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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE” |
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le
modifiche sbagliate allo statuto regionale - lino buscemi
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
referendum
nazionale». Si esclude il referendum nazionale sulle leggi di modifica
statutaria, ma niente si dice sulla possibilità di fare un referendum
regionale. Ai costituzionalisti ogni ulteriore approfondimento. Le questioni
sollevate non sono di poco spessore e dovrebbero far riflettere più del dovuto
per evitare di calpestare le leggi e le riforme emanate non più di un decennio
ADDIO
AL BIPARTITISMO IL REGNO UNITO COPIA L'ITALIA
( da "Nazione,
La (Firenze)" del 05-06-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
Alle europee
in Gran Bretagna si vota con il sistema proporzionale e, in un momento di crisi
politica ed economica, è persin scontato che il voto dell'elettorato si
disperda tra molti partiti. Ciò illustra nel modo più evidente quanto ingenua
sia la convinzione, diffusa in Italia, che l'elettorato abbia oramai dato per
acquisito il bipolarismo e che,
Un'idea
su come votare al referendum del 21 giugno Non mi piace, da parte di
chicchessia, l'invito "ad andare al mare" piuttosto che alle urne
( da "Libertà"
del 07-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
arrivi a
varare riforme costituzionali con maggioranza di due terzi, quindi
irreversibili, in quanto non più sottoponibili a referendum costituzionale.
Dato il disprezzo di Berlusconi per il Parlamento e la Magistratura, non nego
che l'idea non sia inquietante, dal momento che potrebbe portare allo
stravolgimento della Costituzione,
Europee:
Lista Bonino-Pannella 4 partito a Firenze
( da "Sestopotere.com"
del 08-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
fiorentini
che hanno deciso di dar forza all'unica vera alternativa al Sessantennale
Regime partitocratrico" si legge in una nota dei Parlamentari Radicali
toscani Donatella Poretti, Matteo Mecacci e Marco Perduca "chiediamo di
rifiutare la falsa riforma elettorale del referendum Gazzetta e diamo
appuntamento dal 26 al 28 giugno a Cianciano Terme per il rilancio del Progetto
della '
REFERENDUM:
CECCANTI, PD ATTUI SUO IMPEGNO PER IL SI'
( da "Virgilio
Notizie" del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
attuale
maggioranza la legge elettorale 'porcata' va benissimo perche' consente loro di
scegliere i parlamentari e di stabilizzare l'equilibrio tra partiti al tempo
stesso alleati e concorrenti. L'accenno a riforme elettorali future successive
a eventuali riforme costituzionali e' solo una vana promessa per distogliere
l'attenzione degli elettori''.
Amministrative/
Sereni: Per il Pd i ballottaggi sono
( da "Virgilio
Notizie" del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Al referendum
voteremo sì, perché la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una
riforma elettorale che consolidi il bipolarismo e la semplificazione della
politica, restituendo ai cittadini il diritto di scegliere da chi farsi
rappresentare, cosa - conclude Sereni - che neppure la vittoria dei sì al
referendum può garantire"
REFERENDUM:
CECCANTI, PD ATTUI SUO IMPEGNO PER IL SI'.
( da "Asca"
del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
attuale
maggioranza la legge elettorale 'porcata' va benissimo perche' consente loro di
scegliere i parlamentari e di stabilizzare l'equilibrio tra partiti al tempo
stesso alleati e concorrenti. L'accenno a riforme elettorali future successive
a eventuali riforme costituzionali e' solo una vana promessa per distogliere
l'attenzione degli elettori'
REFERENDUM:
CALDERISI(PDL), VOTARE SI' E POI ABOLIRE QUORUM
( da "Virgilio
Notizie" del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Commissione
Affari Costituzionali della Camera del PDL e componente del Comitato promotore
del referendum elettorale, nel corso di un'intervista all'Agenzia Radiofonica
Econews. ''Dobbiamo rivedere questo istituto, magari aumentare il numero delle
firme ma poi abolendo il quorum. E' un problema politico: in nessuna democrazia
politica -spiega Calderisi- chi non vota conta piu' di chi vota.
Referendum/
Calderisi (Pdl): Votare sì e poi abolire il
( da "Virgilio
Notizie" del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impellenza di
una riforma elettorale non è così forte. Ciò nondimeno - prosegue l'esponente
di maggioranza ai microfoni di 'Econews' - io ritengo che perché questa
semplificazione sia conquistata per sempre sarebbe opportuno metterla in
garanzia. Evidentemente, però, siamo di fronte a un governo che è in grado di
dare risposte ai problemi del paese,
Il
presidente del Consiglio finisce per "cedere" alla Lega in cambio del
sostegno certo ai ballottaggi ( da "Cittadino, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
riforma
elettorale». Messe così le così per il referendum si profila una bocciatura. A
quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si
chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si sarebbe parlato anche
delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una nuova legge
elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato
Referendum:
sfida tra Fini e Berlusconi ( da "Giornale di Brescia"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
forte del
buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio
Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo
una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota
afferma che «non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum».
La
riforma elettorale in Parlamento ( da "Alto Adige"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Brugger sul
referendum «La riforma elettorale in Parlamento» BOLZANO. "L'esito delle
elezioni europee ha dimostrato come sarebbe inconcepibile sostenere il
referendum elettorale del 21 giugno proposto per vincolare arbitrariamente le
espressioni di voto dei cittadini ad un sistema bipartitico.
roma.
ringrazio i milioni di elettori che ci hanno votato. il pdl è ... - gabriele
rizzardi ( da "Nuova Sardegna, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
è un nesso
tra l'affermazione elettorale della Lega e la decisione di Berlusconi di non
appoggiare il referendum: «Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe
cambiato nulla...». Una tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità
è che la Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando
Casini,
referendum,
fini sfida pdl e lega: io vado - gabriele rizzardi
( da "Nuova
Venezia, La" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impegno a
fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa
marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con
Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il leader della Lega, Berlusconi
dice di essere sempre più «determinato e appassionato» e fa sapere che non
sosterrà la consultazione popolare del 21 giugno.
referendum,
fini sfida pdl e lega: io vado - gabriele rizzardi
( da "Mattino
di Padova, Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impegno a
fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa
marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con
Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il leader della Lega, Berlusconi
dice di essere sempre più «determinato e appassionato» e fa sapere che non
sosterrà la consultazione popolare del 21 giugno.
L'accordo
tra la Lega e il premier non piace ma tutti guardano di più ai ballottaggi
( da "Libertà"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
riforma
elettorale». Messe così le così per il referendum si profila una bocciatura. A
quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si
chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si sarebbe parlato anche
delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una nuova legge
elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
referendum,
fini sfida pdl e lega: io vado - gabriele rizzardi
( da "Centro,
Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impegno a
fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa
marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con
Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il leader della Lega, Berlusconi
dice di essere sempre più «determinato e appassionato» e fa sapere che non
sosterrà la consultazione popolare del 21 giugno.
Passatemi
l'olio! , urlò Craxi ai commensali, voltando le spalle al cronista ch...
( da "Unita,
L'" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Spesso è la
Chiesa a tirare le fila dei vacanzieri del referendum: lo fece clamorosamente
nel 2005, opponendosi ai referendum che volevano ampliare la legge sulla
fecondazione assistita e sull'uso degli embrioni. Con finezza, il
"verde" Carlo Ripa di Meana adescò i cittadini con l'astensione
ecologica: «Girate i giardini e i boschi e ripuliteli dalle cartacce».
ROMA
- La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il
disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che
avversa da sempre ( da "Adige, L'"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
«Il
presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota dopo l'incontro di ieri
- ha ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge elettorale debba
essere conseguente alle, da tutti auspicate, riforme del bicameralismo perfetto
e che, pertanto, non appare più opportuno, il sostegno al referendum».
10/06/2009
referendum,
fini sfida pdl e lega: io vado - gabriele rizzardi
( da "Tirreno,
Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impegno a
fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa
marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con
Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il leader della Lega, Berlusconi
dice di essere sempre più «determinato e appassionato» e fa sapere che non
sosterrà la consultazione popolare del 21 giugno.
referendum,
sfida berlusconi-fini ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
riforma
elettorale». Messe così le così per il referendum si profila una bocciatura. A
quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si
chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si sarebbe parlato anche
delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una nuova legge
elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
Berlusconi-Fini,
sfida sul referendum ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
rendendole
pubbliche nel comunicato di ieri mattina di Palazzo Chigi in cui si rinvia la
riforma elettorale al Parlamento perchè oggi «oggi non è più opportuno un
sostegno diretto al referendum». la decisione di Berlusconi era già nell'aria e
non sorprende i vertici del Pdl. Anche se qualche distinguo c'è, soprattutto
tra gli ex di An.
Alle
urne il 21 e 22 giugno ( da "Stampa, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Il turno di
ballottaggio sarà abbinato al referendum sulla riforma elettorale. Le
operazioni di spoglio cominceranno proprio dalle schede referendarie e a
seguire si passerà a quelle per l'elezione del presidente della Provincia. La
sfida-bis tra Vaccarezza e Boffa non è scontata anche se è ragionevole pensare
al sindaco di Loano come il grande favorito:
Berlusconi
scarica il referendum Ma Fini: io voterò sì
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
sì perché la
legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale». Messe
così le cose, per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però,
i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di
lunedì sera, in effetti, si sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta
attuate comportano comunque una nuova legge elettorale,
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Pagina 103 Il
premier sposa la linea della Lega e in cambio incassa l'appoggio per i
ballottaggi «Il referendum non è opportuno» Il premier sposa la linea della
Lega e in cambio incassa l'appoggio per i ballottaggi --> ROMA La Lega,
forte del buon risultato ottenuto alle Europee, incassa il disimpegno di Silvio
Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre.
Pd,
dopo le Europee si prepara la diaspora
( da "Corriere
Alto Adige" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
siamo stati
fra i primi firmatari della proposta di legge per il ritorno al 'Mattarellum'.
In Parlamento -ha sostenuto Bruggeresistono le proposte per le riforme
istituzionali e in quest'ambito per una nuova legge elettorale. Berlusconi ha
escluso un sostegno diretto al referendum e sembra riconoscere questa
impostazione» racconta ma me lo chiedono davvero in tanti da molto tempo.
Referendum:
sfida tra Fini e Berlusconi ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
riforma
elettorale». Messe così le così per il referendum si profila una bocciatura. A
quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno.
Nella cena di ieri sera, in effetti, si sarebbe parlato anche delle riforme,
che una volta attuate comportano comunque una nuova legge elettorale visto che
il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha spiegato
Comitato
per il : riprende la campagna elettorale
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
convinto
impegno per il sì senza il cui successo sarà ben difficile fare una qualsiasi
riforma parlamentare: il suggerimento al leader del Pd viene dal senatore
Stefano Ceccanti, costituzionalista e da sempre sostenitore della riforma
elettorale. In una nota Ceccanti denuncia l'uso «tattico e distorto» del
referendum fatto dal presidente del Consiglio e dal leader del Carroccio Bossi.
Referendum,
Fini sfida Pdl e Lega: io vado ( da "Nuova Ferrara, La"
del 10-06-2009) + 8 altre fonti
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
impegno a
fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa
marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con
Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il leader della Lega, Berlusconi
dice di essere sempre più «determinato e appassionato» e fa sapere che non
sosterrà la consultazione popolare del 21 giugno.
TERESA
BARTOLI ROMA. ALLE PRESE CON I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE, E ASSUNTOSI
L'ONERE DI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
referendum, è
già fitta di impegni per le richieste dei circoli Pd in tutta Italia. Ma è un
fatto che, quando da Varsavia il premier aveva annunciato di volersi impegnare
a sostegno dei quesiti che avrebbero accelerato la riforma elettorale dando una
spinta al sistema bipolare, nel Pd in diversi avevano chiesto di rimettere in
discussione la decisione del segretario di appoggiare
La
Lega ricatta, il Cavaliere obbedisce
( da "Gazzettino,
Il" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
unica via
concreta per i cittadini per cambiare la legge elettorale». Il partito di
Franceschini, in ogni caso, sceglie di tenere un profilo basso: si schiera per
il sì al referendum, ma niente campagna elettorale e impegno soprattutto sulle
amministrative. «Per il Pd - sottolinea infatti Marina Sereni - la priorità
delle prossime due settimane sono i ballottaggi.
Berlusconi:
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
sì perché la
legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale». Messe
così le cose, per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però,
i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di
ieri sera, in effetti, si sarebbe parlato anche delle riforme che, una volta
attuate, comportano comunque una nuova legge elettorale,
Intanto
Fini studia per fare il premier">Pure il Pd lascia cadere il referendum
Intanto Fini studia per fare il premier pag.1
( da "Affari
Italiani (Online)" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
il Lodo
Alfano e servisse un premier di un governo tecnico-istituzionale. Un modo per
smarcarsi da Berlusconi e da Bossi, insomma, per accreditarsi a sinistra ed
essere pronto all'accorrenza... Ma quale riforma elettorale ha in mente
Franceschini? Non il sistema tedesco puro (caro a D'Alema), non il ritorno al
proporzionale e alla scelte delle alleanze dopo la chiusura delle urne.
Referendum.
Berlusconi si disimpegna. Fini, io voto sì
( da "AmericaOggi
Online" del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
riforma
elettorale". Messe così le così per il referendum si profila una
bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale
non si chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si sarebbe parlato
anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una nuova legge
elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato
Berlusconi:
Voterò al referendum ( da "Giornale di Brescia"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Edizione:
11/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Politica Dopo le
elezioni Berlusconi: «Voterò al referendum» Il premier annuncia l'intenzione di
recarsi alle urne ma riafferma che non sosterrà politicamente i quesiti
elettorali La Lega propone la riforma elettorale per via parlamentare.
referendum,
il premier replica a fini "nessuna campagna ma voto sì" - gianluca
luzi ( da "Repubblica, La"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
La riforma
elettorale, quando si farà, sarà compito del Parlamento e se ci sarà bisogno di
un "conclave" del centrodestra per confrontare le proposte, Bossi non
si oppone: «E´ un´idea di Berlusconi e va bene. Chi ha più idee le tiri fuori».
E se Fini ha qualcosa da dire, sappia che «io e Berlusconi stiamo bene insieme.
Sulla
riforma elettorale non si voterà ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
è una svolta
epocale che si inserisce in quel complesso di proposte che il premier ha
illustrato ieri ai Comuni nella prima uscita dopo il rimpasto di governo. Ha
glissato sui tempi e la portata della revisione del sistema elettorale per i
Comuni precisando che una riforma è allo studio, ma non prevede alcun
referendum sul nuovo sistema prima delle votazioni generali.
Referendum,
pressing su Franceschini: si impegni
( da "Manifesto,
Il" del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Fallita la
politica dell'autosufficienza, chiede, «i dirigenti del Pd diano un segnale:
cambino idea subito sul referendum. Mantenere il sì non significa cambiare
l'attuale legge elettorale ma fare un favore a Berlusconi. È un atto di miopia
politica. Forse il futuro del centrosinistra non è più importante?».
Referendum,
nel Pdl vince il
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
A furia di
referendum sulla legge elettorale si distrugge la democrazia parlamentare », ha
detto, invitando all'astensione ». Andranno invece a votare, barrando la
casella del «sì», Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, e
Maurizio Gasparri, presidente dei senatori dello stesso partito, che però ha
anche ammesso che «
Da
giullare di piazza a portavoce della riforma elettorale
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
dove si è
presentato in veste di rappresentante dei promotori della proposta di legge di
iniziativa popolare di riforma della legge elettorale. La proposta di riforma,
per la quale sono state raccolte 350mila firme, ripristina le preferenze, pone
un tetto di due mandati ai parlamentari e dichiara ineleggibili i condannati
per reati penali © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
E
anche i Democratici mollano il referendum... pag.1
( da "Affari
Italiani (Online)" del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
il Lodo
Alfano e servisse un premier di un governo tecnico-istituzionale. Un modo per
smarcarsi da Berlusconi e da Bossi, insomma, per accreditarsi a sinistra ed
essere pronto all'accorrenza... Ma quale riforma elettorale ha in mente
Franceschini? Non il sistema tedesco puro (caro a D'Alema), non il ritorno al
proporzionale e alla scelte delle alleanze dopo la chiusura delle urne.
Referendum,
antidoto ai troppi partiti ( da "Corriere della Sera"
del 13-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Non si può
dunque sottoporre al voto popolare il sistema elettorale che si preferisce (io,
per esempio, preferisco di gran lunga i sistemi elettorali maggioritari, con
collegi uninominali). Col referendum abrogativo si può solo incidere su leggi
esistenti. Il referendum tenta semplicemente di migliorare quella che in tanti
giudichiamo una pessima legge elettorale.
Legge
elettorale, le ragioni di un voto
( da "Denaro,
Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Campania
Riforme istituzionali Legge elettorale, le ragioni di un voto Nuova chiamata
alle urne il prossimo 21 giugno. A due settimana di distanza dalle elezioni
europee e amministrative, si voterà per il referendum elettorale, finalizzato
alla modifica parziale del testo di legge del 2005.
Contro
il "porcellum" un Sì e due No
( da "Alto
Adige" del 14-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
arrivi a
varare riforme costituzionali con maggioranza di due terzi, quindi
irreversibili, in quanto non più sottoponibili a referendum costituzionale.
Dato il disprezzo di Berlusconi per il Parlamento e la Magistratura, non nego
che l'idea non sia inquietante, dal momento che potrebbe portare allo
stravolgimento della Costituzione,
naccarato:
voteremo sì al referendum elettorale - alessandro naccarato
( da "Mattino
di Padova, Il" del 14-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
voteremo sì
al referendum elettorale ALESSANDRO NACCARATO Domenica e lunedì prossimi non si
vota solo per le elezioni amministrative. I cittadini padovani hanno la
possibilità di abolire l'attuale legge elettorale, che impone - con il meccanismo
delle liste bloccate - parlamentari scelti dalle segreterie dei partiti e non
dagli elettori.
Massidda
(Pdl): difficile garantirci i seggi Ue Meloni (Pd): il modo c'è
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
15-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
è al centro
della proposta di legge presentata al Consiglio regionale dal gruppo del Pd,
primo firmatario Marco Meloni. L'idea è che sia il Consiglio a proporre al
Parlamento la riforma elettorale, assegnando alla Sardegna due seggi tutti suoi
ma, appunto, con un meccanismo di quozienti che scongiuri lo ?
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Questo non è
il nostro referendum. E il porcellum non è la nostra legge elettorale. Il
centrodestra se l?era votata da solo, quattro anni fa. Se il popolo italiano la
santificasse, cioè se i cittadini elettori di fatto la approvassero,
respingendo i quesiti, a quel punto quel voto unilaterale del 2005 sarebbe
superato, sancito dal sì dei cittadini italiani»
Addio
illusione di cambio, Usa profondamente preoccupati
( da "Manifesto,
Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
riformista.
La stessa posizione viene espressa dall'Unione europea, con Francia Germania e
Gran Bretagna a guidare la lista dei paesi europei che chiedono a Tehran di
«spiegare i risultati di queste elezioni», con il ministero degli esteri francese
che esprime la sua preoccupazione «per la brutale repressione di proteste
pacifiche e i ripetuti attacchi alla libertà di stampa e di
TOSCANA/CONSIGLIO:
PROROGATA COMMISSIONE PER RIDUZIONE MEMBRI.
( da "Asca"
del 16-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Commissione
speciale per la normativa elettorale del Consiglio regionale della Toscana sono
prorogati fino al 30 settembre prossimo. La Commissione dovra' riferire
all'aula, nella prima seduta successiva alla conclusione dei lavori, sulle
proposte di legge in materia di riforma elettorale gia' presentate o che
potranno eventualmente essere presentate entro il nuovo termine assegnato.
REFERENDUM
Roscini (Lega) invita i pesaresi a disertare i seggi
( da "Resto
del Carlino, Il (Pesaro)" del
17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Non ho mai
mancarto un appuntamento elettorale o referendario. Ritengo, però, che la
riforma elettorale non debba essere affronta esclusivamente con lo strumento
del referendum. Mi auguro che in seguito si provveda a costruire una riforma
condivisa da più parti»
Quelli
del ora si mobilitano ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Ma non sono
qui come rappresentate del Pdl, ma come sostenitrice di questo referendum a cui
i cittadini sono chiamati a partecipare». Anche se non nasconde di essere meno
ottimista «sui tempi di realizzazione della grande riforma elettorale, la
Palazzetti propone, «al fine di premiare chi si impegna nel territorio, le
primarie obbligatorie».
Rifondazione:
Aiello lascia la guida del partito
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
azione
politica di contrasto del generale impoverimento dei ceti deboli - si legge
nella nota - ma ha anzi ulteriormente peggiorato gli effetti della crisi».
Secca anche la posizione sulla riforma elettorale: «far fallire il referendum
non andando a votare o rifiutando le schede in modo che non raggiunga il quorum
previsto dalla legge». Rifondazione Walter Aiello.
Domenica
si torna alle urne per votare i tre referendum sulla `legge elettorale`
( da "Merateonline.it"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
quesito la
facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.
Il Governo italiano ha fissato per il 21 giugno 2009 lo svolgimento dei tre
Referendum sulla riforma della Legge Elettorale e sull`abolizione delle
candidature multiple. I Referendum si svolgono con un anno di ritardo rispetto
alla raccolta delle firme,
QUELLO
CHE C'E' DA SAPERE SUI REFERENDUM
( da "Lavoce.info"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
coalizione di
liste elettorali" e "lista elettorale" è alla fine assai meno
netta di quel che può apparire a prima vista, per l'elementare ragione che i
partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda della legge. Se
passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste
elettorali più eterogenee.
Referendum,
Il rimedio è peggiore del male? ( da "AprileOnline.info"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Referendum,
Il rimedio è peggiore del male? Loredana Biffo, 17 giugno 2009, 19:46 Politica
Da un po' di tempo a questa parte è possibile assistere a dibattiti sul
referendum abrogativo della legge elettorale, dove in genere qualcuno sostiene
la tesi bianca e qualcuno quella nera.
Dal
Pdl libertà di scelta Il Pd appoggia il sì Lega, Udc e sinistra per
l'astensione ( da "Giornale di Brescia"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Interno
Roberto Maroni ha sottolineato la necessità che i presidenti di seggio
spieghino che c'è anche questa possibilità di scelta. Il ministro Roberto
Calderoli a Pontida ha dichiarato: «Se il referendum elettorale del 21 giugno
prossimo passasse, la legge elettorale che ne uscirebbe sarebbe la fine della
democrazia».
Quinto
atto per il sistema di voto ( da "Giornale di Brescia"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
18 Aprile
1993 Di nuovo il Corel di Mario Segni (Comitato per le riforme elettorali)
promuove il referendum sull'abrogazione del sistema proporzionale per
l'elezione di 238 dei 315 componenti del Senato. Il 18 aprile 1993 i votanti
sono 36.879.669 (il 77%).
Le
indicazioni delle principali coalizioni in vista del voto di domenica e lunedì
( da "Cittadino,
Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
L'ala
ulivista chiede invece un maggiore impegno perché il referendum passi. Nel
partito ci sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro
delle Riforme Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato
delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al "Mattarellum".
referendum
elettorali, i partiti si schierano
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
L'ala
ulivista chiede invece un maggiore impegno perchè il referendum passi. Nel
partito ci sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro
delle Riforme Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato
delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al
"Mattarellum".
le
acli sul referendum: votare sì per una nuova legge elettorale
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
non vanno
comunque nella direzione di una vera riforma elettorale che ripristini il
rapporto di responsabilità e fiducia tra eletti ed elettori. Ciononostante
siamo convinti che la scelta del sì, soprattutto al terzo quesito, permanga il
modo più efficace per sollecitare il Parlamento a legiferare in materia».
ELEZIONI:
VIGILIA DI REFERENDUM, COMUNI E PROVINCE AL BALLOTTAGGIO.
( da "Asca"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Mentre
Giovanni Guzzetta e Mario Segni, che presiedono il Comitato referendario,
esaltano la legge elettorale che uscirebbe dalle urne in caso di vittoria dei
''si''' in quanto accentuerebbe il bipartitismo, il Pd - favorevole ai
referendum - si limita a dire che i ''si''' sarebbero una spinta per riformare
la legge elettorale in vigore.
ELEZIONI:
VIGILIA DI REFERENDUM, COMUNI E PROVINCE AL
( da "Virgilio
Notizie" del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Mentre
Giovanni Guzzetta e Mario Segni, che presiedono il Comitato referendario,
esaltano la legge elettorale che uscirebbe dalle urne in caso di vittoria dei
''si''' in quanto accentuerebbe il bipartitismo, il Pd - favorevole ai
referendum - si limita a dire che i ''si''' sarebbero una spinta per riformare
la legge elettorale in vigore.
Savona:
Rifondazione, referendum sulla legge elettorale
( da "Savona
news" del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
indicazione
di voto, vorrei soffermarmi brevemente sulle altre schede che verranno
consegnate al seggio: quelle dei referendum che andrebbero a modificare
l'attuale legge elettorale. L'attuale legge ha espropriato gli elettori di ogni
residua possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento,
conferendo a una ristrettissima oligarchia di persone (
Le
Acli bolognesi votano si al Referendum per spronare il Parlamento
( da "Sestopotere.com"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
per una nuova
legge elettorale. Con questo slogan intendiamo confermare la scelta di allora
sottolineando, al di là dell?esito del referendum, l?urgenza di lavorare per
una nuova legge elettorale che, per le Acli, costituisce un obiettivo
prioritario, in quanto restituisce al Parlamento e alla democrazia
rappresentativa il ruolo centrale nel processo delle riforme istituzionali.
Referendum
4 Dietrofront dell'Idv ( da "City"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Referendum 4
Dietrofront dell'Idv Antonio Di Pietro e l'Italia dei Valori furono fra i
promotori dei quesiti referendari per la riforma elettorale. Oggi hanno
cambiato idea e, sebbene non rinneghino il sì al referendum, non lo sostengono:
perché, temono, da una nuova legge elettorale potrebbero uscire rafforzati Pd e
Pdl,
I
referendari su Bossi: va al mare quando si parla di democrazia (
da "Giornale
di Brescia" del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Se vince il
sì sarà bocciata la legge». Riforma elettorale non è urgente Non è d'accordo
Calderoli secondo il quale il referendum porta con sé il rischio di mettere in
mano a un unico partito la maggioranza parlamentare che potrebbe addirittura
servire a cambiare unilateralmente la Costituzione.
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
SI
PARLA tanto di riforma elettorale, ma ogni partito tira l'acqua al suo...
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
32 SI PARLA
tanto di riforma elettorale, ma ogni partito tira l'acqua al suo... SI PARLA
tanto di riforma elettorale, ma ogni partito tira l'acqua al suo mulino ed
anche le modifiche proposte dal referendum, che danno il premio di maggioranza
alla lista che ottiene più voti, non convince più molti.
Carlini
e Sdi: referendum, non votare ( da "Corriere Alto Adige"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Corriere
dell'Alto Adige sezione: PRIMA data: 19/06/2009 - pag: 1 Riforma elettorale TRA
DUE GIORNI ALLE URNE Carlini e Sdi: referendum, non votare BOLZANO «Se passa
questa riforma la democrazia è a rischio». A far sentire la propria voce alla
vigilia del referendum sono Comunisti e Sdi, che quindi invitano a non andare a
votare.
ELEZIONI.
Quello che c'è da sapere sui referendum, di S. Brusco
( da "HelpConsumatori"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
coalizione di
liste elettorali" e "lista elettorale" è alla fine assai meno
netta di quel che può apparire a prima vista, per l'elementare ragione che i
partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda della legge. Se
passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste
elettorali più eterogenee.
UE,
oggi Consiglio su riforma sistema supervisione finanziaria
( da "KataWebFinanza"
del 19-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
Il nuovo
sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorit secondo i termini
dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avr un potere
di supervisione sulle agenzie di rating. Inoltre, verr creato un consiglio
europeo di rischio sistemico, con un presidente eletto dal consiglio dei
governatori della Banca centrale europea.
UE,
oggi Consiglio su riforma sistema supervisione finanziaria
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 19-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
Il nuovo
sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorità secondo i
termini dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avrà
un potere di supervisione sulle agenzie di rating. Inoltre, verrà creato un
consiglio europeo di rischio sistemico, con un presidente eletto dal consiglio
dei governatori della Banca centrale europea.
UE,
RIFORMA SISTEMA SUPERVISIONE FINANZIARIA DAL 2010
( da "Wall
Street Italia" del 19-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
Il nuovo
sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorità secondo i
termini dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avrà
un potere di supervisione sulle agenzie di rating. Ma non potrà sconfinare
nelle questioni fiscali, prerogativa di ciascun stato membro.
Referendum
elettorale, la propaganda viaggia sulla Rete
( da "Denaro,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
abbandonando
la logica del «bipolarismo di coalizione" (chiave per la ricerca: "La
riforma elettorale - Quesiti per un referendum"). Perché dunque, sul piano
comunicativo, il bipartitismo passa ora in subordine, rispetto alla retorica
dei cittadini che devono usare il referendum per abbattere la Casta
partitocratica?
Referendum,
il dossier ( da "AprileOnline.info"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Abstract:
riforme.info
- 28 aprile 2009 Il terzo referendum elettorale ha lo scopo di impedire le
candidature multiple. A prima vista, un quesito degno di essere preso in
considerazione. O meglio, lo sarebbe se ci fosse una diversa legge elettorale
in vigore, e questo anche nell'ipotesi di approvazione degli altri due quesiti:
con l'
Fini:
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Per il
presidente della Camera, non andare a votare per il referendum sulla riforma
elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla
Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. «È
rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e
politica».
Referendum:
sì, no, astensione. I partiti si schierano
( da "Panorama.it"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
sede Rai di
Milano. Per picconare il "porcellum" L'appuntamento con il
"suo" [5] referendum sulla legge elettorale si avvicina e il
presidente del comitato promotore è impegnato a evitarne fallimento. Per questo
quarantareenne [6] professore di istituzioni di Diritto pubblico all'Università
di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore di un progetto che porta avanti
da tre anni,
Vademecum
per i tre quesiti sulla riforma elettorale
( da "Giornale
di Brescia" del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Giornale di
Brescia sezione:in primo piano Vademecum per i tre quesiti sulla riforma
elettorale ROMADomenica e lunedì si vota per il referendum sul sistema
elettorale per le elezioni politiche. Tre i quesiti sui quali i cittadini sono
chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di alcune
parti della legge.
referendum,
la città ribelle - (segue dalla prima pagina) guido d'agostino
( da "Repubblica,
La" del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
confronti di
chi e come le ha proposte. Rispetto agli altri episodi elettorali e ai tempi e
agli intervalli tra gli uni e gli altri, ai diversi climi politici e sociali
prevalenti nelle varie circostanze. Così, nel referendum istituzionale del 1946
(anteriore, pertanto, alla sua costituzionalizzazione, della quale s´è detto)
in cui era in ballo la scelta tra monarchia e repubblica,
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Ma se
vogliamo stare al gioco dei paragoni storici avviato da altri, dico che una
vittoria dei sì ci allontanerebbe di più dalle grandi democrazie liberali
dell'Occidente. E le riforme? Sono un altro motivo per cui astenersi. A differenza
del no, che è una difesa dell'attuale legge elettorale, astenersi significa
rifiutare sia il referendum che il Porcellum.
Nuova
vigilanza Ue: sì con limiti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
sì con limiti
Compromesso al vertice dei 27 per superare i no della Gran Bretagna Enrico
Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Decollerà nel 2010 il nuovo sistema
paneuropeo di vigilanza su mercati, banche e assicurazioni, per aumentare il
grado di allerta e minimizzare i rischi di crisi finanziarie sistemiche e
transnazionali.
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
possibilità
di scegliere davvero i loro rappresentanti. A questi va aggiunto Bossi il
quale, non volendo un sistema bipartitico, si unirà a tutti questi e eserciterà
il suo potere di condizionamento verso Berlusconi per fare subito una riforma
elettorale equilibrata e soprattutto la riforma costituzionale per avere
finalmente il Senato federale e una Camera legislativa con meno deputati.
Urgente
semplificare gli adempimenti ai seggi elettorali
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
gli
adempimenti ai seggi elettorali L'INTERVENTO SI PARLA tanto di riforma
elettorale ma ogni partito tira l'acqua al suo mulino ed anche le modifiche
proposte dal referendum, che dannoil premio di maggioranza alla lista che
ottiene più voti, non convince più molti. Ma quello che occorre fare al più
presto è lo snellimento e la semplificazione degli adempimenti ai seggi
elettorali.
Referendum,
Del Tenno stoppa Mitolo ( da "Corriere Alto Adige"
del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
attraverso
questo referendum, una legge elettorale con premio di maggioranza al singolo
partito vorrebbe dire consegnare definitivamente l'Italia a Berlusconi ». I
primi due quesiti modificano l'attribuzione del premio di maggioranza che, se
vincono i sì, non andrà più alla coalizione ma al partito che ottiene il
maggior numero di seggi alla Camera (
Fini:
( da "Corriere.it"
del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Per il
presidente della Camera, non andare a votare per il referendum sulla riforma
elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla
Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. «È
rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e
politica».
La
legge porcellum e il referendum maialata
( da "Foglio,
Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
legge
porcellum e il referendum maialata Ho serie difficoltà a comprendere chi andrà
a votare sì alla proposta di riforma elettorale suggerita dal referendum.
L?unica ragione che riuscirei a comprendere è quella di andare a votare per
sperare che, dopo aver dato un calcetto in culo al porcellum, ci sia qualcuno
che dia un altro bel calcetto a questa pazza legge referendaria e ne
Savona:
Referendum, i questi proposti agli elettori
( da "Savona
news" del 20-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
ala ulivista
chiede invece un maggiore impegno perchè il referendum passi. Nel partito ci
sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e gli ex ministri Linda
Lanzillotta e Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l?altro presentato
delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al ?
Alle
urne per referendum e ballottaggi (
da "Giornale
di Brescia" del 21-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
06/2009 testata:
Giornale di Brescia sezione:in primo piano Il voto Tra riforme e governi locali
Alle urne per referendum e ballottaggi Oggi e domani 50 milioni di italiani
sono chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari per la riforma
elettorale Lo scoglio da superare sarà il quorum: il 50% più uno degli
elettori.
Referendum,
tutti divisi in vantaggio l'astensione
( da "Unita,
L'" del 21-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
La reazione
alla legge elettorale "pensata" da Calderoli e da lui stesso
affettuosamente vezzeggiata come «porcata» fu condivisa, e le firme per
abrogarla fioccarono fitte. Allora, oltre all'indefesso Mariotto Segni (giunto
al quinto referendum in qualità di promotore, questa volta affiancato dal
professore e costituzionalista Giovanni Guzzetta)
Referendum,
i partiti pronti alla battaglia ( da "Secolo XIX, Il"
del 21-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
è convinto
che la vittoria dei sì aprirà la strada a una riforma elettorale gestita dal
Parlamento, gli altri temono invece che Berlusconi possa farsi tentare dal voto
anticipato, andando alle urne con l'attuale legge modificata dai referendum e
puntando così a fare il pieno di seggi grazie al premio di maggioranza
riservato al partito con più consensi.
Partiti
divisi e in ordine sparso ( da "Gazzettino, Il"
del 21-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
obiettivo che
poi in Parlamento venga discussa una più ampia riforma del sistema di voto. Nel
partito ci sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro
delle Riforme Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato
delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al
"Mattarellum".
L'Iran
a Usa e Gb: basta interferenze Mousavi: avanti ma con moderazione
( da "Corriere.it"
del 21-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
estero, per
esempio nel vicino Iraq, e il loro quartier generale a Londra. Il ministro
degli esteri Manuchehr Mottaki ha accusato senza mezzi termini la Gran
Bretagna, dicendo che negli ultimi mesi prima del voto «è stato registrato un
forte incremento nel flusso di persone provenienti dalla Gran Bretagna che
entravano in Iran»
( da "Repubblica, La"
del 05-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina XVII -
Palermo Le modifiche sbagliate allo statuto regionale Prima di pensare a
separare i destini politici dell´Ars e del presidente sarebbe meglio cominciare
ad abolire quegli obbrobri che sono la scheda unica e il voto automatico LINO
BUSCEMI A l di là delle questioni politiche e partitiche che hanno portato
Raffaele Lombardo ad azzerare la giunta regionale, sembrano del tutto
sproporzionate le reazioni di chi, attraverso una proposta di legge di modifica costituzionale, intende cambiare le carte
in tavola per «punire» un presidente di Regione reo, nell´esercizio dei suoi
poteri, di avere messo in discussione la «intangibilità» di quanti gestiscono
la baracca del Popolo delle libertà a livello locale e nazionale. Non si usano
più le armi della politica e si fa ricorso a una forzatura per evitare di far
«vincere» il nemico di turno. Se poi la proposta di modifica dello Statuto
della Regione contiene grossolanità, poco importa. Il vero intento della
iniziativa legislativa parlamentare è sovvertire il vigente principio simul
stabunt, simul cadent (insieme staranno, insieme cadranno), che
contraddistingue l´ordinamento presidenzialista regionale, introdotto con la legge costituzionale numero 2 del 2001. Attualmente, come è
noto, il presidente della Regione è eletto, con una sola scheda, insieme
all´Assemblea regionale. Sarebbe auspicabile che i legislatori del «mordi e
fuggi», per ragioni di coerenza, prima di pensare a separare i destini politici
dell´Ars e del presidente, avessero il buon gusto di suggerire ai loro
referenti locali di presentare una proposta di legge
regionale che modifichi il meccanismo di elezione cominciando dall´abolizione
di quegli obbrobri che sono la scheda unica e il voto automatico (vera
negazione della libera espressione del voto) e l´antidemocratico sbarramento
del 5 per cento che non consente a ben 700 mila elettori siciliani di avere una
propria rappresentanza parlamentare a Palazzo dei Normanni. Fino a quando nulla
si muoverà in proposito, ogni altra iniziativa ha solo il sapore della ripicca.
Se si vuole ritornare a una Regione incentrata sul Parlamento, lo si dica a
chiare lettere e soprattutto si abbia il coraggio di comunicarlo a Berlusconi
che di parlamentarismo non ne vuole sentir parlare. L´articolo 41 ter terzo
comma dello Statuto speciale stabilisce che «i progetti di modificazione del
presente Statuto di iniziativa governativa o parlamentare sono comunicati dal
governo della Repubblica all´Assemblea regionale, che esprime il suo parere
entro due mesi». Nessuno dei presidenzialisti a corrente alternata può dunque
immaginare di far venir meno la natura pattizia dell´Autonomia regionale (e
dello Statuto) procedendo a «ritocchi» unilaterali. Infatti sulle proposte di modifica deve esprimersi l´Ars entro «due mesi».
Poiché il governo deve adempiere all´obbligo di comunicazione, sorge il dubbio
se Lombardo dovrà prendere parte alla riunione del Consiglio dei ministri (con
il rango di ministro) qualora dovesse essere approvata una apposita
deliberazione. Ai sensi dell´articolo 21 dello Statuto, il nostro presidente
partecipa o no, con voto deliberativo, alle riunioni dell´esecutivo nazionale
quando si tratta di prendere decisioni su materie che interessano la Regione? E
ancora, sempre ai sensi dell´articolo 41 ter, «le modificazioni allo Statuto
non sono comunque sottoposte a referendum nazionale». Si esclude il referendum
nazionale sulle leggi di modifica statutaria, ma niente si dice sulla
possibilità di fare un referendum regionale. Ai costituzionalisti ogni ulteriore approfondimento.
Le questioni sollevate non sono di poco spessore e dovrebbero far riflettere
più del dovuto per evitare di calpestare le leggi e le riforme emanate non più
di un decennio fa. Quella che si vuole percorrere è una strada lunga e in
salita (bene che vada la legge di modifica dello
Statuto non potrà essere approvata prima di un anno) che non risolve i problemi
e anzi li acuisce paralizzando una Regione che invece merita di essere
governata e modernizzata. Vorrei invitare i legislatori delle norme «contra
personam» a mettere tanto fervore al servizio di una vera attività legislativa
per dare piena attuazione alle tante parti ancora non in vigore dello Statuto
speciale. Se si vuole davvero rendere un servizio al popolo siciliano per i
tanti torti subiti, al Parlamento nazionale (di cui un ramo importante è
presieduto da un palermitano) non resterebbe che l´imbarazzo visto che c´è una
moltitudine di cose da fare. A prescindere dalla querelle lombardiana e di
tutte le turbolenze di potere.
( da "Nazione, La (Firenze)"
del 05-06-2009)
Pubblicato anche in: (Resto
del Carlino, Il (Bologna)) (Giorno, Il (Milano))
Argomenti: Esempi esteri
PRIMO PIANO pag. 11
ADDIO AL BIPARTITISMO IL REGNO UNITO COPIA L'ITALIA IL COMMENTO IL SISTEMA
politico britannico si sta italianizzando, per di più nelle sue sembianze
antiche. Forse un problema in più per loro, e un caso interessante per noi.
Secondo un sondaggio, alle elezioni europee i due principali partiti, il
laburista e il conservatore, insieme supereranno appena il quaranta per cento
dei voti. Il resto andrà ad una pletora di partiti, tra cui, l'antieuropeista
partito per l'indipendenza britannica, il neofascista British National Party e
i verdi, che in Gran Bretagna
hanno sempre avuto uno scarso peso. Anche considerando il terzo partito storico
britannico, i liberali, quasi una persona su due voterà per partiti
catalogabili come altri'. Come spiegare un fenomeno che contraddice la secolare
vocazione bipartitica della Gran Bretagna?
Parte della risposta si trova in fattori di cronaca. Lo scandalo sui rimborsi
spese ha generato una profonda rabbia verso le formazioni politiche tradizionali.
L'indagine condotta dal Daily Telegraph ha mostrato come lo scandalo
coinvolgesse sia i laburisti che i conservatori e, oramai, l'antipolitica nel
Regno Unito è paragonabile a quella italiana. Inoltre, la popolarità di Gordon
Brown è precipitata. Tra i deputati laburisti si stanno raccogliendo le firme
per cacciarlo via. Il partito laburista è a pezzi e, secondo il sondaggio,
verrebbe superato persino dall'Independence Party. TUTTAVIA, la spiegazione più
ovvia e, allo stesso tempo per noi importante, è un'altra. Alle
europee in Gran Bretagna si vota con il sistema proporzionale e, in un
momento di crisi politica ed economica, è persin scontato che il voto
dell'elettorato si disperda tra molti partiti. Ciò illustra nel modo più
evidente quanto ingenua sia la convinzione, diffusa in Italia, che l'elettorato
abbia oramai dato per acquisito il bipolarismo e che, dunque, non sia
necessaria un'organica riforma del sistema elettorale.
In realtà, se in Italia si vuol salvaguardare il bipolarismo, è auspicabile il
successo del referendum del 21 giugno sul sistema elettorale.
Oppure, in caso di suo fallimento, è necessario che la classe politica prenda
un impegno preciso di riforma. Altrimenti, finite le circostanze straordinarie
che abbiamo vissuto, è inevitabile il ritorno alla confusione degli anni
passati. Non è infatti immaginabile che gli italiani possano far meglio dei
britannici, che pure sono abituati da secoli al bipartitismo.
( da "Libertà" del
07-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Un'idea su come
votare al referendum del 21 giugno Non mi piace, da
parte di chicchessia, l'invito "ad andare al mare" piuttosto che alle
urne di PINA CUSANO Fatta salva la buona fede dei promotori Guzzetta e Segni,
che intendevano estrarre dalla consultazione popolare un risultato virtuoso,
secondo me, sarebbe stato meglio, per il 21 giugno, avere sulla scheda un
quesito semplice e, per l'appunto "abrogativo", come nello spirito
della norma prevista dalla Costituzione. Vero è che l'Art. 75 parla anche di
abrogazione parziale, ma il taglia e cuci che si è proposto talvolta per
modificare una legge, alla fine, ha prodotto sempre
polemiche, equivoci e distinguo che non si confanno ad una consultazione
popolare e mettono a disagio i cittadini. Per abolire la "porcata"
del Calderolum, quindi, doveva essere chiesto un no in toto e lasciare, poi, al
Parlamento, l'onere della discussione. Magari ci sarebbero state maggiori
probabilità di raggiungere il quorum a dispetto delle scandalose (e costose)
manovre della Lega, per evitare l'abbinamento con le europee e le
amministrative. E, tuttavia, ancora tutto può accadere: gli italiani sanno
ragionare quando vogliono. Per quanto mi riguarda, essendo il referendum, per sua natura, l'occasione in cui mi si chiede,
come cittadina, un parere diretto, sarebbe contrario al mio interesse non
andare a votare. E sarebbe irrispettoso nei confronti di coloro, miei
concittadini, che si sono dati da fare a raccogliere firme e quant'altro, per
offrirmi una tale opportunità, di cui, invece, li ringrazio. Per questo non mi
piace, da parte di chicchessia (fosse pure il mio partito di riferimento)
l'invito "ad andare al mare" piuttosto che alle urne. Quanto al
merito, per quel che so, la consultazione in oggetto prevede tre quesiti
attraverso i quali si possono cambiare tre aspetti della legge
elettorale in vigore. Perciò, posto che un cittadino
voglia dare un indicazione generica di rifiuto del "calderolum",
basterà che vada a votare e non è detto che debba votare tre "sì".
Sappiamo che i primi due quesiti, in particolare, preoccupano i fautori attuali
dell' astensione (che, non a caso, sono tutti i partiti tranne i due più
grandi), ossia quelli che, eliminando il termine "coalizione" e
lasciando solo il termine "lista" per l'assegnazione del premio di
maggioranza, introducono la possibilità che un unico partito (quello di
Berlusconi), solo perché raccoglie più degli altri (magari solo con un 20 o
30%), possa portare a casa un ampia maggioranza in Parlamento e governare senza
contrappesi. Per la verità, il pericolo più grave, sul quale fa riflettere l'ex
presidente Scalfaro, è la possibilità che un tale partito, con opportune
alleanze, arrivi a varare riforme costituzionali con
maggioranza di due terzi, quindi irreversibili, in quanto non più sottoponibili
a referendum costituzionale. Dato il disprezzo di Berlusconi per il
Parlamento e la Magistratura, non nego che l'idea non sia inquietante, dal
momento che potrebbe portare allo stravolgimento della Costituzione,
alla prevalenza assoluta dell'esecutivo sul legislativo e il giudiziario e,
quindi, all' abolizione sostanziale della democrazia. Penso, però, che le altre
forze in campo potrebbero sempre, alle prossime elezioni, qualora non si fosse
arrivati ad una equilibrata riforma elettorale,
mettersi assieme in una "lista" che potrebbe scongiurare il pericolo.
E, tuttavia, il masochismo evidenziato fin qui dalle forze politiche di
sinistra non lascia ben sperare, allora sarà meglio votare "no" ai
quesiti che creerebbero una tale eventualità e votare "sì" a quello
che impedisce le candidature multiple, non solo perché comunque introduce un
miglioramento, ma soprattutto per dare un'indicazione a favore del cambiamento
della legge. Legge, ricordiamolo, che è un sostanziale
affronto alla nostra capacità (oltre che al nostro diritto), come cittadini, di
sceglierci le persone che ci possano rappresentare in Parlamento. 07/06/2009
( da "Sestopotere.com"
del 08-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Europee: Lista
Bonino-Pannella 4° partito a Firenze (8/6/2009 15:43) | (Sesto Potere) -
Firenze - 8 giugno 2009 - La lista Bonino-Pannella ringrazia tutti i Fiorentini
che hanno scelto le liste Radicali per il Parlamento europeo facendole sfiorare
il 5% in città. "Ai 10.496 fiorentini che hanno deciso
di dar forza all'unica vera alternativa al Sessantennale Regime
partitocratrico" si legge in una nota dei Parlamentari Radicali toscani Donatella Poretti,
Matteo Mecacci e Marco Perduca "chiediamo di rifiutare la falsa riforma elettorale del referendum Gazzetta e diamo appuntamento dal 26 al 28 giugno a Cianciano
Terme per il rilancio del Progetto della 'rosa nel pugno' pienamente
laico, liberale, socialista, ambientalista e radicale".
( da "Virgilio Notizie"
del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
''L'accordo privato
tra Bossi e Berlusconi per sabotare il referendum in
cambio del sostegno ai ballottaggi dimostra almeno due importanti dati
politici''. Lo afferma il senatore Pd Stefano Ceccanti che spiega: ''Il primo
e' che l'attuale maggioranza ribadisce la sua tradizione di concordare in sedi
extra-istituzionali e sulla base di ricatti reciproci posizioni attinenti le
regole del gioco, che riguardano tutti, come se fossero una proprieta' privata.
Il secondo e' che ai vertici dei partiti dell'attuale maggioranza
la legge elettorale 'porcata' va benissimo perche' consente loro di scegliere i
parlamentari e di stabilizzare l'equilibrio tra partiti al tempo stesso alleati
e concorrenti. L'accenno a riforme elettorali future successive a eventuali
riforme costituzionali e' solo una vana promessa per distogliere l'attenzione
degli elettori''. ''Per questo -aggiunge Ceccanti- il segretario
Franceschini ha avuto ragione a far prendere in tempo posizione ufficiale al
Partito Democratico per il Si', a prescindere dalle giravolte tattiche di Berlusconi,
che invece hanno condizionato Di Pietro e altri esponenti dell'opposizione che
ora dovrebbero, per la stessa logica tattica, schierarsi di nuovo per il Si'''.
''Il Partito Democratico, impegnato per i ballottaggi, non puo' che attuare il
suo convinto impegno per il Si', senza il successo del quale, -conclude
Ceccanti- e' bene che tutti lo sappiano per tempo, non ci sara' nessuna riforma
parlamentare, anche per denunciare questo uso tattico e spregiudicato delle
istituzioni''.
( da "Virgilio Notizie"
del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
"Non vedo
perché il fatto che Berlusconi abbia cambiato idea e, sotto ricatto della Lega,
abbia deciso di non fare più la campagna per il referendum
dovrebbe modificare la nostra posizione. Semmai conferma l'atteggiamento
strumentale del presidente del Consiglio sul tema delle riforme e le divisioni
interne al centrodestra. Per il Pd la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi per le elezioni amministrative". Lo dice Marina Sereni,
vicepresidente dei deputati Pd. "Puntiamo ad affermare - aggiunge - i
candidati e le candidate del centrosinistra nelle città e nelle province che
vanno al secondo turno il 21 giugno. Al referendum voteremo sì, perché la legge Calderoli
non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale che
consolidi il bipolarismo e la semplificazione della politica, restituendo ai
cittadini il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare, cosa - conclude
Sereni - che neppure la vittoria dei sì al referendum può
garantire".
( da "Asca" del
09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
REFERENDUM:
CECCANTI, PD ATTUI SUO IMPEGNO PER IL SI' (ASCA) - Roma, 9 giu - ''L'accordo
privato tra Bossi e Berlusconi per sabotare il referendum
in cambio del sostegno ai ballottaggi dimostra almeno due importanti dati
politici''. Lo afferma il senatore Pd Stefano Ceccanti che spiega: ''Il primo
e' che l'attuale maggioranza ribadisce la sua tradizione di concordare in sedi
extra-istituzionali e sulla base di ricatti reciproci posizioni attinenti le
regole del gioco, che riguardano tutti, come se fossero una proprieta' privata.
Il secondo e' che ai vertici dei partiti dell'attuale
maggioranza la legge elettorale 'porcata' va benissimo perche' consente loro di scegliere i
parlamentari e di stabilizzare l'equilibrio tra partiti al tempo stesso alleati
e concorrenti. L'accenno a riforme elettorali future successive a eventuali
riforme costituzionali e' solo una vana promessa per distogliere l'attenzione
degli elettori''. ''Per questo -aggiunge Ceccanti- il segretario
Franceschini ha avuto ragione a far prendere in tempo posizione ufficiale al
Partito Democratico per il Si', a prescindere dalle giravolte tattiche di
Berlusconi, che invece hanno condizionato Di Pietro e altri esponenti
dell'opposizione che ora dovrebbero, per la stessa logica tattica, schierarsi
di nuovo per il Si'''. ''Il Partito Democratico, impegnato per i ballottaggi,
non puo' che attuare il suo convinto impegno per il Si', senza il successo del
quale, -conclude Ceccanti- e' bene che tutti lo sappiano per tempo, non ci
sara' nessuna riforma parlamentare, anche per denunciare questo uso tattico e
spregiudicato delle istituzioni''. min/cam/bra
( da "Virgilio Notizie"
del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
''Dobbiamo prendere
atto di un istituto, quello del referendum, che e'
stato preziosissimo per questo paese, ma che presenta margini di logoramento
sia per un uso eccessivo, sia perche' e' stato molte volte disatteso, come sul
finanziamento pubblico oppure sull'abolizione del Ministero dell'Agricoltura''.
A sostenerlo e' Peppino Calderisi, capogruppo in Commissione
Affari Costituzionali della Camera del PDL e componente del Comitato promotore
del referendum elettorale, nel corso di un'intervista all'Agenzia Radiofonica Econews.
''Dobbiamo rivedere questo istituto, magari aumentare il numero delle firme ma
poi abolendo il quorum. E' un problema politico: in nessuna democrazia politica
-spiega Calderisi- chi non vota conta piu' di chi vota. Alla luce anche
dell'esito di questo referendum dovremo fare un
pensiero su questo problema''. Sulla posizione di Berlusconi, dapprima
favorevole e ora contrario al referendum, Calderisi
osserva: ''Il referendum fu promosso due anni fa
quando al governo c'erano 13 partiti. Molto e' stato gia' raggiunto in termini
di semplificazione, con la nascita di PD, PDL e con le scelte degli elettori.
L'impellenza di una riforma elettorale non e' cosi'
forte. Cio' nondimeno io ritengo che perche' questa semplificazione sia
conquistata per sempre sarebbe opportuno metterla in garanzia. Evidentemente,
pero', siamo di fronte a un governo che e' in grado di dare risposte ai
problemi del paese, e che deve tener conto delle esigenze di un'alleanza. E'
comprensibile la posizione di Berlusconi, comunque nel PDL c'e' liberta' di
voto, e chi ritiene, come il sottoscritto, che si deve votare e votare si', e'
libero di fare questa battaglia''.
( da "Virgilio Notizie"
del 09-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il referendum, ricorda Peppino Calderisi (Pdl), "fu
promosso due anni fa quando al governo c'erano 13 partiti. Molto è stato già
raggiunto in termini di semplificazione, con la nascita di Pd, Pdl e con le
scelte degli elettori. L'impellenza di una riforma elettorale non è così forte. Ciò nondimeno - prosegue l'esponente di maggioranza
ai microfoni di 'Econews' - io ritengo che perché questa semplificazione sia
conquistata per sempre sarebbe opportuno metterla in garanzia. Evidentemente,
però, siamo di fronte a un governo che è in grado di dare risposte ai problemi
del paese, e che deve tener conto delle esigenze di un'alleanza. E'
comprensibile la posizione di Berlusconi, comunque nel Pdl c'è libertà di voto,
e chi ritiene, come il sottoscritto, che si deve votare e votare sì, è libero
di fare questa battaglia". Per Calderisi, ad ogni modo, "va rivisto
l'istituto del referendum, magari aumentare il numero
delle firme ma poi abolendo il quorum".
( da "Cittadino, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
«Non sosterremo il referendum» Dietrofront del Cavaliere, ma Fini si smarca:
«Lo voterò» Roma La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee,
incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum
elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo
una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota
afferma che «non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum». In cambio il Carroccio garantisce il proprio
sostegno, fondamentale ai fini dell'esito finale, ai ballottaggi delle amministrative
che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di
voto per le politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum è stato proposto, la situazione politica era
molto più frastagliata e una semplificazione da allora c'é già stata. «Oggi il referendum - dice Maurizio Gasparri - non è una priorità».
La scelta tattica del premier, però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e
dell'ala "finiana" del Pdl, che già da lunedì sta manifestando
malumori sulla gestione troppo "Lega-centrica" del partito. «Io andrò
a votare e lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani»,
risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e
voterà sì. Molti ex di An fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì.
«La posizione di Berlusconi - dice il 'finianò Fabio Granata - ci ha un pò
sorpreso. Per noi l'istanza referendaria resta valida». Insomma, ci mette il
carico, Benedetto Della Vedova: «Quando su temi centrali si dà l'impressione
che a menare le danze non sia il Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si
fondano tutti i successi della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una
riflessione». Mentre Ignazio La Russa, che pure fa sapere che voterà sì,
sceglie di non infierire ma puntualizza che dal Pdl non ci devono essere
indicazioni «ma nemmeno divieti». La Lega, d'altro canto, fa sapere che
l'indicazione ai propri militanti è di non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto per dire di no», secondo il
presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi
ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si sente
dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna
Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già
iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio
del sostegno ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda
e Berlusconi si è dovuto piegare», riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando
Casini che pure accoglie con favore la decisione di Berlusconi di non fare
campagna per il referendum. La sua decisione è frutto
di «un patto scellerato» anche per l'Idv che andrà in ogni caso a votare no
perché «non ci fidiamo». Il partito di Dario Franceschini andrà invece a votare
sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna elettorale
e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd - sottolinea la vice
capogruppo alla Camera Marina Sereni - la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì perché
la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale». Messe così le così per il referendum si
profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al
Senato probabilmente subito dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota dopo l'incontro di ieri - ha
ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge
elettorale debba essere conseguente alle, da tutti
auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più
opportuno, il sostegno al referendum».Alessandra Chini
( da "Giornale di Brescia"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 10/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Elezioni 2009 I commenti
Referendum: sfida tra Fini e Berlusconi Il premier si schiera con la Lega: non
lo sosterremo Il presidente della Camera «Io invece voterò sì» Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini in una foto d'archivio ROMALa Lega, forte
del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio
Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo una cena ad Arcore con
Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota afferma che «non appare
oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum».
In cambio il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini
dell'esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in
concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le
politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata. «Oggi il referendum
- dice Maurizio Gasparri - non è una priorità». Tensione tra i «finiani» del
Pdl La scelta tattica del premier, però, provoca la reazione di Gianfranco Fini
e dell'ala «finiana» del Pdl, che già da lunedì sta manifestando malumori sulla
gestione troppo «Lega-centrica» del partito. «Io andrò a votare e lo farò
convintamente e spero lo facciano anche gli italiani», risponde ai cronisti
alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì. Molti ex di An
fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi
- dice il finiano Fabio Granata - ci ha un pò sorpreso. Per noi l'istanza
referendaria resta valida». Insomma, ci mette il carico, Benedetto Della
Vedova: «Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze non
sia il Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi
della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione». Mentre Ignazio
La Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma
puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti».
La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri militanti è di
non ritirare la scheda del referendum. Un «modo
scorretto per dire di no», secondo il presidente del comitato referendario
Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo
stesso refrain che si sente dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la
capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della
Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi candidati ai
ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare»,
riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che pure accoglie con favore
la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum.
La sua decisione è frutto di «un patto scellerato» anche per l'Idv che andrà in
ogni caso a votare no perché «non ci fidiamo». Il Pd: il leader del Pdl
ostaggio di Bossi Il partito di Dario Franceschini andrà invece a votare sì, ma
sceglie comunque il basso profilo: niente campagna elettorale
e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd - sottolinea la vice
capogruppo alla Camera Marina Sereni - la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì perché
la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una
riforma elettorale». «Come volevasi dimostrare il
premier molla il suo impegno sul referendum. È
evidente che dopo il risultato elettorale Berlusconi
deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per
assicurarsi l'impegno per i ballottaggi», tuona, tra gli altri, il senatore del
Pd Giorgio Tonini, attaccando la retromarcia del presidente del Consiglio.
( da "Alto Adige" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Brugger
sul referendum «La riforma elettorale in Parlamento»
BOLZANO. "L'esito delle elezioni europee ha dimostrato come sarebbe
inconcepibile sostenere il referendum elettorale del 21 giugno
proposto per vincolare arbitrariamente le espressioni di voto dei cittadini ad
un sistema bipartitico." E' quanto ha dichiarato Siegfried Brugger, deputato della Svp.
«Per questa ragione prima del voto come Svp siamo stati fra i primi firmatari
della proposta di legge per il ritorno al
"Mattarellum"», così Brugger.
( da "Nuova Sardegna, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 3 - Fatto del
giorno ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci hanno votato. Il Pdl è ...
Il premier rompe il silenzio post-elettorale: è andata
bene nonostante le calunnie GABRIELE RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di
elettori che ci hanno votato. Il Pdl è il primo partito ed ha vinto nonostante
le calunnie. E' un risultato che ci rende orgogliosi. La stabilità di governo
ne esce rafforzata». Silvio Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale ed esalta il risultato che esce dal primo turno
delle amministrative. Con in tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere
fa marcia indietro sul referendum elettorale
e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad Arcore con il
leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più «determinato e
appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione popolare del 21
giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce rafforzato dal risultato delle
europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese anche con l'Udc di Casini e
detta al premier la linea da tenere sul referendum che
punta al bipartitismo. Contrordine, dunque. «Non appare oggi opportuno un
sostegno diretto al referendum» si legge
in una nota della presidenza del consiglio. E pazienza se prima delle elezioni,
Berlusconi si era detto favorevole al quesito. Adesso, la situazione è
profondamente mutata. Il traguardo del 40 per cento per il Pdl è rimasto solo
un sogno e il sostegno dei leghisti è necessario per la vittoria dei candidati
del centrodestra nei ballottaggi al Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo
essere io e te e non altri...» dice Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e
il senatùr ha anche accettato l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E
al riforma elettorale? Che fine farà? «Sarà
conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto» recita la nota ufficiale
di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la scelta del Cavaliere è
Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è destinata a durare al di
là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum».
Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci
sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io vado a votare e lo faccio
convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli italiani». A mostrare
insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino
(«C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, spiega che sul referendum «è
corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è non
vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl (La
Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum: «Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato
nulla...». Una tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la
Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini,
che si dice comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd
conferma il «sì» ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere»
l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai
ballottaggi. «Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della
lega» taglia corto Anna Finocchiaro.
( da "Nuova Venezia, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 19 -
Attualità Referendum, Fini sfida Pdl e Lega: io vado Il Cavaliere fa marcia
indietro dopo aver incassato l'impegno di Bossi ai ballottaggi Il premier rompe
il silenzio post-elettorale: è andata bene nonostante
le calunnie GABRIELE RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci
hanno votato. Il Pdl è il primo partito ed ha vinto nonostante le calunnie. E'
un risultato che ci rende orgogliosi. La stabilità di governo ne esce
rafforzata». Silvio Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale
ed esalta il risultato che esce dal primo turno delle amministrative. Con in
tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa marcia
indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad
Arcore con il leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più
«determinato e appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione
popolare del 21 giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce
rafforzato dal risultato delle europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese
anche con l'Udc di Casini e detta al premier la linea da tenere sul referendum che punta al bipartitismo. Contrordine, dunque.
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum»
si legge in una nota della presidenza del consiglio. E
pazienza se prima delle elezioni, Berlusconi si era detto favorevole al
quesito. Adesso, la situazione è profondamente mutata. Il traguardo del 40 per
cento per il Pdl è rimasto solo un sogno e il sostegno dei leghisti è
necessario per la vittoria dei candidati del centrodestra nei ballottaggi al
Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo essere io e te e non altri...» dice
Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e il senatùr ha anche accettato
l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E al riforma elettorale?
Che fine farà? «Sarà conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto»
recita la nota ufficiale di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la
scelta del Cavaliere è Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è
destinata a durare al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io
vado a votare e lo faccio convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli
italiani». A mostrare insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del
Pdl, Italo Bocchino («C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che sul referendum
«è corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è
non vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl
(La Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale
della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum:
«Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato nulla...». Una
tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini, che si dice
comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd conferma il «sì»
ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere» l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai ballottaggi.
«Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della lega» taglia
corto Anna Finocchiaro.
( da "Mattino di Padova, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 13 -
Attualità Referendum, Fini sfida Pdl e Lega: io vado Il Cavaliere fa marcia
indietro dopo aver incassato l'impegno di Bossi ai ballottaggi Il premier rompe
il silenzio post-elettorale: è andata bene nonostante
le calunnie GABRIELE RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci
hanno votato. Il Pdl è il primo partito ed ha vinto nonostante le calunnie. E'
un risultato che ci rende orgogliosi. La stabilità di governo ne esce
rafforzata». Silvio Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale
ed esalta il risultato che esce dal primo turno delle amministrative. Con in
tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa marcia
indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad
Arcore con il leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più
«determinato e appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione
popolare del 21 giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce
rafforzato dal risultato delle europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese
anche con l'Udc di Casini e detta al premier la linea da tenere sul referendum che punta al bipartitismo. Contrordine, dunque.
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum»
si legge in una nota della presidenza del consiglio. E
pazienza se prima delle elezioni, Berlusconi si era detto favorevole al
quesito. Adesso, la situazione è profondamente mutata. Il traguardo del 40 per
cento per il Pdl è rimasto solo un sogno e il sostegno dei leghisti è
necessario per la vittoria dei candidati del centrodestra nei ballottaggi al
Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo essere io e te e non altri...» dice
Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e il senatùr ha anche accettato
l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E al riforma elettorale?
Che fine farà? «Sarà conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto»
recita la nota ufficiale di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la
scelta del Cavaliere è Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è
destinata a durare al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io
vado a votare e lo faccio convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli
italiani». A mostrare insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del
Pdl, Italo Bocchino («C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che sul referendum
«è corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è
non vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl
(La Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale
della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum:
«Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato nulla...». Una
tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini, che si dice
comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd conferma il «sì»
ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere» l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai ballottaggi.
«Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della lega» taglia
corto Anna Finocchiaro.
( da "Libertà" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
L'accordo tra la
Lega e il premier non piace ma tutti guardano di più ai ballottaggi ROMA - La
Lega, forte del buon risultato ottenuto alle Europee, incassa il disimpegno di
Silvio Berlusconi sul referendum elettorale
del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo la cena dell'altra sera ad Arcore con
Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota afferma che «non appare
oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum».
In cambio il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini
dell'esito finale, ai ballottaggi delle Amministrative che si terranno in
concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le
politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata. «Oggi il referendum
- dice Maurizio Gasparri - non è una priorità». La scelta tattica del premier,
però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell'ala "finiana" del
Pdl, che già da lunedì sta manifestando malumori sulla gestione troppo
"Lega-centrica" del partito. Molti ex di An fanno sapere che, come
Fini, andranno a votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi - dice il
"finiano" Fabio Granata - ci ha un po' sorpreso. Per noi l'istanza
referendaria resta valida». Ci mette il carico, Benedetto Della Vedova: «Quando
su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze non sia il Pdl ma la
Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi della maggioranza,
dal Nord al Sud, si impone una riflessione». Ignazio La Russa, che pure fa
sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma puntualizza che dal Pdl non
ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti». La Lega, d'altro canto, fa
sapere che l'indicazione ai propri militanti è di non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto per dire di no», secondo il
presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi
ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si sente
dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna
Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già
iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio
del sostegno ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda
e Berlusconi si è dovuto piegare», riassume il leader dell'Udc Pierferdinando
Casini che pure accoglie con favore la decisione di Berlusconi di non fare
campagna per il referendum. La sua decisione è frutto
di «un patto scellerato» anche per l'Italia dei valori che andrà in ogni caso a
votare no perchè «non ci fidiamo». Il partito di Dario Franceschini andrà
invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna elettorale e impegno soprattutto sulle Amministrative. «Per
il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera Marina Sereni - la priorità
delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al referendum
voteremo sì perchè la legge Calderoli non ci piace e
lavoreremo per una riforma elettorale». Messe
così le così per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla
riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al Senato
probabilmente subito dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota dopo l'incontro di lunedì - ha
ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge
elettorale debba essere conseguente alle, da tutti
auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più
opportuno, il sostegno al referendum». Alessandra
Chini 10/06/2009
( da "Centro, Il" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 3 - Attualità
Referendum, Fini sfida Pdl e Lega: io vado Il Cavaliere fa marcia indietro dopo
aver incassato l'impegno di Bossi ai ballottaggi Il premier rompe il silenzio
post-elettorale: è andata bene nonostante le calunnie
GABRIELE RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci hanno votato.
Il Pdl è il primo partito ed ha vinto nonostante le calunnie. E' un risultato
che ci rende orgogliosi. La stabilità di governo ne esce rafforzata». Silvio
Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale ed esalta
il risultato che esce dal primo turno delle amministrative. Con in tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i
ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad
Arcore con il leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più
«determinato e appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione
popolare del 21 giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce
rafforzato dal risultato delle europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese
anche con l'Udc di Casini e detta al premier la linea da tenere sul referendum che punta al bipartitismo. Contrordine, dunque.
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum»
si legge in una nota della presidenza del consiglio. E
pazienza se prima delle elezioni, Berlusconi si era detto favorevole al
quesito. Adesso, la situazione è profondamente mutata. Il traguardo del 40 per
cento per il Pdl è rimasto solo un sogno e il sostegno dei leghisti è
necessario per la vittoria dei candidati del centrodestra nei ballottaggi al
Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo essere io e te e non altri...» dice
Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e il senatùr ha anche accettato
l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E al riforma elettorale?
Che fine farà? «Sarà conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto»
recita la nota ufficiale di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la
scelta del Cavaliere è Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è
destinata a durare al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io
vado a votare e lo faccio convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli
italiani». A mostrare insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del
Pdl, Italo Bocchino («C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che sul referendum
«è corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è
non vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl
(La Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale
della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum:
«Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato nulla...». Una
tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini, che si dice
comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd conferma il «sì»
ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere» l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai ballottaggi.
«Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della lega» taglia
corto Anna Finocchiaro.
( da "Unita, L'" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
MARCO BUCCIANTINI
«Passatemi l'olio!», urlò Craxi ai commensali, voltando le spalle al cronista
che chiedeva spiegazioni per il curioso invito rivolto agli italiani: «Meglio
se andate al mare». Lui già ci stava, a pranzo a Caprera, e ci avrebbe poi
svernato ad Hammamet. Gli italiani votarono, scegliendo la preferenza unica e
mettendo in moto la riforma maggioritaria, poi rinnegata. Diciotto anni dopo
sempre lì siamo, fra la spiaggia e l'ennesima riforma elettorale.
IL PIZZO «Berlusconi ha pagato la cambiale alla Lega», dice Cofferati. Dunque
il Referendum - il suo valore svilito dall'usura - viene ancora buttato a mare.
Non da argomenti "politici": il diritto al non voto è difeso dalla
Costituzione. La novità odierna è che l'astensione viene mercanteggiata: «Dopo
l'esito delle europee - questa è la Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd
- Berlusconi e il Pdl saranno sempre più ostaggio di Bossi. È il prezzo che va
pagato per tenere insieme la maggioranza. Il premier si svende il referendum per comprarsi i ballottaggi». Lo strappo di
Berlusconi, che inverte il suo proposito a distanza di quattro giorni, giunge
ai referendari mentre questi stanno davanti alla Bocca della Verità. Così
l'iniziativa romana di Mario Segni e di Giuseppe Guzzetta davanti al fauno
urlante diviene ancor più simbolica, visto il depotenziamento della Lega che
conseguirebbe alla vittoria del Sì: «Ciò dimostra quanto sia importante il referendum: Bossi ricatta e Berlusconi sembra debba cedere.
Se gli italiani vogliono questo...». Cantane un'altra, Peppino Se la Bocca
della Verità è un mascherone in marmo, murato sulla parete della chiesa e fisso
da 4 secoli, con la sua bocca eternamente spalancata, c'è chi invece può
cambiare maschera ed espressione a seconda del tornaconto. Casini, che oggi si
astiene e beneficia della novità, e rivendica la purezza della sua scelta,
«mentre Berlusconi lo fa sotto scacco, piegato dalla Lega», nel '97 aveva la
faccia addolorata di un vedovo della democrazia: «È sempre un giorno triste
quando le urne vengono disertate». Furono puniti i quesiti dei Radicali: quella
volta si parlava di caccia, magistrati, giornalisti. E proprio i cacciatori
furono fra i primi pasdaran dell'astensionismo, allorquando i Verdi
pretendevano la sordina alle doppiette. Spesso è la Chiesa
a tirare le fila dei vacanzieri del referendum: lo
fece clamorosamente nel 2005, opponendosi ai referendum che
volevano ampliare la legge sulla fecondazione assistita e sull'uso degli embrioni. Con
finezza, il "verde" Carlo Ripa di Meana adescò i cittadini con
l'astensione ecologica: «Girate i giardini e i boschi e ripuliteli dalle
cartacce». Ma il deterrente decisivo potrebbe essere quello di
riproporre il rap che s'inventò l'allora radicale (oggi nel Pdl) Peppino
Calderisi nel 2000, quando si interpellarono gli italiani sempre sulla legge elettorale (da marcare in
senso ancor più maggioritario), sul finanziamento ai partiti e ancora sui magistrati.
Rime indelebili: «Il 21 maggio non ti far pregare / per i referendum
vai a votare / chi ti chiede di andare al mare / il tuo voto vuole annullare /
e la democrazia diretta cancellare». Votò un italiano su tre. «Berlusconi sotto
ricatto», è la reazione dei referendari e del mondo politico, dal Pd a chi -
come Casini - i quesiti aveva comunque deciso di disertarli. Quanto tempo è
passato da quando Craxi disse: «Andate al mare».
( da "Adige, L'" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
ROMA - La Lega,
forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio
Berlusconi sul referendum elettorale
del 21 giugno che avversa da sempre ROMA - La Lega, forte del buon risultato
ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno
che avversa da sempre. Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente
del Consiglio afferma che «non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al
referendum». In cambio il Carroccio garantisce il
proprio sostegno, fondamentale ai fini dell'esito finale, ai ballottaggi delle
amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare
sul sistema di voto per le politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl,
quando il referendum è stato proposto, la situazione
politica era molto più frastagliata e una semplificazione da allora c'è già
stata. «Oggi il referendum - dice Maurizio Gasparri -
non è una priorità». La scelta tattica del premier, però, ha provocato la
reazione di Gianfranco Fini e dell'ala «finiana» del Pdl che già stava
manifestando malumori sulla gestione troppo «Lega-centrica» del partito. «Io
andrò a votare e lo farò convintamente votando sì - dice Fini - e spero lo
facciano anche gli italiani». Molti ex di An fanno sapere che andranno a votare
e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi - dice il «finiano» Fabio Granata -
ci ha un pò sorpreso. Per noi l'istanza referendaria resta valida». E Benedetto
Della Vedova rincara: «Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare
le danze non sia il Pdl, ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti
i successi della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione».
Ignazio La Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire,
ma puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni «ma nemmeno
divieti». La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri
militanti è di non ritirare la scheda del referendum.
Un «modo scorretto per dire di no», secondo il presidente del comitato
referendario Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue».
Ed è lo stesso refrain che si sente dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la
capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della
Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi candidati ai
ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare»,
riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che pure accoglie con favore
la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum.
La sua decisione è frutto di «un patto scellerato» anche per l'Idv che andrà in
ogni caso a votare no perchè «non ci fidiamo». Il partito di Dario Franceschini
andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna
elettorale e impegno soprattutto sulle amministrative.
«Per il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera Marina Sereni - la
priorità delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al referendum
voteremo sì perchè la legge Calderoli non ci piace e
lavoreremo per una riforma elettorale». Messe così le
così per il referendum si profila una bocciatura. A
quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Ad Arcore, l'altra sera, si è
parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una
nuova legge elettorale visto
che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha spiegato di voler
avere la prima parola sul provvedimento che partirà al Senato probabilmente
subito dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota dopo l'incontro di ieri - ha ritenuto di
esplicitare che che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle, da tutti auspicate, riforme del
bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più opportuno, il sostegno
al referendum». 10/06/2009
( da "Tirreno, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 5 - Attualità
Referendum, Fini sfida Pdl e Lega: io vado Il Cavaliere fa marcia indietro dopo
aver incassato l'impegno di Bossi ai ballottaggi Il premier rompe il silenzio
post-elettorale: è andata bene nonostante le calunnie
GABRIELE RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci hanno votato.
Il Pdl è il primo partito ed ha vinto nonostante le calunnie. E' un risultato
che ci rende orgogliosi. La stabilità di governo ne esce rafforzata». Silvio
Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale ed esalta
il risultato che esce dal primo turno delle amministrative. Con in tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i
ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad
Arcore con il leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più
«determinato e appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione
popolare del 21 giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce
rafforzato dal risultato delle europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese
anche con l'Udc di Casini e detta al premier la linea da tenere sul referendum che punta al bipartitismo. Contrordine, dunque.
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum»
si legge in una nota della presidenza del consiglio. E
pazienza se prima delle elezioni, Berlusconi si era detto favorevole al
quesito. Adesso, la situazione è profondamente mutata. Il traguardo del 40 per
cento per il Pdl è rimasto solo un sogno e il sostegno dei leghisti è
necessario per la vittoria dei candidati del centrodestra nei ballottaggi al
Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo essere io e te e non altri...» dice
Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e il senatùr ha anche accettato
l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E al riforma elettorale?
Che fine farà? «Sarà conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto»
recita la nota ufficiale di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la
scelta del Cavaliere è Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è
destinata a durare al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io
vado a votare e lo faccio convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli
italiani». A mostrare insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del
Pdl, Italo Bocchino («C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che sul referendum
«è corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è
non vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl
(La Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale
della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum:
«Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato nulla...». Una
tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini, che si dice
comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd conferma il «sì»
ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere» l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai ballottaggi.
«Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della lega» taglia
corto Anna Finocchiaro.
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
L'"ordine"
della Lega e del Pdl: «Disertate le urne». I quesiti ridurrebbero il Carroccio
(e i partiti "minori") nell'angolo dell'irrilevanza politica
Referendum, sfida Berlusconi-Fini Il premier vede Bossi e annuncia che non
sosterrà la consultazione. Il Pd: ostaggio del Carroccio La replica del
presidente della Camera: «Io voto, spero anche gli italiani». L'ira dei
promotori ROMA. Dal «voto sì al referendum», al «non
darò alcun sostegno alla consultazione». La retromarcia di Silvio Berlusconi
arriva all'indomani della valanga di voti presi dalla Lega alle elezioni. E non
sorprende. Con il peso del Carroccio cresciuto a dismisura, non è un caso,
infatti, che il premier si sia affrettato a sfilarsi da una partita che Bossi
vede come il fumo negli occhi. Quel referendum che
punta al bipartitismo e che relegherebbe la Lega (e i partiti
"minori" in generale) nell'angolo dell'irrilevanza politica. Chi
resta fermo sulla sua posizione di referendario è Gianfranco Fini e lo dice
pubblicamente. «Andrò a votare con convinzione - ha detto Fini - spero lo
facciano pure gli italiani». La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle
europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum
elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. In
cambio il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini
dell'esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in
concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le
politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata. «Oggi il referendum
- dice Maurizio Gasparri - non è una priorità». La scelta tattica del premier,
però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell'ala "finiana" del
Pdl, che già da ieri sta manifestando malumori sulla gestione troppo
"Lega-centrica" del partito. «Io andrò a votare e lo farò
convintamente e spero lo facciano anche gli italiani», risponde ai cronisti
Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì. Molti ex di An fanno
sapere che andranno a votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi - dice
il "finiano" Fabio Granata - ci ha un po' sorpreso. Per noi l'istanza
referendaria resta valida». Insomma, ci mette il carico, Benedetto Della
Vedova: «Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze non
sia il Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi
della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione». Mentre Ignazio La
Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma
puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti».
La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri militanti è di
non ritirare la scheda del referendum. Un «modo
scorretto per dire di no», secondo il presidente del comitato referendario
Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo
stesso refrain che si sente dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la
capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della
Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi candidati ai
ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare»,
riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che pure accoglie con favore
la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum.
La sua decisione è frutto di «un patto scellerato» anche per l'Idv che andrà in
ogni caso a votare no perchè «non ci fidiamo». Il partito di Dario Franceschini
andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna
elettorale e impegno soprattutto sulle amministrative.
«Per il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera Marina Sereni - la
priorità delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al referendum
voteremo sì perchè la legge Calderoli non ci piace e
lavoreremo per una riforma elettorale». Messe
così le così per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla
riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al Senato
probabilmente subito dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota dopo l'incontro - ha ritenuto di
esplicitare che che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle, da tutti
auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più
opportuno, il sostegno al referendum».
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-10 - pag: 5 autore: Berlusconi-Fini,
sfida sul referendum Il premier con il Senatur per
l'astensione: alle urne vittoria nonostante le calunnie ROMA Silvio Berlusconi
ringrazia i milioni di italiani che gli hanno confermato la fiducia nonostante
«una campagna elettorale tesa a colpirmi con tante
calunnie ». Il messaggio che rompe il silenzio elettorale
del premier arriva solo nella serata di ieri. Dopo che l'accordo con Bossi sui
ballottaggi in cambio della rinuncia del premier al referendum
elettorale è già pubblica. Una decisione che ad alcuni
nel Pdl, soprattutto all'ala finiana, appare come una resa al Carroccio. Tant'è
che proprio il presidente della Camera ci tiene a far sapere che lui a votare
per il referendum ci andrà, e lo farà «convintamente »
augurandosi che «gli italiani facciano altrettanto». Ma Berlusconi di mettere
in pericolo l'alleanza con Bossi non ci pensa lontanamente. Soprattutto dopo
aver dovuto amaramente constatare che il 40-45% dei consensi è ancora lontano
da raggiungere. Il Senatur, che le carte le sa giocare, è subito andato a
riscuotere. Nei giorni scorsi dal Carroccio era stato fatto passare un
messaggio allarmante: «Se Berlusconi continuerà a dire che andrà a votare al referendum noi chiederemo ai nostri elettori di andare al
mare e di rinunciare ai ballottaggi». Il chiarimento per la Lega era dunque
prioritario e dirimente E Berlusconi nella cena svoltasi lunedì sera ad Arcore
ha offerto a Bossi le garanzie che cercava, rendendole
pubbliche nel comunicato di ieri mattina di Palazzo Chigi in cui si rinvia la
riforma elettorale al Parlamento perchè oggi «oggi non è più opportuno un sostegno
diretto al referendum». la decisione di Berlusconi era già nell'aria e non sorprende i
vertici del Pdl. Anche se qualche distinguo c'è, soprattutto tra gli ex di An.
Due referendari della prima ora, Ignazio la Russa e Italo Bocchino, ancor prima
della dichiarazione di Fini avevano fatto sapere che avrebbero comunque
continuato a sostenere, sia pure a titolo personale, il referendum.
«Che i partiti non diano indicazioni tassative in questa materia è una cosa
logica, come ha già detto Berlusconi. Diversi sono i comportamenti personali»,
ha spiegato il ministro della Difesa. «Noi non abbiamo mai chiesto al Pdl di
sostenere in blocco il referendum – ha aggiunto
Bocchino – ma per lo stesso motivo non può valere un divieto a sostenerlo: la
tesi deve essere che nel Pdl c'è libertà di scelta, io ad esempio voterò sì e
parteciperò eventualmente a manifestazioni a sostegno del sì». Affermazioni che
probabilmente riflettono anche le riflessioni che si stanno facendo sul voto,
in particolare al Sud. Berlusconi nel suo messaggio di ringraziamento agli
elettori non fa cenno all'astensionismo degli elettori meridionali. Il premier
di dice «orgoglioso» per il risultato che rappresenta un «conforto personale »
e un premio al governo per aver saputo «affrontare meglio di altri in Europa la
crisi economica ». Insomma, nonostante il mancato raggiungimento del 40%, per
Berlusconi queste elezioni sono una rinnovata fiducia a lui e al suo esecutivo:
«Mentre in altri Paesi i governi hanno perso consenso, noi i nostri consensi li
abbiamo confermati e consolidati e la stabilità del governo ne esce
rafforzata». Inoltre il vantaggio sul Pd «è più che raddoppiato rispetto ad un
anno fa », e ci sono 29 europarlamentari del Pdl a Strasburgo (che non è però
il primo gruppo come auspicava il Cavaliere alla vigilia del voto). B.F. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA «IO VADO A VOTARE» Il presidente della Camera conferma
il sì al quesito Nota di Palazzo Chigi per sancire il patto con la Lega sui
ballottaggi
( da "Stampa, La" del
10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
VERSO IL
BALLOTTAGGIOIL CAPOLUOGO E LA VALBORMIDA SALVANO BOFFA, CHE ORA CORTEGGIA I
CENTRISTI Alle urne il 21 e 22 giugno Vaccarezza favorito e già spuntano le
indiscrezioni sugli assessori [FIRMA]PARIDE PASQUINO SAVONA Due settimane per
riorganizzare le fila degli elettori, per trovare conferme e nuovi consensi,
per cercare alleanze o covincere gli indecisi del primo turno. La corsa di
Vaccarezza e Boffa verso il ballottaggio è già partita. I savonesi torneranno
ai seggi domenica 21 e lunedì 22 giugno. Il primo giorno si potrà votare dalle
8 alle 22, mentre il giorno successivo i seggi resteranno aperti dalle 7 alle
15. Il turno di ballottaggio sarà abbinato al referendum sulla riforma elettorale. Le operazioni di spoglio
cominceranno proprio dalle schede referendarie e a seguire si passerà a quelle
per l'elezione del presidente della Provincia. La sfida-bis tra Vaccarezza e
Boffa non è scontata anche se è ragionevole pensare al sindaco di Loano come il
grande favorito: i 12 punti percentuali abbinati a circa 19 mila voti di
scarto con cui si è concluso il primo round sono un bel vantaggio. Vaccarezza
si è imposto quasi dappertutto in una provincia mai così azzurra. Scontata
l'affermazione nel Ponente, ma anche altrove il Pdl ha fatto breccia. Boffa ha
tenuto in Valbormida, la sua roccaforte. Solo Savona città, Vado Ligure e
Quiliano si sono confermate zoccolo duro del Pd e gli hanno permesso di non
affondare. Ma sulla carta proprio Boffa è quello che potrebbe avere i maggiori
margini di recupero da qui a domenica 21 giugno. Mettendo insieme i voti di
Verdi e Rifondazione il candidato del centrosinistra potrebbe recuperare almeno
il 5% dei suffragi. Ma è probabile che ad essere decisiva nella competizione
sarà soprattutto l'Udc di Rosario Monteleone che con il 4% potrebbe ribaltare
il risultato del primo turno oppure lanciare definitivamente Vaccarezza verso
Palazzo Nervi, già forte dell'alleanza con una Lega Nord rampante. Ma in queste
ore non si parla solo delle alleanze. Radio-ballottaggio fa rimbalzare anche
indiscrezioni su quella che potrebbe essere addirittura la squadra di assessori
di Vaccarezza: si fanno i nomi di Luigi Bussalai e di Pietro Santi. La leghista
Rosy Guarneri sembra vicina alla presidenza del Consiglio provinciale.
Gettonatissimi anche il leghista Stefano Mai, sindaco di Zuccarello, Carlo
Cipollina e Giorgio Garra, storico forzista cairese. Ma soprattutto da parte
del Pdl la «proposta indecente» potrebbe essere quella di offrire a Giancarlo
Garassino, candidato presidente proprio per l'Udc, la poltrona di assessore al
Turismo. Grande esperto del settore e uomo di comprovate capacità, potrebbe
essere la persona giusta al posto giusto. Al momento giusto.
( da "Eco di Bergamo, L'"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Berlusconi scarica
il referendum Ma Fini: io voterò sì --> In cambio
la Lega appoggerà il Pdl nei ballottaggi Insorgono i referendari. Critiche
anche da Pd e Udc Mercoledì 10 Giugno 2009 GENERALI, pagina 3 e-mail print
ROMALa Lega, forte del buon risultato ottenuto alle Europee, incassa il
disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno, che avversa da sempre. Dopo una
cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota
afferma che «non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum». In cambio, il Carroccio garantisce il proprio
sostegno, fondamentale ai fini dell'esito finale, ai ballottaggi delle
Amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare.
In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata. «Oggi il referendum
- dice Maurizio Gasparri - non è una priorità». La scelta tattica del premier,
però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell'ala finiana del Pdl, che
già da lunedì sta manifestando malumori sulla gestione troppo «Lega-centrica»
del partito. «Io andrò a votare e lo farò convintamente e spero lo facciano
anche gli italiani», risponde ai cronisti Fini, che è tra i promotori dei
quesiti e voterà sì. l'ala finiana del pdl all'attacco Molti ex di An fanno
sapere che andranno a votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi - dice
il finiano Fabio Granata - ci ha un po' sorpreso. Per noi l'istanza
referendaria resta valida». Insomma, ci mette il carico Benedetto Della Vedova:
«Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze non sia il
Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi della
maggioranza, si impone una riflessione». Mentre Ignazio La Russa, che pure fa
sapere che voterà sì, sceglie di non infierire, ma puntualizza che dal Pdl non
ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti». La Lega, d'altro canto, fa
sapere che l'indicazione ai propri militanti è di non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto per dire di no», secondo il
presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta: «Bossi ricatta e
Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si sente dall'opposizione.
«Berlusconi - attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - sarà
sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già iniziato, visto che ha
svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi
candidati ai ballottaggi». «La Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare»,
riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che pure accoglie con
favore la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum. La sua decisione è frutto di «un patto
scellerato» anche per l'Idv, che andrà in ogni caso a votare no perché «non ci
fidiamo». il pd mantiene un profilo basso Il partito di Dario Franceschini
andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna
elettorale e impegno soprattutto sulle Amministrative.
«Per il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera, Marina Sereni - la
priorità delle prossime settimane sono i ballottaggi. Al referendum
voteremo sì perché la legge Calderoli
non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale». Messe
così le cose, per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla
riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale, visto che il Senato dovrebbe diventare federale e
Berlusconi ha spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che
partirà al Senato dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio - si legge infatti nella nota - ha ritenuto di esplicitare che
che la riforma della legge elettorale
debba essere conseguente alle, da tutti auspicate, riforme del bicameralismo
perfetto e che, pertanto, non appare più opportuno il sostegno al referendum». Alessandra Chini 10/06/2009 nascosto-->
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Primo Piano Pagina
103 Il premier sposa la linea della Lega e in cambio incassa l'appoggio per i
ballottaggi «Il referendum non è opportuno» Il premier
sposa la linea della Lega e in cambio incassa l'appoggio per i ballottaggi
--> ROMA La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle Europee, incassa il
disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo una
cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio in una nota
afferma che «non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum». In cambio il Carroccio garantisce il proprio
sostegno, fondamentale ai fini dell'esito finale, ai ballottaggi delle
amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare
sul sistema di voto per le politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl,
quando il referendum è stato proposto, la situazione
politica era molto più frastagliata e una semplificazione da allora c'è già
stata. «Oggi il referendum - dice Maurizio Gasparri -
non è una priorità». La scelta tattica del premier, però, provoca la reazione
di Gianfranco Fini e dell'ala finiana del Pdl, che già da ieri sta manifestando
malumori sulla gestione troppo Lega-centrica del partito.
«Io andrò a votare e lo farò con convinzione e spero lo facciano anche gli
italiani», risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei
quesiti e voterà sì.
Molti ex di An fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì. «La posizione
di Berlusconi - dice il finiano Fabio Granata - ci ha un po'
sorpreso. Per noi l'istanza referendaria resta valida». Insomma, ci mette il
carico, Benedetto Della Vedova:
«Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze non sia il
Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi della
maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione». Mentre Ignazio La
Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma
puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti».
La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri militanti è di
non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto
per dire di no», secondo il presidente del comitato referendario Giovanni
Guzzetta che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso
refrain che si sente dall'opposizione. «Berlusconi - attacca la capogruppo del
Pd al Senato Anna Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo
corso è già iniziato visto che ha svenduto il referendum
in cambio del sostegno ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno». «La
Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare», riassume il leader dell'Udc
Pier Ferdinando Casini che pure accoglie con favore la decisione di Berlusconi
di non fare campagna per il referendum. La sua
decisione è frutto di «un patto scellerato» anche per l'Idv che andrà in ogni
caso a votare no perché «non ci fidiamo». Il partito di Dario Franceschini
andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna
elettorale e impegno soprattutto sulle amministrative.
«Per il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera Marina Sereni - la
priorità delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al referendum
voteremo sì perché la legge Calderoli non ci piace e
lavoreremo per una riforma elettorale».
( da "Corriere Alto Adige"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere dell'Alto
Adige sezione: BOLZANOEPROV data: 10/06/2009 - pag: 6 Centrosinistra Il modello
di riferimento è quello di Dellai. Tensioni sulla possibile elezione di Capelli
a coordinatore dei circoli Pd, dopo le Europee si prepara la diaspora Di Puppo
lavora a una rete di liste civiche. Possibile accordo con Cavagna e i sindaci
Brugger: «Dico no al referendum» BOLZANO Ci lavora da
almeno sei mesi, ma questa volta l'ex vicepresidente della giunta Michele Di
Puppo, ad urne chiuse, autorizza per la prima volta i giornalisti a tracciare i
contorni del progetto politico che ha in mente: la creazione di una rete delle
liste civiche di centro dell'intera provincia. Al momento è coinvolta qualche
decina di persone. Ci sono anche tesserati del Pd (qualcuno ha un ruolo nel
partito), ma non solo. «Sono in contatto con diverse persone che non hanno mai
fatto politica e sarebbero pure simpatizzanti del centrodestra», fa sapere il
politico di area popolare. Al progetto potrebbe aderire il gruppo di Diego
Cavagna, a sua volta già in rete con diversi «amici», ma l'interessato dice
semplicemente: «sto ancora lavorando per fare in modo che il Pd guardi al
centro». I contatti fra i due si sarebbero intensificati nelle ultime
settimane. Intanto fra gli scontenti del Pd si sente parlare di possibili liste
dei sindaci sia a Laives, con Giovanni Polonioli, sia a Salorno con Giorgio
Giacomozzi, ex protagonisti del «primo » Pd da mesi fuori da tutti i giochi. E
nel Pd proseguono i mugugni per l'esito non entusiasmante del voto e per le
cariche interne. Ieri è stata bocciata a sorpresa la candidatura di Mario
Paolucci nel circolo di Gries, ed oggi si eleggerà il
Coordinatore dei circoli del Pd dopo che Fiorenza Mascarello è divenuta
presidente del partito. Per ora l'unica candidatura è quella di Massimo
Capelli, espressione della maggioranza, cui potrebbe aggiungersi quella di
Giovanni Barborini. Il «progetto Di Puppo» sta prendendo forma, si diceva. L'ex
vicepresidente della giunta nel Pd non ha mai avuto un ruolo. Ne ha seguito la
genesi, ma nei giorni in cui lo faceva Dellai a Trento, ne prendeva anche le
distanze. Poi è rimasto nel giro da «osservatore» e simpatizzante. Ha dato la
sua disponibilità per le provinciali, ma la sua candidatura non è stata neppure
presa in considerazione. Ora Di Puppo, senza fare troppo rumore, ha deciso di
mettersi in gioco. «Sono sorpreso anche io - Stella alpina Scettico Siegfried
Brugger BOLZANO - «L'esito delle elezioni europee ha dimostrato come sia
sarebbe inconcepibile sostenere il referendum elettorale del 21 giugno proposto per vincolare
arbitrariamente le espressioni di voto dei cittadini ad un sistema
bipartitico». È quanto ha dichiarato Siegfried Brugger, deputato delle
minoranze linguistiche ed esponente della Svp. «Per questa ragione prima del
voto come Svp siamo stati fra i primi firmatari della
proposta di legge per il ritorno al 'Mattarellum'. In Parlamento -ha sostenuto
Bruggeresistono le proposte per le riforme istituzionali e in quest'ambito per una nuova legge elettorale. Berlusconi ha escluso un sostegno diretto al referendum e sembra riconoscere questa impostazione» racconta ma me lo
chiedono davvero in tanti da molto tempo. In questi anni ho conservato
buoni rapporti con molte persone da San Candido a Bressanone, dalla Bassa Atesina
a Silandro. Sono una persona di centro e constato che il Pd continua a non
riuscire ad essere attrattivo verso l'elettorato moderato. Molte persone mi
chiedono di mettere a disposizione la mia esperienza. Da mesi sto lavorando per
creare una rete delle tante liste civiche sparse per la provincia, una cosa sul
modello della Margherita. Se si chiamerà Upa, richiamandosi all'Upt di Dellai?
Non è il caso di parlare di nomi. Il prossimo incontro sarà in Bassa atesina
l'ultima settimana di giugno. L'importante è creare un movimento sinceramente
autonomista capace di raccogliere anche il voto moderato». Il «movimento»
potrebbe uscire allo scoperto già ai primi di luglio. La stessa area che fa
riferimento a Cavagna, invece di attendere le primarie di ottobre, potrebbe
decidere sul proprio futuro nel Pd già entro una decina di giorni. Far
quagliare il progetto non sarà facile. Anche al centro, come nei partiti di
sinistra, ci sono antipatie ataviche, rivalità storiche, e ambizioni personali
in perenne conflitto. Se per una volta il progetto dovesse prevalere sulle
aspirazioni dei singoli, quella a cui lavora Di Puppo potrebbe essere una
novità politica non irrilevante alle prossime Comunali del 2010. Fabio Gobbato
Stratega Michele Di Puppo, ex vicepresidente della giunta provinciale, torna in
pista dopo un periodo di assenza
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
ELEZIONI 10-06-2009
21 GIUGNO IL CAVALIERE DECIDE DOPO LA CENA CON BOSSI Referendum: sfida tra Fini
e Berlusconi Il premier: il sostegno non è opportuno Il presidente della
Camera: io andrò a votare ROMA Alessandra Chini II La Lega, forte del buon
risultato ottenuto alle Europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul
referendum elettorale del 21
giugno che avversa da sempre. Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il
presidente del Consiglio in una nota afferma che «non appare più opportuno un
sostegno diretto al referendum». In cambio il
Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini dell'esito
finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in concomitanza con
la consultazione popolare sul sistema di voto per le politiche. In fondo, è il
ragionamento del Pdl, quando il referendum è stato
proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata. «Oggi il referendum
dice Maurizio Gasparri non è una priorità». La scelta tattica del premier,
però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell'ala «finiana » del Pdl, che
già da lunedì sta manifestando malumori sulla gestione troppo «Lega-centrica »
del partito. «Io andrò a votare e lo farò convintamente e spero lo facciano
anche gli italiani », risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i
promotori dei quesiti e voterà sì. Molti ex di An fanno sapere che andranno a
votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi dice il «finiano» Fabio Granata
ci ha un po' sorpreso. Per noi l'istanza referendaria resta valida». Insomma,
ci mette il carico, Benedetto Della Vedova: «Quando su temi centrali si dà
l'impressione che a menare le danze non sia il Pdl, ma la Lega, per il partito
sul quale si fondano tutti i successi della maggioranza, dal Nord al Sud, si
impone una riflessione». Mentre Ignazio La Russa, che pure fa sapere che voterà
sì, sceglie di non infierire, ma puntualizza che dal Pdl non ci devono essere
indicazioni «ma nemmeno divieti». La Lega, d'altro canto, fa sapere che
l'indicazione ai propri militanti è di non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto per dire di no», secondo il
presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi
ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si sente dall'opposizio
- ne. «Berlusconi attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro sarà
sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che ha
svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi
candidati ai ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda e Berlusconi si è
dovuto piegare», riassume il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che pure
accoglie con favore la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum. La sua decisione è frutto di «un patto
scellerato» anche per l'Idv che andrà in ogni caso a votare no perchè «non ci
fidiamo». Il partito di Dario Franceschini andrà invece a votare sì, ma sceglie
comunque il basso profilo: niente campagna elettorale
e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd sottolinea la vice
capogruppo alla Camera Marina Sereni la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì perchè
la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale». Messe così le così per il referendum si
profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al
Senato probabilmente subito dopo l'estate. «Il presidente del Consiglio dice
una nota esplicita che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle, da tutti
auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più
opportuno il sostegno al referendum». Amici rivali
Gianfranco Fini, presidente della Camera e Silvio Berlusconi, presidente del
Consiglio.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
ELEZIONI 10-06-2009
Guzzetta e Segni in prima linea Comitato per il «sì»: riprende la campagna elettorale «Calderoli ha detto la verità: questa legge elettorale è una porcata.
Parte subito la campagna per cancellarla. Il 21 giugno votate sì». All'indomani
delle Europee e a due settimane dal referendum, il
comitato promotore inaugura davanti alla Bocca della verità la sua campagna
«contro le candidature multiple e per il bipartitismo: per una legge elettorale che elimini le
coalizioni politiche, in cui non si fa altro che una continua rissa».
Improvvisano una piccola messa in scena, i referendari, per rendere il senso
della loro battaglia. Lorenzo Cursio, responsabile del comitato promotore
romano, indossa una maschera con il volto del ministro leghista Roberto
Calderoli e mette la mano nella Bocca della verità. Giovanni Guzzetta e Mario
Segni, che lo accompagnano, confermano: «Calderoli ha detto la verità: questa legge elettorale è una porcata».
«Siamo qui spiega Guzzetta, presidente dei referendari per mostrare quante
bugie sono state dette da Calderoli e dai partiti che si oppongono al referendum. L'unica verità è che l'attuale legge è una porcata». Quanto ai risultati delle Europee,
Segni sottolinea: «Hanno chiarito che è stata raccontata una grandissima balla,
che noi avremmo consegnato il Paese a Berlusconi». E Guzzetta aggiunge: «I
cittadini vogliono il bipartitismo. Torna invece lo spettro
dell'ingovernabilità, con Di Pietro che ricatta il Pd e Bossi che ricatta il
Pdl». E sulla decisione di Silvio Berlusconi di ritirare il sostegno diretto al
referendum, Guzzetta commenta: «Noi ci aspettiamo
aiuti dai cittadini. I big facciano quello che vogliono». «Il Pd farà bene ad
attuare il suo convinto impegno per il sì senza il cui
successo sarà ben difficile fare una qualsiasi riforma parlamentare: il suggerimento
al leader del Pd viene dal senatore Stefano Ceccanti, costituzionalista e da
sempre sostenitore della riforma elettorale. In una
nota Ceccanti denuncia l'uso «tattico e distorto» del referendum fatto
dal presidente del Consiglio e dal leader del Carroccio Bossi. A
entrambi Ceccanti rimprovera di aver stipulato «un accordo privato per sabotare
il referendum in cambio del sostegno ai ballottaggi».
Una circostanza che conferma, secondo il senatore del Pd, due dati politici: da
un lato l'attuale maggioranza ribadisce «la sua tradizione di concordare in
sedi extra-istituzionali e sulla base di ricatti reciproci posizioni attinenti
le regole del gioco, che riguardano tutti, come se fossero una proprietà
privata».
( da "Nuova Ferrara, La"
del 10-06-2009)
Pubblicato anche in: (Provincia
Pavese, La) (Gazzetta di Mantova, La) (Trentino) (Citta' di Salerno, La) (Gazzetta
di Modena,La) (Alto Adige) (Corriere delle Alpi) (Gazzetta di Reggio)
Argomenti: Proposte di legge
Referendum, Fini
sfida Pdl e Lega: io vado Il Cavaliere fa marcia indietro dopo aver incassato
l'impegno di Bossi ai ballottaggi Il premier rompe il silenzio post-elettorale: è andata bene nonostante le calunnie GABRIELE
RIZZARDI ROMA. «Ringrazio i milioni di elettori che ci hanno votato. Il Pdl è
il primo partito ed ha vinto nonostante le calunnie. E' un risultato che ci
rende orgogliosi. La stabilità di governo ne esce rafforzata». Silvio
Berlusconi rompe il silenzio post-elettorale ed esalta
il risultato che esce dal primo turno delle amministrative. Con in tasca l'impegno a fare la campagna elettorale per i
ballottaggi inmsieme a Bossi, il Cavaliere fa marcia indietro sul referendum elettorale e va allo scontro frontale con Gianfranco Fini. Dopo la cena ad
Arcore con il leader della Lega, Berlusconi dice di essere sempre più
«determinato e appassionato» e fa sapere che non sosterrà la consultazione
popolare del 21 giugno. Esattamente come voleva Bossi, che esce
rafforzato dal risultato delle europee, accetta l'idea che il Pdl cerchi intese
anche con l'Udc di Casini e detta al premier la linea da tenere sul referendum che punta al bipartitismo. Contrordine, dunque.
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum»
si legge in una nota della presidenza del consiglio. E
pazienza se prima delle elezioni, Berlusconi si era detto favorevole al
quesito. Adesso, la situazione è profondamente mutata. Il traguardo del 40 per
cento per il Pdl è rimasto solo un sogno e il sostegno dei leghisti è
necessario per la vittoria dei candidati del centrodestra nei ballottaggi al
Nord. «Ti assicuro che ci sarò, ma dobbiamo essere io e te e non altri...» dice
Bossi a Berlusconi. L'accordo è raggiunto e il senatùr ha anche accettato
l'ipotesi di stringere acordi locali con l'Udc. E al riforma elettorale?
Che fine farà? «Sarà conseguente alle riforme del bicameralismo perfetto»
recita la nota ufficiale di palazzo Chigi. A spiegare in termini politici la
scelta del Cavaliere è Paolo Bonaiuti: «L'alleanza tra Berlusconi e Bossi è
destinata a durare al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Ma chi ha raccolto le firme per il referendum non ci sta. Gianfranco Fini sfida il premier: «Io
vado a votare e lo faccio convintamente. Mi auguro che lo facciano anche gli
italiani». A mostrare insofferenza è anche il vicepresidente dei deputati del
Pdl, Italo Bocchino («C'è libertà di scelta e io voterò sì»), mentre il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che sul referendum
«è corretto non dare indicazioni tassative» ma poi aggiunge che «importate è
non vietare nulla». La maggioranza è spaccata? I coordinatori nazionali del Pdl
(La Russa, Bondi e Verdini) lo escludono spiegano che la «semplificazione» del
sistema politico «è stata già raggiunta» con le elezioni dello scorso anno. E
Bondi assicura che non c'è un nesso tra l'affermazione elettorale
della Lega e la decisione di Berlusconi di non appoggiare il referendum:
«Se anche avessimo preso il 40 per cento non sarebbe cambiato nulla...». Una
tesi che non convince affatto l'opposizione. «La verità è che la Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare» spiega Pier Ferdinando Casini, che si dice
comunque «lieto» della scelta annunciata dal Cavaliere. Il Pd conferma il «sì»
ai quesiti referendari e accusa il premier di «svendere» l'appoggio ai referendum per ottenere la vitoria ai ballottaggi.
«Berlusconi e il Pdl saranno empre più ostaggio di Bossi e della lega» taglia
corto Anna Finocchiaro.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino,
Il (Circondario Sud2))
Argomenti: Proposte di legge
TERESA BARTOLI Roma.
Alle prese con i risultati delle amministrative, e assuntosi l'onere di
ammettere in tv l'emorragia di voti anche nelle zone di tradizione democratica,
Dario Franceschini ieri ha deciso di non intervenire sulla questione referendum, nemmeno dopo la novità del patto tra Berlusconi
e Bossi. «Per non coprire con un nostro intervento le contraddizioni che si
sono aperte nel Pdl» ha spiegato ai suoi: «Per un giorno, godiamoci lo scontro
tra di loro. Da domani discuteremo di come organizzare la campagna per il sì».
La priorità, naturalmente, va ai ballottaggi che, sapendo che lo scambio tra
Berlusconi e Bossi riguarda proprio l'apporto del Carroccio al secondo turno
amministrativo, saranno ancor più impegnativi. E decisivi per una definitiva
valutazione della tornata elettorale e del futuro del
Pd. Franceschini però sa che la repentina marcia indietro di Berlusconi lo faciliterà
nella decisione di far campagna per il sì. Una decisione già presa se è vero
che l'agenda di Stefano Ceccanti, senatore-costituzionalista e motore del referendum, è già fitta di impegni per le richieste dei circoli Pd in tutta
Italia. Ma è un fatto che, quando da Varsavia il premier aveva annunciato di
volersi impegnare a sostegno dei quesiti che avrebbero accelerato la riforma elettorale dando una spinta al sistema bipolare, nel Pd in diversi avevano
chiesto di rimettere in discussione la decisione del segretario di appoggiare
la consultazione popolare. Se Franceschini vi aveva aderito convinto che fosse
la spinta necessaria ad affrontare la riforma elettorale
e parlamentare, in diversi avevano levato la voce contro «una scelta che finirà
solo per favorire Berlusconi e creare problemi coi nostri potenziali alleati».
Intanto, Enrico Letta. E poi Francesco Rutelli ed i suoi, «con una posizione leggermente incoerente» ironizza Ceccanti: come si fa - si
domanda - a chiedere al Pd di battersi per conquistare il centro e poi
ostacolare il referendum che impedirebbe la nascita di
una autonoma forza di centro fuori dai due schieramenti principali? Sullo
stesso fronte, D'Alema e chi come lui è convinto che la riforma del sistema
politico passi per una legge elettorale
ricalcata sul sistema tedesco, che favorisca la nascita di un quadro politico
fondato non sul bipartitismo ma su due grandi forze alternative e alleate con
partiti più piccoli. Il patto stretto domenica per mantenere una tregua interna
fino ai ballottaggi del 21 e 22 giugno aveva già, di fatto, messo la sordina
alla richiesta di rivedere la decisione strategica del segretario di appoggiare
il referendum. «Ora - sostiene Ceccanti - la decisione
di Berlusconi di tornare sui suoi passi di fatto toglie ogni alibi e guarisce
quei mal di pancia». La campagna si farà. «E sul quorum potrebbero esserci
sorprese» sostengono gli uomini del segretario convinti che «se Fini si
impegnerà, se spiegherà in tv le ragioni del sì, potrà far presa
sull'elettorato di destra. Perché Berlusconi forse controlla i colonnelli di An
ma non i suoi voti».
( da "Gazzettino, Il"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
«La Lega ricatta, il
Cavaliere obbedisce» Democratici all'attacco: «È il prezzo che deve pagare per
tenere insieme la maggioranza» Mercoledì 10 Giugno 2009, Roma NOSTRA REDAZIONE
Il Pdl segna il passo, il Carroccio spicca il volo e riesce ad imporre al
Cavaliere il suo ricatto sul referendum elettorale: Il Pd vede così il dietrofront di Berlusconi in
vista del voto referendario e spara a zero. «Com'era prevedibile - commenta la
presidente dei senatori del partito, Anna Finocchiaro - ci troviamo oggi di
fronte ai primi risultati delle europee e delle amministrative che hanno
sancito uno stop al delirio di onnipotenza del premier e visto una netta
affermazione della Lega. Berlusconi sarà sempre più schiavo del Carroccio. Il
nuovo corso è già cominciato, visto che dalla sera alla mattina il leader del
Pdl ha svenduto il referendum in cambio del sostegno
ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno. Dopo l'esito delle elezioni
europee - prosegue la Finocchiaro - Berlusconi e il Pdl saranno sempre più
ostaggio di Bossi e della Lega. È il prezzo che il premier deve pagare per
tenere insieme la sua maggioranza. Oggi la merce di scambio è il referendum». A sua volta il senatore Tonini attacca la
decisione del premier di rinunciare al suo impegno per il referendum
affermando che «Berlusconi ha una parola molto ondivaga, i suoi impegni della
mattina non sono validi a sera. È evidente - dice - che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi, del quale è sempre
più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi. Non avevo mai creduto
- afferma dunque Tonini, che è tra i promotori del referendum
- ad un sincero impegno di Berlusconi sul referendum.
Il "porcellum" è un vestito tagliato su misura del centrodestra e
dell'alleanza Pdl-Lega». Proprio per questo, aggiunge il dirigente Pd, «è
importante battersi per il referendum, che è l'unica via concreta per i cittadini per cambiare la legge elettorale». Il partito di Franceschini, in ogni caso, sceglie di tenere un
profilo basso: si schiera per il sì al referendum, ma
niente campagna elettorale e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd -
sottolinea infatti Marina Sereni - la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì,
perché la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo
per una riforma elettorale». Ma, nell'opposizione, c'è
anche chi, apertamente, festeggia. Per una volta, l'Idv condivide una scelta
del premier, anche se, si capisce, con tutti gli inevistabili distinguo e la
consueta raffica di critiche. «Noi non ci fidiamo e dunque confermiamo il
nostro no al referendum: andremo a votare, ma voteremo
no», dice il capogruppo Donadi, replicando a chi gli chiede della presa di
posizione del presidente del Consiglio, che ha definito inopportuno, per il
Pdl, un sostegno diretto al referendum del 21 giugno.
Anche per Donadi, comunque, «tra Berlusconi e la Lega c'è stato uno scambio
sciagurato: la Lega ha ottenuto che non ci sia campagna per il referendum, ma dovrà al tempo stesso mandare giù una legge liberticida come quella sulle intercettazioni, che non
solo limita la possibilità di indagine, ma è anche il più grande regalo che si
possa fare alla criminalità organizzata». C.G.
( da "Sicilia, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
il primo commento
all'esito del voto affidato a un comunicato Berlusconi: «Vinto malgrado le
calunnie» Roma. La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee,
incassa il disimpegno di Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo una
cena ad Arcore con Bossi, il presidente del Consiglio in una nota afferma che
«non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum».
In cambio, il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini
dell'esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in
concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le
politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'è già stata: «Oggi il referendum
- dice Gasparri - non è una priorità». La scelta tattica del premier, però,
provoca la reazione di Fini e dell'ala «finiana» del Pdl che già da ieri sta
manifestando malumori sulla gestione troppo «Lega-centrica» del partito. «Io
andrò a votare e lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani»,
risponde ai cronisti alla Camera Fini che fu tra i promotori dei quesiti e
voterà sì. Molti ex di An fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì.
«La posizione di Berlusconi - dice il "finiano" Granata - ci ha un
po' sorpreso. Per noi l'istanza referendaria resta valida». Insomma, ci mette
il carico Della Vedova: «Quando su temi centrali si dà l'impressione che a
menare le danze non sia il Pdl, ma la Lega, per il partito sul quale si fondano
tutti i successi della maggioranza, dal Nord al Sud, s'impone una riflessione».
Mentre La Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire, ma
puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni, «ma nemmeno divieti».
La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri militanti è di
non ritirare la scheda del referendum. Un «modo
scorretto per dire di no», secondo il presidente del comitato referendario, Guzzetta
che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si
sente dall'opposizione. «Berlusconi - attacca il capogruppo del Pd al Senato,
Finocchiaro - sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già
iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio
del sostegno ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno». «La Lega comanda
e Berlusconi si è dovuto piegare», riassume il capo dell'Udc, Casini, che pure
accoglie con favore la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum. La sua decisione è frutto di un «patto
scellerato» anche per l'Idv che andrà, in ogni caso, a votare no perché «non ci
fidiamo». Il partito di Franceschini andrà invece a votare sì, ma sceglie
comunque il basso profilo: niente campagna elettorale
e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd - sottolinea il
vicecapogruppo alla Camera, Sereni - la priorità delle prossime due settimane
sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì perché la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo
per una riforma elettorale». Messe così le cose, per il referendum si
profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme che, una volta attuate, comportano comunque
una nuova legge elettorale, visto che il Senato dovrebbe diventare federale e
Berlusconi ha spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che
partirà al Senato probabilmente subito dopo l'estate. «Il presidente del
Consiglio - si legge infatti nella nota dopo
l'incontro di ieri - ha ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge elettorale debba essere
conseguente alle, da tutti auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che,
pertanto, non appare più opportuno, il sostegno al referendum».
alessandra chini
( da "Affari Italiani (Online)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pure il Pd lascia
cadere il referendum Mercoledí 10.06.2009 15:50 Nella
maggioranza l'uscita del presidente della Camera viene interpretata come
l'ennesima ricerca di visibilità di Fini, che in questo modo tenta di
riconquistare i colonnelli di Alleanza Nazionale, La Russa e Gasparri in testa.
Ma in questa fase la priorità resta la tenuta del governo e della coalizione.
Il lavoro del numero uno di Montecitorio serve per costruirsi un cammino
parallelo a quello del premier. Per costruirsi una leadership slegata dal
Carroccio e da utilizzare nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse
bocciare il Lodo Alfano e servisse un premier di un governo
tecnico-istituzionale. Un modo per smarcarsi da Berlusconi e da Bossi, insomma,
per accreditarsi a sinistra ed essere pronto all'accorrenza... Ma quale riforma
elettorale ha in mente Franceschini? Non il sistema tedesco puro (caro a
D'Alema), non il ritorno al proporzionale e alla scelte delle alleanze dopo la
chiusura delle urne. Bensì - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it
- l'idea del segretario del Partito Democratico è un modello che sia un mix tra
la legge in vigore in Germania e quella in Spagna.
Collegi elettorale ampi, in modo da garantire la
presenza di candidati e di facce da far votare ai cittadini e al tempo stesso
l'introduzione di sbarramenti impliciti proprio grazie alle ampie dimensioni
delle circoscrizioni. < < pagina precedente
( da "AmericaOggi Online"
del 10-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Referendum.
Berlusconi si disimpegna. Fini, io voto sì 10-06-2009 ROMA. La Lega, forte del
buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio
Berlusconi sul referendum elettorale
del 21 giugno che avversa da sempre. Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi,
il presidente del Consiglio in una nota afferma che "non appare oggi più
opportuno un sostegno diretto al referendum". In
cambio il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini
dell'esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in
concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le
politiche. In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum
è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una
semplificazione da allora c'é già stata. "Oggi il referendum
- dice Maurizio Gasparri - non è una priorità". La scelta tattica del
premier, però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell'ala finiana del
Pdl, che già da lunedì sta manifestando malumori sulla gestione troppo
"Lega-centrica" del partito. "Io andrò a votare e lo farò
convintamente e spero lo facciano anche gli italiani", risponde ai
cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì. Molti
ex di An fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì. "La posizione
di Berlusconi - dice il finiano Fabio Granata - ci ha un po'sorpreso. Per noi
l'istanza referendaria resta valida". Ci mette il carico Benedetto Della
Vedova: "Quando su temi centrali si dà l'impressione che a menare le danze
non sia il Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi
della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione". Mentre
Ignazio La Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma
puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni "ma nemmeno
divieti". La Lega, d'altro canto, fa sapere che l'indicazione ai propri
militanti è di non ritirare la scheda del referendum.
Un "modo scorretto per dire di no", secondo il presidente del
comitato referendario Giovanni Guzzetta che attacca: "Bossi ricatta e
Berlusconi segue". Ed è lo stesso refrain che si sente dall'opposizione.
"Berlusconi - attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro -
sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che
ha svenduto il referendum in cambio del sostegno ai
suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno". "La Lega comanda e
Berlusconi si è dovuto piegare", riassume il leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini che pure accoglie con favore la decisione di Berlusconi di
non fare campagna per il referendum. La sua decisione
è frutto di "un patto scellerato" anche per l'Idv che andrà in ogni
caso a votare no perché "non ci fidiamo". Il partito di Dario
Franceschini andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo:
niente campagna elettorale e impegno soprattutto sulle
amministrative. "Per il Pd - sottolinea la vice capogruppo alla Camera
Marina Sereni - la priorità delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al
referendum voteremo sì perché la legge
Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale". Messe così le così per il referendum si
profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di ieri sera, in effetti, si
sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque
una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha
spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al
Senato probabilmente subito dopo l'estate. "Il presidente del Consiglio -
si legge infatti nella nota dopo l'incontro di lunedì
- ha ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge
elettorale debba essere conseguente alle, da tutti
auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più
opportuno, il sostegno al referendum".
( da "Giornale di Brescia"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione:
11/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Politica Dopo le
elezioni Berlusconi: «Voterò al referendum» Il premier annuncia
l'intenzione di recarsi alle urne ma riafferma che non sosterrà politicamente i
quesiti elettorali La Lega propone la riforma elettorale per via
parlamentare.
La Corte costituzionale rigetta il ricorso dei referendari Il premier
Berlusconi esce dalla cabina elettorale dopo aver
votato per le Europee. Ieri ha annunciato che andrà a votare per il referendum ROMADopo aver garantito a Umberto Bossi che il
Pdl non farà campagna elettorale a favore del referendum del 21 giugno, Silvio Berlusconi spiega comunque
che lui, come Gianfranco Fini, andrà a votare e voterà sì. Una presa di
posizione che rassicura gli ex di An e non fa scomporre più di troppo la Lega.
«Berlusconi - dice il Senatùr - mica è scemo ad accettare il referendum,
altrimenti si spacca tutto». Nuova legge elettorale in Parlamento Non solo. Il leader della Lega è in
ogni caso convinto che il referendum non aiuti
politicamente il presidente del Consiglio. «Lui - ragiona Bossi - non seguirà
il referendum dove il primo partito diventa il partito
unico. Poi gli direbbero subito che è un fascista, non conviene nemmeno a lui».
La riforma del sistema elettorale, dunque, secondo i
desiderata della maggioranza, andrà quindi riproposta attraverso la via delle
riforme in Parlamento alle quali è direttamente collegata, visto che il Senato
dovrebbe diventare federale. Bossi conferma che dopo i ballottaggi partirà un
confronto in maggioranza sul questo tema, magari con una sorta di «conclave» di
Pdl, Lega e governo. «È un'idea di Berlusconi - spiega - e va bene. Chi ha più
idee le tiri fuori». Insomma, anche se ieri si sono aperti nuovi fronti a
partire dal no di Fini alle gabbie salariali, almeno sul referendum
le acque nella maggioranza sembrerebbero meno agitate. «Non capisco -
puntualizza anche il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa - perché ci sia
questa mania di vedere Fini alternativo al Pdl, mi pare che la sua
dichiarazione sia stata chiarissima, dov'è il contrasto? Berlusconi in serata
ha detto la stessa cosa». «Non c'è nessun rischio di spaccatura», assicura
anche l'altro coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Basso profilo dal Pd
Intanto, il Pd continua con la linea del «low profile» sul referendum,
nonostante l'ala parisiana chieda alla segreteria un sostegno più deciso per il
sì a maggior ragione dopo il dietrofront di Berlusconi. Mario Barbi deputato
ulivista del Pd ha dichiarato «il disimpegno di Berlusconi sul referendum e la sua sostanziale retromarcia dovrebbero
spingere il Pd ad intensificare gli sforzi per il successo della consultazione
referendaria e per il raggiungimento del quorum». Mentre, dall'altro lato, la
sinistra va comunque all'attacco della scelta di Franceschini e dei suoi di
dare indicazione per il sì. «Mantenere il sì - attacca Claudio Fava, Sl - non
significa voler cambiare l'attuale legge elettorale, ma più semplicemente fare un favore a
Berlusconi. È un atto di miopia politica». E all'attacco va anche Emma Bonino:
«La campagna referendaria, se così si può chiamare, rischia di bissare in
peggio quella appena conclusa sulle europee in termini di assoluta mancanza di
democraticità. Si è cominciato con una leggina ad hoc, condivisa anche dal Pd,
per aggirare un obbligo legale e spostare la data del voto per renderla la più
penalizzante possibile dal punto di vista della partecipazione. È poi seguito
un prolungato black-out politico-informativo in strumentale attesa dei
risultati elettorali». Rigettato il ricorso dei referendari In tutto questo, i
referendari vanno all'attacco. «I nostri quesiti - dice il presidente del
Comitato, Giovanni Guzzetta - sono nella morsa dei ricatti». Il che, a suo
avviso, dovrebbe stimolare la gente ad andare a votare visto che il referendum «mira a migliorare la democrazia», evitando che
la politica italiana spenda «la maggior parte del tempo a risolvere problemi
dettati da alleanze e ricatti». Guzzetta e i suoi hanno da subito denunciato
anche le condizioni di disparità informativa sulla consultazione dettate, a
loro avviso, dal regolamento della Vigilanza sulla campagna elettorale
predisposto il 14 maggio che prevede che le posizioni del sì fossero sostenute
dai partiti politici e non dal comitato. Il comitato ha presentato un ricorso
alla Consulta, che, secondo indiscrezioni, l'avrebbe respinto. Il deposito della
pronuncia della Consulta dovrebbe avvenire oggi.
( da "Repubblica, La"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 10 - Interni
Referendum, il premier replica a Fini "Nessuna campagna ma voto sì"
Il presidente della Camera: "No alle gabbie salariali" Il Senatur:
"Silvio non è mica è scemo, se si impegna sui quesiti si spacca tutto"
GIANLUCA LUZI ROMA - Ci voleva la schiettezza di Umberto Bossi per spiegare il
dietrofront di Berlusconi sul referendum senza
ricorrere al linguaggio felpato e allusivo della politica: «Lui mica è scemo a
seguire il referendum, si spaccherebbe tutto».
Spiegazione, ma anche avvertimento dopo che lo stesso Berlusconi, martedì a
tarda sera, soprattutto per placare l´irritazione di Fini e di parte di An,
aveva rivelato che comunque, anche senza fare campagna a favore, lui sarebbe
andato a votare e avrebbe votato sì. Ma Bossi lo mette in guardia anche dal
contribuire a una eventuale vittoria del sì perché, spiega il Senatur «il primo
partito diventa il partito unico. Poi gli direbbero subito che c´è il fascismo,
non conviene nemmeno a lui, sarebbe l´unico modo per fregarlo». La riforma elettorale, quando si farà, sarà compito del Parlamento e se ci sarà
bisogno di un "conclave" del centrodestra per confrontare le proposte, Bossi non si oppone: «E´ un´idea di Berlusconi e va bene. Chi
ha più idee le tiri fuori». E se Fini ha qualcosa da dire, sappia che «io e
Berlusconi stiamo bene insieme. E poi come faccio io senza di loro, e
soprattutto come fanno loro senza di me?». E´ chiaro che questa alleanza di
centrodestra sempre più trainata dalla Lega sta stretta a Fini che infatti
coglie ogni occasione per smarcarsi. Basta vedere l´agenda di ieri del
presidente della Camera: In mattinata il no alle «gabbie salariali» tanto care
alla Lega, nel pomeriggio alla recita dei bambini sulla multiculturalità e
l´integrazione, la sera il ricordo di Berlinguer, politico «da ammirare». Bossi
non se ne cura: «Bisogna lasciare passare un po´ di tempo» e gli equilibri
torneranno a posto: «Eravamo forti prima e siamo forti adesso». E i
coordinatori del Pdl si incaricano di smentire un clima di scontro nel Pdl.
«Non capisco perchè ci sia questa mania di vedere Fini alternativo al Pdl,
dov´è il contrasto?- chiede il ministro La Russa - Anch´io a tutte le persone
che me lo chiederanno dirò di andare a votare. Nel Pdl ci sono sempre state
posizioni diverse, ad esempio, Cicchitto è sempre stato contrario. Parlando di
An, i favorevoli al referendum sono il 90%». E anche
un altro coordinatore, Verdini, sottolinea che c´è libertà di coscienza nel
partito e assicura che «non c´è rischio di spaccatura». Ma anche sulle gabbie
salariali le posizioni sono opposte. Il no di Fini è netto: «Personalmente non
credo che il ritorno al passato di una diversificazione territoriale dei salari
produrrebbe alcunchè di positivo per il Paese. Si darebbe un messaggio
disgregante ai territori più deboli del Paese». Piuttosto la «via da
percorrere» per il presidente della camera è quella di una «maggiore libertà
contrattuale sul piano territoriale ed aziendale». Per il ministro del Welfare
Sacconi quello delle gabbie salariali «è un non problema e Bossi non le ha
chieste». Ma al contrario, alle gabbie salariali «noi ci crediamo» insiste
Bossi. «Ci vuole tempo per far maturare le cose, ma questa è una proposta che
viene dal popolo. I lavoratori vogliono più soldi in busta paga anziché
lasciarli allo Stato».
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-11 - pag: 10 autore: NIENTE REFERENDUM Sulla
riforma elettorale non si voterà Gordon Brown ha
annunciato la riforma istituzionale che darà alla Gran Bretagna una seconda
Camera, quella dei Lords, parzialmente eletta. è una svolta
epocale che si inserisce in quel complesso di proposte che il
premier ha illustrato ieri ai Comuni nella prima uscita dopo il rimpasto di
governo. Ha glissato sui tempi e la portata della revisione del sistema elettorale per i Comuni precisando che una riforma è allo studio, ma non
prevede alcun referendum sul nuovo sistema prima delle votazioni generali.
L'ipotesi circolata ieri con forza prevedeva la correzione del maggioritario
con il cosiddetto voto alternativo che consente all'elettore di scegliere fra
diversi candidati dello stesso partito nello stesso collegio. Le proposte sia per i Lords che per i Comuni saranno messe a
punto entro il 21 luglio. In quella stessa bozza l'esecutivo britannico
definirà i termini per la costituzione di un organo indipendente che dovrà
sostituire l'autogoverno dei parlamentari nella gestione delle proprie spese.
Proprio la libertà nell'organizzazione dei rimborsi aveva spalancato l'uscio su
una serie di scandali che hanno precipitato i partiti maggiori del paese in una
crisi profonda. Questo per Brown è inaccettabile. «La credibilità dei Comuni ha
detto il premier- può essere ristabilita solo attraverso riforme radicali».
Quella del sistema di voto - se effettivamente passerà - è una, l'introduzione
dell'organismo di controllo esterno un'altra.Ma non finirà qui. Brown, vuole
l'approvazione di un codice di comportamento che dovrà essere adottato da tutti
i deputati.
( da "Manifesto, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
DEMOCRATICI Prodiani
e veltroniani insistono sul sì. Ma la sinistra extraparlamentare: «Miopi»
Referendum, pressing su Franceschini: si impegni d.p. ROMA La mina del referendum, all'interno del Pd, è disinnescata, ma prodiani
e ex veltroniani insistono. E chiedono a Franceschini - che però fatto capire
che bisogna pensare ai ballottaggi, il referendum elettorale non è fra le priorità del partito - di impegnarsi
a fondo per il quorum. Ma è una missione impossibile, tanto più che ieri si è
diffusa la notizia, ancora non ufficiale, che la consulta ha respinto il
ricorso del comitato promotore contro contro la delibera della Vigilanza Rai
sulla disciplina delle trasmissioni di comunicazione politica. Giovanni
Guzzetta e Mario Segni lamentavano di essere oscurati dalla tv pubblica, la
corte ha detto no. «Il disimpegno di Berlusconi sul referendum
e la sua retromarcia dovrebbero spingere il Pd ad intensificare gli sforzi per
il successo della consultazione», dice Mario Barbi. «Ricordo che molti amici e
compagni del Pd presero spunto dall'estemporaneo impegno di Berlusconi per il
sì per esortare Franceschini a rivedere la posizione del partito a favore del referendum. Quel motivo non c'è più». E poi «il risultato
deludente di Berlusconi alle europee ridimensiona il timore diffuso nel
centrosinistra che il successo del referendum potesse
essere usato da Berlusconi per affermare il proprio potere pressoché assoluto e
definitivo nel paese. Non è così». Ma, una volta chiarito che fra Lega e
Berlusconi è stato siglato un patto di ferro antireferendum,
il progressivo disimpegno del Pd sui quesiti è palpabile. Soprattutto nell'area
di quelli che - dalemiani in testa - avevano deciso di appoggiare Franceschini
sulla linea del sì per tentare la strada di una nuova riforma elettorale in parlamento, e non certo per tenerezze verso il
bipolarismo spinto. Fuori dal Pd intanto, riprende fiato la sinistra
extraparlamentare, che alle europee ha recuperato parte dei suoi voti (ma
nessuno dei suoi seggi). E continua a cannoneggiare contro il sì al referendum. «Ci piacerebbe che il Pd superasse una volta per
tutte la visione malata del bipartitismo», dice Claudio Fava, di Sinistra e
Libertà, e cioè proprio della lista ora corteggiata dai democratici. Fallita la politica dell'autosufficienza, chiede, «i dirigenti
del Pd diano un segnale: cambino idea subito sul referendum.
Mantenere il sì non significa cambiare l'attuale legge elettorale ma fare un favore a Berlusconi. È un atto di miopia politica.
Forse il futuro del centrosinistra non è più importante?».
( da "Corriere della Sera"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 11/06/2009 - pag: 15 Le scelte Lupi cambia idea: ero
tra i promotori ma ora spero che non passi Referendum, nel Pdl vince il «fronte
del sì» La Russa, Frattini, Brunetta, Carfagna e Gelmini: andremo alle urne
ROMA La Lega è isolata, all'interno del governo, sul «no» al referendum.
La decisione di Silvio Berlusconi di non sostenere il «sì» ha evitato la
rottura fra il Pdl e il Carroccio. Ma all'interno dell'esecutivo, e più in
generale della maggioranza, il fronte del «sì» sembra più rappresentato
rispetto a quello dell'astensione e a quello del «no». E lo stesso premier, pur
scegliendo di non scendere in campo direttamente, dopo il patto con Bossi,
aveva comunque annunciato nei giorni scorsi che avrebbe votato «sì». Posizione
fortemente sostenuta dai ministri di provenienza An, da Ignazio La Russa
(Difesa) a Giorgia Meloni (Gioventù), da Franco Frattini (Esteri) a Altero
Matteoli (Infrastrutture). E anche gli esponenti dell'esecutivo ex Forza Italia
sono a favore del quesito referendario: da Stefania Prestigiacomo (Ambiente) a
Mara Carfagna (Pari opportunità), che ha sottolineato come «la legge prodotta dal referendum
avrebbe il pregio di rendere più forti i governi e meno suscettibili alle
pressioni della maggioranza. Per questa ragione, e perché l'Italia ha bisogno
di un sistema più snello e pronto a rispondere alle esigenze degli elettori, ho
intenzione di recarmi alle urne e di votare sì». Ancora da Maristella Gelmini
(Istruzione) e Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), sembrano tutti
orientati per il «sì». Qualche perplessità la nutrono invece Elio Vito
(Rapporti con il parlamento) e Sandro Bondi (Attività culturali), mentre anche
Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma), ex Dc, ha sciolto le riserve:
«Voterò sì, ma in quanto ministro della Repubblica non mi impegno in campagna elettorale ». I ministri della Lega invece sono compatti per
l'astensione. Ieri Umberto Bossi (Riforme), Roberto Calderoli (Semplificazione)
e Luca Zaia (Politiche agricole) hanno non solo invitato a disertare le urne,
ma hanno anche sollecitato gli elettori, nei casi in cui si voterà ai
ballottaggi per le amministrative, «a non ritirare le schede relative al referendum ». E Roberto Maroni (Interno), raccontano i suoi
collaboratori, «vigilerà sull'impegno preso da Berlusconi a non fare campagna elettorale ». Anche in Parlamento la situazione sembra la
stessa. Nella maggioranza i «no» sono pochi. Fra questi, Maurizio Lupi, Pdl,
vicepresidente della Camera: «Ero fra i promotori del referendum,
ma dopo due anni le cose sono cambiate e la semplificazione del sistema
politico c'è stata - ha spiegato - . A questo punto spero che il referendum non passi, per poter avviare in Parlamento un
confronto sulla riforma elettorale». E ancora fra i
contrari c'è Francesco Nucara, dei Repubblicani: «A furia
di referendum sulla legge elettorale si distrugge la democrazia parlamentare », ha detto, invitando
all'astensione ». Andranno invece a votare, barrando la casella del «sì», Italo
Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, e Maurizio Gasparri, presidente
dei senatori dello stesso partito, che però ha anche ammesso che «con la
nascita del Pdl buona parte della sintesi politica e della semplificazione è
stata risolta, per cui è stata risolta anche una parte di ciò che il referendum invoca ». Paolo Foschi A confronto Il capogruppo
del Pdl al Senato Maurizio Gasparri (a sinistra) voterà «sì». Il vicepresidente
della Camera Maurizio Lupi (a destra), nonostante sia stato tra i promotori,
ora spera che il referendum non passi
( da "Giornale.it, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
n. 140 del
2009-06-11 pagina 10 Da giullare di piazza a portavoce della riforma elettorale «popolare» di Redazione Da comico che aizza le
piazze alla versione di «leader politico»: Beppe Grillo ha condotto il suo
ultimo show in Parlamento, alla commissione Affari costituzionali del Senato, dove si è presentato in veste di rappresentante dei promotori
della proposta di legge di iniziativa popolare di riforma della legge elettorale. La proposta di riforma, per la quale sono state raccolte
350mila firme, ripristina le preferenze, pone un tetto di due mandati ai
parlamentari e dichiara ineleggibili i condannati per reati penali © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Affari Italiani (Online)"
del 11-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pure il Pd lascia
cadere il referendum Mercoledí 10.06.2009 18:50 Nella
maggioranza l'uscita del presidente della Camera viene interpretata come
l'ennesima ricerca di visibilità di Fini, che in questo modo tenta di
riconquistare i colonnelli di Alleanza Nazionale, La Russa e Gasparri in testa.
Ma in questa fase la priorità resta la tenuta del governo e della coalizione.
Il lavoro del numero uno di Montecitorio serve per costruirsi un cammino
parallelo a quello del premier. Per costruirsi una leadership slegata dal
Carroccio e da utilizzare nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse
bocciare il Lodo Alfano e servisse un premier di un governo
tecnico-istituzionale. Un modo per smarcarsi da Berlusconi e da Bossi, insomma,
per accreditarsi a sinistra ed essere pronto all'accorrenza... Ma quale riforma
elettorale ha in mente Franceschini? Non il sistema tedesco puro (caro a
D'Alema), non il ritorno al proporzionale e alla scelte delle alleanze dopo la
chiusura delle urne. Bensì - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it
- l'idea del segretario del Partito Democratico è un modello che sia un mix tra
la legge in vigore in Germania e quella in Spagna.
Collegi elettorale ampi, in modo da garantire la
presenza di candidati e di facce da far votare ai cittadini e al tempo stesso
l'introduzione di sbarramenti impliciti proprio grazie alle ampie dimensioni
delle circoscrizioni. REFERENDUM/ BOSSI: BERLUSCONI MICA E' SCEMO, SPACCHEREBBE
TUTTO "Berlusconi mica è scemo a seguire il referendum,
dove il primo partito diventa il partito unico, non conviene nemmeno a lui...si
spaccherebbe tutto". Lo ha detto il ministro delle Riforme e leader della
Lega Nord, Umberto Bossi conversando con i giornalisti a Montecitorio. Per la
presidenza delle regioni del Nord "con Berlusconi si troverà un accordo...
troveremo una soluzione", ha annunciato il Senatùr. E ancora: "Con
Berlusconi si sta bene, abbiamo un ottimo rapporto... certo abbiamo bisogno di
loro, ma anche loro cosa farebbero senza di noi...". < < pagina
precedente
( da "Corriere della Sera"
del 13-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere della Sera
sezione: Opinioni data: 13/06/2009 - pag: 14 SISTEMA ELETTORALE Referendum,
antidoto ai troppi partiti di ANGELO PANEBIANCO SEGUE DALLA PRIMA La mia prima
osservazione è che diversi critici del referendum
hanno avanzato una obiezione che non sembra leale. Hanno sostenuto che quello
che uscirebbe da una vittoria dei «sì» nel referendum
non sarebbe comunque un buon sistema elettorale.
L'obiezione non mi pare leale perché in Italia non esiste l'istituto del referendum propositivo. Non si può
dunque sottoporre al voto popolare il sistema elettorale che si
preferisce (io, per esempio, preferisco di gran lunga i sistemi elettorali
maggioritari, con collegi uninominali). Col referendum
abrogativo si può solo incidere su leggi esistenti. Il referendum tenta semplicemente di migliorare quella che in tanti
giudichiamo una pessima legge elettorale. Non può fare nulla di più. Per onestà nei confronti dei
lettori devo precisare che mentre scrivo questo articolo mi trovo in flagrante
conflitto di interessi. Faccio parte del comitato promotore del referendum e certamente intendo difendere, insieme al referendum, la coerenza e la validità della mia scelta. Che
cosa intendevano (intendevamo) fare i proponenti del referendum,
soprattutto con il quesito più importante, quello che chiede di spostare dalla
coalizione di partiti alla singola lista il premio di maggioranza? Intendevano
(intendevamo) contrastare l'aspetto più grave e pericoloso della legge elettorale in vigore: il
fatto che essa non contiene alcun anticorpo contro la frammentazione partitica
(e ricordo che fra tutti i pericoli che può correre una democrazia quelli che
vengono da un eccesso di frammentazione partitica sono di gran lunga i più
gravi). Ma, si obietterà: alle ultime elezioni, nonostante la legge in vigore, la frammentazione partitica è stata
drasticamente ridotta. E' vero ma la causa è stata esclusivamente una decisione
politica: la scelta di Walter Veltroni di sbarazzarsi dell'antica coalizione di
centrosinistra e di puntare sul «partito a vocazione maggioritaria». Fu quella
decisione che, ricompattando la sinistra (anche se non del tutto: Veltroni
commise poi il gravissimo errore di allearsi con Di Pietro), obbligò anche la
destra a un analogo ricompattamento (con la nascita del Popolo della Libertà).
Ma ora Veltroni è fuori gioco e anche il partito a vocazione maggioritaria è
stato messo in soffitta. Alle prossime elezioni il Partito democratico tornerà,
presumibilmente, a una più tradizionale politica delle alleanze (ed è
plausibile che, per diretta conseguenza, si manifestino tendenze disgregative
anche a destra). La legge elettorale
in vigore tornerà allora a sviluppare le sue letali tossine, alimenterà di
nuovo la frammentazione partitica. Se non si fa qualcosa (e l'unico «qualcosa »
possibile è, al momento, il referendum) il sistema
politico italiano sarà di nuovo tra pochi anni, come è stato negli ultimi
decenni (fino al 2008), il più frammentato dell'Europa occidentale. Come sempre
quando si ragiona di sistemi elettorali le critiche più serie e argomentate
alla proposta referendaria sono state avanzate da Giovanni Sartori. Sartori fa
due obiezioni. La prima: con il sistema elettorale che
uscirebbe dal referendum un partito che raggiungesse,
poniamo, solo il trenta per cento dei voti potrebbe aggiudicarsi il premio di
maggioranza conquistando la maggioranza assoluta dei seggi. La seconda: poiché
il premio di maggioranza va alla lista più votata la legge
verrebbe aggirata con la formazione di liste-arlecchino formate da tanti
partiti che si metterebbero insieme solo per conquistare il premio di
maggioranza e si dividerebbero di nuovo il giorno dopo le elezioni. Si tratta
di obiezioni serie ma mi permetto di fare due osservazioni. La prima è che,
certamente, è in teoria possibile che un partito con solo il trenta per cento
dei voti conquisti il premio di maggioranza e quindi la maggioranza assoluta
dei seggi. Però, questo è vero anche nel caso dei sistemi maggioritari: nulla
vieta, in teoria, che un partito si aggiudichi la maggioranza dei collegi (e
quindi la maggioranza dei seggi) ottenendo però, su scala nazionale, un numero
di voti limitato. In un sistema maggioritario ciò può accadere se nei collegi
sono presenti molti partiti. Più in generale, nei sistemi maggioritari, è quasi
sempre la minoranza elettorale più forte che si
aggiudica la maggioranza dei seggi. In pratica, però, non credo che se si
votasse con il sistema elettorale che uscirebbe dal referendum correremmo questo rischio: gli elettori sarebbero
portati a concentrare i loro voti sulle due formazioni più forti (è l'effetto
del cosiddetto «voto utile» o strategico). Mi azzardo addirittura a fare una
previsione: se si votasse con il sistema elettorale
proposto dal referendum ci sarebbe un duello
all'ultimo voto fra Popolo della Libertà e Partito democratico, e il partito
che fra i due uscisse perdente supererebbe comunque la soglia del quaranta per
cento dei voti (per effetto, appunto, del «voto utile»). E vengo al problema
delle liste-arlecchino. Sartori ha ragione: molti piccoli partiti si
aggregherebbero al carro dei due partiti più grandi. Però, la loro libertà
d'azione dopo il voto verrebbe compromessa. Una cosa, per un piccolo partito, è
disporre di un proprio simbolo e di autonomo finanziamento pubblico. Una cosa
completamente diversa è rinunciare al simbolo (e, con esso, a un rapporto
diretto, non mediato, col proprio elettorato) e dover per giunta fare i conti,
per la spartizione dei finanziamenti, con il gruppo dirigente del grande
partito a cui ci si è aggregati. Non credo che, dopo le elezioni, quei piccoli
partiti disporrebbero ancora di molta libertà d'azione. Se così non fosse,
d'altra parte, perché mai la Lega dovrebbe essere, come è, così ferocemente
contraria al referendum? E perché mai Di Pietro (oggi
politicamente molto più forte rispetto a quando vennero raccolte le firme del referendum) si sarebbe ora schierato per il «no» dopo avere
sostenuto per tanto tempo il «sì»? I nemici di Berlusconi temono che, con il
nuovo sistema, egli possa rafforzarsi ulteriormente. Osservo che è sbagliato
giudicare i sistemi elettorali alla luce di preoccupazioni politiche
contingenti. Prima o poi, Berlusconi dovrà comunque lasciare il campo. Invece,
il rischio, esasperato dall'attuale legge elettorale, di un'eccessiva frammentazione partitica peserà
a lungo su di noi. Se non riusciremo, con il referendum,
ad aiutare la classe politica a porvi rimedio.
( da "Denaro, Il" del
13-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Campania
Riforme istituzionali Legge elettorale, le ragioni di
un voto Nuova chiamata alle urne il prossimo 21 giugno. A due settimana di
distanza dalle elezioni europee e amministrative, si voterà per il referendum elettorale, finalizzato
alla modifica parziale del testo di legge del 2005. Sulle ragioni del sì e su quelle
del no, giovedì scorso, si sono confrontati, presso la sede de Il Denaro,
Amedeo Lepore, presidente del Comitato per il Sì nel Mezzogiorno e docente di
Storia economica presso l'Università di Bari, e Geppi Rippa, esponente del
Comitato per il No e direttore dei Quaderni Radicali. L'evento è stato
organizzato dal Denaro in collaborazione con Mezzogiorno Europa, Demios e
Rodinò 22 ed è stato trasmesso da Radio Radicale. L'integrale è disponibile sul
sito del Denaro all'indirizzo www.denaro.it. daniela russo Premio di
maggioranza alla lista più votata e abrogazione delle candidature multiple:
queste le modifiche principali che il referendum del
21 giugno potrebbe apportare all'attuale legge elettorale. Tre i quesiti per gli elettori. I primi due sono
relativi all'assegnazione del premio di maggioranza, per Camera e Senato, non
più alla lista o alla coalizione con il maggior numero di voti, ma alla sola
lista. Il terzo quesito, invece, prevede l'abolizione della possibilità di
presentare una candidatura in più circoscrizioni, come spiega Armando Vittoria,
ricercatore di Storia delle Istituzioni dell'Università Federico II. Sulle
ragioni del sì e su quelle del no si sono confrontati, presso la sede del
Denaro, Amedeo Lepore, presidente del Comitato per il Sì nel Mezzogiorno e
docente di Storia economica presso l'Università di Bari, e Geppi Rippa,
esponente del Comitato per il No e direttore dei Quaderni Radicali. Entrambi
hanno argomentato le proprie ragioni in maniera anche accorata. La vittoria dei
sì, secondo Amedeo Lepore, rappresenterebbe uno stimolo per una seria
riflessione finalizzata alla riforma elettorale.
"La spinta popolare spiega Lepore rimetterebbe in discussione il
Porcellum. Il sì, inoltre, eviterebbe un'eccessiva frammentazione delle liste,
garantendo maggiore stabilità ai Governi, espressione di un unico schieramento,
e più ordine nei rapporti tra i partiti stessi". "Il pluralismo
continua - non sarà messo in pericolo dalle soglie di sbarramento, pari al 4
per cento per la Camera e all'8 per cento per il Senato. La rappresentanza di
tutte le identità politiche sarà tutelata e garantita". Il premio di
maggioranza alla lista più votata, per Lepore, consentirebbe a questa ultima di
non essere soggetta "ai ricatti delle forze minori". Per il comitato
del sì, il terzo quesito ha grande importanza "perché non ci sarebbe più
la possibilità di cedere il proprio seggio in Parlamento ai non eletti,
garantendo maggiore trasparenza nei confronti degli elettori".
PENALIZZATI?I?PICCOLI "Il referendum elettorale - dice Geppi Rippa elimina gli ultimi spazi di
partitocrazia, perfezionando il Porcellum". Per l'esponente del partito
Radicale, i quesiti del 21 giugno sono solo uno strumento per radicalizzare gli
aspetti peggiori della legge del 2005. ""
illusorio credere che il sì possa favorire la riforma. dice Rippa La modifica
del testo di legge, così come prevista del referendum, non sanerà gli errori dell'attuale legge". Non saranno reintrodotte le preferenze e si
rafforzerà la tendenza bipartitica, con l'abolizione delle coalizioni e il
premio di maggioranza assegnato alla lista più votata. A farne le spese,
secondo il direttore dei Quaderni Radicali, saranno soprattutto i partiti
politici più piccoli. "Il referendum, però, -
sottolinea Rippa è uno strumento partecipativo, espressione della democrazia
popolare. " importante andare a votare e non bisogna nascondersi dietro
l'astensionismo". I quesiti 1 - scheda di colore VERDE (premio di
maggioranza alla lista più votata alla Camera dei Deputati) Votando SI si
approva la modifica alla legge elettorale
attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza alla Camera dei
Deputati, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora,
alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 2 - scheda di colore BIANCO (premio di
maggioranza alla lista più votata al Senato della Repubblica) Votando SI si
approva la modifica alla legge elettorale
attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza al Senato della
Repubblica, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora,
alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 3- scheda di colore ROSSO (abolizione delle
candidature multiple) Votando SI si vieta a qualsiasi candidato di essere
presente su più circoscrizioni e si obbliga ognuno a scegliere in quale
collegio/sezione elettorale candidarsi. Votando NO si
lascia invariata la legge attuale. del 13-06-2009 num.
( da "Alto Adige" del
14-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Contro il
"porcellum" un Sì e due No PINA CUSANO Fatta salva la buona fede dei
promotori Guzzetta e Segni, che intendevano estrarre dalla consultazione
popolare un risultato virtuoso, secondo me, sarebbe stato meglio, per il 21
giugno, avere sulla scheda un quesito semplice e, per l'appunto
"abrogativo", come nello spirito della norma prevista dalla
Costituzione. Vero è che l'Art. 75 parla anche di abrogazione parziale, ma il
taglia e cuci che si è proposto talvolta per modificare una legge,
alla fine, ha prodotto sempre polemiche, equivoci e distinguo che non si
confanno ad una consultazione popolare e mettono a disagio i cittadini. Per
abolire la "porcata" del Calderolum, quindi, doveva essere chiesto un
no in toto e lasciare, poi, al Parlamento, l'onere della discussione. Magari ci
sarebbero state maggiori probabilità di raggiungere il quorum a dispetto delle
scandalose (e costose) manovre della Lega, per evitare l'abbinamento con le
europee e le amministrative. E, tuttavia, ancora tutto può accadere: gli italiani
sanno ragionare quando vogliono. Per quanto mi riguarda, essendo il referendum, per sua natura, l'occasione in cui mi si chiede,
come cittadina, un parere diretto, sarebbe contrario al mio interesse non
andare a votare. E sarebbe irrispettoso nei confronti di coloro, miei
concittadini, che si sono dati da fare a raccogliere firme e quant'altro, per
offrirmi una tale opportunità, di cui, invece, li ringrazio. Per questo non mi
piace, da parte di chicchessia (fosse pure il mio partito di riferimento)
l'invito "ad andare al mare" piuttosto che alle urne. Quanto al
merito, per quel che so, la consultazione in oggetto prevede tre quesiti
attraverso i quali si possono cambiare tre aspetti della legge
elettorale in vigore. Perciò, posto che un cittadino
voglia dare un indicazione generica di rifiuto del "calderolum",
basterà che vada a votare e non è detto che debba votare tre "sì".
Sappiamo che i primi due quesiti, in particolare, preoccupano i fautori attuali
dell' astensione (che, non a caso, sono tutti i partiti tranne i due più
grandi), ossia quelli che, eliminando il termine "coalizione" e
lasciando solo il termine "lista" per l'assegnazione del premio di
maggioranza, introducono la possibilità che un unico partito (quello di Berlusconi),
solo perché raccoglie più degli altri (magari solo con un 20 o 30%), possa
portare a casa un ampia maggioranza in Parlamento e governare senza
contrappesi. Per la verità, il pericolo più grave, sul quale fa riflettere l'ex
presidente Scalfaro, è la possibilità che un tale partito, con opportune
alleanze, arrivi a varare riforme costituzionali con
maggioranza di due terzi, quindi irreversibili, in quanto non più sottoponibili
a referendum costituzionale. Dato il disprezzo di Berlusconi per il
Parlamento e la Magistratura, non nego che l'idea non sia inquietante, dal
momento che potrebbe portare allo stravolgimento della Costituzione,
alla prevalenza assoluta dell'esecutivo sul legislativo e il giudiziario e,
quindi, all' abolizione sostanziale della democrazia. Penso, però, che le altre
forze in campo potrebbero sempre, alle prossime elezioni, qualora non si fosse
arrivati ad una equilibrata riforma elettorale,
mettersi assieme in una "lista" che potrebbe scongiurare il pericolo.
E, tuttavia, il masochismo evidenziato fin qui dalle forze politiche di
sinistra non lascia ben sperare, allora sarà meglio votare "no" ai
quesiti che creerebbero una tale eventualità e votare "sì" a quello
che impedisce le candidature multiple, non solo perché comunque introduce un
miglioramento, ma soprattutto per dare un'indicazione a favore del cambiamento
della legge. Legge, ricordiamolo, che è un sostanziale
affronto alla nostra capacità (oltre che al nostro diritto), come cittadini, di
sceglierci le persone che ci possano rappresentare in Parlamento.
( da "Mattino di Padova, Il"
del 14-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il deputato Pd
polemizza con il senatore Saia Naccarato: voteremo sì al referendum elettorale ALESSANDRO NACCARATO Domenica e lunedì prossimi non si vota solo
per le elezioni amministrative. I cittadini padovani hanno la possibilità di abolire
l'attuale legge elettorale, che impone - con il meccanismo delle liste bloccate -
parlamentari scelti dalle segreterie dei partiti e non dagli elettori.
Il partito Democratico, coerentemente, sostiene il sì al referendum
e invita i cittadini a cambiare un sistema elettorale
vergognoso, che abbiamo contrastato in Parlamento con tutte le nostre forze.
C'è qualcuno, invece, che fa il furbo: si tratta di Maurizio Saia. Appartiene
ad una coalizione che ha ideato e votato la «legge
porcata». Lo stesso Saia ha obbedito alle indicazioni del suo partito,
dimostrando totale assenza di autonomia di giudizio, e votato la riforma elettorale voluta da Calderoli. Il partito di Saia, il Pdl,
prima ha dato indicazioni di votare sì al referendum,
per poi fare marcia indietro pur di non entrare in rotta di collisione con la
Lega. Per essere credibili occorre comportarsi con un minimo di coerenza,
votare contro i provvedimenti quando non si è d'accordo, non allearsi con chi
si ritiene inaffidabile. Le piccole furbizie non servono a nulla e non hanno
alcuna credibilità, i cittadini padovani non sono ingenui e hanno la memoria
abbastanza lunga per distinguere tra le posizioni politiche serie e quelle di
comodo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 15-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Primo Piano Pagina
102 europee Massidda (Pdl): difficile garantirci i seggi Ue Meloni (Pd): il
modo c'è Europee --> Un semplice scorporo della Sardegna dalla
circoscrizione insulare, nella legge elettorale per le Europee, non avrebbe determinato - per via
della scarsa affluenza - l'elezione di due sardi a Strasburgo. Anzi, con le
cifre viste il 6 e 7 giugno non sarebbe stato eletto neppure Giommaria Uggias.
Lo sostiene, smentendo una convinzione diffusa anche nel mondo politico, il
senatore del Pdl Piergiorgio Massidda. Infatti, il meccanismo di distribuzione
dei seggi che ha determinato la perdita, per la circoscrizione isole, di due
europarlamentari sugli otto previsti (proprio a causa della bassa affluenza),
avrebbe fatto perdere alla Sardegna entrambi i seggi che si contava di
assegnare alla nostra regione con il semplice scorporo dalla Sicilia.
Servirebbe una legge con un meccanismo basato su
quozienti elettorali regionali e non nazionali, conclude Massidda. Proprio
questo sistema, in effetti, è al centro della proposta di legge
presentata al Consiglio regionale dal gruppo del Pd, primo firmatario Marco
Meloni. L'idea è che sia il Consiglio a proporre al Parlamento la riforma elettorale, assegnando alla Sardegna due seggi tutti suoi
ma, appunto, con un meccanismo di quozienti che scongiuri lo scippo
degli eletti.
( da "Manifesto, Il"
del 15-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
INTERVISTA «Il Pd
molli il referendum» Vannino Chiti: il bipartitismo
non è nella realtà e sostenere il sì non è il male minore Daniela Preziosi Ha
firmato, con altri dodici colleghi, una lettera a Dario Franceschini chiedendo
di non fare campagna per il sì al referendum. Vannino
Chiti, ex ministro, ex uomo macchina fassiniano, è un toscano dordine.Mastavolta
dissente. Con misura, provando a «non aggiungere problemi a problemi», che ci
sono. Però «chiediamo un non-impegno per il sì. Questo non è il nostro referendum.
E il porcellum non è la nostra legge elettorale. Il centrodestra se lera
votata da solo, quattro anni fa. Se il popolo italiano la santificasse, cioè se
i cittadini elettori di fatto la approvassero, respingendo i quesiti, a quel
punto quel voto unilaterale del 2005 sarebbe superato, sancito dal sì dei cittadini italiani». Lei
dice: «Questo non è il nostro referendum», dice. Ma lhanno
voluto e firmato in tanti, nel Pd. Ma poteva essere diverso. Poteva cancellare
il premio di maggioranza. In questo caso sì, avrebbe messo il parlamento di fronte allobbligo
di rimettere mano alla
legge. Invece Segni e Guzzetta con il referendum vogliono scrivere la nuova legge.
E così, per legge, vogliono che in Italia si affermi
il bipartitismo. Insisto: non solo loro. A Veltroni i quesiti piacevano, a
Franceschini piacciono. Piacciono ai prodiani. Legittimo,ma io non sono daccordo:
il bipartitismo non è nella realtà italiana, le ultime elezioni lo dimostrano.
Non è il nostro presente, e dubito sia il nostro futuro. E comunque la scorciatoia di introdurlo per
via referendaria è unavventura pericolosa. I partiti non si
fanno a tavolino. Ormai dovremmo averlo imparato. Perché queste cose non le ha dette alla direzione
dove il segretario ha proposto il sì, decisione passata quasi allunanimità?
Io non cero. E del resto nellordine del giorno questo punto non
cera. Ed è singolare che sia stato messo in votazione. Ma mi fermo qui.
Aggiungo solo una cosa: la mia esperienza in campagna elettorale
è che il mondo che guarda a noi è contrario al referendum.
Per buon senso. E comunque nel Pd quasi tutti hanno votato sì. Però con il
passare dei giorni in diversi hanno cambiato idea. Negli organismi dirigenti
non si è mai fatta una discussione seria per scegliere quale legge
elettorale vogliamo. Può essere che la tregua interna
che ha chiesto e ottenuto il segretario ha soffocato il dialogo? Ma no. Il
fatto è che nel partito cè unidea, sbagliata, ma maggioritaria
di chi pensa che il sì aiuterebbe a cambiare lattuale legge elettorale. Franceschini lha anche detto. E
lhanno detto anche Bersani e DAlema. E io non capisco, siamo a una
clamorosa contraddizione interna: vuoi cambiare la legge elettorale, vorresti il modello tedesco, ma poi voti per una
legge bipartitica? Sarebbe come dire: sono a Pistoia,
voglio andare a Roma e prendo un aereo per la Nuova Zelanda. Sapendo anche che
lì trovo uno sciopero dei voli per Roma, per dieci anni. Fra laltro
tutti i vostri potenziali futuri alleati, tanto centristi quanto di sinistra,
vi chiedono di lasciar
perdere il referendum. Anche se non me lo chiedessero,
la penserei nella stessa maniera. Perché prima di guardare alla questione delle
alleanze, che pure è importante, cè un piano su cui non
si possono fare concessioni: il piano della democrazia. Può funzionare una democrazia in
cui chi arriva primo ha il controllo del parlamento? E per entrare al senato cè
uno sbarramento dell8 per cento su base regionale, che in alcune regioni
diventa il 14?Mache democrazia è questa? E non apro neanche il capitolo di quanto conviene a
Berlusconi. Per le riforme dobbiamo partire dal testo sul quale avevamo
raggiunto un accordo poco prima che cadesse il governo Prodi. Cerano
ancora questioni aperte, ma di lì si deve ripartire. E comunque, questo è un
tema del nostro
congresso. A una legge elettorale
corrisponde unidea di stato, oltreché di partito. Ha già
un candidato? No. Però con Franceschini, quandera capogruppo alla camera
e io ero ministro, abbiamo cercato di costruire una proposta di legge
insieme. E non era bipartitica. Ci avrà ripensato. Non lo so, non credo, per la
cultura politica che ha. Avrà ritenuto che il sì fosse il male minore, o che
potesse servire a ridiscutere di legge elettorale. Bersani ha detto che il sì serviva ad aprire
qualche falla fra il Pdl e la Lega. E questi sono ugualmente due eccessi di
tattica. Sulla democrazia meglio lasciar stare la tattica. È pericoloso. Quindi
non sa chi voterà? Se iniziamo scegliendo le persone, non andiamo da nessuna
parte. Già il Pd lo ha fatto, dalla sua nascita: risultato, ancora non abbiamo
fatto il primo congresso.Ora basta, quando decideremo i nostri temi,
sceglieremo le persone. Senza questo, finiremo per decidere sul colore degli
occhi o dei capelli. Oletà, che è importante, ma non più della
rotta del partito.
( da "Manifesto, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Esempi esteri
LE REAZIONI Addio
illusione di cambio, Usa «profondamente preoccupati» «Siamo profondamente
preoccupati»: è il commento del dipartimento di stato americano all'evolversi
della situazione post-elettorale in Iran, dopo la
vittoria di Ahmadi Nejad - sorprendente per proporzioni - e l'esplosione del
conflitto tra i gruppi legati ai riformisti e quelli dell'establishment, con
manifestazioni di massa e episodi di violenza. Nella notte del voto la Casa
Bianca aveva trattenuto a fatica il proprio entusiasmo per la massiccia
affluenza alle urne che sembrava premiare i riformisti: il portavoce di Obama
aveva parlato di «possibilità di cambiamenti», frenando giusto in tempo per
dire che «comunque spetta agli iraniani decidere». Ieri il ministero degli esteri americano è stato più secco: «Ciò che chiediamo alle
autorità iraniane - ha detto il portavoce del dipartimento di stato Ian Kelly -
è di rispettare il diritto della popolazione di esprimersi pacificamente».
L'Iran inoltre «dovrebbe prendere seriamente in considerazione» le accuse di
brogli mosse dal campo riformista. La stessa posizione
viene espressa dall'Unione europea, con Francia Germania e
Gran Bretagna a guidare la lista dei paesi europei che chiedono a Tehran di
«spiegare i risultati di queste elezioni», con il ministero degli esteri francese che esprime la sua preoccupazione «per la brutale
repressione di proteste pacifiche e i ripetuti attacchi alla libertà di stampa
e di parola».
( da "Asca" del
16-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
TOSCANA/CONSIGLIO:
PROROGATA COMMISSIONE PER RIDUZIONE MEMBRI (ASCA) - Firenze, 16 giu - I lavori
della Commissione speciale per la normativa elettorale del Consiglio regionale della Toscana sono prorogati fino al 30
settembre prossimo. La Commissione dovra' riferire all'aula, nella prima seduta
successiva alla conclusione dei lavori, sulle proposte di legge
in materia di riforma elettorale gia' presentate o che potranno eventualmente essere presentate
entro il nuovo termine assegnato. Tra i temi di cui si occupa la
commissione c'e' la riduzione del numero dei membri dell'assemblea, collegato a
una nuova legge elettorale.
E' quanto dispone una deliberazione approvata all'unanimita' dall'aula del
Consiglio regionale durante la seduta di oggi. Sono inoltre prorogati, al 31
ottobre, i lavori di altre due Commissioni speciali: quella sull'emergenza
abitativa e quella sul ciclo dei rifiuti urbani. Le Commissioni speciali, a
norma dello Statuto regionale, possono essere istituite dal Consiglio per
oggetti e tempi determinati. afe/rg/bra (Asca)
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
PESARO PRIMO PIANO
pag. 2 REFERENDUM Roscini (Lega) invita i pesaresi a disertare i seggi
REFERENDUM: c'è il fronte del «no», quello del «sì» e chi preferisce la strada
dell'astensionismo. Dante Roscini, consigliere comunale della Lega, invita
proprio ad ignorare l'appuntamento: «Astensionismo puro e assoluto tuona ,
perchè è una legge truffa che permette a chi ha la
maggioranza relativa di ottenere quella assoluta eliminando l'opposizione,
proprio come fece Mussolini negli anni 20. E le conseguenze le abbiamo subite
per oltre un ventennio». Ligio al dovere, e pronto ad esercitare il suo diritto
ad esprimere una opinione, il consigliere comunale Pdl Dario Andreolli: «Vado e
voto "Sì". Non ho mai mancarto un appuntamento elettorale o referendario. Ritengo, però, che la riforma elettorale non debba essere affronta esclusivamente con lo strumento del referendum. Mi auguro che in seguito si provveda a costruire una riforma
condivisa da più parti»
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
PESARO PRIMO PIANO
pag. 2 Quelli del «Sì» ora si mobilitano Un gruppo di sostenitori spiega che
cosa cambierà con la vittoria di LORETTA SIGNORETTI ANNUNCIANO una forte
campagna. Lo scopo è quello di divulgare la conoscenza dell'appuntamento
referendario del 21 e 22 giugno, nonché promuovere il «sì» su tutte e tre le
schede. Giuseppina Catalano, vice sindaco in pectore, e Aldo Amati, hanno le
idee chiare e passeranno i prossimi giorni, almeno fino a sabato, a riempire
quel vuoto informativo sul referendum popolare causato
dal «silenzio di tutte le forze politiche, comprese quelle che si erano
impegnate per la sua realizzazione». Lo hanno annunciato ieri in conferenza
stampa, insieme a Monica Manenti (Pd), Gioacchino Guastamacchia (Liberi X
Pesaro) e Claudia Palazzetti (Pdl) «Chiederemo anche ai segretari di partito
incalza Amati di muoversi e inviare sms ai loro sostenitori. Questo è solo un
primo passo. Se vince il "sì" tutti saranno interessati a riformare
l'intera legge. Votare "sì" significa
ridurre la frammentazione e aumentare la stabilità di governo senza schiacciare
il pluralismo». Dopo il referendum, secondo la squadra
Catalano-Amati, la nuova riforma dovrebbe prevedere la riduzione del numero dei
deputati ed un processo legislativo più snello affidato ad una sola Camera. Ma
questo si vedrà solo dopo. Ora quello che conta è andare a votare «per non
confermare l'attuale legge definita, da chi l'ha
fatta, una vera "porcata", soprattutto in merito alle liste bloccate
che lasciano la scelta dei rappresentati in Parlamento alle segreterie di
partito». POI AMATI lancia l'appello. E i destinatari sono distinti. Da una
parte gli elettori del Pdl e dall'altra quelli del Pd. Ai primi precisa «che se
non passa il referendum, non vince Berlusconi ma Bossi
che tiene al guinzaglio il presidente del Consiglio. Mentre gli elettori del Pd
devono evitare che si blocchi un processo di riforma che il partito ha voluto».
«E' scandaloso il comportamento di alcuni politici che invitato a disertare il referendum precisa la Catalano che apre la strada ad una
riforma seria». E se per Monica Manenti il referendum
«è una risposta del territorio all'inerzia del Parlamento», Claudia Palazzetti
si dichiara una sostenitrice del «sì». Ma non sono qui come
rappresentate del Pdl, ma come sostenitrice di questo referendum a cui i
cittadini sono chiamati a partecipare». Anche se non nasconde di essere meno
ottimista «sui tempi di realizzazione della grande riforma elettorale, la Palazzetti propone, «al fine di premiare chi si impegna nel
territorio, le primarie obbligatorie». Non solo: «Istituire uno
sbarramento serio nelle elezioni comunali e provinciali, aumentando il numero
di firme per la presentazione di nuove liste nei territori. Ognuno di noi
aveva, in queste ultime amministrative, almeno 5 o 6 amici all'interno di
qualche schieramento». Se è vero che il referendum
aprirà le porte alla futura riforma elettorale, anche
questo argomento sarà oggetto di discussione.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACA 17-06-2009
BALLOTTAGGIO/2 TENSIONE SUL VOTO Rifondazione: Aiello lascia la guida del
partito Il Prc dà libertà di coscienza, ma l'ex segretario è a favore
dell'astensione Pierluigi Dallapina II Una riunione lunga, anzi lunghissima,
terminata alle 2 di notte, che si è conclusa con l'addio del segretario. Walter
Aiello lascia la guida di Rifondazione dopo che il partito, con il 2,23 per
cento delle preferenze, è stato condannato a rimanere fuori dal consiglio
provinciale. Nella sede di via Solari, lunedì sera si è riunito il Comitato
politico federale, e davanti ai «compagni» Aiello ha presentato le dimissioni
dell'intera segreteria accettate dal resto del partito senza esitazione. Per la
verità, fra i presenti qualcuno aveva provato a far tornare il segretario sui
suoi passi, ma il resto del partito ha dato il via libera al rinnovo della
segreteria. Ora sarà la direzione a valutare eventuali candidature. Ma lunedì
sera i momenti di maggiore tensione sono arrivati quando gli iscritti di
Rifondazione hanno dovuto decidere la linea politica da adottare in vista del
ballottaggio. Da una parte Aiello e quelli della sua corrente, L'Ernesto,
favorevoli all'astensione. Dall'altra i giovani di Falce e Martello,
«capitanati» da Andrea Davolo, inclini a lasciare libertà di voto. «Dal mio
punto di vista - commenta Aiello - questa è una posizione di retroguardia». Per
l'ex segretario un «compagno» che vota Bernazzoli suona come una eresia. «Non
capisco come mai nel partito - aggiunge - continua ad esistere un gruppo attratto
dal Pd». Più «morbida» la posizione di Davolo - che è riuscito a far passare la
sua linea nel partito - in quanto al ballottaggio Rifondazione invita gli
elettori ad adottare «un comportamento di voto secondo coscienza». Libertà di
voto a parte, il documento approvato dal Cpf assume però toni durissimi quando
nel testo si parla di Bernazzoli. «La proposta della giunta Bernazzoli non solo
è stata inadeguata e insufficiente rispetto all'azione
politica di contrasto del generale impoverimento dei ceti deboli - si legge nella nota - ma ha anzi ulteriormente peggiorato gli effetti
della crisi». Secca anche la posizione sulla riforma elettorale: «far
fallire il referendum non andando a votare o rifiutando le schede in modo che non
raggiunga il quorum previsto dalla legge».
Rifondazione Walter Aiello.
( da "Merateonline.it"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Cronaca >>
Cronache nazionali 17 / 6 / 2009 Domenica si torna alle urne per votare i tre referendum sulla `legge elettorale` Domenica si torna alle urne. In votazione ci
sono i tre referendum elettorali proposti dal gruppo
di Mariotto Segni e sostenuti in un primo momento da tutto il Popolo della
Libertà e dal Partito Democratico. Solo successivamente le posizioni si sono
annacquate fino alle ultime dichiarazioni del Premier che non è più indispensabile
andare a votare. Chiara la volontà di assecondare il NO secco di Bossi. La
ragione è semplice: uno dei tre quesiti chiede che il premio di maggioranza
vada al partito che ottiene più voti e non alla coalizione. Il Pdl risulterebbe
così, almeno in questa fase, il più votato e potrebbe fare a meno dellappoggio
della Lega Nord. Domani potrebbe essere il PD ad avere la maggioranza e
governare senza la mediazione estenuante con i partiti minori. Di converso però
cè che una società variegata come la nostra è presumibilmente più orientata verso una forma di
proporzionale con elementi di maggioritario che non viceversa e in questo senso
lesito positivo del referendum sarebbe deleterio
alla rappresentatività del Governo rispetto al Paese. Comunque sia ecco i tre
quesiti con tutte le spiegazioni del caso illustrate dagli stessi promotori. Si
vota domenica e lunedì fino alla 15. Poi inizia lo spoglio delle schede. Si può
ipotizzare che quasi ovunque non sarà raggiunto il quorum della metà più uno
dei votanti e se ciò accadrà, sarà il fallimento per i referendari.
Merateonline e Casateonline seguiranno in diretta le operazioni di scrutinio
delle schede come per le amministrative e le europee del 6 e 7 giugno scorsi. A
proposito dobbiamo ringraziare i lettori che hanno letteralmente invaso il sito
rendendolo per ore e ore inaccessibile per esaurimento spazi daccesso.
E i risultati alla fine della giornata sono stati a dir poco straordinari. Nel
solco della nostra linea della trasparenza (cui ci auguriamo seguano anche le testate cartacee) ecco
due dati riassuntivi: Merateonline giorno 8 giugno: 36.445 accessi unici per
59.316 pagine viste – giorno 9 giugno 18.255 accessi unici per 25.084 pagine
viste. Casateonline giorno 8 giugno: 8.500 visitatori unici (il sito “puntava
su MOL per i risultati) per 10.700 pagine viste – giorno 9 giugno 10.800
visitatori per 14mila pagine viste. I referendum sulla
legge elettorale Di Giovanni
Guzzetta 1° Quesito Modulo colore Verde Premio di maggioranza alla lista più
votata CAMERA DEI DEPUTATI 2° Quesito Modulo colore Bianco Premio di
maggioranza alla lista più votata SENATO 3° Quesito Modulo colore Rosso
Abrogazione delle candidature multiple Il 1° e il 2° quesito: premio di
maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento Le
attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale
con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla
Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola
lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. Il
fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha
fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni
composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è
notevolmente aumentata. Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la
Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono labrogazione
del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle
coalizioni di liste. In caso di esito positivo del referendum,
la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista
singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior
numero di seggi. Un secondo effetto del referendum è
il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le
soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioè, le liste
debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.
In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la
maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una
rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento. Allesito
dellabrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative allindicazione
del “capo della forza politica” (il candidato premier) ed al programma elettorale.
Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito Il sistema elettorale risultante dal referendum
spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento,
rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel
sistema partitico. Si potrà aprire, per lItalia, una prospettiva tendenzialmente
bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le
coalizioni scomparirà lattuale schizofrenia tra identità
collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione.
Con leffetto che
i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si
combattono dentro la coalizione. Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo
nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il
premio di maggioranza. Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno
rivendicare un proprio diritto allautonomia perché, di
fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa
sola. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi. E sarà molto difficile spiegare
ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del
Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata
compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile. Leliminazione di composite e rissose
coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta allattuale.
Piuttosto che linarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce
di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole
semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle
forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché
abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento. Il 3° quesito:
abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della
classe politica Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di
scandalo. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche
tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il
“plurieletto”). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i
primi dei candidati “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione
gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del
destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se
sceglie per sé il seggio “A” favorisce lelezione del primo dei
non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il
primo dei non eletti
nella circoscrizione “A”. Nellattuale legislatura, questo
fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei
parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le
elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio
macroscopico di cooptazione! E inevitabile che una tale
disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di
disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano
fortemente la dignità
e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti
(1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità,
ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo. Con
lapprovazione
del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà
abrogata sia alla Camera che al Senato. Il Governo italiano ha fissato per il
21 giugno 2009 lo svolgimento dei tre Referendum sulla riforma della Legge
Elettorale e sull`abolizione delle candidature multiple. I Referendum si
svolgono con un anno di ritardo rispetto alla raccolta delle firme, a
causa dello scioglimento del Parlamento italiano nella passata legislatura,
accaduto in tempi troppo ravvicinati alla data dello svolgimento del referendum; la coincidenza è vietata dalla Costituzione. Per
cosa si vota: I cittadini italiani maggiorenni saranno chiamati ad esprimere il
proprio parere sui seguenti tre quesiti: 1 - scheda di colore VERDE (premio di
maggioranza alla lista più votata alla Camera dei Deputati) Votando SI si
approva la modifica alla legge elettorale
attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza alla Camera dei
Deputati, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora,
alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 2 - scheda di colore BIANCO (premio di
maggioranza alla lista più votata al Senato della Repubblica) Votando SI si
approva la modifica alla legge elettorale
attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza al Senato della
Repubblica, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora,
alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 3- scheda di colore ROSSO (abolizione delle
candidature multiple) Votando SI si vieta a qualsiasi candidato di essere
presente su più circoscrizioni e si obbliga ognuno a scegliere in quale
collegio/sezione elettorale candidarsi. Votando NO si
lascia invariata la legge attuale. Articoli Correlati:
(c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco
Scritto il 17/6/2009 alle 09.52
( da "Lavoce.info"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
>QUELLO CHE C'E'
DA SAPERE SUI REFERENDUM di Sandro Brusco 17.06.2009 A pochi giorni dal voto,
la cortina di silenzio sui referendum è sempre fitta.
E tra i non molti italiani che sanno della loro esistenza, regna la confusione
sulle conseguenze che potrebbero produrre. Cerchiamo di fare un po' di
chiarezza. Il primo e secondo quesito aboliscono la possibilità di formare
coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Ma un eventuale successo non
cambierebbe di molto le cose rispetto alla legge elettorale attuale. Il terzo impedisce ai leader di
presentarsi in più circoscrizioni. Un meccanismo indifendibile, ma praticato da
tutti i partiti. A pochi giorni dal voto, molti italiani non sanno nemmeno che
domenica e lunedì prossimi si terranno tre referendum
elettorali. Anche tra quanti sono coscienti della loro esistenza, sembra
esserci notevole confusione sui risultati pratici che avranno. Cerchiamo quindi
di fare un po' di chiarezza. I referendum elettorali
sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire
il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera. Il secondo fa lo
stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la
possibilità, usata principalmente dai capi-partito, di candidarsi
contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca attenzione finora prestata ai
referendum si è incentrata sul primo e sul secondo.
Voglio qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal terzo. IL REFERENDUM
SULLE CANDIDATURE MULTIPLE Lattuale sistema elettorale
prevede liste chiuse, ossia gli eletti di un partito o coalizione vengono
determinati dall'ordine in cui appaiono in lista. Dato che l'ordine è a sua
volta determinato dai dirigenti del partito, questo fornisce loro un enorme
potere. Tale potere sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla
fine, quanti deputati e senatori elegge un partito
viene ancora determinato dal numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una
idea approssimativa dei voti che un partito può prendere, sorprese negative o
positive sono possibili. Ne segue che, almeno occasionalmente, il candidato
designato può non essere eletto o il candidato non particolarmente desiderato
può farcela. Come fare per rendere più ferreo il controllo dei capi-partito
sugli eletti? La risposta è: candidature in più collegi. Questa possibilità,
concessa dalla legge elettorale,
viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere. Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo
che il partito X si aspetti di ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi
nel collegio
( da "AprileOnline.info"
del 17-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Referendum,
Il rimedio è peggiore del male? Loredana Biffo, 17 giugno 2009, 19:46 Politica
Da un po' di tempo a questa parte è possibile assistere a dibattiti sul referendum abrogativo
della legge elettorale, dove in
genere qualcuno sostiene la tesi bianca e qualcuno quella nera. Di norma si esce da questi
dibattiti con la sensazione poco piacevole che la situazione sia come la carta
moschicida, cioè che comunque si scelga sia comunque una scelta non opportuna.
Gustavo Zagrebelsky e Stefano Ceccanti senatore Pd, ed entrambi docenti di
diritto costituzionale, hanno espresso le loro posizioni in un dibattito
tenutosi in questi giorni a Torino Da un po' di tempo a questa parte è
possibile assistere a dibattiti sul referendum
abrogativo della legge elettorale,
dove in genere qualcuno sostiene la tesi bianca e qualcuno quella nera. Di
norma si esce da questi dibattiti con la sensazione poco piacevole che la
situazione sia come la carta moschicida, cioè che comunque si scelga sia
comunque una scelta non opportuna. Il referendum viene
presentato dai suoi promotori, e da tutti coloro che anche senza esporsi si
augurano che esso passi, come la via d'uscita dalla "porcata" ,
creatura orrenda del vecchio governo di Destra. In realtà i quesiti
referendari, non vanno a inficiare minimamente il punto cruciale del
"Porcellum", cioè le liste bloccate, in virtù delle quali le
rappresentanze parlamentari sono scelte non dagli elettori bensì dai vertici
dei partiti. I quesiti referendari, in particolare il primo e il secondo, propongono
semplicemente di conferire un "premio di maggioranza" (ossia la
maggioranza assoluta dei seggi, tanto alla Camera quanto al Senato), al partito
più votato, e non più alla coalizione vincente. Si vuole cioè dare un premio al
partito più votato, senza valutare se questo partito abbia, non dico raggiunto,
ma almeno avvicinato la maggioranza reale dei voti. Con la legge
che uscirebbe dal Referendum tutto - candidature, linee politiche, scelte di
fondo e valori di riferimento - continuerebbe (Come avviene ora) ad essere
deciso altrove, nelle dinamiche oligarchiche di grandi partiti, con la scelta
ridotta a due opzioni soltanto, vanificando la possibili di scelte difformi. E'
evidente che tutto ciò lede in modo inequivocabile il "principio di Rappresentanza",
che è una delle sei "Regole della democrazia" formulata da Norberto
Bobbio alla fine degli anni ottanta. Ovviamente una scelta può essere definita
tale solo se esiste la possibilità oggettiva di scegliere tra soluzioni diverse
(partiti-movimenti-liste) che abbiano programmi diversi e alternativi. Gustavo
Zagrebelsky e Stefano Ceccanti senatore Pd, ed entrambi docenti di diritto
costituzionale, hanno espresso le loro posizioni in un dibattito tenutosi in
questi giorni a Torino. Zagrebelsky: Approfitterei di questo incontro per fare
delle considerazioni che in realtà sono delle domande che farei al Prof.
Ceccanti. Comincerei con una questione centrale per quel che riguarda il nostro
comportamento di domenica e lunedi, la questione è: andare a votare, o non
andare a votare. Come saprete sono circolati numerosi appelli pro una posizione
o un'altra, mi è stato anche richiesto di firmare un documento pro-astensione,
cosa che non ho fatto per la ragione che anche io quando c'è stata la tornata
referendaria precedente sulla legge 14, avevo scritto
un articolo sostenendo che l'invito a disertare le urne, in modo da non
raggiungere il quorum di validità, è un comportamento democraticamente
scorretto, quindi ora ho risposto di no a quell'appello per non incappare in
una contraddizione. In realtà se ci pensiamo ora la situazione è un po'
diversa, perchè sulla legge
( da "Giornale di Brescia"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 18/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:interno Dal Pdl libertà di scelta Il Pd
appoggia il sì Lega, Udc e sinistra per l'astensione ROMADal Popolo della
Libertà, che lascia libertà di scelta ma è in gran parte per il sì, all'Italia
dei Valori che voterà no, alla Lega Nord che ha dato indicazione ai propri
militanti di non ritirare la scheda: sono variegate le posizioni dei partiti
sul referendum elettorale del
21 giugno. Ecco, in breve, le posizioni delle forze politiche sul voto. Popolo della
Libertà Il Popolo della Libertà non ha dato indicazioni di voto. Il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, che pure andrà a votare sì, ha assicurato alla
Lega che non ci sarà campagna elettorale in favore del
referendum. Anche il presidente della Camera
Gianfranco Fini andrà a votare sì. Nei giorni scorsi il quotidiano online della
sua fondazione «Fare Futuro», ha pubblicato un editoriale nel quale indicava
dieci buoni motivi per votare sì. Diversi esponenti del Pdl, tra l'altro, fanno
parte del comitato promotore del referendum. Tra gli
altri i ministri Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo e i parlamentari
Antonio Martino e Gaetano Quagliariello. Anche il coordinatore del partito e
ministro della Difesa Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il presidente dei
deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari
Liberali di Carlo Giovanardi si asterranno. Partito democratico In una riunione
della direzione il Pd ha deciso di schierarsi per il sì con l'obiettivo che poi
in Parlamento venga discussa una più ampia riforma del sistema di voto. Nella
tornata di domenica e lunedì, in ogni caso, dà priorità ai ballottaggi. L'ala
ulivista chiede invece un maggiore impegno perché il referendum
passi, considerando anche il fatto che alcuni rappresentati come Arturo Parisi
e Franco Monaco sono tra i membri del comitato promotore. Nel partito ci sono
anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro delle Riforme
Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al
«Mattarellum». Lega Nord La Lega è contrarissima a un referendum
dall'esito fortemente bipartitico. Il Carroccio ha dato ai propri elettori, in
particolare quelli che andranno a votare ai ballottaggi, indicazione di non
ritirare le tre schede relative ai referendum. Il
partito ha chiesto che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare
l'opzione dell'astensione, mentre il ministro dell'Interno
Roberto Maroni ha sottolineato la necessità che i presidenti di seggio
spieghino che c'è anche questa possibilità di scelta. Il ministro Roberto
Calderoli a Pontida ha dichiarato: «Se il referendum elettorale del 21 giugno prossimo passasse, la legge elettorale che ne uscirebbe sarebbe la fine della democrazia».
Italia dei Valori Inizialmente favorevole al referendum,
il partito di Antonio Di Pietro dallo scorso maggio si è schierato apertamente
contro la legge che uscirebbe in caso di vittoria del
sì. L'indicazione dell'Idv è di andare a votare ed esprimersi per il no. «Noi
dell'Idv voteremo no a malincuore perché volevamo cambiare la legge elettorale ma Berlusconi ha
detto che si terrà il risultato del voto - ha detto Di Pietro -. Non possiamo
permettere che un partito con la maggioranza relativa del 30% abbia il 60%
degli scranni e andare così verso il regime». Unione di Centro Il partito di
Pier Ferdinando Casini si è da subito schierato per l'astensione con
l'obiettivo di far mancare il quorum. La sua tesi è che l'attuale legge uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì.
Il segretario dei centristi Cesa qualche giorno fa ha dichiarato: «La nostra
astensione è una decisione politica. Questo referendum
porterebbe ad un sistema elettorale non solo peggiore
di quello attuale, ma addirittura simile a quello fascista». Gli altri I
Radicali forza referendaria per eccellenza sono contrari alla legge che emergerebbe se vincesse il sì e hanno formato un
comitato per il «No»: andranno dunque a votare ma metteranno la crocetta sul
no. Tutta la sinistra, dal Prc al Pdci a Sinistra e Libertà è invece schierata
per l'astensione. Anche la Destra è per l'astensione e propone come modello
alternativo a quello dell'attuale legge elettorale quello del «sindaco d'Italia».
( da "Giornale di Brescia"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 18/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:interno Quinto atto per il sistema di voto
Nei primi due hanno vinto i sì, gli altri non hanno raggiunto il quorum ROMAIl referendum elettorale per cui gli
italiani sono chiamati alle urne il 21 e il 22 giugno è il quinto su temi
elettorali nella storia repubblicana. I primi due hanno giocato un ruolo
importante nella riforma del sistema politico, con la vittoria dei «Sì». Per
gli ultimi due, invece, non è stato raggiunto il quorum. 9 Giugno 1991 Gli
italiani sono stati chiamati a pronunciarsi sul referendum
proposto da Segni per l'eliminazione della preferenza multipla nelle elezioni
alla Camera. I «Sì» sono stati 26.922.176 (95,6%). Il 62,5% degli aventi
diritto si reca alle urne, ignorando gli inviti craxiani ad «andare al mare». 18 Aprile 1993 Di nuovo il Corel di Mario Segni (Comitato per le
riforme elettorali) promuove il referendum
sull'abrogazione del sistema proporzionale per l'elezione di 238 dei 315
componenti del Senato. Il 18 aprile 1993 i votanti sono 36.879.669 (il 77%).
Dopo la netta vittoria del «Sì» (82,7%), il Parlamento comincia subito a
lavorare per trasformare il sistema elettorale in
senso maggioritario uninominale. La riforma viene approvata nell'estate
successiva e utilizzata per la prima volta nelle politiche del 1994. 18 Aprile
1999 Il referendum per l'abolizione della quota
proporzionale nel sistema elettorale per la Camera
fallisce per pochissimo. La percentuale delle persone che si recano alle urne è
solo del 49,6. I dati dell'affluenza arrivano con grande ritardo e i primi
commenti sono fuorviati dagli exit-poll che danno per raggiunto il quorum. Tra
i votanti il «Sì» ottiene un inutile 91,5%. 21 Maggio 2000 Resta lontanissimo
dal quorum (vota solo il 32,4%) il referendum per
abrogare la quota proporzionale del 25% nelle elezioni per la Camera dei
deputati, eleggendo il 75% dei deputati con il sistema
uninominale e il restante 25% con il recupero dei candidati non eletti che
abbiano ottenuto più voti.
( da "Cittadino, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Referendum, tra
dubbi e silenzi Alle urne un Paese diviso in due ROMA Dal Pdl, che lascia
libertà di scelta ma è in gran parte per il sì, all'Idv che voterà no, alla
Lega che ha dato indicazione ai propri militanti di non ritirare la scheda:
sono variegate le posizioni dei partiti sul referendum
elettorale del 21 giugno. Ecco, in breve, una mappa
delle posizioni delle forze politiche sul voto.n PDLIl Popolo della Libertà non
ha dato indicazioni di voto. Il presidente del Consiglio Berlusconi, che pure
andrà a votare sì, ha assicurato alla Lega che non ci sarà campagna elettorale in favore del referendum.
Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini andrà a votare sì. Nei giorni
scorsi il quotidiano online della sua fondazione "Fare Futuro", ha
pubblicato un editoriale nel quale indicava dieci buoni motivi per votare sì.
Diversi esponenti del Pdl, tra l'altro, fanno parte del comitato promotore del referendum. Tra gli altri i ministri Renato Brunetta e
Stefania Prestigiacomo e i parlamentari Antonio Martino e Gaetano
Quagliariello. Anche il coordinatore del partito e ministro della Difesa
Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio
Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari Liberali di Carlo Giovanardi si
asterranno.n PDIn una riunione della direzione ha deciso di schierarsi per il
sì con l'obiettivo che poi in Parlamento venga discussa una più ampia riforma
del sistema di voto. Nella tornata di domenica e lunedì, in ogni caso, dà
priorità ai ballottaggi. L'ala ulivista chiede invece un
maggiore impegno perché il referendum passi. Nel partito ci
sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro delle
Riforme Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al "Mattarellum".n
LEGAContrarissima a un referendum dall'esito
fortemente bipartitico, la Lega ha dato ai propri elettori indicazione di non
ritirare le tre schede relative ai referendum. Il
partito ha chiesto che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare
l'opzione dell'astensione, mentre il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha
sottolineato la necessità che i presidenti di seggio spieghino che c'è anche
questa possibilità di scelta.n IDVInizialmente favorevole al referendum,
il partito di Antonio Di Pietro dallo scorso maggio si è schierato apertamente
contro la legge che uscirebbe in caso di vittoria del
sì. L'indicazione dell'Idv è di andare a votare ed esprimersi per il no. n
UDCIl partito di Pier Ferdinando Casini si è da subito schierato per
l'astensione con l'obiettivo di far mancare il quorum. La tesi è che l'attuale legge uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì.n
RADICALIForza referendaria per eccellenza, i Radicali, contrari alla legge che emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un
comitato per il "no": andranno dunque a votare ma metteranno la
crocetta sul 'nò.n SINISTRATutta la sinistra, dal Prc al Pdci a Sinistra e
Libertà è schierata per l'astensione.(Ansa)
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 2 - Attualità
Referendum elettorali, i partiti si schierano Divisi Pdl e Pd. No di Idv e
radicali. Lega, Sinistra, Destra e Mpa per l'astensione ROMA. Dal Pdl, che
lascia libertà di scelta ma è in gran parte per il sì, all'Idv che voterà no,
alla Lega che ha dato indicazione ai propri militanti di non ritirare la
scheda: sono variegate le posizioni dei partiti sul referendum
elettorale del 21 giugno. Ecco, in breve, una mappa
delle posizioni delle forze politiche sul voto. Pdl. Il Popolo della Libertà
non ha dato indicazioni di voto. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
che pure andrà a votare sì, ha assicurato alla Lega che non ci sarà campagna elettorale in favore del referendum.
Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini andrà a votare sì. Nei giorni
scorsi il quotidiano online della sua fondazione "Fare Futuro", ha
pubblicato un editoriale nel quale indicava dieci buoni motivi per votare sì.
Diversi esponenti del Pdl, tra l'altro, fanno parte del comitato promotore del referendum. Tra gli altri i ministri Renato Brunetta e
Stefania Prestigiacomo e i parlamentari Antonio Martino e Gaetano
Quagliariello. Anche il coordinatore del partito e ministro della Difesa
Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio
Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari Liberali di Carlo Giovanardi si
asterranno. Pd. In una riunione della direzione ha deciso di schierarsi per il
sì con l'obiettivo che poi in Parlamento venga discussa una più ampia riforma
del sistema di voto. Nella tornata di domenica e lunedì, in ogni caso, dà
priorità ai ballottaggi. L'ala ulivista chiede invece un
maggiore impegno perchè il referendum passi. Nel partito ci
sono anche i contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro delle
Riforme Vannino Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al "Mattarellum".
Lega. Contrarissima a un referendum dall'esito
fortemente bipartitico, la Lega ha dato ai propri elettori, in particolare
quelli che andranno a votare ai ballottaggi, indicazione di non ritirare le tre
schede relative ai referendum. Il partito ha chiesto
che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare l'opzione
dell'astensione, mentre il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha sottolineato
la necessità che i presidenti di seggio spieghino che c'è anche questa
possibilità di scelta. Idv. Inizialmente favorevole al referendum,
il partito di Antonio Di Pietro dallo scorso maggio si è schierato apertamente
contro la legge che uscirebbe in caso di vittoria del
sì. L'indicazione dell'Idv è di andare a votare ed esprimersi per il no. Udc.
Il partito di Pier Ferdinando Casini si è da subito schierato per l'astensione
con l'obiettivo di far mancare il quorum. La sua tesi è che l'attuale legge uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì.
Radicali. Forza referendaria per eccellenza, i Radicali, contrari alla legge che emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un
comitato per il "no": andranno dunque a votare ma metteranno la
crocetta sul "no". Sinistra. Tutta la sinistra, dal Prc al Pdci a
Sinistra e Libertà è schierata per lastensione. Destra. Anche la Destra è per
l'astensione e propone come modello alternativo a quello dell'attuale legge elettorale quello del
"sindaco d'Italia". Mpa. Stessa linea anche per il Movimento per le
autonomie di Raffaele Lombardo che ha dato indicazione ai propri elettori di
astenersi o, nel caso di concomitanza con i ballottaggi, di non ritirare le
schede dei referendum. Per i referendum
si voterà, dunque, domenica e lunedì. Tre i quesiti sui quali i cittadini sono
chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di alcune
parti della legge. Gli elettori possono scegliere
anche per l'astensione visto che per il referendum abrogativo
la Costituzione prevede la necessità che partecipi al voto il 50% più uno degli
elettori. Se dovesse passare il sì, la legge sarà
immediatamente applicabile. Si voterà domenica 21 tra le 8 e le 22 e lunedì tra
le 7 e le 15. Gli italiani chiamati a votare sono 47,5 milioni a cui si
aggiungono 3 milioni di eletti all'estero.
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 2 - Pordenone
Le Acli sul referendum: «Votare sì per una nuova legge elettorale» L'appello «Votare
sì per impegnare il parlamento per una nuova legge elettorale». Prendono posizione le Acli del Friuli Venezia
Giulia sulla consultazione referendaria del prossimo fine settimana. Il primo e
il secondo quesito hanno lo stesso obiettivo: eliminare la possibilità di
attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In tal modo il
premio di maggioranza potrebbe essere attribuito solamente alla lista che ha
ottenuto il maggior numero di consensi. «In tal modo si va nella direzione di
rafforzare la struttura bipolare del nostro sistema, con il rischio, però, di
scivolare nel bipartitismo verso il quale confermiamo la nostra contrarietà».
Il terzo quesito è «per noi il più importante, perché interviene sulle modalità
di presentazione delle candidature, eliminando le cosiddette candidature
multiple, che permettono ai candidati più noti di presentarsi in tutte le
circoscrizioni, consentendo loro successivamente di optare per l'una o per
l'altra a seconda di equilibri partitici che non riguardano il rapporto con gli
elettori». Questo quesito mira «in maniera chiara alla reintroduzione del
sistema uninominale, che garantisce il rispetto della volontà dell'elettore
nella scelta degli eletti». I tre quesiti referendari, in particolare «i primi
due, non vanno comunque nella direzione di una vera riforma
elettorale che ripristini il rapporto di responsabilità e fiducia tra
eletti ed elettori. Ciononostante siamo convinti che la scelta del sì,
soprattutto al terzo quesito, permanga il modo più efficace per sollecitare il
Parlamento a legiferare in materia». Le Acli, insomma, invitano «a
votare sì per impegnare il parlamento» a redigere una nuova legge
elettorale.
( da "Asca" del
18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
ELEZIONI: VIGILIA DI
REFERENDUM, COMUNI E PROVINCE AL BALLOTTAGGIO (ASCA) - Roma, 18 giu - Si torna
alle urne il 21 e 22 giugno per il referendum sulla legge elettorale e in molti Comuni
e Province per i ballottaggi tra i due candidati piu' votati nel primo turno elettorale di quindici giorni fa. I quesiti referendari sono
tre e all'elettore verranno consegnate tre schede diverse. Il primo
interrogativo propone di abolire le ''candidature multiple'': la possibilita'
che un candidato si candidi in piu' circoscrizioni e poi opti per quella che
piu' gli aggrada in base alla logica dei subentri. Il secondo e il terzo
quesito - che sono identici ma si riferiscono alle due Aule del Parlamento -
puntano a cambiare il meccanismo di elezione di Camera e Senato. Se vincessero
i ''si''', il premio di maggioranza in grado di garantire la governabilita',
attribuito attualmente alle coalizioni, andrebbe al partito o alla lista che
abbia ottenuto la maggiorana relativa dei voti. Mentre
Giovanni Guzzetta e Mario Segni, che presiedono il Comitato referendario,
esaltano la legge elettorale che uscirebbe dalle urne in caso di vittoria dei ''si''' in
quanto accentuerebbe il bipartitismo, il Pd - favorevole ai referendum - si limita a dire che i ''si''' sarebbero una spinta per
riformare la legge elettorale in vigore. Silvio Berlusconi e il Pdl sono favorevoli al referendum, anche se il premier - in ossequio all'alleanza
con la Lega, decisamente contraria al buon esito referendario e schierata per
l'astensione - ha sostenuto nei giorni scorsi che ''non e' opportuno
insistere'', anche se lui ha deciso che andra' a votare. Favorevoli a disertare
le urne e a riaprire il confronto parlamentare sulla riforma elettorale
sono l'Udc di Pier Ferdinando Casini e l'Idv di Antonio Di Pietro, come i
partiti della sinistra: Prc, Sinistra e liberta'. Per l'astensione pure i
radicali di Emma Bonino. Se la vigilia del referendum
fa prevedere il non raggiungimento del quorum (50,1% degli aventi diritto al
voto), incerta e interessante politicamente si presenta la situazione dei
ballottaggi nei Comuni e nelle Province. Pdl e centrodestra confermeranno la
propria supremazia su Pd e centrosinistra? Entrambi gli schieramenti sono
inoltre chiamati a verificare le proprie alleanze. I candidati del Pd sono
appoggiati quasi dappertutto dalla sinistra e dall'Idv. L'Udc ha scelto
situazione per situazione. I comuni capoluogo di provincia in cui si andra' al
ballottaggio sono: Cremona, Padova, Bologna, Ferrara, Forli', Firenze, Prato,
Terni, Ascoli Piceno, Avellino, Brindisi, Foggia, Bari e Caltanissetta. Le
province sono: Alessandria, Torino, Milano, Belluno, Rovigo, Venezia, Savona,
Ferrara, Parma, Rimini, Arezzo, Grosseto, Prato, Ascoli Piceno, Fermo,
Frosinone, Rieti, Brindisi, Lecce, Taranto. Secondo i dati ufficiali del
Viminale, sono 13 milioni e 724 mila gli italiani chiamati al voto per i
ballottaggi delle provinciali e delle comunali. Le operazioni di voto per
l'elezione dei presidenti di 22 Province e dei sindaci di 99 Comuni si
svolgeranno dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedi'. A Torino
la sfida e' tra il presidente uscente Antonio Saitta (Pd) e Claudia Porchietto,
sostenuta da dieci liste di centrodestra, tra le quali il Pdl, la Lega, l'Mpa e
la Destra. Saitta ha il 44,3%, Porchietto il 41.5%. A Milano si va al
ballottaggio tra Filippo Penati (Pd), presidente uscente della Provincia, che
ha ottenuto il 38,8% e Guido Podesta', 48, 8%, sostenuto da Pdl, Lega, Dc,
Nuovo Psi. Qui l'Udc, ago della bilancia in molte situazioni, aveva deciso di
lasciare liberta' di voto ai suoi elettori ma ieri Luca Ruffino, segretario
cittadino del partito, ha dichiarato di appoggiare Podesta'. Da Roma, l'Udc ha
deciso di commissariale la sede milanese del partito. A Venezia rischia la non
riconferma il presidente uscente Davide Zoggia (Pd), 41,9%, al primo turno,
mentre parte avvantaggiata Francesca Zaccariotto (sostenuta da Pdl e Lega) con
il 48.4%. Di particolare interesse il ballottaggio a Rimini, dove il centrodestra
cerca una storica conquista della Provincia con Marco Lombardi (42, 5%) che si
contrappone a Stefano Vitali (centrosinistra). A Lecce cerca la riconferma il
centrodestra con Antonio Maria Gabellone, 41,3%, che si oppone a Loredana
Capone, centrosinistra, 36,7% al primo turno. Buone possibilita' a Cosenza per
Gerardo Mario Oliverio, centrosinistra, che parte dal 46,9% contro il 37,2% del
suo avversario di centrodestra Giuseppe Gentile. Sulle comunali, occhi puntati
su Firenze. Il Pdl conta su Giovanni Galli, ex portiere della nazionale di
calcio, per conquistare una tradizionale roccaforte del Pd: ha ottenuto il 32%.
La novita' del centrosinistra e' il trentenne Matteo Renzi, Pd, presidente in
carica della Provincia, che parte dal 47,6% ma e' inviso alla sinistra radicale
che potrebbe non sostenerlo nel ballottaggio. In suo soccorso potrebbe arrivare
l'elettorato dell'Udc. A Bologna dovrebbe essere scontata la vittoria di Flavio
Delbono che parte da 49,4% ed e' nettamente in vantaggio rispetto ad Alfredo
Cazzola, Pdl, che ha ottenuto il 29,1% nel primo turno ma ora ha il sostegno di
tutto il centrodestra (Giorgio Guazzaloca, 12% al primo turno con una lista
civica, ha deciso di appoggiare Cazzola). Sfida interessante e sul filo di lana
a Padova tra Fabio Zanonato, Pd, sindaco uscente, e Marco Marin, centrodestra.
Il primo parte dal 45,7%, il secondo dal 44,9%. Il centrosinistra cerca la
conferma a Prato con Silvano Carlesi (47,5%) che se la deve vedere con il
candidato di centrodestra Giacomo Bugaro (33,7%). Il Pdl, diventato primo
partito nelle Marche surclassando il Pd, cerca il colpaccio ad Ancona con
Giacomo Bulgaro, sostenuto anche dalla Lega, che parte dal 33,8%. Pd e parte
del centrosinistra puntano su Fiorello Gramillano, preside di un liceo della
citta', che ha ottenuto il 40,9%. A Bari rischia il sindaco uscente Michele
Emiliano, Pd, che al primo turno si e' fermato al 49,1%. In questi quindici
giorni ha conquistato l'appoggio dell'Udc ma ha perso quello di Vincenzo
Divella, industriale della pasta, presidente uscente della Provincia. Tutto il
centrodestra e' compatto sul nome di Simeone di Cagno Abbrescia, Pdl, che parte
dal 46,5%. Ieri Berlusconi, criticando l'atteggiamento di Casini, ha definito
l'Udc come ''l'Unione delle clientele''. Immediata la replica dell'ex
presidente della Camera: ''Berlusconi, nel suo delirio di onnipotenza, offende
l'Udc che ha avuto la dignita' di dire no ai suoi diktat'', All'insegna della
tregua i rapporti tra Lega e Pdl in Veneto: i due partiti, dopo aver conquistato
la Provincia di Padova, vogliono vincere nelle Province di Venezia, Rovigo,
Belluno e al Comune di Padova. Gar/cam/alf
( da "Virgilio Notizie"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Si torna alle urne
il 21 e 22 giugno per il referendum sulla legge elettorale e in molti Comuni
e Province per i ballottaggi tra i due candidati piu' votati nel primo turno elettorale di quindici giorni fa. I quesiti referendari sono
tre e all'elettore verranno consegnate tre schede diverse. Il primo
interrogativo propone di abolire le ''candidature multiple'': la possibilita'
che un candidato si candidi in piu' circoscrizioni e poi opti per quella che
piu' gli aggrada in base alla logica dei subentri. Il secondo e il terzo
quesito - che sono identici ma si riferiscono alle due Aule del Parlamento -
puntano a cambiare il meccanismo di elezione di Camera e Senato. Se vincessero
i ''si''', il premio di maggioranza in grado di garantire la governabilita',
attribuito attualmente alle coalizioni, andrebbe al partito o alla lista che
abbia ottenuto la maggiorana relativa dei voti. Mentre
Giovanni Guzzetta e Mario Segni, che presiedono il Comitato referendario,
esaltano la legge elettorale che uscirebbe dalle urne in caso di vittoria dei ''si''' in
quanto accentuerebbe il bipartitismo, il Pd - favorevole ai referendum - si limita a dire che i ''si''' sarebbero una spinta per
riformare la legge elettorale in vigore. Silvio Berlusconi e il Pdl sono favorevoli al referendum, anche se il premier - in ossequio all'alleanza
con la Lega, decisamente contraria al buon esito referendario e schierata per
l'astensione - ha sostenuto nei giorni scorsi che ''non e' opportuno
insistere'', anche se lui ha deciso che andra' a votare. Favorevoli a disertare
le urne e a riaprire il confronto parlamentare sulla riforma elettorale
sono l'Udc di Pier Ferdinando Casini e l'Idv di Antonio Di Pietro, come i
partiti della sinistra: Prc, Sinistra e liberta'. Per l'astensione pure i
radicali di Emma Bonino. Se la vigilia del referendum
fa prevedere il non raggiungimento del quorum (50,1% degli aventi diritto al
voto), incerta e interessante politicamente si presenta la situazione dei
ballottaggi nei Comuni e nelle Province. Pdl e centrodestra confermeranno la
propria supremazia su Pd e centrosinistra? Entrambi gli schieramenti sono
inoltre chiamati a verificare le proprie alleanze. I candidati del Pd sono
appoggiati quasi dappertutto dalla sinistra e dall'Idv. L'Udc ha scelto
situazione per situazione. I comuni capoluogo di provincia in cui si andra' al
ballottaggio sono: Cremona, Padova, Bologna, Ferrara, Forli', Firenze, Prato,
Terni, Ascoli Piceno, Avellino, Brindisi, Foggia, Bari e Caltanissetta. Le
province sono: Alessandria, Torino, Milano, Belluno, Rovigo, Venezia, Savona,
Ferrara, Parma, Rimini, Arezzo, Grosseto, Prato, Ascoli Piceno, Fermo, Frosinone,
Rieti, Brindisi, Lecce, Taranto. Secondo i dati ufficiali del Viminale, sono 13
milioni e 724 mila gli italiani chiamati al voto per i ballottaggi delle
provinciali e delle comunali. Le operazioni di voto per l'elezione dei
presidenti di 22 Province e dei sindaci di 99 Comuni si svolgeranno dalle 8
alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedi'. A Torino la sfida e' tra il
presidente uscente Antonio Saitta (Pd) e Claudia Porchietto, sostenuta da dieci
liste di centrodestra, tra le quali il Pdl, la Lega, l'Mpa e la Destra. Saitta
ha il 44,3%, Porchietto il 41.5%. A Milano si va al ballottaggio tra Filippo
Penati (Pd), presidente uscente della Provincia, che ha ottenuto il 38,8% e
Guido Podesta', 48, 8%, sostenuto da Pdl, Lega, Dc, Nuovo Psi. Qui l'Udc, ago
della bilancia in molte situazioni, aveva deciso di lasciare liberta' di voto
ai suoi elettori ma ieri Luca Ruffino, segretario cittadino del partito, ha
dichiarato di appoggiare Podesta'. Da Roma, l'Udc ha deciso di commissariale la
sede milanese del partito. A Venezia rischia la non riconferma il presidente
uscente Davide Zoggia (Pd), 41,9%, al primo turno, mentre parte avvantaggiata
Francesca Zaccariotto (sostenuta da Pdl e Lega) con il 48.4%. Di particolare
interesse il ballottaggio a Rimini, dove il centrodestra cerca una storica
conquista della Provincia con Marco Lombardi (42, 5%) che si contrappone a
Stefano Vitali (centrosinistra). A Lecce cerca la riconferma il centrodestra
con Antonio Maria Gabellone, 41,3%, che si oppone a Loredana Capone,
centrosinistra, 36,7% al primo turno. Buone possibilita' a Cosenza per Gerardo
Mario Oliverio, centrosinistra, che parte dal 46,9% contro il 37,2% del suo
avversario di centrodestra Giuseppe Gentile. Sulle comunali, occhi puntati su
Firenze. Il Pdl conta su Giovanni Galli, ex portiere della nazionale di calcio,
per conquistare una tradizionale roccaforte del Pd: ha ottenuto il 32%. La
novita' del centrosinistra e' il trentenne Matteo Renzi, Pd, presidente in
carica della Provincia, che parte dal 47,6% ma e' inviso alla sinistra radicale
che potrebbe non sostenerlo nel ballottaggio. In suo soccorso potrebbe arrivare
l'elettorato dell'Udc. A Bologna dovrebbe essere scontata la vittoria di Flavio
Delbono che parte da 49,4% ed e' nettamente in vantaggio rispetto ad Alfredo
Cazzola, Pdl, che ha ottenuto il 29,1% nel primo turno ma ora ha il sostegno di
tutto il centrodestra (Giorgio Guazzaloca, 12% al primo turno con una lista
civica, ha deciso di appoggiare Cazzola). Sfida interessante e sul filo di lana
a Padova tra Fabio Zanonato, Pd, sindaco uscente, e Marco Marin, centrodestra.
Il primo parte dal 45,7%, il secondo dal 44,9%. Il centrosinistra cerca la
conferma a Prato con Silvano Carlesi (47,5%) che se la deve vedere con il
candidato di centrodestra Giacomo Bugaro (33,7%). Il Pdl, diventato primo
partito nelle Marche surclassando il Pd, cerca il colpaccio ad Ancona con
Giacomo Bulgaro, sostenuto anche dalla Lega, che parte dal 33,8%. Pd e parte
del centrosinistra puntano su Fiorello Gramillano, preside di un liceo della
citta', che ha ottenuto il 40,9%. A Bari rischia il sindaco uscente Michele
Emiliano, Pd, che al primo turno si e' fermato al 49,1%. In questi quindici
giorni ha conquistato l'appoggio dell'Udc ma ha perso quello di Vincenzo
Divella, industriale della pasta, presidente uscente della Provincia. Tutto il
centrodestra e' compatto sul nome di Simeone di Cagno Abbrescia, Pdl, che parte
dal 46,5%. Ieri Berlusconi, criticando l'atteggiamento di Casini, ha definito
l'Udc come ''l'Unione delle clientele''. Immediata la replica dell'ex
presidente della Camera: ''Berlusconi, nel suo delirio di onnipotenza, offende
l'Udc che ha avuto la dignita' di dire no ai suoi diktat'', All'insegna della
tregua i rapporti tra Lega e Pdl in Veneto: i due partiti, dopo aver
conquistato la Provincia di Padova, vogliono vincere nelle Province di Venezia,
Rovigo, Belluno e al Comune di Padova.
( da "Savona news"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Savona:
Rifondazione, referendum sulla legge
elettorale Riceviamo e pubblichiamo la mail inviataci
dal segretario del Segretario provinciale Rifondazione Comunista Marco Ravera
in merito ai referendum sull'attuale legge elettorale: "In queste
ore che ci separano dal ballottaggio, sui cui il mio partito ha già dato un'indicazione di voto, vorrei soffermarmi brevemente sulle altre
schede che verranno consegnate al seggio: quelle dei referendum che
andrebbero a modificare l'attuale legge elettorale. L'attuale legge ha espropriato gli elettori di
ogni residua possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento,
conferendo a una ristrettissima oligarchia di persone (i capi dei
partiti politici) il potere di determinare al 100% la composizione delle
Assemblee legislative. Di conseguenza tutti i "rappresentanti del
popolo" sono stati nominati, da oligarchie di partito, svincolate da ogni
controllo popolare. Non solo attraverso l'introduzione di soglie di sbarramento
irragionevoli, il "porcellum", così come è stata definita l'attuale legge, ha soffocato il pluralismo, espellendo le minoranze,
non coalizzate dal Parlamento. I referendum prposti,
tuttavia, non correggono nessuno dei difetti della legge
elettorale ma, al contrario, li aggrava, esaltandone
le conseguenze negative. Il referendum propone
sostanzialmente due modifiche della vigente legge elettorale: a) attribuisce il premio di maggioranza alla
lista, che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre liste
concorrenti, abrogando la possibilità che il premio venga attribuito ad una
coalizione di partiti; b) determina il raddoppio delle soglie di sbarramento
confermando per tutti la soglia del 4% alla Camera dei Deputati e dell'8% al
Senato (che la legge20attuale impone soltanto ai
partiti non coalizzati). In questo modo si realizzerebbe una sorta di
"dittatura della minoranza", in quanto un solo partito, senza avere
il consenso della maggioranza del popolo italiano, avrebbe nelle sue mani il
controllo del Governo e la possibilità di eleggere
da solo il Presidente della Repubblica e di modificare la Costituzione. Per questo
diciamo No al referendum elettorale,
invitando i nostri elettori e simpatizzanti a rifiutare le schede. Il referendum deve fallire per impedire la cancellazione della
democrazia parlamentare e per rendere possibile una riforma elettorale
che restituisca la parola ai/alle cittadini/e".
( da "Sestopotere.com"
del 18-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Le Acli bolognesi
votano si al Referendum per spronare il Parlamento (18/6/2009 17:10) | (Sesto
Potere) - Bologna - 18 giugno 2009 -Il referendum per
cui saremo chiamati a votare il 21 giugno comprende tre quesiti che mirano ad
abrogare in parte lattuale legge elettorale
per le elezioni politiche. Come noto, quando loggetto del referendum
è una legge elettorale, la
Corte Costituzionale stabilisce che il quesito referendario non possa prevedere
labrogazione per intero della legge poiché è necessario
garantire sempre il rinnovo delle assemblee elettive. Il primo e il secondo
quesito hanno la stessa struttura e lo stesso obiettivo: eliminare la
possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In
tal modo il premio di maggioranza potrebbe essere attribuito solamente alla
lista che ha ottenuto il maggior numero di consensi. Nel caso della Camera
(primo quesito) si avrebbe un premio consistente in 340 seggi, con una soglia
di sbarramento di fatto del 4% per tutti, per il Senato (secondo) il 55% dei
seggi in palio in ciascuna regione, con una soglia dell8%.
In tal modo si va nella direzione di rafforzare la struttura bipolare del
nostro sistema, con il rischio, però, di scivolare nel bipartitismo verso il quale confermiamo
la nostra contrarietà. Il terzo quesito è sicuramente per noi il più
importante, perché interviene sulle modalità di presentazione delle
candidature, eliminando le cosiddette candidature multiple, che permettono ai
candidati più noti di presentarsi in tutte le circoscrizioni, consentendo loro
successivamente di optare per l'una o per l'altra a seconda di equilibri
partitici che non riguardano il rapporto con gli elettori. Nel 2008 121
deputati sono entrati alla Camera grazie a questo sistema. Questo quesito mira
in maniera chiara alla reintroduzione del sistema uninominale, che garantisce
il rispetto della volontà dell'elettore nella scelta degli eletti. I tre
quesiti referendari, in particolare i primi due, non vanno comunque nella
direzione di una vera riforma elettorale che
ripristini il rapporto di responsabilità e fiducia tra eletti ed elettori.
Ciononostante siamo convinti che la scelta del sì, soprattutto al terzo
quesito, permanga il modo più efficace per sollecitare il Parlamento a
legiferare in materia. Le Acli, come noto, fin dallinizio
sono state tra i promotori del referendum; storicamente non hanno mai fatto
mancare il loro appoggio e sostegno ad iniziative di questo tipo che mirassero
a rendere più stretto il rapporto tra eletti e cittadini. Le Acli ribadiscono
la convinzione che le spinse ad aderire al comitato nazionale dei promotori: la
necessità di dotarsi di una nuova legge elettorale adeguata al tempo di oggi, che valorizzi il voto
dellelettore e la responsabilità delleletto in rapporto al
territorio, esaltandola come parametro di una democrazia autenticamente
compiuta. Questa strategia si potrebbe riassumere con uno slogan: votare sì,
per impegnare il Parlamento per una nuova legge elettorale.
Con questo slogan intendiamo confermare la scelta di allora sottolineando, al
di là dellesito del
referendum, lurgenza di lavorare per
una nuova legge elettorale che, per le Acli,
costituisce un obiettivo prioritario, in quanto restituisce al Parlamento e
alla democrazia rappresentativa il ruolo centrale nel processo delle riforme
istituzionali. E il Parlamento, infatti, il luogo che
meglio garantisce il più ampio confronto delle culture politiche presenti nella
società e nel Paese. Approvare una nuova legge elettorale
capace di riallacciare il circuito della rappresentanza con quello del
territorio, valorizzando il voto dei cittadini rispetto allassunzione
di chiare responsabilità degli eletti, ritornando a dare un senso agli art. 48
e 49 della nostra Costituzione, è lobiettivo che le Acli porranno al
Parlamento ed alle forze politiche e sociali sin dal giorno successivo ai
risultati referendari. Acli provinciali di Bologna
( da "City" del
19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Referendum
4 Dietrofront dell'Idv Antonio Di Pietro e l'Italia dei Valori furono fra i
promotori dei quesiti referendari per la riforma elettorale. Oggi hanno
cambiato idea e, sebbene non rinneghino il sì al referendum, non lo
sostengono: perché, temono, da una nuova legge elettorale potrebbero
uscire rafforzati Pd e Pdl, a scapito dei piccoli partiti. 19 giugno 2009
( da "Giornale di Brescia"
del 19-06-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 19/06/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Italia alle urne Domenica e
lunedì I referendari su Bossi: va al mare quando si parla di democrazia A tre
giorni dal referendum scontro tra i comitati e la
Lega. Segni: «Serve un sì contro la casta» Calderoli: «Prima la riforma della
Costituzione, poi metteremo mano alla legge elettorale» ROMAA tre giorni dal referendum
sulla legge elettorale il
comitato promotore gioca la carta della «casta». I cittadini che vogliono
esprimere il proprio dissenso nei confronti della partitocrazia, dicono il
presidente e il coordinatore, Giovanni Guzzetta e Mario Segni, non vadano al
mare ma si schierino per il sì. Dall'altro lato in una partita che ormai si è
ristretta a due giocatori, la Lega Nord e i referendari, a prendere posizione è
ancora una volta uno dei «colonnelli» del Carroccio: Roberto Calderoli. Una
nuova legge elettorale, dice
il ministro della Semplificazione, in questo momento non è la priorità, serve
prima agire sulla riforma del bicameralismo perfetto. Pd e Pdl al voto in
ordine sparso E intanto nei due partiti maggiori si moltiplicano le prese di
posizione singole. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta,
ad esempio, che fa parte del comitato promotore, andrà a votare e dirà tre sì,
compreso quello al terzo quesito che blocca la possibilità di candidature
multiple. Così farà il deputato «teodem» del Pd Luigi Bobba, anche lui tra i
promotori del referendum. «Ai tre quesiti referendari
bisogna votare Sì, affinché il Parlamento si decida finalmente a cambiare una
pessima legge elettorale,
normalmente conosciuta come "porcellum". Pur essendo uno
"strumento rozzo", il Sì - secondo il deputato del Pd - obbligherebbe
il Parlamento a rivedere la pessima legge elettorale attualmente in vigore e restituire così lo
scettro al "principe", cioè agli elettori». Guzzetta e Segni non
fanno previsioni ma si dicono comunque ottimisti. «Sono scaramantico e dunque
di previsioni non ne faccio - dice il primo - ma gli italiani ci hanno spesso
sorpreso. Mi auguro che capiscano che non andare a votare non è fare un
dispetto alla politica, è il contrario, è fargli un favore». Guzzetta ottimista
In ogni caso Guzzetta si dice «ottimista» quantomeno perché dopo i richiami a
una più adeguata informazione, non ultimo quello del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, «gli italiani stanno cominciando a conoscerlo» e
chi sostiene l'astensione «è terrorizzato», chiaro riferimento al Carroccio.
«Spero ai seggi non ci siano problemi al momento del voto - dice Guzzetta - ma
nel momento in cui un ministro dell'Interno dal palco di un comizio intimidisce
i presidenti non lo si può escludere». Guzzetta poi attacca direttamente Bossi:
«Un campione di questo comportamento è Bossi, lo stesso che nel '91, quando ci
furono i referendum per il maggioritario, invitava ad
andare al mare. Gli andò male quella volta, e penso che gli andrà male anche
stavolta. Ogni volta che si tratta di democrazia Bossi va al mare». Insomma,
aggiunge Segni, «la vittoria del sì sarebbe una bomba sullo strapotere della
casta dei partiti, sarebbe un cosa enorme». Se lo capiamo e andiamo tutti a
votare, il 22 ci saremo liberati di uno dei peggiori regali che ci ha fatto la
partitocrazia, quella legge che il suo autore, il
ministro Calderoli, ha definito una porcata». Rispondendo poi alla domanda
perché tra i quesiti referendari non c'è quello sull'abolizione delle liste
bloccate, Segni ha risposto: «Perché non è possibile farlo per referendum. Ma a quelli che dicono non andate a votare
perché tanto la riforma la facciamo in Parlamento, io dico state attenti: non
hanno fatto nulla in tre anni e mezzo, non faranno nulla mai se non passa. Noi
non la possiamo cancellare tutta ma la demoliamo, gli diamo delle enormi
picconate. Se vince il sì sarà bocciata la legge». Riforma
elettorale non è urgente Non è d'accordo
Calderoli secondo il quale il referendum porta con sé il rischio
di mettere in mano a un unico partito la maggioranza parlamentare che potrebbe
addirittura servire a cambiare unilateralmente la Costituzione.
Oltretutto, dice il ministro leghista, una nuova legge
elettorale «non è urgente». La riforma, è il
ragionamento, ci sarà a tempo debito dopo la modifica del bicameralismo
perfetto che, con la creazione di un Senato Federale, avrà come diretta
conseguenza quella della necessità di modifica del sistema di voto. Oggi, ha
spiegato Calderoli, c'è una «volontà dichiarata di tutte le forze politiche di
modificare la Costituzione per poter garantire al governo di poter governare,
ridurre la dimensione del Parlamento, creare il Senato federale e dare maggiore
forza, sotto l'aspetto del controllo, al Parlamento stesso». In vista di questi
cambiamenti, «prima è necessario fare la riforma della Costituzione e subito
dopo la legge elettorale», ha
sottolineato Calderoli, «perché non avrebbe senso andare a fare una legge elettorale che garantisce una
maggioranza con un premio o i vari sistemi che servono per raggiungerla se poi
dopo il Senato cambia completamente la sua natura».
(
da "Eco di Bergamo, L'>" del
19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri (
da "Resto del Carlino,
Il (Bologna)" del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Corriere Alto Adige"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "HelpConsumatori"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "KataWebFinanza"
del 19-06-2009) Argomenti: Esempi esteri (
da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 19-06-2009) Argomenti: Esempi esteri (
da "Wall Street Italia"
del 19-06-2009) Argomenti: Esempi esteri (
da "Denaro, Il"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "AprileOnline.info"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri (
da "Corriere.it"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Panorama.it"
del 19-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Giornale di Brescia"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Repubblica, La"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Riformista, Il"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-06-2009) Argomenti: Esempi esteri (
da "Resto del Carlino,
Il (Pesaro)" del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Giorno, Il (Milano)"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Corriere Alto Adige"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Corriere.it"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Foglio, Il"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Savona news"
del 20-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Giornale di Brescia"
del 21-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Unita, L'"
del 21-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Secolo XIX, Il"
del 21-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Gazzettino, Il"
del 21-06-2009) Argomenti: Proposte di legge (
da "Corriere.it"
del 21-06-2009) Argomenti: Esempi esteri «Ma resta l'urgenza di una riforma vera»
--> Il costituzionalista Lombardi: troppe leggi di parte «Se vince il sì
effetto semplificazione della politica» Venerdì 19 Giugno 2009 GENERALI, pagina
5 e-mail print Costituzionalista emerito dell'Università di Torino, Giorgio
Lombardi, sulla vicenda referendaria non ha dubbi: «Se alla fine dovessero
prevalere i "sì" - dichiara in quest'intervista - la politica
italiana, almeno in prospettiva, potrebbe andare incontro ad un processo di
compattamento dei consensi attorno ai due maggiori partiti attuali: il Pdl e il
Pd. Ma il referendum fallisce subito se non raggiunge
il quorum necessario e, in ogni caso, sullo sfondo resta un nodo, storico e
politico, irrisolto: tutte le riforme elettorali fatte nel nostro Paese sono
apparse come delle scommesse mentre un vero sistema di
voto deve solo consentire una buona elezione e non un vantaggio per qualcuno.
Forse guardare al sistema elettorale
britannico o tedesco, almeno per quanto riguarda la soglia di sbarramento, può
tornare utile anche in questo frangente». Riforma
dell'elezione di deputati e senatori e nuove soglie di sbarramento: cosa
cambierebbe se dovessero vincere i «sì»? O bisogna premettere qualcosa? «Prima
di tutto, se si raggiunge il quorum, credo che vinceranno i "sì". Se
non lo si raggiunge, il referendum fallisce. Il voto
"no" significa non raggiungere la soglia necessaria ma qualora il
quorum fosse centrato, una maggioranza dei "sì" appare prevedibile».
Ragioniamo su questa seconda ipotesi... «Non solo adesso ma anche in
prospettiva la vittoria dei referendari favorirebbe la presenza privilegiata di
due partiti sufficientemente omogenei. Guardando ai numeri, queste due forze
politiche sarebbero il Pdl e il Pd. Gli altri verrebbero confinati nel loro
spazio. Il premio di maggioranza lo prenderebbe il partito uscito con più forza
dalle urne. Il che, sotto un certo profilo, può probabilmente favorire il
compattamento dei partiti». In che modo? «Il partito che si divide sarebbe
condannato a perdere, quello che si manifesta più coeso, invece, appare
favorito per la vittoria finale. È un'ipotesi, questa, che ci richiama molto il
modello britannico dove il Partito liberale ha il 15-16% dei consensi ma è come
non esistesse, a tutto vantaggio di laburisti e conservatori». Il referendum, sempre nel caso di un successo dei «sì»,
innalzerebbe le soglie di sbarramento: le liste, per avere una rappresentanza
parlamentare, dovrebbero ottenere il 4% alla Camera e l'8% al Senato... «Io non
faccio uno scandalo su queste soglie. In Germania la
questione è stata posta e riposta, ma rimane la soglia del 5%. E in modo più
implicito, questo "tetto" resta in vigore anche in Spagna, grazie ai
piccoli collegi elettorali, e in Gran Bretagna con il sistema
maggioritario a collegio uninominale. Se dovessi proprio esprimermi, direi che
lo sbarramento del 4% alla Camera andrebbe alzato di più perché si corre il
rischio di introdurre degli sbarramenti ridicoli». Con la scheda verde si
propone, invece, di abrogare la possibilità che una stessa persona possa
candidarsi in più collegi contemporaneamente. Una questione al centro di
polemiche oramai storiche. O no? «È vero, e se al referendum
vincessero i "sì" vuol dire che un candidato sceglie il suo collegio
e lì rimane. In fondo è anche un atto di rispetto verso gli elettori perché,
secondo me, quando uno si presenta in più circoscrizioni naturalmente gli
elettori lo votano di più in quanto è il candidato che da un po' il là a tutto.
Poi comincia il gioco degli spostamenti e l'elettore che aveva votato per uno
si trova in Parlamento il secondo o il terzo eletto della lista. Ma c'è ancora
qualcosa che vale la pena di sottolineare». Che cosa? «Da studioso ho
specificato quali sarebbero le conseguenze di un certo esito della
consultazione, ma non ho espresso una preferenza. Questo perché tutti i sistemi
elettorali, a mio parere, sono delle scommesse. Una vero sistema
di voto è quello costruito non per arrecare vantaggi a qualcuno ma per
consentire una buona elezione. Se si guarda bene, tutte le nostre riforme
elettorali sono state fatte per tirare l'acqua al mulino di qualcuno». Daniele
Vaninetti 19/06/2009 nascosto-->
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SI PARLA tanto di riforma elettorale, ma ogni partito
tira l'acqua al suo... (sezione: Riforma elettorale)
LETTERE
E COMMENTI pag. 32 SI PARLA tanto di riforma elettorale, ma ogni partito tira l'acqua al suo... SI PARLA tanto di
riforma elettorale, ma ogni partito tira l'acqua al suo mulino ed anche le
modifiche proposte dal referendum, che danno il premio di maggioranza alla lista che ottiene più
voti, non convince più molti. Ma, soprattutto, bisogna snellire e
semplificare gli adempimenti ai seggi elettorali. Da anni presidenti e
segretari debbono districarsi fra montagne di registri, buste varie, per non
parlare dei casi di validità di schede e contestazioni che mettono a dura prova
anche i più esperti legali. Il caso delle recenti elezioni, in cui erano
ammessi anche i voti disgiunti, con la presenza di una moltitudine di liste e
centinaia di preferenze, rende evidente la necessità di studiare qualcosa per
snellire ed unificare i tanti registri da compilare. Il caso di Bari dove ci
sono stati tafferugli ed alcuni presidenti hanno perso il controllo della
situazione, mentre altrove lo spoglio è durato fino a notte fonda, indica che
c'è necessità che la riforma elettorale studi sistemi
di voto semplici e che le incombenze burocratiche per i componenti dei seggi,
siano drasticamente ridotte. Vittorio Boari, Bologna
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Carlini e Sdi: referendum, non votare (sezione: Riforma
elettorale)
Corriere dell'Alto Adige sezione: PRIMA data: 19/06/2009 -
pag: 1 Riforma elettorale
TRA DUE GIORNI ALLE URNE Carlini e Sdi: referendum,
non votare BOLZANO «Se passa questa riforma la democrazia è a rischio». A far
sentire la propria voce alla vigilia del referendum
sono Comunisti e Sdi, che quindi invitano a non andare a votare. Nella Volkspartei
si registrano ancora timori per la propria rappresentanza in Parlamento:
«Votare no». A P
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ELEZIONI. Quello che c'è da sapere sui referendum, di
S. Brusco (sezione: Riforma elettorale)
News
ELEZIONI. Quello che c'è da sapere sui referendum, di
S. Brusco 19/06/2009 - 09:34 Pubblichiamo un articolo apparso su
www.lavoce.info a firma di Sandro Brusco che analizza le ragioni del referendum a pochi giorni dal voto (ricordiamo che le urne
saranno aperte l'intera giornata di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì). I
quesiti referendari sono tre; perché il referendum sia
valido deve votare il 50% più 1 degli aventi diritto; gli elettori non devono
esprimersi necessariamente su tutti e tre i quesiti. A pochi giorni dal voto,
la cortina di silenzio sui referendum è sempre fitta.
E tra i non molti italiani che sanno della loro esistenza, regna la confusione
sulle conseguenze che potrebbero produrre. Cerchiamo di fare un po' di
chiarezza. Il primo e secondo quesito aboliscono la possibilità di formare coalizioni
per ottenere il premio di maggioranza. Ma un eventuale successo non cambierebbe
di molto le cose rispetto alla legge elettorale attuale. Il terzo impedisce ai leader di
presentarsi in più circoscrizioni. Un meccanismo indifendibile, ma praticato da
tutti i partiti. A pochi giorni dal voto, molti italiani non sanno nemmeno che
domenica e lunedìprossimi si terranno tre referendum
elettorali. Anche tra quanti sono coscienti della loro esistenza, sembra
esserci notevole confusione sui risultati pratici che avranno. Cerchiamo quindi
di fare un po' di chiarezza. I referendum elettorali
sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire
il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera. Il secondo fa lo
stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la
possibilità, usata principalmente dai capi-partito, di candidarsi
contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca attenzione finora prestata ai
referendum si è incentrata sul primo e sul secondo. Voglio
qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal terzo. IL REFERENDUM
SULLE CANDIDATURE MULTIPLE L'attuale sistema elettorale
prevede liste chiuse, ossia gli eletti di un partito o coalizione vengono
determinati dall'ordine in cui appaiono in lista. Dato che l'ordine è a sua
volta determinato dai dirigenti del partito, questo fornisce loro un enorme
potere. Tale potere sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla
fine, quanti deputati e senatori elegge un partito
viene ancora determinato dal numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una
idea approssimativa dei voti che un partito può prendere, sorprese negative o
positive sono possibili. Ne segue che, almeno occasionalmente, il candidato
designato può non essere eletto o il candidato non particolarmente desiderato
può farcela. Come fare per rendere più ferreo il controllo dei capi-partito
sugli eletti? La risposta è: candidature in più collegi. Questa possibilità,
concessa dalla legge elettorale,
viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere. Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo
che il partito X si aspetti di ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi
nel collegio
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UE, oggi Consiglio su riforma sistema supervisione
finanziaria (sezione: Riforma elettorale)
UE, oggi
Consiglio su riforma sistema supervisione finanziaria
(Teleborsa) - Roma, 19 giu - Ieri i capi di Stato e di governo europei si sono
accordati in linea di principio, su una riforma del sistema
di vigilanza delle attivit finanziarie nella UE, prendendo in considerazione la
creazione nel corso del 2010, di tre autorit europee. La bozza finale sar
sottoposta all'approvazione oggi del Consiglio. "Queste proposte devono
essere adottate rapidamente in modo che il nuovo quadro (normativo) venga
realizzato completamente nel corso del 2010", scritto nel documento. Il nuovo sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorit secondo i
termini dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avr un potere di supervisione sulle agenzie di rating. Inoltre,
verr creato un consiglio europeo di rischio sistemico, con un presidente eletto
dal consiglio dei governatori della Banca centrale europea. 19/06/2009 -
09:11
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UE, oggi Consiglio su riforma sistema supervisione
finanziaria (sezione: Riforma elettorale)
UE, oggi
Consiglio su riforma sistema supervisione finanziaria
(Teleborsa) - Roma, 19 giu - Ieri i capi di Stato e di governo europei si sono
accordati in linea di principio, su una riforma del sistema
di vigilanza delle attività finanziarie nella UE, prendendo in considerazione
la creazione nel corso del 2010, di tre autorità europee. La bozza finale sarà
sottoposta all'approvazione oggi del Consiglio. "Queste proposte devono
essere adottate rapidamente in modo che il nuovo quadro (normativo) venga
realizzato completamente nel corso del 2010", è scritto nel documento. Il nuovo sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorità secondo i
termini dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avrà un potere di supervisione sulle agenzie di rating.
Inoltre, verrà creato un consiglio europeo di rischio sistemico, con un
presidente eletto dal consiglio dei governatori della Banca centrale europea.
19/06/2009 - 09:11
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UE, RIFORMA SISTEMA SUPERVISIONE FINANZIARIA DAL 2010 (sezione: Riforma
elettorale)
Ue,
riforma sistema supervisione finanziaria dal 2010
-->BRUXELLES (Reuters) - I leader dei paesi Ue appoggeranno oggi una riforma
del sistema di supervisione finanziaria che prevede
anche la creazione, nel corso del 2010, di organismi pan-europei di
monitoraggio dei rischi. Lo si apprende dalla bozza finale che verrà sottoposta
oggi al Consiglio Ue. "Queste proposte devono essere adottate rapidamente
in modo che il nuovo quadro (normativo) venga realizzato completamente nel
corso del 2010", è scritto nel documento. Il nuovo sistema di regolamentazione, che dovrebbe contare tre autorità secondo i
termini dell'accordo negoziati ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna, avrà un potere di supervisione sulle agenzie di rating. Ma non
potrà sconfinare nelle questioni fiscali, prerogativa di ciascun stato membro.
Inoltre, verrà creato un consiglio europeo di rischio sistemico, con un
presidente eletto dal consiglio dei governatori della Banca centrale europea.
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Referendum elettorale, la propaganda viaggia sulla
Rete (sezione: Riforma elettorale)
Futura
corrispondenze dal web Referendum elettorale, la
propaganda viaggia sulla Rete Napoli 2.0 (napoliduezero.com), il social network
che raggruppa gli operatori della comunicazione e del web, ha tenuto da pochi
giorni il suo primo incontro meeting. Napoli 2.0 è stato fondato da Alessandro
Mazzù (alessandromazzu.it), amministratore e marketing manager di Qadra.net
(qadra.net), Web marketing agency partenopea, attualmente impegnata sul
territorio nazionale con diversi progetti di comunicazione business. Giuseppe
D'Elia Su referendumelettorale.org, la campagna
referendaria dispiega a piene mani i propri effetti, in attesa dell'imminente
responso delle urne. Immancabile, nell'era del web 2.0, campeggia in bella mostra
nella home page, lo spot promozionale, introdotto da uno slogan ammiccante che
recita: "Sulla legge elettorale
ti hanno raccontato di tutto. Ma la verità è...". E la verità, sospesa dai
puntini, starebbe ovviamente nei tre minuti del video propagandistico. L'uso
del condizionale, però, ci sembra doveroso, visti i contenuti del filmato.
L'impianto complessivo del messaggio, infatti, lascia intendere che col sì al referendum si otterrebbe una sorta di rivincita dei
cittadini contro "il Parlamento dei nominati", "le risse della
politica", "i professionisti del nulla". Si gioca insomma sulla
retorica anti-casta, lasciando intendere equivocamente che il referendum serva a "tornare a scegliere i
parlamentari", forzando molto il ruolo del terzo quesito, che non
ripristina le preferenze ma, semplicemente, elimina il gioco delle candidature
dei leader in più collegi. Vero è invece che "il referendum
elettorale è per il bipartitismo". Anzi, è questo
il contenuto prevalente, cui mirano i primi due quesiti, da ottenere grazie a
piccoli ritagli del c.d. Porcellum, utili a ridisegnarlo in chiave bipartitica.
Del resto, è dal 2006, che Guzzetta afferma chiaramente che bisogna
"aprire la strada ad un orizzonte bipartitico», abbandonando
la logica del «bipolarismo di coalizione" (chiave per la ricerca: "La
riforma elettorale - Quesiti per un referendum").
Perché dunque, sul piano comunicativo, il bipartitismo passa ora in subordine,
rispetto alla retorica dei cittadini che devono usare il referendum per abbattere la Casta partitocratica? Forse perché il
bipartitismo non è poi così in buona salute? Un'ipotesi plausibile, se solo si
considera che alle recenti Europee i due grandi partiti hanno perso circa 7
milioni di voti (9 punti, in percentuale), rispetto ai risultati delle
Politiche 2008. del 18-06-2009 num.
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Referendum, il dossier (sezione: Riforma
elettorale)
Referendum,
il dossier Fausto Caffarelli, 19 giugno 2009, 13:01 Verso il voto Le ragioni
del si e le ragioni del no. Tutto quello che c'è ancora da sapere e il
dibattito "passato" in rete negli ultimi mesi Clicca quì per leggere il dossier in pdf Breve dossier sul referendum (versione in pdf) Le ragioni del sì pagg. 2 - 3
Presentazione del quesito pagg. 4 - 8 Domande e risposte pagg. 9 -11 Tutte le
bugie sul referendum Tutte le pagine sono tratte dal
sito del Comitato Promotore all'indirizzo ww.referendumelettorale.org
Le ragioni del no / astensione pagg. 12-13 S. Passigli, Referendum - balletti e
trappole, circolorosselli.blogspot.com pagg. 14-16 Enzo Ragusa, Referendum:
l'inutilità del terzo quesito, riforme.info, 28/4/2009 pagg.17-18 Piero Ignazi,
Apprendisti e stregoni , L'Espresso, 7/5/2009 pagg. 19-20 Pancho Pardi,
Boicottiamo il referendum, Micromega on line, 5/5/2009
pagg 21-28 Guido Ortona, A proposito del prossimo referendum
elettorale, email pagg.29
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Fini:
L'intervento
durante un dibattito al cnel Fini: «Non è a rischio il governo, ma la fiducia
dei cittadini» Il presidente della Camera: «Le istituzioni sono di tutti, per
questo servono riforme condivise» ROMA - «Non credo che ci sia un rischio di
instabilità per il governo. C'è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei
confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della
democrazia». Risponde così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a una
domanda sui rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle
vicende degli ultimi giorni, legate anche all'inchiesta di Bari. Fini, che
parla a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del
parlamentarismo in Italia e in Germania, aggiunge: «È questo un tema che non
riguarda governo o opposizione, ma tutti gli attori della politica italiana».
RIFORME CONDIVISE - Per superare la sfiducia dei cittadini, aggiunge Fini, «non
esiste una sola strada, ne esistono tante. Se si parte dal presupposto che le
istituzioni sono di tutti - spiega - sarebbe opportuno, quando si parla di
riforme, di non seguire la via dell'approvazione a maggioranza, ma quella di
riforme condivise». REFERENDUM - Fini poi lancia un appello: «Non perdete
l'occasione di andare a votare domenica e lunedì a prescindere che si voti sì o
no ai quesiti» referendari. Per il presidente della Camera,
non andare a votare per il referendum sulla riforma elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla
Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. «È
rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e
politica». stampa |
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Referendum: sì, no, astensione. I partiti si
schierano (sezione: Riforma elettorale)
- Italia
- http://blog.panorama.it/italia - Referendum: sì, no, astensione. I partiti si
schierano Posted By redazione On 18/6/2009 @ 19:21 In Headlines | 5 Comments
"Tutti a votare per picconare il [1] porcellum, la peggior legge elettorale della storia
repubblicana", si sgola il [2] promotore [3] Giovanni Guzzetta, sotto [4]
la sede Rai di Milano. Per picconare il
"porcellum" L'appuntamento con il "suo" [5] referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a
evitarne fallimento. Per questo quarantareenne [6] professore di istituzioni di
Diritto pubblico all'Università di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore
di un progetto che porta avanti da tre anni, precisamente dal giorno
dopo quello in cui divenne legge la riforma elettorale (la [7] legge 21
dicembre 2005, n. 270 dal titolo "Modifiche al sistema di elezione della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica") di [8] Roberto Calderoli,
poi ribattezzata (dallo stesso ministro, in una ormai famosa puntata di Matrix:
[9] qui il VIDEO), una "porcata". Si sgola Guzetta perché a pochi
giorni dal voto, a cui in teoria sono chiamati 47,5 milioni di elettori, nei
fatti un italiano su due ignora che [10] 21 e 22 giugno si vada ai seggi per un
[11] referendum e un numero altissimo non ne conosce i
contenuti. Eppure in 30 città ci sono i ballottaggi (per il sindaco e/o la
provincia). Ma il meteo darà una mano ai promotori? Sole, caldo: cosa mai di
meglio per andare al mare e disertare le urne? Battaglia tra micro-partiti
trasversali E comunque, la battaglia politica è apertissima e, come sempre ad
ogni appuntamento referendario, è fatta di micro-partiti trasversali che si
affrontano spesso dimenticando la loro appartenenza. Così può capitare che
Antonio Di Pietro inviti a votare no, dopo aver raccolto le firme per il referendum ([12] come questa GALLERY testimonia); che
Gianfranco [13] Fini e Silvio Berlusconi siano per il sì, ma con accenti diversi;
mentre parte del Pdl e Lega hanno già la macchina pronta per una bella
scampagnata domenicale. I quesiti delle tre schede I quesiti del referendum sono sostanzialmente due anche se l'elettore
riceverà tre schede: due quesiti sono infatti la stessa cosa e la duplicità si
spiega perché uno riguarda la Camera e l'altra il Senato. Scheda viola e scheda
beige, rispettivamente, ma identica materia: premio di maggioranza alla lista
(e non alla coalizione) più votata. Insomma, si chiede all'elettore se abolire
la possibilità per i partiti di aggregarsi tra loro e guadagnare il premio di
maggioranza per il polo vincente. Ne consegue che verrebbero penalizzati i
gruppi più piccoli (la percentuale di sbarramento diventerà del 4% alla Camera
e dell'8% a Palazzo Madama) e soprattutto cambierebbe radicalmente l'attuale
geografia politica fatta di coalizioni di partiti. Scheda verde invece per
decidere se togliere ai politici la possibilità di presentare la propria
candidatura in più di un collegio. Il quesito si rivolge ai leader che si
presentano in varie zone d'Italia pur sapendo di doverne poi scegliere una
sola. Cosa cambia Se vinceranno i sì ogni candidato potrà essere in lista in
una sola circoscrizione elettorale e il premio di
maggioranza andrà soltanto al partito più votato; in caso di successo dei no,
oppure di mancato raggiungimento del quorum, resta in piedi il
"porcellum" e tutto rimane come è attualmente. Si voterà per due
giorni: domenica 21/06 dalle 8 alle 22, lunedì22/06 dalle 7 alle 15. Sarà necessario
avere con sé la tessera elettorale (eventualmente da
richiedere all'ufficio elettorale del proprio Comune
di residenza) e un documento di identità valido. Per esprimere il proprio voto
occorre tracciare una croce sul sì oppure sul no nel caso si voglia abrogare
(cioè abolire) l'attuale normativa oppure lasciarla invariata. Le posizioni in
campo Il [14] PDL ha praticamente lasciato libertà di coscienza sul voto. Il
presidente del Consiglio Silvio [15] Berlusconi, che pure andrà a votare (e
voterà sì), ha detto che non avrebbe fatto campagna elettorale
in favore del referendum. Anche il presidente della
Camera [16] Gianfranco Fini andrà, più convinto, a votare sì. Diversi esponenti
del Pdl, tra l'altro, fanno parte del comitato promotore del referendum.
Tra gli altri i ministri [17] Renato Brunetta e[18] Stefania Prestigiacomo[19]
e Gianni Alemanno Martino e Gaetano Quagliariello. Anche il coordinatore del
partito e ministro della Difesa [20] Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il
presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto invece non andrà votare. I
[21] Popolari Liberali di Carlo Giovanardi si asterranno. PD Nell'estate 2007,
quando il referendum venne presentato, il primo
obiettivo era abolire la frammentazione dei partiti, favorendo il bipolarismo.
Era molto prima del discorso del [22] Lingotto di Veltroni. Il neosegretario Pd
però non firmò perché gli allora "cespugli" di sinistra dell'Unione
prodiana minacciarono rappresaglie contro il governo Prodi. Che cadde comunque,
a gennaio del 2008. E [23] a dare una bella sforbiciata ai partiti ci pensarono
gli elettori, nel voto di aprile 2008, lasciandone in Parlamento solo cinque:
Pdl, Pd, Lega, Udc e Idv. Oggi che il Pd non è più ricattabile dai piccoli, la
scelta dei Democrats è stata fatta: lasciando isolato Francesco Rutelli, tutti
gli altri sono rientrati nei ranghi e hanno [24] detto Tre volte sì" ai
quesiti di Guzzetta e Segni. Ma un nuovo timore serpeggia infatti
nell'opposizione. Lo sintetizza per tutti Antonio Di Pietro: "Con la norma
che esce dal referendum, un partito del 30% può
occupare il 55% e farsi maggioranza da solo". Ergo, l'[25] Idv voterà no,
dopo aver battuto le città d'Italia per giorni, due anni fa, a raccogliere le
firme. LEGA Contrarissima a un referendum dall'esito
fortemente bipartitico, [26] la Lega ha dato ai propri elettori, in particolare
quelli che andranno a votare ai ballottaggi, [27] indicazione di non ritirare
le tre schede relative ai referendum. Il partito ha
chiesto che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare l'opzione
dell'astensione, mentre il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha sottolineato
la necessità che i presidenti di seggio spieghino che c'é anche questa
possibilità di scelta. MPA Stessa linea anche per il [28] Movimento per le
Autonomie di Raffaele Lombardo che ha dato indicazione ai propri elettori di
astenersi o, nel caso di concomitanza con i ballottaggi, di non ritirare le
schede dei referendum. UDC Il [29] partito di Pier
Ferdinando Casini si è da subito schierato per l'astensione con l'obiettivo di
far mancare il quorum. La sua tesi è che l'attuale legge
uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì. RADICALI Forza
referendaria per eccellenza, i [30] Radicali, contrari alla legge
che emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un comitato per il
"no": andranno dunque a votare ma metteranno la crocetta sul 'no'.
SINISTRA Dal [31] Prc al [32] Pdci a [33] Sinistra e Libertà sono tutti
schierati per l'astensione. Già con questa legge non
sono riusciti a entrare in Parlamento. Con la nuova legge,
la soglia di sbarramento sarebbe quasi certamente inaccessibile ai singoli
partitini della galassia della sinistra DESTRA Anche la [34] Destra di Storace
e Buontempo è per l'astensione: "Solo battendo i quesiti referendari si
potrà sperare che il Parlamento approvi una nuova legge
elettorale, possibilmente dopo la agognata riforma
costituzionale di cui l'Italia ha estremo bisogno". Modello alternativo a
quello dell'attuale legge elettorale?
Quello del "sindaco d'Italia". [35] I tre quesiti referendari sul
sito de Il Giornale
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Vademecum per i tre quesiti sulla riforma elettorale (sezione: Riforma
elettorale)
Edizione:
20/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo
piano Vademecum per i tre quesiti sulla riforma elettorale
ROMADomenica e lunedì si vota per il referendum sul
sistema elettorale per le elezioni politiche. Tre i quesiti sui quali i cittadini
sono chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di
alcune parti della legge. Gli elettori possono scegliere anche per l'astensione
visto che per il referendum abrogativo la Costituzione
prevede la necessità che partecipi al voto il 50% più uno degli elettori. Se
dovesse passare il sì, la legge sarà immediatamente
applicabile. Perché il referendum sia considerato
valido, dovrà aver votato almeno il 50% più uno dei cittadini. In caso di
vittoria del no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum
non può essere ripresentato per 5 anni. La prima scheda, quella viola, riguarda
la modalità di elezione della Camera dei deputati. L'attuale legge
prevede che il premio di maggioranza (pari a circa il 55% dei seggi e assegnato
su base nazionale) vada alla «lista o coalizione di liste» che abbia raggiunto
il maggior numero di voti. Il primo quesito chiede di cancellare le parole «o
coalizione di liste» attribuendo dunque il premio alla sola lista che abbia
ottenuto il maggiore consenso. La seconda scheda, quella beige, riguarda
l'elezione del Senato. L'attuale legge prevede,
infatti, l'attribuzione del premio di maggioranza, su base regionale, alla
«lista o coalizione di liste» che ottenga più voti. Anche in questo caso il
quesito chiede di approvare la cancellazione della dizione «o coalizione di
liste», attribuendo, dunque, il premio solo alla lista che abbia avuto il
maggior consenso. I primi due quesiti intervengono implicitamente anche sulla
soglia di sbarramento. L'attuale legge elettorale prevede un doppio meccanismo di soglie, più basso
per i partiti che si presentano in coalizione (2% nazionale per la Camera e 3%
regionale per il Senato) rispetto a quelle per le liste che corrono da sole (4%
alla Camera e 8% al Senato). In caso di vittoria del sì il primo «livello»
verrebbe però cancellato. La terza scheda, quella verde, interviene sulle
candidature per Camera e Senato. E propone di abrogare la possibilità per una
stessa persona di candidarsi in più circoscrizioni.
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referendum, la città ribelle - (segue dalla prima
pagina) guido d'agostino (sezione: Riforma elettorale)
Pagina
II - Napoli La monarchia La devolution La scala mobile L´astensionismo
Referendum, la città ribelle Sessant´anni di sì e no, un voto spesso diverso
dal resto d´Italia Nel 1946 quasi l´80 per cento dei napoletani sceglie la
monarchia, ma il voto impose la repubblica Nel 2006 Napoli boccia con l´80 per
cento la riforma federalista voluta dalla Lega di Bossi Nel 1985 Napoli vota
per il mantenimento della scala mobile che era stata riformata dal governo
Craxi Due anni dopo, nell´87, per la prima vota in città vince l´astensione su
5 quesiti, ma il quorum nazionale è raggiunto (SEGUE DALLA PRIMA P
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«Quesiti
sbagliati e pericolosi ecco perché è meglio non votare» roberto gualtieri.
«Serve un confronto parlamentare. La nuova norma consoliderebbe i principi del
Porcellum. Anzi, peggio: sarebbe come la legge Acerbo
che aprì la strada al regime di Mussolini. Altro che 25 luglio». Roberto
Gualtieri «Invito a non andare a votare per il referendum
elettorale»: Roberto Gualtieri vicepresidente
dell'Istituto Gramsci e neo-eletto al Parlamento di Strasburgo lancia l'allarme
su un'eventuale vittoria del sì: «Ne uscirebbe una legge
pericolosa che ci allontana dalle democrazie europee». Andrà a votare per il referendum? No, non solo non andrò a votare ma invito quanti
si recheranno alle urne per i ballottaggi a non ritirare le tre schede relative
al referendum, dal momento che lo considero sbagliato
e pericoloso. Nell'ordine: perché sbagliato? Una vittoria del sì,
contrariamente a quanto sostenuto da molti, non ha l'effetto di abrogare la legge Calderoli. Anzi, ne consoliderebbe tutti i principi di
fondo accentuandone i difetti. Si spieghi. I due pilastri del Porcellum sono il
premio di maggioranza, che non esiste in nessuna democrazia europea, e le liste
bloccate, anch'esse democraticamente discutibili. Bene, nessuno dei due
pilastri verrebbe intaccato dalla vittoria dei sì. L'unica differenza, rispetto
alla legge attuale, sarebbe quella di dare il premio
di maggioranza alla lista più votata invece che alla coalizione di partiti. E
qui ci sarebbe il pericolo cui accennava. Appunto. Di pericoli ne vedo due. Se
i partiti rimangono quelli attuali il Pdl con il 35 per cento dei voti
otterrebbe il 55 per cento dei seggi. Peraltro il tutto avverrebbe eleggendo deputati non scelti dai cittadini ma nominati da un
capo, sua volta acclamato e non eletto da una platea di delegati di diritto.
Una bella democrazia
E il secondo pericolo? La
seconda eventualità è che i due partiti, per ottenere il premio di maggioranza,
si trasformerebbero in due cartelli elettorali onnicomprensivi che ripropongono
al loro interno tutti i difetti delle singole coalizioni. Il che renderebbe
più difficile il processo di consolidamento di un bipolarismo di tipo europeo.
Scusi Gualtieri, ma il Pd ha invitato a votare sì. Naturalmente non tutti i
sostenitori del sì auspicano questi scenari, tuttavia la strategia di un
"sì per la riforma" è risultata poco credibile. Innanzitutto perché
il Pd non ha saputo indicare un progetto di riforma elettorale.
E poi perché sia il comitato referendario sia il Pdl hanno sostenuto che si
applicherebbe la legge che viene fuori dalle urne.
Come a dire: altro che 25 luglio del Cavaliere. Se proprio vogliamo giocare ai
paragoni storici, che in realtà hanno ben poco a che fare con la realtà di
oggi, con il sì al referendum invece di un 25 luglio
rischieremmo di avere un 3 gennaio... A che si riferisce? Al celebre discorso
di Mussolini del 3 gennaio del 1925, con cui uscì dalla crisi seguita al
delitto Matteotti avviando la costruzione del regime. Quel discorso fu
possibile grazie all'esistenza di un Parlamento eletto con la legge Acerbo, che era sostanzialmente identica a quella che
uscirebbe dal referendum sul Porcellum e che aveva
assicurato la maggioranza assoluta al Pnf. Berlusconi come Mussolini?
Fortunatamente no. L'Italia è una democrazia, anche se malata. Non c'è né la
dittatura né la guerra, ma un governo incapace e un presidente del Consiglio
sempre più debole e screditato. Ma se vogliamo stare al
gioco dei paragoni storici avviato da altri, dico che una vittoria dei sì ci
allontanerebbe di più dalle grandi democrazie liberali dell'Occidente. E le
riforme? Sono un altro motivo per cui astenersi. A differenza del no, che è una
difesa dell'attuale legge elettorale, astenersi significa rifiutare sia il referendum che il
Porcellum. L'auspicio è che la fine della lunga stagione referendaria,
che ha prodotto tanti danni al paese, possa finalmente aprire la strada a un
serio confronto politico e parlamentare sulla legge elettorale. A.D.A. 20/06/2009
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Nuova vigilanza Ue: sì con limiti (sezione: Riforma
elettorale)
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-20 - pag: 6 autore: Nuova
vigilanza Ue: sì con limiti Compromesso al vertice dei 27
per superare i no della Gran Bretagna Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Decollerà nel 2010
il nuovo sistema paneuropeo di vigilanza su mercati, banche e assicurazioni, per
aumentare il grado di allerta e minimizzare i rischi di crisi finanziarie
sistemiche e transnazionali. I 27 leader europei hanno posto il sigillo
ieri a Bruxelles a una soluzione di compromesso sulla riforma del sistema di supervisione, in grado di ottenere il placet
anche del premier inglese Gordon Brown, restio a cedere poteri di vigilanza
nazionali all'Europa e ad affidare d'ufficio la poltrona più importante al
presidente della Bce. Per ottenere anche lo "yes" di Londra,
portabandiera della City, le conclusioni finali del vertice Ue hanno
specificato a chiare lettere che le decisioni delle nuove Autorità europee di
supervisione «non dovranno interferire in alcun modo con le responsabilità di
bilancio degli Stati membri» (rispondendo a una preoccupazione che era stata
espressa in modo più blando anche da Germania,
Slovenia, Slovacchia e Romania). Inoltre, si è stabilito che il presidente
dell'organismo di livello più alto sia eletto dal Consiglio generale della Bce
che include i Governatori di tutti i 27 Paesi – anche non apparteneti all'area
euro e non vada d'ufficio al presidente della Bce. Una soluzione che di fatto
dovrebbe portare comunque l'eurogovernatore ad essere nominato, ma senza quel
criterio di automaticità contestato da Brown e salvaguardando la pari dignità
dei Paesi fuori dall'euro. Le nuove autorità Ue nascono sul modello a due
livelli delineato in febbraio dal rapporto dei saggi presieduti dall'ex
direttore generale dell'Fmi, Jacques De Larosière. Il sistema
contempla un organismo con competenze micro-prudenziali e di coordinamento
composto dai rappresentanti dei tre tipi di autorità nazionali di vigilanza su
banche, assicurazioni e Borsa dei 27 (Sistema europeo dei supervisori finanziari);
e un altro organo, guidato dal prescelto dal Consiglio Bce, con compiti di
sorveglianza macro-prudenziale sui grandi istituti finanziari con attività
transnazionali (il Consiglio europeo dei rischi sistemici). Al Sistema Ue dei
supervisori è stata assegnata anche la vigilanza sulle agenzie di rating, ma
non sulle clearing houses come era previsto dalla proposta originaria della
Commissione europea, ancora una volta per l'opposizione di Londra. Importante,
però, che il Sistema Ue dei supervisori nasca, in base alle conclusione del
summit, con poteri decisionali «vincolanti e proporzionati in merito al
rispetto da parte dei supervisori di regole uniche, della legge comunitaria e
nel caso di disaccordi tra supervisori di un Paese d'origine e uno ospite» di
un istituto finanziario. è stato riconosciuto, in sostanza, il potere della
nuova Autorità di garantire il rispetto di procedure omogenee e regole europee,
oltre che di svolgere arbitrati qualora vi siano divergenze di vedute tra due
organismi nazionali. A patto che le decisioni non abbiano effetti sui bilanci
nazionali: per esempio, i nuovi organismi comunitari non potranno imporre la
ricapitalizzazione di una banca in difficoltà con fondi pubblici nazionali.
Come ogni compromesso, il risultato finale si è prestato a valutazioni
speculari e contrapposte. «Se nove mesi fa, avessi detto che ci saremmo mesi
d'accordo su un sistema paneuropeo di supervisione con
poteri vincolanti, nessuno di voi mi avrebbe creduto» ha affermato un Nicholas
Sarkozy raggiante ai giornalsti, seppure ammettendo che avrebbe preferito una
riforma ancor più ambiziosa. «Ho assicurato che i contribuenti inglesi fossero
adeguatamente protetti » ha invece commentato Brown, dimostrando di avere, alla
fine dei conti, molto più a cuore i destini di casa propria che il suo
conclamato progetto di una nuova Bretton Woods. Resta ora da passare il banco
di prova delle proposte legislative dettagliate che la Commissione dovrà
presentare a Consiglio ed Europarlamento nell'autunno 2009, puntando
all'entrata in vigore nell'anno successivo. Sarà l'occasione per comparare in
concreto la portata della riforma europea della vigilanza, rispetto a quella
annunciata da Barak Obama, e di appurare se il campo sia ora veramente del
tutto sgombro dalle resistenze inglesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA BCE
RIDIMENSIONATA La guida dell'organo sui rischi sistemici non andrà d'ufficio
all'Eurotower e all'elezione parteciperanno anche i governatori fuori dall'euro
Mediazione europea. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ( primo
a sinistra) e il presidente francese Nicolas Sarkozy parlano con il cancelliere
tedesco Angela Merkel ( al centro) EPA
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PESARO
AGENDA pag. 12 «La vera democrazia? Sì, no, bianca» REFERENDUM DA ALDO AMATI LA
REPLICA ALL'ASSESSORE RENZO SAVELLI CARO Carlino, sorprende me e le altre
«cinque personalità pesaresi» impegnate a risvegliare l'attenzione su una
scadenza importante come il referendum di domenica e
lunedì, sentire dire dall'ex assessore provinciale Renzo Savelli che «è più
democratico non votare»! Savelli parla di posizioni motivate da «nostre
legittime aspirazioni» non ben individuate mentre è proprio lui che vuol far
andare a vuoto un referendum unicamente perché il
risultate che ne potrebbe scaturire non conviene al suo p artito, la
Rifondazione Comunista; un partito che è diventato un partitino per qualche
ragione che non dipende dal tipo di legge elettorale ma forse da qualche «autolesionismo» e
conservatorismo politico di troppo. Non è il caso di replicare ad ognuna delle
argomentazioni «superficiali, infondate, risibili» di Savelli. In fondo lui
vuole il sistema proporzionale assoluto, quello dove un qualsiasi partito
dell'1% può tenere in ostaggio un governo o una maggioranza, con conseguenze di
logoramento delle istituzioni premessa a svolte autoritarie. Così come è buffo
che a testimoni di quel che succederà dopo il referendum
da parte sua si citino il ministro fascista Acerbo, Berlusconi e Cicchitto! Mai
che gli venissero in mente le volontà espresse dal Partito Democratico, da
Casini, da Fini, da Di Pietro e dalle forze di sinistra presenti o non in
Parlamento. Tutti vorranno fare una nuova legge elettorale fondata su un sistema maggioritario bipolare e
non bipartitico e soprattutto un sistema che, eliminate le «porcate» della legge attuale, ridia agli elettori la possibilità
di scegliere davvero i loro rappresentanti. A questi va aggiunto Bossi il
quale, non volendo un sistema bipartitico, si unirà a tutti questi e eserciterà
il suo potere di condizionamento verso Berlusconi per fare subito una riforma elettorale equilibrata e soprattutto la riforma costituzionale per avere
finalmente il Senato federale e una Camera legislativa con meno deputati.
In ogni caso coloro che vogliono mantenere l'attuale sistema hanno la
possibilità di andare a votare «No», cioè di esercitare il loro potere
democratico per dire «Sì», «No» o depositare scheda bianca. Nulla è più democratico,
razionale e motivato di questo. Aldo Amati, Comitato pesarese per il referendum
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Urgente semplificare gli adempimenti ai seggi
elettorali (sezione: Riforma elettorale)
LETTERE
E COMMENTI pag. 33 Urgente semplificare gli adempimenti ai
seggi elettorali L'INTERVENTO SI PARLA tanto di riforma elettorale ma ogni partito tira l'acqua al suo mulino ed anche le modifiche
proposte dal referendum, che dannoil premio di maggioranza alla lista che ottiene più
voti, non convince più molti. Ma quello che occorre fare al più presto è lo
snellimento e la semplificazione degli adempimenti ai seggi elettorali.
Da anni presidenti e segretari, per espletare i loro compiti, debbono
districarsifra montagne di registri, buste varie che vengono inserite fra loro
come scatole cinesi, per non parlare dei casi di validità di schede e
contestazioni che mettono a dura prova anche i più esperti legali. Il caso
delle recenti elezioni, in cui erano ammessi anche i voti disgiunti, con la
presenza di una moltitudine di liste e centinaia di preferenze, rendeevidente
la necessità di studiare qualcosa per snellire ed unificare i tanti registri da
compilare. Il caso di Bari dove ci sono stati tafferugli ed alcuni presidenti
hanno perso il controllo della situazione, mentre altrove lo spoglio è durato
fino a notte fonda,indica che c'è necessità che la riforma elettorale
studi sistemi di voto semplici e che le incombenze burocratiche per i
componenti dei seggi, siano drasticamente ridotte. Vittorio Boari
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Referendum, Del Tenno stoppa Mitolo (sezione: Riforma
elettorale)
Corriere
dell'Alto Adige sezione: BOLZANOEPROV data: 20/06/2009 - pag: 4 Riforma elettorale Domani e lunedì seggi aperti. Sinistra
democratica: astensione per salvare la democrazia Referendum, Del Tenno stoppa
Mitolo Il vicecoordinatore del Pdl: votare sì. Il numero uno: il partito è
neutrale BOLZANO Nuovo caso in casa Pdl. Nulla di grave se paragonato a quanto
avvenuto negli ultimi giorni sia chiaro ma lo scivolone sul referendum
fa capire chiaramente la confusione che regna all'interno del centrodestra. In
mattinata l'ufficio stampa del Pdl diffonde una nota con cui invita gli
elettori ad andare a votare con tre sì ai referendum
elettorali che si terranno domenica e lunedì. In serata però arriva la smentita
del coordinatore regionale Maurizio Del Tenno in un'intervista televisiva: «Non
so nulla di tutto questo» dice l'onorevole ricordando che il Pdl ha lasciato
libertà di coscienza. Poi arriva il chiarimento: «Un'iniziativa personale del vicecoordinatore
Mitolo ma non facciamone un caso. Non è successo niente di grave» precisa il
numero uno del Pdl in Regione precisando che a partire dalla settimana prossima
il vero ufficio stampa del Pdl diventerà operativo. Una precisazione dovuta
quella di Del Tenno che non ha alcuna intenzione di inimicarsi la Lega che ha
pubblicamente invitato gli elettori a boicottare la consultazione che si terrà
domani e dopodomani. Mitolo, come molti altri esponenti del Pdl che hanno
contribuito a raccogliere le firme, ha sempre detto che sarebbe andato a votare
tre sì. Il punto è che non può dirlo a nome del partito perchè Berlusconi non
ha dato alcuna indicazione ufficiale. Tra coloro che andranno a votare sì ci
sono anche Giorgio Holzmann e Alessandro Urzì che per una volta concordano su
qualcosa. «Ho contribuito a raccogliere le firme e andrò sicuramente a votare»
dice Alessandro Urzì che si esprimerà con tre sì. Altri inviti al boicottaggio
arrivano, oltre che dalla Lega da Sinistra democratica. «Per esprimere la contrarietà
al referendum truffa, è necessaria l'astensione.
Qualsiasi altra espressione di voto rischia di favorire il raggiungimento del
quorum e la validità del referendum scrivono Guido
Margheri e Loredana Motta . In qualsiasi caso, occorre, comunque, rifiutare le
schede viola e beige per non avere una legge elettorale peggiore di quella che nel 1924 portò al potere
Benito Mussolini. Ci auguriamo che prevalga nel Paese la volontà di difendere
la costituzione e che in tutto il centrosinistra e, in particolare nel Pd,
prevalga il senso di responsabilità: imporre al Paese, attraverso
questo referendum, una legge elettorale con premio di maggioranza al singolo partito vorrebbe dire
consegnare definitivamente l'Italia a Berlusconi ». I primi due quesiti modificano
l'attribuzione del premio di maggioranza che, se vincono i sì, non andrà più
alla coalizione ma al partito che ottiene il maggior numero di seggi alla
Camera (scheda viola) e al senato (scheda beige). Il terzo invece
propone di abolire la pratica delle candidature multiple: se vincono i sì i
leader di partito non potranno più candidarsi in più circoscrizioni. M. An.
Deciso Maurizio Del Tenno Veterano Pietro Mitolo «Diritto-dovere» Le operazioni
di voto al seggio in un precedente referendum
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Fini: (sezione: Riforma elettorale)
L'intervento
durante un dibattito al cnel Fini: «Non è a rischio il governo, ma la fiducia
dei cittadini» Il presidente della Camera: «Una democrazia impotente alimenta
progetti bonapartisti o cesaristi» ROMA - «Non credo che ci sia un rischio di
instabilità per il governo. C'è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei
confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della
democrazia». Risponde così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a una
domanda sui rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle
vicende degli ultimi giorni, legate anche all'inchiesta di Bari. Fini, che
parla a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del
parlamentarismo in Italia e in Germania, aggiunge: «È questo un tema che non
riguarda governo o opposizione, ma tutti gli attori della politica italiana».
RIFORME CONDIVISE - Per superare la sfiducia dei cittadini, aggiunge Fini, «non
esiste una sola strada, ne esistono tante. Se si parte dal presupposto che le
istituzioni sono di tutti - spiega - sarebbe opportuno, quando si parla di
riforme, di non seguire la via dell'approvazione a maggioranza, ma quella di
riforme condivise». PROGETTI BONAPARTISTI - «Una democrazia impotente e
inefficace - afferma più tardi Fini nel suo intervento - alla lunga genera
disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per
alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del
Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni». Il presidente della
Camera ha sottolineato la necessità di una «democrazia più forte, più
legittimata, più partecipata, più rappresentativa, più efficace». E ha detto
che «se vogliamo battere le pulsioni che ci sono di un rinnovato
anti-parlamentarismo, il nostro primo dovere è quello di rendere il Parlamento
la casa di tutti e di favorire la partecipazione». REFERENDUM - Fini poi lancia
un appello: «Non perdete l'occasione di andare a votare domenica e lunedì a
prescindere che si voti sì o no ai quesiti» referendari. Per
il presidente della Camera, non andare a votare per il referendum sulla riforma elettorale significa per i cittadini
rinunciare al potere assegnato dalla Costituzione di far sentire la propria
voce ai palazzi della politica. «È rinunciare a una importante modalità per
riavvicinare cittadini, istituzioni e politica». stampa |
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La legge porcellum e il referendum maialata (sezione: Riforma
elettorale)
20
giugno 2009 La legge porcellum e il referendum
maialata Ho serie difficoltà a comprendere chi andrà a votare sì alla proposta
di riforma elettorale suggerita dal referendum.
Lunica ragione che riuscirei a comprendere è
quella di andare a votare per sperare che, dopo aver dato un calcetto in culo
al porcellum, ci sia qualcuno che dia un altro bel calcetto a questa pazza legge referendaria e ne faccia un'altra che quantomeno non
preveda liste bloccate e che quantomeno non offra a un partito di minoranza
relativa il potere assoluto del paese. I motivi per cui mi sembra assurdo
votare sì li ho scritti qui. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Claudio Cerasa
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Savona: Referendum, i questi proposti agli elettori (sezione: Riforma
elettorale)
Savona:
Referendum, i questi proposti agli elettori Domenica 21 tra le 8 e le 22 e
lunedì tra le 7 e le 15 si torna alle urne per il referendum.
In caso di vittoria del no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum non può essere ripresentato per 5 anni. Il primo
quesito La prima scheda, quella viola, riguarda la modalità di elezione della
Camera dei deputati. Lattuale legge prevede che il premio di maggioranza (pari a circa il
55% dei seggi e assegnato su base nazionale) vada alla lista o coalizione di liste che abbia raggiunto
il maggior numero di voti. Il primo quesito chiede di cancellare le parole o coalizione di liste attribuendo dunque il
premio alla sola lista che abbia ottenuto il maggiore consenso. Il secondo La
seconda scheda, quella beige, riguarda lelezione del Senato.
Lattuale legge prevede, infatti, lattribuzione del premio di maggioranza, su base
regionale, alla lista o coalizione di liste che ottenga più voti.
Anche in questo caso, il quesito chiede di approvare la cancellazione della
dizione o coalizione di liste, attribuendo, dunque, il premio solo
alla lista che abbia avuto il maggior consenso. Il terzo La terza scheda,
quella verde, interviene sulle candidature per Camera e Senato. E propone di
abrogare la possibilità per una stessa persona di candidarsi in più
circoscrizioni. Come ci si è arrivati La raccolta delle firme per la parziale
abrogazione dellattuale legge approvata dal centrodestra verso la fine della XIV
legislatura (il 21 dicembre 2005) è iniziata il 24 aprile 2007 e tre mesi dopo,
il 24 luglio il comitato le ha presentate in Cassazione. Dopo lok della Corte e della Consulta il referendum è stato indetto per il 18 aprile 2008 ma poi
rinviato per lo scioglimento delle Camere il 6 febbraio dello stesso anno. La
posizione del Pdl Dal Pdl, che lascia libertà di scelta ma è in gran parte per
il sì, allIdv che voterà no, alla Lega che ha dato
indicazione ai propri militanti di non ritirare la scheda: sono variegate le
posizioni dei partiti sul referendum elettorale
del 21 giugno. Il Popolo della Libertà non ha dato indicazioni di voto. Il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che pure andrà a votare sì, ha
assicurato alla Lega che non avrebbe fatto campagna elettorale
in favore del referendum e così è stato. Anche il
presidente della Camera Gianfranco Fini andrà a votare sì. Nei giorni scorsi il
quotidiano online della sua fondazione Fare
Futuro, ha pubblicato un editoriale nel quale indicava dieci buoni motivi
per votare sì. Diversi esponenti del Pdl, tra laltro, fanno parte
del comitato promotore del referendum. Tra gli altri i
ministri Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo e i parlamentari Antonio
Martino e Gaetano Quagliariello. Anche il coordinatore del partito e ministro
della Difesa Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il presidente dei deputati del
Pdl Fabrizio Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari Liberali di Carlo
Giovanardi si asterranno. Quella del Pd La direzione del Pd ha deciso di
schierarsi per il Sì con lobiettivo che poi in
Parlamento
venga discussa una più ampia riforma del sistema di voto. Nella tornata di
domenica e lunedì, in ogni caso, il partito dà priorità ai ballottaggi. Lala ulivista chiede invece un maggiore impegno perchè
il referendum passi. Nel partito ci sono anche i contrari. Tra
questi, Francesco Rutelli e gli ex ministri Linda Lanzillotta e Vannino Chiti.
Alcuni parlamentari hanno tra laltro presentato
delle
proposte di legge in Parlamento per il ritorno al Mattarellum. La Lega Nord Contrarissima a un referendum dallesito
fortemente bipartitico, la Lega ha dato ai propri elettori, in particolare
quelli che andranno a votare ai ballottaggi, indicazione di non ritirare le tre
schede relative ai referendum. Il partito ha chiesto
che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare lopzione dellastensione, mentre il ministro
dellInterno Roberto Maroni ha sottolineato la necessità che i presidenti
di seggio spieghino che cè anche questa possibilità di scelta. LIdv
Inizialmente favorevole al referendum, il partito di Antonio
Di Pietro dallo scorso maggio si è schierato apertamente contro la legge che uscirebbe in caso di vittoria del sì. Lindicazione dellIdv è di andare a votare ed
esprimersi per il no. LUdc Il partito di Pier Ferdinando Casini si è da
subito schierato
per lastensione con lobiettivo di far mancare
il quorum. La sua tesi è che lattuale legge uscirebbe
di fatto rafforzata da una vittoria del sì. Gli altri Forza referendaria per
eccellenza, i Radicali, contrari alla legge che
emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un comitato per il no: andranno dunque a votare ma metteranno la
crocetta sul no. Tutta la sinistra radicale, invece, dal Prc al
Pdci a Sinistra e Libertà è schierata per il non voto. Anche la Destra è per
lastensione e propone come modello alternativo allattuale legge elettorale
quello del sindaco dItalia. Stessa linea anche
per il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo che ha dato indicazione
ai propri elettori di non andare a votare o, nel caso di concomitanza con i ballottaggi,
di non ritirare le schede dei referendum.
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Alle urne per referendum e ballottaggi (sezione: Riforma
elettorale)
Edizione:
21/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo
piano Il voto Tra riforme e governi locali Alle urne per referendum e ballottaggi Oggi e domani 50 milioni di italiani sono chiamati
ad esprimersi su tre quesiti referendari per la riforma elettorale Lo scoglio da superare sarà il quorum: il 50% più uno degli
elettori. Riflettori puntati anche sulle amministrative La preparazione
di un seggio elettorale per i tre quesiti referendari.
Le urne sono aperte oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15 ROMAOggi e e
domani gli italiani tornano al voto per i referendum e
per il secondo turno delle amministrative. Oltre 47 milioni e mezzo di
cittadini - a cui bisogna aggiungere 3 milioni di italiani all'estero - sono
chiamati alle urne per pronunciarsi sui tre quesiti referendari che riguardano
la legge elettorale e per
scegliere i presidenti di 22 Province e i sindaci di 99 Comuni, 15 dei quali
capoluogo di provincia. Per i soli ballottaggi gli elettori coinvolti sono 13,7
milioni. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15
del giorno successivo. Dopo di che inizieranno le operazioni di scrutinio.
Cambiare la Legge Calderoli Per i referendum, il primo
scoglio da superare sarà quello del quorum, la soglia del 50% più uno dei
votanti necessaria perché la consultazione sia valida. In caso di vittoria del
no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum
non può essere ripresentato per 5 anni. La norma al centro della consultazione
è la 270 del 2005, ossia l'attuale legge elettorale (la cosiddetta Calderoli che negli anni è stata
ribattezzata «Porcellum») , che è fondata su un sistema proporzionale corretto
con premio di maggioranza attribuito alla coalizione e che consente a uno
stesso candidato di correre in più circoscrizioni. Due aspetti che il referendum punta a cancellare e modificare. Chi vuole
abrogare questa parte della legge, dovrà apporre un
segno sul «Sì», chi vuole mantenere la normativa vigente dovrà tracciare un
segno sul «No». Tre le schede per altrettanti quesiti: una viola, una beige e
una verde. Quella viola e quella beige riguardano in sostanza la stessa
materia, ma la prima si riferisce alla Camera e all'elezione dei deputati, la
seconda al Senato della Repubblica e all'elezione dei senatori. Ciò che si
propone di abrogare, in entrambi i casi, è la possibilità di collegamento tra
liste con l'attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione più votata.
Se dovessero vincere i Sì, il premio di maggioranza andrebbe alla singola
lista, e non più alla coalizione di liste, che ottiene più voti. Ci sarebbe poi
un ulteriore effetto: si innalzerebbero le soglie di sbarramento e per ottenere
rappresentanza parlamentare, le liste dovrebbero raggiungere il 4% alla Camera
e l'8% al Senato. L'attuale legge elettorale
prevede, infatti, un doppio meccanismo di soglie, più basso per i partiti che
si presentano in coalizione (2% nazionale per la Camera e 3% regionale per il
Senato) rispetto a quelle per le liste che corrono da sole (4% alla Camera e 8%
al Senato), il primo «livello» verrebbe però cancellato. Il quesito della
scheda verde riguarda invece le candidature e propone di abrogare la
possibilità che una stessa persona possa candidarsi in più collegi
contemporaneamente. Si rinnovano Comuni e Province Saranno circa 13,7 milioni
gli elettori che dovranno esprimere il loro voto al ballottaggio. Il primo
turno ha segnato, di fatto, un'affermazione del centrodestra, con Pdl e Lega
Nord che insieme hanno conquistato 26 Province contro le 14 del centrosinistra,
e nove Comuni capoluogo, contro i cinque degli avversari. I riflettori sono
puntati soprattutto sulle provinciali di Milano e Torino e sulle comunali di
Bologna, Firenze, Padova e Bari: sfide chiave per «pesare» la consistenza del
centrosinistra, i rapporti di forza tra Pdl e Carroccio e il ruolo dell'Udc,
che nel gioco degli apparentamenti ha scelto di allearsi in alcune realtà con
il centrodestra, in altre con il centrosinistra. Grande attenzione è stata
riservata alla corsa per la presidenza della Provincia di Milano dove si
sfidano l'uscente del Pd Filippo Penati e il coordinatore del Pdl lombardo,
Guido Podestà. Interesse anche per le provinciali a Torino dove l'Udc ha scelto
di allearsi con Antonio Saitta del Pd. Ma proprio il Partito democratico segue
con grande apprensione le sorti delle Comunali in due piazze storicamente
«rosse» come Bologna e Firenze dove si sfidano rispettivamente Delbono (Pd) e
Cazzola (Pdl) e Renzi (Pd) e Galli (Pdl).
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Referendum, tutti divisi in vantaggio l'astensione (sezione: Riforma
elettorale)
Referendum,
tutti divisi in vantaggio l'astensione M. BUC. È il referendum
del "Nì". Lo voto, ma non sono così convinto. Lo voto perché devo,
«sono uomo delle istituzioni», ma se voi andate al mare è meglio. Lo voto
perché la "porcata" è peggio, anzi, a pensarci bene «la legge elettorale che partorirebbe
il referendum è anche peggio della porcata, però
bisogna andare a votare...». E ancora: voto Sì perché il partito ha deciso che
bisogna andare, questa è la scelta del Pd, anche se in Parlamento già circola
una proposta di legge - primo firmatario Vannino
Chiti, già ministro per le Riforme del centrosinistra - che perora il ritorno
al Mattarellum, il maggioritario a turno unico, che poi fu la scelta degli
italiani in due consultazioni successive, fra il 1991 e il 1993. Quando ancora
i cittadini credevano nel referendum, nel potere di
incidere sulle scelte del Parlamento. Al mare, No Gli astenuti non andranno al
mare, perché è prevista pioggia in gran parte della Penisola. Però sono i
favoriti, perché in fondo è il referendum del
"Boh", se è vero che il 53% degli italiani non sa neppure che oggi e
domani si vota per i tre quesiti: lo ha rivelato un sondaggio Ispo di martedì
scorso. E non si fa azzardo a dire che il quorum è una chimera, e lo è da 15
anni: l'ultima volta che si superò il 50% più uno dei votanti fu nel 1995,
quando si chiamarono gli italiani a decidere se togliere o meno gli spot
pubblicitari dai film nelle reti di Berlusconi (e altre cose, ma quella era di
sicura presa popolare). L'approccio a questa data "ballerina",
scorporata dal primo turno elettorale delle amministrative
e delle europee proprio per scongiurare il raggiungimento del quorum, è
cambiato nel corso dei mesi. La reazione alla legge elettorale "pensata" da Calderoli e da lui stesso affettuosamente
vezzeggiata come «porcata» fu condivisa, e le firme per abrogarla fioccarono
fitte. Allora, oltre all'indefesso Mariotto Segni (giunto al quinto referendum in qualità di promotore, questa volta affiancato dal professore
e costituzionalista Giovanni Guzzetta), fra i più attivi c'era anche
Tonino Di Pietro, intento a rafforzare il bipolarismo. Il varo del Pd e la
scelta di Veltroni di correre da solo ha poi allarmato l'Italia dei Valori, che
dai propositi dei referendum uscirebbe marginale (però
indica il voto contrario, e non l'astensione). Così come i partiti di sinistra
(che diserteranno) e l'Udc - e Casini infatti dà la libera uscita ai suoi:
andate al mare, in campagna, ovunque ma non alle urne - e così come la Lega.
Comanda la Lega Il gruppo di Bossi è il più convinto, tanto da esprimere una
posizione fondamentalista: «Andate alle urne e rifiutate di ritirare la
scheda». Un'indicazione inedita, ma spiegabile: andate a votare, perché ci sono
i ballottaggi e dobbiamo ribadire al premier quanto siamo forti e
indispensabili, però il referendum lasciatelo perdere,
perché Berlusconi potrebbe scoprire quanto diventeremmo inutili (con il
"premio" che consentirebbe di governare al partito di maggioranza
relativa, senza alleati). E il presidente del Consiglio ha danzato con finte e
controfinte, protervia e indecisione. Poteva liberarsi del giogo della Lega, ma
sul piatto c'era la tenuta del governo e Berlusconi si è rimpicciolito sul
tornaconto a corto raggio, dapprima rinunciando all'election day e poi sfumando
la posizione: «Voterò Sì, sono uomo delle istituzioni, responsabile davanti
agli elettori», ha detto per mesi. Il 3 giugno, dopo una cena con Bossi, ha
cambiato tono: «Andrò a votare per il Sì, ma non farò campagna elettorale. È la richiesta della Lega». Non si dice
"richiesta", si dice "ricatto". «Nì» e «Boh»: sono le due
opzioni più gettonate per il referendum di oggi e
domani, al posto dei classici Sì e No. I partiti sono indecisi e poco convinti,
a parte quelli contrari. E gli italiani non sanno che si vota...
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Referendum, i partiti pronti alla battaglia (sezione: Riforma
elettorale)
Referendum,
i partiti pronti alla battaglia I "grandi" sono per il sì, tutti gli
altri voteranno no Roma. Ma qual è la vera posta in gioco nella partita dei tre
referendum che si giocherà tra oggi e domani? In
apparenza, i circa 47,5 milioni di elettori che sono chiamati alle urne per
esprimere il loro voto sui tre quesiti referendari, abbinati ai ballottaggi,
hanno la possibilità di abrogare alcuni "pezzi" dell'attuale legge elettorale. Due schede
riguardano il premio di maggioranza: in caso di vittoria dei sì, il premio
riservato a chi conquista più voti andrebbe al singolo partito e non alla
coalizione più votata. La terza scheda chiede di imporre uno stop alle
candidature multiple: la prevalenza dei sì impedirebbe alla stessa persona di
candidarsi in più collegi contemporaneamente, come spesso (solo in Italia)
fanno i big della politica. Ma, è ormai chiaro a tutti, i risultati che lunedì
usciranno dalle urne (vittoria dei sì; vittoria dei no; mancanza di quorum)
peseranno sugli equilibri politici, al di là delle mutilazioni inferte alle
norme elettorali. Per avere conferma di questo effetto collaterale, basta fare
un'occhiata agli schieramenti in campo, che peraltro fanno registrare molti
volteggi rispetto alle posizioni di partenza. Prendiamo l'Idv: Antonio Di
Pietro si fece fotografare ai banchetti delle firme con i promotori, Mario Segni
e Giovanni Guzzetta, ma ora è schierato per il no. Più coerentemente, l'Udc ha
sempre visto con il fumo negli occhi un referendum,
che punta a un modello elettorale bipartitico lontano
dal proporzionale amato dai centristi. Anche i radicali e tutti i partitini
della sinistra radicale invitano a votare no per motivi evidenti: già ora i
loro simboli sono fuori dal Parlamento ma una vittoria dei sì (niente premio di
coalizione) rappresenterebbe una pietra tombale per le formazioni minori. Si
arriva così al fronte del sì, che peròè piuttosto variegato. La linea ufficiale
del Pd è per il sì: i suoi elettori sono invitati a votare per l'abrogazione
delle norme sottoposte a referendum anche se, con i
numeri e i sondaggi attuali, il principale beneficiario di una vittoria dei sì
sarebbe il Pdl di Silvio Berlusconi. È questo il motivo che ha fatto prendere
le distanze dalla linea ufficiale del partito esponenti come Francesco Rutelli
e Vannino Chiti. Se Dario Franceschini (d'accordo una volta tanto con Massimo
D'Alema) è convinto che la vittoria dei sì aprirà la strada
a una riforma elettorale gestita dal Parlamento, gli altri temono invece che Berlusconi
possa farsi tentare dal voto anticipato, andando alle urne con l'attuale legge modificata dai referendum e puntando così a fare il
pieno di seggi grazie al premio di maggioranza riservato al partito con più
consensi. Il Cavaliere, da parte sua, avrebbe tutto l'interesse a
cavalcare i referendum e a promuovere la vittoria dei
sì. Ma non può perché ha le mani legate dal patto che gli ha imposto la Lega.
Uscito rafforzato dal primo turno elettorale, il
Carroccio è contrario a smontare la «porcata» elaborata a suo tempo dal
ministro Roberto Calderoli, tanto da invitare i suoi elettori a non ritirare le
schede, silurando così il quorum dei referendum.
Berlusconi ha detto che andrà a votare e scriverà sì sulle schede (anche quella
candidature multiple?) ma il Pdl ha scelto di starsene defilato per non entrare
in rotta di collisione con l'alleato leghista. Come si vede, i leader stanno
facendo calcoli che poco hanno a che fare con i quesiti. «Tutti attaccano il
"porcellum" ma tutti lo amano e se lo vorrebbero tenere per tutta la
vita», ha sostenuto Calderoli. Se davvero è così e se gli italiani la pensano come
lui, il quorum (mai più raggiunto dal 1995) resterà un miraggio. Michele
Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 21/06/2009
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Partiti divisi e in ordine sparso (sezione: Riforma
elettorale)
Partiti
divisi e in ordine sparso Domenica 21 Giugno 2009, Roma Dal Pdl, che lascia
libertà di scelta ma è in gran parte per il sì, all'Idv che voterà no, alla
Lega che ha dato indicazione ai propri militanti di non ritirare la scheda.
Sono variegate le posizioni dei partiti sul referendum
elettorale di domani e lunedì. In particolare nei
partiti maggiori, Pdl e Pd, convivono tutte le opzioni. Ecco, in breve, una
mappa delle posizioni. POPOLO DELLA LIBERTÀ - Non ha dato indicazioni di voto.
Il premier Silvio Berlusconi, che pure andrà a votare sì, aveva infatti
assicurato alla Lega che non ci sarebbe stata campagna elettorale
in favore del referendum. Anche il presidente della
Camera Gianfranco Fini andrà a votare sì. Nei giorni scorsi il quotidiano
online della sua fondazione "Fare Futuro", ha pubblicato un
editoriale nel quale indicava dieci buoni motivi per votare sì. Diversi
esponenti del Pdl fanno parte del comitato promotore del referendum.
Tra loro, i ministri Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo e i parlamentari
Antonio Martino e Gaetano Quagliariello. PARTITO DEMOCRATICO - È schierato per
il sì con l'obiettivo che poi in Parlamento venga discussa
una più ampia riforma del sistema di voto. Nel partito ci sono anche i
contrari. Tra questi, Francesco Rutelli e l'ex ministro delle Riforme Vannino
Chiti. Alcuni parlamentari hanno tra l'altro presentato delle proposte di legge in Parlamento per il ritorno al "Mattarellum".
LEGA NORD - Contrarissima a un referendum dall'esito
fortemente bipartitico, la Lega ha dato ai propri elettori, in particolare
quelli che andranno a votare ai ballottaggi, indicazione di non ritirare le tre
schede relative ai referendum. La Lega ha chiesto che
nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare l'opzione dell'astensione,
mentre il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha sottolineato la necessità
che i presidenti di seggio spieghino che c'è anche questa possibilità di
scelta. ITALIA DEI VALORI - Inizialmente favorevole, da maggio si è schierata
apertamente contro la legge che uscirebbe in caso di
vittoria del sì. L'Idv invita ad andare a votare no. UDC- Il partito di Pier
Ferdinando Casini si è da subito schierato per l'astensione con l'obiettivo di
far mancare il quorum. La sua tesi è che l'attuale legge
uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì. RADICALI - Forza
referendaria per eccellenza, i Radicali, contrari alla legge
che emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un comitato per il no.
SINISTRA - Prc, Pdci, Sinistra e Libertà schierati per l'astensione.
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L'Iran a Usa e Gb: basta interferenze Mousavi: avanti
ma con moderazione (sezione: Riforma elettorale)
ARRESTATA
LA FIGLIA DELL'EX PRESIDENTE RAFSANJANI Teheran: ancora scontri, decine di
morti Ahmadinejad: «Basta interferenze» «Cnn»: almeno 19 vittime. Ma per la tv
di Stato sono solo dieci. Merkel: «Smettere violenze, riconteggio dei voti»
TEHERAN - Non si ferma la violenza in Iran dopo i probabili brogli che hanno
sancito il trionfo del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad nelle recente
elezioni presidenziali a dispetto di quello che avrebbe dovuto essere il
vincitore, il riformista Mir Hossein Mousavi. Da sabato è scontro aperto tra i
suoi sostenitori e il regime, dato che la Guida suprema, l'ayatollah Khamenei,
si è schierato venerdì ufficialmente con Ahmadinejad. Mousavi in un comunicato
sul suo sito web ha sostenuto che sono legittime le proteste del popolo «contro
le frodi e le bugie. Oggi il Paese è in lutto per quelli che sono stati uccisi
nelle proteste, ma vi chiedo di restare calmi». MANIFESTANTI IN PIAZZA -
Domenica a Teheran, per l'ottavo giorno consecutivo, i manifestanti sono scesi
in piazza per contestare il risultato elettorale.
Video amatoriali mostrano un corteo in una delle vie principali del centro
della capitale, con i partecipanti che gridano slogan come «Non abbiate paura,
siamo uniti» e «Morte al dittatore» (guarda). Secondo testimoni citati dalla
Cnn migliaia di agenti antisommossa sono stati dispiegati nelle strade della
città e molti negozi sono rimasti chiusi. In un blog di Twitter dedicato
all'Iran si parla di 50 mila dimostranti che avrebbero sfilato davanti alla
sede delle Nazioni Unite nello Shahrzad Boulevard a Teheran. Secondo quanto
riporta la Cnn, un'altra manifestazione di protesta ha avuto luogo
nell'Università Azad. Alcuni post nel blog #iranelection su Twitter parlano di
scontri nella piazza Baharestan. Domenica la situazione è comunque più
tranquilla rispetto a sabato, quando secondo fonti ospedaliere 19 persone sono
rimaste uccise negli scontri tra dimostranti e polizia. Su alcuni social
network si parla di 150 morti e centinaia di feriti. «CALMA INSOLITA» - Secondo
Lara Setrakian, corrispondente della rete Abc per il Medio Oriente, a Teheran
c'è invece una calma insolita. La giornalista preannuncia però nuove
manifestazioni e un discorso di Mousavi o di sua moglie Zahra Rahnavard. Anche
l'agenzia Afp riferisce che non ci sono segnali di manifestazioni nel centro
della capitale. L'agenzia cita testimoni secondo cui la polizia interviene per
disperdere anche i capannelli di due-tre persone. Altre testimonianze parlano
di traffico normale e negozi aperti. Alcuni blogger si spingono a dire che il
governo starebbe perdendo il controllo dell'esercito, dato che sabato diversi
soldati si sarebbero rifiutati di sparare sulla folla. Lo scontro in Iran
avviene non solo nelle piazze, ma anche per il controllo dell'informazione. Dopo
che il regime ha ufficialmente bloccato il lavoro dei cronisti stranieri le
notizie arrivano con difficoltà. Ultimo in ordine di tempo il corrispondente
della Bbc Jon Leyne, espulso domenica dal Paese perché accusato di «sostegno ai
rivoltosi» dopo che aveva espresso dubbi sull'attentato al mausoleo di
Khomeini. Il giornalista dovrà lasciare l'Iran entro 24 ore. L'opposizione si
affida al web, blog, siti e social network per comunicare con il mondo, il
regime replica attraverso tv, giornali e radio. Smentendo però diverse volte se
stesso. NOTIZIE E SMENTITE - Per esempio sul bilancio delle vittime. Da Teheran
la tv di Stato manda prima la notizia che un numero imprecisato di persone sono
morte sabato a Teheran per l'incendio di una moschea appiccato da «rivoltosi»
nel corso della manifestazione dell'opposizione. L'emittente ha anche mostrato
immagini dell'edificio in fiamme. Poco dopo però arriva la smentita: nessun
morto nell'incendio della moschea. Secondo sempre la tv di Stato inizialmente
erano 13 le persone uccise negli scontri di sabato tra la polizia e quelli che
vengono definiti «gruppi terroristici». Bilancio poi ridotto a 10 morti e un
centinaio di feriti. «Terroristi» che il governo di Teheran identifica con
mujaheddin che hanno le loro basi all'estero, per esempio
nel vicino Iraq, e il loro quartier generale a Londra. Il ministro degli esteri Manuchehr Mottaki ha accusato senza mezzi termini la Gran Bretagna, dicendo che negli ultimi mesi prima del voto «è stato
registrato un forte incremento nel flusso di persone provenienti dalla Gran Bretagna che entravano in Iran». Secondo Mottaki Londra addestra
gruppi terroristici attivi nel sud della Repubblica islamica e influenza le
altre potenze per fare loro assumere una posizione contraria al programma nucleare
di Teheran. In particolare starebbe cercando di bloccare ogni apertura
dell'amministrazione Usa verso l'Iran. ARRESTATA FIGLIA DI RAFSANJANI - Ci sono
anche nuovi arresti eccellenti: durante le manifestazioni di sabato sono stati
portati in carcere la figlia dell'ex presidente Akbar Hashemi-Rafsanjani e
quattro suoi parenti, accusati di coinvolgimento nelle proteste contro
Ahmadinejad, come riporta l'agenzia Fars. Faezeh Hashemi, nota attivista per i
diritti delle donne, è emersa negli ultimi anni come figura di spicco
dell'opposizione. Prima del voto, il presidente aveva accusato Rafsanjani e i
suoi figli di corruzione e l'ex presidente è uno dei principali sponsor di
Mousavi. Tra gli arrestati anche la figlia di Faezeh. Tutti sono accusati di
avere partecipato a un raduno illegale nel centro di Teheran, durante il quale
sono scoppiati gravi incidenti, e di avere «provocato e incoraggiato i
rivoltosi». Una fonte delle forze di sicurezza ha detto invece che la donna e
gli altri membri della famiglia sono stati portati in una stazione di polizia
«per la loro stessa sicurezza». KHATAMI: «PERICOLOSE CONSEGUENZE» - Tra le voci
dissenzienti ancora in libertà, quella dell'ex presidente iraniano Mohammad
Khatami, che ha ammonito sulle «pericolose conseguenze» che potrebbero derivare
dal divieto di manifestare imposto dalle autorità. Inoltre addebitare la crisi
iraniana a un complotto delle potenze straniere è «indicazione di una falsa
politica». Con queste dichiarazioni l'ex presidente, appartenente al clero sciita
con il titolo di hojatoleslam, è uscito allo scoperto nella disputa arrivata ad
investire l'establishment. Mantiene invece il silenzio Rafsanjani, assente
venerdì alla preghiera collettiva a Teheran, quando la Guida suprema ha
affermato che le manifestazioni dovevano cessare. L'ultima volta che Rafsanjani
aveva fatto sentire la sua voce era stato con una lettera inviata allo stesso
Khamenei prima delle elezioni, in cui gli chiedeva di garantire uno svolgimento
corretto della consultazione e avvertiva che in caso di sconfitta di Mousavi
attraverso brogli, nelle piazze sarebbero potuti scoppiare gravi incidenti.
Nella sua dichiarazione odierna, Khatami chiede «l'immediato rilascio di tutti
gli arrestati durante le proteste», ritenendo che ciò «può calmare la
situazione nel Paese». E chiede alle autorità di «rispettare i diritti del
popolo». Il ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, già successore
designato dell'ayatollah Khomeini come Guida suprema e poi defenestrato, ha
proposto tre giorni di lutto nazionale per i manifestanti uccisi e ha affermato
che resistere alle richieste del popolo sulle elezioni è proibito dalla
religione. «BASTA INTERFERENZE» - Domenica c'è stato un nuovo, duro intervento
di Ahmadinejad, che ha intimato a Stati Uniti e Gran Bretagna di smettere le interferenze nelle vicende interne
dell'Iran. «Considerando le vostre sconsiderate affermazioni, non potete più
essere considerati degli amici della nazione iraniana. Pertanto vi consiglio:
correggete il vostro atteggiamento fatto di ingerenze» ha detto il presidente
rieletto a un consesso di chierici e insegnanti. Il riferimento è alle critiche
che numerosi Paesi occidentali hanno rivolto alle autorità per il rifiuto di
accogliere la richiesta di riconteggio dei voti. Anche il presidente del
Parlamento Ali Larijani ha chiesto in un discorso all'assemblea di rivedere i
rapporti con Gran Bretagna, Francia e Germania, alla luce di
quelle che ha definito «vergognose» dichiarazioni sulla contestata elezione
presidenziale. La radio di Stato ha riferito che Larijani «ha chiesto alla
commissione del Parlamento per la politica estera e della sicurezza di mettere
in agenda la revisione dei rapporti con i tre Paesi europei». In seguito il
governo iraniano ha convocato gli ambasciatori e i rappresentanti dei 27 Paesi
europei presenti a Teheran. Il ministro degli Esteri ceco, Jan Kohout, il cui
Paese ha la presidenza di turno europea, ha detto che l'Ue sta preparando una
reazione. Un portavoce del ministro ha detto che i diplomatici «non hanno avuto
la possibilità di esprimere la loro posizione» sulla crisi in Iran. MERKEL:
«RICONTEGGIO DEI VOTI» - Continua dunque il pressing della comunità
internazionale sul regime di Teheran. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha
sollecitato le autorità ad astenersi dall'uso della forza e della violenza
contro le manifestazioni popolari e ha chiesto un riconteggio dei voti. Da
Londra, il ministro degli Esteri David Miliband ha respinto l'accusa secondo
cui le proteste contro i brogli sarebbero pilotate da Londra. «Non è vero che
le manifestazioni sono manipolate dall'esterno - ha detto -. Respingo
categoricamente questa idea. Il Regno unito è fermissimo nel sostenere che
spetta al popolo iraniano scegliere il suo governo». Per l'Italia, il ministro
degli Esteri Franco Frattini ha espresso preoccupazione per «le violenze e la
perdita di vite umane» in Iran e ha chiesto «al governo iraniano di adoperarsi
con urgenza per creare le condizioni per una composizione pacifica della crisi
interna». I FERITI NELLE AMBASCIATE - Il governo della Svezia, Paese che dal 1°
luglio assumerà la presidenza di turno della Ue, si appresta intanto a
consultare i partner europei per valutare come rispondere alla domanda
crescente che arriva dai suoi cittadini affinché le porte delle ambasciate
occidentali a Teheran vengano aperte per dare rifugio ai manifestanti feriti.
L'ambasciata di Svezia nella capitale iraniana ha infatti ricevuto un certo
numero di richieste via e-mail, provenienti dalla madrepatria, affinché apra le
sue parte per dare riparo ai manifestanti dell'opposizione. La direttrice delle
relazioni esterne del ministero, Cecilia Julin, ha riferito che sono arrivate
«alcune mail, ma non una valanga» e ha aggiunto che il governo svedese ha
intenzione di «valutare, assieme ai suoi partner europei», la risposta da dare
alle domande ricevute per l'apertura umanitaria delle porte delle ambasciate.
Julin ha anche precisato che la Svezia compare erroneamente su una lista non
ufficiale, pubblicata su internet, che indica i Paesi le cui ambasciate
darebbero rifugio ai manifestanti feriti a Teheran. Tale lista comprende
Australia, Belgio, Finlandia, Francia, Germania e Messico. Dalla Farnesina fanno sapere che nessuna
richiesta ad accogliere feriti durante gli scontri è giunta finora dai manifestanti
iraniani alle ambasciate dei Paesi europei a Teheran. La Farnesina definisce
«prive di fondamento» le notizie secondo cui alcune ambasciate europee
avrebbero accolto i feriti e altre no. Le sedi diplomatiche dei Paesi Ue a
Teheran, aggiunge la Farnesina, restano come di consueto in costante contatto
tra loro. Anche il Belgio ha smentito di aver accolto i feriti in ambasciata.
«L'Italia non si sottrarrà agli sforzi internazionali di assistenza
umanitaria», ha dichiarato in una nota il ministro degli Esteri, Franco
Frattini. «Il ministro Frattini - prosegue la nota della Farnesina - ha già
dato istruzioni in tal senso all'ambasciata d'Italia a Teheran ove vi fosse
richiesta e bisogno di assistenza ai dimostranti feriti. Frattini approfondirà
questi aspetti mercoledì a Stoccolma, in occasione del suo incontro con il
ministro degli Esteri svedese». stampa |
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