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        L. G i u l i a n i

 

            S u m m a

     C o g i t a t i o n u m

 

 

 

Indice

 

*     Viva Cipro! (20-3-2013)!

*    Smemoranda (17-1-2013)

*    Beagles (19-7-2012)

*    Forma e sostanza (18-7-2012)

*    L'Italiano, questo sconosciuto (18-7-2012)

*    Gente comune

*    Grilleide e dintorni (10-5-2012)

*    Antipolitica e italiano (30-4-2012)

*    Monotono è …(3-2-2012) 1

*     Sono loro o siamo noi ? (1-2-2012) 3

*     Ca...te (17-1-2012) 4

*     Manovra, ancora manovra. (14-1-2012) 5

*     Manovra (5-12-2011) 8

 

 

 

 

 

Viva Cipro!

 

Il parlamento cipriota ha votato contro il prelievo forzoso sui conti correnti, chiesto dall’Unione Europea per il rientro dal debito.

Non sappiamo come evolverà la situazione, ma certamente il voto merita i più fragorosi applausi.

I media stanno dicendo che sarebbe il primo caso del genere: non è così, i meno giovani ricordano che in Italia, parecchi anni fa, il governo Amato effettuò un prelievo del 6 per mille sui conti correnti. Ovviamente, la manovra fece indignare i correntisti ma, in confronto alla misura prevista a Cipro (fino al 15% di prelievo), Amato era un benefattore.

La verità è che il provvedimento, per adesso stoppato, non è solo iniquo, è anche e soprattutto stupido: toglie la fiducia dei cittadini nello stato e nell’Europa, provoca la corsa ai prelievi nelle banche con conseguente collasso del sistema creditizio, rischia un effetto domino negli altri paesi europei, scoraggia gli investitori esteri.

A quando un barlume di lucidità a Bruxelles?

 

Luciano Giuliani

20-3-2013

 


Smemoranda

Vari anni fa esisteva, e non so se esista ancora, un’agenda (cartacea) chiamata Smemoranda, molto diffusa tra gli alunni delle scuole medie e superiori.

Pare comunque che, in questa campagna elettorale in cui tutti i partiti hanno una loro agenda (la parola programma deve essere considerata desueta), la vecchia Smemoranda sia tornata di moda.

Infatti, abbiamo quello che non  ricorda chi ha messo l’IMU, quell’altro che non riesce a ricordare chi ha inventato il redditometro, l’altro ancora che proprio non riesce a rammentare chi ha fatto le c.d. liberalizzazioni, per non dire di quello che non ricorda chi ha aumentato le tasse. Non parliamo poi di chi ha modificato il titolo V della Costituzione, questo si perde nella notte dei tempi e sarebbe uno sforzo di memoria troppo grande per chiunque.

Ma se questi signori sono così smemorati (e si può capire perché ormai sono tutti un po’ anzianotti), perché un’agenda vera non se la comprano? Se poi con i miseri finanziamenti (pardon, rimborsi) pubblici ai partiti non se la possono permettere, non si preoccupino, basta chiedere: gliela compriamo noi, con il prossimo aumento dell’Iva.

Luciano Giuliani

 


Beagles

 

Grande notizia: Green Hill, il sito nel quale si allevavano cani destinati alla vivisezione, è stato posto sotto sequestro.

Ricordo che già quando ero adolescente (metà anni ‘60) il settimanale Epoca lanciò, antesignano degli odierni benemeriti animalisti che hanno ottenuto questo risultato, una campagna antivivisezionista, soprattutto attraverso una grande firma, forse troppo presto dimenticata, Ricciardetto: a lui giungano oggi i bau bau festosi dei cuccioli liberati.

Il beagle: per i pochi che non lo sanno, cane furbo e simpaticissimo. Grande figlio di mignotta, ti fa muovere a compassione con i suoi occhioni lacrimevoli e poi fa quello che gli pare.

Sì, lo so, confessiamolo: vi piacerebbe e ci piacerebbe che i responsabili delle torture che questi poveri animali hanno dovuto subire fossero sottoposti allo stesso trattamento.

Ma su, siamo superiori: accontentiamoci di sentirli latrare nel profondo della loro meschinità.

 

Luciano Giuliani

19 luglio 2012  

 

 


 

Forma e sostanza

 

Alzi la mano chi non è curioso di sapere che cosa si sono detti il Presidente della Repubblica Napolitano e l’ex Presidente del Senato Mancino nell’ormai famosa telefonata oggetto di intercettazione e sulla quale è nato un conflitto istituzionale.

In effetti, la discussione nata tra fautori dell’azione del Capo dello Stato, che ha sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, e la Procura di Palermo ha un qualcosa di surreale: si discetta su chi abbia ragione, senza conoscere il contenuto della conversazione.

Nella maggior parte dei paesi esteri occidentali questa situazione non sarebbe possibile: una discussione in merito non potrebbe prescindere dai contenuti della telefonata; solo in un paese affetto da inguaribile formalismo come il nostro è possibile accendere una disputa su qualcosa che non si conosce.

Dal che discende l’amara considerazione che lo spread (che nel linguaggio finanziario significa letteralmente “scarto”, come da dizionario inglese - italiano Ragazzini, edizioni Zanichelli), finché nel nostro Paese si continuerà con formalismi, bizantinismi e via sofisticando, non è da riferirsi solo ai titoli di stato, ma purtroppo anche ad altri aspetti della nostra società, come quello giuridico, sociale, politico e istituzionale.

Luciano Giuliani

18 luglio 2012    

 

 

 


 

L’italiano, questo sconosciuto

 

Mi è capitato, in questi giorni, di collegarmi ad un sito internet corso (quindi francese) per effettuare una  prenotazione.

Ebbene, sapete qual’è in quel sito (e in tutta la Francia) l’espressione usata al posto di password? Mot de passe.

D’altra parte in Francia, per dire computer, dicono ordinateur

Ma i francesi, si sa, sono sciovinisti e nazionalisti.

Noi invece siamo internazionali.

I massimi vertici istituzionali italiani, per parlare di revisione della spesa (meglio sarebbe “contenimento”) dicono spending review: i più anglofoni con l’accento sulla prima “e” di review, i più vecchiotti, che a scuola hanno studiato solo il francese, con l’accento sulla “w”.

L’Autorità Portuale è diventata da tempo Port Authority, lo spread impazza (a proposito, non date retta ai media - plurale di medium, latino, che adesso però si pronuncia “midia” - i quali ora fanno finta che il termine faccia parte del loro lessico ma prima che rimbalzasse da Bruxelles non l’avevano mai sentito dire, quando spiegano che è la differenza tra titoli di stato tedeschi e italiani, in finanza si usa per definire lo scarto tra due titoli, grandezze economiche o finanziarie qualsiasi), i sindacalisti sono costretti a discutere di job sharing, gli addetti alla finanza di golden share ed i presidenti delle società di calcio di fair play finanziario.

Poi, ci si meraviglia se uno dei libri più famosi degli ultimi decenni in Italia si intitola “Io, speriamo che me la cavo”.

Luciano Giuliani

18 luglio 2012

 


 

Gente comune

 

Chi non ha notato che, ogni volta che si assiste al matrimonio di qualche vip, o al funerale di un personaggio noto, i commentatori televisivi puntualmente ci informano che c’era Tizio, c’era Caio, c’era Sempronio, e poi c’era molta “gente comune”?

Vale la pena di riflettere su questa frase. Secondo questi commentatori, evidentemente, il mondo si divide in due categorie: da una parte i personaggi famosi, o comunque noti, o comunque ancora - secondo i loro parametri - importanti, dall’altra, appunto, la gente comune.

Non importa se poi questa gente comune, composta da artigiani, operai, professionisti, imprenditori, commercianti, è quella che tira avanti il paese e la società, magari spesso occupando posizioni di rilievo, anche se di scarso interesse per i media.

La democrazia dovrebbe cominciare da qui: mettendo da parte la piaggeria e la presunzione, e tributando a tutti indistintamente lo stesso rispetto in quanto persone. Una domanda: chissà quei commentatori a quale delle due categorie ritengono di appartenere?

Luciano Giuliani

 


 

Grilleide e dintorni

 

 

Quando ho fatto notare ad alcuni amici che Beppe Grillo, parlando della mafia, aveva detto che “non strangòla” (con l’accento acuto sulla o) i suoi clienti, qualcuno mi ha detto: “Ma vedrai che l’ha detto apposta, figurati se non sa che si dice “strangola” (con l’accento sulla a).

Giorni fa, però, parlando via rete dei risultati elettorali delle amministrative, Grillo ha detto che la politica si sta “liquefando”, proprio così, “liquefando”, ripetendolo due volte (lasciamo perdere il seguito della frase, peraltro ampiamente ripresa dai media, poco edificante e dal contenuto altamente scatologico).

Eh no, stavolta siamo certi che non l’ha fatto apposta; infatti, l’errore è stato sottolineato anche da qualche quotidiano a tiratura nazionale.

Allora, forse, non l’ha fatto apposta neanche la volta precedente.

Che le barriere della lingua italiana siano più alte di quelle elettorali?

 

***

 

Commentando a caldo l’attentato subito dall’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare, il (la) Ministro(a) dell’Interno Cancellieri non ha trovato di meglio che dire:”E’ una cosa che preoccupa”.

Eh no, Signor(a) Ministro(a): “è una cosa che preoccupa” lo diciamo noi, comuni cittadini, che  la preoccupazione ce l’abbiamo già da soli senza bisogno di quella di chi ci dovrebbe rassicurare.

Da Lei, con tutto il rispetto dovuto alla carica ed alla persona, ci si aspetta ben altro, e cioè: “stiamo facendo questo per prevenire, quest’altro per reprimere, quest’altro ancora perché non si ripeta più ecc.”

Il Presidente della Repubblica, politico di lungo corso e di vecchia scuola, se ne deve essere accorto, se è vero come è vero che il giorno dopo ha sentito, opportunamente, il bisogno di dichiarare a proposito dell’attentato che “certi atti non si ripeteranno, che coloro che li compiono sono dei perdenti” ed altri concetti del genere.

La comunicazione è un’arte difficile: forse almeno in questo i politici (con tutti i difetti che vengono loro, a torto o a ragione, attribuiti) qualche punto ai tecnici lo possono ancora dare.

Luciano Giuliani

 

 


 

Antipolitica e italiano

Di Luciano Giuliani  30-4-2012

 

 

 

Beppe Grillo, nella foga di stupire, dice che la mafia, a differenza del “sistema”, non strangola i suoi clienti, semmai chiede loro il 10 %. Ovviamente, tutti si sono scandalizzati per queste dichiarazioni; a ben guardare, però, Grillo ha ragione: per quanto è dato sapere, la mafia non strangola i propri clienti, al massimo li scioglie nell’acido, li interra nei piloni dei ponti o li ammazza con la lupara.

A noi, però, la boutade di Grillo scandalizza per un altro motivo: lui ha detto “la mafia non strangòla”, proprio così, con l’accento acuto sulla o (scusate ma la tastiera del pc la “o” con l’accento acuto non ce l’ha).

Come fai a prendere per il c…o tutti (scusate il gergo grillesco, ma è per rendere l’idea) se poi dimostri di non sapere l’italiano?

Caro Beppe, la credibilità è un traguardo difficile, e passa anche attraverso le forche caudine della grammatica; sempre che tu non sostenga che l’hai detto apposta o, secondo moda, a tua insaputa.

30 aprile 2012

Luciano Giuliani

 


 

 

Monotono è …

Di Luciano Giuliani  3-2-2012

 

Il nostro Presidente del Consiglio è - finalmente - scivolato su una buccia di banana: ha detto che il posto fisso è monotono, suscitando ire, critiche e quant’altro.

La battuta, certamente infelice, lo ha però umanizzato: da robot che parla con voce uniforme (quella sì, monotona) e con cadenze lente, scandendo le parole una per una per dare il tempo di capirle ai traduttori simultanei nei consessi internazionali, a persona che può sbagliare, ricordando molto da vicino la memorabile gaffe sui bamboccioni di Padoa Schioppa.

Proprio perché umano, però, possiamo permetterci di commentarlo (non di criticarlo, per carità, perché di questi tempi non è cosa).

E allora, vediamo che cosa sarebbe monotono.

Monotono è …:

lavorare sempre per lo stesso datore di lavoro;

ricevere tutti i mesi una busta paga;

ricevere tutti i mesi l’accredito dello stipendio;

andare tutte le mattine nello stesso posto di lavoro;

vedere sempre le facce degli stessi colleghi,

e via annoiandosi.

Noi, però, avendo la fortuna di conoscere qualcuno di quei pochissimi che non vivono questa noiosissima vita ma che, orgogliosamente, si definiscono “precari”, siamo in grado di dare alcuni consigli per provare la scarica di adrenalina che dà, appunto, la precarietà.

E allora, specie se avete avuto la sfortuna di trovare un posto fisso, cercate affannosamente un lavoro a termine o un lavoro a progetto (non parliamo di un job sharing o di un co.co.co., potrebbero darvi alla testa): proverete l’inebriante emozione che dà l’esplorazione dell’ignoto. Infatti non saprete:

se il mese prossimo avrete ancora uno stipendio;

se nei prossimi giorni, o settimane o, peggio, mesi, rivedrete ancora le facce noiose dei vostri colleghi o magari riuscirete, invece, a fare interessanti conoscenze con i frequentatori del parco più vicino;

se la vostra banca vi concederà il mutuo per la prima casa;

se riuscirete a pagare la rata della macchina o dovrete venderla e andare finalmente a piedi, in un improvviso empito ecologista;

se i contributi vi daranno una pensione sufficiente per i bruscolini.

Attenzione: se amate la vita noiosa del posto fisso, siete out; se invece amate gli eccitanti stimoli della precarietà, siete in. Regolatevi.

Luciano Giuliani

3 febbraio 2012

 

 


 

Sono loro o siamo noi?

 Di Luciano Giuliani 1-2-2012

  

Annosa questione: la classe politica italiana è lo specchio fedele, nel bene e nel male, della società italiana?

Oppure i cittadini sono migliori e meriterebbero una classe politica più onesta?

Il problema è tuttora irrisolto e non abbiamo certo la pretesa di risolverlo noi.

Proviamo quindi a ricordare insieme qualche episodio di cronaca recente, in modo che ognuno possa trarre le sue conclusioni.

Esaminiamo per primi alcuni fatti di cronaca che riguardano i politici; evitiamo di fare nomi, primo perché qui non interessano i singoli (le cui responsabilità, tra l’altro, in molti casi sono ancora tutte da accertare), ma i politici come categoria; secondo, perché tanto tutti sanno di chi si parla.

Uno compra una casa e dice che gliela pagano a sua insaputa; un altro compra un complesso immobiliare a 26 milioni di euro e dopo un’ora la rivende a 44 milioni; un altro ancora, accusato di aver sottratto 13 milioni alle casse del partito di cui è tesoriere (invece di investirli, magari in Tanzania secondo l’ultima moda), propone di restituirne 5; Tizio è accusato di essere referente del clan tal dei tali, Caio del clan talaltro: il primo se ne va in giro tranquillamente, l’altro ha fatto una breve visita alle patrie galere, non ha gradito e adesso va in giro tranquillamente anche lui; c’è anche chi, a quanto si dice, avrebbe comprato autostrade a peso d’oro, per non dire di quelli meno originali che - sempre a quanto si dice - barattano voti con lavori o con favori (in enigmistica si chiama cambio di iniziale).

Veniamo ai cittadini: il confronto è serrato, perché ce ne sono di quelli che a questi politici, pur così ingegnosi, danno veramente del filo da torcere.

Così, abbiamo il luminare medico che, dietro il pagamento di una modica somma, ti fa scalare un po’ di posti (e di mesi) nella graduatoria delle visite o degli interventi; il cieco con la passione della guida, che si permette l’auto grazie alla pensione di invalidità; l’orfano che, non volendo rassegnarsi alla scomparsa della cara madre, rimuove il fenomeno e continua a riscuotere la pensione; e che dire di quei fedeli militari (appartenenti ad un corpo che dovrebbe far pagare le tasse) che tenevano bordone a chi svuotava i video poker e le slot machine, in modo da farle trovare vuote ai controlli e da evitare ai gestori l’incomodo di pagare le tasse?

E’ una bella gara. Comunque, Prof. Monti, non si preoccupi: se quelli che abbiamo citato, e tutti quelli come loro, non pagano, stia pure tranquillo: per pagare ci siamo noi.

 Luciano Giuliani 1 febbraio 2012

 


 

Ca...te

Di Luciano Giuliani 17-1-2012

 

Chi ci conosce sa che non amiamo il turpiloquio né le c.d. parolacce, quanto meno in pubblico.

Ma certi aspetti di cronaca e di costume impongono di approfondire un tema che non puo' che definirsi (e ce ne scusiamo fin d’ora) con il termine "cazzate".

Intendiamo dire che un sacco di gente, ormai, compie con sempre maggior frequenza atti, gesti, azioni che non possono che definirsi con questo termine.

Ma questo potrebbe anche essere accettato come un segno del progressivo elevarsi della soglia della maturità, che magari per certuni può anche non arrivare mai, se non fosse che questi atti (appunto, le cazzate) vengono compiuti nel bel mezzo di attività serie, importanti e spesso rischiose.

Alcuni esempi: chi non ricorda il video di quel tizio che si era filmato alla guida della propria auto, con lo stereo a palla e contorcendosi freneticamente al volante a tempo di musica? Dopo un po' di tempo, provocò un incidente mortale.

E. quei medici del reparto malati terminali di un ospedale toscano (per carità di patria non lo cito) che hanno messo in rete un video in cui cazzeggiano allegramente per le corsie? Intorno, poveri cristi ricoverati più di qua che di là.

Non risulta che cotanti sanitari abbiano provocato danni alla salute dei pazienti, ma vi fidereste ad essere curati da gente così?

Ricordate poi quei piloti americani che per gioco, volendo passare tra i piloni di una cabinovia sulle Alpi ed avendo sbagliato mira, causarono la morte di una ventina di persone? Tra l’altro, furono rimpatriati in tutta fretta lasciando il nostro paese dove erano di stanza, e non risulta che abbiano ricevuto in patria la giusta punizione.

E infine, veniamo ai fatti più recenti. Fermo restando che, per accertare le responsabilità, occorre attendere l'esito delle inchieste in corso, pare che all'origine del naufragio della Costa Concordia ci sia comunque il vezzo di salutare qualcuno sull'Isola del Giglio: una cazzata bella e buona. Decine di volte e' andata bene, stavolta e' andata male.

Ma da che cosa nasce questa passione per le cazzate? Difficile dirlo; a voler essere sintetici, si potrebbe dire che, in un mondo in cui l'ordinario, per quanto importante e ben fatto, non dà visibilità, ma siccome oggi la visibilità è tutto, uno - basta che sia un po’ labile di comprendonio e di personalità - può essere portato a cercare di conquistarsi un po' di visibilità facendo qualcosa, secondo lui, di straordinario. E se uno e' mediocre, la dimensione del suo straordinario è, appunto, la cazzata.

Il rimedio? A livello sociale e' molto complicato: bisognerebbe tirare in ballo i media, il linguaggio, la politica ecc.

A livello individuale e' un po' più facile: basta avere un po' di cervello e, possibilmente, farlo funzionare.

Luciano Giuliani 17 gennaio 2012

 

 


 

Manovra, ancora manovra.

Di Luciano Giuliani 14-1-2012

 

Allora, dopo la fase 1, in pieno annuncio della fase 2 e, ciononostante, dopo il doppio declassamento di S & P a danno dell’Italia (che pure è in ottima e numerosa compagnia nel subire gli strali dell’agenzia di rating), proviamo a fare un punto della situazione.

Quando gli sforzi sono molti, ed i risultati scarsi, forse è il caso di chiedersi se si sta intervenendo sulle priorità.

Dando per un attimo per scontato che le misure che hanno contraddistinto la fase 1 fossero urgenti ed inevitabili, a prescindere dalla loro indubbia ed incontestata portata recessiva, proviamo a disegnare quello che, secondo noi, è allo stato attuale il quadro delle priorità dell’Italia in materia economica, distinguendo nettamente, però, tra interventi di contrasto a ciò che è illegale (priorità 1) ed interventi di regolazione di attività lecite e lecitamente svolte (priorità 2):

E quindi:

A.      Interventi a priorità 1:

A.1. Contrasto delle attività economiche illegali

A. 2. Contrasto dell’evasione fiscale

A.3. Contrasto dell’evasione contributiva

B. Interventi a priorità 2:

B.1. Riduzione costi della politica a livello generale

B.2. Mercato del lavoro

B.3. Liberalizzazione grandi attività (energia, trasporti ecc.)

B.4. Liberalizzazione altre attività (professioni, farmacie, taxi e via enumerando).

Esaminiamo ora un po’ più da vicino questo quadro, cercando di spiegarlo.

Anzitutto, non si vede come qualunque governo (tecnico, politico o di altra categoria ancora da inventare) possa pretendere con un minimo di decenza sacrifici dai cittadini che rispettano la legge (benestanti o meno che siano) se non dando prova, un attimo prima o almeno contemporaneamente, di intervenire con pari efficacia (e cioè, visto che si parla di soldi, con pari risultato economico), sulle attività di tipo illegale (quelle sopra indicate sub A). Per spiegarsi meglio: non vorremmo più sentir parlare di sequestro di beni alla criminalità organizzata per decine di milioni, ma per decine di miliardi. E’ di questi giorni la notizia che la Mafia S.p.A. è l’azienda italiana con il maggio fatturato: allora? Comprendiamo che sia più facile aumentare le accise sulla benzina e tagliare le pensioni oltre che (lo diciamo per non apparire populisti) tassare i suv e le barche: ma chi viaggia in auto, prende una pensione o acquista un bene di lusso compie (fino a prova contraria) attività legali. Perché non colpire prima, o almeno in contemporanea e con pari determinazione, chi compie attività illegali? Sinceramente, non si ha la sensazione che ciò stia avvenendo.

Lo stesso si dica per l’evasione fiscale: alla caccia allo scontrino fuori dalla panetteria (frustrante per chi la subisce e, immaginiamo, per chi la fa), occorre affiancare, con risorse proporzionali, il capillare smascheramento dei grandi evasori abituali, noti a tutti meno che, pare, a chi dovrebbe rilevarli. Al di là delle operazioni di immagine di Cortina piuttosto che di Via Condotti (che magari avranno anche un’efficacia educativa ma si risolvono in pochi spiccioli), benedetti signori, avete tutti i dati comodamente sui vostri computer, volete decidervi ad usarli?

E che dire dell’evasione contributiva? Un esempio per tutti (tanti e notori): nei periodi di raccolta dei vari prodotti agricoli, i campi sono pieni di poveri cristi di colore scuro, visibili a migliaia di automobilisti che lungo questi campi sfrecciano, senza che nessuno tra coloro che dovrebbero farlo si preoccupi di andare a vedere se sono assunti regolarmente: viene il sospetto che sia molto più semplice andare a fare ispezioni presso grandi aziende, che però di solito assumono ed assicurano in maniera regolare i propri dipendenti.

Sperando di essere stati esaustivi sulle priorità1, passiamo alle priorità 2.

A furia di sentir parlare degli stipendi di deputati e senatori, si rischia addirittura di provare un moto di solidarietà per questi signori che, coscienti non tanto di prendere troppo ma di produrre poco, non hanno il coraggio di replicare. E allora ci permettiamo di farlo noi per loro: abbiamo idea di quanti sono i consiglieri e gli assessori regionali, oltre che provinciali e comunali? E quanto si potrebbe risparmiare intervenendo qui, oltre che sui parlamentari? E che dire del fenomeno di “irizzazione” diffusa (cioè costituzione di infiniti piccoli IRI - abolito da tempo a livello nazionale – a livello locale per la gestione di attività collegate ad enti pubblici locali), con tanto di migliaia di consigli e consiglieri di amministrazione con relativi gettoni, amministratori con relativi compensi, quasi sempre coincidenti con politici o ex politici? Di questo non parla nessuno (ci ha provato qualche mese fa il leader della CISL Bonanni, ma qualcuno gli deve aver detto che non è il caso, perché non l’ha più ripetuto), eppure sarebbe una fonte di risparmio esponenziale rispetto al pur giusto contenimento del costo dei parlamentari.

Mercato del lavoro. Una sola osservazione: è possibile lanciare un’indagine su un campione significativo di quei milioni di giovani precari che affollano il mondo del lavoro attuale, e chiedere loro se preferiscono prendere cinquecento euro al mese, senza diritti e tutele, con una contribuzione irrisoria e la disoccupazione dietro l’angolo tra pochi mesi, o essere assunti a tempo indeterminato, avere uno stipendio a livello quanto meno di minimo contrattuale, riconoscimento di ferie, malattia ed una contribuzione al 32%, ma senza la tutela dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori? Facciamo un gran parlare dei sacrifici di questa generazione in nome di quelle future, ma quando si tratta di mollare qualcosa il discorso cambia.

Infine, le liberalizzazioni. Ben vengano, ma a due condizioni. La prima, che si cominci dalle attività economicamente più rilevanti, e quindi in grado di liberare maggiori risorse. La seconda che, passando poi alle altre attività, ci si renda conto di che cosa si parla e si proceda con gradualità, traguardando il futuro e senza bisogno di mandare in rovina chi si è costruito la propria esistenza a prezzo di sacrifici e, senza sua colpa, agendo legittimamente in base alle regole preesistenti. Attenzione, si tratta di soggetti che hanno agito nella legalità, e non meritano di essere trattati come dovrebbero essere trattati (e ancora, invece, non sono) come quelli di cui sopra elencati sotto la lettera  A.

Luciano Giuliani 14 gennaio 2012

 


 

Manovra

 Di Luciano Giuliani  5-12-2011

 

Il quotidiano La Repubblica, non ritenendo ancora (e forse, al momento, ciò può essere anche comprensibile) criticare apertamente la manovra del neonato governo Monti, affida pudicamente, nel numero di domenica 4 dicembre, una velata critica alla penna del noto e quotato commentatore economico del New York Times, Paul Krugman, ospitandone un articolo; Krugman in estrema sintesi, in controtendenza con le politiche economiche, tutte nel senso dell’austerità, delle istituzioni europee e statunitensi, bolla dette politiche come recessive, ed afferma che costituiscono un rimedio peggiore del male avendo in sé tutte le potenzialità per condurre definitivamente alla rovina le economie occidentali, al di qua e al di là dell’Atlantico.

L’articolista non è il solo, tra gli economisti mondiali, a propugnare detta tesi.

Peraltro, molto più modestamente, da tempo noi sosteniamo che non è “togliendo i soldi di tasca alla gente”, e cioè riducendone la capacità di spesa, tagliandone drasticamente i consumi, e conseguentemente riducendo gli scambi, abbattendo la produzione proporzionalmente alla caduta della domanda, riducendo di conseguenza la produzione e, quindi, l’occupazione: innescando cioè un procedimento perverso, un loop recessivo e depressivo, che si risollevano le sorti economiche dell’Italia e dell’Europa (non abbiamo la presunzione di parlare del mondo, ma abbiamo visto che altri molto più autorevoli di noi ne parlano negli stessi termini).

E’ grazie alle politiche di austerità che la crisi Lehman si è velenosamente estesa a tutto il pianeta; che la crisi greca (secondo Krugman l’economia della Grecia sta a quella europea come quella di Miami sta a quella degli Stati Uniti) è stata amplificata fino a rischiare di travolgere l’Europa e la sua moneta; forse, si può evitare il tracollo definitivo correggendo in corsa la manovra italiana e, più in generale, le politiche europee votate all’austerità più spinta (e, in quanto tale, suicida), limitandone la severità ed introducendo vere misure espansive, che al contempo scoraggino da un lato l’esportazione di capitali all’estero (la Svizzera sta ringraziando a profusione) e il ritiro del denaro dalle banche (aggravandone la pesante mancanza di liquidità), dall’altro favoriscano la ripresa della domanda, della produzione e dell’occupazione, con il conseguente aumento della base imponibile.

Per concludere (notazione tutta nostra, dato che il fenomeno dell’evasione fiscale è squisitamente italiano): possibile che si pensi veramente che abbassando la soglia delle transazioni in contanti si faccia emergere il c.d. “nero”? O non si ritiene invece che con una seria politica di indagine (che non si limiti a chiedere lo scontrino alla casalinga che esce dalla panetteria ma si rivolga a quei soggetti spesso noti ma altrettanto indisturbati) e, soprattutto, attivando finalmente quel conflitto virtuoso di cui da anni si parla a vuoto che consenta di detrarre buone parte delle spese sostenute dai cittadini, si ottengano migliori risultati?

Luciano Giuliani  9-12-2011