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DOSSIER “SCUOLA”

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Scuola / Colpire l'assentista protegge i piu' deboli di Andrea Ichino (Il Sole 24 Ore 22-2-2008)

 

 

 

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L' assenteismo degli insegnanti danneggia soprattutto gli studenti di famiglie povere.
Per chi ha davveroa cuore non solo la protezione dei diritti dei lavoratori ma anche l'integrazione sociale dei meno abbienti e la lotta alla povertà, questo è un esempio di una sfida alla quale non ci si può sottrarre. Nell'attesa che i programmi degli schieramenti politici si definiscano, è bene che di questa sfida si parli esplicitamente sulla base di fatti e non di posizioni ideologiche preconcette.
Purtroppo è difficile farlo in Italia perché mancano i dati sta-tistici necessari, ma gli Stati Uniti ci offrono informazioni sui cui riflettere. Uno studio basato sulle scuole pubbliche, le famiglie e gli insegnanti della North Carolina mostra che nelle scuole al servizio di famiglie meno abbienti (ossia collocate nel primo quartile della distribuzione dei redditi) si registra un giorno in più di assenza in media per insegnante rispetto a quanto accade nelle scuole al servizio delle famiglie più ricche (quarto quartile). Le scuole con una più elevata incidenza e soprattutto persistenza dell'assenteismo degli insegnanti sono quelle che con maggiore probabilità vengono frequentate da studenti poveri e appartenenti a gruppi etnici svantaggiati.
È ragionevole ipotizzare che l'assenteismo degli insegnanti danneggi il processo di apprendimento degli studenti. Lo studio della North Carolina conferma questa ipotesi misurando, con un'attenta analisi statistica, che dieci giorni di assenza di un insegnante hanno un effetto sui risultati dei test di matematica pari a quello di avere un insegnante esordiente piuttosto che un insegnante con due anni di esperienza. Altri studi simili confermano in realtà effetti causali anche maggiori.
Mettendo insieme questi risultati, il maggiore assenteismo degli insegnanti nelle scuole dei poveri peggiora la performance degli studenti meno abbienti amplificando di fatto le differenze sociali che proprio la scuola pubblica intende ridurre.
Ecco quindi la sfida: come conciliare il diritto a stare a casa degli insegnanti ammalati con il diritto degli studenti poveri di ricevere dalla scuola gli strumenti per competere con gli studenti ricchi, ossia quelli che riescono comunque a pagarsi qualcuno che gli insegni la matematica?
Una soluzione è di nuovo indicata proprio dallo studio della North-Carolina dove troviamo un terzo esercizio statistico che fa riflettere. Ipotizzando di applicare una penalità di 50 dollari per ogni giorno di assenza (indipendentemente dalle ragioni dell'assenza stessa),il tasso di assenteismo si riduce, in quel contesto, del 15%. Ma ciò che ancor più colpisce è che con i risparmi sui supplenti indotti da questa misura, lo Stato della North- Carolina potrebbe incrementare il salario base degli insegnanti in modo da aumentare il loro reddito da lavoro atteso e/o risparmiare sui costi. Quindi, a ben guardare, la sfida potrebbe essere in realtà meno lacerante.
Il caso della North Carolina dimostra che penalizzando gli insegnanti che non meritano, ci guadagnano non solo i cittadini meno abbienti ma anche la collettività in generale e soprattutto gli insegnanti stessi nel loro complesso. E se in altri contesti si può discutere all'infinito su cosa sia il merito,qui no:è più meritevole l'insegnante che va a far lezione anche con un po' di raffreddore o con il braccio al collo. Certo, la disincentivazione economica dell'assenteismo, anche quello per malattia, colpisce gli insegnanti conuna salute davvero debole insieme a quelli che invece si approfittano del sistema. Ma i primi sono facilmente compensabili in altro modo, mentre è ora che i secondi non siano più oggetto di preoccupazione della classa politica.
Non sappiamo se i dati della North Carolina troverebbero conferma anche in Italia.Purtroppo pochi da noi hanno capito che la trasparenza dell'informazione statistica sui servizi pubblici – quella costituita dai dati elementari che tutti possano liberamente analizzare e interpretare, non dai dati aggregati e "già interpretati" che il preistorico nostro Sistema statistico nazionale fornisce nei suoi rapporti – è un segno di democrazia reale riguardo al quale abbiamo solo da imparare dagli Stati Uniti. Ma il sospetto è che quel che accade in North-Carolina accada anche qui, non solo nella scuola ma in tutti i servizi pubblici.
Quel che appare probabile alla luce di questi fatti è che tutelare e premiare i lavoratori pubblici che meritano sia in primo luogo una politica a vantaggio dei poveri perché sono soprattutto i poveri ad aver bisogno dei servizi di quei lavoratori.