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Cattolici da proteggere. Non tutti (
da "EUROPA.it"
del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Fioroni, Formigoni,
Livia Turco? L'unica spiegazione che si può dare di questa attenta selezione è che
si voglia difendere i quattro poveri centrini non tanto dai "radicali
seminatori di odio" (così c'è scritto a proposito di Bonino e compagni),
quanto dalla minaccia di schiacciamento tra Pd e Pdl,
ora sospettati da Avvenire di voler neutralizzare i temi etici nel nome della "
Di Alessandra Buono Meglio tardi che mai: ad oltre cinque
mesi ( da "Leggo"
del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: inaugurazione in pompa
magna con l'allora ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, ad una trentina
di giorni dalla riconsegna delle chiavi al Comune da parte delle mamme e della
Municipalità, ieri ha aperto i battenti l'asilo "Don Peppino Diana".
La struttura di Chiaia, nuova di zecca, non aveva
potuto accogliere i piccoli per mancanza di bidelli.
Dellai non convince gli studenti Vogliamo più
meritocrazia ( da "Trentino"
del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Dellai non convince gli
studenti "Vogliamo più meritocrazia" Ieri l'incontro durante la
cogestione al Da Vinci "I diplomi valgono meno" JACOPO TOMASI TRENTO.
L'atmosfera non è quella delle occupazioni illegali, quando la polizia faceva
irruzione a scuola e gli studenti si barricavano per chiedere un mondo
migliore.
Asab: perplesse le scuole bresciane (
da "Giornale di Brescia" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: perplesse le scuole
bresciane Il ministro Giuseppe Fioroni ha emanato l'autunno scorso un decreto e
un'ordinanza fissando le modalità con cui le scuole devono organizzare i corsi
per il recupero dei debiti scolastici per quegli studenti delle superiori che
presentano gravi lacune e carenze nella preparazione di una o più materie.
Più voce ai genitori dentro la scuola (
da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il ministro Fioroni
aveva promesso di indire le elezioni per il rinnovo di queste cariche, ma alla
fine non è stato fatto nulla. È una situazione che perdura da
14 anni". Ma perché la rappresentanza dei genitori è così
importante nella scuola? Qual è l'apporto che possono dare?
Parlavo di ceramiche e mi davano della matta (
da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: MARIA FIORONI
"Parlavo di ceramiche e mi davano della matta" Un'intervista ardua ma
non impossibile, quella a Maria Fioroni. Pur scomparsa da quasi quarant'anni,
infatti, la fondatrice del museo legnaghese ha lasciato tanti e tali scritti da
rendere solo un po complicata
l'impresa di immaginare cosa avrebbe potuto dire ad un ipotetico cronista
armato di registratore.
Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli (
da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: le firme del
giornalismo che si occuparono di Maria Fioroni e del suo "curioso
museo". Rileggendo quelle pagine scritte, ad esempio, da Giovanni Cenzato, Silvio Bertoldi e Cesare Marchi è possibile
disegnare un ritratto preciso di questa "vecchia signorina di
Legnago" capace di correre rischi seri per la sua passione Nel covo dei
banditi per riavere dei cimeli di Elisabetta Papa "
Finalmente trova spazio un tesoro di carte e libri (
da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Fioroni. A questo
archivio appartengono i documenti autografi della studiosa e archeologa
scomparsa nel 1970: centinaia di lettere, pubblicazioni e appunti sugli scavi
avvenuti nella pianura veronese, diari e riflessioni storiche.
Ma la Fioroni non si è limitata a conservare ciò che già le apparteneva:
l'archivio della Fondazione conta infatti migliaia di
altri documenti da lei rincorsi,
No agli esami, Dellai contestato (
da "Adige, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: non hanno apprezzato la
scelta provinciale di non recepire l'ordinanza del ministro Fioroni che ha
ripristinato gli esami di riparazione. E ieri hanno manifestato questa
contrarietà nel corso di un incontro tenutosi al "Da Vinci" fra i
liceali e il presidente della Provincia Lorenzo Dellai.
L'occasione è stata fornita dall'autogestione, iniziata ieri e programmata fino
a sabato.
( da "EUROPA.it" del
21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abituato
com'è, giustamente, a trattare così i manager pubblici (ma non i banchieri, per
esempio), il Sole 24 Ore ha azzardato ieri una di quelle tabelle grafiche che
piacciono ai lettori: solo che, accanto ai simboli dei partiti a segnalare
l'appartenenza politica, non venivano catalogati direttori generali delle Asl o
boiardi di stato, bensì cardinali e vescovi. Da Ruini a Bertone,
da Caffarra a Bagnasco, da Sepe
a Tettamanzi a Betori, a nessun prelato di peso è
stato risparmiato l'apparentamento con il Pdl, col
Pd, con Pezzotta o con Casini. Diciamo che solo il papa, non sappiamo se per
rispetto o per incertezza, s'è salvato dalla lottizzazione porporata.
Il tutto sotto un titolo piuttosto crudo: "La Chiesa assegna i compiti ai
partiti". Dato che de Bortoli non è Sansonetti, e il Sole non è un foglio pannelliano,
immaginiamo che tra Cei e Santa sede ieri ci sia stato un po' di sconcerto. Non
è bello per i pastori di anime farsi trattare come consiglieri d'amministrazione
delle Ferrovie. È presumibile che in queste ore qualcuno si faccia sentire.
Almeno da Avvenire ci aspettiamo oggi la meritata bacchettata ai
confindustriali. Siccome però dopo una certa età ognuno è responsabile di ciò
che gli capita, è inevitabile porsi la domanda se le gerarchie cattoliche non
se lo siano un po' cercato, questo profano ridimensionamento. In effetti è proprio il quotidiano della Cei a fornire lo
spunto per queste operazioni di catalogazione. Fin dalla sortita del direttore Boffo in favore dell'apparentamento tra Udc e Pdl, poi fallito per motivi evidentemente non suggeriti
dallo spirito santo, ogni giorno Avvenire ha esercitato attivo interventismo
nel puzzle della campagna elettorale. E ieri, mentre il Sole distribuiva
tessere ai cardinali, Avvenire distribuiva benedizioni ai candidati, segnalando
coloro che nei prossimi mesi necessiteranno di speciale assistenza in quanto
potenziali vittime "di odio civile". segue
dalla prima I nomi delle possibili vittime sarebbero quelli di chi "non
molla la presa sulle questioni eticamente sensibili", ma è chiaro che è
stata fatta una cernita. Ci sono Ferrara, Casini, Pezzotta, c'è anche Mastella
che in effetti soffre per questioni etiche ma forse
non proprio quelle alle quali pensa Mimmo Delle Foglie. Mancano molti altri:
non è che le polemiche, diciamo così, laiciste, abbiano risparmiato nel tempo,
per dire, Rutelli, Bondi, la Binetti, Fioroni, Formigoni, Livia Turco? L'unica spiegazione che si può dare di
questa attenta selezione è che si voglia difendere i quattro
poveri centrini non tanto dai "radicali seminatori di odio"
(così c'è scritto a proposito di Bonino e compagni), quanto dalla minaccia di
schiacciamento tra Pd e Pdl, ora sospettati da
Avvenire di voler neutralizzare i temi etici nel nome della "pacificazione":
Veltroni non vuole polemiche sull'aborto, Berlusconi si accontenta della
libertà di coscienza. Se l'abbiamo capita bene, l'operazione è rischiosa, lo
diciamo con amicizia, anche se infine il suo unico scopo immediato fosse quello
di dissuadere dall'accordo tra Pd e radicali (i quali peraltro sembrano volersi
dissuadere da sé). Pare infatti arrischiato pensare
che tutta la vicenda politica nazionale si giochi sui destini di Casini e
Ferrara. Opinabile sostenere che le necessità delle famiglie italiane siano
ristrette ai temi etici. E soprattutto bizzarro sul giornale dei vescovi, nel
nome di questo giudizio, svalutare il tentativo parallelo di Veltroni e
Berlusconi di cambiare stagione e svelenire il clima. Nel caso Avvenire decidesse
di bacchettare il Sole per la sua mancanza di rispetto, potremmo assecondarlo.
Ma se invece dovessimo pensare che proprio il quotidiano della Cei in fondo
preferirebbe per l'Italia la rissa permanente, purché eticamente sensibile, a
una faticosa linea del dialogo (che potrebbe alla fine anche portare ad
affrontare i temi biopolitici in maniera costruttiva
e non distruttiva), allora il peccatuccio veniale di de Bortoli
sparirebbe, di fronte a una autentica prova di scarso
amor patrio.
( da "Leggo" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Di
Alessandra Buono Meglio tardi che mai: ad oltre cinque mesi dall'inaugurazione in pompa magna con l'allora ministro
dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, ad una trentina di giorni dalla riconsegna delle chiavi al
Comune da parte delle mamme e della Municipalità, ieri ha aperto i battenti
l'asilo "Don Peppino Diana". La struttura di Chiaia,
nuova di zecca, non aveva potuto accogliere i piccoli per mancanza di bidelli.
Qualche mese fa l'annuncio del Comune (era stato "trovato" personale
idoneo tra i 15.000 dipendenti di Palazzo San Giacomo), rimasto però lettera
morta. E adesso, dopo mezzo anno di proteste e promesse deluse, si è provveduto
a togliere la polvere accumulata su lettini, fasciatoi,
banchetti, sedioline, lavanderia, cucina, computer: i ventisette bimbi iscritti hanno messo piede nelle aule e
nelle culle. I bidelli infatti adesso ci sono: sono
impiegati esterni che l'amministrazione ha reperito con un bando pubblico da
65.000 euro. Contente le mamme, un po' meno la Municipalità di Chiaia, che aveva proposto una formula gratuita basata su
uno scambio di prestazioni (l'utilizzo pomeridiano dei locali della scuola da
parte della cooperativa disposta a fornire il servizio). Fino a giugno i
piccoli andranno all'asilo. Poi, dal prossimo settembre, punto e accapo. (ass).
( da "Trentino" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Dellai
non convince gli studenti "Vogliamo più meritocrazia"
Ieri l'incontro durante la cogestione al Da Vinci "I diplomi valgono
meno" JACOPO TOMASI TRENTO. L'atmosfera non è quella delle occupazioni
illegali, quando la polizia faceva irruzione a scuola e gli studenti si
barricavano per chiedere un mondo migliore. All'ingresso del Da
Vinci i bidelli fanno una sorta di check-in per verificare chi entra e chi
esce, in palestra i ragazzi sono seduti in file ordinate, ma non perdono
l'occasione per esprimere speranze e preoccupazioni al
superospite Lorenzo Dellai. Chiedono più meritocrazia per un futuro meno cupo. "Se la scuola
diventa un "diplomificio" non abbiamo
prospettive". Alcuni studenti giocano a pallone nel piazzale interno:
immancabile torneo di calcetto, segno tangibile che l'autogestione è iniziata.
Qualcuno sta programmando i gruppi per i prossimi giorni, i corridoi sono pieni
di facce sorridenti, ma in palestra l'amtosfera è più
seria. C'è il presidente Lorenzo Dellai che parla
degli esami di riparazione, ma soprattutto ci sono gli studenti che esprimono timori
per un futuro che sembra voltare le spalle. "Con questo
sistema scolastico rischiamo di studiare per niente. Tutti si diplomano
e questi fogli di carta valgono sempre meno. Per questo non
ci piace la scelta della Provincia di tenere il sistema dei debiti, perché con
la riforma Fioroni avremmo avuto più serietà e meritocrazia". Immediata la replica di Dellai. "Il nostro spirito è lo
stesso di Fioroni: ridare serietà alla scuola.
Abbiamo scelto una strada diversa, crediamo migliore. Non ci mettiamo a posto
la coscienza con un esametto estivo, ma permettiamo
ai ragazzi di colmare le loro lacune frequentando dei corsi obbligatori durante
l'anno successivo. Se questi continuano a fare i furbi
verranno bocciati, quindi capiranno ben presto che conviene impegnarsi".
Poi tocca agli studenti dar voce ai loro dubbi. Jacopo Voltolini è convinto
"che il sistema Fioroni sia più meritocratico,
mentre in Trentino non cambia nulla rispetto agli anni scorsi". Veronica Sommadossi, che ha frequentato sei mesi in Finlandia,
confronta i due sistemi. "Là c'è una cultura diversa ed è difficile
avvicinarla se si mantengono i debiti, che premiano chi si impegna meno".
Eugenio Di Gennaro è critico. "Mi sembra assurdo parlare del modello
finlandese quando il nostro sistema è antiquato". Un assist per il
governatore che parla di innovare la scuola. "Con la
revisione dei piani di studio (entro il 2010, ndr) possiamo diminuire il numero
delle materie che frammentano la formazione e dare più peso a quelle
caratterizzanti (ad esempio matematica allo scientifico, latino al classico
ndr). Vogliamo una scuola più flessibile che faccia emergere i talenti. Per questo guardiamo anche ai modelli del Nord Europa, dove non ci
sono classi ma gruppi di apprendimento dove chi è più bravo può correre più
veloce e chi è meno bravo può prendersi il tempo necessario". Anche
il mantenimento dei debiti va letto in quest'ottica. Una scelta che fa
discutere, ma che se non altro evita il caos che si sta verificando nel resto
d'Italia, dove le scuole stanno organizzando i corsi senza i fondi necessari e
le famiglie sono costrette a metterci soldi di tasca loro. Ma le perlessità restano. Marta Mosna
teme che "con i debiti ne risenta la preparazione perché si affronta
l'anno successivo con le lacune dell'anno precedente", mentre Daniele Zanini ritiene "gli esami di riparazione più efficaci
per "stanare" i furbi". Non tutti, però, sono critici. Michele
Betti è schietto col governatore. "Con la sua riforma mi ha salvato".
Dopo un'ora il dibattito finisce. In palestra si alza la musica, il presidente
lascia l'istituto tenendosi il braccio fasciato. "Ricordo" della
caduta sugli sci, ma anche metafora degli studenti che l'hanno messo quasi
kappaò con le loro domande affilate. "Nonostante le
statistiche dicano che la scuola trentina unisce equità e eccellenza, a causa
delle polemiche mediatiche è passato il messaggio che il nostro sistema sia
meno serio. Dimostreremo che non è così",
assicura il governatore.
( da "Giornale di Brescia" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
Edizione:
21/02/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:SCUOLA
Asab: perplesse le scuole
bresciane Il ministro Giuseppe Fioroni ha emanato l'autunno scorso
un decreto e un'ordinanza fissando le modalità con cui le scuole devono
organizzare i corsi per il recupero dei debiti scolastici per quegli studenti
delle superiori che presentano gravi lacune e carenze nella preparazione di una
o più materie. Il recupero dei debiti deve avvenire, attraverso relative
verifiche, entro il 31 agosto e comunque prima dell'inizio delle lezioni
dell'anno scolastico successivo, altrimenti non si viene promossi. Le scuole
aderenti all'"Associazione delle scuole autonome bresciane" (Asab), di cui è presidente il dirigente scolastico Piero Maffeis, hanno approvato in proposito un documento che è
stato inviato al ministro Fioroni in cui sono espresse
serie perplessità sulle modalità del recupero. Innanzitutto "si ritiene
indispensabile che gli appositi provvedimenti siano inseriti coerentemente nel
contesto legislativo riguardante i molteplici aspetti coinvolti: calendario
scolastico, formazione delle classi e organici, organi collegiali, certezza di finanziamenti,
diritti-doveri dei docenti, competenze dei dirigenti scolastici". "La
mancata tempestività delle disposizioni - si afferma nella nota - ha provocato
difficoltà e incertezze nelle scuole tenute a predisporre il Piano delle
attività fin dai primi giorni dell'anno scolastico e ad attribuire nuovi
incarichi in una situazione complicata da novità e possibili contenziosi sulle
competenze tra Collegio dei docenti, Consigli di classe, Consigli di Istituto, Rsu". Nel merito: "È utopistico
pensare che alcune ore di recupero nelle discipline nelle quali gli studenti
rivelino difficoltà possano portare a miglioramenti decisivi ed estesi, tali da
far raggiungere la sufficienza a un soddisfacente numero di allievi.
Elemento essenziale per colmare gravi lacune è poter disporre di un tempo
adeguato, la cui mancanza non può che provocare risultati negativi. Nel periodo delle lezioni il recupero, se esteso a più discipline,
può provocare difficoltà per gli alunni nel seguire il normale svolgimento dei
programmi nelle altre materie". Si impone, quindi, "la
necessità di una profonda revisione del lavoro scolastico e del metodo di
insegnamento-apprendimento, con parametri di valutazione oggettivi e omogenei,
che purtroppo la Scuola secondaria superiore ancora non ha sufficientemente
recepiti". È prioritaria "la scelta di garantire
omogeneità e oggettività nelle valutazioni effettuate dai singoli docenti e dai
Consigli di classe. Per questo obiettivo servono
iniziative di formazione con percorsi adeguati ed efficaci, che coinvolgano
tutti gli Istituti e tutti i docenti". "In
un campo così delicato - sostengono le scuole - è da evitare l'improvvisazione:
servono disposizioni date con tempi ragionevoli, che permettano a docenti e
studenti di recepire le novità cogliendone gli aspetti positivi. Molto
importante è l'aspetto della continuità di metodo e di risultati tra Scuola
media e Scuola superiore. Pretendere che gli alunni di prima superiore saldino
i debiti entro agosto dello stesso anno scolastico accrescerà la frattura tra i
due gradi di scuola. Si sollecita che almeno per le classi
prime sia rinviata la possibilità di saldare i debiti al successivo anno
scolastico". spi.
( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
PARTECIPAZIONE.
Parte un'iniziativa per coinvolgere in modo più efficace padri e madri
nell'azione educativa che si svolge nelle aule scolastiche "Più voce ai
genitori dentro la scuola" Si chiamano genitori in movimento e sono
impegnati nel mondo della scuola. Hanno redatto un documento per attuare una
vera riforma scolastica a partire dalla partecipazione che è a loro dire
"troppo sporadica rispetto a quanti sono invece gli studenti". Sui
banchi di scuola di Verona e provincia ci sono 70mila studenti che tradotto in
genitori significa 140mila persone coinvolte nel mondo della scuola. Questo
dato per Flavio Vicentini, vicepresidente del consiglio di istituto del liceo
Montanari, nonché ex presidente del consiglio scolastico di Zevio,
significa molto. "Le riforme scolastiche si sono arenate specie per quanto
riguarda la rappresentanza dei genitori e gli organi collegiali",
sostiene. "Non basta che a discutere con i ministri
dell'istruzione ci siano i sindacati o altri organi, servono anche i genitori.
Se vogliamo che la scuola cambi occorre mettere da
parte gli individualismi". Per Venturini le
modifiche da apportare sono tante e toccano tutti gli aspetti dell'istruzione a
partire anche da quelle norme che riguardano l'handicap ma che non sono mai
state applicate: gli accordi di programma fatti con il ministero della pubblica
istruzione nel 1996 non sono mai stati rispettati. E alla luce della riforma
che delega al distretto scolastico dal
( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
MARIA
FIORONI "Parlavo di ceramiche e mi davano della matta" Un'intervista
ardua ma non impossibile, quella a Maria Fioroni. Pur
scomparsa da quasi quarant'anni, infatti, la fondatrice del museo legnaghese ha
lasciato tanti e tali scritti da rendere solo un po' complicata l'impresa di
immaginare cosa avrebbe potuto dire ad un ipotetico cronista armato di
registratore. I decenni di spazio temporale tra le domande e le risposte
vengono annullati dalla capacità di questa donna di parlare della sua creatura.
Un amore che va oltre il tempo. Nato - ed è lei stessa a raccontarlo - da un
vasetto di vetro verde. Trovato dove? Nelle valli che si estendevano a sud di
Legnago quand'ero ancora bambina. Vennero alla luce delle tombe romane e,
dietro mille insistenze, mi lo regalarono. Non permisi
fosse lavato, perché volevo eimanesse com'era stato
trovato. Da quel vasetto e da quella passione di bambina nacque l'idea del
museo? Legnago aveva un passato glorioso ed io volevo ne fosse conservato e
tramandato il ricordo. Ho lavorato a lungo vicino a mias
orella Gemma, che divideva la mia passione, tranquillamente
e senza curarmi dell'incomprensione che mi circondava e che, a volte, era
derisione. Dove le prime ricerche? Nelle valli, seguendo le arature e salvando
i corredi funebri che i contadini avrebbero disperso nella fretta di rovistare
nelle urne dove credevano si celassero i tesori della
favoloso Carpanea: la città esistita soltanto nella
fantasia degli abitanti delle valli. Quando il salto di qualità? Nel 1931,
durante i lavori per rinforzare l'argine destro dell'Adige. Vennero rinvenute
armi e cerami che però io non vidi mai: ero a Milano e las
coperta passò inossarvata a tutti. Le ceramiche
vennero acquistate dagli antiquari e le armi furono regalate dal Genio civile
al prefetto di Verona. Ma i ritrovamenti continuarono? Certo. E mi fu assai
difficile recuperare qualcosa per il divieto del Genio civile. Ma nulla mi
fermava perché ero convinta che in quel materiale ci osse la storia di Legnago. Come riuscì ad impossessarsi dei
reperti? Con l mance, a mezzo di terze persone,
ottenni che gli operai mi facessero avere clandestinamente le armi barbariche e
mediovali che ora costituiscono la raccolta più
importante del museo. Un sistema rischioso e dispendioso? Nulla mi arrestava
nelle mie ricerche. Il raid nel covo dei pregiudicati (vedi articolo in pagina,
ndr) lo dimostra. Ma diventò anche una frequentatrice delle fogne cittadine...
Ero certa che a Legnago nel XV secolo fosse esistita una fabbrica di ceramiche.
L'archivio comunale era andato distrutto i primi anni del '700 e così nessuno
ne parlava: perciò trovai in tutti incredulità. Ma non
si scoraggiò... No. La cercai per anni quella fabbrica, seguendo gli scavi
delle fognature. Ed alla fine ne scoprii tre: due si trovavano sotto le case
distrutte dai bombardamenti ed una terza a Porto. Tutte erano state distrutte
nel 1510 quando De Chaumont conquistò la città.
Quando si arriva al museo? Nel 1934 grazie aq ualche giornale che cominciò a parlarne. Vi fu chi ebbe
fiducia in me e mi affidò ricordi di famiglia e di patrioti legnaghesi. Iniziai
da lì, arricchendo la raccolta con autografi, proclami, stampe e medagli che mi procurai a Milano, non tralasciando nelle
ricerche neppure i rigattieri di piazza Sinigaglia.
La prima stanza quale fu? Un salottino vicino all'anticamera della casa, che servica di passaggio allo studio: due vetrine ai lati del
divano, alcune vetrinole alle pareti furono
sufficienti per i corredi funebri rinvenuti nelle valli. Al materiale romano si
aggiunse quello medioevale e quando furono necessarie altre vetrine le collocai
in una stanzetta tra due salotti. E quando finirono i salotti? Occupai la sala
centrale del primo piano per il Risorgimento, poi un'altra ancora per la guerra
1915-'18. Ma le raccolte continuarono ad aumentare ed io finii con l'occupare
nuovi ambienti ed anche la camera degli ospiti. Allo scoppio della Seconda
guerra mondiale, insomma, il museo era già in piedi? Sì. Ma nel luglio del 1943
rischiò di sparire. Dopo l'8 settembre le SS chiesero l'uso della casa, perciò
riempii in fretta casse e casse di materiale e portai quanto mi fu possibile
nella campagna di mia sorella Gemma. Ma le armi dovetti riportarle a Legnago:
era stato emanato l'ordine di consegnarle pena la fucilazione. Ma oggi quelle
armi sono ancora lì: come mai? I carabinieri non le requisirono col pretesto
che appertenevano ad un museo. Per maggiore sicurezza
le seppellii. Il resto del materiale lo portai con due camion sgangherati in
Brianza, dov'ero sfollata con la mia famiglia, per salvaguardarlo dai
bombardamenti. Poi la rinascita del dopoguerra... Quando la casa ditrutta dalle bombe venne ricostruita, riaccolse tutto il
materiale. Constatai con piacere che la nuova sistemazione
interessava e che las tessa sovrintendenza delle
antichità di Padova approvava la mia opera". A tal punto che nel
febbraio 1958 arrivò da Roma il via libera alla Fondazione Fioroni.
Ma questa è storia d'oggi.
( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
DISSERO DI LEI. Furono molte le firme del
giornalismo che si occuparono di Maria Fioroni e del suo
"curioso museo". Rileggendo quelle pagine scritte,
ad esempio, da Giovanni Cenzato, Silvio Bertoldi e
Cesare Marchi è possibile disegnare un ritratto preciso di questa "vecchia
signorina di Legnago" capace di correre rischi seri per la sua passione
Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli di Elisabetta Papa "Il cav.
Maria Fioroni è una donna sulla sessantina, d'aspetto
franco ed aperto, dai modi di gran dama, dalla conversazione colorita e viva.
È di statura superiore alla media, ha bellissime mani, occhi neri e profondi:
la croce di cavaliere della Repubblica gliel'hanno data per aver raccolto,
istituito, ordinato e sviluppato - nella sua casa e a sue spese - uno dei più
preziosi musei d'armi e di ceramiche d'Italia, accresciuto in un secondo tempo
d'una interessante appendice dedicata alla storia del
Risorgimento. È stato un lavoro lungo, la passione di un'intera vita. Maria Fioroni ha già disposto per l'isitituzione di una fondazione che porterà il suo nome dopo
la morte... Ogni cosa sarà donata alla città". Forse basterebbero
queste poche, efficicacissime righe scritte nel 1953
dal giornalista Silvio Bertoldi in un articolo apparso sulla rivista Settimana Incom per descrivere chi è stata davvero e cosa ha
rappresentato per Legnago Maria Fioroni. Un
ritratto intenso e ancora straordinariamente attuale che dice tutto della
"signorina Maria". Ci sono la sua imponenza fisica, alleggerita dai
modi educati; l'intelligenza vivace; la caparbietà; la straordinaria
generosità; ma anche la sua passione per l'archeologia e la storia, il moderno
mecenatismo e la grande intuizione di creare a Legnago non solo un museo ma
addirittura una fondazione per poter raccontare e conservare le origini di quel
territorio così ricco di storia. Già, il museo. Quel palazzo di famiglia
trasformato in una gigantesca teca museale dove Maria, insieme alla sorella
Gemma, riceveva a pranzo i suoi ospiti allientandoli poi con lunghi itinerari
tra le sale. Tanto che nel 1956 Mario Lepore,
incaricato dalla rivista Vita veronese di scrivere un pezzo sul museo Fioroni, riferendosi alla signorina Maria racconta di aver
incontrato "l'unica persona al mondo che possa dirvi: se le fa piacere,
domani venga a pranzare al museo... Il museo è in casa nostra, abitiamo là, nel
museo, mia sorella ed io". Le cronache locali, soprattutto nel corso degli
anni Cinquanta, abbondano di articoli che parlano di quella "distinta
signorina di mezza età, alta, dai capelli grigi e dal sorriso gentile" che
era riuscita a fare del suo palazzo un gioiello ricchissimo di cimeli, alcuni dei quali davvero rari. Che da bambina saltellante tra le
valli del Legnaghese alla ricerca di reperti archeologici si era trasformata
nella sapiente organizzatrice di quello che Cesare Marchi in un articolo su
Visto nel 1954 definisce "il più originale museo storico e archeologico che un privato, di sua iniziativa e a sue spese, abbia
allestito in Italia". Ed è sempre la penna di Marchi che - dopo averci
descritto quella ragazzina "di circa dieci anni, dai grandi occhi bruni,
che di quando in quando si inginocchiava e raspando con una paletta, con le
mani, con le unghie scavava la terra come se cercasse un tesoro" - ci
riferisce un episodio raccolto dalla stessa voce della più grande donna
legnaghese. E che la dice davvero lunga non solo sul livello a cui era arrivata
col tempo la passione della Fioroni per l'archeologia,
ma anche sul suo carattere forte e sul suo grande coraggio. "Anziché
cercarsi un marito si dava da fare perché gli speculatori, calati come corvi,
non facessero incetta del prezioso materiale. Ci fu
infatti un periodo in cui a Legnago la scoperta di una spada del
Trecento, di una ceramica medioevale, di un'anfora romana, erano cronaca di
tutti i giorni. Gli speculatori piombavano sui contadini e per poche lire
portavano via autentici tesori. Bisognava impedire lo scempio. Maria Fioroni, aiutata dalla sorella Gemma, incominciò a pagare i
cimeli a prezzo doppio, triplo. Non solo, ma andò a cercarli, di giorno e di
notte... Una volta entrarono perfino in un covo di fuorilegge. Avendo saputo
che il ricevitore postale conosceva l'ubicazione di un centro clandestino di
raccolta e smistamento di tali oggetti, vollero esservi condotte. L'altro, per
evitare di compromettersi, diede appuntamento di notte, sopra un ponte, con l'ordine
tassativo di seguirlo in silenzio, fingendo di non riconoscerlo. Giunsero a una
baracca in mezzo alla campagna, custodita da un energumeno, la cui faccia non
prometteva nulla di buono. Entrarono. Una donna contò alla
due visitatrici trecento pezzi, ricevette il denaro, dopodiché le sorelle Fioroni ritornarono sui loro passi, contente come pasque,
ignorando il pericolo corso: quella baracca era un covo di fuorilegge, di
ricercati dalla polizia, che vivevano con il traffico clandestino dei cimeli
antichi". Questo però fu solo l'inizio. Se il museo prese sempre più forma
e sotto le attente cure della stessa Maria divenne ben presto famoso grazie
alle sue dodici grandi sale distribuite su due piani, la tenace signorina di
buona famiglia non si fermò e proseguì imperterrita ad allargare le già
cospicue collezioni. A riferircelo è sempre Bertoldi, nel
citato articolo del 1953: "Maria Fioroni, di
tasca sua, finanziava scavi, proseguiva ricerche, metteva in luce necropoli
romane, fornaci medievali, villaggi, fortificazioni distrutte. Non
chiedeva un soldo a nessuno, nessuno - ufficialmente - era al corrente della
sua attività. E intanto, musei come quello di Faenza, di Sèvres, di Narbonne, come
l'Albert and Victoria Museum di Londra si mettevano
in contatto con lei". Oltre all'appassionata ricercatrice, c'è
comunque un'altra Maria dalla quale è impossibile prescindere per capire fino
in fondo chi sia stata davvero. Una donna generosa, benefattrice e
crocerossina, che durante la guerra volle aprire le porte del suo palazzo per
trasformarlo in rifugio per le truppe. Tanto che ancora
Bertoldi scrive che "le sale del suo museo erano diventate una specie di
comando tappa, di posto di ristoro per i militari in licenza o in partenza per
il fronte... In poco più di due anni spedì oltre quattrocento pacchi ai
militari in zona di operazione. La signorina di
Legnago pensò a tutti: in quegli anni turbinosi non le restò nemmeno un attimo
per potersi dedicare al suo museo". Fu lei, poi, a ricordere come nei primi anni del dopoguerra ricevesse
tantissime visite dei parenti di militari che aveva aiutato. Compresa quella
del figlio di un alpino con il quale Maria Fioroni
intrattenne corrispondenza da e per il fronte ed al quale consegnò le lettere
ricevute dall'uomo, morto dissanguato sul suo cannone sul fronte russo. E
quando, non molti anni dopo, il Polesine fu semidistrutto da una tremenda
alluvione, la Fioroni tornò in prima persona ad
occuparsi dei bisognosi: "Gli alti saloni neoclassici dai freddi stucchi e
dalle dorature in oro si riempirono di una folla di disperati laceri, sporchi,
affamati, intontiti dalla sventura... Donò personalmente oltre diciottomila
capi di vestiario, nutrì per settimane e settimane centinaia di persone".
Dunque, non solo "signorina dei cocci" - come più di qualcuno
affettuosamente o meno usava chiamarla - ma anche e soprattutto una donna a
tutto tondo, straordinaria e moderna anticipatrice dei tempi. Le foto inedite
di questa pagina sono tutte conservate nel museo Fioroni
e vengono riprodotte per la prima volta grazie alla disponibilità della
Fondazione.
( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
L'ARCHIVIO
STORICO DEL FIORONI. Un patrimonio ritrovato e liberato dalla polvere
dell'abbandono che è pronto a dare lavoro agli storici per i prossimi
cinquant'anni Finalmente trova spazio un tesoro di carte e libri di Alberto Cogo Centinaia di chilometri d'inchiostro, migliaia di
pagine, milioni di pensieri e atti registrati su documenti che raccontano la
storia di Legnago e della pianura veronese dal
( da "Adige, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola
L'INCONTRO
Il presidente ieri al "Da Vinci" ha ribadito la chiusura sulle
riparazioni a settembre. Contrari gli studenti No agli esami, Dellai contestato Gli studenti non
hanno apprezzato la scelta provinciale di non recepire l'ordinanza del ministro
Fioroni che ha ripristinato gli esami di riparazione. E ieri hanno
manifestato questa contrarietà nel corso di un incontro tenutosi al "Da
Vinci" fra i liceali e il presidente della Provincia Lorenzo Dellai. L'occasione è stata fornita dall'autogestione,
iniziata ieri e programmata fino a sabato. Pubblico giovanile numeroso,
anche se non sempre attento. Tema centrale della mattinata la recente delibera
della Provincia che prevede corsi di recupero al posto degli esami di
settembre. Dellai ha ripetuto agli studenti le
ragioni di una scelta in contrasto con le decisioni ministeriali. "La
nostra soluzione - ha sostenuto il presidente-assessore - è improntata alla
serietà e alla flessibilità, l'unico modo per garantire equità ed
eccellenza". Secondo Dellai, "c'è
differenza fra un serio e obbligatorio corso di recupero che rispetta i tempi
di apprendimento dei ragazzi e un esametto di fine
estate che spesso si risolve in un adempimento burocratico". "Non
vogliamo - ha precisato Dellai - che prevalga un
"Avanti tutti" indistinto". Sei studenti sono intervenuti per
esprimere valutazioni contrarie alla scelta trentina. Iacopo
ha affermato che gli esami di riparazione premiano il merito e l'impegno più
dei corsi di recupero. Per Veronica e Daniele questi ultimi favoriscono i
"furbi". Michele ha chiesto se il diploma "trentino" è
valido anche nel resto d'Italia. Dellai ha battuto il
testo della Finlandia, a cui dice di ispirarsi. Per gli studenti, invece,
un'esperienza non trasferibile nella nostra provincia. Solo Federico ha
appoggiato il presidente perché "tornare indietro non va mai bene ed è
preferibile provare nuove strade". Pur apprezzando il clima di dialogo e
di confronto, Dellai è rimasto in parte stupito
dall'insistenza degli studenti sul tema dei corsi di recupero. Il presidente ha
cercato di allargare il discorso alle questioni della scuola più in generale. E
ha anticipato che entro il 2009/2010 saranno predisposti i nuovi piani di
studio, rivisti tempi e orari, riformulati tipo e numero delle materie,
ripensati gli indirizzi di studio. Un programma ampio che necessita di un ampio
coinvolgimento da parte di tutte le componenti della scuola. Alla fine dell'incontro
Dellai ha infatti auspicato
un maggior numero di occasioni di dialogo anche con gli studenti. P.B. IL DIBATTITO. Sull'incontro con Dellai,
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