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febbraio 2008 #TOP
Elezioni
Usa, effetto recessione ( da "Unita, L'"
del 01-02-2008)
Abstract: In che misura sono
possibili ulteriori peggioramenti della situazione? La bolla immobiliare ha
fatto lievitare il prezzo degli immobili del 20-40% sopra le medie storiche in
rapporto ai redditi e agli affitti. Quindi ora che la bolla sta scoppiando è
prevedibile che i prezzi crolleranno in misura percentuale analoga e ne
risentirà il settore dell'edilizia.
Sfumature
di grigio. La Fed limita i danni, il che non è mai poco
( da "Trend-online"
del 01-02-2008)
Abstract: Negli anni bui del
dopo bolla, se non altro, la discesa delle borse fu bilanciata in parte da un
aumento dei prezzi delle case. Le banche, dal canto loro, erano esposte solo in
seconda battuta (sulla linea del fuoco c'erano infatti
le imprese che avevano compiuto acquisizioni scriteriate a leva e si trovavano
piene di debiti).
Merate
e il calo del mattone dopo anni di costi alle stelle Il lungo periodo di
crescita sembra finito, mercato immobiliare in flessione <Diminuiti i prezzi
delle abitazioni usate, ( da "Provincia di Lecco, La"
del 01-02-2008)
Abstract: "A causa della congiuntura economica in corso -
conferma Cristina Perego, presidente di Anama di
Lecco, l'associazione degli agenti e mediatori d'affari - il picco massimo è
alle spalle. Sono quindici anni che opero nel settore degli immobili
e i prezzi non sono mai scesi.
La
mattanza subprime è solo all'inizio
( da "Borsa
e Finanza" del
02-02-2008)
Abstract: In America il
valore delle case è diminuito del 7-10% nel
Finora
le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari,
ma il buco ( da "Borsa e Finanza"
del 02-02-2008)
Abstract: In America il
valore delle case è diminuito del 7-10% nel
La
paura non farà '90 ( da "Milano Finanza"
del 02-02-2008)
Abstract: Di sicuro non
siamo di fronte allo scoppio della bolla immobiliare. Ma la crisi del mattone
c'è, e si vede: numero di compravendite in forte calo, tempi sempre più lunghi
per concludere una trattativa e soprattutto sconti anche sostanziosi sul prezzo
iniziale richiesto. Anzi a questo proposito non sono mancate iniziative a
effetto come l'operazione Saldi immobiliari,
Mercato
in crisi, saldi anche sulle case ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 02-02-2008)
Abstract: è stato un calo
dell'8,1% delle compravendite E nel 2008 gli affari non andranno meglio Mercato
del mattone stagnante, prezzi delle case troppo alti?
Arrivano i saldi immobiliari. Per dare una scossa a un comparto asfittico,
l'agenzia immobiliare Remax lancia le svendite, con
ribassi dei prezzi medi attorno al 6% nella Marca e al 10% a livello nazionale (
Londra
brinda al successo e replica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: un numero sempre
crescente di acquirenti a caccia di un numero limitato di immobili. è particolarmente difficile valutare l'impatto sul mercato
immobiliare dell'ampliamento della zona nel febbraio scorso perchè
ha coinvolto alcuni quartieri residenziali prestigiosi dove i prezzi delle case
erano già i più alti di Londra, come Mayfair, Belgravia, Chelsea e Holland
Park.
( da "Unita, L'" del
01-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Elezioni
Usa, effetto recessione Robert B. Reich Segue dalla Prima I n altre parole,
turatevi il naso perché il pacchetto bipartisan di rilancio dell'economia
potrebbe essere una autentica porcheria con tagli fiscali per tutti - con
l'eccezione, forse, degli americani a più basso reddito. Parliamo degli
americani che non guadagnano abbastanza da pagare le imposte sul reddito, ma
che sono quelli che spenderebbero ogni dollaro disponibile in più e quindi
sarebbero proprio quelli più adatti a stimolare i consumi e l'economia. La vera
battaglia che si combatte dietro le quinte riguarda i beneficiari e la durata
dei tagli fiscali. Non sorprendetevi se alla fine il Congresso stimolerà
esclusivamente i contributi elettorali. Nel frattempo il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha sorpreso tutti tagliando
i tassi in misura maggiore e in tempi più rapidi di quanto previsto. Il taglio
di tre quarti di punto annunciato il 22 gennaio potrebbe non sembrare un
granché, ma è il taglio più grosso da decenni. La faccenda è meno evidente sul
piano politico perché Bernanke e i suoi governatori
della Federal Reserve
dovrebbero essere autonomi rispetto alla politica. Ma, come visto durante il
regno del precedente presidente Alan Greenspan, il
sostenitore della teoria secondo cui "è prudente ridurre l'avanzo
tagliando le tasse", anche i presidenti della Federal
Reserve hanno un programma politico. Ultimamente Bernanke è stato sottoposto ad una notevole pressione per
indurlo a tagliare i tassi - e le pressioni sono arrivate non solo dai
repubblicani di Washington, ma anche dai democratici di Wall
Street in preda al panico, tra cui, pare, anche il mio vecchio collega Robert Rubin, già ministro del Tesoro del presidente Clinton. (A proposito, cosa può aver pensato Rubin
quando ha consentito alla Citicorp di vendere tutti
quegli strumenti finanziari garantiti con l'intesa di ricomprarli se non si
riusciva a piazzarli sul mercato?). È prevedibile un intensificarsi di attività
da parte dei poteri di Washington - diciamo una serie di misure apparentemente coraggiose
volte a convincere gli elettori che il governo centrale sta facendo tutto il
necessario per rimettere in carreggiata l'economia. Il problema è che la gente
ha opinioni diverse riguardo ai guasti dell'economia. Wall
Street considera quella attuale una crisi del credito - uno sfacelo che non
sembra mai toccare il fondo in quanto a Wall Street
nessuno sa con esattezza quanti prestiti senza garanzie ci sono in giro. E di
conseguenza nessuno sa quale sarà l'ammontare delle perdite una volta toccato
il fondo. E dal momento che nessuno sa come stanno le cose, nessuno vuole più
prestare denaro. Il taglio dei tassi non avrà alcun effetto su questa realtà. È
come offrire una aragosta da 5 chili ad una persona
talmente piena da non riuscire più ad ingoiare un solo boccone. Il ceto medio
considera quella attuale una crisi immobiliare. La
casa è il principale patrimonio degli americani - la gallina dalle uova d'oro
per la pensione e il salvadanaio utile per ottenere i prestiti e per le
operazioni di rifinanziamento. Ma il valore degli immobili è diminuito
rapidamente. È la prima volta che accade da diversi decenni - molti americani
non ne hanno nemmeno memoria tanto che non credevano potesse succedere e quindi
hanno comprato la casa quando era facile ottenere un mutuo e diverse persone ne
hanno comprate due o anche più a scopi speculativi e giocando sull'aumento dei prezzi. Ma ora diversi milioni di americani rischiano di
perdere la casa e decine di milioni di americani fanno affidamento solamente
sulle carte di credito per tirare avanti e stanno toccando il limite massimo di
spesa. Con il calo dei consumi le aziende saranno costrette a ridurre la
produzione e a diminuire i salari. Sta già accadendo. Si chiama recessione. In che misura sono possibili ulteriori peggioramenti della
situazione? La bolla
immobiliare ha fatto lievitare il prezzo
degli immobili del 20-40% sopra le medie storiche in rapporto ai redditi e agli
affitti. Quindi ora che la bolla sta scoppiando è prevedibile
che i prezzi crolleranno in misura percentuale analoga e ne risentirà il
settore dell'edilizia. A dicembre il settore edilizio ha toccato il
punto più basso degli ultimi 16 e più anni. Un dirigente di primo piano di una
società finanziaria di Wall Street mi ha detto
qualche giorno fa che lo scenario potrebbe peggiorare di molto e ha stimato al
20% l'ipotesi di una depressione. Anche se un pacchetto di rilancio
dell'economia fosse indirizzato a beneficio di quei consumatori in grado, più
degli altri, di rilanciare i consumi, la crisi immobiliare
potrebbe prendere comunque il sopravvento. Secondo una recente stima della Merrill-Lynch, il crollo del mercato immobiliare
peserà quest'anno e l'anno prossimo sui consumi nella misura di 360 miliardi di
dollari. È oltre il doppio di qualunque pacchetto di rilancio dell'economia
previsto dal presidente Bush o da qualsivoglia esponente democratico. E la
stima della Merrill-Lynch è una stima prudente. In
realtà la crisi ha, al tempo stesso, le caratteristiche della stretta
creditizia e dello scoppio della bolla speculativa immobiliare. Wall Street è in
condizioni critiche e il ceto medio si avvia a fare la stessa fine. E c'è ben
poco che si possa fare per questi problemi - perché sono il risultato di anni
di politiche finanziarie allegre in materia di credito, di facili
arricchimenti, di speculazioni selvagge a Wall Street
e sul mercato immobiliare e di una grossolana mancanza
di responsabilità da parte della Federal Reserve, del Tesoro e dei responsabili della politica
monetaria. Sul piano pratico l'unica nostra speranza
concreta di evitare una drammatica recessione o peggio ancora una depressione,
dipende dai prestiti e dagli investimenti provenienti dall'estero - alcune
grosse società finanziarie americane hanno già avuto grosse iniezioni di
contante da governi stranieri che hanno acquistato le loro obbligazioni -
unitamente ai ricavi delle esportazioni facilitate dal dollaro sempre più
debole. Questa è una realtà che nessun politico vuole ammettere, in modo
particolare in un anno elettorale. Ci aspettano quindi settimane durante le
quali si sentirà molto parlare di pacchetti di rilancio dell'economia di un
tipo o dell'altro e alla fine la montagna partorirà il topolino di un taglio
delle tasse temporaneo che, con ogni probabilità, produrrà effetti irrilevanti.
A questo probabilmente andranno ad aggiungersi ulteriori tagli dei tassi ad opera delle Federal Reserve. Ai candidati presidenziali chiederanno cosa
bisogna fare per evitare che la situazione economica peggiori e le risposte
saranno vaghe. Verosimilmente nessuno ammetterà la verità: abbiamo bisogno che
il resto del mondo ci aiuti a tirarci fuori dai guai. * * * Robert Reich, già
ministro del Lavoro con l'amministrazione Clinton, insegna Politica Pubblica
all'università di California a Berkeley e ha scritto
"Reason: Why Liberals Will Win the Battle for America". © IPS
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.
( da "Trend-online" del 01-02-2008)
PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di
Alessandro Fugnoli ,
01.02.2008 11:30 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!!
C'è l'incendio in casa e siete intrappolati vicino alla finestra. Se siete al
centesimo piano come i poverini del World Trade
Center e vi buttate giù fate un gesto disperato, perché sapete che andate a
morire. Se siete al secondo piano e vi lanciate fate la scelta più razionale
possibile, checché ne dicano i curiosi che si affollano giù per strada. Ne
ricaverete ossa rotte ed ematomi a volontà, ma avrete salva la vita.
L'irritualissimo doppio taglio della Fed e il pacchetto fiscale in discussione
in Congresso (altrettanto irrituale per la rapidità con cui si sta raggiungendo
l'accordo se si considera che dopo l'11 settembre occorse più tempo) possono
essere definiti gesti disperati, ma di una disperazione razionale come quella
del medico che al pronto soccorso pratica una megainiezione di adrenalina al
paziente cui si sta fermando il cuore. Avere contemporaneamente un bear market immobiliare in accelerazione e un quasi crash di borsa in
una fase in cui i redditi sono sotto pressione per l'inflazione (e, in qualche
caso, per la perdita del posto di lavoro) è una situazione troppo pericolosa,
soprattutto con un sistema bancario che attraversa una fase così delicata. Negli anni bui del dopo bolla, se non
altro, la discesa delle borse fu bilanciata in parte da un aumento dei prezzi delle case. Le banche, dal canto loro, erano esposte solo in seconda
battuta (sulla linea del fuoco c'erano infatti le
imprese che avevano compiuto acquisizioni scriteriate a leva e si trovavano
piene di debiti). Grazie alle mosse disperate della Fed i mercati
azionari hanno finora recuperato metà di quello che avevano perduto da inizio
anno e si è evitato un avvitamento potenzialmente molto pericoloso. In un mondo
perfetto dovrebbero essere Europa e Asia a reflazionare aggressivamente in
questo momento, non gli Stati Uniti. Il regolamento segue pagina >>.
( da "Provincia di Lecco, La" del
01-02-2008)
Merate e il calo del mattone dopo anni di costi alle
stelle Il lungo periodo di crescita sembra finito, mercato immobiliare
in flessione "Diminuiti i prezzi delle abitazioni
usate, ribassi in vista anche per il nuovo" L'intervento in corso di
ultimazione tra via degli Alpini, via Turati e via Fratelli Cernuschi
MERATE Per la prima volta da moltissimi anni, scendono i prezzi
delle case in città. La diminuzione riguarda soprattutto delle
abitazioni usate. Ma anche sul nuovo, seppure in misura meno percettibile, è in atto la stessa tendenza. L'inversione di rotta,
spiegano gli operatori immobiliari, è cominciata verso la fine dello scorso
anno. Dal 2002 al 2007, i prezzi delle case meratesi
sono andati al galoppo. In centro così come in periferia, per il nuovo come per
l'usato, i prezzi sono sempre andati verso l'alto.
Schizzando, in alcuni casi, alle stelle. Come per Corte Marforio,
a ridosso si piazza Prinetti, per cui la richiesta
era arrivata a 3000 euro al metro. O gli edifici che si affacciano su via degli
Alpini, per cui venivano chiesti 2500 euro. Ora, però, la curva ha imboccato la
discesa. "A causa della congiuntura
economica in corso - conferma Cristina Perego, presidente di Anama di Lecco, l'associazione degli agenti e mediatori
d'affari - il picco massimo è alle spalle.
Sono quindici anni che opero nel settore degli immobili e i prezzi non sono mai scesi. Ora invece le case cominciano a costare meno". Si potrebbe
consigliare di comprare, ma gli esperti osservano che è meglio attendere ancora
un po' e veder quel che accade. La tendenza del 2008 è tuttavia al ribasso.
Ribasso che è certamente in corso sull'usato. "Nell'ultimo periodo le case usate - ha osservato Perego - sono diminuite del
10%". Per un appartamento signorile in pieno centro oggi si pagano 2000
euro al metro quadrato,
( da "Borsa e Finanza" del
02-02-2008)
ATTUALITÀ La mattanza subprime è solo all'inizio di
Vincenzo Sciarretta - 02-02-2008 Finora le perdite
legate al debito subprime ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco
finale rischia di essere ben più grande, addirittura superiore ai 1.000 miliardi quando si include l'intero mondo del
credito. Insomma, la bomba ha la miccia lunga, e potrebbe deflagrare in modo
clamoroso nei prossimi 18 mesi. D'altronde, fioccano le peggiori previsioni
persino da parte di quelle istituzioni che negli anni scorsi indulgevano a una
visione ottimistica, come le agenzie di rating. In settimana la Standard & Poors ha annunciato che le passività generate dai subprime
minacciano di superare i 265 mld di dollari, mano a
mano che la "cancrena" si estende alle banche regionali e alle
aziende di credito estere. Va ricordato che in altre crisi del passato, la
portata delle svalutazioni apparve intereramente solo
a posteriori. Viene in mente il terremoto delle casse di risparmio, fra gli
anni '80 e '90. Inizialmente, la stima delle perdite convergeva sui 10 mld di dollari, poi se ne contarono 200. Non è facile in
questo momento trovare fonti autorevoli e trasparenti che possano parlare di
credito. Su troppi analisti aleggia il sospetto di un radicale conflitto di
interessi. Non per Bob McKee, capo economista della Independent Strategy, influente società di consulenza con sede a
Londra. Dr. McKee, il pasticcio dei subprime ha
causato perdite di 150 miliardi di dollari. Quale sarà il resoconto tra un paio
d'anni? Noi pensiamo che il consuntivo oscillerà fra i 500 e i
1.300 miliardi, se guardiamo a tutta l'economia globale. Lo sbocco più
inquietante si avrà in caso di recessione in Nord America, perché allargherebbe
il perimetro dei problemi ai derivati, al consumo e alle istituzioni creditizie
europee. Sono cifra iperboliche. Come ci si arriva? Un
passo per volta. Intanto analizziamo i finanziamenti subprime, vero epicentro
della crisi. Questo tipo di debito vale negli Stati Uniti circa 1.500 miliardi
di dollari. Se le perdite fossero nell'ordine del 15%, la cifra è di 225
miliardi, non lontana da altri calcoli in circolazione. Poi c'è il segmento
"prime", i mutui di prim'ordine. Teme anche
qui un'emorragia? Non un'emorragia, ma qualche
ammaccatura. In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel
( da "Borsa e Finanza" del
02-02-2008)
ATTUALITÀ Finora le perdite legate al debito subprime
ammontano a circa 150 miliardi di dollari, ma il buco ... di Redazione -
02-02-2008 Finora le perdite legate al debito subprime ammontano a circa 150
miliardi di dollari, ma il buco finale rischia di essere ben più grande,
addirittura superiore ai 1.000 miliardi quando si
include l'intero mondo del credito. Insomma, la bomba ha la miccia lunga, e
potrebbe deflagrare in modo clamoroso nei prossimi 18 mesi. D'altronde,
fioccano le peggiori previsioni persino da parte di quelle istituzioni che
negli anni scorsi indulgevano a una visione ottimistica, come le agenzie di
rating. In settimana la Standard & Poors ha
annunciato che le passività generate dai subprime minacciano di superare i 265 mld di dollari, mano a mano che la "cancrena" si
estende alle banche regionali e alle aziende di credito estere. Va ricordato
che in altre crisi del passato, la portata delle svalutazioni apparve intereramente solo a posteriori. Viene in mente il
terremoto delle casse di risparmio, fra gli anni '80 e '90. Inizialmente, la
stima delle perdite convergeva sui 10 mld di dollari,
poi se ne contarono 200. Non è facile in questo momento trovare fonti
autorevoli e trasparenti che possano parlare di credito. Su troppi analisti
aleggia il sospetto di un radicale conflitto di interessi. Non per Bob McKee, capo economista della Independent Strategy, influente società
di consulenza con sede a Londra. Dr. McKee, il
pasticcio dei subprime ha causato perdite di 150 miliardi di dollari. Quale
sarà il resoconto tra un paio d'anni? Noi pensiamo che il consuntivo oscillerà
fra i 500 e i 1.300 miliardi, se guardiamo a tutta
l'economia globale. Lo sbocco più inquietante si avrà in caso di recessione in
Nord America, perché allargherebbe il perimetro dei problemi ai derivati, al
consumo e alle istituzioni creditizie europee. Sono cifra
iperboliche. Come ci si arriva? Un passo per volta. Intanto analizziamo
i finanziamenti subprime, vero epicentro della crisi. Questo tipo di debito
vale negli Stati Uniti circa 1.500 miliardi di dollari. Se le perdite fossero
nell'ordine del 15%, la cifra è di 225 miliardi, non lontana da altri calcoli
in circolazione. Poi c'è il segmento "prime",
i mutui di prim'ordine. Teme anche qui un'emorragia? Non un'emorragia,
ma qualche ammaccatura. In America il valore delle case è diminuito del 7-10% nel
( da "Milano Finanza" del
02-02-2008)
Milano Finanza La paura non farà '90 Residenziale I segni
della crisi ci sono tutti, ma il settore resta solido e lontano dal replicare
il crollo di 15 anni fa. Ecco perché. Prezzi in calo del 30% con punte del 50%,
nuove costruzioni al palo, compravendite a dir poco asfittiche. Il tutto per
ben cinque-sei anni. Per fortuna non è quanto sta
accadendo al mattone tricolore, ma solo una sintesi della crisi immobiliare degli anni Novanta, il cui ricordo non solo fa
ancora tremare i polsi, ma suscita inevitabilmente alcune domande: potrà ancora
accadere? Ovvero, il rallentamento in atto nel mercato sfocerà in qualcosa del
genere, come peraltro sta accadendo in alcuni paesi esteri, vedi per esempio
Stati Uniti e Spagna? E soprattutto che fare?Per comprenderlo è bene partire
dalla situazione attuale, e poi confrontarla con l'inizio degli anni Novanta. Di sicuro non siamo di fronte allo scoppio della bolla immobiliare. Ma la crisi del mattone c'è, e si vede: numero di compravendite
in forte calo, tempi sempre più lunghi per concludere una trattativa e
soprattutto sconti anche sostanziosi sul prezzo iniziale richiesto. Anzi a
questo proposito non sono mancate iniziative a effetto come l'operazione Saldi
immobiliari, varata dalla rete di agenzie immobiliari Remax, che ha messo in svendita un pacchetto di case che aveva in portafoglio applicando sconti tra il 20 e
il 50%. La situazione è stata dettagliatamente fotografata dal freschissimo
rapporto dell'ufficio studi Ubh (gruppo che controlla
la rete di agenzie di Professionecasa, Grimaldi
Immobiliare e Rexfin) e curato dal responsabile
Alessandro Ghisolfi: nell'ultimo anno compravendita
delle abitazioni in calo del 6,5% nelle grandi città (40 mila transazioni in
meno), specie del Nord Italia, nonostante sconti rispetto alla richiesta
iniziale che in città come Roma e Napoli hanno raggiunto anche il 15% (la media
nazionale è dell'11,5%) e trattative che ormai raggiungono facilmente i cinque-sei mesi, in rapido peggioramento visto che a
settembre la media era ancora del 4,2%. Scudo qualità. Attenzione però perché
lo sconto non corrisponde ancora a una vera discesa dei prezzi
di listino, perché spesso derivano da richieste un po' esose o da fretta di
vendere. E così se lo sconto è ormai del 10-15%, le quotazioni in realtà hanno
visto limature del 2-3% Firenze, Milano, Napoli, Torino e Roma, soprattutto per
gli immobili di minor qualità. Ed è proprio questa una delle prime differenze
col passato. "Allora a scendere era stato un po' tutto, ma forti mazzate
avevano subito in particolare le case di pregio",
racconta Ghisolfi, che segue il mercato da quasi
vent'anni. "Chi non ricorda gli immobili in via Manzoni a Milano a 20
milioni di lire al metro quadro e
( da "Tribuna di Treviso, La" del
02-02-2008)
Lanciata per la prima volta la stagione delle svendite. Ha
già aderito il 5 per cento dei proprietari. Ribassi medi tra il sei e il dieci
per cento Mercato in crisi, saldi anche sulle case
Iniziativa choc dell'immobiliare Remax:
"Proviamo a dare una scossa" Nel 2007 c'è stato
un calo dell'8,1% delle compravendite E nel 2008 gli affari non andranno meglio
Mercato del mattone stagnante, prezzi delle case troppo alti? Arrivano i saldi immobiliari. Per dare una scossa a un comparto
asfittico, l'agenzia immobiliare Remax lancia le svendite, con ribassi
dei prezzi medi attorno al 6% nella Marca e al 10% a livello nazionale (ma
si arriva anche al 47% di sconto). A Treviso sono già oltre trenta gli immobili
in saldo, le prime compravendite sono già in definizione e le
"offerte" dureranno per tutto febbraio. Il numero
di compravendite nel 2008 è previsto in calo del 7% (fonte: Scenari
immobiliari), il tempo medio di attesa è salito a 5 mesi (fonte: Nomisma).
A Treviso, secondo i dati dell'Ance (associazione costruttori
edili), nel 2007 il numero di compravendite è sceso dell'8,1%. E' il
quadro clinico di un malato piuttosto grave: il mercato è stritolato tra l'impennata
delle rate dei mutui, che spinge molti trevigiani a cercare di vendere la casa
che non riescono più a pagare, e la crisi diffusa che abbatte la disponibilità
di compratori. Se ci aggiungiamo il boom dell'edilizia, il quadro dello
sbilanciamento tra offerta eccessiva di case e
scarsità di domanda è completo. Lo scorso 15 ottobre Remax
Italia ha stampato i prezzi di tutti gli immobili
presenti sul proprio sito, ha consegnato l'elenco al notaio, ha chiamato tutti
i proprietari e ha chiesto loro: "Volete partecipare all'iniziativa, e
lanciare i saldi sulla vostra casa?", registrando la percentuale di sconto
che i proprietari interessati erano disposti a fare. Ha aderito all'iniziativa,
per ora, circa il 5% dei proprietari che in media ha scontato il prezzo
dell'immobile dell'8,8% (Milano 8%, a Roma 12%, a Novara 25%). A Treviso il
ribasso (almeno inizialmente) è attorno al 6%. Sono, comunque, percentuali
inferiori a quell'11,3% di sconto medio previsto da Nomisma per quest'anno.
Sono veri saldi, insomma, o un modo di gestire una discesa dei prezzi che comunque - volenti o nolenti - ci sarà? Se si
acquista con uno sconto inferiore al 10% oggi, in effetti, si corre il rischio
che a fine anno il calo del mercato risulti superiore.
Aspettare, insomma, potrebbe essere conveniente. Come nei saldi
"normali", dove il negozio di scarpe o di vestiti aumenta lo sconto
con il passare delle settimane. Il valore medio degli immobili scontato è di
268 mila euro, superiore alla media di 250 mila del valore degli
immobili compravenduti riscontrata da Nomisma nel secondo semestre 2007.
Il picco degli sconti (-47%) è stato raggiunto a Torino con un immobile che da
una richiesta di 38 mila euro è sceso a 20 mila. Nella stagione dei saldi,
dicono in Remax, si fa sempre riferimento
all'abbigliamento, alla pelletteria. Mai si era parlato del settore immobiliare. Perché, allora, adesso gli sconti toccano alle case? "Il mercato è in flessione -
dice Stefano Boscarato, responsabile dell'agenzia Remax di Treviso - e con questa iniziativa ci aspettiamo
una "smossa". Il mercato della casa, nel corso di tutto il
( da "Sole 24 Ore, Il" del
02-02-2008)
Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2008-02-02 -
pag: 41 autore: Congestion charge. Il bilancio Londra brinda al successo e replica
Nicol Degli Innocenti LONDRA Sulle brochure delle agenzie immobiliari del
centro di Londra ci sono tutte le informazioni che è lecito attendersi ovunque
– foto, dimensioni della casa o appartamento, numero di stanze, tipo di
immobi-le, balconi o giardino, garage, caratteristiche particolari – e poi
un'aggiunta esclusivamente londinese: "inside the
zone". Essere "dentro la zona" è considerato dagli agenti
immobiliari un vantaggio da sottolineare, una calamita per potenziali
acquirenti. La "zona" indica i quartieri di Londra che sono soggetti
alla "congestion charge",
la tassa sul traffico urbano introdotta dal sindaco Ken Livingstone nel
febbraio 2003. Con spirito pionieristico e sfidando la forte opposizione di
molti, Livingstone decise allora di imporre un contributo di 5 sterline al
giorno (6,7 euro) per tutte le auto che volevano superare le barriere stabilite
e circolare in centro e nella City. A fronte del successo ottenuto – una
riduzione del traffico del 30% – nel febbraio 2007 Livingstone ha ampliato la
"zona CC" a molti altri quartieri residenziali come Chelsea, Kensington e Notting Hill,
raddoppiandone le dimensioni e aumentando la tassa da