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DOSSIER “SCUOLA”

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Report "Scuola"

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Indice delle sezioni

Scuola (2)


Indice degli articoli

Sezione principale: Scuola

Numerose e 300 docenti in meno ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 01-07-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: dove la scuola privata è ampiamente sostenuta. Ed è il modello che si vuole esportare altrove delegittimando l'insegnamento pubblico. E anche l'immissione in ruolo di 32mila unità tra docenti e personale Ata è uno specchietto per le allodole. E' la conferma di quanti precari resteranno a spasso".

Finita la maturità iniziano i recuperi Scuole in difficoltà ( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: dà i debiti formativi dal 42% al 22,9% in quattro mesi. Alla fine del primo quadrimestre c'erano 8 milioni di debiti a carico di circa due milioni di alunni, con una media di 4 debiti a testa e il 70% di insufficienze. Ma alla fine i promossi sono aumentati: nei licei i promossi passano dal 63,35% al 68,8%,


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Numerose e 300 docenti in meno (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 01-07-2008)

Argomenti: Scuola

RAVENNA PRIMO PIANO pag. 2 numerose e 300 docenti in meno per le ripercussioni sugli istituti ravennati dei 'tagli' annunciati per il 2009 QUASI TRECENTO docenti in meno e poco più di duecento inquadramenti Ata (ausiliario tecnico amministrativo). Sono le stime diffuse a livello nazionale degli effetti sulla scuola ravennate del provvedimento firmato il 25 giugno scorso dal ministro Maria Stella Gelmini. La 'cura' ? secondo il governo ? è necessaria per adeguare la scuola italiana agli standard europeia. In più, il piano consente di risparmiare, una volta a regime oltre 3 miliardi di euro: la razionalizzazione serve per creare efficienza che verrà finanziata alleggerendo i costi di sistema. A partire dall'anno scolastico 2009-2010 salterà una cattedra ogni dieci (88mila docenti) e il 17% dei posti del personale Ata. Una "cura da cavallo", spiega lo stesso ministro, ma necessaria per riequilibrare il rapporto costi/qualità della scuola. Il provvedimento ha fatto scattare sulla sedia i sindacati. Le organizzazioni dei precari sono mobilitate: i primi a rassegnarsi a non essere mai più stabilizzati sono, appunto, i precari. Secondo le stime diffuse ieri, a Ravenna verranno meno 293 docenti, così suddivisi: 25 nella scuola dell'infanzia, 110 nella primaria, 63 nelle medie, 95 nelle superiori. Il personale Ata vedrà un taglio di 213 posti. "I dati che circolano ? spiega Monica Ottaviani della Cgil-Scuola ? sono frutto di calcoli matematici, non di un'analisi concreta calata in ogni singola realtà. Per questo noi indichiamo per Ravenna un taglio dei docenti superiore a quello indicato ieri. Ma è il principio che conta: così si distrugge la scuola pubblica senza tener conto del valore sociale che essa ricopre. Ormai siamo alla delegittimazione totale. Questo provvedimento comporterà, infatti, un aumento degli alunni per classe, si tornerà all'insegnante unico nelle elementari, fine del tempo pieno, accorpamento delle classi di concorso, niente insegnanti di sostegno". Per la Cgil il disegno politico è chiaro: "E' l'affermazione del modello-Lombardia ? aggiunge Monica Ottaviani ? dove la scuola privata è ampiamente sostenuta. Ed è il modello che si vuole esportare altrove delegittimando l'insegnamento pubblico. E anche l'immissione in ruolo di 32mila unità tra docenti e personale Ata è uno specchietto per le allodole. E' la conferma di quanti precari resteranno a spasso". Edera Fusconi, segretaria della Uil Scuola, ha fatto alcuni calcoli: "L'incremento di un punto percentuale degli alunni per classe comporterà entro l'anno scolastico 2009/2010, l'incremento dell'10% in ogni aula (da 20 a 22 studenti, da 30 a 33). il provvedimento governativo comporterà il calo, rispetto alla situazione dell'anno scolastico 2008/2009, del 10% dei posti per la provincia di Ravenna, così suddivisi: Scuola infanzia da 334 posti a 301, Scuola Primaria da 1243 a 1119, Scuola Secondaria di 1° grado da 685 a 617, Scuola Secondaria di 2° grado da 1141 a 1027. Per i docenti si prefigura un calo di ben 331 posti in tre anni. Per il personale Ata il taglio sarà del 17%, vale a dire in tre anni circa 200 posti". "Il via libera per l'immissione in ruolo per 25 mila insegnanti e 7 mila personale Ata ? commenta Edera Fusconi ? è una buona notizia per i 32 mila che saranno assunti, ma dati i numeri non è la soluzione al problema del precariato. Ci sono tre cose da fare: accelerare le procedure di nomina, che vanno fatte entro il 31 luglio per permettere al personale di essere in servizio a settembre. Dar seguito al piano di immissioni in ruolo e attivare nuove modalità di reclutamento per evitare il formarsi di nuovo precariato. Passare da contratti annuali a contratti pluriennali, là dove ci sono posti disponibili e vacanti. Con le 25mila immissioni in ruolo dei docenti si coprirà circa la metà dei posti vacanti, per gli Ata, la situazione è drammatica. I 7mila posti a livello nazionale, copriranno una minima parte dei posti non assegnati".

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Finita la maturità iniziano i recuperi Scuole in difficoltà (sezione: Scuola)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Scuola

I corsi sono partiti in numerosi istituti bergamaschi "Arruolati" anche supplenti e docenti in pensione Sarà il primo e ultimo anno dei corsi di recupero? Se lo augurano tutti, perché così congegnati non possono funzionare. Intanto però sono partiti in molte scuole bergamasche. Infatti la conferenza di servizio dei presidi già in primavera aveva deciso di orientare lo svolgimento dei corsi in parallelo e a ridosso degli esami di maturità, ottimizzando così l'uso della scuola già aperta e tutti, docenti e studenti, non ancora in ferie. Svolti i corsi, restano le verifiche, che gli istituti hanno sistemato a fine agosto oppure nella prima settimana di settembre, contando sulla possibilità per le scuole autonome di decidere l'avvio delle lezioni anche dopo l'8 settembre (data stabilita dalla Regione Lombardia) a patto di garantire il numero di giorni di lezione legale che è di 200 all'anno. Enigma bocciati Se le bocciature dovessero essere molte, vi saranno conseguenze di tipo burocratico-amministrativo, perché potrebbero essere riviste le composizioni delle classi e, poiché la classe è l'unità di misura per l'assegnazione del personale docente, i presidi potrebbero chiedere alle direzioni scolastiche regionali di rivedere gli organici. I corsi sono partiti utilizzando i docenti della scuola non impegnati con la maturità, in alcuni casi alcuni commissari si sono dichiarati disponibili, dopo la maturità, anche per i recuperi, ma la maggioranza delle scuole ha dovuto ricorrere a docenti esterni, di solito ex docenti della scuola in pensione. Esauriti quelli si è pescato nelle liste dei supplenti. Infatti, se è obbligatorio per le scuole organizzare i corsi di recupero, non è obbligatorio per i docenti della scuola aderire. Per incentivare i volontari, infatti, il compenso è stato alzato dal ministero a 50 euro lordi l'ora. Docenti d'emergenza Molte scuole hanno potuto basarsi anche su un parco-emergenze costruito negli anni, per esempio docenti che insegnavano ai corsi estivi organizzati dai Comitati genitori o chiamati dai presidi a rinforzo dei recuperi in corso d'anno dopo il primo quadrimestre. Le scuole bergamasche finora hanno utilizzato i fondi d'istituto per far partire la macchina dei corsi, in attesa dei finanziamenti assegnati dal Miur e incrementati dal ministro Gelmini di circa 300 milioni di euro. Organizzazione da rivedere In ogni caso, mentre appare sempre più probabile un ritorno dell'esame di riparazione, che i docenti sperano senza "oneri per le scuole" cioè senza corvée estive, molti si chiedono se non sia tutto l'impianto organizzativo della scuola secondaria a non reggere più. Se così fosse, commenta un dirigente scolastico abbastanza vecchio per ricordare che l'esame di riparazione era stato abolito perché ritenuto "inutile" ai fini del recupero reale della conoscenza della materia, la sgradita leva dei recuperi obbligatori potrebbe essere usata per mettere finalmente mano a un riordino serio dei tempi della scuola e dei tempi dell'allievo. In questa direzione, la certificazione dei livelli di apprendimento e lo smembramento del sistema a classi, (che darebbe luogo a una sorta di "autoselezione" degli allievi), sembra l'unica via percorribile. Basta salvataggi Del resto, le scuole sono stanche di dedicarsi più al salvataggio che all'insegnamento. Non è un caso che uno degli istituti bergamaschi più impegnato a fronteggiare abbandoni e emergenze, quest'anno abbia bocciato in prima il 50% degli studenti. Un segnale per dire attenzione, la scialuppa di salvataggio affonda quando è sovraccarica. Il disagio è però comune a molti istituti che si vedono sempre più stretti fra pezzi di realtà sociale e amministrativa incompatibili. A livello nazionale la situazione, indagata dal periodico Tecnica della Scuola, dà i debiti formativi dal 42% al 22,9% in quattro mesi. Alla fine del primo quadrimestre c'erano 8 milioni di debiti a carico di circa due milioni di alunni, con una media di 4 debiti a testa e il 70% di insufficienze. Ma alla fine i promossi sono aumentati: nei licei i promossi passano dal 63,35% al 68,8%, i sospesi scendono dal 30 al 23%; nei tecnici i promossi passano dal 43% al 58%, i sospesi dal 39% scendono al 29,2%; nei professionali i promossi raddoppiano, passando dal 36,2% al 57,6%, i sospesi si dimezzano passando dal 41,1% al 19%. D'altra parte i respinti aumentano di un punto percentuale nei licei e nei professionali e scendono di due punti nei tecnici. Susanna Pesenti.

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