Report "Cina"   29-31 ottobre 2010


«Il polo del Brenta è la Fiat della scarpa ma non dà problemi» ( da "Corriere delle Alpi" del 29-10-2010)
Argomenti: Cina

Il trend positivo dell' esportazione ' made in Italy' alla Spezia ( da "lanazione.com" del 29-10-2010)
Argomenti: Cina

' Permessopoli' , Pdl e Lega in attacco: "Maffei si dimetta" ( da "lanazione.com" del 30-10-2010)
Argomenti: Cina

Caner: «Made in è il volto dell' Europa che non piace» ( da "Corriere delle Alpi" del 31-10-2010)
Argomenti: Cina

MANFREDO VANNI è a pieno titolo uno dei testimoni più efficaci e rappresentativi della cultura maremmana ( da "La Nazione (ed. Grosseto)" del 31-10-2010)
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Articoli

«Il polo del Brenta è la Fiat della scarpa ma non dà problemi» (sezione: Cina)

( da "Corriere delle Alpi" del 29-10-2010)

Argomenti: Cina

VENEZIA. Qualche giorno fa l' Associazione nazionale dei calzaturieri gli ha conferito un riconoscimento come fondatore del Cimac, il centro che garantisce la qualità del prodotto. E l' università di Roma gli ha attribuito un attestato per ciò che ha fatto come imprenditore. Ieri, infine, ha trascorso la mattina al teatro Ruzante, a Padova, ospite dei corsi di laurea in economia internazionale, per raccontare agli studenti il suo percorso. Non si può dire che si sia messo a fare il pensionato Luigino Rossi, fondatore di Rossimoda, l' imprenditore che ha fatto decollare a livello internazionale la sua azienda e l' intero distretto calzaturiero del Brenta. Rossi, agli imprenditori nordestini il modello Fiat non è mai andato a genio. Lei che ne pensa delle parole di Marchionne? «La nostra storia è diametralmente opposta alla strategia Fiat; e questo senza entrare nella polemica dei contributi statali di cui ha usufruito l' azienda torinese. Siamo partiti da un tessuto culturale ed economico di natura artigianale, molto polverizzato, perfino troppo. Con la Fiat, oggi condividiamo solo l' emergenza della crisi globale. Noi esportiamo il 90 per cento della nostra produzione; e abbiamo cominciato a farlo ben prima di loro». Perfino troppo polverizzato, lei dice. Un limite dovuto a cosa? «Se c' è un difetto nel modello nordestino, è l' esistenza di decine di migliaia di piccole aziende. E questo è dipeso soprattutto dallo statuto dei lavoratori, che a suo tempo ha ingessato la struttura produttiva. Oggi lo statuto non ha più senso neppure nella grande impresa: un po' alla volta, il posto di lavoro sicuro non sarà più garantito neanche nel pubblico impiego. Tutto diventerà più flessibile, e anche più difficile». Torniamo a Marchionne: l' estero come un rifugio? «Noi calzaturieri eravamo e siamo piccoli; ma è dagli anni Sessanta che esportiamo dovunque, e nell' ultimo decennio siamo sbarcati anche nel Far East asiatico. La Fiat praticamente inizia oggi. Anche noi stiamo sul mercato globale, e dobbiamo far fronte alla crisi. Ma dal dopoguerra nel distretto del Brenta abbiamo dato vita a una realtà che conta su 12mila dipendenti concentrati in 5-6 comuni, nel raggio di una manciata di chilometri. Siamo la Fiat della scarpa. Ma non abbiamo creato i problemi che ciclicamente provoca la Fiat». Però anche voi avete qualcosa da dire sul sistema Italia... «Certo. Negli ultimi cinque anni, ad esempio, abbiamo avuto poco o niente di aiuti, a differenza di altri settori. Né li chiediamo. L' unica cosa che ci interessa, se possibile, è che si riesca a trasferire sulla busta-paga dei nostri dipendenti una parte degli eccessivi oneri che oggi gravano sul costo del lavoro, il che potrebbe determinare anche una ripresa dei consumi. Perché in Italia gli oneri sociali devono essere almeno cinque-sei punti più alti? E' evidente che sono stati creati una serie di carrozzoni ormai insostenibili». Non vi viene voglia di scappare dall' Italia? «Assolutamente no. Certo, ci andrebbe meglio se potessero essere previsti incentivi non sulle vendite, ma sui nuovi impianti, sulle nuove tecnologie, sull' informatizzazione. Per noi calzaturieri del Brenta è fondamentale poter potenziare l' innovazione di prodotto. Ci sono 150 grandi firme di tutto il mondo legate alle nostre aziende. Abbiamo un Politecnico con 220 studenti e una sessantina di docenti. Il nostro è l' unico distretto calzaturiero con 60 studi privati di free-lance che creano e vendono ogni giorno idee per il mondo intero». Dov' è il punto dolente? «Tra imprenditori e operai si va d' accordo. C' è invece una distanza siderale tra noi che lavoriamo e la politica, specie nazionale». E a livello regionale? «Abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con la Regione. Purtroppo, oggi facciamo molta più difficoltà a sviluppare determinati progetti, ad esempio sulla promozione d' immagine, per via dei tagli alla spesa pubblica. Ma il mercato internazionale sta dando segnali di ripresa, dalla Russia alla Cina. Se si aggiustano un po' le questioni economiche pubbliche...». Inviterebbe a cena assieme Galan e Zaia, e cosa direbbe loro? «Li metterei volentieri assieme una sera. E direi loro che la ragione non sta mai da una parte sola. In campagna elettorale può starci, ma dopo non funziona più, bisogna tornare a ragionare». L' ascolterebbero? «Perché no? Sono entrambi persone intelligenti. Personalmente, sono stufo di veder erigere barriere artificiali a livello veneto: bastano e avanzano quelle di Roma». E della partita che si è aperta tra Lega e Pdl? «Se la Lega saprà amministrare meglio del Pdl, meglio per i veneti. A Venezia il centrosinistra di fatto amministra dal dopoguerra, e si vive bene; mentre ad ascoltare gli avversari, se ci fossero stati loro avrebbero fatto dieci volte di più. Di più, non credo proprio; semmai qualcosa di diverso. E comunque, alla fine sono e saranno sempre gli elettori a giudicare». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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Il trend positivo dell' esportazione ' made in Italy' alla Spezia (sezione: Cina)

( da "lanazione.com" del 29-10-2010)

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La Spezia, 29 ottobre 2010 - La Spezia eccellenza delle esportazioni tra i porti liguri. In Liguria ' export' è da sempre una voce importante dell' economia regionale , su cui incide principalmente la presenza del primo porto del Mediterraneo, ovvero quello di Genova. Come sottolinea Alfredo Toti, vicepresidente di Confartigianato Liguria, fotografa cosi' l' importanza delle esportazioni sulla situazione economica delle pmi, "il trend positivo non è venuto meno neppure nei periodi più neri della crisi". Nel primo semestre 2009 la Liguria era in netta controtendenza con il resto d' Italia registrando un aumento del 10,4% delle esportazioni contro il -24,2% della media nazionale e il -23,9% del Nord Ovest. I risultati hanno continuato ad essere confortanti anche successivamente, anche se l' onda lunga della crisi si è però fatta sentire un anno dopo. Nel primo semestre 2010, dalle rilevazioni dell' Osservatorio congiunturale dell' artigianato in Liguria, l' export è cresciuto, rispetto allo stesso periodo del 2009, del 2,1% a Genova, dell' 1% alla Spezia, mentre è calato, lievemente, a Savona (-1%) e a Imperia (-0,1%). Tuttavia, sulla bilancia dell' export, il made in Liguria, o il made in Italy, pesa ben poco : a partire dai porti liguri non sono in maggioranza le merci e il manifatturiero prodotto sul territorio. A fare eccezione è proprio la nostra città. Esaminando il peso del made in Italy in rapporto al pil nazionale, infatti, è l' unica provincia ligure che compare nella classifica delle prime 20 città italiane redatta da Confartigianato. La Spezia si piazza al 14/mo posto con un 15%. Commenta ancora Toti, che è anche presidente di Eps , azienda speciale per la promozione della Camera di Commercio della Spezia : ' ' Negli ultimi cinque o sei anni grazie alle azioni della Regione, Liguria International e Ice, le aziende artigiane del territorio spezzino hanno capito che le esportazioni sono un' occasione imperdibile. A incidere sull' export del made in La Spezia e' soprattutto la cantieristica navale e la nautica da diporto. Le nostre aziende oggi hanno instaurato forti legami con i mercati del Nord Africa, Libia compresa, della Russia e della Cina' ' .

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' Permessopoli' , Pdl e Lega in attacco: "Maffei si dimetta" (sezione: Cina)

( da "lanazione.com" del 30-10-2010)

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Prato, 30 ottobre 2010 - Il centrodestra va all' attacco e chiede le dimissioni del consigliere del presidente della Provincia per le relazioni con la Cina , l' ex assessore Giancarlo Maffei, dopo che sono emerse chiamate con Ban Yun Dong, imputato nel processo scaturito dall' inchiesta «Permessopoli». Il primo a mettere nel mirino Maffei è Riccardo Mazzoni, parlamentare del Pdl e leader del partito a Prato : «Mi chiedo cosa sarebbe successo se un politico di centrodestra avesse avuto legami così stretti con un pregiudicato cinese come quelli intercorsi tra l' ex assessore provinciale di centrosinistra Maffei e il cinese Dong. Forse, come minimo, gli sarebbe arrivato un avviso di garanzia per chiarire la sua posizione. Prendiamo atto che a Maffei è stato risparmiato il fastidio di presentarsi in procura - scrive il parlamentare - ma questo non toglie che dal punto di vista politico si apre una questione enorme, perché le intercettazioni fatte a suo tempo dalla squadra mobile - che secondo i magistrati pratesi non hanno rilievo penale - dimostrano comunque l' esistenza di una zona grigia di rapporti, favori, frequentazioni e strette amicizie che uomini politici non dovrebbero avere con personaggi abituati a vivere nell' illegalità». Poi un altro affondo: «C' è un' intercettazione ambientale in cui Dong chiede addirittura consiglio a Maffei su come esportare illegalmente denaro in Cina, ce ne sono altre in cui lo stesso ex assessore reclama somme di denaro, senza commettere reati, per carità, come ha accertato la procura. E ce ne sono altre ancora in cui Dong si prodiga per organizzare un viaggio-premio in Cina, ovviamente gratuito, a beneficio di una delegazione "istituzionale" capeggiata da un alto esponente della vecchia amministrazione provinciale. Il quadro che emerge dalla lettura degli atti dell' inchiesta è quello di un centrosinistra pratese preoccupato più di soddisfare le richieste dei capi di Chinatown che di far emergere l' illegalità. E' una responsabilità politica gravissima rispetto alla quale l' attuale giunta provinciale guidata da Gestri non sta certo dando segnali di discontinuità, visto che Maffei è tuttora il consulente del presidente della Provincia per i rapporti con la comunità cinese a Prato. Un ruolo che, alla luce delle intercettazioni, diventa inopportuno e insostenibile». Parole dure e chiare che vengono replicate dalla Lega : «Se fosse confermato il coinvolgimento dell' ex assessore Maffei nell' indagine denominata ' Permessopoli' , allora deve immediatamente lasciare il proprio incarico - tuona l' eurodeputato del Carroccio, Claudio Morganti - La gente ora capirà il perché del lassismo, del permessivismo e del buonismo che da sempre contraddistinguono la sinistra cittadina nei confronti dei cinesi. Ora i cittadini pratesi capiranno il perché della difesa spavalda, da parte di alcuni esponenti della sinistra, dei capi della comunità cinese, il risultato ed il fine di tante cene, viaggi ed incontri con gli orientali». Secondo Morganti se un politico leghista avesse «fatto una cosa del genere, sarebbe stato cacciato a calci nel sedere». Poi la conclusione: «E' vergognoso che dei politici si svendano per fare i propri interessi, ma prima o poi tutti i nodi verranno al pettine. Servono sanzioni esemplari in modo tale che non si intacchi quella parte di politica seria. Mi auguro che venga fatta luce quanto prima sulla vicenda e che i responsabili, qualora ce ne fossero, vengano espulsi per sempre dal mondo politico». Permessopoli, processo alle porte "Vi spiego i miei rapporti con Dong"

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Caner: «Made in è il volto dell' Europa che non piace» (sezione: Cina)

( da "Corriere delle Alpi" del 31-10-2010)

Argomenti: Cina

BELLUNO. Restano euro-scettici anche se per una giornata hanno affrontato i temi comunitari più attuali e scottanti. Si è conclusa con una doppia lezione sull' Europa la scuola di formazione della Lega nord. «C' è Europa ed Europa», afferma il capogruppo del Carroccio in consiglio regionale Federico Caner, che per la durata dell' intero corso è stato a Belluno. La giornata di studio si è tenuta nel bel mezzo della polemica che ha agitato le categorie economico-produttive del Bellunese contro il mancato inserimento dell' occhiale nella lista dei prodotti del "made in", regolamento approvato poco più di una settimana fa proprio da parte del Parlamento europeo. «Questo - dice Caner - è il volto dell' Europa che non ci piace. Quella che preferisce delocalizzare e non tutelare i prodotti e la manodopera locale, cedendo così il passo alla Cina». Intanto dalla Lega è partito l' appello agli europaralmentari di partito perché rimedino all' errore nel mancato inserimento. E questo, in attesa che la giunta Zaia, voti la mozione urgente presentata venerdì dal consigliere bellunese Matteo Toscani. «Studiare l' Europa e i suoi meccanismi - prosegue Caner - non significa per forza condividere tutto quello che fa l' Europa». E proprio da Belluno il Carroccio ha lanciato un messaggio forte e chiaro ai palazzi di Bruxelles: «Non siamo per l' Europa degli stati nazionali, ma per l' Europa dei popoli e delle regioni». Per Caner il sistema attuale è troppo sbilanciato a favore dell' asse franco- tedesco. Il rischio? Quello che alla "Roma ladrona" di bossiana memoria si aggiungano anche Parigi e Berlino. «Per questo dobbiamo trovare la forza per invertire la tendenza». Ma non c' è solo l' Europa ad arrovellare le menti leghiste: «In questi tre sabati di studio abbiamo affrontato diverse tematiche, cercando di portare docenti di alto livello», spiega Caner, che allo stesso tempo ricorda come il corso a Belluno sia stato seguito da 186 amministratori e aspiranti tali. «Un centinaio sono amministratori già operativi, negli altri casi si tratta di giovani sotto i 35 anni», illustra l' esponente del Carroccio regionale, che ieri ha salutato i partecipanti accanto a Bottacin. I leghisti in erba possono però stare tranquilli: non ci sarà nessun esame. Caner comunque assicura sulla serietà del corso e su quella degli allievi: «Ci sono state pochissime defezioni». (cr.ar.)

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MANFREDO VANNI è a pieno titolo uno dei testimoni più efficaci e rappresentativi della cultura maremmana (sezione: Cina)

( da "La Nazione (ed. Grosseto)" del 31-10-2010)

Argomenti: Cina

MANFREDO VANNI è a pieno titolo uno dei testimoni più efficaci e rappresentativi della cultura maremmana. Il suo rigore morale, il suo coerente richiamo a valori e ideali forti, il profondo senso dello Stato e delle istituzioni che lo portò, lui fervente mazziniano, a commemorare Vittorio Emanuele II come protagonista dell' unità nazionale, ne fanno una figura di grande attualità. La presentazione in un' affollata sala Pegaso del libro di Giuseppe Celata «Manfredo Vanni, il poeta e l' uomo dell' ideale», Nte editrice, ha offerto l' occasione per riproporre i grandi meriti dello scrittore e poeta soranese nel 150 della nascita, per ricordare il contributo che ha dato al mondo della scuola e per sottolineare i suoi legami profondi, mai venuti meno, con la terra d' origine. Tutti aspetti sui quali si sono soffermati l' assessore provinciale alla cultura Cinzia Tacconi («il libro restituisce a Vanni il posto che merita»), la professoressa Eugenia Ocello («è stato un grande maestro e un grande della Maremma») e il sindaco di Sorano Pierandrea Vanni («non solo è rimasto sempre fedele alle sue radici ma da loro ha tratto gli elementi centrali del suo pensiero e della sua azione»). La presentazione del libro di Celata ha offerto anche lo spunto per una riflessione, introdotta dall' ex provveditore agli studi Salvatore Cinà e ripresa da don Franco Cencioni, da Hubert Corsi e da Fiorenzo Bucci, su una Maremma a volte distratta e poco impegnata come dimostra il silenzio che ha accompagnato la fine del Bollettino Storico di cui tutti hanno chiesto la ripresa.

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