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Non
È Tempo di Acquistare Azioni ( da "Borsa e Finanza"
del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: urto della crisi
immobiliare e del credito. L'Italia ristagna, mentre il modello di sviluppo
tedesco poggia interamente sull'export. Nel quadro che ho appena descritto gli
utili rischiano di scendere del 20%, sicché è altamente probabile che gli
indici azionari accusino ulteriori discese, prima di riuscire a stabilizzarsi.
Si
continuerà a ballare ( da "Milano Finanza"
del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: che dopo il forte
rialzo dei mercati delle case registrato negli ultimi anni si trova adesso ad
affrontare il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare. Il tutto condito
dai timori per un allargamento della crisi dei mutui ad altri comparti della
finanza, come il credito al consumo e il settore delle carte di credito.
Chi
offre ancora il 100% ( da "Milano Finanza"
del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: e alla luce del
timore di una prossima discesa, magari brutale, dei prezzi delle case,
dall'altro? E ancora, a quali condizioni vengono proposti i mutui full size? In realtà, quello di acquistare casa senza versare
alcun anticipo non è mai stato un grande affare perché la banca rischia di più,
e questo si paga.
Gli
Stati Poveri d'America ( da "Unita, L'"
del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: abbiamo comprato
dal resto del mondo a prezzi contenuti beni e servizi. Ma nemmeno questo terzo
meccanismo di auto-difesa poteva consentirci di tirare avanti. L'era del denaro
facile è tramontata. Con lo scoppio della bolla immobiliare, si stanno prosciugando
i prestiti ottenuti dando la casa in garanzia.
Subprime
la crisi mette in ginocchio il regno unito
( da "Riformista,
Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: prezzi delle case
e ai conseguenti timori per la crescita del deficit, soprattutto in Spagna,
Irlanda (entrambe alle soglie di una crisi senza precedenti per l'esplosione
della bolla immobiliare) e Italia. A ingolosire i grandi speculatori è il
mercato dei titoli di Stato, un metodo per finanziare il budget di un paese che
però comporta il pagamento di un interesse più alto a fronte
Bepperone
ha detto: "La bolla immobiliare sta saltando". ahahahahahahahahahah
( da "KataWeb News"
del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: economico a Madrid
Zapatero ha spiegato che il Pil spagnolo crescerà al 3% nei prossimi anni e, in
vista delle elezioni politiche del 9 marzo, ha promesso di creare tra 1,6 e 2
milioni di posti di lavoro nella prossima legislatura, se sarà rieletto, e di
ridurre la disoccupazione portandola intorno al 7%. "Ho fiducia -- ha
detto -- nel presente e nel futuro dell'economia spagnola".
( da "Borsa e Finanza" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
ANALISI TECNICA Non È Tempo di Acquistare Azioni La
recessione Usa sarà severa, con riflessi pesanti sui consumi. Le manovre di Fed
e Casa Bianca non riusciranno a evitare le traversie del credito. Inoltre non
vi sarà il decoupling di Asia ed Europa. Tutti buoni
motivi per stare alla larga dalle Borse di Redazione - 09-02-2008 La recessione
di cui ho parlato a lungo nei mesi scorsi sta prendendo piede. Sarà più brusca
di quanto molti si attendono, perché centrata sulla caduta dei consumi. Perciò
ritengo che non sia ancora venuto il momento di comperare azioni. Potremmo
incominciare dall'analisi degli indicatori congiunturali, di cui l'Ism non-manifatturiero è quello che con maggiore chiarezza
segnala una caduta dell'attività produttiva. Ma basta guardarsi intorno per
notare la gravità della situazione. Le famiglie sono strette d'assedio a causa
della flessione nei valori immobiliari, per le accresciute difficoltà nel
mercato del credito e per la perdita di posti di lavoro. Addirittura, gli
americani stanno riducendo le spese per la telefonia mobile. La Sprint Nextel, per esempio, ha annunciato 202mila carte prepagate
in meno, a cui bisogna aggiungere la cancellazione di 683mila contratti. Il
termometro più attendibile è però l'andamento del gettito fiscale, che accusa
una flessione in parecchie voci principali. Nel terzo trimestre 2007 le tasse
legate alla proprietà immobiliare sono diminuite per
la prima volta in quattro anni. Negativo anche il gettito Iva e quello inerente
gli utili societari. Ovviamente, le regioni più
colpite sono quelle in cui la bolla immobiliare si era
gonfiata di più: il Nevada registra una discesa del gettito pari al 4%, la
Florida del 7, la California del 3. HARD LANDING. Sono tendenzialmente
pessimista sull'eventualità di una frenata morbida della locomotiva americana
giacché la spesa per consumi, che fornisce il nerbo all'economia nazionale, è
vulnerabile di fronte alle circostanze attuali. Coerentemente, pronostico una
recessione severa, paragonabile alle peggiori del Dopoguerra. Per dare un
ordine di grandezza, quella del 1957-1958 si accompagnò a un arretramento del pil del 3,7% e quella del 1973-1975 del 3,1 per cento.
Questa potrebbe arrivare al 3,4 per cento. Come accennavo,
il mio motivo di preoccupazione ruota attorno alla spesa per consumi. Di solito
le recessioni sono innescate dalla liquidazione delle scorte, mentre i consumi
rimangono abbastanza isolati dagli avvenimenti. Sia nella recessione del
1973-1975 che in quella del 1957-1958, i consumi diminuirono appena dello 0,6%,
mentre seguitarono a crescere durante le recessioni del 1948-1949, del
1953-1954, del 1960-1961, del 1969-1970, del 1981-1982 e del 2001. Questa
volta, invece, la spesa delle famiglie subirà una brusca battuta d'arresto in
seguito alla flessione dei valori residenziali, all'impossibilità di espandere
ulteriormente il debito, al rincaro dei carburanti e delle derrate alimentari.
Né posso essere ottimista sulle manovre di soccorso attivate dalla Federal Reserve e dalla Casa
Bianca. Infatti le traversie del credito sono
destinate a esercitare un peso maggiore rispetto al sollievo offerto dalla Federal Reserve, mentre l'assegno
di Bush dovrebbe raggiungere le cassette della posta a giugno-luglio, quando
ormai la recessione sarà agli sgoccioli. NESSUNO È AL RIPARO. Non pochi
osservatori avevano adottato la tesi secondo cui la forza delle economie
asiatiche e la tenuta dell'Europa avrebbero sostenuto l'export Usa, compensando
così la minore spinta proveniente dalla domanda interna. Ma questa tesi mi
convince poco, anzi pochissimo. I consumatori statunitensi spendono circa 9.500
miliardi di dollari l'anno, un multiplo pari a 6 volte la spesa cumulata di
India e Cina. Aggiungo che il 60% delle esportazioni asiatiche finisce in un
modo o nell'altro negli Stati Uniti. Il Giappone è alle prese con i problemi
che l'assillano da sempre, e la fiducia delle famiglie giace al valore più
basso degli ultimi quattro anni e mezzo. La Spagna e l'Inghilterra hanno
anch'esse invertito la marcia sotto l'urto della crisi immobiliare e del credito. L'Italia ristagna, mentre il modello di sviluppo
tedesco poggia interamente sull'export. Nel quadro che ho appena descritto gli
utili rischiano di scendere del 20%, sicché è altamente probabile che gli
indici azionari accusino ulteriori discese, prima di riuscire a stabilizzarsi.
( da "Milano Finanza" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Milano Finanza Si continuerà a ballare I fondi comuni
azionari che hanno sofferto nel 2007 dovranno ancora fare i conti con
incertezza e volatilità. Un rifugio? Gli energetici. Parola di Trudel (BlackRock) Centocinquanta
miliardi di dollari valgono ben più di un taglio dei tassi della Federal reserve. L'annuncio
dell'accordo raggiunto al Congresso americano tra i leader democratici e la
Casa Bianca sul super piano di incentivi all'economia può dare respiro ai
listini minacciati dai timori di recessione che aleggiano sull'economia a
stelle e strisce. "La politica espansiva di Ben Bernanke
ha di certo contribuito a dare fiducia agli operatori di mercato sulla solidità
della politica economica Usa", ha spiegato Mike Trudel,
managing director Mliif Global allocation fund. "Nonostante questo, una manovra di politica
monetaria ha bisogno di tempo per dare i suoi effetti mentre un pacchetto di
incentivi fiscali presenta ritorni molto più veloci sul sistema
economico". Secondo Trudel, tuttavia, gli
interventi della Fed di inizio anno rappresenta solo il primo capitolo di una
lunga strategia ribassista sul costo del denaro che dovrebbe drasticamente
ridurre il livello dei tassi americani nel corso del 2008. E in Europa?
"La Bce non sembra disposta a seguire l'esempio della Fed mantenendo alto
il proprio livello di guardia sull'inflazione", ha aggiunto l'analista di Mliif. "Ma una cosa è certa: i tassi
europei non andranno oltre il 4% nel corso dell'anno. Anzi,
per il
( da "Milano Finanza" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Milano Finanza Chi offre ancora il 100% Mutui Crisi dei
subprime e prezzi delle case in calo non frenano le
possibilità di finanziamento. Ecco come scegliere tra le varie proposte.
Montepaschi ha già fatto un po' di marcia indietro. Altri istituti di credito
ci stanno ancora pensando. E Ing Direct
e Fineco non li concedevano addirittura neanche prima. Insomma, per quanto
riguarda i mutui al 100%, quelli cioè che finanziano integralmente l'acquisto
di una casa, l'impressione è che prevalga un atteggiamento di prudenza. E così
la domanda è: ma questo tipo di mutui si fa ancora? Ovvero, le banche hanno
davvero stretto le maglie del credito dopo la crisi dei mutui subprime in
America e del credito in generale, da un lato, e alla luce
del timore di una prossima discesa, magari brutale, dei prezzi delle case, dall'altro? E ancora, a quali condizioni vengono proposti i
mutui full size? In realtà, quello di acquistare casa
senza versare alcun anticipo non è mai stato un grande affare perché la banca
rischia di più, e questo si paga. In pratica, il mutuo costa di più in
termini di spread, a volte è necessario anche accollarsi il costo di una
polizza, il piano di ammortamento del capitale è molto lento e quindi gli
interessi sono parecchio elevati, il rapporto rata/reddito
è quasi sempre molto stressato, cioè vicino ai limiti di sostenibilità da parte
di chi se lo accolla. Ma tant'è, a volte i soldi proprio non ci sono, oppure
bastano appena per pagare tutte le spese, dal notaio all'agente immobiliare, dalle tasse alla ristrutturazione, dal trasloco
ai nuovi mobili. Oppure si hanno dei capitali investiti (bene oppure molto
male) che non si vogliono smobilizzare. Banche disponibili. Tranquilli però,
perché almeno sulla carta le banche i mutui al 100% continuano a farli. E alle
stesse condizioni di prima. Lo confermano la dettagliata tabella elaborata da Mutuionline (società quotata che vende mutui e prestiti via
web e che attualmente conta accordi di distribuzione con una trentina di
istituti bancari) e le stesse banche interpellate. Attenzione però perché, come
illustra anche la tabella, molti istituti, anche se disposti a superare la
soglia dell'80%, in realtà non arrivano proprio al limite ma si fermano al
90-95%. Va ricordato infatti che Banca d'Italia pone
all'80% la somma massima finanziabile rispetto al valore di un immobile. Per
sforare è necessario che la banca erogante assicuri il credito per la parte
eccedente l'80%. In più, gli studi statistici dimostrano che sopra tale soglia
cresce il tasso di insolvenza della cliente, tasso che addirittura quadruplica
al di sopra del 95-97%. In pratica, l'esperienza dice che quanto meno
l'acquirente versa, tanto più è facile che poi non paghi le rate del mutuo.
"Importante è però anche il tipo di cliente", spiega Stefano Dragoni,
direttore morgage business di Barclays Italia. "Per fare un esempio, un mutuo al 100% acceso da una giovane
coppia che compra casa presenta lo stesso grado di rischio di uno all'80% fatto
da un quarantenne, perché è normale che i giovani non abbiano dei risparmi ed
elevate per loro sono le potenzialità di aumento del reddito, e quindi di
alleggerimento del peso della rata nel tempo. Al contrario, più a
rischio viene giudicato chi dopo cinque anni di lavoro non ha niente da parte,
ma soprattutto le situazioni dove il rapporto rata/reddito
è al limite, cioè attorno al 30-35%, e magari a fronte di redditi piuttosto
bassi: in questo caso qualsiasi imprevisto può portare a una situazione di
crisi". I dati nazionali parlano di un mercato di mutui sopra l'80%, pari
al 10-15% del totale, con solo una quota minimale che sfora il 95%, più concentrata al Nord (50%) e nella fascia di reddito della
famiglia inferiore ai 4.500 euro mensili (75%). "In ogni caso, un mutuo
non è solo un debito, tipo l'acquisto dell'auto, ma anche una forma di patrimonializzazione", aggiunge Dragoni. "Peccato
solo che in Italia ci vogliano da quattro a otto anni prima che la banca riesca
a rientrare dei mutui in sofferenza contro i sei mesi, un anno di Inghilterra,
Francia e Spagna".Il prezzo del rischio. Tutto
ciò per spiegare l'obbligo imposto da Bankitalia di assicurare i mutui over 80% e i costi aggiuntivi richiesti su questi prodotti
in termini di spread. Fermo restando che le condizioni possono sempre essere
oggetto di trattativa da parte del singolo, la tabella di Mutuionline
mostra le migliori proposte sul mercato. Al primo posto si colloca Bnl, che
vince sia sul tasso fisso (6,10% di tasso) sia sul variabile (5,68%), seguita
da Banco Popolare e Banca agricola mantovana (Bam) o
Banca Toscana. Da notare che, dopo la burrasca sull'Euribor di inizio gennaio,
"oggi il variabile risulta un po' più conveniente del fisso, con un
divario di 40-50 centesimi, che in termini di rata, su un mutuo da 200 mila
euro a 30 anni, si traduce in una cinquantina di euro al mese", spiega
Roberto Anedda, di Mutuionline. Va ricordato
inoltre che le condizioni dei mutui proposti on-line
sono in genere un po' migliori di quelle che si riescono a ottenere allo
sportello. Di circa 30 basis point
infine il divario tra la proposta migliore e la peggiore in classifica, sempre
ricordando che questa è stata stilata su un totale di una trentina di banche.
La tabella prende in considerazione solo i prodotti base a tasso fisso o
indicizzato, o comunque con piano di ammortamento alla francese perché quasi
sempre sono gli unici a consentire di andare fino al 100%, con l'eccezione solo
dei mutui con opzione, cioè che durante il periodo di rimborso consentono di
passare da un tasso all'altro. "E questo perché le banche che assicurano
il mutuo vogliono avere chiaro ciò che vanno ad assicurare, ovvero l'evolversi
degli interessi", spiega Dragoni, cosa che non accade per esempio con i
mutui a rata costante o con rimborso libero del capitale. Chi si ferma prima.
Sempre dalla tabella si nota come, man mano che si riduce l'Ltv (Loan to
value), termine tecnico per indicare la quota di
finanziamento rispetto al valore dell'immobile ipotecato, lo spread tende a
ridursi. Sempre Bnl, prima anche nell'offerta con Ltv
al 95%, evidenzia un tasso inferiore di 15 centesimi rispetto all'Ltv al 100%, 5,68% contro
5,53% per il prestito indicizzato, che si riduce al 5,70% quando si rientra nel
normale Ltv dell'80%. Stesso divario per gli altri
prodotti in classifica, tenendo presente che in genere c'è un primo aggravio
dello spread quando si supera l'80% di Ltv, per poi
aumentare tutto in una volta (vedi Banca per la casa) oppure progressivamente
(Macquarie), o con due scaglioni, il primo al superamento dell'80% e il secondo
al superamento del 95%. Come accennato, alcuni istituti consentono di superare
l'80% ma si fermano prima del 100%. Uno per tutti è Mps,
che tra l'altro proprio di recente ha deciso di limitarsi al 95% mentre in
precedenza consentiva di arrivare al massimo. Stranamente, però, le altre
banche del gruppo, e cioè Bam e Banca Toscana,
mantengono ancora l'offerta. "Abbiamo solo voluto ridurre il rischio di
portafoglio della banca", precisa Marco Vivaldi,
di Mps, "nel senso che la capogruppo risultava
più esposta su questa tipologia di mutui rispetto alle altre due, e così
abbiamo deciso di ridurre un po' la quota". Ing Direct invece non ha mai permesso a Mutuo Arancio, con
qualsiasi tipo di tasso, di sfondare la barriera dell'80%. "Abbiamo fatto
una politica piuttosto aggressiva in termini di spread e di cifre
erogate", spiega Damiano Castelli, responsabile area
mutui, "ma non di Ltv, e per la semplice
ragione che in genere la clientela che compra on-line è più sofisticata e con
maggiori disponibilità finanziarie, per cui chiede non più del 60-70% del
valore dell'immobile. Piuttosto chiede cifre più alte, e peraltro noi offriamo
spread più bassi di 25 centesimi a chi supera i 100
mila euro. A trattare il 100%, inoltre, di solito sono i
mediatori creditizi".Rebus perizie. Il discorso del 100% non può
essere disgiunto però da quello del valore di perizia, proprio perché il prezzo
di una casa non è come quello di un dentifricio al supermercato. Fra l'altro,
si è spesso parlato di perizie gonfiate proprio per concedere mutui all'80%
ufficiale ma al 100% reale, che peraltro fa risultare una maggiore esposizione
al rischio da parte della banca. Ora naturalmente il timore di un ribasso
futuro dei prezzi delle case induce a maggior cautela,
fermo restando che nessun istituto ammetta di derogare, se non per cifre
irrisorie, rispetto al valore di perizia. "I 4-5 mila euro in più rispetto
al valore di perizia al massimo si possono ottenere attraverso uno scoperto
temporaneo di conto", conferma Castelli. Le perizie sono effettuate da
periti indipendenti convenzionati con la banca o addirittura da società di
valutazione (Crif e Praxi
per Barclays). Il mutuo viene erogato prendendo come riferimento il valore
minore tra il prezzo pagato e quello di perizia. (riproduzione
riservata) Milano Finanza - I vostri soldi Numero 029, pag. 49 del
9/2/2008 Autore: Teresa Campo.
( da "Unita, L'" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Stai consultando l'edizione del Gli Stati Poveri d'America
Robert B. Reich Segue dalla Prima Ma nessuno di questi interventi sarà di molto
aiuto in quanto non affrontano le ansie che afferrano al momento gli elettori
americani. Il fatto che è che famiglie del ceto medio non dispongono più dei
meccanismi di auto-difesa che hanno usato per oltre tre decenni per cavarsela
con remunerazioni medie di poco superiori a quelle del
1970, al netto dell'inflazione. Il salario medio dei lavoratori di sesso
maschile è inferiore ad allora: il reddito di un
giovane che ha superato la trentina è inferiore del 12% al reddito di un suo
pari età di tre decenni fa. Da anni il cero medio americano vive al di sopra
dei suoi mezzi. Lo stile di vita del ceto medio non arretra
anche se il salario medio è praticamente fermo da anni. Questa è la
realtà e gli americani cominciano a sentirne le conseguenze. Il primo
meccanismo di auto-difesa consisteva nell'incrementare l'occupazione femminile.
La percentuale di madri lavoratrici americane con figli in età scolare dal 1970
è quasi raddoppiato - dal 38% a quasi il 70%. Alcuni genitori fanno ora persino
i turnisti, con un genitore che si occupa dei figli mentre l'altro lavora.
Queste famiglie sono note come "dins": double income no sex (NdT, Doppio reddito niente sesso). Ma ben presto abbiamo
raggiunto il tetto del numero di madri che possono essere occupate. Cosa fare?
Siamo passati ad un secondo meccanismo di auto-difesa. Quando le famiglie non
potevano lavorare più duramente hanno cominciato a lavorare più a lungo. Oggi
l'americano medio lavora due settimane di più rispetto a 30 anni fa. Rispetto a
qualunque nazione avanzata, siamo dei veri e propri "drogati da
lavoro" ed infatti ogni anno lavoriamo 350 ore
più della media degli europei e anche più dei giapponesi, famosi per il loro
attaccamento al lavoro. Ma anche per quanto riguarda il numero di ore di lavoro
c'è un limite. Mentre la marea dei bisogni economici continuava a salire, siamo
passati al terzo meccanismo di auto-difesa. Abbiamo cominciato a fare debiti.
Con il prezzo degli immobili in continua ascesa nel corso degli anni 90 e in
ancor più rapida ascesa tra il 2002 e il 2006, abbiamo trasformato le nostre case in salvadanai usandole come garanzia per ottenere mutui
e prestiti bancari. Gli americani sono arrivati a sfiorare i 250 miliardi di
dollari al trimestre di prestiti bancari con ipoteche di secondo grado e
rifinanziamenti. È quasi il 10% del reddito disponibile. Con le carte di
credito che piovevano come la manna abbiamo comprato televisori al plasma,
nuovi elettrodomestici e vacanze. Con il dollaro artificialmente alto grazie al
fatto che gli stranieri continuavano ad accumulare dollari nelle loro casse
mentre la nazione sprofondava nei debiti, abbiamo comprato
dal resto del mondo a prezzi contenuti beni e servizi. Ma nemmeno questo terzo meccanismo di
auto-difesa poteva consentirci di tirare avanti. L'era del denaro facile è
tramontata. Con lo scoppio della bolla immobiliare,
si stanno prosciugando i prestiti ottenuti dando la casa in garanzia.
Come ha recentemente riferito Moody, in queste decennio le sofferenze delle banche per i prestiti
concessi con immobili in garanzia hanno toccato livelli record. Ora tocca alle autovetture e alla carte di credito. I fallimenti
personali sono aumentati del 48% nella prima metà del 2007 e probabilmente in
percentuale ancora maggiore nella seconda metà, il che vuol dire una vera e
propria ondata di insolvenze nel settore del credito al consumo. Nel frattempo
mentre gli stranieri cominciano ad abbandonare il dollaro, non potremo più
acquistare all'estero beni e servizi a prezzi bassi.
In breve, l'ansia che stringe alla gola il ceto medio non è semplicemente
l'effetto dell'attuale rallentamento dell'economia. Il problema è sorto intorno
al 1970. Qualunque candidato abbia in mente di affrontarlo seriamente deve
proporsi obiettivi più ambiziosi e deve pensare in grande, non basta mettere
qualche pezza nel settore del credito o stimolare l'economia con tagli delle
tasse e incrementi della spesa pubblica. La maggior parte degli americani sono
ancora esclusi dai benefici dell'alta tecnologia, dell'economia globale emersa
tre decenni fa. Da allora quasi tutti i benefici della crescita economica sono
andati ad un numero limitatissimo di persone posizionate in cima alla piramide.
Il candidato capace di riconoscere questa realtà e di indicare soluzioni non
solo per stimolare l'economia, ma anche per far crescere i salari - mediante,
diciamo, una maggiore progressività delle imposte, sindacati
più forti e, sul lungo periodo, scuole migliori per i ragazzi provenienti dalle
famiglie a basso reddito e un più facile accesso all'istruzione superiore -
avrà ottime probabilità di conquistare i sempre più ansiosi elettori americani.
*** Robert Reich, già ministro del Lavoro con l'amministrazione Clinton, è
professore di Politica Pubblica all'università di California a Berkeley e ha scritto "Reason:
Why Liberals Will Win the Battle for America" © IPS Traduzione di Carlo Antonio
Biscotto.
( da "Riformista, Il" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Subprime la crisi mette in ginocchio il regno
unito Londra perde il titolo di regina della finanza In Europa cresce il
pericolo di speculazioni sui titoli di Stato Londra. Come ampiamente previsto e
richiesto dal mercato la Bank of
England, attraverso il Monetary Policy Committee, ha deciso di tagliare i tassi di un quarto di
punto al 5,25 per cento, dopo l'ultima modifica operata nel dicembre scorso. Il
grande tabù della Old Lady,
quindi, è caduto in seguito alle pressioni del mondo finanziario ed economico,
divenuto ancor più insistente dopo il poderoso taglio effettuato dalla Fed
nelle scorse settimane. D'altronde va chiarito che Mervyn
King non aveva alternative: i dati che giungono dagli analisti parlano chiaro,
il grande ferito della crisi economica in atto è proprio la Gran Bretagna.
Londra, infatti, sta progressivamente perdendo il suo ruolo di hub finanziario, primato costruito durante gli anni del blairismo e ora minacciato dal grande freddo innescato
dall'affaire subprime. Nessun paese al mondo è tanto dipendente dal flusso di
denaro straniero attraverso le proprie banche quanto il Regno Unito: 2,4
trilioni di dollari di "in and out" nel solo 2006. Di più, il settore
finanziario occupa un quinto di tutti i posti di lavoro del paese contro solo
il 6 per cento degli Stati Uniti: ora l'abbraccio della globalizzazione
finanziaria sta tramutandosi in una sorta di bacio della morte. E a risentire
di questa flessione è la vita di tutti i giorni, l'economia reale: a fronte di
una stretta mai vista nella concessione di prestiti e mutui (questi ultimi a quota 73 mila, il livello più basso dal 1995), il prezzo
della casa sta crollando a una velocità che non si registrava dal 1995. Un dato
reso noto ieri dal Council of
Mortgage Lenders ha visto
crescere il numero di case tornate in possesso dei
proprietari a causa dell'incapacità dei compratori di far fronte al mutuo del
21 per cento: 27 mila abitazioni mentre entro la fine di quest'anno altre 45
mila faranno la stessa fine, il peggior dato dal 1998. La crescita economica,
preannunciata del 2,4 per cento lo scorso anno, si attesterà invece a non più
dell'1,8 per cento a fronte di un'inflazione che galoppa e supererà quota 2 per
cento. Dopo quindici anni di crescita ininterrotta, di cui quelli dall'11
settembre 2001 al
( da "KataWeb News" del
09-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Pil: Zapatero, Dopo sorpasso a Italia
puntiamo a Francia 9 gennaio 2008 alle 19:40 - Fonte: repubblica.it
- 13 commenti Dopo l'Italia la Spagna punta ora a superare anche la Francia in
termini di reddito pro capite. A lanciare la sfida ai vicini è stato lo
stesso capo del governo José Luis Zapatero che ha confermato il sorpasso sul
Belpaese. "Vogliamo posizionarci accanto a Finlandia e Danimarca con un
alto reddito pro capite e i migliori indicatori sociali" ha sottolineato.
Intervenendo a un forum economico a Madrid Zapatero ha
spiegato che il Pil spagnolo crescerà al 3% nei prossimi anni e, in vista delle
elezioni politiche del 9 marzo, ha promesso di creare tra 1,6 e 2 milioni di
posti di lavoro nella prossima legislatura, se sarà rieletto, e di ridurre la
disoccupazione portandola intorno al 7%. "Ho fiducia -- ha detto -- nel
presente e nel futuro dell'economia spagnola". AGI.