PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
Mauro
Novelli Data inserimento: 29-11-2006
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Correlazioni
al presente documento |
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Il PuntO. (78+79+80+81)
Pensioni. Un problema (quasi) inventato? |
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Il PuntO n° 87. "Pensioni. Un problema (quasi)
inventato?". Quinta Puntata
Prepensionamenti Fiat
Di Mauro Novelli
29-11-2006
Adesso
occorrerà mettere mano alle pensioni - annuncia il governo.
Poi scopriamo
che, in finanziaria, si accoglie il prepensionamento di circa 6.000 dipendenti
Fiat. Come al solito, tutto andrà
a carico dell’INPS, cioè di tutti. Soddisfatti i grandi elettori,
sindacati compresi, i quali comunque fanno il loro lavoro. Con un’ottica
ristretta e miope, ma è il loro lavoro.
I
precari possono attendere e mantenere caldo il pentolone del minestrone della
pensione affidato all’INPS.
Sul
problema previdenziale, riportiamo parte degli interventi del presidente della
Corte dei Conti, Francesco Staderini, audito dalle Commissioni bilancio di
Camera e Senato, e dell’on. Adriano Musi.
Commissioni
Bilancio riunite. – 10 ottobre 2006 - Audizione dei rappresentanti della Corte
dei conti sul documento di programmazione economico-finanziaria - Dpef- per gli
anni 2007-2011
[….]
FRANCESCO
STADERINI, Presidente della Corte dei conti.
[.…]
In
tema di finanza previdenziale il DPEF conferma lo scenario consolidato secondo
il quale, grazie alle riforme operate fin dagli anni Novanta, l'Italia registrerà
«a regime» un incremento degli oneri previdenziali inferiore ad altri
importanti paesi europei, mentre il troppo lungo periodo di transizione
necessario perché operi pienamente l'assetto pensionistico riformato non
consente di compensare gli effetti espansivi sulla spesa prodotti dalla
pressione dei fattori demografici. Tutte le proiezioni prevedono, infatti, per
un periodo ancora lungo, un continuo aumento della quota percentuale della
spesa pensionistica sul PIL, che dovrebbe raggiungere, intorno al 2038, il
livello massimo del 15,5 per cento (contro il 23 per cento che si sarebbe
registrato in mancanza delle diverse riforme disposte a partire dal 1992). Vi
sarebbe, dunque, una crescita, rispetto al 2001, di oltre 2 punti di PIL, a
causa essenzialmente di fattori demografici.
In
una fase segnata dall'esigenza di un forte e strutturale contenimento della
spesa pubblica corrente, si pone pertanto la questione di un accorciamento
significativo del percorso di stabilizzazione in un arco di breve-medio periodo,
da conseguire con un'attenta valutazione dei possibili ulteriori interventi
correttivi. A questi dovrebbe essere assegnato il duplice compito di evitare
ulteriori tensioni sui conti pubblici negli anni futuri ed eccessive
penalizzazioni per le generazioni più giovani, destinate a subire
elevata pressione fiscale durante il periodo di attività e ridotte
prestazioni pensionistiche nel periodo di quiescenza. A giudizio della Corte,
mentre non sono poche le ragioni di ordine microeconomico che spingerebbero ad
ulteriori e definitivi interventi di correzione, la stessa questione della
sostenibilità macroeconomica della spesa pensionistica è da
considerare tutt'altro che risolta. Si tratta di un'esigenza vivamente
avvertita in tutti i principali paesi europei, nei quali si confrontano le
possibili soluzioni, tra le quali assume rilievo quella di un più
serrato percorso di innalzamento dell'età pensionistica.
In
proposito, il DPEF rinvia del tutto la definizione delle linee di intervento
per il riequilibrio del sistema, limitandosi ad indicare nell'ampliamento della
popolazione attiva il fattore decisivo.
L'urgenza
e la rilevanza di interventi correttivi sono rafforzate dalla scelta
prefigurata dal DPEF di eliminare la discontinuità riferita al
cosiddetto «scalone» introdotto con la riforma del 2004 con decorrenza dal 1o
gennaio 2008.
[….]
ADRIANO
MUSI.
[…]
Una
seconda riflessione è relativa alla spesa pensionistica. Anche qui si
rilevano alcune considerazioni che indubbiamente meritano di essere approfondite.
La prima riguarda l'incremento della spesa previdenziale, rispetto ad altri
importanti paesi europei. Sarebbe utile capire com'è stato eseguito
questo raffronto; se è stata operata l'armonizzazione fra le voci della
spesa previdenziale italiana ed europea; se questa comparazione giustifica
l'affermazione di cui sopra. Le faccio un esempio: da noi i prepensionamenti
sono compresi nella spesa previdenziale; in Olanda e in Svezia sono inclusi
nell'indennità di disoccupazione; in Spagna nelle pensioni d'invalidità.
Sarebbe utile comprendere, quindi, come questo elemento - che viene qui
denunciato - venga con puntualità suffragato dall'armonizzazione che,
del resto, già veniva richiamata quando si parlava, ad esempio, delle
spese pubbliche negli enti locali e dell'armonizzazione del bilancio. Si
tratta, in definitiva, di capire l'armonizzazione delle voci con cui si
costruiscono i bilanci.
La
terza considerazione è riferita all'andamento della spesa, che nel 2038 dovrebbe
subire un incremento di oltre 2 punti. Non riesco a capire come si sia arrivati
ad oltre 2 punti, tenendo conto che nel DPEF è indicato un incremento di
1,5 punti percentuali fino al 2038. Senza voler entrare nel contesto, siccome
ritengo che una previsione di questa natura sia legata al tipo di andamento
dello sviluppo economico e del tasso di occupazione presi in considerazione,
credo che essa meriti una riflessione più approfondita. Nel DPEF,
infatti, ci troviamo alla presenza di elementi che debbono essere forse
riconsiderati, quali una crescita del PIL per i prossimi cinquant'anni pari a
1,4 punti percentuali, nonché un tasso di occupazione pari al 57,8 per cento
nel 2050. Sorvolo qui sul fatto che l'agenda di Lisbona parlava, al 2010, di un
tasso di occupazione pari al 70 per cento.
Per
questo motivo non condivido il fatto che non si consideri l'aspetto dello
sviluppo e dell'andamento dell'occupazione, ma soltanto il lato della spesa. Si
sostiene che è drammatico l'aumento in trentotto anni di 1,5 punti di
PIL, ma ricordo che sono stati risparmiati ben 8 punti di PIL (sfido a trovare
qualsiasi altro tipo di spesa che, nel bilancio pubblico, ha avuto 8 punti di
risparmio).
Da
ultimo, siccome sono giustamente messe in rilievo le preoccupazioni sulla
penalizzazione delle giovani generazioni, debbo considerare ciò un
parere negativo rispetto alla revisione del coefficiente di trasformazione?
E’
interessante valutare come la Svizzera sta trattando lo stesso problema.
Da www.swissinfo
3 agosto
2006 - 15.44
Nubi
oscure sul sistema pensionistico svizzero
La
popolazione elvetica è in progressivo invecchiamento (Keystone)
Altri
sviluppi
Gli utili della BNS devono andare a
beneficio di tutti
Gruppo compatto contro l'iniziativa COSA
Il
progressivo invecchiamento della popolazione rende incerto il futuro
dell'assicurazione vecchiaia e superstiti. Presto il numero di attivi non
basterà più a finanziare i pensionati.
Per
l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, la Svizzera non avrà
altra possibilità che modificare profondamente il proprio sistema di
pensionamento.
Le
attuali rendite dell'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) sono finanziate
in Svizzera essenzialmente dalla popolazione attiva. Il 70% del fondo
dell'assicurazione è infatti coperto dai contributi versati da
assicurati e datori di lavoro.
Un altro 20% è poi garantito da Confederazione e Cantoni. Di questi la
parte più importante (15%) proviene dalle imposte federali sull'alcool
(221 milioni di franchi) e sul tabacco (2051 milioni). L'imposta sul valore
aggiunto (IVA), prelevata dal 1999, contribuisce al 6% del finanziamento totale
dell'AVS. Il resto proviene dalle tasse sulle case da gioco e dagli interessi
sul capitale.
Nel 2005 il totale delle entrate dell'AVS ha raggiunto 33,7 miliardi di franchi,
mentre le uscite si sono fissate a 31,3 miliardi. Il saldo positivo di 2,4
miliardi ha permesso di accrescere le riserve totali a 29,4 miliardi di
franchi; una cifra simile alle spese totale annuali dell'assicurazione.
Fondo
di compensazione
Il
finanziamento dell'assicurazione si basa sul sistema della ripartizione.
Ciò significa che i contributi prelevati in un anno vengono
ridistribuiti nello stesso arco di tempo ai beneficiari delle rendite.
Per coprire eventuali fluttuazioni delle entrate, a breve termine è
tuttavia previsto un fondo di compensazione. Grazie ad esso possono essere
garantiti i versamenti delle rendite nel caso in cui il loro ammontare dovesse
superare quello delle entrate.
Questo fondo di compensazione non è però responsabile solo della
gestione dei fondi dell'AVS, bensì pure di quella dell'Assicurazione
invalidità (AI), nonché dell'ordinamento delle indennità di
perdita di guadagno (IPG). Un problema per l'AVS, visto che l'AI è da
tempo nelle cifre rosse mentre le riserve dell'IPG si stanno progressivamente
assottigliando da quando servono a finanziare l'assicurazione maternità.
Solidarietà
fra generazioni
L'altra
incognita per il futuro dell'AVS è costituita dal progressivo
invecchiamento della popolazione, dovuto da un lato all'aumento della speranza
di vita e, d'altro lato, alla riduzione delle nascite nel Paese.
In un sistema come quello elvetico, basato sulla solidarietà tra
generazioni, l'evoluzione della situazione demografica rischia di rompere
l'equilibrio fra persone attive e pensionati, necessario per potere garantire
il finanziamento delle rendite di vecchiaia.
E le statistiche in tal senso non sono certo confortanti. Infatti, se nel 1950
vi erano 6 persone attive per ogni beneficiario di rendita, oggi questo rapporto
si è ridotto a 4:1 e si troverà nel 2040 probabilmente
assottigliato a 2:1.
Soluzioni
proposte
Il
deficit dell'AVS dovrebbe essere coperto dalle sue riserve, ma
l'amministrazione prevede che saranno prosciugate entro il 2015-
Per evitare questo scenario il mondo politico lancia periodicamente nuove
soluzioni, volte a garantire il finanziamento dell'assicurazione. Il ministro
degli interni Pascal Couchepin, ad esempio, aveva proposto di aumentare
l'età del pensionamento (attualmente di 65 anni per gli uomini e 64 per
le donne). Ma la sua idea aveva provocato una levata di scudi generale e
secondo alcuni aveva addirittura contribuito alla perdita di consenso verso il
partito del consigliere federale liberale radicale (destra) alle ultime
elezioni federali.
Fra le altre proposte di riforma si annoverano pure quella di abbassare il
livello delle prestazioni (difesa dalla destra) e quella di aumentare nuovamente
l'IVA. La proposta più attuale è prevista nell'iniziativa
in votazione popolare il prossimo 24 settembre del Comitato per la sicurezza
dell'AVS (COSA), che prevede di impiegare parte degli utili della Banca
nazionale svizzera (BNS) per finanziare le rendite di pensionamento.
Riforma
radicale necessaria
Anche
nel caso in cui fosse accettata, l'iniziativa COSA non permetterebbe tuttavia
di risolvere in modo durevole la questione. Il finanziamento proveniente dalla
BNS sarebbe infatti solo un complemento al fondo dell'assicurazione, ma non
sarà sufficiente a risolvere il problema del numero limitato di persone
attive per pagare le rendite.
Occorre perciò una riforma radicale del sistema. Ma un vero dibattito
sullo scottante dossier non si terrà, probabilmente, prima del 2008. E'
infatti presumibile che prima di allora, nessun partito sia disposto a proporre
nuove soluzioni impopolari: nessuno vuole rischiare di compromettere l'esito
delle prossime elezioni federali del 2007.
swissinfo, Emily Bay
(traduzione, Anna Passera)
_________________
23
agosto 2006 - 15.36 "COSA" fare per finanziare le
pensioni?
Un
legame tra la Banca nazionale e il finanziamento della politica
sociale? (Keystone)
Altri
sviluppi
Le opinioni dei due
schieramenti
Il
governo boccia l'iniziativa per finanziare le pensioni
Il
PS lancia la campagna sugli utili della BNS
L'iniziativa
"COSA" chiede di versare gli utili della Banca nazionale
all'Assicurazione vecchiaia e supersiti (AVS), ad eccezione di un miliardo
destinato ai cantoni.
I
suoi promotori vogliono così garantire le prestazioni future del primo
pilastro. "Sono solo vane e pericolose promesse", replicano da parte
loro governo e parlamento.
In
Svizzera, l'AVS rappresenta la base della previdenza sociale per gli anziani.
L'invecchiamento demografico sta tuttavia creando qualche grattacapo al suo
sistema di finanziamento.
Si calcola che nel 2020 il 20% della popolazione avrà più di 65
anni. Nel 2040 la percentuale potrebbe salire fino al 25%.
Questa evoluzione implica importanti costi supplementari per finanziare le
pensioni e difendere così il patto intergenerazionale in favore degli
anziani. Numerosi esperti ritengono che queste nuove necessità
ammonteranno a 11-14 miliardi di franchi già a partire dal 2015.
Numerose
strade
La
questione è ormai da tempo ben presente nell'agenda politica svizzera.
Le strade ipotizzate o parzialmente percorse sono numerose. Si è parlato
(e si parla ancora) d'innalzamento dell'età di pensionamento, di riduzione
delle rendite o di incrementi del tasso IVA.
Da qualche anno si guarda pure con insistenza ad eventuali possibili contributi
della Banca nazionale svizzera (BNS). Nel settembre 2002, popolo e cantoni
hanno bocciato due iniziative che chiedevano di destinare all'AVS la
totalità o parte delle sue riserve d'oro in esubero.
Meno di un mese dopo, il 9 ottobre 2002, il Comitato per la sicurezza dell'AVS
(COSA) lanciava una proposta alternativa depositando l'iniziativa popolare
denominata "Utili della Banca nazionale per l'AVS" corredata da
116'000 firme.
Non
l'oro, ma gli utili
Sostenuta
dalla sinistra e da qualche rappresentante del centro, l'iniziativa non
riguarda le riserve d'oro della BNS, nel frattempo distribuite tra
Confederazione e cantoni, bensì gli utili d'esercizio generati
annualmente dall'istituto.
Tra il 1998 e il 2005, nota il Partito socialista che sostiene l'iniziativa,
questi benefici hanno raggiunto una media di 3.3 miliardi di franchi all'anno.
Attualmente sono attribuiti alla Confederazione (un terzo) e ai cantoni (due
terzi). Il testo chiede che un miliardo all'anno continui ad essere versato ai
cantoni ma che l'eventuale importo supplementare finisca direttamente nelle
casse dell'AVS.
Secondo i suoi fautori, l'iniziativa COSA permetterà di assicurare le
prestazioni dell'AVS fino ad oltre il 2015.
Un sì all'iniziativa, dice il comitato che la sostiene, rappresenterebbe
inoltre un chiaro segnale contro ulteriori piani d'innalzamento dell'età
di pensionamento (concetto già bocciato dal popolo nel 2004 con il no
all'undicesima revisione dell'AVS) e permetterà di evitare una
"guerra delle generazioni" tra la popolazione attiva, sempre
più chiamata alla cassa per finanziare le assicurazioni sociali, e i
beneficiari di rendite.
Ampio
fronte contrario
Governo,
parlamento, cantoni e la stessa Banca nazionale combattono compatti l'oggetto
in votazione. Il Consiglio nazionale l'ha bocciata per 124 voti a 62, il
Consiglio degli Stati per
Secondo loro, l'iniziativa non sarà in grado di mantenere le sue
promesse. Innanzitutto COSA non propone alcuna nuova fonte di finanziamento ma
si limita a ridistribuire dei fondi che verranno sottratti alla Confederazione
e ai cantoni.
È addirittura controproducente, sostiene il governo, visto che la sua
accettazione non farebbe altro che ritardare una revisione ben più
profonda del sistema AVS, in ogni caso necessaria.
Controprogetto
indiretto
Grande
preoccupazione suscita poi il legame tra il finanziamento della politica
sociale e la Banca nazionale. A detta di chi combatte l'iniziativa, la
conseguente accentuata pressione sulla BNS perché distribuisca utili maggiori
rischia di rovinare l'indipendenza e la credibilità dell'istituto di
emissione. A tutto danno dell'economia svizzera e della stabilità della
valuta nazionale.
Tanto più che, dicono gli oppositori all'oggetto, il santo non vale la
candela. Come quelli delle altre banche, gli utili della BNS sono legati
all'andamento economico generale e ai mercati finanziari. A termine, l'istituto
centrale prevede dunque di poter distribuire un beneficio di appena un miliardo
di franchi, pari quindi a quella somma comunque riservata ai cantoni.
L'iniziativa deve infine fare i conti anche con un controprogetto indiretto
oppostole dalle camere federali.
Nel caso in cui il popolo la rifiutasse , il parlamento ha infatti deciso
che tutti i 7 miliardi di franchi incassati dalla Confederazione grazie alla
vendita delle riserve d'oro della Banca Nazionale saranno attribuiti al fondo
dell'AVS.
swissinfo, Marzio Pescia
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Da
ticinonline 17-11-2006
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Analisi VOX: votazioni 24 settembre, elettori si sono fatti guidare dai loro
partiti
BERNA - Nelle votazioni federali del 24 settembre, in cui gli elettori
erano chiamati ad esprimersi in merito alle leggi sugli stranieri e sull'asilo
e all'iniziativa COSA, le simpatie per i partiti hanno giocato un grande ruolo.
È quanto emerge dall'analisi VOX dello scrutinio.
[…]
Quanto
all'iniziativa COSA, è stata respinta dalla maggioranza degli elettori
(58%) e dei cantoni. La proposta di attribuire la maggior parte degli utili
della Banca nazionale all'AVS è stata bocciata soprattutto dai
sostenitori dei partiti borghesi. Al contrario, è stata approvata dai
due terzi degli elettori socialisti, ma soltanto dal 53% dei sindacalisti. Gli
uomini hanno rifiutato l'iniziativa in modo più netto che le donne, i
redditi alti più di quelli bassi e i giovani più degli anziani.
Solo
una minoranza ha creduto essa potesse risolvere a lungo termine i problemi
dell'AVS, ma gran parte di coloro che hanno votato "sì"
l'hanno considerata un'utile soluzione parziale. Molti oppositori l'hanno
invece ritenuta una falsa soluzione. Tra gli altri argomenti dei contrari vi
sono state preoccupazioni inerenti all'indipendenza della Banca nazionale e
timori di aumenti delle imposte.
Complessivamente
l'istituto di ricerca ha constatato anche per l'iniziativa COSA una certa
insicurezza degli elettori. La maggioranza era infatti d'accordo con
l'argomento degli iniziativisti, secondo cui Confederazione e Cantoni hanno
già ricevuto abbastanza soldi dalla Banca nazionale e che ora tocca
all'AVS.
Per
l'analisi l'istituto di ricerca gfs.bern ha interrogato durante le due
settimane seguenti lo scrutinio 1013 aventi diritto di voto in tutte le regioni
del paese.
ATS
Fine
5^ puntata - Continua