PRIVILEGIA
NE IRROGANTO di Mauro Novelli
Il
PuntO n° 80.
Pensioni:
un problema (quasi) inventato ? (3^
puntata).
Di Mauro
Novelli (27-9-2006)
E’ opportuno approfondire
l’argomento attraverso dati quantitativi che ne definiscano ambiti e dimensioni.
Le pensioni possono essere di
tipo previdenziale o assistenziale e sono classificate in quattro tipologie
secondo il criterio giuridico-amministrativo:
- pensioni di invalidità,
vecchiaia e superstiti (Ivs) del settore privato, erogate
dall’Inps;
- pensioni di invalidità,
vecchiaia e superstiti (Ivs) del settore pubblico erogate
dall’Inpdap e dagli enti di previdenza minori;
- pensioni indennitarie,
erogate dall’Inail e da altri enti minori;
- pensioni assistenziali,
erogate dall’Inps e dal Ministero dell’economia e delle
finanze.
Ma quante sono le pensioni
erogate in Italia complessivamente?
Nel 2004, questa era la
situazione (fonte INPS-ISTAT): ☞ Vai alla tabella
Nel
2004, quindi, venivano erogate 23.147.978 pensioni di cui:
-
-
-
Va
rimarcata la differenza negli importi medi delle pensioni per settori: la
pensione media erogata dal settore privato è pari a 8.762 euro
l’anno; quella erogata dal settore pubblico è di 17.520 euro:
esattamente il doppio.
Tale differenza spiega la
premurosa cura che i governanti hanno dimostrato nei confronti
dell’INPDAP (pensioni pubbliche) a danno dell’INPS: ogni iniziativa
“sociale” è stata messa a carico di quest’ultimo,
anche se poco o nulla aveva a che fare con la previdenza (si pensi alle
cosiddette “pensioni assistenziali”), mentre solo oggi si comincia
a parlare di un accorpamento dei due enti.
Elenchiamo le incombenze
aggiuntive a carico dell’INPS, anche in assenza (allora) di contributi:
Coltivatori diretti, coloni e
mezzadri
I coltivatori diretti e i coloni
e mezzadri con legge 22 novembre 1954 n. 1136 vengono riconosciuti, sul piano
giuridico come categoria autonoma e viene estesa ad essi l’assistenza malattia.
Successivamente, con la legge 26 ottobre 1957 n. 1047 viene estesa alla
categoria l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia.
Il riordino dell’intera normativa in materia di previdenza dei lavoratori
autonomi ha rimodulato il sistema impositivo per l’invalidità e la
vecchiaia ed ha introdotto quattro fasce di reddito convenzionale individuate
in base alla tabella "D" allegata alla legge 233/1990.
Artigiani
L’assicurazione, nata nel
1956 contro la malattia, dal 1959 è obbligatoria anche per la pensione.
Dalla stessa data è stata quindi istituita, presso l’Inps, la
gestione speciale per l’assicurazione obbligatoria invalidità,
vecchiaia e superstiti. L’attività artigiana è stata
regolamentata, da ultimo, con l’approvazione nel 1985 di una legge quadro
sull’artigianato (legge 443 dell’8 agosto 1985).
Commercianti
L’assicurazione,
nata nel 1960 contro la malattia, dal 1965 è obbligatoria anche per la
pensione. Dalla stessa data è stata quindi istituita, presso
l’Inps, la gestione speciale per l’assicurazione obbligatoria per
l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.
Nel 1968 (momentacci
politici) si decise per la pensione retributiva, cioè funzione delle
ultime retribuzioni.
Nel 1969 si affidò
all’INPS il pagamento delle pensioni (chiamiamole così) sociali.
Nel 1969 (continuando i
momentacci politici) si decise che l’INPS si sarebbe dovuto far carico
del pagamento della Cassa Integrazione Guadagni.
Nel 1980 venne istituito
il Sistema Sanitario Nazionale. Sono stati affidati all’INPS la
riscossione dei contributi di malattia e il pagamento delle relative
indennità, compiti assolti in precedenza da altri enti.
Certamente
fu pianificata una sorta di saccheggio dell’ Istituto: il serbatoio INPS
aveva in entrata il flusso dei contributi, ma al rubinetto in uscita delle
pensioni (propriamente dette) si affiancarono altre decine di rubinetti
indebiti, che lo avrebbero prosciugato. Tranquilli: al deficit avrebbe pensato
lo Stato.
Quanto alla vicenda della Cassa
integrazione, la ponderata accettazione di Confindustria e la compita
soddisfazione dei sindacati avrebbero dovuto far riflettere i più
accorti. Sta di fatto che quei radicali cambiamenti fecero comodo a tutti:
destra, centro e sinistra, partiti e sindacati, maggioranza e opposizione,
intellettuali e braccianti, lavoratori dipendenti e autonomi, datori di lavoro
e subordinati.
Ricordiamo che dal 1°
gennaio 1977 al 28 febbraio
Come finanziare le uscite
causate dall’apertura dei nuovi rubinetti “sociali” imposti all’ Istituto e non solo?
Semplice: con la gestione del debito pubblico. Fu sufficiente stampare - non
carta moneta, trito sistema ottocentesco - ma BTP, CCT ecc., rinnovandoli di
continuo alla scadenza, con collocazioni a tassi altamente remunerativi. Il
Ministero del Tesoro divenne il più grande banchiere del paese. E gli
Italiani tra i più indebitati del pianeta. Ed oggi, col debito pubblico,
siamo nei guai. [Per i problemi relativi si veda: ☞ Il PuntO n° 75 e ☞ Il PuntO n° 77]
Dice:
“E l’Inpdap? “. Non scherziamo: l’Inpdap è uno
scrigno che deve mantenere il consenso dei pensionati statali fino alla tomba,
e non va guastato.
Ricordate? Gli statali andavano
in pensione con 15 anni+6 mesi+1 giorno di anzianità.
Ma il limite era nominale: ci fu
una dipendente pubblica che con scivoli, vantaggini e aiutini se ne andò
in pensione con 7 anni di anzianità.
Più che uno scandalo, fu
oggetto di invidia.
Una appena ventilata proposta di
accorpamento con l’INPS ha ricevuto la secca opposizione dei sindacati e
non solo.
Dice: “Ma se il
legislatore (in un momentaccio politico) decide di raddoppiare le pensioni
sociali?”. Bene! Se ne dovrà far carico l’ INPS, e si
dimostrerà una volta di più
che, visto il deficit dell’Istituto, il meccanismo pensionistico
così com’è non è proprio più sostenibile.
Dice: “Forse occorrerebbe
una istituzione specifica per l’assistenza…”.
Bravo! Così poi come
faremo a sostenere che i pensionati sono il ventre obeso di questa
società, che si sono abituati a vivere anche 20 anni alle spalle dello
Stato, e che è doveroso metterli a dieta?
Intanto, una curiosità:
ecco le definizioni di spesa pensionistica dei Paesi membri UE.
A differenza delle più o
meno ampie articolazioni degli altri membri, noi mettiamo tutto nel calderone del
minestrone della pensione (da: http://www.cermlab.it/): ☞ Vai alla Tabella
Tale definizione di spesa
pensionistica dà luogo alle seguenti rilevazioni (Eurostat) circa la
spesa sociale nella UE dei 15 (anno 2000, ma il trend è in peggioramento): ☞ Vai alla Tabella
Per l’Italia, tutto va a
carico della voce
“pensioni”: 63,4 per cento della nostra spesa sociale,
mentre per nessuno degli altri Paesi supera il 50 per cento. Ma siamo
terzultimi per la spesa sanitaria; siamo quartultimi per i supporti
all’handicap; siamo penultimi
per il sostegno alle famiglie ed all’infanzia – su questo
fronte è ultima la Spagna che però risulta prima per i sussidi
alla disoccupazione; siamo ultimi
(ultimi) per i
contributi alla disoccupazione; siamo ultimi (ultimi) per la contribuzione per la casa e
per l’esclusione sociale.
Desolante? Si ma anche molto
sottile.
Proviamo a scomporre gli
ingredienti del minestrone. Forse scopriremo che non è tutta colpa del
coriaceo e testardo attaccamento alla vita dei nostri pensionati.
Riportiamo l’elenco dei
rubinetti in uscita dal serbatoio INPS, (da www.inps.it):
A) LE
PRESTAZIONI INPS A SOSTEGNO DEL REDDITO
·
L’assegno per il nucleo familiare
E’ una
prestazione che è stata istituita per aiutare le famiglie dei lavoratori
dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano
composti da più persone e i cui redditi siano al di sotto delle fasce
reddituali stabilite di anno in anno dalla legge. Dal 1° gennaio 1998
spetta anche ai lavoratori parasubordinati (collaboratori coordinati e
continuativi e liberi professionisti iscritti alla gestione separata
dell’Inps) a particolari condizioni.
·
L’assegno per il nucleo familiare per i lavoratori
parasubordinati
La disciplina dell’assegno per il nucleo familiare prevista
per i lavoratori dipendenti è stata estesa agli iscritti alla gestione
separata dei lavoratori autonomi (collaboratori coordinati e continuativi,
venditori porta a porta, liberi professionisti e coloro che a partire dal 24
ottobre 2003 sono inquadrati in un progetto, programma o fasi di essi).
Gli assegni
familiari spettano ad alcune categorie di lavoratori escluse dalla normativa
dell’assegno per il nucleo familiare.
E’ una
prestazione che spetta ai lavoratori che sono stati collocati in
mobilità dalla loro azienda a seguito di:
esaurimento
della cassa integrazione straordinaria; licenziamento per riduzione di
personale o trasformazione di attività o di lavoro; licenziamento per
cessazione dell’attività da parte dell’azienda.
·
La cassa integrazione guadagni ordinaria
La cassa
integrazione guadagni ordinaria è un intervento a sostegno delle imprese
in difficoltà che garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo della
retribuzione.
·
La cassa integrazione guadagni straordinaria
La cassa
integrazione guadagni straordinaria è un intervento a sostegno delle
imprese in difficoltà che garantisce al lavoratore un reddito
sostitutivo della retribuzione.
·
Le integrazioni salariali in agricoltura
E’ un
intervento che vuole sostenere le aziende quando non sia possibile lo
svolgimento dell’attività lavorativa; e garantire al lavoratore un
reddito sostitutivo della retribuzione.
E’
un’indennità sostitutiva della retribuzione che è pagata ai
lavoratori in caso di malattia, a partire dal 4° giorno. Non sono pagati i
primi 3 giorni.
·
L’indennità di malattia dei lavoratori
parasubordinati
La legge ha
esteso l’indennità di malattia, in caso di ricovero ospedaliero,
ai lavoratori parasubordinati (collaboratori coordinati e continuativi,
venditori porta a porta, liberi professionisti ecc.) a decorrere dal 1°
gennaio 2000.
E’
un’indennità sostitutiva della retribuzione che viene pagata alle
lavoratrici assenti dal servizio per gravidanza e puerperio.
·
L’indennità di maternità dei lavoratori
parasubordinati
Le lavoratrici
iscritte alla gestione separata versano all’Inps, dal 1° gennaio
2006, il contributo del 18,20% comprensivo dello 0,50%, quota utilizzata a
finanziare la maternità, gli assegni per il nucleo familiare e la
malattia. Tali lavoratrici possono fruire dell’astensione obbligatoria
per maternità per la durata di due mesi prima della data presunta del
parto e tre mesi dopo la nascita del bambino.
·
Le indennità antitubercolari
Sono
indennità sostitutive o integrative della retribuzione che vengono
pagate, a determinate condizioni, al lavoratore dipendente e ai suoi familiari
(coniuge, figli, fratelli, sorelle, genitori) malati di tubercolosi. Non
è necessario che i familiari siano assicurati. L’Inps paga le indennità
economiche, mentre l’assistenza sanitaria è a carico del Servizio
Sanitario Nazionale.
E’ una
prestazione che l’Inps può concedere per evitare, ritardare o
rimuovere uno stato di invalidità. Hanno diritto alle cure termali tutti
i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Inps. La prestazione non
spetta né ai familiari degli assicurati né ai titolari di pensione
di qualsiasi tipo, a meno che non siano titolari di assegno di
invalidità.
·
L’indennità di richiamo alle armi
E’
un’indennità sostitutiva della retribuzione che viene pagata ai
lavoratori richiamati alle armi, dopo il servizio di leva, per qualunque
esigenza delle Forze Armate (per esempio, per corsi di addestramento e
aggiornamento).
·
L’assegno per il congedo matrimoniale
E’ un
assegno che viene concesso in occasione del matrimonio.
·
Il trattamento di fine rapporto
Il trattamento
di fine rapporto è una somma che spetta ai lavoratori che si siano
dimessi o che siano stati licenziati da un datore di lavoro nei confronti del
quale siano state messe in atto le seguenti procedure concorsuali: fallimento,
liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria e concordato
preventivo. Spetta inoltre ai lavoratori ex dipendenti da datori di lavoro
(privati, piccole imprese) che non possono essere sottoposti ad una di tali
procedure e nei cui confronti sia stata attuata l’esecuzione forzata. Il
trattamento di fine rapporto e i crediti di lavoro (ultime tre
mensilità) sono somme che vengono pagate dal datore di lavoro. Sono
pagate dall’Inps solo quando il datore di lavoro non può adempiere
a questo obbligo.
B) LE
PRESTAZIONI INPS A SOSTEGNO DELLA DISOCCUPAZIONE
E’ un’indennità che spetta ai lavoratori
assicurati contro la disoccupazione involontaria, che siano stati licenziati. Non
è più riconosciuta nei confronti di chi si dimette
volontariamente (fanno eccezione le lavoratrici in
maternità).L’indennità è riconosciuta quando le
dimissioni derivano da giusta causa (mancato pagamento della retribuzione,
molestie sessuali, modifica delle mansioni, mobbing). Dal 17 marzo 2005 spetta
anche ai lavoratori che sono stati sospesi da aziende colpite da eventi
temporanei non causati né dai lavoratori né dal datore di lavoro.
·
L’indennità ordinaria con i requisiti ridotti
I lavoratori che non possono far valere 52 contributi settimanali
negli ultimi due anni e hanno lavorato per almeno 78 giornate nell’anno precedente,
hanno diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione con i
requisiti ridotti. L’indennità non è più
riconosciuta nei confronti di chi si dimette volontariamente, ma soltanto in
caso di licenziamento (fanno eccezione le lavoratrici in maternità).L’indennità
è riconosciuta quando le dimissioni derivano da giusta causa (mancato
pagamento della retribuzione, molestie sessuali, modifica delle mansioni,
mobbing).
·
L’indennità ordinaria per gli operai agricoli
Sia gli operai
iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli sia coloro che hanno
lavorato come operai agricoli a tempo indeterminato per parte dell’anno,
hanno diritto ad una particolare indennità di disoccupazione. Tale
indennità non è più riconosciuta nei confronti di chi si
dimette volontariamente, ma soltanto in caso di licenziamento (fanno eccezione
le lavoratrici in maternità). L’indennità è riconosciuta
quando le dimissioni derivano da giusta causa (mancato pagamento della
retribuzione, molestie sessuali e modifica delle mansioni).
·
Trattamenti speciali per gli operai agricoli
E’ uno
speciale trattamento che spetta ai lavoratori iscritti negli elenchi nominativi
dei lavoratori agricoli. Tale trattamento non è più riconosciuto
nei confronti di chi si dimette volontariamente, ma soltanto in caso di
licenziamento (fanno eccezione le lavoratrici in maternità).
·
Trattamento speciale per l’edilizia
Il trattamento
speciale di disoccupazione per l’edilizia è una prestazione
riservata ai lavoratori del settore dell’edilizia che sono stati
licenziati, quando si verificano:
cessazione
dell’attività aziendale; ultimazione del cantiere o delle singole fasi
lavorative; riduzione di personale.
Tale
trattamento non è più riconosciuto nei confronti di chi si
dimette volontariamente, ma soltanto in caso di licenziamento (fanno eccezione
le lavoratrici in maternità).
Per concludere, facciamo notare
che, vista l’assoluta assenza di italici ammortizzatori sociali –
come dimostra la precedente tabella – la “pensione del
vecchio” è in molte famiglie diventata l’unica fonte certa
di reddito del nucleo.
Nel giro di 20 anni, il ruolo
del pensionato è stato rivoluzionato: da emarginato a unica stampella
finanziaria di molte famiglie.
Attenzione quindi a politiche di
revisione settoriale (sempre miopi): potrebbero essere addirittura
disarticolanti per una società, come la nostra, dove il cardine di sopravvivenza
fa perno esclusivamente sulla famiglia e non sullo stato sociale. E’ il
privato che sopperisce all’assenza di accorte politiche di supporto da
parte di chi ci “amministra” e, visto il momentaccio, oggi non
consuma (soluzione di breve periodo) e non fa più figli (soluzione di
lungo periodo). Ecco le soluzioni del privato, al quale la stitichezza della
domanda interna proprio non può interessare.
Da noi, lo “stato
sociale” si confonde con “rendite di posizione”: è
più comodo rivedere le pensioni che smantellare quelle rendite.
(Fine
della terza puntata. Continua)
Per consultare la
documentazione completa di Mauro Novelli.
Di
seguito, riportiamo il testo delle puntate precedenti:
Il
PuntO n° 79. Pensioni: un problema (quasi) inventato ? (2^ puntata).
Di
Mauro Novelli ( 21-9-2006)
Prima ancora di analizzare la
struttura delle uscite e delle entrate dei bilanci INPS, ci corre
l’obbligo di confutare una delle argomentazioni principe portata avanti
da quanti sostengono che le pensioni devono essere riviste.
“Ormai la vita media si aggira sugli 80 anni. Se tizio
va in pensione a 60, vuol dire che ne campa
[ da www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/10601].
In soldoni, il messaggio che si
vuol far passare è questo: mezzo secolo fa si campava 60 anni, quindi un
pensionato percepiva la pensione per non più di quattro cinque anni.
Oggi si campa 80 anni (circa 77 i maschi, circa 83 le femmine), quindi un
pensionato verrà “pagato” per venti anni.
Non sappiamo se tale grossolano
inganno sia anche un autoinganno. Sta di fatto che il gioco delle
“due” carte tra “vita media” e “speranza di vita
ad una certa età”è fin troppo grossolano. Vediamo
perché.
La distinzione tra vita media e
speranza di vita è concettualmente fondamentale.
La vita media è il numero di anni di vita che la statistica
annette ad una popolazione: se l’universo considerato è di due
neonati di cui uno muore alla nascita e l’altro vive 100 anni, la vita
media sarà di 50 anni. E’ evidente che ciò non vuol dire
che l’eventuale terzo nato debba morire verso i 50 anni.
La speranza di vita è il numero medio di anni che (sempre
statisticamente) restano da vivere ai sopravviventi all’età X.
Mentre quindi la speranza di vita alla nascita coincide con la vita media, con
l’andare avanti negli anni la speranza di vita sommata alla
età anagrafica va oltre la vita media. Ad esempio, nel
Ma attenzione: nel 1950, con una
vita media di 63,7 per gli uomini e
di 67,2 per le donne, un 65enne aveva speranza di vita pari a 12,6 anni se
maschio, e di 13,7 anni se femmina,
Per tornare
all’esempio grossolano di Tizio, dobbiamo paragonare la speranza di vita
di 50 anni fa al momento del pensionamento, e lo stesso parametro di oggi al
momento del pensionamento.
La tabella è
illuminante:
SPERANZA
DI VITA (in anni)
-Fonte
Istat - (dato 2002: fornito nel giugno 2006)
|
|
Alla
nascita (corrisponde
alla vita media) |
A 65
anni |
||
|
|
M |
F |
M |
F |
|
1950-53 |
63,7 |
67,2 |
12,6 |
13,7 |
|
1960-62 |
67,2 |
72,3 |
13,2 |
15,2 |
|
1970-72 |
69,0 |
74,9 |
13,3 |
16,2 |
|
1979-83 |
71,0 |
77,3 |
13,4 |
17,2 |
|
1989-93 |
73,9 |
80,4 |
15,0 |
19,0 |
|
1999 |
76,0 |
82,1 |
16,2 |
20,2 |
|
2002 |
76,8 |
82,9 |
16,8 |
20,8 |
|
DIFFERENZA 2002/1950 |
+
13,1 |
+
15,7 |
+
4,2 |
+7,1 |
Il dato è a 65 anni (ma chi opera nel Palazzo è in grado
di perfezionare la rilevazione con età più congruenti col
pensionamento): Tizio, pensionato di oggi, non campa 20 anni in più del
Tizio pensionato di mezzo secolo fa, ma poco più di 4 anni e, se
compariamo la speranza di vita delle signore Tizie, Tizia di oggi vive 7
anni in più rispetto alla Tizia degli anni ‘50.
Lasciamo questa argomentazione ai neodem.
[Fine della
seconda puntata. Continua ]
Segue
il testo della prima puntata .
Il
PuntO n° 78. Pensioni: un problema (quasi) inventato ? (1^ puntata).
Di Mauro Novelli (19-9-2006)
E’ nostra intenzione
analizzare la problematica relativa alle pensioni, argomento sempre
chiacchierato, mai approfondito. Cercheremo di comprendere le dinamiche di un
fenomeno coinvolgente un numero crescente di cittadini (considerati
“deboli” e, per questo, oggetto delle attenzioni pelose di politici
ed entità addirittura internazionali).
Attraverso i bilanci INPS,
valuteremo le incombenze crescenti, comunque poco o per nulla collegati alle
pensioni, e impropriamente imposte all’Istituto di Previdenza, costretto,
negli ultimi 40 anni, a far fronte ad attività che hanno deciso di
affidargli un legislatore furbo ma poco intelligente e forze sociali che si
sono accomodate al desco.
BILANCIO CONSUNTIVO 2005
Il bilancio consuntivo 2005
dell’Istituto (approvato nella riunione del19 luglio 2006) ci fornisce
alcuni macrodati molto interessanti:
- USCITE COMPLESSIVE: 176,807
miliardi di euro di prestazioni istituzionali, con un incremento di 5,764
miliardi (+3,4%) rispetto ai 171,042 miliardi del consuntivo 2004.
- ENTRATE CONTRIBUTIVE: 116,764
miliardi di euro, con un incremento di 2,930 miliardi (+2,6%) rispetto a
113,834 miliardi dell’esercizio 2004.
Se facessimo l’errore di
limitarci a questi dati, la conclusione sarebbe scontata: oltre 60 miliardi di
euro (quasi 117 mila miliardi di vecchie lire) di sbilancio sono effettivamente
insostenibili.
Scopriamo però che le
uscite per il pagamento delle pensioni è di oltre 24,5 miliardi di
euro più basso (quasi 48 mila miliardi di lire) rispetto alle uscite
definite pudicamente “istituzionali”. Infatti:
- SPESA PER PENSIONI: 152,230
miliardi di euro (147,668 milioni nel 2004), con un incremento di 4,562
miliardi di euro (+3,1%).
L’Inps informa inoltre che
“sono state eliminate 1.113.314 pensioni di importo medio mensile di 540
euro, mentre sono state liquidate 1.165.264 nuove pensioni di importo medio 635
euro. Così a fronte di un aumento contenuto nel numero delle pensioni
vigenti (+51.950 rispetto al 2004 – pari a +0,3%) è corrisposto un
aumento del 3,4% rispetto al 2004 della spesa per prestazioni istituzionali,
dovuto anche, tra l’altro, alla perequazione pari a +1,9%. “
(Vedremo di che si tratta).
Insomma, lo sbilancio
“contributi previdenziali meno pensioni erogate” si riduce da oltre
60 miliardi di euro, utilizzati come una clava per dimostrare che occorre
“intervenire sulle pensioni”, a meno di 35,5 miliardi.
Chiediamoci: perché le
prestazioni “istituzionali” dell’Inps sono state dilatate
fino a gravare sulle sue casse per quasi 25 miliardi di euro (2005) oltre la
spesa per pensioni ? Che cosa deve finanziare oltre le pensioni? E
perché deve farlo l’Inps?
Ma le sorprese da chiarire non
sono finite.
Il bilancio Inps ci informa che:
DISAVANZO FINANZIARIO DI
COMPETENZA: 431 milioni di euro;
APPORTI COMPLESSIVI NETTI DELLO
STATO: 71,531 miliardi in termini finanziari di cassa, con un incremento di
8,252 miliardi di euro rispetto al consuntivo 2004 (miliardi 63,279).
Vien da chiedersi:
perché, a fronte di uno sbilancio di poco oltre 60 miliardi, lo Stato
finanzia le casse dell’Istituto di Previdenza con oltre 71,5 miliardi?
AVANZO ECONOMICO DI ESERCIZIO:
2,033 miliardi di euro.
AVANZO PATRIMONIALE NETTO
DELL’INPS: 24,281 miliardi di euro, per effetto del positivo risultato
economico di esercizio (commenta l’Inps).
Ma come? L’Inps non
ce la fa più, ma vanta risultati positivi, tanto da portare
l’Istituto ad un avanzo economico di esercizio pari a 2 miliardi di euro
ed un avanzo patrimoniale di oltre 24 ?
Cercheremo di capirci di
più.
BILANCIO PREVENTIVO 2006.
Intanto, il bilancio preventivo
2006 dell’Inps, rivisto ed aggiornato al 1° giugno 2006,
conferma il trend dell’anno precedente, con alcuni miglioramenti. Ecco i
dati previsionali rivisti:
USCITE COMPLESSIVE: 180,381
miliardi di euro di prestazioni istituzionali, con un incremento di 191 milioni
rispetto alle previsioni iniziali;
ENTRATE CONTRIBUTIVE: 120,976
miliardi di euro di, con un incremento di 754 milioni rispetto alle previsioni
originarie;
SPESA PER PENSIONI: 155,653
miliardi, con un incremento di 68 milioni rispetto alle previsioni originarie;
APPORTI COMPLESSIVI DELLO STATO:
74,929 miliardi di euro di, in termini finanziari di cassa, con un incremento
di 2,244 miliardi rispetto alle previsioni iniziali.
AVANZO ECONOMICO: 1,394 miliardi
di euro di con un miglioramento di 668 milioni di euro rispetto ai 726 milioni
delle previsioni iniziali;
Per effetto del previsto
risultato economico di esercizio, il patrimonio netto dell’Inps al 31
dicembre 2006 è aggiornato in 25,784 milioni di euro.
Se dovessero confermarsi i valori
di bilancio preventivati, il disavanzo complessivo, tra prestazioni
“istituzionali” ed entrate contributive, sarebbe pari a 59,405
miliardi di euro, ma se si considera solo l’uscita per il pagamento delle
pensioni, il vero disavanzo pensionistico (“contributi
previdenziali meno pensioni erogate”) da 59,4 miliardi (drammatizzati
– al solito - per convincere della ineluttabilità di drastici
interventi sui meccanismi pensionistici) si riduce a 34,677
miliardi. In calo rispetto ai 35,5 miliardi del 2005.
In conclusione, rispetto al
2005, aumentano le Entrate contributive (+3,61 %) e diminuisce la Spesa per
erogazione di pensioni (- 1,06 %).
Da rimarcare, inoltre,
l’apporto finanziario dello Stato: in aumento di 3,4 miliardi di euro
rispetto al 2005, nonostante il 2006 lasci ipotizzare il miglioramento di
fondamentali poste di bilancio rispetto all’anno precedente.
VARIAZIONI 2006/2005
Ricapitoliamo le voci più
interessanti dei bilanci INPS con l’andamento 2005/2006,
nell’ipotesi che vengano confermati i valori di preventivo rivisti nel
giugno 2006:
Bilanci INPS con l’andamento
2005/2006
|
1) Le ENTRATE
CONTRIBUTIVE crescono:
|
+
3,61 % |
|
2) La SPESA PER PENSIONI EROGATE
cresce ma, come si vede, meno della crescita dei contributi versati dai
lavoratori.: |
+
2,25 % |
|
3)
Di conseguenza, diminuisce Il PASSIVO del solo settore puramente
pensionistico (CONTRIBUZIONI meno EROGAZIONI): |
- 2,23 % |
|
4) Le USCITE COMPLESSIVE
crescono: |
+
2,02 % |
|
5) Il PASSIVO
“ISTITUZIONALE” comunque diminuisce: |
-
1,06 % |
E’ doveroso – oltre
che interessante - approfondire la questione.
Cercheremo di valutare le
eventuali incombenze improprie accollate all’Inps e di scoprire
“perché e da quando” i contributi pagati dai lavoratori non
sono più stati sufficienti al pagamento delle pensioni.
Anticipiamo un solo dato sulla
Cassa integrazione guadagni, il cui pagamento è stato
“assegnato” alle casse dell’INPS: dal 1° gennaio 1977 al
28 febbraio
Dice:
“Ma paga lo Stato.. ripianando i bilanci dell’INPS …”.
Certo,
ma poiché compare come deficit del bilancio INPS, è passato il
messaggio che bisogna rivedere le pensioni…
Diciamola meglio: se il
legislatore dovesse assegnare all’INPS il pagamento quotidiano di
cornetto, cappuccino e giornale a tutti i posteggiatori d’Italia,
il deficit dell’istituto aumenterebbe: ve la sentite di suggerire
che bisognerebbe rivedere i parametri delle pensioni ?
[Fine
della prima puntata.]