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DOSSIER “SCUOLA”

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Report "Schola"

Cattolici da proteggere. Non tutti ( da "EUROPA.it" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Fioroni, Formigoni, Livia Turco? L'unica spiegazione che si può dare di questa attenta selezione è che si voglia difendere i quattro poveri centrini non tanto dai "radicali seminatori di odio" (così c'è scritto a proposito di Bonino e compagni), quanto dalla minaccia di schiacciamento tra Pd e Pdl, ora sospettati da Avvenire di voler neutralizzare i temi etici nel nome della "

Di Alessandra Buono Meglio tardi che mai: ad oltre cinque mesi ( da "Leggo" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: inaugurazione in pompa magna con l'allora ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, ad una trentina di giorni dalla riconsegna delle chiavi al Comune da parte delle mamme e della Municipalità, ieri ha aperto i battenti l'asilo "Don Peppino Diana". La struttura di Chiaia, nuova di zecca, non aveva potuto accogliere i piccoli per mancanza di bidelli.

Dellai non convince gli studenti Vogliamo più meritocrazia ( da "Trentino" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Dellai non convince gli studenti "Vogliamo più meritocrazia" Ieri l'incontro durante la cogestione al Da Vinci "I diplomi valgono meno" JACOPO TOMASI TRENTO. L'atmosfera non è quella delle occupazioni illegali, quando la polizia faceva irruzione a scuola e gli studenti si barricavano per chiedere un mondo migliore.

Asab: perplesse le scuole bresciane ( da "Giornale di Brescia" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: perplesse le scuole bresciane Il ministro Giuseppe Fioroni ha emanato l'autunno scorso un decreto e un'ordinanza fissando le modalità con cui le scuole devono organizzare i corsi per il recupero dei debiti scolastici per quegli studenti delle superiori che presentano gravi lacune e carenze nella preparazione di una o più materie.

Più voce ai genitori dentro la scuola ( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il ministro Fioroni aveva promesso di indire le elezioni per il rinnovo di queste cariche, ma alla fine non è stato fatto nulla. È una situazione che perdura da 14 anni". Ma perché la rappresentanza dei genitori è così importante nella scuola? Qual è l'apporto che possono dare?

Parlavo di ceramiche e mi davano della matta ( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: MARIA FIORONI "Parlavo di ceramiche e mi davano della matta" Un'intervista ardua ma non impossibile, quella a Maria Fioroni. Pur scomparsa da quasi quarant'anni, infatti, la fondatrice del museo legnaghese ha lasciato tanti e tali scritti da rendere solo un po complicata l'impresa di immaginare cosa avrebbe potuto dire ad un ipotetico cronista armato di registratore.

Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli ( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: le firme del giornalismo che si occuparono di Maria Fioroni e del suo "curioso museo". Rileggendo quelle pagine scritte, ad esempio, da Giovanni Cenzato, Silvio Bertoldi e Cesare Marchi è possibile disegnare un ritratto preciso di questa "vecchia signorina di Legnago" capace di correre rischi seri per la sua passione Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli di Elisabetta Papa "

Finalmente trova spazio un tesoro di carte e libri ( da "Arena, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Fioroni. A questo archivio appartengono i documenti autografi della studiosa e archeologa scomparsa nel 1970: centinaia di lettere, pubblicazioni e appunti sugli scavi avvenuti nella pianura veronese, diari e riflessioni storiche. Ma la Fioroni non si è limitata a conservare ciò che già le apparteneva: l'archivio della Fondazione conta infatti migliaia di altri documenti da lei rincorsi,

No agli esami, Dellai contestato ( da "Adige, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: non hanno apprezzato la scelta provinciale di non recepire l'ordinanza del ministro Fioroni che ha ripristinato gli esami di riparazione. E ieri hanno manifestato questa contrarietà nel corso di un incontro tenutosi al "Da Vinci" fra i liceali e il presidente della Provincia Lorenzo Dellai. L'occasione è stata fornita dall'autogestione, iniziata ieri e programmata fino a sabato.


Articoli

Cattolici da proteggere. Non tutti (sezione: Schola)

( da "EUROPA.it" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

Abituato com'è, giustamente, a trattare così i manager pubblici (ma non i banchieri, per esempio), il Sole 24 Ore ha azzardato ieri una di quelle tabelle grafiche che piacciono ai lettori: solo che, accanto ai simboli dei partiti a segnalare l'appartenenza politica, non venivano catalogati direttori generali delle Asl o boiardi di stato, bensì cardinali e vescovi. Da Ruini a Bertone, da Caffarra a Bagnasco, da Sepe a Tettamanzi a Betori, a nessun prelato di peso è stato risparmiato l'apparentamento con il Pdl, col Pd, con Pezzotta o con Casini. Diciamo che solo il papa, non sappiamo se per rispetto o per incertezza, s'è salvato dalla lottizzazione porporata. Il tutto sotto un titolo piuttosto crudo: "La Chiesa assegna i compiti ai partiti". Dato che de Bortoli non è Sansonetti, e il Sole non è un foglio pannelliano, immaginiamo che tra Cei e Santa sede ieri ci sia stato un po' di sconcerto. Non è bello per i pastori di anime farsi trattare come consiglieri d'amministrazione delle Ferrovie. È presumibile che in queste ore qualcuno si faccia sentire. Almeno da Avvenire ci aspettiamo oggi la meritata bacchettata ai confindustriali. Siccome però dopo una certa età ognuno è responsabile di ciò che gli capita, è inevitabile porsi la domanda se le gerarchie cattoliche non se lo siano un po' cercato, questo profano ridimensionamento. In effetti è proprio il quotidiano della Cei a fornire lo spunto per queste operazioni di catalogazione. Fin dalla sortita del direttore Boffo in favore dell'apparentamento tra Udc e Pdl, poi fallito per motivi evidentemente non suggeriti dallo spirito santo, ogni giorno Avvenire ha esercitato attivo interventismo nel puzzle della campagna elettorale. E ieri, mentre il Sole distribuiva tessere ai cardinali, Avvenire distribuiva benedizioni ai candidati, segnalando coloro che nei prossimi mesi necessiteranno di speciale assistenza in quanto potenziali vittime "di odio civile". segue dalla prima I nomi delle possibili vittime sarebbero quelli di chi "non molla la presa sulle questioni eticamente sensibili", ma è chiaro che è stata fatta una cernita. Ci sono Ferrara, Casini, Pezzotta, c'è anche Mastella che in effetti soffre per questioni etiche ma forse non proprio quelle alle quali pensa Mimmo Delle Foglie. Mancano molti altri: non è che le polemiche, diciamo così, laiciste, abbiano risparmiato nel tempo, per dire, Rutelli, Bondi, la Binetti, Fioroni, Formigoni, Livia Turco? L'unica spiegazione che si può dare di questa attenta selezione è che si voglia difendere i quattro poveri centrini non tanto dai "radicali seminatori di odio" (così c'è scritto a proposito di Bonino e compagni), quanto dalla minaccia di schiacciamento tra Pd e Pdl, ora sospettati da Avvenire di voler neutralizzare i temi etici nel nome della "pacificazione": Veltroni non vuole polemiche sull'aborto, Berlusconi si accontenta della libertà di coscienza. Se l'abbiamo capita bene, l'operazione è rischiosa, lo diciamo con amicizia, anche se infine il suo unico scopo immediato fosse quello di dissuadere dall'accordo tra Pd e radicali (i quali peraltro sembrano volersi dissuadere da sé). Pare infatti arrischiato pensare che tutta la vicenda politica nazionale si giochi sui destini di Casini e Ferrara. Opinabile sostenere che le necessità delle famiglie italiane siano ristrette ai temi etici. E soprattutto bizzarro sul giornale dei vescovi, nel nome di questo giudizio, svalutare il tentativo parallelo di Veltroni e Berlusconi di cambiare stagione e svelenire il clima. Nel caso Avvenire decidesse di bacchettare il Sole per la sua mancanza di rispetto, potremmo assecondarlo. Ma se invece dovessimo pensare che proprio il quotidiano della Cei in fondo preferirebbe per l'Italia la rissa permanente, purché eticamente sensibile, a una faticosa linea del dialogo (che potrebbe alla fine anche portare ad affrontare i temi biopolitici in maniera costruttiva e non distruttiva), allora il peccatuccio veniale di de Bortoli sparirebbe, di fronte a una autentica prova di scarso amor patrio.

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Di Alessandra Buono Meglio tardi che mai: ad oltre cinque mesi (sezione: Schola)

( da "Leggo" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

Di Alessandra Buono Meglio tardi che mai: ad oltre cinque mesi dall'inaugurazione in pompa magna con l'allora ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, ad una trentina di giorni dalla riconsegna delle chiavi al Comune da parte delle mamme e della Municipalità, ieri ha aperto i battenti l'asilo "Don Peppino Diana". La struttura di Chiaia, nuova di zecca, non aveva potuto accogliere i piccoli per mancanza di bidelli. Qualche mese fa l'annuncio del Comune (era stato "trovato" personale idoneo tra i 15.000 dipendenti di Palazzo San Giacomo), rimasto però lettera morta. E adesso, dopo mezzo anno di proteste e promesse deluse, si è provveduto a togliere la polvere accumulata su lettini, fasciatoi, banchetti, sedioline, lavanderia, cucina, computer: i ventisette bimbi iscritti hanno messo piede nelle aule e nelle culle. I bidelli infatti adesso ci sono: sono impiegati esterni che l'amministrazione ha reperito con un bando pubblico da 65.000 euro. Contente le mamme, un po' meno la Municipalità di Chiaia, che aveva proposto una formula gratuita basata su uno scambio di prestazioni (l'utilizzo pomeridiano dei locali della scuola da parte della cooperativa disposta a fornire il servizio). Fino a giugno i piccoli andranno all'asilo. Poi, dal prossimo settembre, punto e accapo. (ass).

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Dellai non convince gli studenti Vogliamo più meritocrazia (sezione: Schola)

( da "Trentino" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

Dellai non convince gli studenti "Vogliamo più meritocrazia" Ieri l'incontro durante la cogestione al Da Vinci "I diplomi valgono meno" JACOPO TOMASI TRENTO. L'atmosfera non è quella delle occupazioni illegali, quando la polizia faceva irruzione a scuola e gli studenti si barricavano per chiedere un mondo migliore. All'ingresso del Da Vinci i bidelli fanno una sorta di check-in per verificare chi entra e chi esce, in palestra i ragazzi sono seduti in file ordinate, ma non perdono l'occasione per esprimere speranze e preoccupazioni al superospite Lorenzo Dellai. Chiedono più meritocrazia per un futuro meno cupo. "Se la scuola diventa un "diplomificio" non abbiamo prospettive". Alcuni studenti giocano a pallone nel piazzale interno: immancabile torneo di calcetto, segno tangibile che l'autogestione è iniziata. Qualcuno sta programmando i gruppi per i prossimi giorni, i corridoi sono pieni di facce sorridenti, ma in palestra l'amtosfera è più seria. C'è il presidente Lorenzo Dellai che parla degli esami di riparazione, ma soprattutto ci sono gli studenti che esprimono timori per un futuro che sembra voltare le spalle. "Con questo sistema scolastico rischiamo di studiare per niente. Tutti si diplomano e questi fogli di carta valgono sempre meno. Per questo non ci piace la scelta della Provincia di tenere il sistema dei debiti, perché con la riforma Fioroni avremmo avuto più serietà e meritocrazia". Immediata la replica di Dellai. "Il nostro spirito è lo stesso di Fioroni: ridare serietà alla scuola. Abbiamo scelto una strada diversa, crediamo migliore. Non ci mettiamo a posto la coscienza con un esametto estivo, ma permettiamo ai ragazzi di colmare le loro lacune frequentando dei corsi obbligatori durante l'anno successivo. Se questi continuano a fare i furbi verranno bocciati, quindi capiranno ben presto che conviene impegnarsi". Poi tocca agli studenti dar voce ai loro dubbi. Jacopo Voltolini è convinto "che il sistema Fioroni sia più meritocratico, mentre in Trentino non cambia nulla rispetto agli anni scorsi". Veronica Sommadossi, che ha frequentato sei mesi in Finlandia, confronta i due sistemi. "Là c'è una cultura diversa ed è difficile avvicinarla se si mantengono i debiti, che premiano chi si impegna meno". Eugenio Di Gennaro è critico. "Mi sembra assurdo parlare del modello finlandese quando il nostro sistema è antiquato". Un assist per il governatore che parla di innovare la scuola. "Con la revisione dei piani di studio (entro il 2010, ndr) possiamo diminuire il numero delle materie che frammentano la formazione e dare più peso a quelle caratterizzanti (ad esempio matematica allo scientifico, latino al classico ndr). Vogliamo una scuola più flessibile che faccia emergere i talenti. Per questo guardiamo anche ai modelli del Nord Europa, dove non ci sono classi ma gruppi di apprendimento dove chi è più bravo può correre più veloce e chi è meno bravo può prendersi il tempo necessario". Anche il mantenimento dei debiti va letto in quest'ottica. Una scelta che fa discutere, ma che se non altro evita il caos che si sta verificando nel resto d'Italia, dove le scuole stanno organizzando i corsi senza i fondi necessari e le famiglie sono costrette a metterci soldi di tasca loro. Ma le perlessità restano. Marta Mosna teme che "con i debiti ne risenta la preparazione perché si affronta l'anno successivo con le lacune dell'anno precedente", mentre Daniele Zanini ritiene "gli esami di riparazione più efficaci per "stanare" i furbi". Non tutti, però, sono critici. Michele Betti è schietto col governatore. "Con la sua riforma mi ha salvato". Dopo un'ora il dibattito finisce. In palestra si alza la musica, il presidente lascia l'istituto tenendosi il braccio fasciato. "Ricordo" della caduta sugli sci, ma anche metafora degli studenti che l'hanno messo quasi kappaò con le loro domande affilate. "Nonostante le statistiche dicano che la scuola trentina unisce equità e eccellenza, a causa delle polemiche mediatiche è passato il messaggio che il nostro sistema sia meno serio. Dimostreremo che non è così", assicura il governatore.

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Asab: perplesse le scuole bresciane (sezione: Schola)

( da "Giornale di Brescia" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

Edizione: 21/02/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:SCUOLA Asab: perplesse le scuole bresciane Il ministro Giuseppe Fioroni ha emanato l'autunno scorso un decreto e un'ordinanza fissando le modalità con cui le scuole devono organizzare i corsi per il recupero dei debiti scolastici per quegli studenti delle superiori che presentano gravi lacune e carenze nella preparazione di una o più materie. Il recupero dei debiti deve avvenire, attraverso relative verifiche, entro il 31 agosto e comunque prima dell'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo, altrimenti non si viene promossi. Le scuole aderenti all'"Associazione delle scuole autonome bresciane" (Asab), di cui è presidente il dirigente scolastico Piero Maffeis, hanno approvato in proposito un documento che è stato inviato al ministro Fioroni in cui sono espresse serie perplessità sulle modalità del recupero. Innanzitutto "si ritiene indispensabile che gli appositi provvedimenti siano inseriti coerentemente nel contesto legislativo riguardante i molteplici aspetti coinvolti: calendario scolastico, formazione delle classi e organici, organi collegiali, certezza di finanziamenti, diritti-doveri dei docenti, competenze dei dirigenti scolastici". "La mancata tempestività delle disposizioni - si afferma nella nota - ha provocato difficoltà e incertezze nelle scuole tenute a predisporre il Piano delle attività fin dai primi giorni dell'anno scolastico e ad attribuire nuovi incarichi in una situazione complicata da novità e possibili contenziosi sulle competenze tra Collegio dei docenti, Consigli di classe, Consigli di Istituto, Rsu". Nel merito: "È utopistico pensare che alcune ore di recupero nelle discipline nelle quali gli studenti rivelino difficoltà possano portare a miglioramenti decisivi ed estesi, tali da far raggiungere la sufficienza a un soddisfacente numero di allievi. Elemento essenziale per colmare gravi lacune è poter disporre di un tempo adeguato, la cui mancanza non può che provocare risultati negativi. Nel periodo delle lezioni il recupero, se esteso a più discipline, può provocare difficoltà per gli alunni nel seguire il normale svolgimento dei programmi nelle altre materie". Si impone, quindi, "la necessità di una profonda revisione del lavoro scolastico e del metodo di insegnamento-apprendimento, con parametri di valutazione oggettivi e omogenei, che purtroppo la Scuola secondaria superiore ancora non ha sufficientemente recepiti". È prioritaria "la scelta di garantire omogeneità e oggettività nelle valutazioni effettuate dai singoli docenti e dai Consigli di classe. Per questo obiettivo servono iniziative di formazione con percorsi adeguati ed efficaci, che coinvolgano tutti gli Istituti e tutti i docenti". "In un campo così delicato - sostengono le scuole - è da evitare l'improvvisazione: servono disposizioni date con tempi ragionevoli, che permettano a docenti e studenti di recepire le novità cogliendone gli aspetti positivi. Molto importante è l'aspetto della continuità di metodo e di risultati tra Scuola media e Scuola superiore. Pretendere che gli alunni di prima superiore saldino i debiti entro agosto dello stesso anno scolastico accrescerà la frattura tra i due gradi di scuola. Si sollecita che almeno per le classi prime sia rinviata la possibilità di saldare i debiti al successivo anno scolastico". spi.

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Più voce ai genitori dentro la scuola (sezione: Schola)

( da "Arena, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

PARTECIPAZIONE. Parte un'iniziativa per coinvolgere in modo più efficace padri e madri nell'azione educativa che si svolge nelle aule scolastiche "Più voce ai genitori dentro la scuola" Si chiamano genitori in movimento e sono impegnati nel mondo della scuola. Hanno redatto un documento per attuare una vera riforma scolastica a partire dalla partecipazione che è a loro dire "troppo sporadica rispetto a quanti sono invece gli studenti". Sui banchi di scuola di Verona e provincia ci sono 70mila studenti che tradotto in genitori significa 140mila persone coinvolte nel mondo della scuola. Questo dato per Flavio Vicentini, vicepresidente del consiglio di istituto del liceo Montanari, nonché ex presidente del consiglio scolastico di Zevio, significa molto. "Le riforme scolastiche si sono arenate specie per quanto riguarda la rappresentanza dei genitori e gli organi collegiali", sostiene. "Non basta che a discutere con i ministri dell'istruzione ci siano i sindacati o altri organi, servono anche i genitori. Se vogliamo che la scuola cambi occorre mettere da parte gli individualismi". Per Venturini le modifiche da apportare sono tante e toccano tutti gli aspetti dell'istruzione a partire anche da quelle norme che riguardano l'handicap ma che non sono mai state applicate: gli accordi di programma fatti con il ministero della pubblica istruzione nel 1996 non sono mai stati rispettati. E alla luce della riforma che delega al distretto scolastico dal 2001, l'applicazione delle precedenti normative non vengono considerate. "Gli organi collegiali ad esempio non hanno subito alcuna riforma: a livello nazionale non sono più stati rinnovati. Guardando più in piccolo nemmeno quello provinciale, distrettuale. Il ministro Fioroni aveva promesso di indire le elezioni per il rinnovo di queste cariche, ma alla fine non è stato fatto nulla. È una situazione che perdura da 14 anni". Ma perché la rappresentanza dei genitori è così importante nella scuola? Qual è l'apporto che possono dare? "Abbiamo sentito parlare di programmi dalle sigle più svariate. Ma nessuno si è posto il problema di dare maggiore riconoscimento ai comitati genitori in considerazione del valore che rappresentano e della partecipazione che offrono", precisa Venturini. "Bisogna investire nella scuola anche nella partecipazione attiva dei genitori. Si fa presto a parlare di genitorialità, del bisogno che le famiglie intervengano nell'educazione dei figli, ma poi si esclude qualsiasi sistema di intervento diretto. Associazioni quali Age (associazione genitori), Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), Cgd (coordinamento genitori democratici), potrebbero unirsi e dare vita ad un forum libero ed aperto. Per riportare serenità nella scuola, sia sul piano della formazione che dell'educazione servirebbe una rete dal nord al sud del paese che metta in collegamento ogni singolo presidente di consiglio". Per chi vuol conoscere il movimento c'è un sito: genitori_inmovimento yahoo.it.A.Z.

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Parlavo di ceramiche e mi davano della matta (sezione: Schola)

( da "Arena, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

MARIA FIORONI "Parlavo di ceramiche e mi davano della matta" Un'intervista ardua ma non impossibile, quella a Maria Fioroni. Pur scomparsa da quasi quarant'anni, infatti, la fondatrice del museo legnaghese ha lasciato tanti e tali scritti da rendere solo un po' complicata l'impresa di immaginare cosa avrebbe potuto dire ad un ipotetico cronista armato di registratore. I decenni di spazio temporale tra le domande e le risposte vengono annullati dalla capacità di questa donna di parlare della sua creatura. Un amore che va oltre il tempo. Nato - ed è lei stessa a raccontarlo - da un vasetto di vetro verde. Trovato dove? Nelle valli che si estendevano a sud di Legnago quand'ero ancora bambina. Vennero alla luce delle tombe romane e, dietro mille insistenze, mi lo regalarono. Non permisi fosse lavato, perché volevo eimanesse com'era stato trovato. Da quel vasetto e da quella passione di bambina nacque l'idea del museo? Legnago aveva un passato glorioso ed io volevo ne fosse conservato e tramandato il ricordo. Ho lavorato a lungo vicino a mias orella Gemma, che divideva la mia passione, tranquillamente e senza curarmi dell'incomprensione che mi circondava e che, a volte, era derisione. Dove le prime ricerche? Nelle valli, seguendo le arature e salvando i corredi funebri che i contadini avrebbero disperso nella fretta di rovistare nelle urne dove credevano si celassero i tesori della favoloso Carpanea: la città esistita soltanto nella fantasia degli abitanti delle valli. Quando il salto di qualità? Nel 1931, durante i lavori per rinforzare l'argine destro dell'Adige. Vennero rinvenute armi e cerami che però io non vidi mai: ero a Milano e las coperta passò inossarvata a tutti. Le ceramiche vennero acquistate dagli antiquari e le armi furono regalate dal Genio civile al prefetto di Verona. Ma i ritrovamenti continuarono? Certo. E mi fu assai difficile recuperare qualcosa per il divieto del Genio civile. Ma nulla mi fermava perché ero convinta che in quel materiale ci osse la storia di Legnago. Come riuscì ad impossessarsi dei reperti? Con l mance, a mezzo di terze persone, ottenni che gli operai mi facessero avere clandestinamente le armi barbariche e mediovali che ora costituiscono la raccolta più importante del museo. Un sistema rischioso e dispendioso? Nulla mi arrestava nelle mie ricerche. Il raid nel covo dei pregiudicati (vedi articolo in pagina, ndr) lo dimostra. Ma diventò anche una frequentatrice delle fogne cittadine... Ero certa che a Legnago nel XV secolo fosse esistita una fabbrica di ceramiche. L'archivio comunale era andato distrutto i primi anni del '700 e così nessuno ne parlava: perciò trovai in tutti incredulità. Ma non si scoraggiò... No. La cercai per anni quella fabbrica, seguendo gli scavi delle fognature. Ed alla fine ne scoprii tre: due si trovavano sotto le case distrutte dai bombardamenti ed una terza a Porto. Tutte erano state distrutte nel 1510 quando De Chaumont conquistò la città. Quando si arriva al museo? Nel 1934 grazie aq ualche giornale che cominciò a parlarne. Vi fu chi ebbe fiducia in me e mi affidò ricordi di famiglia e di patrioti legnaghesi. Iniziai da lì, arricchendo la raccolta con autografi, proclami, stampe e medagli che mi procurai a Milano, non tralasciando nelle ricerche neppure i rigattieri di piazza Sinigaglia. La prima stanza quale fu? Un salottino vicino all'anticamera della casa, che servica di passaggio allo studio: due vetrine ai lati del divano, alcune vetrinole alle pareti furono sufficienti per i corredi funebri rinvenuti nelle valli. Al materiale romano si aggiunse quello medioevale e quando furono necessarie altre vetrine le collocai in una stanzetta tra due salotti. E quando finirono i salotti? Occupai la sala centrale del primo piano per il Risorgimento, poi un'altra ancora per la guerra 1915-'18. Ma le raccolte continuarono ad aumentare ed io finii con l'occupare nuovi ambienti ed anche la camera degli ospiti. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, insomma, il museo era già in piedi? Sì. Ma nel luglio del 1943 rischiò di sparire. Dopo l'8 settembre le SS chiesero l'uso della casa, perciò riempii in fretta casse e casse di materiale e portai quanto mi fu possibile nella campagna di mia sorella Gemma. Ma le armi dovetti riportarle a Legnago: era stato emanato l'ordine di consegnarle pena la fucilazione. Ma oggi quelle armi sono ancora lì: come mai? I carabinieri non le requisirono col pretesto che appertenevano ad un museo. Per maggiore sicurezza le seppellii. Il resto del materiale lo portai con due camion sgangherati in Brianza, dov'ero sfollata con la mia famiglia, per salvaguardarlo dai bombardamenti. Poi la rinascita del dopoguerra... Quando la casa ditrutta dalle bombe venne ricostruita, riaccolse tutto il materiale. Constatai con piacere che la nuova sistemazione interessava e che las tessa sovrintendenza delle antichità di Padova approvava la mia opera". A tal punto che nel febbraio 1958 arrivò da Roma il via libera alla Fondazione Fioroni. Ma questa è storia d'oggi.

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Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli (sezione: Schola)

( da "Arena, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

DISSERO DI LEI. Furono molte le firme del giornalismo che si occuparono di Maria Fioroni e del suo "curioso museo". Rileggendo quelle pagine scritte, ad esempio, da Giovanni Cenzato, Silvio Bertoldi e Cesare Marchi è possibile disegnare un ritratto preciso di questa "vecchia signorina di Legnago" capace di correre rischi seri per la sua passione Nel covo dei banditi per riavere dei cimeli di Elisabetta Papa "Il cav. Maria Fioroni è una donna sulla sessantina, d'aspetto franco ed aperto, dai modi di gran dama, dalla conversazione colorita e viva. È di statura superiore alla media, ha bellissime mani, occhi neri e profondi: la croce di cavaliere della Repubblica gliel'hanno data per aver raccolto, istituito, ordinato e sviluppato - nella sua casa e a sue spese - uno dei più preziosi musei d'armi e di ceramiche d'Italia, accresciuto in un secondo tempo d'una interessante appendice dedicata alla storia del Risorgimento. È stato un lavoro lungo, la passione di un'intera vita. Maria Fioroni ha già disposto per l'isitituzione di una fondazione che porterà il suo nome dopo la morte... Ogni cosa sarà donata alla città". Forse basterebbero queste poche, efficicacissime righe scritte nel 1953 dal giornalista Silvio Bertoldi in un articolo apparso sulla rivista Settimana Incom per descrivere chi è stata davvero e cosa ha rappresentato per Legnago Maria Fioroni. Un ritratto intenso e ancora straordinariamente attuale che dice tutto della "signorina Maria". Ci sono la sua imponenza fisica, alleggerita dai modi educati; l'intelligenza vivace; la caparbietà; la straordinaria generosità; ma anche la sua passione per l'archeologia e la storia, il moderno mecenatismo e la grande intuizione di creare a Legnago non solo un museo ma addirittura una fondazione per poter raccontare e conservare le origini di quel territorio così ricco di storia. Già, il museo. Quel palazzo di famiglia trasformato in una gigantesca teca museale dove Maria, insieme alla sorella Gemma, riceveva a pranzo i suoi ospiti allientandoli poi con lunghi itinerari tra le sale. Tanto che nel 1956 Mario Lepore, incaricato dalla rivista Vita veronese di scrivere un pezzo sul museo Fioroni, riferendosi alla signorina Maria racconta di aver incontrato "l'unica persona al mondo che possa dirvi: se le fa piacere, domani venga a pranzare al museo... Il museo è in casa nostra, abitiamo là, nel museo, mia sorella ed io". Le cronache locali, soprattutto nel corso degli anni Cinquanta, abbondano di articoli che parlano di quella "distinta signorina di mezza età, alta, dai capelli grigi e dal sorriso gentile" che era riuscita a fare del suo palazzo un gioiello ricchissimo di cimeli, alcuni dei quali davvero rari. Che da bambina saltellante tra le valli del Legnaghese alla ricerca di reperti archeologici si era trasformata nella sapiente organizzatrice di quello che Cesare Marchi in un articolo su Visto nel 1954 definisce "il più originale museo storico e archeologico che un privato, di sua iniziativa e a sue spese, abbia allestito in Italia". Ed è sempre la penna di Marchi che - dopo averci descritto quella ragazzina "di circa dieci anni, dai grandi occhi bruni, che di quando in quando si inginocchiava e raspando con una paletta, con le mani, con le unghie scavava la terra come se cercasse un tesoro" - ci riferisce un episodio raccolto dalla stessa voce della più grande donna legnaghese. E che la dice davvero lunga non solo sul livello a cui era arrivata col tempo la passione della Fioroni per l'archeologia, ma anche sul suo carattere forte e sul suo grande coraggio. "Anziché cercarsi un marito si dava da fare perché gli speculatori, calati come corvi, non facessero incetta del prezioso materiale. Ci fu infatti un periodo in cui a Legnago la scoperta di una spada del Trecento, di una ceramica medioevale, di un'anfora romana, erano cronaca di tutti i giorni. Gli speculatori piombavano sui contadini e per poche lire portavano via autentici tesori. Bisognava impedire lo scempio. Maria Fioroni, aiutata dalla sorella Gemma, incominciò a pagare i cimeli a prezzo doppio, triplo. Non solo, ma andò a cercarli, di giorno e di notte... Una volta entrarono perfino in un covo di fuorilegge. Avendo saputo che il ricevitore postale conosceva l'ubicazione di un centro clandestino di raccolta e smistamento di tali oggetti, vollero esservi condotte. L'altro, per evitare di compromettersi, diede appuntamento di notte, sopra un ponte, con l'ordine tassativo di seguirlo in silenzio, fingendo di non riconoscerlo. Giunsero a una baracca in mezzo alla campagna, custodita da un energumeno, la cui faccia non prometteva nulla di buono. Entrarono. Una donna contò alla due visitatrici trecento pezzi, ricevette il denaro, dopodiché le sorelle Fioroni ritornarono sui loro passi, contente come pasque, ignorando il pericolo corso: quella baracca era un covo di fuorilegge, di ricercati dalla polizia, che vivevano con il traffico clandestino dei cimeli antichi". Questo però fu solo l'inizio. Se il museo prese sempre più forma e sotto le attente cure della stessa Maria divenne ben presto famoso grazie alle sue dodici grandi sale distribuite su due piani, la tenace signorina di buona famiglia non si fermò e proseguì imperterrita ad allargare le già cospicue collezioni. A riferircelo è sempre Bertoldi, nel citato articolo del 1953: "Maria Fioroni, di tasca sua, finanziava scavi, proseguiva ricerche, metteva in luce necropoli romane, fornaci medievali, villaggi, fortificazioni distrutte. Non chiedeva un soldo a nessuno, nessuno - ufficialmente - era al corrente della sua attività. E intanto, musei come quello di Faenza, di Sèvres, di Narbonne, come l'Albert and Victoria Museum di Londra si mettevano in contatto con lei". Oltre all'appassionata ricercatrice, c'è comunque un'altra Maria dalla quale è impossibile prescindere per capire fino in fondo chi sia stata davvero. Una donna generosa, benefattrice e crocerossina, che durante la guerra volle aprire le porte del suo palazzo per trasformarlo in rifugio per le truppe. Tanto che ancora Bertoldi scrive che "le sale del suo museo erano diventate una specie di comando tappa, di posto di ristoro per i militari in licenza o in partenza per il fronte... In poco più di due anni spedì oltre quattrocento pacchi ai militari in zona di operazione. La signorina di Legnago pensò a tutti: in quegli anni turbinosi non le restò nemmeno un attimo per potersi dedicare al suo museo". Fu lei, poi, a ricordere come nei primi anni del dopoguerra ricevesse tantissime visite dei parenti di militari che aveva aiutato. Compresa quella del figlio di un alpino con il quale Maria Fioroni intrattenne corrispondenza da e per il fronte ed al quale consegnò le lettere ricevute dall'uomo, morto dissanguato sul suo cannone sul fronte russo. E quando, non molti anni dopo, il Polesine fu semidistrutto da una tremenda alluvione, la Fioroni tornò in prima persona ad occuparsi dei bisognosi: "Gli alti saloni neoclassici dai freddi stucchi e dalle dorature in oro si riempirono di una folla di disperati laceri, sporchi, affamati, intontiti dalla sventura... Donò personalmente oltre diciottomila capi di vestiario, nutrì per settimane e settimane centinaia di persone". Dunque, non solo "signorina dei cocci" - come più di qualcuno affettuosamente o meno usava chiamarla - ma anche e soprattutto una donna a tutto tondo, straordinaria e moderna anticipatrice dei tempi. Le foto inedite di questa pagina sono tutte conservate nel museo Fioroni e vengono riprodotte per la prima volta grazie alla disponibilità della Fondazione.

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Finalmente trova spazio un tesoro di carte e libri (sezione: Schola)

( da "Arena, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

L'ARCHIVIO STORICO DEL FIORONI. Un patrimonio ritrovato e liberato dalla polvere dell'abbandono che è pronto a dare lavoro agli storici per i prossimi cinquant'anni Finalmente trova spazio un tesoro di carte e libri di Alberto Cogo Centinaia di chilometri d'inchiostro, migliaia di pagine, milioni di pensieri e atti registrati su documenti che raccontano la storia di Legnago e della pianura veronese dal 1500 in poi. Un enorme patrimonio cartaceo che è la scoperta - anzi: la riscoperta - più importante del museo Fioroni. Materiale in grado di impegnare accademici e appassionati per i prossimi cinquant'anni, ma che intanto sta dando lavoro a studiosi e tecnici della Fondazione che sono già al lavoro per conservarlo e soprattutto per renderlo fruibile anche attraverso la rete informatiche. Le principali raccolte documentali presenti a Legnago sono tre, distinte in altrettanti archivi: quello della Fondazione, quello del Comune e quello del consorzio Valli grandi veronesi. Il primo è principalmente il frutto del certosino lavoro di Maria Fioroni. A questo archivio appartengono i documenti autografi della studiosa e archeologa scomparsa nel 1970: centinaia di lettere, pubblicazioni e appunti sugli scavi avvenuti nella pianura veronese, diari e riflessioni storiche. Ma la Fioroni non si è limitata a conservare ciò che già le apparteneva: l'archivio della Fondazione conta infatti migliaia di altri documenti da lei rincorsi, trovati, acquistati, di grande valore storico e capaci di far breccia nell'immaginario collettivo, come alcune le lettere autografe di Garibaldi. La storia di Legnago, dal 1419 al 1930, è raccolta invece nell'archivio del municipio. Processi, delibere, scelte amministrative e territoriali distinte in due sezioni: la più antica, che arriva fino all'800, e la seconda fino appunto al 1930. La prima è fatta in tutto di un centinaio di registri, circa la metà dei quali versano però in condizioni precarie. Colpa della guerra, che ha costretto i legnaghesi a depositare i documenti durante il secondo conflitto mondiale nelle cantine dell'ex ospedale, oggi casa di riposo. I bombardamenti hanno però squarciato i tetti e permesso alla pioggia e all'umidità di intaccare la carte, le idee e le scelte fatte nei secoli dagli abitanti della Bassa. La Fondazione, per salvarli, ha appena chiesto alla Regione un contributo di 60mila euro. L'ultimo archivio è quello del consorzio Valli Grandi, depositato nel museo negli anni '80. Il suo contenuto racconta un pezzo di storia della pianura veronese che ha un sapore quasi biblico: lo sforzo che tra il 1855 e il 1879 ha permesso di aprire, combattere e infine governare le acque che formavano l'immensa palude, creando così migliaia di ettari di terra pronta ad essere lavorata.

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No agli esami, Dellai contestato (sezione: Schola)

( da "Adige, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Scuola

L'INCONTRO Il presidente ieri al "Da Vinci" ha ribadito la chiusura sulle riparazioni a settembre. Contrari gli studenti No agli esami, Dellai contestato Gli studenti non hanno apprezzato la scelta provinciale di non recepire l'ordinanza del ministro Fioroni che ha ripristinato gli esami di riparazione. E ieri hanno manifestato questa contrarietà nel corso di un incontro tenutosi al "Da Vinci" fra i liceali e il presidente della Provincia Lorenzo Dellai. L'occasione è stata fornita dall'autogestione, iniziata ieri e programmata fino a sabato. Pubblico giovanile numeroso, anche se non sempre attento. Tema centrale della mattinata la recente delibera della Provincia che prevede corsi di recupero al posto degli esami di settembre. Dellai ha ripetuto agli studenti le ragioni di una scelta in contrasto con le decisioni ministeriali. "La nostra soluzione - ha sostenuto il presidente-assessore - è improntata alla serietà e alla flessibilità, l'unico modo per garantire equità ed eccellenza". Secondo Dellai, "c'è differenza fra un serio e obbligatorio corso di recupero che rispetta i tempi di apprendimento dei ragazzi e un esametto di fine estate che spesso si risolve in un adempimento burocratico". "Non vogliamo - ha precisato Dellai - che prevalga un "Avanti tutti" indistinto". Sei studenti sono intervenuti per esprimere valutazioni contrarie alla scelta trentina. Iacopo ha affermato che gli esami di riparazione premiano il merito e l'impegno più dei corsi di recupero. Per Veronica e Daniele questi ultimi favoriscono i "furbi". Michele ha chiesto se il diploma "trentino" è valido anche nel resto d'Italia. Dellai ha battuto il testo della Finlandia, a cui dice di ispirarsi. Per gli studenti, invece, un'esperienza non trasferibile nella nostra provincia. Solo Federico ha appoggiato il presidente perché "tornare indietro non va mai bene ed è preferibile provare nuove strade". Pur apprezzando il clima di dialogo e di confronto, Dellai è rimasto in parte stupito dall'insistenza degli studenti sul tema dei corsi di recupero. Il presidente ha cercato di allargare il discorso alle questioni della scuola più in generale. E ha anticipato che entro il 2009/2010 saranno predisposti i nuovi piani di studio, rivisti tempi e orari, riformulati tipo e numero delle materie, ripensati gli indirizzi di studio. Un programma ampio che necessita di un ampio coinvolgimento da parte di tutte le componenti della scuola. Alla fine dell'incontro Dellai ha infatti auspicato un maggior numero di occasioni di dialogo anche con gli studenti. P.B. IL DIBATTITO. Sull'incontro con Dellai, a pagina 53 l'intervento di una studentessa, Margherita Tempesta, che ha partecipato ieri al dibattito 21/02/2008.

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