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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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top          ARTICOLI DEL 1 e 2 febbraio 2008        #TOP




Elezioni Usa, effetto recessione ( da "Unita, L'" del 01-02-2008)

Abstract: In che misura sono possibili ulteriori peggioramenti della situazione? La bolla immobiliare ha fatto lievitare il prezzo degli immobili del 20-40% sopra le medie storiche in rapporto ai redditi e agli affitti. Quindi ora che la bolla sta scoppiando è prevedibile che i prezzi crolleranno in misura percentuale analoga e ne risentirà il settore dell'edilizia.

Sfumature di grigio. La Fed limita i danni, il che non è mai poco ( da "Trend-online" del 01-02-2008)

Abstract: Negli anni bui del dopo bolla, se non altro, la discesa delle borse fu bilanciata in parte da un aumento dei prezzi delle case. Le banche, dal canto loro, erano esposte solo in seconda battuta (sulla linea del fuoco c'erano infatti le imprese che avevano compiuto acquisizioni scriteriate a leva e si trovavano piene di debiti).

Merate e il calo del mattone dopo anni di costi alle stelle Il lungo periodo di crescita sembra finito, mercato immobiliare in flessione <Diminuiti i prezzi delle abitazioni usate, ( da "Provincia di Lecco, La" del 01-02-2008)

Abstract: "A causa della congiuntura economica in corso - conferma Cristina Perego, presidente di Anama di Lecco, l'associazione degli agenti e mediatori d'affari - il picco massimo è alle spalle. Sono quindici anni che opero nel settore degli immobili e i prezzi non sono mai scesi.

La mattanza subprime è solo all'inizio ( da "Borsa e Finanza" del 02-02-2008)

Abstract: In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel 2007. In caso di recessione ci saranno meno posti di lavoro. Inoltre la bolla immobiliare non è solo un fenomeno statunitense. A cosa si riferisce esattamente? Per esempio all'Europa. La curva dei prezzi residenziali vira verso il basso nel Regno Unito, nei Paesi baltici,

Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco ( da "Borsa e Finanza" del 02-02-2008)

Abstract: In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel 2007. In caso di recessione ci saranno meno posti di lavoro. Inoltre la bolla immobiliare non è solo un fenomeno statunitense. A cosa si riferisce esattamente? Per esempio all'Europa. La curva dei prezzi residenziali vira verso il basso nel Regno Unito, nei Paesi baltici,

La paura non farà '90 ( da "Milano Finanza" del 02-02-2008)

Abstract: Di sicuro non siamo di fronte allo scoppio della bolla immobiliare. Ma la crisi del mattone c'è, e si vede: numero di compravendite in forte calo, tempi sempre più lunghi per concludere una trattativa e soprattutto sconti anche sostanziosi sul prezzo iniziale richiesto. Anzi a questo proposito non sono mancate iniziative a effetto come l'operazione Saldi immobiliari,

Mercato in crisi, saldi anche sulle case ( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-02-2008)

Abstract: è stato un calo dell'8,1% delle compravendite E nel 2008 gli affari non andranno meglio Mercato del mattone stagnante, prezzi delle case troppo alti? Arrivano i saldi immobiliari. Per dare una scossa a un comparto asfittico, l'agenzia immobiliare Remax lancia le svendite, con ribassi dei prezzi medi attorno al 6% nella Marca e al 10% a livello nazionale (

Londra brinda al successo e replica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-02-2008)

Abstract: un numero sempre crescente di acquirenti a caccia di un numero limitato di immobili. è particolarmente difficile valutare l'impatto sul mercato immobiliare dell'ampliamento della zona nel febbraio scorso perchè ha coinvolto alcuni quartieri residenziali prestigiosi dove i prezzi delle case erano già i più alti di Londra, come Mayfair, Belgravia, Chelsea e Holland Park.


Articoli

Elezioni Usa, effetto recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 01-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Elezioni Usa, effetto recessione Robert B. Reich Segue dalla Prima I n altre parole, turatevi il naso perché il pacchetto bipartisan di rilancio dell'economia potrebbe essere una autentica porcheria con tagli fiscali per tutti - con l'eccezione, forse, degli americani a più basso reddito. Parliamo degli americani che non guadagnano abbastanza da pagare le imposte sul reddito, ma che sono quelli che spenderebbero ogni dollaro disponibile in più e quindi sarebbero proprio quelli più adatti a stimolare i consumi e l'economia. La vera battaglia che si combatte dietro le quinte riguarda i beneficiari e la durata dei tagli fiscali. Non sorprendetevi se alla fine il Congresso stimolerà esclusivamente i contributi elettorali. Nel frattempo il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha sorpreso tutti tagliando i tassi in misura maggiore e in tempi più rapidi di quanto previsto. Il taglio di tre quarti di punto annunciato il 22 gennaio potrebbe non sembrare un granché, ma è il taglio più grosso da decenni. La faccenda è meno evidente sul piano politico perché Bernanke e i suoi governatori della Federal Reserve dovrebbero essere autonomi rispetto alla politica. Ma, come visto durante il regno del precedente presidente Alan Greenspan, il sostenitore della teoria secondo cui "è prudente ridurre l'avanzo tagliando le tasse", anche i presidenti della Federal Reserve hanno un programma politico. Ultimamente Bernanke è stato sottoposto ad una notevole pressione per indurlo a tagliare i tassi - e le pressioni sono arrivate non solo dai repubblicani di Washington, ma anche dai democratici di Wall Street in preda al panico, tra cui, pare, anche il mio vecchio collega Robert Rubin, già ministro del Tesoro del presidente Clinton. (A proposito, cosa può aver pensato Rubin quando ha consentito alla Citicorp di vendere tutti quegli strumenti finanziari garantiti con l'intesa di ricomprarli se non si riusciva a piazzarli sul mercato?). È prevedibile un intensificarsi di attività da parte dei poteri di Washington - diciamo una serie di misure apparentemente coraggiose volte a convincere gli elettori che il governo centrale sta facendo tutto il necessario per rimettere in carreggiata l'economia. Il problema è che la gente ha opinioni diverse riguardo ai guasti dell'economia. Wall Street considera quella attuale una crisi del credito - uno sfacelo che non sembra mai toccare il fondo in quanto a Wall Street nessuno sa con esattezza quanti prestiti senza garanzie ci sono in giro. E di conseguenza nessuno sa quale sarà l'ammontare delle perdite una volta toccato il fondo. E dal momento che nessuno sa come stanno le cose, nessuno vuole più prestare denaro. Il taglio dei tassi non avrà alcun effetto su questa realtà. È come offrire una aragosta da 5 chili ad una persona talmente piena da non riuscire più ad ingoiare un solo boccone. Il ceto medio considera quella attuale una crisi immobiliare. La casa è il principale patrimonio degli americani - la gallina dalle uova d'oro per la pensione e il salvadanaio utile per ottenere i prestiti e per le operazioni di rifinanziamento. Ma il valore degli immobili è diminuito rapidamente. È la prima volta che accade da diversi decenni - molti americani non ne hanno nemmeno memoria tanto che non credevano potesse succedere e quindi hanno comprato la casa quando era facile ottenere un mutuo e diverse persone ne hanno comprate due o anche più a scopi speculativi e giocando sull'aumento dei prezzi. Ma ora diversi milioni di americani rischiano di perdere la casa e decine di milioni di americani fanno affidamento solamente sulle carte di credito per tirare avanti e stanno toccando il limite massimo di spesa. Con il calo dei consumi le aziende saranno costrette a ridurre la produzione e a diminuire i salari. Sta già accadendo. Si chiama recessione. In che misura sono possibili ulteriori peggioramenti della situazione? La bolla immobiliare ha fatto lievitare il prezzo degli immobili del 20-40% sopra le medie storiche in rapporto ai redditi e agli affitti. Quindi ora che la bolla sta scoppiando è prevedibile che i prezzi crolleranno in misura percentuale analoga e ne risentirà il settore dell'edilizia. A dicembre il settore edilizio ha toccato il punto più basso degli ultimi 16 e più anni. Un dirigente di primo piano di una società finanziaria di Wall Street mi ha detto qualche giorno fa che lo scenario potrebbe peggiorare di molto e ha stimato al 20% l'ipotesi di una depressione. Anche se un pacchetto di rilancio dell'economia fosse indirizzato a beneficio di quei consumatori in grado, più degli altri, di rilanciare i consumi, la crisi immobiliare potrebbe prendere comunque il sopravvento. Secondo una recente stima della Merrill-Lynch, il crollo del mercato immobiliare peserà quest'anno e l'anno prossimo sui consumi nella misura di 360 miliardi di dollari. È oltre il doppio di qualunque pacchetto di rilancio dell'economia previsto dal presidente Bush o da qualsivoglia esponente democratico. E la stima della Merrill-Lynch è una stima prudente. In realtà la crisi ha, al tempo stesso, le caratteristiche della stretta creditizia e dello scoppio della bolla speculativa immobiliare. Wall Street è in condizioni critiche e il ceto medio si avvia a fare la stessa fine. E c'è ben poco che si possa fare per questi problemi - perché sono il risultato di anni di politiche finanziarie allegre in materia di credito, di facili arricchimenti, di speculazioni selvagge a Wall Street e sul mercato immobiliare e di una grossolana mancanza di responsabilità da parte della Federal Reserve, del Tesoro e dei responsabili della politica monetaria. Sul piano pratico l'unica nostra speranza concreta di evitare una drammatica recessione o peggio ancora una depressione, dipende dai prestiti e dagli investimenti provenienti dall'estero - alcune grosse società finanziarie americane hanno già avuto grosse iniezioni di contante da governi stranieri che hanno acquistato le loro obbligazioni - unitamente ai ricavi delle esportazioni facilitate dal dollaro sempre più debole. Questa è una realtà che nessun politico vuole ammettere, in modo particolare in un anno elettorale. Ci aspettano quindi settimane durante le quali si sentirà molto parlare di pacchetti di rilancio dell'economia di un tipo o dell'altro e alla fine la montagna partorirà il topolino di un taglio delle tasse temporaneo che, con ogni probabilità, produrrà effetti irrilevanti. A questo probabilmente andranno ad aggiungersi ulteriori tagli dei tassi ad opera delle Federal Reserve. Ai candidati presidenziali chiederanno cosa bisogna fare per evitare che la situazione economica peggiori e le risposte saranno vaghe. Verosimilmente nessuno ammetterà la verità: abbiamo bisogno che il resto del mondo ci aiuti a tirarci fuori dai guai. * * * Robert Reich, già ministro del Lavoro con l'amministrazione Clinton, insegna Politica Pubblica all'università di California a Berkeley e ha scritto "Reason: Why Liberals Will Win the Battle for America". © IPS Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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Sfumature di grigio. La Fed limita i danni, il che non è mai poco (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 01-02-2008)

 

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Alessandro Fugnoli , 01.02.2008 11:30 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! C'è l'incendio in casa e siete intrappolati vicino alla finestra. Se siete al centesimo piano come i poverini del World Trade Center e vi buttate giù fate un gesto disperato, perché sapete che andate a morire. Se siete al secondo piano e vi lanciate fate la scelta più razionale possibile, checché ne dicano i curiosi che si affollano giù per strada. Ne ricaverete ossa rotte ed ematomi a volontà, ma avrete salva la vita. L'irritualissimo doppio taglio della Fed e il pacchetto fiscale in discussione in Congresso (altrettanto irrituale per la rapidità con cui si sta raggiungendo l'accordo se si considera che dopo l'11 settembre occorse più tempo) possono essere definiti gesti disperati, ma di una disperazione razionale come quella del medico che al pronto soccorso pratica una megainiezione di adrenalina al paziente cui si sta fermando il cuore. Avere contemporaneamente un bear market immobiliare in accelerazione e un quasi crash di borsa in una fase in cui i redditi sono sotto pressione per l'inflazione (e, in qualche caso, per la perdita del posto di lavoro) è una situazione troppo pericolosa, soprattutto con un sistema bancario che attraversa una fase così delicata. Negli anni bui del dopo bolla, se non altro, la discesa delle borse fu bilanciata in parte da un aumento dei prezzi delle case. Le banche, dal canto loro, erano esposte solo in seconda battuta (sulla linea del fuoco c'erano infatti le imprese che avevano compiuto acquisizioni scriteriate a leva e si trovavano piene di debiti). Grazie alle mosse disperate della Fed i mercati azionari hanno finora recuperato metà di quello che avevano perduto da inizio anno e si è evitato un avvitamento potenzialmente molto pericoloso. In un mondo perfetto dovrebbero essere Europa e Asia a reflazionare aggressivamente in questo momento, non gli Stati Uniti. Il regolamento segue pagina >>.

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Merate e il calo del mattone dopo anni di costi alle stelle Il lungo periodo di crescita sembra finito, mercato immobiliare in flessione <Diminuiti i prezzi delle abitazioni usate, (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia di Lecco, La" del 01-02-2008)

 

Merate e il calo del mattone dopo anni di costi alle stelle Il lungo periodo di crescita sembra finito, mercato immobiliare in flessione "Diminuiti i prezzi delle abitazioni usate, ribassi in vista anche per il nuovo" L'intervento in corso di ultimazione tra via degli Alpini, via Turati e via Fratelli Cernuschi MERATE Per la prima volta da moltissimi anni, scendono i prezzi delle case in città. La diminuzione riguarda soprattutto delle abitazioni usate. Ma anche sul nuovo, seppure in misura meno percettibile, è in atto la stessa tendenza. L'inversione di rotta, spiegano gli operatori immobiliari, è cominciata verso la fine dello scorso anno. Dal 2002 al 2007, i prezzi delle case meratesi sono andati al galoppo. In centro così come in periferia, per il nuovo come per l'usato, i prezzi sono sempre andati verso l'alto. Schizzando, in alcuni casi, alle stelle. Come per Corte Marforio, a ridosso si piazza Prinetti, per cui la richiesta era arrivata a 3000 euro al metro. O gli edifici che si affacciano su via degli Alpini, per cui venivano chiesti 2500 euro. Ora, però, la curva ha imboccato la discesa. "A causa della congiuntura economica in corso - conferma Cristina Perego, presidente di Anama di Lecco, l'associazione degli agenti e mediatori d'affari - il picco massimo è alle spalle. Sono quindici anni che opero nel settore degli immobili e i prezzi non sono mai scesi. Ora invece le case cominciano a costare meno". Si potrebbe consigliare di comprare, ma gli esperti osservano che è meglio attendere ancora un po' e veder quel che accade. La tendenza del 2008 è tuttavia al ribasso. Ribasso che è certamente in corso sull'usato. "Nell'ultimo periodo le case usate - ha osservato Perego - sono diminuite del 10%". Per un appartamento signorile in pieno centro oggi si pagano 2000 euro al metro quadrato, 200 in meno rispetto a quanto richiesto dal mercato appena pochi mesi fa. In pratica si è ritornati ai prezzi del 2006. Ma si è lontanissimi da quelli del 2002 quando, stando all'osservatorio prezzi di Tecnocasa, per un bell'appartamento in centro si partiva in media dai 1550 euro al metro quadrato. A determinare l'inversione di tendenza numerosi fattori. "Prima di tutto gli aumenti dei tassi dei mutui e quindi il costo della vita". Ma anche la saturazione e il fatto che nei paesi limitrofi a Merate si compra quasi alla metà. Per ora, gli effetti si sono visti soprattutto sui "prodotti medi e usati, come i trilocali. Ma è assai probabile che succederà anche con il nuovo. Per adesso il nuovo resiste perché è un segmento di mercato destinato a chi ha un maggior potere di acquisto e quindi sta soffrendo meno, ma anche in questo caso i prezzi scenderanno". Ci vorrà più tempo. "I costruttori che hanno le spalle larghe e possono permettersi di attendere e non hanno necessità di rientrare, aspetteranno per vedere quel che succede. Solo se la tendenza sarà confermata venderanno a prezzi più bassi". Di sicuro c'è che i tempi medi di presenza di un immobile nuovo sul mercato si stanno allungando. "Un anno fa erano di tre mesi appena, oggi si arriva a otto o nove". Va infine osservato che la già ampia forbice di prezzo tra nuovo ed usato è destinata ad ampliarsi sempre più a causa della legge regionale sulla certificazione energetica, il nuovo regolamento comunale che impone il rispetto di norme stringenti nel momento in cui si realizza una casa e l'aumento dei costi di costruzione. Fabrizio Alfano.

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La mattanza subprime è solo all'inizio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 02-02-2008)

 

ATTUALITÀ La mattanza subprime è solo all'inizio di Vincenzo Sciarretta - 02-02-2008 Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco finale rischia di essere ben più grande, addirittura superiore ai 1.000 miliardi quando si include l'intero mondo del credito. Insomma, la bomba ha la miccia lunga, e potrebbe deflagrare in modo clamoroso nei prossimi 18 mesi. D'altronde, fioccano le peggiori previsioni persino da parte di quelle istituzioni che negli anni scorsi indulgevano a una visione ottimistica, come le agenzie di rating. In settimana la Standard & Poors ha annunciato che le passività generate dai subprime minacciano di superare i 265 mld di dollari, mano a mano che la "cancrena" si estende alle banche regionali e alle aziende di credito estere. Va ricordato che in altre crisi del passato, la portata delle svalutazioni apparve intereramente solo a posteriori. Viene in mente il terremoto delle casse di risparmio, fra gli anni '80 e '90. Inizialmente, la stima delle perdite convergeva sui 10 mld di dollari, poi se ne contarono 200. Non è facile in questo momento trovare fonti autorevoli e trasparenti che possano parlare di credito. Su troppi analisti aleggia il sospetto di un radicale conflitto di interessi. Non per Bob McKee, capo economista della Independent Strategy, influente società di consulenza con sede a Londra. Dr. McKee, il pasticcio dei subprime ha causato perdite di 150 miliardi di dollari. Quale sarà il resoconto tra un paio d'anni? Noi pensiamo che il consuntivo oscillerà fra i 500 e i 1.300 miliardi, se guardiamo a tutta l'economia globale. Lo sbocco più inquietante si avrà in caso di recessione in Nord America, perché allargherebbe il perimetro dei problemi ai derivati, al consumo e alle istituzioni creditizie europee. Sono cifra iperboliche. Come ci si arriva? Un passo per volta. Intanto analizziamo i finanziamenti subprime, vero epicentro della crisi. Questo tipo di debito vale negli Stati Uniti circa 1.500 miliardi di dollari. Se le perdite fossero nell'ordine del 15%, la cifra è di 225 miliardi, non lontana da altri calcoli in circolazione. Poi c'è il segmento "prime", i mutui di prim'ordine. Teme anche qui un'emorragia? Non un'emorragia, ma qualche ammaccatura. In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel 2007. In caso di recessione ci saranno meno posti di lavoro. Inoltre la bolla immobiliare non è solo un fenomeno statunitense. A cosa si riferisce esattamente? Per esempio all'Europa. La curva dei prezzi residenziali vira verso il basso nel Regno Unito, nei Paesi baltici, in Spagna, in Irlanda e nell'Est Europa. Altrove vacilla. Il quadro d'insieme suggerisce che le perdite in Europa potrebbero essere intorno al 10% per i mutui meno solidi. Qualcosa come 150 miliardi di dollari. Il risultato totale? Sono 450 miliardi sui prestiti sub-prime e altri 200 su quelli "prime". Insomma morti e feriti... Se il tracollo immobiliare precipiterà gli Usa in recessione, le ripercussioni non si limiteranno ai prestiti ipotecari. Ci sono i prestiti aziendali. La storia suggerisce che quando il pil Usa subisce una flessione, il tasso di default raggiunge il 3% in quel campo. Cioè altri 200 miliardi di perdite. Poi c'è il mercato dei derivati sul credito con un valore figurativo di 44 mila miliardi di dollari, per un credito sottostante di circa 5 mila. Il 4% potrebbe finire gambe all'aria con altri 200 miliardi di passivo. E il credito al consumo? Quello Usa vale 2 mila 500 miliardi. In recessione, il 5% delle pendenze rischia di non essere onorato. Altri 200 mld. In settimana le cosiddette monolines, cioè le società di riassicurazione che garantiscono alle emissioni obbligazionarie la tripla A, hanno mostrato dei crateri nei propri bilanci. Quali conseguenze? In base ai miei calcoli, le svalutazioni e l'abbassamento del rating origineranno 50-70 miliardi di passivo. Insomma sono 1.300 miliardi di rosso. Ma senza recessione? Se prevale uno scenario di atterraggio morbido le perdite si dimezzeranno a 500-600 miliardi di dollari. Quale l'impatto di un buco da 1.300 miliardi sull'economia globale? È circa il 2,5% del pil mondiale. Ciò vuol dire che nel prossimo biennio il ritmo di sviluppo calerebbe dell'1-1,5% l'anno. Ma il guaio è che i danni si concentreranno nel settore finanziario. Dal quale dunque è opportuno rimanere alla larga? Sì, perché il rapporto fra rischio e rendimento appare inadeguato. Nell'evenienza peggiore, di quanto calerebbero le Borse occidentali? Ancora del 25% rispetto ai livelli attuali. In cosa è opportuno investire? Conviene accumulare posizioni nel lungo termine. Qualsiasi cosa accadrà alla congiuntura nei 18 mesi venturi, ci sarà comunque bisogno di energie e carburanti alternativi. Oppure in Asia le società che si occupano di ripulire le acque o l'aria. Chiunque fa un salto a Pechino o a Shanghai si rende conto di come abbattere l'inquinamento sia uno dei nodi più impellenti delle società in via di sviluppo. Qualche investimento più facile? L'oro ha un grande potenziale di lungo termine. Il traguardo dei 1.000 dollari l'oncia è a portata di mano perché l'inflazione ha rialzato la testa, la Federal Reserve apre i rubinetti della liquidità e il dollaro fatica a ritrovare il suo equilibrio. I titoli del debito europei costituiscono un porto sicuro nella fase corrente? In parte sì, ma solo quelli di migliore qualità. Il raffreddamento della congiuntura dovrebbe favorire un moderato rialzo delle loro quotazioni La Fed è impegnata in un radicale sostegno all'economia e ai mercati con rapidi tagli dei tassi d'interesse. È una cura appropriata? Cos'altro potrebbe fare? La cura è appropriata, ma il male è così profondo che richiede una certa fase di tribolazione. BUFERA DEL CREDITO.

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Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 02-02-2008)

 

ATTUALITÀ Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco ... di Redazione - 02-02-2008 Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco finale rischia di essere ben più grande, addirittura superiore ai 1.000 miliardi quando si include l'intero mondo del credito. Insomma, la bomba ha la miccia lunga, e potrebbe deflagrare in modo clamoroso nei prossimi 18 mesi. D'altronde, fioccano le peggiori previsioni persino da parte di quelle istituzioni che negli anni scorsi indulgevano a una visione ottimistica, come le agenzie di rating. In settimana la Standard & Poors ha annunciato che le passività generate dai subprime minacciano di superare i 265 mld di dollari, mano a mano che la "cancrena" si estende alle banche regionali e alle aziende di credito estere. Va ricordato che in altre crisi del passato, la portata delle svalutazioni apparve intereramente solo a posteriori. Viene in mente il terremoto delle casse di risparmio, fra gli anni '80 e '90. Inizialmente, la stima delle perdite convergeva sui 10 mld di dollari, poi se ne contarono 200. Non è facile in questo momento trovare fonti autorevoli e trasparenti che possano parlare di credito. Su troppi analisti aleggia il sospetto di un radicale conflitto di interessi. Non per Bob McKee, capo economista della Independent Strategy, influente società di consulenza con sede a Londra. Dr. McKee, il pasticcio dei subprime ha causato perdite di 150 miliardi di dollari. Quale sarà il resoconto tra un paio d'anni? Noi pensiamo che il consuntivo oscillerà fra i 500 e i 1.300 miliardi, se guardiamo a tutta l'economia globale. Lo sbocco più inquietante si avrà in caso di recessione in Nord America, perché allargherebbe il perimetro dei problemi ai derivati, al consumo e alle istituzioni creditizie europee. Sono cifra iperboliche. Come ci si arriva? Un passo per volta. Intanto analizziamo i finanziamenti subprime, vero epicentro della crisi. Questo tipo di debito vale negli Stati Uniti circa 1.500 miliardi di dollari. Se le perdite fossero nell'ordine del 15%, la cifra è di 225 miliardi, non lontana da altri calcoli in circolazione. Poi c'è il segmento "prime", i mutui di prim'ordine. Teme anche qui un'emorragia? Non un'emorragia, ma qualche ammaccatura. In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel 2007. In caso di recessione ci saranno meno posti di lavoro. Inoltre la bolla immobiliare non è solo un fenomeno statunitense. A cosa si riferisce esattamente? Per esempio all'Europa. La curva dei prezzi residenziali vira verso il basso nel Regno Unito, nei Paesi baltici, in Spagna, in Irlanda e nell'Est Europa. Altrove vacilla. Il quadro d'insieme suggerisce che le perdite in Europa potrebbero essere intorno al 10% per i mutui meno solidi. Qualcosa come 150 miliardi di dollari. Il risultato totale? Sono 450 miliardi sui prestiti sub-prime e altri 200 su quelli "prime". Insomma morti e feriti... Se il tracollo immobiliare precipiterà gli Usa in recessione, le ripercussioni non si limiteranno ai prestiti ipotecari. Ci sono i prestiti aziendali. La storia suggerisce che quando il pil Usa subisce una flessione, il tasso di default raggiunge il 3% in quel campo. Cioè altri 200 miliardi di perdite. Poi c'è il mercato dei derivati sul credito con un valore figurativo di 44 mila miliardi di dollari, per un credito sottostante di circa 5 mila. Il 4% potrebbe finire gambe all'aria con altri 200 miliardi di passivo. E il credito al consumo? Quello Usa vale 2 mila 500 miliardi. In recessione, il 5% delle pendenze rischia di non essere onorato. Altri 200 mld. In settimana le cosiddette monolines, cioè le società di riassicurazione che garantiscono alle emissioni obbligazionarie la tripla A, hanno mostrato dei crateri nei propri bilanci. Quali conseguenze? In base ai miei calcoli, le svalutazioni e l'abbassamento del rating origineranno 50-70 miliardi di passivo. Insomma sono 1.300 miliardi di rosso. Ma senza recessione? Se prevale uno scenario di atterraggio morbido le perdite si dimezzeranno a 500-600 miliardi di dollari. Quale l'impatto di un buco da 1.300 miliardi sull'economia globale? È circa il 2,5% del pil mondiale. Ciò vuol dire che nel prossimo biennio il ritmo di sviluppo calerebbe dell'1-1,5% l'anno. Ma il guaio è che i danni si concentreranno nel settore finanziario. Dal quale dunque è opportuno rimanere alla larga? Sì, perché il rapporto fra rischio e rendimento appare inadeguato. Nell'evenienza peggiore, di quanto calerebbero le Borse occidentali? Ancora del 25% rispetto ai livelli attuali. In cosa è opportuno investire? Conviene accumulare posizioni nel lungo termine. Qualsiasi cosa accadrà alla congiuntura nei 18 mesi venturi, ci sarà comunque bisogno di energie e carburanti alternativi. Oppure in Asia le società che si occupano di ripulire le acque o l'aria. Chiunque fa un salto a Pechino o a Shanghai si rende conto di come abbattere l'inquinamento sia uno dei nodi più impellenti delle società in via di sviluppo. Qualche investimento più facile? L'oro ha un grande potenziale di lungo termine. Il traguardo dei 1.000 dollari l'oncia è a portata di mano perché l'inflazione ha rialzato la testa, la Federal Reserve apre i rubinetti della liquidità e il dollaro fatica a ritrovare il suo equilibrio. I titoli del debito europei costituiscono un porto sicuro nella fase corrente? In parte sì, ma solo quelli di migliore qualità. Il raffreddamento della congiuntura dovrebbe favorire un moderato rialzo delle loro quotazioni La Fed è impegnata in un radicale sostegno all'economia e ai mercati con rapidi tagli dei tassi d'interesse. È una cura appropriata? Cos'altro potrebbe fare? La cura è appropriata, ma il male è così profondo che richiede una certa fase di tribolazione.

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La paura non farà '90 (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 02-02-2008)

 

Milano Finanza La paura non farà '90 Residenziale I segni della crisi ci sono tutti, ma il settore resta solido e lontano dal replicare il crollo di 15 anni fa. Ecco perché. Prezzi in calo del 30% con punte del 50%, nuove costruzioni al palo, compravendite a dir poco asfittiche. Il tutto per ben cinque-sei anni. Per fortuna non è quanto sta accadendo al mattone tricolore, ma solo una sintesi della crisi immobiliare degli anni Novanta, il cui ricordo non solo fa ancora tremare i polsi, ma suscita inevitabilmente alcune domande: potrà ancora accadere? Ovvero, il rallentamento in atto nel mercato sfocerà in qualcosa del genere, come peraltro sta accadendo in alcuni paesi esteri, vedi per esempio Stati Uniti e Spagna? E soprattutto che fare?Per comprenderlo è bene partire dalla situazione attuale, e poi confrontarla con l'inizio degli anni Novanta. Di sicuro non siamo di fronte allo scoppio della bolla immobiliare. Ma la crisi del mattone c'è, e si vede: numero di compravendite in forte calo, tempi sempre più lunghi per concludere una trattativa e soprattutto sconti anche sostanziosi sul prezzo iniziale richiesto. Anzi a questo proposito non sono mancate iniziative a effetto come l'operazione Saldi immobiliari, varata dalla rete di agenzie immobiliari Remax, che ha messo in svendita un pacchetto di case che aveva in portafoglio applicando sconti tra il 20 e il 50%. La situazione è stata dettagliatamente fotografata dal freschissimo rapporto dell'ufficio studi Ubh (gruppo che controlla la rete di agenzie di Professionecasa, Grimaldi Immobiliare e Rexfin) e curato dal responsabile Alessandro Ghisolfi: nell'ultimo anno compravendita delle abitazioni in calo del 6,5% nelle grandi città (40 mila transazioni in meno), specie del Nord Italia, nonostante sconti rispetto alla richiesta iniziale che in città come Roma e Napoli hanno raggiunto anche il 15% (la media nazionale è dell'11,5%) e trattative che ormai raggiungono facilmente i cinque-sei mesi, in rapido peggioramento visto che a settembre la media era ancora del 4,2%. Scudo qualità. Attenzione però perché lo sconto non corrisponde ancora a una vera discesa dei prezzi di listino, perché spesso derivano da richieste un po' esose o da fretta di vendere. E così se lo sconto è ormai del 10-15%, le quotazioni in realtà hanno visto limature del 2-3% Firenze, Milano, Napoli, Torino e Roma, soprattutto per gli immobili di minor qualità. Ed è proprio questa una delle prime differenze col passato. "Allora a scendere era stato un po' tutto, ma forti mazzate avevano subito in particolare le case di pregio", racconta Ghisolfi, che segue il mercato da quasi vent'anni. "Chi non ricorda gli immobili in via Manzoni a Milano a 20 milioni di lire al metro quadro e 22 in San Babila e che poi nessuno più voleva, o gli 5-6 milioni di zona Solari"? Ora invece gli immobili di pregio e quelli di nuova costruzione continuano addirittura a salire, sia pure di un modesto 1-2%, mentre altrettanto perde l'usato in periferia.Chi compra insomma è sempre più a caccia di qualità. "Non a caso mentre per riuscire a chiudere la vendita di un immobile usato oggi non si può prescindere da uno sconto del 10% sul prezzo iniziale", conferma Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari ed esperto di lungo corso del settore, "gli immobili di pregio magari non riescono più a sfondare il muro dei 10 mila euro al metro quadro, se non per qualcosa di davvero eccezionale, ma da lì non scende, ai Parioli come nel centro di Milano. Anche il nuovo si difende più che bene: i prezzi non si trattano, al massimo il costruttore concede qualche agevolazione in più, da maggiori dilazioni di pagamento al posto auto".800 mila traslochi. La ricerca di una sempre maggiore qualità degli immobili è confermata anche dal sostenuto numero di compravendite. Al netto delle meno 40 mila transazioni del 2007, il totale resta sempre sopra quota 800 mila, "quasi il doppio rispetto al 1992, il momento di minimo dopo un calo del 16%, quando a comprare o cambiare casa era solo chi non poteva proprio farne a meno", spiega Ghisolfi. "Dopodiché, nonostante il rimbalzo dell'anno successivo il mercato rimase debole sino al 1997, anno in cui i volumi tornarono finalmente a crescere con continuità, con l'eccezione del 2001 penalizzato dalla ripresa del costo del denaro e dell'inflazione". "Oggi invece a sostenere il mercato provedono mobilità ed economia in crescita, che portano a una flusso costante di popolazione, immigrati inclusi, verso le città, complice anche la riduzione della disoccupazione dal 9,5% al 7,5%, che al Nord diventa addirittura 2-3%", continua Breglia. "Altrettanto fa l'aumento degli studenti universitari, e dunque anche dei docenti, come testimoniano le ben undici università a Milano e il più grande ateneo d'Europa a Roma. Un mercato ricco che spesso compra o affitta in zone semicentrali".A tutto ciò vanno aggiunti l'aumento delle nuove famiglie per separazioni e divorzi e dei single. Senza parlare del fenomeno degli extracomunitari che da solo porta almeno 100-120 mila acquisti di casa all'anno. Spauracchio Bot. La tenuta del nuovo di oggi rispetto agli anni 90 è dovuta comunque anche a un settore immobiliare più evoluto, "con nuovi attori nati grazie al cambiamento strutturale del mercato", continua Ghisolfi. "Fondi immobiliari e banche d'affari in primis che, seppur non attivi in modo predominante sul segmento residenziale, hanno comunque partecipato a migliorare il mercato almeno in termini di trasparenza". è vero che oggi il mercato appare magari appannato e preoccupato da vicende tipo furbetti del quartierino e mutui subprime, ma non sconquassato come allora dal ciclone Tangentopoli che mise all'angolo tutto il settore costruzioni, appalti, infrastrutture e trading, e in galera buona parte della classe dirigente e politica. Il tutto a fronte di un'economia allo sbando (la lira era uscita dallo Sme e l'inflazione era tornata alle stelle). "Insomma a inizio 1993 ci fu un vero crollo dei prezzi", aggiunge Ghisolfi, "che fu in seguito definito come lo scoppio di una bolla speculativa cresciuta molto rapidamente senza basi solide". Per fortuna poco dopo i tassi cominciarono a scendere. Ma proprio dal fronte del reddito fisso arrivò il colpo definitivo a un settore immobiliare già provato. "Il nemico numero uno del mattone sono da sempre i titoli di stato che allora, al netto della fiammata inflazionistica, riuscivano comunque a garantire rendimenti reali vicini al 5%", continua Breglia. "Perché mai scegliere allora l'investimento immobiliare"? Maneggiare con cura. Insomma la situazione odierna appare molto più tranquillizzante che 15 anni fa, fermo restando che la crisi dei mutui subprime è ancora di là da risolversi e che avrà probabilmente strascichi per un paio d'anni. Per fortuna però porterà con sé una nuova limatura dei tassi di interesse che dunque torneranno a essere appetibili.Quanto al mercato "di fatto ci troviamo all'inizio di una nuova fase: da una parte c'è un'offerta che cresce nei segmenti di minor qualità e dell'usato non ristrutturato, dall'altra cresce la quota di chi non è più in grado di accedere nemmeno al segmento medio basso del mercato", commenta Ghisolfi.Ciò vuol dire che i prezzi potranno un po' scendere, e tra l'altro calo delle compravendite e allungamento dei tempi prima o poi si traducono in una correzione. "Ma il mercato di fondo rimane solido, e anzi la fase di correzione non fa che giovargli", spiega Breglia. Proprio per questa ragione comincia a profilarsi qualche buona occasione, ma sono operazioni da maneggiare con cura, da professionisti che sanno valutare rischi e opportunità. Con un mercato degli affitti così alto, "che dovrà scendere del 30% per tornare in linea con le retribuzioni attuali", conclude Breglia, "l'acquisto per investimento resta un azzardo". (riproduzione riservata) Milano Finanza  - I vostri soldi Numero 024, pag. 49 del 2/2/2008 Autore: Teresa Campo.

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Mercato in crisi, saldi anche sulle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-02-2008)

 

Lanciata per la prima volta la stagione delle svendite. Ha già aderito il 5 per cento dei proprietari. Ribassi medi tra il sei e il dieci per cento Mercato in crisi, saldi anche sulle case Iniziativa choc dell'immobiliare Remax: "Proviamo a dare una scossa" Nel 2007 c'è stato un calo dell'8,1% delle compravendite E nel 2008 gli affari non andranno meglio Mercato del mattone stagnante, prezzi delle case troppo alti? Arrivano i saldi immobiliari. Per dare una scossa a un comparto asfittico, l'agenzia immobiliare Remax lancia le svendite, con ribassi dei prezzi medi attorno al 6% nella Marca e al 10% a livello nazionale (ma si arriva anche al 47% di sconto). A Treviso sono già oltre trenta gli immobili in saldo, le prime compravendite sono già in definizione e le "offerte" dureranno per tutto febbraio. Il numero di compravendite nel 2008 è previsto in calo del 7% (fonte: Scenari immobiliari), il tempo medio di attesa è salito a 5 mesi (fonte: Nomisma). A Treviso, secondo i dati dell'Ance (associazione costruttori edili), nel 2007 il numero di compravendite è sceso dell'8,1%. E' il quadro clinico di un malato piuttosto grave: il mercato è stritolato tra l'impennata delle rate dei mutui, che spinge molti trevigiani a cercare di vendere la casa che non riescono più a pagare, e la crisi diffusa che abbatte la disponibilità di compratori. Se ci aggiungiamo il boom dell'edilizia, il quadro dello sbilanciamento tra offerta eccessiva di case e scarsità di domanda è completo. Lo scorso 15 ottobre Remax Italia ha stampato i prezzi di tutti gli immobili presenti sul proprio sito, ha consegnato l'elenco al notaio, ha chiamato tutti i proprietari e ha chiesto loro: "Volete partecipare all'iniziativa, e lanciare i saldi sulla vostra casa?", registrando la percentuale di sconto che i proprietari interessati erano disposti a fare. Ha aderito all'iniziativa, per ora, circa il 5% dei proprietari che in media ha scontato il prezzo dell'immobile dell'8,8% (Milano 8%, a Roma 12%, a Novara 25%). A Treviso il ribasso (almeno inizialmente) è attorno al 6%. Sono, comunque, percentuali inferiori a quell'11,3% di sconto medio previsto da Nomisma per quest'anno. Sono veri saldi, insomma, o un modo di gestire una discesa dei prezzi che comunque - volenti o nolenti - ci sarà? Se si acquista con uno sconto inferiore al 10% oggi, in effetti, si corre il rischio che a fine anno il calo del mercato risulti superiore. Aspettare, insomma, potrebbe essere conveniente. Come nei saldi "normali", dove il negozio di scarpe o di vestiti aumenta lo sconto con il passare delle settimane. Il valore medio degli immobili scontato è di 268 mila euro, superiore alla media di 250 mila del valore degli immobili compravenduti riscontrata da Nomisma nel secondo semestre 2007. Il picco degli sconti (-47%) è stato raggiunto a Torino con un immobile che da una richiesta di 38 mila euro è sceso a 20 mila. Nella stagione dei saldi, dicono in Remax, si fa sempre riferimento all'abbigliamento, alla pelletteria. Mai si era parlato del settore immobiliare. Perché, allora, adesso gli sconti toccano alle case? "Il mercato è in flessione - dice Stefano Boscarato, responsabile dell'agenzia Remax di Treviso - e con questa iniziativa ci aspettiamo una "smossa". Il mercato della casa, nel corso di tutto il 2007, ha mostrato chiari segnali di stabilizzazione, con significativi rallentamenti sia nei tempi di vendita, ormai giunti a cinque mesi di attesa prima di chiudere un'operazione, sia per quanto riguarda i prezzi. E' necessario un riprezzamento degli immobili, il valore reale di mercato oggi è inferiore a quello di un paio d'anni fa". Prima che la bolla scoppi, insomma, meglio sgonfiarla in maniera più o meno controllata.

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Londra brinda al successo e replica (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-02-2008)

 

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2008-02-02 - pag: 41 autore: Congestion charge. Il bilancio Londra brinda al successo e replica Nicol Degli Innocenti LONDRA Sulle brochure delle agenzie immobiliari del centro di Londra ci sono tutte le informazioni che è lecito attendersi ovunque – foto, dimensioni della casa o appartamento, numero di stanze, tipo di immobi-le, balconi o giardino, garage, caratteristiche particolari – e poi un'aggiunta esclusivamente londinese: "inside the zone". Essere "dentro la zona" è considerato dagli agenti immobiliari un vantaggio da sottolineare, una calamita per potenziali acquirenti. La "zona" indica i quartieri di Londra che sono soggetti alla "congestion charge", la tassa sul traffico urbano introdotta dal sindaco Ken Livingstone nel febbraio 2003. Con spirito pionieristico e sfidando la forte opposizione di molti, Livingstone decise allora di imporre un contributo di 5 sterline al giorno (6,7 euro) per tutte le auto che volevano superare le barriere stabilite e circolare in centro e nella City. A fronte del successo ottenuto – una riduzione del traffico del 30% – nel febbraio 2007 Livingstone ha ampliato la "zona CC" a molti altri quartieri residenziali come Chelsea, Kensington e Notting Hill, raddoppiandone le dimensioni e aumentando la tassa da 5 a 8 sterline al giorno. Chi vuole o deve entrare nella zona tutti i giorni lavorativi paga quindi 1.700 sterline all'anno. Per i residenti della zona si tratta di un indubbio vantaggio: hanno infatti diritto a uno sconto del 90% sul costo della CC e pagano un forfait annuo di 201 sterline. Per questa cifra i residenti possono non solo circolare liberamente in centro ma godono anche dei vantaggi di strade meno trafficate e aria piu' respirabile. I notevoli incassi della tassa – 123 milioni di sterline all'anno – vengono investiti nel sistema di trasporto pubblico, in particolare negli autobus, che sono aumentati in numero e in frequenza. Chi abita fuori dalla zona tende quindi a utilizzare di meno l'auto o a evitare il centro. I londinesi più svantaggiati sono quelli che abitano nelle aree di confine, ai limiti della zona: oltre alla difficoltà nel circolare intorno a casa senza rischiare di entrare per errore nella zona, devono subire un aumento del traffico. Molte persone che abitano in periferia infatti vanno in auto fino ai limiti della zona e lì parcheggiano. Prima che la prima fase della zona entrasse in vigore nel 2003, tra gli esperti era diffusa la convinzione che il prezzo delle case "di confine" sarebbe quindi crollato, mentre il costo degli immobili all'interno della zona sarebbe aumentato. "Il calo previsto del 10% non si è però materializzato, spiega Liam Bailey, responsabile della Residential research di Knight Frank. All'iniziosi è verificatoil fenomeno opposto: nel 2003 nei primi mesi dopo l'inizio della CC i prezzi delle case all'interno della zona sono scesi del 5% e il numero di transazioni è sceso del 12%, ma poi quando si è realizzato che il sistema funzionava i prezzi hanno iniziato a risalire e non si sono fermati fino ad ora". In generale i prezzi della case a Londra sono aumentati in media del 55% tra il dicembre del 2002 e il dicembre del 2007, mentre i quartieri all'interno della zona nello stesso periodo sono aumentati in una percentuale tra il 60 e l'80 per cento. L'imposizione della Congestion Charge ha coinciso con il boom del settore immobiliare nella capitale ed è quindi difficile isolare il "fattore zona" da altri. L'aumento dei prezzi soprattutto in centro è stato trainato da due fattori: l'interesse da parte di investitori stranieri con grandi disponibilità economiche, specie russi e mediorientali, e il divario tra la domanda e l'offerta, un numero sempre crescente di acquirenti a caccia di un numero limitato di immobili. è particolarmente difficile valutare l'impatto sul mercato immobiliare dell'ampliamento della zona nel febbraio scorso perchè ha coinvolto alcuni quartieri residenziali prestigiosi dove i prezzi delle case erano già i più alti di Londra, come Mayfair, Belgravia, Chelsea e Holland Park. "Gli immobili situati in queste zone sono l'equivalente delle blue chip in Borsa, –spiega Wardle, director di Hamptons International –. Anche adesso in questa fase di rallentamento del mercato i prezzi in questi quartieri non scendono, perchè lo stock è limitatoe per ogni casa sul mercato ci sono 15 acquirenti interessati. In questo quadro, la congestion charge è un elemento positivo in più ma non determinante". I NUMERI In 5 anni gli incrementi per le case all'interno della cintura di esenzione sono compresi tra il 60 e l'80% contro il 55% del resto città.

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