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Winograd:
Israele ha perso un'occasione. Ma Olmert è assolto
( da "EUROPA.it"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha perso
un'occasione. Ma Olmert è assolto MAURIZIO DEBANNE La guerra contro Hezbollah è
stata "una occasione mancata" poiché si è chiusa "senza la
vittoria" di Israele a causa della "mancanza di una strategia chiara".
Queste le conclusioni a cui è arrivata, dopo diciotto mesi di lavoro, la
commissione di inchiesta Winograd sulla conduzione della guerra in Libano dell'
La
mia scelta di pace con la doppia cittadinanza - daniel barenboim
( da "Repubblica,
La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esistenza di una
minoranza dentro Israele stesso, una minoranza non-ebraica, che prima della
creazione dello Stato di Israele nel 1948 aveva rappresentato la maggioranza in
tutta la Palestina. Una parte della popolazione non-ebraica era rimasta in
Israele; gli altri erano stati tenuti fuori per paura o trasferiti con la
forza.
Lo
scontro tra palestinesi e israeliani nelle parole e immagini di bakri -
emanuela giampaoli ( da "Repubblica, La"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano
Mohammed Bakri autore del documentario "Jenin, Jenin" (ore 18) e
interprete del film "Private" di Saverio Costanzo. L'opera
documentaristica, il cui produttore è stato assassinato, racconta attraverso le
testimonianze dei sopravvissuti l'incursione delle Forze di Difesa israeliane
nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania che si è protratto per undici
giorni -
Il
levantino : quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente
( da "Unita,
L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rischio nucleare
nel teatro del conflitto tra Israele e Palestina "Il levantino":
quando Ambler profetizzò l'Armaggedon in Medio Oriente di Enzo Verrengia La
lezione di Eric Ambler attraversa l'intera letteratura di spionaggio. Ian
Fleming fa leggere i suoi romanzi a James Bond. John Le Carré, Len Deighton e
Frederick Forsyth non avrebbero mai saputo esplorare con tanta raffinatezza d'
Ebrei,
diritto alla normalità ( da "Stampa, La"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione per
intentare un processo a Israele a proposito delle "colonie", del muro
di separazione, dell"assedio" a Gaza, o delle case palestinesi
abbattute, come ha fatto De Luna sulla Stampa di mercoledì. Quel che si nega in
questo modo a Israele è la normalità della separazione fra politica e cultura,
la responsabilità personale delle posizioni politiche assunte da ciascuno,
Festeggiare
con Israele Ma che cosa? ( da "Stampa, La"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E qual è l'Israele
di cui si celebra l'indipendenza? L'Israele del piano di partizione approvato
dalle Nazioni Unite nel 1947 (che sarei lieta di celebrare con voi, perché
allora ci sarebbe anche uno Stato palestinese) o l'Israele che ha occupato
altra terra durante la sua "Guerra di indipendenza" del 1948?
"Quale
futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1
( da "Stampa,
La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gli organizzatori
della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della
kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore
Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà
italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone.
IN
CITTA' Arman PALAZZO BRICHERASIO, VIA TEOFILO ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, ORARI:
LUNEDÌ ( da "Stampa, La"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: artista
israeliano, che si può visitare sino al 29 febbraio. Cieli interiori VIRANDO,
C.SO LANZA 105, OR.: LUN-SAB 16,30/20 Personale di Tiziano Bergamini, in arte
Pangolino. L'esposizione, sino al 16 febbraio, ospita 19 tele di cui tre di
grandi dimensioni ed è curata da Anna Virando e dal critico d'arte Gianfranco
Schialvino.
Rapporto
sconfortante di Human Rights Watch USA e Europa colpevoli
( da "Voce
d'Italia, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele al milione
di palestinesi stipati nel fazzoletto della Striscia di Gaza. L'Organizazzione
ha inoltre accusato apertamente il governo del Sudan di essere il principale
responsabile della tragedia del Darfur. Si parla anche del famigerato Regime
militare birmano, che nel
Amnesty
boccia il rapporto Winograd ( da "Manifesto, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rischio di
dimissioni è ridotto al minimo dopo che la commissione d'inchiesta ha
"assolto" il premier israeliano dal fallimento della guerra e ha
puntato l'indice contro le forze armate. Olmert può dormire tranquillo. Tra
qualche settimana in Israele della guerra in Libano avranno memoria solo le
famiglie dei 119 soldati e 44 civili morti. Non la dimenticheranno invece i
libanesi - 1.
Usa
e Ue complici dei violatori , Hrw
( da "Manifesto,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Italia è stata
chiamata in causa, per le rendition dei cittadini stranieri e per le espulsioni
in massa dei cittadini rumeni. Gli eventi di questi giorni hanno fatta
guadagnare posti nella lista nera anche a Israele. Il blocco di Gaza, afferma
il rapporto, è "una punizione collettiva che viola il diritto
internazionale.
IL
CAIRO - L'Egitto ha condannato con molta asprezza Hamas per la violazione una
settimana fa della ( da "Messaggero, Il"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: soggetta a embargo
israeliano dal 17 gennaio, in risposta a tiri di razzi. L'Egitto, aggiungono le
fonti che hanno voluto mantenere l'anonimato, ha chiesto a Hamas di
"smettere ogni dimostrazione di forza alla frontiera, di non innalzare più
la bandiera palestinese a Rafah e di smettere di parlare di una terza
Intifada".
Uso
strumentale degli intellettuali ( da "Corriere della Sera"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lo sostiene il
regista Davide Ferrario che, in una lettera inviata a "il Manifesto",
si schiera contro il boicottaggio di Israele a Torino e critica l'uso
strumentale degli intellettuali. Un uso che "rivela un vecchio meccanismo
inconscio nella storia della sinistra: considerare buoni solo coloro che sono
“utili alla causa”".
Meshaal:
<Gilat Shalit sta bene> ( da "Corriere della Sera"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: stato di salute
del caporale israeliano, rapito dalla milizie palestinesi nel giugno
Così
Olmert è sopravvissuto alla guerra
( da "Giornale.it,
Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: trascinata in una
crisi interna che scuoterebbe le strutture di comando delle forze armate, il
loro prestigio e la disciplina nelle unità combattenti. 5) Un Israele in preda
a una nuova pubblica autocritica e in campagna elettorale regalerebbe agli
Hezbollah e a Hamas una vittoria d'immagine nel momento in cui entrambe queste
organizzazioni sono in difficoltà nel Libano e a Gaza.
Un
infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti"
( da "Quotidiano.net"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le autorità non
hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra
natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con
precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato.
L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.
Il
passo indietro del Cardinal Martini
( da "Opinione,
L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sostiene Israel. Che
cita alcuni passi dell'ultimo libro del porporato, "Le tenebre e la
luce", accuratamente omessi nell'entusiastica presentazione che gli ha
dedicato "Repubblica" qualche settimana or sono. Il professor Israel
fa questa premessa: "Dovrebbe essere superfluo ricordare che la
"Nostra Aetate" si limitava a dire degli ebrei che sono "
New
York nostro inviato A passi decisi verso il super martedì. L'uomo del momento è
il senatore repubblicano McCain, che dopo aver incassato l'appoggio di Rudy
Giuliani si può freg ( da "Liberazione"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Di contro c'è un
"Obama, il nemico di Israele" su un giornale newyorchese famoso per
il suo estremismo filo Tel Aviv - che ha però tra i suoi "azionisti"
un sostenitore di Hillary, oltre a parecchi repubblicani. Parlando di numeri,
ieri Obama ha annunciato di aver raccolto 32 milioni di dollari in un mese.
Un
infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti"
( da "Quotidiano.net"
del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le autorità non
hanno voluto svelare se le altre accuse riguardano abusi sessuali o di altra
natura. Gli inquirenti hanno riferito anche che Riems non si ricorda con
precisione che di una ventina di casi sul centinaio di cui si è accusato.
L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz all'ambasciata di Israele.
( da "EUROPA.it" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
REPORT SULLA GUERRA IN LIBANO Winograd: Israele ha perso
un'occasione. Ma Olmert è assolto MAURIZIO DEBANNE La guerra contro Hezbollah è
stata "una occasione mancata" poiché si è chiusa "senza la
vittoria" di Israele a causa della "mancanza di una strategia chiara".
Queste le conclusioni a cui è arrivata, dopo diciotto mesi di lavoro, la
commissione di inchiesta Winograd sulla conduzione della guerra in Libano dell'estate
del
( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura La mia scelta di pace con la doppia cittadinanza
DANIEL BARENBOIM Desideravano che io crescessi sentendomi parte di una
maggioranza, una maggioranza ebraica. La tragedia insita in tutto ciò è che la
mia generazione ? quantunque sia stata educata in una società i cui aspetti
positivi e i cui valori umani hanno sommamente arricchito il mio pensiero ? ha
ignorato l'esistenza di una minoranza dentro Israele stesso, una minoranza non-ebraica, che prima della creazione
dello Stato di Israele nel 1948 aveva rappresentato la maggioranza in tutta la Palestina. Una parte della popolazione non-ebraica era rimasta in Israele; gli altri erano stati tenuti fuori per paura o trasferiti con
la forza. Nel conflitto israelo-palestinese c'era e c'è tuttora
un'incapacità precisa ad ammettere l'interdipendenza delle loro diverse
opinioni. La creazione dello Stato di Israele nacque
da un'idea ebraico-europea, e se deve proiettare la propria idea di fondo nel
futuro, deve accettare l'identità palestinese come un'idea di fondo altrettanto
valida. è impossibile non tener conto dello sviluppo demografico: i palestinesi
in Israele sono un minoranza, ma una minoranza in
rapida espansione e la loro voce deve essere ascoltata, oggi più che mai.
Attualmente i palestinesi rappresentano il 22 per cento circa della popolazione
di Israele: si tratta di una percentuale che supera
quella della minoranza ebraica in qualsiasi Paese e in qualsiasi periodo
storico. Il numero complessivo dei palestinesi che vivono in Israele
e nei Territori occupati (quella che per gli israeliani è il "Grande Israele" e per i palestinesi la "Grande Palestina") già ora è superiore alla popolazione
ebraica. In questo periodo Israele è alle prese con
tre problemi a uno stesso tempo: la natura dello Stato ebraico moderno
democratico, ovvero la sua stessa identità; il problema dell'identità
palestinese nell'ambito di Israele; e il problema
della creazione di uno Stato palestinese fuori da Israele.
Con Giordania ed Egitto fu possibile raggiungere quella che al meglio è
definibile una pace gelida, senza mettere in discussione l'esistenza di Israele come Stato ebraico. Il problema dei palestinesi
all'interno di Israele, tuttavia, è molto più
complesso da risolvere, sia sul piano teorico sia sul piano pratico. Per Israele, oltre a molte altre cose, significa venire a patti col
fatto che la terra non era disabitata o vuota, non era una "terra senza
popolo", un'idea divulgata all'epoca della sua creazione. Per i
palestinesi, significa accettare il fatto che Israele
è uno Stato ebraico ed è lì per restarci. Gli israeliani, con tutto ciò, devono
accettare l'integrazione della minoranza palestinese, anche se questo
significasse dover cambiare taluni aspetti della natura di Israele;
devono altresì accettare le motivazioni e la necessità di fondo della creazione
di uno Stato palestinese adiacente allo Stato di Israele.
Non soltanto non vi è alternativa, né vi è una bacchetta magica che possa far
scomparire i palestinesi, ma oltretutto la loro integrazione è una condizione
imprescindibile ? su presupposti di ordine morale, sociale e politico ? per la
sopravvivenza stessa di Israele. Quanto più a lungo
durerà l'occupazione e quanto più a lungo rimarrà irrisolta l'insoddisfazione
dei palestinesi, tanto più difficile sarà trovare un terreno comune di intesa
anche solo elementare. Troppo spesso abbiamo già visto nella storia moderna del
Medio Oriente che le opportunità di riconciliazione mancate hanno avuto
risultati estremamente sfavorevoli per entrambe le parti in causa. Da parte
mia, quando mi è stato offerto il passaporto palestinese, l'ho accettato
nell'ottica di un segno di riconoscimento per il destino palestinese che io, in
quanto israeliano, ho in comune con loro. Un vero cittadino di Israele deve aiutare il popolo palestinese con
disponibilità, e quanto meno nel tentativo di comprendere che cosa ha
rappresentato per loro la creazione dello Stato di Israele.
Il 15 maggio 1948 per gli ebrei è il giorno dell'Indipendenza, ma quello stesso
giorno per i palestinesi è Al Nakba, il giorno della Catastrofe. Un vero
cittadino di Israele deve chiedersi che cosa hanno
fatto gli ebrei ? noti per essere un popolo di cultura ed erudizione ? per
condividere il loro patrimonio culturale con i palestinesi. Un vero cittadino
di Israele deve chiedersi perché i palestinesi siano
condannati a vivere in baraccopoli e ad accettare standard inferiori di
educazione e di assistenza medica, invece di ricevere dalle forze occupanti
condizioni di vita decorose, dignitose e vivibili, diritto comune a tutti gli
esseri umani. In qualsiasi territorio occupato, infatti, l'occupante è
responsabile della qualità della vita dell'occupato, e nel caso dei palestinesi
i governi israeliani che si sono avvicendati negli ultimi 40 anni hanno
miseramente fallito. I palestinesi naturalmente devono continuare a opporre
resistenza all'occupazione e a qualsiasi tentativo di negare loro uno Stato e
che le esigenze di base dell'individuo siano soddisfatte. Tuttavia, per il loro
stesso bene, questa loro resistenza non deve assolutamente esprimersi per mezzo
della violenza. Valicare il confine che esiste tra una resistenza risoluta (e
che si esprima anche con proteste e dimostrazioni non violente) e la violenza
vera e propria significa soltanto causare un numero maggiore di vittime
innocenti, senza per altro servire gli interessi a lungo termine del popolo
palestinese. Al contempo, i cittadini di Israele hanno
altrettanti validi motivi per essere vigili nei confronti delle esigenze e dei
diritti del popolo palestinese (sia dentro sia fuori il territorio di Israele), tanto quanto lo sono nei confronti di quelli del
loro stesso popolo. Tutto considerato, visto che condividiamo una stessa terra
e un comune destino, dovremmo possedere tutti la doppia cittadinanza.
Traduzione di Anna Bissanti.
( da "Repubblica, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XXII - Bologna CINEINCONTRI Lo scontro tra
palestinesi e israeliani nelle parole e immagini di Bakri EMANUELA GIAMPAOLI
Oggi doppio appuntamento organizzato dalla Cineteca Comunale al cinema Lumière
(Via azzo Gardino 65) con l'attore e regista arabo-israeliano
Mohammed Bakri autore del documentario "Jenin, Jenin" (ore 18) e
interprete del film "Private" di Saverio Costanzo. L'opera
documentaristica, il cui produttore è stato assassinato, racconta attraverso le
testimonianze dei sopravvissuti l'incursione delle Forze di Difesa israeliane
nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania che si è protratto per undici
giorni - dal 2 al 19 aprile 2002 - lasciando sul campo 600 morti e un
paese dove al posto delle case sono rimaste rovine. Al termine della proiezione
Bakri, da anni attivo per la causa del popolo palestinese, incontrerà gli
spettatori. Alla crisi mediorientale è dedicato anche "Private";
basato su un fatto realmente accaduto, la pellicola narra la convivenza forzata
tra militari israeliani e una famiglia palestinese. Al centro della storia la
famiglia B., la cui casa si trova a metà strada tra gli insediamenti israeliani
e un villaggio arabo a cui, dopo uno scontro a fuoco, l'esercito israeliano
occupa il secondo piano dell'abitazione. Ma la famiglia si rifiuta di lasciare
la propria casa.
( da "Unita, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del THRILLER Torna il celebre
romanzo del maestro di "spy story". Scritto all'inizio dei 70,
preconizzò il rischio nucleare nel teatro del conflitto tra
Israele e Palestina "Il levantino": quando Ambler profetizzò l'Armaggedon
in Medio Oriente di Enzo Verrengia La lezione di Eric Ambler attraversa
l'intera letteratura di spionaggio. Ian Fleming fa leggere i suoi romanzi a
James Bond. John Le Carré, Len Deighton e Frederick Forsyth non avrebbero mai
saputo esplorare con tanta raffinatezza d'intreccio i retroscena della
diplomazia se non li avesse istradati Ambler. Un inglese, al pari di Conrad e
Kipling. Per tutti loro, la visione dei maneggi internazionali scaturisce
dall'estensione dell'Impero Britannico. Infatti lo studioso francese Gabriel
Veraldi definisce l'intrigo spionistico "un quasi monopolio anglosassone a
prevalenza britannica". Eric Ambler anticipò la seconda guerra mondiale,
la successiva suddivisione del mondo in blocchi e i contenziosi insolubili che
si trascinano nelle aree non pacificate. Riecco dunque Il levantino (Adelphi,
pagine 280, euro 11,00, traduzione di Franco Salvatorelli), dove si preconizza
nel 1972 il rischio nucleare nel teatro del conflitto fra israeliani e
palestinesi. L'occasione viene dai maneggi di Michael Howell, anglocipriota,
erede di un'impresa familiare, l'Agence Commerciale et Maritime Howell, ben
posizionata sullo scacchiere del Golfo. Ambler passa le voci della narrazione
da Lewis Prescott, corrispondente della Post-Tribune, allo stesso affarista cui
è dedicato il titolo, salvo una parentesi per Teresa, la segretaria italiana e
amante del Levantino. Il quale dice di sé: "Gli incroci, i bastardi, sono
a volte più intelligenti dei loro cugini di razza pura". C'è bisogno di
tanta autostima per barcamenarsi in Siria, Paese che ospita i principali
interessi di Howell e nel contempo appoggia l'estremismo palestinese.
Quest'ultimo s'incarna nella figura di Salah Ghaled, distaccatosi dall'OLP quando
Arafat ha accennato alla moderazione e alla mediazione con Israele.
Più bandito che guerrigliero, l'uomo infiltra il chimico Issa in una fabbrica
di batterie posseduta da Howell in comproprietà con il governo di Damasco. Si
comprende allora che il levantino, per la brama di condurre affari nel Medio
Oriente, finisca nella scomodissima posizione di fornire mezzi e infrastrutture
per compiere massacri. Lo schema della partita è tortuoso. Salah Ghaled non ha
bisogno soltanto degli impianti industriali di Howell. Gli occorre qualcuno che
diffonda la sua oratoria irredentista. Lewis Prescott, il corrispondente della
Post-Tribune, è avvicinato dall'avvenente ed elusiva Melanie Hammad, una
libanese che passa con disinvoltura dalle sfilate di moda parigine alla cura
delle pubbliche relazioni di Ghaled. La donna propone al giornalista americano
un'intervista in esclusiva con il palestinese sulle alture dell'entroterra
libanese, agli albori di una crisi che precipiterà la terra dei cedri nella
guerra civile degli anni '70 e '80, con la recrudescenza dell'estate
( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ugo Volli Ebrei, diritto alla normalità L'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro ha
provocato una serie non solo di chiamate al boicottaggio, ma anche di prese di
distanza quasi altrettanto ambigue e sgradevoli. Si dice che per principio i
boicottaggi culturali non vanno mai fatti, anche se certamente, come ha scritto
Parlato sul Manifesto "i Palestinesi sono i nuovi ebrei" del Medio
Oriente (e si può facilmente indovinare chi siano i nazisti che li opprimono)
oppure che bisogna approfittare dell'occasione per intentare un processo a Israele a proposito delle "colonie", del muro di
separazione, dell'"assedio" a Gaza, o delle case palestinesi
abbattute, come ha fatto De Luna sulla Stampa di mercoledì. Quel che si nega in
questo modo a Israele è la normalità della separazione
fra politica e cultura, la responsabilità personale delle posizioni politiche
assunte da ciascuno, la distinzione fra politiche contingenti e identità
collettiva. In gioco viene messa la legittimità dell'esistenza stessa dello
stato di Israele e di tutto ciò che ne proviene. Come
ha scritto per esempio Alessandra Mecozzi, responsabile ufficio internazionale
della Fiom, "il diritto all'esistenza" di Israele
"storicamente legato alla tragedia dello sterminio nazifascista degli
ebrei" va però condizionato a una serie di adempimenti come il rispetto
dei diritti del popolo palestinese, evidentemente non soddisfatte. Di qui la
scelta di un boicottaggio che manifesti l'indegnità di Israele
a sedere nel consesso delle nazioni, o almeno di un processo che lo metta sub
judice. Il che non si fa naturalmente per Stati che hanno politiche altrettanto
discutibili e discusse (la Cina in Tibet, la Russia in Cecenia, la Turchia in
Kurdistan, il Marocco nel Sahara occidentale, il Sudan, l'Iran, la Siria e la
Libia nei confronti dei loro cittadini): essi magari sbagliano, compiono
atrocità e ingiustizie, ma hanno "diritto di esistere", non sono
paria fra le nazioni. Israele è sottoposto da molte
parti e dichiaratamente a una guerra di annientamento, ma non deve difendersi,
non deve rispondere a chi lo colpisce. Se lo fa, perde il suo problematico
"diritto all'esistenza". Poco importa che se non lo fa, perde la sua
esistenza o quella dei suoi cittadini. Non sono problemi nostri. Per chi abbia
memoria storica, queste posizioni si pongono in continuità con altre negazioni
di normalità e altri boicottaggi, processi e discriminazioni. Prima della Shoà
ci furono le leggi razziali fasciste e la Notte dei Cristalli (di entrambe
ricorre quest'anno il settantesimo anniversario): intese a boicottare le attività
ebraiche e a emarginare gli ebrei, indegni di far parte della nazione in quanto
avari, immorali, rivoluzionari ecc. Prima d'allora, per secoli, vi furono
ghetti, mestieri proibiti, processi, espulsioni. Israele
oggi, da una parte di molti, continua ad essere trattata come lo sono stati per
secoli gli ebrei e per la stessa ragione: il rifiuto di accettarne la
normalità, l'idea di una colpa oscura ereditata dall'origine e irrimediabile
fino a qualche "soluzione finale".
( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Polemica Perché dico no a Torino e alla sua iniziativa
Festeggiare con Israele Ma che cosa? "La Fiera
del Libro ci ripensi: ha compiuto una gaffe politica" SUAD AMIRY Quand'ero
piccola mio padre ha fatto in modo che io, le mie due sorelle e mio fratello
imparassimo a distinguere tra un ebreo e l'altro: c'erano gli ebrei che il nazismo
aveva trasformato nelle sue principali vittime e c'erano i coloni israeliani
che occupavano il mio paese. Mi lasciano tuttora stupefatta la confusione
"intenzionale" e il conseguente ricatto emotivo per cui qualsiasi
critica nei confronti dell'occupante è spudoratamente e di proposito presa per
antisemitismo. Da brava figlia di mio padre, ho imparato anche a non lasciarmi
intimidire. Invitando Israele come "Paese ospite
d'onore" in occasione del sessantesimo anniversario della sua
indipendenza, la Fiera del Libro di Torino 2008 è sfortunatamente partita con
il piede sbagliato. Mi domando se l'indipendenza dello Stato di Israele, o l'indipendenza di qualsiasi altro Stato, vada
considerata un evento politico o un evento culturale. Perché dunque
un'organizzazione culturale illustre e stimata come la Fiera del Libro dovrebbe
fare l'errore di infilarsi - imponendo di fare altrettanto a scrittori,
politici, partiti, editori e l'intero pubblico - in un arroventato dibattito
politico, e sentirsi obbligata a prendere posizione su quello che a me non
sembra affatto un evento culturale, bensì un avvenimento politico spinoso e
controverso. Non siamo tutti consapevoli che il "sessantesimo anniversario
dell'indipendenza di Israele" è anche il
sessantesimo anniversario della Nakba (catastrofe) per i palestinesi? Nel 1948,
sessant'anni fa, Israele cacciò circa 850.000
palestinesi dalla loro terra e la mia famiglia, originaria di Jaffa, ebbe la
sorte di essere tra loro. E ci si aspetta che mi unisca ai festeggiamenti per
il giorno dell'indipendenza di Israele? L'invito a
celebrare l'indipendenza di Israele e non a
commemorare la Nakba palestinese è stato, da parte degli organizzatori della
Fiera del Libro, un gesto infelice. Che reazione al "dialogo
culturale" avrebbero avuto gli scrittori israeliani, se fossero stati
invitati a una fiera del libro intitolata ai "sessant'anni della Nakba
palestinese"? Si sarebbero, a differenza di noi, dimostrati disponibili?
Naturalmente avrei anche potuto suggerire alla Fiera del Libro di essere
imparziale e di invitare noi palestinesi a celebrare a nostra volta il
"giorno dell'indipendenza" che sogniamo. Purtroppo però, e come
risultato di quarant'anni di occupazione israeliana e dell'appoggio che Israele continua a ricevere grazie alla celebrazione della
sua indipendenza, quel giorno non vedrà la luce. Non a breve. La Fiera del
libro non si è limitata a scegliere come ospite d'onore l'occupante, ma ha
invitato l'occupato (persone come me) a partecipare alla celebrazione del
giorno della sua indipendenza. Come se non bastasse siamo stati ingiustamente
accusati di essere "contro la cultura" e "contro il
dialogo". Infine voglio dire la mia sull'espressione "ospite
d'onore". Per l'amor del cielo, ma di quale onore stiamo parlando?
Accendete la tv e date un'occhiata a quel che l'ospite d'onore sta facendo
nella Striscia di Gaza: "boicotta" cibo e combustibile (oggi a
Ramallah nevica) per un milione e mezzo di civili palestinesi. È questo
l'ospite d'onore che la fiera vuole? E qual è l'Israele di cui si celebra l'indipendenza? L'Israele del piano
di partizione approvato dalle Nazioni Unite nel 1947 (che sarei lieta di
celebrare con voi, perché allora ci sarebbe anche uno Stato palestinese) o l'Israele che ha occupato altra terra durante la sua "Guerra di
indipendenza" del 1948? Oppure il Grande Israele
che include anche la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, occupate nel 1967, e
da cui ha finora rifiutato di ritirarsi? Purtroppo gli organizzatori della
Fiera del Libro sono, di proposito o nel migliore dei casi per sbaglio, partiti
col piede sinistro, mettendo se stessi e gli altri (scrittori, case editrici e
pubblico) in una posizione politica molto difficile e polarizzata. Se il loro è
stato un "errore" involontario, hanno ancora quattro mesi per
ripensarci, se non per scusarsi. Mio padre ci diceva sempre: "Meglio
chiedere scusa per l'errore fatto che continuare a fare bestialità". Colgo
l'occasione per ringraziare tutti gli scrittori e gli intellettuali israeliani che
hanno declinato l'invito. Perché la divisione non è tra arabi e ebrei, ma tra
chi dice "basta con l'occupazione", e in Israele
sono in molti, e chi vocifera sull'argomento, e in Europa sono in tanti a
farlo. Invito una delle più stimate fiere del libro d'Italia e del mondo a
essere abbastanza coraggiosa da lasciar perdere tutto, "Indipendenza"
e "Nakba", e celebrare un'autentica attività culturale di cui tutti
possiamo fare parte. Quest'anno non c'è bisogno di ospiti d'onore. (Traduzione
di Maria Nadotti).
( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ALL'AVOGADRO "Quale futuro per la Palestina?"
Se ne discute l'1 Jamil Hilal da Ramallah è un apprezzato sociologo
palestinese. Ha coordinato e diretto ricerche su povertà, sottosviluppo e stato
sociale in Palestina, pubblicando tra l'altro numerosi
articoli e svariati libri sulla questione mediorientale. Ora è in Italia per
presentare il volume da lui curato "Palestina
quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book 2007). Il
primo appuntamento sarà venerdì 1 febbraio alle 20,15 nell'Aula Magna
dell'Istituto Avogadro, via Rossini 18. Ne seguiranno altri a Milano, Varese e
Roma. L'incontro torinese, che vedrà anche la partecipazione di Gianni Vattimo,
si annuncia particolarmente "caldo" perché cade in un momento
delicato. Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008
hanno invitato Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del
mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la
manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono
di boicottare il Salone. Alfredo Tradardi farà il punto della situazione
nel suo intervento "Contro l'occupazione israeliana della Fiera del Libro
di Torino". L'incontro sarà presentato da Giorgio S. Frankel, moderatrice
Diana Carminati. Ingresso libero, info@ism-italia.it.
( da "Stampa, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IN CITTA' Arman PALAZZO BRICHERASIO, VIA TEOFILO ROSSI
ANGOLO VIA LAGRANGE, ORARI: LUNEDÌ 14,30/19,30, DA MARTEDÌ A DOMENICA
9,30/19,30, GIOVEDÌ E SABATO 9,30/22,30, INGRESSO: INTERO 7,50, RIDOTTO 5,50,
BAMBINI (6-14 ANNI) 3,50, TEL 011/5711811, WWW.PALAZZOBRICHERASIO.IT Fino al 24
febbraio, le sale espositive ospitano un'antologica, curata da Luca Beatrice e
organizzata in collaborazione con il Mamac di Nizza, che ripercorre attraverso
70 opere le vicende artistiche del principale esponente del Nouveau Realisme.
Francisco Goya BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA DI TORINO, PIAZZA CARLO
ALBERTO 3, ORARI: LUNEDI', MERCOLEDI', VENERDI' E SABATO 9/13, MARTEDI' E
GIOVEDI' 9/18 E' aperta sino al 15 marzo "Los Caprichos. Goya Illuminista
fra Settecento ed Europa napoleonica". In mostra, l'intera opera di
Francisco Goya "Los Caprichos": un insieme di tavole in perfetto
stato di conservazione, cui è affiancato un importante nucleo di reperti
librari di proprietà della biblioteca. Lo Spazio dell'uomo FONDAZIONE MERZ, VIA
LIMONE 24, ORARI: MARTEDI'-DOMENICA 11/19. INGRESSO: INTERO 5 EURO, RIDOTTO
3,50, GRATIS BAMBINI SOTTO I 10 ANNI, MAGGIORI DI 65 , DISABILI E OGNI PRIMA
DOMENICA DEL MESE Fino all'11 maggio, un'indagine sulla scena artistica
contemporanea cilena, attraverso l'incontro tra storia del passato e realtà del
presente. Werner Herzog FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO, VIA MODANE 16, OR.:
12/20, GIOVEDI' 12/23, CHIUSO LUNEDI' Nell'ambito della manifestazione
"Segni di Vita. Werner Herzog e il cinema", la Fondazione ospita una
mostra ricca di strumenti che permettono di approfondire l'idea di cinema
dell'artista tedesco. Accanto alla sezione fotografica, l'esposizione, aperta
fino 10 febbraio, segue un itinerario composto da una serie di video. Novecento
- Trilogia dell'automobile TORINO ESPOSIZIONI, CORSO MASSIMO D'AZEGLIO 15, OR:
MARTEDI'-DOMENICA 10/18,30. Le più belle auto del '
( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.137 del
01/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura
Sport Focus Esteri L'organizazzione per la difesa dei diritti dell'uomo ha
pubblicato il suo rapporto annuale Rapporto sconfortante di Human Rights Watch:
USA e Europa colpevoli Troppi autocrati manipolano elezioni nell'indifferenza
dell'Occidente Milano, 1 feb.- Il rapporto annuale di Human Rights Watch,
l'organizazzione mondiale di difesa dei diritti umani punta il dito anche, e
soprattutto, contro gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Il rapporto di HRW
denuncia l'irregolarità di numerose elezioni e si scaglia contro tutti quegli
autocratiche si atteggiano a democratici per il solo fatto di aver indetto
elezioni da far ritrasmettere dalle televisioni. "E quando si tratta di
partner strategici e commerciali gli Stati Uniti e l'Europa non esitano a
felicitarsi con il vincitore", ha dichiarato Kenneth Roth, direttore della
sezione americana di HRW. Il rapporto condanna gli abusi americani nella guerra
al terrorismo e il "lager" di Guantanamo. Gli Stati Uniti, insieme al
loro fido alleato britannico, sono ugualmente sotto accusa per aver concesso
ingenti aiuti al Pakistan di Musharraf, senza chiedere in contropartita alcuna
garanzia di regolarità per le elezioni previste a febbraio. Il rapporto
stigmatizza l'atteggiamento accondiscente dell'Unione Europea nei confronti
della Russia di Vladimir Putin,dove non si contano gli abusi contro i
dissidenti politici e il popolo ceceno. Nel mirino dell'Organizazzione, la
punizione collettiva inflitta da Israele al milione di palestinesi
stipati nel fazzoletto della Striscia di Gaza. L'Organizazzione ha inoltre
accusato apertamente il governo del Sudan di essere il principale responsabile
della tragedia del Darfur. Si parla anche del famigerato Regime militare
birmano, che nel
( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele Amnesty boccia il
rapporto Winograd L'ong attacca "Il documento non considera i civili
uccisi e le distruzioni in Libano" Michele Giorgio Gerusalemme "Tutti
al lavoro, i nostri impegni ci aspettano". Un Olmert con il sorriso
stampato sul volto si è rivolto con queste parole ai suoi collaboratori per
dire che il rapporto Winograd sulla guerra in Libano ormai è acqua passata. Il rischio di dimissioni è ridotto al minimo dopo che la commissione
d'inchiesta ha "assolto" il premier israeliano dal fallimento della
guerra e ha puntato l'indice contro le forze armate. Olmert può dormire
tranquillo. Tra qualche settimana in Israele della
guerra in Libano avranno memoria solo le famiglie dei 119 soldati e 44 civili
morti. Non la dimenticheranno invece i libanesi - 1.200 morti e
distruzioni immense - ignorati dall'indagine svolta dalla Commissione Winograd.
Sui crimini di guerra commessi da Israele è
intervenuto Malcom Smart, direttore del programma di Amnesty International per
il Medio Oriente e il Nord Africa, denunciando che Winograd e i suoi colleghi
non hanno preso in alcuna considerazione i raid aerei e i cannoneggiamenti
indiscriminati contro i libanesi. "Alla uccisione di libanesi non
coinvolti nelle ostilità e alla distruzione deliberata e massiccia di proprietà
e infrastrutture civili, il rapporto ha dedicato un'attenzione minima", ha
protestato Smart. La commissione d'inchiesta, ha aggiunto, avrebbe potuto
indicare i responsabili di crimini contro i civili, ma ha preferito occuparsi
di strategie militari e di decisioni politiche e ha anche affermato che
l'interpretazione delle leggi umanitarie è "controversa". Amnesty
International - che non manca di condannare Hezbollah per aver sparato razzi
katiusha contro i centri abitati israeliani - ha chiesto al governo israeliano
di nominare una commissione indipendente con l'incarico di accertare i
responsabili di crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani. L'unico
vero passaggio del rapporto Winograd sui crimini di guerra è quello riguardante
le bombe a grappolo sganciate dall'aviazione israeliana in Libano del sud e che
continuano a fare morti 18 mesi dopo il conflitto: oltre trenta, tra cui alcuni
sminatori. La commissione ha raccomandato che l'esercito dello Stato ebraico
riconsideri il suo regolamento sull'uso delle bombe a grappolo ma evita nel
modo più assoluto di condannare di Israele che,
secondo Winograd, non avrebbe violato la legge internazionale ma mostrato solo
una carenza di "disciplina operativa e di controllo". Tutto ciò
mentre le Nazioni Unite e varie Ong sono impegnate in una gigantesca opera di
bonifica del Libano del sud, per disinnescare oltre un milione di piccoli ma micidiali
ordigni disseminati in un territorio ampio e popolato, peraltro senza aver
ancora ricevuto da Israele le mappe delle aree dove
sono state sganciate le bombe a grappolo. L'Irin, un'agenzia dell'Onu, ha
riferito fa che gli sminatori scoprono ogni mese almeno 10 nuovi siti
"infetti", ovvero pieni di ordigni. "Le forze armate israeliane
hanno sistemi di attacco computerizzati e sanno dove sono state sganciate le
bombe a grappolo. La mancanza delle mappe è l'ostacolo principale al nostro
lavoro", ha denunciato Dalya Farran, portavoce del Centro di coordinamento
delle Nazioni Unite per lo sminamento del Libano del sud. Sino ad oggi, ha
aggiunto Farran, sono stati individuati e disinnescati 137 mila ordigni, appena
il 10% delle bombe a grappolo sganciate dall'aviazione israeliana.
( da "Manifesto, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Diritti umani "Usa e Ue complici dei violatori",
Hrw "Despoti mascherati da democratici" è il titolo che Human Rights
Watch ha dato al suo Rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo,
diffuso ieri. Oltre a stigmatizzare i leader a suo avviso più brutali e
repressivi, dal Pakistan alla Nigeria, alla Thailandia fino alla Russia,
l'organizzazione bacchetta severamente i governanti occidentali che non fanno
nulla per smascherare i despoti, o meglio coprono le malefatte di quelli dai
quali traggono vantaggi in termini di materie prime strategiche o di
geopolitica. Hrw coglie un punto chiave quando, nell'introduzione, scrive che "raramente
la democrazia è stata tanto acclamata ma anche tanto violata, così promossa ma
anche maltrattata". Non basta, osserva il rapporto, che un paese indica
elezioni, per poter essere considerato democratico. "Consentendo agli
autocrati di atteggiarsi a democratici senza chiedere loro conto dei diritti
civili e politici che sostanziano la democrazia, Usa, Ue e altre influenti
democrazie rischiano di indebolire i rapporti umani nel mondo". Anche le
stesse potenze cosiddette democratiche sono chiamate direttamente in causa.
Usa, Gran Bretagna, Francia sono criticate per aver violato i diritti umani con
le misure liberticide prese nella "guerra al terrorismo". Nel mirino
di Hrw c'è soprattutto Guantanamo. "Non vi sono prove che vi sia alcun progresso
nel trattamento dei cosiddetti nemici combattenti a Guantanamo Bay o nell'uso
di strutture segrete di detenzione" in paesi stranieri, si legge nel
rapporto, secondo il quale 275 persone sono ancora prigioniere nel campo e
almeno 39 sono trattenute in prigioni segrete Usa. Accuse dure anche alla Cina,
che per ottenere le Olimpiadi aveva promesso di migliorare il rispetto dei
diritti. Invece la situazione è, se possibile, peggiorata: sfratti brutali dei
residenti per far posto ai siti dei giochi, pessime condizioni di lavoro per i
lavoratori impegnati nelle costruzioni delle strutture e inasprimento nella
repressione dei dissidenti. Il direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth,
ha chiesto al mondo di premere su Pechino affinché mantenga gli impegni presi.
Anche l'Italia è stata chiamata in causa, per le rendition
dei cittadini stranieri e per le espulsioni in massa dei cittadini rumeni. Gli
eventi di questi giorni hanno fatta guadagnare posti nella lista nera anche a Israele. Il blocco di Gaza, afferma il rapporto, è "una punizione
collettiva che viola il diritto internazionale.
( da "Messaggero, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Frontiera di Rafah con la Striscia di Gaza, mettendo in
guardia il movimento islamico che sarà solo sua la responsabilità di un
eventuale fallimento dei colloqui sulla crisi, in corso a porte chiuse al
Cairo. E sembra difficile che i due rivali palestinesi, invitati a parlarsi con
la mediazione dell'Egitto preoccupato per la situazione al confine, trovino un
accordo. Mercoledì, il presidente palestinese Mahmud Abbas ha incassato il
sostegno dell'Egitto a riacquisire per l'Autorità nazionale palestinese il
controllo del confine, come era prima della presa di potere di Hamas su Gaza,
nel luglio dello scorso anno. Abu Mazen è ripartito senza concedere nulla, nè
dialogo nè accordi, se prima Hamas non rinuncerà al "colpo di stato".
Ieri, riferiscono fonti egiziane, il potente capo dei servizi segreti egiziani
Omar Soleiman ha espresso "furore e indignazione" per i recenti
avvenimenti incontrando il leader del movimento islamico in esilio Khaled
Meshaal. Soleiman ha messo in chiaro che l'Egitto non permetterà un'altra
penetrazione di palestinesi, come le centinaia di migliaia che nell'ultima
settimana si sono riversati a Rafah e nella vicina al Arish per acquistare i
beni di prima necessità irreperibili nella Striscia di Gaza, soggetta a embargo israeliano dal 17 gennaio, in risposta a tiri
di razzi. L'Egitto, aggiungono le fonti che hanno voluto mantenere l'anonimato,
ha chiesto a Hamas di "smettere ogni dimostrazione di forza alla
frontiera, di non innalzare più la bandiera palestinese a Rafah e di smettere
di parlare di una terza Intifada". Secondo fonti palestinesi,
Meshaal ha ribadito la richiesta di un controllo congiunto palestinese-egiziano
del valico di Rafah, senza i 92 osservatori dell'Unione europea, come prevede
un accordo del 2005, perchè questa missione non è in grado di impedire a Israele di chiudere a piacere il confine. Sempre ieri,
soldati israeliani hanno ucciso un membro delle Brigate di al Aqsa in una
sparatoria vicino a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, mentre l'uomo stava
per avvicinarsi al confine.
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina -
data: 2008-02-01 num: - pag: 57 categoria: REDAZIONALE Il regista Davide
Ferrario Uso strumentale degli intellettuali "Io sono convinto che nel
conflitto medio-orientale non si possa fare a meno di stare con i palestinesi.
Ma proprio per la sua natura di incontro tra scrittori e pubblico, la Fiera è
l'occasione per parlare". Lo sostiene il regista
Davide Ferrario che, in una lettera inviata a "il Manifesto", si
schiera contro il boicottaggio di Israele a Torino e
critica l'uso strumentale degli intellettuali. Un uso che "rivela un
vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra: considerare buoni
solo coloro che sono “utili alla causa”".
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data:
2008-02-01 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Su "Panorama"
Meshaal: "Gilat Shalit sta bene" "Il soldato Gilat Shalit è
vivo. Sta bene ed è anche trattato con i guanti bianchi. Ma perché tanta ansia
per una vita sola?". è Khaled Meshaal, leader politico di Hamas in esilio
in Siria, a rassicurare sullo stato di salute del caporale
israeliano, rapito dalla milizie palestinesi nel giugno
( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di Redazione - venerdì 01 febbraio 2008, 07:00 La commissione
d'inchiesta Winograd (dal nome del giudice che l'ha presieduta) ha consegnato
alla stampa le sue conclusioni sulla guerra del Libano, 629 pagine che non
aggiungono molto a quello che già si sapeva. E che possono riassumersi in una
sola frase: fallimento del governo e dei comandi militari. Per il premier
Olmert, maggiore indiziato da un'opinione pubblica in cerca di un capro
espiatorio, il rapporto finale della commissione è stato comunque motivo di
sollievo. La Corte suprema israeliana ha proibito alla Commissione di indicare
specificatamente responsabilità individuali, e poiché la commissione, nominata
dal governo e non dal Parlamento, non aveva il diritto di chiedere le
dimissioni di persone responsabili, il premier Olmert ha subito dichiarato -
come nel corso dei due anni passati - di non avere intenzione di dimettersi.
Questo provocherà una nuova ondata di proteste da parte di media, riservisti,
associazioni dei parenti dei caduti che chiedono la testa del primo ministro.
Ma c'è almeno una mezza dozzina di buone ragioni perché la crisi di governo sia
evitata, per lo meno nell'immediato. 1) Non c'è soluzione di ricambio
all'attuale coalizione e la maggior parte dei deputati temono elezioni
anticipate dalle quali potrebbero uscire malconci. 2) Tutta la dirigenza
politica israeliana è accusata di gravi responsabilità nella condotta di questa
guerra. Con Olmert, logicamente, dovrebbero dimettersi altri membri
dell'attuale governo che ha approvato la guerra e la sua condotta. E nessuno
dei ministri sembra interessato ad abbandonare il campo. 3) Gli ambienti
finanziari temono le ricadute negative sull'economia, in pieno sviluppo dopo
una lunga crisi. 4) La dirigenza militare ha già iniziato profonde riforme. Da
una caduta del governo potrebbe essere trascinata in una
crisi interna che scuoterebbe le strutture di comando delle forze armate, il
loro prestigio e la disciplina nelle unità combattenti. 5) Un Israele in preda a una nuova pubblica autocritica e in campagna
elettorale regalerebbe agli Hezbollah e a Hamas una vittoria d'immagine nel
momento in cui entrambe queste organizzazioni sono in difficoltà nel Libano e a
Gaza.
( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mobile email stampa CHOC IN AMERICA Un infermiere
confessa: "Ho abusato di cento pazienti" La polizia indaga su
quattordici casi di violenze commesse dal 1980 ad oggi. Le vittime, sia maschi
che femmine, erano in gran parte di età avanzata Home prec succ Contenuti
correlati Hillary e Obama hanno fatto pace Anzi, forse correranno insieme
Focolaio di colera, 58 morti e oltre duemila ammalati Epidemia di meningite, 52
morti in due settimane In Florida vince McCain Giuliani lascia e lo sostiene
Anche Schwarzy punta su John Sequestro lampo per una italiana a Maracaibo
Trafitto con una spada da samurai per un pallone oltre la staccionata Sito di
fondamentalisti annuncia la morte del comandante di al Qaeda Sandusky (Ohio,
Usa), 1 febbraio 2008 - La polizia american sta cercando di accertare la verità
su quattordici casi di abusi sui circa cento pazienti di centri di cura che un
infermiere si autoaccusa di aver abusato dagli anni 1980. Lo hanno annunciato
le autorità locali. John Riems, che ora ha 49 anni, è stato arrestato la
settimana scorsa con l'accusa di stupro su un paziente parzialmente
paralizzato. Un parente del paziente ha avvertito la polizia che ha aperto
un'indagine. Tra le quattordici vittime, alcune erano fisicamente o mentalmente
nell'incapacità di denunciare i fatti, ha detto il capo della polizia di
Perkins, Tim McClung. Le vittime erano sia donne e sia uomini, la maggior parte
di età avanzata. Due sono deceduti. Riems ha lavorato come infermiere in una
equipe di notte in dodici cliniche e ospedali dell'Ohio settentrionale e in un
centro di cura di New York. L'infermiere ha confessato alla polizia che le sue
attività criminali sono cominciate poco dopo l'inizio della sua carriera, nel
1985. Per ora è stato incriminato formalmente per un solo caso. Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse
riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito
anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul
centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz
all'ambasciata di Israele.
( da "Opinione, L'" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 01 Feb 2008 Edizione 22 del 01-02-2008 I
rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo arrestati dalla "teoria della
sostituzione" Il passo indietro del Cardinal Martini Nell'ultimo saggio
del cardinale di Milano "Le tenebre e la luce" la religione ebraica diventa
frutto di una tradizione degradata perchè considerata come non
"autentica" di Giorgio De Neri Nella vita basta farsi una fama, o una
nomea, che poi uno se la porta dietro qualunque cosa accada. Anche contro
l'evidenza della realtà. E non fanno eccezione neanche gli alti prelati, cioè i
cardinali, e lo stesso Pontefice. Leggere per credere, su uno degli ultimi
numeri di "Shalom", la polemica messa in piedi dal professor Giorgio
Israel con il cardinale di Milano Carlo Maria Martini a proposito dei rapporti
tra cattolicesimo ed ebraismo. Che come è noto in passato non sono stati dei
migliori, avendo avuto proprio la Chiesa il monopolio, anzi il marchio di
fabbrica, dell'antisemitismo con la famosa dottrina del "deicidio".
Ebbene, dice Israel, l'attuale Papa Benedetto XVI porta, forse ingiustamente,
la fama di essere un "reazionario", mentre il cardinal Martini viene
incensato e venduto da tutti i luogo-comunisti che scrivono sui giornali di
sinistra come "l'uomo del dialogo inter-religioso". Ma le cose stanno
davvero così? A leggere l'ultimo saggio del cardinal Martini sull'evoluzione
dei rapporti tra le due religioni monoteiste sembrerebbe proprio di no, sostiene Israel. Che cita alcuni passi dell'ultimo libro del
porporato, "Le tenebre e la luce", accuratamente omessi
nell'entusiastica presentazione che gli ha dedicato "Repubblica"
qualche settimana or sono. Il professor Israel fa questa premessa:
"Dovrebbe essere superfluo ricordare che la "Nostra Aetate" si
limitava a dire degli ebrei che sono "ancora" carissimi a Dio
e da rispettare per "religiosa carità evangelica". Giovanni Paolo II
fece un deciso passo avanti affermando che "chi incontra Gesù, incontra
l'ebraismo". L'attuale Papa Benedetto XVI è andato ancora più in là
asserendo che i doni di Dio sono irrevocabili". Poi Israel spiega meglio
quale sia stato il passo avanti di Ratzinegr con l'ebraismo: "Non sembra
che sia stata sufficientemente valutata l'importanza storica di una simile
affermazione che mette in soffitta la "teologia della sostituzione",
ovvero la tesi secondo cui l'elezione di Israele è
stata revocata e sostituita con quella conferita al popolo cristiano ed alla
Chiesa: il recente libro del Papa (Gesù di Nazaret) prosegue su tale via,
perseguendo l'obbiettivo indicato nel discorso alla Sinagoga di Colonia, ovvero
di "fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del
rapporto fra ebraismo e cristianesimo", senza minimizzare o passare sotto
silenzio le differenze". Martini invece, sostiene Israel citando i passi
del libro recensito da "Repubblica", torna proprio indietro di un
secolo riproponendo proprio la minestra riscaldata della "teoria della
sostituzione". "Martini - scrive Israel - sostiene che il Vangelo di
Giovanni presenta il processo del Sinedrio a Gesù come una "farsa" e
una "caricatura" al fine di mettere in luce il crollo di
un'istituzione che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia,
verificandone le prove. Sarebbe stato questo l'atto giuridico più alto di tutta
la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale". "Dare
per scontato proprio quel che non lo è - spiega Israel - e cioè che il Sinedrio
fosse un'istituzione che "era sorta in vista" di questa
"occasione provvidenziale" e che l'avrebbe persa, permette a Martini,
con un salto logico sconcertante, di dedurre la fine storica
dell'ebraismo". "Non si tratta soltanto della "decadenza di
un'istituzione religiosa - scrive il cardinal Martini - si leggono ancora i
testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece
di illuminare, si tratta della decadenza dell'intera tradizione ebraica che, in
quanto non più "autentica", va quindi radicalmente superata". Ed
ecco la citazione, per così dire incriminata, dal libro del cardinal Martini
che riporterebbe indietro di un secolo i rapporti tra cattolicesimo ed
ebraismo: "Molte volte ho insistito sulla necessità di giungere a superare
le tradizioni religiose quando non sono più autentiche". Traduzione per
chi non è addentro alle cose teologiche: l'ebraismo viene superato dalla parola
di Gesù quindi gli ebrei o si convertono oppure sono da considerare quasi alla
stregua degli infedeli. Secondo Martini (il cardinale tanto amato dai
progressisti e dai fautori del buonismo porporato) il quale dà implicitamente
del reazionario a Ratzinger un giorno sì e l'altro pure nelle proprie
interviste, "al di là di un dialogo spesso formale il nostro cammino
inter-religioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle
parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso
percorso". Bel dialogo interreligioso quindi: gli ebrei o si convertono ..
o si convertono. E Martini quando parla di ebraismo lo fa con sprezzo definendo
il tutto "frutto di una tradizione religiosa degradata". Conclusione
del ragionamento del professor Israel: "Non mi sono mai scandalizzato che
alcune religioni e religiosi vogliano convertire gli altri alla propria fede. È
legittimo proporre il valore del proprio percorso. Purché non lo si faccia con
la violenza, che non è soltanto quella fisica, ma anche quella consistente
nell'affermare il disvalore del percorso religioso altrui". "Nel caso
dei rapporti ebraico-cristiani , resi delicati da un passato tanto dolente -
ricorda Israel - affermare questo disvalore significa né più né meno sostenere
che il dono di Dio è stato revocato. Pertanto, il cardinale Martini ha
riproposto, e in termini molto brutali, insistendo su aggettivi spiacevoli, la
teologia della sostituzione, facendo un passo persino indietro alla
"Nostra Aetate". Chi voglia dialogare con lui (e con chi la pensa
come lui) sa quale sia l'intenzione e l'unico possibile esito di tale dialogo:
la conversione "radicale" alle parole di Gesù e il riconoscimento del
carattere ormai "degradato", "decaduto" e "non
autentico" dell'ebraismo." Eppure Martini passa da campione del
dialogo inter-religoso mentre la gente crede che sia l'attuale Papa il vero
reazionario. E tutto ciò "solo" perché il primo viene dipinto come
"di sinistra" e il secondo come "di destra".
( da "Liberazione" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo l'appoggio di Giuliani, il senatore repubblicano
incassa il sostegno del governatore della California Schwarzy incorona McCain
E' lui il frontman repubblicano New York nostro inviato A passi decisi verso il
super martedì. L'uomo del momento è il senatore repubblicano McCain, che dopo
aver incassato l'appoggio di Rudy Giuliani si può fregiare anche di quello del
governatore della California Arnold Schwarzenegger che ieri lo ha definito
"un eroe americano". Il sostegno dell'uomo che il Grand Old Party non
può candidare alla presidenza a causa dei natali austriaci aiuta molto: se il
veterano del Vietnam vincerà le primarie del suo partito, avere un governatore
che sull'ambiente si è battuto duramente contro l'amministrazione Bush sarà
molto utile per la conquista del voto moderato - tanto più che McCain è l'unico
a destra che dice qualcosa sull'effetto serra. L'ex Terminator pesa anche sul
voto bianco dell'America profonda, in questo caso sono i muscoli e non la
battaglia ambientalista a renderlo carismatico. Nel dibattito tra contendenti
repubblicani McCain ha braccato Mitt Romney sull'Iraq. Il candidato
dell'establishement repubblicano, l'unico in grado di tenere testa al senatore dell'Arizona,
avrebbe annunciato un piano per il ritiro quando le cose andavano male e ora
tenta di rimangiarselo. McCain gioca le sue carte cercando di far tornare
l'attenzione sulla guerra, il candidato mormone prova con l'economia. La gara è
serrata ma con la California quasi in tasca e l'appoggio di Giuliani a New
York, la bilancia pende senza dubbio per il candidato anziano. Il miliardario
mormone ha poi un problema sotto la croce: l'evangelista Huckabee anche in
Florida ha mostrato di avere le carte per fare bene in diversi Stati del Sud e
del centro dove il voto religioso è determinante. Non sono consensi strappati a
McCain quelli. Chi non è contento per come stanno andando le cose nelle
primarie repubblicane è il blocco di potere che ha retto il partito dalla
presidenza Reagan in poi. A Washington McCain è sempre stato un battitore
libero sgradito all'establishement - che gli preferì Bush nel 2000 e oggi punta
sul mormone. Un possibile svantaggio presso alcune fette di elettorato
particolarmente conservatore in materia di valori o economia (con i falchi in
politica estera non ci sono problemi). Il fatto è che nelle elezioni generali
molti di quegli elettori, specie quelli più motivati ed esaltati, voterebbero
chiunque pur di non vedere un Clinton alla Casa Bianca e probabilmente
andrebbero alle urne nonostante l'ex militare. Il fatto di essere un outsider
aiuta invece McCain con gli indipendenti. E questo è un guaio per Hillary
Rodham Clinton, la candidata che tutti indicano come di schieramento, identificabile
con quell'establishement di Washington che con la loro partecipazione alle
primarie in tanti sembrano voler punire. I sondaggi continuano a dare un
vantaggio chiaro alla senatrice di New York in molti Stati determinanti. Un
vantaggio che però si va assottigliando. Gli ultimi due rilevamenti a livello
nazionale regalano a Hillary 6 e 7 punti di vantaggio. Per Clinton anche la
brutta faccenda tirata fuori dal New York Times secondo cui un suo donatore
importante avrebbe ottenuto una commessa in Kazakistan dopo aver visitato il
Paese assieme a Bill, il quale aveva tenuto un discorso sulla democrazia alla
presenza dell'improbabile - se parliamo di credenziali democratiche -
presidente Nazarbayev. E come se non bastasse, ieri la Abc ha mostrato un video
nel quale l'allora membro del consiglio di amministrazione della Wal Mart parla
a una platea di azionisti dicendo: "Come membro della direzione, sono
sempre fiera di quello che facciamo a Wal Mart e del fatto che lo facciamo
meglio degli altri". L'uscita di due brutte notizie per Hillary sembra far
pensare che lo staff di Obama si sia messo al lavoro. Non c'è niente di
scorretto, di falso, come spesso avviene con i repubblicani, ma sono brutti
colpi da assorbire. Di contro c'è un "Obama, il nemico
di Israele" su un giornale newyorchese famoso per il suo estremismo
filo Tel Aviv - che ha però tra i suoi "azionisti" un sostenitore di
Hillary, oltre a parecchi repubblicani. Parlando di numeri, ieri Obama ha
annunciato di aver raccolto 32 milioni di dollari in un mese. I nuovi
donatori sono 70mila. Il successo incredibile dei due candidati democratici era
stato raggiungere i 100 milioni a testa in un anno. Questo afflusso di cassa
renderà ancora più pervasiva la campagna del senatore dell'Illinois che ieri ha
parlato a Phoenix, Arizona davanti a 13mila persone. Con lui la governatrice
Napolitano e Caroline Kennedy. Obama ha anche annunicato che da presidente
convocherà un summit con i leader arabi "per discutere onestamente e
ridurre le distanze tra Occidente e Islam". Il senatore Ted sta facendo
comizi pro Obama per conto suo in California, dove può tentare di convincere i
liberal dello Stato più popoloso e ricco d'America e corteggiare il voto
ispanico vantando il tentativo di far approvare una sanatoria. Anche Hillary in
California a fare comizi. Nella notte i due si sono affrontati nell'ultimo
dibattito televisivo prima del super martedì. L'ultima volta sono state
scintille. E sul palco c'era ancora Edwards. 01/02/2008.
( da "Quotidiano.net" del 01-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mobile email stampa CHOC IN AMERICA Un infermiere
confessa: "Ho abusato di cento pazienti" La polizia indaga su
quattordici casi di violenze commesse dal 1980 ad oggi. Le vittime, sia maschi
che femmine, erano in gran parte di età avanzata Home Esteri prec succ
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Sito di fondamentalisti annuncia la morte del comandante di al Qaeda Sandusky
(Ohio, Usa), 1 febbraio 2008 - La polizia american sta cercando di accertare la
verità su quattordici casi di abusi sui circa cento pazienti di centri di cura
che un infermiere si autoaccusa di aver abusato dagli anni 1980. Lo hanno
annunciato le autorità locali. John Riems, che ora ha 49 anni, è stato
arrestato la settimana scorsa con l'accusa di stupro su un paziente parzialmente
paralizzato. Un parente del paziente ha avvertito la polizia che ha aperto
un'indagine. Tra le quattordici vittime, alcune erano fisicamente o mentalmente
nell'incapacità di denunciare i fatti, ha detto il capo della polizia di
Perkins, Tim McClung. Le vittime erano sia donne e sia uomini, la maggior parte
di età avanzata. Due sono deceduti. Riems ha lavorato come infermiere in una
equipe di notte in dodici cliniche e ospedali dell'Ohio settentrionale e in un
centro di cura di New York. L'infermiere ha confessato alla polizia che le sue
attività criminali sono cominciate poco dopo l'inizio della sua carriera, nel
1985. Per ora è stato incriminato formalmente per un solo caso. Le autorità non hanno voluto svelare se le altre accuse
riguardano abusi sessuali o di altra natura. Gli inquirenti hanno riferito
anche che Riems non si ricorda con precisione che di una ventina di casi sul
centinaio di cui si è accusato. L'indagine prosegue. MAURITANIA Blitz
all'ambasciata di Israele.