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HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli Documento d’interesse Inserito il |
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ESORTAZIONE APOSTOLICA INDICE Introduzione [1] Il
cibo della verità [2] PRIMA PARTE La
fede eucaristica della Chiesa [6] Santissima Trinità ed Eucaristia Il
pane disceso dal cielo [7] Eucaristia: Gesù vero Agnello immolato La
nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello [9] Lo Spirito Santo e l'Eucaristia Gesù
e lo Spirito Santo [12] Eucaristia
principio causale della Chiesa [14] Sacramentalità
della Chiesa [16] I.
Eucaristia e iniziazione cristiana II.
Eucaristia e sacramento della Riconciliazione III.
Eucaristia e Unzione degli infermi [22] IV.
Eucaristia e sacramento dell'Ordine V.
Eucaristia e Matrimonio Eucaristia:
dono all'uomo in cammino [30] L'Eucaristia e la Vergine Maria [33] SECONDA PARTE Lex
orandi e lex credendi [34] La Celebrazione eucaristica opera del « Christus totus »
Christus
totus in capite et in corpore [36] Ars celebrandi [38] Il Vescovo, liturgo per eccellenza [39] La struttura della celebrazione eucaristica [43] Unità
intrinseca dell'azione liturgica [44] Actuosa participatio [52] Autentica
partecipazione [53] La celebrazione interiormente partecipata Catechesi
mistagogica [64] Adorazione e pietà eucaristica Il
rapporto intrinseco tra celebrazione e adorazione [66] TERZA PARTE Forma eucaristica della vita cristiana Il
culto spirituale – logiké latreía (Rm 12,1) [70] Eucaristia, mistero da annunciare Eucaristia
e missione [84] Eucaristia, mistero da offrire al mondo Eucaristia,
pane spezzato per la vita del mondo [88] Conclusione [94] 1.
Sacramento della carità (1), la Santissima Eucaristia è il dono
che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio
per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l'amore «
più grande », quello che spinge a « dare la vita per i propri amici »
(Gv 15,13). Gesù, infatti, « li amò fino alla fine » (Gv
13,1). Con questa espressione, l'Evangelista introduce il gesto di infinita
umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi
un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo
stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci « fino
alla fine », fino al dono del suo corpo e del suo
sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai
gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve
suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico! Il
cibo della verità 2.
Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato ad
immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi suo compagno di
viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo
affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità
può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi
cibo di Verità. Con acuta conoscenza della realtà umana,
sant'Agostino ha messo in evidenza come l'uomo si muova spontaneamente, e non
per costrizione, quando si trova in relazione con ciò che lo attrae e
suscita in lui desiderio. Domandandosi, allora, che cosa possa
ultimamente muovere l'uomo nell'intimo, il santo Vescovo esclama: « Che cosa
desidera l'anima più ardentemente della verità? » (2). Ogni
uomo, infatti, porta in sé l'insopprimibile desiderio della verità,
ultima e definitiva. Per questo, il Signore Gesù, « via, verità
e vita » (Gv 14,6), si rivolge al cuore anelante dell'uomo, che si
sente pellegrino e assetato, al cuore che sospira verso la fonte della vita,
al cuore mendicante della Verità. Gesù Cristo, infatti,
è la Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo. « Gesù
è la stella polare della libertà umana: senza di Lui essa perde
il suo orientamento, poiché senza la conoscenza della verità la
libertà si snatura, si isola e si riduce a sterile arbitrio. Con Lui,
la libertà si ritrova ».(3) Nel sacramento dell'Eucaristia Gesù
ci mostra in particolare la verità dell'amore, che è la
stessa essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa
ogni uomo e tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che
trova nell'Eucaristia il suo centro vitale, si impegna costantemente ad
annunciare a tutti, opportune importune (cfr 2 Tm 4,2), che Dio
è amore.(4) Proprio perché Cristo si è fatto per noi cibo di
Verità, la Chiesa si rivolge all'uomo, invitandolo ad accogliere
liberamente il dono di Dio. Lo
sviluppo del rito eucaristico 3.
Guardando alla storia bimillenaria della Chiesa di Dio, guidata dalla
sapiente azione dello Spirito Santo, ammiriamo, pieni di gratitudine, lo
sviluppo, ordinato nel tempo, delle forme rituali in cui facciamo memoria
dell'evento della nostra salvezza. Dalle molteplici forme dei primi secoli,
che ancora splendono nei riti delle antiche Chiese di Oriente, fino alla
diffusione del rito romano; dalle chiare indicazioni del Concilio di Trento e
del Messale di san Pio V fino al rinnovamento liturgico voluto dal Concilio
Vaticano II: in ogni tappa della storia della Chiesa la Celebrazione
eucaristica, quale fonte e culmine della sua vita e missione, risplende nel
rito liturgico in tutta la sua multiforme ricchezza. La XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
svoltasi dal 2 al 23 ottobre Il
Sinodo dei Vescovi e l'Anno dell'Eucaristia 4.
È necessario inoltre sottolineare il rapporto del recente Sinodo dei
Vescovi sull'Eucaristia con quanto è accaduto negli ultimi anni nella
vita della Chiesa. Innanzitutto, dobbiamo ricollegarci idealmente al Grande
Giubileo del 2000, con il quale il mio amato Predecessore, il servo di Dio
Giovanni Paolo II, ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio cristiano.
L'Anno Giubilare è stato indubbiamente caratterizzato in senso fortemente eucaristico. Non si può poi dimenticare
che il Sinodo dei Vescovi è stato preceduto, ed in un certo senso
anche preparato, dall'Anno dell'Eucaristia, voluto con grande
lungimiranza da Giovanni Paolo II per tutta la Chiesa. Tale periodo, iniziato
con il Congresso Eucaristico Internazionale a Guadalajara
nell'ottobre 2004, si è concluso il 23 Ottobre 2005, al termine della XI Assemblea
Sinodale, con la canonizzazione di cinque Beati, che si sono particolarmente
distinti per la pietà eucaristica: il Vescovo Józef Bilczewski, i
presbiteri Gaetano Catanoso, Zygmunt Gorazdowski e Alberto Hurtado Cruchaga,
e il religioso cappuccino Felice da Nicosia. Grazie agli insegnamenti
proposti da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Mane nobiscum Domine (7) e ai preziosi
suggerimenti della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti,(8) sono state numerose le iniziative che
le diocesi e le diverse realtà ecclesiali hanno intrapreso per
risvegliare ed accrescere nei credenti la fede eucaristica, per migliorare la
cura delle celebrazioni e promuovere l'adorazione eucaristica, per
incoraggiare una fattiva solidarietà che partendo dall'Eucaristia
raggiungesse i bisognosi. Infine, è necessario menzionare l'importanza
dell'ultima Enciclica del mio venerato Predecessore, Ecclesia de Eucharistia (9), con la
quale egli ci ha lasciato un sicuro riferimento magisteriale sulla
dottrina eucaristica e un'ultima testimonianza circa il posto centrale che
questo divino Sacramento occupava nella sua esistenza. Scopo
della presente Esortazione 5.
Questa Esortazione apostolica postsinodale ha lo scopo di riprendere la
multiforme ricchezza di riflessioni e proposte emerse nella recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
– a partire dai Lineamenta fino alle Propositiones,
passando attraverso l'Instrumentum laboris, le Relationes
ante et post disceptationem, gli interventi dei Padri sinodali, degli
auditores e dei delegati fraterni –, nell'intento di esplicitare alcune
fondamentali linee di impegno, volte a destare nella Chiesa nuovo impulso e
fervore eucaristico. Consapevoli del vasto patrimonio dottrinale e
disciplinare accumulato nel corso dei secoli intorno a questo Sacramento,(10) nel presente documento desidero soprattutto
raccomandare, accogliendo il voto dei Padri sinodali,(11) che il popolo
cristiano approfondisca la relazione tra il Mistero eucaristico, l'azione
liturgica e il nuovo culto spirituale derivante dall'Eucaristia,
quale sacramento della carità. In questa prospettiva intendo
porre la presente Esortazione in relazione con la mia prima Lettera enciclica
Deus caritas est, nella quale ho parlato
più volte del sacramento dell'Eucaristia per sottolineare il suo
rapporto con l'amore cristiano, sia in riferimento a
Dio che al prossimo: « Il Dio incarnato ci attrae tutti a sé. Da ciò
si comprende come agape sia ora diventata anche un nome
dell'Eucaristia: in essa l'agape di Dio viene
a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi
» (12). EUCARISTIA, MISTERO DA CREDERE « Questa è l'opera di Dio:
credere in colui La
fede eucaristica della Chiesa 6. «
Mistero della fede! ». Con questa espressione pronunciata immediatamente
dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama il mistero
celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale
del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una
realtà che supera ogni comprensione umana. In effetti, l'Eucaristia
è per eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la
somma della nostra fede ».(13) La fede della Chiesa
è essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in modo particolare
alla mensa dell'Eucaristia. La fede e i Sacramenti sono due aspetti
complementari della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio della Parola di
Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro di grazia col Signore
risorto che si realizza nei Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica la fede ».(14) Per questo, il
Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita ecclesiale; « grazie
all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo! ».(15) Quanto più
viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda
è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta
adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli. Di
ciò è testimone la stessa storia della Chiesa. Ogni grande
riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella
presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo. Santissima Trinità ed Eucaristia Il
pane disceso dal cielo 7.
La prima realtà della fede eucaristica è il mistero stesso di
Dio, amore trinitario. Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo
un'espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma
abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il
mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui
» (Gv 3,16-17). Queste parole mostrano la radice ultima del dono di
Dio. Gesù nell'Eucaristia dà non « qualche cosa » ma se stesso;
egli offre il suo corpo e versa il suo sangue. In
tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte
originaria di questo amore. Egli è l'eterno Figlio dato per noi dal
Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la
moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi
interlocutori che lo avevano seguito fino alla
sinagoga di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo,
quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà
la vita al mondo » (Gv 6,32-33), ed arriva ad identificare se stesso,
la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo,
disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita
del mondo » (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come il
pane della vita, che l'eterno Padre dona agli uomini. Dono
gratuito della Santissima Trinità 8.
Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia della
salvezza (cfr Ef 1,10; 3,8-11). In essa il Deus
Trinitas, che in se stesso è amore (cfr 1 Gv 4,7-8), si
coinvolge pienamente con la nostra condizione umana. Nel pane e nel vino,
sotto le cui apparenze Cristo si dona a noi nella cena pasquale (cfr Lc 22,14-20;
1 Cor 11,23- 26), è l'intera vita divina che ci raggiunge e si
partecipa a noi nella forma del Sacramento. Dio è comunione perfetta
di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Già nella
creazione l'uomo è chiamato a condividere in qualche misura il soffio
vitale di Dio (cfr Gn 2,7). Ma è in Cristo morto e risorto e
nell'effusione dello Spirito Santo, dato senza misura (cfr Gv 3,34),
che siamo resi partecipi dell'intimità divina.(16) Gesù Cristo,
dunque, che « con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a
Dio » (Eb 9,14), nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita
divina. Si tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto
alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa accoglie,
celebra, adora questo dono in fedele obbedienza. Il « mistero della fede »
è mistero di amore trinitario, al quale siamo
per grazia chiamati a partecipare. Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con
sant'Agostino « Se vedi la carità, vedi la Trinità ».(17) Eucaristia:
Gesù vero Agnello immolato La
nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello 9.
La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a
compimento nel Mistero pasquale. Dall'alto della croce, dalla quale attira
tutti a sé (cfr Gv 12,32), prima di « consegnare lo Spirito », Egli
dice: « Tutto è compiuto » (Gv 19,30). Nel mistero della sua
obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce
(cfr Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed eterna alleanza. La
libertà di Dio e la libertà dell'uomo
si sono definitivamente incontrate nella sua carne crocifissa in un patto
indissolubile, valido per sempre. Anche il peccato
dell'uomo è stato espiato una volta per tutte dal Figlio di Dio (cfr Eb
7,27; 1 Gv 2,2; 4,10). Come ho già avuto modo di
affermare, « nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro
se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale ».(18)
Nel Mistero pasquale si è realizzata davvero la nostra liberazione dal
male e dalla morte. Nell'istituzione dell'Eucaristia
Gesù stesso aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza »,
stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28; Mc 14,24; Lc
22,20). Questo scopo ultimo della sua missione era già ben
evidente all'inizio della sua vita pubblica. Infatti, quando sulle rive del
Giordano, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama:
« Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo »
(Gv 1,29). È significativo che la stessa espressione ricorra,
ogni volta che celebriamo la santa Messa, nell'invito del sacerdote ad
accostarsi all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l'agnello
di Dio che toglie i peccati del mondo ». Gesù è il vero
agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per
noi, realizzando così la nuova ed eterna alleanza. L'Eucaristia
contiene in sé questa radicale novità, che si ripropone a noi in ogni
celebrazione.(19) L'istituzione
dell'Eucaristia Figura
transit in veritatem Lo Spirito Santo e l' Eucaristia Gesù
e lo Spirito Santo 12.
Con la sua parola e con il pane ed il vino il Signore stesso ci ha offerto
gli elementi essenziali del culto nuovo. La Chiesa, sua Sposa, è
chiamata a celebrare il convito eucaristico giorno dopo giorno
in memoria di Lui. Essa inscrive così il sacrificio redentore del suo
Sposo nella storia degli uomini e lo rende presente sacramentalmente in tutte
le culture. Questo grande mistero viene celebrato
nelle forme liturgiche che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, sviluppa
nel tempo e nello spazio.(23) A tale proposito è necessario
risvegliare in noi la consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo
Spirito Santo nello sviluppo della forma liturgica e nell'approfondimento dei
divini misteri. Il Paraclito, primo dono ai credenti,(24)
operante già nella creazione (cfr Gn 1,2), è pienamente
presente in tutta l'esistenza del Verbo incarnato: Gesù Cristo,
infatti, è concepito dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo
(cfr Mt 1,18; Lc 1,35); all'inizio della sua missione pubblica,
sulle rive del Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di colomba (cfr
Mt 3,16 e par); in questo stesso Spirito agisce, parla ed esulta
(cfr Lc 10,21); ed è in Lui che egli può offrire se
stesso (cfr Eb 9,14). Nei cosiddetti « discorsi di addio », riportati
da Giovanni, Gesù mette in chiara relazione il dono della sua vita nel
mistero pasquale con il dono dello Spirito ai suoi (cfr Gv 16,7). Una volta risorto, portando nella sua carne i segni della
passione, Egli può effondere lo Spirito (cfr Gv 20,22),
rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione (cfr Gv 20,21).
Sarà poi lo Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a ricordare
loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr Gv 14,26), perché
spetta a Lui, in quanto Spirito di verità (cfr Gv 15,26),
introdurre i discepoli alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13).
Nel racconto degli Atti lo Spirito discende sugli Apostoli radunati in
preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste (cfr 2,1-4), e li anima alla
missione di annunciare a tutti i popoli la buona novella. Pertanto, è
in forza dell'azione dello Spirito che Cristo stesso rimane presente ed
operante nella sua Chiesa, a partire dal suo centro
vitale che è l'Eucaristia. Spirito
Santo e Celebrazione eucaristica Eucaristia
principio causale della Chiesa 14.
Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù coinvolge i fedeli nella sua
stessa « ora »; in tal modo Egli ci mostra il legame che ha voluto tra sé e
noi, tra la sua persona e la Chiesa. Infatti, Cristo stesso nel sacrificio
della croce ha generato la Chiesa come sua sposa e suo
corpo. I Padri della Chiesa hanno lungamente meditato sulla relazione tra
l'origine di Eva dal fianco di Adamo dormiente (cfr Gn 2,21-23) e della nuova Eva, la Chiesa, dal fianco aperto di Cristo,
immerso nel sonno della morte: dal costato trafitto, racconta Giovanni,
uscì sangue ed acqua (cfr Gv 19,34), simbolo dei
sacramenti.(30) Uno sguardo contemplativo « a colui che hanno trafitto » (Gv
19,37) ci porta a considerare il legame causale tra il sacrificio di Cristo,
l'Eucaristia e la Chiesa. La Chiesa, in effetti, « vive dell'Eucaristia ».(31) Poiché in essa si rende presente il sacrificio
redentore di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che « c'è un
influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa ».(32)
L'Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente
come suo corpo. Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia
che edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa l'Eucaristia,(33)
la causalità primaria è quella espressa nella prima formula: la
Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente
nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad
essa nel sacrificio della Croce. La possibilità per la Chiesa di «
fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella donazione che Cristo le ha
fatto di se stesso. Anche qui scopriamo un aspetto convincente della formula
di san Giovanni: « Egli ci ha amati per primo » (1 Gv 4,19).
Così anche noi in ogni celebrazione confessiamo il primato del dono di
Cristo. L'influsso causale dell'Eucaristia all'origine della Chiesa rivela in
definitiva la precedenza non solo cronologica ma anche ontologica del suo
averci amati « per primo ». Egli è per l'eternità colui che ci
ama per primo. Eucaristia
e comunione ecclesiale Sulla
relazione tra Eucaristia e communio aveva già attirato
l'attenzione il servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ecclesia de Eucharistia. Egli ha parlato del memoriale
di Cristo come della « suprema manifestazione sacramentale della comunione
nella Chiesa ».(36) L'unità della comunione ecclesiale si rivela
concretamente nelle comunità cristiane e si rinnova nell'atto
eucaristico che le unisce e le differenzia in Chiese particolari, « in
quibus et ex quibus una et unica Ecclesia catholica
exsistit ».(37) Proprio la realtà dell'unica Eucaristia che viene
celebrata in ogni Diocesi intorno al proprio Vescovo ci fa comprendere come
le stesse Chiese particolari sussistano in e ex Ecclesia.
Infatti, « l'unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del
Signore implica l'unicità del suo Corpo mistico, che è la
Chiesa una ed indivisibile. Dal centro eucaristico sorge la necessaria
apertura di ogni comunità celebrante, di ogni Chiesa particolare:
attratta tra le braccia aperte del Signore, essa viene
inserita nel suo Corpo, unico ed indiviso ».(38) Per questo motivo nella
celebrazione dell'Eucaristia, ogni fedele si trova nella sua Chiesa,
cioè nella Chiesa di Cristo. In questa prospettiva eucaristica,
adeguatamente compresa, la comunione ecclesiale si rivela realtà per
natura sua cattolica.(39) Sottolineare questa radice eucaristica della
comunione ecclesiale può contribuire efficacemente anche al dialogo
ecumenico con le Chiese e con le Comunità ecclesiali non in piena
comunione con la Sede di Pietro. Infatti, l'Eucaristia stabilisce obiettivamente
un forte legame di unità tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, che hanno conservato la genuina e
integra natura del mistero dell'Eucaristia. Al tempo stesso, il rilievo dato
al carattere ecclesiale dell'Eucaristia può diventare elemento
privilegiato nel dialogo anche con le Comunità nate dalla Riforma.(40) Sacramentalità
della Chiesa 16.
Il Concilio Vaticano II ha ricordato che « tutti
i Sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere
d'apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia
è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo
stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne
vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini, i
quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire
assieme a Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create ».(41)
Questa relazione intima dell'Eucaristia con tutti gli altri Sacramenti e con
l'esistenza cristiana è compresa nella sua radice quando si contempla
il mistero della Chiesa stessa come sacramento.(42) A questo proposito il Concilio Vaticano II ha affermato che « la
Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e
lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il
genere umano ».(43) Essa, in quanto « popolo – come dice san Cipriano –
adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo »,(44)
è sacramento della comunione trinitaria. Il
fatto che la Chiesa sia « sacramento universale di salvezza »(45) mostra come
l'« economia » sacramentale determini ultimamente il modo in cui Cristo,
unico Salvatore, mediante lo Spirito raggiunge la nostra esistenza nella
specificità delle sue circostanze. La Chiesa si riceve e
insieme si esprime nei sette Sacramenti, attraverso i quali la grazia
di Dio influenza concretamente l'esistenza dei fedeli affinché tutta la vita,
redenta da Cristo, diventi culto gradito a Dio. In questa prospettiva
desidero qui sottolineare alcuni elementi, messi in evidenza dai Padri
sinodali, che possono aiutare a cogliere la relazione di tutti i Sacramenti
con il Mistero eucaristico. I.
Eucaristia e iniziazione cristiana Eucaristia,
pienezza dell'iniziazione cristiana 17.
Se davvero l'Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa, ne consegue innanzitutto che il cammino di iniziazione
cristiana ha come suo punto di riferimento la possibilità di accedere
a tale sacramento. A questo proposito, come hanno detto i Padri sinodali,
dobbiamo chiederci se nelle nostre comunità cristiane sia sufficientemente
percepito lo stretto legame tra Battesimo, Confermazione ed Eucaristia.(46)
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che veniamo battezzati e cresimati in
ordine all'Eucaristia. Tale dato implica l'impegno di favorire nella prassi
pastorale una comprensione più unitaria del percorso di iniziazione
cristiana. Il sacramento del Battesimo, con il quale siamo resi conformi a
Cristo,(47) incorporati nella Chiesa e resi figli di
Dio, costituisce la porta di accesso a tutti i Sacramenti. Con esso veniamo inseriti nell'unico Corpo di Cristo (cfr 1
Cor 12,13), popolo sacerdotale. Tuttavia è la partecipazione al
Sacrificio eucaristico a perfezionare in noi quanto ci è donato nel
Battesimo. Anche i doni dello Spirito sono dati per l'edificazione del Corpo
di Cristo (1 Cor 12) e per la maggiore testimonianza evangelica nel
mondo.(48) Pertanto la santissima Eucaristia porta a pienezza l'iniziazione
cristiana e si pone come centro e fine di tutta la vita sacramentale.(49) L'ordine
dei Sacramenti dell'iniziazione Iniziazione,
comunità ecclesiale e famiglia 19.
Occorre tenere sempre presente che l'intera iniziazione cristiana è
cammino di conversione da compiere con l'aiuto di Dio ed in costante
riferimento alla comunità ecclesiale, sia quando è l'adulto a
chiedere di entrare nella Chiesa, come avviene nei luoghi di prima
evangelizzazione e in tante zone secolarizzate, oppure quando i genitori
chiedono i Sacramenti per i loro figli. A questo proposito, desidero portare
l'attenzione soprattutto sul rapporto tra iniziazione cristiana e famiglia.
Nell'opera pastorale si deve associare sempre la famiglia cristiana
all'itinerario di iniziazione. Ricevere il Battesimo, la Cresima ed accostarsi
per la prima volta all'Eucaristia sono momenti decisivi non solo per la
persona che li riceve ma anche per l'intera famiglia, la quale deve essere
sostenuta nel suo compito educativo dalla comunità ecclesiale, nelle
sue varie componenti.(53) Qui vorrei sottolineare la rilevanza della prima
Comunione. In tantissimi fedeli questo giorno rimane
giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui, seppur
ancora in modo iniziale, si è percepita l'importanza dell'incontro
personale con Gesù. La pastorale parrocchiale deve valorizzare
adeguatamente questa occasione così significativa. II.
Eucaristia e sacramento della Riconciliazione Loro
nesso intrinseco 20.
Giustamente, i Padri sinodali hanno affermato che l'amore all'Eucaristia
porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della
Riconciliazione (54). A causa del legame tra questi sacramenti, un'autentica
catechesi riguardo al senso dell'Eucaristia non può essere disgiunta
dalla proposta di un cammino penitenziale (cfr 1 Cor 11,27-29). Certo,
constatiamo come nel nostro tempo i fedeli si trovino
immersi in una cultura che tende a cancellare il senso del peccato (55),
favorendo un atteggiamento superficiale, che porta a dimenticare la
necessità di essere in grazia di Dio per accostarsi degnamente alla
comunione sacramentale (56). In realtà, perdere la coscienza del
peccato comporta sempre anche una certa superficialità nell'intendere
l'amore stesso di Dio. Giova molto ai fedeli richiamare quegli elementi che,
all'interno del rito della santa Messa, esplicitano la coscienza del proprio
peccato e, contemporaneamente, della misericordia di Dio (57). Inoltre, la
relazione tra Eucaristia e Riconciliazione ci ricorda che il peccato non
è mai una realtà esclusivamente individuale; esso comporta
sempre anche una ferita all'interno della comunione ecclesiale, nella quale
siamo inseriti grazie al Battesimo. Per questo la Riconciliazione, come
dicevano i Padri della Chiesa, è laboriosus quidam baptismus,(58) sottolineando in tal modo che l'esito del cammino di
conversione è anche il ristabilimento della piena comunione
ecclesiale, che si esprime nel riaccostarsi all'Eucaristia.(59) Alcune
attenzioni pastorali 21.
Il Sinodo ha ricordato che è compito pastorale del Vescovo promuovere
nella propria Diocesi un deciso recupero della pedagogia della conversione
che nasce dalla Eucaristia e favorire tra i fedeli la confessione frequente.
Tutti i sacerdoti si dedichino con generosità, impegno e competenza
all'amministrazione del sacramento della Riconciliazione.(60) A questo
proposito si deve fare attenzione a che i confessionali nelle nostre chiese siano ben visibili ed espressivi del significato di questo
Sacramento. Chiedo ai Pastori di vigilare attentamente sulla celebrazione del
sacramento della Riconciliazione, limitando la prassi dell'assoluzione
generale esclusivamente ai casi previsti,(61)
essendo solo quella personale la forma ordinaria.(62) Di fronte alla
necessità di riscoprire il perdono sacramentale, in tutte le Diocesi
vi sia sempre il Penitenziere.(63) Infine, alla nuova presa di
coscienza della relazione tra Eucaristia e Riconciliazione può essere
di valido aiuto una equilibrata ed approfondita prassi dell'indulgenza,
lucrata per sé o per i defunti. Con essa si ottiene
« la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa ».(64) L'uso
delle indulgenze ci aiuta a comprendere che con le nostre sole forze non
saremmo capaci di riparare al male compiuto e che i peccati di ciascuno
recano danno a tutta la comunità; inoltre, la pratica dell'indulgenza,
implicando oltre alla dottrina degli infiniti meriti di Cristo anche quella
della comunione dei santi, ci dice « quanto intimamente siamo uniti in Cristo
gli uni con gli altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa
giovare agli altri ».(65) Poiché la sua stessa forma prevede, tra le
condizioni, l'accostarsi alla confessione e alla comunione sacramentale, la
sua pratica può sostenere efficacemente i fedeli nel cammino di
conversione e nella scoperta della centralità dell'Eucaristia nella
vita cristiana. III.
Eucaristia e Unzione degli infermi 22. Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a curare gli
infermi (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per
loro uno specifico sacramento: l'Unzione degli infermi.(66) La Lettera di
Giacomo ci attesta la presenza di questo gesto sacramentale già
nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16). Se l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la morte di Cristo siano state
trasformate in amore, l'Unzione degli infermi, da parte sua, associa il
sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di sé per la salvezza di tutti,
così che anch'egli possa, nel mistero della comunione dei santi,
partecipare alla redenzione del mondo. La relazione tra
questi Sacramenti si manifesta, inoltre, di fronte all'aggravarsi della
malattia: « A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre,
oltre all'Unzione degli infermi, l'Eucaristia come viatico ».(67) Nel
passaggio al Padre, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si manifesta
come seme di vita eterna e potenza di risurrezione: « Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo
giorno » (Gv 6,54). Poiché il Santo Viatico schiude all'infermo
la pienezza del mistero pasquale, è necessario assicurarne la
pratica.(68) L'attenzione e la cura pastorale verso coloro che si trovano
nella malattia ridonda sicuramente a vantaggio spirituale di tutta la
comunità, sapendo che quanto avremo fatto al più piccolo lo avremo fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40). IV.
Eucaristia e sacramento dell'Ordine In
persona Christi capitis 23.
Il nesso intrinseco fra Eucaristia e sacramento dell'Ordine risulta dalle
parole stesse di Gesù nel Cenacolo: « Fate questo in memoria di me » (Lc
22,19). Gesù, infatti, alla vigilia della sua morte, ha istituito
l'Eucaristia e fondato allo stesso tempo il sacerdozio della Nuova
Alleanza. Egli è sacerdote, vittima ed
altare: mediatore tra Dio Padre ed il popolo (cfr Eb 5,5-10), vittima
di espiazione (cfr 1 Gv 2,2; 4,10) che offre se stessa sull'altare
della croce. Nessuno può dire « questo è il mio corpo » e «
questo è il calice del mio sangue » se non nel nome e nella persona di
Cristo, unico sommo sacerdote della nuova ed eterna Alleanza (cfr Eb
8-9). Il Sinodo dei Vescovi già in altre assemblee aveva messo a tema
il Sacerdozio ordinato, sia per quanto riguarda l'identità del
ministero(69) sia per la formazione dei candidati.(70) In questa circostanza,
alla luce del dialogo avvenuto all'interno dell'ultima Assemblea sinodale, mi
preme richiamare alcuni valori relativi al rapporto tra Sacramento
eucaristico e Ordine. Innanzitutto è necessario ribadire che il legame
tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio nella
Messa presieduta dal Vescovo o dal presbitero in persona di Cristo capo. La
dottrina della Chiesa fa dell'ordinazione sacerdotale la condizione
imprescindibile per la celebrazione valida dell'Eucaristia.(71) Infatti, «
nel servizio ecclesiale del ministro ordinato è Cristo stesso che è
presente alla sua Chiesa, in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo
gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore ».(72) Certamente il
ministro ordinato « agisce anche a nome di tutta la
Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della Chiesa e soprattutto quando
offre il sacrificio eucaristico ».(73) È necessario, pertanto, che i
sacerdoti abbiano coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere
in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo.
Contraddice l'identità sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come protagonisti dell'azione liturgica. Il
sacerdote è più che mai servo e deve impegnarsi continuamente
ad essere segno che, come strumento docile nelle mani di Cristo, rimanda a
Lui. Ciò si esprime particolarmente nell'umiltà con la quale il
sacerdote guida l'azione liturgica, in obbedienza al rito, corrispondendovi
con il cuore e la mente, evitando tutto ciò che possa dare la
sensazione di un proprio inopportuno protagonismo. Raccomando, pertanto, al
clero di approfondire sempre la coscienza del proprio ministero eucaristico
come umile servizio a Cristo e alla sua Chiesa. Il sacerdozio, come diceva
sant'Agostino, è amoris officium,(74)
è l'ufficio del buon pastore, che offre la vita per le pecore (cfr
Gv 10,14-15). Eucaristia
e celibato sacerdotale 24.
I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il sacerdozio ministeriale
richiede, attraverso l'Ordinazione, la piena configurazione a Cristo. Pur nel
rispetto della differente prassi e tradizione orientale, è necessario
ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto giustamente una ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla
prassi orientale di scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel
celibato e che tiene in grande onore la scelta del celibato operata da
numerosi presbiteri. In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare
espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l'offerta esclusiva di se
stesso per il Regno di Dio.(75) Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in
eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello
stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per
cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito.
Pertanto, non è sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in
termini meramente funzionali. In realtà, esso rappresenta una speciale
conformazione allo stile di vita di Cristo stesso. Tale scelta è
innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo
che dà la vita per la sua Sposa. In unità con la grande
tradizione ecclesiale, con il Concilio Vaticano II (76) e con i Sommi Pontefici miei predecessori (77), ribadisco la
bellezza e l'importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come
segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa e al
Regno di Dio, e ne confermo quindi l'obbligatorietà per la tradizione
latina. Il celibato sacerdotale vissuto con maturità, letizia e
dedizione è una grandissima benedizione per la Chiesa e per la stessa
società. Scarsità
di clero e pastorale vocazionale Gratitudine
e speranza 26.
Infine, è necessario avere maggiore fede e speranza nella iniziativa
divina. Anche se in alcune regioni si registra scarsità di clero, non
deve mai venire meno la fiducia che Cristo continui a suscitare uomini, i
quali, abbandonata ogni altra occupazione, si dedichino totalmente alla
celebrazione dei sacri misteri, alla predicazione del Vangelo e al ministero
pastorale. In questa circostanza desidero dare voce alla gratitudine della
Chiesa intera per tutti i Vescovi e i presbiteri, che svolgono con fedele
dedizione ed impegno la propria missione. Naturalmente il ringraziamento
della Chiesa va anche ai diaconi, cui sono imposte le mani « non per il
sacerdozio ma per il servizio ».(81) Come ha raccomandato l'Assemblea del
Sinodo, uno speciale grazie rivolgo ai presbiteri fidei donum, che con
competenza e generosa dedizione edificano la comunità annunciandole la
Parola di Dio e spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie nel
servizio alla missione della Chiesa.(82) Occorre ringraziare Dio per i tanti
sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio della vita per servire
Cristo. In essi si rivela con l'eloquenza dei fatti
che cosa significhi essere sacerdote sino in fondo. Si tratta di
testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a seguire a loro
volta Cristo ed a spendere la loro vita per gli altri, trovando proprio
così la vita vera. V.
Eucaristia e Matrimonio Eucaristia,
sacramento sponsale Eucaristia
e unicità del matrimonio 28.
È propriamente alla luce di questa relazione intrinseca tra
matrimonio, famiglia ed Eucaristia che è possibile considerare alcuni
problemi pastorali. Il legame fedele, indissolubile ed esclusivo che unisce
Cristo e la Chiesa, e che trova espressione sacramentale nell'Eucaristia, si
incontra con il dato antropologico originario per cui
l'uomo deve essere unito in modo definitivo ad una sola donna e viceversa
(cfr Gn 2,24; Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il
Sinodo dei Vescovi ha affrontato il tema della prassi pastorale nei confronti
di chi incontra l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in cui è
praticata la poligamia. Coloro che si trovano in una tale situazione e che si
aprono alla fede cristiana devono essere aiutati ad integrare il loro
progetto umano nella novità radicale di Cristo. Nel percorso di
catecumenato, Cristo li raggiunge nella loro condizione specifica e li chiama
alla piena verità dell'amore passando attraverso le rinunce
necessarie, in vista della comunione ecclesiale perfetta. La Chiesa li
accompagna con una pastorale piena di dolcezza e insieme di fermezza,(90) soprattutto mostrando loro la luce che dai misteri
cristiani si riverbera sulla natura e sugli affetti umani. Eucaristia
e indissolubilità del matrimonio 29.
Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità dell'amore di Dio in Cristo
per la sua Chiesa, si comprende perché essa implichi, in relazione al
sacramento del Matrimonio, quella indissolubilità alla quale ogni vero
amore non può che anelare.(91) Più che giustificata quindi
l'attenzione pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in
cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del
Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un
problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno contesto
sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici. I
Pastori, per amore della verità, sono obbligati a discernere bene le
diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli
coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa,
fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai
Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono
quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed
attuata nell'Eucaristia. I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro
situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale
attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile
cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza
ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione
eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il
dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la
dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno
educativo verso i figli. Là
dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio
sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per
verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del
diritto canonico,(93) la presenza sul territorio dei
tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e
pronta attività.(94) Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero
sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali
ecclesiastici. Ricordo che « è un obbligo grave quello di rendere
l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino
ai fedeli ».(95) È necessario, tuttavia, evitare di intendere la
preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col diritto. Si
deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale punto d'incontro tra
diritto e pastorale è l'amore per la verità: questa infatti non è mai astratta, ma « si integra
nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele ».(96) Infine, là
dove non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si
danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile,
la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro relazione
secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella;
così potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni
previste dalla provata prassi ecclesiale. Tale cammino, perché sia possibile
e porti frutti, deve essere sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate
iniziative ecclesiali, evitando, in ogni caso, di benedire queste relazioni,
perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del Matrimonio.(97) Data
la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti
Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale
nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni
circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento del
Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che
impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere
responsabilità che non sapranno poi onorare.(98) Troppo grande
è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal
matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per
non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e
famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni
possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla
convivenza umana come tale. Eucaristia:
dono all'uomo in cammino 30.
Se è vero che i Sacramenti sono una realtà che appartiene alla
Chiesa pellegrinante nel tempo(99) verso la piena manifestazione della
vittoria di Cristo risorto, è tuttavia altrettanto vero che,
specialmente nella liturgia eucaristica, ci è dato di pregustare il
compimento escatologico verso cui ogni uomo e tutta la creazione sono in
cammino (cfr Rm 8,19 ss.). L'uomo è creato per la
felicità vera ed eterna, che solo l'amore di Dio può dare. Ma la
nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse possibile
già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del resto,
ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di essere
orientato verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in realtà,
è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si
rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica.
Così, pur essendo noi ancora « stranieri e pellegrini
» ( Il
banchetto escatologico 31.
Riflettendo su questo mistero, possiamo dire che con la sua venuta
Gesù si è posto in rapporto con l'attesa presente nel popolo di
Israele, nell'intera umanità ed in fondo nella stessa creazione. Con
il dono di se stesso, Egli ha obiettivamente inaugurato il tempo
escatologico. Cristo è venuto per chiamare a
raccolta il Popolo di Dio disperso (cfr Gv 11,52), manifestando
chiaramente l'intenzione di radunare la comunità dell'alleanza, per
portare a compimento le promesse di Dio fatte agli antichi padri (cfr Ger 23,3;
31,10; Lc 1,55.70). Nella chiamata dei Dodici, da porre in relazione
con le dodici tribù di Israele, e nel mandato loro affidato
nell'Ultima Cena, prima della sua Passione redentrice, di celebrare il suo
memoriale, Gesù ha mostrato di voler trasferire all'intera
comunità da Lui fondata il compito di essere, nella storia, segno e
strumento del raduno escatologico, in Lui iniziato. Pertanto, in ogni
Celebrazione eucaristica si realizza sacramentalmente il radunarsi
escatologico del Popolo di Dio. Il banchetto eucaristico è per noi
reale anticipazione del banchetto finale, preannunziato dai Profeti (cfr
Is 25,6-9) e descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze dell'Agnello
» (Ap 19,7.9), da celebrarsi nella gioia della comunione dei
santi.(100) Preghiera
per i defunti 32.
La Celebrazione eucaristica, nella quale annunciamo la morte del Signore,
proclamiamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua
venuta, è pegno della gloria futura in cui anche i nostri corpi
saranno glorificati. Celebrando il Memoriale della nostra salvezza si
rafforza in noi la speranza della risurrezione della carne e della
possibilità di incontrare di nuovo, faccia a
faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede. In questo
orizzonte, insieme ai Padri sinodali, vorrei ricordare a tutti i fedeli
l'importanza della preghiera di suffragio per i defunti, in particolare della
celebrazione di sante Messe per loro,(101) affinché,
purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. Riscoprendo la
dimensione escatologica insita nell'Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo
così sostenuti nel nostro cammino e confortati nella speranza della
gloria (cfr Rm 5,2; Tt 2,13). L'Eucaristia e la Vergine Maria 33.
Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli Sacramenti, e dal significato
escatologico dei santi Misteri emerge nel suo insieme il profilo
dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in ogni istante culto
spirituale, offerta di se stessa gradita a Dio. E se è vero che noi
tutti siamo ancora in cammino verso il pieno compimento della nostra
speranza, questo non toglie che si possa già ora con gratitudine
riconoscere che quanto Dio ci ha donato trova perfetta realizzazione nella
Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra: la sua
Assunzione al cielo in corpo ed anima è per noi segno di sicura
speranza, in quanto indica a noi, pellegrini nel tempo, quella meta
escatologica che il sacramento dell'Eucaristia ci fa fin d'ora pregustare. In
Maria Santissima vediamo perfettamente attuata anche la modalità
sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge nella sua iniziativa salvifica
la creatura umana. Dall'Annunciazione alla Pentecoste, Maria di Nazareth
appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile
alla volontà di Dio. La sua Immacolata Concezione si rivela
propriamente nella docilità incondizionata alla Parola divina. La fede
obbediente è la forma che la sua vita assume in ogni istante di fronte
all'azione di Dio. Vergine in ascolto, ella vive in piena
sintonia con la volontà divina; serba nel suo cuore le parole che le
vengono da Dio e, componendole come in un mosaico, impara a comprenderle
più a fondo (cfr Lc 2,19.51); Maria è la grande Credente
che, piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla sua
volontà.(102) Tale mistero si intensifica fino ad arrivare al pieno
coinvolgimento nella missione redentrice di Gesù. Come ha
affermato il Concilio Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella
pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio
sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv
19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo
materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della
vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in
croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo
figlio ».(103) Dall'Annunciazione fino alla Croce, Maria è colei che
accoglie la Parola fattasi carne in lei e giunta fino ad ammutolire nel
silenzio della morte. È lei, infine, che riceve nelle sue braccia il
corpo donato, ormai esanime, di Colui che davvero ha amato i suoi « sino alla
fine » (Gv 13,1). Per
questo, ogni volta che nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al Corpo e al
Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente, ha
accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo. Giustamente i Padri
sinodali hanno affermato che « Maria inaugura la partecipazione della Chiesa
al sacrificio del Redentore ».(104) Ella è l'Immacolata che accoglie
incondizionatamente il dono di Dio e, in tal modo, viene
associata all'opera della salvezza. Maria di Nazareth, icona della Chiesa
nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad
accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell'Eucaristia. EUCARISTIA, MISTERO DA CELEBRARE « In verità, in verità
vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, Lex
orandi e lex credendi 34.
Il Sinodo dei Vescovi ha riflettuto molto sulla relazione intrinseca tra fede
eucaristica e celebrazione, mettendo in evidenza il nesso tra lex orandi
e lex credendi e sottolineando il primato dell'azione liturgica.
È necessario vivere l'Eucaristia come mistero della fede
autenticamente celebrato, nella chiara consapevolezza che « l'intellectus
fidei è sempre originariamente in rapporto con l'azione liturgica
della Chiesa ».(105) In questo ambito, la riflessione teologica non
può mai prescindere dall'ordine sacramentale istituito da Cristo
stesso. Dall'altra parte, l'azione liturgica non può mai essere
considerata genericamente, a prescindere dal mistero della fede. La sorgente
della nostra fede e della liturgia eucaristica, infatti, è il medesimo
evento: il dono che Cristo ha fatto di se stesso nel Mistero pasquale. Bellezza
e liturgia 35.
Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare
nel valore teologico e liturgico della bellezza. La liturgia, infatti, come
del resto la Rivelazione cristiana, ha un intrinseco legame con la bellezza:
è veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero
pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla
comunione. In Gesù, come soleva dire san Bonaventura, contempliamo la
bellezza e il fulgore delle origini.(106) Tale attributo cui facciamo
riferimento non è mero estetismo, ma
modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci
raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e
attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l'amore.(107)
Già nella creazione Dio si lascia intravedere nella bellezza e
nell'armonia del cosmo (cfr Sap 13,5; Rm 1,19-20). Nell'Antico Testamento poi troviamo ampi segni del fulgore della
potenza di Dio, che si manifesta con la sua gloria attraverso i prodigi
operati in mezzo al popolo eletto (cfr Es 14; 16,10; 24,12-18; Nm
14,20-23). Nel Nuovo Testamento si compie definitivamente questa
epifania di bellezza nella rivelazione di Dio in Gesù Cristo: (108)
Egli è la piena manifestazione della gloria divina. Nella
glorificazione del Figlio risplende e si comunica la gloria del Padre (cfr
Gv 1,14; 8,54; 12,28; 17,1). Tuttavia, questa bellezza non
è una semplice armonia di forme; « il più bello tra i figli
dell'uomo » (Sal 45 [44],3) è anche
misteriosamente colui che « non ha apparenza né bellezza per attirare i
nostri sguardi » (Is 53,2). Gesù Cristo ci mostra come la
verità dell'amore sa trasfigurare anche l'oscuro mistero della morte
nella luce irradiante della risurrezione. Qui il fulgore della gloria di Dio
supera ogni bellezza intramondana. La vera bellezza è l'amore di Dio
che si è definitivamente a noi rivelato nel Mistero pasquale. La
bellezza della liturgia è parte di questo mistero; essa è
espressione altissima della gloria di Dio e costituisce, in un certo senso,
un affacciarsi del Cielo sulla terra. Il memoriale del sacrificio redentore
porta in se stesso i tratti di quella bellezza di Gesù di cui Pietro, Giacomo e Giovanni ci hanno dato
testimonianza, quando il Maestro, in cammino verso Gerusalemme, volle
trasfigurarsi davanti a loro (cfr Mc 9,2). La bellezza, pertanto, non
è un fattore decorativo dell'azione liturgica; ne è piuttosto
elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua
rivelazione. Tutto ciò deve renderci consapevoli di quale attenzione
si debba avere perché l'azione liturgica risplenda
secondo la sua natura propria. La Celebrazione eucaristica
opera del « Christus totus » Christus
totus in capite et in corpore 36.
La bellezza intrinseca della liturgia ha come soggetto proprio il Cristo
risorto e glorificato nello Spirito Santo, che include la Chiesa nel suo
agire.(109) In questa prospettiva è assai suggestivo richiamare alla
mente le parole di sant'Agostino che in modo efficace descrivono questa
dinamica di fede propria dell'Eucaristia. Il grande Santo di Ippona, proprio in riferimento al Mistero eucaristico, mette in rilievo
come Cristo stesso ci assimili a sé: « Quel pane che voi vedete sull'altare,
santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o
meglio quel che il calice contiene, santificato con
le parole di Dio, è sangue di Cristo. Con questi [segni] Cristo
Signore ha voluto affidarci il suo corpo e il suo
sangue, che ha sparso per noi per la remissione dei peccati. Se voi li avete
ricevuti bene, voi stessi siete quel che avete ricevuto ».(110) Pertanto «
non soltanto siamo diventati cristiani, ma siamo diventati Cristo stesso
».(111) Da qui possiamo contemplare la misteriosa azione di Dio che comporta
l'unità profonda tra noi e il Signore Gesù: « Non bisogna
credere infatti che il Cristo sia nel capo senza
essere anche nel corpo, ma egli è tutto intero nel capo e nel corpo
».(112) Eucaristia
e Cristo risorto 37.
Poiché la liturgia eucaristica è essenzialmente actio Dei che
ci coinvolge in Gesù per mezzo dello Spirito, il suo fondamento non
è a disposizione del nostro arbitrio e non può subire il
ricatto delle mode del momento. Anche qui vale l'irrefragabile affermazione
di san Paolo: « Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che
già vi si trova, che è Gesù Cristo » (1 Cor
3,11). È ancora l'Apostolo delle genti ad assicurarci che, in riferimento all'Eucaristia, egli non ci comunica una
sua personale dottrina, ma quello che a sua volta ha ricevuto (cfr 1 Cor 11,23).
La celebrazione dell'Eucaristia implica, infatti, la Tradizione viva. La
Chiesa celebra il Sacrificio eucaristico in obbedienza al comando di Cristo,
a partire dall'esperienza del Risorto e dall'effusione dello Spirito Santo.
Per questo motivo, la comunità cristiana, fin dagli inizi, si riunisce
per la fractio panis nel Giorno del Signore. Il giorno in cui Cristo
è risorto dai morti, la Domenica, è anche il primo giorno della
settimana, quello in cui la tradizione veterotestamentaria vedeva l'inizio
della creazione. Il giorno della creazione è ora diventato il giorno
della « creazione nuova », il giorno della nostra liberazione nel quale
facciamo memoria di Cristo morto e risorto.(113) 38.
Nei lavori sinodali è stata più volte raccomandata la
necessità di superare ogni possibile separazione tra l'ars
celebrandi, cioè l'arte di celebrare rettamente, e la
partecipazione piena, attiva e fruttuosa di tutti i fedeli. In effetti, il
primo modo con cui si favorisce la partecipazione del Popolo di Dio al Rito
sacro è la celebrazione adeguata del Rito stesso. L'ars celebrandi
è la migliore condizione per l'actuosa participatio.(114) L'ars
celebrandi scaturisce dall'obbedienza fedele alle norme liturgiche nella
loro completezza, poiché è proprio questo modo di celebrare ad
assicurare da duemila anni la vita di fede di tutti i credenti, i quali sono
chiamati a vivere la celebrazione in quanto Popolo di Dio, sacerdozio regale,
nazione santa (cfr Il
Vescovo, liturgo per eccellenza 39.
Se è vero che tutto il Popolo di Dio partecipa alla Liturgia
eucaristica, tuttavia in relazione alla corretta ars celebrandi un
compito imprescindibile spetta a coloro che hanno ricevuto il sacramento
dell'Ordine. Vescovi, sacerdoti e diaconi, ciascuno secondo il proprio grado,
devono considerare la celebrazione come loro principale dovere.(116)
Innanzitutto il Vescovo diocesano: egli infatti,
quale « primo dispensatore dei misteri di Dio nella Chiesa particolare a lui
affidata, è la guida, il promotore e il custode di tutta la vita
liturgica ».(117) Tutto ciò è decisivo per la vita della Chiesa
particolare non solo in quanto la comunione con il Vescovo è la
condizione perché ogni celebrazione sul territorio sia legittima, ma anche
perché egli stesso è il liturgo per eccellenza della propria
Chiesa.(118) A lui spetta salvaguardare la concorde unità delle
celebrazioni nella sua Diocesi. Pertanto deve essere « impegno del Vescovo
fare in modo che i presbiteri, i diaconi e i fedeli comprendano sempre
più il senso autentico dei riti e dei testi liturgici e così siano
condotti ad un'attiva e fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia ».(119) In
particolare, esorto a fare quanto è necessario perché le celebrazioni
liturgiche svolte dal Vescovo nella Chiesa cattedrale avvengano nel pieno
rispetto dell'ars celebrandi, in modo che possano essere considerate
come modello da tutte le chiese sparse sul territorio.(120) Il
rispetto dei libri liturgici e della ricchezza dei segni 40.
Sottolineando l'importanza dell'ars celebrandi, si pone in luce di
conseguenza il valore delle norme liturgiche.(121) L'ars celebrandi
deve favorire il senso del sacro e l'utilizzo di quelle forme esteriori che
educano a tale senso, come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti
liturgiche, dell'arredo e del luogo sacro. La celebrazione eucaristica trova
giovamento là dove i sacerdoti e i responsabili della pastorale
liturgica si impegnano a fare conoscere i vigenti libri liturgici e le
relative norme, mettendo in evidenza le grandi ricchezze dell'Ordinamento
Generale del Messale Romano e dell'Ordinamento delle Letture della Messa. Nelle comunità ecclesiali si
dà forse per scontata la loro conoscenza ed il loro
giusto apprezzamento, ma spesso così non è. In realtà,
sono testi in cui sono contenute ricchezze che custodiscono ed esprimono la
fede e il cammino del Popolo di Dio lungo i due millenni della sua storia.
Altrettanto importante per una giusta ars celebrandi è
l'attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia:
parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei
paramenti. La liturgia, in effetti, possiede per sua natura una
varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al
coinvolgimento di tutto l'essere umano. La semplicità dei gesti e la
sobrietà dei segni posti nell'ordine e nei tempi previsti comunicano e
coinvolgono di più che l'artificiosità di aggiunte inopportune.
L'attenzione e l'obbedienza alla struttura propria del rito, mentre esprimono
il riconoscimento del carattere di dono dell'Eucaristia,
manifestano la volontà del ministro di accogliere con docile
gratitudine tale ineffabile dono. Arte
al servizio della celebrazione 41.
Il legame profondo tra la bellezza e la liturgia deve farci considerare con attenzione tutte le espressioni artistiche poste al
servizio della celebrazione.(122) Una componente importante dell'arte sacra
è certamente l'architettura delle chiese,(123) nelle quali deve
risaltare l'unità tra gli elementi propri del presbiterio: altare,
crocifisso, tabernacolo, ambone, sede. A tale proposito si deve tenere
presente che lo scopo dell'architettura sacra è di offrire alla Chiesa
che celebra i misteri della fede, in particolare l'Eucaristia, lo spazio
più adatto all'adeguato svolgimento della sua azione liturgica.(124)
Infatti, la natura del tempio cristiano è definita dall'azione liturgica
stessa, che implica il radunarsi dei fedeli (ecclesia), i quali sono le pietre vive del tempio (cfr Lo
stesso principio vale per tutta l'arte sacra in genere, specialmente la
pittura e la scultura, nelle quali l'iconografia religiosa deve essere
orientata alla mistagogia sacramentale. Un'approfondita conoscenza delle
forme che l'arte sacra ha saputo produrre lungo i secoli può essere di
grande aiuto per coloro che, di fronte a architetti e artisti, hanno la
responsabilità della committenza di opere artistiche legate all'azione
liturgica. Perciò è indispensabile che nella formazione dei
seminaristi e dei sacerdoti sia inclusa, come disciplina importante, la
storia dell'arte con speciale riferimento agli edifici di culto alla luce
delle norme liturgiche. In definitiva, è necessario che in tutto
quello che riguarda l'Eucaristia vi sia gusto per la bellezza. Rispetto e
cura dovranno aversi anche per i paramenti, gli arredi, i vasi sacri,
affinché, collegati in modo organico e ordinato tra loro, alimentino lo
stupore per il mistero di Dio, manifestino l'unità della fede e
rafforzino la devozione.(125) Il
canto liturgico 42.
Nell'ars celebrandi un posto di rilievo viene
occupato dal canto liturgico.(126) A ragione sant'Agostino in un suo famoso
sermone afferma: « L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il cantare
è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un po'
più di attenzione, è espressione di amore
».(127) Il Popolo di Dio radunato per la celebrazione canta le lodi di
Dio. La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare, musica e canti che costituiscono un patrimonio di
fede e di amore che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non
possiamo dire che un canto vale l'altro. A tale proposito, occorre evitare la
generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non rispettosi
del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico, il canto deve
integrarsi nella forma propria della celebrazione.(128) Di conseguenza tutto
– nel testo, nella melodia, nell'esecuzione – deve corrispondere al senso del
mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici.(129) Infine, pur
tenendo conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai
lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai Padri sinodali, che venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano,(130)
in quanto canto proprio della liturgia romana.(131) La struttura della
celebrazione eucaristica 43.
Dopo aver ricordato gli elementi portanti dell'ars celebrandi emersi
nei lavori sinodali, vorrei richiamare l'attenzione più specificamente
su alcune parti della struttura della Celebrazione eucaristica, che nel
nostro tempo necessitano di una particolare cura, al fine di restare fedeli
all'intenzione profonda del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio
Vaticano II, in continuità con tutta la grande tradizione ecclesiale. Unità
intrinseca dell'azione liturgica 44.
Prima di tutto è necessario riflettere sull'unità intrinseca
del rito della santa Messa. Bisogna evitare che, sia nelle catechesi che
nella modalità di celebrazione, si dia adito ad una visione
giustapposta delle due parti del rito. Liturgia della Parola e liturgia eucaristica - oltre ai riti di introduzione e di
conclusione - « sono così strettamente congiunte tra loro da formare
un unico atto di culto ».(132) Infatti, esiste un legame intrinseco tra la
Parola di Dio e l'Eucaristia. Ascoltando la Parola di Dio nasce o si rafforza
la fede (cfr Rm 10,17); nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si
dà a noi come cibo spirituale.(133) Così « dalle due mense
della Parola di Dio e del Corpo di Cristo la Chiesa riceve ed offre ai fedeli
il Pane di vita ».(134) Pertanto, si deve costantemente tener presente che la
Parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, conduce
all'Eucaristia come al suo fine connaturale. La
liturgia della Parola 45.
Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia della Parola sia sempre debitamente
preparata e vissuta. Pertanto, raccomando vivamente che nelle liturgie si
ponga grande attenzione alla proclamazione della Parola di Dio da parte di lettori ben preparati. Non dimentichiamo mai che «
quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo
popolo e Cristo, presente nella sua Parola, annunzia
il Vangelo ».(135) Se le circostanze lo rendono opportuno, si può
pensare a poche parole di introduzione che aiutino i fedeli a prenderne
rinnovata coscienza. La Parola di Dio per essere ben compresa deve essere
ascoltata ed accolta con spirito ecclesiale e nella consapevolezza della sua
unità con il Sacramento eucaristico. Infatti, la Parola che annunciamo
ed ascoltiamo è il Verbo fatto carne (cfr Gv 1,14) ed ha un
intrinseco riferimento alla persona di Cristo e alla modalità
sacramentale della sua permanenza. Cristo non parla nel passato
ma nel nostro presente, come Egli è presente nell'azione
liturgica. In questo orizzonte sacramentale della rivelazione cristiana,(136) la conoscenza e lo studio della Parola di Dio ci
permettono di apprezzare, celebrare e vivere meglio l'Eucaristia. Anche qui
si rivela in tutta la sua verità l'affermazione secondo cui «
l'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo ».(137) A
questo scopo è necessario che i fedeli siano aiutati ad apprezzare i
tesori della Sacra Scrittura presenti nel lezionario attraverso iniziative
pastorali, celebrazioni della Parola e la lettura orante (lectio divina).
Inoltre, non si dimentichi di promuovere le forme di preghiera confermate
dalla tradizione: la Liturgia delle Ore, soprattutto le Lodi, i Vespri, la
Compieta e anche le celebrazioni vigiliari. La preghiera dei Salmi, le
letture bibliche e quelle della grande tradizione presentate nell'Ufficio
divino possono condurre ad un'approfondita esperienza dell'avvenimento di
Cristo e dell'economia della salvezza, che a sua volta può arricchire
la comprensione e la partecipazione alla Celebrazione eucaristica.(138) L'omelia Presentazione
dei doni 47.
I Padri sinodali hanno richiamato l'attenzione anche sulla presentazione dei
doni. Non si tratta semplicemente di un sorta di «
intervallo » tra la liturgia della Parola e quella eucaristica. Ciò
farebbe venir meno, tra l'altro, il senso dell'unico rito composto di due
parti connesse. In questo gesto umile e semplice si manifesta, in
realtà, un significato molto grande: nel pane e nel vino che portiamo all'altare tutta la creazione è assunta da Cristo
Redentore per essere trasformata e presentata al Padre.(144) In questa
prospettiva portiamo all'altare anche tutta la sofferenza e il dolore del
mondo, nella certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo
gesto, per essere vissuto nel suo autentico significato, non ha bisogno di
essere enfatizzato con complicazioni inopportune. Esso permette di
valorizzare l'originaria partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a
compimento l'opera divina in lui e dare in tal modo senso pieno al lavoro
umano, che attraverso la Celebrazione eucaristica viene
unito al sacrificio redentore di Cristo. La
preghiera eucaristica 48.
La preghiera eucaristica è « momento centrale e culminante dell'intera
celebrazione ».(145) La sua importanza merita di essere adeguatamente
sottolineata. Le differenti preghiere eucaristiche contenute nel Messale ci
sono tramandate dalla Tradizione viva della Chiesa e si distinguono per una
ricchezza teologica e spirituale inesauribile. I fedeli devono essere messi
in grado di apprezzarla. L'Ordinamento Generale del Messale Romano ci
aiuta in questo ricordandoci gli elementi fondamentali di ogni preghiera
eucaristica: azione di grazie, acclamazione, epiclesi, racconto
dell'istituzione, consacrazione, anamnesi, offerta, intercessione e
dossologia conclusiva.(146) In particolare, la spiritualità
eucaristica e la riflessione teologica vengono
illuminate se si contempla la profonda unità nell'anafora tra
l'invocazione dello Spirito Santo e il racconto dell'istituzione,(147) in cui
« si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell'Ultima Cena
».(148) Infatti, « la Chiesa implora con speciali invocazioni la potenza
dello Spirito Santo, perché i doni offerti dagli uomini siano consacrati,
cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché la vittima
immacolata, che si riceve nella Comunione, giovi per la salvezza di coloro
che vi parteciperanno ».(149) Scambio
della pace Distribuzione
e ricezione dell'Eucaristia 50.
Un altro momento della celebrazione a cui è
necessario accennare è la distribuzione e la ricezione della santa
Comunione. Chiedo a tutti, in particolare ai ministri ordinati e a coloro
che, adeguatamente preparati, in caso di reale necessità, vengono autorizzati al ministero della distribuzione
dell'Eucaristia, di fare il possibile perché il gesto nella sua
semplicità corrisponda al suo valore di incontro personale con il
Signore Gesù nel Sacramento. Per quanto riguarda le prescrizioni per la
corretta prassi rimando ai documenti recentemente emanati.(151) Tutte le
comunità cristiane si attengano fedelmente alle norme vigenti, vedendo
in esse l'espressione della fede e dell'amore che
tutti dobbiamo avere nei confronti di questo sublime Sacramento. Inoltre, non
venga trascurato il tempo prezioso del
ringraziamento dopo la Comunione: oltre all'esecuzione di un canto opportuno,
assai utile può essere anche il rimanere raccolti in silenzio.(152) A
questo proposito, vorrei richiamare l'attenzione ad un problema pastorale in
cui frequentemente accade di imbattersi nel nostro tempo. Mi riferisco al
fatto che in alcune circostanze, come ad esempio nelle sante Messe celebrate
in occasione di matrimoni, funerali o eventi analoghi, sono presenti alla
celebrazione, oltre ai fedeli praticanti, anche altri che magari da anni non
si accostano all'altare, o forse si trovano in una situazione di vita che non
permette l'accesso ai Sacramenti. Altre volte capita
che siano presenti persone di altre confessioni cristiane o addirittura di
altre religioni. Circostanze simili si verificano anche in chiese che sono
meta di visitatori, soprattutto nelle grandi città d'arte. Si
comprende la necessità che si trovino allora modi brevi ed incisivi
per richiamare tutti al senso della comunione sacramentale e alle condizioni
per la sua ricezione. Laddove vi siano situazioni in cui non sia possibile
garantire la doverosa chiarezza sul significato dell'Eucaristia, si deve
valutare l'opportunità di sostituire la Celebrazione eucaristica con
una celebrazione della Parola di Dio.(153) Il
congedo: « Ite, missa est » 51.
Infine, vorrei soffermarmi su quanto i Padri sinodali hanno detto circa il
saluto di congedo al termine della Celebrazione eucaristica. Dopo la
benedizione, il diacono o il sacerdote congeda il popolo con le parole: Ite,
missa est. In questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra
la Messa celebrata e la missione cristiana nel mondo. Nell'antichità «
missa » significava semplicemente « dimissione ». Tuttavia essa ha
trovato nell'uso cristiano un significato sempre più profondo.
L'espressione « dimissione », in realtà, si trasforma in « missione ».
Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa.
Pertanto, è bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire questa
dimensione costitutiva della vita ecclesiale, traendone spunto dalla
liturgia. In questa prospettiva può essere utile disporre di testi,
opportunamente approvati, per l'orazione sul popolo e la benedizione finale
che esplicitino tale legame.(154) Autentica
partecipazione 52.
Il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente una particolare enfasi sulla
partecipazione attiva, piena e fruttuosa dell'intero Popolo di Dio alla
Celebrazione eucaristica.(155) Certamente, il rinnovamento attuato in questi
anni ha favorito notevoli progressi nella direzione auspicata dai Padri
conciliari. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci il fatto che a volte si
è manifestata qualche incomprensione precisamente circa il senso di
questa partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che con tale
parola non si intende fare riferimento ad una semplice attività
esterna durante la celebrazione. In realtà, l'attiva partecipazione
auspicata dal Concilio deve essere compresa in termini più sostanziali,
a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza
quotidiana. Ancora pienamente valida è la raccomandazione della
Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, che esortava i
fedeli a non assistere alla liturgia eucaristica « come estranei o muti
spettatori », ma a partecipare « all'azione sacra consapevolmente, piamente e
attivamente ».(156) Il Concilio proseguiva sviluppando la riflessione: i
fedeli « formati dalla Parola di Dio, si nutrano alla mensa del Corpo del
Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non
soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire
se stessi, e di giorno in giorno, per mezzo di Cristo Mediatore siano
perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro
».(157) Partecipazione
e ministero sacerdotale 53.
La bellezza e l'armonia dell'azione liturgica trovano una significativa
espressione nell'ordine con cui ciascuno è chiamato a partecipare
attivamente. Ciò comporta il riconoscimento dei diversi ruoli
gerarchici implicati nella celebrazione stessa. È utile ricordare che
la partecipazione attiva ad essa non coincide di per
sé con lo svolgimento di un ministero particolare. Soprattutto non giova alla
causa della partecipazione attiva dei fedeli una confusione che venisse ingenerata dalla incapacità di distinguere,
nella comunione ecclesiale, i diversi compiti spettanti a ciascuno.(158) In
particolare, è necessario che vi sia chiarezza riguardo ai compiti
specifici del sacerdote. Egli è in modo insostituibile, come attesta
la tradizione della Chiesa, colui che presiede l'intera Celebrazione eucaristica,
dal saluto iniziale alla benedizione finale. In forza dell'Ordine sacro
ricevuto, egli rappresenta Gesù Cristo, capo della Chiesa e, nel modo suo proprio, anche la Chiesa stessa.(159) Ogni
celebrazione dell'Eucaristia, infatti, è guidata dal Vescovo, « o
personalmente, o per mezzo dei presbiteri suoi collaboratori ».(160) Egli
è coadiuvato dal diacono, il quale ha nella celebrazione alcuni
compiti specifici: preparare l'altare e prestare servizio al sacerdote,
annunciare il Vangelo, eventualmente tenere l'omelia, proporre ai fedeli le
intenzioni della preghiera universale, distribuire ai fedeli
l'Eucaristia.(161) In relazione a questi ministeri, legati al sacramento
dell'Ordine, si pongono anche altri ministeri per il servizio liturgico,
lodevolmente svolti da religiosi e laici preparati.(162) Celebrazione
eucaristica e inculturazione Condizioni
personali per una « actuosa participatio » 55.
Considerando il tema dell'actuosa participatio dei fedeli al sacro
rito, i Padri sinodali hanno dato rilievo anche alle condizioni personali in
cui ciascuno deve trovarsi per una fruttuosa partecipazione.(168) Una di
queste è certamente lo spirito di costante conversione che deve
caratterizzare la vita di tutti i fedeli. Non ci si può aspettare una
partecipazione attiva alla liturgia eucaristica, se ci si accosta ad essa superficialmente, senza prima interrogarsi sulla
propria vita. Favoriscono tale disposizione interiore, ad esempio, il
raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante prima
dell'inizio della liturgia, il digiuno e, quando necessario, la Confessione
sacramentale. Un cuore riconciliato con Dio abilita alla vera partecipazione.
In particolare, occorre richiamare i fedeli al fatto che un'actuosa
participatio ai santi Misteri non può aversi se non si cerca al
tempo stesso di prendere parte attivamente alla vita ecclesiale nella sua
integralità, che comprende pure l'impegno missionario di portare
l'amore di Cristo dentro la società. Senza
dubbio, la piena partecipazione all'Eucaristia si ha quando
ci si accosta anche personalmente all'altare per ricevere la Comunione.(169)
Tuttavia, si deve fare attenzione a che questa giusta affermazione non
introduca un certo automatismo tra i fedeli, quasi che per il solo fatto di
trovarsi in chiesa durante la liturgia si abbia il diritto o forse anche il
dovere di accostarsi alla Mensa eucaristica. Anche quando non è possibile
accostarsi alla comunione sacramentale, la partecipazione alla santa Messa
rimane necessaria, valida, significativa e fruttuosa. È bene in queste
circostanze coltivare il desiderio della piena unione con Cristo con la
pratica, ad esempio, della comunione spirituale, ricordata da Giovanni Paolo
II (170) e raccomandata da Santi maestri di vita spirituale.(171) Partecipazione
dei cristiani non cattolici 56.
Con il tema della partecipazione ci troviamo inevitabilmente a trattare dei
cristiani appartenenti a Chiese o a Comunità ecclesiali che non sono
in piena comunione con la Chiesa Cattolica. A questo proposito, si deve dire
che l'intrinseco legame esistente tra Eucaristia e unità della Chiesa,
da una parte, ci fa desiderare ardentemente il giorno in cui potremo
celebrare insieme con tutti i credenti in Cristo la divina Eucaristia ed
esprimere così visibilmente la pienezza dell'unità che Cristo
ha voluto per i suoi discepoli (cfr Gv 17,21). Dall'altra parte, il
rispetto che dobbiamo al sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo ci
impedisce di farne un semplice « mezzo » da usarsi
indiscriminatamente per raggiungere questa stessa unità.(172)
L'Eucaristia, infatti, non manifesta solo la nostra personale comunione con
Gesù Cristo, ma implica anche la piena communio con la Chiesa.
Questo è, pertanto, il motivo per cui con
dolore, ma non senza speranza, chiediamo ai cristiani non cattolici di
comprendere e rispettare la nostra convinzione che si rifà alla Bibbia
e alla Tradizione. Noi riteniamo che la Comunione eucaristica e la comunione ecclesiale si appartengano così
intimamente da rendere generalmente impossibile accedere all'una senza godere
dell'altra, da parte di cristiani non cattolici. Ancora più priva di
senso sarebbe una vera e propria concelebrazione con ministri di Chiese o
Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa Cattolica.
Resta tuttavia vero che, in vista dell'eterna salvezza, vi è la
possibilità dell'ammissione di singoli cristiani non cattolici
all'Eucaristia, al sacramento della Penitenza e all'Unzione degli infermi.
Ciò suppone però il verificarsi di determinate ed eccezionali
situazioni connotate da precise condizioni.(173) Esse sono indicate con
chiarezza nel Catechismo della Chiesa Cattolica (174) e
nel suo Compendio.(175) È dovere di
ciascuno attenervisi fedelmente. Partecipazione
attraverso i mezzi di comunicazione Infine,
quanto al valore della partecipazione alla santa Messa resa possibile dai
mezzi di comunicazione, chi assiste a tali trasmissioni deve sapere che, in
condizioni normali, non adempie al precetto festivo.
Infatti, il linguaggio dell'immagine rappresenta la realtà, ma non la
riproduce in se stessa.(177) Se è assai lodevole che anziani e malati
partecipino alla santa Messa festiva attraverso le trasmissioni
radiotelevisive, non altrettanto potrebbe dirsi di chi, mediante tali
trasmissioni, volesse dispensarsi dall'andare in chiesa per partecipare alla
Celebrazione eucaristica nell'assemblea della Chiesa viva. «
Actuosa participatio » degli infermi 58.
Considerando la condizione di coloro che per motivi di salute o di età
non possono recarsi nei luoghi di culto, vorrei richiamare l'attenzione di
tutta la comunità ecclesiale sulla necessità pastorale di
assicurare l'assistenza spirituale ai malati, a quelli che restano nelle
proprie case o che si trovano in ospedale. Più volte nel Sinodo dei
Vescovi si è fatto cenno alla loro condizione. Occorre fare in modo
che questi nostri fratelli possano accostarsi con
frequenza alla Comunione sacramentale. Rinforzando in tal modo il rapporto
con Cristo crocifisso e risorto, potranno sentire la propria esistenza
pienamente inserita nella vita e nella missione della Chiesa mediante
l'offerta della propria sofferenza in unione col sacrificio di nostro
Signore. Un'attenzione particolare deve essere riservata ai disabili;
là dove la loro condizione lo permette, la comunità cristiana
deve favorire la loro partecipazione alla celebrazione nel luogo di culto. In
proposito, si faccia in modo che siano rimossi negli edifici sacri eventuali
ostacoli architettonici che impediscono ai disabili l'accesso. Infine, venga assicurata anche la comunione eucaristica, per
quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono
l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li
accompagna.(178) L'attenzione
per i carcerati 59.
La tradizione spirituale della Chiesa, sulla scorta di una precisa parola di
Cristo (cfr Mt 25,36), ha individuato nella visita ai carcerati una
delle opere di misericordia corporale. Coloro che si trovano in questa
situazione hanno particolarmente bisogno di essere visitati dal Signore
stesso nel sacramento dell'Eucaristia. Sperimentare la vicinanza della
comunità ecclesiale, partecipare all'Eucaristia e ricevere la santa
Comunione in un periodo della vita così particolare e doloroso può
sicuramente contribuire alla qualità del proprio cammino di fede e
favorire il pieno ricupero sociale della persona. Interpretando i desideri
espressi nell'Assemblea sinodale chiedo alle Diocesi di fare in modo che, nei
limiti del possibile, vi sia un adeguato investimento di forze
nell'attività pastorale rivolta alla cura spirituale dei detenuti.(179) I
migranti e la partecipazione all'Eucaristia 60.
Toccando il problema di coloro che per diversi motivi sono costretti a
lasciare la propria terra, il Sinodo ha espresso particolare gratitudine
verso quanti sono impegnati nella cura pastorale dei migranti. In questo
contesto, un'attenzione specifica deve essere data a quei migranti che
appartengono alle Chiese cattoliche orientali e per i quali, al distacco
dalla propria casa, si aggiunge la difficoltà di non poter partecipare
alla liturgia eucaristica secondo il proprio rito di appartenenza. Per
questo, dove è possibile, venga loro concesso
di essere assistiti dai sacerdoti del loro rito. In ogni caso, chiedo ai
Vescovi di accogliere nella carità di Cristo questi fratelli.
L'incontro di fedeli di riti diversi può diventare anche occasione di
vicendevole arricchimento. In particolare, penso al giovamento che può
derivare, soprattutto per il clero, dalla conoscenza delle diverse tradizioni.(180) Le
grandi concelebrazioni La
lingua latina 62.
Quanto affermato non deve, tuttavia, mettere in ombra il valore di queste
grandi liturgie. Penso in questo momento, in particolare, alle celebrazioni
che avvengono durante incontri internazionali, oggi sempre più
frequenti. Esse devono essere giustamente valorizzate. Per meglio esprimere
l'unità e l'universalità della Chiesa, vorrei raccomandare
quanto suggerito dal Sinodo dei Vescovi, in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II: (182) eccettuate le
letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali
celebrazioni siano in lingua latina; così pure siano recitate in
latino le preghiere più note(183) della tradizione della Chiesa ed eventualmente
eseguiti brani in canto gregoriano. Più in generale, chiedo che i
futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere
e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a
eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli
stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in
latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti
della liturgia.(184) Celebrazioni
eucaristiche in piccoli gruppi 63.
Una situazione assai diversa è quella che si viene a creare in alcune
circostanze pastorali in cui, proprio per una partecipazione più
consapevole, attiva e fruttuosa, si favoriscono le celebrazioni in piccoli
gruppi. Pur riconoscendo la valenza formativa sottesa a queste scelte,
è necessario precisare che esse devono essere armonizzate con
l'insieme della proposta pastorale della Diocesi. Infatti, tali esperienze
perderebbero il loro carattere pedagogico, se fossero sentite in antagonismo
o in parallelo rispetto alla vita della Chiesa particolare. A tale proposito,
il Sinodo ha evidenziato alcuni criteri ai quali attenersi: i piccoli gruppi
devono servire a unificare la comunità, non a frammentarla; ciò
deve trovare convalida nella prassi concreta; questi gruppi devono favorire
la partecipazione fruttuosa dell'intera assemblea e preservare, per quanto
possibile, l'unità della vita liturgica delle singole famiglie.(185) La celebrazione interiormente
partecipata Catechesi
mistagogica 64.
La grande tradizione liturgica della Chiesa ci insegna che, per una fruttuosa
partecipazione, è necessario impegnarsi a corrispondere personalmente
al mistero che viene celebrato, mediante l'offerta a
Dio della propria vita, in unità con il sacrificio di Cristo per la
salvezza del mondo intero. Per questo motivo, il Sinodo dei Vescovi ha
raccomandato di curare nei fedeli l'intima concordanza delle disposizioni
interiori con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le nostre
celebrazioni, per quanto animate, rischierebbero la
deriva del ritualismo. Pertanto occorre promuovere un'educazione alla fede
eucaristica che disponga i fedeli a vivere
personalmente quanto viene celebrato. Di fronte all'importanza essenziale di
questa participatio personale e consapevole, quali possono essere gli
strumenti formativi adeguati? I Padri sinodali all'unanimità hanno
indicato, al riguardo, la strada di una catechesi a carattere mistagogico,
che porti i fedeli a addentrarsi sempre meglio nei misteri che vengono celebrati.(186) In particolare, per la relazione
tra ars celebrandi e actuosa participatio si deve innanzitutto
affermare che « la migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa
Eucaristia ben celebrata ».(187) Per natura sua, infatti, la liturgia ha una
sua efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del mistero
celebrato. Proprio per questo, nella tradizione più antica della
Chiesa il cammino formativo del cristiano, pur senza trascurare
l'intelligenza sistematica dei contenuti della fede, assumeva sempre un
carattere esperienziale in cui determinante era l'incontro vivo e persuasivo
con Cristo annunciato da autentici testimoni. In questo senso, colui che
introduce ai misteri è innanzitutto il testimone. Tale incontro
certamente si approfondisce nella catechesi e trova la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia. Da questa
struttura fondamentale dell'esperienza cristiana prende le mosse l'esigenza
di un itinerario mistagogico, in cui devono sempre essere tenuti presenti tre
elementi. a) Si tratta innanzitutto della interpretazione dei riti
alla luce degli eventi salvifici, in conformità con la tradizione
viva della Chiesa. In effetti, la celebrazione dell'Eucaristia, nella sua
infinita ricchezza, contiene continui riferimenti alla storia della salvezza.
In Cristo crocifisso e risorto ci è dato di celebrare davvero il
centro ricapitolatore di tutta la realtà (cfr Ef 1,10). Fin
dall'inizio la comunità cristiana ha letto gli avvenimenti della vita
di Gesù, ed in particolare del mistero pasquale, in relazione a tutto
il percorso veterotestamentario. b) La
catechesi mistagogica si dovrà preoccupare, inoltre, di introdurre
al senso dei segni contenuti nei riti. Questo compito è
particolarmente urgente in un'epoca fortemente
tecnicizzata come l'attuale, in cui c'è il rischio di perdere la
capacità percettiva in relazione ai segni e ai simboli. Più che
informare, la catechesi mistagogica dovrà risvegliare ed educare la sensibilità dei fedeli per il
linguaggio dei segni e dei gesti che, uniti alla parola, costituiscono il
rito. c) Infine, la
catechesi mistagogica deve preoccuparsi di mostrare il significato dei
riti in relazione alla vita cristiana in tutte le sue dimensioni, di
lavoro e di impegno, di pensieri e di affetti, di attività e di
riposo. È parte dell'itinerario mistagogico porre in evidenza il nesso
dei misteri celebrati nel rito con la responsabilità missionaria dei
fedeli. In tal senso, l'esito maturo della mistagogia è la
consapevolezza che la propria esistenza viene
progressivamente trasformata dai santi Misteri celebrati. Scopo di tutta
l'educazione cristiana, del resto, è di formare il fedele, come « uomo
nuovo », ad una fede adulta, che lo renda capace di
testimoniare nel proprio ambiente la speranza cristiana da cui è
animato. Per
poter svolgere all'interno delle nostre comunità ecclesiali un tale
compito educativo occorre avere formatori adeguatamente preparati. Certamente
tutto il Popolo di Dio deve sentirsi impegnato in questa formazione. Ogni
comunità cristiana è chiamata ad essere luogo di introduzione
pedagogica ai misteri che si celebrano nella fede. A questo riguardo, i Padri
durante il Sinodo hanno sottolineato l'opportunità di un maggior
coinvolgimento delle Comunità di vita consacrata, dei movimenti e
delle aggregazioni che, in forza dei loro propri carismi, possono arrecare
nuovo slancio alla formazione cristiana.(188) Anche nel nostro tempo lo
Spirito Santo non lesina certo l'effusione dei suoi doni per sostenere la
missione apostolica della Chiesa, a cui spetta di
diffondere la fede e di educarla fino alla sua maturità.(189) La
riverenza verso l'Eucaristia 65.
Un segnale convincente dell'efficacia che la catechesi eucaristica ha sui
fedeli è sicuramente la crescita in loro del senso del mistero di Dio presente tra noi. Ciò può essere
verificato attraverso specifiche manifestazioni di riverenza verso
l'Eucaristia, a cui il percorso mistagogico deve
introdurre i fedeli.(190) Penso, in senso generale, all'importanza dei gesti
e della postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti salienti della
preghiera eucaristica. Nell'adeguarsi alla legittima diversità di
segni che si compiono nel contesto delle differenti culture, ciascuno viva ed
esprima la consapevolezza di trovarsi in ogni celebrazione davanti alla
maestà infinita di Dio, che ci raggiunge in modo umile nei segni
sacramentali. Adorazione e pietà eucaristica Il
rapporto intrinseco tra celebrazione e adorazione 66.
Uno dei momenti più intensi del Sinodo è stato
quando ci siamo recati nella Basilica di San Pietro, insieme a tanti
fedeli per l'adorazione eucaristica. Con tale gesto di preghiera, l'Assemblea
dei Vescovi ha inteso richiamare l'attenzione, non solo con le parole,
sull'importanza della relazione intrinseca tra Celebrazione eucaristica e
adorazione. In questo significativo aspetto della fede della Chiesa si trova
uno degli elementi decisivi del cammino ecclesiale, compiuto dopo il
rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II. Mentre la riforma muoveva
i primi passi, a volte l'intrinseco rapporto tra la santa Messa e
l'adorazione del Ss.mo Sacramento non fu abbastanza chiaramente percepito.
Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo
cui il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma
per essere mangiato. In realtà, alla luce dell'esperienza di preghiera
della Chiesa, tale contrapposizione si rivelava
priva di ogni fondamento. Già Agostino aveva detto:
« nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; peccemus non
adorando – Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; peccheremmo
se non la adorassimo ».(191) Nell'Eucaristia, infatti, il Figlio di Dio ci
viene incontro e desidera unirsi a noi; l'adorazione eucaristica non è
che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se
stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa.(192) Ricevere
l'Eucaristia significa porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che
riceviamo. Proprio così e soltanto così diventiamo una
cosa sola con Lui e pregustiamo in anticipo, in qualche modo, la bellezza
della liturgia celeste. L'atto di adorazione al di fuori della
santa Messa prolunga ed intensifica quanto s'è fatto nella
Celebrazione liturgica stessa. Infatti, « soltanto nell'adorazione può
maturare un'accoglienza profonda e vera. E proprio in questo atto personale
di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale che
nell'Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le
barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le
barriere che ci separano gli uni dagli altri ».(193) La
pratica dell'adorazione eucaristica 67.
Insieme all'Assemblea sinodale, pertanto, raccomando vivamente ai Pastori della
Chiesa e al Popolo di Dio la pratica dell'adorazione eucaristica, sia
personale che comunitaria.(194) A questo proposito, di grande giovamento
sarà un'adeguata catechesi in cui si spieghi ai fedeli l'importanza di
questo atto di culto che permette di vivere più profondamente e con
maggiore frutto la stessa Celebrazione liturgica. Nel limite del possibile,
poi, soprattutto nei centri più popolosi, converrà individuare
chiese od oratori da riservare appositamente all'adorazione perpetua.
Inoltre, raccomando che nella formazione catechistica, ed in particolare
negli itinerari di preparazione alla Prima Comunione, si introducano i
fanciulli al senso e alla bellezza di sostare in compagnia di Gesù,
coltivando lo stupore per la sua presenza nell'Eucaristia. Vorrei
qui esprimere ammirazione e sostegno a tutti quegli Istituti di vita
consacrata i cui membri dedicano una parte significativa del loro tempo
all'adorazione eucaristica. In tal modo essi offrono a
tutti l'esempio di persone che si lasciano plasmare dalla presenza
reale del Signore. Desidero ugualmente incoraggiare quelle associazioni di
fedeli, come anche le Confraternite, che assumono questa pratica come loro
speciale impegno, diventando così fermento di contemplazione per tutta
la Chiesa e richiamo alla centralità di Cristo per la vita dei singoli
e delle comunità. Forme
di devozione eucaristica 68.
Il rapporto personale che il singolo fedele instaura con Gesù,
presente nell'Eucaristia, lo rimanda sempre all'insieme della comunione
ecclesiale, alimentando in lui la consapevolezza della sua appartenenza al
Corpo di Cristo. Per questo, oltre ad invitare i singoli fedeli a trovare
personalmente del tempo da trascorrere in preghiera davanti al Sacramento
dell'altare, ritengo doveroso sollecitare le stesse parrocchie e gli altri
gruppi ecclesiali a promuovere momenti di adorazione comunitaria. Ovviamente,
conservano tutto il loro valore le già esistenti forme di devozione
eucaristica. Penso, ad esempio, alle processioni eucaristiche, soprattutto alla
tradizionale processione nella solennità del
Corpus Domini, alla pia pratica delle Quarant'ore, ai Congressi
eucaristici locali, nazionali e internazionali, e alle altre iniziative
analoghe. Opportunamente aggiornate e adattate alle circostanze diverse, tali
forme di devozione meritano di essere anche oggi coltivate.(195) Il
luogo del tabernacolo nella chiesa EUCARISTIA, MISTERO DA VIVERE « Come il Padre, che ha la vita, ha
mandato me e io vivo per il Padre, Forma eucaristica della vita
cristiana Il
culto spirituale – logiké latreía (Rm 12,1) 70.
Il Signore Gesù, fattosi per noi cibo di verità e di amore,
parlando del dono della sua vita ci assicura che « chi mangia di questo pane
vivrà in eterno » (Gv 6,51). Ma questa « vita eterna » inizia
in noi già in questo tempo attraverso il cambiamento che il dono
eucaristico genera in noi: « Colui che mangia di me vivrà per me » (Gv
6,57). Queste parole di Gesù ci fanno capire come il mistero « creduto
» e « celebrato » possegga in sé un dinamismo che ne fa principio di vita
nuova in noi e forma dell'esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e al
Sangue di Gesù Cristo, infatti, veniamo resi partecipi della vita
divina in modo sempre più adulto e consapevole. Vale
anche qui quanto sant'Agostino, nelle sue Confessioni, dice del
Logos eterno, cibo dell'anima: mettendo in rilievo il carattere
paradossale di questo cibo, il santo Dottore immagina di sentirsi dire: «
Sono il cibo dei grandi: cresci e mi mangerai. E non io sarò
assimilato a te come cibo della tua carne, ma tu sarai assimilato a me
».(198) Infatti non è l'alimento eucaristico
che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente
cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; « ci attira dentro di sé ».(199) La
Celebrazione eucaristica appare qui in tutta la sua forza quale fonte e
culmine dell'esistenza ecclesiale, in quanto esprime, nello stesso tempo, sia
la genesi che il compimento del nuovo e definitivo culto, la logiké latreía.(200)
Le parole di san Paolo ai Romani a questo proposito sono la formulazione
più sintetica di come l'Eucaristia trasformi tutta la nostra vita in
culto spirituale gradito a Dio: « Vi esorto dunque, fratelli, per la
misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo
e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale » (Rm
12,1). In questa esortazione emerge l'immagine del nuovo culto come offerta
totale della propria persona in comunione con tutta la Chiesa. L'insistenza
dell'Apostolo sull'offerta dei nostri corpi sottolinea l'umana concretezza di
un culto tutt'altro che disincarnato. Ancora il Santo di Ippona a questo
proposito ci ricorda che « questo è il sacrificio dei cristiani,
l'essere cioè molti e un solo corpo in Cristo. La Chiesa celebra
questo mistero col Sacramento dell'altare, che i fedeli ben conoscono, e nel
quale le si mostra chiaramente che nella cosa che si
offre essa stessa è offerta ».(201) La dottrina cattolica, infatti,
afferma che l'Eucaristia, in quanto sacrificio di Cristo, è anche
sacrificio della Chiesa, e quindi dei fedeli.(202) L'insistenza sul
sacrificio – « fare sacro » – dice qui tutta la densità esistenziale
implicata nella trasformazione della nostra realtà umana afferrata da
Cristo (cfr Fil 3,12). Efficacia
onnicomprensiva del culto eucaristico 71.
Il nuovo culto cristiano abbraccia ogni aspetto dell'esistenza,
trasfigurandola: « Sia dunque che mangiate sia che beviate, sia che facciate
qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio » (1 Cor 10,31).
In ogni atto della vita il cristiano è chiamato ad esprimere il vero
culto a Dio. Da qui prende forma la natura intrinsecamente eucaristica della
vita cristiana. In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella
sua concretezza quotidiana, l'Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato
per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non
c'è nulla di autenticamente umano – pensieri
ed affetti, parole ed opere – che non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la
forma adeguata per essere vissuto in pienezza. Qui emerge tutto il valore
antropologico della novità radicale portata da Cristo con
l'Eucaristia: il culto a Dio nell'esistenza umana non è relegabile ad
un momento particolare e privato, ma per natura sua tende a pervadere ogni
aspetto della realtà dell'individuo. Il culto gradito a Dio diviene
così un nuovo modo di vivere tutte le circostanze dell'esistenza in
cui ogni particolare viene esaltato, in quanto
vissuto dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio. La gloria di Dio
è l'uomo vivente (cfr 1 Cor 10,31). E la vita dell'uomo
è la visione di Dio.(203) «
Iuxta dominicam viventes » – Vivere secondo la domenica 72.
Questa radicale novità che l'Eucaristia introduce nella vita dell'uomo
si è rivelata alla coscienza cristiana fin dall'inizio. I fedeli hanno
subito percepito il profondo influsso che la Celebrazione eucaristica
esercitava sullo stile della loro vita. Sant'Ignazio di Antiochia esprimeva
questa verità qualificando i cristiani come « coloro che sono giunti
alla nuova speranza », e li presentava come coloro che vivono « secondo la
domenica » (iuxta dominicam viventes).(204) Questa formula del grande
martire antiocheno mette chiaramente in luce il nesso tra la realtà
eucaristica e l'esistenza cristiana nella sua quotidianità. La
consuetudine caratteristica dei cristiani di riunirsi nel primo giorno dopo
il sabato per celebrare la risurrezione di Cristo – secondo il racconto di
san Giustino martire(205) – è anche il dato che definisce la forma
dell'esistenza rinnovata dall'incontro con Cristo. La formula di sant'Ignazio
– « Vivere secondo la domenica » – sottolinea pure il valore paradigmatico
che questo giorno santo possiede per ogni altro giorno
della settimana. Esso, infatti, non si distingue in base alla semplice
sospensione delle attività solite, come una sorta di parentesi
all'interno del ritmo usuale dei giorni. I cristiani
hanno sempre sentito questo giorno come il primo della settimana, perché in esso si fa memoria della radicale novità portata da
Cristo. Pertanto, la domenica è il giorno in cui il cristiano ritrova
quella forma eucaristica della sua esistenza secondo la quale è
chiamato a vivere costantemente. « Vivere secondo la domenica » vuol dire
vivere nella consapevolezza della liberazione portata da Cristo e svolgere la
propria esistenza come offerta di se stessi a Dio, perché la sua vittoria si
manifesti pienamente a tutti gli uomini attraverso una condotta intimamente
rinnovata. Vivere
il precetto festivo 73.
I Padri sinodali, consapevoli di questo principio nuovo di vita che
l'Eucaristia pone nel cristiano, hanno ribadito l'importanza per tutti i
fedeli del precetto domenicale come fonte di libertà autentica, per
poter vivere ogni altro giorno secondo quanto hanno celebrato nel « giorno del Signore ». La vita di fede, infatti, è
in pericolo quando non si avverte più il
desiderio di partecipare alla Celebrazione eucaristica in cui si fa memoria
della vittoria pasquale. Partecipare all'assemblea liturgica domenicale,
insieme a tutti i fratelli e le sorelle con i quali
si forma un solo corpo in Cristo Gesù, è richiesto dalla
coscienza cristiana e al tempo stesso forma la coscienza cristiana. Smarrire
il senso della domenica come giorno del Signore da santificare è
sintomo di una perdita del senso autentico della
libertà cristiana, la libertà dei figli di Dio (206). Rimangono
preziose, a questo riguardo, le osservazioni fatte dal mio venerato
predecessore, Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Dies Domini (207), a proposito delle
diverse dimensioni della domenica per i cristiani: essa è Dies
Domini, in riferimento all'opera della
creazione; Dies Christi in quanto giorno della nuova creazione e del
dono che il Signore Risorto fa dello Spirito Santo; Dies Ecclesiae
come giorno in cui la comunità cristiana si ritrova per la celebrazione;
Dies hominis come giorno di gioia, riposo e carità fraterna. Un
tale giorno, pertanto, si manifesta come festa primordiale, nella quale ogni
fedele, nell'ambiente in cui vive, può farsi annunziatore e custode
del senso del tempo. Da questo giorno, in effetti, scaturisce il senso
cristiano dell'esistenza ed un nuovo modo di vivere il tempo, le relazioni,
il lavoro, la vita e la morte. È bene, dunque, che nel giorno del
Signore le realtà ecclesiali organizzino, intorno alla Celebrazione
eucaristica domenicale, manifestazioni proprie della comunità
cristiana: incontri amichevoli, iniziative per la formazione nella fede di
bambini, giovani e adulti, pellegrinaggi, opere di carità e momenti
diversi di preghiera. A motivo di questi valori così importanti – per
quanto giustamente il sabato sera sin dai Primi Vespri appartenga già alla Domenica e sia permesso adempiere in esso al precetto
domenicale – è necessario rammentare che è la domenica in se
stessa che merita di essere santificata, perché non finisca per risultare un
giorno « vuoto di Dio ».(208) Il
senso del riposo e del lavoro 74.
Infine, è particolarmente urgente in questo nostro tempo ricordare che
il giorno del Signore è anche il giorno del
riposo dal lavoro. Ci auguriamo vivamente che esso sia riconosciuto come tale
anche dalla società civile, così che sia possibile essere
liberi dalle attività lavorative, senza venire per questo penalizzati.
I cristiani, infatti, non senza rapporto con il significato del sabato nella
tradizione ebraica, hanno visto nel giorno del Signore anche il giorno del riposo dalla fatica quotidiana. Ciò ha
un suo preciso senso, perché costituisce una relativizzazione del lavoro,
che viene finalizzato all'uomo: il lavoro è
per l'uomo e non l'uomo per il lavoro. È facile intuire la tutela che
da ciò viene offerta all'uomo stesso, che
risulta così emancipato da una possibile forma di schiavitù.
Come ho avuto modo di affermare, « il lavoro riveste primaria importanza per
la realizzazione dell'uomo e per lo sviluppo della società, e per
questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto
dell'umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo stesso,
è indispensabile che l'uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non
lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso
ultimo e definitivo della vita » (209). È nel giorno consacrato a Dio
che l'uomo comprende il senso della sua esistenza ed anche
dell'attività lavorativa.(210) Assemblee
domenicali in assenza di sacerdote 75.
Riscoprendo il significato della Celebrazione domenicale per la vita del
cristiano, è spontaneo porsi il problema di quelle comunità
cristiane in cui manca il sacerdote e dove, di conseguenza, non è
possibile celebrare la santa Messa nel Giorno del Signore. Occorre dire, a
questo proposito, che ci troviamo di fronte a situazioni assai diversificate
tra loro. Il Sinodo ha raccomandato innanzitutto ai fedeli di recarsi in una
delle chiese della Diocesi in cui è garantita
la presenza del sacerdote, anche quando ciò richiede un certo sacrificio
(211). Là dove, invece, le grandi distanze rendono praticamente impossibile la partecipazione all'Eucaristia domenicale,
è importante che le comunità cristiane si radunino ugualmente
per lodare il Signore e fare memoria del Giorno a Lui dedicato. Ciò
dovrà tuttavia avvenire nel contesto di un'adeguata istruzione circa
la differenza tra la santa Messa e le assemblee domenicali in
attesa di sacerdote. La cura pastorale della Chiesa si deve esprimere in
questo caso nel vigilare perché la liturgia della Parola, organizzata sotto
la guida di un diacono o di una persona incaricata dall'autorità
competente, si compia secondo un rituale specifico elaborato dalle Conferenze
episcopali e a tale scopo da esse approvato (212).
Ricordo che spetta agli Ordinari concedere la facoltà di distribuire
la comunione in tali liturgie, valutando attentamente la convenienza di una
certa scelta. Inoltre, si deve fare in modo che tali assemblee non ingenerino
confusione sul ruolo centrale del sacerdote e sulla componente sacramentale
nella vita della Chiesa. L'importanza del ruolo dei laici, che vanno
giustamente ringraziati per la loro generosità al servizio delle
comunità cristiane, non deve mai occultare il ministero insostituibile
dei sacerdoti per la vita della Chiesa.(213) Pertanto, si vigili attentamente
a che le assemblee in attesa di sacerdote non diano
adito a visioni ecclesiologiche non aderenti alla verità del Vangelo e
alla tradizione della Chiesa. Piuttosto dovrebbero essere occasioni
privilegiate di preghiera a Dio perché mandi santi sacerdoti secondo il suo
cuore. Toccante, a questo proposito, quanto scriveva il Papa Giovanni Paolo
II nella Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì
Santo 1979, ricordando quei luoghi dove la gente, privata del sacerdote da
parte del regime dittatoriale, si riuniva in una chiesa o in un santuario,
metteva sull'altare la stola ancora conservata e recitava le
preghiera della liturgia eucaristica fermandosi in silenzio « al
momento che corrisponde alla transustanziazione », a testimonianza di quanto
« ardentemente essi desiderano di udire le parole che solo le labbra di un
sacerdote possono efficacemente pronunciare ».(214) Proprio in questa
prospettiva, considerato il bene incomparabile derivante dalla celebrazione
del Sacrificio eucaristico, chiedo a tutti i sacerdoti una fattiva e concreta
disponibilità a visitare il più spesso possibile le
comunità affidate alla loro cura pastorale, perché non rimangano
troppo tempo senza il Sacramento della carità. Una
forma eucaristica dell'esistenza cristiana, l'appartenenza ecclesiale La
forma eucaristica dell'esistenza cristiana è indubbiamente una forma
ecclesiale e comunitaria. Attraverso la Diocesi e le parrocchie, quali
strutture portanti della Chiesa in un particolare territorio, ogni fedele
può fare esperienza concreta della sua appartenenza al Corpo di
Cristo. Associazioni, movimenti ecclesiali e nuove comunità – con la
vivacità dei loro carismi donati dallo Spirito Santo per il nostro tempo
– come pure gli Istituti di vita consacrata, hanno il compito di offrire un
loro specifico contributo per favorire nei fedeli la percezione di questo
loro essere del Signore (cfr Rm 14,8). Il fenomeno della
secolarizzazione, che contiene non a caso caratteri
fortemente individualistici, ottiene i suoi effetti deleteri
soprattutto nelle persone che si isolano e per scarso senso di appartenenza.
Il cristianesimo, fin dal suo inizio, implica sempre una compagnia, una trama
di rapporti vivificati continuamente dall'ascolto della
Parola, dalla Celebrazione eucaristica e animati dallo Spirito Santo. Spiritualità
e cultura eucaristica 77.
I Padri sinodali hanno significativamente affermato che « i fedeli cristiani hanno
bisogno di una più profonda comprensione delle relazioni tra
l'Eucaristia e la vita quotidiana. La spiritualità eucaristica non
è soltanto partecipazione alla Messa e devozione al Santissimo
Sacramento. Essa abbraccia la vita intera » (216). Questo rilievo riveste per
tutti noi oggi particolare significato. Occorre riconoscere che uno degli
effetti più gravi della secolarizzazione poc'anzi menzionata sta
nell'aver relegato la fede cristiana ai margini dell'esistenza, come se essa
fosse inutile per quanto riguarda lo svolgimento concreto della vita degli
uomini. Il fallimento di questo modo di vivere « come se Dio non ci fosse »
è ora davanti a tutti. Oggi c'è bisogno di riscoprire che
Gesù Cristo non è una semplice convinzione privata o una
dottrina astratta, ma una persona reale il cui inserimento nella storia
è capace di rinnovare la vita di tutti. Per questo l'Eucaristia come
fonte e culmine della vita e missione della Chiesa si deve tradurre in
spiritualità, in vita « secondo lo Spirito » (Rm 8,4s; cfr Gal
5,16.25). È significativo che san Paolo, nel passo della Lettera ai
Romani in cui invita a vivere il nuovo culto spirituale, richiami
contemporaneamente alla necessità del cambiamento del proprio modo di vivere e di pensare: « Non conformatevi alla
mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra
mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è
buono, a lui gradito e perfetto » (12,2). In tal modo, l'Apostolo delle genti
sottolinea il legame tra il vero culto spirituale e la necessità di un
nuovo modo di percepire l'esistenza e di condurre la vita. È parte
integrante della forma eucaristica della vita cristiana il rinnovamento di
mentalità, « affinché non siamo più come fanciulli sballottati
dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina » (Ef
4,14). Eucaristia
ed evangelizzazione delle culture 78.
Da quanto affermato consegue che il Mistero eucaristico ci mette in
dialogo con le differenti culture, ma anche in un certo senso le sfida (217). Occorre riconoscere il carattere
interculturale di questo nuovo culto, di questa logiké
latreía. La presenza di Gesù Cristo e l'effusione dello Spirito
Santo sono eventi che possono stabilmente confrontarsi con ogni realtà
culturale, per fermentarla evangelicamente. Ciò comporta
conseguentemente l'impegno di promuovere con convinzione l'evangelizzazione
delle culture, nella consapevolezza che Cristo stesso è la
verità di ogni uomo e di tutta la storia umana. L'Eucaristia diviene
criterio di valorizzazione di tutto ciò che il cristiano incontra
nelle varie espressioni culturali. In questo importante processo possiamo
sentire quanto mai significative le parole di san Paolo che invita nella sua Prima
Lettera ai Tessalonicesi a « esaminare ogni cosa e a tenere ciò
che è buono » (cfr 5,21). Eucaristia
e fedeli laici E
poiché il mondo è « il campo » (Mt 13,38) in cui Dio pone i
suoi figli come buon seme, i cristiani laici, in forza del Battesimo e della
Cresima, e corroborati dall'Eucaristia, sono chiamati a vivere la
novità radicale portata da Cristo proprio all'interno delle comuni condizioni della vita.(219) Essi devono
coltivare il desiderio che l'Eucaristia incida sempre più
profondamente nella loro esistenza quotidiana, portandoli ad essere testimoni
riconoscibili nel proprio ambiente di lavoro e nella società
tutta.(220) Un particolare incoraggiamento rivolgo alle famiglie, perché
traggano ispirazione e forza da questo Sacramento. L'amore tra l'uomo e la
donna, l'accoglienza della vita, il compito educativo si rivelano quali
ambiti privilegiati in cui l'Eucaristia può mostrare la sua
capacità di trasformare e portare a pienezza di significato
l'esistenza.(221) I Pastori non manchino mai di
sostenere, educare ed incoraggiare i fedeli laici a vivere pienamente la
propria vocazione alla santità dentro quel mondo che Dio ha tanto
amato da dare il suo Figlio perché ne diventasse la salvezza (cfr Gv
3,16). Eucaristia
e spiritualità sacerdotale 80.
La forma eucaristica dell'esistenza cristiana si manifesta indubbiamente in
modo particolare nello stato di vita sacerdotale. La spiritualità
sacerdotale è intrinsecamente eucaristica. Il seme di una tale
spiritualità si trova già nelle parole che il Vescovo pronuncia
nella liturgia dell'Ordinazione: « Ricevi le offerte del popolo santo per il
Sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò
che celebrerai, conforma la tua vita al mistero
della croce di Cristo Signore ».(222) Per dare alla sua esistenza una sempre
più compiuta forma eucaristica, il sacerdote, già nel periodo
di formazione e poi negli anni successivi, deve fare ampio spazio alla vita
spirituale.(223) Egli è chiamato a essere continuamente un autentico
ricercatore di Dio, pur restando al contempo vicino alle preoccupazioni degli
uomini. Una vita spirituale intensa gli permetterà di entrare
più profondamente in comunione con il Signore e l'aiuterà a lasciarsi
possedere dall'amore di Dio, divenendone testimone in ogni circostanza anche
difficile e buia. A tale scopo, insieme con i Padri del Sinodo, raccomando ai
sacerdoti « la celebrazione quotidiana della santa Messa, anche quando non ci
fosse partecipazione di fedeli ».(224) Tale raccomandazione si accorda
innanzitutto con il valore oggettivamente infinito di ogni Celebrazione
eucaristica; e trae poi motivo dalla sua singolare efficacia spirituale,
perché, se vissuta con attenzione e fede, la santa Messa è formativa
nel senso più profondo del termine, in quanto promuove la
conformazione a Cristo e rinsalda il sacerdote nella sua vocazione. Eucaristia
e vita consacrata 81.
Nel contesto della relazione tra l'Eucaristia e le diverse vocazioni ecclesiali
risplende in particolare « la testimonianza profetica delle consacrate e dei consacrati, che trovano nella Celebrazione eucaristica e
nell'adorazione la forza per la sequela radicale di Cristo obbediente, povero
e casto ».(225) I consacrati e le consacrate, pur svolgendo molti servizi nel
campo della formazione umana e della cura dei poveri, nell'insegnamento o
nell'assistenza dei malati, sanno che lo scopo principale della loro vita
è « la contemplazione delle verità divine e la costante unione con
Dio ».(226) Il contributo essenziale che la Chiesa si aspetta dalla vita
consacrata è molto più in ordine all'essere che al fare. In
questo contesto vorrei richiamare l'importanza della testimonianza verginale
proprio in relazione al mistero dell'Eucaristia. Infatti, oltre al legame con
il celibato sacerdotale, il Mistero eucaristico manifesta un intrinseco
rapporto con la verginità consacrata, in quanto questa è
espressione della dedizione esclusiva della Chiesa a Cristo, che essa accoglie
come suo Sposo con fedeltà radicale e feconda.(227) Nell'Eucaristia la
verginità consacrata trova ispirazione ed alimento per la sua
dedizione totale a Cristo. Dall'Eucaristia inoltre essa trae conforto e spinta per essere, anche nel nostro tempo,
segno dell'amore gratuito e fecondo che Dio ha verso l'umanità.
Infine, mediante la sua specifica testimonianza, la vita consacrata diviene
oggettivamente richiamo e anticipazione di quelle « nozze dell'Agnello » (Ap
19,7.9), in cui è posta la meta di tutta la storia della salvezza. In
tal senso essa costituisce un efficace rimando a quell'orizzonte escatologico
di cui ogni uomo ha bisogno per poter orientare le proprie scelte e decisioni
di vita. Eucaristia
e trasformazione morale 82.
Scoprendo la bellezza della forma eucaristica dell'esistenza cristiana siamo
portati anche a riflettere sulle energie morali che da tale forma vengono attivate a sostegno dell'autentica libertà
propria dei figli di Dio. Intendo con ciò riprendere una tematica
emersa nel Sinodo riguardo al legame tra forma eucaristica dell'esistenza
e trasformazione morale. Il Papa Giovanni Paolo II aveva affermato che
la vita morale « possiede il valore di un « culto spirituale » (Rm 12,1;
cfr Fil 3,3), attinto e alimentato da quella inesauribile sorgente di
santità e di glorificazione di Dio che sono i Sacramenti, in specie
l'Eucaristia: infatti, partecipando al Sacrificio della Croce, il cristiano
comunica con l'amore di donazione di Cristo ed è abilitato e impegnato
a vivere questa stessa carità in tutti i suoi atteggiamenti e
comportamenti di vita ».(228) In definitiva, « nel « culto » stesso, nella
comunione eucaristica è contenuto l'essere amati e l'amare
a propria volta gli altri. Un'Eucaristia che non si traduca
in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata ».(229) Questo
richiamo alla valenza morale del culto spirituale non va interpretato in
chiave moralistica. È innanzitutto la felice scoperta del dinamismo
dell'amore nel cuore di chi accoglie il dono del
Signore, si abbandona a Lui e trova la vera libertà. La trasformazione
morale, implicata nel nuovo culto istituito da Cristo, è una tensione
e un desiderio cordiale di voler corrispondere all'amore del Signore con
tutto il proprio essere, pur nella consapevolezza della propria
fragilità. Ciò di cui parliamo ben si rispecchia nel racconto
evangelico relativo a Zaccheo (cfr Lc 19,1-10). Dopo aver ospitato
Gesù nella sua casa, il pubblicano si ritrova completamente
trasformato: decide di dare metà dei suoi averi ai poveri e di
restituire quattro volte tanto a coloro ai quali ha rubato. La tensione
morale che nasce dall'ospitare Gesù nella nostra vita scaturisce dalla
gratitudine per aver sperimentato l'immeritata vicinanza del Signore. Coerenza
eucaristica 83.
È importante rilevare ciò che i Padri sinodali hanno
qualificato come coerenza eucaristica, a cui
la nostra esistenza è oggettivamente chiamata. Il culto gradito a Dio,
infatti, non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle
nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della
propria fede. Ciò vale ovviamente per tutti i battezzati, ma si impone
con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale
o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori
fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento
fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme.(230) Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto, i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave
responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati
dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi
ispirate ai valori fondati nella natura umana.(231) Ciò ha peraltro un
nesso obiettivo con l'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,27-29). I Vescovi sono
tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro
responsabilità nei confronti del gregge loro affidato.(232) Eucaristia, mistero da annunciare Eucaristia
e missione 84.
Nell'omelia durante la Celebrazione eucaristica con cui ho dato inizio
solenne al mio ministero sulla Cattedra di Pietro ho detto: « Non vi è
niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da
Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e
comunicare agli altri l'amicizia con Lui ».(233) Questa affermazione acquista
una più forte intensità se pensiamo al Mistero eucaristico. In
effetti, non possiamo tenere per noi l'amore che celebriamo nel Sacramento.
Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il
mondo ha bisogno è l'amore di Dio, è incontrare Cristo e
credere in Lui. Per questo l'Eucaristia non è solo
fonte e culmine della vita della Chiesa; lo è anche della sua
missione: « Una Chiesa autenticamente eucaristica è una Chiesa
missionaria ».(234) Anche noi dobbiamo poter dire ai nostri fratelli con
convinzione: « Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a
voi, perché anche voi siate in comunione con noi! » (1 Gv 1,3).
Veramente non c'è niente di più bello che incontrare e
comunicare Cristo a tutti. La stessa istituzione dell'Eucaristia, del resto,
anticipa ciò che costituisce il cuore della missione di Gesù:
Egli è l'inviato del Padre per la redenzione del mondo (cfr Gv
3,16- 17; Rm 8,32). Nell'Ultima Cena Gesù affida ai suoi
discepoli il Sacramento che attualizza il sacrificio da Lui fatto di se
stesso in obbedienza al Padre per la salvezza di tutti noi. Non possiamo
accostarci alla Mensa eucaristica senza lasciarci trascinare nel movimento
della missione che, prendendo avvio dal Cuore stesso di Dio, mira a
raggiungere tutti gli uomini. Pertanto, è parte costitutiva della
forma eucaristica dell'esistenza cristiana la tensione missionaria. Eucaristia
e testimonianza 85.
La prima e fondamentale missione che ci viene dai santi Misteri che
celebriamo è di rendere testimonianza con la nostra vita. Lo stupore
per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo imprime alla nostra esistenza un
dinamismo nuovo impegnandoci ad essere testimoni del
suo amore. Diveniamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e
modo di essere, un Altro appare e si comunica. Si può dire che la
testimonianza è il mezzo con cui la verità dell'amore di Dio
raggiunge l'uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa
novità radicale. Nella testimonianza Dio si espone, per così
dire, al rischio della libertà dell'uomo. Gesù
stesso è il testimone fedele e verace (cfr Ap 1,5; 3,14);
è venuto per rendere testimonianza alla verità (cfr Gv
18,37). In quest'ordine di riflessioni mi preme
riprendere un concetto caro ai primi cristiani, ma che colpisce anche noi,
cristiani di oggi: la testimonianza fino al dono di se stessi, fino al
martirio, è sempre stata considerata nella storia della Chiesa il
culmine del nuovo culto spirituale: « Offrite i vostri corpi » (Rm
12,1). Si pensi, ad esempio, al racconto del
martirio di san Policarpo di Smirne, discepolo di san Giovanni: tutta la
drammatica vicenda è descritta come liturgia, anzi come un divenire
Eucaristia del martire stesso.(235) Pensiamo anche alla coscienza eucaristica
che Ignazio di Antiochia esprime in vista del suo martirio: egli si considera
« frumento di Dio » e desidera di diventare nel martirio « pane puro di Cristo
».(236) Il cristiano che offre la sua vita nel martirio entra nella piena
comunione con la Pasqua di Gesù Cristo e così diviene egli
stesso con Lui Eucaristia. Ancora oggi non mancano alla Chiesa martiri
in cui si manifesta in modo supremo l'amore di Dio. Anche quando non ci viene chiesta la prova del martirio, tuttavia, sappiamo
che il culto gradito a Dio postula intimamente questa
disponibilità(237) e trova la sua realizzazione nella lieta e convinta
testimonianza, di fronte al mondo, di una vita cristiana coerente negli
ambiti dove il Signore ci chiama ad annunciarlo. Cristo
Gesù, unico Salvatore 86.
Sottolineare il rapporto intrinseco tra Eucaristia e missione ci fa
riscoprire anche il contenuto ultimo del nostro annuncio. Quanto più
nel cuore del popolo cristiano sarà vivo l'amore per l'Eucaristia,
tanto più gli sarà chiaro il compito della missione: portare
Cristo. Non solo un'idea o un'etica a Lui ispirata, ma il dono della sua
stessa Persona. Chi non comunica la verità dell'Amore al fratello non
ha ancora dato abbastanza. L'Eucaristia come sacramento della nostra salvezza
ci richiama così inevitabilmente all'unicità di Cristo e della
salvezza da Lui compiuta a prezzo del suo sangue. Pertanto, dal Mistero
eucaristico, creduto e celebrato, sorge l'esigenza di educare costantemente
tutti al lavoro missionario il cui centro è l'annuncio di Gesù,
unico Salvatore.(238) Ciò impedirà di ridurre in chiave
meramente sociologica la decisiva opera di promozione umana sempre implicata
in ogni autentico processo di evangelizzazione. Libertà
di culto Eucaristia, mistero da offrire
al mondo Eucaristia,
pane spezzato per la vita del mondo 88.
« Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv
6,51). Con queste parole il Signore rivela il vero significato del dono
della propria vita per tutti gli uomini. Esse ci mostrano anche l'intima
compassione che Egli ha per ogni persona. In effetti, tante
volte i Vangeli ci riportano i sentimenti di Gesù nei confronti degli
uomini, in special modo dei sofferenti e dei peccatori (cfr Mt 20,34;
Mc 6,34; Lc 19,41). Egli esprime attraverso un sentimento
profondamente umano l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo, affinché
raggiunga la vita vera. Ogni Celebrazione eucaristica attualizza
sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla
Croce per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia
Gesù fa di noi testimoni della compassione di
Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero
eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo, che «
consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio,
anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può
realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di
volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a
guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i
miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo ».(240) In
tal modo riconosco, nelle persone che avvicino, fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita amandoli « fino
alla fine » (Gv 13,1). Di conseguenza, le nostre comunità,
quando celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza
che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge
ogni credente in Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad
impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando alla
moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora
oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: «
Date loro voi stessi da mangiare » (Mt 14,16). Davvero la vocazione di
ciascuno di noi è quella di essere, insieme a
Gesù, pane spezzato per la vita del mondo. Le
implicazioni sociali del Mistero eucaristico Nella
prospettiva della responsabilità sociale di tutti i cristiani i Padri
sinodali hanno ricordato che il sacrificio di Cristo è mistero di
liberazione che ci interpella e provoca continuamente. Rivolgo pertanto un
appello a tutti i fedeli ad essere realmente operatori di pace e di
giustizia: « Chi partecipa all'Eucaristia, infatti, deve impegnarsi a
costruire la pace nel nostro mondo segnato da molte violenze e guerre, e oggi
in modo particolare, dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo
sfruttamento sessuale ».(245) Tutti problemi, questi, che a loro volta
generano altri fenomeni avvilenti che destano viva preoccupazione. Noi
sappiamo che queste situazioni non possono essere affrontate in modo
superficiale. Proprio in forza del Mistero che celebriamo, occorre denunciare
le circostanze che sono in contrasto con la dignità dell'uomo, per il
quale Cristo ha versato il suo sangue, affermando così l'alto valore
di ogni singola persona. Il
cibo della verità e l'indigenza dell'uomo 90.
Non possiamo rimanere inattivi di fronte a certi processi di globalizzazione
che non di rado fanno crescere a dismisura lo scarto tra ricchi e poveri a
livello mondiale. Dobbiamo denunciare chi dilapida le ricchezze della terra,
provocando disuguaglianze che gridano verso il cielo (cfr Gc 5,4). Ad
esempio, è impossibile tacere di fronte alle « immagini sconvolgenti
dei grandi campi di profughi o di rifugiati – in diverse parti del mondo –
raccolti in condizioni di fortuna, per scampare a sorte peggiore, ma di tutto
bisognosi. Non sono, questi esseri umani, nostri fratelli
e sorelle? Non sono i loro bambini venuti al mondo con le stesse legittime
attese di felicità degli altri? ».(246) Il Signore Gesù, Pane
di vita eterna, ci sprona e ci rende attenti alle situazioni di indigenza in
cui versa ancora gran parte dell'umanità: sono situazioni la cui causa
implica spesso una chiara ed inquietante responsabilità degli uomini.
Infatti, « sulla base di dati statistici disponibili si può affermare
che meno della metà delle immense somme globalmente destinate agli
armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente
dall'indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne
è interpellata. Alle popolazioni che vivono sotto la soglia della
povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti
internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo di
circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella verità
può e deve dare nuova speranza ».(247) Il
cibo della verità ci spinge a denunciare le situazioni indegne
dell'uomo, in cui si muore per mancanza di cibo a causa dell'ingiustizia e
dello sfruttamento, e ci dona nuova forza e coraggio per lavorare senza sosta
all'edificazione della civiltà dell'amore. Dall'inizio i cristiani si
sono preoccupati di condividere i loro beni (cfr At 4,32) e di aiutare
i poveri (cfr Rm 15,26). L'elemosina che si raccoglie nelle assemblee
liturgiche ne è un vivo ricordo, ma è anche una
necessità assai attuale. Le istituzioni ecclesiali di beneficenza, in
particolare la Caritas a vari livelli, svolgono il prezioso servizio
di aiutare le persone in necessità, soprattutto i più poveri.
Traendo ispirazione dall'Eucaristia, che è il sacramento della
carità, esse ne divengono l'espressione concreta; meritano
perciò ogni plauso ed incoraggiamento per il loro impegno solidale nel
mondo. La
dottrina sociale della Chiesa 91.
Il mistero dell'Eucaristia ci abilita e ci spinge ad un impegno coraggioso
nelle strutture di questo mondo per portarvi quella novità di rapporti
che ha nel dono di Dio la sua fonte inesauribile. La preghiera, che ripetiamo
in ogni santa Messa: « Dacci oggi il nostro pane quotidiano », ci obbliga a
fare tutto il possibile, in collaborazione con le istituzioni internazionali,
statali, private, perché cessi o perlomeno diminuisca nel mondo lo scandalo
della fame e della sottoalimentazione di cui soffrono tanti milioni di
persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Il cristiano laico in
particolare, formato alla scuola dell'Eucaristia, è chiamato ad assumere
direttamente la propria responsabilità politica e sociale. Perché egli
possa svolgere adeguatamente i suoi compiti occorre prepararlo attraverso una
concreta educazione alla carità e alla giustizia. Per questo, come
è stato richiesto dal Sinodo, è necessario che nelle Diocesi e
nelle comunità cristiane venga fatta
conoscere e promossa la dottrina sociale della Chiesa.(248) In questo
prezioso patrimonio, proveniente dalla più antica tradizione
ecclesiale, troviamo gli elementi che orientano con profonda sapienza il
comportamento dei cristiani di fronte alle questioni sociali scottanti.
Questa dottrina, maturata durante tutta la storia della Chiesa, si
caratterizza per realismo ed equilibrio, aiutando così ad evitare
fuorvianti compromessi o vacue utopie. Santificazione
del mondo e salvaguardia del creato 92.
Infine, per sviluppare una spiritualità eucaristica profonda, capace
di incidere significativamente anche nel tessuto sociale, è necessario
che il popolo cristiano, che rende grazie per mezzo dell'Eucaristia, abbia
coscienza di farlo in nome dell'intera creazione, aspirando così alla
santificazione del mondo e lavorando intensamente a tal fine.(249)
L'Eucaristia stessa getta una luce potente sulla storia umana e su tutto il
cosmo. In questa prospettiva sacramentale impariamo, giorno per giorno, che ogni evento ecclesiale possiede il carattere
di segno, attraverso il quale Dio comunica se stesso e ci interpella. In tal
maniera, la forma eucaristica dell'esistenza può davvero favorire un
autentico cambiamento di mentalità nel modo con cui leggiamo la storia
ed il mondo. La liturgia stessa ci educa a tutto questo, quando, durante la
presentazione dei doni, il sacerdote rivolge a Dio una preghiera di
benedizione e di richiesta in relazione al pane e al vino, « frutto della
terra », « della vite » e del « lavoro dell'uomo ». Con queste parole, oltre
che coinvolgere nell'offerta a Dio tutta l'attività e la fatica umana,
il rito ci spinge a considerare la terra come creazione di Dio, che produce
per noi ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento. Essa
non è una realtà neutrale, mera materia da utilizzare
indifferentemente secondo l'umano istinto. Piuttosto si colloca all'interno
del disegno buono di Dio, per il quale tutti noi siamo chiamati ad essere
figli e figlie nell'unico Figlio di Dio, Gesù
Cristo (cfr Ef 1,4-12). Le giuste preoccupazioni per le condizioni
ecologiche in cui versa il creato in tante parti del mondo trovano conforto
nella prospettiva della speranza cristiana, che ci impegna ad operare responsabilmente
per la salvaguardia del creato.(250) Nel rapporto tra l'Eucaristia e il
cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a
cogliere la profonda relazione tra la creazione e la « nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di Cristo,
nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora
in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra vita
cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo,
del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal
cielo, da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap
21,2). Utilità
di un Compendio eucaristico 93.
Al termine di queste riflessioni, in cui ho voluto soffermarmi sugli
orientamenti emersi nel Sinodo, desidero accogliere anche la richiesta che i
Padri hanno avanzato per aiutare il popolo cristiano a credere, celebrare e
vivere sempre meglio il Mistero eucaristico. A cura dei competenti Dicasteri
sarà pubblicato un Compendio, che raccoglierà testi del
Catechismo della Chiesa Cattolica, orazioni, spiegazioni delle Preghiere
Eucaristiche del Messale e quant'altro possa rivelarsi utile per la corretta
comprensione, celebrazione e adorazione del Sacramento dell'altare.(251) Mi
auguro che questo strumento possa contribuire a fare sì che il
memoriale della Pasqua del Signore diventi ogni giorno di più fonte e
culmine della vita e della missione della Chiesa. Ciò stimolerà
ogni fedele a fare della propria vita un vero culto spirituale. 94.
Cari fratelli e sorelle, l'Eucaristia è all'origine di ogni forma di
santità ed ognuno di noi è chiamato a pienezza di vita nello
Spirito Santo. Quanti santi hanno reso autentica la propria vita grazie alla
loro pietà eucaristica! Da sant'Ignazio d'Antiochia a sant'Agostino,
da sant'Antonio Abate a san Benedetto, da san Francesco d'Assisi a san
Tommaso d'Aquino, da santa Chiara d'Assisi a santa Caterina da Siena, da san
Pasquale Baylon a san Pier Giuliano Eymard, da sant'Alfonso M. de' Liguori al beato Charles de Foucauld, da san Giovanni
Maria Vianney a santa Teresa di Lisieux, da san Pio da Pietrelcina alla beata
Teresa di Calcutta, dal beato Piergiorgio Frassati al beato Ivan Mertz, per
fare solo alcuni dei tantissimi nomi, la santità ha sempre trovato il
suo centro nel Sacramento dell'Eucaristia. È
perciò necessario che nella Chiesa questo santissimo Mistero sia
veramente creduto, devotamente celebrato e intensamente vissuto. Il dono che
Gesù fa di sé nel Sacramento memoriale della sua passione ci attesta
che la riuscita della nostra vita sta nella partecipazione alla vita trinitaria, che in Lui ci è offerta in modo
definitivo ed efficace. La celebrazione e l'adorazione dell'Eucaristia
permettono di accostarci all'amore di Dio e di
aderirvi personalmente fino all'unione con l'amato Signore. L'offerta della
nostra vita, la comunione con tutta la comunità dei credenti e la
solidarietà con ogni uomo sono aspetti imprescindibili della « logiké
latreía », del culto spirituale, santo e gradito a Dio (cfr Rm 12,1),
in cui tutta la nostra concreta realtà umana è trasformata a
gloria di Dio. Invito pertanto tutti i pastori a porre la massima attenzione
nella promozione di una spiritualità cristiana autenticamente
eucaristica. I presbiteri, i diaconi e tutti coloro che svolgono un ministero
eucaristico possano sempre trarre da questi stessi servizi, adempiuti con
cura e costante preparazione, forza e stimolo per il proprio personale e
comunitario cammino di santificazione. Esorto tutti i laici, le famiglie in
particolare, a trovare continuamente nel Sacramento dell'amore di Cristo
l'energia per trasformare la propria vita in un segno autentico della
presenza del Signore risorto. Chiedo a tutti i consacrati e consacrate di
mostrare con la propria esistenza eucaristica lo splendore e la bellezza di
appartenere totalmente al Signore. 95.
All'inizio del quarto secolo il culto cristiano era ancora proibito dalle
autorità imperiali. Alcuni cristiani del Nord Africa, che si sentivano
impegnati alla celebrazione del Giorno del Signore, sfidarono la proibizione.
Furono martirizzati mentre dichiaravano che non era
loro possibile vivere senza l'Eucaristia, cibo del Signore: sine dominico
non possumus.(252) Questi martiri di Abitine, uniti a tanti Santi e Beati
che hanno fatto dell'Eucaristia il centro della loro vita, intercedano per
noi e ci insegnino la fedeltà all'incontro con Cristo risorto. Anche
noi non possiamo vivere senza partecipare al Sacramento della nostra salvezza
e desideriamo essere iuxta dominicam viventes, tradurre cioè
nella vita quello che celebriamo nel Giorno del Signore. Questo giorno, in
effetti, è il giorno della nostra definitiva
liberazione. C'è da meravigliarsi se desideriamo che ogni giorno sia
vissuto secondo la novità introdotta da Cristo con il mistero
dell'Eucaristia? 96.
Maria Santissima, Vergine immacolata, arca della nuova ed eterna alleanza, ci
accompagni in questo cammino incontro al Signore che
viene. In Lei troviamo realizzata l'essenza della Chiesa nel modo più
perfetto. La Chiesa vede in Maria, « Donna eucaristica » – come l'ha chiamata
il Servo di Dio Giovanni Paolo II (253) –, la propria icona meglio riuscita e
la contempla come modello insostituibile di vita eucaristica. Per questo,
alla presenza del « verum Corpus natum de Maria Virgine » sull'altare,
il sacerdote, a nome dell'assemblea liturgica,
afferma con le parole del canone: « Ricordiamo e veneriamo anzitutto la
gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù
Cristo » (254). Il suo santo nome è invocato e venerato anche nei
canoni delle tradizioni orientali cristiane. I fedeli, per parte loro, «
raccomandano a Maria, Madre della Chiesa, la loro esistenza ed il loro lavoro. Sforzandosi di avere gli stessi sentimenti di
Maria, aiutano tutta la comunità a vivere in offerta viva, gradita al
Padre ».(255) Lei è la Tota pulchra, la Tutta bella, poiché in
Lei risplende il fulgore della gloria di Dio. La bellezza della liturgia
celeste, che deve riflettersi anche nelle nostre assemblee, trova in Lei uno
specchio fedele. Da Lei dobbiamo imparare a diventare noi stessi
persone eucaristiche ed ecclesiali per poter anche noi, secondo la
parola di san Paolo, presentarci "immacolati" al cospetto del
Signore, così come Egli ci ha voluto fin dal principio (cfr Col
1,21; Ef 1,4).(256) 97.
Per intercessione della Beata Vergine Maria, lo Spirito Santo accenda in noi
lo stesso ardore che sperimentarono i discepoli di
Emmaus (cfr Lc 24,13-35) e rinnovi nella nostra vita lo stupore
eucaristico per lo splendore e la bellezza che rifulgono nel rito liturgico,
segno efficace della stessa bellezza infinita del mistero santo di Dio. Quei
discepoli si alzarono e ritornarono in fretta a Gerusalemme per condividere
la gioia con i fratelli e le sorelle nella fede. La vera gioia infatti è riconoscere che il Signore rimane tra
noi, compagno fedele del nostro cammino. L'Eucaristia ci fa scoprire che
Cristo, morto e risorto, si mostra nostro contemporaneo nel mistero della
Chiesa, suo Corpo. Di questo mistero d'amore siamo resi testimoni.
Auguriamoci vicendevolmente di andare colmi di gioia e di meraviglia
all'incontro con la santa Eucaristia, per sperimentare e annunciare agli
altri la verità della parola con cui Gesù si è congedato
dai suoi discepoli: « Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo
» (Mt 28,20). Dato
a Roma, presso San Pietro, il 22 febbraio 2007, festa della Cattedra di San
Pietro Apostolo, secondo del mio Pontificato. BENEDICTUS PP. XVI (1) Cfr S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae III, q. (2) S. Agostino, In Iohannis
Evangelium Tractatus, 26.5: PL 35, 1609. (3) Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti all'Assemblea Plenaria della
Congregazione per la Dottrina della fede (10 febbraio 2006) :
AAS 98 (2006), 255. (4) Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (1 giugno 2006): L'Osservatore
Romano, 2 giugno 2006, p. 5. (5) Cfr Propositio 2. (6) Mi riferisco qui alla necessità di una ermeneutica
della continuità anche in riferimento ad una corretta lettura dello
sviluppo liturgico dopo il Concilio Vaticano II: cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2005):
AAS 98 (2006), 44-45. (7) Cfr AAS 97 (2005), 337-352. (8) Cfr Anno dell'Eucaristia: suggerimenti e proposte
(15 ottobre 2004): L'Osservatore Romano, 15 ottobre 2004, Supplemento. (9) Cfr AAS 95 (2003), 433-475. Si ricordi anche l'Istr. della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti, Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004): AAS
96 (2004), 549-601, voluta espressamente da Giovanni Paolo II. (10) Solo per ricordare i principali: Conc. Ecum. di Trento, Doctrina et canones de ss. Missae sacrificio,
DS 1738-1759; Leone XIII, Lett. enc. Mirae caritatis (28 maggio
1902): ASS (1903), 115-136; Pio XII, Lett. enc. Mediator Dei (20 novembre 1947): AAS
39 (1947), 521-595; Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei (3 settembre 1965): AAS
57 (1965), 753-774; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003): AAS 95
(2003), 433-475; Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Eucharisticum mysterium (25 maggio 1967): AAS
59 (1967), 539-573; Istr. Liturgiam authenticam (28 marzo 2001):
AAS 93 (2001), 685-726. (11) Cfr Propositio 1. (12) N. 14: AAS 98 (2006), 229. (13) Catechismo della Chiesa Cattolica, 1327. (14) Propositio 16. (15) Benedetto XVI, Omelia in occasione dell'insediamento sulla Cattedra
Romana (7 maggio 2005): AAS 97 (2005), 752. (16) Cfr Propositio 4. (17) De Trinitate, VIII, 8, 12:
CCL 50, 287. (18) Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 12: AAS 98 (2006), 228. (19) Cfr Propositio 3. (20) Breviario Romano, Inno all'Ufficio delle Letture della
solennità del Corpus Domini. (21) Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, (25 dicembre 2005), 13:
AAS 98 (2006), 228. (22) Cfr Benedetto XVI, Omelia sulla Spianata di Marienfeld (21 Agosto
2005): AAS 97 (2005), 891-892. (23) Cfr Propositio 3. (24) Cfr Messale Romano, Preghiera Eucaristica IV. (25) Catechesi XXIII, 7: PG 33, 1114 s. (26) Cfr Sul Sacerdozio, VI, 4: PG 48, 681. (27) Ibidem, III, 4: PG 48, 642. (28) Propositio 22. (29) Cfr Propositio 42: « Questo incontro eucaristico si
realizza nello Spirito Santo che ci trasforma e santifica. Egli risveglia nel
discepolo la volontà decisa di annunciare agli altri, con audacia,
quanto si è ascoltato e vissuto, per condurre anche loro allo stesso
incontro con Cristo. In questo modo, il discepolo, inviato dalla Chiesa, si
apre ad una missione senza frontiere ». (30) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 3; ad esempio, si veda S.
Giovanni Crisostomo, Catechesi 3,13-19: SC 50,174-177. (31) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 1: AAS 95 (2003),
433. (32) Ibidem, 21: AAS 95 (2003), 447. (33) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor
hominis (4 marzo 1979), 20: AAS 71 (1979), 309-316;
Lett. ap. Dominicae Cenae (24 febbraio 1980), 4:
AAS 72 (1980), 119-121. (34) Cfr Propositio 5. (35) S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae, III, q. (36) N. 38: AAS 95 (2003),
458. (37) Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 23. (38) Congregazione per la Dottrina della fede, Lettera su alcuni
aspetti della Chiesa intesa come comunione Communionis Notio (28 maggio 1992), 11:
AAS 85 (1993), 844-845. (39) Propositio 5: « Il termine “cattolico” esprime l'universalità
proveniente dall'unità che l'Eucaristia, celebrata in ogni Chiesa,
favorisce ed edifica. Le Chiese particolari nella Chiesa universale hanno
così, nell'Eucaristia, il compito di rendere visibile la loro propria unità e la loro diversità.
Questo legame di amore fraterno lascia trasparire la comunione trinitaria. I
concili e i sinodi esprimono nella storia quest'aspetto fraterno della Chiesa
». (40) Cfr ibidem. (41) Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 5. (42) Cfr Propositio 14. (43) Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1. (44) De Orat. Dom., 23: PL 4,
553. (45) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 48; cfr anche ibidem 9. (46) Cfr Propositio 13. (47) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 7. (48) Cfr ibidem, 11; Conc. Ecum. Vat. II, Decr.
sull'attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 9.13; (49) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Dominicae Cenae (24 febbraio 1980),7: AAS 72 (1980), 124-127; Conc. Ecum. Vat. II,
Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 5. (50) Cfr Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 710. (51) Cfr Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti,
introd. gen. nn. 34-36. (52) Cfr Rito del Battesimo dei bambini, introd. nn. 18-19. (53) Cfr Propositio 15. (54) Cfr Propositio 7; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 36: AAS 95 (2003),
457-458. (55) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Reconciliatio et Paenitentia (2 dicembre
1984), 18: AAS 77 (1985), 224-228. (56) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1385. (57) Si pensi qui al Confiteor o alle parole del sacerdote e
dell'assemblea prima di accostarsi all'altare: « Signore, non sono degno
di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola ed io
sarò salvato! ». Non è senza significato che la liturgia
preveda anche per il sacerdote alcune preghiere molto belle, consegnateci
dalla tradizione, che richiamano al bisogno di essere perdonati, come ad esempio
quella pronunciata sottovoce, prima di invitare i fedeli alla comunione
sacramentale: « per il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che
sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te ». (58) Cfr S. Giovanni Damasceno, Sulla retta fede, IV, 9:
PG 94, (59) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 11; Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et Paenitentia (2 dicembre
1984), 30: AAS 77 (1985), 256-257. (60) Cfr Propositio 7. (61) Cfr Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia Dei (7 aprile 2002): AAS
94 (2002), 452-459. (62) Insieme ai Padri sinodali ricordo che le celebrazioni
penitenziali non sacramentali, menzionate nel rituale del sacramento della
Riconciliazione, possono essere utili per incrementare lo spirito di
conversione e di comunione nelle comunità cristiane, preparando
così i cuori alla celebrazione del sacramento: cfr Propositio 7. (63) Cfr Codice di Diritto Canonico, can. 508. (64) Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina (1 gennaio 1967),
Normae, n.1: AAS 59 (1967), 21. (65) Ibidem, 9: AAS 59 (1967), 18-19. (66) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica,
1499-1531. (67) Ibidem, 1524. (68) Cfr Propositio 44. (69) Cfr Sinodo dei Vescovi, II Assemblea Generale, Documento sul
sacerdozio ministeriale Ultimis temporibus (30 novembre 1971): AAS
63 (1971), 898-942. (70) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Pastores dabo vobis (25 marzo 1992),
42-69: AAS 84 (1992), 729-778. (71) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 10; Congregazione per la
Dottrina della Fede, Lettera circa alcune questioni riguardanti il ministro
dell'Eucaristia Sacerdotium ministeriale (6 agosto 1983): AAS
75 (1983), 1001- 1009. (72) Catechismo della Chiesa Cattolica, 1548. (73) Ibidem, 1552. (74) Cfr In Iohannis Evangelium
Tractatus 123,5: PL 35, 1967. (75) Cfr Propositio 11. (76) Cfr Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 16. (77) Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Sacerdotii nostri primordia (1 agosto
1959): AAS 51 (1959), 545-579; Paolo VI, Lett. enc. Sacerdotalis coelibatus (24 giugno 1967):
AAS 59 (1967), 657-697; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 29: AAS
84 (1992), 703-705; Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2006):
L'Osservatore Romano, 23 dicembre 2006, p. 6. (78) Cfr Propositio 11. (79) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sulla
formazione sacerdotale Optatam totius, 6; Codice di Diritto
Canonico, can. 241, § 1 e can. 1029; Codice dei Canoni delle Chiese
Orientali, can. 342, § 1 e can. 758; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992)
11.34.50: AAS 84 (1992), 673-675; 712-714; 746-748; Congregazione per
il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri Dives Ecclesiae
(31 marzo 1994), 58: LEV, 1994, pp. 56-58; Congregazione per l'educazione
cattolica, Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo
alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al
Seminario e agli Ordini sacri (4 novembre 2005): AAS 97 (2005),
1007-1013. (80) Cfr Propositio 12; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992) 41: AAS
84 (1992), 726-729. (81) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 29. (82) Cfr Propositio 38. (83) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Familiaris consortio (22 novembre 1981), 57: AAS 74 (1982),
149-150. (84) Lett. ap. Mulieris
dignitatem (15 agosto 1988), 26: AAS 80 (1988), 1715-1716. (85) Catechismo della Chiesa Cattolica, 1617. (86) Cfr Propositio 8. (87) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 11. (88) Cfr Propositio 8. (89) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris
dignitatem (15 agosto 1988): AAS 80 (1988), 1653-1729; Congregazione per la dottrina
della fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell'uomo
e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004): AAS 96 (2004), 671-687. (90) Cfr Propositio 9. (91) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1640. (92) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Familiaris consortio (22 novembre 1981),
84: AAS 74 (1982), 184-186; Congregazione per la Dottrina della Fede,
Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione
eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati Annus Internationalis Familiae (14
settembre 1994): AAS 86 (1994), 974-979. (93) Cfr Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, Istruzione
sulle norme da osservarsi nei tribunali ecclesiastici nelle cause
matrimoniali Dignitas connubii (25 gennaio 2005), Città del
Vaticano, 2005. (94) Cfr Propositio 40. (95) Benedetto XVI, Discorso al Tribunale della Rota Romana in
occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario (28 gennaio 2006): AAS 98
(2006), 138. (96) Cfr Propositio 40. (97) Cfr ibidem. (98) Cfr ibidem. (99) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 48. (100) Cfr Propositio 3. (101) Vorrei qui richiamare le parole piene di
speranza e di conforto che troviamo nella Preghiera eucaristica II: « ricordati
dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della
risurrezione e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza:
ammettili a godere la luce del tuo volto ». (102) Cfr Benedetto XVI, Omelia (8 dicembre 2005): AAS
98 (2006), 15-16. (103) Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 58. (104) Propositio 4. (105) Relatio post disceptationem, 4: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 5. (106) Cfr Sermo 1, 7; 11, 10; 22, 7; 29, 76: Sermones
dominicales ad fidem codicum nunc denuo editi, Grottaferrata 1977,
pp.135, 209 s., 292 s., 337; Benedetto XVI, Messaggio ai Movimenti Ecclesiali
e alle Nuove Comunità (22 maggio 2006): AAS 98 (2006), 463. (107) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes,
22. (108) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione Dei Verbum, 2.4. (109) Propositio 33. (110) Sermo 227, 1: PL 38, 1099. (111) S. Agostino, In Iohannis Evangelium
Tractatus 21, 8: PL 35, 1568. (112) Ibidem, 28,1: PL 35, 1622. (113) Cfr Propositio 30. Anche la santa Messa
che la Chiesa celebra durante la settimana, ed a cui
i fedeli sono invitati a partecipare, trova la sua forma propria nel giorno
del Signore, il giorno della risurrezione di Cristo; Propositio 43. (114) Cfr Propositio 2. (115) Cfr Propositio 25 (116) Cfr Propositio 19. La Propositio
25 specifica: « Un'autentica azione liturgica esprime la sacralità del
Mistero eucaristico. Questa dovrebbe trasparire nelle parole e nelle azioni
del sacerdote celebrante, mentre egli intercede presso Dio Padre sia con i
fedeli sia per loro ». (117) Ordinamento Generale del Messale Romano,
22; Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 41; Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004),19-25: AAS 96 (2004), 555-557. (118) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ufficio
pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus, 14; Cost. sulla
sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 41. (119) Ordinamento Generale del Messale Romano,
22. (120) Cfr ibidem. (121) Cfr Propositio 25. (122) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 112-130. (123) Cfr Propositio 27. (124) Cfr ibidem. (125) Per tutto quanto riguarda questi aspetti
occorre attenersi fedelmente a quanto indicato nell'Ordinamento Generale
del Messale Romano, 319-351. (126) Cfr Ordinamento Generale del Messale Romano,
39-41; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
112-118. (127) Sermo 34,1: PL 38, 210. (128) Cfr Propositio 25: « Come tutte le
espressioni artistiche anche il canto deve essere intimamente armonizzato con
la liturgia, partecipare efficacemente al suo fine, ossia deve esprimere la
fede, la preghiera, lo stupore, l'amore verso Gesù presente nell'Eucaristia
». (129) Cfr Propositio 29. (130) Cfr Propositio 36. (131) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum Concilium, 116; Ordinamento Generale del
Messale Romano, 41. (132) Ordinamento Generale del Messale Romano,
28; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 56; Sacra Congregazione dei Riti,
Istr. Eucharisticum Mysterium (25 maggio 1967), 3: AAS 57
(1967), 540-543. (133) Cfr Propositio 18. (134) Ibidem. (135) Ordinamento Generale del Messale Romano,
29. (136) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et
Ratio (14 settembre 1998), 13: AAS 91 (1999), 15-16. (137) S. Gerolamo, Comm. in Is., Prol.:
PL 24, 17; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
divina Rivelazione Dei Verbum, 25. (138) Cfr Propositio 31. (139) Ordinamento Generale del Messale Romano,
29; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
7.33.52. (140) Propositio 19. (141) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 52. (142) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione
Dei Verbum, 21. (143) A tale scopo il Sinodo ha esortato ad elaborare
sussidi pastorali, basati sul lezionario triennale, che aiutino a legare in
modo intrinseco la proclamazione delle letture previste con la dottrina della
fede: cfr Propositio 19. (144) Cfr Propositio 20. (145) Ordinamento Generale del Messale Romano,
78. (146) Cfr ibidem, 78-79. (147) Cfr Propositio 22. (148) Ordinamento Generale del Messale Romano,
79d. (149) Ibidem, 79c. (150) Tenendo conto di consuetudini antiche e
venerabili e dei desideri espressi dai Padri sinodali, ho chiesto ai
competenti Dicasteri di studiare la possibilità di collocare lo
scambio della pace in altro momento, ad esempio prima della presentazione dei
doni all'altare. Tale scelta, peraltro, non mancherebbe di suscitare un
significativo richiamo all'ammonimento del Signore sulla necessaria
riconciliazione previa ad ogni offerta a Dio (cfr Mt 5,23s): cfr
Propositio 23. (151) Cfr Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis Sacramentum (25 marzo
2004), 80-96: AAS 96 (2004), 574-577. (152) Cfr Propositio 34. (153) Cfr Propositio 35. (154) Cfr Propositio 24. (155) Cfr Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 14-20; 30s; 48s;
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istr.
Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004), 36-42: AAS 96 (2004),
561-564. (156) N. 48. (157) Ibidem. (158) Cfr Congregazione per il Clero e altri
Dicasteri della Curia Romana, Istr. su alcune
questioni circa la collaborazione dei laici nel ministero dei sacerdoti Ecclesiae
de mysterio (15 agosto 1997): AAS 89 (1997), 852-877. (159) Cfr Propositio 33. (160) Ordinamento Generale del Messale Romano,
92. (161) Cfr ibidem, 94. (162) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'apostolato
dei laici Apostolicam actuositatem, 24; Ordinamento Generale del
Messale Romano, nn. 95-111; Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 43-47: AAS 96 (2004), 564-566;
Propositio 33: « Questi ministeri devono essere introdotti secondo uno
specifico mandato e secondo le reali esigenze della comunità che
celebra. Le persone incaricate di questi servizi liturgici laicali
devono essere scelte accuratamente, ben preparate e accompagnate con una
formazione permanente. La loro nomina deve essere a tempo. Queste persone
devono essere conosciute dalla comunità e devono ricevere da essa anche un grato riconoscimento ». (163) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 37-42. (164) Cfr Ordinamento Generale del Messale Romano,
386-399. (165) AAS 87 (1995), 288-314. (166) Esort. ap. postsinodale
Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 55-71: AAS 88 (1996),
34-47; Esort. ap. postsinodale Ecclesia in
America (22 gennaio 1999), 16.40.64.70-72: AAS 91 (1999), 752-753;
775-776; 799; 805-809; Esort. ap. postsinodale
Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 21s.: AAS 92 (2000), 482-487;
Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania
(22 novembre 2001), 16: AAS 94 (2002), 382-384; Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Europa (28 giugno 2003),
58-60: AAS 95 (2003), 685-686. (167) Cfr Propositio 26. (168) Cfr Propositio 35; Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 11. (169) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica,
1388; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla
sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 55. (170) Cfr Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 34: AAS 95 (2003),
456. (171) Quali, ad esempio, S. Tommaso d'Aquino,
Summa. Theologiae, III, q. (172) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum
sint (25 maggio 1995), 8: AAS 87 (1995), 925-926. (173) Cfr Propositio 41; Conc. Ecum. Vat. II,
Decr. sull'ecumenismo Unitatis redintegratio, 8, 15;
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 46: AAS
87 (1995), 948; Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), 45-46: AAS 95 (2003), 463-464; Codice
di Diritto Canonico, can. 844 §§ 3-4; Codice dei Canoni delle Chiese
Orientali, can. 671 §§ 3-4; Pontificio Consiglio per l'Unità dei
Cristiani, Directoire pour l'application des principes et des normes sur
l'œcuménisme (25 marzo 1993), 125, 129- 131: AAS 85 (1993),
1087, 1088-1089. (174) Cfr NN. 1398-1401. (175) Cfr N. 293. (176) Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, Istr. past. sulle Comunicazioni Sociali nel
20(o) Anniversario della « Communio et Progressio » Aetatis novae (22
febbraio 1992): AAS 84 (1992), 447-468. (177) Cfr Propositio 29. (178) Cfr Propositio 44. (179) Cfr Propositio 48. (180) Tale conoscenza può essere effettuata
anche negli anni di formazione dei candidati al sacerdozio in seminario
attraverso opportune iniziative: cfr Propositio 45. (181) Cfr Propositio 37. (182) Cfr Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 36 e 54. (183) Propositio 36. (184) Cfr ibidem. (185) Cfr Propositio 32. (186) Cfr Propositio 14. (187) Propositio 19. (188) Cfr Propositio 14. (189) Cfr Benedetto XVI, Omelia ai primi Vespri di
Pentecoste (3 giugno 2006): AAS 98 (2006), 509. (190) Cfr Propositio 34. (191) Enarrationes in Psalmos 98,9: CCL XXXIX,
1385; cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22 Dicembre 2005):
AAS 98 (2006), 44-45. (192) Cfr Propositio 6. (193) Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22
Dicembre 2005): AAS 98 (2006), 45. (194) Cfr Propositio 6; Congregazione per il
Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà
popolare e liturgia (17 dicembre 2001), nn. 164-165, Città del
Vaticano 2002, pp.137-139; Sacra Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum
Mysterium (25 maggio 1967): AAS 57 (1967), 539-573. (195) Cfr Relatio post disceptationem, 11: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 5. (196) Cfr Propositio 28. (197) Cfr n. 314. (198) VII, 10, 16: PL 32, 742. (199) Benedetto XVI, Omelia sulla Spianata di
Marienfeld, (21 agosto 2005): AAS 97 (2005), 892; cfr Omelia nella
Veglia di Pentecoste (3 giugno 2006): AAS 98 (2006), 505. (200) Cfr Relatio post disceptationem, 6, 47: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, pp. 5-6; Propositio 43. (201) De civitate Dei, X, 6: PL 41,
284. (202) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica,
1368. (203) Cfr S. Ireneo, Contro le eresie IV, 20,
7: PG 7, 1037. (204) Epistola ai Magnesiani, 9,1: PG
5, 670. (205) Cfr I Apologia 67, 1-6; 66: PG 6,
430 s. 427. 430. (206) Cfr Propositio 30. (207) Cfr AAS 90 (1998), 713-766. (208) Propositio 30. (209) Omelia (19 marzo 2006): AAS 98 (2006),
324. (210) Opportunamente nota al riguardo il Compendio
della dottrina sociale della Chiesa, 258: « All'uomo, legato alla
necessità del lavoro, il riposo apre la prospettiva di una
libertà più piena, quella del sabato eterno (cfr Eb 4,9-10).
Il riposo consente agli uomini di ricordare e di rivivere le opere di Dio,
dalla Creazione alla Redenzione, di riconoscersi essi stessi
come opera sua (cfr Ef 2,10), di rendere grazie della propria
vita e della propria sussistenza a Lui, che ne è l'autore ». (211) Cfr Propositio 10. (212) Cfr ibidem. (213) Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Vescovi della
Conferenza episcopale del Canada – Quebec in visita ad limina Apostolorum (11
maggio 2006): L'Osservatore Romano, 12 maggio 2006, p. 5. (214) N. 10: AAS 71 (1979), 414-415. (215) Benedetto XVI, Udienza generale del 29 marzo
2006: L'Osservatore Romano, 30 marzo 2006, p. 4. (216) Propositio 39. (217) Cfr Relatio post disceptationem, 30: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 6. (218) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 39-42. (219) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre
1988), 14.16: AAS 81 (1989) , 409-413; 416-418. (220)Cfr Propositio 39. (221) Cfr ibidem. (222) Pontificale Romano. Ordinazione del Vescovo,
dei Presbiteri e dei Diaconi, Rito dell'ordinazione del presbitero, n.
150. (223) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992),
19-33; 70-81: AAS 84 (1992), 686-712; 778-800. (224) Propositio 38 (225) Propositio 39. Cfr Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Vita consecrata (25
marzo 1996), 95: AAS 88 (1996), 470-471. (226) Codice di Diritto Canonico, can. 663, §
1. (227) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 34:
AAS 88 (1996), 407-408. (228) Lett. enc.
Veritatis splendor (6 agosto 1993), 107: AAS 85
(1993), 1216-1217. (229) Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre
2005), 14: AAS 98 (2006), 229. (230) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995): AAS 87 (1995), 401-522; Benedetto XVI, Discorso alla Pontificia
Accademia per la vita (27 febbraio 2006): AAS 98 (2006), 264-265. (231) Cfr Congregazione per la dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti
l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24
novembre 2002): AAS 96 (2004), 359-370. (232) Cfr Propositio 46. (233) AAS 97 (2005), 711. (234) Propositio 42. (235) Cfr Il martirio di Policarpo, XV,1:
PG 5, 1039. 1042. (236) S. Ignazio di Antiochia, Ai Romani,
IV,1: PG 5, 690. (237) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 42. (238) Cfr Propositio 42; Congregazione per la
Dottrina della Fede, Dich. sull'unicità e
l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa Dominus Iesus (6 agosto 2000), 13-15:
AAS 92 (2000), 754-755. (239) Cfr Propositio 42 (240) Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 18:
AAS 98 (2006), 232. (241) Ibidem, n. 14. (242) Non senza commozione durante l'Assemblea
sinodale abbiamo ascoltato testimonianze assai significative sull'efficacia
del sacramento nell'opera di pacificazione. Al riguardo
nella Propositio 49 si afferma: « Grazie alle Celebrazioni eucaristiche,
popoli in conflitto hanno potuto radunarsi attorno alla Parola di Dio,
ascoltare il suo annuncio profetico della riconciliazione tramite il perdono
gratuito, ricevere la grazia della conversione che permette la comunione allo
stesso pane ed allo stesso calice ». (243) Cfr Propositio 48. (244) Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS
98 (2006), 239. (245) Propositio 48. (246) Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa
Sede (9 gennaio 2006): AAS 98 (2006), 127. (247) Ibidem. (248) Cfr Propositio 48. Utilissimo a questo
proposito si rivela il Compendio della dottrina sociale della Chiesa. (249) Cfr Propositio 43. (250) Cfr Propositio 47. (251) Cfr Propositio 17. (252) Martyrium Saturnini, Dativi et aliorum
plurimorum, 7,9,10: PL 8, 707.709-710. (253) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 53: AAS 95 (2003),
469. (254) Preghiera Eucaristica I (Canone
Romano). (255) Propositio 50. (256) Cfr Benedetto XVI, Omelia (8 dicembre 2005): AAS 98
(2006), 15. © Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana |