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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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Report "Riforma elettorale"

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Indice delle sezioni

Riforma elettorale (4)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Il Voto ha reso più semplice Il sistema politico ( da "Gazzetta del Sud" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Al Pd non resta, a parer mio, che collaborare col Pdl sulle riforme costituzionali (legge elettorale in testa), come in altri tempi faceva il Pci con la Dc, nonché su tutte le altre questioni di interesse nazionale, tenuto anche conto del difficile momento economico che il Paese sta attraversando.

In Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo ( da "Trentino" del 17-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna).

Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Primo banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie locali per decidere se appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al Campidoglio. Berlusconi chiede con una nota a Via Due Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi restano freddi.

Centristi per Rutelli Casini non può dirlo ( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: potrebbero essere quelle espresse da Laurito: "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum" e "di soddisfare le sue ambizioni per la sua ascesa al Quirinale". Foto: Luciano Ciocchetti Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.


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Il Voto ha reso più semplice Il sistema politico (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta del Sud" del 17-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Luigi Ferlazzo Natoli L'intervento Dopo qualche giorno dallo tsunami elettorale, e quindi più a freddo che sotto l'emotività dell'impatto del voto, appare abbastanza evidente che ciò che non hanno fatto i nostri politici in Parlamento (riforma elettorale) lo hanno realizzato gli elettori. Si sono ridotti, infatti, i partiti rappresentati nei due rami del Parlamento (pochi minori accanto ai due grandi Pdl e Pd), si sono ridotti in conseguenza i gruppi parlamentari e si è attuata col voto una sorta di semplificazione all'italiana. Non c'è stata, dunque, la rimonta sbandierata in campagna elettorale da Veltroni e puntualmente, piaccia o non piaccia, si sono realizzate le previsioni di Berlusconi (non c'è che dire: i suoi sondaggi sono stati più precisi): maggioranza di seggi alla Camera e oltre venti di differenza rispetto al Pd al Senato. Personalmente prevedevo che avrebbe vinto il Pdl, ma che potesse verificarsi un pareggio al Senato, anche a causa della legge elettorale, ribattezzata "porcata" da quanti l'hanno voluta. Evidentemente la legge c'entra poco o non incide quando il popolo vota nettamente a favore di uno schieramento come in queste elezioni. La maggioranza di seggi, però, non può più fornire alibi a chi al più presto dovrà varare la squadra di governo e partire con l'impegno di tutelare i soggetti meno abbienti e il lavoro precario, varando, vale a dire, tutto il buono inserito nel programma elettorale del Pdl e della sinistra (penso soprattutto al quoziente familiare). Se hanno nuociuto al Pd i due anni disastrosi del governo Prodi, il quale è riuscito a scontentare non solo il popolo di destra, ma anche quello di sinistra, paradossalmente Veltroni con la scelta di correre da solo (si fa per dire) ha finito col tirare la volata vincente a Berlusconi e al Pdl. E, infatti, il cavaliere ha capito subito che la semplificazione degli schieramenti e la scelta oculata degli apparentamenti sarebbero stati decisivi per radicalizzare (quasi creando un Referendum pro o contro Berlusconi) o bipolarizzare la battaglia. Era chiaro che in questo caso avrebbe prevalso sugli italiani l'effetto del "grande seduttore", come lo ha definito la stampa estera. L'exploit della Lega Nord ha fatto il resto. Paradossalmente ancora, se il Pd si fosse apparentato con la Sinistra Arcobaleno di Bertinotti, si sarebbe evitata la esclusione di questo schieramento dal Parlamento. Il che potrebbe comportare rischi al momento imprevedibili. Uguali considerazioni si possono fare per quanto attiene alla esclusione della destra di Storace e Santanchè. Insomma, l'arco costituzionale come si diceva una volta ha perso le ali estreme. L'affermazione, infine, della Lega Nord e dell'Mpa in Sicilia completa un cambiamento totale degli scenari ai quali eravamo abituati. Vedremo nel tempo se il Pdl saprà almeno controllare, e non subire, gli inevitabili condizionamenti nelle scelte politiche da parte della Lega. Al Pd non resta, a parer mio, che collaborare col Pdl sulle riforme costituzionali (legge elettorale in testa), come in altri tempi faceva il Pci con la Dc, nonché su tutte le altre questioni di interesse nazionale, tenuto anche conto del difficile momento economico che il Paese sta attraversando.

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In Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Trentino" del 17-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

In Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo al Pdl l'apporto della Lega, e al Pd quello dell'Italia dei Valori, la somma dei due maggiori partiti arriva pur sempre al 70. Soprattutto, queste elezioni hanno mantenuto una delle due caratteristiche di fondo presenti dal '94 (l'alto tasso di bipolarismo), e hanno cancellato la seconda (l'elevato livello di frammentazione): un binomio che aveva raggiunto l'apice nel 2006, quando Unione e Cdl insieme avevano addirittura sfiorato il 100 per cento dei consensi (99,8%), ma a prezzo di mettere assieme ciascuna una dozzina di liste. Con il risultato di dar vita a un governo, quello di Prodi, composto da ben 12 sigle, a fronte del massimo di 4 presente nelle democrazie di tutto il mondo. E tuttavia, la natura del voto di domenica e lunedì non è così lineare come suggerito dai soli numeri. C'è soprattutto un interrogativo di fondo cui dare risposta: come mai la stessa legge elettorale utilizzata nel 2006 ha prodotto effetti così diversi? Per due ragioni fondamentali: 1) i due schieramenti principali hanno utilizzato in modo più intelligente le regole, con scelte che hanno sfruttato al meglio gli incentivi maggioritari, accantonando la vecchia mentalità proporzionalistica; 2) la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per uno dei due soli soggetti che avevano la possibilità di ottenere il premio di maggioranza: quindi non per i simboli o le appartenenze, ma per dare un governo vero al Paese. Gli uni e gli altri hanno compiuto in definitiva un sostanziale passo in avanti verso la logica delle democrazie europee, caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna). *** Cosa manca perché questa maturazione arrivi all'approdo definitivo? Un pacchetto di scelte politiche e istituzionali che impediscano i colpi di coda del vecchio così duro a morire, come ammoniva Gramsci. Per limitarsi all'esempio più banale ma anche più significativo, la frammentazione in fondo era stata significativamente ridotta già nel 2006: al Senato il voto aveva prodotto solo 6 gruppi, 8 alla Camera; sono stati poi i regolamenti malandrini del Parlamento (e le compiacenti deroghe garantite dai presidenti dei suoi due rami) a consentire la scellerata esplosione della rappresentanza (24 gruppi!). E a livelli più alti, dal bicameralismo perfetto ai (non) poteri del premier, fino ai meccanismi legislativi e burocratici che inquinano la spesa pubblica, c'è da lavorare in quantità industriali per garantire al sistema governabilità, efficienza, equità e soprattutto legittimità: compito impossibile senza un grande sforzo bi-partisan di maggioranza e opposizione. Ma c'è un'altra riforma non meno sostanziale e non meno trasversale cui mettere mano, ed è anche la più complessa perché non si risolve solo cambiando le regole: la selezione del ceto politico. Al di là del risultato inequivocabile, che ha scongiurato il rischio di ingovernabilità, non va dimenticato che questa legge elettorale ci consegna ancora una volta un Parlamento costruito a tavolino dagli apparati di partito con criteri di opportunità e di fedeltà molto più che di merito e di preparazione. Non è indispensabile che la scelta passi agli elettori: in fondo, anche in Spagna non c'è il voto di preferenza, ma la differenza si vede e come. E' essenziale invece che i partiti tornino a essere espressione del territorio anziché delle segreterie. Altrimenti, rimarremo sempre con una riforma incompiuta, la più fondamentale di tutte: diventare pure noi un Paese normale. Francesco Jori.

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Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà di Federica Fantozzi / Roma INCONTRO D'Alema-Casini ieri mattina. Sul tavolo il secondo turno alle Comunali romane ma anche i rapporti tra le "due opposizioni" in una legislatura che sulla carta si annuncia lunga. Primo banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie locali per decidere se appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al Campidoglio. Berlusconi chiede con una nota a Via Due Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi restano freddi. Raccontano che il Cavaliere non si sia neppure disturbato ad alzare il telefono, e dunque nisba. Sembra poi che esista già un accordo tra Mario Baccini e Rutelli: un pezzo di centro, dunque, è già sul carro di piazza Santa Anastasia. Resta da schierare quel 3,1% che ha raccolto al primo turno Ciocchetti. Ora il partito romano verrà sondato, ma un dirigente la pensa così: "Tra un fascista e un centrista cattolico chi crede che preferiamo?". Una soluzione che non metterebbe in difficoltà Casini potrebbe essere quella di inserire, sulla scheda, la casella che prevede "libertà di coscienza". Dando una blanda indicazione di voto (o di astensione). Alle 9,30 di ieri mattina il ministro degli Esteri uscente ha varcato il portone dei Parioli dove abita la famiglia Casini. Una cortesia verso i doveri paterni del leader centrista verso il neonato quartogenito. Oggetto del colloquio, blindatissimo, il ballottaggio romano: Casini, che nei prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è oggetto di pressing da parte del Pd per cui la capitale ha assunto il valore di una linea Maginot. Ma il discorso ha riguardato anche le prospettive della legislatura e il "dialogo" tra le due opposizioni che - su questo Casini è netto - per ora resteranno separate. Del resto, la posizione centrista è molto delicata e non consente manovre spericolate: in Sicilia, in Friuli, a Brescia sono alleati del centrodestra e un capovolgimento di posizione sarebbe fatale. Si ragiona dunque nel medio periodo: Casini ha già detto che farà un'opposizione "seria e costruttiva" verso la maggioranza ma "dialogante" con il Pd. E la partita sta tutta in questa forbice. Dove si incunea la principale aspettativa centrista: in caso di riforma elettorale condivisa, l'impegno del Pd a un proporzionale che non lo obblighi a schierarsi consentendogli quel famoso ruolo di ago della bilancia. Rocco Buttiglione è stato chiarissimo: "Dialoghiamo con chiunque ci parli di sistema tedesco". Proprio l'opzione "realisticamente" preferita da D'Alema nell'ultimo scorcio di legislatura. Il ministro è poi tradizionamente sostenitore dell'asse tra sinistra e centro moderato, dai tempi della Lista Dini, dei Popolari e della prima candidatura a premier di Romano Prodi. Né va dimenticato che, nei giorni convulsi tra la caduta del governo e il fallimento dell'esplorazione affidata da Napolitano a Marini, i contatti tra il titolare della Farnesina e il leader Udc erano pressochè quotidiani. E durante la riunione al loft, D'Alema ha suggerito di "intensificare" i rapporti con il terzo polo in nuce: "Dobbiamo avviare un confronto in Parlamento". L'avvicinamento sarà di lunga durata. Ma chi conosce bene l'Udc come Marco Follini non ha dubbi: "È un'operazione che ha bisogno di tempo. Si prepara e non si improvvisa, ma credo che dentro ci sia qualcosa di inesorabile".

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Centristi per Rutelli Casini non può dirlo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Libero" del 17-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Anzitutto 17-04-2008 Centristi per Rutelli Casini non può dirlo di BARBARA ROMANO ROMA L'Udc è tentata da 'Er Piacione". Quella capitolina, almeno. E Pier Ferdinando Casini non ha posto il veto. Ha deciso di lavarsene le mani annunciando il suo non voto per il Campidoglio. E ha calato sull'inciucio tra Francesco Rutelli e Luciano Ciocchetti la paratia delle primarie nel partito sui due candidati che andranno al ballottaggio, per imporre almeno formalmente anche a livello locale la linea dell'equidistanza da Pd e Pdl adottata alle Politiche. E primarie siano. Si terranno venerdì, alle 18. Ciocchetti, il candidato dell'Unione di centro che ha preso una sonora sberla alle Comunali (3,1%), ieri ha avviato un primo giro di consultazioni con gli ambienti che hanno sostenuto la sua candidatura. A domanda diretta su quale candidato preferisca, lui si schermisce: "C'è tempo fino a domenica per decidere, che è tutta sta fretta?". Ma è chiaro che nel "referen dum" udiccino tra Rutelli e Alemanno, ciascun dirigente potrà schierare i suoi uomini. E Ciocchetti ha già posizionato le sue pedine intorno al candidato del Pd, con cui l'Udc romana è molto più in sintonia che con An. Tanto più dopo la scelta di Gianfranco Fini di saltare sul carro del Pdl, dopo aver flirtato per mesi con Casini contro Berlusconi, vissuta come un grave tradimento dal capo, e che ha avuto degli inevitabili riverberi locali. Ma i colonnelli capitolini di Casini si mostrano più realisti del re, che invece continua a voler ballare da solo. Alla faccia di Veltroni. Ma soprattutto di Berlusconi, che ieri si è appellato al senso di responsabilità di Destra e Udc "affinché a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto verso i candidati del centrodestra". Le pressioni, in effetti, non sono mancate. Sia Alemanno che Rutelli si sono premurati di chiamare personalmente il leader centrista. Ma lui ha risposto gentilmente picche, ostinato a non voler prestare il fianco a nessuno. Lo sbilanciamento del suo partito a Roma, infatti, gli ha provocato più di un imbarazzo: "L'Udc romana farà quello che ritiene, io camicie di forza ai miei amici nelle sede locali non ne metto", ha detto a Ballarò. Anche se il suo incontro, ieri mattina, con Massimo D'Alema ha fatto sorgere il sospetto che l'accordo fosse partito dall'alto. Soprattutto per il contesto: la residenza romana di Casini. Ma "l'in contro non c'entra niente con le elezioni di Roma", si affretta a precisare il portavoce di Casini. Ben altro inciucio, in realtà, avrebbe preso corpo tra "Baffino" e "Pier", sulla riforma elettorale. È quanto lascia intendere la Velina Rossa di Pasquale Laurito, considerata vicina a D'Alema. E la novità dell'incontro, secondo Laurito, consiste nell'"ini ziativa presa nei confronti di Casini per avviare un discorso serio su un confronto sull'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc". La Velina Rossa lascia intendere, quindi, che sia stato "Baffino" a fare il primo passo: "In vista dell'urgenza di alcune riforme sarebbe necessario tenere conto dell'atteggiamento dei centristi soprattutto sulla legge elettorale", sottolinea Laurito. Che lancia un appello a tutto il Pd: "Non può essere soltanto D'Alema a fornire assicurazioni a Casini sulla possibile introduzione del sistema tedesco in Italia. Su questo fronte dovrebbe esserci l'accordo di tutto il Pd e di questo, in primo luogo, dovrebbe persuadersi l'onorevole Veltroni", puntualizza Laurito. Non è dato sapere se a nome di D'Alema o a titolo personale. Le argomentazioni con cui il "lìder Massimo" avrebbe cercato di irretire Casini, potrebbero essere quelle espresse da Laurito: "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum" e "di soddisfare le sue ambizioni per la sua ascesa al Quirinale". Foto: Luciano Ciocchetti Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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