HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 22 E 23 FEBBRAIO 2008        #TOP


 

Report "Veltroni/Berlusconi"

 

Maledetti sondaggi ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La mini-coalizione guidata da Berlusconi è avanti di circa 8-9 punti su quella guidata da Veltroni, con la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Casini uniti intorno ai 6-7 punti percentuali. Il divario tra i due partiti maggiori (Pdl e Pd) pare abbastanza stabile nelle ultime due settimane, ed è stimabile in circa il 7 per cento.

<Stop Blair>. La crociata europeista contro Tony ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: potrebbe ampliarsi all'Italia se ad aprile Berlusconi tornerà a palazzo Chigi. Sarà curioso vedere cosa farà Veltroni, se la scelta toccherà a lui. Dalla guerra irachena in poi i leader della sinistra italiana tendono a far dimenticare di essere stati grandi fan dell'allora campione della Terza via.

Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni incita i candidati: possiamo vincere, impegnatevi. Berlusconi taglia altri ponti Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita Foto nish radicale, giallo siciliano, rottura Foglio-Pdl, addio polemico Convulsioni tipiche della vigilia di campagna elettorale.

Una risposta all'antipolitica - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha deciso di escludere dalle liste elettorali non soltanto i condannati in via definitiva, ma anche (un "ma anche" coraggioso, questo) gli inquisiti e i condannati in primo grado. Saranno esclusi, con le deroghe del caso, pure i parlamentari con tre legislature alle spalle.

"oggi in tv solo comici di consumo" - leandro palestini roma ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma non può essere più il candidato (alla Sordi) mandato a perdere contro Berlusconi. Cosa penso di Walter Veltroni? è stato molto bravo, potrebbe farcela con l'invenzione del bipartitismo. Io non ho mai creduto al buonismo o al cattivismo, ma di certo lui è stato capace di scollare la sinistra italiana da certe posizioni.

Vattimo: "non sono un antisemita ma un anti-israeliano" ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che lo facciano! è un gesto con un significato politico? Sì. E non si può neppure discutere di questo? A cosa deve ridursi la politica? Già le prossime elezioni daranno luogo al monopartitismo in Italia: Berlusconi e Veltroni sedere e camicia...". (n.z.).

La Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in processi politici Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi lancia il partito dell'immunità La Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in "processi politici" Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni Anche la Pdl ha il suo programma: prevede tra l'altro il ripristino dell'immunità parlamentare e il divieto delle intercettazioni telefoniche,

Dal Galeano di Walter al Cannavaro di Silvio ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Deve essere un'onda lunga che arriva da Veltroni. Lui fu il primo, il primo a citare, e a chiudere la sua famosa "lezione sulla politica", Eduardo Galeano, guarda caso ispanico come Neruda e Garcia Lorca: "L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi.

Silvio, dove sono le Porsche di una volta? ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il tandem Fede-Mulé non ha dubbi: Veltroni è travolto dalle candidature (riproposto il De Mita corrucciato), mentre Berlusconi opera saggiamente nel suo "quartier generale di Palazzo Grazioli, nel cuore di Roma". Un appunto per Emilio Fede: non è vero, come va ripetendo, che il governo Prodi è stato "il più breve della Repubblica".

Fassino si racconta ogni giorno. In un blog ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In un blog / Roma "Si può vincere, noi, Veltroni dettiamo l'agenda e la destra rincorre". Parola di Piero Fassino. Cronaca politica e dialogo in diretta. Rapida. Tutto via blog, ogni giorno. È questa la via scelta dal segretario Ds e dirigente del Pd che ieri ha aperto il suo sito on line (www.

La Sinistra radicale insulta Ichino: Servo del padrone... Il candidato del Pd duramente criticato. Ferrero: dalla revisione dell'articolo 18 danni enormi per i lavoratori ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Allo stesso modo la pensa Diliberto, che accusa Ichino di "voler cancellare l'articolo 18, come Berlusconi". Un giudizio severo viene da Cesare Salvi, che immagina con preoccupazione Ichino ministro del Lavoro in un governo Veltroni: con lui, sostiene, si arriverebbe ai "licenziamenti facili".

In Puglia cambiare si può E l'economia cresce ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: direbbe Veltroni. È possibile. Grazie anche a "Bollenti spiriti". Si chiamano così i finanziamenti della regione per i giovani che vogliono fare master in Italia e all'estero. Cinquantotto milioni di euro investiti per finanziare quasi cinquemila master, il 50% in Italia, il 10,19 all'estero, il resto in Puglia.

Veltroni: Dodici leggi subito se vinco Sì al faccia a faccia con Berlusconi. La Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Veltroni: "Dodici leggi subito se vinco" Sì al faccia a faccia con Berlusconi. "La Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi" di Federica Fantozzi inviata a Barletta LE TAVOLE DELLA LEGGE Veltroni annuncia che al primo consiglio dei ministri i 12 punti cardine del suo programma verranno approvati come altrettanti disegni di legge.

Berlusconi, un programma per l'immunità della casta Ha idee chiare solo sulla giustizia. Sì a non mettere in lista condannati tranne chi ha processi politici ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E a proposito del Cavaliere Bonaiuti ieri ha risposto a chi vede il Pdl in difficoltà rispetto al dinamismo di Veltroni e alla rimonta del Pd. Sostiene Bonaiuti, citando un "proverbio della Tanzania", che "non bisogna mai fidarsi del leone dormiente". Ovviamente il leone è Silvio Berlusconi, che ieri ha rinunciato, causa un "forte mal di gola", a una intervista in diretta al Tg5.

Un sistema tv senza abusi È chiedere troppo? ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come un solo uomo, hanno chiesto a Veltroni risposte "immediate e rassicuranti" sul futuro delle tv in Italia e in particolare sul futuro delle tv di Berlusconi. L'oggetto dello scandalo è rappresentato da alcune affermazioni, per altro poi rettificate, di Antonio Di Pietro in materia di assetto dei media.

Nell'Africa ferita Forse Dio è malato ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: omonimo libro di Veltroni. Una base che per il regista si sta rivelando quasi più un ostacolo che un vantaggio per la promozione del film: "Siamo entrati all'improvviso in campagna elettorale e sarà difficile parlarne in tv senza violare la par condicio. Forse - scherza - avrei dovuto fare contemporaneamente un film tratto da un libro di Berlusconi"

Al voto tra inflazione e recessione ( da "Unita, L'" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Certo, nei dodici punti del programma di Veltroni lo sviluppo è iscritto come un obiettivo prioritario, e possiamo star certi che un analogo concetto figurerà nel programma di Berlusconi. Ma ancora non emerge una politica che renda credibili queste asserzioni e schiuda una prospettiva di soluzione.

Ultimatum di lombardo "berlusconi si decida" - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: aprirebbe la strada al Pd di Veltroni". E ora An mette alle strette Forza Italia. Da Vicenza Gianfranco Fini, che mercoledì aveva manifestato ottimismo sulle vicende siciliane, è tornato a parlare dell'Mpa, augurandosi una soluzione positiva. Il leader di An ha avuto alcuni colloqui telefonici con Silvio Berlusconi nel corso della giornata informandosi sull'

De mita corteggiato da udc e udeur - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Bruno Tabacci da Roma conferma: "La rottura di Casini con Berlusconi e quella di De Mita con Veltroni offrono una opportunità politica importante per consolidare uno spazio al centro". Un "sisma come quello dell'80", commentano i demitiani di Napoli, che rischia di trasformare la Campania in una delle capitali del grande centro.

Dieci buone ragioni per un voto utile, a sinistra ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impressionante fuoco mediatico a favore di Veltroni e del Pd non deve stupire più di tanto. Ci sono in questo fenomeno gli aspetti ridicoli e un po mascalzoni del nostro giornalismo come testimonia (ma è solo un piccolo esempio) il titolo di un grande quotidiano che presenta Finocchiaro e Borsellino in Sicilia come un ticket del Pd.

Controcorrente, l'attualità in corsa ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per rispondere su quanti consensi alla scelta di Veltroni, quanti all'apparentamento con Di Pietro. Oppure il caso Cuffaro discusso con Leoluca Orlando e il sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Anche un primo piano sulla situazione del Kosovo intervistando il primo ministro Thaci che racconta dei rapporti con il governo Berlusconi e con Prodi.

Il Kosovo elettorale del Partito democratico ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni illustrando le differenze tra i due schieramenti dichiara: "Se si aprisse una crisi sul Kosovo il governo del Pd la potrebbe affrontare, mentre un esecutivo del Pdl avrebbe difficoltà per le divisioni tra An e Fi", aggiungendo "le differenze c'erano anche nello schieramento di centrosinistra nel passato ma ormai non ci sono più perchè il Pd ha deciso di andare libero sulla

Pristina, un altro sbaglio Ferrero vota contro ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alema e Veltroni hanno sottolineato immediatamente che il Pd è compatto sulla politica estera. Ora che non ci siete più voi, che non c'è più l'Unione, hanno un problema in meno... E una considerazione corretta nei fatti, ma penso che si basi su una visione sbagliata, la stessa che li ha portati nella guerra dei Balcani nel '99.

Leggi già pronte al via ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci stanno lavorando i gruppi parlamentari e gli esperti del programam veltroniano. La ratifica del Consiglio dei ministri non sarebbe un problema, bisognerà poi vedere come andrà il percorso parlamentare. Sì al faccia a faccia in tv "Se ci saranno le condizioni farò il confronto in televisione con Silvio Berlusconi, è un dovere verso gli italiani".

Berlusconi escluso dalle sue liste ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre Veltroni escluderà solo i rinviati a giudizio e chi è stato arrestato o condannato per alcuni reati. Ma sono le eccezioni che spiegano la regola, visto che ad avere più problemi di tutti è proprio il candidato premier Berlusconi che è sia indagato (ha persino processi in corso) che condannato.

Caso Ichino, sinistra all'attacco ( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Più che il suo sì a Veltroni - scontato, Ichino è fra i 'tecnici più citati nel partitone - sono le motivazioni a far notizia. In un'intervista a Repubblica, le definisce "le sue condizioni" per accettare la candidatura. E sono: "Continuare la battaglia per modernizzare l'impiego pubblico, la contrattazione e il mercato del lavoro".

La sfortuna di governare con l'economia in frenata ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se recessione sarà, metterebbe in difficoltà non solo Berlusconi ma anche il Partito democratico di Walter Veltroni, che promette sgravi fiscali e massicci interventi per i figli. E comunque, vuoi mettere il gusto di sconfessare la profezia che un giorno ha enunciato in privato, semiserio, Pier Luigi Bersani?

Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: segretario pd convoca il popolo delle primarie il 29 e 30 marzo Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza L'annuncio: al primo Cdm varerò le dodici priorità E Ciriaco, corteggiato da Casini e Tabacci, lavora a una "nuova Dc". Ma Pezzotta avverte: il leader c'è già DAL NOSTRO INVIATO FOGGIA - Che "tristezza", quando si sta in un partito solo per una poltrona.

<Rivedere l'articolo 18> Bufera sulle proposte lanciate da Ichino ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Italia col governo Berlusconi che prevedeva deroghe all'articolo 18, sono contrarie a riaprire la questione. E gli stessi vertici del Pd sono consapevoli che la materia è esplosiva, tanto che nel programma del partito di Walter Veltroni non c'è traccia di interventi sull'articolo 18, spiega la responsabile Lavoro, Alessia Mosca.

<Parlerò io con Walter> ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11 categoria: BREVI "Parlerò io con Walter" Veltroni e Pannella nel 2000 1987 Con Craxi a Montecitorio 2000 Con Silvio Berlusconi 2005 Stretta di mano con Prodi.

Santanchè: solo la Bindi coraggiosa come me ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Già vedo i titoli: "Veltroni e Berlusconi pareggiano al Senato, la Santanchè sfonda". A quel punto, il Cavaliere potrà contare su di noi per fare il governo, anziché cercare l'accordo con l'infido Veltroni; il più comunista di tutti, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa.

FI: fuori lista chi è inquisito Eccezione per i <motivi politici> ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi di un ticket tra il leader Mpa e Miccichè ROMA - Lo pretende Walter Veltroni, lo propone Gianfranco Fini e adesso - in qualche modo a sorpresa - lo intima anche Sandro Bondi: chi ha in corso "eventuali procedimenti penali", sia esso parlamentare in carica o candidato, non potrà essere inserito nelle liste elettorali.

Cattolici ( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sembra quasi che Veltroni e Ruini stiano danzando un minuetto. Entrambi infatti stanno contribuendo, per ragioni diverse, alla nascita di un polo centrista in chiave antiberlusconiana. La decisione di Veltroni di inserire la Bonino nelle liste del Pd è, come ha già detto a gran voce la senatrice Binetti, "un calcio nei denti a tutti i cattolici presenti nel Partito democratico"

Segue come liberarsi dalle piaghe bibliche ( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ci dica entro quale scadenza si prefigge di raggiungere l'obiettivo e come. La distruzione del territorio e del paesaggio Veltroni pone al primo punto tra i dodici del suo programma la necessità di misure per accelerare la realizzazione di infrastrutture e indica come priorità: energia pulita,

Segue dalla prima tutti i "contadini" di walter, da passuello a bonino ( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: veltroniano, i radicali sottoscriveranno le regole di ingresso nelle liste democratiche, ma le clausole di uscita non sono loro appannaggio. Perché se il 13 aprile i calcoli di Veltroni (e Berlusconi) si riveleranno esatti, il prossimo Parlamento istituzionalizzerà l'assetto bipartitico che potrebbe uscire dalle urne con una riforma elettorale e una revisione della Costituzione ad

Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena ( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo Pd e Fini, anche Berlusconi valuta l'ipotesi di non candidare chi ha problemi penali Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena Veltroni: se vinco, 12 leggi alla prima riunione di governo. Intesa con i radicali.

ROMA Anche Forza Italia dice no agli inquisiti in lista. Sandro Bondi ha inviato una letter ( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: diffusione della notizia non sono piaciute a Berlusconi. Tanto che Bondi ha frenato in serata: è solo "una bozza provvisoria".Intanto Veltroni ha chiuso l'accordo con i radicali (che rinunceranno al loro simbolo ma eleggeranno sette deputati e due senatori nelle liste del Pd) e ha annunciato che, se vincerà le elezioni, al primo consiglio dei ministri varerà i 12 disegni di legge,

ROMA - Il 13 per cento degli elettori sceglie il partito sulla base della specchiata fedina penale d ( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E infatti da giorni che il centrosinistra di Veltroni sventola il "requisito irrinunciabile" inserito nei criteri di scelta delle candidature, proprio per contrapporlo al Pdl. "Valuteremo tutti i casi, ma non ci faremo dettare le candidature dalla magistratura", sostiene Fabrizio Cicchitto.

ROMA - Una partenza a razzo. E' quella che promette Walter Veltroni se il Partito democ ( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In Puglia Veltroni torna poi a parlare della competizione con Silvio Berlusconi, ma lo fa soltanto per sponsorizzare il confronto in tv con il suo avversario: "Mi sembra un dovere nei confronti degli italiani". Per il resto, il segretario del Pd tiene fede alla regola del fair play e a quella di non nominare il Cavaliere.

Varo il programma alla prima riunione di governo ( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Varo il programma alla prima riunione di governo" Veltroni: se vinco, subito il via libera a 12 disegni di legge. Doveroso il confronto tv con Berlusconi.

Sì ai radicali, fronda dei cattolici ( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un vecchio pallino di Berlusconi. Fini lo attacca, il paragone è col mago Houdini, per l'azzurro Bondi Veltroni è Fregoli (campione del trasformismo), entrambi lo accusano di mettersi disinvoltamente alle spalle l'eredità del governo Prodi. Ma intanto il verbo veltroniano dilaga: "Il Pd propone una stagione nuova, mentre il Pdl ripropone qualcosa di già visto e non apprezzato.

Liste pulite, Pdl in affanno ( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: forse guardava alla composizione delle liste di Berlusconi...". Veltroni osserva la scena soddisfatto di essere inseguito su questo terreno della "moralizzazione" della politica. E si vanta dell'esempio dato dal Pd che prevede nel proprio codice etico l'esclusione dei condannati in primo grado e, precisazione di ieri, anche in caso di rinvio a giudizio per i reati più gravi,

ROMA Romano Prodi non sarà candidato, come lui stesso ha annunciato, ma nelle liste del Pd i ( da "Stampa, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gira voce che abbia inviato una lettera a Walter Veltroni): si tratterebbe del portavoce Silvio Sircana, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, del ministro Giulio Santagata, di Sandro Gozi, collaboratore ai tempi di Bruxelles e deputato, di Letizia De Torre, focolarina e sottosegretario all'Istruzione, di Giorgio Vezzosi,

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 10 TV7 Ospite di Gianni Riotta, il candidato premier del Partito Democratico, Walter Veltroni. Interventi di Giulio Anselmi, Paolo Mieli, Mario Giordano, Edmondo Berselli. RaiUno 23.00 matrix Il leader del Pdl Silvio Berlusconi è ospite di Enrico Mentana. Canale 5 23.30.

Crespi: "berlusconi è in affanno ha paura di sembrare vecchio" - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma allora bisognerebbe dire che anche Obama copia Berlusconi, il che, francamente, mi pare esagerato". Finora i sondaggi danno Berlusconi avanti 10 punti. "Ma Veltroni può recuperare. La differenza sta nelle due campagne elettorali. Uno all'attacco, l'altro in sordina. Berlusconi si è sempre proposto come l'uomo nuovo.

Caccia grossa ai GRILLO BOYS ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Grillo scrive sul suo blog che Topo Gigio (Veltroni) e lo Psiconano (Berlusconi) sono gemelli, "due cheirichetti che servono la stessa messa". Non temete alla fine di sembrare tutti uguali? "Mi sembra la versione di sinistra del Bagaglino. Ci sono le regole che si fanno tutti insieme.

L'antitaliano ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Obama e di Veltroni, e anche il neonaturalismo dei partiti 'quercia o 'ulivo. Come in America i due grandi partiti intercambiabili del moderatismo universale. Silvio Berlusconi è già pronto a dirigere l'orchestra moderata. Gli ex comunisti confluiti nel Partito democratico non sono più per lui i violatori di donne e i mangia bambini,

Guerre per la pace colloquio con massimo d'alema ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche dal fatto che Veltroni "è in sintonia col mondo che cambia", mentre il Pdl "prefigura un ritorno al passato reso più arcigno dalla rottura al centro difficilmente digeribile dall'elettorato moderato". Quanto al Partito democratico "esserci separati dalla sinistra radicale ci dà più credibilità come forza di governo".

Bestiario ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per vincere le elezioni Veltroni deve sfondare in Veneto e Lombardia Ho un debito verso Pier Ferdinando Casini. Quando venni aggredito per un mio libro sulla guerra civile, fu il primo dei big politici (ben pochi, per la verità) che si spese in mia difesa. In quel caso mi resi conto un'altra volta che Casini era un tipo schietto: diceva come la pensava e faceva come la diceva.

PROFESSIONEREPORT ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non capisco Veltroni: lo sento dire che non bisogna usare i toni duri in campagna elettorale. Ma proprio con Berlusconi?". Gabanelli: "In qualunque paese del mondo quando sei in campagna elettorale tutti i problemi vengono messi sul piatto, senza sconti a nessuno, per aiutare i telespettatori a capire e a crearsi un'opinione.

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stavolta arriverà qualche voto a Walter Veltroni anche dai giornalisti del 'Giornale, organo dei fratelli Berlusconi. Da Milano e da Roma. E non tutti sono ex voti di Prodi. Attualità GAFFES Ségolène o Cécilia? Doppia gaffe del responsabile comunicazione del Partito democratico Ermete Realacci.

Gli stipendi degli italiani tra centrodestra e centrosinistra ( da "Panorama.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse.

La fede non è un'ideologia ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche.

Berlusconi lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio.

L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno.

Walter fa i botti, Marco fa un passo ( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001,

Zapatero sfreccia, Ferrara fa il buono ( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Avete anche diritto di fare appello al voto utile, per Veltroni o per Berlusconi. Vincerete la vostra battaglia per il premio di maggioranza a mani basse con i larghi mezzi di cui disponete e che sapete utilizzare con maestria nel marketing della politica moderna. Sarà bello se riconoscerete una qualche utilità anche al voto per la lista pro life.

La destra ci prova, ma resta lontana dal web ( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: più che altro grazie alla miriade di blog che stanno spontaneamente arricchendo la campagna elettorale di Walter Veltroni. Un commento netto Il commento alla mia intervista a Blogosfere è abbastanza netto e pubblicato a chiare lettere elettroniche sulla home page del quotidiano: "Insomma, nei sondaggi il Pd è ancora in svantaggio, ma sul web in campagna elettorale non ha paragoni.

"Ma non sono un Anticristo militante" ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che cosa le piace del progetto di Veltroni? "Io non sono iscritto al Pd, sono un indipendente, ma credo che questa idea di un partito moderato serva a sinistra, così come a destra può accadere con quello che stanno facendo Berlusconi e Fini. Sono le premesse per un dialogo franco".

"Col pari Grande Coalizione" ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni liquida il governo Prodi, in caso di vittoria "ne faremo uno molto diverso" che stavolta non sarà frutto di "una coalizione eterogenea". Uno a zero. Berlusconi delude i super-garantisti e stabilisce che "chi è supposto autore di reati non va messo in lista", ad esempio Sofri non lo candiderebbe,

Forza Italia per ora discute di numeri e non di candidati ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Va inoltre tenuta in considerazione la volontà di Berlusconi di rinnovare le candidature per non vedersi scavalcare da Veltroni nell'operazione "pulizia" delle liste. Questo potrebbe aprire le porte a qualche "matricola". Ma anche in questo caso si è nel campo delle ipotesi.\.

Bella da svenire ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni invitò la statua di Marco Aurelio a scendere da cavallo e la fece capolista del Pd, mentre Berlusconi salì a cavallo e si fece statua: erano queste le grandi intese. Persino i manager rinunciarono alle stock option, chiedendo di essere pagati in statue.

C'è la prova: il caro-spesa esiste ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è la prova: il caro-spesa esiste Veltroni: il mio governo diverso da Prodi. Berlusconi: col pari grande coalizione L'inflazione cresce: è al 2,9 per cento, il massimo dal 2001. Ma per i prodotti "ad alta frequenza d'acquisto", come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti o le spese al bar o al ristorante, l'inflazione è al 4,8%.

"I politici? Tra i rifiuti di Napoli" ( da "Stampa, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, Veltroni e gli altri: io li manderei a fare la loro campagna elettorale tra i mucchi di rifiuti a Napoli. Li sfido a vivere lì. Noi quel disastro lo vediamo nei Tg, resta lontano. Ma c'è gente che ci vive davvero". Così Victoria Cabello, allegro folletto demenziale di Mtv, maliziosa intervistatrice di Very Victoria,

Umberto Veronesi e i giovani Ecco le carte del Pd ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni annuncia due candidature di forte impatto simbolico della campagna elettorale del Partito democratico. Veronesi sarà presentato in Lombardia, mentre la 27enne Madia sarà capolista nel Lazio. La giovane ricercatrice parla della sua candidatura come sintomo di una "rivoluzione", magari "dolce".

Marianna Madia: elogio della terra, della lentezza e delle donne Ventisette anni, capolista per il Pd a Roma. Dobbiamo ritrovare il tempo dell'amore, per ascoltare gli altri e noi ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ci tiene, pur senza entrare nei dettagli, a fare emergere la "differenza" con le scelte di Berlusconi, le rosse e le veline: "La politica spettacolo è una cosa di ieri. Noi guardiamo a giovani italiani di qualità, una nuova generazione di talenti.

Veltroni: La destra blocca salari e riduzione delle tasse ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quanto a Berlusconi che rivendica la tenuta del suo ultimo governo per l'intera legislatura, Veltroni la considera un"aggravante" dato che il cambiamento del Paese non è stato registrato in alcun settore. L'unico governo che gli italiani ricordano con simpatia "è quello Prodi tra il '96 e il '98".

Rifiuti e benzina il voto si avvicina ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Siamo convinti che Veltroni abbia ben presenti le priorità della campagna elettorale che lo vedono impegnato con tutto il Pd nel non impossibile recupero sull'armata di Berlusconi. Indubbiamente, i primi colpi messi a segno dal leader democratico stanno facendo guadagnare punti sull'avversario.

Inflazione al 2,9 per cento, ma per pane, pasta, benzina l'aumento è quasi doppio C'è un tesoretto da usare subito per i salari. Veltroni: perché Berlusconi dice no? ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: perché Berlusconi dice no? L'inflazione è al 2,9 per cento, ma soprattutto volano i beni di consumo quotidiani, quelli a più alta frequenza d'acquisto, che registrano un balzo del 4,8%, il tasso più alto dal 1997. Si tratta di alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, spese per affitto, beni non durevoli per la casa,

Aida Yespica: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni All'apice della frenetica girandola delle candidature (Veronesi di qua, la sciampista rossa del Grande fratello di là, De Mita in mezzo), c'è già chi dice: lo vedete, il clima è proprio cambiato se persino il vento delle maggiorate soffia dalle parti dei democratici.

Io elettrice di destra non voterò più per questa destra Illustre Direttore, so ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Francesco Forgione Presidente Commissione Parlamentare Antimafia Veltroni si ricordi dell'Africa Yes, we can: Walter Veltroni, un po come Barack Obama, vuole farci sognare e sperare nel cambiamento e in un futuro migliore. Benissimo, dico io, lo spero con tutto il cuore. Ma perché ora parla così poco dell'Africa?

Rifiuti e benzina il voto s'avvicina ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Uno spot a costo zero che Berlusconi sfrutterà da par suo. A Veltroni il non facile compito di trovare le adeguate contromisure. Capitolo prezzi, inflazione e impoverimento ulteriore dei ceti meno abbienti. Qui la tracotanza berlusconiana può essere facilmente tacitata visto che Veltroni continua a proporre inutilmente un accordo bipartisan in parlamento sull'

Destra nel caos, salta anche il candidato in Provincia Ieri il vertice che doveva indicare il nome per la corsa al Campidoglio: Alemanno arriva imprecando, mentre Forza Italia si p ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cerca dei mali da imputare al sindaco Veltroni e prometteva dannunzianamente di piombare sul Campidoglio per vendicare il centrodestra romano al palo da quindici anni. Il super-candidato nazionalalleato ormai è assorto nella nuova avventura nazionale, al fianco di Berlusconi. E l'unica incursione romana tentata da destra per ora è quella dell'artista-futurista Graziano Cecchini.

Berlusconi ha paura di perdere Se c'è un pareggio, larghe intese . E si tira indietro sui duelli in tv: impossibili ( da "Unita, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è pronto ai faccia a faccia in tv? Silvio no, "con otto candidati premier sarebbero 64", esagera (sarebbero 28). E poi perché avere lo stesso tempo in tv dei "piccoli" il cui voto è "sprecato"? Berlusconi riconosce solo il Pd, ammette che Veltroni "è un ottimo comunicatore" ma lo degrada a "illusionista perché fa credere che il passato non esista"

Il dramma dei salari - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni è pronto a forzare il passo al riguardo? E Silvio Berlusconi s'impegna o no a far dimenticare il bilancio zero del suo governo in tema di liberalizzazioni? Impegni in questa materia avrebbero ben maggior valore che l'annuncio di tagli fiscali assai poco credibili alla luce delle ultime stime europee su crescita e conti pubblici nazionali.

"alleati con i radicali? perdiamo" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perdiamo" Morgando chiama Veltroni: scelta inopportuna per il Piemonte Zanone lascia Cesa in missione per mettere ordine nell'Udc sul caso Bonsignore PAOLO GRISERI Un fantasma si aggira per le stanze del Pd piemontese. Un fantasma con un lungo camice bianco, gli occhiali e il sorriso ironico di Silvio Viale.

Unioni civili, nuovo scontro pd-sinistra - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la festa con Veltroni e Rutelli intitolata "Viva Roma", con la Sinistra che dice: "Non ci saremo. Avremmo voluto sul palco anche i nostri rappresentanti di questi anni e invece non sono previsti". Ancora una giornata movimentata quella di ieri nel centrosinistra, mentre il Pdl non è riuscito ancora a ufficializzare i nomi dei suoi candidati al Comune e alla Provincia.

La rabbia della provincia "da tre mesi sotto i rifiuti" ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: riaccende la battaglia elettorale tra i candidati leader Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd, tornando sulla crisi campana, si sofferma sul danno d'immagine e associa le distese di immondizia al gesto delle corna mostrato dal Cavaliere in un vertice internazionale: "Le immagini dei rifiuti a Napoli e di chi faceva le corna nelle foto con i capi di Stato hanno rappresentato un'

"energia troppo cara, torniamo al nucleare" federacciai chiede cinque nuove centrali ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intende chiedere sia a Walter Veltroni sia a Silvio Berlusconi di prendere posizione a favore dell'energia nucleare. In particolare il presidente Giuseppe Pasini chiede la costruzione di 4-5 centrali nei prossimi anni. Quanto ai siti, per Pasini si potrebbe iniziare riattando le vecchie centrali a cominciare da Caorso, Trino Vercellese o Latina.

Accordo pd-radicali, pannella non si candida - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma per Famiglia Cristiana i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi UMBERTO ROSSO ROMA - Pannella fa il passo indietro, "concordo con Veltroni, la mia presenza in lista è assolutamente non necessaria e gioiosamente non opportuna". Sciolto il nodo-Marco, dopo il faccia a faccia nel loft fra Veltroni e la Bonino, la strada per l'accordo sembra in discesa.

I sondaggi allarmano il cavaliere "al senato il vantaggio si riduce" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Avete visto cosa ha fatto Veltroni con Di Pietro e i Radicali? Lo ha fatto lui, forse...". Ecco, appunto. Se il partito unico del centrodestra resta il "sogno" da non infrangere, il capo di Forza Italia vuole superare qualche tabù. A cominciare da paletti troppo "rigidi" sugli apparentamenti.

"larghe intese se c'è pareggio" e berlusconi attacca casini in tv - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Allora Prodi era il nemico, oggi Veltroni è un avversario, e tutto il veleno - ed è una pozione assai pesante - Berlusconi la riserva al suo ex alleato che risponde per le rime: "Berlusconi non guardi la politica dal buco della serratura. Ha una concezione padronale della politica e lo sfido a un duello tv".

Il gran sorpasso del socialista buono ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Veltroni, dopo due anni del governo Prodi di centro-sinistra, per poter sperare in qualche chance nelle elezioni del 13 aprile deve cercare di rianimare un paese sbriciolato e depresso (e mentre la sinistra-sinistra arranca cercando di sopravvivere) Zapatero, dopo quattro anni di governo social-democratico,

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che dopo le elezioni Veltroni farà l'inciucio della grande coalizione con Berlusconi e che, se si vuole tenere viva una sinistra, il vero voto utile è quello alla Sinistra Arcobaleno? Ha ragione il compagno Grassi quando dice, in un suo recente intervento, che verso il Pd non si può utilizzare il fioretto.

Pronti alla grande coalizione ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pronti alla grande coalizione" Berlusconi: "Se il risultato sarà simile a quello del 2006, non avremo esitazioni". Il Cavaliere si scaglia contro Casini ed è morbido con Veltroni. Ma niente duello tv Micaela Bongi Assicura che, a dispetto della "rimonta" di cui parla quotidianamente Walter Veltroni, i sondaggi danno il Pdl al 46 per cento.

Sicilia, destra a un passo dalla rottura ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lo sa bene, ma sa anche che chiudere la porta a Lombardo e Cuffaro potrebbe mettere a rischio quel premio di maggioranza per il senato che in Sicilia è succulento e fondamentale nella battaglia contro Veltroni. E dunque non decide, "stiamo conversando con le altre parti, e siccome sono colloqui costruttivi spero si arrivi a una soluzione positiva"

LE NUOVE parole d'ordine di questa campagna elettorale, non sappiamo se passeggere o costit ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha annunciato, in caso di vittoria, dodici disegni di legge rovesciati sul tavolo del primo consiglio dei ministri per cominciare subito a lavorare alacremente alla realizzazione del programma, Silvio Berlusconi aveva detto la stessa cosa un mese fa (parlando invero di dieci ddl).

Di FABIO ROSSI Se il nome, quello ufficiale, ancora non c'è, la deadline ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 20 per cento di romani che, secondo i sondaggi, pur avendo votato per Walter Veltroni due anni fa, non ha ancora deciso di fare lo stesso con Francesco Rutelli. Lo stato maggiore del Pdl vuole capire se si tratti in maggior parte di giovani precari stufi della vecchia politica, che potrebbero gradire di più l'ipotesi-Meloni.

Berlusconi: se pareggio, larghe intese ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Liste pulite", Fini insiste ma il Cavaliere frena. Casini: no all'immunità parlamentare. E sfida Silvio in tv Berlusconi: se pareggio, larghe intese Veltroni: noi diversi dal governo Prodi. E candida Veronesi in Lombardia.

ROMA Silvio Berlusconi annuncia: se il risultato delle prossime elezioni politiche dovesse essere u ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader Udc replica duro: Berlusconi vuole alleati servili, ha gettato la maschera. E avverte: no al ritorno all'immunità parlamentare. Su "liste pulite" è scontro nel Pdl: Fini insiste, Berlusconi frena. Intanto Veltroni promette: se vinco, farò un governo diverso da Prodi.

ROMA I sommovimenti nel panorama politico aprono scenari nuovi che coinvolgono non solo i due parti ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: questo perché può diventare il luogo nel quale si addensa il consenso di tutti coloro che non si vogliono riconoscere nel bipolarismo Berlusconi-Veltroni. L'economista Onofri sostiene che il centro cresce solo se aiuta a liberalizzare; il cattolico Delle Foglie vede per questo tipo di forze uno spazio decisivo; spazio che lo storico Galasso nega.

ROMA - L'ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo mi ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo milanese, ministro della Sanità nell'ultimo governo Amato, è capolista del Partito democratico in Lombardia e corre per il Senato. Il segretario del Pd annuncia la novità subito dopo aver presentato la giovane economista Marianna Madia, che guida la lista per la Camera a Roma.

ROMA - Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni . E Berlusconi? Con lui andr ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ROMA - "Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni". E Berlusconi? "Con lui andrei su un'isola deserta". Dopo aver detto no all'ipotesi di presentarsi alle elezioni con il Popolo della Libertà, Aida Yespica è tornata sull'argomento al microfono dell'Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo.

Sono parecchi coloro che rimproverano a Silvio Berlusconi di non aver ancora cominciato l ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, assai più intraprendente. Forse. Tuttavia esaminando più in profondità le sue prime mosse, l'impressione è che Berlusconi abbia in realtà ben calibrato i messaggi da inviare all'opinione pubblica. Il primo dei quali è l'invito a concentrare i consensi su Pdl e Pd, e il fatto che l'ex premier si spinga a prevedere un governo di larghe intese nel caso in cui il risultato

ROMA - Campagna elettorale ispirata al fair play, almeno nelle intenzioni, ma i primi toni r ( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I toni di Berlusconi si ammorbidiscono decisamente quando si rivolge a Veltroni, riconoscendo che dalla sua scelta di correre da solo con il Pd, "è scaturita per me la possibilità di realizzare il sogno di vedere uniti i moderati italiani che non si riconoscono nella sinistra".

Mezza Udc in fuga. <Più peso al centro nel Pdl> ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Udc riesce nell'impresa di far prendere il premio di maggioranza al Senato a Veltroni in tante Regioni? ". E ancora: "A cosa servirà il voto dell'Udc? A dare forza alla sinistra più estrema che, grazie all'Udc, si sentirà libera di votare Bertinotti anziché Veltroni?". E conclude: "Io non aderisco a un simile progetto politico.

<Se pareggiamo, sì alla grande coalizione> ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Su Veltroni: "Ci ha lasciato sconcertati l'alleanza con Di Pietro, con la cultura giustizialista; e con i radicali è come mettere insieme diavolo e acqua santa". Infine una nota sul Quirinale: "Non ho ambizioni di sorta e ritengo Napolitano ineccepibile".

L'ira di Silvio su Bondi <giustizialista> <Ma perché tutto questo subbuglio?> ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pare che a provocare l'effetto sedativo contribuiscano i sondaggi e i messaggi che gli giungono dal Pd tramite Gianni Letta. Anche dopo l'offensiva di Di Pietro contro Mediaset, "Veltroni - gli ha riferito il fidato consigliere - fa sapere che non c'è nessuna idea punitiva". Si sarà distratto. Francesco Verderami.

IL PROGRAMMA SOMMERSO ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il primo punto del programma veltroniano recita così: "Sì all'ambientalismo "del fare": termovalorizzatori, rigassificatori, energia pulita ". Questo impegno è già un progresso rispetto ai governi Berlusconi e Prodi, che dell'ambientalismo si sono fatti due baffi. Però il problema è del riscaldamento della Terra dovuto alle emissioni di anidride carbonica,

Gelo in FI. E Stefania ha già scritto il <no, grazie> ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ex magistrato catanese già in corsa alla carica di governatore per conto di Veltroni e in tandem con Rita Borsellino. Nella Sicilia dei masculi una gara tra fimmini sarebbe stata cosa geniale per squinternare le roccaforti rugginose del Potere. Ma la voce di una candidatura della bella Stefania ha avuto l'effetto di rovesciare una cisterna di kerosene su fiamme già alte.

A lla ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che permette a un alleato veltroniano come Antonio Di Pietro di proclamare, da Palermo: "Nel centrodestra litigano per le poltrone ". è probabile che i tempi lunghi nascano soprattutto da rapporti di forza locali tanto fragili quanto corposi; e dalla necessità di mantenerli in equilibrio scegliendo un candidato "obbligato".

Yespica: <Io candidata? Sceglierei Veltroni> ( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tanto che Silvio Berlusconi ieri ha spiegato, piccato, che è "tutta inventata l'offerta a una cittadina straniera". Lei, la cittadina straniera, non solo snobba Berlusconi, ma a Radio Monte Carlo aggiunge: "Se proprio dovessi scegliere, mi candiderei con Veltroni.

Giustizia Di Pietro e radicali, il programma democrat è un'impresa ( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel dodecalogo veltroniano è contenuta la proposta di inserire nell'ordinamento la non candidabilità dei cittadini condannati per reati connessi alla criminalità organizzata o per corruzione o concussione). Silvio Berlusconi si è un po smarcato dal copione, avanzando proprio sulla giustizia l'unica vera anticipazione originale del programma del Pdl,

Industriali 1 candidati ( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ) l'ipotesi che a palazzo Chigi ci sia Silvio Berlusconi. Veltroni non si cura delle irritazioni di Luca. Ma guarda e passa. Non a caso, il segretario del Pd ha già in mente la prossima personalità confindustriale da corteggiare a fondo: il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo. 5 Tommaso Labate 23/02/2008.

Industriali 2 giovani ( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uno degli imprenditori eccellenti conquistati da Veltroni per le liste del Pd. Eppure, da Confindustria continuano a filtrare voci attendibili sulla sua irritazione per la "discesa in campo" dell'ormai ex presidente dei giovani. E il malumore sembra diffuso anche tra gli under 40, stando alle dichiarazioni del presidente dei giovani imprenditori della potente Assolombarda,

Auto-nomina non è uno scherzo, sono serissimo ( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ardire di credere che non sfigurerei in un confronto con il nuovo di Veltroni o Berlusconi; la sfrontatezza di chiedere di essere buttato in una mischia dove chi non ha niente, non ha niente da perdere; l'arroganza di non ritenermi meno preparato alle urgenze dell'oggi, di tanti altri più esperti dirigenti, che magari sedevano a Montecitorio quando io ancora dovevo venire al mondo.

Palazzo Chigi, una poltrona per dieci... Alla faccia della semplificazione ( da "Panorama.it" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dunque, Walter Veltroni contro Silvio Berlusconi. Ma anche [3] Fausto Bertinotti candidato a palazzo Chigi per la Sinistra Arcobaleno. E, alla sua sinistra, addirittura due candidati, "non in ticket ma in tandem" per Sinistra critica: [4] Franco Turigliatto e Flavia D'Angeli.

I VANTAGGI DELLA VIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Vassallum proposto da Veltroni e a suo tempo accettato anche da Berlusconi), basato cioè sulle piccole circoscrizioni (ma un analogo effetto maggioritario "automatico" si potrebbe ottenere anche con una congrua riduzione del numero dei parlamentari). E potrebbe anche tornare in pista, meglio se nel quadro di una più ampia revisione costituzionale,


Articoli

Maledetti sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PAOLO NATALE Più di sei mesi fa, alla partenza della campagna elettorale che vedeva Hillary e Barak entrare in corsa per la leadership democratica, avevo sottolineato ? in un articolo apparso su Europa ? come fosse quanto meno prematura l'enfasi con cui i media americani ed italiani dichiaravano la sicura vittoria della Clinton contro l'outsider Obama. L'interpretazione che si dava dei sondaggi realizzati in quel periodo non dava dunque alcuna chance allo sfidante interno del Partito democratico: tutti i commentatori proclamavano apertamente che non c'era nessun dubbio su quale sarebbe stato il risultato finale delle primarie. I sondaggi, argomentavo in quell'articolo, non davano peraltro informazioni così lontane dal vero. Parlavano infatti di un testa a testa abbastanza serrato nei primi stati in cui si votava (Iowa, New Hampshire e South Carolina) e di una distanza più netta in generale tra la totalità degli elettori democratici. Erano invece le interpretazioni di quei sondaggi che si dimostravano, al solito, alquanto carenti. Perché non riuscivano ad analizzare più in profondità lo sviluppo della campagna elettorale e, in particolare, il nuovo stimolo rappresentato dalla figura di Obama sull'elettorato incerto, lontano dal partito, più defilato rispetto alle consuetudini di voto democratico. A distanza di mesi, la realtà americana ha dato ragione alle mie perplessità sui commenti dell'epoca, ristabilendo le misure di una competizione molto accesa e aperta a tutte le possibili soluzioni. La realtà elettorale italiana, lo sappiamo bene, non è certo paragonabile (almeno per ora, domani chissà) a quella statunitense, sia per le modalità di voto che per il tipo di offerta politica. Ma certo l'utilizzo che dei sondaggi viene fatto non pare essere particolarmente differente. Anche nella campagna elettorale indigena le informazioni che provengono dai sondaggi vengono triturate dai media in maniera alquanto artificiosa, utilizzati come sono in maniera acritica e superficiale. Recuperi e perdite di numerosi punti percentuali da una settimana all'altra, come se il cittadino intervistato reagisse ad ogni minima parola o dichiarazione fatto da questo o quell'uomo politico, cambiando idea ogni battito di ciglia di De Mita o di Ferrara o di Tabacci. Vengono quotidianamente sventolate indagini demoscopiche dove una lista non ancora nata è già accreditata del 6-7 per cento di voti; scenari dove l'entrata o l'abbandono di un personaggio politico da un partito farebbe lievitare o far scendere quella forza politica di un 2 o 3 punti nelle intenzioni di voto; distacchi tra i due maggiori partiti che si dimezzano o raddoppiano nel giro di ventriquattr'ore, sulla base delle reazioni ad una o due interviste a Porta a Porta o a Matrix, o perfino a Ballarò. Insomma: è il solito teatrino che si scatena prima di ogni occasione elettorale, dove sondaggi quotidiani vengono richiesti da ogni parte politica, in attesa di un responso definitivo, che verrà puntualmente smentito da un nuovo dibattito sul problema della raccolta differenziata o dell'incremento dei salari minimi. La febbre dei numeri avanza a piè sospinto; poi, all'indomani dei risultati elettorali, i tanto amati sondaggi verranno ripudiati e vilipesi: come dare fiducia ad uno strumento così imperfetto?, non ci avevo mai creduto, avete sbagliato tutto... Infine, giusto per accontentare i più curiosi della materia demoscopica che ben sanno come valutare le attuali stime del comportamento di voto, vediamo qual è la situazione attuale. La mini-coalizione guidata da Berlusconi è avanti di circa 8-9 punti su quella guidata da Veltroni, con la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Casini uniti intorno ai 6-7 punti percentuali. Il divario tra i due partiti maggiori (Pdl e Pd) pare abbastanza stabile nelle ultime due settimane, ed è stimabile in circa il 7 per cento. Numeri virtuali che ben si accordano, comunque, con la situazione di forte fedeltà con le proprie precedenti scelte elettorali. Resta il consueto punto interrogativo, che riguarda l'area dell'incertezza: una quota variabile tra il 10 ed il 15 per cento non sa ancora cosa fare, in occasione della prossima consultazione elettorale. Sono loro che faranno la differenza.

Torna all'inizio


<Stop Blair>. La crociata europeista contro Tony (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cresce il fronte che non vuole l'ex premier britannico alla guida della Ue "Stop Blair". La crociata europeista contro Tony (m.p.) A parte i soldi (tanti) che ha già intascato grazie al contratto per le sue memorie e alla consulenza per la JP Morgan, non sembra particolarmente fortunata la vita di Tony Blair dopo Downing Street. Il suo ruolo di inviato del Quartetto in Medio Oriente non gli regala molte soddisfazioni e sembra che il grande sogno di diventare presidente dell'Unione Europea (nuova carica prevista dal Trattato di Lisbona), tale resterà. Lo charme di Blair non attacca infatti con frau Merkel. La cancelliera tedesca sarebbe la principale oppositrice della candidatura di Tony, avanzata per primo da Nicolas Sarkozy nell'ottobre scorso. Secondo il Guardian la Merkel pensa che il curriculum europeo dell'ex premier britannico non sia abbastanza solido. Molti bei discorsi, ma poche azioni per ancorare più saldamente Londra alla Ue. E poi c'è la macchia, mai cancellata, dell'Iraq. Alla sola idea che Tony rappresenti Bruxelles, un gruppo di europeisti ha fondato un sito, "Stop Blair" con tanto di petizione. E nell'europarlamento crescono i malumori. La decisione su chi andrà a occupare la nuova poltrona europea dovrà essere presa nei prossimi mesi e il presidente comincerà a lavorare dal gennaio 2009. Il fronte pro-Blair, per ora limitato alla Francia, alla Gran Bretagna e ai paesi dell'est, potrebbe ampliarsi all'Italia se ad aprile Berlusconi tornerà a palazzo Chigi. Sarà curioso vedere cosa farà Veltroni, se la scelta toccherà a lui. Dalla guerra irachena in poi i leader della sinistra italiana tendono a far dimenticare di essere stati grandi fan dell'allora campione della Terza via.

Torna all'inizio


Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni incita i candidati: possiamo vincere, impegnatevi. Berlusconi taglia altri ponti Gli eroi del giorno: Bonino, Lombardo, Ferrara, De Mita Foto nish radicale, giallo siciliano, rottura Foglio-Pdl, addio polemico Convulsioni tipiche della vigilia di campagna elettorale. È soprattutto a destra che sono venuti alla luce diversi problemi, dalla difficoltà dell'alleanza siciliana fra Berlusconi e Lombardo al tramonto della candidatura di Ferrara a sindaco di Roma (contro Rutelli la destra non ha ancora un nome) mentre la temperatura fra Pdl e Casini è sembre più alta. In casa democratica il fatto del giorno è la clamorosa rottura di Ciriaco De Mita, escluso dalle liste in omaggio al rinnovamento. Molti gli apprezzamenti per il leader irpino, da Veltroni a Marini a D'Alema. L'intesa con i radicali è ancora in bilico ma i pronostici ieri sera erano negativi, malgrado la generosa proposta del Pd. Il leader del Pd ha chiarito che la proposta in materia di sistema radiotelevisivo non è "punitiva" nei confronti di Mediaset.

Torna all'inizio


Una risposta all'antipolitica - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti Una risposta all'antipolitica Il caso Cuffaro introduce il delicato problema della questione morale anche fra i centristi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il Partito democratico ha accolto per primo e migliorato le proposte dei "grillini". Veltroni ha deciso di escludere dalle liste elettorali non soltanto i condannati in via definitiva, ma anche (un "ma anche" coraggioso, questo) gli inquisiti e i condannati in primo grado. Saranno esclusi, con le deroghe del caso, pure i parlamentari con tre legislature alle spalle. Fra le vittime, più o meno consenzienti, della regola ci sono nomi illustri, da Romano Prodi a Giuliano Amato, e poi Violante, Visco, De Mita. Tre legislature, vista la durata media, è più sensato di due. Ma soprattutto è un sollievo democratico che a non candidare pregiudicati e inquisiti siano i partiti stessi, come avviene nelle democrazie mature, e non leggi più populiste che popolari, peraltro di dubbia costituzionalità. è un modo per dare una risposta seria all'antipolitica. Che in realtà è voglia di una buona politica. Esiste poi un modo molto meno serio ed è quello del centrodestra. Stretto ancora una volta nell'angolo da un'inziativa dell'avversario, Berlusconi ha deciso di vestire i panni del moralizzatore con l'affanno con cui si ripesca nella naftalina del guardaroba un abito di cerimonia di vent'anni e venti chili prima e si prova a indossarlo trattenendo il fiato. Berlusconi, che per sua fortuna dispone di molti maggiordomi, ha delegato la fatica all'ottimo Bondi. Il portavoce ha annunciato che anche il Pdl non candiderà condannati o inquisiti con procedimento in corso. Subito si è sparso il panico nelle fila berlusconiane. Il portavoce ha allora precisato che non si terrà conto dei processi di natura politica. Nella visione del berlusconismo, tutti. L'intero codice penale. Un caso esemplare di procedimenti di "natura politica" sono, ovviamente, i tre che riguardano il capo. Nell'ordine: corruzione giudiziaria (caso Mills), appropriazione indebita e frode fiscale (diritti televisivi) e corruzione (caso Saccà). Un altro caso di processi politici, giunti addirittura a condanna per le trame delle toghe rosse, riguardano le tre condanne di Marcello Dell'Utri. Una in primo grado a nove anni per mafia, una in appello per estorsione e la terza in Cassazione per frode fiscale. Si badi che Dell'Utri, attraverso il ventriloquo Miccichè, è colui che ha sollevato la questione morale nei confronti di Totò Cuffaro. Il caso Cuffaro introduce il delicato problema della questione morale fra i centristi. Sulla quale stranamente il cardinale Ruini, stratega riconosciuto del fronte politico cattolico, non si è ancora pronunciato. La percentuale di condannati e inquisiti fra i centristi, pure così attenti ai temi etici, è assai elevata. In particolare all'ex ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, inquisito, si pone un problema ulteriore. Se escludere dalle liste non tanto gli inquisiti quanto i detenuti attualmente agli arresti. Nell'Udeur, a conti fatti, si tratta di quasi la metà del gruppo dirigente. Nel Parlamento uscente i condannati in via definitiva erano venticinque, diciassette nell'attuale alleanza Pdl-Lega, quattro centristi e quattro nel Pd. Oltre a Cesare Previti, decaduto. Con i condannati in primo e secondo grado e gli inquisiti si arrivava a ottantacinque nomi. Quasi il nove per cento dei parlamentari, un indice di criminalità equivalente o superiore al quartiere di Scampia. Vero è che non tutti i reati sono uguali né tantomeno i percorsi umani. Il percorso di Sergio D'Elia, ex terrorista che ha scontato lunghi anni in carcere, è per esempio fra i più rispettabili. Questo non toglie che il suo reato sia il più orrendo, concorso in omicidio. D'Elia è uno dei candidati dei radicali proposti nelle liste del Pd. Nello statuto dei democratici nulla vieta che una persona, scontata la pena, possa essere candidato. Nulla, se non una legge morale profonda e superiore agli statuti di partito. Nessuno tocchi Caino ma nessuno lo candidi a rappresentare il popolo. Non qui, non oggi, non davanti alle famiglie delle sue vittime.

Torna all'inizio


"oggi in tv solo comici di consumo" - leandro palestini roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spettacoli L'attore torna in video come ospite della sit-com "Boris" in onda su Fox. "Ma ho in mente un nuovo show" "Oggi in tv solo comici di consumo" Si vedono solo cabarettisti e "celentanisti" malati di narcisismo. I dirigenti odiano la satira LEANDRO PALESTINI ROMA Per il suo ritorno in televisione, Corrado Guzzanti ha scelto una fiction molto particolare. Sarà una delle guest star di Boris 2, la sit com targata Fox Italia che grande successo ha avuto l'anno scorso e che fa il verso a una troupe che gira una pessima fiction tv intitolata Gli occhi del cuore. Guzzanti veste i panni di Mariano, un attore psicologicamente instabile, che attraversa una crisi mistica: a fine maggio lo si vedrà in quattro puntate, intanto sta facendo ridere fino alle lacrime gli amici del set con le sue improvvisazioni. Guzzanti, dopo l'impegnativo film "Fascisti su Marte" ha scelto un ritorno soft con una sit com... "Dopo Fascisti su Marte ho avuto un momento di pausa, avevo accumulato stress. La scelta di Boris non è casuale: perché è l'unica fiction italiana originale, fuori dagli schermi. Io sono un grande masticatore di fiction americana e posso dire che Boris è di qualità". Come definirebbe il suo personaggio? "è un attore psicopatico, il cattivissimo Conte. Il ruolo è doppio perché, dentro la fiction Gli occhi del cuore è un attore frustrato che distrugge i camerini e ha una crisi religiosa. A me diverte farlo". La satira è scomparsa dalla nostra tv. Se ne può fare a meno? "La satira non è forse necessaria, ma esiste in tutto il mondo. Altrove è tollerata dalla classe politica, in Italia no. Veniamo da una fase di scontro ideologico forte, la satira è ritenuta scomoda, è stata osteggiata dai dirigenti tv. Se ne è fatta poca, ha prevalso il modello di comico da consumo. In questi ultimi anni sono prevalsi due modelli di programmi comici: quelli di tipo cabarettistico (Zelig, Colorado Cafe) e il "celentanismo", fatti da showman con eccessi narcisistici. La satira? Sono rimasti Maurizio Crozza e Daniele Luttazzi su La 7, che poi ha chiuso". Ha in mente un nuovo programma tv di satira ? "è possibile che io rifaccia un programma tv. Ma niente soliloqui. Vorrei fare uno show ricco, con attori e amici, sto pensando a qualcosa che ricordi L'ottavo nano. Uno spettacolo strutturato con satira politica ma non solo. Non so se verrà recepito dalla Rai o da La 7. Ma, ripeto, l'ideale sarebbe lavorare con attori amici. Dei nomi? Per esempio Paola Cortellesi e Neri Marcorè. E se il programma tv non si farà, penso comunque al teatro, che trovo molto gratificante". I Guzzanti, famiglia d'attori. Ma nessun progetto con le sue sorelle Sabina e Caterina... "Siamo degli strani fratelli: facciamo cose simili, ci sosteniamo, ma non ci scambiamo molto. Con Caterina sto già lavorando: è stata lei in qualche modo a cooptarmi in Boris, dove fa un ruolo chiave, quello di assistente alla regia de Gli occhi del cuore. Sabina credo stia portando avanti con Moore l'idea dell'Internazionale della satira. Una cosa divertente, ambiziosa, si tratta di superare i linguaggi nazionali. Sì, mi piacerebbe aderire al suo progetto". Sulla scena politica ci sono tanti personaggi da lei bersagliati, da Bertinotti a Veltroni a Rutelli: non ha nostalgia di quelle maschere? "A volte ci penso. Ma Bertinotti dopo la presidenza della Camera tornerà quello di prima, il comunista che aveva tanta cura per le cravatte? Rutelli sindaco di Roma può darsi che ce la faccia ancora, ma non può essere più il candidato (alla Sordi) mandato a perdere contro Berlusconi. Cosa penso di Walter Veltroni? è stato molto bravo, potrebbe farcela con l'invenzione del bipartitismo. Io non ho mai creduto al buonismo o al cattivismo, ma di certo lui è stato capace di scollare la sinistra italiana da certe posizioni. Dal punto di vista satirico questa campagna elettorale ha delle novità, non si assiste più alla rissa perpetua. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le provocazioni di Berlusconi, così è Pierferdinando Casini nel ruolo di "libero" quello che è rimasto ad attaccare il Cavaliere".

Torna all'inizio


Vattimo: "non sono un antisemita ma un anti-israeliano" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Torino L'intervista/1 Vattimo: "Non sono un antisemita ma un anti-israeliano" Professor Vattimo, che fa? "Quei beccaccioni di Ferrero e Picchioni si sono presi un pacchetto dall'ambasciata israeliano e non gli è perso vero. Certo, gli scrittori sono bravi. Ma chi se ne frega? Hanno sempre potuto parlare al salone di Torino. Ma perché hanno voluto fare quest'atto chiaramente provocatorio di invitare Israele come ospite d'onore?". Dietro di lei c'è il professor Volli con la bandiera israeliana. Ha un messaggio per lui? "Ah, Volli... Ha un bel dire. Si sentono minacciati dal nulla. Hanno la maggioranza di tutti i media italiani. Ma le sembra che ai tempi del fascismo, quando si annunciava l'antisemitismo, ci fossero i tre maggiori giornali italiani a favore degli ebrei d'Israele? Perché sia chiaro, qui gli ebrei in quanto tali non c'entrano". Cosa c'entra? "Se mi chiedono se sono antisemita, io rispondo che amo Karl Marx. Karl Marx era ebreo, allora non sono antisemita. Io sono antiisraeliano, che è ben diverso. Ma loro vogliono mettere insieme le cose, come del resto hanno fatto dal dopoguerra in poi". Perché non si può dedicare la Fiera del libro a Israele? "Perché è uno Stato in guerra. Invitarlo vuole dire prendere parte. Basta! è la stessa storia del Papa alla Sapienza. Voleva andare a parlare da Papa. Come Israele vuole venire da ospite d'onore. Ma se uno obbietta, ne chiedono la distruzione". E gli Stati Uniti cosa centrano? "C'entrano eccome. Siamo uno Stato americadipendente. La metà delle ragioni per cui ce l'ho con Israele è che sono culo e camicia con gli Stati Uniti. Sono la testa di ponte dell'imperialismo americano in Medioriente. Fanno tutto quello che gli pare perché l'America glielo permette. E noi lì come dei beccaccioni...". Si arrabbia? "Vogliono fare questo salone? Che lo facciano! è un gesto con un significato politico? Sì. E non si può neppure discutere di questo? A cosa deve ridursi la politica? Già le prossime elezioni daranno luogo al monopartitismo in Italia: Berlusconi e Veltroni sedere e camicia...". (n.z.).

Torna all'inizio


La Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in processi politici Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi lancia il partito dell'immunità La Pdl non candida chi ha condanne, ma salva chi è coinvolto in "processi politici" Accordo Pd-radicali. Veltroni: subito 12 leggi dopo le elezioni Anche la Pdl ha il suo programma: prevede tra l'altro il ripristino dell'immunità parlamentare e il divieto delle intercettazioni telefoniche, tranne nei casi più gravi. Non sarà candidato chi ha subìto condanne, ma il divieto non si applica per i processi "di natura politica": a cominciare, insomma, dallo stesso Berlusconi... Intanto il Pd ha siglato un importante accordo con i radicali, che confluiranno nelle liste democratiche. Veltroni: se vinciamo faremo subito 12 leggi. alle pagine 2, 3, 4 e 5.

Torna all'inizio


Dal Galeano di Walter al Cannavaro di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dal Galeano di Walter al Cannavaro di Silvio Roberto Cotroneo Questa campagna elettorale, va detto, si annuncia tra le più poetiche. Per ogni gesto, ogni abbandono, ogni amarezza c'è chi cita un grande poeta. Il primo era stato Mastella, che la campagna, nei fatti l'ha aperta in Senato, con quel falso Pablo Neruda tanto coinvolto emotivo e romantico. Poi si scoprì che Neruda non era affatto, era una brasiliana così così, ma l'intenzione poetica c'era tutta. Ieri De Mita si dichiara amareggiato e cosa cita? Garcia Lorca: "Vorrei morire con la chitarra in mano". È anche giusta, come citazione. Sorprendente, due ex dc più a loro agio con il duende e la saudade che con il Vangelo. Deve essere un'onda lunga che arriva da Veltroni. Lui fu il primo, il primo a citare, e a chiudere la sua famosa "lezione sulla politica", Eduardo Galeano, guarda caso ispanico come Neruda e Garcia Lorca: "L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare". Alla domanda se conoscesse Galeano, Berlusconi rispose: "Non era un terzino del Real Madrid?". Prima o poi citerà Cannavaro?.

Torna all'inizio


Silvio, dove sono le Porsche di una volta? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Silvio, dove sono le Porsche di una volta? Paolo Ojetti Come sono lontani i tempi in cui Berlusconi (al potere) vedeva Porsche Cayenne ovunque e rimproverava i "profeti di sventura" quando gli dicevano che quelli con la Porsche (anche in leasing) erano pochi e coloro che tiravano la carretta erano molti, ma molti di più. Ora che Berlusconi è pronto a salvare l'Italia derelitta da Prodi, le Porsche sono sparite e i tg di Mediaset ogni sera raccattano vecchietti che razzolano nell'immondizia, disperati che affollano i Monti di Pietà, malati buttati nelle sale d'attesa di lazzaretti che nemmeno Manzoni avrebbe osato immaginare: con cinismo raccapricciante, tutto fa brodo per accendere l'attesa del Salvatore. Il tandem Fede-Mulé non ha dubbi: Veltroni è travolto dalle candidature (riproposto il De Mita corrucciato), mentre Berlusconi opera saggiamente nel suo "quartier generale di Palazzo Grazioli, nel cuore di Roma". Un appunto per Emilio Fede: non è vero, come va ripetendo, che il governo Prodi è stato "il più breve della Repubblica". Balle, ci sono stati un paio di Leone "balneari" e fulminei e un Fanfani (luglio 1958-febbraio 1959) più rapido di Speedy Gonzales.

Torna all'inizio


Fassino si racconta ogni giorno. In un blog (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del NOVITÀDa ieri è visitabile il sito con il nome dell'esponente Pd, ultimo segretario dei Ds Fassino si racconta ogni giorno. In un blog / Roma "Si può vincere, noi, Veltroni dettiamo l'agenda e la destra rincorre". Parola di Piero Fassino. Cronaca politica e dialogo in diretta. Rapida. Tutto via blog, ogni giorno. È questa la via scelta dal segretario Ds e dirigente del Pd che ieri ha aperto il suo sito on line (www.pierofassino.it) per dialogare in modo più diretto con i cittadini e gli elettori. "Bisogna dotarsi di strumenti per comunicare contenuti e valori e gli strumenti cambiano con l'evolversi della società e viviamo nella società del tempo reale, del web.dell'informatica, dell'istante rapido e veloce..." spiega sorridente a Lucia Annunziata che lo intervista, altri la seguiranno nei prossimi giorni. Le novità della campagna elettorale, la rivoluzione della geografia politica determinata dalla "rivoluzione" lanciata dal Pd, la salutare semplificazione che ne è seguita. Il centrodestra che è costretto a riorganizzarsi con Fini che guarda al "dopo Berlusconi". "Si può vincere" assicura il leader diessino che dal suo blog parla anche di sé, delle sue scelte personali, del suo rapporto con la politica. Ma lancia anche i suoi messaggi. "Considero importante l'accordo con i radicali, e penso a maggior ragione che in queste ore bisogna lavorare per avere anche i socialisti nelle liste del Partito Democratico". Ringrazia De Mita, protagonista della storia democratica italiana. E lo invita ad accettare con filosofia il passaggio di mano che "fa parte del percorso ciclico della vita". Poi sul tema delicato del dopo elezioni, sulla "grande coalizione", risponde: "Chiediamo voti per governare in autonomia". "Non credo ci siano condizioni per grande coalizione e non credo sia auspicabile" risponde all'Annunziata. Lui crede "nella democrazia dell'alternanza, nel bipolarismo mite", in cui "restano le differenze tra destra e sinistra, ma ognuno persegue il suo obiettivo nel nome dell'interesse generale". E poi, aggiunge, il "Pd chiede un voto per governare sulla base di una maggioranza autosufficiente, e Berlusconi fa lo stesso, Casini e Bertinotti fanno lo stesso. Nessuno chiede i voti proponendo una grande coalizione. L'esito elettorale lo vedremo il 14 aprile, poi ognuno deciderà". Quindi si dice certo che "anche un pezzo degli elettori di centrodestra non auspica il ritorno di Berlusconi al governo". Invita a guardare con attenzione alla "riorganizzazione del centro moderato a prevalente ispirazione cattolica", grazie alla scelta di Casini fatta con "lucidità e coerenza". Sul www.pierofassino.it si trova di tutto sul Pd, sulle notizie della campagna elettorale, ma pure sulla sua vita, le sue interviste, anche quelle televisive. E per chi lo vuole conoscere meglio racconta anche la sua ultima esperienza: la sua attività di "inviato speciale dell'Unione Europea per la Birmania". r.m.

Torna all'inizio


La Sinistra radicale insulta Ichino: Servo del padrone... Il candidato del Pd duramente criticato. Ferrero: dalla revisione dell'articolo 18 danni enormi per i lavoratori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La Sinistra radicale insulta Ichino: "Servo del padrone..." Il candidato del Pd duramente criticato. Ferrero: dalla revisione dell'articolo 18 danni enormi per i lavoratori / Milano CONTESTAZIONE È polemica tra Partito democratico e Sinistra per la candidatura, nelle liste che sosterranno Veltroni, di Pietro Ichi- no, il giuslavorista che più volte ha assunto posizioni critiche nei confronti del sindacato e dei partiti che adesso si sono fusi nella Sinistra Arcobaleno. Già deputato del Pci negli anni ottanta, Ichino candidato nel Pd ha suscitato diverse reazioni tra gli esponenti politici della così detta Sinistra radicale. Marco Rizzo ha definito Ichino "servo del padrone". Ma lo scontro è soprattutto sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il divieto di licenziamento senza giusta causa è giudicato dal professore come un lascito del passato, che può essere messo in discussione, con l'obiettivo di convincere le aziende ad assumere di più. La modifica secondo Ichino "sarebbe una misura molto incisiva contro l'abuso del lavoro precario". Per il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, la proposta "di Pietro Ichino di rivedere l'articolo 18, mascherata sotto forma di intesa tra imprese e lavoratori, in realtà non è altro che un'arma in più nelle mani delle imprese che recherebbe danni enormi per i lavoratori. Ichino, dietro un giro di parole, di fatto smonta una garanzia perché senza l'articolo 18, che garantisce che il licenziamento non possa avvenire se non in presenza di una giusta causa, si consegna di fatto il diritto di licenziamento alle imprese. Sono quindi totalmente in disaccordo e propongo al contrario l'estensione dei diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento, compresi quelli assicurati dall'articolo 18". Per Franco Giordano l'ingresso di Ichino e quello dei radicali è "il segno di una medesima scelta di campo del Pd: quella in favore di una politica economica di stampo liberista". Allo stesso modo la pensa Diliberto, che accusa Ichino di "voler cancellare l'articolo 18, come Berlusconi". Un giudizio severo viene da Cesare Salvi, che immagina con preoccupazione Ichino ministro del Lavoro in un governo Veltroni: con lui, sostiene, si arriverebbe ai "licenziamenti facili".

Torna all'inizio


In Puglia cambiare si può E l'economia cresce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del In Puglia cambiare si può E l'economia cresce di Enrico Fierro inviato a Bari "Rien ne va plus". Il gioco è fatto. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sul lastrico, rovinati dal gioco in Puglia. Usciti letteralmente in mutande da un casinò. Tutta colpa di "Italian job", programma de La7. È alta televisione. L'attore Paolo Calabresi si traveste da manager russo di una grande società che investe nel gioco d'azzardo. Doppio petto modello Al Capone, aspetto equivoco, cicatrice sul volto, capelli rossicci e modi spicci. Si presenta in un comune del Sud e viene accolto come un capo di Stato. Parla con il sindaco: "La mia società vuole aprire un casinò". Il sindaco è entusiasta. Si discute di investimenti, soldi e opportunità turistiche per la zona. Il volto del primo cittadino è oscurato, la telecamera nascosta e la voce contraffatta. Il finto manager, Sergej Knyazev, chiede di incontrare un politico che conta, uno che sta a Roma. In Parlamento ci sono troppe opposizioni alla costruzione di nuove case da gioco sul territorio italiano e bisogna sbloccare la pratica. Così il russo, grazie alla mediazione del sindaco, ottiene l'incontro con un senatore. Si vedono in un bar del centro. Il parlamentare assicura che lui potrà superare i veti, che i no nella politica italiana non sono proprio dei no e che possono diventare dei sì, che il suo partito è pronto a sostenere la linea dell'apertura di nuovi casinò. "Tanto le cose presto cambieranno", dice al russo. Il quale russo è uomo di mondo, profondo conoscitore dell'Italia e dei suoi vizi. Guarda fisso il senatore e gli dice che lui comprende le esigenze della politica, che il progetto è importante e che la sua società è pronta ad investire dei soldi per... ungere le opportune ruote. Il senatore ascolta, riflette e... "L'ultima campagna elettorale mi è costata 450mila euro". Il russo capisce. Passano meno di ventiquattr'ore e si scopre tutto. Il paese dove doveva sorgere il casinò è Fasano a pochi chilometri da Brindisi, paese della selva e di un suggestivo zoosafari. Il sindaco è Lello Di Bari, tessera di Forza Italia, e il senatore è Euprepio Curto, di Alleanza Nazionale. Scoppia lo scandalo, tutti chiedono le dimissioni, Pd e partiti della sinistra sono pronti a proiettare in pazza l'intero filmato della vergogna. La difesa dei due aggrava ancora la situazione. "Lo rifarei - dice il sindaco - ho solo incontrato un imprenditore che voleva investire sul territorio". "È una barbarie - si sdegna il senatore - usare così la televisione". Incurante dello sdegno, la procura indaga. È l'antica Puglia pasticciona che mescola politica, affari e clientele. Un vizietto che rischia di travolgere anche l'ex enfant prodige berlusconiano Raffaele Fitto, il presidente della Regione che tre anni fa fu sconfitto da Nichi Vendola. Presto sarà processato per concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partiti, peculato e falso. La procura di Bari lo accusa di aver intascato una mazzetta di 500mila euro alle passate elezioni regionali. A pagare erano i padroni della sanità privata romana Angelucci. "La dazione di danaro - si legge nelle carte dell'accusa - fu elargita per ottenere dalla giunta regionale pugliese, nel 2004, l'aggiudicazione dell'appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite in Puglia". Storie vecchie, da vecchia e viziata politica. Ora la Puglia sembra aver voltato pagina. Bari non è Napoli, i baresi non sono sommersi dalla mondezza. La città vecchia è diventata un salotto: le sue chiese del 500 incantano i turisti, i bassi sono diventati pub e trattorie, negozi di artigianato e cibi della tradizione. E il mare si vede, grazie al tritolo che ha sbriciolato la bruttura di Punta Perotti. Il lungomare è uno spettacolo e dagli uffici della Presidenza della giunta regionale lo sguardo spazia verso l'orizzonte. Bari non è Catanzaro, qui non ci sono assessori regionali inquisiti o arrestati per mafia. Non è Palermo, perché nessuno festeggia a cannoli e rosolio per una condanna a soli 5 anni. Insomma: nel Sud governato dal centrosinistra e squassato da emergenze, mondezza e inchieste giudiziarie, la Puglia si salva. E alla grande. Nichi Vendola è nel suo ufficio. Parliamo di questa anomalia tutta pugliese e del Sud. "Il fallimento è evidente. Il Sud è stato cancellato dall'agenda politica, si è squagliato come grande questione nazionale, insieme alla questione morale. Dopo il tentativo di affrontare politicamente il tema dei rapporti tra politica e affari, politica e mafia, riforma radicale della pubblica amministrazione, il tema è stato accantonato. Colpa di questo bipolarismo imperfetto che ha consentito ad un'area di ceto politico perennemente in bilico tra inchieste giudiziarie e condanne, di perpetuarsi e di diventare addirittura decisivo. Ma possiamo vivere con un centrodestra e un centrosinistra che si contendono Raffele Lombardo e che si sono contesi Mastella e che in questa campagna elettorale stanno derubricando a fatto folklorico la vicenda di Totò Cuffaro? La verità è che da troppo tempo il Sud è una cornice retorica di discussioni vacue e noi stiamo pagando i prezzo di questa ideologia senza anima che si chiama governabilità. Qual è l'obiettivo della politica, cambiare le cose, il mondo? No: governare, governare tutto". Nichi "il poeta", l'uomo dei sogni mutato nell'uomo del fare. Un occhio ai dati economici aiuta a capire se la Puglia sta davvero cambiando rotta. Sta uscendo da una stagnazione che durava da quattro anni, dicono sicuri gli economisti. Nel 2006 la crescita è stata dell'1,7%, poco sotto l'incremento nazionale (1,9), ma al di sopra di quella registrata nell'intero Mezzogiorno (1,5%), e molto più avanti delle altre due grandi regioni, Campania (1,3) e Sicilia (1,2). Cresce anche il lavoro, + 2,8%, e si tratta nella maggior parte dei casi di occupati con contratti a tempo indeterminato. Le politiche del lavoro sono al centro dell'azione del governo pugliese. "Il mio sogno è quello di arrivare ad un tasso di disoccupazione inferiore al 10%. Ce la faremo", dice Vendola. Si può fare, direbbe Veltroni. È possibile. Grazie anche a "Bollenti spiriti". Si chiamano così i finanziamenti della regione per i giovani che vogliono fare master in Italia e all'estero. Cinquantotto milioni di euro investiti per finanziare quasi cinquemila master, il 50% in Italia, il 10,19 all'estero, il resto in Puglia. Con una novità: la maggior parte dei giovani richiedenti sono donne, il 62,59%. Chi riceve i soldi della regione si impegna a firmare un "contratto etico". Ti specializzi e torni in Puglia a lavorare. A Vendola la Regione, a Michele Emiliano la città di Bari. Ex magistrato antimafia, il sindaco è anche il segretario regionale del Pd. Incazzato, dicono, perché non gli hanno fatto fare le primarie per scegliere i candidati. Ma soddisfatto perché Bari è giudicata una città sicura. Lo dicono le cifre sul patto per la sicurezza: 14 capoluoghi presi in esame, la situazione del Sud passata al setaccio. Nella città pugliese calano i reati gravi: 21 omicidi nel 2006, 7 nel 2007, e quelli contro il patrimonio. Meno rapine, scippi, furti e violenze sessuali. È la prova che anche nel Sud si può fare.

Torna all'inizio


Veltroni: Dodici leggi subito se vinco Sì al faccia a faccia con Berlusconi. La Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Dodici leggi subito se vinco" Sì al faccia a faccia con Berlusconi. "La Destra non ha voluto abbassare le aliquote ai redditi più bassi" di Federica Fantozzi inviata a Barletta LE TAVOLE DELLA LEGGE Veltroni annuncia che al primo consiglio dei ministri i 12 punti cardine del suo programma verranno approvati come altrettanti disegni di legge. E dice sì al faccia a faccia con Berlusconi: "Se ci saranno le condizioni è un do- vere verso il Paese". Non nomina De Mita, ma a lui si rivolge stigmatizzando con durezza chi "non vuole abbandonare una poltrona occupata da forse troppo tempo". La sorpresa è che le piazze meridionali apprezzano la decisione di rinunciare a "Don Ciriaco". Tappa pugliese del pullman Democratico che tocca Barletta e Foggia. A bordo con il candidato premier, il sindaco di Bari Michele Emiliano, il coordinatore regionale del Pd Ruggero Mennea, e un gruppo di ragazzi. Da Bruxelles arriva la notizia che le stime di crescita per l'Italia nel 2008 sono dimezzate: "Da troppi anni l'Italia cresce poco. La sfida è che torni a crescere in modo adeguato. Non deve stare agli ultimi posti, può stare ai primi se ha di nuovo voglia di futuro". Ovvio che il risanamento finanziario (necessario) non ha favorito la crescita: può avvenire adesso con i conti rimessi in ordine. Veltroni si rivolge poi ai problemi del Mezzogiorno: la ricetta è legalità, infrastrutture, formazione universitaria. Al centro del suo pensiero c'è il lavoro, dal compenso minimo per i precari all'obiettivo di rendere competitive le imprese che pagano le tasse. L'attenzione al mondo produttivo è testimoniata anche dall'elogio pubblico del contributo del ministro Emma Bonino alla crescita dell'export. E stasera, a Modena, Veltroni cenerà con 200 imprenditori. Sullo sfondo solido e scarno del Castello Svevo il segretario del Pd archivia 15 anni di storia recente, dal '94: "Alleanze tra partiti d'accordo solo a opporsi gli uni agli altri, forze dello 0,6% che contano come se avessero il 40%". Votare Pd significa "cambiare l'Italia" perché ci sarà un solo gruppo parlamentare, un solo programma firmato da tutti, una sola leadership. E "gli italiani sono stanchi di risse continue. Basta con odio e divisioni. Il Paese è bloccato da conservatorismi". Ettore Scola riprende la folla. Spunta il dalemiano Nicola Latorre. Una ragazza urla: "Candida i precari". Veltroni promette artigiani, commercianti, parlamentari donne "raddoppiate". Nega che la sua sarà l'armata dei "figli di": "Invenzioni dei giornali". Non concede nulla a De Mita, che ha lasciato polemicamente il Pd verso la Rosa Bianca. Pur senza mai citarlo: "Mi fa tristezza e dispiacere pensare che si stia in un partito solo se si viene candidato. Bisogna starci per i valori, non per occupare una poltrona che forse si è occupata per troppo tempo". Si perdono voti in Campania? "Non-me-ne-im-por-ta nul-la" scandisce. La folla applaude: la scelta piace. Veltroni ne fa una questione non di "capelli bianchi" ma di "sensibilità". Lodi invece a Prodi, Visco, Violante e Mattarella che hanno lasciato "spazio ai giovani". Poi il pullman verde raggiunge Foggia. Sui finestrini scuri sono disegnati slogan come "Dimezzare i parlamentari". E mani alzate nel segno di vittoria e incrociate a formare la Doppia V di Walter. Su 110 province 8 sono alle spalle. Nella piazza fredda e illuminata dai lampioni Veltroni parla ancora di un Paese che "sarà diverso", di vincere "non come fine ma come mezzo per cambiare l'Italia", di coesione e libertà, di opere pubbliche da realizzare, dell'alta velocità che Zapatero ha appena inaugurato in Spagna. Argomenti che "bucano": applausi, mormorii di condivisione. L'ex sindaco di Roma rivela che, nei giorni scorsi, hanno tentato di emendare il decreto Milleproroghe riducendo le aliquote sui redditi bassi e medio bassi con un conseguente immediato aumento dei salari. Ma "Forza Italia si è opposta in Parlamento". E poiché a Camere sciolte è necessaria l'unanimità non se ne è fatto nulla. L'ultimo impegno: il 13 marzo, un mese prima del voto, verranno presentate nei dettagli le 12 priorità programmatiche esposte all'assemblea costituente del partito alla Fiera di Roma. Se il Pd vincerà, il primo consiglio dei ministri le renderà disegni di legge.

Torna all'inizio


Berlusconi, un programma per l'immunità della casta Ha idee chiare solo sulla giustizia. Sì a non mettere in lista condannati tranne chi ha processi politici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi, un programma per l'immunità della "casta" Ha idee chiare solo sulla giustizia. Sì a non mettere in lista condannati tranne chi ha "processi politici..." / Roma IL PROGRAMMA ancora non c'è, dovrebbe arrivare ai primi di marzo, ma sulla giustizia il nuovo partito di Berlusconi ha già le idee chiare. Vuole reintrodurre l'immunità parlamentare, e dare una stretta decisiva sulle intercettazioni. Quanto alle liste pulite, os- sia candidature senza condannati, il Pdl dice sì, "tranne ovviamente chi è vittima di processi politici". Una formula, usata dal coordinatore di Forza Italia Bondi, che sembra fatta apposta per aggirare a piacimento la richiesta di liste pulite avanzata nei giorni scorsi da Fini sulla scorta di quanto sta già facendo il Pd. Sulla giustizia il Partito del popolo delle libertà ha formato un "comitato ristretto" e l'altro giorno è stato messo a punto - spiegano fonti parlamentari - un documento in otto punti da introdurre nel piano di governo. Tra le riforme che si intende portare avanti c'è anche il ripristino dell'immunità parlamentare e il via libera all'utilizzo delle intercettazioni ma solo per i reati gravi. Nel progetto, inoltre, c'è una chiara sottolineatura: i giudici evitino "processi mediatici in tv". La novità su cui Berlusconi intende puntare è l'introduzione di una giuria popolare sul modello statunitense, che andrebbe ad aggiungersi a due vecchi cavalli di battaglia della Cdl: la separazione delle carriere dei magistrati e la modifica della composizione del Csm. Il punto critico, naturalmente, riguarda la necessità di approntare un "codice etico" per la compilazione delle liste. Bondi ha inviato una lettera ai circoli indicando a grosse linee i criteri cui ci si dovrebbe attenere. Tra l'altro si invita a tenere fuori chi ha procedimenti penali in corso o abbia subito subito condanne. Lo stesso Bondi ha però precisato che ovviamente la regola non vale "per chi ha subito processi di chiara matrice politica". Il partito di Di Pietro commenta positivamente almeno l'intenzione inziale del Pdl: "Ci rallegriamo - afferma - che il patto etico che il Pd ha accettato di condividere con noi e che riprende la nostra vecchia battaglia per un Parlamento pulito senza condannati stia diventando un fenomeno contagioso che arriva fino a Fi che, come ben sappiamo, dei condannati in Parlamento ha sempre detenuto il triste record". E a proposito del Cavaliere Bonaiuti ieri ha risposto a chi vede il Pdl in difficoltà rispetto al dinamismo di Veltroni e alla rimonta del Pd. Sostiene Bonaiuti, citando un "proverbio della Tanzania", che "non bisogna mai fidarsi del leone dormiente". Ovviamente il leone è Silvio Berlusconi, che ieri ha rinunciato, causa un "forte mal di gola", a una intervista in diretta al Tg5. Quanto al programma i "saggi" guidati da Giulio Tremonti (Maroni, i Alemanno e Calderoli, Brancher e Gasparri) ne hanno scritto una prima bozza corredata da 10-12 disegni di legge (come il Pd) da presentare in Parlamento. "Non sarà un libro dei sogni", ha avvertito Fini. In compenso è chiaro che è il programma del Pdl che copia quello del Pd. Il sostegno ai redditi sarà l'obiettivo fondamentale del pacchetto del centrodestra, con due interventi immediati, la detassazione degli straordinari e quella di tredicesime e quattordicesime.

Torna all'inizio


Un sistema tv senza abusi È chiedere troppo? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Un sistema tv senza abusi È chiedere troppo? Giuseppe Giulietti "Cosa dice Veltroni?", "Veltroni non può tacere...", mai un politico è stato più ricercato ed invocato. L'incauto lettore potrebbe pensare ad una campagna di stampa per sollecitare risposte sull'immondia a Napoli o sul futuro della scuola pubblica. Invece no! Un manipolo di commentatori e tutti rappresentanti del partito del conflitto di interessi, come un solo uomo, hanno chiesto a Veltroni risposte "immediate e rassicuranti" sul futuro delle tv in Italia e in particolare sul futuro delle tv di Berlusconi. L'oggetto dello scandalo è rappresentato da alcune affermazioni, per altro poi rettificate, di Antonio Di Pietro in materia di assetto dei media. Non ho condiviso i modi e le forme di questa proposta e non sono affatto convinto che si possa ipotizzare, nel contesto attuale, la riduzione ad una rete per Mediaset e per la Rai. L'innovazione tecnica e tecnologica renderà possibili scenari oggi impensabili anche in materia di proprietà delle reti, sarebbe bene parlare di questi temi senza cadere nella consueta trappola dei lupi che si fingono agnelli. Se non ho condiviso la provocazione di Di Pietro, però ho condiviso ancora meno, e qui ha ragione Marco Travaglio, i silenzi e le rimozioni di questi anni sul conflitto di interessi, sulle leggi vergogna, e persino sulla mancata applicazione delle sentenze della Corte Costituzionale. L'Italia è l'unico paese in Europa dove la destra annuncia in pubblico l'intenzione di taroccare persino le direttive della Commissione europea e le medesime sentenze della Corte di Giustizia, vedi la recente vicenda di Europa7. Il partito del conflitto di interessi, un partito forte ampio e trasversale, chiede oggi rassicurazioni a Veltroni, ma in realtà sta chiedendo la conservazione di ogni abuso e di ogni posizione dominante. Veltroni non ha certo bisogno di consigli, ma, qualora mai decidesse di rassicurare qualcuno, vorrei che rassicurasse l'intera comunità nazionale che, anche in questo settore, ci sarà invece una discontinuità radicale e profonda. Siamo o no d'accordo che governi, partiti, e singoli capi fazione non possano controllare direttamente i media pubblici e privati? Questo significa non solo una risoluzione alla europea del conflitto di interessi, ma anche lo sbaraccamento immediato delle forme di governo della Rai fondate sul dominio delle diverse maggioranze e dei diversi governi, ulteriormente rafforzato dalla legge Gasparri. Ben vengano dunque la fondazione e l'amministratore unico, proposto con grande forza da Veltroni. Ben venga anche la trasformazione della commissione parlamentare di vigilanza che rischia di trasformarsi in una commissione di "vigilantes". Chi urla contro il "terrore Di Pietro", è disponibile finalmente ad approvare una normativa anti-trust, anche questa alla europea, che impedisca le posizioni dominanti e favorisca la concorrenza, consentendo l'ingresso di nuovi entranti. Oggi tocca a Di Pietro, ma appena qualche settimana fa anche la pacatissima legge Gentiloni era stata bollata come una legge delinquenziale. La destra del conflitto di interessi oltre ad invocare il nome di Veltroni sugli "affari loro", può dare qualche risposta anche su questi temi? Può uscire dal consueto recinto della tutela di un solo interesse? È probabile che nessuno risponderà, ma a guai a farsi distrarre dalle false polemiche e dalle false domande. Meglio, molto meglio, illustrare le proprie proposte e tra queste, quella di promuovere finalmente anche in tv nuovi talenti, nuovi autori e di riportare il mondo e la vita all'attenzione generale. Vorremmo poter vivere in un paese dove i giornalisti possano fare liberamente le loro domande ed i politici provino a rispondere e dove gli spettacoli di qualità possano godere della stessa attenzione, non dico di più, riservata oggi al delitto di Erba. Vorremmo poter vivere in un paese senza più liste di proscrizione e dove a nessuno possa più venire in mente di cacciare da vivo e di oltraggiare da morto un grande maestro del giornalismo quale è stato Enzo Biagi.

Torna all'inizio


Nell'Africa ferita Forse Dio è malato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del FILM Il regista: la par condicio mi frena Nell'Africa ferita "Forse Dio è malato" Esce il 29 febbraio nelle sale di sei città italiane (Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e Napoli) e distribuito dal Luce Forse Dio è malato, documentario sull'Africa girato da Franco Brogi Taviani liberamente tratto dall'omonimo libro di Veltroni. Una base che per il regista si sta rivelando quasi più un ostacolo che un vantaggio per la promozione del film: "Siamo entrati all'improvviso in campagna elettorale e sarà difficile parlarne in tv senza violare la par condicio. Forse - scherza - avrei dovuto fare contemporaneamente un film tratto da un libro di Berlusconi". Forse Dio è malato è un viaggio in Mozambico, Angola, Uganda, Senegal, Cameroun e Sud Africa, nell'Africa martoriata da guerra, fame, povertà e Aids. Dove parlano i protagonisti delle vicende riprese. Dai bambini di Maputo accusati di stregoneria e picchiati o uccisi dagli stessi familiari alle donne sieropositive ugandesi a cui viene insegnato come spiegare ai figli che sono destinate morire. Dai ragazzi nelle discariche della capitale mozambicana ai giovani senegalesi costretti a emigrare. "Siamo passati attraverso situazioni di guerra civile, assalti, rapine, un diffuso e terribile clima di violenza. La cosa incredibile - aggiunge il regista - è che tutto ciò è a due passi da noi: sono problemi che ci riguardano, anche se sembrano distanti".

Torna all'inizio


Al voto tra inflazione e recessione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del SCENARIO L'Italia è più esposta di altri paesi europei alle influenze internazionali e le elezioni non favoriscono azioni immediate Al voto tra inflazione e recessione Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima L'analisi Sono mali non passeggeri: il petrolio, ed a seguire le altre forme di energia, rincara perché la domanda mondiale aumenta più di quanto possa esserne incrementata l'estrazione; la crisi dei mutui ha determinato una caduta della fiducia reciproca tra le banche, quindi un inaridimento dei loro reciproci rapporti, carenza di liquidità, aumento del costo del credito. Il "mal comune" sarebbe un "mezzo gaudio" se non fosse che l'Italia ne è colpita più duramente; molto più duramente. Tra le notizie di ieri, infatti, c'è anche la revisione delle stime di crescita elaborate dalla Commissione europea. A causa di quel male di cui si è detto, tutte le stime hanno subito tagli, ma, mentre per l'insieme dei Paesi europei viene prevista una crescita dell'1,8 rispetto al 2,4 stimato in precedenza, per l'Italia il taglio ha portato ad un aumento del Pil di appena lo 0,7%, fatto per di più nella seconda parte dell'anno perché nella prima, con un aumento dello 0,3% appena nell'arco di sei mesi, sarebbe più esatto parlare di stagnazione. Prezzi internazionali in crescita in presenza di una stagnazione del reddito prodotto determinano un impoverimento del Paese nel suo complesso. Questo impoverimento colpisce soprattutto salariati, stipendiati, pensionati, precari già sottopagati, tutte le categorie che non hanno alcuna possibilità di rivalersi per difendere il loro potere d'acquisto. Il problema è già emerso con tutta la sua drammatica evidenza negli anni passati. Quest'anno è destinato ad aggravarsi ulteriormente come dimostra il previsto aumento dell'inflazione al 2,7 per cento. Sta prendendo le mosse una campagna elettorale che presenta non poche novità. La politica cerca di rinnovarsi uscendo dalla logica bipolare con una disgregazione delle coalizioni finora sperimentate e con la nascita di nuove formazioni. È dichiarato l'intento di affrontare i problemi reali e di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Ciò nondimeno il tema del declino o - se questo termine è ritenuto sconveniente - dei limiti alla crescita non sembra ancora aver trovato il rilievo che la sua drammaticità reclama. Certo, nei dodici punti del programma di Veltroni lo sviluppo è iscritto come un obiettivo prioritario, e possiamo star certi che un analogo concetto figurerà nel programma di Berlusconi. Ma ancora non emerge una politica che renda credibili queste asserzioni e schiuda una prospettiva di soluzione. Continua a prevalere una logica redistributiva (anche la riduzione di tasse, imposte ed accise è redistribuzione) in luogo di un disegno che punti ad incrementare la produzione di reddito almeno per compensare quello che ci viene sottratto dai rincari dell'energia e delle materie prime di base. Che occorra aumentare la produttività è diventato un luogo comune, ma nessuno dice che la produttività dipende dalle imprese, dal loro slancio verso l'innovazione, dalla loro propensione ad investire e rischiare, dalle risorse che destinano alla ricerca. Nessuno ricorda che la produttività nelle imprese di grande dimensione è quasi doppia di quella delle imprese minori. Nessuno ricorda, di conseguenza, che nel mondo globalizzato nel quale Cina e India sgomitano per farsi largo, un sistema di imprese mediamente piccole come il nostro non ce la può fare. Poi, certo, c'è la ricerca pubblica, le infrastrutture, l'efficienza delle amministrazioni, di problemi non ne mancano; ma se non c'è un sistema produttivo (un sistema, non una minoranza di aziende illuminate e capaci) in grado di reagire il declino non potrà essere neppure arrestato. Nell'immediato rimangono iscritte nell'agenda della politica una riduzione del prelievo fiscale su stipendi e salari ed una riduzione delle accise sui carburanti: ma si tratta di misure più umanitarie che di politica economica. L'unica politica economica, anzi industriale, la sta facendo la Bce mantenendo l'euro forte con il risultato, per un verso, di contenere l'inflazione e, per altro verso, di spingere le imprese a cercare competitività su componenti diverse dal prezzo. Ma non può bastare. Se anche la politica nazionale non opererà nella stessa direzione, il declino e l'impoverimento sono destinati a connotare, dopo il passato ed il presente, anche il nostro futuro.

Torna all'inizio


Ultimatum di lombardo "berlusconi si decida" - emanuele lauria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Palermo Ultimatum di Lombardo "Berlusconi si decida" Il leader Mpa: "Sono già in campagna elettorale" Resta lo scoglio Miccichè, nuovo vertice col Cavaliere "Non mollo l'Udc" Ma Lucchese lascia lo scudocrociato An al numero uno di Sala d'Ercole "Fatti da parte" EMANUELE LAURIA Ora Raffaele Lombardo è insofferente. E utilizza il prime time di Raiuno, il suo debutto in diretta al tg della sera, per dire a Berlusconi che "il tempo sta scadendo": "Con un po' di buona volontà si può raggiungere l'intesa, come sembrava fino a pochi giorni fa. Ma c'è una certezza, la mia candidatura. Ho già girato le nove province siciliane e ho incontrato 10 mila persone. Ne rivedrò altrettante domenica ad Acireale dove rilancerò la mia candidatura. Non accetto veti. Andrò avanti con chi condividerà un programma che riguarda la Sicilia". Non è andato giù, al leader autonomista, il brusco rallentamento della trattativa per incoronarlo candidato unitario del centrodestra per Palazzo d'Orleans. Si è messo di mezzo il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, dicendosi indisponibile a ritirare la propria, di candidatura, e cercando di convincere Berlusconi che in Sicilia è meglio correre senza allearsi con l'Udc di Cuffaro. Dopo il primo incontro con il Cavaliere, mercoledì, ieri Micciché è tornato a Palazzo Grazioli per un nuovo colloquio di un paio d'ore. Alla fine, l'ex ministro non ha voluto dire nulla, ribadendo la posizione espressa nel suo blog già di prima mattina: "Berlusconi comprende il senso della battaglia vera contro il metodo del cuffarismo. Gli ho chiesto di non provare nemmeno a trattare, di sposare la nostra battaglia e schierarsi con noi". Vuole andare fino in fondo, Miccichè, anche a costo di correre senza il simbolo del Pdl ma con la sua lista "rivoluzione siciliana". In realtà, nel corso del faccia a faccia con Berlusconi, l'ex ministro ha illustrato alcuni numeri che dimostrerebbero come sia possibile conquistare la Regione e anche il premio di maggioranza al Senato tenendo fuori dalla coalizione Udc e Mpa. Muro contro muro, insomma. Un braccio di ferro, quello tra Miccichè e gli "alleati" di Cuffaro, ormai suo irriducibile avversario, che non sembra terminare. La parola a Berlusconi, mentre lo stato maggiore di Forza Italia è entrato in silenzio stampa. Da un lato, c'è Miccichè che minaccia la "rivoluzione", dall'altro ci sono i vertici ufficiali del partito in Sicilia, Angelino Alfano in testa, a lavorare per una soluzione diversa, che salvi la formula del centrodestra "o che dia - affermano gli uomini più vicini al coordinatore - maggiori chance di successo". Lombardo ha ripetuto davanti alle telecamere del Tg1 che, per lui, l'alleanza con il Pdl si può fare solo se c'è anche l'Udc "La mia condizione è che si realizzi un'alleanza tra le forze politiche che governano fino a oggi la Regione, perché nella giunta di Palazzo d'Orleans convivono partiti e uomini che invece a Roma non si ritrovano più". Lombardo non rompe il patto con Cuffaro, anche se l'Udc in Sicilia continua a perdere pezzi: dopo i coordinatori provinciali di Catania ed Enna, ieri ha annunciato il passaggio al Pdl anche il deputato nazionale di Alcamo Francesco Paolo Lucchese. Per Lucchese, l'attuale legge elettorale "non consente il miraggio di una terza forza" e quest'ultima, se fosse votata da molti, "aprirebbe la strada al Pd di Veltroni". E ora An mette alle strette Forza Italia. Da Vicenza Gianfranco Fini, che mercoledì aveva manifestato ottimismo sulle vicende siciliane, è tornato a parlare dell'Mpa, augurandosi una soluzione positiva. Il leader di An ha avuto alcuni colloqui telefonici con Silvio Berlusconi nel corso della giornata informandosi sull'andamento della trattativa. Il coordinatore regionale di Alleanza nazionale, Giuseppe Scalia, definisce "incomprensibile l'atteggiamento degli alleati di Forza Italia, ai quali chiediamo di esprimersi in maniera netta e inequivocabile sul candidato che il centrodestra e il Pdl dovranno sostenere per la presidenza della Regione, ancor di più adesso che il Pd allargato all'estrema sinistra ha ufficializzato la propria candidatura". Nel partito di Fini è l'ex presidente dell'Ars Guido Lo Porto, attualmente assessore regionale al Bilancio, a dare sfogo all'avversione nei confronti dell'ipotesi-Miccichè: Lo Porto definisce la condotta che l'esponente di Forza Italia ha tenuto durante il processo a Cuffaro, "altamente cinica e spregiudicata". E aggiunge che i rapporti in quella che è stata la Cdl si sono "tanto alterati da produrre l'irreversibile rottura che adesso è sotto gli occhi di tutti".

Torna all'inizio


De mita corteggiato da udc e udeur - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli Domani l'ex segretario campano della Margherita sarà alla convention toscana della Rosa bianca di Montecatini De Mita corteggiato da Udc e Udeur Buttiglione: venga con noi. Mastella: persona ideale per aiutarci Veltroni insiste: meno voti ma non importa Ci sono cose che bisogna fare OTTAVIO LUCARELLI IL grande centro sull'asse Nusco-Montecatini. "Sarò contro di voi" è stato l'anatema al Pd da parte di Ciriaco De Mita che domani sarà alla convention toscana della Rosa bianca. Lo conferma da Guardia dei Lombardi un altro irpino, Gerardo Bianco: "So che Tabacci gli ha telefonato e che lui ha garantito la presenza. Io non l'ho sentito ma mi dicono che ci sarà". E Bruno Tabacci da Roma conferma: "La rottura di Casini con Berlusconi e quella di De Mita con Veltroni offrono una opportunità politica importante per consolidare uno spazio al centro". Un "sisma come quello dell'80", commentano i demitiani di Napoli, che rischia di trasformare la Campania in una delle capitali del grande centro. De Mita orfano del Pd, si avvia dunque a giocare su due tavoli: i suoi fedelissimi in Campania ben saldi ai propri posti per controllare il Pd campano, la Regione, le Province e le comunità montane mentre lui ora spazia nel grande centro corteggiato da tanti pezzi dell'ex Dc. C'è Clemente Mastella che lancia un segnale con Roberta Gasco, segretaria nazionale dei giovani Udeur: "La carta di identità non può e non deve essere l'unico criterio per definire la lista dei candidati. Ciriaco De Mita sarebbe la persona ideale per prenderci per mano ed aiutarci a crescere e a destreggiarci sulla scena politica". C'è Rocco Buttiglione: "Mi auguro che venga con noi, mi auguro aderisca all'Udc. Qualche telefonata in giro c'è stata, De Mita è importante, è un pezzo di storia del cattolicesimo politico italiano. Così come mi auguro che anche Mastella e Rosa bianca vengano con noi". E De Mita? Conferma innanzitutto le telefonate con Casini e Tabacci, ma non solo. Il divorzio dal Pd sembra averlo liberato da una gabbia: "Il mio problema non è candidarmi ma trovare uno spazio, un luogo, delle persone con cui discutere ed elaborare risposte anche perché la politica è condivisione. La cosa che mi interessa è dare vita a una nuova Democrazia cristiana. Io penso che la continuazione della cultura storica della Dc oggi possa essere una risposta alla domanda di novità e rinnovamento della politica italiana. Il problema però non è quanto renda la nuova Dc ma ciò che si propone. I voti sono utili se si misurano con le idee". Sul caso De Mita è tornato anche Walter Veltroni da Barletta: "Qualcuno ci ha detto che in questo modo perderemo dei voti, ma non mi importa. Ci sono cose che sono giuste e che bisogna fare. Bisogna imboccare la strada del cambiamento e dell'innovazione. Questa è la volta giusta e noi vogliamo cambiare pagina. Quando si è stati 45 anni in una istituzione si può lasciare spazio ad altri. Mi preoccupa e mi rattrista quando si dice che si può stare in un partito solo se si è candidati. Ci si può stare per le idee e per i valori". E De Mita in serata ribatte: "Veltroni prima impegna le persone e poi le delegittima". Veltroni guarda avanti e la Swg sembra dargli ragione in un intervento del presidente Roberto Weber: "Sotto il profilo della dimensione comunicativa c'è stata un'accelerazione del Pd. Anche la vicenda De Mita ha certamente avuto un impatto positivo sull'opinione pubblica e il Pd ha guadagnato almeno un punto percentuale". I sondaggi danno ragione a Veltroni ma Antonio Bassolino, invece, è preoccupato: "Quanto accaduto è un peccato per il Pd e per lo stesso De Mita".

Torna all'inizio


Dieci buone ragioni per un voto utile, a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'intervento Dieci buone ragioni per un voto utile, a sinistra Gloria Buffo e Marisa Nicchi L'impressionante fuoco mediatico a favore di Veltroni e del Pd non deve stupire più di tanto. Ci sono in questo fenomeno gli aspetti ridicoli e un po' mascalzoni del nostro giornalismo come testimonia (ma è solo un piccolo esempio) il titolo di un grande quotidiano che presenta Finocchiaro e Borsellino in Sicilia come un ticket del Pd. Si tratta di un falso, ma tutto serve a alimentare la batteria di fuoco pro Pd. C'è poi sicuramente l'interesse dei gruppi economici forti a sostenere e ispirare un partito amico loro che viene non a caso presentato come l'unica scelta che può contare. E c'è anche però una lezione per noi ovvero, che la campagna elettorale si combatte subito, ogni giorno, con le proposte e con l'iniziativa serrata. Non è più il tempo di dire "la sinistra e il Pd non saranno fratelli coltelli". Adesso si compete, il tempo dei pranzi di gala è finito. Accanto alle proposte vere e proprie - che speriamo vivamente siano asciutte,e facilmente comprensibili - bisogna argomentare politicamente le ragioni del voto per la Sinistra Arcobaleno. Noi ne vediamo alcune chiarissime che vanno evidenziate adesso se non vogliamo inseguire gli argomenti altrui. La prima ragione (più rispetto per le donne, meno paura del Vaticano) è che il voto alla sinistra è utile perché è l'unico che garantisce alle donne che non si scambierà la loro libertà e dignità e il loro corpo con le diplomazie verso il Vaticano. Attenzione: nessuno dice che la legge 194 è da cambiare, ma gli altri non sono disposti a denunciare il fatto che si vuole snaturare quella legge contro l'autonomia delle donne. Questa è la vera questione in gioco. Il Pd dice che l'aborto va lasciato fuori dalla campagna elettorale perché non vuole spendersi a fondo a tutela dello stato di diritto e del compromesso tra stato e decisione della donna contenuto in quella legge. La seconda ragione (meno guerra, più buona politica) del voto utile riguarda la guerra: l'unica garanzia che L'Italia non parteciperà a dissennate azioni armate nei Balcani è il voto alla Sinistra. L'unica certezza che si cercherà una strada meno rovinosa per l'Afghanistan di quella di una azione militare che dopo sei anni palesemente non funziona è la scelta per la sinistra La terza buona ragione (meno spese militari più soldi alla scuola e all'università) è il disarmo: l'Italia è al trentaduesimo posto per la ricerca scientifica e al quarto per spese pro capite per armi e difesa. Di fronte al riarmo impressionante in corso, di fronte all'evidenza che qui sta una delle radici dell'ineguaglianza spaventosa e dei pericoli per l'umanità, solo la sinistra prende impegni chiari. Al quarto posto (più diritti e salari, meno sconti alle imprese), non certo per importanza, sta il lavoro. Bene che se ne torni a parlare, dice Epifani. Ma, impresa e lavoro sono uguali? La Sinistra pensa di no e sceglie: per un paese più giusto e moderno. Bisogna ridare riconoscimento e dignità al lavoro. Lo spieghiamo prima o poi in un dibattito televisivo che se i salari non sono stati al centro della politica del governo Prodi, benché la Sinistra lo chiedesse, è perché non hanno voluto Padoa Schioppa e i veti del Pd? I co.co.co. e i co.co.pro. sono in gran parte lavoratori dipendenti mascherati e questo imbroglio lo conoscono tutti. Il Pd propone ora di dargli un salario minimo, ma non di superare l'imbroglio. Non sarà più riformista svelare l'inganno e cambiare quelle norme della legge 30, operazione che non costa ai contribuenti, ma chiede alle imprese quella responsabilità sociale che dopo anni di crescita dei profitti è il minimo che si può chiedere? La redistribuzione così non avverrebbe solo a spese dello stato (con il calo delle tasse sul lavoro), ma con una divisione dei benefici della produttività più equa. Quinto (più stato sociale, meno regali alle rendite). A proposito di redistribuzione bisogna chiedere una tassazione più giusta, anzitutto delle rendite. E poi, visto che la ricchezza si può ripartire verso il basso attraverso salari, pensioni e servizi bisogna necessariamente rafforzare lo stato sociale in controtendenza con lo svuotamento perseguito in questi anni. Un asilo nido è indispensabile quanto un pronto soccorso e la politica per sostenere la non autosufficienza, per assicurare alle donne la libertà di lavorare non si risolve con un bonus in denaro, ma contando su una rete di servizi forti: qui c'è il pilastro di una maggiore giustizia sociale e di un progresso economico. Quando Veltroni dice che si devono tagliare tre punti di spesa pubblica cosa accadrà per sanità e servizi? Il voto alla sinistra è l'unica garanzia che si vada verso il rafforzamento del welfare. Sesto (più qualità allo sviluppo, meno scempio di risorse e territorio). L'ambientalismo del "sì" proposto da Veltroni è speculare a quello del "no": li non va bene niente, qui va bene tutto. Invece ci vuole l'ambientalismo della qualità. La garanzia sta nella sinistra arcobaleno che non deve rendere conto ai grandi interessi economici, ma tiene a cuore i beni comuni. Settimo (più libertà per le persone e meno ipocrisie conservatrici). La libertà di divorziare senza attendere troppi anni, i diritti degli omosessuali, il testamento biologico: la garanzia che uno stato paternalista - che in Europa non c'è più - non decida al posto nostro, sta in Italia solo a sinistra. Ottavo (più soggetti televisivi, meno favori a Mediaset). Il conflitto d'interessi non ha trovato soluzione perché non si è voluto né la volta scorsa, né questa. Prima, perché D'Alema diceva che Berlusconi si sconfigge politicamente, più recentemente invece, c'era da fare, insieme a Forza Italia, la legge elettorale bipartitica. Anche qui, il voto a sinistra è l'unica speranza. Infatti chi ragiona in termini di potenza sostenendo che le armate televisive di Berlusconi non si possono toccare ed è meglio venire a patti chiedendo spazi a Mediaset, non ragiona in termini liberali. La sinistra in Italia è più liberale dei democratici. La nona ragione (meno partiti nelle nomine, più politica nella società) è la questione morale. Non c'è legalità, né lotta alla mafia se non si moralizzano vita pubblica e partiti. E non ci pare che il problema sia solo dalle parti di Ceppaloni. Ci vuole coraggio: avanti con la legge sulle nomine in sanità, passi indietro dalle giunte impresentabili. Quella della questione morale è una sfida difficile, ma è quella vitale. E infine la politica-politica: chi non desidera che il Pd si butti nella grande coalizione ha un solo sistema per scongiurarlo, far arrivare tanti voti alla sinistra. Una postilla sul '68. A parte che il 6 politico non data a quell'anno, molti elettori ricordano cosa era l'Italia prima di quel grande cambiamento: provinciale, ottusa verso le donne, con le classi differenziali nella scuola pubblica... anche in questo caso i liberali e i progressisti stanno più a casa nostra che dalle parti del Loft. Voler essere insieme Sarkozy, Obama, Zapatero va bene forse per gli spot, un po' meno per la realtà vera delle cose e delle persone e per questa Italia bisognosa di una svolta di giustizia, libertà e civiltà. la Sinistra l'Arcobaleno.

Torna all'inizio


Controcorrente, l'attualità in corsa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vespri Controcorrente, l'attualità in corsa Norma Rangeri Accanto ai talk-show che durano due ore, con molti ospiti e posti in piedi per i giornalisti, c'è una macchina leggera che ogni sera, in meno di un'ora, apre e chiude i capitoli dell'attualità. Il programma si chiama Controcorrente (SkyTg-24, dalle 22,30), lo conduce Corrado Formigli, giovane reporter della scuola di Michele Santoro. Due ospiti in studio, uno in collegamento, sintetici flash dai luoghi interessanti per il tema della serata e sondaggi veloci, commissionati alla Pr-marketing, interpellando un campione di mille persone con il telefonino. Per rispondere su quanti consensi alla scelta di Veltroni, quanti all'apparentamento con Di Pietro. Oppure il caso Cuffaro discusso con Leoluca Orlando e il sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Anche un primo piano sulla situazione del Kosovo intervistando il primo ministro Thaci che racconta dei rapporti con il governo Berlusconi e con Prodi. Si intitolava "capitali coraggiosi" la puntata di Controcorrente dell'altra sera, e a interpretare la parte principale c'era un "figlio di", Matteo Colaninno, capolista del partito democratico a Milano. Come presidente dei giovani industriali, qualche volta è stato ospite dei talk-show blasonati, senza lasciare ricordi memorabili. Uno di quelli che non alzano la voce, cravatta, occhialetti e poche parole. Spiegava la sua recente decisione di candidarsi al parlamento, sottolineando l'abbandono di tutte le numerose cariche (azionista del Sole24ore, della banca popolare di Mantova, della vicepresidente di Confindustria e della presidenza dei giovani industriali). "Mi sono dimesso da tutto per passione" replica a Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che, sulla linea bertinottiana, non apprezza il partito contenitore che si rinnova proponendo candidature a pioggia a tutti i figli di importanti imprenditori, ma anche agli operai della Thyssen. Nelle interviste agli operai del Nuovo Pignone, c'è chi approva l'idea di imbarcare il giovane manager chi sospetta la fregatura. E siccome Colaninno-junior parla del debito pubblico, Formigli gli chiede un commento sulla scelta del Pd di non ricandidare il viceministro Vincenzo Visco, l'unico ad essere riuscito nell'impresa di ridurre la mostruosa evasione fiscale. L'industriale replica che "se si deve fare largo ai giovani, ci sta anche che Visco passi la mano". Poi, sulla ricetta per uscire da un paese in declino, ripete la formula veltroniana: più crescita e più salario. Niente di nuovo, ma ecco uno che vuole emanciparsi dall'ingombrante padre per salire sul carro del probabile schieramento perdente. nrangeri@ilmanifesto.it.

Torna all'inizio


Il Kosovo elettorale del Partito democratico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commento Il Kosovo elettorale del Partito democratico T. Di Franc. Non avremmo mai immaginato che la delicata crisi del Kosovo diventasse il discrimine della campagna elettorale. E non tra chi ha scelto la guerra e chi la soluzione di pace, ma come rilancio nei comizi tra centro e destra, vale a dire tra le stesse formazioni che, con scelta comune e voto bipartisan nel marzo 1999, resero possibile la guerra di bombardamenti aerei che prometteva di essere "umanitaria" appena di là dell'Adriatico. La Sinistra invece votò contro quella scelta e scese in piazza per dimostrare l'inutilità e la drammaticità di una decisione che infatti fece sul terreno stragi e incrudelì la situazione sul campo. Allora, ha scritto in questi giorni, Claudio Magris, la secessione del Kosovo "era esclusa dal nostro governo quando l'Italia partecipò alla vergognosa guerra del Kosovo". Adesso invece emerge che quei raid preparavano proprio l'indipendenza etnica che l'Italia si precipita a riconoscere, accettando la nascita di un mini-stato crocevia di traffici mafiosi, porto franco della malavita internazionale e più grande base militare degli Stati uniti in Europa. E c'è pure chi se ne vanta in campagna elettorale, come a dire: lo schieramento mio è più bello del suo... Ecco dunque che Veltroni illustrando le differenze tra i due schieramenti dichiara: "Se si aprisse una crisi sul Kosovo il governo del Pd la potrebbe affrontare, mentre un esecutivo del Pdl avrebbe difficoltà per le divisioni tra An e Fi", aggiungendo "le differenze c'erano anche nello schieramento di centrosinistra nel passato ma ormai non ci sono più perchè il Pd ha deciso di andare libero sulla base di una coerenza e convergenza programmatica". Deve essere la linea, perché D'Alema parlando alla Camera ha espresso le identiche parole sul Kosovo: "Il Pd è unito" e a chi gli ha fatto notare che la Sinistra non la pensa così ha risposto: "Infatti noi ci candidiamo da soli a governare l'Italia a differenza di Berlusconi che si candida con quelli che non condividono le scelte fondamentali della politica estera del paese". Via dunque la "zavorra" della Sinistra, il ministro ha spiegato il riconoscimento della secessione di Pristina dalla Serbia sulla base di tre argomenti. Primo, perché la scelta è ineluttabile, non c'era altra possibilità. E non è vero, perché ci sono state trattative che avrebbero potuto dare risultati straordinari solo che fossero continuate e non fatte fallire dall'arrivo a Pristina di Bush che aizza all'indipendenza e dice che la riconoscerà anche da solo; trattative dove Belgrado ha proposto il 95% di autonomia e un "contratto" per verificare in dieci anni la possibilità di un'ulteriore separazione. Secondo, perché il il caso è speciale e non fa precedente. E non è vero, perché i serbi di Bosnia dovrebbero essere convinti a rimanere artificialmente uniti nella periclitante Bosnia Erzegovina dalla stessa comunità che 400 km più a sud fa esattamente l'opposto, dividendo a forza la Serbia costretta a perdere il 15% del suo territorio fondativo. Terzo, perché senza riconoscimento ci sarebbero "rischi per le truppe italiane" e quindi "o riconosciamo o ci ritiriamo". E non è vero, perché è vero il contrario, proprio con il riconoscimento dell'indipendenza i contingenti italiani della Kfor-Nato che operano sul campo secondo la Risoluzione 1244 dell'Onu che riconosce la sovranità della Serbia sul Kosovo, vengono a trovarsi pericolosamente esposti, nemmeno loro sanno bene che cosa dovranno fare; mentre arriva la "missione civile e di polizia" dell'Ue, Eulex, che, senza l'approvazione dell'Onu, va a imporre l'indipendenza, cioè la legittimità di un altro stato anche nelle enclave serbe che continuano - e continueranno - a dichiararsi "Serbia". E tra il riconoscimento e il ritirarsi dalemiano, c'è ancora l'alternativa di continuare le trattative per arrivare a una forma di "cosovranità", l'unica multietnica e degna della sovranazionalità europea promessa. Ieri sono state votate le missioni - Afghanistan, Libano e quella del Kosovo con l'incredibile aggiunta dei fondi per la missione Eulex. E il Consiglio dei ministri ha sancito la decisione di riconoscere l'indipendenza di Pristina - ma si dividendosi. Perché c'è ancora chi pensa che quella guerra "umanitaria" era sbagliata, e che il riconoscimento dell'indipendenza unilaterale è come fosse la continuazione dei bombardamenti aerei. I due protagonisti della nuova scena politica italiana, il primo Walter Veltroni leader in pectore del Pd e Massimo D'Alema, ministro degli esteri da "mito", sproloquiano invece di essere oculati, preoccupati e soprattutto rispettosi del dettato costituzionale che dice che un governo dimissionario che resta in carica fa l'ordinaria amministrazione non riconosce un'indipendenza statuale proclamata perdipiù unilateralmente. La fretta dell'Italia è sull'orlo del precipizio.

Torna all'inizio


Pristina, un altro sbaglio Ferrero vota contro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Pristina, un altro sbaglio" Ferrero vota contro Il governo Prodi riconosce il Kosovo. Il ministro del Prc: "Violate le procedure internazionali, rischiamo nuovi conflitti identitari" Sara Menafra Roma È stato l'ultimo atto "politico" della legislatura, ed ha registrato una nuova spaccatura. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, del Prc, ha votato contro la scelta di riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Le ragioni che l'hanno portata a scegliere il "No"? Sono due. La prima: nei fatti c'è stata una violazione del diritto internazionale. Fino ad oggi azioni come quella nei confronti del Kosovo sono sempre state precedute da un passaggio all'assemblea Onu. Questa volta l'Onu non ha deciso in tal senso e non c'è un consenso unanime neppure all'interno dell'Unione europea. Dunque, non c'è neppure la parvenza di un atto che segua il diritto internazionale, ma la semplice logica del fatto compiuto. A volte il passaggio all'Onu è stato solo un atto formale... E' vero, ma ora abbiamo rotto anche questa procedura. L'altro motivo è che il conflitto tra Stati uniti e Russia è in forte ripresa, dal punto di vista degli armamenti stiamo tornando agli anni pre-Gorbaciov. E' del tutto evidente che la vicenda dei Balcani è terreno di confronto tra Stati uniti e Russia, anche da un punto di vista simbolico visto che il collante della Russia di oggi non è il comunismo ma la grande guerra patriottica e l'ortodossia. Il Kosovo è un luogo clamorosamente simbolico anche da questo punto di vista, immaginare che il problema sia solo serbo è miope, significa non saper leggere le dinamiche di lungo periodo nella formazione delle identità. Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo può fornire un pretesto per elementi di conflitto già aperti. Spero che non succeda niente, ma c'è già stato il primo assalto all'ambasciata Usa. Temo che sia stato aperto il vaso di Pandora. Lei crede che l'Italia abbia semplicemente rincorso gli Usa? Credo che la situazione sia più articolata. E' vero che la presenza italiana in Kosovo è consistente e, bisogna dire, anche apprezzata per la difesa dei luoghi sacri ortodossi. Ma non si può dire che il nostro ministero degli esteri abbia guidato il processo di riconoscimento del Kosovo, non gli farei questo torto. Piuttosto non è stato in grado di uscire da questa logica. C'è stata una subalternità di fatto, D'Alema non ha saputo avviare un esito diverso e, con la grande presenza militare che abbiamo nell'area, è stato difficile sfilarsi. Peraltro, credo che sia stata una mossa contrastante con le scelte fatte in altri scenari, un fatto particolarmente negativo. D'Alema e Veltroni hanno sottolineato immediatamente che il Pd è compatto sulla politica estera. Ora che non ci siete più voi, che non c'è più l'Unione, hanno un problema in meno... E' una considerazione corretta nei fatti, ma penso che si basi su una visione sbagliata, la stessa che li ha portati nella guerra dei Balcani nel '99. Hanno abbandonato il filone pacifista. Crede che la presenza della sinistra al governo abbia orientato la politica estera italiana o nei fatti è cambiato poco? Abbiamo fatto dei compromessi, spesso non sufficienti, ma credo che nell'ambito delle proposte internazionali la nostra presenza abbia svolto un ruolo positivo. Quando, ad esempio? Sull'uscita dalla guerra in Iraq, ce la dimentichiamo sempre ma se ci fosse stato Berlusconi saremmo stati ancora là. Anche Berlusconi aveva promesso il ritiro delle truppe... Lo dice pure Bush, il problema è farlo. Se dipendesse da lei, se tra due mesi ci foste voi al governo, cosa farebbe per il Kosovo? E' difficile dirlo, bisognerebbe ridiscutere interamente le relazioni con l'area. Il problema è quello che si fa oggi. Quando si fanno le frittate l'ipotesi di ricostruire le uova è un po' complicata. Se la maggioranza esistesse ancora, la sinistra sarebbe riuscita a far cambiare posizione al resto della coalizione? Per come il governo ha annunciato la sua scelta, credo di no. E noi, in ogni caso, non avremmo condiviso questa decisione.

Torna all'inizio


Leggi già pronte al via (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni si fa in 12 Leggi già pronte al via Alla prima seduta di governo Dodici sono i punti del programma declamato da Veltroni sabato scorso durante l'assemblea costituente del partito democratico, e 12 saranno i disegni di legge che il Pd si impegna ad avere pronti per il primo Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato ieri Walter Veltroni, giunto in Puglia nel suo tour elettorale. "Dodici proposte di legeg che corrispondono ai punti del programma che approveremo nel primo Consiglio dei ministri, se vinceremo". Ci stanno lavorando i gruppi parlamentari e gli esperti del programam veltroniano. La ratifica del Consiglio dei ministri non sarebbe un problema, bisognerà poi vedere come andrà il percorso parlamentare. Sì al faccia a faccia in tv "Se ci saranno le condizioni farò il confronto in televisione con Silvio Berlusconi, è un dovere verso gli italiani". Così ha risposto Veltroni a chi gli chiedeva la disponibilità al faccia a faccia con il suo principale avversario. La prima condizione che bisognerà verificare è proprio la disponibilità del cavaliere. Ma la campagna elettorale, ha aggiunto il segretario del Pd, "non si fa in televisione ma nelle piazze". Ad ogni evenienza il Pd e Fi si sono approvate un regolamento sulla par condicio su misura.

Torna all'inizio


Berlusconi escluso dalle sue liste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ma è uno scherzo: Bondi dice che il Pdl non candiderà gli indagati, poi spiega: non valgono i processi politici. Cioè tutti A. Fab. Roma Anche Silvio Berlusconi si impegnerebbe a non candidare chi è nei guai con la giustizia. La novità, contenuta in una lettera che il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha inviato ai dirigenti regionali del partito, è tutta da verificare visto che già sommersa dalle eccezioni. A stare alla lettera di Bondi il precetto suggerito da Forza Italia per il nuovo "Popolo delle libertà" è addirittura più rigido di quello introdotto dal partito democratico ed evidentemente copiato dal centrodestra. Fuori dalle liste dovrebbero restare anche i semplici inquisiti, mentre Veltroni escluderà solo i rinviati a giudizio e chi è stato arrestato o condannato per alcuni reati. Ma sono le eccezioni che spiegano la regola, visto che ad avere più problemi di tutti è proprio il candidato premier Berlusconi che è sia indagato (ha persino processi in corso) che condannato. Bondi chiarisce tutto nel suo messaggio: "Escludiamo naturalmente quei procedimenti penali che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico". Cioè tutti quelli che hanno coinvolto parlamentari forzisti, secondo le rituali lagnanze proprio di Sandro Bondi. Dunque nessuna rivoluzione. Di parlamentari indagati Forza Italia e An sono piene, a parte Berlusconi basta citare due inchieste recenti che coinvolgono nomi di primo piano, il senatore forzista Pittelli indagato dal pm De Magistris a Catanzaro e il deputato Landolfi che per An presiede la commissione di vigilanza Rai e che è finito in un'inchiesta sui rifiuti in Campania. Poi c'è la pattuglia dei condannati con sentenza definitiva di cui il blog di Beppe Grillo chiede da anni la cacciata dal parlamento: da Dell'Utri e Alfredo Vito, da Berruti a Sterpa a Iannuzzi, tutti di Forza Italia. In alcuni casi resteranno fuori ma non per questioni etiche, il loro processi sono considerati tutti "politici". Ma forse non si porrà nemmeno il problema. Mentre infatti Veltroni sottolineava come la decisione del Pdl fosse copiata dal codice etico appena varato dal Pd, Bondi già precisava: "Questi criteri non sono definitivi, sono contenuti in una bozza di lavoro provvisoria, un contributo da presentare alla discussione con An e gli altri partiti aderenti al Pdl". La discussione ci sarà nei prossimi giorni, An e la Lega (seppure in veste di alleata) che recitano la parte dei partiti intransigenti dovranno però far valere le loro eccezioni perché ad esempio nel partito di Fini c'è l'ex capogruppo Nania condannato con sentenza passata in giudicato e in quello di Bossi persino l'ex ministro Maroni (in questo caso per una vicenda davvero politica come furono gli scontri di via Bellerio). Intanto oggi Silvio Berlusconi approverà e verosimilmente annuncerà il programma del Pdl, anche questo come vuole la moda del momento stringato - una ventina di pagine - e naturalmente tutto concentrato sul taglio delle tasse, la sicurezza e il federalismo. Berlusconi aveva detto di averlo fatto avere in anteprima al commissario Ue Almunia per una valutazione, ma ieri Almunia l'ha smentito: "Non ho ricevuto nulla".

Torna all'inizio


Caso Ichino, sinistra all'attacco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Articolo 18 Bertinotti: "Estendiamolo a tutti". L'Arcobaleno: "Il professore è contro i lavoratori". Il Pd lo difende: "Guai alle demonizzazioni". Tace il sindacato Daniela Preziosi Roma Il caso Ichino mette a dura prova il fair play elettorale che finora ha regnato fra il Pd e la sinistra arcobaleno. Ieri il giuslavorista, editorialista del Corriere della sera noto per le sue battaglie contro la "sinistra conservatrice", ha annunciato di aver accettato di correre per il Pd. Più che il suo sì a Veltroni - scontato, Ichino è fra i 'tecnici' più citati nel partitone - sono le motivazioni a far notizia. In un'intervista a Repubblica, le definisce "le sue condizioni" per accettare la candidatura. E sono: "Continuare la battaglia per modernizzare l'impiego pubblico, la contrattazione e il mercato del lavoro". Condizioni abbondantemente accettate dal programma del Pd, soprattutto quanto all'enfasi sul secondo livello di contratto. Ma con l'occasione il professore si spinge fino alla proposta di "rivedere" l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che vieta il licenziamento senza giusta causa nelle imprese con più di 15 dipendenti. In pratica ne propone l'abolizione, scambiandolo con una riforma dei licenziamenti, evidentemente introducendoli dove finora sono vietati. Affermazioni pesanti, anche a casa Pd: almeno un pezzo del partito - gli ex ds - ha vissuto e vinto una grande battaglia in difesa dell'articolo 18, all'epoca considerato "un diritto costituzionale" messo sotto attacco dal governo Berlusconi. Finì con una vittoria, ma fu una contrapposizione durissima, alla cui testa si mise Sergio Cofferati, allora segretario della Cgil. Che il 22 marzo 2002 portò tre milioni di persone in piazza . Così ieri la sinistra si è fatta saltare i nervi. Fausto Bertinotti, unico, ha sorvegliato i toni: l'articolo 18 andrebbe rivisto, dice, ma nel senso di "estendere a tutti i lavoratori la tutela contro il licenziamento senza giusta causa". Il resto della sua coalizione invece ha attaccato a testa bassa: "proposte di destra" (Franco Giordano), "dobbiamo attenderci che sarà proprio il Pd a ricominciare la guerra contro l'articolo 18? Non staremo a guardare" (Titti Di Salvo, Sd), "Veltroni getta la maschera" (Pino Sgobio, Pdci), "un calcio in faccia ai lavoratori e ai loro diritti" (Manuela Palermi e Natale Ripamonti, Pdci e Verdi), "contro il precariato la ricetta del Pd è quella dei licenziamenti facili" (Cesare Salvi, Sd). Ma ad andare giù pesante è Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci: "E' incredibile che certe dichiarazioni arrivino da uno che si dichiara di sinistra. Una volta avrebbero detto: è servo del padrone". Le parole di Rizzo sono un'occasione ghiotta per la risposta del Pd. Molti di quelli che difendono Ichino non resistono alla tentazione di rispolverare i vecchi arnesi, come l'accusa alla sinistra di essere "cattiva maestra". Per Enrico Buemi (Pd), l'Italia "non ha bisogno né di chiusure ideologiche e tanto meno di criminalizzazioni irresponsabili, ma di confronti seri sul come affrontare e risolvere i problemi della crescita della nostra economia, dell'occupazione e dei salari", "Marco Rizzo con i suoi compagni porta la responsabilità di aver reso molto più difficile e sicuramente in ritardo questo necessario cambiamento". Ancora più esplicito il socialista Lanfranco Turci: "Vorrei ricordare a Rizzo che la virulenza del suo linguaggio è la stessa adottata da coloro che costringono il professor Ichino a vivere sotto la tutela continua delle forze di polizia e che hanno colpito già tanti studiosi del diritto del lavoro, da Biagi a D'Antona". "Io non voterò Pd - dice l'economista Giuliano Cazzola - ma guardo con grande interesse e solidarietà alla sfida che quel gruppo dirigente lancia alle Erinni e ai bolscevichi impenitenti della Cosa rossa". La destra cerca di inserirsi nella polemica, ma lo scontro è tutto fra sinistra e centro. Eppure la diversità dei toni degli interventi che provengono dall'entourage di Veltroni è significativa. Ichino sta dando al Pd "un contributo prezioso", dice il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini. E il Pd "con il suo programma sta dimostrando che è possibile tenere insieme l'uguaglianza con l'innovazione sociale". Quanto all'articolo 18, "nel nostro programma si sono preferite proposte diverse". Parole meditate, che ridimensionano l'esploit del professore. Ma non riempiono il vuoto lasciato dal silenzio della Cgil, riferimento importante del "partito nuovo". "Nel nostro programma non c'è l'abolizione dell'articolo 18", dice Alessia Mosca, giovane responsabile del Lavoro del Pd. Lei, nel marzo del 2002, era ancora più giovane e lavorava a Bruxelles per i popolari europei. Non era in piazza con Cofferati. Quella dell'articolo 18, dice, rischia di essere "una bandierina": "lo stile giusto per affrontare i problemi è cercare una soluzione, non arroccarsi su posizioni ideologiche".

Torna all'inizio


La sfortuna di governare con l'economia in frenata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-22 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Retroscena La sfortuna di governare con l'economia in frenata L'idea di Tremonti delle larghe intese per affrontare la crisi e il centrosinistra spiazzato ROMA - Se è vero quanto sostiene l'economista Renato Brunetta, uno dei più ascoltati consiglieri di Silvio Berlusconi, che "il governo non fa il prodotto interno lordo", è pur vero che una strana maledizione sembra precedere il Cavaliere. Precedere è il termine esatto, perché appena lui si avvicina a palazzo Chigi l'economia, plof!, si affloscia come un pallone bucato. E' successo nel 1994, quando la speculazione finanziaria si accanì ferocemente contro la lira. E' accaduto di nuovo nel 2001, dopo gli atti terroristici di New York e Washington che nessuno, almeno in Italia, poteva davvero prevedere. E si sta verificando ancora. Non fraintendete: non c'è alcun nesso di causa ed effetto fra le due cose. Come non c'è stato un nesso, al contrario, tutte le volte che ad avvicinarsi al governo era Romano Prodi e puntuale come il segnale orario, ecco la ripresa. Con inevitabile smacco del Cavaliere: che l'ultima volta, dopo cinque anni di vacche magre, ha visto il pil sfrecciare sotto il suo naso a quasi il 2%. Non che la presunta fortuna del Professore non abbia assunto ormai dimensioni internazionali, come ha sperimentato durante la semifinale fra Italia e Germania dei campionati mondiali di calcio la sua grande amica nonché premier tedesco Angela Merkel. A 120 secondi dalla fine del secondo tempo supplementare Prodi l'ha fissata con una smorfia di sofferenza e le ha sussurrato: "Angela, se c'è una cosa che proprio non sopporto sono i calci di rigore". E mentre glielo diceva, il pallone scagliato dal piede sinistro di Fabio Grosso imbroccava una traiettoria irripetibile e si insaccava alle spalle del portiere tedesco Lehmann. Ma nemmeno Berlusconi passa per essere uno perseguitato dalla mala sorte. E poi cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Nel settembre del 2005, in piena bonaccia, affermò: "L'unica vera ricetta per cambiare il corso dell' economia è l'ottimismo". Perché ottimista Berlusconi lo è sempre stato. Un mese prima delle elezioni politiche del 2001 si sbilanciò: "Puntiamo a una crescita di oltre il 4%". E sette mesi dopo l'attentato alle Torri gemelle: "La ripresa è già cominciata". Non si arrese al "pessimismo della sinistra" nemmeno quando le cifre mostrarono la cruda realtà di una crescita non del 4% ma dieci volte inferiore: "La crescita dell'Italia è stata superiore a quella della Germania e dei Paesi Bassi". Finché, a ridosso delle elezioni del 2006, dopo aver ammesso che il cattivo andamento dell'economia poteva dare un vantaggio al centrosinistra, fece professione di realismo: "Smettiamola di preoccuparci così tanto per la nostra economia. Abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga?". Dimenticando forse che la prima cosa fatta dal suo governo era stata la dichiarazione di guerra proprio al sommerso. Ma questa volta c'è da giurare che abbia assistito non senza sgomento, mentre i sondaggi lo davano stravincente alle elezioni, alla picchiata delle previsioni sulla crescita economica: 2%, 1,7%, 1,4%, per arrivare allo 0,7% se non addirittura, come teme la Confindustria, allo 0,3%. Una catastrofe, in grado di mettere a rischio anche il programma elettorale del Popolo della libertà. Chi ha seguito l'evoluzione degli stati d'animo dei vertici del centrodestra riferisce di un Giulio Tremonti, vicepresidente di Forza Italia e mente economica del centrodestra, non soltanto preoccupato: di più. L'ex superministro dell'Economia c'è già passato e sa bene che cosa vuol dire governare con la recessione e il fucile puntato dell' Europa. In cuor suo, probabilmente sa pure che difficilmente si potrà ancora sottoporre agli italiani un menù di stomachevoli condoni. Il vero problema, tuttavia, è che la stagnazione economica potrebbe compromettere l'architrave del programma di Berlusconi: il taglio delle tasse. Già nei cinque anni di governo del centrodestra, che poteva contare su una maggioranza schiacciante, fu verificata l'impossibilità di ridurre le imposte a due sole aliquote del 23% e del 33% come Berlusconi aveva promesso in campagna elettorale, firmando davanti a Bruno Vespa il contratto con gli italiani. Alla fine ci si fermò al 43%. E adesso le condizioni potrebbero non essere migliori. Così quella vecchia idea della Grande coalizione alla tedesca che a Tremonti non dispiaceva, soprattutto se il risultato delle urne dopo il 13 aprile sarà un pasticcio simile a quello che abbiamo già visto, potrebbe non essere tramontata del tutto. Anche perché la recessione, se recessione sarà, metterebbe in difficoltà non solo Berlusconi ma anche il Partito democratico di Walter Veltroni, che promette sgravi fiscali e massicci interventi per i figli. E comunque, vuoi mettere il gusto di sconfessare la profezia che un giorno ha enunciato in privato, semiserio, Pier Luigi Bersani? Eccola: "Il destino della sinistra è rimettere a posto i conti, poi veder arrivare il centrodestra che li sfascia di nuovo, quindi tornare al governo per sistemarli, e dopo perdere ancora le elezioni contro il centrodestra che li sfascia un'altra volta, e così all'infinito...". Sergio Rizzo.

Torna all'inizio


Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Pullman in Puglia Il segretario pd convoca il popolo delle primarie il 29 e 30 marzo Veltroni: un dovere il duello tv Su De Mita perdo voti? Pazienza L'annuncio: al primo Cdm varerò le dodici priorità E Ciriaco, corteggiato da Casini e Tabacci, lavora a una "nuova Dc". Ma Pezzotta avverte: il leader c'è già DAL NOSTRO INVIATO FOGGIA - Che "tristezza", quando si sta in un partito solo per una poltrona... E Ciriaco De Mita l'ha occupata "fin troppo a lungo". Walter Veltroni lo grida che è buio dal palco di Foggia, neppure lo nomina l'ex premier che ha sbattuto la porta del Pd, ma i cinquemila con le bandiere tricolore se lo passano di bocca in bocca: "Ce l'ha con De Mita... ". è al grande capo del centrosinistra campano che il teorico del "voltar pagina" spedisce il più aspro dei rimproveri, è lui che ammonisce tra gli applausi dei pugliesi: "Quando si è stati 45 anni in una istituzione si può lasciare spazio a qualche ragazzo, o no?". E se il Pd perderà voti? "Non me ne importa nulla, ci sono cose che è giusto fare. E non mi piace chi sta in un partito a seconda che lo si candidi oppure no". Aria nuova o "il Pd rischierebbe di perdere", ma è una "pura invenzione" che il leader voglia candidare i "figli di". Alle tre tappa a Barletta e nella città che alle primarie scelse Enrico Letta, per la prima volta lo staff del pullman teme il flop. A Foggia però è un'altra storia. Piazza XX Settembre è piena come nemmeno per l'ultimo comizio di D'Alema. E Veltroni si rincuora: "C'è grande effervescenza, tanta gente non si vedeva dal '96". L'ex sindaco sogna in grande, convoca ai gazebo i votanti delle primarie per il 29 e 30 marzo sperando di farne altrettanti volontari, progetta un maxi-comizio finale in collegamento video con tutte le piazze d'Italia. E quando gli chiedono del faccia a faccia con Berlusconi non si tira indietro: "Se ci saranno le condizioni sì che lo farò, è un dovere verso gli italiani". E mentre De Mita, corteggiato da Casini e Tabacci, lavora a una "nuova Dc" e già si vede leader ("Non scherziamo, c'è Tabacci" lo stoppa Pezzotta), Veltroni inneggia al ricambio generazionale. Ringrazia Prodi, Amato, Visco, Pinza, Violante e Mattarella per la generosa autoesclusione dalle liste, loda lo scrittore Gianrico Carofiglio che sarà candidato col Pd, annuncia che il 13 marzo presenterà 12 proposte di legge che corrispondono alle priorità del programma e giura che, se vincerà, saranno approvate al primo Consiglio dei ministri. La traccia del discorso è sempre la piattaforma morale di Spello, la politica senza nemici e senza insulti, l'Italia unita che non si vergogna di cantare l'inno di Mameli. "Prima c'era timidezza, pure i calciatori della nazionale stavano a bocca chiusa...". Ora cantano tutti, Veltroni abbraccia Michele Emiliano, bacia Nicola Latorre e poi di nuovo via, destinazione Modena. E pazienza se il candidato premier viaggia in aereo e auto blu e salta sul pullman solo alle porte della città. Monica Guerzoni.

Torna all'inizio


<Rivedere l'articolo 18> Bufera sulle proposte lanciate da Ichino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il caso Il giuslavorista sarà in lista con i democratici "Rivedere l'articolo 18" Bufera sulle proposte lanciate da Ichino Sinistra all'attacco. No dai sindacati Bertinotti: eliminarlo? La misura va estesa a tutti. E Tremonti: questo tema lo lasciamo volentieri a Veltroni ROMA - Sembra di essere tornati al 2002. è bastata la conferma della candidatura di Pietro Ichino nel Pd per riaprire lo scontro sull'articolo 18 dello Statuo dei lavoratori, quello che vieta i licenziamenti senza giusta causa. Il giuslavorista milanese, che correrà in Lombardia, è tra gli ideatori della proposta di contratto unico di assunzione che, in cambio della eliminazione di tutti i contratti atipici, prevede che nei primi due-tre anni del rapporto di lavoro l'azienda possa licenziare pagando al lavoratore un indennizzo economico, mentre dopo scatterebbe la tutela dell'articolo 18. Questa proposta è avversata dai partiti della sinistra radicale e dalla Cgil. Ma anche Cisl e Uil, che pure nel 2002 firmarono il Patto per l'Italia col governo Berlusconi che prevedeva deroghe all'articolo 18, sono contrarie a riaprire la questione. E gli stessi vertici del Pd sono consapevoli che la materia è esplosiva, tanto che nel programma del partito di Walter Veltroni non c'è traccia di interventi sull'articolo 18, spiega la responsabile Lavoro, Alessia Mosca. Perfino il Pdl si tiene alla larga dalla questione. "La lasciamo volentieri a Veltroni" ironizza Giulio Tremonti (Forza Italia), che insieme con Gianni Alemanno (An) e Roberto Maroni (Lega) ha preparato il programma dello schieramento di Silvio Berlusconi. La novità è che le idee di Ichino hanno diritto di cittadinanza nel Pd. "Per noi non sono un tabù" dice Mosca, che auspica su questo una discussione fuori dagli schemi ideologici. Purtroppo però alcune reazioni ricordano i toni accesi del 2002. Marco Rizzo, del Pdci, accusa Ichino di essere "servo dei padroni". Parole che hanno provocato la dura replica del socialista Lanfranco Turci: "La virulenza del linguaggio di Rizzo è la stessa adottata da coloro che costringono il professor Ichino a vivere sotto la tutela continua delle forze di polizia e che hanno già colpito Marco Biagi e Massimo D'Antona", i due giuslavoristi uccisi dalle Brigate rosse. Di "squallido linciaggio " parla Giuliano Cazzola, ex sindacalista Cgil e amico di Biagi. Fausto Bertinotti risponde invece nel merito dicendo che, secondo Rifondazione comunista, l'articolo 18 non andrebbe superato, ma esteso a tutti i lavoratori, anche quelli delle piccole imprese. Per Cesare Salvi (Sinistra democratica) la ricetta di Ichino si riassume nei "licenziamenti facili". La Cgil, con Fulvio Fammoni, avverte: "Sull'articolo 18 non abbiamo cambiato idea e non la cambieremo: restiamo contrari a modifiche". Ieri ne hanno discusso anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e Maurizio Sacconi (Forza Italia), alla presentazione del libro di Raffaele Marmo "Anni flessibili". Bonanni ha tagliato corto: "L'articolo 18 non è più d'attualità. Oggi le priorità sono altre". Secondo Sacconi, invece, quelle di Ichino sono "idee giuste". Nel programma del Pd c'è solo una proposta che va nella direzione del contratto unico suggerito dal professore: un allungamento deciso (anche se non si specifica di quanto) del periodo di prova prima dell'assunzione. "Si potrebbe arrivare a 6-12 mesi" dice Mosca. Enrico Marro.

Torna all'inizio


<Parlerò io con Walter> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 11 categoria: BREVI "Parlerò io con Walter" Veltroni e Pannella nel 2000 1987 Con Craxi a Montecitorio 2000 Con Silvio Berlusconi 2005 Stretta di mano con Prodi.

Torna all'inizio


Santanchè: solo la Bindi coraggiosa come me (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE La "vestale" della Fiamma "Le parlamentari di Silvio non sono tigri ma gatte, tutte le altre hanno il complesso di Edipo" Santanchè: solo la Bindi coraggiosa come me ROMA - "Se io fossi di sinistra, mi porterebbero in giro come la Madonna. La prima donna candidata premier nella storia repubblicana. Una donna che si batte contro l'obbligo del velo per le islamiche, che gira sotto scorta per ospedali a confortare le ragazze musulmane picchiate, sfregiate, violentate dai loro uomini, che ogni due mesi riceve dall'Inghilterra minacce di morte e lettere con la foto di Theo van Gogh, il regista sgozzato dagli islamici. Ma sono di destra; e non mi fila nessuno". Difficile riconoscere Daniela Santanchè nel profilo della perseguitata. Più facile chiedersi cosa c'entri una dama dei salotti milanesi e romani con la Destra postmissina e populista di Storace e Buontempo. "Ma quali salotti? Io sono una donna del popolo, e insieme una donna di successo. Popolare, non populista. Vengo da una famiglia di piccoli imprenditori, ho lavorato molto, non ho prestanomi, delle mie aziende sono presidente e amministratrice. Mio padre diceva che si nasconde solo quel che si è rubato. Quanto a Buontempo, è uomo raffinatissimo". Raffinatissimo? "Nel pensiero. La sua è passione politica autentica. Come quella di Storace. Quando disse che era meglio la Mussolini della Santanchè, gli mandai un mazzo di fiori con un biglietto: "Sono certa di farti cambiare idea". Il tempo mi ha dato ragione". Delle altre donne, assicura, non vorrebbe mai parlar male. "Sarei contenta che candidassero Giorgia Meloni sindaco di Roma, che fosse proprio lei, dopo aver tanto parlato contro le quote rose e la politica al femminile, a beneficiare delle battaglie che ho condotto dentro An. Non ho nulla contro le donne del mio vecchio partito: hanno una storia diversa, non riescono a emanciparsi dal loro monarca Fini, per loro lo stipendio da parlamentare è importante; io sono la parlamentare con la più alta dichiarazione dei redditi, e non me ne vergogno perché mi garantisce libertà. Stimo molte donne anche a sinistra, a cominciare dalla Finocchiaro, ma non vedo una Santanchè tra di loro. Sono convinte di avere il monopolio della questione femminile, ma non si affrancano dagli uomini, hanno tutte il complesso di Edipo. L'unica che ha dimostrato davvero coraggio è Rosy Bindi ". E le soubrette di Forza Italia? "Nessun malanimo. Certo, Silvio fa il circo con le gatte anziché con le tigri". Non ce l'ha neppure con la donna che le ha portato via il marito, Rita Rusic. "E perché dovrei? Lei non ha colpe. Alla fine è l'amore che vince. Proprio per questo, avrei sperato che vincesse l'amore per nostro figlio Lorenzo. Sarò all'antica, sarò di Cuneo; ma quasi quasi penso che bisognerebbe vietare per legge di separarsi quando si hanno figli piccoli. Lorenzo ha 11 anni, e avrei voluto che questo dolore gli fosse stato risparmiato. Oggi non mi considero single. è single chi è libera di fare qualsiasi scelta. Io non me la sentirei di portare in casa un altro, di far soffrire Lorenzo coricandomi nella stanza a fianco alla sua con un uomo che non è suo padre. Non mi piace questa mancanza di pudore, il modo con cui la Bruni e Sarkozy, che ormai pare un cartone animato, hanno messo in piazza la loro storia, senza mai arrossire. Io voglio continuare ad arrossire". Tra Veronica e Silvio Berlusconi, la ragione non è necessariamente dalla parte della donna: "Quella lettera è stata inopportuna. Se decidi che la tua "mission" è sposare un miliardario, certe cose tocca subirle". Secondo le voci di Palazzo, con Berlusconi la Santanchè dovrebbe essere furibonda: prima la incoraggia a lasciare Fini per andare da Storace, poi stringe l'accordo proprio con Fini. "Non è andata così. Non sono Ambra, nella versione teleguidata da Boncompagni. E non dirò una parola contro Berlusconi. L'ho promesso a Lorenzo, che è un suo fan e mi ha incoraggiata a scendere in campo, senza però fargli la guerra. Domenica scorsa ero a cena ad Arcore, abbiamo telefonato insieme a mio figlio e Silvio gli ha promesso: "Tua mamma e io non litigheremo mai". Anzi, dopo il voto potrei essere utilissima. Già vedo i titoli: "Veltroni e Berlusconi pareggiano al Senato, la Santanchè sfonda". A quel punto, il Cavaliere potrà contare su di noi per fare il governo, anziché cercare l'accordo con l'infido Veltroni; il più comunista di tutti, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa. Berlusconi ne deve diffidare, perché lo tradirebbe. Come lo tradirà Fini, l'uomo delle giravolte, che fino a qualche giorno fa auspicava la morte come soluzione al berlusconismo. Però i traditori finiscono sempre male". La ragazza di Cuneo, capitale della Resistenza, è alleata con i fascisti della Fiamma tricolore. "Ma non ci sono nostalgici con noi. Ci sono anticonformisti, senza complessi, senza ansia di essere legittimati dai circoli internazionali, finanziari o mediatici. La prima sberla l'ho presa a tredici anni, a Cuneo, per aver distribuito i volantini di un comizio di Almirante. Non ero proprio missina, ero ribelle, non credevo alla leggenda dei partigiani tutti buoni e dei neri tutti cattivi. Sono orgogliosa di essere concittadina di Giorgio Bocca, un grande giornalista; ma sulla Resistenza la penso come Pansa. Quando arrivai a Torino a Scienze politiche, nell'80, trovai un'università piena di eskimo, e mi divertivo a provocare: Mini Clubman, borsa Fendi, scarpe rosse con bordino oro. I miei esami erano spettacoli, con due tifoserie contrapposte: da una parte barbe incolte e capelli lunghi, dall'altra i "cremini", i figli degli Anni '80, quelli che a Milano si chiamavano sanbabilini. Per questo il 16 marzo manifesteremo a San Babila: per riprenderci la "nostra" piazza. Avremo candidati a sorpresa: un generale dell'Arma dei carabinieri, un giornalista importante, un grande imprenditore, forse donna. Per ora Rai e Mediaset mi oscurano, mi ha invitato solo Lucia Annunziata domenica prossima, ma quando scatterà la par condicio non mi fermeranno. Nell'antica Roma erano le vestali, quindi le donne, a tenere accesa la Fiamma. E negli Anni '70 erano le donne ad aspettare alla finestra figli e mariti di destra che non sono più tornati". "La Destra" Daniela Santanchè, candidata premier Aldo Cazzullo.

Torna all'inizio


FI: fuori lista chi è inquisito Eccezione per i <motivi politici> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-22 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il caso Tra i "salvati" il leader e Dell'Utri. Berlusconi lancia i gazebo per il programma l'1 e 2 marzo FI: fuori lista chi è inquisito Eccezione per i "motivi politici" La proposta Bondi ai segretari regionali. Pdl-Lombardo: si tratta ancora Il coordinatore di FI parla di "procedimenti penali". In Sicilia l'ipotesi di un ticket tra il leader Mpa e Miccichè ROMA - Lo pretende Walter Veltroni, lo propone Gianfranco Fini e adesso - in qualche modo a sorpresa - lo intima anche Sandro Bondi: chi ha in corso "eventuali procedimenti penali", sia esso parlamentare in carica o candidato, non potrà essere inserito nelle liste elettorali. Sarebbe una notizia bomba quella della lettera fatta pervenire ieri dal coordinatore di FI ai segretari regionali, visto che di parlamentari con procedimenti in corso o conclusi, tra gli azzurri ce ne sono abbastanza. E con nomi più che altisonanti: Silvio Berlusconi, ovviamente, come Marcello Dell'Utri. Ma nella lettera, c'è una decisiva postilla: l'esclusione non vale per i procedimenti che "come sappiamo, hanno una origine di carattere politico", e certamente i casi citati appartengono a questa categoria. Già, ma fa comunque rumore che un semplice "procedimento penale" possa impedire una candidatura. E lo fa tanto nel partito, che lo stesso Bondi deve precisare i contorni di quella che i suoi definiscono "una comunicazione di routine", che si fa sempre sotto elezioni, per evitare che qualcuno "proponga di presentare Tizio che ha sparato a uno o Caio che ha molestato una bambina...": "La nostra è una bozza provvisoria, dovremmo parlare nell'incontro con An e con gli altri partiti del Pdl, non c'è alcun carattere di definitività". Insomma, sembra di capire, si valuterà caso per caso, senza forzature, e l'ultima parola spetterà ai leader. Per il momento, da risolvere c'è ancora l'ultima grana, quella siciliana. Neanche ieri infatti si è concluso il tormentone Sicilia: Miccicchè, che ha incontrato Berlusconi, non ha ancora abbandonato l'idea di correre per la presidenza della Regione al posto di Lombardo, anche se ieri per tutto il giorno ha tenuto i toni bassi, segno che la trattativa è in corso. Da parte sua, Lombardo continua a chiedere un accordo sulla sua candidatura che preveda l'appoggio sia del Pdl che dell'Udc di Cuffaro, che Miccichè osteggia con tutte le sue forze, altrimenti annuncia che correrà da solo e con chi lo appoggerà. Ed è vero che sembra uscita dal campo l'ipotesi di una sorta di collegamento di Cuffaro con il Pdl attraverso l'apparentamento del suo simbolo al Senato con quello dell'Mpa (l'ex presidente della Sicilia dovrebbe candidarsi alla Camera per l'Udc e dunque non ci sarebbero alleanze "spurie"), ma è altrettanto vero che la situazione non si sblocca. E' però ottimista Paolo Bonaiuti: "Una soluzione alla fine è possibile trovarla, se si ha buona volontà", e quello di cui si parla per sbloccare l'impasse è il lancio di un ticket tra Lombardo e Miccichè appoggiato dall'Udc, appunto solo alla Regione. Si vedrà nelle prossime ore se l'intesa andrà in porto con un ultimo sforzo di Berlusconi, che sta limando il programma incentrato soprattutto su ripresa economica e aumento dei salari. Programma che sarà finalmente presentato agli italiani il week end dell' 1 e 2 marzo in 8000 gazebo distribuiti in tutta Italia. Paola Di Caro.

Torna all'inizio


Cattolici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cattolici La Cei non riesce a liberarsi di Ruini Influenza la politica italiana, ma senza un progetto chiaro Nei giochi che hanno in palio l'elettorato cattolico in vista del 13 aprile, sembra quasi che Veltroni e Ruini stiano danzando un minuetto. Entrambi infatti stanno contribuendo, per ragioni diverse, alla nascita di un polo centrista in chiave antiberlusconiana. La decisione di Veltroni di inserire la Bonino nelle liste del Pd è, come ha già detto a gran voce la senatrice Binetti, "un calcio nei denti a tutti i cattolici presenti nel Partito democratico". Cosa succederà adesso? La Binetti e gli altri cattolici di Veltroni potrebbero essere indotti a uscire per andare a ingrossare le liste dei neocentristri realizzando così il sogno arcaico di una nuova Democrazia Cristiana, come sembra desiderare Ruini? La domanda è meno banale di quanto sembri. L'idea di Ruini di creare uno schieramento di centro che indebolisca Berlusconi si arricchisce ogni giorno di nuovi colpi di scena. Sono in ballo quei dieci milioni di voti dei cattolici italiani che ogni domenica vanno a messa. Ed è ovvio che la futura stabilità della maggioranza che sarà espressa ad aprile si giocherà tutta al centro. Veltroni, per aggiudicarsi i 400 mila voti che si dice che la Bonino sia in grado di esprimere, si è assunto il rischio di perdere l'appoggio dei suoi elettori moderati. È lo stesso errore che sta commettendo Ruini: la proliferazione di sigle al centro dello schieramento politico sancisce la fine della posizione di equidistanza fra i due poli sempre tenuta dalla Chiesa italiana dopo la fine della Democrazia Cristiana. Un'equidistanza che il cardinale Bertone, dall'alto della Segreteria di Stato, sta provando, inutilmente, a mantenere. L'elettorato cattolico sta vivendo un disorientamento inedito, che trova la sua origine nella confusione che regna ai vertici della Curia romana, quasi come se la leggendaria lucidità strategica d'Oltretevere si fosse improvvisamente appannata. Negli ultimi quindici anni, i vescovi sono stati fra i migliori mediatori della politica italiana. Fra Prodi e Casini, Rutelli e lo stesso Berlusconi, hanno ottenuto un risultato eccellente: tenere viva la fiamma della trasversalità cattolica all'interno dei due poli. 3 22/02/2008.

Torna all'inizio


Segue come liberarsi dalle piaghe bibliche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue come liberarsi dalle piaghe bibliche Altro che 12 punti per un buon governo Qui servono misure drastiche e precise La malapolitica, la sanità in Calabria, Napoli, il paesaggio (segue dalla prima pagina) Se invece si riducessero i parlamentari, i compensi e le spese stratosferiche delle istituzioni politiche di regioni come la Sicilia, che sono in mano ad autentici nababbi, i mastellismi di ogni sorta che succhiano il sangue al nostro Paese, correrei alle armi. Ridurre il costo della politica vuol dire tagliare le unghie a un ceto politico senza uguali, come numero e come costo, nel mondo occidentale, in gran parte parassitario. E per questo, è inutile illudersi: si tratta di affrontare uno scontro mortale. Io non riesco a leggere questa indispensabile dichiarazione di guerra nei dodici punti di Veltroni. Forse vuol tenere la cosa nascosta per sorprendere il nemico, ma almeno un piccolo cenno, magari in forma criptica, sarebbe necessario. Ridurre il costo della politica è un tragitto obbligatorio anche per ridurre in misura molto maggiore le imposte e quindi ridare reddito, fiato e capacità di consumo a larghi gruppi sociali sacrificati dalla politica degli ultimi quindici anni. La degenerazione della politica contro la professionalità La degenerazione della politica non ha solo un costo diretto molto elevato, ma comporta anche un grande danno indiretto, per lucro cessante. La degenerazione della politica (cioè l'intrufolarsi ovunque e dappertutto della stessa in aree che nei paesi avanzati nulla hanno a che fare con la politica) comporta un peso soffocante, avvolge le nostre attività in una ragnatela opprimente, scoraggia la professionalità, seleziona i peggiori e demoralizza i giovani (e tanti, soprattutto quelli vocati alla ricerca scientifica, se ne vanno all'estero proprio perché non trovano spazi di crescita basati solo sulle capacità, sulla professionalità, sull'impegno). Per andare al concreto, sto completando uno studio su come si fanno le nomine nella sanità in Inghilterra e in altri paesi europei. Alla mia domanda se la politica interferisce nelle nomine della sanità, il mio corrispondente inglese ha avuto una reazione quasi incredula e imbarazzata e mi ha scritto: "Mai e in nessun modo le nomine della sanità, sia per i sanitari che per gli amministratori dei Trust che gestiscono gli ospedali, sono influenzate da considerazioni di appartenenza politica". Segue Veltroni cosa sta succedendo nella sanità in Italia, legge le cronache della Calabria, si è reso conto che ciò che succede in Calabria è solo lo stadio terminale di una malattia che ha colpito tutta l'Italia, Lombardia al primo posto? Io non ho trovato nei dodici punti di Veltroni uno che alzi la bandiera contro la degenerazione della politica e a difesa della professionalità e che faccia proposte su come affrontare questo punto assolutamente cruciale. La dominanza della malavita organizzata in alcune regioni, con tendenza ad espandersi Nei dodici punti di Veltroni c'è un punto 2 che ripresenta la solita aria fritta sul rilancio del Mezzogiorno e un punto 10 che dice cose ragionevoli sull'ordine pubblico e sulla sicurezza. Ma qui non si tratta di "pacchetto sicurezza" o di "usare più personale in divisa all'esterno". Si tratta di ben altro. Si tratta di decidere se si vuole portare in fondo, non solo con gli strumenti delle forze dell'ordine, ma anche economici e istituzionali, la battaglia mortale in corso per liberare alcune regioni italiane, che sono sostanzialmente occupate da forze estranee allo Stato ma che, allo stesso tempo, nello Stato hanno scavato le loro tane. E se si vuole affrontare seriamente il problema della corruzione, che rappresenta l'humus nel quale fiorisce la malavita organizzata. Negli ultimi tempi in Sicilia le forze dell'ordine hanno ottenuto grandi risultati e alta sia sempre la nostra gratitudine a loro e a chi le ha guidate e soprattutto protette dalla politica degenerata. Ma in Sicilia interi settori economici sono ancora in mano a queste cosche. E la Calabria? Io non ho letto, nei dodici punti di Veltroni, un'indicazione di battaglia all'altezza della situazione catastrofale in Calabria. La Calabria va commissariata; i giuristi dicano come, certamente nel rispetto dei principi costituzionali, ma anche in modo da garantire i diritti costituzionali dei ragazzi di Calabria e dei tanti calabresi per bene. Solo in alcune zone, grazie al cielo sempre in minor numero, dell'Africa, si trovano popoli in stato di maggior sofferenza dei calabresi. Veltroni deve semplicemente dire: intendiamo batterci per riunificare la Calabria all'Italia oppure, per la Calabria promuoveremo la secessione, come ha fatto il Kosovo. La mancanza di giustizia È un'altra piaga biblica del nostro Paese. Qui il punto 11 è corretto e convincente perché lancia un obiettivo specifico e comprensibile: "ridurre entro livelli europei la durata dei processi civili e penali". Aspettiamo che, nella prossima tornata, Veltroni ci dica anche entro quale scadenza si prefigge di raggiungere l'obiettivo e con quali strumenti. Il peso del debito Anche quest'altra piaga biblica è affrontata con un indirizzo condivisibile: "usare il patrimonio demaniale per abbattere il debito sotto quota 100% del Pil". Anche qui aspettiamo che, nella prossima tornata, Veltroni ci dica entro quale scadenza si prefigge di raggiungere l'obiettivo e come. La distruzione del territorio e del paesaggio Veltroni pone al primo punto tra i dodici del suo programma la necessità di misure per accelerare la realizzazione di infrastrutture e indica come priorità: energia pulita, rigassificatori, termovalorizzatori, piano decennale per aumentare l'energia prodotta da vento e da sole, oltre a esprimere il suo sostegno per il progetto Tav. E precisa: "serve un nuovo ambientalismo del fare" e quindi "basta con l'ambientalismo che cavalca ogni movimento di protesta del tipo "nimby" (non nel mio giardino) e impedisce di fare le infrastrutture necessarie alla crescita del Paese". Tutto giusto e condivisibile. Ma le stesse cose le ha già dette anni fa Berlusconi e le ripeterà ora il Pdl. Dove si può allora porre l'elemento di differenziazione politica? Forse nel chiarire che "un nuovo ambientalismo del fare" non deve coincidere con la politica di distruzione del territorio e del paesaggio che, scatenata dall'ultimo governo Berlusconi e dai suoi condoni, è stata poi cavalcata, alla grande, da giunte di sinistra, anche se più in chiave di villettopoli e di piccole lottizzazioni che di infrastrutture. Nel chiarire che il "nuovo ambientalismo del fare" non deve abrogare l'art. 9 della Costituzione (uno degli articoli più avanzati del mondo in materia) sulla tutela del paesaggio storico e ambientale, come patrimonio prezioso del paese. Uno degli ultimi atti positivi del governo Prodi è stata l'approvazione di un progetto legislativo (frutto di un approfondito lavoro della Commissione Settis) che reintroduce alcune tutele centrali del paesaggio e dell'ambiente, dopo lo squassamento degli ultimi anni. Il prezioso lavoro della Commissione Settis è stato subito e violentemente contestato da giunte di sinistra, in primo piano il presidente della Regione Toscana. Può gentilmente Veltroni dirci da che parte sta, perché è su questi punti dove ci sono conflitti di idee, di cultura, di interessi che il nuovo governo deve fare delle scelte e intervenire con una guida sicura e convincente? Quello che resta del patrimonio paesaggistico, storico e ambientale, italiano è una delle poche grandi risorse, anche economiche, del Paese. Come, forse, i napoletani hanno imparato negli ultimi tempi. I Comuni che hanno lanciato devastanti sviluppi edificatori, soprattutto ma non solo di seconde case, affermano di essere costretti a questa politica dissennata e distruttiva per poter trovare, attraverso l'Ici, le risorse finanziarie necessarie per sostituire quelle oggetto di continui tagli del governo. Se questo è vero, e qualcosa di vero c'è, il nuovo governo deve avviare, con urgenza, una politica finanziaria più equilibrata nei confronti dei Comuni per garantire ad essi un equilibrio finanziario, senza obbligarli a distruggere il loro ambiente e il loro paesaggio. Vi sono tante altre cose, in positivo e in negativo, su cui discutere. Positiva, molto positiva, l'accoppiata Finocchiaro-Borsellino per la Sicilia, due persone competenti e per bene, diverse ma integrantisi perfettamente. Per l'amata isola può riaccendere una speranza. Bene anche il sostenere e stimolare i giovani che "si mettano alla stanga" (De Gasperi). Ma senza cadere nella retorica del giovanilismo che, è bene ricordarlo, fu tipica del primo fascismo e senza dimenticare che Hitler e Mussolini presero il potere molto giovani, mentre Adenauer andò al potere a settant'anni. C'è poi il tema delle città in crisi. Sono le città i veri soggetti dello sviluppo. Come far cambiare marcia a Napoli e alla Campania, inchiodate al sottosviluppo da una cultura politica e da un ceto politico disastrosi, di sinistra e supercentralisti? Poi ci sarebbe da parlare dell'energia nucleare e di altro. Ma per ora concentriamoci sulle grandi piaghe bibliche. Per queste non basta un elenco di dodici punti di buon governo. Ci vuole molto di più e di meglio. E se non vanno a posto le piaghe bibliche, tutto il resto è aria fritta. 22/02/2008.

Torna all'inizio


Segue dalla prima tutti i "contadini" di walter, da passuello a bonino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima tutti i "contadini" di walter, da passuello a bonino Dal fallimento del 1998 alla scommessa del 13 aprile Il primo obiettivo della compresenza di Bonino e Binetti, di teo-dem e libertari, ipergarantisti e ipergiustizialisti, è bilanciare, equilibrare, evitare che una identità prevalga sull'altra e alla fine provare a rastrellare consensi su un fronte e sull'altro. Il secondo obiettivo va oltre la tattica elettorale. In fondo, le mosse di Veltroni non sono diverse da quelle studiate e messe in atto quando nel 1998 divenne segretario dei Ds. I quali erano all'epoca strutturalmente impossibilitati a coltivare una vocazione maggioritaria, ma non per questo rinunciarono a inseguirla. Veltroni scelse per esempio di affidare l'Organizzazione del partito, da sempre la casella più delicata in un soggetto di tradizione comunista, all'ex presidente delle Acli Franco Passuello. Prima di lui erano già entrati nella Quercia repubblicani (Giorgio Bogi), socialisti (Valdo Spini), comunisti unitari (Famiano Crucianelli, che nel frattempo ha fatto qualche giro ed è appena rientrato). Una compagnia non meno eterogenea di quella che sta affluendo ora al Loft, ma che non sortì alcun effetto "maggioritario". Passuello durò poco e male nel ruolo e l'operazione verso i cattolici che ne aveva giustificato la nomina sortì l'unico effetto di scatenare la pubblicistica sul ritorno del "partito contadino", con riferimento alla tradizione sovietica di affiancare il Partito-guida con finte ed eterodirette appendici pluraliste. Naturalmente né Di Pietro, tantomeno i radicali, hanno alcuna intenzione di calarsi nel ruolo dei partiti contadini. Per ora, anzi, dietro l'accordo elettorale Pd-Pr (non ancora chiuso ufficialmente, oggi nell'incontro tra Bonino e Veltroni i radicali torneranno alla carica per la candidatura di Pannella e Sergio D'Elia...) si fronteggiano due reciproci tentativi di "sfruttamento": da una parte l'intenzione di cavalcare a tempo determinato la tigre democrat per garantirsi innanzitutto la sopravvivenza, dall'altra la convinzione veltroniana di poter ancorare stabilmente al Pd culture politiche che finora sono andate a zonzo nell'arco parlamentare. E di poterci riuscire - questa è in fondo la "novità" di cui parla l'ex sindaco di Roma - senza necessariamente passare da un accordo notarile coi rispettivi gruppi dirigenti. Non è un caso che non esista alcuna clausola di scioglimento dei Radicali nel Pd nella base di accordo su cui è arrivato il primo sì, a differenza di quella (peraltro ancora vaga) contenuta nell'intesa con Di Pietro. E, del resto, Veltroni non avrebbe posto la discriminante della non ricandidatura di Pannella - che del suo partito è padre, padrone e azionista unico, il solo legittimato a premere il bottone delle fusione - se l'intento fosse stato quello di formalizzare un matrimonio politico. Il fatto è che, per usare la battuta di uno stretto consigliere veltroniano, i radicali sottoscriveranno le regole di ingresso nelle liste democratiche, ma le clausole di uscita non sono loro appannaggio. Perché se il 13 aprile i calcoli di Veltroni (e Berlusconi) si riveleranno esatti, il prossimo Parlamento istituzionalizzerà l'assetto bipartitico che potrebbe uscire dalle urne con una riforma elettorale e una revisione della Costituzione ad hoc. E per tutti i senza casa - a partire da quelli che hanno trovato posto nei due partiti principali - sarà difficile riprendere la navigazione fuori dalle tre famiglie oggi sicure di avere una buona rappresentanza nel prossimo Parlamento (Pd, Pdl e Sinistra arcobaleno). A quel punto, se la scommessa di Veltroni si sarà rivelata vincente, non servirà più trattare nuove fusioni con partiti contadini. Casomai, mettere i contadini - tutti o una parte, si vedrà - davanti al fatto compiuto di aver già trovato nel Pd la loro unica possibile mezzadria. Stefano Cappellini 22/02/2008.

Torna all'inizio


Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo Pd e Fini, anche Berlusconi valuta l'ipotesi di non candidare chi ha problemi penali Forza Italia: no agli inquisiti in lista. Poi frena Veltroni: se vinco, 12 leggi alla prima riunione di governo. Intesa con i radicali.

Torna all'inizio


ROMA Anche Forza Italia dice no agli inquisiti in lista. Sandro Bondi ha inviato una letter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A ai coordinatori azzurri nella quale indica come impedimento alla candidatura "eventuali procedimenti penali". Naturalmente, "esclusi quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico". Tra le ragioni dell'iniziativa, sondaggi che segnalano la sensibilità dell'elettorato sul tema. Ma le modalità della diffusione della notizia non sono piaciute a Berlusconi. Tanto che Bondi ha frenato in serata: è solo "una bozza provvisoria".Intanto Veltroni ha chiuso l'accordo con i radicali (che rinunceranno al loro simbolo ma eleggeranno sette deputati e due senatori nelle liste del Pd) e ha annunciato che, se vincerà le elezioni, al primo consiglio dei ministri varerà i 12 disegni di legge, che racchiudono tutti i progetti più qualificanti del suo programma.

Torna all'inizio


ROMA - Il 13 per cento degli elettori sceglie il partito sulla base della specchiata fedina penale d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ei suoi candidati. Ancora una volta è un sondaggio in possesso del Cavaliere e dei vertici di Forza Italia alla base della direttiva sulle "liste pulite" inviata da Sandro Bondi ai coordinatori regionali. Una circolare ufficializzata in un modo un po' maldestro, al punto da scatenare l'ira di Silvio Berlusconi peggiorandogli l'umore oltre il mal di gola, ma che risponde ad un'esigenza a lungo valutata in via del Plebiscito. "Ti ricordo - scrive Bondi nella lettera inviata ai coordinatori azzurri - che eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico, costituiscono un motivo sufficiente di esclusione, soprattutto per un partito come il nostro che dalla sua nascita ha sempre potuto vantare un'assoluta onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti". Il requisito indicato dal coordinatore - ammorbidito dall'esclusione dei procedimenti a contenuto politico - è presente nella parte finale della circolare, ma tanto basta a scatenare la polemica e a scatenare più di una perplessità da parte di molti azzurri. Non tanto per il requisito che si ritiene "ovvio", quanto per il fatto di aver dato l'impressione di inseguire, ancora una volta, la campagna elettorale del partito Democratico e dell'Italia dei Valori. E' infatti da giorni che il centrosinistra di Veltroni sventola il "requisito irrinunciabile" inserito nei criteri di scelta delle candidature, proprio per contrapporlo al Pdl. "Valuteremo tutti i casi, ma non ci faremo dettare le candidature dalla magistratura", sostiene Fabrizio Cicchitto. Indiscrezioni ci sarebbero anche sul fronte del programma sulla giustizia, con la reintroduzione dell'immunità parlamentare e l'uso di intercettazioni solo per i reati gravi. Malgrado dentro FI sia scattata subito la caccia al coordinatore che ha diffuso la circolare interna, la sfuriata del Cavaliere ha costretto in serata Bondi a correggere la linea. "Alcuni criteri per la formazione delle liste elettorali" "sono in realtà contenuti in una bozza di lavoro provvisoria. La bozza è stata elaborata come un contributo da presentare alla discussione con An e gli altri partiti aderenti al Pdl" "e quindi non ha alcun carattere di definitività". Proprio Gianfranco Fini nei giorni scorsi era però intervenuto sull'argomento, sposando appieno la linea dell'intransigenza. Al punto da creare irritazione nella stessa FI, partito che da sempre denuncia l'uso politico della giustizia che è stato fatto nei confronti del proprio leader. Un attacco diretto a Fini lo fa il senatore Jannuzzi (FI) che lo definisce "un qualsiasi Di Pietro" e lo critica per i troppi veti. Ma.Con.

Torna all'inizio


ROMA - Una partenza a razzo. E' quella che promette Walter Veltroni se il Partito democ (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Una partenza a razzo. E' quella che promette Walter Veltroni se il Partito democratico dovesse vincere le elezioni. In questo caso, con l'ex sindaco di Roma nella tolda di comando a Palazzo Chigi, il primo Consiglio dei ministri esaminerà dodici provvedimenti che trasformeranno in legge gli altrettanti punti del programma presentati sabato. Il leader del Pd, in Puglia per il suo tour elettorale, intende dare la sveglia a un Paese "che cresce poco da troppi anni" e incarica i parlamentari del partito di scrivere dodici proposte di legge, da presentare agli elettori il tredici marzo. Lo staff dei Democratici sta calibrando temi e tempi della competizione e pensa in grande: l'iniziativa che chiuderà la campagna elettorale, l'undici aprile, dovrebbe prevedere collegamenti in video con le piazze delle principali città italiane. Con la promessa di ieri, Veltroni mostra di voler puntare tutto sulla politica che finalmente decide perché libera dai veti dei "nanetti": "Fin dal primo giorno in cui Romano Prodi è entrato a Palazzo Chigi, la maggioranza ha cominciato a segare l'albero sulla quale era seduta". E dunque, insiste, se in questi quindici anni si facevano i programmi per giustificare le coalizioni più eterogenee, ecco che "noi abbiamo introdotto un elemento di rottura, siamo un partito che si candida a governare l'Italia con un programma chiaro". Ecco allora gli impegni: via libera ai termovalorizzatori e alla Tav, giù le tasse per imprese e famiglie, introduzione del credito di imposta per le donne che lavorano e della dote fiscale per i figli (fino a 2500 euro). Solo per citare alcune delle priorità. Insomma, un programma asciutto, ma molto ambizioso. Le tappe a Barletta e a Foggia servono anche per tornare sui temi di più stretta attualità, a cominciare dall'addio di Ciriaco De Mita al Pd. Confortato dai sondaggi (secondo l'Swg il Pd in una settimana ha recuperato almeno un punto percentuale anche grazie alla vicenda De Mita), Veltroni non mostra segni di pentimento: "Il Pd avrebbe rischiato di perdere consensi se fosse rimasto uguale a se stesso. Vogliamo voltare pagina, è la volta buona per imboccare la strada del cambiamento e dell'innovazione". Avanti quindi con il ricambio generazionale, con il segretario che questa mattina a Roma presenta il capolista alla Camera nella circoscrizione uno del Lazio: si tratta della ventisettenne Marianna Madia, economista e romana. In Puglia Veltroni torna poi a parlare della competizione con Silvio Berlusconi, ma lo fa soltanto per sponsorizzare il confronto in tv con il suo avversario: "Mi sembra un dovere nei confronti degli italiani". Per il resto, il segretario del Pd tiene fede alla regola del fair play e a quella di non nominare il Cavaliere. Regola che non si è dato Massimo D'Alema, il quale durante un'iniziativa in Piemonte veste i panni del poliziotto cattivo. Dopo aver difeso Romano Prodi, "il suo governo non è piaciuto soltanto agli evasori", il ministro degli Esteri prende di mira Berlusconi: "Vuole abolire l'Ici e detassare gli straordinari? Bene, sembra che il suo obiettivo non sia altro che completare il lavoro del governo Prodi".

Torna all'inizio


Varo il programma alla prima riunione di governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Varo il programma alla prima riunione di governo" Veltroni: se vinco, subito il via libera a 12 disegni di legge. Doveroso il confronto tv con Berlusconi.

Torna all'inizio


Sì ai radicali, fronda dei cattolici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bonaiuti e il Cavaliere defilato: "Mai fidarsi del vecchio leone che dorme..." Sì ai radicali, fronda dei cattolici [FIRMA]UGO MAGRI ROMA La differenza è che Veltroni conclude, Berlusconi cincischia. Il primo si mostra freddo con le idee chiare, il secondo si lacera tra calcolo e sentimento. Col risultato che l'accordo tra Pd e Radicali è quasi in porto, mentre quello tra Pdl e Lombardo (Mpa) sembra prossimo al naufragio. Perfino i centristi sono più concreti del Cavaliere: la prospettiva di un accordo tra Udc e Rosa Bianca, con l'apporto dell' "esule" De Mita, non è più tanto campata in aria. Logico che nel campo veltroniano si parli di rimonta e si sventolino i sondaggi Swg che danno il distacco col centrodestra ridotto a 6-7 punti percentuali. La vittoria è una speranza che si auto-alimenta, il leader del Pd parla come se fosse lì, a portata di mano: "Al primo Consiglio dei ministri dopo il voto porteremo 12 disegni di legge...". E' un vecchio pallino di Berlusconi. Fini lo attacca, il paragone è col mago Houdini, per l'azzurro Bondi Veltroni è Fregoli (campione del trasformismo), entrambi lo accusano di mettersi disinvoltamente alle spalle l'eredità del governo Prodi. Ma intanto il verbo veltroniano dilaga: "Il Pd propone una stagione nuova, mentre il Pdl ripropone qualcosa di già visto e non apprezzato. Disponibile a un confronto televisivo col Cavaliere? Assolutamente sì". Poi, è naturale, pure Walter ha le sue grane. Il sofferto sì pronunciato dai Radicali durante la notte va ora, per dirla in gergo, "implementato". Oggi si vedranno il segretario Pd e la Bonino per trattare dettagli velenosetti tipo: quale posto in lista verrà assegnato ai candidati radicali, in quali programmi tivù saranno lanciati, e soprattutto chi saranno quei nove eletti. In partenza c'è un veto su Pannella (supera le 3 legislature) e su D'Elia (un lontano passato di lotta armata al servizio di un presente nonviolento). Veltroni, inflessibile: "Abbiamo regole molto chiare". Pannella replica gentile: "Il regolamento prevede deroghe per loro, forse ne potrebbero fare pure per noi". Il leader storico radicale ha subito il "diktat" del Pd (o dentro, oppure niente lista collegata) per amore del partito, della sua radio, dei suoi progetti. Cede solo per realismo. Poi c'è l'altro impiccio, i cattolici del Pd in subbuglio, la Bindi che diffida Veltroni dal cambiare "di una sola virgola" il programma per compiacere Bonino, la teodem Binetti sul piede di guerra che chiede anche "un tagliando" per la legge sull'aborto. L'esclusione di De Mita dalle liste riscuote largo plauso dei sondaggi, corrisponde a un movimento d'opinione che mira al ricambio), però rischia di squarciare una falla nel Pd, spezzoni ex Margherita risucchiati dal leader irpino offeso verso la Rosa Bianca, a sua volta in seria trattativa con Casini anche per effetto di forti pressioni vescovili. Sabato Tabacci, Pezzotta e Baccini lanceranno un appello all'Udc per fondare insieme un movimento nuovo. Il simbolo evocherà un mix dei due partiti (inascoltati gli ex dc Scalfaro, Cossiga e Andreoti che invitano a lasciare lo scudocrociato alla Fondazione Sturzo), mentre Casini potrà esserne il candidato premier. Chi rischia la poltrona è solo Cesa poiché gli equilibri interni andrebbero ripensati. De Mita ne ha parlato tanto con Tabacci che con Casini. In tutto questo, Berlusconi non è ancora in grado di dare a Lombardo una risposta sull'alleanza con l'Mpa in Sicilia e nel Centro-Sud. C'è sempre di mezzo l'impuntatura di Miccichè. Berlusconi tentenna, la risposta tarda, Lombardo è sul punto di perdere la pazienza, in fondo la Cosa Bianca costituisce un'attrattiva pure per lui. Encefalogramma piatto sul candidato sindaco per Roma: il Pd cala un big come Rutelli, il Pdl non scioglie la riserva sull'unica kamikaze disponibile, Giorgia Meloni di An. Bonaiuti per giustificare il Cavaliere cita un proverbio della Tanzania: "Mai fidarsi del leone dormiente...". Segnali di riarmo a sinistra. Bertinotti marca le differenze col Pd: "Un'intesa di governo con Veltroni? Servirebbe una correzione di fondo del loro programma", troppo moderato. "E se perdono con Berlusconi, poi non diano la colpa a noi".

Torna all'inizio


Liste pulite, Pdl in affanno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA L'operazione liste pulite si arricchisce di un'altra puntata. Questa volta è il turno di Forza Italia che sembra alzare l'asticella delle candidature presentabili, ma con una postilla ambigua. In una lettera ai coordinatori regionali Sandro Bondi specifica che un motivo di esclusione rappresentano gli "eventuali procedimenti penali". Ma poi aggiunge che vanno esclusi quei procedimenti che hanno "un'origine di carattere politico". Ecco, il punto è: cosa si intende per procedimenti di carattere politico? Comunque, l'uscita di Bondi ha creato molti malumori nel partito perché nella lettera non si specifica se la tagliola scatta per condannati di primo grado o in via definitiva. L'impressione poi è stata quella di inseguire il Pd e di accodarsi a Fini che ha chiesto di usare più rigore nella scelta dei candidati. "Non si può lasciare che siano le procure a scegliere chi mettere in lista", è stata nei giorni scorsi l'osservazione di Fabrizio Cicchitto. Il timore che arriva dalla periferia è che in piena campagna elettorale certe procure si scatenino con gli avvisi di garanzia: Forza Italia sarebbe costretta a rintuzzare dicendo che si tratta di accuse a "carattere politico, per l'appunto". Tra l'altro è stato fatto notare che ancora non si è discusso di criteri con An. Di fronte a questo agitarsi di acque, Bondi ha aggiustato il tiro, precisando che questi criteri "sono in realtà contenuti in una bozza di lavoro provvisoria, elaborata come un contributo da presentare alla discussione con An e gli altri partiti aderenti al Popolo della Libertà". Quindi, non sono criteri "definitivi". Ignazio La Russa conferma che ancora non se n'è discusso, ma che in linea di massima l'esclusione scatta di fronte a una condanna di primo grado. "Non penso comunque - aggiunge il capogruppo alla Camera di An - che ci sarà un automatismo rigido. Ognuno valuterà per i propri candidati, caso per caso. Che ci sia una linea di rigore mi sembra più che giusto". E' il criterio di "opportunità" al quale Gianfranco Fini ha fatto riferimento anche ieri dopo che in un'intervista alla Stampa aveva detto che gli indagati o i condannati per reati gravi possono stare "fermi un giro". Bene, gli ha replicato Francesco Storace con una battuta al vetriolo, "sono d'accordo, ma mi chiedo: come farà Fini con alcuni deputati che intende ricandidare e che risultano condannati?". Anche Pier Ferdinando Casini non rinuncia alla stoccata: "Forse ce l'aveva con Dell'Utri e con molti eletti in Fi, forse guardava alla composizione delle liste di Berlusconi...". Veltroni osserva la scena soddisfatto di essere inseguito su questo terreno della "moralizzazione" della politica. E si vanta dell'esempio dato dal Pd che prevede nel proprio codice etico l'esclusione dei condannati in primo grado e, precisazione di ieri, anche in caso di rinvio a giudizio per i reati più gravi, come quelli di mafia. Ma nel Pd non manca il sarcasmo, come quello sfoderato da Andrea Orlando, responsabile organizzativo dei Democratici: "Ci auguriamo che alle parole corrispondano i fatti. Seguiremo con particolare simpatia Bondi perché immaginiamo il faticoso lavoro che dovrà fare". C'è poi quel riferimento ai procedimenti di carattere politico che per il Pd ha tanto l'aria di una foglia di fico per poter giustificare candidature discusse. "Certo - spiega Roberta Pinotti - rientra nella sfera della politica il caso di Maroni che fa resistenza alla pubblica sicurezza durante una manifestazione. Ma non vorrei che questo criterio posto da Bondi venga allargato a dismisura. E' curiosa - annota Pinotti - la precisazione del dirigente di Fi, è una formula ambigua che va specificata. Se tutte le volte che la magistratura apre un'inchiesta, ti rinvia a giudizio e poi magari ti condanna è un atto politico, allora abbiamo scherzato".

Torna all'inizio


ROMA Romano Prodi non sarà candidato, come lui stesso ha annunciato, ma nelle liste del Pd i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prodiani non mancheranno. L'ex premier sarebbe contento se venissero candidati dieci suoi fedeli, e nella trattativa pare che presenterà l'elenco (gira voce che abbia inviato una lettera a Walter Veltroni): si tratterebbe del portavoce Silvio Sircana, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, del ministro Giulio Santagata, di Sandro Gozi, collaboratore ai tempi di Bruxelles e deputato, di Letizia De Torre, focolarina e sottosegretario all'Istruzione, di Giorgio Vezzosi, braccio destro di Santagata, e di tre membri dello staff di Palazzo Chigi, Lelio Alfonso, Daniele De Giovanni e Sandra Zampa. Intanto Veltroni tira dritto per la sua strada, anzi accelera: stamattina annuncerà che sarà capolista a Roma l'under-30 Marianna Madia dell'Arel, il centro studi fondato da Andreatta oggi diretto da Enrico Letta, e a Palermo una 25enne telefonista precaria. Artisti, scrittori o registi che siano, in lista ci saranno, "ma solo quelli noti per l'impegno politico". Un nome c'è: Vincenzo Cerami. E pare sia stata Rosy Bindi a rilanciare: "E se chiedessimo a Liliana Cavani, la regista di San Francesco, e una dei nostri primi costituenti?". Contatti in corso. Normali pour-parler politici, apparentemente, quelli con Lilli Gruber. L'eurodeputata è però una carta che verrà calata (non in quota Prodi) solo all'ultimo momento. E il suo potrebbe non essere il solo rientro dall'Europa: in quota Veltroni, c'è anche Claudio Fava. Dalemiani e fassiniani si riservano sulle liste blitz dell'ultim'ora. Fassino perché non ha ancora rinunciato ai socialisti, e tantomeno a candidare i suoi ("i birmani", li chiamano). Per D'Alema al centro di tutto c'è la Puglia, la lista la tiene in mano il sindaco Emiliano, da poco "dalemizzato": per ora si pensa ad Anna Finocchiaro (paracadute senatoriale per la candidata a governare la Sicilia), al lettiano Francesco Boccia, alla giovane imprenditrice della pasta Margherita Mastromauro, e anche alla costituzionalista Anna Chimenti. L'economista Pietro Ichino del Pd corre in Lombardia e già arrivano gli attacchi: per Rizzo, Pdci, è "servo dei padroni", per Salvi, Sd, "sono in arrivo i licenziamenti facili". C'è, nel Pd le donne devono essere almeno il 33 per cento, e dunque molte riconfermate (anche Anna Serafini) e ben accolte le new entry, come la bindiana veneta Margherita Miotto (Bindi candida pure il fisico Giovanni Bachelet). A destra, invece, fioccano smentite: "Nessuna protagonista del Grande Fratello, mai!", giura Maria Stella Gelmini dal pool berlusconiano. Lo stesso per Aida Yespica. Sono invece "ancora in corso le trattative sia con Fisichella che con Vaccarella". Berlusconi pare abbia trovato modo di garantire ad Alfredo Biondi che sarà ricandidato, e di cassare con un tratto-pen ben 25 nomi dalla lista dei 30 della Brambilla: i suoi parlamentari saranno 5, quanti ne avranno i Circoli di Marcello Dell'Utri. \.

Torna all'inizio


Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Otto e mezzo Rinnovamento, anche anagrafico, nelle candidature del Partito democratico. C'è chi si ritira, chi resterà ugualmente. A qualcuno è stato detto "no" come a Ciriaco De Mita, che si è ribellato e ha lasciato il Pd. La7 20.30 caso moro, le verita' nascoste A quasi 30 anni dalla strage di via Fani, lo speciale a cura di Max Giannantoni e Paolo Volterra ricostruisce, con filmati d'epoca e testimonianze di oggi, il sequestro di Aldo Moro. Parlano, tra gli altri, l'allora presidente del Consiglio Andreotti, Cossiga, ai tempi ministro degli Interni, i brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda, il giudice istruttore Rosario Priore e Maria Fida Moro, figlia dello statista. SkyTg24 22.35 LE INVASIONI BARBARICHE Ospiti il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, fautore della lista "Aborto? No, grazie", gli stilisti Dolce e Gabbana e Marco Baldini. Si parlerà del '68 e di destra e sinistra con i "padri" di Zelig, Gino & Michele, Alba Parietti e Andrea Pezzi. Padre Kizito, missionario comboniano rientrato dal Kenya, racconta gli scontri tra etnie che hanno provocato oltre 1000 morti. La 7 21.10 TV7 Ospite di Gianni Riotta, il candidato premier del Partito Democratico, Walter Veltroni. Interventi di Giulio Anselmi, Paolo Mieli, Mario Giordano, Edmondo Berselli. RaiUno 23.00 matrix Il leader del Pdl Silvio Berlusconi è ospite di Enrico Mentana. Canale 5 23.30.

Torna all'inizio


Crespi: "berlusconi è in affanno ha paura di sembrare vecchio" - paolo berizzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il sondaggista è stato consigliere del Cavaliere per 7 anni. "Non sa che fare, non fa più sognare" Crespi: "Berlusconi è in affanno ha paura di sembrare vecchio" La campagna elettorale è diventata una corsa sui 100 metri, ma lui è abituato alla maratona PAOLO BERIZZI MILANO - "Sta facendo una campagna elettorale suicida. Fermo all'angolo. Lui che di solito è sempre al centro del ring. è carente di idee, non sa che fare, la sua macchina elettorale s'è inceppata perché, coi tempi così stretti, non riesce a metterla in moto. Se chiedi a un maratoneta come lui di correre i cento metri, arriverà ultimo". Luigi Crespi, 44 anni, ex titolare di Hdc Datamedia (il cui crack gli costò nel 2005 un arresto per bancarotta fraudolenta), è stato per sette anni sondaggista e spin doctor di Silvio Berlusconi. Sua l'invenzione del "contratto con gli italiani". Suoi anche i celebri slogan berlusconiani "meno tasse per tutti" e "città più sicure". Crespi, come si spiega il basso profilo di Berlusconi in questo avvio di campagna elettorale? "O non si sente in forma o si è bloccata la macchina. Perché così immobile non è mai stato. Che roba è il manifesto Italia rialzati! ?. Non c'è emozione, non c'è sogno, non c'è novità; non c'è nemmeno, per la prima volta, la sua faccia. Forse perché teme di apparire "vecchio"". Ma forse è talmente sicuro di vincere che... "Lui è stra-convinto. Considera la liturgia della campagna un passaggio inutile. Ma è anche pressato dal poco tempo disponibile. Tutte le campagne elettorali di Berlusconi sono delle telenovela a puntate. è una narrazione lenta, che per dipanarsi ha bisogno di tempi e spazi lunghi. Questa volta però le condizioni sono diverse: mancano 50 giorni al voto, e cioè 20 di pubblicità vera. è una corsa sui 100 metri, per lui una competizione nuova. L'uomo è abituato ad agire, qui invece deve reagire. Il che lo mette in crisi". Il suo portavoce, Paolo Bonaiuti, dice che non bisogna "mai fidarsi del leone dormiente". "E finalmente ammette un difetto del Capo. Il sonno del leone mentre è iniziata l'ora della caccia non è un buon segnale. Per di più, Veltroni si è messo a picchiare. è incalzante. Ha bruciato Berlusconi sui tempi: il Pd è nato prima del Pdl, nonostante l'idea del partito unico fosse venuta al Cavaliere già nel 2005". Gli elettori del centrodestra percepiscono, secondo lei, l'"andamento lento" di Berlusconi? "Il 10 per cento degli elettori si sono già allocati in partiti diversi rispetto alla cosiddetta Cdl. Se questa percentuale aumenterà, potrebbe costare la vittoria al Popolo della Libertà". è vero che Veltroni sta copiando il programma al suo avversario? "In politica la rappresentazione del sogno è il modo migliore per raccogliere consensi. Ma allora bisognerebbe dire che anche Obama copia Berlusconi, il che, francamente, mi pare esagerato". Finora i sondaggi danno Berlusconi avanti 10 punti. "Ma Veltroni può recuperare. La differenza sta nelle due campagne elettorali. Uno all'attacco, l'altro in sordina. Berlusconi si è sempre proposto come l'uomo nuovo. Oggi invece si presenta come l'usato sicuro, che sempre usato è". Faccia a faccia televisivo. Come la vede? "Veltroni 3 a 1. Berlusconi le prende. è bravissimo nei monologhi, ma non è abituato ai confronti. Con Prodi, che è decisamente meno brillante di Veltroni, uno dei due match l'ha perso male".

Torna all'inizio


Caccia grossa ai GRILLO BOYS (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità MOVIMENTI / DOVE VA IL POPOLO DELL'ANTICASTA Caccia grossa ai GRILLO BOYS DI Alessandro Gilioli Di Pietro. Pecoraro Scanio. Ma perfino Storace, Tabacci e Casini. In cerca di un elettorato che vale almeno un milione di voti. E che il 13 aprile non si asterrà è "giunto il tempo di dire basta ai partiti delle caste". Chi l'ha detto? Beppe Grillo? Fiorello? Qualche vessillifero dell'antipolitica? Uno dei tanti blogger furiosi con i Palazzi romani? Macché. Lo dice e lo ripete da un paio di settimane niente meno che l'ex ministro Mario Baccini, una vita nella Democrazia cristiana prima di emergere come esponente nell'Udc di Cesa, Buttiglione e Cuffaro. Tre legislature alle spalle, il curriculum pieno di incarichi su plurime poltrone della capitale, Baccini non risulta in verità essersi mai distinto per le sue proposte contro i privilegi degli onorevoli, contro le auto blu, i portaborse o le indennità faraoniche, ma da quando ha messo in piedi la Rosa Bianca non lascia passare giorno senza una dichiarazione contro la Casta. Merito, o colpa, di quel milione e passa di italiani che si è comprato l'omonimo libro di Rizzo e Stella, di quei trecentomila che hanno firmato in piazza per Grillo, di quell'aria di antipolitica che continua a spirare ma non troverà nelle elezioni del 13 aprile alcun simbolo a rappresentarla a livello nazionale. Sicché adesso, a Roma, tutti o quasi si sentono in diritto di tentare di intercettare la stanchezza diffusa nel Paese verso i manovratori di Montecitorio e dintorni, cercando magari di far scordare il proprio passato recente o antico. Baccini, ammettiamolo, non avrà gioco facilissimo nel farsi passare per il nuovo che avanza, ma a suo favore ha la presentabilità del suo leader, Bruno Tabacci: il quale in passato si è distinto nelle battaglie contro le storture del sistema bancario e adesso cerca visibilità in Rete con un blog aperto ai commenti e abbastanza visitato (http://blog.brunotabacci.it/), da cui pure lui, ex segretario democristiano di Giovanni Goria, spara ogni giorno "contro la Casta dei due poli" e indica addirittura la sua lista come "l'unica e ultima speranza di cambiamento per l'Italia". Il punto è che, nell'era della democrazia liquida, ci sono in giro uno o due milioni di elettori che per semplicità vengono accreditati all'area dell'antipolitica, gente insomma che considera i due poli troppo simili tra loro, meri accaparratori di cariche ben remunerate, lontanissimi dai problemi della vita quotidiana. "è un bacino costituito soprattutto da giovani, elettori attorno ai trent'anni ma già disillusi, che abitano in prevalenza nel nord-est del Paese", spiega il sondaggista Nando Pagnoncelli: "In linea generale, la gran parte di questi alla fine andrà a votare, nonostante le attuali dichiarazioni di astensionismo. Lo faranno con distacco e senza entusiasmo, ma lo faranno quasi tutti, anche perché il bipolarismo porta molti a schierarsi, dopo tutto". Già, ma su quale simbolo farà la sua croce il mobile popolo dell'Anticasta? Pagnoncelli indica tra i probabili destinatari l'area radicale, quella dei Verdi e il partito di Di Pietro, anche se il valzer delle alleanze (i Verdi con Bertinotti, l'Italia dei Valori con Veltroni) rischia di scompaginare le carte: "Sicuramente l'apparentamento con il Pd farà perdere un po' di consensi grillini a Di Pietro, ma penso che il grosso della protesta alla fine convergerà comunque verso l'ex pm, che nella percezione è il leader meno associato alla Casta". Non molto dissimile è l'analisi di un altro ricercatore, Luigi Crespi, che da mesi segue da vicino il fenomeno Grillo (cui attribuisce un consenso potenziale "tra il 7 e il 10 per cento, concentrato soprattutto nel Nord") e ne descrive così l'elettorato: "Si tratta di un popolo che non è compattato né da comuni ideologie né da comuni interessi economici, ma soltanto da una gran voglia di rivalsa, da un senso di frustrazione e di contrapposizione al Palazzo: bene, questo può indirizzarsi in qualsiasi posizione che si mostri fortemente conflittuale con l'establishment. Di Pietro tuttavia è il terminale per eccellenza di quest'area, e per questo Veltroni ha voluto collegarsi con lui". Ma quanto costerà all'ex pm l'alleanza con il Pd? Per Crespi lo si scoprirà solo nelle prossime settimane: "Se Grillo, che è un opinion leader, nel suo blog criticherà apertamente la scelta di Di Pietro, quest'ultimo potrebbe perdere molti voti. Se invece, come appare probabile, Beppe rimarrà nel vago, il grosso dei voti grillini finirà all'Italia dei valori". E gli altri, quelli che non se la sentono di indicare Walter come premier? "Vedo ben piazzato Francesco Storace", risponde Crespi: "Ha aperto un blog molto frequentato, sta usando toni e linguaggi contro il Palazzo, capitalizzerà il fatto di presentarsi da solo, se davvero lo farà". E in effetti, basta dare un'occhiata al sito dell'ex ministro della Sanità per vedere che questi si appella ogni giorno alle "persone perbene, indisponibili a farsi corrompere" e insiste sul sicuro "prossimo inciucio tra Silvio e Walter", mentre nei commenti una vasta fascia di simpatizzanti si duole addirittura che non sia stato possibile un apparentamento con Di Pietro in nome delle comuni battaglie "per la legalità". Anche secondo Maurizio Pessato, della Swg (che ha appena pubblicato una ricerca sui meet-up di Grillo, vedere riquadro a pag. 66) L'Italia dei Valori e la Destra sono, insieme alla Lega, i partiti che più si candidano a raccogliere il consenso del popolo Anticasta: "L'elettorato del 'non ne posso più', del 'sono tutti uguali' alla fine andrà in gran parte a votare: in Italia il dissenso per sottrazione non ha radici storiche e il ribellismo tende comunque a incanalarsi su un simbolo. L'accorpamento con le amministrative svuoterà ulteriormente la minaccia astensionista", prevede Pessato: "Se Grillo si fosse presentato alle politiche avrebbe raccolto diversi punti in percentuale, ma l'accelerazione della crisi non gliel'ha consentito. Il risultato è che il suo elettorato si dividerà tra i partiti che hanno un'immagine più avversa al Palazzo, come appunto Storace, Di Pietro e, al Nord, Umberto Bossi". Un trio a cui un altro sondaggista, Nicola Piepoli, aggiunge a sorpresa anche Pier Ferdinando Casini: "Lo so che può sembrare strano, ma tutte le liste estranee ai due macropartiti (Pdl e Pd) possono attrarre i voti di chi si pone contro l'establishment, e anche questo può aver pesato nella scelta di Casini di presentarsi da solo", dice Piepoli: "In generale, penso che l'elettorato di Grillo valga un milione e mezzo di voti. Di questi, però, secondo me quasi la metà non andrà a votare. Il resto tenderà a disperdersi verso i simboli minori di sinistra, destra e centro". Secondo Piepoli, del resto, "il grillismo è un fenomeno involuzionario e non rivoluzionario: essendo contro tutti non è alla fine contro nessuno, quindi non è stupefacente che i suoi voti tendano a distribuirsi sulle liste più diverse, comprese quelle che non ci si aspetterebbe mai". Il che spiegherebbe perché le sirene dell'antipolitica arrivano da fonti così disomogenee (dalla Destra di Storace alla Sinistra Arcobaleno) e perfino un po' stravaganti, come il succitato Baccini. Così, il rischio che il potenziale elettorato grillino si diluisca troppo mette in guardia i suoi più 'naturali' destinatari, Pecoraro Scanio e Di Pietro, che quindi lo corteggiano apertamente ogni giorno sui rispettivi blog: il leader dei verdi ha addirittura incollato sul suo sito il banner del prossimo V-day (quello del 25 aprile, contro 'la Casta dei giornali') poi ha espresso solidarietà ai meet-up di Roma a cui era stato negato di assistere ai lavori dell'ultimo consiglio comunale, promettendo addirittura un esposto in Procura. Quanto al leader dell'Italia dei Valori, questi ha sposato a tutto tondo la battaglia contro i finanziamenti pubblici all'editoria e per la restituzione a Europa7 delle frequenze attualmente usate da Retequattro : due temi, si sa, molto popolari tra i frequentatori del blog di Grillo. E in tutto questo Clemente Mastella, considerato dai più l'incarnazione vivente della Casta politica, che cosa fa? Dopo aver tentato mesi fa di replicare a Grillo aprendo un suo blog, lo ha abbandonato di fatto dal 5 dicembre scorso, quando ha inviato un post intitolato "Non sono certo sparito": poi è appunto sparito (almeno dalla Rete). Restano invece vivacissimi i siti a cui hanno dato vita i suoi ironici detrattori, come il celebre 'Clemente Pastella', dove campeggia un bell'orologio con le fattezze dell'ex ministro: dalle sei a mezzogiorno sta con la sinistra, da mezzogiorno alle sei con la destra. a.gilioli@espressoedit.it ANATOMIA DEL MEET-UP Sono 63.475 cittadini, per lo più tra i 30 e i 45 anni, distribuiti in 250 diverse città italiane, che costituiscono un "movimento postmoderno ed eterogeneo" il cui scopo è dare "una risposta collettiva alle grosse difficoltà della vita quotidiana e sfogare la frustrazione provocata da tali condizioni". è questo il quadro che emerge dalla prima ricerca demoscopica effettuata sul 'popolo di Beppe Grillo' e curata per la Swg di Trieste da Enrico Milic, che ha studiato un campione di quattro meet-up (i gruppi in cui si articola il movimento di Grillo) a Napoli, Prato, Treviso e Trieste. Secondo la Swg, si tratta di un movimento prevalentemente maschile (le donne sono meno di un terzo) costituito da piccoli imprenditori, liberi professionisti, dirigenti d'aziende pubbliche e private, più una piccola quota di operai. In grande maggioranza hanno votato in passato per i partiti di sinistra, ma quasi mai hanno avuto esperienze di militanza politica. Sono tutti arrivati ai meet-up attraverso Internet, che viene considerato il mezzo di aggregazione per eccellenza. E alla base della loro scelta di impegno c'è proprio la globalizzazione: grazie alle loro esperienze di studio o di vacanza effettuate all'estero (con programmi come l'Erasmus o semplicemente con le compagnie low cost) hanno maturato una coscienza civile rispetto a temi come la protezione dell'ambiente, lo sviluppo di energie ecosostenibili, l'esigenza di un'amministrazione pubblica efficiente, la voglia di partecipazione diretta alla politica anche attraverso esperimenti di e-democracy. In generale, i meet-up rivendicano un'autonomia organizzativa e decisionale sul territorio rispetto al loro leader, a cui tuttavia sono allineati per quanto riguarda i grandi temi (ambiente, acqua, giustizia, effetti della globalizzazione etc). Svolgono campagne di sensibilizzazione locale senza tentare di coinvolgere i media tradizionali ma sempre partendo dal basso, attraverso volantinaggi, distribuzione di giornali autoprodotti e iniziative artistiche. Le loro riunioni hanno la comune caratteristica dello story-telling, cioè del singolo partecipante che racconta un episodio o un'esperienza vissuta singolarmente ma in cui gli altri si possano identificare per la comune battaglia politica: in questo, dunque, la dinamica interna al meet-up è abbastanza analoga a quella che avviene nei blog. E Veltroni risponde con i gazebo colloquio con Ermete Realacci di Marco Damilano Armageddon. La chiama così Ermete Realacci, l'uomo che cura la campagna elettorale di Walter Veltroni: l'arma da fine del mondo. Il 29 e il 30 marzo, a due settimane del voto, il Pd rimetterà in piedi i banchetti e i gazebo delle primarie del 14 ottobre che elessero segretario l'ex sindaco di Roma per richiamare i tre milioni e mezzo di votanti alla pugna. Un modo per intercettare l'antipolitica. "Gli applausi più forti per Walter nelle tappe del tour in pullman per l'Italia arrivano quando attacca i costi della politica: in altri tempi non sarebbe mai accaduto". Quanto pesa sulla vostra campagna il fattore 'vaffa', l'indignazione contro la casta politica? "Grillo è un sintomo, non è la cura. Dice no agli inceneritori, no alle discariche, no a tutto. Però rappresenta un malessere giustificato e diffuso. Per noi la risposta è ridare dignità alla politica. Dobbiamo parlare a chi è attratto dall'antipolitica per colpa dei vizi della politica". In che modo? La politica, per molti italiani, siete voi: la classe dirigente del centrosinistra. "La scelta di andare da soli alle elezioni, contro la frammentazione dei partiti. Gli slogan: non scegliete un partito, scegliete il paese. E poi il linguaggio del corpo in campagna elettorale. Veltroni che parla solo sul palco durante i comizi, con la bandiera tricolore accanto, senza i notabili attorno. Oppure l'idea di farlo pranzare in casa di una famiglia normale. Se lo portassimo in un ristorante con 300 persone neppure i marines potrebbero evitare il tavolo nobile con i politici locali. Ha fatto scattare un'epica del centrosinistra che mancava da anni". Veltroni epico? Addirittura? "Certo: la nostra campagna sarà un racconto epico, ma semplice ed empatico. Dobbiamo colmare il distacco della sinistra dalla gente. Da anni non votano più centrosinistra i poveri, gli operai, le periferie. Colpa di un certo elitismo della sinistra, per cui un messaggio semplice viene visto male. Non dobbiamo perdere neppure un voto della famiglia Cesaroni". Scusi: per recuperare i voti degli operai candidate Colaninno junior e altri figli eccellenti? "Candidature come quella di Colaninno o del prefetto De Sena non sono colpi di teatro. Bertinotti dice una sciocchezza quando spiega che tra l'imprenditore e l'operaio della Thyssen ce n'è uno di troppo. La nostra idea è opposta". Fiorello ha invitato a stracciare le tessere elettorali per protestare contro i rifiuti in Campania, dove governate voi. C'è un pericolo astensionismo? "Fiorello ha detto una cosa sensata: quando vedi che dopo anni di spese ci sono le strade ingombre di immondizia quella reazione può capitare. L'astensionismo si può recuperare, con la credibilità e senza cavalcare l'anti-berlusconismo. Da anni alle elezioni si dice: votate contro Berlusconi. Questa volta non ce ne sarà bisogno: gli italiani conoscono benissimo Berlusconi, sanno che non fa politica in modo disinteressato... Noi puntiamo sull'abbassamento delle difese immunitarie, attrarre anche i voti di chi votava centrodestra". Grillo scrive sul suo blog che Topo Gigio (Veltroni) e lo Psiconano (Berlusconi) sono gemelli, "due cheirichetti che servono la stessa messa". Non temete alla fine di sembrare tutti uguali? "Mi sembra la versione di sinistra del Bagaglino. Ci sono le regole che si fanno tutti insieme. Ma poi c'è un'enorme distanza tra noi e i nostri avversari. Il Pd nasce per riunire il paese e i suoi talenti, il Pdl predica una politica che asseconda gli interessi particolari. Con il centrodestra si alza il conflitto politico e culturale". Veltroni usa toni soft, molta serenità, molto verde. Ma nell'Italia 2008 c'è il ribellismo sociale: quartieri in rivolta, tifosi contro la polizia, ronde anti-immigrati. C'è la rabbia: come risponderete? "Buttando la palla in avanti. Non possiamo inseguire tutti gli incazzati nelle loro rivendicazioni. Abbiamo un'idea della politica forte e utile perché accompagna la società, non perché pretende di guidarla. Dire, come fa Veltroni, che il paese è in piedi e che la politica deve rialzarsi è una svolta rispetto alla tradizione della sinistra: il leninismo, il riformismo dell'alto". Applicherete le due proposte del Vaffa-day: divieto di ricandidatura per più di due mandati e no ai parlamentari inquisiti? "Non candideremo i condannati per reati gravi. Ma la politica non deve aspettare la magistratura: Marco Minniti ha chiesto lo scioglimento del consiglio in Calabria, è una scelta dolorosa, lì governiamo noi, ma necessaria. E ci sarà un rinnovamento consistente delle liste: ci andrà di mezzo qualche big, pazienza".

Torna all'inizio


L'antitaliano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI L'ANTITALIANO Si cammina nel vuoto di Giorgio Bocca La politica è senza idee, sostituite dal denaro. Berlusconi è già pronto a dirigere l'orchestra moderata. Il Pd si sta già preparando alla grande coalizione e volta le spalle alla sinistra Negli anni Sessanta, quando scrissi 'La scoperta dell'Italia', la definii "l'America di vent'anni prima": un Paese alla rincorsa del benessere e della modernizzazione secondo il modello americano. L'Italia di oggi è più sfuggente, avvolta nei sogni e nelle immagini della televisione, un Paese senza classi, ma sovraffollato da un'umanità indefinibile, la poltiglia di cui parlano i sociologi, da cui emergono nuove categorie. Fra i poveri ha una triste notorietà la categoria dei caduti sul lavoro, nell'Italia di prima non se ne parlava, come non si parlava delle vittime del traffico: ogni giorno c'erano decine di morti da automobili e decine di morti da lavoro, ma le cronache sorvolavano; perché oggi ogni giorno tutti i telegiornali raccontano di chi è caduto da un'impalcatura o è schiacciato da una macchina? è come sventolare una bandiera sociale, una sentinella coraggiosa morta per conto di tutti. Un'altra categoria di poveri, ben distinta dalla massa dei poveri che non sanno più di esserlo perché hanno in casa il computer o il telefonino, sono le categorie delinquenziali: le bande che rapinano in villa e seviziano gli inquilini per fargli aprire una cassaforte, i falsi controllori del gas, gli stupratori di periferia e le altre categorie di un Paese dove la criminalità si fa norma. Di nuovo in questa Italia c'è il modo di far politica all'americana. Una politica dove le idee sono assenti, sostituite dal denaro, e dove affiorano la cattiva letteratura e il generico sentimentalismo. Non l'enciclopedismo della rivoluzione francese, o il marxismo scientifico di quella russa, ma vaghi rimpianti romantici e filantropici: lo 'I care' di don Milani, il 'possiamo farlo' di Obama e di Veltroni, e anche il neonaturalismo dei partiti 'quercia' o 'ulivo'. Come in America i due grandi partiti intercambiabili del moderatismo universale. Silvio Berlusconi è già pronto a dirigere l'orchestra moderata. Gli ex comunisti confluiti nel Partito democratico non sono più per lui i violatori di donne e i mangia bambini, ma dei buoni socialdemocratici, per cui la libertà è preferibile alla giustizia. Quanto al Partito democratico, si sta già preparando alla grande coalizione, volta le spalle alla sinistra, si appresta a formare il partito dei buoni cittadini che trascurano le idee e pensano al fare, che naturalmente sarà anche il partito del rubare. A tutti i neo moderati le elezioni americane sono parse illuminanti, trascinanti, anche se non si capisce il perché, trattandosi di una partita giocata e decisa dai soldi e condita dagli snobismi letterari, dai divismi personali, dalle demagogie. Preferibile certo alle ferocie e alle violenze dei regimi autoritari, ma sostanzialmente una copertura della tecnocrazia al potere. Se questo sarà nel prossimo futuro il modello moderno dello Stato di diritto, l'unica consolazione possibile sembra quella churchilliana: "La democrazia è piena di difetti, ma non si è ancora trovato qualcosa di meglio". Su tutto e tutti regna un generale smarrimento, un vago senso di camminare nel vuoto. Le grandi potenze, Stati Uniti e Russia, continuano a riarmare pur sapendo, dagli anni della guerra fredda, che la guerra è impossibile. Il ministro della Difesa americano rimprovera gli europei di essere imbelli, mentre nel suo Paese è scomparso l'esercito dei cittadini, sostituito da quello dei mercenari; tutti i paesi del mondo temono l'effetto serra e tutti continuano a produrre veleno; tutti predicano i diritti umani, ma persino gli inglesi ordinano ai loro atleti di non parlarne alle Olimpiadi di Pechino. I fascisti non sono più fascisti, i razzisti vanno a visitare lo Yad Vashemm, il museo dell'Olocausto a Gerusalemme; il papa tedesco torna al Concilio di Trento, anche se la sua chiesa lamenta la scomparsa delle vocazioni religiose.

Torna all'inizio


Guerre per la pace colloquio con massimo d'alema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità TRA ELEZIONI E MISSIONI guerre per la pace colloquio con massimo d'alema Di gigi riva Kosovo indipendente ma a sovranit limitata. libano a rischio conflitto civile. e in Afghanistan servono pi soldati. Anche cinesi. il futuro delle operazioni all'estero, parla il ministro D'Alema La destra sarà pure in vantaggio ma, per Massimo D'Alema, "la rimonta c'è ed è percepibile". Dipende, tra l'altro, anche dal fatto che Veltroni "è in sintonia col mondo che cambia", mentre il Pdl "prefigura un ritorno al passato reso più arcigno dalla rottura al centro difficilmente digeribile dall'elettorato moderato". Quanto al Partito democratico "esserci separati dalla sinistra radicale ci dà più credibilità come forza di governo". E su Berlusconi: "Si è concluso un ciclo della politica internazionale. è finita la stagione dell'unilateralismo e del pensiero neoconservatore. In questo senso il ritorno alla guida del Paese di un personalità che ha pienamente condiviso quella stagione, a partire dalla guerra in Iraq, sarebbe archeologia politica". D'Alema guarda alle elezioni, come è naturale. Ma il suo lavoro da ministro degli Esteri ancora lo assorbe. Kosovo, Afghanistan, Libano: i luoghi del mondo dove sono impegnati i militari italiani vivono una fase difficile. Il ministro ne parla in questa intervista con 'L'espresso', nella quale traccia anche un bilancio della sua esperienza. Dice di essere contrario a ogni forma di terrorismo e ad atti "extra-giudiziali", compresi l'attentato nel centro di Damasco che ha ucciso il capo militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, le azioni dei kamikaze in Israele e gli 'omicidi mirati' degli israeliani a Gaza. A Kabul, per vincere la guerra, vorrebbe che fosse molto rafforzato il contingente internazionale, ma senza ulteriori contributi dell'Italia, e auspica il coinvolgimento della Russia e della Cina in una nuova strategia per l'Afghanistan. Quanto al Kosovo, ritiene che sia ineluttabile il riconoscimento internazionale e per il futuro punta, per Pristina, a una collaborazione con i 'nemici' di Belgrado. D'Alema, il Kosovo è nel suo destino. Quando era a Palazzo Chigi appoggiò l'intervento internazionale, ora deve gestire il riconoscimento. "è naturale che chi fa politica in Italia si occupi dei Balcani. Mi fa piacere che l'Europa abbia deciso all'unanimità l'invio di una missione. è di cruciale importanza". Sul riconoscimento si va in ordine sparso. "L'essenziale è l'impegno europeo nella missione civile su cui c'è stato unanime consenso. Sul riconoscimento c'è l'orientamento di tutti i grandi paesi europei e in sostanza della maggioranza dei paesi membri. Questo è il dato fondamentale con tutto il rispetto per Cipro che si oppone". Anche la Spagna sta tergiversando. "Votano il 9 marzo. La dilazione, del tutto comprensibile, è dovuta alla peculiarità della situazione spagnola". Dunque l'indipendenza era inevitabile. "A questo punto sì. Fosse dipeso solo da noi, forse avremmo deciso una tempistica diversa. C'è stata un'accelerazione dovuta a molti fattori. Ma non dimentichiamo che si tratta di una forma di indipendenza particolare sotto forte supervisione internazionale". Vale a dire? "Il capo della missione europea avrà molti poteri. E poi lì oggi c'è ancora una missione sotto egida Onu. Senza contare i 18 mila soldati di pace. Sarà la comunità internazionale a occuparsi dei diritti delle minoranze, a proteggere i luoghi sacri serbi, a formare la polizia, la magistratura, a esercitare una supervisione sulla gestione delle frontiere. La comunità internazionale ha anche la facoltà di rimozione di pubbliche autorità e di abrogazione di norme. Non è poco". Insomma, il Kosovo sarà ancora sotto tutela. "L'Europa guiderà questa fase di transizione. La cosa fondamentale, per l'effettiva nascita di uno Stato kosovaro, è che si riaprano i canali con Belgrado perché se non c'è un accordo con la Serbia, difficilmente il Kosovo potrà diventare membro delle Nazioni Unite. Quello che si apre è un processo. E la prospettiva potrebbe essere quella indicata dalla Troika che aveva proposto una sorta di patto federativo tra Pristina e Belgrado, comprese istituzioni comuni per risolvere problemi comuni". Difficile che i serbi ci stiano. "Questa è la fase in cui prevalgono le emozioni, se la supereremo, ci si può pensare. Del resto il Kosovo aveva bisogno di una definizione del suo status e non lo si poteva riportare sotto il controllo della Serbia per la buona ragione che i kosovari non lo avrebbero voluto. Avremmo dovuto costringerli con la forza? La Serbia deve avere il coraggio di guardare al futuro. L'attuale leadership non ha colpe, ma quella di vent'anni fa ha prodotto la pulizia etnica. La soluzione finale per i Balcani è l'integrazione nell'Europa. Quando ci sarà un unico mercato, frontiere aperte, libera circolazione delle persone, tutto procederà meglio". Il 90 per cento del Pil del Kosovo è prodotto da traffici illeciti di armi, droga ed esseri umani. "La cifra è esagerata. Comunque, la mancanza di sovranità è la situazione ideale perché crescano poteri di natura criminale. Con un potere responsabile si creano invece i presupposti perché le cose funzionino. C'è l'esperienza del Montenegro: fu a lungo crocevia di traffici, da quando è indipendente la situazione è nettamente migliorata e abbiamo stabilito accordi di collaborazione contro il contrabbando". Lei ha sostenuto che il Kosovo non deve costituire precedente. Ma i serbi di Bosnia annunciano un referendum per separarsi. Altrettanto fanno alcune Repubbliche caucasiche. "Le tentazioni separatiste c'erano, ci sono e ci saranno sempre. Ma nessun altro caso è paragonabile al Kosovo, che dal '99 è in sostanza un protettorato internazionale. E non dimentichiamo che, a differenza di tutti gli altri casi, è stato il Consiglio di sicurezza dell'Onu, due anni e mezzo fa, ad avviare il processo per definirne lo status. No, la storia del Kosovo è del tutto particolare". Il Kosovo segnala anche la nascita di forti tensioni con la Russia. "Questo sì. Ed è un dato preoccupante. La Russia ha vissuto come una umiliazione il periodo post-sovietico. Ora il Paese torna a riaffermarsi come grande potenza per due fattori. Uno politico: il declino del prestigio americano in molte parti del mondo per via della politica unilaterale e dell'invasione dell'Iraq. Uno economico: l'aumento del prezzo del petrolio. Qualche grave errore tattico dell'Occidente, come la gestione della questione dei sistemi antimissile, ha soffiato sul fuoco della rinascita di un nazionalismo assertivo da parte della Russia". Mosca si oppone al riconoscimento del Kosovo. "La preoccupazione dei russi di un precedente che lede la legalità internazionale è una profezia che si autoavvera. Proprio la paralisi del Consiglio di sicurezza ha impedito che la questione fosse trattata in sede Onu anche sotto il profilo del diritto internazionale. E l'Europa non può farsi imporre dal veto russo la sua geografia. Sarebbe un segno di impotenza". Come avere allora un rapporto di buon vicinato? "Dobbiamo creare con la Russia un rapporto di interdipendenza. è vero che l'Europa dipende dal gas russo. Ma a sua volta la Russia dipende per il suo gas dal mercato e dalle tecnologie europee. Si è scritto che Putin porterà il gas a Belgrado, ma nessuno ha notato che di quel gasdotto noi italiani siamo proprietari al 50 per cento. Senza la Saipem non avrebbero potuto far passare i tubi sotto il mar Nero". Afghanistan. La Nato ci chiede più soldati... "Ma no! è un equivoco prodotto da una informazione approssimativa. La Nato chiede più soldati, come è giusto. Siccome noi siamo il quarto contingente, abbiamo lì 2.600 uomini, la Nato che sa far di conto, non li chiede a noi. Il problema posto è semmai quello della mobilitazione delle forze. Vorrei far notare che i famosi caveat, che prescrivono dei limiti per l'impiego dei nostri soldati fuori dalle zone assegnate, sono stati stabiliti dal governo precedente e da noi confermati. Il che non significa che sia proibito impiegarli altrove, ma che serve una procedura particolare. In generale credo che sia necessario rimettere a punto la missione e per questo da due anni proponiamo una conferenza internazionale che ora chiedono molti nostri partner e che i francesi si apprestano a ospitare". Serve una messa a punto perché i talebani oggi sono assai più forti del 2002? "Non solo. Bisogna rilanciare le ragioni politiche e strategiche della missione, altrimenti non c'è più il senso di cosa ci stiamo a fare. C'è la sensazione di una perdita di consenso da parte degli afgani che nasce da ritardi nella crescita economica, dalla corruzione e dall'inefficienza. Dobbiamo ridare un forte impulso alla missione civile. Quanto all'azione militare non può essere affidata solo ai bombardamenti. Se la Nato arriva, colpisce, scompare e magari per colpire un talebano coinvolge civili inermi, è chiaro che questo ci aliena simpatie. C'è bisogno di un maggiore controllo del territorio e di un maggior coinvolgimento della società afgana". è la strategia di Petraeus in Iraq. "L'Afghanistan è un Paese immenso. I generali sovietici erano arrivati ad avere più di 200 mila uomini e ne chiesero 300 mila a Gorbaciov per vincere: lui decise il ritiro. Il contingente internazionale conta 36 mila uomini, questo significa che ha limitati presidi sparsi su aree vastissime". Chi può fornire altri soldati? "La missione è condivisa. Russia e Cina non hanno mai sollevato obiezioni. Si può contribuire in modi diversi. Perché non chiedere aiuti a loro e ai Paesi centro-asiatici?". Mica si immaginerà il ritorno dei russi? "I militari russi naturalmente no. Ma potrebbero contribuire con un maggiore coinvolgimento in progetti di ricostruzione. Non c'è solo l'aspetto militare". A Kabul ci sono due missioni, una Nato e una Usa. Ha un senso mantenerle entrambe? "No. Nelle condizioni attuali mi sbaglierò ma credo che 'Enduring freedom' non abbia più senso. Ci vuole una sola missione con un solo comando. E c'è bisogno di riaprire il dialogo. I britannici sono stati accusati da Karzai di rapporti coi talebani. Dunque il dialogo si fa regolarmente, spesso è necessario se si vogliono risolvere questioni complesse. Io invece fui attaccato a testa bassa quando mi adoperai per salvare un giornalista italiano. Comunque, vanno recuperate quelle forze ora antagoniste che non fanno capo ad Al Qaeda, perché si inneschi un processo politico, naturalmente con la guida e alle condizioni poste dal governo afgano e con il coordinamento della comunità internazionale". Visto che la situazione militare si è deteriorata, i nostri soldati hanno i mezzi necessari? "Le forze armate hanno tutti i mezzi di cui hanno bisogno. Tutto ciò che lo Stato maggiore ha chiesto è stato fornito". Libano. Nasrallah annuncia guerra dopo l'omicidio di Mughniyeh a Damasco. "Un'autobomba nel centro di una città io lo definirei terrorismo". C'è chi dice sia stato il Mossad. "Chiunque lo abbia fatto, è terrorismo. Trovo anche grave che l'uomo fosse in Siria, il che alimenta i sospetti su quel regime". L'autobomba ha ammazzato il responsabile di alcune tra le azioni più nefande avvenute in Medioriente negli ultimi 30 anni. "Sono contro la pena di morte legalmente comminata, si immagini cosa posso pensare di una morte decisa ed eseguita in via extragiudiziaria". Vale anche per gli omicidi mirati di esponenti di Hamas da parte degli israeliani a Gaza? "Vale per tutti gli omicidi. è una pratica inaccettabile. Nel combattere il terrorismo si devono rispettare le regole dello Stato di diritto. Le extraordinary rendition come gli omicidi mirati non hanno rafforzato l'immagine dell'Occidente e hanno offerto alibi ai terroristi". Tornando al Libano, ci sono venti di guerra. "Ci sono segnali preoccupanti e meno male che siamo lì. L'Unifil sta funzionando anche da deterrente contro la possibile esplosione di una guerra civile tra libanesi ed è un fattore essenziale per la sicurezza di Israele". A proposito di Israele. Uno scenario prevede una invasione di Gaza a cui seguirebbe una missione internazionale per mettere in sicurezza l'area. "Gli scenari non si commentano. Penso da tempo che sarebbe utile una forza internazionale, ma come risultato di un accordo tra le parti, non dopo un attacco". In conclusione, può tracciare un bilancio della sua esperienza alla Farnesina. "Siamo stati eletti nel Consiglio di sicurezza col massimo dei voti mai conseguiti. Siamo stati eletti nel Consiglio per i diritti umani. Siamo stati rieletti nel Consiglio esecutivo dell'Unesco. L'ammiraglio Di Paola ha superato il candidato polacco, sostenuto dagli Usa, ed è stato eletto presidente del Comitato militare della Nato. L'attuale ministro dell'Economia è presidente del comitato ministeriale del Fondo monetario internazionale. Abbiamo allargato gli orizzonti andando in missione in Cina e India, dove non c'era più stato nessun esponente di primo piano del governo italiano negli ultimi cinque anni, e in tanti altri paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina. Diventeremo uno tra i pochissimi Paesi europei a formalizzare un rapporto di collaborazione politica stabile con la Lega araba, con cui nei prossimi giorni firmeremo un protocollo di intesa. Abbiamo rilanciato il multilateralismo in un quadro di collaborazione con gli Stati Uniti, ma con una maggiore indipendenza di giudizio rispetto al passato. I fatti dicono che è stata un'esperienza positiva". n Missione al bivio L'Afghanistan è cambiato e anche la missione italiana non può non cambiare. Ormai l'offensiva talebana non conosce più tregue. Nemmeno le nevicate record hanno imposto una pausa: ai tempi dell'invasione sovietica l'inverno era una stagione calma, invece questo inizio d'anno è stato segnato da un'escalation di attacchi. Quello in cui ha perso la vita il maresciallo Giovanni Pezzulo dimostra che non è più possibile fare peacekeeping in queste condizioni. Non si può più fare assistenza umanitaria quando la guerriglia aspetta le visite ai villaggi per colpire soldati e civili, in modo da distruggere ogni speranza di cambiamento. Ora ci sono due strade: chiudere il contingente nei fortini o dotarlo di mezzi per proseguire l'operazione senza correre rischi inutili. Servono veicoli blindati più pesanti, con torrette che permettano di rispondere al fuoco senza esporsi: i militari italiani ne sono praticamente sprovvisti. Servono elicotteri da combattimento anche nella regione di Kabul: l'unica squadriglia è a Herat,nella zona occidentale. Gli elicotteri Mangusta sono fondamentali per proteggere i convogli durante le trasferte umanitarie. E forse converrebbe imitare olandesi e inglesi, che schierano cannoni semoventi come deterrente contro i razzi dei fondamentalisti. Ma soprattutto serve una riflessione globale sul ruolo italiano in Afghanistan. Noi siamo andati lì per sostenere il governo Karzai. Ma l'autorità di questo esecutivo fatica ad affermarsi e impartisce direttive opache, alimentando una oligarchia spesso non estranea al traffico di oppio e alla corruzione. Ora che dal Pakistan si prepara un'orda talebana, nelle zone affidate agli italiani non si può contare sull'esercito di Kabul. Al Pentagono hanno spiegato che il 207mo corpo, quello che dovrebbe difendere la regione di Herat, è 'il meno maturo' della nazione, con solo due battaglioni dotati di capacità limitata. Il colonnello Jim Klingaman ha detto: "Ho visto delle buone operazioni controguerriglia condotte in quella regione. Il comandante è un generale a due stelle italiano, Fausto Macor, che ha principalmente reparti italiani e spagnoli ma in termini di forze di manovra dispone solo di tre compagnie. Le forze Nato sono eccezionali nel condurre le operazioni di stabilizzazione, una componente critica dell'attività contro-guerriglia". Ma come si può pensare di fermare l'orda talebana con tre compagnie? Ogni decisione spetta al prossimo Parlamento, si spera evitando ambiguità. G. D. F.

Torna all'inizio


Bestiario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI BESTIARIO Dove vai voto del nord? di Giampaolo Pansa Il Pd deve guardarsi dai facili entusiasmi. Per vincere le elezioni Veltroni deve sfondare in Veneto e Lombardia Ho un debito verso Pier Ferdinando Casini. Quando venni aggredito per un mio libro sulla guerra civile, fu il primo dei big politici (ben pochi, per la verità) che si spese in mia difesa. In quel caso mi resi conto un'altra volta che Casini era un tipo schietto: diceva come la pensava e faceva come la diceva. Oggi lo conferma la scelta di andare al voto da solo, con la sua Udc. Un gesto che rivela coraggio e orgoglio, anche se non so dove lo condurrà. Penso che vivrà giorni difficili. Gli altri piccoli gruppi cattolici (la Rosa Bianca e l'Udeur) stentano a trovare un accordo. A riprova che il virus della divisione corrode tutta la politica italiana. Per questo mi domando che cosa accadrà se il listone di Silvio Berlusconi farà propri i cardini elettorali enunciati da Casini nel discorso di Mestre. Gli ho sentito dire quello che milioni di italiani si dicono in privato. Il principio di autorità da ripristinare, a cominciare dalla famiglia, dove oggi i genitori fanno 'i sindacalisti dei figli'. La sicurezza da riconquistare. Il ritorno del merito. La selezione nella scuola, con il numero chiuso in tutte le università. La necessità di ricette dure per l'Italia. La scomparsa delle province con la loro inutile burocrazia. La difesa della legge Biagi. La scelta per l'energia nucleare. I servizi pubblici locali da liberalizzare, e altro ancora. Se il Cavaliere parlerà agli elettori come parla Casini, si troverà in sintonia con gran parte del paese. E il Popolo della Libertà potrebbe diventare una macchina schiacciasassi. Ecco perché l'esito del voto di aprile non è per niente scontato, in tutti i sensi. Anche Berlusconi dovrebbe essere più cauto nel dichiarare il proprio trionfo con tanto anticipo. Ma il Partito Democratico ha l'obbligo di guardarsi dall'euforia pericolosa che sta affiorando nel suo campo. Ho visto troppe volte la sinistra giurare sulla vittoria e poi tornare a casa con le pive nel sacco. Volete due esempi? Nel giugno del 1976, il Pci di Enrico Berlinguer era convinto di fare il sorpasso sulla Dc di Benigno Zaccagnini. Allora lavoravo per il 'Corriere della sera' e scrissi una lunga inchiesta sui comunisti. Tutti erano sicuri di farcela. Deciso a dare il colpo di grazia alla Balena Bianca, re Enrico mi rilasciò un'intervista per dire che si sentiva più sicuro sotto l'ombrello della Nato che sotto il Patto di Varsavia, guidato dell'Urss. A urne aperte, Bettino Craxi mi rimproverò di aver fatto guadagnare mezzo milione di voti alle Botteghe Oscure. Ma il sorpasso non ci fu. Alla Camera, la Dc conquistò il 38,7 per cento dei voti contro il 34,4 del Pci. E al Senato il distacco fu ancora più forte, di cinque punti. Nel marzo del 1994 accadde lo stesso con la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Il popolo di sinistra era certissimo di sconfiggere quel tizio delle televisioni, un certo Berlusconi. Dappertutto sentivo ripetere: vinciamo, vinciamo! Se osavo dissentire, mi replicavano: ma che cavolo dici, Pansa!, non vedi come siamo forti? Finì come sappiamo: con l'ingresso del Cavaliere a Palazzo Chigi e le dimissioni del povero Baffo di Ferro. Mi auguro che Walter Veltroni sia più avveduto dei suoi antenati. Quando, nel primo comizio a Pescara, ha detto che il Partito Democratico "sta risalendo a una velocità impressionante" sono rimasto dubbioso. Poi ho capito come stanno le cose leggendo il giorno dopo, sull''Unità', l'intervista a Roberto Weber, sondaggista affidabile della Swg. La risalita, o rimonta che sia, per ora ha riportato il PD soltanto al livello dell'Ulivo alla Camera nel 2006: fra il 30 e il 31 per cento. Weber ha aggiunto quello che tutti sanno: per vincere le elezioni, il Pd deve sfondare al centro dell'elettorato. E che la battaglia si deciderà nell'Italia del nord, "la zona più difficile da aggredire". A cominciare dalla Lombardia e dal Veneto. Dove finora, dice sempre il capo della Swg, "non si sono registrati spostamenti a favore di Veltroni". Ma è proprio su questo fronte che lasciano perplessi certe candidature decise o annunciate. Molti si chiedono se un Colaninno junior non sia soltanto una rondine incapace di fare primavera. O se Martina Mondadori convinca battaglioni di incerti a correre ai seggi. Per di più, resta il dilemma se il Pd debba fare una campagna elettorale soffice o dura. Eppure in democrazia le campagne diventano subito durissime. Del resto, Antonio Di Pietro ha già sparato il primo siluro al Cavaliere: la sua Mediaset deve avere una sola rete tivù. Max D'Alema è partito sul ringhioso. Pierluigi Bersani ci spiega che le campagne sono anche 'contro' e non solo 'per'. Tuttavia lo stesso Bersani avverte: "Qualcosa si muove, ma il centro-destra ha un insediamento mostruoso". Attenti al pesce d'aprile, gente del PD. I furbetti del formaggino Una latteria su quattro nasconde il prezzo del latte o dei suoi derivati. Lo dice il primo Rapporto della task force antispeculazione. Tremila ispezioni in quattro mesi, per capire se qualcuno stava giocando sporco all'ombra dei grandi aumenti dei prezzi delle materie prime: quelli del grano, che ha galoppato al ritmo dell'85 per cento nel mondo e del 136 per cento in Italia, e quello delle polveri di latte (più 71 per cento il dato mondiale, più 140 per cento in Italia). Il Rapporto appena consegnato al ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro punta l'indice sulla distribuzione. Nel caso del latte, su 683 ispezioni al dettaglio, ben 194 hanno fatto scattare una sanzione perché il prezzo era esposto male o non era esposto affatto. Le irregolarità di questo tipo sono aumentate del 24 per cento. I risultati delle ispezioni confluiranno nella revisione degli studi di settore. E se i commercianti non la dicono tutta sui prezzi finali, mistero totale c'è poi sui prezzi intermedi della filiera, quelli a cui comprano i negozianti: qui le Fiamme gialle promettono 'elementi informativi sul costo d'acquisto delle merci'. Da girare direttamente all'Antitrust.

Torna all'inizio


PROFESSIONEREPORT (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità MEDIA & POTERE / DUE PARERI A CONFRONTO PROFESSIONEREPORT La campagna elettorale. Le grandi inchieste. Le intercettazioni. Ne parlano Giorgio Bocca e Milena Gabanelli Lui, Giorgio Bocca, classe 1920, è il veterano del giornalismo d'inchiesta, l''antitaliano' che tutti i lettori de 'L'espresso' conoscono. Lei, Milena Gabanelli, classe 1954, è l'inchiestista tv del momento, autrice di 'Report', con all'attivo 28 querele, una delle quali arriva proprio dall'interno dell'azienda, dai cinque consiglieri di amministrazione di area centrodestra che votarono a favore dell'ex direttore generale Alberto Meocci quando l'Authority lo giudicò incompatibile e multò la Rai ('Report' se ne occupò nella puntata 'Cattivi consigli'). Bocca, ultimo senatore rimasto nella giuria del premio 'è giornalismo' dopo la scomparsa di Indro Montanelli ed Enzo Biagi, ha proposto lei come vincitrice. D'accordo erano gli altri giurati, Curzio Maltese, Gianni Riotta e Gian Antonio Stella. Oltre, naturalmente, a Giancarlo Aneri, l'imprenditore che si è inventato questo premio e che ha già organizzato la festa per il 5 marzo, proprio pochi giorni prima che 'Report' riappaia con un nuovo ciclo di trasmissioni (il 9). Ma Bocca e Gabanelli non si sono mai visti di persona. E da un breve incontro per conoscersi scaturisce qualche scambio di idea sul rapporto in Italia tra i media e il potere economico e politico, sul tema sempre caldo delle intercettazioni, sulla campagna elettorale appena iniziata e sulle regole della par condicio. "Mi sono sempre chiesto come tu riesca a fare 'Report' in totale libertà?". "'Report' ha dieci anni, abbiamo cambiato quattro direttori di rete, RaiTre. Dal 2002 c'è Paolo Ruffini, il più longevo, con il quale vi è un rapporto di lealtà, fiducia e indipendenza intellettuale. Giorgio, ti dico la verità: mai una volta mi ha detto 'no, questa cosa non si fa'. Noi raccogliamo solo fatti, non entriamo nel dibattito politico e c'è poco spazio per le opinioni. Certo che devi lavorare come un mulo. Prendiamo i derivati. La puntata è nata per capire e spiegare cosa fossero, la Rimini ci ha lavorato sei mesi. Tu capisci che mi vien da ridere quando i direttori di banche si chiedono 'ma chi c'è dietro?'". Bocca: "Su questi fatti economici troppo spesso si tace nei grandi giornali. Sono fatti tutti allo stesso modo". Gabanelli: "è la stessa cosa che si dice della Rai, 'fa una programmazione orrenda'. L'attenzione cade sempre sui brutti programmi e pochissimo su quelli ben fatti... che ce ne sono, ma finiscono con l'avere poca immagine proprio per via del fatto che non se ne parla mai. Credo che la stessa cosa valga per la carta stampata. Ma dalla 'Repubblica' al 'Corriere della Sera' allo stesso 'Espresso', i grandi giornali pubblicano ottime cose. Bisognerebbe parlare più spesso di questo e ignorare il resto". Si passa alla par condicio. L''antitaliano' esprime un po' di pessimismo, le cose non cambieranno, "anche il conflitto di interessi non mi pare sia risolvibile o lo si voglia risolvere". E poi: "Non capisco Veltroni: lo sento dire che non bisogna usare i toni duri in campagna elettorale. Ma proprio con Berlusconi?". Gabanelli: "In qualunque paese del mondo quando sei in campagna elettorale tutti i problemi vengono messi sul piatto, senza sconti a nessuno, per aiutare i telespettatori a capire e a crearsi un'opinione. In Italia non si può fare. Puoi solo discutere con Tizio, Caio e Sempronio. Ma se esiste un problema da affrontare, dovranno pur emergere le responsabilità che sono di Tizio, ma possono essere anche di Caio o di Sempronio. La Campania è un'emergenza nazionale, le responsabilità sono molto precise: se un assessore di sinistra non ha fatto il suo dovere perché devo intervistare anche uno di destra? O viceversa? Forse il problema è che del servizio pubblico non si fida più nessuno... così le regole sono diventate talmente rigide che più dei fatti contano i minuti". Argomento molto delicato, le intercettazioni. Bocca ne farebbe a meno: "Mi dà fastidio l'idea che qualcuno possa spiarmi telefono e posta. E poi sono quasi sempre superflue. Non sono necessarie per sapere se uno è mafioso o no". Lei: "Devono essere fatte ogni volta che un magistrato le ritiene opportune. E quando non sono più coperte da segreto, divulgabili. Sta al buon senso e alla deontologia professionale del giornalista scegliere quali parti utilizzare e quali no". testo raccolto da Claudio Lindner.

Torna all'inizio


Riservato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità PROCESSO SIRCHIA DUE CUORI E UNA PROCURA Girolamo Sirchia, l'ex ministro della Salute del governo Berlusconi, è felicemente convolato a nozze con la dottoressa Anna Maria Parravicini. Sarebbe un fatto privato, se la coppia non fosse unita anche in tribunale da un'accusa imbarazzante. Sirchia è imputato di appropriazione indebita aggravata per aver sottratto denaro contante (100 mila franchi svizzeri e 30 mila euro) alla Fondazione Il Sangue, di cui era segretario e tesoriere: soldi versati "contestualmente", dal 2001 al febbraio 2004, sul conto svizzero Ubs 236/658596, intestato alla Parravicini, che la Procura non ha indagato perché era sempre l'ex ministro a gestire i depositi bancari di lei. Sirchia è imputato anche di corruzione per aver ricevuto altri soldi (260 milioni di lire, 16 mila dollari e 33 mila marchi tedeschi) da tre multinazionali "fino al 2001", da primario di Immunoematologia del Policlinico di Milano. In tribunale l'ex ministro ha negato che quei versamenti sul proprio conto svizzero numero 603717 fossero tangenti, sostenendo che erano "contributi" per le sue ricerche sui prodotti di quelle aziende. Alla prossima udienza del 28 febbraio è prevista la requisitoria del pm Maurizio Romanelli, poi parlerà la difesa. Ma a favore di Sirchia gioca la ex Cirielli, la 'legge-vergogna' che oltre a dimezzare i tempi di prescrizione ha già fatto "estinguere" tutti i reati di corruzione "fino al 1999". Sirchia continua a presiedere l'associazione Amici del Policlinico, mentre sua moglie dirige l'onlus Per il Policlinico. P. B. Attualità Con Walter ma non si dice Pissi pissi. Stavolta arriverà qualche voto a Walter Veltroni anche dai giornalisti del 'Giornale', organo dei fratelli Berlusconi. Da Milano e da Roma. E non tutti sono ex voti di Prodi. Attualità GAFFES Ségolène o Cécilia? Doppia gaffe del responsabile comunicazione del Partito democratico Ermete Realacci. A Firenze per il Forum dell'ambiente, a cena con l'ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer e l'ex candidata presidenziale francese Ségolène Royal, non è riuscito a trattenersi: "Da voi", ha detto Realacci a Ségolène, "alle primarie hanno votato in 200 mila; qui da noi tre milioni e mezzo di persone". Gli hanno fatto notare che non sta molto bene sottolinearlo; la Royal l'ha presa sportivamente con un sorriso. Non contento, però, lo spontaneo Realacci non ha esitato a lanciarsi in commenti estetici: "Ma lo sa che lei assomiglia a Cécilia Sarkozy?". Questa volta Ségolène ha sorriso un po' meno. F. Sch. Attualità Mi manda Zonin Il re del vino e presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, sta per realizzare il suo sogno: mettere le mani su Assoindustria Vicenza, la terza associazione di industriali d'Italia, e attraverso di essa su un bel gruppo di giornali e tv locali. Il prossimo maggio scadrà il mandato dell'attuale presidente di Confindustria, Massimo Calearo, e a Vicenza si è già aperta la corsa alla successione. Zonin ufficialmente non è sceso in campo. Le indagini per mafia che coinvolgono una delle tenute di famiglia in Sicilia, dove per tre volte è stato assunto un boss, gli creano problemi con i nuovi codici di comportamento approvati a livello nazionale dagli associati, ma lui non si è perso d'animo. Tra i tre candidati alla poltrona di Calearo, quello che oggi appare in pole position è un suo pupillo: Roberto Zuccato, presidente della Ares Line, una società che produce mobili per ufficio, il cui capitale è però gravato al 10 per cento da pegno in favore della Banca Popolare di Vicenza. I debiti di Zuccato verso Zonin non sembrano essere dunque di sola riconoscenza. P. G. Attualità RITI SOCIALI Cafoni agli Arcimboldi Sinistra arcigna. Su Radio Popolare il critico Sandro Avanzo stigmatizza con una severità alla Karajan "l'incredibile maleducazione" del pubblico del Teatro degli Arcimboldi, a Milano-Bicocca, durante 'I La Galigo' di Bob Wilson, lo spettacolo del grande regista americano da lui definito "un vero capolavoro, parola che uso raramente". Spettatori rumorosi, che escono dopo quaranta minuti, un bombardamento di colpi di tosse: bronchitici, incolti e cafoni. "Una vergogna. Un pubblico così maleducato non si merita Bob Wilson". Radio Pop in imbarazzo. Non fu la sinistra a portare il teatro nelle periferie? Tutt'altro clima alla Scala, nei concerti beethoveniani di Daniel Barenboim. Tosse solo nell'intervallo, e tra un movimento e l'altro. Tosse del centro storico, più esperta, più educata. E. A. Attualità ASSOCIAZIONI Passaggio in INDIA Di associazioni Italia-Cina ne esistono già almeno una dozzina. E allora meglio buttarsi sull'India. Lo ha fatto in questi giorni Sandro Gozi, giovane deputato del Pd. Trentanove anni, aria da primo della classe, prima diplomatico poi alto funzionario dell'Unione europea, Gozi è stato componente del gabinetto di Romano Prodi quando il professore era il presidente della Commissione a Bruxelles. Poi, lo stesso Prodi lo ha voluto deputato, inserendolo nella sua quota di parlamentari nel 2006. Ora il deputato cesenate è alla ricerca di una nuova identità e lo fa dando vita all'associazione Italia-India di cui lui è il presidente e Prodi il primo socio onorario. Unico inciampo per Gozi il coinvolgimento nell'ormai nota inchiesta Why Not proprio per le attività di un'altra sua associazione, il Laboratorio democratico europeo. G. S. Attualità OMICIDIO GREEN Fratelli contro Nel 2005 il collaboratore di giustizia Michele Iannello consegnò a 'L'espresso' una lettera in cui giurava di non avere sparato a Nicholas Green, il bambino americano ucciso il 29 settembre1994 mentre viaggiava con la famiglia sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria. "Il vero killer è il fratello maggiore Giuseppe", aggiunse il difensore Claudia Conidi. E non si è fermata qui. Il 31 gennaio scorso ha depositato alla Corte d'Appello di Salerno un'istanza di revisione del processo, su cui il giudice si dovrà ora esprimere. All'interno del documento si punta su due elementi. Il primo è l'analisi della presunta inattendibilità del pentito Angelo Benedetto, teste chiave per la condanna di Iannello, che in un processo parallelo torna sull'argomento (e, secondo la difesa, "appalesa tutta la sua inattendibilità"). Il secondo punto è la pistola con cui Iannello avrebbe ucciso il piccolo Nicholas. I giudici conclusero che era una semiautomatica Taurus serie 92 PT con il silenziatore. Una tesi confutata dalla difesa, che il 6 febbraio ha depositato anche un supplemento di perizia sulla pistola, eseguito dal tecnico balistico Vincenzo Mancino. Nove pagine dove si esclude "categoricamente la circostanza che sull'arma (del delitto) fosse assemblato un silenziatore". R. B. Attualità BANANA REPUBLIC Manifestamente vacui di Guido Quaranta La grande corsa al nuovo Parlamento sta per prendere il via. E la comparsa dei tradizionali manifesti elettorali per le strade delle città è, ormai, imminente. Ahimè, ci risiamo: prepariamoci anche quest'anno a subire gli slogan, sempre piuttosto enfatici e a volte quasi comici, che diversi candidati alla Camera o al Senato della Repubblica amano coniare per indurre gli elettori a votare per il loro partito. Quindi, da qui a domenica 13 aprile, saremo afflitti dalla consueta inondazione di grandi tabelloni a colori con il volto sorridente di personaggi più o meno noti e dal solito diluvio di impegni, promesse e moniti: l'inarrestabile, vacuo blablabla che condisce ogni campagna elettorale. Una prova? Il senatore napoletano Sergio De Gregorio, che ha fatto stampare per primo i suoi manifesti e ne ha tappezzato con dovizia tutta Italia. Infatti, da lunedì 11 febbraio, per promuovere Gli italiani nel mondo (uno dei tanti micropartiti di centrodestra, di cui è fondatore e presidente), l'onorevole è apparso sui muri con il suo paffuto faccione prelatizio in tricromia, accanto a uno slogan lapidario che dice: 'L'unico confine è la tua volontà'. Sarà pure un pensiero profondo, ma è probabile che soltanto i suoi congiunti, e qualche pensoso amico di famiglia, siano in grado di comprenderlo. E quanti, nei prossimi due mesi, ne dovremo ancora leggere? Coraggio. Attualità LO YACHT PUNTA A ORIENTE C'è un modo per tracciare la mappa delle nuove ricchezze: seguire le rotte degli yacht del gruppo Ferretti. Oggi i compratori della nautica di lusso italiana sono gli ucraini, i bulgari, i rumeni. Seguiti a ruota da cinesi e indiani. I russi, poi, generano da soli 100 milioni di euro del fatturato del gruppo di Forlì, facendo impallidire gli americani, che stanno cedendo il passo, come gli italiani. Zoccolo duro per i super-yacht da 70 milioni di euro restano gli sceicchi arabi. Coccolando i nuovi ricchi dell'Oriente, Ferretti è ora pronto a festeggiare i 40 anni di vita. A Cattolica, dal 16 al 20 aprile. N. R. Attualità SIGNORNò Un americano a Roma DI MARCO TRAVAGLIO Prima a 'Porta a Porta', poi alla Costituente del Pd, Walter Veltroni ha promesso il "divieto assoluto di pubblicare tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e alle indagini, le richieste e le ordinanze cautelari fino al termine dell'udienza preliminare". Questo "per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali". è singolare che il giornalista Uòlter, già direttore de 'l'Unità', sia così male informato o mal consigliato in materia di informazione. Sarebbe opportuno se il suo pullman verde facesse tappa presso la Federazione della stampa e l'Unione cronisti, per discutere le sue bizzarre proposte con qualcuno del mestiere. Il Codice di procedura penale del 1989 prevede una 'discovery' progressiva degli atti d'indagine. Così è più garantito il diritto di difesa, ma anche il controllo dell'opinione pubblica sull'attività giudiziaria. Quando un atto (avviso di garanzia, ordinanza cautelare o di perquisizione, verbale d'interrogatorio, richiesta di rinvio a giudizio con le fonti di prova, intercettazioni comprese) viene notificato alle parti, non è più segreto e può essere raccontato. Anzi, deve. Per due motivi. 1. Si deve sapere in tempo utile (non dopo anni, quando termina l'udienza preliminare) cosa fanno gl'inquirenti, per verificarne eventuali errori, deviazioni, insabbiamenti. Gli atti dell'indagine sui presunti pedofili di Rignano Flaminio, una volta noti, hanno consentito alla stampa di criticare l'impianto accusatorio, a vantaggio delle persone forse ingiustamente accusate. 2. Si deve sapere in tempo utile se un personaggio pubblico è sospettato di condotte incompatibili con la sua carica, per poterlo allontanare subito, non quando inizierà il processo. Senza la pubblicazione delle intercettazioni del governatore Fazio con i furbetti, di Moggi, Carraro & C., di dirigenti Rai come Bergamini e Saccà, tutti questi personaggi sarebbero ancora al loro posto a inquinare il mercato finanziario, il calcio, la tv pubblica; e i vari Fiorani, Ricucci, Gnutti e Consorte avrebbero probabilmente espugnato Antonveneta, Bnl e 'Corriere della Sera'. In nessuno di questi casi, infatti, le udienze preliminari si sono concluse con rinvii a giudizio. E ancora: segretando le ordinanze di custodia, la gente verrebbe arrestata e non si saprebbe il perché. Non è vero poi, come dice Veltroni, che "le indagini sono compromesse dall'indebita divulgazione di atti processuali". La divulgazione non è affatto indebita (salvo che si pubblichino carte segrete, il che però è già vietato e non occorre ribadirlo con una nuova legge). E il pm deposita gli atti alle parti quando lo ritiene opportuno: se teme per le indagini, provvede a 'secretarli'. Quando il 'Washington Post' e il 'New York Times' presero a pubblicare i dossier top secret che incastravano l'amministrazione Johnson per il complotto del Tonchino, la Casa Bianca li fece bloccare dalla magistratura di New York in nome della sicurezza nazionale. Ma i giornali ricorsero alla Corte suprema, che emise una sentenza memorabile: "I padri costituenti hanno riconosciuto la libertà di stampa nel primo emendamento per tutelare non i governanti, ma i governati". Strano che Uòlter, il nostro americano a Roma, se la sia scordata. Attualità ANTISEMITISMO Mattatoio Pietro Melis Maledetti ebrei, per loro devono tornare le camere a gas: parole di Pietro Melis, ex candidato in Sardegna per la Lega Nord, condannato a una multa di 4 mila euro per istigazione all'odio razziale. Melis ce l'ha con la tradizione della macellazione rituale: "Il tempio ebraico", ha scritto, "era in realtà un grande mattatoio, dove i cosiddetti sacerdoti cospargevano l'altare del sangue di animali ancora vivi. In considerazione di ciò è giusto dichiararsi antisemiti nei confronti degli ebrei credenti, né ci si può dolere del fatto che questi siano finiti nelle camere a gas naziste". Un paradosso, si è difeso Melis in aula. Ribadito con un volantino diffuso nel giorno della Memoria. Il pm aveva chiesto otto mesi di carcere. Per i difensori, Melis ha solo esercitato la sua libertà di pensiero. M. Lis. Attualità PIANETA WIKI democrazia nella rete Liste bloccate e impossibilità di scegliere il proprio candidato? Una risposta è WikiDemocracy (www.wikidemocracy.org/wiki/). Un progetto che consentirà a chiunque di partecipare alla costruzione di un programma politico. L'intento è di "far sapere ai partiti cosa pensano i loro elettori che abitano la Rete". Oltre alla figura dell'utente 'normale', WikiDemocracy, nata dalla mente dell'imprenditore Stefano Quintarelli, ne ha altre tre. Il coordinatore che non deve aver mai fatto parte di una struttura di partito: è necessario per l'avvio di ogni wiki-partito; il moderatore, nominato dal coordinatore per supportarlo nei lavori; infine l'esperto, con particolari conoscenze messe a servizio di uno specifico wiki-partito. Al momento i partiti sono otto, fra cui Pd, Pdl, Lega, Rifondazione, Idv e Radicali. F. F. Attualità PREMIO FERRARI Bollicine solidali è stato consegnato nella nostra redazione da Camilla Lunelli della Ferrari il premio 'Copertina dell'anno 2007', alla sua prima edizione, vinto da 'L'espresso' con la copertina 'Dove eravate' dedicata all'inchiesta su Napoli scritta da Roberto Saviano, anch'egli presente. Camilla Lunelli ha ricordato l'unanimità della giuria nell'assegnazione di questo nuovo premio che ha voluto sottolineare anche il ritorno de 'L'espresso' al grande giornalismo di inchiesta. Alla consegna, oltre al direttore Daniela Hamaui ha partecipato anche Konstantinos Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere. è infatti all'organizzazione umanitaria che la redazione ha deciso di devolvere il premio vinto, e cioè l'importo in euro equivalente a mille bottiglie di spumante Ferrari, che sarà utilizzato da Medici senza frontiere nell'intervento in corso ad Haiti dove l'organizzazione ha aperto un ospedale che assiste gratuitamente la popolazione della periferia della capitale. L. Q. Attualità Le radio più ascoltate La classifica delle emittenti nazionali nel 6 bimestre 2007 Emittenti Ascolto giornaliero Rai Radiouno 7.205 Radio Deejay 5.813 Rtl 102.5 5.405 Rds 5.009 Rai Radiodue 4.628 Radio Italia 3.936 Radio 105 3.871 Radio Kiss Kiss 2.501 Rai Radiotre 2.049 Radio 24 2.044 Radio R101 2.004 Radio Capital 1.852 Rmc 1.804 Radio Maria 1.776 m2o 1.547 Isoradio 1.358 Dati Audiradio (utenti espressi in migliaia). Indagine campionaria, realizzata con interviste telefoniche Attualità PUBBLICITà? SI PUò FARE Per le elezioni, Walter Veltroni e il responsabile comunicazione del partito, Ermete Realacci, vogliono dare un segnale di discontinuità anche nella gestione della campagna pubblicitaria del Pd. Di qui l'inusitata scelta di creare una task force di tre agenzie che daranno consigli strategici su tutti gli aspetti di immagine e saranno operative tutti i giorni anche in una logica di contro-programmazione rispetto alle mosse del Popolo della libertà che, invece, fa tutto in casa. Il gruppo di lavoro è composto da Saatchi&Saatchi, che ha già lavorato per la Margherita, McCann Roma e La Scuola di Emanuele Pirella. Quest'ultimo seguì Romano Prodi nella campagna vincente del 1996 dell'Ulivo, di cui mise in bella forma il programma, facendoci qualche aggiunta di suo. I suoi primi contributi per il candidato presidente del Pd si possono già vedere sulla carrozzeria del pullman con cui Veltroni girerà tutto il paese e nell'ideazione del claim 'L'Italia viva', che potrebbe anche sostituire l'ormai celebre 'Si può fare'. V. P. Attualità Circoli de la liberté I Circoli della libertà sono sbarcati a Parigi. Ne ha aperto uno la signora di Cuneo Alessandra Fiammazzo, consulente di organizzazione aziendale. Vive nella Ville Lumière da qualche anno, loda i servizi pubblici francesi, deplora la perdita di competitività italiana ed è volata a Milano a farlo sapere a Michela Brambilla e a Berlusconi. Attualità Calabria: la carica dei 10 mila Diecimila guardie forestali in Calabria. Una cifra record, se consideriamo che in Lombardia sono meno di 800. Ora la Corte dei Conti ha preso in esame la situazione. La Regione Calabria paga stipendi per 260 milioni e altri 40 milioni se ne vanno per spese generali e acquisto di materiale, eppure ogni anno vanno in fumo 4 mila ettari di territorio. Nel 2001 i forestali erano 13.201 di cui 8 mila stagionali, mentre a gennaio 2007 si attestavano a 10.138 unità. La riduzione non ha portato risparmi, perché in cinque anni quasi tutti sono diventati dipendenti a tempo indeterminato (oggi solo 91 sono precari). "Questo passaggio di status", riferisce la Corte, "ha comportato un notevole aumento dei costi a totale carico della Regione che per i soli salari e indennità varie registra un incremento dai 189 a 262 milioni". I giudici hanno anche accertato la carenza nel bilancio regionale di 48 milioni da destinare al trattamento di fine rapporto: se si dimettessero in massa, mancherebbero i soldi per le liquidazioni. Non avverrà domattina. G. Mas. Attualità AERONAUTICA ufficiale e giornalista Andrà in Rai appuntandosi sulla giacca una torre e una stella, così come si conviene a un maggiore dell'Aeronautica? Vittorio Argento, vicedirettore di Radiouno e dei Giornali radio Rai, è diventato nei giorni scorsi il primo ufficiale della 'riserva selezionata' dell'aeronautica militare. In base alla legge Marconi, infatti, chi è in possesso di "particolari professionalità" può essere nominato ufficiale di complemento, senza concorso: basta che sottoscriva la sua disponibilità a un eventuale richiamo alle armi. La possibilità riguarda anche chi in vita sua non ha fatto un solo giorno da soldato di leva. E adesso, in Rai, tutti sull'attenti: passa Argento. L. Q. Attualità Vecchioni fa rima con revisioni "I moderati non moderano mai loro stessi. Si moderano le tasse, ma non gli stipendi. I fascisti sono meglio, perché è più chiaro con chi si ha a che fare". Parola di Roberto Vecchioni, da sempre dichiaratamente di sinistra, da Berlinguer a Veltroni. Concerto allo Smeraldo di Milano, esaurito da giorni: in sala, 2 mila spettatori. A metà spettacolo, dopo i brani dell'ultimo album 'Di rabbia e di stelle', Vecchioni si concede un flashback sugli anni Settanta e intona 'Stranamore'. Ma, a sorpresa, modera se stesso. Dal brano sparisce la strofa: "Adesso gli dico sono anch'io fascista, ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa la mia paura non bastava a farmi dire basta". Tripudio d'applausi, uno spettatore dalle prime fila grida: "Perché hai moderato la canzone?". Replica dal palco: "Era troppo lunga. La canto così da due anni". O. P.

Torna all'inizio


Gli stipendi degli italiani tra centrodestra e centrosinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Gli stipendi degli italiani tra centrodestra e centrosinistra Posted By redazione On 22/2/2008 @ 18:03 In Apertura#1 | No Comments di Edmondo Rho e Renzo rosati Un punto mette d'accordo tutti i sondaggi: al prossimo governo gli italiani chiedono come prima cosa di migliorare il loro bilancio mensile. E stavolta senza trucchi, tipo una mano che riduce (e di poco) le tasse e l'altra che le aumenta con gli interessi. E proprio su stipendi, lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse. Berlusconi si impegna a ridurre le tasse sugli straordinari e, in misura minore, su tredicesime e quattordicesime. Veltroni ha garantito che porterà a 1.100 euro (cifra poi ridotta a 1.000) la retribuzione minima per i precari. Intenti lodevoli: ma dove si troveranno i soldi? Fra gli economisti non mancano distinguo e perplessità. "Quello che propongono, sia da una parte che dall'altra, rischia di far saltare ogni parametro di finanza pubblica" avverte Michele Salvati, docente di economia politica alla Statale di Milano. Il quale però si dice anche "fiducioso sul fatto che vengano specificate le coperture. Spero che si dia un'indicazione precisa per i prossimi cinque anni". Mentre Pietro Ichino, economista che ha appena detto sì al Pd, afferma che l'aumento per i precari non potrà essere a carico dello Stato: "Non deve finanziarlo nessuno, è solo uno standard minimo di trattamento. Funziona da decenni anche in Gran Bretagna, in Francia, negli Stati Uniti e in tanti altri paesi. Svolge la stessa funzione dei contratti collettivi nel lavoro subordinato". Pdl: Meno imposte su straordinari e tredicesime Le proposte del Pdl puntano a una forte riduzione delle tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti: in particolare su straordinari, premi, tredicesime e quattordicesime. "Proponiamo una tassazione fissa del 10 per cento su tutti gli straordinari, i premi e gli incentivi" spiega Maurizio Sacconi, responsabile nazionale per il lavoro di Forza Italia. "In realtà è molto più della detassazione perché sottrae risorse al cumulo fiscale e alla mannaia della progressività". Il Pd propone di detassare la parte variabile degli stipendi, quella legata alla produttività. Ma quali sono le cifre in ballo? Dai dati della Ragioneria dello Stato emerge che la spesa prevista nel 2008 per gli straordinari nel settore privato dovrebbe essere intorno a 2,5 miliardi di euro. Applicando l'ipotesi di tassazione al 10 per cento, il conto fiscale potrebbe essere intorno a 250 milioni. Comunque, i calcoli sono destinati a essere rivisti se passa la proposta del Pdl: secondo Sacconi "oggi lo straordinario è erogato ampiamente in nero, ci sarebbe una grande emersione di base imponibile". Sta di fatto che, stando alle attuali ore medie dichiarate di straordinario, il beneficio per i lavoratori sarebbe modesto: secondo i calcoli di Panorama, l'aumento netto in busta andrebbe da 100 euro l'anno per un impiegato che fa 30 ore di straordinario a 140 euro per un operaio con 60 ore annue di straordinario. A questa proposta, appoggiata dalla Confindustria, i sindacati sono fortememente contrari: "Non sono convinta che detassare gli straordinari sia utile a far aumentare la produttività" dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, di cui è responsabile per fisco e politica economica. "Sarebbe molto meglio prevedere sgravi fiscali sugli aumenti di secondo livello". Non c'è inoltre il rischio che una minore tassazione sugli straordinari spinga a far lavorare di più chi ha già un posto, frenando le nuove assunzioni? Tra gli industriali si sostiene che "lo straordinario serve a coprire meglio necessità produttive di breve periodo, invece le assunzioni sono legate a progetti di sviluppo nel lungo termine. è chiaro che un uso più flessibile dello straordinario può incentivare la competitività aziendale". Ed è proprio su questo punto che sarà complicato trovare l'accordo con i sindacati. Maulucci della Cgil propone, anziché di detassare gli straordinari, di "dare un premio alle imprese che aprono per la prima volta alla contrattazione aziendale, per esempio una riduzione dell'Irap o un altro sostegno fiscale". La posta più alta in gioco non è comunque quella sugli straordinari: considerando che il monte retributivo da lavoro dipendente è di circa 250 miliardi, la detassazione maggiore sarebbe la ritenuta secca per tredicesime e quattordicesime. Su questo fronte si sta ancora definendo, per quanto risulta a Panorama, la proposta del Pdl: a fronte di una tassa del 10 per cento su premi e straordinari, quella su tredicesime e quattordicesime potrebbe essere più alta. Con una minore tassazione su tredicesime e quattordicesime muterebbe pelle anche la contrattazione: con uno stimolo ai sindacati a modificare la dinamica degli aumenti di stipendio, privilegiando le due mensilità aggiuntive. Le parti sociali sono pronte alla novità? Sia per i lavoratori sia per gli imprenditori è una proposta su cui ancora discutere. Secondo molti industriali "sarebbe meglio una riduzione complessiva delle aliquote sul lavoro dipendente". Pd: Mille euro e più protezione per gli atipici Oggi lo stipendio minimo di un precario è di 800 euro. Aumentarlo a 1.100 per i 3,5 milioni di contratti a termine costerebbe 9,1 miliardi l'anno. Se invece ci si limitasse al milione di contratti di collaborazione, di miliardi ne servirebbero 3. Che si ridurrebbero a 2 se la promessa venisse ridimensionata, come è scritto nel programma definitivo del Pd, a 1.000 euro. Per gli economisti di area moderata l'idea di Veltroni è la classica montagna che partorisce il topolino. "Tutto qui?" chiede Giuliano Cazzola, esperto di questioni del lavoro. "Il rischio è doppio: rendere molti contratti a termine non competitivi con quelli fissi, provocando un crollo dell'offerta di lavoro per i giovani. E ignorare che, su un altro fronte, esistono già trattamenti superiori a 1.000 euro al mese, per scelta delle parti. Secondo l'Inps, il livello retributivo medio degli iscritti alla gestione separata è superiore a 15 mila euro lordi l'anno. Dopo che il governo Prodi ha aumentato di 9 punti i contributi per i precari, ora, con una finta stabilizzazione, livelliamo verso il basso i contratti?". Ichino la vede in modo opposto: "Non è una proposta volta a stabilizzare gli atipici, mira soltanto a proteggerli nelle situazioni di particolare debolezza, dove rischiano compensi innaturalmente bassi. La stessa cosa, in modo meno preciso, è prevista dalla legge Biagi, dove si stabilisce che il giudice deve controllare l'adeguatezza del corrispettivo del collaboratore". Sacconi, che con Marco Biagi collaborò alla stesura della legge 30, teme che il vero obiettivo sia di smantellare la flessibilità: "E i danneggiati sarebbero i lavoratori. Hanno pensato Veltroni e i suoi economisti a quante figure professionali nuove si sono create, che sfuggono alla logica del salario minimo e non hanno nulla a che fare con lo sfruttamento? Da chi lavora in un call center qualche ora alla settimana, per arrotondare il budget familiare, a chi si organizza con due o tre contratti. Che facciamo, li vogliamo tutti portare sotto l'ala della Cgil?". Già, il sospetto è che dietro vi sia lo zampino della confederazione di Guglielmo Epifani, vicinissimo a Veltroni. Epifani ha da sempre l'obiettivo di smantellare la legge Biagi, una contrattazione collettiva sarebbe il primo passo. Sospetto che è quasi una certezza per le altre due confederazioni storiche, Cisl e Uil, risolutamente ostili alla proposta sui precari. "Queste materie" è la linea di Raffaele Bonanni, leader della Cisl, "vanno lasciate alla trattativa privata. Altrimenti rischiamo più danni che benefici. Ne abbiamo avuto la prova quando i partiti hanno messo lo zampino nel protocollo sul welfare. A meno che non si tratti di un modo per dare altri soldi alle aziende, magari con i soliti sgravi fiscali". Illazioni sproporzionate, secondo Ichino, per qualcosa che va solo nella direzione dell'equità. "Certo" dice "non basta per superare il dualismo del nostro mercato, fra iperprotetti e sottoprotetti. Quello che propone il Pd, in sostanza, è di introdurre una protezione minima in un settore dove finora non ce n'è stata alcuna, precisando un principio che è già enunciato nella legge Biagi. Accade già all'estero: l'esperienza Usa mostra che, se lo standard minimo è calibrato bene, ha solo l'effetto positivo di impedire al datore di lavoro di lucrare una rendita indebita. E non ha effetti sull'occupazione negativi, semmai positivi". Insomma, forse Veltroni non migliorerà la busta paga dei precari, ma il Pd otterrà un risultato: far digerire alla sinistra la legge Biagi. Il VIDEO servizio:.

Torna all'inizio


La fede non è un'ideologia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VLADIMIR Se i numeri non sono opinioni, anche le statistiche contano. E le rilevazioni che riguardano i cattolici di questo paese che ogni domenica vanno regolarmente a messa forniscono i dati statistici più costanti degli ultimi due decenni. Finito il grande freddo degli anni Settanta-Ottanta, quelli seguiti al radicale mutamento culturale dettato dalle mode ideologiche post sessantottine, le stagioni vissute dalla Chiesa italiana hanno riportato alla pratica religiosa molte persone. Attualmente, ogni domenica, sono tra i sette e i nove milioni gli italiani che frequentano parrocchie e altri luoghi di culto. Immaginare che il loro principale interesse sia quello di leggere la stampa cattolica è una pia pratica che, analizzando i media, appare ormai cara solo alla devozione professionale dei vaticanisti e di qualche altro abituale osservatore. Una realpolitik dovrebbe ormai spingere tutti a osservare quanto anche i cattolici praticanti, come il resto dei loro compatrioti, siano seriamente intenti a leggere, e discernere, ogni possibile racconto sociale, preoccupati solo di giudicare se e quanto sia conforme alla realtà. Nessun cattolico sembra desideroso di sentir suonare la tromba della ritirata per tornare ad attestarsi sulle comode posizioni d'antan. Anzi, se proprio vogliamo parlare, in vista dell'appuntamento elettorale di aprile, di quale par condicio in salsa ecclesiale parlano gli elettori che vanno in chiesa dovremmo necessariamente riferirci al recente sondaggio effettuato tra i lettori di Famiglia Cristiana, i quali hanno risposto manifestando, con proporzioni quasi identiche, un'opinione tendenzialmente negativa sul centrosinistra e una quasi totale mancanza di entusiasmo per il centrodestra. E sui leader, in modo apparentemente incongruo, preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche. Negli ultimi quindici anni, ogni volta che un uomo politico, oppure un partito, ha tentato di umidificare le urne con l'acqua lustrale di qualche palazzo clericale, il mondo ecclesiale italiano ha sempre risposto dicendo che il voto dei cattolici non appartiene a nessuno. E in questa risposta gli elettori credenti sono sempre stati incoraggiati da un magistero pontificio che ha scritto molte pagine per spiegare quanto il voto dei cattolici debba essere esigente perché deve saper introdurre nel confronto politico l'attenzione, e la proposta cristiana, sui grandi temi etico-religiosi e sociali. Di conseguenza, i due giornali cattolici concorrono, ciascuno a suo modo, a evitare che i cattolici continuino ad esercitarsi nell'ormai inutile esercizio dell'assemblaggio elettoralistico delle diversità. E stanno aiutando la grande, e corale, riflessione con la quale gli elettori credenti del nostro paese tentano di tradurre politicamente le grandi attese morali e sociali sulla intangibilità della vita umana, la scuola libera, l'impiego ragionevole della procreazione assistita, la tutela della famiglia e la completa applicazione della legge194, anche nella parte che riguarda la prevenzione dell'aborto. In fondo forse la vera eredità degli ultimi quindici anni di vita del cattolicesimo italiano consiste soprattutto in quel costante insegnamento episcopale che, anno dopo anno, ha ricordato ai credenti del nostro paese che la "questione cattolica" dell'Italia contemporanea, anche dentro le vicende politiche che abbiamo finora vissuto, è innanzitutto un problema di cultura. Per questo, come può essere facilmente notato negli scritti di analisi politica apparsi sia su l'Avvenire sia su l'Osservatore romano, il problema della qualità delle persone chiamate a incarnare i vari progetti politici dentro i quali i cattolici si vogliono coinvolgere appare, pur nelle differenze degli approcci, una questione cruciale e prioritaria. Perché il credente che opera nella vita pubblica deve essere in grado (sono parole dell'allora cardinale Ratzinger) di non "teologizzare la politica". Ma anche di impedire che altri, come sembra accadere con forza, e non solo in Italia, negli ultimi anni, si adoperino per "ideologizzare la religione". Forse è soprattutto pensando a questo pericolo, e alla sua tragica proiezione nella geopolitica del nostro e degli altri continenti, che le voci cattoliche più autorevoli stanno reiteratamente ripetendo che la fede cristiana non può essere identificata, né tanto meno contiene, alcuna sintesi politica concreta. E che la sua ricchezza, e le sue conseguenze, per l'attività politica sono riassunte nelle parole libertà e coerenza. E in nient'altro.

Torna all'inizio


Berlusconi lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"È impossibile fare confronti televisivi, ci sono troppi candidati premier". Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio. "Veltroni è un ottimo comunicatore ? ha aggiunto il Cavaliere ? riesce a dare l'illusione che il passato non esista più e che i 70 ministri del Pd nel governo Prodi non lo riguardino. Ma gli italiani non si lasceranno ingannare di fronte al tentativo che lui fa". Berlusconi ha fatto sapere di non avere intenzione di candidare Gianni Letta: "È un uomo di stato che vuole servire lo stato, è una ricchezza per il paese".

Torna all'inizio


L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno. Non è la percezione di un caro-prezzi che ha portato gli italiani, negli ultimi anni, a sentirsi più poveri. E a sperare in un intervento sui salari che, per opportunismo politico e strabiche strategie elettorali, è saltato. A gennaio l'inflazione è salita al 2,9 per cento, ma per i prodotti ad alta frequenza d'acquisto ? soprattutto alimentari e carburanti ? l'impennata è stata del 4,8. E l'Istat, ora, lo conferma in un focus dedicato ai diversi prodotti acquistati dalle famiglie italiane. Un dato che, se messo in relazione con le stime di crescita dell'economia italiana che per la Commissione europea sarà poco al di sopra dello zero, mostra in tutta la sua pericolosità il bivio al quale si trova l'Italia. Un paese in cui i rischi di stagflazione, da un lato, e le opportunità di sviluppo, dall'altro, influenzeranno la campagna elettorale e peseranno inevitabilmente sul vincitore del 13 aprile. L'aver rinviato a dopo la risposta delle urne l'intervento a sostegno dei salari, oltre ad avere un costo alto per i cittadini, ha un responsabile preciso. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ai microfoni di Tv7 ha detto chiaramente che se non si è potuto sin da subito abbassare le aliquote Irpef per gli stipendi medio-bassi e aumentare i salari è per colpa di Forza Italia, che si è opposta all'inserimento di un emendamento in tal senso nel decreto milleproroghe. A PAGINA 3.

Torna all'inizio


Walter fa i botti, Marco fa un passo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 22-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La tecnica ormai è chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001, di nomi non può farne perché troppi ostacoli e veti gli impediscono un autentico rinnovamento. Fin qui la campagna elettorale, ha notato Luigi Crespi, la fa solo il Pd. Questo vale in particolare per due luoghi che potranno essere decisivi ai fini del risultato elettorale: la Sicilia e Roma. Dal loft ogni giorno parte qualche fuoco d'artificio. Ieri sono stati "sparati" una giovane esordiente capolista a Roma e un non più giovane Umberto Veronesi in Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio milanese. Un'altra sterzata laica, nel giorno della conferma del patto con i radicali: talmente netta da rendere obbligatori prossimi bilanciamenti. Altrimenti nel Pd il mal di pancia cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire le fitte. Una cosa va detta sulla rinuncia di Marco Pannella. Sarebbe sbagliato confrontarla con altri casi analoghi od opposti, perché Pannella ha già rinunciato (magari per forza) altre volte, ed è l'esempio di come si possa essere leader fuori dal Palazzo. Il massimo ora sarebbe se alla rinuncia personale si accompagnasse la presa d'atto collettiva della fine di una alterità che ha resistito a tutto, anche alle molte occasioni nelle quali i radicali si sono "mischiati". In un paese che ha superato perfino il mito della diversità comunista, il simbolo gandhiano può benissimo portare via con sé anche il mito della diversità radicale. E il molto che c'era di buono può essere finalmente consegnato da un gruppo di iniziati a un grande partito maggioritario.

Torna all'inizio


Zapatero sfreccia, Ferrara fa il buono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

S C R I P T A M A N E N T Zapatero sfreccia, Ferrara fa il buono PANORAMIX Lettera ai Gran Capi Com'è buono il Foglio di Giuliano Ferrara. Si comincia in prima pagina con una "lettera affettuosa ai Gran Capi della Pdl", Berlusconi, Fini e Bossi. Non siate micragnosi, sostiene l'elefante, "il nostro boom sarà anche vostro ", sottolinea. "Punto su una competizione di idee, di sensibilità e di ragione ? si legge nell'articolo in corpo 12 che apre il quotidiano ?. Rifiuterò qualunque invito alla rissa. Avete anche diritto di fare appello al voto utile, per Veltroni o per Berlusconi. Vincerete la vostra battaglia per il premio di maggioranza a mani basse con i larghi mezzi di cui disponete e che sapete utilizzare con maestria nel marketing della politica moderna. Sarà bello se riconoscerete una qualche utilità anche al voto per la lista pro life. Lealmente, cavallerescamente, potete creare un clima di convergenza". Conclusione di Ferrara: "Vi farà onore il successo di un voto per la vita, per la moratoria sull'aborto, per mandare in parlamento le donne e gli uomini che hanno dedicato se stessi alla tutela dell'amore e del buonumore dichiarati eretici nel nostro tempo. Un abbraccio e, al Cav., un piccolo bacino". Elogio di Visco Com'è buono il Foglio di Giuliano Ferrara. In terza pagina il quotidiano fa l'elogio "di una persona seria e perbene che non si candida più alle elezioni ". Vincenzo Visco fa un passo indietro "nell'anno in cui, se il governo non fosse caduto, avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua politica di incremento delle entrate, ottenuta anche grazie a una lotta efficace contro le varie forme di evasione legale e illegale". Su questa base "sarebbe stato adesso in grado di procedere a una graduale riduzione delle aliquote e a un aumento delle detrazioni fiscali". Ed ecco l'elogio: "Il Foglio ha sempre riconosciuto a Visco la sua sostanza di persona seria, perbene, di conoscitore della macchina, di efficiente organizzatore di una politica fiscale che non è la nostra, ma che lui ha saputo applicare con severità ". Il Tav Maximo Dopo tante attenzioni al Foglio, meglio guardare fuori dai nostri confini. Un paese tra tanti, la Spagna. Un premier tra tanti, José Luis Zapatero. Scrive la Stampa: "Dopo aver inaugurato nel dicembre scorso l'Ave, la linea ad alta velocità Madrid-Valladolid (179,5 chilometri) e Antequera- Malaga (54,5 chilometri), ieri mattina "Renfe", le ferrovie statali spagnole hanno tenuto a battesimo il tratto più agognato, Madrid-Barcellona. Ben 659 chilometri che si coprono in appena 158 minuti e che sono costati 8,76 miliardi di euro (il 49,4% dei quali sborsati dalla Ue)". La capacità di trasporto della nuova linea equivale a quella di 90 aerei al giorno. Il nuovo tracciato contribuisce a una economia ecologicamente sostenibile, sostengono gli esperti. Ed è un altro tassello di quella Spagna che continua a correre, correre, correre.

Torna all'inizio


La destra ci prova, ma resta lontana dal web (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A La destra ci prova, ma resta lontana dal web MARIO ADINOLFI Bella scelta di tempo L'articolo apparso in questa rubrica in cui sono state sottolineate le parole del portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che ha candidamente ammesso che "il centrodestra è assente dal web" hanno inguaiato l'onesto braccio destro del Cavaliere che si è dovuto prendere la solita reprimenda dei blogger dell'aggregatore Tocqueville, che invece di interrogarsi sul motivo per cui uno dei politici del loro campo più attento alle questioni della comunicazione non sapesse neanche della loro esistenza, lo hanno attaccato per le dichiarazioni espresse. L'attacco è arrivato dalle pagine del Giornale di famiglia, a firma dell'acuta Cristina Missiroli, nella doppia veste di cronista e di appartenente a Tocqueville. Peraltro, le pagine dell'aggregatore dei blog di destra per ora sono ferme, a causa di lavori in corso. Non c'è che dire, bella scelta di tempo. Blogosfere Io ho avuto modo di colloquiare con Eleonora Bianchini di Blogosfere, probabilmente il quotidiano on line più rappresentativo della ricchezza del mondo dei blog grazie all'intuizione di Marco Montemagno, sulla distanza che c'è tra la proposta on line del Partito democratico e quella del Pdl. Ed è Blogosfere stessa a sottolineare la ricchezza di quanto avviene sul versante web del Pd, non solo sul lato del sito istituzionale del partito, ma più che altro grazie alla miriade di blog che stanno spontaneamente arricchendo la campagna elettorale di Walter Veltroni. Un commento netto Il commento alla mia intervista a Blogosfere è abbastanza netto e pubblicato a chiare lettere elettroniche sulla home page del quotidiano: "Insomma, nei sondaggi il Pd è ancora in svantaggio, ma sul web in campagna elettorale non ha paragoni. Almeno per ora". A Blogosfere ho comunicato altre impressioni. Alla domanda sulle modalità strategiche scelte per la comunicazione via web ho risposto che sono passaggi che non vanno pianificati, non vanno costruiti alla vecchia maniera inviando circolari dal centro alla periferia. Abbiamo la fortuna di una presenza diffusa dei blogger in rete: decine di migliaia di persone che attivamente propongono la loro forma di militanza sul web. Nella stragrande maggioranza dei casi questi blog non sono luoghi di propaganda, ma di confronto. Contano tutti, nessuno escluso Ho ripetuto che la politica, in particolare nella fase della campagna elettorale, tende a parlare "a". Noi utilizziamo la rete e i social network per parlare "con" i cittadini italiani, raccogliere davvero le loro istanze, comprenderle prima di tutto. È la lezione delle primarie che prosegue: contano tutti, nessuno escluso. E non solo mettendo una croce su una scheda. www.marioadinolfi.it.

Torna all'inizio


"Ma non sono un Anticristo militante" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NO CAMPAGNA LA 194 "Ma non sono un Anticristo militante" "Vecchio come De Mita? Sì, però penso da giovane" "Non farò comizi, non andrò in tv Mi si conosce già" "Non la cambierei Va soltanto applicata bene" "Sono una colomba, non un falco", dice Umberto Veronesi accompagnando con un ampio sorriso la battuta che riassume il suo approccio alla sfida elettorale. Lui, l'oncologo di fama internazionale, il paladino della scienza che prepara il debutto in Parlamento a 83 anni, sa bene che la notizia della sua candidatura arriva mentre la politica litiga sull'aborto, su laici e cattolici, sul rinnovamento generazionale. Il professore non si sottrae, è fermo nelle sue convinzioni, "ma - spiega - non parlatemi di battaglie e scontri. Forse mi vorreste vedere fare a pugni, ma io sono per il dialogo". Capisco, professore, però come benvenuto in campagna elettorale Giuliano Ferrara, promotore della lista "Aborto? No grazie", ha dipinto la sfida per il Senato in Lombardia tra Roberto Formigoni e lei come "il diritto di vivere contro il diritto di morire". Come risponde? "Quella è una battuta, non mi interessa rispondere. E poi conosco Ferrara, mi ha telefonato ancora pochi giorni fa". Per convincerla a non candidarsi o per parlarle della sua lista? "Ferrara dice "Aborto? No grazie". Lo dico anch'io, nessuno ama l'aborto, figuriamoci. Il punto è che c'è chi vuole il proibizionismo, che però ha fallito, mentre io sono per la prevenzione". E la 194 va modificata? "La legge non è da cambiare, ma deve essere applicata bene. Le diro di più, l'aborto non è una delle mie priorità. I discorsi sulla 22ª settimana di gestazione sono briciole di fronte alle vere emergenze, parlo della pena di morte, del disarmo, della lotta alla fame nel mondo o per portare l'acqua a chi ancora non ce l'ha. Sono un pacifista, mi impegnerò perché si rifacciano le conferenze sul disarmo". Parlando di "diritto di morire" Ferrara chiama in causa il suo lavoro per il testamento biologico. "Ma il testamento biologico è l'opposto dell'eutanasia. Parliamo soltanto della possibilità di esprimere in anticipo la propria volontà circa le cure da ricevere nel caso si perdesse la facoltà di decidere". Prevede che potrebbe avere molti problemi con gli esponenti cattolici del Partito democratico? "Per nulla. Sono grande amico di Rutelli, con la Binetti abbiamo rapporti eccellenti. Non sono e non devo essere visto come un anticristo militante. Il mondo della scienza vuole trovare punti di contatto e collaborazione con la Chiesa". Come è possibile riuscirci? "Dobbiamo riflettere sul fatto che c'è una Chiesa dogmatica, che affronta la riflessione sui grandi temi, e poi c'è una Chiesa operante, immersa nei problemi quotidiani. Penso a Sant'Egidio, a don Ciotti. Ecco, quando parlo di sfamare le persone e delle altre grandi questioni, so che abbiamo gli stessi obiettivi e possiamo lavorare insieme per provare a risolverle". Come giudica l'accordo tra il Pd e i radicali? "Bene, ho sempre avuto simpatia per loro". Clemente Mastella ricorda che lei è nato nel 1925 mentre non è stato candidato Ciriaco De Mita che ha tre anni in meno. Non vuole polemizzare neppure con l'ex Guardasigilli? "Ma Mastella ha ragione, sono vecchio. L'ho detto anche a Veltroni e lui mi ha risposto che però ho un modo di pensare giovane. D'altronde Rita Levi Montalcini ha 98 anni, ma se la sente parlare scoprirà che ha idee innovative". E il paragone con De Mita? "L'ho conosciuto come un uomo pubblico di valore, ma non sono certo in grado di dare un giudizio politico". Lei è stato molto corteggiato dalla politica, ma a parte l'esperienza da ministro tecnico nel governo Amato del 2000-2001, fino ad oggi aveva declinato. Che cosa le ha fatto cambiare idea? "Non pensavo proprio di candidarmi, ancora pochi giorni fa avevo detto no a Veltroni. Poi ho parlato con alcuni amici, hanno molto insistito sul fatto che il momento è delicato, che è importante impegnarsi per una svolta al dibattito pubblico, per dire basta a una classe politica che si insulta". E ha ceduto... "Veltroni è tornato alla carica e mi è scappato un sì. Intendiamoci, lo faccio volentieri. Sento il dovere morale di contribuire al termine della vita e offrire la mia esperienza nella sanità e nella ricerca per costruire l'Italia del futuro". Che cosa le piace del progetto di Veltroni? "Io non sono iscritto al Pd, sono un indipendente, ma credo che questa idea di un partito moderato serva a sinistra, così come a destra può accadere con quello che stanno facendo Berlusconi e Fini. Sono le premesse per un dialogo franco". Fino al punto di immaginare un'alleanza post-elettorale? "Può darsi, perché no?". Quali obiettivi si pone? "Favorire un dibattito serio tra le opposte parti politiche, riunire governo e opposizione intorno a un tavolo senza integralismi, cercando un terreno di intesa". Cominciando da che cosa? "Sviluppare la ricerca, aumentare la parte di Pil che le viene destinata. Il mio compito sarà convincere la politica che la ricerca è essenziale a prescindere da chi governa. L'altro aspetto sarà migliorare il nostro sistema sanitario". Impresa titanica, non crede? "E' possibile, cominciando col realizzare ospedali più umani, con camere singole dotate di bagni, non con i servizi in fondo al corridoio, cose da Medioevo. Servono molte risorse, lo so, ma si possono trovare". Parlerà di questo in campagna elettorale? "Ma io non prevedo di farla. Non farò comizi, non andrò in tv. La gente mi conosce, sa come la penso".

Torna all'inizio


"Col pari Grande Coalizione" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il presidente Pdl dribbla il duello tv con Veltroni "Dovrei fare almeno 64 confronti" Il Cavaliere e i condannati in lista: "Chi è supposto autore di reati non va candidato" E a Mentana dichiara: Casini mi giocò il primo scherzo già dopo il voto del '94 [FIRMA]UGO MAGRI ROMA E' la campagna elettorale delle sorprese. Veltroni liquida il governo Prodi, in caso di vittoria "ne faremo uno molto diverso" che stavolta non sarà frutto di "una coalizione eterogenea". Uno a zero. Berlusconi delude i super-garantisti e stabilisce che "chi è supposto autore di reati non va messo in lista", ad esempio Sofri non lo candiderebbe, "questione di opportunità politica". Uno a uno. Il segretario del Pd sostiene che "non si può continuare a discutere di conflitto d'interessi", meglio occuparsi di Tav e fare come Zapatero in Spagna che inaugura l'alta velocità tra Barcellona e Madrid. Due a uno per lui. Però il Cavaliere spiazza tutti e bilancia il conto dei colpi di scena, "se dovesse ripetersi un risultato come due anni fa", pareggio insomma, "non esiteremmo a fare una grande coalizione". Inciucio in vista? Chissà. Nel frattempo, il fair-play comincia a scarseggiare. "Veltroni ci dà l'illusione che il passato è ormai lontano, quando i disastri di Prodi sono davanti agli occhi di tutti", attacca Silvio. Walter para il colpo, "Berlusconi è durato 5 anni ma non è un merito, semmai un'aggravante...". Io, replica l'altro, "sono sconcertato per l'accordo Pd-Idv, e la mossa dei Radicali mette in conflitto il diavolo e l'acqua santa". Botta sotto la cintura di Veltroni, "Forza Italia si è opposta l'altro giorno, nella conversione del decreto milleproroghe, all'aumento dei salari". Bondi strilla, l'ex sindaco di Roma "mostra la sua vera natura di uomo aduso alla mistificazione". L'ultima cosa che Berlusconi farà in vita sua è affrontare Veltroni in un duello tivù: "Impossibile", annuncia, visto che i candidati premier sono tanti "bisognerebbe fare 64 confronti televisivi". Il ping-pong ci accompagnerà fino al 13 aprile, con variazioni sul tema. Variazione numero uno: polemica Veltroni-Bertinotti. Anche qui, salgono i toni. Il leader Pd presenta il compagno Fausto alla stregua di retrogrado: "Siamo nel 2008, non nel '53. Può una persona ragionevole pensare che la candidatura di un operaio contrasta con quella di un imprenditore?". Certo che si può, s'entusiasma Bertinotti, la lotta di classe è ancora attuale. Variazione sul tema numero due: Berlusconi contro Casini. Il Cavaliere svela da Mentana che quel perfido di Pier Furby non gli è mai piaciuto, il primo scherzo glielo tirò addirittura nel lontano 1994. E accusa il leader centrista di essere pronto a cambiare il suo simbolo pur di avere in lista De Mita che vuol rifondare la Dc. Secca replica di Casini: al simbolo non rinuncio. La realtà è più complessa. Se andrà in porto l'intesa con la Rosa Bianca, l'Udc inserirà nello Scudo crociato una dicitura tipo: Centro democratico. E da qualche parte comparirà un richiamo al movimento di Tabacci e Baccini. Le trattative sono bene avviate sul piano politico, complici le esortazioni vaticane, tanto che già ci si confronta sui posti. Però lì non c'è accordo. Pezzotta a nome della Rosa Bianca chiede "pari dignità", nel linguaggio democristiano significa "non potete trattarci come parenti poveri". Casini si allarma, quanto vorranno questi? E' andata meglio a Veltroni, l'accordo coi Radicali è chiuso, manca solo la firma in calce al programma sull'esempio di Di Pietro (l'ha sottoscritto ieri, giurando lealtà). Però il leader Pd vorrebbe più entusiasmo da parte dei nuovi alleati Radicali, se n'è lamentato personalmente con la Bonino. E allora Pannella, apparso disincantato la sera prima da Vespa, ha rilasciato una dichiarazione così entusiasta, tanto piena di voglia, da sembrare perfino eccessiva. "I compagni del Pd hanno ragione e ancor più l'avranno". Non mi metteranno in lista? Evviva, "io concordo...". Sull'altro fronte si aggroviglia la telenovela siciliana. Dove fa la sua comparsa una dama, Stefania Prestigiacomo. Nella disputa tra Lombardo e Miccichè per la presidenza della Regione, il Cavaliere ora pensa a lei come soluzione di compromesso. Ha per le mani un sondaggio che la vede avanti di due punti in un ipotetico duello con la Finocchiaro, candidata del Pd. Berlusconi lo confida a Miccichè, con l'impegno del silenzio più assoluto. Invece poi, stranamente, il nome della Prestigiacomo tracima sulle agenzie e su siti vari, con dichiarazioni soddisfatte di Miccichè. Lombardo s'inalbera, l'alleanza del Cavaliere con l'Mpa sembra saltata. Però, fino all'ultimo, mai dire mai.

Torna all'inizio


Forza Italia per ora discute di numeri e non di candidati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA.I "PICCOLI" CHIEDONO SPAZIO Forza Italia per ora discute di numeri e non di candidati Riunione torinese di Forza Italia. Le candidature sono ancora in alto mare come ha confermato telefonicamente il coordinatore regionale Guido Crosetto. Pare si sia ragionato, invece, di numeri anche per rispondere alle istanze delle piccole province di avere più rappresentatività a Roma. Discorso quanto mai di attualità viste le ambizioni di Marmo. Ma la matematica gioca a favore o contro le realtà "minori" come Asti? Il voto del 2006 nel Collegio Piemonte 2 della Camera, aveva assegnato a Forza Italia 5 deputati: Francesco Stradella (Al), Maria Teresa Armosino (Asti), Walter Zanetta (Verbano), Daniele Galli (Novara), Enrico Costa (Cuneo). Il Collegio Piemonte 1 aveva mandato a Roma Guido Crosetto e Roberto Rosso (Torino), Osvaldo Napoli, Margherita Boniver, Benedetto Della Vedova. Sei i senatori "azzurri": Lorenzo Piccioni (Vc), Enzo Ghigo (To), l'ex ministro Lucio Stanca, Giuseppe Vegas (No), Lucio Malan (To), Aldo Scarabosio (To). Gilberto Pichetto (Biella), primo escluso nel 2006, ha praticamente in tasca la promessa di una candidatura forte per il 13 aprile. An aveva avuto tre senatori (Martinat, Menardi e Fluttero), due la Lega (Roberto Calderoli e Michelino Davico), altrettanti l'Udc: Eufemi e Zanoletti, con quest'ultimo che sta traghettando verso il Pdl andando ad occupare un posto per il Senato. L'attuale Pdl (Forza Italia più An) secondo l'esito del voto 2006 avrebbe 9 senatori, a cui si aggiungono i due del "Carroccio". L'Udc andrà al voto per conto proprio, ma con il probabile cambio di sponda di Zanoletti e un possibile (stando a voci) terzo senatore leghista in caso di successo del centrodestra, la "quota" dei senatori salirebbe a tredici. Si tratta ovviamente di considerazioni puramente empiriche su cui ragionare per valutare quali spazi nuovi potrebbe (o non potrebbe) ritagliarsi il Pdl astigiano. Va inoltre tenuta in considerazione la volontà di Berlusconi di rinnovare le candidature per non vedersi scavalcare da Veltroni nell'operazione "pulizia" delle liste. Questo potrebbe aprire le porte a qualche "matricola". Ma anche in questo caso si è nel campo delle ipotesi.\.

Torna all'inizio


Bella da svenire (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Buongiorno Bella da svenire Massimo Gramellini Tutto cominciò la mattina del 23 febbraio 2008, un sabato pre-elettorale come tanti. Gli italiani, almeno quelli che ancora sapevano leggere, appresero dai giornali che la signora Francesca Fraticelli di Chieti era svenuta davanti a una statua del Canova: Venere e Adone. Dapprima pensarono fosse una squilibrata: in Italia si sviene davanti a un centrattacco, a una velina, a una montagna di spazzatura esposta nel museo a cielo aperto di Napoli. Ma davanti a una statua, suvvia. Qualcuno alla radio avanzò un'altra possibilità: che la signora fosse stata travolta dalla carica erotica di Adone. O di Venere, anche se l'ipotesi venne stigmatizzata severamente dai cattolici del partito democratico. Un concorrente di quiz raccontò alla tv la storia della sindrome di Stendhal, dal nome del sarto francese, cugino di Chanel, che era svenuto dopo aver visto sfilare un fotomodello coperto soltanto da un pareo di lamé. La discussione era giunta a questo punto, quando un bambino disse: papà, mi porti a vedere una statua? Poco dopo un adolescente telefonò ai suoi amici: stasera niente droga, ragazzi, andiamo a farci di statue. Allora anche la casalinga spense la telenovela e andò in soffitta a prendere un vecchio libro di scuola, zeppo di foto di statue, e sfogliandolo cominciò a piangere. Veltroni invitò la statua di Marco Aurelio a scendere da cavallo e la fece capolista del Pd, mentre Berlusconi salì a cavallo e si fece statua: erano queste le grandi intese. Persino i manager rinunciarono alle stock option, chiedendo di essere pagati in statue. E alla fine la bellezza trionfò.

Torna all'inizio


C'è la prova: il caro-spesa esiste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per l'Istat vola al 4,8% l'indice dei consumi quotidiani: alimentari, carburanti e bar. Ma l'inflazione ufficiale sale "solo" del 2,9% C'è la prova: il caro-spesa esiste Veltroni: il mio governo diverso da Prodi. Berlusconi: col pari grande coalizione L'inflazione cresce: è al 2,9 per cento, il massimo dal 2001. Ma per i prodotti "ad alta frequenza d'acquisto", come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti o le spese al bar o al ristorante, l'inflazione è al 4,8%. Lo sottolinea l'Istat in uno specifico focus dedicato agli acquisti delle famiglie. Intanto prosegue la campagna elettorale. Il leader del Pd, Walter Veltroni, presenta nuovi capolista, fra cui Umberto Veronesi, e sottolinea che in caso di vittoria alle elezioni il suo "sarà un governo molto diverso da quello di Prodi". DA PAG. 4 A PAG. 7.

Torna all'inizio


"I politici? Tra i rifiuti di Napoli" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Victoria Cabello IL RICORDO DI SANREMO "I politici? Tra i rifiuti di Napoli" "Sono un po' matta e me ne vanto" ADRIANA MARMIROLI "Mi sentivo dentro a un circo ma lo rifarei, e poi ho imparato a stare sui tacchi a spillo" MILANO Sono d'accordo con Fiorello: si deve smettere di votare finché non si farà qualcosa per risolvere i problemi di questo paese. Berlusconi, Veltroni e gli altri: io li manderei a fare la loro campagna elettorale tra i mucchi di rifiuti a Napoli. Li sfido a vivere lì. Noi quel disastro lo vediamo nei Tg, resta lontano. Ma c'è gente che ci vive davvero". Così Victoria Cabello, allegro folletto demenziale di Mtv, maliziosa intervistatrice di Very Victoria, fidanzata per spot di un gorilla crodinodipendente. La Iena che è in lei (e che è stata) sceglie una volta in più la provocazione. Tuttavia, se politica e campagna elettorale sono il discorso principe di ogni italiano in questi giorni, l'altro, immancabile seppure tanto più futile, è Sanremo. E poiché Victoria una volta su quel palco c'è stata, come non chiederle cosa ne pensa di questa edizione che sta per iniziare. "Ci sono tanti amici, gente che stimo. Piero, Lucilla Agosti (vedrete: sarà una scoperta!), Elio e le Storie Tese. E con loro al Dopofestival parecchi degli autori che lavorarono con me nella sfortunata edizione 2006". Fu davvero così brutto? "Non fu un'edizione facile, ma io mi sono divertita. Ho scoperto una tv diversa da quella più soft da cui provenivo. Non ero mai stata prima sulle reti generaliste. E' una realtà abbastanza spaventosa. Mi sentivo dentro a un circo, una specie di funambola in bilico. Ma l'esperienza la rifarei". Cosa le è restato più impresso? "Che a furia di stare su quei tacchi a spillo avevo le gambe della sora Lella. Per paura di non riuscire a rimettere le scarpe, avevo pensato di tenerle anche mentre dormivo. I tacchi impiantati nel piede". Effetti a più lunga durata? "Ho imparato a mettere le scarpe col tacco. E ho innalzato l'età del pubblico di Mtv. Con Sanremo mi sono fatta conoscere da un pubblico diverso. E che ora vedeVery Victoria. Le signore, anche over 60, del mio condominio, mi salutano "ciao Veri Victoria". Mi sono fatta l'idea che pensino che siano nome e cognome". Lei una delle poche in Italia che dà il suo nome allo show, all'americana: Letterman, Oprah, Leno. Neppure la Ventura. "Mi metta almeno terza dopo Letterman e Oprah... Pare che abbia un egotrip bello grosso, vero? Il fatto è che non l'ho scelto io. Io ho pensato il programma, mentre il nome arriva da un tototitolo molto democratico dei ragazzi di Mtv, poi appoggiato dal direttore. E se il direttore pensa che non sia troppo...". Le piace giocare con l'understatement, porsi come il "brutto anatroccolo". "Anche questo è un gioco. Non mi sento brutto anatroccolo. Ma so benissimo di non rispondere ai canoni estetici della presentatrice media. Sono normale. Perciò vengo vissuta come non competitiva dalle donne. Cosa che mi fa piacere". La sua diversità le arriva dall'essere nata in Inghilterra? "Certo, viene fuori il mio lato anglosassone. Mi ispiro alla comicità inglese. Non ho dovuto lavorare molto. Ero già scema così... La tv mi ha dato la possibilità di mostrare la mia demenzialità. È una dote che amo tantissimo, anche negli altri. E che in Italia hanno in pochi". Chi, per esempio? "Corrado Guzzanti è il mio preferito. Uno dei pochi che mi manca in tv. Ottavo Nano è il mio programma cult. Amo anche Serena Dandini: la sua Tv delle ragazze mi ha ispirata". E Le Iene? Le mancano le sue interviste folli alle star del cinema? "Forse mi sono presa anche un paio di schiaffi. Certo tanti sguardi d'odio. E un paio di pollici tra le costole da parte di guardie del corpo che volevano neutralizzarmi. Sì, mi mancano quelle incursioni pazze. Era fantastico. Anche se dietro c'era un lavoro molto pesante, di cui non ci si rende ben conto". Dalla "strada" delle Iene al salotto di Mtv. Si sente più saggia e matura? "Confermo: resto demenziale. È vero, sto in un salotto e il mio è un programma più o meno normale. Ma in quel salotto continuano a succedere cose un po' strane. Ho portato tra quelle pareti la mia vena matta. E qualche volta salto ancora in braccio ai giovanotti, soprattutto quelli più bellocci".

Torna all'inizio


Umberto Veronesi e i giovani Ecco le carte del Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Umberto Veronesi e i giovani Ecco le carte del Pd Umberto Veronesi e Marianna Madia, l'illustre scienziato e la giovane ricercatrice. Walter Veltroni annuncia due candidature di forte impatto simbolico della campagna elettorale del Partito democratico. Veronesi sarà presentato in Lombardia, mentre la 27enne Madia sarà capolista nel Lazio. La giovane ricercatrice parla della sua candidatura come sintomo di una "rivoluzione", magari "dolce". L'ecologia, dice, "come sfida centrale della mia generazione". Sul fronte delle candidature, la destra è invece nel pieno marasma. Ancora non emerge nessun candidato a Roma, dove il centrosinistra ha schierato Francesco Rutelli. Sono invece addirittura tre i candidati in Sicilia: all'autonomista Lombardo e al forzista Miccichè si è aggiunta ieri l'ex ministro Stefania Prestigiacomo. E Berlusconi a "Matrix" per la prima volta evoca addirittura il pareggio nel voto nazionale.. alle pagine 3, 4 e 6.

Torna all'inizio


Marianna Madia: elogio della terra, della lentezza e delle donne Ventisette anni, capolista per il Pd a Roma. Dobbiamo ritrovare il tempo dell'amore, per ascoltare gli altri e noi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Marianna Madia: elogio della terra, della lentezza e delle donne Ventisette anni, capolista per il Pd a Roma. "Dobbiamo ritrovare il tempo dell'amore, per ascoltare gli altri e noi stessi" di Andrea Carugati / Roma TRE GRAZIE a tre uomini che hanno creduto in lei: Enrico Letta che l'ha voluta all'Arel "poco più che ragazzina", Gianni Minoli "maestro di vita e di pensiero" e poi lui, Walter Veltroni, che la guarda soddisfatto sotto i flash. "Walter che mi ha convinto che c'era spazio per la mia straordinaria inesperienza, che potevo servire a questo progetto". Tre grazie e tre impegni per Marianna Madia, 27enne capolista del Pd a Roma. Giacca scura, mazzetta dei giornali sottobraccio, ricci biondi raccolti, snocciola i suoi impegni. Primo: "la terra", nel senso della salvaguardia del pianeta come lente per affrontare temi che spaziano dall'economia, all'energia alla giustizia sociale. La terra, che è poi il tema centrale della sua esperienza tv, come autrice e conduttrice di "E-cubo" (sta per ecologia, energia, economia) per Raieducational. L'ecologia "come sfida centrale della mia generazione". Secondo impegno: "Ritrovare il tempo delle idee e dell'amore, di ascoltare gli altri e noi stessi". Un "elogio della lentezza" perché, dice Madia, "solo nella lentezza escono le idee vincenti". Terzo: le donne. "Credo a una politica e ad una economia sempre più al femminile, ringrazio le generazioni precedenti per i diritti e le libertà fondamentali che hanno conquistato. Oggi dobbiamo fare uno scatto, riflettere su quello che si rischia di perdere". Madia crede a un impegno politico "come donne-donne, con la nostra femminilità, senza inseguire modelli di successo e di carriera maschili". Madia parla della sua candidatura come sintomo di una "rivoluzione", magari "dolce". "Ho accettato la proposta- dice- perché non si poteva dire di no a un'offerta simile: esserci significa entrare nella storia". Veltroni la ascolta ammirato, loda la sua "intensità e luminosità interiore che le ha consentito di superare momenti difficili". Dice: "Penso che avrete capito perché l'abbiamo scelta...". E aggiunge: "È nata nel 1980, quando c'era già chi aveva fatto 40 anni di Parlamento". Veltroni ci tiene, pur senza entrare nei dettagli, a fare emergere la "differenza" con le scelte di Berlusconi, le rosse e le veline: "La politica spettacolo è una cosa di ieri. Noi guardiamo a giovani italiani di qualità, una nuova generazione di talenti. Vogliamo portare in Parlamento nuovi punti di vista, far irrompere le nuove generazioni nell'assunzione delle responsabilità pubbliche, dopo che per troppo tempo questo Paese è stato avaro con loro. Negli Stati Uniti sta avvenendo un cambio di generazione in politica, vogliamo che sia così anche in Italia". Marianna, dal canto suo, si rivolge ai coetanei: "Questo è il momento di poter essere i diretti interessati nella costruzione del nostro futuro". Pausa. "E tu, Walter, stai rappresentando questo ideale". Per quanto riguarda la campagna elettorale, Madia confessa di dover ancora studiare la pratica: "Mi affiderò a Walter e al partito, e andrò in giro a dire quello che penso e sento". Quanto al suo futuro, "vorrei continuare a lavorare in tv, in politica ci si sta finché c'è bisogno di te, non deve diventare un mestiere". Non confessa chi ha votato alle primarie tra Letta e Veltroni, però dice che in politica si ispirerà "al mio numero due in lista", cioè Veltroni. Stima incondizionata per Anna Finocchiaro: "Alla Costituente mi ha commosso per la passione e il senso di responsabilità". Ambientalista sì, ma "alla Walter": "L'ambientalismo deve essere una premessa, non un obiettivo, altrimenti si rischia di creare veti e blocchi". Punta sulla necessità di favorire la natalità, "alla Letta", ma sulla legge 194 non si sbilancia: "È un tema che deve essere affrontato con tutta la complessità che merita, ma nel dibattito elettorale questo non avviene". E su De Mita, simbolo del "vecchio" che arretra davanti al "nuovo", è super prudente: "Non mi sento responsabile della scelta che è stata fatta su di lui".

Torna all'inizio


Veltroni: La destra blocca salari e riduzione delle tasse (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "La destra blocca salari e riduzione delle tasse" di Maria Zegarelli/ Roma Discontinuità e rinnovamento. Walter Veltroni gioca la partita fino in fondo anche a costo di creare malumori e uscite non solo di scena ma dallo stesso partito, come è avvenuto per Ciriaco De Mita. Il candidato premier rinnova la promessa agli italiani: un paese nuovo. Volta pagina con il passato, prende le distanze dal governo Prodi e punta il dito contro Silvio Berlusconi denunciando: "Nel comitato dei nove un unico partito, Fi, si è opposto per permettere subito la votazione sull'aumento dei salari e delle detrazioni fiscali". E al suo avversario lancia la sfida per un duello Tv: "Sono pronto, ma bisogna essere in due per farlo". E poi annuncia una candidatura eccellente: l'oncologo Umberto Veronesi- Le candidature. Ieri mattina durante una conferenza stampa al Loft il segretario ha presentato ufficialmente la bella ricercatrice romana spiegando che i giovani in testa alle liste saranno ben più di tre. Tante le candidature eccellenti, il Pd non guarda al mondo dello spettacolo, come accade nell'altro schieramento. L'esempio: l'oncologo Umberto Veronesi candidato in Lombardia per il Senato, ex ministro tecnico nel governo Amato 2000-2001, scienziato che il mondo ci invidia. Veltroni difende la scelta del giuslavorista Pietro Ichino, che "ha detto cose coraggiose e talvolta difficili, ma sempre nel solco del riformismo" e risponde a Fausto Bertinotti che rileva una contraddizione tra la candidatura dell'operaio scampato al rogo della Thyssenkrupp e l'imprenditore Matteo Colaninno: "Siamo nel 2008 o nel '53?". Intanto dal Campidoglio Maria Pia Garavaglia annuncia di essere a disposizione del Pd, "ma deve essere Veltroni a decidere". Aida Yespica, a lungo e inutilmente corteggiata dal Cavaliere, dice che tra i due preferirebbe l'ex sindaco di Roma. I sondaggi. De Mita se ne va dal partito, dà lo sfratto al pd dalla sede campana e il primo risultato non è l'emorragia di voti che qualcuno ha annunciato: il sondaggista Roberto Weber, dell'Swg, registra l'aumento di un punto percentuale per Veltroni, proprio nei giorni che vanno dal 13 al 19 febbraio. La Swg registra un calo del Pdl dal 39% (il 10 febbraio) al 36-37% del 18 febbraio, mentre l'Udc dopo lo strappo passa dal 5,5% al 6 -6,5%. Un nuovo governo. Se il Pd vincerà nulla sarà più come prima, a cominciare dal governo che "sarà molto diverso" rispetto a quello guidato da Romano Prodi. Lo dice il segretario, ospite del direttore Gianni Riotta a "Tv7" in onda ieri sera. "Sarà molto diverso perché il governo Prodi aveva una coalizione eterogenea" al contrario di quanto potrebbe garantire il Pd con un programma e un partito coeso. Quanto a Berlusconi che rivendica la tenuta del suo ultimo governo per l'intera legislatura, Veltroni la considera un'"aggravante" dato che il cambiamento del Paese non è stato registrato in alcun settore. L'unico governo che gli italiani ricordano con simpatia "è quello Prodi tra il '96 e il '98". Rai e conflitto d'interessi Voltare pagina anche in Rai, che "è sempre stata un laboratorio di tutte le contraddizioni e soffre della difficoltà di decidere". E quando Riotta gli chiede "sottovoce come Marzullo" cosa succederà in Rai se dovesse vincere il Pd, Veltroni risponde, "faremo Marzullo presidente o direttore generale". Quanto al conflitto di interessi, "non si può continuare a discutere di questi temi", c'è la Gentiloni "e penso sia una buona legge". Meglio andare al concreto, come Zapatero ad esempio, che ha "inaugurato l'alta velocità tra Madrid e Barcellona", mentre noi "dobbiamo abbiamo difficoltà a costruire la Tav". Salari e tasse. È colpa dell'opposizione se nel Milleproroghe non si è potuto inserire un emendamento per consentire l'aumento dei salari e un abbassamento della pressione fiscale per gli stipendi medio-bassi . Eppure il tesoretto c'è. Oscar Giannino l'altro ieri su Libero lo quantificava in 10 miliardi di euro. Che il Pdl vuole tenersi per sé, convinto di vincere.

Torna all'inizio


Rifiuti e benzina il voto si avvicina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rifiuti e benzina il voto si avvicina Antonio Padellaro Primo. L'altra sera guardando in tv "AnnoZero" tre milioni di italiani hanno appreso che tre mesi dopo l'esplosione della catastrofe rifiuti le strade dell'hinterland napoletano sono ancora disseminate di spazzatura. Secondo. Molti di più sono i cittadini che nelle ultime settimane hanno deciso di non usare l'auto a causa del prezzo fuori controllo del carburante. Mentre è incalcolabile il numero delle persone costrette a tirare la cinghia a causa dei pesanti riflessi del caro petrolio sui generi di prima necessità come carne, latte e verdure. Terzo. Aumentare i salari e meno tasse alle famiglie, altro che pensare a rivedere la legge sull'aborto. È quanto chiede il 75 per cento degli elettori cattolici interpellati da un sondaggio del gruppo editoriale San Paolo (opinione, riteniamo, condivisa anche dai non credenti). Siamo convinti che Veltroni abbia ben presenti le priorità della campagna elettorale che lo vedono impegnato con tutto il Pd nel non impossibile recupero sull'armata di Berlusconi. Indubbiamente, i primi colpi messi a segno dal leader democratico stanno facendo guadagnare punti sull'avversario. segue a pagina 27 L'editoriale.

Torna all'inizio


Inflazione al 2,9 per cento, ma per pane, pasta, benzina l'aumento è quasi doppio C'è un tesoretto da usare subito per i salari. Veltroni: perché Berlusconi dice no? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Povere famiglie. E la destra rifiuta ogni aiuto Inflazione al 2,9 per cento, ma per pane, pasta, benzina l'aumento è quasi doppio C'è un "tesoretto" da usare subito per i salari. Veltroni: perché Berlusconi dice no? L'inflazione è al 2,9 per cento, ma soprattutto volano i beni di consumo quotidiani, quelli a più alta frequenza d'acquisto, che registrano un balzo del 4,8%, il tasso più alto dal 1997. Si tratta di alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, spese per affitto, beni non durevoli per la casa, servizi di pulizia e manutenzione sempre per la casa, spese per assistenza, e anche spese al bar e al ristorante. Tutte voci che nel classico paniere Istat pesano solo per il 39%. Ma che incidono in maniera determinante sui bilanci delle famiglie, a partire dai rincari record di pane e latte, aumentati rispettivamente del 12,3% e dell'8,7%. Anche la destra riconosce che il tesoretto c'è ma vuol gestirlo nel dopo-voto. Veltroni: Forza Italia blocca salari e riduzione delle tasse. Matteucci e Zegarelli alle pagine 2 e 3.

Torna all'inizio


Aida Yespica: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del SHOWGIRL / 1 Aida Yespica: niente Berlusconi, io mi candiderei solo per Veltroni All'apice della frenetica girandola delle candidature (Veronesi di qua, la sciampista rossa del Grande fratello di là, De Mita in mezzo), c'è già chi dice: lo vedete, il clima è proprio cambiato se persino il vento delle maggiorate soffia dalle parti dei democratici. La notizia fa tremare le redazioni Mediaset, Verissimo in testa: la formosa showgirl venezuelana Aida Yespica ha dichiarato dinnanzi all'autorevole "re del gossip" Alfonso Signorini che se proprio dovesse candidarsi alle elezioni, lo farebbe solo per Veltroni. Lei, la star del Bagaglino, emblema popputo di una cultura televisiva che è tutt'uno col monopensiero berlusconiano, rifiuta la candidatura di Re Silvio (con cui comunque "andrebbe su un'isola deserta") e si tuffa anima e corpo nel mondo kennediano eppur futuribile di Walter. Gli osservatori sono concordi: per il Pdl è una debacle culturale, oltreché politica.r.bru.

Torna all'inizio


Io elettrice di destra non voterò più per questa destra Illustre Direttore, so (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Io elettrice di destra non voterò più per questa destra Illustre Direttore, sono antica elettrice di Destra, e per quanto ho voglia di dirle e che non credo giornali "amici" mi consentirebbero, sono fiduciosa che Lei, persona di indubbie qualità e intelligenza che stimo molto, possa accogliere il mio pensiero poiché desidero esprimere tutta la mia delusione di cittadina in primo luogo, di elettrice di Destra, si capisce, nel mio caso, e allora eccole quel che mi assilla. Berlusconi sappiamo cosa propone e cosa vuole, è per un imprenditorialismo dell'Italia da risistemare in termini aziendali, più degli altri punti programmatici che credo tutti ormai conoscano, il che va benissimo, ma non è questa la Destra; la Lega pensa soltanto al suo amato nord e a quel tipo di interessi di vario genere lì allocati; Fini non mi convince più, non tanto per i pezzi persi per strada, ma per il fatto di non essere più riuscito a incarnare con polso fermo la ragion d'essere di una vera Destra conservatrice e moderna al tempo stesso tra cui (non si metta a ridere) patria, famiglia, sacralità ferrea di valori in genere. Non si trascuri il particolare che il suo secondo privato, in cui non entro rispettosamente nel merito, non mi pare deponga a meraviglia riguardo il famoso baluardo della famiglia da sempre rappresentato per antonomasia dalla Destra, per giunta dopo aver tanto crocifisso da ogni pulpito i Dico e lo scandalo della diversità. Non parliamo poi del Centro di Casini, un partito ameba e non ben identificato che non ho mai capito cosa accidenti sia, cosa voglia e dove voglia andare. Noi cittadini siamo vessati da ben altri assilli: la sicurezza, riuscire a portare un po' di spesa decente a casa, pagare tasse e bollette, vivere in una società civile senza uno scandalo o una insurrezione per strada al giorno, essere fieri di un paese che non sia sballottato a destra e a manca da interessi di parte o di pochi come le gestioni cui si è assistito ad esempio in Campania. Nella città in cui vivo, An è rappresentata, tra l'altro, da un non eletto alle ultime amministrative che, sotto l'ala protettiva di un deputato presidente provinciale An, non ha di meglio da fare che tappezzare a raffica i muri cittadini. Le confesso di preferire a tutto e tutti il diessino De Luca, nostro Sindaco, che perlomeno rischia in prima persona tutte le scelte che fa e s'interessa di Salerno con amore di cittadino e concittadino, come ogni sindaco dovrebbe fare. Se dunque è questa la Destra o, meglio An, o meglio quel che ne è rimasta, io mi rifiuto di andare a votare (e non solo in queste politiche) ed è per me dolorosissimo perché sarebbe per davvero la prima volta. Grata per l'attenzione, la ringrazio e la saluto distintamente. Claudia Antonella Pastorino, Salerno Relazione sulla 'ndrangheta: c'è la risposta al presidente Loiero Caro Direttore, non ho alcuna intenzione di tenere viva una polemica con il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. Voglio solo ricordare, a Loiero ed ai lettori, che all'interno della relazione sulla 'ndrangheta della Commissione Antimafia esistono delle note a pie' di pagina con la citazione puntuale della fonte a cui abbiamo fatto riferimento, e che la documentazione è tutta presente nei nostri archivi. Nello specifico dei rilievi mossi dal Presidente Loiero, per quanto riguarda i fondi comunitari le fonti sono le relazioni annuali 2006 e 2007 della Procura Generale di Catanzaro e della Procura Generale della Corte dei Conti, oltre che le audizioni della Procura Nazionale Antimafia e della Guardia di Finanza. Le valutazioni contenute nella relazione sono tutte virgolettate. Per quanto sta avvenendo nella sanità, che Loiero non cita nella sua replica, rimando a quanto scrivono i giornali, primi tra tutti gli inviati dell'Unità. Quanto al fatto che ci si indigni perché la politica arriva a scelte di rottura sempre dopo l'azione della magistratura, non mi pare un'affermazione rivoluzionaria e, purtroppo, quanto avviene da mesi in Sicilia, Campania e Calabria è sotto gli occhi dell'opinione pubblica. A cosa serve continuare a fare in tutto il sud, magari solo per ragioni di schieramento, le tre scimmiette? Grazie per l'attenzione. Francesco Forgione Presidente Commissione Parlamentare Antimafia Veltroni si ricordi dell'Africa Yes, we can: Walter Veltroni, un po' come Barack Obama, vuole farci sognare e sperare nel cambiamento e in un futuro migliore. Benissimo, dico io, lo spero con tutto il cuore. Ma perché ora parla così poco dell'Africa? Ricordate, Veltroni che andava a braccetto con Padre Alex Zanotelli? Veltroni, amante dell'Africa e dei poveri, può e deve impegnarsi chiaramente sui grandi temi della Pace (riduzione delle spese militari, aumento degli aiuti umanitari e allo sviluppo), dell'economia di giustizia (sostegno della finanza etica e del commercio equo e solidale), della difesa dell'ambiente (No termovalorizzatori ma Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, sì alle energie alternative, pannelli solari e fotovoltaici su ogni casa). Se gli sentirò fare questi discorsi, assicuro a Veltroni il voto mio e di molta altra gente. Luca Salvi, VR Finalmente una speranza per la Sicilia Cara Unità, vivo in Piemonte, lontano dalla natia Sicilia da quasi trent'anni. Ma le radici sono radici e la Sicilia, forse come tutte le terre natie, non è un passato che si può lasciare alle spalle, è sempre un presente che non si dimentica, è un futuro al quale non si rinuncia. Grazie ad internet seguo le vicende della mia terra e del mio paese natio (Raffadali, lo stesso che ha dato i natali all'ex governatore Totò Cuffaro). Le notizie non sono quasi mai belle, lo scoramento prevale sulla speranza, la vergogna sull'orgoglio: persino gli squisiti cannoli sono diventati un simbolo denigratorio ed offensivo! L'altro giorno, però, una notizia ha acceso una lucina di speranza: l'annuncio che Anna Finocchiaro si candiderà, in tandem con Rita Borsellino, alla Presidenza della mia Regione. E lo ha fatto con parole struggenti, quasi poetiche e cariche di speranza. La mia prima reazione è stata quella di chiedere a mia moglie di trasferirci ( anche solo per un breve periodo) in Sicilia per dare il voto a queste due donne coraggiose che cercheranno di liberare la Sicilia dalle miserie della mafia, dell'illegalità, dell'opportunismo e della paura. Indipendentemente dall'esito di questa difficilissima battaglia , voglio ringraziare sin da ora Anna e Rita per avere acceso nel mio cuore la speranza di vedere rinascere la mia terra, di restituirle il suo orgoglio, la sua dignità, il suo ( il nostro ) futuro. Forza Anna, forza Rita : anche in Sicilia .. ci la potemu fari! Michelangelo La Rocca Non sono candidato alle prossime elezioni Nessuno mi ha offerto candidature alle prossime elezioni politiche, né sono personalmente interessato a fare politica. Le voci che mi darebbero in corsa per una candidatura alla Camera o al Senato sono pertanto da ritenersi false e destituite di ogni fondamento. Bernardo Caprotti (Esselunga Spa).

Torna all'inizio


Rifiuti e benzina il voto s'avvicina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rifiuti e benzina il voto s'avvicina Antonio Padellaro Segue dalla Prima D alla decisione di correre da solo (o quasi). Al profilo programmatico, riformista in economia e laico sui diritti. Al rinnovamento delle candidature, arricchite da nomi di prestigio. Una buona partenza che tuttavia potrebbe non bastare nel momento in cui, smessa la tattica attendista, Berlusconi comincia a scoprire le carte. A parte le solite promesse da paese di bengodi c'è lo slogan enunciato ieri sera a "Matrix": "Rimedieremo ai danni fatti dal governo Prodi". Anzi, annuncia, i disastri sono tali che non ci sarà bisogno di campagna elettorale. Fanfaronate certo ma dietro le quali ci sono i drammatici squarci di realtà di cui all'inizio di questo articolo. Prendiamo i rifiuti in Campania. Tutti apprezzano gli sforzi del supercommissario De Gennaro per eliminare una piaga che esaspera le popolazioni e offende la dignità del paese. Tutti sanno delle gigantesche difficoltà che si frappongono a soluzioni anche temporanee della maleodorante vicenda, a cominciare dalle tante rivolte che si accendono sul territorio ogniqualvolta si ipotizza l'apertura di una discarica. E tutti si chiedono come sia mai possibile che non si trovino altri sistemi per cancellare l'incredibile spettacolo del pattume debordante. O siamo di fronte all'impossibile, a un'emergenza che si è ormai cronicizzata in lesione permanente come succede con certe malattie troppo a lungo trascurate? Senza contare che il mandato di De Gennaro non è eterno e che andrebbe a scadere poche settimane dopo il 13 aprile, data delle elezioni. Come ben descritto nella trasmissione di Santoro la responsabilità politica di questo disastro viene da lontano ed è assolutamente trasversale. Non si può negare però che nell'ultimo tratto di strada, quello più lungo e tormentato hanno inciampato soprattutto le giunte di centrosinistra. E sarà difficile che gli elettori se lo dimentichino. Proprio ieri la regione governata da Bassolino ha annunciato un nuovo cospicuo stanziamento per il completamento della linea metropolitana di Napoli. Un'opera di grande impatti e utilità per i cittadini, ma chi ci farà caso se l'immagine prevalente resta quella della monnezza? Uno spot a costo zero che Berlusconi sfrutterà da par suo. A Veltroni il non facile compito di trovare le adeguate contromisure. Capitolo prezzi, inflazione e impoverimento ulteriore dei ceti meno abbienti. Qui la tracotanza berlusconiana può essere facilmente tacitata visto che Veltroni continua a proporre inutilmente un accordo bipartisan in parlamento sull'aumento dei salari e delle detrazioni fiscali utlizzando l'extragettito di dieci miliardi. Il famoso tesoretto di cui Berlusconi e Tremonti riconoscono l'esistenza ma che non hanno nessuna intenzione di destinare ai redditi meno bassi riservandosi di metterci le mani sopra se dovessero andare al governo. Conseguente il comportamento di Forza Italia che nel comitato parlamentare dei nove chiamato a votare l'apposito emendamento su salari e fisco nel decreto Milleproroghe è stato l'unico partito ad opporsi mandando tutto all'aria. Un vero schifo. Rivolgiamo un accorato appello a Veltroni e a tutti gli esponenti del Pd ospiti in trasmissioni, dibattiti e salotti televisivi affinché ne informino compiutamente gli italiani.

Torna all'inizio


Destra nel caos, salta anche il candidato in Provincia Ieri il vertice che doveva indicare il nome per la corsa al Campidoglio: Alemanno arriva imprecando, mentre Forza Italia si p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Destra nel caos, salta anche il candidato in Provincia Ieri il vertice che doveva indicare il nome per la corsa al Campidoglio: Alemanno arriva imprecando, mentre Forza Italia si presenta con due ore di ritardo. Decisione rimandata e salta l'accordo su Palazzo Valentini di Mariagrazia Gerina L'appuntamento tra le due gambe del Pdl romano era fissato per l'ora di pranzo, alle 13, nel palazzo della Nuova Italia, la fondazione di Gianni Alemanno. Missione: dare un volto e un nome al candidato che dovrà vedersela con Rutelli per la sfida del Campidoglio. All'una e trenta, Alemanno entra imprecando nel portone monumentale di via in Lucina. Mentre l'altra gamba del popolo finian-berlusconiano, Francesco Giro, già consigliere del Cavaliere per i rapporti con il Vaticano, non impreca ma fa sapere che non si presenterà all'appuntamento. "Sembra incredibile, ma non ci siamo capiti sull'orario, l'unica cosa su cui non riusciamo a metterci d'accordo", assicura Alemanno, mentre si ritrova a spiegare che per l'ennesima volta in pochi giorni che l'annuncio è rinviato: "Lunedì a mezzogiorno vi diremo nome e cognome del candidato", promettono un paio d'ore dopo i vertici del Pdl, finalmente riuniti al gran completo - dal neo-democristiano Mauro Cutrufo all'ex missino Domenico Gramazio - nella sede della Nuova Italia per dare intanto lettura solenne del "Programma di attività comuni" da qui ai prossimi giorni. Un crescendo che culmina nel lancio della campagna elettorale, con Bondi e Fini, il 7 marzo all'Auditorium di via della Conciliazione, all'ombra del Vaticano. Ovviamente, restano vuote per ora le caselle della discordia. Perché non solo sul sindaco, ma anche sul candidato alla Provincia il Pdl si divide. L'azzurro Alfredo Antoniozzi, che a via in Lucina arriva a braccetto con Giro, ha già stampato in faccia il sorriso da manifesto elettorale. Nonostante An abbia appena minacciato di richiamare in campo, al suo posto, l'ex presidente di Provincia battuto da Gasbarra nel 2003, Silvano Moffa, già ribattezzato per l'occasione "Silvan ri-Moffa". Anzi sembra proprio questa la novità che ieri mattina ha mandato in tilt l'orologio di Francesco Giro e degli altri azzurri romani. Mentre a far saltare i nervi ad Alemanno, a parte il ritardo, è stata l'ansia forzista di incoronare la giovane vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, candidata al Campidoglio. "Non l'abbiamo bocciata, stiamo però facendo le verifiche del caso", spiega Alemanno, a nome della gran commissione del Pdl: quattordici uomini, riuniti a giudicare le sorti di una candidatura nero-rosa, che trova ostilità soprattutto dentro An. "L'ipotesi è una delle migliori tra quelle che sono state formulate", assicura il federale Alemanno: "Noi però cerchiamo quella giusta". Anche perché: "Rutelli è battibile, lo dicono anche i sondaggi, adesso dobbiamo solo trovare il candidato migliore". E qualche avance in questa direzione nelle ultime ore sarebbe stata rivolta anche a personaggi trasverasli come Giancarlo Elia Valori, oggi presidente di Sviluppo Lazio. Oltre che all'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu. Già, il candidato giusto. È lontano ormai anni luce il rombo dell'elicottero di Gianfranco Fini, che sorvolava la capitale in cerca dei mali da imputare al sindaco Veltroni e prometteva dannunzianamente di piombare sul Campidoglio per vendicare il centrodestra romano al palo da quindici anni. Il super-candidato nazionalalleato ormai è assorto nella nuova avventura nazionale, al fianco di Berlusconi. E l'unica incursione romana tentata da destra per ora è quella dell'artista-futurista Graziano Cecchini. Alla sfida capitolina si sono sottratti a uno a uno finora anche gli altri big sondati di volta in volta. Da Bertolaso a Gianni Letta, da Ferrara allo stesso Alemanno. Tranne Storace, che però corre da solo. Mentre la Cdl che aveva iniziato con largo anticipo il tormentone capitolino al grido "Il leader del Pd lasci il Campidoglio" si ritrova a corsa elettorale già abbondantemente iniziata senza un cavallo su cui scommettere. "Sette anni passati a sbraitare contro Veltroni e non è stata costruita uno straccio di candidatura", si lamenta un dirigente di An fotogradno così lo stato dell'arte. segue a pagina III NUOVI NOMI come quello di Giancarlo Elia Valori affiancano ora quello della Meloni.

Torna all'inizio


Berlusconi ha paura di perdere Se c'è un pareggio, larghe intese . E si tira indietro sui duelli in tv: impossibili (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi ha paura di perdere "Se c'è un pareggio, larghe intese". E si tira indietro sui duelli in tv: impossibili di Natalia Lombardo/ Roma DISCO ROTTO Il Silvio Berlusconi versione buonista non fa che ripetersi, anche sulla campagna elettorale del 2006. Sulle tasse non ha "ricette", l'unica novità è che si concede di raccontare quanti danni gli ha fatto Casini. E che non candida Mastella e lo liquida con "un riconoscimento per aver anticipato di un giorno" la caduta del governo. Dini invece sarà in lista con il Pdl. Ospite "in casa" di Enrico Mentana per Matrix su Canale5 dopo 23 mesi, presentato come il "candidato premier per il Popolo delle Libertà", Berlusconi ritarda la registrazione, troppo preso dal groviglio Sicilia: non è risolto neppure con la candidatura di Stefania Prestigiacomo per Fi al posto di Micciché. In alto mare anche il nodo Roma. Doppiopetto blu, camicia azzurrina e cravatta a pallini, la tenuta è la stessa indossata per Porta a Porta: sulla Rai è andato in onda dopo "Rex", su Canale5 segue "I Cesaroni". Addio toni mordenti (anche Mentana è meno pungente del solito), Silvio appare noioso e ripetitivo. Dà già il Pdl al "46 per cento" e il Pd al "36", ma mette le mani avanti su un possibile pareggio il 14 aprile. In tal caso accetta la "Grande coalizione". Sulla giustizia però è il solito Caimano: liste pulite sì, ma solo per chi ha una condanna definitiva (così salva Dell'Utri e se stesso); e dal '92, - quindi da Tangentopoli - in avanti "la procure politicizzate hanno usato i processi per eliminare gli avversari". E Adriano Sofri candidato "sarebbe poco opportuno". Matrix manda in onda uno spot di Zapatero in cui un giovane che vota Psoe accompagna al seggio l'anziana mamma che vota Partito popolare: a quando un simile bon ton in uno spot italiano? chiede il conduttore. Berlusconi al volo attacca la par condicio (che l'Udc non ha voluto eliminare): "Noi gli spot non li possiamo fare perché la legge libertiticida della sinistra non ce lo permette". Però dà atto a Santoro che sui rifiuti "ha cercato di essere il campione di obiettività che crede di essere". Veltroni è pronto ai faccia a faccia in tv? Silvio no, "con otto candidati premier sarebbero 64", esagera (sarebbero 28). E poi perché avere lo stesso tempo in tv dei "piccoli" il cui voto è "sprecato"? Berlusconi riconosce solo il Pd, ammette che Veltroni "è un ottimo comunicatore" ma lo degrada a "illusionista perché fa credere che il passato non esista". Il Pd, anche se gli ha dato "lo slancio" per far nascere il Popolo delle Libertà (dal predellino) è pur sempre il "partito che ha dentro il 70% dei ministri di Prodi" (e non sottrae neppure Visco). Si dice "politicamente imberbe, di primo pelo", il cavaliere, che da quando è sceso in politica ha "peggiorato la qualità della vita". Il leit motiv 2008 sono i prezzi troppo alti, i rifiuti per cui Bassolino dovrebbe dimettersi; e poi l'immagine dell'Italia rovinata all'estero, nomina altri stilisti che rischiano l'infamia (aveva parlato solo di Dolce e Gabbana). Per Silvio non serve neppure fare campagna elettorale, parlano i "disastri" fatti da Prodi. Però organizza "gazebo" in 8.101 comuni, e "una flotta di 200 camper" con i candidati. Poi mostra il volantino in cui dice l'orrido "rialzati" col pugno chiuso. Comunista? Niente paura, "dentro c'è anche con la mano aperta", e tesa. Non ha "ricette miracolose", ammette Berlusconi, infatti ricicla quelle del 2001-2006: meno tasse (ai ricchi?) più consumi, più soldi-più infrastrutture. I soldi dove li trova? Facendo riprendere a Lucio Stanca la digitalizzazione della pubblica amministrazione che in cinque anni "ha dovuto studiare". Poi via l'Ici al primo consiglio dei ministri, detassare gli straordinari e tredicesime e incentivi per le imprese dei giovani ai quali consiglia di "cambiare spesso lavoro". Quanto a lui, gli piacerebbe sì fare il "padre nobile" ma come si fa? Non aspira al Quirinale, di Napolitano dice che è "ineccepibile". Casini è meglio perderlo che acquistarlo, nel '94 lo ha accolto perché non sapeva dove andare, in cinque anni gli ha messo i bastoni fra le ruote e ora fa tante storie per lo scudo crociato che, pur di avere De Mita, potrebbe sparire. Pier protestava perché l'hanno avvisato del listone Pdl al telefono mentre era in treno: "Se era in treno poteve prendere una decisione veloce anche lui..., ghigna Gatto Silvestro, come lo chiama Mentana. Con Fini è affettuoso, dimenticati gli insulti: "da grande ha legittime intenzioni e riuscirà a portare a termine il suo obiettivo". La successione? Silvio come "delfino" vedrebbe solo Gianni Letta, ma siccome è "uomo di Stato" non lo candida. Cerca nomi al pari di Veronesi, e donne "leali e sgobbone". Aida Yespica, però, è stata solo "un'invezione" di Libero.

Torna all'inizio


Il dramma dei salari - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti IL DRAMMA DEI SALARI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ovvero di quel genere di consumi che più di tutti gli altri risultano incomprimibili per la vita quotidiana dei cittadini. Il risultato è doloroso, ma non anche sorprendente perché i bilanci della grande maggioranza delle famiglie registrano ormai da mesi un forte scostamento fra gli indici medi delle rilevazioni statistiche e la realtà delle proprie uscite di cassa per fare fronte alle spese irrinunciabili. Nel caso specifico dello scorso gennaio questa forbice appare davvero abnorme. Infatti, un rialzo del 4,8 per cento dei beni di prima necessità a petto del 2,9 registrato nel complessivo paniere Istat certifica una divaricazione nell'ordine di circa il 70 per cento in più. Il cui peso - e qui la "querelle" statistica diventa un serio problema politico e sociale - va a gravare in termini più acuti su quei nuclei familiari che devono far quadrare i loro conti con salari o stipendi di poco superiori ai mille euro mensili. In forza di questi dati dell'Istat quella che è stata chiamata la "questione salariale" torna così di prepotenza al centro dell'agenda politica. In questi primi giorni di campagna elettorale i contendenti dell'uno come dell'altro schieramento sono stati prodighi di promesse fiscali a soccorso del potere d'acquisto degli italiani. Ma il problema, in realtà, si annuncia un poco più complesso di come viene affrontato nei comizi o di quel che può fare l'attuale governo con un taglietto di qualche centesimo all'imposta sui carburanti. In primo luogo va ricordato che il recente andamento dell'inflazione domestica risente delle pressioni in atto sui mercati internazionali dove, da circa un anno, i prezzi delle materie prime energetiche (petrolio e gas) e di quelle alimentari (mais, frumento e soia) sono schizzati alle stelle. Sotto questo profilo non sono immaginabili interventi di pronta efficacia da parte nazionale. Ma ciò non toglie che sia diventato urgente definire una politica di respiro per alleggerire la patologica vulnerabilità del sistema Italia agli shock esterni. Non è pensabile che perfino per la costruzione di qualche rigassificatore sia da anni in atto una tragicommedia dei veti che preannuncia esiti non dissimili da quelli della crisi dei rifiuti campani. Nei programmi elettorali si vorrebbe leggere qualcosa di serio in proposito. Un secondo punto essenziale riguarda il tema delle tariffe di servizi pubblici come elettricità, gas ed acqua. Tante sono state le promesse di liberalizzazioni in materia, ma la pur ottima volontà dimostrata dal ministro Bersani è stata frenata in Parlamento da un lobbismo trasversale a cieca difesa delle rendite monopolistiche. Walter Veltroni è pronto a forzare il passo al riguardo? E Silvio Berlusconi s'impegna o no a far dimenticare il bilancio zero del suo governo in tema di liberalizzazioni? Impegni in questa materia avrebbero ben maggior valore che l'annuncio di tagli fiscali assai poco credibili alla luce delle ultime stime europee su crescita e conti pubblici nazionali. Infine, c'è un'ultima partita che riguarda da vicino sindacati e imprese perché un pezzo importante della questione salariale può trovare sbocco nella riforma della contrattazione collettiva. L'impressione non buona è che sia la Confindustria sia le confederazioni stiano andando per le lunghe in attesa che la distanza fra loro sia colmata dal nuovo governo per via fiscale. Illusoria per quanto richiamato sullo stretto sentiero del bilancio pubblico, questa posizione suona irresponsabile dinanzi al malessere di milioni di lavoratori. Tanto più perché al riguardo, se lo si vuole, si può fare qualcosa di buono anche subito.

Torna all'inizio


"alleati con i radicali? perdiamo" - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino "Alleati con i radicali? Perdiamo" Morgando chiama Veltroni: scelta inopportuna per il Piemonte Zanone lascia Cesa in missione per mettere ordine nell'Udc sul caso Bonsignore PAOLO GRISERI Un fantasma si aggira per le stanze del Pd piemontese. Un fantasma con un lungo camice bianco, gli occhiali e il sorriso ironico di Silvio Viale. Perché proprio lui, il medico radicale che combatte da anni la battaglia per introdurre in Italia la pillola abortiva, potrebbe entrare nella testa di lista dei democratici piemontesi. Viale e Bobba uniti nella lotta? L'ipotesi fa accapponare la pelle a più di un teo-dem e agita le giornate dei vertici locali del partito. Costretti a gufare contro l'accordo nazionale tra Veltroni e Pannella e a sperare fino all'ultimo che tutto salti in aria mentre da Torino partono telefonate allarmate e comunicati al fulmicotone. A metà pomeriggio Gianfranco Morgando, una vita di dichiarazioni moderate alle spalle, abbandona l'à plomb e verga un durissimo comunicato: "Mi risulta - dice il segretario del Pd piemontese - che l'accordo con i Radicali non sia ancora concluso". Insomma, una flebile speranza c'è ancora. E, in ogni caso, "è opportuno che la segreteria nazionale rifletta sulle conseguenze negative, soprattutto a livello elettorale, che una simile intesa avrebbe a livello piemontese". Come a dire: se ci alleiamo con i Radicali, il Piemonte è perso. Il pericolo radicale sembra fare il miracolo di ricucire antiche ruggini. Non si spiega altrimenti il "beau geste" di Gianluca Susta, già avversario di Morgando alle primarie per l'elezione del segretario piemontese del partito. A fine mattinata Susta emette un comunicato per annunciare che "qualora venisse confermata la candidatura di Emma Bonino alla guida di una lista del Pd in Piemonte, si renderebbe necessario scegliere un esponente della tradizione cattolico-democratica per guidare una delle altre due liste". Dichiarazione che sembra un appoggio alla candidatura di Gianfranco Morgando come capolista. In base ai regolamenti interni del partito il segretario regionale avrebbe diritto al posto ma finora non ha ancora sciolto la riserva. Potrebbe farlo questa mattina in occasione del convegno dei popolari piemontesi a Torino con Castagnetti. A meno che Susta non pensasse a candidare come capolista nel Piemonte 2 Luigi Bobba, il senatore teo-dem di Vercelli. Dibattito aperto sul ruolo dei Moderati, con la possibilità piuttosto concreta che alla fine Giacomo Portas si conquisti uno scranno sicuro. Che la fibrillazione in casa Pd sia molto forte lo dimostra anche la corsa degli esclusi per chiedere un posto in lista. Ieri scadeva il termine per presentare alla segreteria nazionale le richieste di deroga ai regolamento: in sostanza le domande di chi, pur non avendone titolo, chiede di poter ancora entrare sulla scheda. Dei 15 che in tutta Italia hanno presentato domanda di deroga, ben 4 sono piemontesi (Merlo, Morando, Benvenuto e Lucà). Ufficiale invece che Valerio Zanone ha deciso di abbandonare il Parlamento. Riunioni e decisioni difficili anche nel centrodestra. Oggi sarà a Torino il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa. A Torino solo la corrente di Michele Vietti sembra essere rimasta fedele a Casini. Nel Pdl continua a tenere banco la questione Bonsignore. Il parlamentare europeo, transfuga dall'Udc, vorrebbe approdare in Forza Italia. Per sedare il mugugno lo stesso Bonsignore ha organizzato domenica mattina alla Gam una conferenza con Sandro Bondi. Ed è proprio Bondi il fantasma che ieri ha agitato la giornata dei seguaci di Berlusconi. Per tutto il pomeriggio si è infatti temuta una circolare del delfino del Cavaliere che avrebbe negato ogni possibilità di candidatura ai consiglieri regionali. Ipotesi che getterebbe nello sconforto Caterina Ferrero, Gilberto Pichetto e Ugo Cavallera.

Torna all'inizio


Unioni civili, nuovo scontro pd-sinistra - gabriele isman (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIII - Roma Unioni civili, nuovo scontro Pd-Sinistra Smeriglio: "Non andiamo alla festa per Roma, serve un referendum etico" Pdl, ancora un rinvio per i candidati Berlusconi: "Sulla Meloni nessuna decisione" GABRIELE ISMAN Polemiche tra il Pd che frena e la Sinistra Arcobaleno che vuole l'istituzione delle unioni civili nel programma di Rutelli-sindaco. Così ci va di mezzo anche l'appuntamento di domani al Palalottomatica, la festa con Veltroni e Rutelli intitolata "Viva Roma", con la Sinistra che dice: "Non ci saremo. Avremmo voluto sul palco anche i nostri rappresentanti di questi anni e invece non sono previsti". Ancora una giornata movimentata quella di ieri nel centrosinistra, mentre il Pdl non è riuscito ancora a ufficializzare i nomi dei suoi candidati al Comune e alla Provincia. Ieri lo stesso Rutelli - parlando di Patrizia Sentinelli, l'esponente di Rc possibile vicesindaco - ha detto: "Con lei lavorerei splendidamente. Le voglio bene e la stimo ma grazie a Dio provo stima verso tantissime altre persone di tanti partiti. E di ticket o di squadra se ne parlerà dopo il programma". E sempre Rutelli, che ieri ha incontrato una delegazione dell'Arcigay, ha precisato che le unioni civili non saranno nel suo programma. "Incontriamo Rutelli lunedì mattina e il programma si chiude in settimana - dice Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione - L'importante è che i nomi arrivino prima delle elezioni. Quanto alle unioni civili, Rutelli ha esplicitato quanto sapevamo e, anche se su tante cose Pd e Sinistra Arcobaleno convergono, per altri temi, magari etici, propongo un referendum consultivo". Domani, in ogni caso, la Sinistra annuncia di disertare "Viva Roma" al Palalottomatica aperto ai romani dalle 10.30. E Franco Grillini, altro aspirante sindaco, dice: "La bocciatura del registro delle unioni civili a Roma è una ferita grave per la comunità gay romana. Proprio il Pd ha votato, con la destra, contro le coppie omosessuali e contro i conviventi". Ma Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay Roma, precisa: "Rutelli ci ha detto di essere disponibile a valutare forme di regolamentazioni che eliminino ogni discriminazione verso gay, lesbiche e trans. Possiamo lavorare e valutare con lui queste forme alternative, indipendentemente da nome e forma giuridica". Fin qui il centrosinistra. E il Pdl? Ieri, nella prima riunione del direttivo romano, ha rinviato stavolta a lunedì alle 12 la scelta dei propri nomi: per il Campidoglio in pole position resta Giorgia Meloni (di An, ma ieri da Matrix Berlusconi ha dichiarato che su di lei "non è stata presa nessuna decisione") e per Palazzo Valentini, Alfredo Antoniozzi (Fi). E invece An ha nuovamente proposto Silvano Moffa alla Provincia. Lunedì saranno presentati anche i candidati vicesindaco (dovrebbe essere azzurro) e vicepresidente della Provincia (probabilmente An). E la voce - rilanciata da Dagospia - di Giancarlo Elia Valori candidato sindaco per il centrodestra, è stata smentita dal coordinatore di Fi Francesco Giro. Intanto la corsa al Campidoglio ha un altro concorrente, oltre a Rutelli, Grillini, Storace, Luciano Ciocchetti e Willer Bordon: Raffaele D'Ambrosio, del Movimento per l'Autonomia, mentre l'azzurro Michele Baldi si propone come "candidato sindaco supplente". E circolano i primi nomi dei candidati consiglieri: Giuseppe Falcao, figlio del calciatore brasiliano, sarà candidato al Comune per Storace Sindaco e i consiglieri e assessori verdi uscenti si ricandidano in blocco con la Sinistra Arcobaleno.

Torna all'inizio


La rabbia della provincia "da tre mesi sotto i rifiuti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli Blocchi stradali a Melito, proteste anche a Pomigliano, Qualiano, San Giorgio a Cremano La rabbia della provincia "Da tre mesi sotto i rifiuti" Berlusconi, frecciata a Bassolino: ha sbagliato tutto napoli.repubblica.it Novanta giorni di inferno quotidiano. Novanta giorni di immondizia come panorama assoluto: un nemico che occupa strade, incroci, marciapiedi, ingressi di negozi, di aiuole, di parchi condominiali. La gente di Melito è scesa ieri in piazza per "celebrare" i tre mesi di terzo mondo forzato in cui la crisi rifiuti ha isolato da tre mesi esatti quel comune, così com'è avvenuto in analoghe proporzioni per tutta la cintura settentrionale di Napoli, alcune zone della costa vesuviana, i paesi dell'hinterland. "è da novembre che subiamo questo trattamento. Non c'è futuro, non c'è certezza per noi che viviamo immersi in un fiume di spazzatura avariata", raccontano donne e ragazzi, da ieri mattina protagonisti di sit-in a singhiozzo lungo le arterie che attraversano i comuni a nord. Una carrellata di immagini (sul sito napoli.repubblica.it) racconta l'enorme discarica a cielo aperto. Un terreno su cui il supercommissario De Gennaro ha ammesso di avere incassato una temporanea sconfitta: "Non siamo riusciti ancora ad avere il colpo d'ala che ci avrebbe consentito di recuperare l'arretrato che è in strada. Per questo stiamo spingendo verso la collocazione di quelle 250mila tonnellate all'estero, in Germania". è l'operazione via mare: da Salerno verso l'Europa del nord, contatti in corso con il governo tedesco, costo ipotizzato tra i 40 e i 50 milioni. In compenso, i treni continuano a partire per la Germania. Funzionano a ritmo accelerato, pur nella precarietà strutturale, gli impianti di Cdr di Giugliano, di Casalduni, di Santa Maria Capua Vetere. Anche Napoli, in parte alleggerita dell'ultima crisi, comincia a respirare. Si è passati dalle 2600 tonnellate di giacenza di domenica scorsa alle 700 tonnellate di stamane, l'equivalente di mezza giornata di mancata raccolta. In via Chiaia un albergo si è persino inventato la telecamera fissa sulla strada per convincere gli scettici: "La città è pulita. Vedete?". E intanto sui rifiuti si riaccende la battaglia elettorale tra i candidati leader Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd, tornando sulla crisi campana, si sofferma sul danno d'immagine e associa le distese di immondizia al gesto delle corna mostrato dal Cavaliere in un vertice internazionale: "Le immagini dei rifiuti a Napoli e di chi faceva le corna nelle foto con i capi di Stato hanno rappresentato un'idea dell'Italia come inefficiente e goliardica - commenta Veltroni - esattamente ciò che il Paese non è". Berlusconi, dal canto suo, glissa sulle corna e se la prende con il governatore della Campania: "Con Bassolino ho sempre avuto un buon rapporto. Solo che lui ha sbagliato quasi tutto. Ora sto studiando come risolvere il dramma". (co.sa.).

Torna all'inizio


"energia troppo cara, torniamo al nucleare" federacciai chiede cinque nuove centrali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Il caso "Energia troppo cara, torniamo al nucleare" Federacciai chiede cinque nuove centrali MILANO - L'energia costa troppo e questo danneggia la siderurgia italiana. Ecco perché Federacciai, la potente associazione imprenditoriale di settore, intende chiedere sia a Walter Veltroni sia a Silvio Berlusconi di prendere posizione a favore dell'energia nucleare. In particolare il presidente Giuseppe Pasini chiede la costruzione di 4-5 centrali nei prossimi anni. Quanto ai siti, per Pasini si potrebbe iniziare riattando le vecchie centrali a cominciare da Caorso, Trino Vercellese o Latina.

Torna all'inizio


Accordo pd-radicali, pannella non si candida - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Accordo Pd-Radicali, Pannella non si candida Due giorni per la ratifica. Fuori D'Elia, il Pr vuole Viale. In Piemonte è polemica L'Avvenire critico: uno sconquasso. Ma per Famiglia Cristiana i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi UMBERTO ROSSO ROMA - Pannella fa il passo indietro, "concordo con Veltroni, la mia presenza in lista è assolutamente non necessaria e gioiosamente non opportuna". Sciolto il nodo-Marco, dopo il faccia a faccia nel loft fra Veltroni e la Bonino, la strada per l'accordo sembra in discesa. "L'accordo c'è", annuncia Goffredo Bettini. E' fatto, conferma la Bonino. Anche se non tutti i pezzi sono ancora a posto, e potrebbero affacciarsi nuovi ostacoli nella composizione della squadra che correrà sotto le insegne del Pd. Nove posti in tutto, sette alla Camera e due al Senato. Una rosa che i radicali comporranno dopo la riunione straordinaria dei vertici del partito (oggi e domani), e che sarà presentata dal ministro Bonino al leader del Pd in un nuovo appuntamento, fissato per la prossima settimana. Il segretario si riserva l'ultima parola sulle scelte, considerato che "faremo tutti parte di un solo gruppo parlamentare". I radicali se non sembrano intenzionati ad alzare barricate sul nome dell'ex terrorista Sergio D'Elia (visto anche il niet opposto durante il vertice da Veltroni e Bettini, che hanno minacciato in caso contrario di far saltare tutta la trattativa), tengono duro sulla candidatura di Silvio Viale, il medico torinese fautore della somministrazione della pillola abortiva Ru 486. Nome che invece al Pd non piace, per i problemi che aprirebbe con la componente cattolica del partito, già in sofferenza per l'accordo con il Pr. Il ministro Giuseppe Fioroni, che uscendo dal loft incrocia la delegazione Bonino che arriva, mette i paletti: "La lista del Pd non è un tram né un taxi. Benvenuti i radicali ma solo se rispettano integralmente programma, codice etico e limite dei mandati parlamentari". E a scanso di equivoci il ministro elenca: non gli venisse in mente di riproporre cose del tipo abrogazione del Concordato o dell'otto per mille, del servizio sanitario nazionale o delle trattenute sindacali, tutti cavalli di battaglia dei radicali, perché "l'adesione ad un programma preclude iniziative personali dei parlamentari in un grupppo unico". Un altro ex popolare, il segretario regionale del Pd del Piemonte Morgando, spara a zero sulla candidatura Viale che "sommata a quella della Bonino che sarebbe a quanto pare la capolista, avrebbe conseguenze drammatiche sul risultato elettorale nella nostra regione". Su tutti la voce dell'Avvenire, che definisce "squassante" il patto con Pannella. In compenso, Famiglia Cristiana pubblica un sondaggio dal quale risulta che i cattolici preferiscono Veltroni a Berlusconi, e il segretario del Pd commenta "è un risultato che mi inorgoglisce". A sera, nuova riunione notturna dello stato maggiore radicale per valutare lo stato dell'arte. La Bonino elenca le conquiste strappate al tavolo: le candidature, la visibilità assicurata in tv negli spazi autogestiti dal Pd ("se fanno l'accordo, non hanno alcuna ragione di oscurarci"), la riconferma nel governo in caso di vittoria, i rimborsi elettorali. Riferisce delle proteste di Bettini per alcune uscite della Bernardini e di Cappato. Pannella conferma, e si chiama fuori dalla lista. Non è il posto in Parlamento che gli interessa, "in tanti anni sono stato a Montecitorio solo 114 mesi, meno di due legislature piene, e non sono quasi mai stato capolista". Il nodo resta la rosa dei nove candidati. Nell'elenco la segretaria del partito dei Radicali Rita Bernardini e l'europarlamentare Marco Cappato, ma anche il deputato Maurizio Turco e la tesoriera Elisa Zamparutti. Presenti anche due nomi simbolo come Maria Antonietta Coscioni e Mina Welby. E Viale, il medico della pillola.

Torna all'inizio


I sondaggi allarmano il cavaliere "al senato il vantaggio si riduce" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ex premier non esclude un apparentamento anche della Dc di Pizza I sondaggi allarmano il Cavaliere "Al Senato il vantaggio si riduce" L'ex premier ripensa alle alleanze: Storace va recuperato Rapporti tesi con Fini. Berlusconi irritato per il pressing su liste e candidature CLAUDIO TITO ROMA - L'ultimo sondaggio ha ingigantito i dubbi. Quei dati arrivati nelle ultime ore a Via del Plebiscito hanno improvvisamente dato corpo a quel sospetto fino a quel momento solo temuto. Il vantaggio del Pdl sul Pd al Senato è "contenuto". E la maggioranza del centrodestra potrebbe non essere sufficientemente ampia. Con pochi senatori di scarto. Il fantasma che ha accompagnato Romano Prodi nel biennio 2006-2008, adesso sembra materializzarsi anche nei numeri che i sondaggisti stanno recapitando a Palazzo Grazioli. Una sorta di contrappasso che ha fatto scattare l'allarme nel quartier generale berlusconiano. Certo, la superiorità numerica è nettissima alla Camera e chiara a Palazzo Madama (grazie soprattutto agli eletti all'estero) ma non così larga da consentire margini operativi agili al futuro esecutivo. Dati solo in parte inaspettati. Ma che ora stanno facendo riflettere Silvio Berlusconi. Non è un caso che ieri abbia confermato apertis verbis che in caso di pareggio, con i rapporti di forza già registrati nel 2006 a parti invertite, lui darà il via libera alle "larghe intese". Ma per evitarle, l'ex premier ha già messo in cantiere le sue contromosse. "Dobbiamo ritoccare la nostra tattica", ha ammesso ai suoi il Cavaliere. Non tanto per quanto riguarda la campagna elettorale, quanto per le alleanze. Il primo passaggio, allora, riguarda la Sicilia. L'ex premier è letteralmente infuriato per come si sta dipanando la trattativa con l'Mpa di Lombardo. "Ma non possiamo fare a meno di loro - ha ripetuto - non possiamo permetterci di perdere il premio di maggioranza". Che in quella regione significano ben 12 senatori. Gli equilibri tanto precari che per il momento vengono segnalati a Palazzo Madama, stanno suggerendo al Cavaliere un atteggiamento morbido nei confronti degli autonomisti lombardiani. Alla fine, è la sua convinzione, l'accordo "lo chiuderemo". Il tira e molla siciliano, però, lo sta allarmando per l'impatto che potrebbe avere sull'opinione pubblica. Senza contare che anche l'ultima carta veltroniana giocata in Lombardia non è stata digerita dallo staff berlusconiano. Il "capolistato" del Pd riservato a Umberto Veronesi ha sorpreso Berlusconi e soprattutto lo ha messo sul chivalà. Un nome, quello dell'oncologo, che a Milano ha un peso specifico particolare. Insomma, tutti tasselli che stanno facendo riflettere il Cavaliere. In particolare sulle alleanze. "Avete visto cosa ha fatto Veltroni con Di Pietro e i Radicali? Lo ha fatto lui, forse...". Ecco, appunto. Se il partito unico del centrodestra resta il "sogno" da non infrangere, il capo di Forza Italia vuole superare qualche tabù. A cominciare da paletti troppo "rigidi" sugli apparentamenti. Adesso l'idea di far sostenere la sua premiership con "più simboli" non è più un tabù. è così ripartito l'approccio nei confronti della Dc di Pizza. Un simbolo che, sempre secondo l'ultima ricerca demoscopica commissionata da Berlusconi, sarebbe in grado di dragare quasi il 2 per cento di votanti. Così come vorrebbe riaprire il discorso con la Destra di Storace e Santanchè. L'1,5 per cento l'ultimo dato. Ma con un potenziale superiore al 4 per cento. L'ex premier, proprio per questo, è tornato a non escludere l'apparentamento con gli "storaciani". Nelle regioni più a rischio (come il Lazio e la Campania) ma non solo. Un tema che ha già fatto infuriare il leader di An, Gianfranco Fini. Non solo. I rapporti tra il Cavaliere e l'ex ministro degli Esteri negli ultimi giorni segnano cattivo tempo. L'idea che rientri dalla finestra la Destra fa indispettire l'inquilino di Via della Scrofa. Ma il braccio di ferro riguarda le candidature. "Ne vuole troppe", dicono i forzisti che si occupano della questione. E Berlusconi ha letto l'affondo finiano sulle "liste pulite" come una vera e propria "ritorsione". "Un argomento - è sbottato l'altro ieri dopo aver letto anche la lettera di Bondi ai coordinatori regionali - di cui nessuno sentiva il bisogno di sollevare". Anche perché la paura di Forza Italia è proprio questo possa diventare il cavallo di battaglia di Veltroni e Di Pietro. "Un'arma" che in campagna elettorale può diventare dirompente contro il centrodestra. L'unico scoglio che non vuole superare è quello dei centristi: "con loro mai più. Eppure, l'ultimo sondaggio riporta solo il 3,5 per cento assegnato all'Udc. La lista unica, con il nuovo simbolo, non è stata ancora saggiata. "Stanno sotto il 6 per cento - ripete tranquillo l'ex premier - e fino a quella cifra saranno irrilevanti".

Torna all'inizio


"larghe intese se c'è pareggio" e berlusconi attacca casini in tv - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Larghe intese se c'è pareggio" e Berlusconi attacca Casini in tv Il Cavaliere fa il pugno chiuso. "Niente duelli televisivi" GIANLUCA LUZI ROMA - "Il mio rapporto con Casini non è mai stato positivo dal '94. Senza di lui avrò meno difficoltà a decidere. E' lui che ha tradito i suoi elettori che erano in piazza con il Pdl". Mentre invece "Veltroni è un ottimo comunicatore. Riesce a dare l'illusione che il passato non esiste e che il governo Prodi non lo riguarda". All'alba del Pd "gli ho subito augurato di avere successo" ed è proprio dal dialogo sulle riforme, insomma "dalla mossa di Veltroni, ho avuto la possibilità di realizzare un mio grande sogno: il Popolo della libertà". E dopo il voto, in caso di pareggio, "non avrei esitazione a proporre la Grande coalizione". Con il 46 per cento "che ci danno i sondaggi di cui disponiamo", il risultato elettorale "non credo possa essere diverso da quello che tutti si aspettano, cioè una vasta maggioranza alla nostra parte politica anche in Parlamento che ci attribuisca il dovere di governare. Se però - annuncia Berlusconi - il risultato dovesse essere simile a quello di due anni fa, non avremmo esitazione a proporre di condividere le responsabilità di governo, perchè il Paese ha bisogno di una vasta concordia per risolvere i problemi". Dopo 23 mesi, i quasi due anni del governo Prodi, Berlusconi torna a Matrix. Allora era l'ultima trasmissione della campagna elettorale 2006, ieri sera era una delle prime di questa. Da allora tutto è cambiato: Bondi litiga con l'ex sondaggista di fiducia Crespi. Allora Prodi era il nemico, oggi Veltroni è un avversario, e tutto il veleno - ed è una pozione assai pesante - Berlusconi la riserva al suo ex alleato che risponde per le rime: "Berlusconi non guardi la politica dal buco della serratura. Ha una concezione padronale della politica e lo sfido a un duello tv". Tentato di fare "il padre nobile" che non si immischia nella contesa elettorale perché "tanto non c'è bisogno di fare campagna: la sinistra ha fatto tali disastri che gli italiani non saranno così ingenui da ridargli il governo". Compiaciuto della canzone Meno male che Silvio c'è: "E' vero, è culto della personalità". Convinto di rappresentare ancora "il nuovo" perché "io sono un ragazzino imberbe, in politica da 14 anni, mentre D'Alema da 45", Berlusconi si fa addirittura riprendere due volte con il pugno chiuso e mena fendenti contro Casini riepilogando la storia degli ultimi 14 anni. "Fin dalla mia discesa in campo - racconta Berlusconi - Casini era un esponente della vecchia politica, dei vecchi partiti che non si poterono presentare alle elezioni. Fu ospitato nelle nostre liste e qualche giorno dopo le elezioni mi fece dire da una sua amica che avrebbe fatto un proprio gruppo. Più tardi avrebbe fatto nascere il suo partito, il Ccd. Da allora abbiamo avuto una relazione punteggiata da contrasti. Nel '96 - ricorda Berlusconi - fu lui a convincere Fini a dir di no al tentativo Maccanico e ricordo che io, con le lacrime agli occhi, li pregai di cambiare idea, spiegando che senza la Lega avremmo perso le elezioni. Perdemmo. Anche nel 2001 - conclude Berlusconi -, tornati al governo, ebbi vita difficile perchè bastava che un alleato dicesse di no che noi non riuscissimo ad andare avanti con l'attuazione del programma". E adesso "cambia addirittura simbolo per avere De Mita". Casini non la manda giù e risponde orgoglioso: "Il centro dà fastidio a Berlusconi. L'Udc non lascia il suo simbolo per nessuno". E infine sfida il Cavaliere: "Sono certo che accetterà una sfida televisiva". Ma Berlusconi lo esclude: "Impossibile. 8 candidati e 64 confronti sono troppi".

Torna all'inizio


Il gran sorpasso del socialista buono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Addavenì Zapatero Bilancio di quattro anni di governo. E un confronto impietoso Il gran sorpasso del socialista buono La Spagna "zapaterista" ha messo la freccia e superato l'Italia. Dall'economia al costume, dai diritti civili ai ristoranti, ai trasporti. Visto da casa nostra il miracolo iberico fa tanta invidia. Anche politica Maurizio Matteuzzi Madrid Non si può dire "Arriba España!" perché era il grido dei franchisti e falangisti del '36 di cui qui sta faticosamente cercando di cancellare alcune delle tracce più insultanti. Ma che la Spagna vada avanti a tutto vapore e voli alto è un fatto. Ed è un fatto che in questa sua corsa abbia raggiunto e in molti casi superato l'Italia, fino a poco fa il cugino ricco. Mentre Veltroni, dopo due anni del governo Prodi di centro-sinistra, per poter sperare in qualche chance nelle elezioni del 13 aprile deve cercare di rianimare un paese sbriciolato e depresso (e mentre la sinistra-sinistra arranca cercando di sopravvivere) Zapatero, dopo quattro anni di governo social-democratico, si appresta ad andare al voto del 9 marzo con il vento in poppa. Anche se il risultato non è scontato perché i problemi - vecchi e nuovi - non mancano e non è che Zapatero abbia trasformato in oro tutto quel che ha toccato, come forse sembra di percepire da lontano. Però ha chiuso anche un 2007 difficilissimo a livello internazionale e spagnolo con un prodotto intero lordo che per la prima volta ha oltrepassato il miliardo di euro in termini assoluti e il 3,8 in termini percentuali (più un superavit del 2,2% dei conti pubblici). 14 anni filati di crescita, sempre più alta della media dell'Unione europea, per non parlare dell'Italia. L'anno scorso 3,8% della Spagna, 1,7% dell'Italia, quest'anno le previsioni della Commissione europea hanno ribassato la crescita spagnola dal 3 al 2,7% e dimezzato quella italiana dall'1,4 allo 0,7%.ù La lunga corsa Il "cavallo pezzato" che i versi di Rafael Alberti e poi la chitarra di Paco Ibañez avevano lanciato "al galoppo" su las tierras, las tierras, las tierras de España, in questi trent'anni ha fatto molta strada. Anche se non è proprio la strada che il poeta comunista e lo chansonnier probabilmente auspicavano. La Spagna è un paese dinamico, vivo, stimolante e, ora che è diventato "ricco", anche un po' arrogante, ma questo capita nell'ex-colonie dell'America latina più che in Europa. In Europa è uno dei più dinamici, vivi e stimolanti. Quando uscì dalla notte franchista, a metà del '75, e si avviò sulla fin troppo esaltata "transizione" ancorata al binomio "amnistia-amnesia", era molto attardata sul resto d'Europa, e anche sull'Italia. Quando entrò nella Comunità europea, nell'86 con il Portogallo, era un lontano vagone di coda. Ora è la locomotiva del convoglio europeo. Una locomotiva che marcia ad alta velocità, come quella dell'Ave, il super-treno che mercoledì scorso ha compiuto il viaggio inaugurale fra Barcellona e Madrid - 620 km a 350 km l'ora - che fa della rete spagnola di alta velocità la terza del mondo dopo Giappone e Francia. Il cavallo pezzato di Alberti e il treno-bomba della Siemens hanno recuperato il terreno. Nell'86 il reddito spagnolo era intorno all'80% di quello medio europeo. Alla fine del 2007 il ministro dell'economia Pedro Solbes, un social-liberale non iscritto al Psoe che è il numero due (e vice-presidente) del governo, ha potuto annunciare, dati dell'Eurostat alla mano, che il pil pro-capite spagnolo era cresciuto di 4 punti percentuali negli ultimi 2 anni e aveva fatto guadagnare una posizione alla Spagna, dalla nona all'ottava. Il sorpasso sull'Italia. Il pil pro-capite spagnolo era salito al 105% rispetto alla media europea e quello dell'Italia sceso al 103%. Nel '95 la Spagna era al 79% e l'Italia al 104%. Prodi aveva garantito che il sorpasso non c'era stato perché i dati dell'Eurostat erano tarati sul potere d'acquisto, perché l'economia italiana è del 50% più grossa di quella spagnola e il suo pil in termini assoluti molto più alto (.1500 milioni di euro contro poco più di 1.000 milioni), perché secondo i criteri del Fmi, il pil pro-capite italiano restava ancora quasi 3.000 euro avanti a quello spagnolo, 25.100 contro 22.3000. Tanti se e ma. E anche tanti consigli, qui a Madrid, a non enfatizzare troppo per non dare l'impressione di voler umiliare "l'amico" Prodi. Però la tentazione era troppo forte. Nel librone che la segreteria di stato alla comunicazione della presidenza del governo, 347 pagine intitolate 2004-2008 Balance de Legislatura, proprio all'inizio, il primo "de los diez grandes pasos de esta legislatura", recita: "La Spagna è oggi l'ottava potenza economica del mondo" e "per la prima volta ha un reddito pro-capite che supera l'Italia". Touché. Treni, aerei e metrò Un sorpasso statisticamente forse non provato ma visibilmente percepibile. Nel gennaio 2005 nel lancio dell'ambizioso progetto europeo dell'Airbus A380, il più grande aereo passeggeri del mondo, a Tolosa c'erano Chirac, Blair e Zapatero. Non Berlusconi. Nei 4 anni di Zapatero "sono stati creati 3 milioni di posti di lavoro", secondo il librone. La povertà è diminuita in Spagna e aumentata in Italia. Saragozza ha battuto Trieste per ospitare l'Expo-2008 che, come fu per Siviglia-1992, ha portato a un'impressionante ristrutturazione della città aragonese sull'Ebro. Valencia, anch'essa in grande spolvero di rinnovamento, ha battuto Napoli come sede dell'America's Cup di vela dell'anno passato. Nella città spagnole, le grandi come le medie, si circola, si parcheggia, ci si muove ragionevolmente e le 12 linee del metro di Madrid sono un altro pianeta rispetto alla rachitica metropolitana di Roma. Non si sta parlando della struttura - come le banche e le telecomunicazioni, Banco Santander Central Hispanico e BBVA, la Telefonica, fra le più grandi compagnie d'Europa e battistrada della Reconquista spagnola dell'America latina. Si parla solo dell'infra e della sovra-struttura. Che però è rivelatrice. Madrid è fra "i 10 centri economici più importanti del mondo" su 340 città prese in esame, secondo la Standard & Poor's. Barcellona è "la miglior città per qualità della vita", stando a un'indagine condotta dall'European Cities Monitor, e la quarta per "fare business". Nel 2007 la Spagna scalato 6 posizioni nell'Indice di sviluppo umano stilato dall'Onu, passando al tredicesimo posto su 177 paesi davanti a Danimarca, Austria, Gran Bretagna, Belgio, Germania e all'Italia, retrocessa di tre scalini fino al posto n.20. Nel '98 il cinema italiano vinse l'Oscar con Benigni e La vita è bella. Da allora Pedro Almodovar ne ha vinti due e il cinema spagnolo sforna film molto forti. E non è solo questo. Gli spagnoli sono diventati più alti, 14 cm. in un secolo ma in particolare dal 1988 gli uomini sono cresciuti fra 1,4-3,4 cm. e le donne fra 2,6-4,2 per una statura media di 1,77 e 1,64, raggiungendo anche anche qui la media europea. Oltre che più lunghi sono diventati più larghi, altro effetto della vita moderna: i bambini obesi 20 anni fa erano il 5% ora sono 3 volte tanto e più della metà della popolazione è in sovrappeso. Altro effetto degli standard europei di benessere è l'allungamento della vita che dal '95 ha guadagnato 2 anni fino agli 80 per gli uomini e di 83 per le donne, oltrepassando un'altra volta l'Italia, almeno secondo le statistiche (77 e 82 anni). Anche nell'uso del Viagra la Spagna sembra sia all'avanguardia d'Europa (un milione di scatole vendute nel 2006 secondo della Pfizer, la casa produttrice), per via che il paese è cambiato e dalla pigra siesta pomeridiana, molto spagnola ma ormai abolita, si è passati a un ritmo workaholic più all'americana. Con le inevitabili conseguenze di fretta, di stress e di tutto quel che ne consegue. Distanze crescenti La Spagna "tira". Lo si vede anche dalle piccole cose. Il paese con i miglior ristorante del mondo - El Bulli, vicino a Girona - e 6 nei primi 30, almeno secondo la rivista inglese Restaurant, che però fa testo; il paese dei 5 vini "perfetti" nei top 100 del mondo, stando alla guida The Wine Advocate dell'autorevole americano Robert Parker; il paese in cui da tre anni la bonanza economica e il desiderio di esibirla hanno provocato il boom dello champagne francese: 2,8 milioni di bottiglie nel 2005 triplicate nel 2007, soprattutto il Möet & Chandon. Cinque anni di "opera buffa" di Berlusconi, come l'hanno chiamata qui, più due anni asfittici di Prodi hanno favorito il sorpasso di Zapatero. C'è da credere che le distanze aumenteranno anche dopo i voti di marzo e aprile.

Torna all'inizio


Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lettere@ilmanifesto.it Tagliare il cordone col Pd Vedo nella Sinistra Arcobaleno un atteggiamento di eccessiva desistenza verso il Pd. Credo che questo atteggiamento sia assolutamente sbagliato. Il Pd con due semplici paroline, "voto utile", ci sta dissanguando andando all'incasso dell'elettorato di sinistra, in parte terrorizzato da Berlusconi e in parte deluso dall'esperienza di governo e quindi astensionista. E allora cosa aspettiamo, e cosa aspetta il nostro candidato premier Fausto Bertinotti a dire a chiare lettere che il Pd non è più di sinistra, che dopo le elezioni Veltroni farà l'inciucio della grande coalizione con Berlusconi e che, se si vuole tenere viva una sinistra, il vero voto utile è quello alla Sinistra Arcobaleno? Ha ragione il compagno Grassi quando dice, in un suo recente intervento, che verso il Pd non si può utilizzare il fioretto. Bisogna utilizzare la sciabola! E allora ritengo assurdo che la sinistra, oltre ad aver elemosinato un accordo con Veltroni, si appresti, in cambio di qualche poltrona, ad appoggiare Rutelli a Roma. Viceversa a Roma ci sarebbero tutte le possibilità di costruire un'alleanza di sinistra, aperta ai movimenti, laica e plurale con candidato sindaco figure rispettabili come quella di Sandro Medici o di altri/e. Poi, essendoci il doppio turno, da una posizione di forza avremmo potuto proporre al Pd al ballottaggio l'apparentamento per battere le destre. Così, invece, con l'apparantemento al primo turno con Rutelli, siamo in una posizione subalterna rischiamo di lasciare molto del nostro elettorato ad eventuali candidati laici come Grillini, che giustamente si candida contro il clericale Rutelli e il centrodestra. Credo quindi che vada tagliato questo cordone ombelicale con il Pd da parte della sinistra. Marco Sironi Alla farsa del voto? No grazie Vi prego, permettetemi uno sfogo. Sono sempre stato di sinistra e, quando sono andato a votare, l'ho sempre scelta. Speravo così di vedere rispettati almeno alcuni dei tanti impegni presi dalla "sinistra" in campagna elettorale. E come mi ritrovo adesso? Con le missioni militari già rifinanziate, il riconoscimento del Kosovo, il conflitto di interessi ancora in piedi, la stessa infame legge elettorale, tanti incentivi per comprare auto nuove, traffico in aumento e trasporto pubblico sull'orlo del baratro. Gli stipendi fanno ridere, le tasse fanno piangere, i prezzi e le tariffe corrono e abbiamo come candidato premier un Peter Pan che gioca a fare l'americano. Ma il colpo da maestro è il ritorno de "er piacione" Rutelli in Campidoglio. Qualcuno dice perfino che è stato un buon sindaco. Sai che sforzo: ci mancherebbe solo che fosse riuscito a fare peggio di Giubilo, Signorello o Carraro. Sinistra, mi pare, è ormai solo un modo di indicare un direzione; o peggio, qualcosa di negativo e minaccioso. Politicamente è un termine vuoto e insignificante. Detto questo, mi scuserete se non parteciperò alla farsa del voto, e se non mi rammaricherò se in Campidoglio andrà Giorgia Meloni. E' donna, giovane, ma di destra: meglio baciare lei che un rospo che non diventerà mai principe. Riccardo Forte Un "fannullone" su Ichino e Pd Ho appena finito di leggere le vostre pagine sulla candidatura di Pietro Ichino nel Pd e sono sconvolto. Ho 44 anni, lavoro da 24 anni ed ho solo 15 anni di contributi versati, ovvero da quando sono diventato un "fannullone" del pubblico impiego. Ho passato tutti i mestieri e adesso devo ingoiare lo schifo di un ente pieno di "dirigenti" che non hanno il coraggio di niente se non di prendere 90.000 euro all'anno di retribuzione e comprare 4 Bmv serie 5. Ma il "prof" lo sa che il pesce puzza dalla testa? E' vero, ci sono fannulloni, ma ci sono anche gli strumenti pratici e legislativi per metterli all'angolo senza criminalizzare una intera categoria. Non sono "vetero comunista", ma questo è troppo: rivoglio la falce ed il martello e bandiera rossa. Lettera firmata, Roma.

Torna all'inizio


Pronti alla grande coalizione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Pronti alla grande coalizione" Berlusconi: "Se il risultato sarà simile a quello del 2006, non avremo esitazioni". Il Cavaliere si scaglia contro Casini ed è morbido con Veltroni. Ma niente duello tv Micaela Bongi Assicura che, a dispetto della "rimonta" di cui parla quotidianamente Walter Veltroni, i sondaggi danno il Pdl al 46 per cento. Sarà che a questo punto, come dice lui stesso, "fare campagna elettorale è inutile". Ma per il momento Silvio Berlusconi, ospite ieri sera di Enrico Mentana a Matrix, descritto nei giorni scorsi dal suo portavoce Paolo Bonaiuti come un "leone dormiente" di cui è meglio non fidarsi, continua a fare le fusa al suo rivale leader del Pd. Non solo: decide di andare oltre e si dice fin d'ora pronto, nel caso in cui dalle urne uscisse fuori un risultato analogo a quello ottenuto dall'Unione nel 2006, a varare un governo di larghe intese. Se sarà pareggio o giù di lì, assicura Berlusconi, se insomma "il risultato fosse vicino a quello di due anni fa, come allora proposi alla sinistra la possibilità di una grande coalizione, non avremmo nessuna esitazione a ripetere ciò, anche se avessimo noi la maggioranza". Al sindaco di Roma il leader di Arcore riserva tiepide critiche e diversi riconoscimenti: "Veltroni è un ottimo comunicatore, riesce a dare l'illusione che tutto il passato non esista più, che ciò che ha fatto il governo Prodi non lo riguardi. Ma gli italiani non sono così ingenui da credere a questo apprezzabile tentativo". Poi rinnova il suo appello a non disperdere voti, e questo "vale da una parte e dall'altra..., ma è una bugia perché io penso alla mia e chiedo che ci diano i voti per governare", si ricorda di aggiungere. E ancora: proprio dall'incontro con il leader del Pd sulla legge elettorale - sottolinea il Cavaliere - "è scaturita la possibilità di realizzare il sogno di vedere uniti in un grande movimento tutti gli uomini e le donne liberali che non vogliono essere governati dalla sinistra". Forse ostentare ormai platealmente l' "inciucio" possibile serve al Cavaliere per mettere in difficoltà il suo diretto concorrente. Ma certo per il leader forzista abituato a campagne elettorali centrate sul tentativo di delegittimare l'avversario, è un inedito. La possibilità di "larghe intese" del resto è un'eventualità all'ordine del giorno dal primo momento. E a caldo solo Piero Fassino ribatte con un "noi chiediamo i voti agli italiani per governare in piena autonomia" mentre "i governissimi sono figli di uno stato di necessità, non di una scelta politica". Dal canto suo il leader del Pdl - come già avvenne nel 2001 con Rutelli - per il momento è comunque orientato a tenersi a debita distanza dal leader del Pd. Un faccia a faccia con Veltroni? "E' impossibile, se i candidati leader sono 8, mettere insieme 64 incontri televisivi", ribatte il Cavaliere a Mentana, confermando l'impostazione già annunciata dal presidente della commissione di vigilanza Mario Landolfi (An, cioè Pdl). Per il resto, Berlusconi, che nel corso della serata assicura anche di non puntare al Qurinale spendendosi in elogi per Giorgio Napolitano, preferisce concentrarsi contro Pier Ferdinando Casini. Nei confronti del leader dell'Udc, sono accuse e forse indirettamente - quando il Cavaliere afferma che Gianfranco Fini, quando si deciderà a "rivelarli", potrà raggiungere "i suoi legittimi obiettivi" - anche provocazioni. Quell'identità per salvare la quale Casini ha rinunciato a entrare nella lista del Pdl? "Tutta una scusa. Per avere De Mita, adesso cambia persino il simbolo e il nome", attacca il leader di Arcore, riferendosi alle possibile intesa tra il partito dell'ex presidente della camera e la creatura di Tabacci e Pezzotta. E ancora: lui e Fini hanno deciso troppo in fretta di presentarsi insieme nel Pdl, mettendone al corrente il leader centrista mentre era in viaggio sull'Eurostar? "Se Casini era in treno, poteva prendere una decisione veloce anche lui". E comunque, i "contrasti e le difficoltà" risalgono addirittura dal 1994. Il leader centrista la prende malissimo: "Berlusconi dopo 14 anni ha gettato la maschera, dal 1994 in poi, mentre molti dei suoi attuali alleat organizzavano ribaltoni, ho corrisposto sempre fedelmente agli impegni assunti con i miei elettori. Non è bastato perchè l'onorevole Berlusconi pretende dagli alleati un servilismo che sono orgoglioso di non avere mai avuto".

Torna all'inizio


Sicilia, destra a un passo dalla rottura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Miccichè lancia l'ex ministra Prestigiacomo, che non gradisce. Lombardo parte per la campagna elettorale, con lui c'è l'Udc. Berlusconi trema per il premio di maggioranza Patrizia Abbate Palermo Il nuovo tassello si chiama Stefania Prestigiacomo, ma non sembra quello che risolverà il complicato puzzle elettorale del centrodestra siciliano. Piuttosto, la proposta di candidare alla presidenza della regione l'ex ministra azzurra - lanciata ieri mattina informalmente dall'entourage di Gianfranco Miccichè, che si è detto disponibile in questo caso a fare un passo indietro e persino a valutare la possibilità di una ricomposizione con l'Udc - sembra la mossa che potrebbe rendere definitiva la rottura tra i partiti dell'ex Cdl: da una parte Forza Italia e An, che ieri si è affrettata a comunicare il proprio "sta bene" alla parlamentare, dall'altra l'Udc di Cuffaro e l'Mpa di Lombardo, che per palazzo d'Orleans hanno stretto un patto di ferro che intendono "onorare" a tutti i costi. "Noi andiamo avanti comunque", ha fatto sapere Lombardo, che sta chiamando i fedelissimi ad Acireale, dove ha convocato per domani la convention di apertura della campagna elettorale. Certo, quello tra Udc e autonomisti è un patto che - aldilà del duello personale tra l'ex governatore Cuffaro e il pretendente alla successione Miccichè - qualche preoccupazione al partito di Berlusconi in Sicilia la darebbe anche in caso di ritrovata unità. Mandare lo spregiudicato Lombardo a governare la regione, con alle spalle l'ancora potentissimo ex presidente a cui la condanna a 5 anni - e soprattutto le polemiche che ne sono seguite - ha imposto di mollare, alla vigilia dell'avvio di molti progetti milionari inseguiti per sette anni, rischierebbe comunque di mettere in secondo piano Forza Italia. Ed è probabilmente questo che Miccichè e Dell'Utri avranno spiegato al cavaliere, negli incontri a Palazzo Grazioli. Dall'alto del loro ruolo di inventori della "valanga azzurra" degli anni scorsi in Sicilia, hanno chiarito il senso della loro avversione al cuffarismo. Berlusconi lo sa bene, ma sa anche che chiudere la porta a Lombardo e Cuffaro potrebbe mettere a rischio quel premio di maggioranza per il senato che in Sicilia è succulento e fondamentale nella battaglia contro Veltroni. E dunque non decide, "stiamo conversando con le altre parti, e siccome sono colloqui costruttivi spero si arrivi a una soluzione positiva" si è limitato a rispondere a Mentana che gli chiedeva notizie della candidatura Prestigiacomo. Giunta a sorpresa proprio nel momento in cui, dopo quattro giorni frenetici, si registrava una stasi delle trattative e restava congelato l'accordo già siglato tra Mpa e Pdl a livello nazionale. Non si espone Berlusconi, e tacciono - ormai da giorni - i vertici del partito siciliano; pure quell'Angelino Alfano, giovane coordinatore regionale dato per candidabile prima della clamorosa corsa in avanti di Miccichè. Tacerebbe volentieri anche Lombardo, a cui la situazione dopo giorni di ostentata sicurezza sembra essere sfuggita di mano. Anche per lui il mancato accordo col Cavaliere è un rischio: potrebbe segnare un serio ridimensionamento delle aspirazioni nazionali. Nello stesso tempo, non può deludere gli alleati dell'Udc che ieri sono scesi in campo persino col grande vecchio e plurinquisito Calogero Mannino per ribadirgli di non mollare e promettergli il proprio bacino di voti: "L'Udc è maggiormente interessata alla candidatura di Lombardo, che appare sempre più forte", ha detto l'ex ministro Dc, che ha svezzato sia Cuffaro che Lombardo nella culla della Balena bianca. Mannino boccia l'ipotesi Prestigiacomo, definendola "preclusiva", ossia troppo forzista. Ma la boccia anche l'azzurro Francesco Musotto, presidente della provincia di Palermo: "Finché era Miccichè, nessun problema, si tratta dell'uomo che ha generato Forza Italia in Sicilia. Se al posto di Miccichè spunta Alfano, bene lo stesso, perché è il leader regionale del partito. Ma questa storia della Prestigiacomo è difficile da mandare giù...". Molti mordono il freno, "mi auguro che la classe dirigente torni alle ragioni del buon senso e la finisca con questi tatticismi che logorano la gente", sentenzia il parlamentare regionale Udc Antonello Antinoro. E in poche parole dà conto di un nervosismo che sta crescendo dentro l'ex corazzata Cdl. Soprattutto alla luce della compattezza del fronte avversario che, dopo un giorno di vacillamenti, ha ripreso la marcia unita a sostegno di Anna Finocchiaro, che lo stesso Antinoro definisce "una con le carte in regola per incantare i siciliani".

Torna all'inizio


LE NUOVE parole d'ordine di questa campagna elettorale, non sappiamo se passeggere o costit (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE LE NUOVE parole d'ordine di questa campagna elettorale, non sappiamo se passeggere o costitutive della politica che verrà, sono il bipartitismo rivendicato e il programmismo. Sul bipartitismo come medicina per superare il bipolarismo dei veti di coalizione insistono, com'è ovvio, Popolo della Libertà e Partito Democratico, insistendo sulla necessità del "voto utile" e ricevendo dai partiti più piccoli l'accusa di aver gettato i tentacoli della propria egemonia per saturare tutti gli spazi di comunicazione politica a disposizione. Sul programmismo, l'elevazione del programma elettorale a carta d'identità della nuove formazioni politiche e a certificazione delle buone intenzioni trasformate in politiche di governo, insistono invece un po' tutti. Ciascuno, certo, cerca di presentarsi agli elettori con quell'idea, quel punto, quel tema particolare, quella suggestione in più che lo possa differenziare dai competitori, ma, fatta eccezione per le ali estreme, l'esame di ciò che hanno detto fino a oggi i leader dei partiti principali lascia la sensazione che, posta l'agenda delle priorità dell'opinione pubblica come un menù fisso con cui tutti devono confrontarsi, i programmi dei partiti tendono ad assomigliarsi un po'. Un po' troppo. La tendenza all'isomorfismo dei programmi è una caratteristica propria dei sistemi bipolari, dove la competizione si gioca per catturare le preferenze dell'elettore mediano, impropriamente definito "di centro", ma in Italia come spesso accade questa tendenza assume una coloritura particolare, che potrebbe invelenire il clima, finora mite e fair, della campagna elettorale. Walter Veltroni ha annunciato, in caso di vittoria, dodici disegni di legge rovesciati sul tavolo del primo consiglio dei ministri per cominciare subito a lavorare alacremente alla realizzazione del programma, Silvio Berlusconi aveva detto la stessa cosa un mese fa (parlando invero di dieci ddl). Fosse stato l'opposto, nulla cambierebbe. Veltroni ha proposto come sue priorità fisco, sicurezza e grandi opere, e il centrodestra l'ha accusato di plagio (sulle infrastrutture, ad esempio, l'unica differenza è il Ponte sullo Stretto, o così pare). E vien facile scommettere che il gioco reciproco del "l'ho detto prima io" tenderà ad aumentare man mano che il giorno delle elezioni si avvicina. Non è una novità, in Italia, già nel 1996 l'Ulivo e il Polo della Libertà si accusarono reciprocamente di "rapina" delle rispettive piattaforme elettorali. A maggior ragione questa propensione dei principali schieramenti a sintonizzarsi sui bisogni e gli interessi della fetta più consistente di opinione pubblica, magari guidati da sondaggi condotti dai medesimi istituti di rilevazione, si rafforza in una fase in cui è prioritario riconquistare al voto di appartenenza quei segmenti di elettorato catturati dal disincanto e dall'apatia antipolitica. Se ci si deve presentare come quelli che chiacchierano poco, promettono il ragionevole e mantengono i loro impegni, il primo obiettivo da raggiungere è offrire la certezza che, una volta al governo, si lavorerà sul serio per "il bene del Paese", e basta sfogliare qualsiasi quotidiano per sapere che le preferenze degli italiani, o della loro maggioranza, sono concentrate in un pentagono i cui lati sono l'occupazione, la sicurezza, l'immigrazione, le tasse e il potere d'acquisto delle famiglie. Se i programmi politici tendono ad assomigliarsi, che cosa rimane ai partiti come "riserva aurea" per catturare consensi oltre i confini naturali del proprio elettorato? Le personalità dei leader, le loro qualità, il carattere. Berlusconi questo lo sa da sempre. Veltroni l'ha capito immediatamente, sperimentando una strategia elettorale tutta fondata su una fortissima personalizzazione, quasi una fusione di immagine tra lui e il suo "partito nuovo". Più in generale, tutti i partiti in lizza stanno accentuando il loro carattere di macchine elettorali al servizio del candidato-premier. Se le personalità e lo stile della leadership sono l'elemento davvero distintivo, se vince chi riesce a trasmettere all'elettorato un'immagine di affidabilità e decisionismo, chi sa entrare in empatia con i bisogni profondi della nazione, e se questo va fatto nello spazio ristretto di sette settimane, una volta grattata la scorza del programmismo sono di nuovo i media l'arena centrale in cui ci si disputa la posta principale della campagna elettorale. È la forza della comunicazione che darà la possibilità di vincere o di dare una sufficiente consistenza alla propria vittoria (le due cose non sono sinonimi, come insegna l'esperienza dell'Unione nel 2006). La novità è che, questa volta, non saranno solo la televisione e i giornali gli unici "campi di battaglia" tra i candidati. Due anni fa Berlusconi scelse le radio locali per aggirare la gabbia normativa della par condicio. In due anni il potere d'agenda di Internet, soprattutto rispetto alle nuove generazioni (le più distaccate dalla politica, tra l'altro), è cresciuto enormemente. Nel 2008, probabilmente, assisteremo alla prima vera campagna elettorale multimediale della storia politica italiana. Un'utile occasione per superare il monopolio della televisione nella comunicazione politica, e per misurare la modernità degli stili di comunicazione dei candidati. E tutto in cinquanta giorni. Cambia il palinsesto, nella politica programmista e leaderistica.

Torna all'inizio


Di FABIO ROSSI Se il nome, quello ufficiale, ancora non c'è, la deadline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI Se il nome, quello ufficiale, ancora non c'è, la deadline almeno sì: lunedì il Popolo della libertà scioglierà formalmente la riserva sul candidato sindaco. La prima riunione del direttivo romano del Pdl, ieri, non ha dato un'indicazione definitiva. A partire dall'orario d'inizio, slittato dalle 13 alle 15 per un banale equivoco. Ma ormai la rosa per la scalata al Campidoglio è molto ristretta: "Sarà quasi sicuramente un esponente di An", sussurrano alcuni partecipanti al vertice di ieri. In pole position resta Giorgia Meloni, anche se è stato proprio Silvio Berlusconi a spiegare che sulla possibile candidatura della vice presidente della Camera "non è ancora stata assunta una decisione". E qualche bene informato, seppur a denti stretti, parla di "accordo quasi raggiunto" sulla presidente di Azione giovani. Ma a sparigliare ci ha pensato ieri sera Andrea Augello che, durante una manifestazione elettorale al teatro Capranica, ha invitato ufficialmente Gianni Alemanno a scendere in campo nella corsa alla poltrona di sindaco, "per consegnare a Roma la prima amministrazione comunale di centrodestra". Meno probabili, seppur non da escludere, candidature di pezzi da novanta del partito: da Maurizio Gasparri (che però nega con forza un proprio interessamento), all'ex vice ministro alle Attività produttive Adolfo Urso. Oppure vertici locali di An: da Fabio Rampelli a Roberta Angelilli. Perdono terreno le opzioni legate alla "società civile", mentre Forza Italia continua ad arroccarsi su Palazzo Valentini: "Noi esprimiamo il candidato alla Provincia, che è Alfredo Antoniozzi", ripete come un mantra il coordinatore azzurro Francesco Giro, oggi impegnato nella presentazione della "Carta per Roma", con un intervento di Berlusconi. Apertamente tutti sostengono con forza la Meloni: "La sua è una delle migliori candidature trovate finora", ripete Alemanno. Ma i sondaggi continuano: "Anche perché bisogna trovare una persona adatta pensando anche al ballottaggio, quando sarà una sfida a due tra Rutelli e il nostro candidato", considera il senatore Cesare Cursi. Il target del centrodestra è rappresentato da quel 15-20 per cento di romani che, secondo i sondaggi, pur avendo votato per Walter Veltroni due anni fa, non ha ancora deciso di fare lo stesso con Francesco Rutelli. Lo stato maggiore del Pdl vuole capire se si tratti in maggior parte di giovani precari stufi della vecchia politica, che potrebbero gradire di più l'ipotesi-Meloni. Oppure di quella borghesia romana dei "quartieri bene" di II, XVII, XIX o XX Municipio, in marcia verso il centrosinistra negli ultimi anni, che si sentirebbe più garantita da un nome di maggiore esperienza. L'obiettivo sottinteso, oltre ad arrivare al ballottaggio contro, è quello di tenere gli altri due candidati dell'ex Cdl (Francesco Storace e Luciano Ciocchetti) a distanza di sicurezza. "Siamo pronti ad apparentarci con loro, quando Storace sarà andato al ballottaggio", punzecchia Fabio Sabbatani Schiuma (La Destra). "Ancora una volta il centrodestra si sta adoperando per regalare il Campidoglio e Palazzo Valentini al centrosinistra", incalza Teodoro Buontempo, candidato alla presidenza della Provincia.

Torna all'inizio


Berlusconi: se pareggio, larghe intese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Liste pulite", Fini insiste ma il Cavaliere frena. Casini: no all'immunità parlamentare. E sfida Silvio in tv Berlusconi: se pareggio, larghe intese Veltroni: noi diversi dal governo Prodi. E candida Veronesi in Lombardia.

Torna all'inizio


ROMA Silvio Berlusconi annuncia: se il risultato delle prossime elezioni politiche dovesse essere u (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N pareggio, come nel 2006, è pronto a proporre un governo di larghe intese. Ma il Cavaliere è sicuro di farcela, affermando che il Pdl è già al 46%. Attacca anche Casini, accusandolo di esser pronto, ora, a rinunciare al simbolo per mettere insieme i centristi. Il leader Udc replica duro: Berlusconi vuole alleati servili, ha gettato la maschera. E avverte: no al ritorno all'immunità parlamentare. Su "liste pulite" è scontro nel Pdl: Fini insiste, Berlusconi frena. Intanto Veltroni promette: se vinco, farò un governo diverso da Prodi. E annuncia la candidatura in Lombardia dell'oncologo Veronesi.

Torna all'inizio


ROMA I sommovimenti nel panorama politico aprono scenari nuovi che coinvolgono non solo i due parti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ti maggiori, Pdl e Pd, ma anche le forze intermedie, a partire da quelle centriste. Vanno in questo senso le analisi degli esperti interpellati per il Focus del Messaggero. Particolarmente significativa è la valutazione del politologo Ilvo Diamanti, secondo il quale dal punto di vista della geografia politica c'è uno spostamento a destra del partito berlusconian-finiano, tanto che si può parlare di una formazione di destra-centro. Questo perché lo spazio occupato da Storace è comunque minore di quello occupato dalla Sinistra Arcobaleno. Inoltre un partito di ispirazione cattolico-liberale si muove, secondo Diamanti, entro un arco di consensi che copre il 10 per certo del mercato politico: questo perché può diventare il luogo nel quale si addensa il consenso di tutti coloro che non si vogliono riconoscere nel bipolarismo Berlusconi-Veltroni. L'economista Onofri sostiene che il centro cresce solo se aiuta a liberalizzare; il cattolico Delle Foglie vede per questo tipo di forze uno spazio decisivo; spazio che lo storico Galasso nega.

Torna all'inizio


ROMA - L'ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo mi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - L'ultimo asso di Walter Veltroni si chiama Umberto Veronesi. L'oncologo milanese, ministro della Sanità nell'ultimo governo Amato, è capolista del Partito democratico in Lombardia e corre per il Senato. Il segretario del Pd annuncia la novità subito dopo aver presentato la giovane economista Marianna Madia, che guida la lista per la Camera a Roma. 82 anni Veronesi, 27 la Madia. Nelle stesse ore si chiude l'accordo con i Radicali, mentre Antonio Di Pietro firma il programma di Veltroni. Un programma che non contempla, tra le urgenze immediate, una legge sul conflitto di interessi. L'ex sindaco di Roma gioca a tutto campo e punta a sorprendere, fedele alle parole d'ordine: novità e diversità. Diverse, sottolinea, sono le priorità rispetto al Pdl di Berlusconi e Fini "perché c'è una bella differenza tra la lotta all'evasione e i condoni". Ma nuovo è il Pd anche se si guarda all'Unione: "Se vinciamo - assicura a "Tv7" - il mio sarà un governo molto diverso da quello di Romano Prodi, che era frutto di una coalizione troppo eterogenea. Abbiamo rotto con la sinistra radicale". Dunque basta con i tormentoni degli ultimi anni (leggi antiberlusconismo) "perché non si può discutere sempre" di tv o di conflitto di interessi. Una legge, spiegano al Pd, che è nel programma, "ma che noi non vogliamo agitare polemicamente in campagna elettorale". E che dunque non rientra nelle dodici proposte che Veltroni porterà al primo Consiglio dei ministri in caso di vittoria. Programma e priorità che sono ora sottoscritti anche da Di Pietro (riportato all'ordine giorni fa proprio dopo la sortita contro Mediaset). Ieri mattina la delegazione dell'Idv ha firmato. "Da questo momento - osserva soddisfatto il leader del Pd - il nostro programma diventa anche quello di Di Pietro". Il ministro delle Infrastrutture assicura "lealtà e determinazione" e, aggiunge, ci saranno anche i gruppi unici in Parlamento. Un approdo che dovranno accettare anche Marco Pannella ed Emma Bonino. Ieri l'ultimo incontro con Veltroni e il via libera all'intesa: sette deputati e due senatori garantiti ai Radicali nelle liste dei Democratici, un posto da ministro per la Bonino, rimborsi elettorali e spazi televisivi. Non si candidano Pannella e Sergio D'Elia (ex di Prima linea che ha scontato 12 anni di carcere). "L'accordo è chiuso - assicura Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni - e riguarda anche, in prospettiva, la confluenza in un unico gruppo parlamentare". La Bonino conferma l'intesa e Pannella sottoscrive: "Ritengo non necessaria e sinceramente e gioiosamente non opportuna la mia candidatura". I Radicali riuniscono oggi e domani il loro Comitato per ratificare la decisione. Si parla anche di candidati: la Bonino dovrebbe essere capolista in Piemonte, mentre spuntano i nomi simbolo di Maria Antonietta Coscioni e Mina Welby. Al Pd incrociano le dita, c'è qualche timore per "l'esuberanza radicale", e Bettini avverte: "Non sono ammissibili perenni distinguo". Chiuse le pratiche Idv e Pr, Veltroni continua il suo tour (ieri in Emilia) mentre gli sherpa pensano alle liste: è scaduto il termine per chiedere le deroghe (per chi ha fatto 15 anni in Parlamento). Se si registrano le rinunce dei "vecchi" Maccanico e Zanone (che però chiede un posto per un giovane liberale), si annuncia qualche esclusione dolorosa. Per ora il segretario, oltre a citare sondaggi che parlano di un recupero di 13 punti da settembre, coccola l'ultimo grosso calibro, perché "Veronesi è una delle personalità più importanti del mondo scientifico", e sorride paterno con Marianna Madia: "Facciamo scelte di innovazione programmatica, ma portiamo anche una nuova generazione di italiani nella vita politica".

Torna all'inizio


ROMA - Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni . E Berlusconi? Con lui andr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - "Se dovessi scegliere mi candiderei per Veltroni". E Berlusconi? "Con lui andrei su un'isola deserta". Dopo aver detto no all'ipotesi di presentarsi alle elezioni con il Popolo della Libertà, Aida Yespica è tornata sull'argomento al microfono dell'Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo. "Non mi candido - ha spiegato la showgirl - perché non sono cittadina italiana, non parlo bene l'italiano e in più di politica ne so ben poco". Ad incalzare la Yespica anche Carlo Rossella, che ha dichiarato: "Aida ha tutte le credenziali per candidarsi: capisce poco di politica e non sa l'italiano come la maggior parte dei parlamentari. Non condivido la sua scelta per il Pd, la vedrei meglio nella lista di Ferrara".

Torna all'inizio


Sono parecchi coloro che rimproverano a Silvio Berlusconi di non aver ancora cominciato l (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A campagna elettorale. Impelagato nella questione siciliana, infastidito dalla presentazione della lista di Giuliano Ferrara, in ritardo sulla definizione del candidato da opporre a Roma a Francesco Rutelli, il Cavaliere offre l'immagine di un leader in surplace: tutto il contrario di Walter Veltroni, assai più intraprendente. Forse. Tuttavia esaminando più in profondità le sue prime mosse, l'impressione è che Berlusconi abbia in realtà ben calibrato i messaggi da inviare all'opinione pubblica. Il primo dei quali è l'invito a concentrare i consensi su Pdl e Pd, e il fatto che l'ex premier si spinga a prevedere un governo di larghe intese nel caso in cui il risultato delle urne dovesse sancire un pareggio, è corposa spia di un sentimento diffuso e un ulteriore pressing per convogliare i voti su due e solo due formazioni; il secondo è la polemica durissima e insistita contro gli ex alleati dell'Udc. Il fatto significativo è che in questo schema il Cavaliere trova sulla stessa lunghezza d'onda anche il segretario del Pd. Infatti al di là del fair play e dei toni poco battaglieri - auspicati anche dal Quirinale - è lampante come i due principali competitor stiano privilegiando non lo scontro tra i loro due partiti bensì gli affondo contro i loro ex compagni di viaggio. In altri termini finora il fuoco della battaglia divampa assai più dentro i due contenitori piuttosto che fuori. Così, appunto, se da un lato Berlusconi sparge vetriolo sui centristi, dall'altro Veltroni non perde occasione per attaccare il massimalismo della Sinistra Arcobaleno. E' eccessivo parlare di un patto di non belligeranza tra i due mega-partiti, pur se il dopo Prodi ha un forte colore bipolare, se non propriamente bipartitico. Va comunque registrato un corposo idem sentire tra le due forze maggiori, che sembra avere come obiettivo quello di comprimere al massimo - se non proprio di fare tabula rasa - di tutto ciò che hanno attorno. Riassorbendo, laddove possibile (vedi le intese di Veltroni con Di Pietro e i radicali e quelle di Berlusconi con Fini e la galassia dei gruppi di centro-destra); oppure usando il diserbante del quorum, magari unito a quello, altrettanto urticante, del voto inutile ai fini del governo del Paese.

Torna all'inizio


ROMA - Campagna elettorale ispirata al fair play, almeno nelle intenzioni, ma i primi toni r (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO STANGANELLI ROMA - Campagna elettorale ispirata al fair play, almeno nelle intenzioni, ma i primi toni rancorosi cominciano a emergere. E quelli di Silvio Berlusconi sono tutti per l'ex alleato Pier Ferdinando Casini: "Con lui, esponente della vecchia politica, - ha detto il Cavaliere ieri a "Matrix" - ho sempre avuto, dal '94, un rapporto che non posso definire in modo positivo". Quanto all'oggi, il capo del Pdl rimprovera al leader dell'Udc di "essere disposto a cambiare persino simbolo pur di prendersi De Mita". Cosa che secondo il Cavaliere dimostrerebbe che il no di Casini a confluire nel Pdl "era tutta una scusa". I toni di Berlusconi si ammorbidiscono decisamente quando si rivolge a Veltroni, riconoscendo che dalla sua scelta di correre da solo con il Pd, "è scaturita per me la possibilità di realizzare il sogno di vedere uniti i moderati italiani che non si riconoscono nella sinistra". Ma le aperture del Cavaliere verso il competitor democratico si orientano soprattutto agli scenari del dopo voto. Premesso di essere fiducioso - sulla base dei suoi sondaggi che danno il Pdl al 46% - in una vittoria con largo margine, "che ci attribuirà il dovere di governare", l'ex premier afferma che però, "se il risultato dovesse essere simile a quello di due anni fa, non avremmo esitazione a proporre di condividere le responsabilità di governo, perché il Paese ha bisogno di una vasta concordia per risolvere i problemi". Il Cavaliere affronta anche un argomento che nelle ultime ore era sembrato aggrovigliarsi dopo la proposta di Gianfranco Fini di presentare liste ripulite dalla presenza di inquisiti, e frena rispetto alle soluzioni più rigide sostenendo che l'esclusione dovrebbe riguardare solo "chi è supposto autore di reato". Tesi che è quella già esposta da Sandro Bondi ai coordinatori regionali di FI e che il Cavaliere - "garantista per ciò che mi si è scatenato addosso in 15 anni" - avalla, osservando che, per quanto riguarda anche esponenti azzurri di primo piano, "le persone le conosciamo, non solo io e Bondi. Sappiamo la storia di chi collabora con noi". Sempre a proposito di liste, il leader pdl apre le porte a Lamberto Dini ma le chiude a Clemente Mastella, nonostante la "riconoscenza" per aver lui determinato "l'implosione del governo". "Un certo modo dell'Udeur di intendere la politica - osserva però - spingerebbe qualcuno a non votarci se l'avessimo nel Pdl". Invece, grandi aperture - almeno dalla poltrona dello studio di Mentana - quelle in cui si produce il Cavaliere all'indirizzo di Fini. Cosa farà Gianfranco da grande? - chiede ironico il conduttore di Matrix -, "Fini - è la risposta - ha legittime intenzioni, ma deve rivelarle lui. Credo che riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi". Negli obiettivi del Cavaliere non rientrerebbe invece il Quirinale: "Non è un palazzo verso il quale ho ambizioni di sorta", dice Berlusconi aggiungendo di ritenere "ineccepibile" il comportamento di Napolitano, con il quale dichiara di avere "un rapporto personale di stima elevata e credo reciproca". Lodi aperte anche per Gianni Letta, "una ricchezza per il Paese. Non si candida, ma per fortuna sta con noi". E nessuna asprezza, anche ieri, per Walter Veltroni, al quale riconosce di essere "un ottimo comunicatore", anche se "gli italiani non sono così ingenui da credere al pur apprezzabile tentativo di Veltroni di far dimenticare il governo Prodi". Tuttavia, quello che gli italiani potrebbero legittimamente attendersi come il clou della campagna elettorale - il duello in tv tra Walter e Silvio - secondo il Cavaliere non ci sarà: "Impossibile - per il leader del Popolo delle libertà - far svolgere 64 scontri televisivi", quanti cioè sarebbero necessari per i faccia a faccia tra tutti gli otto candidati premier scesi finora in campo per la corsa del 13 aprile.

Torna all'inizio


Mezza Udc in fuga. <Più peso al centro nel Pdl> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-02-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Ferrara non presenterà la sua lista in Lombardia: "C'è già Formigoni in veste di prolifer" Mezza Udc in fuga. "Più peso al centro nel Pdl" Le strategie Gelmini: "Deve essere assolutamente chiaro che il Pdl è un partito tutt'altro che di destra. è un soggetto centrista nella scia del partito popolare europeo" Parola d'ordine: svolta al centro. Giuliano Ferrara ha spiegato che non presenterà la sua lista antiaborto in Lombardia perché "corre come capolista nel Pdl il prolifer Formigoni". Al di là di qualche malumore al vertice del Pdl ("Non è Ferrara che sceglie i nostri candidati"), il direttore del Foglio si è limitato ad anticipare un annuncio che nel partitone del centrodestra era pronto: un cattolico di chiara fama come il governatore alla guida della lista per il Senato era un segnale trasparente già prima della candidatura del laico Umberto Veronesi per il Pd. Spiega la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini "deve essere assolutamente chiaro che il Pdl è un partito tutt'altro che di destra. è un soggetto centrista nella scia del partito popolare europeo". Ad aiutare il disegno del Pdl, gli smottamenti in casa Udc. Il segretario provinciale di Milano, Angelo Scalese, come pure quello di Brescia Paolo Fontana hanno detto addio al partito di Casini per confluire nel partito di Berlusconi. Nell'amara lettera di dimissioni di Scalese si legge: "Confondere l'Udc nel Pdl no. Nella Rosa Bianca invece si? E per fare cosa? Qual è il risultato che si vuole conseguire? Dimostrare a Berlusconi che ha sbagliato e dare all'Italia un altro governo debole perché l'Udc riesce nell'impresa di far prendere il premio di maggioranza al Senato a Veltroni in tante Regioni? ". E ancora: "A cosa servirà il voto dell'Udc? A dare forza alla sinistra più estrema che, grazie all'Udc, si sentirà libera di votare Bertinotti anziché Veltroni?". E conclude: "Io non aderisco a un simile progetto politico. Non lo condivido e non mi sento motivato a lavorare per far crescere le speranze di Veltroni". Ma quali potrebbero essere gli altri candidati del Pdl a Milano e in Lombardia. Gelmini tiene soprattutto alla "riconferma di tante donne che hanno ben operato: Valentina Aprea, Mariella Bocciardo, Ombretta Colli, Stefania Craxi, Chiara Moroni, Laura Ravetto ". Assai più abbottonata sulle new entries, Gelmini ricorda anche il criterio "dell'innesto di un buon numero di giovani rappresentativi della società in cui vivono. Noi non puntiamo sui figli di papà". Un riferimento a Matteo Colaninno, che guiderà la lista milanese del Pd alla Camera. Tra i giovani, ottime chances ha Simone Crolla, vicino a Marcello Dell'Utri. Certamente, il Pdl schiererà l'assessore regionale alla Famiglia Giancarlo Abelli, con ogni probabilità al Senato. E molto probabile è anche la candidatura di Giancarlo Serafini, amico di Silvio Berlusconi da quando il primo era dirigente Uil degli edili mentre il futuro premier si dedicava ancora soltanto alle costruzioni. Ma le liste del Popolo della libertà ospiteranno anche l'ex vicedirettore di Libero Renato Farina, e quasi certamente l'ex governatrice di Nassiriya Barbara Contini. Il forse non riguarda il fatto che la funzionaria Onu sia candidata, il dubbio è soltanto sulla circoscrizione. Stesso discorso vale anche per la giornalista Fiamma Nirenstein e per il direttore del Resto Del Carlino Giancarlo Mazzuca. M. Cre.

Torna all'inizio


<Se pareggiamo, sì alla grande coalizione> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Se pareggiamo, sì alla grande coalizione" Berlusconi: Pdl al 46%. Condannati in lista? Fino alla sentenza definitiva si è innocenti Per il Cavaliere i confronti tv non servono Su D'Alema: in confronto io sono un politico di primissimo pelo ROMA - Il Pdl "è al 46%". La campagna elettorale è quasi inutile: "Non sono preoccupato per quello che mi attende prima del voto, ma per il dopo, per i problemi che dovremo affrontare". E inutili sono anche i confronti in tv con gli altri aspiranti premier. Così come in fondo il dibattito su candidature e procedimenti penali, soprattutto dopo quella che è apparsa come una fuga in avanti del coordinatore azzurro Sandro Bondi: "è giusto che chi è supposto autore di un reato non venga ricandidato, tuttavia è un profilo che attiene all'opportunità politica. E certamente non è giusto anticipare la sentenza definitiva. Noi siamo garantisti veri, per noi si è innocenti, come dice la Costituzione, sino a sentenza definitiva". Berlusconi interviene a Matrix. Faccia a faccia con Enrico Mentana, Canale 5. Non andava negli studi del Palatino, che fra l'altro sono anche suoi, da 23 mesi. Forse non ci andrà altre volte, almeno a giudicare dalle sue parole: "Gli italiani non possono essere così ingenui da votare un partito che rappresenta Prodi e il governo, che ha portato il Paese nel quarto mondo con i rifiuti della Campania. Anche per questo non credo che ci sia bisogno di una campagna elettorale per convincerli che occorre cambiare". è la conferma diretta che il Cavaliere ritiene di non dover far quasi nulla per vincere. Almeno non tanto quanto sta facendo il suo avversario. Eppure, almeno in ipotesi, può esser preso in considerazione il pareggio e la necessità delle larghe intese con il Pd: "Il risultato sarà come tutti si aspettano: vasta maggioranza nel Paese e in Parlamento per governare. Ma se ci fosse un risultato simile a due anni fa non avremmo esitazioni a ripetere la proposta di 2 anni fa". Dice altro il leader di Forza Italia. Su Casini, che "ha divorziato dai suoi elettori"; che "sul simbolo ha solo raccontato una scusa, tanto che lo ha già cambiato"; che "nel '94 mi disse saremo sangue del tuo sangue, fu eletto in Forza Italia e poi fondò un attimo dopo un suo partito". Su D'Alema, che gli ha dato dell'archeologo: "Lo sarò anche, ma lui sta in politica da 45 anni, io a confronto sono un bambino, un politico di primissimo pelo ". Su Veltroni: "Ci ha lasciato sconcertati l'alleanza con Di Pietro, con la cultura giustizialista; e con i radicali è come mettere insieme diavolo e acqua santa". Infine una nota sul Quirinale: "Non ho ambizioni di sorta e ritengo Napolitano ineccepibile". Ma con Casini c'è almeno un'altra polemica a distanza. Nelle bozze del programma del Pdl c'è anche il ripristino dell'immunità parlamentare. Ieri il leader udc, insieme alla sinistra, ha detto: "Sarebbe una ingiustificata difesa della casta ed un passo indietro enorme per la trasparenza e la legalità della politica". M.Gal. Il pugno chiuso Il leader del Pdl Silvio Berlusconi ieri sera nello studio di Matrix, ospite di Enrico Mentana, mentre mostra i volantini per la campagna elettorale, che lo ritraggono sorridente con il braccio alzato e il pugno chiuso (in evidenza nella foto), con accanto la scritta "Rialzati Italia". "Per la verità - ha detto - dentro c'è anche una foto con la mano aperta" e ha fatto vedere l'immagine che lo raffigura con il braccio teso.

Torna all'inizio


L'ira di Silvio su Bondi <giustizialista> <Ma perché tutto questo subbuglio?> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Sette Giorni La lettera del coordinatore e il rischio di una "mutazione genetica" nel Pdl L'ira di Silvio su Bondi "giustizialista" "Ma perché tutto questo subbuglio?" SEGUE DALLA PRIMA Perciò il Cavaliere non accetta "la logica perversa" che si cela dietro la campagna sulle "liste pulite", e la lettera inviata l'altro giorno da Bondi ai coordinatori regionali azzurri gli è parsa come un'abiura, sebbene involontaria. Nel passaggio in cui il suo fedelissimo invita a non candidare chi risulta "coinvolto in procedimenti penali", tranne quelli per "motivi politici", Berlusconi ha letto la sconfessione di se stesso e del suo credo garantista, lo snaturamento della missione di Forza Italia e anche della sua nuova creatura: il Pdl. Così è successo ciò che finora non era accaduto, che l'ex premier litigasse con il fiduciario del partito. "Mi spieghi cos'è questa lettera?", gli ha chiesto. E Bondi: "Si ricorda, presidente? Ne avevamo parlato". "Ma cribbio, Sandro - è esploso - non è modo, non così. Che senso ha provocare questo subbuglio? ". Le rettifiche hanno evidenziato che non c'era l'imprimatur di Berlusconi su quel testo, parso come un vangelo apocrifo, come una concessione ai "sacerdoti del giustizialismo" che militano nel fronte avverso. Ma anche come un cedimento verso gli alleati. Fini, per esempio, da tempo ha rilanciato la "questione morale", già nei giorni della crisi di governo - quando la via delle urne era ormai chiara - spiegò che serviva "fare pulizia". Il timore dentro Forza Italia è che la fusione con An possa provocare una "mutazione genetica", tanto che ieri mattina il senatore azzurro Iannuzzi era arrivato a domandarsi se "il Pdl è ancora la forza di Berlusconi o ha cambiato leader, cultura e programma": "Perché prima Fini ha posto il veto a Storace e Mastella, ora ha tirato fuori alla maniera di un qualsiasi Di Pietro questa storia delle liste pulite. E il partito di Berlusconi, di Dell'Utri e di tutti i perseguitati politici, fa propria la tesi peregrina di far compilare le liste elettorali dalle procure". Poco prima dell'intervista a Matrix del Cavaliere, l'azzurro Testoni scommetteva che Berlusconi avrebbe "cancellato ogni dubbio": "Non permetterà di vedere annacquare nel Pdl i nostri principi". E difatti l'ex premier in tv ha precisato di non trovare "giusto anticipare per un cittadino la pena di non essere eletto prima della sentenza definitiva". L'ha fatto mostrando le stimmate della "persecuzione giudiziaria che ho subìto", e tenendo per sé il convincimento che la campagna "liste pulite" sia il preludio di una "nuova offensiva politica ai miei danni", legata al processo Mills. Quel processo gli pesa al punto da avergli fatto confidare che "la nottata per me non finisce mai". Il Berlusconi garantista è la conferma per quanti dentro FI - come Pecorella - chiedono "attenzione": "Stanno apparendo in campagna elettorale forme estreme di garantismo e giustizialismo. E non possiamo perdere la nostra identità di partito liberal per far concorrenza a Di Pietro, o magari per rincorrere qualche voto a destra. Abbiamo sempre combattuto l'invasione della politica da parte della magistratura, e non possiamo riconoscere ora ai pm il diritto di redigere le liste". Sarebbe però ingiusto scaricare su Bondi le responsabilità del caso. Se la grana è scoppiata, è perché qualcosa non va nei meccanismi berlusconiani. Il Cavaliere, che per due anni ha lavorato per tornare subito al voto, ora che la campagna elettorale è iniziata appare quasi impreparato, certo svogliato nell'affrontarla. "Ma chi me lo fa fare", è il suo refrain ogni qualvolta deve discutere di seggi, esborsi finanziari e trattative siciliane. I giorni passano e "l'uomo dei sogni" non ha ancora iniziato a produrne come accadeva un tempo alla vigilia delle urne. Pare che a provocare l'effetto sedativo contribuiscano i sondaggi e i messaggi che gli giungono dal Pd tramite Gianni Letta. Anche dopo l'offensiva di Di Pietro contro Mediaset, "Veltroni - gli ha riferito il fidato consigliere - fa sapere che non c'è nessuna idea punitiva". Si sarà distratto. Francesco Verderami.

Torna all'inizio


IL PROGRAMMA SOMMERSO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-23 num: - pag: 1 autore: di GIOVANNI SARTORI categoria: REDAZIONALE ELEZIONI E CONSENSO IL PROGRAMMA SOMMERSO L' ultima sbornia del nostro mondo politico è stata il "programmismo". Tutti a chiedere, giorno e notte: qual è il programma? Dove è il programma? Quando farete il programma? Questa sbornia si collega al progetto prodiano di unificare la sinistra a colpi di primarie. E, come è giusto (talvolta la giustizia funziona), Prodi ne è stato la più clamorosa vittima. Il suo programmone monstre di 281 pagine lo ha molto aiutato nel perdere (quasi) le elezioni e a farsi bloccare nel governare. Veltroni, intelligentemente, ne promette, di pagine, 30; e intanto ha anticipato 12 punti. Le elezioni si combattono davvero, o comunque soprattutto, con i programmi? Giuseppe De Rita, nel suo editoriale del 18 febbraio sul Corriere, ne dubita. E a mio modo ne dubito anch'io. Certo, alle elezioni i partiti un qualche programma lo devono presentare. Ma oramai è chiaro che non si possono permettere di presentare tutto il programma. Perché oramai è chiaro che chi lo fa onestamente, perde le elezioni. Male? Sì, malissimo. Ma per una volta la colpa non è soltanto dei politici. è anche degli elettori. Per il grosso del grosso pubblico i problemi sono soltanto (si diceva in passato) di bread and butter, di pane e burro, di mangiare. Oggi sono anche, e in più, di tasse e di previdenza. E questo è, ahimè, il terreno sul quale si vincono o si perdono le elezioni. Veltroni aggiunge ai "soldi in tasca" il tema dei giovani, il richiamo del giovanilismo. Se io ne dicessi male, sarei in conflitto di interessi, quindi sto zitto. Però posso tranquillamente osservare, visto che l'università sta alle mie spalle, che il giovanilismo lo fa incappare nella sconsiderata promessa di "creare 100 campus (universitari) entro il 2010". Si vede proprio che in questa materia il Nostro "non mastica". Noi di università fasulle, puramente cartacee, ne abbiamo già troppe: un proliferare che si risolve nel creare un vergognoso diplomificio e il dilagare di docenti clientelari. E Veltroni si rende conto del costo? Perché anche le schifezze costano e sono voraci. Dicevo che i programmi elettorali si riducono a essere strumenti acchiappa- voti. Il che implica che sono soltanto la punta dell'iceberg, sotto la quale c'è, ci dovrebbe essere, il programma sommerso. E tutti i gravissimi problemi che affossano e impoveriscono il Paese stanno nascosti in quel sommerso. Per esempio, il primo punto del programma veltroniano recita così: "Sì all'ambientalismo "del fare": termovalorizzatori, rigassificatori, energia pulita ". Questo impegno è già un progresso rispetto ai governi Berlusconi e Prodi, che dell'ambientalismo si sono fatti due baffi. Però il problema è del riscaldamento della Terra dovuto alle emissioni di anidride carbonica, che in Italia sono in costante e spensierato aumento (anche se abbiamo sottoscritto il trattato di Kyoto, il che ci sottoporrà a pesantissime penali). Allora, le elezioni si vincono con i programmi? Se confezionati con astuzia forse sì. Ma il punto è di credibilità. Se un leader promette mari e monti, gli dobbiamo credere? E se i due maggiori partiti nei loro programmi "si copiano", come ci dobbiamo regolare? Risponderò dopo aver visto bene.

Torna all'inizio


Gelo in FI. E Stefania ha già scritto il <no, grazie> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Capi locali divisi Appena il nome diventa pubblico fioccano le bocciature: difficile da ingoiare Gelo in FI. E Stefania ha già scritto il "no, grazie" DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Tra Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché, i novelli paladini del centrodestra in singolar tenzone impegnati, il Cavaliere voleva piazzare la bella Angelica, ma nel teatro politico dei pupi siciliani forse non basta un puparo romano. E Silvio Berlusconi, dopo aver lanciato la candidatura di Stefania Prestigiacomo, ha dovuto bruscamente prendere atto che forse nell'isola non si realizzerà il sogno di una partita al femminile. Con l'azzurra imprenditrice di Siracusa contrapposta a Anna Finocchiaro, l'ex magistrato catanese già in corsa alla carica di governatore per conto di Veltroni e in tandem con Rita Borsellino. Nella Sicilia dei masculi una gara tra fimmini sarebbe stata cosa geniale per squinternare le roccaforti rugginose del Potere. Ma la voce di una candidatura della bella Stefania ha avuto l'effetto di rovesciare una cisterna di kerosene su fiamme già alte. Perché, subito dopo le prime indiscrezioni girate ieri mattina, sono scattate le reazioni non solo da parte di Lombardo, di tanti autonomisti del Mpa, il suo movimento, di accreditati notabili della regia democristiana come Calogero Mannino, ma anche da parte di alcuni leader di primo piano di Forza Italia. A cominciare dall'eurodeputato Francesco Musotto, presidente uscente della Provincia di Palermo, schietto: "è difficile da mandare giù, Stefania. Quando si parte col piede sbagliato un errore tira l'altro. Eccone un altro...". Un modo forse per prendere le distanze dalle accuse lanciate contro il "cuffarismo" dallo stesso Micciché, il più strenuo censore dell'ex governatore dopo la condanna di Cuffaro, insieme alla Prestigiacomo, per "festeggiamenti e cannoli". Critiche ufficialmente sostenute anche da uno che una condanna più pesante se l'è beccata, Marcello Dell'Utri, pur incerto su tempi e toni: "So che c'è stato qualche eccesso. Io lo avrei detto in momenti diversi, non quando Cuffaro era depresso e in ginocchio. Certe critiche si possono fare ma non quando il criticato è in difficoltà". Musotto parla, tanti altri tacciono ma pensano la stessa cosa, Mannino esplode, certo che la Prestigiacomo avrebbe "un atteggiamento preclusivo nei confronti dell'Udc". E lei per tutto il giorno incassa, dopo che nella notte aveva ceduto al pressing del Cavaliere. Convinta per poche ore che davvero Berlusconi avesse già raggiunto un'intesa generale, che i maggiorenti fossero avvertiti e che si tenesse uno stretto riserbo per avviare trattative diurne. Massima la delusione quando ha capito che il suo nome stava scatenando reazioni tutto sommato prevedibili. "Bisogna convincere i vari Musotto a non protestare " suggerivano i suoi collaboratori. E in effetti di buon'ora anche Gianfranco Fini intervenendo in tv a Unomattina ignorava la candidatura insistendo su Lombardo: "Garantisce più coesione". Poi uno dei partners della decisione notturna si lascia andare, tutto diventa pubblico e Stefania capisce che il suo nome è bruciato, mentre Lombardo rincara la dose: "Né lusinghe né rinunce". Ormai incerta, a sera la Prestigiacomo ha quindi scritto di suo pugno venti righe per dire no grazie, per rinunciare, per tirarsi indietro, pur ringraziando chi crede in lei. Un foglietto infilato nelle tasche di un postino che avrebbe dovuto tirarlo fuori dopo una telefonata e passarlo alle agenzie di stampa all'ora dei tigì. Passo poi bloccato, anche per lasciare spazio tv al Cavaliere. L'unico che forse spera ancora in un nome lanciato per primo dallo stesso Micciché nei giorni dell'attacco alla "Sicilia dei cannoli ". Anche se lei se ne infastidì: "Avanzare una candidatura priva di ogni preventiva trattativa equivale a bruciarla". E, giusto per sintetizzarlo in modo efficace a Gianfranco al quale si negava per telefono, gli inviò un messaggino di mezza parola: "Stron...". Con replica immediata: "Ti adoro". Affettuosità per l'Angelica che non piace all'altro paladino. Felice Cavallaro F. Musotto, G. Micciché e M. Dell'Utri.

Torna all'inizio


A lla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Lo stallo siciliano insinua un dubbio sull'unità del Pdl A lla fine, un compromesso si troverà. La prospettiva che il centrodestra vada diviso alle elezioni in Sicilia appare talmente suicida da non essere verosimile. La faida di questi giorni sul candidato alla presidenza della regione può tuttavia erodere l'immagine di compattezza del Popolo della libertà. Silvio Berlusconi vuole trasmettere al proprio elettorato un messaggio rassicurante: vedrete, con l'espulsione di un'Udc infida e con il patto granitico tra FI, An e Lega, non ci saranno più liti. E invece, il braccio di ferro nell'isola sta mettendo in discussione questa verità politica: anche perché è nato e si sta consumando tutto all'interno del partito berlusconiano. E lascia prevedere una conflittualità tra gruppi di potere dentro FI. Non solo. La resistenza che l'"uomo forte" del Cavaliere, Gianfranco Micciché, sta opponendo alla scelta di un candidato appoggiato dallo stesso Berlusconi, finisce per esaltare la sua difficoltà di decisione. L'impressione è che l'accordo su Raffaele Lombardo rimanga sullo sfondo. E alla fine si celebrerà una ricomposizione anche con l'Udc, risuscitando la defunta Cdl almeno in Sicilia. Ma rimane la scena di una trattativa convulsa e torbida, che permette a un alleato veltroniano come Antonio Di Pietro di proclamare, da Palermo: "Nel centrodestra litigano per le poltrone ". è probabile che i tempi lunghi nascano soprattutto da rapporti di forza locali tanto fragili quanto corposi; e dalla necessità di mantenerli in equilibrio scegliendo un candidato "obbligato". Per Berlusconi, tuttavia, il rischio è che l'anomalia siciliana diventi la metafora di quanto potrà accadere dopo un'eventuale vittoria il 13 e 14 aprile: un centrodestra emancipato dall'alleanza con l'Udc di Pier Ferdinando Casini; e tuttavia incapace di amalgamare non più alleati infidi, ma i vari potentati di FI. è un pericolo che l'ex premier cerca di escludere. Per questo ieri è tornato ad attaccare Casini. Ha raccontato un rapporto segnato dai contrasti praticamente da sempre. E ha aggiunto in tv: "Ad ogni modo, senza di lui avremo meno difficoltà di decidere e al governo saremo più uniti e più coesi, forti dell'aiuto della Lega che si è sempre comportata con lealtà". Lo stallo siciliano trasmette un messaggio diverso. Ma l'atteggiamento berlusconiano ne prescinde. è quello di chi ritiene che la scelta centrista dell'Udc significhi "un divorzio dall'elettorato"; e dunque un travaso dei voti di Casini nel grande contenitore del Pdl. E lascia capire che l'intesa con Lombardo e l'Udc in Sicilia rappresenta un'eccezione rispetto alla regola di una competizione dura a livello nazionale. Berlusconi sembra respingere l'accusa di avere escluso Casini dall'alleanza: l'ipotesi che l'ex presidente della Camera possa rinunciare al simbolo scudocrociato per aderire alla Cosa bianca di Savino Pezzotta gli fa dire che quello dell'Udc "era un pretesto". Sono attacchi che denotano una certa sicurezza sull'esito delle trattative per il "governatore" dell'isola. D'altronde, la tesi del Cavaliere è che non ci saranno sorprese neppure a livello nazionale: il Pdl vincerà. "Io sono preoccupato per il dopo, non per questa campagna elettorale che è scontata. La sinistra ha ridotto l'Italia a un Paese del Quarto Mondo" afferma, rinunciando a promettere miracoli come nel passato. Su questo sfondo, la Sicilia deve apparirgli soltanto un problema minore e circoscritto, che si risolverà da solo nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Le bordate che intanto lui e Casini si scambiano sembrerebbero un dettaglio quasi irrilevante. Resta da capire se lo pensa anche l'elettorato. \\ L'accordo alla fine sembra obbligato. Ma Forza Italia rimane divisa La Nota di Massimo Franco.

Torna all'inizio


Yespica: <Io candidata? Sceglierei Veltroni> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-23 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Liste/1 La soubrette Yespica: "Io candidata? Sceglierei Veltroni" MILANO - Non deve aver gradito, il Cavaliere, il passaggio in cui Aida Yespica (nella foto) spiegava che non si vuole affatto candidare con l'uomo che aveva il suo numero memorizzato sul cellulare e se ne vantava con il presidente Hugo ChÁvez. Tanto che Silvio Berlusconi ieri ha spiegato, piccato, che è "tutta inventata l'offerta a una cittadina straniera". Lei, la cittadina straniera, non solo snobba Berlusconi, ma a Radio Monte Carlo aggiunge: "Se proprio dovessi scegliere, mi candiderei con Veltroni. Con Berlusconi andrei su un'isola deserta". Una "battuta", assicura al Corriere, "non si può più neanche scherzare? Ma come siete sensibili".

Torna all'inizio


Giustizia Di Pietro e radicali, il programma democrat è un'impresa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giustizia Di Pietro e radicali, il programma democrat è un'impresa Ecco il partito delle manette e del giusto processo Ricandidata la pattuglia togata, i consigli di Violante Beppe Grillo ha di fatto dettato l'agenda giustizia della campagna elettorale, imponendo come primo dei temi quello della "pulizia" delle liste, a suo modo raccolto sia a destra (l'ultima versione è di Gianfranco Fini: "No ai condannati anche solo in primo grado, sì ai semplici indagati") che a sinistra (nel dodecalogo veltroniano è contenuta la proposta di inserire nell'ordinamento la non candidabilità dei cittadini condannati per reati connessi alla criminalità organizzata o per corruzione o concussione). Silvio Berlusconi si è un po' smarcato dal copione, avanzando proprio sulla giustizia l'unica vera anticipazione originale del programma del Pdl, il rafforzamento delle giurie popolari. Ora c'è grande attesa per ciò che dirà in materia il programma del Pd, gelosamente custodito in attesa del disvelamento ufficiale. Un'attesa caricata dalla curiosità di verificare come sarà possibile conciliare le aspettative di Antonio Di Pietro - il principe del giustizialismo, il teorizzatore dell'arresto ad horas , l'apologeta delle intercettazioni a oltranza - con quelle dei radicali, fautori della responsabilità civile dei giudici, alfieri del giusto processo e sostenitori della separazione delle carriere. Una contraddizione sulla quale ieri Berlusconi, ospite di Matrix , si è prontamente tuffato: "La scelta di unirsi con Di Pietro ci ha lasciati sconcertati perché significa che la cultura giustizialista trova terreno appropriato nel Pd. E poi Veltroni mette insieme il diavolo con l'acqua santa: i radicali garantisti e Di Pietro giustizialista". Quasi certamente il programma democrat si terrà alla larga da snodi ideologici sui quali è impossibile trovare una convergenza nella mini-coalizione veltroniana e punterà tutto sulla questione dei tempi del processo e della razionalizzazione della macchina. Quanto ai confini dell'immunità parlamentare, Piero Fassino ha chiuso il dibattito: "Il Pd è contrario all'estensione delle regole che ci sono adesso, sarebbero considerate dei privilegi da parte dei cittadini". Il fatto è che anche sulla giustizia Veltroni si è mosso come su altri temi chiave (lavoro e laicità), arruolando alleati e candidati che di un singolo ambito coprono tesi, antitesi e sintesi, nella nuova logica del partito a "vocazione maggioritaria". Nel caso specifico, la tensione al bilanciamento e all'equilibrio degli opposti è rispecchiata anche dalle scelte sulle candidature di area: pochi movimenti nella pattuglia togata del Pd, molte riconferme e nessun nuovo acquisto, qualche mirato veto ad personam verso l'esterno. Come quello imposto in partenza a Di Pietro su Luigi de Magistris. Saranno riconfermati in Senato gli ex pm Felice Casson e Gerardo D'Ambrosio, che ha mugugnato sull'esperienza del suo anno e mezzo a palazzo Madama, ma ha presto accantonato i dubbi: il collega di Di Pietro nel pool di Mani pulite tornerà al suo scranno. Seggio sicuro anche per l'ex giudice civile Gianfranco Tenaglia. 5 23/02/2008.

Torna all'inizio


Industriali 1 candidati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Industriali 1 candidati Luca non gradisce la pesca di Walter Chi ha raccolto le confidenze del presidente di Confindustria negli ultimi giorni la spiega senza troppi giri di parole: "Luca è molto, molto irritato con Walter". Dove per "Walter", ovviamente, s'intende "Veltroni". Pare che Montezemolo faccia molta fatica a digerire (ma è un eufemismo) la pesca che - in vista della presentazione delle liste - il segretario del Pd sta facendo nell'oceano confindustriale. Non si tratta soltanto del giovane Matteo Colaninno (correrà in Lombardia) che tra l'altro vanta un datato rapporto di amicizia personale con Walter. "Fosse solo quello...", sibilano dal quartier generale confindustriale di viale dell'Astronomia. L'elenco dei confindustriali sondati da Veltroni (o per conto di...) si allunga ogni giorno a vista d'occhio. Tra i primi ad essere contattati c'è stata la presidente della Confindustria campana Cristiana Coppola. Poi è stata la volta dell'ex leader dei giovani Anna Maria Artoni, alla quale è stato offerto un seggio sicuro nella rossa Emilia Romagna. Ormai è un tormentone: regione che vai, candidatura confindustriale (nel Pd) che trovi. In Puglia, nella quota nazionale delle liste democrat, ci sarà Margherita Mastromauro, titolare del noto Pastificio Riscossa, che Montezemolo "scoprì" anni addietro dopo averla ascoltata in un convegno delle piccole e medie imprese del Tavoliere. Dalle parti del loft, c'è chi sostiene che il presidente di Confindustria faccia di tutto - dove e quanto può - per sbarrare ai "corteggiati" la strada che porta in Parlamento. In certi casi con successo: la Coppola ha risposto "no, grazie" alle lusinghe veltroniane dopo l'aver preso atto dell'irritazione di molti industriali campani, mentre la Artoni ha liquidato le offerte dichiarando il suo desiderio a "restare in Confindustria". In altri casi, invece, al numero uno degli industriali italiani non rimane che prendere atto di notizie (come la discesa in campo di Colaninno), spesso apprese direttamente dai giornali. "Confindustria deve rimanere fuori dalla politica", ha ribadito Montezemolo una settimana fa ammonendo Colaninno. E visto che l' affaire gli ha creato più d'un problema in casa, il leader dei confindustriali senior ha rincarato la dose attaccando Veltroni sul terreno del "sì al merito, no alle candidature dei figli di" (in pochi sono disposti a credere che Montezemolo non si riferisse, come poi ha giurato, a Colaninno). Non a caso, sono gli stessi argomenti che il Corriere della sera (a firma di Maria Laura Rodotà) usò per commentare la notizia della scelta veltroniana di candidare il presidente dei giovani di Confidustria La fuga verso le liste del Pd di fior fior di industriali, tutti con un pedigree a vario titolo "montezemoliano", rischia di indebolire il piano di Luca Cordero per il cambio della guardia ai vertici di viale dell'Astronomia (Emma Marcegaglia?). E il regime change è previsto tra due mesi. Per quella data, infatti, nessuno può escludere (anzi...) l'ipotesi che a palazzo Chigi ci sia Silvio Berlusconi. Veltroni non si cura delle irritazioni di Luca. Ma guarda e passa. Non a caso, il segretario del Pd ha già in mente la prossima personalità confindustriale da corteggiare a fondo: il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo. 5 Tommaso Labate 23/02/2008.

Torna all'inizio


Industriali 2 giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Industriali 2 giovani L'anomalo duello per il post-Colaninno Con la bordata contro i "figli di" candidati nelle liste elettorali, Montezemolo ha fatto sapere giovedì di non riferirsi affatto a Matteo Colaninno, uno degli imprenditori eccellenti conquistati da Veltroni per le liste del Pd. Eppure, da Confindustria continuano a filtrare voci attendibili sulla sua irritazione per la "discesa in campo" dell'ormai ex presidente dei giovani. E il malumore sembra diffuso anche tra gli under 40, stando alle dichiarazioni del presidente dei giovani imprenditori della potente Assolombarda, Giorgio D'Amore, apparse sulle colonne di Libero all'indomani delle dimissioni anticipate di Colaninno. Soprattutto, l'uscita di Montezemolo suona un po' maldestra, se si considera che dopo le dimissioni del "figlio di" Colaninno, tra i due candidati alla successione dei giovani imprenditori ci sarà un'altra "figlia di", Federica Guidi, erede di un grande vecchio di Confindustria come il battagliero Guidalberto. Le candidature saranno ufficializzate lunedì, ma la campagna elettorale è cominciata da tempo. E si annuncia movimentata, fino al 24 aprile, il giorno della nomina del nuovo presidente. In lizza, due attuali vice. Oltre alla Guidi, il patron dell'azienda marchigiana di calzature Maras, Cleto Sagripanti, considerato un "piccolo Della Valle" per provenienza geografica e industriale. La Guidi, forte di una campagna condotta in prima persona dall'influente padre e di un programma scritto, secondo indiscrezioni, dal brillante ex sottosegretario al Lavoro del governo Berlusconi, Maurizio Sacconi, può contare al momento sull'appoggio dei gruppi territoriali delle più influenti regioni del nord e della Sicilia. Tuttavia, nelle ultime settimane qualcosa sta cambiando. Quella che sembrava una rincorsa, da parte dell'avversario marchigiano - forte invece al centro e in alcune regioni del sud come la Puglia - si sta trasformando in una pericolosa rimonta. Sagripanti, consapevole dello svantaggio di non provenire dall'establishment di viale dell'Astronomia, sta battendo le realtà territoriali palmo a palmo da oltre un anno, per convincere la maggioranza dei 105 gruppi dei giovani a sceglierlo per la successione a Colaninno. E i frutti della sua campagna elettorale "pancia a terra" sarebbero già la conquista di alcuni feudi importantissimi. In Lombardia, Bergamo e Brescia, in Veneto, Vicenza e Venezia. Anche in Sicilia si starebbero aprendo delle crepe nel fronte compatto pro-Guidi. Lei però, figlia d'arte e più abituata alla ribalta del rivale, nota anche per una dedizione assoluta all'azienda del padre, la Ducati Energia, sarà certamente un osso duro. L'ultima incognita sono i "big". Al momento sembrano impegnati sulla gara più pesante, quella per la successione a Montezemolo, ma è possibile che possano arrivare endorsement espliciti, nelle prossime settimane. Lo stesso Montezemolo si era fatto scappare una semi-investitura per Sagripanti, salutandolo a un'assemblea come "vice presidente dei giovani di Confindustria, cui potremmo anche togliere il vice". E appare scontato anche l'appoggio di Della Valle e Merloni. Mentre la Guidi avrebbe dalla sua un peso massimo come il past president Antonio D'Amato e l'ex rivale di Montezemolo, Nicola Tognana. Ma a ben vedere l'ostacolo più grande per Federica Guidi potrebbe essere la probabile nomina a presidente di Confindustria di Emma Marcegaglia. Una donna, la prima della storia, alla guida degli industriali, è già una rivoluzione. Due, sembrano ancora un sogno. Tonia Mastrobuoni 23/02/2008.

Torna all'inizio


Auto-nomina non è uno scherzo, sono serissimo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Auto-nomina non è uno scherzo, sono serissimo Cari socialisti, candidate me a palazzo Chigi Sono giovane e a breve anche disoccupato: il profilo ideale Caro direttore, io sono tra quelli che crede alle parole di Enrico Boselli: nessun accordo col Pd che non preveda la presenza del simbolo socialista alle prossime elezioni politiche. Sappiamo tutti che sarà dura, durissima; anche alla luce della resa radicale all'ultimatum di Bettini. Non condivido politicamente la scelta dei miei compagni Radicali, ma la rispetto per il travaglio con cui è stata assunta la responsabilità di quella scelta, in fondo coerente con le ragioni attuali di quel movimento politico. Adesso però, si tratta di rimboccarsi le maniche. Non credo sia ragionevole aspettare l'ultimo minuto dell'ultimo giorno utile per comunicare quale sarà il candidato premier che il Partito socialista proporrà agli elettori per affrontare una sfida difficile come quella che ci si presenta. Fino ad oggi l'urgenza delle trattative, che di per sé impongono la necessità di tenere comportamenti ambigui, ha comunicato ai militanti socialisti un senso di mortificante abbandono. Adesso che il tempo stringe però, non credo sia più consentito attendere oltre. Se è vero, come sono convinto, che il dado è stato tratto allora è inutile nascondere la mano. Spero pertanto che il Comitato promotore della costituente si affretti a formalizzare la propria decisione sul candidato premier del Partito socialista. Tuttavia, visto che ancora questa decisione tarda ad arrivare, intendo proporre io stesso il mio nome ai membri del Comitato come possibile candidato premier del Ps. Nessuno scherzo, nessuna boutade, sono serissimo. Non solo, ma sono anche giovane, carino e tra breve disoccupato: il candidato ideale. O meglio, il candidato ideale per provare a trovare spazio su quei media che tanto pacatamente ignorano l'esistenza dei socialisti. E allora diciamolo noi per primi che non ci sono più i socialisti di una volta. Che quella che ci si apre davanti non è l'ultima battaglia per la sopravvivenza, ma la scommessa su un nuovo inizio. Mi rendo perfettamente conto che potrà suonare come una provocazione, ma non lo è. Ho 28 anni e la mia inesperienza politica è dimostrata dal fatto che scrivo da solo una lettera per autopropormi, invece di farla scrivere da altri in vece mia. Sono un semi-bamboccione, secondo la definizione del ministro Padoa-Schioppa, un lavoratore precario in procinto di non vedere rinnovato il proprio contratto e in cerca di una casa che so di non potermi permettere. Credo invece di potermi permettere l'ardire di credere che non sfigurerei in un confronto con il nuovo di Veltroni o Berlusconi; la sfrontatezza di chiedere di essere buttato in una mischia dove chi non ha niente, non ha niente da perdere; l'arroganza di non ritenermi meno preparato alle urgenze dell'oggi, di tanti altri più esperti dirigenti, che magari sedevano a Montecitorio quando io ancora dovevo venire al mondo. Qualcuno mi prenderà per pazzo, molti rideranno, altri magari ci faranno un pensierino semiserio. Spero sinceramente che fra questi ci siano alcuni dei membri del Comitato promotore. Rispetterò ovviamente, come tutti i compagni, qualunque decisione prenderanno. Credo però che oltre a tener presente il mio nome, terranno presente anche l'urgenza politica di una decisione che in tanti stiamo aspettando. 23/02/2008.

Torna all'inizio


Palazzo Chigi, una poltrona per dieci... Alla faccia della semplificazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Palazzo Chigi, una poltrona per dieci. Alla faccia della semplificazione Posted By Renzo Rosati On 23/2/2008 @ 10:13 In Apertura#1 | No Comments Ora anche Clemente Mastella minaccia: "[1] Corro da solo, mi candido premier". Minaccia? Sarebbe meglio definirlo un Sos. Lanciato nella fattispecie agli altri ex dc come lui, e come lui rimasti, per ora, orfani di una coalizione: Pier Ferdinando Casini e Bruno Tabacci, l'Udc e la Rosa Bianca. Se anche loro, [2] nonostante i rumors sulla riunificazione, correranno da soli, ecco tre candidati premier solo al centro. Nessuno, sia chiaro, con la minima probabilità di farcela; se non, addirittura, di tornare in Parlamento. Ma non dovevano essere le elezioni della grande semplificazione? Basta ammucchiate elettorali, basta programmi omnibus e inapplicabili. Evviva la semplificazione e la chiarezza. Dunque, Walter Veltroni contro Silvio Berlusconi. Ma anche [3] Fausto Bertinotti candidato a palazzo Chigi per la Sinistra Arcobaleno. E, alla sua sinistra, addirittura due candidati, "non in ticket ma in tandem" per Sinistra critica: [4] Franco Turigliatto e Flavia D'Angeli. Senza contare Marco Ferrando, stakanovista rappresentante del Partito Comunista dei lavoratori. Chissà: se ce la facessero bisognerebbe cambiare la Costituzione. Dal Pd a Sinistra critica All'estrema destra, invece, corre da sola [5] la Destra e [6] candida Daniela Santanché. E siamo, finora, a nove candidati premier. Mettiamo che almeno tra Casini e Tabacci un accordo si trovi: saremmo ad otto, compreso il tandem. Risultato: le coalizioni, che prima erano maxi , diventano mini o micro. E la scheda elettorale, che doveva semplificarsi, rischia di restare più o meno il lenzuolo del 2006. Da La Destra all'Udeur Ma tutto ciò che senso ha sul piano politico? In base alla legge, i partiti che corrono fuori dalle coalizioni per conquistare seggi devono ottenere almeno il 4 per cento alla Camera e l'8 al Senato. Quanti di questi cavalieri solitari possono farcela? Oltre a Veltroni e Berlusconi, sicuramente Bertinotti. Forse i centristi, se si concretizza l'accordo tra Casini e Tabacci: in questo caso, infatti, potrebbero presentarsi come coalizioni, e le soglie di sbarramento si dimezzerebbero. Con molte difficoltà la Destra della Santanché e di Francesco Storace. Gli altri a casa. E dunque alla fine, tra tanti pseudo aspiranti premier, avremmo un centrodestra, un centrosinistra, una destra e una sinistra. Ed un centro: forse un centrino.

Torna all'inizio


I VANTAGGI DELLA VIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I vantaggi della via... Per complicare ulteriormente il quadro, c'è da aggiungere che anche nelle formazioni maggiori c'è chi diffida delle semplificazioni bipolari e dichiara apertamente (come Roberto Gualtieri) la sua preferenza per un modello meno rigido (appunto il tedesco), più rispettoso delle articolazioni culturali e sociali e insieme più consono all'esercizio della mediazione politica. È quest'ultima un'opzione che rispetto, ma che non condivido. Sia perché (in questo sono d'accordo con Orsina e Campi) penso che un sostanziale bipolarismo assicuri, meglio di qualsiasi altra configurazione di sistema, il bene dell'alternanza al potere e quello non meno essenziale della scelta della maggioranza di governo da parte degli elettori. Sia perché il modello tedesco, da molti additato come esempio virtuoso da seguire, da qualche anno non esiste più nella sua forma originaria: funzionava infatti, e consentiva l'alternanza, per l'effetto combinato della clausola di sbarramento e della messa fuori legge dei partiti estremi. Con la nascita di una grossa formazione a sinistra della Spd (Die Linke), quell'equilibrio è entrato in crisi. Se il modello attuale fosse applicato all'Italia, avvantaggerebbe solo il Popolo delle libertà (che non ha grossi problemi alla sua destra), obbligando il Partito democratico a una scomoda scelta fra le alleanze eterogenee e instabili (proprio quelle da cui la svolta veltroniana mira a emanciparlo), la grande coalizione (con inevitabile salasso a sinistra) e una permanenza all'opposizione chissà quanto lunga. Una torsione maggioritaria più forte di quella assicurata da una semplice soglia di sbarramento conviene dunque al Partito democratico. E conviene anche a Berlusconi per affrettare i tempi di fusione nel nuovo soggetto politico cui ha dato vita con una certa dose di azzardo. È dunque possibile, e a mio parere auspicabile, che l'accordo, se accordo ci sarà, avvenga su questa base. Quanto al sistema, una volta constatato il fallimento dell'uninominale secco all'inglese - o meglio della sua spuria versione italiana, fortemente contaminata di proporzionalismo - potrebbe andar bene un modello di tipo "spagnolo" (il Vassallum proposto da Veltroni e a suo tempo accettato anche da Berlusconi), basato cioè sulle piccole circoscrizioni (ma un analogo effetto maggioritario "automatico" si potrebbe ottenere anche con una congrua riduzione del numero dei parlamentari). E potrebbe anche tornare in pista, meglio se nel quadro di una più ampia revisione costituzionale, il doppio turno alla francese, che garantisce a un tempo il rispetto della pluralità delle opzioni e le esigenze della governabilità. A ben guardare, la configurazione "a quadriglia" con cui le formazioni politiche italiane si presenteranno fra qualche settimana agli elettori può anche evocare, fatte salve le differenze nell'architettura istituzionale dei due paesi, logiche e scenari elettorali da Quinta Repubblica: dove la semplificazione, a volte brutale, della rappresentanza politica non è indotta da marchingegni tecnici (soglie di sbarramento, premi di maggioranza), ma è operata dagli stessi elettori, costretti a scegliere, in sede di ballottaggio, in base alla logica del meno peggio. Nella politica, luogo dell'imperfezione e dell'umana finitezza, questa logica si rivela spesso la più sana. Giovanni Sabbatucci.

Torna all'inizio