perché i palestinesi siano condannati a vivere in baraccopoli e ad accettare standard inferiori di educazione e di assistenza medica, invece di ricevere dalle forze occupanti condizioni di vita decorose, dignitose e vivibili, diritto comune a tutti gli esseri umani. In qualsiasi territorio occupato, infatti, l'occupante è responsabile della qualità della vita dell'occupato, e nel caso dei palestinesi i governi israeliani che si sono avvicendati negli ultimi 40 anni hanno miseramente fallito. I palestinesi naturalmente devono continuare a opporre resistenza all'occupazione e a qualsiasi tentativo di negare loro uno Stato e che le esigenze di base dell'individuo siano soddisfatte. Tuttavia, per il loro stesso bene, questa loro resistenza non deve assolutamente esprimersi per mezzo della violenza. Valicare il confine che esiste tra una resistenza risoluta (e che si esprima anche con proteste e dimostrazioni non violente) e la violenza vera e propria significa soltanto causare un numero maggiore di vittime innocenti, senza per altro servire gli interessi a lungo termine del popolo palestinese. Al contempo, i cittadini di Israele hanno altrettanti validi motivi per essere vigili nei confronti delle esigenze e dei diritti del popolo palestinese (sia dentro sia fuori il territorio di Israele), tanto quanto lo sono nei confronti di quelli del loro stesso popolo. Tutto considerato, visto che condividiamo una stessa terra e un comune destino, dovremmo possedere tutti la doppia cittadinanza. Traduzione di Anna Bissanti.

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Lo scontro tra palestinesi e israeliani nelle parole e immagini di bakri - emanuela giampaoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXII - Bologna CINEINCONTRI Lo scontro tra palestinesi e israeliani nelle parole e immagini di Bakri EMANUELA GIAMPAOLI Oggi doppio appuntamento organizzato dalla Cineteca Comunale al cinema Lumière (Via azzo Gardino 65) con l'attore e regista arabo-israeliano Mohammed Bakri autore del documentario "Jenin, Jenin" (ore 18) e interprete del film "Private" di Saverio Costanzo. L'opera documentaristica, il cui produttore è stato assassinato, racconta attraverso le testimonianze dei sopravvissuti l'incursione delle Forze di Difesa israeliane nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania che si è protratto per undici giorni - dal 2 al 19 aprile 2002 - lasciando sul campo 600 morti e un paese dove al posto delle case sono rimaste rovine. Al termine della proiezione Bakri, da anni attivo per la causa del popolo palestinese, incontrerà gli spettatori. Alla crisi mediorientale è dedicato anche "Private"; basato su un fatto realmente accaduto, la pellicola narra la convivenza forzata tra militari israeliani e una famiglia palestinese. Al centro della storia la famiglia B., la cui casa si trova a metà strada tra gli insediamenti israeliani e un villaggio arabo a cui, dopo uno scontro a fuoco, l'esercito israeliano occupa il secondo piano dell'abitazione. Ma la famiglia si rifiuta di lasciare la propria casa.

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Il levantino : quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del THRILLER Torna il celebre romanzo del maestro di "spy story". Scritto all'inizio dei 70, preconizzò il rischio nucleare nel teatro del conflitto tra Israele e Palestina "Il levantino": quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente di Enzo Verrengia La lezione di Eric Ambler attraversa l'intera letteratura di spionaggio. Ian Fleming fa leggere i suoi romanzi a James Bond. John Le Carré, Len Deighton e Frederick Forsyth non avrebbero mai saputo esplorare con tanta raffinatezza d'intreccio i retroscena della diplomazia se non li avesse istradati Ambler. Un inglese, al pari di Conrad e Kipling. Per tutti loro, la visione dei maneggi internazionali scaturisce dall'estensione dell'Impero Britannico. Infatti lo studioso francese Gabriel Veraldi definisce l'intrigo spionistico "un quasi monopolio anglosassone a prevalenza britannica". Eric Ambler anticipò la seconda guerra mondiale, la successiva suddivisione del mondo in blocchi e i contenziosi insolubili che si trascinano nelle aree non pacificate. Riecco dunque Il levantino (Adelphi, pagine 280, euro 11,00, traduzione di Franco Salvatorelli), dove si preconizza nel 1972 il rischio nucleare nel teatro del conflitto fra israeliani e palestinesi. L'occasione viene dai maneggi di Michael Howell, anglocipriota, erede di un'impresa familiare, l'Agence Commerciale et Maritime Howell, ben posizionata sullo scacchiere del Golfo. Ambler passa le voci della narrazione da Lewis Prescott, corrispondente della Post-Tribune, allo stesso affarista cui è dedicato il titolo, salvo una parentesi per Teresa, la segretaria italiana e amante del Levantino. Il quale dice di sé: "Gli incroci, i bastardi, sono a volte più intelligenti dei loro cugini di razza pura". C'è bisogno di tanta autostima per barcamenarsi in Siria, Paese che ospita i principali interessi di Howell e nel contempo appoggia l'estremismo palestinese. Quest'ultimo s'incarna nella figura di Salah Ghaled, distaccatosi dall'OLP quando Arafat ha accennato alla moderazione e alla mediazione con Israele. Più bandito che guerrigliero, l'uomo infiltra il chimico Issa in una fabbrica di batterie posseduta da Howell in comproprietà con il governo di Damasco. Si comprende allora che il levantino, per la brama di condurre affari nel Medio Oriente, finisca nella scomodissima posizione di fornire mezzi e infrastrutture per compiere massacri. Lo schema della partita è tortuoso. Salah Ghaled non ha bisogno soltanto degli impianti industriali di Howell. Gli occorre qualcuno che diffonda la sua oratoria irredentista. Lewis Prescott, il corrispondente della Post-Tribune, è avvicinato dall'avvenente ed elusiva Melanie Hammad, una libanese che passa con disinvoltura dalle sfilate di moda parigine alla cura delle pubbliche relazioni di Ghaled. La donna propone al giornalista americano un'intervista in esclusiva con il palestinese sulle alture dell'entroterra libanese, agli albori di una crisi che precipiterà la terra dei cedri nella guerra civile degli anni '70 e '80, con la recrudescenza dell'estate 2006. In Il levantino risalta appieno l'inadeguatezza occidentale rispetto alla necessità di comporre la frattura israelo-palestinese e nel contempo sviscerare le contraddizioni che affliggono tutti gli schieramenti coinvolti. Specialmente oggi, dopo la morte di Arafat, quando la leadership palestinese non ancora trova un'unità d'intenti. Incognite geopolitiche alle latitudini di levante ben chiare già dall'anno di uscita del romanzo. Si resta agghiacciati nel leggere un'ironica domanda di Lewis Prescott lanciata durante l'intervista al capo guerrrigliero palestinese: "Crede davvero che la distruzione e lo smembramento dello Stato d'Israele, posto che sia desiderabile, sia ancora possibile senza una terza e finale guerra mondiale?". Straordinario che Ambler lo scriva all'inizio degli anni '70, quando si temeva l'Armageddon per uno scontro ben più titanico, quello che opponeva gli USA all'URSS. Solamente con un'intuizione ai confini della preveggenza l'autore poteva avvertire i pericoli in serbo dopo la caduta della Cortina di Ferro. Il riacutizzarsi di altri conflitti, mai estinti e destinati, anzi, ad accrescere i rischi globali. Come quello che incombe durante l'irripetibile sequenza finale de Il levantino, autentico presagio del terrorismo apocalittico avveratosi l'11 settembre 2001. Eric Ambler non era un politico né un agente segreto. Lavorava nella pubblicità, nel giornalismo, nel cinema e nella televisione. Però possedeva l'intelligenza per vedere al di là dell'immediato. Morì nel 1998, prima che il XXI secolo desse una tragica conferma alle sue intuizioni.

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Ebrei, diritto alla normalità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ugo Volli Ebrei, diritto alla normalità L'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro ha provocato una serie non solo di chiamate al boicottaggio, ma anche di prese di distanza quasi altrettanto ambigue e sgradevoli. Si dice che per principio i boicottaggi culturali non vanno mai fatti, anche se certamente, come ha scritto Parlato sul Manifesto "i Palestinesi sono i nuovi ebrei" del Medio Oriente (e si può facilmente indovinare chi siano i nazisti che li opprimono) oppure che bisogna approfittare dell'occasione per intentare un processo a Israele a proposito delle "colonie", del muro di separazione, dell'"assedio" a Gaza, o delle case palestinesi abbattute, come ha fatto De Luna sulla Stampa di mercoledì. Quel che si nega in questo modo a Israele è la normalità della separazione fra politica e cultura, la responsabilità personale delle posizioni politiche assunte da ciascuno, la distinzione fra politiche contingenti e identità collettiva. In gioco viene messa la legittimità dell'esistenza stessa dello stato di Israele e di tutto ciò che ne proviene. Come ha scritto per esempio Alessandra Mecozzi, responsabile ufficio internazionale della Fiom, "il diritto all'esistenza" di Israele "storicamente legato alla tragedia dello sterminio nazifascista degli ebrei" va però condizionato a una serie di adempimenti come il rispetto dei diritti del popolo palestinese, evidentemente non soddisfatte. Di qui la scelta di un boicottaggio che manifesti l'indegnità di Israele a sedere nel consesso delle nazioni, o almeno di un processo che lo metta sub judice. Il che non si fa naturalmente per Stati che hanno politiche altrettanto discutibili e discusse (la Cina in Tibet, la Russia in Cecenia, la Turchia in Kurdistan, il Marocco nel Sahara occidentale, il Sudan, l'Iran, la Siria e la Libia nei confronti dei loro cittadini): essi magari sbagliano, compiono atrocità e ingiustizie, ma hanno "diritto di esistere", non sono paria fra le nazioni. Israele è sottoposto da molte parti e dichiaratamente a una guerra di annientamento, ma non deve difendersi, non deve rispondere a chi lo colpisce. Se lo fa, perde il suo problematico "diritto all'esistenza". Poco importa che se non lo fa, perde la sua esistenza o quella dei suoi cittadini. Non sono problemi nostri. Per chi abbia memoria storica, queste posizioni si pongono in continuità con altre negazioni di normalità e altri boicottaggi, processi e discriminazioni. Prima della Shoà ci furono le leggi razziali fasciste e la Notte dei Cristalli (di entrambe ricorre quest'anno il settantesimo anniversario): intese a boicottare le attività ebraiche e a emarginare gli ebrei, indegni di far parte della nazione in quanto avari, immorali, rivoluzionari ecc. Prima d'allora, per secoli, vi furono ghetti, mestieri proibiti, processi, espulsioni. Israele oggi, da una parte di molti, continua ad essere trattata come lo sono stati per secoli gli ebrei e per la stessa ragione: il rifiuto di accettarne la normalità, l'idea di una colpa oscura ereditata dall'origine e irrimediabile fino a qualche "soluzione finale".

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Festeggiare con Israele Ma che cosa? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Polemica Perché dico no a Torino e alla sua iniziativa Festeggiare con Israele Ma che cosa? "La Fiera del Libro ci ripensi: ha compiuto una gaffe politica" SUAD AMIRY Quand'ero piccola mio padre ha fatto in modo che io, le mie due sorelle e mio fratello imparassimo a distinguere tra un ebreo e l'altro: c'erano gli ebrei che il nazismo aveva trasformato nelle sue principali vittime e c'erano i coloni israeliani che occupavano il mio paese. Mi lasciano tuttora stupefatta la confusione "intenzionale" e il conseguente ricatto emotivo per cui qualsiasi critica nei confronti dell'occupante è spudoratamente e di proposito presa per antisemitismo. Da brava figlia di mio padre, ho imparato anche a non lasciarmi intimidire. Invitando Israele come "Paese ospite d'onore" in occasione del sessantesimo anniversario della sua indipendenza, la Fiera del Libro di Torino 2008 è sfortunatamente partita con il piede sbagliato. Mi domando se l'indipendenza dello Stato di Israele, o l'indipendenza di qualsiasi altro Stato, vada considerata un evento politico o un evento culturale. Perché dunque un'organizzazione culturale illustre e stimata come la Fiera del Libro dovrebbe fare l'errore di infilarsi - imponendo di fare altrettanto a scrittori, politici, partiti, editori e l'intero pubblico - in un arroventato dibattito politico, e sentirsi obbligata a prendere posizione su quello che a me non sembra affatto un evento culturale, bensì un avvenimento politico spinoso e controverso. Non siamo tutti consapevoli che il "sessantesimo anniversario dell'indipendenza di Israele" è anche il sessantesimo anniversario della Nakba (catastrofe) per i palestinesi? Nel 1948, sessant'anni fa, Israele cacciò circa 850.000 palestinesi dalla loro terra e la mia famiglia, originaria di Jaffa, ebbe la sorte di essere tra loro. E ci si aspetta che mi unisca ai festeggiamenti per il giorno dell'indipendenza di Israele? L'invito a celebrare l'indipendenza di Israele e non a commemorare la Nakba palestinese è stato, da parte degli organizzatori della Fiera del Libro, un gesto infelice. Che reazione al "dialogo culturale" avrebbero avuto gli scrittori israeliani, se fossero stati invitati a una fiera del libro intitolata ai "sessant'anni della Nakba palestinese"? Si sarebbero, a differenza di noi, dimostrati disponibili? Naturalmente avrei anche potuto suggerire alla Fiera del Libro di essere imparziale e di invitare noi palestinesi a celebrare a nostra volta il "giorno dell'indipendenza" che sogniamo. Purtroppo però, e come risultato di quarant'anni di occupazione israeliana e dell'appoggio che Israele continua a ricevere grazie alla celebrazione della sua indipendenza, quel giorno non vedrà la luce. Non a breve. La Fiera del libro non si è limitata a scegliere come ospite d'onore l'occupante, ma ha invitato l'occupato (persone come me) a partecipare alla celebrazione del giorno della sua indipendenza. Come se non bastasse siamo stati ingiustamente accusati di essere "contro la cultura" e "contro il dialogo". Infine voglio dire la mia sull'espressione "ospite d'onore". Per l'amor del cielo, ma di quale onore stiamo parlando? Accendete la tv e date un'occhiata a quel che l'ospite d'onore sta facendo nella Striscia di Gaza: "boicotta" cibo e combustibile (oggi a Ramallah nevica) per un milione e mezzo di civili palestinesi. È questo l'ospite d'onore che la fiera vuole? E qual è l'Israele di cui si celebra l'indipendenza? L'Israele del piano di partizione approvato dalle Nazioni Unite nel 1947 (che sarei lieta di celebrare con voi, perché allora ci sarebbe anche uno Stato palestinese) o l'Israele che ha occupato altra terra durante la sua "Guerra di indipendenza" del 1948? Oppure il Grande Israele che include anche la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, occupate nel 1967, e da cui ha finora rifiutato di ritirarsi? Purtroppo gli organizzatori della Fiera del Libro sono, di proposito o nel migliore dei casi per sbaglio, partiti col piede sinistro, mettendo se stessi e gli altri (scrittori, case editrici e pubblico) in una posizione politica molto difficile e polarizzata. Se il loro è stato un "errore" involontario, hanno ancora quattro mesi per ripensarci, se non per scusarsi. Mio padre ci diceva sempre: "Meglio chiedere scusa per l'errore fatto che continuare a fare bestialità". Colgo l'occasione per ringraziare tutti gli scrittori e gli intellettuali israeliani che hanno declinato l'invito. Perché la divisione non è tra arabi e ebrei, ma tra chi dice "basta con l'occupazione", e in Israele sono in molti, e chi vocifera sull'argomento, e in Europa sono in tanti a farlo. Invito una delle più stimate fiere del libro d'Italia e del mondo a essere abbastanza coraggiosa da lasciar perdere tutto, "Indipendenza" e "Nakba", e celebrare un'autentica attività culturale di cui tutti possiamo fare parte. Quest'anno non c'è bisogno di ospiti d'onore. (Traduzione di Maria Nadotti).

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"Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ALL'AVOGADRO "Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 Jamil Hilal da Ramallah è un apprezzato sociologo palestinese. Ha coordinato e diretto ricerche su povertà, sottosviluppo e stato sociale in Palestina, pubblicando tra l'altro numerosi articoli e svariati libri sulla questione mediorientale. Ora è in Italia per presentare il volume da lui curato "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book 2007). Il primo appuntamento sarà venerdì 1 febbraio alle 20,15 nell'Aula Magna dell'Istituto Avogadro, via Rossini 18. Ne seguiranno altri a Milano, Varese e Roma. L'incontro torinese, che vedrà anche la partecipazione di Gianni Vattimo, si annuncia particolarmente "caldo" perché cade in un momento delicato. Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone. Alfredo Tradardi farà il punto della situazione nel suo intervento "Contro l'occupazione israeliana della Fiera del Libro di Torino". L'incontro sarà presentato da Giorgio S. Frankel, moderatrice Diana Carminati. Ingresso libero, info@ism-italia.it.

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IN CITTA' Arman PALAZZO BRICHERASIO, VIA TEOFILO ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, ORARI: LUNEDÌ (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IN CITTA' Arman PALAZZO BRICHERASIO, VIA TEOFILO ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, ORARI: LUNEDÌ 14,30/19,30, DA MARTEDÌ A DOMENICA 9,30/19,30, GIOVEDÌ E SABATO 9,30/22,30, INGRESSO: INTERO 7,50, RIDOTTO 5,50, BAMBINI (6-14 ANNI) 3,50, TEL 011/5711811, WWW.PALAZZOBRICHERASIO.IT Fino al 24 febbraio, le sale espositive ospitano un'antologica, curata da Luca Beatrice e organizzata in collaborazione con il Mamac di Nizza, che ripercorre attraverso 70 opere le vicende artistiche del principale esponente del Nouveau Realisme. Francisco Goya BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA DI TORINO, PIAZZA CARLO ALBERTO 3, ORARI: LUNEDI', MERCOLEDI', VENERDI' E SABATO 9/13, MARTEDI' E GIOVEDI' 9/18 E' aperta sino al 15 marzo "Los Caprichos. Goya Illuminista fra Settecento ed Europa napoleonica". In mostra, l'intera opera di Francisco Goya "Los Caprichos": un insieme di tavole in perfetto stato di conservazione, cui è affiancato un importante nucleo di reperti librari di proprietà della biblioteca. Lo Spazio dell'uomo FONDAZIONE MERZ, VIA LIMONE 24, ORARI: MARTEDI'-DOMENICA 11/19. INGRESSO: INTERO 5 EURO, RIDOTTO 3,50, GRATIS BAMBINI SOTTO I 10 ANNI, MAGGIORI DI 65 , DISABILI E OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE Fino all'11 maggio, un'indagine sulla scena artistica contemporanea cilena, attraverso l'incontro tra storia del passato e realtà del presente. Werner Herzog FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO, VIA MODANE 16, OR.: 12/20, GIOVEDI' 12/23, CHIUSO LUNEDI' Nell'ambito della manifestazione "Segni di Vita. Werner Herzog e il cinema", la Fondazione ospita una mostra ricca di strumenti che permettono di approfondire l'idea di cinema dell'artista tedesco. Accanto alla sezione fotografica, l'esposizione, aperta fino 10 febbraio, segue un itinerario composto da una serie di video. Novecento - Trilogia dell'automobile TORINO ESPOSIZIONI, CORSO MASSIMO D'AZEGLIO 15, OR: MARTEDI'-DOMENICA 10/18,30. Le più belle auto del '900. In esposizione fino al 30 marzo. Why Africa? PINACOTECA AGNELLI, VIA NIZZA 230, OR: MARTEDI'-DOMENICA 10/19. INGR.: INT. 7 EURO, RID. E GRUPPI 6, SCUOLE E BAMBINI 6/12 ANNI 3,50. VISITE GUIDATE 011/0062713. WWW.PINACOTECA-AGNELLI.IT Esposta per la prima volta in Italia una parte della più importante collezione al mondo di arte contemporanea africana. Il tema più ricorrente nelle opere è il profondo legame con il territorio al quale gli artisti si rivolgono proponendo la loro personale esperienza della realtà. La mostra rimane aperta fino al 3 febbraio. Stefano Sagmeister PISCINA MONUMENTALE, CORSO GALILEO FERRARIS 294 Sabato 2 febbraio alle 18,30 conferenza del designer austriaco, in anticipazione del suo nuovo libro "Things I have learned in my life so far", in uscita a marzo. L'originalità e l'audacia creativa fanno di Sagmeister, nato a Bregenz nel 1962, un artista di fama internazionale: è conosciuto per le copertine per i Rolling Stones, Aerosmith, Lou Reed e il manifesto disegnato per l'Aiga-American Institute of Graphic Arts. Ingresso libero, segue cocktail Bombay Sapphuire e dj set con Giorgio Valletta. Manifesti MUSEO DELLA MONTAGNA, P.LE MONTE DEI CAPPUCCINI 7, OR.: 9/19, LUNEDI' CHIUSO. WWW.MUSEOMONTAGNA.ORG Manifesti e film dei primi trent'anni di cinema sulla grande avventura esplorativa in Artide e Antartide. In esposizione fino al 10 febbraio. Splendide preziosità quotidiane MUSEO DI ANTROPOLOGIA, VIA ACCADEMIA ALBERTINA 17 La collezione si arricchisce di un centinaio di reperti del primo '900 dell'Asia Centrale. Le opere rimarranno in esposizione sino al 31 marzo. Torino inedita ARCHIVIO STORICO DELLA CITTÀ DI TORINO, VIA BARBAROUX 32, OR.: LUNEDI'-VENERDI' 8,30/16,30 Quattro panorami di Luigi Vacca; Le opere rimarranno in esposizione fino al 31 marzo. (R)esistere per immagini MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA, CORSO VALDOCCO 4/A, TUTTI I GIORNI DALLE 10 ALLE 18, IL GIOVEDÌ DALLE 14 ALLE 22; CHIUSURA IL LUNEDÌ; INGRESSO LIBERO Mostra in omaggio a Germano Facetti: all'uomo sopravvissuto alla Deportazione, al grafico che ha rivoluzionato la Penguin Books, al creativo, attraverso i documenti privati e professionali del ricco fondo acquisito dall'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti". La mostra sarà aperta al pubblico sino al 25 aprile. Palazzo Madama a 1 euro PALAZZO MADAMA, PIAZZA CASTELLO. OR.: MART-DOM 10-18, SAB 10-20, LUN CHIUSO, TEL.: 011/ 4433501, WWW.PALAZZOMADAMATORINO.IT. Dopo il successo ottenuto nel mese di novembre, dedicato alla provincia di Biella, che ha permesso a 1350 biellesi di entrare a Palazzo Madama al prezzo di 1 euro, prosegue l'iniziativa "Province a Palazzo", realizzata dalla Fondazione Torino Musei in collaborazione con la Regione Piemonte. Il mese di febbraio è dedicato a Vercelli e alla sua provincia: i residenti o le persone nate nella provincia di Vercelli possono entrare a Palazzo Madama con biglietto d'ingresso a 1 euro. Lungo il percorso museale sono state selezionate una serie di opere in base alla loro provenienza geografica, altre in virtù del legame con alcuni personaggi significativi (artisti, collezionisti, committenti) che svolsero la loro attività e che furono legati a questo determinato territorio. Percorso guidato (costo: 3 euro) domenica 3 febbraio alle 11. Camilla Ancilotto GALLERIA DAVICO, GALLERIA SUBALPINA 30. TEL.: 011/ 5629152 Fino al 16 febbraio è allestita la personale dell'artista romana che espone opere ispirate a mitologia e storia, ma anche animali e autoritratti. Quadri che prevedono innumerevoli combinazioni perché ogni porzione della campitura è in realtà la faccia di un solido a base triangolare o rettangolare fissato su perni che ne permettono la rotazione. In tal modo il visitatore è invitato a interagire con l'opera e a far girare ogni prisma, come su un grande cubo di Rubik, ottenendo sempre nuove composizioni. Oltre il segno GALLERIA ACCADEMIA, VIA ACCADEMIA ALBERTINA 3, 011/ 885408 Grande collettiva con Sergio Albano, Giulio Da Milano, Massimo Quaglino, Sergio Scanu, Francesco Tabusso, Gianbar, Lilia Meconi, Enrico Paulucci, Edmondo Maneglia, Luciano Schifano, Tatiana Veremejenko, Trento Longaretti, Emilio Scanavino, Marco Lodola. In esposizione anche la tela di Felice Casorati "Ponte Vittorio Emanuele e Piazza Vittorio Veneto a Torino" del 1926. Capitàn Germàn MIAAO, VIA MARIA VITTORIA 5, DAL MARTEDÌ AL VENERDÌ ORE 16-19,30 SABATO E DOMENICA ORE 11/19, LUNEDÌ CHIUSO Artefatti astrali di Germàn Impache; le opere rimarranno in esposizione, fino al 24 febbraio. Mario Lattes ARCHIVIO DI STATO, PIAZZA CASTELLO 209, ORARIO: DA MARTEDÌ A SABATO 10/19; DOMENICA 10/14; INGRESSO LIBERO "Di me e di altri possibili: Mario Lattes pittore, scrittore, editore". La mostra è composta di tre parti: una parte pittorica con un'antologia di quadri dipinti tra il 1960 e il 1995, una parte narrativa comprendente le opere pubblicate (romanzi, poesie, autografi e diari) ed una parte editoriale con alcune opere significative pubblicate nel periodo in cui l'artista era amministratore delegato della casa editrice Lattes. L'esposizione resterà aperta fino al 12 marzo. Cinque personali PIEMONTE ARTISTICO CULTURALE, VIA ROMA 264, ORARI: LUNEDI' - SABATO 15,30/19,30, INGRESSO LIBERO Piemonte Artistico Culturale propone cinque mini-personali con opere di Enrica Berardi, Cristina Botta, Jessy Jacob, Giancarlo Morra e Rosella Porrati. Resteranno esposte sino al 13 febbraio. Jazz me! CIRCOLO ARCI PUEBLO, CORSO PALESTRO 3, MER-SAB DALLE 22 Venerdì 1° febbraio alle 22 inaugurazione della mostra "Jazz me! Ritratti di donna e di jazz", personale di Chiara Gallino, 30enne pittrice e cantante jazz. Durante la serata jam session, con la collaborazione di Roberto Salomone al basso e Davide Massa al piano. IoEspongo XI PASTIS, P.ZZA EMANUELE FILIBERTO 9B, WWW.ASSOCIAZIONEAZIMUT.NET IoEspongo nasce come vetrina per giovani artisti esordienti in cerca di spazi liberi a gratuiti dove poter esprimere la propria creatività a contatto con il pubblico e gli addetti ai lavori. In palio per i vincitori dell'undicesima edizione Mostra personale con catalogo. L'Associazione Culturale Azimut ricorda che è ancora possibile iscriversi a IoEspongo 11° edizione. Tutte le informazioni sul sito www.associazioneazimut.net o telefonando allo 011.56. 92.009 Stili a confronto San Valentino in galleria ARTEINCORNICE, VIA VANCHIGLIA 11, OR.: 9/13 E 15/19, ESCLUSO FEST. E LUN. MATTINA Fino all'8 marzo, la collettiva "Stili a confronto" presenta 24 opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa ed Enrico Paulucci. Prosegue, sempre sino all'8 marzo, una esposizione pensata per l'avvicinarsi della festa di San Valentino e la Festa della Donna, con una selezione rinnovata di opere degli artisti più importanti della galleria. Mario Schifano - Gli anni '80 GALLERIA IN ARCO, PIAZZA VITTORIO VENETO 3, ORARIO: MARTEDI'-SABATO 10/12,30 E 16/19,30 Dopo la più nota produzione degli anni '60 e '70, Mario Schifano negli anni '80 è stato precursore di un cambiamento che ha segnato la storia dell'arte italiana, promuovendo un recupero della tradizione pittorica. Le sue opere di questo periodo sono in mostra fino al 15 marzo. Daniel Glaser Magdalena Kuntz Miha Strukelj GAGLIARDI ART SYSTEM, CORSO VITTORIO EMANUELE II 90, ORARIO: 15/20 Daniel Glaser e Magdalena Kuntz presentano tre installazioni, mentre Miha Strukelj indaga i confini tra pittura e disegno nell'era della tecnologia. Entrambe le esposizioni terminano il 26 febbraio. Pierre-Yves Le Duc 41 ARTECONTEMPORANEA, VIA MAZZINI 41, ORARI: MARTEDI'-SABATO 15/19, MATTINO E LUNEDI' SU APPUNTAMENTO 011/8129544 "Opera", prima personale a Torino dell'artista francese. L'immagine nasce dal movimento circolare di una spugna insaponata passata su una superficie nera specchiante. L'esposizione di disegni prosegue sino al 28 marzo. Sedie BOTTEGA D'ARTE ED ANTICHI MESTIERI, "INGENIO" DI VIA MONTEBELLO 28B Venerdì 1° febbraio alle 16,30 s'inaugura la personale dell' artista torinese Fulvio Donorà. Propone dipinti su tela. Rimane aperta fino al 13 febbraio. David Gerstein ERMANNO TEDESCHI, VIA C. I. GIULIO 6, ORARI: MARTEDI'-SABATO 11/13 E 16/20 O SU APP. 011/4369917 Personale dell'artista israeliano, che si può visitare sino al 29 febbraio. Cieli interiori VIRANDO, C.SO LANZA 105, OR.: LUN-SAB 16,30/20 Personale di Tiziano Bergamini, in arte Pangolino. L'esposizione, sino al 16 febbraio, ospita 19 tele di cui tre di grandi dimensioni ed è curata da Anna Virando e dal critico d'arte Gianfranco Schialvino. Pangolino riproduce in tutti i suoi dipinti cieli e nuvole del Canavese, collocati in paesaggi dove sono riconoscibili riferimenti della zona in cui vive. Sospesi GALLERIA WEBER & WEBER, VIA SAN TOMMASO 7, OR.: MAR-SAB 15,30-19,30 Giovedì 7 febbraio alle 18 s'inaugura la mostra di Federico Piccari. Fino al 22 marzo. Silvio Brunetto GALLERIA D'ARTE BERMAN, VIA ARCIVESCOVADO 9/18, ORARIO: MARTEDI' - SABATO 10/12,30 E 16/19 "Inverno bianco", personale in esposizione sino al 9 febbraio. Incisioni GALLERIA IL CALAMO, VIA DELLA ROCCA 4/L. ORARIO: 10,30/12,30 E 16,30/19,30 "Incisioni dal XV al XX secolo", rassegna di opere grafiche di maestri antichi e moderni, tra cui alcuni giapponesi. Esposizione sino a fine febbraio. Sospensione GIORGIO PERSANO, VIA P. CLOTILDE 45, OR.: MAR.-SAB. 10/13 E 15,30/19 Installazioni di Marco Gastini ed Eliseo Mattiacci. Le opere rimarranno in esposizione sino al 29 marzo. Torino 1706 BIBLIOTECA VILLA AMORETTI, CORSO ORBASSANO 200 Fino al 29 marzo si può visitare l'esposizione "Le zone di comando dell'assedio di Torino del 1706:il quartiere generale dell'esercito del Re Sole fra la Cascina Olivero e la Fabbrica per gli Esercizi Spirituali". Mariell GALLERIA BOTTISIO, CORSO MATTEOTTI 2/A, OR.: LUN-GIOV:15,30-19,30.VEN-SAB 9,30-12,30-15,30-19,30. Da giovedì 7 febbraio personale dell'artista dal titolo "Analogie": una raccolta di olii e acquarelli realizzati nel periodo 2006-2007. Parte del ricavato viene devoluto al seminario di padre Alexis (Maligisi-Congo). L'esposizione prosegue sino al 23 febbraio. I maestri dell'intaglio, doratura e laccatura LA CLESSIDRA, CORSO MEDITERRANEO 69/8, OR.: 10-12,30, 16-19,30, CHIUSO LUN. In esposizione consolles, specchiere e cornici policrome del XIX e XX secolo: si possono così ammirare i grandi geni, troppo spesso dimenticati, dell'intaglio, della laccatura, della dorata. Apertura della mostra fino al 29 febbraio. Enzo Briscese GALLERIA ARIELE, VIA LAURO ROSSI 9, ANGOLO CORSO GIULIO CESARE, ORARIO: DAL LUNEDI' AL SABATO DALLE 16 ALLE 19,30 "Paesaggio Urbano", personale di tecniche miste e oli del 2006 e del 2007. L'esposizione è aperta sino al 19 febbraio. Arte in mostra 3 SALOTTO DELL'ARTE, VIA ARGONNE 1/C, 339/ 6807922 Nella sala Tre espongono gli artisti Silvano Arboreo, Carla Bovi, Flaviana Chiaretto, Silvana Gatti, Susie Hnilicka, Attilio Lauricella, Laura Marietti, Silvana Nico, Luciano Penco, Sara Scalco, Giuseppe Tarantino, Giovanna Ribaldi, Umberto Vaschetto, Graziella Voghera, Loredana Zucca. Segno forma e colore BIASUTTI, VIA DELLA ROCCA 6/B, ORARIO: MARTEDI'-SABATO 10,30/12,30 E 15,30/19,30 Collettiva, Le opere rimarranno in esposizione sino al 29 febbraio. Giorgio Laveri GALLERIA TERRE D'ARTE, VIA M. VITTORIA 20/A, OR.: 10,30/12,30 E 16,30/19,30 Personale di opere in ceramica, dell'artista ligure dal titolo: "Effetti personali". Oggetti comuni e commerciali appartenenti alla realtà urbana ingranditi e impreziositi dagli smalti ceramici a fuoco. Le opere rimarranno in esposizione sino all'8 marzo. Collettiva GALLERIA 44, VIA DELLA ROCCA 4/I Fino al 9 febbraio prosegue la collettiva "Artisti in galleria" con opere di Alessandri, Avogadro, Bedini, Caamano, Capello, Chiavedale, Garelli, Gasparian, Gribaudo, Janson, Jervolino, Mammoliti, Piva, Sassu, Savio, Sesia e Trigillo. Incisioni TEART, VIA GIOTTO 14, ORARIO: MARTEDI'-SABATO 17/19 O SU APPUNTAMENTO 011/6966422 Fino al 9 febbraio, è esposta una collettiva d'incisioni con opere realizzate dai seguenti autori: I. Barth, L. Caprioglio, A. Ciocca, L. Caravella, E. Guerra, A. Guasco, G. Maccioni, E. Monaco, A. Nalli, C. Parsani Motti, L. Porporato, E. Saraceno. Il lettore accanito LIBRERIA GANG DEL PENSIERO, CORSO TELESIO 99 Fino al 23 febbraio è allestita la personale di Carlo Cammarota "Il lettore accanito". Street Art CIRCOLO CULTURALE AMANTES, VIA PRINCIPE AMEDEO 38/A, OR.: LUN-SAB.18-1,30 Mercoledì 6 alle 18,30 inaugura la mostra "StreetArt", che rimane allestita fino al 29 febbraio. In mostra opere degli artisti Br1, El Euro, Paolo e Ufo5. La mostra è un percorso di avvicinamento alla terza edizione di "Rewriting", progetto dedicato al fenomeno graffiti/street art. Luca Pepino ALCHIMISTA, VIA DELLE ROSINE 10 Fino al 7 febbraio sono esposte dieci opere 40x40 del giovane grafico torinese, considerato una promessa nel suo modo di fare arte e "artista del mese" a luglio 2007 sul sito di giovani artisti italiani www.giovaniartisti.it. Ha uno stile tutto personale tra pop art e la minimale. Knz ARCIRCOLOVIZIOSO, VIA SAN BERNARDINO 34C Dal 1° febbraio al 1 marzo "personale-collettiva" del gruppo torinese Knz, formato da cinque artisti provenienti da percorsi diversi che sono giunto a un unico punto di convergenza: un mix creativo di contaminazioni, con radici ben ancorate ai graffiti. Il collettivo, formato da Jaman, Deep, Dab1 , Hide e Shirk si interessa a tutto ciò che è creativo, dai graffiti al graphic design, dai restyling d'interni all'illustrazione. Sergio Spagnolo ATELIER "ARTUPART" VIA MASSENA 42/A Personale, Le opere rimarranno in esposizione sino al 28 febbraio. Illustrazione SPAZIO STEINER, LUNGO DORA AGRIGENTO 20/A, ORARI: LUNEDI'-SABATO 9/13, FESTIVI ESCLUSI "Cosa fanno le befane il resto dell'anno", viaggio fantastico nell'illustrazione per l'infanzia; sino all'8 febbraio. Frammenti di storia GALLERIA ARTEREGINA, CORSO REGINA MARGHERITA 191 Fino al 1° marzo si può visitare la mostra dedicata agli artisti torinesi anni 60. Ciro Palumbo LA SMARRITA - ART RESTAURANT, VIA CESARE BATTIST17/A. Personale dell'artista. Sono esposte le opere della sua nuova produzione. Kurt Mair COOPERATIVA BORGO PO E DECORATORI, VIA LANFRANCHI 28. ORARIO: 10/30/12,30 E 15/19,30, CHIUSO MERCOLEDI' Incisioni a colori; Le opere rimarranno in esposizione sino al 12 febbraio. Collezioni private ACQUAMARINA, CORSO FRANCIA 202 "La venditrice di mele" ed altre composizioni provenienti da collezioni private. Leonardo Pivi e Paolo Schmidlin MARENA ROOM GALLERY, VIA DEI MILLE 40/A, WWW.MARENAROOMSGALLERY.IT Mostra sui due artisti a cura di Luca Beatrice. Fino al 1° marzo. Mondocane EVENTINOVE, VIA DELLA ROCCA 29a, OR.: MAR-SAB 13-19,30 Giovedì 7 alle 18 inaugurazione della mostra di Gianfranco Asveri; fino al 22 marzo. IN PROVINCIA Dipingere la vita moderna CASTELLO DI RIVOLI, PIAZZA MAFALDA DI SAVOIA, RIVOLI, OR.: DA MART. A GIOV. 10-17, VEN-SAB-DOM 10-21. BIGLIETTO: 6,50 EURO. RIDOTTI 4,50. TEL: 011/ 9565220. Inaugurazione martedì 5 febbraio alle 19 per la grande collettiva che ha come tema l'uso dell'immagine fotografica nel linguaggio pittorico. Le opere rimarranno in esposizione sino al 4 marzo. Marc Chagall SALA DELLE ARTI, CERTOSA REALE DI COLLEGNO, VIA TORINO 9, OR.: MAR-VEN 15/18,30 E FESTIVI 10/12 E 15/18,30 "Nicolaj Gogol' - Le anime morte", esposizione di 96 acqueforti, dal 1925 al 1948. Sino al 17 febbraio. Clizia e la femminilità PALAZZO EINAUDI, PIAZZA D'ARMI 6, CHIVASSO E' stato da poco aperto al pubblico il nuovo Museo Clizia di Chivasso. Il primo allestimento è dedicato al tema della figura femminile. Clizia e la natura MUSEO ETNOGRAFICO DEL MULINO NUOVO, VIA ARIOSTO 36 BIS, SETTIMO TORINESE. ORARIO: DOMENICA 15/19, LUNEDI'-VENERDI' VISITE GUIDATE PER GRUPPI E SCUOLE SU PRENOTAZIONE 011/9103591 - 339/4673821 Sino al 23 marzo, prosegue la mostra dedicata al rapporto di Clizia (Mario Giani) con la natura e gli animali. Body and soul BIBLIOTECA ARDUINO, MONCALIERI. OR.: LUN.-VEN. 14/19, SAB. 9,30/13,30, SCUOLE SU PRENOTAZIONE 011/6401603 Il tema della corporeità nella visione di 40 artisti. Sino al 23/2. Pensieri visivi ASSOCIAZIONE NATURA CASCINA BELLEZZA, VIA BELLEZZA 60/A, POIRINO, FRAZ. FAVARIORARIO, TUTTE LE DOMENICHE, 9-16, INGRESSO GRATUITO E' prorogata sino al 17 febbraio la mostra fotografica "Peniseri Visivi, la notte, la cascina, l'acqua e il bosco. Immagini per scoprire, riflettere sulle bellezze della natura" di Piero Di Leo ed Elisa Moretti. Colori nel mondo GALLERIA CIVICA 'PALAZZO OPESSO', VIA SAN GIORGIO 3, CHIERI. OR: FERIALE 16/19, SAB. E FESTIVI 10,30-12,30 e 16/19 La mostra della pinerolese Luciana Libralon s'inaugura venerdì 1 febbraio alle 18 e prosegue fino al 17. In esposizione 50 dipinti dove si nota il suo interesse per le varie etnie del mondo. Arte in mostra UGC CINE' CITE' 45° NORD, ZONA VADO', MONCALIERI. OR.: LUN-VEN 14-1. VEN E SAB. APERTURA FINO ALLE 3. DOM 10,30-1. Sabato 2 alle 18,30 inaugurazione delle mostre di Gian Paolo Abatecola, che propone una selezione di opere astratto-geometriche, e a quella di Ester De Marchi e Rosy Petrelli, mix di figure e paesaggi. Sino al 29 febbraio. Flavio Ullucci LIBRERIA & CAFFETTERIA AREA, VIA FRATELLI PIOL 11, RIVOLI, OR.: MAR/MER/GIO 9-19,30 ; VEN 9/24; SAB/DOM 9/12,30 e 15,30/19,30. Sabato 2 alle 18,30 inaugurazione della prima personale dell'artista dal titolo "Vive la Revelution". In esposizioni oli su tela. Fino al 23 febbraio. Dario Grasso CASCINA ROLAND, V. ANTICA DI FRANCIA 11, VILLAR FOCCHIARDO, OR: VEN 15/19, MER, GIO, SAB. E FEST. SU APP. 328/8649957. INGR. LIBERO Venerdì 1 febbraio è l'ultimo giorno utile per visitare "Il colore delle mie emozioni", acquerelli. Francesco Preverino RELAIS BARRAGE, STR. SAN SECONDO, PINEROLO Personale; sino al 28 febbraio. Franco Frassoni PALAZZO COMUNALE, PIAZZA MATTEOTTI 50, GRUGLIASCO. ORARIO: LUNEDI'-VENERDI' 9/18, SABATO 9/12 Mostra personale di arte figurativa a settanta anni dall'esordio dell'artista, avvenuto nel 1938. Sino al 23 febbraio. Maurizio Sicchiero GALLERIA IL QUADRATO, VIA DELLA PACE 8, CHIERI Personale incisioni. Sino al26/2. Roberto Simone DINOITRE LIBRERIA, VIA CAVOUR 2, ORBASSANO. ORARI DI APERTURA: LUN 15,30 - 19,30, MAR-SAB 9,30 - 12,30 ; 15,30 - 19,30 Esposizione personale di dipinti a olio. Sino a giovedì 7 febbraio. Franco Galetto CAFFE' DELLA RIVA, PASSEGGIATA MARCONI 6, POIRINO. CHIUSO IL MARTEDI' Sino a domenica 3 febbraio, mostra personale di opere astratte. Colori e forme VILLA VALLERO, CORSO INDIPENDENZA 68, RIVAROLO CANAVESE. OR: SAB. E DOM. 16-19 Sabato 2 febbraio alle 18 inaugurazione della mostra di Anna Torriero e Elio Torrieri. Sino al 2/3. Voglia d'infinito SALE ESPOSITIVE DI PIAZZA LITISETTO, RIVAROLO CANAVESE, OR.: MART-SAB 9-12 E 15-18, INGRESSO LIBERO Sabato 2 alle 17 inaugurazione della personale di pittura di Gianmario Quagliotto. Sino al 16/2.

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Rapporto sconfortante di Human Rights Watch USA e Europa colpevoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.137 del 01/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri L'organizazzione per la difesa dei diritti dell'uomo ha pubblicato il suo rapporto annuale Rapporto sconfortante di Human Rights Watch: USA e Europa colpevoli Troppi autocrati manipolano elezioni nell'indifferenza dell'Occidente Milano, 1 feb.- Il rapporto annuale di Human Rights Watch, l'organizazzione mondiale di difesa dei diritti umani punta il dito anche, e soprattutto, contro gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Il rapporto di HRW denuncia l'irregolarità di numerose elezioni e si scaglia contro tutti quegli autocratiche si atteggiano a democratici per il solo fatto di aver indetto elezioni da far ritrasmettere dalle televisioni. "E quando si tratta di partner strategici e commerciali gli Stati Uniti e l'Europa non esitano a felicitarsi con il vincitore", ha dichiarato Kenneth Roth, direttore della sezione americana di HRW. Il rapporto condanna gli abusi americani nella guerra al terrorismo e il "lager" di Guantanamo. Gli Stati Uniti, insieme al loro fido alleato britannico, sono ugualmente sotto accusa per aver concesso ingenti aiuti al Pakistan di Musharraf, senza chiedere in contropartita alcuna garanzia di regolarità per le elezioni previste a febbraio. Il rapporto stigmatizza l'atteggiamento accondiscente dell'Unione Europea nei confronti della Russia di Vladimir Putin,dove non si contano gli abusi contro i dissidenti politici e il popolo ceceno. Nel mirino dell'Organizazzione, la punizione collettiva inflitta da Israele al milione di palestinesi stipati nel fazzoletto della Striscia di Gaza. L'Organizazzione ha inoltre accusato apertamente il governo del Sudan di essere il principale responsabile della tragedia del Darfur. Si parla anche del famigerato Regime militare birmano, che nel 2007 ha represso in modo tanto atroce le richieste di libertà e giustizia che si levavano dai tanti cortei guidati dai monaci buddisti. La Cina merita una menziona speciale per la repressione continua e sitematica degli oppositori, per le vessazioni sui lavoratori immigrati e sull'utilizzo massiccio della pena di morte. Secondo HRW "i Giochi Olimpici che si terranno quest'estate in Cina rappresentano un opportunità storico di dimostrare che il governo di Pechino può trasformare in realtà i diritti umani per 1 miliardo e 400 milioni di persone.".

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Amnesty boccia il rapporto Winograd (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele Amnesty boccia il rapporto Winograd L'ong attacca "Il documento non considera i civili uccisi e le distruzioni in Libano" Michele Giorgio Gerusalemme "Tutti al lavoro, i nostri impegni ci aspettano". Un Olmert con il sorriso stampato sul volto si è rivolto con queste parole ai suoi collaboratori per dire che il rapporto Winograd sulla guerra in Libano ormai è acqua passata. Il rischio di dimissioni è ridotto al minimo dopo che la commissione d'inchiesta ha "assolto" il premier israeliano dal fallimento della guerra e ha puntato l'indice contro le forze armate. Olmert può dormire tranquillo. Tra qualche settimana in Israele della guerra in Libano avranno memoria solo le famiglie dei 119 soldati e 44 civili morti. Non la dimenticheranno invece i libanesi - 1.200 morti e distruzioni immense - ignorati dall'indagine svolta dalla Commissione Winograd. Sui crimini di guerra commessi da Israele è intervenuto Malcom Smart, direttore del programma di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, denunciando che Winograd e i suoi colleghi non hanno preso in alcuna considerazione i raid aerei e i cannoneggiamenti indiscriminati contro i libanesi. "Alla uccisione di libanesi non coinvolti nelle ostilità e alla distruzione deliberata e massiccia di proprietà e infrastrutture civili, il rapporto ha dedicato un'attenzione minima", ha protestato Smart. La commissione d'inchiesta, ha aggiunto, avrebbe potuto indicare i responsabili di crimini contro i civili, ma ha preferito occuparsi di strategie militari e di decisioni politiche e ha anche affermato che l'interpretazione delle leggi umanitarie è "controversa". Amnesty International - che non manca di condannare Hezbollah per aver sparato razzi katiusha contro i centri abitati israeliani - ha chiesto al governo israeliano di nominare una commissione indipendente con l'incarico di accertare i responsabili di crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani. L'unico vero passaggio del rapporto Winograd sui crimini di guerra è quello riguardante le bombe a grappolo sganciate dall'aviazione israeliana in Libano del sud e che continuano a fare morti 18 mesi dopo il conflitto: oltre trenta, tra cui alcuni sminatori. La commissione ha raccomandato che l'esercito dello Stato ebraico riconsideri il suo regolamento sull'uso delle bombe a grappolo ma evita nel modo più assoluto di condannare di Israele che, secondo Winograd, non avrebbe violato la legge internazionale ma mostrato solo una carenza di "disciplina operativa e di controllo". Tutto ciò mentre le Nazioni Unite e varie Ong sono impegnate in una gigantesca opera di bonifica del Libano del sud, per disinnescare oltre un milione di piccoli ma micidiali ordigni disseminati in un territorio ampio e popolato, peraltro senza aver ancora ricevuto da Israele le mappe delle aree dove sono state sganciate le bombe a grappolo. L'Irin, un'agenzia dell'Onu, ha riferito fa che gli sminatori scoprono ogni mese almeno 10 nuovi siti "infetti", ovvero pieni di ordigni. "Le forze armate israeliane hanno sistemi di attacco computerizzati e sanno dove sono state sganciate le bombe a grappolo. La mancanza delle mappe è l'ostacolo principale al nostro lavoro", ha denunciato Dalya Farran, portavoce del Centro di coordinamento delle Nazioni Unite per lo sminamento del Libano del sud. Sino ad oggi, ha aggiunto Farran, sono stati individuati e disinnescati 137 mila ordigni, appena il 10% delle bombe a grappolo sganciate dall'aviazione israeliana.

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Usa e Ue complici dei violatori , Hrw (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Diritti umani "Usa e Ue complici dei violatori", Hrw "Despoti mascherati da democratici" è il titolo che Human Rights Watch ha dato al suo Rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo, diffuso ieri. Oltre a stigmatizzare i leader a suo avviso più brutali e repressivi, dal Pakistan alla Nigeria, alla Thailandia fino alla Russia, l'organizzazione bacchetta severamente i governanti occidentali che non fanno nulla per smascherare i despoti, o meglio coprono le malefatte di quelli dai quali traggono vantaggi in termini di materie prime strategiche o di geopolitica. Hrw coglie un punto chiave quando, nell'introduzione, scrive che "raramente la democrazia è stata tanto acclamata ma anche tanto violata, così promossa ma anche maltrattata". Non basta, osserva il rapporto, che un paese indica elezioni, per poter essere considerato democratico. "Consentendo agli autocrati di atteggiarsi a democratici senza chiedere loro conto dei diritti civili e politici che sostanziano la democrazia, Usa, Ue e altre influenti democrazie rischiano di indebolire i rapporti umani nel mondo". Anche le stesse potenze cosiddette democratiche sono chiamate direttamente in causa. Usa, Gran Bretagna, Francia sono criticate per aver violato i diritti umani con le misure liberticide prese nella "guerra al terrorismo". Nel mirino di Hrw c'è soprattutto Guantanamo. "Non vi sono prove che vi sia alcun progresso nel trattamento dei cosiddetti nemici combattenti a Guantanamo Bay o nell'uso di strutture segrete di detenzione" in paesi stranieri, si legge nel rapporto, secondo il quale 275 persone sono ancora prigioniere nel campo e almeno 39 sono trattenute in prigioni segrete Usa. Accuse dure anche alla Cina, che per ottenere le Olimpiadi aveva promesso di migliorare il rispetto dei diritti. Invece la situazione è, se possibile, peggiorata: sfratti brutali dei residenti per far posto ai siti dei giochi, pessime condizioni di lavoro per i lavoratori impegnati nelle costruzioni delle strutture e inasprimento nella repressione dei dissidenti. Il direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth, ha chiesto al mondo di premere su Pechino affinché mantenga gli impegni presi. Anche l'Italia è stata chiamata in causa, per le rendition dei cittadini stranieri e per le espulsioni in massa dei cittadini rumeni. Gli eventi di questi giorni hanno fatta guadagnare posti nella lista nera anche a Israele. Il blocco di Gaza, afferma il rapporto, è "una punizione collettiva che viola il diritto internazionale.

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IL CAIRO - L'Egitto ha condannato con molta asprezza Hamas per la violazione una settimana fa della (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Frontiera di Rafah con la Striscia di Gaza, mettendo in guardia il movimento islamico che sarà solo sua la responsabilità di un eventuale fallimento dei colloqui sulla crisi, in corso a porte chiuse al Cairo. E sembra difficile che i due rivali palestinesi, invitati a parlarsi con la mediazione dell'Egitto preoccupato per la situazione al confine, trovino un accordo. Mercoledì, il presidente palestinese Mahmud Abbas ha incassato il sostegno dell'Egitto a riacquisire per l'Autorità nazionale palestinese il controllo del confine, come era prima della presa di potere di Hamas su Gaza, nel luglio dello scorso anno. Abu Mazen è ripartito senza concedere nulla, nè dialogo nè accordi, se prima Hamas non rinuncerà al "colpo di stato". Ieri, riferiscono fonti egiziane, il potente capo dei servizi segreti egiziani Omar Soleiman ha espresso "furore e indignazione" per i recenti avvenimenti incontrando il leader del movimento islamico in esilio Khaled Meshaal. Soleiman ha messo in chiaro che l'Egitto non permetterà un'altra penetrazione di palestinesi, come le centinaia di migliaia che nell'ultima settimana si sono riversati a Rafah e nella vicina al Arish per acquistare i beni di prima necessità irreperibili nella Striscia di Gaza, soggetta a embargo israeliano dal 17 gennaio, in risposta a tiri di razzi. L'Egitto, aggiungono le fonti che hanno voluto mantenere l'anonimato, ha chiesto a Hamas di "smettere ogni dimostrazione di forza alla frontiera, di non innalzare più la bandiera palestinese a Rafah e di smettere di parlare di una terza Intifada". Secondo fonti palestinesi, Meshaal ha ribadito la richiesta di un controllo congiunto palestinese-egiziano del valico di Rafah, senza i 92 osservatori dell'Unione europea, come prevede un accordo del 2005, perchè questa missione non è in grado di impedire a Israele di chiudere a piacere il confine. Sempre ieri, soldati israeliani hanno ucciso un membro delle Brigate di al Aqsa in una sparatoria vicino a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, mentre l'uomo stava per avvicinarsi al confine.

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Uso strumentale degli intellettuali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-01 num: - pag: 57 categoria: REDAZIONALE Il regista Davide Ferrario Uso strumentale degli intellettuali "Io sono convinto che nel conflitto medio-orientale non si possa fare a meno di stare con i palestinesi. Ma proprio per la sua natura di incontro tra scrittori e pubblico, la Fiera è l'occasione per parlare". Lo sostiene il regista Davide Ferrario che, in una lettera inviata a "il Manifesto", si schiera contro il boicottaggio di Israele a Torino e critica l'uso strumentale degli intellettuali. Un uso che "rivela un vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra: considerare buoni solo coloro che sono “utili alla causa”".

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Meshaal: <Gilat Shalit sta bene> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-01 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Su "Panorama" Meshaal: "Gilat Shalit sta bene" "Il soldato Gilat Shalit è vivo. Sta bene ed è anche trattato con i guanti bianchi. Ma perché tanta ansia per una vita sola?". è Khaled Meshaal, leader politico di Hamas in esilio in Siria, a rassicurare sullo stato di salute del caporale israeliano, rapito dalla milizie palestinesi nel giugno 2006. In un'intervista al settimanale Panorama, oggi in edicola, Meshaal ha poi posto le condizioni del suo movimento per arrivare a una tregua con lo Stato ebraico. "Se Israele si ritira - ha detto - se riconosce Gerusalemme e il ritorno del nostro popolo e se smantella le colonie che ci occupano, siamo pronti a una tregua di dieci anni almeno". Quanto al presidente Abu Mazen, il leader di Hamas ha ricordato che "Israele si nutre dell'agonia dei nostri per esistere politicamente. Il male è che oggi è aiutato da chi fra i nostri fratelli lo appoggia con il silenzio e la complicità". Commentando la drammatica situazione della Striscia di Gaza, isolata dopo il blocco israeliano dei valichi, Meshaal ha dichiarato che "il mondo intero sa che la gente di Gaza muore perché è Israele che vuole questa morte giorno per giorno".

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Così Olmert è sopravvissuto alla guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Redazione - venerdì 01 febbraio 2008, 07:00 La commissione d'inchiesta Winograd (dal nome del giudice che l'ha presieduta) ha consegnato alla stampa le sue conclusioni sulla guerra del Libano, 629 pagine che non aggiungono molto a quello che già si sapeva. E che possono riassumersi in una sola frase: fallimento del governo e dei comandi militari. Per il premier Olmert, maggiore indiziato da un'opinione pubblica in cerca di un capro espiatorio, il rapporto finale della commissione è stato comunque motivo di sollievo. La Corte suprema israeliana ha proibito alla Commissione di indicare specificatamente responsabilità individuali, e poiché la commissione, nominata dal governo e non dal Parlamento, non aveva il diritto di chiedere le dimissioni di persone responsabili, il premier Olmert ha subito dichiarato - come nel corso dei due anni passati - di non avere intenzione di dimettersi. Questo provocherà una nuova ondata di proteste da parte di media, riservisti, associazioni dei parenti dei caduti che chiedono la testa del primo ministro. Ma c'è almeno una mezza dozzina di buone ragioni perché la crisi di governo sia evitata, per lo meno nell'immediato. 1) Non c'è soluzione di ricambio all'attuale coalizione e la maggior parte dei deputati temono elezioni anticipate dalle quali potrebbero uscire malconci. 2) Tutta la dirigenza politica israeliana è accusata di gravi responsabilità nella condotta di questa guerra. Con Olmert, logicamente, dovrebbero dimettersi altri membri dell'attuale governo che ha approvato la guerra e la sua condotta. E nessuno dei ministri sembra interessato ad abbandonare il campo. 3) Gli ambienti finanziari temono le ricadute negative sull'economia, in pieno sviluppo dopo una lunga crisi. 4) La dirigenza militare ha già iniziato profonde riforme. Da una caduta del governo potrebbe essere trascinata in una crisi interna che scuoterebbe le strutture di comando delle forze armate, il loro prestigio e la disciplina nelle unità combattenti. 5) Un Israele in preda a una nuova pubblica autocritica e in campagna elettorale regalerebbe agli Hezbollah e a Hamas una vittoria d'immagine nel momento in cui entrambe queste organizzazioni sono in difficoltà nel Libano e a Gaza.

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Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mobile email stampa CHOC IN AMERICA Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" La polizia indaga su quattordici casi di violenze commesse dal 1980 ad oggi. Le vittime, sia maschi che femmine, erano in gran parte di età avanzata Home prec succ Contenuti correlati Hillary e Obama hanno fatto pace Anzi, forse correranno insieme Focolaio di colera, 58 morti e oltre duemila ammalati Epidemia di meningite, 52 morti in due settimane In Florida vince McCain Giuliani lascia e lo sostiene Anche Schwarzy punta su John Sequestro lampo per una italiana a Maracaibo Trafitto con una spada da samurai per un pallone oltre la staccionata Sito di fondamentalisti annuncia la morte del comandante di al Qaeda Sandusky (Ohio, Usa), 1 febbraio 2008 - La polizia american sta cercando di accertare la verità su quattordici casi di abusi sui circa cento pazienti di centri di cura che un infermiere si autoaccusa di aver abusato dagli anni 1980. Lo hanno annunciato le autorità locali. John Riems, che ora ha 49 anni, è stato arrestato la settimana scorsa con l'accusa di stupro su un paziente parzialmente paralizzato. Un parente del paziente ha avvertito la polizia che ha aperto un'indagine. Tra le quattordici vittime, alcune erano fisicamente o mentalmente nell'incapacità di denunciare i fatti, ha detto il capo della polizia di Perkins, Tim McClung. Le vittime erano sia donne e sia uomini, la maggior parte di età avanzata. Due sono deceduti. Riems ha lavorato come infermiere in una equipe di notte in dodici cliniche e ospedali dell'Ohio settentrionale e in un centro di cura di New York. L'infermiere ha confessato alla polizia che le sue attività criminali sono cominciate poco dopo l'inizio della sua carriera, nel 1985. Per ora è stato incriminato formalmente per un solo caso. Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.

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Il passo indietro del Cardinal Martini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 01 Feb 2008 Edizione 22 del 01-02-2008 I rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo arrestati dalla "teoria della sostituzione" Il passo indietro del Cardinal Martini Nell'ultimo saggio del cardinale di Milano "Le tenebre e la luce" la religione ebraica diventa frutto di una tradizione degradata perchè considerata come non "autentica" di Giorgio De Neri Nella vita basta farsi una fama, o una nomea, che poi uno se la porta dietro qualunque cosa accada. Anche contro l'evidenza della realtà. E non fanno eccezione neanche gli alti prelati, cioè i cardinali, e lo stesso Pontefice. Leggere per credere, su uno degli ultimi numeri di "Shalom", la polemica messa in piedi dal professor Giorgio Israel con il cardinale di Milano Carlo Maria Martini a proposito dei rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo. Che come è noto in passato non sono stati dei migliori, avendo avuto proprio la Chiesa il monopolio, anzi il marchio di fabbrica, dell'antisemitismo con la famosa dottrina del "deicidio". Ebbene, dice Israel, l'attuale Papa Benedetto XVI porta, forse ingiustamente, la fama di essere un "reazionario", mentre il cardinal Martini viene incensato e venduto da tutti i luogo-comunisti che scrivono sui giornali di sinistra come "l'uomo del dialogo inter-religioso". Ma le cose stanno davvero così? A leggere l'ultimo saggio del cardinal Martini sull'evoluzione dei rapporti tra le due religioni monoteiste sembrerebbe proprio di no, sostiene Israel. Che cita alcuni passi dell'ultimo libro del porporato, "Le tenebre e la luce", accuratamente omessi nell'entusiastica presentazione che gli ha dedicato "Repubblica" qualche settimana or sono. Il professor Israel fa questa premessa: "Dovrebbe essere superfluo ricordare che la "Nostra Aetate" si limitava a dire degli ebrei che sono "ancora" carissimi a Dio e da rispettare per "religiosa carità evangelica". Giovanni Paolo II fece un deciso passo avanti affermando che "chi incontra Gesù, incontra l'ebraismo". L'attuale Papa Benedetto XVI è andato ancora più in là asserendo che i doni di Dio sono irrevocabili". Poi Israel spiega meglio quale sia stato il passo avanti di Ratzinegr con l'ebraismo: "Non sembra che sia stata sufficientemente valutata l'importanza storica di una simile affermazione che mette in soffitta la "teologia della sostituzione", ovvero la tesi secondo cui l'elezione di Israele è stata revocata e sostituita con quella conferita al popolo cristiano ed alla Chiesa: il recente libro del Papa (Gesù di Nazaret) prosegue su tale via, perseguendo l'obbiettivo indicato nel discorso alla Sinagoga di Colonia, ovvero di "fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto fra ebraismo e cristianesimo", senza minimizzare o passare sotto silenzio le differenze". Martini invece, sostiene Israel citando i passi del libro recensito da "Repubblica", torna proprio indietro di un secolo riproponendo proprio la minestra riscaldata della "teoria della sostituzione". "Martini - scrive Israel - sostiene che il Vangelo di Giovanni presenta il processo del Sinedrio a Gesù come una "farsa" e una "caricatura" al fine di mettere in luce il crollo di un'istituzione che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove. Sarebbe stato questo l'atto giuridico più alto di tutta la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale". "Dare per scontato proprio quel che non lo è - spiega Israel - e cioè che il Sinedrio fosse un'istituzione che "era sorta in vista" di questa "occasione provvidenziale" e che l'avrebbe persa, permette a Martini, con un salto logico sconcertante, di dedurre la fine storica dell'ebraismo". "Non si tratta soltanto della "decadenza di un'istituzione religiosa - scrive il cardinal Martini - si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare, si tratta della decadenza dell'intera tradizione ebraica che, in quanto non più "autentica", va quindi radicalmente superata". Ed ecco la citazione, per così dire incriminata, dal libro del cardinal Martini che riporterebbe indietro di un secolo i rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo: "Molte volte ho insistito sulla necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche". Traduzione per chi non è addentro alle cose teologiche: l'ebraismo viene superato dalla parola di Gesù quindi gli ebrei o si convertono oppure sono da considerare quasi alla stregua degli infedeli. Secondo Martini (il cardinale tanto amato dai progressisti e dai fautori del buonismo porporato) il quale dà implicitamente del reazionario a Ratzinger un giorno sì e l'altro pure nelle proprie interviste, "al di là di un dialogo spesso formale il nostro cammino inter-religioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso". Bel dialogo interreligioso quindi: gli ebrei o si convertono .. o si convertono. E Martini quando parla di ebraismo lo fa con sprezzo definendo il tutto "frutto di una tradizione religiosa degradata". Conclusione del ragionamento del professor Israel: "Non mi sono mai scandalizzato che alcune religioni e religiosi vogliano convertire gli altri alla propria fede. È legittimo proporre il valore del proprio percorso. Purché non lo si faccia con la violenza, che non è soltanto quella fisica, ma anche quella consistente nell'affermare il disvalore del percorso religioso altrui". "Nel caso dei rapporti ebraico-cristiani , resi delicati da un passato tanto dolente - ricorda Israel - affermare questo disvalore significa né più né meno sostenere che il dono di Dio è stato revocato. Pertanto, il cardinale Martini ha riproposto, e in termini molto brutali, insistendo su aggettivi spiacevoli, la teologia della sostituzione, facendo un passo persino indietro alla "Nostra Aetate". Chi voglia dialogare con lui (e con chi la pensa come lui) sa quale sia l'intenzione e l'unico possibile esito di tale dialogo: la conversione "radicale" alle parole di Gesù e il riconoscimento del carattere ormai "degradato", "decaduto" e "non autentico" dell'ebraismo." Eppure Martini passa da campione del dialogo inter-religoso mentre la gente crede che sia l'attuale Papa il vero reazionario. E tutto ciò "solo" perché il primo viene dipinto come "di sinistra" e il secondo come "di destra".

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New York nostro inviato A passi decisi verso il super martedì. L'uomo del momento è il senatore repubblicano McCain, che dopo aver incassato l'appoggio di Rudy Giuliani si può freg (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo l'appoggio di Giuliani, il senatore repubblicano incassa il sostegno del governatore della California Schwarzy incorona McCain E' lui il frontman repubblicano New York nostro inviato A passi decisi verso il super martedì. L'uomo del momento è il senatore repubblicano McCain, che dopo aver incassato l'appoggio di Rudy Giuliani si può fregiare anche di quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger che ieri lo ha definito "un eroe americano". Il sostegno dell'uomo che il Grand Old Party non può candidare alla presidenza a causa dei natali austriaci aiuta molto: se il veterano del Vietnam vincerà le primarie del suo partito, avere un governatore che sull'ambiente si è battuto duramente contro l'amministrazione Bush sarà molto utile per la conquista del voto moderato - tanto più che McCain è l'unico a destra che dice qualcosa sull'effetto serra. L'ex Terminator pesa anche sul voto bianco dell'America profonda, in questo caso sono i muscoli e non la battaglia ambientalista a renderlo carismatico. Nel dibattito tra contendenti repubblicani McCain ha braccato Mitt Romney sull'Iraq. Il candidato dell'establishement repubblicano, l'unico in grado di tenere testa al senatore dell'Arizona, avrebbe annunciato un piano per il ritiro quando le cose andavano male e ora tenta di rimangiarselo. McCain gioca le sue carte cercando di far tornare l'attenzione sulla guerra, il candidato mormone prova con l'economia. La gara è serrata ma con la California quasi in tasca e l'appoggio di Giuliani a New York, la bilancia pende senza dubbio per il candidato anziano. Il miliardario mormone ha poi un problema sotto la croce: l'evangelista Huckabee anche in Florida ha mostrato di avere le carte per fare bene in diversi Stati del Sud e del centro dove il voto religioso è determinante. Non sono consensi strappati a McCain quelli. Chi non è contento per come stanno andando le cose nelle primarie repubblicane è il blocco di potere che ha retto il partito dalla presidenza Reagan in poi. A Washington McCain è sempre stato un battitore libero sgradito all'establishement - che gli preferì Bush nel 2000 e oggi punta sul mormone. Un possibile svantaggio presso alcune fette di elettorato particolarmente conservatore in materia di valori o economia (con i falchi in politica estera non ci sono problemi). Il fatto è che nelle elezioni generali molti di quegli elettori, specie quelli più motivati ed esaltati, voterebbero chiunque pur di non vedere un Clinton alla Casa Bianca e probabilmente andrebbero alle urne nonostante l'ex militare. Il fatto di essere un outsider aiuta invece McCain con gli indipendenti. E questo è un guaio per Hillary Rodham Clinton, la candidata che tutti indicano come di schieramento, identificabile con quell'establishement di Washington che con la loro partecipazione alle primarie in tanti sembrano voler punire. I sondaggi continuano a dare un vantaggio chiaro alla senatrice di New York in molti Stati determinanti. Un vantaggio che però si va assottigliando. Gli ultimi due rilevamenti a livello nazionale regalano a Hillary 6 e 7 punti di vantaggio. Per Clinton anche la brutta faccenda tirata fuori dal New York Times secondo cui un suo donatore importante avrebbe ottenuto una commessa in Kazakistan dopo aver visitato il Paese assieme a Bill, il quale aveva tenuto un discorso sulla democrazia alla presenza dell'improbabile - se parliamo di credenziali democratiche - presidente Nazarbayev. E come se non bastasse, ieri la Abc ha mostrato un video nel quale l'allora membro del consiglio di amministrazione della Wal Mart parla a una platea di azionisti dicendo: "Come membro della direzione, sono sempre fiera di quello che facciamo a Wal Mart e del fatto che lo facciamo meglio degli altri". L'uscita di due brutte notizie per Hillary sembra far pensare che lo staff di Obama si sia messo al lavoro. Non c'è niente di scorretto, di falso, come spesso avviene con i repubblicani, ma sono brutti colpi da assorbire. Di contro c'è un "Obama, il nemico di Israele" su un giornale newyorchese famoso per il suo estremismo filo Tel Aviv - che ha però tra i suoi "azionisti" un sostenitore di Hillary, oltre a parecchi repubblicani. Parlando di numeri, ieri Obama ha annunciato di aver raccolto 32 milioni di dollari in un mese. I nuovi donatori sono 70mila. Il successo incredibile dei due candidati democratici era stato raggiungere i 100 milioni a testa in un anno. Questo afflusso di cassa renderà ancora più pervasiva la campagna del senatore dell'Illinois che ieri ha parlato a Phoenix, Arizona davanti a 13mila persone. Con lui la governatrice Napolitano e Caroline Kennedy. Obama ha anche annunicato che da presidente convocherà un summit con i leader arabi "per discutere onestamente e ridurre le distanze tra Occidente e Islam". Il senatore Ted sta facendo comizi pro Obama per conto suo in California, dove può tentare di convincere i liberal dello Stato più popoloso e ricco d'America e corteggiare il voto ispanico vantando il tentativo di far approvare una sanatoria. Anche Hillary in California a fare comizi. Nella notte i due si sono affrontati nell'ultimo dibattito televisivo prima del super martedì. L'ultima volta sono state scintille. E sul palco c'era ancora Edwards. 01/02/2008.

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Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mobile email stampa CHOC IN AMERICA Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" La polizia indaga su quattordici casi di violenze commesse dal 1980 ad oggi. Le vittime, sia maschi che femmine, erano in gran parte di età avanzata Home Esteri prec succ Contenuti correlati Hillary e Obama hanno fatto pace Anzi, forse correranno insieme Focolaio di colera, 58 morti e oltre duemila ammalati Epidemia di meningite, 52 morti in due settimane In Florida vince McCain Giuliani lascia e lo sostiene Anche Schwarzy punta su John Sequestro lampo per una italiana a Maracaibo Trafitto con una spada da samurai per un pallone oltre la staccionata Sito di fondamentalisti annuncia la morte del comandante di al Qaeda Sandusky (Ohio, Usa), 1 febbraio 2008 - La polizia american sta cercando di accertare la verità su quattordici casi di abusi sui circa cento pazienti di centri di cura che un infermiere si autoaccusa di aver abusato dagli anni 1980. Lo hanno annunciato le autorità locali. John Riems, che ora ha 49 anni, è stato arrestato la settimana scorsa con l'accusa di stupro su un paziente parzialmente paralizzato. Un parente del paziente ha avvertito la polizia che ha aperto un'indagine. Tra le quattordici vittime, alcune erano fisicamente o mentalmente nell'incapacità di denunciare i fatti, ha detto il capo della polizia di Perkins, Tim McClung. Le vittime erano sia donne e sia uomini, la maggior parte di età avanzata. Due sono deceduti. Riems ha lavorato come infermiere in una equipe di notte in dodici cliniche e ospedali dell'Ohio settentrionale e in un centro di cura di New York. L'infermiere ha confessato alla polizia che le sue attività criminali sono cominciate poco dopo l'inizio della sua carriera, nel 1985. Per ora è stato incriminato formalmente per un solo caso. Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.

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