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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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toARTICOLI DEL 1-10 febbraio 2009       #TOP



Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (95)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Indennità dei politici ( da "Corriere delle Alpi" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici FREQUENTANDO il mondo dell'associazionismo italiano, e non solo in Svizzera, ma anche leggendo nelle agenzie e sulla stampa, così detta d'emigrazione, da parte di molte persone residenti soprattutto in Europa viene manifestata la sorpresa e lo sconcerto per la mancata promessa di Silvio Berlusconi che,

Salta la seduta salva Province ( da "Stampa, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: AUTONOMIA Salta la seduta salva Province Tre assenti in maggioranza e l'opposizione a mezzanotte lascia l'aula [FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA Il colpo di scena - o lo sgambetto, a seconda dei punti di vista - è arrivato a mezzanotte. Il documento dell'Upi contro l'abolizione delle Province, motivo della seduta straordinaria di consiglio,

L'ente Provincia? Può anche sparire ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ente Provincia? Può anche sparire» Raffaele Massussi, 47 anni, titolare del «Caffè Vecchia Piazza» di piazza Tebaldo Brusato, legge Bresciaoggi e commenta le notizie del giorno. No all'abolizione delle Province. I consiglieri del Broletto rivendicano l'utilità dell'ente e propongono in alternativa ridefinizione di compiti e alleggerimenti di enti intermedi.

AltraSavona acclama Cappelli presidente ( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: comunale forzista sarà il candidato di AltraSavona nel collegio delle Fornaci. Il programma in dieci punti prevede l'abolizione delle provincie e l'abbattimento del 50% degli emolumenti degli eletti. La realizzazione o l'espansione di alcune infrastrutture: l'Albenga-Carcare-Predosa, il secondo svincolo autostradale di Savona all'altezza del Letimbro, lo svincolo autostradale Millesimo-

provincia, reazione d'orgoglio contro la richiesta di abolizione ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sassari Provincia, reazione d'orgoglio contro la richiesta di abolizione Dura nota dell'Upi: «Una campagna denigratoria, un attacco alla democrazia» SASSARI. Doveva essere la giornata del "Provincia pride": un'affermazione d'orgoglio del ruolo delle amministrazioni e dei consigli provinciali in tutta Italia, convocati su un ordine del giorno dell'

nelle aree periferiche ( da "Mattino di Padova, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: superamento della frammentazione dei servizi, che ha creato tante IRI locali senza alcun vantaggio in termini di costi per i cittadini, ovvero l'abolizione delle Province, grande promessa elettorale disattesa... In compenso la legge detta le regole su come ciascuno di questi enti - ai quali si aggiungono le città metropolitane - potrà avvalersi della capacità impositiva sui cittadini,

La Provincia vota l'abolizione della prefettura ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La Provincia vota l'abolizione della prefettura Ordine del giorno approvato all'unanimità a Palazzo Piloni: An contraria all'inserimento, ma alla fine dice sì Domenica 1 Febbraio 2009,

il pd: è necessario allargare l'alleanza all'udc ( da "Centro, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è chi vuole abolire le Province, ma poi presenta i candidati e vuole gli assesorati». Fioroni, sulla questione Province, ce l'ha anche con «un gruppo di intellettuali del Pd, che prepara un manifesto per l'abolizione delle Province». Un monito, perentorio, è arrivato dall'onorevole Fioroni al Pd abruzzese, sulle Primarie: «Siete bravi a fare le Primarie,

EGREGIO DIRETTORE, da Vasco Errani Presidente della Regione Emilia Romagna ... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province e, per ultimo, ma non meno importante, per mandare un segnale di vera innovazione ai cittadini, ormai stanchi di questa politica e di tutto quello che la circonda, una riduzione degli emolumenti e l'abolizione di tutti i privilegi che ancora persistono fra i Parlamentari Italiani ed Europei ed i Consiglieri Regionali.

NELL' ULTIMA seduta del consi... ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: attacco portato dal centrosinistra contro la locale Confindustria solo perché rea a detta dello stesso Ucchielli di essere gelosa delle prerogative in materia di collocamento al lavoro esercitate dalla Provincia. Fra le proposte inaccettabili contenute nella citata missiva vi è anche quella di abolire il Corpo Forestale dello Stato e di trasferirne le funzioni alla Polizia locale.

PESCARA - Aspro botta e risposta sul tema dell'abolizione delle Province tra Pino De Dominicis,... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Aspro botta e risposta sul tema dell'abolizione delle Province tra Pino De Dominicis, Pd, presidente della Provincia di Pescara e dell'Upi abruzzese, e l'ex candidato governatore del centrosinistra, Carlo Costantini, IdV, che aveva sollevato il tema. De Dominicis: «Secondo Costantini, con l'abolizione delle Province lo Stato risparmierebbe 14 miliardi di euro,

La Provincia salva sè stessa. Venerdì sera il Consiglio provinciale di Treviso ha approvat... ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E disconoscendo il diritto di rappresentanza delle comunità locali: «Chi sostiene la tesi dell'abolizione della province è antifederalista e non può nascondersi dietro il dito del risparmio economico, tra l'altro modestissimo perchè non interesserebbe i costi di struttura, di funzionamento e di personale, ma solo i cosiddetti costi della politica delle Province,

L'ira di Sernagiotto: Un partito senza coerenza ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Certo, inserendo il "taglio" all'interno di una più ampio e organica riforma dell'assetto istituzionale italiano. «Un approccio serio non può che essere complessivo», ha asserito il parlamentare azzurro. Che ha rilanciato la proposta, già avanzata in precedenti occasioni, di trasformare piuttosto le province in una sorta di organismo,

Tre proposte per un partito liberale ( da "Blogosfere" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Una effettiva diminuizione delle aliquote fiscali. 2) L'eliminazione del valore legale del titolo di studio. 3) L'abolizione delle province. Vediamo nel dettaglio. Il primo punto e' un po' il Santo Graal del liberismo, diminuire il flusso di denaro dal privato al pubblico, per soffocare la cieca (e stupida) avidita' dello Stato,

Prefetture enti inutili? Lo sono anche le Province ( da "Corriere delle Alpi" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Bortoluzzi sottolinea come il documento per l'abolizione delle Province sia stato firmato ormai da molte personalità venete, sia del mondo imprenditoriale ma non solo: oltre a Carraro e alla Salomon hanno aderito Luigi Rossi Luciani (Past President Confindustria Veneto), Massimo Calearo e Stefano Beraldo (AD Coin), ma anche il giornalista Aldo Forbice,

PROVINCIA, PD SUBALTERNO ( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della Provincia non sarebbe un dramma per i cittadini, tutt'altro. Che la Lega sia contraria all'abolizione perché difende la «Casta padana» che anche in via Battisti ha i suoi luoghi di potere e di remunerazione non stupisce e, tutto sommato, anche il riallineamento del PDL non era particolarmente inaspettato visto che,

falanga eletto nel direttivo regionale della figc ( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Gennaro Falanga già dal palco della sede della Vivai Rauscedo, a San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone, aveva detto che non voleva contrapporsi in modo energico a Vincenzo Cisilin, in quella che non era una guerra, ma una semplice elezione del direttivo.

gli ospedali uguali alle province ( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: stampa Il commento gli ospedali uguali alle province Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva annunciato durante la campagna elettorale che uno dei suoi primi provvedimenti avrebbe riguardato l'abolizione delle Province. Che fine ha fatto quella promessa? Avete ascoltato le dichiarazioni degli amministratori di Campobasso e di Isernia,

SAN CARLO RESTAURATO BELLO MA DISAGEVOLE ELVIRA SPAGNUOLO DE MARTINO - TORRE DEL GRECO ... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 02-02-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della legge cosiddetta «lodo Alfano». Nella primavera del 2009 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per l'abolizione di alcune norme della legge elettorale «Calderoli». Tutte e due queste iniziative molto probabilmente, come già è accaduto in precedenti referendum abrogativi, saranno destinate alla sconfitta.

Neve, ma Milano non è Marsiglia nè Madrid. E nemmeno Londra (per fortuna) ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Le prefetture non servono ( da "Corriere delle Alpi" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della libertà, sia a livello locale che nazionale, si esprimano per l'abolizione dell'ente Provincia. La corsa in solitaria della Lega Nord alle amministrative della prossima primavera diventa dunque sempre più probabile. Credo infatti», conclude il consigliere, «che, per le forze sopra citate, sarebbe davvero imbarazzante proporre un candidato per la guida di enti che ritengono

Costerà almeno 20 milioni e sarà pronta entro il 2013 ( da "Cittadino, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La spesa verrebbe ripartita tra la terna di comuni, la provincia di Milano e la regione Lombardia. Tra i vantaggi annoverati dai vertici del comune di San Donato, figura l'abolizione dei semafori sulla Paullese e e l'alleggerimento del traffico sulle congestionate assi interne alla città delle vie Morandi e Cefalonia.

Province da abolire, ( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell Province. Lo conferma l'articolo del compianto direttore Fabio Barbieri. Franco Vicentini Treviso Con il voto sulle Province il Pd mi ha aperto gli occhi Egregio Direttore, confesso che leggendo la cronaca delle azioni e delle recenti esternazioni del Partito Democratico trevigiano, in un primo tempo ho pensato all'

Province: no all'abolizione ma qualche accorpamento... ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: dire che alcune Province sono state istituite non per rispondere a bisogni veri delle popolazioni, ma per mungere dallo Stato soldi a coprire esigenze del tutto inesistenti, o calcoli elettorali non sempre del tutto chiari e trasparenti. Ci sono Comunità montane situate quasi completamente in pianura e via altri esempi che una trasmissione come Report ha messo in grande evidenza.

ripartiamo dall'eolico e dalle piccole industrie ( da "Nuova Sardegna, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è merito esclusivo della giunta regionale uscente». Punto importante nel programma dell'Idv è la lotta agli sprechi, «proseguendo nell'abolizione di enti inutili avviata da Soru». Anche la sanità pubblica ha necessità delle sue regole: on particolare, dice l'Idv, dovranno trovarsi soluzioni all'assistenza degli anziani che,

Il consiglio provinciale aperto nel deserto ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della giunta Ciriani (non che siano grandi cifre, ma moltiplicate per 300 mila fanno una bella differenza). Dopodiché poteva essere l'occasione per un confronto costruttivo e, chissà, anche per fare proseliti nel campo degli abolizionisti. Invece, tutto si è ridotto a una passerella autoreferenziale, sulla quale sono sfilati i protagonisti della politica per professare il loro intangibile

comune, tagli per 2,2 milioni di euro ( da "Messaggero Veneto, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: a fronte della contrazione dei trasferimenti regionali e degli effetti non pienamente compensati dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ma anche una manovra finanziaria che, nel triennale, produce investimenti per 33 milioni di euro che rappresentano un contributo a riavviare l'economia in un momento difficile come quello attuale.

un fondo di 43.000 euro in bilancio per i bisognosi di camposampiero ( da "Mattino di Padova, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Bisognerà verificare l'evolversi nel corso dell'anno di entrate e lavori». Sulle entrate, «i Comuni attendono risposte per quanto riguarda i minori introiti legati all'abolizione dell'Ici sulla prima casa. I trasferimenti di pari importo ad oggi non sono stati ancora completamente incassati e Camposampiero ne ha certificati per 730.

meglio eliminare i consorzi ( da "Tirreno, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province verrebbe meno l'unico ente che, in tale dimensione territoriale, ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza dei diversi interessi organizzati. Se l'obiettivo è tagliare i costi della politica, allora occorre un'analisi seria, perché nel dibattito vengono fatti circolare dati privi di fondamento»

Attenzione alla crisi Il Comune e le azioni Sacbo Prudenza! Egregio direttore, le scrivo a proposito dell'eventuale acquisto da parte del Comune di Bergamo di quote di azioni Sacbo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: al di là della diminuzione di valore), e ci sarebbe il rischio che debba pro quota ripianare perdite che intaccassero il capitale sociale. Se il motivo della permanenza del Comune di Bergamo come azionista Sacbo è quello di continuare con la Provincia a garantire l'impedimento a privati di pervenire alla maggioranza nella stessa Sacbo,

Musei, tagli in vista ( da "Corriere Alto Adige" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Tra le ipotesi allo studio per risparmiare l'abolizione dell'ente provinciale dei Musei e l'unificazione di tutte le strutture in un'unica ripartizione. «L'obiettivo è utilizzare meglio i soldi che ci sono non so se sarà possibile risparmiare qualcosa » spiega l'assessora alla cultura tedesca, Sabina Kasslatter Mur.

PESCARA - Fabio Spinosa Pingue, presidente del comitato Regionale Giovani Imprenditori di Confindust... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: interviene sul dibattito in corso sull'abolizione o meno delle Province. «La mobilitazione di tanti consiglieri provinciali, per difendere non si sa bene se l'istituzione Provincia o se stessi, rischia di ridicolizzare quella che è una autentica emergenza nazionale -afferma Spinosa Pingue- Il problema è mal posto.

Nuova legge elettorale: il Consiglio accelera ( da "Denaro, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Angela Milanese Abolizione del listino pressocchè unanime (eccetto qualche "nostalgico" come Pasquale Marrazzo del Pdl); premio di maggioranza spalmato sulle liste; norme di garanzia per la rappresentanza di genere e per i territori di tutte le cinque le province campane.

Regione, rivoluzione alle Entrate ( da "Denaro, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle Entrate -segue il principio in base al quale "a grande Regione corrisponde una grande struttura": un'organizzazione differenziata per grandezza e peso economico della territorio di riferimento. Il nuovo assetto prevede in sostanza l'abolizione delle posizioni di direttore regionale aggiunto, la riduzione del numero di dirigenti con compiti di coordinamento e di audit manager,

Bilancio approvato tra sedie vuote ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Già con l'ordine del giorno contro l'abolizione delle Province, era andata in scena la reprimenda dell'azzurro Nicola Marinelli. «Avete il bilancio da approvare e siete pieni di assenze. Difendete le Province a parole, ma se questi sono i vostri atteggiamenti, è molto meglio che siano cancellate».

IRPEF, UN SINDACO "FUORI DAL CORO" ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: aumento dei costi introducendo gravi squilibri tra territori, basti pensare alla differenziazione dell'applicazione dell'aliquota nella nostra provincia. E' per questo motivo che solo una riforma complessiva ed organica del sistema, anche alla luce dell'affrettata abolizione dell'Ici sulla prima casa, può risolvere i gravi problemi degli enti locali.

Alle urne per l'Europa, ma con le preferenze ( da "Gazzettino, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: espresso dalla popolazione del Nord Est in merito alla riforma della legge elettorale in vista delle prossime consultazioni europee. I cittadini residenti in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Trento si oppongono, in modo fermo, alla possibile abolizione del voto di preferenza. A rivelarlo sono i dati dell'Osservatorio sul Nord Est, raccolti da Demos per Il Gazzettino,

Massalengon Ma ora c'è chi storce il naso: <Ci sarà anche più traffico> ( da "Cittadino, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: a destra e la Provincia ci ha dato il via libera solo in seguito alle modifiche che abbiamo proposto, tra cui l'abolizione dei posti auto sul lato destro di via Amendola proprio in direzione di via Liberazione. Ma le uscite sui giornali di questi mesi sono state un'inutile strumentalizzazione della vicenda», ha commentato l'assessore in merito al braccio di ferro con i residenti.

Primo segnale Svp: tagliamo quei 300 euro in più ( da "Alto Adige" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: basta aumenti «Subito una risposta, poi rivediamo tutto il sistema» Il capogruppo della Stella Alpina «Da Trento a Bolzano la competenza sugli stipendi» BOLZANO. Costi della politica. Arriva il primo segnale Svp. La Stella Alpina è intenzionata a votare l'abolizione dell'adeguamento Istat delle indennità dei consiglieri provinciali.

AGRICOLTURA DI MONTAGNA, A BOLZANO UN CONGRESSO SULLE STRATEGIE FUTURE ( da "marketpress.info" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: si giocano le partite più importanti: dagli indirizzi della futura politica agricola comunitaria per il periodo successivo al 2013, all´abolizione delle quote latte prevista per il 2015. Quest´ultimo punto avrà ricadute dirette sul settore lattiero-caseario, che rappresenta uno dei punti di forza dell´agricoltura altoatesina".

VICENZA: SINTESI DEGLI INTERVENTI SULLE PROVINCIE DEL PRESIDENTE SCHNECK E DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GASPAROTTO ( da "marketpress.info" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 100 milioni è il costo delle Province, 2miliardi e 500milioni è il costo del Parlamento. Se l´abolizione delle Province fosse la ricetta per risollevare le sorti economiche del nostro Paese e per far sì che la spesa pubblica incida sul Pil tanto quanto incide in altri Stati Europei, saremmo i primi a dire che sì, la Provincia va abolita.

Berger: <Aumentare i fondi per i contadini di montagna> ( da "Corriere Alto Adige" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: si giocano le partite più importanti: dagli indirizzi della futura politica agricola comunitaria per il periodo successivo al 2013, all'abolizione delle quote latte prevista per il 2015. Quest'ultimo punto avrà ricadute dirette sul settore lattiero-caseario, che rappresenta uno dei punti di forza dell'agricoltura altoatesina ».

Un Polesine agganciato all'Europa' ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici sulla prima casa. E', invece, chiaro che, come un po' in tutto il Paese, l'imposizione fiscale degli enti locali negli ultimi anni è aumentata e non di poco. E, ciò nonostante, su 100 euro di imposte versate, come mostra un recentissimo studio della Cgia di Mestre, circa 77 vanno allo Stato centrale.

<Rivalutiamo il ruolo di Province e Comuni> ( da "Giorno, Il (Como)" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: federalismo fiscale e dalla presentazione del complesso dei provvedimenti relativi all'individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Province e alla scrittura della nuova Carta delle autonomie locali». Il consigliere d'opposizione nonché sindaco di Calolziocorte Paolo Arrigoni della Lega Nord: «C'è un attacco verso l'abolizione delle Province e al federeralismo fiscale.

<Salviamo il tribunale di Bassano> ( da "Corriere del Veneto" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: in occasione della recente cerimonia di apertura dell'anno giudiziario». Il documento arriva in quel di Palazzo Ferro Fini solo qualche giorno prima della visita a Bassano del sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, attesa in città sabato e chiamata proprio a discutere di leggi, norme e sedi.

PESARO Le parole di Palmiro Ucchielli "l'abolizionista", non sono certamente piaciut... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizionista", non sono certamente piaciute ad Italia Nostra. Ecco perchè la presidentessa delle sezioni di Pesaro e Fano dell'associazione, Federica Tesini, esprime tutta la propria solidarietà «ed un sincero apprezzamento per il prezioso lavoro svolto» a tutte le Soprintendenze, organi periferici del ministero dei Beni Culturali,

Primo sì in Consiglio: via il listino ( da "Denaro, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Pieno consenso invece da Salvatore Ronghi dell'Mpa: "In Campania vince la democrazia, la commissione Statuto ha licenziato la legge elettorale abolendo il listino. E' questa una risposta all'inciucio nazionale tra Pd e Pdl". Soddisfatto il presidente della Commissione Salvatore Gagliano: "Si completa finalmente un lungo lavoro che ci ha visti impegnati prima nell'

APPROVATA IN COMMISSIONE STATUTO LA LEGGE ELETTORALE REGIONALE. ABOLIZIONE DEL LISTINO, NESSUNA SOGL... ( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 04-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione del listino, nessuna soglia di sbarramento, un terzo delle candidature riservate all'altro genere, una preferenza rappresentatività di tutte le province, premio di maggioranza del 60 per cento alla coalizione vincente: questi i punti principali della legge.

Tutti a Lampedusa ( da "Corriere delle Alpi" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: come responsabile di un Movimento (Pab), rappresentato in Provincia dal consigliere Matteo Toscani, gli concedo e lo ringrazio di essere soddisfatto per il voto espresso dal Consiglio Provinciale circa l'emendamento di Matteo, che chiedeva l'abolizione delle Prefetture, ma non posso permettergli di affermare cose non vere.

<La Liguria si è difesa benesulle comunità montane> ( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: vicepresidente dell'Anci (associazione nazionale dei comuni italiani) che verrà presentata in questi giorni. Nel testo si prevede - dopo tutto il rumore sull'abolizione delle Province a cui è però contraria la Lega, la soppressione di 356 Comunità montane, 63 Bacini imbriferi montani, 191 Consorzi di bonifica, 138 Enti parco regionali,

brazzano sarà valorizzato ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: autorizzazione della riapertura della discarica per inerti - ha sottolineato comunque Gherghetta -, anzi, ci tengo a ricordare che ho guidato una delegazione di rappresentanti a Roma, quando ancora era in carica il governo Prodi, per promuovere l'abolizione delle ecotasse sulle discariche: sono un incentivo alla creazione di nuovi siti di questo genere.

Val Seriana, troppe buche sulle strade. La Provincia: sempre meno soldi a disposizione ( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: questo progressivo taglio di risorse che arrivano sempre più scarse dagli organi superiori fossero proprio quelli che adesso chiedono l'abolizione delle Province? Vorrei chiedere a lei, egregio signor "Lettera firmata": considerando l'inettitudine che ci attribuisce, a chi intenderebbe passare la gestione delle strade provinciali (1.300 chilometri quelle di Bergamo)? Alla Regione?

LA LEGGE ELETTORALE REGIONALE SPACCA IL PDL. FORZA ITALIA CONTESTA L'ABOLIZIONE DEL LISTINO E L... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «L'abolizione del listino - dice il capo dell'opposizione Franco D'Ercole - cancellerà l'elezione di nominati calati dall'alto». Replica a Forza Italia anche Salvatore Ronghi (Mpa). «Altro che miopia politica. Contrariamente a quanto stanno facendo Pd e Pdl a Roma questa legge - dice - garantisce la democrazia».

Potere di nomina ( da "AprileOnline.info" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: da parte dei partiti politici ha raggiunto il suo apice con l'abolizione delle preferenze nella nuova legge elettorale per le Politiche del 2005 (non che le preferenze fossero il massimo, ma tant'è...) e, adesso, con lo sbarramento al 4% che taglia via ( o rischia di tagliare via) un pezzo di vita reale del sistema politico italiano in un frangente dove, per ironia della sorte,

Europee, Socialisti al bivio ( da "AprileOnline.info" del 05-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: comprendere le ragioni che stanno dietro la presa di posizione di compagni che non vogliono sentire parlare di abolizione delle Province perché il "partito si regge sugli oltre cento consiglieri provinciali ed assessori che abbiamo" , perché potranno essere condivise da molti, piuttosto che imbastire polemiche preventive su una scelta che, comunque, non tarderà a dover essere fatta.

"Il campo pratica di golf? Lo faremo" ( da "Stampa, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è stata poi riservata alla Provincia, ente in odore di eliminazione, che però la minoranza giudica fondamentale come arbitro e controllore: «Nel 1974 il Pci di Berlinguer, assieme a Ugo La Malfa, era per l'abolizione delle Province perché avevamo già le Regioni». Il clima è già da vigilia di elezioni.

bisogna rilanciare l'agricoltura in chiave turistica - silvia sanna ( da "Nuova Sardegna, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «Le Province a Soru non stanno molto simpatiche. Lei è favorevole alla loro abolizione? «Una riflessione seria è indispensabile. è necessario definire meglio i ruoli di questi enti, soprattutto dopo il travaso di competenze dalla Regione. Ancora il quadro non è chiaro».

fenomeno rugby, uno sport nel futuro - corrado sannucci roma ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione del campionato, il Super10, che di super aveva ben poco, per poter entrare nella Celtic League, la lega europea. E´ un boom che ha origine con l´ingresso dell´Italia nel Sei Nazioni, che ha fatto decollare in meno di dieci anni i tesserati: da meno di 40mila a ormai 80mila, con l´obiettivo dichiarato di arrivare presto ai 100mila.

PER l'1 per cento è stato facile, ma qualcuno ci ha provato lo stesso. ... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Per fortuna il presidente della Camera e la conferenza dei capigruppo hanno dichiarato inammissibile quella proposta che, per la verità, anche diversi parlamentari hanno giudicato indecente. Più difficile appare la battaglia per l'abolizione delle Province. Questa proposta doveva essere prevista nella legge sul federalismo fiscale.

scuola primaria, 39 maestri a casa ( da "Tirreno, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: saranno confermati i vecchi modelli orari (30 ore e 40 ore) ma di fatto - avvertono i sindacati - con l'abolizione delle compresenze prevista dalla circolare ministeriale di metà gennaio spariranno il modello a modulo (3 maestri su 2 classi) e il vecchio modello di tempo pieno. Minimo e massimo. Sulla base di questa rivoluzione ecco dunque le proiezioni.

Chiudere l'Eulo? La Provincia chiama il Comune ( da "Giornale di Brescia" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Se anche venisse spesso un solo euro per la gestione dell'Eulo sarebbe speso male in quanto totalmente inutile». Ghirardelli ha spiegato che invierà a Paroli copia della proposta di delibera per l'abolizione dell'Eulo, quando avrà avuto risposta riconvocherà la commissione provinciale per decidere il da farsi.

Concessionarie autostradali, lavori senza gara ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 21 autore: Le altre modifiche prima dell'Aula Concessionarie autostradali, lavori senza gara Marco Rogari ROMA Slittamento al 30 giugno 2009 della scadenza per la "potatura" degli enti statali. Abolizione dell'obbligo di gara per tutti i lavori pubblici da parte delle concessionarie autostradali.

PESARO Il sindacato contro l'ex sindacalista, ora "abolizionista". E' il coordi... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 06-02-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: abolizionista". E' il coordinamento regionale della Funzione pubblica Cgil per il Corpo Forestale a replicare duro al presidente della Provincia, Palmiro Ucchielli. Il numero uno di via Gramsci nei giorni scorsi aveva chiesto che i poteri della Forestale venissero trasferiti alle polizie locali, smantellando così il Corpo.

Campania senza listino Scontro An-Forza Italia ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-02-2009)
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Abstract: alle coalizioni politiche la possibilità di indicare tre componenti su sessanta non credo possa essere considerato un espediente antidemocratico. Mentre il listino può essere un importante strumento di compensazione». Angelo Agrippa Polemico Il sottosegretario Nicola Cosentino ha criticato la nuova legge elettorale della Campania che prevede l'abolizione del listino delle preferenze

Piccoli Comuni, terzo mandato ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-02-2009)
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Abstract: settimane il Senato dovrebbe affrontare una prima modifica della legge elettorale per le amministrative di giugno prossimo. La modifica consiste nell'abolizione del divieto del terzo mandato per i sindaci dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. Spiega il senatore del Pd, Giovanni Procacci, componente la commissione Affari costituzionali: «Al Senato è stato depositato un emendamento,

Polibibita, Noia che fugge e Nero acero: ecco la cena futurista di Corelli ( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)
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Abstract: Nel Manifesto Marinetti riproponeva alcune idee portanti della filosofia culinaria di Jules Maincave, lo chef francese che proponeva trasgressivi (si direbbe oggi) abbinamenti fino ad allora vietati. Marinetti ci mette di suo l'abolizione delle posate tradizionali (salvo il cucchiaio, sfuggito alla sua fatwah) e di molti degli elementi tradizionali dei nostri deschi,

Agenzia entrate, si volta pagina ( da "Denaro, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: la nuova struttura della Direzione Regionale delle Entrate della Campania. Le novità riguardano principalmente l'abolizione delle posizioni di direttore regionale aggiunto, la riduzione del numero di dirigenti con compiti di coordinamento e di audit manager, e significativi accorpamenti di funzioni al fine di razionalizzare le risorse e le strutture.

Farmacisti e Asl: tregua finita ( da "Denaro, Il" del 06-02-2009)
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Abstract: altro il Consiglio regionale ha decretato la impignorabilità dei beni delle aziende sanitarie irrigidendo non poco i rapporti tra fornitori di beni e servizi e aziende sanitarie. Proprio ieri si è riunita la Quinta commissione Sanità per l'abolizione del comma 2 dell'articolo 25 della Finanziaria regionale che sancisce la impignorabilità dei beni delle aziende sanitarie.

Petizione per chiedere l'abolizione dei sensi unici ( da "Stampa, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: I firmatari chiedono un incontro ai responsabili cittadini della circolazione, per valutare i cambiamenti da apportare per rendere il traffico più scorrevole e sicuro. «È necessaria una riunione in tempi brevi per arrivare ad un radicale ripensamento della viabilità in viale Martiri della Foce e via al Piemonte», spiega il promotore della protesta.

Buizza Un impatto pesante ( da "Giornale di Brescia" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: del paese e uno in località Bassolino per il carico e scarico delle acciaierie Stefana di Ospitaletto. Attraverso una delibera del Consiglio comunale dello scorso giugno abbiamo richiesto l'abolizione dello svincolo in località Bassolino e la modifica degli altri due. Mentre la nostra proposta di correzione degli svincoli ad ovest e ad est del paese è stata parzialmente accolta,

Contratti e appalti Brescia in campo ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: attualmente unico ente attivo in provincia di Brescia nella certificazione. Le novità sono emerse ieri pomeriggio nel corso dell'incontro che ha anche celebrato il trentennale dall'approvazione della legge 12 dell'11 gennaio 1979 che istituì l'Ordine. Oltre a Faini erano presenti i past president del consiglio nazionale Gabriella Perini e Virgilio Baresi,

aumentano le famiglie in difficoltà ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle famiglie in difficoltà che permetta all'ente d'intervenire con più urgenza nei casi di necessità. Il sindaco sagradino lamenta il mancato trasferimento della quota economica che lo Stato deve in seguito all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, ma e, nel contempo, informa che l'amministrazione ha predisposto numerosi progetti di sviluppo che hanno trovato riscontri finanziari

di MARCO PICINOTTI B ERLUSCONI teneva <La Casta> sul comodino. Mentr... ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: assessorato alla cultura della Provincia di Arezzo. «E pensare ha chiosato il giornalista che sono favorevole all'abolizione di questa istituzione». MA, DICEVA STELLA, è stato fatto solo «qualcosina» perchè se da una parte «in molti hanno iniziato a pubblicare le indennità percepite, dall'altra le istituzioni centrali (Parlamento,

Abolizione dell'Ici, 400 milioni di rosso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Per i rimborsi ai Comuni Abolizione dell'Ici, 400 milioni di rosso Gianni Trovati MILANO L'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale è «scoperta» per 424 milioni. A dirlo, per la prima volta ufficialmente, è il ministero dell'Interno nella nota metodologica sui trasferimenti 2009 a Comuni e Province diffusa ieri.

L'utilità della Provincia ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: In un organico ridisegno della pubblica amministrazione e non con un'abolizione solo elettoralistica. Più incidente potrà essere l'unificazione di molti comuni che hanno la dimensione del viale di una città e che producono servizi inefficienti, insufficienti e ad alti costi.

Casini: <Niente ricatti dal Carroccio> ( da "Corriere del Veneto" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: No ai ricatti della Lega, no agli studi di settore, sì al federalismo fiscale e al partito dei sindaci». Sono queste le parole d'ordine del leader dell'Udc Pierferdinando Casini che, accompagnato dal capo della segreteria politica Antonio De Poli, ieri ha incontrato a Padova una rappresentanza dei sindaci del 20 per cento.

Listino, l'Mpa contro Forza Italia ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è un vero peccato che Fi abbia perso una importante occasione per dimostrare la sua coerenza, tenuto conto che l'abolizione del listino era la battaglia politica dell'intero centrodestra». Sulla legge elettorale interviene anche Marcello Di Caterina (Pdl): «Condivido le perplessità di Cosentino in merito all'abolizione del listino e della soglia di sbarramento.

<Hanno ragione, difendono la loro terra e il loro popolo> ( da "Corriere della Sera" del 07-02-2009)
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Abstract: In caso di abolizione dei trattati bilaterali si riaprirebbe una tavolo di confronto tra Svizzera e Ue; in quella sede, sono convinto, gli interessi dei lombardi potranno essere fatti valere. Perché i nostri amici della Lega dei Ticinesi non sono spaventati dai varesini o dai comaschi quanto dall'arrivo di immigrati di altre nazionalità.

pronti alla sfida delle riforme ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sulle liste d'attesa non serve una legge «ma è indispensabile rivedere il ruolo e la rete dei medici di medicina generale». Sulle semplificazioni, Florean concorda sull'abolizione delle Aster. E infine, in considerazione della crisi in atto, «stupisce che dei costi della politica non si parli più».

CI OPPONIAMO ALL'ABOLIZIONE DEL LISTINO: è L'UNICO STRUMENTO IN GRADO DI GARANT... ( da "Mattino, Il (City)" del 07-02-2009)
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Abstract: «Ci opponiamo all'abolizione del listino: è l'unico strumento in grado di garantire l'elezione delle donne. La formazione di liste con almeno un terzo di rappresentanti femminili non basta». È chiaro e diretto il messaggio di Nicola Cosentino, coordinatore campano di Forza Italia.

Casini: senza modifiche no a questo federalismo ( da "Gazzettino, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Questo dimostra quanto gravi siano le decisioni prese in modo emotivo: il compito della politica non è eccitare gli animi ma risolvere i problemi. Il ministro dell'Interno ha detto che vuole essere cattivo: credo che debba invece semplicemente essere giusto. Come chiediamo allo Stato». Abolizione delle Province? «In campagna tutti contro.

PETROLIO L'Opec taglierà la produzione a marzo L'Opec è intenzionato a fis... ( da "Giornale di Brescia" del 08-02-2009)
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Abstract: abolizione dell'Ici per l'abitazione principale «sembra essere direttamente proporzionale al tenore di vita familiare». Lo afferma in una nota l'Ancot, l'Associazione Nazionale Consulenti Tributari. A beneficiare dell'esenzione è il 50% delle famiglie italiane ma la quota scende al 34% se si considerano le famiglie meno abbienti e sale al 63%

domani ( da "Centro, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: apparecchiatura indispensabili per la salvaguardia della vita. ABOLIZIONE ICI PRIMA CASA ABRUZZO, 171 EURO A FAMIGLIA A godere dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa sono più le famiglie abbienti che quelle con maggiori difficoltà economiche: in totale beneficiano dell'esenzione il 50% delle famiglie italiane ma la quota scende al 34% se si considerano quelle meno abbienti e sale al 63%

Un terreno incendiato che aspetta protezione ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E adesso Lega abolizione caccia, Wwf e Legambiente Franciacorta hanno deciso di usare metodi più convincenti per farla rispettare. Stiamo parlando degli «esiti» di un gravissimo incendio boschivo che nell'aprile dell'anno scorso aveva incenerito 800 ettari di territorio in località Cocca di Bione, nel territorio lumezzanese.

l'abolizione dell'ici? risparmio di 179 euro ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
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Abstract: Pagina V - Torino La curiosità L´abolizione dell´Ici? Risparmio di 179 euro L´abolizione dell´Ici? Le famiglie piemontesi un po´ ci hanno guadagnato: in media 179 euro ciascuna, tra quelle che hanno beneficiato della misura, una delle prime messe in atto dal governo Berlusconi.

ASCOLI Le Province? Aboliamole. Avanti con le unioni dei Comuni sul modello della Germania... ( da "Messaggero, Il (Marche)" del 08-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: dell'on. Pierferdinando Casini, già presidente della Camera, seguito da quella del segretario nazionale Lorenzo Cesa e dagli altri deputati dell'Udc. «Le Province costano 16,5 miliardi di euro all'anno dice l'on. Amedeo Ciccanti Con l'abolizione non risparmieremo questa cifra, ma almeno ci sarà una diminuzione annua di 115 milioni di euro per la spesa degli organi istituzionali.

Passante di Mestre, yes we can ( da "Giornale.it, Il" del 09-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Provincia Novara: "valida per almeno tutto il mese di febbraio la tariffa unica su treni e bus" ( da "Sestopotere.com" del 09-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: per quanto riguarda la provincia di Novara è riferita in particolare alla tratta Novara-Varallo. Come si ricorderà la Provincia di Novara si era duramente opposta all'abolizione e si era schierata al fianco della Regione per ottenerene la riconferma. Dopo una lunga trattativa è stata ottenuta la proroga consentirà, in attesa della stipula del nuovo contratto di servizio,

Abolizione del divieto di segnalazione da parte dei professionisti sanitari dei clandestini: la S.It.I. esprime preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sulla salute ( da "SaluteEuropa.it" del 09-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della quasi certa introduzione del reato di clandestinità nel nostro ordinamento, chiede pertanto che il Governo e i Ministeri competenti si impegnino fin d'ora per fornire corrette informazioni agli operatori sanitari e alla popolazione riguardo le cure sanitarie per gli immigrati, assicurando che il Servizio Sanitario Nazionale possa continuare a garantire le prestazioni sanitarie

Rischio abolizione degli standard di qualità per le pmi elettriche ( da "e-gazette" del 09-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ipotesi è contenuta negli emendamenti di alcuni parlamentari della maggioranza al decreto mille proroghe (disegno di legge n. 1305 - Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti) che dovrebbe essere approvato in settimana.

Viaggi, doppio rimborso a km ( da "Alto Adige" del 10-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: costi della politica Renato Stancher, vicesindaco di Brunico, si dice favorevole all'abolizione della indennità di carica sostituita dal gettone di presenza per i consiglieri provinciali (proposta di Mauro Minniti, Pdl), ma lancia un appello contro la riduzione dei consigli comunali: «Soprattutto per la minore rappresentatività del gruppo italiano che comporterebbe in periferia»

fontanini: grandi opere per battere la crisi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: formazione professionale che rispondono alle esigenze delle aziende formando tecnici professionali». Sottolineando poi la crisi in montagna, Fontanini chiede ancora l'abolizione delle Comunità montane. «Ci sono troppi enti che rallentano le risposte - dice Fontanini - e quindi la Regione abbia il coraggio di tagliarne alcuni, come le Comunità montane di cui siamo acerrimi nemici,

È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; perso... ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 10-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 11 È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; perso... È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile.

Inagibile via Sabbioni a Fratta Siamo una delle famiglie che abitano in via Sabbioni a F... ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 10-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: In un organico ridisegno della pubblica amministrazione e non con un'abolizione solo elettoralistica. Più incidente potrà essere l'unificazione di molti comuni che hanno la dimensione del viale di una città e che producono servizi inefficienti, insufficienti e ad alti costi.

QUIRINALE: COSSIGA CHIEDE ABOLIZIONE REATO OFFESA A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ( da "ITnews.it" del 10-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, "anche in conseguenza dei recenti comportamenti istituzionali del Presidente della Repubblica, ha presentato un Disegno di Legge per l'abrogazione dall'articolo 278 del codice penale, che prevede come reato l'offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica".


Articoli

Indennità dei politici (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 01-02-2009)

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Indennità dei politici Indennità dei politici E' ora di dire «basta» SI', è vero sono un vigliacco. Come il 99,9 degli italiani. Sì, è vero sono un pecorone. Come il 99,9 degli italiani. Indignati per l'arroganza dei politici ad aumentarsi vergognosamente lo stipendio, indignato per incazzarsi a parlarne al bar e non avere il coraggio di andare nei loro preziosi ufficietti, pagati da noi fessi contribuenti, ed avere il coraggio di sputargli addosso!! Come mi vergogno!! Loro, come certe dichiarazioni alla stampa no! Forse è l'ora di agire! Andrea Massarelli La politica, cari miei... Tutti ne facciamo parte LA POLITICA è un'illusione, della quale noi tutti facciamo parte. E i partiti sono come delle gabbie, dentro alle quali ci richiudiamo e ci limitiamo. La pace è tutt'altra cosa, la pace è il dialogo fra le persone umane. La pace sono i sentimenti e la loro ricerca. Eppure, questo grande sistema, la politica, ci appartiene a tutti noi e noi tutti in qualche modo, volenti o nolenti, ne facciamo parte. Christian Ferdigg Il grazie ai medici che hanno curato Onorina A SEGUITO del decesso della mamma Onorina, i figli ringraziano per le cure prestate alla cara mamma tutto il personale medico ed infermiristico del reparto di oncologia, pneumologia, cure palliative e Hospice "Le Vette" dell' ospedale S. Maria del Prato di Feltre. I figli Occorre più coraggio contro questa crisi NON è semplice tentare di uscire da questa crisi globale che ci attanaglia. Ognuno dispone di ricette proprie: l'America tenta la scommessa lungimirante dell'indipendenza energetica, l'Inghilterra, la settimana corta, lavorare meno, lavorare tutti, col conseguente ed ovvio ridimensionamento degli stipendi. La Francia controcorrente, incentiva a lavorare di più, detassando gli straordinari. E cosa fa invece l'Italia? Abbassa le serrande, minaccia licenziamenti, ogni calo di fatturato sulle vendite, si ripercuote immancabilmente sulla manodopera, che come una mannaia, taglia sul personale. Pur essendo stati altri tempi, mi incuriosì leggere, che il Patron Adriano Olivetti, in piena recessione anni 50, anziché licenziare il personale, come suggerivano i suoi direttori tecnici, licenziò questi ultimi, facendo la scelta coraggiosa di investire in ricerca, producendo la famosa macchina da scrivere, Olivetti Lettera 22. Addirittura in epoca fascista, c'era l'Industria di Abbellimento, che si prendeva cura del decoro, di parchi e strade, dando da lavorare a parecchia gente, anziché estendere sussidi, a chi resta a casa disoccupato. Per carità, non avendo io doti imprenditoriali, e tanto meno conoscenze strategiche di marketing settoriale, cito come ultimo, l'illogico squilibrio menzionato dal Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che analizza come sia proibitivo oggi fare la spesa di generi alimentari di prima necessità, causa i continui rincari, mentre il costo del biglietto aereo, è crollato a tariffe popolari. Auguriamoci pertanto, che ogni iniziativa presa dagli strateghi preposti a raddrizzare il sistema, sia per la collettività, la più indolore possibile. Andrea Bertazzoni La sfida sugli autobus fra atei e cattolici "PROBABILMENTE Dio non esiste, smettila di preoccuparti e goditi la vita!». Sembra essere scoppiato uno scontro via autobus tra atei e cattolici. Possono cadere tutte le mode, ma il mistero religioso accompagnerà l'uomo finché vivrà. Tanto che un'altra associazione spagnola ha scelto Gandhi per ribattere: «Quanto tutti ti abbandonano, Dio continua al tuo fianco». Portare il tema della religione al centro di una discussione generale è secondo me un fatto non indifferente. In un mondo dove il più insulso comportamento è oggetto di gossip, di chiacchiera diffusa, bisogna a tornare a credere di più in Dio, e dare risalto al fatto religioso. Se la vita ha un senso, questo senso ce lo dà una visione religiosa della vita, che la proietta nell'immortalità. La consapevolezza di ciò può darci la gioia di non essere destinati al nulla, di non essere uomini a termine. L'amore per gli altri e l'impegno per la giustizia può essere una scelta di vita che ci qualifica molto di più di un godimento fine a se stesso. Che comunque sarà solo portatore di gioia effimera. Flavio Bertolini Soddisfatto per il voto sulle Prefetture VOTO unanime in Consiglio Provinciale sulla proposta di inserire le Prefetture tra gli Enti pubblici di possibile soppressione. Esprimo viva soddisfazione per il voto unanime e trasversale, nel corso della seduta del Consiglio provinciale di ieri, all'emendamento da me proposto alla deliberazione sull'importanza dell'Ente Provincia per il governo del territorio, volto ad inserire le Prefetture tra i soggetti pubblici da "mettere in discussione" per un'eventuale soppressione. In effetti, dopo quasi 150 di convivenza parallela di Prefetture e Province, nel momento in cui, con l'obiettivo del contenimento della spesa pubblica, si ipotizzano soppressioni ed accorpamenti di vari soggetti, ritengo importante che il Consiglio Provinciale abbia avuto la forza ed il coraggio di considerare oggetto di discussione anche l'esistenza delle Prefetture. In realtà, da alcuni anni, le forze politiche con forte identità territoriale hanno ventilato l'ipotesi di una soppressione di questo Ente, nato con il Regno d'Italia nel lontano 1866, in un momento storico in cui, sicuramente, le necessità del territorio e dei cittadini erano diverse. E' la prima volta però, che a livello provinciale, un'istituzione si pronuncia ufficialmente e con atto formale in merito e questo, a mio avviso, va evidenziato. Matteo Toscani Consigliere Provinciale Emigranti esclusi dall'abolizione dell'Ici FREQUENTANDO il mondo dell'associazionismo italiano, e non solo in Svizzera, ma anche leggendo nelle agenzie e sulla stampa, così detta d'emigrazione, da parte di molte persone residenti soprattutto in Europa viene manifestata la sorpresa e lo sconcerto per la mancata promessa di Silvio Berlusconi che, mentre in campagna elettorale dichiarava che avrebbe tolto l'Ici (imposta comunale sugli immobili) sulla prima casa, una volta al governo, l'ha invece tolta solo ai residenti in Italia, discriminando gli emigrati italiani che hanno investito i loro risparmi comprando un appartamento o una casa in Italia per utilizzarla durante i loro frequenti soggiorni ed in previsione di un rimpatrio. Non pochi di coloro che protestano, se la prendono soprattutto con chi "a Roma" dovrebbe rappresentare gli interessi degli emigrati e cioè con gli eletti nel Cgie (quindi anche con il sottoscritto, ovviamente) ed i 18 parlamentari della circoscrizione estero. Ebbene, innanzitutto è doveroso ricordare che il Consiglio generale degli italiani all'estero ha unicamente il potere di esprimere dei pareri mentre il potere legislativo è demandato esclusivamente al Parlamento. Come pure va anche ricordato che tra i parlamentari eletti nella circoscrizione estero solo quelli dell'opposizione si sono battuti più tenacemente contro questa (Ici) ed altre leggi di questo governo che hanno discriminato gli italiani all'estero. Chiarite quindi, ancora una volta, le responsabilità di ciascuno e tutto ciò premesso, a titolo informativo, ecco qui di seguito il documento che il Cgie ha discusso ed approvato, proprio a proposito dell'imposta comunale sugli immobili, nella sua ultima seduta a dimostrazione che il Consiglio ha fatto tutto quanto era in suo potere per difendere, anche in questo campo, gli interessi degli emigrati. «Premesso che l'imposta comunale sugli immobili (Ici) è stata istituita con il decreto legge 504 del 30 dicembre 1992 e che lo stesso decreto aveva previsto una detrazione di 200 mila lire (oggi 103,29 euro) sulla così detta "prima casa", ovvero l'abitazione principale, intendendosi come tale anche l'immobile posseduto in Italia e tenuta a propria disposizione dai cittadini italiani residenti all'estero, iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire). Ciò significando che, ai fini dei benefici sulla prima casa, la norma istitutiva dell'Ici del 1992 aveva parificato i cittadini residenti stabilmente in Italia a quelli iscritti all'Aire. Ricordando ancora che per agevolare i proprietari dell'abitazione principale la legge finanziaria del 2008, aveva previsto una ulteriore detrazione dell'1,33 per mille della base imponibile sino ad un massimo di 200 euro della quale potevano beneficiare anche gli iscritti all'Aire. Tutto ciò premesso, l'attuale governo, con il decreto legge 93 del 27 maggio 2008, attuando quanto promesso in campagna elettorale, ha esentato totalmente dall'Imposta comunale sugli immobili (Ici) dal primo gennaio 2008 l'abitazione principale escludendo, tuttavia, le unità immobiliari classificate come abitazioni signorili, le ville ed i castelli. Lo stesso decreto 93 ha poi abrogato la detrazione dell'1,33 per mille prevista dalla legge finanziaria 2008». Purtroppo questo decreto dell'Ici del governo Berlusconi ha escluso dai suoi benefici le unità immobiliari possedute in Italia e tenute a propria disposizione dagli iscritti all'Aire che, peraltro, potranno continuare a godere dei benefici previsti in origine dalla legge del 1992. Una esclusione, quindi, quella dell'esenzione dal pagamento dell'Ici per l'abitazione in Italia degli iscritti all'Aire che discrimina gli italiani all'estero e che, oltretutto, li obbliga ancora a sopportare disagi notevoli per i soli adempimenti burocratici legati al pagamento dell'imposta, risiedendo all'estero. Senza dimenticare che la fiscalità sull'abitazione in Italia ed oneri connessi, quali la tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) e gli allacciamenti della corrente elettrica, del gas e dell'acqua, stanno diventando sempre più insostenibili per gli emigrati e gli italiani all'estero, tanto da portarli a disfarsi delle loro proprietà in Italia. Quando questo avviene vi è indubbiamente un impoverimento del territorio di origine ed un distacco dall'Italia di interi nuclei familiari non possedendovi più un'abitazione. Credo, pertanto, che anche a questo riguardo il governo ed il parlamento italiani dovrebbero rivedere quanto deciso ed escludere dall'Ici anche l'abitazione in Italia degli iscritti all'Aire. Dino Nardi Coordinato europeo Uim (Unione italiani nel mondo) e consigliere Cgie a Zurigo Battisti è un criminale ma La Russa fa ridere A PARTE il fatto che il nome del terrorista oggetto di tante diatribe porta un nome assolutamente inadeguato e da cambiare che ne so in brtnt (tnt è la sigla chimica del tritolo mentre br è chiaro a tutti) trovo esilaranti e gratuite le richieste e le prese disposizioni del ministro La Russa (e tanti altri ipocriti politici di cui potremmo fare tranquillamente a meno) circa la decisione del Governo brasiliano di non procedere all'estradizione del terrorista Battisti. Ogni paese sovrano è padrone delle proprie decisioni al di sopra di ogni aspetto politico/legale legato a situazioni estremamente complesse e delicate per il mantenimento degli equilibri internazionali. Se non vuole andare a vedere la partita ne faccia a meno, di calcio bisogna capirne. Premesso che Battisti è un criminale e come tale andrebbe perseguito occorre da parte di Ignazio La Russa componente di un governo poco credibile e di ben poca dignità (vedi le esternazioni ignobili ed offensive di Berlusconi circa gli stupri e le violenze alle donne), non vedo perché la politica debba forzatamente ed arbitrariamente intromettersi su questioni che con essa poco o nulla hanno a che vedere. Lo sport è sempre stato e sempre sarà un simbolo di comunione tra i popoli; mescolarlo con la politica è sintomo di pochezza intellettuale e di debolezza dei vari governi che si succedono negli anni nel nostro disastrato Paese. Cambiano i nomi (poche volte) e ancora meno la sostanza. Il Brasile è un Paese amico e come tale va rispettato, a prescindere! Anche il sottoscritto vorrebbe vedere Battisti in galera ma guastare i rapporti di amicizia con il Brasile è ben altra cosa. Se dai sudamericani il soggetto viene considerato un perseguitato politico non possiamo farci nulla e tantomeno forzare loro la mano, giusto o non giusto che sia. Meglio sarebbe stato non farlo scappare, come tanti altri. Bruno Svaldi Gilda forte e seria innamorata dei monti CHI è Gilda? / Gilda è una donna / forte, seria come i monti / che la circondano. Gilda è una donna / non più giovane, / vedova di un operaio / mio amico coetaneo / simpatico e faceto. Gilda abita in un antico paesetto / assieme al figlio / scalatore di montagne / che ritrae prestigiosamente. Gilda è innamorata / dei suoi monti / dei sui prati / dei suoi boschi. Gilda ama vedere, leggere / conoscere e con tutto questo / si è fatta una filosofia / che la fa vivere serena, compiaciuta / discreta e stimata. / Gilda mi confessa / che tiene gelosamente fra le sue cose / tutto ciò che ho scritto / che ama rileggere. Ciao Gilda. Ti mando un bacio. Giovanni Sacchet Pupot de neve el sol me desfarà O' fat an Pupot de neve / ghe o mess su 'n capèl / de l fien par cavei / l'é gnest propio bel! Vestì l'ò co na camisa / cossi l'a manco frét, / té na man an fior secà / so st'altra 'n bachèt poià. Someia che 'l me dighe: / "son contento d'esser qua / me despiase solo / che 'l sol me desfarà". Consolete, gheò dit, / caro al me Pupot / che anca noi fon presto / a far su fagot. Vivi seren le ore / ridi e donse man / bela l'è la vita / e... speron té n doman. Luigina Tavi Nell'articolo pubblicato il 28 gennaio a pagina 21, dal titolo "Becker (Aft) accetta le scude e riapre al dialogo", a causa di un'errata trascrizione è stato citato il Consorzio Dolomiti in luogo della società Dolomiti Turismo. Ce ne scusiamo con i diretti interessati

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Salta la seduta salva Province (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

DOCUMENTO UPI.LE DIVISIONI SULL'AUTONOMIA Salta la seduta salva Province Tre assenti in maggioranza e l'opposizione a mezzanotte lascia l'aula [FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA Il colpo di scena - o lo sgambetto, a seconda dei punti di vista - è arrivato a mezzanotte. Il documento dell'Upi contro l'abolizione delle Province, motivo della seduta straordinaria di consiglio, è rimasto sul tavolo. Senza approvazione. La minoranza ha abbandonato palazzo Flaim, le assenze dei consiglieri di maggioranza Christian Scatamacchia, Margherita Bianchi e Massimo Bonini hanno fatto il resto: niente numero legale, niente voto. E dire che le premesse per l'unanimità parevano non mancare, nonostante un avvio all'insegna delle proteste della Sinistra, con tanto di bandiere e abbandono simbolico del consiglio di Roberto Inzaghi (Rifondazione) e Pietro Mazzola (Gruppo misto), contro la previsione di uno sbarramento al 4% per l'elezione dei parlamentari europei. Unanime nell'eliminare dal documento Upi la parte relativa all'attribuzione alle Province delle funzioni delle Comunità montane e (con l'astensione di Mazzola) nel rigettare l'ipotesi di una revisione delle circoscrizioni provinciali in vista di possibili accorpamenti, il consiglio si è sfilacciato, ancora una volta, sulla questione dell'autonomia. Da un lato l'opposizione, che proponeva di aggiungere in coda al testo che «la Provincia del Vco chiede a gran voce di ottenere da Governo e Regione piena autonomia speciale in ossequio alla sua riconosciuta specificità montana». Dall'altro la maggioranza, che ricordava il percorso intrapreso con la Regione per maggiori deleghe e fondi, sancito a luglio con un protocollo d'intesa: «Se mai - dice Alberto Nobili, Pd - chiediamo di continuare a lavorare in questa direzione». Respinto l'emendamento della minoranza, a palazzo Flaim sono rimasti solo i 12 consiglieri di maggioranza e la seduta è stata sospesa. «Questo dimostra l'attaccamento dell'opposizione alle istituzioni - commenta il presidente della Provincia Paolo Ravaioli - e il poco senso di responsabilità. Non hanno voluto votare per difendere la Provincia, non sono stati capaci di mettere l'interesse del territorio davanti ai propri fini politici». Un'accusa che fa sorridere Paolo Marchioni (Lega), che ha presentato l'emendamento della minoranza: «Avrebbero dovuto preoccuparsi di avere il numero legale, non si può chiedere sempre i voti all'opposizione. Comunque non vedo che problema ci fosse con la nostra proposta, visto che l'amministrazione Ravaioli si dice autonomista: senza il nostro emendamento sarebbe stata solo una kermesse autocelebrativa della Provincia. La realtà è che senza una vera autonomia rischiamo l'accorpamento». E Giulio Lapidari, capogruppo Forza Italia, aggiunge: «Parlando di correttezza, che dire della manifestazione della Sinistra all'apertura del consiglio?».

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L'ente Provincia? Può anche sparire (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

cronaca pag. 11 «L'ente Provincia? Può anche sparire» Raffaele Massussi, 47 anni, titolare del «Caffè Vecchia Piazza» di piazza Tebaldo Brusato, legge Bresciaoggi e commenta le notizie del giorno. No all'abolizione delle Province. I consiglieri del Broletto rivendicano l'utilità dell'ente e propongono in alternativa ridefinizione di compiti e alleggerimenti di enti intermedi. «Si discute molto sui costi della politica, sprechi e malfunzionamenti degli apparati amministrativi. Voglio sperare che non sia il caso della nostra Provincia. Detto ciò, penso che in futuro l'esistenza delle province possa essere ridiscussa». Ritirato il bonus bebè. All'invito da parte del tribunale cittadino di estendere anche ai cittadini stranieri il contributo-natalità da mille euro, la Giunta in Loggia ha risposto revocando l'intera delibera. Per il sindaco Adriano Paroli, ora non ha più motivo d'essere. Lei cosa ne pensa? «Mi pare che la Loggia con questa decisione abbia voluto ribadire quanto le famiglie italiane abbiano la precedenza. Questo a molti cittadini bresciani può far piacere, soprattutto in questa congiuntura economica. D'altro canto trovo che non si possano trattare diversamente gli immigrati che da anni risiedono a Brescia, qui lavorano regolarmente e contribuiscono alla ricchezza del Paese». Camorra, 'ndrangheta, mafia. La presenza della criminalità organizzata è ormai forte anche al Nord, dove si insinua nel tessuto economico e finanziario. Che cosa ne pensa? «Purtroppo è una realtà con cui bisogna convivere. Tuttavia sono dell'idea che queste forme di criminalità non trovino facilmente terreno fertile nella mentalità di noi lavoratori del nord, gente che difficilmente si piegherebbe a determinati soprusi».TH.OR.

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AltraSavona acclama Cappelli presidente (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

AltraSavona acclama Cappelli presidente elezioni provinciali, il congresso straordinario a villa cambiaso Ma il leader "si riserva". E annuncia: nessuna alleanza, al secondo turno decideremo sui programmi Savona. L'ex senatore Sergio Cappelli è stato acclamato ieri dal congresso straordinario di AltraSavona, a Villa Cambiaso, come candidato del movimento a presidente nella corsa alla Provincia. "Volare alto, volare soli", lo slogan del movimento che ha scelto l'aquila - antico simbolo della città - come proprio emblema. A lanciare la proposta, un uomo autorevole del movimento civico, l'ex segretario provinciale del Pci Elio Ferraris. Difficile pensare che si sia trattato di una sortita casuale. Il leader del movimento, tuttavia, non ha sciolto le riserve: deciderà nelle prossime settimane (il nome verrà ufficializzato entro la fine di febbraio), in lizza ci sono altre due o tre persone, anche se l'unica alternativa concreta, secondo i boatos, sarebbe quella di una personalità rappresentativa del Ponente della provincia. Lui, il leader maximo, dice di far resistenza per un motivo ben preciso: «Se il candidato fossi io, si rischierebbe di avvalorare le tesi di chi ci vede schiacciati sul centrodestra. E così non è». Intrepretando, si potrebbe pensare che l'altro candidato in pectore provenga - se non proprio dal centrosinistra - da un'area meno connotata politicamente. Si vedrà. Intanto una cosa è certa: AltraSavona ha accolto in pieno la proposta di Cappelli di una corsa in perfetta solitudine. Quanto all'eventuale ballottaggio, l'ex senatore sottolinea: «Sceglieremo chi appoggiare esclusivamente sulla base della linea politica che il congresso ha voluto, ovvero delle convergenze sulle nostre linee programmatiche. Su null'altro». Aggiunge Cappelli: «AltraSavona non è disponibile a partecipare al mercato dei patteggiamenti. È portatrice di messaggi alternativi sia alla destra sia alla sinistra». E conclude: «Non è trasversale solo nella composizioni interna, ma anche nei rapporti politici esterni. Il voto lo daremo indifferentemente a destro o a sinistra in base alle convergenze programmatiche». Il partito, intanto, ha annunciato le prime candidature di collegio, quelle di Savona città. Correranno Giancarlo Frumento (Legino), Alessandro Delucis (Villapiana), Vittorio Murialdo (Lavagnola), Anna Geralli Mazzini (centro). La prima sorpresa, tuttavia, è quella di Pierluigi Pesce: il consigliere comunale forzista sarà il candidato di AltraSavona nel collegio delle Fornaci. Il programma in dieci punti prevede l'abolizione delle provincie e l'abbattimento del 50% degli emolumenti degli eletti. La realizzazione o l'espansione di alcune infrastrutture: l'Albenga-Carcare-Predosa, il secondo svincolo autostradale di Savona all'altezza del Letimbro, lo svincolo autostradale Millesimo-Cengio, l'aeroporto di Villanova. Un Piano strategico per il lavoro, con particolare attenzione al turismo ed un sì deciso alla Margonara. Sull'ampliamento della centrale Tirreno Power, AltraSavona ritiene di non dover neppure analizzare il problema, visto il "no" della Via regionale e la mancata attuazion, da parte dell'azienda «dei precedenti impegni». Sì alla piattaforma Maersk. Sui rifiuti parla di «tecnologie di trattamento avanzate», che sembra significare termovalorizzatore. Un'agenzia per la promozione del territorio; sostegno ai piccoli Comuni; valorizzazione del patrimonio e delle tradizioni culturali e identitarie (centrale in questo contesto il Priamàr), università e scuola. In particolare, AltraSavona chiede la restituzione dell'autonomia all'istituto Nautico. Gli schieramenti vanno insomma definendosi e, con questi, anche le candidature. Saranno almeno sei a correre per la presidenza della Provincia: Michele Boffa per Pd e centrosinistra e Giannantonio Chiavelli per il Partito comunista dei lavoratori sono gli unici due già ufficializzati. Poi c'è il PdL e la Lega: quasi certa la candidatura di Angelo Vaccarezza. AltraSavona, come visto, ha chiesto di candidarsi a Cappelli, ma la partita non è chiusa. L'UdC e il centro hanno un terzetto. Tra i papabili, Alberto Delfino, ex consigliere provinciale transfuga da Fi, Bianca Sartori e Licia Giorello. La sinistra radicale potrebbe scegliere tra Bruno Marengo e Sergio Acquilino. Incerto ancora ciò che farà la destra radicale: da sola o con il Pdl?Detto tutto ciò, una cosa è certa: la grande frammentazione del quadro politico. È probabile che molti tra i candidati saranno utili a "rosicchiare" voti a destra o a sinistra, ma non supereranno la fatidica soglia del 3%. Cosa accade in queste situazione è noto. Negli Usa si è verificato un caso che ha fatto scuola: nel 2000, il candidato verde Nader conquistò una percentuale di voti molto bassa. Ma sufficiente e far perdere la presidenza ad Al Gore, sconfitto da Bush per poche centinaia di voti. A Savona chi resterà con il cerino in mano? An. Gran. 01/02/2009 la sfida per palazzo nervi entra nel vivo 01/02/2009 ' 01/02/2009 infrastrutturee prioritàAlbenga-Predosa, svincolo a Savona, svincolo a Millesimo, aeroporto di Villanova sergio cappellipresidente AltraSavona 01/02/2009

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provincia, reazione d'orgoglio contro la richiesta di abolizione (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 25 - Sassari Provincia, reazione d'orgoglio contro la richiesta di abolizione Dura nota dell'Upi: «Una campagna denigratoria, un attacco alla democrazia» SASSARI. Doveva essere la giornata del "Provincia pride": un'affermazione d'orgoglio del ruolo delle amministrazioni e dei consigli provinciali in tutta Italia, convocati su un ordine del giorno dell'Upi, organo di coordinamento nazionale degli enti intermedi di governo territoriale. «Costruiamo insieme il nuovo sistema Paese», lo slogan dei consigli provinciali aperti alla partecipazione di Comuni, associazioni di categoria e, in generale, dei cittadini. Un'iniziativa per rispondere a quella che l'Unione Province italiane ha definito una campagna denigratoria, un attacco alla democrazia: la richiesta di abolizione delle Province. Ma si sono però dovuti fare i conti con la campagna elettorale e il risultato è stato:: nessun ospite e molti banchi vuoti. Comunque, dopo il dibattito, con i voti della maggioranza di centrosinistra, è stato ratificato l'ordine del giorno approvato dal consiglio direttivo dell'Upi. Hanno scelto di astenersi dal voto i rappresentanti del centrodestra che, pur approvando i contenuti, hanno ritenuto insufficiente una presa di posizione basata su rivendicazioni non avvalorate da un confronto adeguatamente rivolto all'esterno. «L'ingiustificata affermazione dell'inutilità delle Province costituisce un oltraggio verso il lavoro di 61 mila dipendenti che quotidianamente svolgono interventi e servizi fondamentali per assicurare il benessere dei cittadini e lo sviluppo del territorio - si afferma nell'ordine del giorno dell'Upi approvato anche dal Consiglio provinciale di Sassari -. L'Italia ha invece bisogno di dare certezze agli assetti istituzionali. Occorre una profonda opera di riordino delle istituzioni che semplifichi la pubblica amministrazione, fornisca un quadro di riferimento stabile, snello, moderno ed efficiente della Repubblica e valorizzi i soggetti che la costituiscono: Comuni, Province, Regioni, Stato. Costruire un assetto istituzionale chiaro e stabile per i cittadini e le imprese è premessa essenziale per porre le condizioni di una ripresa della fiducia e degli investimenti nei territori. Si deve partire dalla consapevolezza che non ci può essere crescita senza un grande patto tra il Governo e le comunità locali che valorizzi il ruolo delle istituzioni più vicine ai cittadini». La proposta dell'ordine del giorno si identifica in un riordino istituzionale che sappia individuare le funzioni fondamentali di Comuni e Province, riorganizzando in modo organico tutte le funzioni amministrative intorno alle istituzioni che compongono la Repubblica. «Un impegno - viene precisato - che sappia colpire le reali inefficienze e sia in grado di superare enti e strutture ridondanti a livello nazionale e regionale. Il federalismo fiscale dovrà garantire alle Province, come ai Comuni e alle Regioni, la certezza delle risorse finanziarie per l'esercizio delle funzioni istituzionali». L'approvazione è stata preceduta dagli interventi della presidente della Provincia, Alessandra Giudici, dell'assessore alla Cultura, Sergio Mundula, del vicepresidente del Consiglio, Giannicola Cabizza e dei consiglieri Gavino Sechi (Ds) Paolo Battino (Margherita), Giampiero Lavena (Forza Italia) e Antonio Doneddu (An). Marco Deligia

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nelle aree periferiche (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 15 - Altre Nelle aree periferiche Nelle aree periferiche si può spacciare? L'ordinanza di Zanonato prevede il divieto di acquistare, ricevere e consumare stupefacenti nelle aree pubbliche o aperte al pubblico. Deduco che altrove si possa acquistare, ricevere e consumare stupefacenti. Con questa ordinanza non ha quindi lo scopo di combattere la droga perchè fa male ma perchè non è decoroso. La conversione di Zanonato già nota da tempo è davvero in caduta libera. Quale sarà la prossima? Lucio Costa Padova No al federalismo a scatola chiusa Il federalismo come pastrocchio non ci piace. Tanto più se serve più per i fini elettorali di qualcuno che per il bene dell'Italia. E' questa la ragione per la quale il mio partito in questi giorni sta ingaggiando l'ennesima battaglia per spiegare ai cittadini che le scelte si fanno con numeri e coraggio e non con gli slogan. La fretta con la quale la maggioranza al Governo nazionale chiede di approvare la legge delega per il federalismo sembra infatti più dettata dalle scadenze delle prossime elezioni europee e amministrative del 6 giugno, che dalla volontà di fare una seria riforma strutturale dell'assetto del governo in Italia. Noi dell'Udc non siamo contro il federalismo. Anzi, la valorizzazione delle autonomie locali fa da sempre parte della nostra cultura democratico-cristiana, da sempre in antitesi alle ideologie che con la centralità dello Stato hanno voluto affermare la superiorità di quest'ultimo sui cittadini e non l'essere al loro servizio. Noi però non vogliamo un federalismo che è solo estetico e di facciata. Ho letto il disegno di legge con il quale si vuole fare il federalismo in Italia, approvato al Senato: in ben 24 pagine di testo la parola "federalismo" non è mai citata. Oggi viviamo una fase di crisi economica con pochi precedenti in passato. La storia ci dovrebbe insegnare che in momenti come questi si può far ripartire il Paese concentrandosi sulle cose essenziali ed eliminando gli sprechi, con tanto coraggio. E' il contrario di quello che questa legge intende fare, perché non c'è un solo articolo, un solo comma che proponga la riduzione dei centri di spesa, magari attraverso l'accorpamento dei micro-comuni, anomalia tutta italiana, o il superamento della frammentazione dei servizi, che ha creato tante IRI locali senza alcun vantaggio in termini di costi per i cittadini, ovvero l'abolizione delle Province, grande promessa elettorale disattesa... In compenso la legge detta le regole su come ciascuno di questi enti - ai quali si aggiungono le città metropolitane - potrà avvalersi della capacità impositiva sui cittadini, con chissà quali farraginosi meccanismi di coordinamento e problemi di contenzioso. A pagare gli errori che si potranno compiere con una legge sbagliata saranno i cittadini. E pagheranno dopo che avranno votato per le europee 2009, per le regionali 2010 o per le politiche 2011. Quello che chiediamo, è di fare una stima economica dei possibili rischi comparata ai vantaggi. Per la responsabilità che portiamo ai nostri elettori e al nostro Paese, noi non siamo disposti a comprare a scatola chiusa qualcosa che vedremo tra non so quanti anni e con chissà quali esiti. Stefano Valdegamberi assessore alle politiche sociali della Regione Veneto

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La Provincia vota l'abolizione della prefettura (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

La Provincia vota l'abolizione della prefettura Ordine del giorno approvato all'unanimità a Palazzo Piloni: An contraria all'inserimento, ma alla fine dice sì Domenica 1 Febbraio 2009,

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il pd: è necessario allargare l'alleanza all'udc (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

di Vittorio Perfetto Il Pd: è necessario allargare l'alleanza all'Udc Fioroni e Brutti: dobbiamo chiamarli subito. Intanto «scaricano» Rifondazione «Alle elezioni di giugno occorre un'intesa chiara e una maggioranza forte Ma bisogna tornare presto tra la gente» L'AQUILA. Palazzo dell'Emiciclo, sala "Michetti", ore 16.10: il Pd scarica le frange estreme della coalizione di centrosinistra e punta la prua della nave, «prima che affondi», verso l'Udc e nuove alleanze «moderate». Alleanze a trecentosessanta gradi, per i prossimi appuntamenti elettorali di giugno, che riguardano città importanti, come il comune di Pescara e il comune di Teramo (e forse anche L'Aquila), e le quattro Province. Un'indicazione precisa arrivata dal senatore Massimo Brutti e dall'onorevole Giuseppe Fioroni, e applaudita dalla "base", cioè da molti amministratori locali del Pd. L'occasione è stata la Conferenza regionale degli amministratori locali abruzzesi del Partito democratico, che si è svolta ieri all'Aquila, in un'affollatissima sala "Michetti". L'impressione è che stia nascendo più un partito che fa riferimento alla Democrazia cristiana, quella di Alcide De Gasperi, di Moro, di Zaccagnini (non a caso sono stati fatti riferimenti a frasi di Papa Paolo VI). Un modo per tagliare le "frange" più estreme, anche se la porta rimane sempre aperta, ma a condizione che si abbandonino certe posizioni drastiche e radicali, «che poco o nulla hanno a che fare con la politica sociale». Il senatore Massimo Brutti, che è anche commissario regionale del Pd - dopo le vicende che hanno coinvolto l'ex sindaco di Pescara e coordinatore regionale Pd, Luciano D'Alfonso -, insieme all'onorevole Giuseppe Fioroni, hanno sottolineato come il Pd lavori «per una coalizione la più ampia possibile, cominciando da subito, senza perdere tempo, in modo da non ripetere lo sbaglio fatto a dicembre per le elezioni regionali, a contattare l'Udc e sedersi intorno a un tavolo per discutere i termini dell'alleanza». Ma non un'alleanza a tutti i costi, che alla fine produrrà mille simboli, «che i cittadini non capiranno. Occorre un'allenza chiara», hanno detto Brutti e Fioroni, «trasparente, ma soprattutto solida». Un'alleanza la più ampia possibile, ma con dei paletti. Fioroni ha fatto un riferimento implicito, ma molto chiaro, a Rifondazione comunista: «Non posso sentirmi parte di una coalizione nella quale qualcuno brucia in piazza la bandiera di Israele o vuol far passare Hamas per un frate missionario». Un frecciata anche all'Idv, e in particolare al capogruppo in consiglio regionale, Carlo Costantini (anche se non è stato fatto il nome, ma una sua dichiarazione in merito è uscita ieri su il Centro): «C'è chi vuole abolire le Province, ma poi presenta i candidati e vuole gli assesorati». Fioroni, sulla questione Province, ce l'ha anche con «un gruppo di intellettuali del Pd, che prepara un manifesto per l'abolizione delle Province». Un monito, perentorio, è arrivato dall'onorevole Fioroni al Pd abruzzese, sulle Primarie: «Siete bravi a fare le Primarie, l'avete fatto anche per le regionali. Ma non lo fate più. Con le Primarie, nel clima di sfiducia e di crisi che si è creato nel rapporto tra politica-partiti e cittadini-elettori, dovuta in gran parte al fatto che non si riescono a risolvere i problemi reali della gente, diamo l'impressione del partito dei comitati elettorali, che si vuole spartire chissà che cosa». Alla Conferenza degli amministratori Pd c'erano anche decine di sindaci (come quello di Chieti, Francesco Ricci, il vice sindaco di Pescara, Camillo D'Angelo, il sindaco di San Salvo, Gabriele Marchese), consiglieri e assessori di Comuni grandi e piccoli, presidenti di Province (come quello di Chieti, Tommaso Coletti e dell'Aquila, Stefania Pezzopane), di assessori (della Provincia di Chieti, come Giovanni Di Fonzo), e consiglieri regionali del Pd, come il neo capogruppo Camillo D'Alessandro. E Antonio Iannamorelli, vice presidente nazionale del Pd-Enti locali. E poi i parlamentari Giovanni Legnini, Franco Marini e Luigi Lusi. Tutti intervenuti a indicare in primo luogo la strada «dell'unità» del partito. Rigore è stato predicato dall'assessore Giovanni Di Fonzo («abbiamo capito veramente la situazione, siamo consapevoli di dove stiamo scivolando e dove dobbiamo dirigerci? La crisi, i lavoratori senza più stipendio, le questue alle banche per il cosiddetto "segmento della disperazione", l'anno di aiuti economici perché non hanno ammortizzatori sociali»). Trasparenza è quanto chiede Camillo D'Alessandro, che nel confermare la costituzione del gruppo unico in consiglio regionale, ha annunciato l'istituzione di un sito Internet con il quale dialogare con gli amministratori locali e sottoporre alla loro attenzione proposte di leggi e regolamenti per conoscere il loro parere. Insomma, «tornare in mezzo alla gente, un rapporto interrotto anche dalle liste bloccate, che non hanno più reso necessaria la campagna elettorale e, quindi, il rapporto con sindaci e amministratori locali, dai piccolissimi, ai piccoli e grandi Comuni».

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EGREGIO DIRETTORE, da Vasco Errani Presidente della Regione Emilia Romagna ... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

LETTERE E COMMENTI pag. 34 EGREGIO DIRETTORE, da Vasco Errani Presidente della Regione Emilia Romagna ... EGREGIO DIRETTORE, da Vasco Errani Presidente della Regione Emilia Romagna mi sarei aspettato un qualcosa di più sul federalismo, specie sui numeri, come da Lui auspicato verso i promotori del provvedimento. Perchè non ha avanzato delle proposte certe? Personalmente, da cittadino mi sarei aspettato delle proposte che andassero verso un cambio di direzione su quanto previsto dalla legge approvata di recente dal primo ramo del Parlamento. Una contestuale riduzione delle spese dell'amministrazione Centrale dello Stato; una riduzione sostanziale dei Parlamentari e delle spese dei Palazzi del Potere (Parlamento, Quirinale, Palazzo Chigi, etc.); l'abolizione di una Camera e la costituzione di un organismo, composto da eletti nelle Regioni, per il disbrigo di quanto di competenza di quegli Organismi; l'abolizione delle Province e, per ultimo, ma non meno importante, per mandare un segnale di vera innovazione ai cittadini, ormai stanchi di questa politica e di tutto quello che la circonda, una riduzione degli emolumenti e l'abolizione di tutti i privilegi che ancora persistono fra i Parlamentari Italiani ed Europei ed i Consiglieri Regionali. Tutti provvedimenti assolutamente non demagogici ma ritenuti necessari, sia sotto il profilo dell'etica che della sostanza per fare avanzare un vero processo di federalismo, senza ulteriori costi, con minore burocrazia ed a seguire anche con vantaggi economici per quelle realtà che sapranno metterlo in pratica al servizio esclusivo dei propri cittadini. Distinti saluti. Luciano Ronchini Lugo (RA)

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NELL' ULTIMA seduta del consi... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 01-02-2009)

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PESARO AGENDA pag. 10 NELL' ULTIMA seduta del consi... NELL' ULTIMA seduta del consiglio provinciale nella quale si è dibattuto sul ruolo e sul futuro delle amministrazioni provinciali, il presidente Palmiro Ucchielli ha consegnato ai consiglieri presenti una copia di una sua missiva, inviata solo qualche tempo fa al Presidente della Repubblica.La lettera contiene affermazioni e proposte che non possono restare sotto silenzio così come non può rimanere nel silenzio il duro e immotivato attacco portato dal centrosinistra contro la locale Confindustria solo perché rea a detta dello stesso Ucchielli di essere gelosa delle prerogative in materia di collocamento al lavoro esercitate dalla Provincia. Fra le proposte inaccettabili contenute nella citata missiva vi è anche quella di abolire il Corpo Forestale dello Stato e di trasferirne le funzioni alla Polizia locale. Oltre ad essere inaccettabile, la proposta offende il lavoro e l'impegno degli uomini e delle donne del Corpo Forestale che, in tutti questi anni, hanno assicurato, grazie alla loro professionalità e alla loro dedizione, la tutela della salute e della sicurezza agroalimentare nonché la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e forestale, preservandolo dalla distruzione e dall'inquinamento. Nella lettera, poi, si definiscono testualmente le Prefetture e i Prefetti come "residui storici del centralismo statale" e si chiede pure la cancellazione delle Soprintendenze. Fa certo un po' sorridere che questo attacco al centralismo statale provenga proprio da uomini che hanno militato, solo fino a qualche anno fa, in quel Partito comunista che per oltre un cinquantennio ha fatto dello statalismo la propria bandiera. Il presidente Ucchielli chiede anche l'abolizione di alcuni enti inutili come, ad esempio, i Consorzi di bonifica. Almeno su questo ultimo punto ci troviamo d'accordo con Ucchielli, ma vogliamo rammentargli come il centrosinistra, che ancora governa la Regione Marche, le quattro Province marchigiane e la maggioranza dei Comuni della nostra Regione e che fino all'anno scorso governava anche a Roma, abbia finora prodotto solo propaganda e inutili chiacchiere. Al contrario, il Pdl ha presentato in Parlamento un disegno di legge proprio per abolire definitivamente i Consorzi di bonifica.Teniamo infine a ribadire alla maggioranza provinciale, che solo oggi che non governa più la nazione chiede l'abolizione degli enti inutili e maggiore parsimonia a Stato, Regioni e Comuni, di iniziare, essa per prima, a dare il buon esempio riducendo le sue tante spese inutili e quelle non strettamente necessarie. Antonio Baldelli, consigliere provinciale Pdl

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PESCARA - Aspro botta e risposta sul tema dell'abolizione delle Province tra Pino De Dominicis,... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

Domenica 01 Febbraio 2009 Chiudi PESCARA - Aspro botta e risposta sul tema dell'abolizione delle Province tra Pino De Dominicis, Pd, presidente della Provincia di Pescara e dell'Upi abruzzese, e l'ex candidato governatore del centrosinistra, Carlo Costantini, IdV, che aveva sollevato il tema. De Dominicis: «Secondo Costantini, con l'abolizione delle Province lo Stato risparmierebbe 14 miliardi di euro, assestando un bel colpo alla "casta" della politica e liberando risorse da impiegare per ammortizzatori sociali, infrastrutture e credito alle imprese. Costantini dimentica però di dire che di quei 14 miliardi che messe tutte assieme le Province italiane gestiscono, i costi per le indennità di presidenti, assessori, consiglieri, ammontano a 119 milioni. Come si arriva allora a ipotizzare risparmi per 14 miliardi? Semplicissimo: gettando, per citare un proverbio caro al leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, con l'acqua sporca pure il bambino, e cioè i 2 miliardi e 900 milioni che le Province utilizzano per effettuare le manutenzioni sui 145mila chilometri di strade di competenza (non sono pure queste infrastrutture?), il miliardo e 700 milioni per la manutenzione delle scuole, il miliardo per la tutela ambientale, l'altro miliardo per lo sviluppo economico, il miliardo e 200 milioni per la mobilità, i 2 miliardi e 300 milioni per la gestione del personale. Costantini, coerentemente abrogazionista, dica che i dipendenti delle Province vanno licenziati, le scuole abbandonate a sé stesse, le strade lasciate all'incuria. Se davvero si vuole colpire i costi della politica, perché non tagliare allora quella moltitudine di enti inutili (Ato, Aptr, consorzi industrali) riconducendo alle Province funzioni che sono state loro espropriate? Costantini, che guarda caso dell'Aptr è stato presidente, sa che l'Abruzzo detiene il triste record nazionale di questi enti? Nella maggioranza oggi al Governo, sull'abolizione delle Province è contraria nettamente la Lega, e sono abolizioniste singole personalità di An e FI. All'opposizione, contrario il Pd, sono favorevoli Udc e Idv. A queste forze politiche, visto che il voto per le provinciali è fissato per giugno, è onesto chiedere se non sia più giusto astenersi dal presentare liste. A meno che Costantini non voglia dire agli elettori che chiederà voti per aiutarlo ad "abrogare" le Province, secondo il più fedele dei copioni del teatrino della politica». Ed ecco Costantini: «Non comprendo la durezza di De Dominicis. Siamo ormai al punto che se un esponente dell'IdV dissente dal coro del Pd e del Pdl è un eversore o un demagogo. Io penso molto più semplicemente di rappresentare la volontà della maggioranza degli italiani, che certamente vogliono la manutenzione di scuole e strade, ma che non sono affatto convinti che per farla, oltre ai Comuni, debbano esistere per forza anche le Province. Ai cittadini, che anche De Dominicis e il suo partito dovrebbero rappresentare, interessa che i soldi per mantenere in vita le Province, così come gli enti inutili citati da De Dominicis, vengano utilizzati per cassa integrazione, sviluppo, infrastrutture e anche manutenzione di scuole e strade. Quanto alla prossima campagna elettorale non ritengo né eversivo, né demagogico, né teatrale, informare preventivamente i cittadini che devono votarti per le provinciali di quella che è la tua idea sul futuro delle Province. Se De Dominicis vorrà conservarle e ulteriormente ingrassarle, chieda il voto su questa proposta».

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La Provincia salva sè stessa. Venerdì sera il Consiglio provinciale di Treviso ha approvat... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

Domenica 1 Febbraio 2009, La Provincia salva sè stessa. Venerdì sera il Consiglio provinciale di Treviso ha approvato un ordine del giorno che sollecita il mantenimento dell'istituzione. È necessario un ente intermedio che si occupi di questioni di "area vasta". Troppo piccoli e frazionati i Comuni, troppo lontana la Regione, che deve dedicarsi a legiferare e fissare indirizzi. Lo sostiene il documento dell'Unione province italiane su cui l'odg era modellato, l'hanno ribadito quasi tutti gli intervenuti al dibattito che ha preceduto il voto, durante un consiglio straordinario aperto a sindaci e rappresentanti della società. L'ha sottolineato, ovviamente, il presidente Leonardo Muraro: «Chi mette in discussione l'esistenza delle Province deve assumersi l'onere ed avere l'onestà intellettuale di affermare contestualmente anche la necessità di accorpare i Comuni di medie e piccole dimensioni». Calpestando storia e identità. E disconoscendo il diritto di rappresentanza delle comunità locali: «Chi sostiene la tesi dell'abolizione della province è antifederalista e non può nascondersi dietro il dito del risparmio economico, tra l'altro modestissimo perchè non interesserebbe i costi di struttura, di funzionamento e di personale, ma solo i cosiddetti costi della politica delle Province, che, all'interno dell'attuale organizzazione istituzionale sono i più bassi, se confrontati con i costi della politica regionale e nazionale». In Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna esistono livelli equivalenti alle province, si chiamino dipartimenti, distretti o contee. Vorrà pur dire qualcosa, hanno spiegato i vari oratori. Aggiungendo che ciò non significa avallare la proliferazione di neo-province con meno abitanti di un grosso comune. Piuttosto occorre far piazza pulita di tutti quegli organismi di "secondo grado", dagli Ato ai consorzi, alla pletora di agenzie, che, per giunta, non sono eletti. O le Prefetture, come ha suggerito il consigliere regionale leghista Federico Caner. O i "postifici", come li ha definiti Gian Paolo Gobbo: «Non gli enti che sanno spendere i soldi dei cittadini, ma gli enti assurdi, che in altre parti d'Italia assorbono solo risorse». Un unico brivido, quando Gobbo, nel fornire un esempio di meritata soppressione, ha citato il ministero dell'Agricoltura, retto dal trevigiano, leghista e predecessore di Muraro in viale Battisti, Luca Zaia. Bisogna riconoscere alle Province - ha chiosato Muraro - «il ruolo che a loro spetta in base alla Costituzione, portando finalmente a compimento il processo già in atto di trasferimento di competenze e funzioni». Imputata numero uno la Regione. L'ha chiamata in causa, ad esempio, Giampietro Favero: «La nostra è una delle Regioni più centraliste», ha rimarcato il capogruppo di Forza Italia. Gli azzurri (tranne uno) hanno votato a favore, nonostante le indicazioni dei vertici regionali che avevano fatto pensare ad una astensione: «Il documento rispetta la Costituzione ed è in linea con il programma di governo e con il programma elettorale di Forza Italia: che non dice di eliminare tutte le Province, ma solo quelle inutili», ha spiegato Favero. Per Lorenzo Biagi, capogruppo del Pd, «Promuovere la provincia non vuol dire difendere l'esistente, bensì tendere verso un maggiore equilibrio della distribuzione del potere valorizzando soprattutto i corpi intermedi tra cittadino e Stato». Eppure proprio da sinistra sono venute le principali critiche. Per il consigliere regionale Diego Bottacin (Pd): «Occorre definire un livello organizzativo minimo, la rappresentatività va garantita ma deve combinarsi con razionalità e sostenibilità dell'assetto». Forse però, ha fatto più rumore l'astensione del consigliere di Forza Italia Alessio De Mitri: «Le Province sono lontane dalla gente, sono percepite non come un ente dotato di poteri propri, ma solo come una forma di decentramento di altri enti e di servizi statali». Mattia Zanardo

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L'ira di Sernagiotto: Un partito senza coerenza (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-02-2009)

Argomenti: Province

L'ira di Sernagiotto: «Un partito senza coerenza» Domenica 1 Febbraio 2009, «Dentro le istituzioni i rappresentanti eletti possono prendere le decisioni che vogliono. Ma per le elezioni, le liste, le decidono i partiti e nella vita politica di una persona tutto viene giudicato e pesato». Suonano come una velata minaccia le parole di Remo Sernagiotto, capogruppo del Pdl in Regione. Il voto di venerdì in consiglio provinciale non lo ha proprio digerito. E nel suo mirino sono finiti quei consiglieri del Pdl che hanno votato a favore dell'ordine del giorno che chiede il mantenimento delle Province. «Io dico solo che in politica paga la coerenza - osserva - e noi siamo un partito che a Roma presenta quattro disegni di legge per abolire le Province, di cui uno firmato da Fabio Gava, e a Treviso vota per mantenerle. Indubbiamente è stato commesso un errore gravissimo. Il mio plauso va invece al consigliere Alessio De Mitri, l'unico che ha avuto il coraggio di dire la sua e di astenersi». Infatti per Sernagiotto, se proprio non si voleva votare contro, un'astensione sarebbe stata sicuramente più produttiva: «Gli equilibri all'interno di una maggioranza si ottengo anche così, senza contare che si trattava solo di un ordine del giorno - precisa - non di un documento di governo. Poi la Provincia che si salva da sola è una cosa ridicola». Il capogruppo in regione sferza il suo partito: «Ammiro la coerenza della Lega che, in Regione, quando si trattò di votare il caso Lamon (il comune veneto che vuole passare in trentino ndr) votò a favore della disgregazione del Veneto perchè questo è scritto nel suo statuto. Noi questa coerenza non l'abbiamo avuta, tranne che nel caso di De Mitri. Inoltre non credo proprio che tutti quelli che hanno votato siano dei sostenitori delle province». Un voto che rischia di avere ripercussioni. A parte l'ipotesi, al momento solo ventilata, di penalizzare i consiglieri che hanno votato a favore quando sarà il momento di fare le liste per le prossime tornate elettorali, Sernagiotto ha anche un timore: «Pagheremo politicamente il fatto di esserci dimostrati un partito non coerente con quanto scritto nel programma». Anche Fabio Gava, deputato del Pdl, durante il dibattito che ha preceduto la votazione in consiglio provinciale aveva ribadito come l'orientamento del movimento berlusconiano fosse propenso all'abolizione delle Province. Certo, inserendo il "taglio" all'interno di una più ampio e organica riforma dell'assetto istituzionale italiano. «Un approccio serio non può che essere complessivo», ha asserito il parlamentare azzurro. Che ha rilanciato la proposta, già avanzata in precedenti occasioni, di trasformare piuttosto le province in una sorta di organismo, non eletto direttamente dai cittadini, ma rappresentativo delle amministrazioni comunali di un territorio.

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Tre proposte per un partito liberale (sezione: Province)

( da "Blogosfere" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

Feb 09 2 Tre proposte per un partito liberale Pubblicato da Giovanni Sena alle 00:29 in Ideologia e liberismo Con un PD in preda a convulsioni interne ed un PdL che cerca ancora il punto di equilibrio interno, c'e' oggi spazio in Italia per un vero partito liberale? Altroche', e ce ne sarebbe proprio un urgente bisogno. Questo ipotetico partito me lo immaginerei snello, indipendente e concentrato sulla liberazione dell'Italia dall'opprimente cappa di statalismo. Un partito liberista dal punto di vista economico (mercato e concorrenza i cardini) e libertario dal punto di vista sociale (il primato dell'individuo sullo Stato). Una specie di Lega Nord applicata all'idea liberale della societa', piu' che al federalismo, se mi passate il parallelo. Dovesse questo partito emergere dal ribollente humus della societa' civile, gli suggerirei di concentrarsi inizialmente su tre questioni altrettanto semplici quanto simboliche. Tre punti programmatici storicamente cari ai combattenti liberali, facili da spiegare, e da cui l'Italia trarrebbe grandissimo beneficio se realizzati: 1) Una effettiva diminuizione delle aliquote fiscali. 2) L'eliminazione del valore legale del titolo di studio. 3) L'abolizione delle province. Vediamo nel dettaglio. Il primo punto e' un po' il Santo Graal del liberismo, diminuire il flusso di denaro dal privato al pubblico, per soffocare la cieca (e stupida) avidita' dello Stato, del Leviatano . Piu' prosaicamente, e' anche quello che Berlusconi e' andato dicendo in varie occasioni, senza pero' mai affondare fino in fondo il bisturi (ci ando' vicino nel 2001, ma poi nemmeno lui ce la fece). Il secondo punto e' una elementare operazione per mettere in concorrenza tra di loro le universita' Italiane. Togli la finta livellazione imposta dall'alto per mettere a nudo le reali differenze di qualita' tra gli atenei. Poi vedi quel che succede. Le buone universita' avranno studenti (e fondi di ricerca), le cattive scompariranno, come dovrebbe essere. Il risultato netto e' un aumento della qualita' dell'insegnamento (e della ricerca) e un taglio dei costi. Il terzo punto e' il colpo piu' diretto (e ovvio) al carrozzone-burocrazia. Una delle piu' insopportabili palle al piede per l'Italia e' proprio questa, la capillare penetrazione dello Stato nella vita degli individui. Non vi e' alcun motivo organizzativo che giustifichi l'esistenza delle province in Italia. Non solo le province sono inutili, ma comportano una spesa abnorme di denaro pubblico. Consiglio la lettura dell'articolo preparato da Silvio Boccalatte per l'Istituto Bruno Leoni. Tre proposte molto nette, di chiaro stampo ideologico e simbolico. Argomenti di cui discutere e per cui lottare. Ditemi voi GS

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Prefetture enti inutili? Lo sono anche le Province (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

Prefetture enti inutili? «Lo sono anche le Province» Un comitato in Veneto «Non serve non voto» che raccoglie proseliti BELLUNO. Le Province vanno abolite perchè enti inutili? No, piuttosto sopprimere le Prefetture. E' la proposta approvata venerdì a stragrande maggioranza dal Consiglio provinciale di Belluno con il voto contrario del rappresentante di An. L'emendamento taglia-Prefetture è stato presentato da Matteo Toscani, in aggiunta al documento dell'Upi in difesa delle Province. E subito Massimo Carraro, che insieme a Marina Salomon e ad altri imprenditori del Nordest ha lanciato il movimento «Non serve. Non voto» in vista delle elezioni provinciali, coglie la palla al balzo: «Benissimo, aboliamo sia le Province che le Prefetture - dice Carraro - visto il peso della Casta, sarebbe un bel risparmio. Comunque mi fa piacere la presa di posizione della Provincia di Belluno perchè significa che il processo che abbiamo messo in moto comincia a muovere qualcosa». Nella discussione si inserisce anche Michele Bortoluzzi, dei radicali, che fa parte del movimento «Non serve. Non voto». «Il giorno dell'Orgoglio Provinciale celebrato venerdì ha proposto, tra i tanti, surreali dibattiti di autodifesa della Casta all'interno dei Consigli Provinciali, un elemento di novità» fa notare il bellunese. «A Belluno l'istituzione Provincia chiede formalmente, in Consiglio, l'abolizione dell'Istituzione Prefettura, dicendo, sostanzialmente "siamo più utili noi", ed ammettendo - al contempo - che esistano delle forti sacche di spreco ed inutilità nella macchina amministrativa». Bortoluzzi sottolinea come il documento per l'abolizione delle Province sia stato firmato ormai da molte personalità venete, sia del mondo imprenditoriale ma non solo: oltre a Carraro e alla Salomon hanno aderito Luigi Rossi Luciani (Past President Confindustria Veneto), Massimo Calearo e Stefano Beraldo (AD Coin), ma anche il giornalista Aldo Forbice, il professor Curi che si è schierato a favore e di oltre 300 cittadini che in poche ore hanno sottoscritto dal sito www.aboliamoleprovince.it (curato da Lorenzo Furlan) la proposta "Non Serve, Non Voto". «Il Consiglio provinciale di Belluno è stato... fantastico - spiega Bortoluzzi - ha centrato il punto. Ciò di cui abbiamo bisogno è di smettere i panni dell'ipocrisia, del silenzio sullo scandalo gigantesco rappresentato dagli enormi sprechi della macchina pubblica, nelle sue diverse articolazioni. Le Prefetture sono uno tra gli enti poco utili, sovradotate di lussi e confort, sottodotati di competenze, che dovrebbero essere disarticolate. Aggiungo, insieme alle Province e ai piccolissimi Comuni. Ora siamo davanti ad un'istituzione inutile che ne attacca un'altra altrettanto inutile, siamo alla soglia dell'implosione e questo grazie al terrore del giudizio astensionista dei cittadini».

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PROVINCIA, PD SUBALTERNO (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

L'INTERVENTO/CALESSO PROVINCIA, PD SUBALTERNO LUIGI CALESSO Non sono mai stato un tifoso dell'antipolitica, di quella critica populistica alla cattiva politica che diventa discredito delle istituzioni e della stessa democrazia, ma sulla questione della inutilità delle province mi sembra evidente che la«Casta» gioca una delle partite a difesa dei propri posti di potere e sottopotere, compensi e prebende che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei cittadini. Penso alla Provincia di Treviso che sta realizzando una sede enorme, faraonica, sproporzionata con una spesa di almeno 60-70 milioni di euro. Per realizzare questa opera imponente si snatura completamente l'ex-manicomio di Sant'Artemio e sono stati venduti ville e palazzi di proprietà della Provincia sottraendoli alla disponibilità della comunità civile trevigiana. Penso al Piano Strategico Provinciale per il quale sono stati spesi nel corso degli anni milioni di euro e che adesso, di fronte alla crisi economica, nessuno cita più perché, evidentemente è del tutto inadeguato ad offrire soluzioni ai gravi problemi che il nostro sistema produttivo sta affrontando: insomma, è già un ferrovecchio. Penso a «Marca Ambiente» organismo che costa ai contribuenti centinaia di migliaia di euro e che dovrebbe occuparsi di smaltimento dei rifiuti, mentre tale materia è saldamente nelle mani dei consorzi fra comuni e di Trevisoservizi, nonostante i ripetuti (ormai patetici) appelli del Presidente Muraro alla unificazione della gestione del servizio sotto l'egida della Provincia. Per non parlare della campagna contro l'abbandono degli animali domestici che ha riempito quotidiani e periodici di foto del Presidente della Provincia! Ce n'è abbastanza per sostenere che anche a Treviso l'abolizione della Provincia non sarebbe un dramma per i cittadini, tutt'altro. Che la Lega sia contraria all'abolizione perché difende la «Casta padana» che anche in via Battisti ha i suoi luoghi di potere e di remunerazione non stupisce e, tutto sommato, anche il riallineamento del PDL non era particolarmente inaspettato visto che, alla fine, a Treviso il PDL, prima o dopo, si riallinea sempre all'alleato padano. Quello che stupisce, invece, è la scelta del PD di sostenere la maggioranza Lega-PDL nel «no» all'abolizione delle province. Mentre disquisisce di «partito del Nord», di partito federale di rapporto con il territorio, il PD trevigiano non riesce ad esprimere una sola posizione autonoma, innovativa che vada oltre il grigiore del replicare a Treviso le già non entusiasmanti parole d'ordine veltroniane. In questo caso, ovviamente, da Roma probabilmente è arrivato al PD di casa nostra l'invito a non sostenere l'abolizione delle province perché in altre parti d'Italia sono ex-parlamentari ed ex-funzionari di partito del centrosinistra ad occupare poltrone, sedie e scranni vari nelle Province. E il PD trevigiano ha preferito accodarsi alla logica nazionale senza capire che sull'eliminazione di un ente che è in sé uno spreco avrebbe potuto aprire un rapporto di credibilità con tutti i trevigiani (compresi molti elettori di centrodestra) che sono stanchi della «Casta» (anche di quella padana), del tributo quotidiano che la società paga alla cattiva politica, ai suoi costi, agli incarichi inutili. Oltretutto, la scelta del PD rappresenta, in questo territorio, anche una scelta di subalternità netta al «pensiero unico leghista», quello della denuncia degli sprechi di Roma e della occupazione militare dei luoghi di potere sul territorio. In una logica superata e tutta interna al ceto politico, il PD trevigiano cerca da tempo un qualche tipo di rapporto con la Lega, come se fosse questa la chiave per ottenere un qualche tipo di ruolo nella società trevigiana. Ottenendo, invece, il risultato opposto, quello di allontanare gli elettori antileghisti e quello di avvicinare ulteriormente alla Lega gli elettori che si sentono rassicurati dal fatto che anche il PD apre alla Lega. Dal PD trevigiano gli elettori di centrosinistra (soprattutto quelli potenziali, come me) si aspettano, invece, che faccia quello che finora non fatto: che esprima «una» idea originale a partire dalla lettura delle caratteristiche della Marca, che organizzi «una» campagna su un problema importante del territorio, che lanci una «iniziativa», che dimostri in sostanza di non essere solamente un terminale delle decisioni romane. Quella dell'abolizione delle province, proprio perché non condivisa a livello nazionale, avrebbe potuto essere una buona idea.

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falanga eletto nel direttivo regionale della figc (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 11 - Gorizia Falanga eletto nel direttivo regionale della Figc CALCIO GORIZIA. Renzo Burelli è stato riconfermato alla carica di presidente della federcalcio regionale. Nella sua squadra è stato eletto, come membro del direttivo, il goriziano Gennaro Falanga, per anni direttore sportivo del Fogliano. Falanga è stato eletto con 102 preferenze, superando in questa ideale classifica il presidente Vincenzo Cisilin, che invece appoggiava la lista del rivale di Renzo Burelli, ovvero Spartaco Ventura, cogliendo comunque un lusinghiero bottino di 87 voti, 15 in meno rispetto al rivale. Nessuno dei due candidati consiglieri goriziani ha voluto arroccarsi si una posizione di netto antagonismo. Tutto questo «per il bene del calcio Goriziano». Gennaro Falanga già dal palco della sede della Vivai Rauscedo, a San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone, aveva detto che non voleva contrapporsi in modo energico a Vincenzo Cisilin, in quella che non era una guerra, ma una semplice elezione del direttivo. «L'obiettivo mio e di Cisilin - ha riferito Falanga - era quello di garantire al direttivo almeno un consigliere di Gorizia. Il confronto con Cisilin è stato molto corretto. Democraticamente ognuno ha espresso la propria opinione e la propria preferenza». Per Falanga si tratta della prima elezione come consigliere nel direttivo regionale della Figc. «C'è molto lavoro da fare - ha dichiarato il neoeletto con 102 voti - il responso dell'urna è stato chiaro. Almeno due terzi delle società goriziane e triestine hanno votato per Spartaco Ventura. Evidentemente c'è qualcosa che non va. Il nuovo direttivo deve subito rendersi conto che la frattura va ricomposta. Ne vale il bene del nostro sport». Vincenzo Cisilin ha fatto il possibile per far vincere Spartaco Ventura. Renzo Burelli però ha prevalso. «Hanno vinto loro, adesso devono governare - ha detto la massima carica del Medea - sarà un quadriennio carico di responsabilità. Sono convinto che per crescere servano visite mediche meglio organizzate, l'abolizione dei fuoriquota, un migliore rapporto con le amministrazioni locali che specialmente nel Goriziano stanno stringendo la cinghia. Ci sono sempre minori risorse». (ro.pa.)

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gli ospedali uguali alle province (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

stampa Il commento gli ospedali uguali alle province Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva annunciato durante la campagna elettorale che uno dei suoi primi provvedimenti avrebbe riguardato l'abolizione delle Province. Che fine ha fatto quella promessa? Avete ascoltato le dichiarazioni degli amministratori di Campobasso e di Isernia, di destra e di sinistra, sul ruolo delle Province? Guai a toccarle: esse sono nate a baluardo del territorio e continuano a recitare un ruolo determinante per lo sviluppo. Lo sanno pure loro, (presidenti, consiglieri ed assessori), che le Province hanno fatto ormai il loro tempo e che è assolutamente necessario abolirle, eppure si indignano, manifestano, polemizzano appena si comincia a parlare di tagli. La risposta al perchè è semplice e arcinota: stanno bene dove stanno. Identico discorso, anche se un po' più vasto, può essere fatto per la sanità. Da mesi e mesi si va ripetendo che il deficit va colmato e che occorre procedere ad una razionalizzazione dei servizi sul territorio. Però appena si è messo mano alla razionalizzazione e ai tagli abbiamo cominciato ad accapigliarci: l'ospedale di Agnone non si tocca, quello di Larino va difeso con le unghie e con i denti e quello di Venafro è indispensabile perchè accoglie anche pazienti di altre regioni. Ragazzi, ma vogliamo scherzare?

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SAN CARLO RESTAURATO BELLO MA DISAGEVOLE ELVIRA SPAGNUOLO DE MARTINO - TORRE DEL GRECO ... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 02-02-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Circondario Sud2)) (Mattino, Il (Circondario Sud1))

Argomenti: Province

San Carlo restaurato bello ma disagevole Elvira Spagnuolo De Martino - TORRE DEL GRECO Anch'io, come molti napoletani che da sempre frequentano il teatro, sono rimasta abbagliata dal nuovo San Carlo. Il restauro della sala è magnifico, esalta dettagli che s'erano perduti. Ho assistito al bellissimo «Peter Grimes» diretto da Tate e devo dire che i miei dubbi, però, sono tanti. A cominciare dal parquet che sembra di plastica al fastidioso soffio d'aria condizionata che arriva dalle griglie sotto le poltrone e che alle signore della mia età, sono sulla soglia degli ottanta, non fa certo benissimo. Molto scomode, sopratutto per noi non più giovani, le sedie dei palchi dove hanno eliminato le panche e le pedane. Poco piacevole anche la questione delle toilette, certo belle, nuove, pulite, ma le stesse per uomini e donne. Era molto imbarazzante stare in fila, l'altra sera. Tra l'altro, moltissime persone ci guardavano perché per entrare in bagno si sosta in un corridio - una volta di servizio - che porta al nuovo ridotto realizzato sotto la platea. Lo stesso corridoio porta anche negli spogliatoi dell'orchestra dov'è finita una mia amica che girava alla scoperta del «nuovo San Carlo». Spero che il commissario Nastasi e i tecnici che seguono i lavori prendano provvedimenti al più presto. Elenchi telefonici e numeri vecchi Nabla Vettori - NAPOLI Strano comportamento quello di chi gestisce gli elenchi del telefono: fino a quando esistevano solo le guide cartacee era ovviamente impossibile pretendere che i numeri fossero perennemente aggiornati, per trovare le variazioni dei numeri bisognava aspettare la stampa e la distribuzione successiva. Ora c'è internet e molti cercano queste informazioni direttamente sul sito Paginebianche.it che ha il pregio di poter essere aggiornato in tempo reale, peccato che questo non accada. Il numero vecchio rimane chissà quanto tempo e ogni volta che qualcuno telefona spende uno scatto (provato da una cabina telefonica) per ascoltare il messaggio registrato che recita il nuovo numero. Poiché inoltre questo messaggio coglie alla sprovvista, difficilmente si ha a disposizione carta e penna per segnarselo e siccome il numero viene detto una volta sola, spesso gli scatti alla risposta necessari diventano 2, solo per conoscere quello che dovrebbe essere messo (gratuitamente) sul sito nel momento stesso in cui avviene il cambio di numero. Referendum se il quorum cambia Salvatore Scotti - PIEDIMONTE MATESE (CE) In questi giorni l'on. Antonio Di Pietro ha deposito oltre un milione di firme in Cassazione per l'abolizione della legge cosiddetta «lodo Alfano». Nella primavera del 2009 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per l'abolizione di alcune norme della legge elettorale «Calderoli». Tutte e due queste iniziative molto probabilmente, come già è accaduto in precedenti referendum abrogativi, saranno destinate alla sconfitta. Infatti sia nel primo che nel secondo caso il Pdl e la Lega, essendo contrari a queste iniziative, inviteranno i propri elettori ad astenersi dal voto referendario. La loro forza elettorale, sommata alla percentuale fisiologica degli assenteisti, determinerà sicuramente il non raggiungimento del quorum. Al fine di non vanificare e «mortificare» sempre l'iniziativa democratica che la Costituzione consente ai cittadini, sarebbe opportuno che il comma 4 dell'art. 75 fosse modificato nel seguente modo: «La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli elettori ottenuta moltiplicando il numero degli aventi diritto per la percentuale dei votanti per la elezione della Camera dei Deputati, riferita alla legislatura in cui si vota per il referendum». Con questa modifica, tenuto conto che nelle ultime elezioni legislative gli elettori aventi diritto erano circa 50.000.000 e la percentuale dei votanti è stata circa dell'80%, il quorum al referendum si raggiungerebbe con 20.000.001 invece di 25.000.001. Naturalmente, al fine di evitare una deriva democratica, la percentuale inderogabile a cui far riferimente potrebbe essere i 2/3 degli aventi diritto. Una prepotenza da incivile Carmine R. - MELITO Ieri un'ennesima scena violenza si è presentata davanti ai miei occhi, nella cittadina di Melito, ore 8,30 in zona centrale e di intenso traffico veicolare e pedonale. Una mamma parcheggia l'auto in uno spazio adibito alla sosta di fronte ala chiesa con l'intento di accompagnare il figlioletto a scuola distante poche centinaia di metri. A un certo punto si sente redarguire da una donna, che profferendo scurrili parole la invitata in modo minaccioso a spostare la macchina perchè dava fastidio alla eventuale sosta dei suoi occasionali clienti che dovevano comprare - dal suo banchetto ingombrante - le sigarette di contrabbando! Al diniego della signora la donna in questione le si avventava addosso, trascinandola per i capelli, incurante della presenza del bambino (suo figlio) che teneva per mano. Lo sconcerto di tutta questa vicenda e facilmente evincibile: oramai i cittadini onesti vengono fatti oggetti di violenza da questa minoranza che non ha rispetto per le più elementari norme civili. Ma mi preme denunciare che l'amministrazione di questo Comune, più volte a spese di noi contribuenti locali, tapezzando le mura della cittadina, sbandiera proclami che informano i cittadini ora sulla istituzione di «sportelli tematici», ora su condanne alla lotta del malaffare ed alla illegalità su problemi relativi alla raccolta rifiuti, etc. E intanto il carretto del venditore di contrabbando sosta in permanenza da anni a 20mt. dal comando della Polizia municipale. Com'è possibile difendersi per il cittadino ossequioso delle leggi e del vivere civile? Lago d'Averno, rifiuti e degrado in aumento Salvatore Fatone - POZZUOLI Questa lettera è stata condivisa da diversi condomini del parco Enea di via M. Licola Patria 135 - Pozzuoli. Desideriamo fare appello alle possibilità e/o sensibilità del sindaco affinchè dia un contributo nei confronti degli addetti allo svuotamento dei cassonetti dei rifiuti, anche differenziati, con maggiore puntualità e con cicli più adeguati. Su ogni punto di raccolta non curato vi è l'immagine dell'amministrazione che ci rappresenta: la nostra immagine. In particolare vorremmo porre all'attenzione che l'aureola che cinge il lago Averno, resa gradevole alla vivibilità di moltissimi cittadini, è stata abbandonata a se stessa in uno stato di grave degrado. La mancata manutenzione, il mancato svuotamento dei raccoglitori della carta e della plastica - complice il vento - sta provocando la dispersione diffusa di cartacce, bottiglie di plastica ed altro. Va altresì denunziato il pessimo lavoro di manutenzione della parte di strada pavimentata con basolato di pietra del Vesuvio. In alcuni punti è stato usato l'asfalto per chiudere delle buche nonostante sul posto esistesse il materiale da risistemare, in altri, forse per ridurre il tempo di lavoro ad una ventina di minuti (?), hanno scaricato nelle buche del pietrame (non ricordo il termine tecnico). Un lavoro così fatto compromette lo spirito che voleva valorizzata un'area forse unica al mondo. Una sbirciata al contratto di manutenzione e/o di servizio potrebbe fare solo del bene al sociale e, forse, un po' meno a qualche singolo individuo. Chiediamo al sindaco che ci aiuti ad aiutarlo. Vesuviano, acqua mancante per giorni Mario Aldo Biffo - SOMMA VESUVIANA Per me «privato non è bello»: infatti ho abitato per moltissimi anni a Napoli e l'acqua per la verità è stata sempre di buona qualità e solo raramente la distribuzione veniva interrotta. Da quando abito in un paese del Vesuviano, ovvero circa due anni, l'acqua è di cattiva qualità e molto spesso manca per molte ore o addirittura giorni. La gestione di questo bene primario nel mio comune è affidata ad una ditta privata. L'acqua è molto cara e in paese si dice che, pur non avendo i depuratori che funzionano, siamo costretti a pagare la depurazione. Ho letto che la Corte Costituzionale ha stabilito con sentenza n° 335/2008 che quel tributo non è dovuto. Suggerirei di fare un sondaggio tra i sindaci dei comuni gestiti da questa società per verificare lo stato di soddisfazione delle popolazioni da loro amministrate. Vorrei fare un appello all'assessore Ganapini e a padre Zanotelli, per far sì che la gestione ritorni pubblica, per avere un'acqua migliore, un servizio più efficiente ed un giusto costo. Spendere sì ma chi può farlo? Michele Marinaccio - AVELLINO Ha detto di recente il Premier: spendete, spendete. Ma come si fa per spendere, con una pensione medio-bassa (1000 euro al mese) da cui toglierne 500, per l'affitto, per i consumi acqua, luce e gas? Poi mi devo anche nutrire e vestire. A me sembra che chi può «spendere e spendere» siano i parlamentari, gli alti dirigenti dello Stato ed altri, che a fine anno prendono una barca di quattrini. Disse bene Franceschiello prima di abbandonare Napoli: Se comandano quelli del Nord, non vi lasciano neanche gli occhi per piangere! Se in una città anche morire è arduo Gino Cappa - NAPOLI Ho letto con attenzione e condivisione la lettera del sig. Aldo Capasso sul Mattino del 24 gennaio scorso, sulla difficoltà del seppellimento dei morti, accentuatasi con il prolungamento dell'inumazione da 20 mesi a 5 anni. Quindi, difficoltà concretizzata nell'ardua impresa di reperire un fosso per la sepoltura. Ad aggravare il tutto, i problemi connessi alla mancanza a Napoli di un forno crematorio. Infatti, coloro che scelgono - o preferiscono - tale soluzione devono fare ricorso al crematorio in attività a Montecorvino Pugliano, comune della provincia di Salerno, con dispendio di energie fisiche da parte degli accompagnatori per raggiungere quella località, e di mezzi finanziari. Spesso la salma, in quell'estremo viaggio, non è accompagnata neanche dai parenti per indisponibilità di auto. Si attende un intervento tempestivo delle autorità comunali che, purtroppo, attualmente non dispongono di un servizio funebre a pagamento a un costo contenuto. Il che porta, all'occorrenza, a rivolgersi alle ditte private. Lavori usuranti e malpagati Antonio Cantelmi - Avellino Il ministro Brunetta ha messo il dito nella piaga dei cosiddetti lavoratori fannulloni e vuole che si mandino le donne in pensione a 65 anni di età. Ma perché mai non si occupa di quei lavoratori che fanno lavori usuranti e molto rischiosi e sono malpagati dai padroni, compreso lo Stato (penso a vigili del fuoco, carabinieri, poliziotti, insegnanti, ecc.)? Forse la cosa non è di sua competenza, però vi deve pur essere qualcuno al suo posto in grado d'intervenire. Oppure, come si dice a Napoli «addo' se vede e addo' se ceca».

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Neve, ma Milano non è Marsiglia nè Madrid. E nemmeno Londra (per fortuna) (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Province

Di Pietro 1. È il sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a manifestare?», si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una piazza «può essere accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo dello Stato), prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di Pietro affe rma poi che questa critica è «fatta del tutto rispettosamente». Quindi conclude: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia molto - dice in una nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto, il comunicato del residente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di Pietro - deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato (forse) alle estreme conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il giudizio sul Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video). Dal palco, l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più grave colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola, "mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore). Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano) verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima. Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. I COSTITUZIONALISTI: "IPOTIZZABILE IL REATO DI VILIPENDIO" - Leggi Il demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco. L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto Scritto in Varie Commenti ( 99 ) » (24 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Jan 09 Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (16 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid. E nemmeno Londra (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. AGGIORNAMENTO DEL 2 FEBBRAIO 2009 (SENZA COMMENTO) *MALTEMPO/ LONDRA NEL CAOS PER TEMPESTA DI NEVE Bloccato Heathrow, sospeso servizio bus Londra, 2 feb. (Ap) - Aeroporti bloccati e trasporto pubblico nel caos a Londra dopo la tempesta che ha lasciato la capitale britannica sotto 10 centimetri di neve. le due piste dell'aeroporto di Heathrow sono state chiuse e oltre 250 voli cancellati, dopo che un apparecchio della Cyprus Airlines è uscito dalla pista di rullaggio senza che vi fossero danni o feriti; sospesi i voli anche al London City Airport mentre pesanti ritardi si sono registrati negli scali di Gatwick e Stanstead. In città è stato sospeso il servizio di autobus mentre ritardi e sospensioni interessano invece metropolitana e treni regionali, dopo che in alcuni punti del sudest dell'Inghilterra sono caduti 25 centimetri di neve. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (9 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (12 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (12 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 119 ) » (28 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (42 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (32 votes, average: 2.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (120 votes, average: 3.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (59) Ultime discussioni Giorgio Felici: Se volete farvi due risate andate sul suo blog. Non tanto per lui, quanto per i suoi aficionados. Dei... Roberto: Per essere riconfermato alle prossime elezioni regionali farà il solito SALTO DELLA QUAGLIA: si passa al... ITALIANO: SIG. TALIANI NON LE SEMBRA ASSURDA LA FRASE DI MARONI: I GIUDICI LIBERANO TROPPI DELINQUENTI. E LUI... Talita: Insomma, la tecnica di Di Pietro è sempre quella: gli si chiede "fischio" e lui risponde "fiasco".... nazzareno: La mia impressione è che un uomo pieno di contraddizioni e di episodi che,se anche assolti, hanno... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". 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Le prefetture non servono (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Il consigliere della Lega a Pd e Pdl: «Provincia inutile? Perché vi presentate?» «Le prefetture non servono» Bottacin soddisfatto: «E' una delle battaglie leghiste» BELLUNO. «Fa piacere vedere come una delle battaglie storiche portate avanti dalla Lega Nord, quella dell'abolizione delle prefetture, cominci ad ottenere considerazione crescente». L'affermazione è di Gianpaolo Bottacin, presidente gruppo Lega Nord in Regione. «Bene ha fatto Matteo Toscani, qualche giorno fa, a proporre l'emendamento taglia-prefetture in consiglio provinciale a Belluno», prosegue il capogruppo del Carroccio. «E' ora che, a tutti i livelli, si cominci a ragionare sulla necessità di abolire una struttura che, dopo la modifica del titolo V della Costituzione, ha sempre meno ragione di essere». Bottacin passa a spiegare le sue ragioni: «Credo che l'intervento diretto dello Stato sul territorio sia ormai anacronistico: le funzioni attualmente espletate dalle prefetture devono essere affidate agli enti periferici che, naturalmente, dovranno interfacciarsi sempre di più con lo stato». «A proposito di tagli», dice ancora Bottacin, «prendo atto di come, ogni giorno di più, autorevoli esponenti del Partito democratico e del Popolo della libertà, sia a livello locale che nazionale, si esprimano per l'abolizione dell'ente Provincia. La corsa in solitaria della Lega Nord alle amministrative della prossima primavera diventa dunque sempre più probabile. Credo infatti», conclude il consigliere, «che, per le forze sopra citate, sarebbe davvero imbarazzante proporre un candidato per la guida di enti che ritengono inutili».

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Costerà almeno 20 milioni e sarà pronta entro il 2013 (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 03-02-2009)

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Costerà almeno 20 milioni e sarà pronta entro il 2013 n La mappa della nuova arteria da 20 milioni di euro è debuttata nei giorni scorsi nel nuovo numero del periodico comunale di San Donato. Il tracciato, come rivelavano le prime anticipazioni, partirebbe dallo scavalco di Peschiera, per poi procedere lungo un "moncherino" di strada che conduce al depuratore, fino a raggiungere il Lambro, dove è prevista la realizzazione di un ponte, per proseguire quindi verso via per Monticello, fino a costeggiare lo scolmatore lungo un tratto di competenza del comune di San Giuliano, e sbucare sulla via Emilia. La spesa verrebbe ripartita tra la terna di comuni, la provincia di Milano e la regione Lombardia. Tra i vantaggi annoverati dai vertici del comune di San Donato, figura l'abolizione dei semafori sulla Paullese e e l'alleggerimento del traffico sulle congestionate assi interne alla città delle vie Morandi e Cefalonia. Inoltre, questa soluzione, che in base alle previsioni dovrebbe essere pronta per il decollo nel 2013, eviterebbe la costruzione del temuto sovrappasso che sarebbe dovuto sorgere all'altezza di via Maritano e via Gela. Un intervento quest'ultimo fortemente contrastato dai residenti della zona. Riguardo invece l'aspetto ambientale, il sindaco di San Donato Mario Dompé ha messo in evidenza che le scelte saranno di carattere corale, tra tutti gli enti legati a questa partita, in quanto «solo la collaborazione può garantire il giusto equilibrio tra la tutela del territorio e il suo sviluppo». Il dibattito quindi ha preso quota in una fase ancora assorbita dalla pianificazione, in cui il comune di Peschiera dovrebbe iniziare a muovere i primi passi legati all'affidamento della progettazione della nuova opera, che parte da uno schizzo di massima. Mentre per quanto riguarda l'alleanza tra enti locali confinanti, il comune di San Donato aveva già aderito all'accordo di programma siglato negli anni scorsi con Peschiera, a cui si è aggiunto poi l'amministrazione comunale sangiulianese guidata da Marco Toni, che sta peraltro definendo il tracciato di un'altra bretella di collegamento tra la strada provinciale per Mediglia a via per Monticello, al fine di restituire quiete al quartiere di Carpianello. Si prospetta così un nuovo mosaico di opere legate al futuro viabilistico del Sudmilano, su cui piovono però le critiche degli ambientalisti. Giu. Cer.

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Province da abolire, (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Province da abolire, Province da abolire, la Tribuna e Libero Il 6 ottobre 2000 il direttore della «Tribuna di Treviso» Fabio Barbieri pubblicò un articolo con il titolo «Province enti inutili e interessi corporativi». In questo articolo si legge: «Quando qualche anno fa, durante il primo baccanale riformista, si cominciò a parlare di «enti inutili», al primo posto in classifica si trovavano regolarmente le Province. Poi, non se ne fece più nulla... Siamo chiaramente di fronte a una difesa corporativa di rendite di posizione che attraversa l'intero arco di schieramento politico». Oggi sappiamo che le Province ogni anno costano ai contribuenti italiani 14,6 miliardi di euro. Una cifra colossale. Ricordo che la Lega Nord delle origini (quando non era ancora nelle stanze del potere) voleva abolire tutti gli enti inutili e decentrare e semplificare lo Stato. Più mercato e meno Stato teorizzava. E la promessa di abolire le Province, fatta dal Pdl in campagna elettorale 2008, dove è finita? E il primo e più importante sostenitore dell'abolizione delle Province, cioè il nostro concittadino ministro in carica Sacconi, perché oggi è silenzioso? Al consigliere provinciale Stefano Dall'Agata ricordo che Feltri di «Libero» è arrivato molto dopo la «Tribuna» nella battaglia per l'abolizione dell Province. Lo conferma l'articolo del compianto direttore Fabio Barbieri. Franco Vicentini Treviso Con il voto sulle Province il Pd mi ha aperto gli occhi Egregio Direttore, confesso che leggendo la cronaca delle azioni e delle recenti esternazioni del Partito Democratico trevigiano, in un primo tempo ho pensato all'affievolirsi delle mie capacità di analisi di problemi elementari e, più tardi, sono arrivato maliziosamente a pensare (e me ne scuso sin d'ora) che vi fosse pure incompletezza e superficialità nella cronaca e nelle valutazioni della «Tribuna». Ne faccio pubblica ammenda. Ho finalmente capito, dopo il voto favorevole al mantenimento in vita delle Provincie, che il gruppo di burloni che democraticamente ha ottenuto la maggioranza nel partito cacciando cristianamente la minoranza, ha visione strategica, obiettivi ben focalizzati e piani d'azione originali. Anche se non e dato sapere avvallati da chi. Infatti, come fare per esprimere il potenziale d'innovazione del partito e liberare tutte le energie di cui dispone? Ricorrendo a strumenti innovativi e di sicura efficacia, ma anche coerenti col contesto. Se il partito nazionale dice corriamo da soli, soli, qui si caldeggiano patti d'acciaio con tutti. E se in risposta arrivano bastonate sui denti, nessun problema. Il palcoscenico è tutto nostro! Vuole il PD contribuire alla modernizzazione del quasi secolare apparato statale magari a partire dalla riduzione delle Province nelle «aree metropolitane»? Non sia mai. A fin di bene e per essere originali ed ascoltati, a Treviso si vota per garantire perpetua conservazione delle Provincie e dei suoi occupanti! E credo siano in corso di definizione, in coerenza col crescere della disoccupazione, le proposte di innalzamento del numero dei consiglieri, degli assessori e degli addetti stampa. A seguire saranno richiesti il raddoppio delle indennità, l'assegnazione di portaborse pagati in nero e vetture di servizio con autista, di colore da definire col vincitore delle prossime elezioni. Mi è tornato in mente che negli anni dell'università ho votato, per la nomina di non ricordo quali rappresentanti, il gioioso partito della «Rorida Begonia» affascinato dall'originalità e freschezza del programma che chiedeva, ad esempio (vera apertura a più che legittime istanze sociali) Borse di Studio in Vera Pelle e tante altre cose ancora. Vuoi vedere che pure questi nostri esordienti, ma scaltri, dirigenti la buttano in ridere e non perchè siamo di Carnevale. Questo è il momento giusto per farla finità col funereo teatrino della politica e lanciare, finalmente, un vero, divertente, programma riformista. Divertire, non governare! Questa è la linea Se poi andrà a finir male la colpa sarà soltanto dello sfavorevole clima della prossima Quaresima, della malvagità della Fiat o dell'inadeguatezza del mondo... Flavio Trevisan E-Mail Alcune notizie di casa viste da occhi di straniero Sono tempi in cui mi capita di vedere e sentire cose mai viste o sentite prima ed in ogni caso ribaltate, rivisitate ad uso & consumo dai nuovi profeti. Il mondo economico sembra essere arrivato al capolinea ma, pur tirando i freni, deve ovviamente continuare a correre, senza fermarsi a riflettere (anche se bisognerà farlo...) e per motivi di lavoro recentemente mi capita di lasciare ogni tanto le mie colline. Quando «recito» la parte dello straniero, a parte internet, rimane solamente la tv satellitare del «posteggio» (se funziona) per tenermi in contatto con la terra natìa. Grazie a questo strumento di comunicazione popolare qualche «frégola» di notizia riguardante «casa» arriva e farò tre esempi, questa volta di carattere religioso. Il primo riguarda l'apertura delle braccia paterne ai dissidenti tradizionalisti da parte del nuovo successore di S. Pietro, dissidenti che sembrano essere affini ai vicini, più avvinghiati al dialetto che all'italiano, tanto che l'odiato latino sembra diventare il male minore, migliore comunque di qualsiasi altro lessico straniero. Il secondo, probabilmente conseguenza del primo, riguarda la negazione del documentato evidente da parte dei «perdonati», che affermano essere tutto frutto di fantasia quanto visto in passato, quasi che a quei tempi esistesse già Big Brother (anche se non è detto...). Nel terzo, intravisto in terra straniera, ma ben documento venerdì sera dal mitico Blob dal titolo 4% (riferito ovviamente ad altro...), si vede l'«ex postino» Chiambretti evitare di mettere il classico dito tra monsignor Milingo & la moglie Maria. E pensare che i problemi attuali del mondo sembrerebbero essere di ben di altro tipo. Sul secondo dei tre punti aggiungo comunque un semplice appunto di viaggio: sono passato venerdì per l'ennesima volta su Katowice, che si trova a quattro passi da un posto che non ho ancora avuto la possibilità di visitare, dove lavorare doveva rendere liberi. Oswiecim è il nome polacco di questo punto del Mondo, che dirà sicuramente poco a don Abrahamowicz & Co., ma che tradotto assumerebbe ben altro significato, tragicamente ben noto. Tarci Solighetto Se il cucciolino di Natale finisce scaricato in strada E' facile regalare un «cucciolino» a Natale. E' bello, coccolo, peloso e bisognoso di affetto... (lui, il cucciolo). Poi, arriva l'estate l'ex cucciolo è ormai grande e... «pesante». Anzi, è divenuto un «peso» poiché si deve (noi) andare in ferie. Lui, invece, dopo averci fatto compagnia tutto l'inverno non ha più diritto e nulla. Molto «rapido» scaricarlo per strada, e poi codardamente darsi alla fuga. Ricordate la vecchia canzone (1970 o circa) di Guccini/Nomadi: - Canzone per un'amica (in morte di S. F.). Raccontava un reale e tragico incidente autostradale a causa di un cane abbandonato. Oppure una pubblicità girata qualche anno fa. Una storia al contrario. Una coppia di cani doveva partire per le ferie. L'uomo che «loro» accudivano era divenuto un peso. Lo scaricano per strada e finisce poi travolto da un auto. Qui interveniva la voce fuori campo che diceva:... se loro lo facessero a noi... Meditate,...speriamo che presto anche i cani inizino a guidare, ristabilendo l'equilibrio. Mario Faston Treviso Monigo, le responsabilità dei morti sulle strade Il 29 gennaio 2009, ennesimo incidente all'incrocio dello stadio di rugby, sulla Feltrina ma, purtroppo, questa volta ci è scappato il morto. Ore 4 del mattino, di un qualsiasi giorno dell'anno, di un mese qualsiasi, di un anno qualsiasi: comincia il traffico di camion e automobili, migliaia ogni giorno, continuamente, senza sosta, che sfrecciano ben oltre i 50 orari. E alle ore 21 circa, da migliaia, si passa a decine di veicoli. In questo tratto attraversamenti pedonali poco illuminati, limiti di velocità superati, persone che parlano al cellulare in macchina, se vedono di giorno una persona che attraversa le striscie, anzichè rallentare, accelerano. Polizia? Carabinieri? Qualche rara volta. Vigili urbani? Sarebbe interessante sapere quante volte in un anno eseguono i controlli di velocità. Semafori? Niente. Una rotonda nel punto dell'incidente suddetto, niente: pare per mancanza di fondi. Ma i governanti della nostra città, dagli anni '70 agli inizi degli anni '90, per questa viabilità, cosa hanno fatto? Dove erano? E' possibile che il progetto di raccordo Feltrina-Castellana sia fermo da oltre 25 anni? 25 anni per fare un raccordo di 3 km? Poche considerazioni ma penso utili per le persone che sulle strade seguono alla lettera il codice della strada. Piercarlo Serreli Treviso

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Province: no all'abolizione ma qualche accorpamento... (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Province: no all'abolizione ma qualche accorpamento... Nel dibattito politico c'è una litania corrente: eliminiamo le Province. Questa voglia sacrificale si esprime con sempre più frequenza. Sono un consigliere provinciale e voglio provare a dire la mia. La motivazione principale di queste volontà... distruttiva è di natura economica: il Paese è costretto, nella crisi attuale, a «fare economia» e si intende incominciare dalle Province. Queste istituzioni si considerano poco rilevanti e poco radicato nel popolo: sono istituzioni «non democratiche». Esaminiamo queste opinioni che ritengo infondate. Prima di tutto la loro caratteristica democratica è innegabile: i responsabili vengono eletti dal popolo e ciò rimanda ai mittenti l'accusa di cui sopra. Esse sono un mezzo che attua il decentramento amministrativo previsto dalla Costituzione, così come le Regioni e i Comuni: hanno le carte in regola riguardo alla democrazia. Il pretesto risparmio che segue la loro eliminazione si calcola con estrema precisione in un punto del PIL, non è dunque gran cosa: esse finora sono costate alle casse dello Stato molto meno che... Alitalia. Il risparmio va fatto eliminando altre spese eccessive: ad esempio, noi abbiamo un parlamento - le due Camere - più numeroso del Senato e del Congresso degli Stati Uniti, che si occupano di circa 283 milioni di persone. Abbiamo regioni che non si fanno scrupolo di moltiplicare i propri dipendenti caricando in tal modo di gravi spese le casse pubbliche. Certo si può dire che alcune Province sono state istituite non per rispondere a bisogni veri delle popolazioni, ma per mungere dallo Stato soldi a coprire esigenze del tutto inesistenti, o calcoli elettorali non sempre del tutto chiari e trasparenti. Ci sono Comunità montane situate quasi completamente in pianura e via altri esempi che una trasmissione come Report ha messo in grande evidenza. Occorre più oculatezza nel concedere lo statuto di Provincia a territori che non ne hanno bisogno, oppure eliminare le Province là dove grandi Comuni potrebbero sostituirle: si pensi a Roma, Milano, Torino e simili. In Italia esistono 8101 Comuni e di loro 5740 (vale a dire il 70.86%) sono abitati da meno di 5000 persone: neanche il 20% della popolazione italiana. Non credo che per questi si possano tirare in ballo problemi come l'identità storico-culturale, sempre più difficile da determinare e da precisare: spesso ci si arrampica sugli specchi per spillare capitali allo Stato. Un serio e indispensabile accorpamento eliminerebbe davvero sprechi dannosi e ingiustificabili. Mi sembra di poter dire (anche se può sembrare banale) che le Pronvincie, collocate nello spazio esistente tra le Regioni e i Comuni, possono utilmente garantire servizi che diventerebbero troppo onerosi e forse ingombranti alle altre istituzioni e collaborare insieme per attuare al meglio un programma economico politico più aderente al bene comune. Anselmo Formizzi Consigliere Provinciale Pd Mantova

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ripartiamo dall'eolico e dalle piccole industrie (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 22 - sassa «Ripartiamo dall'eolico e dalle piccole industrie» L'Italia dei Valori: «Al fianco di Soru per creare lavoro e promuovere la cultura» SASSARI. L'Italia dei Valori si è sempre qualificata come un partito del centrosinistra e come tale ha confermato il suo appoggio a Renato Soru, candidato alla presidenza del centrosinistra, ritenendo che il governo della Regione sarda in quest'ultima legislatura, pur con notevoli difficoltà, abbia dimostrato concrete diversità rispetto quello precedente. «Il programma a suo tempo concordato con la coalizione di centrosinistra, è ancora valido, pur con ovvi e indispensabili correttivi ed aggiornamenti, e deve proseguire per altri cinque anni». Fondamentali, secondo l'Idv, sono le risorse finanziare: «Il governo di Soru ha riportato sotto controllo la spesa e, soprattutto, ha rintracciato le ingenti somme che i diversi governi nazionali hanno sempre negato di dovere alla Sardegna, prospettando entrate nel 2010 il cui apporto alle casse regionali, è merito esclusivo della giunta regionale uscente». Punto importante nel programma dell'Idv è la lotta agli sprechi, «proseguendo nell'abolizione di enti inutili avviata da Soru». Anche la sanità pubblica ha necessità delle sue regole: on particolare, dice l'Idv, dovranno trovarsi soluzioni all'assistenza degli anziani che, autosufficienti o meno, sono spesso abbandonati anche dai familiari che non possono più dare una convivenza solidale e affettuosa. Strettamente intrecciati cultura e lavoro: «Il progetto iniziato per un miglioramento della cultura deve essere completato come presupposto essenziale per migliorare le possibilità di lavoro dei giovani». L'agricoltura e l'allevamento del bestiame, con la creazione di pochi prodotti qualificati con marchi che li garantiscano, «non solo porterebbero un lavoro in forma cooperativistica, ma valorizzerebbero le produzioni locali». Per fare questo, secondo l'Italia dei Valori il governo regionale si deve impegnare per convincere i produttori a modificare la mentalità individualistica per conseguire una produzione più omogenea, con un miglioramento del reddito della categoria. Fondamentale anche un diverso sviluppo turistico, «da indirizzare con offerte differenti non solo verso il mare, ma anche all'interno dell'isola, con la valorizzazione di tutto il territorio regionale a iniziare dai siti naturalistici e archeologici, dal materiale archeologico troppo spesso conservato e non esposto al pubblico, dalle acque termali e terapeutiche». Una regione con una evidente vocazione per il turismo deve, però, essere in grado di dare risposte anche sul piano energetico: «Le coste sarde debbono essere salvaguardate, ma si deve mirare sul solare-eolico per il quale è indispensabile un piano regionale che individui i siti con minore impatto ambientale, rigettando la proposta di un impianto nucleare, costoso e inquinante al massimo livello, rifiutato da un referendum nazionale». Un problema che interessa da vicino la provincia di Sassari è quello dei grandi impianti industriali, «che non sono in sintonia con le peculiarità locali, mentre le piccole e medie industrie possono convivere nella nostra isola. è indispensabile, quindi, dare una risposta ai problemi dell'industria petrolchimica, poiché è necessario mantenere il livello occupazionale attuale, mirando però a una progressiva riqualifidell'ambiente nella quale opera».

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Il consiglio provinciale aperto nel deserto (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 03-02-2009)

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Il consiglio provinciale aperto nel deserto di Giorgio Coden Martedì 3 Febbraio 2009, La vigilia di Natale, su questo giornale, il presidente del consiglio provinciale di Pordenone spiegava le ragioni che militano per la conservazione dell'ente provincia. Un intervento apprezzabile, da ragionarci su. Anche chi pensa il contrario qualche interrogativo se lo è posto. A esempio, chi e come debba subentrare nei compiti della Provincia è questione non da poco. A fine gennaio è arrivata la convocazione del consiglio provinciale aperto al pubblico. Stesso tema: Provincia sì, Provincia no. Idea non malvagia. Oddio, piazzata così, a ridosso del rinnovo dei mandati, la cosa sapeva di propaganda elettorale, ma poteva passare. Non può, invece, farla franca la data scelta per l'appuntamento. In effetti, a meno che i sindacati non abbiano proclamato unilateralmente la chiusura al giovedì sera della settimana lavorativa, lo scorso venerdì 30 gennaio era un giorno feriale qualunque. Conseguenza: il consiglio aperto è andato deserto, di pubblico, ovviamente, perché gli esponenti politici c'erano tutti. Delle due, l'una: o nel palazzo della Provincia non sono al corrente che la gente il venerdì mattina va a lavorare, e sarebbe preoccupante, oppure la riunione è stata indetta a bella posta per quel giorno a quell'ora, come usano gli amministratori di condominio quando fissano la prima convocazione delle assemblee alle 6 del mattino di Capodanno, il che sarebbe ancora più grave. Peccato: peccato perché sarebbe stata la sede adatta per chiarire quanto costa esattamente all'anno la Provincia a ogni cittadino: se 3,85 euro come sostiene il presidente del consiglio, Sartori di Borgoricco, ovvero 1,60 euro come dice il presidente della giunta Ciriani (non che siano grandi cifre, ma moltiplicate per 300 mila fanno una bella differenza). Dopodiché poteva essere l'occasione per un confronto costruttivo e, chissà, anche per fare proseliti nel campo degli abolizionisti. Invece, tutto si è ridotto a una passerella autoreferenziale, sulla quale sono sfilati i protagonisti della politica per professare il loro intangibile attaccamento alla Provincia. Restano due domande: a chi e a cosa è servito quel consiglio? Quanto è costato? E una preghiera: risparmiateci la seconda convocazione; avremo modo di discutere l'argomento direttamente in campagna elettorale.

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comune, tagli per 2,2 milioni di euro (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

L'assessore Mio: siamo stati penalizzati dal metodo col quale si è compensata la cancellazione dell'Ici Ridotti anche i contributi a disposizione del sindaco Messe in sicurezza le finanze fino al 2011 Comune, tagli per 2,2 milioni di euro Risparmiati politiche sociali, vigilanza e ambiente. Stop all'assunzione di personale di STEFANO POLZOT Un bilancio di sacrifici che taglia per 2 milioni 200 mila euro le spese correnti, a fronte della contrazione dei trasferimenti regionali e degli effetti non pienamente compensati dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ma anche una manovra finanziaria che, nel triennale, produce investimenti per 33 milioni di euro che rappresentano un contributo a riavviare l'economia in un momento difficile come quello attuale. Questa la fotografia dei conti del municipio fatta ieri sera in consiglio comunale dall'assessore al Bilancio, Chiara Mio, la quale ha rimarcato che i tagli hanno risparmiato tre settori: le politiche sociali, l'ambiente e la mobilità e la vigilanza e la sicurezza. Vacche magre. Il contesto non aiuta a garantire l'equilibrio dei conti municipali e lo sanno molti sindaci, anche della provincia di Pordenone, che stanno sudando le classiche sette camicie per far quadrare le entrate con le uscite. «Per legge - afferma la Mio - la leva fiscale è stata bloccata e con il congelamento dell'Ici sulla prima casa al gettito del 2007 sono stati penalizzati i Comuni come il nostro che da un lato avevano usato il meno possibile la leva fiscale, con un'aliquota minima del 4 per mille, e dall'altro sono stati più dinamici con una promozione degli investimenti edilizi che, a regole invariate, avrebbe comportato maggiore gettito». In più la contrazione dei trasferimenti regionali, passati da 807,59 euro procapite del 2008 a 782,29, con una riduzione attestata dalla giunta del 3 per cento. Stabili quelli statali. I tagli. «Le entrate previste - sottolinea l'assessore - sono diminuite, rispetto al 2008, di 2,2 milioni di euro e la scelta fatta è stata quella di garantire tutti i servizi pur nella razionalizzazione delle forme e nella sobrietà, limitando le spese discrezionali». Da qui i segni meno nei budget di molti settori: le Strutture autonome perdono 329 mila euro, gli Affari generali 569 mila euro, le Finanze un milione 754 mila euro, Edilizia, attività economiche e pianificazione territoriale 59 mila euro, le attività culturali, sportive e scolastiche 490 mila euro e i Lavori pubblici 639 mila euro. Le eccezioni. Visto il momento difficile, la giunta ha deciso di salvaguardare soprattutto le Politiche sociali, anche al netto dei maggiori fondi derivanti dalla riorganizzazione dell'ambito urbano che ha portato in carico a Pordenone i costi. Il comparto potrà contare su 11 milioni 451 mila 555 euro, 304 mila 734 in più dell'anno precedente. Un aumento degli investimenti riguarda un altro settore critico che è quello dell'Ambiente e della mobilità con una chiara scelta politica di voler intervenire sulla regolazione del traffico e il miglioramento degli indicatori ambientali. Le risorse in più ammontano a 803 mila 701 euro. Va sottolineato, poi, che scende ulteriormente, toccando l'80 per cento(era l'81,21) la quota dei costi del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti pagati attraverso le bollette dei cittadini, segno che gli aumenti nelle spese vanno a carico della fiscalità generale in attesa della riorganizzazione con l'introduzione della tariffa a partire dal primo gennaio 2010. La vigilanza può contare su quasi 50 mila euro in più. Il triennale. Essendo un bilancio che si estende al 2011, ovvero alla fine del secondo mandato Bolzonello, ha anche una rilevanza politica. «Questo equilibrio - sostiene la Mio - presenta sicuramente dei vincoli, come il blocco del personale, con la riduzione del turn over, ma garantisce di poter arrivare a fine mandato». Salvo che non intervengano, ovviamente, ulteriori riduzioni di trasferimenti da parte di Regione e Stato.

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un fondo di 43.000 euro in bilancio per i bisognosi di camposampiero (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 25 - Provincia Un fondo di 43.000 euro in bilancio per i bisognosi di Camposampiero CAMPOSAMPIERO. Il Comune istituisce dal 2009 un fondo straordinario di solidarietà per aiutare le famiglie in difficoltà. E' la novità principale del bilancio di previsione approvato in consiglio. «Il fondo ammonta attualmente a 43.000 euro - spiega l'assessore al bilancio Luca Masetto - e andrà a sostegno in particolare di chi ha perso il posto di lavoro e non usufruisce degli ammortizzatori sociali». Invariate aliquote Ici, addizionale Irpef (con esenzione sotto i 10.500 euro) e tariffe a domanda individuale. «Rispettare il patto di stabilita è però divenuto sempre più difficile - aggiunge Masetto - Bisognerà verificare l'evolversi nel corso dell'anno di entrate e lavori». Sulle entrate, «i Comuni attendono risposte per quanto riguarda i minori introiti legati all'abolizione dell'Ici sulla prima casa. I trasferimenti di pari importo ad oggi non sono stati ancora completamente incassati e Camposampiero ne ha certificati per 730.000 euro». Approvato l'ordine del giorno Anci per «chiedere al Governo di poter utilizzare liberamente i soldi che hanno già a bilancio, soprattutto per la parte destinata ad investimenti. Per le regole del patto di stabilità, Enti che hanno in cassa risorse non possono pagare i fornitori per appalti già finanziati e già eseguiti». Ma solo Attilio Perusin ha votato come la maggioranza, che per Domenico Zanon avrebbe «dimostrato di non sapere gestire i soldi a disposizione, salvo ora lamentarsi del patto di stabilità». (fra.z.)

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meglio eliminare i consorzi (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 5 - Pisa «Meglio eliminare i consorzi» Il consiglio boccia l'ipotesi di sopprimere le Province PISA. «Cancellare le Province? Più opportuno tagliare i consorzi di bonifica oppure i vari enti strumentali regionali». Le amministrazioni provinciali si ribellano e rivendicano il loro ruolo. Alla ciclica campagna di discredito contro queste istituzioni, l'Upi (Unione delle Province) dà una risposta d'insieme, mobilitandosi in tutta Italia con riunioni straordinarie dei consigli provinciali. A Pisa, il documento nel quale da un lato si smentiscono luoghi comuni portati a conforto della presunta inutilità delle Province, dall'altro si fanno proposte in tema di semplificazione e risparmio amministrativo, è stato approvato a maggioranza, come spiegano il presidente Andrea Pieroni e la presidente del consiglio Cristina Filippini. Questi alcuni passaggi del documento. «Tutta la società civile italiana - si legge - è strutturata a livello provinciale: con l'abolizione delle Province verrebbe meno l'unico ente che, in tale dimensione territoriale, ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza dei diversi interessi organizzati. Se l'obiettivo è tagliare i costi della politica, allora occorre un'analisi seria, perché nel dibattito vengono fatti circolare dati privi di fondamento». Alcuni esempi? La spesa: nel 2007 quella delle Province è stata di 14 miliardi di euro (66 per i Comuni, 160 per le Regioni, 443 dello Stato). E l'andamento nel periodo 2005-07 ha fatto segnare una prima flessione del 6%, seguita da un -2,15% l'anno scorso. Altro punto, la mancanza di reale utilità delle Province sulla base di una presunta sottrazione di competenze avvenuta negli anni. La realtà, dice l'Upi, è l'esatto contrario: dalla fine degli anni Novanta con le leggi Bassanini e la riforma costituzionale del 2001, alle Province sono state trasferite funzioni sempre più numerose e impegnative. Insomma, quei 14 miliardi servono a far funzionare una "macchina" che si occupa di viabilità (145mila km di strade, spesso ex Anas); didattica ed edilizia di scuole superiori (oltre 5mila sedi, 120mila classi e 2,5 milioni di allievi); servizi per il lavoro (854 Centri per l'impiego) e formazione professionale; tutela di suolo e ambiente; sviluppo economico; trasporti; e ancora turismo, cultura, sociale. Quale risparmio reale si avrebbe sopprimendo le Province? «Le loro attività - dicono Pieroni e Filippini - dovrebbero essere comunque garantiti da altri enti ai quali trasferire le relative risorse, compresi i 61mila dipendenti: con il risultato di creare nuove burocrazie regionali lontane dai territori». Occorre invece marciare nel senso della semplificazione, ad esempio «riconducendo alle Province mansioni di governo locale oggi disperse in migliaia di organismi», come i 61 Bacini imbriferi montani, i 191 Consorzi di bonifica, le 1.099 Aree protette ed i 600 enti strumentali regionali. Ultimo punto: tutti gli Stati storici d'Europa, conclude il documento, «hanno un'organizzazione su tre livelli: Comuni, Regioni e Province. In Italia le Province sono 104, più le 3 autonome. L'Upi è contraria ad istituirne di nuove».

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Attenzione alla crisi Il Comune e le azioni Sacbo Prudenza! Egregio direttore, le scrivo a proposito dell'eventuale acquisto da parte del Comune di Bergamo di quote di azioni Sacbo (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Attenzione alla crisi Il Comune e le azioni Sacbo Prudenza! Egregio direttore, le scrivo a proposito dell'eventuale acquisto da parte del Comune di Bergamo di quote di azioni Sacbo che la Sea sembra voglia cedere, anche perché ritengo preliminari due passaggi istituzionali prima di ogni decisione: 1° --> Martedì 03 Febbraio 2009 NECROLOGIE, pagina 26 e-mail print Attenzione alla crisi Il Comune e le azioni Sacbo Prudenza! Egregio direttore, le scrivo a proposito dell'eventuale acquisto da parte del Comune di Bergamo di quote di azioni Sacbo che la Sea sembra voglia cedere, anche perché ritengo preliminari due passaggi istituzionali prima di ogni decisione: 1°. la presentazione a marzo in Consiglio comunale del bilancio preventivo 2009. Da questo documento si potrà evincere se, pur con le previsioni di entrate finanziarie e fiscali tutt'altro che rosee , il Comune di Bergamo potrà stanziare cospicue risorse per sostenere le crescenti difficoltà delle famiglie e dei singoli cittadini. In questa fase di generale precarietà finanziaria, l'attenzione ed il sostegno alle persone più deboli o in difficoltà a soddisfare normali necessità di vita, deve diventare la prima preoccupazione di tutte le municipalità. Quindi l'acquisto di parte delle azioni Sacbo della Sea, non è indispensabile. 2°. Il Comune di Bergamo dovrebbe pretendere dalla Sacbo la rapida ottemperanza di tutte le prescrizioni e di tutti i limiti fissati dalla Via (Valutazione Impatto Ambientale) e dalle prescrizioni regionali e ministeriali, la sollecita realizzazione di tutte le opere di mitigazione ambientale, l'abolizione dei voli notturni ed una decisa azione per far sì che le rotte di decollo non siano sopra il territorio cittadino intensamente abitato. Sarebbe disdicevole che, risorse finanziarie dei cittadini, venissero impiegate in operazioni che nulla hanno a che vedere con la tutela della loro salute e della loro sicurezza cui invece hanno diritto e che da anni reclamano invano. Certamente il Comune di Bergamo dovrà scegliere al più presto tra sindaco azionista Sacbo e sindaco che tutela salute e sicurezza dei cittadini: «non si può servire due padroni» ha qui una forte evidenza. Inoltre la Provincia, azionista Sacbo, rappresenta tutti i comuni compreso quello di Bergamo. Perciò non vedo perché Bergamo continui ad essere azionista Sacbo, per di più con possibili rischi finanziari. Adesso si registrano utili e cospicui fondi di riserva (se vengono attuate con molta lentezza le dovute opere di mitigazione ambientale, si impinguano certamente le riserve !). Ma se irrompessero le vacche magre, diverrebbe più difficile per il Comune di Bergamo vendere le azioni Sacbo (al di là della diminuzione di valore), e ci sarebbe il rischio che debba pro quota ripianare perdite che intaccassero il capitale sociale. Se il motivo della permanenza del Comune di Bergamo come azionista Sacbo è quello di continuare con la Provincia a garantire l'impedimento a privati di pervenire alla maggioranza nella stessa Sacbo, questo ruolo può essere svolto dalla Provincia stessa che rappresenta la «bergamaschità». Certo la Provincia quando le fa comodo chiama Bergamo, la quale risponde sempre signorsì. Quando invece si tratta di aiutare finanziariamente Bergamo (vedi teatro Donizetti - Accademia Carrara - Istituto musicale -musei - ecc.) fa orecchio da mercante. Oppure, in nome della grande Bergamo, le azioni che la Sea venderebbe, potrebbero essere offerte, quale invito alla corresponsabilità nella gestione Sacbo, a tutti i Comuni sorvolati dagli aerei. In conclusione, riandando alle due azioni preliminari sopra citate, credo che la situazione economica generale che obbliga alla prudenza finanziaria e fiscale a 360° e per più anni, debba far riflettere tutti anche sull'ipotesi di vendita delle azioni Sacbo di proprietà del Comune di Bergamo. Giuseppe Anghileri Consigliere comunale indipendente - Bergamo Dibattito sul progetto Piano Porta Sud Tanti i dubbi dei cittadini È stato descritto come l'intervento «Porta Sud» preveda la realizzazione di circa 1.500.000 mc (1.800.000 secondo il documento di presentazione distribuito) diluiti in 15 anni e con le seguenti linee guida: «Poiché, per non implodere, la città deve evolvere e deve essere il più possibile progettata in modo organico unitario, si è proceduto allargamento dell'originale PN11 definendo un piano integrato globale di grande respiro la cui dimensione è pari a quella di città alta sommata al centro piacentiniano, sulla linea ideale che da città alta scende attraverso il centro piacentiniano sino oltre la stazione ferroviaria; realizzazione di una "cattedrale" inserita nel contesto urbano che costituisca il terzo centro della città, dopo città alta ed il centro piacentiniano; stimolo all'uso del mezzo pubblico e disincentivare dell'attraversamento improprio della città; eliminazione dell'ostacolo "ferrovia" e realizzazione di ampi spazi verdi liberi da restituire alla città; realizzazione di un nodo di interscambio tra mezzi pubblici omnicomprensivo (ferrovia, tram delle valli, ferrovia dell'aeroporto, bus extraurbani); realizzazione di una "città compatta", una città in verticale grazie ai due grattacieli; realizzazione di interventi attenti al risparmio energetico e perciò realizzazione di grandi vasche di laminazione a supporto pompe di calore e del raffreddamento dell'acqua utilizzata; realizzazione di: grandi spazi verdi aperti, giardini pubblici attrezzati sempre usufruibili; utilizzo del verde per tutti: parchi come polo di vita e di attrazione; riallocazione dell'Istituto Agrario tra Boccaleone e Campagnola a Sud della via Gasparini». La prima considerazione fatta da diversi cittadini è che l'intervento sia non per la città ma sulla città. La società Porta Sud è stata costituita nel 2004 per progettare solo l'U.M.I. (Unità Minima di Intervento) numero 4 del PN11, vale a dire 350.000 metri cubi. Tale è stata la decisione contenuta nella delibera del Consiglio comunale. Senza alcun mandato del consiglio, la società ha allargato la progettazione a tutto il PN11 e ha aumentato la volumetria da 700.000 a 1.800.000 mc. Si è detto che la zona della stazione dovrà diventare il vero centro intermodale per passeggeri relativo al trasporto su ferro e su gomma. Ebbene, per perseguire l'obiettivo, si poteva benissimo lasciare inalterate le volumetrie previste da Prg. Anzi la sostenibilità dell'intervento sarebbe stata più agevole. In realtà si è voluto caricare l'intervento di volumetrie per valorizzare le aree dei vari proprietari, a partire dalle Fs. Questo per tirare fuori risorse necessarie per le infrastrutture. Si tratta di una visione miope. Infatti, con 5,000 abitanti in più e 1.100.000 mc (non dimentichiamo) di commerciale e terziario, quelle infrastrutture non saranno assolutamente sufficienti rispetto al megaprogetto generato. Le aree verdi individuate sono poco fruibili dagli abitanti dei quartieri e, comunque, non riusciranno a bilanciare le conseguenze negative sull'ambiente dei 1.800. 000 metri cubi. In proposito garantisce di più la previsione attuale del Prg con il Parco Sud e con le volumetrie ridotte. La cubatura e i tempi previsti significano, in concreto, realizzare circa 120.000 mc all'anno, equivalenti a circa 40.000 mq di superficie residenziale abitativa all'anno, cioè 500 appartamenti da 80 mq ciascuno, adeguati per ospitare 2.000 persone; in altre parole, realizzare un insediamento pari a Campagnola ogni anno per 15 anni. Stimolo all'uso del mezzo pubblico e disincentivazione dell'attraversamento improprio della città: non sono previste strade né si sono lasciati gli spazi dove il volume di traffico indotto dal nuovo insediamento possa transitare; si auspica siano attivati mezzi pubblici adeguati, per evitare un nuovo scempio dei quartieri periferici vessati dal traffico di attraversamento improprio. Altezza delle opere e dei grattacieli in particolare: peccato che a Bergamo non si sia voluto fare il terzo piano del rondò dell'autostrada per non ridurre la vista su Città Alta. Non è bello che la Provincia, che ha la delega a vigilare sulla gestione urbanistica dei Comuni, continui a chiedere varianti al Prg o deroghe sulle altezze per poter costruire grattacieli di 88 metri. Tra l'altro la Provincia è anche socio della Sacbo e dovrebbe dimostrare maggiore sensibilità alla necessità di convivenza tra nuove edificazioni ed aeroporto. Guardando il plastico del progetto si capisce che si sta progettando una Bergamo «diversa», che qualcuno chiama la città del futuro. Bisognerà valutare a quale tipo di città si vuole puntare. In proposito non si rinviene uno sforzo di valorizzazione delle bellezze, dei luoghi e delle centralità urbane. Dobbiamo decidere se vogliamo rapportarci a città d'arte tipo Siena, Perugia, Lucca (città murata, come Bergamo). Dal progetto, seppur semplificando, si nota un modello tipo corona di metropoli esistente. Domande poste dai cittadini, che non hanno avuto risposta: qual è l'impatto sui quartieri attraversati in termini di traffico e rumore previsto per il periodo transitorio di realizzazione dell'intervento? Esiste una precisa volontà di anteporre la realizzazione delle infrastrutture a quella degli insediamenti; o sono idee vecchie che non si perseguono più? Tutti d'accordo con il risparmio energetico e la minimizzazione dell'impatto ambientale, ma le grandi vasche di laminazione a supporto pompe di calore non ospitano colonie di zanzare e non sono in contrasto con la norma comunale che regolamenta persino l'acqua in vasi e sottovasi di fiori per minimizzare il numero e la dimensione degli specchi d'acqua presenti in città dove mancano anche i fondi per la disinfestazione? Ma i grandi spazi verdi aperti giorno e notte non sono in contrasto con il degrado sociale esistente che ha obbligato a recintare tutti i giardini pubblici della città per problemi di sicurezza? Visto che la società progettista è di fatto di enti pubblici (35% Comune, 35% Ferrovie, 20% Provincia e 10% Cciaa), cosa costa questo intervento al contribuente? Quando si avrà un ritorno dai privati che realizzeranno l'intervento? Premesso che gli oneri di urbanizzazione che i privati verseranno ammontano a circa 350 milioni di euro, consentir loro la realizzazione di ulteriori (rispetto al Prg) 750.000 mc (a 500 euro/mc fanno 375 milioni!), non significa che gli oneri di urbanizzazione sono pagati in realtà dalla collettività con l'aumento di cubatura che gli imprenditori sono solo una partita di giro? Quali sono le competenze e conoscenze del tessuto urbano e del vissuto cittadino quotidiano insite e trasparenti dai progetti? Comitato di quartiere di Campagnola L'attacco a Napolitano Sbaglia Di Pietro e ha sbagliato il Pd che pure ho votato Egregio direttore, molti anni fa alle elementari, probabilmente per sollecitare e rafforzare fantasia e capacità d i apprendimento oltre che la giusta conoscenza della lingua italiana, gli insegnanti «commissionavano» dei pensierini in italiano agli alunni appena svezzati dall'uso costante del dialetto. Vorrei, possibilmente approfittando della sua cortese ospitalità, usare questo stesso metodo per esprimere due brevi considerazioni su personaggi tra loro agli antipodi sia per carattere sia per cultura, ruolo e sensibilità, Il primo personaggio si chiama Antonio Di Pietro ed attualmente è, come sappiamo, oltre che parlamentare anche leader di un partito. Antonio di Pietro è persona nota e stimata, sia per l'inflessibile ruolo di rappresentante della giusta giustizia che per la profonda conoscenza della lingua italiana (i suoi insegnanti devono avergli commissionato moltissimi pensierini quando frequentava, impettito, i primi anni delle elementari se poi, è potuto diventare, anche se per breve periodo, docente della importante università Luiss) oltre che per la enorme conoscenza della Carta Costituzionale la quale assegna al capo dello Stato, questo lui dice e questo molta gente, da Beppe Grillo in giù, crede, il compito d'arbitro delle vicende (beghe?) politiche italiane. A me è stato insegnato che non è così. A me hanno insegnato che il capo dello Stato abbia solo il ruolo di invalidare e non firmare leggi, quando queste siano o a lui appaiano in contraddizione con la Carta Costituzionale. Forse sbaglio io questo credendo così come, e di questo sono certo, ha sbagliato il Partito democratico, di cui sono convinto iscritto, ad allearsi con cotanto illuminato personaggio. La seconda personalità che vorrei ricordare nel mio «pensierino» (spero che la cosa non appaia insolente) è monsignor Amadei. Ho conosciuto il vescovo nel lontano 1992 pochi mesi dopo essere stato eletto segretario generale della Cgil bergamasca. Andai a trovarlo, accolti e accompagnati da don Gervasoni, assieme ai colleghi di Cisl e Uil, alla vigilia di Natale, per porgergli gli auguri e per consegnargli, come normalmente si usa fare in tali occasioni, un piccolo dono (mi pare un libro). Credo fosse la prima volta che un segretario della locale Camera del Lavoro si recava, anche se solo per un atto, semplice e privo di significati particolari, in «missione» in Città Alta. Parlammo quasi solo noi di cose del lavoro. Alla fine, scusandosi del poco sapere, con voce quasi schiva e con fare timido (almeno così mi parve) ci disse cose che dimostravano la profonda conoscenza della società bergamasca oltre che la volontà di intervenire, per quanto possibile, per correggerne le storture inique che pure la segnavano. Credo di poter affermare che, pur non facendolo per niente pesare, ci diede una bella lezione. Pur non essendo allora, né essendolo diventato oggi, un assiduo frequentatore degli ambienti ecclesiastici e cattolici (ero e rimango non praticante e profondamente laico), ho avuto modo di incontrare, di parlare e di ascoltare, anche in assemblee di lavoratori (come alla Dalmine nei difficili momenti del passaggio di proprietà dal pubblico al privato) in varie altre occasioni monsignor Amadei. Sempre ho avuto la netta sensazione, anzi, tratto l'idea, di incontrare e ascoltare un uomo dai grandi principi, profondamente consapevole del suo ruolo e della sua funzione ma anche e soprattutto, convinto che il fare valga, molto spesso se non sempre, più della pur importante parola. L'esempio sopra tutto. Credo sia di questo, l'esempio sopra tutto, che l'uomo d'oggi, spesso solo e disorientato per il venir meno di grandi valori, abbia bisogno. Vorrei, caro direttore e tramite suo, esprimere apprezzamento per la persona di fede che non si è mai dimenticata d'essere figlio del suo tribolato tempo. Ho sempre pensato, da laico convinto, che la ragione venga un gradino sopra la fede. Penso però anche che, uomini come il vescovo Amadei, con il loro lavoro, la loro intelligenza, il loro costante impegno, rendano superabile l'apparente inconciliabilità delle «due fedi». Giovanni Barbieri 03/02/2009 nascosto -->

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Musei, tagli in vista (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2009-02-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Bilancio Ancora scontro sulle misure di risparmio Musei, tagli in vista Sarà abolito l'ente provinciale BOLZANO — L'iter di approvazione del bilancio provinciale è più complesso del previsto. L'accordo sul budget 200 è ancora lontano e nessun assessore è disposto ad accettare senza combattere i tagli alla propria ripartizione. Tra le ipotesi allo studio per risparmiare l'abolizione dell'ente provinciale dei Musei e l'unificazione di tutte le strutture in un'unica ripartizione. «L'obiettivo è utilizzare meglio i soldi che ci sono non so se sarà possibile risparmiare qualcosa » spiega l'assessora alla cultura tedesca, Sabina Kasslatter Mur. «Per l'anno 2009— aggiunge Durnwalder — il bilancio si assesterà sui 5,4 miliardi di euro, e non intendiamo sforare questa cifra: anche se la situazione, in molti settori, è resa delicata dalla crisi economica, sono convinto che riusciremo a farvi fronte con le risorse a disposizione. Non ho intenzione, infatti, di accendere mutui e incidere sulla situazione debitoria della Provincia». Tra le novità presenti nella manovra collegata al bilancio 2009, le agevolazioni al diritto di studio per studenti disabili e per i beneficiari di borse di studio, le esenzioni dalla tassa di circolazione per le moto di piccola cilindrata, il nuovo assetto dell'amministrazione provinciale alla luce della riduzione del numero degli assessori, e i contributi al 50 per cento per la realizzazione di piccoli distributori di gas per auto nei comuni dove non si trovano le stazioni di servizio abilitate. Insomma Bolzano sarà esclusa. Con la nuova legge di bilancio verrà anche fissato il numero massimo dei dipendenti provinciali a tempo pieno (18.377), e verranno previste alcune modifiche alla partecipazione della Provincia in alcune società. L'esempio più lampante è quello delle Terme di Merano, con la previsione di un articolo che autorizzi l'ente pubblico a vendere l'albergo e a rilevare la gestione della parte pubblica della struttura. Via libera anche all'aumento di capitale della Sta, che dovrà permettere all'ente di risanare stazioni e tratte ferroviarie in Alto Adige e di acquistare materiale rotabile. Un milione di euro è stato inserito a bilancio per il 2009 nel quadro del programma di costruzione dell'inceneritore di Bolzano (saranno 40 nel 2010), sono stati azzerati 600mila euro di debito residuo della fondazione di Sarentino che garantisce la struttura riabilitativa. Per quanto riguarda i comuni la Giunta ha assegnato 255 milioni in quota procapite, 98 per investimenti e 75 per alimentare il nuovo fondo di rotazione che riduce l'indebitamento delle municipalità. L'assessora

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PESCARA - Fabio Spinosa Pingue, presidente del comitato Regionale Giovani Imprenditori di Confindust... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Martedì 03 Febbraio 2009 Chiudi PESCARA - Fabio Spinosa Pingue, presidente del comitato Regionale Giovani Imprenditori di Confindustria, interviene sul dibattito in corso sull'abolizione o meno delle Province. «La mobilitazione di tanti consiglieri provinciali, per difendere non si sa bene se l'istituzione Provincia o se stessi, rischia di ridicolizzare quella che è una autentica emergenza nazionale -afferma Spinosa Pingue- Il problema è mal posto. Il problema non è l'Ente Provincia in quanto tale. Lìemergenza è quella di rivedere l'assetto del "pubblico" sul territorio, l'intera sua organizzazione. Urge una riforma strutturale delle autonomie locali. Il problema non è quello del costo di questi Enti, circa 15 miliardi di euro: peraltro, visti i tempi, non sarebbe male recuperarne anche una piccola parte. Ma sarebbe riduttivo pensare solo ai costi. C'è da ripensare lo stato sul territorio ed adeguarlo alla globalizzazione, all'era di internet, allo spopolamento dei piccoli Comuni che sono diventati col tempo sempre più piccoli a scapito dei grandi diventati sempre più grandi. In un'epoca in cui le distanze si sono notevolmente accorciate, dove le competizioni si svolgono a livello di sistemi/Paesi, quando altre comunità internazionali stanno accorpando financo entità di decine e centinaia di migliaia di abitanti, come può competere il sistema Italia con Comuni con poche centinaia di abitanti, affetti da deleteri, dispendiosi e anacronistici campanilismi? Se siamo d'accordo sulla necessità di un intervento straordinario che ridisegni a 360 gradi organi e loro funzioni non si può che partire dai Comuni. Dalla loro dimensione. Che deve necessariamente essere favorita con una legislazione che accompagni la fusione dei piccoli Comuni. Con Comuni di almeno 5mila abitanti e stimolando la nascita di macro-Comuni di decine di migliaia di abitanti viene meno il ruolo dell'Ente Provincia a svolgere un ruolo di raccordo e sintesi con l'Ente Regione. E venendo meno l'Ente Provincia si eliminano tutti gli enti che hanno una dimensione provinciale, assurgendo ad una dimensione regionale». Per Spinosa Pingue, «poiché sono le Province che hanno enfatizzato i deleteri campanilismi a scapito dei virtuosi localismi, andando ad alimentare di fatto una ulteriore rivalità a livello di territorio provinciale, si verrebbero a creare le condizioni ideali per realizzare concretamente la Città/Regione con gli evidenti risvolti positivi e virtuosi. Se poi abbiamo la lungimiranza di capire che sono maturi i tempi per realizzare accorpamenti e fusioni per ottenere macro-Regioni, come ad esempio ricostruire gli Abruzzi con il vicino Molise, consegneremo alle future generazioni, le condizioni ottimali per competere con il mondo senza complessi di inferiorità. Staremo a vedere se la politica una volta tanto riesce a stare al passo, decisamente più avanzato, della società civile».

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Nuova legge elettorale: il Consiglio accelera (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Campania regione Nuova legge elettorale: il Consiglio accelera Si chiuderà entro la prossima settimana il lavoro della commissione Statuto sulla nuova legge elettorale: dopo la seduta "tecnica" di ieri che è servita a ribadire la necessità di eliminare il listino del presidente, l'organismo di Slavatore Gagliano è stato riconvocato per oggi ad oltranza. Ad accelerare sulle riforme istituzionali è anche la conferenza dei capigruppo che ieri si è detta pronta a fissare a breve una nuova seduta del parlamentino per il via libera in seconda lettura alla Carta costituzionale. Angela Milanese Abolizione del listino pressocchè unanime (eccetto qualche "nostalgico" come Pasquale Marrazzo del Pdl); premio di maggioranza spalmato sulle liste; norme di garanzia per la rappresentanza di genere e per i territori di tutte le cinque le province campane. L'intesa sulla nuova legge elettorale è quasi chiusa: si attende solo il via libera della commissione Statuto che, assicura il suo presidente Salvatore Gagaliano, "arriverà al massimo entro la prossima settima". Accelera anche la conferenza dei capigruppo guidata da Sandra Lonardo, che attenderà la fine dei lavori in Commissione per fissare una nuova seduta. Intanto dai piccoli partiti arriva l'appello ad approvare una riforma che vada in direzione opposta a quella europea: "Una legge - dice Salvatore Ronghi dell'Mpa - che garantisca il pluralismo democratico e l'espressione della volontà popolare". Sulla stessa linea l'Udeur, con il capogruppo Fernando Errico che annuncia l'astensione dalle prossime sedute del Consiglio regionale "in segno di protesta contro l'ipotesi di riforma della legge elettorale europea in discussione sul piano nazionale". Su proposta del capogruppo di An Enzo Rivellini, la conferenza dei capigruppo ha anche deciso di sottoporre in tempi rapidi all'esame del Consiglio il provvedimento per l'abrogazione del comma 2 articolo 25 della legge finanziaria 2009 relativo alla impignorabilità dei beni delle Asl e degli ospedali della Campania. del 03-02-2009 num.

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Regione, rivoluzione alle Entrate (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Campania fisco Regione, rivoluzione alle Entrate Entro il 2010 via a tutte le direzioni provinciali: si parte da Benevento Rivoluzione alla direzione regionale delle Entrate della Campania. La riorganizzazione è partita ieri, prevede un riassetto delle strutture centrali e periferiche e porterà, a processo ultimato, all'istituzione di direzioni provinciali che saranno tutte realizzate entro il 2010. La prima a partire sarà la direzione provinciale di Benevento. nel primo semestre di quest'anno. Giovanni Brancaccio La riorganizzazione che attiene al livello regionale, è spiegato in una nota delle Entrate -segue il principio in base al quale "a grande Regione corrisponde una grande struttura": un'organizzazione differenziata per grandezza e peso economico della territorio di riferimento. Il nuovo assetto prevede in sostanza l'abolizione delle posizioni di direttore regionale aggiunto, la riduzione del numero di dirigenti con compiti di coordinamento e di audit manager, significativi accorpamenti di funzioni al fine di razionalizzare le risorse e le strutture La Campania manterrà la tradizionale suddivisione in quattro settori (Controlli, Contenzioso e riscossione; Servizi e consulenza; Gestione risorse; Audit e sicurezza) con un criterio diverso per l'organizzazione dei controlli. Questi ultimi non saranno non più basati sul tipo di attività, ma sulla tipologia di contribuente e le sue dimensioni. A questo proposito è istituito l'Ufficio Grandi contribuenti con compiti di analisi dei rischi di evasione o elusione ed attività di controllo, verifica e accertamento per i contribuenti con volume d'affari, ricavi e compensi di importo non inferiore a 100 milioni di euro, indagini e controlli di particolare rilevanza e complessità. Di nuova istituzione anche l'Ufficio antifrode per lo svolgimento di indagini fiscali su fenomeni di truffe significative a livello regionale. Per quanto concerne le direzioni provinciali, invece, gradualmente partiranno in tutta Italia. In Campania durante il primo semestre del 2009 sarà la volta di quella di Benevento seguita, nella seconda parte dell'anno, da Avellino. Nel 2010 partiranno le tre direzioni provinciali di Napoli, Salerno e Caserta. Il senso dell'introduzione della "logica provinciale" è quella di una più coerente attuazione delle due distinte logiche organizzative che presiedono alle attività di assistenza da un lato e alle attività di controllo dall'altro. Le strutture che erogano servizi devono essere diffuse capillarmente sul territorio per raggiungere il maggior numero possibile di contribuenti: in risposta a questa esigenza, ogni direzione provinciale avrà più "uffici territoriali" deputati alle attività di assistenza, con eventuali sportelli decentrati. L'utilizzo più efficiente delle risorse e l'efficace presidio del territorio in attività di accertamento richiedono, invece, un certo grado di accentramento delle strutture deputate ai controlli. Per questo è previsto, all'interno delle nuove direzioni provinciali, un "Ufficio controlli" competente per l'intera provincia. "La riorganizzazione afferma il direttore regionale delle Entrate Enrico Sangermano - è la traduzione, sul piano concreto, del principio che solo associando un buon servizio ed una responsabile attività di deterrenza e controllo si può generare la cosiddetta "tax compliance", l'adesione spontanea di tutti i cittadini all'obbligo fiscale.La nostra organizzazione si rinnova, quindi, per fornire servizi sempre più tempestivi e puntuali ai contribuenti e migliorare la propria azione di contrasto all'evasione". del 03-02-2009 num.

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Bilancio approvato tra sedie vuote (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Bilancio approvato tra sedie vuote La maggioranza è piena di assenti e il centrodestra lascia l'aula accusandola Martedì 3 Febbraio 2009, Uno scontro sui lavori del consiglio provinciale è diventato quasi uno scivolone istituzionale. Anche se solo d'immagine. Per la verità, più che sulla gamba tesa dell'opposizione, il centrosinistra ci ha messo molto del suo per inciampare su alcuni passaggi procedurali evitabili con meno approssimazione. La mattinata a Palazzo Celio ha avuto momenti un po' paradossali. Come quando il presidente Saccardin si è esibito in più ruoli per prendere per i capelli una seduta che stava andando a carte quarantotto. E nonostante ciò, alla fine tutto è andato bene ed è rimasto pure il dubbio che il centrodestra abbia buttato al vento una ghiotta occasione per inchiodare la maggioranza alle proprie responsabilità sottoforma di assenze, peraltro giustificate. Il colpo d'occhio dell'aula a metà mattina parlava da sé. Assenti i consiglieri Mancin, Azzalin, Rigoni da una parte, Marangon, Paglione e Furlan dall'altra. Completava il quadro l'abbandono del suo seggio del consigliere Sacchetto che è andato a sedersi dove di solito stazionano ospiti e giornalisti. Insomma, i "buchi" nell'emiciclo non mancavano. E dire che di carne al fuoco ce n'era, a cominciare dalla discussione sulle funzioni delle Province, per finire col bilancio previsionale, poi approvato senza la presenza della minoranza. Tutto è cominciato dal costo della macchina amministrativa e più in generale, della politica. Era la coda della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul ruolo d'ente indetta dall'Unione delle Province il 30 gennaio. Poi si è andati avanti azzuffandosi sulle sedie, quelle vuote per gli assenti e quella rifiutata dal consigliere Sacchetto tra i banchi della maggioranza. E si è finito con un numero legale riconquistato in extremis chiamando gli assenti alla spicciolata, mentre l'opposizione, indignata, si è ritirata al terzo piano. Piccolo show del presidente Saccardin, che si è fatto garantire dal segretario Savino che la seduta aveva mantenuto una parvenza di regolarità, e ha provato a convincere l'opposizione, ottenendo solo un diniego più doloroso di un voto contrario. Già con l'ordine del giorno contro l'abolizione delle Province, era andata in scena la reprimenda dell'azzurro Nicola Marinelli. «Avete il bilancio da approvare e siete pieni di assenze. Difendete le Province a parole, ma se questi sono i vostri atteggiamenti, è molto meglio che siano cancellate». È stata però la scelta di Vanni Sacchetto di non sedersi a fianco degli ex colleghi, a far da sponda al centrodestra. «Sacchetto non può essere lasciato fuori dai banchi - ha attaccato il consigliere Ermenegildo Ghezzo - se non fa più parte della maggioranza, gli dovete garantire un altro posto». A suon di sospensioni richieste e concesse, ma non votate, si è consumata la giornataccia della presidente del consiglio Fiorella Cappato che ha progressivamente perso le redini della situazione. Tra pause da pochi minuti a mezz'ora, richieste di rinviare al giorno dopo, via-vai di consiglieri che finalmente arrivavano e di altri che infilavano il cappotto per andarsene, alla fine la maggioranza è rimasta da sola a parlare del previsionale. «Avete la relazione. Che dite? La diamo per letta?», ha chiesto l'assessore competente Anna Lucia Riberto. «Diciamo almeno due parole», ha risposto la capogruppo del Pd Giuliana Gulmanelli. Infuriato il consigliere Graziano Azzalin. «Il centrodestra adopera ogni più piccolo espediente a fini propagandistici. Lascia l'aula per mascherare la sua mancanza di proposte». Franco Pavan

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IRPEF, UN SINDACO "FUORI DAL CORO" (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

IRPEF, UN SINDACO "FUORI DAL CORO" Martedì 3 Febbraio 2009, Il tema della fiscalità e delle autonomie locali è oggi al centro dell'attenzione del dibattito politico, tuttavia la complessità della materia rischia di creare false aspettative e confusione nell'opinione pubblica. Negli anni Novanta l'elezione diretta dei sindaci e l'introduzione dell'Ici modificarono sostanzialmente gli assetti dei Comuni. Gli effetti positivi si rifletterono su una maggiore stabilità della giunte e sulla possibilità di investire oltre i limiti del fondo nazionale. Ma mentre i Comuni del Nord grazie all'Ici si indebitavano per fare opere pubbliche nonostante i tagli ai trasferimenti statali, nel resto d'Italia ad aumentare era soprattutto la spesa corrente. Successivamente gli interventi di Bassanini e la riforma del titolo V della Costituzione resero oggettivamente più flessibile ed efficace l'azione amministrativa. I costi della pubblica amministrazione però aumentarono, da un lato per la maggiore remunerazione del personale dirigente, dall'altro perché ad un salutare decentramento non corrispose una soppressione dei centri burocratici ministeriali. Quest'ultimo fatto creò doppioni utili solo alle carriere della dirigenza statale. L'introduzione dell'addizionale Irpef a favore dei Comuni, compensò i sempre minori trasferimenti del Governo centrale, ma confermò la tendenza all'aumento dei costi introducendo gravi squilibri tra territori, basti pensare alla differenziazione dell'applicazione dell'aliquota nella nostra provincia. E' per questo motivo che solo una riforma complessiva ed organica del sistema, anche alla luce dell'affrettata abolizione dell'Ici sulla prima casa, può risolvere i gravi problemi degli enti locali. La via adottata dal Parlamento con l'approvazione del cosiddetto federalismo fiscale (riordino di competenze e funzioni, riparametrazione nazionale della spesa storica, compartecipazione Iva e Irpef) mi pare corretta, pur richiedendo dei tempi lunghi. Rimango invece perplesso rispetto alla proposta di sostituire trasferimenti e imposte locali con la possibilità di dare ai Comuni il 20 per cento dell'Irpef. Innanzitutto per i costi stimati in 10 miliardi di euro, che la rendono difficilmente attuabile; poi perché si creerebbero grossissimi squilibri non solo a livello nazionale ma anche a livello locale. Basti pensare che con questo sistema, tanto per fare qualche esempio, i Comuni della Bassa padovana avrebbero in media dal 40 al 50 per cento in meno di risorse rispetto ad altre realtà provinciali. Condivisibile è invece la presa di posizione dell'Anci sul patto di stabilità. Consentire lo sblocco totale della possibilità di investire in opere pubbliche, oltre a migliorare la qualità della vita, darebbe un impulso all'economia in questo momento storico estremamente critico. Mauro Fecchio sindaco di Correzzola

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Alle urne per l'Europa, ma con le preferenze (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Province

Alle urne per l'Europa, ma con le preferenze Nessun dubbio sulla posizione del Nordest che non accetterebbe il taglio della scelta del candidato "personale" Martedì 3 Febbraio 2009, No alle liste bloccate, sì alle preferenze: tre, come prevede l'attuale legge; oppure una soltanto. E' un orientamento netto, quello espresso dalla popolazione del Nord Est in merito alla riforma della legge elettorale in vista delle prossime consultazioni europee. I cittadini residenti in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Trento si oppongono, in modo fermo, alla possibile abolizione del voto di preferenza. A rivelarlo sono i dati dell'Osservatorio sul Nord Est, raccolti da Demos per Il Gazzettino, intervistando un campione di mille persone. Sono essenzialmente due i nodi attorno a cui si è sviluppata, negli ultimi mesi, la discussione sulla legge elettorale per le Europee: il ricorso al voto di preferenza (già previsto dall'attuale legge); la possibile introduzione di una soglia di sbarramento. Sul secondo punto, lo scontro si è acceso soprattutto negli ultimi giorni, quando la convergenza fra Pd e PdL verso una soglia del 4% ha scatenato le vivaci proteste delle formazioni più piccole, in particolare di quelle attualmente escluse dal Parlamento (i partiti della sinistra radicale, la Destra di Storace). Sembra ormai essere tramontato, invece, il possibile "taglio" delle preferenze, ventilato, qualche tempo fa, sulla scia delle norme elettorali che attualmente regolano le consultazioni politiche. Se ciò è avvenuto - e se questo orientamento verrà mantenuto nell'iter legislativo che prende avvio oggi in Parlamento - è anche perché l'atteggiamento dell'opinione pubblica italiana, in materia, non sembra lasciare spazio a dubbi. E le posizioni dei cittadini, nell'area del Nord Est, sembrano ribadire questo orientamento generale. I risultati proposti dall'Osservatorio mostrano come solo una piccola frazione, nella popolazione nordestina, sia favorevole all'utilizzo di liste bloccate: si tratta di appena il 6%, fra gli intervistati da Demos. Va precisato che il tema trattato dal sondaggio è di natura "tecnica", ostico per il cittadino comune: più di una persona su cinque, del resto, preferisce non esprimersi (o non è in grado di farlo). Tra chi ha un'opinione in proposito, tuttavia, l'opzione favorevole alle preferenze è in larga misura la più gradita. In due diverse "versioni". La più gettonata riguarda la conservazione dell'attuale "formula" elettorale. La scheda con tre indicazioni, infatti, mette d'accordo oltre quattro intervistati su dieci (43%). Il dato si rafforza nei settori giovani e più istruiti, che sono però, allo stesso tempo, quelli più informati, maggiormente in grado di formulare un giudizio. Guardando ai diversi elettorati, sono soprattutto le forze di opposizione al governo a "spingere" in questa direzione: in particolare, il dato supera la soglia della maggioranza assoluta tra gli elettori del Pd (57%) e dell'Udc (55%), e si attesta attorno al 50% tra i sostenitori della Lista Di Pietro. Gli elettori dell'attuale alleanza governativa (PdL e Lega) appaiono maggiormente divisi tra la conservazione dell'attuale legge e la riduzione delle preferenze da tre a una. Quest'ultima opzione, nel complesso del campione interpellato, mette d'accordo circa il 30% del totale. Fabio Bordignon

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Massalengon Ma ora c'è chi storce il naso: <Ci sarà anche più traffico> (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

L'istanza dei residenti a buon fine: fermata dei bus in via Liberazione massalengoC'era una volta una protesta: quella degli abitanti di via Liberazione a Massalengo. A guidarli, il sogno di avere la fermata dei pullman per il trasporto scolastico a pochi passi da casa. Un sogno diventato realtà. Nel percorso definitivo dei bus della Star spa, non solo i pullman che effettuano il trasporto scolastico (quello delle 7.35 e quello delle 13.35) fanno tappa nella nuova fermata di via Liberazione, ma anche tutte le altre corse della linea si fermano qui, a pochi metri da dove sorgerà il nuovo polo scolastico, che accoglierà scuola materna, elementare, media e palestra agonistica da 400 posti a sedere. «Una decisione che non ha nulla a che fare con la protesta - ci tiene però a precisare l'assessore alla viabilità Massimiliano Capuano - ; eravamo già pronti a contemplare soluzioni alternative per servire tutta la zona che è di nuova edificazione e in cui si sentiva la necessità di un nuovo servizio». Soluzione, quella della fermata in via Liberazione, resa possibile dal ripensamento della viabilità, concordato insieme alla Provincia. «Le nostre difficoltà erano legate alla conformazione di via Amendola, che rendeva pericolosa la svolta a destra e la Provincia ci ha dato il via libera solo in seguito alle modifiche che abbiamo proposto, tra cui l'abolizione dei posti auto sul lato destro di via Amendola proprio in direzione di via Liberazione. Ma le uscite sui giornali di questi mesi sono state un'inutile strumentalizzazione della vicenda», ha commentato l'assessore in merito al braccio di ferro con i residenti. Polemiche che potrebbero non essere ancora finite però. Il percorso attuale, infatti, prevede che i pullman che effettuano il trasporto scolastico si fermino alla nuova rotonda della sp 187, in via Premoli, in via Grandi, in via IV Novembre, per poi girare in via Amendola e arrivare dritti in via Liberazione per riprendere la provinciale passando da via Strada Longa. Ad essere penalizzato, insomma, è il centro storico, che ha perso la fermata di via della Chiesa. «I cittadini del centro non sono di serie B - ha precisato Capuano - ; l'azienda che effettua il servizio ci ha imposto un numero massimo di fermate per non allungare eccessivamente i tempi del trasporto e facendo una stima delle distanze tra le fermate, ci siamo resi conto che il centro era sufficiente servito con le tappe di via Grandi e via IV Novembre». Ma non è escluso che i cittadini di via Liberazione tornino a far sentire la loro voce. «Con la fermata di tutti i pullman sulla nostra via - sostiene qualcuno dei residenti - il traffico, in quella che è una zona residenziale, potrebbe diventare eccessivo».Rossella Mungiello

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Primo segnale Svp: tagliamo quei 300 euro in più (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

di Francesca Gonzato Primo segnale Svp: tagliamo quei 300 euro in più Pichler Rolle sulle indennità: ok, basta aumenti «Subito una risposta, poi rivediamo tutto il sistema» Il capogruppo della Stella Alpina «Da Trento a Bolzano la competenza sugli stipendi» BOLZANO. Costi della politica. Arriva il primo segnale Svp. La Stella Alpina è intenzionata a votare l'abolizione dell'adeguamento Istat delle indennità dei consiglieri provinciali. Un meccanismo che ha appena portato nelle buste paga 302 euro (lordi) in più al mese. Il taglio è previsto da una mozione depositata in consiglio regionale dal Pd. L'annuncio è del capogruppo Svp in Provincia Elmar Pichler Rolle, che si dice anche favorevole «a una revisione generale del sistema delle indennità». Oggi in aula la mozione dei Freiheitlichen su una decurtazione secca del 20 per cento dei compensi. Tagliare, tagliare. L'opposizione incalza e si fa forte della recessione, i confronti tra il tenore di vita dei lavoratori «normali» e i compensi di politici e amministratori è sempre più impietoso. Questa mattina è prevista la discussione in consiglio provinciale della mozione dei Freiheitlichen che chiede la riduzione del 20 per cento ai compensi dei consiglieri provinciali-regionali (pagamenti e leggi sono a carico della Regione) e ulteriori riduzioni alle indennità di carica degli assessori. «La Svp ci ha chiesto di ritirare la mozione o di discuterla più avanti», fa sapere Roland Tinkhauser (Freiheitlichen), «ma andiamo avanti. Vogliamo sentire cosa rispondono alle nostre richieste. Solo dopo potremo iniziare a discutere». E quindi il capogruppo della Svp Elmar Pichler Rolle anticipa la linea del partito, che durante la clausura di gruppo della scorsa settimana ha deciso un proprio tavolo di lavoro sui costi della politica. Tra tavoli e gruppi di lavoro non si rischia di rinviare troppo le scelte? «Ci sono due piani. Serve un segnale da dare presto e una riforma degli stipendi. Possiamo lavorare su due binari diversi, uno più veloce e l'altro più ragionato». A quale provvedimento rapido state pensando? «Siamo orientati a votare in consiglio regionale la mozione del Pd che prevede l'abolizione dell'adeguamento automatico su base Istat delle indennità. Otteniamo subito un risultato: per tutta la legislatura i nostri compensi saranno congelati. Dico che siamo orientati, perché non sono capogruppo regionale, quindi è una decisione che dobbiamo concordare. E la revisione integrale del sistema? «Quella è una questione molto più complicata, che sarà giusto affrontare a patto che tutti sappiano, anche la pubblica opinione, che le indennità dei consiglieri, a seconda dell'anno di elezione, contribuiscono ad alimentare il fondo previdenziale degli ex eletti. Il taglio dei compensi comporterà un rimpinguamento del fondo dei vitalizi con fondi pubblici, dobbiamo capire in quale misura». A parte questo problema, come pensate di muovervi? «C'è in corso la riflessione del partito, ma è giusto coinvolgere tutto il consiglio provinciale, magari con una commissione. La riforma potrebbe basarsi sullo sganciamento delle competenze da parte della Regione. Tutta la partita sulle indennità dovrebbe diventare di competenza provinciale». Non è un percorso troppo complicato? Perché non cercate un accordo politico regionale per rivedere le indennità? «Sì, anche questa può essere una strada. Mi rendo conto che le persone diventano sospettose quando ci sentono parlare di questi argomenti».

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AGRICOLTURA DI MONTAGNA, A BOLZANO UN CONGRESSO SULLE STRATEGIE FUTURE (sezione: Province)

( da "marketpress.info" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Mercoledì 04 Febbraio 2009 AGRICOLTURA DI MONTAGNA, A BOLZANO UN CONGRESSO SULLE STRATEGIE FUTURE Bolzano - "Il futuro dell´agricoltura di montagna si decide ora". Con queste parole l´assessore provinciale Hans Berger ha presentato le iniziative di sensibilizzazione sui problemi di un settore tradizionalmente molto importante per l´Alto Adige. La prima tappa sarà il congresso sull´agricoltura di montagna che si svolgerà venerdì 6 febbraio a Bolzano. "Dopo l´ottimo riscontro dello scorso anno - ha spiegato Berger - abbiamo deciso di riproporre questo congresso in modo tale da farlo diventare un appuntamento fisso per tutto il mondo dell´agricoltura di montagna". L´iniziativa, organizzata dalla Provincia Autonoma di Bolzano in collaborazione con numerosi partner tra cui la Lub e il Bauernbund, si svolgerà venerdì 6 febbraio a partire dalle ore 9 presso la Fiera di Bolzano. Il programma dei lavori sarà suddiviso in tre parti: due più tecniche legate al bestiame e ai boschi, e una di stampo più marcatamente politico, dedicata alle sfide che attendono l´agricoltura di montagna nell´ambito della Ue. Da segnalare la presenza in qualità di relatore di Klaus-dieter Borchardt, capo di gabinetto del Commissario europeo all´agricoltura Mariann Fischer Boel "Proprio a Bruxelles - ha ricordato l´assessore Berger - si giocano le partite più importanti: dagli indirizzi della futura politica agricola comunitaria per il periodo successivo al 2013, all´abolizione delle quote latte prevista per il 2015. Quest´ultimo punto avrà ricadute dirette sul settore lattiero-caseario, che rappresenta uno dei punti di forza dell´agricoltura altoatesina". Negli ultimi 18 anni, in provincia di Bolzano, si sono persi circa 1. 200 produttori di latte, ma ciononostante la produzione è cresciuta dal punto di vista quantitativo. "L´intensificazione non è la strada da seguire - ha concluso Berger - il futuro dell´agricoltura di montagna passa anche attraverso misure in grado di mantenere il delicato equilibrio ambientale su cui si reggono territori particolari come il nostro. La ricetta peggiore, comunque, è quella di abbandonarsi al pessimismo". . <<BACK

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VICENZA: SINTESI DEGLI INTERVENTI SULLE PROVINCIE DEL PRESIDENTE SCHNECK E DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GASPAROTTO (sezione: Province)

( da "marketpress.info" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Mercoledì 04 Febbraio 2009 VICENZA: SINTESI DEGLI INTERVENTI SULLE PROVINCIE DEL PRESIDENTE SCHNECK E DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GASPAROTTO Vicenza, 4 febbraio 2009 - Sintesi della dichiarazione del Presidente della Provincia Attilio Schneck: Siamo coinvolti in questo dibattito sulle Province non tanto e non solo come amministratori pro-tempore della Provincia di Vicenza, ma in un contesto più ampio di rappresentanti dei cittadini in un sistema istituzionale complesso. L´ente Provincia non ha solo un significato storico, ma anche e soprattutto un´identità territoriale da cui non si può prescindere. Il 52% del Pil in Italia è assorbito dalla spesa pubblica. È un dato che fa riflettere, ma altrettanto devono far riflettere altri due numeri: 100 milioni è il costo delle Province, 2miliardi e 500milioni è il costo del Parlamento. Se l´abolizione delle Province fosse la ricetta per risollevare le sorti economiche del nostro Paese e per far sì che la spesa pubblica incida sul Pil tanto quanto incide in altri Stati Europei, saremmo i primi a dire che sì, la Provincia va abolita. Ma siamo convinti che non sia così. Anzi. Solo chi non ha mai fatto l´amministratore può fare una simile dichiarazione e può sostenere l´utilità dell´abolizione di questo importante ente intermedio. È necessaria piuttosto la rivisitazione della funzione che le Province hanno. Sempre più la Regione delega le Province su settori su cui è chiaro che non riuscirebbe a dare una risposta concreta in quanto troppo lontana dal cittadino. In questo senso, si sta realizzando quel decentramento che da tempo auspichiamo quale cura a tanti sprechi. Ma è necessario che assieme alla delega delle funzioni arrivino alle Province anche le risorse per poter svolgere al meglio queste funzioni. Oggi le entrate della Provincia si limitano a due grandi serbatoi: l´imposta sulla trascrizione delle auto e l´addizionale all´energia elettrica. E con questi due soli capitoli di entrata la Provincia di Vicenza riesce ad avere una autonomia finanziaria pari al 78%. Ciò vuol dire che riusciamo a gestire un´area vasta come la Provincia in buona parte con i soldi che arrivano direttamente dai cittadini di questo territorio, i quali hanno scelto chi li deve amministrare, i quali potranno esprimere il loro apprezzamento per ciò che facciamo, o criticarci per ciò che non facciamo o facciamo male. Cosa che invece i cittadini non possono fare con tanti Presidenti e consiglieri di Enti che non hanno scelto né voluto, persone che non sono state elette ma imposte dalla politica e che solo alla politica devono una risposta, non ai cittadini. I settori di intervento della Provincia sono tanti e importanti. Le Province si occupano di lavoro, di strade, di scuole, di turismo, di ambiente, di agricoltura, coordinano le Protezioni Civili, fanno formazione. Chi potrebbe sostituirsi alle Province con la stessa efficacia? Chi potrebbe muoversi con la stessa sinergia con enti di rilievo provinciale quali la Prefettura, le parti sociali, le associazioni di categoria, gli ordini professionali? Di certo non la Regione, troppo lontana dal cuore dei suoi territori. Di certo non i Comuni, spesso troppo piccoli, come tanti comuni vicentini, che non hanno la forza economica né le capacità di occuparsi di questioni di ampio respiro. La Provincia, con i Comuni, è il fulcro del cambiamento in senso federalista, come lo è stata per il decentramento amministrativo. La Provincia, e in particolar modo la Provincia di Vicenza, sa bene cosa significhino il principio di sussidiarietà e solidarietà, se è vero che fornisce assistenza tecnica e legale ai piccoli Comuni del territorio, che oggi non hanno la possibilità di ricorrere all´ausilio di un professionista o di un legale. Questo è il ruolo della Provincia: il coordinamento. Dando gli indirizzi generali ai Sindaci, che considero dei veri e propri missionari per il delicato ruolo che hanno. Non è un ombrello di protezione quello che offriamo, ma un coordinamento. La Provincia è il Territorio. Se davvero si vuole snellire l´apparato, riducendo nel contempo i costi dell´amministrazione, bisogna cambiare indirizzo. Se davvero si vuole abolire la Provincia, si pensi a chi la può sostituire, in che modo e con che costi. Sono certo che nessuno è in grado di sostituire la Provincia senza aumentarne il costo almeno di dieci volte. Piuttosto, è il non-federalismo che genera costi. Perché è giusto che esistano regole uguali per tutti. Ma è ingiusto che queste regole non vengano da tutti seguite. Che i bilanci siano così diseguali. Che ogni ente vada per conto suo. L´intero sistema deve crescere. E l´unica via è il federalismo. Sintesi della dichiarazione del Presidente del Consiglio Valter Gasparotto: Come Consiglio e Giunta Provinciale abbiamo accolto di buon grado l´invito del Presidente Nazionale dell´Upi per questa giornata, che non vuole essere di protesta ma bensì di mobilitazione, per ribadire l´importante ruolo che le Province svolgono quali enti indispensabili per il coordinamento di area vasta e per ribadire altresì che il federalismo che oggi, faticosamente, sta muovendo i primi passi non può prescindere dal ruolo dell´Ente Provincia. Questa è una giornata per ricordare il nostro quotidiano impegno verso il territorio e la centralità delle nostre istituzioni, chiamate a dare risposte concrete alla crisi in atto attraverso in servizi che offrono ai cittadini, è una giornata per parlare delle vere questioni che interessano le nostre comunità. Noi oggi siamo a chiedere , come recita l´ordine del giorno, un forte riordino istituzionale che consenta di semplificare la pubblica amministrazione individuando le funzioni fondamentali e le relative risorse di Comuni, Province e Regioni, razionalizzando, se del caso, sforbiciando, tutti quegli enti e strutture che non hanno una diretta legittimazione democratica e che non sono quindi responsabili nei confronti dei cittadini. . <<BACK

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Berger: <Aumentare i fondi per i contadini di montagna> (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-02-04 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Agricoltura L'assessore preoccupato: 10 milioni sono pochi Berger: «Aumentare i fondi per i contadini di montagna» BOLZANO — «Il futuro dell'agricoltura di montagna si decide ora». L'assessore provinciale Hans Berger è seriamente preoccupato per il destino dei contadini di alta quota che fanno sempre più fatica a far quadrare bilanci. «Migliaia di aziende rischiano di chiudere» avverte l'assessore secondo cui negli ultimi 18 anni si sono persi circa 1.200 produttori di latte. Berger sta lottando con tutte le sue forze per far aumentare il budget destinato all'agricoltura. «Dieci milioni sono pochi, se teniamo conto che ci sono diecimila contadini di montagna fanno mille euro a testa. Purtroppo — avverte Berger — il bilancio è quello che è ma sono necessarie ulteriori risorse. Nessun contadino riceve volentieri gli aiuti pubblici ma dobbiamo fare il possibile per sostenere la loro attività aiutandoli a commercializzare i loro prodotti». Se la situazione degli agricoltori di montagna è critica lo è anche quella dei melicoltori. I dati sulle giacenze di mele diffusi dalla Camera di commercio indicano che quest'anno la situazione è particolarmente difficile: il 60 per cento dei pomi raccolti è ancora nei magazzini. Le uniche varietà quasi esaurite sono le Johnatan e le Morgenduft, molto male le Red delicious. Per riportare l'attenzione su un settore in crisi la Provincia organizzerà due convegni, uno a Bolzano (che si terrà dopodomani) e uno a Bruxelles. L'iniziativa, organizzata dalla Provincia in collaborazione con numerosi partner tra cui la Lub e il Bauernbund, si svolgerà a partire dalle ore 9 presso la Fiera di Bolzano. Da segnalare la presenza in qualità di relatore di Klaus-Dieter Borchardt, capo di gabinetto del Commissario europeo all'agricoltura Mariann Fischer Boel. «Proprio a Bruxelles — ricorda Berger — si giocano le partite più importanti: dagli indirizzi della futura politica agricola comunitaria per il periodo successivo al 2013, all'abolizione delle quote latte prevista per il 2015. Quest'ultimo punto avrà ricadute dirette sul settore lattiero-caseario, che rappresenta uno dei punti di forza dell'agricoltura altoatesina ». M. An.

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Un Polesine agganciato all'Europa' (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 04-02-2009)

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ROVIGO pag. 7 Un Polesine agganciato all'Europa' INCONTRO CON GIUSEPPE DE RITA ANCORA non è chiaro quanto, in termini precisi, abbia prodotto di risparmio reale per i polesani l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. E', invece, chiaro che, come un po' in tutto il Paese, l'imposizione fiscale degli enti locali negli ultimi anni è aumentata e non di poco. E, ciò nonostante, su 100 euro di imposte versate, come mostra un recentissimo studio della Cgia di Mestre, circa 77 vanno allo Stato centrale. Ma, ecco il quadro della tassazione locale in crescita: se la Provincia nel 2007 ha riscosso, tramite i suoi tributi, poco oltre 22 milioni di euro, l'Ici nel complesso dei Comuni polesani vale qualcosa come quasi 100 milioni di euro; l'Irpef municipale sfiora, invece, i 50 milioni di euro ed è in netto aumento anche solo rispetto a due anni fa. Dunque solo calcolando Irpef comunale e Ici, mediamente, i polesani pagano pro-capite quasi 500 euro l'anno. Nel 2006, quando il dato risulta definitivo secondo le statistiche della Regione, ogni residente ha pagato al comune per le entrate tributarie mediamente 350 euro ad Adria, a Rovigo 440, a Badia 375, a Porto Viro meno di 300. Dunque si è speso un po' meno nel Delta e, tuttavia, il salasso resta consistente. Il salasso dei cittadini, infatti, andrebbe completato con le altre tasse (vedi lo smaltimento rifiuti o gli oneri urbanistici), con i circa 90 euro che costa pro-capite annualmente la provincia (sommando la percentuale che va alla provincia sulla Rc auto, l'addizionale della bolletta Enel e dell'imposta di trascrizione) e le cifre ben più consistenti imputabili alla Regione (per Irap ,tassa a carico delle imprese, quota dell'Iva, addizionale regionale dell'Irpef e compartecipazione sulle accise della benzina). Di media si può calcolare che ogni cittadino della nostra provincia paghi alla Regione per la tassazione varia attorno a 1400-1500 euro l'anno: quasi il 58% della tassazione locale va così alla Regione, il 35% ai Comuni il 7% alla Provincia. Ma allo Stato, come si diceva sopra, spettano i tre quarti dell'intera quota impositiva. Cambiano poi, anche di molto, le disponibilità nell'investire dei singoli comuni: negli ultimi anni Rovigo ha speso e messo ad entrata mediamente attorno ai 1700 euro per abitante, battuto da Porto Tolle che è arrivato (il dato definitivo è sul 2006) a superare i 1800 euro per abitante. Adria ha speso e messo a bilancio come entrata circa 1100 euro pro-capite, Porto Viro poco sopra Adria, che risulta essere così, tra i grandi municipi della nostra provincia, quello che può disporre mediamente di meno risorse. Osvaldo Pasello Image: 20090204/foto/12333.jpg

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<Rivalutiamo il ruolo di Province e Comuni> (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Como)" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

LECCO E HINTERLAND pag. 6 «Rivalutiamo il ruolo di Province e Comuni» Il Consiglio di Villa Locatelli approva il testo LECCO IL CONSIGLIO provinciale nella scorsa riunione a Villa Locatelli ha approvato un ordine del giorno presentato dalla maggioranza in merito all'importante ruolo che svolge l'Ente Provincia. «Sollecitando il Governo e il Parlamento alla rapida approvazione delle norme di semplificazione a partire dall'approvazione del disegno di Legge delega sul federalismo fiscale e dalla presentazione del complesso dei provvedimenti relativi all'individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Province e alla scrittura della nuova Carta delle autonomie locali». Il consigliere d'opposizione nonché sindaco di Calolziocorte Paolo Arrigoni della Lega Nord: «C'è un attacco verso l'abolizione delle Province e al federeralismo fiscale. Per quanto ci riguarda la Lega è l'unica forza a ribadire la Provincia come Ente vicino ai cittadini. UN ESEMPIO: se riusciremo ad avere il sottopasso di Sala lo dobbiamo all'impegno della Provincia. Non voglio più mendicare nel chiedere interventi». Il consigliere di opposizione Fabio Dadati (An): «Noi siamo per una rivalutazione del lavoro che svolgono Province e Comuni rappresentato dai rispettivi consigli. Non è giusto che lo stipendio di presidenti e sindaci sia inferiore a quello dei parlamentari». Nel dibattito anche l'intervento del consigliere di maggioranza Irene Riva nell'evidenziare l'importante ruolo che svolge la Provincia di Lecco in merito alle pari opportunità. «Più donne nei consigli e maggiore occupazione femminile». Nel dibattito globale anche il presidente dell'Unione Province Lombarde Leonardo Carioni: «Per ogni Provincia abbiamo evidenziato a titolo di esempio tre opere, per lo più in campo viabilistico e di edilizia scolastica, realizzate o avviate negli ultimi quattro anni. Sono grandi infrastrutture, complesse, indispensabili per i nostri cittadini e per la nostra economia». INTANTO la Provincia ha comunicato che il nuovo ponte «Cesare Cantù», sarà inaugurato il prossimo 13 febbraio alle 11. Lo comunicano il presidente della provincia, Virginio Brivio, e l'assessore ai Lavori pubblici Armando Volontè. Dopo il rinvio dell'inaugurazione dello scorso 18 dicembre, per motivi legati alla mancata consegna del materiale per il guard rail, ora finalmente è giunto il momento per la consegna agli automobilisti della nuova struttura. . Un nuovo ponte a scavalco, sul fiume Adda, che collega la località Bricolla, nella frazione di Sala con la strada statale 639, a sud della città, con quella di Capiate di Olginate, che si collega con la strada provinciale 72. L'INIZIO dei lavori fu dato il 12 aprile del 2005. Una struttura che ha un costo complessivo che si aggira attorno ai 7,5 milioni di euro, che ha visto la partecipazione alla spesa anche dei comuni di Calolzio e Olginate. La progettazione che fu realizzata alla fine degli anni 90. Una moderna struttura, studiata e progettata dai tecnici di villa Locatelli, che ha una lunghezza di 1814 metri, compresi gli svincoli, con un piano stradale di 280 metri. L'inaugurazione è slittata di alcuni mesi per problemi tecnici e amministrativi, legati all'esproprio di alcuni terreni, che servivano per gli svincoli e altri servizi legati alla funzionalità del ponte. Un rallentamento ai lavori si rese anche necessario per le grandi piogge della scorsa estate, per l'ingrossamento del fiume che obbligò a dei lavori supplementari per fare defluire l'acqua dell'Adda, ed evitare danni alla struttura in via di realizzazione. Gianni Riva Vladimiro Dozio

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<Salviamo il tribunale di Bassano> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2009-02-04 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Giustizia L'Anm ne propone l'abolizione. Interrogazione regionale di Grazia «Salviamo il tribunale di Bassano» BASSANO - L'associazione nazionale dei magistrati propone il taglio dei piccoli tribunali (quelli con meno di dieci magistrati e fra questi c'è Bassano) in nome della razionalizzazione. Non ci sta la procura: «Nelle piccole realtà come la nostra è possibile dare risposte rapide alla domanda di giustizia », aveva commentato il procuratore capo di Bassano, Carmelo Ruberto, qualche giorno ga. Non ci sta nemmeno il mondo della politica locale. E così Raffaele Grazia, consigliere veneto del Ppe che risidie proprio nella città del ponte ai piedi del Grappa, ha presentato un'interrogazione sul problema, nella convinzione che «una presa di posizione da parte della giunta veneta potrebbe scongiurare la chiusura del tribunale di Bassano ventilata, ancora una volta, in occasione della recente cerimonia di apertura dell'anno giudiziario». Il documento arriva in quel di Palazzo Ferro Fini solo qualche giorno prima della visita a Bassano del sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, attesa in città sabato e chiamata proprio a discutere di leggi, norme e sedi. «Va ricordato che il tribunale di Bassano del Grappa ha un bacino di utenza, come popolazione, superiore a quello di molte province d'Italia e pari a quello di alcune province venete - aggiunge Grazia - Ricordo anche che il consiglio regionale del Veneto ha votato contro la possibilità per Bassano di diventare provincia in base all'assunto che si potevano garantire ugualmente dei servizi adeguati alla sua dimensione, e tra questi il Tribunale, senza creare un nuovo ente locale». Sotto la giurisdizione della procura bassanese, che può contare su nove magistrati ci sono 31 comuni con un totale di 180mila abitanti. Consigliere Raffaele Grazia, consigliere regionale del Ppe, ha presentato un'interrogazione contro la chiusura del tribunale di Bassano

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PESARO Le parole di Palmiro Ucchielli "l'abolizionista", non sono certamente piaciut... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi PESARO Le parole di Palmiro Ucchielli "l'abolizionista", non sono certamente piaciute ad Italia Nostra. Ecco perchè la presidentessa delle sezioni di Pesaro e Fano dell'associazione, Federica Tesini, esprime tutta la propria solidarietà «ed un sincero apprezzamento per il prezioso lavoro svolto» a tutte le Soprintendenze, organi periferici del ministero dei Beni Culturali, e dai Corpi Forestali dello Stato. «Abbiamo validi motivi per ritenere che il vero senso di tali scomposti atteggiamenti - spiega Tesini, riferendosi agli "attacchi" di Ucchielli - sia quello che alcuni settori dei poteri politici "forti" locali, mal sopportino la significativa ed importante autonomia operativa che tali enti ed istituti hanno nel campo della vigilanza ambientale, urbanistica e paesaggistica. In una situazione in cui a livello nazionale emerge sempre di più l'intreccio fra politica locale ed "affari", nell'ambito dei quali troppo spesso il territorio è visto solo come mera e semplice "merce di scambio", rafforzare le potenzialità operative delle Soprintendenze e della Forestale non solo è opportuno per creare dei contrappesi ai debordanti personali poteri locali, ma anche doveroso, per salvaguardare parallele e complementari potenzialità operative». Insomma al contrario del numero uno di via Gramsci, la presidentessa Tesini sogna un potenziamento di questi enti a discapito proprio delle Province, che vedrebbero così ridimensionato il proprio ruolo. «Auspichiamo - conclude la rappresentante di Italia Nostra - un potenziamento sia delle Soprintendenze che del Corpo Forestale ai danni delle Province, le quali in materia di prevenzione e vigilanza urbanistico-ambientale sono espertissime nell'applicare la politica dello "struzzo". Ciò detto restiamo serenamente in attesa della prossima "grida" manzoniana volta a sancire la soppressione anche di tutte le associazioni e comitati di base, che esercitano qualificate e qualificanti azioni di sensibilizzazione sulle materie della salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio. Esprimiamo inoltre solidarietà al Prefetto che certamente non merita un attacco così grossolano». Lu.Fa.

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Primo sì in Consiglio: via il listino (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Campania legge elettorale Primo sì in Consiglio: via il listino Forza Italia vota contro. Il provvedimento in aula la prossima settimana Via il listino, premio di maggioranza con il 65 per cento dei seggi assegnati alla coalzione vincente, garanzia di rappresentanza a tutte le province, presenza nelle liste di "almeno" un terzo di candidati di sesso femminile. Passa in Commissione Statuto la nuova legge elettorale, al termine di una seduta fiume che ha fatto registrare una spaccatura tutta interna al Pdl. Vota contro il testo elaborato dall'organismo dell'alleatino Salvatore Gagliano, infatti, il gruppo di Forza Italia, ufficialmente perchè contrario alla soppressione del listino. Spiega il capogruppo azzurro Paolo Romano: "Vorrei ricordare che è uno strumento politico che offre una importante opportunità: quella di poter compensare gli squilibri di una legge elettorale che per quanto perfetta non è mai in grado di garantire gli obiettivi che si pone". Antonella Autero L'intesa quasi trasversale è stata raggiunta proprio sull'abolizione del listino: hanno votato a favore Pd, Alleanza nazionale, Italia dei valori, Udeur ed Mpa. Pur non condividendo alcuni punti del provvedimento, hanno espresso il proprio apprezzamento anche Rifondazione comunista e Sdi, riservandosi di presentare i propri rilievi in aula. E' l'opposizione netta di Forza Italia la vera novità della saeduta di ieri: il gruppo guidato da Paolo Romano ha espresso voto contrario motivando il proprio no con la previsione di abolire il listino. "Se il confronto politico deve essere tale è necessario rifuggire da tentazioni populiste dice Romano -. E tale appare purtroppo l'approccio di chi si è lanciato in questi giorni a testa bassa sull'abolizione del listino demonizzandolo semplicisticamente ma ignorandone completamente la sua ratio.Ricorderei infatti che il listino è uno strumento politico che offre una importante opportunità: quella di poter compensare gli squilibri di una legge elettorale che per quanto perfetta non è mai in grado di garantire gli obbiettivi che si pone". Pieno consenso invece da Salvatore Ronghi dell'Mpa: "In Campania vince la democrazia, la commissione Statuto ha licenziato la legge elettorale abolendo il listino. E' questa una risposta all'inciucio nazionale tra Pd e Pdl". Soddisfatto il presidente della Commissione Salvatore Gagliano: "Si completa finalmente un lungo lavoro che ci ha visti impegnati prima nell'approvazione dello Statuto e ora di questa proposta di legge con una maggioranza elevata. In un momento in cui, a livello nazionale, si prediligono sbarramenti antidemocratici con liste bloccate, noi diamo prova di ampia democrazia lasciando ai cittadini la possibilità di scegliere sia il partito da votare che il candidato da eleggere". L'approdo in aula è previsto per la prossima settimana, probabilmente per martedì prossimonale. del 04-02-2009 num.

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APPROVATA IN COMMISSIONE STATUTO LA LEGGE ELETTORALE REGIONALE. ABOLIZIONE DEL LISTINO, NESSUNA SOGL... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 04-02-2009)

Argomenti: Province

Approvata in commissione Statuto la legge elettorale regionale. Abolizione del listino, nessuna soglia di sbarramento, un terzo delle candidature riservate all'altro genere, una preferenza rappresentatività di tutte le province, premio di maggioranza del 60 per cento alla coalizione vincente: questi i punti principali della legge. Hanno votato a favore Pd, An, Mpa, Udeur e Idv; contro Forza Italia (chiedeva di mantenere il listino). Astenuti Prc e Ps. «In controtendenza rispetto all'accordo Pd-Pdl - dice il presidente della commissione Salvatore Gagliano - approviamo una legge che garantisce tutti. Ora spero in un'approvazione in aula in tempi brevi».

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Tutti a Lampedusa (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

Tutti a Lampedusa Tutti a Lampedusa l'Isola dei famosi PER "Isola dei Famosi" normalmente si intendeva quel "reality" che ogni anno, pur cambiando zona tra le varie isole del "Centro America", trovava la partecipazione di un "manipolo" di personaggi variegati nelle attività di "routine" lavorativo giornaliero. Ma ora per "Isola dei Famosi" credo che si possa senza ombra di dubbio parlare di "Lampedusa", la quale ha una varietà di partecipanti "multi etnica", con una differenza: nessuno si trova in questo luogo per un "reality", ma per capire (che non si lamentino, visto che per 18 mesi, male vada saranno felicemente ammassati uno sull'altro) se possono essere "arruolati" o meno alla vita nel nostro Paese. Solo che, pur trovando la massima comprensione degli abitanti di queste isole, per gli "isolani" la faccenda comincia a farsi pesante. E vedendo le scene in televisione sembra di assistere più che a un "centro di assistenza" a un continuo caracollare di persone sull'orlo di una crisi di "identità". E mi viene spontaneo a un accostamento di qualche immagine di repertorio degli internati. Ma il presidente Berlusconi non aveva fatto un accordo, anche se in "segreto" (alla faccia dell'opposizione) con Gheddafi, al fine di diminuire "l'esodo" delle coste libiche? Altro che tartassare costantemente l'ex Governo per questi fatti, mi sembra che Prodi in Albania abbia concluso un accordo, poi confermatosi, sull'emigrazione da quel paese. Caro ministro Maroni lei si spiega molto bene a parole, ma i fatti purtroppo sono in notevole ritardo o caduti nel "dimenticatoio". Luigi Palman Abolire le prefetture non è battaglia leghista L'AMICO Bottacin, consigliere regionale, ultimamente è così impegnato ad affermare come qualsiasi iniziativa politica in corso sia stata idea sua o del suo partito, da non accorgersi che a volte rasenta il ridicolo. In certe occasioni egli ha ragione, ma sempre più spesso entra in contraddizione o cade nella malafede. Non entro nel merito di fatti che riguardano iniziative di altre forze politiche ma, come responsabile di un Movimento (Pab), rappresentato in Provincia dal consigliere Matteo Toscani, gli concedo e lo ringrazio di essere soddisfatto per il voto espresso dal Consiglio Provinciale circa l'emendamento di Matteo, che chiedeva l'abolizione delle Prefetture, ma non posso permettergli di affermare cose non vere. L'iniziativa dell'abolizione delle Prefetture non è mai e sottolineo mai, stata un'iniziativa della Lega Nord. Egli non può dire che la "battaglia" contro le Prefetture è stata iniziata dalla Lega, perché non è mai stata fatta alcuna battaglia in tal senso, da parte di chicchessia. Vero è che Bossi qualche volta aveva abbaiato contro tale istituzione, (quasi esclusivamente e non a torto, perché i Prefetti sono pressoché tutti meridionali) ma mai è stato fatto alcun atto concreto da parte sua, del suo partito o di altri per la loro abolizione: non una Proposta di legge, non un Ordine del Giorno, non una Mozione, né un' interrogazione a qualsiasi livello istituzionale... insomma: nulla di nulla. Il primo atto ufficiale per smuovere le acque verso la cancellazione delle Prefetture è del PAB, attraverso il proprio consigliere provinciale,(che ringrazio a nome del Movimento per aver ufficializzato una nostra importante posizione politica). Anche in questa occasione, come quella volta nel 2004 (mozione sull'autonomia della Provincia da me presentata in Consiglio), tutti gli altri si sono dovuti accodare, facendo propri alcuni principi fondamentali. Spero che, come allora, la battaglia diventi di tutti. Ricordo a me stesso, prima che ad altri, inoltre, che la Lega è stata 3 volte al Governo e che Roberto Maroni è stato 2 volte Ministro dell'Interno, quindi responsabile delle Prefetture, senza che per questo le medesime siano mai state oggetto di riforma o, tantomeno, di abolizione. Mi dica, pertanto, l'amico Bottacin cosa è stato fatto dalla Lega Nord contro i Prefetti...a parte i soliti bla, bla, bla.. Paolo Bampo Responsabile Pab (Provincia Autonoma Belluno) Ascensore a Feltre? Piuttosto un montacarichi IL CORRIERE delle Alpi del 3 febbraio, a pagina 23, occupa quasi una pagina per dare, a carattere cubitali, questa notizia: "L'ascensore debutterà sabato 21 febbraio". Quando sento parlare dell' ascensore di Feltre, mi vien da ridere, da piangere, ma anche da commiserare. Quest'opera infatti, modificata più volte, più che dimezzata rispetto ai programmi iniziali grazie e soprattutto all'intervento deciso degli Amici dei Musei e dei Monumenti Feltrini, sembra andar avanti a rilento in quanto, al suo interno, - lo dico come forzatura -, pare che ci sia una sorta di rimorso di coscienza anche da parte delle cose materiali, come il cemento e le pietre,.. Infatti, detto manufatto implode a causa delle sue contraddizioni, delle bugie, della illegittimità dei finanziamenti europei che dovevano servire ad altro, ma anche per il fatto che la gente sa aprioristicamente che questo ascensore non servirà a nessuno. Come dire: quando una cosa nasce male, poi finisce peggio. La voglio buttare sul ridere. Questo manufatto mi procura un transfert verso il pezzo autostradale Caserta-Reggio Calabria che, al contrario, inaugurato più volte dal governo Berlusconi, non è mai stata ultimato, salvo notizie di segno opposto degli ultimi mesi (di cui potrei essere a non conoscenza). Non sarà che l'amministrazione comunale, per far vedere in seguito che l'ascensore funziona, inviterà le scuole in gita scolastica, inventando storie venute alla luce dopo gli scavi? Monitoreremo tutti la frequenza dell'uso di questo montacarichi inutile, costoso, pericoloso e soprattutto da mantenere (costo di esercizio perenne) a spese dei cittadini che non lo vogliono. E poi ne parleremo. Arnaldo De Porti Referendum antistranieri esterofobi elvetici DOMENICA prossima, 8 febbraio, in Svizzera si terrà ancora un referendum per difendere la patria dall'invasione straniera! Una vera e propria mania, in questo Paese, la paura verso gli stranieri che, ovviamente, viene fomentata e strumentalizzata dalla solita Destra nazional-conservatrice elvetica. Una paura maniacale che viene da lontano, se si pensa che il primo referendum antistraniero si tenne nel 1970 quando straniero, in quell'epoca, era sinonimo di italiano e di cui si fece promotore e paladino James Schwarzebach, leader del partito nazionalista dei Democratici Svizzeri. Negli anni successivi il testimone della xenofobia elvetica venne raccolto da Valentin Oehen nuovo leader dei Democratici Svizzeri che, nel frattempo, aveva cambiato nome in Azione Nazionale. In tutto ben quattro referendum, sin verso la fine degli anni '80, contro l'inforestieramento della Svizzera che, pur avendo avuto scarso successo grazie all'intelligenza ed alla razionalità del popolo elvetico, hanno tuttavia condizionato fortemente la politica d'immigrazione ed estera della Confederazione. Anni dopo la politica antistraniera elvetica si è focalizzata, poi, contro l'Unione Europea facendosene interprete Christopher Blocher, leader dell'Unione Democratica di Centro (Udc), un nuovo partito della destra che, proprio grazie alla sua politica nazionalpopolare e conservatrice, è diventato in pochi lustri il primo partito politico elvetico. Questa nuova e più moderna crociata esterofoba anti Unione Europea iniziò con il referendum del 1992 con il quale il popolo svizzero respinse l'adesione allo Spazio economico europeo (See). Proseguendo nel 2000 con un primo referendum contro gli Accordi bilaterali firmati nel 1999 dalla Confederazione e dall'Unione Europea e concernenti sette specifici settori: la libera circolazione delle persone, il commercio, l'agricoltura, i trasporti aerei, i trasporti terrestri, gli appalti pubblici e la ricerca. Referendum respinto dai due terzi degli elettori e quindi un forte smacco per i referendari che, tuttavia, tornarono presto alla carica (sbandierando lo spauracchio de "l'idraulico polacco") con un nuovo referendum, nel 2005, contro l'estensione degli Accordi bilaterali ai nuovi dieci Paesi entrati a far parte dell'Unione Europea nel 2004. Referendum respinto anch'esso dal 56 per cento dell'elettorato. Oggi si è alla vigilia di un nuovo referendum promosso dai giovani dell'Udc, dalla Lega dei Ticinesi e dai Democratici Svizzeri che si terrà, appunto, domenica prossima 8 febbraio e con il quale gli elettori svizzeri sono chiamati ad esprimersi se sono favorevoli o meno a confermare gli Accordi bilaterali del 2002 e ad estenderli a Bulgaria e Romania e cioè ai due nuovi Paesi diventati, nel frattempo, pure membri dell'Unione Europea. Secondo gli ultimi sondaggi i fautori del sì sarebbero il 50 per cento, mentre i contrari il 43 per cento e gli indecisi il 7 per cento. Pertanto il risultato appare ancora molto incerto e legato al comportamento degli indecisi ma anche dal numero dei votanti che, raramente, in Svizzera supera il 50 per cento. Ed il risultato è incerto poiché anche in questa circostanza, come ogni volta in cui una votazione riguarda gli stranieri, la destra populista elvetica specula sull'emozionalità dell'elettorato rispolverando i soliti slogan sui posti di lavoro "rubati" dagli stranieri; sui maggiori costi sociali dovuti all'immigrazione; sull'arrivo di criminalità dai nuovi Paesi dell'Ue, ecc. ecc.. Resta il fatto che se l'8 febbraio vincessero davvero i no ai Bilaterali (l'attuale crisi economica gli sta dando indubbiamente una mano) per la Svizzera sarebbe una vera e propria catastrofe. Non per niente tra i sostenitori del sì vi sono, praticamente, tutte le istituzioni elvetiche: dal governo al parlamento; dai Cantoni ai Comuni più importanti. Ma il sì è sostenuto a spada tratta anche dalla maggioranza dei partiti politici e dalla stessa Quinta Svizzera degli elvetici residenti all'estero di cui ben 405 mila nell'Unione Europea, come pure dalle organizzazioni imprenditoriali elvetiche e dagli stessi sindacati per i quali un no ai Bilaterali sarebbe semplicemente da irresponsabili! Per la Svizzera significherebbe, in pratica, ritrovarsi isolata nel centro dell'Europa poiché, per via della così detta "clausola ghigliottina" prevista dagli stessi Accordi, cadrebbero tutti gli Accordi bilaterali in vigore oggi con l'Ue (non solo quelli del 1999 ma anche quelli successivi del 2004, tra cui, per esempio, quello di Schengen e la fiscalità del risparmio) e l'orologio del tempo tornerebbe indietro di dieci anni. Meglio non pensarci proprio ad una simile eventualità, soprattutto per i danni che ne avrebbero gli stessi immigrati europei in Svizzera, e quindi anche la comunità italiana, che dai Bilaterali ne hanno tratto e ne traggono un doppio beneficio: come cittadini comunitari ma anche alla stessa stregua dei cittadini elvetici essendo residenti in Svizzera. Per questo motivo è auspicabile che vi sia una massiccia partecipazione al voto dei doppi cittadini (svizzeri e comunitari) poiché, in questa votazione, il loro si potrebbe essere più che mai determinante a far pendere la bilancia a favore della conferma dei Bilaterali. Dino Nardi Coordinatore Europeo a Zurigo di Uim

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<La Liguria si è difesa benesulle comunità montane> (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

«La Liguria si è difesa benesulle comunità montane» la manovra Il presidente regionale Sugo: «Subito meno consiglieri». Tagli su Savona GENOVA. I comuni liguri non rinunciano alle Comunità montane. «La legge regionale - spiega Lorenzo Sugo, presidente dell'Uncem Liguria - sul riordino delle Comunità montane prevedeva che i comuni appartenenti ad esse potessero recedere. Cito testualmente il passaggio dal testo: "Il Comune appartenente ad una Comunità montana può, con provvedimento motivato dell'organo competente, deliberare il recesso dalla Comunità montana dandone comunicazione alla stessa e alla Regione, al fine della formalizzazione dello scorporo". Bene, posso dire con orgoglio, ringraziando i sindaci liguri, che dopo la riforma tutti i comuni della nostra regione hanno aderito alle Comunità montane, tranne due: Ceranesi e Pieve di Teco». Oggi sono scaduti i tre mesi a disposizione delle Comunità per il loro riordino e con il testo della legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Sugo si dichiara soddisfatto perché le comunità montane hanno vinto. «Le indicazioni della riforma - sottolinea - le abbiamo già messe tutte in opera. Si sono ridotte le comunità da 19 a 12, si è provveduto al taglio del numero dei consiglieri; sono state ridotte le indennità per i presidenti come indicato, con qualche mal di pancia, ma quello che era importante, per noi, era salvaguardare l'indispensabilità della nostra istituzione. Nonostante la grande battaglia anticasta che si è dispiegata contro di noi, la risposta dei sindaci liguri - nello scegliere l'adesione - dimostra che noi serviamo, eccome». La provincia che esce più ridimensionata dopo il riordino, è quella di Savona ma l'Uncem (Unione nazionale Comuni comunità enti montani) lo aveva messo nel conto: del resto si trovava la più grande comunità di tutta la regione, la Ingauna, (sede ad Albenga) che aveva 60 consiglieri. «Su Savona è arrivata la bastonata più forte, anche in considerazione del fatto della vastità che le aree delle comunità montane avevano in questa provincia: resta il fatto, però, che l'istituzione è viva e ci rafforziamo persino come enti intermediari». Quanto agli emolumenti dei consiglieri e dei presidenti, ridimensionati (mille euro mensili di indennità al presidente della Giunta e 400 euro ai componenti della giunta esecutiva) Sugo non si preoccupa: «Certo, c'è qualcuno che si lamenta ma ribadisco: la cosa fondamentale non era su questo tema bensì sull'importanza delle funzioni che noi svolgiamo. Quello che facciamo noi, ed io ne sono più che convinto e l'ho detto in tempi in cui parlare di comunità montane per difenderle era un peccato mortale, i nostri compiti, tra cui la difesa del suolo, per farli bene occorre un aggancio forte col territorio e i sindaci lo sanno, lo hanno compreso bene». I sindaci, forse: perché, a Roma, in Parlamento, molti sono ancora convinti che le comunità montane non servano a molto. Ne è una dimostrazione la proposta di legge di due parlamentari del Pdl, Mario Valducci, responsabile per gli enti locali e Osvaldo Napoli, vicepresidente dell'Anci (associazione nazionale dei comuni italiani) che verrà presentata in questi giorni. Nel testo si prevede - dopo tutto il rumore sull'abolizione delle Province a cui è però contraria la Lega, la soppressione di 356 Comunità montane, 63 Bacini imbriferi montani, 191 Consorzi di bonifica, 138 Enti parco regionali, 91 Autorità d'ambito territoriale (Ato), 600 Enti strumentali regionali e 344 Circoscrizioni comunali. «Cosa vuole che dica - scherza Sugo - ormai siamo vaccinati». Massimiliano Lenzi 05/02/2009 GENOVA. Il Pdl regionale ripropone una legge con alcune misure a favore dei piccoli comuni dell'entroterra, in particolare per fornire servizi in convenzione con enti pubblici e privati. Previsto un sostegno finanziario di almeno 2 milioni di euro della Regione. «Avevamo già presentato questa proposta - spiega Luigi Morgillo (Fi) - ma l'avevamo ritirata perché la giunta ci aveva promesso la convenzione con le Poste. Dopo un anno non c'è e nella legge del centrosinistra non si parla di convenzioni con privati». 05/02/2009

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brazzano sarà valorizzato (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

Cormòns. Il presidente della Provincia disposto a portare a compimento opere per abbellire la frazione «Non si tratta di una forma di indennizzo vista la presenza sul territorio di una discarica» «Brazzano sarà valorizzato» Gherghetta: saranno realizzati interventi di arredo urbano CORMÒNS. «Un progetto microhabitat anche a Brazzano? Basta chiedere»: così il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta (nella foto in alto), ha manifestato la volontà di valutare eventuali richieste da parte della popolazione della frazione cormonese, sulla scia dell'analogo intervento di riqualificazione ambientale già avviato per Borgnano. «Non si tratta di una forma di indennizzo nei confronti della popolazione, visto che i due casi sono molto differenti - ha sottolineato il presidente provinciale - perché, nel caso di Borgnano, la frazione ha sofferto le conseguenze ambientali di una discarica per rifiuti solidi urbani e dunque abbiamo potuto esentare i residenti dalla Tarsu per tre anni, mentre a Brazzano si tratta di una discarica di inerti. Confidiamo che la nuova perizia idrogeologica da noi disposta possa fugare ogni preoccupazione da parte della cittadinanza. Se però qualcuno ci chiederà di siglare un protocollo d'intesa per valorizzare il borgo rurale, realizzare interventi di arredo urbano e abbellire il paese, siamo disposti ad ascoltare, come abbiamo fatto con i borgnanesi, che hanno lanciato la proposta. E noi l'abbiamo accolta». Alle bordate del consigliere comunale di maggioranza, Renzo Coceancig, che ha accusato l'ente provinciale di voler "far cassa" a causa dell'ecotassa che la ditta Enrico Gasparutti dovrà versare per legge alla Provincia, Gherghetta ha replicato che si tratta di una cifra assolutamente irrilevante. Ammonterebbe, ha rivelato il presidente provinciale, a circa 10 mila euro all'anno. «Non c'è alcun fine utilitaristico nell'autorizzazione della riapertura della discarica per inerti - ha sottolineato comunque Gherghetta -, anzi, ci tengo a ricordare che ho guidato una delegazione di rappresentanti a Roma, quando ancora era in carica il governo Prodi, per promuovere l'abolizione delle ecotasse sulle discariche: sono un incentivo alla creazione di nuovi siti di questo genere. Quando noi andremo via dalla Provincia, a Cormòns non ci saranno più discariche. Pecol dei Lupi sarà chiusa e così anche la discarica per inerti in località Cave. Stiamo risolvendo noi i problemi ambientali che sono stati creati vent'anni fa». Gherghetta ha inoltre precisato che l'atteggiamento complessivo dev'essere di responsabilità e fiducia nei confronti dell'operato della Provincia nel settore ambientale: «Siamo sempre propositivi ma altrettanto severi - ha affermato il presidente -, ringrazio il sindaco, Luciano Patat, per le sue parole. Sono l'unico presidente che va in mezzo alla gente a illustrare le sue azioni e ad ascoltare ulteriori suggerimenti. Una perizia idrogeologica è già stata fatta e l'Arpa ha dato parere positivo. Non posso però che prendere atto della diffidenza e delle preoccupazioni espresse dai brazzanesi all'assemblea e, dunque, ho deciso d'istruire una nuova perizia, per sgombrare il campo da ogni ipotesi negativa. L'indagine la farà un professionista e indipendente, che sarà scevro da qualsiasi condizionamento politico. Anche se mi hanno sgridato, io ascolto la mia gente e spenderemo quanto è necessario per fare quest'ulteriore verifica». L'intervento di ristrutturazione del sito in località Cave sarà sospeso finché non saranno stati chiariti i dubbi, non ultimo quello sulla disponibilità della particella confinante con la discarica.

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Val Seriana, troppe buche sulle strade. La Provincia: sempre meno soldi a disposizione (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

Val Seriana, troppe buche sulle strade. La Provincia: sempre meno soldi a disposizione --> Giovedì 05 Febbraio 2009 LETTERE, pagina 24 e-mail print Spettabile redazione, la strada provinciale della Valseriana, quando piove, si trasforma come al solito da anni ormai in un vero e proprio gruviera di buche, candidandosi a scalzare la capitale, celeberrima per le sue pericolose vie bucherellate, nella poco invidiata classifica delle città con le strade peggiori d'Europa. L'ho percorsa il 20 gennaio scorso, dopo 12 ore di pioggia, e mentre facevo, al pari degli altri automobilisti, lo slalom di coppa del mondo di schivata della buca, ne ho contate ben 60 di medio-grandi nel tratto Gazzaniga-Ponte Nossa dove mi son fermato per immortalarne una (nella foto a fianco, ndr). Ringraziamo la Provincia e l'ufficio manutenzione strade che, non intervenendo, ci permettono di diventare dei campioni della gincane al volante, sperando che queste acrobazie non provochino danni ad alcuno. Inizio a credere che abbiano ragione coloro che predicano la soppressione degli enti provinciali vista la loro inettitudine di fronte alla risoluzione dei compiti di loro competenza. Lettera firmata Risponde l'assessore provinciale alla Viabilità e Protezione civile Valter Milesi: «È purtroppo vero che dopo nevicate di un certo rilievo, seguite poi dalla pioggia, in parecchi casi si formano buche sul manto d'asfalto delle strade e questo a prescindere dai titolari (Provincia, Anas, Comuni, ecc.). Ciò è dovuto principalmente al sale, sparso in quantità industriale durante le nevicate per prevenire il rischio del ghiaccio, che non può essere affrontato da automobilisti con autoveicoli non attrezzati con catene o almeno gomme da neve, come ormai la stragrande maggioranza degli utenti della strada fa, senza porsi nemmeno il problema. È da tempo che chi è più attento a queste cose si sta ponendo il quesito, e cioè se sia giusto spargere sale in modo esagerato sulle strade per renderle più sicure in caso di neve per poi lamentarsi dei danni che il sale provoca al piano bitumato, specialmente se di stesura non recente, al calcestruzzo dei ponti e dei muri, alle carrozzerie delle auto, ecc., oltre all'inquinamento dell'acqua che proviene dalle strade. C'è poi il problema della qualità del bitume usato per gli asfalti, sempre più impoverito dalle moderne tecniche di raffinamento del petrolio. È chiaro che se i prodotti in commercio sono di un certo tipo e se gli sconti che le imprese praticano sono alti, pur con tutte le analisi chimiche del bitume che ci viene fornito e con le penali che vengono applicate, si fa sempre più difficile avere asfalti perfetti, salvo ricorrere a prodotti speciali, che però costano molto cari. Il personale della Provincia cerca di fare quello che può con impegno e capacità, da tanta gente riconosciuto, ma purtroppo, con sempre meno persone addette e meno soldi a disposizione, è sempre più problematico far tornare i conti. E se a causare questo progressivo taglio di risorse che arrivano sempre più scarse dagli organi superiori fossero proprio quelli che adesso chiedono l'abolizione delle Province? Vorrei chiedere a lei, egregio signor "Lettera firmata": considerando l'inettitudine che ci attribuisce, a chi intenderebbe passare la gestione delle strade provinciali (1.300 chilometri quelle di Bergamo)? Alla Regione? Ma con quali strutture, visto che attualmente non le ha? Prendendo magari ancora - la Regione - gli attuali "inetti" della Provincia? Ad Anas, come era prima...? Ma allora perché la viabilità di competenza Anas è stata da questa passata alle Regioni e queste a loro volta l'hanno delegata alle Province? O forse si pensa di farle gestire tramite un «Global Service», tipo Napoli? Ci sono persone che rivestono ruoli importanti in politica come nei mass media che auspicano la soppressione delle Province, portando quale esempio Province inventate di sana pianta e magari sponsorizzate e istituite dagli stessi, che adesso ne reclamano la soppressione. Ma sì, sopprimano pure ciò che essi stessi hanno inventato senza né capo né coda: abbiano la compiacenza, però, di smetterla di voler tagliare le nostre radici, la nostra identità e in definitiva la nostra democrazia? anche con tutte le incapacità e magagne di cui siamo portatori e da cui ci sforziamo di guarire». 05/02/2009 nascosto -->

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LA LEGGE ELETTORALE REGIONALE SPACCA IL PDL. FORZA ITALIA CONTESTA L'ABOLIZIONE DEL LISTINO E L... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

La legge elettorale regionale spacca il Pdl. Forza Italia contesta l'abolizione del listino e la scelta di non prevedere una soglia di sbarramento. «È un atto di miope arroganza politica, che fa ripiombare la Campania indietro di almeno dieci anni», attacca il coordinatore regionale di Forza Italia Nicola Cosentino. Una posizione condivisa dal gruppo in Regione che in commissione aveva presentato un emendamento per inserire un minilistino che con il meccanismo della presenza obbligatoria dei candidati dei due generi, avrebbe fra l'altro assicurato, sostiene Pasquale Marrazzo, l'elezione di una quota certa di donne. «Affidare tutto alle preferenze - dice Cosentino - in una regione dove clientelismi e favoritismi rappresentano una regola appare un controsenso». Il Pdl ripresenterà l'emendamento in aula. Ma An e Mpa difendono la legge. «L'abolizione del listino - dice il capo dell'opposizione Franco D'Ercole - cancellerà l'elezione di nominati calati dall'alto». Replica a Forza Italia anche Salvatore Ronghi (Mpa). «Altro che miopia politica. Contrariamente a quanto stanno facendo Pd e Pdl a Roma questa legge - dice - garantisce la democrazia». Resta infine irrisolta la questione delle donne. «Introdurre l'obbligo di candidature di genere per almeno un terzo nelle liste - sostiene l'assessore provinciale del Pd Angela Cortese - non garantisce una adeguata presenza femminile».

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Potere di nomina (sezione: Province)

( da "AprileOnline.info" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

Potere di nomina Franco Astengo, 05 febbraio 2009, 11:17 Approfondimento/1 La riforma della legge elettorale per le elezioni eruopea è un atto politico che mette un punto nella trasformazione del nostro sistema politico avviata da almeno un trentennio e che contraddice, nelle fondamenta, il tipo di sistema emerso nel dopoguerra e consolidatosi attorno al dettato della Costituzione Repubblicana. Costituzione che, a questo punto, appare vieppiù vulnerabile anche nella parte riguardate il Presidente della Repubblica, il Governo ed il Parlamento I componenti della Camera dei Deputati, più o meno all'unanimità, hanno attuato, con la votazione dello scorso 3 Febbraio 2009, sulla riforma della legge elettorale per le elezioni dei rappresentanti dell'Italia al Parlamento Europeo, una vera e propria stretta iugulatoria nei confronti di quanti intendessero, a questo punto, entrare nel loro ristretto "club". Si tratta di un atto politico importante che mette un punto (non definitivo, ovviamente, ma importante) nella trasformazione del nostro sistema politico avviata, attraverso una lunghissima fase di transizione, da almeno un trentennio e che contraddice, nelle fondamenta, il tipo di sistema emerso nel dopoguerra e consolidatosi attorno al dettato della Costituzione Repubblicana. Costituzione che, a questo punto, appare vieppiù vulnerabile anche nella parte riguardate il Presidente della Repubblica, il Governo ed il Parlamento: un insieme di relazioni fra questi tre soggetti che, nel frattempo, è andato certamente modificandosi ma senza trovare un momento di sistematizzazione in una riforma - appunto - dell'assetto costituzionale, modificato invece, come tutti ricordiamo, nella parte riguardante il rapporto tra potere centrale e sistema degli enti locali. In questo lungo processo sono risultati determinanti due fattori: il primo, proprio quello del rapporto tra potere centrale e sistema degli enti locali cui si accennava proprio sopra; il secondo, quello della natura dei partiti politici che, in una fase di grande espansione della loro egemonia sull'intera società, appunto la Costituzione, attraverso il dettato dell'art.49, poneva a salvaguardia dell'intero impianto della neonata democrazia italiana, all'indomani del travaglio subito con il fascismo e la guerra ed il ritrovato riscatto avutosi con la guerra di Liberazione al Nord. I partiti politici, all'epoca e per circa un trentennio, hanno esercitato questa egemonia attraverso fattori "forti" di matrice culturale, di identificazione sociale, di rappresentanza e partecipazione politica: una caratteristica che avevano non solo i tre grandi "partiti di massa" usciti così configurati fin dalle elezioni dell'Assemblea Costituente, DC, PSI, PCI, ma anche quelli di minor dimensione, come PSDI e PRI e, financo, ma piuttosto ovviamente anche il MSI, mentre l'impronta dell'antico "partito dei notabili" si ravvisava ancora nel PLI e nelle diverse formazioni monarchiche. Non che fossero rose e fiori, il sistema presentava i suoi difetti, in particolare derivanti dalla tacita applicazione della "conventio ad excludendum", cui il PCI non sapeva ( o poteva) contrapporre una vera "politica dell'alternativa" , esercitando la democrazia progressiva soprattutto attraverso il governo di importanti Enti Locali. Questo secondo punto va preso in seria considerazione, perché è proprio a partire dagli Enti Locali che le cose cominciano a cambiare: l'istituzione delle Regioni nel 1970 crea le condizioni per la costruzione di un nuovo ceto politico, intermedio, fra quello di dimensione nazionale e quello di conduzione dei partiti a livello locale. Un ceto politico che reclama una nuova dimensione nelle proprie prospettive di "professionalizzazione" ed esercita in autonomia funzioni essenziali, prima delegate o al Parlamento o ai Partiti. Quasi contemporaneamente la riforma della finanza locale esalta le possibilità di spesa di Comuni e di Province, con il loro diretto intervento sui temi del territorio non soltanto dal punto di vista della programmazione, trasformando questi Enti in un passaggio nevralgico del "cursus honorum" dei funzionari di partito. Ci troviamo, a questo punto, ad un'altra fase molto delicata di questa lunga transizione: l'aumentata capacità di spesa porta con sé anche fenomeni non secondari di malversazione (in Liguria abbiamo esempi che fanno di questa regione, un vero e proprio "laboratorio politico": pensiamo allo scandalo del 1966 che travolse esponenti di spicco del PSI e negli anni immediatamente successivi) e quindi di crescita di impopolarità dei partiti che, nel frattempo, stavano già abbandonando quella funzione di "integrazione di massa" che abbiamo cercato di descrivere all'inizio. La risposta alla crescita dell'impopolarità dei partiti, in seguito all'emergere della "questione morale", fu la peggiore: quella della istituzione del finanziamento pubblico. Ravvisiamo qui il primo tratto concreto di distacco tra il sistema dei partiti e la società civile, segnato dalla perdita di egemonia da parte dei soggetti politici: il provvedimento che istituiva il finanziamento pubblico, fortemente voluto dal PCI e dal PRI fu sottoposto a referendum, su iniziativa dei radicali, nel giugno del 1978, proprio all'indomani dell'esito tragico della vicenda Moro. Si trattò di un campanello d'allarme che non fu raccolto: i partiti, tutti più o meno schierati in difesa dell'istituto del finanziamento pubblico salvarono a stento la pelle, raccogliendo il 53% dei voti a favore, contro il 47% dei contrari. Ci furono giudizi affrettati di "qualunquismo" e, ancora una volta, si perseguì la strada peggiore, anche perché il partito diventato "centrale"del sistema, il PSI, aveva scientemente deciso di abbandonare la strada del partito di massa per trasformarsi in un partito, insieme di "nomina" (sportello indispensabile per accedere agli incarichi politici e ai pubblici uffici) e di "spesa" (al centro come in periferia). Il resto della storia è noto e può essere riassunto con brevi parole: i partiti, consci di una sorta di sindrome da isolamento, hanno cercato appunto nella via della "nomina" e della "spesa" la strada per una legittimazione della loro presenza, trascurando l'indispensabilità, in una democrazia compiuta, di soggetti aggregativi in grado di produrre rappresentanza, quadri, cultura politica. Via, via che le possibilità di spesa, per vari motivi dalle scelte europee alla crisi economica diminuivano spostandosi, tra l'altro, vieppiù dal centro alla periferia anche per la crescita di esigenze post -materialiste in larghi strati sociali e del fenomeno dell'immigrazione con una nuova conformazione della struttura produttiva e del lavoro, ai partiti non restava che assumersi per intero l'onore e l'onere del "potere di nomina", andando ad un restringimento delle possibilità d'accesso verso nuovi soggetti ed escogitando farraginosi sistemi elettorali, tutti motivati dalle esigenze della governabilità e della necessità di assecondare il fenomeno della "personalizzazione della politica", per evitare l'apertura di una nuova dialettica politica complessiva ( va ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che la proliferazione di appartenenze istituzionali avutasi tra il 1994 ed il 2006 è stata dovuta, per la gran parte, da scissioni dei grandi partiti pre-92: quindi un fenomeno di ceto, tutto interno al ceto, come contrariamente ci viene indicato oggi da analisti forse un po' troppo smemorati). Intendiamoci bene il "potere di nomina" nel senso della sopravvivenza partitica non è stato usato soltanto dai "servi del padrone": Rifondazione Comunista nel momento della candidatura di esponenti del Social Forum, dei disobbedienti, dei centri sociali, di personaggi dello spettacolo ha agito nella stessa logica, suffragando così totalmente la propria rinuncia, che pure appariva chiara fin dal 1993, a rappresentare un soggetto di chiara "rappresentatività politica". Su questi punti , inoltre, non sta esercitando alcuna riflessione seria tutta quella "intellighenzia" anche di sinistra che sposò, per un certo periodo, in nome di una non ben precisata "semplificazione del sistema" la cosiddetta stagione referendaria patrocinata da Mario Segni che, adesso (e senza il senno di poi) può ben essere identificata come una vera e propria fase "catastrofica". Il rinserramento nel "potere di nomina" da parte dei partiti politici ha raggiunto il suo apice con l'abolizione delle preferenze nella nuova legge elettorale per le Politiche del 2005 (non che le preferenze fossero il massimo, ma tant'è...) e, adesso, con lo sbarramento al 4% che taglia via ( o rischia di tagliare via) un pezzo di vita reale del sistema politico italiano in un frangente dove, per ironia della sorte, la ricerca è quella della rappresentanza e non (vivaddio!) quella della tanto abusata "governabilità". Rischiano di restare tagliati fuori dal concerto istituzionale (anzi, già lo sono, in verità, visto l'esito delle elezioni politiche del 2008) molti dei propugnatori di quella trasformazione alla quale abbiamo così sommariamente accennato: ma non ci interessano le nemesi. Alla sinistra deve interessare soprattutto un processo di ricostruzione della propria soggettività, a partire dal recupero e dal rinnovo di un circuito virtuoso posto sul piano della ricerca di una effettiva capacità di rappresentanza, innovazione dei rapporti, esercizio di egemonia sui contenuti ideali, culturali, programmatici verso la società. Naturalmente c'è da passare lo scoglio delle elezioni europee (non sono così in alto da snobbare le scadenze immediate e la necessità di sopravvivenza materiale), ma se andremo all'appuntamento con un chiaro disegno per il futuro, di ritorno alla politica non occupandoci soltanto di "spesa" e di "nomina", ma della vita sociale, culturale, politica, economica, forse qualche speranza potrebbe ancora esserci.

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Europee, Socialisti al bivio (sezione: Province)

( da "AprileOnline.info" del 05-02-2009)

Argomenti: Province

Europee, Socialisti al bivio Franco D'Alfonso*, 05 febbraio 2009, 12:24 Politica/ Dibattito nel Ps Con l'approvazione dello sbarramento elettorale, come una maledizione, il vecchio slogan di Pietro Nenni ritorna d'attualità. Molte le ipotesi in campo:la lista di "sinistra per la democrazia" , che andrebbe da Vendola a Pannella; una lista di convergenza laica, con socialisti, repubblicani, liberali, in parte attualmente nel centrodestra, con i Radicali, in una sorta di riedizione della Rnp; una lista del Partito Socialista Europeo; l'apparentamento con o nel Pd La modifica della legge elettorale europea, con l'accordo Berlusconi-Veltroni per l'introduzione di uno sbarramento del 4%, cambia completamente i termini del dibattito politico interno al PS ed all'intera sinistra. Questo fatto impone a noi, tutti, iscritti e non iscritti, militanti e simpatizzanti, fino a semplici interessati alle vicende della sinistra politica riformista in Italia, l'obbligo direi quasi morale di esprimere con chiarezza la propria opinione, dopo aver ascoltato molto ed altrettanto meditato. Provo a mettere in fila gli elementi della questione, sulla base di quanto conosco, invitando chiunque avesse integrazioni e precisazioni di farle al più presto, perché utili per tutti. Perché siamo contro lo sbarramento Precisiamo innanzitutto che l'accordo del 4% non è criticabile per il suo specifico contenuto (l'opzione per il cosiddetto modello tedesco, con sbarramento al 5%, è per molti, fin dai tempi di Craxi, la preferita), quanto per modalità e tempistica di introduzione: non è inquadrata in un quadro armonico generale, introducendo un sistema ed uno sbarramento diverso ed ulteriore rispetto a quello del "Porcellum" in vigore alle Politiche ed ai tre diversi sistemi elettorali in vigore per Comune, Provincia e regione; viene introdotto precipitosamente a due mesi dalle elezioni con il solo scopo di avvantaggiare i due protagonisti del bipartitismo imposto a colpi di sistema elettorale e non dalla politica e, in particolare, per "salvare" il debole leader del Pd, permettendogli di drenare un po' di voti a sinistra, come già alle Politiche, in maniera da essere ovviamente sconfitto, ma con ancora le forza per sostenere la monumentale sciocchezza di aver fondato "il più grande partito riformista della storia italiana". E' la linea Veronica, espressa con grande lucidità nell'intervista che la moglie del premier ha rilasciato nei giorni scorso al quotidiano "La Stampa": con Veltroni leader dell'opposizione, suo (di Veronica) marito resterà premier per almeno altri 10 anni. In specifico per i socialisti l'accordo sulle europee è la dimostrazione inoppugnabile che la linea del Pd di Veltroni, dalle scelte alle ultime politiche, passando per il netto rifiuto dell'adesione al Pse, è quella della cancellazione dell'identità socialista in Italia (in Europa per ora no, ma lasciandolo lavorare potrebbe provarci con successo..), con una tolleranza minima per la presenza di piccole consorterie di notabili locali che rigidamente non aprano bocca sulla politica, in una sorta di riedizione del "Partito dei contadini" polacco, che fu mantenuto in vita burocratica fino alla caduta del comunismo. La proposta di sbarramento europeo ha sortito almeno questo risultato: le poche illusioni che aveva sollevato Veltroni con il suo vago accenno alla nuova alleanza con i socialisti al Congresso di Montecatini e dopo sono svanite anche in chi nella dirigenza PS aveva cercato di trovarvi un fondo di verità e lealtà. Possibile sconfitta parlamentare di Veltroni L'accordo del 4% ha superato il primo passaggio d'Aula alla Camera, si appresta ad arrivare in Senato e, nelle intenzioni di lorsignori, dovrebbe diventare legge già entro venerdì 6 febbraio. In queste ultime ore si era delineato su questo accordo la minaccia di un emendamento spinto soprattutto dai cosiddetti "dalemiani", per abbassare lo sbarramento dal 4 al 3% : dal punto di vista tecnico si tratta di una piccola furbizia tipica di D'Alema, introdurre una soglia più morbida finalizzata ad aiutare la nascita dell'ennesima formazione "scissionista" dalla sinistra alternativa che dreni i voti di quell'area, impedendone il riflusso verso Di Pietro e nel contempo cominci a formare le "truppe di complemento" all'esterno del Pd di Veltroni per aprire un nuovo capitolo dell'alternanza tra "compagni di scuola" che ha caratterizzato la stentata vita della sinistra della Seconda repubblica. Ma è del tutto evidente che se l'emendamento 3% fosse passato in sede parlamentare avrebbe delineato una sconfitta politica decisiva per Veltroni, che sarebbe stato abbandonato come "incapace anche di reggere il ruolo del perdente permanente", come ha già annunciato Cicchitto, mediante il ritiro della proposta da parte di Berlusconi. In queste ore socialisti e Sinistra Democratica stanno effettuando pressioni e sollecitazioni sui parlamentari del Pd che si definiscono "del Pse " ( ricordo fra le tante iniziative, la lettera del "Gruppo di Volpedo" a tutti i parlamentari "socialisti" del Pd) perché escano allo scoperto e si pronuncino contro la legge salva-Veltroni e penso che, in queste ore, chiunque debba fare il massimo dello sforzo in quella direzione. In tutta evidenza, nel caso di sconfitta parlamentare su questo tema (personalmente non dispongo di informazioni sufficienti a fare ipotesi sulle possibilità effettive che questo accada), la crisi della segreteria Veltroni e dell'intero Partito democratico sarebbe di fatto aperta ufficialmente e si prospetterebbero scenari ancora diversi rispetto a quelli che stiamo esaminando in queste ore. Gli scenari possibili per i Socialisti con la legge del 4% : liste di sinistra per la difesa della democrazia La linea di azione del PS attuale è quella espressa in questa dichiarazione del segretario Riccardo Nencini: "Per battere i fautori dello sbarramento elettorale alle Europee servono coesione dei partiti che siedono nel Comitato per la Democrazia ( quello proposto dai socialisti e presieduto da Mauro Del Bue ) ed un progetto politico da contrapporre ad un bipolarismo imposto dall'alto che richiama una 'bella' legge imposta dai militari brasiliani nell'ultima fase del loro regime. I militari stabilirono con decreto che ci fossero due soli partiti: Arena e Mdb. Decisero anche di indire le elezioni ma il partito di maggioranza - Arena - sarebbe comunque rimasto tale. Per legge. Se l' ipotesi del C.L.N. non trovasse tutti d'accordo sarà necessario promuovere una alleanza che vada dai Radicali al movimento di Vendola, dai Verdi a Sinistra Democratica. Una alleanza fra riformisti - sottolinea Nencini - da riproporre nelle elezioni amministrative del prossimo giugno. Un 'Patto per il futuro' - conclude il leader del Partito Socialista - che si opponga alle violenze fatte alla Costituzione ed alla democrazia italiana e che dia voce alla sinistra delle libertà''. E' utile che i compagni sappiano che tutti, da De Michelis a Turci, da Pia Locatelli a Bobo Craxi, sono d'accordo e supportano attivamente il segretario in questo tentativo e nelle verifiche che si stanno effettuando con tutti gli interlocutori sunnominati. I possibili esiti di questa iniziativa sono sostanzialmente tre, dal momento che è già stata esclusa l'ipotesi di una lista Cln da Ferrero a Mastella, proprio ad opera degli "estremi" di questo ipotetico schieramento: - la lista di "sinistra per la democrazia" , che andrebbe da Vendola a Pannella. Questa ipotesi privilegerebbe il dato di emergenza democratica e di minaccia all'esistenza stessa di una sinistra laica, di contrapposizione alla nuova "bipartitocrazia" (aspetto questo particolarmente caro a Pannella), rispetto a quelli delle convergenze politiche. - una lista di convergenza laica, con socialisti, repubblicani, liberali, in parte attualmente nel centrodestra, con i Radicali, in una sorta di riedizione della Rnp. Questa ipotesi privilegerebbe, evidentemente, le similitudini politiche in materia di libertà civili e di politica economica rispetto al dato elettorale. - una lista del Partito Socialista Europeo, come nella linea già sostanzialmente adottata dal PS in assenza dello sbarramento, con una scelta identitaria ed autonomistica che prescinde dal dato elettorale europeo. La Segreteria del PS arriverà presumibilmente entro pochi giorni a definire quale delle tre ipotesi sarà praticabile e quindi proponibile al Partito, ragione per la quale ritengo che sia utile, più che esprimere una preferenza per l'una o per l'altra ipotesi, ragionare e capire fino in fondo le implicazioni che ciascuna delle tre possibili ipotesi potrebbero comportare, in termini di possibile risultato elettorale, politico, di prospettiva immediata e futura. In particolare invito tutti a meditare sulla necessaria coerenza che dovrà esserci tra l'adozione di una di queste formule e le alleanze elettorali alle provinciali ed alle comunali che si terranno nella stessa giornata: la rottura che si è consumata con il Pd di Veltroni rovescia il tradizionale scenario, tipico degli anni dello Sdi , che prevedeva il non essere alleati del Pd come l'eccezione ad una regola ed ad un automatismo indiscusso. Alle prossime elezioni amministrative dovranno essere spiegate le ragioni del sostegno a candidati del Pd (ovviamente sarà possibile farlo con successo, se le stesse saranno valide) e non quelle della contrapposizione di altre candidature . La "proposta indecente" del Pd Il segretario socialista Nencini ha smentito che fino ad ora siano giunte proposte di "apparantemento" da parte del Pd ai socialisti e non esiste motivo di dubitare del contrario. L'insistenza con la quale in sede locale esponenti del Pd danno per fatto, scontato e concluso un accordo di "ospitalità" del Ps nelle liste del Pd è scopertamente strumentale e finalizzata a chiudere senza incidenti le piccole partite locali, possibilmente senza "spendere" troppo, essendo la "borsa" dei Democratici non particolarmente rigonfia di suo. E' nell'ordine delle cose, tuttavia, che questa offerta, una volta approvata la legge, arrivi: potrà essere più o meno generosa (sulle Europee, peraltro, si tratterà di posti in lista e non molto di più, dal momento che ben difficilmente il Pd lacerato ed in difficoltà potrà ripetere, nemmeno in piccola parte, la leggera "spinta" che fu garantita ai candidati Sdi come Del Turco nell'Unione alle scorse elezioni ), riguarderà soprattutto il livello amministrativo e potrà comprendere qualche "extra" riguardante il poco sottogoverno disponibile. Sarà un'offerta comunque non priva di appeal per molti compagni e settori del Partito, che ritengono che la sopravvivenza dell'idea socialista in Italia passi per il mantenimento di una serie di posizioni, di Giunta o di Consiglio, che giustifichino l'idea di un Partito radicato nel territorio, come nella tradizione socialista . Il "Partito degli amministratori" sopravvissuti alle crisi successive di questi anni, spesso eletto in "listini" bloccati, sentirà certamente il fascino ed evidenzierà l'utilità di una proposta che rispetto a quella di chi privilegia l'aspetto della battaglia politica, ha una indubbia concretezza e porta a risultati di "pochi, maledetti e subito" rispetto all'alea per molti insopportabile di una sfida elettoralmente improponibile nelle condizioni date. Anche in questo caso ritengo sia utile, oggi, analizzare e comprendere le ragioni che stanno dietro la presa di posizione di compagni che non vogliono sentire parlare di abolizione delle Province perché il "partito si regge sugli oltre cento consiglieri provinciali ed assessori che abbiamo" , perché potranno essere condivise da molti, piuttosto che imbastire polemiche preventive su una scelta che, comunque, non tarderà a dover essere fatta. Socialisti al bivio Come una maledizione, il vecchio slogan di Pietro Nenni ritorna d'attualità. Non appena il quadro legislativo e dei rapporti politici si chiarirà - e succederà in pochissimi giorni - ancora una volta i socialisti, che siano o meno nel Ps, si troveranno di fronte ad una scelta: imboccare la via già seguita da alcuni con scarso successo, entrando di fatto nel Pd per tentare di giocare la partita della componente "socialista" nell'eterno ed indistinto cantiere che ieri si chiamava Unione, oggi Pd e domani non si sa; oppure giocare l'azzardo di una partita elettoralmente quasi impossibile e politicamente difficile dell'altrettanto eterna ricerca di una sinistra che non c'è. Personalmente non banalizzo minimamente la scelta, né sottovaluto le possibili ragioni di chi sosterrà un'ipotesi piuttosto che un'altra: è possibile, anzi molto probabile, che si sia alla vigilia di possibili nuovi strappi e lacerazioni dettate da differenti visioni della politica, in grado di vanificare in pochi minuti percorsi politici che, giusti o sbagliati che fossero, hanno richiesto mesi, anni di lavoro e passione politica anche solo per essere pensati. Quello che vedo e sento come profondamente necessario è che non si affronti questa svolta con preconcetti e personalismi tipici della storia recente e meno recente dei socialisti, affidandosi alle scelte di qualche "dirigente", magari per criticarle un momento dopo, quando spesso diventa troppo tardi per influire o modificarle. Suggerisco a tutti noi di approfittare di uno dei pochi elementi positivi emersi negli ultimi tempi, proprio l'assenza o la non evidenza di personalismi e divisioni precostituite nel gruppo dirigente nazionale del Ps, che è inevitabilmente il fulcro oggi della discussione fra i socialisti: magari riemergeranno prestissimo, ma in questi giorni ed in queste ore non c'è traccia di tentativi di forzare gli sbocchi in un senso od in un altro ed il segretario Nencini cerca di tessere una trama comune, avendo la solidarietà di tutti. Approfittare di questo significa portare il proprio contributo ed i propri suggerimenti espliciti ed in maniera chiara e trasparente, da parte di tutti, nelle forme più diverse: partecipando a forum ed iniziative, scrivendo, parlandone, sempre con spirito e volontà di comprensione prima che di polemica, dando una chiara indicazione e sensazione di quello che è l'orientamento di ciascuno di noi individualmente presi. Io penso che se la scelta dovrà ricadere tra le alternative di cui ho parlato sarà ovviamente indispensabile un confronto ed un pronunciamento degli organi del PS, dalla Segreteria al Consiglio Nazionale, ma sarà anche necessario trovare un momento di confronto finale in un Congresso straordinario, ovviamente tutto politico, che veda la partecipazione di tutti coloro i quali si dichiarano socialisti oggi, senza eccessiva burocratizzazione formale, con lo scopo di dare vita ad un momento di grande e vero confronto, che possa costituire, come tutti sicuramente auspichiamo in cuor nostro, l'occasione più volte mancata del rilancio e del nuovo inizio della politica socialista in Italia. *Partito Socialista, Milano

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"Il campo pratica di golf? Lo faremo" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

COMUNEA IMPERIA CONTINUANO LE POLEMICHE FRA MINORANZA E MAGGIORANZA SU QUESTIONI URBANISTICHE "Il campo pratica di golf? Lo faremo" [FIRMA]ENRICO FERRARI IMPERIA Si dice spesso che nell'assonnata Imperia gli argomenti in discussione sono sempre gli stessi; di recente, a sorpresa, si è aggiunta la pioggia, neppure fossimo a Londra. Tra le questioni ricorrenti, perché motivo di attrito permanente fra opposizione e maggioranza, c'è quella del campo pratica di golf nel Parco urbano sul mare, che la Regione ha a suo tempo bocciato. Nella seduta di Consiglio di martedì scorso, all'interno del «botta e risposta» sulle questioni urbanistiche, il capogruppo Pdl Antonio Di Marco è tornato sul tema ripetendo un proclama già proposto nel recente passato. Dopo aver ringraziato i colleghi «per avermi chiamato assessore, perché è benaugurante», ha aggiunto con aria decisa: «Il campo pratica al Parco urbano si farà». In un'altra occasione, riferendosi alle elezioni per il rinnovo dell'amministrazione regionale, attualmente di centrosinistra, era stato ancora più chiaro: «Quando saliremo al potere noi, cambieremo le cose». D'altra parte, Di Marco persegue la politica delle frasi storiche. Nello stesso Consiglio ha dichiarato, parlando della minoranza «che dice sempre di no»: «Il potere logora chi non ce l'ha, come diceva il Guicciardini ben prima di Andreotti». In risposta alle osservazioni dell'opposizione per la scarsità di servizi in località Barcheto, destinata ad accogliere nuovi insediamenti, ha inoltre detto: «Per Barcheto resta ancora molto da fare. E la prossima amministrazione, che saremo sempre noi, ci penserà». Un'altra tirata, in Consiglio comunale, è stata poi riservata alla Provincia, ente in odore di eliminazione, che però la minoranza giudica fondamentale come arbitro e controllore: «Nel 1974 il Pci di Berlinguer, assieme a Ugo La Malfa, era per l'abolizione delle Province perché avevamo già le Regioni». Il clima è già da vigilia di elezioni. Nel Consiglio comunale di martedì ha assunto toni infiammati anche un intervento di Gabriella Badano, capogruppo dei Verdi, che ha definito «un'indecenza» la relazione paesistica allegata al progetto della società le Vele Srl, per una palazzina a quattro piani accanto a lungomare Vespucci. Sul tema ha preannunciato osservazioni, «per prevenire quelle, scontate, della commissione tecnica provinciale». Tuona: «Il documento era già stato giudicato inadeguato dalla Provincia. Invece di una puntuale analisi sul territorio, contiene infatti un excursus storico che parte dal 2° secolo dopo Cristo, parla del ponte di Barcheto e della popolazione nell'anno Mille». Il documento logora chi non ce l'ha.

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bisogna rilanciare l'agricoltura in chiave turistica - silvia sanna (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Luigi Lotto (Pd) «Bisogna rilanciare l'agricoltura in chiave turistica» SILVIA SANNA SASSARI. Della politica si è innamorato a 20 anni: consigliere comunale nel suo paese, Villagrande Strisaili. Dal 1978 vive a Sassari e per quasi 10 anni ha occupato la stessa poltrona: assessorato ai Lavori pubblici. Luigi Lotto, «l'uomo dei cantieri e delle rotatorie», ora tenta il salto in Regione. E snocciola orgoglioso i dati sui milioni spesi per «cambiare il volto di questa città». - Due anni di scavi al centro storico, la città trasformata in un cantiere, polemiche e disagi. Qual'è il suo bilancio? «Sono fiero dei risultati. Siamo riusciti a portare a compimento entro i tempi stabiliti il progetto per la riqualificazione del centro storico. Con un'aggiunta non prevista: la rete del gas». - Le elezioni arrivano quando lei poteva iniziare a godersi i frutti del lavoro svolto. Avrebbe preferito andare al voto in primavera? «Per me è ininfluente. I complimenti che ricevo superano di gran lunga le critiche». - Però in questi due anni i commercianti hanno sofferto parecchio. Ha paura che si possano vendicare? «I benefici arriveranno per tutti. La città è più bella, grazie ai soldi spesi da quest'amministrazione per rifare le strade, le piazze e i sottoservizi». - Facciamo un po' di conti. «Venticinque milioni di euro per i Pit del centro storico. Sette milioni per l'Argentiera, quattro per le strade vicinali, 10 per l'ex mattatoio, 8 per il mercato civico. - L'incompiuta più dolorosa insieme all'Auditorium. «Purtroppo il contratto con le ditte appaltatrici è stato rescisso. Ma la gestione molto accurata da parte degli uffici ha fatto sì che i lavori proseguissero comunque». - Un intervento di cui è particolarmente orgoglioso? «Il quartiere di via Baddimanna-via Bachelet sino a poco tempo fa viveva una situazione da terzo mondo. Senza luce, senza acqua, senza strade, nel totale isolamento. Lì abbiamo fatto i miracoli». - Rotatorie, a che quota siamo? «Venti già realizzate, otto appaltate, altrettante in programma. Entro un anno saranno ultimate tutte. Un toccasana per il traffico, la gente ha detto addio con gioia alle code ai semafori». - Parliamo di Renato Soru, chi è? «è una persona di grandissima levatura e intelligenza. è uno che pretende il massimo da se stesso e dagli altri e che ha dato alla politica quella scossa di cui aveva bisogno». - I big lasciati all'angolo, la spinta verso il rinnovamento. Che ne pensa? «Un'iniziativa giustissima, è giusto che si mettano in gioco persone nuove, che portino in Regione l'esperienza maturata nelle amministrazioni comunali o provinciali». «Le Province a Soru non stanno molto simpatiche. Lei è favorevole alla loro abolizione? «Una riflessione seria è indispensabile. è necessario definire meglio i ruoli di questi enti, soprattutto dopo il travaso di competenze dalla Regione. Ancora il quadro non è chiaro». - Il governatore uscente ha dichiarato guerra agli sprechi della politica. Lei va in giro su un'auto blu? «Palazzo Ducale ne ha un paio in dotazione, io vado a piedi oppure sulla Panda del settore Lavori pubblici». - Accetterebbe di ridurre la sua indennità? «Certo, bisogna dare esempi giusti». - Tre risultati raggiunti dalla giunta di centrosinistra. «La vertenza sulle entrate era ferma da 20 anni. Il piano sanitario era atteso da 25. Di servitù militari si parlava inutilmente da 50 anni. Soru è riuscito nell'impresa in cui gli avversari avevano miseramente fallito. Ma c'è un'altra cosa che mi ha colpito ancora di più». - Si spieghi. «è la valorizzazione della scuola, lo sforzo immenso profuso per cancellare il messaggio sociale distorto diffuso degli ultimi 15 anni». - Chi era il portavoce? «Berlusconi naturalmente, è lui che incanta i ragazzi con il miraggio del guadagno facile, senza lavoro e senza impegno. C'è lui dietro l'involuzione culturale del nostro paese. Per fortuna in tanti hanno capito l'inganno». - Di Ugo Cappellacci che opinione ha? «Non lo conosco, mai visto. Di lui so solo che è stato assessore nell'ultima giunta di centrodestra e che è considerato tra i principali responsabili del buco nei bilanci. Ha iniziato male, spero finisca peggio, con una sonora sconfitta». - Se lei invece conquisterà un posto in Regione, che farà per il Sassarese? «Mi batterei per salvaguardare il polo industriale di Porto Torres. E punterei al rilancio del settore agricolo in chiave turistica. Marchi da esportare, da promuovere in contesti più ampi. Ma mi piacerebbe anche occuparmi di risorse umane». - In che senso? «Il piano sanitario è stata una grande cosa. Ma occorre motivare chi negli ospedali ci lavora. Parlo dei medici e degli infermieri, figure indispensabili per garantire un ottimo servizio. Bisognerebbe ascoltarli di più, assicurare condizioni di lavoro più soddisfacenti. Per il bene di tutti». - Se andrà male che farà? «Ritornerò a scuola, all'istituto di Bono dove insegno Scienze agrarie. Continuerò a fare footing allo Stadio dei Pini e a Platamona e non smetterò di fare politica. Anzi. Vada come vada, ho importanti progetti in mente». - Il più ambizioso? «Lavorerò alla costruzione di un grande Partito Democratico. Una struttura organizzata e solida, di cui l'Italia e la Sardegna in particolare hanno bisogno. Avevamo un segretario, poi è arrivato il commissario. è tempo di imparare a cavarcela da soli».

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fenomeno rugby, uno sport nel futuro - corrado sannucci roma (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 50 - Sport Effetto Torneo I soldi Il minirugby Fenomeno rugby, uno sport nel futuro Tesserati, soldi, bambini le chiavi del successo. E ora abolirà la serie A Domani in Inghilterra il via al Sei Nazioni, con l´Italia che pare destinata a nuove sconfitte. Ma il torneo è stata la vetrina decisiva per un movimento in continua crescita. Ecco i suoi segreti Oggi i giocatori sono un po´ troppo simili ai calciatori: troppo professionisti e la loro vita sembra incompiuta CORRADO SANNUCCI ROMA è l´unico sport che cresce eppure ha iniziato una rivoluzione per sostenere questa crescita. Comincia domani il Sei Nazioni di rugby in una stagione di svolta, che dovrà segnare un radicale cambiamento di strategie e strutture nelle squadre e nell´organizzazione, spinti in alto dal tumultuoso aumento dei tesserati. Il rugby dà un esempio limpido di creatività dirigenziale, favorito anche dall´esposizione mediatica che ne ha fatto il fenomeno degli anni 2000: anche altre discipline, come il volley, si muovono, ma non con l´irruenza e con la forza che adesso ha la palla ovale, che gode di risorse che gli altri non hanno. Gli sponsor continuano a prenotare spazi, sono 25 le aziende che hanno chiesto di legare il proprio nome al rugby. La Federazione fa la guerra alla pay tv, di fatto è stata progettata l´abolizione del campionato, il Super10, che di super aveva ben poco, per poter entrare nella Celtic League, la lega europea. E´ un boom che ha origine con l´ingresso dell´Italia nel Sei Nazioni, che ha fatto decollare in meno di dieci anni i tesserati: da meno di 40mila a ormai 80mila, con l´obiettivo dichiarato di arrivare presto ai 100mila. Un boom che ha modificato completamente anche l´approccio della famiglia italiana verso questa disciplina: i minirugby sono pieni di ragazzini per l´avvio alla motricità ma la novità è che adesso restano a giocare anche dopo i primi lividi e tagli. Sono i genitori che li portano, volendo uno sport che diverta e tempri il figlio che passa troppe ore davanti alla Wii. Uno sport che pur nelle sue contraddizioni, nella violenza che affiora nei match, ha saputo comunque trasmettere un insieme di valori che vengono giudicati positivi se non alternativi agli altri sport, il calcio fondamentalmente. La crescita è stata molto vistosa negli ultimi due anni, paradossalmente proprio in una fase in cui la nazionale ha cominciato a mostrare sofferenze in ruoli chiave e una certa stanchezza di obiettivi. E´ ritornato il rugby di un discreto livello a Milano, è riapparso in zone semisconosciute come la Calabria e la Puglia. Il messaggio è veicolato soprattutto dalla tv (e si spiega la disperazione della Fir per essere finita sulla pay tv, con Sky che ha acquisito i diritti per il Sei Nazioni 2010) mentre incredibilmente già si parla di insufficienza di strutture, i campi da gioco, e di dirigenti e allenatori, che possano dare qualità alla voglia di giocare dei ragazzi. Ogni mese ci sono 4-5 nuove realtà che si affiliano, sono 842 le società italiane. Il bilancio della Fir è di 28 milioni di euro, 90 il suo fatturato: dieci anni fa era un decimo. A essere trascinato è stato anche il movimento femminile, passato in pochi anni da 500 a 4000 tesserate. Ma è anche una crescita che rischia di fermarsi al nulla se non finalizzata alla capacità di essere competitivi con il rugby mondiale di vertice. La Federazione ha deciso di entrare nella Celtic League per creare squadre intermedie tra il piccolo club di provincia e la nazionale, così che i talenti azzurri possano maturare e fare esperienza. E´ una specie di G18, quello sognato dal calcio? Non proprio. E´ un meccanismo abituale nel rugby anglosassone, in Australia ci sono i club, le province, poi i Wallabies. L´ingresso italiano (in un primo tempo programmato per la prossima stagione ma forse è tardi per preparare contratti eccetera) dovrebbe avvenire con due franchigie, ovvero con club italiani che riuniscono le forze presumibilmente per aree geografiche. Qui naturalmente scattano i meccanismi del vecchio rugby, quello attaccato al campanile. Le candidature ufficiose sono per ora tre: Treviso, che vuole andare da sola, Viadana che potrebbe unirsi alle due squadre di Parma, il gruppo delle tre squadre romane (Capitolina, Olimpic e Lazio) che più di tutte hanno aderito all´idea di un lavoro comune. A vantaggio di Roma c´è sempre il fascino della città che attira un irlandese del Munster più dei canali di Treviso. Ma è passato il tempo in cui a giocare erano solo i figli dei giocatori e dovrebbe passare quello delle gelosie da baretto. A Twickenham domani sono attesi 7000 italiani, ai mondiali 2007 furono vendute 12mila magliette nell´ultimo match di qualificazione ai quarti di finale della World Cup. Una partita che fu malamente persa, contro la Scozia. Il lavoro adesso è perché quella sconfitta non si ripeta: aspettando l´arrivo dei quindicenni di adesso.

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PER l'1 per cento è stato facile, ma qualcuno ci ha provato lo stesso. ... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO pag. 12 PER l'1 per cento è stato facile, ma qualcuno ci ha provato lo stesso. ... PER l'1 per cento è stato facile, ma qualcuno ci ha provato lo stesso. In questo caso l'uomo senza ritegno è stato l'on.Ugo Sposetti, l'ex tesoriere dei Ds, che, in occasione del dibattito sulla riforma elettorale per le europee, ha presentato un emendamento che prevedeva il rimborso elettorale anche per le forze politiche che superavano l'1%, anche se non avevano raggiunto il 4% previsto dalla legge. Per fortuna il presidente della Camera e la conferenza dei capigruppo hanno dichiarato inammissibile quella proposta che, per la verità, anche diversi parlamentari hanno giudicato indecente. Più difficile appare la battaglia per l'abolizione delle Province. Questa proposta doveva essere prevista nella legge sul federalismo fiscale. Ma, in realtà, si parla dell'abolizione di questo ente solo dove nasceranno le città metropolitane, che di fatto finiranno col diventare delle superprovince. Attualmente le Province sono 104 e costano alle casse pubbliche oltre 16 miliardi di euro ogni anno. Ripetiamo: ogni anno. Un ente assolutamente inutile, riconosciuto da tutti (ad eccezione dell'Upi) che i parlamentari dicono di voler abolire ma poi, sotto sotto, cercano di ampliarne il numero con nuove proposte di legge. Vi sono almeno 47 progetti per l'istituzione di altrettante nuove province. I più attivi sono i leghisti e sono anche i difensori più accaniti delle Province, dove nelle aeree padane hanno conquistato posizioni di potere che non intendono mollare. CI SONO però, per fortuna, movimenti di base, soprattutto nel nord, che stanno sensibilizzando l'opinione pubblica. Ad esempio, un gruppo di imprenditori veneti (Carraro ,Salamon, Beraldo, Rossi Luciani, Bortoluzzi, ecc.) ha promosso una campagna dal titolo Non serve, non voto' (che ha già raccolto oltre 50 mila firme) per invitare a non andare a votare per le province alle prossime elezioni. Ovviamente la roccaforte' dell'Upi si sente minacciata ed è passata al contrattacco, con argomenti arcinoti: «La Provincia è prevista dalla Costituzione», «La Provincia rappresenta l'articolazione della democrazia nel territorio», ecc. In realtà gli argomenti di difesa sono molto deboli... E' noto infatti che anche la Costituzione è modificabile e che le attuali funzioni delle inutili province possono essere facilmente essere redistribuiti con una nuova Carta delle autonomie locali ai Comuni, alle Regioni, alle città metropolitane e alle comunità montane. Ma anche queste ultime dovrebbero essere cancellate. Forse quei sedici miliardi di euro l'anno potrebbero essere utilizzati meglio per infrastrutture, ammortizzatori sociali e credito alle imprese. E in tempi di crisi credo che queste cose siano assolutamente prioritarie. Un libro, che uscirà fra un paio di settimane, scritto da me con Giancarlo Mazzuca (I Faraoni', Piemme editore) approfondirà questi problemi e non solo.

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scuola primaria, 39 maestri a casa (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 8 - Cecina Scuola primaria, 39 maestri a casa Le proiezioni-choc della Cgil per il prossimo anno scolastico E in tutta la provincia sono 89 gli insegnanti che rischiano il posto LIVORNO. Dopo tanto parlare (e manifestare) sull'eventuale sconquasso alla scuola che procurerà l'applicazione della Legge Gelmini ecco le prime proiezioni sulla maxi-sforbiciata ai posti di lavoro: secondo i calcoli della Flc-Cgil livornese, al via del prossimo anno scolastico alle primarie (ex elementari) rischiano il posto in città da un minimo di 15 a un massimo di 39 maestri. Numeri che schizzano a (minimo) 32 posti tagliati e (massimo) 89 se ci infiliamo dentro anche le scuole dei comuni di tutta la provincia. Un terremoto che rischia di abbattersi soprattutto sui precari: «Quest'anno nella nostra provincia - avverte la Cgil - sono stati conferiti 36 posti e alcune ore di supplenze sui posti comuni e circa 70 sul sostegno, appare evidente che i precari avranno pochissimi posti su cui contare in futuro». Ipotesi e conteggi. Si tratta solo di approssimazioni (anche perché manca ancora il decreto ministeriale sul conferimento degli organici), si affretta a precisare Patrizia Villa, segretaria provinciale Flc-Cgil, ma costruite sulla base «dei regolamenti e della circolare sulle iscrizioni emanata dal ministero dell'istruzione il 15 gennaio scorso». Attualmente, sottolinea la segretaria, «la consistenza delle iscrizioni non è prevedibile, in quanto sono appena iniziate (scadono il 28 febbraio)», la proiezione ipotizzata si basa dunque «sulle consistenze delle classi in uscita (quinte), ben sapendo che non è assolutamente un automatismo la loro conferma». La rivoluzione. Il terremoto Gelmini non colpirà infatti solo le classi prime, ma anche seconde, terze, quarte e quinte del prossimo anno. Nell'iscrizione in prima i genitori potranno scegliere tra le 24, 27, 30 e 40 ore. Ma le 30 ore potranno essere attivate dalle scuole solo «se i servizi e le consistenze organiche lo consentiranno». Per le classi successive alle prime (per le quali non è prevista iscrizione) saranno confermati i vecchi modelli orari (30 ore e 40 ore) ma di fatto - avvertono i sindacati - con l'abolizione delle compresenze prevista dalla circolare ministeriale di metà gennaio spariranno il modello a modulo (3 maestri su 2 classi) e il vecchio modello di tempo pieno. Minimo e massimo. Sulla base di questa rivoluzione ecco dunque le proiezioni. L'ipotesi del taglio minimo (15 posti) si basa sulla previsione per cui «in tutte le ex classi a modulo si riconfermino e ottengono il parametro a 30 ore, e i tempi pieni vengano mantenuti per la consistenza attuale». L'altra previsione (taglio massimo, 39 posti) è calcolata sull'ipotesi che non ci siano le risorse per autorizzare le 30 ore e quindi si ripieghi su un tempo scuola a 27 ore (con le 24 ore l'ipotesi è ancora peggiore). Iter incompleti. Ma la Flc-Cgil gioca anche un'altra carta. Le normative della Gelmini - dice il sindacato - non sono ancora definitive «non avendo ancora terminato l'iter istituzionale» e dunque le scuole possono «ben adoperare le prerogative dell'autonomia scolastica»: Tradotto: le scuole propongano «l'offerta formativa prevista e presentata ai genitori al momento delle iscrizioni senza farsi condizionare dalle normative incompiute perché, ammonisce Patrizia Villa, «il 28 gennaio la Conferenza Stato Regioni ha dato parere negativo (a maggioranza) sul regolamento dell'infanzia e primo ciclo». E «il Consiglio di Stato ancora non si è espresso». Ecco perché la Cgil «ha impugnato la circolare di fronte al Tar del Lazio». Per fare un po' di chiarezza sulle iscrizioni la Flc-Cgil insieme a Cisl scuola e Uil scuola organizza un'incontro per lunedì 9 febbraio (chiostro della Madonna, via delle Galere 35) in cui sarà presente l'onorevole Rosa De Pasquale del Pd. Gianluca della Maggiore

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Chiudere l'Eulo? La Provincia chiama il Comune (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Edizione: 06/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e provincia Chiudere l'Eulo? La Provincia «chiama» il Comune Sull'inserimento dell'ente universitario nella lista delle organizzazioni inutili la maggioranza in Broletto si divide La sede dell'Eulo in via Valotti L'Ente universitario per la Lombardia orientale (Eulo) dovrebbe compiere quarant'anni il prossimo 11 novembre, essendo nato nel lontano 1969. L'intenzione della Provincia di Brescia, che lo finanzia insieme al Comune di Brescia, è però di chiuderlo prima che possa compiere il suo compleanno: l'Eulo è infatti stato inserito dal Broletto nell'impietosa lista degli enti inutili e quindi da abolire. In realtà la cosa per l'assessore provinciale Corrado Ghirardelli, che si occupa appunto della questione, si sta rivelando più complessa del previsto. Ieri si è riunita la nona commissione provinciale con deleghe per l'Università. Per l'occasione si sarebbe dovuto approvare il documento da presentare in Consiglio provinciale per l'uscita dall'Eulo, ma l'assemblea si è chiusa con un nulla di fatto. La discussione è stata molto «vivace», anche all'interno della stessa maggioranza di centrodestra, con prese di posizione che variavano tra l'abolizione dell'ente ed un suo aggiornamento. Per Ghirardelli «è arrivato il momento di prendere una decisione. L'Eulo è una realtà superata che non ha più giustificazioni per esistere». Come dicevamo, non tutti però erano dello stesso avviso. Apertamente critico il consigliere Roberto Toffoli (Forza Italia). «L'Eulo ha avuto ragioni storiche per la sua esistenza. Oggi è diventato solo erogatore di borse di studio, ma in passato non era così. Eliminarlo significa buttare un pezzo di storia bresciana. Personalmente ritengo che vada rivisitato e aggiornato il suo ruolo per renderlo utile anche ai giorni nostri». Per Roberto Vanaria (Lega Nord), «siamo di fronte ad un ente totalmente inutile, senza senso che va chiuso. Sono anche del parere che sarebbe meglio sentire anche il parere del Comune di Brescia e poi prendere una scelta condivisa. In ogni caso, io sono per la sua abolizione». La linea da seguire è stata tracciata da Tino Bino (Partito democratico). «L'argomento è troppo serio per dividerci in base alle posizioni politiche. Negli anni l'ente è stato un raccordo importantissimo fra Provincia, Comune e Università. Se decidiamo di chiuderlo dobbiamo trovare un'alternativa istituzionale forte, la delibera in ogni caso deve essere presa unitamente al Comune. Togliere di mezzo l'Eulo con una delibera unilaterale mi sembra una scelta frettolosa e inutile». Fabio Mandelli (Alleanza Nazionale) ha ricordato che «sono state fatte almeno 15 commissioni sull'Eulo, dopo quattro anni e mezzo è tempo di portare a compimento il cammino iniziato e chiudere l'ente. È bene ricordare che a fronte di un contributo, tra Provincia e Comune, di circa 1.100.000 euro quasi 350mila vengono impiegati per le spese di gestione dell'ente stesso». La discussione è continuata animatamente, tra i più si è fatta largo l'idea che, prima di prendere una decisione, fosse il caso di sentire cosa pensa il Comune di Brescia ed il sindaco Adriano Paroli. Ha chiuso la seduta l'assessore Ghirardelli. «Sono veramente stanco, non voglio più parlare di cosa era l'Eulo. Io so cosa è oggi. Un ente che prende contributi e li versa all'Università. Non possiamo farlo noi direttamente? Se anche venisse spesso un solo euro per la gestione dell'Eulo sarebbe speso male in quanto totalmente inutile». Ghirardelli ha spiegato che invierà a Paroli copia della proposta di delibera per l'abolizione dell'Eulo, quando avrà avuto risposta riconvocherà la commissione provinciale per decidere il da farsi. Francesco Alberti

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Concessionarie autostradali, lavori senza gara (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 21 autore: Le altre modifiche prima dell'Aula Concessionarie autostradali, lavori senza gara Marco Rogari ROMA Slittamento al 30 giugno 2009 della scadenza per la "potatura" degli enti statali. Abolizione dell'obbligo di gara per tutti i lavori pubblici da parte delle concessionarie autostradali. Ed esclusione dall'Ici dei fabbricati rurali. Sono queste alcune delle novità apportate al decreto milleproroghe dalla commissione Affari costituzionali del Senato che ha concluso nella notte tra mercoledìe giovedì l'esame del provvedimento, in sede referente. Il testo, da martedì sarà al vaglio dell'Aula di Palazzo Madama, contiene anche il cosiddetto emendamento-Alfano sul decollo del " piano-carceri" con cui vengono affidati poteri straordinari al capo del Dap, Franco Ionta, e vengono previsti iter più veloci per l'edilizia carceraria. Dell'articolato che approda in Aula fanno parte anche i correttivi per sanare alcuni errori tecnici contenuti nel decreto anti- crisi, da poco convertito in legge dal Parlamento, a cominciare da quello riguardante l'individuazione della quota di finanziamenti da destinare all'acquisto di nuovo materiale rotabile per il trasporto ferroviario regionale e locale. Ma la vera partita in Commissione si è giocata sui ritocchi al capitolo delle opere pubbliche. Con tanto di giallo su un doppio via libera a due emendamenti, uno del Governo e l'altro di Angelo Cicolani (Pdl), con i quali viene fatto saltare l'obbligo di gara per tutti i lavori pubblici, introdotto dal Governo di Centro- sinistra con l'allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Il primo emendamento permette alle concessionarie di affidare "in house" (senza obbligo di gara) fino al 60% dei lavori pubblici, in primis opere autostradali, attraverso società controllate. Il correttivo del Governo estende questa possibilità anche a servizi e forniture. Una impostazione non perfettamente compatibile con quella proposta da Cicolani. Di qui la decisione, nella fase di "assemblaggio" degli emendamenti approvati, di far approdare in Aula il testo del Dl con uno solo di questi ritocchi. Che dovrebbe essere quello targato Cicolani. «Si tratta – afferma lo stesso Cicolani – di un tipico intervento anti-crisi, perché consente di anticipare di 12-15 mesi l'avvio dei lavori che le concessionarie potranno affidare "in house" senza dover fare prequalifiche e gare già pronti, finanziati da capitale interamente privato». Tra gli altri emendamenti che hanno ottenuto il via libera della Commissione spicca quello del relatore Lucio Malan (Pdl) che fissa all'anno solare precedente, al1Úluglio, ilredditosulqualecalcolare le prestazioni previdenziali. Sempre del relatore è un ritocco con cui vengono cambiate alcune regole sull'accertamento dell'idoneità alla circolazione e omologazione di veicoli. Sul versante dell'autotrasporto è stato approvato anche un emendamento che riduce i tassi dei premi Inail in relazione al minor tasso di incidentalità. Via libera anche all'emendamento che esclude dall'Ici i fabbricati rurali. Fitto anche il pacchetto di correttivi del Governo. A partire da quello che fa slittare, almeno in parte. l'operazione di potatura degli enti pubblici: slitta infatti dal 31 marzo al 30 giugno 2009 il termine per la presentazione dei regolamenti da parte delle strutture che, in caso di mancato rispetto di questa scadenza, verrebbero automaticamente soppresse. La commissione, dove la maggioranza è andata sotto due volte, ha anche approvato un correttivo di Antonio Battaglia (Pdl) finalizzato a precisare la misura dell'ultima legge Finanziaria con cui è stato ammorbidito il vincolo del Patto di Stabilità interno per le spese in infastrutture sostenute dagli enti locali. In particolare, viene maggiormente marcato il perimetro entro il quale può operare l'alleggerimento, mantenendo comunque invariata l'esenzione dalle sanzioni per Comuni e Province in caso di sforamenti del Patto per la realizzazione di opere pubbliche. DOPPIA CORREZIONE Per gli appalti pubblici coordinamento difficile tra le modifiche proposte dal relatore e quelle del Governo ENTI LOCALI Via libera all'emendamento che esclude dal perimetro dell'Ici i fabbricati rurali Correzioni in vista per il patto di stabilità

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PESARO Il sindacato contro l'ex sindacalista, ora "abolizionista". E' il coordi... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 06-02-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Ancona))

Argomenti: Province

Venerdì 06 Febbraio 2009 Chiudi PESARO Il sindacato contro l'ex sindacalista, ora "abolizionista". E' il coordinamento regionale della Funzione pubblica Cgil per il Corpo Forestale a replicare duro al presidente della Provincia, Palmiro Ucchielli. Il numero uno di via Gramsci nei giorni scorsi aveva chiesto che i poteri della Forestale venissero trasferiti alle polizie locali, smantellando così il Corpo. Parole inaccettabili secondo il sindacato. «Come può - spiega il sindacato - l'istituzione preposta al controllo e alla repressione degli illeciti ambientali auspicare la scomparsa di un corpo di polizia, come quello della Forestale, fondato ed istituzionalmente deputato a difendere la natura e gli ecosistemi più delicati? Come può Ucchielli invitare il presidente della Repubblica a riflettere sull'esistenza del Corpo Forestale dello Stato? Noi pensiamo ad un autogol istituzionale». Insomma un attacco del genere da parte di un ex sindacalista, la Cgil non se l'aspettava proprio. Un attacco troppo simile, secondo il sindacato, a quelli lanciati dal ministro Brunetta. «Non sappiamo - spiegano - quali siano state le reali motivazioni che hanno spinto il presidente Ucchielli a puntare il dito sull'inutilità istituzionale di Forestale e Prefettura, ma una cosa la possiamo immaginare: ancora una volta, il dipendente pubblico viene indicato come qualcosa che non serve o che deve essere abolito a discapito, per l'ennesima volta, dell'immagine di chi lavora per difendere la sicurezza ambientale di tutti i cittadini. Grazie presidente... ma sulla presunta inutilità del Corpo Forestale faccia parlare i cittadini, che tutti i giorni testano con mano lo spirito di abnegazione e la professionalità di chi lavora». Lu.Fa.

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Campania senza listino Scontro An-Forza Italia (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-02-2009)

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Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2009-02-06 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Campania senza listino Scontro An-Forza Italia Legge elettorale, Cicchitto e Quagliariello: «Favorisce clientele» D'Ercole: «Non capisco, abbiamo solo abolito un privilegio» Oggi conferenza stampa di Forza Italia per annunciare la campagna di sensibilizzazione contro la nuova legge elettorale regionale licenziata in commissione statuto NAPOLI — Il centrodestra rischia di dividersi sulla legge elettorale regionale, quella che prevede l'abolizione del listino, la garanzia di formare liste con almeno un terzo di rappresentanti donne e l'assegnazione alla coalizione che perde di almeno il 35% dei seggi (una sorta di premio di minoranza): vale a dire una ventina di consiglieri. Oggi, il coordinatore regionale di Forza Italia, Nicola Cosentino, e il capogruppo azzurro in consiglio regionale, Paolo Romano, annunceranno in conferenza stampa l'avvio di una incalzante campagna di sensibilizzazione contro la legge varata dalla commissione statuto. «La Campania — anticipa Cosentino — rischia di essere l'unica regione italiana a non prevedere il listino, necessario strumento di riequilibrio e compensazione, in questo caso, anche di genere e a tutela delle competenze. Io — aggiunge — ho conosciuto il sistema delle preferenze e so quante difficoltà comporti: impegna ad aprire comitati elettorali, a rastrellare consenso, a mediare talvolta tra le esigenze personali dei cittadini e gli interessi del territorio. Insomma, uno scienziato che ha dedicato tutta la vita agli studi non credo abbia la possibilità di stringere una molteplicità di rapporti con i cittadini. Tuttavia, solo per questo non potrebbe far politica perché senza alcuna possibilità di raccogliere voti». Da Roma arrivano a dar man forte anche il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cichitto, e il vicecapogruppo al Senato, Gaetano Quagliariello, del Pdl: «Noi che abbiamo liberato Napoli dai rifiuti non consentiremo che le scorie di un periodo da dimenticare possano tornare a inquinare la Campania che invece ha bisogno di rialzarsi e tornare a respirare. Il progetto di riforma della legge elettorale regionale approvato in commissione nel consiglio campano — proseguono i due parlamentari del Pdl— tradisce un'evidente nostalgia per quell'ancien regime che già tanti danni ha prodotto. Non è un problema di persone, ma di regole: incentivare la frammentazione eliminando la soglia di sbarramento, e affidare alle preferenze l'intera rappresentanza in consiglio regionale mediante l'abolizione del listino significherebbe riprodurre guasti e meccanismi dei quali la Campania ancora porta vive le ferite. Non vorremmo — concludono — che il centrosinistra, consapevole della sua debolezza, volesse limitare i danni agevolando con la riscrittura delle regole la politica delle clientele». Non è dello stesso parere il leader dell'opposizione in consiglio regionale, Franco D'Ercole, di An, il quale premette di non voler aprire alcun fronte polemico nel Pdl. Ma basta una premessa per diluire una oggettiva differenza di posizione? «In verità — conferma D'Ercole — resto sconcertato dalla protesta di Forza Italia. Non la comprendo e non credo abbia presa sull'opinione pubblica. L'abolizione del listino, di questa sacca di privilegio, è stata da sempre il cavallo di battaglia del centrodestra in consiglio regionale. Tra l'altro, Forza Italia insiste sul fatto che si sia toccata anche la soglia di sbarramento. Cosa non vera». Il fuoco di Forza Italia continua a bersagliare la nuova legge elettorale regionale approvata lo scorso 3 febbraio con i voti di An, del Pd, di Idv, dell'Udeur e del Movimento per l'Autonomia; ma che ha registrato l'astensione di Rifondazione comunista e dello Sdi e il voto contrario. evidentemente, di Forza Italia. Il listino resta oggetto della contesa. E per la sua difesa si rispolverano anche argomentazioni un po' bizzarre che sull'effetto di contrasto tentano di sminuire l'importanza della preferenza: oggetto di transazione — si insinua — talvolta impura dato il clima politico inquinato che esiste in Campania. Come dire che occorrerebbe proibire la vendita dei coltelli poiché oltre che essere usati in cucina possono anche offendere l'uomo. Ma nessuno aggiunge: a seconda dell'uso che se ne fa. «Rifuggiamo da tentazioni populiste — replica in una nota il capogruppo azzurro in consiglio regionale, Romano —: sottrarre alle coalizioni politiche la possibilità di indicare tre componenti su sessanta non credo possa essere considerato un espediente antidemocratico. Mentre il listino può essere un importante strumento di compensazione». Angelo Agrippa Polemico Il sottosegretario Nicola Cosentino ha criticato la nuova legge elettorale della Campania che prevede l'abolizione del listino delle preferenze

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Piccoli Comuni, terzo mandato (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2009-02-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Pronte le modifiche alla legge elettorale Piccoli Comuni, terzo mandato BARI — Nelle prossime settimane il Senato dovrebbe affrontare una prima modifica della legge elettorale per le amministrative di giugno prossimo. La modifica consiste nell'abolizione del divieto del terzo mandato per i sindaci dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. Spiega il senatore del Pd, Giovanni Procacci, componente la commissione Affari costituzionali: «Al Senato è stato depositato un emendamento, firmato da Enzo Bianco, che va proprio in questa direzione. Naturalmente il Pd è compatto, la Lega favorevole, ma il Pdl nicchia». E in queste ore si sta trattando. «E' possibile continua Procacci - che l'emendamento venga discusso insieme alla legge sulle autonomie locali, che arriverà a breve in commissione, oppure che faccia parte del decreto 10/82 sulla semplificazione, una sorta di decreto omnibus». Maggiormente complesso, invece, appare l'iter di una più corposa modifica della legge elettorale alla quale è particolarmente attento il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, del Pdl. Secondo quanto è dato di sapere, sarebbe previsto un solo turno secco di voto per i sindaci e i presidenti di Provincia, abolendo i ballottaggi, purchè almeno un candidato superi il 40% dei consensi. In caso contrario, varrebbero ancora i ballottaggi. E verrebbe anche ridotto di netto il numero delle liste, in appoggio ai candidati sindaci o ai presidenti, ad un massimo di tre. Una modifica che svantaggerebbe soprattutto il centro sinistra visto il pullulare di civiche e l'attivo mondo dell'associazionismo che si affianca ai partiti. Alle amministrative, è noto, si vince moltiplicando il numero dei candidati. Basti pensare che nella scorsa tornata elettorale, per la corsa al consiglio comunale di Bari ci furono 1.040 candidati e 4.200 per i consigli di circoscrizione. L. Sar.

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Polibibita, Noia che fugge e Nero acero: ecco la cena futurista di Corelli (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

n. 32 del 2009-02-06 pagina 0 Polibibita, Noia che fugge e Nero acero: ecco la cena futurista di Corelli di Andrea Cuomo Il grande chef interpreta a Milano il prossimo 19 febbraio i dettami del Manifesto della cucina futurista in occasione del centenario del mocimento creato da Marinetti. E confessa: «Sarà un evento-spettacolo ma non mi stupisco che i loro ristoranti siano falliti» Per aperitivo «Polibibita», per primo «La noia che fugge», per secondo «A caccia nel paradiso», per dessert «Chiaro di luna» e per chiudere «Nero acero». Sono nella migliore tradizione futurista i piatti del menu che il grande chef Igles Corelli proporrà il 19 febbraio prossimo a Milano, per celebrare il centenario della pubblicazione del Manifesto futurista da parte di Filippo Tommaso Marinetti. Un anniversario che verrà celebrato con tanti eventi in tutta Italia. Poteva mai mancare il cibo? In realtà i futuristi non erano affatto indifferenti alla cucina. Convinto che la pasta, piatto principe della nostra alimentazione, fosse pernicioso al punto da indurre negli italiani «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo», Marinetti pubblicò il 28 dicembre 1930 sulla Gazzetta del Popolo di Torino il Manifesto della cuicina futurista, che appartiene alla fase matura del movimento, che si apriva all'applicazione pratica nelle discipline del quotidiano, compresa la più quotidiana di tutte, il mangiare. Nel Manifesto Marinetti riproponeva alcune idee portanti della filosofia culinaria di Jules Maincave, lo chef francese che proponeva trasgressivi (si direbbe oggi) abbinamenti fino ad allora vietati. Marinetti ci mette di suo l'abolizione delle posate tradizionali (salvo il cucchiaio, sfuggito alla sua fatwah) e di molti degli elementi tradizionali dei nostri deschi, l'accostamento ai piatti di poesie e musiche e, soprattutto, la creazione di piatti dal nome evocativo come Bordo solare, Antipasto intuitivo, Crneplastico e Mare d'Italia. Culmine della cucina futirusta fu l'apertura a Torino della «Taverna Santopalato», ove venivano sperimentati e messi in pratica i dettami della azzardata «cuisine». Oggi mangiare futurista è un gioco e una provocazione. Che Corelli, a suo modo futurista nel modo in cui concepisce i suoi menu alla Locanda della Tamerice in provincia di Ferrara, accoglie con entusiasmo. «Sarà una reinterpretazione del mito della velocità e una vera cena-spettacolo - promette - con tanto di balletti e musica che stupirà i commensali. L'evento è organizzato da Archeo 900 e dalla Locanda della Tamerice». E veniamo al menu. «La cena - attacca Corelli - sarà preceduta da un aperitivo a base di Polibibita, un cocktail ottenuto da sciroppi a base di fiori che sarà accompagnato da un piatto a base d'anatra. Il primo sarà un risotto allo zafferano e liquirizia battezzato "La noia che fugge" poiché la noia di un semplice risotto alla milanese, chiaro omaggio alla città che ci ospiterà, fugge grazie al sapore particolare della liquirizia. Il secondo si chiama "A caccia nel Paradiso": anatra selvatica cotta in pietra ollare e spruzzata di argento commestibile, servita con purea di spinaci e salsa al cioccolato. Il dessert, invece, ricalca la ricetta originale: "Chiaro di luna" è un frullato di datteri e spuma di ricotta. Al momento di servirlo verrà vaporizzato in sala sciroppo di rose. A chiudere il pasto "Nero acero": caffè corretto con succo d'acero». E il «carneplastico»?. «L'ho provato, ma devo dire che di commestibile in quella ricetta c'era poco (si tratta di un cilindro di carne macinata ripieno di undici verdure sostenuto da un anello di salsiccia e da tre sfere di pollo il tutto condito dal miele, ndr). Non mi stupisco che i primi ristoranti futuristi siano tutti falliti: alla fine si deve pur mangiare!». Per fortuna, aggiungiamo noi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Agenzia entrate, si volta pagina (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Benevento fisco & territorio Agenzia entrate, si volta pagina Entro giugno nascerà la prima delle cinque nuove direzioni provinciali Spetta a Benevento il primato in Campania nell'attivazione della riorganizzazione disposta, a partire dallo scorso primo gennaio, dall'agenzia delle entrate. Entro i primi sei mesi dell'anno, infatti, nasce nel capoluogo sannita la prima delle cinque direzioni provinciali campane, destinate a sostituire gli uffici locali. Si tratta di una riorganizzazione che dovrebbe terminare entro la fine del 2010, concepita per tarare le strutture periferiche in base alla grandezza e alla rilevanza dei territori. A guidare la direzione provinciale è Myriam Clemente. Cecilia Del Gaudio " Benevento la prima città in Campania ad effettuare la riorganizzazione dell'agenzia delle entrate, secondo quanto avviato in Italia, a partire dal primo gennaio 2009. Nel capoluogo sannita, entro il primo semestre di quest'anno, parte l'attività della prima delle cinque direzioni provinciali campane. A guidare la struttura è Myriam Clemente. L a riorganizzazione, programmata a livello nazionale, prevede centosei direzioni provinciali che, entro la fine del 2010, sostituiscono i trecentottantasei uffici locali. La direzione provinciale si articola in un unico ufficio controlli, con competenze per l'intera provincia, su gran parte delle attività di prevenzione e contrasto all'evasione. Gli uffici territoriali variano a seconda delle dimensioni della provincia. Tra i loro compiti rientra perlopiù l'erogazione dei servizi ai contribuenti. I cambiamenti riguardano anche la componente regionale. Operativa da qualche giorno, infatti, la nuova struttura della Direzione Regionale delle Entrate della Campania. Le novità riguardano principalmente l'abolizione delle posizioni di direttore regionale aggiunto, la riduzione del numero di dirigenti con compiti di coordinamento e di audit manager, e significativi accorpamenti di funzioni al fine di razionalizzare le risorse e le strutture. In Campania resta la suddivisione in quattro settori. Nello specifico: controlli, contenzioso e riscossione, servizi e consulenza, audit e sicurezza, gestione risorse. Per quanto riguarda l'attività di contrasto all'evasione, questa passa da uno schema attuato per tipologia di controllo( verifiche, accertamenti formali, controlli sostanziali), ad una organizzazione che tiene conto del cliente da controllare (soggetti di grandi dimensioni, piccole imprese, professionisti). La suddivisione delle competenze tra gli uffici ne esce dunque completamente rinnovata: più specializzazione, coerentemente con il nuovo assetto previsto per le strutture periferiche. Di nuova istituzione anche l'ufficio Antifrode. Sul territorio regionale, le direzioni provinciali che saranno attivate, dopo Benevento, sono Avellino, nella seconda parte del 2009, mentre nel 2010 partono le strutture di Napoli, Salerno e Caserta. In Italia ad inaugurare la riforma è Bologna. Un rinnovamento dettato dall'esigenza di fornire servizi tempestivi e puntuali ai contribuenti e contrastare il fenomeno dell'evasione. L'Agenzia delle Entrate, operativa dal primo gennaio 2001, è una delle quattro agenzie fiscali, nate dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria a seguito del decreto legislativo n. 300 del 1999, alla quale spettano funzioni che riguardano le entrate tributarie erariali, non assegnate alle competenze di altre agenzie. La riorganizzazione del 2009, dunque, vede le strutture periferiche "tarate" in base alla grandezza e alla rilevanza fiscale delle Regioni. del 06-02-2009 num.

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Farmacisti e Asl: tregua finita (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Province

Campania sanità Farmacisti e Asl: tregua finita Di Iorio: Il manager di Na 1 vanifica le intese stipulate per il ripiano Farmacisti di Napoli e provincia di nuovo in agitazione. Esaurita la tregua tra Federfarma, Regione ed Asl. "Oltre agli otto mesi di arretrato di Na 1 spiega il presidente napoletano della categoria, Michele Di Iorio - pesa sulla nostra decisione il comportamento del manager della Asl: siamo stupiti dall'atteggiamento di Giovanni Di Minno, il quale dopo aver firmato una transazione tombale sui crediti da noi vantati fino al 31 dicembre del 2007, ci contesta notule di addebito su farmaci e ricette per poche centinaia di euro". Nel mirino del direttore della Asl errori di calcolo sulle tariffe di rimborso di alcune specialità medicinali. Il rischio è che tutta la transazione, siglata a luglio scorso per 90 milioni di euro, possa risultare viziata e il perfezionamento della cessione dei crediti problematica per i titolari di farmacia napoletani. ettore mautone Federfarma e Asl Napoli 1 ai ferri corti: otto mesi di arretrato nei pagamenti, per circa 50 milioni di euro di crediti vantati dai titolari di farmacia ma soprattutto la novità di una pioggia di addebiti contabili che il direttore generale della azienda sanitaria metropolitana Giovanni Di Minno, ha fatto recapitare nei giorni scorsi ai circa 600 farmacisti di Napoli e provincia, relativi al periodo che va dal 2004 al 2007. Notule di contestazione (ma anche di accredito) per poche centinaia di euro, per difformità tra incassi e somme dovute sulle ricette e nel rapporto tra Asl e farmacisti, maturati in massima parte per una difformità nell'aggiornamento dei tariffari delle specialità del nomenclatore. "Sembrerebbe un'inezia, ma in realtà noi con la Asl spiega il presidente di Federfarma Napoli Michele Di Iorio abbiamo sottoscritto, nel luglio scorso, un accordo transattivo tombale per il ripiano dei crediti che vantavamo nei confronti dell'azienda sanitaria napoletana fino al 31 dicembre del 2007". Un accordo che vale circa 90 milioni di euro e che, secondo i patti sottoscritti avrebbe dovuto consentire di mettere una pietra sopra a vecchi contenziosi e partite debitore con la rinuncia, da ambo le parti, ad azioni legali di qualsivoglia natura. La minuziosa ricostruzione, anche per difformità di pochi euro nelle partite del dare e avere, potrebbe ora mettere in forse la transazione sottoscritta e, secondo le interpretazioni dei titolari di farmacia, potrebbe vanificare anche tutte le precedenti transazioni. "Chiedo che intervengano gli advisor della Regione, Kpmg, e la Soresa sottolinea Di Iorio - non posso accettare che da un lato ci sia l'impignorabilità e dall'altro non ci paghino. I farmacisti, infatti, hanno ottenuto crediti certificati ceduti a banche e istituti finanziari. Alla luce delle note di addebito emesse da Di Minno tali crediti certificati potrebbero ore essere viziati. Da qui l'agitazione della categoria". Se non è tombale per la Asl la transazione non è tombale neanche per i farmacisti. La situazione potrebbe rivelarsi un grave boomerang per le casse della Asl considerando che molti farmacisti non hanno mai intentato un contenzioso giudiziario per il recupero del credito vantato. La conferenza stampa del presidente di Federfarma Michele Di Iorio, si terrà stamani presso la sede di via Toledo. "La nostra situazione, al pari di altre sull'insostenibile situazione dei titolari di farmacia di nuovo alle strette finanziarie per i ritardi nei pagamenti di alcune Asl napoletane. Nel corso della conferenza saranno illustrati dati e cifre delle criticità - non solo economiche - che riguardano le farmacie di Napoli e provincia e le possibili forme di protesta. l'Impignorabilità Del resto, se la Asl da un lato non paga (la Napoli 1 ha arretrati per circa otto mensilità) dall'altro il Consiglio regionale ha decretato la impignorabilità dei beni delle aziende sanitarie irrigidendo non poco i rapporti tra fornitori di beni e servizi e aziende sanitarie. Proprio ieri si è riunita la Quinta commissione Sanità per l'abolizione del comma 2 dell'articolo 25 della Finanziaria regionale che sancisce la impignorabilità dei beni delle aziende sanitarie. Una prima seduta finalizzata soprattutto a formulare le modalità attraverso le quali superare i vizi di incostituzionalità e la palese inapplicabilità della norma. Intanto Federlab Aspat e Confederazione Centri antidiabete hanno inviato una nota alla presidenza del Consiglio dei ministri un atto di invito ad intervenire con massima urgenza e impugnare, per manifesto profilo di incostituzionalità ed incompetenza, l'articolo 25 della Legge Regionale n. 1 del 19 gennaio del 2009. del 06-02-2009 num.

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Petizione per chiedere l'abolizione dei sensi unici (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

il caso Contestata la viabilità all'ospedale ANGELO FRESIA Petizione per chiedere l'abolizione dei sensi unici ALBENGA Più di seicento firme per chiedere al Comune di modificare la viabilità intorno al nuovo ospedale dopo la rivoluzione dei sensi unici scattata ad ottobre. Una delegazione di cittadini albenganesi, guidati da Bruno Balbo di Bastia, ha consegnato in municipio quarantasette fogli, sottoscritti dagli albenganesi critici col nuovo sistema viario. I firmatari chiedono un incontro ai responsabili cittadini della circolazione, per valutare i cambiamenti da apportare per rendere il traffico più scorrevole e sicuro. «È necessaria una riunione in tempi brevi per arrivare ad un radicale ripensamento della viabilità in viale Martiri della Foce e via al Piemonte», spiega il promotore della protesta. La raccolta delle firme è iniziata la settimana dopo l'apertura del nosocomio e ha riscosso l'apprezzamento degli automobilisti. «Perché per i sensi unici non si è scelto il senso inverso, che avrebbe evitato tanta segnaletica e incroci pericolosi?», è stata la domanda posta da Balbo agli amministratori comunali, adesso in attesa di una risposta dai politici albenganesi. «Dopo le prime difficoltà, il nuovo sistema stradale ha cominciato a funzionare a dovere, quindi non credo che i sensi unici possano essere messi in discussione, perché hanno contribuito a diminuire il numero di incidenti in una zona pericolosa», ricorda Romano Minetto, assessore comunale alla viabilità. «Nei prossimi giorni organizzeremo un incontro coi firmatari della petizione, perché siamo interessati ad ascoltare le esigenze e i consigli di chi percorre tutti i giorni quelle strade. Presteremo molta attenzione agli eventuali disagi patiti dagli automobilisti e ci impegniamo fin da subito ad intervenire per ridurre i problemi», assicura l'assessore. A provocare le proteste dei viaggiatori è soprattutto la rotonda all'incrocio tra la strada d'argine e via Noberasco. L'immissione dei veicoli provenienti da via al Piemonte causa infatti inevitabili rallentamenti per il flusso principale, proveniente da Leca. Alcuni conducenti propongono di trasformare via Noberasco in senso unico, per eliminare le code tra l'ospedale e le caserme di carabinieri e polizia stradale. Un altro punto critico di regione Bagnoli è via Benedetto Revelli, aperta al traffico a novembre. La strada è a doppio senso di marcia e potrebbe dare vita ad una serie di incroci pericolosi quando il passaggio dei mezzi si intensificherà. All'incrocio con viale Martiri della Foce, per un centinaio di metri, l'arteria viaria adotta il sistema anglosassone della guida a sinistra, coi veicoli costretti ad abbandonare la corsia di destra.

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Buizza Un impatto pesante (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Edizione: 07/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e provincia Qui Travagliato Buizza «Un impatto pesante» «Molto forte è l'impatto che la Brebemi avrà sul nostro territorio - ha commentato il sindaco di Travagliato Dante Davide Buizza -. In ragione di ciò e del mancato accoglimento di alcune nostre proposte, per noi la battaglia non è ancora finita. Oltre a tentare di ridurre al massimo l'impatto dell'infrastruttura, stiamo cercando di essere il più possibile vicini a tutti i cittadini direttamente interessati e di sollecitare gli Enti ad avere una visione il più possibile realistica del problema». Diversi sono i punti critici del progetto definitivo sui quali il sindaco vuole porre l'attenzione: «Il tracciato della Brebemi scorrerà nel nostro territorio per quasi tre chilometri a nord del centro abitato. Tre sono gli svincoli previsti a Travagliato: uno ad ovest verso la Provinciale 19, uno ad est verso la zona industriale del paese e uno in località Bassolino per il carico e scarico delle acciaierie Stefana di Ospitaletto. Attraverso una delibera del Consiglio comunale dello scorso giugno abbiamo richiesto l'abolizione dello svincolo in località Bassolino e la modifica degli altri due. Mentre la nostra proposta di correzione degli svincoli ad ovest e ad est del paese è stata parzialmente accolta, quella di eliminazione dello svincolo in località Bassolino non è stata presa in considerazione. Non siamo quindi per niente contenti. Non è infatti giusto che venga espropriato territorio travagliatese per dare sfogo ad un'industria, seppur di primario interesse, situata in un altro paese, che paga le tasse a quest'altro paese, Ospitaletto». Alle richieste, non completamente accolte, in termini di variazione del progetto se ne sono aggiunte altre in termini questa volta economici: «In ragione del pesante impatto ambientale dell'opera - ha continuato Buizza -, in un tavolo regionale indetto una decina di giorni fa abbiamo chiesto che in cambio del passaggio dell'infrastruttura Travagliato possa ricevere 10 milioni di euro in denaro, opere pubbliche o di mitigazione. Visto che si tratta di un'opera a scopo di lucro che cambierà radicalmente il territorio dal punto di vista sociale ed economico è giusto che la comunità venga correttamente risarcita. Nessuna risposta è stata però per il momento data a questa nostra importante richiesta». In tema di risarcimenti l'attenzione del sindaco è caduta anche sui futuri espropriati: «Il Comune di Travagliato - ha annunciato - intende proporsi alle altre Amministrazioni comunali interessate dal passaggio di questa infrastruttura nel loro territorio come ente di coordinamento sulla questione degli indennizzi. È infatti nostra intenzione aprire in municipio un apposito ufficio al quale gli interessati, anche residenti in altri comuni, potranno rivolgersi. Vogliamo tutelare i cittadini». Barbara Bertocchi

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Contratti e appalti Brescia in campo (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

IL CONVEGNO. In «Cdc» il trentesimo anniversario dell'Ordine Contratti e appalti Brescia in campo di Andrea Podestani I consulenti del lavoro sono pronti a fare la loro parte anche a Brescia nella certificazione dei contratti d'appalto e a progetto. È questo l'indirizzo emerso ieri nel convegno organizzato in Camera di commercio dall'Ordine provinciale presieduto da Sergio Faini. Nei prossimi 2 mesi sarà predisposta una speciale commissione per il controllo della regolarità di tutti gli accordi di tutte le attività interessate direttamente. La «certificazione dei contratti di lavoro» venne introdotta dalla Legge Biagi nel 2003. Le direttive del ministro Cesare Damiano ai tempi del Governo Prodi (che prevedeva una restrizione dei contratti a progetto, fino addirittura alla possibilità di una loro abolizione) suggerirono tuttavia ad alcuni Ordini, fra cui quello bresciano, di rinunciare alle competenze proprio per la linea restrittiva adottata. I nuovi indirizzi del ministro Maurizio Sacconi (che nel 2003 era sottosegretario) hanno determinato una scelta diversa: i consulenti bresciani affiancheranno con la loro professionalità la direzione provinciale del lavoro, attualmente unico ente attivo in provincia di Brescia nella certificazione. Le novità sono emerse ieri pomeriggio nel corso dell'incontro che ha anche celebrato il trentennale dall'approvazione della legge 12 dell'11 gennaio 1979 che istituì l'Ordine. Oltre a Faini erano presenti i past president del consiglio nazionale Gabriella Perini e Virgilio Baresi, Rosario De Luca, presidente della fondazione studi del Consiglio nazionale e Marina Calderone, attuale presidente nazionale. Ora l'obiettivo è quello di puntare velocemente alla istituzione «dello strumento principale per aggiornare la professione anche a Brescia» come ha evidenziato Faini. «La legge consente già a tutti gli ordini provinciali dei consulenti di poter esaminare e dare il via libera ai contratti - ha precisato il presidente bresciano - . Brescia in un paio di mesi potrebbe già mettersi in moto attivando la apposita commissione necessaria». «La certificazione rappresenta il riconoscimento della professionalità e dell'imparzialità dimostrate dai consulenti - ha aggiunto Virgilio Baresi -, un tempo noti solo come "tenutari dei libri paga" e oggi riconosciuti come specialisti nella consulenza retributiva e contributiva dei lavoratori». «I nuovi strumenti - ha aggiunto il presidente nazionale Marina Calderoni - sono l'esempio di come l'ordine metta al primo posto l'innovazione dei sistemi interni, aggiornandoli ai tempi in corso. La maggior parte degli iscritti alla categoria ha meno di 5 anni di attività come consulente; significa che la media dei professionisti è molto giovane. Un segno di efficacia della formazione continua messa in campo per aggiornare continuamente i servizi».

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aumentano le famiglie in difficoltà (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Sagrado. Diffuso il foglio informativo del Comune. Il sindaco lamenta i mancati trasferimenti statali dopo i tagli Ici Aumentano le famiglie in difficoltà SAGRADO. Con un foglio informativo che sarebbe dovuto essere diffuso nel periodo natalizio, ma che solamente in questi giorni è stato recapitato alle famiglie, l'amministrazione comunale di Sagrado ha riassunto l'attività svolta dall'ente locale durante il 2008. Il sindaco Elisabetta Pian ha colto e ha fatto proprie le difficoltà derivate dalla crisi economica, confermando l'aumento del numero delle famiglie che hanno chiesto aiuti di diverso tipo all'amministrazione e che la stessa ha cercato di assecondare. Sono state infatti promosse - spiega Elisabetta Pian - le misure create dalle istituzioni pubbliche: dalla carta famiglia alla social card e progetti sanitari o sociali, mentre, a carattere locale, sono state destinate risorse comunali per istituire un nuovo fondo per la solidarietà delle famiglie in difficoltà che permetta all'ente d'intervenire con più urgenza nei casi di necessità. Il sindaco sagradino lamenta il mancato trasferimento della quota economica che lo Stato deve in seguito all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, ma e, nel contempo, informa che l'amministrazione ha predisposto numerosi progetti di sviluppo che hanno trovato riscontri finanziari da Regione e Provincia. Il Comune, spiega ancora il sindaco Pian, ha mantenuto in vita il forum Agenda 21 nonostante la Regione, con la nuova legge urbanistica, abbia chiuso le esperienze dei forum locali. Uno dei risultati di questa scelta è stato la redazione, la prima in assoluto per il Comune isontino, del rapporto sullo stato dell'ambiente comunale su cui l'assessore Alberto Boschin ha lavorato alacremente in relazione alla sua specifica delega all'Ambiente. Il sindaco Pian si appella a una maggior coesione per poter superare le difficoltà del momento e della qualità della vita, indicando per esempio la collaborazione quotidiana dell'amministrazione con il numeroso e molto attivo gruppo di associazioni di volontariato, sportive e ricreative che operano alacremente a Sagrado e nelle frazioni di Poggio e di San Martino. Elisabetta Pian, rivolgendosi alle famiglie di Sagrado, conclude il suo intervento dando il benvenuto ai nuovi residenti e ai dieci nuovi nati, di cui quattro maschi e sei femmine. (da.vi.)

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di MARCO PICINOTTI B ERLUSCONI teneva <La Casta> sul comodino. Mentr... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

AGENDA AREZZO pag. 10 di MARCO PICINOTTI B ERLUSCONI teneva «La Casta» sul comodino. Mentr... di MARCO PICINOTTI B ERLUSCONI teneva «La Casta» sul comodino. Mentre Veltroni, ispirandosi al libro, aveva messo a punto un decalogo per il contenimento dei costi della politica. Retaggi della campagna elettorale. Perché Gian Antonio Stella, ieri ospite di un Caffé dei Costanti stracolmo di pubblico (sono stati installati diversi maxischermo perchè tutti potessero vedere), successivamente ha sfornato un nuovo libro, «La Deriva», un volume che racconta cosa succederà se il sistema dei privilegi non dovesse finire. Come dire: repetita iuvant. «Le istituzioni ancora si comportano come se stessimo vivendo negli anni delle vacche grasse e intanto non è stato risolto quasi nulla» dice. Certo, qualcosa è cambiato, titolava un film, «ma solo qualcosina» ha sottolineatoo lapidario Stella che con «La Casta» è stato coautore, insieme con Rizzo, del caso editoriale più importante degli ultimi decenni. Libro al centro del primo appuntamento del ciclo d'incontri «Che cosa succede in Italia» curati da Michele De Mieri, in collaborazione con l'assessorato alla cultura della Provincia di Arezzo. «E pensare ha chiosato il giornalista che sono favorevole all'abolizione di questa istituzione». MA, DICEVA STELLA, è stato fatto solo «qualcosina» perchè se da una parte «in molti hanno iniziato a pubblicare le indennità percepite, dall'altra le istituzioni centrali (Parlamento, Corte Costituzionale, Csm, ecc), hanno speso 100 milioni di euro in più rispetto al 2007». Insomma, come parlare al vento: «Anche perchè la destra ha creduto a torto che a pagare dazio sul problema 'casta' sia stata solamente la sinistra. Ma non si rende conto che prima di tutto la responsabilità è trasversale e che per questo il problema si ripresenterà». Un problema tradotto nel malcontento dei cittadini, una sorta di «fiume carsico» che per il momento si è acquietato sottoterra ma prima o poi riemergerà: «Anche perchè un sentimento collettivo di quell'entità non poteva stare in piedi oltre i due anni altrimenti sarebbe potuta scoppiare la rivoluzione». Intanto però si fa la fila per sentire qualcuno che ha ancora voglia di fare denuncia.

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Abolizione dell'Ici, 400 milioni di rosso (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-02-07 - pag: 23 autore: Enti locali. Per i rimborsi ai Comuni Abolizione dell'Ici, 400 milioni di rosso Gianni Trovati MILANO L'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale è «scoperta» per 424 milioni. A dirlo, per la prima volta ufficialmente, è il ministero dell'Interno nella nota metodologica sui trasferimenti 2009 a Comuni e Province diffusa ieri. Nei mesi scorsi i Comuni hanno certificato una perdita di gettito di 3.027 milioni, ma nelle casse dello Stato ce ne sono solo 2.604 per i rimborsi. Il 14% dell'imposta cancellatadefinitivamente nel maggio scorso è solo una voce nel lungo elenco dei segni meno con cui il Viminale spiega agli amministratori locali i trasferimenti erariali di quest'anno. Altri 313 milioni se ne vanno in nome della riduzione dei «costi della politica », tagliati da una norma della Finanziaria 2008 che in realtà ha generato meno di 15 milioni di risparmi reali. Altri 200 milioni di euro se ne vanno con i tagli orizzontali previsti dalla manovra d'estate, mentre quest'anno sale a 819 milioni la stretta condotta in nome dei fabbricati ex rurali. Che, secondo la previsione più che ottimistica messa a punto con il decreto Visco del 2006 (Dl 262/2006), avrebbe dovuto portare fra 2007 e 2009 oltre due miliardi nelle casse dei Comuni, mentre finora gli introiti si sono fermati a circa un ventesimo della somma stimata. In totale, insomma, le forbici hanno agito su circa 1,7 miliardi, ma va ricordato che il taglio legato agli ex rurali sarà coperto l'anno prossimo dalla Ragioneria, una volta ricevute le nuove certificazioni dagli enti locali. In questo caso, insomma, i Comuni si limitano ad "anticipare" la somma, e possono già considerare la copertura nei preventivi che vanno chiusi entro il marzo prossimo. Anche sulle coperture per l'Ici sull'abitazione principale il quadro non è definitivo (i Comuni, finora senza successo, chiedono il rimborso inte-grale), ma sul punto le istruzioni del Viminale non possono dire molto e si limitano a promettere aggiornamenti «tempestivi» se cambierà qualcosa. In ogni caso, con il freno ai trasferimenti il Governo «blinda» per ora circa 900 milioni, cioè i due terzi della somma chiesta per il 2009 con il Patto di stabilità.

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L'utilità della Provincia (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

ROVIGO AGENDA pag. 19 L'utilità della Provincia Gianni Nonnato sul ruolo dell'istituzione «SONO tra coloro che trovano ancora utili le Province. Con minori deleghe, più definite e complementari agli altri livelli. Con funzioni pianificatorie e di governo di un territorio vasto ed omogeneo. In un organico ridisegno della pubblica amministrazione e non con un'abolizione solo elettoralistica. Più incidente potrà essere l'unificazione di molti comuni che hanno la dimensione del viale di una città e che producono servizi inefficienti, insufficienti e ad alti costi. Vorrei, tuttavia, una Provincia che avesse un progetto strategico rispettoso delle vocazioni del territorio e che fosse contro ogni ipotesi di polo energetico. Una Provincia che favorisse davvero il superamento dei localismi ed il risparmio del territorio, ma anche la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, del paesaggio, della storia e della cultura locale. Che tenesse direttamente più conto dei cittadini e dei consumatori piuttosto che dei vari centri di potere che spesso pretendono di rappresentarli a fini elettorali. Che fosse espressione di una efficienza organizzativa e burocratica, oggi concretamente possibile e misurabile con i moderni strumenti tecnologici ed informatici. Che si dotasse di un sistema contabile e di un controllo di gestione moderni ed efficaci. Che sapesse misurare il merito nella gestione delle risorse e del capitale umano e non si affidasse alla cultura paternalistica, fonte solo di privilegi e di ingiustizie, oltre che di inefficienza e danni. Che evitasse i viaggi inutili, le vuote liturgie ed i tagli dei nastri. Che non facesse solo del convegnismo, ma sapesse produrre idee e atti coerenti. Che dovesse pure risultare la Casa dei Comuni, ma che non diventasse il Casino dei Comuni, dove Sindaci ed Assessori pretendessero di trovare sempre notarile risposta anche a richieste di sapore personalistico. Che si dotasse di un Presidente intelligente, colto, autorevole ed in grado di essere garante e stimolo propositivo per ammendare l'impronta strategica, oltre che della trasparenza come metodo. Che rifiutasse collaboratori mediocri e furbi. Di garanzia nel coniugare il lavoro delle diverse aree e le iniziative degli assessori in un clima di lealtà e correttezza. Che avesse il coraggio di assumere anche scelte impopolari se utili al Polesine. Che sapesse ben distinguere tra il concetto di sviluppo economicistico e quello di crescita sociale e territoriale in un contesto di eccellenze. In sostanza che fosse in grado di lasciare un'impronta positiva ed un ricordo riconoscente. L'America sogna. Per noi ancora incubi ?» Gianni Nonnato Ex Assessore Provinciale

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Casini: <Niente ricatti dal Carroccio> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: REGIONE - data: 2009-02-07 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE A Padova Casini: «Niente ricatti dal Carroccio» PADOVA — «No ai ricatti della Lega, no agli studi di settore, sì al federalismo fiscale e al partito dei sindaci». Sono queste le parole d'ordine del leader dell'Udc Pierferdinando Casini che, accompagnato dal capo della segreteria politica Antonio De Poli, ieri ha incontrato a Padova una rappresentanza dei sindaci del 20 per cento. All'incontro non poteva mancare il leader del movimento, il vice sindaco di Crespano del Grappa Antonio Guadagnini, pure Udc. L'appuntamento padovano di Casini si trasformato però in una lunga requisitoria contro la Lega Nord. «Ai ricatti non ci stiamoha tuonato il leader centrista-. A chi ci dice o votate il federalismo fiscale o niente alleanze locali, noi rispondiamo: siamo disposti a discutere il dispositivo prima che arrivi alla Camera ma, se non verranno accettati i nostri emendamenti, voteremo contro e non abbiamo certo paura di correre da soli». Nel qual caso De Poli si dice pronto a candidarsi in Provincia a Padova, mentre a Padova potrebbe scendere in campo l'eurodeputato Iles Braghetto.Nei prossimo giorni Casini dovrebbe incontrasi con il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: «Noi siamo favorevoli al federalismo, purché ci dicano come verrà suddiviso il debito pubblico, che fine faranno le Regioni a statuto speciale, come verranno suddivise le competenze. Vanno appoggiate battaglie concrete, come quelle dei sindaci che si battono per l'Irpef o l'abolizione degli studi di settore. Dei dispositivi contro i quali, quand'era all'opposizione, la Lega minacciava lo sciopero fiscale, la stessa Lega che oggi preferisce starsene muta». Leader Pierferdinando Casini si è detto disponibile a discutere il federalismo

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Listino, l'Mpa contro Forza Italia (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2009-02-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Regione è sempre più scontro aperto nel centrodestra sulla legge elettorale Listino, l'Mpa contro Forza Italia NAPOLI — No all'abolizione del listino e all'eliminazione della soglia di sbarramento. Questi i due punti principali che Forza Italia intende sostenere in consiglio regionale. Lo annuncia Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia e coordinatore di Fi in Campania, confermando la spaccatura nel centro-destra ipotizzata ieri dal Corriere. «Bisogna elevare la soglia di sbarramento — dice Cosentino — per andare davvero verso il bipartitismo e conservare il listino, senza depotenziare i partiti. Intorno a queste proposte vogliamo aggregare in consiglio le altre forze». Cosentino si riferisce in primo luogo ad An che in commissione ha votato a favore della riforma. Forza Italia ha depositato le proposte di modifica della legge approvata in Commissione, come confermato dal capogruppo in consiglio regionale Paolo Romano. Sulla soglia di sbarramento, Cosentino precisa che «alzarla è una necessità anche per garantire la governabilità di una regione che ne ha profondo bisogno». Salvatore Ronghi, portavoce regionale dell'Mpa, commenta: «Chi sostiene che la legge elettorale approvata in Consiglio regionale abbassa la soglia di sbarramento e favorisce le clientele fa delle affermazioni non veritiere. La legge non interviene affatto sulla soglia di sbarramento, che resta quella attuale, ma cancella il listino presidenziale che, da sempre, è un mero elenco di privilegiati, amici e clientes incapaci di raccogliere democraticamente il consenso. è un vero peccato che Fi abbia perso una importante occasione per dimostrare la sua coerenza, tenuto conto che l'abolizione del listino era la battaglia politica dell'intero centrodestra». Sulla legge elettorale interviene anche Marcello Di Caterina (Pdl): «Condivido le perplessità di Cosentino in merito all'abolizione del listino e della soglia di sbarramento. Ad esse va aggiunta la considerazione che, con l'eventuale approvazione della riforma, verrebbe sicuramente penalizzata la presenza delle donne nel consiglio regionale». Stefano Graziano, deputato del Pd, ritiene che «la soluzione adottata è quella giusta. Personalmente preferisco il metodo proporzionale con preferenze, tuttavia, dinanzi ad una regione come la Campania continuamente in crisi, forse sarebbe stato utile riflettere su una legge elettorale che prevedesse collegi uninominali con quota di recupero proporzionale scelta tra i migliori perdenti a favore del candidato presidente che vince. Ciò si pone a metà tra la scelta delle preferenze e la lista bloccata». S. P. Salvatore Ronghi «La legge non interviene affatto sulla soglia di sbarramento, ma cancella il listino presidenziale, da sempre elenco di privilegiati, amici e clientes»

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<Hanno ragione, difendono la loro terra e il loro popolo> (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2009-02-07 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Stefano Candiani, segretario del Carroccio a Varese «Hanno ragione, difendono la loro terra e il loro popolo» DAL NOSTRO INVIATO VARESE — Più che la ragion di Stato potè la ragion di partito: il referendum di domani, che rischia di colpire anche i frontalieri lombardi, è promosso in primis dalla Lega dei ticinesi. E che fa la Lega di Umberto Bossi? «Dice che i nostri colleghi elvetici hanno ragione: difendono gli interessi della loro terra e del loro popolo come più spesso dovremmo fare noi»: Stefano Candiani è il segretario del Carroccio di Varese, provincia che assieme a Como è la principale tributaria della manodopera oltreconfine. Eppure la possibilità che molti varesini possano perdere opportunità di lavoro in seguito a una vittoria degli antieuropei non lo angustia. «Prima di tutto — esordisce — la Svizzera dimostra di essere una nazione seria, perché per decisioni importanti come questa si affida al volere dei cittadini. In secondo luogo i promotori del referendum dimostrano di aver a cuore gli interessi del popolo che devono tutelare». Però gli interessi del popolo elvetico in questo caso confliggono con quelli che dovrebbe tutelare la Lega Nord. Come la mettiamo? «In caso di abolizione dei trattati bilaterali si riaprirebbe una tavolo di confronto tra Svizzera e Ue; in quella sede, sono convinto, gli interessi dei lombardi potranno essere fatti valere. Perché i nostri amici della Lega dei Ticinesi non sono spaventati dai varesini o dai comaschi quanto dall'arrivo di immigrati di altre nazionalità. Così come sono convinto che apprezzino la serietà dei lombardi mentre guardano con sfiducia a realtà come Roma o Catania dove gli amministratori mandano in bancarotta le città. Ecco, noi lombardi dovremmo guardarci da loro, anziché dai ticinesi». C. Del. Lumbard Stefano Candiani, segretario del Carroccio di Varese

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pronti alla sfida delle riforme (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 6 - Pordenone «Pronti alla sfida delle riforme» È il messaggio lanciato ieri dal settore sanità della Cisl IL VENERDÌ DEI CONGRESSI Paolo Florean confermato, ieri allo Ial, al vertice della segreteria della Fps Tra le priorità dell'azione sindacale anche pubblico impiego ed enti locali di ELENA DEL GIUDICE Macchè fannulloni: i dipendenti pubblici sono pronti ad affrontare la sfida della riforma della pubblica amministrazione. La domanda vera è: la pubblica amministrazione lo è altrettanto? Questo insieme a federalismo, sanità, sociale, i temi del congresso della Fp Cisl. Una grande categoria, che comprende dipendenti di comuni, provincia, regione, sanità, enti locali, comunità montane, agenzie fiscali. In un'unica parola: pubblico impiego. E se grande è la categoria, sono grandi e importanti i problemi di questi lavoratori, attaccati dal ministro di riferimento che li ha definiti "fannulloni", spesso attaccati dai cittadini per disservizi e risposte mancate che andrebbero imputate ad altri, in prima linea a garantire qualità e quantità del servizio sanitario. Su tutti questi argomenti si è soffermato ieri, nella sala convegni dello Ial di Aviano, Paolo Florean, segretario uscente - e confermato - della Fp-Fps Cisl. Dito puntato contro le disomogeneità di trattamento economico in sanità: «Un operatore sociosanitario che lavora in una casa di riposo come dipendente di una cooperativa - ha ricordato Florean - prende 800 euro il mese; tra la sua paga oraria e quella di un altro Oss alle dipendenze di un'azienda sanitaria o ospedaliera, ci sono 3 euro di differenza. Ma il lavoro svolto è lo stesso». Sono disparità inaccettabili, generate anche dal criterio principe per le gare d'appalto: il massimo ribasso, che fa sì che per contenere i costi si agisca anche sui salari. Restando in tema di sanità, Florean ha ribadito «che l'emergenza sanitaria deve essere garantita con criteri omogenei sull'intero territorio provinciale». E quindi sì all'ambulanza a Cimolais, ma sì anche a quella della Val Tramontina. E in più una proposta: se il servizio del 118 deve essere omogeneo, allora anche l'organizzazione della centrale deve essere unica. Chiara la posizione della Cisl anche sull'ospedale di Pordenone, con il sostegno al progetto del nuovo nosocomio provinciale; ma altrettanto chiara la considerazione che, se si vogliono liberare risorse per il territorio, è necessario riorganizzare la rete ospedaliera provinciale. Sempre in relazione alla sanità, Florean ricorda le contraddizioni che esistono «come un eccessivo numero di stabilimenti, una cattiva distribuzione di posti letto ancorati ai primari, una squilibrata composizione degli organici (troppi medici, pochi infermieri, poco personale di assistenza». Sulle liste d'attesa non serve una legge «ma è indispensabile rivedere il ruolo e la rete dei medici di medicina generale». Sulle semplificazioni, Florean concorda sull'abolizione delle Aster. E infine, in considerazione della crisi in atto, «stupisce che dei costi della politica non si parli più».

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CI OPPONIAMO ALL'ABOLIZIONE DEL LISTINO: è L'UNICO STRUMENTO IN GRADO DI GARANT... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (City)" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

«Ci opponiamo all'abolizione del listino: è l'unico strumento in grado di garantire l'elezione delle donne. La formazione di liste con almeno un terzo di rappresentanti femminili non basta». È chiaro e diretto il messaggio di Nicola Cosentino, coordinatore campano di Forza Italia. In consiglio regionale, dice il sottosegretario all'Economia, «ci batteremo per modificare la legge elettorale messa a punto in commissione Statuto» che elimina il premio di maggioranza (attraverso il quale si eleggono 12 consiglieri su 60). Forza Italia, dunque, va avanti senza l'appoggio degli esponenti di An (favorevole alla riforma) a cui rivolge un accorato appello: «Ci auguriamo - auspica Cosentino - che cambino idea e sostengano la nostra posizione». Rilievi vengono mossi, inoltre, sulla scelta di non modificare la soglia di sbarramento attuale (il 2% per le liste collegate alle coalizioni). «È necessario portarla al 4% seguendo la tendenza nazionale - spiega - per mettere fine al multipartitismo che finora ha contribuito all'ingovernabilità causando danni irreparabili. Si pensi all'emergenza rifiuti e al deficit di infrastrutture». Scelte da contrastare, dunque, perché «frutto dello scontro interno al Pd tra D'Alema e Bassolino, che puntano al ritorno dei vecchi schemi ulivisti, e Veltroni che guarda avanti». Dello stesso avviso il capogruppo regionale Paolo Romano: «Lasciare tutto alle preferenze significa dare il via libera alle pratiche clientelari già note». Quanto alle possibili alleanze con la Lega Nord, Cosentino non si sbilancia: «È sempre positivo quando si creano aggregazioni, ma dobbiamo stare attenti a uscire dalla logica del multipartitismo». Al fianco del partito di Berlusconi si schiera anche Fiorella Girace, ex dirigente di Emily e oggi esponente del Pd e presidente della commissione Pari opportunità della Regione Campania: «Siamo con Forza Italia, la proposta della commissione Statuto non garantisce la democrazia. La presenza delle donne in Consiglio, peraltro, consentirebbe un reale rinnovamento della politica. Siamo pronte a iniziative eclatanti per far valere i nostri diritti». ger.aus.

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Casini: senza modifiche no a questo federalismo (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Province

Casini: senza modifiche no a questo federalismo «Faremo proposte e dialogheremo col governo a partire da Calderoli. Ma non accettiamo ricatti su riforme fuori controllo» Sabato 7 Febbraio 2009, Padova NOSTRO INVIATO Un partito che ha il federalismo nel Dna. Che non lo ha votato al Senato perché vuole vederci chiaro. Un partito che non ha paura di correre da solo alle prossime elezioni. Un partito che guarda con attenzione al movimento dei sindaci "per il 20% dell'Irpef". Pier Ferdinando Casini, il leader dell'Udc arriva all'hotel Crowne Plaza di Padova sotto una pioggia battente, resti di un grosso sigari in mano, a fianco l'onorevole Antonio De Poli. Un pomeriggio tutto Veneto, con l'occhio a quello che accade a Roma. E con la voglia di far vedere ai veneti accorsi che lo scudo crociato sul logo dell'Udc è ancora un valore forte. Prima coi giornalisti , poi con i sindaci, quindi con i rappresentanti delle categorie produttive e sociali e alla fine con i propri iscritti. Un tour de force sempre in primo piano. Casini, che farete alla Camera col Federalismo? «Senza modifiche voteremo ancora no. Non possiamo accettare ricatti di alcun genere su questo tema. Il Federalismo non può moltiplicare i centri di spesa, diventare confusione istituzionale». Che deve fare? «Incaricarsi di dare risposte concrete: chi si accollerà il debito pubblico dello Stato italiano? Come saranno trattate le regioni a statuto speciale? Noi vogliamo risposta ad una semplice domanda: cosa faranno regioni e comuni e con quali risorse?». Invece finora? «Si è anteposto le risorse al tema delle competenze. Il governo non può rinviare a provvedimenti futuri. Il governo deve risponde oggi, alla Camera dei deputati. Abbiamo chiesto a Tremonti quanto costi il federalismo. Il ministro dell'Economia ha risposto - con onestà - che non era in grado di quantificare nulla». Quindi? «Abbiamo detto che questo Federalismo non poteva essere varato a cuore leggero perché il massimo responsabile delle Finanze non era in grado di dare la risposta prorioritaria, cioè quanto costa». Che farete? «Riproporremo le domande alla Camera dei deputati, presenteremo emendamenti e dialogheremo col governo, a partire da Calderoli. Vogliamo risposte. Senza, confermeremo il nostro no. E non ci interessa nulla il ricatto politico che viene fatto sul territorio ai nostri amministratori...». Perchè? «In passato abbiamo già fatto scelte difficili, e molti per comodità ci hanno abbandonato ma due milioni e 200 mila hanno accettato la scomodità della nostra posizione; hanno accettato cioè di perdere il potere. Non cerchiamo la solitudine, siamo disponibili alle alleanze, ma sulla base di serietà e non di equivoci». Cosa non vi si può dire? «Se fate così, noi non faremo alleanze: questa non è una risposta, ma una minaccia. Le risposte le attendiamo. Le minacce ci lasciano indifferenti». C'è un problema "vero"? «Sì, E non è il rapporto tra la Lega e Udc, ma tra Lega e Pld. Scontro durissimo che nel Veneto ha avuto un prologo molto chiaro in questi mesi. Noi diamo semmai fastidio anche perchè chiediamo concretezza; noi che diciamo che il bipartitismo non serve al nostro Paese...». Su che cosa altro attendete risposte? «Sugli studi di settore che erano stati concepiti in epoca di sviluppo. Adesso le piccole aziende non possono affrontare una crisi economica così se non si rimuove questo macigno. Ricordo che la Lega, nel 2007, aveva proposto uno sciopero fiscale su questo. Magari adesso condivide gli studi di settore». I rapporti in regione Veneto... «Con i nostri assessori condividiamo la guida della Regione, in base al giudizio positivo che diamo delle scelte del presidente Galan. Cambiassimo opinione non appoggeremo Galan...Siamo d'accordo con i suoi atti. Siamo d'accordo col Governatore anche quando dice che il decreto sicurezza, in ordine alla obbligatorietà della denuncia degli extracomunitari illegali per i medici è un vero e proprio obbrobrio. Una questione che ci riporta al primitivismo. E rischia di creare guai enormi per collettività». Che lezione ne viene? «Questo dimostra quanto gravi siano le decisioni prese in modo emotivo: il compito della politica non è eccitare gli animi ma risolvere i problemi. Il ministro dell'Interno ha detto che vuole essere cattivo: credo che debba invece semplicemente essere giusto. Come chiediamo allo Stato». Abolizione delle Province? «In campagna tutti contro. Oggi non ne parla nessuno perchè la Lega dice che non si aboliscono. E perchè un governo di destra tratta peggio che il governo con Rifondazione la liberalizzazione dei servizi pubblici locali?». Il provvedimento anticrisi? «Si deve fare di più, soprattutto per gli ammortizzatori sociali». Alle Europee che accadrà? «Sempre detto che non ci interessavano gli sbarramenti ma consentire ai cittadini di scegliere i propri parlamentari: siamo contenti». Adriano Favaro

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PETROLIO L'Opec taglierà la produzione a marzo L'Opec è intenzionato a fis... (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 08-02-2009)

Argomenti: Province

Edizione: 08/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia PETROLIO L'Opec taglierà la produzione a marzo L'Opec è intenzionato a fissare un ulteriore taglio della produzione di petrolio nell'incontro previsto a marzo, per far risalire gradatamente il prezzo del petrolio a una media di 70 dollari a barile. Ad annunciarlo è il ministro iracheno del Petrolio, Hussain al-Shahristani. FISCO Scoperta su e-Bay rivendita abusiva cellulari La Guardia di Finanza di Gorizia ha concluso un'operazione nel contrasto dell'evasione fiscale denunciando una persona che aveva aperto una sorta di «rivendita» abusiva di cellulari e accessori, attraverso il sito «e-Bay», occultando guadagni per 600mila euro, ma è stato scoperto e denunciato dalla Guardia di Finanza di Gorizia. L'uomo residente in provincia di Gorizia e completamente sconosciuto al Fisco, era riuscito a concludere sul sito internet di e-commerce oltre 26.850 transazioni di materiale non denunciato alla Dogana. ICI PRIMA CASA Secondo l'Ancot favorisce i ricchi Il beneficio derivante dall'abolizione dell'Ici per l'abitazione principale «sembra essere direttamente proporzionale al tenore di vita familiare». Lo afferma in una nota l'Ancot, l'Associazione Nazionale Consulenti Tributari. A beneficiare dell'esenzione è il 50% delle famiglie italiane ma la quota scende al 34% se si considerano le famiglie meno abbienti e sale al 63% se si considerano quelle più facoltose. BNP PARIBAS Pronta a rinunciare a Fortis Bnp Paribas è pronta ad «abbandonare il campo» su Fortis se non ci saranno progressi per la sua offerta su parte delle attività. Lo ha detto l'amministratore delegato di Bnp, Baudouin Prot. Gli azionisti di Fortis sono chiamati a votare l'11 febbraio sulle acquisizioni proposte da Bnp Paribas. MADE EXPO In 200mila per la fiera di Milano È stata superata quota 200.000 visitatori, con un incremento del 17% rispetto all'anno scorso, a Made Expo, salone dedicato al mondo delle costruzioni, che chiude oggi a Fieramilano. Oltre 19.000 i visitatori stranieri (+19%). IN SICILIA Un golf resort da 150 milioni di euro Un investimento di 150 milioni di euro, di cui 107 privati, che insieme a 500 dipendenti porteranno occupazione per 5mila persone nell'indotto, in un resort nei pressi di Sciacca di 220 ettari, con 1,8 chilometri di litorale che sarà il più grande d'Europa. Un complesso alberghiero a 5 stelle, con uno campo da golf che potrà ospitare complessivamente 640 turisti, e che già il 29 maggio sarà operativo. GM Un piano con oltre 5.000 licenziamenti General Motors sta preparando un piano che prevede migliaia di licenziamenti, fra cui quelli di molti colletti bianchi, nello sforzo di approntare i risparmi necessari a mantenere i 13,4 miliardi di dollari di aiuti ricevuti dallo Stato. I licenziamenti potrebbero superare le 5.000 unità, come già accaduto lo scorso anno. EASY-JET I passeggeri aumentano del 2,8% Aumentano i passeggeri della EasyJet. A gennaio 2009 sono stati 2.839.617 rispetto ai 2.761.583 dello stesso mese dell'anno precedente (+2,8%). Il load factor è stato del 75,7%, con un incremento di 3,7 punti percentuali rispetto al gennaio del 2008. Nei 12 mesi chiusi a gennaio 2009 i passeggeri sono stati 44.661.510, contro i 38.422.844 (+16,2%) dello stesso periodo dell'anno precedente.

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domani (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina 10 - Regione DOMANI DOMANI PESCANTE INCONTRA MASCI Il Commissario per l'organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, Mario Pescante, sarà a Pescara, nella sede della Regione, nel pomeriggio di lunedì, per incontrare l'assessore allo sport Carlo Masci per fare il punto della situazione. PDL IN CONSIGLIO DI MATTEO VICECAPROGRUPPO Il consigliere regionale Emiliano Di Matteo, 38 anni, avvocato eletto nella circoscrizione di Teramo, è il vice capogruppo del Pdl in Consiglio regionale. La decisione è stata presa nel corso di una riunione della maggioranza di centrodestra alla Regione che si è svolta nel pomeriggio all'Aquila. MONTESILVANO AGEVOLAZIONI ENERGIA A cura dell'Anci, l'associazine nazionale comuni italiani, martedì 10 febbraio alle 9,30 presso Palazzo Baldoni in Piazza Indro Montanelli di Montesilvano si terrà un incontro con le amministrazioni comunali delle Marche, dell'Abruzzo e il Molise per mettere in fase le procedure necessarie per attivare le agevolazioni sulle tariffe di energia elettrica a favore dei cittadini in condizioni di disagio economico o costretti ad alti assorbimenti di energia elettrica nelle rispettive abitazioni per il funzionamento di apparecchiatura indispensabili per la salvaguardia della vita. ABOLIZIONE ICI PRIMA CASA ABRUZZO, 171 EURO A FAMIGLIA A godere dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa sono più le famiglie abbienti che quelle con maggiori difficoltà economiche: in totale beneficiano dell'esenzione il 50% delle famiglie italiane ma la quota scende al 34% se si considerano quelle meno abbienti e sale al 63% se si considerano quelle più facoltose. Il dato emerge da un'indagine Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari). Per le famiglie abruzzesi il risparmio medio è di 171 euro. Sono invece le famiglie della regione Lazio che, con un risparmio medio ciascuna pari a 304 euro si aggiudicano il primo posto in Italia per l'ammontare dell'agevolazione.

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Un terreno incendiato che aspetta protezione (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-02-2009)

Argomenti: Province

LUMEZZANE Un terreno incendiato che aspetta protezione C'è una importante legge di tutela, la 353 del 2000, che per impedire gravi sommatorie di danni impone di vietare la caccia per 10 anni (oltre che il pascolo e qualsiasi intervento edificatorio) sui terreni che sono stati attraversati dagli incendi. È una norma in vigore da tempo, eppure nel territorio comunale di Lumezzane è stata ignorata per quasi un anno. E adesso Lega abolizione caccia, Wwf e Legambiente Franciacorta hanno deciso di usare metodi più convincenti per farla rispettare. Stiamo parlando degli «esiti» di un gravissimo incendio boschivo che nell'aprile dell'anno scorso aveva incenerito 800 ettari di territorio in località Cocca di Bione, nel territorio lumezzanese. Già nell'estate dello scorso anno le medesime associazioni avevano segnalato il problema al Comune, al corpo forestale dello Stato e alla Provincia, affinché quest'ultima in particolare adeguasse il calendario venatorio vietando appunto la caccia sui terreni bruciati; solo che non è successo nulla, e se in tutti questi mesi il Comune non ha neppure attuato la tabellazione dell'area indicante il divieto, nella stagione venatoria appena conclusa qui si è sparato tranquillamente. E adesso? Per conto delle associazioni citate, l'avvocato Pietro Garbarino ha diffidato l'amministrazione comunale valgobbina a provvedere finalmente alla tabellazione, proteggendo realmente una fetta di territorio per favorirne una rinaturalizzazione senza ostacoli. P.BAL.

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l'abolizione dell'ici? risparmio di 179 euro (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Province

Pagina V - Torino La curiosità L´abolizione dell´Ici? Risparmio di 179 euro L´abolizione dell´Ici? Le famiglie piemontesi un po´ ci hanno guadagnato: in media 179 euro ciascuna, tra quelle che hanno beneficiato della misura, una delle prime messe in atto dal governo Berlusconi. Il calcolo è stato fatto dalla Ancot, l´Associazione nazionale dei consulenti tributari, che però nella sua indagine fa notare come esista «una maggiore incidenza del provvedimento nel caso delle famiglie con un reddito più elevato». Questo perché a beneficiare dell´esenzione è il 50% delle famiglie italiane, ma la quota scende al 34% se si considerano le famiglie meno abbienti e sale al 63% se si considerano quelle più facoltose. Il risparmio ottenuto dai nuclei familiari del Piemonte è in linea con la media nazionale di 171 euro, ma risulta essere quasi la metà rispetto ai 304 euro medi a famiglia fatti registrare dal Lazio. Proprio la regione della Capitale è quella che più ha goduto degli effetti dell´abolizione: ha raccolto il 18% dei benefici, mentre il Piemonte si è fermato all´8%. In territorio sabaudo a giovarsi della misura è stata una famiglia su due.

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ASCOLI Le Province? Aboliamole. Avanti con le unioni dei Comuni sul modello della Germania... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Marche)" del 08-02-2009)

Argomenti: Province

Domenica 08 Febbraio 2009 Chiudi ASCOLI «Le Province? Aboliamole. Avanti con le unioni dei Comuni sul modello della Germania». C'è anche la firma del deputato ascolano Amedeo Ciccanti (Udc) nella proposta di legge presentata dal partito centrista per la soppressione delle Province. Il primo autografo è dell'on. Pierferdinando Casini, già presidente della Camera, seguito da quella del segretario nazionale Lorenzo Cesa e dagli altri deputati dell'Udc. «Le Province costano 16,5 miliardi di euro all'anno dice l'on. Amedeo Ciccanti Con l'abolizione non risparmieremo questa cifra, ma almeno ci sarà una diminuzione annua di 115 milioni di euro per la spesa degli organi istituzionali. La nostra proposta di legge prevede il passaggio delle funzioni ai Comuni destinati a mettersi insieme grazie alle unioni. Si tratta del cosiddetto modello "tedesco" che anche la Spagna vuole seguire». Ma quante possibilità ci sono per arrivare alla chiusura di questi enti? «Il programma del Pdl dice sempre l'on. Ciccanti prevedeva l'abolizione di questi enti, mentre il Pd proponeva la chiusura di quelle (in totale 9) che ricadono in un'area metropolitane. Il ministro Roberto Maroni rispondendo ad un "question time" parlamentare ha detto che fino a quando ci sarà lui le Province non si toccheranno e che, al contrario, si rafforzeranno. Le sue parole quindi hanno messo una "pietra tombale" almeno per questa legislatura sull'eliminazione delle Province. Per arrivare al risultato finale, inoltre, serve anche una legge costituzionale che ha un iter abbastanza complesso e lungo». In Parlamento c'è anche un'altra proposta di legge presentata da un parlamentare ligure del Pdl per procedere all'abolizione delle Province.

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Passante di Mestre, yes we can (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 09-02-2009)

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L'inaugurazione del Passante di Mestre, una grande opera inserita da Silvio Berlusconi fra le priorità delle infrastrutture necessarie a rilanciare l'Italia è una realtà: 32 chilometri e mezzo, costati meno di un miliardo, realizzati in meno di quattro anni. Era prima dell'ultimo ultimo governo Prodi, ricordate? Quante polemiche sulle grandi opere berlusconiane, sulla legge-obbiettivo, quanti attacchi feroci dale centrosinistra e dalla sinistra, dai verdi e dai comitati. L'Italietta del no era insorta compatta contro i cantieri. Inutile rivangare. Già, perché il Passante di Mestre è una realtà, serviva al Veneto e tutto il Nord Est ed è stato fatto. Quel taglio del nastro di ieri con il premier Berlusconi e il governatore del Veneto Galan sorridenti, le strette di mano alle maestranze col caschetto giallo non sono uno slogan. "L'Italia del fare" non dovrebbe essere considerato un slogan (come fa la sinistra) ma una realtà per un Paese che investe nel futuro e nella sua modernizzazione. Per un paese che ha necessità di puntare sulle infrastrutture al servizio delle imprese, del lavoro, della competitività, dei cittadini. E che cerca di farlo fra mille ostacoli politici, burocratici, finanziari e dopo anni di ritardi che sembrano incolmabili rispetto al resto d'Europa. Fa bene Berlusconi a insistere. Stato, Regioni, enti locali in Veneto hanno dimostrato che esiste un altro modo di declinare il veltroniano "yes we can". Quattro anni fa quattro anni fa ero a Roma e dopo la firma dell'intesa per il Passante fra gocerno e regione, Galan mi prese a braccetto e mi disse: "Guarda Alberto, che il Passante è indispensabile e si farà. Non si ripeterà la storia dei cantieri che aprono e non chiudono mai. I soldi ci sono e quella "strada" la faremo". Certo, la strada dal percorrere è ancora lunga e difficile : c'è da completare la Tav, da finire la Salerno-Reggio Calabria, il Mose, le metropolitane per Roma e Milano, l'Expo 2015 e quant'altro indicato nel piano delle "Centro grandi opere". Ci sono 16,6 miliardi stanziati dal Cipe, nel servono ancora più di 100 per raggiungere i 125 miliardi necessari a realizzare il piano che il premier si è impegnato a reperire nei prossimi anni. Il Passante è un esempio che si può fare: indica un metodo, un percorso. Il Ponte sullo Stretto di Messina è il simbolo più eclatante del piano e quello più osteggiato. Mi domando: ma perché quando ad esempio il Giappone o la Danimarca costruiscono mega-ponti sono un esempio positivo, fanno notizia in tutto il mondo e se lo fa l'Italia no? Resta un mistero o forse no, se si legge questa storia in chiave squisitamente "politica". Scritto in Varie Non commentato » (1 votes, average: 1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Jan 09 Di Pietro tribuno senza popolo Antonio Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato. L'iscrizione è un atto dovuto dopo la denuncia presentata dal presidente dell'Unione delle Camere Penali Oreste Dominioni e del vicepresidente Renato Borzone e fa riferimento alla manifestazione tenuta dal leader dell'Idv in piazza Farnese, a Roma, durante la quale fu esposto uno striscione che faceva riferimento a una presunta non terzietà di Napolitano. (Ansa, 3 febbraio) Di Pietro 1. È il sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a manifestare?», si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una piazza «può essere accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo dello Stato), prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di Pietro afferma poi che questa critica è «fatta del tutto rispettosamente». Quindi conclude: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia molto - dice in una nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto, il comunicato del residente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di Pietro - deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato (forse) alle estreme conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il giudizio sul Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video). Dal palco, l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più grave colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola, "mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore). Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano) verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima. Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. I COSTITUZIONALISTI: "IPOTIZZABILE IL REATO DI VILIPENDIO" - Leggi Il demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco. L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto E TONINO NON RISPONDE A QUESTE DOMANDE SU NAPOLI Scritto in Varie Commenti ( 152 ) » (35 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Jan 09 Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti ( 31 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 50 ) » (16 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid. E nemmeno Londra (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. AGGIORNAMENTO DEL 2 FEBBRAIO 2009 (SENZA COMMENTO) *MALTEMPO/ LONDRA NEL CAOS PER TEMPESTA DI NEVE Bloccato Heathrow, sospeso servizio bus Londra, 2 feb. (Ap) - Aeroporti bloccati e trasporto pubblico nel caos a Londra dopo la tempesta che ha lasciato la capitale britannica sotto 10 centimetri di neve. le due piste dell'aeroporto di Heathrow sono state chiuse e oltre 250 voli cancellati, dopo che un apparecchio della Cyprus Airlines è uscito dalla pista di rullaggio senza che vi fossero danni o feriti; sospesi i voli anche al London City Airport mentre pesanti ritardi si sono registrati negli scali di Gatwick e Stanstead. In città è stato sospeso il servizio di autobus mentre ritardi e sospensioni interessano invece metropolitana e treni regionali, dopo che in alcuni punti del sudest dell'Inghilterra sono caduti 25 centimetri di neve. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (9 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (12 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (12 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 119 ) » (28 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (42 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (32 votes, average: 2.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (60) Ultime discussioni Ely: A proposito di vendola ho letto sul corriere della sera on line un articolo su una sua decisione per la Puglia... Alberto Taliani: Caro Nico, quello che dice è vero: gli spazy della privacy del cittadino (qualunque) si stanno... Nico: Caro Taliani, in che senso le intercettazioni vengono usate contro? In effetti il Sig. Masi solleva un... voce nel deserto: Oeramai Di Pietro può parlare solo allo specchio ed applaudirsi.Non gli crede più nessuno. federico: gli italiani non vogliono piu' questo governo, pero' la democrazia impone il rispetto delle... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Eluana, il direttore dell'Asl in procura Ddl al Senato: è corsa contro il tempoUe: "Entro febbraio il vertice straordinario per la crisi economica"La recessione piega Ferrè: probabile bancarottaBrescia, 4 minorenni stuprano una 14enneVeltroni: "Berlusconi non andrà mai al Colle"Bancarotta della Micop: sei anni per CoppolaLa sfortuna? 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Provincia Novara: "valida per almeno tutto il mese di febbraio la tariffa unica su treni e bus" (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 09-02-2009)

Argomenti: Province

Provincia Novara: "valida per almeno tutto il mese di febbraio la tariffa unica su treni e bus" (9/2/2009 10:05) | (Sesto Potere) - Novara - 9 febbraio 2009 - Sarà valida per almeno tutto il mese di febbraio la tariffa Piemonte Integrato, che consente di viaggiare con un biglietto unico su treni e autobus La tariffa, per quanto riguarda la provincia di Novara è riferita in particolare alla tratta Novara-Varallo. Come si ricorderà la Provincia di Novara si era duramente opposta all'abolizione e si era schierata al fianco della Regione per ottenerene la riconferma. Dopo una lunga trattativa è stata ottenuta la proroga consentirà, in attesa della stipula del nuovo contratto di servizio, di evitare ai pendolari il pagamento del doppio biglietto (treno + bus). La tariffa Piemonte Integrato, di cui le ferrovie avevano minacciato la sospensione, era nata nel 1997 con l?obiettivo di eliminare alcune sovrapposizioni tra ferro e gomma fornendo la possibilità ai pendolari di utilizzare treni e autobus acquistando un unico biglietto. “E? una buona notizia per i viaggiatori - ha commentato l?assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli – Ora confidiamo che il Governo ci trasferisca al più presto i soldi promessi per il rinnovo dei contratti in modo che anche la partita del Piemonte Integrato possa essere inserita nel nuovo accordo e trovare così una soluzione stabile”. «Sono soddisfatto per la proroga - aggiunge l'assessore provinciale Gianni Barcellini - ma auspico che questa vicenda possa essere conclusa definitivamente in tempi rapidi. L'abbonamento integrato è un sistema tariffario lungimirante che non deve essere abolito, ma che anzi andrebbe esteso anche ad altre linee locali in cui gli utenti hanno necessità di integrare senza difficoltà i servizi su ferro con quelli su gomma».

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Abolizione del divieto di segnalazione da parte dei professionisti sanitari dei clandestini: la S.It.I. esprime preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sulla salute (sezione: Province)

( da "SaluteEuropa.it" del 09-02-2009)

Argomenti: Province

09/02/2009 Abolizione del divieto di segnalazione da parte dei professionisti sanitari dei clandestini: la S.It.I. esprime preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sulla salute pubblica La Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (S.It.I.) esprime la propria preoccupazione per quanto approvato al Senato nel Disegno di Legge sulla Sicurezza ove si prospetta la possibilità per i medici di segnalare alle autorità competenti la presenza di persone immigrate senza regolare permesso di soggiorno che si rivolgono ai presidi sanitari pubblici o privati per la richiesta di prestazioni sanitarie. Tale provvedimento, oltre ad essere contrario ai principi deontologici cui si ispira la professione medica, è potenzialmente in grado di apportare danni alla sanità pubblica, poiché soggetti portatori, sintomatici o asintomatici, di malattie contagiose irregolarmente presenti sul territorio nazionale potrebbero essere indotti a non richiedere assistenza alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Si potrebbe mettere così in pericolo anche la salute dei cittadini italiani, che potrebbero trovarsi sempre più spesso in condizioni di rischio derivante dall'inconsapevole contatto con soggetti infetti in grado di trasmettere malattie anche gravi come ad esempio la tubercolosi. Senza entrare nel merito degli orientamenti generali del legislatore, la S.It.I., alla luce della quasi certa introduzione del reato di clandestinità nel nostro ordinamento, chiede pertanto che il Governo e i Ministeri competenti si impegnino fin d'ora per fornire corrette informazioni agli operatori sanitari e alla popolazione riguardo le cure sanitarie per gli immigrati, assicurando che il Servizio Sanitario Nazionale possa continuare a garantire le prestazioni sanitarie curative e preventive necessarie per la tutela della salute individuale e collettiva garantita dalla nostra Costituzione.

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Rischio abolizione degli standard di qualità per le pmi elettriche (sezione: Province)

( da "e-gazette" del 09-02-2009)

Argomenti: Province

Rischio abolizione degli standard di qualità per le pmi elettriche Il provvedimento è contenuto in alcuni emendamenti del decreto ?milleproroghe?.L?allarme lanciato dal Movimento Difesa del Cittadino. Roma, 9 febbraio ? Le imprese elettriche con meno di 5.000 clienti (pari a 121 aziende) potrebbero venir esonerate nell?applicare le norme sugli standard di qualità del servizio elettrico, sia per quanto riguarda le piccole aziende di distribuzione che quelle di vendita. L?ipotesi è contenuta negli emendamenti di alcuni parlamentari della maggioranza al decreto mille proroghe (disegno di legge n. 1305 - Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti) che dovrebbe essere approvato in settimana. A renderlo noto è il Movimento Difesa del Cittadino (MDC), che chiede di bloccare questi emendamenti, perché non rispettano il principio della concorrenza e perché risultano discriminatori nei confronti di 126mila utenti a cui non sarebbero garantiti gli standard di qualità del servizio universale stabiliti dall?Autorità per l?energia elettrica e il gas. I paramenti in questione riguardano l?obbligo di tempi congrui di risposta ai reclami, di rettifiche degli errori nelle fatturazioni, di tempi brevi nella risposta da parte dei call center, del rispetto del piano di investimenti, per ridurre il numero e i tempi medi di interruzione nell?erogazione dell?energia elettrica. E-GAZETTE - 09/02/2009 e-gazette.it -->

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Viaggi, doppio rimborso a km (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 10-02-2009)

Argomenti: Province

LA SCHEDA Viaggi, doppio rimborso a km BOLZANO. Ogni consigliere provinciale ha diritto a rimborsi per 16 mila chilometri all'anno, 8000 dal consiglio regionale e 8000 dal consiglio provinciale. «Per decenza, tagliamo almeno questo doppione: restino 8 mila chilometri all'anno». Questa una delle proposte dei consiglieri Verdi in vista della discussione sulla revisione delle indennità. I Verdi hanno già ripresentato i disegni di legge sul divieto di cumulo dei vitalizi con altri redditi da politica e il tetto alle spese elettorali. Alessandro Urzì (Pdl) parla di «meandri oscuri dei costi della politica», oltre alla indennità di 14.359 euro lordi per il consigliere «semplice». Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ricorda infatti che oltre alla indennità di consiglieri e assessori, ai finanziamenti ai gruppi consiliari (anche in questo caso doppi tra Provincia e Regione), ci sono voci meno conosciute come l'indennità chilometrica (rimborso del mezzo pubblico o del 30 per cento del prezzo di un litro di benzina a chilometro: circa 2800 euro per 8000 chilometri). E poi c'è la diaria per le missioni politiche: 110 euro al giorno in Italia, rimborso variabile all'estero: «Anche questo è un privilegio doppio, provinciale e regionale». Urzì aggiunge i fondi spese per giunta e ufficio di presidenza consiliare: «Una percentuale è spendibile senza alcuna certificazione: uno scandalo che deve finire». Sempre sui costi della politica Renato Stancher, vicesindaco di Brunico, si dice favorevole all'abolizione della indennità di carica sostituita dal gettone di presenza per i consiglieri provinciali (proposta di Mauro Minniti, Pdl), ma lancia un appello contro la riduzione dei consigli comunali: «Soprattutto per la minore rappresentatività del gruppo italiano che comporterebbe in periferia». SICUREZZA «No credit» in fiera a Roma La campagna di sicurezza stradale «No credit» è stata presentata nel fine settimana alla fiera «Motodays» a Roma. La Provincia ricorda che la campagna per prevenire gli incidenti stradali proseguirà anche nel 2009. ASSICURAZIONI Ctcu, giù le mani dalla legge Bersani Assicurazioni: il Ctcu ha scritto al ministro Scajola per difendere la legge Bersani su plurimandato e disdetta dei contratti.

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fontanini: grandi opere per battere la crisi (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-02-2009)

Argomenti: Province

Ieri la riunione del Comitato economia e lavoro. Il presidente critica la Regione per formazione professionale e taglio degli enti inutili Fontanini: grandi opere per battere la crisi Via a tangenziale Est, nodo di Basaldella e passaggio a livello di Santa Caterina Pungola la Regione per avere nuove competenze. Recita il mea culpa per 60 milioni di opere pubbliche fermi, in attesa di essere messi in circolo nell'economia friulana. E studia soluzioni per anticipare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria ai lavoratori. Il presidente della Provincia Pietro Fontanini ha appena concluso una riunione del Comitato provinciale per l'economia e il lavoro (Cpel), la seconda in meno di un mese, e sfodera le armi per superare la crisi. La ricetta di Fontanini, affiancato dagli assessori al Lavoro Daniele Macorig e alle Attività produttive Franco Mattiussi, sta dunque nell'immettere liquidità sul mercato, nella sburocratizzazione degli iter, troppo lunghi, e in azioni più mirate, da quelle per fornire crediti alla formazione professionale. E per dimostrare il suo impegni, annuncia il via di tre opere provinciali, la Tangenziale est, l'eliminazione del semaforo accanto all'autostrada a Basadella e del passaggio a livello a Santa Caterina. Opere che complessivamente raggiungono i 25 milioni. «Abbiamo ritardi troppo lunghi nei lavori pubblici - confessa il presidente - e dobbiamo accelerare. Ma per farlo spero anche che il governo centrale possa dare forma a norme che rendano più snelli gli iter burocratici, altrimenti rischiamo davvero di tenere chiusi nei cassetti diversi soldi». Per la Tangenziale est, infrastruttura da oltre 8 milioni, l'esecutivo provinciale ha approvato il progetto preliminare, la prossima settimana passerà al vaglio della Commissione viabilità di palazzo Belgrado, ma anche attraverso una riunione tra i sindaci e la Conferenza tecnica. I lavori però dovrebbero partire entro la fine del 2009. Stessa previsione di avvio delle opere anche per Basaldella, 9 milioni di investimento e procedura quasi ultimata con gara imminente, e per Santa Caterina, oltre 6 milioni di lavori, per cui gli uffici stanno predisponendo la gara, ma attendono ancora di sbloccare l'opera con il demanio dello Stato. «I soldi però erano fermi da prima - risponde a Fontanini il suo vice e assessore alle infrastrutture Fabio Marchetti -, la Tangenziale est addirittura dal 2006, e a giugno abbiamo accelerato ogni realizzazione. Non si tratta quindi di denaro fermo, ma di soldi che rimettiamo in circolo e che quindi saranno sul mercato entro l'anno». Fontanini supera poi le opere pubbliche e si concentra sulle frecciate alla Regione. Chiedendo la formazione professionale, l'eliminazione degli enti inutili e rivendicando il ruolo della Provincia. «Se la Regione non vuole dare alle Province la competenza in materia di formazione professionale - spiega il presidente - dovrà almeno cominciare a considerati prioritari i segnali lanciati del territorio eliminando qualche corso d'inglese, che ora non serve molto, per dare più spazio alle attività di formazione professionale che rispondono alle esigenze delle aziende formando tecnici professionali». Sottolineando poi la crisi in montagna, Fontanini chiede ancora l'abolizione delle Comunità montane. «Ci sono troppi enti che rallentano le risposte - dice Fontanini - e quindi la Regione abbia il coraggio di tagliarne alcuni, come le Comunità montane di cui siamo acerrimi nemici, e di rilanciare enti come Agemont che ha buone idee ma nessun finanziamento che dovrebbe invece arrivare da Friulia». E poi, rimandando a un nuovo appuntamento del Cpel a meno di un mese, Fontanini conclude: «Spero la Regione non si adombri per questo appuntamento, perché so che l'organizzazione di questo tavolo piace poco, ma il nostro ruolo è quello di fare sintesi tra le esigenze del territorio e di sottoporla alla Regione. E questo continueremo a fare». Anna Buttazzoni

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È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; perso... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 10-02-2009)

Argomenti: Province

MODENA E AGENDA pag. 11 È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; perso... È DIVENTATO un ritornello ricorrente l'abolizione delle Province; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti e, magari, vicini tra di loro, che sicuramente non riescono ad offrire autonomamente ed economicamente servizi quali quelli di nettezza urbana, polizia urbana. PROVA NE è che alcuni Comuni hanno dovuto consorziarsi per offrire tali servizi in maniera più economica. In alcune province d'Italia basta passeggiare a piedi per dieci minuti per attraversare due o tre Comuni piccolissimi la cui esistenza è finalizzata al mantenimento di un Consiglio comunale, di una Giunta e di alcuni impiegati. TALE PROPOSTA rientrerebbe sicuramente tra quelle riforme strutturali che assicurerebbero vantaggi economici anche alle generazioni future. Credo che manchi solo il coraggio per una tale riforma. Alfredo De Laurentis (Modena)

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Inagibile via Sabbioni a Fratta Siamo una delle famiglie che abitano in via Sabbioni a F... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 10-02-2009)

Argomenti: Province

Martedì 10 Febbraio 2009, Inagibile via Sabbioni a Fratta Siamo una delle famiglie che abitano in via Sabbioni a Fratta Polesine. Questa strada, dopo tutta questa pioggia, è diventata inagibile, fangosa e piena di buche ed essendo affiancata da un fossato, dovendo obbligatoriamente percorrerla per andare al lavoro, rischiamo di finirci dentro sbandando con l'auto sul terreno fangoso. Ringraziamo pertanto il sindaco di Fratta Polesine per non avere provveduto alla sistemazione di tale strada, nonostante sia stato più volte sollecitato a farlo. Siamo nel 2009 e l'amministrazione comunale, appellandosi a leggi obsolete, permette a delle persone di vivere ancora come ai tempi dei nostri antenati. Dovrebbe prendere esempio dal collega della vicina Costa che, asfaltando anche tante stradine di campagna, ha cercato di agevolare i concittadini che abitano nelle zone più isolate. Lettera firmata Fratta Polesine Censer speriamo in una svolta Ho appreso positivamente che il Consiglio di amministrazione del Censer, la società delle fiere di Rovigo, ha dato il via libera alla gara pubblica per l'affitto del ramo d'azienda di gestione delle fiere. Tradotto in soldoni tra poco tempo le fiere verranno organizzate da chi lo fa di mestiere e non da chi si improvvisa tale. Auspico che tale percorso non venga interrotto per velleità o ritardi di qualche socio pubblico (visto che di anni se ne sono persi anche troppi!) o per fare del Censer l'ulteriore terreno di scambio per la politica locale di centro-sinistra: il recente esempio dell'Interporto è, in materia, illuminante. Il Presidente Borgato cerca di minimizzare i risultati disastrosi del Censer dal punto di vista economico: dalla fine del mio mandato di Sindaco ad oggi la società ha accumulato perdite per oltre 2 milioni di euro, che sono sulle spalle dei soci, quindi anche dei cittadini. Circa poi la sottoscrizione nel 2005, da parte della mia Giunta, di solo metà del previsto aumento sociale di 4,5 milioni di euro, questo non è stato casuale: metà era destinato a finanziare il completamento del nuovo padiglione espositivo e l'altra metà a copertura di future perdite. Volevamo costringere il Censer a dividere la gestione immobiliare, finalità sua propria, dalla gestione delle fiere e su questo eravamo in sintonia con Camera di Commercio, Cassa di Risparmio e Fondazione Carisp. di Padova e Rovigo. Peccato ci fosse la contrarietà politica della Provincia, che da metà del 2006 ha avuto buona sponda nella Giunta Merchiori. Ora sembra si ponga la parola fine ad una macchina "mangia-soldi" in mano al centro-sinistra, con un Censer definito giustamente qualche tempo fa dall'amico ex-Presidente di Assindustria Antonio Costato "stipendificio" per politici di seconda o terza fascia. Per Rovigo e tutta la nostra Provincia spero che questa sia l'occasione buona per la nascita del Polo fieristico di Rovigo. Paolo Avezzù Capogruppo Forza Italia Provincia: tra sogno e speranza Sono tra coloro che trovano ancora utili le Province. Con minori deleghe, più definite e complementari agli altri livelli. Con funzioni pianificatorie e di governo di un territorio vasto ed omogeneo. In un organico ridisegno della pubblica amministrazione e non con un'abolizione solo elettoralistica. Più incidente potrà essere l'unificazione di molti comuni che hanno la dimensione del viale di una città e che producono servizi inefficienti, insufficienti e ad alti costi. Vorrei, tuttavia, una Provincia che avesse un progetto strategico rispettoso delle vocazioni del territorio e che fosse contro ogni ipotesi di polo energetico. Una Provincia che favorisse davvero il superamento dei localismi ed il risparmio del territorio, ma anche la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, del paesaggio, della storia e della cultura locale. Che tenesse direttamente più conto dei cittadini e dei consumatori piuttosto che dei vari centri di potere che spesso pretendono di rappresentarli a fini elettorali. Che fosse espressione di una efficienza organizzativa e burocratica, oggi concretamente possibile e misurabile con i moderni strumenti tecnologici ed informatici. Che si dotasse di un sistema contabile e di un controllo di gestione moderni ed efficaci. Che sapesse misurare il merito nella gestione delle risorse e del capitale umano e non si affidasse alla cultura paternalistica, fonte solo di privilegi e di ingiustizie, oltre che di inefficienza e danni. Che evitasse i viaggi inutili, le vuote liturgie ed i tagli dei nastri. Che non facesse solo del convegnismo, ma sapesse produrre idee e atti coerenti. Che dovesse pure risultare la Casa dei Comuni, ma che non diventasse il Casino dei Comuni, dove Sindaci ed Assessori pretendessero di trovare sempre notarile risposta anche a richieste di sapore personalistico. Che si dotasse di un Presidente intelligente, colto, autorevole ed in grado di essere garante e stimolo propositivo per ammendare l'impronta strategica, oltre che della trasparenza come metodo. Che rifiutasse collaboratori mediocri e furbi. Di garanzia nel coniugare il lavoro delle diverse aree e le iniziative degli assessori in un clima di lealtà e correttezza. Che avesse il coraggio di assumere anche scelte impopolari se utili al Polesine. Che sapesse ben distinguere tra il concetto di sviluppo economicistico e quello di crescita sociale e territoriale in un contesto di eccellenze. In sostanza che fosse in grado di lasciare un'impronta positiva ed un ricordo riconoscente. L'America sogna. Per noi ancora incubi? Gianni Nonnato Ex assessore provinciale

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QUIRINALE: COSSIGA CHIEDE ABOLIZIONE REATO OFFESA A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (sezione: Province)

( da "ITnews.it" del 10-02-2009)

Argomenti: Province

Roma, 10 feb. (Adnkronos) - Il presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, "anche in conseguenza dei recenti comportamenti istituzionali del Presidente della Repubblica, ha presentato un Disegno di Legge per l'abrogazione dall'articolo 278 del codice penale, che prevede come reato l'offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica". Lo rende noto il portavoce del senatore a vita.

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