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2008 #TOP
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Articoli
Il Voto ha reso più semplice Il sistema politico
( da "Gazzetta
del Sud" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Al Pd non resta, a parer mio, che collaborare col Pdl sulle riforme costituzionali (legge elettorale in testa), come in altri tempi faceva il Pci con la Dc, nonché su tutte le altre questioni di interesse nazionale, tenuto anche conto del difficile momento economico che il Paese sta attraversando.
In
Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche
se togliamo ( da "Trentino"
del 17-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
caratterizzate
da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi;
partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi,
possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso
specifico (73% in Germania,
Pd-Udc,
prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo
anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Primo banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie locali per decidere se appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al Campidoglio. Berlusconi chiede con una nota a Via Due Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi restano freddi.
Centristi
per Rutelli Casini non può dirlo ( da "Libero"
del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: potrebbero essere quelle espresse da Laurito: "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum" e "di soddisfare le sue ambizioni per la sua ascesa al Quirinale". Foto: Luciano Ciocchetti Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Gazzetta del Sud" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Luigi Ferlazzo Natoli
L'intervento Dopo qualche giorno dallo tsunami elettorale,
e quindi più a freddo che sotto l'emotività dell'impatto del voto, appare
abbastanza evidente che ciò che non hanno fatto i nostri politici in Parlamento
(riforma elettorale) lo hanno realizzato gli elettori.
Si sono ridotti, infatti, i partiti rappresentati nei due rami del Parlamento
(pochi minori accanto ai due grandi Pdl e Pd), si sono ridotti in conseguenza i
gruppi parlamentari e si è attuata col voto una sorta di semplificazione all'italiana.
Non c'è stata, dunque, la rimonta sbandierata in campagna elettorale
da Veltroni e puntualmente, piaccia o non piaccia, si sono realizzate le
previsioni di Berlusconi (non c'è che dire: i suoi sondaggi sono stati più
precisi): maggioranza di seggi alla Camera e oltre venti di differenza rispetto
al Pd al Senato. Personalmente prevedevo che avrebbe vinto il Pdl, ma che
potesse verificarsi un pareggio al Senato, anche a causa della legge elettorale, ribattezzata
"porcata" da quanti l'hanno voluta. Evidentemente la legge c'entra poco o non incide quando il popolo vota
nettamente a favore di uno schieramento come in queste elezioni. La maggioranza
di seggi, però, non può più fornire alibi a chi al più presto dovrà varare la
squadra di governo e partire con l'impegno di tutelare i soggetti meno abbienti
e il lavoro precario, varando, vale a dire, tutto il buono inserito nel
programma elettorale del Pdl e della sinistra (penso
soprattutto al quoziente familiare). Se hanno nuociuto al Pd i due anni
disastrosi del governo Prodi, il quale è riuscito a scontentare non solo il
popolo di destra, ma anche quello di sinistra, paradossalmente Veltroni con la
scelta di correre da solo (si fa per dire) ha finito col tirare la volata
vincente a Berlusconi e al Pdl. E, infatti, il cavaliere ha capito subito che
la semplificazione degli schieramenti e la scelta oculata degli apparentamenti
sarebbero stati decisivi per radicalizzare (quasi creando un Referendum pro o
contro Berlusconi) o bipolarizzare la battaglia. Era chiaro che in questo caso
avrebbe prevalso sugli italiani l'effetto del "grande seduttore",
come lo ha definito la stampa estera. L'exploit della Lega Nord ha fatto il
resto. Paradossalmente ancora, se il Pd si fosse apparentato con la Sinistra
Arcobaleno di Bertinotti, si sarebbe evitata la esclusione di questo
schieramento dal Parlamento. Il che potrebbe comportare rischi al momento
imprevedibili. Uguali considerazioni si possono fare per quanto attiene alla
esclusione della destra di Storace e Santanchè. Insomma, l'arco costituzionale
come si diceva una volta ha perso le ali estreme. L'affermazione, infine, della
Lega Nord e dell'Mpa in Sicilia completa un cambiamento totale degli scenari ai
quali eravamo abituati. Vedremo nel tempo se il Pdl saprà almeno controllare, e
non subire, gli inevitabili condizionamenti nelle scelte politiche da parte
della Lega. Al Pd non resta, a parer mio, che collaborare
col Pdl sulle riforme costituzionali (legge elettorale in testa), come in altri tempi faceva il Pci con la Dc, nonché
su tutte le altre questioni di interesse nazionale, tenuto anche conto del
difficile momento economico che il Paese sta attraversando.
( da "Trentino" del 17-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri
In Germania la quota è del
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando l'edizione
del Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul
tavolo anche la riforma elettorale. Follini:
l'alleanza si farà di Federica Fantozzi / Roma INCONTRO D'Alema-Casini ieri
mattina. Sul tavolo il secondo turno alle Comunali romane ma anche i rapporti
tra le "due opposizioni" in una legislatura che sulla carta si
annuncia lunga. Primo banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie locali per decidere se
appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al Campidoglio. Berlusconi chiede con
una nota a Via Due Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi
restano freddi. Raccontano che il Cavaliere non si sia neppure
disturbato ad alzare il telefono, e dunque nisba. Sembra poi che esista già un
accordo tra Mario Baccini e Rutelli: un pezzo di centro, dunque, è già sul
carro di piazza Santa Anastasia. Resta da schierare quel 3,1% che ha raccolto
al primo turno Ciocchetti. Ora il partito romano verrà sondato, ma un dirigente
la pensa così: "Tra un fascista e un centrista cattolico chi crede che
preferiamo?". Una soluzione che non metterebbe in difficoltà Casini
potrebbe essere quella di inserire, sulla scheda, la casella che prevede
"libertà di coscienza". Dando una blanda indicazione di voto (o di
astensione). Alle 9,30 di ieri mattina il ministro degli Esteri uscente ha
varcato il portone dei Parioli dove abita la famiglia Casini. Una cortesia
verso i doveri paterni del leader centrista verso il neonato quartogenito.
Oggetto del colloquio, blindatissimo, il ballottaggio romano: Casini, che nei
prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è oggetto di pressing da parte del
Pd per cui la capitale ha assunto il valore di una linea Maginot. Ma il
discorso ha riguardato anche le prospettive della legislatura e il
"dialogo" tra le due opposizioni che - su questo Casini è netto - per
ora resteranno separate. Del resto, la posizione centrista è molto delicata e
non consente manovre spericolate: in Sicilia, in Friuli, a Brescia sono alleati
del centrodestra e un capovolgimento di posizione sarebbe fatale. Si ragiona
dunque nel medio periodo: Casini ha già detto che farà un'opposizione
"seria e costruttiva" verso la maggioranza ma "dialogante"
con il Pd. E la partita sta tutta in questa forbice. Dove si incunea la
principale aspettativa centrista: in caso di riforma elettorale
condivisa, l'impegno del Pd a un proporzionale che non lo obblighi a schierarsi
consentendogli quel famoso ruolo di ago della bilancia. Rocco Buttiglione è
stato chiarissimo: "Dialoghiamo con chiunque ci parli di sistema
tedesco". Proprio l'opzione "realisticamente" preferita da
D'Alema nell'ultimo scorcio di legislatura. Il ministro è poi tradizionamente
sostenitore dell'asse tra sinistra e centro moderato, dai tempi della Lista
Dini, dei Popolari e della prima candidatura a premier di Romano Prodi. Né va
dimenticato che, nei giorni convulsi tra la caduta del governo e il fallimento
dell'esplorazione affidata da Napolitano a Marini, i contatti tra il titolare
della Farnesina e il leader Udc erano pressochè quotidiani. E durante la
riunione al loft, D'Alema ha suggerito di "intensificare" i rapporti
con il terzo polo in nuce: "Dobbiamo avviare un confronto in
Parlamento". L'avvicinamento sarà di lunga durata. Ma chi conosce bene
l'Udc come Marco Follini non ha dubbi: "È un'operazione che ha bisogno di
tempo. Si prepara e non si improvvisa, ma credo che dentro ci sia qualcosa di
inesorabile".
( da "Libero" del 17-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Anzitutto 17-04-2008
Centristi per Rutelli Casini non può dirlo di BARBARA ROMANO ROMA L'Udc è
tentata da 'Er Piacione". Quella capitolina, almeno. E Pier Ferdinando
Casini non ha posto il veto. Ha deciso di lavarsene le mani annunciando il suo
non voto per il Campidoglio. E ha calato sull'inciucio tra Francesco Rutelli e
Luciano Ciocchetti la paratia delle primarie nel partito sui due candidati che
andranno al ballottaggio, per imporre almeno formalmente anche a livello locale
la linea dell'equidistanza da Pd e Pdl adottata alle Politiche. E primarie
siano. Si terranno venerdì, alle 18. Ciocchetti, il candidato dell'Unione di
centro che ha preso una sonora sberla alle Comunali (3,1%), ieri ha avviato un
primo giro di consultazioni con gli ambienti che hanno sostenuto la sua
candidatura. A domanda diretta su quale candidato preferisca, lui si
schermisce: "C'è tempo fino a domenica per decidere, che è tutta sta
fretta?". Ma è chiaro che nel "referen dum" udiccino tra Rutelli
e Alemanno, ciascun dirigente potrà schierare i suoi uomini. E Ciocchetti ha
già posizionato le sue pedine intorno al candidato del Pd, con cui l'Udc romana
è molto più in sintonia che con An. Tanto più dopo la scelta di Gianfranco Fini
di saltare sul carro del Pdl, dopo aver flirtato per mesi con Casini contro
Berlusconi, vissuta come un grave tradimento dal capo, e che ha avuto degli
inevitabili riverberi locali. Ma i colonnelli capitolini di Casini si mostrano
più realisti del re, che invece continua a voler ballare da solo. Alla faccia
di Veltroni. Ma soprattutto di Berlusconi, che ieri si è appellato al senso di
responsabilità di Destra e Udc "affinché a Roma, come in altre città
italiane, indirizzino il voto verso i candidati del centrodestra". Le
pressioni, in effetti, non sono mancate. Sia Alemanno che Rutelli si sono
premurati di chiamare personalmente il leader centrista. Ma lui ha risposto
gentilmente picche, ostinato a non voler prestare il fianco a nessuno. Lo
sbilanciamento del suo partito a Roma, infatti, gli ha provocato più di un
imbarazzo: "L'Udc romana farà quello che ritiene, io camicie di forza ai
miei amici nelle sede locali non ne metto", ha detto a Ballarò. Anche se
il suo incontro, ieri mattina, con Massimo D'Alema ha fatto sorgere il sospetto
che l'accordo fosse partito dall'alto. Soprattutto per il contesto: la
residenza romana di Casini. Ma "l'in contro non c'entra niente con le
elezioni di Roma", si affretta a precisare il portavoce di Casini. Ben
altro inciucio, in realtà, avrebbe preso corpo tra "Baffino" e
"Pier", sulla riforma elettorale. È quanto
lascia intendere la Velina Rossa di Pasquale Laurito, considerata vicina a D'Alema.
E la novità dell'incontro, secondo Laurito, consiste nell'"ini ziativa
presa nei confronti di Casini per avviare un discorso serio su un confronto
sull'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune
tra Pd e Udc". La Velina Rossa lascia intendere, quindi, che sia stato
"Baffino" a fare il primo passo: "In vista dell'urgenza di
alcune riforme sarebbe necessario tenere conto dell'atteggiamento dei centristi
soprattutto sulla legge elettorale",
sottolinea Laurito. Che lancia un appello a tutto il Pd: "Non può essere
soltanto D'Alema a fornire assicurazioni a Casini sulla possibile introduzione
del sistema tedesco in Italia. Su questo fronte dovrebbe esserci l'accordo di
tutto il Pd e di questo, in primo luogo, dovrebbe persuadersi l'onorevole
Veltroni", puntualizza Laurito. Non è dato sapere se a nome di D'Alema o a
titolo personale. Le argomentazioni con cui il "lìder Massimo"
avrebbe cercato di irretire Casini, potrebbero essere
quelle espresse da Laurito: "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare
la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum" e "di soddisfare le sue ambizioni per la sua ascesa
al Quirinale". Foto: Luciano Ciocchetti Salvo per uso personale è vietato
qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.