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IRROGANTO
di Mauro
Novelli Altri documenti Inserito
il 14-12-2006
Piccola
rassegna
(14-12-2006)
Da La Stampa (14-12-2006) - Scoperta
maxi truffa ai danni di due banche.
Da La Repubblica (14-12-2006)
- Nel 2007 l'India supererà la Cina per tasso di crescita
Tra gli indagati figurano vari imprenditori,
un notaio e due direttori di banca
VENEZIA
Una maxi truffa ai danni di due banche nazionali è stata scoperta dal
nucleo regionale di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia, che
sta effettuando numerosi arresti e perquisizioni.
L'operazione, coordinata dalla magistratura veneziana, è scattata in
Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e
Puglia. Tra gli indagati figurano vari imprenditori, un notaio e due direttori
di banca. Decine di milioni di euro sono il frutto della truffa messa a segno
dall'organizzazione che si serviva di prestanome per accedere a mutui destinati
all'acquisto di immobili a prezzi gonfiati. I finanzieri hanno accertato che i
mutui sottoscritti da prestanome, giovani e immigrati regolari dietro il
compenso di 1.000 euro, hanno riguardato, per il momento, un'ottantina di
immobili.
MILANO - L'India supererà la Cina l'anno prossimo, diventando l'economia
a maggiore crescita del mondo. Lo rileva il capo-economista per l'Asia di
Credit Suisse, Dong Tao, che ha recentemente alzato le stime sul Pil 2007 del
subcontinente al 10% dal precedente +8,5%. A favorire la crescita – secondo la
banca d’affari americana – contribuirebbero il boom dei consumi e della spesa
pubblica. L'economia cinese d’altro canto dovrebbe crescere invece del 9,9%
l'anno prossimo, in rallentamento dal 10,4%stimato per il 2006. Superare il tasso
di crescita della Cina per la prima volta in almeno 20 anni potrebbe attirare
gli investimenti stranieri di cui l'India ha bisogno per ammodernare le
infrastrutture e creare posti di lavoro. Il primo ministro indiano Manmohan
Singh punta a stimolare la crescita economica per sollevare dalla
povertà 350 milioni di persone, nel secondo paese più popoloso
del mondo dopo la Cina.
Un’ulteriore conferma che il gigante cinese,
per la prima volta dopo anni, rallenterà il passo nel 2007 è
arrivato anche dalla Banca Mondiale. Secondo le stime dell’istituto di
Washington, il Pil della Cina dovrebbe rallentare per la prima volta dopo anni
di sviluppo impetuoso scendendo nel 2007 ad un tasso inferiore al 10%,
cioè al 9,6%, per arrivare all'8,7% nel 2008.
In generale, per la Banca Mondiale la crescita
dell'economia mondiale ha raggiunto un punto di svolta e si prospetta un
rallentamento guidato dagli Stati Uniti. Un "soft landing"resta
comunque probabile, ma per l'istituto il raffreddamento del mercato immobiliare
Usa può innescare una contrazione più brusca delle previsioni ed
anche una recessione, che potrebbe avere maggiore impatto sulle nazioni in via
di sviluppo.
In base ai calcoli, il Pil mondiale
crescerà quest'anno del 5,1%, per rallentare al 4,5% nel 2007 e risalire
leggermente al 4,6% nel 2008. Nel rapporto annuo la crescita dei paesi in via
di sviluppo viene indicata al 7% quest'anno, al 6,4% l'anno prossimo e al 6,1%
nel 2008. Le economie dei paesi industrializzati si espanderanno invece ad un
tasso del 3,1% quest'anno, del 2,4% nel 2007 e del 2,8% nel 2008.
L'indebolimento dell'economia dovrebbe quindi
abbassare i prezzi del petrolio, che la banca stima a 56 dollari al barile nel
2007 e a 53 dollari l'anno successivo.
C’è una voglia crescente di euro in
alcuni settori dell'economia globale. Una tendenza che si agita da tempo ma che
ultimamente ha assunto nuovo vigore. Ha cominciato alla chetichella il ministro
delle Finanze iraniano Davoud Danesh-Jafari, secondo Paese produttore Opec, ad
annunciare nei giorni scorsi che Teheran potrebbe iniziare a vendere il proprio
petrolio anche in euro, cioè "Oil for euro". «Stiamo
programmando di condurre le nostre transazioni finanziarie in moneta unica
anziché in dollari», ha detto Davoud Danesh-Jafari. Inoltre stiamo spostando
parte delle riserve in euro. Naturalmente c’è un bel po’ di propaganda
nell’annuncio e più di un motivo politico di opposizione a Washington
nella presa di posizione iraniana che dal
«L’Iran - dice Antonio Cesarano capo economista di MPS Finance - probabilmente
sta fiutando il fatto che nel caso di forte rallentamento del ciclo americano,
gli stessi Usa potrebbero avvalersi della consueta politica di svalutazione del
dollaro per supportare l’economia».
Che i Paesi produttori di petrolio abbiano ridotto la loro esposizione verso il
dollaro americano ai minimi degli ultimi due anni, reindirizzando parte degli
introiti ottenuti dalla vendita di greggio su euro, yen e sterlina britannica,
è un fatto appurato. Lo riportano le ultime statistiche della Banca dei
regolamenti internazionali di Basilea che confermano le voci di mercato di
un’uscita dal dollaro, che potrebbe incrementare la pressione sul biglietto
verde, già in declino (per ora sul mercato il cambio euro/dollaro si attesta
a 1,3200) a causa del deficit commerciale soprattutto con la Cina e al
galoppante disvanzo pubblico, spinto anche dalle crescenti spese di guerra in
Iraq.
Certamente siano di fronte ancora a timidi segnali, non a un capovolgimento di
strategia complessiva, e non potrebbe essere diversamente. I movimenti
effettuati dai paesi produttori di greggio sono stati minimi: Russia e Opec
hanno diminuito gli asset denominati in dollari dal 67% del totale del primo
trimestre al 65% nel secondo, aumentando dal 20 al 22% quelli in euro e yen. Ma
l’ultima volta che hanno operato una mossa simile, a fine 2003 l’euro è
stato spinto ai massimi storici sul dollaro. È vera svolta? Un po’ di
cautela è d’obbligo; per ora limitiamoci a dire che per chi riceve pagamenti
in dollari c’è sempre più voglia di smarcarsi dal biglietto verde
per non dover pagare il conto della svalutazione strisciante.