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toARTICOLI DEL 10-11 settembre 2008 #TOP
IN
EVIDENZA
Scuola senz’anima di Giuseppe De Rita (Il Corriere
della Sera 10-9-2008)
Chi a diverso titolo guarda ai
problemi della formazione e della scuola prova la spiacevole sensazione di non
riuscire a contenerli in una interpretazione ben focalizzata, cosicché tutto
gli appare scontornato, fluido, sfuggente. Ne parliamo e ne scriviamo tutti, ma
non riusciamo almeno a mettere ordine su una crisi ormai profonda, anche perché
ha almeno tre grandi motori di spinta. Il primo è dato dalle incertezze
sull'assetto strutturale del sistema: ne sono prova le polemiche sulla
fruibilità della scuola materna; sulle scelte dei docenti nella scuola
elementare (maestro unico e no); sull'incapacità di creare nel periodo
dell'obbligo quello «zoccolo di competenze di base» di cui ragioniamo da
Lisbona in poi; sullo squilibrato andamento delle scelte fra licei classici ed
istituti tecnici; sulla interminabile vicenda della riforma della secondaria
superiore; sul fallimento della riforma 3+2 nell' università, ecc..
Le tante parole spese su questi temi
non rendono meno confuso il quadro, che vede in azione un secondo motore di
crisi: la disaffezione soggettiva. Sia quella degli allievi, con episodi e
logiche di pericolosa decostruzione sociale (si ricordino il bullismo, gli
abbandoni entro gli anni dell'obbligo, ecc.); sia quella di una parte del corpo
insegnante con episodi e logiche (di impiegatizzazione e di segmentazione
corporativa) di pericoloso impatto sulla qualità del rapporto educativo. Senza
contare in terzo luogo che la scuola soffre moltissimo al suo esterno
l'evoluzione delle altre agenzie formative: la crisi di funzione educativa
della famiglia; la crescita di importanza delle nuove tecnologie di
comunicazione che fanno apparire inadeguati ed obsoleti i percorsi scolastici;
l'impatto della televisione e degli eventi collettivi sulle emozioni, sugli
atteggiamenti culturali, sull'identità dei giovani. Aver messo in elenco le tre
grandi componenti della crisi della scuola permette di dimostrare quanto essa
sia profonda e sfuggente, non più padroneggiabile da vecchi canoni di
interpretazione e di azione. Per questo si mostrano ogni giorno più irrilevanti
i nobili richiami degli opinionisti e dei politici, le tabelle statistiche e i
rapporti di enti nazionali ed internazionali, le raffiche delle tante proposte
di riforma, le pressioni sindacali e le lotte del precariato.
La crisi della scuola italiana è
profonda perché è in crisi di ruolo e di anima: di ruolo perché non è più
attuale la sua originaria funzione di formazione collettiva a una cultura, una
lingua, una coscienza nazionale; e d'anima, perché non sappiamo più quali
fondamenti valoriali di base la scuola è tenuta - ed è capace - di dare alle
giovani generazioni. Se così complessa è la crisi, per affrontarla bisogna
avere una strategia del dove si comincia, altrimenti si resta nell'indistinto
in cui oggi ci perdiamo. Può apparire una indebita semplificazione, ma
l'ipotesi che sembra più viabile è quella di «cominciare dal basso». Dobbiamo
far sì che i nostri figli o nipoti non restino prigionieri della successione
delle tante emozioni ma siano aiutati a condensarle in una progressiva
hillmaniana «educazione dei sentimenti»; non restino prigionieri del
disordinato accavallarsi dei messaggi a loro indirizzati ma siano educati a
saperli ordinare e sintetizzare; non restino a galleggiare sulla eterodiretta
confusione intellettuale di cui tutti noi soffriamo,ma siano aiutati a
sviluppare un po' di progressivo senso di responsabilità; non restino spersi
nel vuoto spinto tipico della attuale cultura di massa, ma siano aiutati ad
apprezzare la piccola virtù della serietà.
Se vogliamo far questo dobbiamo
ricominciare dal basso, dalle fondamenta del sistema: da una buona scuola
dell'infanzia, naturalmente rinforzata per diffusione territoriale e per
qualità delle persone; e da una scuola elementare profondamente ricentrata
sulla sua primordiale funzione di formazione dei sentimenti, della sintesi
personale, del senso della responsabilità, della serietà del comportamento. Il
ritorno all'insegnante unico non deve in questa luce scandalizzare, ha un senso
profondo, anzi andrebbe gestito con maggiore concentrato coraggio: solo una
personalizzazione forte e continuata del processo formativo iniziale può
garantire ai giovani di possedere un solido «tondino di ferro» su cui
agglomerare i successivi input formativi. Cominciare dal basso e rifare le
fondamenta del sistema. Immagino che si tratti di un'opzione troppo drastica
per una politica scolastica attraversata da centinaia di altre idee, proposte,
interessi, poteri. Ma se non si fa questa scelta si rischia che si accentui la
confusione ai piani superiori del sistema; e che la scuola ci sfugga sempre di
più, come componente del nostro vivere insieme.
10
settembre 2008
Scuola (69)
Sezione principale: Scuola
Veltroni
"grande elettore" degli immigrati e Fini apre ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
Girotondo attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
Avviso ai bloggers,
finalmente in vacanza ( da
"Giornale.it,
Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
Walter fa qualcosa di
riformista ma nel Pd è diarchia ( da
"Giornale.it,
Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica ( da
"Giornale.it,
Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
Per Walter avviso di
sfratto. Resisterà all'assedio? ( da
"Giornale.it,
Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
L'autunno caldo di Walter.
Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito
delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un
riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata
un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato.
L'affondo leghista irrita
il premier "non mi faccio dettare l'agenda da voi" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
primo sarà la riforma della giustizia. E il secondo la riforma organica della
Scuola. Che il ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini,
dovrebbe presentare nei prossimi giorni. "Ma - fa sapere il Cavaliere -
non voglio più le punzecchiature di questi giorni".
Quanto ci piace
l'apocalisse - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Bossi,
Carfagna e Gelmini, i piatti da lavare, il mal di testa e le partite di calcio.
E che il resto si vedrà. Di sicuro non ci può essere nuovo mondo senza fine del
mondo. Anche gli Stati Uniti nacquero per scappare dalla guerra tra Cristo e
antiCristo che in Europa annunziava appunto la fine del mondo.
Tempo pieno a rischio per
5 mila classi - tea maisto ( da
"Repubblica,
La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Roma
Tempo pieno a rischio per 5 mila classi Scuola, rivolta contro la Gelmini:
"Drappi neri sui muri delle elementari" Il comitato: sit-in a Montecitorio
Veltroni: "Così il ministro inganna le famiglie" TEA MAISTO Quasi
cinquemila classi di tempo pieno a rischio, a Roma e nel resto del Lazio, a
partire dal prossimo anno scolastico.
Il caso visconti finisce
in parlamento il pd: il ministro mandi gli ispettori - viola giannoli ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Perché
il ministro Gelmini non invia gli ispettori al Visconti?". "Sono
amareggiato - commenta Salamone - dalla lettera di questo genitore. Capisco la
sua delusione, ma non accetto le accuse rivolte alla scuola". è uno, in
particolare, il passaggio della lettera che non va giù al dirigente scolastico:
"Non è vero che la nostra scuola è "selettiva,
Precari in corteo
"tagli distruttivi" - giusi spica ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Istruzione
Mariastella Gelmini. Chiedono l'immediata revoca del decreto legge che
reintroduce il maestro unico, il ritiro dei tagli al personale docente, che in
Sicilia significano 15 mila posti in meno in tre anni, e la completa revisione
dei criteri di gestione delle assegnazioni provvisorie, penalizzanti - dicono -
per i docenti precari.
Tagli, rivolta in
lombardia "chiuderanno 200 scuole" - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
VANNI
Parte da Milano la protesta del Pd contro i tagli previsti dalla riforma
Gelmini. Volantinaggi, dibattiti e presidi contro i tagli che, secondo il
Partito democratico, porteranno alla chiusura di 232 scuole in Lombardia, quasi
un quarto in città. E farebbero anche sparire 5.677 posti da insegnante solo a
Milano. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale,
Nelle elementari senza
grembiule "è una spesa in più per le famiglie" - laura bellomi ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
i
grembiuli auspicati dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Nessuna
novità quindi per l'anno scolastico che avrebbe potuto cominciare all'insegna
del nuovo look: nelle elementari del centro come in quelle della periferia, per
il vestiario le abitudini non sono cambiate.SEGUE A PAGINA II.
Contrastate il governo
senza paura ( da
"Unita,
L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Via
la Gelmini, non sa di cosa si parla". Nel messaggio di un'insegnante si
legge: "La scuola è diventata lo specchietto per le allodole per far
credere che si voglia investire in cultura". Molto sentite sono poi le
questioni della sicurezza ("L'esercito è roba da fascisti", "La
sicurezza è solo una scusa per tornare alla repressione fascista"
Il leader Pd attacca la
Gelmini: Inganna gli italiani, non ci sarà più il tempo pieno Non c'è alcuna
idea educativa dietro ai tagli ( da
"Unita,
L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
leader Pd attacca la Gelmini: "Inganna gli italiani, non ci sarà più il
tempo pieno" "Non c'è alcuna idea educativa dietro ai tagli".
Parte la campagna
d'autunno del Pd Veltroni: I precari della scuola nel turismo? Siamo alla
corrida . Mobilitazione anche su prezzi e salari ( da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
ha
avuto parole dure sulla rivoluzione del ministro Gelmini. "Dietro ai tagli
non c'è alcuna idea educativa, ma solo una grande improvvisazione, che avrà conseguenze
drammatiche". "Siamo alla corrida - dice il leader del Pd - se si
pensa che i precari della scuola debbano essere riconvertiti al turismo.
Casta canta ( da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Gli
esami calabresi della Gelmini, i bagni giannutresi di Fini, le marchette degli
scalatori Alitalia e il ripristino berlusconiano degli aerei di Stato à gogò:
nulla è cambiato, anzi molto è peggiorato. Ma il padrone della tv, con i Johnny
Raiotta, i Mazza, i Fede, i Mimun al seguito, se le canta e se le suona.
Treni lumaca, è rivolta il
pd contro il governo - antonio di giacomo ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
conto
la riforma della scuola voluta dal ministro Gelmini. "Stavolta Berlusconi
deve avere il buon gusto - conclude Boccia - di risparmiarci l'umiliazione di
un inutile show e delle solite favole sul Sud. Il premier ha tagliato i fondi
per l'Adsl, per il dissesto di Taranto, per la ricostruzione del terremoto a
Foggia e nel Molise, per la costruzione di collegi universitari a Bari,
Gli studenti contro i
tagli "sos dalla scuola pubblica" ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
manifestare
contro i tagli del governo Berlusconi e del ministro Gelmini. All'entrata di
scuola, alle 8, hanno distribuito materiale informativo e hanno discusso su
come evitare che la riforma sulla scuola smantelli il sistema pugliese.
"C'erano molti più ragazzi di quanti ce ne aspettassimo - ha detto Daniele
Dimitri, uno dei rappresentanti dell'Uds - ed è stata una bella sorpresa.
Scuola, il pd contro la
gelmini tre giorni di presìdi in tutta italia - mario reggio ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Cronaca
Scuola, il Pd contro la Gelmini tre giorni di presìdi in tutta Italia
Iniziative anche sul carovita, e Cgil in lotta. Di Pietro: era ora. Roma,
scuole a lutto MARIO REGGIO ROMA - Il Partito Democratico apre l'offensiva
contro il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini.
L'ocse ci boccia,
insegnanti pagati troppo poco ( da
"Repubblica,
La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Sotto
osservazione - dopo l'annuncio del ministro Gelmini di voler tornare al maestro
unico - i dati sulle elementari: le classi hanno un numero di alunni inferiore
a quelle degli altri Paesi (18,4 studenti per aula), mentre il "tempo netto"
di insegnamento è di 735 ore l'anno per maestro contro la media Ocse di 812
ore.
Federalismo, Pdl ancora
diviso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il dietrofront
di Bossi sulla Gelmini è frutto anche delle rassicurazioni del Cavaliere al
Senatur (i due si sono sentiti telefonicamente). Finora la strategia
dell'elastico ha funzionato. DIETROFRONT SULLA SCUOLA Il leader leghista ritira
le critiche alla Gelmini: "Meglio tanti insegnanti, ma costa troppo.
Spesa di qualità, scuola
migliore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
apparente
rigidità messa in campo dal ministro Gelmini. Oltre 800mila docenti sono tanti,
forse troppi. Ma sono anche la conseguenza di un intreccio tra politica e
sindacato che ha cogestito (gestisce ancora?) l'istruzione. Un asse che ha
trasformato in oltre 150mila assunzioni i tagli di volta in volta annunciati
negli ultimi dieci anni.
<Ecco perché da noi
fatica a nascere una classe dirigente> ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
ministro Gelmini la vorrebbe abbracciare. A lei e all'Ocse "La sua riforma
è lodevole, non c'è dubbio. Già da qualche anno ci si è mossi nella direzione
giusta. Padoa Schioppa aveva tagliato 25 mila cattedre, ora Tremonti darà
un'altra sforbiciata". Tanto i precari li mandiamo tutti a Ponte Vecchio o
al Colosseo,
La protesta: in classe
listati a lutto ( da
"Corriere
della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Gelmini
La protesta: in classe listati a lutto ROMA - Quaranta scuole di Roma si
vestono a lutto contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini (foto
sopra). I docenti degli istituti, la maggior parte elementari, hanno raccolto
l'invito dei sindacati di categoria a presentarsi il 15 settembre, primo giorno
di scuola nella capitale,
L'Ocse: Italia peggio del
Cile Poche lauree e prof malpagati ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
La
Gelmini ha apprezzato le parole di Bossi. Pace fatta nella maggioranza, ma
contro i tagli si preparano a scendere in campo opposizione e sindacati. Il Pd
prevede la chiusura di 4000 scuole, di cui mille in Padania. E Walter Veltroni
annuncia una mobilitazione per il 26, 27 e 29 settembre, che culminerà con
un'iniziativa che coinvolgerà cento città.
L'opposizione tra dialogo
e prove di forza ( da
"Sole
24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Umberto
Bossi e il ministro Gelmini: "La Lega sta capendo che la riforma della
scuola comporterà la chiusura di tanti plessi, soprattutto nei piccoli comuni
del Nord: in Lombardia, ad esempio, saranno interessate 232 scuole. è chiaro
che la Lega è preoccupata. Ma c'è anche un problema più generale, cioè, sta
iniziando ad emergere una autentica difficoltà del Governo su tanti temi,
<Che finiscano le
esternazioni> ( da
"Corriere
della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
09-10
num: - pag: 10 categoria: BREVI "Che finiscano le esternazioni" 4 Due
giorni fa il caso dello scontro tra Umberto Bossi e la Mariastella Gelmini e il
premier Silvio Berlusconi che interviene per non alzare il livello dello
scontro. Poi lo sfogo: "Spero solo che finita l'estate siano finite anche
certe esternazioni".
Presto le nuove linee
guida ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
ministro Gelmini annuncia la riforma di ordinamenti e classi di concorso Luigi
Illiano ROMA "Dobbiamo investire nella qualità della scuola. Non è
aumentando il numero delle ore o le risorse che si migliora la qualità.
Puntiamo su una valorizzazione dei docenti e sull'avere un minor numero di ore
di lezione, ma con un maggiore peso specifico"
Maestro unico, 40 scuole
in lutto ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
nome dei bambini non fa rima con Gelmini"). Marconi, Trilussa, Gandhi,
Giulio Cesare, Maria Grazia Cutuli, De Curtis, Fenoglio: sono solo alcune delle
elementari mobilitate. Ma anche la media Salvo D'Acquisto, il comitato genitori
di via Rugantino e i ragazzi di due superiori (Hertz e Artusi) avvieranno forme
di lotta.
Gelmini bocciata da 40
scuole In lutto contro il maestro unico ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
REDAZIONALE
Protesta Nel mirino ci sono anche il grembiule per tutti e il voto in condotta
Gelmini bocciata da 40 scuole In lutto contro il maestro unico Attacco alla riforma
da lunedì prossimo nelle elementari Simonetta Salacone, preside della scuola
elementare Iqbal Masih di via Ferraironi: "Occuperemo le aule, e molti ci
dormiranno pure.
Veltroni porta in piazza
il Pd Di Pietro applaude: era ora ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
impianto
educativo del ministro Gelmini: "Il maestro unico riduce l'offerta
formativa". Ma l'obiettivo sono le "contraddizioni " del
governo, "diviso" (Pdl contro Lega) su temi importanti come
federalismo e sicurezza. E lancia la sua "campagna d'autunno", con
mobilitazioni in tutta Italia che culmineranno nella manifestazione del 25
ottobre a Roma,
Federalismo, domani la
riforma in Consiglio ( da
"Giornale.it,
Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
fa
dietrofront sulla Gelmini. Cota: "E' sbagliato considerarci un
pericolo" Roma - "La questione va chiusa al più presto". Non ha
dubbi Silvio Berlusconi e nelle sue tante telefonate della giornata lo ripete a
più di un interlocutore. Che la Lega stia premendo sull'acceleratore per
provare a dettare i tempi del federalismo fiscale è una cosa che non lo mette
certo di buon umore (
Radio-governo sul web ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
esordio
con la riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini e una campagna
antipedofilia. La "radio" online è la versione audio
dell'aggiornamento che finora veniva inviato soltanto in formato scritto agli
80mila iscritti alla newsletter. Il servizio sarà curato dalla redazione di 7
persone che si occupa del sito, visitato ogni mese da oltre 20 milioni di
navigatori.
Spese folli, meno laureati
del Cile L'Ocse boccia l'Università italiana ( da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Dati
che per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini confermano l'analisi da
lei fatta qualche giorno fa, in occasione della presentazione della sua riforma
scolastica, e che la spingono a dire: "Dobbiamo investire nella qualità
della scuola, ma non è aumentando il numero delle ore o di risorse che si
migliora la qualità".
Roma, 13:21 - SCUOLA:
GELMINI, IN ARRIVO CARTA ORO PER INSEGNANTI ( da "Repubblica.it" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
All'università per
imparare come s'insegna la lingua italiana ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Istruzione
Maria Stella Gelmini. E' il corso in didattica dell'italiano promosso
dall'Università della Valle d'Aosta e dalla Sovrintendenza agli Studi per gli
insegnanti. La frequenza dell'intero percorso prevede infatti il rilascio di un
attestato che certifica il conseguimento di 15 crediti formativi universitari e
l'attribuzione di 1 punto per le graduatorie permanenti dei docenti.
Pier Paolo Cervone ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Sarà
un anno scolastico tormentato. Soprattutto per la "restaurazione"
voluta dal ministro Gelmini. Il ritorno al "maestro unico" nelle
scuole elementari sta scatendando un putiferio. Ci saranno nelle prossime
settimane agitazioni e scioperi. Sì, la scuola è partita.
Roma, la gelmini fischiata
al liceo - anna maria liguori ( da
"Repubblica,
La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Ma in
che Paese ci troviamo se ai fischi di qualche contestatore al ministro Gelmini
si risponde con l'intervento delle forze di polizia?". Sulla stessa linea
l'Unione degli Studenti che ha annunciato assemblee e cortei nei prossimi
giorni. Ma il ministro Gelmini non si ferma: "Cambierò la scuola media.
C'è un deficit di formazione.
Meno ore e solo 4 anni la
commissione fantasma studia le nuove superiori - mario reggio ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Solo
chiacchiere di corridoio oppure è vero che il ministro Gelmini, assieme a
Tremonti, intende mettere a dieta anche le scuole della secondaria superiore?
Il ministero della Pubblica Istruzione smentisce: "Si tratta di un tema
non all'ordine del giorno e che non è presente nelle proposte che il Ministero
presenterà al Parlamento".
Liceo visconti gli
studenti si dividono sulla didattica - viola giannoli ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
annuncia
una lettera al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. "Con tutti i
programmi da affrontare e le problematiche dei giovani - dichiara De Luca -
chiedo al ministro se il tema proposto al Visconti, "il valore
rivoluzionario della gentilezza", sia adatto a un ginnasio e sia inerente
alla formazione di uno studente".
Maestro unico sit in a
montecitorio - tea maisto ( da
"Repubblica,
La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Istruzione
Mariastella Gelmini incontrerà famiglie e docenti delle scuole anti-maestro
unico del coordinamento capitolino "Non rubateci il futuro". "Ho
invitato il ministro a un incontro che organizzeremo nel VI municipio dove il
coordinamento è in mobilitazione - spiega l'assessore comunale alla Scuola
Laura Marsilio - per parlare della riforma con le famiglie,
Sostegno, via ai
risarcimenti ufficiali giudiziari nelle scuole - bianca de fazio ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Non
si ferma la mobilitazione dei precari napoletani finiti sotto la tagliola del
ministro Gelmini. I posti di lavoro sono diminuiti di quasi 5 mila unità. Un
dato che equivale a un'emergenza. Mentre per i piccoli disabili delle nostre
scuole l'anno inizia con il risarcimento, a cui hanno diritto, per aver
usufruito dell'insegnante di sostegno in ritardo o per meno ore del dovuto.
Il progetto gelmini per la
restaurazione - franco buccino ( da
"Repubblica,
La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Napoli
IL PROGETTO GELMINI PER LA RESTAURAZIONE FRANCO BUCCINO l ministro Gelmini ha
fatto conoscere in queste settimane ad ampi strati della popolazione concetti
come compresenze, tempo pieno, organico funzionale, rete scolastica. Elementi
importanti della nostra idea di scuola, e che noi non siamo riusciti a
socializzare con molti.
"ingiusti i tagli
degli insegnanti" - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Lastri
attacca Gelmini: "Il 76% dei genitori chiede il tempo pieno"
"Molti dei servizi che garantiamo alle famiglie rischiano di essere
cancellati" La novità sono i menu che educano alla cucina vegetariana
MASSIMO VANNI "Siamo preoccupati per un anno scolastico che inizia sotto
il segno dei tagli annunciati dal ministro Gelmini.
Scuola, fumata nera
all'incontro tra sindacati e ufficio scolastico ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
rivolta
contro la riforma varata dal ministro Gelmini Scuola, fumata nera all'incontro
tra sindacati e ufficio scolastico Quattordici sezioni delle materne non hanno
maestri per garantire il pomeriggio Nessun accordo tra i sindacati della scuola
e l'ufficio scolastico provinciale, le proteste contro i tagli vanno avanti e
lunedì resta in agenda il sit-in convocato per le
Scuola, tagliati 1400 prof
dimezzati i corsi di lingua - camilla povia ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
non
sono i tagli del governo Berlusconi a destare preoccupazione e né quelli del
ministro Gelmini a sollevare polemiche. "Le cattedre di lingua che sono
state dimezzate - spiega Lena Gissi, segretario generale Cisl scuola - non sono
altro che l'effetto dei tagli della finanziaria di Prodi, 1400 unità in meno
nel giro di pochi mesi".
Napolitano difende la
ricerca. E la Gelmini? ( da
"Unita,
L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
primo settembre il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al
ministro Gelmini per sollecitarle attenzione nei riguardi della ricerca
scientifica. La lettera accompagnava un breve ma intenso documento elaborato
nell'ambito della comunità di riferimento, risultato anche di appelli
sottoscritti da migliaia di scienziati italiani (www.
Fischi per la Gelmini. E
subito interviene la polizia La ministra contestata in una scuola romana. Gli
agenti in borghese identificano chi protesta ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Mariastella
Gelmini, nell'occhio del ciclone da giorni che, impavida e sicura di sè,
affronta una platea che già è scritto che, almeno in parte, le riserverà
un'accoglienza non proprio amichevole. D'altronde se viene messo in discussione
un posto di lavoro, anche se precario, non è che ci sia proprio da aspettarsi
un'accoglienza amichevole.
Tea maisto ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Gelmini".
E sul fronte del maestro unico, una novità potrebbe venire dal Comune: "Si
sta ragionando sulla possibilità di collocare gli insegnanti in esubero presso
l'assessorato alla Scuola, nei servizi educativi e nelle iniziative sulla
dispersione scolastica - spiega l'assessore Marsilio - ma è una possibilità da
verificare in merito alla disponibilità di bilancio e anche perché
La crisi del turismo, le
colpe degli operatori ( da
"Giornale.it,
Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
riforme
nella scuola di Mariastella Gelmini; penso al lavoro di altri ministri, da
Maurizio Sacconi a Giulio Tremonti, passando per Sandro Bondi. Tutto questo, sinceramente,
al Turismo non è avvenuto. E - pur senza infierire sulla Brambilla, a cui
spesso abbiamo riconosciuto alcuni indubbi meriti - certo non è bellissimo che
gli interventi più significativi firmati nel mese di agosto (
RITORNA LA PAURA DEI MONTI
DESERTI ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
dei
paesi delle vallate e chiede un incontro con il ministro Gelmini, c'è una
mostra fotografica in dieci luoghi di Aosta che interpreta, appunto, che cosa
possa essere inteso per deserto montano. Quello delle guerre, dell'anima,
dell'abbandono. A tutto ciò si aggiunge la crisi del turismo, i costi
spaventosi per mantenere gli impianti di sci, le riserve d'acqua per
l'innevamento.
Bondi: <Il Pdl vera
sfida politica Non si ceda a logiche diverse> ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
"Guardi,
la direzione intrapresa dal ministro Gelmini è quella giusta: credo che il suo
sia il tentativo più deciso di eliminare definitivamente la cultura
sessantottina tornando al criterio della meritocrazia". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Nella scuola più che i
fondi manca la concorrenza ( da
"Sole
24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Mariastella
Gelmini, finalmente va nella direzione giusta: meno insegnanti ma pagati
meglio. Un suggerimento: anche differenze retributive in funzione del costo
della vita locale. Il divario nel costo della vita tra Milano e la Calabria
supera il 30%. Questo significa che lo stesso salario nominale è, in termini
reali,
Amato e la commissione:
un'ossessione ridicola ( da
"Corriere
della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Amato
approfitta di un accenno alla possibilità di dialogare col ministro Maria
Stella Gelmini per lanciare il suo messaggio: "Dialogare vuol dire parlare
civilmente, non trovarsi sempre d'accordo perché non si può parlare solo con
chi la pensa come noi". Amato fa riferimento alla storia italiana:
"Gli ultimi quindici anni di vita parlamentare hanno cancellato la
civiltà.
Fischiano la Gelmini gli agenti
li identificano Il Pd: un'intimidazione ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
REDAZIONALE
Scuola Test di Odontoiatria: c'era una domanda errata Fischiano la Gelmini gli
agenti li identificano Il Pd: un'intimidazione Il ministro rilancia: cambierò
le Medie Un piccolo gruppo di precari ha urlato "Vergogna" al
titolare dell'Istruzione durante la presentazione di un libro in un liceo di
Roma. Poi l'intervento degli agenti in borghese.
Le idee ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Stella
Gelmini: una scelta molto contestata, ma che "risponde ad un'esigenza
pedagogica. Il bambino nei primi anni della scuola ha bisogno di avere nel
maestro un punto di riferimento- ha dichiarato il ministro -. La scuola non è
uno stipendificio, il maestro unico alle elementari oltre ad avere una
motivazione pedagogica serve anche a eliminare gli sprechi e a ridurre gli
organici"
Nelle scuole più che i
fondi manca la concorrenza ( da
"Sole
24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
L'opposizione
dovrebbe aiutare Gelmini in questo tentativo, anche se finora è stato illustrato
solo a parole (a cui si spera seguano i fatti). Invece il Pd, tramite il suo
leader Walter Veltroni, si è chiuso in una critica vecchia e stantia sulla
riduzione degli stanziamenti per la scuola.
<Rom in aula,
coinvolgeremo i genitori> ( da
"Corriere
della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
assessore
nell'incontro con la ministra Gelmini (fischiata) Dario Nanni (Pd):
"L'assessore fa la portavoce del ministro. Ma intanto alcune scuole di
periferia rischiano di non aprire" Una campagna informativa per dimostrare
che la scuola non è in lutto. Iniziative sulla mobilità che valorizzino le
competenze degli insegnanti.
Odontoiatria, test di
accesso con errore ( da
"Sole
24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
sostiene
il dicastero di Mariastella Gelmini, "non incide sulla par condicio dei
concorrenti, rimanendo identica la loro posizione ai fini dell'attribuzione del
punteggio ". Per il resto risultati senza anomalie. Per Odontoiatria in
tutta Italia solo tre studenti hanno superato quota 70 (il primo classificato
di Bologna e i primi due di Napoli Federico II).
Ughi per Roma ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Il
ministro dell'Istruzione però è la Gelmini, che ha parlato di grembiuli alle
elementari ma non di musica. "Come dice il Vangelo, bussate e vi sarà
aperto. L'importante è non desistere". Lei è intervenuto spesso
sull'acustica delle sale italiana: si sente poco e male. Come trova quella del
Parco della Musica?
Gelmini: Cambierò le medie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Gelmini
che esegue". Ma quello sulla scuola media non è l'unico annuncio fatto
ieri da Gelmini. Il ministro ha parlato di una "carta oro" per gli
insegnanti che garantisca "agevolazioni per l'accesso ai servizi culturali
". Per il progetto Gelmini auspica il contributo dei privati: "Fanno
bene aziende e banchea sponsorizzare le squadre di calcio ma diano una mano
anche alla scuola"
Protesta anti-Gelmini Ieri
Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola hanno messo a punto un piano di assemblee ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
A chi fa comodo il
disastro della scuola ( da
"Giornale.it,
Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Da
quello che sento in giro dai miei amici professori, a Mariastella Gelmini non
andrà di lusso come sembrava sulle prime in tutte le (belle) interviste e
copertine che la ragazza di Brescia s'è meritata. Voti, condotta, maestro
unico. Tutte cose sacrosante. Per questo il comitato antifascista prepara
grandi festeggiamenti.
Bondi: "Il Pdl vera
sfida politica. Non si ceda a logiche diverse" ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
"Guardi,
la direzione intrapresa dal ministro Gelmini è quella giusta: credo che il suo
sia il tentativo più deciso di eliminare definitivamente la cultura
sessantottina tornando al criterio della meritocrazia". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
"Più rigore, chi
rompe paga" ( da
"Stampa,
La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
E i
mezzi voti? "Sì nelle valutazioni in itinere, no ovviamente in pagella. E
no comunque ai + e -". Quanto al comportamento, anche nelle fasce più
basse di età i presidi sono favorevoli al rigore. I casi di infrazione
ricorrente? Dice Montobbio: "Uso del cellulare, dimenticanze di libri,
diverbi tra compagni".
Nell'Astigiano rischia un
maestro su tre ( da
"Stampa,
La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Più
che semplici timori per gli addetti ai lavori critici verso il ministro Maria
Stella Gelmini con tagli e riforme annunciate che sembrano destinate ad
alimentare un "autunno caldo". Maestro unico alle elementari,
riduzione complessiva del tempo scolastico alle Medie e nelle Superiori gli
interventi che avranno una pesante incidenza sulla scuola nell'Astigiano.
Veltroni "grande elettore" degli
immigrati e Fini apre (sezione:
Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro
nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo
vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni
è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper
sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama
qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e
delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie
Commenti ( 72 ) " (27 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini
apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta
anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la
Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della
cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl
bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale
a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato
sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel
centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna
elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la
traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro
definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione
comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si
considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte
dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza"
annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche
impegno libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli,
Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita
veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è l'uscita
"intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il
problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati
equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni
Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a
Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per alcune
categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni
in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di
integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da
anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma
alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non hanno
dimostrato una particolare volontà di integrazione". "Se si riconosce
il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha
precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come
non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale
l'obbligo di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi:
"Il voto agli aimmigrati non è nel programma di governo." Cosa ne
pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il
riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati?
E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per
combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni,
"l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre?
Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (24 votes, average: 3.29 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente
in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo
cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma
dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto
auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con
maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per
rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di
cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10 votes, average:
2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di
riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora
non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini
radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a
Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente
dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino:
Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le
mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla
sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo)
si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci
vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che
si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del
Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella
convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol,
banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con
Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo.
io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter
è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a
riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere
il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità .
"Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da
settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare
in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare".
Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo
del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino
"a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza,
nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi".
Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione
che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd
sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua
vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza:
lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine
compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista
al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se
l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma
lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante
divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) "
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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo:
"Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio
che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come
scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario
ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun
Girotondo attorno a Walter (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si
chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino
e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie
Commenti ( 72 ) " (27 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini
apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta
anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la
Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della
cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl
bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale
a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato
sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra,
dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale
continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante
casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce
impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista
applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera
che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione
clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con
la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno
libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi
e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più
che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come
dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"?
O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai
bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze,
linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo
diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il
possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà
aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home
page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per
ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa
qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava
così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto
come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è
certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà.
Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando
Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma
reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la
vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre
in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima:
così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con
Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già
scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la
Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato
fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la
loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano
Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio
questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo)
dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza
contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza
(oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle
estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo
qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una
Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun
Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si
chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino
e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione
civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per
citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato,
dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione
che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che
gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai
sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il
ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero
paura della Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 72 )
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02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre
Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta
anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la
Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della
cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl
bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale
a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato
sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel
centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna
elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la
traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro
definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione
comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si
considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione
clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con
la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno
libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi
e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più
che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come
dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la
sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 106 )
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
Commenti ( 6 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di
Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a
un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà
e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia",
qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio
per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile
finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56
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Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio
mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona
per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia
del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto
che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato
improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio
grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo
per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina
da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e
Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro
Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso:
Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa
qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano"
e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve?
Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero
ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di
Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la
sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no
alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su
Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni
sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e
grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo
di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver
sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era
attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi
affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito.
casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si
smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e
della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo
apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui
comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho
Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti
berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione
di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto
qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo
strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per
l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia.
Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani",
a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale
(e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun
Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è
diarchia (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione
è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche
e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti
delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti,
troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come
il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e
raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come
ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia
Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole
scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione.
Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone
costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che
costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e
dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti.
Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione,
che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si
passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate.
Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti.
e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro
stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione
e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella
scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il
sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a
dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma
quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica
l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia
attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al
ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle
divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato
e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si
aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri,
del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia,
che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace
alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno
caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi
di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini.
Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (27 votes, average: 4.33 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande
elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede, Walter
Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd, di dire
qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio così. E
per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per sollecitare
l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere il diritto di
voto alle amministrative ai cittadini "non italiani" che vivono e
lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la cittadinanza. E
ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe cambiare la
Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter.
Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito
del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E
se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il
corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di
Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di
scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in
campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per
"picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd
che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non
c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di
Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è
impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con
successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo
petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze
dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il
dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che
sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader
Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli
immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a
Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa
del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per
alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero
di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia
assoluta di integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della
Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto
ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non hanno
dimostrato una particolare volontà di integrazione". "Se si riconosce
il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha
precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri.
Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è
criminale l'obbligo di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di
Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati non è nel programma di governo."
Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il
riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati?
E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per
combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni,
"l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre?
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in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo
cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma
dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto
auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con
maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per
rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di
cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10 votes, average:
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riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora
non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni
di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché
questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le
autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano,
gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini
radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average:
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Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente
dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino:
Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le
mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla
sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo)
si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci
vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che
si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37 votes, average: 3.7 out of
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La guerra (in)civile degli psico-comici della
politica (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si
chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino
e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato,
dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione
che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che
gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai
sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il
ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero
paura della Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 72 )
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02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre
Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta
anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la
Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della
cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl
bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale
a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato
sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel
centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna
elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la
traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro
definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione
comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si
considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte
dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la
"vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas
per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze dei clandestini
dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di
Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è
l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se
il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati
equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni
Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a
Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per alcune
categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni
in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di
integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da
anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma
alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non hanno
dimostrato una particolare volontà di integrazione". "Se si riconosce
il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha
precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri.
Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è
criminale l'obbligo di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di
Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati non è nel programma di governo."
Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il
riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati?
E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per
combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni,
"l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre?
Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (24 votes, average: 3.29 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente
in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo
cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma
dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto
auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con
maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per
rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di
cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10 votes, average:
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di
riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora
non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano
e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a
prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti
anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni,
a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è
diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi
- anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A
proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di
Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa.
La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter
ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in
corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima:
così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con
Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già
scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la
Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato
fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la
loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano
Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio
questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo)
dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza
contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza
(oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle
estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo
qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una
Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average: 3.98 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza
nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la
"manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che
l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole
mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione
all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un
clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando
Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla
vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non
c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose
c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In
politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il
sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra,
scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito
a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in
questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a
circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da
Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a
dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi,
l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di
parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile
(Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la
debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla
sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una
ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza
di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto
quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e
sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi
dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del
Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare
una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa?
Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non
condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti
solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo
scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo
scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha
lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37 votes, average: 3.7 out of
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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo
vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni
è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper
sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama
qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e
delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie
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di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e
Fini apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E
si ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può
anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia,
insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto
di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana,
come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta
(Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio
piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più
ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra,
dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale
continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante
casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce
impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista
applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera
che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione
clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con
la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno
libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi
e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più
che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come
dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la
sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 106 )
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
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un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una
cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come
finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie
del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun
L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non
entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali
credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana
da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e
iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si
chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino
e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati
e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al
ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che
insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97%
dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi
(bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il
30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al
passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente
dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche
nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini
(e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a
far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte
precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per
combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica,
per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare
solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione
degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo
conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti.
Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati,
insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al
passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della
Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (27
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Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si
rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader
del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati.
Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini
per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per
concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non
italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede
dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe
cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede
Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al
requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella
Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol
cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da
Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo
elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di
Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per
"picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd
che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non
c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di
Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è
impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con
successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo
petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze
dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il
dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che
sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader
Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli
immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a
Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa
del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per
alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero
di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia
assoluta di integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della
Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo
diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non
hanno dimostrato una particolare volontà di integrazione". "Se si
riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in
Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere
i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non
è criminale l'obbligo di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di
Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati non è nel programma di governo."
Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento
del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa
votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la
xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e
la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 106 )
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tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
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Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a
un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra
(in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale
e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del
Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da
Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una
carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato
nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da
aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha
chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208
) " (56 votes, average: 3.98 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per
cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia
"Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd
che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv
(nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova
stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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un amico 20Jun
Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici
contro radicali (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Chi
tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro
dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai
famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta
memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il
"galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di
democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così
(è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute
due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro
nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo
vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni
è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper
sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama
qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e
delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli
insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi
adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità
sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini
a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare
come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in
stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7
miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che
ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche
Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema
caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso
il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso
basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello
in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie
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a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini
apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si
ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il
voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della
Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della
proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai
cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto
che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche
candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia,
insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto
di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana,
come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta
(Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio
piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più
ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra,
dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale
continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante
casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce
impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista
applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera
che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione
clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con
la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno
libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi
e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più
che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come
dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la
cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente
della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto
di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo
regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi
sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha
ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti
in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da
Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"?
O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai
bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze,
linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo
diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il
possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà
aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home
page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per
ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (10
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Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15
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guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel
del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito
da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato
in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash
"fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno
scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del
Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini
radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average:
3.98 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli
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Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente
dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino:
Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le
mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla
sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo)
si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci
vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che
si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre
Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in
Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che
non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37
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L'affondo leghista irrita il premier "non mi
faccio dettare l'agenda da voi" - claudio tito (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
L'affondo
leghista irrita il premier "Non mi faccio dettare l'agenda da voi" Rinviato
il vertice. "Umberto capirà, si va avanti ma con calma" Ici, Irpef e
servizi essenziali i punti del testo Calderoli che non convincono il Pdl
CLAUDIO TITO ROMA - "Il federalismo si farà, ma con calma". Silvio
Berlusconi è più infastidito che irritato. Gli "strappi" della Lega,
infatti, lo indispettiscono. A suo giudizio rappresentano "un colpo"
alla coesione della maggioranza. Vuole allora risolvere la "grana
federalista" spendendosi in "prima persona": "parlerò io
con Umberto, e risolviamo tutto. Altrimenti va a finire che domenica prossima
chi sa che succede". Quando cioè si chiuderà la tradizionale
manifestazione leghista sul Po. Dietro il braccio di ferro sulla riforma più
cara a Bossi, però, c'è qualcosa di più di un semplice tira e molla tra alleati.
è in gioco lo spazio politico del Pdl e del Carroccio nei prossimi due anni. Il
periodo, ossia, che porterà alla competizione europea del prossimo anno e alle
regionali del 2010 (il Senatur punta alle presidenze di Lombardia e Veneto).
Non a caso nella scaletta temporale che i lumbard hanno sottoposto al premier,
il riferimento alle prossime scadenze elettorali è chiarissimo: approvazione
entro dicembre della legge delega sul federalismo fiscale e varo dei decreti
attuativi all'inizio dell'anno prossimo. Ossia alla vigilia della consultazione
per Strasburgo. Un percorso a tappe serrate che ieri mattina il ministro della
Semplificazione, Roberto Calderoli, ha ribadito al Cavaliere nel viaggio in
aereo tra Milano e Roma. Un'ora trascorsa - presente anche Giulio Tremonti - a
parlare quasi esclusivamente delle richieste leghiste. Un'insistenza, però, che
Berlusconi non ha gradito. Non per niente il vertice fissato per ieri sera è
slittato a stasera. "Non mi faccio dettare i tempi e l'agenda", ha
spiegato a tutti coloro con i quali ha parlato ieri pomeriggio. Vuole prendere
tempo. Rallentare, anche se di poco, i ritmi imposti da Bossi. E soprattutto
evitare che a maggio la campagna elettorale europea venga concentrata sul
federalismo. Un'ipotesi che metterebbe in difficoltà il neonato Pdl, in
particolare nelle regioni meridionali. Per Berlusconi, la coalizione sarebbe
troppo "concentrata" sulla Lega. Senza contare che il programma di
Palazzo Chigi per i prossimi sei mesi potrebbe "creare qualche difficoltà
di calendario al federalismo". "Avremo tante cose da fare",
ripete il capo del governo. Basti pensare che la riforma della giustizia,
all'ordine del giorno del consiglio dei ministri di domani, avrà un percorso
lungo. Un modo, insomma, per dire che le istanze bossiane potrebbero non essere
esaudite entro la primavera. "Il federalismo si farà, ma con calma".
Nello stesso tempo esistono dei nodi piuttosto intricati sul merito del
provvedimento. Gli esperti del Pdl, infatti, si sono concentrati su quattro
punti che a loro giudizio necessitano di una "verifica" perché
rischiano di compromettere le regioni meridionali. La "perequazione"
tra regioni deve essere verticale e non orizzontale: ossia deve essere lo Stato
a garantirla . La regionalizzazione dell'Irpef e l'assenza nel testo Calderoli
di una indicazione precisa sui livelli essenziali dei servizi. E infine l'Ici.
L'attribuzione della soglia di tassazione ai comuni rischia di essere un
sinonimo dell'imposta sugli immobili: "questo punto - ha avvertito anche Berlusconi
- va assolutamente cancellato". Una "verifica di merito",
dunque, che probabilmente impedirà all'articolato di essere approvato al
consiglio dei ministri di domani. "Però - è la linea di Berlusconi - non
voglio che il confronto degeneri. Farò in modo che non si trasformi in uno
scontro. Ho già avuto assicurazioni da Bossi su questo". La paura di
Palazzo Chigi è concentrata sulla manifestazione "padana" che
inizierà venerdì e finirà domenica a Venezia. Il premier sta cercando soprattutto
di non offrire il pretesto a Bossi di "esplodere" nel comizio sulla
laguna. Ieri, allora, oltre all'incontro con Calderoli e Tremonti, il Cavaliere
ha parlato al telefono direttamente con il ministro delle riforme. E stasera lo
riceverà a Palazzo Grazioli al suo rientro da Londra. Il presidente del
consiglio riferirà le perplessità di buona parte del Pdl ma assicurerà che lo
slittamento non sarà eccessivo. E comunque gli offrirà una sponda da
utilizzare, appunto, a Venezia: il provvedimento verrà discusso alla riunione
di governo di domattina. Riceverà un avallo di massima che il segretario
leghista potrà sventolare alla manifestazione sul Po. Una sorta di armistizio
che con ogni probabilità dovrà affrontare subito due test. Il
primo sarà la riforma della giustizia. E il secondo la riforma organica della
Scuola. Che il ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, dovrebbe presentare nei
prossimi giorni. "Ma - fa sapere il Cavaliere - non voglio più le
punzecchiature di questi giorni".
Quanto ci piace l'apocalisse - (segue dalla prima
pagina) (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Commenti
QUANTO CI PIACE L'APOCALISSE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono infatti loro che
in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il
confine tra Francia e Svizzera, stanno sottoponendo il pianeta all'accanimento
epistemologico, vale a dire alla verifica del big bang. Secondo informazioni di
primissima mano sappiamo che sulla terra che è scappata dalla terra
mancherebbero soltanto i mutui e gli affitti da pagare, Bossi,
Carfagna e Gelmini, i
piatti da lavare, il mal di testa e le partite di calcio. E che il resto si
vedrà. Di sicuro non ci può essere nuovo mondo senza fine del mondo. Anche gli
Stati Uniti nacquero per scappare dalla guerra tra Cristo e antiCristo che in
Europa annunziava appunto la fine del mondo. L'America fu il buco nero
dei padri pellegrini, la rigenerazione dell'umanità. Comunque sia, voi che
state leggendo questo articolo, per favore, non dimenticate il cielo. Ogni
tanto alzate gli occhi per vedere se lassù, senza chiasso, il sole non si stia
spegnendo o al contrario non si stia espandendo. Non è infatti detto che il big
bang venga avvertito con un rumore, potrebbe trattarsi di uno scuotimento
convulsivo silenzioso. E dunque la fine del mondo potrebbe anche essere
piacevole, come un nirvana, un'interruzione di coscienza appena percettibile,
un sogno. Se invece foste morti e non poteste leggerci, se domani non sarà
insomma un altro giorno, ebbene allora sarebbe stata un'eutanasia o meglio una
'autanasia', non un suicidio per mettere fine alla sofferenza, ma un suicidio
per gioco scientifico, per un'esplosione che non serve a nulla se non a provare
un'ipotesi cosmologica. Non è la prima volta che viene annunziata la fine del
mondo. Anzi, si può dire che la storia del mondo è piena di fini del mondo, ma
certo questa sarebbe la prima fine del mondo tutta umana, una fine del mondo laica
e secolare, senza sacre scritture, senza Dio e senza religioni, innescata in
laboratorio, senza paradisi inferni e purgatori, senza giudizio universale in
ordine alfabetico, ma anche senza l'angoscia delle processioni dell'ultimo
giorno e delle utopie millenaristiche, senza esegesi bibliche o riscoperte di
testi aramaici. Convinti che ci sia un rapporto stretto tra la scienza e le
convinzioni più bizzarre, tra i miti e le scoperte scientifiche, tra, per
esempio, l'eliocentrismo copernicano e l'eliocentrismo precristiano...,
convinti insomma che l'oscurantismo sia alla base del sistema solare o, se
volete, che il sistema solare legittimi i miti oscurantisti, siamo tutti qui ad
aspettarla davvero questa fine del mondo da 'Large hadron collider' che un gruppo
di scienziati ha messo in moto e che un altro gruppo di scienziati vanamente ha
cercato di fermare. Entrambi sono ossessionati dalla fine e dal cominciamento,
proprio come lo erano gli antichi movimenti spiritualistici e millenaristici.
Gli scienziati insomma hanno sostituito l'atomo alla preghiera. Sono loro i
nostri stregoni, credono nella fine del mondo un po' come Keplero che, grande
scopritore dell'orba ellittica del pianeta, era, in realtà, un mistico del
numero. Credeva nella perfetta geometria di Dio, descriveva i demoni e i mostri
lunari ma proprio la sua passione oscurantista per la geometria gli fece
prefigurare lo studio dei cristalli. Notò infatti che "ogni volta che
smette di nevicare i primi fiocchi di neve prendono la forma di un asterisco a
sei angoli. Perché non a cinque e neppure a sette angoli?". E si sa che
Voltaire decapitava lumache e che Spallanzani passò la vita ad amputare rospi.
E se il fisico Charles Wilson non fosse stato un fanatico delle nuvole al punto
di cercare di fabbricarle in laboratorio mai avrebbe messo a punto, senza
volerlo, quel sistema per trattenere le particelle elementari che gli fruttò il
Nobel. Ecco: se non fossero fanatici della fine del mondo, "alla ricerca
della particella di Dio" come ha appunto dichiarato James Gillies, il
portavoce del Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra, i nostri scienziati non
avrebbero creato l'appuntamento odierno con l'Apocalisse. "I miei calcoli
indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento
è serio", ha affermato il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della
Eberhard Karls University. Insomma oggi 10 settembre 2008 abbiamo la prova
finale che la scienza è il prodotto del suo contrario e che il progresso
scientifico è fatto più di buio che di luce. Come sosteneva Leo Szilard, uno
dei padri della bomba atomica, grande amico di Fermi e di Einstein. Nel 1963
Szilard abbandonò la scienza e cercò di convincere un miliardario americano a
finanziare con trenta milioni di dollari all'anno una Fondazione per riunire i
più grandi scienziati della Terra. Divisi in dieci comitati di dodici sapienti,
essi avrebbero dovuto usare la scienza per fermare la scienza o quanto meno per
ritardarla, ritardando così il ritorno delle tenebre e la nostra fine. E dunque,
se l'anello gemello all'altro capo del buco nero fosse solo una balla, oggi
nessuno di noi potrebbe testimoniare che il povero Szilard aveva ragione. Bang.
Tempo pieno a rischio per 5 mila classi - tea maisto (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VII - Roma Tempo pieno a rischio per 5 mila classi Scuola,
rivolta contro la Gelmini:
"Drappi neri sui muri delle elementari" Il comitato: sit-in a
Montecitorio Veltroni: "Così il ministro inganna le famiglie" TEA
MAISTO Quasi cinquemila classi di tempo pieno a rischio, a Roma e nel resto del
Lazio, a partire dal prossimo anno scolastico. A lanciare l'allarme è
l'assessore regionale all'Istruzione Silvia Costa: "Nel Lazio le classi
elementari a tempo pieno sono 4.962. Tutte queste saranno messe in discussione
il prossimo anno con l'introduzione del maestro unico previsto dal decreto del
governo. In 30 anni nessun ministro si è mai sognato di cambiare un regolamento
con un articolo di legge. Tra l'altro la scuola elementare era l'unica che non
doveva essere destabilizzata". Ma anche se il provvedimento del ministro
non andasse a toccare il tempo pieno, dalla Regione avvertono che i problemi
non sono finiti. "Prendo atto delle rassicurazioni del ministro Gelmini sul fatto che non saranno toccate le classi a tempo
pieno. Resta comunque il fatto che nelle oltre tremila classi elementari a
tempo modulare esistenti nel territorio del Lazio, il taglio di un insegnante
ogni due classi (oggi ci sono tre insegnanti per due classi, ndr) produrrà
estremi disagi, una riduzione molto forte del tempo scuola e, soprattutto, un
impoverimento dell'articolazione dell'offerta educativa rivolta ai bambini".
Intanto insegnanti e famiglie sono sul piede di guerra già da alcuni giorni. Il
comitato "Non rubiamo il futuro ai nostri figli" a cui hanno già
aderito 40 elementari della Capitale, per protesta propone per il primo giorno
di scuola, lunedì prossimo, di esporre drappi neri all'entrata degli istituti e
far indossare fasce nere al braccio delle sue maestre. Capofila della protesta
è la Iqbal Masih (il bimbo pakistano simbolo della rivolta contro il lavoro
minorile), l'istituto primario della Casilina che proprio a partire dal 15
settembre porterà avanti anche un'altra iniziativa: l'occupazione dell'istituto
per una settimana con docenti e genitori. Lezioni garantite al mattino,
incontro sulla riforma nei pomeriggi. Inoltre il comitato sta organizzando per
domani un sit in davanti a Montecitorio. Ma non è finita: altre scuole stanno
già avviando una raccolta di firme da mandare al ministero. La richiesta:
bloccare la riforma. E il tema scuola sarà al centro di altre proteste durante
l'anno scolastico. "Sarà un tema centrale della manifestazione del 25
ottobre. Ma già il 26-27 e 29 settembre saremo impegnati davanti alle scuole di
tutta Italia per incontri con le famiglie e gli insegnanti", ha annunciato
Walter Veltroni, segretario del Pd ed ex sindaco di Roma. "Non c'è nessuna
visione strategica dietro una politica dei tagli che avrà conseguenze".
Aggiunge Veltroni: "Io preferisco un ministro che dice "ho preso
queste decisioni, ma ci saranno questi problemi" a una che dice "non
succederà nulla". Così la Gelmini inganna le
famiglie". E il segretario del Pd spiega anche come: "Per prima cosa
- osserva - ci sarà la sostanziale conclusione o almeno la forte riduzione
dell'esperienza del tempo pieno. Perché, a parte le promesse del ministro, quel
che avverrà sarà che i bambini dovranno uscire di classe a mezzogiorno e mezzo.
E a pagare il prezzo di questo saranno in primis le donne, come sa ogni donna
che lavora e ha dei figli. Sono sempre loro le prime a pagare la riduzione dei
servizi".
Il caso visconti finisce in parlamento il pd: il
ministro mandi gli ispettori - viola giannoli (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VII - Roma Mentre preside e professori replicano alla lettera della madre di
un'allieva: "Non siamo selettivi" Il caso Visconti finisce in
Parlamento Il Pd: il ministro mandi gli ispettori VIOLA GIANNOLI Scoppia la
polemica al liceo Visconti. Dopo la lettera pubblicata da "Repubblica"
in cui Rita Rossi, madre di una studentessa del liceo romano, accusava gli
insegnanti di essere "privi di qualunque slancio pedagogico",
arrivano le repliche. Il preside Rosario Salamone fa quadrato attorno ai
docenti e respinge ogni critica. Mentre il Pd, con Roberto Giachetti, attacca:
"Perché il ministro Gelmini non invia gli ispettori al Visconti?". "Sono
amareggiato - commenta Salamone - dalla lettera di questo genitore. Capisco la
sua delusione, ma non accetto le accuse rivolte alla scuola". è uno, in particolare,
il passaggio della lettera che non va giù al dirigente scolastico: "Non è
vero che la nostra scuola è "selettiva, quasi inarrivabile"
per avere maggior prestigio. Abbiamo organizzato molti corsi di recupero, per
un totale di 1200 ore. E da parte nostra c'è sempre stata la volontà di aiutare
gli studenti. Il Visconti rientra nella media nazionale: su 157 rimandati a
settembre, solo 7 sono stati bocciati per evidenti lacune non colmate durante
le vacanze". Anzi, proprio la riforma Fioroni, che ha reintrodotto la
sospensione del giudizio al posto dei debiti formativi, è per Salamone un
indice di serietà. "Il liceo - prosegue il preside - deve valutare le
competenze degli studenti. E con il nuovo metodo scolastico emergono le
difficoltà di coloro che non riescono a reggere il ritmo di un corso di studi
impegnativo come il liceo classico". Rincara la dose la vicepreside Marina
Michesi che non accetta chi "fa carte false per entrare in un istituto
prestigioso e poi getta fango quando i risultati non corrispondono alle
aspettative". Taglia corto il preside Salamone anche sul tema proposto ai
ragazzi che nella lettera veniva definito "complesso e pretenzioso":
"è un titolo bellissimo "il valore rivoluzionario della gentilezza"".
Quanto alla "gentilezza nell'insegnamento" Salamone replica: "Si
basa sull'affetto l'insegnamento didattico? Non siamo noi che dobbiamo
sostituirci ai genitori. Anzi, spesso le carriere degli studenti sono
condizionate da scelte sbagliate da parte delle famiglie che non si accorgono dei
limiti dei propri figli". Non la pensano così i diretti interessati. Rita
Rossi come tanti altri che per ora preferiscono non esporsi, ma parlano di
"severità fine a sé stessa", "inumanità", "dittatura
dei professori". E plaudono all'iniziativa del deputato Pd Roberto
Giachetti che in un'interrogazione al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini chiede un'ispezione al Visconti. "Siamo - dice
Giachetti - di fronte al fallimento della missione educativa e formativa
dell'istituzione scolastica. Una scuola che abbandona gli studenti
costringendoli a lezioni private, ha dimenticato il significato della parola
insegnamento".
Precari in corteo "tagli distruttivi" -
giusi spica (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
V - Palermo La protesta Precari in corteo "Tagli distruttivi" GIUSI
SPICA Sono scesi in piazza per dire no a quello che definiscono "lo
smantellamento del sistema della scuola pubblica statale". Più di 500
precari, tra docenti e personale Ata, hanno sfilato dal Giardino Inglese alla
prefettura protestando contro i provvedimenti del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Chiedono l'immediata revoca del decreto legge che reintroduce
il maestro unico, il ritiro dei tagli al personale docente, che in Sicilia
significano 15 mila posti in meno in tre anni, e la completa revisione dei
criteri di gestione delle assegnazioni provvisorie, penalizzanti - dicono - per
i docenti precari. La manifestazione è stata organizzata dal
coordinamento provinciale del Forum precari scuola e ha raccolto l'adesione dei
sindacati di base. In alternativa al "progetto distruttore", i
manifestanti offrono la loro formula per salvare dal collasso la scuola
statale. Una serie di iniziative a difesa non solo della categoria ma anche
delle finanze pubbliche, raccolte in un documento articolato in sei punti. Tra
le proposte, la possibilità per gli insegnanti rimasti senza incarico di
offrire servizio di accoglienza, doposcuola e altre attività, finora affidate a
specialisti esterni mediante i cosiddetti Pof (Piani di offerta formativa) che
strappano ogni anno risorse per sei miliardi di euro. "Veri e propri
progettifici", accusa Rosalinda Gianguzzi, una delle promotrici del
corteo. In prima fila gli insegnanti della scuola elementare. "Il modello
gentiliano del maestro unico è anacronistico e anti-pedagogico - dice Venere
Anzaldi, rappresentante dei Cobas scuola - è solo un meschino escamotage per
ridurre le spese, non un modo per riqualificare la scuola". Gli insegnanti
denunciano inoltre che la riduzione del personale docente e Ata comporterà la
formazione di classi con più di 35 alunni, la scomparsa del tempo pieno alle
elementari e la chiusura di migliaia di scuole di frontiera. Sono agguerriti i
"precari di professione", con alle spalle anche quindici anni di
gavetta. "Le proposte del ministro rispondono solo a logiche economiche e
danneggiano la qualità della formazione", punta il dito Leonardo Alagna,
"precario doc", come ama definirsi dopo dieci anni di instabilità e
corsi di specializzazione. A sostegno dei precari sono scesi in piazza anche i
genitori degli studenti disabili, che in seguito alla drastica riduzione degli
insegnanti di sostegno rischiano di non ricevere nemmeno l'assistenza di base,
dopo che già l'anno scorso si erano visti decurtare le ore speciali da diciotto
a nove. Per mercoledì 17, primo giorno di scuola, i sindacati annunciano una
manifestazione alle 10 davanti all'ufficio scolastico regionale, in via Praga.
Tagli, rivolta in lombardia "chiuderanno 200
scuole" - franco vanni (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VI - Milano Tagli, rivolta in Lombardia "Chiuderanno 200 scuole" Il
Pd: "Il settore pubblico verso lo sfacelo" FRANCO VANNI Parte da Milano la protesta del Pd contro i tagli previsti
dalla riforma Gelmini.
Volantinaggi, dibattiti e presidi contro i tagli che, secondo il Partito
democratico, porteranno alla chiusura di 232 scuole in Lombardia, quasi un
quarto in città. E farebbero anche sparire 5.677 posti da insegnante solo a
Milano. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale,
annuncia: "Già dalla prossima settimana saremo davanti alle scuole per
informare studenti e genitori dello sfacelo che sta subendo la scuola
pubblica". La campagna milanese è un anticipo degli "Scuola
day", i quattro giorni di protesta organizzati dal Pd in tutta Italia, dal
26 al 29 settembre. Una mobilitazione lanciata dal segretario Walter Veltroni,
che questa sera sarà alla Festa democratica al Palasharp. "La protesta
comincia qui perché la nostra città soffre da tempo della cattiva gestione della
scuola da parte del centrodestra - dice Majorino - e lo dimostra il fatto che
gli asili comunali abbiano cominciato le lezioni con una settimana di
ritardo". La decisione di partire da Milano è stata presa dai vertici
locali del Pd lunedì sera, dopo un incontro alla festa Democratica con Mariapia
Garavaglia, ministro ombra dell'Istruzione. Ad agitare il mondo della scuola
milanese, due giorni dopo l'inizio delle lezioni, non sono però solo le
proteste del Pd. Mentre prosegue fra i genitori delle elementari la raccolta di
firme contro il ritorno del maestro unico e in difesa del tempo pieno (scelto
dal 94% delle famiglie milanesi), esplode anche la polemica contro il
grembiule, "consigliato" dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: Rifondazione comunista da lunedì distribuisce
davanti alle scuole volantini che ritraggono un balilla in divisa. E oggi un
gruppo di maestri alle elementari Riccardo Massa in via Brocchi, zona
Gallaratese, si presenterà a lezione con grembiule e cravattino. Giovanni Del Genio,
l'insegnante che ha lanciato la protesta, ne fa una questione di simboli:
"La divisa è emblema di costrizione - dice - nel nostro istituto non
l'abbiamo mai imposta, e non lo faremo certo adesso". Una polemica spinta
anche da Cgil Scuola, che in questi giorni distribuisce un volantino in cui il
grembiule è definito "un nostalgico spot di facile consenso".
Nelle elementari senza grembiule "è una spesa
in più per le famiglie" - laura bellomi (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
V - Milano Nelle elementari senza grembiule "è una spesa in più per le
famiglie" LAURA BELLOMI Suona la campanella e i bambini si precipitano
fuori dalle classi. Calzoncini, qualche pantalone lungo per i più grandicelli
di quarta e quinta e le immancabili magliette colorate. Pochi, pochissimi, i grembiuli auspicati dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Nessuna novità quindi per
l'anno scolastico che avrebbe potuto cominciare all'insegna del nuovo look:
nelle elementari del centro come in quelle della periferia, per il vestiario le
abitudini non sono cambiate.SEGUE A PAGINA II.
Contrastate il governo senza paura (sezione: Scuola)
(
da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
"Contrastate
il governo senza paura" Alla fine della Festa di Firenze è rimasto un muro
zeppo di bigliettini. Pizzeria "Democratica e cotta a legna",
volontari di Sesto Fiorentino. Quel piccolo tazebao chiamato "PDicci la
tua..." è un memorandum con le opinioni della gente sul Pd e su scuola,
sicurezza, pensioni, magistratura, primarie. Uno strumento prezioso per un
partito dove i dirigenti, come ha detto Walter Veltroni, devono darsi da fare,
discutendo di meno e stando di più tra la gente. Il messaggio che arriva dalla
base è chiaro: "Smettiamo di litigare per le poltrone. Questo era il
vecchio partito", recita un messaggio. E ancora: "Le poltrone vanno
messe in discussione". Chiedono vicinanza della politica: "Basta
battibecchi. Non chiudiamoci nei Palazzi, ma usciamo a parlare con la
gente": "È necessario radicarsi sul territorio"; "Evitiamo
cappe che garantiscano vecchi apparati". Il tema dell'unità è tra quelli
più sentiti: "Speriamo di costruire un partito unito e non dare la
precedenza alle associazioni/correnti", mentre un tale che si firma
"l'ultimo compagno" è laconico: "Bisogna essere tutti come
D'Alema". Poi ci sono i temi nazionali. A partire dalla scuola. "La
falsa soluzione: grembiulini e voto in condotta; la vera soluzione: più risorse
alla scuola pubblica". "Via la Gelmini, non sa di cosa si parla".
Nel messaggio di un'insegnante si legge: "La scuola è diventata lo
specchietto per le allodole per far credere che si voglia investire in
cultura". Molto sentite sono poi le questioni della sicurezza
("L'esercito è roba da fascisti", "La sicurezza è solo una scusa
per tornare alla repressione fascista") e delle pensioni
("Devono essere rivalutate, anche quelle medie"). L'azione del
governo preoccupa, la gente vuole un'opposizione "vigile",
"dura" e "senza paura". "Diciamo la nostra con
energia" scrive Antonio. E se non mancano le critiche (un gruppo di
"militanti di Piegaro" esorta Veltroni: "stai portando i vecchi
Ds ad allontanarsi dal voto e dalle sezioni e da fortemente politicizzati a
qualunquisti") c'è anche chi condivide la linea del segretario: "Caro
Veltroni, togliti dalle scatole tutta la zavorra e vai avanti per la tua
strada. Non ti curare di loro: guarda e passa".Francesca Padula.
Il leader Pd attacca la Gelmini: Inganna gli
italiani, non ci sarà più il tempo pieno Non c'è alcuna idea educativa dietro
ai tagli (sezione: Scuola)
(
da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il leader Pd attacca la Gelmini:
"Inganna gli italiani, non ci sarà più il tempo pieno" "Non c'è
alcuna idea educativa dietro ai tagli".
Parte la campagna d'autunno del Pd Veltroni: I
precari della scuola nel turismo? Siamo alla corrida . Mobilitazione anche su
prezzi e salari (sezione: Scuola)
(
da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Parte
la campagna d'autunno del Pd Veltroni: "I precari della scuola nel
turismo? Siamo alla corrida". Mobilitazione anche su prezzi e salari di
Bruno Miserendino/ Roma SI PARTE con lo scuola-day, alla fine di settembre, che
chiuderà tre giorni di iniziative in tutta Italia, il 26, 27 e 29, con sit in,
assemblee e manifestazioni. Ma poi, a ottobre, toccherà alle altre emergenze
del paese, prezzi, salari, mezzogiorno. Eccola la campagna d'autunno del Pd.
Veltroni aveva suonato la carica a Firenze, ("meno autoanalisi, più lavoro
tra la gente per spiegare le magagne del governo Berlusconi"), ieri il
coordinamento ha formalizzato le tappe della mobilitazione, che vedrà impegnato
tutto il partito in vista della manifestazione del 25 ottobre. "Big compresi",
assicura Fioroni. Insomma, ci saranno tutti, davanti a supermercati, fabbriche,
scuole, luoghi di lavoro, per spiegare che a parte gli annunci il governo sta
facendo molto poco oppure, come nel caso della scuola, danni gravi. Veltroni è
convinto: "Lo scenario politico è in evoluzione, e dietro ai litigi nella
maggioranza ci sono assetti di potere importanti...". Nessuno nel Pd
prevede divisioni clamorose nella maggioranza, ma le tensioni di questi giorni
su federalismo, Ici, scuola, sicurezza, indicano problemi reali. "Loro
fanno spot, ma governare è diverso da fare annunci, non basta far girare gli
elicotteri...". Veltroni attacca su vari fronti, compresa la vicenda del
braccialetto elettronico in cui vede "un vero indulto mascherato".
L'affermazione provoca l'aspra reazione della Destra, (e il primo plauso di Di
Pietro da diversi mesi). Ma il segretario attacca soprattutto sul tema scuola,
il primo "disastro" che i cittadini stanno già toccando con mano.
Ieri il segretario, prima di andare a Spoleto e Terni a chiudere due feste
democratiche, in cui ha attaccato sia il governo che Di Pietro ("fa
l'opposizione che piace a Berlusconi"), ha avuto
parole dure sulla rivoluzione del ministro Gelmini. "Dietro ai tagli non c'è alcuna idea educativa, ma solo
una grande improvvisazione, che avrà conseguenze drammatiche". "Siamo
alla corrida - dice il leader del Pd - se si pensa che i precari della scuola
debbano essere riconvertiti al turismo...". Il succo è che per il
Pd la cura Tremonti-Brunetta-Gelmini porterà alla
sostanziale fine del tempo pieno (con problemi angosciosi e costosi per le
famiglie), alla chiusura di scuole in molti piccoli centri, (ed è questo che al
nord preoccupa la Lega ndr), a un aumento dei costi di trasporto per gli enti
locali, a un probabile aumento dell'abbandono scolastico. Le donne, insegnanti
e madri, subiranno i danni più gravi di questi tagli, chiosano in una
conferenza stampa il segretario, Beppe Fioroni, Maria Pia Garavaglia, Pina
Picierno e Maria Coscia. Per non parlare del danno formativo: "Col maestro
unico si accaniscono sul frammento che funziona meglio, e si taglia nel
comparto da cui dipende il futuro del paese, nell'unico luogo in cui due
bambini di diversa estrazione sociale possono avere le stesse opportunità. È
vero - dice Veltroni - che la scuola non è un ammortizzatore sociale, però un
valore sociale lo è...". Il leader del Pd attacca direttamente il
ministro: "Lei è l'ultima che può parlare di merito, visto che ha scelto
di fare l'esame dove era più facile, e sta ingannando i cittadini, dicendo che
non cambierà nulla". Conclusione: tagliare la spesa è necessario, ma
partire dalla scuola, in questo modo, è la cosa più sbagliata visto che
oltretutto la spesa è nella media Ue ("hanno fornito dati falsi",
dicono al Pd). Insomma l'allarme è pesante: "Attenzione - dice Maria Pia
Garavaglia - bisogna capire cosa sta accadendo, non ci sarà la più la scuola di
tutti, ma la scuola classista di Berlusconi". Il problema principale del
Pd, al momento è sempre lo stesso: "farlo capire", bucare il muro di
consenso di cui gode il governo grazie anche, sono convinti i democratici, alla
compiacenza dei media. L'idea è che quando si andrà a parlare davvero con la
gente, dei temi veri, la nebbia si diraderà. Per Fioroni, che ha fatto il punto
del tesseramento ieri alla riunione del coordinamento il partito c'è, e si
ritroverà unito in questa campagna d'autunno. Il tesseramento procede, sono già
state consegnate alle strutture del Pd le prime 500mila tessere, le altre
500mila sono in corso di stampa. Il calendario della mobilitazione è in gran
parte stabilito: si comincia con la scuola, il 26 e 27 settembre, con una
manifestazione cui parteciperà il segretario, il 29 a Roma. Poi sarà la volta
del caro vita, davanti a mercati e supermercati, dal 3 al 6 ottobre. Chiusura
da definire, sempre affidata al segretario, in un capoluogo del nord. Si passa
poi ai salari, dal 10 al 13 ottobre, davanti a fabbriche e luoghi di lavoro. Il
segretario toccherà il tema in un appuntamento a Milano il 13 ottobre. Ultimo appuntamento,
prima del 25, dedicato al tesseramento con un occhio ai giovani dal 16 al 18
ottobre. Resta in agenda, ancora da definire, anche una manifestazione per il
sud a Napoli. La tregua interna sembra reggere. Indicativa la risposta di
Fioroni a una domanda: "Parisi vuole creare una lista dell'Ulivo? Ma quale
Ulivo, nemmeno un bonsai può creare".
Casta canta (sezione:
Scuola)
(
da "Unita, L'" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Marco
Travaglio Ha ragione Simone Collini quando paragona il battage anti-Casta di un
anno fa al silenzio di oggi. Ma Stella& Rizzo, o Beppe Grillo, non
c'entrano: denunciavano allora, denunciano oggi. Gli esami
calabresi della Gelmini, i
bagni giannutresi di Fini, le marchette degli scalatori Alitalia e il
ripristino berlusconiano degli aerei di Stato à gogò: nulla è cambiato, anzi
molto è peggiorato. Ma il padrone della tv, con i Johnny Raiotta, i Mazza, i
Fede, i Mimun al seguito, se le canta e se le suona. E chi non ha
risolto il suo conflitto d'interessi, anziché piagnucolare, dovrebbe fare mea
culpa. Anche perché finora, della Casta, si è sottolineato l'aspetto più
superficiale, cioè i superstipendi, gli sprechi e gli status symbol. E non,
invece, il tratto più profondo: la convinzione dei mandarini di appartenere a
un club esclusivo, di essere diversi dagli altri, di non essere sottoposti alle
leggi e alle regole. Che, com'è noto, valgono solo per gli altri. Le parole di
Ottaviano Del Turco, intervistato da Repubblica, illustrano bene il fenomeno.
La legge vigente affida al gip il compito di arrestare gli indagati che
minaccino di ripetere il reato, e poi di interrogarli nell'"incidente
probatorio" (che ha valore di prova al dibattimento). Ma ciò che vale per
tutti i comuni mortali è, per Del Turco, inaccettabile. Infatti ha ricusato il
gip, accusandolo di essere "prevenuto" contro di lui. La prova? Il
gip ha espresso "giudizi di colpevolezza" nell' ordine di custodia.
Oh bella: se il gip fosse convinto della sua innocenza, non l'avrebbe
arrestato. Se l'ha arrestato è perché come prevede la legge ha ritenuto
fondati i "gravi indizi di colpevolezza" addotti dai pm. Ogni giorno
i gip esprimono giudizi di colpevolezza su migliaia di arrestati e poi li interrogano.
Ma Del Turco è speciale: pretende un gip nuovo di pacca, magari convinto della
sua innocenza. Perché? "Il gip De Maria ha sostenuto che il sottoscritto,
dopo essersi dimesso da tutto, sarebbe ancora in grado di reiterare il reato e
dunque deve continuare a esser privato della libertà" con gli arresti
domiciliari. Ma dove sta scritto che le dimissioni dalla carica cancellano il
pericolo di nuovi reati? Del Turco ammette poi, con la massima naturalezza, di
aver chiesto udienza al Comando generale della Guardia di Finanza quando
partirono le indagini sulla sua giunta: "Certo che volevo
lamentarmi", perché gli inquirenti indagavano anche su "denunce
anonime",mentre "io gli anonimi li ho sempre cestinati". Ma se
un investigatore riceve un anonimo che fa i nomi di qualche assassino o di
qualche tangentaro, perché non dovrebbe verificare se dice il vero o no? E
quale cittadino comune potrebbe andare al Comando generale della Gdf per
lamentarsi delle indagini a suo carico? Giusto Del Turco, che un comune cittadino
non era, anche perché era stato ministro delle Finanze. L'ultima
"prova" della prevenzione del gip citata da Del Turco è spettacolare:
"Avevo chiesto di trascorrere due settimane in Sardegna con mia moglie. Mi
è stato detto che era possibile, a patto che fossi sorvegliato giorno e
notte". Ora, immaginiamo che sarebbe accaduto se un gip avesse concesso i
domiciliari in Costa Smeralda a un normale detenuto accusato di aver rubato 6
milioni, con l'unica restrizione di qualche agente alle calcagna. Avremmo i
giornali e i politici che strillano per il lassismo delle toghe rosse, che
consentono la bella vita ai ladri. Se invece la stessa cosa accade per un
mandarino della casta, accusato di aver rubato 6 milioni alla sanità pubblica,
allora i giudici sono prevenuti. Da ricusare. Ora d'aria.
Treni lumaca, è rivolta il pd contro il governo -
antonio di giacomo (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
II - Bari Treni lumaca, è rivolta il Pd contro il governo "Puglia
declassata": il caso in Parlamento Vico chiama il ministro, Bellanova
parla di attentato, Boccia accusa Berlusconi ANTONIO DI GIACOMO è guerra contro
gli Eurostar lumaca. Una battaglia che dal caso Trenitalia si spinge ad
affrontare il nodo delle politiche del governo per la Puglia e il Sud. A
dichiararla sono i parlamentari pugliesi del Partito democratico che hanno
presentato ieri una interrogazione urgente al ministro dei Trasporti, Altero
Matteoli, "chiedendo quali iniziative intenda adottare in relazione
all'annunciato declassamento delle tratte ferroviarie" dalla Puglia verso
Milano. "Con il ministro - sottolinea il deputato tarantino Ludovico Vico,
primo firmatario dell'interrogazione - vogliamo discutere di quella che ci
sembra una chiusura netta e inequivocabile verso le ambizioni di crescita un
territorio con grandi opportunità di sviluppo ma che viene tagliato fuori dai
programmi di investimento di Alitalia e Trenitalia". E gli fa eco
l'onorevole Teresa Bellanova: "Ho già sottolineato quanto Trenitalia ci
riservi ormai da troppo tempo un trattamento che non meriterebbero nemmeno i
paesi sottosviluppati. L'azienda smetta quindi di parlare di un semplice cambio
di nome dei treni. I cosiddetti Eurostar City non sono nient'altro che vecchi
treni degli anni Ottanta ormai dismessi dalle tratte del Centro-Nord.
L'interrogazione è un primo atto dovuto per fermare quello che appare un
attentato alle possibilità di sviluppo della Puglia e del Salento". Al
centro della querelle soprattutto le problematiche legate al trasporto su
rotaie. "Quello che è accaduto la scorsa domenica sull'Eurostar
Lecce-Milano - insiste l'onorevole Vico - ha del Terzo mondo. La sostituzione
dell'Eurostar Etr 500 con i ribattezzati Eurostar City implica una rilettura
dei piani nazionali verso questo territorio. è fin troppo evidente che
nessun'altra interpretazione può apparire verosimile. Senza parlare del piano
della nuova Alitalia che ulteriormente esclude e penalizza la Puglia e il
Mezzogiorno". E per l'onorevole Francesco Boccia è ormai emergenza Sud:
"I tagli al Mezzogiorno, ad oggi, ammontano a 3,6 miliardi di euro. Questi
per il momento sono i fatti che vengono fuori dalle leggi che hanno approvato
in parlamento. Tutto il resto rientra nella categoria della fantasia a buon
mercato". Da qui l'appello a partecipare sabato alla manifestazione di
dissenso contro il governo e conto la riforma della scuola
voluta dal ministro Gelmini.
"Stavolta Berlusconi deve avere il buon gusto - conclude Boccia - di
risparmiarci l'umiliazione di un inutile show e delle solite favole sul Sud. Il
premier ha tagliato i fondi per l'Adsl, per il dissesto di Taranto, per la
ricostruzione del terremoto a Foggia e nel Molise, per la costruzione di
collegi universitari a Bari, Benevento, Catanzaro ed Enna. Per non
parlare della Fiera del Levante che inaugurerà sabato, vittima di tagli insieme
a quella di Foggia, mentre ha allo stesso tempo incrementato i fondi destinati
invece alla Fiera di Verona".
Gli studenti contro i tagli "sos dalla scuola
pubblica" (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
IV - Bari La manifestazione ieri mattina davanti al liceo Flacco Gli studenti
contro i tagli "Sos dalla scuola pubblica" Uno striscione e una sola
frase: non tagli ma finanziamenti. Ieri, alla prima manifestazione dell'unione
degli studenti contro la riforma sulla scuola, ci saranno stati trecento
studenti. L'unione degli studenti di Bari ha incontrato i ragazzi davanti al
liceo classico Flacco per manifestare contro i tagli del
governo Berlusconi e del ministro Gelmini. All'entrata di scuola, alle 8, hanno distribuito materiale informativo
e hanno discusso su come evitare che la riforma sulla scuola smantelli il
sistema pugliese. "C'erano molti più ragazzi di quanti ce ne aspettassimo
- ha detto Daniele Dimitri, uno dei rappresentanti dell'Uds - ed è stata una
bella sorpresa. Siamo rimasti per una mezz'oretta, fino al suono della
campanella. Tutti i ragazzi che abbiamo incontrato erano uniti soprattutto
contro il voto in condotta". Non è un provvedimento che combatte il
bullismo, hanno detto. "Ci vogliono solo far diventare dei numeri"
dicono dall'Uds. Sui gradini del liceo Flacco, che solo lunedì erano tempestati
di uova, si è discusso anche dell'eventuale uso dei militari davanti alle
scuole. Non c'entra con i tagli del ministro Gelmini
ma l'unione degli studenti non nasconde una sottile polemica. "I militari
o le pattuglie davanti alle scuole? - ha continuato Daniele - Anche in questo
caso, noi abbiamo un altro concetto di sicurezza. Ed è quella scolastica: il 44
per cento delle scuole di Bari non ha il certificato di agibilità, per
esempio". Il riferimento è esplicito ed è per il liceo classico Socrate,
dove quest'inverno, in una sede succursale, è crollato il tetto. Il prossimo
passo è quindi una grossa mobilitazione per manifestare contro le lungaggini
burocratiche che costringono, ancora adesso, i ragazzi della succursale del
Socrate a studiare nel pomeriggio. Senza dimenticare il grande progetto di metà
ottobre: uno sciopero nazionale che coinvolga famiglie, insegnanti, ragazzi e
sindacati. (ca. po.).
Scuola, il pd contro la gelmini tre giorni di
presìdi in tutta italia - mario reggio (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca Scuola, il Pd contro la Gelmini tre
giorni di presìdi in tutta Italia Iniziative anche sul carovita, e Cgil in
lotta. Di Pietro: era ora. Roma, scuole a lutto MARIO REGGIO ROMA - Il Partito
Democratico apre l'offensiva contro il ministro della Pubblica istruzione
Mariastella Gelmini. Dal 26 al 29 settembre tre
giorni di mobilitazione in tutte le città per "salvare la scuola
pubblica". Dal 3 al 6 ottobre la campagna proseguirà sul carovita e dal 10
al 13 ottobre di nuovo in piazza sull'emergenza salari. L'offensiva d'autunno è
stata illustrata ieri dal segretario del Pd Walter Veltroni. "La politica
scolastica disegnata dal governo - ha detto - è solo la conseguenza dei tagli,
caratterizzata da un'improvvisazione totale ed avrà conseguenze
drammatiche". Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha
commentato: "Era ora. Il Pd batte un colpo. Nella piazza, con la quale
vuole riconciliarsi, troverà l'Idv ad aspettarlo". Secondo il segretario
del Pd gli effetti dei provvedimenti presi dal governo saranno drammatici.
"Ci sarà la sostanziale conclusione del tempo pieno, con un aggravio sulle
famiglie che già non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese - ha affermato
Veltroni -. Le misure annunciate dal ministro Gelmini
porteranno alla chiusura di tante scuole soprattutto nei piccoli centri e a un
aumento dei bambini nelle classi, la crescita dell'abbandono scolastico e la
riduzione degli insegnanti di sostegno". Chi pagherà i prezzi più alti?
"Soprattutto le donne, molte della quali sono insegnanti e madri. Che
senso ha affermare che il personale precario della scuola andrà riciclato nel
turismo? è la dimostrazione di un'improvvisazione totale - ha concluso il
segretario del Pd - è nella scuola che si gioca il futuro dell'Italia ed è
proprio lì che il governo opera i tagli maggiori, ma senza una visione
strategica". Intanto il ministro Mariastella Gelmini
tira dritto per la sua strada. "Qualcuno dice che sarà un autunno caldo,
alcuni sindacati hanno proclamato scioperi e altri ancora minacciano di
occupare le scuole, mi chiedo - ha affermato il ministro, al congresso della
Uil scuola a Fiuggi - se la contrapposizione tra sindacato e governo possa
portare a un miglioramento della scuola. Francamente non credo". Il
ministro Gelmini non sembra disposta a recedere dai
suoi propositi. "Bisogna razionalizzare, cambiare le modalità di spesa se
si vuole premiare il merito, investire nell'innovazione e nell'edilizia
scolastica. Non è possibile moltiplicare le risorse tout court. Per questo non
siamo ancora attrezzati". La Gelmini si è detta
consapevole che il cambiamento costa anche in termini di consenso, ma
"preferisco essere impopolare che antipopolare". S'avvicina la
riapertura delle scuole e a Roma i docenti di 40 scuole hanno deciso di
presentarsi in classe con un nastro nero legato al braccio e l'esposizione di
drappi dello stesso colore dalle finestre degli istituti, in segno di lutto per
la "fine del nostro sistema scolastico". La Cgil annuncia: "Ci
si sta avviando verso lo sciopero generale della scuola". E proclama la
mobilitazione anche su salari. I Cobas confermano l'assemblea nazionale dei
precari, il 27 settembre a Roma, e lo sciopero generale il 14 ottobre.
L'ocse ci boccia, insegnanti pagati troppo poco (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca
Nel suo rapporto annuale sull'istruzione, presentato ieri, l'organizzazione
internazionale assegna la maglia nera al nostro sistema universitario L'Ocse ci
boccia, insegnanti pagati troppo poco ROMA - Molti insegnanti, ma stipendi
bassi nella scuola secondaria. Il difetto principale dell'Italia non sono i
fondi ma come vengono distribuiti. Per quanto riguarda l'università, invece, il
nostro Paese ha la maglia nera. Gli indici di spesa per studente sono un quarto
della media Ocse e non sono mai stati sanati i problemi storici degli atenei,
come conferma il tasso di abbandono: solo il 45% degli iscritti arriva a
discutere la tesi. Questo è il quadro del rapporto annuale sull'istruzione
elaborato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e
presentato a Parigi. "Per quanto riguarda la scuola primaria l'Italia
investe più risorse della media Ocse, 6.835 dollari per alunno contro 6.252,
mentre per la secondaria è in linea con la spesa Ocse", ha commentato
Andreas Schleicher, responsabile delle ricerche sull'istruzione. I professori
hanno stipendi sotto la media dei paesi Ocse e tra il 1996 e il 2006 sono
cresciuti dell'11% contro un aumento medio del 15%. Sotto
osservazione - dopo l'annuncio del ministro Gelmini di voler tornare al maestro unico - i dati sulle elementari: le
classi hanno un numero di alunni inferiore a quelle degli altri Paesi (18,4
studenti per aula), mentre il "tempo netto" di insegnamento è di 735
ore l'anno per maestro contro la media Ocse di 812 ore. Un dato che
contribuisce ad aumentare il livello di spesa dovuto anche al numero di
studenti nelle classi e all'elevato numero di ore annuali di istruzione (990
per gli alunni dai 7 agli 8 anni).
Federalismo, Pdl ancora diviso (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-09-10 - pag: 16 autore:
Riforme. Pressing del Senatur perché domani il Consiglio dei ministri dia il
primo sì al testo: "Altrimenti sarà secessione" Federalismo, Pdl
ancora diviso Rinviato a stasera il vertice Berlusconi-Bossi - An frena:
necessari approfondimenti Barbara Fiammeri ROMA. è la strategia dell'elastico,
quella che piace di più a Umberto Bossi. All'indomani delle critiche al
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini,
immediatamente difesa dal premier, il Senatur corregge il tiro e plaude alle
misure decise dalla ministra: "Sarebbe meglio avere tanti insegnanti ma
costa troppo, quindi sono d'accordo che ora bisogna fare il maestro
unico". Allo stesso tempo però rievoca la secessione, avvertendo
Berlusconi e gli alleati del Pdl che il federalismo è l'unica
"mediazione" possibile. Il Carroccio fa pressione. I distinguo sul
testo messo a punto da Roberto Calderoli sono visti con sospetto. La cena tra
Berlusconi, Bossi e Tremonti, in programma ieri sera, è slittata ad oggi
(appena il premier sarà rientrato da Londra) ed è probabile che venga allargata
anche ad An, trasformandosi così in un vero e proprio vertice, cui potrebbe
spianare la strada il precedente incontro tra Calderoli e i capigruppo della
maggioranza. I punti da chiarire sono sempre gli stessi: la tassazione sulla
casa, la compartecipazione a Irpef e Iva, la quantificazione della spesa
standard per i servizi essenziali e anche i trasferimenti del personale. An e
una parte significativa di Fi (capitanata dal ministro per le Regioni Raffaele
Fitto) chiede garanzie, precisazioni rispetto a un testo che al momento pare
troppo "aperto" alle interpretazioni. Italo Bocchino (An),
vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera, è stato esplicito: "Serve
maggiore collegialità ". An teme un ritorno dell'Ici e vuole che nel testo
sia esplicito che sulla prima casa non ci sarà alcuna imposizione. Insomma,
prendendo a prestito le parole pronunciate ieri da un avversario come Massimo
D'Alema: "Sul federalismo è arrivato il momento di uscire dalla
discussione ideologica, di vedere i conti e capire in concreto di che cosa si
tratta". Bossi però non è disposto a concedere rinvii. Il Senatur nel fine
settimana sarà a Venezia per celebrare il rito dell'ampolla con il popolo
padano e non vuole presentarsi a mani vuote. Il Ddl non è all'ordine del giorno
del Consiglio dei ministri di domani ma – come concede lo stesso Fitto – non è
escluso che quella sia l'occasione per fare un primo giro di orizzonte sul
testo di Calderoli. Nessuno, neppure la Lega, punta all'approvazione. Anche
perché serve il parere preventivo delle Regioni. Il ministro per la
Semplificazione sempre domani incontrerà i Governatori per saggiarne l'umore in
vista della conferenza unificata della settimana dopo. L'obiettivo vero del
Carroccio è di arrivare all'approvazione nel Consiglio dei ministri che varerà
la Finanziaria a cui il Ddl è collegato: dunque entro settembre. Per
raggiungerlo però è bene – ragionano a via Bellerio – muoversi per tempo,
evitando di rimanere intrappolati nel temporeggiamento degli alleati. Fi e An
sono alle prese con la nascita del Pdl. Ieri si è riunita la commissione per lo
Statuto del partito dove erano presenti solo esponenti dei due partiti che
hanno deciso di lasciar fuori i "nanetti" del centro-destra durante
questa fase preparatoria. La bozza di Statuto prevede che al vertice del
partito ci sarà solo un presidente (Berlusconi), coadiuvato da una direzione
snella (massimo 15 persone) in cui saranno presenti le varie anime del Pdl. Si
ipotizza poi lo stop a qualsiasi forma di tesseramento. Il varo ufficiale del partito
avverrà a febbraio, durante la campagna elettorale per le europee. Un
appuntamento al quale il Pdl non vuole presentarsi lasciando a Bossi la
bandiera del federalismo, vista la concorrenza del Carroccio al Nord che si fa
sentire anche rivendicando la presidenza di Regioni come Lombardia e Veneto.
Berlusconi però non vuole frizioni con la Lega. Il
dietrofront di Bossi sulla Gelmini è frutto anche delle rassicurazioni del Cavaliere al Senatur (i
due si sono sentiti telefonicamente). Finora la strategia dell'elastico ha
funzionato. DIETROFRONT SULLA SCUOLA Il leader leghista ritira le critiche alla
Gelmini: "Meglio tanti
insegnanti, ma costa troppo. Concordo che ora si passi al maestro
unico" IL 18 IL NUOVO STATUTO Per il partito unico Fi-An un presidente
affiancato da una dirigenza L'ipotesi di evitare qualsiasi forma di
tesseramento.
Spesa di qualità, scuola migliore (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-09-10 - pag: 14 autore:
... DOSSIER OCSE Spesa di qualità, scuola migliore L' Italia non spende poco
per l'istruzione, ma spende male. Non solo: i docenti sono molti e pagati poco.
Le conclusioni che arrivano dal dossier Ocse presentato ieri non sono novità
assolute: giungono puntuali da molti anni, proprio dalle ricerche
internazionali. Ma fare scelte di qualitàe rigore con un bilancio che per il
97% viene speso per pagare gli stipendi è difficile.Da qui l'apparente rigidità messa in campo dal ministro Gelmini. Oltre 800mila docenti sono
tanti, forse troppi. Ma sono anche la conseguenza di un intreccio tra politica
e sindacato che ha cogestito (gestisce ancora?) l'istruzione. Un asse che ha
trasformato in oltre 150mila assunzioni i tagli di volta in volta annunciati
negli ultimi dieci anni. Dai Governi di destra e di sinistra. E che, di
fatto, ha bloccato i concorsi: l'ultimo è datato 2000. Poi solo graduatorie da
scalare per anzianità e non per merito. Fermare questa degenerazione è
necessario. Anche se farlo in appena tre anni, come previsto dalla
"manovra d'estate", rischia di essere la cura da cavallo che stronca
anche l'ammalato.E,forse,i meno colpevoli sono proprio loro, gli insegnanti.
<Ecco perché da noi fatica a nascere una classe
dirigente> (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-10 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE L'intervista Attilio Oliva: costi elevati e poca
produttività "Ecco perché da noi fatica a nascere una classe
dirigente" L'ad della Luiss: i prof? Nessuno li valuta "Quello della
scuola è un mondo non trasparente, del quale non si sa niente, come nell'Urss
degli anni 50" MILANO - In fondo non è così male: andiamo sotto con il
Messico ma surclassiamo la Slovacchia. "Questi dati dell'Ocse si
somigliano sempre, e in Italia sono stati ignorati per almeno vent'anni.
Nessuno aveva interesse a guardarli, per preservare lo stato delle cose.
Qualche anno fa la mia associazione ha cominciato a farli girare, ma non è che
fossero in molti a stracciarsi le vesti". Poca voglia di scherzare. Quando
si parla di scuola Attilio Oliva - tra le altre cose vicepresidente e
amministratore delegato Luiss, presidente dell'Associazione TreeLLLe "per
una società dell'apprendimento continuo", ex responsabile Confindustria
del settore - si arrabbia subito, anzi al volo. "Non c'è davvero da stare
allegri. La scuola italiana non è europea. Costa molto e produce poco in
termini di qualità è risultati". Tra gli scarsi risultati va compresa
anche la difficoltà a formare un nuovo ceto dirigente? "Chi si stupisce
dell'assenza di una classe dirigente all'altezza, e di un ricambio adeguato,
dovrebbe cominciare a occuparsi di scuola, e farsi qualche domanda. In fondo
l'Ocse si limita a certificare quel che già sappiamo ". Sta per caso
dicendo che l'Ocse ha scoperto l'acqua calda? "Più o meno. La scuola
italiana ha la spesa per studente più alta d'Europa? Lo sapevamo già. Le
elementari costano il 20 per cento in più dei corrispettivi europei perché
hanno un numero folle di insegnanti?". Lo sapevamo già… "Esatto.
Negli ultimi dieci anni gli studenti diminuivano e i docenti aumentavano. Il
frutto di una politica assistenziale che porta a non avere soldi per i
professori bravi e per rendere decenti le strutture scolastiche". Il ministro Gelmini la vorrebbe abbracciare. A lei e all'Ocse "La sua riforma è
lodevole, non c'è dubbio. Già da qualche anno ci si è mossi nella direzione
giusta. Padoa Schioppa aveva tagliato 25 mila cattedre, ora Tremonti darà
un'altra sforbiciata". Tanto i precari li mandiamo tutti a Ponte Vecchio o
al Colosseo, a fare le guide turistiche. "Quella è una boutade
difficilmente realizzabile. Ma se ragioniamo concentrandoci sugli insegnanti e
non sugli studenti, non andiamo da nessuna parte". I tagli però riguardano
gli insegnanti. "Sono un esercito che nessuno gestisce. Non viene valutato
nella sua qualità, che lavori o meno non cambia nulla. La nostra scuola è il
sistema pubblico più privato della Terra. Un mondo non trasparente, del quale
non si sa niente". L'Ocse sembra ben informata, lo dice anche lei. "Quel
che sappiamo della scuola proviene solo da ricerche internazionali. Come
nell'Urss degli anni Cinquanta. Le sembra possibile? Si danno stipendi da fame,
non si valuta il lavoro, ci vogliono vent'anni a trovare un posto fisso. Un
disastro. Colpa della politica, maggioranza e opposizione. Tutti uguali. Hanno
pensato solo ad assumere persone e sbatterle in trincea senza alcuna
formazione, per assicurarsi voti e consenso". Sono proprio le ricerche
internazionali a dire che le nostre Elementari non sono poi così male.
"D'accordo, ma è sempre stato così. Anche con il maestro unico ci
mettevano nei primi sei posti. Si sono inventati una pedagogia unica in Europa
per giustificare la pratica assistenzialista delle assunzioni a getto
continuo". Ovviamente l'Ocse ne ha anche per la nostra università.
"Abbiamo solo la laurea. Nessuna offerta alternativa, scarse possibilità
di specializzazione. Il contrario degli altri Paesi europei. Ma ripeto, è
l'intero sistema scuola che non funziona. Manca qualunque forma di governo di
un sistema complesso. E' stata privilegiata la quantità, di ore in classe, di
professori, di discipline. Ora abbiamo bisogno di qualità". I precari
ventennali forse era meglio avvertirli prima. "è una tragedia, e anche
un'ingiustizia, me ne rendo conto. Ma non ho una soluzione a portata di
mano". Marco Imarisio.
La protesta: in classe listati a lutto (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-10 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Gli anti-Gelmini La protesta: in classe listati a lutto ROMA - Quaranta scuole di
Roma si vestono a lutto contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini (foto sopra). I docenti degli
istituti, la maggior parte elementari, hanno raccolto l'invito dei sindacati di
categoria a presentarsi il 15 settembre, primo giorno di scuola nella capitale,
con un nastro nero legato al braccio e di esporre drappi in segno di lutto per
"la fine del nostro sistema scolastico". Il coordinamento
genitori-insegnanti in difesa della pluralità docente si è riunito per la prima
volta nella scuola elementare Iqbal Masih. Tra le elementari romane, quelle
colpite direttamente dalla decisione di reintrodurre il maestro unico, hanno
dato la propria adesione 25 istituti, circa il 13 per cento del totale, tra cui
la Gandhi e la Marconi. Ma la partecipazione non è mancata nemmeno tra le
scuole medie, sia inferiori (la D'Acquisto) che superiori (L'Itis Hertz e
l'Ipssar Artusi), tra gli istituti comprensivi e, da fuori provincia, dagli
istituti di Fiumicino e Latina.
L'Ocse: Italia peggio del Cile Poche lauree e prof
malpagati (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-10 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE L'Ocse: Italia peggio del Cile Poche lauree e prof
malpagati Nuovo dossier sulla scuola. Ma l'80% dei genitori è soddisfatto Le
nostre maestre fanno 735 ore l'anno contro le 812 delle straniere. E in Europa
si laureano il doppio dei ragazzi ROMA - Surplus di investimenti alle
elementari e drammatica scarsità di investimenti all'università. Che proprio
non va. Quanto a produzione di laureati, missione principale degli atenei
insieme alla ricerca, siamo messi peggio del Cile. è l'immagine del nostro
sistema formativo che emerge dall'ultimo rapporto Ocse, dell'Organizzazione per
la cooperazione e lo sviluppo economico. Il tema scuola, intanto, diventa
sempre più caldo, nonostante la fine della polemica tra il ministro
dell'Istruzione e il leader leghista, che aveva criticato il passaggio dal team
al singolo docente. "Bisognava fare un maestro unico, io sono d'accordo
", ha precisato il ministro per le Riforme. E poi ha ribadito: "Certo
con un maestro unico sbagliato si rischia di rovinare i ragazzi e quindi è
meglio avere tanti insegnanti ma costa troppo". La Gelmini ha apprezzato le parole di
Bossi. Pace fatta nella maggioranza, ma contro i tagli si preparano a scendere
in campo opposizione e sindacati. Il Pd prevede la chiusura di 4000 scuole, di
cui mille in Padania. E Walter Veltroni annuncia una mobilitazione per il 26,
27 e 29 settembre, che culminerà con un'iniziativa che coinvolgerà cento città.
Il leader della Cgil, Enrico Panini, non esclude lo sciopero generale. La
scuola elementare italiana, però, è tra le migliori del mondo secondo l'Ocse.
Si attesta tra l'ottavo e il quinto posto. Ma l'indagine appena pubblicata non
tiene conto dei risultati dei bambini. Analizza l'organizzazione, la sua
razionalità. E scopre delle contraddizioni. Secondo il dossier, i salari delle
nostre maestre si collocano al sesto posto nella graduatoria dei 30 Stati
dell'Ocse. Non sono certo i più alti. In cambio, però, le nostre maestre
assicurano 735 ore di lezione all'anno contro le 812 delle colleghe straniere.
Meno ore, meno costi? No, perché abbiamo tante classi e quindi tanti docenti.
Le classi delle elementari sono composte mediamente da 18,4 bambini, contro i
21,5 della media Ocse. I nostri alunni, inoltre, devono restare più tempo nelle
aule: 990 ore l'anno contro le 796 ore della media Ocse. Anche per questo
occorrono più docenti. Il risultato: nelle elementari l'Italia spende 6.835
dollari l'anno a studente, contro una media di 6.252. Per gli esperti dell'Ocse
i conti non tornano. Il costo per studente diminuisce man mano che si sale nei
gradi dell'istruzione. Alle medie il nostro sistema d'istruzione costa 7.648
dollari l'anno contro i 7.804 della media Ocse. Diminuisce ancora al liceo.
All'università emerge il divario più consistente: spendiamo 8.026 dollari per
studente contro gli 11.512 della media Ocse. Difficile dire se dipenda solo dal
minor investimento, ma la produttività del nostro sistema è decisamente tra le
peggiori. In fatto di laureati e specializzati siamo superati da Cile e
Messico. Occupiamo un posto in fondo alla classifica, in compagnia di Brasile,
Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia. In Italia solo il 17 per cento della
popolazione tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea, percentuale che
scende al 9 se si prende in considerazione la fascia di età tra i 55 e i 64
anni. Siamo sotto la media Ocse: 33 per cento di laureati - quasi il doppio -
tra i giovani tra i 25 e i 34 anni e 19 per cento - oltre il doppio - tra i più
anziani. Le classi elementari In Italia spendiamo 6.835 dollari a studente,
contro una media Ocse di 6.252 dollari Giulio Benedetti.
L'opposizione tra dialogo e prove di forza (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-09-10 - pag: 16 autore:
L'opposizione tra dialogo e prove di forza. Scuola day e mobilitazioni contro
il caro vita fino al corteo conclusivo del 25 ottobre E il Pd lancia la
campagna d'autunno in piazza Lina Palmerini ROMA Ritrovata una compattezza,
almeno nelle forme, il Partito democratico si attrezza a un'opposizione
d'autunno all'attacco. Il calcolo è riuscire a lavorare sulle contraddizioni
della maggioranza, in particolare tra Lega e Pdl, che già si vedono sul
federalismo fiscale. Se però su questo fronte si giocherà di tattica –
aspettando che il Governo scopra le carte sulla riforma – sulla scuola e sulla
questione salariale si proverà subito il test della piazza. E del resto il
ricorso alla mobilitazione è coerente con un partito che torna ad avere la
vocazione al radicamento e al territorio perché la piazza è uno dei rituali
classici per rinsaldare il senso di appartenenza. Si comincia con la scuola
–tema appunto molto sentito a livello locale – con tre appuntamenti: 26, 27e 29
settembre che culmineranno con un'iniziativa in cento città mentre a Roma ci
sarà Walter Veltroni. "Ci sono tante aree della spesa pubblica in cui
sarebbe necessario fare tagli drastici ma non credo che una di queste sia la
scuola. Il futuro del nostro Paese si gioca sulla formazione, l'università e la
ricerca. Inoltre questi tagli sono stati fatti prima di presentare una politica
scolastica, non c'è nessuna ispirazione strategica, nessun disegno compiuto
dietro interventi che avranno conseguenze drammatiche". Su queste sponde –
sulla scuola come sul federalismo (domani c'è una riunione Pd per discutere la
bozza Chiamparino e Bersani) – il Pd cerca di trovare non solo la spinta per sè
ma anche quella per mettere in difficoltà la maggioranza. Lo diceva ieri
Veltroni parlando delle frizioni tra Umberto Bossi e il
ministro Gelmini: "La
Lega sta capendo che la riforma della scuola comporterà la chiusura di tanti
plessi, soprattutto nei piccoli comuni del Nord: in Lombardia, ad esempio,
saranno interessate 232 scuole. è chiaro che la Lega è preoccupata. Ma c'è
anche un problema più generale, cioè, sta iniziando ad emergere una autentica
difficoltà del Governo su tanti temi, come sulla giustizia e sull'Ici.
Per Veltroni "il quadro sta cambiando" e allora a
"scaldare" il clima politico e nel Paese si prova a usare la piazza
con la manifestazione del 25 ottobre sul caro vita e sulla questione salariale.
Di questa prova muscolare è felice Antonio Di Pietro che assicura l'adesione
dell'Idv anche se Veltroni lo scarica: "La sua opposizione è quella che
infastidisce meno Berlusconi ". Certo, le prove popolari servono a
compattare un partito anche se gli ultimi colpi di Massimo D'Alema e Arturo
Parisi vengono liquidati ormai con ironia da Beppe Fioroni, ex Ppi, a capo
dell'organizzazione del partito: "Parisi se ne va dal Pd per dar vita a un
nuovo Ulivo per le europee? Ma non creerà neanche un bonsai...". è sicuro
invece della partecipazione di D'Alema anche se non vede nuovi incarichi per
lui nel partito: "Tutti i big daranno una mano e lui non ha bisogno di una
coccarda per avere un ruolo nel Pd". Ma c'è un'altra polemica che
attraversa il Pd: quella delle dichiarazioni di Gianni Alemanno sul fascismo
che vengono messe in relazione con il ruolo di Giuliano Amato nella cosiddetta
commissione Attali di Roma. I più stretti collaboratori di Veltroni assicurano
che non c'è alcun pressing del segretario affinché Amato lasci la presidenza
della commissione anche se quelle dichiarazioni del sindaco di Roma lasciano
perplessi. "Ci eravamo astenuti dal definirlo un sindaco fascista ma ora
lo fa lui. Detto questo Amato sa da solo cosa fare ", dicevano
nell'entourage del leader Pd. Certo è che prima Goffredo Bettini, poi Luigi
Zanda e ancora Franco Monaco, non hanno risparmiato critiche alla permanenza
dell'ex ministro dell'Interno nella commissione romana. E le stesse parole
pronunciate ieri sera da Veltroni sono state molto nette nella condanna di
Alemanno: "Ha elogiato il fascismo affermando che non è stato il male
assoluto, anche se le leggi razziali non sono state un atto positivo. Ma ha
dimenticato cosa ha rappresentato il fascismo prima di quelle leggi: gli
omicidi di Gramsci, Gobetti e Matteotti; i roghi ai giornali di partito, alle
cooperative popolari e la presa in ostaggio della libertà di opinione. E questo
accadeva in particolare nella Capitale. Perciò non possiamo tollerare l'avallo
al fascismo del primo cittadino di Roma ". Nel Pd, in serata, si diceva
anche che Amato starebbe ripensando alla sua permanenza nella commissione.
BOZZA ALTERNATIVA Domani il partito discuterà la contro-proposta sul
federalismo fiscale messa a punto da Bersani e Chiamparino LE PRESSIONI SU
AMATO Bettini, Zanda e Monaco: l'ex premier abbandoni la commissione su Roma dopo
le parole di Alemanno sul fascismo.
<Che finiscano le esternazioni> (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-10
num: - pag: 10 categoria: BREVI "Che finiscano le esternazioni" 4 Due
giorni fa il caso dello scontro tra Umberto Bossi e la Mariastella Gelmini e il premier Silvio Berlusconi
che interviene per non alzare il livello dello scontro. Poi lo sfogo:
"Spero solo che finita l'estate siano finite anche certe
esternazioni".
Presto le nuove linee guida (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2008-09-10 - pag: 29 autore: "Presto le
nuove linee guida" Il ministro Gelmini annuncia la riforma di
ordinamenti e classi di concorso Luigi Illiano ROMA "Dobbiamo investire
nella qualità della scuola. Non è aumentando il numero delle ore o le risorse
che si migliora la qualità. Puntiamo su una valorizzazione dei docenti e
sull'avere un minor numero di ore di lezione, ma con un maggiore peso
specifico", ha avuto buon gioco il ministro dell'Istruzione,
Mariastella Gelmini, nel commentare i dati Ocse
diffusi ieri. Cifre e percentuali che il ministro avrà accolto come una
conferma per le scelte finora adottate e per quelle annunciate. Soprattutto sul
versante dei docenti. Il riferimento all'alto numero e alla scarsa
remunerazione degli insegnanti italiani, in confronto a quanto avviene negli
altri Paesi Ocse, sarà apparso come un lasciapassare verso la propria azione.
Perché, secondo quanto previsto dalla "manovra d'estate", Gelmini dovrà cancellare 87mila cattedre nel periodo 2009/
2011. Stretta imposta dall'Economia. Negli ultimi giorni sul versante
dell'istruzione sono molti i punti di scontro tra ministro, opposizione e
sindacati ma è proprio sulla vicenda legata ai tagli che si concentra il fuoco
delle polemiche. L'ultima offensiva in ordine di tempo è stata lanciata
direttamente dal leader del Pd, Walter Veltroni, che ha annunciato la
mobilitazione dello "Scuola day", dal 26 al 29 settembre in tutta
Italia. "La politica scolastica disegnata dal Governo – ha affermato
Veltroni – è solo una conseguenza dei tagli. Non c'è un'ispirazione strategica
nè una visione educativa e si tratta di interventi che avranno conseguenze
drammatiche la sostanziale conclusione del tempo pieno e la chiusura di scuole
nei piccoli comuni, nelle isole minori e nelle comunità montane con un aumento
dei costi per gli Enti locali e un aumento dell'abbandono scolastico".
Critiche alle quali ha già replicato lo stesso ministro nei giorni scorsi
affermando, ad esempio, che il tempo pieno non sparirà, anzi, sarà rafforzato. Gelmini ieri, intervenendo alla settima conferenza di
organizzazione della Uil Scuola a Fiuggi, ha anche descritto le sue prossime
mosse. A cominciare dalla riforma degli ordinamenti e delle classi di concorso.
Prevede anche questo il piano programmatico per la scuola che il ministro si
prepara a presentare ai sindacati ( entro il 20 settembre). "Il piano
contiene una ambiziosa sfida: coniugare la razionalizzazione della spesa con il
miglioramento della qualità e la valorizzazione del corpo docente. Interverrà –
ha spiegato il ministro – su alcuni aspetti: la riforma degli ordinamenti,
perché non è vero che la scuola migliore è quella con il maggior numero di ore
di lezione, la rivisitazione delle classi di concorso, la trasformazione di
alcune scuole, laddove non ci siano i numeri, in plessi senza dirigenti. Non ho
nessuna intenzione – ha ribadito ancora una volta il ministro – di chiudere le
scuole di montagna però i margini per razionalizzare la spesa e produrre risparmi
ci sono. è uno sforzo che va fatto". SCADENZE Il progetto sarà presentato
entro il 20 settembre Obiettivo: coniugare la razionalizzazione delle spese con
la qualità INFOPHOTO Il ministro. Mariastella Gelmini.
Maestro unico, 40 scuole in lutto (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-10 num: - pag: 1
autore: di FABRIZIO CACCIA categoria: REDAZIONALE Scuola Insegnanti e genitori
con la fascia al braccio contro la riforma Maestro unico, 40 scuole in lutto
Maestre, genitori e alunni si presenteranno ai cancelli col lutto al braccio e
striscioni eloquenti ("Non rubateci il futuro", "Il nome dei bambini non fa rima con Gelmini"). Marconi, Trilussa, Gandhi, Giulio Cesare, Maria Grazia
Cutuli, De Curtis, Fenoglio: sono solo alcune delle elementari mobilitate. Ma
anche la media Salvo D'Acquisto, il comitato genitori di via Rugantino e i
ragazzi di due superiori (Hertz e Artusi) avvieranno forme di lotta. Il
giorno della protesta è già fissato: lunedì prossimo, contro la riforma del
ministro Gelmini. CONTINUA A PAGINA 6.
Gelmini bocciata da 40 scuole In lutto contro il
maestro unico (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-10 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Protesta Nel mirino ci sono anche il
grembiule per tutti e il voto in condotta Gelmini bocciata da 40 scuole In lutto contro il maestro unico Attacco
alla riforma da lunedì prossimo nelle elementari Simonetta Salacone, preside
della scuola elementare Iqbal Masih di via Ferraironi: "Occuperemo le
aule, e molti ci dormiranno pure..." SEGUE DALLA PRIMA A guardar
bene, la professoressa Simonetta Salacone e il ministro della Pubblica
istruzione Mariastella Gelmini si somigliano. Tutt'e due
sognano per la scuola un futuro radioso: oggi, però, si trovano l'una contro
l'altra armate. "Lunedì prossimo - annuncia la professoressa Salacone -
molti genitori occuperanno insieme a noi la scuola, da martedì parecchi di loro
ci dormiranno pure. Sia chiaro: senza disturbare il tempo pieno dei nostri
alunni...". Saranno quaranta le scuole mobilitate, ma il numero è
destinato ad aumentare perchè il tam-tam ormai è partito e i siti web dedicati
(www.soscuola.com; www.scuola126. it) ribollono di partecipazione. Lunedì
prossimo, quando nella maggior parte degli istituti romani risuonerà la
campanella dopo la pausa estiva, la professoressa Salacone, preside della
scuola elementare Iqbal Masih di via Ferraironi (Casilino 23), 41 anni
d'onorato insegnamento alle spalle, lancerà dunque contro la riforma Gelmini (maestro unico, grembiulini per tutti e 5 in
condotta ai bulli) la protesta del lutto al braccio ("Non è ancora deciso
- frena l'insegnante - Magari ai bambini metteremo fiocchetti colorati, quella
del lutto è solo una proposta..."). Già consigliere comunale del Pd, la
preside Salacone è passata ora a Sinistra democratica (Mussi, Salvi, Occhetto).
In fatto di proteste, se ne intende: finì sui giornali anche all'epoca della
rivolta di studenti e professori contro Letizia Moratti. La scuola di via
Ferraironi, poi, è una scuola problematica: 40 alunni sono rom dei vicini campi
di Casilino e Gordiani. Lei però si porta nel cuore l'esperienza di don Milani
e dunque, davanti agli ostacoli, non ha l'abitudine di arretrare. "La mia
più grande soddisfazione - confessa - è aver recuperato tanti ragazzi
difficili, ragazzi con problemi, ragazzi autistici. Un ex allievo, un giovane
rom, oggi è il vicecuoco della nostra mensa. Si è creato una famiglia, ha
moglie e figli e vive una vita normale". Insomma - ragiona la preside non
è col 5 in condotta, coi grembiulini tutti uguali e soprattutto coi tagli
mostruosi al bilancio della Pubblica istruzione ("Vi rendete conto? Otto
miliardi di euro di tagli non è una cura, è un'amputazione... "), non è
così che si fa del bene agli alunni delle elementari. "A quell'età -
conclude la prof con una punta di commozione - i bimbi sono i più felici,
perchè sono disponibilissimi ad apprendere. Così, il tempo pieno, le 40 ore con
due maestre per classe, è l'unico modo per venire incontro alla loro fame di
conoscenza. Se invece tagliamo e mettiamo il maestro unico per 24 ore
settimanali, torniamo indietro agli anni Sessanta, al doposcuola che si teneva
solo per i figli dei poveracci. E allora non basterà un grembiule per fare gli
alunni uguali. E col 5 in condotta, badate, un bullo non si recupera. Anzi, si
perde e basta". Fabrizio Caccia.
Veltroni porta in piazza il Pd Di Pietro applaude:
era ora (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
10-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-10 num: - pag: 11
categoria: REDAZIONALE "Campagna d'autunno" Il segretario lancia le
iniziative su scuola, salari e carovita Veltroni porta in piazza il Pd Di
Pietro applaude: era ora Fioroni contro Parisi: "Ha una personalità
bipolare" Annunciata la presenza dei big pd nelle giornate di
mobilitazione a ottobre D'Alema: non dobbiamo essere delusi ma incazzati ROMA -
Un Pd d'attacco. Walter Veltroni, rincuorato dalla chiusura della prima Festa
Democratica, cambia strategia e lancia un'offensiva di piazza contro il Pdl.
Incassando l'applauso di Di Pietro. Ma restano ancora aperte le ferite interne.
Prima di tutto quella di Arturo Parisi, criticato aspramente da Giuseppe
Fioroni. Il segretario del Pd tiene una conferenza stampa sulla scuola,
criticando a tutto campo l'impianto educativo del ministro Gelmini: "Il maestro unico riduce
l'offerta formativa". Ma l'obiettivo sono le "contraddizioni "
del governo, "diviso" (Pdl contro Lega) su temi importanti come
federalismo e sicurezza. E lancia la sua "campagna d'autunno", con
mobilitazioni in tutta Italia che culmineranno nella manifestazione del 25
ottobre a Roma, per la quale sta già raccogliendo da tempo le firme con
lo slogan "Salva l'Italia". La strategia viene messa a punto dal
coordinamento del partito, che si vede in mattinata e che rinvia alla direzione
di fine mese la soluzione alle molteplici fibrillazioni interne. In questa sede
Veltroni decide di far precedere il 25 ottobre da tre prove generali di
mobilitazione sui temi "che più possono parlare agli italiani":
"la scuola" (26-29 settembre), il "carovita" (3-6 ottobre),
e "l'emergenza salari " (10-13 ottobre). Giornate di mobilitazione
"tra la gente", cioè nei mercati, nei centri cittadini e davanti alle
fabbriche. Con la promessa che "tutti i big" scenderanno in campo. E
a spronare il partito ad uscire dalle secche dell'incertezza è, con paroli
forti, Massimo D'Alema: "Non c'è motivo di essere delusi. C'è invece
motivo di essere incazzati: questo stato d'animo diffuso va trasformato in
energia, voglia di reagire, voglia di farcela". L'inasprimento della
lotta, annunciato da Veltroni, fa gioire Antonio Di Pietro: "Era ora!
Finalmente si capisce che occorre una forte opposizione di denuncia. E nella
piazza, con la quale il Pd vuole riconciliarsi, troverà noi pronti ad
aspettarlo ". Un applauso che è legato anche alla condanna espressa da Veltroni
sul braccialetto elettronico ai detenuti, assai simile a quella dell'Idv:
"è un indulto mascherato". Ma sulle critiche, severissime, di Arturo
Parisi alla linea del partito ("è meglio Berlusconi ") continuano ad
intervenire i big del Pd. Ieri il coordinatore Giuseppe Fioroni lo ha definito
"personalità bipolare" (e subito ha dovuto precisare che non
intendeva dirlo "in senso psichiatrico ", ma nel senso del
bipolarismo). E rispetto all'insistenza sul voler rifare l'Ulivo ha commentato:
"Macché, semmai farà un bonsai". Però Parisi è convinto che sia
Veltroni il problema. Tanto che sul Riformista di oggi dice: "Se io sono
uno scioglipartiti, mi viene da rispondere che questo è un terreno sul quale
Veltroni mi batte: in pochi mesi ha sciolto il governo, la coalizione, la
sinistra". Il rinvio Il vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi
(insieme nella foto), allargato ai ministri Calderoli e Tremonti per dare il sì
definitivo al testo sul federalismo ieri sera non c'è stato. Si terrà stasera
R. Zuc.
Federalismo, domani la riforma in Consiglio (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
216 del 2008-09-10 pagina 0 Federalismo, domani la riforma in Consiglio di
Adalberto Signore Il tersto sarà sottoposto al vaglio dei ministri, ma non
votato. Resistenze da An. Berlusconi media: "La questione va chiusa al più
presto". E il Senatur fa dietrofront sulla Gelmini. Cota: "E' sbagliato
considerarci un pericolo" Roma - "La questione va chiusa al più
presto". Non ha dubbi Silvio Berlusconi e nelle sue tante telefonate della
giornata lo ripete a più di un interlocutore. Che la Lega stia premendo sull'acceleratore
per provare a dettare i tempi del federalismo fiscale è una cosa che non lo
mette certo di buon umore ("c'è troppo protagonismo", ha
confidato ai suoi collaboratori), ma molto peggio sarebbe andare incontro a
giorni di logoramento che inevitabilmente culminerebbero nella manifestazione
del Carroccio in programma domenica a Venezia. L'invito Così, nonostante gli
appuntamenti internazionali, il premier ha iniziato a dedicarsi alla pratica
federalismo con una certa assiduità. Perché - lo ha detto per telefono anche a
Umberto Bossi - "se ci sediamo a un tavolo io e te una soluzione la
troviamo". E l'incontro - salvo imprevisti, visto che a pranzo il
Cavaliere è atteso a Londra per un faccia a faccia con Gordon Brown - dovrebbe
essere già stasera a Palazzo Grazioli. Solo allora si saprà davvero come si
chiuderà la querelle sul federalismo fiscale, che è ormai diventata più una
questione di tempi che di merito (anche perché trattandosi di un disegno di
legge delega il testo resta ancora piuttosto fumoso). La Lega, infatti, vuole
che sia discusso in Consiglio dei ministri già domani, così da sperare di
ottenere il via libera ai decreti delegati per l'inizio del 2009, giusto in
tempo per le elezioni europee e per le amministrative. Meriti condivisi Gli
alleati - soprattutto Alleanza nazionale - continuano però a frenare, perché -
spiega uno dei colonnelli di via della Scrofa - "la riforma deve essere un
merito di tutto il governo e non una bandierina che Bossi può sventolare a
piacimento in campagna elettorale per svuotare il Pdl al Nord". Così,
almeno a breve termine, il punto di mediazione più probabile è quello di
portare sì il testo all'esame del Consiglio dei ministri (circostanza che
infatti il ministro Raffaele Fitto non esclude) ma senza approvarlo. Bossi avrebbe
un risultato da presentare ai leghisti riuniti in laguna ma senza che la
maggioranza si sia fatta dettare l'agenda dal Carroccio. Strada in discesa
Insomma, nonostante gli attriti degli ultimi giorni la strada sembra in discesa
già da ieri mattina, quando della questione hanno parlato a lungo in aereo
Berlusconi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti. Tanto che ancora ieri sera
Bossi è tornato sulla querelle con Mariastella Gelmini
con toni a dir poco concilianti ("sul maestro unico sono d'accordo").
I problemi veri, però, arriveranno quando si andrà a discutere la riforma nel
merito. E allora sì che le fibrillazioni degli alleati - di An in particolare -
si faranno sentire. Perché a via della Scrofa - ma la perplessità la
condividono anche in Forza Italia - non c'è un colonnello che non tema le
ripercussioni elettorali della riforma. Che ha ancora molti punti oscuri, per
non dire critici. Primi fra tutti la possibilità per i Comuni di tassare la
casa (che sarebbe vista dall'elettorato come un via libera del governo a
reintrodurre l'Ici), la perequazione verticale e non orizzontale e la
regionalizzazione dell'Irpef. Accordo politico Anche per questo il Cavaliere
punta a chiudere al più presto un accordo politico. Perché è vero che con il
disegno di legge delega le commissioni parlamentari hanno solo potere
consultivo sui decreti delegati, ma è pur vero che se An decidesse di mettersi
di traverso e allungare i tempi avrebbe dalla sua Gianfranco Fini. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Radio-governo sul web (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
216 del 2008-09-10 pagina 12 Radio-governo sul web di Redazione Cosa sta
facendo il governo? Da ieri è possibile ascoltarlo direttamente dal sito
www.governo.it, con un clic sulla nuova newsletter audio. L'ultima frontiera
della comunicazione è infatti la voce di due speaker che leggeranno ogni
settimana, il martedì, i provvedimenti adottati e tutte le ultime novità da
Palazzo Chigi. Ieri l'esordio con la riforma della scuola
del ministro Mariastella Gelmini e una campagna antipedofilia. La "radio" online è la
versione audio dell'aggiornamento che finora veniva inviato soltanto in formato
scritto agli 80mila iscritti alla newsletter. Il servizio sarà curato dalla
redazione di 7 persone che si occupa del sito, visitato ogni mese da oltre 20
milioni di navigatori. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
Spese folli, meno laureati del Cile L'Ocse boccia
l'Università italiana (sezione:
Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
216 del 2008-09-10 pagina 17 Spese folli, meno laureati del Cile L'Ocse boccia
l'Università italiana di Redazione Drammatici i numeri sull'abbandono degli
atenei: soltanto il 45% discute la tesi. "Troppi insegnanti, ma pagati
poco" da Roma Il tasso di abbandono scolastico è il più alto fra i trenta
Paesi membri, la percentuale dei laureati più bassa che in Cile, gli insegnanti
numerosi e mal pagati. Il rapporto annuale sull'istruzione elaborato dall'Ocse
è impietoso nei confronti della scuola italiana e salva solamente gli
investimenti negli asili e nelle scuole elementari. Dati
che per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini confermano l'analisi da lei fatta qualche giorno fa, in
occasione della presentazione della sua riforma scolastica, e che la spingono a
dire: "Dobbiamo investire nella qualità della scuola, ma non è aumentando
il numero delle ore o di risorse che si migliora la qualità". I
problemi della scuola italiana, insomma, sono passati sotto la lente
d'ingrandimento dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
economico. I laureati sono pochissimi per ogni fascia d'età: 17% per la fascia
25-34 contro il 33% della media Ocse, 9% per quella 55-64 anni contro il 19%.
Poi l'altra questione: "Nel settore dell'istruzione secondaria l'Italia
spende molto denaro. Paga però molti professori dando loro uno stipendio molto
basso", ha detto Andreas Schleicher, responsabile delle ricerche
sull'istruzione dell'Ocse. Per ogni alunno il nostro Paese spende 6.835 dollari
contro i 6.252 di media. Situazione ben diversa invece all'università, dove in
media i paesi Ocse spendono 11.512 dollari per ogni studente mentre l'Italia ne
investe solo 8.026. E se oggi, da un lato, solo il 19% dei 25-34enni italiani
possono vantare un diploma di laurea - dato ben distante dal 33% della media
Ocse - dall'altro il tasso di laurea dei nuovi studenti è passato dal 17% del
2000 al 39% del 2006. Un risultato importante legato alla possibilità di
scegliere la laurea breve e concludere gli studi in tre anni. Ben pochi però
arrivano a discutere la tesi: solo il 45% degli iscritti - a fronte di una
media Ocse del 69%. Scarsa la capacità di attrarre studenti stranieri: se gli
Stati Uniti si confermano il Paese che più attrae con il 20% delle preferenze -
seguiti da Gran Bretagna, 11,3%, Germania, 8,9%, Francia, 8,5% e Australia,
6,3% - l'Italia si deve accontentare dell'1,7%. Come la Spagna. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Roma, 13:21 - SCUOLA: GELMINI, IN ARRIVO CARTA ORO
PER INSEGNANTI (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica.it" del 10-09-2008)
Argomenti: Scuola
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All'università per imparare come s'insegna la
lingua italiana (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
AOSTA.
CORSO PER I DOCENTI All'università per imparare come s'insegna la lingua
italiana [FIRMA]LAURA SECCI AOSTA Un'occasione per specializzarsi e
sopravvivere ai "tagli" promessi dal ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. E' il corso in didattica dell'italiano promosso dall'Università
della Valle d'Aosta e dalla Sovrintendenza agli Studi per gli insegnanti. La
frequenza dell'intero percorso prevede infatti il rilascio di un attestato che
certifica il conseguimento di 15 crediti formativi universitari e l'attribuzione
di 1 punto per le graduatorie permanenti dei docenti. Il corso si
rivolge agli insegnanti e da ottobre 2008 a giugno 2009 si struttura in due
segmenti: un laboratorio di base (80 ore) e un corso avanzato (100 ore)
articolato in lezioni teoriche e in attività pratiche. Le lezioni teoriche
seguono il modello dell'e-learning integrato: ore di didattica in classe e
altre on line. "Inseriti in uno sfondo psico-socio-pedagogico - si legge
nella presentazione del corso - i fondamenti di linguistica e didattica costituiscono
i temi centrali del percorso, che prevede l'integrazione tra momenti di
formazione teorica, spazi di riflessione metodologica e occasioni di
riflessione e ricerca sulle pratiche didattiche". Possono iscriversi chi è
in possesso di diploma di laurea triennale o quadriennale o di un titolo
universitario corrispondente conseguito in un Paese dell'Unione Europea. La
frequenza delle attività in presenza è obbligatoria. Sarà tollerato un numero
massimo di assenze pari a 1/3 delle ore previste. La partecipazione alle
attività di didattica in classe e la frequenza continuativa delle altre forme
di studio guidato e di didattica interattiva, verificate attraverso la
rilevazione degli interventi on line e in classe, daranno luogo al rilascio di
un attestato di frequenza. Il costo del corso è di 900 euro. La domanda di
partecipazione al corso dovrà essere presentata all'Ufficio Segreterie Studenti
dell'Università della Valle d'Aosta, strada Cappuccini ad Aosta, entro le 14 di
venerdì 26 settembre. Per ulteriori informazioni consultare il sito
www.univda.it.
Pier Paolo Cervone (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Commento
Pier Paolo Cervone SOLITO INIZIO CON PROBLEMI E POLEMICHE Quando suona la prima
campanella ci sono ancora tante questioni da risolvere. La scuola non si
smentisce. Comincia l'anno scolastico e si "scoprono" i problemi.
Mancano le aule, mancano i docenti oppure i supplenti. Imperia si distingue per
il caso mense. Lunedì partono le lezioni, ma la società di servizio che
gestisce il settore non è ancora operativa. Il presidente, appena designato dal
Comune, si scopre che è in ferie. Ma come? L'inizio dell'anno scolastico è alle
porte e il dottor Gianluca Lisa è in ferie? E perchè non si mettono in ferie
anche gli insegnanti? Oppure i genitori? Tanto le loro creature non potranno
pranzare a scuola. Meglio essere a casa e poter preparare il pasto ai
pargoletti. Questa società "Seris" (bel nome presago) non pare
affatto seria. Già al momento della costituzione le polemiche si sono sprecate.
Il Comune, coinvolto in prima persona, deve già correre ai ripari. E il buon
assessore Fossati (bontà sua) si scusa con le famiglie interessate per i disagi
arrecati. Ma poffarbacco! Non potevano pensarci prima? Sarà
un anno scolastico tormentato. Soprattutto per la "restaurazione"
voluta dal ministro Gelmini.
Il ritorno al "maestro unico" nelle scuole elementari sta scatendando
un putiferio. Ci saranno nelle prossime settimane agitazioni e scioperi. Sì, la
scuola è partita.
Roma, la gelmini fischiata al liceo - anna maria
liguori (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca
Urla e slogan al Newton Roma, la Gelmini fischiata al
liceo Precari e studenti contro il ministro. La polizia identifica i
contestatori, è polemica Il Pd: assurdo l'intervento degli agenti in borghese
per un pacifico atto di dissenso "Ma io non mi fermo. Anzi, adesso
cambierò anche la scuola media" ANNA MARIA LIGUORI ROMA - Prima la
contestazione al grido di "vergogna" poi sono partiti i fischi, tanto
forti da riuscire a zittirla: per il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, lunghi momenti di tensione davanti all'affollata
platea riunita nell'aula magna del liceo scientifico romano Isacco Newton per
la presentazione del libro di Giovanni Floris "La fabbrica degli
ignoranti" presente l'ex ministro dell'Interno Giuliano Amato. Protesta
che ha avuto un sorprendente risvolto: alcuni agenti in borghese hanno
immediatamente individuato e identificato chi fischiava invitandoli poi
cortesemente ad allontanarsi. "Quando è arrivata la Gelmini
ero con altri colleghi, le ho detto "vergogna", "fateci
lavorare". Subito dopo due agenti in borghese, gentili, ci hanno chiesto i
documenti e glieli abbiamo dati - racconta E. W., insegnante precario aderente
ai Cobas - Colleghi che conosco mi hanno raccontato che, in sala, anche a loro
sono stati chiesti i documenti dopo che avevano interrotto l'intervento del
ministro per esprimere il proprio dissenso. Mi pare un'esagerazione".
Eppure alla guida della pacifica contestazione c'erano gli insegnanti precari
presenti in aula, tutti appartenenti ai coordinamenti sorti in questi giorni
per fermare i tagli di cattedre varati dal ministro Berlusconi. Per la Gelmini un attacco frontale che lei ha subito respinto:
"Non voglio essere corresponsabile sul numero dei precari, denuncio una
situazione che non ho creato io perché sono qua da tre mesi. La situazione è
grave, occorre un intervento deciso". Ma durante l'incontro al Newton la Gelmini ha fatto anche un annuncio a favore degli insegnati,
per loro una sorta di "Carta oro" che offre, gratis o quasi, cultura,
dall'ingresso ai musei e allo sconto sui libri. Rimproverando a Floris di
averle rubato l'idea (la Carta per i prof è una delle proposte avanzate dal
conduttore di Ballarò nel libro), Gelmini ha anche
precisato, sfidando le critiche ("so già di suscitare uno scandalo")
che per finanziarla intende chiedere aiuto anche ai privati: "Fanno bene
aziende e banche a sponsorizzare le squadre di calcio ma diano una mano anche
alla scuola". E se l'annuncio dell'arrivo della Carta Oro ha strappato
l'applauso, i fischi e le proteste hanno accolto i passaggi del ministro sul
maestro unico e sul piano programmatico per il settore. Ma la Gelmini ha ribattuto punto per punto, citando a conferma
della bontà delle sue scelte, i dati Ocse diffusi l'altro ieri. "Le brutte
pagine dei giornali che sbattono l'Italia in fondo alle classifiche
internazionali devono fare da sprone. Il Paese ce la può fare ad avere una
scuola migliore". Al Pd il ministro rimprovera poca coerenza:
"Bisogna fare una scelta: non si può essere riformisti, un partito che
guarda al futuro e ai giovani, e poi semplicemente scegliere la mobilitazione
senza avanzare proposte". Immediate le reazioni all'intervento degli
agenti in borghese sui contestatori. Il ministro delle Politiche giovanili del
governo ombra del Pd Pina Picierno stigmatizza quanto è avvenuto: "Ma in che Paese ci troviamo se ai fischi di qualche contestatore
al ministro Gelmini si
risponde con l'intervento delle forze di polizia?". Sulla stessa linea
l'Unione degli Studenti che ha annunciato assemblee e cortei nei prossimi
giorni. Ma il ministro Gelmini non si ferma: "Cambierò la scuola media. C'è un deficit di
formazione. Ho insediato una commissione che studia la riforma. Voglio
farla presto".
Meno ore e solo 4 anni la commissione fantasma
studia le nuove superiori - mario reggio (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca
I punti del progetto Indiscrezioni sul piano del governo. Il ministero: ma non
è all'ordine del giorno Meno ore e solo 4 anni la commissione fantasma studia
le nuove superiori I tradizionali 5 anni resterebbero solo nei licei. Un taglio
di 15 mila cattedre MARIO REGGIO ROMA - Scuole superiori che passano da quattro
a cinque anni. Maturità a 18 anni. Meno orario e meno professori. Un quinto
anno solo per chi andrà poi all'università. Per gli studenti dei tecnici e
professionali, la stragrande maggioranza, si aprirebbe la strada della ricerca
di un lavoro. Solo chiacchiere di corridoio oppure è vero
che il ministro Gelmini,
assieme a Tremonti, intende mettere a dieta anche le scuole della secondaria
superiore? Il ministero della Pubblica Istruzione smentisce: "Si tratta di
un tema non all'ordine del giorno e che non è presente nelle proposte che il
Ministero presenterà al Parlamento". Una replica lapidaria, ma il
giallo resta. D'altro canto, il ministro Mariastella Gelmini
ha annunciato che intende cambiare presto anche la scuola media: "Servono
più italiano, matematica e inglese. Ho insediato una commissione che studia la
riforma. Voglio fare presto". Secondo le solite indiscrezioni, una
commissione mista Tesoro-Istruzione, sta studiando come ripartire i tagli delle
110 mila cattedre e dei 44 mila nella prossima Finanziaria. Fino ad ora si è
parlato solo e soltanto del maestro unico alle elementari. Ma i tagli, spalmati
nei prossimi tre anni, dovranno coinvolgere anche le medie e le superiori. Il
punto interrogativo è stabilire come. Sempre secondo le solite indiscrezioni la
commissione fantasma sulla riforma avrebbe in programma di portare a 30 il
monte ore settimanale nei licei, l'unica strada per approdare all'università.
Per tutti gli altri istituti superiori gli anni di corso si ridurrebbero a
quattro con la possibilità di passare ad un percorso formativo successivo per
prepararsi al lavoro. Quale lavoro, vista la situazione dell'economia italiana,
resta alquanto nebuloso. E sempre il mercato del lavoro dovrebbe assorbire più
di 200 mila precari della scuola che ormai hanno pochissime speranze di
diventare insegnanti di ruolo. Per i tecnici e professionali il tetto massimo
di ore dovrebbe scendere a 32 settimanali. Un'ulteriore sforbiciata dopo la
riduzione già operata dall'ex ministro Giuseppe Fioroni da 40 a 36 ore. Solo
l'intervento sugli orari di insegnamento dovrebbe portare ad un taglio di 15
mila cattedre. Ma non basta. Tra le misure allo studio sarebbe prevista la
riduzione degli indirizzi e delle sperimentazioni che oggi sfiorano quota 900.
Comunque la riduzione di un anno del corso di studi non è una novità. Luigi
Berlinguer ci provò puntando con l'accorpamento tra elementari e medie a sette
anni, ma alla fine dovette arrendersi. Stessa sorte toccò a Letizia Moratti
quando annunciò l'intenzione di ridurre a quattro anni la scuola superiore.
Oltre a non essere un'idea nuova è stata di nuovo proposta al Forum di
Cernobbio, lo scorso 7 settembre, alla presenza del ministro e frutto di una
ricerca Siemens-European House Ambrosetti. Tra le proposte, che porterebbero ad
un risparmio di 6 miliardi di euro l'anno: scuola superiore di quattro anni e
cancellazione dell'esame di maturità. Esame sostituito da una prova gestita da
un ente terzo. Un sistema di valutazione con un ente terzo che controlli i
rendimenti di istituti, insegnanti e studenti, nonché l'eliminazione dei
concorsi pubblici per diventare insegnanti. Concorsi sostituiti da un test che
include anche l'attitudine psicologica all'insegnamento. In attesa che le vere intenzioni
del governo vengano alla luce in Parlamento il Partito Democratico alla Camera
ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità al decreto Gelmini sulla scuola.
Liceo visconti gli studenti si dividono sulla
didattica - viola giannoli (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VII - Roma Il caso Liceo Visconti Gli studenti si dividono sulla didattica
VIOLA GIANNOLI Non si placa la polemica al liceo Visconti. Dopo la lettera di
denuncia di Rita Rossi, madre di una studentessa, le repliche del preside
Rosario Salamone e l'invio di ispettori chiesto dal deputato del Pd Roberto
Giachetti, il consigliere comunale Athos De Luca (Pd) annuncia
una lettera al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. "Con tutti i programmi da affrontare e le problematiche
dei giovani - dichiara De Luca - chiedo al ministro se il tema proposto al
Visconti, "il valore rivoluzionario della gentilezza", sia adatto a
un ginnasio e sia inerente alla formazione di uno studente". Dello
stesso parere Rita Rossi che precisa: "Non voglio personalizzare la
vicenda, la mia è una battaglia in difesa della scuola pubblica". Intanto
il fronte degli studenti si spacca tra accusa e difesa. Francesca Marocco e
Elena Franceschetti della I B non hanno dubbi: "Il rapporto con i
professori è buono. E spesso i genitori spingono i figli a scelte scolastiche
sbagliate". Di parere simile anche Giulio, II B: "Il livello dei
docenti è molto alto e la severità è funzionale all'insegnamento. Simpatie dei
professori verso alcuni studenti esistono, ma non ci sono
"cocchi"". E sulla reintroduzione degli esami a settembre,
aggiunge: "Finalmente c'è più meritocrazia". Critico, invece, Tommaso
Matone, rappresentante degli studenti al consiglio d'istituto: "Aiutare i
ragazzi carenti in alcune materie attraverso i corsi di recupero è giusto in
linea di principio, ma i mezzi per istituirli sono insufficienti". Quanto
alla severità eccessiva di giudizio nel liceo aggiunge: "Alcuni docenti
pretendono molto. La scuola è "crudele", non ti aspetta, e in parte è
anche giusto. Ma se la rigidità diventa fine a sé stessa allora si tratta di
sadismo".
Maestro unico sit in a montecitorio - tea maisto (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VII - Roma Scuola Maestro unico sit in a Montecitorio TEA MAISTO Il ministro
dell'Istruzione Mariastella Gelmini incontrerà famiglie e docenti delle scuole anti-maestro unico
del coordinamento capitolino "Non rubateci il futuro". "Ho
invitato il ministro a un incontro che organizzeremo nel VI municipio dove il
coordinamento è in mobilitazione - spiega l'assessore comunale alla Scuola
Laura Marsilio - per parlare della riforma con le famiglie, gli
insegnanti e gli studenti, per informarli sul piano programmatico del
ministro". La data dell'incontro potrebbe essere fissata per la fine del
mese. SEGUE A PAGINA XIX.
Sostegno, via ai risarcimenti ufficiali giudiziari
nelle scuole - bianca de fazio (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
IV - Napoli I sindacati I precari Mentre si intensificano le proteste contro i
tagli, il Tar condanna gli istituti a pagare i danni ai disabili Sostegno, via
ai risarcimenti ufficiali giudiziari nelle scuole Vogliamo mobilitare a difesa
dell'istruzione pubblica anche le famiglie e le associazioni Sbloccate subito i
400 posti di lavoro annunciati dall'assessorato regionale BIANCA DE FAZIO Non si ferma la mobilitazione dei precari napoletani finiti sotto
la tagliola del ministro Gelmini. I posti di lavoro sono diminuiti di quasi 5 mila unità. Un dato
che equivale a un'emergenza. Mentre per i piccoli disabili delle nostre scuole
l'anno inizia con il risarcimento, a cui hanno diritto, per aver usufruito
dell'insegnante di sostegno in ritardo o per meno ore del dovuto. Sono
questi i due fronti della protesta del mondo della scuola che ieri, ancora una
volta, hanno portato le loro istanze in piazza. Rispettivamente con
un'assemblea (i precari) e una manifestazione (i genitori degli studenti
handicappati). Questi ultimi, coordinati dall'associazione "Tutti a
scuola", si sono dati appuntamento in piazza Carità per annunciare che sin
da oggi nelle scuole a cui il Tar ha imposto il risarcimento per i bambini
disabili giungeranno gli ufficiali giudiziari che pignoreranno i beni degli istituti,
se i dirigenti non si decideranno a firmare gli assegni dovuti alle famiglie:
sono 12 le scuole che già da luglio avrebbero dovuto "pagare" per
rimborsare altrettanti ragazzini che hanno chiesto al Tar - e hanno ottenuto -
un congruo numero di ore di sostegno, mentre gliene erano state assegnate
appena una manciata. Si va dalla Cimarosa - che dovrà sborsare ben 3.683 euro -
alla D'Avino (dove i piccoli Giuseppe e Lucia hanno diritto a più di 1.900 euro
ciascuno), dal professionale De Sanctis alla media Capasso, dalla Villanova al
12esimo circolo didattico, e via elencando. "Questi risarcimenti sono solo
i primi a essere attivati - aggiunge Toni Nocchetti, portavoce
dell'associazione - ne giungeranno almeno altri 100, visto che per lo scorso anno
scolastico i piccoli disabili hanno vinto tutti e 120 i ricorsi presentati al
Tar contro lo scarso numero di ore di sostegno". Ore dimezzate, nel caso
di Antonio, un ragazzino di Torre del Greco che l'anno scorso ne aveva 18 e ora
ne ha solo 9. Così mentre il ministero della Gelmini,
per il tramite delle scuole, si prepara a staccare gli assegni di risarcimento
(pena il pignoramento dei beni), i sindacati preannunciano una "battaglia
forte e capillare contro i tagli". Cgil Cisl e Uil hanno convocato una
conferenza stampa, ieri, per esporre le tappe della mobilitazione. Ma
l'appuntamento si è trasformato in un'assemblea: centinaia i precari
intervenuti, decine quelli che hanno preso la parola per raccontare la loro
disperazione di docenti rimasti senza cattedra e senza stipendio. E se i
precari stessi si ritroveranno oggi alle 15.30 all'Isabella d'Este (l'assemblea
è convocata dalla Cgil scuola), i sindacati hanno in cantiere il coinvolgimento
della cosiddetta "società civile". "Vogliamo mobilitare in
difesa della scuola pubblica anche i genitori, le associazioni, le istituzioni.
Oltre, ovviamente, ai parlamentari locali" spiega Giuseppe Vassallo,
segretario regionale Flc Cgil. La prima iniziativa programmata vedrà un sit-in,
lunedì mattina (il primo giorno dell'anno scolastico), dinanzi alla prefettura,
con l'ennesima richiesta di un incontro col prefetto. Poi sarà la volta del
volantinaggio nelle scuole, per spiegare le conseguenze drastiche della
politica del governo non solo sul fronte occupazionale, ma anche sulla qualità
dell'istruzione e del diritto allo studio. E ancora assemblee regionali delle
rappresentanze sindacali delle scuole, collegi dei docenti su questi temi e
richieste all'ufficio scolastico regionale di sbloccare, subito, i 400 posti di
lavoro annunciati dall'assessorato regionale all'Istruzione.
Il progetto gelmini per la restaurazione - franco
buccino (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
X - Napoli IL PROGETTO GELMINI PER LA RESTAURAZIONE FRANCO
BUCCINO l ministro Gelmini
ha fatto conoscere in queste settimane ad ampi strati della popolazione
concetti come compresenze, tempo pieno, organico funzionale, rete scolastica.
Elementi importanti della nostra idea di scuola, e che noi non siamo riusciti a
socializzare con molti. Peccato che il ministro li riprenda con
l'intenzione di archiviarli o di stravolgerli. A cominciare dalla compresenza,
che è il cardine del rinnovamento della scuola di questi ultimi decenni, in
particolare della scuola di base, ma che in modo sempre meno episodico si
diffonde anche nella secondaria. La compresenza, pur riguardando una piccola
parte dell'orario scolastico, favorisce l'idea e la pratica della interdisciplinarietà,
un approccio meno unilaterale alle problematiche e agli argomenti di studio.
Permette, attraverso la contemporaneità della presenza degli insegnanti in
classe o la divisione della classe in gruppi, recuperi e individualizzazione di
alcuni interventi. E soprattutto costringe gli insegnanti a uscire
dall'isolamento, a confrontarsi su metodi, programmi e valutazioni. Il
confronto sugli alunni, ad esempio, li porta a esprimere giudizi anziché voti
numerici. La compresenza quindi esalta la professionalità docente. Dagli anni
Settanta il "tempo pieno" è il modello di scuola che incarna questi
principi, utilizza competenze, specializzazioni, vocazioni e creatività degli
insegnanti. Ma il "tempo pieno" richiede sforzi economici e politiche
scolastiche non indifferenti da parte dei Comuni: ecco perché si è diffuso solo
in alcune aree del Paese, tutte del centro nord. Solo il ministro Gelmini, avendo derubricato il tempo pieno a un tempo
allungato su cui insistono maestri che non comunicano tra loro, può prometterne
l'espansione. Anche perché eliminerà "i moduli" in tutte le altre
classi. Dagli anni Novanta, infatti, si è attuata una riforma della scuola
elementare che ha recuperato e generalizzato la cultura del tempo pieno con i
cosiddetti moduli: due insegnanti su tre classi, ai quali si affiancano per
breve tempo altre figure, come l'insegnante specialista di lingua straniera.
Allo stesso modo nella scuola media si è diffuso il tempo prolungato, che vede
all'interno dell'orario cattedra dello stesso insegnante attività curricolari,
extracurricolari e compresenze. Anche nelle scuole superiori sperimentazioni,
progetti, attività laboratoriali, alternanza scuola lavoro, portano gruppi di
lavoro, compresenze, interdisciplinarietà. E però, per onestà, occorre dire che
negli ultimi anni tutti i governi si sono convinti di spendere troppo e male
per l'istruzione e della necessità di ridurre la spesa. Un obiettivo che hanno
perseguito in modo contraddittorio: senza un programma chiaro, hanno tagliato
in modo casuale e scoordinato, producendo grossi danni, senza neppure ottenere
i vantaggi sperati. La Moratti riducendo il tempo scuola ha lasciato
inizialmente lo stesso organico illudendo le scuole che avrebbero fatto meno
scuola con più insegnanti, ma poi è uscita allo scoperto e sono continuati i
tagli del personale. Fioroni ha innalzato l'obbligo, è intervenuto
generosamente sull'organico di fatto, per poi riprendere i tagli con più
determinazione, perfino sul sostegno. Ma rischiano di passare per dilettanti rispetto
al ministro Gelmini, che aggredendo contemporaneamente
tempo scuola e organico, avvia un processo di restaurazione della scuola
italiana. Il ministro è caduta in un tragico equivoco: ritenendo che tutto
l'orario di un insegnante è orario frontale e che non c'è spazio e necessità
per compresenze e programmazione, ritiene che basti un maestro unico per il
tempo normale, due maestri unici per il tempo pieno; stesso discorso per il
tempo prolungato alle medie; alle superiori già è pronto il piano per una
sostanziosa riduzione d'orario e quindi di docenti. La rete scolastica da un
sistema innervato nel territorio, soprattutto nei punti critici e deboli,
diviene una rete commerciale che deve seguire le leggi del mercato. La
riduzione di almeno il venti per cento delle scuole, circa duemila, della rete
scolastica, eliminerà altre sacche di inefficienza e improduttività, e
abbasserà il numero degli addetti. E nonostante tutto ciò assisteremo alla
quadratura del cerchio: meno docenti e più tempo scuola, come ripete
continuamente la Gelmini, non so con quanta
convinzione. Le maestre precarie vestite a lutto piangono per sé e per i loro
alunni. Si sta creando un vasto movimento di protesta contro i provvedimenti
del ministro ed è probabile oltre che auspicabile che sia costretta a fare
marcia indietro. Semmai i provvedimenti o alcuni di essi andassero avanti,
sarebbe opportuno che le quote di tempo pieno fossero ripartite equamente
sull'intero territorio nazionale, meglio ancora bisognerebbe riproporre ex novo
la ripartizione dell'organico tra tutte le regioni secondo la logica
dell'organico funzionale. L'ultimo concetto che la Gelmini
ripropone nelle sue esternazioni: una sfida che a mio avviso bisognerebbe
accettare. Un organico funzionale per ogni scuola, funzionale al numero degli
alunni, ai tempi scuola richiesti o necessari per le caratteristiche
socioambientali del territorio. Un organico funzionale sul quale si eserciti
l'autonomia della singola istituzione scolastica per raggiungere gli obiettivi
definiti. Che è l'unico modo di salvare oggi la scuola pubblica dalle idee
restauratrici della Gelmini, ma anche dal tracollo
finanziario.
"ingiusti i tagli degli insegnanti" -
massimo vanni (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VII - Firenze Lunedì la prima campanella, già martedì funzioneranno le mense.
Con una novità: gli "assaggiatori" del cibo saranno i bambini
"Ingiusti i tagli degli insegnanti" Lastri
attacca Gelmini: "Il
76% dei genitori chiede il tempo pieno" "Molti dei servizi che
garantiamo alle famiglie rischiano di essere cancellati" La novità sono i
menu che educano alla cucina vegetariana MASSIMO VANNI "Siamo preoccupati
per un anno scolastico che inizia sotto il segno dei tagli annunciati dal
ministro Gelmini.
Sono il frutto di una visione arretrata della scuola, non solo ingiusto. E
molti dei servizi che anche quest'anno siamo in grado di offrire alle famiglie
rischiano di essere in futuro cancellati". L'assessore all'istruzione
Daniela Lastri presenta le novità del nuovo anno che scatterà da lunedì 15
prossimo, prima fra tutte quella di far testare e giudicare il cibo della mensa
dagli stessi consumatori, cioè gli alunni, e se la prende con i tagli
annunciati dal governo Berlusconi. "Il più grave di tutti è il ritorno ad
un insegnante unico. Un vero e proprio passo indietro, perché così facendo si
tolgono insegnanti proprio nel momento in cui aumentano sia la popolazione
scolastica sia la richiesta di tempo pieno da parte delle famiglie, che a
Firenze ha raggiunto ormai la quota del 76 per cento", punta il dito
l'assessore. Convinta che anche "il voto in condotta certo non risolve i
problemi del bullismo mentre l'idea del grembiule è solo fumo negli
occhi". L'esatto opposto insomma di quello che è stato a Firenze negli
ultimi dieci anni, dove nonostante le difficoltà dice Lastri, "abbiamo
investito oltre 100 milioni di euro". Tranne la scuola d'infanzia Don
Minzoni (zona Castello) e le scuole secondarie di primo grado Verdi (San
Jacopino) e Pieraccini (viale Lavagnini), in tutte le altre scuole si comincia
lunedì. Un avvio che coinvolgerà un totale di 32.291 alunni dai 3 ai 14 anni,
400 in più rispetto l'anno scorso: 2.558 nelle scuole d'infanzia del Comune,
4.364 in quelle statali, 12.394 nelle scuole primarie (le elementari), 7.821 in
quelle secondarie di primo grado (le medie inferiori) e 4.854 delle scuole
paritarie. I ragazzi stranieri iscritti alle scuole pubbliche passano da 3.681
(il 13,5 per cento) a 3.977 (il 14,5 per cento). E primo giorno di scuola a
orario ridotto a parte, le mense apriranno già da martedì, assicura Lastri. E
proprio sulle mense, che garantiranno il pasto a 24.785 alunni, si concentrano
alcune delle novità. Da una parte con un progetto di educazione alimentare
rivolto alla cucina vegetariana, etnica, tradizionale fiorentina e dietetica.
Dall'altra con il progetto di controllo sulla qualità del cibo che, con la
collaborazione dell'università, coinvolgerà direttamente gli alunni: ad un
campione casuale delle terze, quarte e quinte della scuola primarie e della
scuola media sarà sottoposto un questionario con l'obiettivo di misurare
qualità, quantità e gradimento. Confermato anche il servizio di pre e
post-scuola in tutte le scuole primarie (un'ora prima delle lezioni, dalle 7.30
alle 8.30 e un'ira dopo nel pomeriggio, dalle 16.30 alle 17.30). Saranno quasi
3mila le famiglie che ne usufruiranno. Gli alunni che si avvarranno del
servizio di trasporto scolastico, per chi abita a più di 1 chilometro di
distanza dalla scuola, invece sono 1.132. I disabili sono 66, di cui 25 non
deambulanti. E ai disabili verrà anche assicurato, sostiene l'assessore Lastri,
"un qualificato servizio di assistenza". E nonostante il passaggio di
competenze alla Provincia, tiene a dire la responsabile dell'istruzione,
Palazzo Vecchio continuerà anche per questo anno scolastico a prendersi cura
dei disabili che frequentano la scuola media superiore. Quasi un migliaio, 150
in più dell'anno scorso, i bambini stranieri iscritti ai centri di
alfabetizzazione dove si studiano i rudimenti della lingua italiana: "Un
servizio che nessun'altra città italiana ha messo in piedi", dice
l'assessore Lastri. E in totale, i costi sostenuti dall'amministrazione comunale
per la fornitura dei servizi di supporto alla scuola ammontano a 22 milioni e
mezzo di euro. Da sola la refezione ne assorbe 14, mentre per l'inserimento
degli alunni diversamente abili si spendono circa 3 milioni e mezzo. A questi,
conclude Lastri, vanno però aggiunti gli investimenti effettuati sui plessi
scolastici: proprio per quest'anno sono state completamente rinnovate due
scuole dell'infanzia, Villa Ramberg e Giotto. Mentre per la scuola dell'obbligo
è stata riallestita la Don Minzoni e sono stati sostituiti tavole e sedie dei
refettori Duca D'Aosta e Manzoni. SEGUE A PAGINA V.
Scuola, fumata nera all'incontro tra sindacati e
ufficio scolastico (sezione: Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VI - Bologna La rivolta contro la riforma varata dal
ministro Gelmini Scuola,
fumata nera all'incontro tra sindacati e ufficio scolastico Quattordici sezioni
delle materne non hanno maestri per garantire il pomeriggio Nessun accordo tra
i sindacati della scuola e l'ufficio scolastico provinciale, le proteste contro
i tagli vanno avanti e lunedì resta in agenda il sit-in convocato per le 15 in
via de' Castagnoli, sotto la sede dell'Usp, per denunciare "la
gravissima situazione degli organici all'apertura dell'anno scolastico".
Mentre oggi si incontrano alle scuole Guido Reni, in vicolo Bolognetti 10,
genitori e insegnanti che protestano contro il decreto che istituisce la figura
del maestro unico e minaccia il tempo pieno alle elementari, l'assessore
provinciale Paolo Rebaudengo mette in fila tutti i numeri dell'emergenza.
"L'incontro convocato in prefettura a seguito della dichiarazione dello
stato di agitazione dei sindacati si è concluso con un ennesimo rinvio, ormai
mancano pochi giorni, i numeri non fanno ben sperare - commenta l'assessore
Provinciale - sembra assodato che la risposta in termini di supplenti sarà più
bassa della richiesta, che non avremo tutti e 144 i professori di cui la scuola
bolognese ha bisogno per ricominciare l'anno scolastico. C'è da augurarsi che
con le nomine non si vada oltre sabato, ultimo giorno utile prima dell'inizio
delle lezioni, e che comunque la risposta sia il più completa possibile, anche
se solo parziale". Dall'Ufficio scolastico del dirigente Vincenzo Aiello
intanto arrivano rassicurazioni, sia sulla copertura degli insegnamenti
curricolari che sui 22 posti ancora vacanti delle Aldini, la scuola che da
quest'anno passa allo Stato e dove lunedì alle 12 si inaugurerà ufficialmente
l'anno scolastico in Emilia Romagna. Secondo le stime della Provincia, a
tutt'oggi la carenza degli insegnanti rimane comunque grave: 14 sezioni della
scuola dell'infanzia non hanno maestri per il pomeriggio, 2 sono del tutto
scoperte, mancano 120 insegnanti di inglese alle elementari, 52 professori alle
medie e 35 alle superiori, soprattutto per le lingue straniere. Non sono state
assegnate neanche le 8 cattedre per la scuola dei bambini in ospedale e i 7
insegnanti che servono per i corsi in carcere. A rischio anche le scuole serali
degli adulti, con otto cattedre mancanti. Di fronte alla situazione, le
organizzazioni sindacali Flc-Cgil, Cisl Scuola e Snals hanno diffuso una secca
nota in cui si lamenta di essere ancora a livello di "assicurazioni"
quando mancano solo pochi giorni all'inizio delle lezioni. "Poiché le
organizzazioni sindacali sono abituate a valutare fatti precisi - dice la nota
- confermano sia lo stato di agitazione che il presidio dei lavoratori della
scuola bolognese lunedì alle 15". (eleonora capelli).
Scuola, tagliati 1400 prof dimezzati i corsi di
lingua - camilla povia (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
VIII - Bari Scuola, tagliati 1400 prof dimezzati i corsi di lingua Molte classi
hanno perso anche il tempo prolungato e continuando così la Puglia rischia di
essere messa sempre più ai margini CAMILLA POVIA E' un anno nero per la scuola
pugliese. Tra grembiulini e voti in condotta, si cominciano a vedere anche gli
effetti dei tagli dei 1400 posti di lavoro inseriti nella finanziaria dello
scorso anno. Diminuiscono, così, anche le cattedre della seconda lingua, il
francese, lo spagnolo e il tedesco. Il dato è emerso ieri al liceo Euclide di
Bari durante le nomine per le insegnanti supplenti della scuola media e
superiore. Sono 101 le cattedre assegnate per l'insegnamento del francese,
contro le 142 dello scorso anno. Undici le supplenze assegnate per la lingua
spagnola, contro le 22 del 2007. E solo tre quelle per il tedesco, a fronte
delle sei dello scorso anno. Per la prima volta in un mese, non sono i tagli del governo Berlusconi a destare preoccupazione
e né quelli del ministro Gelmini a sollevare polemiche. "Le cattedre di lingua che sono
state dimezzate - spiega Lena Gissi, segretario generale Cisl scuola - non sono
altro che l'effetto dei tagli della finanziaria di Prodi, 1400 unità in meno
nel giro di pochi mesi". La scuola media Ungaretti di Bari, per
esempio, ha perso una cattedra di tedesco. Stessa situazione a Polignano, nella
scuola media Volta e nella scuola media di Palo del Colle. "Dai dati si
può notare come l'insegnamento del tedesco stia scomparendo - ha continuato la
Gissi - ci hanno dimezzato le cattedre di una lingua importante. E questo è
solo l'inizio". E pensare che i tagli di 1400 posti di lavoro, in un primo
momento, potevano anche essere molti di più. "L'intervento sindacale ha
ridotto un po' il numero - ha detto Claudio Menga, segretario generale Flc Cgil
- all'inizio c'era stata una previsione peggiore ma abbiamo scioperato e ci
siamo battuti per limitare il danno. Ma io mi chiedo, se già adesso la scuola
pugliese è così in ginocchio, come sarà dopo i tagli del ministro Gelmini?". Oggi i precari in tutta la Puglia sono
18.730. Sono tutti quei docenti che non hanno un lavoro, che sono in
graduatoria da diversi anni e che aspettano invano di essere chiamati a
insegnare. Quello che possono fare, è sperare nella malattia di un collega o
nella maternità di un altro. Possono, anche, incrociare le dita per qualche
pensionamento. E l'anno prossimo sarà ancora peggio. I tagli triplicheranno e
il divario tra alunni e docenti sarà sempre maggiore. "La Puglia è la
regione con più ragazzi per classe - ha continuato Menga - al nord abbiamo un
docente ogni 8 alunni, qui da noi uno ogni 12". Gli iscritti si
moltiplicano e i professori vengono tagliati. E' la beffa della scuola
pugliese. "Con i tagli di 1400 posti di lavoro, molte classi hanno perso
anche il tempo prolungato - ha aggiunto Menga - e continuando così, la scuola
pugliese rischia di essere messa sempre più ai margini". Intanto
continuano le nomine per i supplenti: oggi è il turno dei maestri di scuola
elementare. Poi toccherà ancora alle scuole superiori, soprattutto per le
discipline giuridiche e per scienze. Non è escluso che qualche supplenza venga
assegnata durante il corso dell'anno. Quello che è certo è che sarà una delle
ultime. Perché i tagli del nuovo governo sono già in arrivo.
Napolitano difende la ricerca. E la Gelmini? (sezione: Scuola)
(
da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Rino
Falcone* Giulio Peruzzi** Il primo settembre il Presidente
della Repubblica ha inviato una lettera al ministro Gelmini per sollecitarle attenzione nei riguardi della ricerca
scientifica. La lettera accompagnava un breve ma intenso documento elaborato
nell'ambito della comunità di riferimento, risultato anche di appelli
sottoscritti da migliaia di scienziati italiani (www.osservatorio-ricerca.it).
Questo atto del Quirinale è conseguenza di una sensibilità mostrata da Giorgio
Napolitano fin dall'insediamento alla Presidenza della Repubblica e arriva al
termine di un confronto con una parte della comunità scientifica (che ha visto
la salita al Quirinale lo scorso 9 luglio di una delegazione guidata da Rita
Levi Montalcini) che da anni denuncia un clima di disinteresse se non d'ostilità
nei confronti di un settore che traina il carro delle società moderne verso il
progresso economico, sociale e civile. Il Presidente raccoglie così le
preoccupazioni e le speranze che vengono da questo mondo e le porge, con
l'autorevolezza della sua posizione istituzionale, all'attenzione del mondo
politico e del Governo, mostrando una determinazione del tutto coerente con una
situazione allarmante testimoniata da vari fatti. 1) Le risorse umane e
finanziarie investite in ricerca e università sono inadeguate rispetto al
potenziale della nostra economia. Il confronto con gli altri Paesi (europei e
non) è impietoso: percentuale di Pil investito, quantità di finanziamento
pubblico e privato, numero di ricercatori, export di alta tecnologia,
qualificazione personale nelle aziende, etc., sono tutti indicatori che ci
vedono clamorosamente indietro. I governi europei riuniti a Lisbona nel 2000
stilarono un accordo che prevedeva l'accrescimento di investimenti in ricerca e
alta formazione (obiettivo: 3% di media europea nel 2010). L'Italia ha fino ad
oggi marcatamente disatteso quell'accordo. L'ultimo atto, il decreto Tremonti
dello scorso giugno, prevede la riduzione di risorse (in 4 anni condurrà a
circa 450 milioni di euro in meno il fondo ordinario delle università) e la
riduzione del turn-over (80%) fino al 2011 anche per università e ricerca.
Ossia mentre l'agenda Lisbona (e la logica di sviluppo) prevede una crescita
del personale qualificato, si decide per i prossimi 3 anni (tempo enorme alle
attuali velocità) di ridurlo sensibilmente: 10 vanno in pensione, 2 saranno
assunti. 2) Le università italiane, anche se tra molte contraddizioni ed alcune
evidenti storture e malcostumi (primo fra tutti: un reclutamento non sempre
basato sul merito), hanno garantito al Paese un livello alto, qualificato e
aperto di ricerca e formazione. Ebbene il decreto Tremonti prevede la
possibilità della loro trasformazione in fondazioni private. Sono evidenti i
rischi per l'autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e
ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico. Si rischia di
trasformare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione
debole e con accessi differenziati in base al censo. 3) L'erogazione dei
finanziamenti pubblici avviene spesso attraverso metodi diversi dalle
valutazioni di merito. È necessario fare in modo che gli investimenti pubblici
siano sottoposti a una procedura di verifica del merito come avviene in ambito
internazionale attraverso il consolidato metodo della verifica tra pari (peer
review). 4) L'Italia contribuisce con politiche e finanziamenti inadeguati allo
sviluppo dello Spazio Europeo della Ricerca. I parametri di valutazione
dell'attività di ricerca, i meccanismi di reclutamento e di sviluppo di
carriera e le risorse economiche minime da destinare alla ricerca di base
dovrebbero costantemente essere riferiti a quelli fissati nell'ambito
dell'Unione Europea. Alcuni segnali recenti, in primis il blocco della roadmap
nazionale per le grandi infrastrutture di ricerca, sembrano aggravare la
situazione. Giorgio Napolitano non ha avuto dubbi sulla rilevanza delle
questioni citate. Ha preso carta e penna e ha richiamato le autorità di Governo
alle loro responsabilità. L'importanza di questo gesto va ben oltre le conseguenze
che l'atto stesso potrà immediatamente produrre. L'Italia avrà la forza di
restare nel nuovo orizzonte della società della conoscenza se farà crescere e
diffondere i saperi. Se aggiornerà il proprio patrimonio infrastrutturale di
conoscenze, servizi e produzione, se accrescerà la qualificazione del personale
lavorativo, se valorizzerà i metodi per la partecipazione attiva alla
cittadinanza, se avanzerà il proprio sviluppo tecnologico, se migliorerà la
qualità e la disponibilità dei servizi e così via. Ma l'ottenimento di questi
risultati ha bisogno di un traino culturale che può affermarsi solo attraverso
scelte politico-strategiche che sono anche il frutto di affermazioni culturali
simboliche. Il gesto del Presidente va esattamente in questa direzione e ci
indica una svolta cui guardiamo con rinnovata speranza. * Istc-Cnr e
Osservatorio sulla Ricerca ** Università di Padova e Osservatorio sulla
Ricerca.
Fischi per la Gelmini. E subito interviene la
polizia La ministra contestata in una scuola romana. Gli agenti in borghese
identificano chi protesta (sezione:
Scuola)
(
da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
/
Roma NON C'È difesa per lo studente che prenderà 5 in condotta. Bocciato. Per
il ministro titolare della riforma c'è invece un modo per bloccare fischi e
contestazioni: fa- re identificare dalle forze dell'ordine chi ha osato
dimostrare, anche in modo vivace, di non essere d'accordo con le nuove norme
che disegnano la scuola del futuro guardando al passato. Aula magna del liceo
"Newton". Gremita. Gran caldo e ospiti illustri. Per la presentazione
del libro di Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti, non hanno mancato
l'appuntamento il presidente Giuliano Amato, nonostante la questione della
presidenza della commissione Attali in versione capitolina. Ma anche il
ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nell'occhio del ciclone da
giorni che, impavida e sicura di sè, affronta una platea che già è scritto che,
almeno in parte, le riserverà un'accoglienza non proprio amichevole. D'altronde
se viene messo in discussione un posto di lavoro, anche se precario, non è che
ci sia proprio da aspettarsi un'accoglienza amichevole. Ed è andata
proprio così. Il ministro compare e il fischio parte. "State portando la
scuola allo sfascio" grida una ragazza. "Vergogna" arriva da
un'altra parte. "Così non si migliora niente". "Fateci
lavorare". Solerti ma discreti agenti in borghese intervengono. Chiedono i
documenti, annotano i nomi, allontanano i contestatori. Alla fine sul registro
dei cattivi ci finiranno in otto. Mentre il dibattito sui modi di intendere una
scuola migliore prosegue, presente l'autore, moderato da Ferderico Geremicca,
anche per evitare il prolungarsi della "disfatta" a cui il
sottotitolo di Floris fa riferimento, si può assistere ad una imprevista
lezione di tenuta dell'ordine pubblico che rischia di scivolare
nell'intimidazione. Peccato che in altre occasioni, certamente più pericolose,
non ci sia stata la stessa capacità di intervento. Di questi tempi sono
evidentemente più pericolosi i precari degli ultras camorristi. Giusto per fare
l'esempio più recente. Il ministro difende la sua riforma "che non guarda
al passato" ed "il governo responsabile" di cui fa parte che
deve, per necessità, "rivedere le modalità di spesa". L'imperativo è
uno: tagliare. A cominciare dai posti di lavoro, ed è una certezza, in cambio
di ipotetiche promesse su tempo pieno, migliori remunerazioni e "carte
oro" che aprirebbero la via dell'aggiornamento attraverso l'accesso libero
a musei, cinema, teatri e tutto quanto fa cultura. Il ministro in cattedra fa
anche la lezione al Pd rimproverandolo di avere poca coerenza. "Bisogna
fare una scelta: non si può essere riformisti, un partito che guarda al futuro
e ai giovani, e poi semplicemente scegliere la mobilitazione senza avanzare
proposte". Anzi, contestando chi "protestano contro il piano
programmatico senza conoscerlo visto che non l'ho ancora presentato".
Giuliano Amato, professore, non ci sta: "Lo lasci dire a uno di lunga
esperienza, il Pd è un partito che le proposte le farà. Non può pensare che sia
solo una battaglia contro di lei". E'accorato Amato quando deve
riconoscere che "la scuola non riesce ad essere una priorità per nessuno,
anzi è una priorità conclamata e non realizzata". Cita Gramsci, la
necessità di allargare sempre più la platea fornendo strumenti a tutti,
indipendentemente dalle possibilità delle famiglie in cui sono nati e, a
proposito dei tagli, ammonisce "non si può dire: voi ve ne andate e
basta". Il dialogo prosegue. Il ministro non accenna a fermarsi. Viene
preanunciata anche una riforma della scuola media. Il presidente Amato auspica
la ripresa del dialogo. Un esercizio che, in questi ultimi quindici anni, condizionato
dal berlusconismo e dall'antiberlusconismo ha perso la sua principale capacità
che è quella del confronto "senza necessariamente doversi trovare sempre
d'accordo". Insomma c'è "un limite oltre il quale la partigianeria
politica diventa ottusa e lontana dai problemi del Paese". Vale per la
scuola. Ma anche per l'Attali?.
Tea maisto (sezione:
Scuola)
(
da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina
XXV - Roma TEA MAISTO (segue dalla prima di cronaca) Intanto, le 40 scuole del
comitato hanno organizzato per oggi a mezzogiorno un sit in davanti a
Montecitorio con tanto di striscione: "Il futuro dei bambini non fa rima
con Gelmini". E sul fronte
del maestro unico, una novità potrebbe venire dal Comune: "Si sta
ragionando sulla possibilità di collocare gli insegnanti in esubero presso
l'assessorato alla Scuola, nei servizi educativi e nelle iniziative sulla
dispersione scolastica - spiega l'assessore Marsilio - ma è una possibilità da
verificare in merito alla disponibilità di bilancio e anche perché fonti
ministeriali ci dicono che non dovrebbero esserci esuberi grazie ai
pensionamenti e al potenziamento del tempo pieno".
La crisi del turismo, le colpe degli operatori (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
217 del 2008-09-11 pagina 4 La crisi del turismo, le colpe degli operatori di
Massimiliano Lussana (...) non ha fatto sfracelli nel settore turistico,
affidato al sottosegretario Michela Vittoria Brambilla. Occorre essere onesti
intellettualmente e dire che, in pochi mesi, i miracoli non li fa nessuno e
quindi sarebbe fuori luogo aspettarseli da MVB. Però è vero che, altrove, i
miracoli in pochi mesi sono avvenuti e che Berlusconi li ha fatti: penso alla
sicurezza; penso alla diminuzione del 40 per cento delle assenze nel pubblico
impiego, grazie all'ottimo lavoro del ministro Renato Brunetta; penso al ritorno
del nucleare voluto da Claudio Scajola; penso, soprattutto, al miracolo
napoletano del sottosegretario Guido Bertolaso che ha ripulito la città in meno
di due mesi; penso all'Alitalia; penso al corpus di riforme
nella scuola di Mariastella Gelmini; penso al lavoro di altri ministri, da Maurizio Sacconi a Giulio
Tremonti, passando per Sandro Bondi. Tutto questo, sinceramente, al Turismo non
è avvenuto. E - pur senza infierire sulla Brambilla, a cui spesso abbiamo
riconosciuto alcuni indubbi meriti - certo non è bellissimo che gli interventi
più significativi firmati nel mese di agosto (nel mese di agosto!) da
colei che dovrebbe occuparsi della miniera d'oro italiana, il turismo, siano
stati un'intervista a Repubblica per definire "incomprensibile" l'operato
del custode veneziano che ha respinto la donna velata e una nota per dire che
"nella crisi georgiana l'operato del ministro degli Esteri Frattini merita
10 e lode". Ora, al di là del merito dell'intervento, forse MVB era
l'unica che avrebbe fatto meglio a tacere, visto che la polemica su Frattini
riguardava la sua mancata presenza a un vertice internazionale sulla Georgia,
visto che il titolare della Farnesina era in vacanza. Alle Maldive, però, non
alle nostre latitudini. Ma, per l'appunto, non si può demolire chi è al governo
da pochi mesi. E il giudizio è sospeso, anche perchè nel frattempo la Brambilla
si sta riscattando con un piano per le riforme, come ad esempio quelle che sta
elaborando per la scuola insieme alla Gelmini.
Insomma: giudizio rimandato ad ottobre. Chi si può demolire, però, sono la
giunta Burlando e il suo assessore Margherita Bozzano. Perchè, nonostante
reiterate promesse e annunci, in questi anni non è stato partorito da parte dei
politici regionali - che dopo l'abolizione del ministero hanno i veri poteri in
campo turistico - lo straccio di un'idea vera per rilanciare Riviere e
Entroterra. Non c'è marketing territoriale, non ci sono iniziative, non c'è
sviluppo. Niente di niente. E grazie al cielo che ci sono le Cinque Terre, Portovenere,
Santa e Portofino, il Tigullio e il Paradiso, Varigotti e la costa Savonese e
la straordinaria pista ciclabile di Area 24 nell'imperiese e i borghi
dell'interno. E grazie al cielo che c'è la Liguria, con la sua impagabile
bellezza. Il resto, lo fanno gli operatori. E anche qui non mi dilungo. Perchè,
purtroppo, l'esosità, la tendenza a trattare il turista come un pollo da
spennare, la freddezza quando non la maleducazione nei confronti dei turisti,
un certo modo di fare per il quale tutto è dovuto e i clienti sono
fondamentalmente "utenti" di un monopolista della bellezza della
costa, sono elementi che non scopriamo oggi. Il problema è che - tutti gli anni
- siamo qui a denunciare le stesse cose e gli stessi problemi. Ma che,
nonostante la crisi, molti operatori continuano a ragionare allo stesso modo,
non facendo nulla per venire incontro ai turisti. E mi scuso con tutti quelli,
e sono tanti, spesso anche tanti amici, che non ragionano così e che non solo
rispettano il cliente, ma quasi lo coccolano. Ecco, se sono d'accordo, la loro
battaglia è anche la nostra. Ma proteggere chi si approfitta dei turisti è il
miglior modo per essere messi nel calderone e per dare testi ai cabarettisti
della torta di riso che è finita. Ripeto: mi scuso con i tanti che lavorano
bene e soprattutto con gli amici personali che lavorano bene. Ma basta passare
il confine, andare solo a Serravalle Scrivia da un lato, a Cap Martin
dall'altro e a Viareggio dall'altro ancora per trovare un'altra accoglienza
turistica. Non è un'opinione, è un fatto, purtroppo è un fatto. Se si vuole
essere credibili, gli operatori che lavorano bene (e sono tanti) devono essere
i primi a condannare gli operatori che non lavorano bene (e non sono pochi). ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
RITORNA LA PAURA DEI MONTI DESERTI (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Giro
d'Alpe Enrico Martinet RITORNA LA PAURA DEI MONTI DESERTI Bisognerebbe tirare
una linea di demarcazione. Sotto si vive, sopra il deserto. Provocazione? E
perché no? Il deserto oramai è parola abusata per sottolineare il rischio che
corre la montagna e non soltanto per gli effetti del clima. Si sa che il
cataclisma è annunciato: fra cent'anni le montagne valdostane sormonteranno
senza un pizzico di ghiaccio pietraie rossastre. Lo spopolamento, che anni fa
era tragica premessa di una montagna senza l'uomo, si riaffaccia. C'è l'Uncem
che grida al pericolo della chiusura delle scuole dei paesi
delle vallate e chiede un incontro con il ministro Gelmini, c'è una mostra fotografica in dieci luoghi di Aosta che
interpreta, appunto, che cosa possa essere inteso per deserto montano. Quello
delle guerre, dell'anima, dell'abbandono. A tutto ciò si aggiunge la crisi del
turismo, i costi spaventosi per mantenere gli impianti di sci, le riserve
d'acqua per l'innevamento. Un'altra crisi profonda è l'allevamento
d'alta quota, gli alpeggi, insomma. E allora tanto varrebbe tirare fuori
dettagliate carte geografiche su cui tirar linee e immaginare che cosa fare.
Dove abitare, fin dove spingere le attività umane, come conciliarle. Non è
affatto da marziani pensare a una zona desertica, nel senso di evitare attività
umane. Il problema di fatto è economico da un lato e dall'altro della gestione
del territorio. Le mappe aspettano.
Bondi: <Il Pdl vera sfida politica Non si ceda a
logiche diverse> (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
217 del 2008-09-11 pagina 4 Bondi: "Il Pdl vera sfida politica Non si ceda
a logiche diverse" di Vincenzo La Manna Entro dicembre vareremo le grandi
riforme e sarà avviato il piano del ritorno al nucleare da Roma Gubbio, sei
anni dopo. Ministro Sandro Bondi, oggi prende il via la tre giorni di seminario
con i giovani di Forza Italia. Qual è il suo bilancio sulla scuola di
formazione? "Gubbio è stato per anni il luogo dell'incontro, della
riflessione, del confronto, dell'appartenenza. Sta a Forza Italia, e spero al
Pdl, come Vallombrosa e Camaldoli stavano alla Democrazia cristiana. E nei
precedenti seminari - lo dico con orgoglio - sono state poste le basi per la
nascita del partito unitario del centrodestra. Fin dal 2003, attraverso un
dibattito libero, fecondo, a volte anche aspro, che ha illuminato molti di noi
sull'utilità storica della prospettiva indicata dal presidente
Berlusconi". "Il Pdl e l'Italia che cambia" è il titolo di
quest'anno. Ma nonostante il Popolo della libertà voli nei sondaggi, sembra
avvertirsi un rallentamento tra Fi e An sul processo unitario. "L'azione
del governo è efficace e riceve il consenso dei cittadini. E sono convinto che
la sfida politica del nuovo soggetto unitario sia altrettanto importante. A
patto, però, che i partiti non si lascino risucchiare da logiche diverse da
quelle del cambiamento e del rinnovamento. Anche a questo serve Gubbio".
Intanto, però, si dice che a volere lo slittamento della festa del Pdl sia
stato proprio Berlusconi, che a malincuore avvertirebbe difficoltà maggiori
rispetto alle previsioni. "No, tutto questo nasce da ricostruzioni
giornalistiche avide di trovare qualche elemento di negatività. Io credo invece
che Berlusconi guardi con attenzione e con interesse agli sforzi che vengono
compiuti per amalgamare e integrare tutte le forze politiche e le tradizioni
culturali in un nuovo partito dei moderati, casa per i laici e per i
credenti". A Gubbio, stando a quanto si legge nel programma, si stilerà
l'agenda d'autunno: quali sono le priorità? "Giustizia, federalismo
fiscale e legge elettorale per le europee sono i punti cardine dell'azione di
governo, da ora a dicembre. Si tratta di riforme che l'Italia attende da anni,
ed è possibile affrontarle speditamente grazie a un governo coeso e a una
maggioranza politicamente omogenea. Ma l'autunno vedrà anche il concreto avvio
del ritorno al nucleare". Fi e An insieme. Valori condivisi. Nessun
problema a convivere con chi magari non rinnega del tutto il fascismo o
rivendica in parte il sacrificio degli uomini della Repubblica di Salò?
"Il nostro Paese è purtroppo sfiancato da ricorrenti polemiche e
divisioni, anche sulla memoria che abbiamo del nostro passato. Finché non ci
libereremo da questa maledizione l'Italia stenterà a diventare un Paese
normale". E nello specifico? "Sulla condanna del fascismo, ritengo
faccia fede il giudizio di Fini, che lo ha definito "male assoluto".
E la comprensione rispetto alla scelta che fecero i ragazzi di Salò, che è
arrivata negli anni scorsi anche da alcuni importanti leader del
centrosinistra, non potrà mai oscurare il fatto che si trattò di una scelta in
buona fede, ispirata anche da un sincero amore per l'Italia. Ma tremendamente e
drammaticamente sbagliata, foriera di tanti ulteriori lutti e tragedie per
l'Italia e gli italiani. Gli ultimi quindici anni hanno dimostrato, comunque,
che la destra italiana, con la svolta di Fiuggi, ha fatto per intero i conti
con la sua storia. E sui valori fondamentali c'è una perfetta coincidenza di
vedute all'interno del Pdl". Si sente, secondo lei, l'assenza di
Gianfranco Fini a via della Scrofa e della sua leadership? "Fini sta
svolgendo in modo impeccabile il suo lavoro di presidente della Camera. È uno
statista, un uomo delle istituzioni e resta uno dei leader più autorevoli del
nuovo partito". Questione allargamento Pdl. Sembra allontanarsi, per ora,
il ritorno dell'Udc. "Un partito che fa parte della famiglia dei Popolari
europei sarà portato, necessariamente, a guardare con interesse a una forza
politica come il Pdl, che si riconosce negli stessi valori fondanti. La
questione non è però all'ordine del giorno, nel momento in cui il Pdl si trova
nella sua delicata fase costitutiva. Ma lo sarà subito dopo, e credo che
Casini, da leader qual è, sappia che una riflessione in questo senso andrà
aperta anche da parte del suo partito". Sull'ingresso della Destra,
intanto, Denis Verdini è favorevole, Fabrizio Cicchitto contrario: qual è la
sua posizione? "Bisogna prendere atto che ci sono sensibilità diverse tra
Storace e la Santanchè, e guardare con rispetto all'evoluzione di quel
confronto interno. Ma se si consoliderà il processo verso il bipartitismo,
credo che le decisioni saranno conseguenti e inevitabili". Negli ultimi
giorni si assiste ad una continua fibrillazione con il Carroccio sul
federalismo fiscale. Normale dialettica? "Con la Lega non esistono
problemi e il federalismo resta una priorità anche del Pdl. L'obiettivo
fondamentale che ci poniamo è l'avvicinamento quanto più forte possibile tra
ciò che si amministra e ciò che si tassa. Gli amici della Lega devono capire
che una riforma così importante e strutturale, destinata a cambiare il volto
dell'Italia, sulla quale il buon lavoro di Calderoli ha avuto tanti riscontri
positivi, ha bisogno anche di essere conosciuta e discussa
approfonditamente". Chiudiamo con la scuola. Anche qui polemiche. "Guardi, la direzione intrapresa dal ministro Gelmini è quella giusta: credo che il
suo sia il tentativo più deciso di eliminare definitivamente la cultura
sessantottina tornando al criterio della meritocrazia". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Nella scuola più che i fondi manca la concorrenza (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-09-11 - pag: 1 autore: RIFORME Nella
scuola più che i fondi manca la concorrenza di Alberto Alesina I ministri
dell'istruzione e dell'università che si sono succeduti in Italia negli ultimi
governi, sia di destra sia di sinistra, sono sempre stati caratterizzati da uno
zelo riformatore straordinario. Peccato che tutte le riforme siano state
inutili. Un frullio di cambiamenti che permettesse ad ogni ministro di mettere
il suo nome su una riforma della scuola o dell'università senza colpo ferire,
senza licenziare un incapace o migliorare la qualità dell'educazione nel nostro
Paese. Via i voti a scuola, poi il ritorno da quest'anno;un esame di maturità
diverso, poi di nuovo cambiato. Programmi nuovi per questo o quell'anno del
percorso scolastico, decisi a tavolino da qualche burocrate ministeriale e non
da insegnanti sul campo, che ci capirebbero molto di più. Concorsi universitari
nazionali, poi locali poi nazionali ancora. Il 3 più 2 (con vaghi riferimenti
calcistici) al posto della laurea unica. I moduli (sfugge cosa siano
esattamente) invece dei sacrosanti esami. Tutto ciò senza toccare minimamente i
cardini del problema: il decadimento della meritocrazia, frutto dell'onda lunga
del '68, la mancanza di controllo dei cittadini sulla qualità della scuola,
bravissimi insegnanti demoralizzati da salari troppo bassi (soprattutto nel
Nord, dove la vita è più cara che al Sud) e docenti mediocri e assenteisti
premiati da un sistema di concorsi in bancarotta intellettuale. Si parla tanto
di insegnanti multipli o unici nelle scuole. Parliamoci chiaro: gli insegnanti
sono diventati multipli non perché si sia capito che questo migliorava la
qualità dell'insegnamento, ma semplicemente perché sono nati sempre meno
bambini in Italia e non si poteva licenziare nessun docente, anzi le assunzioni
dovevano continuare a ritmi elevati. La scuola, insomma, come welfare per
giovani laureati. Il nuovo ministro dell'Istruzione,Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, finalmente va nella direzione giusta: meno insegnanti ma pagati
meglio. Un suggerimento: anche differenze retributive in funzione del costo
della vita locale. Il divario nel costo della vita tra Milano e la Calabria
supera il 30%. Questo significa che lo stesso salario nominale è, in termini
reali, più alto del 30% in Calabria che a Milano. Continua u pagina 12
l'articolo prosegue in altra pagina.
Amato e la commissione: un'ossessione ridicola (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-11 num: - pag: 10
categoria: REDAZIONALE Il caso La "Attali" romana congelata. Il
sindaco chiama: vediamoci la prossima settimana Amato e la commissione:
un'ossessione ridicola Ma l'ex premier difende il dialogo: basta ostruzionismo
Il sindaco auspica che "lo stand by duri il minor tempo possibile e
riprenda il progetto della Attali" ROMA - E alla fine, stanco del pressing
del Pd per farlo dimettere e delle accuse di "collaborazionismo " col
nemico, anche il "dottor Sottile" sbottò. Succede davanti al liceo
Newton, dove Giuliano Amato stava entrando per la presentazione del libro di
Giovanni Floris sulla scuola "La fabbrica degli ignoranti". Alla
domanda di un cronista, sul futuro della contestata commissione bipartisan per
lo sviluppo di Roma, l'ex ministro dell'Interno risponde stizzito: "Uffa,
che pizza! Questa commissione è diventata una ridicola ossessione".
Vorrebbe parlare d'altro, Amato. Vorrebbe, soprattutto, che calasse il sipario
sulla bufera che ha fatto finire in soffitta la "Attali alla romana
". E parlando agli studenti, Amato approfitta di un
accenno alla possibilità di dialogare col ministro Maria Stella Gelmini per lanciare il suo messaggio:
"Dialogare vuol dire parlare civilmente, non trovarsi sempre d'accordo
perché non si può parlare solo con chi la pensa come noi". Amato fa
riferimento alla storia italiana: "Gli ultimi quindici anni di vita
parlamentare hanno cancellato la civiltà. Ma per cinquant'anni, il Pci
ha apprezzato la Dc non più di quanto non faccia ora il Pd fa con Berlusconi.
Ma poi la Dc dialogava con il Pci in parlamento. Nell'ultimo periodo, invece,
se parlano loro noi diciamo no perché "Berlusconi ha troppe
televisioni" e se parliamo noi loro dicono no perché pensano "a
sinistra ci sono solo comunisti e quando vedo rosso..." Questo si chiama
ostruzionismo". E il dialogo che cos'è? "Ripristinare regole di
civiltà. Come usare coltello e forchetta a tavola per mangiare il pollo,
anziché prenderlo con le mani e addentarlo. C'è un livello oltre il quale la
partigianeria politica diventa ottusa e lontana dai problemi del paese".
All'uscita, Amato puntualizza. Nel discorso del dialogo si riferiva solo alla
scuola o anche alle questioni che lo riguardano? "Il dialogo serve sempre,
in tutte le situazioni... Ma io queste cose le ho già dette, anche alla festa
del Pd di Firenze". E se Alemanno auspica che "lo stand by duri il
minor tempo possibile, che riprenda il progetto della Attali e che il futuro di
Roma non venga catturato dal passato perché il bene dei cittadini viene prima
delle polemiche", nel pomeriggio si è svolta la prima seduta della
commissione dei giuristi che elaborerà la riforme per Roma Capitale da
presentare al governo entro fine del mese: un tavolo di lavoro nato come indipendente,
poi inglobato nella Attali romana. Alla riunione in Campidoglio c'era anche
Amato. Il sindaco lo ha chiamato per fargli "in bocca al lupo" per
l'inizio dei lavori e gli ha detto che si incontreranno a breve. Sperando che,
piano piano, anche le polemiche si plachino. Ernesto Menicucci.
Fischiano la Gelmini gli agenti li identificano Il
Pd: un'intimidazione (sezione:
Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-11 num: - pag: 23
categoria: REDAZIONALE Scuola Test di Odontoiatria: c'era
una domanda errata Fischiano la Gelmini gli agenti li identificano Il Pd: un'intimidazione Il ministro
rilancia: cambierò le Medie Un piccolo gruppo di precari ha urlato
"Vergogna" al titolare dell'Istruzione durante la presentazione di un
libro in un liceo di Roma. Poi l'intervento degli agenti in borghese.
Capezzone: dal Pd campagna di aggressione, sarà un boomerang ROMA - Dal
gruppetto di professori precari partono dei fischi e qualche invettiva:
"vergogna", diretti alla Gelmini. Arrivano
alcuni poliziotti in borghese. Prima li invitano a desistere. Poi li
identificano. L'opposizione insorge e chiama in causa il ministro dell'Interno.
Sono i segni premonitori dell'autunno caldo della scuola. Il primo assaggio per
il ministro ieri mattina, nel liceo romano "Newton", durante la
presentazione del libro di Giovanni Floris: "La fabbrica degli ignoranti".
C'erano nella platea alcuni docenti a tempo determinato, quelli assunti e
licenziati ogni anno. Il ministro fornisce subito un'occasione per dissentire.
Lo fa rispondendo al Pd che ha annunciato una serie di proteste per la fine del
mese contro i tagli nella scuola. "Fate le vostre scelte - dice la Gelmini -. Non si può essere riformisti e scegliere la
mobilitazione senza fare proposte. Spero che sarà un autunno di responsabilità.
Sono aperta al dialogo, ma non defletto". I precari, sette otto in tutto,
fischiano. Gridano. Altri, tra i presenti, applaudono. La scena si ripeterà più
volte, fino alla conclusione dell'incontro. Niente di insolito e di
sconvolgente. Se non fosse per l'intervento delle forze dell'ordine che di lì a
poco scatenerà le proteste dell'opposizione. "Quanto avvenuto questa
mattina è inquietante", dice Pina Picierno, ministro delle Politiche
giovanili del governo ombra. "Ma in che Paese ci troviamo se ai fischi di
qualche contestatore al ministro Gelmini si risponde
con l'intervento delle forze di polizia? - si chiede l'esponente del Pd -. Si
tratta di un gesto intimidatorio di cui chiediamo conto allo stesso ministro
degli Interni". "Da quando in qua in Italia, che se non sbaglio è
ancora un Paese libero e democratico - afferma Silvana Mura, deputata di Italia
dei Valori -, è vietato esprimere il proprio dissenso fischiando ". Sul
fronte opposto Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: "Se il Pd
procede in questa campagna aggressiva e immotivata contro il ministro Gelmini, questa scelta si rivelerà un boomerang per il
centrosinistra". Le polemiche non sembrano però fare effetto sul ministro
che tiene ferma la sua linea. Appellandosi ai severi dati Ocse sulla qualità
della scuola italiana, ribadisce l'urgenza di riforme nell'organizzazione delle
scuole elementari e annuncia altre novità: "cambierò la scuola media. C'è
un deficit di formazione. Servono più italiano, più matematica, più inglese. Ho
insediato una commissione che studia la riforma. Voglio farla presto". E
anche dall'università arrivano altre polemiche: il ministro è stato costretto
ad annullare uno degli 80 quesiti dei test di ammissione ad odontoiatria perché
tra le opzioni di risposta mancava quella corretta. Giulio Benedetti In
cattedra Maria Stella Gelmini, 35 anni, titolare del ministero
dell'Istruzione.
(
da "Corriere della Sera" del
11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-11 num: - pag: 23
categoria: BREVI Le idee Le proposte della riforma Da Viale Trastevere
L'educazione civica, il voto in condotta, il ripristino del voto al posto del
giudizio. E, soprattutto, il maestro unico. Sono le principali innovazioni che
la scuola italiana dovrebbe affrontare per il ministro Maria Stella Gelmini: una scelta molto contestata, ma che "risponde ad
un'esigenza pedagogica. Il bambino nei primi anni della scuola ha bisogno di
avere nel maestro un punto di riferimento- ha dichiarato il ministro -. La
scuola non è uno stipendificio, il maestro unico alle elementari oltre ad avere
una motivazione pedagogica serve anche a eliminare gli sprechi e a ridurre gli
organici".
Nelle scuole più che i fondi manca la concorrenza (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-09-11 - pag: 12 autore:
DALLA PRIMA Nelle scuole più che i fondi manca la concorrenza Un altro elemento
fondamentale è la valutazione delle scuole e dei loro risultati. Ma attenzione:
a queste valutazioni devono seguire conseguenze, premi per i migliori e
penalizzazioni per i peggiori. Altrimenti a che servono? Non solo, ma se le
scuole sono valutate, premiate e penalizzate devono avere abbastanza autonomia
per scegliere i migliori insegnanti e le migliori didattiche. Come si fa a
giudicare chi non ha facoltà di scelta? E allora via i concorsi pubblici e più
autonomia ai presidi di assumere gli insegnanti migliori. Insomma meritocrazia
sia per gli studenti (ben venga il ritorno dei voti, compreso quello di
condotta) sia per gli insegnanti. Le famiglie andrebbero poi informate nel modo
migliore possibile sulla qualità delle diverse scuole, perché possano
scegliere. Ecco che, allora, il meccanismo della domanda crescente per le
scuole migliori, e decrescente per quelle peggiori, aiuterebbe il funzionamento
di un sistema meritocratico. Per quanto riguarda i presidi, se assumono
insegnanti incapaci verrebbero anch'essi puniti dal crollo della domanda per le
loro scuole, proprio come la legge della domanda e offerta sul mercato dei
prodotti premia quelli migliori. L'opposizione dovrebbe
aiutare Gelmini in questo
tentativo, anche se finora è stato illustrato solo a parole (a cui si spera
seguano i fatti). Invece il Pd, tramite il suo leader Walter Veltroni, si è
chiuso in una critica vecchia e stantia sulla riduzione degli stanziamenti per
la scuola. Il problema fondamentale della scuola e dell'università
italiana non è la mancanza di fondi, ma la mancanza di meritocrazia e
concorrenza. Per quanto riguarda l'università, il lavoro fondamentale di
Roberto Perotti (Il Sole 24 Ore del 30 novembre 2006) lo ha dimostrato in modo
incon-trovertibile: la spesa per gli atenei italiani, che sia misurata in
rapporto ai docenti o agli studenti, è uguale a quella per l'università
inglese. Ma quest'ultima è forse la migliore in Europa, mentre quella italiana
è tra le peggiori, come produzione di ricerca e qualità dell'insegnamento.
Ovviamente si parla in termini di medie e i centri di eccellenza ci sono
certamente anche in Italia. Ma proprio per questo i problemi dell'università
non si risolvono con più finanziamenti a tappeto, ma con più soldi ben mirati
per i migliori. Anche su questo il ministro Gelmini
deva impegnarsi, e lo sta facendo, combattendo contro i burocrati dei ministeri
che non credono alla concorrenza meritocratica. Alberto Alesina
aalesina@harvard.edu.
<Rom in aula, coinvolgeremo i genitori> (sezione: Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-11 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Scuola Il piano prevede più integrazione dei piccoli
nomadi e un progetto per gli insegnanti precari "Rom in aula,
coinvolgeremo i genitori" Le proposte dell'assessore
nell'incontro con la ministra Gelmini (fischiata) Dario Nanni (Pd): "L'assessore fa la portavoce
del ministro. Ma intanto alcune scuole di periferia rischiano di non
aprire" Una campagna informativa per dimostrare che la scuola non è in
lutto. Iniziative sulla mobilità che valorizzino le competenze degli
insegnanti. Appoggio al piano ministeriale di scolarizzazione dei rom. E
una riforma della concessione dei buoni libro. Di queste proposte l'assessore
capitolino alla Scuola, Laura Marsilio, ha parlato con il ministro
dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, ospite -
fischiato e contestato da una platea composta per lo più da insegnanti, molti
dei quali precari che dopo aver manifestato il loro disaccordo sono stati anche
identificati - del liceo scientifico Newton per la presentazione del libro di
Giovanni Floris "La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola
italiana". "Ho espresso il mio sostegno alla Gelmini
per il piano di scolarizzazione dei rom". Un piano che l'assessore ritiene
rivoluzionario "perché prevede una prescolarizzazione, in cui ai bambini
viene insegnato l'italiano e in cui vengono coinvolte anche le famiglie. Che
finora facevano tutt'altro che spronare i figli ad andare a scuola". Il
Comune, insieme ai dirigenti scolastici, sta inoltre mettendo a punto un
progetto per monitorare la frequenza delle lezioni da parte degli allievi rom.
Ma sulla questione interviene l'opposizione: "Scopriamo con stupore -
insorge il consigliere del Pd, Dario Nanni - che la Marsilio è diventata la portavoce
del ministro. Pensavo che l'assessore, in un momento difficile in cui alcune
scuole di periferia rischiano di non aprire i battenti, fosse impegnata in
altro". Entro l'inizio del prossimo mese, il Campidoglio ha intenzione di
organizzare una campagna informativa per studenti e genitori per spiegare i
punti cruciali della riforma della scuola. "Gli incontri si terranno in
alcune scuole del VI municipio, dove è partita la protesta del primo giorno di
scuola con il lutto al braccio". Ma la Marsilio ha tirato fuori dal
paniere anche altre proposte. "Per gli insegnanti in mobilità, gli enti
locali devono fare la loro parte e presentare delle proposte al Governo perché
vengano sfruttate le professionalità di questi docenti". E auspica di
poterli coinvolgere nella consulenza di progetti comunali. Senza però
dimenticare gli studenti meno abbienti. "Con la commissione tecnica di
studio vorremmo lavorare per riformare la concessione dei buoni libro alla
famiglie - conclude la Marsilio - I fondi potrebbero essere redistribuiti, in
base al reddito e al merito, per tutti gli alunni di ogni ordine e
classe". Clarida Salvatori Cordialità La stretta di mano tra il ministro
dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, e l'assessore
comunale alla Scuola, Laura Marsilio, nell'aula magna del liceo scientifico
Isacco Newton, dove ieri c'è stata la presentazione del nuovo libro di Giovanni
Floris "La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola
italiana".
Odontoiatria, test di accesso con errore (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-09-11 - pag: 33 autore:
MEDICINA AL TRAGUARDO Odontoiatria, test di accesso con errore Una domanda con
più opzioni di risposta: nessuna, però, era quella giusta. La svista era
annidata tra gli 80 quesiti del test di ammissione al corso di laurea in
Odontoiatria che si è svolto il 4 settembre in 33 sedi universitarie e i cui
risultati, insieme a quelli di Medicina, sono stati diffusi ieri. Il ministero
dell'Istruzione è corso ai ripari e ha deciso di attribuire il punteggio solo
sulle 79 domande corrette. Un "ritocco" in corso d'opera che, sostiene il dicastero di Mariastella Gelmini, "non incide sulla par condicio dei concorrenti, rimanendo
identica la loro posizione ai fini dell'attribuzione del punteggio ". Per
il resto risultati senza anomalie. Per Odontoiatria in tutta Italia solo tre
studenti hanno superato quota 70 (il primo classificato di Bologna e i primi
due di Napoli Federico II). I punteggi più bassi del primo classificato
si registrano a L'Aquila (59), Pavia (59,75) e Roma Tor Vergata (59,75). A
Medicina, invece, i punteggi vanno dai 73,75 di Bologna al minimo del primo
classificato dell'università del Molise che ha ottenuto 59,00.
http://www.accesso programmato.miur.it I risutati delle prove.
Ughi per Roma (sezione:
Scuola)
(
da "Corriere della Sera" del
11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-09-11 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Ughi per Roma Il violinista ritorna con il suo Festival:
"Comunicatori della musica si diventa" è un Uto Ughi più sereno (o
disincantato) del solito nella sua fama di polemista, che esprime con chiarezza
il suo pensiero, che non è prigioniero delle ideologie ma resta ai fatti e su
quelli giudica; un battitore libero, per questo dà fastidio o viene visto con
sufficienza da certi intellettuali, lui, il violinista romantico del grande
repertorio. E Ughi gira il mondo, suonerà in Israele per la visita ufficiale
del presidente Napolitano, al palazzo di vetro dell'Onu, in tour tra Giappone e
Sudamerica e a Roma gratis per i giovani. Il Festival che porta il suo nome,
"Uto Ughi per Roma", dodici concerti rivolti anzitutto ai giovani.
Maestro è la decima edizione: lei ha sempre detto che la sua rassegna è una
goccia nel mare dell'indifferenza alla musica. Siamo a dieci gocce?
"Qualche risultato rispetto alla diffusione è stato raggiunto, se penso
anche ai miei recenti programmi alla Rai, alla radio e sulla prima rete dove ho
avuto il 10-12 per cento di share, in genere la classica fa molto meno. Alla
radio presentavo in modo divulgativo i pezzi di violino più celebri, la
Kreutzer e la Primavera di Beethoven, la Ciaccona di Bach, certe cose di
Vivaldi. Pillole di una decina di minuti senno' la gente chiude, ormai
all'ascolto prolungato non si è più abituati". Quando ha scoperto il
fascino del comunicatore? "A poco a poco. Ho sentito l'esigenza di
comunicare anche attraverso la parola, un po' come faceva Bernstein spiegando
gli strumenti dell'orchestra, non proprio delle lezioni-concerto ma un metodo
d'ascolto, purtroppo in questi anni di diseducazione nelle scuole e nei media
si è persa la tradizione della musica". Ha anche impersonato un violinista
ebreo nel film Il ritorno di Giorgio Treves. "è una cosa vecchia. Quello
che mi è dispiaciuto è di aver perso un'occasione artistica quando Luigi
Comencini mi chiese di far l'interprete della Sonata a Kreutzer. Non me la
sentii per timidezza". Ci si riempie la bocca sui giovani: ma come si
pongono rispetto a una musica che non conoscono? "Alcuni ne restano affascinati,
altri un po' sconcertati. Ma tutti sono interessati. E assorbono come spugne.
Non avendo preparazione bisogna cominciare dalle cose più semplici. Hanno
bisogno di un contatto immediato". Lei ha offerto la sua esperienza ai
governi di entrambi gli schieramenti. "Cerco di rendermi utile alla
società, al servizio di qualsiasi bandiera, a rischio di passare per
qualunquista. Invece non è così, la cultura appartiene a tutti, i tesori
dell'arte sono al di sopra dell'ideologia politica. Farò delle proposte culturali
al ministro Bondi, mi auguro di essere, se non considerato, ascoltato". Il ministro dell'Istruzione però è la Gelmini, che ha parlato di grembiuli alle elementari ma non di musica.
"Come dice il Vangelo, bussate e vi sarà aperto. L'importante è non desistere".
Lei è intervenuto spesso sull'acustica delle sale italiana: si sente poco e
male. Come trova quella del Parco della Musica? "Non era partita
tanto bene, però la Sala Sinopoli dopo gli accorgimenti funziona, mentre la
sala grande ha problemi seri, forze non ci sono le proporzioni giuste, certi
settori dell'Orchestra non si sentono bene. Mi dicono che verrà restaurata
l'acustica del San Carlo di Napoli e mi si drizzano i capelli sul capo". A
Roma darà il premio alla carriera a Wolfgang Sawallisch. "Un musicista
eclettico che non ha mai cercato il divismo, ricordo quando a Londra provava il
Tristano al pomeriggio e alla sera incidevamo Beethoven". Alcuni concerti
romani si terranno in chiesa. Il Vaticano con la musica va a fasi alterne.
"E certe chiese che officiano con le chitarre elettriche sembrano
discoteche di periferia. La musica è strumento di meditazione e
contemplazione". Papa Ratzinger è pianista..."Per i suoi 70 anni
proprio Sawallisch, che fu suo compagno di studi universitari, mi chiese di suonare
per lui, all'epoca cardinale. Lo trovo di grande profondità e coraggio".
Valerio Cappelli Uto Ughi aprirà il 22 settembre; accanto, Wolfgang Sawallisch
(premio alla carriera) e, sotto, Fabio Volo, voce recitante.
Gelmini: Cambierò le medie (sezione: Scuola)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Il
Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-09-11 - pag: 33 autore:
Istruzione. Il ministro: "Deficit di formazione, una commissione studia la
riforma" - "Carta oro" per i professori Gelmini:
"Cambierò le medie" "Nuovi criteri sul numero chiuso" -
Contestatori identificati: è polemica Riccardo Ferrazza ROMA Dopo il maestro
unico alle elementari, novità in arrivo anche per la scuola media. L'annuncio è
arrivato direttamente dal ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca,
Mariastella Gelmini. Che ha fatto smentire, invece,
l'ipotesi di un accorciamento delle scuole superiori, da cinque a quattro anni.
"Un tema non all'ordine del giorno" ha precisato il dicastero di
Viale Trastevere riferendosi ad alcune notizie di stampa. Le polemiche per le
novità sulle scuole elementari sono ancora inpieno fermento ma il ministro
pensa già alle medie: "C'è un deficit di formazione –ha detto in
un'intervista al settimanale "Gioia" nel numero oggi in edicola –.
Servono più italiano, più matematica, più inglese. Ho insediato una commissione
che studia la riforma. Voglio farla presto". Le polemiche innescate dal
maestro unico non sembrano, quindi, preoccupare Gelmini.
"Non mi faccio fermare dal primo sciopero: spero che sarà un autunno di
responsabilità. Sono aperta al dialogo, ma non defletto". Nonostante gli
auspici del ministro i prossimi mesi si annunciano molto agitati per la scuola:
i confederali preparano una campagna di mobilitazione; la Gilda ha proclamato
per il 16 ottobre una manifestazione davanti a Montecitorio; i Cobas hanno
indetto uno sciopero per il giorno successivo e lunedì 40 istituti di Roma
stenderanno drappi neri all'entrata, mentre le maestre indosseranno fasce nere
al braccio. Un'anticipazione delle proteste si è vista ieri al liceo
scientifico romano "Isacco Newton", dove era in programma un
dibattito sul libro di Giovanni Floris "La fabbrica degli ignoranti. La
disfatta della scuola italiana" (Rizzoli), cui ha preso parte il ministro
dell'Istruzione, insieme all'ex premier Giuliano Amato. Gelmini
aveva appena parlato di maestro unico alle elementari e piano programmatico per
il settore, quando dalla platea sono partiti fischi e proteste. "Vergogna
", "è lo sfascio della cultura ", "fateci lavorare",
"siete distruttivi ": sono state le accuse lanciate a gran voce da
persone presenti nel pubblico. La contestazione ha avuto strascichi polemici. I
protagonisti sono stati subito avvicinati da agenti in borghese che hanno prima
tentato di zittirli e poi hanno chiesto loro i documenti. Sette od otto le
persone identificate: si tratterebbe di insegnanti precari. L'intervento delle
forze dell'ordine non è piaciuto all'opposizione. "Siamo all'assurdo"
ha denunciato il ministro delle Politiche giovanili del governo ombra del Pd,
Pina Picierno. Ma dal Partito democratico è partito anche un attacco del leader
Walter Veltroni per i tagli operati dal Governo: "Il vero ministro della
Pubblica istruzione è Tremonti, è lui che decide e la Gelmini che esegue". Ma quello sulla scuola media non è l'unico
annuncio fatto ieri da Gelmini. Il ministro ha parlato di una "carta oro" per gli
insegnanti che garantisca "agevolazioni per l'accesso ai servizi culturali
". Per il progetto Gelmini auspica il contributo dei privati: "Fanno bene aziende e
banchea sponsorizzare le squadre di calcio ma diano una mano anche alla
scuola". Infine l'università: entro il 30 novembre una commissione
voluta dal ministro presenterà le proposte "per cambiare
completamente" i criteri di ammissione alle facoltà a numero chiuso.
Protesta anti-Gelmini Ieri Flc-Cgil, Cisl e Uil
Scuola hanno messo a punto un piano di assemblee (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
Che,
spiega Teresa Olivieri (Cisl Torino), "copre a tappeto tutte le scuole
della provincia. La richiesta di informazione da parte del personale sulla
sostanza dei provvedimenti del governo è fortissima, tant'è che negli ultimi
giorni sono già state fatte affollate assemblee". All'attenzione
"maestro unico, tempo pieno, tagli del personale: la qualità della
scuola". Da lunedì, volantinaggi davanti alle scuole e iniziative di
sensibilizzazione delle famiglie. In vista, poi, una manifestazione regionale e
il coinvolgimento dei politici locali. Il 17 alle 20,45 alla Gam, assemblea
pubblica del Manifesto dei 500 e Coordinamento Genitori.
A chi fa comodo il disastro della scuola (sezione: Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
217 del 2008-09-11 pagina 0 A chi fa comodo il disastro della scuola di Luigi
Amicone Potete scommetterci. Da quello che sento in giro
dai miei amici professori, a Mariastella Gelmini non andrà di lusso come sembrava sulle prime in tutte le (belle)
interviste e copertine che la ragazza di Brescia s'è meritata. Voti, condotta,
maestro unico. Tutte cose sacrosante. Per questo il comitato antifascista
prepara grandi festeggiamenti. Già il 27 settembre la Cgil tornerà in
piazza. Già i primi consigli dei professori scaldano i muscoli sognando di
rivivere le barricate dei loro anni di giovinezza. Stanno preparando il film,
la sceneggiatura è già scritta. Ma Mariastella non deve mollare. E sapete
perché? Per il bene dei nostri figli. Volete che vi dica la verità, tutta la verità,
nient'altro che la verità? Tenetevi forte. Negli anni '70, a scuola, almeno
scorreva sangue. Almeno giravano bastardi come il mio amico Marco Barbone
(amico dall'81, prima mi avrebbe sparato, amico per incontro fortuito, amico
dopo la galera, il pentimento, la conversione cristiana, la vergogna di aver
sbagliato tutto, e assassinato una persona per bene, Walter Tobagi). Marco che
aveva diciassette anni allora e portava la sua luccicante P38 a scuola (e non
in una delle scuole professionali di borgata, ma al prestigioso, aristocratico,
à la page, liceo classico Berchet di Milano). Marco che maneggiava la sua bella
pistola e spaccava la testa ai suoi compagni di classe. Con i professori che
gli dicevano: "Bravo!". E "non hai fatto i compiti in classe? Non
hai un voto in tutto il quadrimestre? Tranquillo, copia quelli dei deficienti
tuoi compagni ciellini, che a promuoverti poi ci pensiamo noi" (non ci
credete? Fatevelo raccontare da chi stava in classe con lui, per esempio
dall'ex figicciotto e poi ex segretario della Casa della Cultura di Milano, ora
direttore relazioni esterne Fastweb, Sergio Scalpelli). Almeno allora scorreva
sangue. Tutti sapevano che la scuola di massa era una panzana, la democrazia
tra le aule e nelle assemblee scolastiche un vecchio arnese che nemmeno il
terzo celere riusciva a garantire. Ma nessuno si sarebbe mai sognato di fare
finta di niente, piagnucolare, posturarsi a vittima di un ministro
dell'istruzione. Certi prof sfigati di oggi sono come quei maestrini delle
quaranta scuole romane che si sono messi a lutto, esibendo per la bella stampa
da Truman Show le loro fascette nere per protestare contro Mariastella, che con
i suoi provvedimenti avrebbe, pensate un po', "distrutto il nostro sistema
scolastico". Prima almeno, fino alla metà degli anni '80, dopo il sangue
ci fu un poco di riflusso, di mestizia, di vergogna a ripetere slogan falsi e
assassini. Almeno per qualche anno di plastica, dopo quelli di piombo, non
c'era quasi più nessuno in giro a credere che se uno come me, figlio di veri
proletari, era stato iscritto alla prima sezione T (ripeto: T, diciotto prime
classi!) e si era diplomato alla sezione quinta G (ripeto: G, da diciotto che
erano, erano diventate otto!), tutto ciò era frutto della "selezione di
classe". Altro che "no alla scuola di classe, no alla selezione, non
diventeremo i servi del padrone". Schiavi eravamo diventati, della droga,
delle pistole, dell'alienazione demente che aveva abolito Dante e Manzoni (e la
Coca Cola, poiché "ogni coca cola che berrai è una pallottola
all'amerikano che darai, e se l'amerikano non fallisce è un compagno vietnamita
che perisce") per sostituirla con i diari di Che Guevara e di padre
Camillo Torres. Eravamo trentasei figli di proletari in quella prima T. Al
diploma arrivammo in dieci. Gli altri? In galera o morti di eroina. Da allora
ho imparato che tutto il resto sarebbe stato facile. Io me ne andai a studiare
alla Cattolica. Ma per le generazioni successive, nei licei fu polvere e morte
burocratica. Infatti, dopo qualche anno di plastica, dopo che il compagno
Enrico Berlinguer e la sua musa scalfariana inchiavardata con i veri poterazzi
della finanza (i piduitsi erano dei dilettanti al confronto dei
compagni-azionisti-demitiani dell'epoca) diede l'ordine di ricominciare a orchestrare
un po' di casino, scuola e università ridivennero i grandi contenitori di carne
fresca e fantaccini da buttare per strada all'ordine della catena di comando
che partiva dal Pci (in combutta con certi cari reporter di grandi giornaloni).
Così, a metà degli '80, ricominciò il rito delle manifestazioni e delle
occupazioni. Lo battezzarono "il movimento della pantera". Roba da
ridere, naturalmente. Niente a che vedere col sangue buono dei '70, tutta roba
preconfezionata e muffita (il mio vate di riferimento, Lodovico Festa,
editorialista di questo giornale e all'epoca uomo di marmo del Pci, aveva già
inventato la camicia di forza del Centro insegnanti democratici, giusto per
mettere i più scalmanati e settari della famiglia comunista in condizione di non
nuocere alla linea decisa dal partito a Roma). Insomma, dall'85 in avanti,
fatta qualche eccezione per quando governarono loro, gli ottimati postcomunisti
e prodiani, gli insegnanti "democratici" ricominciarono la
contestazione da burletta e, all'uopo, a usare gli studenti (e il giornalismo
collegato alla mamma "progressista" e "de sinistra") come
massa di manovra in piazza. Non c'era niente da fare. La scuola doveva restare
come le poste, un'impresa sbracata, un buco nero nei conti dello Stato, un
posteggio e una caserma per le giovani generazioni. Cosa ci guadagnava la
collettività? Niente. Ma quel milione di voti di prof e bidelli allocati con
stipendio mediocre ma posto sicuro, dopolavoro di donne con mariti in carriera
e sacco nero per gli emigranti dal sud con laurea, faceva gola a tutti. è
andata così. E va avanti così. Da vent'anni. I democristiani non si sono mai
azzardati a muovere foglia che la Cgil non volesse e, intanto che si
succedevano ministri e sottosegretari cattolici che fungevano da utili idioti,
le sinistre Pci-Pds-Ds cementificavano l'istruzione e la chiudevano sotto
doppia mandata. Da una parte di greppia per finanziare le migliaia di
associazioni, ong, fasulli centri di aggiornamento per gli insegnanti, insomma
l'industria per cui il sindacato oggi si ritrova un capitale di immobili e di
finanze (non soggette all'articolo 18 e alla trasparenza dei bilanci).
Dall'altra di formidabile fortino ideologico dove allevare come polli in
batteria, nella trasmissione di saperi tarlati dalla menzogna (non è un caso
che i Nobel come Solgenitsin ancora oggi non si leggano nelle scuole, per non
parlare della letteratura che non ha il timbro antifascista) e, soprattutto,
strumentali alla creazione del consenso nel famoso comparto pubblico (leggi: voti).
L'insegnante tipo è quello che ha sotto il braccio Repubblica, ti ammorba coi
romanzi del Pennac (adesso saranno i "saggi" dell'Odifreddi) e per
punizione ti fa scrivere cento volte alla lavagna "viva i comitati
antimafia". Con Mariastella, una outsider con le palle d'acciaio, la
musica è cambiata. Ma ci potete scommettere, se la politica non avrà il
coraggio di andare alla radice del marcio che c'è nella scuola, anche Thatcher Gelmini rischia di perdere il suo braccio di ferro con le
Union dei secondini di quella galera sudamericana, dove tutti fanno
apparentemente ciò che gli pare, ma sempre in una galera stanno, anche se le
mafie interne garantiscono una certa giocosa, furba, assembleare routine, che è
la scuola italiana. Un esempio? Tanto per accontentare l'Umberto che ha detto
che se non hai fatto l'insegnante è difficile che tu possa capire i problemi
che ha la scuola, ne faccio uno, il mio. Prima di fare questo lavoro, il
sottoscritto ha insegnato per un lustro nella scuola statale e per un altro mezzo
in quella privata. Non ci sono confronti possibili. Nella scuola privata venuta
su col sudore di una cooperativa di genitori assistiti da un paio di
imprenditori illuminati tutto si svolgeva in un clima di avventura,
autorevolezza, libertà piena. Non è che non ci fossero litigi e conflitti. Era
che anche le difficoltà erano affrontate non con i timbri della burocrazia, le
assemblee deficienti e i ricorsi sindacali. Ma con il buon senso e la parola
data tra uomini liberi. Era il liceo don Gnocchi di Carate, che non a caso è
passato da zero a seicento alunni in dieci anni (ma ne potrei citare decine di
queste scuole e migliaia di famiglie che si tolgono il pane di bocca per pagare
le rette, ma se lo Stato sindacalizzato dice che queste scuole non dovrebbero
neanche esistere, che alternativa hai alla falsa scuola pubblica statale?). Nel
liceo statale, invece (che non citerò, per carità di patria, ma se qualcuno
obbietta sono pronto a un confronto pubblico, dove e quando volete), o ti
rassegni alla mafia "democratica", cioè a quella dozzina di kapò,
maestri di sindacalese, burocrazia e sollevazione della scolaresca. O rischi
l'esaurimento nervoso (io, no, ho avuto la fortuna di avere buoni attributi, il
rispetto dei ragazzi, addirittura la stima del leader degli autonomi e quindi è
toccato ad altri colleghi – ho saputo poi da quel mio amico studente autonomo –
consolarsi con qualche orgetta con gli scolari e stare muto quando nei consigli
dei prof davo loro dei cretini, merdacce, addetti al lavaggio dei cervelli).
Perché ho fatto questo esempio, e concludo? Perché il voto in condotta, il
ristabilimento del maestro unico (che soppianta l'idea che i bambini ne debbano
avere tre o trentatré non per il bene della loro istruzione e crescita, ma per
il bene dell'assistenzialismo e il potere del sindacato), l'introduzione di
qualche minimo criterio meritocratico, un po' di ordine e pulizia in quella
discarica senza fondo che è il sistema pubblico dell'istruzione, era il minimo
che ci si potesse attendere da un governo stravoluto e oggi ancora
strasostenuto dai cittadini italiani. Visto che siamo messi peggio del Cile?
Visto che siamo il fanalino di coda dell'Europa? E allora cosa dovremmo
difendere, la scuola dei maestrini che giocano ancora al '68, del bullismo, di
YouTube, dello sballo? è un inizio. Un buon inizio, quello della ragazza con
gli attributi del tondino bresciano. Ma attenzione, cara Mariastella, se non
proverai a metterci mano davvero alla radice del declino scolastico italiano;
se non considererai con attenzione riforme come quella proposta dal presidente
della commissione Cultura, onorevole Valentina Aprea, riforme che prevedono la
parità scolastica (che c'è anche nei migliori Stati africani) e la chiamata
degli insegnanti (non solo per graduatoria statale, ma per libertà, merito,
autonomia di chi dirige le scuole), non solo potresti uscire sconfitta dal
braccio di ferro con le piazze che verranno. Ma rischierai anche tu, come quei
tanti (la maggioranza) ex colleghi costretti a subire i diktat della Cgil, di
prenderti un bell'esaurimento nervoso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
Bondi: "Il Pdl vera sfida politica. Non si
ceda a logiche diverse" (sezione:
Scuola)
(
da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
N.
217 del 2008-09-11 pagina 0 Bondi: "Il Pdl vera sfida politica. Non si
ceda a logiche diverse" di Vincenzo La Manna Il ministro della Cultura:
"Entro dicembre vareremo le grandi riforme e sarà avviato il piano del
ritorno al nucleare" Roma - Gubbio, sei anni dopo. Ministro Sandro Bondi,
oggi prende il via la tre giorni di seminario con i giovani di Forza Italia.
Qual è il suo bilancio sulla scuola di formazione? "Gubbio è stato per
anni il luogo dell'incontro, della riflessione, del confronto,
dell'appartenenza. Sta a Forza Italia, e spero al Pdl, come Vallombrosa e
Camaldoli stavano alla Democrazia cristiana. E nei precedenti seminari - lo
dico con orgoglio - sono state poste le basi per la nascita del partito
unitario del centrodestra. Fin dal 2003, attraverso un dibattito libero,
fecondo, a volte anche aspro, che ha illuminato molti di noi sull'utilità
storica della prospettiva indicata dal presidente Berlusconi". "Il
Pdl e l'Italia che cambia" è il titolo di quest'anno. Ma nonostante il
Popolo della libertà voli nei sondaggi, sembra avvertirsi un rallentamento tra
Fi e An sul processo unitario. "L'azione del governo è efficace e riceve
il consenso dei cittadini. E sono convinto che la sfida politica del nuovo
soggetto unitario sia altrettanto importante. A patto, però, che i partiti non
si lascino risucchiare da logiche diverse da quelle del cambiamento e del
rinnovamento. Anche a questo serve Gubbio". Intanto, però, si dice che a volere
lo slittamento della festa del Pdl sia stato proprio Berlusconi, che a
malincuore avvertirebbe difficoltà maggiori rispetto alle previsioni. "No,
tutto questo nasce da ricostruzioni giornalistiche avide di trovare qualche
elemento di negatività. Io credo invece che Berlusconi guardi con attenzione e
con interesse agli sforzi che vengono compiuti per amalgamare e integrare tutte
le forze politiche e le tradizioni culturali in un nuovo partito dei moderati,
casa per i laici e per i credenti". A Gubbio, stando a quanto si legge nel
programma, si stilerà l'agenda d'autunno: quali sono le priorità?
"Giustizia, federalismo fiscale e legge elettorale per le europee sono i
punti cardine dell'azione di governo, da ora a dicembre. Si tratta di riforme
che l'Italia attende da anni, ed è possibile affrontarle speditamente grazie a
un governo coeso e a una maggioranza politicamente omogenea. Ma l'autunno vedrà
anche il concreto avvio del ritorno al nucleare". Fi e An insieme. Valori
condivisi. Nessun problema a convivere con chi magari non rinnega del tutto il
fascismo o rivendica in parte il sacrificio degli uomini della Repubblica di
Salò? "Il nostro Paese è purtroppo sfiancato da ricorrenti polemiche e
divisioni, anche sulla memoria che abbiamo del nostro passato. Finché non ci
libereremo da questa maledizione l'Italia stenterà a diventare un Paese
normale". E nello specifico? "Sulla condanna del fascismo, ritengo
faccia fede il giudizio di Fini, che lo ha definito “male assoluto”. E la
comprensione rispetto alla scelta che fecero i ragazzi di Salò, che è arrivata
negli anni scorsi anche da alcuni importanti leader del centrosinistra, non
potrà mai oscurare il fatto che si trattò di una scelta in buona fede, ispirata
anche da un sincero amore per l'Italia. Ma tremendamente e drammaticamente
sbagliata, foriera di tanti ulteriori lutti e tragedie per l'Italia e gli
italiani. Gli ultimi quindici anni hanno dimostrato, comunque, che la destra
italiana, con la svolta di Fiuggi, ha fatto per intero i conti con la sua
storia. E sui valori fondamentali c'è una perfetta coincidenza di vedute
all'interno del Pdl". Si sente, secondo lei, l'assenza di Gianfranco Fini
a via della Scrofa e della sua leadership? "Fini sta svolgendo in modo
impeccabile il suo lavoro di presidente della Camera. è uno statista, un uomo
delle istituzioni e resta uno dei leader più autorevoli del nuovo
partito". Questione allargamento Pdl. Sembra allontanarsi, per ora, il
ritorno dell'Udc. "Un partito che fa parte della famiglia dei Popolari
europei sarà portato, necessariamente, a guardare con interesse a una forza
politica come il Pdl, che si riconosce negli stessi valori fondanti. La
questione non è però all'ordine del giorno, nel momento in cui il Pdl si trova
nella sua delicata fase costitutiva. Ma lo sarà subito dopo, e credo che
Casini, da leader qual è, sappia che una riflessione in questo senso andrà
aperta anche da parte del suo partito". Sull'ingresso della Destra,
intanto, Denis Verdini è favorevole, Fabrizio Cicchitto contrario: qual è la
sua posizione? "Bisogna prendere atto che ci sono sensibilità diverse tra
Storace e la Santanchè, e guardare con rispetto all'evoluzione di quel
confronto interno. Ma se si consoliderà il processo verso il bipartitismo,
credo che le decisioni saranno conseguenti e inevitabili". Negli ultimi
giorni si assiste ad una continua fibrillazione con il Carroccio sul
federalismo fiscale. Normale dialettica? "Con la Lega non esistono
problemi e il federalismo resta una priorità anche del Pdl. L'obiettivo
fondamentale che ci poniamo è l'avvicinamento quanto più forte possibile tra
ciò che si amministra e ciò che si tassa. Gli amici della Lega devono capire
che una riforma così importante e strutturale, destinata a cambiare il volto
dell'Italia, sulla quale il buon lavoro di Calderoli ha avuto tanti riscontri
positivi, ha bisogno anche di essere conosciuta e discussa
approfonditamente". Chiudiamo con la scuola. Anche qui polemiche. "Guardi, la direzione intrapresa dal ministro Gelmini è quella giusta: credo che il suo
sia il tentativo più deciso di eliminare definitivamente la cultura
sessantottina tornando al criterio della meritocrazia". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
"Più rigore, chi rompe paga" (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
[FIRMA]SILVANA
MOSSANO ALESSANDRIA Non sono né spaventati né impreparati presidi e insegnanti
in merito alle novità in vigore da questo anno scolastico (il ritorno al
maestro unico alle elementari invece si avrà dal prossimo). Per lo più,
infatti, si tratta di formalizzare una sostanza già in atto. Le innovazioni si
sintetizzano sostanzialmente nel richiamo al rigore, con sanzioni precise nei
casi in cui il rispetto alle regole venga meno. I punti salienti: voto in condotta da 1 a 10: con il 5 si è bocciati
indipendentemente dal profitto; "patto educativo di
corresponsabilità"; reintroduzione, ad elementari e medie, dei voti al
posto dei giudizi. Come ci si regola nei vari istituti? Abbiamo sentito alcuni
dirigenti. Maria Luisa Rapetti, del Fermi di Alessandria e Acqui: "Il
''patto'' c'era già, ora sarà sottoscritto dalle famiglie. Casi in cui è
prevista la maggiore severità? Le manomissioni nel laboratorio di informatica;
le protezioni ci sono, ma se qualcuno le aggira rischia il 5 in condotta e la bocciatura. Fino a ora non si è mai
verificato; le infrazioni più ricorrenti sono invece l'abuso del cellulare che
è la ''terza mano'' dei ragazzi, mancate giustificazioni per le assenze, offese
o comportamenti che compromettono la sicurezza". Valeria Limardi,
vicepreside ai Licei Balbo di Casale: "Abbiamo puntualizzato il ''patto''
che avevamo già. Per la condotta, c'è una tabella con
gli indicatori per l'erogazione del voto che non è mai
scomparso, ma non aveva valore amministrativo. Lo scorso anno, ad esempio,
avevamo dato 7 di condotta a due ragazzi che, col
telefonino, avevano filmato scene in palestra, poi trasmesse in internet:
questo, però, non influì sulla promozione". Neva Cellerino, al Galilei di
Alessandria: "Il voto in condotta ora avrà un
peso diverso. Quanto al ''patto'' era già stato adottato, con relative
sanzioni: una è la sospensione che siamo orientati a trasferire, dove è
possibile, su una attività educativa". Esempio? "In un paio di casi,
nei giorni di sospensione i ragazzi hanno riparato il danno fatto".
Atteggiamento condiviso anche all'Itis Volta di Alessandria dal preside Roberto
Cresta: "In una classe erano state deturpate le pareti. Ebbene? Gli
studenti le hanno ridipinte. Qui - spiega - casi di bullismo vero e proprio
(ovvero il comportamento che si configura come reato) non ce ne sono stati, ma
la regola corrente è che chi rompe paga". Idem al Sobrero di Casale. Dice
il preside Mauro Bosco: "Uno dei marchi che contraddistingue la nostra
scuola è la severità e la coerenza nel pretenderla. Abituati al rigore tutti i
giorni, i nostri studenti sanno come regolarsi. Sì, ci sono stati casi di
imbrattamento: abbiamo messo in mano ai ragazzi smalto e pennello". Nelle
elementari e medie c'è, in più, il ritorno ai voti che esprimono il profitto al
posto dei giudizi. Al Comprensivo Negri di Casale, dice Titti Palazzetti:
"Abbiamo concordato alcuni accorgimenti per non spaventare i bambini nel caso
di risultato negativo: una prova sarà valutata con diversi punteggi, attribuiti
a ogni esercizio; dalla sommatoria e dall'analisi dei vari punteggi, scaturirà
il voto complessivo, così l'allievo potrà capire da
quali lacune emerge il risultato finale". Alla Manzoni di Alessandria,
Patrizia Montobbio afferma che "gli insegnanti non avranno nessun problema
a esprimere i voti che consentono di graduare meglio eccellenze e
insufficienze". Alla Pascoli di Valenza, Maurizio Carandini afferma: "Nessun
problema a passare dalle parole ai numeri, anzi c'è più trasparenza e
utilizzeremo tutta la scala da 1 a 10, ovviamente con buon senso". E i mezzi voti? "Sì nelle valutazioni in itinere, no
ovviamente in pagella. E no
comunque ai + e -". Quanto al comportamento, anche nelle fasce più basse
di età i presidi sono favorevoli al rigore. I casi di infrazione ricorrente?
Dice Montobbio: "Uso del cellulare, dimenticanze di libri, diverbi tra
compagni". La tendenza è quella di applicare una sanzione
educativa. Esempi? Dice Carandini: "Erano comparse scritte sui muri. Con
l'aiuto dei vigili abbiamo individuato i responsabili, che hanno ripulito. Sono
le stesse famiglie che si aspettano questo dalla scuola".
Nell'Astigiano rischia un maestro su tre (sezione: Scuola)
(
da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Scuola
RIFORMA
SCUOLA.I TIMORI DEI SINDACATI Convocate assemblee con docenti e genitori Oggi e
domani è tempo di nomine Nell'Astigiano rischia un maestro su tre Tagli negli
organici anche per le Medie e le Superiori [FIRMA]ROBERTO GONELLA ASTI Minaccia
di piovere sul bagnato. Bocciata dall'Ocse, l'organizzazione cui aderiscono i
trenta Paesi più sviluppati del pianeta, nel futuro della scuola italiana
incombono inquietanti nuvoloni. Più che semplici timori per
gli addetti ai lavori critici verso il ministro Maria Stella Gelmini con tagli e riforme annunciate
che sembrano destinate ad alimentare un "autunno caldo". Maestro
unico alle elementari, riduzione complessiva del tempo scolastico alle Medie e
nelle Superiori gli interventi che avranno una pesante incidenza sulla scuola
nell'Astigiano. La discussione su questi temi è stata abbozzata già in
questi giorni. In alcune scuole i sindacati stanno convocando assemblee con
docenti e genitori. E se ne è parlato anche ieri all'ex Provveditorato nella
riunione preparatorie alla nomina dei docenti. Oggi toccherà a quelli della
Media, domani a elementari e materne. Preoccupazioni condivise dalle tre
organizzazioni confederali. Non piace, ad esempio, il ritorno al maestro unico
a partire dal prossimo anno: "Attualmente - spiega Giuseppe Nosenzo,
leader Cisl scuola - ci sono tre insegnanti su due classi, nel rispetto delle
moderne regole pedagogiche"."E' un cambiamento anacronistico -
sostiene Luciana Moiso, segretaria Uil scuola - avrà ricadute occupazionali e
sulla qualità dell'insegnamento". "Eppure - condivide Monica Iviglia,
responsabile di categoria della Cgil - le Elementari sono tra le migliori in
Europa. Così si peggiora, senza contare che incombe anche il rischio di un
aumento del numero di alunni per ciascuna classe". Qualità a rischio
dunque, così come il numero di posti: "Rischia il 30%" spiegano i
sindacati. Secondo dati forniti dall'ex Provveditorato i docenti di ruolo
nell'Astigiano sono 769 con 198 supplenti a fronte di circa 9 mila alunni.
Senza considerare le ansie quello che sarà il futuro del tempo pieno: "Qui
le cose non sono ancora ben definite, ma non sarà certamente più quello attuale
nonostante ci sia da parte delle famiglie un forte bisogno di rinforzarlo"
spiega Monica Iviglia. Anche alle Medie il futuro inquieta: i docenti
nell'Astigiano sono 539, con un centinaio di supplenti. "Qui le ore
settimanali passeranno da