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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Non È Tempo di Acquistare Azioni ( da "Borsa e Finanza" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: urto della crisi immobiliare e del credito. L'Italia ristagna, mentre il modello di sviluppo tedesco poggia interamente sull'export. Nel quadro che ho appena descritto gli utili rischiano di scendere del 20%, sicché è altamente probabile che gli indici azionari accusino ulteriori discese, prima di riuscire a stabilizzarsi.

Si continuerà a ballare ( da "Milano Finanza" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che dopo il forte rialzo dei mercati delle case registrato negli ultimi anni si trova adesso ad affrontare il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare. Il tutto condito dai timori per un allargamento della crisi dei mutui ad altri comparti della finanza, come il credito al consumo e il settore delle carte di credito.

Chi offre ancora il 100% ( da "Milano Finanza" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: e alla luce del timore di una prossima discesa, magari brutale, dei prezzi delle case, dall'altro? E ancora, a quali condizioni vengono proposti i mutui full size? In realtà, quello di acquistare casa senza versare alcun anticipo non è mai stato un grande affare perché la banca rischia di più, e questo si paga.

Gli Stati Poveri d'America ( da "Unita, L'" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: abbiamo comprato dal resto del mondo a prezzi contenuti beni e servizi. Ma nemmeno questo terzo meccanismo di auto-difesa poteva consentirci di tirare avanti. L'era del denaro facile è tramontata. Con lo scoppio della bolla immobiliare, si stanno prosciugando i prestiti ottenuti dando la casa in garanzia.

Subprime la crisi mette in ginocchio il regno unito ( da "Riformista, Il" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: prezzi delle case e ai conseguenti timori per la crescita del deficit, soprattutto in Spagna, Irlanda (entrambe alle soglie di una crisi senza precedenti per l'esplosione della bolla immobiliare) e Italia. A ingolosire i grandi speculatori è il mercato dei titoli di Stato, un metodo per finanziare il budget di un paese che però comporta il pagamento di un interesse più alto a fronte

Bepperone ha detto: "La bolla immobiliare sta saltando". ahahahahahahahahahah ( da "KataWeb News" del 09-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: economico a Madrid Zapatero ha spiegato che il Pil spagnolo crescerà al 3% nei prossimi anni e, in vista delle elezioni politiche del 9 marzo, ha promesso di creare tra 1,6 e 2 milioni di posti di lavoro nella prossima legislatura, se sarà rieletto, e di ridurre la disoccupazione portandola intorno al 7%. "Ho fiducia -- ha detto -- nel presente e nel futuro dell'economia spagnola".


Articoli

Non È Tempo di Acquistare Azioni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ANALISI TECNICA Non È Tempo di Acquistare Azioni La recessione Usa sarà severa, con riflessi pesanti sui consumi. Le manovre di Fed e Casa Bianca non riusciranno a evitare le traversie del credito. Inoltre non vi sarà il decoupling di Asia ed Europa. Tutti buoni motivi per stare alla larga dalle Borse di Redazione - 09-02-2008 La recessione di cui ho parlato a lungo nei mesi scorsi sta prendendo piede. Sarà più brusca di quanto molti si attendono, perché centrata sulla caduta dei consumi. Perciò ritengo che non sia ancora venuto il momento di comperare azioni. Potremmo incominciare dall'analisi degli indicatori congiunturali, di cui l'Ism non-manifatturiero è quello che con maggiore chiarezza segnala una caduta dell'attività produttiva. Ma basta guardarsi intorno per notare la gravità della situazione. Le famiglie sono strette d'assedio a causa della flessione nei valori immobiliari, per le accresciute difficoltà nel mercato del credito e per la perdita di posti di lavoro. Addirittura, gli americani stanno riducendo le spese per la telefonia mobile. La Sprint Nextel, per esempio, ha annunciato 202mila carte prepagate in meno, a cui bisogna aggiungere la cancellazione di 683mila contratti. Il termometro più attendibile è però l'andamento del gettito fiscale, che accusa una flessione in parecchie voci principali. Nel terzo trimestre 2007 le tasse legate alla proprietà immobiliare sono diminuite per la prima volta in quattro anni. Negativo anche il gettito Iva e quello inerente gli utili societari. Ovviamente, le regioni più colpite sono quelle in cui la bolla immobiliare si era gonfiata di più: il Nevada registra una discesa del gettito pari al 4%, la Florida del 7, la California del 3. HARD LANDING. Sono tendenzialmente pessimista sull'eventualità di una frenata morbida della locomotiva americana giacché la spesa per consumi, che fornisce il nerbo all'economia nazionale, è vulnerabile di fronte alle circostanze attuali. Coerentemente, pronostico una recessione severa, paragonabile alle peggiori del Dopoguerra. Per dare un ordine di grandezza, quella del 1957-1958 si accompagnò a un arretramento del pil del 3,7% e quella del 1973-1975 del 3,1 per cento. Questa potrebbe arrivare al 3,4 per cento. Come accennavo, il mio motivo di preoccupazione ruota attorno alla spesa per consumi. Di solito le recessioni sono innescate dalla liquidazione delle scorte, mentre i consumi rimangono abbastanza isolati dagli avvenimenti. Sia nella recessione del 1973-1975 che in quella del 1957-1958, i consumi diminuirono appena dello 0,6%, mentre seguitarono a crescere durante le recessioni del 1948-1949, del 1953-1954, del 1960-1961, del 1969-1970, del 1981-1982 e del 2001. Questa volta, invece, la spesa delle famiglie subirà una brusca battuta d'arresto in seguito alla flessione dei valori residenziali, all'impossibilità di espandere ulteriormente il debito, al rincaro dei carburanti e delle derrate alimentari. Né posso essere ottimista sulle manovre di soccorso attivate dalla Federal Reserve e dalla Casa Bianca. Infatti le traversie del credito sono destinate a esercitare un peso maggiore rispetto al sollievo offerto dalla Federal Reserve, mentre l'assegno di Bush dovrebbe raggiungere le cassette della posta a giugno-luglio, quando ormai la recessione sarà agli sgoccioli. NESSUNO È AL RIPARO. Non pochi osservatori avevano adottato la tesi secondo cui la forza delle economie asiatiche e la tenuta dell'Europa avrebbero sostenuto l'export Usa, compensando così la minore spinta proveniente dalla domanda interna. Ma questa tesi mi convince poco, anzi pochissimo. I consumatori statunitensi spendono circa 9.500 miliardi di dollari l'anno, un multiplo pari a 6 volte la spesa cumulata di India e Cina. Aggiungo che il 60% delle esportazioni asiatiche finisce in un modo o nell'altro negli Stati Uniti. Il Giappone è alle prese con i problemi che l'assillano da sempre, e la fiducia delle famiglie giace al valore più basso degli ultimi quattro anni e mezzo. La Spagna e l'Inghilterra hanno anch'esse invertito la marcia sotto l'urto della crisi immobiliare e del credito. L'Italia ristagna, mentre il modello di sviluppo tedesco poggia interamente sull'export. Nel quadro che ho appena descritto gli utili rischiano di scendere del 20%, sicché è altamente probabile che gli indici azionari accusino ulteriori discese, prima di riuscire a stabilizzarsi.

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Si continuerà a ballare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Si continuerà a ballare I fondi comuni azionari che hanno sofferto nel 2007 dovranno ancora fare i conti con incertezza e volatilità. Un rifugio? Gli energetici. Parola di Trudel (BlackRock) Centocinquanta miliardi di dollari valgono ben più di un taglio dei tassi della Federal reserve. L'annuncio dell'accordo raggiunto al Congresso americano tra i leader democratici e la Casa Bianca sul super piano di incentivi all'economia può dare respiro ai listini minacciati dai timori di recessione che aleggiano sull'economia a stelle e strisce. "La politica espansiva di Ben Bernanke ha di certo contribuito a dare fiducia agli operatori di mercato sulla solidità della politica economica Usa", ha spiegato Mike Trudel, managing director Mliif Global allocation fund. "Nonostante questo, una manovra di politica monetaria ha bisogno di tempo per dare i suoi effetti mentre un pacchetto di incentivi fiscali presenta ritorni molto più veloci sul sistema economico". Secondo Trudel, tuttavia, gli interventi della Fed di inizio anno rappresenta solo il primo capitolo di una lunga strategia ribassista sul costo del denaro che dovrebbe drasticamente ridurre il livello dei tassi americani nel corso del 2008. E in Europa? "La Bce non sembra disposta a seguire l'esempio della Fed mantenendo alto il proprio livello di guardia sull'inflazione", ha aggiunto l'analista di Mliif. "Ma una cosa è certa: i tassi europei non andranno oltre il 4% nel corso dell'anno. Anzi, per il 2008 mi attendo una limatura fino al 3,5-3,75%". Più difficile, invece, la situazione nel Regno Unito dove il forte indebitamento delle famiglie, insieme al rallentamento dei consumi, alla crescita dei prezzi e alla già conclamata crisi dei mutui subprime, potrebbe sfociare nel periodo più duro per l'economia del paese dal 1997. è per questo che, secondo Mliif, la Bank of England interverrà quanto prima sui tassi di interesse portando il costo del denaro britannico al 3,75% entro la fine dell'anno dal 5,5% di oggi. In questa situazione di estrema incertezza come fare, allora, per mettersi al riparo dai rischi che tengono per le corna il toro di Wall Street? "L'intero 2008 sarà dominato da un'unica parola d'ordine: volatilità", ha spiegato Mike Trudel. "In questo momento è meglio soppesare qualsiasi esposizione azionaria, soprattutto sugli Stati Uniti, alle prese con l'incertezza delle tornate pre-elettorali, dove consiglio di stare alla larga dai titoli finanziari, assicurativi e del largo consumo. Meglio, invece, aumentare il peso dei paesi dell'Asia e del Medioriente". E in Europa? "I maggiori rischi che gravano sul Vecchio continente si concentrano in Gran Bretagna e in Spagna, mercati per cui consiglio di sottopesare l'esposizione azionaria", ha aggiunto Trudel. Nel caso del Regno Unito, i fattori di rischio sono concentrati sul settore immobiliare e su quello finanziario, entrambi a loro volta raggruppati all'ombra del Big Bang. In caso di crollo dei mercati finanziari e del real estate, tuttavia, il grande peso di Londra sull'economia britannica potrebbe contagiare l'intera congiuntura del paese. Situazione molto simile in Spagna, che dopo il forte rialzo dei mercati delle case registrato negli ultimi anni si trova adesso ad affrontare il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare. Il tutto condito dai timori per un allargamento della crisi dei mutui ad altri comparti della finanza, come il credito al consumo e il settore delle carte di credito. Dove puntare, allora, per trovare un porto sicuro per investire i propri capitali? "Nonostante il prezzo del petrolio sia destinato a riportarsi attorno ai 70 dollari al barile a causa del rallentamento della congiuntura internazionale, credo ancora che i titoli energetici garantiranno degli ottimi ritorni nel corso del 2008. E questo a causa della mancanza di alternative concrete all'oro nero e alla quasi assenza di nuove fonti di approvvigionamento di petrolio". Oltre ai titoli energetici, Trudel raccomanda di puntare anche sul comparto delle infrastrutture, forte dei piani miliardari di investimento attesi nel Golfo Persico in India e in Cina. (riproduzione riservata) Milano Finanza  - I vostri soldi in gestione Numero 029, pag. 31 del 9/2/2008 Autore: Gabriele Frontoni.

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Chi offre ancora il 100% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Chi offre ancora il 100% Mutui Crisi dei subprime e prezzi delle case in calo non frenano le possibilità di finanziamento. Ecco come scegliere tra le varie proposte. Montepaschi ha già fatto un po' di marcia indietro. Altri istituti di credito ci stanno ancora pensando. E Ing Direct e Fineco non li concedevano addirittura neanche prima. Insomma, per quanto riguarda i mutui al 100%, quelli cioè che finanziano integralmente l'acquisto di una casa, l'impressione è che prevalga un atteggiamento di prudenza. E così la domanda è: ma questo tipo di mutui si fa ancora? Ovvero, le banche hanno davvero stretto le maglie del credito dopo la crisi dei mutui subprime in America e del credito in generale, da un lato, e alla luce del timore di una prossima discesa, magari brutale, dei prezzi delle case, dall'altro? E ancora, a quali condizioni vengono proposti i mutui full size? In realtà, quello di acquistare casa senza versare alcun anticipo non è mai stato un grande affare perché la banca rischia di più, e questo si paga. In pratica, il mutuo costa di più in termini di spread, a volte è necessario anche accollarsi il costo di una polizza, il piano di ammortamento del capitale è molto lento e quindi gli interessi sono parecchio elevati, il rapporto rata/reddito è quasi sempre molto stressato, cioè vicino ai limiti di sostenibilità da parte di chi se lo accolla. Ma tant'è, a volte i soldi proprio non ci sono, oppure bastano appena per pagare tutte le spese, dal notaio all'agente immobiliare, dalle tasse alla ristrutturazione, dal trasloco ai nuovi mobili. Oppure si hanno dei capitali investiti (bene oppure molto male) che non si vogliono smobilizzare. Banche disponibili. Tranquilli però, perché almeno sulla carta le banche i mutui al 100% continuano a farli. E alle stesse condizioni di prima. Lo confermano la dettagliata tabella elaborata da Mutuionline (società quotata che vende mutui e prestiti via web e che attualmente conta accordi di distribuzione con una trentina di istituti bancari) e le stesse banche interpellate. Attenzione però perché, come illustra anche la tabella, molti istituti, anche se disposti a superare la soglia dell'80%, in realtà non arrivano proprio al limite ma si fermano al 90-95%. Va ricordato infatti che Banca d'Italia pone all'80% la somma massima finanziabile rispetto al valore di un immobile. Per sforare è necessario che la banca erogante assicuri il credito per la parte eccedente l'80%. In più, gli studi statistici dimostrano che sopra tale soglia cresce il tasso di insolvenza della cliente, tasso che addirittura quadruplica al di sopra del 95-97%. In pratica, l'esperienza dice che quanto meno l'acquirente versa, tanto più è facile che poi non paghi le rate del mutuo. "Importante è però anche il tipo di cliente", spiega Stefano Dragoni, direttore morgage business di Barclays Italia. "Per fare un esempio, un mutuo al 100% acceso da una giovane coppia che compra casa presenta lo stesso grado di rischio di uno all'80% fatto da un quarantenne, perché è normale che i giovani non abbiano dei risparmi ed elevate per loro sono le potenzialità di aumento del reddito, e quindi di alleggerimento del peso della rata nel tempo. Al contrario, più a rischio viene giudicato chi dopo cinque anni di lavoro non ha niente da parte, ma soprattutto le situazioni dove il rapporto rata/reddito è al limite, cioè attorno al 30-35%, e magari a fronte di redditi piuttosto bassi: in questo caso qualsiasi imprevisto può portare a una situazione di crisi". I dati nazionali parlano di un mercato di mutui sopra l'80%, pari al 10-15% del totale, con solo una quota minimale che sfora il 95%, più concentrata al Nord (50%) e nella fascia di reddito della famiglia inferiore ai 4.500 euro mensili (75%). "In ogni caso, un mutuo non è solo un debito, tipo l'acquisto dell'auto, ma anche una forma di patrimonializzazione", aggiunge Dragoni. "Peccato solo che in Italia ci vogliano da quattro a otto anni prima che la banca riesca a rientrare dei mutui in sofferenza contro i sei mesi, un anno di Inghilterra, Francia e Spagna".Il prezzo del rischio. Tutto ciò per spiegare l'obbligo imposto da Bankitalia di assicurare i mutui over 80% e i costi aggiuntivi richiesti su questi prodotti in termini di spread. Fermo restando che le condizioni possono sempre essere oggetto di trattativa da parte del singolo, la tabella di Mutuionline mostra le migliori proposte sul mercato. Al primo posto si colloca Bnl, che vince sia sul tasso fisso (6,10% di tasso) sia sul variabile (5,68%), seguita da Banco Popolare e Banca agricola mantovana (Bam) o Banca Toscana. Da notare che, dopo la burrasca sull'Euribor di inizio gennaio, "oggi il variabile risulta un po' più conveniente del fisso, con un divario di 40-50 centesimi, che in termini di rata, su un mutuo da 200 mila euro a 30 anni, si traduce in una cinquantina di euro al mese", spiega Roberto Anedda, di Mutuionline. Va ricordato inoltre che le condizioni dei mutui proposti on-line sono in genere un po' migliori di quelle che si riescono a ottenere allo sportello. Di circa 30 basis point infine il divario tra la proposta migliore e la peggiore in classifica, sempre ricordando che questa è stata stilata su un totale di una trentina di banche. La tabella prende in considerazione solo i prodotti base a tasso fisso o indicizzato, o comunque con piano di ammortamento alla francese perché quasi sempre sono gli unici a consentire di andare fino al 100%, con l'eccezione solo dei mutui con opzione, cioè che durante il periodo di rimborso consentono di passare da un tasso all'altro. "E questo perché le banche che assicurano il mutuo vogliono avere chiaro ciò che vanno ad assicurare, ovvero l'evolversi degli interessi", spiega Dragoni, cosa che non accade per esempio con i mutui a rata costante o con rimborso libero del capitale. Chi si ferma prima. Sempre dalla tabella si nota come, man mano che si riduce l'Ltv (Loan to value), termine tecnico per indicare la quota di finanziamento rispetto al valore dell'immobile ipotecato, lo spread tende a ridursi. Sempre Bnl, prima anche nell'offerta con Ltv al 95%, evidenzia un tasso inferiore di 15 centesimi rispetto all'Ltv al 100%, 5,68% contro 5,53% per il prestito indicizzato, che si riduce al 5,70% quando si rientra nel normale Ltv dell'80%. Stesso divario per gli altri prodotti in classifica, tenendo presente che in genere c'è un primo aggravio dello spread quando si supera l'80% di Ltv, per poi aumentare tutto in una volta (vedi Banca per la casa) oppure progressivamente (Macquarie), o con due scaglioni, il primo al superamento dell'80% e il secondo al superamento del 95%. Come accennato, alcuni istituti consentono di superare l'80% ma si fermano prima del 100%. Uno per tutti è Mps, che tra l'altro proprio di recente ha deciso di limitarsi al 95% mentre in precedenza consentiva di arrivare al massimo. Stranamente, però, le altre banche del gruppo, e cioè Bam e Banca Toscana, mantengono ancora l'offerta. "Abbiamo solo voluto ridurre il rischio di portafoglio della banca", precisa Marco Vivaldi, di Mps, "nel senso che la capogruppo risultava più esposta su questa tipologia di mutui rispetto alle altre due, e così abbiamo deciso di ridurre un po' la quota". Ing Direct invece non ha mai permesso a Mutuo Arancio, con qualsiasi tipo di tasso, di sfondare la barriera dell'80%. "Abbiamo fatto una politica piuttosto aggressiva in termini di spread e di cifre erogate", spiega Damiano Castelli, responsabile area mutui, "ma non di Ltv, e per la semplice ragione che in genere la clientela che compra on-line è più sofisticata e con maggiori disponibilità finanziarie, per cui chiede non più del 60-70% del valore dell'immobile. Piuttosto chiede cifre più alte, e peraltro noi offriamo spread più bassi di 25 centesimi a chi supera i 100 mila euro. A trattare il 100%, inoltre, di solito sono i mediatori creditizi".Rebus perizie. Il discorso del 100% non può essere disgiunto però da quello del valore di perizia, proprio perché il prezzo di una casa non è come quello di un dentifricio al supermercato. Fra l'altro, si è spesso parlato di perizie gonfiate proprio per concedere mutui all'80% ufficiale ma al 100% reale, che peraltro fa risultare una maggiore esposizione al rischio da parte della banca. Ora naturalmente il timore di un ribasso futuro dei prezzi delle case induce a maggior cautela, fermo restando che nessun istituto ammetta di derogare, se non per cifre irrisorie, rispetto al valore di perizia. "I 4-5 mila euro in più rispetto al valore di perizia al massimo si possono ottenere attraverso uno scoperto temporaneo di conto", conferma Castelli. Le perizie sono effettuate da periti indipendenti convenzionati con la banca o addirittura da società di valutazione (Crif e Praxi per Barclays). Il mutuo viene erogato prendendo come riferimento il valore minore tra il prezzo pagato e quello di perizia. (riproduzione riservata) Milano Finanza  - I vostri soldi Numero 029, pag. 49 del 9/2/2008 Autore: Teresa Campo.

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Gli Stati Poveri d'America (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stai consultando l'edizione del Gli Stati Poveri d'America Robert B. Reich Segue dalla Prima Ma nessuno di questi interventi sarà di molto aiuto in quanto non affrontano le ansie che afferrano al momento gli elettori americani. Il fatto che è che famiglie del ceto medio non dispongono più dei meccanismi di auto-difesa che hanno usato per oltre tre decenni per cavarsela con remunerazioni medie di poco superiori a quelle del 1970, al netto dell'inflazione. Il salario medio dei lavoratori di sesso maschile è inferiore ad allora: il reddito di un giovane che ha superato la trentina è inferiore del 12% al reddito di un suo pari età di tre decenni fa. Da anni il cero medio americano vive al di sopra dei suoi mezzi. Lo stile di vita del ceto medio non arretra anche se il salario medio è praticamente fermo da anni. Questa è la realtà e gli americani cominciano a sentirne le conseguenze. Il primo meccanismo di auto-difesa consisteva nell'incrementare l'occupazione femminile. La percentuale di madri lavoratrici americane con figli in età scolare dal 1970 è quasi raddoppiato - dal 38% a quasi il 70%. Alcuni genitori fanno ora persino i turnisti, con un genitore che si occupa dei figli mentre l'altro lavora. Queste famiglie sono note come "dins": double income no sex (NdT, Doppio reddito niente sesso). Ma ben presto abbiamo raggiunto il tetto del numero di madri che possono essere occupate. Cosa fare? Siamo passati ad un secondo meccanismo di auto-difesa. Quando le famiglie non potevano lavorare più duramente hanno cominciato a lavorare più a lungo. Oggi l'americano medio lavora due settimane di più rispetto a 30 anni fa. Rispetto a qualunque nazione avanzata, siamo dei veri e propri "drogati da lavoro" ed infatti ogni anno lavoriamo 350 ore più della media degli europei e anche più dei giapponesi, famosi per il loro attaccamento al lavoro. Ma anche per quanto riguarda il numero di ore di lavoro c'è un limite. Mentre la marea dei bisogni economici continuava a salire, siamo passati al terzo meccanismo di auto-difesa. Abbiamo cominciato a fare debiti. Con il prezzo degli immobili in continua ascesa nel corso degli anni 90 e in ancor più rapida ascesa tra il 2002 e il 2006, abbiamo trasformato le nostre case in salvadanai usandole come garanzia per ottenere mutui e prestiti bancari. Gli americani sono arrivati a sfiorare i 250 miliardi di dollari al trimestre di prestiti bancari con ipoteche di secondo grado e rifinanziamenti. È quasi il 10% del reddito disponibile. Con le carte di credito che piovevano come la manna abbiamo comprato televisori al plasma, nuovi elettrodomestici e vacanze. Con il dollaro artificialmente alto grazie al fatto che gli stranieri continuavano ad accumulare dollari nelle loro casse mentre la nazione sprofondava nei debiti, abbiamo comprato dal resto del mondo a prezzi contenuti beni e servizi. Ma nemmeno questo terzo meccanismo di auto-difesa poteva consentirci di tirare avanti. L'era del denaro facile è tramontata. Con lo scoppio della bolla immobiliare, si stanno prosciugando i prestiti ottenuti dando la casa in garanzia. Come ha recentemente riferito Moody, in queste decennio le sofferenze delle banche per i prestiti concessi con immobili in garanzia hanno toccato livelli record. Ora tocca alle autovetture e alla carte di credito. I fallimenti personali sono aumentati del 48% nella prima metà del 2007 e probabilmente in percentuale ancora maggiore nella seconda metà, il che vuol dire una vera e propria ondata di insolvenze nel settore del credito al consumo. Nel frattempo mentre gli stranieri cominciano ad abbandonare il dollaro, non potremo più acquistare all'estero beni e servizi a prezzi bassi. In breve, l'ansia che stringe alla gola il ceto medio non è semplicemente l'effetto dell'attuale rallentamento dell'economia. Il problema è sorto intorno al 1970. Qualunque candidato abbia in mente di affrontarlo seriamente deve proporsi obiettivi più ambiziosi e deve pensare in grande, non basta mettere qualche pezza nel settore del credito o stimolare l'economia con tagli delle tasse e incrementi della spesa pubblica. La maggior parte degli americani sono ancora esclusi dai benefici dell'alta tecnologia, dell'economia globale emersa tre decenni fa. Da allora quasi tutti i benefici della crescita economica sono andati ad un numero limitatissimo di persone posizionate in cima alla piramide. Il candidato capace di riconoscere questa realtà e di indicare soluzioni non solo per stimolare l'economia, ma anche per far crescere i salari - mediante, diciamo, una maggiore progressività delle imposte, sindacati più forti e, sul lungo periodo, scuole migliori per i ragazzi provenienti dalle famiglie a basso reddito e un più facile accesso all'istruzione superiore - avrà ottime probabilità di conquistare i sempre più ansiosi elettori americani. *** Robert Reich, già ministro del Lavoro con l'amministrazione Clinton, è professore di Politica Pubblica all'università di California a Berkeley e ha scritto "Reason: Why Liberals Will Win the Battle for America" © IPS Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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Subprime la crisi mette in ginocchio il regno unito (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Riformista, Il" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Subprime la crisi mette in ginocchio il regno unito Londra perde il titolo di regina della finanza In Europa cresce il pericolo di speculazioni sui titoli di Stato Londra. Come ampiamente previsto e richiesto dal mercato la Bank of England, attraverso il Monetary Policy Committee, ha deciso di tagliare i tassi di un quarto di punto al 5,25 per cento, dopo l'ultima modifica operata nel dicembre scorso. Il grande tabù della Old Lady, quindi, è caduto in seguito alle pressioni del mondo finanziario ed economico, divenuto ancor più insistente dopo il poderoso taglio effettuato dalla Fed nelle scorse settimane. D'altronde va chiarito che Mervyn King non aveva alternative: i dati che giungono dagli analisti parlano chiaro, il grande ferito della crisi economica in atto è proprio la Gran Bretagna. Londra, infatti, sta progressivamente perdendo il suo ruolo di hub finanziario, primato costruito durante gli anni del blairismo e ora minacciato dal grande freddo innescato dall'affaire subprime. Nessun paese al mondo è tanto dipendente dal flusso di denaro straniero attraverso le proprie banche quanto il Regno Unito: 2,4 trilioni di dollari di "in and out" nel solo 2006. Di più, il settore finanziario occupa un quinto di tutti i posti di lavoro del paese contro solo il 6 per cento degli Stati Uniti: ora l'abbraccio della globalizzazione finanziaria sta tramutandosi in una sorta di bacio della morte. E a risentire di questa flessione è la vita di tutti i giorni, l'economia reale: a fronte di una stretta mai vista nella concessione di prestiti e mutui (questi ultimi a quota 73 mila, il livello più basso dal 1995), il prezzo della casa sta crollando a una velocità che non si registrava dal 1995. Un dato reso noto ieri dal Council of Mortgage Lenders ha visto crescere il numero di case tornate in possesso dei proprietari a causa dell'incapacità dei compratori di far fronte al mutuo del 21 per cento: 27 mila abitazioni mentre entro la fine di quest'anno altre 45 mila faranno la stessa fine, il peggior dato dal 1998. La crescita economica, preannunciata del 2,4 per cento lo scorso anno, si attesterà invece a non più dell'1,8 per cento a fronte di un'inflazione che galoppa e supererà quota 2 per cento. Dopo quindici anni di crescita ininterrotta, di cui quelli dall'11 settembre 2001 al 2006 a un tasso del 2,6 per cento, il grande gelo ha quindi varcato l'Atlantico e si è abbattuto sul Regno Unito: il solo settore finanziario, dal 2002 al settembre 2007, era cresciuto dell'8 per cento all'anno. Oggi invece il 22 per cento dei britannici che hanno un mutuo o altri debiti stanno combattendo per riuscire a onorarli, stando a un sondaggio compiuto dalla Kpmg. La scorsa settimana Citigroup ha ritirato la carta di credito a 161 mila clienti ritenuti "a rischio". Di più, da oggi ai prossimi diciotto mesi tra le 20 mila e le 350 mila persone occupate nel settore finanziario londinese potrebbero perdere il posto stando a uno studio dall'Experian Group: solo Ubs ha già tagliato 1.500 lavoratori del suo settore strategico nella City ma anche Credit Suisse, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Merrill Lynch hanno già annunciato tagli. Le stesse vendite di uffici nel distretto finanziario hanno subito un vero e proprio crollo, 712 milioni nell'ultimo quadrimestre del 2007 a fronte del 1,9 miliardi del primo. Insomma, un incubo per far fronte al quale la BoE ha deciso di porre in atto un primo taglio ma entro aprile il mercato è certo che si arriverà al 5 per cento, giù di un altro quarto di punto. Chi invece non cambia la propria politica è la Bce, la Banca centrale europea, che l'altro giorno ha mantenuto inalterato il tasso al 4 per cento. Timori inflazionistici? Una cosa è certa, i grandi player stanno guardando con grande attenzione al crollo dei prezzi delle case e ai conseguenti timori per la crescita del deficit, soprattutto in Spagna, Irlanda (entrambe alle soglie di una crisi senza precedenti per l'esplosione della bolla immobiliare) e Italia. A ingolosire i grandi speculatori è il mercato dei titoli di Stato, un metodo per finanziare il budget di un paese che però comporta il pagamento di un interesse più alto a fronte della maggiore emissione o del rischio-paese. Si chiama spread e quello tra Bund tedeschi e Bot italiani è attualmente a 0,39 punti base, raddoppiato rispetto all'anno scorso. Stessa cosa per il gap tra titoli di Stato francesi e portoghesi, oggi a quota 0,15. Un aumento generalizzato del divario concretizzatosi nelle ultime settimane: lo spread tra il titolo di Stato a 11 anni irlandese e quello decennale tedesco è passato a 0,30 punti base da 0,19 nell'ultimo mese: ancora poco ma comunque numeri che non si vedevano dall'introduzione dell'euro. Come ammesso dallo stesso capo della Bce, Jean-Claude Trichet, l'inflazione nell'eurozona è arrivata a quota 3,2 per cento in gennaio e i timori per un rallentamento della crescita sono divenuti realtà. A confermarlo ci ha pensato la Corriente Advisors, istituto da 1,1 miliardi di dollari con base a Fort Worth, in Texas, che ha lanciato un fondo speculativo spacca-euro chiamato Euro Divergence Fund: la spaccatura dell'area euro tra paesi virtuosi (Germania e Francia) e cicale (il Club Med più l'Irlanda) stando ai gestori del fondo sarebbe la next shoe to drop , la prossima scommessa su cui puntare. E alla Corriente Advisors sanno quello che fanno: lo scorso anno hanno dato vita, insieme all'adviser di Hong Kong GaveKal Capital Management, a un primo fondo speculativo basato sulla divergenza degli spread mentre all'inizio dello scorso anno ha puntato tutto e guadagnato una fortuna scommettendo sull'implosione del mercato dei subprime. Chissà che a Francoforte qualcuno si accorga e decida di intervenire. 09/02/2008.

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Bepperone ha detto: "La bolla immobiliare sta saltando". ahahahahahahahahahah (sezione: Mercato immobiliare)

( da "KataWeb News" del 09-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pil: Zapatero, Dopo sorpasso a Italia puntiamo a Francia 9 gennaio 2008 alle 19:40 - Fonte: repubblica.it - 13 commenti Dopo l'Italia la Spagna punta ora a superare anche la Francia in termini di reddito pro capite. A lanciare la sfida ai vicini è stato lo stesso capo del governo José Luis Zapatero che ha confermato il sorpasso sul Belpaese. "Vogliamo posizionarci accanto a Finlandia e Danimarca con un alto reddito pro capite e i migliori indicatori sociali" ha sottolineato. Intervenendo a un forum economico a Madrid Zapatero ha spiegato che il Pil spagnolo crescerà al 3% nei prossimi anni e, in vista delle elezioni politiche del 9 marzo, ha promesso di creare tra 1,6 e 2 milioni di posti di lavoro nella prossima legislatura, se sarà rieletto, e di ridurre la disoccupazione portandola intorno al 7%. "Ho fiducia -- ha detto -- nel presente e nel futuro dell'economia spagnola". AGI.

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