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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  8-19 settembre 2008       #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (29)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Si sgonfia la bolla dell'inflazione ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ANALISI Si sgonfia la bolla dell'inflazione di Fabrizio Galimberti A riprova della scontentezza congenita dell'animo umano, c'è ora chi si preoccupa della deflazione. La caduta dei prezzi del petrolio e dell'oro e di altre materie prime si accompagna allo sgretolamento dei prezzi delle case, e questo combinato disposto ha fatto risorgere presso alcuni lo spettro della deflazione,

Immobiliare, calo prezzi case,meno transazioni in primo semestre ( da "Reuters Italia" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto.

IMMOBILIARE, CALO PREZZI CASE,MENO TRANSAZIONI IN PRIMO SEMESTRE ( da "Wall Street Italia" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto.

Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a Verona ( da "Arena, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: MERCATO IMMOBILIARE. Indagine di Ubh sull'andamento del settore nel primo semestre 2008 Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a Verona Prezzi delle case in caduta libera nel primo semestre del 2008. L'ultimo studio di United Business Holding (Ubh) sul mercato residenziale italiano certifica una flessione media dei prezzi degli immobili residenziali usati del 7%

E in italia il mattone costa il 7% in meno - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Economia Cala il prezzo delle abitazioni usate nei primi sei mesi dell'anno. Compravendite diminuite del 15 per cento E in Italia il mattone costa il 7% in meno BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Continua a sgonfiarsi la bolla immobiliare e per la prima volta da dieci anni i prezzi delle case vanno giù in modo significativo.

Ma la casa costa un po' di meno Valori medi delle abitazioni scesi del 7 per cento dopo molti anni ( da "Unita, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: fattori che hanno portato ad una contrazione del mercato immobiliare, dopo il balzo in avanti che negli ultimi anni aveva portato il prezzo delle case fuori dalla portata di molti portafogli. A certificare questa flessione delmercato residenziale italiano è uno studio di Ubh, il gruppo che controlla diversi network immobiliari tra i quali Professionecasa, Grimaldi Immobiliare e Rexfin.

Scendono i prezzi delle case ( da "Miaeconomia" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: casa no CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7% dei prezzi delle abitazioni rispetto allo stesso periodo del 2007,

Il Giappone è dietro l'angolo, ma si può evitare ( da "Milano Finanza (MF)" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: con il crearsi e quindi lo scoppio della bolla immobiliare e l'eccessivo ricorso al credito a fini speculativi. Due sono però le differenze sostanziali rispetto a quella situazione: da una parte la Banca centrale americana ha agito molto più velocemente di quanto non avesse fatto la Banca del Giappone;

Mercati in allarme: la bolla dei mutui minaccia la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: comparto immobiliare, che pure proprio il governo ha cercato da tempo di frenare nella consapevolezza dell'emergere di una bolla: la crisi cova e potrebbe esplodere, magari non nell'immediato ma forse l'anno prossimo. Nel corso dei mesi estivi i prezzi delle nuove case sono calati mediamente di un quarto, mentre la contrazione nei volumi delle transazioni è arrivata fin quasi al 70%

Casello in affitto? Costa meno di uno spuntino ( da "Giornale.it, Il" del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dovrebbero pagarne il doppio: 96mila l'anno al prezzo di mercato. Insomma a Milano la bolla immobiliare che ha tenuto banco per decenni, non ha contagiato le casse di palazzo Marino che continua a "svendere" il proprio patrimonio immobiliare. Le conseguenze? Pochi privilegiati e tagli alle mostre per tutti.

CASA:MERCATO FERMO MA PREZZI+2% 2008,CALO GRANDI CITTA'/ANSA ( da "Wall Street Italia" del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: NIENTE BOLLA, 2009 SARA' MIGLIORE -->(ANSA) - ROMA, 12 SET - In un mercato immobiliare europeo in grande affanno, l'Italia si difende bene e mette a segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del 2%. Lo afferma Scenari Immobiliari nel suo Focus Italia nell' European Outlook 2009 presentato oggi a Santa Margherita Ligure.

Prezzi case in calo Aria di crisi nel mercato immobiliare torinese: nel primo seme ( da "Leggo" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Stre del 2008 il prezzo delle case a Torino ha subìto una flessione del 6 per cento. Un calo però più contenuto rispetto alla media nazionale (-7).

Si vende meno ma a caro prezzo ( da "Miaeconomia" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 17 anniRevoca fideiussione CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta, registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi,

Finte crisi e veri fallimenti ( da "AprileOnline.info" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: delle imprese e la corsa dei titoli in borsa non si traducevano in un aumento della ricchezza reale dei lavoratori e dei cittadini, che avrebbe potuto sostenere il ciclo economico. E' infatti bastato che la bolla immobiliare si sgonfiasse e che il prezzo del petrolio cominciasse a salire, per effetto della necessità di ricollocare sul mercato delle materie prime i capitali che non

Per le banche più regolee obbligo di trasparenza ( da "Secolo XIX, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: garantito proprio dall'incremento di valore della casa. Ma quando la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi degli immobili hanno iniziato a scendere, il giochino si è rotto e sono cominciate le insolvenze. Il tutto è stato amplificato dal forte rallentamento dell'economia reale, che ha ridotto i redditi delle famiglie.

Le banche italiane appaiono poco esposte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Emma Marcegaglia ha spiegato che a questo si sommano i timori per "l'andamento delle materie prime, c'è il problema della bolla immobiliare, c'è un problema di congiuntura internazionale negativa. A questo - ha aggiunto Emma Marcegaglia - l'Italia somma i problemi di sempre perché cresce di un punto di Pil in meno della media europea.

La storia inizia tra il 2001 e il 2003, quando i tassi di interesse passano in in colpo dal ( da "Messaggero, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: una casa. Finché i prezzi delle abitazioni aumentano il gioco funziona. L'incremento del valore degli immobili consente di ottenere sempre più credito. E le banche riducono drammaticamente gli standard di solvibilità richiesti alle famiglie. E' allora che si moltiplicano i cosiddetti "mutui subprime" (concessi alle categorie meno abbienti e quindi con un elevato indice di rischio)

No al catastrofismo e non esageriamo con le regole ( da "Unita, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 90 quando l'economia viaggiava a gonfie vele e, con bassi tassi, si sono creati i presupposti per lo sviluppo della bolla immobiliare. Ora nel mezzo della crisi serve liquidità. Abbassare i tassi permetterà alle banche prendere a prestito denaro a migliori condizioni e ridarà fiato la sistema economico. Adesso può avere un senso".

Obama recupera ma McCain resiste ( da "Eco di Bergamo, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: preoccupanti segnali del marzo scorso successivi al crac della banca d'affari Bearn Sterns è improvvisamente accaduto. Lo scoppio della bolla immobiliare, su cui avevano speculato alcuni degli istituti di credito più importanti del mondo, ha travolto l'altro ieri le prestigiose banche d'affari Lehman Brothers e Merril Lynch solo pochi giorni dopo l'annuncio di Fannie Mae e Freddie Mac,

BERLINO - Per l'Europa gli effetti dell'attuale crisi sui mercati finanziari e assicur ( da "Messaggero, Il" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Almeno quelle che hanno tentato di aggirare i regolamenti europei affidandosi all'AIG. Ma non sono fortunatamente molte. Anche in Spagna o in Gran Bretagna è crollata la bolla immobiliare, ma gli effetti per i mercati finanziari sono stati circoscritti grazie alla severa politica delle nostre banche centrali e della Bce".

CHI PAGHERA' LA CRISI ( da "Wall Street Italia" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.

Cosa sta succedendo sui mercati finanziari americani? In forme diverse, tutto il settore è inca ( da "Stampa, La" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.

ArcelorMittal teme la crisi Risparmi per 4 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: a far paura al colosso siderurgico sono le conseguenze della crisi finanziaria, che rischia di rendere insolventi molte delle aziende clienti e di raffreddare la domanda di acciaio per edilizia, a causa dello scoppio della bolla immobiliare. L'obiettivo è dunque di far fruttare ancor più le sinergie avviate nel 2006, anno della fusione tra Arcelor e Mittal Steel.

Case: prezzi in calo del 2,7% nelle grandi città, ma a Brescia solo dello 0,7% ( da "Giornale di Brescia" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: prezzi hanno registrato nel primo semestre del 2008 una contrazione dello 0,7%. LE QUOTAZIONI - Spulciando tra le tabelle i prezzi più alti in città per un immobile "usato" si trovano naturalmente in zona Panoramica (2.100 euro al mq), seguito dall'area di Mompiano, S'Anna e S. Eufemia (2000 euro al mq); a guidare la classifica dei prezzi del "nuovo" è invece l'area di Mompiano (3.

Calo del 2,7% per i prezzi delle case ( da "MF Immobiliare" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 7% per i prezzi delle case Immobiliare Di Teresa Campo è il dato registrato da tecnocasa e gabetti nel 1° semestre 2008 nelle città più grandi Deboli in particolare Torino, Genova e Bologna, con ritocchi superiori al 4%. Più contenuta la flessione a Milano e Roma, dove le quotazioni sono scese del 2% circa.

Prezzi delle case in discesa fino all'11% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: del prezzo dell'immobile nella decisione di acquisto. La quasi totalità dei nostri operatori ha evidenziato che il prezzo è stato l'aspetto più valutato dai potenziali acquirenti". Gli effetti di questo comportamento si vedono anche sugli sconti sempre più ampi sul prezzo iniziale richiesto dai venditori.

La bolla immobiliare spagnola allarma la Banca centrale europea ( da "Opinione, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: hanno una gran quantità di crediti verso il settore immobiliare, come finanziamento ai costruttori con i cantieri fermi e come erogazione di mutui accesi, quando il prezzo delle case era maggiore. Questi crediti non sono di grande qualità. Le banche hanno quindi dei crediti incagliati, ed allo stesso tempo debbono continuare ad erogare crediti per la clientela in salute.

America, debito all'italiana ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: o per sostenere la concorrenza della Cina? Insomma, è possibile che la crisi induca rilevanti cambiamenti nel ruolo dello Stato, con esiti incerti per l'efficienza economica. Infine, anche quando sarà finita, la crisi finanziaria e lo scoppio della bolla immobiliare avranno riflessi diretti sull'andamento dell'economia Usa.

Mattone, il peggio è passato? ( da "Trend-online" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Questa crisi immobiliare si è già guadagnata il titolo di "peggiore della storia". Il crollo dei prezzi è il maggiore dai tempi della Grande depressione. Ci saranno nuove catastrofi o si può affermare che finalmente il peggio è passato? Di certo le notizie che arrivano mettono agitazione.


Articoli

Si sgonfia la bolla dell'inflazione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-08 - pag: 4 autore: ANALISI Si sgonfia la bolla dell'inflazione di Fabrizio Galimberti A riprova della scontentezza congenita dell'animo umano, c'è ora chi si preoccupa della deflazione. La caduta dei prezzi del petrolio e dell'oro e di altre materie prime si accompagna allo sgretolamento dei prezzi delle case, e questo combinato disposto ha fatto risorgere presso alcuni lo spettro della deflazione, che si pensava ormai esorcizzato. Ma la memoria non deve tornare molto indietro per recuperare quei timori che nel 2003 avevano spinto Federal Reserve e Banca centrale europea a schiacciare i tassi ai minimi storici (1% e 2%). La transizione, tuttavia, è brusca. Finora era l'inflazione il nemico da abbattere, e ora alcuni, con un "contrordine compagni" degno del miglior Guareschi, si preoccupano del freddo dei prezzi e dell'economia. Ci sono molte domande legate a questo brusco ridimensionamento dei prezzi delle materie prime. Scegliamo le più importanti. Primo, a quali fattori è dovuto questo calo? Secondo, quali effetti avrà sull'inflazione? Naturalmente, la risposta alla prima domanda si incuriosisce subito del ruolo della speculazione. Questa "peste del secolo", che prima aveva spinto i prezzi ad altezze vertiginose, è stata debellata? Ci saranno senz'altro delle mosche cocchiere che vorranno appropriarsi di questa ritirata dei prezzi, e ascriverla a merito dei "governi forti" che, novelli San Giorgio, hanno infilzato il drago speculativo. Ma la verità è che la speculazione si è infilzata da sola. La speculazione della leggenda popolare, quella orchestrata dai "profittatori" che tramano nell'ombra facendo soldi sulla pelle del popolo sofferente, non è mai esistita. è esistita una bolla, un'euforia dei prezzi che, facendo leva sulla lentezza dell'offerta ad adeguarsi alla forte domanda dei Paesi emergenti, ha esagerato queste tendenze, anticipando i futuri aumenti e creando una classica spirale autoregressiva, in cui i prezzi aumentano oggi perché sono aumentati ieri e perché si pensa che aumenteranno ancora domani. Questi meccanismi sono, nel bene e nel male, iscritti nel Dna dei mercati, cioè a dire nel Dna degli essere umani, a cominciare dalla crisi dei tulipani del Seicento. E inevitabilmente arriva il giorno in cui la bolla si sgonfia. Ciò che ha cominciato a succedere da luglio, sia per il petrolio che per altri materiali di base, alimentari e non. Quanto andrà avanti questo sgonfiamento? Nessuno lo sa, ma non è da pensare che il petrolio tornerà alle quotazioni di un anno fa (70-80 dollari al barile). La domanda mondiale di greggio continuerà a essere forte, dato che la crescita dei Paesi emergenti - affamati di materie prime- è un fatto strutturale. La risposta dell'offerta è, come si è detto, lenta. Ma è anche sicura e, unitamente ai risparmi energetici innescati dagli alti costi dell'energia, porterà a un nuovo prezzo di equilibrio. Nel frattempo, che cosa succederà all'inflazione? Così come gli aumenti dei prezzi di energia e alimenti avevano fatto gridare al lupo inflazionistico, il loro ridimensionamento dovrebbe alleviare questi timori. La stessa Bce prevede per l'anno prossimo un tasso d'inflazione intorno al 2,5%, il che implica un 2% per fine 2009. E molti analisti sono anche più ottimisti. Tanto più che non ci sono stati quegli effetti di "seconda battuta" che la Banca centrale europea temeva e che avevano spinto Francoforte, all'inizio di luglio, a quell'improvvido aumento dei tassi-guida. La galoppata dei prezzi delle materie prime ha portato il tasso d'inflazione dell'Eurozona verso il 4%, ma l'inflazione di base - quella che esclude i beni energetici e alimentari- è rimasta, con olimpica calma, al di sotto del 2%, sia nell'area euro che in Italia. Se il petrolio rimane ai livelli raggiunti in questi giorni, di poco superiori ai 100 dollari al barile, gli effetti sul tasso d'inflazione dovrebbero essere rapidi, a parte qualche vischiosità legata a scompensi nei mercati dei pro-dotti raffinati. E anche la ritirata dei prezzi del grano e del riso dovrebbe riflettersi presto sui prodotti finiti. Sono essenziali, a questo proposito, la sorveglianza del cittadino, la ricerca ostinata del miglior prezzo e il ruolo delle autorità preposte alla concorrenza. La "mano invisibile" di solito funziona, ma qualche volta, quando gira i pollici, ha bisogno di uno scappellotto. fabrizio@bigpond.net.au ECONOMIE FREDDE La caduta delle materie prime abbinata al calo delle quotazioni immobiliari ha fatto risorgere in alcuni lo spettro della deflazione LA "MANO INVISIBILE" In questo frangente diventano essenziali la sorveglianza dei cittadini e il ruolo delle autorità preposte alla concorrenza.

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Immobiliare, calo prezzi case,meno transazioni in primo semestre (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Reuters Italia" del 08-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MILANO (Reuters) - Nel primo semestre di quest'anno le compravendite di abitazioni in Italia continuano a diminuire, con riflessi depressivi sui prezzi. E la dinamica è destinata a proseguire per il resto del 2008. Secondo l'ufficio studi UBH (United Business Holding) i prezzi degli appartamenti "in buono stato" - che non necessitano di una totale ristrutturazione - sono diminuiti mediamente del 7% rispetto ai primi sei mesi del 2007 e le transazioni hanno confermato il trend di discesa con una contrazione del 13-15%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si dovrebbe confermare, secondo UBH, con ulteriori ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali e le compravendite dovrebbero stabilizzarsi, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. Il report semestrale, elaborato con dati raccolti fino alla fine di giugno 2008 dai primi 30 comuni capoluogo italiani, evidenzia che i cali maggiori di prezzi si sono verificati a Napoli e Palermo (-9%) seguite da Roma (-8,3%) e Milano (-8%), anche loro già in leggero calo nel primo trimestre. Torino, ancora in positivo a marzo 2008, vede i prezzi calare in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. "Il calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a livello nazionale), e che aveva accelerato nel primo trimestre 2008, ha iniziato, come era logico attendersi, a riflettersi sulle dinamiche dei prezzi", ha detto in una nota Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto. L'ufficio studi UBH raccoglie i dati dalle reti di intermediazione immobiliare Professionecasa e Grimaldi Immobiliare e di mediazione creditizia Rexfin, oltre che da soggetti terzi.

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IMMOBILIARE, CALO PREZZI CASE,MENO TRANSAZIONI IN PRIMO SEMESTRE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 08-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Immobiliare, calo prezzi case,meno transazioni in primo semestre -->MILANO (Reuters) - Nel primo semestre di quest'anno le compravendite di abitazioni in Italia continuano a diminuire, con riflessi depressivi sui prezzi. E la dinamica è destinata a proseguire per il resto del 2008. Secondo l'ufficio studi UBH (United Business Holding) i prezzi degli appartamenti "in buono stato" - che non necessitano di una totale ristrutturazione - sono diminuiti mediamente del 7% rispetto ai primi sei mesi del 2007 e le transazioni hanno confermato il trend di discesa con una contrazione del 13-15%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si dovrebbe confermare, secondo UBH, con ulteriori ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali e le compravendite dovrebbero stabilizzarsi, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. Il report semestrale, elaborato con dati raccolti fino alla fine di giugno 2008 dai primi 30 comuni capoluogo italiani, evidenzia che i cali maggiori di prezzi si sono verificati a Napoli e Palermo (-9%) seguite da Roma (-8,3%) e Milano (-8%), anche loro già in leggero calo nel primo trimestre. Torino, ancora in positivo a marzo 2008, vede i prezzi calare in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. "Il calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a livello nazionale), e che aveva accelerato nel primo trimestre 2008, ha iniziato, come era logico attendersi, a riflettersi sulle dinamiche dei prezzi", ha detto in una nota Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto. L'ufficio studi UBH raccoglie i dati dalle reti di intermediazione immobiliare Professionecasa e Grimaldi Immobiliare e di mediazione creditizia Rexfin, oltre che da soggetti terzi.

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Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a Verona (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Arena, L'" del 09-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MERCATO IMMOBILIARE. Indagine di Ubh sull'andamento del settore nel primo semestre 2008 Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a Verona Prezzi delle case in caduta libera nel primo semestre del 2008. L'ultimo studio di United Business Holding (Ubh) sul mercato residenziale italiano certifica una flessione media dei prezzi degli immobili residenziali usati del 7%. I valori sono scesi dell'8% a Milano, dell'8,3% a Roma e del 7% a Verona. Nella città scaligera il prezzo medio di vendita di un'abitazione usata, libera e in buono stato di 100 metri quadri - secondo la ricerca Ubh - costa 480 mila euro in centro, 310 mila in semicentro, 190 mila in periferia e 220 mila nell'hinterland. "È la prima volta dopo molti anni", spiega Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi Ubh, "che assistiamo a una contrazione così omogenea dei prezzi". Le attese per la seconda parte dell'anno indicano ancora un'ulteriore flessione al ribasso dei prezzi delle case del 2-3%. Nei primi sei mesi, intanto, i valori sono scesi in modo marcato in tutta Italia. Se a Milano e Roma si registrano cali dell'8%, a Palermo e Napoli la flessione arriva addirittura al 9%. Fra le altre città, Torino, Bologna e Firenze segna un -6,5%, Genova -6%, Bari -5,8% mentre Padova e Venezia registrano un -5%. A tenere sono soltanto gli immobili nelle zone centrali e di pregio che riescono a mantenersi sugli stessi valori dello scorso anno. L'ufficio studi di Ubh - una società in cui il Banco Popolare detiene una quota del 17,5% - evidenzia poi un calo delle transazioni compreso fra il 13 e il 15%. "Il calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a livello nazionale) e che aveva accelerato nel primo trimestre 2008", spiega Ghisolfi, "ha iniziato, come era logico attendersi, a riflettersi sulle dinamiche dei prezzi". Ad essere maggiormente penalizzato è il mercato immobiliare delle zone semicentrali e periferiche. "La cause di questa flessione", continua Ghisolfi, "sono principalmente due: da una parte stiamo assistendo all'appiattimento della domanda da parte dei redditi più bassi e precari, a causa delle politiche di maggior rigore da parte degli istituti di credito e dell'aumento dei tassi d'interesse; dall'altra la domanda di sostituzione si trova in difficoltà principalmente perché le famiglie sono disorientate dalle dinamiche dei prezzi". Sulla base dei dati di Professionecasa, Grimaldi Immobiliare e Rexfin oltre che di soggetti terzi, l'ufficio studi di Ubh offre anche qualche segnale di ottimismo. "L'aspetto positivo", sottolinea Ghisolfi, "deriva da questo processo di aggiustamento dei valori". La fase di assestamento durerà ancora alcuni mesi, almeno fino al 2009 quando Ubh prevede il raggiungimento di un nuovo punto di equilibrio che comunque sarà "sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008".

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E in italia il mattone costa il 7% in meno - barbara ardu (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Economia Cala il prezzo delle abitazioni usate nei primi sei mesi dell'anno. Compravendite diminuite del 15 per cento E in Italia il mattone costa il 7% in meno BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Continua a sgonfiarsi la bolla immobiliare e per la prima volta da dieci anni i prezzi delle case vanno giù in modo significativo. Sono scesi del 7 per cento nei primi sei mesi dell'anno, con punte dell'8-9 per cento nei grandi centri urbani. Tengono solo gli immobili di nuova costruzione (dove la domanda è ancora superiore all'offerta) e quelli di pregio. Una frenata annunciata. In giro ci sono pochi soldi, e quelli che ci sono costano: l'aumento dei tassi di interesse ha frenato la richiesta di mutui e la eco della crisi dei subprime ha finito per dispiegare i suoi effetti anche sul mercato italiano. Le banche hanno chiuso i cordoni della borsa, fanno più controlli prima di concedere un mutuo e se fino a due anni fa finanziavano fino al 90 per cento del costo dell'immobile, oggi arrivano al 60-70 per cento. I segnali della frenata c'erano tutti già nel 2007, un anno poco brillante: si vendevano meno case e per venderle si impiegava più tempo. Il risultato non poteva essere che una discesa dei prezzi. Il 2008 ha presentato il conto per intero: le compravendite sono diminuite tra il 13 e il 15 per cento rispetto al primo semestre del 2007, finendo per trascinare giù i prezzi degli immobili. Le stime le ha fatte l'ufficio studi di Ubh, sulla base dei dati forniti da Professione Casa e Grimaldi immobiliare. Le discese più significative si sono registrate nelle grandi città: a Napoli e Palermo i prezzi degli immobili sono scesi nei primi sei mesi del 2008 del 9 per cento, a Roma dell'8,3 e a Milano dell'8. Ma in tutti i quindici capoluoghi di provincia presi in considerazione domina il segno meno (con oscillazioni che vanno dal 6,5 al 5 per cento). Insomma dopo anni di euforia il mercato è rallentato. Due i segnali che facevano prevedere la frenata: "L'allungamento oltre i 5 mesi delle compravendite e l'allargamento della forbice fra prezzo iniziale e finale di vendita (mediamente del 15 per cento) - spiega Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi Ubh - erano indicativi del fatto che il mercato stesse entrando in questa nuova fase". Ora l'attesa si sposta sul futuro. Secondo Ubh, per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si confermerà con ulteriori ribassi di 2-3 punti percentuali, mentre le compravendite si dovrebbero stabilizzare intorno alle 680-700 mila unità. Nel 2009 però il mercato potrebbe ripartire. "Ci aspettiamo un aumento delle compravendite del 5-7 per cento rispetto al 2008 - prevede Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - quanto alle quotazioni l'anno prossimo non ci sarà nessun aumento dei prezzi, che resteranno fermi ai livelli attuali".

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Ma la casa costa un po' di meno Valori medi delle abitazioni scesi del 7 per cento dopo molti anni (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 09-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

/ Milano PICCHIATA Un semestrein caduta libera, il primo del 2008 per i prezzi delle case scesi in media del 7 per cento con Milano e Roma che fanno segnare un punto percentuale in più. L'incertezza economica, la paura dei mutui in crescita, il lavoro dei giovani che non c'è sono tutti fattori che hanno portato ad una contrazione del mercato immobiliare, dopo il balzo in avanti che negli ultimi anni aveva portato il prezzo delle case fuori dalla portata di molti portafogli. A certificare questa flessione delmercato residenziale italiano è uno studio di Ubh, il gruppo che controlla diversi network immobiliari tra i quali Professionecasa, Grimaldi Immobiliare e Rexfin. "È la prima volta dopo molti anni" spiega Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi di Ubh "che assistiamo a una contrazione così omogenea dei prezzi". Un segnale che la crisi colpisce ovunque, e che la domanda di abitazioni è scesa un po' in tutto il Paese. Anche le attese per la seconda parte dell'anno indicano un'ulteriore flessione al ribasso dei prezzi delle case del 2-3%. Milano e Roma, dove si sono fatti registrare cali dell'8%, non guidano però la caduta: peggio (o meglio se si guarda il compratore) hanno fatto Palermo e Napoli con una flessione del 9%. Fra le altre città, Verona registra un -7%, Torino,Bologna e Firenze -6,5%, Genova -6%, Bari -5,8% e Venezia -5%. La contrazione non colpisce però gli immobili nelle zone centrali e di pregio che riescono a mantenersi sugli stessi valori de 2007. L'ufficio studi di Ubh evidenzia poi un calo delle transazioni compreso fra il 13 e il 15%. "Il calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a livello nazionale) e che aveva accelerato nel primo trimestre 2008" continua Ghisolfi " ha iniziato, come era logico attendersi, a riflettersi sulle dinamiche dei prezzi". Ad essere maggiormente penalizzato è il mercato immobiliare delle zone semicentrali e periferiche. La cause di questa flessione sono principalmente due: da una parte l'appiattimento della domanda da parte dei redditi più bassi e precari, a causa delle politiche di maggior rigore da parte degli istituti di credito e dell'aumento dei tassi d'interesse; dall'altra la domanda di sostituzione che si trova in difficoltà principalmente il disorientamento delle famiglie davanti alle dinamiche dei prezzi. Sulla base dei dati di Professionecasa, Grimaldi immobiliare e Rexfin, oltre che di soggetti terzi, l'analisi di Ubh offre anche qualche segnale di ottimismo, soprattutto per quanto riguarda i tempi della compravendita. "L'aspetto positivo" sottolinea Ghisolfi "deriva da questo processo di aggiustamento dei valori che darà al venditore e all'acquirente la possibilità di chiudere più velocemente le trattative". La fase di assestamento durerà ancora alcuni mesi, almeno fino al 2009 quando Ubh prevede il raggiungimento di un nuovo punto di equilibrio che comunque sarà "sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008".

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Scendono i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 09-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Pagamento Cai entro 60 giorniIscrizione Cai e cambialiDurata del protestoFine protestoLimitazione c/cMorte cointestatario libretto risparmioDelegato libretto bancario nominativoCambio assegno per protestatoIncasso assegni per protestatoIscrizione protesto 5 anni Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Mutuo per immobile all'esteroDetrazione mutuo e abitazione principaleSospensione pagamento mutuoIntestazione immobile a figlio minorenneErogazione contestuale al rogitoIntestare immobile a minoreResidenza anagrafica e domicilio fiscaleAcquistare appartamento a figlia di 17 anniRevoca fideiussioneCointestazione mutuo, casa no CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7% dei prezzi delle abitazioni rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre il numero delle compravendite segna una flessione compresa fra il 13 e il 15%, la prima dopo 10 anni di rialzi e un 2007 meno brillante. Le città che hanno subito la maggiore flessione dei prezzi sono Napoli e Palermo (-9%), seguono Roma (-8,3%) e Milano (9%). Torino, ancora in positivo a marzo di quest'anno, vede un calo in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. Un trend discendente già anticipato dai risultati del primo trimestre del 2008, quando già il numero degli scambi di immobili aveva registrato un'accelerazione al ribasso rispetto al -4,6% con cui si era chiuso il 2007. Secondo l'ufficio studi di Ubh dopo 10 anni di forti accelerazioni dei prezzi e di compravendite sempre in aumento (dalle 600mila del 1999 alle 800mila del 2007) il mercato doveva necessariamente rallentare. Mentre dal punto di vista congiunturale le cause del calo sono da attribuire a due fattori: da una parte all'appiattimento della domanda da parte dei redditi più bassi e precari e dall'altra alla domanda di sostituzione delle famiglie che sconta il disorientamento di queste per le dinamiche dei prezzi. Con prezzi minori e meno richieste, risultano piu' brevi le trattative. "Con un prezzo di offerta, in particolare di un'abitazione usata da ristrutturare - spiega Ghisolfi - inferiore del 10% rispetto a un anno fa, la vendita si conclude in tempi molto piu' brevi rispetto alla media nazionale di 5,8 mesi". Tengono maggiormente i valori delle nuove costruzioni grazie anche al fatto che l'offerta, ad eccezione di alcune aree soprattutto del centro Italia, sia ancora inferiore rispetto alla domanda. La crescita zero dei valori significa ovviamente un calo in termini reali almeno del 3,5%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si confermerà con ulteriori ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali, le compravendite si dovrebbero stabilizzare intorno alle 680-700mila unità scambiate, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. 19 voti - " Vota questa notizia ".

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Il Giappone è dietro l'angolo, ma si può evitare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 10-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 180  pag. 6 del 10/9/2008 | Indietro Il Giappone è dietro l'angolo, ma si può evitare Commenti & Analisi Di Michel Girardin* Istigatrice dell'incontro annuale dei grandi banchieri a Jackson Hole sul finire di agosto, la Federal Reserve del Kansas non poteva essere meglio ispirata mettendo al centro del dibattito il tema della stabilità del sistema finanziario. E saranno stati sicuramente infervorati, per via di possibili reazioni delle autorità monetarie di fronte ai fallimenti bancari, con un nuovo esempio freschissimo proveniente proprio dallo Stato del Kansas. La domanda che si ponevano i partecipanti più ansiosi, era pressapoco questa: le banche centrali devono seguire l'ingegnoso esempio della Fed che esalta verbalmente il liberalismo mentre si precipita al capezzale delle banche al minimo buco nei loro bilanci? A Jackson Hole, Ben Bernanke si è cimentato in un raro esempio di equilibrismo intellettuale per giustificare i salvataggi di Bear Sterns e delle tante sorelle minori di Fannie e Freddie, raccomandando a un tempo maggiore rigore per evitare nuove crisi. E' la nozione di "rischio morale" che è al cuore dei dibattiti, questa idea che le banche possano assumersi rischi anche eccessivi, sapendo che troveranno sempre un'anima buona nella loro banca centrale pronta a mettere una pezza quando è il caso. Personalmente non credo sia un approccio proficuo. E del resto sia i dirigenti sia gli azionisti sia il personale delle banche vengono sempre puniti in seguito a una cattiva gestione del rischio, spesso anche pesantemente. Ciò detto, vale la penda domandarsi: a quando la fine dalla crisi? A mio parere è in mala fede chi, come l'ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, diffonde pronostici e scommette su una ripresa già all'inizio del prossimo anno. Altri vedono gli Stati Uniti seguire l'esempio del Giappone e pagare per l'eccessivo ricorso al credito con 10 anni di deflazione. Ebbene, è un fatto incontestabile che l'attuale situazione degli Stati Uniti somigli da vicino a quella del Giappone all'inizio degli Anni Novanta, con il crearsi e quindi lo scoppio della bolla immobiliare e l'eccessivo ricorso al credito a fini speculativi. Due sono però le differenze sostanziali rispetto a quella situazione: da una parte la Banca centrale americana ha agito molto più velocemente di quanto non avesse fatto la Banca del Giappone; d'altra parte, e soprattutto, le banche americane rendono pubbliche le proprie perdite, mentre le loro sorelle giapponesi aspettarono ben 10 anni prima di farlo. Dichiarare fallimento negli Stati Uniti non significa perdere la faccia. Anche se non spiega tutto, in Asia è invece il contrario: il fallimento è infatti un'onta difficile da sopportare. Differenze culturali a parte, i grandi banchieri a Jackson Hole si sono interrogati sul modo migliore per completare la trasparenza del sistema bancario che è l'elemento centrale per evitare un peggioramento della crisi di fiducia e convalidare supini eventuali salvataggi. Le decisioni che sono seguite su Fannie e Freddie sembra vadano in questa direzione. L'auspicio è che si è prosegua su questa strada. E' così che gli Stati Uniti potranno evitare una deflazione alla giapponese. *Direttore Investimenti di Union Bancaire Privée  .

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Mercati in allarme: la bolla dei mutui minaccia la Cina (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-10 - pag: 3 autore: Mercati in allarme: la bolla dei mutui minaccia la Cina Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Sarà vero che i cinesi hanno comprato meno appartamenti nelle ultime settimane perché sono rimasti troppo tempo incollati ai televisori per osservare le prodezze olimpiche dei loro atleti? L'argomento è stato portato a giustificazione del nuovo rallentamento del mercato del real estate, che lascia presagire come la bolla immobiliare cinese possa davvero scoppiare, con potenziali conseguenze incalcolabili anche sul piano finanziario e persino macroeconomico; il che lancerebbe un nuovo fronte di crisi, in aggiunta alla storia infinita della crisi subprime Usa, e dopo che il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac _ salutato ufficialmente con soddisfazione in Cina e Giappone, i loro principali creditori esteri _ lascia più dubbi e interrogativi che reali sensazioni di sollievo. Ieri il principale operatore per capitalizzazione di mercato, China Vanke, ha scosso gli investitori annunciando che in agosto è riuscito a vendere il 33% di superfici in meno, per un valore in calo quasi corrispondente a poco più di 4 miliardi di yuan (circa 595 milioni di dollari). Il titolo ha continuato ieri a perdere terreno alla Borsa di Shanghai, che nel complesso è riuscita a chiudere su livelli stabili dopo il tonfo di inizio settimana, ma con un altro minimo infragiornaliero da 21 mesi. La debolezza dei titoli immobiliari si è generalizzata sulla piazza di Hong Kong, dove l'indice Hang Seng ha ceduto un altro 1,5%. Tra le azioni più colpite, quelle di Guangzhou R&F property, calate dell'8,5% anche sull'onda di un rapporto preoccupato del Credit Suisse sull'alto indebitamento della società e sulla possibilità di riduzioni dei prezzi immobiliari a Pechino e Shanghai. A pesare su Hong Kong è stato anche il downgrading, effettuato dalla Goldman Sachs, sulle prospettive del settore bancario cinese, che ha provocato una caduta dei titoli finanziari: per la banca d'affari americana le banche cinesi non sono più “attraenti” come investimento, ma “neutre”, in quanto il Paese si trova davanti a sfide macroeconomiche sempre più difficili da gestire. Per molti osservatori, il punto più critico del sistema comincia a essere il comparto immobiliare, che pure proprio il governo ha cercato da tempo di frenare nella consapevolezza dell'emergere di una bolla: la crisi cova e potrebbe esplodere, magari non nell'immediato ma forse l'anno prossimo. Nel corso dei mesi estivi i prezzi delle nuove case sono calati mediamente di un quarto, mentre la contrazione nei volumi delle transazioni è arrivata fin quasi al 70% (secondo il dato di luglio a Shanghai). Se il trend dovesse continuare, è chiaro che si potrebbe generare un circolo vizioso al centro del quale finirebbero le banche commerciali, i cui prestiti sono per lo più indirizzati verso il real estate. L'ultimo rapporto agli investitori di Morgan Stanley evidenzia come mantenere in crescita il settore immobiliare sia diventato più importante che in passato, visto che l'espansione dell'export sta rallentando. Tanto che, secondo Wu Junhua, senior economist al Japan Research Institute, quest'anno la crescita del Pil cinese dovrebbe risultare inferiore al 10% per la prima volta da sei anni. Tao Wang, capo analista della Ubs, resta però ottimista. "L'attuale fase di arretramento dell'immobiliare è iniziata con il giro di vite regolamentare di fine 2007, che è coinciso con la forte correzione del mercato azionario e un rallentamento nel settore dell'export", sottolinea il suo ultimo rapporto, evidenziando che sul medio termine i fondamentali del reale estate cinese resterebbero senz'altro positivi. SETTORE NEL VORTICE I prezzi delle nuove case sono calati di un quarto, mentre la contrazione nei volumi delle transazioni è arrivata al 70%.

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Casello in affitto? Costa meno di uno spuntino (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 12-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

N. 218 del 2008-09-12 pagina 3 Casello in affitto? Costa meno di uno spuntino di Marta Bravi L'associazione nazionale reduci e combattenti spende 9 euro al giorno, mentre quella dei "Castelli e ville aperti in Lombardia" ne paga 17 per l'ufficio in Porta Nuova Casello che vai, affitto che trovi. Questa sembra essere la logica che regola gli affitti del Comune. In città, infatti, sono dieci gli ex caselli daziari dati in gestione al settore Demanio e affittati a ristoranti, associazioni, partiti. Ognuno a un canone diverso. E non certo a prezzo di mercato. I più favoriti? Gli ex combattenti e reduci che sborsano per la loro centralissima sede in uno dei due caselli di piazzale Baiamonti (porta Nuova), 3.407 euro l'anno, il corrispettivo di 9 euro al giorno, un pranzo al bar. Il bello è che secondo il prezzo di mercato - ad ascoltare l'ufficio studi Tecnocasa - il canone medio di affitto in Baiamonti sarebbe di 1.200 euro al mese per un bilocale. Facendo due conti, l'Associazione dei Combattenti dovrebbe sborsare ben 28.800 all'anno. Al secondo posto, nella classifica dei privilegiati, pur pagando un affitto doppio rispetto ai Combattenti, l'Associazione Castelli e ville aperti in Lombardia, con sede nei caselli di piazza Principessa Clotilde - dei due caselli ne è stato ricavato uno solo, di 160 metri quadrati - che spende 6.533 euro all'anno, cioè 17 euro al giorno. Forse così non dirà molto, ma se lo confrontiamo con il prezzo medio di mercato, ci si rende conto subito: l'associazione dovrebbe pagare 36mila euro l'anno. Ancora il Rotary International che ha la sua prestigiosa sede nel casello daziario di piazza Cinque Giornate spende 7.989 euro l'anno di affitto, contro i 216.000 euro l'anno di canone a prezzi di mercato. In piazza Cinque Giornate, per un bilocale di 50 metri quadrati, il mercato chiede 10.200 euro: facendo due conti, quindi il Rotary dovrebbe pagare almeno 20.400 euro, calcolando una superficie di 100 mq, la dimensione del casello più piccolo. L'agenzia di viaggi "Viaggi e turismo Cinque Giornate", che ha sede nell'altro casello della medesima piazza, invece, spende 16.070 euro di canone annuo, eppure non si tratta di un'associazione o di un partito, ma di una qualsiasi attività commerciale. Il quarto posto nella classifica dei privilegiati lo detiene la Lega Nord, che paga 9.170 euro l'anno di affitto per l'ex dazio di piazza XXIV Maggio. Quando, secondo i prezzi di mercato, dovrebbe spenderne almeno 43.200 (calcolando una superficie di 100 mq moltiplicata per due piani). "I partiti, così come le associazioni, hanno diritto all'abbattimento del canone d'affitto e pagano il 70 per cento in meno - replica l'assessore alla casa del Comune Gianni Verga -. Inoltre per quei caselli che andavano ristrutturati, abbiamo decurtato dal canone i costi dei lavori, come per esempio in piazza Principessa Clotilde". Tenuto conto di queste variabili, la Lega Nord risulta comunque avvantaggiata: paga 9.170 euro ogni 12 mesi, contro i quasi 4mila che dovrebbe versare secondo i prezzi di mercato. E lo stesso discorso vale per il ristorante "Al Porto", che spende 40.569 euro all'anno, contro i 43.200 euro calcolati su una superficie di 200 metri quadrati. Anche i panificatori, che spendono 55.014 euro l'anno per 500 metri quadri, dovrebbero pagarne il doppio: 96mila l'anno al prezzo di mercato. Insomma a Milano la bolla immobiliare che ha tenuto banco per decenni, non ha contagiato le casse di palazzo Marino che continua a "svendere" il proprio patrimonio immobiliare. Le conseguenze? Pochi privilegiati e tagli alle mostre per tutti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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CASA:MERCATO FERMO MA PREZZI+2% 2008,CALO GRANDI CITTA'/ANSA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 12-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA RAPPORTO SCENARI IMMOBILIARI, NIENTE BOLLA, 2009 SARA' MIGLIORE -->(ANSA) - ROMA, 12 SET - In un mercato immobiliare europeo in grande affanno, l'Italia si difende bene e mette a segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del 2%. Lo afferma Scenari Immobiliari nel suo Focus Italia nell' European Outlook 2009 presentato oggi a Santa Margherita Ligure. E per il 2009 Scenari esprime ottimismo indicando prospettive "migliori" sulla spinta di un "modesto rimbalzo delle compravendite, ipotizzando condizioni esterne (economia e finanza) leggermente più positive", anche se resta al di sotto della corsa ai rincari degli anni precedenti. NIENTE BOLLA - Non ci sarà la 'bolla'. In Italia "la pressione sul mercato continua ad essere consistente e non fa ritenere probabile una discesa delle quotazioni", assicura infatti il presidente di Si, Mario Breglia. Allo stato Scenari prevede un incremento dell'1% medio delle quotazioni nel 2009 sul 2008, risultato del calo più consistente (-2,5%) nelle grandi città, +0,5% negli altri capoluoghi, +1,7% nei piccoli centri. Tuttavia, si amplia la forbice tra prodotti di qualità e no, dove i primi potrebbero conoscere incrementi fino al 5%. CALO COMPRAVENDITE - Vistosa la flessione degli scambi: a fine anno il bilancio sarà pari a 700.000 compravendite, il 13% in meno rispetto al 2007. "E' un effetto, iniziato nel quarto trimestre del 2007 - spiega Breglia - dell'abbinata aumento del costo dei mutui e maggiore severità nell'erogare il credito alle famiglie per l'acquisto di una casa. La discesa delle compravendite si concentra soprattutto nella fascia di mercato medio-bassa come capacità di spesa (entro i 250mila euro), riferita a lavoratori immigrati e giovani coppie. Due gruppi che negli ultimi anni, grazie a condizioni molto favorevoli di credito, avevano assunto una quota di scambi sino a un terzo del totale". Le compravendite sono calate nelle grandi città, anche per diminuzione dell'offerta, mentre sono in lieve aumento nei comuni metropolitani. Nel primo semestre dell'anno è proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18% del totale offerto, e il rimbalzo ipotizzato nel corso del 2009 dovrebbe riguardare proprio il nuovo. PIU' CASE SFITTE - I rendimenti da locazione sono in calo, dopo aver toccato il 5% nel corso dell'ultimo biennio. I canoni medi sono infatti elevati rispetto alla capacità di spesa degli inquilini e aumenta notevolmente il numero delle case sfitte, pur esistendo un'ampia domanda, sia di tipo sociale che normale. Si consolida una domanda verso i prodotti ad elevato contenuto di innovazione e con sostenibilità ambientale. MERCATO TIENE - Il fatturato immobiliare italiano tuttavia avrà segno positivo a fine 2008 (+0,9%), incremento certo inferiore a quello messo a segno nel 2007( +4,9%) ma comunque superiore a quanto sta accadendo in Francia e Germania, per non parlare degli Stati Uniti. In tutti i comparti sono calati gli scambi mentre prezzi e canoni sono stabili. "La 'tenuta' del mercato immobiliare in Italia, nonostante i marosi esterni, è un elemento importante. Sottolinea - secondo Si - la robustezza degli elementi base del mercato nazionale, quali forte domanda residenziale, richieste di immobili innovativi per il non residenziale, necessità di infrastrutture leggere di qualità per le città. Non è ancora conclusa la crescita qualitativa della filiera e mancano attori-chiave nel comparto finanziario". Nel 2009 l' incremento previsto del fatturato sarà dell'1,6%, quasi equamente suddiviso tra residenziale e altro. Le quotazioni medie sono salite un po' meno dell'inflazione nel 2008 e sono attese stabili nel prossimo anno. Si amplia la forbice tra prodotti di qualità dove sono previsti incrementi fino al 5% e gli altri. Soprattutto nel settore residenziale usato, la qualità media del prodotto in vendita sta scendendo e quindi l'offerta incontra la domanda solo attuando una corretta riduzione del prezzo medio. Questo infatti fa riferimento a un prodotto di qualità standard e nel differenziale si monetizza la ristrutturazione. TERZIARIO E COMMERCIALE - Uffici e terziario sono stati i più dinamici del primo semestre: a fine anno si prevede un fatturato di 7,7 miliardi, in crescita del 2%. Dopo un quinquennio di crescita sostenuta (+4,1% nel 2007) segna invece il passo il comparto commerciale, +2,6% a fine anno ma con aspettative di calo per il 2009. (ANSA).

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Prezzi case in calo Aria di crisi nel mercato immobiliare torinese: nel primo seme (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Leggo" del 15-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stre del 2008 il prezzo delle case a Torino ha subìto una flessione del 6 per cento. Un calo però più contenuto rispetto alla media nazionale (-7).

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Si vende meno ma a caro prezzo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 15-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Assegno protestatoPagamento Cai entro 60 giorniIscrizione Cai e cambialiDurata del protestoFine protestoLimitazione c/cMorte cointestatario libretto risparmioDelegato libretto bancario nominativoCambio assegno per protestatoIncasso assegni per protestato Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Mutuo fondiario e un mutuo ordinarioMutuo per immobile all'esteroDetrazione mutuo e abitazione principaleSospensione pagamento mutuoIntestazione immobile a figlio minorenneErogazione contestuale al rogitoIntestare immobile a minoreResidenza anagrafica e domicilio fiscaleAcquistare appartamento a figlia di 17 anniRevoca fideiussione CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta, registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi, ma rispetto alla situazione europea - in grande affanno - l'Italia si difende bene e metterà a segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del 2%. Anche se a fine anno le compravendite di case saranno in tutto circa 700.000 con un calo del 13%. "È un effetto, iniziato nel quarto trimestre del 2007 - spiega il presidente di Si, Mario Breglia Breglia - dell'abbinata aumento del costo dei mutui e maggiore severità nell'erogare il credito alle famiglie per l'acquisto di una casa". La discesa delle compravendite si concentra soprattutto nella fascia di mercato medio-bassa come capacità di spesa (entro i 250mila euro), riferita a lavoratori immigrati e giovani coppie. Le compravendite sono calate in particolare nelle grandi città, anche per diminuzione dell'offerta, mentre sono in lieve aumento nei comuni metropolitani. Nel primo semestre dell'anno è proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18% del totale offerto, e il rimbalzo ipotizzato nel corso del 2009 dovrebbe riguardare proprio il nuovo. Gli altri numeri del Focus di Scenari Immobiliari mostrano un incremento dell'1% medio delle quotazioni nel 2009 sul 2008, risultato del calo più consistente (-2,5%) nelle grandi città, +0,5% negli altri capoluoghi, +1,7% nei piccoli centri. In particolare, per un appartamento al centro di Roma occorre investire tra i 6.400 e gli 8.700 euro, mentre a Milano servono tra i 5.400 e i 7.500 euro. Capitolo a parte per gli affitti. I rendimenti da locazione sono in calo, dopo aver toccato il 5% nel corso dell'ultimo biennio. I canoni medi sono infatti elevati rispetto alla capacità di spesa degli inquilini e aumenta notevolmente il numero delle case sfitte, pur esistendo un'ampia domanda, sia di tipo sociale che normale. Si consolida una domanda verso i prodotti ad elevato contenuto di innovazione e con sostenibilità ambientale. Con uno sguardo ai mercati immobiliari europei emerge che a comprare casa a Londra rischia di diventare veramente difficile dal momento che un appartamento nel centro della capitale britannica costa da un minimo di 11.000 ad un massimo di 16.000 euro al metro quadro. Leggermente più economica New York, dove si spendono dai 9.500 ai 15.000 euro. Mentre una casa a Parigi costa in media dagli 8.200 agli 11.500 euro al metro quadro. Tra le grandi città europee la più economica è Oslo, dove per un appartamento in centro bastano dai 1.500 ai 2.700 euro. 1 voti - " Vota questa notizia ".

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Finte crisi e veri fallimenti (sezione: Mercato immobiliare)

( da "AprileOnline.info" del 15-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nane Cantatore, 15 settembre 2008, 18:47 Lehman Brothers ha avviato la procedura di fallimento. 26mila dipendenti (di cui 6mila in Europa) perderanno probabilmente il posto di lavoro. Nel crollo degli istituti si sconta una stagione di euforia finanziaria spacciata per sviluppo economico, che si è tradotta in guadagni per pochi e che ora produce sacrifici per tutti Può darsi che non ci sia molto da ridere nel crollo dei più prestigiosi istituti finanziari americani e britannici, visto che sotto le loro macerie rischia di finire un bel po' di società reale. Tuttavia, sarebbe ipocrita non ammettere che la rovina di questi alfieri del turbo capitalismo finanziario degli ultimi anni, e dell'arroganza con cui cavalcavano l'onda dell'indebitamento collettivo, fornisce qualche motivo di soddisfazione. Gli anni appena trascorsi, infatti, sono stati segnati da un nuovo ciclo di esuberanza irrazionale, dopo quello della new economy, il cui credo fondamentale era che la crescita economica finanziata dal debito sarebbe stata abbastanza solida e continua da innescare un ciclo virtuoso tale da ripagare, prima o poi, questo stesso debito: una visione evidentemente folle, che è stata più o meno esplicitamente sostenuta dalla Federal Reserve e predicata in ogni salsa dai grandi guru del sistema creditizio, come Goldman Sachs, Merril Lynch e, appunto, Lehman Brothers. In questi anni, e lo si è detto più volte su questo giornale, l'intero sistema economico mondiale ha poggiato sulla capacità degli Stati Uniti di assorbire beni di consumo e sulla valorizzazione dei capitali nelle borse mondiali, a loro volta ancorate a quella di New York. Gli Stati Uniti, del resto, hanno potuto mantenere una crescita gonfiata e sostenere le esportazioni altrui grazie a un marchingegno diabolico, per cui i grandi esportatori, Cina e Giappone in testa, convertivano gran parte della liquidità in eccesso nella loro bilancia commerciale in buoni del tesoro americano, mantenendo artificialmente in piedi il dollaro; intanto, la crescita galoppante del mercato immobiliare ha creato un'altra bolla che, finché è durata, ha potuto sostenere l'indebitamento delle famiglie che, a sua volta, ha alimentato i consumi. Era chiaro, allora (e, ancora una volta, non sono mancate le voci che lo hanno fatto notare) che una situazione di questo tipo non sarebbe stata sostenibile, visto che i profitti sensazionali delle imprese e la corsa dei titoli in borsa non si traducevano in un aumento della ricchezza reale dei lavoratori e dei cittadini, che avrebbe potuto sostenere il ciclo economico. E' infatti bastato che la bolla immobiliare si sgonfiasse e che il prezzo del petrolio cominciasse a salire, per effetto della necessità di ricollocare sul mercato delle materie prime i capitali che non potevano più essere investiti nel mattone, perché tutto il gioco saltasse in aria. A farne le spese, per il momento, sono i responsabili della crisi, quelle società di investimento e di consulenza che dovevano rappresentare la capacità del mercato di regolarsi e di informare nel modo migliore gli investitori affinché potessero prendere le decisioni perfettamente razionali postulate dal modello liberista. Il punto, adesso, sta nel capire cosa potrà succedere e in che modo la crisi della finanza americana colpirà il resto del mondo, che in questi anni ha avuto tutto il tempo per prepararsi. Per la Bce dovrebbe profilarsi una situazione tranquilla, visto che la moneta del Vecchio Continente non corre alcun rischio e che la recessione americana dovrebbe contribuire a controllare il prezzo del petrolio, a oggi il principale fattore di inflazione nell'area euro. Più problematica la situazione per la Cina, tanto per il rischio di deprezzamento delle sue riserve valutarie in dollari, quanto per la forte riduzione delle esportazioni; un'eventuale crisi dell'economia cinese potrebbe portare a pesanti ripercussioni sul tessuto sociale, con conseguenze difficili da immaginare. Tornando in Europa, a parte il caso della Gran Bretagna, in cui l'indebitamento privato è a un livello persino superiore a quello americano, e pertanto è facile che si verifichino dinamiche simili, il problema dovrebbe riguardare essenzialmente la stabilità di alcuni istituti finanziari, che comunque hanno spalle abbastanza grosse per assorbire il colpo. Il rischio maggiore è quello di una forte stretta creditizia, che colpirà i Paesi con un maggior livello di indebitamento delle famiglie: Spagna, Paesi Bassi e Belgio rischiano di vedersela brutta, anche per effetto di una crisi immobiliare ormai in pieno corso. La Francia potrebbe cavarsela un po' meglio, mentre Germania e Italia non dovrebbero correre pericoli troppo grandi. In ogni caso, dovrebbe essere chiaro che come quella degli scorsi anni era una crescita finta, finanziata dal debito e a esclusivo beneficio degli azionisti, quella attuale è una crisi tutta finanziaria, che riguarda in primo luogo i grandi investitori: non ci sono ragioni, allora, perché, dopo non aver visto nessun frutto della "crescita", ora ci tocchi anche pagare la "crisi".

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Per le banche più regolee obbligo di trasparenza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Massimo baldini La quarta banca d'investimenti di Wall Street, Lehman Brothers è fallita, ma a differenza di Bears Stearns che si trovò in condizioni simili sei mesi fa, questa volta il governo americano non è intervenuto per salvarla. Allora si disse che la mossa era giustificata dal fatto che si trattava di una banca troppo grossa per essere lasciata al proprio destino. In altre parole, il suo fallimento avrebbe avuto conseguenze disastrose sui mercati finanziari globali, con rischi di tenuta complessiva del sistema e di avvitamento della crisi finanziaria che si trascina ormai da più di un anno. Se il Tesoro americano questa volta ha deciso di non intervenire, le possibili cause sono più d'una. I semi dei guai di oggi vanno ricercati nella politica di bassi tassi di interesse perseguita dalla Banca centrale americana guidata da Alan Greenspan a partire dal 2001, per sostenere l'economia dopo lo scoppio della bolla informatica e dopo l'11 settembre. La situazione è precipitata nel luglio dell'anno scorso, con la crisi dei mutui subprime, cioè dei mutui concessi, negli Usa, a famiglie che volevano comprare casa pur non avendo tutti i necessari requisiti di solvibilità. Quando i prezzi delle case continuano a salire, posso anche accettare rate molto alte: se proprio mi dovessi trovare nell'impossibilità di onorarle, potrei sempre vendere la casa, nel frattempo aumentata di valore, ed estinguere l'intero debito. Oppure potrei chiedere un altro prestito, garantito proprio dall'incremento di valore della casa. Ma quando la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi degli immobili hanno iniziato a scendere, il giochino si è rotto e sono cominciate le insolvenze. Il tutto è stato amplificato dal forte rallentamento dell'economia reale, che ha ridotto i redditi delle famiglie. Le banche, però, non avevano nel frattempo tenuto in cassaforte questi mutui di scarsa qualità, li avevano ceduti ad altre istituzioni finanziarie, comprese banche d'investimento, che li avevano usati come asset a garanzia della loro raccolta di fondi sui mercati finanziari. Quando ci si è resi conto che molti di questi mutui erano in realtà carta straccia, nessuno ha più voluto fare credito per paura di prestare soldi a società finanziarie prive di garanzie solide. Le banche centrali delle due sponde dell'Atlantico sono intervenute per mettere sul mercato la liquidità necessaria per evitare il crollo dei mercati e l'esaurimento del flusso dei prestiti a imprese e famiglie. Lehman era una banca d'affari, quindi era soggetta a una regolamentazione assai meno rigida di quella riservata alle banche commerciali (che gestiscono i depositi delle famiglie), proprio perché un eventuale fallimento di queste banche d'investimento è ritenuto meno grave di quello di una banca a cui le famiglie affidano i propri risparmi. Era ben noto da mesi che Lehman si era esposta in modo molto spinto nel mercato delle obbligazioni garantite da mutui subprime. Già sei mesi fa aveva abbassato drasticamente le previsioni di profitto. Ora il Tesoro non è intervenuto in sua difesa per molte ragioni. Rispetto a sei mesi fa, è più facile per le banche d'investimento ricevere credito dalla Fed, perché quest'ultima ha deciso di accettare come garanzia anche titoli poco liquidi. La seconda ragione è che, dopo la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, il debito pubblico del governo Usa è già aumentato parecchio e ulteriori aumenti rischierebbero di mettere a rischio il rating del debito pubblico, con la prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi d'interesse. Un ennesimo salvataggio autorizzerebbe poi a credere che ormai provvede il governo a risolvere i problemi creati da comportamenti imprudenti, un pessimo segnale per tutti. Per gli italiani non ci dovrebbero essere ripercussioni, perché per fortuna le obbligazioni che incorporavano mutui subprime non si sono affatto diffuse nel mondo in modo uniforme. Servono con urgenza nuove regole di condotta per le banche e un incremento degli obblighi di trasparenza cui dovrebbero essere tenute. Purtroppo, le imminenti elezioni americane stanno bloccando ogni serio tentativo di riforma. Il fallimento di una banca, per quanto grande, non è comunque il segnale che il capitalismo sta crollando, neppure se altri fallimenti seguiranno, come è molto probabile. 16/09/2008 fallimentiIl crac di una banca per quanto grande non significa che il capitalismo stia crollando. Neppure se altri fallimenti seguiranno 16/09/2008 dalla prima pagina Bernard Henri Lévy ci trasmette la risposta del presidente georgiano: "Non bisogna permettere che si dica che siamo stati noi ad incominciare questa guerra... ". È Mikhaïl Saakachvili che parla: "Siamo all'inizio di agosto. I miei ministri sono in vacanza. Io stesso sono in Italia a sottopormi a una dieta dimagrante e pronto a partire per Pechino. Ed ecco che leggo sulla stampa italiana: "Preparativi di guerra in Georgia"". Nel suo intento di voler aiutare il presidente georgiano, il mio amico filosofo lo fa apparire come uno sciocco. Come è possibile che un uomo politico responsabile, che spiega che i russi preparavano l'invasione della Georgia dal mese di giugno, si conceda il lusso di una dieta in Italia? Io preferisco credere nell'intelligenza di Mikhaïl Saakachvili e nella sua chiaroveggenza. Per questo motivo ho proposto un'altra visione dei fatti che contempla una possibile connivenza tra il presidente americano, George W. Bush, e Mikhaïl Saakachvili. Queste mie dichiarazioni hanno fatto infuriare il fondatore del Nouvel Observateur, Jean Daniel. "Altri dicono perfino che si tratta di un "complotto americano"!", ha affermato. Come se fosse così assurdo sostenere che gli Stati Uniti, grande potenza, abbiano una strategia in questa regione fondamentale per la produzione o il trasporto del petrolio e del gas. Non è perché questa strategia non è stata del tutto efficace che possiamo dire che non sia mai esistita. Insomma, immagino che Jean Daniel, in quanto accurato testimone del suo tempo e uomo curioso della storia che gli schermi delle nostre televisioni ci propongono, cerchi, come me, di capire gli avvenimenti in atto, gli interessi e il comportamento di ogni protagonista. Così fece Tolstoï con Napoleone e Koutouzov descrivendo la battaglia di Borodino in "Guerra e Pace". Curiosamente, l'analisi dello scrittore si è rivelata - secondo quanto hanno riferito i migliori storici dell'epoca - più attinente alla realtà di quella di alcuni testimoni diretti degli scontri. Per capire bene quello che sta succedendo in Georgia, osserviamo la cartina della regione e cerchiamo di prendere in considerazione, come fece a suo tempo il generale Koutouzov, i vari belligeranti, cercando di allontanarci dalle urla e dagli strepiti degli ideologi e degli uomini coinvolti nella battaglia. Ci rendiamo allora conto che Mikhaïl Saakachvili non poteva credere, neanche per un solo secondo, che sarebbe stato capace di fare sloggiare i russi da Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del sud, senza l'aiuto degli Stati Uniti. Un sostegno che si è manifestato fin dall'inizio dell'anno attraverso l'invio di un equipaggiamento militare moderno e di consiglieri che, nello scorso mese di luglio, hanno organizzato nella base di Vaziani, in prossimità di Tbilisi, delle manovre congiunte americane-georgiane. Sono questi stessi consiglieri ad aver gestito, con l'autorizzazione di Washington - secondo quanto è stato riferito da alcuni analisti della Direzione dei Servizi militari francesi - "l'uso di lanciarazzi multipli Grand, questi moderni "organi di Stalin" di cui abbiamo potuto intravedere le scie luminose nella notte sugli schermi delle nostre televisioni". Mentre ascoltavo parlare Richard Perle, una delle principali teste pensanti del neoconservatorismo americano, del conflitto georgiano alla televisione, ne ho dedotto che vi era, come sempre in questi casi, un piano A e un piano B. Il primo prevedeva l'occupazione lampo dell'Ossezia del sud da parte dell'esercito georgiano, con l'accordo delle istanze internazionali e in nome dell'integrità territoriale della Georgia: sarebbe stato un successo per il campo occidentale, avrebbe comportato un indebolimento della Russia nella regione e avrebbe reso più sicuro il trasporto del petrolio in loco, cosa che preoccupa non poco sia gli Azeri che i Kazaki. In caso di insuccesso e di avanzamento dell'esercito russo, sarebbe stato comunque strategico sfruttare diplomaticamente e mediaticamente l'occupazione dei territori georgiani, occupazione che avrebbe potuto intimorire i Paesi dell'ex Urss e spingerli, in questo modo, a chiedere la protezione della Nato. Ma purtroppo i pedoni degli strateghi sono, contrariamente a quelli dei giocatori di scacchi, esseri umani. Una strategia di successo può costare qualche decina di vite umane; quando invece la strategia non funziona, l'accusa rivolta è quella di genocidio. Ma la strategia americana è stata veramente un insuccesso? Non è detto, anche se sarà l'Europa a pagarne il prezzo. In fondo la Polonia ha già siglato l'accordo per l'installazione sul suo territorio di una base antimissilistica Nato. La Repubblica Ceca e l'Ucraina non sono pronte a fare lo stesso? Sarei curioso di vedere la faccia che farebbe George W. Bush se Putin ripetesse quello che fece a suo tempo Khrouchtchev installando una base antimissilistica a Cuba, proprio davanti alle coste della Florida. E l'Ossezia allora?! Non è per questa terra che combattiamo? Non è l'Ossezia che ha chiesto l'indipendenza? Si tratta di un vecchio Paese e gli osseti, detti anche "Alani", costituiscono un popolo antico. Già Erodoto ne parlava. I loro tesori erano, fino a poco tempo fa, esposti al Louvre. Questo popolo indo-europeo ha conservato e protetto fino a oggi le sue antiche leggende, per la gioia degli antropologi e di Georges Dumezil che ha voluto consacrare loro un libro. Nel 1749, un'ambasciata osseta è stata creata a San Pietroburgo. Dopo la rivoluzione bolscevica, la Repubblica sovietica georgiana ha approfittato del fatto che l'Ossezia fosse tagliata in due da una catena montuosa per annettere l'Ossezia del sud. Stalin e il capo del Kgb Beria, entrambi georgiani, ufficializzano l'annessione, nonostante l'opposizione degli Osseti. Con la perestroïka e lo smembramento dell'Impero, la Georgia diventa indipendente. Era il 1991. Un anno dopo, nel 1992, gli Osseti prendono le armi e coinvolgono i russi. Questi ottengono l'invio di una missione di pace Onu. Ed eccoci di nuovo divisi tra il diritto dei popoli all'autodeterminazione e il rispetto dell'integrità territoriale degli Stati. Solo che, nel frattempo, gli amici della Georgia riconoscono l'indipendenza del Kosovo, una provincia serba, e questo nonostante la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza che affermava la sovranità della Serbia in questo territorio in maggioranza albanofono. Ho viaggiato in Ossezia mentre scrivevo un libro sui Kazari. Alla caduta del regno, la maggioranza dei Kazari partirono per l'Europa centrale. Altri restarono a vivere tra i monti della regione. Vengono chiamati gli Ebrei delle montagne. Li ritroviamo in Azerbaïdjan, nella regione di Kuba, a Krasnaïa Sloboda e in Ossezia del sud da dove, all'inizio della guerra, sono fuggiti per via dei bombardamenti georgiani: la minoranza ha trovato rifugio in Russia, la maggioranza in Israele. Infine l'Europa: se dobbiamo parlarne ora è perché, poco tempo dopo l'incendio jugoslavo, dei piromani hanno nuovamente appiccato il fuoco alle sue porte. Questa volta, però, gli europei dovranno per forza spegnere l'incendio da soli correndo così il rischio di rimanere bruciati. Dopo, come sempre, saranno gli uomini d'affari americani a comprare a prezzi stracciati i terreni devastati dal conflitto per installare basi Nato e complessi industriali. Il generale De Gaulle ha lasciato la Nato nel marzo 1966 pensando, a ragione, che l'Europa dovesse trarre la lezione dall'ultima guerra mondiale e imparare a difendersi da sola. Pensava inoltre che se l'America e la Francia condividevano gli stessi valori, i loro interessi invece non sempre combaciavano (non dimentichiamo la guerra in Iraq). Infine, De Gaulle credeva che se l'Europa voleva realmente esistere come entità politica - l'Europa dall'Atlantico agli Urali - era per poter offrire a miliardi di individui un'alternativa alla scelta tra un liberalismo selvaggio e una pianificazione a oltranza. Oggi l'Impero sovietico non esiste più. Ma per i neoconservatori americani e i loro amici europei resta sempre presente. Mi sono spesso chiesto perché da noi, in Francia, continuiamo a essere aggressivi nei confronti della Russia. Nulla in questo Paese - che continua ad amare la Francia nonostante la nostra condiscendenza e i ricordi delle devastazioni napoleoniche - sembra essere sufficientemente buono, giusto e grande ai nostri occhi. La sua evoluzione post-comunista avrebbe preso una direzione sbagliata e non sarebbe abbastanza rapida. Nel 1984, con Slava Rostropovitch, abbiamo lanciato una campagna internazionale per la liberazione di Andreï Sakharov. Il Muro di Berlino è crollato nel 1989. E sono passati solo dieci anni! Durante il mio primo incontro con Andreï Sakharov, all'inizio della perestroïka, questo scienziato ha paragonato la democrazia a un'arancia: "Chi non ha mai visto un'arancia, mi disse, non chiederà arance. Il nostro compito è di far conoscere questo frutto e crearne il desiderio". Ma invece di sostenere una posizione del genere, i miei amici filosofi, Bernard Henri Lévy e André Gluksmann, si associano a George W. Bush il cui obbiettivo è di accerchiare la Russia e tentare di destabilizzare i poteri pro-russi in Kirghizstan e in Uzbekistan accollandosi il rischio di mettere al loro posto, come è successo in Afghanistan, i talebani. In un appello rivolto a Nicolas Sarkozy e a Angela Merkel, Lévy e Glucksmann prendono giustamente le difese della Georgia e dell'Ucraina. Ma, con mia grande sorpresa, non hanno chiesto l'adesione di questi due paesi all'Unione europea bensì alla Nato e spingono Nicolas Sarkozy e Angela Merkel ad appoggiare George W. Bush in questo senso. Nel suo Diario, Fedor Dostoïevski scrive: "Sono assolutamente simile a un inglese, non è vero? Dunque, bisogna rispettarmi perché tutti gli inglesi sono rispettabili". Tuttavia, quando i russi, e sono numerosi, guardano le televisioni occidentali, o leggono i lanci stampa su Internet, non hanno purtroppo l'impressione di essere rispettati come gli inglesi. Hanno invece l'impressione, quando vedono gli americani installare nuove basi militari in Georgia, Polonia o Ucraina, di fare un salto verso il passato e di ripiombare nell'atmosfera della Guerra fredda. Tuttavia il presidente George W. Bush non installa queste basi in nome degli Stati Uniti ma in nome della Nato alla quale numerosi Paesi europei, Francia compresa, appartengono. Al contrario, quando Nicolas Sarkozy si precipita a Mosca e a Tbilisi per cercare di mettere fine alla guerra e al suo lascito di morti, non lo fa in nome della Nato, ma in nome dell'Unione europea. Insomma, un'Europa indipendente può oggi accettare, nell'anno 2008, la presenza sul suo territorio di forze militari di un'organizzazione creata nel 1949, a Washington, per fermare le mire espansionistiche sovietiche? È possibile - ed è il mio caso - ammirare l'America sotto numerosi punti di vista e credere nel contempo che l'indipendenza dell'Europa non sia sempre conciliabile con gli interessi di un'alleanza militare che sfugge al suo controllo. Senza contare che il nostro nemico non è più lo stesso che combattevamo sessant'anni fa. Altrimenti perché i nostri giovani morirebbero oggi in Afghanistan? Il conflitto georgiano è un conflitto europeo. E nonostante tutto quello che viene detto, anche la Russia fa parte dell'Europa. Potremmo infatti concepire il nostro continente e la sua cultura dimenticando l'influenza di Tolstoï, Dostoïevski, Tchekov, Tchaïkovski, Stravinski, Kandinski e Malevitch? O senza quella dei balletti russi? Eppure alcuni membri dell'UE non smettono di soffiare sulle braci per riaccendere un fuoco che il presidente francese e il suo ministro degli Affari esteri cercano in tutti i modi di spegnere. E questo succede perché l'antico odio da loro nutrito nei confronti dei russi è ancora più forte del loro sentimento, ancora acerbo, di appartenenza all'Europa. Oh, come sarei contento se riflettessero su questa frase di Montesquieu: "Se fossi a conoscenza di qualcosa che fosse utile alla mia patria ma nocivo per l'Europa e al genere umano, lo considererei un crimine". Quello che più mi stupisce è che alcuni miei compagni di lotta, che hanno letto Montesquieu e che militano per il rispetto dei diritti umani, continuano, come i dirigenti dei Paesi dell'Europa dell'Est (che invece non lo hanno letto), a resuscitare vecchi odi. Ovviamente abbiamo il diritto di criticare la Russia. La Russia è criticabile. Ma è ragionevole credere, come fa un altro mio amico, lo scrittore Philippe Sollers - che non nasconde le sue simpatie per la Cina - che nel Paese di Putin un milionario non può non essere sempre accompagnato nei suoi viaggi da una ventina di prostitute? Mi rendo conto che, per quanto riguarda il conflitto tra la Georgia e la Russia, i miei amici e io siamo completamente in disaccordo. Ma non è meglio avere un amico che brontola piuttosto che un amico adulatore? E questi miei amici dovevano proprio, in nome della loro opposizione alla Russia, finire dove il presidente americano a fine mandato sta depositando la sua eredità: ovvero un mondo in fiamme con una crisi economica senza precedenti? Marek Halter (traduzione di Silvia Benedetti) 16/09/2008.

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Le banche italiane appaiono poco esposte (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-16 - pag: 5 autore: EMMA MARCEGAGLIA "Le banche italiane appaiono poco esposte" "La preoccupazione per la crisi del credito negli Stati Uniti è alta e tanta. Le nostre banche, però, dalla prima lista stilata, appaiono poco esposte ". Con queste parole il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato il fallimento della banca d'affari americana Lehman Brothers. "Le banche italiane sono inserite nel circuito internazionale - ha osservato Marcegaglia - e quindi anche loro ne risentiranno. L'impressione -ha proseguito il presidente di Confindustria - è che avranno meno conseguenze negative rispetto al resto del sistema bancario europeo". Secondo il leader degli industriali sono possibili altri fallimenti: "è possibile che questo avvenga. Anche se ormai - ha aggiunto - è difficile fare previsioni". Il presidente di Confindustria ha inoltre sottolineato che "c'è una crisi finanziaria internazionale drammatica, il fallimento di Lehman Brothers è un fatto gravissimo ". Emma Marcegaglia ha spiegato che a questo si sommano i timori per "l'andamento delle materie prime, c'è il problema della bolla immobiliare, c'è un problema di congiuntura internazionale negativa. A questo - ha aggiunto Emma Marcegaglia - l'Italia somma i problemi di sempre perché cresce di un punto di Pil in meno della media europea. Risentiamo della situazione internazionale - ha concluso - ma a nostra volta abbiamo una situazione di blocco che vogliamo cercare di risolvere".

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La storia inizia tra il 2001 e il 2003, quando i tassi di interesse passano in in colpo dal (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

6 all'1%. E la corsa ai mutui a tasso variabile incoraggia le famiglie statunitensi ad indebitarsi sempre di più per l'acquisto di una casa. Finché i prezzi delle abitazioni aumentano il gioco funziona. L'incremento del valore degli immobili consente di ottenere sempre più credito. E le banche riducono drammaticamente gli standard di solvibilità richiesti alle famiglie. E' allora che si moltiplicano i cosiddetti "mutui subprime" (concessi alle categorie meno abbienti e quindi con un elevato indice di rischio). E quando questi finanziamenti vengono impacchettati più volte in prodotti derivati finiti nei portafogli delle principali banche americane (molto meno in quelle europee) ci sono già tutti gli ingredienti per una miscela esplosiva. Così, basta lo scoppio della bolla immobiliare e il rialzo dei tassi di interesse a far scoppiare la bomba: per il sistema Usa scatta una crisi di liquidità che ha fatto sentire i sui effetti anche in Europa. Che pure con i mutui subprime ha avuto a che fare poco o niente.

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No al catastrofismo e non esageriamo con le regole (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 17-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"No al catastrofismo e non esageriamo con le regole" di Roberto Rossi/ Roma "Credo che bisogna rendersi conto che qualcosa è andato storto, e porvi rimedio, ma bisogna evitare il catastrofismo". Bisogna evitare cioè, per Alberto Alesina, economista della Harvard University, di imbrigliare il sistema finanziario con un eccesso di regole. Perché "la cura sarebbe peggiore del male". Eppure, professore, il governatore Mario Draghi ha detto che questa è una delle crisi peggiori della storia. Lei condivide? "È sicuramente una crisi molto grave dal punto di vista finanziario. Questo è poco ma sicuro. Se vogliamo fare un paragone con la crisi del '29, credo che la differenza sia che allora vennero compiuti una serie di errori economici che permisero alla crisi di trasferirsi nell'economia reale creando una recessione enorme. Oggi questo pericolo non lo vedo e credo che i riflessi siano molto ridotti. Il sistema ha la forza per riprendersi da solo". Parlando di riflessi, una crisi così grave che tipo di effetti può portare nella vita di un cittadino? "Nelle vita di un cittadino americano gli effetti sono tanti. Se le banche si ritrovano con una crisi di liquidità, per cui crolla il valore dei loro attivi, si blocca il meccanismo del prestito, che poi è la linfa che tiene in piedi l'economia reale". Un esempio? "Ammettiamo che un'impresa perfettamente sana abbia bisogno di un prestito dalla banca per produrre. Se questa banca è fallita o è in crisi ecco che l'impresa non può più crescere, rischiando, invece, di fallire. Si crea un meccanismo a catena che porta alla recessione, come nel 1929". Questo in America. In Italia o in Europa che rischi ci sono? "Ne vedo due. Il primo è legato alla misura in cui le banche europee sono collegate e hanno investimenti con Lehman. E sembra che questo rischio sia minimo. Il secondo è che un rallentamento della crescita negli Usa frena la produzione anche nel resto del mondo, visto che le economie sono collegate". Perché questa crisi colpisce molte banche d'affari? "Colpisce tutti gli istituti che avevano investito nel settore immobiliare. Per esempio Lehman Brothers proprio prima che scoppiasse la bolla del real estate aveva fatto un forte investimento nel settore". Lehman Brothers era però una sorta di istituzione, come ha fatto a fallire? Carenza di controlli? "È una combinazione di fattori: errate regolamentazioni, un eccesso di rischio, da parte degli americani e da parte delle banche, nonché sballate politiche monetarie". Si riferisce alla politica monetaria della Federal Reserve Alan Greenspan? "Per anni la Fed ha tenuto tassi di interesse troppo bassi. Negli Stai Uniti c'era sempre stata una tendenza a favorire il credito edilizio. L'idea che tutti potessero comprarsi una casa era visto come fattore positivo". Invece è stato un boomerang... "Visto che il costo del denaro era basso, la gente ha cominciato a indebitarsi per comprare casa. E lo ha fatto con tassi variabili. Quando sono saliti gli americani non sono riusciti più a pagare le rate del mutuo. Nel frattempo i prezzi sono scesi e le banche che avevano prestato 100 per comprare una casa si sono ritrovate con un immobile che valeva 80. E questo ha creato un effetto a catena". Tassi bassi e debito hanno creato l'humus. Però la Fed abbasserà di nuovo il costo del denaro. Non è una contraddizione? "No. Lo era negli anni '90 quando l'economia viaggiava a gonfie vele e, con bassi tassi, si sono creati i presupposti per lo sviluppo della bolla immobiliare. Ora nel mezzo della crisi serve liquidità. Abbassare i tassi permetterà alle banche prendere a prestito denaro a migliori condizioni e ridarà fiato la sistema economico. Adesso può avere un senso".

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Obama recupera ma McCain resiste (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 17-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Nostro servizio Mattia Sorbi Chicago Lunedì 15 settembre sarà ricordato come il giorno più nero per il sistema finanziario degli ultimi sette anni, secondo solo al crollo della Borsa di Wall Street successivo all'attacco terroristico dell'11 Settembre 2001 al World Trade Center che l'America ha commemorato neanche una settimana fa. Quello che ci si aspettava da tempo dopo i primi preoccupanti segnali del marzo scorso successivi al crac della banca d'affari Bearn Sterns è improvvisamente accaduto. Lo scoppio della bolla immobiliare, su cui avevano speculato alcuni degli istituti di credito più importanti del mondo, ha travolto l'altro ieri le prestigiose banche d'affari Lehman Brothers e Merril Lynch solo pochi giorni dopo l'annuncio di Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti americani dei mutui fondiari, di aver accumulato debiti per miliardi di dollari. entrambi al 45% Lunedì, il Dow Jones, l'indice che quota le trenta società più importanti d'America, ha perso cinquecento punti, mettendo potenzialmente l'intera economia americana in ginocchio se si dovesse verificare un sostanziale crollo dei consumi. Per evitare questo preoccupante scenario che avrebbe sicure conseguenze sull'economia internazionale la Federal Reserve e il ministero del Tesoro di Washington devono decidere se intervenire salvando queste società da una crisi irreversibile utilizzando i soldi dei contribuenti. Questi eventi hanno spostato il dibattito presidenziale sui programmi economici dei due candidati alla Casa Bianca. Il momento sembra favorire i Democratici che sostengono che l'attuale crisi economica sia la conseguenza delle politiche dell'amministrazione Bush che ha deregolamentato il sistema di credito. Obama sta attaccando duramente John McCain sostenendo che un maggior intervento della mano pubblica nella società dalla finanza alla sanità passando per l'istruzione è il solo modo per migliorare significativamente la vita dei cittadini americani. "Non accuso il senatore McCain per l'attuale crisi finanziaria ma lo condanno per la filosofia economica che sottoscrive". L'ultimo sondaggio della Cnn mostra che Obama ha recuperato il lieve svantaggio della scorsa settimana portando ora il suo indice di gradimento al 45 per cento esattamente quello di John McCain. Questo dato riflette anche come il senatore dell'Arizona venga percepito dalla popolazione altrettanto credibile quanto Obama e sufficientemente distante dall'Amministrazione Bush per cambiare Washington. Non è bastata una crisi di queste proporzioni per abbattere l'immagine di "maverick", battitore libero, che John McCain gode vaste fasce della popolazione. Anzi questa sfida sembra rinvigorirlo e il suo messaggio di autentico cambiamento mutuato dalla campagna elettorale del senatore nero ha già prodotto i primi risultati. In Minnesota i Repubblicani sono ancora galvanizzati dalla convention di San Paul e grazie al governatore conservatore Tim Pawlenty stanno spostando importanti consensi verso il ticket McCain-Palin rimettendo in discussione i dieci grandi elettori che solo una settimana fa Obama considerava acquisiti. Il messaggio del "maverick" mutuato da Theodore Roosvelt ? "non usare i soldi dei contribuenti per salvare titani della finanza senza scrupoli e non aver paura di regolamentare Wall Street" ? sembra premiarlo anche nel decisivo Stato dell'Ohio dove i Repubblicani sono dati in lieve vantaggio. barack tenta l'allungo Barack Obama, dal canto suo, non si sta facendo scappare l'occasione di sottolineare come il senatore di Phoenix non sia credibile in quanto profondamente legato con la scorsa amministrazione e Wall Street attraverso John Thain, l'amministratore delegato proprio di Merril Lynch. Ora che, sia i grandi colossi della finanza sia milioni di cittadini che hanno acquisito una proprietà negli ultimi anni, implorano un aiuto del governo, potrebbe essere il momento di Obama per tentare il sorpasso finale a sette settimane dal voto.

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BERLINO - Per l'Europa gli effetti dell'attuale crisi sui mercati finanziari e assicur (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il" del 17-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di WALTER RAUHE BERLINO - "Per l'Europa gli effetti dell'attuale crisi sui mercati finanziari e assicurativi non saranno così drammatici come negli Stati Uniti". A sostenere questa tesi è il direttore del Centre for European Policy Studies (CEPS) di Bruxelles Daniel Gros che intervistato dal Messaggero relativizza i rischi di contagio innescati dal crac della banca d'affari statunitense Lehman Brothers. "Bisogna prendere atto che il nostro sistema bancario in Europa è indietro di almeno dieci anni rispetto a quello americano e una volta tanto questo rappresenta un grande vantaggio. Paesi come la Germania o l'Italia dispongono ancora di un solido sistema industriale, ma di un sistema finanziario che definirei come "anti-moderno". Le nostre banche cioè fanno quello che devono fare le banche: gestiscono i depositi, investono nell'economia, concedono prestiti alle imprese. Questo può essere considerato come un po' antiquato, ma in questo caso ci salva". Vuole dire che la pesantissima crisi dei mercati finanziari USA non avrà forti ripercussioni sull'Europa? "La situazione in Europa non sarà così grave. L'esperienza ci insegna che queste crisi sono dominate dal nervosismo e più acuta è la situazione, come quella alla quale stiamo assistendo dopo il crac della Lehman e il crollo delle principali piazze affari, e meno la crisi è destinata a durare. Abbiamo cioè ragginto, o stiamo per raggiungere, la vetta della crisi. Le nostre economie ne risentiranno ovviamente, ma soprattutto le nostre banche hanno tutti i presupposti per superare senza troppi danni le attuali incertezze. Guadagnando gran parte dei loro soldi nei settori tradizionali, le banche europee sono meno speculative e più solide. Certo, i loro profitti in tempi di forte crescita sono più modesti rispetto alla concorrenza americana, ma come vediamo questo è oggi un bene" La Bce ha ugualmente immesso sui mercati molto denaro liquido. Lo stesso fa la Fed. Possono essere questi gli strumenti per attenuare la crisi? "Sono interventi necessari per evitare il panico generalizzato sui mercati. Le banche centrali hanno aperto i loro rubinetti per evitare che si arrivi ad un crac totale e per fornire alle banche i capitali che attualmente non hanno" Anche l'American International Group (AIG), il colosso assicurativo americano, stà però rischiando grosso e necessita di 75 miliardi di dollari per stare a galla. "È questo il problema di fondo. Abbiamo a che fare con due gigantesche bolle di sapone, quella immobiliare e quella del credito. Due bolle che si sono sostenute a vicenda e che ora scoppiano una dopo l'altra facendo crollare il castello di carta messo in piedi dalle agenzie di rating, dalle banche, dai grandi gruppi finanziari. Le speculazioni dell'AIG, che ha anche venduto protezioni assicurative a banche europee per un ammontare di 300 miliardi di dollari, sono state possibili perchè negli ultimi anni troppi si sono fidati dell'autoregolamentazione dei mercati." Qualche mina vagante minaccia dunque anche le nostre banche. "Almeno quelle che hanno tentato di aggirare i regolamenti europei affidandosi all'AIG. Ma non sono fortunatamente molte. Anche in Spagna o in Gran Bretagna è crollata la bolla immobiliare, ma gli effetti per i mercati finanziari sono stati circoscritti grazie alla severa politica delle nostre banche centrali e della Bce".

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CHI PAGHERA' LA CRISI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 17-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Alberto Bisin La mancanza di solide previsioni sull'andamento dei prezzi immobiliari è alla base della crisi. Adesso la sua estensione dalle banche alle società di assicurazione non può che accrescere il timore di gravi conseguenze sull'economia reale. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Cosa sta succedendo sui mercati finanziari americani? In forme diverse, tutto il settore è incagliato in ingenti perdite su enormi esposizioni di rischio nel mercato dei mutui immobiliari. Non è facile capirne le cause, né tanto meno prevederne gli esiti. Gli unici ad avere idee precise sono quelli che osservano la situazione attraverso spessi occhiali ideologici. Alcuni vi vedono il crollo di mercati finanziari inevitabilmente instabili, nonché l'avverarsi delle tante previsioni sulla fine del capitalismo. Altri vedono nella crisi semplicemente un naturale riaggiustamento dei prezzi in un mercato efficiente, senza grandi conseguenze. Pur nell'incertezza e nella confusione di questi tempi, alcuni comuni fraintendimenti sono però evidenti. Prima di tutto, la crisi finanziaria è grave e profonda, ma la fine del capitalismo non è ancora cominciata. Che sia recessione o meno, la situazione macroeconomica negli Stati Uniti non appare infatti al momento di gravità paragonabile a quella finanziaria. Il Pil è sceso dello 0.2% l'ultimo trimestre del 2007, ma è cresciuto da allora, addirittura del 3.3% nel secondo trimestre del 2008. I mercati finanziari, quando funzionano, operano per distribuire e allocare il rischio nell'economia e quindi assorbono in parte i colpi ai settori produttivi. Fino ad ora questo meccanismo ha sostanzialmente funzionato. Sono infatti soprattutto gli azionisti del settore finanziario a piangere: chi possedeva azioni di Bear Stearns e di Lehman Brothers ha perso quasi tutto il capitale. Ma anche chi ha finora evitato il peggio non ride: dallo scorso ottobre Goldman Sachs ha perso più di un terzo del proprio valore, UBS oltre il 60%, Merrill Lynch quasi l'80%. E i managers? Sono ai Caraibi a godersi i proventi dei fallimenti delle società che amministravano? Molti, anche in accademia, argomentano che i managers americani godano di notevoli rendite. Ed è notizia di ieri che agli ex amministratori delegati di Fannie Mae e Freddie Mac spettano circa 5 milioni di dollari ciascuno di pensione. Ma non tutti operavano in regime di socializzazione delle perdite, come Fannie e Freddie. È difficile argomentare che i manager delle banche private non avessero incentivi ad evitare la crisi: quelli più esposti hanno perso il lavoro (e che lavoro: di quelli da 100 milioni di dollari l'anno) e buona parte del valore delle quote che detenevano delle loro società (e che quote: l'l.4% di Lehman posseduto dal suo amministratore delegato, R. Fuld, ha perso 650 milioni di dollari in meno di un anno). Come questi managers occupino ora il tempo libero ritrovato grazie alla pensione anticipata è tutto sommato meno rilevante che non a quali incentivi fossero esposti negli anni passati. E cosa dire dei tanti che nella crisi finanziaria hanno perso la casa? Non sono loro a pagare i veri costi di questa crisi. I costi psicologici di lasciare la propria abitazione possono anche essere elevatissimi. Però non dimentichiamo l'aspetto fondamentale, l'unico diretto e misurabile: hanno preso a prestito, si sono comprati una casa, e non hanno ripagato il mutuo. In tali circostanze, sarà ben il creditore e non il debitore a perdere maggiormente. Ma allora perché le banche si sono così esposte verso questi mutui? Si dice che nessuno realmente capisse la struttura dei rendimenti dei sofisticati strumenti finanziari divenuti tanto popolari sui mercati, come le varie forme di Mortgage Backed Securities. Naturalmente non è così. L'analisi accurata dei modelli di previsione usati dalle banche e dei rapporti dei loro analisti precedentemente alla crisi (di K. Gerardi, A. Lehnert, S.M. Sherlund, e P. Willen, tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi. Nell'agosto 2005 Lehman assegnava solo il 5% di probabilità a scenari che comportassero una diminuzione dei prezzi. Ciò, nonostante molti osservatori già nel 2005 parlassero di una bolla immobiliare. Come quindi comprendere la fiducia riposta dalle banche in un continuo apprezzamento degli immobili? Non credo vi siano ancora risposte convincenti a questa domanda. La mancanza di solide previsioni sull'andamento dei prezzi immobiliari è anche una ragione dell'incertezza latente riguardo alla durata e all'entità della crisi. La sua estensione dalle banche alle società di assicurazione, che pare ora prospettarsi viste le difficoltà di AIG, non può che accrescere infine il timore di gravi conseguenze sull'economia reale. Copyright © La Stampa. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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Cosa sta succedendo sui mercati finanziari americani? In forme diverse, tutto il settore è inca (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampa, La" del 17-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gliato in ingenti perdite su enormi esposizioni di rischio nel mercato dei mutui immobiliari. Non è facile capirne le cause, né tanto meno prevederne gli esiti. Gli unici ad avere idee precise sono quelli che osservano la situazione attraverso spessi occhiali ideologici. Alcuni vi vedono il crollo di mercati finanziari inevitabilmente instabili, nonché l'avverarsi delle tante previsioni sulla fine del capitalismo. Altri vedono nella crisi semplicemente un naturale riaggiustamento dei prezzi in un mercato efficiente, senza grandi conseguenze. Pur nell'incertezza e nella confusione di questi tempi, alcuni comuni fraintendimenti sono però evidenti. Prima di tutto, la crisi finanziaria è grave e profonda, ma la fine del capitalismo non è ancora cominciata. Che sia recessione o meno, la situazione macroeconomica negli Stati Uniti non appare infatti al momento di gravità paragonabile a quella finanziaria. Il Pil è sceso dello 0.2% l'ultimo trimestre del 2007, ma è cresciuto da allora, addirittura del 3.3% nel secondo trimestre del 2008. I mercati finanziari, quando funzionano, operano per distribuire e allocare il rischio nell'economia e quindi assorbono in parte i colpi ai settori produttivi. Fino ad ora questo meccanismo ha sostanzialmente funzionato. Sono infatti soprattutto gli azionisti del settore finanziario a piangere: chi possedeva azioni di Bear Stearns e di Lehman Brothers ha perso quasi tutto il capitale. Ma anche chi ha finora evitato il peggio non ride: dallo scorso ottobre Goldman Sachs ha perso più di un terzo del proprio valore, UBS oltre il 60%, Merrill Lynch quasi l'80%. E i managers? Sono ai Caraibi a godersi i proventi dei fallimenti delle società che amministravano? Molti, anche in accademia, argomentano che i managers americani godano di notevoli rendite. Ed è notizia di ieri che agli ex amministratori delegati di Fannie Mae e Freddie Mac spettano circa 5 milioni di dollari ciascuno di pensione. Ma non tutti operavano in regime di socializzazione delle perdite, come Fannie e Freddie. È difficile argomentare che i manager delle banche private non avessero incentivi ad evitare la crisi: quelli più esposti hanno perso il lavoro (e che lavoro: di quelli da 100 milioni di dollari l'anno) e buona parte del valore delle quote che detenevano delle loro società (e che quote: l'l.4% di Lehman posseduto dal suo amministratore delegato, R. Fuld, ha perso 650 milioni di dollari in meno di un anno). Come questi managers occupino ora il tempo libero ritrovato grazie alla pensione anticipata è tutto sommato meno rilevante che non a quali incentivi fossero esposti negli anni passati. E cosa dire dei tanti che nella crisi finanziaria hanno perso la casa? Non sono loro a pagare i veri costi di questa crisi. I costi psicologici di lasciare la propria abitazione possono anche essere elevatissimi. Però non dimentichiamo l'aspetto fondamentale, l'unico diretto e misurabile: hanno preso a prestito, si sono comprati una casa, e non hanno ripagato il mutuo. In tali circostanze, sarà ben il creditore e non il debitore a perdere maggiormente. Ma allora perché le banche si sono così esposte verso questi mutui? Si dice che nessuno realmente capisse la struttura dei rendimenti dei sofisticati strumenti finanziari divenuti tanto popolari sui mercati, come le varie forme di Mortgage Backed Securities. Naturalmente non è così. L'analisi accurata dei modelli di previsione usati dalle banche e dei rapporti dei loro analisti precedentemente alla crisi (di K. Gerardi, A. Lehnert, S.M. Sherlund, e P. Willen, tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi. Nell'agosto 2005 Lehman assegnava solo il 5% di probabilità a scenari che comportassero una diminuzione dei prezzi. Ciò, nonostante molti osservatori già nel 2005 parlassero di una bolla immobiliare. Come quindi comprendere la fiducia riposta dalle banche in un continuo apprezzamento degli immobili? Non credo vi siano ancora risposte convincenti a questa domanda. La mancanza di solide previsioni sull'andamento dei prezzi immobiliari è anche una ragione dell'incertezza latente riguardo alla durata e all'entità della crisi. La sua estensione dalle banche alle società di assicurazione, che pare ora prospettarsi viste le difficoltà di AIG, non può che accrescere infine il timore di gravi conseguenze sull'economia reale.

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ArcelorMittal teme la crisi Risparmi per 4 miliardi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-09-18 - pag: 47 autore: Acciaio. Tagli anche per l'occupazione - Il titolo cede ad Amsterdam oltre l'8% ArcelorMittal teme la crisi Risparmi per 4 miliardi La produzione scenderà del 15% nei prossimi cinque anni Luca Davi Taglio dei posti di lavoro. Riduzione dei consumi energetici. Miglioramento dei processi produttivi. ArcelorMittal si appresta ad attuare un piano industriale che consentirà un risparmio di 4 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. E nello stesso tempo apre la porta a un taglio della produzione del 15 per cento per evitare il potenziale calo dei prezzi dell'acciaio. Ad Amsterdam, il titolo ieri ha perso oltre l'8 per cento, chiudendo a 39,6 euro. Più che la frenata dell'economia reale, a far paura al colosso siderurgico sono le conseguenze della crisi finanziaria, che rischia di rendere insolventi molte delle aziende clienti e di raffreddare la domanda di acciaio per edilizia, a causa dello scoppio della bolla immobiliare. L'obiettivo è dunque di far fruttare ancor più le sinergie avviate nel 2006, anno della fusione tra Arcelor e Mittal Steel. Entro il 2012 sarà rivista l'intera organizzazione del lavoro: il numero degli occupati scenderà (anche se non è stata precisata l'entità dei tagli)e diminuiranno anche tutti gli altri costi di produzione, da quello energetico a quello delle materie prime. Il management dell'azienda guidata da Lakshmi Mittal intende così arrivare a un risparmio finale di 30 dollari per ogni tonnellata di acciaio prodotta. La produzione mondiale, secondo le previsioni del gruppo lussemburghese, nei prossimi anni non dovrebbe invece subire flessione. Anzi. Anche se il quadro macroeconomico oggi è poco incoraggiante, nei prossimi cinque anni ArcelorMittal prevede infatti una crescita del mercato globale compresa tra il 3 e il 5 per cento l'anno. Ancora lontana dal temuto raffreddamento, la domanda di acciaio da parte della Cina dovrebbe aumentare a un tasso compreso tra il 5 e l'8 per cento.L'obiettivo del gruppo siderurgico è di far lievitare le vendite complessive d'acciaio dai 20 milioni di tonnellate di oggi ai 130 milioni del 2013. Questo, almeno, nel medio periodo. Le incertezze riguardano semmai il breve, vista la frenata del comparto edilizio legata alla crisi del settore finanziario e il rallentamento delle richieste da parte delle aziende cinesi nel dopo Olimpiadi. Ma anche in questo caso la soluzione studiata da Lakshmi Mittal per mantenere invariati i listini è semplice. E passa per una riduzione della produzione fino al 15 per cento. Le acciaierie dislocate in Ucraina e Kazakhstan hanno già diminuito l'output del 15-20 per cento e ulteriori tagli potrebbero toccare nei prossimi mesi gli acciai lunghi (utilizzati per le costruzioni) e la produzione in Europa e negli Stati Uniti. Conseguenza: il prezzo dell'acciaio, secondo le stime, dovrebbe rimanere sopra i mille dollari per tonnellata per i prossimi anni. Il prezzo non scenderà anche perché, secondo ArcelorMittal, il costo delle materie prime e della gestione degli impianti non subiranno flessioni rilevanti. A riprendere, nei prossimi mesi, sarà invece la domanda dei mercati emergenti, Russia in primis. E anche la stessa Cina "nel quarto trimestre tornerà ai livelli visti nel primo semestre ", ha detto ieri il ceo Lakshmi Mittal, dopo la flessione registrata nel terzo trimestre. Non a caso, il colosso dell'acciaio ha annunciato di aver raggiunto il "pieno regime " del ciclo produttivo e di dover mantenere questa condizione ancora a lungo per poter evadere gli ordini in arrivo. Sul versante finanziario, il gigante siderurgico ha confermato ieri il target di 21,5 miliardi di dollari di Ebitda nei primi nove mesi dell'anno. luca.davi@ilsole24ore.com.

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Case: prezzi in calo del 2,7% nelle grandi città, ma a Brescia solo dello 0,7% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 19/09/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA L'INDAGINE DEL PRIMO SEMESTRE DI TECNOCASA Case: prezzi in calo del 2,7% nelle grandi città, ma a Brescia solo dello 0,7% BRESCIA - Calano i prezzi delle case in Italia, ma a Brescia un po' meno. È quanto rileva il Centro Studi Tecnocasa nella sua analisi semestrale presentata ieri a Milano. Nel primo semestre 2008, a livello nazionale i prezzi delle case sono scesi del 2,7%, mentre le erogazioni sui mutui, nel primo trimestre, hanno segnato una leggerissima flessione pari allo 0,18%, secondo dati di Bankitalia. Diversa la situazione nella nostra provincia dove i prezzi hanno registrato nel primo semestre del 2008 una contrazione dello 0,7%. LE QUOTAZIONI - Spulciando tra le tabelle i prezzi più alti in città per un immobile "usato" si trovano naturalmente in zona Panoramica (2.100 euro al mq), seguito dall'area di Mompiano, S'Anna e S. Eufemia (2000 euro al mq); a guidare la classifica dei prezzi del "nuovo" è invece l'area di Mompiano (3.500 euro al mq) che batte anche la Panoramica (3.400 euro al mq), Borgo Trento e via Veneto (2900 euro al mq). Ma le case più care si trovano in provincia, almeno stando alle rilevazioni Tecnocasa. In assoluto a Pontedilegno, dove il prezzo di un metro quadro dell'usato signorile in centro tocca i 5.000 euro (3.500 l'usato in periferia); segue Desenzano con 4100 al mq; Salò con 3400 al mq. Cifre da capogiro per il "nuovo signorile" che a Pontedilegno tocca i 6.000 euro al metro quadro; ed i 5.500 euro a Desenzano. L'ANDAMENTO - Secondo la rete di agenzie immobiliari tecnocasa a pesare nel primo semestre 2008 sono la diminuzione della domanda, l'allungamento dei tempi di vendita, l'aumento dell'offerta e la presenza di un maggiore margine di trattativa per gli acquirenti. Le realtà meno dinamiche si sono rivelate Genova (-4,5%), Firenze (3,3%) e Bologna (-3%). Per la prima volta dal 1997, in questo semestre, Torino e Palermo registrano variazioni negative, rispettivamente con -1,7% e -2,2%. Milano e Roma segnano una contrazione dei prezzi del 2,2%. Nei capoluoghi di provincia il ribasso è del 2,3% e dell'1,9% nei comuni dell'hinterland delle grandi città. L'analisi per aree geografiche evidenzia una contrazione delle quotazioni più sensibile nelle città del Centro Italia (-3,7%), seguite dal Nord (-1,9%) e, per la prima volta, dal Sud (-1,6%). Quanto alla domanda i dati di luglio rilevano nelle grandi città una maggiore richiesta per i trilocali che raccolgono il 37,1% delle preferenze, seguiti dai bilocali con il 26,7%. Segnali deboli poi, continuano ad arrivare dal mercato delle locazioni (-0,8%). I MUTUI - L'analisi Tecnocasa indaga anche i finanziamenti alle famiglie (mutui e credito al consumo) il biennio 2009-2010, dopo un 2008 di transizione, sarà il momento della ripresa graduale. Nel complesso a fine 2008 la crescita dei finanziamenti alle famiglie dovrebbe attestarsi attorno al 2,5-3%. Il rallentamento del ciclo immobiliare ed il graduale aumento del credito comporteranno una diminuzione dei ritmi di crescita dei mutui a fronte di maggiore vivacità del credito al consumo. L'adeguamento dell'offerta renderà la linea di demarcazione tra mutuo e credito al consumo sempre meno evidente, accompagnandosi ad una ricomposizione verso importi e scadenze sempre più lunghe.

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Calo del 2,7% per i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "MF Immobiliare" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

IeO Numero 187  pag. 21 del 19/9/2008 | Indietro Calo del 2,7% per i prezzi delle case Immobiliare Di Teresa Campo è il dato registrato da tecnocasa e gabetti nel 1° semestre 2008 nelle città più grandi Deboli in particolare Torino, Genova e Bologna, con ritocchi superiori al 4%. Più contenuta la flessione a Milano e Roma, dove le quotazioni sono scese del 2% circa. Compravendite in diminuzione del 15% Nuova tornata di bilanci e previsioni sul mattone residenziale. Sempre in tinte abbastanza fosche, ma con qualche sfumatura di differenza tra uno e l'altro. I report diffusi ieri dagli uffici studi di Gabetti e Tecnocasa confermano infatti l'attuale debolezza del mercato delle abitazioni, evidenziato dal marcato calo delle compravendite unito all'allungamento dei tempi di trattativa da un lato e dalla limatura delle quotazioni dall'altro. Così secondo Gabetti e Tecnocasa nel primo semestre 2008 le quotazioni nominali nel mercato immobiliare hanno registrato una flessione media del 2,7% nelle grandi città, con cedimenti più o meno accentuati dall'una all'altra. è qui però che emergono le diversità, frutto della differente base dati, come logico visto che ogni abitazione fa un po' storia a sé. Secondo l'ufficio studio Gabetti i prezzi degli immobili sono scesi maggiormente a Torino (-6,3%), Bologna (-4,2%) e Napoli (-4,1%), mentre più contenuta è stata la flessione a Milano (-1%) e Roma (-2, 4). Stabile è Cagliari, l'unica a non flettere tra le grandi città. Per Tecnocasa, invece, le realtà meno dinamiche si sono rivelate Genova (-4,5%), Firenze (-3,3%) e Bologna (-3%). Inoltre, per la prima volta dal 1997, Torino e Palermo hanno registrato variazioni negative, rispettivamente con -1,7% e -2,2%. Milano e Roma segnano una contrazione dei prezzi del 2,2%. In ogni caso, "da un'analisi generale si denota una diminuzione dei prezzi più sensibile nei capoluoghi di provincia (-3,4%) che nei piccoli comuni (-2,5%)", ha osservato Gabetti, mentre "l'analisi per aree geografiche evidenzia una contrazione delle quotazioni più sensibile nelle città del Centro Italia (-3,7%), seguite dal Nord (-1,9%) e, per la prima volta, dal Sud (-1,6%)", ha aggiunto Tecnocasa. Quasi ovunque si registra eccesso di offerta nell'hinterland e sbilanciamento dell'offerta verso tagli medio-grandi a fronte di una domanda che, specie nelle grandi città, è invece orientata a soluzioni di dimensioni più ridotte. A luglio per esempio l'analisi della domanda nelle grandi città ha rilevato una maggiore richiesta per i trilocali che hanno raccolto il 37,1% delle preferenze, seguiti dai bilocali con il 26,7%. In generale, il numero di compravendite è diminuito del 15% a livello nazionale, con percentuali più alte nelle metropoli, mentre i tempi di vendita sono arrivati a quota sei mesi. Colpa soprattutto, secondo Gabetti, del maggior rigore delle politiche creditizie attuate dagli istituti di credito, che hanno inciso negativamente sulla domanda delle fasce più deboli, giovani coppie e stranieri in testa. Non a caso le erogazioni di mutui, nel primo trimestre, hanno segnato una flessione pari allo 0,18%, secondo dati di Bankitalia, leggerissima ma secondo Tecnocasa sufficiente a indicare "un trend di assestamento in linea con l'andamento attuale almeno fino ai primi mesi del 2009". Segnali deboli, poi, continuano ad arrivare dal mercato delle locazioni (-0,8%). (riproduzione riservata).

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Prezzi delle case in discesa fino all'11% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-09-19 - pag: 23 autore: Il rapporto Tecnocasa evidenzia un calo medio nelle città del 2,7% Prezzi delle case in discesa fino all'11% Evelina Marchesini MILANO Il mattone italiano non ce la fa più a contenere le perdite. Dopo mesi di disastro annunciato ma senza che in realtà emergessero in modo evidente i segni negativi davanti alle performance del mercato, ecco che arrivano i report del primo semestre 2008 con una sfilza di arretramenti. E questa volta non solo sul fronte della quantità di transazioni, ma proprio su quello dei prezzi. Secondo l'indagine Tecnocasa sull'andamento del primo semestre 2008, presentata ieri a Milano, i valori nelle grandi città sono scesi in media del 2,7%, mentre nei capoluoghi di provincia la scivolata è del 2,3% per arrivare all'1,9% dei Comuni dell'hinterland delle grandi città. Tutto sommato, Milano e Roma contengono le perdite, con un -2,2%, mentre Genova perde il 4,5% in soli sei mesi, Firenze il 3,3%, Bologna il 3 per cento. Ma scendendo nel dettaglio dei quartieri le tinte si fanno più fosche. Per esempio, a Milano la zona Espinasse-Certosa accusa un inquietante -11% in sei mesi, seguita da Sarpi-Canonica con un- 9%, dal-8% di Città studi e dal- 7% dell'areadella Stazione centrale. Intanto i tempi si allungano sempre più, con un effetto psicologico di non poco conto. "Un elemento interessante emerso in questo semestre –spiega la responsabile dell'Ufficio studi di Tecnocasa Fabiana Megliola – è stata l'importanza, sempre maggiore, del prezzo dell'immobile nella decisione di acquisto. La quasi totalità dei nostri operatori ha evidenziato che il prezzo è stato l'aspetto più valutato dai potenziali acquirenti". Gli effetti di questo comportamento si vedono anche sugli sconti sempre più ampi sul prezzo iniziale richiesto dai venditori. Gli elementi dell'immobile maggiormente apprezzati sono la presenza del box o del posto auto, il posizionamento ai piani alti, la luminosità, la razionale disposizione degli ambienti, la presenza di spazi esterni, la qualità del contesto condominiale. Sempre più importante il riscaldamento autonomo. L'analisi della disponibilità di spesa nelle grandi città, effettuata da Tecnocasa, evidenzia a luglio una concentrazione delle richieste nella fascia di spesa superiore a 249mila euro, con una tendenza in aumento nel primo semestre dell'anno. Un elemento, questo, che va di pari passo con l'aumento delle dimensioni richieste, con un incremento di domanda sul fronte dei quadrilocali. Il mercato dei mutui, sempre secondo Tecnocasa, registra un rallentamento delle erogazioni a causa dell'andamento del settore immobiliare e dei tassi di interesse. Nel primo trimestre 2008 il valore delle erogazioni è stato di 14,18 miliardi (-0,18% sul corrispondente trimestre 2007). Nel primo trimestre 2008 crescono l'area insulare (+41%) e l'area nord occidentale (+0,1%). Il mercato delle locazioni lancia poi segnali di debolezza. Nel primo semestre del 2008 nelle grandi città i canoni di locazione sono diminuiti dello 0,8% per i bilocali e dell'1% per i trilocali. La conseguenza è stata una stabilità dei rendimenti immobiliari lordi al 3,8 per cento. Le previsioni, secondo Tecnocasa, non sono disastrose, con un trend al ribasso sia per le quotazioni sia per le compravendite. "Anche se sbilanciarsi oggi in stime, con quello che sta succedendo, è un esercizio davvero difficile ", conclude Fabiana Megliola. E i dubbi sulla tenuta crescono.

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La bolla immobiliare spagnola allarma la Banca centrale europea (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Ven, 19 Set 2008 Edizione 197 del 19-09-2008 IL RASOIO DI OCCAM La bolla immobiliare spagnola allarma la Banca centrale europea di Giorgio Arfaras Per molti italiani di sinistra, quelli di destra tacciono dai tempi di José Maria Aznar, la Spagna di José Luis Zapatero è l'emblema di un Paese che coniuga una gran crescita economica con le libertà civili. La Spagna piace, quasi fosse gli Stati Uniti, ma con ineguaglianze assai poco marcate e dove quasi tutti sono degli obamiani. Nella narrativa di sinistra la crescita economica spagnola non ha una vera spiegazione, è una sorta di dono divino. Allo stesso tempo, l'allargamento delle libertà civili è il frutto del mai abbastanza compianto primato della vera politica. Dalle premesse ecco il confronto. Avessimo un leader che, una volta insediato, irradiasse fiducia (Romano Prodi disse nel 2006: "vedrete che tutto cambierà dal giorno successivo della vittoria dell'Unione"), e che fosse pure un leader libertario (Prodi non poteva esserlo per il gran peso dei cattolici nell'Unione), saremmo più ricchi e felici, proprio come i nostri cugini spagnoli. La sintesi del lamento è che, invece dell'Iberia e Zapatero, abbiamo, come punizione, l'Alitalia ed il Vaticano. La Spagna ha avuto un tasso di crescita marcato, come accade ad un paese arretrato che addotta le tecnologie più avanzate. E' stato così anche per l'Italia nel dopoguerra ed è così per la Cina di oggi. Il tasso di crescita spagnolo, che sarebbe stato comunque marcato, ha goduto di un effetto turbo, dovuto allo sviluppo del settore immobiliare. La Spagna ha costruito nell'ultimo decennio una quantità impressionante di case, un numero non dissimile da quello di Germania, Francia ed Italia messe insieme. Perché gli spagnoli sono diventati più ricchi e vogliono case migliori, perché compravano casa i non spagnoli che vanno lì a passare le vacanze o a godersi la sudata pensione. Il loro settore immobiliare non poteva che crescere molto, fino a pesare per il 10% dell'economia spagnola, contro un 5% degli altri paesi europei. Ecco sorgere in Spagna una gran profusione di credito ai costruttori e una gran profusione di credito ai consumatori, alias mutuatari. Le case costruite erano, all'inizio, vendute tutte, poi, col passare del tempo, vendute sempre meno. Oggi in Spagna sono molte le case costruite e rimaste invendute ed i prezzi degli immobili sono in forte caduta. Le banche spagnole, soprattutto le casse di risparmio, hanno una gran quantità di crediti verso il settore immobiliare, come finanziamento ai costruttori con i cantieri fermi e come erogazione di mutui accesi, quando il prezzo delle case era maggiore. Questi crediti non sono di grande qualità. Le banche hanno quindi dei crediti incagliati, ed allo stesso tempo debbono continuare ad erogare crediti per la clientela in salute. Che fare? Emettono delle obbligazioni, che portano allo sconto alla banca centrale europea (Bce), che dà loro in cambio delle obbligazioni buone, ossia vendibili sul mercato, i titoli del tesoro. In questo modo le banche spagnole si finanziano facilmente, dando della carta cattiva in cambio di carta buona. Proprio come accade negli Stati Uniti, dove la banca centrale (Fed) ha assorbito un gran quantità di obbligazioni di scarsa qualità, dando in cambio titoli del tesoro. Per evitare che la crisi finanziaria peggiori sia la Bce sia la Fed scontano la carta cattiva, ma lo fanno con tassi diversi, la Bce a dei tassi circa doppi. E' arrivato sul lago di Como il Commissario dell'Unione. Sulle sponde del lago si usa sgridare l'Italia per il suo debito pubblico, ma è arrivato il turno della Spagna. Ecco il sunto dello sconcertante intervento. "Per molti anni il vostro disavanzo commerciale è stato molto alto, più alto, ed è tutto dire, di quello degli Stati Uniti. Aveste avuto la peseta, questa si sarebbe svalutata ed i vostri tassi di interesse, gestiti dalla vostra banca centrale, sarebbero stati molto alti, proprio per impedire che si formasse, a seguito della svalutazione, troppa inflazione nel vostro sistema. I vostri tassi alti avrebbero, a loro volta, frenato il settore immobiliare e quindi il turbo della vostra crescita. Avete goduto della protezione della moneta unica, che vi ha concesso di fatto di accumulare disavanzi commerciali con tassi d'interesse bassi. Un privilegio che hanno solo gli Stati Uniti, e che possono fare questo perché il dollaro è ancora la moneta di riserva. Un privilegio che oggi peraltro dipende dalla benevolenza cinese e saudita. Insomma, siete cresciuti più di quanto avreste potuto. Siete arrivati al punto che avete costruito, e nessuno certamente vi ha costretti, più case di quante mai ne venderete per anni. E quindi continuate a riempire, per dare ossigeno al vostro settore finanziario, che è esposto nell'immobiliare, la nostra, e vostra, banca centrale di obbligazioni. Queste ultime non possiamo definirle di gran qualità. Forse sarebbe il caso che stringeste la cinghia, come peraltro è stato chiesto molte volte di fare ai vostri cugini italiani, zeppi del loro debito pubblico. In ogni caso, è bene che sappiate che la nostra, e vostra, banca centrale vuole rivedere i criteri di accettazione della carta cattiva". Quindi "Nessuno è perfetto, nemmeno Zapatero". Tutti ricordano che, come noi abbiamo l'Alitalia da vendere, gli spagnoli hanno le case da vendere.

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America, debito all'italiana (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-19 - pag: 10 autore: DALLA PRIMA America, debito all'italiana Su di essi è stata costruita una montagna di strumenti derivati, contratti di assicurazione, e quant'altro. La consapevolezza che i prestiti immobiliari non saranno pienamente rimborsati sta facendo crollare tutto l'edificio. Per tenerlo in piedi, il Governo federale dovrà intervenire più direttamente di come ha fatto finora. La soluzione che appare più lineare è stata proposta dall'ex presidente della Fed Paul Volcker insieme ad altri: costituire una nuova agenzia federale che acquisti a prezzi ragionevoli i titoli "tossici" che nessuno vuo-le, tenendoli a scadenza e sopportando il rischio di credito. Ciò ridarebbe liquidità ai mercati e consentirebbe un più ordinato recupero dei crediti. Vi sono precedenti storici, nella crisi delle Savings and Loans americane di fine anni 80, e in altri Paesi. Ma che la soluzione adottata sia questa o un'altra, una svolta più netta nell'atteggiamento del Governo sembra ormai inevitabile. Fino a qualche mese fa forse si poteva sperare che l'industria finanziaria americana sarebbe riuscita a uscire da sola dalla crisi senza troppi aiuti esterni. Gli eventi di questi giorni hanno rimosso gli ultimi dubbi. I mercati finanziari hanno smesso di funzionare, nessuno si fida più di nessuno, strumenti una volta ritenuti sicuri sono completamente illiquidi. Difficilmente il Governo potrà continuare a improvvisare: si nazionalizzano Fannie Mae e Freddie Mac, si fa fallire Lehman, si salva Aig. Nessuno capisce quali criteri guidino le decisioni delle autorità americane, né sa prevedere cosa succederà domani. Quali saranno gli effetti di questo inevitabile salvataggio di Stato? Il Tesoro americano si è già accollato circa 200-300 miliardi di perdite. A questo bisognerà aggiungere la ricostituzione delle riserve di Fdic (l'agenzia federale che assicura i depositi delle banche), e le probabili perdite su alcuni dei titoli che la Federal Reserve sta accettando in pegno per immettere liquidità nel sistema. Un sostegno più aggressivo, quale quello auspicato da Volcker, potrebbe far salire il costo complessivo fino a mille o addirittura duemila miliardi di dollari, pari rispettivamente al 7% e al 14% del Pil americano nel 2008. Sono numeri grandi. Ma quanto rilevanti, dipende anche dalla situazione complessiva della finanza pubblica. Oggi il debito pubblico americano è circa il 38% del Pil. Anche nella peggiore delle ipotesi, resteremmo ben lontani dalla soglia del 60% prevista dal trattato di Maastricht e violata da molti grandi Paesi europei. Tutto bene, quindi? Niente affatto. Innanzitutto perché in realtà il debito pubblico americano è più alto. La nazionalizzazione di Freddie e Fannie ha aggiunto un altro 30% circa di debito sul Pil. è vero che a fronte vi sono i prestiti immobiliari concessi dalle due agenzie, la gran parte dei quali sarà ripagata. Ma ora questo è pur sempre debito pubblico che qualcuno dovrà tenersi in portafoglio, e che il Congressional Budget Office ha già dichiarato che includerà nelle prossime proiezioni di bilancio. Poi dobbiamo aggiungere il debito pubblico detenuto da altre agenzie governative: un altro 30% circa del Pil. è vero che non è sul mercato, maa fronte di questo debito vi sono le passività future del sistema pensionistico pubblico. In secondo luogo, non conta solo il debito, ma anche quanto in fretta è accumulato e messo sul mercato. Escludendo gli aiuti al settore finanziario, nel 2009 il disavanzo fiscale americano sarebbe stato di circa il 3,5% del Pil. Con gli interventi già annunciati e quelli ancora da fare, è possibile che si arrivi al doppio: il 6-7% del Pil. Bisogna andare agli anni della Seconda guerra mondiale per trovare numeri così grandi nella storia degli Stati Uniti. Una terza preoccupazione è politica. In seguito alle nazionalizzazioni implicite ed esplicite, lo Stato federale si troverà a gestire una quota rilevante di ricchezza nazionale. L'affermazione del ministro del Tesoro Henry Paulson, secondo cui Freddie e Fannie saranno presto spezzettate e privatizzate, è stata accolta con ironia da influenti esponenti del Congresso. Sicuramente vi dovrà essere una regolamentazione più severa e invadente dell'industria finanziaria. Il servizio del debito costringerà a un incremento della pressione fiscale. La recessione, che è ancora agli stadi iniziali, contagerà altri settori e porterà altre richieste di protezione e aiuti. Sarà possibile chiedere ai contribuenti centinaia di miliardi per salvare le banche, e non per aiutare le migliaia di lavoratori di General Motors, o per sostenere la concorrenza della Cina? Insomma, è possibile che la crisi induca rilevanti cambiamenti nel ruolo dello Stato, con esiti incerti per l'efficienza economica. Infine, anche quando sarà finita, la crisi finanziaria e lo scoppio della bolla immobiliare avranno riflessi diretti sull'andamento dell'economia Usa. Le famiglie dovranno smaltire un pesante debito. E il settore finanziario dovrà restringersi, con riflessi negativi sulla crescita della produttività aggregata (che negli anni passati è cresciuta con particolare vigore proprio in questo settore). Tutto questo fa intravedere un futuro economico molto incerto per la più ricca e potente democrazia occidentale, che ha anche il più grande debito estero. Anche la politica estera americana subirà dei contraccolpi. Non solo perché le risorse da dedicare a progetti militari diventeranno più scarse, ma anche perché il dibattito politico sarà più rivolto ai problemi domestici che al resto del mondo. Come ha anche ricordato Carlo Azeglio Ciampi (Il Messaggero del 17 settembre), questo scenario suggerisce che l'Europa dovrà presto affrontare nuove responsabilità economiche e politiche. Purtroppo ciò accade senza che si sia riusciti a rinforzare le istituzioni comunitarie. Speriamo che gli uomini politici europei siano all'altezza dei compiti che avranno davanti. Guido Tabellini.

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Mattone, il peggio è passato? (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 19-09-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Morningstar , 19.09.2008 16:28 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! La crisi immobiliare è ormai nel suo terzo anno. Le vendite di case esistenti, che avevano toccato il picco a giugno 2005 sono scese del 30% rispetto ai massimi. Quelle di abitazioni nuove sono calate di due terzi. I dati di giugno dell'indice Case-Schiller mostrano che i prezzi sono il 18% più bassi rispetto ai massimi segnati nell'estate del 2006. La costruzione di nuove case a luglio è crollata del 65% dall'inizio di due anni fa. I pignoramenti sono ai livelli più altri di sempre e probabilmente continueranno nei prossimi mesi mentre le società che erogano mutui sono sempre più in crisi. In pratica, uno scenario orrendo. Questa crisi immobiliare si è già guadagnata il titolo di "peggiore della storia". Il crollo dei prezzi è il maggiore dai tempi della Grande depressione. Ci saranno nuove catastrofi o si può affermare che finalmente il peggio è passato? Di certo le notizie che arrivano mettono agitazione. L'intero meccanismo su cui si basa il mercato immobiliare attualmente è a pezzi. Eppure c'è qualche segnale che il comparto del mattone si stia lentamente stabilizzando. Questa opinione si appoggia su tre pilastri. Primo: molti mercati in cui la bolla era esplosa sono tornati a comportarsi in maniera normale. Secondo: gli ultimi dati relativi a molte aree metropolitane indicano che la disponibilità di case esistenti sta lentamente calando. Segno che, nonostante le banche siano diventate più attente nella concessione dei mutui, gli acquisti stanno ripartendo. Terzo: il governo sa bene che l'andamento dell'immobiliare è alla base della severità di questa crisi e sta agendo per frenarne la caduta. Sia il presidente della Federal Reserve che il Segretario al Tesoro sanno che senza una stabilizzazione del prezzo delle case l'abilità del sistema finanziario Usa di uscire dalla "peggiore crisi della storia" segue pagina >>.

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