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CLAMOROSA
INTERVISTA DI GUERZONI, EX BRACCIO DESTRO DEL
PRESIDENTE DELLA DC ALLA ANNUNZIATA: “MORO
DOVEVA MORIRE. LA TRATTATIVA CON LE BR NON C’ENTRA NIENTE. IL
GOVERNO PRODI E’ CADUTO PERCHE’ NON SI SCOPRISSE LA VERITA’”
LUCIA
ANNUNZIATA - Corrado Guerzoni è stato portavoce di Aldo Moro, uno dei grandi amici della
famiglia Moro,
nonché uno degli uomini che da anni sostiene una posizione non ufficiale sul
rapimento Moro.
È una puntata che noi dedichiamo per l’appunto al trentennale di quel
rapimento nella convinzione che questa volta la celebrazione si intreccera’ in parte con questa crisi.
LA –Lei ha sempre sostenuto che
in realtà le Br non agirono da sole. Alcune delle forze in campo, secondo
lei, furono gli americani, poi alcuni intereressi nazionali, c’era la P2 in
campo, ad esempio - nel comitato di crisi, ed e’ stato confermato, c’erano
dieci persone della P2. Poi c’era un mondo ecclesiastico, e parte della Dc.
È giusta questa mia interpretazione della sua
tesi?
CG – Certamente le Br non hanno
operato da sole perché sarebbe incredibile che l’avessero potuto fare. Non
erano eterodirette nel senso tecnico della parola,
però beneficiavano intanto di un clima. C’era un clima contro Moro che era cominciato da
quando Moro
era apparso sulla scena politica. C’era un forte spinta verso
destra, non dimentichiamoci che c’era stato un governo addirittura
ancora nel ’72 con i liberali, con Malagodi, e che
c’era un clima teso a impedire che si facesse questo ulteriore passo
decisivo. Perché quando si fosse stabilito che i comunisti erano come gli
altri, che non avevano più il pugnale in bocca, che non mangiavano i
bambini…
LA -L’inchiesta Pellegrino sul
caso Moro si
chiude nel 2001, con tante relazioni quanti sono i membri della commissione, cioe’ 18. Uno spezzarsi della verità persino sul
tavolo della commissione. Nella sua versione Pellegrinodice
che la verità è che le br agirono da
sole, che i servizi segreti non furono capaci. E poi diceanche,
che la versione di Guerzoni
è credibile a sufficienza da poter essere citata, ma manca di prove.
Come mai lei non ha ancora oggi prove?
CG – Io sono un testimone e come
tutti i testimoni ho visto le cose come si sono svolte. Quindi, per
carità, nessuna prova naturalmente . Ma io
ancora penso che ci sia stato una specie di subappalto. Io non parlo di
appalto in termini tecnici, ma di subappalto. Ci sono degli interessi che
tutti confluivano intorno a un punto: quest’uomo deve morire. La trattativa…
non c’entra niente. Quell’uomo era morto dal momento in cui era stato preso.
Non c’è stato nessun momento [in cui le cose potevano andare
diversamente]. Queste cose ridicole, se non fossero tragiche, del riscatto
coi soldi, del papa che si occupa di queste cose, del governo che gentilmente
gli consente di fare questa gran cosa… come se questi brigatisti si potessero
comprare con dei soldi. Da quel che io so, la banca popolare di Novara aveva
a disposizione 10 miliardi.. sono cifre colossali.
Non potevano fare gola a queste persone le quali evidentemente erano invasate
da altre cose….)
LA – Però la ragione per
cui lei è qui è che secondo noi ci sono dei nuovi elementi in
movimento sul caso Moro.
Il primo, non so se lei è informato, e’ la questione della apertura degli archivi sul caso Moro – 1978-2008, trent’anni – che
ha finito con l’intrecciarsi con questa crisi. In che senso? C’è stata
la riforma dei servizi che ha deciso che dopo 30 anni si possono aprire gli
archivi, e c’e’ oggi un’incredibile coincidenza: a ottobre [scorso] Prodi va
al comitato per i servizi segreti, fa una audizione
su togliere il segreto di stato e Prodi si impegna a mostrare le carte top
secret. C’è un’opinione opposta di una parte della commissione che
dice che invece i 30 anni devono partire dal momento in cui la legge è
stata approvata, quindi la differenza è tra aprire quest’anno gli
archivi Moro,
o oggi o tra 30 anni, nel 2038. Già questo è molto
interessante. la successiva riunione sul tema
è fissata per il 17 gennaio alle 14 e 30. il 17 gennaio alle 14 e 30
Prodi però è in parlamento a riferire della relazione del
guardasigilli Mastella di cui ha preso il posto durante la crisi di governo.
Strano no? È una delle tante coincidenze legate al caso Moro?
CG – No, fa parte di quella
stessa storia che a via Montenevoso prima si scopre
un pezzo, poi dopo molti anni un altro pezzo… e forse ancora non ci sono
tutti i pezzi. Manca sempre la pagina 227 tra la 226 e la 228. E anche qui
evidentemente ci sono delle cose che non si possono dire. Fin che certa gente
campa non saranno scoperte.
LA – non
vogliamo fare letture dietologiche ma secondo lei è casuale questo
tempismo tra crisi del governo Prodi e caso Moro? Non possiamo che vedere che il caso Moro continua sempre a
intrecciarsi con tutto, insomma?
CG- Ah questo
sì.
LA – In che
senso?
CG- perché
è un problema irrisolto. Nel senso più profondo del termine.
Quando una persona ha un tumore, questo tumore si può curare con dei
palliativi, ma il tumore resta.
LA – Quindi secondo lei si
arriverà a decidere se aprire quest’anno o meno gli archivi Moro?
CG – No,
secondo me no.
LA – Ma
secondo lei sarebbe importante aprirli o no?
CG- Ah non
so cosa se ne vuole ricavare. A me interessa un’altra cosa. Mi piacerebbe
sapere qual è stato il comportamento del governo Andreotti-Cossiga
operativamente parlando. Vorrei sapere se quella era inettitudine comprovata.
Inettitudine tollerata. Inettitudine auspicata. Risultato di spinte e
controspinte perché questo ancora non è chiaro. Come non è
chiaro l’atteggiamento vero di tutte le forze in campo della dc. Noi sappiamo che c’è stato un gruppo di
comando, io lo chiamo sinedrio formato da varie
persone. Di queste alcune sono sparite, altre sono ancora pienamente al
potere oggi, legittimate.
LA – Stiamo sempre parlando di
Cossiga e Andreotti?
CG – No no, sono persone che attualmente sono al potere e che si
guardano bene dal dire queste cose. Voglio dire il ministro Pisanu era una di
queste. Era lì faceva parte del gruppo più ristretto.
LA –
Sì certo era il segretario di Zaccagnini
CG - Io non
ho mai sentito che abbia detto finalmente vi dico come sono andate veramente
le cose. Perché è giusto che ognuno sappia. Qui ancora stiamo
discutendo se la direzione della dc si doveva
riunire o meno. Se Fanfani ha detto delle cose o
meno… se si è saputo della morte di Moro… No, si è saputo alle due quando
la riunione stava per finire.. voglio dire tutte
queste posizioni non sono indifferenti…
LA – E se aprissero gli archivi
noi troveremmo risposte a tutte queste domande?
CG - Beh
qualche cosa sì. Se si volesse… (e il volere) non è un fatto di
una inchiesta giudiziaria, le inchieste giudiziarie
sono quelle che sono, ma un fatto politico, ma perché è morta la dc? È cominciata a morire quel giorno o no?
LA -
Certo, ma secondo lei Cossiga e Andreotti e un pezzo dei servizi sono ancora
così potenti da non voler far riaprire gli archivi di Moro anche adesso?
CG – Ma
vede c’è una potenza che sta al di là dei nomi, che è la
potenza delle strutture. Esistono i segretari generali, i capi di gabinetto,
tutta una rete che dà la continuità dello Stato. Anche in Rai
se lei guarda passano i dirigenti, ci sono delle crisi terribili. La Rai
dovrebbe essere distrutta, dopo tutte questi scossoni, ma no. Sotto
c’è una struttura che continua negli anni nonostante tutto e
nonostante tutti.
LA – Quella di cui parla e’ la
struttura della dc o la struttura del consociativismo
italiano?
CG - Nono
è la struttura del potere italiano. Ci sono dei fatti che avvengono ai
livelli operativi, quelli che una volta, all’epoca di Giolitti, sarebbero
stati chiamati i rappresentanti massoni. Lei sa che ogni prefetto diventava
commendatore…
LA - Per
chiarezza, ci dice i nomi dei poteri che dominano le strutture. Chi sono? Non
c’è più la P2 forse? C’è la massoneria. C’è la dc, c’è l ‘ex pci?
CG - Per
me c’è n’e’ una fondamentale che è la burocrazia dello stato.
Dentro lì ci si mette tutto. C’è la Banca d’Italia… ci sono le
strutture operative al di sotto della consulta. Esiste questa burocrazia. Io
non do un giudizio buono o cattivo. Ma dico che esiste questo traliccio che
è la struttura portante sul quale si muovono queste figure che passano
che sono i politici. Altrimenti lo stato non starebbe in piedi. La figura del
segretario generale del presidente della repubblica, o del segretario
generale del presidente del consiglio, sono fondamentali durante i governi.
LA – E d’altra parte questo
spiega anche perché in Italia sulle stragi nulla è mai stato risolto?
Né dai governi di centro destra né dai governi di centrosinistra? In
quest’ultimo anno non solo sono usciti libri, quello di Giovanni Moro “Anni Settanta”,
quello di Giovanni Bianconi “Eseguendo la sentenza”, bei libri, sta per
uscire il libro di Galloni. Ci sono anche delle interviste. Sul Corriere Aldo Cazzullo
ha fatto un’intervista a Cossiga che in qualche modo ha riaperto un po’ le
cose. Ha sostenuto che mille persone di sinistra, sia pur non il vertice del
Pci, conoscevano dov’era tenuto Moro.
Tutte questi nuovi elementi non danno forse ragione
a lei? Non aiutano la sua versione?
CG - A parte
che non esiste in Italia una notizia che non venga resa nota, tre o quattro
giornalisti la sanno e la settimana dopo è di dominio pubblico. L’idea
che esistessero in Italia mille persone che sapevano dimostra pero’ un’altra cosa. Che effettivamente c’era un tale
sfascio, voluto o non voluto, che mille persone potevano
sapere tutto e guarda caso il segretario del Pci non lo sapeva.
LA – Ma neanche il ministro
degli interni e dei servizi.
CG – Vede il
ministro dell’interno dell’epoca… Pecchioli che era
il ministro del governo ombra del Pci gli si presentò davanti e gli
disse, “Ma come sono dieci giorni che avete gli scatoloni di via Gradoli e ancora non li avete aperti”. C’è scritto
sui libri non me lo sto inventando io. L’ha scritto Bettiza.
LA – Non
vede in queste dichiarazioni di Cossiga, con cui Lei ha sempre discusso, una
sorta di ripensamento, un modo per dar ragione a lei?
CG – No
guardi Cossiga non pensa di darmi ragione in nessun modo, ma se può
tirarmi in mezzo lo fa in qualsiasi modo. Mi ha tirato persino in mezzo come
quello che aveva a che fare con la Mitrokin..
LA – Ma e’ vero che mille persone
sapevano?
CG – Si sa
che Radio Città Futura sapeva, si sa che Op di Pecorelli aveva dato
una settimana prima delle informazioni precise. Si sa che l’intelligence
americana era al corrente. Voglio dire giusto non lo sapeva Moro, poveretto.
LA – Ecco,
un altro elemento che lei sostiene è che gli americani erano
particolarmente contrari a Moro. Invece la versione ufficiale, anche quella di Cossiga
è che gli americani hanno mandato un aiuto eccetera. Oggi abbiamo
nuovi dati. Recentemente Filippo Ceccarelli su
Repubblica ha riportato dagli archivi di stato britannici che nel ’76 –
quando con Ford era ancora Kissinger il segretario di stato americano – gli
inglesi avevano anche preso in considerazione l’ipotesi di un colpo di stato
in Italia se i comunisti fossero stati vicini al governo.
CG - Ecco, ci sono due livelli.
C’è un livello molto più preciso. Nel ’76 l’onorevole Moro si trova a Portorico.
Il governo è in chiusura ma continua l’attività corrente, come
Prodi in questi giorni. A Portorico Schimdt il
cancelliere tedesco, e Giscard d’Estaing, gli dicono chiaramente “noi non
solo non vi diamo più nessun aiuto ma vi cacciamo dalla Nato, perché
voi state portando i comunisti al governo”. Non è che Schmidt ne abbia
fatto un mistero. È una cosa arcinota.
LA – Ma il
mio punto è che lei oggi comincia ad avere ragione. Non si rende conto
che oggi ci sono nuovi dati che confermano la sua versione?
CG –
Sì ma io sono molto diffidente. Conosco le regole. Le cose sembra che
partano, sembra che vadano. Poi improvvisamente si bloccano. Perché la
verità vera non deve essere rivelata. Quali sono gli atti operativi?
LA – Quindi
lei è negativo. È possibile che lei pensi che Andreotti e
Cossiga e anche un pezzetto dello Stato è ancora
oggi così potente?
CG – No io farei una distinzione
tra Andreotti e Cossiga. Andreotti è stato un uomo che nella sua
rigidità non ha fatto otto giochi ma ne ha fatto uno solo. Quest’uomo
(Moro nda) non si può salvare,
quest’uomo deve morire punto e basta. Si è comportato di conseguenza.
Io ho litigato con lui in un Mixer (di Minoli nda)
a fondo. Però devo dire che lui ha se non altro rispetto di me. Mi ha
scritto un biglietto dicendo che Aldo
sarebbe stato molto contento di me come collaboratore di Moro, per dire la persona.
Certo poi se può impedire qualcosa lo fa. Ha ancora un potere reale.
Alza il telefono. Nel nostro mestiere chi è potente? Chi ha
un’agendina con tutti i nomi … Andreotti ha tutti i numeri, ma ce l’ha nella
testa.
LA – E
Cossiga?
Cg
– Cossiga è una figura drammatica. Io ho raccolto tutte le sue
dichiarazioni. Dice questo e il contrario di questo. Poi ci sono anche delle
autentiche carognate.
LA
– Cossiga ha fatto un’intervista con Claudio Sabelli Fioretti in cui a
proposito delle lettere dalla prigionia di Moro ha dichiarato: “Ho detto sbagliando che
non era lui. Era lui. Era lui e aveva capito come strava andando a
finire.” Questo era un punto centrale della Dc. Quando arrivavano le lettere si diceva “non è lui, non
sono “moralmente ascrivibili a lui”. Cossiga a dicembre 2007 dice
invece “ho sbagliato me ne pento, era lui…”
CG – L’aveva detto anche prima
LA – Ho
capito, però l’ha ripetuto nel 2007 alla vigilia della riapertura dei
dossier. Che significa questo?
CG – Io non
sono andato con la Faranda in tv a raccontare le vicende di quei giorni, lui
l’ha fatto. Quindi lui li conosce bene quelli dell’altra parte. Sa benissimo
qual è la loro consistenza, la loro struttura, la loro realtà.
Sa che Moro
non è stato drogato, sa che Moro
è stato tenuto con rispetto. Sa che Moro non venne coartato. La
personalità di Moro
è così complessa, così vigorosa, così forte,
così tenace, se vuole così altera che non
potevano essere quindici giorni di quella condizione a deteriorare la
sua capacità psichica.
LA – Ho l’impressione
che anche gli anni che passano su Cossiga possano aprire una porta a nuove
rivelazioni.
CG –
Può anche darsi, io non lo escludo. Cossiga
è così imprevedibile. Può anche darsi che un giorno si
decida di fare un discorso…
LA - … E di dire la
verità. Tra le altre cose, Cossiga è d’accordo sul fatto che
probabilmente don Antonello Mennini (sacerdote
della famiglia Moro
nda) sia stato portato nel covo dei brigatisti a
consolare e a confessare Moro. Don Mennini era un prete
vicino alla famiglia… anche lei è convinto di questa visita? La
famiglia insomma, aveva un proprio canale di ritorno direttamente con le Br ?
CG – Su
questo non posso rispondere.
LA –
Perché non può rispondere?
CG –
Perché non posso rispondere.
LA – Ma
perché non lo sa, o perché ancora non vuole…
CG – No no. Sui canali non rispondo.
LA – Sui
canali non risponde. Allora anche li c’ha qualcosa
che ancora non ha detto?
CG –
Certo.
LA –
Quante cose non ha detto?
CG –
Qualcuna.
LA – Qualcuna. E potrebbe dirle.
Sarebbe importante se lei le dicesse?
CG –Nno. No, Sono cose che hanno a che fare largamente con
aspetti personali, aspetti privati. Io ho molto riguardo per la signora Moro e quindi non mi
permetterei mai di fare nulla che potesse in qualche modo dispiacerle.
LA – Va
bene. Ultima cosa. Tra le revisioni di Moro
ne ritroviamo una anche questa recentissima di un noto studio cattolico,
Pietro Scoppola, che ha messo insieme il suoi
articoli apparsi su repubblica dall’89 in un libro che si chiama “La
coscienza e il potere”. Nell’introduzione lancia un’idea interessante, cioe’ che l’antipolitica ha gettato il suo seme proprio
lì, nel modo con cui è stato trattato Moro e nel modo come si
è conclusa la vicenda.
Scrive
Scoppola: “i cittadini furono molto emozionati.
Volevano sia la libertà di Moro
sia la lotta al terrorismo. Nel momento in cui hanno visto
come è stato gestito [il tutto] c’è stato il collasso, il primo
collasso nella fiducia dello Stato”. Lei è d’accordo con questo
giudizio, che ci porterebbe dritto alla politica di oggi?
CG - Beh che
i cittadini che per la prima volta hanno visto quest’uomo che si presentava
in camiciotto dopo che era stato visto in giacca e cravatta persino in riva
al mare; che ne avevano vista distrutta l’immagine, il viso travagliatissimo, i capelli lunghi, mentre spesso il suo
era un viso riposato; quei cittadini sono passati dalla parte di uno che era
un perdente. Avevano capito che era una vittima designata, avevano capito che
nessuno gli dava più mezza lira. Perché Moro creava solo un
disturbo… se fosse stato zitto.. sarebbe stato un grande
martire rispettato. Ma ha parlato, ha preteso, ha voluto dire la sua, ha
voluto continuare a gestire.
LA – Ha voluto fare politica.
CG – Ha
voluto fare politica, certo. Era il suo mestiere, l’aveva fatto per tutta la vita.
Quando ha capito che la politica era finita, si è raccolto in se
stesso con il dio in cui credeva, con la famiglia che aveva amato e ha chiuso
con quella frase “ah se si potesse vedere un po’ di luce all’orizzonte”.
LA –
Rimanendo sull’odierno. Il centro di quest’ultimo periodo politico è
la creazione del pd in cui confluiscono cattolici
ed ex comunisti. Questo è un po’ in fondo quello che si era temuto e
che è successo. È una nemesi storica? O è un processo
che da’ oggi ragione a chi temeva allora la legittimazione dei comunisti?
CG - Su
questo sono tranchant perché bisogna esser brevi. L’onorevole Moro non avrebbe mai
distrutto la Dc. Non avrebbe mai cambiato il nome della Dc in movimento
popolare. Era già stato una volta alla Camera e aveva detto che
difendeva la Dc ma non tutta la Dc. Moro
in quel momento si sarebbe aspettato che un certo numero di democristiani
avesse ritenuto opportuno ritirarsi prima ancora dei giudizi e non giudizi, e
la Dc avrebbe dovuto fare una grande confessione pubblica, ma la Dc si
sarebbe continuata a chiamare Dc, allora avrebbe potuto continuare a essere
la Dc.
LA - L’ultima domanda. Lei
è entrato nel comitato dei 45 del Pd. Moro avrebbe approvato l’esperimento del Pd o
no?
CG - Oh io
sono entrato unicamente perché ho rispetto per Veltroni. A parte il fatto che
qualche amico mi ha, come dire, sospinto. Però non credo. Cosa sarebbe
stato oggi Moro,
a 92 anni…senatore a vita? Dopo esser stato presidente della repubblica.. come si sarebbe comportato? Sarebbe stato tutti i giorni
come Andreotti presente poi all’ultimo momento però fregando il voto
che aveva promesso? Io non lo vedo così. Avrebbe accettato la carica
di senatore a vita e avrebbe giocato a pieno titolo, se vuole con grande
violenza.
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