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TARTICOLI DEL 8-19 settembre
2008 #TOP
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Articoli
Mercato immobiliare
(29)
Si sgonfia la bolla dell'inflazione (
da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: ANALISI Si sgonfia la bolla dell'inflazione di Fabrizio Galimberti A riprova della scontentezza congenita dell'animo umano, c'è ora chi si preoccupa della deflazione. La caduta dei prezzi del petrolio e dell'oro e di altre materie prime si accompagna allo sgretolamento dei prezzi delle case, e questo combinato disposto ha fatto risorgere presso alcuni lo spettro della deflazione,
Immobiliare, calo prezzi case,meno transazioni in primo
semestre ( da "Reuters Italia"
del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto.
IMMOBILIARE, CALO PREZZI CASE,MENO TRANSAZIONI IN PRIMO
SEMESTRE ( da "Wall Street Italia"
del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: direttore dell'ufficio studi UBH, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia. "La sensazione è che durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008", ha aggiunto.
Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a Verona (
da "Arena, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: MERCATO IMMOBILIARE. Indagine di Ubh sull'andamento del
settore nel primo semestre 2008 Casa, i prezzi dell'usato in calo del 7% a
Verona Prezzi delle case in caduta libera nel primo semestre del
E in italia il mattone costa il 7% in meno - barbara ardu (
da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Economia Cala il prezzo delle abitazioni usate nei primi sei mesi dell'anno. Compravendite diminuite del 15 per cento E in Italia il mattone costa il 7% in meno BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Continua a sgonfiarsi la bolla immobiliare e per la prima volta da dieci anni i prezzi delle case vanno giù in modo significativo.
Ma la casa costa un po' di meno Valori medi delle
abitazioni scesi del 7 per cento dopo molti anni (
da "Unita, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: fattori che hanno portato ad una contrazione del mercato immobiliare, dopo il balzo in avanti che negli ultimi anni aveva portato il prezzo delle case fuori dalla portata di molti portafogli. A certificare questa flessione delmercato residenziale italiano è uno studio di Ubh, il gruppo che controlla diversi network immobiliari tra i quali Professionecasa, Grimaldi Immobiliare e Rexfin.
Scendono i prezzi delle case (
da "Miaeconomia" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: casa no CASA " Casa news Scendono i prezzi delle case (09/09/2008) La crisi comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7% dei prezzi delle abitazioni rispetto allo stesso periodo del 2007,
Il Giappone è dietro l'angolo, ma si può evitare (
da "Milano Finanza (MF)" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: con il crearsi e quindi lo scoppio della bolla immobiliare e l'eccessivo ricorso al credito a fini speculativi. Due sono però le differenze sostanziali rispetto a quella situazione: da una parte la Banca centrale americana ha agito molto più velocemente di quanto non avesse fatto la Banca del Giappone;
Mercati in allarme: la bolla dei mutui minaccia la Cina (
da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: comparto immobiliare, che pure proprio il governo ha cercato da tempo di frenare nella consapevolezza dell'emergere di una bolla: la crisi cova e potrebbe esplodere, magari non nell'immediato ma forse l'anno prossimo. Nel corso dei mesi estivi i prezzi delle nuove case sono calati mediamente di un quarto, mentre la contrazione nei volumi delle transazioni è arrivata fin quasi al 70%
Casello in affitto? Costa meno di uno spuntino (
da "Giornale.it, Il" del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: dovrebbero pagarne il doppio: 96mila l'anno al prezzo di mercato. Insomma a Milano la bolla immobiliare che ha tenuto banco per decenni, non ha contagiato le casse di palazzo Marino che continua a "svendere" il proprio patrimonio immobiliare. Le conseguenze? Pochi privilegiati e tagli alle mostre per tutti.
CASA:MERCATO FERMO MA PREZZI+2% 2008,CALO GRANDI
CITTA'/ANSA ( da "Wall Street Italia"
del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: NIENTE BOLLA, 2009 SARA' MIGLIORE -->(ANSA) - ROMA, 12 SET - In un mercato immobiliare europeo in grande affanno, l'Italia si difende bene e mette a segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del 2%. Lo afferma Scenari Immobiliari nel suo Focus Italia nell' European Outlook 2009 presentato oggi a Santa Margherita Ligure.
Prezzi case in calo Aria di crisi nel mercato immobiliare
torinese: nel primo seme ( da "Leggo"
del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Stre del 2008 il prezzo delle case a Torino ha subìto una flessione del 6 per cento. Un calo però più contenuto rispetto alla media nazionale (-7).
Si vende meno ma a caro prezzo (
da "Miaeconomia" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 17 anniRevoca fideiussione CASA " Casa news Si vende meno ma a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta, registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi,
Finte crisi e veri fallimenti (
da "AprileOnline.info" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: delle imprese e la corsa dei titoli in borsa non si traducevano in un aumento della ricchezza reale dei lavoratori e dei cittadini, che avrebbe potuto sostenere il ciclo economico. E' infatti bastato che la bolla immobiliare si sgonfiasse e che il prezzo del petrolio cominciasse a salire, per effetto della necessità di ricollocare sul mercato delle materie prime i capitali che non
Per le banche più regolee obbligo di trasparenza (
da "Secolo XIX, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: garantito proprio dall'incremento di valore della casa. Ma quando la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi degli immobili hanno iniziato a scendere, il giochino si è rotto e sono cominciate le insolvenze. Il tutto è stato amplificato dal forte rallentamento dell'economia reale, che ha ridotto i redditi delle famiglie.
Le banche italiane appaiono poco esposte (
da "Sole 24 Ore, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Emma Marcegaglia ha spiegato che a questo si sommano i timori per "l'andamento delle materie prime, c'è il problema della bolla immobiliare, c'è un problema di congiuntura internazionale negativa. A questo - ha aggiunto Emma Marcegaglia - l'Italia somma i problemi di sempre perché cresce di un punto di Pil in meno della media europea.
La storia inizia tra il 2001 e il 2003, quando i tassi di
interesse passano in in colpo dal (
da "Messaggero, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: una casa. Finché i prezzi delle abitazioni aumentano il gioco funziona. L'incremento del valore degli immobili consente di ottenere sempre più credito. E le banche riducono drammaticamente gli standard di solvibilità richiesti alle famiglie. E' allora che si moltiplicano i cosiddetti "mutui subprime" (concessi alle categorie meno abbienti e quindi con un elevato indice di rischio)
No al catastrofismo e non esageriamo con le regole (
da "Unita, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 90 quando l'economia viaggiava a gonfie vele e, con bassi tassi, si sono creati i presupposti per lo sviluppo della bolla immobiliare. Ora nel mezzo della crisi serve liquidità. Abbassare i tassi permetterà alle banche prendere a prestito denaro a migliori condizioni e ridarà fiato la sistema economico. Adesso può avere un senso".
Obama recupera ma McCain resiste (
da "Eco di Bergamo, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: preoccupanti segnali del marzo scorso successivi al crac della banca d'affari Bearn Sterns è improvvisamente accaduto. Lo scoppio della bolla immobiliare, su cui avevano speculato alcuni degli istituti di credito più importanti del mondo, ha travolto l'altro ieri le prestigiose banche d'affari Lehman Brothers e Merril Lynch solo pochi giorni dopo l'annuncio di Fannie Mae e Freddie Mac,
BERLINO - Per l'Europa gli effetti dell'attuale crisi sui
mercati finanziari e assicur ( da "Messaggero, Il"
del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Almeno quelle che hanno tentato di aggirare i regolamenti europei affidandosi all'AIG. Ma non sono fortunatamente molte. Anche in Spagna o in Gran Bretagna è crollata la bolla immobiliare, ma gli effetti per i mercati finanziari sono stati circoscritti grazie alla severa politica delle nostre banche centrali e della Bce".
CHI PAGHERA' LA CRISI (
da "Wall Street Italia" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.
Cosa sta succedendo sui mercati finanziari americani? In
forme diverse, tutto il settore è inca (
da "Stampa, La" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.
ArcelorMittal teme la crisi Risparmi per 4 miliardi (
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: a far paura al colosso siderurgico sono le conseguenze della crisi finanziaria, che rischia di rendere insolventi molte delle aziende clienti e di raffreddare la domanda di acciaio per edilizia, a causa dello scoppio della bolla immobiliare. L'obiettivo è dunque di far fruttare ancor più le sinergie avviate nel 2006, anno della fusione tra Arcelor e Mittal Steel.
Case: prezzi in calo del 2,7% nelle grandi città, ma a
Brescia solo dello 0,7% ( da "Giornale di Brescia"
del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: prezzi hanno registrato nel primo semestre del 2008 una contrazione dello 0,7%. LE QUOTAZIONI - Spulciando tra le tabelle i prezzi più alti in città per un immobile "usato" si trovano naturalmente in zona Panoramica (2.100 euro al mq), seguito dall'area di Mompiano, S'Anna e S. Eufemia (2000 euro al mq); a guidare la classifica dei prezzi del "nuovo" è invece l'area di Mompiano (3.
Calo del 2,7% per i prezzi delle case (
da "MF Immobiliare" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: 7% per i prezzi delle case Immobiliare Di Teresa Campo è il dato registrato da tecnocasa e gabetti nel 1° semestre 2008 nelle città più grandi Deboli in particolare Torino, Genova e Bologna, con ritocchi superiori al 4%. Più contenuta la flessione a Milano e Roma, dove le quotazioni sono scese del 2% circa.
Prezzi delle case in discesa fino all'11% (
da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: del prezzo dell'immobile nella decisione di acquisto. La quasi totalità dei nostri operatori ha evidenziato che il prezzo è stato l'aspetto più valutato dai potenziali acquirenti". Gli effetti di questo comportamento si vedono anche sugli sconti sempre più ampi sul prezzo iniziale richiesto dai venditori.
La bolla immobiliare spagnola allarma la Banca centrale
europea ( da "Opinione, L'"
del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: hanno una gran quantità di crediti verso il settore immobiliare, come finanziamento ai costruttori con i cantieri fermi e come erogazione di mutui accesi, quando il prezzo delle case era maggiore. Questi crediti non sono di grande qualità. Le banche hanno quindi dei crediti incagliati, ed allo stesso tempo debbono continuare ad erogare crediti per la clientela in salute.
America, debito all'italiana (
da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: o per sostenere la concorrenza della Cina? Insomma, è possibile che la crisi induca rilevanti cambiamenti nel ruolo dello Stato, con esiti incerti per l'efficienza economica. Infine, anche quando sarà finita, la crisi finanziaria e lo scoppio della bolla immobiliare avranno riflessi diretti sull'andamento dell'economia Usa.
Mattone, il peggio è passato? (
da "Trend-online" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Questa crisi immobiliare si è già guadagnata il titolo di "peggiore della storia". Il crollo dei prezzi è il maggiore dai tempi della Grande depressione. Ci saranno nuove catastrofi o si può affermare che finalmente il peggio è passato? Di certo le notizie che arrivano mettono agitazione.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-08 - pag: 4
autore: ANALISI Si sgonfia la bolla dell'inflazione di Fabrizio Galimberti A riprova della
scontentezza congenita dell'animo umano, c'è ora chi si preoccupa della
deflazione. La caduta dei prezzi del petrolio e dell'oro e di altre materie prime si accompagna
allo sgretolamento dei prezzi delle case, e questo combinato disposto ha fatto risorgere presso alcuni lo
spettro della deflazione, che si pensava ormai esorcizzato. Ma la
memoria non deve tornare molto indietro per recuperare quei timori che nel 2003
avevano spinto Federal Reserve e Banca centrale europea a schiacciare i tassi
ai minimi storici (1% e 2%). La transizione, tuttavia, è brusca. Finora era
l'inflazione il nemico da abbattere, e ora alcuni, con un "contrordine
compagni" degno del miglior Guareschi, si preoccupano del freddo dei prezzi e dell'economia. Ci sono molte domande legate a
questo brusco ridimensionamento dei prezzi delle
materie prime. Scegliamo le più importanti. Primo, a quali fattori è dovuto
questo calo? Secondo, quali effetti avrà sull'inflazione? Naturalmente, la risposta
alla prima domanda si incuriosisce subito del ruolo della speculazione. Questa
"peste del secolo", che prima aveva spinto i prezzi
ad altezze vertiginose, è stata debellata? Ci saranno senz'altro delle mosche
cocchiere che vorranno appropriarsi di questa ritirata dei prezzi,
e ascriverla a merito dei "governi forti" che, novelli San Giorgio,
hanno infilzato il drago speculativo. Ma la verità è che la speculazione si è
infilzata da sola. La speculazione della leggenda popolare, quella orchestrata
dai "profittatori" che tramano nell'ombra facendo soldi sulla pelle
del popolo sofferente, non è mai esistita. è esistita una bolla,
un'euforia dei prezzi che, facendo leva sulla lentezza
dell'offerta ad adeguarsi alla forte domanda dei Paesi emergenti, ha esagerato
queste tendenze, anticipando i futuri aumenti e creando una classica spirale
autoregressiva, in cui i prezzi aumentano oggi perché
sono aumentati ieri e perché si pensa che aumenteranno ancora domani. Questi
meccanismi sono, nel bene e nel male, iscritti nel Dna dei mercati, cioè a dire
nel Dna degli essere umani, a cominciare dalla crisi dei tulipani del Seicento.
E inevitabilmente arriva il giorno in cui la bolla si
sgonfia. Ciò che ha cominciato a succedere da luglio, sia per il petrolio che
per altri materiali di base, alimentari e non. Quanto andrà avanti questo
sgonfiamento? Nessuno lo sa, ma non è da pensare che il petrolio tornerà alle
quotazioni di un anno fa (70-80 dollari al barile). La domanda mondiale di
greggio continuerà a essere forte, dato che la crescita dei Paesi emergenti -
affamati di materie prime- è un fatto strutturale. La risposta dell'offerta è,
come si è detto, lenta. Ma è anche sicura e, unitamente ai risparmi energetici
innescati dagli alti costi dell'energia, porterà a un nuovo prezzo di
equilibrio. Nel frattempo, che cosa succederà all'inflazione? Così come gli
aumenti dei prezzi di energia e alimenti avevano fatto
gridare al lupo inflazionistico, il loro ridimensionamento dovrebbe alleviare
questi timori. La stessa Bce prevede per l'anno prossimo un tasso d'inflazione
intorno al 2,5%, il che implica un 2% per fine 2009. E molti analisti sono
anche più ottimisti. Tanto più che non ci sono stati quegli effetti di
"seconda battuta" che la Banca centrale europea temeva e che avevano
spinto Francoforte, all'inizio di luglio, a quell'improvvido aumento dei
tassi-guida. La galoppata dei prezzi delle materie
prime ha portato il tasso d'inflazione dell'Eurozona verso il 4%, ma
l'inflazione di base - quella che esclude i beni energetici e alimentari- è
rimasta, con olimpica calma, al di sotto del 2%, sia nell'area euro che in
Italia. Se il petrolio rimane ai livelli raggiunti in questi giorni, di poco
superiori ai 100 dollari al barile, gli effetti sul tasso d'inflazione
dovrebbero essere rapidi, a parte qualche vischiosità legata a scompensi nei
mercati dei pro-dotti raffinati. E anche la ritirata dei prezzi
del grano e del riso dovrebbe riflettersi presto sui prodotti finiti. Sono
essenziali, a questo proposito, la sorveglianza del cittadino, la ricerca
ostinata del miglior prezzo e il ruolo delle autorità preposte alla
concorrenza. La "mano invisibile" di solito funziona, ma qualche
volta, quando gira i pollici, ha bisogno di uno scappellotto.
fabrizio@bigpond.net.au ECONOMIE FREDDE La caduta delle materie prime abbinata
al calo delle quotazioni immobiliari ha fatto risorgere in alcuni lo spettro
della deflazione LA "MANO INVISIBILE" In questo frangente diventano
essenziali la sorveglianza dei cittadini e il ruolo delle autorità preposte
alla concorrenza.
( da "Reuters Italia" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MILANO
(Reuters) - Nel primo semestre di quest'anno le compravendite di abitazioni in
Italia continuano a diminuire, con riflessi depressivi sui prezzi.
E la dinamica è destinata a proseguire per il resto del 2008. Secondo l'ufficio
studi UBH (United Business Holding) i prezzi degli
appartamenti "in buono stato" - che non necessitano di una totale
ristrutturazione - sono diminuiti mediamente del 7% rispetto ai primi sei mesi
del 2007 e le transazioni hanno confermato il trend di discesa con una
contrazione del 13-15%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si dovrebbe confermare, secondo UBH, con ulteriori
ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali e le compravendite dovrebbero
stabilizzarsi, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. Il
report semestrale, elaborato con dati raccolti fino alla fine di giugno 2008
dai primi 30 comuni capoluogo italiani, evidenzia che i cali maggiori di prezzi si sono verificati a Napoli e Palermo (-9%) seguite
da Roma (-8,3%) e Milano (-8%), anche loro già in leggero calo nel primo
trimestre. Torino, ancora in positivo a marzo 2008, vede i prezzi
calare in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. "Il
calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a
livello nazionale), e che aveva accelerato nel primo trimestre
( da "Wall Street Italia" del 08-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Immobiliare,
calo prezzi case,meno transazioni
in primo semestre -->MILANO (Reuters) - Nel primo semestre di quest'anno le
compravendite di abitazioni in Italia continuano a diminuire, con riflessi
depressivi sui prezzi. E la dinamica è destinata a
proseguire per il resto del 2008. Secondo l'ufficio studi UBH (United Business
Holding) i prezzi degli appartamenti "in buono
stato" - che non necessitano di una totale ristrutturazione - sono
diminuiti mediamente del 7% rispetto ai primi sei mesi del 2007 e le
transazioni hanno confermato il trend di discesa con una contrazione del
13-15%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si dovrebbe confermare, secondo UBH, con ulteriori
ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali e le compravendite dovrebbero
stabilizzarsi, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. Il
report semestrale, elaborato con dati raccolti fino alla fine di giugno 2008
dai primi 30 comuni capoluogo italiani, evidenzia che i cali maggiori di prezzi si sono verificati a Napoli e Palermo (-9%) seguite
da Roma (-8,3%) e Milano (-8%), anche loro già in leggero calo nel primo
trimestre. Torino, ancora in positivo a marzo 2008, vede i prezzi
calare in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e Catania. "Il
calo delle compravendite che avevamo certificato con la fine del 2007 (-4,6% a
livello nazionale), e che aveva accelerato nel primo trimestre
( da "Arena, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MERCATO IMMOBILIARE. Indagine di Ubh sull'andamento del settore
nel primo semestre 2008 Casa, i prezzi
dell'usato in calo del 7% a Verona Prezzi delle case in
caduta libera nel primo semestre del
( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Economia Cala il prezzo delle abitazioni usate nei primi sei mesi
dell'anno. Compravendite diminuite del 15 per cento E in Italia il mattone
costa il 7% in meno BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Continua a sgonfiarsi la bolla
immobiliare e per la prima volta da dieci anni i prezzi
delle case vanno giù in modo significativo. Sono scesi del 7 per
cento nei primi sei mesi dell'anno, con punte dell'8-9 per cento nei grandi
centri urbani. Tengono solo gli immobili di nuova costruzione (dove la domanda
è ancora superiore all'offerta) e quelli di pregio. Una frenata annunciata. In
giro ci sono pochi soldi, e quelli che ci sono costano: l'aumento dei tassi di
interesse ha frenato la richiesta di mutui e la eco della crisi dei subprime ha
finito per dispiegare i suoi effetti anche sul mercato italiano. Le banche
hanno chiuso i cordoni della borsa, fanno più controlli prima di concedere un
mutuo e se fino a due anni fa finanziavano fino al 90 per cento del costo
dell'immobile, oggi arrivano al 60-70 per cento. I segnali della frenata
c'erano tutti già nel 2007, un anno poco brillante: si vendevano meno case e per venderle si impiegava più tempo. Il risultato non
poteva essere che una discesa dei prezzi. Il
( da "Unita, L'" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
/ Milano
PICCHIATA Un semestrein caduta libera, il primo del 2008 per i prezzi delle case scesi in media del 7 per cento con Milano
e Roma che fanno segnare un punto percentuale in più. L'incertezza economica,
la paura dei mutui in crescita, il lavoro dei giovani che non c'è sono tutti fattori che hanno portato ad una contrazione del mercato immobiliare, dopo il balzo in avanti che
negli ultimi anni aveva portato il prezzo delle case fuori dalla portata di molti portafogli. A certificare questa
flessione delmercato residenziale italiano è uno studio di Ubh, il gruppo che
controlla diversi network immobiliari tra i quali Professionecasa, Grimaldi
Immobiliare e Rexfin. "È la prima volta dopo molti anni"
spiega Alessandro Ghisolfi, direttore dell'ufficio studi di Ubh "che
assistiamo a una contrazione così omogenea dei prezzi".
Un segnale che la crisi colpisce ovunque, e che la domanda di abitazioni è
scesa un po' in tutto il Paese. Anche le attese per la seconda parte dell'anno
indicano un'ulteriore flessione al ribasso dei prezzi delle
case del 2-3%. Milano e Roma, dove si sono fatti registrare cali
dell'8%, non guidano però la caduta: peggio (o meglio se si guarda il
compratore) hanno fatto Palermo e Napoli con una flessione del 9%. Fra le altre
città, Verona registra un -7%, Torino,Bologna e Firenze -6,5%, Genova -6%, Bari
-5,8% e Venezia -5%. La contrazione non colpisce però gli immobili nelle zone
centrali e di pregio che riescono a mantenersi sugli stessi valori de
( da "Miaeconomia" del 09-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
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comincia a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare. Il primo semestre 2008 - si legge un rapporto dell'ufficio
studi di United Business Holding (UBH) - segna un calo medio nazionale del 7%
dei prezzi delle abitazioni
rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre il numero delle
compravendite segna una flessione compresa fra il 13 e il 15%, la prima dopo 10
anni di rialzi e un 2007 meno brillante. Le città che hanno subito la maggiore
flessione dei prezzi sono Napoli e Palermo (-9%),
seguono Roma (-8,3%) e Milano (9%). Torino, ancora in positivo a marzo di
quest'anno, vede un calo in media del 6% circa come Bologna, Genova, Firenze e
Catania. Un trend discendente già anticipato dai risultati del primo trimestre
del 2008, quando già il numero degli scambi di immobili aveva registrato
un'accelerazione al ribasso rispetto al -4,6% con cui si era chiuso il 2007.
Secondo l'ufficio studi di Ubh dopo 10 anni di forti accelerazioni dei prezzi e di compravendite sempre in aumento (dalle 600mila
del 1999 alle 800mila del 2007) il mercato doveva necessariamente rallentare.
Mentre dal punto di vista congiunturale le cause del calo sono da attribuire a
due fattori: da una parte all'appiattimento della domanda da parte dei redditi
più bassi e precari e dall'altra alla domanda di sostituzione delle famiglie
che sconta il disorientamento di queste per le dinamiche dei prezzi.
Con prezzi minori e meno richieste, risultano piu'
brevi le trattative. "Con un prezzo di offerta, in particolare di
un'abitazione usata da ristrutturare - spiega Ghisolfi - inferiore del 10%
rispetto a un anno fa, la vendita si conclude in tempi molto piu' brevi
rispetto alla media nazionale di 5,8 mesi". Tengono maggiormente i valori
delle nuove costruzioni grazie anche al fatto che l'offerta, ad eccezione di
alcune aree soprattutto del centro Italia, sia ancora inferiore rispetto alla
domanda. La crescita zero dei valori significa ovviamente un calo in termini
reali almeno del 3,5%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si confermerà con ulteriori ritocchi al ribasso di
2-3 punti percentuali, le compravendite si dovrebbero stabilizzare intorno alle
680-700mila unità scambiate, confermando la percentuale di decremento del primo
semestre. 19 voti - " Vota questa notizia ".
( da "Milano Finanza (MF)" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
MF
Numero 180 pag. 6 del 10/9/2008 | Indietro Il Giappone è
dietro l'angolo, ma si può evitare Commenti & Analisi Di Michel Girardin*
Istigatrice dell'incontro annuale dei grandi banchieri a Jackson Hole sul
finire di agosto, la Federal Reserve del Kansas non poteva essere meglio
ispirata mettendo al centro del dibattito il tema della stabilità del sistema finanziario.
E saranno stati sicuramente infervorati, per via di possibili reazioni delle
autorità monetarie di fronte ai fallimenti bancari, con un nuovo esempio
freschissimo proveniente proprio dallo Stato del Kansas. La domanda che si
ponevano i partecipanti più ansiosi, era pressapoco questa: le banche centrali
devono seguire l'ingegnoso esempio della Fed che esalta verbalmente il
liberalismo mentre si precipita al capezzale delle banche al minimo buco nei
loro bilanci? A Jackson Hole, Ben Bernanke si è cimentato in un raro esempio di
equilibrismo intellettuale per giustificare i salvataggi di Bear Sterns e delle
tante sorelle minori di Fannie e Freddie, raccomandando a un tempo maggiore
rigore per evitare nuove crisi. E' la nozione di "rischio morale" che
è al cuore dei dibattiti, questa idea che le banche possano assumersi rischi
anche eccessivi, sapendo che troveranno sempre un'anima buona nella loro banca
centrale pronta a mettere una pezza quando è il caso. Personalmente non credo
sia un approccio proficuo. E del resto sia i dirigenti sia gli azionisti sia il
personale delle banche vengono sempre puniti in seguito a una cattiva gestione
del rischio, spesso anche pesantemente. Ciò detto, vale la penda domandarsi: a
quando la fine dalla crisi? A mio parere è in mala fede chi, come l'ex
presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, diffonde pronostici e
scommette su una ripresa già all'inizio del prossimo anno. Altri vedono gli
Stati Uniti seguire l'esempio del Giappone e pagare per l'eccessivo ricorso al
credito con 10 anni di deflazione. Ebbene, è un fatto incontestabile che
l'attuale situazione degli Stati Uniti somigli da vicino a quella del Giappone
all'inizio degli Anni Novanta, con il crearsi e quindi lo
scoppio della bolla immobiliare e l'eccessivo ricorso al credito a fini speculativi. Due sono
però le differenze sostanziali rispetto a quella situazione: da una parte la
Banca centrale americana ha agito molto più velocemente di quanto non avesse
fatto la Banca del Giappone; d'altra parte, e soprattutto, le banche
americane rendono pubbliche le proprie perdite, mentre le loro sorelle
giapponesi aspettarono ben 10 anni prima di farlo. Dichiarare fallimento negli
Stati Uniti non significa perdere la faccia. Anche se non spiega tutto, in Asia
è invece il contrario: il fallimento è infatti un'onta difficile da sopportare.
Differenze culturali a parte, i grandi banchieri a Jackson Hole si sono
interrogati sul modo migliore per completare la trasparenza del sistema
bancario che è l'elemento centrale per evitare un peggioramento della crisi di
fiducia e convalidare supini eventuali salvataggi. Le decisioni che sono
seguite su Fannie e Freddie sembra vadano in questa direzione. L'auspicio è che
si è prosegua su questa strada. E' così che gli Stati Uniti potranno evitare
una deflazione alla giapponese. *Direttore Investimenti di Union Bancaire
Privée .
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-10 - pag: 3 autore: Mercati
in allarme: la bolla dei mutui minaccia la Cina
Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Sarà vero che i cinesi hanno comprato
meno appartamenti nelle ultime settimane perché sono rimasti troppo tempo
incollati ai televisori per osservare le prodezze olimpiche dei loro atleti?
L'argomento è stato portato a giustificazione del nuovo rallentamento del
mercato del real estate, che lascia presagire come la bolla
immobiliare cinese possa davvero scoppiare, con potenziali conseguenze
incalcolabili anche sul piano finanziario e persino macroeconomico; il che
lancerebbe un nuovo fronte di crisi, in aggiunta alla storia infinita della
crisi subprime Usa, e dopo che il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac _
salutato ufficialmente con soddisfazione in Cina e Giappone, i loro principali
creditori esteri _ lascia più dubbi e interrogativi che reali sensazioni di
sollievo. Ieri il principale operatore per capitalizzazione di mercato, China
Vanke, ha scosso gli investitori annunciando che in agosto è riuscito a vendere
il 33% di superfici in meno, per un valore in calo quasi corrispondente a poco
più di 4 miliardi di yuan (circa 595 milioni di dollari). Il titolo ha
continuato ieri a perdere terreno alla Borsa di Shanghai, che nel complesso è
riuscita a chiudere su livelli stabili dopo il tonfo di inizio settimana, ma
con un altro minimo infragiornaliero da 21 mesi. La debolezza dei titoli
immobiliari si è generalizzata sulla piazza di Hong Kong, dove l'indice Hang
Seng ha ceduto un altro 1,5%. Tra le azioni più colpite, quelle di Guangzhou
R&F property, calate dell'8,5% anche sull'onda di un rapporto preoccupato
del Credit Suisse sull'alto indebitamento della società e sulla possibilità di
riduzioni dei prezzi immobiliari a Pechino e Shanghai.
A pesare su Hong Kong è stato anche il downgrading, effettuato dalla Goldman
Sachs, sulle prospettive del settore bancario cinese, che ha provocato una
caduta dei titoli finanziari: per la banca d'affari americana le banche cinesi
non sono più “attraenti” come investimento, ma “neutre”, in quanto il Paese si
trova davanti a sfide macroeconomiche sempre più difficili da gestire. Per molti
osservatori, il punto più critico del sistema comincia a essere il comparto immobiliare, che pure proprio il governo ha cercato da tempo di frenare
nella consapevolezza dell'emergere di una bolla: la crisi cova e potrebbe esplodere, magari non nell'immediato
ma forse l'anno prossimo. Nel corso dei mesi estivi i prezzi delle nuove case sono calati mediamente di un quarto, mentre la contrazione nei
volumi delle transazioni è arrivata fin quasi al 70% (secondo il dato di
luglio a Shanghai). Se il trend dovesse continuare, è chiaro che si potrebbe
generare un circolo vizioso al centro del quale finirebbero le banche
commerciali, i cui prestiti sono per lo più indirizzati verso il real estate.
L'ultimo rapporto agli investitori di Morgan Stanley evidenzia come mantenere
in crescita il settore immobiliare sia diventato più
importante che in passato, visto che l'espansione dell'export sta rallentando.
Tanto che, secondo Wu Junhua, senior economist al Japan Research Institute,
quest'anno la crescita del Pil cinese dovrebbe risultare inferiore al 10% per
la prima volta da sei anni. Tao Wang, capo analista della Ubs, resta però
ottimista. "L'attuale fase di arretramento dell'immobiliare
è iniziata con il giro di vite regolamentare di fine 2007, che è coinciso con la
forte correzione del mercato azionario e un rallentamento nel settore
dell'export", sottolinea il suo ultimo rapporto, evidenziando che sul
medio termine i fondamentali del reale estate cinese resterebbero senz'altro
positivi. SETTORE NEL VORTICE I prezzi delle nuove case sono calati di un quarto, mentre la contrazione nei
volumi delle transazioni è arrivata al 70%.
( da "Giornale.it, Il" del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
N. 218
del 2008-09-12 pagina 3 Casello in affitto? Costa meno di uno spuntino di Marta
Bravi L'associazione nazionale reduci e combattenti spende 9 euro al giorno,
mentre quella dei "Castelli e ville aperti in Lombardia" ne paga 17
per l'ufficio in Porta Nuova Casello che vai, affitto che trovi. Questa sembra
essere la logica che regola gli affitti del Comune. In città, infatti, sono
dieci gli ex caselli daziari dati in gestione al
settore Demanio e affittati a ristoranti, associazioni, partiti. Ognuno a un
canone diverso. E non certo a prezzo di mercato. I più favoriti? Gli ex
combattenti e reduci che sborsano per la loro centralissima sede in uno dei due
caselli di piazzale Baiamonti (porta Nuova), 3.407
euro l'anno, il corrispettivo di 9 euro al giorno, un pranzo al bar. Il bello è
che secondo il prezzo di mercato - ad ascoltare l'ufficio studi Tecnocasa - il
canone medio di affitto in Baiamonti sarebbe di 1.200 euro al mese per un
bilocale. Facendo due conti, l'Associazione dei Combattenti dovrebbe sborsare
ben 28.800 all'anno. Al secondo posto, nella classifica dei privilegiati, pur
pagando un affitto doppio rispetto ai Combattenti, l'Associazione Castelli e
ville aperti in Lombardia, con sede nei caselli di
piazza Principessa Clotilde - dei due caselli ne è
stato ricavato uno solo, di
( da "Wall Street Italia" del 12-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA
RAPPORTO SCENARI IMMOBILIARI, NIENTE BOLLA, 2009 SARA' MIGLIORE -->(ANSA) - ROMA,
12 SET - In un mercato immobiliare europeo in grande
affanno, l'Italia si difende bene e mette a segno a fine 2008 un incremento
delle quotazioni del mattone residenziale del 2%. Lo afferma Scenari
Immobiliari nel suo Focus Italia nell' European Outlook 2009 presentato oggi a
Santa Margherita Ligure. E per il 2009 Scenari esprime ottimismo indicando
prospettive "migliori" sulla spinta di un "modesto rimbalzo
delle compravendite, ipotizzando condizioni esterne (economia e finanza) leggermente
più positive", anche se resta al di sotto della corsa ai rincari degli
anni precedenti. NIENTE BOLLA - Non ci sarà la 'bolla'.
In Italia "la pressione sul mercato continua ad essere consistente e non
fa ritenere probabile una discesa delle quotazioni", assicura infatti il
presidente di Si, Mario Breglia. Allo stato Scenari prevede un incremento
dell'1% medio delle quotazioni nel 2009 sul 2008, risultato del calo più
consistente (-2,5%) nelle grandi città, +0,5% negli altri capoluoghi, +1,7% nei
piccoli centri. Tuttavia, si amplia la forbice tra prodotti di qualità e no,
dove i primi potrebbero conoscere incrementi fino al 5%. CALO COMPRAVENDITE -
Vistosa la flessione degli scambi: a fine anno il bilancio sarà pari a 700.000
compravendite, il 13% in meno rispetto al 2007. "E' un effetto, iniziato
nel quarto trimestre del 2007 - spiega Breglia - dell'abbinata aumento del
costo dei mutui e maggiore severità nell'erogare il credito alle famiglie per
l'acquisto di una casa. La discesa delle compravendite si concentra soprattutto
nella fascia di mercato medio-bassa come capacità di spesa (entro i 250mila
euro), riferita a lavoratori immigrati e giovani coppie. Due gruppi che negli
ultimi anni, grazie a condizioni molto favorevoli di credito, avevano assunto
una quota di scambi sino a un terzo del totale". Le compravendite sono
calate nelle grandi città, anche per diminuzione dell'offerta, mentre sono in
lieve aumento nei comuni metropolitani. Nel primo semestre dell'anno è
proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18%
del totale offerto, e il rimbalzo ipotizzato nel corso del 2009 dovrebbe
riguardare proprio il nuovo. PIU' CASE SFITTE - I rendimenti da locazione sono
in calo, dopo aver toccato il 5% nel corso dell'ultimo biennio. I canoni medi
sono infatti elevati rispetto alla capacità di spesa degli inquilini e aumenta
notevolmente il numero delle case sfitte, pur
esistendo un'ampia domanda, sia di tipo sociale che normale. Si consolida una
domanda verso i prodotti ad elevato contenuto di innovazione e con
sostenibilità ambientale. MERCATO TIENE - Il fatturato immobiliare
italiano tuttavia avrà segno positivo a fine 2008 (+0,9%), incremento certo
inferiore a quello messo a segno nel 2007( +4,9%) ma comunque superiore a
quanto sta accadendo in Francia e Germania, per non parlare degli Stati Uniti.
In tutti i comparti sono calati gli scambi mentre prezzi
e canoni sono stabili. "La 'tenuta' del mercato immobiliare
in Italia, nonostante i marosi esterni, è un elemento importante. Sottolinea -
secondo Si - la robustezza degli elementi base del mercato nazionale, quali
forte domanda residenziale, richieste di immobili innovativi per il non
residenziale, necessità di infrastrutture leggere di qualità per le città. Non
è ancora conclusa la crescita qualitativa della filiera e mancano attori-chiave
nel comparto finanziario". Nel
( da "Leggo" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Stre del 2008 il prezzo delle case a
Torino ha subìto una flessione del 6 per cento. Un calo però più contenuto
rispetto alla media nazionale (-7).
( da "Miaeconomia" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
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anagrafica e domicilio fiscaleAcquistare appartamento a figlia di 17 anniRevoca fideiussione CASA " Casa news Si vende meno ma
a caro prezzo (15/09/2008) In Italia non ci sarà la bolla
immobiliare. Parola di Scenari Immobiliari che nel
suo Focus dell'European Outlook 2009 mette nero su bianco la situazione del
BelPaese. Il mercato residenziale italiano, dopo anni di crescita ininterrotta,
registrerà nel 2008 una pesante flessione negli scambi, ma rispetto alla
situazione europea - in grande affanno - l'Italia si difende bene e metterà a
segno a fine 2008 un incremento delle quotazioni del mattone residenziale del
2%. Anche se a fine anno le compravendite di case
saranno in tutto circa 700.000 con un calo del 13%. "È un effetto,
iniziato nel quarto trimestre del 2007 - spiega il presidente di Si, Mario
Breglia Breglia - dell'abbinata aumento del costo dei mutui e maggiore severità
nell'erogare il credito alle famiglie per l'acquisto di una casa". La
discesa delle compravendite si concentra soprattutto nella fascia di mercato
medio-bassa come capacità di spesa (entro i 250mila euro), riferita a
lavoratori immigrati e giovani coppie. Le compravendite sono calate in
particolare nelle grandi città, anche per diminuzione dell'offerta, mentre sono
in lieve aumento nei comuni metropolitani. Nel primo semestre dell'anno è
proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18%
del totale offerto, e il rimbalzo ipotizzato nel corso del 2009 dovrebbe
riguardare proprio il nuovo. Gli altri numeri del Focus di Scenari Immobiliari
mostrano un incremento dell'1% medio delle quotazioni nel 2009 sul 2008,
risultato del calo più consistente (-2,5%) nelle grandi città, +0,5% negli
altri capoluoghi, +1,7% nei piccoli centri. In particolare, per un appartamento
al centro di Roma occorre investire tra i 6.400 e gli 8.700 euro, mentre a
Milano servono tra i 5.400 e i 7.500 euro. Capitolo a parte per gli affitti. I
rendimenti da locazione sono in calo, dopo aver toccato il 5% nel corso
dell'ultimo biennio. I canoni medi sono infatti elevati rispetto alla capacità
di spesa degli inquilini e aumenta notevolmente il numero delle case sfitte, pur esistendo un'ampia domanda, sia di tipo
sociale che normale. Si consolida una domanda verso i prodotti ad elevato
contenuto di innovazione e con sostenibilità ambientale. Con uno sguardo ai mercati
immobiliari europei emerge che a comprare casa a Londra rischia di diventare
veramente difficile dal momento che un appartamento nel centro della capitale
britannica costa da un minimo di 11.000 ad un massimo di 16.000 euro al metro
quadro. Leggermente più economica New York, dove si spendono dai 9.500 ai
15.000 euro. Mentre una casa a Parigi costa in media dagli 8.200 agli 11.500
euro al metro quadro. Tra le grandi città europee la più economica è Oslo, dove
per un appartamento in centro bastano dai 1.500 ai 2.700 euro. 1 voti - "
Vota questa notizia ".
( da "AprileOnline.info" del 15-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nane
Cantatore, 15 settembre 2008, 18:47 Lehman Brothers ha avviato la procedura di
fallimento. 26mila dipendenti (di cui 6mila in Europa) perderanno probabilmente
il posto di lavoro. Nel crollo degli istituti si sconta una stagione di euforia
finanziaria spacciata per sviluppo economico, che si è tradotta in guadagni per
pochi e che ora produce sacrifici per tutti Può darsi che non ci sia molto da
ridere nel crollo dei più prestigiosi istituti finanziari americani e
britannici, visto che sotto le loro macerie rischia di finire un bel po' di
società reale. Tuttavia, sarebbe ipocrita non ammettere che la rovina di questi
alfieri del turbo capitalismo finanziario degli ultimi anni, e dell'arroganza
con cui cavalcavano l'onda dell'indebitamento collettivo, fornisce qualche
motivo di soddisfazione. Gli anni appena trascorsi, infatti, sono stati segnati
da un nuovo ciclo di esuberanza irrazionale, dopo quello della new economy, il
cui credo fondamentale era che la crescita economica finanziata dal debito
sarebbe stata abbastanza solida e continua da innescare un ciclo virtuoso tale
da ripagare, prima o poi, questo stesso debito: una visione evidentemente
folle, che è stata più o meno esplicitamente sostenuta dalla Federal Reserve e
predicata in ogni salsa dai grandi guru del sistema creditizio, come Goldman
Sachs, Merril Lynch e, appunto, Lehman Brothers. In questi anni, e lo si è
detto più volte su questo giornale, l'intero sistema economico mondiale ha
poggiato sulla capacità degli Stati Uniti di assorbire beni di consumo e sulla
valorizzazione dei capitali nelle borse mondiali, a loro volta ancorate a
quella di New York. Gli Stati Uniti, del resto, hanno potuto mantenere una
crescita gonfiata e sostenere le esportazioni altrui grazie a un marchingegno
diabolico, per cui i grandi esportatori, Cina e Giappone in testa, convertivano
gran parte della liquidità in eccesso nella loro bilancia commerciale in buoni
del tesoro americano, mantenendo artificialmente in piedi il dollaro; intanto,
la crescita galoppante del mercato immobiliare ha
creato un'altra bolla che, finché è durata, ha potuto
sostenere l'indebitamento delle famiglie che, a sua volta, ha alimentato i
consumi. Era chiaro, allora (e, ancora una volta, non sono mancate le voci che
lo hanno fatto notare) che una situazione di questo tipo non sarebbe stata
sostenibile, visto che i profitti sensazionali delle
imprese e la corsa dei titoli in borsa non si traducevano in un aumento della
ricchezza reale dei lavoratori e dei cittadini, che avrebbe potuto sostenere il
ciclo economico. E' infatti bastato che la bolla
immobiliare si sgonfiasse e che il prezzo del
petrolio cominciasse a salire, per effetto della necessità di ricollocare sul
mercato delle materie prime i capitali che non potevano più essere
investiti nel mattone, perché tutto il gioco saltasse in aria. A farne le
spese, per il momento, sono i responsabili della crisi, quelle società di
investimento e di consulenza che dovevano rappresentare la capacità del mercato
di regolarsi e di informare nel modo migliore gli investitori affinché
potessero prendere le decisioni perfettamente razionali postulate dal modello
liberista. Il punto, adesso, sta nel capire cosa potrà succedere e in che modo
la crisi della finanza americana colpirà il resto del mondo, che in questi anni
ha avuto tutto il tempo per prepararsi. Per la Bce dovrebbe profilarsi una
situazione tranquilla, visto che la moneta del Vecchio Continente non corre
alcun rischio e che la recessione americana dovrebbe contribuire a controllare
il prezzo del petrolio, a oggi il principale fattore di inflazione nell'area
euro. Più problematica la situazione per la Cina, tanto per il rischio di
deprezzamento delle sue riserve valutarie in dollari, quanto per la forte
riduzione delle esportazioni; un'eventuale crisi dell'economia cinese potrebbe
portare a pesanti ripercussioni sul tessuto sociale, con conseguenze difficili
da immaginare. Tornando in Europa, a parte il caso della Gran Bretagna, in cui
l'indebitamento privato è a un livello persino superiore a quello americano, e
pertanto è facile che si verifichino dinamiche simili, il problema dovrebbe
riguardare essenzialmente la stabilità di alcuni istituti finanziari, che
comunque hanno spalle abbastanza grosse per assorbire il colpo. Il rischio
maggiore è quello di una forte stretta creditizia, che colpirà i Paesi con un
maggior livello di indebitamento delle famiglie: Spagna, Paesi Bassi e Belgio
rischiano di vedersela brutta, anche per effetto di una crisi immobiliare ormai in pieno corso. La Francia potrebbe
cavarsela un po' meglio, mentre Germania e Italia non dovrebbero correre
pericoli troppo grandi. In ogni caso, dovrebbe essere chiaro che come quella
degli scorsi anni era una crescita finta, finanziata dal debito e a esclusivo
beneficio degli azionisti, quella attuale è una crisi tutta finanziaria, che
riguarda in primo luogo i grandi investitori: non ci sono ragioni, allora,
perché, dopo non aver visto nessun frutto della "crescita", ora ci
tocchi anche pagare la "crisi".
( da "Secolo XIX, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Massimo baldini
La quarta banca d'investimenti di Wall Street, Lehman Brothers è fallita, ma a
differenza di Bears Stearns che si trovò in condizioni simili sei mesi fa,
questa volta il governo americano non è intervenuto per salvarla. Allora si
disse che la mossa era giustificata dal fatto che si trattava di una banca
troppo grossa per essere lasciata al proprio destino. In altre parole, il suo
fallimento avrebbe avuto conseguenze disastrose sui mercati finanziari globali,
con rischi di tenuta complessiva del sistema e di avvitamento della crisi
finanziaria che si trascina ormai da più di un anno. Se il Tesoro americano
questa volta ha deciso di non intervenire, le possibili cause sono più d'una. I
semi dei guai di oggi vanno ricercati nella politica di bassi tassi di
interesse perseguita dalla Banca centrale americana guidata da Alan Greenspan a
partire dal 2001, per sostenere l'economia dopo lo scoppio della bolla informatica e dopo l'11 settembre. La situazione è
precipitata nel luglio dell'anno scorso, con la crisi dei mutui subprime, cioè
dei mutui concessi, negli Usa, a famiglie che volevano comprare casa pur non
avendo tutti i necessari requisiti di solvibilità. Quando i prezzi
delle case continuano a salire, posso anche accettare rate molto alte:
se proprio mi dovessi trovare nell'impossibilità di onorarle, potrei sempre
vendere la casa, nel frattempo aumentata di valore, ed estinguere l'intero
debito. Oppure potrei chiedere un altro prestito, garantito
proprio dall'incremento di valore della casa. Ma quando la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi degli immobili hanno iniziato a
scendere, il giochino si è rotto e sono cominciate le insolvenze. Il tutto è
stato amplificato dal forte rallentamento dell'economia reale, che ha ridotto i
redditi delle famiglie. Le banche, però, non avevano nel frattempo
tenuto in cassaforte questi mutui di scarsa qualità, li avevano ceduti ad altre
istituzioni finanziarie, comprese banche d'investimento, che li avevano usati
come asset a garanzia della loro raccolta di fondi sui mercati finanziari.
Quando ci si è resi conto che molti di questi mutui erano in realtà carta
straccia, nessuno ha più voluto fare credito per paura di prestare soldi a
società finanziarie prive di garanzie solide. Le banche centrali delle due
sponde dell'Atlantico sono intervenute per mettere sul mercato la liquidità
necessaria per evitare il crollo dei mercati e l'esaurimento del flusso dei
prestiti a imprese e famiglie. Lehman era una banca d'affari, quindi era
soggetta a una regolamentazione assai meno rigida di quella riservata alle
banche commerciali (che gestiscono i depositi delle famiglie), proprio perché
un eventuale fallimento di queste banche d'investimento è ritenuto meno grave
di quello di una banca a cui le famiglie affidano i propri risparmi. Era ben
noto da mesi che Lehman si era esposta in modo molto spinto nel mercato delle
obbligazioni garantite da mutui subprime. Già sei mesi fa aveva abbassato
drasticamente le previsioni di profitto. Ora il Tesoro non è intervenuto in sua
difesa per molte ragioni. Rispetto a sei mesi fa, è più facile per le banche
d'investimento ricevere credito dalla Fed, perché quest'ultima ha deciso di
accettare come garanzia anche titoli poco liquidi. La seconda ragione è che,
dopo la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, il debito pubblico del
governo Usa è già aumentato parecchio e ulteriori aumenti rischierebbero di
mettere a rischio il rating del debito pubblico, con la prospettiva di
ulteriori aumenti dei tassi d'interesse. Un ennesimo salvataggio autorizzerebbe
poi a credere che ormai provvede il governo a risolvere i problemi creati da
comportamenti imprudenti, un pessimo segnale per tutti. Per gli italiani non ci
dovrebbero essere ripercussioni, perché per fortuna le obbligazioni che
incorporavano mutui subprime non si sono affatto diffuse nel mondo in modo
uniforme. Servono con urgenza nuove regole di condotta per le banche e un
incremento degli obblighi di trasparenza cui dovrebbero essere tenute.
Purtroppo, le imminenti elezioni americane stanno bloccando ogni serio
tentativo di riforma. Il fallimento di una banca, per quanto grande, non è
comunque il segnale che il capitalismo sta crollando, neppure se altri
fallimenti seguiranno, come è molto probabile. 16/09/2008 fallimentiIl crac di
una banca per quanto grande non significa che il capitalismo stia crollando.
Neppure se altri fallimenti seguiranno 16/09/2008 dalla prima pagina Bernard
Henri Lévy ci trasmette la risposta del presidente georgiano: "Non bisogna
permettere che si dica che siamo stati noi ad incominciare questa guerra...
". È Mikhaïl Saakachvili che parla: "Siamo all'inizio di agosto. I
miei ministri sono in vacanza. Io stesso sono in Italia a sottopormi a una
dieta dimagrante e pronto a partire per Pechino. Ed ecco che leggo sulla stampa
italiana: "Preparativi di guerra in Georgia"". Nel suo intento
di voler aiutare il presidente georgiano, il mio amico filosofo lo fa apparire
come uno sciocco. Come è possibile che un uomo politico responsabile, che
spiega che i russi preparavano l'invasione della Georgia dal mese di giugno, si
conceda il lusso di una dieta in Italia? Io preferisco credere
nell'intelligenza di Mikhaïl Saakachvili e nella sua chiaroveggenza. Per questo
motivo ho proposto un'altra visione dei fatti che contempla una possibile
connivenza tra il presidente americano, George W. Bush, e Mikhaïl Saakachvili.
Queste mie dichiarazioni hanno fatto infuriare il fondatore del Nouvel
Observateur, Jean Daniel. "Altri dicono perfino che si tratta di un
"complotto americano"!", ha affermato. Come se fosse così
assurdo sostenere che gli Stati Uniti, grande potenza, abbiano una strategia in
questa regione fondamentale per la produzione o il trasporto del petrolio e del
gas. Non è perché questa strategia non è stata del tutto efficace che possiamo
dire che non sia mai esistita. Insomma, immagino che Jean Daniel, in quanto
accurato testimone del suo tempo e uomo curioso della storia che gli schermi
delle nostre televisioni ci propongono, cerchi, come me, di capire gli
avvenimenti in atto, gli interessi e il comportamento di ogni protagonista.
Così fece Tolstoï con Napoleone e Koutouzov descrivendo la battaglia di
Borodino in "Guerra e Pace". Curiosamente, l'analisi dello scrittore
si è rivelata - secondo quanto hanno riferito i migliori storici dell'epoca -
più attinente alla realtà di quella di alcuni testimoni diretti degli scontri.
Per capire bene quello che sta succedendo in Georgia, osserviamo la cartina
della regione e cerchiamo di prendere in considerazione, come fece a suo tempo
il generale Koutouzov, i vari belligeranti, cercando di allontanarci dalle urla
e dagli strepiti degli ideologi e degli uomini coinvolti nella battaglia. Ci
rendiamo allora conto che Mikhaïl Saakachvili non poteva credere, neanche per
un solo secondo, che sarebbe stato capace di fare sloggiare i russi da
Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del sud, senza l'aiuto degli Stati Uniti. Un
sostegno che si è manifestato fin dall'inizio dell'anno attraverso l'invio di
un equipaggiamento militare moderno e di consiglieri che, nello scorso mese di
luglio, hanno organizzato nella base di Vaziani, in prossimità di Tbilisi,
delle manovre congiunte americane-georgiane. Sono questi stessi consiglieri ad
aver gestito, con l'autorizzazione di Washington - secondo quanto è stato
riferito da alcuni analisti della Direzione dei Servizi militari francesi -
"l'uso di lanciarazzi multipli Grand, questi moderni "organi di
Stalin" di cui abbiamo potuto intravedere le scie luminose nella notte
sugli schermi delle nostre televisioni". Mentre ascoltavo parlare Richard
Perle, una delle principali teste pensanti del neoconservatorismo americano,
del conflitto georgiano alla televisione, ne ho dedotto che vi era, come sempre
in questi casi, un piano A e un piano B. Il primo prevedeva l'occupazione lampo
dell'Ossezia del sud da parte dell'esercito georgiano, con l'accordo delle
istanze internazionali e in nome dell'integrità territoriale della Georgia:
sarebbe stato un successo per il campo occidentale, avrebbe comportato un
indebolimento della Russia nella regione e avrebbe reso più sicuro il trasporto
del petrolio in loco, cosa che preoccupa non poco sia gli Azeri che i Kazaki.
In caso di insuccesso e di avanzamento dell'esercito russo, sarebbe stato
comunque strategico sfruttare diplomaticamente e mediaticamente l'occupazione
dei territori georgiani, occupazione che avrebbe potuto intimorire i Paesi
dell'ex Urss e spingerli, in questo modo, a chiedere la protezione della Nato.
Ma purtroppo i pedoni degli strateghi sono, contrariamente a quelli dei giocatori
di scacchi, esseri umani. Una strategia di successo può costare qualche decina
di vite umane; quando invece la strategia non funziona, l'accusa rivolta è
quella di genocidio. Ma la strategia americana è stata veramente un insuccesso?
Non è detto, anche se sarà l'Europa a pagarne il prezzo. In fondo la Polonia ha
già siglato l'accordo per l'installazione sul suo territorio di una base
antimissilistica Nato. La Repubblica Ceca e l'Ucraina non sono pronte a fare lo
stesso? Sarei curioso di vedere la faccia che farebbe George W. Bush se Putin
ripetesse quello che fece a suo tempo Khrouchtchev installando una base
antimissilistica a Cuba, proprio davanti alle coste della Florida. E l'Ossezia
allora?! Non è per questa terra che combattiamo? Non è l'Ossezia che ha chiesto
l'indipendenza? Si tratta di un vecchio Paese e gli osseti, detti anche
"Alani", costituiscono un popolo antico. Già Erodoto ne parlava. I
loro tesori erano, fino a poco tempo fa, esposti al Louvre. Questo popolo
indo-europeo ha conservato e protetto fino a oggi le sue antiche leggende, per
la gioia degli antropologi e di Georges Dumezil che ha voluto consacrare loro
un libro. Nel 1749, un'ambasciata osseta è stata creata a San Pietroburgo. Dopo
la rivoluzione bolscevica, la Repubblica sovietica georgiana ha approfittato
del fatto che l'Ossezia fosse tagliata in due da una catena montuosa per
annettere l'Ossezia del sud. Stalin e il capo del Kgb Beria, entrambi
georgiani, ufficializzano l'annessione, nonostante l'opposizione degli Osseti.
Con la perestroïka e lo smembramento dell'Impero, la Georgia diventa
indipendente. Era il 1991. Un anno dopo, nel 1992, gli Osseti prendono le armi
e coinvolgono i russi. Questi ottengono l'invio di una missione di pace Onu. Ed
eccoci di nuovo divisi tra il diritto dei popoli all'autodeterminazione e il
rispetto dell'integrità territoriale degli Stati. Solo che, nel frattempo, gli
amici della Georgia riconoscono l'indipendenza del Kosovo, una provincia serba,
e questo nonostante la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza che
affermava la sovranità della Serbia in questo territorio in maggioranza
albanofono. Ho viaggiato in Ossezia mentre scrivevo un libro sui Kazari. Alla
caduta del regno, la maggioranza dei Kazari partirono per l'Europa centrale.
Altri restarono a vivere tra i monti della regione. Vengono chiamati gli Ebrei
delle montagne. Li ritroviamo in Azerbaïdjan, nella regione di Kuba, a Krasnaïa
Sloboda e in Ossezia del sud da dove, all'inizio della guerra, sono fuggiti per
via dei bombardamenti georgiani: la minoranza ha trovato rifugio in Russia, la
maggioranza in Israele. Infine l'Europa: se dobbiamo parlarne ora è perché,
poco tempo dopo l'incendio jugoslavo, dei piromani hanno nuovamente appiccato
il fuoco alle sue porte. Questa volta, però, gli europei dovranno per forza
spegnere l'incendio da soli correndo così il rischio di rimanere bruciati.
Dopo, come sempre, saranno gli uomini d'affari americani a comprare a prezzi stracciati i terreni devastati dal conflitto per
installare basi Nato e complessi industriali. Il generale De Gaulle ha lasciato
la Nato nel marzo 1966 pensando, a ragione, che l'Europa dovesse trarre la
lezione dall'ultima guerra mondiale e imparare a difendersi da sola. Pensava
inoltre che se l'America e la Francia condividevano gli stessi valori, i loro
interessi invece non sempre combaciavano (non dimentichiamo la guerra in Iraq).
Infine, De Gaulle credeva che se l'Europa voleva realmente esistere come entità
politica - l'Europa dall'Atlantico agli Urali - era per poter offrire a miliardi
di individui un'alternativa alla scelta tra un liberalismo selvaggio e una
pianificazione a oltranza. Oggi l'Impero sovietico non esiste più. Ma per i
neoconservatori americani e i loro amici europei resta sempre presente. Mi sono
spesso chiesto perché da noi, in Francia, continuiamo a essere aggressivi nei
confronti della Russia. Nulla in questo Paese - che continua ad amare la
Francia nonostante la nostra condiscendenza e i ricordi delle devastazioni
napoleoniche - sembra essere sufficientemente buono, giusto e grande ai nostri
occhi. La sua evoluzione post-comunista avrebbe preso una direzione sbagliata e
non sarebbe abbastanza rapida. Nel 1984, con Slava Rostropovitch, abbiamo
lanciato una campagna internazionale per la liberazione di Andreï Sakharov. Il
Muro di Berlino è crollato nel 1989. E sono passati solo dieci anni! Durante il
mio primo incontro con Andreï Sakharov, all'inizio della perestroïka, questo
scienziato ha paragonato la democrazia a un'arancia: "Chi non ha mai visto
un'arancia, mi disse, non chiederà arance. Il nostro compito è di far conoscere
questo frutto e crearne il desiderio". Ma invece di sostenere una
posizione del genere, i miei amici filosofi, Bernard Henri Lévy e André
Gluksmann, si associano a George W. Bush il cui obbiettivo è di accerchiare la
Russia e tentare di destabilizzare i poteri pro-russi in Kirghizstan e in
Uzbekistan accollandosi il rischio di mettere al loro posto, come è successo in
Afghanistan, i talebani. In un appello rivolto a Nicolas Sarkozy e a Angela Merkel,
Lévy e Glucksmann prendono giustamente le difese della Georgia e dell'Ucraina.
Ma, con mia grande sorpresa, non hanno chiesto l'adesione di questi due paesi
all'Unione europea bensì alla Nato e spingono Nicolas Sarkozy e Angela Merkel
ad appoggiare George W. Bush in questo senso. Nel suo Diario, Fedor Dostoïevski
scrive: "Sono assolutamente simile a un inglese, non è vero? Dunque,
bisogna rispettarmi perché tutti gli inglesi sono rispettabili". Tuttavia,
quando i russi, e sono numerosi, guardano le televisioni occidentali, o leggono
i lanci stampa su Internet, non hanno purtroppo l'impressione di essere
rispettati come gli inglesi. Hanno invece l'impressione, quando vedono gli
americani installare nuove basi militari in Georgia, Polonia o Ucraina, di fare
un salto verso il passato e di ripiombare nell'atmosfera della Guerra fredda.
Tuttavia il presidente George W. Bush non installa queste basi in nome degli
Stati Uniti ma in nome della Nato alla quale numerosi Paesi europei, Francia
compresa, appartengono. Al contrario, quando Nicolas Sarkozy si precipita a
Mosca e a Tbilisi per cercare di mettere fine alla guerra e al suo lascito di
morti, non lo fa in nome della Nato, ma in nome dell'Unione europea. Insomma,
un'Europa indipendente può oggi accettare, nell'anno 2008, la presenza sul suo
territorio di forze militari di un'organizzazione creata nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24
Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-16 - pag: 5 autore: EMMA MARCEGAGLIA
"Le banche italiane appaiono poco esposte" "La preoccupazione
per la crisi del credito negli Stati Uniti è alta e tanta. Le nostre banche,
però, dalla prima lista stilata, appaiono poco esposte ". Con queste
parole il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato il
fallimento della banca d'affari americana Lehman Brothers. "Le banche
italiane sono inserite nel circuito internazionale - ha osservato Marcegaglia -
e quindi anche loro ne risentiranno. L'impressione -ha proseguito il presidente
di Confindustria - è che avranno meno conseguenze negative rispetto al resto
del sistema bancario europeo". Secondo il leader degli industriali sono
possibili altri fallimenti: "è possibile che questo avvenga. Anche se
ormai - ha aggiunto - è difficile fare previsioni". Il presidente di
Confindustria ha inoltre sottolineato che "c'è una crisi finanziaria
internazionale drammatica, il fallimento di Lehman Brothers è un fatto
gravissimo ". Emma Marcegaglia ha spiegato che a
questo si sommano i timori per "l'andamento delle materie prime, c'è il
problema della bolla immobiliare, c'è un problema di congiuntura internazionale negativa. A
questo - ha aggiunto Emma Marcegaglia - l'Italia somma i problemi di sempre
perché cresce di un punto di Pil in meno della media europea. Risentiamo
della situazione internazionale - ha concluso - ma a nostra volta abbiamo una
situazione di blocco che vogliamo cercare di risolvere".
( da "Messaggero, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
6 all'1%.
E la corsa ai mutui a tasso variabile incoraggia le famiglie statunitensi ad
indebitarsi sempre di più per l'acquisto di una casa.
Finché i prezzi delle
abitazioni aumentano il gioco funziona. L'incremento del valore degli immobili
consente di ottenere sempre più credito. E le banche riducono drammaticamente
gli standard di solvibilità richiesti alle famiglie. E' allora che si
moltiplicano i cosiddetti "mutui subprime" (concessi alle categorie
meno abbienti e quindi con un elevato indice di rischio). E quando
questi finanziamenti vengono impacchettati più volte in prodotti derivati
finiti nei portafogli delle principali banche americane (molto meno in quelle
europee) ci sono già tutti gli ingredienti per una miscela esplosiva. Così,
basta lo scoppio della bolla immobiliare e il rialzo
dei tassi di interesse a far scoppiare la bomba: per il sistema Usa scatta una
crisi di liquidità che ha fatto sentire i sui effetti anche in Europa. Che pure
con i mutui subprime ha avuto a che fare poco o niente.
( da "Unita, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
"No
al catastrofismo e non esageriamo con le regole" di Roberto Rossi/ Roma
"Credo che bisogna rendersi conto che qualcosa è andato storto, e porvi
rimedio, ma bisogna evitare il catastrofismo". Bisogna evitare cioè, per
Alberto Alesina, economista della Harvard University, di imbrigliare il sistema
finanziario con un eccesso di regole. Perché "la cura sarebbe peggiore del
male". Eppure, professore, il governatore Mario Draghi ha detto che questa
è una delle crisi peggiori della storia. Lei condivide? "È sicuramente una
crisi molto grave dal punto di vista finanziario. Questo è poco ma sicuro. Se
vogliamo fare un paragone con la crisi del '29, credo che la differenza sia che
allora vennero compiuti una serie di errori economici che permisero alla crisi
di trasferirsi nell'economia reale creando una recessione enorme. Oggi questo
pericolo non lo vedo e credo che i riflessi siano molto ridotti. Il sistema ha
la forza per riprendersi da solo". Parlando di riflessi, una crisi così
grave che tipo di effetti può portare nella vita di un cittadino? "Nelle
vita di un cittadino americano gli effetti sono tanti. Se le banche si
ritrovano con una crisi di liquidità, per cui crolla il valore dei loro attivi,
si blocca il meccanismo del prestito, che poi è la linfa che tiene in piedi
l'economia reale". Un esempio? "Ammettiamo che un'impresa
perfettamente sana abbia bisogno di un prestito dalla banca per produrre. Se
questa banca è fallita o è in crisi ecco che l'impresa non può più crescere,
rischiando, invece, di fallire. Si crea un meccanismo a catena che porta alla
recessione, come nel 1929". Questo in America. In Italia o in Europa che
rischi ci sono? "Ne vedo due. Il primo è legato alla misura in cui le
banche europee sono collegate e hanno investimenti con Lehman. E sembra che
questo rischio sia minimo. Il secondo è che un rallentamento della crescita
negli Usa frena la produzione anche nel resto del mondo, visto che le economie
sono collegate". Perché questa crisi colpisce molte banche d'affari?
"Colpisce tutti gli istituti che avevano investito nel settore immobiliare. Per esempio Lehman Brothers proprio prima che
scoppiasse la bolla del real estate aveva fatto un
forte investimento nel settore". Lehman Brothers era però una sorta di
istituzione, come ha fatto a fallire? Carenza di controlli? "È una
combinazione di fattori: errate regolamentazioni, un eccesso di rischio, da
parte degli americani e da parte delle banche, nonché sballate politiche
monetarie". Si riferisce alla politica monetaria della Federal Reserve
Alan Greenspan? "Per anni la Fed ha tenuto tassi di interesse troppo
bassi. Negli Stai Uniti c'era sempre stata una tendenza a favorire il credito
edilizio. L'idea che tutti potessero comprarsi una casa era visto come fattore
positivo". Invece è stato un boomerang... "Visto che il costo del
denaro era basso, la gente ha cominciato a indebitarsi per comprare casa. E lo
ha fatto con tassi variabili. Quando sono saliti gli americani non sono
riusciti più a pagare le rate del mutuo. Nel frattempo i prezzi
sono scesi e le banche che avevano prestato 100 per comprare una casa si sono
ritrovate con un immobile che valeva 80. E questo ha creato un effetto a
catena". Tassi bassi e debito hanno creato l'humus. Però la Fed abbasserà
di nuovo il costo del denaro. Non è una contraddizione? "No. Lo era negli
anni '90 quando l'economia viaggiava a gonfie vele e, con
bassi tassi, si sono creati i presupposti per lo sviluppo della bolla immobiliare. Ora nel mezzo della
crisi serve liquidità. Abbassare i tassi permetterà alle banche prendere a
prestito denaro a migliori condizioni e ridarà fiato la sistema economico.
Adesso può avere un senso".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Nostro
servizio Mattia Sorbi Chicago Lunedì 15 settembre sarà ricordato come il giorno
più nero per il sistema finanziario degli ultimi sette anni, secondo solo al
crollo della Borsa di Wall Street successivo all'attacco terroristico dell'11
Settembre 2001 al World Trade Center che l'America ha commemorato neanche una
settimana fa. Quello che ci si aspettava da tempo dopo i primi preoccupanti segnali del marzo scorso successivi al crac della
banca d'affari Bearn Sterns è improvvisamente accaduto. Lo scoppio della bolla immobiliare, su cui avevano
speculato alcuni degli istituti di credito più importanti del mondo, ha
travolto l'altro ieri le prestigiose banche d'affari Lehman Brothers e Merril
Lynch solo pochi giorni dopo l'annuncio di Fannie Mae e Freddie Mac, i
due giganti americani dei mutui fondiari, di aver accumulato debiti per
miliardi di dollari. entrambi al 45% Lunedì, il Dow Jones, l'indice che quota
le trenta società più importanti d'America, ha perso cinquecento punti,
mettendo potenzialmente l'intera economia americana in ginocchio se si dovesse
verificare un sostanziale crollo dei consumi. Per evitare questo preoccupante
scenario che avrebbe sicure conseguenze sull'economia internazionale la Federal
Reserve e il ministero del Tesoro di Washington devono decidere se intervenire
salvando queste società da una crisi irreversibile utilizzando i soldi dei
contribuenti. Questi eventi hanno spostato il dibattito presidenziale sui
programmi economici dei due candidati alla Casa Bianca. Il momento sembra
favorire i Democratici che sostengono che l'attuale crisi economica sia la
conseguenza delle politiche dell'amministrazione Bush che ha deregolamentato il
sistema di credito. Obama sta attaccando duramente John McCain sostenendo che
un maggior intervento della mano pubblica nella società dalla finanza alla
sanità passando per l'istruzione è il solo modo per migliorare
significativamente la vita dei cittadini americani. "Non accuso il senatore
McCain per l'attuale crisi finanziaria ma lo condanno per la filosofia
economica che sottoscrive". L'ultimo sondaggio della Cnn mostra che Obama
ha recuperato il lieve svantaggio della scorsa settimana portando ora il suo
indice di gradimento al 45 per cento esattamente quello di John McCain. Questo
dato riflette anche come il senatore dell'Arizona venga percepito dalla
popolazione altrettanto credibile quanto Obama e sufficientemente distante
dall'Amministrazione Bush per cambiare Washington. Non è bastata una crisi di
queste proporzioni per abbattere l'immagine di "maverick", battitore
libero, che John McCain gode vaste fasce della popolazione. Anzi questa sfida
sembra rinvigorirlo e il suo messaggio di autentico cambiamento mutuato dalla
campagna elettorale del senatore nero ha già prodotto i primi risultati. In
Minnesota i Repubblicani sono ancora galvanizzati dalla convention di San Paul
e grazie al governatore conservatore Tim Pawlenty stanno spostando importanti
consensi verso il ticket McCain-Palin rimettendo in discussione i dieci grandi
elettori che solo una settimana fa Obama considerava acquisiti. Il messaggio
del "maverick" mutuato da Theodore Roosvelt ? "non usare i soldi
dei contribuenti per salvare titani della finanza senza scrupoli e non aver
paura di regolamentare Wall Street" ? sembra premiarlo anche nel decisivo
Stato dell'Ohio dove i Repubblicani sono dati in lieve vantaggio. barack tenta
l'allungo Barack Obama, dal canto suo, non si sta facendo scappare l'occasione
di sottolineare come il senatore di Phoenix non sia credibile in quanto
profondamente legato con la scorsa amministrazione e Wall Street attraverso
John Thain, l'amministratore delegato proprio di Merril Lynch. Ora che, sia i
grandi colossi della finanza sia milioni di cittadini che hanno acquisito una
proprietà negli ultimi anni, implorano un aiuto del governo, potrebbe essere il
momento di Obama per tentare il sorpasso finale a sette settimane dal voto.
( da "Messaggero, Il" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di
WALTER RAUHE BERLINO - "Per l'Europa gli effetti dell'attuale crisi sui
mercati finanziari e assicurativi non saranno così drammatici come negli Stati
Uniti". A sostenere questa tesi è il direttore del Centre for European
Policy Studies (CEPS) di Bruxelles Daniel Gros che intervistato dal Messaggero
relativizza i rischi di contagio innescati dal crac della banca d'affari
statunitense Lehman Brothers. "Bisogna prendere atto che il nostro sistema
bancario in Europa è indietro di almeno dieci anni rispetto a quello americano
e una volta tanto questo rappresenta un grande vantaggio. Paesi come la
Germania o l'Italia dispongono ancora di un solido sistema industriale, ma di
un sistema finanziario che definirei come "anti-moderno". Le nostre
banche cioè fanno quello che devono fare le banche: gestiscono i depositi,
investono nell'economia, concedono prestiti alle imprese. Questo può essere
considerato come un po' antiquato, ma in questo caso ci salva". Vuole dire
che la pesantissima crisi dei mercati finanziari USA non avrà forti
ripercussioni sull'Europa? "La situazione in Europa non sarà così grave.
L'esperienza ci insegna che queste crisi sono dominate dal nervosismo e più
acuta è la situazione, come quella alla quale stiamo assistendo dopo il crac
della Lehman e il crollo delle principali piazze affari, e meno la crisi è
destinata a durare. Abbiamo cioè ragginto, o stiamo per raggiungere, la vetta
della crisi. Le nostre economie ne risentiranno ovviamente, ma soprattutto le
nostre banche hanno tutti i presupposti per superare senza troppi danni le attuali
incertezze. Guadagnando gran parte dei loro soldi nei settori tradizionali, le
banche europee sono meno speculative e più solide. Certo, i loro profitti in
tempi di forte crescita sono più modesti rispetto alla concorrenza americana,
ma come vediamo questo è oggi un bene" La Bce ha ugualmente immesso sui
mercati molto denaro liquido. Lo stesso fa la Fed. Possono essere questi gli
strumenti per attenuare la crisi? "Sono interventi necessari per evitare
il panico generalizzato sui mercati. Le banche centrali hanno aperto i loro
rubinetti per evitare che si arrivi ad un crac totale e per fornire alle banche
i capitali che attualmente non hanno" Anche l'American International Group
(AIG), il colosso assicurativo americano, stà però rischiando grosso e necessita
di 75 miliardi di dollari per stare a galla. "È questo il problema di
fondo. Abbiamo a che fare con due gigantesche bolle di sapone, quella immobiliare e quella del credito. Due bolle che si sono
sostenute a vicenda e che ora scoppiano una dopo l'altra facendo crollare il
castello di carta messo in piedi dalle agenzie di rating, dalle banche, dai
grandi gruppi finanziari. Le speculazioni dell'AIG, che ha anche venduto
protezioni assicurative a banche europee per un ammontare di 300 miliardi di
dollari, sono state possibili perchè negli ultimi anni troppi si sono fidati
dell'autoregolamentazione dei mercati." Qualche mina vagante minaccia
dunque anche le nostre banche. "Almeno quelle che
hanno tentato di aggirare i regolamenti europei affidandosi all'AIG. Ma non
sono fortunatamente molte. Anche in Spagna o in Gran Bretagna è crollata la bolla immobiliare, ma gli effetti per i
mercati finanziari sono stati circoscritti grazie alla severa politica delle
nostre banche centrali e della Bce".
( da "Wall Street Italia" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di
Alberto Bisin La mancanza di solide previsioni sull'andamento dei prezzi immobiliari è alla base della crisi. Adesso la sua
estensione dalle banche alle società di assicurazione non può che accrescere il
timore di gravi conseguenze sull'economia reale. -->Il contenuto di questo
scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la
linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
(WSI) ? Cosa sta succedendo sui mercati finanziari americani? In forme diverse,
tutto il settore è incagliato in ingenti perdite su enormi esposizioni di
rischio nel mercato dei mutui immobiliari. Non è facile capirne le cause, né
tanto meno prevederne gli esiti. Gli unici ad avere idee precise sono quelli
che osservano la situazione attraverso spessi occhiali ideologici. Alcuni vi
vedono il crollo di mercati finanziari inevitabilmente instabili, nonché
l'avverarsi delle tante previsioni sulla fine del capitalismo. Altri vedono
nella crisi semplicemente un naturale riaggiustamento dei prezzi
in un mercato efficiente, senza grandi conseguenze. Pur nell'incertezza e nella
confusione di questi tempi, alcuni comuni fraintendimenti sono però evidenti.
Prima di tutto, la crisi finanziaria è grave e profonda, ma la fine del
capitalismo non è ancora cominciata. Che sia recessione o meno, la situazione
macroeconomica negli Stati Uniti non appare infatti al momento di gravità
paragonabile a quella finanziaria. Il Pil è sceso dello 0.2% l'ultimo trimestre
del 2007, ma è cresciuto da allora, addirittura del 3.3% nel secondo trimestre
del 2008. I mercati finanziari, quando funzionano, operano per distribuire e
allocare il rischio nell'economia e quindi assorbono in parte i colpi ai
settori produttivi. Fino ad ora questo meccanismo ha sostanzialmente
funzionato. Sono infatti soprattutto gli azionisti del settore finanziario a
piangere: chi possedeva azioni di Bear Stearns e di Lehman Brothers ha perso
quasi tutto il capitale. Ma anche chi ha finora evitato il peggio non ride:
dallo scorso ottobre Goldman Sachs ha perso più di un terzo del proprio valore,
UBS oltre il 60%, Merrill Lynch quasi l'80%. E i managers? Sono ai Caraibi a
godersi i proventi dei fallimenti delle società che amministravano? Molti,
anche in accademia, argomentano che i managers americani godano di notevoli
rendite. Ed è notizia di ieri che agli ex amministratori delegati di Fannie Mae
e Freddie Mac spettano circa 5 milioni di dollari ciascuno di pensione. Ma non
tutti operavano in regime di socializzazione delle perdite, come Fannie e
Freddie. È difficile argomentare che i manager delle banche private non
avessero incentivi ad evitare la crisi: quelli più esposti hanno perso il
lavoro (e che lavoro: di quelli da 100 milioni di dollari l'anno) e buona parte
del valore delle quote che detenevano delle loro società (e che quote: l'l.4%
di Lehman posseduto dal suo amministratore delegato, R. Fuld, ha perso 650
milioni di dollari in meno di un anno). Come questi managers occupino ora il
tempo libero ritrovato grazie alla pensione anticipata è tutto sommato meno
rilevante che non a quali incentivi fossero esposti negli anni passati. E cosa
dire dei tanti che nella crisi finanziaria hanno perso la casa? Non sono loro a
pagare i veri costi di questa crisi. I costi psicologici di lasciare la propria
abitazione possono anche essere elevatissimi. Però non dimentichiamo l'aspetto
fondamentale, l'unico diretto e misurabile: hanno preso a prestito, si sono
comprati una casa, e non hanno ripagato il mutuo. In tali circostanze, sarà ben
il creditore e non il debitore a perdere maggiormente. Ma allora perché le
banche si sono così esposte verso questi mutui? Si dice che nessuno realmente
capisse la struttura dei rendimenti dei sofisticati strumenti finanziari
divenuti tanto popolari sui mercati, come le varie forme di Mortgage Backed
Securities. Naturalmente non è così. L'analisi accurata dei modelli di
previsione usati dalle banche e dei rapporti dei loro analisti precedentemente
alla crisi (di K. Gerardi, A. Lehnert, S.M. Sherlund, e P. Willen, tutti economisti della Federal Reserve) suggerisce che esse
fossero perfettamente in grado di prevedere, e infatti in alcuni casi avessero
previsto accuratamente, gli effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente
però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.
Nell'agosto 2005 Lehman assegnava solo il 5% di probabilità a scenari che
comportassero una diminuzione dei prezzi. Ciò,
nonostante molti osservatori già nel 2005 parlassero di una bolla
immobiliare. Come quindi comprendere la fiducia riposta dalle banche in
un continuo apprezzamento degli immobili? Non credo vi siano ancora risposte
convincenti a questa domanda. La mancanza di solide previsioni sull'andamento
dei prezzi immobiliari è anche una ragione
dell'incertezza latente riguardo alla durata e all'entità della crisi. La sua
estensione dalle banche alle società di assicurazione, che pare ora
prospettarsi viste le difficoltà di AIG, non può che accrescere infine il
timore di gravi conseguenze sull'economia reale. Copyright © La Stampa.
Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di
WSI.
( da "Stampa, La" del 17-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gliato
in ingenti perdite su enormi esposizioni di rischio nel mercato dei mutui
immobiliari. Non è facile capirne le cause, né tanto meno prevederne gli esiti.
Gli unici ad avere idee precise sono quelli che osservano la situazione
attraverso spessi occhiali ideologici. Alcuni vi vedono il crollo di mercati
finanziari inevitabilmente instabili, nonché l'avverarsi delle tante previsioni
sulla fine del capitalismo. Altri vedono nella crisi semplicemente un naturale
riaggiustamento dei prezzi in un mercato efficiente,
senza grandi conseguenze. Pur nell'incertezza e nella confusione di questi
tempi, alcuni comuni fraintendimenti sono però evidenti. Prima di tutto, la
crisi finanziaria è grave e profonda, ma la fine del capitalismo non è ancora
cominciata. Che sia recessione o meno, la situazione macroeconomica negli Stati
Uniti non appare infatti al momento di gravità paragonabile a quella
finanziaria. Il Pil è sceso dello 0.2% l'ultimo trimestre del 2007, ma è
cresciuto da allora, addirittura del 3.3% nel secondo trimestre del 2008. I
mercati finanziari, quando funzionano, operano per distribuire e allocare il
rischio nell'economia e quindi assorbono in parte i colpi ai settori
produttivi. Fino ad ora questo meccanismo ha sostanzialmente funzionato. Sono
infatti soprattutto gli azionisti del settore finanziario a piangere: chi
possedeva azioni di Bear Stearns e di Lehman Brothers ha perso quasi tutto il
capitale. Ma anche chi ha finora evitato il peggio non ride: dallo scorso
ottobre Goldman Sachs ha perso più di un terzo del proprio valore, UBS oltre il
60%, Merrill Lynch quasi l'80%. E i managers? Sono ai Caraibi a godersi i
proventi dei fallimenti delle società che amministravano? Molti, anche in
accademia, argomentano che i managers americani godano di notevoli rendite. Ed
è notizia di ieri che agli ex amministratori delegati di Fannie Mae e Freddie
Mac spettano circa 5 milioni di dollari ciascuno di pensione. Ma non tutti
operavano in regime di socializzazione delle perdite, come Fannie e Freddie. È
difficile argomentare che i manager delle banche private non avessero incentivi
ad evitare la crisi: quelli più esposti hanno perso il lavoro (e che lavoro: di
quelli da 100 milioni di dollari l'anno) e buona parte del valore delle quote
che detenevano delle loro società (e che quote: l'l.4% di Lehman posseduto dal
suo amministratore delegato, R. Fuld, ha perso 650 milioni di dollari in meno
di un anno). Come questi managers occupino ora il tempo libero ritrovato grazie
alla pensione anticipata è tutto sommato meno rilevante che non a quali
incentivi fossero esposti negli anni passati. E cosa dire dei tanti che nella
crisi finanziaria hanno perso la casa? Non sono loro a pagare i veri costi di
questa crisi. I costi psicologici di lasciare la propria abitazione possono
anche essere elevatissimi. Però non dimentichiamo l'aspetto fondamentale,
l'unico diretto e misurabile: hanno preso a prestito, si sono comprati una casa,
e non hanno ripagato il mutuo. In tali circostanze, sarà ben il creditore e non
il debitore a perdere maggiormente. Ma allora perché le banche si sono così
esposte verso questi mutui? Si dice che nessuno realmente capisse la struttura
dei rendimenti dei sofisticati strumenti finanziari divenuti tanto popolari sui
mercati, come le varie forme di Mortgage Backed Securities. Naturalmente non è
così. L'analisi accurata dei modelli di previsione usati dalle banche e dei
rapporti dei loro analisti precedentemente alla crisi (di K. Gerardi, A.
Lehnert, S.M. Sherlund, e P. Willen, tutti economisti della
Federal Reserve) suggerisce che esse fossero perfettamente in grado di
prevedere, e infatti in alcuni casi avessero previsto accuratamente, gli
effetti di un calo dei prezzi degli immobili sul valore delle proprie attività. Indubbiamente
però le banche non hanno saputo prevedere la dinamica dei prezzi immobiliari dal 2007 ad oggi.
Nell'agosto 2005 Lehman assegnava solo il 5% di probabilità a scenari che
comportassero una diminuzione dei prezzi. Ciò,
nonostante molti osservatori già nel 2005 parlassero di una bolla
immobiliare. Come quindi comprendere la fiducia riposta dalle banche in
un continuo apprezzamento degli immobili? Non credo vi siano ancora risposte
convincenti a questa domanda. La mancanza di solide previsioni sull'andamento
dei prezzi immobiliari è anche una ragione
dell'incertezza latente riguardo alla durata e all'entità della crisi. La sua
estensione dalle banche alle società di assicurazione, che pare ora
prospettarsi viste le difficoltà di AIG, non può che accrescere infine il
timore di gravi conseguenze sull'economia reale.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-09-18 - pag: 47 autore: Acciaio.
Tagli anche per l'occupazione - Il titolo cede ad Amsterdam oltre l'8%
ArcelorMittal teme la crisi Risparmi per 4 miliardi La produzione scenderà del
15% nei prossimi cinque anni Luca Davi Taglio dei posti di lavoro. Riduzione
dei consumi energetici. Miglioramento dei processi produttivi. ArcelorMittal si
appresta ad attuare un piano industriale che consentirà un risparmio di 4
miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. E nello stesso tempo apre la
porta a un taglio della produzione del 15 per cento per evitare il potenziale
calo dei prezzi dell'acciaio. Ad Amsterdam, il titolo
ieri ha perso oltre l'8 per cento, chiudendo a 39,6 euro. Più che la frenata
dell'economia reale, a far paura al colosso siderurgico
sono le conseguenze della crisi finanziaria, che rischia di rendere insolventi
molte delle aziende clienti e di raffreddare la domanda di acciaio per
edilizia, a causa dello scoppio della bolla
immobiliare. L'obiettivo è dunque di far fruttare
ancor più le sinergie avviate nel 2006, anno della fusione tra Arcelor e Mittal
Steel. Entro il 2012 sarà rivista l'intera organizzazione del lavoro: il
numero degli occupati scenderà (anche se non è stata precisata l'entità dei
tagli)e diminuiranno anche tutti gli altri costi di produzione, da quello energetico
a quello delle materie prime. Il management dell'azienda guidata da Lakshmi
Mittal intende così arrivare a un risparmio finale di 30 dollari per ogni
tonnellata di acciaio prodotta. La produzione mondiale, secondo le previsioni
del gruppo lussemburghese, nei prossimi anni non dovrebbe invece subire
flessione. Anzi. Anche se il quadro macroeconomico oggi è poco incoraggiante,
nei prossimi cinque anni ArcelorMittal prevede infatti una crescita del mercato
globale compresa tra il 3 e il 5 per cento l'anno. Ancora lontana dal temuto
raffreddamento, la domanda di acciaio da parte della Cina dovrebbe aumentare a
un tasso compreso tra il 5 e l'8 per cento.L'obiettivo del gruppo siderurgico è
di far lievitare le vendite complessive d'acciaio dai 20 milioni di tonnellate
di oggi ai 130 milioni del 2013. Questo, almeno, nel medio periodo. Le
incertezze riguardano semmai il breve, vista la frenata del comparto edilizio
legata alla crisi del settore finanziario e il rallentamento delle richieste da
parte delle aziende cinesi nel dopo Olimpiadi. Ma anche in questo caso la
soluzione studiata da Lakshmi Mittal per mantenere invariati i listini è
semplice. E passa per una riduzione della produzione fino al 15 per cento. Le
acciaierie dislocate in Ucraina e Kazakhstan hanno già diminuito l'output del
15-20 per cento e ulteriori tagli potrebbero toccare nei prossimi mesi gli
acciai lunghi (utilizzati per le costruzioni) e la produzione in Europa e negli
Stati Uniti. Conseguenza: il prezzo dell'acciaio, secondo le stime, dovrebbe
rimanere sopra i mille dollari per tonnellata per i prossimi anni. Il prezzo
non scenderà anche perché, secondo ArcelorMittal, il costo delle materie prime
e della gestione degli impianti non subiranno flessioni rilevanti. A
riprendere, nei prossimi mesi, sarà invece la domanda dei mercati emergenti,
Russia in primis. E anche la stessa Cina "nel quarto trimestre tornerà ai
livelli visti nel primo semestre ", ha detto ieri il ceo Lakshmi Mittal,
dopo la flessione registrata nel terzo trimestre. Non a caso, il colosso
dell'acciaio ha annunciato di aver raggiunto il "pieno regime " del
ciclo produttivo e di dover mantenere questa condizione ancora a lungo per
poter evadere gli ordini in arrivo. Sul versante finanziario, il gigante
siderurgico ha confermato ieri il target di 21,5 miliardi di dollari di Ebitda
nei primi nove mesi dell'anno. luca.davi@ilsole24ore.com.
( da "Giornale di Brescia" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione:
19/09/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA L'INDAGINE DEL PRIMO
SEMESTRE DI TECNOCASA Case: prezzi in calo del 2,7%
nelle grandi città, ma a Brescia solo dello 0,7% BRESCIA - Calano i prezzi delle case in Italia, ma a Brescia un po' meno. È
quanto rileva il Centro Studi Tecnocasa nella sua analisi semestrale presentata
ieri a Milano. Nel primo semestre
( da "MF Immobiliare" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
IeO
Numero 187 pag. 21 del 19/9/2008 | Indietro Calo del 2,7% per i prezzi delle case Immobiliare Di Teresa Campo è il dato registrato da tecnocasa e
gabetti nel 1° semestre 2008 nelle città più grandi Deboli in particolare
Torino, Genova e Bologna, con ritocchi superiori al 4%. Più contenuta la
flessione a Milano e Roma, dove le quotazioni sono scese del 2% circa.
Compravendite in diminuzione del 15% Nuova tornata di bilanci e previsioni sul
mattone residenziale. Sempre in tinte abbastanza fosche, ma con qualche
sfumatura di differenza tra uno e l'altro. I report diffusi ieri dagli uffici
studi di Gabetti e Tecnocasa confermano infatti l'attuale debolezza del mercato
delle abitazioni, evidenziato dal marcato calo delle compravendite unito
all'allungamento dei tempi di trattativa da un lato e dalla limatura delle
quotazioni dall'altro. Così secondo Gabetti e Tecnocasa nel primo semestre 2008
le quotazioni nominali nel mercato immobiliare hanno
registrato una flessione media del 2,7% nelle grandi città, con cedimenti più o
meno accentuati dall'una all'altra. è qui però che emergono le diversità,
frutto della differente base dati, come logico visto che ogni abitazione fa un
po' storia a sé. Secondo l'ufficio studio Gabetti i prezzi
degli immobili sono scesi maggiormente a Torino (-6,3%), Bologna (-4,2%) e
Napoli (-4,1%), mentre più contenuta è stata la flessione a Milano (-1%) e Roma
(-2, 4). Stabile è Cagliari, l'unica a non flettere tra le grandi città. Per
Tecnocasa, invece, le realtà meno dinamiche si sono rivelate Genova (-4,5%),
Firenze (-3,3%) e Bologna (-3%). Inoltre, per la prima volta dal 1997, Torino e
Palermo hanno registrato variazioni negative, rispettivamente con -1,7% e
-2,2%. Milano e Roma segnano una contrazione dei prezzi
del 2,2%. In ogni caso, "da un'analisi generale si denota una diminuzione
dei prezzi più sensibile nei capoluoghi di provincia
(-3,4%) che nei piccoli comuni (-2,5%)", ha osservato Gabetti, mentre
"l'analisi per aree geografiche evidenzia una contrazione delle quotazioni
più sensibile nelle città del Centro Italia (-3,7%), seguite dal Nord (-1,9%)
e, per la prima volta, dal Sud (-1,6%)", ha aggiunto Tecnocasa. Quasi ovunque
si registra eccesso di offerta nell'hinterland e sbilanciamento dell'offerta
verso tagli medio-grandi a fronte di una domanda che, specie nelle grandi
città, è invece orientata a soluzioni di dimensioni più ridotte. A luglio per
esempio l'analisi della domanda nelle grandi città ha rilevato una maggiore
richiesta per i trilocali che hanno raccolto il 37,1% delle preferenze, seguiti
dai bilocali con il 26,7%. In generale, il numero di compravendite è diminuito
del 15% a livello nazionale, con percentuali più alte nelle metropoli, mentre i
tempi di vendita sono arrivati a quota sei mesi. Colpa soprattutto, secondo
Gabetti, del maggior rigore delle politiche creditizie attuate dagli istituti
di credito, che hanno inciso negativamente sulla domanda delle fasce più deboli,
giovani coppie e stranieri in testa. Non a caso le erogazioni di mutui, nel
primo trimestre, hanno segnato una flessione pari allo 0,18%, secondo dati di
Bankitalia, leggerissima ma secondo Tecnocasa sufficiente a indicare "un
trend di assestamento in linea con l'andamento attuale almeno fino ai primi
mesi del 2009". Segnali deboli, poi, continuano ad arrivare dal mercato
delle locazioni (-0,8%). (riproduzione riservata).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-09-19 - pag: 23 autore: Il rapporto
Tecnocasa evidenzia un calo medio nelle città del 2,7% Prezzi delle case in discesa fino all'11% Evelina Marchesini MILANO Il
mattone italiano non ce la fa più a contenere le perdite. Dopo mesi di disastro
annunciato ma senza che in realtà emergessero in modo evidente i segni negativi
davanti alle performance del mercato, ecco che arrivano i report del primo
semestre 2008 con una sfilza di arretramenti. E questa volta non solo sul
fronte della quantità di transazioni, ma proprio su quello dei prezzi. Secondo l'indagine Tecnocasa sull'andamento del
primo semestre 2008, presentata ieri a Milano, i valori nelle grandi città sono
scesi in media del 2,7%, mentre nei capoluoghi di provincia la scivolata è del
2,3% per arrivare all'1,9% dei Comuni dell'hinterland delle grandi città. Tutto
sommato, Milano e Roma contengono le perdite, con un -2,2%, mentre Genova perde
il 4,5% in soli sei mesi, Firenze il 3,3%, Bologna il 3 per cento. Ma scendendo
nel dettaglio dei quartieri le tinte si fanno più fosche. Per esempio, a Milano
la zona Espinasse-Certosa accusa un inquietante -11% in sei mesi, seguita da
Sarpi-Canonica con un- 9%, dal-8% di Città studi e dal- 7% dell'areadella
Stazione centrale. Intanto i tempi si allungano sempre più, con un effetto
psicologico di non poco conto. "Un elemento interessante emerso in questo
semestre –spiega la responsabile dell'Ufficio studi di Tecnocasa Fabiana
Megliola – è stata l'importanza, sempre maggiore, del
prezzo dell'immobile nella decisione di acquisto. La quasi totalità dei nostri
operatori ha evidenziato che il prezzo è stato l'aspetto più valutato dai
potenziali acquirenti". Gli effetti di questo comportamento si vedono
anche sugli sconti sempre più ampi sul prezzo iniziale richiesto dai venditori.
Gli elementi dell'immobile maggiormente apprezzati sono la presenza del box o
del posto auto, il posizionamento ai piani alti, la luminosità, la razionale
disposizione degli ambienti, la presenza di spazi esterni, la qualità del
contesto condominiale. Sempre più importante il riscaldamento autonomo.
L'analisi della disponibilità di spesa nelle grandi città, effettuata da
Tecnocasa, evidenzia a luglio una concentrazione delle richieste nella fascia
di spesa superiore a 249mila euro, con una tendenza in aumento nel primo semestre
dell'anno. Un elemento, questo, che va di pari passo con l'aumento delle
dimensioni richieste, con un incremento di domanda sul fronte dei quadrilocali.
Il mercato dei mutui, sempre secondo Tecnocasa, registra un rallentamento delle
erogazioni a causa dell'andamento del settore immobiliare
e dei tassi di interesse. Nel primo trimestre 2008 il valore delle erogazioni è
stato di 14,18 miliardi (-0,18% sul corrispondente trimestre 2007). Nel primo
trimestre 2008 crescono l'area insulare (+41%) e l'area nord occidentale
(+0,1%). Il mercato delle locazioni lancia poi segnali di debolezza. Nel primo
semestre del 2008 nelle grandi città i canoni di locazione sono diminuiti dello
0,8% per i bilocali e dell'1% per i trilocali. La conseguenza è stata una
stabilità dei rendimenti immobiliari lordi al 3,8 per cento. Le previsioni,
secondo Tecnocasa, non sono disastrose, con un trend al ribasso sia per le
quotazioni sia per le compravendite. "Anche se sbilanciarsi oggi in stime,
con quello che sta succedendo, è un esercizio davvero difficile ",
conclude Fabiana Megliola. E i dubbi sulla tenuta crescono.
( da "Opinione, L'" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Oggi è
Ven, 19 Set 2008 Edizione 197 del 19-09-2008 IL RASOIO DI OCCAM La bolla immobiliare spagnola allarma la Banca centrale europea
di Giorgio Arfaras Per molti italiani di sinistra, quelli di destra tacciono
dai tempi di José Maria Aznar, la Spagna di José Luis Zapatero è l'emblema di
un Paese che coniuga una gran crescita economica con le libertà civili. La
Spagna piace, quasi fosse gli Stati Uniti, ma con ineguaglianze assai poco
marcate e dove quasi tutti sono degli obamiani. Nella narrativa di sinistra la
crescita economica spagnola non ha una vera spiegazione, è una sorta di dono
divino. Allo stesso tempo, l'allargamento delle libertà civili è il frutto del
mai abbastanza compianto primato della vera politica. Dalle premesse ecco il
confronto. Avessimo un leader che, una volta insediato, irradiasse fiducia
(Romano Prodi disse nel 2006: "vedrete che tutto cambierà dal giorno
successivo della vittoria dell'Unione"), e che fosse pure un leader
libertario (Prodi non poteva esserlo per il gran peso dei cattolici
nell'Unione), saremmo più ricchi e felici, proprio come i nostri cugini
spagnoli. La sintesi del lamento è che, invece dell'Iberia e Zapatero, abbiamo,
come punizione, l'Alitalia ed il Vaticano. La Spagna ha avuto un tasso di
crescita marcato, come accade ad un paese arretrato che addotta le tecnologie
più avanzate. E' stato così anche per l'Italia nel dopoguerra ed è così per la
Cina di oggi. Il tasso di crescita spagnolo, che sarebbe stato comunque
marcato, ha goduto di un effetto turbo, dovuto allo sviluppo del settore immobiliare. La Spagna ha costruito nell'ultimo decennio una
quantità impressionante di case, un numero non
dissimile da quello di Germania, Francia ed Italia messe insieme. Perché gli
spagnoli sono diventati più ricchi e vogliono case
migliori, perché compravano casa i non spagnoli che vanno lì a passare le
vacanze o a godersi la sudata pensione. Il loro settore immobiliare
non poteva che crescere molto, fino a pesare per il 10% dell'economia spagnola,
contro un 5% degli altri paesi europei. Ecco sorgere in Spagna una gran
profusione di credito ai costruttori e una gran profusione di credito ai
consumatori, alias mutuatari. Le case costruite erano,
all'inizio, vendute tutte, poi, col passare del tempo, vendute sempre meno.
Oggi in Spagna sono molte le case costruite e rimaste
invendute ed i prezzi degli immobili sono in forte
caduta. Le banche spagnole, soprattutto le casse di risparmio, hanno una gran quantità di crediti verso il settore immobiliare, come finanziamento ai
costruttori con i cantieri fermi e come erogazione di mutui accesi, quando il
prezzo delle case era
maggiore. Questi crediti non sono di grande qualità. Le banche hanno quindi dei
crediti incagliati, ed allo stesso tempo debbono continuare ad erogare crediti
per la clientela in salute. Che fare? Emettono delle obbligazioni, che
portano allo sconto alla banca centrale europea (Bce), che dà loro in cambio
delle obbligazioni buone, ossia vendibili sul mercato, i titoli del tesoro. In
questo modo le banche spagnole si finanziano facilmente, dando della carta
cattiva in cambio di carta buona. Proprio come accade negli Stati Uniti, dove
la banca centrale (Fed) ha assorbito un gran quantità di obbligazioni di scarsa
qualità, dando in cambio titoli del tesoro. Per evitare che la crisi
finanziaria peggiori sia la Bce sia la Fed scontano la carta cattiva, ma lo
fanno con tassi diversi, la Bce a dei tassi circa doppi. E' arrivato sul lago
di Como il Commissario dell'Unione. Sulle sponde del lago si usa sgridare
l'Italia per il suo debito pubblico, ma è arrivato il turno della Spagna. Ecco
il sunto dello sconcertante intervento. "Per molti anni il vostro
disavanzo commerciale è stato molto alto, più alto, ed è tutto dire, di quello
degli Stati Uniti. Aveste avuto la peseta, questa si sarebbe svalutata ed i
vostri tassi di interesse, gestiti dalla vostra banca centrale, sarebbero stati
molto alti, proprio per impedire che si formasse, a seguito della svalutazione,
troppa inflazione nel vostro sistema. I vostri tassi alti avrebbero, a loro
volta, frenato il settore immobiliare e quindi il
turbo della vostra crescita. Avete goduto della protezione della moneta unica,
che vi ha concesso di fatto di accumulare disavanzi commerciali con tassi
d'interesse bassi. Un privilegio che hanno solo gli Stati Uniti, e che possono
fare questo perché il dollaro è ancora la moneta di riserva. Un privilegio che
oggi peraltro dipende dalla benevolenza cinese e saudita. Insomma, siete
cresciuti più di quanto avreste potuto. Siete arrivati al punto che avete
costruito, e nessuno certamente vi ha costretti, più case
di quante mai ne venderete per anni. E quindi continuate a riempire, per dare
ossigeno al vostro settore finanziario, che è esposto nell'immobiliare,
la nostra, e vostra, banca centrale di obbligazioni. Queste ultime non possiamo
definirle di gran qualità. Forse sarebbe il caso che stringeste la cinghia,
come peraltro è stato chiesto molte volte di fare ai vostri cugini italiani,
zeppi del loro debito pubblico. In ogni caso, è bene che sappiate che la
nostra, e vostra, banca centrale vuole rivedere i criteri di accettazione della
carta cattiva". Quindi "Nessuno è perfetto, nemmeno Zapatero".
Tutti ricordano che, come noi abbiamo l'Alitalia da vendere, gli spagnoli hanno
le case da vendere.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-09-19 - pag: 10 autore: DALLA
PRIMA America, debito all'italiana Su di essi è stata costruita una montagna di
strumenti derivati, contratti di assicurazione, e quant'altro. La
consapevolezza che i prestiti immobiliari non saranno pienamente rimborsati sta
facendo crollare tutto l'edificio. Per tenerlo in piedi, il Governo federale
dovrà intervenire più direttamente di come ha fatto finora. La soluzione che appare
più lineare è stata proposta dall'ex presidente della Fed Paul Volcker insieme
ad altri: costituire una nuova agenzia federale che acquisti a prezzi ragionevoli i titoli "tossici" che nessuno
vuo-le, tenendoli a scadenza e sopportando il rischio di credito. Ciò ridarebbe
liquidità ai mercati e consentirebbe un più ordinato recupero dei crediti. Vi
sono precedenti storici, nella crisi delle Savings and Loans americane di fine
anni 80, e in altri Paesi. Ma che la soluzione adottata sia questa o un'altra,
una svolta più netta nell'atteggiamento del Governo sembra ormai inevitabile.
Fino a qualche mese fa forse si poteva sperare che l'industria finanziaria
americana sarebbe riuscita a uscire da sola dalla crisi senza troppi aiuti
esterni. Gli eventi di questi giorni hanno rimosso gli ultimi dubbi. I mercati
finanziari hanno smesso di funzionare, nessuno si fida più di nessuno,
strumenti una volta ritenuti sicuri sono completamente illiquidi. Difficilmente
il Governo potrà continuare a improvvisare: si nazionalizzano Fannie Mae e
Freddie Mac, si fa fallire Lehman, si salva Aig. Nessuno capisce quali criteri
guidino le decisioni delle autorità americane, né sa prevedere cosa succederà
domani. Quali saranno gli effetti di questo inevitabile salvataggio di Stato? Il
Tesoro americano si è già accollato circa 200-300 miliardi di perdite. A questo
bisognerà aggiungere la ricostituzione delle riserve di Fdic (l'agenzia
federale che assicura i depositi delle banche), e le probabili perdite su
alcuni dei titoli che la Federal Reserve sta accettando in pegno per immettere
liquidità nel sistema. Un sostegno più aggressivo, quale quello auspicato da
Volcker, potrebbe far salire il costo complessivo fino a mille o addirittura
duemila miliardi di dollari, pari rispettivamente al 7% e al 14% del Pil
americano nel 2008. Sono numeri grandi. Ma quanto rilevanti, dipende anche
dalla situazione complessiva della finanza pubblica. Oggi il debito pubblico
americano è circa il 38% del Pil. Anche nella peggiore delle ipotesi,
resteremmo ben lontani dalla soglia del 60% prevista dal trattato di Maastricht
e violata da molti grandi Paesi europei. Tutto bene, quindi? Niente affatto.
Innanzitutto perché in realtà il debito pubblico americano è più alto. La
nazionalizzazione di Freddie e Fannie ha aggiunto un altro 30% circa di debito
sul Pil. è vero che a fronte vi sono i prestiti immobiliari concessi dalle due
agenzie, la gran parte dei quali sarà ripagata. Ma ora questo è pur sempre
debito pubblico che qualcuno dovrà tenersi in portafoglio, e che il
Congressional Budget Office ha già dichiarato che includerà nelle prossime
proiezioni di bilancio. Poi dobbiamo aggiungere il debito pubblico detenuto da
altre agenzie governative: un altro 30% circa del Pil. è vero che non è sul
mercato, maa fronte di questo debito vi sono le passività future del sistema
pensionistico pubblico. In secondo luogo, non conta solo il debito, ma anche
quanto in fretta è accumulato e messo sul mercato. Escludendo gli aiuti al
settore finanziario, nel 2009 il disavanzo fiscale americano sarebbe stato di
circa il 3,5% del Pil. Con gli interventi già annunciati e quelli ancora da
fare, è possibile che si arrivi al doppio: il 6-7% del Pil. Bisogna andare agli
anni della Seconda guerra mondiale per trovare numeri così grandi nella storia
degli Stati Uniti. Una terza preoccupazione è politica. In seguito alle
nazionalizzazioni implicite ed esplicite, lo Stato federale si troverà a
gestire una quota rilevante di ricchezza nazionale. L'affermazione del ministro
del Tesoro Henry Paulson, secondo cui Freddie e Fannie saranno presto
spezzettate e privatizzate, è stata accolta con ironia da influenti esponenti
del Congresso. Sicuramente vi dovrà essere una regolamentazione più severa e
invadente dell'industria finanziaria. Il servizio del debito costringerà a un
incremento della pressione fiscale. La recessione, che è ancora agli stadi
iniziali, contagerà altri settori e porterà altre richieste di protezione e
aiuti. Sarà possibile chiedere ai contribuenti centinaia di miliardi per salvare
le banche, e non per aiutare le migliaia di lavoratori di General Motors, o per sostenere la concorrenza della Cina? Insomma, è possibile
che la crisi induca rilevanti cambiamenti nel ruolo dello Stato, con esiti
incerti per l'efficienza economica. Infine, anche quando sarà finita, la crisi
finanziaria e lo scoppio della bolla immobiliare avranno riflessi diretti sull'andamento dell'economia Usa.
Le famiglie dovranno smaltire un pesante debito. E il settore finanziario dovrà
restringersi, con riflessi negativi sulla crescita della produttività aggregata
(che negli anni passati è cresciuta con particolare vigore proprio in questo
settore). Tutto questo fa intravedere un futuro economico molto incerto per la
più ricca e potente democrazia occidentale, che ha anche il più grande debito
estero. Anche la politica estera americana subirà dei contraccolpi. Non solo
perché le risorse da dedicare a progetti militari diventeranno più scarse, ma
anche perché il dibattito politico sarà più rivolto ai problemi domestici che
al resto del mondo. Come ha anche ricordato Carlo Azeglio Ciampi (Il Messaggero
del 17 settembre), questo scenario suggerisce che l'Europa dovrà presto
affrontare nuove responsabilità economiche e politiche. Purtroppo ciò accade
senza che si sia riusciti a rinforzare le istituzioni comunitarie. Speriamo che
gli uomini politici europei siano all'altezza dei compiti che avranno davanti.
Guido Tabellini.
( da "Trend-online" del 19-09-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
PRIMO
PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Morningstar , 19.09.2008 16:28
Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! La crisi immobiliare è ormai nel suo terzo anno. Le vendite di case esistenti, che avevano toccato il picco a giugno 2005
sono scese del 30% rispetto ai massimi. Quelle di abitazioni nuove sono calate
di due terzi. I dati di giugno dell'indice Case-Schiller mostrano che i prezzi sono il 18% più bassi rispetto ai massimi segnati
nell'estate del 2006. La costruzione di nuove case a
luglio è crollata del 65% dall'inizio di due anni fa. I pignoramenti sono ai
livelli più altri di sempre e probabilmente continueranno nei prossimi mesi
mentre le società che erogano mutui sono sempre più in crisi. In pratica, uno
scenario orrendo. Questa crisi immobiliare si è già guadagnata il titolo di "peggiore della
storia". Il crollo dei prezzi è il maggiore dai tempi della Grande depressione. Ci saranno
nuove catastrofi o si può affermare che finalmente il peggio è passato? Di
certo le notizie che arrivano mettono agitazione. L'intero meccanismo su
cui si basa il mercato immobiliare attualmente è a
pezzi. Eppure c'è qualche segnale che il comparto del mattone si stia
lentamente stabilizzando. Questa opinione si appoggia su tre pilastri. Primo:
molti mercati in cui la bolla era esplosa sono tornati
a comportarsi in maniera normale. Secondo: gli ultimi dati relativi a molte
aree metropolitane indicano che la disponibilità di case
esistenti sta lentamente calando. Segno che, nonostante le banche siano
diventate più attente nella concessione dei mutui, gli acquisti stanno
ripartendo. Terzo: il governo sa bene che l'andamento dell'immobiliare
è alla base della severità di questa crisi e sta agendo per frenarne la caduta.
Sia il presidente della Federal Reserve che il Segretario al Tesoro sanno che
senza una stabilizzazione del prezzo delle case
l'abilità del sistema finanziario Usa di uscire dalla "peggiore crisi
della storia" segue pagina >>.