HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
top ARTICOLI DEL 22 E 23
FEBBRAIO 2008 #TOP
Maledetti
sondaggi ( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La mini-coalizione guidata da Berlusconi è avanti di circa 8-9 punti su quella guidata da Veltroni, con la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Casini uniti intorno ai 6-7 punti percentuali. Il divario tra i due partiti maggiori (Pdl e Pd) pare abbastanza stabile nelle ultime due settimane, ed è stimabile in circa il 7 per cento.
<Stop
Blair>. La crociata europeista contro Tony
( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: potrebbe ampliarsi all'Italia se ad aprile Berlusconi tornerà a palazzo Chigi. Sarà curioso vedere cosa farà Veltroni, se la scelta toccherà a lui. Dalla guerra irachena in poi i leader della sinistra italiana tendono a far dimenticare di essere stati grandi fan dell'allora campione della Terza via.
Gli
eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita
( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni incita i candidati: possiamo vincere, impegnatevi. Berlusconi taglia altri ponti Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita Foto nish radicale, giallo siciliano, rottura Foglio-Pdl, addio polemico Convulsioni tipiche della vigilia di campagna elettorale.
Una
risposta all'antipolitica - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha deciso di escludere dalle liste elettorali non soltanto i condannati in via definitiva, ma anche (un "ma anche" coraggioso, questo) gli inquisiti e i condannati in primo grado. Saranno esclusi, con le deroghe del caso, pure i parlamentari con tre legislature alle spalle.
"oggi
in tv solo comici di consumo" - leandro palestini roma
( da "Repubblica,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma non può essere più il candidato (alla Sordi) mandato a perdere contro Berlusconi. Cosa penso di Walter Veltroni? è stato molto bravo, potrebbe farcela con l'invenzione del bipartitismo. Io non ho mai creduto al buonismo o al cattivismo, ma di certo lui è stato capace di scollare la sinistra italiana da certe posizioni.
Vattimo:
"non sono un antisemita ma un anti-israeliano"
( da "Repubblica,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che lo facciano! è un gesto con un significato politico? Sì. E non si può neppure discutere di questo? A cosa deve ridursi la politica? Già le prossime elezioni daranno luogo al monopartitismo in Italia: Berlusconi e Veltroni sedere e camicia...". (n.z.).
La
Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in processi politici
Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edizione del Berlusconi lancia il partito dell'immunità La Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in "processi politici" Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni Anche la Pdl ha il suo programma: prevede tra l'altro il ripristino dell'immunità parlamentare e il divieto delle intercettazioni telefoniche,
Dal
Galeano di Walter al Cannavaro di Silvio
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Deve essere un'onda lunga che arriva da Veltroni. Lui fu il primo, il primo a citare, e a chiudere la sua famosa "lezione sulla politica", Eduardo Galeano, guarda caso ispanico come Neruda e Garcia Lorca: "L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi.
Silvio,
dove sono le Porsche di una volta?
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il tandem Fede-Mulé non ha dubbi: Veltroni è travolto dalle candidature (riproposto il De Mita corrucciato), mentre Berlusconi opera saggiamente nel suo "quartier generale di Palazzo Grazioli, nel cuore di Roma". Un appunto per Emilio Fede: non è vero, come va ripetendo, che il governo Prodi è stato "il più breve della Repubblica".
Fassino
si racconta ogni giorno. In un blog
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In un blog / Roma "Si può vincere, noi, Veltroni dettiamo l'agenda e la destra rincorre". Parola di Piero Fassino. Cronaca politica e dialogo in diretta. Rapida. Tutto via blog, ogni giorno. È questa la via scelta dal segretario Ds e dirigente del Pd che ieri ha aperto il suo sito on line (www.
La
Sinistra radicale insulta Ichino: Servo del padrone... Il candidato del Pd duramente
criticato. Ferrero: dalla revisione dell'articolo 18 danni enormi per i
lavoratori ( da "Unita, L'"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Allo stesso modo la pensa Diliberto, che accusa Ichino di "voler cancellare l'articolo 18, come Berlusconi". Un giudizio severo viene da Cesare Salvi, che immagina con preoccupazione Ichino ministro del Lavoro in un governo Veltroni: con lui, sostiene, si arriverebbe ai "licenziamenti facili".
In
Puglia cambiare si può E l'economia cresce
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: direbbe Veltroni. È possibile. Grazie anche a "Bollenti spiriti". Si chiamano così i finanziamenti della regione per i giovani che vogliono fare master in Italia e all'estero. Cinquantotto milioni di euro investiti per finanziare quasi cinquemila master, il 50% in Italia, il 10,19 all'estero, il resto in Puglia.
Veltroni:
Dodici leggi subito se vinco Sì al faccia a faccia con Berlusconi. La Destra
non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edizione del Veltroni: "Dodici leggi subito se vinco" Sì al faccia a faccia con Berlusconi. "La Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi" di Federica Fantozzi inviata a Barletta LE TAVOLE DELLA LEGGE Veltroni annuncia che al primo consiglio dei ministri i 12 punti cardine del suo programma verranno approvati come altrettanti disegni di legge.
Berlusconi,
un programma per l'immunità della casta Ha idee chiare solo sulla giustizia. Sì
a non mettere in lista condannati tranne chi ha processi politici
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E a proposito del Cavaliere Bonaiuti ieri ha risposto a chi vede il Pdl in difficoltà rispetto al dinamismo di Veltroni e alla rimonta del Pd. Sostiene Bonaiuti, citando un "proverbio della Tanzania", che "non bisogna mai fidarsi del leone dormiente". Ovviamente il leone è Silvio Berlusconi, che ieri ha rinunciato, causa un "forte mal di gola", a una intervista in diretta al Tg5.
Un
sistema tv senza abusi È chiedere troppo?
( da "Unita,
L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come un solo uomo, hanno chiesto a Veltroni risposte "immediate e rassicuranti" sul futuro delle tv in Italia e in particolare sul futuro delle tv di Berlusconi. L'oggetto dello scandalo è rappresentato da alcune affermazioni, per altro poi rettificate, di Antonio Di Pietro in materia di assetto dei media.
Nell'Africa
ferita Forse Dio è malato ( da "Unita, L'"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: omonimo libro di Veltroni. Una base che per il regista si sta rivelando quasi più un ostacolo che un vantaggio per la promozione del film: "Siamo entrati all'improvviso in campagna elettorale e sarà difficile parlarne in tv senza violare la par condicio. Forse - scherza - avrei dovuto fare contemporaneamente un film tratto da un libro di Berlusconi"
Al
voto tra inflazione e recessione ( da "Unita, L'"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Certo, nei dodici punti del programma di Veltroni lo sviluppo è iscritto come un obiettivo prioritario, e possiamo star certi che un analogo concetto figurerà nel programma di Berlusconi. Ma ancora non emerge una politica che renda credibili queste asserzioni e schiuda una prospettiva di soluzione.
Ultimatum
di lombardo "berlusconi si decida" - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: aprirebbe la strada al Pd di Veltroni". E ora An mette alle strette Forza Italia. Da Vicenza Gianfranco Fini, che mercoledì aveva manifestato ottimismo sulle vicende siciliane, è tornato a parlare dell'Mpa, augurandosi una soluzione positiva. Il leader di An ha avuto alcuni colloqui telefonici con Silvio Berlusconi nel corso della giornata informandosi sull'
De
mita corteggiato da udc e udeur - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Bruno Tabacci da Roma conferma: "La rottura di Casini con Berlusconi e quella di De Mita con Veltroni offrono una opportunità politica importante per consolidare uno spazio al centro". Un "sisma come quello dell'80", commentano i demitiani di Napoli, che rischia di trasformare la Campania in una delle capitali del grande centro.
Dieci
buone ragioni per un voto utile, a sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impressionante fuoco mediatico a favore di Veltroni e del Pd non deve stupire più di tanto. Ci sono in questo fenomeno gli aspetti ridicoli e un po mascalzoni del nostro giornalismo come testimonia (ma è solo un piccolo esempio) il titolo di un grande quotidiano che presenta Finocchiaro e Borsellino in Sicilia come un ticket del Pd.
Controcorrente,
l'attualità in corsa ( da "Manifesto, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per rispondere su quanti consensi alla scelta di Veltroni, quanti all'apparentamento con Di Pietro. Oppure il caso Cuffaro discusso con Leoluca Orlando e il sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Anche un primo piano sulla situazione del Kosovo intervistando il primo ministro Thaci che racconta dei rapporti con il governo Berlusconi e con Prodi.
Il
Kosovo elettorale del Partito democratico
( da "Manifesto,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni illustrando le differenze tra i due schieramenti dichiara: "Se si aprisse una crisi sul Kosovo il governo del Pd la potrebbe affrontare, mentre un esecutivo del Pdl avrebbe difficoltà per le divisioni tra An e Fi", aggiungendo "le differenze c'erano anche nello schieramento di centrosinistra nel passato ma ormai non ci sono più perchè il Pd ha deciso di andare libero sulla
Pristina,
un altro sbaglio Ferrero vota contro
( da "Manifesto,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alema e Veltroni hanno sottolineato immediatamente che il Pd è compatto sulla politica estera. Ora che non ci siete più voi, che non c'è più l'Unione, hanno un problema in meno... E una considerazione corretta nei fatti, ma penso che si basi su una visione sbagliata, la stessa che li ha portati nella guerra dei Balcani nel '99.
Leggi
già pronte al via ( da "Manifesto, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ci stanno lavorando i gruppi parlamentari e gli esperti del programam veltroniano. La ratifica del Consiglio dei ministri non sarebbe un problema, bisognerà poi vedere come andrà il percorso parlamentare. Sì al faccia a faccia in tv "Se ci saranno le condizioni farò il confronto in televisione con Silvio Berlusconi, è un dovere verso gli italiani".
Berlusconi
escluso dalle sue liste ( da "Manifesto, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mentre Veltroni escluderà solo i rinviati a giudizio e chi è stato arrestato o condannato per alcuni reati. Ma sono le eccezioni che spiegano la regola, visto che ad avere più problemi di tutti è proprio il candidato premier Berlusconi che è sia indagato (ha persino processi in corso) che condannato.
Caso
Ichino, sinistra all'attacco ( da "Manifesto, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Più che il suo sì a Veltroni - scontato, Ichino è fra i 'tecnici più citati nel partitone - sono le motivazioni a far notizia. In un'intervista a Repubblica, le definisce "le sue condizioni" per accettare la candidatura. E sono: "Continuare la battaglia per modernizzare l'impiego pubblico, la contrattazione e il mercato del lavoro".
La
sfortuna di governare con l'economia in frenata
( da "Corriere
della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: se recessione sarà, metterebbe in difficoltà non solo Berlusconi ma anche il Partito democratico di Walter Veltroni, che promette sgravi fiscali e massicci interventi per i figli. E comunque, vuoi mettere il gusto di sconfessare la profezia che un giorno ha enunciato in privato, semiserio, Pier Luigi Bersani?
Veltroni:
un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza
( da "Corriere
della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: segretario pd convoca il popolo delle primarie il 29 e 30 marzo Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza L'annuncio: al primo Cdm varerò le dodici priorità E Ciriaco, corteggiato da Casini e Tabacci, lavora a una "nuova Dc". Ma Pezzotta avverte: il leader c'è già DAL NOSTRO INVIATO FOGGIA - Che "tristezza", quando si sta in un partito solo per una poltrona.
<Rivedere
l'articolo 18> Bufera sulle proposte lanciate da Ichino
( da "Corriere
della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Italia col governo Berlusconi che prevedeva deroghe all'articolo 18, sono contrarie a riaprire la questione. E gli stessi vertici del Pd sono consapevoli che la materia è esplosiva, tanto che nel programma del partito di Walter Veltroni non c'è traccia di interventi sull'articolo 18, spiega la responsabile Lavoro, Alessia Mosca.
<Parlerò
io con Walter> ( da "Corriere della Sera"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11 categoria: BREVI "Parlerò io con Walter" Veltroni e Pannella nel 2000 1987 Con Craxi a Montecitorio 2000 Con Silvio Berlusconi 2005 Stretta di mano con Prodi.
Santanchè:
solo la Bindi coraggiosa come me ( da "Corriere della Sera"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Già vedo i titoli: "Veltroni e Berlusconi pareggiano al Senato, la Santanchè sfonda". A quel punto, il Cavaliere potrà contare su di noi per fare il governo, anziché cercare l'accordo con l'infido Veltroni; il più comunista di tutti, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa.
FI:
fuori lista chi è inquisito Eccezione per i <motivi politici>
( da "Corriere
della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ipotesi di un ticket tra il leader Mpa e Miccichè ROMA - Lo pretende Walter Veltroni, lo propone Gianfranco Fini e adesso - in qualche modo a sorpresa - lo intima anche Sandro Bondi: chi ha in corso "eventuali procedimenti penali", sia esso parlamentare in carica o candidato, non potrà essere inserito nelle liste elettorali.
Cattolici
( da "Riformista,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sembra quasi che Veltroni e Ruini stiano danzando un minuetto. Entrambi infatti stanno contribuendo, per ragioni diverse, alla nascita di un polo centrista in chiave antiberlusconiana. La decisione di Veltroni di inserire la Bonino nelle liste del Pd è, come ha già detto a gran voce la senatrice Binetti, "un calcio nei denti a tutti i cattolici presenti nel Partito democratico"
Segue
come liberarsi dalle piaghe bibliche
( da "Riformista,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ci dica entro quale scadenza si prefigge di raggiungere l'obiettivo e come. La distruzione del territorio e del paesaggio Veltroni pone al primo punto tra i dodici del suo programma la necessità di misure per accelerare la realizzazione di infrastrutture e indica come priorità: energia pulita,
Segue
dalla prima tutti i "contadini" di walter, da passuello a bonino
( da "Riformista,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: veltroniano, i radicali sottoscriveranno le regole di ingresso nelle liste democratiche, ma le clausole di uscita non sono loro appannaggio. Perché se il 13 aprile i calcoli di Veltroni (e Berlusconi) si riveleranno esatti, il prossimo Parlamento istituzionalizzerà l'assetto bipartitico che potrebbe uscire dalle urne con una riforma elettorale e una revisione della Costituzione ad
Forza
Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena
( da "Messaggero,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dopo Pd e Fini, anche Berlusconi valuta l'ipotesi di non candidare chi ha problemi penali Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena Veltroni: se vinco, 12 leggi alla prima riunione di governo. Intesa con i radicali.
ROMA
Anche Forza Italia dice no agli inquisiti in lista. Sandro Bondi ha inviato una
letter ( da "Messaggero, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: diffusione della notizia non sono piaciute a Berlusconi. Tanto che Bondi ha frenato in serata: è solo "una bozza provvisoria".Intanto Veltroni ha chiuso l'accordo con i radicali (che rinunceranno al loro simbolo ma eleggeranno sette deputati e due senatori nelle liste del Pd) e ha annunciato che, se vincerà le elezioni, al primo consiglio dei ministri varerà i 12 disegni di legge,
ROMA
- Il 13 per cento degli elettori sceglie il partito sulla base della specchiata
fedina penale d ( da "Messaggero, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E infatti da giorni che il centrosinistra di Veltroni sventola il "requisito irrinunciabile" inserito nei criteri di scelta delle candidature, proprio per contrapporlo al Pdl. "Valuteremo tutti i casi, ma non ci faremo dettare le candidature dalla magistratura", sostiene Fabrizio Cicchitto.
ROMA
- Una partenza a razzo. E' quella che promette Walter Veltroni se il Partito
democ ( da "Messaggero, Il"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In Puglia Veltroni torna poi a parlare della competizione con Silvio Berlusconi, ma lo fa soltanto per sponsorizzare il confronto in tv con il suo avversario: "Mi sembra un dovere nei confronti degli italiani". Per il resto, il segretario del Pd tiene fede alla regola del fair play e a quella di non nominare il Cavaliere.
Varo
il programma alla prima riunione di governo
( da "Messaggero,
Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Varo il programma alla prima riunione di governo" Veltroni: se vinco, subito il via libera a 12 disegni di legge. Doveroso il confronto tv con Berlusconi.
Sì
ai radicali, fronda dei cattolici
( da "Stampa,
La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un vecchio pallino di Berlusconi. Fini lo attacca, il paragone è col mago Houdini, per l'azzurro Bondi Veltroni è Fregoli (campione del trasformismo), entrambi lo accusano di mettersi disinvoltamente alle spalle l'eredità del governo Prodi. Ma intanto il verbo veltroniano dilaga: "Il Pd propone una stagione nuova, mentre il Pdl ripropone qualcosa di già visto e non apprezzato.
Liste
pulite, Pdl in affanno ( da "Stampa, La"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: forse guardava alla composizione delle liste di Berlusconi...". Veltroni osserva la scena soddisfatto di essere inseguito su questo terreno della "moralizzazione" della politica. E si vanta dell'esempio dato dal Pd che prevede nel proprio codice etico l'esclusione dei condannati in primo grado e, precisazione di ieri, anche in caso di rinvio a giudizio per i reati più gravi,
ROMA
Romano Prodi non sarà candidato, come lui stesso ha annunciato, ma nelle liste
del Pd i ( da "Stampa, La"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gira voce che abbia inviato una lettera a Walter Veltroni): si tratterebbe del portavoce Silvio Sircana, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, del ministro Giulio Santagata, di Sandro Gozi, collaboratore ai tempi di Bruxelles e deputato, di Letizia De Torre, focolarina e sottosegretario all'Istruzione, di Giorgio Vezzosi,
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 10 TV7 Ospite di Gianni Riotta, il candidato premier del Partito Democratico, Walter Veltroni. Interventi di Giulio Anselmi, Paolo Mieli, Mario Giordano, Edmondo Berselli. RaiUno 23.00 matrix Il leader del Pdl Silvio Berlusconi è ospite di Enrico Mentana. Canale 5 23.30.
Crespi:
"berlusconi è in affanno ha paura di sembrare vecchio" - paolo
berizzi ( da "Repubblica, La"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma allora bisognerebbe dire che anche Obama copia Berlusconi, il che, francamente, mi pare esagerato". Finora i sondaggi danno Berlusconi avanti 10 punti. "Ma Veltroni può recuperare. La differenza sta nelle due campagne elettorali. Uno all'attacco, l'altro in sordina. Berlusconi si è sempre proposto come l'uomo nuovo.
Caccia
grossa ai GRILLO BOYS ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Grillo scrive sul suo blog che Topo Gigio (Veltroni) e lo Psiconano (Berlusconi) sono gemelli, "due cheirichetti che servono la stessa messa". Non temete alla fine di sembrare tutti uguali? "Mi sembra la versione di sinistra del Bagaglino. Ci sono le regole che si fanno tutti insieme.
L'antitaliano
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Obama e di Veltroni, e anche il neonaturalismo dei partiti 'quercia o 'ulivo. Come in America i due grandi partiti intercambiabili del moderatismo universale. Silvio Berlusconi è già pronto a dirigere l'orchestra moderata. Gli ex comunisti confluiti nel Partito democratico non sono più per lui i violatori di donne e i mangia bambini,
Guerre
per la pace colloquio con massimo d'alema
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche dal fatto che Veltroni "è in sintonia col mondo che cambia", mentre il Pdl "prefigura un ritorno al passato reso più arcigno dalla rottura al centro difficilmente digeribile dall'elettorato moderato". Quanto al Partito democratico "esserci separati dalla sinistra radicale ci dà più credibilità come forza di governo".
Bestiario
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per vincere le elezioni Veltroni deve sfondare in Veneto e Lombardia Ho un debito verso Pier Ferdinando Casini. Quando venni aggredito per un mio libro sulla guerra civile, fu il primo dei big politici (ben pochi, per la verità) che si spese in mia difesa. In quel caso mi resi conto un'altra volta che Casini era un tipo schietto: diceva come la pensava e faceva come la diceva.
PROFESSIONEREPORT
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non capisco Veltroni: lo sento dire che non bisogna usare i toni duri in campagna elettorale. Ma proprio con Berlusconi?". Gabanelli: "In qualunque paese del mondo quando sei in campagna elettorale tutti i problemi vengono messi sul piatto, senza sconti a nessuno, per aiutare i telespettatori a capire e a crearsi un'opinione.
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stavolta arriverà qualche voto a Walter Veltroni anche dai giornalisti del 'Giornale, organo dei fratelli Berlusconi. Da Milano e da Roma. E non tutti sono ex voti di Prodi. Attualità GAFFES Ségolène o Cécilia? Doppia gaffe del responsabile comunicazione del Partito democratico Ermete Realacci.
Gli
stipendi degli italiani tra centrodestra e centrosinistra
( da "Panorama.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse.
La
fede non è un'ideologia ( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche.
Berlusconi
lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv
( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio.
L'Italia
è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati
( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno.
Walter
fa i botti, Marco fa un passo ( da "EUROPA.it"
del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001,
Zapatero
sfreccia, Ferrara fa il buono ( da "EUROPA.it"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Avete anche diritto di fare appello al voto utile, per Veltroni o per Berlusconi. Vincerete la vostra battaglia per il premio di maggioranza a mani basse con i larghi mezzi di cui disponete e che sapete utilizzare con maestria nel marketing della politica moderna. Sarà bello se riconoscerete una qualche utilità anche al voto per la lista pro life.
La
destra ci prova, ma resta lontana dal web
( da "EUROPA.it"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: più che altro grazie alla miriade di blog che stanno spontaneamente arricchendo la campagna elettorale di Walter Veltroni. Un commento netto Il commento alla mia intervista a Blogosfere è abbastanza netto e pubblicato a chiare lettere elettroniche sulla home page del quotidiano: "Insomma, nei sondaggi il Pd è ancora in svantaggio, ma sul web in campagna elettorale non ha paragoni.
"Ma
non sono un Anticristo militante"
( da "Stampa,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che cosa le piace del progetto di Veltroni? "Io non sono iscritto al Pd, sono un indipendente, ma credo che questa idea di un partito moderato serva a sinistra, così come a destra può accadere con quello che stanno facendo Berlusconi e Fini. Sono le premesse per un dialogo franco".
"Col
pari Grande Coalizione" ( da "Stampa, La"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni liquida il governo Prodi, in caso di vittoria "ne faremo uno molto diverso" che stavolta non sarà frutto di "una coalizione eterogenea". Uno a zero. Berlusconi delude i super-garantisti e stabilisce che "chi è supposto autore di reati non va messo in lista", ad esempio Sofri non lo candiderebbe,
Forza
Italia per ora discute di numeri e non di candidati
( da "Stampa,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Va inoltre tenuta in considerazione la volontà di Berlusconi di rinnovare le candidature per non vedersi scavalcare da Veltroni nell'operazione "pulizia" delle liste. Questo potrebbe aprire le porte a qualche "matricola". Ma anche in questo caso si è nel campo delle ipotesi.\.
Bella
da svenire ( da "Stampa, La"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni invitò la statua di Marco Aurelio a scendere da cavallo e la fece capolista del Pd, mentre Berlusconi salì a cavallo e si fece statua: erano queste le grandi intese. Persino i manager rinunciarono alle stock option, chiedendo di essere pagati in statue.
C'è
la prova: il caro-spesa esiste ( da "Stampa, La"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è la prova: il caro-spesa esiste Veltroni: il mio governo diverso da Prodi. Berlusconi: col pari grande coalizione L'inflazione cresce: è al 2,9 per cento, il massimo dal 2001. Ma per i prodotti "ad alta frequenza d'acquisto", come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti o le spese al bar o al ristorante, l'inflazione è al 4,8%.
"I
politici? Tra i rifiuti di Napoli"
( da "Stampa,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi, Veltroni e gli altri: io li manderei a fare la loro campagna elettorale tra i mucchi di rifiuti a Napoli. Li sfido a vivere lì. Noi quel disastro lo vediamo nei Tg, resta lontano. Ma c'è gente che ci vive davvero". Così Victoria Cabello, allegro folletto demenziale di Mtv, maliziosa intervistatrice di Very Victoria,
Umberto
Veronesi e i giovani Ecco le carte del Pd
( da "Unita,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni annuncia due candidature di forte impatto simbolico della campagna elettorale del Partito democratico. Veronesi sarà presentato in Lombardia, mentre la 27enne Madia sarà capolista nel Lazio. La giovane ricercatrice parla della sua candidatura come sintomo di una "rivoluzione", magari "dolce".
Marianna
Madia: elogio della terra, della lentezza e delle donne Ventisette anni,
capolista per il Pd a Roma. Dobbiamo ritrovare il tempo dell'amore, per
ascoltare gli altri e noi ( da "Unita, L'"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ci tiene, pur senza entrare nei dettagli, a fare emergere la "differenza" con le scelte di Berlusconi, le rosse e le veline: "La politica spettacolo è una cosa di ieri. Noi guardiamo a giovani italiani di qualità, una nuova generazione di talenti.
Veltroni:
La destra blocca salari e riduzione delle tasse
( da "Unita,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Quanto a Berlusconi che rivendica la tenuta del suo ultimo governo per l'intera legislatura, Veltroni la considera un"aggravante" dato che il cambiamento del Paese non è stato registrato in alcun settore. L'unico governo che gli italiani ricordano con simpatia "è quello Prodi tra il '96 e il '98".
Rifiuti
e benzina il voto si avvicina ( da "Unita, L'"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Siamo convinti che Veltroni abbia ben presenti le priorità della campagna elettorale che lo vedono impegnato con tutto il Pd nel non impossibile recupero sull'armata di Berlusconi. Indubbiamente, i primi colpi messi a segno dal leader democratico stanno facendo guadagnare punti sull'avversario.
Inflazione
al 2,9 per cento, ma per pane, pasta, benzina l'aumento è quasi doppio C'è un
tesoretto da usare subito per i salari. Veltroni: perché Berlusconi dice no?
( da "Unita,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: perché Berlusconi dice no? L'inflazione è al 2,9 per cento, ma soprattutto volano i beni di consumo quotidiani, quelli a più alta frequenza d'acquisto, che registrano un balzo del 4,8%, il tasso più alto dal 1997. Si tratta di alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, spese per affitto, beni non durevoli per la casa,
Aida
Yespica: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni
( da "Unita,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni All'apice della frenetica girandola delle candidature (Veronesi di qua, la sciampista rossa del Grande fratello di là, De Mita in mezzo), c'è già chi dice: lo vedete, il clima è proprio cambiato se persino il vento delle maggiorate soffia dalle parti dei democratici.
Io
elettrice di destra non voterò più per questa destra Illustre Direttore, so
( da "Unita,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Francesco Forgione Presidente Commissione Parlamentare Antimafia Veltroni si ricordi dell'Africa Yes, we can: Walter Veltroni, un po come Barack Obama, vuole farci sognare e sperare nel cambiamento e in un futuro migliore. Benissimo, dico io, lo spero con tutto il cuore. Ma perché ora parla così poco dell'Africa?
Rifiuti
e benzina il voto s'avvicina ( da "Unita, L'"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Uno spot a costo zero che Berlusconi sfrutterà da par suo. A Veltroni il non facile compito di trovare le adeguate contromisure. Capitolo prezzi, inflazione e impoverimento ulteriore dei ceti meno abbienti. Qui la tracotanza berlusconiana può essere facilmente tacitata visto che Veltroni continua a proporre inutilmente un accordo bipartisan in parlamento sull'
Destra
nel caos, salta anche il candidato in Provincia Ieri il vertice che doveva
indicare il nome per la corsa al Campidoglio: Alemanno arriva imprecando,
mentre Forza Italia si p ( da "Unita, L'"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: cerca dei mali da imputare al sindaco Veltroni e prometteva dannunzianamente di piombare sul Campidoglio per vendicare il centrodestra romano al palo da quindici anni. Il super-candidato nazionalalleato ormai è assorto nella nuova avventura nazionale, al fianco di Berlusconi. E l'unica incursione romana tentata da destra per ora è quella dell'artista-futurista Graziano Cecchini.
Berlusconi
ha paura di perdere Se c'è un pareggio, larghe intese . E si tira indietro sui
duelli in tv: impossibili ( da "Unita, L'"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni è pronto ai faccia a faccia in tv? Silvio no, "con otto candidati premier sarebbero 64", esagera (sarebbero 28). E poi perché avere lo stesso tempo in tv dei "piccoli" il cui voto è "sprecato"? Berlusconi riconosce solo il Pd, ammette che Veltroni "è un ottimo comunicatore" ma lo degrada a "illusionista perché fa credere che il passato non esista"
Il
dramma dei salari - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni è pronto a forzare il passo al riguardo? E Silvio Berlusconi s'impegna o no a far dimenticare il bilancio zero del suo governo in tema di liberalizzazioni? Impegni in questa materia avrebbero ben maggior valore che l'annuncio di tagli fiscali assai poco credibili alla luce delle ultime stime europee su crescita e conti pubblici nazionali.
"alleati
con i radicali? perdiamo" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Perdiamo" Morgando chiama Veltroni: scelta inopportuna per il Piemonte Zanone lascia Cesa in missione per mettere ordine nell'Udc sul caso Bonsignore PAOLO GRISERI Un fantasma si aggira per le stanze del Pd piemontese. Un fantasma con un lungo camice bianco, gli occhiali e il sorriso ironico di Silvio Viale.
Unioni
civili, nuovo scontro pd-sinistra - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la festa con Veltroni e Rutelli intitolata "Viva Roma", con la Sinistra che dice: "Non ci saremo. Avremmo voluto sul palco anche i nostri rappresentanti di questi anni e invece non sono previsti". Ancora una giornata movimentata quella di ieri nel centrosinistra, mentre il Pdl non è riuscito ancora a ufficializzare i nomi dei suoi candidati al Comune e alla Provincia.
La
rabbia della provincia "da tre mesi sotto i rifiuti"
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: riaccende la battaglia elettorale tra i candidati leader Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd, tornando sulla crisi campana, si sofferma sul danno d'immagine e associa le distese di immondizia al gesto delle corna mostrato dal Cavaliere in un vertice internazionale: "Le immagini dei rifiuti a Napoli e di chi faceva le corna nelle foto con i capi di Stato hanno rappresentato un'
"energia
troppo cara, torniamo al nucleare" federacciai chiede cinque nuove
centrali ( da "Repubblica, La"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: intende chiedere sia a Walter Veltroni sia a Silvio Berlusconi di prendere posizione a favore dell'energia nucleare. In particolare il presidente Giuseppe Pasini chiede la costruzione di 4-5 centrali nei prossimi anni. Quanto ai siti, per Pasini si potrebbe iniziare riattando le vecchie centrali a cominciare da Caorso, Trino Vercellese o Latina.
Accordo
pd-radicali, pannella non si candida - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma per Famiglia Cristiana i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi UMBERTO ROSSO ROMA - Pannella fa il passo indietro, "concordo con Veltroni, la mia presenza in lista è assolutamente non necessaria e gioiosamente non opportuna". Sciolto il nodo-Marco, dopo il faccia a faccia nel loft fra Veltroni e la Bonino, la strada per l'accordo sembra in discesa.
I
sondaggi allarmano il cavaliere "al senato il vantaggio si riduce" -
claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Avete visto cosa ha fatto Veltroni con Di Pietro e i Radicali? Lo ha fatto lui, forse...". Ecco, appunto. Se il partito unico del centrodestra resta il "sogno" da non infrangere, il capo di Forza Italia vuole superare qualche tabù. A cominciare da paletti troppo "rigidi" sugli apparentamenti.
"larghe
intese se c'è pareggio" e berlusconi attacca casini in tv - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Allora Prodi era il nemico, oggi Veltroni è un avversario, e tutto il veleno - ed è una pozione assai pesante - Berlusconi la riserva al suo ex alleato che risponde per le rime: "Berlusconi non guardi la politica dal buco della serratura. Ha una concezione padronale della politica e lo sfido a un duello tv".
Il
gran sorpasso del socialista buono
( da "Manifesto,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre Veltroni, dopo due anni del governo Prodi di centro-sinistra, per poter sperare in qualche chance nelle elezioni del 13 aprile deve cercare di rianimare un paese sbriciolato e depresso (e mentre la sinistra-sinistra arranca cercando di sopravvivere) Zapatero, dopo quattro anni di governo social-democratico,
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che dopo le elezioni Veltroni farà l'inciucio della grande coalizione con Berlusconi e che, se si vuole tenere viva una sinistra, il vero voto utile è quello alla Sinistra Arcobaleno? Ha ragione il compagno Grassi quando dice, in un suo recente intervento, che verso il Pd non si può utilizzare il fioretto.
Pronti
alla grande coalizione ( da "Manifesto, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pronti alla grande coalizione" Berlusconi: "Se il risultato sarà simile a quello del 2006, non avremo esitazioni". Il Cavaliere si scaglia contro Casini ed è morbido con Veltroni. Ma niente duello tv Micaela Bongi Assicura che, a dispetto della "rimonta" di cui parla quotidianamente Walter Veltroni, i sondaggi danno il Pdl al 46 per cento.
Sicilia,
destra a un passo dalla rottura ( da "Manifesto, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi lo sa bene, ma sa anche che chiudere la porta a Lombardo e Cuffaro potrebbe mettere a rischio quel premio di maggioranza per il senato che in Sicilia è succulento e fondamentale nella battaglia contro Veltroni. E dunque non decide, "stiamo conversando con le altre parti, e siccome sono colloqui costruttivi spero si arrivi a una soluzione positiva"
LE
NUOVE parole d'ordine di questa campagna elettorale, non sappiamo se passeggere
o costit ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha annunciato, in caso di vittoria, dodici disegni di legge rovesciati sul tavolo del primo consiglio dei ministri per cominciare subito a lavorare alacremente alla realizzazione del programma, Silvio Berlusconi aveva detto la stessa cosa un mese fa (parlando invero di dieci ddl).
Di
FABIO ROSSI Se il nome, quello ufficiale, ancora non c'è, la deadline
( da "Messaggero,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 20 per cento di romani che, secondo i sondaggi, pur avendo votato per Walter Veltroni due anni fa, non ha ancora deciso di fare lo stesso con Francesco Rutelli. Lo stato maggiore del Pdl vuole capire se si tratti in maggior parte di giovani precari stufi della vecchia politica, che potrebbero gradire di più l'ipotesi-Meloni.
Berlusconi:
se pareggio, larghe intese ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Liste pulite", Fini insiste ma il Cavaliere frena. Casini: no all'immunità parlamentare. E sfida Silvio in tv Berlusconi: se pareggio, larghe intese Veltroni: noi diversi dal governo Prodi. E candida Veronesi in Lombardia.
ROMA
Silvio Berlusconi annuncia: se il risultato delle prossime elezioni politiche
dovesse essere u ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il leader Udc replica duro: Berlusconi vuole alleati servili, ha gettato la maschera. E avverte: no al ritorno all'immunità parlamentare. Su "liste pulite" è scontro nel Pdl: Fini insiste, Berlusconi frena. Intanto Veltroni promette: se vinco, farò un governo diverso da Prodi.
ROMA
I sommovimenti nel panorama politico aprono scenari nuovi che coinvolgono non
solo i due parti ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: questo perché può diventare il luogo nel quale si addensa il consenso di tutti coloro che non si vogliono riconoscere nel bipolarismo Berlusconi-Veltroni. L'economista Onofri sostiene che il centro cresce solo se aiuta a liberalizzare; il cattolico Delle Foglie vede per questo tipo di forze uno spazio decisivo; spazio che lo storico Galasso nega.
ROMA
- L'ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo mi
( da "Messaggero,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo milanese, ministro della Sanità nell'ultimo governo Amato, è capolista del Partito democratico in Lombardia e corre per il Senato. Il segretario del Pd annuncia la novità subito dopo aver presentato la giovane economista Marianna Madia, che guida la lista per la Camera a Roma.
ROMA
- Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni . E Berlusconi? Con lui andr
( da "Messaggero,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ROMA - "Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni". E Berlusconi? "Con lui andrei su un'isola deserta". Dopo aver detto no all'ipotesi di presentarsi alle elezioni con il Popolo della Libertà, Aida Yespica è tornata sull'argomento al microfono dell'Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo.
Sono
parecchi coloro che rimproverano a Silvio Berlusconi di non aver ancora
cominciato l ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, assai più intraprendente. Forse. Tuttavia esaminando più in profondità le sue prime mosse, l'impressione è che Berlusconi abbia in realtà ben calibrato i messaggi da inviare all'opinione pubblica. Il primo dei quali è l'invito a concentrare i consensi su Pdl e Pd, e il fatto che l'ex premier si spinga a prevedere un governo di larghe intese nel caso in cui il risultato
ROMA
- Campagna elettorale ispirata al fair play, almeno nelle intenzioni, ma i
primi toni r ( da "Messaggero, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: I toni di Berlusconi si ammorbidiscono decisamente quando si rivolge a Veltroni, riconoscendo che dalla sua scelta di correre da solo con il Pd, "è scaturita per me la possibilità di realizzare il sogno di vedere uniti i moderati italiani che non si riconoscono nella sinistra".
Mezza
Udc in fuga. <Più peso al centro nel Pdl>
( da "Corriere
della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Udc riesce nell'impresa di far prendere il premio di maggioranza al Senato a Veltroni in tante Regioni? ". E ancora: "A cosa servirà il voto dell'Udc? A dare forza alla sinistra più estrema che, grazie all'Udc, si sentirà libera di votare Bertinotti anziché Veltroni?". E conclude: "Io non aderisco a un simile progetto politico.
<Se
pareggiamo, sì alla grande coalizione>
( da "Corriere
della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Su Veltroni: "Ci ha lasciato sconcertati l'alleanza con Di Pietro, con la cultura giustizialista; e con i radicali è come mettere insieme diavolo e acqua santa". Infine una nota sul Quirinale: "Non ho ambizioni di sorta e ritengo Napolitano ineccepibile".
L'ira
di Silvio su Bondi <giustizialista> <Ma perché tutto questo
subbuglio?> ( da "Corriere della Sera"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pare che a provocare l'effetto sedativo contribuiscano i sondaggi e i messaggi che gli giungono dal Pd tramite Gianni Letta. Anche dopo l'offensiva di Di Pietro contro Mediaset, "Veltroni - gli ha riferito il fidato consigliere - fa sapere che non c'è nessuna idea punitiva". Si sarà distratto. Francesco Verderami.
IL
PROGRAMMA SOMMERSO ( da "Corriere della Sera"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il primo punto del programma veltroniano recita così: "Sì all'ambientalismo "del fare": termovalorizzatori, rigassificatori, energia pulita ". Questo impegno è già un progresso rispetto ai governi Berlusconi e Prodi, che dell'ambientalismo si sono fatti due baffi. Però il problema è del riscaldamento della Terra dovuto alle emissioni di anidride carbonica,
Gelo
in FI. E Stefania ha già scritto il <no, grazie>
( da "Corriere
della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ex magistrato catanese già in corsa alla carica di governatore per conto di Veltroni e in tandem con Rita Borsellino. Nella Sicilia dei masculi una gara tra fimmini sarebbe stata cosa geniale per squinternare le roccaforti rugginose del Potere. Ma la voce di una candidatura della bella Stefania ha avuto l'effetto di rovesciare una cisterna di kerosene su fiamme già alte.
A
lla ( da "Corriere della Sera"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che permette a un alleato veltroniano come Antonio Di Pietro di proclamare, da Palermo: "Nel centrodestra litigano per le poltrone ". è probabile che i tempi lunghi nascano soprattutto da rapporti di forza locali tanto fragili quanto corposi; e dalla necessità di mantenerli in equilibrio scegliendo un candidato "obbligato".
Yespica:
<Io candidata? Sceglierei Veltroni>
( da "Corriere
della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Tanto che Silvio Berlusconi ieri ha spiegato, piccato, che è "tutta inventata l'offerta a una cittadina straniera". Lei, la cittadina straniera, non solo snobba Berlusconi, ma a Radio Monte Carlo aggiunge: "Se proprio dovessi scegliere, mi candiderei con Veltroni.
Giustizia
Di Pietro e radicali, il programma democrat è un'impresa
( da "Riformista,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nel dodecalogo veltroniano è contenuta la proposta di inserire nell'ordinamento la non candidabilità dei cittadini condannati per reati connessi alla criminalità organizzata o per corruzione o concussione). Silvio Berlusconi si è un po smarcato dal copione, avanzando proprio sulla giustizia l'unica vera anticipazione originale del programma del Pdl,
Industriali
1 candidati ( da "Riformista, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ) l'ipotesi che a palazzo Chigi ci sia Silvio Berlusconi. Veltroni non si cura delle irritazioni di Luca. Ma guarda e passa. Non a caso, il segretario del Pd ha già in mente la prossima personalità confindustriale da corteggiare a fondo: il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo. 5 Tommaso Labate 23/02/2008.
Industriali
2 giovani ( da "Riformista, Il"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: uno degli imprenditori eccellenti conquistati da Veltroni per le liste del Pd. Eppure, da Confindustria continuano a filtrare voci attendibili sulla sua irritazione per la "discesa in campo" dell'ormai ex presidente dei giovani. E il malumore sembra diffuso anche tra gli under 40, stando alle dichiarazioni del presidente dei giovani imprenditori della potente Assolombarda,
Auto-nomina
non è uno scherzo, sono serissimo
( da "Riformista,
Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ardire di credere che non sfigurerei in un confronto con il nuovo di Veltroni o Berlusconi; la sfrontatezza di chiedere di essere buttato in una mischia dove chi non ha niente, non ha niente da perdere; l'arroganza di non ritenermi meno preparato alle urgenze dell'oggi, di tanti altri più esperti dirigenti, che magari sedevano a Montecitorio quando io ancora dovevo venire al mondo.
Palazzo
Chigi, una poltrona per dieci... Alla faccia della semplificazione
( da "Panorama.it"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dunque, Walter Veltroni contro Silvio Berlusconi. Ma anche [3] Fausto Bertinotti candidato a palazzo Chigi per la Sinistra Arcobaleno. E, alla sua sinistra, addirittura due candidati, "non in ticket ma in tandem" per Sinistra critica: [4] Franco Turigliatto e Flavia D'Angeli.
I
VANTAGGI DELLA VIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il Vassallum proposto da Veltroni e a suo tempo accettato anche da Berlusconi), basato cioè sulle piccole circoscrizioni (ma un analogo effetto maggioritario "automatico" si potrebbe ottenere anche con una congrua riduzione del numero dei parlamentari). E potrebbe anche tornare in pista, meglio se nel quadro di una più ampia revisione costituzionale,
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PAOLO NATALE Più di
sei mesi fa, alla partenza della campagna elettorale che vedeva Hillary e Barak
entrare in corsa per la leadership democratica, avevo sottolineato ? in un
articolo apparso su Europa ? come fosse quanto meno prematura l'enfasi con cui
i media americani ed italiani dichiaravano la sicura vittoria della Clinton
contro l'outsider Obama. L'interpretazione che si dava dei sondaggi realizzati
in quel periodo non dava dunque alcuna chance allo sfidante interno del Partito
democratico: tutti i commentatori proclamavano apertamente che non c'era nessun
dubbio su quale sarebbe stato il risultato finale delle primarie. I sondaggi,
argomentavo in quell'articolo, non davano peraltro informazioni così lontane
dal vero. Parlavano infatti di un testa a testa abbastanza serrato nei primi
stati in cui si votava (Iowa, New Hampshire e South Carolina) e di una distanza
più netta in generale tra la totalità degli elettori democratici. Erano invece
le interpretazioni di quei sondaggi che si dimostravano, al solito, alquanto
carenti. Perché non riuscivano ad analizzare più in profondità lo sviluppo
della campagna elettorale e, in particolare, il nuovo stimolo rappresentato
dalla figura di Obama sull'elettorato incerto, lontano dal partito, più
defilato rispetto alle consuetudini di voto democratico. A distanza di mesi, la
realtà americana ha dato ragione alle mie perplessità sui commenti dell'epoca,
ristabilendo le misure di una competizione molto accesa e aperta a tutte le
possibili soluzioni. La realtà elettorale italiana, lo sappiamo bene, non è
certo paragonabile (almeno per ora, domani chissà) a quella statunitense, sia
per le modalità di voto che per il tipo di offerta politica. Ma certo
l'utilizzo che dei sondaggi viene fatto non pare essere particolarmente
differente. Anche nella campagna elettorale indigena le informazioni che
provengono dai sondaggi vengono triturate dai media in maniera alquanto
artificiosa, utilizzati come sono in maniera acritica e superficiale. Recuperi
e perdite di numerosi punti percentuali da una settimana all'altra, come se il
cittadino intervistato reagisse ad ogni minima parola o dichiarazione fatto da
questo o quell'uomo politico, cambiando idea ogni battito di ciglia di De Mita
o di Ferrara o di Tabacci. Vengono quotidianamente sventolate indagini
demoscopiche dove una lista non ancora nata è già accreditata del 6-7 per cento
di voti; scenari dove l'entrata o l'abbandono di un personaggio politico da un
partito farebbe lievitare o far scendere quella forza politica di un 2 o 3
punti nelle intenzioni di voto; distacchi tra i due maggiori partiti che si
dimezzano o raddoppiano nel giro di ventriquattr'ore, sulla base delle reazioni
ad una o due interviste a Porta a Porta o a Matrix, o perfino a Ballarò.
Insomma: è il solito teatrino che si scatena prima di ogni occasione
elettorale, dove sondaggi quotidiani vengono richiesti da ogni parte politica,
in attesa di un responso definitivo, che verrà puntualmente smentito da un
nuovo dibattito sul problema della raccolta differenziata o dell'incremento dei
salari minimi. La febbre dei numeri avanza a piè sospinto; poi, all'indomani
dei risultati elettorali, i tanto amati sondaggi verranno ripudiati e vilipesi:
come dare fiducia ad uno strumento così imperfetto?, non ci avevo mai creduto,
avete sbagliato tutto... Infine, giusto per accontentare i più curiosi della
materia demoscopica che ben sanno come valutare le attuali stime del
comportamento di voto, vediamo qual è la situazione attuale. La mini-coalizione guidata da Berlusconi è avanti di circa 8-9 punti su quella guidata da Veltroni, con la Sinistra Arcobaleno e
l'Udc di Casini uniti intorno ai 6-7 punti percentuali. Il divario tra i due
partiti maggiori (Pdl e Pd) pare abbastanza stabile nelle ultime due settimane,
ed è stimabile in circa il 7 per cento. Numeri virtuali che ben si
accordano, comunque, con la situazione di forte fedeltà con le proprie
precedenti scelte elettorali. Resta il consueto punto interrogativo, che
riguarda l'area dell'incertezza: una quota variabile tra il 10 ed il 15 per
cento non sa ancora cosa fare, in occasione della prossima consultazione
elettorale. Sono loro che faranno la differenza.
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cresce il fronte che
non vuole l'ex premier britannico alla guida della Ue "Stop Blair".
La crociata europeista contro Tony (m.p.) A parte i soldi (tanti) che ha già
intascato grazie al contratto per le sue memorie e alla consulenza per la JP
Morgan, non sembra particolarmente fortunata la vita di Tony Blair dopo Downing
Street. Il suo ruolo di inviato del Quartetto in Medio Oriente non gli regala
molte soddisfazioni e sembra che il grande sogno di diventare presidente
dell'Unione Europea (nuova carica prevista dal Trattato di Lisbona), tale
resterà. Lo charme di Blair non attacca infatti con frau Merkel. La cancelliera
tedesca sarebbe la principale oppositrice della candidatura di Tony, avanzata
per primo da Nicolas Sarkozy nell'ottobre scorso. Secondo il Guardian la Merkel
pensa che il curriculum europeo dell'ex premier britannico non sia abbastanza
solido. Molti bei discorsi, ma poche azioni per ancorare più saldamente Londra
alla Ue. E poi c'è la macchia, mai cancellata, dell'Iraq. Alla sola idea che
Tony rappresenti Bruxelles, un gruppo di europeisti ha fondato un sito,
"Stop Blair" con tanto di petizione. E nell'europarlamento crescono i
malumori. La decisione su chi andrà a occupare la nuova poltrona europea dovrà
essere presa nei prossimi mesi e il presidente comincerà a lavorare dal gennaio
2009. Il fronte pro-Blair, per ora limitato alla Francia, alla Gran Bretagna e
ai paesi dell'est, potrebbe ampliarsi all'Italia se ad
aprile Berlusconi tornerà a
palazzo Chigi. Sarà curioso vedere cosa farà Veltroni, se la scelta toccherà a lui. Dalla guerra irachena in poi i
leader della sinistra italiana tendono a far dimenticare di essere stati grandi
fan dell'allora campione della Terza via.
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni incita i
candidati: possiamo vincere, impegnatevi. Berlusconi taglia altri ponti
Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita Foto nish radicale,
giallo siciliano, rottura Foglio-Pdl, addio polemico Convulsioni tipiche della
vigilia di campagna elettorale. È soprattutto a destra che sono venuti alla luce diversi
problemi, dalla difficoltà dell'alleanza siciliana fra Berlusconi
e Lombardo al tramonto della candidatura di Ferrara a sindaco di Roma (contro
Rutelli la destra non ha ancora un nome) mentre la temperatura fra Pdl e Casini
è sembre più alta. In casa democratica il fatto del giorno è la clamorosa
rottura di Ciriaco De Mita, escluso dalle liste in omaggio al rinnovamento.
Molti gli apprezzamenti per il leader irpino, da Veltroni
a Marini a D'Alema. L'intesa con i radicali è ancora in bilico ma i pronostici
ieri sera erano negativi, malgrado la generosa proposta del Pd. Il leader del
Pd ha chiarito che la proposta in materia di sistema radiotelevisivo non è
"punitiva" nei confronti di Mediaset.
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti Una
risposta all'antipolitica Il caso Cuffaro introduce il delicato problema della
questione morale anche fra i centristi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il Partito
democratico ha accolto per primo e migliorato le proposte dei
"grillini". Veltroni ha
deciso di escludere dalle liste elettorali non soltanto i condannati in via
definitiva, ma anche (un "ma anche" coraggioso, questo) gli inquisiti
e i condannati in primo grado. Saranno esclusi, con le deroghe del caso, pure i
parlamentari con tre legislature alle spalle. Fra le vittime, più o meno
consenzienti, della regola ci sono nomi illustri, da Romano Prodi a Giuliano
Amato, e poi Violante, Visco, De Mita. Tre legislature, vista la durata media,
è più sensato di due. Ma soprattutto è un sollievo democratico che a non
candidare pregiudicati e inquisiti siano i partiti stessi, come avviene nelle
democrazie mature, e non leggi più populiste che popolari, peraltro di dubbia
costituzionalità. è un modo per dare una risposta seria all'antipolitica. Che
in realtà è voglia di una buona politica. Esiste poi un modo molto meno serio
ed è quello del centrodestra. Stretto ancora una volta nell'angolo da
un'inziativa dell'avversario, Berlusconi ha deciso di
vestire i panni del moralizzatore con l'affanno con cui si ripesca nella
naftalina del guardaroba un abito di cerimonia di vent'anni e venti chili prima
e si prova a indossarlo trattenendo il fiato. Berlusconi,
che per sua fortuna dispone di molti maggiordomi, ha delegato la fatica
all'ottimo Bondi. Il portavoce ha annunciato che anche il Pdl non candiderà
condannati o inquisiti con procedimento in corso. Subito si è sparso il panico
nelle fila berlusconiane. Il portavoce ha allora precisato che non si terrà
conto dei processi di natura politica. Nella visione del berlusconismo, tutti.
L'intero codice penale. Un caso esemplare di procedimenti di "natura
politica" sono, ovviamente, i tre che riguardano il capo. Nell'ordine:
corruzione giudiziaria (caso Mills), appropriazione indebita e frode fiscale
(diritti televisivi) e corruzione (caso Saccà). Un altro caso di processi politici,
giunti addirittura a condanna per le trame delle toghe rosse, riguardano le tre
condanne di Marcello Dell'Utri. Una in primo grado a nove anni per mafia, una
in appello per estorsione e la terza in Cassazione per frode fiscale. Si badi
che Dell'Utri, attraverso il ventriloquo Miccichè, è colui che ha sollevato la
questione morale nei confronti di Totò Cuffaro. Il caso Cuffaro introduce il
delicato problema della questione morale fra i centristi. Sulla quale
stranamente il cardinale Ruini, stratega riconosciuto del fronte politico
cattolico, non si è ancora pronunciato. La percentuale di condannati e
inquisiti fra i centristi, pure così attenti ai temi etici, è assai elevata. In
particolare all'ex ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella,
inquisito, si pone un problema ulteriore. Se escludere dalle liste non tanto
gli inquisiti quanto i detenuti attualmente agli arresti. Nell'Udeur, a conti
fatti, si tratta di quasi la metà del gruppo dirigente. Nel Parlamento uscente
i condannati in via definitiva erano venticinque, diciassette nell'attuale
alleanza Pdl-Lega, quattro centristi e quattro nel Pd. Oltre a Cesare Previti,
decaduto. Con i condannati in primo e secondo grado e gli inquisiti si arrivava
a ottantacinque nomi. Quasi il nove per cento dei parlamentari, un indice di
criminalità equivalente o superiore al quartiere di Scampia. Vero è che non
tutti i reati sono uguali né tantomeno i percorsi umani. Il percorso di Sergio
D'Elia, ex terrorista che ha scontato lunghi anni in carcere, è per esempio fra
i più rispettabili. Questo non toglie che il suo reato sia il più orrendo,
concorso in omicidio. D'Elia è uno dei candidati dei radicali proposti nelle
liste del Pd. Nello statuto dei democratici nulla vieta che una persona,
scontata la pena, possa essere candidato. Nulla, se non una legge morale
profonda e superiore agli statuti di partito. Nessuno tocchi Caino ma nessuno
lo candidi a rappresentare il popolo. Non qui, non oggi, non davanti alle
famiglie delle sue vittime.
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spettacoli L'attore torna
in video come ospite della sit-com "Boris" in onda su Fox. "Ma
ho in mente un nuovo show" "Oggi in tv solo comici di consumo"
Si vedono solo cabarettisti e "celentanisti" malati di narcisismo. I
dirigenti odiano la satira LEANDRO PALESTINI ROMA Per il suo ritorno in
televisione, Corrado Guzzanti ha scelto una fiction molto particolare. Sarà una
delle guest star di Boris 2, la sit com targata Fox Italia che grande successo
ha avuto l'anno scorso e che fa il verso a una troupe che gira una pessima fiction
tv intitolata Gli occhi del cuore. Guzzanti veste i panni di Mariano, un attore
psicologicamente instabile, che attraversa una crisi mistica: a fine maggio lo
si vedrà in quattro puntate, intanto sta facendo ridere fino alle lacrime gli
amici del set con le sue improvvisazioni. Guzzanti, dopo l'impegnativo film
"Fascisti su Marte" ha scelto un ritorno soft con una sit com...
"Dopo Fascisti su Marte ho avuto un momento di pausa, avevo accumulato
stress. La scelta di Boris non è casuale: perché è l'unica fiction italiana
originale, fuori dagli schermi. Io sono un grande masticatore di fiction
americana e posso dire che Boris è di qualità". Come definirebbe il suo
personaggio? "è un attore psicopatico, il cattivissimo Conte. Il ruolo è
doppio perché, dentro la fiction Gli occhi del cuore è un attore frustrato che
distrugge i camerini e ha una crisi religiosa. A me diverte farlo". La
satira è scomparsa dalla nostra tv. Se ne può fare a meno? "La satira non
è forse necessaria, ma esiste in tutto il mondo. Altrove è tollerata dalla
classe politica, in Italia no. Veniamo da una fase di scontro ideologico forte,
la satira è ritenuta scomoda, è stata osteggiata dai dirigenti tv. Se ne è
fatta poca, ha prevalso il modello di comico da consumo. In questi ultimi anni
sono prevalsi due modelli di programmi comici: quelli di tipo cabarettistico
(Zelig, Colorado Cafe) e il "celentanismo", fatti da showman con
eccessi narcisistici. La satira? Sono rimasti Maurizio Crozza e Daniele
Luttazzi su La 7, che poi ha chiuso". Ha in mente un nuovo programma tv di
satira ? "è possibile che io rifaccia un programma tv. Ma niente
soliloqui. Vorrei fare uno show ricco, con attori e amici, sto pensando a
qualcosa che ricordi L'ottavo nano. Uno spettacolo strutturato con satira politica
ma non solo. Non so se verrà recepito dalla Rai o da La 7. Ma, ripeto, l'ideale
sarebbe lavorare con attori amici. Dei nomi? Per esempio Paola Cortellesi e
Neri Marcorè. E se il programma tv non si farà, penso comunque al teatro, che
trovo molto gratificante". I Guzzanti, famiglia d'attori. Ma nessun
progetto con le sue sorelle Sabina e Caterina... "Siamo degli strani
fratelli: facciamo cose simili, ci sosteniamo, ma non ci scambiamo molto. Con
Caterina sto già lavorando: è stata lei in qualche modo a cooptarmi in Boris,
dove fa un ruolo chiave, quello di assistente alla regia de Gli occhi del
cuore. Sabina credo stia portando avanti con Moore l'idea dell'Internazionale
della satira. Una cosa divertente, ambiziosa, si tratta di superare i linguaggi
nazionali. Sì, mi piacerebbe aderire al suo progetto". Sulla scena
politica ci sono tanti personaggi da lei bersagliati, da Bertinotti a Veltroni a Rutelli: non ha nostalgia di quelle maschere?
"A volte ci penso. Ma Bertinotti dopo la presidenza della Camera tornerà quello
di prima, il comunista che aveva tanta cura per le cravatte? Rutelli sindaco di
Roma può darsi che ce la faccia ancora, ma non può essere
più il candidato (alla Sordi) mandato a perdere contro Berlusconi. Cosa penso di Walter Veltroni? è stato molto bravo, potrebbe
farcela con l'invenzione del bipartitismo. Io non ho mai creduto al buonismo o
al cattivismo, ma di certo lui è stato capace di scollare la sinistra italiana
da certe posizioni. Dal punto di vista satirico questa campagna
elettorale ha delle novità, non si assiste più alla rissa perpetua. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le provocazioni di Berlusconi, così è Pierferdinando Casini nel ruolo di
"libero" quello che è rimasto ad attaccare il Cavaliere".
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Torino
L'intervista/1 Vattimo: "Non sono un antisemita ma un
anti-israeliano" Professor Vattimo, che fa? "Quei beccaccioni di
Ferrero e Picchioni si sono presi un pacchetto dall'ambasciata israeliano e non
gli è perso vero. Certo, gli scrittori sono bravi. Ma chi se ne frega? Hanno
sempre potuto parlare al salone di Torino. Ma perché hanno voluto fare
quest'atto chiaramente provocatorio di invitare Israele come ospite
d'onore?". Dietro di lei c'è il professor Volli con la bandiera
israeliana. Ha un messaggio per lui? "Ah, Volli... Ha un bel dire. Si
sentono minacciati dal nulla. Hanno la maggioranza di tutti i media italiani.
Ma le sembra che ai tempi del fascismo, quando si annunciava l'antisemitismo,
ci fossero i tre maggiori giornali italiani a favore degli ebrei d'Israele?
Perché sia chiaro, qui gli ebrei in quanto tali non c'entrano". Cosa
c'entra? "Se mi chiedono se sono antisemita, io rispondo che amo Karl
Marx. Karl Marx era ebreo, allora non sono antisemita. Io sono antiisraeliano,
che è ben diverso. Ma loro vogliono mettere insieme le cose, come del resto
hanno fatto dal dopoguerra in poi". Perché non si può dedicare la Fiera
del libro a Israele? "Perché è uno Stato in guerra. Invitarlo vuole dire
prendere parte. Basta! è la stessa storia del Papa alla Sapienza. Voleva andare
a parlare da Papa. Come Israele vuole venire da ospite d'onore. Ma se uno
obbietta, ne chiedono la distruzione". E gli Stati Uniti cosa centrano?
"C'entrano eccome. Siamo uno Stato americadipendente. La metà delle
ragioni per cui ce l'ho con Israele è che sono culo e camicia con gli Stati
Uniti. Sono la testa di ponte dell'imperialismo americano in Medioriente. Fanno
tutto quello che gli pare perché l'America glielo permette. E noi lì come dei
beccaccioni...". Si arrabbia? "Vogliono fare questo salone? Che lo facciano! è un gesto con un significato politico? Sì. E
non si può neppure discutere di questo? A cosa deve ridursi la politica? Già le
prossime elezioni daranno luogo al monopartitismo in Italia: Berlusconi e Veltroni sedere e camicia...". (n.z.).
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi lancia il partito dell'immunità La Pdl non candida chi ha
condanne, ma salva chi è coinvolto in "processi politici" Accordo
Pd-radicali. Veltroni:
subito 12 leggi dopo le elezioni Anche la Pdl ha il suo programma: prevede tra
l'altro il ripristino dell'immunità parlamentare e il divieto delle
intercettazioni telefoniche, tranne nei casi più gravi. Non sarà
candidato chi ha subìto condanne, ma il divieto non si applica per i processi "di
natura politica": a cominciare, insomma, dallo stesso Berlusconi...
Intanto il Pd ha siglato un importante accordo con i radicali, che confluiranno
nelle liste democratiche. Veltroni: se vinciamo faremo
subito 12 leggi. alle pagine 2, 3, 4 e 5.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Dal Galeano di Walter al Cannavaro di Silvio Roberto Cotroneo Questa
campagna elettorale, va detto, si annuncia tra le più poetiche. Per ogni gesto,
ogni abbandono, ogni amarezza c'è chi cita un grande poeta. Il primo era stato
Mastella, che la campagna, nei fatti l'ha aperta in Senato, con quel falso
Pablo Neruda tanto coinvolto emotivo e romantico. Poi si scoprì che Neruda non
era affatto, era una brasiliana così così, ma l'intenzione poetica c'era tutta.
Ieri De Mita si dichiara amareggiato e cosa cita? Garcia Lorca: "Vorrei
morire con la chitarra in mano". È anche giusta, come citazione.
Sorprendente, due ex dc più a loro agio con il duende e la saudade che con il
Vangelo. Deve essere un'onda lunga che arriva da Veltroni. Lui fu il primo, il primo a
citare, e a chiudere la sua famosa "lezione sulla politica", Eduardo
Galeano, guarda caso ispanico come Neruda e Garcia Lorca: "L'utopia è come
l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino
dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E
allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a
camminare". Alla domanda se conoscesse Galeano, Berlusconi
rispose: "Non era un terzino del Real Madrid?". Prima o poi citerà
Cannavaro?.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Silvio, dove sono le Porsche di una volta? Paolo Ojetti Come
sono lontani i tempi in cui Berlusconi (al potere)
vedeva Porsche Cayenne ovunque e rimproverava i "profeti di sventura"
quando gli dicevano che quelli con la Porsche (anche in leasing) erano pochi e
coloro che tiravano la carretta erano molti, ma molti di più. Ora che Berlusconi è pronto a salvare l'Italia derelitta da Prodi,
le Porsche sono sparite e i tg di Mediaset ogni sera raccattano vecchietti che
razzolano nell'immondizia, disperati che affollano i Monti di Pietà, malati
buttati nelle sale d'attesa di lazzaretti che nemmeno Manzoni avrebbe osato
immaginare: con cinismo raccapricciante, tutto fa brodo per accendere l'attesa
del Salvatore. Il tandem Fede-Mulé non ha dubbi: Veltroni è travolto dalle candidature
(riproposto il De Mita corrucciato), mentre Berlusconi opera saggiamente nel suo "quartier generale di Palazzo
Grazioli, nel cuore di Roma". Un appunto per Emilio Fede: non è vero, come
va ripetendo, che il governo Prodi è stato "il più breve della Repubblica".
Balle, ci sono stati un paio di Leone "balneari" e fulminei e un
Fanfani (luglio 1958-febbraio 1959) più rapido di Speedy Gonzales.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del NOVITÀDa ieri è visitabile il sito con il nome dell'esponente
Pd, ultimo segretario dei Ds Fassino si racconta ogni giorno. In un blog / Roma "Si può vincere, noi, Veltroni dettiamo l'agenda e la destra
rincorre". Parola di Piero Fassino. Cronaca politica e dialogo in diretta.
Rapida. Tutto via blog, ogni giorno. È questa la via scelta dal segretario Ds e
dirigente del Pd che ieri ha aperto il suo sito on line (www.pierofassino.it)
per dialogare in modo più diretto con i cittadini e gli elettori. "Bisogna
dotarsi di strumenti per comunicare contenuti e valori e gli strumenti cambiano
con l'evolversi della società e viviamo nella società del tempo reale, del
web.dell'informatica, dell'istante rapido e veloce..." spiega sorridente a
Lucia Annunziata che lo intervista, altri la seguiranno nei prossimi giorni. Le
novità della campagna elettorale, la rivoluzione della geografia politica
determinata dalla "rivoluzione" lanciata dal Pd, la salutare
semplificazione che ne è seguita. Il centrodestra che è costretto a
riorganizzarsi con Fini che guarda al "dopo Berlusconi".
"Si può vincere" assicura il leader diessino che dal suo blog parla
anche di sé, delle sue scelte personali, del suo rapporto con la politica. Ma
lancia anche i suoi messaggi. "Considero importante l'accordo con i
radicali, e penso a maggior ragione che in queste ore bisogna lavorare per
avere anche i socialisti nelle liste del Partito Democratico". Ringrazia
De Mita, protagonista della storia democratica italiana. E lo invita ad
accettare con filosofia il passaggio di mano che "fa parte del percorso
ciclico della vita". Poi sul tema delicato del dopo elezioni, sulla
"grande coalizione", risponde: "Chiediamo voti per governare in
autonomia". "Non credo ci siano condizioni per grande coalizione e
non credo sia auspicabile" risponde all'Annunziata. Lui crede "nella
democrazia dell'alternanza, nel bipolarismo mite", in cui "restano le
differenze tra destra e sinistra, ma ognuno persegue il suo obiettivo nel nome
dell'interesse generale". E poi, aggiunge, il "Pd chiede un voto per
governare sulla base di una maggioranza autosufficiente, e Berlusconi
fa lo stesso, Casini e Bertinotti fanno lo stesso. Nessuno chiede i voti
proponendo una grande coalizione. L'esito elettorale lo vedremo il 14 aprile,
poi ognuno deciderà". Quindi si dice certo che "anche un pezzo degli
elettori di centrodestra non auspica il ritorno di Berlusconi
al governo". Invita a guardare con attenzione alla "riorganizzazione
del centro moderato a prevalente ispirazione cattolica", grazie alla
scelta di Casini fatta con "lucidità e coerenza". Sul
www.pierofassino.it si trova di tutto sul Pd, sulle notizie della campagna
elettorale, ma pure sulla sua vita, le sue interviste, anche quelle televisive.
E per chi lo vuole conoscere meglio racconta anche la sua ultima esperienza: la
sua attività di "inviato speciale dell'Unione Europea per la
Birmania". r.m.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del La Sinistra radicale insulta Ichino: "Servo del
padrone..." Il candidato del Pd duramente criticato. Ferrero: dalla
revisione dell'articolo 18 danni enormi per i lavoratori / Milano CONTESTAZIONE
È polemica tra Partito democratico e Sinistra per la candidatura, nelle liste
che sosterranno Veltroni, di Pietro Ichi- no, il
giuslavorista che più volte ha assunto posizioni critiche nei confronti del
sindacato e dei partiti che adesso si sono fusi nella Sinistra Arcobaleno. Già
deputato del Pci negli anni ottanta, Ichino candidato nel Pd ha suscitato
diverse reazioni tra gli esponenti politici della così detta Sinistra radicale.
Marco Rizzo ha definito Ichino "servo del padrone". Ma lo scontro è
soprattutto sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il divieto di
licenziamento senza giusta causa è giudicato dal professore come un lascito del
passato, che può essere messo in discussione, con l'obiettivo di convincere le
aziende ad assumere di più. La modifica secondo Ichino "sarebbe una misura
molto incisiva contro l'abuso del lavoro precario". Per il ministro della
solidarietà sociale, Paolo Ferrero, la proposta "di Pietro Ichino di
rivedere l'articolo 18, mascherata sotto forma di intesa tra imprese e
lavoratori, in realtà non è altro che un'arma in più nelle mani delle imprese
che recherebbe danni enormi per i lavoratori. Ichino, dietro un giro di parole,
di fatto smonta una garanzia perché senza l'articolo 18, che garantisce che il
licenziamento non possa avvenire se non in presenza di una giusta causa, si
consegna di fatto il diritto di licenziamento alle imprese. Sono quindi
totalmente in disaccordo e propongo al contrario l'estensione dei diritti
previsti dallo Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento, compresi quelli
assicurati dall'articolo 18". Per Franco Giordano l'ingresso di Ichino e
quello dei radicali è "il segno di una medesima scelta di campo del Pd:
quella in favore di una politica economica di stampo liberista". Allo stesso modo la pensa Diliberto, che accusa Ichino di
"voler cancellare l'articolo 18, come Berlusconi". Un giudizio severo viene da Cesare Salvi, che immagina
con preoccupazione Ichino ministro del Lavoro in un governo Veltroni: con lui, sostiene, si
arriverebbe ai "licenziamenti facili".
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del In Puglia cambiare si può E l'economia cresce di Enrico Fierro
inviato a Bari "Rien ne va plus". Il gioco è fatto. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sul lastrico, rovinati dal
gioco in Puglia. Usciti letteralmente in mutande da un casinò. Tutta colpa di
"Italian job", programma de La7. È alta televisione. L'attore Paolo
Calabresi si traveste da manager russo di una grande società che investe nel
gioco d'azzardo. Doppio petto modello Al Capone, aspetto equivoco, cicatrice
sul volto, capelli rossicci e modi spicci. Si presenta in un comune del Sud e
viene accolto come un capo di Stato. Parla con il sindaco: "La mia società
vuole aprire un casinò". Il sindaco è entusiasta. Si discute di investimenti,
soldi e opportunità turistiche per la zona. Il volto del primo cittadino è
oscurato, la telecamera nascosta e la voce contraffatta. Il finto manager,
Sergej Knyazev, chiede di incontrare un politico che conta, uno che sta a Roma.
In Parlamento ci sono troppe opposizioni alla costruzione di nuove case da
gioco sul territorio italiano e bisogna sbloccare la pratica. Così il russo,
grazie alla mediazione del sindaco, ottiene l'incontro con un senatore. Si
vedono in un bar del centro. Il parlamentare assicura che lui potrà superare i
veti, che i no nella politica italiana non sono proprio dei no e che possono
diventare dei sì, che il suo partito è pronto a sostenere la linea
dell'apertura di nuovi casinò. "Tanto le cose presto cambieranno",
dice al russo. Il quale russo è uomo di mondo, profondo conoscitore dell'Italia
e dei suoi vizi. Guarda fisso il senatore e gli dice che lui comprende le
esigenze della politica, che il progetto è importante e che la sua società è
pronta ad investire dei soldi per... ungere le opportune ruote. Il senatore
ascolta, riflette e... "L'ultima campagna elettorale mi è costata 450mila
euro". Il russo capisce. Passano meno di ventiquattr'ore e si scopre
tutto. Il paese dove doveva sorgere il casinò è Fasano a pochi chilometri da Brindisi,
paese della selva e di un suggestivo zoosafari. Il sindaco è Lello Di Bari,
tessera di Forza Italia, e il senatore è Euprepio Curto, di Alleanza Nazionale.
Scoppia lo scandalo, tutti chiedono le dimissioni, Pd e partiti della sinistra
sono pronti a proiettare in pazza l'intero filmato della vergogna. La difesa
dei due aggrava ancora la situazione. "Lo rifarei - dice il sindaco - ho
solo incontrato un imprenditore che voleva investire sul territorio".
"È una barbarie - si sdegna il senatore - usare così la televisione".
Incurante dello sdegno, la procura indaga. È l'antica Puglia pasticciona che
mescola politica, affari e clientele. Un vizietto che rischia di travolgere
anche l'ex enfant prodige berlusconiano Raffaele Fitto, il presidente della
Regione che tre anni fa fu sconfitto da Nichi Vendola. Presto sarà processato
per concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partiti, peculato e
falso. La procura di Bari lo accusa di aver intascato una mazzetta di 500mila
euro alle passate elezioni regionali. A pagare erano i padroni della sanità
privata romana Angelucci. "La dazione di danaro - si legge nelle carte
dell'accusa - fu elargita per ottenere dalla giunta regionale pugliese, nel
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Dodici leggi subito se vinco" Sì al faccia a faccia
con Berlusconi. "La
Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi" di
Federica Fantozzi inviata a Barletta LE TAVOLE DELLA LEGGE Veltroni annuncia che al primo consiglio
dei ministri i 12 punti cardine del suo programma verranno approvati come
altrettanti disegni di legge. E dice sì al faccia a faccia con Berlusconi: "Se ci saranno le condizioni è un do- vere
verso il Paese". Non nomina De Mita, ma a lui si rivolge stigmatizzando
con durezza chi "non vuole abbandonare una poltrona occupata da forse
troppo tempo". La sorpresa è che le piazze meridionali apprezzano la
decisione di rinunciare a "Don Ciriaco". Tappa pugliese del pullman
Democratico che tocca Barletta e Foggia. A bordo con il candidato premier, il
sindaco di Bari Michele Emiliano, il coordinatore regionale del Pd Ruggero
Mennea, e un gruppo di ragazzi. Da Bruxelles arriva la notizia che le stime di
crescita per l'Italia nel 2008 sono dimezzate: "Da troppi anni l'Italia
cresce poco. La sfida è che torni a crescere in modo adeguato. Non deve stare
agli ultimi posti, può stare ai primi se ha di nuovo voglia di futuro".
Ovvio che il risanamento finanziario (necessario) non ha favorito la crescita:
può avvenire adesso con i conti rimessi in ordine. Veltroni
si rivolge poi ai problemi del Mezzogiorno: la ricetta è legalità,
infrastrutture, formazione universitaria. Al centro del suo pensiero c'è il
lavoro, dal compenso minimo per i precari all'obiettivo di rendere competitive
le imprese che pagano le tasse. L'attenzione al mondo produttivo è testimoniata
anche dall'elogio pubblico del contributo del ministro Emma Bonino alla
crescita dell'export. E stasera, a Modena, Veltroni
cenerà con 200 imprenditori. Sullo sfondo solido e scarno del Castello Svevo il
segretario del Pd archivia 15 anni di storia recente, dal '94: "Alleanze
tra partiti d'accordo solo a opporsi gli uni agli altri, forze dello 0,6% che
contano come se avessero il 40%". Votare Pd significa "cambiare
l'Italia" perché ci sarà un solo gruppo parlamentare, un solo programma
firmato da tutti, una sola leadership. E "gli italiani sono stanchi di
risse continue. Basta con odio e divisioni. Il Paese è bloccato da
conservatorismi". Ettore Scola riprende la folla. Spunta il dalemiano
Nicola Latorre. Una ragazza urla: "Candida i precari". Veltroni promette artigiani, commercianti, parlamentari
donne "raddoppiate". Nega che la sua sarà l'armata dei "figli
di": "Invenzioni dei giornali". Non concede nulla a De Mita, che
ha lasciato polemicamente il Pd verso la Rosa Bianca. Pur senza mai citarlo:
"Mi fa tristezza e dispiacere pensare che si stia in un partito solo se si
viene candidato. Bisogna starci per i valori, non per occupare una poltrona che
forse si è occupata per troppo tempo". Si perdono voti in Campania?
"Non-me-ne-im-por-ta nul-la" scandisce. La folla applaude: la scelta
piace. Veltroni ne fa una questione non di
"capelli bianchi" ma di "sensibilità". Lodi invece a Prodi,
Visco, Violante e Mattarella che hanno lasciato "spazio ai giovani".
Poi il pullman verde raggiunge Foggia. Sui finestrini scuri sono disegnati
slogan come "Dimezzare i parlamentari". E mani alzate nel segno di
vittoria e incrociate a formare la Doppia V di Walter. Su 110 province 8 sono
alle spalle. Nella piazza fredda e illuminata dai lampioni Veltroni
parla ancora di un Paese che "sarà diverso", di vincere "non
come fine ma come mezzo per cambiare l'Italia", di coesione e libertà, di
opere pubbliche da realizzare, dell'alta velocità che Zapatero ha appena
inaugurato in Spagna. Argomenti che "bucano": applausi, mormorii di
condivisione. L'ex sindaco di Roma rivela che, nei giorni scorsi, hanno tentato
di emendare il decreto Milleproroghe riducendo le aliquote sui redditi bassi e
medio bassi con un conseguente immediato aumento dei salari. Ma "Forza
Italia si è opposta in Parlamento". E poiché a Camere sciolte è necessaria
l'unanimità non se ne è fatto nulla. L'ultimo impegno: il 13 marzo, un mese
prima del voto, verranno presentate nei dettagli le 12 priorità programmatiche
esposte all'assemblea costituente del partito alla Fiera di Roma. Se il Pd
vincerà, il primo consiglio dei ministri le renderà disegni di legge.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi, un programma per l'immunità
della "casta" Ha idee chiare solo sulla giustizia. Sì a non mettere
in lista condannati tranne chi ha "processi politici..." / Roma IL
PROGRAMMA ancora non c'è, dovrebbe arrivare ai primi di marzo, ma sulla
giustizia il nuovo partito di Berlusconi ha già le
idee chiare. Vuole reintrodurre l'immunità parlamentare, e dare una stretta
decisiva sulle intercettazioni. Quanto alle liste pulite, os- sia candidature
senza condannati, il Pdl dice sì, "tranne ovviamente chi è vittima di
processi politici". Una formula, usata dal coordinatore di Forza Italia
Bondi, che sembra fatta apposta per aggirare a piacimento la richiesta di liste
pulite avanzata nei giorni scorsi da Fini sulla scorta di quanto sta già
facendo il Pd. Sulla giustizia il Partito del popolo delle libertà ha formato
un "comitato ristretto" e l'altro giorno è stato messo a punto -
spiegano fonti parlamentari - un documento in otto punti da introdurre nel
piano di governo. Tra le riforme che si intende portare avanti c'è anche il
ripristino dell'immunità parlamentare e il via libera all'utilizzo delle
intercettazioni ma solo per i reati gravi. Nel progetto, inoltre, c'è una
chiara sottolineatura: i giudici evitino "processi mediatici in tv".
La novità su cui Berlusconi intende puntare è
l'introduzione di una giuria popolare sul modello statunitense, che andrebbe ad
aggiungersi a due vecchi cavalli di battaglia della Cdl: la separazione delle
carriere dei magistrati e la modifica della composizione del Csm. Il punto critico,
naturalmente, riguarda la necessità di approntare un "codice etico"
per la compilazione delle liste. Bondi ha inviato una lettera ai circoli
indicando a grosse linee i criteri cui ci si dovrebbe attenere. Tra l'altro si
invita a tenere fuori chi ha procedimenti penali in corso o abbia subito subito
condanne. Lo stesso Bondi ha però precisato che ovviamente la regola non vale
"per chi ha subito processi di chiara matrice politica". Il partito
di Di Pietro commenta positivamente almeno l'intenzione inziale del Pdl:
"Ci rallegriamo - afferma - che il patto etico che il Pd ha accettato di
condividere con noi e che riprende la nostra vecchia battaglia per un
Parlamento pulito senza condannati stia diventando un fenomeno contagioso che
arriva fino a Fi che, come ben sappiamo, dei condannati in Parlamento ha sempre
detenuto il triste record". E a proposito del
Cavaliere Bonaiuti ieri ha risposto a chi vede il Pdl in difficoltà rispetto al
dinamismo di Veltroni e
alla rimonta del Pd. Sostiene Bonaiuti, citando un "proverbio della
Tanzania", che "non bisogna mai fidarsi del leone dormiente".
Ovviamente il leone è Silvio Berlusconi, che ieri ha rinunciato, causa un "forte mal di gola",
a una intervista in diretta al Tg5. Quanto al programma i
"saggi" guidati da Giulio Tremonti (Maroni, i Alemanno e Calderoli,
Brancher e Gasparri) ne hanno scritto una prima bozza corredata da 10-12
disegni di legge (come il Pd) da presentare in Parlamento. "Non sarà un
libro dei sogni", ha avvertito Fini. In compenso è chiaro che è il programma
del Pdl che copia quello del Pd. Il sostegno ai redditi sarà l'obiettivo
fondamentale del pacchetto del centrodestra, con due interventi immediati, la
detassazione degli straordinari e quella di tredicesime e quattordicesime.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Un sistema tv senza abusi È chiedere troppo? Giuseppe Giulietti "Cosa
dice Veltroni?", "Veltroni
non può tacere...", mai un politico è stato più ricercato ed invocato.
L'incauto lettore potrebbe pensare ad una campagna di stampa per sollecitare
risposte sull'immondia a Napoli o sul futuro della scuola pubblica. Invece no!
Un manipolo di commentatori e tutti rappresentanti del partito del conflitto di
interessi, come un solo uomo, hanno chiesto a Veltroni risposte "immediate e
rassicuranti" sul futuro delle tv in Italia e in particolare sul futuro
delle tv di Berlusconi.
L'oggetto dello scandalo è rappresentato da alcune affermazioni, per altro poi
rettificate, di Antonio Di Pietro in materia di assetto dei media. Non
ho condiviso i modi e le forme di questa proposta e non sono affatto convinto
che si possa ipotizzare, nel contesto attuale, la riduzione ad una rete per
Mediaset e per la Rai. L'innovazione tecnica e tecnologica renderà possibili
scenari oggi impensabili anche in materia di proprietà delle reti, sarebbe bene
parlare di questi temi senza cadere nella consueta trappola dei lupi che si
fingono agnelli. Se non ho condiviso la provocazione di Di Pietro, però ho
condiviso ancora meno, e qui ha ragione Marco Travaglio, i silenzi e le rimozioni
di questi anni sul conflitto di interessi, sulle leggi vergogna, e persino
sulla mancata applicazione delle sentenze della Corte Costituzionale. L'Italia
è l'unico paese in Europa dove la destra annuncia in pubblico l'intenzione di
taroccare persino le direttive della Commissione europea e le medesime sentenze
della Corte di Giustizia, vedi la recente vicenda di Europa7. Il partito del
conflitto di interessi, un partito forte ampio e trasversale, chiede oggi
rassicurazioni a Veltroni, ma in realtà sta chiedendo
la conservazione di ogni abuso e di ogni posizione dominante. Veltroni non ha certo bisogno di consigli, ma, qualora mai
decidesse di rassicurare qualcuno, vorrei che rassicurasse l'intera comunità
nazionale che, anche in questo settore, ci sarà invece una discontinuità
radicale e profonda. Siamo o no d'accordo che governi, partiti, e singoli capi
fazione non possano controllare direttamente i media pubblici e privati? Questo
significa non solo una risoluzione alla europea del conflitto di interessi, ma
anche lo sbaraccamento immediato delle forme di governo della Rai fondate sul
dominio delle diverse maggioranze e dei diversi governi, ulteriormente
rafforzato dalla legge Gasparri. Ben vengano dunque la fondazione e
l'amministratore unico, proposto con grande forza da Veltroni.
Ben venga anche la trasformazione della commissione parlamentare di vigilanza
che rischia di trasformarsi in una commissione di "vigilantes". Chi
urla contro il "terrore Di Pietro", è disponibile finalmente ad
approvare una normativa anti-trust, anche questa alla europea, che impedisca le
posizioni dominanti e favorisca la concorrenza, consentendo l'ingresso di nuovi
entranti. Oggi tocca a Di Pietro, ma appena qualche settimana fa anche la
pacatissima legge Gentiloni era stata bollata come una legge delinquenziale. La
destra del conflitto di interessi oltre ad invocare il nome di Veltroni sugli "affari loro", può dare qualche
risposta anche su questi temi? Può uscire dal consueto recinto della tutela di
un solo interesse? È probabile che nessuno risponderà, ma a guai a farsi
distrarre dalle false polemiche e dalle false domande. Meglio, molto meglio,
illustrare le proprie proposte e tra queste, quella di promuovere finalmente
anche in tv nuovi talenti, nuovi autori e di riportare il mondo e la vita
all'attenzione generale. Vorremmo poter vivere in un paese dove i giornalisti
possano fare liberamente le loro domande ed i politici provino a rispondere e
dove gli spettacoli di qualità possano godere della stessa attenzione, non dico
di più, riservata oggi al delitto di Erba. Vorremmo poter vivere in un paese
senza più liste di proscrizione e dove a nessuno possa più venire in mente di
cacciare da vivo e di oltraggiare da morto un grande maestro del giornalismo
quale è stato Enzo Biagi.
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del FILM Il regista: la par condicio mi frena Nell'Africa ferita "Forse
Dio è malato" Esce il 29 febbraio nelle sale di sei città italiane (Roma,
Milano, Torino, Firenze, Bologna e Napoli) e distribuito dal Luce Forse Dio è
malato, documentario sull'Africa girato da Franco Brogi Taviani liberamente
tratto dall'omonimo libro di Veltroni. Una base che per il regista si sta rivelando quasi più un
ostacolo che un vantaggio per la promozione del film: "Siamo entrati
all'improvviso in campagna elettorale e sarà difficile parlarne in tv senza
violare la par condicio. Forse - scherza - avrei dovuto fare contemporaneamente
un film tratto da un libro di Berlusconi". Forse Dio è malato è un viaggio in Mozambico,
Angola, Uganda, Senegal, Cameroun e Sud Africa, nell'Africa martoriata da
guerra, fame, povertà e Aids. Dove parlano i protagonisti delle vicende
riprese. Dai bambini di Maputo accusati di stregoneria e picchiati o uccisi
dagli stessi familiari alle donne sieropositive ugandesi a cui viene insegnato
come spiegare ai figli che sono destinate morire. Dai ragazzi nelle discariche
della capitale mozambicana ai giovani senegalesi costretti a emigrare.
"Siamo passati attraverso situazioni di guerra civile, assalti, rapine, un
diffuso e terribile clima di violenza. La cosa incredibile - aggiunge il
regista - è che tutto ciò è a due passi da noi: sono problemi che ci
riguardano, anche se sembrano distanti".
( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del SCENARIO L'Italia è più esposta di altri paesi europei alle
influenze internazionali e le elezioni non favoriscono azioni immediate Al voto
tra inflazione e recessione Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima L'analisi Sono
mali non passeggeri: il petrolio, ed a seguire le altre forme di energia,
rincara perché la domanda mondiale aumenta più di quanto possa esserne
incrementata l'estrazione; la crisi dei mutui ha determinato una caduta della
fiducia reciproca tra le banche, quindi un inaridimento dei loro reciproci
rapporti, carenza di liquidità, aumento del costo del credito. Il "mal
comune" sarebbe un "mezzo gaudio" se non fosse che l'Italia ne è
colpita più duramente; molto più duramente. Tra le notizie di ieri, infatti,
c'è anche la revisione delle stime di crescita elaborate dalla Commissione
europea. A causa di quel male di cui si è detto, tutte le stime hanno subito
tagli, ma, mentre per l'insieme dei Paesi europei viene prevista una crescita
dell'1,8 rispetto al 2,4 stimato in precedenza, per l'Italia il taglio ha
portato ad un aumento del Pil di appena lo 0,7%, fatto per di più nella seconda
parte dell'anno perché nella prima, con un aumento dello 0,3% appena nell'arco
di sei mesi, sarebbe più esatto parlare di stagnazione. Prezzi internazionali
in crescita in presenza di una stagnazione del reddito prodotto determinano un
impoverimento del Paese nel suo complesso. Questo impoverimento colpisce
soprattutto salariati, stipendiati, pensionati, precari già sottopagati, tutte
le categorie che non hanno alcuna possibilità di rivalersi per difendere il
loro potere d'acquisto. Il problema è già emerso con tutta la sua drammatica
evidenza negli anni passati. Quest'anno è destinato ad aggravarsi ulteriormente
come dimostra il previsto aumento dell'inflazione al 2,7 per cento. Sta
prendendo le mosse una campagna elettorale che presenta non poche novità. La
politica cerca di rinnovarsi uscendo dalla logica bipolare con una
disgregazione delle coalizioni finora sperimentate e con la nascita di nuove
formazioni. È dichiarato l'intento di affrontare i problemi reali e di dare
risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Ciò nondimeno il tema del declino o
- se questo termine è ritenuto sconveniente - dei limiti alla crescita non
sembra ancora aver trovato il rilievo che la sua drammaticità reclama. Certo, nei dodici punti del programma di Veltroni lo sviluppo è iscritto come un
obiettivo prioritario, e possiamo star certi che un analogo concetto figurerà
nel programma di Berlusconi.
Ma ancora non emerge una politica che renda credibili queste asserzioni e
schiuda una prospettiva di soluzione. Continua a prevalere una logica
redistributiva (anche la riduzione di tasse, imposte ed accise è
redistribuzione) in luogo di un disegno che punti ad incrementare la produzione
di reddito almeno per compensare quello che ci viene sottratto dai rincari
dell'energia e delle materie prime di base. Che occorra aumentare la
produttività è diventato un luogo comune, ma nessuno dice che la produttività
dipende dalle imprese, dal loro slancio verso l'innovazione, dalla loro
propensione ad investire e rischiare, dalle risorse che destinano alla ricerca.
Nessuno ricorda che la produttività nelle imprese di grande dimensione è quasi
doppia di quella delle imprese minori. Nessuno ricorda, di conseguenza, che nel
mondo globalizzato nel quale Cina e India sgomitano per farsi largo, un sistema
di imprese mediamente piccole come il nostro non ce la può fare. Poi, certo,
c'è la ricerca pubblica, le infrastrutture, l'efficienza delle amministrazioni,
di problemi non ne mancano; ma se non c'è un sistema produttivo (un sistema,
non una minoranza di aziende illuminate e capaci) in grado di reagire il
declino non potrà essere neppure arrestato. Nell'immediato rimangono iscritte
nell'agenda della politica una riduzione del prelievo fiscale su stipendi e
salari ed una riduzione delle accise sui carburanti: ma si tratta di misure più
umanitarie che di politica economica. L'unica politica economica, anzi
industriale, la sta facendo la Bce mantenendo l'euro forte con il risultato,
per un verso, di contenere l'inflazione e, per altro verso, di spingere le
imprese a cercare competitività su componenti diverse dal prezzo. Ma non può
bastare. Se anche la politica nazionale non opererà nella stessa direzione, il
declino e l'impoverimento sono destinati a connotare, dopo il passato ed il
presente, anche il nostro futuro.
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Palermo
Ultimatum di Lombardo "Berlusconi si decida"
Il leader Mpa: "Sono già in campagna elettorale" Resta lo scoglio
Miccichè, nuovo vertice col Cavaliere "Non mollo l'Udc" Ma Lucchese
lascia lo scudocrociato An al numero uno di Sala d'Ercole "Fatti da parte"
EMANUELE LAURIA Ora Raffaele Lombardo è insofferente. E utilizza il prime time
di Raiuno, il suo debutto in diretta al tg della sera, per dire a Berlusconi che "il tempo sta scadendo": "Con
un po' di buona volontà si può raggiungere l'intesa, come sembrava fino a pochi
giorni fa. Ma c'è una certezza, la mia candidatura. Ho già girato le nove
province siciliane e ho incontrato 10 mila persone. Ne rivedrò altrettante
domenica ad Acireale dove rilancerò la mia candidatura. Non accetto veti. Andrò
avanti con chi condividerà un programma che riguarda la Sicilia". Non è
andato giù, al leader autonomista, il brusco rallentamento della trattativa per
incoronarlo candidato unitario del centrodestra per Palazzo d'Orleans. Si è
messo di mezzo il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, dicendosi
indisponibile a ritirare la propria, di candidatura, e cercando di convincere Berlusconi che in Sicilia è meglio correre senza allearsi
con l'Udc di Cuffaro. Dopo il primo incontro con il Cavaliere, mercoledì, ieri
Micciché è tornato a Palazzo Grazioli per un nuovo colloquio di un paio d'ore.
Alla fine, l'ex ministro non ha voluto dire nulla, ribadendo la posizione
espressa nel suo blog già di prima mattina: "Berlusconi
comprende il senso della battaglia vera contro il metodo del cuffarismo. Gli ho
chiesto di non provare nemmeno a trattare, di sposare la nostra battaglia e
schierarsi con noi". Vuole andare fino in fondo, Miccichè, anche a costo
di correre senza il simbolo del Pdl ma con la sua lista "rivoluzione
siciliana". In realtà, nel corso del faccia a faccia con Berlusconi, l'ex ministro ha illustrato alcuni numeri che
dimostrerebbero come sia possibile conquistare la Regione e anche il premio di
maggioranza al Senato tenendo fuori dalla coalizione Udc e Mpa. Muro contro
muro, insomma. Un braccio di ferro, quello tra Miccichè e gli
"alleati" di Cuffaro, ormai suo irriducibile avversario, che non
sembra terminare. La parola a Berlusconi, mentre lo
stato maggiore di Forza Italia è entrato in silenzio stampa. Da un lato, c'è
Miccichè che minaccia la "rivoluzione", dall'altro ci sono i vertici
ufficiali del partito in Sicilia, Angelino Alfano in testa, a lavorare per una
soluzione diversa, che salvi la formula del centrodestra "o che dia -
affermano gli uomini più vicini al coordinatore - maggiori chance di
successo". Lombardo ha ripetuto davanti alle telecamere del Tg1 che, per
lui, l'alleanza con il Pdl si può fare solo se c'è anche l'Udc "La mia
condizione è che si realizzi un'alleanza tra le forze politiche che governano
fino a oggi la Regione, perché nella giunta di Palazzo d'Orleans convivono
partiti e uomini che invece a Roma non si ritrovano più". Lombardo non
rompe il patto con Cuffaro, anche se l'Udc in Sicilia continua a perdere pezzi:
dopo i coordinatori provinciali di Catania ed Enna, ieri ha annunciato il
passaggio al Pdl anche il deputato nazionale di Alcamo Francesco Paolo
Lucchese. Per Lucchese, l'attuale legge elettorale "non consente il
miraggio di una terza forza" e quest'ultima, se fosse votata da molti,
"aprirebbe la strada al Pd di Veltroni". E ora An mette alle
strette Forza Italia. Da Vicenza Gianfranco Fini, che mercoledì aveva
manifestato ottimismo sulle vicende siciliane, è tornato a parlare dell'Mpa,
augurandosi una soluzione positiva. Il leader di An ha avuto alcuni colloqui telefonici
con Silvio Berlusconi nel
corso della giornata informandosi sull'andamento della trattativa. Il
coordinatore regionale di Alleanza nazionale, Giuseppe Scalia, definisce
"incomprensibile l'atteggiamento degli alleati di Forza Italia, ai quali
chiediamo di esprimersi in maniera netta e inequivocabile sul candidato che il
centrodestra e il Pdl dovranno sostenere per la presidenza della Regione, ancor
di più adesso che il Pd allargato all'estrema sinistra ha ufficializzato la
propria candidatura". Nel partito di Fini è l'ex presidente dell'Ars Guido
Lo Porto, attualmente assessore regionale al Bilancio, a dare sfogo
all'avversione nei confronti dell'ipotesi-Miccichè: Lo Porto definisce la
condotta che l'esponente di Forza Italia ha tenuto durante il processo a
Cuffaro, "altamente cinica e spregiudicata". E aggiunge che i
rapporti in quella che è stata la Cdl si sono "tanto alterati da produrre
l'irreversibile rottura che adesso è sotto gli occhi di tutti".
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
Domani l'ex segretario campano della Margherita sarà alla convention toscana
della Rosa bianca di Montecatini De Mita corteggiato da Udc e Udeur
Buttiglione: venga con noi. Mastella: persona ideale per aiutarci Veltroni insiste: meno voti ma non importa Ci sono cose che
bisogna fare OTTAVIO LUCARELLI IL grande centro sull'asse Nusco-Montecatini.
"Sarò contro di voi" è stato l'anatema al Pd da parte di Ciriaco De
Mita che domani sarà alla convention toscana della Rosa bianca. Lo conferma da
Guardia dei Lombardi un altro irpino, Gerardo Bianco: "So che Tabacci gli
ha telefonato e che lui ha garantito la presenza. Io non l'ho sentito ma mi
dicono che ci sarà". E Bruno Tabacci da Roma conferma:
"La rottura di Casini con Berlusconi e quella di De Mita con Veltroni offrono una opportunità politica importante per consolidare uno
spazio al centro". Un "sisma come quello dell'80", commentano i
demitiani di Napoli, che rischia di trasformare la Campania in una delle
capitali del grande centro. De Mita orfano del Pd, si avvia dunque a
giocare su due tavoli: i suoi fedelissimi in Campania ben saldi ai propri posti
per controllare il Pd campano, la Regione, le Province e le comunità montane
mentre lui ora spazia nel grande centro corteggiato da tanti pezzi dell'ex Dc.
C'è Clemente Mastella che lancia un segnale con Roberta Gasco, segretaria
nazionale dei giovani Udeur: "La carta di identità non può e non deve
essere l'unico criterio per definire la lista dei candidati. Ciriaco De Mita
sarebbe la persona ideale per prenderci per mano ed aiutarci a crescere e a
destreggiarci sulla scena politica". C'è Rocco Buttiglione: "Mi
auguro che venga con noi, mi auguro aderisca all'Udc. Qualche telefonata in
giro c'è stata, De Mita è importante, è un pezzo di storia del cattolicesimo
politico italiano. Così come mi auguro che anche Mastella e Rosa bianca vengano
con noi". E De Mita? Conferma innanzitutto le telefonate con Casini e
Tabacci, ma non solo. Il divorzio dal Pd sembra averlo liberato da una gabbia:
"Il mio problema non è candidarmi ma trovare uno spazio, un luogo, delle
persone con cui discutere ed elaborare risposte anche perché la politica è
condivisione. La cosa che mi interessa è dare vita a una nuova Democrazia
cristiana. Io penso che la continuazione della cultura storica della Dc oggi
possa essere una risposta alla domanda di novità e rinnovamento della politica
italiana. Il problema però non è quanto renda la nuova Dc ma ciò che si
propone. I voti sono utili se si misurano con le idee". Sul caso De Mita è
tornato anche Walter Veltroni da Barletta:
"Qualcuno ci ha detto che in questo modo perderemo dei voti, ma non mi
importa. Ci sono cose che sono giuste e che bisogna fare. Bisogna imboccare la
strada del cambiamento e dell'innovazione. Questa è la volta giusta e noi
vogliamo cambiare pagina. Quando si è stati 45 anni in una istituzione si può
lasciare spazio ad altri. Mi preoccupa e mi rattrista quando si dice che si può
stare in un partito solo se si è candidati. Ci si può stare per le idee e per i
valori". E De Mita in serata ribatte: "Veltroni
prima impegna le persone e poi le delegittima". Veltroni
guarda avanti e la Swg sembra dargli ragione in un intervento del presidente
Roberto Weber: "Sotto il profilo della dimensione comunicativa c'è stata
un'accelerazione del Pd. Anche la vicenda De Mita ha certamente avuto un
impatto positivo sull'opinione pubblica e il Pd ha guadagnato almeno un punto
percentuale". I sondaggi danno ragione a Veltroni
ma Antonio Bassolino, invece, è preoccupato: "Quanto accaduto è un peccato
per il Pd e per lo stesso De Mita".
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'intervento Dieci
buone ragioni per un voto utile, a sinistra Gloria Buffo e Marisa Nicchi
L'impressionante fuoco mediatico a favore di Veltroni
e del Pd non deve stupire più di tanto. Ci sono in questo fenomeno gli aspetti
ridicoli e un po' mascalzoni del nostro giornalismo come testimonia (ma è solo
un piccolo esempio) il titolo di un grande quotidiano che presenta Finocchiaro
e Borsellino in Sicilia come un ticket del Pd. Si tratta di un falso, ma tutto
serve a alimentare la batteria di fuoco pro Pd. C'è poi sicuramente l'interesse
dei gruppi economici forti a sostenere e ispirare un partito amico loro che
viene non a caso presentato come l'unica scelta che può contare. E c'è anche
però una lezione per noi ovvero, che la campagna elettorale si combatte subito,
ogni giorno, con le proposte e con l'iniziativa serrata. Non è più il tempo di
dire "la sinistra e il Pd non saranno fratelli coltelli". Adesso si
compete, il tempo dei pranzi di gala è finito. Accanto alle proposte vere e
proprie - che speriamo vivamente siano asciutte,e facilmente comprensibili -
bisogna argomentare politicamente le ragioni del voto per la Sinistra
Arcobaleno. Noi ne vediamo alcune chiarissime che vanno evidenziate adesso se
non vogliamo inseguire gli argomenti altrui. La prima ragione (più rispetto per
le donne, meno paura del Vaticano) è che il voto alla sinistra è utile perché è
l'unico che garantisce alle donne che non si scambierà la loro libertà e
dignità e il loro corpo con le diplomazie verso il Vaticano. Attenzione: nessuno
dice che la legge 194 è da cambiare, ma gli altri non sono disposti a
denunciare il fatto che si vuole snaturare quella legge contro l'autonomia
delle donne. Questa è la vera questione in gioco. Il Pd dice che l'aborto va
lasciato fuori dalla campagna elettorale perché non vuole spendersi a fondo a
tutela dello stato di diritto e del compromesso tra stato e decisione della
donna contenuto in quella legge. La seconda ragione (meno guerra, più buona
politica) del voto utile riguarda la guerra: l'unica garanzia che L'Italia non
parteciperà a dissennate azioni armate nei Balcani è il voto alla Sinistra.
L'unica certezza che si cercherà una strada meno rovinosa per l'Afghanistan di
quella di una azione militare che dopo sei anni palesemente non funziona è la scelta
per la sinistra La terza buona ragione (meno spese militari più soldi alla
scuola e all'università) è il disarmo: l'Italia è al trentaduesimo posto per la
ricerca scientifica e al quarto per spese pro capite per armi e difesa. Di
fronte al riarmo impressionante in corso, di fronte all'evidenza che qui sta
una delle radici dell'ineguaglianza spaventosa e dei pericoli per l'umanità,
solo la sinistra prende impegni chiari. Al quarto posto (più diritti e salari,
meno sconti alle imprese), non certo per importanza, sta il lavoro. Bene che se
ne torni a parlare, dice Epifani. Ma, impresa e lavoro sono uguali? La Sinistra
pensa di no e sceglie: per un paese più giusto e moderno. Bisogna ridare
riconoscimento e dignità al lavoro. Lo spieghiamo prima o poi in un dibattito
televisivo che se i salari non sono stati al centro della politica del governo
Prodi, benché la Sinistra lo chiedesse, è perché non hanno voluto Padoa
Schioppa e i veti del Pd? I co.co.co. e i co.co.pro. sono in gran parte
lavoratori dipendenti mascherati e questo imbroglio lo conoscono tutti. Il Pd
propone ora di dargli un salario minimo, ma non di superare l'imbroglio. Non
sarà più riformista svelare l'inganno e cambiare quelle norme della legge 30,
operazione che non costa ai contribuenti, ma chiede alle imprese quella
responsabilità sociale che dopo anni di crescita dei profitti è il minimo che
si può chiedere? La redistribuzione così non avverrebbe solo a spese dello
stato (con il calo delle tasse sul lavoro), ma con una divisione dei benefici
della produttività più equa. Quinto (più stato sociale, meno regali alle
rendite). A proposito di redistribuzione bisogna chiedere una tassazione più
giusta, anzitutto delle rendite. E poi, visto che la ricchezza si può ripartire
verso il basso attraverso salari, pensioni e servizi bisogna necessariamente
rafforzare lo stato sociale in controtendenza con lo svuotamento perseguito in
questi anni. Un asilo nido è indispensabile quanto un pronto soccorso e la
politica per sostenere la non autosufficienza, per assicurare alle donne la
libertà di lavorare non si risolve con un bonus in denaro, ma contando su una
rete di servizi forti: qui c'è il pilastro di una maggiore giustizia sociale e
di un progresso economico. Quando Veltroni dice che si
devono tagliare tre punti di spesa pubblica cosa accadrà per sanità e servizi?
Il voto alla sinistra è l'unica garanzia che si vada verso il rafforzamento del
welfare. Sesto (più qualità allo sviluppo, meno scempio di risorse e
territorio). L'ambientalismo del "sì" proposto da Veltroni
è speculare a quello del "no": li non va bene niente, qui va bene
tutto. Invece ci vuole l'ambientalismo della qualità. La garanzia sta nella
sinistra arcobaleno che non deve rendere conto ai grandi interessi economici,
ma tiene a cuore i beni comuni. Settimo (più libertà per le persone e meno
ipocrisie conservatrici). La libertà di divorziare senza attendere troppi anni,
i diritti degli omosessuali, il testamento biologico: la garanzia che uno stato
paternalista - che in Europa non c'è più - non decida al posto nostro, sta in
Italia solo a sinistra. Ottavo (più soggetti televisivi, meno favori a
Mediaset). Il conflitto d'interessi non ha trovato soluzione perché non si è
voluto né la volta scorsa, né questa. Prima, perché D'Alema diceva che Berlusconi si sconfigge politicamente, più recentemente
invece, c'era da fare, insieme a Forza Italia, la legge elettorale bipartitica.
Anche qui, il voto a sinistra è l'unica speranza. Infatti chi ragiona in
termini di potenza sostenendo che le armate televisive di Berlusconi
non si possono toccare ed è meglio venire a patti chiedendo spazi a Mediaset,
non ragiona in termini liberali. La sinistra in Italia è più liberale dei
democratici. La nona ragione (meno partiti nelle nomine, più politica nella
società) è la questione morale. Non c'è legalità, né lotta alla mafia se non si
moralizzano vita pubblica e partiti. E non ci pare che il problema sia solo
dalle parti di Ceppaloni. Ci vuole coraggio: avanti con la legge sulle nomine
in sanità, passi indietro dalle giunte impresentabili. Quella della questione
morale è una sfida difficile, ma è quella vitale. E infine la
politica-politica: chi non desidera che il Pd si butti nella grande coalizione
ha un solo sistema per scongiurarlo, far arrivare tanti voti alla sinistra. Una
postilla sul '
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vespri
Controcorrente, l'attualità in corsa Norma Rangeri Accanto ai talk-show che
durano due ore, con molti ospiti e posti in piedi per i giornalisti, c'è una
macchina leggera che ogni sera, in meno di un'ora, apre e chiude i capitoli
dell'attualità. Il programma si chiama Controcorrente (SkyTg-24, dalle 22,30),
lo conduce Corrado Formigli, giovane reporter della scuola di Michele Santoro.
Due ospiti in studio, uno in collegamento, sintetici flash dai luoghi
interessanti per il tema della serata e sondaggi veloci, commissionati alla
Pr-marketing, interpellando un campione di mille persone con il telefonino. Per rispondere su quanti consensi alla scelta di Veltroni, quanti all'apparentamento con
Di Pietro. Oppure il caso Cuffaro discusso con Leoluca Orlando e il sindaco di
Gela, Rosario Crocetta. Anche un primo piano sulla situazione del Kosovo
intervistando il primo ministro Thaci che racconta dei rapporti con il governo Berlusconi e con Prodi. Si
intitolava "capitali coraggiosi" la puntata di Controcorrente
dell'altra sera, e a interpretare la parte principale c'era un "figlio
di", Matteo Colaninno, capolista del partito democratico a Milano. Come
presidente dei giovani industriali, qualche volta è stato ospite dei talk-show blasonati,
senza lasciare ricordi memorabili. Uno di quelli che non alzano la voce,
cravatta, occhialetti e poche parole. Spiegava la sua recente decisione di
candidarsi al parlamento, sottolineando l'abbandono di tutte le numerose
cariche (azionista del Sole24ore, della banca popolare di Mantova, della
vicepresidente di Confindustria e della presidenza dei giovani industriali).
"Mi sono dimesso da tutto per passione" replica a Piero Sansonetti,
direttore di Liberazione, che, sulla linea bertinottiana, non apprezza il partito
contenitore che si rinnova proponendo candidature a pioggia a tutti i figli di
importanti imprenditori, ma anche agli operai della Thyssen. Nelle interviste
agli operai del Nuovo Pignone, c'è chi approva l'idea di imbarcare il giovane
manager chi sospetta la fregatura. E siccome Colaninno-junior parla del debito
pubblico, Formigli gli chiede un commento sulla scelta del Pd di non
ricandidare il viceministro Vincenzo Visco, l'unico ad essere riuscito
nell'impresa di ridurre la mostruosa evasione fiscale. L'industriale replica
che "se si deve fare largo ai giovani, ci sta anche che Visco passi la
mano". Poi, sulla ricetta per uscire da un paese in declino, ripete la
formula veltroniana: più crescita e più salario. Niente di nuovo, ma ecco uno
che vuole emanciparsi dall'ingombrante padre per salire sul carro del probabile
schieramento perdente. nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commento Il Kosovo
elettorale del Partito democratico T. Di Franc. Non avremmo mai immaginato che
la delicata crisi del Kosovo diventasse il discrimine della campagna elettorale.
E non tra chi ha scelto la guerra e chi la soluzione di pace, ma come rilancio
nei comizi tra centro e destra, vale a dire tra le stesse formazioni che, con
scelta comune e voto bipartisan nel marzo 1999, resero possibile la guerra di
bombardamenti aerei che prometteva di essere "umanitaria" appena di
là dell'Adriatico. La Sinistra invece votò contro quella scelta e scese in
piazza per dimostrare l'inutilità e la drammaticità di una decisione che
infatti fece sul terreno stragi e incrudelì la situazione sul campo. Allora, ha
scritto in questi giorni, Claudio Magris, la secessione del Kosovo "era
esclusa dal nostro governo quando l'Italia partecipò alla vergognosa guerra del
Kosovo". Adesso invece emerge che quei raid preparavano proprio l'indipendenza
etnica che l'Italia si precipita a riconoscere, accettando la nascita di un
mini-stato crocevia di traffici mafiosi, porto franco della malavita
internazionale e più grande base militare degli Stati uniti in Europa. E c'è
pure chi se ne vanta in campagna elettorale, come a dire: lo schieramento mio è
più bello del suo... Ecco dunque che Veltroni illustrando le differenze tra i due schieramenti dichiara:
"Se si aprisse una crisi sul Kosovo il governo del Pd la potrebbe
affrontare, mentre un esecutivo del Pdl avrebbe difficoltà per le divisioni tra
An e Fi", aggiungendo "le differenze c'erano anche nello schieramento
di centrosinistra nel passato ma ormai non ci sono più perchè il Pd ha deciso
di andare libero sulla base di una coerenza e convergenza programmatica".
Deve essere la linea, perché D'Alema parlando alla Camera ha espresso le
identiche parole sul Kosovo: "Il Pd è unito" e a chi gli ha fatto
notare che la Sinistra non la pensa così ha risposto: "Infatti noi ci
candidiamo da soli a governare l'Italia a differenza di Berlusconi
che si candida con quelli che non condividono le scelte fondamentali della
politica estera del paese". Via dunque la "zavorra" della
Sinistra, il ministro ha spiegato il riconoscimento della secessione di
Pristina dalla Serbia sulla base di tre argomenti. Primo, perché la scelta è
ineluttabile, non c'era altra possibilità. E non è vero, perché ci sono state
trattative che avrebbero potuto dare risultati straordinari solo che fossero
continuate e non fatte fallire dall'arrivo a Pristina di Bush che aizza
all'indipendenza e dice che la riconoscerà anche da solo; trattative dove
Belgrado ha proposto il 95% di autonomia e un "contratto" per
verificare in dieci anni la possibilità di un'ulteriore separazione. Secondo,
perché il il caso è speciale e non fa precedente. E non è vero, perché i serbi
di Bosnia dovrebbero essere convinti a rimanere artificialmente uniti nella
periclitante Bosnia Erzegovina dalla stessa comunità che
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Pristina, un
altro sbaglio" Ferrero vota contro Il governo Prodi riconosce il Kosovo.
Il ministro del Prc: "Violate le procedure internazionali, rischiamo nuovi
conflitti identitari" Sara Menafra Roma È stato l'ultimo atto
"politico" della legislatura, ed ha registrato una nuova spaccatura.
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, del Prc, ha votato contro
la scelta di riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Le ragioni che l'hanno
portata a scegliere il "No"? Sono due. La prima: nei fatti c'è stata
una violazione del diritto internazionale. Fino ad oggi azioni come quella nei
confronti del Kosovo sono sempre state precedute da un passaggio all'assemblea
Onu. Questa volta l'Onu non ha deciso in tal senso e non c'è un consenso
unanime neppure all'interno dell'Unione europea. Dunque, non c'è neppure la
parvenza di un atto che segua il diritto internazionale, ma la semplice logica
del fatto compiuto. A volte il passaggio all'Onu è stato solo un atto
formale... E' vero, ma ora abbiamo rotto anche questa procedura. L'altro motivo
è che il conflitto tra Stati uniti e Russia è in forte ripresa, dal punto di
vista degli armamenti stiamo tornando agli anni pre-Gorbaciov. E' del tutto
evidente che la vicenda dei Balcani è terreno di confronto tra Stati uniti e
Russia, anche da un punto di vista simbolico visto che il collante della Russia
di oggi non è il comunismo ma la grande guerra patriottica e l'ortodossia. Il
Kosovo è un luogo clamorosamente simbolico anche da questo punto di vista,
immaginare che il problema sia solo serbo è miope, significa non saper leggere
le dinamiche di lungo periodo nella formazione delle identità. Il
riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo può fornire un pretesto per
elementi di conflitto già aperti. Spero che non succeda niente, ma c'è già
stato il primo assalto all'ambasciata Usa. Temo che sia stato aperto il vaso di
Pandora. Lei crede che l'Italia abbia semplicemente rincorso gli Usa? Credo che
la situazione sia più articolata. E' vero che la presenza italiana in Kosovo è
consistente e, bisogna dire, anche apprezzata per la difesa dei luoghi sacri
ortodossi. Ma non si può dire che il nostro ministero degli esteri abbia
guidato il processo di riconoscimento del Kosovo, non gli farei questo torto.
Piuttosto non è stato in grado di uscire da questa logica. C'è stata una
subalternità di fatto, D'Alema non ha saputo avviare un esito diverso e, con la
grande presenza militare che abbiamo nell'area, è stato difficile sfilarsi.
Peraltro, credo che sia stata una mossa contrastante con le scelte fatte in
altri scenari, un fatto particolarmente negativo. D'Alema e Veltroni
hanno sottolineato immediatamente che il Pd è compatto sulla politica estera.
Ora che non ci siete più voi, che non c'è più l'Unione, hanno un problema in
meno... E' una considerazione corretta nei fatti, ma penso che si basi su una
visione sbagliata, la stessa che li ha portati nella guerra dei Balcani nel
'99. Hanno abbandonato il filone pacifista. Crede che la presenza della
sinistra al governo abbia orientato la politica estera italiana o nei fatti è
cambiato poco? Abbiamo fatto dei compromessi, spesso non sufficienti, ma credo
che nell'ambito delle proposte internazionali la nostra presenza abbia svolto
un ruolo positivo. Quando, ad esempio? Sull'uscita dalla guerra in Iraq, ce la
dimentichiamo sempre ma se ci fosse stato Berlusconi
saremmo stati ancora là. Anche Berlusconi aveva
promesso il ritiro delle truppe... Lo dice pure Bush, il problema è farlo. Se
dipendesse da lei, se tra due mesi ci foste voi al governo, cosa farebbe per il
Kosovo? E' difficile dirlo, bisognerebbe ridiscutere interamente le relazioni
con l'area. Il problema è quello che si fa oggi. Quando si fanno le frittate
l'ipotesi di ricostruire le uova è un po' complicata. Se la maggioranza
esistesse ancora, la sinistra sarebbe riuscita a far cambiare posizione al
resto della coalizione? Per come il governo ha annunciato la sua scelta, credo
di no. E noi, in ogni caso, non avremmo condiviso questa decisione.
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni si fa in 12 Leggi già pronte al
via Alla prima seduta di governo Dodici sono i punti del programma declamato da
Veltroni sabato scorso durante l'assemblea costituente
del partito democratico, e 12 saranno i disegni di legge che il Pd si impegna
ad avere pronti per il primo Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato ieri
Walter Veltroni, giunto in Puglia nel suo tour
elettorale. "Dodici proposte di legeg che corrispondono ai punti del
programma che approveremo nel primo Consiglio dei ministri, se vinceremo".
Ci stanno lavorando i gruppi parlamentari e gli esperti del
programam veltroniano. La ratifica del Consiglio dei ministri non sarebbe un
problema, bisognerà poi vedere come andrà il percorso parlamentare. Sì al
faccia a faccia in tv "Se ci saranno le condizioni farò il confronto in
televisione con Silvio Berlusconi, è un dovere verso gli italiani". Così ha risposto Veltroni a chi gli chiedeva la disponibilità al faccia a
faccia con il suo principale avversario. La prima condizione che bisognerà verificare
è proprio la disponibilità del cavaliere. Ma la campagna elettorale, ha
aggiunto il segretario del Pd, "non si fa in televisione ma nelle
piazze". Ad ogni evenienza il Pd e Fi si sono approvate un regolamento
sulla par condicio su misura.
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ma è uno scherzo:
Bondi dice che il Pdl non candiderà gli indagati, poi spiega: non valgono i
processi politici. Cioè tutti A. Fab. Roma Anche Silvio Berlusconi
si impegnerebbe a non candidare chi è nei guai con la giustizia. La novità,
contenuta in una lettera che il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha
inviato ai dirigenti regionali del partito, è tutta da verificare visto che già
sommersa dalle eccezioni. A stare alla lettera di Bondi il precetto suggerito
da Forza Italia per il nuovo "Popolo delle libertà" è addirittura più
rigido di quello introdotto dal partito democratico ed evidentemente copiato
dal centrodestra. Fuori dalle liste dovrebbero restare anche i semplici
inquisiti, mentre Veltroni escluderà solo i rinviati a giudizio e chi è stato arrestato o
condannato per alcuni reati. Ma sono le eccezioni che spiegano la regola, visto
che ad avere più problemi di tutti è proprio il candidato premier Berlusconi che è sia indagato (ha
persino processi in corso) che condannato. Bondi chiarisce tutto nel suo
messaggio: "Escludiamo naturalmente quei procedimenti penali che, come
sappiamo, hanno un'origine di carattere politico". Cioè tutti quelli che
hanno coinvolto parlamentari forzisti, secondo le rituali lagnanze proprio di
Sandro Bondi. Dunque nessuna rivoluzione. Di parlamentari indagati Forza Italia
e An sono piene, a parte Berlusconi basta citare due
inchieste recenti che coinvolgono nomi di primo piano, il senatore forzista
Pittelli indagato dal pm De Magistris a Catanzaro e il deputato Landolfi che
per An presiede la commissione di vigilanza Rai e che è finito in un'inchiesta
sui rifiuti in Campania. Poi c'è la pattuglia dei condannati con sentenza
definitiva di cui il blog di Beppe Grillo chiede da anni la cacciata dal
parlamento: da Dell'Utri e Alfredo Vito, da Berruti a Sterpa a Iannuzzi, tutti di
Forza Italia. In alcuni casi resteranno fuori ma non per questioni etiche, il
loro processi sono considerati tutti "politici". Ma forse non si
porrà nemmeno il problema. Mentre infatti Veltroni
sottolineava come la decisione del Pdl fosse copiata dal codice etico appena
varato dal Pd, Bondi già precisava: "Questi criteri non sono definitivi,
sono contenuti in una bozza di lavoro provvisoria, un contributo da presentare
alla discussione con An e gli altri partiti aderenti al Pdl". La discussione
ci sarà nei prossimi giorni, An e la Lega (seppure in veste di alleata) che
recitano la parte dei partiti intransigenti dovranno però far valere le loro
eccezioni perché ad esempio nel partito di Fini c'è l'ex capogruppo Nania
condannato con sentenza passata in giudicato e in quello di Bossi persino l'ex
ministro Maroni (in questo caso per una vicenda davvero politica come furono
gli scontri di via Bellerio). Intanto oggi Silvio Berlusconi
approverà e verosimilmente annuncerà il programma del Pdl, anche questo come vuole
la moda del momento stringato - una ventina di pagine - e naturalmente tutto
concentrato sul taglio delle tasse, la sicurezza e il federalismo. Berlusconi aveva detto di averlo fatto avere in anteprima al
commissario Ue Almunia per una valutazione, ma ieri Almunia l'ha smentito:
"Non ho ricevuto nulla".
( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Articolo 18
Bertinotti: "Estendiamolo a tutti". L'Arcobaleno: "Il professore
è contro i lavoratori". Il Pd lo difende: "Guai alle
demonizzazioni". Tace il sindacato Daniela Preziosi Roma Il caso Ichino
mette a dura prova il fair play elettorale che finora ha regnato fra il Pd e la
sinistra arcobaleno. Ieri il giuslavorista, editorialista del Corriere della
sera noto per le sue battaglie contro la "sinistra conservatrice", ha
annunciato di aver accettato di correre per il Pd. Più che il suo sì a Veltroni - scontato, Ichino è fra i 'tecnici' più citati nel
partitone - sono le motivazioni a far notizia. In un'intervista a Repubblica,
le definisce "le sue condizioni" per accettare la candidatura. E
sono: "Continuare la battaglia per modernizzare l'impiego pubblico, la
contrattazione e il mercato del lavoro". Condizioni abbondantemente
accettate dal programma del Pd, soprattutto quanto all'enfasi sul secondo
livello di contratto. Ma con l'occasione il professore si spinge fino alla
proposta di "rivedere" l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori,
quello che vieta il licenziamento senza giusta causa nelle imprese con più di
15 dipendenti. In pratica ne propone l'abolizione, scambiandolo con una riforma
dei licenziamenti, evidentemente introducendoli dove finora sono vietati.
Affermazioni pesanti, anche a casa Pd: almeno un pezzo del partito - gli ex ds
- ha vissuto e vinto una grande battaglia in difesa dell'articolo 18, all'epoca
considerato "un diritto costituzionale" messo sotto attacco dal governo
Berlusconi. Finì con una vittoria, ma fu una
contrapposizione durissima, alla cui testa si mise Sergio Cofferati, allora
segretario della Cgil. Che il 22 marzo 2002 portò tre milioni di persone in
piazza . Così ieri la sinistra si è fatta saltare i nervi. Fausto Bertinotti,
unico, ha sorvegliato i toni: l'articolo 18 andrebbe rivisto, dice, ma nel
senso di "estendere a tutti i lavoratori la tutela contro il licenziamento
senza giusta causa". Il resto della sua coalizione invece ha attaccato a
testa bassa: "proposte di destra" (Franco Giordano), "dobbiamo
attenderci che sarà proprio il Pd a ricominciare la guerra contro l'articolo
18? Non staremo a guardare" (Titti Di Salvo, Sd), "Veltroni
getta la maschera" (Pino Sgobio, Pdci), "un calcio in faccia ai lavoratori
e ai loro diritti" (Manuela Palermi e Natale Ripamonti, Pdci e Verdi),
"contro il precariato la ricetta del Pd è quella dei licenziamenti
facili" (Cesare Salvi, Sd). Ma ad andare giù pesante è Marco Rizzo,
eurodeputato del Pdci: "E' incredibile che certe dichiarazioni arrivino da
uno che si dichiara di sinistra. Una volta avrebbero detto: è servo del
padrone". Le parole di Rizzo sono un'occasione ghiotta per la risposta del
Pd. Molti di quelli che difendono Ichino non resistono alla tentazione di
rispolverare i vecchi arnesi, come l'accusa alla sinistra di essere
"cattiva maestra". Per Enrico Buemi (Pd), l'Italia "non ha
bisogno né di chiusure ideologiche e tanto meno di criminalizzazioni
irresponsabili, ma di confronti seri sul come affrontare e risolvere i problemi
della crescita della nostra economia, dell'occupazione e dei salari",
"Marco Rizzo con i suoi compagni porta la responsabilità di aver reso
molto più difficile e sicuramente in ritardo questo necessario
cambiamento". Ancora più esplicito il socialista Lanfranco Turci:
"Vorrei ricordare a Rizzo che la virulenza del suo linguaggio è la stessa
adottata da coloro che costringono il professor Ichino a vivere sotto la tutela
continua delle forze di polizia e che hanno colpito già tanti studiosi del
diritto del lavoro, da Biagi a D'Antona". "Io non voterò Pd - dice
l'economista Giuliano Cazzola - ma guardo con grande interesse e solidarietà
alla sfida che quel gruppo dirigente lancia alle Erinni e ai bolscevichi
impenitenti della Cosa rossa". La destra cerca di inserirsi nella
polemica, ma lo scontro è tutto fra sinistra e centro. Eppure la diversità dei
toni degli interventi che provengono dall'entourage di Veltroni
è significativa. Ichino sta dando al Pd "un contributo prezioso",
dice il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini. E il Pd "con il suo
programma sta dimostrando che è possibile tenere insieme l'uguaglianza con
l'innovazione sociale". Quanto all'articolo 18, "nel nostro programma
si sono preferite proposte diverse". Parole meditate, che ridimensionano
l'esploit del professore. Ma non riempiono il vuoto lasciato dal silenzio della
Cgil, riferimento importante del "partito nuovo". "Nel nostro
programma non c'è l'abolizione dell'articolo 18", dice Alessia Mosca,
giovane responsabile del Lavoro del Pd. Lei, nel marzo del 2002, era ancora più
giovane e lavorava a Bruxelles per i popolari europei. Non era in piazza con
Cofferati. Quella dell'articolo 18, dice, rischia di essere "una
bandierina": "lo stile giusto per affrontare i problemi è cercare una
soluzione, non arroccarsi su posizioni ideologiche".
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-22 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Retroscena La sfortuna di governare con l'economia in frenata
L'idea di Tremonti delle larghe intese per affrontare la crisi e il
centrosinistra spiazzato ROMA - Se è vero quanto sostiene l'economista Renato
Brunetta, uno dei più ascoltati consiglieri di Silvio Berlusconi,
che "il governo non fa il prodotto interno lordo", è pur vero che una
strana maledizione sembra precedere il Cavaliere. Precedere è il termine
esatto, perché appena lui si avvicina a palazzo Chigi l'economia, plof!, si
affloscia come un pallone bucato. E' successo nel 1994, quando la speculazione
finanziaria si accanì ferocemente contro la lira. E' accaduto di nuovo nel
2001, dopo gli atti terroristici di New York e Washington che nessuno, almeno
in Italia, poteva davvero prevedere. E si sta verificando ancora. Non
fraintendete: non c'è alcun nesso di causa ed effetto fra le due cose. Come non
c'è stato un nesso, al contrario, tutte le volte che ad avvicinarsi al governo
era Romano Prodi e puntuale come il segnale orario, ecco la ripresa. Con
inevitabile smacco del Cavaliere: che l'ultima volta, dopo cinque anni di
vacche magre, ha visto il pil sfrecciare sotto il suo naso a quasi il 2%. Non
che la presunta fortuna del Professore non abbia assunto ormai dimensioni
internazionali, come ha sperimentato durante la semifinale fra Italia e
Germania dei campionati mondiali di calcio la sua grande amica nonché premier
tedesco Angela Merkel. A 120 secondi dalla fine del secondo tempo supplementare
Prodi l'ha fissata con una smorfia di sofferenza e le ha sussurrato:
"Angela, se c'è una cosa che proprio non sopporto sono i calci di
rigore". E mentre glielo diceva, il pallone scagliato dal piede sinistro
di Fabio Grosso imbroccava una traiettoria irripetibile e si insaccava alle
spalle del portiere tedesco Lehmann. Ma nemmeno Berlusconi
passa per essere uno perseguitato dalla mala sorte. E poi cerca sempre di
vedere il bicchiere mezzo pieno. Nel settembre del
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Pullman in Puglia Il segretario pd convoca il
popolo delle primarie il 29 e 30 marzo Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza
L'annuncio: al primo Cdm varerò le dodici priorità E Ciriaco, corteggiato da
Casini e Tabacci, lavora a una "nuova Dc". Ma Pezzotta avverte: il
leader c'è già DAL NOSTRO INVIATO FOGGIA - Che "tristezza", quando si
sta in un partito solo per una poltrona... E Ciriaco De Mita l'ha
occupata "fin troppo a lungo". Walter Veltroni
lo grida che è buio dal palco di Foggia, neppure lo nomina l'ex premier che ha
sbattuto la porta del Pd, ma i cinquemila con le bandiere tricolore se lo
passano di bocca in bocca: "Ce l'ha con De Mita... ". è al grande
capo del centrosinistra campano che il teorico del "voltar pagina"
spedisce il più aspro dei rimproveri, è lui che ammonisce tra gli applausi dei
pugliesi: "Quando si è stati 45 anni in una istituzione si può lasciare
spazio a qualche ragazzo, o no?". E se il Pd perderà voti? "Non me ne
importa nulla, ci sono cose che è giusto fare. E non mi piace chi sta in un
partito a seconda che lo si candidi oppure no". Aria nuova o "il Pd
rischierebbe di perdere", ma è una "pura invenzione" che il
leader voglia candidare i "figli di". Alle tre tappa a Barletta e
nella città che alle primarie scelse Enrico Letta, per la prima volta lo staff
del pullman teme il flop. A Foggia però è un'altra storia. Piazza XX Settembre
è piena come nemmeno per l'ultimo comizio di D'Alema. E Veltroni
si rincuora: "C'è grande effervescenza, tanta gente non si vedeva dal
'96". L'ex sindaco sogna in grande, convoca ai gazebo i votanti delle
primarie per il 29 e 30 marzo sperando di farne altrettanti volontari, progetta
un maxi-comizio finale in collegamento video con tutte le piazze d'Italia. E
quando gli chiedono del faccia a faccia con Berlusconi
non si tira indietro: "Se ci saranno le condizioni sì che lo farò, è un
dovere verso gli italiani". E mentre De Mita, corteggiato da Casini e
Tabacci, lavora a una "nuova Dc" e già si vede leader ("Non
scherziamo, c'è Tabacci" lo stoppa Pezzotta), Veltroni
inneggia al ricambio generazionale. Ringrazia Prodi, Amato, Visco, Pinza,
Violante e Mattarella per la generosa autoesclusione dalle liste, loda lo
scrittore Gianrico Carofiglio che sarà candidato col Pd, annuncia che il 13
marzo presenterà 12 proposte di legge che corrispondono alle priorità del
programma e giura che, se vincerà, saranno approvate al primo Consiglio dei
ministri. La traccia del discorso è sempre la piattaforma morale di Spello, la
politica senza nemici e senza insulti, l'Italia unita che non si vergogna di
cantare l'inno di Mameli. "Prima c'era timidezza, pure i calciatori della
nazionale stavano a bocca chiusa...". Ora cantano tutti, Veltroni abbraccia Michele Emiliano, bacia Nicola Latorre e
poi di nuovo via, destinazione Modena. E pazienza se il candidato premier
viaggia in aereo e auto blu e salta sul pullman solo alle porte della città.
Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il caso Il giuslavorista sarà in lista con i democratici
"Rivedere l'articolo 18" Bufera sulle proposte lanciate da Ichino
Sinistra all'attacco. No dai sindacati Bertinotti: eliminarlo? La misura va
estesa a tutti. E Tremonti: questo tema lo lasciamo volentieri a Veltroni ROMA - Sembra di essere tornati al 2002. è bastata
la conferma della candidatura di Pietro Ichino nel Pd per riaprire lo scontro
sull'articolo 18 dello Statuo dei lavoratori, quello che vieta i licenziamenti
senza giusta causa. Il giuslavorista milanese, che correrà in Lombardia, è tra
gli ideatori della proposta di contratto unico di assunzione che, in cambio della
eliminazione di tutti i contratti atipici, prevede che nei primi due-tre anni
del rapporto di lavoro l'azienda possa licenziare pagando al lavoratore un
indennizzo economico, mentre dopo scatterebbe la tutela dell'articolo 18.
Questa proposta è avversata dai partiti della sinistra radicale e dalla Cgil.
Ma anche Cisl e Uil, che pure nel 2002 firmarono il Patto per l'Italia col governo Berlusconi che prevedeva deroghe all'articolo 18, sono contrarie a riaprire
la questione. E gli stessi vertici del Pd sono consapevoli che la materia è
esplosiva, tanto che nel programma del partito di Walter Veltroni non c'è traccia di interventi
sull'articolo 18, spiega la responsabile Lavoro, Alessia Mosca. Perfino
il Pdl si tiene alla larga dalla questione. "La lasciamo volentieri a Veltroni" ironizza Giulio Tremonti (Forza Italia), che
insieme con Gianni Alemanno (An) e Roberto Maroni (Lega) ha preparato il
programma dello schieramento di Silvio Berlusconi. La
novità è che le idee di Ichino hanno diritto di cittadinanza nel Pd. "Per
noi non sono un tabù" dice Mosca, che auspica su questo una discussione
fuori dagli schemi ideologici. Purtroppo però alcune reazioni ricordano i toni
accesi del 2002. Marco Rizzo, del Pdci, accusa Ichino di essere "servo dei
padroni". Parole che hanno provocato la dura replica del socialista
Lanfranco Turci: "La virulenza del linguaggio di Rizzo è la stessa
adottata da coloro che costringono il professor Ichino a vivere sotto la tutela
continua delle forze di polizia e che hanno già colpito Marco Biagi e Massimo
D'Antona", i due giuslavoristi uccisi dalle Brigate rosse. Di
"squallido linciaggio " parla Giuliano Cazzola, ex sindacalista Cgil
e amico di Biagi. Fausto Bertinotti risponde invece nel merito dicendo che,
secondo Rifondazione comunista, l'articolo 18 non andrebbe superato, ma esteso
a tutti i lavoratori, anche quelli delle piccole imprese. Per Cesare Salvi
(Sinistra democratica) la ricetta di Ichino si riassume nei "licenziamenti
facili". La Cgil, con Fulvio Fammoni, avverte: "Sull'articolo 18 non
abbiamo cambiato idea e non la cambieremo: restiamo contrari a modifiche".
Ieri ne hanno discusso anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e Maurizio
Sacconi (Forza Italia), alla presentazione del libro di Raffaele Marmo
"Anni flessibili". Bonanni ha tagliato corto: "L'articolo 18 non
è più d'attualità. Oggi le priorità sono altre". Secondo Sacconi, invece,
quelle di Ichino sono "idee giuste". Nel programma del Pd c'è solo
una proposta che va nella direzione del contratto unico suggerito dal
professore: un allungamento deciso (anche se non si specifica di quanto) del
periodo di prova prima dell'assunzione. "Si potrebbe arrivare a 6-12
mesi" dice Mosca. Enrico Marro.
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11
categoria: BREVI "Parlerò io con Walter" Veltroni e Pannella nel
2000 1987 Con Craxi a Montecitorio 2000 Con Silvio Berlusconi 2005 Stretta
di mano con Prodi.
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE La "vestale" della Fiamma "Le parlamentari di Silvio
non sono tigri ma gatte, tutte le altre hanno il complesso di Edipo"
Santanchè: solo la Bindi coraggiosa come me ROMA - "Se io fossi di
sinistra, mi porterebbero in giro come la Madonna. La prima donna candidata
premier nella storia repubblicana. Una donna che si batte contro l'obbligo del
velo per le islamiche, che gira sotto scorta per ospedali a confortare le
ragazze musulmane picchiate, sfregiate, violentate dai loro uomini, che ogni
due mesi riceve dall'Inghilterra minacce di morte e lettere con la foto di Theo
van Gogh, il regista sgozzato dagli islamici. Ma sono di destra; e non mi fila
nessuno". Difficile riconoscere Daniela Santanchè nel profilo della
perseguitata. Più facile chiedersi cosa c'entri una dama dei salotti milanesi e
romani con la Destra postmissina e populista di Storace e Buontempo. "Ma
quali salotti? Io sono una donna del popolo, e insieme una donna di successo.
Popolare, non populista. Vengo da una famiglia di piccoli imprenditori, ho
lavorato molto, non ho prestanomi, delle mie aziende sono presidente e
amministratrice. Mio padre diceva che si nasconde solo quel che si è rubato.
Quanto a Buontempo, è uomo raffinatissimo". Raffinatissimo? "Nel
pensiero. La sua è passione politica autentica. Come quella di Storace. Quando
disse che era meglio la Mussolini della Santanchè, gli mandai un mazzo di fiori
con un biglietto: "Sono certa di farti cambiare idea". Il tempo mi ha
dato ragione". Delle altre donne, assicura, non vorrebbe mai parlar male.
"Sarei contenta che candidassero Giorgia Meloni sindaco di Roma, che fosse
proprio lei, dopo aver tanto parlato contro le quote rose e la politica al
femminile, a beneficiare delle battaglie che ho condotto dentro An. Non ho
nulla contro le donne del mio vecchio partito: hanno una storia diversa, non
riescono a emanciparsi dal loro monarca Fini, per loro lo stipendio da
parlamentare è importante; io sono la parlamentare con la più alta
dichiarazione dei redditi, e non me ne vergogno perché mi garantisce libertà.
Stimo molte donne anche a sinistra, a cominciare dalla Finocchiaro, ma non vedo
una Santanchè tra di loro. Sono convinte di avere il monopolio della questione
femminile, ma non si affrancano dagli uomini, hanno tutte il complesso di
Edipo. L'unica che ha dimostrato davvero coraggio è Rosy Bindi ". E le
soubrette di Forza Italia? "Nessun malanimo. Certo, Silvio fa il circo con
le gatte anziché con le tigri". Non ce l'ha neppure con la donna che le ha
portato via il marito, Rita Rusic. "E perché dovrei? Lei non ha colpe. Alla
fine è l'amore che vince. Proprio per questo, avrei sperato che vincesse
l'amore per nostro figlio Lorenzo. Sarò all'antica, sarò di Cuneo; ma quasi
quasi penso che bisognerebbe vietare per legge di separarsi quando si hanno
figli piccoli. Lorenzo ha 11 anni, e avrei voluto che questo dolore gli fosse
stato risparmiato. Oggi non mi considero single. è single chi è libera di fare
qualsiasi scelta. Io non me la sentirei di portare in casa un altro, di far
soffrire Lorenzo coricandomi nella stanza a fianco alla sua con un uomo che non
è suo padre. Non mi piace questa mancanza di pudore, il modo con cui la Bruni e
Sarkozy, che ormai pare un cartone animato, hanno messo in piazza la loro
storia, senza mai arrossire. Io voglio continuare ad arrossire". Tra
Veronica e Silvio Berlusconi, la ragione non è
necessariamente dalla parte della donna: "Quella lettera è stata
inopportuna. Se decidi che la tua "mission" è sposare un miliardario,
certe cose tocca subirle". Secondo le voci di Palazzo, con Berlusconi la Santanchè dovrebbe essere furibonda: prima la
incoraggia a lasciare Fini per andare da Storace, poi stringe l'accordo proprio
con Fini. "Non è andata così. Non sono Ambra, nella versione teleguidata
da Boncompagni. E non dirò una parola contro Berlusconi.
L'ho promesso a Lorenzo, che è un suo fan e mi ha incoraggiata a scendere in
campo, senza però fargli la guerra. Domenica scorsa ero a cena ad Arcore,
abbiamo telefonato insieme a mio figlio e Silvio gli ha promesso: "Tua
mamma e io non litigheremo mai". Anzi, dopo il voto potrei essere
utilissima. Già vedo i titoli: "Veltroni e Berlusconi pareggiano al Senato, la Santanchè sfonda". A quel punto,
il Cavaliere potrà contare su di noi per fare il governo, anziché cercare
l'accordo con l'infido Veltroni; il più comunista di tutti, simulatore e dissimulatore di
qualsiasi cosa. Berlusconi ne deve diffidare,
perché lo tradirebbe. Come lo tradirà Fini, l'uomo delle giravolte, che fino a
qualche giorno fa auspicava la morte come soluzione al berlusconismo. Però i
traditori finiscono sempre male". La ragazza di Cuneo, capitale della
Resistenza, è alleata con i fascisti della Fiamma tricolore. "Ma non ci
sono nostalgici con noi. Ci sono anticonformisti, senza complessi, senza ansia
di essere legittimati dai circoli internazionali, finanziari o mediatici. La
prima sberla l'ho presa a tredici anni, a Cuneo, per aver distribuito i
volantini di un comizio di Almirante. Non ero proprio missina, ero ribelle, non
credevo alla leggenda dei partigiani tutti buoni e dei neri tutti cattivi. Sono
orgogliosa di essere concittadina di Giorgio Bocca, un grande giornalista; ma
sulla Resistenza la penso come Pansa. Quando arrivai a Torino a Scienze
politiche, nell'80, trovai un'università piena di eskimo, e mi divertivo a
provocare: Mini Clubman, borsa Fendi, scarpe rosse con bordino oro. I miei
esami erano spettacoli, con due tifoserie contrapposte: da una parte barbe
incolte e capelli lunghi, dall'altra i "cremini", i figli degli Anni
'80, quelli che a Milano si chiamavano sanbabilini. Per questo il 16 marzo manifesteremo
a San Babila: per riprenderci la "nostra" piazza. Avremo candidati a
sorpresa: un generale dell'Arma dei carabinieri, un giornalista importante, un
grande imprenditore, forse donna. Per ora Rai e Mediaset mi oscurano, mi ha
invitato solo Lucia Annunziata domenica prossima, ma quando scatterà la par
condicio non mi fermeranno. Nell'antica Roma erano le vestali, quindi le donne,
a tenere accesa la Fiamma. E negli Anni '70 erano le donne ad aspettare alla
finestra figli e mariti di destra che non sono più tornati". "La
Destra" Daniela Santanchè, candidata premier Aldo Cazzullo.
( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il caso Tra i "salvati" il leader e Dell'Utri. Berlusconi lancia i gazebo per il programma l'1 e 2 marzo
FI: fuori lista chi è inquisito Eccezione per i "motivi politici" La
proposta Bondi ai segretari regionali. Pdl-Lombardo: si tratta ancora Il
coordinatore di FI parla di "procedimenti penali". In Sicilia l'ipotesi di un ticket tra il leader Mpa e Miccichè ROMA - Lo
pretende Walter Veltroni,
lo propone Gianfranco Fini e adesso - in qualche modo a sorpresa - lo intima
anche Sandro Bondi: chi ha in corso "eventuali procedimenti penali",
sia esso parlamentare in carica o candidato, non potrà essere inserito nelle
liste elettorali. Sarebbe una notizia bomba quella della lettera fatta
pervenire ieri dal coordinatore di FI ai segretari regionali, visto che di
parlamentari con procedimenti in corso o conclusi, tra gli azzurri ce ne sono
abbastanza. E con nomi più che altisonanti: Silvio Berlusconi,
ovviamente, come Marcello Dell'Utri. Ma nella lettera, c'è una decisiva
postilla: l'esclusione non vale per i procedimenti che "come sappiamo,
hanno una origine di carattere politico", e certamente i casi citati
appartengono a questa categoria. Già, ma fa comunque rumore che un semplice
"procedimento penale" possa impedire una candidatura. E lo fa tanto
nel partito, che lo stesso Bondi deve precisare i contorni di quella che i suoi
definiscono "una comunicazione di routine", che si fa sempre sotto
elezioni, per evitare che qualcuno "proponga di presentare Tizio che ha
sparato a uno o Caio che ha molestato una bambina...": "La nostra è
una bozza provvisoria, dovremmo parlare nell'incontro con An e con gli altri
partiti del Pdl, non c'è alcun carattere di definitività". Insomma, sembra
di capire, si valuterà caso per caso, senza forzature, e l'ultima parola
spetterà ai leader. Per il momento, da risolvere c'è ancora l'ultima grana,
quella siciliana. Neanche ieri infatti si è concluso il tormentone Sicilia:
Miccicchè, che ha incontrato Berlusconi, non ha ancora
abbandonato l'idea di correre per la presidenza della Regione al posto di
Lombardo, anche se ieri per tutto il giorno ha tenuto i toni bassi, segno che
la trattativa è in corso. Da parte sua, Lombardo continua a chiedere un accordo
sulla sua candidatura che preveda l'appoggio sia del Pdl che dell'Udc di
Cuffaro, che Miccichè osteggia con tutte le sue forze, altrimenti annuncia che
correrà da solo e con chi lo appoggerà. Ed è vero che sembra uscita dal campo
l'ipotesi di una sorta di collegamento di Cuffaro con il Pdl attraverso
l'apparentamento del suo simbolo al Senato con quello dell'Mpa (l'ex presidente
della Sicilia dovrebbe candidarsi alla Camera per l'Udc e dunque non ci
sarebbero alleanze "spurie"), ma è altrettanto vero che la situazione
non si sblocca. E' però ottimista Paolo Bonaiuti: "Una soluzione alla fine
è possibile trovarla, se si ha buona volontà", e quello di cui si parla
per sbloccare l'impasse è il lancio di un ticket tra Lombardo e Miccichè
appoggiato dall'Udc, appunto solo alla Regione. Si vedrà nelle prossime ore se
l'intesa andrà in porto con un ultimo sforzo di Berlusconi,
che sta limando il programma incentrato soprattutto su ripresa economica e
aumento dei salari. Programma che sarà finalmente presentato agli italiani il
week end dell' 1 e 2 marzo in 8000 gazebo distribuiti in tutta Italia. Paola Di
Caro.
( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cattolici La Cei non
riesce a liberarsi di Ruini Influenza la politica italiana, ma senza un
progetto chiaro Nei giochi che hanno in palio l'elettorato cattolico in vista
del 13 aprile, sembra quasi che Veltroni e Ruini stiano danzando un minuetto. Entrambi infatti stanno
contribuendo, per ragioni diverse, alla nascita di un polo centrista in chiave
antiberlusconiana. La decisione di Veltroni di inserire la Bonino nelle liste del Pd è, come ha già detto a
gran voce la senatrice Binetti, "un calcio nei denti a tutti i cattolici
presenti nel Partito democratico". Cosa succederà adesso? La
Binetti e gli altri cattolici di Veltroni potrebbero
essere indotti a uscire per andare a ingrossare le liste dei neocentristri
realizzando così il sogno arcaico di una nuova Democrazia Cristiana, come
sembra desiderare Ruini? La domanda è meno banale di quanto sembri. L'idea di
Ruini di creare uno schieramento di centro che indebolisca Berlusconi
si arricchisce ogni giorno di nuovi colpi di scena. Sono in ballo quei dieci
milioni di voti dei cattolici italiani che ogni domenica vanno a messa. Ed è
ovvio che la futura stabilità della maggioranza che sarà espressa ad aprile si
giocherà tutta al centro. Veltroni, per aggiudicarsi i
400 mila voti che si dice che la Bonino sia in grado di esprimere, si è assunto
il rischio di perdere l'appoggio dei suoi elettori moderati. È lo stesso errore
che sta commettendo Ruini: la proliferazione di sigle al centro dello
schieramento politico sancisce la fine della posizione di equidistanza fra i
due poli sempre tenuta dalla Chiesa italiana dopo la fine della Democrazia
Cristiana. Un'equidistanza che il cardinale Bertone, dall'alto della Segreteria
di Stato, sta provando, inutilmente, a mantenere. L'elettorato cattolico sta
vivendo un disorientamento inedito, che trova la sua origine nella confusione
che regna ai vertici della Curia romana, quasi come se la leggendaria lucidità
strategica d'Oltretevere si fosse improvvisamente appannata. Negli ultimi
quindici anni, i vescovi sono stati fra i migliori mediatori della politica
italiana. Fra Prodi e Casini, Rutelli e lo stesso Berlusconi,
hanno ottenuto un risultato eccellente: tenere viva la fiamma della
trasversalità cattolica all'interno dei due poli. 3 22/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue come liberarsi
dalle piaghe bibliche Altro che 12 punti per un buon governo Qui servono misure
drastiche e precise La malapolitica, la sanità in Calabria, Napoli, il
paesaggio (segue dalla prima pagina) Se invece si riducessero i parlamentari, i
compensi e le spese stratosferiche delle istituzioni politiche di regioni come
la Sicilia, che sono in mano ad autentici nababbi, i mastellismi di ogni sorta
che succhiano il sangue al nostro Paese, correrei alle armi. Ridurre il costo
della politica vuol dire tagliare le unghie a un ceto politico senza uguali,
come numero e come costo, nel mondo occidentale, in gran parte parassitario. E
per questo, è inutile illudersi: si tratta di affrontare uno scontro mortale.
Io non riesco a leggere questa indispensabile dichiarazione di guerra nei
dodici punti di Veltroni. Forse vuol tenere la cosa
nascosta per sorprendere il nemico, ma almeno un piccolo cenno, magari in forma
criptica, sarebbe necessario. Ridurre il costo della politica è un tragitto
obbligatorio anche per ridurre in misura molto maggiore le imposte e quindi
ridare reddito, fiato e capacità di consumo a larghi gruppi sociali sacrificati
dalla politica degli ultimi quindici anni. La degenerazione della politica
contro la professionalità La degenerazione della politica non ha solo un costo
diretto molto elevato, ma comporta anche un grande danno indiretto, per lucro
cessante. La degenerazione della politica (cioè l'intrufolarsi ovunque e
dappertutto della stessa in aree che nei paesi avanzati nulla hanno a che fare
con la politica) comporta un peso soffocante, avvolge le nostre attività in una
ragnatela opprimente, scoraggia la professionalità, seleziona i peggiori e demoralizza
i giovani (e tanti, soprattutto quelli vocati alla ricerca scientifica, se ne
vanno all'estero proprio perché non trovano spazi di crescita basati solo sulle
capacità, sulla professionalità, sull'impegno). Per andare al concreto, sto
completando uno studio su come si fanno le nomine nella sanità in Inghilterra e
in altri paesi europei. Alla mia domanda se la politica interferisce nelle
nomine della sanità, il mio corrispondente inglese ha avuto una reazione quasi
incredula e imbarazzata e mi ha scritto: "Mai e in nessun modo le nomine
della sanità, sia per i sanitari che per gli amministratori dei Trust che
gestiscono gli ospedali, sono influenzate da considerazioni di appartenenza
politica". Segue Veltroni cosa sta succedendo
nella sanità in Italia, legge le cronache della Calabria, si è reso conto che
ciò che succede in Calabria è solo lo stadio terminale di una malattia che ha
colpito tutta l'Italia, Lombardia al primo posto? Io non ho trovato nei dodici
punti di Veltroni uno che alzi la bandiera contro la
degenerazione della politica e a difesa della professionalità e che faccia
proposte su come affrontare questo punto assolutamente cruciale. La dominanza
della malavita organizzata in alcune regioni, con tendenza ad espandersi Nei
dodici punti di Veltroni c'è un punto 2 che ripresenta
la solita aria fritta sul rilancio del Mezzogiorno e un punto 10 che dice cose
ragionevoli sull'ordine pubblico e sulla sicurezza. Ma qui non si tratta di
"pacchetto sicurezza" o di "usare più personale in divisa all'esterno".
Si tratta di ben altro. Si tratta di decidere se si vuole portare in fondo, non
solo con gli strumenti delle forze dell'ordine, ma anche economici e
istituzionali, la battaglia mortale in corso per liberare alcune regioni
italiane, che sono sostanzialmente occupate da forze estranee allo Stato ma
che, allo stesso tempo, nello Stato hanno scavato le loro tane. E se si vuole
affrontare seriamente il problema della corruzione, che rappresenta l'humus nel
quale fiorisce la malavita organizzata. Negli ultimi tempi in Sicilia le forze
dell'ordine hanno ottenuto grandi risultati e alta sia sempre la nostra
gratitudine a loro e a chi le ha guidate e soprattutto protette dalla politica
degenerata. Ma in Sicilia interi settori economici sono ancora in mano a queste
cosche. E la Calabria? Io non ho letto, nei dodici punti di Veltroni,
un'indicazione di battaglia all'altezza della situazione catastrofale in
Calabria. La Calabria va commissariata; i giuristi dicano come, certamente nel
rispetto dei principi costituzionali, ma anche in modo da garantire i diritti
costituzionali dei ragazzi di Calabria e dei tanti calabresi per bene. Solo in
alcune zone, grazie al cielo sempre in minor numero, dell'Africa, si trovano
popoli in stato di maggior sofferenza dei calabresi. Veltroni
deve semplicemente dire: intendiamo batterci per riunificare la Calabria
all'Italia oppure, per la Calabria promuoveremo la secessione, come ha fatto il
Kosovo. La mancanza di giustizia È un'altra piaga biblica del nostro Paese. Qui
il punto 11 è corretto e convincente perché lancia un obiettivo specifico e
comprensibile: "ridurre entro livelli europei la durata dei processi
civili e penali". Aspettiamo che, nella prossima tornata, Veltroni ci dica anche entro quale scadenza si prefigge di raggiungere
l'obiettivo e con quali strumenti. Il peso del debito Anche quest'altra piaga
biblica è affrontata con un indirizzo condivisibile: "usare il patrimonio
demaniale per abbattere il debito sotto quota 100% del Pil". Anche qui
aspettiamo che, nella prossima tornata, Veltroni ci dica entro quale scadenza si prefigge di raggiungere
l'obiettivo e come. La distruzione del territorio e del paesaggio Veltroni pone al primo punto tra i
dodici del suo programma la necessità di misure per accelerare la realizzazione
di infrastrutture e indica come priorità: energia pulita,
rigassificatori, termovalorizzatori, piano decennale per aumentare l'energia
prodotta da vento e da sole, oltre a esprimere il suo sostegno per il progetto
Tav. E precisa: "serve un nuovo ambientalismo del fare" e quindi
"basta con l'ambientalismo che cavalca ogni movimento di protesta del tipo
"nimby" (non nel mio giardino) e impedisce di fare le infrastrutture
necessarie alla crescita del Paese". Tutto giusto e condivisibile. Ma le
stesse cose le ha già dette anni fa Berlusconi e le
ripeterà ora il Pdl. Dove si può allora porre l'elemento di differenziazione
politica? Forse nel chiarire che "un nuovo ambientalismo del fare"
non deve coincidere con la politica di distruzione del territorio e del
paesaggio che, scatenata dall'ultimo governo Berlusconi
e dai suoi condoni, è stata poi cavalcata, alla grande, da giunte di sinistra,
anche se più in chiave di villettopoli e di piccole lottizzazioni che di
infrastrutture. Nel chiarire che il "nuovo ambientalismo del fare"
non deve abrogare l'art. 9 della Costituzione (uno degli articoli più avanzati
del mondo in materia) sulla tutela del paesaggio storico e ambientale, come
patrimonio prezioso del paese. Uno degli ultimi atti positivi del governo Prodi
è stata l'approvazione di un progetto legislativo (frutto di un approfondito
lavoro della Commissione Settis) che reintroduce alcune tutele centrali del
paesaggio e dell'ambiente, dopo lo squassamento degli ultimi anni. Il prezioso
lavoro della Commissione Settis è stato subito e violentemente contestato da
giunte di sinistra, in primo piano il presidente della Regione Toscana. Può
gentilmente Veltroni dirci da che parte sta, perché è
su questi punti dove ci sono conflitti di idee, di cultura, di interessi che il
nuovo governo deve fare delle scelte e intervenire con una guida sicura e
convincente? Quello che resta del patrimonio paesaggistico, storico e
ambientale, italiano è una delle poche grandi risorse, anche economiche, del
Paese. Come, forse, i napoletani hanno imparato negli ultimi tempi. I Comuni
che hanno lanciato devastanti sviluppi edificatori, soprattutto ma non solo di
seconde case, affermano di essere costretti a questa politica dissennata e
distruttiva per poter trovare, attraverso l'Ici, le risorse finanziarie
necessarie per sostituire quelle oggetto di continui tagli del governo. Se
questo è vero, e qualcosa di vero c'è, il nuovo governo deve avviare, con
urgenza, una politica finanziaria più equilibrata nei confronti dei Comuni per
garantire ad essi un equilibrio finanziario, senza obbligarli a distruggere il
loro ambiente e il loro paesaggio. Vi sono tante altre cose, in positivo e in
negativo, su cui discutere. Positiva, molto positiva, l'accoppiata
Finocchiaro-Borsellino per la Sicilia, due persone competenti e per bene,
diverse ma integrantisi perfettamente. Per l'amata isola può riaccendere una
speranza. Bene anche il sostenere e stimolare i giovani che "si mettano
alla stanga" (De Gasperi). Ma senza cadere nella retorica del giovanilismo
che, è bene ricordarlo, fu tipica del primo fascismo e senza dimenticare che
Hitler e Mussolini presero il potere molto giovani, mentre Adenauer andò al
potere a settant'anni. C'è poi il tema delle città in crisi. Sono le città i
veri soggetti dello sviluppo. Come far cambiare marcia a Napoli e alla
Campania, inchiodate al sottosviluppo da una cultura politica e da un ceto
politico disastrosi, di sinistra e supercentralisti? Poi ci sarebbe da parlare
dell'energia nucleare e di altro. Ma per ora concentriamoci sulle grandi piaghe
bibliche. Per queste non basta un elenco di dodici punti di buon governo. Ci
vuole molto di più e di meglio. E se non vanno a posto le piaghe bibliche,
tutto il resto è aria fritta. 22/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima
tutti i "contadini" di walter, da passuello a bonino Dal fallimento
del 1998 alla scommessa del 13 aprile Il primo obiettivo della compresenza di
Bonino e Binetti, di teo-dem e libertari, ipergarantisti e ipergiustizialisti,
è bilanciare, equilibrare, evitare che una identità prevalga sull'altra e alla
fine provare a rastrellare consensi su un fronte e sull'altro. Il secondo
obiettivo va oltre la tattica elettorale. In fondo, le mosse di Veltroni non sono diverse da quelle studiate e messe in atto
quando nel 1998 divenne segretario dei Ds. I quali erano all'epoca
strutturalmente impossibilitati a coltivare una vocazione maggioritaria, ma non
per questo rinunciarono a inseguirla. Veltroni scelse
per esempio di affidare l'Organizzazione del partito, da sempre la casella più
delicata in un soggetto di tradizione comunista, all'ex presidente delle Acli
Franco Passuello. Prima di lui erano già entrati nella Quercia repubblicani
(Giorgio Bogi), socialisti (Valdo Spini), comunisti unitari (Famiano
Crucianelli, che nel frattempo ha fatto qualche giro ed è appena rientrato).
Una compagnia non meno eterogenea di quella che sta affluendo ora al Loft, ma
che non sortì alcun effetto "maggioritario". Passuello durò poco e
male nel ruolo e l'operazione verso i cattolici che ne aveva giustificato la
nomina sortì l'unico effetto di scatenare la pubblicistica sul ritorno del
"partito contadino", con riferimento alla tradizione sovietica di
affiancare il Partito-guida con finte ed eterodirette appendici pluraliste.
Naturalmente né Di Pietro, tantomeno i radicali, hanno alcuna intenzione di
calarsi nel ruolo dei partiti contadini. Per ora, anzi, dietro l'accordo
elettorale Pd-Pr (non ancora chiuso ufficialmente, oggi nell'incontro tra
Bonino e Veltroni i radicali torneranno alla carica
per la candidatura di Pannella e Sergio D'Elia...) si fronteggiano due
reciproci tentativi di "sfruttamento": da una parte l'intenzione di
cavalcare a tempo determinato la tigre democrat per garantirsi innanzitutto la
sopravvivenza, dall'altra la convinzione veltroniana di poter ancorare
stabilmente al Pd culture politiche che finora sono andate a zonzo nell'arco
parlamentare. E di poterci riuscire - questa è in fondo la "novità"
di cui parla l'ex sindaco di Roma - senza necessariamente passare da un accordo
notarile coi rispettivi gruppi dirigenti. Non è un caso che non esista alcuna
clausola di scioglimento dei Radicali nel Pd nella base di accordo su cui è
arrivato il primo sì, a differenza di quella (peraltro ancora vaga) contenuta
nell'intesa con Di Pietro. E, del resto, Veltroni non
avrebbe posto la discriminante della non ricandidatura di Pannella - che del
suo partito è padre, padrone e azionista unico, il solo legittimato a premere
il bottone delle fusione - se l'intento fosse stato quello di formalizzare un
matrimonio politico. Il fatto è che, per usare la battuta di uno stretto
consigliere veltroniano, i radicali sottoscriveranno le
regole di ingresso nelle liste democratiche, ma le clausole di uscita non sono
loro appannaggio. Perché se il 13 aprile i calcoli di Veltroni (e Berlusconi) si riveleranno esatti, il prossimo Parlamento
istituzionalizzerà l'assetto bipartitico che potrebbe uscire dalle urne con una
riforma elettorale e una revisione della Costituzione ad hoc. E per
tutti i senza casa - a partire da quelli che hanno trovato posto nei due
partiti principali - sarà difficile riprendere la navigazione fuori dalle tre
famiglie oggi sicure di avere una buona rappresentanza nel prossimo Parlamento
(Pd, Pdl e Sinistra arcobaleno). A quel punto, se la scommessa di Veltroni si sarà rivelata vincente, non servirà più trattare
nuove fusioni con partiti contadini. Casomai, mettere i contadini - tutti o una
parte, si vedrà - davanti al fatto compiuto di aver già trovato nel Pd la loro
unica possibile mezzadria. Stefano Cappellini 22/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo
Pd e Fini, anche Berlusconi valuta l'ipotesi di non candidare
chi ha problemi penali Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena Veltroni: se vinco, 12
leggi alla prima riunione di governo. Intesa con i radicali.
( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A ai coordinatori azzurri
nella quale indica come impedimento alla candidatura "eventuali
procedimenti penali". Naturalmente, "esclusi quelli che, come
sappiamo, hanno un'origine di carattere politico". Tra le ragioni
dell'iniziativa, sondaggi che segnalano la sensibilità dell'elettorato sul
tema. Ma le modalità della diffusione della notizia non
sono piaciute a Berlusconi.
Tanto che Bondi ha frenato in serata: è solo "una bozza
provvisoria".Intanto Veltroni ha chiuso l'accordo con i radicali (che rinunceranno al loro
simbolo ma eleggeranno sette deputati e due senatori nelle liste del Pd) e ha
annunciato che, se vincerà le elezioni, al primo consiglio dei ministri varerà
i 12 disegni di legge, che racchiudono tutti i progetti più qualificanti
del suo programma.
( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ei suoi candidati.
Ancora una volta è un sondaggio in possesso del Cavaliere e dei vertici di
Forza Italia alla base della direttiva sulle "liste pulite" inviata
da Sandro Bondi ai coordinatori regionali. Una circolare ufficializzata in un
modo un po' maldestro, al punto da scatenare l'ira di Silvio Berlusconi
peggiorandogli l'umore oltre il mal di gola, ma che risponde ad un'esigenza a
lungo valutata in via del Plebiscito. "Ti ricordo - scrive Bondi nella
lettera inviata ai coordinatori azzurri - che eventuali procedimenti penali che
riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente
quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico,
costituiscono un motivo sufficiente di esclusione, soprattutto per un partito
come il nostro che dalla sua nascita ha sempre potuto vantare un'assoluta
onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti". Il requisito indicato dal
coordinatore - ammorbidito dall'esclusione dei procedimenti a contenuto
politico - è presente nella parte finale della circolare, ma tanto basta a
scatenare la polemica e a scatenare più di una perplessità da parte di molti
azzurri. Non tanto per il requisito che si ritiene "ovvio", quanto
per il fatto di aver dato l'impressione di inseguire, ancora una volta, la
campagna elettorale del partito Democratico e dell'Italia dei Valori. E'
infatti da giorni che il centrosinistra di Veltroni
sventola il "requisito irrinunciabile" inserito nei criteri di scelta
delle candidature, proprio per contrapporlo al Pdl. "Valuteremo tutti i
casi, ma non ci faremo dettare le candidature dalla magistratura",
sostiene Fabrizio Cicchitto. Indiscrezioni ci sarebbero anche sul fronte del
programma sulla giustizia, con la reintroduzione dell'immunità parlamentare e
l'uso di intercettazioni solo per i reati gravi. Malgrado dentro FI sia
scattata subito la caccia al coordinatore che ha diffuso la circolare interna,
la sfuriata del Cavaliere ha costretto in serata Bondi a correggere la linea.
"Alcuni criteri per la formazione delle liste elettorali" "sono
in realtà contenuti in una bozza di lavoro provvisoria. La bozza è stata
elaborata come un contributo da presentare alla discussione con An e gli altri
partiti aderenti al Pdl" "e quindi non ha alcun carattere di
definitività". Proprio Gianfranco Fini nei giorni scorsi era però
intervenuto sull'argomento, sposando appieno la linea dell'intransigenza. Al
punto da creare irritazione nella stessa FI, partito che da sempre denuncia
l'uso politico della giustizia che è stato fatto nei confronti del proprio
leader. Un attacco diretto a Fini lo fa il senatore Jannuzzi (FI) che lo
definisce "un qualsiasi Di Pietro" e lo critica per i troppi veti.
Ma.Con.
( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - Una partenza a razzo. E' quella che promette Walter Veltroni
se il Partito democratico dovesse vincere le elezioni. In questo caso, con l'ex
sindaco di Roma nella tolda di comando a Palazzo Chigi, il primo Consiglio dei
ministri esaminerà dodici provvedimenti che trasformeranno in legge gli
altrettanti punti del programma presentati sabato. Il leader del Pd, in Puglia
per il suo tour elettorale, intende dare la sveglia a un Paese "che cresce
poco da troppi anni" e incarica i parlamentari del partito di scrivere
dodici proposte di legge, da presentare agli elettori il tredici marzo. Lo
staff dei Democratici sta calibrando temi e tempi della competizione e pensa in
grande: l'iniziativa che chiuderà la campagna elettorale, l'undici aprile,
dovrebbe prevedere collegamenti in video con le piazze delle principali città
italiane. Con la promessa di ieri, Veltroni mostra di
voler puntare tutto sulla politica che finalmente decide perché libera dai veti
dei "nanetti": "Fin dal primo giorno in cui Romano Prodi è
entrato a Palazzo Chigi, la maggioranza ha cominciato a segare l'albero sulla
quale era seduta". E dunque, insiste, se in questi quindici anni si
facevano i programmi per giustificare le coalizioni più eterogenee, ecco che
"noi abbiamo introdotto un elemento di rottura, siamo un partito che si
candida a governare l'Italia con un programma chiaro". Ecco allora gli
impegni: via libera ai termovalorizzatori e alla Tav, giù le tasse per imprese
e famiglie, introduzione del credito di imposta per le donne che lavorano e
della dote fiscale per i figli (fino a 2500 euro). Solo per citare alcune delle
priorità. Insomma, un programma asciutto, ma molto ambizioso. Le tappe a
Barletta e a Foggia servono anche per tornare sui temi di più stretta
attualità, a cominciare dall'addio di Ciriaco De Mita al Pd. Confortato dai sondaggi
(secondo l'Swg il Pd in una settimana ha recuperato almeno un punto percentuale
anche grazie alla vicenda De Mita), Veltroni non
mostra segni di pentimento: "Il Pd avrebbe rischiato di perdere consensi
se fosse rimasto uguale a se stesso. Vogliamo voltare pagina, è la volta buona
per imboccare la strada del cambiamento e dell'innovazione". Avanti quindi
con il ricambio generazionale, con il segretario che questa mattina a Roma
presenta il capolista alla Camera nella circoscrizione uno del Lazio: si tratta
della ventisettenne Marianna Madia, economista e romana. In
Puglia Veltroni torna poi a
parlare della competizione con Silvio Berlusconi, ma lo fa soltanto per sponsorizzare il confronto in tv con il
suo avversario: "Mi sembra un dovere nei confronti degli italiani".
Per il resto, il segretario del Pd tiene fede alla regola del fair play e a
quella di non nominare il Cavaliere. Regola che non si è dato Massimo
D'Alema, il quale durante un'iniziativa in Piemonte veste i panni del
poliziotto cattivo. Dopo aver difeso Romano Prodi, "il suo governo non è
piaciuto soltanto agli evasori", il ministro degli Esteri prende di mira Berlusconi: "Vuole abolire l'Ici e detassare gli
straordinari? Bene, sembra che il suo obiettivo non sia altro che completare il
lavoro del governo Prodi".
( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Varo
il programma alla prima riunione di governo" Veltroni: se vinco,
subito il via libera a 12 disegni di legge. Doveroso il confronto tv con Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bonaiuti e il
Cavaliere defilato: "Mai fidarsi del vecchio leone che dorme..." Sì ai
radicali, fronda dei cattolici [FIRMA]UGO MAGRI ROMA La differenza è che Veltroni conclude, Berlusconi
cincischia. Il primo si mostra freddo con le idee chiare, il secondo si lacera
tra calcolo e sentimento. Col risultato che l'accordo tra Pd e Radicali è quasi
in porto, mentre quello tra Pdl e Lombardo (Mpa) sembra prossimo al naufragio.
Perfino i centristi sono più concreti del Cavaliere: la prospettiva di un
accordo tra Udc e Rosa Bianca, con l'apporto dell' "esule" De Mita,
non è più tanto campata in aria. Logico che nel campo veltroniano si parli di
rimonta e si sventolino i sondaggi Swg che danno il distacco col centrodestra
ridotto a 6-7 punti percentuali. La vittoria è una speranza che si
auto-alimenta, il leader del Pd parla come se fosse lì, a portata di mano:
"Al primo Consiglio dei ministri dopo il voto porteremo 12 disegni di
legge...". E' un vecchio pallino di Berlusconi. Fini lo attacca, il paragone
è col mago Houdini, per l'azzurro Bondi Veltroni è Fregoli (campione del trasformismo), entrambi lo accusano di
mettersi disinvoltamente alle spalle l'eredità del governo Prodi. Ma intanto il
verbo veltroniano dilaga: "Il Pd propone una stagione nuova, mentre il Pdl
ripropone qualcosa di già visto e non apprezzato. Disponibile a un
confronto televisivo col Cavaliere? Assolutamente sì". Poi, è naturale,
pure Walter ha le sue grane. Il sofferto sì pronunciato dai Radicali durante la
notte va ora, per dirla in gergo, "implementato". Oggi si vedranno il
segretario Pd e la Bonino per trattare dettagli velenosetti tipo: quale posto
in lista verrà assegnato ai candidati radicali, in quali programmi tivù saranno
lanciati, e soprattutto chi saranno quei nove eletti. In partenza c'è un veto
su Pannella (supera le 3 legislature) e su D'Elia (un lontano passato di lotta
armata al servizio di un presente nonviolento). Veltroni,
inflessibile: "Abbiamo regole molto chiare". Pannella replica
gentile: "Il regolamento prevede deroghe per loro, forse ne potrebbero
fare pure per noi". Il leader storico radicale ha subito il
"diktat" del Pd (o dentro, oppure niente lista collegata) per amore
del partito, della sua radio, dei suoi progetti. Cede solo per realismo. Poi
c'è l'altro impiccio, i cattolici del Pd in subbuglio, la Bindi che diffida Veltroni dal cambiare "di una sola virgola" il
programma per compiacere Bonino, la teodem Binetti sul piede di guerra che
chiede anche "un tagliando" per la legge sull'aborto. L'esclusione di
De Mita dalle liste riscuote largo plauso dei sondaggi, corrisponde a un
movimento d'opinione che mira al ricambio), però rischia di squarciare una
falla nel Pd, spezzoni ex Margherita risucchiati dal leader irpino offeso verso
la Rosa Bianca, a sua volta in seria trattativa con Casini anche per effetto di
forti pressioni vescovili. Sabato Tabacci, Pezzotta e Baccini lanceranno un
appello all'Udc per fondare insieme un movimento nuovo. Il simbolo evocherà un
mix dei due partiti (inascoltati gli ex dc Scalfaro, Cossiga e Andreoti che
invitano a lasciare lo scudocrociato alla Fondazione Sturzo), mentre Casini
potrà esserne il candidato premier. Chi rischia la poltrona è solo Cesa poiché
gli equilibri interni andrebbero ripensati. De Mita ne ha parlato tanto con
Tabacci che con Casini. In tutto questo, Berlusconi
non è ancora in grado di dare a Lombardo una risposta sull'alleanza con l'Mpa
in Sicilia e nel Centro-Sud. C'è sempre di mezzo l'impuntatura di Miccichè. Berlusconi tentenna, la risposta tarda, Lombardo è sul punto
di perdere la pazienza, in fondo la Cosa Bianca costituisce un'attrattiva pure
per lui. Encefalogramma piatto sul candidato sindaco per Roma: il Pd cala un
big come Rutelli, il Pdl non scioglie la riserva sull'unica kamikaze
disponibile, Giorgia Meloni di An. Bonaiuti per giustificare il Cavaliere cita
un proverbio della Tanzania: "Mai fidarsi del leone dormiente...".
Segnali di riarmo a sinistra. Bertinotti marca le differenze col Pd:
"Un'intesa di governo con Veltroni? Servirebbe
una correzione di fondo del loro programma", troppo moderato. "E se
perdono con Berlusconi, poi non diano la colpa a
noi".
( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA L'operazione liste pulite si arricchisce di un'altra puntata.
Questa volta è il turno di Forza Italia che sembra alzare l'asticella delle
candidature presentabili, ma con una postilla ambigua. In una lettera ai
coordinatori regionali Sandro Bondi specifica che un motivo di esclusione
rappresentano gli "eventuali procedimenti penali". Ma poi aggiunge
che vanno esclusi quei procedimenti che hanno "un'origine di carattere
politico". Ecco, il punto è: cosa si intende per procedimenti di carattere
politico? Comunque, l'uscita di Bondi ha creato molti malumori nel partito
perché nella lettera non si specifica se la tagliola scatta per condannati di
primo grado o in via definitiva. L'impressione poi è stata quella di inseguire
il Pd e di accodarsi a Fini che ha chiesto di usare più rigore nella scelta dei
candidati. "Non si può lasciare che siano le procure a scegliere chi
mettere in lista", è stata nei giorni scorsi l'osservazione di Fabrizio
Cicchitto. Il timore che arriva dalla periferia è che in piena campagna elettorale
certe procure si scatenino con gli avvisi di garanzia: Forza Italia sarebbe
costretta a rintuzzare dicendo che si tratta di accuse a "carattere
politico, per l'appunto". Tra l'altro è stato fatto notare che ancora non
si è discusso di criteri con An. Di fronte a questo agitarsi di acque, Bondi ha
aggiustato il tiro, precisando che questi criteri "sono in realtà
contenuti in una bozza di lavoro provvisoria, elaborata come un contributo da
presentare alla discussione con An e gli altri partiti aderenti al Popolo della
Libertà". Quindi, non sono criteri "definitivi". Ignazio La
Russa conferma che ancora non se n'è discusso, ma che in linea di massima
l'esclusione scatta di fronte a una condanna di primo grado. "Non penso
comunque - aggiunge il capogruppo alla Camera di An - che ci sarà un
automatismo rigido. Ognuno valuterà per i propri candidati, caso per caso. Che
ci sia una linea di rigore mi sembra più che giusto". E' il criterio di
"opportunità" al quale Gianfranco Fini ha fatto riferimento anche
ieri dopo che in un'intervista alla Stampa aveva detto che gli indagati o i
condannati per reati gravi possono stare "fermi un giro". Bene, gli
ha replicato Francesco Storace con una battuta al vetriolo, "sono
d'accordo, ma mi chiedo: come farà Fini con alcuni deputati che intende
ricandidare e che risultano condannati?". Anche Pier Ferdinando Casini non
rinuncia alla stoccata: "Forse ce l'aveva con Dell'Utri e con molti eletti
in Fi, forse guardava alla composizione delle liste di Berlusconi...". Veltroni osserva la scena soddisfatto di
essere inseguito su questo terreno della "moralizzazione" della
politica. E si vanta dell'esempio dato dal Pd che prevede nel proprio codice
etico l'esclusione dei condannati in primo grado e, precisazione di ieri, anche
in caso di rinvio a giudizio per i reati più gravi, come quelli di
mafia. Ma nel Pd non manca il sarcasmo, come quello sfoderato da Andrea
Orlando, responsabile organizzativo dei Democratici: "Ci auguriamo che
alle parole corrispondano i fatti. Seguiremo con particolare simpatia Bondi
perché immaginiamo il faticoso lavoro che dovrà fare". C'è poi quel
riferimento ai procedimenti di carattere politico che per il Pd ha tanto l'aria
di una foglia di fico per poter giustificare candidature discusse. "Certo
- spiega Roberta Pinotti - rientra nella sfera della politica il caso di Maroni
che fa resistenza alla pubblica sicurezza durante una manifestazione. Ma non
vorrei che questo criterio posto da Bondi venga allargato a dismisura. E'
curiosa - annota Pinotti - la precisazione del dirigente di Fi, è una formula
ambigua che va specificata. Se tutte le volte che la magistratura apre
un'inchiesta, ti rinvia a giudizio e poi magari ti condanna è un atto politico,
allora abbiamo scherzato".
( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prodiani non mancheranno.
L'ex premier sarebbe contento se venissero candidati dieci suoi fedeli, e nella
trattativa pare che presenterà l'elenco (gira voce che
abbia inviato una lettera a Walter Veltroni): si tratterebbe del portavoce Silvio Sircana, del sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, del ministro Giulio
Santagata, di Sandro Gozi, collaboratore ai tempi di Bruxelles e deputato, di
Letizia De Torre, focolarina e sottosegretario all'Istruzione, di Giorgio
Vezzosi, braccio destro di Santagata, e di tre membri dello staff di
Palazzo Chigi, Lelio Alfonso, Daniele De Giovanni e Sandra Zampa. Intanto Veltroni tira dritto per la sua strada, anzi accelera:
stamattina annuncerà che sarà capolista a Roma l'under-30 Marianna Madia
dell'Arel, il centro studi fondato da Andreatta oggi diretto da Enrico Letta, e
a Palermo una 25enne telefonista precaria. Artisti, scrittori o registi che
siano, in lista ci saranno, "ma solo quelli noti per l'impegno
politico". Un nome c'è: Vincenzo Cerami. E pare sia stata Rosy Bindi a
rilanciare: "E se chiedessimo a Liliana Cavani, la regista di San
Francesco, e una dei nostri primi costituenti?". Contatti in corso.
Normali pour-parler politici, apparentemente, quelli con Lilli Gruber.
L'eurodeputata è però una carta che verrà calata (non in quota Prodi) solo
all'ultimo momento. E il suo potrebbe non essere il solo rientro dall'Europa:
in quota Veltroni, c'è anche Claudio Fava. Dalemiani e
fassiniani si riservano sulle liste blitz dell'ultim'ora. Fassino perché non ha
ancora rinunciato ai socialisti, e tantomeno a candidare i suoi ("i
birmani", li chiamano). Per D'Alema al centro di tutto c'è la Puglia, la
lista la tiene in mano il sindaco Emiliano, da poco "dalemizzato":
per ora si pensa ad Anna Finocchiaro (paracadute senatoriale per la candidata a
governare la Sicilia), al lettiano Francesco Boccia, alla giovane imprenditrice
della pasta Margherita Mastromauro, e anche alla costituzionalista Anna
Chimenti. L'economista Pietro Ichino del Pd corre in Lombardia e già arrivano
gli attacchi: per Rizzo, Pdci, è "servo dei padroni", per Salvi, Sd,
"sono in arrivo i licenziamenti facili". C'è, nel Pd le donne devono
essere almeno il 33 per cento, e dunque molte riconfermate (anche Anna
Serafini) e ben accolte le new entry, come la bindiana veneta Margherita Miotto
(Bindi candida pure il fisico Giovanni Bachelet). A destra, invece, fioccano
smentite: "Nessuna protagonista del Grande Fratello, mai!", giura
Maria Stella Gelmini dal pool berlusconiano. Lo stesso per Aida Yespica. Sono
invece "ancora in corso le trattative sia con Fisichella che con
Vaccarella". Berlusconi pare abbia trovato modo
di garantire ad Alfredo Biondi che sarà ricandidato, e di cassare con un
tratto-pen ben 25 nomi dalla lista dei 30 della Brambilla: i suoi parlamentari
saranno 5, quanti ne avranno i Circoli di Marcello Dell'Utri. \.
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Otto e mezzo
Rinnovamento, anche anagrafico, nelle candidature del Partito democratico. C'è
chi si ritira, chi resterà ugualmente. A qualcuno è stato detto "no"
come a Ciriaco De Mita, che si è ribellato e ha lasciato il Pd. La7 20.30 caso
moro, le verita' nascoste A quasi 30 anni dalla strage di via Fani, lo speciale
a cura di Max Giannantoni e Paolo Volterra ricostruisce, con filmati d'epoca e
testimonianze di oggi, il sequestro di Aldo Moro. Parlano, tra gli altri,
l'allora presidente del Consiglio Andreotti, Cossiga, ai tempi ministro degli
Interni, i brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda, il giudice istruttore
Rosario Priore e Maria Fida Moro, figlia dello statista. SkyTg24 22.35 LE
INVASIONI BARBARICHE Ospiti il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, fautore
della lista "Aborto? No, grazie", gli stilisti Dolce e Gabbana e
Marco Baldini. Si parlerà del '68 e di destra e sinistra con i
"padri" di Zelig, Gino & Michele, Alba Parietti e Andrea Pezzi. Padre
Kizito, missionario comboniano rientrato dal Kenya, racconta gli scontri tra
etnie che hanno provocato oltre 1000 morti. La 7 21.10 TV7
Ospite di Gianni Riotta, il candidato premier del Partito Democratico, Walter Veltroni. Interventi di Giulio Anselmi,
Paolo Mieli, Mario Giordano, Edmondo Berselli. RaiUno 23.00 matrix Il leader
del Pdl Silvio Berlusconi è
ospite di Enrico Mentana. Canale 5 23.30.
( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il sondaggista è
stato consigliere del Cavaliere per 7 anni. "Non sa che fare, non fa più
sognare" Crespi: "Berlusconi è in affanno ha
paura di sembrare vecchio" La campagna elettorale è diventata una corsa
sui
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità MOVIMENTI
/ DOVE VA IL POPOLO DELL'ANTICASTA Caccia grossa ai GRILLO BOYS DI Alessandro
Gilioli Di Pietro. Pecoraro Scanio. Ma perfino Storace, Tabacci e Casini. In
cerca di un elettorato che vale almeno un milione di voti. E che il 13 aprile
non si asterrà è "giunto il tempo di dire basta ai partiti delle
caste". Chi l'ha detto? Beppe Grillo? Fiorello? Qualche vessillifero
dell'antipolitica? Uno dei tanti blogger furiosi con i Palazzi romani? Macché.
Lo dice e lo ripete da un paio di settimane niente meno che l'ex ministro Mario
Baccini, una vita nella Democrazia cristiana prima di emergere come esponente
nell'Udc di Cesa, Buttiglione e Cuffaro. Tre legislature alle spalle, il
curriculum pieno di incarichi su plurime poltrone della capitale, Baccini non
risulta in verità essersi mai distinto per le sue proposte contro i privilegi
degli onorevoli, contro le auto blu, i portaborse o le indennità faraoniche, ma
da quando ha messo in piedi la Rosa Bianca non lascia passare giorno senza una
dichiarazione contro la Casta. Merito, o colpa, di quel milione e passa di
italiani che si è comprato l'omonimo libro di Rizzo e Stella, di quei
trecentomila che hanno firmato in piazza per Grillo, di quell'aria di
antipolitica che continua a spirare ma non troverà nelle elezioni del 13 aprile
alcun simbolo a rappresentarla a livello nazionale. Sicché adesso, a Roma,
tutti o quasi si sentono in diritto di tentare di intercettare la stanchezza
diffusa nel Paese verso i manovratori di Montecitorio e dintorni, cercando
magari di far scordare il proprio passato recente o antico. Baccini,
ammettiamolo, non avrà gioco facilissimo nel farsi passare per il nuovo che
avanza, ma a suo favore ha la presentabilità del suo leader, Bruno Tabacci: il
quale in passato si è distinto nelle battaglie contro le storture del sistema
bancario e adesso cerca visibilità in Rete con un blog aperto ai commenti e
abbastanza visitato (http://blog.brunotabacci.it/), da cui pure lui, ex
segretario democristiano di Giovanni Goria, spara ogni giorno "contro la
Casta dei due poli" e indica addirittura la sua lista come "l'unica e
ultima speranza di cambiamento per l'Italia". Il punto è che, nell'era
della democrazia liquida, ci sono in giro uno o due milioni di elettori che per
semplicità vengono accreditati all'area dell'antipolitica, gente insomma che
considera i due poli troppo simili tra loro, meri accaparratori di cariche ben
remunerate, lontanissimi dai problemi della vita quotidiana. "è un bacino
costituito soprattutto da giovani, elettori attorno ai trent'anni ma già
disillusi, che abitano in prevalenza nel nord-est del Paese", spiega il
sondaggista Nando Pagnoncelli: "In linea generale, la gran parte di questi
alla fine andrà a votare, nonostante le attuali dichiarazioni di astensionismo.
Lo faranno con distacco e senza entusiasmo, ma lo faranno quasi tutti, anche
perché il bipolarismo porta molti a schierarsi, dopo tutto". Già, ma su
quale simbolo farà la sua croce il mobile popolo dell'Anticasta? Pagnoncelli
indica tra i probabili destinatari l'area radicale, quella dei Verdi e il
partito di Di Pietro, anche se il valzer delle alleanze (i Verdi con
Bertinotti, l'Italia dei Valori con Veltroni) rischia
di scompaginare le carte: "Sicuramente l'apparentamento con il Pd farà
perdere un po' di consensi grillini a Di Pietro, ma penso che il grosso della
protesta alla fine convergerà comunque verso l'ex pm, che nella percezione è il
leader meno associato alla Casta". Non molto dissimile è l'analisi di un
altro ricercatore, Luigi Crespi, che da mesi segue da vicino il fenomeno Grillo
(cui attribuisce un consenso potenziale "tra il 7 e il 10 per cento,
concentrato soprattutto nel Nord") e ne descrive così l'elettorato:
"Si tratta di un popolo che non è compattato né da comuni ideologie né da
comuni interessi economici, ma soltanto da una gran voglia di rivalsa, da un
senso di frustrazione e di contrapposizione al Palazzo: bene, questo può
indirizzarsi in qualsiasi posizione che si mostri fortemente conflittuale con
l'establishment. Di Pietro tuttavia è il terminale per eccellenza di
quest'area, e per questo Veltroni ha voluto collegarsi
con lui". Ma quanto costerà all'ex pm l'alleanza con il Pd? Per Crespi lo
si scoprirà solo nelle prossime settimane: "Se Grillo, che è un opinion
leader, nel suo blog criticherà apertamente la scelta di Di Pietro,
quest'ultimo potrebbe perdere molti voti. Se invece, come appare probabile,
Beppe rimarrà nel vago, il grosso dei voti grillini finirà all'Italia dei
valori". E gli altri, quelli che non se la sentono di indicare Walter come
premier? "Vedo ben piazzato Francesco Storace", risponde Crespi:
"Ha aperto un blog molto frequentato, sta usando toni e linguaggi contro
il Palazzo, capitalizzerà il fatto di presentarsi da solo, se davvero lo
farà". E in effetti, basta dare un'occhiata al sito dell'ex ministro della
Sanità per vedere che questi si appella ogni giorno alle "persone perbene,
indisponibili a farsi corrompere" e insiste sul sicuro "prossimo
inciucio tra Silvio e Walter", mentre nei commenti una vasta fascia di
simpatizzanti si duole addirittura che non sia stato possibile un
apparentamento con Di Pietro in nome delle comuni battaglie "per la
legalità". Anche secondo Maurizio Pessato, della Swg (che ha appena
pubblicato una ricerca sui meet-up di Grillo, vedere riquadro a pag. 66)
L'Italia dei Valori e la Destra sono, insieme alla Lega, i partiti che più si
candidano a raccogliere il consenso del popolo Anticasta: "L'elettorato
del 'non ne posso più', del 'sono tutti uguali' alla fine andrà in gran parte a
votare: in Italia il dissenso per sottrazione non ha radici storiche e il
ribellismo tende comunque a incanalarsi su un simbolo. L'accorpamento con le
amministrative svuoterà ulteriormente la minaccia astensionista", prevede
Pessato: "Se Grillo si fosse presentato alle politiche avrebbe raccolto
diversi punti in percentuale, ma l'accelerazione della crisi non gliel'ha
consentito. Il risultato è che il suo elettorato si dividerà tra i partiti che
hanno un'immagine più avversa al Palazzo, come appunto Storace, Di Pietro e, al
Nord, Umberto Bossi". Un trio a cui un altro sondaggista, Nicola Piepoli,
aggiunge a sorpresa anche Pier Ferdinando Casini: "Lo so che può sembrare
strano, ma tutte le liste estranee ai due macropartiti (Pdl e Pd) possono
attrarre i voti di chi si pone contro l'establishment, e anche questo può aver
pesato nella scelta di Casini di presentarsi da solo", dice Piepoli:
"In generale, penso che l'elettorato di Grillo valga un milione e mezzo di
voti. Di questi, però, secondo me quasi la metà non andrà a votare. Il resto
tenderà a disperdersi verso i simboli minori di sinistra, destra e
centro". Secondo Piepoli, del resto, "il grillismo è un fenomeno
involuzionario e non rivoluzionario: essendo contro tutti non è alla fine
contro nessuno, quindi non è stupefacente che i suoi voti tendano a
distribuirsi sulle liste più diverse, comprese quelle che non ci si
aspetterebbe mai". Il che spiegherebbe perché le sirene dell'antipolitica
arrivano da fonti così disomogenee (dalla Destra di Storace alla Sinistra
Arcobaleno) e perfino un po' stravaganti, come il succitato Baccini. Così, il
rischio che il potenziale elettorato grillino si diluisca troppo mette in
guardia i suoi più 'naturali' destinatari, Pecoraro Scanio e Di Pietro, che
quindi lo corteggiano apertamente ogni giorno sui rispettivi blog: il leader
dei verdi ha addirittura incollato sul suo sito il banner del prossimo V-day
(quello del 25 aprile, contro 'la Casta dei giornali') poi ha espresso
solidarietà ai meet-up di Roma a cui era stato negato di assistere ai lavori
dell'ultimo consiglio comunale, promettendo addirittura un esposto in Procura.
Quanto al leader dell'Italia dei Valori, questi ha sposato a tutto tondo la
battaglia contro i finanziamenti pubblici all'editoria e per la restituzione a
Europa7 delle frequenze attualmente usate da Retequattro : due temi, si sa,
molto popolari tra i frequentatori del blog di Grillo. E in tutto questo
Clemente Mastella, considerato dai più l'incarnazione vivente della Casta
politica, che cosa fa? Dopo aver tentato mesi fa di replicare a Grillo aprendo
un suo blog, lo ha abbandonato di fatto dal 5 dicembre scorso, quando ha
inviato un post intitolato "Non sono certo sparito": poi è appunto
sparito (almeno dalla Rete). Restano invece vivacissimi i siti a cui hanno dato
vita i suoi ironici detrattori, come il celebre 'Clemente Pastella', dove
campeggia un bell'orologio con le fattezze dell'ex ministro: dalle sei a mezzogiorno
sta con la sinistra, da mezzogiorno alle sei con la destra.
a.gilioli@espressoedit.it ANATOMIA DEL MEET-UP Sono 63.475 cittadini, per lo
più tra i 30 e i 45 anni, distribuiti in 250 diverse città italiane, che
costituiscono un "movimento postmoderno ed eterogeneo" il cui scopo è
dare "una risposta collettiva alle grosse difficoltà della vita quotidiana
e sfogare la frustrazione provocata da tali condizioni". è questo il
quadro che emerge dalla prima ricerca demoscopica effettuata sul 'popolo di
Beppe Grillo' e curata per la Swg di Trieste da Enrico Milic, che ha studiato
un campione di quattro meet-up (i gruppi in cui si articola il movimento di
Grillo) a Napoli, Prato, Treviso e Trieste. Secondo la Swg, si tratta di un
movimento prevalentemente maschile (le donne sono meno di un terzo) costituito
da piccoli imprenditori, liberi professionisti, dirigenti d'aziende pubbliche e
private, più una piccola quota di operai. In grande maggioranza hanno votato in
passato per i partiti di sinistra, ma quasi mai hanno avuto esperienze di
militanza politica. Sono tutti arrivati ai meet-up attraverso Internet, che
viene considerato il mezzo di aggregazione per eccellenza. E alla base della
loro scelta di impegno c'è proprio la globalizzazione: grazie alle loro
esperienze di studio o di vacanza effettuate all'estero (con programmi come
l'Erasmus o semplicemente con le compagnie low cost) hanno maturato una
coscienza civile rispetto a temi come la protezione dell'ambiente, lo sviluppo
di energie ecosostenibili, l'esigenza di un'amministrazione pubblica
efficiente, la voglia di partecipazione diretta alla politica anche attraverso
esperimenti di e-democracy. In generale, i meet-up rivendicano un'autonomia
organizzativa e decisionale sul territorio rispetto al loro leader, a cui
tuttavia sono allineati per quanto riguarda i grandi temi (ambiente, acqua,
giustizia, effetti della globalizzazione etc). Svolgono campagne di
sensibilizzazione locale senza tentare di coinvolgere i media tradizionali ma
sempre partendo dal basso, attraverso volantinaggi, distribuzione di giornali
autoprodotti e iniziative artistiche. Le loro riunioni hanno la comune
caratteristica dello story-telling, cioè del singolo partecipante che racconta
un episodio o un'esperienza vissuta singolarmente ma in cui gli altri si
possano identificare per la comune battaglia politica: in questo, dunque, la
dinamica interna al meet-up è abbastanza analoga a quella che avviene nei blog.
E Veltroni risponde con i gazebo colloquio con Ermete
Realacci di Marco Damilano Armageddon. La chiama così Ermete Realacci, l'uomo
che cura la campagna elettorale di Walter Veltroni:
l'arma da fine del mondo. Il 29 e il 30 marzo, a due settimane del voto, il Pd
rimetterà in piedi i banchetti e i gazebo delle primarie del 14 ottobre che elessero
segretario l'ex sindaco di Roma per richiamare i tre milioni e mezzo di votanti
alla pugna. Un modo per intercettare l'antipolitica. "Gli applausi più
forti per Walter nelle tappe del tour in pullman per l'Italia arrivano quando
attacca i costi della politica: in altri tempi non sarebbe mai accaduto".
Quanto pesa sulla vostra campagna il fattore 'vaffa', l'indignazione contro la
casta politica? "Grillo è un sintomo, non è la cura. Dice no agli
inceneritori, no alle discariche, no a tutto. Però rappresenta un malessere
giustificato e diffuso. Per noi la risposta è ridare dignità alla politica.
Dobbiamo parlare a chi è attratto dall'antipolitica per colpa dei vizi della
politica". In che modo? La politica, per molti italiani, siete voi: la
classe dirigente del centrosinistra. "La scelta di andare da soli alle
elezioni, contro la frammentazione dei partiti. Gli slogan: non scegliete un
partito, scegliete il paese. E poi il linguaggio del corpo in campagna
elettorale. Veltroni che parla solo sul palco durante
i comizi, con la bandiera tricolore accanto, senza i notabili attorno. Oppure
l'idea di farlo pranzare in casa di una famiglia normale. Se lo portassimo in
un ristorante con 300 persone neppure i marines potrebbero evitare il tavolo
nobile con i politici locali. Ha fatto scattare un'epica del centrosinistra che
mancava da anni". Veltroni epico? Addirittura?
"Certo: la nostra campagna sarà un racconto epico, ma semplice ed
empatico. Dobbiamo colmare il distacco della sinistra dalla gente. Da anni non
votano più centrosinistra i poveri, gli operai, le periferie. Colpa di un certo
elitismo della sinistra, per cui un messaggio semplice viene visto male. Non
dobbiamo perdere neppure un voto della famiglia Cesaroni". Scusi: per
recuperare i voti degli operai candidate Colaninno junior e altri figli
eccellenti? "Candidature come quella di Colaninno o del prefetto De Sena
non sono colpi di teatro. Bertinotti dice una sciocchezza quando spiega che tra
l'imprenditore e l'operaio della Thyssen ce n'è uno di troppo. La nostra idea è
opposta". Fiorello ha invitato a stracciare le tessere elettorali per
protestare contro i rifiuti in Campania, dove governate voi. C'è un pericolo
astensionismo? "Fiorello ha detto una cosa sensata: quando vedi che dopo
anni di spese ci sono le strade ingombre di immondizia quella reazione può
capitare. L'astensionismo si può recuperare, con la credibilità e senza
cavalcare l'anti-berlusconismo. Da anni alle elezioni si dice: votate contro Berlusconi. Questa volta non ce ne sarà bisogno: gli
italiani conoscono benissimo Berlusconi, sanno che non
fa politica in modo disinteressato... Noi puntiamo sull'abbassamento delle
difese immunitarie, attrarre anche i voti di chi votava centrodestra". Grillo scrive sul suo blog che Topo Gigio (Veltroni) e lo Psiconano (Berlusconi) sono gemelli, "due
cheirichetti che servono la stessa messa". Non temete alla fine di
sembrare tutti uguali? "Mi sembra la versione di sinistra del Bagaglino.
Ci sono le regole che si fanno tutti insieme. Ma poi c'è un'enorme distanza
tra noi e i nostri avversari. Il Pd nasce per riunire il paese e i suoi
talenti, il Pdl predica una politica che asseconda gli interessi particolari.
Con il centrodestra si alza il conflitto politico e culturale". Veltroni usa toni soft, molta serenità, molto verde. Ma
nell'Italia 2008 c'è il ribellismo sociale: quartieri in rivolta, tifosi contro
la polizia, ronde anti-immigrati. C'è la rabbia: come risponderete?
"Buttando la palla in avanti. Non possiamo inseguire tutti gli incazzati
nelle loro rivendicazioni. Abbiamo un'idea della politica forte e utile perché
accompagna la società, non perché pretende di guidarla. Dire, come fa Veltroni, che il paese è in piedi e che la politica deve
rialzarsi è una svolta rispetto alla tradizione della sinistra: il leninismo,
il riformismo dell'alto". Applicherete le due proposte del Vaffa-day:
divieto di ricandidatura per più di due mandati e no ai parlamentari inquisiti?
"Non candideremo i condannati per reati gravi. Ma la politica non deve
aspettare la magistratura: Marco Minniti ha chiesto lo scioglimento del
consiglio in Calabria, è una scelta dolorosa, lì governiamo noi, ma necessaria.
E ci sarà un rinnovamento consistente delle liste: ci andrà di mezzo qualche
big, pazienza".
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI
L'ANTITALIANO Si cammina nel vuoto di Giorgio Bocca La politica è senza idee,
sostituite dal denaro. Berlusconi è già pronto a
dirigere l'orchestra moderata. Il Pd si sta già preparando alla grande
coalizione e volta le spalle alla sinistra Negli anni Sessanta, quando scrissi
'La scoperta dell'Italia', la definii "l'America di vent'anni prima":
un Paese alla rincorsa del benessere e della modernizzazione secondo il modello
americano. L'Italia di oggi è più sfuggente, avvolta nei sogni e nelle immagini
della televisione, un Paese senza classi, ma sovraffollato da un'umanità indefinibile,
la poltiglia di cui parlano i sociologi, da cui emergono nuove categorie. Fra i
poveri ha una triste notorietà la categoria dei caduti sul lavoro, nell'Italia
di prima non se ne parlava, come non si parlava delle vittime del traffico:
ogni giorno c'erano decine di morti da automobili e decine di morti da lavoro,
ma le cronache sorvolavano; perché oggi ogni giorno tutti i telegiornali
raccontano di chi è caduto da un'impalcatura o è schiacciato da una macchina? è
come sventolare una bandiera sociale, una sentinella coraggiosa morta per conto
di tutti. Un'altra categoria di poveri, ben distinta dalla massa dei poveri che
non sanno più di esserlo perché hanno in casa il computer o il telefonino, sono
le categorie delinquenziali: le bande che rapinano in villa e seviziano gli
inquilini per fargli aprire una cassaforte, i falsi controllori del gas, gli
stupratori di periferia e le altre categorie di un Paese dove la criminalità si
fa norma. Di nuovo in questa Italia c'è il modo di far politica all'americana. Una
politica dove le idee sono assenti, sostituite dal denaro, e dove affiorano la
cattiva letteratura e il generico sentimentalismo. Non l'enciclopedismo della
rivoluzione francese, o il marxismo scientifico di quella russa, ma vaghi
rimpianti romantici e filantropici: lo 'I care' di don Milani, il 'possiamo
farlo' di Obama e di Veltroni, e anche il
neonaturalismo dei partiti 'quercia' o 'ulivo'. Come in America i due grandi
partiti intercambiabili del moderatismo universale. Silvio Berlusconi
è già pronto a dirigere l'orchestra moderata. Gli ex comunisti confluiti nel
Partito democratico non sono più per lui i violatori di donne e i mangia
bambini, ma dei buoni socialdemocratici, per cui la libertà è preferibile alla
giustizia. Quanto al Partito democratico, si sta già preparando alla grande
coalizione, volta le spalle alla sinistra, si appresta a formare il partito dei
buoni cittadini che trascurano le idee e pensano al fare, che naturalmente sarà
anche il partito del rubare. A tutti i neo moderati le elezioni americane sono
parse illuminanti, trascinanti, anche se non si capisce il perché, trattandosi
di una partita giocata e decisa dai soldi e condita dagli snobismi letterari,
dai divismi personali, dalle demagogie. Preferibile certo alle ferocie e alle violenze
dei regimi autoritari, ma sostanzialmente una copertura della tecnocrazia al
potere. Se questo sarà nel prossimo futuro il modello moderno dello Stato di
diritto, l'unica consolazione possibile sembra quella churchilliana: "La
democrazia è piena di difetti, ma non si è ancora trovato qualcosa di
meglio". Su tutto e tutti regna un generale smarrimento, un vago senso di
camminare nel vuoto. Le grandi potenze, Stati Uniti e Russia, continuano a
riarmare pur sapendo, dagli anni della guerra fredda, che la guerra è
impossibile. Il ministro della Difesa americano rimprovera gli europei di
essere imbelli, mentre nel suo Paese è scomparso l'esercito dei cittadini,
sostituito da quello dei mercenari; tutti i paesi del mondo temono l'effetto
serra e tutti continuano a produrre veleno; tutti predicano i diritti umani, ma
persino gli inglesi ordinano ai loro atleti di non parlarne alle Olimpiadi di
Pechino. I fascisti non sono più fascisti, i razzisti vanno a visitare lo Yad
Vashemm, il museo dell'Olocausto a Gerusalemme; il papa tedesco torna al
Concilio di Trento, anche se la sua chiesa lamenta la scomparsa delle vocazioni
religiose.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità TRA
ELEZIONI E MISSIONI guerre per la pace colloquio con massimo d'alema Di gigi
riva Kosovo indipendente ma a sovranit limitata. libano a rischio conflitto
civile. e in Afghanistan servono pi soldati. Anche cinesi. il futuro delle
operazioni all'estero, parla il ministro D'Alema La destra sarà pure in
vantaggio ma, per Massimo D'Alema, "la rimonta c'è ed è percepibile".
Dipende, tra l'altro, anche dal fatto che Veltroni "è in sintonia col mondo
che cambia", mentre il Pdl "prefigura un ritorno al passato reso più
arcigno dalla rottura al centro difficilmente digeribile dall'elettorato
moderato". Quanto al Partito democratico "esserci separati dalla sinistra
radicale ci dà più credibilità come forza di governo". E su Berlusconi: "Si è concluso un ciclo della politica
internazionale. è finita la stagione dell'unilateralismo e del pensiero
neoconservatore. In questo senso il ritorno alla guida del Paese di un
personalità che ha pienamente condiviso quella stagione, a partire dalla guerra
in Iraq, sarebbe archeologia politica". D'Alema guarda alle elezioni, come
è naturale. Ma il suo lavoro da ministro degli Esteri ancora lo assorbe.
Kosovo, Afghanistan, Libano: i luoghi del mondo dove sono impegnati i militari
italiani vivono una fase difficile. Il ministro ne parla in questa intervista
con 'L'espresso', nella quale traccia anche un bilancio della sua esperienza.
Dice di essere contrario a ogni forma di terrorismo e ad atti
"extra-giudiziali", compresi l'attentato nel centro di Damasco che ha
ucciso il capo militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, le azioni dei kamikaze in
Israele e gli 'omicidi mirati' degli israeliani a Gaza. A Kabul, per vincere la
guerra, vorrebbe che fosse molto rafforzato il contingente internazionale, ma
senza ulteriori contributi dell'Italia, e auspica il coinvolgimento della
Russia e della Cina in una nuova strategia per l'Afghanistan. Quanto al Kosovo,
ritiene che sia ineluttabile il riconoscimento internazionale e per il futuro
punta, per Pristina, a una collaborazione con i 'nemici' di Belgrado. D'Alema,
il Kosovo è nel suo destino. Quando era a Palazzo Chigi appoggiò l'intervento
internazionale, ora deve gestire il riconoscimento. "è naturale che chi fa
politica in Italia si occupi dei Balcani. Mi fa piacere che l'Europa abbia
deciso all'unanimità l'invio di una missione. è di cruciale importanza". Sul
riconoscimento si va in ordine sparso. "L'essenziale è l'impegno europeo
nella missione civile su cui c'è stato unanime consenso. Sul riconoscimento c'è
l'orientamento di tutti i grandi paesi europei e in sostanza della maggioranza
dei paesi membri. Questo è il dato fondamentale con tutto il rispetto per Cipro
che si oppone". Anche la Spagna sta tergiversando. "Votano il 9
marzo. La dilazione, del tutto comprensibile, è dovuta alla peculiarità della
situazione spagnola". Dunque l'indipendenza era inevitabile. "A questo
punto sì. Fosse dipeso solo da noi, forse avremmo deciso una tempistica
diversa. C'è stata un'accelerazione dovuta a molti fattori. Ma non
dimentichiamo che si tratta di una forma di indipendenza particolare sotto
forte supervisione internazionale". Vale a dire? "Il capo della
missione europea avrà molti poteri. E poi lì oggi c'è ancora una missione sotto
egida Onu. Senza contare i 18 mila soldati di pace. Sarà la comunità
internazionale a occuparsi dei diritti delle minoranze, a proteggere i luoghi
sacri serbi, a formare la polizia, la magistratura, a esercitare una
supervisione sulla gestione delle frontiere. La comunità internazionale ha
anche la facoltà di rimozione di pubbliche autorità e di abrogazione di norme.
Non è poco". Insomma, il Kosovo sarà ancora sotto tutela. "L'Europa
guiderà questa fase di transizione. La cosa fondamentale, per l'effettiva
nascita di uno Stato kosovaro, è che si riaprano i canali con Belgrado perché
se non c'è un accordo con la Serbia, difficilmente il Kosovo potrà diventare
membro delle Nazioni Unite. Quello che si apre è un processo. E la prospettiva
potrebbe essere quella indicata dalla Troika che aveva proposto una sorta di
patto federativo tra Pristina e Belgrado, comprese istituzioni comuni per
risolvere problemi comuni". Difficile che i serbi ci stiano. "Questa
è la fase in cui prevalgono le emozioni, se la supereremo, ci si può pensare.
Del resto il Kosovo aveva bisogno di una definizione del suo status e non lo si
poteva riportare sotto il controllo della Serbia per la buona ragione che i
kosovari non lo avrebbero voluto. Avremmo dovuto costringerli con la forza? La
Serbia deve avere il coraggio di guardare al futuro. L'attuale leadership non
ha colpe, ma quella di vent'anni fa ha prodotto la pulizia etnica. La soluzione
finale per i Balcani è l'integrazione nell'Europa. Quando ci sarà un unico
mercato, frontiere aperte, libera circolazione delle persone, tutto procederà
meglio". Il 90 per cento del Pil del Kosovo è prodotto da traffici
illeciti di armi, droga ed esseri umani. "La cifra è esagerata. Comunque,
la mancanza di sovranità è la situazione ideale perché crescano poteri di
natura criminale. Con un potere responsabile si creano invece i presupposti
perché le cose funzionino. C'è l'esperienza del Montenegro: fu a lungo crocevia
di traffici, da quando è indipendente la situazione è nettamente migliorata e
abbiamo stabilito accordi di collaborazione contro il contrabbando". Lei
ha sostenuto che il Kosovo non deve costituire precedente. Ma i serbi di Bosnia
annunciano un referendum per separarsi. Altrettanto fanno alcune Repubbliche
caucasiche. "Le tentazioni separatiste c'erano, ci sono e ci saranno
sempre. Ma nessun altro caso è paragonabile al Kosovo, che dal '99 è in
sostanza un protettorato internazionale. E non dimentichiamo che, a differenza
di tutti gli altri casi, è stato il Consiglio di sicurezza dell'Onu, due anni e
mezzo fa, ad avviare il processo per definirne lo status. No, la storia del
Kosovo è del tutto particolare". Il Kosovo segnala anche la nascita di
forti tensioni con la Russia. "Questo sì. Ed è un dato preoccupante. La
Russia ha vissuto come una umiliazione il periodo post-sovietico. Ora il Paese
torna a riaffermarsi come grande potenza per due fattori. Uno politico: il
declino del prestigio americano in molte parti del mondo per via della politica
unilaterale e dell'invasione dell'Iraq. Uno economico: l'aumento del prezzo del
petrolio. Qualche grave errore tattico dell'Occidente, come la gestione della
questione dei sistemi antimissile, ha soffiato sul fuoco della rinascita di un
nazionalismo assertivo da parte della Russia". Mosca si oppone al
riconoscimento del Kosovo. "La preoccupazione dei russi di un precedente
che lede la legalità internazionale è una profezia che si autoavvera. Proprio la
paralisi del Consiglio di sicurezza ha impedito che la questione fosse trattata
in sede Onu anche sotto il profilo del diritto internazionale. E l'Europa non
può farsi imporre dal veto russo la sua geografia. Sarebbe un segno di
impotenza". Come avere allora un rapporto di buon vicinato? "Dobbiamo
creare con la Russia un rapporto di interdipendenza. è vero che l'Europa
dipende dal gas russo. Ma a sua volta la Russia dipende per il suo gas dal
mercato e dalle tecnologie europee. Si è scritto che Putin porterà il gas a
Belgrado, ma nessuno ha notato che di quel gasdotto noi italiani siamo
proprietari al 50 per cento. Senza la Saipem non avrebbero potuto far passare i
tubi sotto il mar Nero". Afghanistan. La Nato ci chiede più soldati...
"Ma no! è un equivoco prodotto da una informazione approssimativa. La Nato
chiede più soldati, come è giusto. Siccome noi siamo il quarto contingente,
abbiamo lì 2.600 uomini, la Nato che sa far di conto, non li chiede a noi. Il
problema posto è semmai quello della mobilitazione delle forze. Vorrei far
notare che i famosi caveat, che prescrivono dei limiti per l'impiego dei nostri
soldati fuori dalle zone assegnate, sono stati stabiliti dal governo precedente
e da noi confermati. Il che non significa che sia proibito impiegarli altrove,
ma che serve una procedura particolare. In generale credo che sia necessario
rimettere a punto la missione e per questo da due anni proponiamo una
conferenza internazionale che ora chiedono molti nostri partner e che i
francesi si apprestano a ospitare". Serve una messa a punto perché i
talebani oggi sono assai più forti del 2002? "Non solo. Bisogna rilanciare
le ragioni politiche e strategiche della missione, altrimenti non c'è più il
senso di cosa ci stiamo a fare. C'è la sensazione di una perdita di consenso da
parte degli afgani che nasce da ritardi nella crescita economica, dalla
corruzione e dall'inefficienza. Dobbiamo ridare un forte impulso alla missione
civile. Quanto all'azione militare non può essere affidata solo ai
bombardamenti. Se la Nato arriva, colpisce, scompare e magari per colpire un
talebano coinvolge civili inermi, è chiaro che questo ci aliena simpatie. C'è
bisogno di un maggiore controllo del territorio e di un maggior coinvolgimento
della società afgana". è la strategia di Petraeus in Iraq.
"L'Afghanistan è un Paese immenso. I generali sovietici erano arrivati ad
avere più di 200 mila uomini e ne chiesero 300 mila a Gorbaciov per vincere:
lui decise il ritiro. Il contingente internazionale conta 36 mila uomini,
questo significa che ha limitati presidi sparsi su aree vastissime". Chi
può fornire altri soldati? "La missione è condivisa. Russia e Cina non
hanno mai sollevato obiezioni. Si può contribuire in modi diversi. Perché non
chiedere aiuti a loro e ai Paesi centro-asiatici?". Mica si immaginerà il
ritorno dei russi? "I militari russi naturalmente no. Ma potrebbero
contribuire con un maggiore coinvolgimento in progetti di ricostruzione. Non
c'è solo l'aspetto militare". A Kabul ci sono due missioni, una Nato e una
Usa. Ha un senso mantenerle entrambe? "No. Nelle condizioni attuali mi
sbaglierò ma credo che 'Enduring freedom' non abbia più senso. Ci vuole una
sola missione con un solo comando. E c'è bisogno di riaprire il dialogo. I
britannici sono stati accusati da Karzai di rapporti coi talebani. Dunque il
dialogo si fa regolarmente, spesso è necessario se si vogliono risolvere
questioni complesse. Io invece fui attaccato a testa bassa quando mi adoperai
per salvare un giornalista italiano. Comunque, vanno recuperate quelle forze
ora antagoniste che non fanno capo ad Al Qaeda, perché si inneschi un processo
politico, naturalmente con la guida e alle condizioni poste dal governo afgano
e con il coordinamento della comunità internazionale". Visto che la
situazione militare si è deteriorata, i nostri soldati hanno i mezzi necessari?
"Le forze armate hanno tutti i mezzi di cui hanno bisogno. Tutto ciò che
lo Stato maggiore ha chiesto è stato fornito". Libano. Nasrallah annuncia
guerra dopo l'omicidio di Mughniyeh a Damasco. "Un'autobomba nel centro di
una città io lo definirei terrorismo". C'è chi dice sia stato il Mossad.
"Chiunque lo abbia fatto, è terrorismo. Trovo anche grave che l'uomo fosse
in Siria, il che alimenta i sospetti su quel regime". L'autobomba ha ammazzato
il responsabile di alcune tra le azioni più nefande avvenute in Medioriente
negli ultimi 30 anni. "Sono contro la pena di morte legalmente comminata,
si immagini cosa posso pensare di una morte decisa ed eseguita in via
extragiudiziaria". Vale anche per gli omicidi mirati di esponenti di Hamas
da parte degli israeliani a Gaza? "Vale per tutti gli omicidi. è una
pratica inaccettabile. Nel combattere il terrorismo si devono rispettare le
regole dello Stato di diritto. Le extraordinary rendition come gli omicidi
mirati non hanno rafforzato l'immagine dell'Occidente e hanno offerto alibi ai
terroristi". Tornando al Libano, ci sono venti di guerra. "Ci sono
segnali preoccupanti e meno male che siamo lì. L'Unifil sta funzionando anche
da deterrente contro la possibile esplosione di una guerra civile tra libanesi
ed è un fattore essenziale per la sicurezza di Israele". A proposito di
Israele. Uno scenario prevede una invasione di Gaza a cui seguirebbe una
missione internazionale per mettere in sicurezza l'area. "Gli scenari non
si commentano. Penso da tempo che sarebbe utile una forza internazionale, ma
come risultato di un accordo tra le parti, non dopo un attacco". In
conclusione, può tracciare un bilancio della sua esperienza alla Farnesina.
"Siamo stati eletti nel Consiglio di sicurezza col massimo dei voti mai
conseguiti. Siamo stati eletti nel Consiglio per i diritti umani. Siamo stati
rieletti nel Consiglio esecutivo dell'Unesco. L'ammiraglio Di Paola ha superato
il candidato polacco, sostenuto dagli Usa, ed è stato eletto presidente del
Comitato militare della Nato. L'attuale ministro dell'Economia è presidente del
comitato ministeriale del Fondo monetario internazionale. Abbiamo allargato gli
orizzonti andando in missione in Cina e India, dove non c'era più stato nessun
esponente di primo piano del governo italiano negli ultimi cinque anni, e in
tanti altri paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina. Diventeremo uno
tra i pochissimi Paesi europei a formalizzare un rapporto di collaborazione
politica stabile con la Lega araba, con cui nei prossimi giorni firmeremo un
protocollo di intesa. Abbiamo rilanciato il multilateralismo in un quadro di
collaborazione con gli Stati Uniti, ma con una maggiore indipendenza di
giudizio rispetto al passato. I fatti dicono che è stata un'esperienza
positiva". n Missione al bivio L'Afghanistan è cambiato e anche la
missione italiana non può non cambiare. Ormai l'offensiva talebana non conosce
più tregue. Nemmeno le nevicate record hanno imposto una pausa: ai tempi
dell'invasione sovietica l'inverno era una stagione calma, invece questo inizio
d'anno è stato segnato da un'escalation di attacchi. Quello in cui ha perso la
vita il maresciallo Giovanni Pezzulo dimostra che non è più possibile fare
peacekeeping in queste condizioni. Non si può più fare assistenza umanitaria
quando la guerriglia aspetta le visite ai villaggi per colpire soldati e
civili, in modo da distruggere ogni speranza di cambiamento. Ora ci sono due
strade: chiudere il contingente nei fortini o dotarlo di mezzi per proseguire
l'operazione senza correre rischi inutili. Servono veicoli blindati più
pesanti, con torrette che permettano di rispondere al fuoco senza esporsi: i
militari italiani ne sono praticamente sprovvisti. Servono elicotteri da
combattimento anche nella regione di Kabul: l'unica squadriglia è a Herat,nella
zona occidentale. Gli elicotteri Mangusta sono fondamentali per proteggere i
convogli durante le trasferte umanitarie. E forse converrebbe imitare olandesi
e inglesi, che schierano cannoni semoventi come deterrente contro i razzi dei
fondamentalisti. Ma soprattutto serve una riflessione globale sul ruolo
italiano in Afghanistan. Noi siamo andati lì per sostenere il governo Karzai.
Ma l'autorità di questo esecutivo fatica ad affermarsi e impartisce direttive
opache, alimentando una oligarchia spesso non estranea al traffico di oppio e
alla corruzione. Ora che dal Pakistan si prepara un'orda talebana, nelle zone
affidate agli italiani non si può contare sull'esercito di Kabul. Al Pentagono
hanno spiegato che il 207mo corpo, quello che dovrebbe difendere la regione di
Herat, è 'il meno maturo' della nazione, con solo due battaglioni dotati di
capacità limitata. Il colonnello Jim Klingaman ha detto: "Ho visto delle
buone operazioni controguerriglia condotte in quella regione. Il comandante è
un generale a due stelle italiano, Fausto Macor, che ha principalmente reparti
italiani e spagnoli ma in termini di forze di manovra dispone solo di tre
compagnie. Le forze Nato sono eccezionali nel condurre le operazioni di
stabilizzazione, una componente critica dell'attività contro-guerriglia".
Ma come si può pensare di fermare l'orda talebana con tre compagnie? Ogni
decisione spetta al prossimo Parlamento, si spera evitando ambiguità. G. D. F.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI BESTIARIO Dove
vai voto del nord? di Giampaolo Pansa Il Pd deve guardarsi dai facili
entusiasmi. Per vincere le elezioni Veltroni deve sfondare in Veneto e
Lombardia Ho un debito verso Pier Ferdinando Casini. Quando venni aggredito per
un mio libro sulla guerra civile, fu il primo dei big politici (ben pochi, per
la verità) che si spese in mia difesa. In quel caso mi resi conto un'altra
volta che Casini era un tipo schietto: diceva come la pensava e faceva come la
diceva. Oggi lo conferma la scelta di andare al voto da solo, con la sua
Udc. Un gesto che rivela coraggio e orgoglio, anche se non so dove lo condurrà.
Penso che vivrà giorni difficili. Gli altri piccoli gruppi cattolici (la Rosa
Bianca e l'Udeur) stentano a trovare un accordo. A riprova che il virus della divisione
corrode tutta la politica italiana. Per questo mi domando che cosa accadrà se
il listone di Silvio Berlusconi farà propri i cardini
elettorali enunciati da Casini nel discorso di Mestre. Gli ho sentito dire
quello che milioni di italiani si dicono in privato. Il principio di autorità
da ripristinare, a cominciare dalla famiglia, dove oggi i genitori fanno 'i
sindacalisti dei figli'. La sicurezza da riconquistare. Il ritorno del merito.
La selezione nella scuola, con il numero chiuso in tutte le università. La
necessità di ricette dure per l'Italia. La scomparsa delle province con la loro
inutile burocrazia. La difesa della legge Biagi. La scelta per l'energia
nucleare. I servizi pubblici locali da liberalizzare, e altro ancora. Se il
Cavaliere parlerà agli elettori come parla Casini, si troverà in sintonia con
gran parte del paese. E il Popolo della Libertà potrebbe diventare una macchina
schiacciasassi. Ecco perché l'esito del voto di aprile non è per niente
scontato, in tutti i sensi. Anche Berlusconi dovrebbe
essere più cauto nel dichiarare il proprio trionfo con tanto anticipo. Ma il
Partito Democratico ha l'obbligo di guardarsi dall'euforia pericolosa che sta
affiorando nel suo campo. Ho visto troppe volte la sinistra giurare sulla
vittoria e poi tornare a casa con le pive nel sacco. Volete due esempi? Nel
giugno del 1976, il Pci di Enrico Berlinguer era convinto di fare il sorpasso
sulla Dc di Benigno Zaccagnini. Allora lavoravo per il 'Corriere della sera' e
scrissi una lunga inchiesta sui comunisti. Tutti erano sicuri di farcela.
Deciso a dare il colpo di grazia alla Balena Bianca, re Enrico mi rilasciò
un'intervista per dire che si sentiva più sicuro sotto l'ombrello della Nato
che sotto il Patto di Varsavia, guidato dell'Urss. A urne aperte, Bettino Craxi
mi rimproverò di aver fatto guadagnare mezzo milione di voti alle Botteghe
Oscure. Ma il sorpasso non ci fu. Alla Camera, la Dc conquistò il 38,7 per
cento dei voti contro il 34,4 del Pci. E al Senato il distacco fu ancora più
forte, di cinque punti. Nel marzo del 1994 accadde lo stesso con la gioiosa
macchina da guerra di Achille Occhetto. Il popolo di sinistra era certissimo di
sconfiggere quel tizio delle televisioni, un certo Berlusconi.
Dappertutto sentivo ripetere: vinciamo, vinciamo! Se osavo dissentire, mi
replicavano: ma che cavolo dici, Pansa!, non vedi come siamo forti? Finì come
sappiamo: con l'ingresso del Cavaliere a Palazzo Chigi e le dimissioni del
povero Baffo di Ferro. Mi auguro che Walter Veltroni
sia più avveduto dei suoi antenati. Quando, nel primo comizio a Pescara, ha
detto che il Partito Democratico "sta risalendo a una velocità
impressionante" sono rimasto dubbioso. Poi ho capito come stanno le cose
leggendo il giorno dopo, sull''Unità', l'intervista a Roberto Weber, sondaggista
affidabile della Swg. La risalita, o rimonta che sia, per ora ha riportato il
PD soltanto al livello dell'Ulivo alla Camera nel 2006: fra il 30 e il 31 per
cento. Weber ha aggiunto quello che tutti sanno: per vincere le elezioni, il Pd
deve sfondare al centro dell'elettorato. E che la battaglia si deciderà
nell'Italia del nord, "la zona più difficile da aggredire". A
cominciare dalla Lombardia e dal Veneto. Dove finora, dice sempre il capo della
Swg, "non si sono registrati spostamenti a favore di Veltroni".
Ma è proprio su questo fronte che lasciano perplessi certe candidature decise o
annunciate. Molti si chiedono se un Colaninno junior non sia soltanto una
rondine incapace di fare primavera. O se Martina Mondadori convinca battaglioni
di incerti a correre ai seggi. Per di più, resta il dilemma se il Pd debba fare
una campagna elettorale soffice o dura. Eppure in democrazia le campagne
diventano subito durissime. Del resto, Antonio Di Pietro ha già sparato il
primo siluro al Cavaliere: la sua Mediaset deve avere una sola rete tivù. Max
D'Alema è partito sul ringhioso. Pierluigi Bersani ci spiega che le campagne
sono anche 'contro' e non solo 'per'. Tuttavia lo stesso Bersani avverte:
"Qualcosa si muove, ma il centro-destra ha un insediamento mostruoso".
Attenti al pesce d'aprile, gente del PD. I furbetti del formaggino Una latteria
su quattro nasconde il prezzo del latte o dei suoi derivati. Lo dice il primo
Rapporto della task force antispeculazione. Tremila ispezioni in quattro mesi,
per capire se qualcuno stava giocando sporco all'ombra dei grandi aumenti dei
prezzi delle materie prime: quelli del grano, che ha galoppato al ritmo dell'85
per cento nel mondo e del 136 per cento in Italia, e quello delle polveri di
latte (più 71 per cento il dato mondiale, più 140 per cento in Italia). Il
Rapporto appena consegnato al ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro
punta l'indice sulla distribuzione. Nel caso del latte, su 683 ispezioni al
dettaglio, ben 194 hanno fatto scattare una sanzione perché il prezzo era
esposto male o non era esposto affatto. Le irregolarità di questo tipo sono
aumentate del 24 per cento. I risultati delle ispezioni confluiranno nella
revisione degli studi di settore. E se i commercianti non la dicono tutta sui
prezzi finali, mistero totale c'è poi sui prezzi intermedi della filiera,
quelli a cui comprano i negozianti: qui le Fiamme gialle promettono 'elementi
informativi sul costo d'acquisto delle merci'. Da girare direttamente
all'Antitrust.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità MEDIA
& POTERE / DUE PARERI A CONFRONTO PROFESSIONEREPORT La campagna elettorale.
Le grandi inchieste. Le intercettazioni. Ne parlano Giorgio Bocca e Milena
Gabanelli Lui, Giorgio Bocca, classe 1920, è il veterano del giornalismo
d'inchiesta, l''antitaliano' che tutti i lettori de 'L'espresso' conoscono.
Lei, Milena Gabanelli, classe 1954, è l'inchiestista tv del momento, autrice di
'Report', con all'attivo 28 querele, una delle quali arriva proprio
dall'interno dell'azienda, dai cinque consiglieri di amministrazione di area
centrodestra che votarono a favore dell'ex direttore generale Alberto Meocci
quando l'Authority lo giudicò incompatibile e multò la Rai ('Report' se ne
occupò nella puntata 'Cattivi consigli'). Bocca, ultimo senatore rimasto nella
giuria del premio 'è giornalismo' dopo la scomparsa di Indro Montanelli ed Enzo
Biagi, ha proposto lei come vincitrice. D'accordo erano gli altri giurati,
Curzio Maltese, Gianni Riotta e Gian Antonio Stella. Oltre, naturalmente, a
Giancarlo Aneri, l'imprenditore che si è inventato questo premio e che ha già
organizzato la festa per il 5 marzo, proprio pochi giorni prima che 'Report'
riappaia con un nuovo ciclo di trasmissioni (il 9). Ma Bocca e Gabanelli non si
sono mai visti di persona. E da un breve incontro per conoscersi scaturisce
qualche scambio di idea sul rapporto in Italia tra i media e il potere
economico e politico, sul tema sempre caldo delle intercettazioni, sulla
campagna elettorale appena iniziata e sulle regole della par condicio. "Mi
sono sempre chiesto come tu riesca a fare 'Report' in totale libertà?".
"'Report' ha dieci anni, abbiamo cambiato quattro direttori di rete,
RaiTre. Dal 2002 c'è Paolo Ruffini, il più longevo, con il quale vi è un
rapporto di lealtà, fiducia e indipendenza intellettuale. Giorgio, ti dico la
verità: mai una volta mi ha detto 'no, questa cosa non si fa'. Noi raccogliamo
solo fatti, non entriamo nel dibattito politico e c'è poco spazio per le
opinioni. Certo che devi lavorare come un mulo. Prendiamo i derivati. La
puntata è nata per capire e spiegare cosa fossero, la Rimini ci ha lavorato sei
mesi. Tu capisci che mi vien da ridere quando i direttori di banche si chiedono
'ma chi c'è dietro?'". Bocca: "Su questi fatti economici troppo
spesso si tace nei grandi giornali. Sono fatti tutti allo stesso modo".
Gabanelli: "è la stessa cosa che si dice della Rai, 'fa una programmazione
orrenda'. L'attenzione cade sempre sui brutti programmi e pochissimo su quelli
ben fatti... che ce ne sono, ma finiscono con l'avere poca immagine proprio per
via del fatto che non se ne parla mai. Credo che la stessa cosa valga per la
carta stampata. Ma dalla 'Repubblica' al 'Corriere della Sera' allo stesso
'Espresso', i grandi giornali pubblicano ottime cose. Bisognerebbe parlare più
spesso di questo e ignorare il resto". Si passa alla par condicio.
L''antitaliano' esprime un po' di pessimismo, le cose non cambieranno,
"anche il conflitto di interessi non mi pare sia risolvibile o lo si
voglia risolvere". E poi: "Non capisco Veltroni: lo sento dire che non bisogna
usare i toni duri in campagna elettorale. Ma proprio con Berlusconi?". Gabanelli: "In
qualunque paese del mondo quando sei in campagna elettorale tutti i problemi
vengono messi sul piatto, senza sconti a nessuno, per aiutare i telespettatori
a capire e a crearsi un'opinione. In Italia non si può fare. Puoi solo
discutere con Tizio, Caio e Sempronio. Ma se esiste un problema da affrontare,
dovranno pur emergere le responsabilità che sono di Tizio, ma possono essere
anche di Caio o di Sempronio. La Campania è un'emergenza nazionale, le
responsabilità sono molto precise: se un assessore di sinistra non ha fatto il
suo dovere perché devo intervistare anche uno di destra? O viceversa? Forse il
problema è che del servizio pubblico non si fida più nessuno... così le regole
sono diventate talmente rigide che più dei fatti contano i minuti".
Argomento molto delicato, le intercettazioni. Bocca ne farebbe a meno: "Mi
dà fastidio l'idea che qualcuno possa spiarmi telefono e posta. E poi sono
quasi sempre superflue. Non sono necessarie per sapere se uno è mafioso o
no". Lei: "Devono essere fatte ogni volta che un magistrato le
ritiene opportune. E quando non sono più coperte da segreto, divulgabili. Sta
al buon senso e alla deontologia professionale del giornalista scegliere quali
parti utilizzare e quali no". testo raccolto da Claudio Lindner.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità PROCESSO
SIRCHIA DUE CUORI E UNA PROCURA Girolamo Sirchia, l'ex ministro della Salute
del governo Berlusconi, è felicemente convolato a
nozze con la dottoressa Anna Maria Parravicini. Sarebbe un fatto privato, se la
coppia non fosse unita anche in tribunale da un'accusa imbarazzante. Sirchia è
imputato di appropriazione indebita aggravata per aver sottratto denaro
contante (100 mila franchi svizzeri e 30 mila euro) alla Fondazione Il Sangue,
di cui era segretario e tesoriere: soldi versati "contestualmente",
dal 2001 al febbraio 2004, sul conto svizzero Ubs 236/658596, intestato alla
Parravicini, che la Procura non ha indagato perché era sempre l'ex ministro a
gestire i depositi bancari di lei. Sirchia è imputato anche di corruzione per
aver ricevuto altri soldi (260 milioni di lire, 16 mila dollari e 33 mila
marchi tedeschi) da tre multinazionali "fino al 2001", da primario di
Immunoematologia del Policlinico di Milano. In tribunale l'ex ministro ha
negato che quei versamenti sul proprio conto svizzero numero 603717 fossero
tangenti, sostenendo che erano "contributi" per le sue ricerche sui
prodotti di quelle aziende. Alla prossima udienza del 28 febbraio è prevista la
requisitoria del pm Maurizio Romanelli, poi parlerà la difesa. Ma a favore di
Sirchia gioca la ex Cirielli, la 'legge-vergogna' che oltre a dimezzare i tempi
di prescrizione ha già fatto "estinguere" tutti i reati di corruzione
"fino al 1999". Sirchia continua a presiedere l'associazione Amici
del Policlinico, mentre sua moglie dirige l'onlus Per il Policlinico. P. B.
Attualità Con Walter ma non si dice Pissi pissi. Stavolta arriverà qualche voto
a Walter Veltroni anche dai giornalisti del
'Giornale', organo dei fratelli Berlusconi. Da Milano
e da Roma. E non tutti sono ex voti di Prodi. Attualità GAFFES Ségolène o
Cécilia? Doppia gaffe del responsabile comunicazione del Partito democratico
Ermete Realacci. A Firenze per il Forum dell'ambiente, a cena con l'ex ministro
degli Esteri tedesco Joschka Fischer e l'ex candidata presidenziale francese
Ségolène Royal, non è riuscito a trattenersi: "Da voi", ha detto
Realacci a Ségolène, "alle primarie hanno votato in 200 mila; qui da noi
tre milioni e mezzo di persone". Gli hanno fatto notare che non sta molto
bene sottolinearlo; la Royal l'ha presa sportivamente con un sorriso. Non
contento, però, lo spontaneo Realacci non ha esitato a lanciarsi in commenti
estetici: "Ma lo sa che lei assomiglia a Cécilia Sarkozy?". Questa
volta Ségolène ha sorriso un po' meno. F. Sch. Attualità Mi manda Zonin Il re
del vino e presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, sta per
realizzare il suo sogno: mettere le mani su Assoindustria Vicenza, la terza
associazione di industriali d'Italia, e attraverso di essa su un bel gruppo di
giornali e tv locali. Il prossimo maggio scadrà il mandato dell'attuale
presidente di Confindustria, Massimo Calearo, e a Vicenza si è già aperta la
corsa alla successione. Zonin ufficialmente non è sceso in campo. Le indagini
per mafia che coinvolgono una delle tenute di famiglia in Sicilia, dove per tre
volte è stato assunto un boss, gli creano problemi con i nuovi codici di
comportamento approvati a livello nazionale dagli associati, ma lui non si è
perso d'animo. Tra i tre candidati alla poltrona di Calearo, quello che oggi
appare in pole position è un suo pupillo: Roberto Zuccato, presidente della
Ares Line, una società che produce mobili per ufficio, il cui capitale è però
gravato al 10 per cento da pegno in favore della Banca Popolare di Vicenza. I
debiti di Zuccato verso Zonin non sembrano essere dunque di sola riconoscenza.
P. G. Attualità RITI SOCIALI Cafoni agli Arcimboldi Sinistra arcigna. Su Radio
Popolare il critico Sandro Avanzo stigmatizza con una severità alla Karajan
"l'incredibile maleducazione" del pubblico del Teatro degli
Arcimboldi, a Milano-Bicocca, durante 'I La Galigo' di Bob Wilson, lo
spettacolo del grande regista americano da lui definito "un vero
capolavoro, parola che uso raramente". Spettatori rumorosi, che escono dopo
quaranta minuti, un bombardamento di colpi di tosse: bronchitici, incolti e
cafoni. "Una vergogna. Un pubblico così maleducato non si merita Bob
Wilson". Radio Pop in imbarazzo. Non fu la sinistra a portare il teatro
nelle periferie? Tutt'altro clima alla Scala, nei concerti beethoveniani di
Daniel Barenboim. Tosse solo nell'intervallo, e tra un movimento e l'altro.
Tosse del centro storico, più esperta, più educata. E. A. Attualità
ASSOCIAZIONI Passaggio in INDIA Di associazioni Italia-Cina ne esistono già
almeno una dozzina. E allora meglio buttarsi sull'India. Lo ha fatto in questi
giorni Sandro Gozi, giovane deputato del Pd. Trentanove anni, aria da primo
della classe, prima diplomatico poi alto funzionario dell'Unione europea, Gozi
è stato componente del gabinetto di Romano Prodi quando il professore era il
presidente della Commissione a Bruxelles. Poi, lo stesso Prodi lo ha voluto
deputato, inserendolo nella sua quota di parlamentari nel 2006. Ora il deputato
cesenate è alla ricerca di una nuova identità e lo fa dando vita
all'associazione Italia-India di cui lui è il presidente e Prodi il primo socio
onorario. Unico inciampo per Gozi il coinvolgimento nell'ormai nota inchiesta
Why Not proprio per le attività di un'altra sua associazione, il Laboratorio
democratico europeo. G. S. Attualità OMICIDIO GREEN Fratelli contro Nel 2005 il
collaboratore di giustizia Michele Iannello consegnò a 'L'espresso' una lettera
in cui giurava di non avere sparato a Nicholas Green, il bambino americano
ucciso il 29 settembre1994 mentre viaggiava con la famiglia sull'autostrada
Salerno-Reggio Calabria. "Il vero killer è il fratello maggiore
Giuseppe", aggiunse il difensore Claudia Conidi. E non si è fermata qui.
Il 31 gennaio scorso ha depositato alla Corte d'Appello di Salerno un'istanza
di revisione del processo, su cui il giudice si dovrà ora esprimere.
All'interno del documento si punta su due elementi. Il primo è l'analisi della
presunta inattendibilità del pentito Angelo Benedetto, teste chiave per la
condanna di Iannello, che in un processo parallelo torna sull'argomento (e,
secondo la difesa, "appalesa tutta la sua inattendibilità"). Il
secondo punto è la pistola con cui Iannello avrebbe ucciso il piccolo Nicholas.
I giudici conclusero che era una semiautomatica Taurus serie
( da "Panorama.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia -
http://blog.panorama.it/economia - Gli stipendi degli italiani tra centrodestra
e centrosinistra Posted By redazione On 22/2/2008 @ 18:03 In Apertura#1 | No
Comments di Edmondo Rho e Renzo rosati Un punto mette d'accordo tutti i
sondaggi: al prossimo governo gli italiani chiedono come prima cosa di
migliorare il loro bilancio mensile. E stavolta senza trucchi, tipo una mano
che riduce (e di poco) le tasse e l'altra che le aumenta con gli interessi. E
proprio su stipendi, lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della
campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche
di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere
d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno
ricette diverse. Berlusconi si impegna a
ridurre le tasse sugli straordinari e, in misura minore, su tredicesime e
quattordicesime. Veltroni ha garantito che porterà a
1.100 euro (cifra poi ridotta a 1.000) la retribuzione minima per i precari.
Intenti lodevoli: ma dove si troveranno i soldi? Fra gli economisti non mancano
distinguo e perplessità. "Quello che propongono, sia da una parte che
dall'altra, rischia di far saltare ogni parametro di finanza pubblica"
avverte Michele Salvati, docente di economia politica alla Statale di Milano.
Il quale però si dice anche "fiducioso sul fatto che vengano specificate
le coperture. Spero che si dia un'indicazione precisa per i prossimi cinque
anni". Mentre Pietro Ichino, economista che ha appena detto sì al Pd,
afferma che l'aumento per i precari non potrà essere a carico dello Stato:
"Non deve finanziarlo nessuno, è solo uno standard minimo di trattamento.
Funziona da decenni anche in Gran Bretagna, in Francia, negli Stati Uniti e in
tanti altri paesi. Svolge la stessa funzione dei contratti collettivi nel
lavoro subordinato". Pdl: Meno imposte su straordinari e tredicesime Le
proposte del Pdl puntano a una forte riduzione delle tasse sugli stipendi dei
lavoratori dipendenti: in particolare su straordinari, premi, tredicesime e
quattordicesime. "Proponiamo una tassazione fissa del 10 per cento su tutti
gli straordinari, i premi e gli incentivi" spiega Maurizio Sacconi,
responsabile nazionale per il lavoro di Forza Italia. "In realtà è molto
più della detassazione perché sottrae risorse al cumulo fiscale e alla mannaia
della progressività". Il Pd propone di detassare la parte variabile degli
stipendi, quella legata alla produttività. Ma quali sono le cifre in ballo? Dai
dati della Ragioneria dello Stato emerge che la spesa prevista nel 2008 per gli
straordinari nel settore privato dovrebbe essere intorno a 2,5 miliardi di
euro. Applicando l'ipotesi di tassazione al 10 per cento, il conto fiscale
potrebbe essere intorno a 250 milioni. Comunque, i calcoli sono destinati a
essere rivisti se passa la proposta del Pdl: secondo Sacconi "oggi lo
straordinario è erogato ampiamente in nero, ci sarebbe una grande emersione di
base imponibile". Sta di fatto che, stando alle attuali ore medie
dichiarate di straordinario, il beneficio per i lavoratori sarebbe modesto:
secondo i calcoli di Panorama, l'aumento netto in busta andrebbe da 100 euro
l'anno per un impiegato che fa 30 ore di straordinario a 140 euro per un
operaio con 60 ore annue di straordinario. A questa proposta, appoggiata dalla
Confindustria, i sindacati sono fortememente contrari: "Non sono convinta
che detassare gli straordinari sia utile a far aumentare la produttività"
dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, di cui è responsabile
per fisco e politica economica. "Sarebbe molto meglio prevedere sgravi
fiscali sugli aumenti di secondo livello". Non c'è inoltre il rischio che
una minore tassazione sugli straordinari spinga a far lavorare di più chi ha
già un posto, frenando le nuove assunzioni? Tra gli industriali si sostiene che
"lo straordinario serve a coprire meglio necessità produttive di breve
periodo, invece le assunzioni sono legate a progetti di sviluppo nel lungo
termine. è chiaro che un uso più flessibile dello straordinario può incentivare
la competitività aziendale". Ed è proprio su questo punto che sarà
complicato trovare l'accordo con i sindacati. Maulucci della Cgil propone,
anziché di detassare gli straordinari, di "dare un premio alle imprese che
aprono per la prima volta alla contrattazione aziendale, per esempio una
riduzione dell'Irap o un altro sostegno fiscale". La posta più alta in
gioco non è comunque quella sugli straordinari: considerando che il monte
retributivo da lavoro dipendente è di circa 250 miliardi, la detassazione
maggiore sarebbe la ritenuta secca per tredicesime e quattordicesime. Su questo
fronte si sta ancora definendo, per quanto risulta a Panorama, la proposta del
Pdl: a fronte di una tassa del 10 per cento su premi e straordinari, quella su
tredicesime e quattordicesime potrebbe essere più alta. Con una minore
tassazione su tredicesime e quattordicesime muterebbe pelle anche la
contrattazione: con uno stimolo ai sindacati a modificare la dinamica degli
aumenti di stipendio, privilegiando le due mensilità aggiuntive. Le parti
sociali sono pronte alla novità? Sia per i lavoratori sia per gli imprenditori è
una proposta su cui ancora discutere. Secondo molti industriali "sarebbe
meglio una riduzione complessiva delle aliquote sul lavoro dipendente".
Pd: Mille euro e più protezione per gli atipici Oggi lo stipendio minimo di un
precario è di 800 euro. Aumentarlo a 1.100 per i 3,5 milioni di contratti a
termine costerebbe 9,1 miliardi l'anno. Se invece ci si limitasse al milione di
contratti di collaborazione, di miliardi ne servirebbero 3. Che si ridurrebbero
a 2 se la promessa venisse ridimensionata, come è scritto nel programma
definitivo del Pd, a 1.000 euro. Per gli economisti di area moderata l'idea di Veltroni è la classica montagna che partorisce il topolino.
"Tutto qui?" chiede Giuliano Cazzola, esperto di questioni del
lavoro. "Il rischio è doppio: rendere molti contratti a termine non
competitivi con quelli fissi, provocando un crollo dell'offerta di lavoro per i
giovani. E ignorare che, su un altro fronte, esistono già trattamenti superiori
a 1.000 euro al mese, per scelta delle parti. Secondo l'Inps, il livello
retributivo medio degli iscritti alla gestione separata è superiore a 15 mila
euro lordi l'anno. Dopo che il governo Prodi ha aumentato di 9 punti i
contributi per i precari, ora, con una finta stabilizzazione, livelliamo verso
il basso i contratti?". Ichino la vede in modo opposto: "Non è una
proposta volta a stabilizzare gli atipici, mira soltanto a proteggerli nelle
situazioni di particolare debolezza, dove rischiano compensi innaturalmente
bassi. La stessa cosa, in modo meno preciso, è prevista dalla legge Biagi, dove
si stabilisce che il giudice deve controllare l'adeguatezza del corrispettivo
del collaboratore". Sacconi, che con Marco Biagi collaborò alla stesura
della legge 30, teme che il vero obiettivo sia di smantellare la flessibilità: "E
i danneggiati sarebbero i lavoratori. Hanno pensato Veltroni
e i suoi economisti a quante figure professionali nuove si sono create, che
sfuggono alla logica del salario minimo e non hanno nulla a che fare con lo
sfruttamento? Da chi lavora in un call center qualche ora alla settimana, per
arrotondare il budget familiare, a chi si organizza con due o tre contratti.
Che facciamo, li vogliamo tutti portare sotto l'ala della Cgil?". Già, il
sospetto è che dietro vi sia lo zampino della confederazione di Guglielmo
Epifani, vicinissimo a Veltroni. Epifani ha da sempre
l'obiettivo di smantellare la legge Biagi, una contrattazione collettiva
sarebbe il primo passo. Sospetto che è quasi una certezza per le altre due
confederazioni storiche, Cisl e Uil, risolutamente ostili alla proposta sui
precari. "Queste materie" è la linea di Raffaele Bonanni, leader
della Cisl, "vanno lasciate alla trattativa privata. Altrimenti rischiamo
più danni che benefici. Ne abbiamo avuto la prova quando i partiti hanno messo
lo zampino nel protocollo sul welfare. A meno che non si tratti di un modo per
dare altri soldi alle aziende, magari con i soliti sgravi fiscali".
Illazioni sproporzionate, secondo Ichino, per qualcosa che va solo nella
direzione dell'equità. "Certo" dice "non basta per superare il
dualismo del nostro mercato, fra iperprotetti e sottoprotetti. Quello che
propone il Pd, in sostanza, è di introdurre una protezione minima in un settore
dove finora non ce n'è stata alcuna, precisando un principio che è già
enunciato nella legge Biagi. Accade già all'estero: l'esperienza Usa mostra
che, se lo standard minimo è calibrato bene, ha solo l'effetto positivo di
impedire al datore di lavoro di lucrare una rendita indebita. E non ha effetti
sull'occupazione negativi, semmai positivi". Insomma, forse Veltroni non migliorerà la busta paga dei precari, ma il Pd
otterrà un risultato: far digerire alla sinistra la legge Biagi. Il VIDEO
servizio:.
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VLADIMIR Se i numeri
non sono opinioni, anche le statistiche contano. E le rilevazioni che riguardano
i cattolici di questo paese che ogni domenica vanno regolarmente a messa
forniscono i dati statistici più costanti degli ultimi due decenni. Finito il
grande freddo degli anni Settanta-Ottanta, quelli seguiti al radicale mutamento
culturale dettato dalle mode ideologiche post sessantottine, le stagioni
vissute dalla Chiesa italiana hanno riportato alla pratica religiosa molte
persone. Attualmente, ogni domenica, sono tra i sette e i nove milioni gli
italiani che frequentano parrocchie e altri luoghi di culto. Immaginare che il
loro principale interesse sia quello di leggere la stampa cattolica è una pia
pratica che, analizzando i media, appare ormai cara solo alla devozione
professionale dei vaticanisti e di qualche altro abituale osservatore. Una
realpolitik dovrebbe ormai spingere tutti a osservare quanto anche i cattolici
praticanti, come il resto dei loro compatrioti, siano seriamente intenti a
leggere, e discernere, ogni possibile racconto sociale, preoccupati solo di
giudicare se e quanto sia conforme alla realtà. Nessun cattolico sembra
desideroso di sentir suonare la tromba della ritirata per tornare ad attestarsi
sulle comode posizioni d'antan. Anzi, se proprio vogliamo parlare, in vista
dell'appuntamento elettorale di aprile, di quale par condicio in salsa
ecclesiale parlano gli elettori che vanno in chiesa dovremmo necessariamente
riferirci al recente sondaggio effettuato tra i lettori di Famiglia Cristiana,
i quali hanno risposto manifestando, con proporzioni quasi identiche,
un'opinione tendenzialmente negativa sul centrosinistra e una quasi totale
mancanza di entusiasmo per il centrodestra. E sui leader, in modo
apparentemente incongruo, preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa
chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata,
dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del
nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano
confliggere nelle loro analisi politiche. Negli ultimi quindici anni,
ogni volta che un uomo politico, oppure un partito, ha tentato di umidificare
le urne con l'acqua lustrale di qualche palazzo clericale, il mondo ecclesiale
italiano ha sempre risposto dicendo che il voto dei cattolici non appartiene a
nessuno. E in questa risposta gli elettori credenti sono sempre stati
incoraggiati da un magistero pontificio che ha scritto molte pagine per
spiegare quanto il voto dei cattolici debba essere esigente perché deve saper
introdurre nel confronto politico l'attenzione, e la proposta cristiana, sui
grandi temi etico-religiosi e sociali. Di conseguenza, i due giornali cattolici
concorrono, ciascuno a suo modo, a evitare che i cattolici continuino ad
esercitarsi nell'ormai inutile esercizio dell'assemblaggio elettoralistico
delle diversità. E stanno aiutando la grande, e corale, riflessione con la
quale gli elettori credenti del nostro paese tentano di tradurre politicamente
le grandi attese morali e sociali sulla intangibilità della vita umana, la
scuola libera, l'impiego ragionevole della procreazione assistita, la tutela
della famiglia e la completa applicazione della legge194, anche nella parte che
riguarda la prevenzione dell'aborto. In fondo forse la vera eredità degli
ultimi quindici anni di vita del cattolicesimo italiano consiste soprattutto in
quel costante insegnamento episcopale che, anno dopo anno, ha ricordato ai
credenti del nostro paese che la "questione cattolica" dell'Italia
contemporanea, anche dentro le vicende politiche che abbiamo finora vissuto, è
innanzitutto un problema di cultura. Per questo, come può essere facilmente
notato negli scritti di analisi politica apparsi sia su l'Avvenire sia su
l'Osservatore romano, il problema della qualità delle persone chiamate a incarnare
i vari progetti politici dentro i quali i cattolici si vogliono coinvolgere
appare, pur nelle differenze degli approcci, una questione cruciale e
prioritaria. Perché il credente che opera nella vita pubblica deve essere in
grado (sono parole dell'allora cardinale Ratzinger) di non "teologizzare
la politica". Ma anche di impedire che altri, come sembra accadere con
forza, e non solo in Italia, negli ultimi anni, si adoperino per
"ideologizzare la religione". Forse è soprattutto pensando a questo
pericolo, e alla sua tragica proiezione nella geopolitica del nostro e degli
altri continenti, che le voci cattoliche più autorevoli stanno reiteratamente
ripetendo che la fede cristiana non può essere identificata, né tanto meno
contiene, alcuna sintesi politica concreta. E che la sua ricchezza, e le sue
conseguenze, per l'attività politica sono riassunte nelle parole libertà e
coerenza. E in nient'altro.
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"È impossibile
fare confronti televisivi, ci sono troppi candidati premier". Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo
sfidante Walter Veltroni
che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero
necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio.
"Veltroni è un ottimo comunicatore ? ha aggiunto
il Cavaliere ? riesce a dare l'illusione che il passato non esista più e che i
70 ministri del Pd nel governo Prodi non lo riguardino. Ma gli italiani non si
lasceranno ingannare di fronte al tentativo che lui fa". Berlusconi ha fatto sapere di non avere intenzione di candidare
Gianni Letta: "È un uomo di stato che vuole servire lo stato, è una
ricchezza per il paese".
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni accusa Berlusconi di aver
bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione
corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena
emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia
dell'offerta di turno. Non è la percezione di un caro-prezzi che ha portato gli italiani,
negli ultimi anni, a sentirsi più poveri. E a sperare in un intervento sui
salari che, per opportunismo politico e strabiche strategie elettorali, è
saltato. A gennaio l'inflazione è salita al 2,9 per cento, ma per i prodotti ad
alta frequenza d'acquisto ? soprattutto alimentari e carburanti ? l'impennata è
stata del 4,8. E l'Istat, ora, lo conferma in un focus dedicato ai diversi
prodotti acquistati dalle famiglie italiane. Un dato che, se messo in relazione
con le stime di crescita dell'economia italiana che per la Commissione europea
sarà poco al di sopra dello zero, mostra in tutta la sua pericolosità il bivio
al quale si trova l'Italia. Un paese in cui i rischi di stagflazione, da un
lato, e le opportunità di sviluppo, dall'altro, influenzeranno la campagna
elettorale e peseranno inevitabilmente sul vincitore del 13 aprile. L'aver
rinviato a dopo la risposta delle urne l'intervento a sostegno dei salari,
oltre ad avere un costo alto per i cittadini, ha un responsabile preciso. Il
segretario del Pd, Walter Veltroni, ai microfoni di
Tv7 ha detto chiaramente che se non si è potuto sin da subito abbassare le
aliquote Irpef per gli stipendi medio-bassi e aumentare i salari è per colpa di
Forza Italia, che si è opposta all'inserimento di un emendamento in tal senso
nel decreto milleproroghe. A PAGINA 3.
( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La tecnica ormai è
chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio
di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle
sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto
impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è
quello del 2001, di nomi non può farne perché troppi ostacoli e veti gli
impediscono un autentico rinnovamento. Fin qui la campagna elettorale, ha
notato Luigi Crespi, la fa solo il Pd. Questo vale in particolare per due luoghi
che potranno essere decisivi ai fini del risultato elettorale: la Sicilia e
Roma. Dal loft ogni giorno parte qualche fuoco d'artificio. Ieri sono stati
"sparati" una giovane esordiente capolista a Roma e un non più
giovane Umberto Veronesi in Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio
milanese. Un'altra sterzata laica, nel giorno della conferma del patto con i
radicali: talmente netta da rendere obbligatori prossimi bilanciamenti.
Altrimenti nel Pd il mal di pancia cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire le fitte. Una cosa va detta
sulla rinuncia di Marco Pannella. Sarebbe sbagliato confrontarla con altri casi
analoghi od opposti, perché Pannella ha già rinunciato (magari per forza) altre
volte, ed è l'esempio di come si possa essere leader fuori dal Palazzo. Il
massimo ora sarebbe se alla rinuncia personale si accompagnasse la presa d'atto
collettiva della fine di una alterità che ha resistito a tutto, anche alle
molte occasioni nelle quali i radicali si sono "mischiati". In un
paese che ha superato perfino il mito della diversità comunista, il simbolo
gandhiano può benissimo portare via con sé anche il mito della diversità
radicale. E il molto che c'era di buono può essere finalmente consegnato da un
gruppo di iniziati a un grande partito maggioritario.
( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
S C R I P T A M A N
E N T Zapatero sfreccia, Ferrara fa il buono PANORAMIX Lettera ai Gran Capi
Com'è buono il Foglio di Giuliano Ferrara. Si comincia in prima pagina con una
"lettera affettuosa ai Gran Capi della Pdl", Berlusconi,
Fini e Bossi. Non siate micragnosi, sostiene l'elefante, "il nostro boom
sarà anche vostro ", sottolinea. "Punto su una competizione di idee,
di sensibilità e di ragione ? si legge nell'articolo in corpo 12 che apre il
quotidiano ?. Rifiuterò qualunque invito alla rissa. Avete
anche diritto di fare appello al voto utile, per Veltroni o per Berlusconi. Vincerete la vostra battaglia per il premio di maggioranza a
mani basse con i larghi mezzi di cui disponete e che sapete utilizzare con
maestria nel marketing della politica moderna. Sarà bello se riconoscerete una
qualche utilità anche al voto per la lista pro life. Lealmente,
cavallerescamente, potete creare un clima di convergenza". Conclusione di
Ferrara: "Vi farà onore il successo di un voto per la vita, per la moratoria
sull'aborto, per mandare in parlamento le donne e gli uomini che hanno dedicato
se stessi alla tutela dell'amore e del buonumore dichiarati eretici nel nostro
tempo. Un abbraccio e, al Cav., un piccolo bacino". Elogio di Visco Com'è
buono il Foglio di Giuliano Ferrara. In terza pagina il quotidiano fa l'elogio
"di una persona seria e perbene che non si candida più alle elezioni
". Vincenzo Visco fa un passo indietro "nell'anno in cui, se il
governo non fosse caduto, avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua
politica di incremento delle entrate, ottenuta anche grazie a una lotta
efficace contro le varie forme di evasione legale e illegale". Su questa
base "sarebbe stato adesso in grado di procedere a una graduale riduzione
delle aliquote e a un aumento delle detrazioni fiscali". Ed ecco l'elogio:
"Il Foglio ha sempre riconosciuto a Visco la sua sostanza di persona
seria, perbene, di conoscitore della macchina, di efficiente organizzatore di
una politica fiscale che non è la nostra, ma che lui ha saputo applicare con
severità ". Il Tav Maximo Dopo tante attenzioni al Foglio, meglio guardare
fuori dai nostri confini. Un paese tra tanti, la Spagna. Un premier tra tanti,
José Luis Zapatero. Scrive la Stampa: "Dopo aver inaugurato nel dicembre
scorso l'Ave, la linea ad alta velocità Madrid-Valladolid (
( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A La
destra ci prova, ma resta lontana dal web MARIO ADINOLFI Bella scelta di tempo
L'articolo apparso in questa rubrica in cui sono state sottolineate le parole
del portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti,
che ha candidamente ammesso che "il centrodestra è assente dal web"
hanno inguaiato l'onesto braccio destro del Cavaliere che si è dovuto prendere la
solita reprimenda dei blogger dell'aggregatore Tocqueville, che invece di
interrogarsi sul motivo per cui uno dei politici del loro campo più attento
alle questioni della comunicazione non sapesse neanche della loro esistenza, lo
hanno attaccato per le dichiarazioni espresse. L'attacco è arrivato dalle
pagine del Giornale di famiglia, a firma dell'acuta Cristina Missiroli, nella
doppia veste di cronista e di appartenente a Tocqueville. Peraltro, le pagine
dell'aggregatore dei blog di destra per ora sono ferme, a causa di lavori in
corso. Non c'è che dire, bella scelta di tempo. Blogosfere Io ho avuto modo di
colloquiare con Eleonora Bianchini di Blogosfere, probabilmente il quotidiano
on line più rappresentativo della ricchezza del mondo dei blog grazie all'intuizione
di Marco Montemagno, sulla distanza che c'è tra la proposta on line del Partito
democratico e quella del Pdl. Ed è Blogosfere stessa a sottolineare la
ricchezza di quanto avviene sul versante web del Pd, non solo sul lato del sito
istituzionale del partito, ma più che altro grazie alla
miriade di blog che stanno spontaneamente arricchendo la campagna elettorale di
Walter Veltroni. Un
commento netto Il commento alla mia intervista a Blogosfere è abbastanza netto
e pubblicato a chiare lettere elettroniche sulla home page del quotidiano:
"Insomma, nei sondaggi il Pd è ancora in svantaggio, ma sul web in
campagna elettorale non ha paragoni. Almeno per ora". A Blogosfere
ho comunicato altre impressioni. Alla domanda sulle modalità strategiche scelte
per la comunicazione via web ho risposto che sono passaggi che non vanno
pianificati, non vanno costruiti alla vecchia maniera inviando circolari dal
centro alla periferia. Abbiamo la fortuna di una presenza diffusa dei blogger
in rete: decine di migliaia di persone che attivamente propongono la loro forma
di militanza sul web. Nella stragrande maggioranza dei casi questi blog non
sono luoghi di propaganda, ma di confronto. Contano tutti, nessuno escluso Ho
ripetuto che la politica, in particolare nella fase della campagna elettorale,
tende a parlare "a". Noi utilizziamo la rete e i social network per
parlare "con" i cittadini italiani, raccogliere davvero le loro
istanze, comprenderle prima di tutto. È la lezione delle primarie che prosegue:
contano tutti, nessuno escluso. E non solo mettendo una croce su una scheda.
www.marioadinolfi.it.
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NO CAMPAGNA LA 194
"Ma non sono un Anticristo militante" "Vecchio come De Mita? Sì,
però penso da giovane" "Non farò comizi, non andrò in tv Mi si
conosce già" "Non la cambierei Va soltanto applicata bene"
"Sono una colomba, non un falco", dice Umberto Veronesi accompagnando
con un ampio sorriso la battuta che riassume il suo approccio alla sfida
elettorale. Lui, l'oncologo di fama internazionale, il paladino della scienza
che prepara il debutto in Parlamento a 83 anni, sa bene che la notizia della
sua candidatura arriva mentre la politica litiga sull'aborto, su laici e
cattolici, sul rinnovamento generazionale. Il professore non si sottrae, è
fermo nelle sue convinzioni, "ma - spiega - non parlatemi di battaglie e scontri.
Forse mi vorreste vedere fare a pugni, ma io sono per il dialogo".
Capisco, professore, però come benvenuto in campagna elettorale Giuliano
Ferrara, promotore della lista "Aborto? No grazie", ha dipinto la
sfida per il Senato in Lombardia tra Roberto Formigoni e lei come "il
diritto di vivere contro il diritto di morire". Come risponde?
"Quella è una battuta, non mi interessa rispondere. E poi conosco Ferrara,
mi ha telefonato ancora pochi giorni fa". Per convincerla a non candidarsi
o per parlarle della sua lista? "Ferrara dice "Aborto? No
grazie". Lo dico anch'io, nessuno ama l'aborto, figuriamoci. Il punto è
che c'è chi vuole il proibizionismo, che però ha fallito, mentre io sono per la
prevenzione". E la 194 va modificata? "La legge non è da cambiare, ma
deve essere applicata bene. Le diro di più, l'aborto non è una delle mie
priorità. I discorsi sulla 22ª settimana di gestazione sono briciole di fronte
alle vere emergenze, parlo della pena di morte, del disarmo, della lotta alla
fame nel mondo o per portare l'acqua a chi ancora non ce l'ha. Sono un
pacifista, mi impegnerò perché si rifacciano le conferenze sul disarmo".
Parlando di "diritto di morire" Ferrara chiama in causa il suo lavoro
per il testamento biologico. "Ma il testamento biologico è l'opposto
dell'eutanasia. Parliamo soltanto della possibilità di esprimere in anticipo la
propria volontà circa le cure da ricevere nel caso si perdesse la facoltà di
decidere". Prevede che potrebbe avere molti problemi con gli esponenti
cattolici del Partito democratico? "Per nulla. Sono grande amico di
Rutelli, con la Binetti abbiamo rapporti eccellenti. Non sono e non devo essere
visto come un anticristo militante. Il mondo della scienza vuole trovare punti
di contatto e collaborazione con la Chiesa". Come è possibile riuscirci?
"Dobbiamo riflettere sul fatto che c'è una Chiesa dogmatica, che affronta
la riflessione sui grandi temi, e poi c'è una Chiesa operante, immersa nei
problemi quotidiani. Penso a Sant'Egidio, a don Ciotti. Ecco, quando parlo di
sfamare le persone e delle altre grandi questioni, so che abbiamo gli stessi
obiettivi e possiamo lavorare insieme per provare a risolverle". Come
giudica l'accordo tra il Pd e i radicali? "Bene, ho sempre avuto simpatia
per loro". Clemente Mastella ricorda che lei è nato nel 1925 mentre non è
stato candidato Ciriaco De Mita che ha tre anni in meno. Non vuole polemizzare
neppure con l'ex Guardasigilli? "Ma Mastella ha ragione, sono vecchio.
L'ho detto anche a Veltroni e lui mi ha risposto che
però ho un modo di pensare giovane. D'altronde Rita Levi Montalcini ha 98 anni,
ma se la sente parlare scoprirà che ha idee innovative". E il paragone con
De Mita? "L'ho conosciuto come un uomo pubblico di valore, ma non sono
certo in grado di dare un giudizio politico". Lei è stato molto
corteggiato dalla politica, ma a parte l'esperienza da ministro tecnico nel
governo Amato del 2000-2001, fino ad oggi aveva declinato. Che cosa le ha fatto
cambiare idea? "Non pensavo proprio di candidarmi, ancora pochi giorni fa
avevo detto no a Veltroni. Poi ho parlato con alcuni
amici, hanno molto insistito sul fatto che il momento è delicato, che è
importante impegnarsi per una svolta al dibattito pubblico, per dire basta a
una classe politica che si insulta". E ha ceduto... "Veltroni è tornato alla carica e mi è scappato un sì.
Intendiamoci, lo faccio volentieri. Sento il dovere morale di contribuire al
termine della vita e offrire la mia esperienza nella sanità e nella ricerca per
costruire l'Italia del futuro". Che cosa le piace del
progetto di Veltroni?
"Io non sono iscritto al Pd, sono un indipendente, ma credo che questa
idea di un partito moderato serva a sinistra, così come a destra può accadere
con quello che stanno facendo Berlusconi e Fini. Sono le premesse per un dialogo franco". Fino
al punto di immaginare un'alleanza post-elettorale? "Può darsi, perché
no?". Quali obiettivi si pone? "Favorire un dibattito serio tra le
opposte parti politiche, riunire governo e opposizione intorno a un tavolo
senza integralismi, cercando un terreno di intesa". Cominciando da che
cosa? "Sviluppare la ricerca, aumentare la parte di Pil che le viene
destinata. Il mio compito sarà convincere la politica che la ricerca è
essenziale a prescindere da chi governa. L'altro aspetto sarà migliorare il
nostro sistema sanitario". Impresa titanica, non crede? "E'
possibile, cominciando col realizzare ospedali più umani, con camere singole
dotate di bagni, non con i servizi in fondo al corridoio, cose da Medioevo.
Servono molte risorse, lo so, ma si possono trovare". Parlerà di questo in
campagna elettorale? "Ma io non prevedo di farla. Non farò comizi, non
andrò in tv. La gente mi conosce, sa come la penso".
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il presidente Pdl
dribbla il duello tv con Veltroni "Dovrei fare
almeno 64 confronti" Il Cavaliere e i condannati in lista: "Chi è supposto
autore di reati non va candidato" E a Mentana dichiara: Casini mi giocò il
primo scherzo già dopo il voto del '94 [FIRMA]UGO MAGRI ROMA E' la campagna
elettorale delle sorprese. Veltroni liquida il governo Prodi, in caso di vittoria "ne faremo
uno molto diverso" che stavolta non sarà frutto di "una coalizione
eterogenea". Uno a zero. Berlusconi delude i super-garantisti e stabilisce che "chi è supposto
autore di reati non va messo in lista", ad esempio Sofri non lo
candiderebbe, "questione di opportunità politica". Uno a uno.
Il segretario del Pd sostiene che "non si può continuare a discutere di
conflitto d'interessi", meglio occuparsi di Tav e fare come Zapatero in
Spagna che inaugura l'alta velocità tra Barcellona e Madrid. Due a uno per lui.
Però il Cavaliere spiazza tutti e bilancia il conto dei colpi di scena,
"se dovesse ripetersi un risultato come due anni fa", pareggio
insomma, "non esiteremmo a fare una grande coalizione". Inciucio in
vista? Chissà. Nel frattempo, il fair-play comincia a scarseggiare. "Veltroni ci dà l'illusione che il passato è ormai lontano,
quando i disastri di Prodi sono davanti agli occhi di tutti", attacca
Silvio. Walter para il colpo, "Berlusconi è
durato 5 anni ma non è un merito, semmai un'aggravante...". Io, replica
l'altro, "sono sconcertato per l'accordo Pd-Idv, e la mossa dei Radicali
mette in conflitto il diavolo e l'acqua santa". Botta sotto la cintura di Veltroni, "Forza Italia si è opposta l'altro giorno,
nella conversione del decreto milleproroghe, all'aumento dei salari".
Bondi strilla, l'ex sindaco di Roma "mostra la sua vera natura di uomo
aduso alla mistificazione". L'ultima cosa che Berlusconi
farà in vita sua è affrontare Veltroni in un duello
tivù: "Impossibile", annuncia, visto che i candidati premier sono
tanti "bisognerebbe fare 64 confronti televisivi". Il ping-pong ci
accompagnerà fino al 13 aprile, con variazioni sul tema. Variazione numero uno:
polemica Veltroni-Bertinotti. Anche qui, salgono i
toni. Il leader Pd presenta il compagno Fausto alla stregua di retrogrado:
"Siamo nel 2008, non nel '53. Può una persona ragionevole pensare che la
candidatura di un operaio contrasta con quella di un imprenditore?". Certo
che si può, s'entusiasma Bertinotti, la lotta di classe è ancora attuale.
Variazione sul tema numero due: Berlusconi contro
Casini. Il Cavaliere svela da Mentana che quel perfido di Pier Furby non gli è
mai piaciuto, il primo scherzo glielo tirò addirittura nel lontano 1994. E
accusa il leader centrista di essere pronto a cambiare il suo simbolo pur di
avere in lista De Mita che vuol rifondare la Dc. Secca replica di Casini: al
simbolo non rinuncio. La realtà è più complessa. Se andrà in porto l'intesa con
la Rosa Bianca, l'Udc inserirà nello Scudo crociato una dicitura tipo: Centro
democratico. E da qualche parte comparirà un richiamo al movimento di Tabacci e
Baccini. Le trattative sono bene avviate sul piano politico, complici le
esortazioni vaticane, tanto che già ci si confronta sui posti. Però lì non c'è
accordo. Pezzotta a nome della Rosa Bianca chiede "pari dignità", nel
linguaggio democristiano significa "non potete trattarci come parenti
poveri". Casini si allarma, quanto vorranno questi? E' andata meglio a Veltroni, l'accordo coi Radicali è chiuso, manca solo la
firma in calce al programma sull'esempio di Di Pietro (l'ha sottoscritto ieri,
giurando lealtà). Però il leader Pd vorrebbe più entusiasmo da parte dei nuovi
alleati Radicali, se n'è lamentato personalmente con la Bonino. E allora
Pannella, apparso disincantato la sera prima da Vespa, ha rilasciato una
dichiarazione così entusiasta, tanto piena di voglia, da sembrare perfino
eccessiva. "I compagni del Pd hanno ragione e ancor più l'avranno".
Non mi metteranno in lista? Evviva, "io concordo...". Sull'altro
fronte si aggroviglia la telenovela siciliana. Dove fa la sua comparsa una
dama, Stefania Prestigiacomo. Nella disputa tra Lombardo e Miccichè per la
presidenza della Regione, il Cavaliere ora pensa a lei come soluzione di
compromesso. Ha per le mani un sondaggio che la vede avanti di due punti in un
ipotetico duello con la Finocchiaro, candidata del Pd. Berlusconi
lo confida a Miccichè, con l'impegno del silenzio più assoluto. Invece poi,
stranamente, il nome della Prestigiacomo tracima sulle agenzie e su siti vari,
con dichiarazioni soddisfatte di Miccichè. Lombardo s'inalbera, l'alleanza del
Cavaliere con l'Mpa sembra saltata. Però, fino all'ultimo, mai dire mai.
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA.I
"PICCOLI" CHIEDONO SPAZIO Forza Italia per ora discute di numeri e non
di candidati Riunione torinese di Forza Italia. Le candidature sono ancora in
alto mare come ha confermato telefonicamente il coordinatore regionale Guido
Crosetto. Pare si sia ragionato, invece, di numeri anche per rispondere alle
istanze delle piccole province di avere più rappresentatività a Roma. Discorso
quanto mai di attualità viste le ambizioni di Marmo. Ma la matematica gioca a
favore o contro le realtà "minori" come Asti? Il voto del 2006 nel
Collegio Piemonte 2 della Camera, aveva assegnato a Forza Italia 5 deputati:
Francesco Stradella (Al), Maria Teresa Armosino (Asti), Walter Zanetta
(Verbano), Daniele Galli (Novara), Enrico Costa (Cuneo). Il Collegio Piemonte 1
aveva mandato a Roma Guido Crosetto e Roberto Rosso (Torino), Osvaldo Napoli, Margherita
Boniver, Benedetto Della Vedova. Sei i senatori "azzurri": Lorenzo
Piccioni (Vc), Enzo Ghigo (To), l'ex ministro Lucio Stanca, Giuseppe Vegas
(No), Lucio Malan (To), Aldo Scarabosio (To). Gilberto Pichetto (Biella), primo
escluso nel
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Buongiorno Bella da
svenire Massimo Gramellini Tutto cominciò la mattina del 23 febbraio 2008, un
sabato pre-elettorale come tanti. Gli italiani, almeno quelli che ancora
sapevano leggere, appresero dai giornali che la signora Francesca Fraticelli di
Chieti era svenuta davanti a una statua del Canova: Venere e Adone. Dapprima
pensarono fosse una squilibrata: in Italia si sviene davanti a un centrattacco,
a una velina, a una montagna di spazzatura esposta nel museo a cielo aperto di
Napoli. Ma davanti a una statua, suvvia. Qualcuno alla radio avanzò un'altra
possibilità: che la signora fosse stata travolta dalla carica erotica di Adone.
O di Venere, anche se l'ipotesi venne stigmatizzata severamente dai cattolici
del partito democratico. Un concorrente di quiz raccontò alla tv la storia
della sindrome di Stendhal, dal nome del sarto francese, cugino di Chanel, che
era svenuto dopo aver visto sfilare un fotomodello coperto soltanto da un pareo
di lamé. La discussione era giunta a questo punto, quando un bambino disse:
papà, mi porti a vedere una statua? Poco dopo un adolescente telefonò ai suoi
amici: stasera niente droga, ragazzi, andiamo a farci di statue. Allora anche
la casalinga spense la telenovela e andò in soffitta a prendere un vecchio
libro di scuola, zeppo di foto di statue, e sfogliandolo cominciò a piangere. Veltroni invitò la statua di Marco
Aurelio a scendere da cavallo e la fece capolista del Pd, mentre Berlusconi salì a cavallo e si fece
statua: erano queste le grandi intese. Persino i manager rinunciarono alle
stock option, chiedendo di essere pagati in statue. E alla fine la
bellezza trionfò.
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per l'Istat vola al
4,8% l'indice dei consumi quotidiani: alimentari, carburanti e bar. Ma
l'inflazione ufficiale sale "solo" del 2,9% C'è
la prova: il caro-spesa esiste Veltroni: il mio governo diverso da Prodi. Berlusconi: col pari grande coalizione L'inflazione cresce: è al 2,9 per
cento, il massimo dal 2001. Ma per i prodotti "ad alta frequenza
d'acquisto", come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti o le spese al
bar o al ristorante, l'inflazione è al 4,8%. Lo sottolinea l'Istat in
uno specifico focus dedicato agli acquisti delle famiglie. Intanto prosegue la
campagna elettorale. Il leader del Pd, Walter Veltroni,
presenta nuovi capolista, fra cui Umberto Veronesi, e sottolinea che in caso di
vittoria alle elezioni il suo "sarà un governo molto diverso da quello di
Prodi". DA PAG.
( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Victoria
Cabello IL RICORDO DI SANREMO "I politici? Tra i rifiuti di Napoli"
"Sono un po' matta e me ne vanto" ADRIANA MARMIROLI "Mi sentivo
dentro a un circo ma lo rifarei, e poi ho imparato a stare sui tacchi a
spillo" MILANO Sono d'accordo con Fiorello: si deve smettere di votare
finché non si farà qualcosa per risolvere i problemi di questo paese. Berlusconi, Veltroni e gli altri: io li manderei a fare la loro campagna elettorale
tra i mucchi di rifiuti a Napoli. Li sfido a vivere lì. Noi quel disastro lo
vediamo nei Tg, resta lontano. Ma c'è gente che ci vive davvero". Così
Victoria Cabello, allegro folletto demenziale di Mtv, maliziosa intervistatrice
di Very Victoria, fidanzata per spot di un gorilla crodinodipendente. La
Iena che è in lei (e che è stata) sceglie una volta in più la provocazione.
Tuttavia, se politica e campagna elettorale sono il discorso principe di ogni
italiano in questi giorni, l'altro, immancabile seppure tanto più futile, è
Sanremo. E poiché Victoria una volta su quel palco c'è stata, come non
chiederle cosa ne pensa di questa edizione che sta per iniziare. "Ci sono
tanti amici, gente che stimo. Piero, Lucilla Agosti (vedrete: sarà una scoperta!),
Elio e le Storie Tese. E con loro al Dopofestival parecchi degli autori che
lavorarono con me nella sfortunata edizione 2006". Fu davvero così brutto?
"Non fu un'edizione facile, ma io mi sono divertita. Ho scoperto una tv
diversa da quella più soft da cui provenivo. Non ero mai stata prima sulle reti
generaliste. E' una realtà abbastanza spaventosa. Mi sentivo dentro a un circo,
una specie di funambola in bilico. Ma l'esperienza la rifarei". Cosa le è
restato più impresso? "Che a furia di stare su quei tacchi a spillo avevo
le gambe della sora Lella. Per paura di non riuscire a rimettere le scarpe,
avevo pensato di tenerle anche mentre dormivo. I tacchi impiantati nel
piede". Effetti a più lunga durata? "Ho imparato a mettere le scarpe
col tacco. E ho innalzato l'età del pubblico di Mtv. Con Sanremo mi sono fatta
conoscere da un pubblico diverso. E che ora vedeVery Victoria. Le signore,
anche over 60, del mio condominio, mi salutano "ciao Veri Victoria".
Mi sono fatta l'idea che pensino che siano nome e cognome". Lei una delle
poche in Italia che dà il suo nome allo show, all'americana: Letterman, Oprah,
Leno. Neppure la Ventura. "Mi metta almeno terza dopo Letterman e Oprah...
Pare che abbia un egotrip bello grosso, vero? Il fatto è che non l'ho scelto
io. Io ho pensato il programma, mentre il nome arriva da un tototitolo molto
democratico dei ragazzi di Mtv, poi appoggiato dal direttore. E se il direttore
pensa che non sia troppo...". Le piace giocare con l'understatement, porsi
come il "brutto anatroccolo". "Anche questo è un gioco. Non mi
sento brutto anatroccolo. Ma so benissimo di non rispondere ai canoni estetici
della presentatrice media. Sono normale. Perciò vengo vissuta come non
competitiva dalle donne. Cosa che mi fa piacere". La sua diversità le
arriva dall'essere nata in Inghilterra? "Certo, viene fuori il mio lato
anglosassone. Mi ispiro alla comicità inglese. Non ho dovuto lavorare molto.
Ero già scema così... La tv mi ha dato la possibilità di mostrare la mia
demenzialità. È una dote che amo tantissimo, anche negli altri. E che in Italia
hanno in pochi". Chi, per esempio? "Corrado Guzzanti è il mio
preferito. Uno dei pochi che mi manca in tv. Ottavo Nano è il mio programma
cult. Amo anche Serena Dandini: la sua Tv delle ragazze mi ha ispirata". E
Le Iene? Le mancano le sue interviste folli alle star del cinema? "Forse
mi sono presa anche un paio di schiaffi. Certo tanti sguardi d'odio. E un paio
di pollici tra le costole da parte di guardie del corpo che volevano
neutralizzarmi. Sì, mi mancano quelle incursioni pazze. Era fantastico. Anche
se dietro c'era un lavoro molto pesante, di cui non ci si rende ben
conto". Dalla "strada" delle Iene al salotto di Mtv. Si sente
più saggia e matura? "Confermo: resto demenziale. È vero, sto in un salotto
e il mio è un programma più o meno normale. Ma in quel salotto continuano a
succedere cose un po' strane. Ho portato tra quelle pareti la mia vena matta. E
qualche volta salto ancora in braccio ai giovanotti, soprattutto quelli più
bellocci".
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Umberto Veronesi e i giovani Ecco le carte del Pd Umberto Veronesi e
Marianna Madia, l'illustre scienziato e la giovane ricercatrice. Walter Veltroni annuncia due candidature di forte impatto simbolico della
campagna elettorale del Partito democratico. Veronesi sarà presentato in
Lombardia, mentre la 27enne Madia sarà capolista nel Lazio. La giovane
ricercatrice parla della sua candidatura come sintomo di una
"rivoluzione", magari "dolce". L'ecologia, dice,
"come sfida centrale della mia generazione". Sul fronte delle
candidature, la destra è invece nel pieno marasma. Ancora non emerge nessun
candidato a Roma, dove il centrosinistra ha schierato Francesco Rutelli. Sono
invece addirittura tre i candidati in Sicilia: all'autonomista Lombardo e al
forzista Miccichè si è aggiunta ieri l'ex ministro Stefania Prestigiacomo. E Berlusconi a "Matrix" per la prima volta evoca
addirittura il pareggio nel voto nazionale.. alle pagine 3, 4 e 6.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Marianna Madia: elogio della terra, della lentezza e delle donne
Ventisette anni, capolista per il Pd a Roma. "Dobbiamo ritrovare il tempo
dell'amore, per ascoltare gli altri e noi stessi" di Andrea Carugati /
Roma TRE GRAZIE a tre uomini che hanno creduto in lei: Enrico Letta che l'ha
voluta all'Arel "poco più che ragazzina", Gianni Minoli "maestro
di vita e di pensiero" e poi lui, Walter Veltroni,
che la guarda soddisfatto sotto i flash. "Walter che mi ha convinto che
c'era spazio per la mia straordinaria inesperienza, che potevo servire a questo
progetto". Tre grazie e tre impegni per Marianna Madia, 27enne capolista
del Pd a Roma. Giacca scura, mazzetta dei giornali sottobraccio, ricci biondi
raccolti, snocciola i suoi impegni. Primo: "la terra", nel senso
della salvaguardia del pianeta come lente per affrontare temi che spaziano
dall'economia, all'energia alla giustizia sociale. La terra, che è poi il tema
centrale della sua esperienza tv, come autrice e conduttrice di
"E-cubo" (sta per ecologia, energia, economia) per Raieducational.
L'ecologia "come sfida centrale della mia generazione". Secondo
impegno: "Ritrovare il tempo delle idee e dell'amore, di ascoltare gli
altri e noi stessi". Un "elogio della lentezza" perché, dice
Madia, "solo nella lentezza escono le idee vincenti". Terzo: le
donne. "Credo a una politica e ad una economia sempre più al femminile,
ringrazio le generazioni precedenti per i diritti e le libertà fondamentali che
hanno conquistato. Oggi dobbiamo fare uno scatto, riflettere su quello che si
rischia di perdere". Madia crede a un impegno politico "come
donne-donne, con la nostra femminilità, senza inseguire modelli di successo e
di carriera maschili". Madia parla della sua candidatura come sintomo di
una "rivoluzione", magari "dolce". "Ho accettato la
proposta- dice- perché non si poteva dire di no a un'offerta simile: esserci
significa entrare nella storia". Veltroni la
ascolta ammirato, loda la sua "intensità e luminosità interiore che le ha
consentito di superare momenti difficili". Dice: "Penso che avrete
capito perché l'abbiamo scelta...". E aggiunge: "È nata nel 1980,
quando c'era già chi aveva fatto 40 anni di Parlamento". Veltroni ci tiene, pur senza entrare nei
dettagli, a fare emergere la "differenza" con le scelte di Berlusconi, le rosse e le veline:
"La politica spettacolo è una cosa di ieri. Noi guardiamo a giovani
italiani di qualità, una nuova generazione di talenti. Vogliamo portare
in Parlamento nuovi punti di vista, far irrompere le nuove generazioni
nell'assunzione delle responsabilità pubbliche, dopo che per troppo tempo
questo Paese è stato avaro con loro. Negli Stati Uniti sta avvenendo un cambio
di generazione in politica, vogliamo che sia così anche in Italia".
Marianna, dal canto suo, si rivolge ai coetanei: "Questo è il momento di
poter essere i diretti interessati nella costruzione del nostro futuro".
Pausa. "E tu, Walter, stai rappresentando questo ideale". Per quanto
riguarda la campagna elettorale, Madia confessa di dover ancora studiare la
pratica: "Mi affiderò a Walter e al partito, e andrò in giro a dire quello
che penso e sento". Quanto al suo futuro, "vorrei continuare a
lavorare in tv, in politica ci si sta finché c'è bisogno di te, non deve diventare
un mestiere". Non confessa chi ha votato alle primarie tra Letta e Veltroni, però dice che in politica si ispirerà "al mio
numero due in lista", cioè Veltroni. Stima
incondizionata per Anna Finocchiaro: "Alla Costituente mi ha commosso per
la passione e il senso di responsabilità". Ambientalista sì, ma "alla
Walter": "L'ambientalismo deve essere una premessa, non un obiettivo,
altrimenti si rischia di creare veti e blocchi". Punta sulla necessità di
favorire la natalità, "alla Letta", ma sulla legge 194 non si
sbilancia: "È un tema che deve essere affrontato con tutta la complessità
che merita, ma nel dibattito elettorale questo non avviene". E su De Mita,
simbolo del "vecchio" che arretra davanti al "nuovo", è
super prudente: "Non mi sento responsabile della scelta che è stata fatta
su di lui".
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Veltroni: "La destra blocca salari
e riduzione delle tasse" di Maria Zegarelli/ Roma Discontinuità e
rinnovamento. Walter Veltroni gioca la partita fino in
fondo anche a costo di creare malumori e uscite non solo di scena ma dallo
stesso partito, come è avvenuto per Ciriaco De Mita. Il candidato premier
rinnova la promessa agli italiani: un paese nuovo. Volta pagina con il passato,
prende le distanze dal governo Prodi e punta il dito contro Silvio Berlusconi denunciando: "Nel comitato dei nove un unico
partito, Fi, si è opposto per permettere subito la votazione sull'aumento dei
salari e delle detrazioni fiscali". E al suo avversario lancia la sfida
per un duello Tv: "Sono pronto, ma bisogna essere in due per farlo".
E poi annuncia una candidatura eccellente: l'oncologo Umberto Veronesi- Le
candidature. Ieri mattina durante una conferenza stampa al Loft il segretario
ha presentato ufficialmente la bella ricercatrice romana spiegando che i
giovani in testa alle liste saranno ben più di tre. Tante le candidature
eccellenti, il Pd non guarda al mondo dello spettacolo, come accade nell'altro
schieramento. L'esempio: l'oncologo Umberto Veronesi candidato in Lombardia per
il Senato, ex ministro tecnico nel governo Amato 2000-2001, scienziato che il
mondo ci invidia. Veltroni difende la scelta del
giuslavorista Pietro Ichino, che "ha detto cose coraggiose e talvolta
difficili, ma sempre nel solco del riformismo" e risponde a Fausto
Bertinotti che rileva una contraddizione tra la candidatura dell'operaio
scampato al rogo della Thyssenkrupp e l'imprenditore Matteo Colaninno:
"Siamo nel 2008 o nel '53?". Intanto dal Campidoglio Maria Pia
Garavaglia annuncia di essere a disposizione del Pd, "ma deve essere Veltroni a decidere". Aida Yespica, a lungo e
inutilmente corteggiata dal Cavaliere, dice che tra i due preferirebbe l'ex
sindaco di Roma. I sondaggi. De Mita se ne va dal partito, dà lo sfratto al pd
dalla sede campana e il primo risultato non è l'emorragia di voti che qualcuno
ha annunciato: il sondaggista Roberto Weber, dell'Swg, registra l'aumento di un
punto percentuale per Veltroni, proprio nei giorni che
vanno dal 13 al 19 febbraio. La Swg registra un calo del Pdl dal 39% (il 10
febbraio) al 36-37% del 18 febbraio, mentre l'Udc dopo lo strappo passa dal
5,5% al 6 -6,5%. Un nuovo governo. Se il Pd vincerà nulla sarà più come prima,
a cominciare dal governo che "sarà molto diverso" rispetto a quello
guidato da Romano Prodi. Lo dice il segretario, ospite del direttore Gianni
Riotta a "Tv7" in onda ieri sera. "Sarà molto diverso perché il
governo Prodi aveva una coalizione eterogenea" al contrario di quanto
potrebbe garantire il Pd con un programma e un partito coeso. Quanto a Berlusconi che rivendica la tenuta del suo ultimo governo
per l'intera legislatura, Veltroni la considera
un'"aggravante" dato che il cambiamento del Paese non è stato
registrato in alcun settore. L'unico governo che gli italiani ricordano con
simpatia "è quello Prodi tra il '96 e il '98". Rai e conflitto
d'interessi Voltare pagina anche in Rai, che "è sempre stata un
laboratorio di tutte le contraddizioni e soffre della difficoltà di
decidere". E quando Riotta gli chiede "sottovoce come Marzullo"
cosa succederà in Rai se dovesse vincere il Pd, Veltroni
risponde, "faremo Marzullo presidente o direttore generale". Quanto
al conflitto di interessi, "non si può continuare a discutere di questi
temi", c'è la Gentiloni "e penso sia una buona legge". Meglio
andare al concreto, come Zapatero ad esempio, che ha "inaugurato l'alta
velocità tra Madrid e Barcellona", mentre noi "dobbiamo abbiamo
difficoltà a costruire la Tav". Salari e tasse. È colpa dell'opposizione
se nel Milleproroghe non si è potuto inserire un emendamento per consentire
l'aumento dei salari e un abbassamento della pressione fiscale per gli stipendi
medio-bassi . Eppure il tesoretto c'è. Oscar Giannino l'altro ieri su Libero lo
quantificava in 10 miliardi di euro. Che il Pdl vuole tenersi per sé, convinto
di vincere.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Rifiuti e benzina il voto si avvicina Antonio Padellaro Primo. L'altra sera
guardando in tv "AnnoZero" tre milioni di italiani hanno appreso che
tre mesi dopo l'esplosione della catastrofe rifiuti le strade dell'hinterland
napoletano sono ancora disseminate di spazzatura. Secondo. Molti di più sono i
cittadini che nelle ultime settimane hanno deciso di non usare l'auto a causa
del prezzo fuori controllo del carburante. Mentre è incalcolabile il numero
delle persone costrette a tirare la cinghia a causa dei pesanti riflessi del
caro petrolio sui generi di prima necessità come carne, latte e verdure. Terzo.
Aumentare i salari e meno tasse alle famiglie, altro che pensare a rivedere la
legge sull'aborto. È quanto chiede il 75 per cento degli elettori cattolici
interpellati da un sondaggio del gruppo editoriale San Paolo (opinione,
riteniamo, condivisa anche dai non credenti). Siamo
convinti che Veltroni abbia
ben presenti le priorità della campagna elettorale che lo vedono impegnato con
tutto il Pd nel non impossibile recupero sull'armata di Berlusconi. Indubbiamente, i primi colpi
messi a segno dal leader democratico stanno facendo guadagnare punti
sull'avversario. segue a pagina
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Povere famiglie. E la destra rifiuta ogni aiuto Inflazione al
2,9 per cento, ma per pane, pasta, benzina l'aumento è quasi doppio C'è un
"tesoretto" da usare subito per i salari. Veltroni: perché Berlusconi dice no? L'inflazione è al 2,9 per cento, ma soprattutto volano
i beni di consumo quotidiani, quelli a più alta frequenza d'acquisto, che
registrano un balzo del 4,8%, il tasso più alto dal 1997. Si tratta di
alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, spese per affitto, beni non
durevoli per la casa, servizi di pulizia e manutenzione sempre per la
casa, spese per assistenza, e anche spese al bar e al ristorante. Tutte voci
che nel classico paniere Istat pesano solo per il 39%. Ma che incidono in maniera
determinante sui bilanci delle famiglie, a partire dai rincari record di pane e
latte, aumentati rispettivamente del 12,3% e dell'8,7%. Anche la destra
riconosce che il tesoretto c'è ma vuol gestirlo nel dopo-voto. Veltroni: Forza Italia blocca salari e riduzione delle
tasse. Matteucci e Zegarelli alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del SHOWGIRL / 1 Aida Yespica: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni All'apice della frenetica girandola
delle candidature (Veronesi di qua, la sciampista rossa del Grande fratello di
là, De Mita in mezzo), c'è già chi dice: lo vedete, il clima è proprio cambiato
se persino il vento delle maggiorate soffia dalle parti dei democratici.
La notizia fa tremare le redazioni Mediaset, Verissimo in testa: la formosa
showgirl venezuelana Aida Yespica ha dichiarato dinnanzi all'autorevole
"re del gossip" Alfonso Signorini che se proprio dovesse candidarsi
alle elezioni, lo farebbe solo per Veltroni. Lei, la star
del Bagaglino, emblema popputo di una cultura televisiva che è tutt'uno col
monopensiero berlusconiano, rifiuta la candidatura di Re Silvio (con cui
comunque "andrebbe su un'isola deserta") e si tuffa anima e corpo nel
mondo kennediano eppur futuribile di Walter. Gli osservatori sono concordi: per
il Pdl è una debacle culturale, oltreché politica.r.bru.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Io elettrice di destra non voterò più per questa destra Illustre
Direttore, sono antica elettrice di Destra, e per quanto ho voglia di dirle e
che non credo giornali "amici" mi consentirebbero, sono fiduciosa che
Lei, persona di indubbie qualità e intelligenza che stimo molto, possa
accogliere il mio pensiero poiché desidero esprimere tutta la mia delusione di
cittadina in primo luogo, di elettrice di Destra, si capisce, nel mio caso, e
allora eccole quel che mi assilla. Berlusconi sappiamo
cosa propone e cosa vuole, è per un imprenditorialismo dell'Italia da
risistemare in termini aziendali, più degli altri punti programmatici che credo
tutti ormai conoscano, il che va benissimo, ma non è questa la Destra; la Lega
pensa soltanto al suo amato nord e a quel tipo di interessi di vario genere lì
allocati; Fini non mi convince più, non tanto per i pezzi persi per strada, ma
per il fatto di non essere più riuscito a incarnare con polso fermo la ragion
d'essere di una vera Destra conservatrice e moderna al tempo stesso tra cui
(non si metta a ridere) patria, famiglia, sacralità ferrea di valori in genere.
Non si trascuri il particolare che il suo secondo privato, in cui non entro
rispettosamente nel merito, non mi pare deponga a meraviglia riguardo il famoso
baluardo della famiglia da sempre rappresentato per antonomasia dalla Destra,
per giunta dopo aver tanto crocifisso da ogni pulpito i Dico e lo scandalo
della diversità. Non parliamo poi del Centro di Casini, un partito ameba e non
ben identificato che non ho mai capito cosa accidenti sia, cosa voglia e dove
voglia andare. Noi cittadini siamo vessati da ben altri assilli: la sicurezza,
riuscire a portare un po' di spesa decente a casa, pagare tasse e bollette,
vivere in una società civile senza uno scandalo o una insurrezione per strada
al giorno, essere fieri di un paese che non sia sballottato a destra e a manca
da interessi di parte o di pochi come le gestioni cui si è assistito ad esempio
in Campania. Nella città in cui vivo, An è rappresentata, tra l'altro, da un
non eletto alle ultime amministrative che, sotto l'ala protettiva di un
deputato presidente provinciale An, non ha di meglio da fare che tappezzare a
raffica i muri cittadini. Le confesso di preferire a tutto e tutti il diessino
De Luca, nostro Sindaco, che perlomeno rischia in prima persona tutte le scelte
che fa e s'interessa di Salerno con amore di cittadino e concittadino, come
ogni sindaco dovrebbe fare. Se dunque è questa la Destra o, meglio An, o meglio
quel che ne è rimasta, io mi rifiuto di andare a votare (e non solo in queste
politiche) ed è per me dolorosissimo perché sarebbe per davvero la prima volta.
Grata per l'attenzione, la ringrazio e la saluto distintamente. Claudia
Antonella Pastorino, Salerno Relazione sulla 'ndrangheta: c'è la risposta al
presidente Loiero Caro Direttore, non ho alcuna intenzione di tenere viva una
polemica con il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. Voglio solo
ricordare, a Loiero ed ai lettori, che all'interno della relazione sulla
'ndrangheta della Commissione Antimafia esistono delle note a pie' di pagina
con la citazione puntuale della fonte a cui abbiamo fatto riferimento, e che la
documentazione è tutta presente nei nostri archivi. Nello specifico dei rilievi
mossi dal Presidente Loiero, per quanto riguarda i fondi comunitari le fonti
sono le relazioni annuali 2006 e 2007 della Procura Generale di Catanzaro e
della Procura Generale della Corte dei Conti, oltre che le audizioni della
Procura Nazionale Antimafia e della Guardia di Finanza. Le valutazioni
contenute nella relazione sono tutte virgolettate. Per quanto sta avvenendo
nella sanità, che Loiero non cita nella sua replica, rimando a quanto scrivono
i giornali, primi tra tutti gli inviati dell'Unità. Quanto al fatto che ci si
indigni perché la politica arriva a scelte di rottura sempre dopo l'azione
della magistratura, non mi pare un'affermazione rivoluzionaria e, purtroppo,
quanto avviene da mesi in Sicilia, Campania e Calabria è sotto gli occhi
dell'opinione pubblica. A cosa serve continuare a fare in tutto il sud, magari
solo per ragioni di schieramento, le tre scimmiette? Grazie per l'attenzione.
Francesco Forgione Presidente Commissione Parlamentare Antimafia Veltroni si ricordi dell'Africa Yes, we can: Walter Veltroni, un po' come Barack Obama, vuole farci sognare e
sperare nel cambiamento e in un futuro migliore. Benissimo, dico io, lo spero
con tutto il cuore. Ma perché ora parla così poco dell'Africa? Ricordate, Veltroni che andava a braccetto con Padre Alex Zanotelli? Veltroni, amante dell'Africa e dei poveri, può e deve
impegnarsi chiaramente sui grandi temi della Pace (riduzione delle spese
militari, aumento degli aiuti umanitari e allo sviluppo), dell'economia di
giustizia (sostegno della finanza etica e del commercio equo e solidale), della
difesa dell'ambiente (No termovalorizzatori ma Ridurre, Riutilizzare,
Riciclare, sì alle energie alternative, pannelli solari e fotovoltaici su ogni
casa). Se gli sentirò fare questi discorsi, assicuro a Veltroni
il voto mio e di molta altra gente. Luca Salvi, VR Finalmente una speranza per
la Sicilia Cara Unità, vivo in Piemonte, lontano dalla natia Sicilia da quasi
trent'anni. Ma le radici sono radici e la Sicilia, forse come tutte le terre
natie, non è un passato che si può lasciare alle spalle, è sempre un presente
che non si dimentica, è un futuro al quale non si rinuncia. Grazie ad internet
seguo le vicende della mia terra e del mio paese natio (Raffadali, lo stesso
che ha dato i natali all'ex governatore Totò Cuffaro). Le notizie non sono
quasi mai belle, lo scoramento prevale sulla speranza, la vergogna
sull'orgoglio: persino gli squisiti cannoli sono diventati un simbolo
denigratorio ed offensivo! L'altro giorno, però, una notizia ha acceso una
lucina di speranza: l'annuncio che Anna Finocchiaro si candiderà, in tandem con
Rita Borsellino, alla Presidenza della mia Regione. E lo ha fatto con parole
struggenti, quasi poetiche e cariche di speranza. La mia prima reazione è stata
quella di chiedere a mia moglie di trasferirci ( anche solo per un breve
periodo) in Sicilia per dare il voto a queste due donne coraggiose che
cercheranno di liberare la Sicilia dalle miserie della mafia, dell'illegalità,
dell'opportunismo e della paura. Indipendentemente dall'esito di questa
difficilissima battaglia , voglio ringraziare sin da ora Anna e Rita per avere
acceso nel mio cuore la speranza di vedere rinascere la mia terra, di restituirle
il suo orgoglio, la sua dignità, il suo ( il nostro ) futuro. Forza Anna, forza
Rita : anche in Sicilia .. ci la potemu fari! Michelangelo La Rocca Non sono
candidato alle prossime elezioni Nessuno mi ha offerto candidature alle
prossime elezioni politiche, né sono personalmente interessato a fare politica.
Le voci che mi darebbero in corsa per una candidatura alla Camera o al Senato
sono pertanto da ritenersi false e destituite di ogni fondamento. Bernardo
Caprotti (Esselunga Spa).
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Rifiuti e benzina il voto s'avvicina Antonio Padellaro Segue dalla Prima D
alla decisione di correre da solo (o quasi). Al profilo programmatico,
riformista in economia e laico sui diritti. Al rinnovamento delle candidature,
arricchite da nomi di prestigio. Una buona partenza che tuttavia potrebbe non
bastare nel momento in cui, smessa la tattica attendista, Berlusconi
comincia a scoprire le carte. A parte le solite promesse da paese di bengodi
c'è lo slogan enunciato ieri sera a "Matrix": "Rimedieremo ai
danni fatti dal governo Prodi". Anzi, annuncia, i disastri sono tali che
non ci sarà bisogno di campagna elettorale. Fanfaronate certo ma dietro le
quali ci sono i drammatici squarci di realtà di cui all'inizio di questo
articolo. Prendiamo i rifiuti in Campania. Tutti apprezzano gli sforzi del
supercommissario De Gennaro per eliminare una piaga che esaspera le popolazioni
e offende la dignità del paese. Tutti sanno delle gigantesche difficoltà che si
frappongono a soluzioni anche temporanee della maleodorante vicenda, a
cominciare dalle tante rivolte che si accendono sul territorio ogniqualvolta si
ipotizza l'apertura di una discarica. E tutti si chiedono come sia mai
possibile che non si trovino altri sistemi per cancellare l'incredibile spettacolo
del pattume debordante. O siamo di fronte all'impossibile, a un'emergenza che
si è ormai cronicizzata in lesione permanente come succede con certe malattie
troppo a lungo trascurate? Senza contare che il mandato di De Gennaro non è
eterno e che andrebbe a scadere poche settimane dopo il 13 aprile, data delle
elezioni. Come ben descritto nella trasmissione di Santoro la responsabilità
politica di questo disastro viene da lontano ed è assolutamente trasversale.
Non si può negare però che nell'ultimo tratto di strada, quello più lungo e
tormentato hanno inciampato soprattutto le giunte di centrosinistra. E sarà
difficile che gli elettori se lo dimentichino. Proprio ieri la regione
governata da Bassolino ha annunciato un nuovo cospicuo stanziamento per il
completamento della linea metropolitana di Napoli. Un'opera di grande impatti e
utilità per i cittadini, ma chi ci farà caso se l'immagine prevalente resta
quella della monnezza? Uno spot a costo zero che Berlusconi sfrutterà da par suo. A Veltroni il non facile compito di
trovare le adeguate contromisure. Capitolo prezzi, inflazione e impoverimento
ulteriore dei ceti meno abbienti. Qui la tracotanza berlusconiana può essere
facilmente tacitata visto che Veltroni continua a proporre inutilmente un accordo bipartisan in
parlamento sull'aumento dei salari e delle detrazioni fiscali utlizzando
l'extragettito di dieci miliardi. Il famoso tesoretto di cui Berlusconi
e Tremonti riconoscono l'esistenza ma che non hanno nessuna intenzione di
destinare ai redditi meno bassi riservandosi di metterci le mani sopra se
dovessero andare al governo. Conseguente il comportamento di Forza Italia che
nel comitato parlamentare dei nove chiamato a votare l'apposito emendamento su
salari e fisco nel decreto Milleproroghe è stato l'unico partito ad opporsi
mandando tutto all'aria. Un vero schifo. Rivolgiamo un accorato appello a Veltroni e a tutti gli esponenti del Pd ospiti in
trasmissioni, dibattiti e salotti televisivi affinché ne informino
compiutamente gli italiani.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Destra nel caos, salta anche il candidato in Provincia Ieri il
vertice che doveva indicare il nome per la corsa al Campidoglio: Alemanno arriva
imprecando, mentre Forza Italia si presenta con due ore di ritardo. Decisione
rimandata e salta l'accordo su Palazzo Valentini di Mariagrazia Gerina
L'appuntamento tra le due gambe del Pdl romano era fissato per l'ora di pranzo,
alle 13, nel palazzo della Nuova Italia, la fondazione di Gianni Alemanno.
Missione: dare un volto e un nome al candidato che dovrà vedersela con Rutelli
per la sfida del Campidoglio. All'una e trenta, Alemanno entra imprecando nel
portone monumentale di via in Lucina. Mentre l'altra gamba del popolo
finian-berlusconiano, Francesco Giro, già consigliere del Cavaliere per i
rapporti con il Vaticano, non impreca ma fa sapere che non si presenterà
all'appuntamento. "Sembra incredibile, ma non ci siamo capiti sull'orario,
l'unica cosa su cui non riusciamo a metterci d'accordo", assicura
Alemanno, mentre si ritrova a spiegare che per l'ennesima volta in pochi giorni
che l'annuncio è rinviato: "Lunedì a mezzogiorno vi diremo nome e cognome
del candidato", promettono un paio d'ore dopo i vertici del Pdl,
finalmente riuniti al gran completo - dal neo-democristiano Mauro Cutrufo
all'ex missino Domenico Gramazio - nella sede della Nuova Italia per dare
intanto lettura solenne del "Programma di attività comuni" da qui ai
prossimi giorni. Un crescendo che culmina nel lancio della campagna elettorale,
con Bondi e Fini, il 7 marzo all'Auditorium di via della Conciliazione,
all'ombra del Vaticano. Ovviamente, restano vuote per ora le caselle della
discordia. Perché non solo sul sindaco, ma anche sul candidato alla Provincia
il Pdl si divide. L'azzurro Alfredo Antoniozzi, che a via in Lucina arriva a
braccetto con Giro, ha già stampato in faccia il sorriso da manifesto
elettorale. Nonostante An abbia appena minacciato di richiamare in campo, al suo
posto, l'ex presidente di Provincia battuto da Gasbarra nel 2003, Silvano
Moffa, già ribattezzato per l'occasione "Silvan ri-Moffa". Anzi
sembra proprio questa la novità che ieri mattina ha mandato in tilt l'orologio
di Francesco Giro e degli altri azzurri romani. Mentre a far saltare i nervi ad
Alemanno, a parte il ritardo, è stata l'ansia forzista di incoronare la giovane
vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, candidata al Campidoglio.
"Non l'abbiamo bocciata, stiamo però facendo le verifiche del caso",
spiega Alemanno, a nome della gran commissione del Pdl: quattordici uomini,
riuniti a giudicare le sorti di una candidatura nero-rosa, che trova ostilità
soprattutto dentro An. "L'ipotesi è una delle migliori tra quelle che sono
state formulate", assicura il federale Alemanno: "Noi però cerchiamo
quella giusta". Anche perché: "Rutelli è battibile, lo dicono anche i
sondaggi, adesso dobbiamo solo trovare il candidato migliore". E qualche
avance in questa direzione nelle ultime ore sarebbe stata rivolta anche a
personaggi trasverasli come Giancarlo Elia Valori, oggi presidente di Sviluppo
Lazio. Oltre che all'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu. Già, il candidato
giusto. È lontano ormai anni luce il rombo dell'elicottero di Gianfranco Fini,
che sorvolava la capitale in cerca dei mali da imputare al
sindaco Veltroni e
prometteva dannunzianamente di piombare sul Campidoglio per vendicare il
centrodestra romano al palo da quindici anni. Il super-candidato
nazionalalleato ormai è assorto nella nuova avventura nazionale, al fianco di Berlusconi. E l'unica incursione romana
tentata da destra per ora è quella dell'artista-futurista Graziano Cecchini.
Alla sfida capitolina si sono sottratti a uno a uno finora anche gli altri big
sondati di volta in volta. Da Bertolaso a Gianni Letta, da Ferrara allo stesso
Alemanno. Tranne Storace, che però corre da solo. Mentre la Cdl che aveva
iniziato con largo anticipo il tormentone capitolino al grido "Il leader
del Pd lasci il Campidoglio" si ritrova a corsa elettorale già
abbondantemente iniziata senza un cavallo su cui scommettere. "Sette anni
passati a sbraitare contro Veltroni e non è stata
costruita uno straccio di candidatura", si lamenta un dirigente di An
fotogradno così lo stato dell'arte. segue a pagina III NUOVI NOMI come quello
di Giancarlo Elia Valori affiancano ora quello della Meloni.
( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi ha paura di perdere "Se
c'è un pareggio, larghe intese". E si tira indietro sui duelli in tv: impossibili
di Natalia Lombardo/ Roma DISCO ROTTO Il Silvio Berlusconi
versione buonista non fa che ripetersi, anche sulla campagna elettorale del
2006. Sulle tasse non ha "ricette", l'unica novità è che si concede
di raccontare quanti danni gli ha fatto Casini. E che non candida Mastella e lo
liquida con "un riconoscimento per aver anticipato di un giorno" la
caduta del governo. Dini invece sarà in lista con il Pdl. Ospite "in
casa" di Enrico Mentana per Matrix su Canale5 dopo 23 mesi, presentato
come il "candidato premier per il Popolo delle Libertà", Berlusconi ritarda la registrazione, troppo preso dal
groviglio Sicilia: non è risolto neppure con la candidatura di Stefania
Prestigiacomo per Fi al posto di Micciché. In alto mare anche il nodo Roma.
Doppiopetto blu, camicia azzurrina e cravatta a pallini, la tenuta è la stessa
indossata per Porta a Porta: sulla Rai è andato in onda dopo "Rex",
su Canale5 segue "I Cesaroni". Addio toni mordenti (anche Mentana è
meno pungente del solito), Silvio appare noioso e ripetitivo. Dà già il Pdl al
"46 per cento" e il Pd al "36", ma mette le mani avanti su
un possibile pareggio il 14 aprile. In tal caso accetta la "Grande
coalizione". Sulla giustizia però è il solito Caimano: liste pulite sì, ma
solo per chi ha una condanna definitiva (così salva Dell'Utri e se stesso); e
dal '92, - quindi da Tangentopoli - in avanti "la procure politicizzate
hanno usato i processi per eliminare gli avversari". E Adriano Sofri
candidato "sarebbe poco opportuno". Matrix manda in onda uno spot di
Zapatero in cui un giovane che vota Psoe accompagna al seggio l'anziana mamma
che vota Partito popolare: a quando un simile bon ton in uno spot italiano?
chiede il conduttore. Berlusconi al volo attacca la
par condicio (che l'Udc non ha voluto eliminare): "Noi gli spot non li
possiamo fare perché la legge libertiticida della sinistra non ce lo
permette". Però dà atto a Santoro che sui rifiuti "ha cercato di
essere il campione di obiettività che crede di essere". Veltroni è pronto ai faccia a faccia in tv? Silvio no, "con otto
candidati premier sarebbero 64", esagera (sarebbero 28). E poi perché
avere lo stesso tempo in tv dei "piccoli" il cui voto è
"sprecato"? Berlusconi riconosce solo il Pd, ammette che Veltroni "è un ottimo comunicatore" ma lo degrada a
"illusionista perché fa credere che il passato non esista". Il
Pd, anche se gli ha dato "lo slancio" per far nascere il Popolo delle
Libertà (dal predellino) è pur sempre il "partito che ha dentro il 70% dei
ministri di Prodi" (e non sottrae neppure Visco). Si dice
"politicamente imberbe, di primo pelo", il cavaliere, che da quando è
sceso in politica ha "peggiorato la qualità della vita". Il leit
motiv 2008 sono i prezzi troppo alti, i rifiuti per cui Bassolino dovrebbe
dimettersi; e poi l'immagine dell'Italia rovinata all'estero, nomina altri
stilisti che rischiano l'infamia (aveva parlato solo di Dolce e Gabbana). Per
Silvio non serve neppure fare campagna elettorale, parlano i
"disastri" fatti da Prodi. Però organizza "gazebo" in 8.101
comuni, e "una flotta di 200 camper" con i candidati. Poi mostra il
volantino in cui dice l'orrido "rialzati" col pugno chiuso.
Comunista? Niente paura, "dentro c'è anche con la mano aperta", e
tesa. Non ha "ricette miracolose", ammette Berlusconi,
infatti ricicla quelle del 2001-2006: meno tasse (ai ricchi?) più consumi, più
soldi-più infrastrutture. I soldi dove li trova? Facendo riprendere a Lucio
Stanca la digitalizzazione della pubblica amministrazione che in cinque anni
"ha dovuto studiare". Poi via l'Ici al primo consiglio dei ministri,
detassare gli straordinari e tredicesime e incentivi per le imprese dei giovani
ai quali consiglia di "cambiare spesso lavoro". Quanto a lui, gli
piacerebbe sì fare il "padre nobile" ma come si fa? Non aspira al
Quirinale, di Napolitano dice che è "ineccepibile". Casini è meglio
perderlo che acquistarlo, nel '94 lo ha accolto perché non sapeva dove andare,
in cinque anni gli ha messo i bastoni fra le ruote e ora fa tante storie per lo
scudo crociato che, pur di avere De Mita, potrebbe sparire. Pier protestava
perché l'hanno avvisato del listone Pdl al telefono mentre era in treno:
"Se era in treno poteve prendere una decisione veloce anche lui..., ghigna
Gatto Silvestro, come lo chiama Mentana. Con Fini è affettuoso, dimenticati gli
insulti: "da grande ha legittime intenzioni e riuscirà a portare a termine
il suo obiettivo". La successione? Silvio come "delfino"
vedrebbe solo Gianni Letta, ma siccome è "uomo di Stato" non lo
candida. Cerca nomi al pari di Veronesi, e donne "leali e sgobbone".
Aida Yespica, però, è stata solo "un'invezione" di Libero.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti IL DRAMMA
DEI SALARI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ovvero di quel genere di consumi che più
di tutti gli altri risultano incomprimibili per la vita quotidiana dei
cittadini. Il risultato è doloroso, ma non anche sorprendente perché i bilanci
della grande maggioranza delle famiglie registrano ormai da mesi un forte
scostamento fra gli indici medi delle rilevazioni statistiche e la realtà delle
proprie uscite di cassa per fare fronte alle spese irrinunciabili. Nel caso
specifico dello scorso gennaio questa forbice appare davvero abnorme. Infatti,
un rialzo del 4,8 per cento dei beni di prima necessità a petto del 2,9
registrato nel complessivo paniere Istat certifica una divaricazione
nell'ordine di circa il 70 per cento in più. Il cui peso - e qui la
"querelle" statistica diventa un serio problema politico e sociale -
va a gravare in termini più acuti su quei nuclei familiari che devono far
quadrare i loro conti con salari o stipendi di poco superiori ai mille euro
mensili. In forza di questi dati dell'Istat quella che è stata chiamata la
"questione salariale" torna così di prepotenza al centro dell'agenda
politica. In questi primi giorni di campagna elettorale i contendenti dell'uno
come dell'altro schieramento sono stati prodighi di promesse fiscali a soccorso
del potere d'acquisto degli italiani. Ma il problema, in realtà, si annuncia un
poco più complesso di come viene affrontato nei comizi o di quel che può fare
l'attuale governo con un taglietto di qualche centesimo all'imposta sui
carburanti. In primo luogo va ricordato che il recente andamento
dell'inflazione domestica risente delle pressioni in atto sui mercati
internazionali dove, da circa un anno, i prezzi delle materie prime energetiche
(petrolio e gas) e di quelle alimentari (mais, frumento e soia) sono schizzati
alle stelle. Sotto questo profilo non sono immaginabili interventi di pronta
efficacia da parte nazionale. Ma ciò non toglie che sia diventato urgente
definire una politica di respiro per alleggerire la patologica vulnerabilità
del sistema Italia agli shock esterni. Non è pensabile che perfino per la
costruzione di qualche rigassificatore sia da anni in atto una tragicommedia
dei veti che preannuncia esiti non dissimili da quelli della crisi dei rifiuti
campani. Nei programmi elettorali si vorrebbe leggere qualcosa di serio in
proposito. Un secondo punto essenziale riguarda il tema delle tariffe di
servizi pubblici come elettricità, gas ed acqua. Tante sono state le promesse
di liberalizzazioni in materia, ma la pur ottima volontà dimostrata dal
ministro Bersani è stata frenata in Parlamento da un lobbismo trasversale a
cieca difesa delle rendite monopolistiche. Walter Veltroni è pronto a forzare il passo al
riguardo? E Silvio Berlusconi s'impegna o no a far dimenticare il bilancio zero del suo
governo in tema di liberalizzazioni? Impegni in questa materia avrebbero ben
maggior valore che l'annuncio di tagli fiscali assai poco credibili alla luce
delle ultime stime europee su crescita e conti pubblici nazionali.
Infine, c'è un'ultima partita che riguarda da vicino sindacati e imprese perché
un pezzo importante della questione salariale può trovare sbocco nella riforma
della contrattazione collettiva. L'impressione non buona è che sia la Confindustria
sia le confederazioni stiano andando per le lunghe in attesa che la distanza
fra loro sia colmata dal nuovo governo per via fiscale. Illusoria per quanto
richiamato sullo stretto sentiero del bilancio pubblico, questa posizione suona
irresponsabile dinanzi al malessere di milioni di lavoratori. Tanto più perché
al riguardo, se lo si vuole, si può fare qualcosa di buono anche subito.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino
"Alleati con i radicali? Perdiamo" Morgando
chiama Veltroni: scelta
inopportuna per il Piemonte Zanone lascia Cesa in missione per mettere ordine
nell'Udc sul caso Bonsignore PAOLO GRISERI Un fantasma si aggira per le stanze
del Pd piemontese. Un fantasma con un lungo camice bianco, gli occhiali e il
sorriso ironico di Silvio Viale. Perché proprio lui, il medico radicale
che combatte da anni la battaglia per introdurre in Italia la pillola abortiva,
potrebbe entrare nella testa di lista dei democratici piemontesi. Viale e Bobba
uniti nella lotta? L'ipotesi fa accapponare la pelle a più di un teo-dem e
agita le giornate dei vertici locali del partito. Costretti a gufare contro
l'accordo nazionale tra Veltroni e Pannella e a
sperare fino all'ultimo che tutto salti in aria mentre da Torino partono
telefonate allarmate e comunicati al fulmicotone. A metà pomeriggio Gianfranco Morgando,
una vita di dichiarazioni moderate alle spalle, abbandona l'à plomb e verga un
durissimo comunicato: "Mi risulta - dice il segretario del Pd piemontese -
che l'accordo con i Radicali non sia ancora concluso". Insomma, una
flebile speranza c'è ancora. E, in ogni caso, "è opportuno che la
segreteria nazionale rifletta sulle conseguenze negative, soprattutto a livello
elettorale, che una simile intesa avrebbe a livello piemontese". Come a
dire: se ci alleiamo con i Radicali, il Piemonte è perso. Il pericolo radicale
sembra fare il miracolo di ricucire antiche ruggini. Non si spiega altrimenti
il "beau geste" di Gianluca Susta, già avversario di Morgando alle
primarie per l'elezione del segretario piemontese del partito. A fine mattinata
Susta emette un comunicato per annunciare che "qualora venisse confermata
la candidatura di Emma Bonino alla guida di una lista del Pd in Piemonte, si
renderebbe necessario scegliere un esponente della tradizione
cattolico-democratica per guidare una delle altre due liste".
Dichiarazione che sembra un appoggio alla candidatura di Gianfranco Morgando
come capolista. In base ai regolamenti interni del partito il segretario
regionale avrebbe diritto al posto ma finora non ha ancora sciolto la riserva.
Potrebbe farlo questa mattina in occasione del convegno dei popolari piemontesi
a Torino con Castagnetti. A meno che Susta non pensasse a candidare come
capolista nel Piemonte 2 Luigi Bobba, il senatore teo-dem di Vercelli.
Dibattito aperto sul ruolo dei Moderati, con la possibilità piuttosto concreta
che alla fine Giacomo Portas si conquisti uno scranno sicuro. Che la
fibrillazione in casa Pd sia molto forte lo dimostra anche la corsa degli
esclusi per chiedere un posto in lista. Ieri scadeva il termine per presentare
alla segreteria nazionale le richieste di deroga ai regolamento: in sostanza le
domande di chi, pur non avendone titolo, chiede di poter ancora entrare sulla
scheda. Dei 15 che in tutta Italia hanno presentato domanda di deroga, ben 4
sono piemontesi (Merlo, Morando, Benvenuto e Lucà). Ufficiale invece che
Valerio Zanone ha deciso di abbandonare il Parlamento. Riunioni e decisioni
difficili anche nel centrodestra. Oggi sarà a Torino il segretario nazionale
dell'Udc, Lorenzo Cesa. A Torino solo la corrente di Michele Vietti sembra
essere rimasta fedele a Casini. Nel Pdl continua a tenere banco la questione
Bonsignore. Il parlamentare europeo, transfuga dall'Udc, vorrebbe approdare in
Forza Italia. Per sedare il mugugno lo stesso Bonsignore ha organizzato
domenica mattina alla Gam una conferenza con Sandro Bondi. Ed è proprio Bondi
il fantasma che ieri ha agitato la giornata dei seguaci di Berlusconi.
Per tutto il pomeriggio si è infatti temuta una circolare del delfino del
Cavaliere che avrebbe negato ogni possibilità di candidatura ai consiglieri
regionali. Ipotesi che getterebbe nello sconforto Caterina Ferrero, Gilberto
Pichetto e Ugo Cavallera.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIII - Roma
Unioni civili, nuovo scontro Pd-Sinistra Smeriglio: "Non andiamo alla
festa per Roma, serve un referendum etico" Pdl, ancora un rinvio per i
candidati Berlusconi: "Sulla Meloni nessuna
decisione" GABRIELE ISMAN Polemiche tra il Pd che frena e la Sinistra
Arcobaleno che vuole l'istituzione delle unioni civili nel programma di
Rutelli-sindaco. Così ci va di mezzo anche l'appuntamento di domani al
Palalottomatica, la festa con Veltroni e Rutelli intitolata "Viva Roma", con la Sinistra che
dice: "Non ci saremo. Avremmo voluto sul palco anche i nostri
rappresentanti di questi anni e invece non sono previsti". Ancora una
giornata movimentata quella di ieri nel centrosinistra, mentre il Pdl non è
riuscito ancora a ufficializzare i nomi dei suoi candidati al Comune e alla
Provincia. Ieri lo stesso Rutelli - parlando di Patrizia Sentinelli,
l'esponente di Rc possibile vicesindaco - ha detto: "Con lei lavorerei
splendidamente. Le voglio bene e la stimo ma grazie a Dio provo stima verso
tantissime altre persone di tanti partiti. E di ticket o di squadra se ne
parlerà dopo il programma". E sempre Rutelli, che ieri ha incontrato una
delegazione dell'Arcigay, ha precisato che le unioni civili non saranno nel suo
programma. "Incontriamo Rutelli lunedì mattina e il programma si chiude in
settimana - dice Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione -
L'importante è che i nomi arrivino prima delle elezioni. Quanto alle unioni
civili, Rutelli ha esplicitato quanto sapevamo e, anche se su tante cose Pd e
Sinistra Arcobaleno convergono, per altri temi, magari etici, propongo un
referendum consultivo". Domani, in ogni caso, la Sinistra annuncia di
disertare "Viva Roma" al Palalottomatica aperto ai romani dalle
10.30. E Franco Grillini, altro aspirante sindaco, dice: "La bocciatura
del registro delle unioni civili a Roma è una ferita grave per la comunità gay
romana. Proprio il Pd ha votato, con la destra, contro le coppie omosessuali e
contro i conviventi". Ma Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay Roma,
precisa: "Rutelli ci ha detto di essere disponibile a valutare forme di
regolamentazioni che eliminino ogni discriminazione verso gay, lesbiche e
trans. Possiamo lavorare e valutare con lui queste forme alternative,
indipendentemente da nome e forma giuridica". Fin qui il centrosinistra. E
il Pdl? Ieri, nella prima riunione del direttivo romano, ha rinviato stavolta a
lunedì alle 12 la scelta dei propri nomi: per il Campidoglio in pole position
resta Giorgia Meloni (di An, ma ieri da Matrix Berlusconi
ha dichiarato che su di lei "non è stata presa nessuna decisione") e
per Palazzo Valentini, Alfredo Antoniozzi (Fi). E invece An ha nuovamente proposto
Silvano Moffa alla Provincia. Lunedì saranno presentati anche i candidati
vicesindaco (dovrebbe essere azzurro) e vicepresidente della Provincia
(probabilmente An). E la voce - rilanciata da Dagospia - di Giancarlo Elia
Valori candidato sindaco per il centrodestra, è stata smentita dal coordinatore
di Fi Francesco Giro. Intanto la corsa al Campidoglio ha un altro concorrente,
oltre a Rutelli, Grillini, Storace, Luciano Ciocchetti e Willer Bordon:
Raffaele D'Ambrosio, del Movimento per l'Autonomia, mentre l'azzurro Michele
Baldi si propone come "candidato sindaco supplente". E circolano i
primi nomi dei candidati consiglieri: Giuseppe Falcao, figlio del calciatore
brasiliano, sarà candidato al Comune per Storace Sindaco e i consiglieri e assessori
verdi uscenti si ricandidano in blocco con la Sinistra Arcobaleno.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
Blocchi stradali a Melito, proteste anche a Pomigliano, Qualiano, San Giorgio a
Cremano La rabbia della provincia "Da tre mesi sotto i rifiuti" Berlusconi, frecciata a Bassolino: ha sbagliato tutto napoli.repubblica.it
Novanta giorni di inferno quotidiano. Novanta giorni di immondizia come
panorama assoluto: un nemico che occupa strade, incroci, marciapiedi, ingressi
di negozi, di aiuole, di parchi condominiali. La gente di Melito è scesa ieri
in piazza per "celebrare" i tre mesi di terzo mondo forzato in cui la
crisi rifiuti ha isolato da tre mesi esatti quel comune, così com'è avvenuto in
analoghe proporzioni per tutta la cintura settentrionale di Napoli, alcune zone
della costa vesuviana, i paesi dell'hinterland. "è da novembre che subiamo
questo trattamento. Non c'è futuro, non c'è certezza per noi che viviamo
immersi in un fiume di spazzatura avariata", raccontano donne e ragazzi,
da ieri mattina protagonisti di sit-in a singhiozzo lungo le arterie che
attraversano i comuni a nord. Una carrellata di immagini (sul sito
napoli.repubblica.it) racconta l'enorme discarica a cielo aperto. Un terreno su
cui il supercommissario De Gennaro ha ammesso di avere incassato una temporanea
sconfitta: "Non siamo riusciti ancora ad avere il colpo d'ala che ci
avrebbe consentito di recuperare l'arretrato che è in strada. Per questo stiamo
spingendo verso la collocazione di quelle 250mila tonnellate all'estero, in
Germania". è l'operazione via mare: da Salerno verso l'Europa del nord,
contatti in corso con il governo tedesco, costo ipotizzato tra i 40 e i 50
milioni. In compenso, i treni continuano a partire per la Germania. Funzionano
a ritmo accelerato, pur nella precarietà strutturale, gli impianti di Cdr di
Giugliano, di Casalduni, di Santa Maria Capua Vetere. Anche Napoli, in parte
alleggerita dell'ultima crisi, comincia a respirare. Si è passati dalle 2600
tonnellate di giacenza di domenica scorsa alle 700 tonnellate di stamane,
l'equivalente di mezza giornata di mancata raccolta. In via Chiaia un albergo
si è persino inventato la telecamera fissa sulla strada per convincere gli
scettici: "La città è pulita. Vedete?". E intanto sui rifiuti si riaccende la battaglia elettorale tra i candidati leader Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd, tornando sulla crisi campana, si sofferma sul
danno d'immagine e associa le distese di immondizia al gesto delle corna
mostrato dal Cavaliere in un vertice internazionale: "Le immagini dei
rifiuti a Napoli e di chi faceva le corna nelle foto con i capi di Stato hanno
rappresentato un'idea dell'Italia come inefficiente e goliardica -
commenta Veltroni - esattamente ciò che il Paese non
è". Berlusconi, dal canto suo, glissa sulle corna
e se la prende con il governatore della Campania: "Con Bassolino ho sempre
avuto un buon rapporto. Solo che lui ha sbagliato quasi tutto. Ora sto
studiando come risolvere il dramma". (co.sa.).
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Il caso
"Energia troppo cara, torniamo al nucleare" Federacciai chiede cinque
nuove centrali MILANO - L'energia costa troppo e questo danneggia la siderurgia
italiana. Ecco perché Federacciai, la potente associazione imprenditoriale di
settore, intende chiedere sia a Walter Veltroni sia a Silvio Berlusconi di prendere posizione a favore
dell'energia nucleare. In particolare il presidente Giuseppe Pasini chiede la
costruzione di 4-5 centrali nei prossimi anni. Quanto ai siti, per Pasini si
potrebbe iniziare riattando le vecchie centrali a cominciare da Caorso, Trino
Vercellese o Latina.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Accordo Pd-Radicali,
Pannella non si candida Due giorni per la ratifica. Fuori D'Elia, il Pr vuole
Viale. In Piemonte è polemica L'Avvenire critico: uno sconquasso. Ma per Famiglia Cristiana i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi UMBERTO ROSSO ROMA - Pannella fa il passo indietro,
"concordo con Veltroni,
la mia presenza in lista è assolutamente non necessaria e gioiosamente non
opportuna". Sciolto il nodo-Marco, dopo il faccia a faccia nel loft fra Veltroni e la Bonino, la strada per
l'accordo sembra in discesa. "L'accordo c'è", annuncia
Goffredo Bettini. E' fatto, conferma la Bonino. Anche se non tutti i pezzi sono
ancora a posto, e potrebbero affacciarsi nuovi ostacoli nella composizione
della squadra che correrà sotto le insegne del Pd. Nove posti in tutto, sette
alla Camera e due al Senato. Una rosa che i radicali comporranno dopo la
riunione straordinaria dei vertici del partito (oggi e domani), e che sarà
presentata dal ministro Bonino al leader del Pd in un nuovo appuntamento,
fissato per la prossima settimana. Il segretario si riserva l'ultima parola
sulle scelte, considerato che "faremo tutti parte di un solo gruppo
parlamentare". I radicali se non sembrano intenzionati ad alzare barricate
sul nome dell'ex terrorista Sergio D'Elia (visto anche il niet opposto durante
il vertice da Veltroni e Bettini, che hanno minacciato
in caso contrario di far saltare tutta la trattativa), tengono duro sulla
candidatura di Silvio Viale, il medico torinese fautore della somministrazione
della pillola abortiva Ru 486. Nome che invece al Pd non piace, per i problemi
che aprirebbe con la componente cattolica del partito, già in sofferenza per
l'accordo con il Pr. Il ministro Giuseppe Fioroni, che uscendo dal loft
incrocia la delegazione Bonino che arriva, mette i paletti: "La lista del
Pd non è un tram né un taxi. Benvenuti i radicali ma solo se rispettano
integralmente programma, codice etico e limite dei mandati parlamentari".
E a scanso di equivoci il ministro elenca: non gli venisse in mente di riproporre
cose del tipo abrogazione del Concordato o dell'otto per mille, del servizio
sanitario nazionale o delle trattenute sindacali, tutti cavalli di battaglia
dei radicali, perché "l'adesione ad un programma preclude iniziative
personali dei parlamentari in un grupppo unico". Un altro ex popolare, il
segretario regionale del Pd del Piemonte Morgando, spara a zero sulla
candidatura Viale che "sommata a quella della Bonino che sarebbe a quanto
pare la capolista, avrebbe conseguenze drammatiche sul risultato elettorale nella
nostra regione". Su tutti la voce dell'Avvenire, che definisce
"squassante" il patto con Pannella. In compenso, Famiglia Cristiana
pubblica un sondaggio dal quale risulta che i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi, e il
segretario del Pd commenta "è un risultato che mi inorgoglisce". A
sera, nuova riunione notturna dello stato maggiore radicale per valutare lo
stato dell'arte. La Bonino elenca le conquiste strappate al tavolo: le
candidature, la visibilità assicurata in tv negli spazi autogestiti dal Pd
("se fanno l'accordo, non hanno alcuna ragione di oscurarci"), la
riconferma nel governo in caso di vittoria, i rimborsi elettorali. Riferisce
delle proteste di Bettini per alcune uscite della Bernardini e di Cappato.
Pannella conferma, e si chiama fuori dalla lista. Non è il posto in Parlamento
che gli interessa, "in tanti anni sono stato a Montecitorio solo 114 mesi,
meno di due legislature piene, e non sono quasi mai stato capolista". Il
nodo resta la rosa dei nove candidati. Nell'elenco la segretaria del partito
dei Radicali Rita Bernardini e l'europarlamentare Marco Cappato, ma anche il
deputato Maurizio Turco e la tesoriera Elisa Zamparutti. Presenti anche due
nomi simbolo come Maria Antonietta Coscioni e Mina Welby. E Viale, il medico
della pillola.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ex premier non
esclude un apparentamento anche della Dc di Pizza I sondaggi allarmano il
Cavaliere "Al Senato il vantaggio si riduce" L'ex premier ripensa
alle alleanze: Storace va recuperato Rapporti tesi con Fini. Berlusconi
irritato per il pressing su liste e candidature CLAUDIO TITO ROMA - L'ultimo
sondaggio ha ingigantito i dubbi. Quei dati arrivati nelle ultime ore a Via del
Plebiscito hanno improvvisamente dato corpo a quel sospetto fino a quel momento
solo temuto. Il vantaggio del Pdl sul Pd al Senato è "contenuto". E
la maggioranza del centrodestra potrebbe non essere sufficientemente ampia. Con
pochi senatori di scarto. Il fantasma che ha accompagnato Romano Prodi nel
biennio 2006-2008, adesso sembra materializzarsi anche nei numeri che i
sondaggisti stanno recapitando a Palazzo Grazioli. Una sorta di contrappasso
che ha fatto scattare l'allarme nel quartier generale berlusconiano. Certo, la
superiorità numerica è nettissima alla Camera e chiara a Palazzo Madama (grazie
soprattutto agli eletti all'estero) ma non così larga da consentire margini
operativi agili al futuro esecutivo. Dati solo in parte inaspettati. Ma che ora
stanno facendo riflettere Silvio Berlusconi. Non è un
caso che ieri abbia confermato apertis verbis che in caso di pareggio, con i
rapporti di forza già registrati nel
( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Larghe intese
se c'è pareggio" e Berlusconi attacca Casini in
tv Il Cavaliere fa il pugno chiuso. "Niente duelli televisivi"
GIANLUCA LUZI ROMA - "Il mio rapporto con Casini non è mai stato positivo
dal '94. Senza di lui avrò meno difficoltà a decidere. E' lui che ha tradito i
suoi elettori che erano in piazza con il Pdl". Mentre invece "Veltroni è un ottimo comunicatore. Riesce a dare l'illusione
che il passato non esiste e che il governo Prodi non lo riguarda".
All'alba del Pd "gli ho subito augurato di avere successo" ed è
proprio dal dialogo sulle riforme, insomma "dalla mossa di Veltroni, ho avuto la possibilità di realizzare un mio
grande sogno: il Popolo della libertà". E dopo il voto, in caso di
pareggio, "non avrei esitazione a proporre la Grande coalizione". Con
il 46 per cento "che ci danno i sondaggi di cui disponiamo", il
risultato elettorale "non credo possa essere diverso da quello che tutti
si aspettano, cioè una vasta maggioranza alla nostra parte politica anche in
Parlamento che ci attribuisca il dovere di governare. Se però - annuncia Berlusconi - il risultato dovesse essere simile a quello di
due anni fa, non avremmo esitazione a proporre di condividere le responsabilità
di governo, perchè il Paese ha bisogno di una vasta concordia per risolvere i
problemi". Dopo 23 mesi, i quasi due anni del governo Prodi, Berlusconi torna a Matrix. Allora era l'ultima trasmissione
della campagna elettorale 2006, ieri sera era una delle prime di questa. Da
allora tutto è cambiato: Bondi litiga con l'ex sondaggista di fiducia Crespi. Allora Prodi era il nemico, oggi Veltroni è un avversario, e tutto il veleno - ed è una pozione assai
pesante - Berlusconi la
riserva al suo ex alleato che risponde per le rime: "Berlusconi non guardi la politica dal buco
della serratura. Ha una concezione padronale della politica e lo sfido a un
duello tv". Tentato di fare "il padre nobile" che non si
immischia nella contesa elettorale perché "tanto non c'è bisogno di fare
campagna: la sinistra ha fatto tali disastri che gli italiani non saranno così
ingenui da ridargli il governo". Compiaciuto della canzone Meno male che
Silvio c'è: "E' vero, è culto della personalità". Convinto di
rappresentare ancora "il nuovo" perché "io sono un ragazzino
imberbe, in politica da 14 anni, mentre D'Alema da 45", Berlusconi
si fa addirittura riprendere due volte con il pugno chiuso e mena fendenti
contro Casini riepilogando la storia degli ultimi 14 anni. "Fin dalla mia
discesa in campo - racconta Berlusconi - Casini era un
esponente della vecchia politica, dei vecchi partiti che non si poterono
presentare alle elezioni. Fu ospitato nelle nostre liste e qualche giorno dopo
le elezioni mi fece dire da una sua amica che avrebbe fatto un proprio gruppo.
Più tardi avrebbe fatto nascere il suo partito, il Ccd. Da allora abbiamo avuto
una relazione punteggiata da contrasti. Nel '96 - ricorda Berlusconi
- fu lui a convincere Fini a dir di no al tentativo Maccanico e ricordo che io,
con le lacrime agli occhi, li pregai di cambiare idea, spiegando che senza la
Lega avremmo perso le elezioni. Perdemmo. Anche nel 2001 - conclude Berlusconi -, tornati al governo, ebbi vita difficile perchè
bastava che un alleato dicesse di no che noi non riuscissimo ad andare avanti
con l'attuazione del programma". E adesso "cambia addirittura simbolo
per avere De Mita". Casini non la manda giù e risponde orgoglioso:
"Il centro dà fastidio a Berlusconi. L'Udc non
lascia il suo simbolo per nessuno". E infine sfida il Cavaliere:
"Sono certo che accetterà una sfida televisiva". Ma Berlusconi lo esclude: "Impossibile. 8 candidati e 64
confronti sono troppi".
( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Addavenì Zapatero
Bilancio di quattro anni di governo. E un confronto impietoso Il gran sorpasso
del socialista buono La Spagna "zapaterista" ha messo la freccia e
superato l'Italia. Dall'economia al costume, dai diritti civili ai ristoranti,
ai trasporti. Visto da casa nostra il miracolo iberico fa tanta invidia. Anche
politica Maurizio Matteuzzi Madrid Non si può dire "Arriba España!"
perché era il grido dei franchisti e falangisti del '36 di cui qui sta faticosamente
cercando di cancellare alcune delle tracce più insultanti. Ma che la Spagna
vada avanti a tutto vapore e voli alto è un fatto. Ed è un fatto che in questa
sua corsa abbia raggiunto e in molti casi superato l'Italia, fino a poco fa il
cugino ricco. Mentre Veltroni, dopo due anni del governo Prodi di centro-sinistra, per poter
sperare in qualche chance nelle elezioni del 13 aprile deve cercare di
rianimare un paese sbriciolato e depresso (e mentre la sinistra-sinistra
arranca cercando di sopravvivere) Zapatero, dopo quattro anni di governo
social-democratico, si appresta ad andare al voto del 9 marzo con il
vento in poppa. Anche se il risultato non è scontato perché i problemi - vecchi
e nuovi - non mancano e non è che Zapatero abbia trasformato in oro tutto quel
che ha toccato, come forse sembra di percepire da lontano. Però ha chiuso anche
un 2007 difficilissimo a livello internazionale e spagnolo con un prodotto
intero lordo che per la prima volta ha oltrepassato il miliardo di euro in
termini assoluti e il
( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettere@ilmanifesto.it
Tagliare il cordone col Pd Vedo nella Sinistra Arcobaleno un atteggiamento di
eccessiva desistenza verso il Pd. Credo che questo atteggiamento sia
assolutamente sbagliato. Il Pd con due semplici paroline, "voto
utile", ci sta dissanguando andando all'incasso dell'elettorato di
sinistra, in parte terrorizzato da Berlusconi e in
parte deluso dall'esperienza di governo e quindi astensionista. E allora cosa
aspettiamo, e cosa aspetta il nostro candidato premier Fausto Bertinotti a dire
a chiare lettere che il Pd non è più di sinistra, che dopo
le elezioni Veltroni farà
l'inciucio della grande coalizione con Berlusconi e che, se si vuole tenere viva una sinistra, il vero voto utile
è quello alla Sinistra Arcobaleno? Ha ragione il compagno Grassi quando dice,
in un suo recente intervento, che verso il Pd non si può utilizzare il
fioretto. Bisogna utilizzare la sciabola! E allora ritengo assurdo che
la sinistra, oltre ad aver elemosinato un accordo con Veltroni,
si appresti, in cambio di qualche poltrona, ad appoggiare Rutelli a Roma.
Viceversa a Roma ci sarebbero tutte le possibilità di costruire un'alleanza di
sinistra, aperta ai movimenti, laica e plurale con candidato sindaco figure
rispettabili come quella di Sandro Medici o di altri/e. Poi, essendoci il
doppio turno, da una posizione di forza avremmo potuto proporre al Pd al
ballottaggio l'apparentamento per battere le destre. Così, invece, con l'apparantemento
al primo turno con Rutelli, siamo in una posizione subalterna rischiamo di
lasciare molto del nostro elettorato ad eventuali candidati laici come
Grillini, che giustamente si candida contro il clericale Rutelli e il
centrodestra. Credo quindi che vada tagliato questo cordone ombelicale con il
Pd da parte della sinistra. Marco Sironi Alla farsa del voto? No grazie Vi
prego, permettetemi uno sfogo. Sono sempre stato di sinistra e, quando sono
andato a votare, l'ho sempre scelta. Speravo così di vedere rispettati almeno
alcuni dei tanti impegni presi dalla "sinistra" in campagna
elettorale. E come mi ritrovo adesso? Con le missioni militari già
rifinanziate, il riconoscimento del Kosovo, il conflitto di interessi ancora in
piedi, la stessa infame legge elettorale, tanti incentivi per comprare auto
nuove, traffico in aumento e trasporto pubblico sull'orlo del baratro. Gli
stipendi fanno ridere, le tasse fanno piangere, i prezzi e le tariffe corrono e
abbiamo come candidato premier un Peter Pan che gioca a fare l'americano. Ma il
colpo da maestro è il ritorno de "er piacione" Rutelli in
Campidoglio. Qualcuno dice perfino che è stato un buon sindaco. Sai che sforzo:
ci mancherebbe solo che fosse riuscito a fare peggio di Giubilo, Signorello o
Carraro. Sinistra, mi pare, è ormai solo un modo di indicare un direzione; o
peggio, qualcosa di negativo e minaccioso. Politicamente è un termine vuoto e
insignificante. Detto questo, mi scuserete se non parteciperò alla farsa del
voto, e se non mi rammaricherò se in Campidoglio andrà Giorgia Meloni. E'
donna, giovane, ma di destra: meglio baciare lei che un rospo che non diventerà
mai principe. Riccardo Forte Un "fannullone" su Ichino e Pd Ho appena
finito di leggere le vostre pagine sulla candidatura di Pietro Ichino nel Pd e
sono sconvolto. Ho 44 anni, lavoro da 24 anni ed ho solo 15 anni di contributi
versati, ovvero da quando sono diventato un "fannullone" del pubblico
impiego. Ho passato tutti i mestieri e adesso devo ingoiare lo schifo di un
ente pieno di "dirigenti" che non hanno il coraggio di niente se non
di prendere 90.000 euro all'anno di retribuzione e comprare 4 Bmv serie 5. Ma
il "prof" lo sa che il pesce puzza dalla testa? E' vero, ci sono
fannulloni, ma ci sono anche gli strumenti pratici e legislativi per metterli
all'angolo senza criminalizzare una intera categoria. Non sono "vetero
comunista", ma questo è troppo: rivoglio la falce ed il martello e
bandiera rossa. Lettera firmata, Roma.
( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Pronti alla grande coalizione" Berlusconi: "Se il risultato sarà simile a quello del 2006, non avremo
esitazioni". Il Cavaliere si scaglia contro Casini ed è morbido con Veltroni. Ma niente duello tv Micaela
Bongi Assicura che, a dispetto della "rimonta" di cui parla
quotidianamente Walter Veltroni, i sondaggi danno il Pdl al 46 per cento. Sarà che a questo
punto, come dice lui stesso, "fare campagna elettorale è inutile". Ma
per il momento Silvio Berlusconi, ospite ieri sera di
Enrico Mentana a Matrix, descritto nei giorni scorsi dal suo portavoce Paolo
Bonaiuti come un "leone dormiente" di cui è meglio non fidarsi,
continua a fare le fusa al suo rivale leader del Pd. Non solo: decide di andare
oltre e si dice fin d'ora pronto, nel caso in cui dalle urne uscisse fuori un
risultato analogo a quello ottenuto dall'Unione nel
( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Miccichè lancia l'ex
ministra Prestigiacomo, che non gradisce. Lombardo parte per la campagna
elettorale, con lui c'è l'Udc. Berlusconi trema per il
premio di maggioranza Patrizia Abbate Palermo Il nuovo tassello si chiama
Stefania Prestigiacomo, ma non sembra quello che risolverà il complicato puzzle
elettorale del centrodestra siciliano. Piuttosto, la proposta di candidare alla
presidenza della regione l'ex ministra azzurra - lanciata ieri mattina
informalmente dall'entourage di Gianfranco Miccichè, che si è detto disponibile
in questo caso a fare un passo indietro e persino a valutare la possibilità di
una ricomposizione con l'Udc - sembra la mossa che potrebbe rendere definitiva
la rottura tra i partiti dell'ex Cdl: da una parte Forza Italia e An, che ieri
si è affrettata a comunicare il proprio "sta bene" alla parlamentare,
dall'altra l'Udc di Cuffaro e l'Mpa di Lombardo, che per palazzo d'Orleans
hanno stretto un patto di ferro che intendono "onorare" a tutti i
costi. "Noi andiamo avanti comunque", ha fatto sapere Lombardo, che
sta chiamando i fedelissimi ad Acireale, dove ha convocato per domani la
convention di apertura della campagna elettorale. Certo, quello tra Udc e
autonomisti è un patto che - aldilà del duello personale tra l'ex governatore
Cuffaro e il pretendente alla successione Miccichè - qualche preoccupazione al
partito di Berlusconi in Sicilia la darebbe anche in
caso di ritrovata unità. Mandare lo spregiudicato Lombardo a governare la
regione, con alle spalle l'ancora potentissimo ex presidente a cui la condanna
a 5 anni - e soprattutto le polemiche che ne sono seguite - ha imposto di
mollare, alla vigilia dell'avvio di molti progetti milionari inseguiti per
sette anni, rischierebbe comunque di mettere in secondo piano Forza Italia. Ed
è probabilmente questo che Miccichè e Dell'Utri avranno spiegato al cavaliere,
negli incontri a Palazzo Grazioli. Dall'alto del loro ruolo di inventori della
"valanga azzurra" degli anni scorsi in Sicilia, hanno chiarito il
senso della loro avversione al cuffarismo. Berlusconi lo sa bene, ma sa anche che chiudere la porta a Lombardo e
Cuffaro potrebbe mettere a rischio quel premio di maggioranza per il senato che
in Sicilia è succulento e fondamentale nella battaglia contro Veltroni. E dunque non decide,
"stiamo conversando con le altre parti, e siccome sono colloqui
costruttivi spero si arrivi a una soluzione positiva" si è limitato
a rispondere a Mentana che gli chiedeva notizie della candidatura
Prestigiacomo. Giunta a sorpresa proprio nel momento in cui, dopo quattro
giorni frenetici, si registrava una stasi delle trattative e restava congelato
l'accordo già siglato tra Mpa e Pdl a livello nazionale. Non si espone Berlusconi, e tacciono - ormai da giorni - i vertici del
partito siciliano; pure quell'Angelino Alfano, giovane coordinatore regionale
dato per candidabile prima della clamorosa corsa in avanti di Miccichè.
Tacerebbe volentieri anche Lombardo, a cui la situazione dopo giorni di
ostentata sicurezza sembra essere sfuggita di mano. Anche per lui il mancato
accordo col Cavaliere è un rischio: potrebbe segnare un serio ridimensionamento
delle aspirazioni nazionali. Nello stesso tempo, non può deludere gli alleati
dell'Udc che ieri sono scesi in campo persino col grande vecchio e
plurinquisito Calogero Mannino per ribadirgli di non mollare e promettergli il
proprio bacino di voti: "L'Udc è maggiormente interessata alla candidatura
di Lombardo, che appare sempre più forte", ha detto l'ex ministro Dc, che
ha svezzato sia Cuffaro che Lombardo nella culla della Balena bianca. Mannino
boccia l'ipotesi Prestigiacomo, definendola "preclusiva", ossia troppo
forzista. Ma la boccia anche l'azzurro Francesco Musotto, presidente della
provincia di Palermo: "Finché era Miccichè, nessun problema, si tratta
dell'uomo che ha generato Forza Italia in Sicilia. Se al posto di Miccichè
spunta Alfano, bene lo stesso, perché è il leader regionale del partito. Ma
questa storia della Prestigiacomo è difficile da mandare giù...". Molti
mordono il freno, "mi auguro che la classe dirigente torni alle ragioni
del buon senso e la finisca con questi tatticismi che logorano la gente",
sentenzia il parlamentare regionale Udc Antonello Antinoro. E in poche parole
dà conto di un nervosismo che sta crescendo dentro l'ex corazzata Cdl.
Soprattutto alla luce della compattezza del fronte avversario che, dopo un
giorno di vacillamenti, ha ripreso la marcia unita a sostegno di Anna
Finocchiaro, che lo stesso Antinoro definisce "una con le carte in regola
per incantare i siciliani".
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE LE
NUOVE parole d'ordine di questa campagna elettorale, non sappiamo se passeggere
o costitutive della politica che verrà, sono il bipartitismo rivendicato e il
programmismo. Sul bipartitismo come medicina per superare il bipolarismo dei
veti di coalizione insistono, com'è ovvio, Popolo della Libertà e Partito Democratico,
insistendo sulla necessità del "voto utile" e ricevendo dai partiti
più piccoli l'accusa di aver gettato i tentacoli della propria egemonia per
saturare tutti gli spazi di comunicazione politica a disposizione. Sul
programmismo, l'elevazione del programma elettorale a carta d'identità della
nuove formazioni politiche e a certificazione delle buone intenzioni
trasformate in politiche di governo, insistono invece un po' tutti. Ciascuno,
certo, cerca di presentarsi agli elettori con quell'idea, quel punto, quel tema
particolare, quella suggestione in più che lo possa differenziare dai
competitori, ma, fatta eccezione per le ali estreme, l'esame di ciò che hanno
detto fino a oggi i leader dei partiti principali lascia la sensazione che,
posta l'agenda delle priorità dell'opinione pubblica come un menù fisso con cui
tutti devono confrontarsi, i programmi dei partiti tendono ad assomigliarsi un
po'. Un po' troppo. La tendenza all'isomorfismo dei programmi è una
caratteristica propria dei sistemi bipolari, dove la competizione si gioca per
catturare le preferenze dell'elettore mediano, impropriamente definito "di
centro", ma in Italia come spesso accade questa tendenza assume una
coloritura particolare, che potrebbe invelenire il clima, finora mite e fair,
della campagna elettorale. Walter Veltroni ha annunciato, in caso di vittoria, dodici disegni di legge
rovesciati sul tavolo del primo consiglio dei ministri per cominciare subito a
lavorare alacremente alla realizzazione del programma, Silvio Berlusconi aveva detto la stessa cosa un
mese fa (parlando invero di dieci ddl). Fosse stato l'opposto, nulla
cambierebbe. Veltroni ha proposto come sue priorità
fisco, sicurezza e grandi opere, e il centrodestra l'ha accusato di plagio
(sulle infrastrutture, ad esempio, l'unica differenza è il Ponte sullo Stretto,
o così pare). E vien facile scommettere che il gioco reciproco del "l'ho
detto prima io" tenderà ad aumentare man mano che il giorno delle elezioni
si avvicina. Non è una novità, in Italia, già nel
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI Se il
nome, quello ufficiale, ancora non c'è, la deadline almeno sì: lunedì il Popolo
della libertà scioglierà formalmente la riserva sul candidato sindaco. La prima
riunione del direttivo romano del Pdl, ieri, non ha dato un'indicazione
definitiva. A partire dall'orario d'inizio, slittato dalle 13 alle 15 per un
banale equivoco. Ma ormai la rosa per la scalata al Campidoglio è molto
ristretta: "Sarà quasi sicuramente un esponente di An", sussurrano
alcuni partecipanti al vertice di ieri. In pole position resta Giorgia Meloni,
anche se è stato proprio Silvio Berlusconi a spiegare
che sulla possibile candidatura della vice presidente della Camera "non è
ancora stata assunta una decisione". E qualche bene informato, seppur a
denti stretti, parla di "accordo quasi raggiunto" sulla presidente di
Azione giovani. Ma a sparigliare ci ha pensato ieri sera Andrea Augello che,
durante una manifestazione elettorale al teatro Capranica, ha invitato
ufficialmente Gianni Alemanno a scendere in campo nella corsa alla poltrona di sindaco,
"per consegnare a Roma la prima amministrazione comunale di
centrodestra". Meno probabili, seppur non da escludere, candidature di
pezzi da novanta del partito: da Maurizio Gasparri (che però nega con forza un
proprio interessamento), all'ex vice ministro alle Attività produttive Adolfo
Urso. Oppure vertici locali di An: da Fabio Rampelli a Roberta Angelilli.
Perdono terreno le opzioni legate alla "società civile", mentre Forza
Italia continua ad arroccarsi su Palazzo Valentini: "Noi esprimiamo il candidato
alla Provincia, che è Alfredo Antoniozzi", ripete come un mantra il
coordinatore azzurro Francesco Giro, oggi impegnato nella presentazione della
"Carta per Roma", con un intervento di Berlusconi.
Apertamente tutti sostengono con forza la Meloni: "La sua è una delle
migliori candidature trovate finora", ripete Alemanno. Ma i sondaggi
continuano: "Anche perché bisogna trovare una persona adatta pensando
anche al ballottaggio, quando sarà una sfida a due tra Rutelli e il nostro candidato",
considera il senatore Cesare Cursi. Il target del centrodestra è rappresentato
da quel 15-20 per cento di romani che, secondo i sondaggi,
pur avendo votato per Walter Veltroni due anni fa, non ha ancora deciso di fare lo stesso con
Francesco Rutelli. Lo stato maggiore del Pdl vuole capire se si tratti in
maggior parte di giovani precari stufi della vecchia politica, che potrebbero
gradire di più l'ipotesi-Meloni. Oppure di quella borghesia romana dei
"quartieri bene" di II, XVII, XIX o XX Municipio, in marcia verso il
centrosinistra negli ultimi anni, che si sentirebbe più garantita da un nome di
maggiore esperienza. L'obiettivo sottinteso, oltre ad arrivare al ballottaggio
contro, è quello di tenere gli altri due candidati dell'ex Cdl (Francesco
Storace e Luciano Ciocchetti) a distanza di sicurezza. "Siamo pronti ad
apparentarci con loro, quando Storace sarà andato al ballottaggio",
punzecchia Fabio Sabbatani Schiuma (La Destra). "Ancora una volta il
centrodestra si sta adoperando per regalare il Campidoglio e Palazzo Valentini
al centrosinistra", incalza Teodoro Buontempo, candidato alla presidenza
della Provincia.
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Liste
pulite", Fini insiste ma il Cavaliere frena. Casini: no all'immunità
parlamentare. E sfida Silvio in tv Berlusconi: se pareggio,
larghe intese Veltroni: noi diversi dal governo Prodi. E
candida Veronesi in Lombardia.
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N pareggio, come nel
2006, è pronto a proporre un governo di larghe intese. Ma il Cavaliere è sicuro
di farcela, affermando che il Pdl è già al 46%. Attacca anche Casini,
accusandolo di esser pronto, ora, a rinunciare al simbolo per mettere insieme i
centristi. Il leader Udc replica duro: Berlusconi vuole alleati servili, ha
gettato la maschera. E avverte: no al ritorno all'immunità parlamentare. Su
"liste pulite" è scontro nel Pdl: Fini insiste, Berlusconi frena. Intanto Veltroni promette: se vinco, farò un
governo diverso da Prodi. E annuncia la candidatura in Lombardia
dell'oncologo Veronesi.
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ti maggiori, Pdl e
Pd, ma anche le forze intermedie, a partire da quelle centriste. Vanno in questo
senso le analisi degli esperti interpellati per il Focus del Messaggero.
Particolarmente significativa è la valutazione del politologo Ilvo Diamanti,
secondo il quale dal punto di vista della geografia politica c'è uno
spostamento a destra del partito berlusconian-finiano, tanto che si può parlare
di una formazione di destra-centro. Questo perché lo spazio occupato da Storace
è comunque minore di quello occupato dalla Sinistra Arcobaleno. Inoltre un
partito di ispirazione cattolico-liberale si muove, secondo Diamanti, entro un
arco di consensi che copre il 10 per certo del mercato politico: questo perché può diventare il luogo nel quale si addensa il
consenso di tutti coloro che non si vogliono riconoscere nel bipolarismo Berlusconi-Veltroni. L'economista Onofri sostiene che il centro cresce solo se aiuta
a liberalizzare; il cattolico Delle Foglie vede per questo tipo di forze uno
spazio decisivo; spazio che lo storico Galasso nega.
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - L'ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo milanese, ministro della
Sanità nell'ultimo governo Amato, è capolista del Partito democratico in
Lombardia e corre per il Senato. Il segretario del Pd annuncia la novità subito
dopo aver presentato la giovane economista Marianna Madia, che guida la lista
per la Camera a Roma. 82 anni Veronesi, 27 la Madia. Nelle stesse ore si
chiude l'accordo con i Radicali, mentre Antonio Di Pietro firma il programma di
Veltroni. Un programma che non contempla, tra le
urgenze immediate, una legge sul conflitto di interessi. L'ex sindaco di Roma
gioca a tutto campo e punta a sorprendere, fedele alle parole d'ordine: novità
e diversità. Diverse, sottolinea, sono le priorità rispetto al Pdl di Berlusconi e Fini "perché c'è una bella differenza tra
la lotta all'evasione e i condoni". Ma nuovo è il Pd anche se si guarda
all'Unione: "Se vinciamo - assicura a "Tv7" - il mio sarà un
governo molto diverso da quello di Romano Prodi, che era frutto di una
coalizione troppo eterogenea. Abbiamo rotto con la sinistra radicale".
Dunque basta con i tormentoni degli ultimi anni (leggi antiberlusconismo)
"perché non si può discutere sempre" di tv o di conflitto di
interessi. Una legge, spiegano al Pd, che è nel programma, "ma che noi non
vogliamo agitare polemicamente in campagna elettorale". E che dunque non
rientra nelle dodici proposte che Veltroni porterà al
primo Consiglio dei ministri in caso di vittoria. Programma e priorità che sono
ora sottoscritti anche da Di Pietro (riportato all'ordine giorni fa proprio
dopo la sortita contro Mediaset). Ieri mattina la delegazione dell'Idv ha
firmato. "Da questo momento - osserva soddisfatto il leader del Pd - il
nostro programma diventa anche quello di Di Pietro". Il ministro delle
Infrastrutture assicura "lealtà e determinazione" e, aggiunge, ci
saranno anche i gruppi unici in Parlamento. Un approdo che dovranno accettare
anche Marco Pannella ed Emma Bonino. Ieri l'ultimo incontro con Veltroni e il via libera all'intesa: sette deputati e due
senatori garantiti ai Radicali nelle liste dei Democratici, un posto da
ministro per la Bonino, rimborsi elettorali e spazi televisivi. Non si
candidano Pannella e Sergio D'Elia (ex di Prima linea che ha scontato 12 anni
di carcere). "L'accordo è chiuso - assicura Goffredo Bettini, braccio
destro di Veltroni - e riguarda anche, in prospettiva,
la confluenza in un unico gruppo parlamentare". La Bonino conferma
l'intesa e Pannella sottoscrive: "Ritengo non necessaria e sinceramente e
gioiosamente non opportuna la mia candidatura". I Radicali riuniscono oggi
e domani il loro Comitato per ratificare la decisione. Si parla anche di
candidati: la Bonino dovrebbe essere capolista in Piemonte, mentre spuntano i
nomi simbolo di Maria Antonietta Coscioni e Mina Welby. Al Pd incrociano le
dita, c'è qualche timore per "l'esuberanza radicale", e Bettini
avverte: "Non sono ammissibili perenni distinguo". Chiuse le pratiche
Idv e Pr, Veltroni continua il suo tour (ieri in
Emilia) mentre gli sherpa pensano alle liste: è scaduto il termine per chiedere
le deroghe (per chi ha fatto 15 anni in Parlamento). Se si registrano le
rinunce dei "vecchi" Maccanico e Zanone (che però chiede un posto per
un giovane liberale), si annuncia qualche esclusione dolorosa. Per ora il
segretario, oltre a citare sondaggi che parlano di un recupero di 13 punti da
settembre, coccola l'ultimo grosso calibro, perché "Veronesi è una delle
personalità più importanti del mondo scientifico", e sorride paterno con
Marianna Madia: "Facciamo scelte di innovazione programmatica, ma portiamo
anche una nuova generazione di italiani nella vita politica".
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA
- "Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni". E Berlusconi? "Con lui
andrei su un'isola deserta". Dopo aver detto no all'ipotesi di presentarsi
alle elezioni con il Popolo della Libertà, Aida Yespica è tornata
sull'argomento al microfono dell'Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo. "Non mi candido - ha spiegato
la showgirl - perché non sono cittadina italiana, non parlo bene l'italiano e
in più di politica ne so ben poco". Ad incalzare la Yespica anche Carlo
Rossella, che ha dichiarato: "Aida ha tutte le credenziali per candidarsi:
capisce poco di politica e non sa l'italiano come la maggior parte dei
parlamentari. Non condivido la sua scelta per il Pd, la vedrei meglio nella
lista di Ferrara".
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A campagna
elettorale. Impelagato nella questione siciliana, infastidito dalla
presentazione della lista di Giuliano Ferrara, in ritardo sulla definizione del
candidato da opporre a Roma a Francesco Rutelli, il Cavaliere offre l'immagine
di un leader in surplace: tutto il contrario di Walter Veltroni, assai più intraprendente. Forse. Tuttavia esaminando più in
profondità le sue prime mosse, l'impressione è che Berlusconi abbia in realtà ben calibrato i messaggi da inviare all'opinione
pubblica. Il primo dei quali è l'invito a concentrare i consensi su Pdl e Pd, e
il fatto che l'ex premier si spinga a prevedere un governo di larghe intese nel
caso in cui il risultato delle urne dovesse sancire un pareggio, è
corposa spia di un sentimento diffuso e un ulteriore pressing per convogliare i
voti su due e solo due formazioni; il secondo è la polemica durissima e
insistita contro gli ex alleati dell'Udc. Il fatto significativo è che in
questo schema il Cavaliere trova sulla stessa lunghezza d'onda anche il
segretario del Pd. Infatti al di là del fair play e dei toni poco battaglieri -
auspicati anche dal Quirinale - è lampante come i due principali competitor
stiano privilegiando non lo scontro tra i loro due partiti bensì gli affondo
contro i loro ex compagni di viaggio. In altri termini finora il fuoco della
battaglia divampa assai più dentro i due contenitori piuttosto che fuori. Così,
appunto, se da un lato Berlusconi sparge vetriolo sui
centristi, dall'altro Veltroni non perde occasione per
attaccare il massimalismo della Sinistra Arcobaleno. E' eccessivo parlare di un
patto di non belligeranza tra i due mega-partiti, pur se il dopo Prodi ha un
forte colore bipolare, se non propriamente bipartitico. Va comunque registrato
un corposo idem sentire tra le due forze maggiori, che sembra avere come
obiettivo quello di comprimere al massimo - se non proprio di fare tabula rasa
- di tutto ciò che hanno attorno. Riassorbendo, laddove possibile (vedi le
intese di Veltroni con Di Pietro e i radicali e quelle
di Berlusconi con Fini e la galassia dei gruppi di
centro-destra); oppure usando il diserbante del quorum, magari unito a quello,
altrettanto urticante, del voto inutile ai fini del governo del Paese.
( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO STANGANELLI
ROMA - Campagna elettorale ispirata al fair play, almeno nelle intenzioni, ma i
primi toni rancorosi cominciano a emergere. E quelli di Silvio Berlusconi sono tutti per l'ex alleato Pier Ferdinando
Casini: "Con lui, esponente della vecchia politica, - ha detto il
Cavaliere ieri a "Matrix" - ho sempre avuto, dal '94, un rapporto che
non posso definire in modo positivo". Quanto all'oggi, il capo del Pdl
rimprovera al leader dell'Udc di "essere disposto a cambiare persino
simbolo pur di prendersi De Mita". Cosa che secondo il Cavaliere
dimostrerebbe che il no di Casini a confluire nel Pdl "era tutta una
scusa". I toni di Berlusconi si ammorbidiscono decisamente quando si rivolge a Veltroni, riconoscendo che dalla sua
scelta di correre da solo con il Pd, "è scaturita per me la possibilità di
realizzare il sogno di vedere uniti i moderati italiani che non si riconoscono
nella sinistra". Ma le aperture del Cavaliere verso il competitor
democratico si orientano soprattutto agli scenari del dopo voto. Premesso di
essere fiducioso - sulla base dei suoi sondaggi che danno il Pdl al 46% - in
una vittoria con largo margine, "che ci attribuirà il dovere di
governare", l'ex premier afferma che però, "se il risultato dovesse
essere simile a quello di due anni fa, non avremmo esitazione a proporre di
condividere le responsabilità di governo, perché il Paese ha bisogno di una
vasta concordia per risolvere i problemi". Il Cavaliere affronta anche un
argomento che nelle ultime ore era sembrato aggrovigliarsi dopo la proposta di
Gianfranco Fini di presentare liste ripulite dalla presenza di inquisiti, e
frena rispetto alle soluzioni più rigide sostenendo che l'esclusione dovrebbe
riguardare solo "chi è supposto autore di reato". Tesi che è quella
già esposta da Sandro Bondi ai coordinatori regionali di FI e che il Cavaliere
- "garantista per ciò che mi si è scatenato addosso in 15 anni" -
avalla, osservando che, per quanto riguarda anche esponenti azzurri di primo
piano, "le persone le conosciamo, non solo io e Bondi. Sappiamo la storia
di chi collabora con noi". Sempre a proposito di liste, il leader pdl apre
le porte a Lamberto Dini ma le chiude a Clemente Mastella, nonostante la
"riconoscenza" per aver lui determinato "l'implosione del governo".
"Un certo modo dell'Udeur di intendere la politica - osserva però -
spingerebbe qualcuno a non votarci se l'avessimo nel Pdl". Invece, grandi
aperture - almeno dalla poltrona dello studio di Mentana - quelle in cui si
produce il Cavaliere all'indirizzo di Fini. Cosa farà Gianfranco da grande? -
chiede ironico il conduttore di Matrix -, "Fini - è la risposta - ha
legittime intenzioni, ma deve rivelarle lui. Credo che riuscirà a raggiungere i
suoi obiettivi". Negli obiettivi del Cavaliere non rientrerebbe invece il
Quirinale: "Non è un palazzo verso il quale ho ambizioni di sorta",
dice Berlusconi aggiungendo di ritenere
"ineccepibile" il comportamento di Napolitano, con il quale dichiara
di avere "un rapporto personale di stima elevata e credo reciproca".
Lodi aperte anche per Gianni Letta, "una ricchezza per il Paese. Non si
candida, ma per fortuna sta con noi". E nessuna asprezza, anche ieri, per
Walter Veltroni, al quale riconosce di essere "un
ottimo comunicatore", anche se "gli italiani non sono così ingenui da
credere al pur apprezzabile tentativo di Veltroni di
far dimenticare il governo Prodi". Tuttavia, quello che gli italiani
potrebbero legittimamente attendersi come il clou della campagna elettorale -
il duello in tv tra Walter e Silvio - secondo il Cavaliere non ci sarà:
"Impossibile - per il leader del Popolo delle libertà - far svolgere 64
scontri televisivi", quanti cioè sarebbero necessari per i faccia a faccia
tra tutti gli otto candidati premier scesi finora in campo per la corsa del 13
aprile.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-02-23 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Centrodestra Ferrara non presenterà la sua lista in
Lombardia: "C'è già Formigoni in veste di prolifer" Mezza Udc in
fuga. "Più peso al centro nel Pdl" Le strategie Gelmini: "Deve
essere assolutamente chiaro che il Pdl è un partito tutt'altro che di destra. è
un soggetto centrista nella scia del partito popolare europeo" Parola
d'ordine: svolta al centro. Giuliano Ferrara ha spiegato che non presenterà la
sua lista antiaborto in Lombardia perché "corre come capolista nel Pdl il
prolifer Formigoni". Al di là di qualche malumore al vertice del Pdl
("Non è Ferrara che sceglie i nostri candidati"), il direttore del
Foglio si è limitato ad anticipare un annuncio che nel partitone del centrodestra
era pronto: un cattolico di chiara fama come il governatore alla guida della
lista per il Senato era un segnale trasparente già prima della candidatura del
laico Umberto Veronesi per il Pd. Spiega la coordinatrice azzurra Mariastella
Gelmini "deve essere assolutamente chiaro che il Pdl è un partito
tutt'altro che di destra. è un soggetto centrista nella scia del partito
popolare europeo". Ad aiutare il disegno del Pdl, gli smottamenti in casa
Udc. Il segretario provinciale di Milano, Angelo Scalese, come pure quello di
Brescia Paolo Fontana hanno detto addio al partito di Casini per confluire nel
partito di Berlusconi. Nell'amara lettera di
dimissioni di Scalese si legge: "Confondere l'Udc nel Pdl no. Nella Rosa
Bianca invece si? E per fare cosa? Qual è il risultato che si vuole conseguire?
Dimostrare a Berlusconi che ha sbagliato e dare
all'Italia un altro governo debole perché l'Udc riesce
nell'impresa di far prendere il premio di maggioranza al Senato a Veltroni in tante Regioni? ". E
ancora: "A cosa servirà il voto dell'Udc? A dare forza alla sinistra più
estrema che, grazie all'Udc, si sentirà libera di votare Bertinotti anziché Veltroni?". E conclude: "Io
non aderisco a un simile progetto politico. Non lo condivido e non mi sento
motivato a lavorare per far crescere le speranze di Veltroni".
Ma quali potrebbero essere gli altri candidati del Pdl a Milano e in Lombardia.
Gelmini tiene soprattutto alla "riconferma di tante donne che hanno ben
operato: Valentina Aprea, Mariella Bocciardo, Ombretta Colli, Stefania Craxi,
Chiara Moroni, Laura Ravetto ". Assai più abbottonata sulle new entries,
Gelmini ricorda anche il criterio "dell'innesto di un buon numero di
giovani rappresentativi della società in cui vivono. Noi non puntiamo sui figli
di papà". Un riferimento a Matteo Colaninno, che guiderà la lista milanese
del Pd alla Camera. Tra i giovani, ottime chances ha Simone Crolla, vicino a
Marcello Dell'Utri. Certamente, il Pdl schiererà l'assessore regionale alla
Famiglia Giancarlo Abelli, con ogni probabilità al Senato. E molto probabile è
anche la candidatura di Giancarlo Serafini, amico di Silvio Berlusconi
da quando il primo era dirigente Uil degli edili mentre il futuro premier si
dedicava ancora soltanto alle costruzioni. Ma le liste del Popolo della libertà
ospiteranno anche l'ex vicedirettore di Libero Renato Farina, e quasi
certamente l'ex governatrice di Nassiriya Barbara Contini. Il forse non
riguarda il fatto che la funzionaria Onu sia candidata, il dubbio è soltanto
sulla circoscrizione. Stesso discorso vale anche per la giornalista Fiamma
Nirenstein e per il direttore del Resto Del Carlino Giancarlo Mazzuca. M. Cre.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Se pareggiamo, sì alla grande coalizione" Berlusconi: Pdl al 46%. Condannati in lista? Fino alla
sentenza definitiva si è innocenti Per il Cavaliere i confronti tv non servono
Su D'Alema: in confronto io sono un politico di primissimo pelo ROMA - Il Pdl
"è al 46%". La campagna elettorale è quasi inutile: "Non sono
preoccupato per quello che mi attende prima del voto, ma per il dopo, per i
problemi che dovremo affrontare". E inutili sono anche i confronti in tv
con gli altri aspiranti premier. Così come in fondo il dibattito su candidature
e procedimenti penali, soprattutto dopo quella che è apparsa come una fuga in
avanti del coordinatore azzurro Sandro Bondi: "è giusto che chi è supposto
autore di un reato non venga ricandidato, tuttavia è un profilo che attiene
all'opportunità politica. E certamente non è giusto anticipare la sentenza
definitiva. Noi siamo garantisti veri, per noi si è innocenti, come dice la
Costituzione, sino a sentenza definitiva". Berlusconi
interviene a Matrix. Faccia a faccia con Enrico Mentana, Canale 5. Non andava
negli studi del Palatino, che fra l'altro sono anche suoi, da 23 mesi. Forse
non ci andrà altre volte, almeno a giudicare dalle sue parole: "Gli
italiani non possono essere così ingenui da votare un partito che rappresenta
Prodi e il governo, che ha portato il Paese nel quarto mondo con i rifiuti
della Campania. Anche per questo non credo che ci sia bisogno di una campagna
elettorale per convincerli che occorre cambiare". è la conferma diretta
che il Cavaliere ritiene di non dover far quasi nulla per vincere. Almeno non
tanto quanto sta facendo il suo avversario. Eppure, almeno in ipotesi, può
esser preso in considerazione il pareggio e la necessità delle larghe intese
con il Pd: "Il risultato sarà come tutti si aspettano: vasta maggioranza
nel Paese e in Parlamento per governare. Ma se ci fosse un risultato simile a
due anni fa non avremmo esitazioni a ripetere la proposta di 2 anni fa".
Dice altro il leader di Forza Italia. Su Casini, che "ha divorziato dai
suoi elettori"; che "sul simbolo ha solo raccontato una scusa, tanto
che lo ha già cambiato"; che "nel '
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Sette Giorni La lettera del coordinatore e il rischio di una
"mutazione genetica" nel Pdl L'ira di Silvio su Bondi
"giustizialista" "Ma perché tutto questo subbuglio?" SEGUE
DALLA PRIMA Perciò il Cavaliere non accetta "la logica perversa" che
si cela dietro la campagna sulle "liste pulite", e la lettera inviata
l'altro giorno da Bondi ai coordinatori regionali azzurri gli è parsa come
un'abiura, sebbene involontaria. Nel passaggio in cui il suo fedelissimo invita
a non candidare chi risulta "coinvolto in procedimenti penali",
tranne quelli per "motivi politici", Berlusconi
ha letto la sconfessione di se stesso e del suo credo garantista, lo
snaturamento della missione di Forza Italia e anche della sua nuova creatura:
il Pdl. Così è successo ciò che finora non era accaduto, che l'ex premier
litigasse con il fiduciario del partito. "Mi spieghi cos'è questa
lettera?", gli ha chiesto. E Bondi: "Si ricorda, presidente? Ne
avevamo parlato". "Ma cribbio, Sandro - è esploso - non è modo, non
così. Che senso ha provocare questo subbuglio? ". Le rettifiche hanno
evidenziato che non c'era l'imprimatur di Berlusconi
su quel testo, parso come un vangelo apocrifo, come una concessione ai
"sacerdoti del giustizialismo" che militano nel fronte avverso. Ma
anche come un cedimento verso gli alleati. Fini, per esempio, da tempo ha
rilanciato la "questione morale", già nei giorni della crisi di
governo - quando la via delle urne era ormai chiara - spiegò che serviva
"fare pulizia". Il timore dentro Forza Italia è che la fusione con An
possa provocare una "mutazione genetica", tanto che ieri mattina il
senatore azzurro Iannuzzi era arrivato a domandarsi se "il Pdl è ancora la
forza di Berlusconi o ha cambiato leader, cultura e
programma": "Perché prima Fini ha posto il veto a Storace e Mastella,
ora ha tirato fuori alla maniera di un qualsiasi Di Pietro questa storia delle
liste pulite. E il partito di Berlusconi, di Dell'Utri
e di tutti i perseguitati politici, fa propria la tesi peregrina di far
compilare le liste elettorali dalle procure". Poco prima dell'intervista a
Matrix del Cavaliere, l'azzurro Testoni scommetteva che Berlusconi
avrebbe "cancellato ogni dubbio": "Non permetterà di vedere
annacquare nel Pdl i nostri principi". E difatti l'ex premier in tv ha
precisato di non trovare "giusto anticipare per un cittadino la pena di
non essere eletto prima della sentenza definitiva". L'ha fatto mostrando
le stimmate della "persecuzione giudiziaria che ho subìto", e tenendo
per sé il convincimento che la campagna "liste pulite" sia il
preludio di una "nuova offensiva politica ai miei danni", legata al
processo Mills. Quel processo gli pesa al punto da avergli fatto confidare che
"la nottata per me non finisce mai". Il Berlusconi
garantista è la conferma per quanti dentro FI - come Pecorella - chiedono
"attenzione": "Stanno apparendo in campagna elettorale forme
estreme di garantismo e giustizialismo. E non possiamo perdere la nostra
identità di partito liberal per far concorrenza a Di Pietro, o magari per
rincorrere qualche voto a destra. Abbiamo sempre combattuto l'invasione della
politica da parte della magistratura, e non possiamo riconoscere ora ai pm il
diritto di redigere le liste". Sarebbe però ingiusto scaricare su Bondi le
responsabilità del caso. Se la grana è scoppiata, è perché qualcosa non va nei
meccanismi berlusconiani. Il Cavaliere, che per due anni ha lavorato per
tornare subito al voto, ora che la campagna elettorale è iniziata appare quasi
impreparato, certo svogliato nell'affrontarla. "Ma chi me lo fa
fare", è il suo refrain ogni qualvolta deve discutere di seggi, esborsi finanziari
e trattative siciliane. I giorni passano e "l'uomo dei sogni" non ha
ancora iniziato a produrne come accadeva un tempo alla vigilia delle urne. Pare che a provocare l'effetto sedativo contribuiscano i sondaggi
e i messaggi che gli giungono dal Pd tramite Gianni Letta. Anche dopo
l'offensiva di Di Pietro contro Mediaset, "Veltroni - gli ha riferito il fidato consigliere - fa sapere che non c'è
nessuna idea punitiva". Si sarà distratto. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-23 num: - pag: 1 autore: di
GIOVANNI SARTORI categoria: REDAZIONALE ELEZIONI E CONSENSO IL PROGRAMMA
SOMMERSO L' ultima sbornia del nostro mondo politico è stata il
"programmismo". Tutti a chiedere, giorno e notte: qual è il
programma? Dove è il programma? Quando farete il programma? Questa sbornia si
collega al progetto prodiano di unificare la sinistra a colpi di primarie. E,
come è giusto (talvolta la giustizia funziona), Prodi ne è stato la più
clamorosa vittima. Il suo programmone monstre di 281 pagine lo ha molto aiutato
nel perdere (quasi) le elezioni e a farsi bloccare nel governare. Veltroni, intelligentemente, ne promette, di pagine, 30; e
intanto ha anticipato 12 punti. Le elezioni si combattono davvero, o comunque
soprattutto, con i programmi? Giuseppe De Rita, nel suo editoriale del 18
febbraio sul Corriere, ne dubita. E a mio modo ne dubito anch'io. Certo, alle
elezioni i partiti un qualche programma lo devono presentare. Ma oramai è
chiaro che non si possono permettere di presentare tutto il programma. Perché
oramai è chiaro che chi lo fa onestamente, perde le elezioni. Male? Sì,
malissimo. Ma per una volta la colpa non è soltanto dei politici. è anche degli
elettori. Per il grosso del grosso pubblico i problemi sono soltanto (si diceva
in passato) di bread and butter, di pane e burro, di mangiare. Oggi sono anche,
e in più, di tasse e di previdenza. E questo è, ahimè, il terreno sul quale si
vincono o si perdono le elezioni. Veltroni aggiunge ai
"soldi in tasca" il tema dei giovani, il richiamo del giovanilismo.
Se io ne dicessi male, sarei in conflitto di interessi, quindi sto zitto. Però
posso tranquillamente osservare, visto che l'università sta alle mie spalle,
che il giovanilismo lo fa incappare nella sconsiderata promessa di "creare
100 campus (universitari) entro il 2010". Si vede proprio che in questa
materia il Nostro "non mastica". Noi di università fasulle, puramente
cartacee, ne abbiamo già troppe: un proliferare che si risolve nel creare un
vergognoso diplomificio e il dilagare di docenti clientelari. E Veltroni si rende conto del costo? Perché anche le schifezze
costano e sono voraci. Dicevo che i programmi elettorali si riducono a essere
strumenti acchiappa- voti. Il che implica che sono soltanto la punta
dell'iceberg, sotto la quale c'è, ci dovrebbe essere, il programma sommerso. E
tutti i gravissimi problemi che affossano e impoveriscono il Paese stanno
nascosti in quel sommerso. Per esempio, il primo punto del
programma veltroniano recita così: "Sì all'ambientalismo "del
fare": termovalorizzatori, rigassificatori, energia pulita ". Questo
impegno è già un progresso rispetto ai governi Berlusconi e Prodi, che dell'ambientalismo si sono fatti due baffi. Però il
problema è del riscaldamento della Terra dovuto alle emissioni di anidride
carbonica, che in Italia sono in costante e spensierato aumento (anche
se abbiamo sottoscritto il trattato di Kyoto, il che ci sottoporrà a
pesantissime penali). Allora, le elezioni si vincono con i programmi? Se
confezionati con astuzia forse sì. Ma il punto è di credibilità. Se un leader
promette mari e monti, gli dobbiamo credere? E se i due maggiori partiti nei
loro programmi "si copiano", come ci dobbiamo regolare? Risponderò
dopo aver visto bene.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Capi locali divisi Appena il nome diventa pubblico fioccano le
bocciature: difficile da ingoiare Gelo in FI. E Stefania ha già scritto il
"no, grazie" DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Tra Raffaele Lombardo e
Gianfranco Micciché, i novelli paladini del centrodestra in singolar tenzone
impegnati, il Cavaliere voleva piazzare la bella Angelica, ma nel teatro
politico dei pupi siciliani forse non basta un puparo romano. E Silvio Berlusconi, dopo aver lanciato la candidatura di Stefania
Prestigiacomo, ha dovuto bruscamente prendere atto che forse nell'isola non si
realizzerà il sogno di una partita al femminile. Con l'azzurra imprenditrice di
Siracusa contrapposta a Anna Finocchiaro, l'ex magistrato
catanese già in corsa alla carica di governatore per conto di Veltroni e in tandem con Rita
Borsellino. Nella Sicilia dei masculi una gara tra fimmini sarebbe stata cosa
geniale per squinternare le roccaforti rugginose del Potere. Ma la voce di una
candidatura della bella Stefania ha avuto l'effetto di rovesciare una cisterna
di kerosene su fiamme già alte. Perché, subito dopo le prime
indiscrezioni girate ieri mattina, sono scattate le reazioni non solo da parte
di Lombardo, di tanti autonomisti del Mpa, il suo movimento, di accreditati
notabili della regia democristiana come Calogero Mannino, ma anche da parte di
alcuni leader di primo piano di Forza Italia. A cominciare dall'eurodeputato
Francesco Musotto, presidente uscente della Provincia di Palermo, schietto:
"è difficile da mandare giù, Stefania. Quando si parte col piede sbagliato
un errore tira l'altro. Eccone un altro...". Un modo forse per prendere le
distanze dalle accuse lanciate contro il "cuffarismo" dallo stesso
Micciché, il più strenuo censore dell'ex governatore dopo la condanna di Cuffaro,
insieme alla Prestigiacomo, per "festeggiamenti e cannoli". Critiche
ufficialmente sostenute anche da uno che una condanna più pesante se l'è
beccata, Marcello Dell'Utri, pur incerto su tempi e toni: "So che c'è
stato qualche eccesso. Io lo avrei detto in momenti diversi, non quando Cuffaro
era depresso e in ginocchio. Certe critiche si possono fare ma non quando il
criticato è in difficoltà". Musotto parla, tanti altri tacciono ma pensano
la stessa cosa, Mannino esplode, certo che la Prestigiacomo avrebbe "un
atteggiamento preclusivo nei confronti dell'Udc". E lei per tutto il
giorno incassa, dopo che nella notte aveva ceduto al pressing del Cavaliere.
Convinta per poche ore che davvero Berlusconi avesse
già raggiunto un'intesa generale, che i maggiorenti fossero avvertiti e che si
tenesse uno stretto riserbo per avviare trattative diurne. Massima la delusione
quando ha capito che il suo nome stava scatenando reazioni tutto sommato
prevedibili. "Bisogna convincere i vari Musotto a non protestare "
suggerivano i suoi collaboratori. E in effetti di buon'ora anche Gianfranco
Fini intervenendo in tv a Unomattina ignorava la candidatura insistendo su
Lombardo: "Garantisce più coesione". Poi uno dei partners della
decisione notturna si lascia andare, tutto diventa pubblico e Stefania capisce
che il suo nome è bruciato, mentre Lombardo rincara la dose: "Né lusinghe
né rinunce". Ormai incerta, a sera la Prestigiacomo ha quindi scritto di
suo pugno venti righe per dire no grazie, per rinunciare, per tirarsi indietro,
pur ringraziando chi crede in lei. Un foglietto infilato nelle tasche di un
postino che avrebbe dovuto tirarlo fuori dopo una telefonata e passarlo alle
agenzie di stampa all'ora dei tigì. Passo poi bloccato, anche per lasciare
spazio tv al Cavaliere. L'unico che forse spera ancora in un nome lanciato per
primo dallo stesso Micciché nei giorni dell'attacco alla "Sicilia dei
cannoli ". Anche se lei se ne infastidì: "Avanzare una candidatura
priva di ogni preventiva trattativa equivale a bruciarla". E, giusto per
sintetizzarlo in modo efficace a Gianfranco al quale si negava per telefono,
gli inviò un messaggino di mezza parola: "Stron...". Con replica
immediata: "Ti adoro". Affettuosità per l'Angelica che non piace
all'altro paladino. Felice Cavallaro F. Musotto, G. Micciché e M. Dell'Utri.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Lo stallo siciliano insinua un dubbio sull'unità del Pdl A lla
fine, un compromesso si troverà. La prospettiva che il centrodestra vada diviso
alle elezioni in Sicilia appare talmente suicida da non essere verosimile. La
faida di questi giorni sul candidato alla presidenza della regione può tuttavia
erodere l'immagine di compattezza del Popolo della libertà. Silvio Berlusconi vuole trasmettere al proprio elettorato un
messaggio rassicurante: vedrete, con l'espulsione di un'Udc infida e con il
patto granitico tra FI, An e Lega, non ci saranno più liti. E invece, il
braccio di ferro nell'isola sta mettendo in discussione questa verità politica:
anche perché è nato e si sta consumando tutto all'interno del partito
berlusconiano. E lascia prevedere una conflittualità tra gruppi di potere
dentro FI. Non solo. La resistenza che l'"uomo forte" del Cavaliere,
Gianfranco Micciché, sta opponendo alla scelta di un candidato appoggiato dallo
stesso Berlusconi, finisce per esaltare la sua
difficoltà di decisione. L'impressione è che l'accordo su Raffaele Lombardo
rimanga sullo sfondo. E alla fine si celebrerà una ricomposizione anche con
l'Udc, risuscitando la defunta Cdl almeno in Sicilia. Ma rimane la scena di una
trattativa convulsa e torbida, che permette a un alleato
veltroniano come Antonio Di Pietro di proclamare, da Palermo: "Nel
centrodestra litigano per le poltrone ". è probabile che i tempi lunghi
nascano soprattutto da rapporti di forza locali tanto fragili quanto corposi; e
dalla necessità di mantenerli in equilibrio scegliendo un candidato
"obbligato". Per Berlusconi,
tuttavia, il rischio è che l'anomalia siciliana diventi la metafora di quanto
potrà accadere dopo un'eventuale vittoria il 13 e 14 aprile: un centrodestra
emancipato dall'alleanza con l'Udc di Pier Ferdinando Casini; e tuttavia
incapace di amalgamare non più alleati infidi, ma i vari potentati di FI. è un
pericolo che l'ex premier cerca di escludere. Per questo ieri è tornato ad
attaccare Casini. Ha raccontato un rapporto segnato dai contrasti praticamente
da sempre. E ha aggiunto in tv: "Ad ogni modo, senza di lui avremo meno
difficoltà di decidere e al governo saremo più uniti e più coesi, forti dell'aiuto
della Lega che si è sempre comportata con lealtà". Lo stallo siciliano
trasmette un messaggio diverso. Ma l'atteggiamento berlusconiano ne prescinde.
è quello di chi ritiene che la scelta centrista dell'Udc significhi "un
divorzio dall'elettorato"; e dunque un travaso dei voti di Casini nel
grande contenitore del Pdl. E lascia capire che l'intesa con Lombardo e l'Udc
in Sicilia rappresenta un'eccezione rispetto alla regola di una competizione
dura a livello nazionale. Berlusconi sembra respingere
l'accusa di avere escluso Casini dall'alleanza: l'ipotesi che l'ex presidente
della Camera possa rinunciare al simbolo scudocrociato per aderire alla Cosa
bianca di Savino Pezzotta gli fa dire che quello dell'Udc "era un
pretesto". Sono attacchi che denotano una certa sicurezza sull'esito delle
trattative per il "governatore" dell'isola. D'altronde, la tesi del
Cavaliere è che non ci saranno sorprese neppure a livello nazionale: il Pdl
vincerà. "Io sono preoccupato per il dopo, non per questa campagna
elettorale che è scontata. La sinistra ha ridotto l'Italia a un Paese del
Quarto Mondo" afferma, rinunciando a promettere miracoli come nel passato.
Su questo sfondo, la Sicilia deve apparirgli soltanto un problema minore e
circoscritto, che si risolverà da solo nelle prossime ore o nei prossimi
giorni. Le bordate che intanto lui e Casini si scambiano sembrerebbero un
dettaglio quasi irrilevante. Resta da capire se lo pensa anche l'elettorato. \\
L'accordo alla fine sembra obbligato. Ma Forza Italia rimane divisa La Nota di
Massimo Franco.
( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Liste/1 La soubrette Yespica: "Io candidata? Sceglierei Veltroni" MILANO - Non deve aver gradito, il Cavaliere,
il passaggio in cui Aida Yespica (nella foto) spiegava che non si vuole affatto
candidare con l'uomo che aveva il suo numero memorizzato sul cellulare e se ne
vantava con il presidente Hugo ChÁvez. Tanto che Silvio Berlusconi ieri ha spiegato, piccato,
che è "tutta inventata l'offerta a una cittadina straniera". Lei, la
cittadina straniera, non solo snobba Berlusconi, ma a Radio Monte Carlo aggiunge: "Se proprio dovessi
scegliere, mi candiderei con Veltroni. Con Berlusconi andrei su
un'isola deserta". Una "battuta", assicura al Corriere,
"non si può più neanche scherzare? Ma come siete sensibili".
( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giustizia Di Pietro
e radicali, il programma democrat è un'impresa Ecco il partito delle manette e
del giusto processo Ricandidata la pattuglia togata, i consigli di Violante
Beppe Grillo ha di fatto dettato l'agenda giustizia della campagna elettorale,
imponendo come primo dei temi quello della "pulizia" delle liste, a
suo modo raccolto sia a destra (l'ultima versione è di Gianfranco Fini:
"No ai condannati anche solo in primo grado, sì ai semplici indagati")
che a sinistra (nel dodecalogo veltroniano è contenuta la proposta di inserire
nell'ordinamento la non candidabilità dei cittadini condannati per reati
connessi alla criminalità organizzata o per corruzione o concussione). Silvio Berlusconi si è un po' smarcato dal copione, avanzando
proprio sulla giustizia l'unica vera anticipazione originale del programma del
Pdl, il rafforzamento delle giurie popolari. Ora c'è grande attesa per ciò che
dirà in materia il programma del Pd, gelosamente custodito in attesa del
disvelamento ufficiale. Un'attesa caricata dalla curiosità di verificare come
sarà possibile conciliare le aspettative di Antonio Di Pietro - il principe del
giustizialismo, il teorizzatore dell'arresto ad horas , l'apologeta delle
intercettazioni a oltranza - con quelle dei radicali, fautori della
responsabilità civile dei giudici, alfieri del giusto processo e sostenitori
della separazione delle carriere. Una contraddizione sulla quale ieri Berlusconi, ospite di Matrix , si è prontamente tuffato:
"La scelta di unirsi con Di Pietro ci ha lasciati sconcertati perché
significa che la cultura giustizialista trova terreno appropriato nel Pd. E poi
Veltroni mette insieme il diavolo con l'acqua santa: i
radicali garantisti e Di Pietro giustizialista". Quasi certamente il programma
democrat si terrà alla larga da snodi ideologici sui quali è impossibile
trovare una convergenza nella mini-coalizione veltroniana e punterà tutto sulla
questione dei tempi del processo e della razionalizzazione della macchina.
Quanto ai confini dell'immunità parlamentare, Piero Fassino ha chiuso il
dibattito: "Il Pd è contrario all'estensione delle regole che ci sono
adesso, sarebbero considerate dei privilegi da parte dei cittadini". Il
fatto è che anche sulla giustizia Veltroni si è mosso
come su altri temi chiave (lavoro e laicità), arruolando alleati e candidati
che di un singolo ambito coprono tesi, antitesi e sintesi, nella nuova logica
del partito a "vocazione maggioritaria". Nel caso specifico, la
tensione al bilanciamento e all'equilibrio degli opposti è rispecchiata anche
dalle scelte sulle candidature di area: pochi movimenti nella pattuglia togata
del Pd, molte riconferme e nessun nuovo acquisto, qualche mirato veto ad
personam verso l'esterno. Come quello imposto in partenza a Di Pietro su Luigi
de Magistris. Saranno riconfermati in Senato gli ex pm Felice Casson e Gerardo
D'Ambrosio, che ha mugugnato sull'esperienza del suo anno e mezzo a palazzo
Madama, ma ha presto accantonato i dubbi: il collega di Di Pietro nel pool di
Mani pulite tornerà al suo scranno. Seggio sicuro anche per l'ex giudice civile
Gianfranco Tenaglia. 5 23/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Industriali 1
candidati Luca non gradisce la pesca di Walter Chi ha raccolto le confidenze
del presidente di Confindustria negli ultimi giorni la spiega senza troppi giri
di parole: "Luca è molto, molto irritato con Walter". Dove per
"Walter", ovviamente, s'intende "Veltroni".
Pare che Montezemolo faccia molta fatica a digerire (ma è un eufemismo) la
pesca che - in vista della presentazione delle liste - il segretario del Pd sta
facendo nell'oceano confindustriale. Non si tratta soltanto del giovane Matteo
Colaninno (correrà in Lombardia) che tra l'altro vanta un datato rapporto di
amicizia personale con Walter. "Fosse solo quello...", sibilano dal
quartier generale confindustriale di viale dell'Astronomia. L'elenco dei
confindustriali sondati da Veltroni (o per conto
di...) si allunga ogni giorno a vista d'occhio. Tra i primi ad essere
contattati c'è stata la presidente della Confindustria campana Cristiana
Coppola. Poi è stata la volta dell'ex leader dei giovani Anna Maria Artoni,
alla quale è stato offerto un seggio sicuro nella rossa Emilia Romagna. Ormai è
un tormentone: regione che vai, candidatura confindustriale (nel Pd) che trovi.
In Puglia, nella quota nazionale delle liste democrat, ci sarà Margherita Mastromauro,
titolare del noto Pastificio Riscossa, che Montezemolo "scoprì" anni
addietro dopo averla ascoltata in un convegno delle piccole e medie imprese del
Tavoliere. Dalle parti del loft, c'è chi sostiene che il presidente di
Confindustria faccia di tutto - dove e quanto può - per sbarrare ai
"corteggiati" la strada che porta in Parlamento. In certi casi con
successo: la Coppola ha risposto "no, grazie" alle lusinghe
veltroniane dopo l'aver preso atto dell'irritazione di molti industriali
campani, mentre la Artoni ha liquidato le offerte dichiarando il suo desiderio
a "restare in Confindustria". In altri casi, invece, al numero uno
degli industriali italiani non rimane che prendere atto di notizie (come la
discesa in campo di Colaninno), spesso apprese direttamente dai giornali.
"Confindustria deve rimanere fuori dalla politica", ha ribadito
Montezemolo una settimana fa ammonendo Colaninno. E visto che l' affaire gli ha
creato più d'un problema in casa, il leader dei confindustriali senior ha
rincarato la dose attaccando Veltroni sul terreno del
"sì al merito, no alle candidature dei figli di" (in pochi sono
disposti a credere che Montezemolo non si riferisse, come poi ha giurato, a
Colaninno). Non a caso, sono gli stessi argomenti che il Corriere della sera (a
firma di Maria Laura Rodotà) usò per commentare la notizia della scelta
veltroniana di candidare il presidente dei giovani di Confidustria La fuga
verso le liste del Pd di fior fior di industriali, tutti con un pedigree a
vario titolo "montezemoliano", rischia di indebolire il piano di Luca
Cordero per il cambio della guardia ai vertici di viale dell'Astronomia (Emma
Marcegaglia?). E il regime change è previsto tra due mesi. Per quella data,
infatti, nessuno può escludere (anzi...) l'ipotesi che a palazzo
Chigi ci sia Silvio Berlusconi. Veltroni
non si cura delle irritazioni di Luca. Ma guarda e passa. Non a caso, il
segretario del Pd ha già in mente la prossima personalità confindustriale da corteggiare
a fondo: il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo. 5 Tommaso Labate
23/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Industriali 2
giovani L'anomalo duello per il post-Colaninno Con la bordata contro i
"figli di" candidati nelle liste elettorali, Montezemolo ha fatto
sapere giovedì di non riferirsi affatto a Matteo Colaninno, uno degli imprenditori eccellenti conquistati da Veltroni per le liste del Pd. Eppure, da
Confindustria continuano a filtrare voci attendibili sulla sua irritazione per
la "discesa in campo" dell'ormai ex presidente dei giovani. E il
malumore sembra diffuso anche tra gli under 40, stando alle dichiarazioni del
presidente dei giovani imprenditori della potente Assolombarda, Giorgio
D'Amore, apparse sulle colonne di Libero all'indomani delle dimissioni
anticipate di Colaninno. Soprattutto, l'uscita di Montezemolo suona un po'
maldestra, se si considera che dopo le dimissioni del "figlio di"
Colaninno, tra i due candidati alla successione dei giovani imprenditori ci
sarà un'altra "figlia di", Federica Guidi, erede di un grande vecchio
di Confindustria come il battagliero Guidalberto. Le candidature saranno
ufficializzate lunedì, ma la campagna elettorale è cominciata da tempo. E si
annuncia movimentata, fino al 24 aprile, il giorno della nomina del nuovo
presidente. In lizza, due attuali vice. Oltre alla Guidi, il patron
dell'azienda marchigiana di calzature Maras, Cleto Sagripanti, considerato un
"piccolo Della Valle" per provenienza geografica e industriale. La
Guidi, forte di una campagna condotta in prima persona dall'influente padre e
di un programma scritto, secondo indiscrezioni, dal brillante ex
sottosegretario al Lavoro del governo Berlusconi,
Maurizio Sacconi, può contare al momento sull'appoggio dei gruppi territoriali
delle più influenti regioni del nord e della Sicilia. Tuttavia, nelle ultime
settimane qualcosa sta cambiando. Quella che sembrava una rincorsa, da parte
dell'avversario marchigiano - forte invece al centro e in alcune regioni del
sud come la Puglia - si sta trasformando in una pericolosa rimonta. Sagripanti,
consapevole dello svantaggio di non provenire dall'establishment di viale
dell'Astronomia, sta battendo le realtà territoriali palmo a palmo da oltre un
anno, per convincere la maggioranza dei 105 gruppi dei giovani a sceglierlo per
la successione a Colaninno. E i frutti della sua campagna elettorale
"pancia a terra" sarebbero già la conquista di alcuni feudi
importantissimi. In Lombardia, Bergamo e Brescia, in Veneto, Vicenza e Venezia.
Anche in Sicilia si starebbero aprendo delle crepe nel fronte compatto
pro-Guidi. Lei però, figlia d'arte e più abituata alla ribalta del rivale, nota
anche per una dedizione assoluta all'azienda del padre, la Ducati Energia, sarà
certamente un osso duro. L'ultima incognita sono i "big". Al momento
sembrano impegnati sulla gara più pesante, quella per la successione a
Montezemolo, ma è possibile che possano arrivare endorsement espliciti, nelle
prossime settimane. Lo stesso Montezemolo si era fatto scappare una
semi-investitura per Sagripanti, salutandolo a un'assemblea come "vice
presidente dei giovani di Confindustria, cui potremmo anche togliere il
vice". E appare scontato anche l'appoggio di Della Valle e Merloni. Mentre
la Guidi avrebbe dalla sua un peso massimo come il past president Antonio
D'Amato e l'ex rivale di Montezemolo, Nicola Tognana. Ma a ben vedere
l'ostacolo più grande per Federica Guidi potrebbe essere la probabile nomina a
presidente di Confindustria di Emma Marcegaglia. Una donna, la prima della
storia, alla guida degli industriali, è già una rivoluzione. Due, sembrano
ancora un sogno. Tonia Mastrobuoni 23/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Auto-nomina non è
uno scherzo, sono serissimo Cari socialisti, candidate me a palazzo Chigi Sono
giovane e a breve anche disoccupato: il profilo ideale Caro direttore, io sono
tra quelli che crede alle parole di Enrico Boselli: nessun accordo col Pd che non
preveda la presenza del simbolo socialista alle prossime elezioni politiche.
Sappiamo tutti che sarà dura, durissima; anche alla luce della resa radicale
all'ultimatum di Bettini. Non condivido politicamente la scelta dei miei
compagni Radicali, ma la rispetto per il travaglio con cui è stata assunta la
responsabilità di quella scelta, in fondo coerente con le ragioni attuali di
quel movimento politico. Adesso però, si tratta di rimboccarsi le maniche. Non
credo sia ragionevole aspettare l'ultimo minuto dell'ultimo giorno utile per
comunicare quale sarà il candidato premier che il Partito socialista proporrà
agli elettori per affrontare una sfida difficile come quella che ci si
presenta. Fino ad oggi l'urgenza delle trattative, che di per sé impongono la necessità
di tenere comportamenti ambigui, ha comunicato ai militanti socialisti un senso
di mortificante abbandono. Adesso che il tempo stringe però, non credo sia più
consentito attendere oltre. Se è vero, come sono convinto, che il dado è stato
tratto allora è inutile nascondere la mano. Spero pertanto che il Comitato
promotore della costituente si affretti a formalizzare la propria decisione sul
candidato premier del Partito socialista. Tuttavia, visto che ancora questa
decisione tarda ad arrivare, intendo proporre io stesso il mio nome ai membri
del Comitato come possibile candidato premier del Ps. Nessuno scherzo, nessuna
boutade, sono serissimo. Non solo, ma sono anche giovane, carino e tra breve
disoccupato: il candidato ideale. O meglio, il candidato ideale per provare a
trovare spazio su quei media che tanto pacatamente ignorano l'esistenza dei
socialisti. E allora diciamolo noi per primi che non ci sono più i socialisti
di una volta. Che quella che ci si apre davanti non è l'ultima battaglia per la
sopravvivenza, ma la scommessa su un nuovo inizio. Mi rendo perfettamente conto
che potrà suonare come una provocazione, ma non lo è. Ho 28 anni e la mia
inesperienza politica è dimostrata dal fatto che scrivo da solo una lettera per
autopropormi, invece di farla scrivere da altri in vece mia. Sono un
semi-bamboccione, secondo la definizione del ministro Padoa-Schioppa, un
lavoratore precario in procinto di non vedere rinnovato il proprio contratto e
in cerca di una casa che so di non potermi permettere. Credo invece di potermi
permettere l'ardire di credere che non sfigurerei in un
confronto con il nuovo di Veltroni o Berlusconi;
la sfrontatezza di chiedere di essere buttato in una mischia dove chi non ha
niente, non ha niente da perdere; l'arroganza di non ritenermi meno preparato
alle urgenze dell'oggi, di tanti altri più esperti dirigenti, che magari
sedevano a Montecitorio quando io ancora dovevo venire al mondo.
Qualcuno mi prenderà per pazzo, molti rideranno, altri magari ci faranno un
pensierino semiserio. Spero sinceramente che fra questi ci siano alcuni dei
membri del Comitato promotore. Rispetterò ovviamente, come tutti i compagni,
qualunque decisione prenderanno. Credo però che oltre a tener presente il mio
nome, terranno presente anche l'urgenza politica di una decisione che in tanti
stiamo aspettando. 23/02/2008.
( da "Panorama.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Palazzo Chigi, una poltrona per dieci. Alla
faccia della semplificazione Posted By Renzo Rosati On 23/2/2008 @ 10:13 In
Apertura#1 | No Comments Ora anche Clemente Mastella minaccia: "[1] Corro
da solo, mi candido premier". Minaccia? Sarebbe meglio definirlo un Sos.
Lanciato nella fattispecie agli altri ex dc come lui, e come lui rimasti, per
ora, orfani di una coalizione: Pier Ferdinando Casini e Bruno Tabacci, l'Udc e
la Rosa Bianca. Se anche loro, [2] nonostante i rumors sulla riunificazione,
correranno da soli, ecco tre candidati premier solo al centro. Nessuno, sia
chiaro, con la minima probabilità di farcela; se non, addirittura, di tornare
in Parlamento. Ma non dovevano essere le elezioni della grande semplificazione?
Basta ammucchiate elettorali, basta programmi omnibus e inapplicabili. Evviva
la semplificazione e la chiarezza. Dunque, Walter Veltroni contro Silvio Berlusconi. Ma anche [3] Fausto Bertinotti
candidato a palazzo Chigi per la Sinistra Arcobaleno. E, alla sua sinistra,
addirittura due candidati, "non in ticket ma in tandem" per Sinistra
critica: [4] Franco Turigliatto e Flavia D'Angeli. Senza contare Marco
Ferrando, stakanovista rappresentante del Partito Comunista dei lavoratori.
Chissà: se ce la facessero bisognerebbe cambiare la Costituzione. Dal Pd a
Sinistra critica All'estrema destra, invece, corre da sola [5] la Destra e [6]
candida Daniela Santanché. E siamo, finora, a nove candidati premier. Mettiamo
che almeno tra Casini e Tabacci un accordo si trovi: saremmo ad otto, compreso
il tandem. Risultato: le coalizioni, che prima erano maxi , diventano mini o
micro. E la scheda elettorale, che doveva semplificarsi, rischia di restare più
o meno il lenzuolo del 2006. Da La Destra all'Udeur Ma tutto ciò che senso ha
sul piano politico? In base alla legge, i partiti che corrono fuori dalle
coalizioni per conquistare seggi devono ottenere almeno il 4 per cento alla
Camera e l'8 al Senato. Quanti di questi cavalieri solitari possono farcela?
Oltre a Veltroni e Berlusconi,
sicuramente Bertinotti. Forse i centristi, se si concretizza l'accordo tra
Casini e Tabacci: in questo caso, infatti, potrebbero presentarsi come
coalizioni, e le soglie di sbarramento si dimezzerebbero. Con molte difficoltà
la Destra della Santanché e di Francesco Storace. Gli altri a casa. E dunque
alla fine, tra tanti pseudo aspiranti premier, avremmo un centrodestra, un
centrosinistra, una destra e una sinistra. Ed un centro: forse un centrino.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I vantaggi della via...
Per complicare ulteriormente il quadro, c'è da aggiungere che anche nelle
formazioni maggiori c'è chi diffida delle semplificazioni bipolari e dichiara
apertamente (come Roberto Gualtieri) la sua preferenza per un modello meno
rigido (appunto il tedesco), più rispettoso delle articolazioni culturali e
sociali e insieme più consono all'esercizio della mediazione politica. È
quest'ultima un'opzione che rispetto, ma che non condivido. Sia perché (in
questo sono d'accordo con Orsina e Campi) penso che un sostanziale bipolarismo
assicuri, meglio di qualsiasi altra configurazione di sistema, il bene
dell'alternanza al potere e quello non meno essenziale della scelta della
maggioranza di governo da parte degli elettori. Sia perché il modello tedesco,
da molti additato come esempio virtuoso da seguire, da qualche anno non esiste
più nella sua forma originaria: funzionava infatti, e consentiva l'alternanza,
per l'effetto combinato della clausola di sbarramento e della messa fuori legge
dei partiti estremi. Con la nascita di una grossa formazione a sinistra della
Spd (Die Linke), quell'equilibrio è entrato in crisi. Se il modello attuale
fosse applicato all'Italia, avvantaggerebbe solo il Popolo delle libertà (che
non ha grossi problemi alla sua destra), obbligando il Partito democratico a
una scomoda scelta fra le alleanze eterogenee e instabili (proprio quelle da
cui la svolta veltroniana mira a emanciparlo), la grande coalizione (con
inevitabile salasso a sinistra) e una permanenza all'opposizione chissà quanto
lunga. Una torsione maggioritaria più forte di quella assicurata da una
semplice soglia di sbarramento conviene dunque al Partito democratico. E
conviene anche a Berlusconi per affrettare i tempi di
fusione nel nuovo soggetto politico cui ha dato vita con una certa dose di
azzardo. È dunque possibile, e a mio parere auspicabile, che l'accordo, se
accordo ci sarà, avvenga su questa base. Quanto al sistema, una volta
constatato il fallimento dell'uninominale secco all'inglese - o meglio della
sua spuria versione italiana, fortemente contaminata di proporzionalismo -
potrebbe andar bene un modello di tipo "spagnolo" (il Vassallum proposto da Veltroni e a suo tempo accettato anche da Berlusconi), basato cioè sulle piccole circoscrizioni (ma un analogo
effetto maggioritario "automatico" si potrebbe ottenere anche con una
congrua riduzione del numero dei parlamentari). E potrebbe anche tornare in
pista, meglio se nel quadro di una più ampia revisione costituzionale,
il doppio turno alla francese, che garantisce a un tempo il rispetto della
pluralità delle opzioni e le esigenze della governabilità. A ben guardare, la
configurazione "a quadriglia" con cui le formazioni politiche
italiane si presenteranno fra qualche settimana agli elettori può anche evocare,
fatte salve le differenze nell'architettura istituzionale dei due paesi,
logiche e scenari elettorali da Quinta Repubblica: dove la semplificazione, a
volte brutale, della rappresentanza politica non è indotta da marchingegni
tecnici (soglie di sbarramento, premi di maggioranza), ma è operata dagli
stessi elettori, costretti a scegliere, in sede di ballottaggio, in base alla
logica del meno peggio. Nella politica, luogo dell'imperfezione e dell'umana
finitezza, questa logica si rivela spesso la più sana. Giovanni Sabbatucci.