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Libero
mercato ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 08-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Ma l'effetto fu
una bolla del mercato immobiliare con un forte aumento degli occupati nel
settore dell'edilizia. Adesso che la bolla del mercato immobiliare sta
esplodendo, il nuovo governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, segue la
stessa politica del suo predecessore: un forte abbassamento dei tassi di
interesse.
Banca
centrale europea ( da "Manifesto, Il"
del 08-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: mentre oggi si
pagano le conseguenze dell'esplosione della bolla immobiliare. La moneta negli
Usa è il supremo regolatore anche dei bisogni elementari delle persone: la
salute, l'istruzione, la previdenza, i consumi. Il tutto si espande e si
contrae non a seconda del bisogno, ma del tasso di interesse, magari
accompagnato da manovre sulle tasse.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 08-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
OPINIONI LIBERO MERCATO LA RECESSIONE PUO' FAR BENE di
Luigi Zingales Negli ultimi anni gli americani hanno
vissuto al di sopra delle loro possibilità consumando più di quello che
guadagnavano Per ogni cosa c'è il suo momento, recita l''Ecclesiaste', "un
tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante, un tempo per demolire e
un tempo per costruire". Nei termini del dibattito economico odierno
potremmo dire un tempo per l'espansione economica e uno per la recessione. Come
in natura, anche in economia, c'è una naturale alternanza. E come in natura,
anche in economia le fasi negative hanno una loro funzione: per quanto penose
le recessioni sono utili. Favoriscono la riallocazione di risorse da settori
maturi a settori in espansione. Forzano l'uscita dal mercato di imprese
inefficienti, permettendo l'entrata di nuove imprese in un processo che Schumpeter giustamente chiama "distruzione
creatrice". Facilitano l'aggiustamento degli squilibri macroeconomici. Nel
caso degli Stati Uniti, ci sono almeno due motivi per cui oggi una recessione
sarebbe salutare. Innanzitutto, nell'ultimo decennio gli americani sono vissuti
al di sopra delle loro possibilità, consumando più di quello che guadagnavano.
Per sostenere questo consumo hanno comprato all'estero più di quanto vendessero
causando un forte deficit della bilancia commerciale ed un elevato
indebitamento con l'estero. Questo squilibrio non può perdurare nel tempo, ma
l'aggiustamento è difficile: passa per una riduzione del consumo privato. Una
recessione faciliterebbe questa riduzione, con effetti positivi sul risparmio
aggregato e sulla bilancia commerciale. In secondo luogo, la recessione
favorirebbe la riallocazione di risorse dal settore abitativo (dove si sono
riversate durante la bolla immobiliare di inizio secolo)
agli altri settori. Ogni tentativo di soccorrere il mercato immobiliare
non fa altro che ritardare questo inevitabile aggiustamento, con grosso spreco
di risorse. Nonostante i benefici di una recessione, l'America vive l'illusione
che la recessione sia evitabile e gli aggiustamenti costosi non necessari.
Questa illusione è stata coltivata dalla politica monetaria dell'ex governatore
della Federal Reserve Bank, Alan Greenspan. Quando,
appena nominato, Greenspan si trovò di fronte al
crollo di Borsa del 1987, reagì vigorosamente con un abbassamento dei tassi e
una forte immissione di liquidità nel sistema, e la temuta recessione economica
non si verificò. Fu una manovra brillante. Così brillante che Greenspan decise di ripeterla. Nel 1998, di fronte a una
crisi finanziaria provocata dall'insolvenza del governo russo e dal tracollo di
un grosso hedge fund, Greenspan reagì abbassando fortemente i tassi di interesse.
La crisi economica fu evitata, ma l'effetto fu una bolla
speculativa in Borsa di proporzioni mai viste. Quando la bolla
esplose, Greenspan fu di nuovo pronto a reagire
abbassando i tassi di interesse quasi a zero. Con questa manovra audace evitò
che la crisi borsistica avesse forti ripercussioni sull'economia (ci fu una
recessione, ma molto lieve e molto breve). Ma l'effetto fu
una bolla del mercato immobiliare con un forte aumento
degli occupati nel settore dell'edilizia. Adesso che la bolla del mercato immobiliare sta esplodendo, il nuovo
governatore della Federal Reserve,
Ben Bernanke, segue la stessa politica del suo
predecessore: un forte abbassamento dei tassi di interesse. Ma questa
volta non è solo. Il presidente George Bush, desideroso di non aggiungere una
recessione alla lista delle eredità negative che lascia al termine del suo
mandato, si è affrettato a concordare con il Congresso democratico un piano
fiscale della bellezza di 145 miliardi di dollari (1 per cento del Prodotto
interno lordo) per ravvivare l'economia. Nel breve periodo questa manovra
congiunta avrà sicuramente effetti benefici. La recessione economica sarà
evitata o almeno alleviata. Ma a quali costi? I più probabili sono un aumento
dell'inflazione e un ulteriore deprezzamento del dollaro. E il perdurare degli
squilibri strutturali dell'economia americana, a cominciare dall'eccessivo
consumo. E più si sposta nel tempo l'aggiustamento, più sarà penoso. Questa
strategia, di spostare i problemi nel tempo invece che risolverli, sembra
pagare. Greenspan è venerato come il migliore
banchiere centrale che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Bernanke
si è guadagnato il plauso di tutto l'arco politico. E perfino Bush, dopo tante
critiche, ha raccolto qualche consenso. Ma, come dice l''Ecclesiaste',
"Dio giudicherà il giusto e l'empio, perché c'è un tempo per ogni cosa e
per ogni azione".
( da "Manifesto, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Sui tassi Francoforte non rincorre la Federal
reserve. Forse è un bene Galapagos Francoforte non
molla: anche ieri non ha ridotto i tassi nonostante gli appelli della comunità
finanziaria che teme lo sgretolamento progressivo delle quotazioni azionarie.
Il Fondo monetario internazionale si è congratulato con la scelta della Bce di
non intervenire sul costo del denaro. Vista l'ideologia del Fondo viene da
pensare che una volta di più la Bce ha perso una buona
occasione. Quindi ha sbagliato. Ma è proprio così? Forse no. Certo, anche ieri Trichet ha sostenuto che l'attuale livello d'inflazione
lascia pochi spazi e questi sono maggiori per un aumento dei tassi anziché una
riduzione. Poi ha ripetuto il solito appello-minaccia ai lavoratori perché
contengano le loro richieste di aumenti salariali e perché gli stati tengano
sotto controllo la spesa pubblica e rispettino i parametri di Maastricht, anche
in una fase di rallentamento dell'economia. Però, sicuramente non per suo
merito, la Bce forse non ha del tutto sbagliato a non far scendere i tassi,
anche se per alcuni paesi, Italia in testa, questo significa dover spendere di
più per pagare gli interessi sul debito pubblico. Tuttavia il modello da
inseguire non possono essere gli Stati uniti e la politica monetaria filo Bush
della Fed. Perché la situazione tra le due aree è profondamente diversa. Negli
Usa la politica monetaria è, infatti, l'unica risorsa per stimolare o spingere
il pedale del freno della congiuntura economica. In una
paese dove è praticamente assente la politica della spesa pubblica (con
l'eccezione di quella bellica e per la difesa) tutta la politica economica si
riduce alla politica monetaria: il livello dei tassi o e la liquidità fornita
al sistema bancario. E questo alimenta bolle speculative. Meno di 10 anni fa si
scatenò quella sulle Dot.coi, mentre
oggi si pagano le conseguenze dell'esplosione della bolla immobiliare.
La moneta negli Usa è il supremo regolatore anche dei bisogni elementari delle
persone: la salute, l'istruzione, la previdenza, i consumi. Il tutto si espande
e si contrae non a seconda del bisogno, ma del tasso di interesse, magari
accompagnato da manovre sulle tasse. In Europa non è così. Anche se la
tendenza è di fare dello stato sociale una fonte di profitti, nel vecchio
continente è ancora forte (perfino in Gran Bretagna) l'intervento pubblico che
si concretizza in uno welfare sempre più sotto tiro,
ma ancora in piedi. In queste condizioni la manovra sui tassi rimane ancora
marginale e la Bce non per suo merito ha, per fortuna, un campo d'intervento
ancora limitato.