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Grazie
al Pd è nito anche il tabù ottocentesco dell'imprenditoria di destra e della
lotta di classe ( da "EUROPA.it"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la seconda
che accusa Veltroni di aver liquidato "due secoli" di lotte sociali e
ridotto la democrazia al modello americano (dimenando per un verso che a
differenza degli Usa l'Italia ha lo stato sociale e, per contrario, che a
differenza dell'Italia gli americani hanno lo stato laico, valore dirimente di
cui alla sinistra di classe italiana non è mai importato granché)
Il
Cavaliere schiera D'Amato e tenta Riello
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni. In
questo caso la carta da giocare contro l'ex presidente di Federmeccanica
potrebbe essere quella di Andrea Riello. Un veronese di 46 anni dal cognome
blasonato ed un posto di rilievo nella nomenclatura confindustriale (è
presidente regionale del Veneto), che si suo produce macchinari di alta
precisione e che da tempo non fa mistero di voler scendere in politica in quota
D'Alema
prova a salvare il Pd in Campania
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
proprio
mentre a Roma il comitatone del Pd è riunito con Veltroni per il via libera
alle candidature: "Sarò capolista alla Camera anche in Campania 1, oltre
che in Puglia". Aggiunge due dettagli: "Me l'ha chiesto
Veltroni", e "del resto ero candidato in Campania 2 nel 2006, lo feci
per rispetto al capolista, l'onorevole Ciriaco De Mita.
Berlusconi
sulle tracce del Ris ( da "Stampa, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA A confronto con Veltroni, il Cavaliere è una settimana in ritardo.
Le liste del Pd sono chiuse, quelle del Pdl invece al "carissimo
amico". Non c'è una sola candidatura di centrodestra che sia stata messa
nero su bianco e sottoscritta dall'interessato. La fase è ancora, per così
dire, istruttoria.
Inter,
l'ex invincibile perde i pezzi E Moratti la striglia
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per ora
incassa gli auguri di Berlusconi cui importa vedere Veltroni in crisi, non
l'Inter: "Perdere dopo 31 partite è assolutamente normale, ma non cambierà
nulla. Il campionato ha una dominatrice che sarà fino all'ultimo l'Inter".
Se alla Roma può servire, domenica scorsa il Cavaliere aveva fatto gli auguri
alla Juve contro la Fiorentina.
Mastella,
la grande fuga ( da "Stampa, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Veltroni
non s'aspettava niente: era da Berlusconi che s'attendeva riconoscenza. Sabato
scorso, invece, ha capito che era finita: "Il discorso con Mastella è
chiuso - sentenziò il Cavaliere -. Non c'è sintonia tra l'immagine
rappresentata da un certo modo di fare politica e quello che è il sentimento
del Popolo delle libertà"
Guareschi
contro corrente Tuttolibri ricorda il centenario della nascita di Giovan
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è Veltroni
oggi a progettare, o far sognare al ceto medio, una definita e graduale
riduzione dell'Irpef; mentre Berlusconi lascia nel vago le sue intenzioni circa
questa, che è la tassa di maggior impatto psicologico, al di là delle cifre.
Eppure, se è obbligatorio per lui ripartire dall'abolizione dell'Ici già
promessa due anni fa,
Tempi
rapidissimi per la nuova normativa di sicurezza nei posti di lavoro
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La politica
Il dolore del Quirinale Bisogna assolutamente reagire a questa tragica catena
di incidenti Tempi rapidissimi per la nuova normativa di sicurezza nei posti di
lavoro Esistono leggi che vanno applicate con maggiore severità Tutte le forze
politiche hanno il dovere di trovare presto soluzioni comuni Giorgio Napolitano
Romano Prodi Walter Veltroni Silvio Berlusconi.
Reagire
subito . E il governo si muove Il capo dello Stato invoca il decreto sicurezza:
discussione non facile con Confindustria. I sindacati: fate presto
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Con
Berlusconi stesso che infatti raccoglie: "Le forze politiche hanno il
dovere di trovare soluzioni" contro questa strage. E con Veltroni che -
interrompendo il lavori del coordinamanto Pd - aveva insistito nel chiedere
provvedimenti per fermare il "bollettino di guerra".
D'Alema
all'attacco: Berlusconi è il vecchio
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alema
dimostrano che Veltroni ha deciso di assegnare all'ex presidente Ds "il
ruolo di terzino cattivo che cerca di spaventare e azzoppare i giocatori di
classe". Il vice coordinatore di Forza Italia punta, ovviamente, a dare
man forte alla teoria berlusconiana del Pd-bikini che "nasconde" la
sua vera anima sotto le belle maniere del candidato premier Pd.
Nessuno
ferma la strage di operai Quattro lavoratori muoiono intossicati in
un'autocisterna a Molfetta, un quinto è grave Napolitano: mettere fine alla
catena di morte. Prodi: decr ( da "Unita, L'"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma ora la
richiesta di rendere attuabili le nuove misure arriva non solo dal Pd tramite
Veltroni e dalla Sinistra Arcobaleno con Bertinotti. Ma anche Berlusconi dà la
propria disponibilità. E Prodi, che convoca il consiglio dei ministri, promette
"tempi rapidissimi". Brunelli, De Sanctis, Vasile, Matteucci, Ugolini
alle pagine 2 e 3.
I
Democratici possono il 43% Calearo vale quasi 250mila voti
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quasi 250mila
voti Berlusconi fermo, Veltroni in crescita anche se il distacco è ancora di 7
punti. È quanto emerge dal sondaggio che l'Istituto IPR Marketing per
Repubblica.it, che ha analizzato le intenzioni di voto alla Camera. Al momento
il Pd (con i Radicali) è al 32%, mentre l'Italia dei Valori arriva al 4%: in
totale arriva quindi al 36%
Tg4,
il suicidio in diretta dell' on. Gasparri
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ieri sera la
scenetta più carina è stata però il suicidio in diretta di Maurizio Gasparri
durante il Tg4. Gasparri, fuori di testa, ha imputato l'origine di tutti i mali
al governo Prodi (e del "comunista" Veltroni) del 1996. Né lui né
Fede hanno ricordato il governo Berlusconi. Si vergognavano. Paolo Ojetti.
Berlusconi
parlerà di brogli? Sarà il segno della nostra rimonta Cara Unità,
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
alla luce del
continuo recupero nei sondaggi di Veltroni e del Partito Democratico, tra non
molto sentiremo di nuovo il ritornello dei voti rubati. Ecco quello sarà
segnale preciso che la partita che aveva il risultato scontato va mettendosi
davvero male per l'invincibile armata brancaleone che si attruppa sotto le
insegne di Arcore.
A
Berlusconi sfugge la borghesia E le liste del Pdl sono in alto mare
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del A Berlusconi sfugge la "borghesia" E le
liste del Pdl sono in alto mare di Natalia Lombardo/ Roma PERIZOMA Berlusconi
ha incassato male il "colpo Calearo", l'imprenditore messo in lista
da Veltroni. L'ex premier dai Pensionati attacca: "Dalla sinistra
"spot" per blandire la borghesia.
Storace,
quell' inutile spina nel fianco ( da "Unita, L'"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Un duello con
il solo Veltroni per vedere a chi dei due, alla fine, sarebbe riuscito di
convincere la maggioranza degli italiani o, almeno, la metà più uno, pur con
tutte le complicazioni del caso. Ed invece gli altri ci sono e non hanno
nessuna intenzione di farsi indietro.
Calearo:
stop alle cannonate, lavoro per il Pd Berlusconi? La sua una proposta vecchia e
calata dall'alto. Molti di destra pronti a votarmi
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alcuni nomi
che Veltroni ha proposto, uno tra tutti il prefetto De Sena (non voglio parlare
di Matteo Colaninno che è mio amico) mi hanno colpito. Si vede che non c'è più
il partito antagonista, o di classe, ma c'è un'idea che guarda al futuro del
Paese, che non è né di destra né di sinistra".
Casini-Bertinotti:
no a soccorsi bianchi o rossi Il due leader a Porta a Porta attaccano Pd e Pdl:
Chi dovrebbe polemizzare con noi si sottrae al confronto
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a Veltroni,
il leader centrista dice che non ci sarà nessun "soccorso bianco" a
un eventuale governo Berlusconi. "Non sto a questo gioco", risponde
Bertinotti alla domanda se dopo il 14 aprile è disposto ad allearsi con il Pd:
"Veltroni ha fatto la scelta di andare da solo puntando a vincere,
giovandosi di un sistema elettorale impresentabile,
In
trappola nella cisterna tra i fumi velenosi La strage degli operai
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
inaccettabile
bollettino di guerra" ha parlato il leader del Pd Veltroni. Mentre
Berlusconi, raccogliendo l'invito di Napolitano, ha detto: "Tutte le forze
politiche hanno il dovere di trovare soluzioni comuni ". E il segretario
generale della Cgil Epifani: "Non è possibile attendere oltre, subito il
decreto attuativo".
L'ordine
di Montezemolo ( da "Manifesto, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
assembla il
peggio del programma di Veltroni e dei suoi consiglieri economici con il peggio
di quello di Berlusconi e Tremonti (con una spruzzata di leghismo fiscale). Ai
politici Confindustria "consiglia" i passi necessari per dare al
paese governabilità, tutti orientati in un'unica direzione: decisionismo,
realizzato con lo svuotamento dei poteri elettivi a tutto vantaggio dell'
Indignazione
bipartisan ma le imprese tacciono
( da "Manifesto,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
("questo bollettino di guerra è inaccettabile, esistono leggi che vanno
applicate con maggiore severità e si possono adottare, anche a parlamento
sciolto, i provvedimenti necessari alla loro piena attuazione") che
Berlusconi ("tutte le forze politiche hanno il dovere di raccogliere
l'appello del presidente della Repubblica e trovare soluzioni comuni per
fermare questa tragica
Nel
feudo di De Mita, dove la Dc vive ancora
( da "Manifesto,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La sinistra
deve svolgere il suo ruolo nel duopolio Berlusconi-Veltroni". Ma forse
l'Arcobaleno sarebbe dovuto già uscire dalla maggioranza in consiglio
regionale. ...e chi ancora cita Moro L'ufficio del sindaco è nel pieno centro
storico di Nusco, basta bussare alla porta per essere ricevuti.
Mastella
triste e solitario Fuga con rissa dall'Udeur
( da "Manifesto,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Udeur votando
la fiducia a Prodi e si prese gli sputi di Barbato, è già nelle liste di
Veltroni in Sicilia grazie a una specialissima deroga. Mastella è solo:
"Pare che io sia il male del paese, ma vedo che è finita la democrazia.
Due persona decidono chi sarà in parlamento e chi no, è un tipo di democrazia
nella quale faccio fatica a ritrovarmi".
Walterino
basta, manca solo l'ufologo ( da "Manifesto, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E dire che
Veltroni ha fatto tanto per la cultura. E lei lo tradisce... Veltroni mi piace,
è simpatico e furbo. Ecco, magari se la smettesse di allargare la lista dei
candidati. Mancano solo il marziano, l'ufologo e quello che ha pescato la trota
gigante.
Calearo,
i tormenti del centrodestra Bordate e rimpianti: era dei nostri
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Perché
Veltroni era partito benissimo e ora invece candida gente come Calearo: che non
è Roosevelt, né Obama, ma neanche Olivetti. Insomma, non è proprio informato di
spirito democratico. E la sinistra gliela farà pagare questa candidatura
". Eppure i dati raccolti dalla Coesis Research di Alessandro Amadori
autorizzano il Pd a sperare:
Pardi:
in campo per togliere una rete a Silvio
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma chissà
Veltroni, quando lo saprà. "Allora: Veltroni va in giro a dire che i toni
devono essere bassi e che non vale più la pena di combattere il berlusconismo,
né tutte le questioni giudiziarie che, appunto, riguardano il cosiddetto
Cavaliere...". Invece?
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 13 La
Nota di Mas... ( da "Corriere della Sera"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e per
impedire che si diffonda la vulgata di un Berlusconi appassito, e di un
centrodestra proteso verso il passato. Sotto questo aspetto, l'emergenza dei
rifiuti in Campania può offrire al Pdl un ottimo motivo polemico. Veltroni lo
sa bene. Per questo ieri si è convinto a candidare il ministro degli Esteri
uscente a Napoli oltre che in Puglia.
Berlusconi
contro i candidati-bikini: coprono il Pd che governò con Prodi
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Veltroni
falsi sondaggi Berlusconi contro i candidati-bikini: coprono il Pd che governò
con Prodi Seggi al Senato: 90 per FI, 43 ad An. D'Amato e Garofano (Ris) verso
il sì al Pdl Nel nuovo contratto con gli italiani promette aiuti a chi vive
della pensione, "non come la sinistra caviale e champagne" MILANO -
Ma quale rimonta della sinistra:
Giulio
pensa al suo ruolo nel governo Spunta la tentazione della Farnesina
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Chi punta un
euro su Berlusconi vince appena 31 centesimi, chi lo punta su Veltroni di euro
ne prende invece quattro. E siccome gli allibratori di Londra ci investono
soldi, prima di assegnare le quote fanno sondaggi veri. Mica si affidano ai
test taroccati che danno credito alla rimonta del Pd.
Campania,
D'Alema capolista per <tutelare> Bassolino
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
perché se a
Veltroni nessuno assicura il 35 per cento, e tanto meno la vittoria (negli
ultimi sondaggi commissionati dal loft il partito di Berlusconi distanzia di
più di 7 punti in percentuale il Pd), anche al ministro degli Esteri nessuno
assicura che riuscirà nell'impresa di evitare che la Campania svolti a destra.
Il
leader centrista: E' grave che Berlusconi e Veltroni rifuggano dal
contraddittorio. Se accadesse negli Usa
( da "Messaggero,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader
centrista: "E grave che Berlusconi e Veltroni rifuggano dal
contraddittorio. Se accadesse negli Usa...".
ROMA
- Veltroni e Berlusconi hanno già presentato i loro programmi, nero su bianco.
Cas ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di CLAUDIO
SARDO ROMA - Veltroni e Berlusconi hanno già presentato i loro programmi, nero
su bianco. Casini e Bertinotti lo faranno a giorni, ma già nei rispettivi siti
c'è più di una anticipazione. Il Pdl e il Pd hanno deciso di dedicare al
Mezzogiorno un capitolo specifico.
ROMA
Pd e Pdl sono avvertiti: non s'illudano che dopo il voto possa arrivare un
soc</I ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
È democratico
che "Veltrusconi", cioè Berlusconi e Veltroni, vengano a "Porta
a porta da soli, senza un contraddittorio, e gli altri siano tutti menomati?
Veltroni e la sinistra hanno pontificato per anni sulla par condicio e oggi
Veltroni fa un accordo con Berlusconi per una campagna elettorale a due".
Montezemolo
lancia il decalogo per governare ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
liste pronte. Berlusconi: nel Pd candidati-bikini. D'Alema difende Bassolino
Montezemolo lancia il decalogo per governare.
ROMA
Confindustria presenta il "decalogo" per il prossimo governo. Una
griglia di propost ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Colaninno e
di Massimo Calearo nelle liste del Pd rappresentano "scelte personali ed è
positivo che vadano in Parlamento persone che rappresentano la cultura di
impresa. Mi piacerebbe vedere tanti imprenditori candidarsi anche nel
Pdl". Intanto, Veltroni presenta le liste del Pd e Berlusconi lo accusa di
avere "candidati-bikini per blandire la borghesia". D'Alema difende
Bassolino.
Silvio
e walter un terzo tempo infinito senza giocare la partita
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di dimostrare
la propria tesi: Berlusconi e i suoi, Bondi in testa, dicono che Veltroni ha
copiato da Berlusconi, mentre Veltroni rivendica un differenziale spiccato e
una vocazione non solo maggioritaria, ma persino "istituzionale".
Entrambi hanno verve, senso della battuta, abilità comunicativa, vocazione alla
concretezza.
Rifiuti
la crisi di bassolino è l'emblema di una crisi ben più ampia
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lo fa
Berlusconi e lo fa Veltroni. Le liste sono somme di interessi, di persone, di
storie, di aspettative diverse. Il governo è altra cosa. E il rapporto reale
con le persone dopo in grandi comizi-tv, è un'altra cosa ancora. Se domani ci
saranno rifiuti diversi dai rifiuti napoletani, ma sempre rifiuti, col popolo
parleranno i parroci.
Socialisti
in fondo, è la verà novità di queste elezioni
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi. Ora, esclusa naturalmente ogni intesa con quest'ultimo, è chiaro
che al diniego di uno dei primi due sarebbe seguita anche quella dell'altro
considerato che entrambi sono vicendevolmente funzionali. L'apparentamento del
Ps o con l'uno o con l'altro aveva delle ragioni politiche legittimamente
sostenibili,
Sfide
milano ha solo 20 punti più di smirne
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo stesso
modello che guarda caso anche Veltroni rivendica per sé, nello strenuo
tentativo di far passare un'immagine di cambiamento nello stile politico della
nostra incancrenita società sempre più assuefatta al conservatorismo e al
favoritismo di bottega, corporazione o banda che sia.
Calearo
1 il legame con montezemolo, l'affronto di vicenza
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
veltroniano,
stando alle cronache, sarebbe la candidatura nelle liste del Pd del padrone dei
padroni metalmeccanici, Massimo Calearo. Uomo di destra, anzi,
"falco" di Confindustria, imprenditore vicentino di un'azienda
omonima di antenne per auto e dunque emblema della piccola e media industria
conservatrice del nordest,
Il
cavaliere smiracolato - curzio maltese
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il
protagonista Il Cavaliere smiracolato CURZIO MALTESE Veltroni si candida dietro
i trentenni e Berlusconi ricomincia dai pensionati. Walter annuncia il boom
economico e Silvio non promette più nulla. SEGUE A PAGINA 9.
"finalmente
stanno per andarsene i ministri da cuba anni sessanta" - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e il Pd di
Veltroni può mettere in lista Calearo, il falco della Federmeccanica, e l'ex
presidente dei Giovani industriali Matteo Colaninno, vice presidente della
Piaggio. Qui sta la novità e il voto degli imprenditori può essere più
"libero". Ma ce ne corre prima di poter dire che si sposterà da destra
(per cui votò oltre il 60 per cento degli industriali e artigiani)
Napolitano:
basta tragedie il governo: subito un decreto - mario reggio
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
parlato di un "bollettino di guerra che va interrotto una volta per
tutte". Il sì a interventi rapidi anche dal leader dell'opposizione,
Silvio Berlusconi. I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono a Prodi una
rapida approvazione delle norme e intanto annunciano lo sciopero generale per
il 5 marzo in Puglia.
Risse,
voti anomali e gruppi contro la tav divide i circoli veltroniani - sara
strippoli ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rispetto dei
12 punti indicati da Veltroni. Due casi molto diversi quelli di Susa e di
Avigliana. Il primo preoccupante per i movimenti pre-elettorali e per le
dinamiche che potrebbero innescare in futuro, il secondo frutto di un normale
confronto su posizioni differenti. "Su 75 circoli dove abbiamo eletto il
coordinatore in provincia - precisa il segretario provinciale Caterina Romeo -
Bassolino
ottiene d'alema capolista ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Me l'ha
chiesto Veltroni", riferisce il ministro degli Esteri. Ma la cosa fa molto
piacere ad Antonio Bassolino, che aveva chiesto appunto D'Alema o Veltroni alla
guida della lista a Napoli. Marco Follini guida invece il Senato, il ministro
Luigi Nicolais scivola al numero due alla Camera.
Dal
ministro e da de mita solidarietà al governatore
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nella quale
c'era anche Veltroni, è stata sorda a queste sollecitazioni". Il vero
attacco è a lui. "Bassolino e Iervolino sono stati scelti come fondatori
del Pd della Campania: e ora si scopre che non vanno più bene?". Annuncia
che non farà campagna contro il Pd. "Mi pongo in una situazione dialettica
ma non di contrapposizione,
Il
personale è politico - massimo villone
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le parole di
Veltroni consentono letture diverse, ma non quella che sia richiesto a
Bassolino di rimanere al suo posto. E il pensiero della destra lo conosciamo.
Dunque, non si possono prevedere favorevoli disposizioni d'animo nel governo
nazionale dopo il voto.
"conquisterò
il voto dei padroni" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
prima di
Veltroni. E soprattutto nella tana del lupo. Il trentasettenne Matteo Colaninno,
che per vivere questa nuova avventura si è dimesso dalla presidenza dei Giovani
di Confindustria, sa benissimo che il suo ruolo è un po quello del
traghettatore di consensi, in questo lembo di Paese dove Berlusconi ha sempre
dominato.
"io,
imprenditore in politica convincerò chi non era con noi" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo dice anche
Veltroni, e nel panorama politico è il solo a dirlo. Ma il tema della crescita,
di un'economia attenta all'uomo, io da imprenditore e da rappresentante di
Confindustria l'ho sempre affrontato e sostenuto. Sta nel mio Dna. Per questo
ho ritenuto giusto impegnarmi in un partito che sento molto vicino, e che sta
avendo il grande merito di dettare l'
Irriverente
intermittente ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ora Silvio,
mentre sui muri ordina "Rialzati, Italia!" (nel senso di "metti
i tacchi come me"?), non vuole sfide in tivù con Veltroni. Chissà come
l'irriverente popolarliberista Gagliardi, dandogli del fifone arrogante, lo
sbeffeggerà. Chissà. (enzo costa).
"candidati-bikini
per blandire la borghesia" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per cui chi
mette la croce sullo Scudocrociato e sulla Fiamma non fa altro che
"favorire Veltroni". Berlusconi ce l'ha soprattutto con il leader dei
centristi: "Ha impedito di farci rispettare integralmente il contratto con
gli italiani stilato nel 2001". Lo riproporrà, quel contratto, e stavolta
sì che verrà realizzato, "al cento per cento".
E
silvio blinda i voti del nord nella cassaforte di milano - (segue dalla prima
pagina) curzio maltese ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Uno è il
"nuovo" Berlusconi, il Cavaliere alla quinta crociata. L'altro è il
voto del Nord, sul quale sin gioca come sempre la partita. Milano, piazza del
Duomo, sarà l'ultima tappa del pullman di Veltroni, che ha già girato mezzo
Paese. Berlusconi comincia ora a mettere il naso appena fuori casa.
Le
promesse elettorali all'Italia in ginocchio
( da "Famiglia
Cristiana" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
finalmente
spazio alle richieste del mondo cattolico per sostenere la famiglia (in
particolare ne parla Walter Veltroni nella lettera a Famiglia Cristiana).
Berlusconi insiste, con le "sette missioni", sull'abolizione dell'Ici
sulla prima casa, sulle grandi opere, sulla partecipazione ai progetti europei
di energia nucleare e sulla riforma della giustizia e delle norme sull'immigrazione.
Berlusconi
a tutto campo: un appello per Alitalia e una sfida a Veltroni
( da "Panorama.it"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
it/italia -
Berlusconi a tutto campo: un appello per Alitalia e una sfida a Veltroni Posted
By redazione On 4/3/2008 @ 15:28 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Un
Berlusconi a tutto campo si concede alle telecamere di SkyTg24. Parla di
Alitalia e ribadisce le posizioni di Formigoni.
Che
partito c'è dietro a quei nomi ( da "EUROPA.it"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ed è
soprattutto congeniale alla efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che,
alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa "esclusiva"
veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che tutto ciò che a Ds e
Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è stata la difesa
strenua degli uscenti.
Polemiche
su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma
( da "EUROPA.it"
del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
accetta il faccia a faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si
ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si
rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che
sarebbe clamoroso".
( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, finalmente anche il nordest comincia a uscire dalla
monocultura che per decenni lo ha handicappato. Prima siamo stati tutti
democristiani fidando nell'elemosina dei ministri e dei parlamentari (Pi.Ru.Bi.
ecc). Poi, grazie anche alla Lega, s'è rotto il monopolio dei
"reverendi", è venuto quello della piccola impresa e infine il
berlusconismo, nuova religione civile. Calearo ne è stato un predicatore due
anni fa, ora ha scelto la concretezza della collaborazione, che è la cultura
del Pd invece della lotta sociale, sia quella di classe sia quella di Berlusconi. Mi sembra un buon segno. MASSIMO ALVISE, VERONA
Caro Alvise, siamo tutti contenti di questo ripensamento dell'impresa, anche
se, prima di Calearo, che rappresenta una parte cospicua del pensiero
imprenditoriale, abbiamo avuto con noi imprenditori come Illy, governatore del
Friuli, e da qualche settimana un giovane capolista di prestigio come
Colaninno. Non voglio attribuire nulla di "salvifico" a queste scelte,
né siamo tanto faziosi da ritenere che solo quelle che ci favoriscano siano
politicamente valide. Ma per le persone della mia generazione, che hanno visto
la lotta di classe con i morti in strada, e poi l'ideologia mortifera del
movimentismo antisovietico ma classista degli anni settanta, e le caute
medicine che gli Agnelli per un verso e i Lama per un altro cercavano di
spalmare sulle cicatrici della società lacerata, è veramente un bel giorno
poter vedere questo rimescolamento dei "rapporti di classe", che anche
le candidature di imprenditori nel Pd simboleggiano. Del resto, prima che gli
imprenditori facessero attenzione al nuovo "centro che guarda a
sinistra" (come avrebbe detto De Gasperi), erano stati gli operai a fare
l'operazione inversa, guardando a una destra che in verità vedeva solo se
stessa, ma sembrava, comunque, una novità: anche nelle regioni a lungo
negativamente monoculturali come la sua. Il suffragio degli operai o comunque
dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati in favore delle varie edizioni
del berlusconismo è stato massiccio, anche se, incredibile, negli anni
dell'egemonia berlusconiana c'è stato nel parlamento un solo deputato di
origine operaia, Buglio, Ds. Oggi gli imprenditori, gli operai, i pensionati i
disoccupati, i giovani che il Pd porterà in parlamento saranno numerosi e
daranno una rappresentazione fedele della società, quasi un tentativo di
ricostruire lo specchio rotto, come ormai si dice. Non meraviglia, anche se
rammarica, che a piangere sulla lotta di classe sia rimasti Fausto Bertinotti e
Rossana Rossanda: il primo col suo comizio domenicale in cui, come un marziano
non troppo convinto, caricava il suo discorso con partigianerie post-medievali;
la seconda che accusa Veltroni di aver
liquidato "due secoli" di lotte sociali e ridotto la democrazia al
modello americano (dimenando per un verso che a differenza degli Usa l'Italia
ha lo stato sociale e, per contrario, che a differenza dell'Italia gli
americani hanno lo stato laico, valore dirimente di cui alla sinistra di classe
italiana non è mai importato granché). Perché un popolo a cui non è
stato insegnato a difendere i miti della sua autonomi a civile dovrebbe
difendere i miti del classismo, anche dopo che lo stesso impero fondato su di
essi, l'Urss, è crollato lasciando paurose disuguaglianze e ingiustizie?
L'assetto culturale e istituzionale di una società nuova per il terzo
millennio, senza miti, è il compito che aspetta le generazioni di Veltroni e di altri: non è il caso che noi dell'altro secolo
ci mettiamo di traverso.
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA RISPOSTA DEL PDL
Il Cavaliere schiera D'Amato e tenta Riello ROMA A dire il vero il Cavaliere di
industriali, alla sua corte, non ne vuole. C'è già lui, e non gradisce tanto
chi gli fa ombra. E poi "di imprenditori piccoli e medi ne abbiamo già tanti
con noi - ironizza uno dei suoi collaboratori - semmai dovremmo candidare un
operaio". Però, fra qualche giorno, magari dietro la spinta di nuovi
sondaggi, Berlusconi potrebbe essere indotto a
controbattere alla candidatura col Pd di Massimo Calearo che ieri ha accolto
con un'alzata di spalle. Per tenere il punto, o semplicemente per ribadire che
il vero partito schierato con le imprese è il suo, non quello guidato da Veltroni. In questo caso la carta da giocare contro l'ex presidente di
Federmeccanica potrebbe essere quella di Andrea Riello. Un veronese di 46 anni
dal cognome blasonato ed un posto di rilievo nella nomenclatura confindustriale
(è presidente regionale del Veneto), che si suo produce macchinari di alta
precisione e che da tempo non fa mistero di voler scendere in politica in quota
centrodestra: per guidare la Regione Veneto, dove però dovrebbe vedersela col
governatore Galan, oppure per un posto al governo. "La sua candidatura -
spiega Nicolò Ghedini, che in Veneto è il coordinatore regionale di Fi -
sarebbe altamente auspicabile: Riello è un vero amico". Il colonnello di Berlusconi spiega anche che "per ora non ne abbiamo
parlato", ma questo non esclude che a breve non possa partire una
telefonata da Arcore. La caccia del Pdl ad imprenditori di peso, però, non
finisce qui: rispunta con forza l'ex presidente di Confindustria Antonio
D'Amato, che tre anni fa rinunciò a sfidare Bassolino per la presidenza della
Campania ma che oggi avrebbe accettato una poltrona a Roma. Mentre da una delle
famiglie di imprenditori più note della capitale arriva un possibile candidato
dei circoli di Dell'Utri: si tratta del costruttore Roberto Mezzaroma. \.
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il ministro degli
Esteri in campo dopo lo scandalo che ha coinvolto Bassolino [FIRMA]ANTONELLA
RAMPINO ROMA La notizia la dà Massimo D'Alema, da Lecce, proprio
mentre a Roma il comitatone del Pd è riunito con Veltroni per il
via libera alle candidature: "Sarò capolista alla Camera anche in Campania
1, oltre che in Puglia". Aggiunge due dettagli: "Me l'ha chiesto Veltroni", e "del resto ero candidato in Campania 2 nel 2006,
lo feci per rispetto al capolista, l'onorevole Ciriaco De Mita...".
Due punture di spillo: De Mita non è stato ricandidato da Veltroni,
e il segretario del Pd non ha potuto fare a meno di chiedere a D'Alema la scesa
in campo in Campania, dati gli effetti disastrosi del caso-Bassolino. A Veltroni l'aveva spiegato Goffredo Bettini, reduce da una
telefonata notturna con Bassolino. L'argomento ufficiale è che i sondaggi danno
il Pd al 25 per cento, e a Napoli e provincia il Pdl di Berlusconi
vola ben oltre il 50 per cento. Quindi, "le candidature di Nicolais e
Follini come capolista per Camera e Senato, più la giovane Picierno, sono
deboli". Così Nicolais slitta alle spalle di D'Alema, nel tentativo
(arduo) di ribaltare la situazione. D'Alema, del resto, è uno storico
sostenitore di Bassolino dai tempi in cui favorì la sua elezione a segretario
del pds contro Veltroni. Il caso-Campania è esploso
scompaginando il complesso risiko delle candidature. Veltroni
voleva le liste pronte ieri sera, con una settimana d'anticipo sulla consegna a
termine di legge, e l'operazione è andata a buon fine. Ma c'è stato un effetto
domino su Lazio e Sicilia. Un'intemerata di Rosy Bindi per candidare nel Lazio
Giovanni Bachelet ha provocato il dirottamento in Sicilia di Enzo Carra, e non
in posizione sicura. Ma la Sicilia che fa largo all'ex portavoce di Arnaldo
Forlani, a quello di Prodi Silvio Sircana, a quello di Franceschini Piero
Martino, non trova posto per Giuseppe Lumia, un emblema dell'antimafia: aveva
chiesto deroga per la ricandidatura, e non è stata accettata, mentre il via
libera è arrivato per Enzo Bianco e per Vladimiro Crisafulli. Il Pd è più
debole a Catania che non a Palermo, e per l'appunto Bianco è catanese, Lumia
palermitano. Ma c'è nelle liste del Pd il potente diessino Vladimiro Crisafulli
di Enna, a suo tempo indagato e prosciolto per presunti rapporti con un
mafioso. Ce n'è quanto basta per una dura protesta di Ivan Lo Bello,
l'industriale leader del movimento anti-racket, cui Veltroni
a suo tempo invano propose la candidatura a governatore dell'isola: "Così
si indebolisce l'azione di contrasto a Cosa Nostra". Argomento rilanciato
anche da Rosario Crocetta, sindaco di Gela ed emblema della nuova Sicilia. Nel
gran caos delle liste, era rimasto fuori Tiziano Treu, poi ricollocato in
Lombardia, "del resto ho lavorato a Milano per trent'anni...". Anche
perché in Veneto, a bilanciare Calearo vengono schierati due sindacalisti,
Paolo Nerozzi della Cgil e Pierpaolo Baretta della Cisl. Un giallo sul nome di
Stefano Ceccanti, "nessuno lo ha proposto" faceva sapere il
segretario toscano Manciulli: non verrà candidato, e si tratta del ghost writer
di Veltroni. In forse anche l'elezione dell'economista
Nicola Rossi: in quinta posizione nelle Marche, arriverà in Senato solo se Veltroni sarà a Palazzo Chigi. A Palazzo Madama i teo-dem
non saranno in condizione di nuocere: ci sarà solo Baio-Dossi, poiché la
Binetti è stata dirottata alla Camera (in Lombardia, dove potrebbe sottrarre
voti cattolici a Formigoni), dove c'è Bobba. In Piemonte, il segretario
regionale Morgando, che doveva essere capolista al Senato, si è visto scalzare
dalla Bonino e ha preferito farsi da parte, parlando però "di candidature
non ottimali".
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA A confronto con Veltroni, il Cavaliere
è una settimana in ritardo. Le liste del Pd sono chiuse, quelle del Pdl invece
al "carissimo amico". Non c'è una sola candidatura di centrodestra
che sia stata messa nero su bianco e sottoscritta dall'interessato. La fase è
ancora, per così dire, istruttoria. Da ieri pomeriggio in via dell'Umiltà è riunito un
"sinedrio" composto da Bondi, Cicchitto, Matteoli e La Russa, più
Verdini nel ruolo verbalizzante. Prima la suddivisione dei seggi al Senato (
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il caso La sconfitta
di Napoli lascia il segno Inter, l'ex invincibile perde i pezzi E Moratti la
striglia PAOLO BRUSORIO Aspettando che lo faccia la Roma, i bookmakers hanno
riaperto l'affaire scudetto. Non sarà certo questa novità a togliere il sonno a
Mancini alle prese con ben altri problemi, ma l'inversione di rotta del banco
delle scommesse, che aveva chiuso con le puntate alla vigilia di Anfield,
qualcosa vorrà pur dire. Da Liverpool al Liverpool: la portaerei nerazzurra ha
scoperto di avere le fiancate sfregiate. Due punti in tre partite (e strappati
poi in rimonta con Samp e Roma), più la caduta nel catino del San Paolo,
verginità persa dopo 11 mesi, sono la cifra di una squadra che ha smarrito
l'aurea di invincibilità. Fino a un mese fa giocar loro contro comportava una
cristiana rassegnazione: l'obbiettivo (per tre quarti delle avversarie) era
perdere con dignità. Ora le certezze vacillano. Interismi e isterismi: nel
saldo c'è l'espulsione a Liverpool di Materazzi, frutto anche della severità
arbitrale, il litigio tra Matrix e Ibra (archiviato, ma destinato a rimanere
quale pericoloso precedente) e le paturnie a giorni alterni di Mancini. Colpito
da una pericolosa sindrome da accerchiamento e in perenne lite con lo staff
medico guidato dal dottor Combi, con l'ultimo diverbio andato in scena domenica
scorsa. Dalla notte di Napoli bisogna comunque ripartire. Moratti è fatalista:
"Dopo un anno senza macchia era normale che prima o poi avremmo perso, non
ne farei un dramma. Più che preoccupato sono dispiaciuto per non aver giocato
bene". Il presidente la butta lì: "Penso che la testa fosse già al
Liverpool. C'era una grinta diversa, bisogna tornare alla tensione di una
volta". La testa al Liverpool, dice Moratti. Pericolosa deviazione, visto
che il redde rationem con gli inglesi arriverà solo tra sette giorni. Di mezzo
c'è la Reggina, mica il Real d'accordo, ma con l'aria che tira e la Roma a sei
punti è meglio volare bassi. Del resto dopo l' 1-1 di San Siro, Totti e soci
sono tornati nella Capitale con una convinzione: "Non tutto è perduto per
lo scudetto, se escono col Liverpool possono crollare" è stato il passa
parola nell'ambiente giallorosso. Per ora vacillano. E, uno dopo l'altro,
perdono pezzi. L'ultimo è Chivu che a Napoli ci ha rimesso la spalla sinistra,
già lussata lo scorso settembre in Germania-Romania. Il difensore dovrebbe
farsi operare, ma incombe il Liverpool: per l'arto ferito è pronta
un'imbragatura, ne discuteranno, (a loro modo) Mancini, i medici e il difensore
cui spetterà il verdetto. Chivu è l'ennesima crepa nel reparto: persi Cordoba e
Samuel, a rischio Maxwell per una caviglia ballerina, squalificato Materazzi,
Mancini, se si giocasse stasera contro i Reds, disporrebbe solo di Burdisso e
Ruvas quale coppia centrale. Non certo delle prime scelte. Ibra e Cruz,
presenti sabato con la Reggina, verranno testati in chiave Liverpool. Ibra si è
fermato ad Anfield, da allora si è parlato più del suo buco nel tendine che
delle sue magie. Senza le quali l'Inter è restata al palo. Insomma Mancini
scruta le condizioni dei suoi fanti, spera che a Cambiasso non venga il
raffreddore, che a Stankovic passi la bua ai muscoli e che Vieira non si
righino i muscoli di cristallo. A fine stagione, poi, regolerà i conti con
medici e preparatori. Per ora incassa gli auguri di Berlusconi cui importa vedere Veltroni in crisi,
non l'Inter: "Perdere dopo 31 partite è assolutamente normale, ma non
cambierà nulla. Il campionato ha una dominatrice che sarà fino all'ultimo
l'Inter". Se alla Roma può servire, domenica scorsa il Cavaliere aveva
fatto gli auguri alla Juve contro la Fiorentina.
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO
Mastella, la grande fuga CENTRISTI ALLO SBANDO L'amore finito L'addio via
lettera del vicesegretario Satta: "Non sono un traditore e capisco il tuo
calvario" L'ultima e più cattiva delle battute coniate a corollario della
liquefazione dell'Udeur - e del malinconico declino del suo leader, Mastella -
recita così: "Ormai ci manca solo che pure la moglie lasci
Clemente...". Infatti, tutti quelli che potevano farlo lo hanno già fatto:
senatori, deputati, vicesegretari, amici d'infanzia e perfino il vicesindaco di
Ceppaloni, che è come se - si perdoni il paragone - Gianni Letta abbandonasse
il Cavaliere: ma poiché ha "appreso della decisione di candidare il dottor
Cataudo Claudio a sindaco di Ceppaloni e il cugino dottor Cataudo Alfredo alla
Provincia, per altro ambedue della frazione di Beltiglio", anche il
vicesindaco Carmine Tranfa sbatté la porta e se andò. Non sono molti gli esempi
di partiti sbriciolatisi come grissini nel giro di un paio di settimane: il Psi
di Bettino Craxi ci mise di più, e perfino per il Pcus - travolto dalla storia
e non da De Magistris - ebbe una fine più laboriosa. L'Udeur, invece, si è
dissolta in un batter di ciglia: tanto che ieri sera, chiuso in ufficio col suo
capogruppo alla Camera, Fabris ("Se almeno lui resterà con me? Non lo
so..."), Mastella aveva serie difficoltà a compilare addirittura le liste:
"Quando ci sono gli abbandoni candido la povera gente, gli umili",
aveva spiegato di buon mattino di fronte alle telecamere di Canale
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nino Guareschi, lo
scrittore italiano più tradotto all'estero, ma purtroppo sconosciuto in Italia,
nonostante la popolarità dei suoi personaggi, come Peppone e don Camillo.
Tuttolibri spiega molto bene il motivo: era uno di quei personaggi che
"trovano un acre piacere nell'andare contro corrente". Ossia non era
affatto consono con lo spirito dell'italiano vero. Infatti si era fatto un paio
di anni di galera nella Germania di Hitler, e poi altrettanti nelle galere
democristiane, sempre per "andare contro corrente", cioè non per
avere rubato ma per avere parlato. Tutto all'incontrario con lo spirito di
noialtri. PIERO BAROVERO Maradona e il fisco Forse grazie alle nuove elezioni
molti evasori vengono colpiti, però mi chiedo: Maradona, che deve 32 milioni di
euro al fisco, la Rai lo pagava per partecipare a Ballando con le stelle un
miliardo di vecchie lire; quando arrivava all'aereoporto non avevano la
segnalazione che era un evasore? Con quei soldi forse un pezzo di un nuovo
termovalorizzatore si poteva fare. LORENZO VALLE Dio ci chiama alla
responsabilità Per approfondire la riflessione aperta dal signor Attilio Doni
sull'intervento di Dio nelle vicende umane, vorrei dire che il Dio rivelato da
Gesù Cristo non è un Dio tappabuchi, che risolve magicamente i guai che nascono
dalla nostra difficoltà di amare. Dio rispetta la nostra libertà e ci chiama
alla responsabilità delle nostre scelte. Non agisce nella storia passando sopra
le nostre teste, ma vuole essere il Dio con noi, ci propone una relazione di
amicizia e collaborazione: se accettiamo di incontrarlo e lo accogliamo nella
nostra vita, allora scopriamo che interviene nella nostra storia e agisce in
noi e attraverso di noi. E la preghiera è proprio questo spazio di ascolto e di
apertura alle sue proposte che ci indicano la strada per la nostra piena
umanizzazione. Ma se non ascoltiamo, se vogliamo prendere altre strade e fare a
meno di Lui, non ha molto senso, di fronte ai disastri terribili provocati
dalle nostre scelte o dalla nostra incapacità di essere pienamente umani, che
accusiamo Dio di non essere intervenuto. ELIANA STRONA, TORINO Dalla parte di
Israele Nel corso del 2007, 2357 missili di vario tipo sono stati sparati dalla
Striscia di Gaza esclusivamente verso obiettivi civili israeliani, oltre a
gloriosi attentati condotti da bambini, donne e altri uomini kamikaze in
supermercati, discoteche, fermate di bus e treni. I terroristi palestinesi non
costituiscono un esercito regolare e quindi sono civili, anche un po'
vigliacchi perché successivamente alle loro azioni, miranti solo e
intenzionalmente a uccidere civili, si nascondono tra i civili della Striscia;
qualsiasi azione contro di loro è quindi, formalmente, contro civili.
Costituisce invece atto di grande coraggio e lungimiranza politica promettere
vergini in paradiso, mandare bambini al suicidio anziché mandarli a scuola e
altre attività formative e costruttive per le quali ricevono incredibili
quantità di denaro dall'estero. Vorrei invitare i giornalisti a
"urlare" meno la situazione vista dalla Palestina e descrivere il
tutto più pacatamente; anche se, per fortuna, Hamas è poco efficace nel colpire
i civili israeliani, ciò merita una certa considerazione. ELI GUASTALLA,
GIAVENO (TO) Reperti fossili e Festival di Sanremo Giornali e giornalisti
devono uscire in edicola tutte le mattine con decine di pagine riempite: non è
quindi realistico chiedere che il Festival di Sanremo, finché durerà, venga
ignorato. Esiste però una realistica e seria alternativa: nei giorni di Sanremo
i quotidiani potrebbero moltiplicare gli inserti scientifici dedicando ampio e
qualificato spazio all'argomento "reperti fossili". DANIELE
BORLENGHI, MILANO Difficile individuare il male minore La chiarezza del prof.
Ricolfi, nostro docente di onestà intellettuale, diventa impietosa quando
informa i soliti "contribuenti onesti" di che conto possono fare
delle "Promesse e ancora promesse" dei due schieramenti (La Stampa di
sabato). Forse potremmo accontentarci di valutare la sincerità delle
intenzioni, ricordando che Berlusconi dimostrò almeno
la buona fede delle sue promesse fiscali con una pur minima riduzione
dell'Irpef; mentre alla prima finanziaria fu chiaro che l'attuale "padre
nobile" del Pd mentiva sapendo di mentire quando, incalzato dal
concorrente, sillabò il fatidico "Non metteremo le mani ecc.". Però,
a essere pignoli, è Veltroni oggi a
progettare, o far sognare al ceto medio, una definita e graduale riduzione
dell'Irpef; mentre Berlusconi lascia nel vago le sue intenzioni circa questa, che è la tassa
di maggior impatto psicologico, al di là delle cifre. Eppure, se è obbligatorio
per lui ripartire dall'abolizione dell'Ici già promessa due anni fa, non
lo sarebbe altrettanto prospettare come primo traguardo il ritorno alle
aliquote come le aveva lasciate? Insomma, per chi prenda le proprie tasche come
primo criterio, è difficile persino la scelta del male minore. GIORGIO
POLIGNIERI La libera scelta di Paola Ferrari Il lettore signor Castrezzati
(lettera di sabato) mi è parso alquanto irritato nel commento dell'impegno
politico liberamente scelto dalla giornalista Rai Paola Ferrari. Mi stupisce
l'affermazione che la redazione sportiva della tv di Stato è formata da
numerosi giornalisti di destra, quando è alla luce di tutti il palese
squilibrio del peso politico di parte che compone il management delle redazioni
Rai. Mi sembra inopportuno che ci si esprima sulla scelta politica di
chicchessia, mentre non vedo quale liberazione si debba auspicare nell'esodo di
certi giornalisti che possono influenzare le nuove generazioni, quando ci sono
ben altre trasmissioni di evidente ispirazione di parte finalizzate a
destabilizzare la pubblica opinione, fortunatamente senza riuscirci. SERGIO
GRADI Nessuna parentela con Andrea Losco del Pd Avendo letto l'articolo pubblicato
sulla Stampa del 28 febbraio dal titolo "L'università dei parenti",
intendo chiarire di non avere alcun grado di parentela con il parlamentare Pd
Andrea Losco a me del tutto sconosciuto e con nessun altro parlamentare e/o
politico. DOTT. ING. SALVATORE LOSCO.
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La
politica Il dolore del Quirinale Bisogna assolutamente reagire a questa tragica
catena di incidenti Tempi rapidissimi per la nuova normativa di sicurezza nei
posti di lavoro Esistono leggi che vanno applicate con maggiore severità Tutte
le forze politiche hanno il dovere di trovare presto soluzioni comuni Giorgio
Napolitano Romano Prodi Walter Veltroni Silvio Berlusconi.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del "Reagire subito". E il governo si muove Il capo dello
Stato invoca il decreto sicurezza: discussione non facile con Confindustria. I
sindacati: fate presto di Vincenzo Vasile / Roma QUATTRO LAVORATORI morti a Molfetta,
un altro a Roma. "Bisogna reagire, spezzare questa tragica catena",
dice il presidente della Repubblica. E dalle reazioni si capisce che il suo
autorevole appello probabilmente può sbloccare una scadenza che sem- brava
messa in forse dalle elezioni anticipate: nel giro di qualche ora si
concretizza, infatti, il tanto sospirato decreto di attuazione della legge
sulla sicurezza del lavoro. La notizia della nuova, terribile strage di operai,
ha colto Giorgio Napolitano nel pieno della sua visita nelle Marche, dove il
presidente aveva appena finito di perorare davanti a un qualificato parterre,
affollato da numerosi industriali la questione - "il problema dei
problemi" - del "divario" dello sviluppo italiano. E proprio dal
Mezzogiorno, da Molfetta, la tragedia dei morti sul lavoro ripropone tutto il
valore di una battaglia che ha segnato profondamente la prima parte del
settennato. Ragioni che inducono Napolitano a incitare: "Bisogna reagire
subito", e per questo - aggiunge - "formulo l'auspicio che tutte le
parti sociali possano confluire sul testo del decreto legge da attivare sulla
base della recente legge sulla sicurezza sul lavoro". Gli fa eco un'ora
dopo, a distanza Romano Prodi, che è stato, intanto, sollecitato da una presa
di posizione unitaria, una lettera congiunta dei segretari di Cgil Cisl e Uil,
Epifani, Bonanni e Angeletti: "Proprio in questi giorni - annuncia il
presidente del Consiglio dimissionario - sono stati messi a punto ulteriori
provvedimenti che saranno sottoposti nelle prossime ore all'approvazione delle
parti sociali. Con l'adozione di questi atti il Governo sarà in grado di
completare in tempi rapidissimi il quadro normativo della sicurezza sui luoghi
di lavoro". In altre parole, il decreto sarà portato presto al Consiglio
dei ministri - forse già domani - , e l'interruzione anticipata della
legislatura non dovrebbe vanificare il lavoro sin qui fatto. Con Berlusconi stesso che infatti raccoglie: "Le forze politiche hanno il
dovere di trovare soluzioni" contro questa strage. E con Veltroni che - interrompendo il lavori del coordinamanto Pd - aveva
insistito nel chiedere provvedimenti per fermare il "bollettino di
guerra". Sarà lo stesso Napolitano più tardi a spiegare il
retroscena ai giornalisti: "So che è in corso una discussione non facile
con Confindustria per ottenerne il consenso sul decreto delegato; e so che il
presidente del Consiglio è preoccupato di ottenere il via libera delle parti
sociali: per questo motivo ho voluto pubblicamente spezzare una lancia...
". Davanti alle maestranze dei cantieri nautici della Crn-Ferretti il capo
dello Stato aveva poco prima argomentato: la convergenza sul decreto sicurezza
"sarebbe uno stimolo per procedere a garantire migliori condizioni di
lavoro e per salvaguardare la vita di chi lavora in condizioni difficili e
spesso con retribuzioni assai basse". Tutto ciò emerge, infatti, molto
spesso nelle aziende dove c'è il lavoro nero, che oltre a distorcere la
competizione non tiene conto delle misure di sicurezza: "È per questo che
le ispezioni contribuiscono da un lato a garantire la sicurezza dei lavoratori,
dall'altro all'emersione del nero". Insomma, la campagna elettorale non
deve mettere la sordina ai gravi problemi che affliggono la società italiana.
In primo luogo, "rimane un gravissimo divario nello sviluppo economico e
civile di una parte dell'Italia rispetto all'altra. Il problema dei problemi è
il dualismo nello sviluppo, anche se questo dualismo si declina in termini
diversi da decenni fa". Proprio nelle Marche, ecco un modello vincente di un'economia
caratterizzata dal dinamismo e dalla capacità di innovazione, basato su piccole
e medie imprese: "una singolare sintonia" vi si realizza fra
"realtà produttiva, istituzioni e autonomie, restando in armonia con i
valori della gente marchigiana". Segno che la dicotomia non è più,
appunto, quella tradizionale tra Nord e Sud; c'è un Nord est dinamico che si
affianca ad analoghe realtà positive nell'Italia centrale, ma "di sicuro
siamo tuttora di fronte ad un gravissimo divario nello sviluppo". Un
divario che deve essere oggetto di attenzione da parte della politica, che non
deve dimenticarsene durante la campagna elettorale. Interventi fuori programma,
quelli di Napolitano, dettati da drammatiche emergenze: in mattinata, dopo che
uno degli industriali, l'imprenditore delle macchine per la produzione
dell'olio di oliva Gennaro Pieralisi aveva suscitato un applauso dicendo:
"L'impresa più ardua che ho compiuto nella mia vita di imprenditore è
stata questa, di ridurre 120 anni di storia della mia azienda in tre
minuti", il presidente infatti aveva scherzosamente annunciato, in
risposta, "l'unico accenno politico assolutamente bipartisan" che
aveva previsto di concedersi per tutta la giornata: il Parlamento europeo, dove
vige "una disciplina molto rigorosa, sarebbe una buona scuola per tutti i
politici italiani: in cinque anni di attività al Parlamento europeo i miei
interventi in aula non hanno superato mai i tre minuti".
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del D'Alema all'attacco: Berlusconi è il
vecchio Ninni Andriolo Berlusconi è il
"passato". Convinto che il ricorso a parole pungenti per criticare
"l'avversario" sia "la normalità del confronto
democratico", Massimo D'Alema ripropone, davanti ai giornalisti della
stampa estera, gli argomenti che lo spinsero a paragonare il Cavaliere ad un
"sito archeologico". Per dimostrare la verità della sua tesi sul
vecchio che la destra esprime, il ministro degli Esteri mette all'indice la
campagna elettorale avviata da Berlusconi con lo
sguardo rivolto all'indietro e riesumando, non a caso, "lo spirito del
'94". Un balzo a ritroso nel tempo per ricordare la discesa in campo che
portò il Cavaliere - con Fini, Bossi e Casini - a Palazzo Chigi. Casini oggi
corre solo. Ma è l'unica novità, visto che il leader Pdl fatica a misurarsi con
il presente. Mentre il Pd ha capito "che le vecchie logiche dei governi di
coalizione, con tanti partiti che litigano, non funziona più". Il
coinvolgimento di "un certo numero di personalità nuove" nelle liste
Pd - a partire da Massimo Calearo - è "un fatto molto positivo" e, lo
mostrano i sondaggi, apprezzato dall'elettorato. Troppi neofiti tra i candidati
Pd? "I partiti sono fatti di cittadini che si occupano di politica nel
loro tempo libero, e di un numero limitato di persone che se ne occupano
permanentemente", ribatte D'Alema. Però anche in passato le forze
politiche chiamavano nelle loro liste giovani, esponenti della società civile e
delle professioni. Il Pd, in sostanza, può vincere la sfida elettorale. Con un
risultato positivo che D'Alema, guardando alla Spagna, augura anche a Zapatero.
"Una sua vittoria per noi sarebbe un aiuto maggiore che una vittoria della
destra". Quanto all'Italia, intento a scrutare l'oggi con le categorie di
ieri, Berlusconi appare perfino strabico. A proposito
dell'emergenza rifiuti in Campania, ad esempio, finge di non vedere le colpe
accumulate negli anni anche dal centrodestra. E il riferimento va a Bassolino,
perché è "eticamente inaccettabile" lo "scarico di
responsabilità su una sola persona". Per l'azzurro Bondi le stoccate di D'Alema dimostrano che Veltroni ha deciso
di assegnare all'ex presidente Ds "il ruolo di terzino cattivo che cerca
di spaventare e azzoppare i giocatori di classe". Il vice coordinatore di
Forza Italia punta, ovviamente, a dare man forte alla teoria berlusconiana del
Pd-bikini che "nasconde" la sua vera anima sotto le belle maniere del
candidato premier Pd. Ma D'Alema dà voce ad un sentire diffuso nella
base democratica. Quello secondo cui, soprattutto in campagna elettorale,
"l'avversario" deve essere tenuto ben presente, anche per dar modo
agli elettori di comprendere fino in fondo le sue contraddizioni. Non è lo
scontro all'arma bianca, D'Alema stesso si augura che i toni non si
inaspriscano, pur non temendo affatto "uno scambio vivace", come avviene
"in tutti i Paesi democratici". Bisogna impedire, però, che il
confronto venga alterato dai veleni. La lista dei conti in Liechtestein, ad
esempio, non dovrebbe essere pubblicata come tutto "ciò che è coperto dal
segreto giudiziario". Per la privacy e perché "avere conti in
Liechtestein non comporta automaticamente aver commesso un illecito". In
questo strano Paese che "ci ha abituati alle peggiori brutalità",
tuttavia, non può lasciare tranquilli chi - come Bossi - dice che
"parteciperà per l'ultima volta alle elezioni democratiche". E poi,
"un governo in cui il Carroccio avesse un peso preponderante, con 60-70
deputati, non farebbe gli interessi del Sud". Sì al dialogo
maggioranza-opposizione, sulle "regole del gioco", però. "Sono
sempre stato sostenitore della necessità di discutere con il centrodestra e con
i suoi leader, a cominciare da Berlusconi, le grandi
riforme necessarie al nostro Paese - rivendica - Qualche volta ho avuto delle
delusioni, ma non sono pentito". Interrogativo finale: "Tornerebbe
alla Farnesina?", gli chiedono. "In Italia i governi si formano per
nomina del capo dello Stato su proposta del presidente del Consiglio
incaricato. Se noi vinciamo il presidente sarà Veltroni.".
In primo piano.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Nessuno ferma la strage di operai Quattro lavoratori muoiono
intossicati in un'autocisterna a Molfetta, un quinto è grave Napolitano:
mettere fine alla catena di morte. Prodi: decreto sicurezza in tempi
rapidissimi Ancora quattro operai morti sul lavoro. È successo ieri pomeriggio
a Molfetta in provincia di Bari. Dovevano pulire una cisterna di zolfo. Il
primo è svenuto per le esalazioni. Gli altri sono morti per salvarlo. Anche il
padrone della ditta è morto. Un quinto operaio è in rianimazione. Appello del
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai partiti per "spezzare
questa tragica catena di morte". I sindacati chiedono al governo di varare
subito il decreto attuativo della legge sulla sicurezza. Norme fin qui rimaste
ferme perché non c'era un accordo bipartisan. Ma ora la
richiesta di rendere attuabili le nuove misure arriva non solo dal Pd tramite Veltroni e dalla Sinistra Arcobaleno con Bertinotti. Ma anche Berlusconi dà la propria disponibilità. E Prodi, che convoca il consiglio
dei ministri, promette "tempi rapidissimi". Brunelli, De Sanctis,
Vasile, Matteucci, Ugolini alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del I Democratici "possono" il 43% Calearo
"vale" quasi 250mila voti Berlusconi fermo, Veltroni in crescita anche se il distacco è ancora di 7 punti. È quanto
emerge dal sondaggio che l'Istituto IPR Marketing per Repubblica.it, che ha
analizzato le intenzioni di voto alla Camera. Al momento il Pd (con i Radicali)
è al 32%, mentre l'Italia dei Valori arriva al 4%: in totale arriva quindi al
36%. Per il Partito Democratico, il potenziale elettorale massimo
attuale arriva al 37%, mentre l'Idv può salire fino al 6%. In totale la
potenzialità arriva al 43%: "È da notare quindi - rileva l'Ipr - che se il
Pd riuscisse a raccogliere tutto il proprio potenziale (il 5%), bloccando la
coalizione del Pdl agli attuali livelli di consenso, si potrebbe arrivare
effettivamente ad un pareggio". Il Pdl è al 38%, mentre la Lega Nord si
attesta al 4,5% e il Mpa allo 0,5%: in totale è quindi al 43%. È da
considerare, però, che il potenziale massimo per il Pdl arriva fino al 43%,
mentre i leghisti possono contare su un obiettivo del 6% e il Mpa all'1%. Il
potenziale massimo della coalizione è quindi del 50%. L'Udc - dopo l'accordo
con la Rosa bianca - va dal 7 al 12%. L'Udeur invece vale lo 0,3%, con
potenzialità massima è l'1%. Sinistra arcobaleno ora al 7,5% - lieve flessione
- ma potrebbe addirittura raddoppiare i consensi. Sinistra critica va dallo 0,1
allo 0,2%, Ferrando (Partito comunista dei lavoratori) è tra lo 0,5 e l'1%,
Boselli e i socialisti tra l'1,5 e il 5%. La Destra di Storace e Santanchè
invece oscilla tra il 2,5 e il 5%. Da notare che secondo l'ad di Coesis
Research, Alessandro Amadori, intervistato da Affaritaliani.it, con la
candidatura di Massimo Calearo in Veneto il Pd in prospettiva, può guadagnare
circa 200-250 mila voti, pari a circa lo 0,5%.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Tg4, il suicidio in diretta dell' on. Gasparri La linea dei
telegiornali "simpatizzanti" per Berlusconi
è chiarissima: c'è un popolo sofferente, che razzola nell'immondizia, che vuole
emigrare, che muore con pensioni di fame (a confermarlo, lo speciale post-Tg4
con Briatore e Gregoraci, sorpresi mentre mangiano pane raffermo e cipolle in
un giardinetto accanto al Billionaire) e che attende solo un uomo limpido,
determinato, appoggiato da un blocco monolitico: quell'uomo è il Cavaliere (di
Fini parla ormai solo il Tg2), ne sa una più del diavolo, ha le ricette giuste
per ogni male ed è un asso nella terapia del dolore sociale. Nel credo di
Emilio Fede c'è un angolo per un'altra persona, si chiama Veltroni,
gareggia anche lui per tirare l'Italia fuori dal guano, ma non ha chance, è
pieno di guai, chi lo segue sbanda a destra e a sinistra ed è sottinteso
(nemmeno tanto) che non ce la farà mai. Ieri sera la
scenetta più carina è stata però il suicidio in diretta di Maurizio Gasparri
durante il Tg4. Gasparri, fuori di testa, ha imputato l'origine di tutti i mali
al governo Prodi (e del "comunista" Veltroni) del
1996. Né lui né Fede hanno ricordato il governo Berlusconi. Si
vergognavano. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi parlerà di brogli? Sarà il
segno della nostra rimonta Cara Unità, strano. il cavaliere ancora non
sproloquia sui famosi brogli elettorali in cui la sinistra a suo parere è
maestra. Si riserva questa carta in ultimo, oppure c'è un'altra ragione? Credo
che, alla luce del continuo recupero nei sondaggi di Veltroni e del Partito Democratico, tra non molto sentiremo di nuovo il
ritornello dei voti rubati. Ecco quello sarà segnale preciso che la partita che
aveva il risultato scontato va mettendosi davvero male per l'invincibile armata
brancaleone che si attruppa sotto le insegne di Arcore. Forza ancora uno
sforzo e diventeranno tutti di sale! Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Sul corridoio
tirrenico occorre precisione Cara Unità, non si capisce come mai Vittorio
Emiliani insista a scrivere sul governo del territorio della Toscana
continuando ad essere smentito e giusto per ricordarne alcune: - attribuì la
responsabilità di alcuni definiti "scempi paesaggistici", rientranti
in vecchie previsioni di interventi urbanistici della ex L.R. 5/95, al Piano di
Indirizzo Territoriale appena fu approvato nel luglio 2007. - indicò delle
percentuali di consumo del suolo con dati non ufficiali. Ritrovo una sua
lettera pubblicata sull'Unità del 16 febbraio dove attacca la "previsione
insistente" del Ministro Di Pietro (come se il Cipe fosse uno snack bar)
..''nel volere autostrade palesemente inutili e costose, ma prive di
finanziamenti, come quella devastante della Maremma''.. c'è da dire che le
Provincie interessate e la maggioranza dei Comuni (direi il 99%) sono
favorevoli al completamento del Corridoio Tirrenico, sempre nel rispetto della
tutela paesaggistica, ritenendola tutt'altro che inutile, anche in
considerazione del fatto che l'Aurelia, che attraversa i centri urbani della
zona, verrebbe declassata rendendola più sicura (che gli amministratori locali
del territorio siano tutti sconsiderati? lo dubitiamo in molti); che sia
costosa è inutile dirlo, ma che sia a costo zero per lo Stato e non "priva
di finanziamenti" è informazione corretta. Arvch. Bruno La Mela, Firenze
Sul boia di Bolzano dimenticati troppi... particolari Cara Unità,
nell'intervista pubblicata sull'Unità il 19 febbraio 2008 sull'estradizione dal
Canada del boia di Bolzano Michael Seifert, il giudice Guido Salvini,
consulente (per il centro destra) della Commissione per le stragi nazifasciste,
tralascia particolari significativi e ne minimizza uno essenziale. Dice Salvini
che il numero delle vittime civil è di diecimila. Questa fu la prima cifra di
cui si parlò, ma ad essa ne subentrarono successivamente altre: 15 mila, forse
anche più. E alle vittime delle stragi descritte nei fascicoli
"sepolti" nell'armadio della vergogna, se ne debbono aggiungere molte
altre per massacri neanche finiti in quell'armadio. Io stesso ne cito cinque
nel mio libro. Altre sono emerse durante il mio giro per l'Italia per parlare
di questa che è la più drammatica vicenda subita dal nostro popolo, come
Trasaghis, Saonara, Massalombarda. Per quel che riguarda Seifert c'è da
ricordare che operò anche in un altro lager italiano, quello di Fossoli, dove
furono uccisi settanta persone, compreso il generale Della Rovere, finto
generale ma vittima vera. Per quei crimini commessi da Seifert e da altri, a Fossoli,
un gip militare di manica larga sentenziò che gli assassini avevano ubbidito ad
ordini superiori, quindi andavano assolti... Ma il nome di quel criminale, che
provava gusto ad uccidere, uscì da quell'armadio il 27 marzo 1965 insieme ad
una trentina di altri nomi di suoi degni compari, quando, a seguito delle
reiterate pressioni del governo tedesco, la procura generale militare
dell'epoca retta da quell'Enrico Santacroce che Salvini cita, lo stesso
Santacroce, cui si deve il capolavoro dell'ingiustizia delle archiviazioni
provvisorie, decise che un assaggio di quei crimini dovesse pur essere fornito.
Ma questo avvenne a ridosso dei termini di prescrizione fissati dalla Germania
per quel tipo di crimini. Né si sa se quell'elenco che io ho pubblicato nel mio
libro sia mai arrivato o arrivato in tempo utile in Germania. Un ultimo
dettaglio. Salvini dice che il blocco dei fascicoli ebbe inizio nel 1947, con
l'avvento del primo governo di centro destra guidato da De Gasperi. Io, sia
pure come ipotesi, attribuisco a quel governo la responsabilità del silenzio.
Certo non lo ha fatto il centro destra in Commissione, che anzi ha avuto la
spudoratezza di affermare che quei fascicoli rimasero nell'armadio per
"noncuranza" dei magistrati militari e che il carteggio Martino-Taviani
che portò all'affossamento del processo contro gli assassini di Cefalonia fu
una corrispondenza di carattere "personale". E a tutt'oggi comunque
non si sa chi, come, quando e perché, decise di affossare la verità in
quell'armadio. Quesiti ai quali avrebbe dovuto rispondere la Commissione, e che
rappresentavano il motivo per cui fu instaurata. Né si conosce il numero delle
vittime civili alle quali vanno aggiunti migliaia di nostri militari massacrati
dopo che avevano alzato bandiera bianca, come a Cefalonia. Non potrebbe essere
anche questo uno dei temi di cui si potrebbe occupare il Pd? O la storia e la
memoria fanno ancora paura? Franco Giustolisi.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del A Berlusconi sfugge la
"borghesia" E le liste del Pdl sono in alto mare di Natalia Lombardo/
Roma PERIZOMA Berlusconi ha incassato
male il "colpo Calearo", l'imprenditore messo in lista da Veltroni. L'ex premier
dai Pensionati attacca: "Dalla sinistra "spot" per blandire la
borghesia. Sono
come un bikini: scoprono molto ma coprono i ministri di Prodi". In affanno
per la spartizione dei posti tra Forza Italia e An e i "nanetti" del
Pdl, Berlusconi mal digerisce la rosa di candidati che
Veltroni ha strappato al mondo dell'imprenditoria, dal
presidente di Federmeccanica a Matteo Colaninno. E da quella
"borghesia" che, secondo l'ex premier, non può che fare riferimento
al centrodestra. Tant'è che il Pdl cerca di assegnarsi il "decalogo"
per il nuovo governo illustrato da Montezemolo, al quale Brunetta dice
"bravo". E come candidato "anti-Calearo" Berlusconi
vuole Antonio D'Amato, ex presidente di Confindustria ai tempi del suo governo,
che sembra vicino al sì. Calearo a Sky afferma che "nessuno mi ha chiesto
di candidarmi col centrodestra, o lo ha fatto in modo scorretto, perché la
settimana scorsa quando ho visto Fini gli ho chiesto che ci fosse una
rappresentanza forte nel Veneto nel caso di governo". Altro nome noto
nelle liste Pdl, quello dell'ex campionessa Fiona May in Toscana. Abbandonati
del tutto i toni dialoganti (ripresi comunque per "trovare soluzioni
comuni" contro le morti bianche), l'ex premier accusa Veltroni
di mettere in giro "falsi sondaggi" mentre i suoi danno il Pdl sempre
"dieci punti" avanti al Pd. Poi inventa la definizione
"candidatura "bikini"" che coprirebbe "le parti
essenziali che sono il 70 per cento dei ministri, viceministri e sottosegretari
che sono ancora al governo con Prodi". E usa in senso negativo il marchio
Prodi-Veltroni, "sotto sotto - al bikini - sono
sempre gli stessi", Gli dà una mano Clemente Mimun, direttore del Tg5:
quando parla Walter sullo sfondo appare Romano. Gli altri colpi in canna Berlusconi li scarica su Casini e Storace: inutile votarli,
non ce la faranno a entrare in Parlamento. Sembrano falliti comunque i
tentativi di "desistenza" proposti dal Pdl a La Destra. Il 9 marzo
scade il limite per presentare le candidature, Veltroni
sta battendo sul tempo il cavaliere, ancora in alto mare. A via dell'Umiltà,
sede di FI, se la vedono gli azzurri Bondi, Vito e Verdini e per An La Russa e
Matteoli. Sul tavolo il puzzle del Lazio, Calabria, Toscana e Lombardia. An si
dice quasi soddisfatta, con 84 deputati e i 41 sentaori uscenti ai quali vuole
aggiungere uno o due nomi. Ancora scontenta la Dca: Rotondi vuol essere
"co-titolare" del Pdl così come An e FI, e "non un ospite".
Però ha invitato a pranzo giovedì a casa sua Berlusconi
e Fini. Non ne fa una questione di numeri (da riconfernare sono 6 parlamentari,
ma la Dca offre altri nomi da mettere in lista) quanto di essere inseriti nello
statuto del Pdl. Per rassicurarlo il cavaliere assicura "pari
dignità" alla Dc di Rotondi; lui non ci crede troppo: non ha depositato il
simbolo, quindi potrebbe non candidarsi pur votando Pdl. In Sicilia l'accordo
con l'Mpa di Lombardo è fatto, ma nelle liste dell'autonomista si rifugia dopo
aver rotto con Mastella pure Barbato, il senatore che sputò al collega in aula
e che il cavaliere aveva giurato in tv di non candidare. Berlusconi
ieri a Milano ha parlato al Partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo, recuperati
al centrodestra. Ne indossa una vistosa spilla sul bavero, promette vita lunga
fino a 120 anni in provetta da don Virzì". Più concreta la promessa di
"tagliare il cumulo delle pensioni fra coniugi", poi musei e cinema
gratis "ne ho già parlato con Medusa". Facile, la casa
cinematografica è sua. Il tour continua a cena con i finanziatori del Pdl: oggi
in tv su Sky e domani da Vespa.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Storace, quell'"inutile" spina nel fianco di Marcella
Ciarnelli Al Cavaliere sarebbe piaciuto poter risolvere la questione elettorale
in singolar tenzone con il suo diretto avversario. Un
duello con il solo Veltroni per vedere a chi dei due, alla fine, sarebbe riuscito di
convincere la maggioranza degli italiani o, almeno, la metà più uno, pur con
tutte le complicazioni del caso. Ed invece gli altri ci sono e non hanno
nessuna intenzione di farsi indietro. Silvio Berlusconi
lo ripete ormai come un disco rotto. E' toccato anche ai pensionati sentirsi
dire che non devono votare nè per l'Udc nè per la Destra di Francesco Storace e
Daniela Santanchè ormai dimenticata amica a cui, per Natale, andava in dono
almeno un braccialetto prezioso. Altri tempi. "Sono abbastanza convinto
che gli elettori che ancora pensano di voler votare per quei partiti andando
avanti nella campagna elettorale, alla fine comprenderanno che non c'è nessuna
possibilità per i partiti minori di ottenere risultati e neppure parlamentari
alla Camera e al Senato. Quelli sono voti gettati, persi che possono solo
contribuire a rendere meno evidente la vittoria del Partito della libertà e a
favorire la sinistra e Veltroni. E' così devo dirlo.
Anche se so che si arrabbiano quando lo dico". Altro che arrabiarsi. Di
più, molto di più. Francesco Storace proprio non l'ha perdonata la selezione
innaturale della specie fatta con disinvoltura dal Cavaliere che pure nel
novembre scorso si era precipitato a battezzare con entusiasmo il movimento
dell'ex governatore del Lazio. "Il mio cuore vibra con voi" disse
alla platea esultante degli autentici interpreti del pensiero di destra. Allo
stato dei fatti ci vorrebbe un by pass. Ed infatti Storace non va giù di fioretto
ma di spada. "L'avrebbe dovuto dire alla nostra Costituente che i voti a
noi sono gettati. Berlusconi conferma di essere un
politico sotto ricatto che non sarà libero di governare questo Paese".
L'allusione all'ex sodale Gianfranco Fini è fin troppo trasparente. Il suo veto
avrebbe pesato più di ogni altra valutazione politica. E lui è rimasto fuori.
Ma battagliero più che mai forte anche dei sondaggi che lo danno al due per
cento a crescere. Tutti voti in uscita dalle fila dell'alleato che è stato
privilegiato. "Abbia più rispetto per quegli italiani e quelle italiane
che credono nei valori al contrario di quello che fa lui. Firmi i contratti che
vuole, racconteremo che sono carta straccia e che quello che va dicendo in
queste ore è la dimostrazione che se si comporta così con chi lo ha rispettato
figuriamoci che cosa farà al cittadino comune. Dopo il 14 aprile si renderà
conto che in Parlamento dovrà fare i conti proprio con la Destra". Che ci
sia "meno boria" tanto più se in prospettiva c'è anche il passaggio dei
ballottagi ed a rimetterci potrebbero essere, non sembri un paradosso, proprio
i candidati centrodestra. Le candidature. Al momento non ne è stata firmata
neanche una. Anche perchè gli accordi con i "piccoli" non sono stati
ancora conclusi. Non ci dovrebbero essere grandi sorprese. Riconferme. Qualche
passaggio dalla Camera al Senato. Una lunga lista d'attesa per i posti che
dovessero scattare con i premi di maggioranza. Entro fine settimana sarà tutto
fatto. E'la legge. E poi c'è quel Veltroni che brucia
le tappe... In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Calearo: stop alle cannonate, lavoro per il Pd Berlusconi? La sua una proposta vecchia e calata dall'alto.
Molti di destra pronti a votarmi di Bianca Di Giovanni/ Roma IMPRESA Basta
steccati, basta cannonate, basta la politica-spettacolo: è arrivato il momento
di fare. Questa, in estrema sintesi, la parabola che ha condotto Massimo
Calearo a candidarsi con il Pd in Veneto. Ovvero, in quel nord-est dove il
centrosinistra finora è stato polverizzato dal vento leghista e dal
"fenomeno" Berlusconi. Per convincersi ha
impiegato "più di qualche giorno", confessa. Insomma, non è stato
quel che si dice un "colpo di fulmine". Ma ora il "falco"
(ex falco?) di Federmeccanica giura che ce la metterà tutta, "con
umiltà" studierà programmi e proposte per far avanzare il centrosinistra
in un territorio difficilissimo. E rivela anche che il Berlusconi
di Vicenza lo aveva infastidito. "Avevo preparato il tappeto buono e lui
ci ha sputato sopra". Un senatore della Lega smentisce che le abbiano
fatto proposte.. "Forse c'è qualcuno che soffre di Alzheimer: se non si
ricorda non è colpa mia". La sua candidatura provoca qualche imbarazzo a
sinistra... "All'estrema sinistra". È strano che una persona che non
ha mai votato a sinistra si candidi a sinistra. "Personalmente ho visto
nel programma del partito democratico un nuovo modo di fare politica moderno,
innovativo e progressista, che può interessare anche persone moderate come il
sottoscritto. Cadute le ideologie oggi si deve guardare agli interessi del
Paese. Questi non sono né di destra, né di centro, né di sinistra. Sono fatti
di programmi e di persone che si impegnano. Alcuni nomi che
Veltroni ha proposto, uno tra tutti il prefetto De Sena (non voglio
parlare di Matteo Colaninno che è mio amico) mi hanno colpito. Si vede che non
c'è più il partito antagonista, o di classe, ma c'è un'idea che guarda al
futuro del Paese, che non è né di destra né di sinistra". Questo a
sinistra suona un po' populista. Ma guardiamo ai programmi. Confindustria
chiede di detassare lo straordinario. Il Pd propone invece di detassare il
secondo livello di contrattazione. Come la mettiamo? "Mi piace molto la
parola detassare. Se uno vuol partire dal secondo livello, ok: l'importante è
partire. Fino a ieri sera non facevo parte di questo progetto, oggi sono pronto
a dare il mio contributo, con molta umiltà e trasparenza. Se mi viene chiesto
sono qui. È nel dialogo, nella discussione che si possono trovare
soluzioni". Non pensa che il rapporto con il fisco sia diverso dal suo a
sinistra? Le tasse servono a molte cose: la solidarietà, le infrastrutture... "Non
ho mai detto che non bisogna pagare le tasse. Ho sempre detto che bisogna
pagare tutti per pagare meno. da sempre sosteniamo la lotta al lavoro nero e
all'evasione. Credo che sia più interessante pagare meno piuttosto che
evadere". Come mai lei ha appoggiato lo sciopero fiscale della Lega?
"No, io ho detto che eravamo arrivati a livelli di tassazione molto
elevati, e ho anche detto "a mali estremi estremi rimedi", ma questo
non vuol dire non pagare le tasse, ma solo mandare un grido di disagio. Resto
sempre dell'avviso, comunque, che quel che conta è l'esempio. Voglio
rappresentare una parte di piccole e medie imprese che lavora, che suda e che
da parecchio tempo non è rappresentata anche a livello governativo". Che
chance ha oggi in Veneto? A quanto può puntare il Pd? "Non ne ho la più
pallida idea. Le posso solo dire che da ieri pomeriggio (l'altroieri, ndr) alle
ore
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Casini-Bertinotti: no a soccorsi bianchi o rossi Il due leader a
Porta a Porta attaccano Pd e Pdl: "Chi dovrebbe polemizzare con noi si
sottrae al confronto" / Roma COSÌ LONTANI, COSÌ VICINI Fausto Bertinotti e
Pier Ferdinando Casini discutono nel salotto di "Porta a Porta", e se
sul '68, sulla legge 30, sul nucleare, sostengono posizioni opposte,
sull'attuale campagna elettorale e sulla prossima legislatura sostengono le
stesse tesi. A cominciare dal fatto che Pd e Pdl non stanno giocando pulito.
"Sto facendo l'ennesimo dibattito con Bertinotti - sbotta il candidato
premier dell'Udc - credo che nessun italiano sia incerto se votare Bertinotti o
me. È una finta battaglia perché chi dovrebbe polemizzare con noi si sottrae al
confronto". L'attacco è soprattutto contro Berlusconi,
che finora si è mostrato indisponibile ai faccia a faccia in tv. E infatti
Casini porta l'affondo: "Se un candidato alle elezioni americane si
dicesse indisponibile ad un confronto televisivo sarebbe mandato a casa a calci
nel sederino". Per il leader centrista "non è democratico che ci sia
'Veltrusconi', che Berlusconi e Veltroni
vengano a "Porta a porta" da soli e non abbiano
contraddittorio". Bertinotti non ci va giù più leggero, e non limita il
discorso ai soli confronti televisivi: "Il Pdl e il Pd stanno conducendo
una campagna elettorale illiberale, fondata sulla tendenza al duopolio che
tende a comprimere realtà culturali e politiche del paese". E questo
processo, dice il candidato premier della Sinistra arcobaleno prendendosela
soprattutto con il servizio pubblico, "è accompagnato dai mezzi di
comunicazione, che stanno facendo un cattivo servizio alla democrazia"
(Bruno Vespa interviene per "un chiarimento", e cioè per dire che
finora non è stata registrata la "disponibilità" di Veltroni e Berlusconi, ma che
sarebbe "contentissimo" se le cose cambiassero). Le convergenze tra
Bertinotti e Casini si estendono anche a dopo il voto, e riguardano l'eventuale
appoggio al prossimo governo. La sola differenza è che se il candidato premier
della Sinistra arcobaleno esclude il "soccorso rosso" a Veltroni, il leader centrista dice che non ci sarà nessun "soccorso
bianco" a un eventuale governo Berlusconi.
"Non sto a questo gioco", risponde Bertinotti alla domanda se dopo il
14 aprile è disposto ad allearsi con il Pd: "Veltroni ha fatto
la scelta di andare da solo puntando a vincere, giovandosi di un sistema
elettorale impresentabile, peggio della legge truffa e della legge
Acerbo. Non bisogna truffare gli elettori e chiedere il soccorso rosso una
volta in Parlamento. Noi oggi ci candidiamo a fare l'opposizione perché
altrimenti avremmo sottoscritto un programma comune col Pd". Partito che
per Bertinotti ha mostrato il suo vero volto con la candidatura del "falco
di Confindustria" Massimo Calearo, che rappresenta "uno strappo grave
non solo verso la sinistra ma verso il mondo del lavoro". La sintonia tra
i due finisce, com'era prevedibile, appena si inizia a parlare di proposte
programmatiche. Se Casini sostiene il nucleare, Bertinotti definisce "un
delirio" la proposta di tornarci. Se il presidente della Camera dice che
"bisogna eliminare la legge 30", per il suo predecessore "la
legge Biagi ha prodotto delle opportunità". E poi il '68: "Ha
prodotto moltissimi danni riscontrabili nella situazione attuale", dice
Casini; "ha aperto la strada ad un grande cambiamento del Paese nel corso
degli anni '70", dice Bertinotti elencando le conquiste fatte nel campo
dei diritti civili (aborto e divorzio) e nell'ambito della sanità, della scuola
e dell'università. Questa sera ci sarà Veltroni.
Domani Berlusconi. s.c.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE In trappola nella cisterna tra i fumi velenosi La strage degli
operai Quattro vittime, pulivano il camion che trasportava zolfo Napolitano:
ora la legge. Prodi: decreto in tempi brevi L'incidente a Molfetta, in Puglia,
in un autolavaggio per grandi automezzi. Grave un quinto lavoratore DA UNO DEI
NOSTRI INVIATI MOLFETTA (Bari) - Quattro persone sono morte e un'altra è in
gravissime condizioni a causa di un incidente sul lavoro verificatosi ieri
pomeriggio in un'azienda di autolavaggio a Molfetta, in provincia di Bari. Le
vittime sono il titolare dell'azienda e tre suoi operai, così come operaio è
anche l'unico superstite. L'incidente è avvenuto poco prima delle 16 alla Truck
Center, autolavaggio specializzato nella pulizia di autocisterne. Guglielmo
Mangano, 44 anni, Luigi Farinola, 37, Biagio Sciancalepore, 22, e Michele
Tasca, 20 anni, stavano lavando un grosso mezzo affidato alla Truck dopo aver
trasportato zolfo. Questo genere di operazioni viene eseguito con getti di
sostanze disincrostanti, ed era Mangano che se ne stava occupando.
All'improvviso, però, l'uomo, che pure era un operaio esperto, è scivolato
all'interno della cisterna. I suoi compagni lo hanno visto perdere
immediatamente i sensi e hanno cercato di soccorrerlo. Secondo la ricostruzione
dei carabinieri, il primo a tentare di aiutare Mangano è stato Farinola, ma
anche lui, appena toccato il fondo della cisterna, è rimasto asfissiato dalle
esalazioni. Gli altri, evidentemente, non si sono resi conto del pericolo e si
sono calati anche loro. Prima i più giovani, Sciancalepore e Tasca, poi anche
il titolare della Truck Center, Vincenzo Altomare, 64 anni. E tutti hanno perso
immediatamente conoscenza. Quando sono arrivati i vigili del fuoco, solo
Michele Tasca respirava ancora. è stato portato al pronto soccorso in
condizioni gravissime. In un primo momento si era diffusa la voce che anche lui
fosse morto, subito però smentita dai medici. Ora è ricoverato nel reparto di
rianimazione dell'ospedale di Monopoli, e in serata, le sue condizioni
sembravano essersi ulteriormente aggravate. I medici che lo stanno curando sono
in contatto con il Centro nazionale antiveleni, alla ricerca di un antidoto che
finora però non sarebbe stato individuato. L'azienda è stata posta sotto
sequestro e all'interno sono cominciati i rilievi di vigili del fuoco, carabinieri
del Noe e tecnici dell'Ispettorato del lavoro. Oggi altri sopralluoghi disposti
dal magistrato. La Procura di Trani ha aperto un'inchiesta. "Occorre
assolutamente reagire alla catena tragica degli incidenti sul lavoro", ha
detto il presidente Napolitano. "Auspico che tutte le forze politiche
convengano sul testo del decreto legislativo da attuare sulla recente legge
sulla sicurezza sul lavoro". Il presidente della Camera Bertinotti ha
chiesto già per oggi un Consiglio straordinario dei ministri: "Il governo
faccia la sua". E il premier Prodi ha annunciato un rapido intervento del
governo: "Proprio in questi giorni sono stati messi a punto ulteriori
provvedimenti. Saremo in grado di completare in tempi rapidissimi il quadro
normativo della sicurezza sul lavoro". Di "inaccettabile
bollettino di guerra" ha parlato il leader del Pd Veltroni. Mentre Berlusconi, raccogliendo l'invito di Napolitano, ha detto: "Tutte le
forze politiche hanno il dovere di trovare soluzioni comuni ". E il
segretario generale della Cgil Epifani: "Non è possibile attendere oltre,
subito il decreto attuativo". Fulvio Bufi.
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Loris Campetti Meno
tasse, meno stato, più mercato. Naturalmente riforme, liberalizzazioni e
privatizzazioni. Meno regole per aumentare l'efficienza del sistema, taglio
della spesa pubblica e, come fiore all'occhiello della sua ricetta liberista,
Luca Cordero di Montezemolo pretende l'anticipo di un anno del pareggio del
bilancio pubblico, da realizzare già nel 2010. Persino i più liberisti tra gli
economisti americani si farebbero una grassa risata, con questi chiari di luna
che stanno precipitando nella recessione le principali economie mondiali. Il
decalogo presentato ieri dalla Confindustria mette mani e piedi in campagna
elettorale, parla - detta ordini - a tutta la politica partendo dalla pretesa
che le sue ricette non siano "né di destra né di sinistra" ma
"oggettive". Non è forse oggettivo lo slogan "pagare di più chi
lavora di più", aumentando ad libitum gli orari, detassando gli
straordinari e gli aumenti ottenuti con i contratti di secondo livello? Oppure
"meno tasse per tutti", soprattutto per l'impresa? O ancora, non è
oggettivo che la scuola dovrebbe essere "meritocratica"? E la ricerca
delle aziende pagata dallo stato? Montezemolo assembla il
peggio del programma di Veltroni e dei suoi consiglieri economici con il peggio di quello di Berlusconi e Tremonti (con una spruzzata di leghismo fiscale). Ai politici
Confindustria "consiglia" i passi necessari per dare al paese
governabilità, tutti orientati in un'unica direzione: decisionismo, realizzato
con lo svuotamento dei poteri elettivi a tutto vantaggio dell'esecutivo.
Di pari passo dovrebbe procedere la deregulation del mercato del lavoro, al
punto che il riferimento confindustriale alla necessità di "creare una
vera e propria cultura della sicurezza" è puramente declamatorio,
ipocritamente campato in aria. Non lo sa Montezemolo che l'allungamento
dell'orario e il prosciugamento delle regole del lavoro sono le prime cause
degli omicidi bianchi? Non glie l'hanno spiegato i suoi colleghi della
ThyssenKrupp? Quanti operai devono ancora morire - come i quattro ammazzati
ieri a Molfetta dai vapori di zolfo, e i sette di Torino, e i quattro uccisi
ogni giorno, a cui se ne aggiungono quotidianamente altri quattro, vittime
delle malattie professionali - per farla finita con queste provocazioni? Per
rilanciare l'economia, ci fanno sapere dai piani alti di via dell'Astronomia,
va abbattuto insieme al costo del lavoro quello dell'energia. Come? Con il
carbone, il nucleare, i degassificatori. Le merci, infine, devono correre
veloci e a questo scopo lo stato (lo stesso che deve tagliare la spesa pubblica)
investa in infrastrutture, strade, tunnel, Tav. Né di destra né di sinistra.
Liberiste, dunque oggettive. Ecco le ricette per far sognare gli italiani.
Montezemolo aggiunge che gli industriali, così ben rappresentati nel Partito
democratico, dovrebbero invadere tutte le liste. I costi di questa rivoluzione,
cari Veltroni e Berlusconi,
presentateli ai lavoratori. Quelli che muoiono a grappolo, gli effetti
collaterali del nuovo miracolo italiano.
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le reazioni
Indignazione bipartisan ma le imprese tacciono Napolitano sollecita un
consiglio dei ministri straordinario per i decreti Sara Farolfi Nell'unanime, e
bipartisan, coro di indignazione scaturito dall'ennesima strage sul lavoro,
risuonava ieri il silenzio degli industriali. Di chi cioè più ha fatto (e
continua a fare) muro in sede di confronto sulle nuove norme in materia di
sicurezza sul lavoro. Ma a voler prendere per vere le parole dei politici
(siamo in campagna elettorale) il nuovo Testo unico, oggetto delle ultime
limature e in attesa del via libera delle parti sociali, dovrebbe approdare sul
tavolo di un consiglio dei ministri straordinario già mercoledì. Vanno in
questa direzione le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano:
"Occorre assolutamente ragire alla catena tragica degli incidenti sul
lavoro e per questo auspico che tutte le forze politiche convergano sul testo
del decreto legislativo da approvare". Prodi ha ribadito ieri il suo
impegno: "I provvedimenti saranno sottoposti nelle prossime ore
all'approvazione delle parti sociali, e con l'adozione di questi atti il
governo sarà in grado di completare intempi rapidissimi il quadro normativo
sulla sicurezza nei luoghi di lavoro". Convergono sia Veltroni
("questo bollettino di guerra è inaccettabile, esistono leggi che vanno
applicate con maggiore severità e si possono adottare, anche a parlamento
sciolto, i provvedimenti necessari alla loro piena attuazione") che Berlusconi ("tutte le forze politiche hanno il dovere di raccogliere
l'appello del presidente della Repubblica e trovare soluzioni comuni per
fermare questa tragica spirale"). Anche se poi è Maurizio Sacconi a
mettere la nota a piè di pagina: "Siamo disponibili ad esaminare la
proposta di testo unico in parlamento anche nei prossimi giorni, nella misura
in cui questa sia condivisa con le parti sociali". "Non si può
attendere oltre", dice Guglielmo Epifani (Cgil). "Basta con le
lacrime di coccodrillo, ciascuno si assuma le proprie responsabilità",
segue Raffaele Bonanni (Cisl). I sindacati confederali chiedono la convocazione
di un consiglio dei ministri straordinario. "Lo scadere della legislatura
non può avere come esito collaterale quello di vanificare il lavoro degli
ultimi due anni", scrivono in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil. Non
sfugge il fatto che le leggi possano essere virtuose quanto si vuole, ma del
tutto inutili se non sono esigibili. Il problema dunque risiede anche nei
controlli, ad oggi del tutto inadeguati (nonostante l'"impegno" del governo),
se è vero che, con l'organico attuale, per controllare tutte le imprese
servirebbero 30 anni. Lo dice Damiano stesso: "Ci rendiamo tutti conto che
da sole le buone leggi non bastano, serve una più diffusa e incisiva presa di
coscienza collettiva che deve camminare su leggi e regole condivise e applicate
da tutti i soggetti interessati". L'ostruzionismo di Confindustria nelle
ultime settimane si è focalizzato proprio sulla parte sanzionatoria del nuovo
testo di legge. Che rende sanzionabili (in larga parte penalmente) tutte le
norme introdotte, e sostanzialmente converte le sanzioni dalla lira (a cui
erano rimaste) all'euro. Nelle prossime ore tutta questa parte sarà oggetto di
confronto con il ministero di Giustizia, che dovrà pronunciarsi sulla
proporzionalità delle sanzioni. E' "la corsa per competere messa in atto
dal nostro paese ad avere portato a problemi di carattere strutturale, di cui
queste tragedie sono la punta dell'iceberg", dice Fausto Bertinotti. La
sottosegretaria al lavoro, Rosa Rinaldi, punta il dito contro le imprese,
"per il ritardo e il boicottaggio fatto al tavolo per la sicurezza".
Un ritardo studiato, secondo Rinaldi, "in attesa di un governo che non
inasprisca le sanzioni". "I morti sul lavoro non sono una fatalità -
rincara Manuela Palermi (Pdci) - ma una conseguenza del modo di lavorare
imposta dagli imprenditori per risparmiare al massimo sulla forza lavoro".
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reportage A Nusco,
dove per 45 anni una sola persona ha dettato legge: don Ciriaco. Che ora ci
riprova da "indipendente" nella Rosa bianca-Udc e deve scontare lo
sfaldamento della sua rete di potere. Ma non del consenso Nel feudo di De Mita,
dove la Dc vive ancora Il "grande vecchio" alle scorse elezioni ebbe
ancora 60 mila voti, su 119 comuni il 90% hanno sindaci "popolari". E
nella sua villa continuano a sfilare i baciamano Francesca Pilla Nusco A Nusco
c'è ancora chi, di prima mattina, beve il grappino dopo il caffè. Sono quegli
anziani a passeggio tra i vicoli che non si lasciano scappare nemmeno un
manifesto funebre, per non mancare le cerimonie, per sapere chi se n'è andato e
chi resta. Un po' come succede tra i "popolari". Ma a Nusco nessuno
parla di politica, almeno con i "forestieri". Anche le giovani
assistenti sociali per la Confraternita della misericordia a una domandina
sulle prossime elezioni rispondono: "Parlate con il nostro presidente, non
lo so se noi possiamo, capisce, dire qualcosa". Un paese che si finge
addormentato, ma con un occhio sempre aperto come i gatti. Questa è l'Irpinia e
Nusco è cresciuto a pane e politica: "Se non ci fosse Ciriaco De Mita
nessuno ci conoscerebbe", è l'unico commento utile di un vecchio. E invece
sono 45 anni che si parla di questo piccolo comune che non raggiunge i 5000
abitanti, da quando il padre padrone, figlio di un sarto, è stato eletto
deputato la prima volta nel 1963. Quando c'era la villa in montagna Nella villa
De Mita, l'8 agosto, il giorno di san Ciriaco, fino alla scorsa estate era una
processione di baciamano. Da quando era segretario della Dc negli anni '70, poi
presidente del consiglio negli '80, auto blu di diverse epoche, Alfa e Lancia,
hanno consumato queste strade di montagna per parlare con Ciriaco. Negli ultimi
anni anche Francesco Rutelli è passato a consiglio. Oggi che il nonno
ottantenne è stato silurato dal Pd di Veltroni e
sostituito da Marco Follini, ex leader Udc, e dalla ex allieva demitiana Pina
Picierno, 26enne, ex-presidente dei giovani "fiorellini", è finita
un'epoca. Anche se non ci sono i manifesti funebri, il feudo piange, in una
Campania in disgrazia con il presidente Bassolino in isolamento e i potentati
demitiani e mastelliani in rovina, dove il consiglio regionale si è trasformato
in una sorta di riserva per animali in via di estinzione. Così sembra
impossibile pensare di vedere oggi Casini, Tabacci o Pezzotta arrivare con la
scorta il prossimo 8 agosto. Ora che c'è l'Udc-Rosa Bianca, De Mita è un
"indipendente" costretto a dimostrare cosa resta in Irpinia del mezzo
secolo di potere: briciole o pane democristiano? Per i nuscani le previsioni
sono nere: tanti, troppi disertori e voltaspalle. Ciriaco ha dovuto incassare
anche la defezione di una "spalla" come Enzo De Luca, assessore
regionale, uno di quelli che "resto con i democratici". Ma per molti
suoi ex-fedelissimi il Pd non paga, come per i casertani Piero Squeglia e Bruno
Cesario, deputati eletti e ieri messi in lista solo per fare numero. Magra
consolazione per l'uomo che ha mobilitato alle primarie di Prodi, solo a Nusco,
1000 elettori su 3000 aventi diritto. Il grande vecchio che fino alle
precedenti elezioni valeva 60mila preferenze, che su 119 comuni aveva il 90% di
primi cittadini "popolari". Quello che ha dichiarato "farò
politica anche dalla tomba" il 13 aprile sarà promosso o bocciato dai
numeri che decreteranno se tra questi Appennini "si morirà democristiani".
In queste terre sarà candidato capolista al senato da Casini, senza pesare più
di tanto, o forse no. Conteranno almeno un po' i soldi fatti arrivare negli
Ottanta subito dopo il terremoto (60.000 miliardi di vecchie lire) che hanno
accresciuto la banca popolare dell'Irpinia e le azioni della famiglia De Mita?
Conteranno ancora oggi quelle aree industriali (morenti) costruite tra le
montagne (l'ex Parmalat di Tanzi oggi Vicenzi, la Iato, la Sgai,
l'Almec-Piaggio) solo per volere di Ciriaco? Ceneri di Dc che in Irpinia
sperano di tornare a farsi carne. Ciriaco non demorde. Ora c'è chi spera
nell'Arcobaleno... Don Nino, il prete della Basilica di sant'Amato, l'unico
meridionale tra queste case a votare Lega Nord, sorride correndo: "Ma che
sta succedendo alla politica? Poi me lo spieghi". Forse non ha tempo o
forse è solo una provocazione perché lo chiede a Maria Grazia Valentino,
ex-vicesindaco e ora consigliere comunale, terza eletta, passata da un anno dal
Pd alla Sinistra arcobaleno. Un'eresia per Nusco: donna, 35enne, giovane bionda
con gli occhi azzurri, comunista e in politica. Attualmente responsabile enti
locali per Rifondazione, sente il peso della sfida per questo fazzoletto di
terra: "Se De Mita ha ancora consenso, se è riuscito a formare una classe
dirigente oltre lui si vedrà", dice. Ma almeno c'è una speranza che si
cambi registro, perché in Campania non si sa proprio per chi votare. Per questo
la Sinistra arcobaleno si mobilita in Irpinia con tessere provvisorie per le
iscrizioni e con i militanti a fare riunioni su riunioni: l'obiettivo è
ottenere tre deputati in Campania 1, due per Campania 2 e due senatori. Magari.
"La sfida per noi a livello regionale - spiega Maria Grazia - è rompere un
bipartitismo massediatico molto pericoloso per la democrazia. La sinistra deve svolgere il suo ruolo nel duopolio Berlusconi-Veltroni". Ma forse l'Arcobaleno sarebbe dovuto già uscire dalla
maggioranza in consiglio regionale. ...e chi ancora cita Moro L'ufficio del
sindaco è nel pieno centro storico di Nusco, basta bussare alla porta per
essere ricevuti. Niente uffici stampa, segretari, appuntamenti. Giuseppe
Del Giudice parte subito all'attacco: "Siete venuti a vedere cosa accade
al piccolo feudo di De Mita? Certo che le scelte di Veltroni
sono state un terremoto, ma vedremo alla fine. Ha deciso di privarsi di un uomo
di sinistra. Ha scelto di chiudere con la cultura cattolico popolare per uno
spot elettorale, di non candidare De Mita per una 26enne che sa poco di
politica. Vedrà nei consensi. Il 15 aprile sarà il giorno del responso perché
gli elettori capiscono che la sua è una coalizione travestita da partito, al
pari di Berlusconi". Ma anche lei è un giovane
delfino di De Mita. "Io non sono stato candidato, come Marianna Madia,
solo perché era la figlia di un amico di Veltroni. Ho
fatto la gavetta, mica mi hanno portato in parlamento dall'oggi al domani. Sono
sindaco da quattro anni, a 20 ero già segretario di sezione, a 25 consigliere
provinciale". Ma sarebbe stato così senza Ciriaco che dice di voler fare
politica anche da morto? "Aldo Moro diceva che la politica è per i leader
che incarnano grandi pensieri, storia e cultura. Per me è un onore. Loro
vogliono liberarsi dei popolari in nome della rivergination per gli ex ragazzi
della Fgci? Vedremo alla fine".
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al centro Mastella
triste e solitario Fuga con rissa dall'Udeur Capolinea Via Barbato, Satta e
Picano, il prossimo è Fabris. L'ex ministro: "Io il male del paese".
E rischia il seggio Andrea Fabozzi Roma Volano gli stracci nell'Udeur di
Mastella e saltano via senatori e deputati dal partito che affonda.
Perennemente alla ricerca del centro, questa volta l'uomo di Ceppaloni è
rimasto troppo nel mezzo. Ha fatto cadere Prodi ma Berlusconi
non l'ha voluto e anche Casini l'ha rifiutato. Correrà da solo, con la speranza
di superare lo sbarramento alla camera almeno in Campania. La situazione non è
buona tanto che persino il suo seggio, dopo nove legislature, è a rischio:
"Torno volentieri a fare le cose che facevo da ragazzo, si può vivere
tranquillamente fuori dal parlamento". Ma tranquillo Clemente non lo è
affatto, da ragazzo era già un politico di professione e alla camera c'è
arrivato che non aveva nemmeno trent'anni. Ieri lo hanno lasciato il suo
capogruppo al senato Tommaso Barbato e il vicesegretario del partito Antonio
Satta, oggi dovrebbe toccare al capogruppo alla camera Mauro Fabris con cui
ieri è andato inutilmente a pranzo. Dalla lettera di Tommaso Barbato:
"Lascio dopo una sofferta ma ponderata decisione constatando l'assoluta
mancanza di un progetto politico. Questo Udeur non è più casa mia, di fatto il
partito è stato sciolto dal segretario nazionale allorquando venerdì sera ci ha
lasciati liberi di organizzarci, ora penso al futuro". Sta trattando una
difficile candidatura con Berlusconi in quota Mpa di
Lombardo. Una lettera a Mastella l'ha scritta anche Satta: "Sono stato con
te sempre corretto, leale e amico vero, sono stato vicino a te e alla tua
famiglia con grande, sincero affetto e piena solidarietà. Comprendo il tuo
calvario, e condivido le tue grandi sofferenze. Vorrei fare per te
l'impossibile, per rivederti di nuovo nel ruolo di vero grande leader". Ma
"mi offende peraltro il tuo gelo e il tuo evidente distacco che ho potuto
verificare da qualche tempo nei miei confronti. Non lo merito perché io non
sono un traditore e non mi sono mai divertito a trattare con nessuno". Per
familiarizzare con l'Mpa intanto ha fondato un movimento autonomista sardo.
L'Udeur ha risposto a tutti, un'altra lettera: "Farebbero bene a
ringraziare il segretario Mastella senza il quale non sarebbero mai entrati in
parlamento. Barbato e i suoi colleghi di fuga sicuramente non erano nessuno e
dopo questa breve stagione politica certamente torneranno ad essere
nessuno". Ce n'è un altro che è scappato, il deputato Angelo Picano,
"un reduce della prima repubblica che noi abbiamo tirato fuori dal
sonno", dicono gli ultimi dei mastelliani. Fabris si è preso altre 24 ore
di tempo. Vicentino, è il pezzo pregiato della collezione: di lui si parlò come
possibile sostituto di Mastella al governo con Prodi perché "l'unico che
sa leggere e scrivere nell'Udeur". Il Popolo delle libertà lo
accoglierebbe volentieri. Il terzo senatore, Nuccio Cusumano che disobbedì all'Udeur votando la fiducia a Prodi e si prese gli sputi di Barbato,
è già nelle liste di Veltroni in Sicilia grazie a una specialissima deroga. Mastella è solo:
"Pare che io sia il male del paese, ma vedo che è finita la democrazia.
Due persona decidono chi sarà in parlamento e chi no, è un tipo di democrazia
nella quale faccio fatica a ritrovarmi". Lo hanno fatto fuori.
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dario Vergassola
"Walterino basta, manca solo l'ufologo" Sara Menafra Roma Domenica
mattina era alla presentazione del programma della Sinistra Arcobaleno,
all'Ambra Jovinelli. Che fa, anche lei candidato eccellente? Avevo voglia di
sentir parlare un Fausto Bertinotti vecchia maniera. Dopo l'aplomb
istituzionale, fa piacere ritrovarlo combattivo. Serena Dandini non sarà
contenta. Si dice che sia del Pd e lei invece si fa vedere con la Sinistra
arcobaleno, perdippiù proprio nel teatro diretto dalla Dandini... Non credo che
gliene importi molto. Eppoi entrambi ci divertiamo come dei matti a prendere in
giro i politici. Insomma, lei è convinto. Sono sempre un po' scettico, siamo
tutti un po' in affanno dopo questi anni di governo del centrosinistra. E dire
che questo sarebbe stato il momento buono: se ne sono andati Dini, Mastella e
Turigliatto. Se fosse successo due mesi fa c'era la possibilità di una gestione
semplice, un colpo gobbo. E dire che Veltroni ha fatto tanto per la cultura. E lei lo tradisce... Veltroni mi piace, è simpatico e furbo. Ecco, magari se la smettesse di
allargare la lista dei candidati. Mancano solo il marziano, l'ufologo e quello
che ha pescato la trota gigante. Walterino, ora basta. Eppoi, Bertinotti
e Vendola riescono a dire quello che piacerebbe dire a me. Però se Veltroni vincesse di un voto e la sinistra diventasse
appetitosa, il Pd sarebbe costretto a guardare da quella parte per governare.
L'hanno già fatto ed è andata male anche per la sinistra... Lo so, sono
circondato da delusi, specie quando torno a La Spezia. Però l'astensionismo non
mi piace e mi lascio convincere. Votare sinistra è un po' come tornare con la
fidanzata che ti ha tradito. Da una parte non la vuoi più, dall'altra ti metti
a capire cos'è successo. Piuttosto che non votare, sarei per votare e trattarli
male lo stesso. Nel
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il caso Ma dai centristi: uomo valido, gli offrimmo un posto. E'
più vicino a noi che al Pd Calearo, i tormenti del centrodestra Bordate e
rimpianti: era dei nostri Sacconi: è lineare, ordì la contestazione, fallita, a
Berlusconi MILANO - "Il suo percorso è lineare.
Parte dall'appoggio a Montezemolo contro Nicola Tognana, passa per la
contestazione fallita a Vicenza contro Berlusconi. E
approda alla candidatura nel Pd". Maurizio Sacconi, senatore di Forza
Italia, non è per nulla sorpreso dalla discesa in campo di Massimo Calearo, ex
presidente di Federmeccanica. Ma non tutto il centrodestra locale è soddisfatto
dell'esito finale. Stefano Stefani, invero uno dei leghisti veneti più
berlusconiani, giura che la Lega non gli ha mai offerto una candidatura a
sindaco di Vicenza. Ma è pur vero che risultano un deciso appoggio allo
sciopero fiscale ("A mali estremi estremi rimedi") e alla rivolta dei
sindaci anti-immigrati, Bitonci in testa. Ed è anche noto che una parte della
Lega, quella legata a Manuela Dal Lago, gli è sempre stata vicina. La conferma
di un interesse per Calearo arriva anche dall'Udc: "è vero - conferma il
responsabile della comunicazione e propaganda Antonio De Poli -. A Calearo
offrimmo una candidatura. Del resto è una persona valida ed è sicuramente più
omogenea a noi che al centrosinistra". A chi sia più omogeneo Calearo, è
un dilemma non facile da sciogliere. Prendiamo Federmeccanica. Da sinistra
arrivano bordate pesantissime: è "un padrone", "un falco",
"un nemico dei metalmeccanici e dei lavoratori". Sacconi sostiene il
contrario: "Da tempo aveva un rapporto privilegiato con la Fiom. Non a
caso ha aperto le trattative, dopo due contratti siglati senza il sindacato
della Cgil, spiegando che avrebbe firmato solo se ci fosse stata l'intesa anche
con la Fiom". Sono in molti a collegare la discesa in campo di Calearo
allo scontro con il governatore Giancarlo Galan. Il portavoce Franco Miracco
non fa mistero della gioia del presidente forzista: "è davvero molto
allegro. Perché Veltroni era
partito benissimo e ora invece candida gente come Calearo: che non è Roosevelt,
né Obama, ma neanche Olivetti. Insomma, non è proprio informato di spirito
democratico. E la sinistra gliela farà pagare questa candidatura ". Eppure
i dati raccolti dalla Coesis Research di Alessandro Amadori autorizzano il Pd a
sperare: Calearo porterebbe 200-250 mila voti, in arrivo dal popolo del
centrodestra e delle partite Iva. Niccolò Ghedini, coordinatore di Forza Italia
in Veneto, non ci crede: "Veltroni è un
sessantottino radical-chic, per questo l'ha scelto. Ma Calearo non è di
centrodestra: è un alleato della Confindustria statalista, assistenzialista e
amica dei poteri forti". Quei poteri forti di cui lo stesso Calearo
denunciò di essere "ostaggio" solo pochi giorni fa, lasciando a
sorpresa Assindustria Vicenza dopo uno scontro con Michele Amenduni, potente
proprietario delle acciaierie Valbruna. L'effettivo posizionamento di Calearo
resta un mistero anche per Pino Bisazza, che lo precedette alla guida degli
industriali vicentini: "L'uomo non segue una linea retta. Cambia idea con
molta frequenza e con una buona dose di opportunismo ". Luigi Rossi
Luciani, ex presidente degli industriali veneti, concorda: "Cambia spesso
idea e faccia. Per carità, è una persona amabile: ma non sempre dice quello che
pensa". L'opposizione di Calearo a Berlusconi è
piuttosto nota: "Ricordo il suo pallore - racconta Sacconi - quando a
Vicenza Berlusconi si rivolse direttamente alla
platea, ottenendo l'applauso degli industriali". Eppure certe sue uscite
non sembravano avvicinarlo al centrosinistra. Da bravo imprenditore, per di più
veneto, non aveva solo appoggiato lo sciopero leghista, ma si era anche
scagliato contro il fisco italiano, "da Stato di polizia". E se a
Miracco le posizioni del Giornale di Vicenza sul raddoppio della base americana
sembravano quasi "da Lotta continua", in molti ricordano di quando
allo Sheraton di Padova, Calearo prese le difese della base militare di
Vicenza, ottenendo una standing ovation dei presenti. Insomma un Calearo
trasversale, capace di muoversi a destra, ma anche a sinistra. "La sua
candidatura - spiega Enrico Cisnetto - è la definitiva conferma che il Pd è la
nuova Democrazia cristiana. Calearo è un dc nel senso più puro della parola,
non nella militanza ma nel Dna". Cisnetto ha trovato "conseguente
" la sua candidatura nel Pd: "La Dc era la grande mamma. E il
"ma anche" veltroniano è la versione moderna dell'interclassismo
democristiano. Nella Dc c'era anche un certo grado di populismo, altra
caratteristica di Calearo: diciamo che se fosse giornalista, farebbe bene il
titolista ". Gli imprenditori restano tiepidi. René Caovilla, creatore
delle celebri "scarpe gioiello ", non è entusiasta: "è una
persona molto in gamba e magari farà bene, ma la storia mi insegna che gli
imprenditori devono fare gli imprenditori". Mario Carraro, ex Confindustria
veneta, è scettico: "Voterò Veltroni, ma non
certo per Calearo. Anzi. Non si capisce se abbia il cuore a sinistra o il
cervello a destra. O viceversa ". Qualunque sia l'anatomia delle sue
passioni politiche, qualcuno rimpiange di non averlo intercettato per tempo.
Per esempio Settimo Gottardo, ex sindaco di Padova ed ex segretario regionale
Udc, approdato alla Dc di Pizza: "Lo avevamo molto corteggiato e poteva
essere davvero un buon candidato. Ma ci sono stati troppi errori, a cominciare
dallo scontro con Forza Italia. Peccato, è un bravo imprenditore ". In
gara Massimo Calearo con la moglie al premio Campiello dello scorso anno
Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE L'ex girotondino "Se il Caimano è ancora candidato premier la
colpa è di D'Alema e dell'ex sindaco" Pardi: in campo per togliere una
rete a Silvio Al Senato con Di Pietro: Walter faccia pure l'inciucetto, io dico
la verità ROMA - E così lei, professor Francesco Pardi detto Pancho, ex gran capo
girotondino insieme a Nanni Moretti e Paolo Flores d'Arcais, ora sale sul tram
dell'Italia dei valori condotta da Antonio Di Pietro, unico alleato di Veltroni... "Esatto. Eviti toni ironici, e scriva:
capolista al Senato in Toscana. Ha altre domande da farmi?". Molte.
"Proceda". Con Di Pietro il rapporto quando nasce? "Risale alle
Europee del 2004, quando mi presentai con la Lista Di Pietro Occhetto-società
civile. Poi ci siamo incontrati a una serie di iniziative pubbliche con Michele
Santoro e Marco Travaglio e così...". C'era pure Travaglio? "Sì,
perché? Cos'è questo stupore?". No, niente... ma
chissà Veltroni, quando lo saprà. "Allora: Veltroni va in
giro a dire che i toni devono essere bassi e che non vale più la pena di
combattere il berlusconismo, né tutte le questioni giudiziarie che, appunto,
riguardano il cosiddetto Cavaliere...". Invece? "Invece il
problema di Berlusconi c'è, Veltroni
vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per affrontare la
modifica dell'attuale legge elettorale, ma questo non può e non deve impedire a
me, a noi, di dire le cose come stanno". E come stanno? "Primo: se Veltroni vince le elezioni, evento che, di ora in ora,
diventa sempre più probabile, deve evitare gli errori dell'Unione e mettere
subito mano a una serie di questioni. Prima delle quali, a mio parere, è quella
dell'assetto televisivo italiano". Di Pietro, il suo nuovo gran capo, dopo
aver proposto che a Mediaset fossero tolti due canali, è stato costretto a un
passo indietro e... "E io dico che l'idea di Di Pietro non solo era buona,
ma buonissima. Solo che, come s'è visto, di complessa realizzazione. Tuttavia,
una rete, a Mediaset, dovranno toglierla per forza". Quale? "La
smetta di fingere d'essere british e scendere dalle nuvole: come quale? Retequattro
". Certo, Retequattro. "C'è una sentenza della Corte di Giustizia del
Lussemburgo, massimo organo europeo di giustizia, secondo la quale il regime
italiano di assegnazione delle frequenze tv è contrario al diritto
comunitario... ragion per cui la rete televisiva Europa 7 di Francesco Di
Stefano ha diritto a trasmettere sulle frequenze dove, ogni sera, compare il
faccione di Emilio Fede". Lei usa toni da barricata. "Non li userei
se questo Paese non vivesse ancora, pur senza quasi rendersene più conto, il
dramma del berlusconismo... ". Eppure il Cavaliere sembra aver dato
segnali di cambiamento, la sua campagna elettorale appare finora piuttosto
contenuta, non ci sono particolari forme di... "Ma di cosa sta parlando?
Mi ascolti: l'altra cosa che dovrà fare Walter Veltroni,
il giorno dopo aver vinto le elezioni, sarà quella di mettere mano alle leggi
che, eufemisticamente, sono definite "ad personam" e che invece Berlusconi s'è fatto, diciamolo brutalmente, per non finire
in galera". Professor Pardi, non esageri. "Guardi che qui, in Italia,
se c'è uno che ha esagerato, è lui: quello che voi, nei giornali, chiamate il
Cavaliere. Ma Cavaliere di che? Di cosa? S'è inventato la legge sul "falso
in bilancio", una vergogna assoluta. Che, come dice il mio amico Marco
Travaglio, ha trasformato un reato in un titolo di merito. Perché grazie a Berlusconi, in questo Paese, chi falsifica i bilanci, non
solo non viene perseguito come si fa in tutti i Paesi civili, ma addirittura
passa per furbo, abile, quindi per uno da apprezzare ". La sua irruzione,
in questa campagna elettorale, ha toni che nemmeno un no global come Francesco
Caruso... "Vede, io le capisco le apprensioni di Veltroni.
Ma non è che siccome lui deve trattare sottobanco col Berlusca, noi poi si
debba star zitti...". Permette una domanda politicamente scorretta?
"Certo...". Non sarà, professore, che Berlusconi
per voi è diventata una specie di ossessione? "No. Non è così. E poi la
colpa non è nostra, se Berlusconi è ancora lì,
candidato premier". E di chi è la colpa? "Di D'Alema, innanzitutto,
che l'ha più volte riabilitato, a cominciare dalla penosa vicenda della
Bicamerale". E poi? "Beh, purtroppo poi è colpa proprio di Veltroni. Appena qualche mese fa, c'erano Fini e Casini che
volevano sbarazzarsi del Caimano, ma lui, Veltroni,
che fa? Lo sceglie come interlocutore privilegiato per riuscire a modificare la
legge elettorale. Un errore grossolano, credo". Ha sentito Nanni Moretti?
"No. Ho deciso di candidarmi senza ascoltare il parere del mio caro amico
Nanni. è un problema?". Fabrizio Roncone.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 13 La Nota di
Massimo Franco Un Pd "supermarket" proteso verso il futuro ma frenato
dai rifiuti L a fauna delle candidature è così variopinta da far pensare ad un
partito-supermarket. Eppure, nella miscela che Walter Veltroni
sta proponendo si intravedono alcune cesure vistose. Intanto, rispetto
all'Unione di Romano Prodi e all'Ulivo, ci sono meno sinistra e meno esponenti
dell'associazionismo cattolico. Aumenta la presenza femminile. Si abbassano età
ed esperienza. Cresce il profilo di forza moderata e interclassista, che cerca
di pescare voti nel recinto avversario. Ma rimane, gigantesco, il problema della
Campania con i suoi rifiuti e con una nomenklatura locale che può indebolire il
tentativo di metamorfosi del segretario del Pd. Quando Silvio Berlusconi ironizza sugli "spot tirati fuori per
blandire la borghesia ", coglie il senso di un'operazione che punta molto
sull'immagine. E la addita con una punta di allarme al proprio elettorato.
L'aggressività con la quale il Pd viene accusato dai socialisti di allontanarsi
dal Pse, e da Rifondazione comunista di tradire i lavoratori, conferma
l'impressione di una rottura. Ma quello di Veltroni è
un tentativo disperato e insieme obbligato, nella speranza di mobilitare i
settori delusi dal governo di centrosinistra; e magari di scalfire la
supremazia berlusconiana. Tanto l'Unione si presentava con una nomenk-latura ai
limiti della gerontocrazia, quanto il veltronismo ammicca a tutto ciò che
appare anagraficamente giovane, sorprendente, o comunque emblematico di una
tendenza: al punto da tirarsi addosso l'accusa di "nuovismo". Sotto
voce, negli ambienti prodiani si guarda al Pd allo stato nascente definendolo
una sorta di "Forza Italia di sinistra". Il riferimento è al
movimento berlusconiano degli inizi, non all'attuale, che in questa fase appare
statico; e sembra giustificare un certo immobilismo con la certezza di vincere
il 13 e 14 aprile prossimi. Comunque sia, il paragone che filtra da palazzo
Chigi non vuole essere un complimento. Alla fine, però, suona come una critica
dall'eco ambigua e non soltanto negativa. "D'altronde, il Pd è nato per
questo: per aprirsi a forze nuove", afferma Massimo D'Alema, il custode
della memoria e dell'ortodossia, a sostegno del segretario. Il Cavaliere che
vede in alcune candidature ad effetto di Veltroni
"un bikini, che lascia scoperto molto ma copre le parti essenziali",
sembra dirlo con una punta di invidia. Dietro la vetrina, accusa il leader del
centrodestra, c'è pur sempre "il settanta per cento dei ministri e
sottosegretari del governo Prodi". Non solo, protestano gli esclusi del
Pd: ci sono gli apparati degli ex Ds e dell'ex Margherita; e stuoli di amici,
portavoce e segretarie particolari. è un modo per inchiodare il Pd alla storia
dell'Unione degli ultimi due anni; per smentire l'idea di un partito in
mutazione; e per impedire che si diffonda la vulgata di un Berlusconi appassito, e di un centrodestra proteso verso il passato. Sotto
questo aspetto, l'emergenza dei rifiuti in Campania può offrire al Pdl un
ottimo motivo polemico. Veltroni lo sa bene. Per questo ieri si è convinto a candidare il
ministro degli Esteri uscente a Napoli oltre che in Puglia. La decisione
fa capire quanto il Pd tema in negativo l'"effetto Bassolino", il
governatore diessino che rifiuta di dimettersi. A D'Alema dovrebbe toccare il
compito quasi proibitivo di arginare l'emorragia dei consensi. "Sono una
persona che quando c'è da fare qualcosa di difficile lo ritiene doveroso",
ha spiegato. Ma quanto sia complicato selezionare candidati in grado di
prendere voti in quella situazione, è dimostrato dal ritardo col quale sono
state decise e rese note le liste nella regione. Napoli e la Campania sono un
serbatoio storico di voti del centrosinistra. Ma in questa campagna elettorale
minacciano di diventare la contraddizione più stridente del "nuovo
corso" veltroniano; e un focolaio di tensioni fra la leadership nazionale
e i capi locali, Bassolino in testa. D'Alema viene considerato uno dei pochi
esponenti ex diessini capaci nello stesso tempo di imbrigliare l'irritazione
del governatore della Campania contro "Roma" che lo vuole abbandonare
al suo destino di imputato; e di contrastare la concorrenza di Ciriaco De Mita,
l'ex premier escluso dalle liste per anzianità, e convinto di drenare voti per
la Costituente di centro a spese di tutti ma in particolare del Pd. Per le
candidature, Veltroni ha di nuovo battuto il Cavaliere
sul tempo. Rimane da capire se lo scarto che separa tuttora il Pd dal Pdl
risentirà di questa velocità, riducendosi di conseguenza. \\ D'Alema in
Campania per scongiurare l'emorragia dei consensi.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Dai Pensionati Il Cavaliere incontra il movimento di Fatuzzo: da Veltroni falsi sondaggi Berlusconi contro i
candidati-bikini: coprono il Pd che governò con Prodi Seggi al Senato: 90 per
FI, 43 ad An. D'Amato e Garofano (Ris) verso il sì al Pdl Nel nuovo contratto
con gli italiani promette aiuti a chi vive della pensione, "non come la
sinistra caviale e champagne" MILANO - Ma quale rimonta della sinistra:
"è iniziato solo l'uso dei falsi sondaggi". Silvio Berlusconi,
ieri mattina a Milano per sancire l'alleanza con i Pensionati (quelli, per
intenderci, che alle ultime Politiche, con la loro manciata di voti dati al
centrosinistra, lo costrinsero all'opposizione) si scatena contro le
"candidature spot" del Pd, "tirate fuori per blandire la
borghesia". "Sono come il bikini - è l'immagine ad effetto scelta dal
Cavaliere - che lascia scoperto molto, ma copre le parti essenziali, cioè il 70
per cento dei ministri e sottosegretari ancora al governo con Prodi e parte
basilare del Pd di Veltroni". Intanto anche il
Pdl lavora alla definizione delle liste e ieri in serata è stato chiuso
l'accordo per Palazzo Madama: 90 senatori a FI e 43 ad An. Dopo i numeri, i
nomi. Sembrano quasi certi il colonnello del Ris di Parma Luciano Garofano e
l'urologo Vincenzo Mirone (padre del Viagra italiano). Vicinissimo al sì anche
l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato. Durante il comizio davanti al
Consiglio nazionale del partito di Carlo Fatuzzo, Berlusconi
spiega che "la sinistra sta mettendo in scena uno spettacolo di
illusionismo collettivo" e che, in realtà, le sinistre sono due: "C'è
quella dei fatti, cioè delle tasse, dei più immigrati clandestini, della minore
sicurezza e che ci ha tolto immagine e dignità con il caso dei rifiuti di
Napoli. E c'è quella delle parole di Veltroni, che
dice tutto e il suo contrario e si comporta come se fosse stata in tutti questi
anni all'opposizione e non al governo". Il candidato premier potrebbe fare
il pensionato, come ammette lui stesso, "invece devo fare 'sto sacrificio
e andare al governo, dove dovrò fare un lavurà de la Madona ". Soprattutto
a causa dei conti dello Stato: "Il difetto maggiore del nostro Paese è che
costa troppo. Ogni cittadino spende 4.500 euro all'anno per il funzionamento
dello Stato contro, ad esempio, i 3 mila che spende un tedesco". Il
Cavaliere ha già rimesso al lavoro Lucio Stanca, "che spero possa essere
ancora nostro ministro", per studiare una riorganizzazione dello Stato su
base completamente digitale "che ci garantirà un risparmio vicino ai 20
miliardi di euro". Risparmi che saranno utili soprattutto per le fasce
deboli: nel nuovo contratto con gli italiani che annuncia, Berlusconi
aiuterà chi deve vivere con la pensione, "non come la sinistra caviale e
Visco e Liechtenstein champagne che non vi ha mai ascoltati": via dunque
al divieto di cumulo per i coniugi, possibilità di andare in pensione
anticipatamente per chi assiste un familiare non autosufficiente; perfino un
delegato degli anziani che in ogni Comune risponda al sindaco e risolva i
problemi di questa fascia debole. Convinti i Pensionati, che gli rispondono
grati con l'inno Meno male che Silvio c'è, il presidente del Pdl rassicura
anche Gianfranco Rotondi della Dca: "è stato da subito un grande
sostenitore e la sua presenza nel Pdl avverrà su un terreno di assoluta pari
dignità". Invece, "quelli alla Destra e all'Udc sono voti gettati che
possono solo contribuire a rendere meno evidente la nostra vittoria". Un
pensionato, infine, chiede lumi sulla questione Liechtenstein e Berlusconi incalza Visco: "Sbaglia a comunicare goccia
a goccia i nomi ai giornali amici. Li dia subito alla magistratura".
"Dia la lista alla magistratura, sbaglia a comunicare i nomi goccia a
goccia ai giornali amici" La coccarda Una responsabile dei Pensionati ha
attaccato a Berlusconi, qui con Fatuzzo, una coccarda
bianca e rossa sulla giacca "simbolo di fortuna, salute, fertilità, in
vista delle elezioni" Elisabetta Soglio.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena La prospettiva di lacrime e sangue e il "fascino"
degli Esteri Giulio pensa al suo ruolo nel governo Spunta la tentazione della
Farnesina Lo spettro di un "nuovo '29" e la "pazza idea" di
tenere testa alla Cina ROMA - Ancora ieri pomeriggio stava con Bossi, "il
mio amico". E al Senatùr Tremonti ha fatto osservare le quotazioni dei
bookmaker inglesi sul voto in Italia: "Guarda, non si è mosso nulla. Chi punta un euro su Berlusconi vince
appena 31 centesimi, chi lo punta su Veltroni di euro
ne prende invece quattro. E siccome gli allibratori di Londra ci investono
soldi, prima di assegnare le quote fanno sondaggi veri. Mica si affidano ai
test taroccati che danno credito alla rimonta del Pd. Non c'è
storia". Se davvero il 16 aprile il Cavaliere tornerà a palazzo Chigi,
resta ancora da capire quale sarà il destino di Tremonti. In molti danno per
scontata la sua conferma all'Economia. In molti, ma non tutti. Formigoni, per
esempio, giorni fa ha chiesto lumi a un alleato: "Sai se Giulio pensa alla
Farnesina?". La domanda non solo fa capire quali siano le aspirazioni del
governatore della Lombardia, ma lascia intuire una possibile, diversa
collocazione del vice presidente di Forza Italia. Tremonti con la testa è già a
via XX settembre, raccontano che stia studiando il modo in cui impostare il
dicastero, a come ristrutturarlo sotto l'aspetto organizzativo. Ma in fondo al
ripostiglio dei suoi desideri custodisce un'altra aspettativa: la nomina a
ministro degli Esteri. Quella casella con ogni probabilità sarà lasciata
vacante da Fini, pronto a un incarico istituzionale in attesa di giocarsi tutto
per la leadership del nuovo partito unitario. Se così fosse, nel gioco
d'incastro del futuro esecutivo potrebbe verificarsi un colpo a sorpresa. è un
processo indiziario, dato che Tremonti non si espone. Ma alcuni suoi
ragionamenti lasciano intuire il disegno. Quando nei colloqui riservati,
soffermandosi sui temi economici, sottolinea comunque che "la grande
partita si giocherà in Europa", sembra proiettarsi verso lidi diversi. I
suoi amici sanno che sotto il profilo esistenziale lo preoccupa dover ripetere
l'esperienza precedente. Lui, che ha dovuto gestire "l'economia del dopo
11 settembre", ora teme di dover gestire "l'economia della recessione
mondiale", "perché la crisi attuale - dice - somiglia molto a quella
del '29". Nei giorni scorsi si è trovato a colloquio con un importante
banchiere, che gli ha evidenziato le difficoltà del sistema statunitense legate
alle carte di credito. "Anche questi guai si rifletteranno sulla nostra
finanza pubblica ", ha sospirato Tremonti. La prospettiva di una crescita
vicina allo zero in Italia, rischia di portare a una manovra lacrime e sangue.
Perciò Berlusconi in campagna elettorale ripete quel
che il suo ex ministro gli ha spiegato: "La situazione è grave. Non si
possono vendere sogni né spacciare bugie". In passato riuscì a cavarsela
con condoni e altri escamotage, pur di non aumentare le tasse. Oggi, sapendo di
non avere margini con la "finanza creativa", vorrebbe evitare la
sgradevole etichetta che immagina già consegnata al successore di
Padoa-Schioppa: "Dopo i guai che ha combinato, il prossimo ministro
dell'Economia non sarà popolare". Si ritorna così a quella pazza idea
degli Esteri che si affaccia ogni qualvolta Tremonti s'infervora parlando dei
guasti provocati dalla "politica lassista" dell'Ue nei confronti
della Cina, quando sostiene che "con Pechino andrebbero rinegoziati i
rapporti ", quando spiega che nella trattativa per l'ingresso nel Wto del
colosso asiatico "gli italiani hanno fatto le comparse", quando
accusa Romano Prodi di essere stato "l'agente di commercio della
Cina", quando sottolinea che le liberalizzazioni non sono certo il modo
per contrastare il problema della globalizzazione, il rialzo del prezzo delle
materie prime, la difficoltà delle famiglie più povere ad affrontare l'ultima
settimana del mese. Concetti che gli sono costati le critiche di molti
economisti, e persino l'attacco del forzista Antonio Martino. Allora, è vero o
no che "Giulio pensa alla Farnesina?". Anche un autorevole esponente
leghista se l'è domandato osservandolo durante le riunioni sul programma:
perché mentre Brunetta si affannava a presentare progetti sui temi economici,
"Giulio " - nel passato assai geloso della materia - si preoccupava
più del disegno complessivo, "come avesse in animo altro". Restano
indizi, non c'è dubbio. Come resta da capire quanto possa conciliarsi quel
ruolo con il suo temperamento. è vero che i rapporti con alleati e avversari
sono migliorati, da Fini ai dirigenti del Pd, verso i quali è deciso a tenere
aperti i canali nella prospettiva delle larghe intese: "Quel ponte è
necessario, la situazione lo impone". D'altronde fu il primo a sollevare
il tema due anni fa, quando da presidente dell'Aspen organizzò a Berlino un
convegno sulla "grande coalizione" tedesca, al quale parteciparono
tra gli altri Padoa- Schioppa e il banchiere Profumo. Ora però c'è la campagna
elettorale. Tremonti confida nel Cavaliere, nella sua capacità di vincere e di
mantenere la leadership nel Pdl: "Silvio li stende tutti". Così come
confida nei bookmaker inglesi. "Hai visto che Veltroni
ha candidato Calearo in Veneto?", sorrideva ieri con Bossi: "Walter
deve sperare che quello abbia una famiglia unita e numerosa, altrimenti non gli
porta un voto". Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-04 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Velardi mediatore della partita Campania, D'Alema
capolista per "tutelare" Bassolino E nella regione si gioca il duello
con Veltroni In Liguria il leader del Pd ha cassato un
dalemiano ma in Puglia ha dovuto cedere bocciando Caldarola ROMA - Bassolino lo
aveva chiesto, giorni fa. E lo ha ottenuto. Sarà D'Alema il capolista del Pd in
Campania uno, e non il ministro Nicolais, inviso al "governatore": Veltroni ha accettato la "tregua" impostagli dal
ministro degli Esteri e dal presidente campano. Claudio Velardi ha parlato con
il braccio destro del leader del Pd, Walter Verini, Goffredo Bettini ha parlato
con Bassolino, e, alla fine, Veltroni ha parlato con
D'Alema. Morale della favola: è passata la soluzione escogitata giorni fa dal
governatore della Campania e dal ministro degli Esteri. Del resto, il leader
del Pd, dopo la candidatura come capolista di Pina Picierno (chiestagli da
Franceschini), che ha scatenato il pandemonio in Irpinia e non solo, più di
tanto non poteva resistere. Dunque, è nella regione che ha guadagnato gli onori
delle cronache straniere, grazie all'immondizia, che si gioca la partita tra Veltroni e D'Alema (che ieri ha difeso il governatore
sostenendo che "è eticamente inaccettabile scaricare tutte le
responsabilità sul solo Bassolino "). Nelle altre regioni si è svolto
l'allenamento pre-partita. Il segretario del Pd per far posto ai suoi, Giovanna
Melandri in testa, ha cassato in Liguria il dalemiano Mazzarello, ma poi ha
dovuto cedere le armi in Puglia: Peppino Caldarola, reo di aver scritto un
pamphlet contro D'Alema, non è stato ricandidato. Uno degli uomini di Veltroni l'ha spiegata con queste parole al povero - e
perplesso - Caldarola: "Non ci sono le condizioni politiche per la tua
candidatura". Ma come, Veltroni gliela aveva
promessa... Purtroppo i tempi sono cambiati. Già, si combatte ovunque dentro il
Pd, ma in Campania ha vinto D'Alema. E non è un caso che in questo torneo, in
cui la finale, ovviamente, si giocherà sul campo nazionale e non su quello
regionale, campani siano gli uomini che affiancano il ministro degli Esteri. C'è
Velardi, che dopo la caduta del governo D'Alema aveva smesso di fare politica e
che ora, guarda caso, è andato a fare l'assessore di Bassolino: un messaggio -
non proprio di pace - all'indirizzo del segretario che sognava un rinnovamento
che non c'è stato. C'è Antonio Polito, che aveva smesso di essere dalemiano ma
che tale è tornato, e che annuncia che andrà a dirigere il
"Riformista" dopo aver detto peste e corna di Veltroni.
C'è... c'è che il duello tra i due - quindi lo scontro tra due modi opposti di
concepire la politica - non si è mai fermato. I dalemiani non nascondono di
attendere il segretario al varco: aspettano che Veltroni
non prenda più voti di quanti ne prese l'Ulivo nel 2006 per chiedergli conto
delle sue decisioni "solitarie" e dei suoi sbagli. Ma anche D'Alema,
tutto sommato, si sta giocando una partita senza rete di sicurezza. Sì, perché se a Veltroni nessuno assicura il 35 per
cento, e tanto meno la vittoria (negli ultimi sondaggi commissionati dal loft
il partito di Berlusconi distanzia di più di 7 punti in percentuale il Pd), anche al
ministro degli Esteri nessuno assicura che riuscirà nell'impresa di evitare che
la Campania svolti a destra. Certo, D'Alema ha dalla sua i quindici anni
di governo - prima da sindaco poi da governatore - di Bassolino. E questo in
una terra come la Campania, dove il voto d'opinione scarseggia, conta, ma anche
il ministro degli Esteri gioca sul filo del rasoio. Difficile chieder conto a Veltroni di un non eccellente risultato del Pd se la
Campania, nonostante il ministro degli Esteri, andrà persa... Maria Teresa
Meli.
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader centrista:
"E' grave che Berlusconi e Veltroni
rifuggano dal contraddittorio. Se accadesse negli Usa...".
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
CLAUDIO SARDO ROMA - Veltroni e Berlusconi hanno già
presentato i loro programmi, nero su bianco. Casini e Bertinotti lo faranno a
giorni, ma già nei rispettivi siti c'è più di una anticipazione. Il Pdl e il Pd
hanno deciso di dedicare al Mezzogiorno un capitolo specifico. Del resto al Sud si gioca una
partita che sarà decisiva per l'esito delle elezioni (anche per il risultato
del Senato). Per loro natura i programmi elettorali tendono spesso a
sovrapporsi. Tuttavia, nonostante qualche ripetizione, si possono cogliere
punti di differenza e diverse priorità.
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Pd e Pdl sono
avvertiti: non s'illudano che dopo il voto possa arrivare un soccorso da
centristi e sinistra. "Le alleanze si fanno prima e non dopo le elezioni
sennò è troppo comodo...", dice Pier Ferdinando Casini da Vespa. E
Bertinotti è d'accordo: "Non ci sarà nessun soccorso rosso o bianco".
Per sfuggire alla morsa bipartitica continua l'offensiva elettorale dell'Udc.
L'attacco condotto a Porta a Porta riguarda l'impar condicio tv. Berlusconi e Veltroni che non
vogliono duellare nei faccia a faccia televisivi, e Casini che li sfida.
"Vorrei sottolineare questa indisponibilità". "Certo se nelle
elezioni americane un candidato non vuole fare il confronto lo mandano a casa
con dei calci nel sederino". Il ragionamento dello sfidante centrista è il
seguente: Berlusconi e Veltroni
vogliono dar vita ad un "duopolio" senza consentire un confronto
competitivo con gli altri. Casini sostiene che Pd e Pdl hanno dato vita ad un
accordo per fare campagna elettorale a due. "Questa finzione deve finire. È democratico che "Veltrusconi", cioè Berlusconi e Veltroni, vengano a "Porta a porta da soli, senza un
contraddittorio, e gli altri siano tutti menomati? Veltroni e la
sinistra hanno pontificato per anni sulla par condicio e oggi Veltroni fa un accordo con Berlusconi per una
campagna elettorale a due". "Sarebbe opportuno che i leader di
Pd e Pdl si aprano al confronto con gli altri, perchè se si sottraggono vuol
dire che hanno paura di confrontarsi". Il leader Udc pensa che il
Cavaliere abbia "un'ossessione nei nostri confronti": "Io questa
sera sto facendo l'ennesimo confronto con Bertinotti ma il punto è che nessun
italiano, evidentemente, è indeciso tra me e lui. Eppure siamo sempre io e lui
a combattere questa finta battaglia perché chi si dovrebbe confrontare con noi
due veramente non lo fa". Le polemiche con il Cavaliere? Casini dice di
essere stato "tirato per i capelli per Berlusconi
il più delle volte. Il nostro progetto che doveva essere schiacchiato in due
giorni, sta decollando nel Paese. Probabilmente Berlusconi
lo sa perché, oltre ad avere i sondaggi finti ha anche quelli veri...".
Sulla vicenda dei conti segreti in Liechtenstein, Casini chiede che "venga
resa pubblica la lista di questi evasori fiscali, anche perchè non possa essere
sottoposta a manipolazioni e gossip". E dà più di una stoccata su tasse e
fisco, alludendo alle battute del Cavaliere su una lotta all'evasione più
blanda: "Un'area moderata che giustifica l'evasione fiscale si dimostra
poco capace di essere forza di governo. E chi ha orecchi per capire, capisca".
L'attacco prosegue: "Sicuramente esiste il tema dell'alleggerimento della
pressione fiscale, ma dire di voler ridurre di un punto le aliquote Irpef è
demagogia, serve a poco o a niente: prima di abbassare di un punto percentuale
l'Irpef, bisogna pensare a deduzioni per le famiglie". Casini punta su un
alleggerimento fiscale "selettivo". Ultima battuta sui tranfughi
verso il Pdl: "Ci sono state alcune defezioni nell'Udc, qualcuno ha scelto
di andare con Berlusconi: ebbene, ci siamo alleggeriti
di pesi molto forti, quasi insostenibili. Oggi mi sento più forte. Con le
nostre liste cerchiamo di fare un'operazione qualità". C.Rz.
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: liste pronte. Berlusconi: nel Pd
candidati-bikini. D'Alema difende Bassolino Montezemolo lancia il decalogo per
governare.
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E che dovranno avere
come obiettivo la crescita dell'economia, "vero bene comune". Una
serie di interventi che riguardano la riforma dello Stato, i conti pubblici, il
Mezzogiorno, la scuola, le infrastrutture, l'energia. E poi la riduzione delle
tasse, la semplificazione dell'apparato burocratico, la detassazione degli
straordinari. "Bisogna dire agli italiani la verità per quanto amara e
spiacevole - ha spiegato Luca Cordero di Montezemolo - perché sappiamo che sono
necessarie grandi scelte, anche impopolari". Secondo Montezemolo le
candidature di Matteo Colaninno e di Massimo Calearo nelle
liste del Pd rappresentano "scelte personali ed è positivo che vadano in
Parlamento persone che rappresentano la cultura di impresa. Mi piacerebbe
vedere tanti imprenditori candidarsi anche nel Pdl". Intanto, Veltroni presenta le liste del Pd e Berlusconi lo
accusa di avere "candidati-bikini per blandire la borghesia". D'Alema
difende Bassolino.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Silvio e walter un
terzo tempo infinito senza giocare la partita Se fanno le larghe intese, chi fa
Baudo e chi Chiambretti? Sembra di vivere un "terzo tempo" infinito,
tra strette di mano e pacche sulle spalle, senza che però si siano giocati i
primi due. Quasi che il rischio di non vincere nettamente spinga a cercare il
pareggio, non forzando, così da creare spazio per le larghe intese del terzo
tempo. Per carità, nessun rimpianto per le campagne elettorali basate sugli
insulti e la faziosità informativa spinta. Ma l'occasione, questa volta, è
davvero ghiotta. Sprecarla è un lusso che non sappiamo se in futuro potremo
permetterci. Questo primo bipolarismo partitico - Rutelli perdente e Prodi
vincente erano a capo di una coalizione, il bipolarismo fino a Veltroni è stato asimmetrico - non è detto che si
riproponga. Non in questi termini. Fini, un domani, sarà sintetico come Berlusconi? Finalmente, per queste elezioni, abbiamo un
campo diviso a metà, con due formazioni che si contrappongono, ossia il Popolo
delle libertà e il Partito democratico, capeggiate da due capitani che hanno
carisma e fantasia. C'è grande correttezza, fair play, anche gli slogan e lo
spirito che anima le due tifoserie. Veltroni non ci
pensa nemmeno a puntare sul dogma fallibilissimo, sul piano elettorale, del
conflitto d'interessi - ha ridimensionato la deriva di Antonio Di Pietro -
mentre Berlusconi, dal canto suo, non ha tirato fuori
lo spauracchio dei comunisti al potere che mangiano i bambini-cittadini. E ha
stoppato anche i soliti bu-bu dei leghisti quando uno di colore prende palla.
Sarà per questo che ha candidato Fiona May? Bene, benissimo. Veltroni
non cede alle provocazioni di Berlusconi, ma Berlusconi per ora non sembra intenzionato a un confronto
diretto. Peccato. Sarebbe la cosa migliore per questo paese. Sarebbe il modo
migliore, per entrambi, di dimostrare la propria tesi: Berlusconi e i suoi, Bondi in testa, dicono che Veltroni ha
copiato da Berlusconi, mentre Veltroni rivendica un differenziale spiccato e una vocazione non solo
maggioritaria, ma persino "istituzionale". Entrambi hanno verve,
senso della battuta, abilità comunicativa, vocazione alla concretezza.
Eppure sembra ancora tutto sospeso, su un piano mediatico, mediale, che non
riduce la "faglia trasforme" tra paese legale e quello reale. Ci sono
alternative reali di governi realmente rappresentativo del paese, non brandelli
ci coalizioni future. Ali e frattaglie sono state potate o ridimensionate. Il
partito famiglia di Mastella concentrato sui problemi condominiali, l'Udc che
riesce a dire no ai milioni di voti juventini di Lucianone Moggi, Fausto
Bertinotti raccoglie sotto un simbolo sereno molte forze altrimenti
antagoniste, pronto a fare un'opposizione critica e sociale. La Santanché -
coraggiosa e giustamente premiata dai media - che con le sue rivelazioni apre
ai diritti gay e transgender più di Vladimir Luxuria in Parlamento. Ha detto,
sapendo che ci sono più senza casa che rampolli pronti a spendere cento euro
per entrare in un locale, che preferisce i teppisti che hanno sfasciato la casa
del grande fratello ai clienti del Billionaire. Però colpisce
l'iper-probabilismo dei sondaggi. Si parla di elettorato potenziale, si dice
che un pareggio è possibile. E se poi finisce a larghe intese, chi farà il
Baudo e chi il Chiambretti della situazione? 04/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rifiuti la crisi di
bassolino è l'emblema di una crisi ben più ampia A parlare col popolo sono
rimasti solo i parroci Nei giorni scorsi sul Mattino di Napoli ho letto che il
Commissario straordinario per lo smaltimento dei rifiuti, il prefetto De
Gennaro, ha partecipato all'Assemblea del clero nella diocesi presieduta dal
cardinale Sepe non per gli esercizi spirituali, ma per discutere il ruolo che
possono assolvere i parroci per educare i cittadini alla raccolta differenziata
dei rifiuti e per sostenere l'opera emergenziale in cui è impegnato il
commissario. Sia chiaro, io lodo l'iniziativa di De Gennaro e la disponibilità
del cardinale e del clero per il loro impegno civico. Ma il fatto ci dice anche
che oggi in Campania, e non solo in quella regione, l'unica comunità
organizzata che mantiene un rapporto con il territorio, come si dice oggi, o
con il popolo, dico io, è la Chiesa. A De Gennaro non è venuto in mente di
partecipare a un'assemblea di dirigenti locali del Pd, perché, come nei Ds, non
esiste da tempo un'attività di partito legata ai problemi più elementari della
gente. Eppure i Ds prima e il Pd ora hanno ereditato parte dei quadri che nelle
"emergenze" - i terremoti, l'alluvione del Polesine o di Firenze -
fornivano un'attività straordinaria, anche perché quotidianamente vivevano la
vicenda sociale, politica e umana delle popolazioni del loro paese o del loro
quartiere. Ho ricordato questo episodio per dire che quando si osserva che oggi
Bassolino è "solo", si dice una mezza verità. A Napoli, come è stato
giustamente notato da Biagio de Giovanni, è in crisi il "partito personale",
esaltato da tanti come risposta moderna alla crisi delle ideologie e dei
partiti di massa. Bassolino è solo perché, a Napoli e non solo a Napoli, non
c'è nessun organismo collegiale, in cui si discute e si decide con un voto, con
maggioranze e minoranze. C'è stato un momento in cui sembrava che solo il
"partito personale" fosse in grado di ottenere larghi consensi. E
Bassolino li ha ottenuti. E tutto il potere si è concentrato nelle istituzioni
e nelle mani di chi le governa (i governatori, non più i presidenti delle
Regioni!) con poteri quasi assoluti. Non occorrono più gruppi dirigenti, ma
collaboratori, consulenti, amici e cordate clientelari e un partito liquido
come riferimento elettorale senza anima, senza organi dirigenti, senza
partecipazione. Il no di Bassolino alle dimissioni ha quindi un senso. In
definitiva dice: quando vincevo battevate le mani (da sindaco fu fatto anche
ministro) e ora che i nodi sono venuti al pettine fate finta di non conoscermi?
È la risposta a Veltroni. Il quale è oggi sull'onda
del partito personale. Basta vedere come annuncia i capilista: c'è la ragazza
sconosciuta che esprime però giovinezza politica, un prefetto, anzi due, per
l'ordine, un generale per contestare il "pacifismo" della Cosa rossa,
un operaio per il lavoro e dirigenti della Confindustria per il capitale, ecc..
Tutto. C'è il partito personale che si identifica col "partito
società", come Bassolino negli anni dell'ascesa. E oggi, come ieri,
importante è vincere: lo fa Berlusconi e lo fa
Veltroni. Le liste sono somme di interessi, di persone, di storie, di
aspettative diverse. Il governo è altra cosa. E il rapporto reale con le
persone dopo in grandi comizi-tv, è un'altra cosa ancora. Se domani ci saranno
rifiuti diversi dai rifiuti napoletani, ma sempre rifiuti, col popolo
parleranno i parroci. 04/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Socialisti in fondo,
è la verà novità di queste elezioni Il Ps ora è chiamato alla "maturità
della prova" Ora che la decisione è stata presa i socialisti devono
dimostrare, per dirla con Piero Gobetti, la "maturità della prova".
Di questo si tratta e di questo occorre ragionare essendo in gioco un qualcosa
che trascende le stesse elezioni; quella del socialismo italiano, infatti, è
una vera e propria scommessa con la storia. Di ciò, a dire il vero, in questi
mesi di costituente non se ne è avuta abbastanza percezione; al risvegliarsi
della presenza socialista nel Paese, a quanto si è visto e verificato nelle
tante assemblee di base che si sono tenute con buoni livelli di partecipazione
e pure di entusiasmo, ha fatto riscontro una conduzione del Comitato promotore
nazionale piuttosto rilassata e burocratica. Al di là della giusta intenzione,
non abbiamo colto la consapevolezza di cosa, in effetti, significhi dotare di
nuovo la democrazia italiana di un soggetto dal nome impegnativo ed evocatico.
In questo nostro Paese la questione socialista, infatti, fa tutt'uno con quella
della democrazia e della libertà. Pensare che una forza socialista possa
rinascere solo tramite l'assemblaggio di talune componenti ed esaurire in ciò
la portata stessa del processo costituente è riduttivo e, comunque, non nella
direzione concettuale e pratica di quanto richiede la strutturazione di un
partito che è tale solo se è un "pensiero compiuto", ideologicamente
precisato e politicamente orientato. È chiaro che nessun partito, grande o
piccolo che sia, può stare fuori dalla politica politicata, dal presente delle
relazioni, ma l'essere rimasti indistinti nella fase ultima del governo Prodi
e, pure, aver visto nel presidente del Consiglio chi avrebbe aiutato i
socialisti è stato un doppio errore, tattico e strategico. Non si è infatti
capito che il progetto socialista va in controtendenza rispetto agli
orientamenti prevalenti; alla riorganizzazione del sistema politico sul
presidio di spazi strategici di ruolo facenti riferimento a Bertinotti, Veltroni e Berlusconi. Ora, esclusa naturalmente ogni intesa con quest'ultimo, è chiaro
che al diniego di uno dei primi due sarebbe seguita anche quella dell'altro
considerato che entrambi sono vicendevolmente funzionali. L'apparentamento del
Ps o con l'uno o con l'altro aveva delle ragioni politiche legittimamente
sostenibili, ma i vettori di difesa della Sinistra Arcobaleno e del Pd
si incontrano proprio nell'interdizione allo spazio socialista. Non
dimentichiamoci infatti che il partito di Veltroni
nasce sulle dichiarazioni di morte del socialismo e di fine della sinistra e
che quella arcobaleno agogna mete di rinnovato eurocomunismo. Così, i primi
hanno bisogno di poter dire che i socialisti sono al proprio interno per
sterilizzare quello che il socialismo storicamente rappresenta - la grande
opera civilizzatrice espressa dal movimento operaio tra 800 e 900 - e, quindi,
praticare la "politica del fare" senza doversi relazionare a sinistra
con qualcuno di credibilmente riformatore. Gli altri, gabellando il
neoeurocomunsimo per un possibile socialismo, puntano ad acquisire un'eredità
che non spetta loro pienamente né, tantomeno, a qualificarsi come la cifra
italiana della sinistra europea; di una sinistra che, nella stragrande
maggioranza, è socialista. Ora che il dado è tratto e il Ps corre da solo, la
maturità della prova consiste nel dimostrare alcune cose inequivocabili. In
primis che la rinascita del socialismo non è risolta se il Ps supera il 4 per
cento - e ce lo auguriamo - né spenta se dovesse rimanere fuori dal Parlamento;
in un caso, come nell'altro, ciò che il Ps non può permettersi è la politica
politicata perché il socialismo, al di là delle sue dimensioni, non può essere
di mentalità subalterna e minoritaria. Il socialismo deve guardare in avanti,
nonostante tutto, con autonomia progettuale - per esempio, nella carta dei valori
non troviamo nemmeno le parole "globalizzazione" e
"capitalismo" - e caratura culturale poiché il travaglio in atto già
si proietta oltre il presente e solo tramite il luogo di un soggetto
socialista, la sinistra italiana potrà e dovrà ricostruirsi e ricomporsi nella
sua cifra organizzativa, sociale e morale con netto profilo alternativo, come
forza di riforma della stessa politica democratica italiana. Il Ps vincerà la
sua battaglia, ben oltre i suffragi che raccoglierà, non se perderà il Pd, ma
se farà capire come, attraverso le proprie ragioni, passano quelle di una
democrazia laica e funzionante e quelle di uno Stato finalmente alleato dei
cittadini nella risoluzione dei loro problemi. In fondo, a ben guardare, è
proprio il Ps la vera novità di questo passaggio elettorale. Essa, tuttavia,
sarà colta se si avrà il coraggio di parlare di socialismo, non tanto per
rivendicarne i meriti del passato, ma per additare l'unica strada che la storia
concede alla gente comune per costruirsi un futuro di dignità e di autonomia,
di libertà e di giustizia; insomma, una vita che meriti di essere vissuta.
04/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sfide milano ha solo
20 punti più di smirne Expo, la partita della vita per Moratti che deve gestire
un vantaggio risicato In ballo un giro d'affari da 34 miliardi e il suo futuro
in politica Ultimi trenta giorni di campagna elettorale per l'assegnazione di
Expo 2015 e 20 voti di vantaggio. Sono questi i numeri che separano la città
turca di Izmir popolata da tre milioni di abitanti dalla metropolitana Milano
abitata da 1,6 milioni di persone. E questo è il margine di vantaggio a favore
della capitale lombarda che circola nei corridoi di Palazzo Marino. Un margine
tutt'altro che sicuro per tre ordini di motivi: in primo luogo le adesioni dei
paesi al Bie sono vincolate unicamente alla sottoscrizione della convenzione
del 1928 e dei successivi protocolli, con conseguenza corsa alla "campagna
acquisti" da parte dei paesi candidati (trenta sarebbero i nuovi paesi
aderenti di matrice islamica e asiatica vicini a Izmir); in secondo luogo a
Parigi il 31 marzo, giorno del verdetto finale, il voto verrà espresso da
ciascun delegato in modo segreto, con largo margine d'azione per franchi
tiratori di ambo le parti; in terzo luogo Milano ha incontrato non poche
difficoltà a intercettare il voto dei grandi paesi e dei loro
"satelliti", mossi da logiche tutt'altro che solidali. Un quadro
incerto, con gli europei ancora una volta divisa tra falchi e colombe, in cui
francesi e tedeschi (e rispettive zone di influenza) sembrano ormai orientati
verso la città turca rispettivamente per interessi di parte e tutela delle
proprie minoranze; Stati Uniti ancora apparentemente incerti ma alquanto
invaghiti dalle disponibilità turche su infrastrutture e geopolitica militare,
e cinesi (e con loro buona parte del sud est asiatico) già in possesso dei
contratti per l'ampliamento e l'utilizzo del nuovo porto di Smirne. Più
favorevole sembra in questo momento la Russia per la consolidata collaborazione
tra Milano e San Pietroburgo, città che ospitano i centri di gravità politica e
imprenditoriale del precedente primo ministro italiano nonché di quello russo
in scadenza. Chiusa la partita dei dossier e delle missioni dei delegati Bie,
sostanzialmente vinta da Milano per la consistenza del progetto imbastito e la
cura nel coccolamento delle delegazioni di commissari Bie giunte a Milano in
questi mesi, rinsaldati i ranghi dopo lo sbandamento di autunno e l'ormai
celebre articolo denuncia della neo candidata a premier Daniela Santanchè,
portatrice del mugugno sfiduciato dei salotti bene milanesi, il rush finale
dovrebbe ora giocarsi tutto su relazioni, diplomazia e potere
economico-finanziario. Ambiti sui quali il sindaco Moratti, che su Expo ha
puntato gran parte della propria personale scommessa politica, appare
indubitabilmente a suo agio: per il cognome che porta (e la conseguente
naturalezza di approccio verso paesi che hanno nel petrolio il principale
interesse - l'Africa è ancora relativamente poco presente nel Bie); per la rete
"solidale" che ha saputo costruire dentro le multipolari stanze dei
bottoni italiani; e infine per la capacità di ergere una barriera difensiva nei
confronti di quella predominante visione geopolitica che voleva (e in parte
ancora vuole) la Turchia ripagata con l'Expo per il rallentato ingresso
nell'Unione Europea. I commentatori più attenti hanno tuttavia stigmatizzato
alcuni significativi silenzi da parte italiana, derivante da possibili appetiti
italiani nella partita di Smirne. Eppure la dimensione della torta milanese
sembra più che sufficiente a mettere d'accordo tutti, con un piano
infrastrutturale da 11 miliardi di euro per un giro d'affari che potrebbe
superare i
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calearo 1 il legame
con montezemolo, l'affronto di vicenza Lo stile poco Dc del padrone scelto dal
Pd Nel 2010 potrebbe presentarsi contro Galan Il punto più basso del
"maanchismo" veltroniano, stando alle cronache,
sarebbe la candidatura nelle liste del Pd del padrone dei padroni
metalmeccanici, Massimo Calearo. Uomo di destra, anzi, "falco" di
Confindustria, imprenditore vicentino di un'azienda omonima di antenne per auto
e dunque emblema della piccola e media industria conservatrice del nordest,
per qualcuno è diventato il simbolo più svergognato della campagna elettorale
"pigliatutto" del Pd. Ma nella foga manichea, rischia di sfuggire
qualche piccolo dettaglio. A giudicare dalle sue dichiarazioni, ma soprattutto
da alcuni episodi chiave degli ultimi anni, l'ormai ex presidente di Assindustria
Vicenza sembra animato piuttosto da spirito anarchico che da vera e propria
simpatia per uno schieramento o l'altro. Lui si è sempre dichiarato
"democristiano" ma le sue uscite più radicali, quelle - molto poco
democristiane - sullo sciopero fiscale, sul fisco, sul federalismo, o una
recente sparata a un convegno contro l'immigrazione selvaggia, sono le
esternazioni politically incorrect di un ventriloquo del sentire collettivo del
nord-est. Democristiano dunque per ius soli , per diritto di appartenenza al
grande feudo della Balena Bianca e per equidistanza dagli attuali schieramenti,
più che per appartenenza ideologica. E, spesso, piuttosto ingenuo. Come quando,
appena nominato presidente di Federmeccanica nel 2004, rispose così a una
rivista del (suo) settore, InfoMotori , che gli chiedeva se riuscisse a trovare
validi interlocutori a livello politico: "non è facile, ma puntando sulla
concretezza cerchiamo di fare gli interessi di tutti; purtroppo alcuni
interlocutori sono troppo politicizzati". Il problema dei problemi, per il
neo presidente di Federmeccanica, erano i politici troppo politicizzati. Ma al
di là del Calearo-pensiero, contano, direbbe lui, i fatti. E quelli lo
collocano piuttosto lontano dal centrodestra attuale. Il primo risale proprio
al 2004, quando l'ormai ex presidente della potentissima associazione degli
industriali di Vicenza, la terza in Italia per numero di iscritti, che
controlla tra l'altro il Giornale di Vicenza e l'emittente Tva , spaccò il
Veneto per schierarsi a fianco di Montezemolo, candidato alla presidenza e
avversario oltretutto di un conterraneo di Calearo, Nicola Tognana. Il
centrodestra, da allora, gli ha sempre rinfacciato di aver diviso la regione e
di aver contribuito in modo decisivo a incoronare Montezemolo leader degli industriali.
E lui dimostrò la sua fedeltà al presidente di Confindustria anche in un'altra
occasione storica: il famoso convegno di Vicenza della primavera del
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
protagonista Il Cavaliere smiracolato CURZIO MALTESE Veltroni si candida
dietro i trentenni e Berlusconi ricomincia dai
pensionati. Walter annuncia il boom economico e Silvio non promette più nulla.
SEGUE A PAGINA 9.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader di
Confindustria ai suoi: basta con la sinistra che dice "anche i ricchi
piangano" "Finalmente stanno per andarsene i ministri da Cuba Anni
Sessanta" E Luca sulla sinistra: finalmente via i ministri da Cuba Anni 60
Mugugni sul capo di Federmeccanica "Così ci schiera tutti con una
parte" Riello: "Tra noi c'è sempre stato un codice etico per evitare
i passaggi diretti in politica" ROBERTO MANIA ROMA - "Finalmente - va
ripetendo negli ultimi giorni Luca di Montezemolo - non abbiamo più al governo,
se non per qualche settimana ancora, ministri che parlano di industriali con la
"pancia piena", che dicono "anche i ricchi piangano" e
pensano di essere tuttora nella Cuba degli anni Sessanta". Ecco, più che
nella candidatura del metalmeccanico vicentino Massimo Calearo, è in questa
riflessione del presidente della Confindustria, ampiamente condivisa, che si
può trovare la traccia di un possibile voto nuovo degli imprenditori. Anche di
quelli delle piccole e medie aziende del nord che proprio a Vicenza, nel marzo
del 2006, nel famoso convegno confindustriale, si schierarono apertamente con Berlusconi, accusando il vertice dell'associazione di aver abbracciato
Romano Prodi e la sinistra massimalista di Bertinotti e Pecoraro Scanio.
"Questa della sinistra massimalista - spiegano da Viale dell'Astronomia -
fu la vera discriminante e, d'altra parte la prova del governo ha confermato
quei timori". Ma ora non c'è più. Questa volta la sinistra antagonista
corre da sola, e il Pd di Veltroni può
mettere in lista Calearo, il falco della Federmeccanica, e l'ex presidente dei
Giovani industriali Matteo Colaninno, vice presidente della Piaggio. Qui sta la
novità e il voto degli imprenditori può essere più "libero". Ma ce ne
corre prima di poter dire che si sposterà da destra (per cui votò oltre il 60
per cento degli industriali e artigiani) al nuovo Partito democratico. E
il discorso riguarda in particolare i piccoli industriali più che i leader dei
marchi blasonati. Dice, per esempio, Paolo Feltrin, professore all'Università
di Trieste che si dedica da tempo allo studio del comportamento elettorale
delle categorie economiche: "Calearo non sposterà neanche un voto.
Nell'immediato non succederà nulla, queste sono operazioni da campagna
elettorale, un po' come quelle degli indipendenti di sinistra ai tempi del Pci.
Non era certo la presenza di Guido Rossi a far votare comunista gli
industriali. Nel tempo, nell'arco di un paio di legislature, si vedrà
l'effetto, anche nel voto degli imprenditori, soprattutto dei piccoli, del
tentativo di Veltroni di mettere insieme, e non più in
contrapposizione, capitale e lavoro". Ci vorrà tempo. Ma intanto il
sistema delle imprese ieri è stato scosso dalla decisione di Calearo. Perplessi
dall'Assolombarda, roccaforte dell'imprenditoria milanese tendenzialmente
berlusconiana, alle associazioni del Sud, dove la lotta al pizzo è diventata la
nuova frontiera delle imprese, per passare al Veneto, dove la lotta per la
successione a Calearo alla guida dell'Assindustria di Vicenza rischia di
inasprirsi ulteriormente. Così non cerca scorciatoie diplomatiche il
quarantenne presidente della Confindustria regionale Andrea Riello: "Siamo
davvero sorpresi perché, al di là dei tempi e dei modi, Calearo si è schierato
con la parte che le piccole imprese vicentine hanno sempre considerato meno
vicina ai loro interessi. Ma poi c'è sempre stato un codice etico che portava
chi aveva un incarico di rappresentanza a evitare il passaggio diretto a quella
che, comunque, potremmo definire l'altra parte del tavolo. Una cosa, infatti, è
assumere un incarico istituzionale, un'altra è indossare una camicia e mettere
in discussione l'imparzialità della Confindustria. Se voterò Calearo? Il voto è
segreto, ma ho la sensazione che la sua presenza in lista non avrà
effetti". In fondo è una risposta. Allora una "candidatura
bikini"?, per dirla con Berlusconi. "Sì,
condivido questa immagine", risponde Riello. Il malessere è diffuso tra i
confindustriali, per il clamore della discesa in campo, ma anche perché ai suoi
colleghi Calearo appariva più un imprenditore "arrabbiato" contro
Roma, e pure con qualche venatura leghista, che un fan della "Veltronomics".
Dice Giorgio Squinzi, 65 anni, presidente della Federchimica, patron della
Mapei, veterano della vita associativa tra le imprese: "No, onestamente
non mi sarei candidato né con uno schieramento, né con l'altro. Ma, d'altra
parte, io con Calearo non mi sono mai sentito in sintonia. Questa candidatura
non ci fa bene perché può dare l'idea che Confindustria si sia schierata. Ma
non è vero, soprattutto con l'ultima presidenza". Insomma alla fine un
imprenditore del nord con simpatie democratiche, e che vuole restare anonimo,
spiega perché la candidatura di Matteo Colaninno è stata digerita dal sistema
confindustriale e quella di Calearo meno: "Matteo era nei Giovani che poi
è un movimento, non rappresenta le imprese. La Federmeccanica invece ha un peso
in sé. è il simbolo della Confindustria. Per questo al termine di un mandato si
deve tornare in azienda. Parafrasando Bertinotti: un candidato è di
troppo".
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Domani nuove
norme sulla sicurezza Napolitano: basta tragedie Il governo: subito un decreto
Le regole di attuazione della legge 123 prevedono condanne penali e sanzioni
amministrative. Il Colle: tutti i partiti convergano MARIO REGGIO ROMA - Domani
mattina il consiglio dei ministri esaminerà i decreti attuativi della legge 123
sulla sicurezza nei posti di lavoro. Ed è probabile che nella stessa giornata o
al massimo venerdì 7 marzo vengano convocate le commissioni di Camera e Senato
per dare il via libera ai decreti. Norme che prevedono dure condanne penali per
i responsabili delle aziende assieme pesanti sanzioni amministrative. Nelle
scorse settimane Confindustria, Fiat in testa, aveva respinto la piattaforma
presentata dal governo perché "troppo onerosa per le aziende". Ma
dopo l'ultima strage potrebbe cambiare atteggiamento. "Auspico che tutte
le forze politiche convengano sul testo del decreto - afferma il capo dello
Stato Giorgio Napolitano - occorre assolutamente reagire alla tragica catena
d'incidenti". E poco dopo, Romano Prodi, ha precisato: "Proprio in
questi giorni sono stati messi a punto ulteriori provvedimenti che saranno
sottoposti nelle prossime ore alle parti sociali. Nessun consiglio dei ministri
straordinario, ma saremo in grado di completare in tempi rapidissimi il
provvedimento". L'impegno per un intervento anche a Camere sciolte è
l'elemento centrale del messaggio del presidente del Senato al Prefetto di
Bari: "Attuare tutte le azioni necessarie", dice Franco Marini. Il
presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha invece chiesto un Cdm
straordinario già per domani. Se differenza c'è stata nelle richieste avanzate
dopo la morte degli operai a Molfetta, ha riguardato lo strumento con cui
arrivare ad un rapido varo dei decreti legislativi: la Sinistra-l'Arcobaleno ha
insistito per provvedimenti d'urgenza. Il Pd ha interrotto i lavori del
Coordinamento dopo le prime notizie da Molfetta chiedendo il varo rapido dei
provvedimenti anche a Camere sciolte. Veltroni ha parlato di un
"bollettino di guerra che va interrotto una volta per tutte". Il sì a
interventi rapidi anche dal leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi. I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono a Prodi una rapida
approvazione delle norme e intanto annunciano lo sciopero generale per il 5
marzo in Puglia. Anche il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha
chiesto la convocazione "ad horas" del Cdm per varare i decreti.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino
Il caso Ad Avigliana vince la linea del no, a Susa lite con un ovimento pro
Alta Velocità Risse, voti anomali e gruppi contro La Tav divide i circoli
veltroniani SARA STRIPPOLI Un episodio che il presidente della Comunità montana
Bassa Valle Antonio Ferrentino definisce "molto inquietante", segnale
di allarme per infiltrazioni di chi sta tentando di "inquinare il processo
democratico faticosamente seguito in questi anni". Un episodio che segue
le incursioni nel presidio di Bruzolo dei giorni scorsi che vedrebbe
protagonista un "movimento Sì Tav" di recente comparso in valle. Il
caso in questione è accaduto a Susa domenica pomeriggio. Un diverbio fra uno
dei candidati alla carica di coordinatore del circolo del Pd di Susa Francesco
Torre, avvocato portavoce del Sì all'alta velocità e il No Tav Franco Zaccagni,
che con il figlio era andato alle urne per votare. Un accenno alla foto in cui
Torre compariva con bandiera No Tav in una escursione recente sul Kilimingiaro,
uno scambio di battute sul suo "repentino cambio di casacca", cui è
seguita una rissa che ha coinvolto un gruppo di persone fra i sostenitori della
lista di Torre, candidato sostenuto anche dai fratelli Lazzaro, due
imprenditori edili locali. Prognosi di qualche giorno per i due No Tav. Una
votazione piuttosto anomala quella di Susa. Confermata dall'alto numero di
partecipanti, 950 voti su una popolazione di 6 mila abitanti. Lo spoglio ha
dato la vittoria con 550 preferenze ad Alfredo Cacciatori, il candidato vicino
al sindaco di Susa sindaco Sandro Plano, espressione della linea favorevole
all'Osservatorio. Per denunciare l'aggressione e il clima che si sta creando in
valle, il comitato No Tav ha organizzato una manifestazione ieri alle 21
davanti al municipio di Susa. Il sindaco Sandro Plano invita tutti ad abbassare
i toni: "Dobbiamo gettare acqua sul fuoco ma questi fatti non devono
essere sottovalutati, la questione è delicata. La crisi occupazionale che
investe la valle di Susa crea tensioni fortissime e quindi dobbiamo analizzare
questi fenomeni con attenzione". Discorso diverso, ma ancora un caso di
spaccatura all'interno del Pd quello di Avigliana, dove Vito Lucarelli,
candidato vicino al sindaco No Tav Carla Mattioli ha vinto per 221 voti contro
i 110 di Annalisa Fabiano, a capo di una lista che metteva l'accento sul rispetto dei 12 punti indicati da Veltroni. Due casi
molto diversi quelli di Susa e di Avigliana. Il primo preoccupante per i
movimenti pre-elettorali e per le dinamiche che potrebbero innescare in futuro,
il secondo frutto di un normale confronto su posizioni differenti. "Su 75
circoli dove abbiamo eletto il coordinatore in provincia - precisa il
segretario provinciale Caterina Romeo - questo è stato l'unico episodio
sgradevole. Il Pd mi sembra nel complesso in buona salute, e il confronto di
Avigliana, ma anche di Orbassano, Collegno e Alpignano e Venaria si è
dimostrato dappertutto civile". Sulla posizione in merito alla
Torino-Lione rimane il fatto, aggiunge Romeo che "questa non si determina
sul confronto sul circolo di Susa e neppure su quello di Avigliana, ma è quella
espressa dal programma di Veltroni, che io condivido
pienamente". In risposta a Enzo Ghigo, che ieri su Repubblica aveva
giudicato inutili i lavori dell'Osservatorio, Ferrentino replica che le parole
del senatore di Forza Italia "non fanno che confermare la natura di chi
non sa cosa significhi confrontarsi". E aggiunge il presidente della
Comunità montana: "La politica di Ghigo e Berlusconi
sulla Torino-Lione ha visto cosa ha prodotto. Ora siamo arrivati alla
contrapposizione fisica. Con l'Osservatorio è stata scelta la via di un
percorso democratico che tutti alla fine hanno dichiarato di accettare".
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Napoli
Sarà il ministro degli Esteri e non Nicolais a guidare il Pd in Campania 1.
Scoppia il caso De Franciscis Bassolino ottiene D'Alema capolista l'ultimo
colpo di scena nel Pd è la designazione di Massimo D'Alema a capolista a
Napoli, per la Camera. "Me l'ha chiesto Veltroni", riferisce il ministro degli Esteri. Ma la cosa fa molto
piacere ad Antonio Bassolino, che aveva chiesto appunto D'Alema o Veltroni alla guida della lista a Napoli. Marco Follini guida invece il
Senato, il ministro Luigi Nicolais scivola al numero due alla Camera.
Ondata di designazioni di carattere nazionale: indicati Giulio Santagata, Olga
D'Antona, Andrea Sarubbi, Silvio Sircana (ma forse il portavoce di Prodi andrà in
Sicilia) e Luciana Pedoto, capo della segreteria del ministro Fioroni. Il
partito di Berlusconi e Fini è invece a un passo
dall'ingaggiare l'ex presidente di Confindustria, Antonio D'Amato. ROBERTO
FUCCILLO E PIERLUIGI MELILLO ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
IL CASO La questione rifiuti ancora al centro della scena politica Dal ministro
e da De Mita solidarietà al governatore In passato con lui si sono pure
scontrati, e ora lo difendono. Sia D'Alema, che in Campania si candida, sia De
Mita, che corre contro il Pd, spendono parole in difesa di Antonio Bassolino.
Di Pietro invece, e tutto il centrodestra, ne chiedono ancora le dimissioni.
Alla stampa estera, parlando di rifiuti, Massimo D'Alema dice che "è
eticamente inaccettabile scaricare le responsabilità su una sola persona. La
gestione dei rifiuti è del governo nazionale da molti anni. Si tratta della
sconfitta di una intera classe dirigente, tutti ne rispondiamo. Anche Berlusconi: dovrebbe dire cosa ha fatto per la Campania e
per Napoli nei cinque anni in cui ha governato. Ora bisogna aiutare il prefetto
De Gennaro a portare a termine il suo compito, lo affiancheremo e lo
sosterremo". Quanto al rinvio a giudizio di Bassolino, D'Alema dice che
"si tratta di accuse molto circostanziate e limitate; non è accusato di
aver sparso la spazzatura in strada, ma della gestione del contratto con
Impregilo, vedremo". Le richieste di dimissioni di Bassolino, da De Mita
vengono definite "sgradevoli, perché hanno un fondo di vigliaccheria.
Nella vita credo che ognuno di noi ha scoperto che quelli che ti appaiono
solidali, quando stai bene, nel momento di difficoltà ti lasciano. Succede così
ora anche per Bassolino. C'è una favola: quando il leone rimedia il calcio
dell'asino prima di morire, dice: mi sembra di morire due volte". In un'intervista
a Irpinia Tv, De Mita ricorda in particolare che l'ex ministro Nicolais
"era alla corte di Bassolino, ora diventa avversario, ma si è schierato
contro il governatore solo quando Bassolino non lo ha nominato assessore. Non
ha rotto su una questione o su un'idea. Per me sono uguali: avevano la stessa
concezione della politica personalizzata. Posso rivendicare il fatto di essere
stato il primo che in Campania ha discusso sul limite del potere personale come
origine di una forma di corrosione del potere politico. Ma la dirigenza ds, nella quale c'era anche Veltroni, è stata
sorda a queste sollecitazioni". Il vero attacco è a lui. "Bassolino e
Iervolino sono stati scelti come fondatori del Pd della Campania: e ora si
scopre che non vanno più bene?". Annuncia che non farà campagna contro il
Pd. "Mi pongo in una situazione dialettica ma non di contrapposizione,
io resto nel centrosinistra ed il nemico è la destra". Né contro
l'assessore De Luca, candidato, un avversario in più in Irpinia. "Gli
aerei volano ad altezze diverse, il rischio dello scontro non c'è per questa
ragione. Mi auguro che non si ricorra alle meschinità tra ex democristiani, ma
per quanto mi riguarda sono tornato in pace con me stesso. Non ci sarà uno scontro
tra fedeli e infedeli". Oggi Bassolino si difende da solo. Il governatore
torna in pubblico, ed è la nuova mossa per uscire dall'assedio, tra richieste
di dimissioni e rinvio a giudizio. Nel pomeriggio, alle 17, Bassolino tiene un
confronto aperto sulle priorità dell'azione di governo. (pierluigi melillo).
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Napoli Il
personale è politico MASSIMO VILLONE (segue dalla prima di cronaca) Per qualche
verso, possiamo sorridere. Ma serio e grave è l'impatto per quanto riguarda
Napoli e la Campania. Le posizioni espresse dalla politica vanno dalla
richiesta esplicita di dimissioni immediate alla indicazione che presto si
voti. Le forze politiche del centrosinistra temono contraccolpi nella campagna
elettorale. Se rompono nettamente, rischiano - con minime eccezioni - l'accusa
di esserci dentro fino al collo, dal momento che ben poche erano fino a ieri le
voci critiche. Ma esprimere solidarietà può far perdere voti. A causa della
monnezza e dei devastanti danni da essa prodotti Bassolino e il bassolinismo
sono visti oggi come un costo politico. Da qui le mezze parole, i concetti
sfumati, le ambiguità. Magari voto sì, dimissioni no: superando con
disinvoltura il dato che con le regole vigenti la via maestra al voto è data
dalle dimissioni. Appunto. Preoccupa soprattutto che - chiunque vinca le
elezioni - la Campania non avrà un governo amico. Le parole
di Veltroni consentono letture diverse, ma non quella che sia richiesto a
Bassolino di rimanere al suo posto. E il pensiero della destra lo conosciamo.
Dunque, non si possono prevedere favorevoli disposizioni d'animo nel governo
nazionale dopo il voto. Non vogliamo con questo pensare che si giunga
domani a uno scioglimento d'autorità del Consiglio regionale, ai sensi
dell'articolo 126 della Costituzione. Per metterci nei guai basta molto meno. Se
vincesse Berlusconi, la Campania andrebbe senz'armi
nella battaglia tra gli egoismi territoriali che già si annuncia con forza,
dalla Lega agli autonomisti di Lombardo. Ma anche nel Pd spira un vento assai
freddo. La scelta di Bassolino di rimanere al suo posto ha solo peggiorato le
cose. E dal momento che l'emergenza monnezza durerà - come tutti sappiamo - a
lungo, non v'è prospettiva che la temperatura salga. Come andare al confronto?
Quanto a lungo si potrà resistere? Per anni, forse? Il bassolinismo rampante
rispondeva ai critici: tanto i voti li abbiamo noi. Ma un sistema fondato sulla
personalizzazione estrema del potere e sul consenso clientelare drogato è
strutturalmente debole. Oggi lo negano solo gli ultimi giapponesi, che ancora
non ammettono di aver perso la guerra. Quale futuro? Il bunker napoletano e
campano contro il paese? Bassolino contro il resto del mondo? Non certo a caso
l'antica saggezza avrebbe detto che alcune scelte non possono essere
individuali. A questo, forse, avrebbe dovuto pensare il governatore.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Milano
Matteo Colaninno "Conquisterò il voto dei padroni" RODOLFO SALA
Capolista alla Camera per il Pd, prima di Veltroni. E
soprattutto nella tana del lupo. Il trentasettenne Matteo Colaninno, che per
vivere questa nuova avventura si è dimesso dalla presidenza dei Giovani di
Confindustria, sa benissimo che il suo ruolo è un po' quello del traghettatore
di consensi, in questo lembo di Paese dove Berlusconi
ha sempre dominato. SEGUE A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Milano
L'ex collega Politici manager Il capolista Pd in Lombardia 1: "L'economia
in crescita è nel mio Dna" "Io, imprenditore in politica convincerò
chi non era con noi" Matteo Colaninno: serve un patto con gli operai A
Diana Bracco dico che le mie idee di oggi sono quelle di ieri, ma che ora c'è un
leader che ha il coraggio di puntare su persone nuove Albertini e Moratti?
Preferisco non giudicare avversari impegnati in altri ambiti, l'importante è il
programma che si presenta RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Anche se
lui lo dice in modo più soft: "Non penso di essere presuntuoso, ma con la
mia esperienza punto a diventare nel medio termine un punto di riferimento in
un territorio che finora ha cercato altrove le risposte ai propri
problemi". "Altrove" significa il centrodestra, ma lei per chi
vuole diventare un punto di riferimento? "Innanzitutto per ceti
produttivi. Imprenditori, professionisti, commercianti, persone che hanno fatto
grande questa parte del Paese. Il mio obiettivo è allargare i consensi,
meritare la fiducia anche di quella parte di cittadinanza che finora non ha
guardato al vecchio centrosinistra". Cerca i voti dei "padroni",
direbbe Bertinotti. "Eh no, mi lasci finire. La grande novità di questa
stagione politica sta nell'aver capito che questi ceti e i lavoratori dipendenti
devono stare dalla stessa parte: quella della crescita". Patto tra i
produttori. E bisogna cominciare a scriverlo quassù al Nord, lei dice. "Lo dice anche Veltroni, e nel panorama politico è il
solo a dirlo. Ma il tema della crescita, di un'economia attenta all'uomo, io da
imprenditore e da rappresentante di Confindustria l'ho sempre affrontato e
sostenuto. Sta nel mio Dna. Per questo ho ritenuto giusto impegnarmi in un
partito che sento molto vicino, e che sta avendo il grande merito di dettare l'agenda
politica anche nel confronto con gli avversari". A proposito di avversari,
Berlusconi dice che il Pd sta ricorrendo a
"candidature spot per blandire la borghesia". Le fischiano le
orecchie? "Ho sempre pensato e continuo a pensare che gli elettori siano
persone intelligenti, perfettamente in grado di riconoscere se certe
candidature siano o meno credibili. Sono un uomo del fare, nel mio lavoro
qualche segno l'ho lasciato". Cultura del fare. è uno slogan che utilizza
spesso il Cavaliere. "Le differenze le possono cogliere tutti, sono in
quello che ho detto e fatto in tutti questi anni. Certo, io nella vita ho avuto
fortuna e per questo adesso sento il bisogno di aiutare chi ne ha avuta meno.
In un campo nuovo, quello della politica". A Milano nell'ultimo decennio
si sono succeduti due sindaci imprenditori. Proprio come lei. Che cosa pensa di
Letizia Moratti? "Guardi, non voglio eludere la domanda, ma io cercherò
innanzitutto di uscire dal linguaggio dei politici". E cioè? "Voglio
essere giudicato sulla base dei programmi che presento e soprattutto dal
rendiconto che farò. Sono un imprenditore non prestato alla politica, ma che ha
deciso di fare politica, non è da me giudicare avversari impegnati in altri
ambiti. Insomma, il mio contributo sarà in positivo, perché sono convinto che
la mia candidatura aiuterà non solo il Pd, ma anche Milano, a partire dalle
persone che andrò a rappresentare in Parlamento". Colaninno a Milano,
Calearo nel Nordest: un partito nel partito, quello di Confindustria?
"Confindustria è apolitica e apartitica. La mia è una scelta di passione
civile, io porterò la mia esperienza di imprenditore, ma è una scelta che viene
prima della mia appartenenza a questa organizzazione". Grande alleanza tra
produttori per la crescita, ma su quali altri temi punta per la sua campagna
elettorale? "Gli slogan non sono il mio forte, ma direi innanzitutto: più
opportunità per i giovani. Sono loro i primi beneficiari di un'economia che
cresce grazie a un progetto comune tra le imprese e il lavoro dipendente".
Lei qui gioca fuori casa. E per ragioni politiche, non territoriali. "Lo
so. è una sfida impegnativa, difficile. L'affronto con passione: voglio farmi
conoscere, è la prima cosa da fare". Anche dagli operai? "Ho già
cominciato a incontrarli, continuerò a farlo. Ho riscontrato non solo
interesse, molti hanno espresso apprezzamento per la decisione di
candidarmi". E che cosa direbbe, per convincerla a votare Colaninno, alla
sua ex collega Diana Bracco, presidente di Assolombarda? "Premetto che la
conosco da tempo e la stimo. Le direi di ascoltare le ragioni per cui un
imprenditore come me ha fatto questa scelta. Che le mie idee di ieri sono le
stesse di oggi. E che avere un Pd forte è un investimento non solo per chi lo
vota, ma per tutto il Paese". La signora Bracco potrebbe imputarle che lei
si candida con quelli che hanno governato fino all'altro ieri e verso i quali
gli imprenditori milanesi non sono stati molto teneri. "Ne potremmo discutere
all'infinito, ma una cosa è certa. Si sta aprendo una stagione nuova, con un
nuovo leader che ha il coraggio di candidare persone nuove. Il presidente di
Assolombarda credo non possa che rallegrarsi se ci sono imprenditori che hanno
deciso di impegnarsi in politica".
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Genova
IRRIVERENTE INTERMITTENTE Dieci mesi fa, l'irriverente forzista Gagliardi (già
sottosegretario nel 2001, quando Berlusconi vinse le
elezioni dopo essersi sottratto ai faccia a fard con Rutelli), accusava la
Vincenzi di sfuggire ai confronti con Musso per paura e iattanza. Duelli che invece
poi ci furono. Ora Silvio, mentre sui muri ordina
"Rialzati, Italia!" (nel senso di "metti i tacchi come
me"?), non vuole sfide in tivù con Veltroni. Chissà
come l'irriverente popolarliberista Gagliardi, dandogli del fifone arrogante,
lo sbeffeggerà. Chissà. (enzo costa).
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Candidati-bikini
per blandire la borghesia" Berlusconi attacca il
Pd, "sinistra champagne". Polemica con Casini e Storace Davanti al
Partito dei Pensionati il Cavaliere promette l'abolizione del cumulo tra le
pensioni dei coniugi RODOLFO SALA MILANO - Oggi niente tenuta descamisada, per
il Partito dei Pensionati tornato all'ovile del centrodestra Berlusconi
rispolvera il completo Caraceni. E così, quando sulla giacca gli appuntano una
coccarda bianca e rossa (simbolo di "forza, salute e prosperità"),
lui scherza, almeno un po': "Meno male, pensavo fosse un invito ad andare
in pensione". Segue comizio di un'ora abbondante, e le prime bordate sono
per "le candidature spot della sinistra champagne che le usa per blandire
la borghesia". Spot anche quella di Veronesi? "No, per lui non vale;
anche se ho trovato strano che l'accettasse dopo quello che ci siamo
detti". E allora precisa "candidature bikini, perché lasciano
scoperto molto, ma coprono le parti essenziali". Insomma, Prodi e il suo
governo come pudende che il Pd si ostina "inutilmente" a celare. Ma è
tutto inutile, perché tra poco più di un mese, assicura, lui tornerà a Palazzo
Chigi, stavolta con il contributo del partito di Fatuzzo. Anche se per
raddrizzare le cose bisognerà fare "un lauraà de la Madona", mentre
Prodi - e questo è un invito - "potrà andare a sciare". è grazie a
questa intesa ritrovata coi Pensionati che tra i primi provvedimenti del
governo Berlusconi ci saranno l'abolizione del cumulo
tra pensioni dei coniugi (che ha portato a un aumento record dei "divorzi
fittizi") e la possibilità di andare in pensione prima per chi assiste un
parente malato. Dalla platea chiedono di tornare all'aggancio automatico tra
pensioni e aumenti contrattuali, ma da questo orecchio Berlusconi
ci sente meno: "Ci abbiamo provato non c'erano soldi sufficienti, in una
prospettiva più lontana...". Mentre a Roma Fi e An chiudono l'intesa sulle
quote per il Senato (90 senatori saranno forzisti e 43 finiani), l'ex premier
non rinuncia ad attaccare gli ex amici: Casini e anche Storace, leader di
piccoli partiti che "è inutile votare perché probabilmente non eleggeranno
parlamentari", per cui chi mette la croce sullo
Scudocrociato e sulla Fiamma non fa altro che "favorire Veltroni". Berlusconi ce l'ha soprattutto con il leader dei centristi: "Ha
impedito di farci rispettare integralmente il contratto con gli italiani
stilato nel 2001". Lo riproporrà, quel contratto, e stavolta sì che verrà
realizzato, "al cento per cento". Immediata la replica dei
diretti interessati. Casini: "Il Cavaliere ha l'ossessione dell'Udc, lui e
Veltroni vorrebbero che le elezioni italiane fossero
come quelle in Russia, un solo vincitore con ampio margine". E poi
l'accusa indiretta: "Un'area moderata che giustifica l'evasione fiscale si
dimostra poco capace di essere forza di governo. E chi ha orecchi per capire,
capisca". Storace: "Berlusconi si conferma
un politico sotto ricatto, che non sarà mai libero di governare il Paese".
Tra le perle del comizio dell'ex premier (in un albergo milanese dove il
Partito di Fatuzzo tiene il suo consiglio nazionale) un'accusa che scatena il
delirio in sala: "Non capisco come si possa votare per una sinistra che ha
ridotto i pensionati a rovistare nelle pattumiere". Lui a questa sinistra
non vuole neppure "dare del tu", come spesso succede tra avversari
"nei teatrini televisivi a cui ho rinunciato da tempo a partecipare".
Infine un consiglio a Visco: "Fornisca alla magistratura gli elenchi di
evasori arrivati dal Liechtenstein, invece di darli goccia a goccia ai giornali
amici".
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E Silvio blinda i
voti del Nord nella cassaforte di Milano Moratti, Cl e Lega alleati di ferro
per la partita decisiva Veltroni ha smontato
l'anticomunismo, ma i consensi restano a Arcore Per il Pd una sfida contro il
tempo in una terra in cui il centrosinistra ha perso quasi sempre (SEGUE DALLA
PRIMA PAGINA) CURZIO MALTESE E' una strana campagna elettorale. Con due oggetti
ancora misteriosi. Uno è il "nuovo" Berlusconi, il Cavaliere alla quinta crociata. L'altro è il voto del Nord,
sul quale sin gioca come sempre la partita. Milano, piazza del Duomo, sarà
l'ultima tappa del pullman di Veltroni, che ha già girato mezzo
Paese. Berlusconi comincia ora a mettere il naso appena fuori casa. Ieri ha
incontrato il Partito Pensionati all'Hotel Michelangelo di Milano. Poiché
nessun simbolo è lasciato al caso, si suppone che il gesto sia polemico nei
confronti del giovanilismo esibito dall'avversario. L'Italia, alla fine, non è
un paese per giovani. I pensionati di Fatuzzo, nel '96, con i loro trecentomila
voti furono decisivi. L'albergo è per giunta a Milano Nord, due passi dalla
stazione, quattro dal quartiere dove Berlusconi è
nato, l'Isola. L'unico quartiere in città rimasto tale, culla del ceto medio
milanese. Fra dieci anni l'Isola non ci sarà più, spazzata dalle ruspe del
gigantesco Monopoli immobiliare in corso. Si costruisce più che nel dopoguerra
e si costruisce soltanto per super ricchi o per gli immigrati, le due sole
classi del futuro cittadino. Ma che importa? Fra dieci anni forse non ci sarà
più neppure il berlusconismo, il sesto o settimo Cavaliere. Nella Milano
d'oggi, nel Nord tutto, Berlusconi si sente (ed è)
fortissimo. Non ha più l'età, non ha più sogni da vendere. E' un Cavaliere
senza miracoli e senza "comunisti". E quando gli togli il sogno e
l'anticomunismo, diventa il politico più noioso del mondo. Una raffica di cifre
da supplemento "norme e tributi" del Sole 24 Ore. Cifre false,
s'intende, ma non più iperbolicamente spudorate come un tempo. Un esempio?
"Durante il mio governo gli sbarchi dei clandestini sono calati del 51 per
cento". Non è vero, ma vuoi mettere quando nel 2003 annunciava un calo del
"238 per cento"? Altra vena creativa, in grado di stravolgere anche
le leggi della matematica. Eppure il quinto Cavaliere, più vecchio, stanco e
svogliato dei precedenti quattro, continua a mietere consensi nel Nord. La
parte più ricca e popolosa del Paese s'identifica ancora in lui e guarda sempre
al centrosinistra come allo straniero. Le novità di Veltroni
hanno smontato l'anticomunismo, diffuso curiosità, magari simpatia. Ma i voti
rimangono nella cassaforte di Arcore. La candidatura di Umberto Veronesi
capolista del Partito Democratico è stata una mossa felice, oltre che un modo
di rimediare un gigantesco errore, uno dei tanti, del centrosinistra a Milano.
Veronesi sarebbe al posto di Letizia Moratti se i vertici ulivisti non avessero
deciso di silurarne la corsa a sindaco, preferendo il solito perdente sicuro,
l'ex prefetto Ferrante. Sarebbe stato un sindaco giusto per una città che di
tante cose ha bisogno, ma soprattutto di un oncologo. Ora bisogna vedere se da
capolista saprà spostare altrettanti voti di quanti ne muovono i luogotenenti
del berlusconismo sul territorio, Moratti e Roberto Formigoni, a capo di una
rete di potere enorme. Letizia Moratti ha puntato tutto sull'assegnazione
dell'Expo a Milano, in ballottaggio con Smirne. La decisione sarà presa a
Parigi il 31 marzo. Ma intanto la signora si è mossa assai bene sul terreno
dell'immagine. E' riuscita perfino a far dire al guru dell'ambientalismo
mondiale, il Nobel Al Gore, che Milano è "amica dell'ambiente". La
città più inquinata d'Europa? Tutti a chiedersi dove ha portato Gore, se in una
sua tenuta in Brianza o sul lago di Como, spacciandole per Porta Romana e i
Navigli. In missione americana, il sindaco ha strappato al collega Bloomberg
che "Milano è un modello da imitare". In che cosa? Nel livello delle
polveri sottili, nella nuova colata di cemento sopra e sotto il suolo, con gli
scavi per i nuovi parcheggi a far impazzire il traffico? Per sua fortuna, i
newyorkesi non ne sanno nulla, al massimo collegano il termine
"modello" alla Milano di Armani, Prada e Doce & Gabbana. Al
confronto poi con Roberto Formigoni, anche la Moratti è una dilettante.
Stavolta il governatore dovrebbe davvero lasciare il Pirellone per una poltrona
di ministro a Roma, come annunciato senza successo nel 2006. Ma lascia una
fabbrica di consensi ben organizzata dagli amici di Comunione e Liberazione,
inventori di una rivisitazione del Vangelo. Un loro convegno s'intitolava:
"E' più facile che un ricco passi dalla cruna dell'ago, se questa è ben
oliata". Formigoni e Cl crune ne hanno oliate parecchie nella regione più
ricca d'Italia e, nonostante gli scandali, le inchieste, le migliaia di
"consulenze", controllano in Lombardia milioni di voti e miliardi di
affari. Tanto da far sospirare a qualche sopravvissuto del rampantismo anni
Ottanta: "Ah, se Bettino avesse potuto contare su Cl?". Dove non
arriva Cl, ci pensa la Lega, più forte che negli ultimi dieci anni, con o senza
Bossi alla guida. Con una rete clientelare insediata nella Pedemontana, fra
Varese e Bergamo, che non ha nulla da invidiare all'Avellino dei De Mita. E'
questa la macchina da guerra berlusconiana al Nord che Veltroni
dovrebbe smontare nei prossimi quaranta giorni per avere qualche speranza di
vincere le elezioni del 13 e 14 aprile. Forse il Pd ha cominciato a farlo, ma
la strada è lunga e il tempo scarso. Da vent'anni il centrosinistra, in ogni
sua forma, rimedia soltanto batoste. La vittoria di Penati alla provincia si è
rivelata un fuoco di paglia, un estemporaneo regalo della Lega, frutto delle
divisioni nel centrodestra. Nella seconda repubblica è accaduto che la sinistra
conquistasse Palermo e Catania, Padova e Verona, com'è accaduto di veder crollare
il muro rosso di Bologna. Ma nella città ideologicamente più laica d'Italia,
quella che ha cambiato idea più spesso dal dopoguerra, nella Milano passata dal
quaranta per cento alla Dc al quaranta per cento comunista, e poi socialista,
leghista, forzitaliota, proprio qui il centrosinistra di lotta o di governo non
è mai riuscito a sfondare. Il muro di Milano rimane saldo. Il muro della Grande
Milano, con i suoi sette o otto milioni di abitanti, la seconda area
metropolitana continentale dopo Parigi, e un quarto del Pil nazionale prodotto.
Veltroni potrà fare diecimila chilometri, battere ogni
angolo di borgo o paese. Ma al quinto Cavaliere stanco di avventura, per
vincere basta presidiare la porta di casa.
( da "Famiglia Cristiana" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Beppe Del Colle I
GIOCHI PER LE LISTE DEI PARTITI, MENTRE RITORNANO I GUAI DI SEMPRE LE PROMESSE
ELETTORALI ALL'ITALIA IN GINOCCHIO I simboli dei partiti in lizza. Negli Stati
Uniti i candidati si scelgono con le primarie, da noi con giochi e giochini interni,
stop alle antiche carriere, liti e malinconie tra gli esclusi. Sembrerebbe che
tutto ormai sia risolto, tranne l'indicazione esatta dei nomi dei candidati
nelle liste in gara per le elezioni del 13-14 aprile, da presentare entro l'11
marzo. Dunque, restano soltanto problemi individuali, difficili ma
"normali" in ogni consultazione popolare: negli Usa si risolvono con
le primarie, da noi con i giochi e i giochini interni, stop ad antiche
carriere, liti e malinconie fra gli esclusi. Ma questa volta non è così. Perché
incombono incognite molto grandi e importanti, e anche perché il clima
complessivo del Paese è pesante, nel segno di un conflitto in cui sono in gioco
non solo i seggi in Parlamento, ma le stesse istituzioni. A cominciare dai
rapporti fra politica e giustizia che non sono più opposte, come finora, solo
nel chiuso dei tribunali e sui media, ma riguardano, grazie a cumuli di
immondizia, centri piccoli e grandi di un'intera regione, il cui presidente
Bassolino è chiamato a rispondere per questo, con altre 27 persone, di accuse
molto gravi. Ci sarebbero poi anche politici fra gli italiani segnalati da
un'inchiesta tedesca come evasori delle tasse fra gli esportatori di denaro nel
paradiso fiscale di Vaduz. Per non parlare dei rapporti malavitosi fra la
camorra, la mafia, la 'ndrangheta calabrese e la politica e le amministrazioni
in diverse regioni del Sud. I simboli dei partiti in lizza (foto Ansa). Ernesto
Galli della Loggia sul Corriere della Sera parla esplicitamente di "una
Nazione senza giustizia, senza scuola, terra di conquista della malavita":
un ritratto che risalta in tutta la sua realistica spietatezza nel libro di
Roberto Saviano, Gomorra. La campagna elettorale non ha fin qui toccato a fondo
nessuno di tali argomenti, come nessuno si azzarda a dire cosa sta per accadere
nel resto del mondo, fra la tendenziale recessione negli Stati Uniti, la corsa
internazionale ai rincari di petrolio, gas e grano, il sangue che è tornato a
scorrere in Medio Oriente, problemi irrisolti in Irak, Afghanistan e Pakistan,
per non dire del Kosovo. Da noi i programmi finora presentati soprattutto dai
due principali partiti in lizza, il Pdl e il Pd, convergono nella promessa di
riduzione del peso delle tasse e della spesa pubblica, con l'impegno di dare finalmente spazio alle richieste del mondo cattolico per
sostenere la famiglia (in particolare ne parla Walter Veltroni nella
lettera a Famiglia Cristiana). Berlusconi insiste, con le
"sette missioni", sull'abolizione dell'Ici sulla prima casa, sulle
grandi opere, sulla partecipazione ai progetti europei di energia nucleare e
sulla riforma della giustizia e delle norme sull'immigrazione. Veltroni dà più spazio ai problemi del lavoro (il
precariato) e all'energia "pulita". E candida operai e imprenditori
(l'ultima sorpresa: Calearo presidente della Federmeccanica) nelle aree meno a
sinistra del Nord. Programmi in cui non sembra che si tenga conto che sulle
imposte come sulla spesa pubblica e sugli investimenti produttivi giocheranno
gli effetti della situazione della finanza internazionale. Per ora, fra i
cattolici del Pd si tende a ridurre la questione dei nove candidati radicali
(fra cui non ci sarà il ginecologo torinese Silvio Viale, sperimentatore della
RU486), secondo il principio del rispetto del "vincolo di mandato"
verso un programma comune che non prevede "l'eliminazione dell'8 per
mille, l'abrogazione del Concordato, la legalizzazione dell'eutanasia",
come ha precisato l'ex presidente delle Acli Luigi Bobba. Vedremo. Così come
parleremo presto dell'Unione di centro, con Casini candidato premier, nata
dall'incontro fra Udc e Rosa bianca.
( da "Panorama.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi a tutto
campo: un appello per Alitalia e una sfida a Veltroni Posted By
redazione On 4/3/2008 @ 15:28 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Un Berlusconi a tutto campo si concede alle telecamere di SkyTg24. Parla di
Alitalia e ribadisce le posizioni di Formigoni. Si dice ottimista per la
vittoria elettorale, ironizza sulla candidatura del presidente di
Federmeccanica Calearo nelle liste democratiche e offre a Veltroni
un'unico terreno d'intesa comune: l'abolizione delle Province. Per il resto è
un corpo a corpo a distanza con il segretario del Pd. Auspicando che da
virtuale diventi reale: "Se fossi in Veltroni
avrei terrore a confrontarsi con me. Io comunque sono disponibilissimo". E
poi, lontano dalle telecamere, specifica: specifica che metterà "una
clausola particolare con i punti che vogliamo realizzare e mi impegnerò a non
ripresentarmi più. Poi adesso c'è anche l'età - aggiunge - ed è una clausola
molto facile da rispettare: ma ho l'intenzione di rispettare tutti i punti
anche perché dovremmo avere una maggioranza più coesa dell'altra volta".
Parlando del programma, Silvio Berlusconi ne
ripercorre [1] le linee principali: "Riapertura dei cantieri e
proseguimento dei lavori delle grandi opere iniziate nei cinque anni del nostro
precedente governo; provvedimenti fiscali tra cui alcuni in favore delle
famiglie; la detassazione degli straordinari; il pagamento dell'Iva non
all'emissione della fattura ma alla ricezione del pagamento della fattura
stessa; l'abolizione della tassa di successione". Tra i temi affrontati da
Berlusconi, c'è anche il nodo [2] Alitalia. Il leader
del Pdl fa sapere che l'Italia non deve "privarsi di una compagnia di
bandiera". E lancia un appello agli imprenditori: "Vorrei che si
consorziassero". E poi: "Penso che non sia assolutamente possibile
che un hub come Malpensa venga privato del 72% dei voli" spiega il
Cavaliere. Nello stesso tempo "occorre insistere su Malpensa come hub e
quindi come aeroporto internazionale" ha aggiunto, specificando che a
fronte di "200-300 milioni di perdite di Alitalia l'abbandono di Malpensa
comporterebbe perdite per oltre 1 miliardo di euro". Berlusconi
affronta poi il tema della campagna elettorale. "Il vantaggio è rimasto
quello che era" assicura, smentendo le cifre sulla rimonta del Pd ribadite
da Veltroni. "Noi abbiamo circa 10 punti più del
Pd. Siamo al 45 per cento e loro al 35 per cento". Non manca una stoccata
a Massimo D'Alema, capolista del Partito democratico in Campania:
"Dimostrano di voler continuare con l'archeologia, visto che D'Alema fa
politica da 45 anni". Il Pdl, in Campania, "probabilmente candiderà
invece Mara Carfagna come capolista". Ed è ipotizzabile una candidatura di
Antonio D'Amato (ex presidente di Confindustria)? "Se sarà dei nostri
saremmo felici, con lui abbiamo lavorato molto bene", risponde l'ex
premier. E Mastella? "È successo che i sondaggi hanno dimostrato che con
lui avremmo perso dall'8 al 12%". Stuzzicato sull'Udc, Berlusconi
ribadisce ancora una volta che "dare il voto a un piccolo partito del
centrodestra significa togliere un voto al Pdl e darlo a Veltroni",
ma apre a un'eventuale collaborazione con l'Udc di Pier Ferdinando Casini dopo
le elezioni: "Chiunque converga sul nostro programma e dia una mano per
l'approvazione dei provvedimenti della nostra maggioranza sarà benvenuto: non
abbiamo preclusioni". Berlusconi replica inoltre
al direttore Carelli che gli ricorda [3] le indiscrezioni sull'ipotesi di
Giulio Tremonti come possibile ministro degli Esteri: "È un'ipotesi che
non ho mai ascoltato né considerato. Tremonti sarà ministro dell'Economia e
delle Finanze". Infine, all'indomani della [4] strage di Molfetta, Berlusconi garantisce inoltre il sostegno del proprio
partito a [5] eventuali misure decise dal governo Prodi: "Bisognerebbe
prendere immediatamente dei provvedimenti: se questo governo che gestisce
l'ordinaria amministrazione decidesse di prenderli, noi aggiungeremmo il nostro
consenso a quello dell'esecutivo". Sul tema lavoro, il Cavaliere afferma
che, a suo avviso, "bisognerebbe cambiare tutto lo statuto con regole
nuove e più moderne".
( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Se è vero, come
tante volte ha scritto anche Europa, che è in queste elezioni che si sta
davvero fondando il Partito democratico, anche la selezione delle candidature
deve essere letta come atto fondativo. I nomi scelti da Veltroni,
Franceschini, Bettini e dagli altri sono dunque l'identikit del Pd, almeno per
come lo vogliono presentare i suoi leader. Tanto più che il tavolo dei
capi-componente ha potuto usufruire, per l'ultima volta si spera, del
meccanismo del Porcellum: autentico sogno degli estensori di liste elettorali,
trasformati in giudici di vita e morte politica. Il lato brutto del Porcellum è
che le esclusioni sono certe, ma hanno anche un padre e una madre. La prima
cosa che va detta per onestà, infatti, è che nessuno dei criteri cosiddetti
oggettivi può essere addotto a giustificazione per quell'inserimento o quella
bocciatura. Anzianità di legislatura, sesso, radicamento nel territorio,
competenza, capacità di portare voti: quando s'è voluto, e per chi s'è voluto,
si è derogato allegramente da questi saldi principi. Si è trattato dunque di
una selezione soggettiva, soprattutto veltroniana si intende. Da questo punto
di vista, c'è un equivoco di fondo nelle tante cose che si sono dette e scritte
in chiave polemica su Calearo, Colaninno, Serra, Ichino, le ragazze più o meno
precarie, il giornalista cattolico, i radicali, Veronesi. Veltroni
è persona troppo esperta per non sapere che nessuna di queste scelte (tranne
forse l'ultima citata) serve a "portare voti". Avrà ragione chi dal
nord-est avverte che Calearo "non sposta voti". Ma non coglie il
punto: con questi nomi Veltroni non cerca voti, vuole
bensì lanciare un messaggio generale sulla natura del Pd. Per adesso, e per il
dopo. Dopo averlo fatto coi discorsi e col programma, ora è con l'album dei
candidati democratici che Veltroni descrive il proprio
partito. Il partito che ne esce è totalmente postideologico, senza una base
sociale privilegiata di riferimento, assai multiculturale, più giovanissimo che
giovane. Catch all party, s'è già detto e scritto. La rottura più rumorosa,
com'è inevitabile, avviene sul fronte della filosofia economica. E più estremo
è il nome, più clamorosa la novità, e più avvelenate le polemiche dalla
sinistra estrema, meglio è per un Veltroni che manda a
dire all'Italia: non siamo più solo quelli del lavoro dipendente, di fabbrica o
di ufficio. Ottimo, è quello che ci voleva. Anche se compiere una rottura del
genere con grossi nomi confindustriali (o con Sangalli della Cna), pur
garantendo un ritorno mediatico, non esaurisce il compito. Sarebbe stato bello
per esempio rompere anche sul fronte delle professioni. A parte questo, come si
sposa questa discontinuità col percorso fin qui seguito per arrivare al Pd? Veltroni ha voluto avocare a sé tutte le novità presentate
in questa campagna elettorale. Anche e soprattutto nella selezione dei
candidati. Tutto ciò che c'è di nuovo rispetto alla vicenda pregressa dei Ds e
della Margherita, risulta portato da lui, o comunque lo ha presentato lui. Come
è giusto, è naturale, ed è soprattutto congeniale alla
efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che, alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa
"esclusiva" veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che
tutto ciò che a Ds e Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è
stata la difesa strenua degli uscenti. A quanto pare il risultato è
stato ottenuto, e le quote predefinite sono state rispettate. Al prezzo però di
essere relegati al ruolo di conservatori dell'esistente. È la nemesi,
inevitabile, dei Fassino, dei Rutelli, dei D'Alema, di coloro che ai loro tempi
si presentarono come gli innovatori. Da adesso in poi sarà sempre così? Passato
il 14 aprile, comunque siano andate le elezioni ma in maniera più stringente se
non si sarà completata la rimonta, ci sarà come si dice "da costruire il
partito". Un lavoro che fin qui non è stato fatto. Alla luce di questa
incombenza, come si può leggere la selezione di classe dirigente compiuta in
queste settimane? Pare di capire che nel Pd non si premia né il vecchio
apparato, né la rivoluzione novista e neanche, come da Veltroni
temevano i più, l'allegra brigata dei cantanti-attori- registi. Si premia
invece quel meccanismo che già venne duramente rimproverato a D'Alema, Fassino
e Rutelli nei loro partiti: la logica dello staff. Per capirci: ai tempi di
Sbardella o Mastella capitava che un autista o un addetto stampa facessero
carriera politica e parlamentare. Dovevano però guadagnarsela in casa propria,
portando voti o ereditando quelli dei leader. Questo passaggio intermedio oggi
salta, anche sulla scia dell'esempio berlusconiano. Potrebbe essere perfino un
fatto positivo, se se ne guadagnasse in professionalità e capacità di lavoro.
Sarà così, si spera. Colpisce però che stavolta gli staff non siano stati
"assegnati" alle tra dizionali regioni rosse, bensì paracadutati
prevalentemente al Sud. Questo è un rischio: lì, il necessario rinnovamento dei
gruppi dirigenti deve partire dal radicamento territoriale. Apparizioni aliene
possono compromettere la logica clientelare, ma anche le speranze di ricambio
locale. Come si vede, non parliamo qui delle singole esclusioni che fanno
scalpore, né del caso politico dei radicali. In un caso e nell'altro, questi
riflessi negativi sono tipici della fase delle liste, che non è il momento più
alto della politica. Sarebbe stato forse raccomandabile proteggere i simboli
(come per l'antimafia, che vive anche di simboli); è sicuramente corretto
rispettare gli impegni con gli altri partiti; e infine, a sentire in giro,
sarebbe stato apprezzato un metodo più "umano" nel trattare i singoli
casi, anche di persone che nella costruzione del Pd ha meriti molto più antichi
e solidi dei newcomers. Ma si sa da tempo ? e chi non lo sapeva, adesso lo sa ?
che il candidato buono e sorridente è tale più in pubblico che in privato. Il
che, alla fine, alla "gente" importa poco.
( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per i radicali
tradito il patto sulle candidature. Berlusconi accetta il faccia a
faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si
rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che
sarebbe clamoroso". Walter Veltroni da
Genova spiega che "secondo gli esperti la distanza che ci separa è scesa a
4 o 6 o al massimo 7 punti di percentuale". Insomma, il recupero è
possibile. E se le urne dovessere portare a un pareggio con il Pdl (soprattutto
al senato), non ci sarà nessun accordo: "Faremo insieme le riforme e poi
subito al voto", precisa il leader del Pd. Sia Veltroni
che Berlusconi, intanto, si dicono disponibili a un
faccia a faccia in tv, ma sono bloccati dalle norme stabilite dalla commissione
di vigilanza e recepite anche dall'Agcom. Intanto Bonino polemizza: "I
patti vanno rispettati". Bettini ha risposto: "I 9 radicali sono tutti
eleggibili". ALLE PAGINE 2 E 3.