Diario MNSintesi dell’attività giornaliera di

Mauro Novelli

  

 

 


 

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Mercoledì 30 Maggio 2018

 

Sintesi dell’intervento di Mauro Novelli / Adusbef al convegno:

” “FINANZA ETICA E SOCIALMENTE RESPONSABILE”

a conclusione del progetto “Fine seven to seventeen”

cofinanziato dalla Regione Lazio.

 

Quando si parla di etica, è’ un mio chiodo fisso chiarire che:  “Etica” e “Morale” non sono sinonimi, anche se ormai vengono usati alternativamente. Così come non sono sinonimi i termini “principi” e “valori”, anch’essi usati indifferentemente.

Chiariamo.

I “principi” costituiscono la sorgente intellettuale delle mie azioni. Io non rubo per principio.

I “valori” costituiscono la traduzione da personale a sociale dei principi. Se i membri di una società hanno principi simili (non rubano per principio) tenderanno a valorizzare questa caratteristica comune, ne faranno dei valori e cercheranno di proteggerli sanzionando chi li viola.

Dalla distinzione tra questi due termini discende quella tra etica e morale. 

L’”etica” (da “ethos”) è il modo d’essere personale, è la fonte intellettuale delle azioni di un individuo, organizza i suoi principi. Il concetto è tipicamente greco.

La “morale” (da “mos”) è la traduzione da personale a sociale dei principi etici individuali: organizza i “valori” riconosciuti e protetti dalla società in cui vivo. E’ concetto tipicamente romano. Ed infatti, in latino il termine “etica” non veniva tradotto con “moralitas” ma con un giro di parole: “Disciplina virtutis, officii et bene vivendi”.

 

Perché, oggi, dobbiamo continuamente richiamare – quasi con nostalgia – il fatto che, in ogni branca sociale, non esistono più né etica né morale? Perché sono cambiati i “principi” trasmessi e si è allentata manifestamente la protezione dei “valori” che costituiscono l’innesto nel sociale di quei principi?

La faccio semplice: perché non sono stati più curati gli strumenti ed i metodi di trasmissione dei principi e di valorizzazione di questi. A cominciare dai due strumenti classici di trasmissione intergenerazionale della cultura e dei saperi: la scuola (la più importante invenzione dell’uomo) e la famiglia. Cinquanta anni fa si suggeriva ai giovani, con uno slogan eversivo: “Fotti il sistema: studia!”. Da quando si è frantumata l’alleanza tra scuola e famiglia (a far tempo dalla prima metà degli anni ’70 del secolo scorso) i principi trasmessi hanno perso di chiarezza, si sono offuscati. Ne consegue che anche la protezione sociale dei valori si è allentata pericolosamente. Negli ultimi lustri si è assistito addirittura ad una contrapposizione scuola-famiglia: la trasmissione di “principi” e di “valori” non è più integrata, ma quasi conflittuale. 

Ormai, nei rapporti umani, etica e moralità navigano a vista.

 

Nel giro di un trentennio, la fine delle ideologie ha permesso a gruppi di potere, portatori di principi completamente diversi da quelli intergenerazionali trasmessi in precedenza, di imporre e proteggere valori altrettanto diversi.

Si veda l’elaborazione della Trilateral in merito alla “democrazia” del 1975.

 

Attraverso un lavoro (per ora vincente) si mira a dimostrare che i principi del sistema neoliberista – imposto al pianeta -  non solo sono i principi del sistema migliore, ma – dopo la caduta del muro di Berlino - che questo è addirittura il sistema “naturale”. Da ciò discende che i valori, che da quei principi derivano, vanno protetti da ogni critica, che ogni forma mirante a rivedere le caratteristiche di quei valori e dei principi sottostanti, va combattuta come innaturale tentativo di parte, di retroguardia e battuta con ogni mezzo.

Dal 1400 con gli Umanisti, fino alla fine del secolo scorso, si è cercato costantemente di porre (o di porre di nuovo) l’Uomo al centro delle attenzioni generali, anche e soprattutto politiche ed economiche. Da circa 30 anni, in ambiente finanziario, dove il fenomeno è particolarmente evidente, gruppi di potere, sono riusciti a scalzare l’”Uomo” e porre al centro l’”Azionista”, promuovendo l’attività economico-finanziaria (soprattutto finanziaria) quale nerbo dell’agire intellettuale della società.

Nota di cronaca. Sono arrivati a sostenere, tramite il Commissario UE al Bilancio, Oettinger, che sarà il mercato ad insegnare agli Italiani a votare.

Questa disarticolazione di principi e valori ha dato luogo ad una reazione di autoprotezione dei cittadini, attraverso l’affermazione e la difesa ad oltranza di una sola faccia della medaglia, quella dei “diritti”, trascurando completamente ed offuscando quella dei “doveri”. [Barbano, direttore de Il Mattino definisce il fenomeno col termine “dirittismo”]. Si sono create in tal modo distorsioni e devianze nei rapporti umani: ciascuno si considera  portatore di soli diritti.

Seconda nota di cronaca. La nostra attuale crisi istituzionale viene da tutte le parti in causa imputata ad altri. In particolare si tende ad affermare che l’altra parte sta violando il primo articolo della nostra Costituzione. Ma di questo si cita solo quella inerente il diritto: “La sovranità appartiene al popolo”, si afferma duramente. Ma questo articolo continua con l’esplicitazione delle modalità di esercizio di quel diritto da parte del popolo: “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”. Ma il versante del “dovere” poco interessa.

 

Concludo con un veloce ma illuminante excursus circa l’evoluzione, nel nostro paese, dei rapporti tra settore della domanda (consumo) e settore dell’offerta (produzione) negli ultimi 150 anni.

 

Oggi si considera del tutto normale, anzi – come si diceva - “naturale”, il processo per cui l’offerta/produzione, al di là di ogni esigenza della domanda/consumo, appronta strumenti specifici (mediatici, legislativi, militari ecc.) per creare surrettiziamente uno sbocco commerciale a quei servizi/prodotti immessi sul mercato e non sollecitati dalla domanda, né suggeriti originariamente da esigenze specifiche dei consumatori.

Sono riusciti a far generalmente considerare questo processo del tutto naturale: ogni forma (umana, politica, culturale, legislativa, militare) di opposizione ad esso è azione contro natura.

 

Ma quali erano le caratteristiche del rapporto Domanda/Offerta 150 anni fa, subito dopo l’affermazione ed il consolidamento della prima rivoluzione industriale?

Riporto un passo, tratto dal lavoro in 5 volumi sulla Economia pubblica, di Marco Minghetti, due volte primo ministro, nel 1863 e nel 1873; più volte ministro del Regno d’Italia, con Cavour, Ricasoli e Menabrea ed esponente della destra storica (sottolineo: destra storica):

 

Neanche Marx osò ipotizzare una evoluzione simile nel rapporto domanda/offerta e, in generale, nei rapporti di classe: dal primato della “domanda” di metà ‘800, alla prepotenza dell’”offerta” di fine ‘900-2000.

Mauro Novelli (Maggio 2018)

 


Mercoledì 16 maggio 2018

Dal Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento No. 7/2017

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DIPARTIMENTO DEL TESORO

 

 

 

Sintesi

 

Il Rapporto annuale analizza sotto diversi aspetti i fenomeni delle frodi su carte di pagamento, le manomissioni agli ATM e le revoche delle convenzioni dei POS. In particolare, rispetto alle frodi su carte di pagamento (transazioni non riconosciute), si fa riferimento alle frodi perpetrate da carte emesse in Italia e utilizzate sia in Italia che all’Estero.

 

 

Transazioni non riconosciute

 

Nel 2016, rispetto al 2015, il valore delle transazioni non riconosciute (frodi) rispetto al totale dei pagamenti genuini mediante carta è diminuito dallo 0,0171% allo 0,0164%, mentre in aumento è l’incidenza in numero (numero di frodi rispetto al numero di transazioni genuine), passata dallo 0,0110% allo 0,0129%.

Il valore delle frodi è sostanzialmente stabile sui livelli dell’anno precedente (+0,5%), a differenza del numero delle stesse che è aumentato sensibilmente (+26%), con una diminuzione del valore medio delle singole transazioni, che passa da 159€ a 127€. Il totale dei pagamenti genuini, sia in valore sia in numero, è aumentato nel 2016 rispettivamente del 5% e 8%.

Dal 2009 al 2016 il totale dei pagamenti genuini, sia in valore sia in numero, è costantemente aumentato, a riprova di un maggior utilizzo degli strumenti di pagamento alternativi al contante. L’aumento nel periodo è stato pari al 70% in numero e al 51% in valore.

 

 

Figura 1: Incidenza e frodato in termini di valore e numero, serie storica

 

 

 

Incidenza valore: Valore in euro delle transazioni non riconosciute su carte emesse in Italia diviso per il valore di tutte le transazioni genuine effettuate con carte italiane.

Incidenza numero: Numero delle transazioni non riconosciute su carte emesse in Italia diviso per il numero di tutte le transazioni genuine effettuate con carte italiane.

Valore standardizzato o Valore: Controvalore delle transazioni non riconosciute nell’anno di riferimento diviso per il valore del 2009 (il risultato viene moltiplicato per 100). Se il valore standardizzato è pari a 100 significa che il controvalore in euro è uguale a quello del 2009, se è pari a 110 significa che il controvalore è aumentato del 10% rispetto a quello del 2009.

Numero standardizzato o Numero: Numero delle transazioni non riconosciute nell’anno di riferimento diviso per il numero del 2009 (il risultato viene moltiplicato per 100). Se è pari a 100 significa che il numero delle transazioni è uguale a quello del 2009, se è pari a 110 significa che il numero delle transazioni è aumentato del 10% rispetto a quello del 2009.

 

L’importo di una singola transazione frodata è mediamente maggiore dell’importo medio di una transazione genuina, questo spiega perché le incidenze in valore sono sempre superiori a quelle in numero.

L’analisi delle incidenze della serie storica 2009-2016 descrive un fenomeno sostanzialmente sotto controllo, sia in termini di valore che di numero. In particolare l’incidenza in termini di valore si conferma in diminuzione per il terzo anno consecutivo (v. Fig. 1), a differenza di quanto accade nei principali paesi europei (v. Confronti Internazionali). L’incidenza in numero mostra un andamento altalenante, compreso tra lo 0,09% e lo 0,013%.

Se passiamo ad analizzare le incidenze specifiche in valore per canale di pagamento assistiamo, rispetto al 2015, ad una riduzione generalizzata su tutti i canali. In particolare, per la prima volta dall’inizio della rilevazione, l’incidenza in valore sul canale Internet scende a livelli inferiori rispetto a quelli registrati nell’anno precedente. In termini di numero di frodi, nei canali Internet e POS si assiste ad un aumento della relativa incidenza mentre, nel canale Prelievi, ad una sua diminuzione.

 

L’importo di una singola transazione frodata è mediamente maggiore dell’importo medio di una transazione genuina, questo spiega perché le incidenze in valore sono sempre superiori a quelle in numero.

L’analisi delle incidenze della serie storica 2009-2016 descrive un fenomeno sostanzialmente sotto controllo, sia in termini di valore che di numero. In particolare l’incidenza in termini di valore si conferma in diminuzione per il terzo anno consecutivo (v. Fig. 1), a differenza di quanto accade nei principali paesi europei (v. Confronti Internazionali). L’incidenza in numero mostra un andamento altalenante, compreso tra lo 0,09% e lo 0,013%.

Se passiamo ad analizzare le incidenze specifiche in valore per canale di pagamento assistiamo, rispetto al 2015, ad una riduzione generalizzata su tutti i canali. In particolare, per la prima volta dall’inizio della rilevazione, l’incidenza in valore sul canale Internet scende a livelli inferiori rispetto a quelli registrati nell’anno precedente. In termini di numero di frodi, nei canali Internet e POS si assiste ad un aumento della relativa incidenza mentre, nel canale Prelievi, ad una sua diminuzione.

 

 

Canale internet

 

Sul canale Internet si è verificata una diminuzione dell’incidenza delle frodi in valore di 0,04 punti percentuali, che corrisponde ad una variazione percentuale in diminuzione dell’11% rispetto all’anno precedente (Fig. 2).

 

 

L’incidenza in termini di numero è invece aumentata dal 2015 al 2016 del 9%.

In termini assoluti le frodi in valore aumentano leggermente (+3%), più significativo è invece l’aumento registrato nel numero (33%).

Il fenomeno si verifica soprattutto all’Estero (Estero: insieme di tutte le nazioni del mondo esclusa l’Italia.

 

Nel corso del 2016, in Italia, è comunque aumentato il valore delle frodi su Internet

(Fig. 3).

 

             Italia                 Estero

 

 

Una delle componenti che sono cresciute maggiormente è il gruppo di categorie merceologiche (MCG) Travel Air/Rail/Road e, più nello specifico, al suo interno la categoria merceologica (MCC) Passenger Railways. Tale fenomeno ha raggiunto il suo apice nel mese di febbraio 2016, riducendosi leggermente nei mesi successivi.

All’estero la riduzione si concentra maggiormente nel gruppo di categorie General Retail, soprattutto nei paesi europei (Germania e Francia).

 

 

Canale POS

 

Nel canale POS si assiste ad una diminuzione del 5% dell’incidenza in valore e a un aumento del 13% in numero. In termini assoluti il valore del frodato aumenta comunque del 5%, così come aumenta il numero delle frodi (+ 25%).

 

 Figura 4: Variazione valore standardizzato POS

       Estero       Italia

 

 

Più in dettaglio la situazione si presenta molto variegata: il fenomeno cresce all’estero e mostra una leggera riduzione in Italia. Sembra riscontrarsi una sorta di specializzazione per paese. Gli aumenti più rilevanti si hanno infatti negli Stati Uniti ed in Spagna, rispettivamente nella MCG Automotive fuel, più in particolare nella MCC Service station, e nella MCG Travel Air/Rail/road, specificatamente nella MCC Airlines. La Cina è quarta per aumento del fenomeno e si concentra nella MCG General Retail. Da segnalare la generale diminuzione della MCG Leisure activities, segnatamente della MCC Betting Casinò Gambling nel Regno Unito.

In Italia il fenomeno si riduce particolarmente nel Lazio e in Campania, soprattutto nella MCG General retail. La diminuzione sembrerebbe consolidata, considerato che dalla metà del 2015 il fenomeno si è sempre attestato su livelli più bassi rispetto all’anno precedente.

 

 

Canale Prelievi su ATM

 

Anche per il 2016, come già in tutti gli anni precedenti, si conferma una tendenza alla riduzione del fenomeno delle frodi su Prelievi su ATM. La riduzione dell’incidenza è importante ed omogenea sia in termini di valore che di numero (rispettivamente -18% e -19%) e in termini assoluti risulta del tutto analoga alla diminuzione riscontrata nel numero delle frodi e nel valore del frodato a causa dell’invarianza registrata nel 2016 nel totale dei prelievi genuini.

Al calo dei prelievi ha contribuito maggiormente l’Italia, in particolare il Lazio. Altre regioni in cui il fenomeno diminuisce sono Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. All’estero la diminuzione più rilevante si ha negli Stati Uniti, dove comunque il fenomeno si concentra ancora maggiormente. Il ritiro di contante con carta di credito all’estero diminuisce anch’esso, sia pure a tassi più contenuti.

 

 

Manomissioni ATM

 

Le manomissioni di ATM nel 2016 sono più che raddoppiate, riavvicinandosi ai livelli del 2013. Il tasso di manomissione ha raggiunto il valore di 1,05 contro lo 0,48 dell’anno 2015 con un aumento del 121%. (Il numero di manomissioni è cresciuto del 120%, a fronte di una sostanziale stabilità del numero degli sportelli attivi.)

 

Tasso di manomissione: Numero di manomissioni diviso per il numero di ATM attivi nel periodo di riferimento.

 

L’aumento più vistoso delle manomissioni si verifica nel nord-ovest, in particolare in Piemonte e Lombardia. Il fenomeno si concentra poi nei grandi centri urbani. In Lombardia, dopo un inizio anno abbastanza preoccupante, si è tornati su livelli paragonabili a quelli degli anni precedenti. Altre regioni con incrementi vistosi sono il Lazio (con un aumento leggermente superiore a quello della Lombardia) e il Veneto. Anche in questi casi, come in Lombardia, il fenomeno è rientrato nella seconda parte dell’anno.

Anticipazioni sull’andamento del primo trimestre del 2017 mostrano comunque una situazione completamente sotto controllo ed in linea con gli anni precedenti.

 

 

Revoche convenzioni POS

 

Le revoche convenzioni POS in Italia diminuiscono in maniera sensibile: -5% in termini di incidenza e -14% in numero.

Da sottolineare che le riduzioni maggiori del numero delle revoche delle convenzioni si registrano nelle regioni dove il fenomeno nel 2015 si manifestava in maniera più rilevante: Campania (-46%) e Lazio (-20%). Significativa anche la riduzione del 40% del numero di revoche registrata in Emilia Romagna. In leggera controtendenza la Lombardia, dove il fenomeno aumenta leggermente e raggiunge i livelli del Lazio.

 


Lunedì 7 maggio 2018

 

Traduzione dell’articolo per “Qui spira vento di fronda:

 

 

Da vozpopuli.com

Manuel Alejandro Hidalgo

El fantasma de Marx

(Segue la traduzione)

Es posible que no compartamos la interpretación que Marx hizo de su mundo, ni las conclusiones de su análisis, pero la evolución de la economía en el siglo XXI ofrece ciertos paralelismos a los experimentados en la primera mitad del XIX

07.05.2018 - 05:15

El pasado sábado se cumplieron doscientos años del nacimiento en Tréveris, hoy Alemania, de Karl Marx, quizás el más influyente de los filósofos y economistas de la historia moderna. Su pensamiento ha trascendido a su época y condicionó, como ninguno otro, el devenir del siglo XX. Aunque nunca se planteó cómo debería organizarse una sociedad post-capitalista, su célebre frase de que los filósofos no solo deben explicar el mundo, sino además deben tratar de cambiarlo, reflejaba claramente el objetivo de su obra.

Profundamente incomprendido, incluso por muchos de sus seguidores -no lo digo yo, se lo oigo precisamente a ellos-, e intensamente interpretado, su aportación a la teoría económica fue fundamental. Hoy, sin embargo, y a pesar de haber transcurrido más de ciento cuarenta años de su muerte, Marx sigue vivo en el debate, y sus teorías siguen generando agrias discusiones no solo por su validez, sino por la praxis que de esta se pueda derivar.

Autor enormemente prolífico, la obra fundamental de Marx fue su inacabado “El Capital”. En él condensaba más de dos décadas de pensamiento. Leyó a economistas como Smith o Ricardo y a filósofos como Hegel. De todos ellos y de muchos más obtuvo una visión del mundo que posteriormente hizo suya, criticando y avanzando sobre los primeros. De esta crítica surgió una compleja interpretación de las relaciones económicas y de poder con las relaciones de producción como espina dorsal.

La concentración de la actividad productiva y sus consecuencias laborales, por ejemplo la caída de las rentas salariales incluso en las grandes corporaciones, tiene una vinculación directa con la idea de la explotación del trabajo

Debemos comprender el entorno histórico en el que Marx desarrolló sus ideas. Las décadas centrales del siglo XIX transcurrían con las diversas economías europeas creciendo en producción, productividad, pero también en desigualdad, en especial la economía británica, a la cual recala finalmente después de años de nomadismo motivado por varios exilios obligados. Este aumento de la desigualdad venía inducido por la concentración de la riqueza en cada vez menos manos. La teoría que pretende desarrollar se va a centrar particularmente en explicar las razones de esta concentración y sus posibles consecuencias a largo plazo. Su previsión de que la dinámica capitalista era intrínsecamente autodestructiva le lleva a creer que, finalmente, de las ascuas de ese proceso de aniquilamiento de sus propias bases surgiría una sociedad futura mejor y más justa, reinterpretando de este modo el idealismo hegeliano de la dinámica del conocimiento y de la justicia humana en una versión más materialista. Los medios de producción, ya sean por la propia autodestrucción del capitalismo o por la toma forzada de los mismos por los trabajadores, llevarían a una sociedad idílica donde el excedente generado por el proceso productivo sería propiedad única y exclusiva del trabajador.

Pero algo falló en su tesis. Entre otras muchas razones -no es mi intención entrar en esto-, una muy importante y señalada por Piketty es que Marx no previó las consecuencias del cambio tecnológico. Justo incluso antes de fallecer, la propia dinámica capitalista ya le estaba quitando la razón. Las mejoras tecnológicas terminaron por favorecer a los trabajadores y donde antes solo había estancamiento de los salarios ahora había mejoras. Como Kuznets dijo casi un siglo después, la tecnología venía por fin a rescatar al trabajador.

Sin embargo, sería muy injusto considerar la obra de Marx como una anécdota filosófica o económica sin ningún valor en el día de hoy. Su idea de la explotación del trabajador, basada entonces en su famosa teoría del valor y en la expropiación de los medios de producción tiene difícil eco en la interpretación de las relaciones económicas y laborales de hoy, pero no así su preocupación y su intuición sobre la cuestión. Hoy estamos experimentando de nuevo un aumento de la desigualdad que con las marcadas diferencias a la que le tocó vivir Marx, podría tener algunos paralelismos con aquella etapa de inicios y mitad del XIX, por lo que la herencia de Marx sigue presente.

El Roosevelt Institute acaba de publicar un informe que disecciona los efectos económicos y sociales del poder de mercado de las grandes corporaciones que no haría los ascos de un joven Marx

Esta herencia sigue viva. Por un lado, parte de los continuadores de la tradición marxista se han concentrado alrededor de la llamada escuela Post-Keynesiana. Sin embargo, algunos economistas “mainstream”, no marxistas, se han convertido en herederos involuntarios, no de la tradición de la escuela surgida a partir de las ideas de Marx, sino a partir de sus pesadillas. Estos economistas han puesto el foco de su análisis en algunos de los problemas que el autor de “El Capital” ya señalará hace 160 años. Así, la concentración de la actividad productiva y sus consecuencias laborales, como es por ejemplo la caída de las rentas salariales o el estancamiento de los salarios incluso en las grandes corporaciones, tiene una vinculación con la idea de la explotación del trabajo. Economistas como Alan Manning han dedicado su carrera académica a estudiar el poder de las empresas en el mercado de trabajo y el impacto que tiene sobre los salarios y el empleo. Así mismo, recientemente, ha despegado una literatura que estudia cómo la proliferación de fondos de inversión y otros inversores institucionales tiene efectos negativos sobre la competencia (sólo hay que seguir los trabajos de José Azar alguno con su coautor Ignacio González*), o cómo el incremento de las rentas de monopolio afecta a las rentas salariales (Simcha Barkai) y el valor de los activos financieros, la inversión y la desigualdad (Lídia Brun e Ignacio González). El Roosevelt Institute de los Estados Unidos acaba de publicar un informe que disecciona los efectos económicos y sociales del poder de mercado de las grandes corporaciones que no haría los ascos de un joven Marx que ya comenzaba a analizar este tipo de fenómenos. O, por ejemplo, en una reciente entrada en VOX EU Samuel Bowles explica cómo la visión actual sobre el análisis teórico de las relaciones laborales, en particular en la negociación salarial, tiene mucho que deber a visiones ya contempladas por Marx hace más de 150 años.

En definitiva, al igual que lo fueron Smith o Ricardo, Marx se merece un lugar de honor en el estrado de los economistas ilustres. La caricaturización realizada de sus tesis, muchas veces por sus propios seguidores o su vinculación a los hechos políticos acaecidos más de cincuenta años después de su muerte, han relegado a este insigne alemán a la vitrina de “no tocar”. Sin embargo, y de nuevo, con las distancias apropiadas, la evolución de la economía hoy en el siglo XXI ofrece ciertos paralelismos a los experimentados en la primera mitad del siglo XIX. Es posible que no compartamos la interpretación que Marx dio de su mundo en aquella época, ni a las conclusiones de su análisis, pero lo que no es menos cierto es que sus pesadillas parecen volver como si se nos presentara su fantasma casi siglo y medio después de muerto. Recuerden, lo último que debemos hacer es ignorar a un espectro. Háganle caso y no digan paparruchas.

 

Da vozpopuli.com

Manuel Alejandro Hidalgo

Il fantasma di Marx

(Segue la traduzione)

Non possiamo condividere l'interpretazione di Marx del suo mondo, né le conclusioni della sua analisi, ma l'evoluzione dell'economia nel 21 ° secolo offre alcuni parallelismi con quelli vissuti nella prima metà del XIX secolo.

07.05.2018 - 05:15

Sabato scorso, si sono celebrati i duecento anni dalla nascita a Treviri, oggi in Germania, di Karl Marx, forse il più influente tra i filosofi e gli economisti della storia moderna. Il suo pensiero ha trasceso il suo tempo e condizionato, come nessun altro, il futuro del ventesimo secolo. Sebbene non abbia mai considerato come dovrebbe essere organizzata una società post-capitalista, la sua famosa frase che i filosofi non solo devono spiegare il mondo, ma deve anche cercare di cambiarlo, riflette chiaramente l'obiettivo del suo lavoro.

Profondamente misconosciuto, anche da molti dei suoi seguaci - non lo dico, lo sento da loro - e, intensamente interpretato, il suo contributo alla teoria economica è stato fondamentale. Oggi, tuttavia, e nonostante siano passati più di cento quaranta anni dalla sua morte, Marx è ancora vivo nel dibattito e le sue teorie continuano a generare aspre discussioni non solo per la sua validità, ma per le conseguenze che possono derivarne.

Autore enormemente prolifico, l'opera fondamentale di Marx, "Il Capitale", è incompiuta. Ha condensato più di due decenni di pensiero. Leggeva economisti come Smith o Ricardo e filosofi come Hegel. Tra tutti e molti altri, ha delineato una visione del mondo che ha poi sostenuto, criticando e procedendo prima di altri. Da questa critica nasce una complessa interpretazione delle relazioni economiche e di potere con i rapporti di produzione come spina dorsale.

La concentrazione dell'attività produttiva e le sue conseguenze sul lavoro, per esempio la caduta delle rendite salariali anche nelle grandi corporazioni, ha una connessione diretta con l'idea dello sfruttamento del lavoro

Dobbiamo capire l'ambiente storico in cui Marx ha sviluppato le sue idee. Nei decenni centrali del XIX secolo, studia le varie economie europee che  crescono in produzione, in produttività, ma anche in disuguaglianza sociale, in particolare l'economia della Gran Bretagna, paese dove si stabilisce dopo anni di nomadismo motivati ​​da un esilio forzato. Questo aumento della disuguaglianza è stato indotto dalla concentrazione della ricchezza in un numero sempre minore di mani. La teoria si  focalizza sulla spiegazione dei motivi di questa concentrazione e le possibili conseguenze a lungo termine. La sua previsione che la dinamica capitalista era intrinsecamente autodistruttiva consapevole che, alla fine, le ceneri di quel processo di annientamento delle proprie basi faranno emergere in futuro una società migliore e più giusta, reinterpretando le dinamiche dell’idealismo hegeliano, con la conoscenza e la giustizia umana riviste in versione più materialistica. Sia per l'auto-distruzione del capitalismo che per l’acquisizione forzata dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori, porterebbe ad una società idilliaca in cui il surplus generato dal processo di produzione sarebbe di proprietà esclusiva del lavoratore.

Ma qualcosa è fallito nella sua tesi. Tra le molte ragioni - non è mia intenzione di entrare in mertito - una molto importante e segnata da Piketty è che Marx non aveva previsto le conseguenze del cambiamento tecnologico. Poco prima di morire, la stessa dinamica capitalista stava già minando le sue ragioni. I miglioramenti tecnologici hanno finito per favorire i lavoratori e erano migliorate le condizioni là dove vi erano in precedenza solo salari stagnanti. Come diceva Kuznets quasi un secolo dopo, la tecnologia stava finalmente arrivando a salvare il lavoratore.

Tuttavia, sarebbe ingiusto a considerare l'opera di Marx come un aneddoto filosofico o economico oggi inutile. È difficile individuare echi nell'interpretazione economica e nei rapporti di lavoro di oggi della sua idea di sfruttamento dei lavoratori, in base alla sua famosa teoria del valore e dell'espropriazione dei mezzi di produzione, ma non della sua preoccupazione e comprensione del problema. Oggi stiamo di nuovo assistendo ad un aumento della disuguaglianza, con differenze marcate come quelle del tempo di Marx e potrebbero emergere analogie con il fenomeno della metà del XIX, tanto da far apprezzare l'eredità di Marx.

L'Istituto Roosevelt ha appena pubblicato un rapporto che analizza gli effetti economici e sociali del potere di mercato delle grandi aziende rapporto che non causerebbe disgusto nel giovane Marx

Questa eredità è ancora viva. Alcuni dei continuatori della tradizione marxista si sono concentrati attorno alla cosiddetta scuola post-keynesiana. Tuttavia, alcuni economisti "mainstream", non marxisti, sono diventati eredi involontari, non della tradizione scolastica emersa dalle idee di Marx, ma dei loro incubi. Questi economisti hanno focalizzato la loro analisi su alcuni dei problemi che l'autore del  Capitale ha segnalato 160 anni fa. Quindi, la concentrazione dell'attività produttiva e le sue conseguenze sul lavoro, come la caduta dei redditi salariali o la stagnazione dei salari anche nelle grandi società, è legata all'idea dello sfruttamento del lavoro. Economisti come Alan Manning hanno dedicato le loro carriere accademiche allo studio del potere delle aziende nel mercato del lavoro e all'impatto che ha sui salari e sull'occupazione. Inoltre, recentemente, una letteratura che studia come la proliferazione di fondi di investimento e altri investitori istituzionali ha effetti negativi sulla concorrenza (basta seguire il lavoro di José Azar con il suo coautore Ignacio González *), o come l'aumento delle rendite di monopolio influisce sui redditi salariali (Simcha Barkai) e sul valore delle attività finanziarie, degli investimenti e della disuguaglianza (Lídia Brun e Ignacio González). L'Istituto Roosevelt degli Stati Uniti ha appena pubblicato un rapporto che analizza gli effetti economici e sociali del potere di mercato delle grandi aziende che non disgusterebbero Marx, il quale stava già iniziando ad analizzare questo tipo di fenomeni. Ed ancora,, per esempio, in una recente entrata in VOX EU, Samuel Bowles spiega come la visione attuale sull'analisi teorica dei rapporti di lavoro, in particolare nella contrattazione salariale, abbia molto a che fare con le visioni già contemplate da Marx più di 150 anni fa.

In breve, proprio come Smith o Ricardo, Marx merita un posto d'onore sul podio di illustri economisti. La caricaturizzazione delle sue tesi, spesso ad opera dei suoi stessi seguaci o il suo collegamento con gli eventi politici avvenuti più di cinquant'anni dopo la sua morte, ha relegato questo illustre tedesco in una  vetrina col cartello "non toccare". Tuttavia, e ancora, con gli appropriati distinguo, l'evoluzione dell'economia oggi nel 21 ° secolo offre alcuni parallelismi con quelli vissuti nella prima metà del 19 ° secolo. Non possiamo condividere l'interpretazione di Marx del suo mondo in quel momento, né le conclusioni della sua analisi, ma ciò che non è meno vero è che i suoi incubi sembrano tornare come se il suo fantasma ci apparisse quasi un secolo e mezzo dopo la sua morte. Ricorda, l'ultima cosa che dovremmo fare è ignorare uno spettro. Si presti attenzione a lui e non si sproloqui.

 


Domenica 6 maggio 2018

 

 

Traduzione e annotazioni dell’articolo per “Qui spira vento di fronda!”:

 

https://promarket.org

(in calce la traduzione con Google con alcune note di MN)

 

Marx and Modern Microeconomics

Posted on May 5, 2018 by Samuel Bowles

 

Few economists doubt that Marx flunked economics, a judgement mostly based on his labor theory of value. But this column argues that Marx’s representation of the power relationship between capital and labor in the firm is an essential insight for understanding and improving modern capitalism. Indeed, this insight is incorporated into standard principal–agent models of labor and credit markets.

 

Note: The post below was first published at VoxEU.org.

 

Economists, looking back, have not found much to admire in Karl Marx, the economist, the bicentennial of whose birth we commemorate next month. John Maynard Keynes referred to Capital as “an obsolete economic textbook [that is] not only scientifically erroneous but without interest or application to the modern world” (Keynes 1925). Paul Samuelson’s judgement—“From the viewpoint of pure economic theory, Karl Marx can be regarded as a minor post-Ricardian”—was equally harsh, especially as he thought Ricardo was “the most overrated of economists”(Samuelson 1962).

 

These assessments are based largely on our current—and correct in my view—understanding of Marx’s labor theory of value as a pioneering, but inconsistent and outdated, attempt at a general equilibrium model of pricing and distribution. But there is another aspect of his work that has been strongly vindicated by theoretical advances in recent decades: the idea that the exercise of power is an essential aspect of the working of the capitalist economy, even in its idealized, perfectly competitive, state.

 

Domination in Liberal Society

 

Marx used the labor theory of value to demonstrate that the exploitation of workers is a necessary condition for profits (Yoshihara 2017). The normative term ‘exploitation’ is justified by the claim that profit arises from a system of domination in which the wealthy, as owners of capital goods, direct the activities and limit the choices of employees (Vrousalis 2013). Domination in this sense could be sustained by an autocratic state acting on behalf of a capitalist class, or through the exercise of market power made possible by limited competition in goods markets.

 

But Marx chose to study a more challenging question: how could the domination of labor by capital take place in a private, perfectly competitive, economy governed by a liberal state? His answer was based on what seems a strikingly modern principal-agent representation of the employer-employee relationship, arising from a conflict of interest over the amount of labor effort performed that could be resolved in an enforceable contract.

 

Marx stressed that the employer purchases the worker’s time on the labor market, not the worker’s work. The employee’s supply of effort to the production process is not secured by contract but was rather an “extraction” that “only by misuse could … have been called any kind of exchange at all” (Marx 1939).

 

To stress the distinctive aspect of the labor market, Marx (1867) pointed out that:

 

“[T]he rise in … wages may … be unaccompanied by any change in the price of labor [meaning effort], or may even be accompanied by a fall in the latter.”

 

 

The important consequence for the worker, “be his payment high or low,” was “domination and exploitation” and “a form of despotism more hateful for its meanness” (ibid).

 

The final step in Marx’s explanation of domination in a liberal capitalist economy was the process of accumulation and technical change that supports a permanent “reserve army” (ibid) of the unemployed, and which provides the basis of the employer’s labor discipline strategy. The private ownership of the means of production conveys the right to exclude others from use of the firm’s assets, and therefore the owners of firms have a powerful threat to induce workers to supply the effort that could not be secured by contract: work hard, or join the “reserve army.”

 

The Politics of Production

 

Marx did not explain why the labor contract was incomplete. He assumed this was an uncontroversial empirical observation and used it as the starting point for his economic theory. In this, he resembles Charles Darwin who advanced a powerful theory of natural selection without an understanding of the mechanism by which it occurred. Genetic inheritance would later be explained by Gregor Mendel.

 

Just as Mendel underpinned Darwin, a more complete understanding of the incomplete labor contract developed in the twentieth century, but did not overturn Marx’s conclusions. Like Marx, Ronald Coase (1937) stressed the central role of authority in the firm’s contractual relations:

 

“[N]ote the character of the contract into which a factor enters that is employed within a firm …[T]he factor … for certain remuneration agrees to obey the directions of the entrepreneur.”

 

 

Indeed, Coase defined the firm by its political structure:

 

“If a workman moves from department Y to department X, he does not go because of a change in prices but because he is ordered to do so … the distinguishing mark of the firm is the suppression of the price mechanism.” (ibid)

 

 

Herbert Simon provided the first Coasean model of the firm (Simon 1951). He represented the employment contract as an exchange in which the employees transfer control rights over their work tasks to the employer, in return for a wage. Simon stressed the advantage to the employer of this arrangement, because there was unavoidable uncertainty about the tasks that would be required over the course of the contract. Therefore there was a high cost of agreeing to a complete contractual specification of the activities to be performed. Simon did not know that he was modeling exactly the incomplete contract for labor that was the fulcrum of Marx’s economic theory.

 

Coase or Simon did not directly explain why control rights confer power. As an empirical matter, the firm appears to be a political institution in the sense that some members of the firm routinely give commands with the expectation that they will be obeyed, while others are constrained to follow these commands. If we say that the manager has the right to decide what the worker will do, this means only that the manager has the legitimate authority, not the power to secure compliance. Given that, in a liberal society, the manager is restricted in the kinds of punishment that can be inflicted, and given that the employee is free to leave, it is a puzzle that orders are typically obeyed.

 

Noticing this, Armen Alchian and Harold Demsetz challenged the Coasean idea that the firm is a mini “command economy”, suggesting that the employment contract is no different in this respect from other contracts:

 

“The firm … has no power of fiat, no authority, no disciplinary action any different in the slightest degree from ordinary market contracting between any two people … Wherein then is the relationship between a grocer and his employee different from that between a grocer and his customer?” (Alchian and Demsetz 1972)

 

 

Oliver Hart (1989) responded:

 

‘[T]he reason that an employee is likely to be more responsive to what his employer wants than a grocer is that the employer … can deprive the employee of the assets he works with and hire another employee to work with these assets, while the customer can only deprive the grocer of his customer and as long as the customer is small, it is presumably not very difficult for the grocer to find another customer.”

 

 

The Exercise of Power

 

This explanation requires a demonstration that power—in some well-defined sense—can be exercised by employers over employees in the equilibrium of a competitive economy. It is nevertheless puzzling that power is exercised in a competitive economy, in which each actor engages voluntarily in exchanges, from which each is equally free to walk away.

 

The following sufficient condition for the exercise of power captures the central features of Marx’s (1867) representation of the “despotism” of the workplace:

 

For B to have power over A, it sufficient that, by imposing or threatening to impose sanctions on A, B is capable of affecting A’s actions in ways that further B’s interests, while A lacks this capacity with respect to B. (Bowles and Gintis 1992)

 

 

The definition clarifies the difference between the employer and the grocer in Hart’s response to Alchian and Demsetz. The sanctions imposed on the employee by depriving that employee access to the capital good are severe (technically, first order), while those imposed on the grocer by the departing customer are negligible or zero (second order). The disgruntled consumer who walks out the door does not impose a sanction on the grocer because the grocer (in competitive equilibrium) was maximizing profits by selecting a level of sales that equates marginal cost to the exogenously given price. A small variation in sales has only a second-order effect on profits. But this is not the case for the employer-employee relationship. This is because involuntary unemployment is a characteristic of the competitive equilibrium of a market in which labor effort is not covered in an enforceable contract(Bowles 1985, Gintis and Ishikawa 1987, Shapiro and Stiglitz 1985). The employer’s threat to terminate the worker’s position would thus impose a first-order cost on the worker. This is the basis of the exercise of power by employers.

 

The incomplete nature of the labor contract is therefore essential to showing both why the employer’s power over the worker is essential to profit-making, and also how it can be sustained by equilibrium unemployment. Marx understood the first but not the second, providing instead a dynamic (and not entirely convincing) account of how the reserve army would be sustained in the long run.

 

Microeconomist or Precursor to Modern Micro?

 

Marx was a pioneer in the study of principal-agent relationships, though of course he did not use the term. Principal-agent models now form the microeconomic foundation for the study of relationships among classes (though economists do not use that term) in capitalist and other economies, for example the standard treatments of the exchanges between employer and employee, or between lender and borrower. These models are essential to current analysis of workaday economic problems such as the cyclical patterns in wage-setting and productivity, and the quantity constraints that borrowers face in credit markets. Both of these problems have substantial microeconomic importance, but are also important foundations of macroeconomics.

 

Marx was a visionary precursor of modern microeconomics, and modern microeconomics has repaid him the favor by clarifying the limits of some of his most important ideas. Among them the labor theory of value as a representation of a general system of exchange (Morishima 1973, 1974), and his “theory of the tendency of the profit rate to fall” (Bowles 1981, Okishio 1961). As Michio Morishima (1974) pointed out, Marx did not resolve the outstanding theoretical problems of his day, but rather anticipated problems that would later be addressed mathematically.

 

Modern public economics, mechanism design and public choice theory has also challenged the notion—common among many latter-day Marxists, though not originating with Marx himself—that economic governance without private property and markets could be a viable system of economic governance.

 

Political and Economic Problems

 

In 1972, Abba Lerner astutely identified one of the limits of the neoclassical paradigm. A contract transforms “a political problem into an economic problem. An economic transaction is a solved political problem … Economics has gained the title Queen of the Social Sciences by choosing solved political problems as its domain.” (Lerner 1972)

 

Whether this is a feature or a bug depends on your point of view. The Queen’s domain has not seemed too cramped because the same paradigm provided a reason to think that unsolved “political problems”, such as the incomplete nature of the labor contract, or the exercise of power by employers over workers, were illusions. Joseph Schumpeter made this point: “What distinguishes directing and directed labor appears at first sight to be very fundamental,” he wrote. But, he argued, in reality the difference “constitutes no essential economic distinction … the conduct of the former is subject to the same rules as that of the latter … and to establish this regularity … is a fundamental task of economic theory.” (Schumpeter 1934)

 

Why, one wonders, would Schumpeter consider this point to be of such exceptional importance? The answer is that if Marx’s despotism of the workplace is real, then the liberal argument against economic democracy—there’s nothing there to democratize—is false.

 

Editors’ note:Samuel Bowles is a Research Professor and Director of the Behavioral Sciences Program, Santa Fe Institute. This column is based on a larger work of the same title to be published in Japanese in a special issue of Keizai Seminar, edited by Naoki Yoshihara.

 

References

 

Alchian, A A and H Demsetz (1972), “Production, Information Costs, and Economic Organization”, American Economic Review 62(5): 777-95.

 

Bowles, S (1981), “Technical Change and the Profit Rate: A Simple Proof of the Okishio Theorem”, Cambridge Journal of Economics 5(2): 183–186.

 

Bowles, S (1985), “The Production Process in a Competitive Economy: Walrasian, Neo- Hobbesian, and Marxian Models”, American Economic Review 75(1): 16-36.

 

Bowles, S and H Gintis (1992), “Power and Wealth in a Competitive Capitalist Economy”, Philosophy and Public Affairs 21(4): 324-53.

 

Coase, R H (1937), “The Nature of the Firm”, Economica 4: 386-405.

 

Gintis, H and T Ishikawa (1987), “Wages, Work Discipline, and Unemployment”, Journal of Japanese and International Economies 1: 195-228.

 

Hart, O (1989), “An Economist’s Perspective on the Theory of the Firm”, Columbia Law Review89(7): 1757-74.

 

Keynes, J M (1925), “Soviet Russia.” Nation and Athenaeum, 17, 19 and 24 October.

 

Lerner, A (1972), “The Economics and Politics of Consumer Sovereignty”, American Economic Review 62(2): 258-66.

 

Mark, K (1867), Capital, Critique of Political Economy, Verlag von Otto Meisner.

 

Marx, K (1939), Grundrisse: Foundations of the Critique of Political Economy, Marx-Engels Institute.

 

Morishima, M (1973), Marx’s Economics: A Dual Theory of Value and Growth, Cambridge University Press.

 

Morishima, M (1974), “Marx in Light of Modern Economic Theory”, Econometrica 4: 611-32.

 

Okishio, N (1961), “Technical Changes and the Rate of Profit”, Kobe University Economic Review 7: 85-99.

 

Samuelson, P (1962), “Economists and the History of Ideas”, American Economic Review 51(1): 1-18.

 

Schumpeter, J (1934), The Theory of Economic Development: An Inquiry into Profits, Capital, Credit, Interest and the Business Cycle, Oxford University Press.

 

Shapiro, C and J Stiglitz (1985), “Equilibrium Unemployment as a Worker Disciplining Device: A Reply”, American Economic Review 75(4): 892-93.

 

Simon, H (1951), “A Formal Theory of the Employment Relation”, Econometrica 19(3): 293-305.

 

Vrousalis, N (2013), “Exploitation, Vulnerability, and Social Domination”, Philosophy and Public Affairs 41: 131-57.

 

Yoshihara, N (2017), “A Progress Report on Marxian Economic Theory and on Controversies in Exploitation Theory since Okishio, 1963”, Journal of Economic Surveys, forthcoming.

 


 

Marx e la moderna microeconomia

Pubblicato il 5 maggio 2018 da Samuel Bowles

[Note in corsivo di MN]

Pochi economisti dubitano che Marx abbia bocciato l'economia, un giudizio basato principalmente sulla sua teoria del valore del lavoro. Ma questo articolo sostiene che la rappresentazione di Marx dei rapporti di potere tra capitale e lavoro nell'impresa è un'intuizione essenziale per comprendere e migliorare il capitalismo moderno. In effetti, questa intuizione è incorporata nei modelli standard di “agente-attore principale” dei mercati del lavoro e del credito.

[La relazione agente-attore principale (o Modello d'agenzia) è definita  come "un contratto in base al quale una delle due parti (l’agente) delega una quota del proprio potere all’altro. In particolare, una o più persone (attore principale) obbliga un'altra persona (agente) ad una particolare attività. Nota di M.N.).

  Nota: il post sottostante è stato pubblicato per la prima volta su VoxEU.org.

 Gli economisti, guardando indietro, non hanno trovato molto da ammirare in Karl Marx, l'economista, il bicentenario della cui nascita commemoriamo il mese prossimo. John Maynard Keynes considerava il Capitale come "un libro di testo economico obsoleto, non solo scientificamente errato ma senza interesse per il mondo moderno e ad esso inapplicabile" (Keynes 1925). Ugualmente duro il giudizio di Paul Samuelson:  "Dal punto di vista della teoria economica pura, Karl Marx può essere considerato un post-ricardiano minore" (Samuelson 1962). Giudizio duro specialmente perché Samuelson riteneva che Ricardo fosse "il più sopravvalutato degli economisti".

 Queste valutazioni si basano in gran parte sulla nostra concezione corrente - e corretta a mio avviso – della teoria del valore del lavoro di Marx come un tentativo pionieristico, ma incoerente e superato, di un modello di equilibrio generale del prezzo e della distribuzione. Ma c'è un altro aspetto del suo lavoro che è stato fortemente rivendicato dai progressi teorici degli ultimi decenni: l'idea che l'esercizio del potere è un aspetto essenziale del funzionamento dell'economia capitalista, anche se impostato su uno stato idealizzato, perfettamente competitivo.

Dominio nella società liberale

 Marx ha usato la teoria del valore del lavoro per dimostrare che lo sfruttamento dei lavoratori è una condizione necessaria per i profitti (Yoshihara 2017). [Marx sostiene (teoria del plusvalore) che il profitto è funzione dello sfruttamento del lavoro (capitale variabile) e non degli investimenti (capitale fisso). Infatti, Il lavoro che il capitalista acquista sul mercato è una  merce particolare che crea un valore maggiore di quello che serve per remunerarla. Il lavoro, dunque, è la sola merce che crea plusvalore. Nota di MN]. II termine "sfruttamento" è giustificato dall'affermazione che il profitto deriva da un sistema di dominio in cui i ricchi, in quanto proprietari di beni capitali, dirigono le attività e limitano le scelte dei dipendenti (Vrousalis 2013). La dominazione in questo senso potrebbe essere affiancata e sostenuta da uno stato autocratico che agisce per conto di una classe capitalista, o attraverso l'esercizio del potere di mercato reso possibile dalla limitata concorrenza nei mercati delle merci.

 Ma Marx scelse di rispondere ad una domanda più stimolante: come potrebbe realizzarsi il dominio sul lavoro da parte del capitale in un'economia privata, perfettamente competitiva, governata da uno stato liberale? La sua risposta si basava su quella che sembra una rappresentazione del contratto agente-attore principale sorprendentemente moderna del rapporto datore di lavoro-dipendente, derivante da un conflitto di interessi per la quantità di lavoro svolto che potrebbe essere risolta con un rapporto contrattualizzato.

 Marx ha sottolineato che, sul mercato del lavoro, il capitalista acquista il tempo del lavoratore non il lavoro del lavoratore. La fornitura di lavoro materiale [sforzo] da parte del dipendente al processo di produzione non è assicurata da un contratto ma è piuttosto una "estrapolazione" che "solo impropriamente potrebbe ... essere considerata come un qualsiasi tipo di scambio" (Marx 1939).

Per sottolineare l'aspetto distintivo del mercato del lavoro, Marx (1867) ha sottolineato che:

 "La crescita dei salari può ... non essere accompagnata da alcun cambiamento nel costo del lavoro [nel significato di sforzo], o possono anche essere accompagnati da una caduta di quest'ultimo".

L'importante conseguenza per il lavoratore, è che il livello alto o basso del suo salario", era funzione di "dominazione e sfruttamento", "forma di dispotismo più odioso per la sua meschinità" (ibid).

 L'ultimo passo nella spiegazione di Marx del predominio del capitale in un'economia capitalista liberale è la considerazione che il processo di accumulazione e innovazione tecnica [capitale fisso =strumenti di produzione, investimenti. Nota di MN]  sostiene un "esercito di riserva" permanente (ibid), costituito da disoccupati, e fornisce la base che impone obbedienza a carico del lavoratore nei rapporti  industriali. [Una delle contraddizioni del capitalismo individuate da Marx è costituita dalla necessità del padrone di avere massima libertà d’azione in ambito sociale (stato liberale) mentre in fabbrica ha bisogno della massima subordinazione da parte del lavoratore. Perfetta anarchia in società. Rigida gerarchia in azienda. Insomma, il profitto (plusvalore) è generato dal lavoro; l’esercito di riserva è generato dagli investimenti (innovazioni tecnologiche ecc.) e permette di avere un’offerta di lavoro a basso costo perché sovrabbondante rispetto alla domanda dei capitalisti. Nota di MN].

La proprietà privata dei mezzi di produzione conferisce il diritto di escludere altri dall'uso dei beni dell'impresa, e quindi i proprietari delle imprese hanno una potente minacciosa arma per indurre i lavoratori a fornire quel lavoro che non può essere garantito da un contratto: lavorare sodo, o aderire all' "esercito di riserva".

 La politica della produzione.

 Marx non ha spiegato perché il contratto di lavoro fosse incompleto. Assunse che questa era un'osservazione empirica incontrovertibile e la usava come punto di partenza per la sua teoria economica. In questo, assomiglia a Charles Darwin che ha avanzato una potente teoria della selezione naturale senza una comprensione del meccanismo utilizzato per realizzarsi. L'eredità genetica sarebbe in seguito spiegata da Gregor Mendel.

 Proprio come Mendel sostenne Darwin, una comprensione più completa del contratto di lavoro incompleto si sviluppò nel ventesimo secolo, ma non rovesciò le conclusioni di Marx. Come Marx, Ronald Coase (1937) ha sottolineato il ruolo centrale dell'autorità nelle relazioni contrattuali dell'azienda:

 "Nel contratto entra un fattore che è impiegato all'interno di un'impresa ... Tale fattore ... è costituito dall’accettazione di obbedire alle indicazioni dell'imprenditore per avere in cambio una certa remunerazione ".

 In effetti, Coase ha definito l'azienda con la sua struttura politica:

 "Se un operaio si sposta dal reparto Y al reparto X, non è a causa di un cambiamento dei costi ma perché gli viene ordinato di farlo ... il segno distintivo dell'azienda è la possibilità di non prendere in considerazione l’andamento dei costi." (Ibid)

Herbert Simon ha fornito il primo modello Coasiano dell'azienda (Simon 1951). Ha rappresentato il rapporto di lavoro come uno scambio in cui i dipendenti trasferiscono i diritti di controllo sulle loro mansioni lavorative al datore di lavoro, in cambio di un salario. Simon ha sottolineato il vantaggio per il datore di lavoro di questo accordo, perché c'era un'incertezza inevitabile sui compiti che sarebbero stati necessari nel corso del contratto. Pertanto, concordare una specifica contrattuale completa delle attività da eseguire avrebbe comportato un costo troppo elevato. Simon non sapeva che stava modellando esattamente il contratto di lavoro incompleto, fulcro della teoria economica di Marx.

Coase o Simon non hanno spiegato direttamente perché i diritti di controllo conferiscono potere. Come una questione empirica, l'azienda sembra essere un'istituzione politica nel senso che alcuni membri della società di fatto impartiscono comandi con l'aspettativa di essere obbediti, mentre altri sono costretti a seguire questi comandi. Se diciamo che il manager ha il diritto di decidere cosa farà il lavoratore, questo significa solo che il manager ha l'autorità legittima, non il potere di garantire la conformità di comportamento del lavoratore. Dato che, in una società liberale, il manager è limitato nei tipi di punizione che possono essere inflitti, e dato che il dipendente è libero di andarsene, è un enigma che gli ordini siano in genere rispettati.

 Notando questo, Armen Alchian e Harold Demsetz hanno sfidato l'idea Coasiana che l'azienda è una mini "economia di comando", suggerendo che il contratto di lavoro non è diverso a questo riguardo dagli altri contratti:

 "L'azienda ... non ha potere di iniziativa, nessuna autorità, nessuna azione disciplinare diversa dal minimo comune contratto di mercato tra due persone ... Dov'è allora la diversità nel rapporto tra un droghiere e il suo dipendente diverso da quello tra un droghiere e il suo cliente? "(Alchian e Demsetz 1972)

 Oliver Hart (1989) ha risposto:

 “Il motivo per cui un dipendente è probabilmente più reattivo a quanto il suo datore di lavoro desidera rispetto al cliente di un droghiere è che il datore di lavoro ... può privare il dipendente dei beni con cui lavora e assumere un altro dipendente per lavorare con questi beni, mentre il cliente può solo privare il droghiere del suo essere cliente e fintanto che il cliente è piccolo, presumibilmente non è molto difficile per il droghiere trovare un altro cliente. "

 L'esercizio del potere

 Questa spiegazione richiede una dimostrazione del fatto che il potere, in un certo senso ben definito, può essere esercitato dai datori di lavoro sui dipendenti nell'equilibrio di un'economia competitiva. È tuttavia sconcertante che il potere sia esercitato in un'economia competitiva [Ma questa è caratteristica economica in uno stato liberale “ideale”, di scuola, dove vige la perfetta concorrenza, dove sono banditi monopoli ed oligopoli. Nota di MN] in cui ogni attore si impegna volontariamente in scambi, dai quali ognuno è ugualmente libero di andarsene.

 La seguente condizione sufficiente per l'esercizio del potere coglie le caratteristiche centrali della rappresentazione di Marx (1867) del "dispotismo" del posto di lavoro:

Affinché B abbia potere su A, è sufficiente che, imponendo o minacciando di imporre sanzioni su A, B sia in grado di influenzare le azioni di A in modo che gli interessi di B siano soddisfatti, mentre A manchi di questa capacità rispetto a B. (Bowles and Gintis 1992)

La definizione chiarisce la differenza tra il datore di lavoro e il droghiere nella risposta di Hart ad Alchian e Demsetz. Le sanzioni imposte al dipendente attraverso l’impedimento dell'accesso al capitale aziendale (mezzi di produzione) sono severe (di primaria importanza), mentre quelle imposte al droghiere dal cliente che non compra sono trascurabili o pari a zero (di importanza secondaria). Il consumatore scontento che esce dalla porta non impone una sanzione al droghiere perché il droghiere (in equilibrio competitivo) massimizza i profitti selezionando un livello di vendite (e dei prezzi di vendita, nota di MN) che eguaglia il costo marginale al prezzo esogeno dato. Una piccola variazione nelle vendite ha solo un effetto di secondo ordine sui profitti. Ma questo non è applicabile al rapporto di lavoro datore-dipendente. Questo perché la disoccupazione involontaria è una caratteristica dell'equilibrio concorrenziale di un mercato in cui il lavoro materiale non è coperto da un contratto esecutivo (Bowles 1985, Gintis e Ishikawa 1987, Shapiro e Stiglitz 1985). La minaccia del datore di lavoro di porre fine al rapporto col lavoratore, imporrebbe quindi un costo di primo ordine al lavoratore. Questa è la base dell'esercizio del potere da parte dei datori di lavoro.

 La natura incompleta del contratto di lavoro è quindi essenziale per mostrare sia il motivo per cui il potere del datore di lavoro sul lavoratore è essenziale per il profitto, sia il modo in cui può essere sostenuto dal ruolo della disoccupazione di equilibrio. Marx capì il primo assunto ma non il secondo, fornendo invece un resoconto dinamico (e non del tutto convincente) di come l'esercito di riserva sarebbe stato sostenuto nel lungo periodo.

 Microeconomista o precursore di Microeconomia  moderna?

 Marx è stato un pioniere nello studio del sistema di relazioni agente-attore principale, anche se ovviamente non usava questo  termine. I modelli di agente-attore principale costituiscono ora il fondamento microeconomico per lo studio delle relazioni tra classi (sebbene gli economisti non utilizzino tale termine) nelle economie capitalistiche e di altro tipo, ad esempio nei trattamenti standard degli scambi tra datore di lavoro e dipendente o tra prestatore e mutuatario. Questi modelli sono essenziali per l'analisi attuale dei problemi economici di tutti i giorni, come i modelli ciclici in materia di determinazione salariale e di produttività e i vincoli di quantità che i mutuatari devono affrontare nei mercati del credito. Entrambi questi problemi hanno una notevole importanza microeconomica, ma sono anche importanti basi della macroeconomia.

Marx era un precursore visionario della microeconomia moderna, e la microeconomia moderna gli ha ripagato il favore chiarendo i limiti di alcune delle sue idee più importanti. Tra questi, la teoria del valore del lavoro come rappresentazione di un sistema generale di scambio (Morishima 1973, 1974), e la sua "teoria della tendenza alla caduta del tasso di profitto" (Bowles 1981, Okishio 1961). Come ha fatto notare Michio Morishima (1974), Marx non ha risolto gli eccezionali problemi teorici dei suoi giorni, ma piuttosto i problemi previsti che in seguito sarebbero stati affrontati matematicamente.

 La moderna economia pubblica, la concezione dei meccanismi e la teoria delle decisioni pubbliche hanno anche messo in discussione la nozione - comune tra molti marxisti degli ultimi giorni, sebbene non suggerita da Marx stesso - che la governance economica senza proprietà privata e mercati potrebbe costituire un sistema vitale di governance economica.

 Problemi politici ed economici

Nel 1972, Abba Lerner identificò astutamente uno dei limiti del paradigma neoclassico. Un contratto trasforma "un problema politico in un problema economico. Una transazione economica è un problema politico risolto ... L'economia ha conquistato il titolo di regina delle scienze sociali scegliendo i problemi politici risolti come suo dominio. "(Lerner 1972)

 Se questa è una caratteristica o un bug dipende dal tuo punto di vista. Il dominio della economia-regina non è sembrato troppo angusto perché lo stesso paradigma ha fornito una ragione per pensare che "problemi politici" irrisolti, come la natura incompleta del contratto di lavoro o l'esercizio del potere da parte dei datori di lavoro sui lavoratori, fossero illusioni. Joseph Schumpeter ha sottolineato questo punto: "Ciò che distingue il lavoro dirigente da quello diretto sembra a prima vista fondamentale", ha scritto. Ma, sosteneva, in realtà che la differenza "non costituisce una distinzione economica essenziale ... la condotta della prima è soggetta alle stesse regole di quella della seconda ... e stabilire questa regolarità ... è un compito fondamentale della teoria economica". (Schumpeter 1934)

Perché, ci si chiede, Schumpeter considererebbe questo punto di così eccezionale importanza? La risposta è che se il dispotismo sul posto di lavoro, esplicitato da Marx, fosse accertato, allora l'argomento liberale contro la democrazia economica (“in economia non c'è niente da democratizzare”) risulterebbe falso.

__________

 Nota dell'editore: Samuel Bowles è professore di ricerca e direttore del programma di scienze comportamentali, presso il  Santa Fe Institute. Questo articolo è basato su un'opera più grande dello stesso titolo che sarà pubblicata in giapponese in un numero speciale del Seminario Keizai, edito da Naoki Yoshihara.

 


Sabato 5 maggio 2018

 

 


 

Venerdì 4 maggio 2018

 

·         In associazione. Valutazione progetti UE.

 

 

 

·         Prime valutazioni di “blockchain”. Documento inviato ai delegati Adusbef:

 

Cerchiamo di capirci qualcosa. E’ considerato il nuovo sistema informatico supersicuro. 

Blockchain. Qualche magagna?

Blockchain: Cos'è e come funziona veramente, una guida per capire.

Dalla sua comparsa, la Blockchain ha subito sollevato un forte interesse, per i suoi ambiti applicativi in molti settori. Vediamo quali e come funziona.

https://www.blockchain4innovation.it/esperti/blockchain-perche-e-cosi-importante/

 Nulla può essere modificato. Poi si scopre che le modifiche possono essere apportate se la "maggioranza dei nodi" è d'accordo a farlo. Quindi o i nodi sono milioni o la fregatura può essere dietro l'angolo. E, comunque, chi verifica che la maggioranza che ha deciso la modifica è numericamente la maggioranza reale? Che cosa vuol dire (paragrafo n° 6) che "anche coloro che non hanno potuto partecipare (nella minoranza) possono vedere esattamente tutti i passaggi che hanno condotto a quella decisione" ? Non hanno "potuto" perché? Sarò troppo diffidente, ma...

Ho inserito "maggioranza" nella finestra di ricerca. Ecco i risultati:

Ricerca del termine “maggioranza” nel documento.

 

1. La stessa “informazione” è dunque presente su tutti i nodi e pertanto diventa immodificabile se non attraverso una operazione che richiede la approvazione della maggioranza dei nodi della rete e che in ogni caso non modificherà lo storia di quella stessa informazione.

 

2. Gli aggiornamenti o records non sono più gestiti, come accadeva tradizionalmente, sotto il controllo rigoroso di una autorità centrale, ma sono invece creati e caricati da ciascun nodo in modo appunto indipendente. In questo modo ogni partecipante è in grado di processare e controllare ogni transazione ma nello stesso tempo ogni singola transazione, ancorché gestita in autonomia, deve essere verificata, votata e approvata dalla maggioranza dei partecipanti alla rete.

 

3. Le Permissioned Ledger possono invece essere controllate e dunque possono avere una “proprietà”. Quando un nuovo dato o record viene aggiunto il sistema di approvazione non è vincolato alla maggioranza dei partecipanti alla Blockchain bensì a un numero limitato di attori che sono definibili come Trusted.

 

4. Ethereum ed Ethereum Classic: quali sono le differenze?

Ethereum rappresenta la versione “ufficiale” della Blockchain ed è gestita e aggiornata dagli sviluppatori che l’hanno ideata e realizzata, Ethereum Classic invece è una Blockchain che partendo da Ethereum si pone come una evoluzione o come una forma di “alternativa”. Il motivo che ha portato a questa divisione è legato a uno specifico evento di hackeraggio che ha colpito un progetto Ethereum (appunto, The DAO) e che aveva indotto la comunità di Ethereum di cambiare il codice di Ethereum per rimediare alle conseguenze di questo attacco hacker. Questa decisione ha aperto una frattura sul concetto stesso di Blockchain, ovvero sui principi di fondo di questo paradigma. Da una parte ci stavano tutti coloro che sostenevano che le Blockchain vivono sul principio della community ed è la maggioranza della community che decide sulle possibili evoluzioni della Blockchain stessa. E sulla base di questa convinzione se la maggioranza della community è d’accordo la Blockchain può essere modificata. C’è poi una diversa scuola di pensiero che invece sostiene che la Blockchain non può essere modificata, deve essere saldamente protetta da qualsiasi forma di manomissione. Questa divisione ha posto gli sviluppatori davanti a un bivio e i cosidetti “puristi”, quando Ethereum ha creato una nuova Blockchain, hanno scelto di continuare a operare sulla vecchia versione della Blockchain. In concreto con questo passaggio si sono venute a creare due Blockchain Ethereum e in particolare Ethereum Classic opera oggi come una versione parallela della Blockchain.

 

5. Il senso del lavoro di Satoshi Nakamoto sta tutto qui: nei rapporti tra due o più persone che non si conoscono e nella fattispecie nei rapporti che attengono a una transazione commerciale non è più necessario fare riferimento a una terza parte, da tutti riconosciuta come affidabile. La transazione può essere regolata tra pari, dalla rete ovvero da tutti i partecipanti alla rete, o meglio ancora dalla maggioranza dei partecipanti.

 

6. Qualsiasi modifica poi al messaggi o, appunto, agli ordini, può essere attuata solo con il meccanismo del consenso, ovvero dalla maggioranza dei partecipanti alla rete e una volta attuata una modifica, appunto attraverso il consenso, anche coloro che non hanno potuto partecipare (nella minoranza) possono vedere esattamente tutti i passaggi che hanno condotto a quella decisione. Il consenso distribuito non è esattamente in linea con i principi della strategia militare, ma nel caso in questione del Problema dei Generali Bizantini rappresenta la soluzione al tema della presenza di uno o più traditori che possono “corrompere” la corretta conoscenza e la corretta diffusione degli ordini stabiliti dai generali. In questo modo tutti sanno tutto nella stessa identica forma.

 

Anche: https://it.wikipedia.org/wiki/Blockchain

 


Giovedì 3 maggio 2018

·         In associazione. Valutazione attività, sito e bilancio Edufin.

 


 

Mercoledì 2 maggio 2018

Dossier Sogei

 


Martedì 1° maggio 2018

 

Conclusa sistemazione memorie di PC, tablet e smartphone.

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Su Facebook (1-5-2018)

 

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Mauro Novelli piace la foto di Antonio Tanza.

"1 maggio ..."

 

1 maggio ...

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Mauro Novelli ha condiviso un post.

 

Una colf in nero per il Presidente Roberto Fico? - Le Iene

iene.mediaset.it

Un quarto d'ora da dedicare al presidente della Camera.

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Mauro Novelli ha risposto al commentodi Marcello Giaccari.

Certo, D'Alema o Bersani da Fazio sarebbe tutta un'altra cosa...

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Pensa se al posto di Martina ci fosse stato Renzi, con Fico che sbandiera la meta raggiunta...

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Mauro Novelli ha risposto al commentodi Marcello Giaccari.

E quindi? Metti assieme interviste, interventi ecc. degli altri e superi abbondantemente Renzi. Prova a proporre Boccia o Bersani da Fazio. ...

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Mauro Novelli piace il post di Marianna Orlando.

Ecco a voi i lavoratori di sinistra!

"Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo".

(Bertolt Brecht)

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

 

Colf in nero, lascia il ministro inglese

lastampa.it

Differenze. http://www.lastampa.it/2014/02/08/esteri/colf-in-nero-ministro-inglese-si-dimette-kv1HnDfWtyAsCNr60HPNjJ/pagina.html

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Una colf in nero per il Presidente Roberto Fico? - Le Iene

iene.mediaset.it

Un quarto d'ora da dedicare al presidente della Camera.

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Polemiche nel PD contro Renzi che ha osato parlare dopo le interviste di Franceschini, Boccia, Emiliano, Cuperlo, Orlando. Scusa Martina, ma se Fico è uscito sbandierando il successo della sua azione circa il coinvolgimento del PD, vuol dire che tu gli hai assicurato cose che avresti dovuto prima discutere in direzione. Ora ti senti sputtanato. Adesso capisci che cosa significa governare un partito con voci dissonanti e linee discordati. Vi rendete conto di che immagine date ai cittadini? Continuate a dimostrare scientificamente che questo PD è del tutto inadeguato come forza di governo.

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Mauro Novelli piace il post di Andrea Franchini.

foto di Andrea Franchini.

foto di Andrea Franchini.

foto di Andrea Franchini.

Indaffarati

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Mauro Novelli piace la foto di Carla Marini.

"....oggi giornata di festa...RIDIAMO..amaramente..."

 

....oggi giornata di festa...RIDIAMO..amaramente...

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Mauro Novelli ha scritto sul diario di Renato Toschei.

Auguri, Rena'.

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Mauro Novelli ha scritto sul diario di Marzia Trevese.

Auguri, Marzietta!

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

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Banche venete, guerra tra associazioni degli azionisti: 'Bene il fondo di ristoro'. 'No è un imbroglio, siete filo-governativi' - Il Fatto Quotidiano

ilfattoquotidiano.it

ADSUSBEF

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Elezioni anticipate. 
Si tenga conto che la normativa che regola le votazioni degli Italiani all'estero, impongono un intervallo di 60 giorni tra indizione ed esecuzione. 
Quindi, giugno è già saltato. 
A luglio iniziano le vacanze. Ci si muove più a Nord che a Sud: a Salvini conviene?

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Mauro Novelli piace la foto di Carla Marini.

"🤣🤣🤣🤣🤣😂😂😂😂😂🤣😂🤣🤣😂"

 

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30 APRILE 2018

 

Su Facebook (30-4-2018)

 

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Ecco i risultati. Da Huffingtonpost. 
La Lega, di cui Fedriga è un esponente di punta, aumenta ulteriormente il proprio primato, sfiorando il 35% dei consensi, crescendo ancora rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo, dove era già risultata il primo partito con il 26% circa.

Nella coalizione di centrodestra ottengono un buon risultato anche i partiti alleati del carroccio. Forza Italia cresc... Altro...

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Hanno convinto i grillini che la vittoria sarebbe stata veloce e a costo quasi nullo, facile ed esplicita. L'inganno comincia a dare i suoi frutti avvelenati. Infatti, i grillini - annoiati e timorosi di essere chiamati ad impegni non previsti - cambiano canale o spengono la TV.

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Mauro Novelli piace il commento di Ubaldo Menegotti.

Il termine democrazia, nel suo significato nobile e non solo quantitativo, mi sembra improprio se riferito all'approccio populista, la cui consistenza liquida si sta avvicinando a quella gassosa (punto di evaporazione?).

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

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COMUNICATO STAMPA ANTITRUST

VENDITE ON LINE: 
NUOVI INTERVENTI 
PER UN CORRETTO 
SVILUPPO DEL MERCATO 
... Altro...

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Mauro Novelli

"Il Fatto. Beppe Scienza sul sito di Edufin."

 

Il Fatto. Beppe Scienza sul sito di Edufin.

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Mauro Novelli piace il post di Maurizio Cesanelli.

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

M5S crolla in Friuli: - 12 % rispetto alle politiche di nenache due mesi fa. La Lega (da sola) al 34 %. Il PD è al 20 %. Chi di democrazia liquida ferisce, di democrazia eterea perisce: i votanti sotto al 50 %. Ed ora come si fa a fare un governo mettendo assieme due perdenti: il PD e Casaleggio? Se Salvini è furbo, a giugno si rivota.
Di Maio trovato nascosto dentro una scatoletta di tonno.

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

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Elezioni Friuli Venezia Giulia, i risultati in diretta: Fedriga oltre il 55%, Pd al 28%. M5s perde 10 punti rispetto alle politiche - Il Fatto Quotidiano

ilfattoquotidiano.it

Il candidato governatore grillino non entra in consiglio regionale.

 


·         29 APRILE 2018

 

 

·         Su Facebook (29-4-2018)

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Mauro Novelli piace la foto di Giuliano Forlani.

foto di Giuliano Forlani.

 

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Mauro Novelli piace la foto di Giovanni Turchetti.

":)"

 

https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/fa5/1.5/16/1f642.png:)

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Mauro Novelli piace il post di Daniela Felli Kirke.

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Mauro Novelli ha risposto al commentodi Luciano Giuliani.

 

Le Iene inguaiano Fico: “Colf in nero a Napoli”. Lui nega: è un’amica

lastampa.it

Dici che è "golf nero"?

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Merkel-Macron-May, messaggio agli Usa: "No ai dazi o l'Europa si difenderà"

repubblica.it

Noi siamo ancora a battere i piedi....Ho vinto io!... No, ho vinto io!...Più tre linguacce..

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Alla fine l' Ue ha deciso di vietare i pesticidi che uccidono le api
Agi Web08:37
Il nemico pubblico numero uno delle api è sconfitto. Almeno in Europa, dove gli Stati dell' Ue hanno approvato una proposta della Commissione che vieta l' uso all' aperto di tre pesticidi neonicotinoidi ritenuti pericolosi per le api. Potranno essere utilizzati solo in serra, senza contatto con le api. La restrizione... Altro...

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Le Iene inguaiano Fico: “Colf in nero a Napoli”. Lui nega: è un’amica

lastampa.it

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Mauro Novelli piace il post di Massimo Pagliarani.

 

Le Iene inguaiano Fico: “Colf in nero a Napoli”. Lui nega: è un’amica

lastampa.it

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Mauro Novelli piace il commento di Fulvio Cavallari.

Da queste parti la gente non può aspettare mesi se non anni bisogna fare presto

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Mauro Novelli piace la foto di Silvia Surano.

"Dipingiamo...e poi tutto in lavatrice! #Viola #love #family #salento"

 

Dipingiamo...e poi tutto in lavatrice! #Viola #love #family#salento

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Mauro Novelli ha condiviso un post.

"VOGLIAMO UNA DISCUSSIONE #AVISOAPERTO

Firma la petizione per chiedere lo STREAMING della direzione PD del 3 maggio: https://goo.gl/jGvgDr

FACCIAMO GIRARE (E FIRMARE)!"

 

VOGLIAMO UNA DISCUSSIONE #AVISOAPERTO

Firma la petizione per chiedere lo STREAMING della direzione PD del 3 maggio: https://goo.gl/jGvgDr

FACCIAMO GIRARE (E FIRMARE)!

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

La decisione del gip - Ubi Banca: a giudizio Bazoli, Massiah e altri ex amministratori dell’istituto di credito

ilsecoloxix.it

ADUSBEF
Il Secolo XIX

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

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Fondo di ristoro, coordinamento Don Torta scrive alla politica

trevisotoday.it

ADUSBEF
Da Trevisotoday
Fondo di ristoro, coordinamento Don Torta scrive alla politica

Fondo di ristoro, coordinamento Don Torta scrive alla politica
lettera aperta a tutti i parlamentari nazionali ed europei, a tutti i consiglieri regionali, a tutti i sindaci eletti in Veneto ed in Friuli Venezia Giulia
... Altro...

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Mauro Novelli ha scritto sul diario di Riccardo Valentini.

Auguri, Riccardo !

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Mauro Novelli piace il post di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

Gallipoli oggi: splendida foto del seno della Puritate fatta dal mio Caro Amico Donato Surano e l’isola di Sant’Andrea vista da Palazzo Brigant. Estate arriva presto ! https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f15/1.5/16/1f30a.png🌊https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/ff4/1.5/16/2600.pnghttps://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f55/1.5/16/1f32c.png🌬

 


28 APRILE 2018

 

Su Facebook (28-4-2018)

 

 

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Mauro Novelli piace il post di Antonio Longo.

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Caro Pd, così funziona la democrazia. Risposta a Minopoli

democratica.com

Ragionamenti interessanti di Pasquino...ma con tante obiezioni possibili. Davvero non conta chiedersi se i 5stelle siano o no un partito democratico, visto che dipendono da una srl? Davvero si può dimenticare il diluvio di offese, ingiurie e propositi di azzerare le riforme realizzate dai governi PD dal 2013 ad oggi? Davvero si può ignorare quanto successo al Comune di Roma, dove assessori scelti ... Altro...

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Mauro Novelli ha commentato il post di Donata Monti.

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Atac, nessuno vuole fare il controllore: su 1.216 amministrativi neanche un sì

ilmessaggero.it

Il controllo sui mezzi pubblici va affidato a cooperative di giovani. Pagate con una percentuale dei risultati che ottengono, offrirebbero un servizio a costo zero per l'azienda e i cittadini.

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Mauro Novelli piace il post di Carla Marini.

...che tenera famigliola...https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f42/1.5/16/1f496.png💖https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f42/1.5/16/1f496.png💖https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f42/1.5/16/1f496.png💖 !!!

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

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Pir, è caccia al cliente da spolpare tra trappole e commissioni gravose

ilrisparmiotradito.it

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Mauro Novelli piace il post di Monica Cirillo.

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Pir, è caccia al cliente da spolpare tra trappole e commissioni gravose

ilrisparmiotradito.it

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Mauro Novelli piace il post di Roberto Vismara.

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Mauro Novelli piace il post di Georgina Gina Guida.

foto di Georgina Gina Guida.

foto di Georgina Gina Guida.

Never tire of these evenings - Grand Cayman
With Mattia Guida Julie Guida

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

 

Franceschini: Moro? Non lo interrogò Moretti. E incontrammo il Mossad

corriere.it

https://www.corriere.it/video-articoli/2018/04/27/alberto-franceschini-dei-fondatori-brigate-rosse-l-interrogatorio-moro-non-credo-l-abbia-fatto-moretti-che-si-credeva-lenin-incontrammo-mossad/7c4dfef8-4a2d-11e8-a30a-134b88b5afda.shtml

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

 

Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate Rosse: «Sul sequestro Moro c’è una verità accettabile: ci sono cose che non possono venir dette»

corriere.it

https://www.corriere.it/video-articoli/2018/04/13/alberto-franceschini-dei-fondatori-brigate-rosse-sul-sequestro-moro-c-verita-accettabile-ci-sono-cose-che-non-possono-venir-dette/d95b9994-3f1e-11e8-876a-83c5b28c227f.shtml

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

IMPORTANTE.
Brigate rosse. Parla Franceschini, fondatore be dissociato. Il ruolo della Francia e del Mossad.

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Suggerimento, del tutto costituzionale, a Di Maio.
Riunisci in piazza del Quirinale i 17 membri del tuo governo, formato prima del 4 marzo, e minaccia di affogare un membro ogni ora se Mattarella non ti riconosce la vittoria dandoti l'incarico. Dopo 3 o 4 affogatine, Mattarella si convince e ti dà l'incarico. A quel punto, da vincitore, puoi anche evitare la fiducia parlamentare sfrattando direttamente Gentiloni da Palazzo Chigi. 
Sai bene che un'azione del genere non viola alcun articolo della Costituzione Repubblicana. Potrebbe essere una mossa risolutiva!

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Mauro Novelli ha scritto sul diario di Rinaldo Montalenti.

Auguri, Rina'!

 


 

 

27 APRILE 2018

 

·         In  associazione (mattina)

 

Chiarita questione energia con Massimo C.

 

 

·         Su Facebook (27-4-2018)

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

 

Dazi, Iran, Gerusalemme. Trump liquida "Frau Angela": tre ore alla Casa Bianca, zero risultati (di U. De Giovannangeli)

huffingtonpost.it

Trump infantile: esalta Micron il debole e schizza Merkel la forte. Micron, debole e provinciale, ci casca.

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Dazi, Iran, Gerusalemme. Trump liquida "Frau Angela": tre ore alla Casa Bianca, zero risultati (di U. De Giovannangeli)

huffingtonpost.it

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Ora tutti invocano Renzi (anche chi lo odia). Direzione, si media

democratica.com

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Mauro Novelli piace il post di Georgina Gina Guida.

foto di Georgina Gina Guida.

foto di Georgina Gina Guida.

No filters required - Grand Cayman seven mile beach of endless beauty

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Pd-M5s

huffingtonpost.it

Gli sherpa M5s-Pd ragionano sul contratto. Di Maio pronto anche a rinunciare all'abolizione totale del Jobs Act e della Buona scuola: solo ritocchi (di G. Cerami) .

Una grandiosa presa in giro degli elettori grillini da parte di Casaleggio. Fortunatamente a loro insaputa. Poiché si informano poco, non soffrono. E' l'ultima occasione per Di Maio, se fallisce, nuove elezioni e palla a Di Battista che, da furbo, ha saltato un giro per non giocarsi il secondo mandato.

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Da Huffingtonpost." Gli sherpa M5s-Pd ragionano sul contratto. Di Maio pronto anche a rinunciare all'abolizione totale del Jobs Act e della Buona scuola: solo ritocchi (di G. Cerami)". Una delle più prestigiose prese in giro degli elettori grillini da parte di Casaleggio. Fortunatamente si informano poco.

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Ha proprio ragione Fulvio Marino: aria fritta. Ma sappiamo che sono di bocca buona. Aggiungerei: abolizione delle strade in salita.

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

e della carie.

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Mauro Novelli piace il commento di Sandro Giacchetti.

sconfitta della calvizie?

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

Mi chiedo di che cosa abbia parlato Martina con Fico.

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

11) Eliminazione della corruzione. 12) Pace nel mondo. 13) Copertura degli scoperti di conto corrente

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Mauro Novelli ha condiviso un post.

"10 punti prioritari per l'Italia e un contratto che serve a realizzare il cambiamento che gli italiani ci hanno chiesto il 4 marzo scorso.
Questa è la bozza che gli esperti guidati dal Prof. Giacinto della Cananea hanno messo a punto - http://bit.ly/contrattogoverno
Pronti a lavorare per dare un futuro al nostro paese."

 

10 punti prioritari per l'Italia e un contratto che serve a realizzare il cambiamento che gli italiani ci hanno chiesto il 4 marzo scorso.
Questa è la bozza che gli esperti guidati dal Prof. Giacinto della Cananea hanno messo a punto - http://bit.ly/contrattogoverno
Pronti a lavorare per dare un futuro al nostro paese.

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Mauro Novelli piace Carlo Sibilia.

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Mauro Novelli ha stretto amicizia con Augusto Principi.

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Def 2018, una «fotografia» senza impegni futuri - Il Sole 24 ORE

stream24.ilsole24ore.com

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Così l’America ha vinto la battaglia delle banche con l’Europa

ilsole24ore.com

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Crediti a rischio: nei conti dei Comuni una falla da 23 miliardi

ilsole24ore.com

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Italia, così non va: un Paese di giovani poveri che sopravvivono coi soldi degli anziani

linkiesta.it

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Mauro Novelli piace il video di Must Do TravelsItaly.

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Italy

Incredibale Italy https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f52/1.5/16/1f1ee_1f1f9.png🇮🇹https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f5b/1.5/16/1f60d.png😍https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f7b/1.5/16/2728.png

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Mauro Novelli piace il post di Marcello Giaccari.

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Mauro Novelli ha commentato la foto di Antonio Tanza.

foto di Mauro Novelli.

 

Fatto:

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Mauro Novelli ha condiviso una foto.

"Di Maio prima ci ha provato con Salvini e ora ci prova con Renzi. È come la bella di Torriglia che tutti la vogliono ma nessuno se la piglia"

 

Di Maio prima ci ha provato con Salvini e ora ci prova con Renzi. È come la bella di Torriglia che tutti la vogliono ma nessuno se la piglia

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Mauro Novelli piace il post di Marianna Orlando.

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Mauro Novelli piace il post di Ubaldo Menegotti.

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Mauro Novelli piace il post di Sandro Giacchetti.

foto di Sandro Giacchetti.

foto di Sandro Giacchetti.

foto di Sandro Giacchetti.

foto di Sandro Giacchetti.

il tratto di strada che attraversa l'abitato di Ponte Calcara è pieno di alberi in fiore e di gente: meli e ciliegi, adulti e bambini,. Per favore, rispettate il limite di velocità di TRENTA-CHILOMETRI-ORARI: ne guadagneremo in sicurezza noi che a Ponte Calcara ci abitiamo e voi, rispettando le regole, ci guadagnerete in bellezza e senso civico. Grazie.

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Mauro Novelli ha commentato la foto di Antonio Tanza.

"La mia lettera al CNCU aveva le gambe ..."

 

E' possibile recuperare il testo dell'articolo? E' di oggi o di ieri?

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Mauro Novelli piace la foto di Antonio Tanza.

"La mia lettera al CNCU aveva le gambe ..."

 

La mia lettera al CNCU aveva le gambe ...

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Governo, l'imbarazzo di Taverna (M5s): ''Insulti a Pd? Quello è il passato, oggi è... diverso''

video.repubblica.it

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Mauro Novelli piace il post di Romolo Giacani.

 

Governo, l'imbarazzo di Taverna (M5s): ''Insulti a Pd? Quello è il passato, oggi è... diverso''

video.repubblica.it

Dialogare? Con cialtroni simili mi darebbe fastidio anche starci dentro la stessa stanza

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Dio non voglia che si debba mai restare vent'anni senza una rivolta. Quale paese puo' mantenere la sua liberta' se i governanti non vengono avvertiti, di tanto in tanto,che il loro popolo conserva lo spirito di resistenza?
(Thomas Jefferson)

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Mauro Novelli ha scritto sul diario di Donatella Tigani.

Auguri, Dona !

 

 

 


26 APRILE 2018

 

In associazione

 

Su Facebook (26-4-2018)

 

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

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Fabrizio de André - Amico fragile

youtube.com

Quando la scrisse era superubriaco. Epigono eccelso della Scapigliatura?

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PS10998 - Attivazioni non richieste con addebiti in conto corrente, provvedimento cautelare per Switch Power

agcm.it

Garante Dati Personali

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Fabrizio de André - Amico fragile

youtube.com

Carla Marini, chi ti ricorda?

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Deutsche Bank lancia il maxi-riassetto: focus sull’Europa

ilsole24ore.com

Deutsche Bank si prepara al "dopo Draghi".

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Mauro Novelli piace il post di Federico Novelli.

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Alfie, il miracolo della vita fino all'ultimo respiro

famigliacristiana.it

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Mauro Novelli piace il post di Patrizia Pavanini.

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Mauro Novelli ha condiviso un post.

"Giusto per essere coerenti...."

 

Giusto per essere coerenti....

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Mauro Novelli piace il post di Patrizia Pavanini.

Vergognosi

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Mauro Novelli ha condiviso un post.

"L'Amaca del 25/04/2018
#25aprile #liberazione"

 

L'Amaca del 25/04/2018
#25aprile #liberazione

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Mauro Novelli piace L'Amaca di Michele Serra.

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Mauro Novelli piace il post di Federico Novelli.

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Il Buongiorno di Feltri: Nessuno sa perché

lastampa.it

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La gara a essere amici di Trump

ilsole24ore.com

Mica solo da noi! Fenomenologia del provincialismo internazionale:

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Mauro Novelli piace il post di Marianna Orlando.

Ormai è assolutamente chiaro che Alfie deve morire.
Lo faranno morire. Di fame, di sete, qualcosa s’inventeranno.
Sono stati presi in contropiede, ma di fatto l’hanno sequestrato e faranno di tutto perché muoia alla svelta. E si volti pagina. Com’è stato per Charlie e per Isaiah. Come avviene in Norvegia per migliaia di bambini sottratti alla famiglia per i più disparati (e inconsistenti) motivi, ... Altro...

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Mauro Novelli

"La fantasia della natura di fronte alla monomania umana!"

 

La fantasia della natura di fronte alla monomania umana! — presso Roma. Porta S. Paolo.

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Instagram Post by Mauro Novelli • April 26, 2018 at 10:55AM CEST

instagram.com

Foto appena pubblicata https://t.co/8kM1ecIH9q

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Mauro Novelli ha commentato la foto di Anna Zecchino.

"Leggo per legittima difesa
Woody Allen"

 

Giusto 50 anni fa: " Fotti il sistema: studia!

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Mauro Novelli piace il post di Marianna Orlando.

 

 


25 APRILE 2018

 

Su Facebook (25-4-2018)

 

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Mauro Novelli piace il post di Alberto Garroni.

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Mauro Novelli piace il post di Marcello Giaccari.

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Mauro Novelli piace il post di Carla Marini.

........Ricorda Cittadino......

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Mauro Novelli piace la foto di Anna Zecchino.

"o.O"

 

https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f87/1.5/16/1f633.pngo.O

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Mauro Novelli piace il commento di Massimo Rosatelli.

Nelľincontro ha il giubotto antiproiettile....

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Mauro Novelli è stato taggato in un post.

Assolutamente da leggere.

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Mauro Novelli ha pubblicato qualcosa in Cenacolo dei Cogitanti.

https://www.facebook.com/mauro.novelli?hc_ref=ARST3HgFjQm5Gd-c7d05CRgcvrY_2tdkcxn1S2xa4cJynhY_7INDHpxxYkqHlPc-u2I&fref=nf

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Mauro Novelli ha commentato il suo post.

 

Addio alle password su Firefox, Chrome ed Edge

lastampa.it

http://www.lastampa.it/2018/04/25/tecnologia/addio-alle-password-su-firefox-chrome-ed-edge-SLUAe3OepqfCMVr8Qezf1O/pagina.html

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Il teorico delle password complicate ammette: ho sbagliato tutto

lastampa.it

Sicurezza e password.

http://www.lastampa.it/2018/04/25/tecnologia/addio-alle-password-su-firefox-chrome-ed-edge-SLUAe3OepqfCMVr8Qezf1O/pagina.html

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Mauro Novelli piace il commento di Antonio Tanza.

Pian pianino ... https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/fb0/1.5/16/1f609.png😉

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Mauro Novelli ha commentato il post di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

Già si valorizza per conto suo, ma un bel solarium in legno massiccio, quando?

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Mauro Novelli piace il post di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

foto di Antonio Tanza.

25 aprile a Gallipoli per vedere il cantiere in terrazza https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/fdc/1.5/16/1f60e.png😎https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/ff4/1.5/16/2600.pnghttps://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f55/1.5/16/1f32c.png🌬https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/f15/1.5/16/1f30a.png🌊

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Mauro Novelli ha condiviso un link.

 

Fortissima scossa di terremoto in Molise, a Termoli e su tutta la costa

huffingtonpost.it

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Mauro Novelli piace il post di Eugenio Pinto Wnorowska.

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

ADUSBEF
Da Reuters
Pop Bari, il 29 assemblea, soci chiedono tutele dopo calo azioni
Redazione Reuters

di Giuseppe Fonte
... Altro...

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Mauro Novelli piace la foto di Marianna Orlando.

"Veleggiando sullo Stretto di Messina. (foto di Immacolata Pulicano)"

 

Veleggiando sullo Stretto di Messina. (foto di Immacolata Pulicano)

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

ADUSBEF
Da La Voce delle Voci
RISPARMIO TRADITO: UBI BANCA DISATTENDE LE PRONUNCE DELL’ARBITRO
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Ubi Banca, che aveva ricevuto in regalo 3 delle 4 banche in risoluzione (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti per 1 euro), disattende le pronunce dell’arbitro per le controversie finanziarie (ACF) della Consob, nonostante sia stata co... Altro...

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Mauro Novelli ha aggiornato il suo stato.

Festeggiamo il giorno della libertá anche per conto di coloro che ritengono si stia meglio col cervello imbraghettato e che confidano nel cervello di loro superiori.

 

 


 

24 APRILE 2018

 

Su Facebook (24-4-2018)

 

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Mauro Novelli

foto di Mauro Novelli.

 

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Mauro Novelli piace il commento di Maurizio Cesanelli.

Non solo la ricordo, ma ho pure un cd e me la sento in macchina ogni tanto.
Poi apro il finestrino e mando affanculo il resto del mondo.

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Dobbiamo ricominciare!
Negatività: nel 1965 avevo 53 anni di meno. 
Positività: oggi ho 53 anni di più.
Chi se la ricorda?

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Mauro Novelli piace la foto di Anna Zecchino.

"Io non voglio cancellare il mio passato, perchè nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.
(Oscar Wilde)"

 

Io non voglio cancellare il mio passato, perchè nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.
(Oscar Wilde)

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Hai un minuto per aiutare Giuliano Forlani?

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Mauro Novelli piace il post di Giuliano Forlani.

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Mauro Novelli piace il post di Tina Napoli.

Per i morti della Resistenza - Giuseppe Ungaretti

"Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti... Altro...

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Mauro Novelli