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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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Una guida sicura nel labirinto fallimentare ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 04-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: DISMISSIONI Roberta Carlini e Pat Carra Le mani sulla casa Ed. Ediesse 2007, pagg. 143 Prezzo: Á 10 - Questo libro è un giro in nove tappe intorno al mondo immobiliare. Un mondo tondo,com'è tonda la bolla che ha gonfiato i prezzi delle case e ha svuotato i portafogli di chi ci abita.A cominciare dai grandi esclusi dal gioco della proprietà: gli inquilini,

Rischio STAGNAZIONe Crisi ma non troppo ( da "Panorama" del 04-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: vedo nero in Gran Bretagna e forse in Spagna, per la bolla immobiliare, e in pochi altri paesi, come l'Irlanda. L'Italia, a prescindere dalla caduta del governo Prodi, è in uno stato di rallentamento acuto perché affronta i problemi tipici dell'Eurozona, vale a dire i prezzi alti del petrolio e la moneta forte.

I due fantasmi che agitano le Borse LA CRISI DEI MERCATI ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 04-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La Fed punta a evitare un avvitamento dell'economia americana di tipo giapponese. Con tutto che scende: prezzi delle case, Borse, rendimento del denaro, ecc. Ecco perché ha abbassato il costo del denaro rapidamente e in maniera forte. E nei prossimi mesi taglierà ancora". Fino al 2 per cento?


Articoli

Una guida sicura nel labirinto fallimentare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 04-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PROFESSIONI AMMINISTRATORI DI data: 2008-02-04 - pag: 40 autore: IN LIBRERIA PROCEDURE CONCORSUALI Una guida sicura nel labirinto fallimentare Salvatore Sanzo e Antonio Bianchi Manuale delle procedure concorsuali Ed. Il Sole 24 Ore, 2007, pagg. 945 Prezzo: Á 95 - Il Manuale delle procedure concorsuali è una guida completa alla disciplina del fallimento, del concordato preventivo,della liquidazione coatta amministrativa. Sono analizzati i nuovi istituti e gli aspetti fiscali legati alla crisi d'impresa.Il volume è aggiornato alle ultimissime novità in ambito fallimentare introdotte dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n.169,invigoredal1Úgennaio 2008.L'opera è divisa in quattro parti:una parte prima generale sul fallimento,in cui si analizza l'istituto dalla dichiarazione alla procedura,passando attraverso la trattazione degli organi e degli effetti;una seconda dedicata alle altre procedure concorsuali;una terza parte si occupa dei nuovi istituti per la definizione della crisi d'impresa;nell'ultima parte,infine, trovano spazio gli aspetti fiscali del diritto concorsuale.Ai fini della elaborazione dei diversi contributi, sono stati chiamati professionisti che si confrontano quotidianamente con problematiche applicative relativea procedure concorsuali,per poter offrire agli operatori una meditatae approfondita panoramica su tutto il diritto fallimentare. DISMISSIONI Roberta Carlini e Pat Carra Le mani sulla casa Ed. Ediesse 2007, pagg. 143 Prezzo: Á 10 - Questo libro è un giro in nove tappe intorno al mondo immobiliare. Un mondo tondo,com'è tonda la bolla che ha gonfiato i prezzi delle case e ha svuotato i portafogli di chi ci abita.A cominciare dai grandi esclusi dal gioco della proprietà: gli inquilini, tartassati da un mercato inabitabile e dimenticati dalle politiche per la casa. Ma non è andata meglio ai forzati del mutuo, prima allettati dai tassi bassi e poi strangolati dai tassi alti: i proprietari poveri, nuova realtà del piccolo mondo immobiliare. è andata benissimo invece ai grandi mercanti, agli speculatori, detti immobiliaristi. Ogni tappa del libro è una storia, ogni storia è un abitante. Paolo, Franco, Andrea, Galina, Roberta, Bruno, Valeria, Giuliana, Pat. Sono loro i protagonisti, è loro la voce che introduce dati e fatti dell'inchiesta. TERZO SETTORE Cinzia De Stefanis Guida alla costituzione di un ente non profit Ed. Il Sole 24 Ore, 2007, pagg. 560 Prezzo: Á 49 - Il mondo "non profit"appare complesso,in quanto caratterizzato da una varietà di soggetti giuridici e settori di competenza,che rende difficilmente inquadrabilee classificabile il settore.In questo contesto è fondamentale per chiunque intenda iniziare un'attività nel Terzo settore essere guidato nell'individuazione della forma giuridica più idonea alle proprie esigenze.Nell'ambito di tale scenario, il volume si rivolge a coloro che, essendo chiamati ad amministrare gli enti non profit,devono affrontare una serie di complessità procedurali derivanti sia dall'osservanza delle regole civilistiche,sia da un sistema fiscale in costante evoluzione.In particolare,l'opera fornisce utili indicazioni circa la disciplina civilistica e amministrativa che ne regola l'esistenza. ENTI LOCALI Marina Caliaro e Renzo Calvigioni Gli atti di cittadinanza Ed. Maggioli 2008, pagg. 324 (con cd rom) Prezzo: Á 50 - Le problematiche relative agli atti di cittadinanza richiedono continui approfondimenti.Recenti disposizioni legislative e conseguenti circolari ministeriali hanno innovato aspetti rilevanti della disciplina della cittadinanza,rendendo opportuno un aggiornamento,una revisione dei suggerimenti forniti per la gestione degli atti di cittadinanza. L'impegno degli autori è sempre verso un'opera che fornisca uno strumento operativo aggiornatoe pratico agli ufficiali dello stato civile ed è lo stesso che li aveva portati alla stesura degli altri volumi"Gli atti di nascita","Atti di matrimonio e verbali per le pubblicazioni","Atti di mortee procedure di polizia mortuaria". Nella seconda parte del volume sono riportate le disposizioni legislativee alcune circolari inerenti la formazione degli atti di cittadinanza. PROFESSIONI FORENSI Guido Alpa I custodi del diritto. Avvocatura, mercato, politica Ed. Il Sole 24 Ore, 2008, pagg. 240 Prezzo: à 23 - Il mercato globale e l'Unione europea (con la disciplina della concorrenza dei servizi) hanno imposto all'Avvocatura di adattarsi a nuovi modelli normativi. Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, analizza come le nuove sfide dell''Avvocato,quali l'aggiornamento permanente, l'adeguamento tecnologico solo per citare le più d'impatto,possano rappresentare nuovi traguardi per la professione senza per questo allontanarla dai suoi valori fondanti: l'autonomia,l'indipendenza,la competenza e la dignità.L'autore con la presente opera dimostra in maniera appassionata come queste parole chiave siano ancora pietre d'angolo,nella costruzione dell'"avvocato europeo" .

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Rischio STAGNAZIONe Crisi ma non troppo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Panorama" del 04-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Rischio STAGNAZIONe Crisi ma non troppo rischio STAGNAZIONe Crisi ma non troppo PINO BUONGIORNO inchiesta È vero, l'America si sta fermando. Ma non è detto che succeda anche a Europa e Asia. Queste le ragioni. Il sole abbacinante e le piste perfettamente innevate invogliavano a disertare il Centro congressi di Davos e a ritagliarsi qualche ora di relax sugli sci. Era sabato e le borse per fortuna erano sprangate dopo i tonfi di tutta la settimana. E invece no, imprenditori, banchieri e gestori di fondi di investimento quella mattina del 26 gennaio si sono messi in coda per una sessione del World economic forum che in altri tempi sarebbe stata trascurata. "Manipolazione dell'umore" era il titolo. Protagonista Karl Deisseroth dell'Università californiana di Stanford, professore famoso per aver inventato una forma di terapia per curare la depressione attraverso l'uso di strumenti elettromagnetici poco invasivi. Un segno dei tempi. Per di più proprio a Davos, sulle Alpi svizzere, dove da 38 anni si celebra la liturgia del santo capitalismo. L'edizione 2008 è stata invece una cerimonia funebre per il liberismo selvaggio che rischia di travolgere l'economia americana e potrebbe contagiare anche le altre potenze, sviluppate e non, dall'Unione Europea alla Cina, al Sud Africa. Un giorno scoppia la bolla immobiliare, un altro quella dell'insolvenza dei mutui. Poi è la contrazione della liquidità. E ancora: Goldman Sachs e Morgan Stanley nel mirino degli inquirenti Usa per i subprime, fino alla truffa dell'anno alla Société Générale, banca fiore all'occhiello della Francia, dove un trader di 31 anni, Jérôme Kerviel, è stato accusato di aver provocato perdite per 4,9 miliardi di euro (con qualche dubbio sulla versione ufficiale: possibile che altri non sapessero che aveva imbastito operazioni per 50 miliardi?). La crisi dei mercati appare sempre più pazza. "A questo punto il treno della stagnazione è già partito, almeno in America. È successo a dicembre" sostiene l'economista della New York University Nouriel Roubini, 49 anni, laurea alla Bocconi di Milano, che già lo scorso anno proprio a Davos era stato l'unico a prevedere tempi foschi. In una intervista a Panorama afferma: "Oggi la domanda non è se avremo un atterraggio morbido o duro. La questione è quanto brusco sarà questo atterraggio e soprattutto per quanti trimestri durerà. La mia previsione è per almeno tutto il 2008, forse di più". Alla severità o meno della crisi negli Stati Uniti, che in parte dipende anche dalla bolla delle carte di credito e dei prestiti per l'acquisto di auto, si collega un'altra questione a lungo dibattuta nelle affollate sessioni del World economic forum: il resto del mondo ha la forza necessaria per sganciarsi, per la prima volta, dalla frenata americana? "Non mi aspetto la stagnazione in tutto il mondo" prevede sempre Roubini. "Oltre agli Stati Uniti, vedo nero in Gran Bretagna e forse in Spagna, per la bolla immobiliare, e in pochi altri paesi, come l'Irlanda. L'Italia, a prescindere dalla caduta del governo Prodi, è in uno stato di rallentamento acuto perché affronta i problemi tipici dell'Eurozona, vale a dire i prezzi alti del petrolio e la moneta forte. Ma non soffre la stretta creditizia come il resto dell'Europa. Prevedo una crescita modesta di non più dello 0,7 per cento nel corso del 2008". L'Europa è favorita dal fatto che il peso delle esportazioni verso gli Stati Uniti si è ridotto a favore dei paesi asiatici. E così anche i delegati italiani (pochi), dopo aver incontrato il gotha del business mondiale, sono tornati a casa un po' rinfrancati. "Guardo con preoccupazione, ma anche con serenità per noi europei, ai sintomi di rallentamento dei consumi negli Stati Uniti. Mi sembrano basati più su una crisi di fiducia dettata dalle turbolenze finanziarie che sui fondamentali" dichiara Fulvio Conti, 60 anni, amministratore delegato dell'Enel. "Per il settore elettrico in particolare non vedo problemi in Europa. Può reggere: ha basi solide". Tutti gli osservatori, americani, europei e asiatici, scommettono che a essere colpiti saranno più degli altri i servizi finanziari, le industrie del lusso, della moda e dei beni voluttuari, in particolare quelli tecnologici. Però Mario Moretti Polegato, 55 anni, fondatore e amministratore delegato della Geox, rassicura: "A parte che non credo molto nelle previsioni fatte nei convegni, non c'è dubbio che la difficile situazione americana e la debolezza del dollaro penalizzano l'industria europea. Chi lavora in America perde soldi. Ma si può avere anche una prospettiva più serena se si puntano altri mercati: non solo quelli asiatici, ma anche la Russia, dove la Geox ha aperto 60 negozi". In buona sostanza, mentre in America l'orso, simbolo di crisi, divora miliardi di dollari, in Europa se non un toro, almeno un torello sta dando forza a economie che si sono ristrutturate e rafforzate negli ultimi mesi, come quelle tedesca e francese. E il resto del mondo? Il grande punto interrogativo riguarda la Cina, la "fabbrica del pianeta". "Se gli Stati Uniti starnutiscono noi non ci sentiamo bene, dal momento che il nostro tasso di crescita frenerà almeno un po', così come le esportazioni e il commercio" ammette Cheng Siwei, vicepresidente del comitato permanente del Congresso del popolo, che si definisce un ottimista prudente. Diversa appare la situazione dell'India. "L'economia indiana è alimentata in gran parte dai consumi interni" dice Kamal Nath, ministro del Commercio e dell'industria. "Prevedo che noi continueremo comunque a crescere". Visto dall'osservatorio privilegiato di Davos il mondo punta a est più che a ovest e sta trasferendo ricchezza dai paesi industrializzati a quelli con le materie prime. È un cambiamento del centro di gravità che ha effetti geopolitici, oltre che economici. Spuntano nuovi protagonisti: i fondi sovrani controllati dai governi di quei paesi che hanno accumulato enormi profitti con la vendita di petrolio e gas. Il presidente di Lehman Brothers, Richard Fuld, calcola che entro i prossimi 5 anni questi fondi investiranno in Occidente una cifra iperbolica, 15 milioni di miliardi di dollari. Già oggi i fondi sovrani degli Emirati Arabi (Abu Dhabi e Dubai) hanno contribuito a salvare le sorti di colossi bancari come Citigroup e Merrill Lynch. E se nel 2006 l'amministrazione americana riuscì a bloccare l'acquisizione del porto di New York da parte del Dubai, l'anno scorso, ha rivelato Robert Kimmitt, il vicesegretario del Tesoro, sono state autorizzate più di 200 transazioni originate da questo tipo di fondi statali. Cambia volto di conseguenza il capitalismo? "In generale no" risponde Roubini. "È il modello anglosassone del sistema finanziario che ha bisogno di rafforzare due elementi finora non abbastanza curati: la trasparenza e l'informazione obbligatoria al mercato". Ha fatto molto scalpore la richiesta del finanziere George Soros, 77 anni, che a Davos ha proposto "un nuovo sceriffo" per regolamentare gli eccessi del capitalismo, proprio lui che speculando, per esempio nel 1992 contro sterlina e lira, ha guadagnato miliardi di dollari. Messa ai voti, la proposta del miliardario Soros è stata bocciata a grande maggioranza: il 25 contro il 75 per cento dei presenti. Ma una futura forma di supervisione appare ineluttabile per evitare che dall'euforia fin troppo esuberante si passi in così breve tempo al panico in assenza di regole precise e di etica degli affari. Di certo non possono essere i banchieri centrali a fare in esclusiva questo monitoraggio, anche perché finora sembrano aver fallito. "Tagliando i tassi di interesse in risposta al crollo di Wall Street, la Federal reserve ha dimostrato che il suo principale obiettivo è difendere la borsa, non gestire l'economia reale" accusa Stephen Roach, il capo di Morgan Stanley Asia. Di fronte a tanti discorsi catastrofici il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, 79 anni, ha cercato di trovare una luce in fondo al pessimismo per i mercati finanziari. Sopravvissuto all'Olocausto, ma non "al furto del mestiere di filosofo da parte degli economisti", Wiesel, chiudendo un dibattito a tarda notte, ha citato Albert Camus: "Quando non c'è speranza, una ragione per essere speranzosi andrebbe pure inventata".

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I due fantasmi che agitano le Borse LA CRISI DEI MERCATI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 04-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 04 Febbraio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/FONDAZIONI BANCARIE Affari & Finanza > RAPPORTO/EDILIZIA E COSTRUZIONI Affari & Finanza > RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI --> COPERTINA pag. 1 I due fantasmi che agitano le Borse LA CRISI DEI MERCATI GIUSEPPE TURANI Erano anni che sulle Borse di tutto il mondo non si respirava un'aria così pesante. Dal luglio scorso al momento più nero si stima che i mercati siano scesi, mediamente, chi più chi meno, di circa il 2530%. E il tutto è avvenuto nel giro di poche settimane. Ci sono state, com'era prevedibile una volta cominciata la frana, giornate di autentico panico. Al punto da far temere che fosse cominciata una crisi di sistema. Se non la fine del capitalismo, di certo una crisi capace di distruggere risparmi. Si ricorda ancora, a qualche settimana di distanza, che in un solo giorno le Borse europee hanno bruciato qualcosa come 430 miliardi di euro, circa un terzo dell'intera ricchezza prodotta da un paese come l'Italia nel giro di un anno. Due gli elementi di questa crisi (che ora sembra un po' meno drammatica, per la verità). Da una parte lo scandalo dei prestiti subprime, cioè dei crediti facili fatti dalle banche americane, le quali hanno dovuto registrare perdite colossali (peraltro non ancora emerse del tutto: si stima che almeno metà delle perdite sia ancora nascosta dentro le banche). Nello stesso momento, una serie di dati ha fatto emergere che l'economia americana sta rallentando e forse correndo verso una recessione dai contorni non definibili. Per fronteggiare la crisi e i momenti di panico la Fed ha tagliato i tassi di 75 basis point (una misura "estrema") e dopo pochi giorni di altri 25 puntibase. La sfida è aperta: le Borse stanno un po' recuperando, ma i due fantasmi crisi del sistema bancario e recessione americana continuano a agitare i listini e i sonni dei risparmiatori. Per commentare quanto sta accadendo, abbiamo sentito Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank, uno dei più attenti osservatori dei mercati e della congiuntura internazionale. E' anche uno degli ultimi che a Milano fa il lavoro di strategist, mestiere per il quale occorrono conoscenze tecniche ma anche cultura e senso della storia. Non a caso lo chiamano spesso in altri istituti a disegnare scenari per i dirigenti. "L'obiettivo della Fed è di evitare la recessione e di pilotare l'America verso un paio di anni di andamento lento, misurato, prudente. E, se è così, allora è nel giusto", ci spiega. "Con il taglio del costo del denaro la Fed aiuta l'economia americana in tre modi. Consente alle banche di guadagnare un po' di soldi per rifarsi delle perdite sui subprime, aiuta un po' di gente a pagare le rate dei mutui rendendo meno pesante il mercato delle case, e aiuta la Borsa a stare un po' più su. In sostanza, mitiga gli effetti della crisi". Ma questa recessione americana: c'è, c'è stata, ci sarà? "Difficile dare una risposta. Anche perché nel frattempo si è dissolta la definizione di recessione (una volta bastavano due trimestri negativi consecutivi, ma oggi non è più così). Fra gli esperti si sta ancora discutendo se nel 2001 c'è stata o no una recessione. In realtà, ci sono molte recessioni (dei consumi, dei profitti, ecc.). Ma, comunque, anche rimanendo nella vecchia definizione (due trimestri negativi), per ora non si può dire che c 'è stata recessione negli Stati Uniti". Ma ci sarà? "La Fed dice di no. Gli esperti ritengono che da qui a fine anno esiste il 70% di probabilità che ci sia qualche momento negativo. La Fed punta a evitare un avvitamento dell'economia americana di tipo giapponese. Con tutto che scende: prezzi delle case, Borse, rendimento del denaro, ecc. Ecco perché ha abbassato il costo del denaro rapidamente e in maniera forte. E nei prossimi mesi taglierà ancora". Fino al 2 per cento? "Fino al 2,50 è sicuro. Ma non ci sono limiti verso il basso". Si parla anche di recessione globale, planetaria. "Bisogna fare un passo indietro e riflettere. Fra il 2003 e il 2007 nel mondo c'è stata la più grande ripresa dell'economia di tutto il dopoguerra. In quei pochi anni il Pil mondiale è cresciuto di quasi un terzo. E questo è stato un boom che ha stressato tutto il pianeta". In che senso ha "stressato"? "Nel senso che tutto quello che poteva essere usato è stato usato: uomini, fabbriche, campi coltivati. Il mondo, in sostanza, ha prodotto tutto quello che poteva produrre con i mezzi esistenti. Pensi solo al fatto che la disoccupazione era scomparsa persino in Cina". Ma che cosa dice? "In America e in Europa siamo arrivati alla piena occupazione. In Cina ci sono ancora per fortuna riserve di mano d'opera (milioni e milioni di persone), ma tenendo conto che per portare altra gente al lavoro ci vogliono fabbriche, mezzi di trasporto, ecc., possiamo dire che oggi in Cina tutta la mano d'opera impiegabile sia impiegata. Più di così il mondo non poteva crescere. E quindi doveva rallentare". E' un'immagine un po' bizzarra del mondo. "Ma è reale. Pensi che i profitti delle aziende, in media, dentro a questo boom sono arrivati al 13%, un massimo storico. Anzi, molti ritengono che si tratti di un valore non superabile in nessuna situazione economica". E da qui nasce la crisi attuale? "Certamente, compresi i disordini bancari. In questi momenti di fortissima crescita, in cui si utilizza tutto, si creano quasi sempre delle bolle. A volte sono bolle di Borsa, a volte immobiliari. Alla fine c'è stato lo scoppio. E l'America, che durante il boom era arrivata a avere un disavanzo della bilancia commerciale del 6,5%, è la prima che doveva rallentare. E infatti ha rallentato". Ma adesso la Federal Reserve tenta di opporsi, di rilanciare. "In un'economia globale ordinata, essendo chiaro che l'America deve rallentare, dovrebbero andare più forti Europa e Cina. Ma l'Europa sembra che non abbia proprio questa intenzione e la Cina sta già rallentando per ragioni interne. L'America, per non avvitarsi, deve cercare di andare avanti. Facendo poi pagare il conto agli altri con il dollaro basso, naturalmente". E quindi negli Usa c'è la tentazione di dare un colpo di acceleratore? "La Federal Reserve potrebbe farlo, per poi comunque rallentare. Ma io credo che punti, saggiamente, su un paio d'anni di andamento lento, in modo da consentire un riequilibrio degli squilibri più gravi, ma senza forzature". Possibili choc negativi? "Ce ne sono sempre, anche se non se ne vedono all'orizzonte. Ma non si vedono nemmeno quelli positivi (nuovi giacimenti di petrolio, nuove scoperte tecnologiche rivoluzionarie). Siamo in un mondo che ha già dato tutto quello che poteva dare e dobbiamo gestire una fase di rientro". In questa fase che cosa faranno le Borse? "Credo che vadano a mettersi, come dicono gli operatori, su un sentiero laterale, dove poi oscilleranno più o meno fortemente. Ma se pensiamo a una data che si collochi fra trequattro anni, credo che le troveremo grosso modo dove sono oggi". Non è una grande previsione positiva. "Le ricordo che questa conversazione è partita parlando di recessione, addirittura di recessione planetaria". E' vero, ma fra trequattro anni. "Guardi, io non ho elementi particolari su cui basare le mie previsioni. Mi limito a constatare che i profitti delle aziende avevano già raggiunto, in media, il massimo raggiungibile (quel 13 per cento sul fatturato che ho ricordato prima). E è ovvio che da quel 13 per cento si può solo tornare indietro, non certo andare avanti. E se riteniamo che alla lunga fra prezzi di Borsa e profitti aziendali ci sia una relazione". Sempre che prima non accada un incidente di percorso. "E' per questo che io vedrei bene una Fed che non cerchi di dare una spallata alla congiuntura, ma che si metta sul sentiero di una crescita bassa, ordinata, per un paio d'anni. Intanto, anche gli altri soggetti di questa storia (Asia e Europa) avranno modo di riflettere e di trovare comportamenti un po' più coordinati". E' importante questo ultimo elemento? "Dal 1998 gli Stati Uniti hanno trascinato l'economia mondiale, e anche oggi sono quelli che si impegnano di più a tirare. Ma questo comporta un aumento degli squilibri dentro gli Stati Uniti. Una crescita più ordinata, meglio distribuita fra i diversi attori (dall'Asia all'Europa) sarebbe preferibile. E di molto".

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