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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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Cultura E a Davos, a essere nei guai non erano soltanto i grandi amministratori delle banche, ma anc... ( da "Repubblica, La" del 06-02-2008)

Abstract: le banche non hanno compreso il primo principio della gestione del rischio: che la diversificazione funziona soltanto quando i rischi non sono correlati e che gli shock a livello macroeconomico (come quelli che stanno colpendo i prezzi delle case o la capacità di onorare i mutui accesi) hanno un effetto sulla capacità generale di ripagare i mutui.

Una mina immobiliare per Deutsche Bank: maxi prestito a rischio ( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2008)

Abstract: ai massimi della bolla immobiliare negli Usa, sette grattacieli a Manhattan a un prezzo di 7 miliardi di dollari. L'immobiliarista avrebbe investito però direttamente solo 50 milioni coprendo l'importo restante grazie ai prestiti. A partire da quello ottenuto da Deutsche Bank, esposta per 5,8 miliardi di dollari verso Macklowe.


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Cultura E a Davos, a essere nei guai non erano soltanto i grandi amministratori delle banche, ma anc... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2008)

 

Cultura E a Davos, a essere nei guai non erano soltanto i grandi amministratori delle banche, ma anche chi sul sistema dovrebbe vegliare, vale a dire i titolari delle banche centrali. Chiunque frequenti le conferenze internazionali è abituato a sentire gli americani impartire lezioni sulla trasparenza a tutti. è successo anche Davos quest'anno, ma molto meno. Tra chi lo fa solitamente, ho sentito un ex segretario del Tesoro, che al tempo della crisi del Sudest Asiatico non aveva usato i toni bassi per ammonire in questo senso, ribadire la necessità di trasparenza nei fondi sovrani di investimento, gli Swf, senza tuttavia menzionare gli hedge fund statunitensi o europei. Questa volta, invece, non sono riusciti a trattenere dei commenti sull'ipocrisia insita in tutto ciò i paesi in via di sviluppo. Si è percepito persino un certo compiacimento per la sfortuna altrui, una certa Schadenfreude, per i problemi che gli Stati Uniti stanno vivendo in questo momento, compiacimento contenuto tuttavia dalla preoccupazione per l'impatto che questa crisi potrebbe avere sulle loro economie. Ma davvero gli Stati Uniti hanno suggerito agli altri di rivolgersi ai responsabili delle banche americane per imparare a gestire i propri affari? Ma davvero gli Stati Uniti hanno millantato la superiorità dei propri sistemi di gestione del rischio, arrivando addirittura a sviluppare un nuovo sistema per la vigilanza bancaria, il Basilea II? Il Basilea II è morto, almeno finché non saranno svanite le memorie sull'attuale disastro. Gli uomini che guidano le banche ? e le agenzie di rating ? hanno creduto nell'alchimia finanziaria. Hanno creduto nel fatto che i nuovi prodotti finanziari avrebbero in qualche modo trasformato i mutui a rischio in titoli di valore, cui si poteva attribuire dei rating AAA. Ma una delle lezioni della teoria della finanza moderna è che, in mercati finanziari che funzionano come si deve, riconfezionare il rischio non cambia molto le cose. Per esempio, dal prezzo della panna e da quello del latte scremato, possiamo calcolare il prezzo del latte che contiene un 1 per cento di panna, del latte che ne contiene il 2 per cento e di quello che ne contiene il 4 per cento. Riconfezionando il rischio si può probabilmente ricavare del denaro, ma non certo i miliardi che le banche hanno guadagnato affettando, tagliando a pezzetti e riconfezionando i mutui a rischio in pacchetti il cui valore era molto più alto di quello del contenuto. Era troppo bello per essere vero, e così è stato. Peggio ancora, le banche non hanno compreso il primo principio della gestione del rischio: che la diversificazione funziona soltanto quando i rischi non sono correlati e che gli shock a livello macroeconomico (come quelli che stanno colpendo i prezzi delle case o la capacità di onorare i mutui accesi) hanno un effetto sulla capacità generale di ripagare i mutui. A Davos ho sostenuto che anche i titolari delle banche centrali hanno sbagliato, con una erronea valutazione della minaccia di un andamento negativo dell'economia e non fornendo gli strumenti regolatori adeguati. Hanno aspettato troppo a lungo per agire. Poiché, di norma, occorre un anno o più perché gli effetti della politica monetaria siano percepiti, le banche centrali devono agire preventivamente invece di reagire. Peggio ancora, a creare questo problema potrebbero aver contribuito la Federal Riserve e il suo precedente titolare, Alan Greenspan, rassicurando chi temeva una bolla immobiliare che tutt'al più sul mercato si era formata una "certa schiuma" e incoraggiando quindi le famiglie ad accendere dei rischiosi mutui a tasso variabile. Solitamente, i partecipanti al forum di Davos avrebbero fatto quadrato attorno ai responsabili delle banche centrali. Questa volta, invece, con un voto tre contro uno, alla fine della sessione hanno condiviso il mio punto di vista. L'argomento dei titolari delle banche centrali, secondo il quale "nessuno poteva prevedere questi problemi", è stato convincente solo per pochi dei partecipanti. Ciò si spiega forse col fatto che alcuni dei presenti avevano, come me, negli anni precedenti, avvertito del pericolo incombente. Abbiamo sbagliato soltanto la valutazione su quanto fossero poco virtuose le pratiche delle banche per la concessione del credito, su quanto realmente fossero poco trasparenti le banche e su quanto inadeguati fossero i loro sistemi di gestione del rischio. è stato interessante osservare le differenze culturali dell'atteggiamento di fronte alla crisi in atto. In Giappone, l'amministratore delegato di una banca avrebbe chiesto scusa ai propri dipendenti e al Paese, rifiutando pensione e bonus, per condividere con chi subiva le conseguenze della cattiva gestione societaria le risorse disponibili. E si sarebbe dimesso. Negli Stati Uniti, si tratta soltanto di capire se il consiglio di amministrazione costringerà un amministratore delegato a lasciare la poltrona e, in questo caso, a quanto ammonterà il suo pacchetto di buonuscita. Quando ho chiesto a un amministratore delegato se si fosse parlato dell'opportunità di rifiutare i bonus, la risposta non è stata semplicemente un no, bensì un'aggressiva difesa del sistema dei bonus. Negli Stati Uniti, questa è la terza crisi degli ultimi vent'anni, dopo quella della Savings & Loan del 1989 e quella Enron/WorldCom del 2002. La deregulation non ha funzionato. I mercati con poche regole possono fruttare bonus generosi per gli amministratori delegati, ma non conducono, come se fossero guidati da una mano invisibile, al benessere delle società. Finché non arriveremo a un equilibrio più valido tra mercati e governo, il mondo continuerà a pagare un prezzo alto. Copyright Project Syndicate, 2008 Traduzione di Guiomar Parada.

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Una mina immobiliare per Deutsche Bank: maxi prestito a rischio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2008)

 

Di Redazione - mercoledì 06 febbraio 2008, 07:00 da Milano Tra pochi giorni potrebbe brillare una "mina" nel bilancio di Deutsche Bank. L'istituto tedesco potrebbe, infatti, essere costretto a coprire un credito a rischio per diversi miliardi di dollari concesso all'immobiliarista statunitense Harry Macklowe. Il prestito scade venerdì e, secondo indiscrezioni, Macklowe non sarebbe in grado di farvi fronte. A ricostruire la vicenda è il quotidiano Handelsblatt, ricordando che Macklowe ha acquistato nel febbraio 2007, ai massimi della bolla immobiliare negli Usa, sette grattacieli a Manhattan a un prezzo di 7 miliardi di dollari. L'immobiliarista avrebbe investito però direttamente solo 50 milioni coprendo l'importo restante grazie ai prestiti. A partire da quello ottenuto da Deutsche Bank, esposta per 5,8 miliardi di dollari verso Macklowe. La banca tedesca, che non ha voluto commentare e che giovedì annuncerà i risultati 2007 e le perdite accusate nel quarto trimestre per la crisi del subprime Usa, ha già recuperato i sette grattacieli ma gli esperti del settore dubitano che, anche in caso di vendita, si possano coprire i costi dell'operazione vista la forte crisi del mercato immobiliare statunitense. Un portavoce di Macklowe ha affermato che sono in corso negoziati con Deutsche Bank.

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