HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!” |
|
top ARTICOLI DAL 26 AL 29
FEBBRAIO 2008 #TOP
Comune,
scoppia la polemica sulla giunta ( da "Centro, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
leggerezza"
da parte della politica. Sono allo studio provvedimenti bipartisan che puntano
alla riduzione dei parlamentari, dei consigli di amministrazione delle società
consortili, dei consiglieri comunali, degli enti strumentali. Si parla addirittura
di abolizione delle Comunità montane e delle Province, di riduzione degli Ato,
Fioret
difende l'utilità della provincia
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
La Provincia
oggi è un ente utile? "Prese di posizione sull'inutilità delle Province
sono ricorrenti, non di rado con motivazioni di comodo. Negli anni Sessanta i
principali paladini dell'abolizione delle Province erano socialisti e
repubblicani, con la dichiarata intenzione di sostituirle con
"comprensori" peraltro mai definiti per funzioni ed estensione
territoriale.
Meno
sprechi e più efficienza Il programma Pd si può fare
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
centralizzazione
degli uffici periferici statali, abolizione delle province nelle aree
metropolitane, centrali di acquisto di beni e servizi, stop allo spoils system
che non faceva altro che moltiplicare i funzionari. Con questa ricetta si punta
a risparmiare mezzo punto di Pil il primo anno (circa 8 miliardi) e il doppio
gli anni successivi.
Riapriamo
le case chiuse ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Riapriamo le
case chiuse" La proposta della senatrice cattolica Elisabetta Casellati
Tra gli obiettivi anche l'abolizione delle Province e la pubblicazione dei
bilanci dei sindacati SIMONETTA ZANETTI PADOVA. A settembre saranno
cinquant'anni dalla chiusura delle case di tolleranza, sostenuta dalla
senatrice padovana Lina Merlin.
Riapriamo
le case chiuse - simonetta zanetti
( da "Nuova
Venezia, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Riapriamo le
case chiuse" La proposta della senatrice cattolica Elisabetta Casellati
Tra gli obiettivi anche l'abolizione delle Province e la pubblicazione dei
bilanci dei sindacati SIMONETTA ZANETTI PADOVA. A settembre saranno
cinquant'anni dalla chiusura delle case di tolleranza, sostenuta dalla
senatrice padovana Lina Merlin.
Veltroni
ancora troppo vagonon dice quali spese taglierà
( da "Secolo
XIX, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
impegno alla
abolizione delle Province, solo la semplice trasformazione di alcune di esse in
aree metropolitane, senza effetti reali. Anche sulla riforma della giustizia,
una delle priorità del Paese, c'è l'impegno ad una razionalizzazione dei
tribunali e dei compiti dei giudici, ma perché non prendere impegni più
coraggiosi,
<Aboliamo
le Province>: la proposta di Berlusconi accende il dibattito
( da "Corriere
Di Como, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
una Provincia
come quella di Como è una struttura essenziale. La Regione è uno Stato e le
Province sono le sue Regioni. Ripeto, però, credo che Berlusconi farà
chiarezza". Non si dice "pregiudizialmente contrario all'abolizione
delle Province" anche perché "sia il centrodestra, che il centrosinistra
stanno lavorando sulla questione"
Ma
Veltroni dimentical'abolizione delle Province
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
infrastrutture
poco si dice sulle degenerazioni localistiche delle politiche pubbliche mentre
per le Provincie, della cui utilità da tempo si dubita, saranno superate -
afferma il programma - solo nelle aree metropolitane. Purtroppo nulla di nuovo:
si riprende una tormentata norma della legge 142 del 1990 che da tempo, e
invano, prevede la istituzione delle "Città metropolitane".
Aree
metropolitane ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
La
riorganizzazione porterebbe con sè, ad esempio, l'abolizione delle province di
Roma nel Lazio, di Napoli, Caserta e Salerno in Campania, di Milano, Lodi e
Monza in Lombardia. Ma il ministro pd si spinge ancora oltre. "Le province
devono avere una massa critica in termini di residenti –
L'Inpdap
cancella Enna e torna a Castrogiovanni
( da "Sicilia,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
della provincia con largo anticipo rispetto alle previsioni? Dopo aver perso
quasi tutto - conclude amaramente Salvatore Ferro - dalla miniera di Pasquasia
all'Enel, dalla Telecom alla Banca d'Italia, all'ufficio di smistamento delle
Poste Italiane di contrada Baronessa, non ci resta che perdere anche il luogo
di nascita;
Maroni:
"Il grande imbroglio del Pd"
( da "Italia
Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
della
sopravvivenza delle province e delle prefetture: ''Io sono contrario
all'abolizione delle province perchè sono realtà importanti, non certo Milano e
Roma che possono essere abolite. In molte zone d'Italia dove ci sono piccoli
comuni se questi non avessero un interlocutore vicino sul territorio come le
province non ce la farebbero da soli e non si possono rivolgere alla regione,
Il
dibattito Ieri il confronto con Guerra (Pd) davanti all'assemblea degli
studenti del liceo Volta Carioni: <No alla soppressione delle Province>
( da "Provincia
di Como, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Carioni è poi
intervenuto nuovamente su questo tema: "Dico no all'abolizione delle
province ma credo al contempo che sia giusto non crearne altre. Inoltre, sono
favorevole all'eliminazione delle province più piccole, come quella di Rieti.
Ma le province della Lombardia sono una cosa ben diversa; se non ci fosse la
Provincia, a Como chi sistemerebbe le strade?
Democrat
1 cinque passi da compiere ( da "Riformista, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
In questo
quadro un segnale forte dovrebbe essere, come da tempo sostengo, l'abolizione
delle province. Sarebbe auspicabile che un tale programma minimo possa fare
oggetto di un patto bipartisan per abbattere la partitocrazia e liberare la
crescita. 28/02/2008.
Undici
proposte liberali ( da "Opinione, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Per questa
riforma essenziale bisogna fare affidamento sul Parlamento, che dovrà
dedicarvisi in una opportuna e responsabile fase costituente. Vanno segnalati
alcuni punti essenziali: 1)riduzione drastica del numero dei parlamentari;
2)rafforzamento dei poteri del premier; 3)abolizione delle Province. *Senatore
di Forza Italia.
Chiusa
la legislatura a Borgofranco ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
al sei per
mille e all'abolizione tassa passi carrai, ma la minoranza giudica quest'ultima
una presa in giro dopo gli aumenti dell'anno scorso. Si astiene invece sul
bilancio di previsione 2008 che non presenta grosse novità rispetto a quello
dello scorso anno, mentre esprime voto contrario sul programma annuale e
triennale lavori pubblici.
Berlusconi,
sarà un programma agile ( da "Libertà"
del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Salvo
l'impegno a "non mettere le mani nelle tasche dei cittadini". Dunque,
la spesa andrà tagliata. Come? Ad esempio con l'abolizione delle Province e
rilanciando un piano straordinario di ristrutturazione della finanza pubblica.
Marcello Campo [.
"mi
hanno chiesto: liberateci qui premiano solo i delinquenti"
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Alle
provinciali no perché siamo per l'abolizione delle province". Come è nata
l'idea di questa sua candidatura? "Mi hanno chiesto: liberateci. In
Sicilia c'è la baraonda, chi delinque viene premiato. Noi non facciamo
antipolitica, siamo contrari a questi politici che fanno a gara a chi ha più
precedenti penali.
Pdl,
gazebo per votare il programma elettorale
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Fra le voci
che compongono il kit del voto, compaiono per esempio "abolizione totale
dell'Ici sulla prima casa", "bonus bebè per ogni nuovo figlio
naturale, in affido o adottato", "certezza della pensa senza sconti
per i condannati con sentenza definitiva e pericolosi per gli altri",
"riduzione dell'Iva sul turismo" e tanti altri.
Avellino
- Lavoro precario, Cogliano:"Si pensi agli Osa e agli Lsu"
( da "Irpinianews"
del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Arcobaleno
che promette battaglia sul precariato dando corpo alla proposta di abolizione
totale della legge 30. Esistono in Irpinia, un centinaio di precari, gli OSA,
quella figura "professionalizzata", che vivono costantemente
l'incertezza dello stipendio. La Provincia, cioè l'Ente preposto a dare corpo
alla retribuzione per questi Co.
La
coalizione di Berlusconisupera di otto punti il Pd
( da "Sicilia,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
è quello sul
FEDERALISMO, che impegna a completare la riforma federale dello Stato, puntando
sul federalismo fiscale e indica il modello della Lombardia. Il programma si
conclude con una parte dedicata alla sua sostenibilità finanziaria. La spesa
andrà tagliata. Tra l'altro, con l'abolizione delle province. marcello campo.
Berlusconi
presenta il programma PdL "Aboliremo subito l'Ici sulla casa"
( da "TGCom"
del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
la graduale e
progressiva abolizione dell'Irap, a partire dall'abolizione della parte
relativa sul costo del lavoro e sulle perdite; la graduale e progressiva
riduzione dell'Iva sul turismo. Il programma promette, inoltre, per i giovani
imprenditori un periodo "no tax assoluto" per le nuove imprese
giovanili, il prestito d'onore,
( da "Centro, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Di Nino Motta
Comune, scoppia la polemica sulla giunta Amatilli: no all'aumento del numero
degli assessori, la proposta va ritirata AVEZZANO. Sull'aumento del numero
degli assessori scoppia la polemica. Dell'argomento si occuperà il consiglio
convocato per giovedì. Per ampliare la giunta bisogna prima modificare lo
Statuto. E per questo, in prima seduta, occorrono i due terzi dei consiglieri
(21). Se la proposta non passa, bisogna convocare altri due consigli, in cui
basta la maggioranza assoluta (16). Ma già contro l'ampliamento della giunta si
registrano le prime prese di posizione. "La proposta della maggioranza di
centrodestra di portare da otto a dieci il numero degli assessori", scrive
il vice presidente del consiglio, Fabrizio Amatilli (Pd) "rappresenta
un'idea di amministrazione vecchia, e francamente fuori dal tempo. In questo
momento", prosegue Amatilli, "è particolarmente diffusa nel paese e
nei cittadini la richiesta di sobrietà, misura e "leggerezza"
da parte della politica. Sono allo studio provvedimenti bipartisan che puntano
alla riduzione dei parlamentari, dei consigli di amministrazione delle società
consortili, dei consiglieri comunali, degli enti strumentali. Si parla
addirittura di abolizione delle Comunità montane e delle Province, di riduzione
degli Ato, delle Asl. Nei programmi elettorali dei principali
schieramenti politici si parla di limitazione del numero di ministri a un
massimo di dodici". "In questo contesto", aggiunge Amatilli,
"il Comune di Avezzano si distinguerà, caso forse unico in Italia, nel
decidere la possibilità di aumentare i posti in giunta. Questo provvedimento è
inopportuno, non giustificabile e sbagliato e rischia di apparire come
l'ennesimo privilegio di Palazzo e di alimentare quei sentimenti di
antipolitica, che la vera politica dovrebbe prevenire". "I nostri
vecchi padri amministratori comunali di 100 anni fa, nella loro saggezza",
osserva Amatilli, "non hanno nemmeno previsto, nella sala consiliare,
dieci posti a sedere nel parterre riservato alla giunta. Se le ragioni logiche
non hanno effetto, valgano almeno quelle pratiche di un ragionevole rischio di
svoraffollamento". "La verità delle ragioni di una scelta tanto
impopolare", afferma il vice presidente del consiglio, "in realtà è
che l'attuale maggioranza può trovare l'equilibrio di governo solo
accontentando gli appetiti dei vari partiti, moltiplicando il numero dei posti
e degli incarichi a disposizione, e se ciò avviene alla faccia del buon senso,
pazienza. Non risulta che il programma elettorale del sindaco Floris prevedesse
l'aumento del numero degli assessori, forse perché il sospetto che non fosse un
provvedimento tanto gradito dalla cittadinanza è molto forte. Promuova il
sindaco, eletto da una maggioranza schiacciante", suggerisce Amatilli, "un
pubblico dibattito sulla questione, senta gli umori della gente e verifichi se
nella città c'è consenso". Amatilli conclude facendo appello "al buon
senso dei politici di buona volontà (e ce ne sono), all'opinione pubblica, e al
comun sentire dei cittadini, affinché tale provvedimento venga ritirato".
( da "Messaggero Veneto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Verso il 40º
anniversario dell'ente. Parla l'onorevole che visse, da segretario della Dc, il
laborioso distacco da Udine Fioret difende l'utilità della Provincia
"Risparmi di facciata rischierebbero di provocare soltanto disagi ai
cittadini" di ENRI LISETTO La Provincia di Pordenone compie sabato 40
anni. Il Messaggero Veneto, per l'occasione, pubblicherà uno speciale Dossier
sui 40 anni della Provincia che sarà distribuito gratuitamente sabato in
allegato al quotidiano. Tra i protagonisti del processo di costituzione
dell'ente intermedio, l'onorevole Mario Fioret. Lei venne nominato segretario
della Dc nel 1965, nel pieno del dibattito sull'autonomia della Destra
Tagliamento. In più occasioni sostenne che la Provincia non era un progetto
basato su personalismi. Perché? "Il relatore Rino Bianchini, concludendo
in Consiglio regionale il dibattito sulla proposta di legge istitutiva della
Provincia di Pordenone, argomentava come l'esigenza di autogoverno poggiasse su
radicati presupposti storici, etnici ed economici. Intendevo così smentire le
insinuazioni di quanti giudicavano velleitario e dettato da finalità di
prestigio politico il progetto, ritenuto invece dai responsabili pordenonesi
utile per stroncare sul nascere strascichi incresciosi allo sviluppo armonioso
della vita regionale. I fatti successivi attesteranno che è stata premiata la
chiarezza di linea politica nel mirare al risultato finale, certificata, nei
vari passaggi, nel fondamentale volume "La Provincia di Pordenone" di
Angelo Mazzotta, testimone intelligente e diretto dell'intera vicenda". La
diocesi di Concordia aveva tutto l'interesse a vedere autonoma la Destra
Tagliamento. Perché? "Il territorio della Destra Tagliamento ha assunto
nel corso dei secoli una propria identità, anche attraverso la pratica di
costumi di vita e di tradizioni ereditate dall'appartenenza all'antica diocesi
di Concordia. La Chiesa locale è sempre stata gelosa custode di una secolare
convivenza e, sul settimanale diocesano Il Popolo, ha preso una decisa
posizione per l'autonomia provinciale, con gli esemplari scritti del direttore
monsignor Antonio Giacinto e le appassionate cronache del giornalista Paolo
Gaspardo. Il vescovo monsignor Vittorio De Zanche ha interpretato il modo di
sentire della popolazione e lo ha manifestato, in diverse circostanze, ai
vescovi della regione e alle personalità politiche, indirizzando, all'indomani
della venuta a Pordenone, una lettera allo stesso presidente del Consiglio dei
ministri Aldo Moro, per auspicare uno sbocco logico dopo la concessione di
un'autonomia incompleta e zoppa". La Provincia oggi è
un ente utile? "Prese di posizione sull'inutilità delle Province sono
ricorrenti, non di rado con motivazioni di comodo. Negli anni Sessanta i
principali paladini dell'abolizione delle Province erano socialisti e
repubblicani, con la dichiarata intenzione di sostituirle con
"comprensori" peraltro mai definiti per funzioni ed estensione
territoriale. L'assunto aveva caratteristiche semplificatorie: l'avvento
delle Regioni comportava infatti l'esistenza di organismi di emanazione locale,
riducendo la sfera dei poteri statali articolati attraverso le province. Non molto dissimili sono le argomentazioni dei
giorni nostri con la suggestiva aggiunta dei costi della politica e di
riduzione della spesa pubblica. Una impostazione siffatta rischia di trascurare
l'aspetto sostanziale della disputa, che consiste nel valutare l'utilità o meno
dell'Ente intermedio provvisto di competenze, risorse e funzioni adeguate.
Sostituire le province con comprensori, assemblee
intercomunali, agenzie porterà cambiamenti e risultanze di etichetta.
Assecondare acriticamente tendenze innovative, pur di eliminare istituzioni
consolidate, è un esercizio che ha talora provocato rilevanti disfunzioni e
pesanti disagi ai cittadini".
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Stai consultando
l'edizione del Meno sprechi e più efficienza Il programma Pd si può fare di
Bianca Di Giovanni / Roma Anche i parlamentari avranno una pensione come quella
di tutti i lavoratori italiani: con il sistema contributivo. È una delle
proposte contenute nel programma del Partito democratico presentato ieri da
Walter Veltroni ed Enrico Morando. Non è un punto casuale. "Solo se
partiamo dalla politica - spiega il responsabile economico del partito Giorgio
Tonini - possiamo chiedere anche agli altri di impegnarsi per innovare il
Paese". Gli altri sono tutti i cittadini: dipendenti pubblici, tassisti,
professionisti, lavoratori e imprenditori. All'Italia serve un balzo che chiama
in causa l'intera società. La differenza con il passato sta proprio in questa
nuova coscienza della politica: meno parlamentari, meno ministri (questo già
avviato dall'attuale legislatura), meno prebende. Solo così "si può fare"
un Paese con più concorrenza, più ricchezza, meno diseguaglianze. Il pilastro
della finanza pubblica resta il risparmio di spesa. Saranno i "tagli"
a finanziare la correzione del deficit, non il maggior gettito. I risparmi
richiedono una revisione della macchina pubblica. Le esperienze positive vanno
prese a modello (benchmarking) per tutto il territorio. Occorre una valutazione
dei servizi svolti, dei premi e delle sanzioni. Niente di generalizzato: tutto
collegato ai risultati, all'organizzazione, alle esigenze del territorio.
Ancora: centralizzazione degli uffici periferici statali,
abolizione delle province nelle aree metropolitane, centrali di acquisto di beni e
servizi, stop allo spoils system che non faceva altro che moltiplicare i
funzionari. Con questa ricetta si punta a risparmiare mezzo punto di Pil il
primo anno (circa 8 miliardi) e il doppio gli anni successivi. Si può
fare? Quanto è credibile tutto questo? "Il Pd è credibile su questo punto
perché la spesa corrente primaria è sempre calata negli anni del centrosinistra
- spiega Enrico Morando - e aumentata con il centrodestra". Quanto al
debito pubblico, si punta a superare gli impegni presi dal governo Prodi: sotto
il 90% a fine legislatura. Come? Non solo con la sana gestione del bilancio, ma
anche con la valorizzazione del patrimonio pubblico. Comunque il Pd si impegna
a non utilizzare risorse eventualmente provenienti da immobili pubblici per il
deficit (come Tremonti), ma solo per lo stock di debito. Il
"pacchetto" fiscale vale circa 15 miliardi di euro (lo 0,9% del Pil)
e andrà finanziato proseguendo sulla strada della lotta all'evasione. Solo così
la presione fiscale complessiva si abbasserà. Si parte dal 2008 con le
detrazioni per il lavoro dipendente e con la dote fiscale per i figli minori. Solo
dal 2009 si passa all'abbassamento delle aliquote Irpef di un punto per ogni
scaglione. Per favorire la competitività si prevedono sgravi sulla
contrattazione di secondo livello (già avviato nel pacchetto Welfare) e si
amplia la semplificazione fiscale per le piccole imprese (il
"forfettone"). Detrazioni anche della somma pagata per l'affitto e
aliquota secca al 20% per l'affitto percepito. Sul fronte del lavoro la novità
più grande riguarda la sperimantazione del compenso minimo mensile per i
precari a mille euro. La lotta contro la "trappola" della precarietà
è fatta di pesi e contrappesi: non c'è l'ipotesi di contratto unico avanzata da
Pietro Ichino. Anzi, il contrario: forti incentivi a chi assume a tempo
indeterminato e contratti atipici di massimo due anni. Chi non stabilizza ha
delle "penalizzazioni" in una contribuzione più alta e un compenso
maggiore da erogare (da trattare con il sindacato). Unica apertura alle imprese
è un'ipotesi di allungamento del periodo di prova. Per lo sviluppo si punta molto
sulle donne: crediti d'imposta a chi le assume, asili nido aperti tutto l'anno.
Tutele della maternità estese a tutti i lavoratori, anche precari. Alle aziende
aiuti automatici senza intermediazione politica. Premi a chi investe in
sicurezza.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Un business da
brivido: 9 milioni di clienti e 70 mila prostitute per un fatturato da 90
milioni di euro al mese "Riapriamo le case
chiuse" La proposta della senatrice cattolica Elisabetta Casellati Tra gli
obiettivi anche l'abolizione delle Province e la pubblicazione dei bilanci dei
sindacati SIMONETTA ZANETTI PADOVA. A settembre saranno cinquant'anni dalla
chiusura delle case di tolleranza, sostenuta dalla senatrice padovana Lina
Merlin. Oggi, un'altra senatrice, anch'essa padovana, torna con un ddl
per cancellare il provvedimento Merlin. L'idea di Elisabetta Casellati, Fi
tendente al Pdl, è quella di ricondurre la prostituzione a un lavoro in luoghi
chiusi - lontani da scuole, caserme e chiese - censiti e certificati dal punto
di vista sanitario e, perché no, anche tassati. Ognuna, a modo suo, dalla parte
delle donne. Senatrice, perché riaprire le case chiuse? "Perché non
possiamo più stare a guardare. Forse la Merlin pensava di riuscire ad arginare
il problema. Ma purtroppo non è stato così. Di fronte a questa presa di
coscienza le strade sono due: trasformare la prostituzione in un'attività
lecita, riaprendo le case chiuse, o renderla un'attività criminale e come tale
sanzionabile dal punto di vista penale. Pensa che questa sarebbe una soluzione?
"Il tema è difficile ma, di fronte a dati allarmanti, non può più restare
una zona grigia. Siamo di fronte ad un business da brivido: 70 mila prostitute,
9 milioni di clienti per un fatturato da 90 milioni di euro al mese". Come
concilia la mercificazione del corpo, come donna e cattolica? "Ho faticato
ad arrivare a questa conclusione, non mi piaceva l'immagine di uno Stato
leoncino (favoreggiatore), ma l'alternativa qual è? Nessuna. Serve una
regolamentazione. Nella scorsa legislatura abbiamo previsto pene dagli 8 ai 20
anni di reclusione per gli sfruttatori, mentre per la prostituzione volontaria
la risposta sono le case chiuse". Un altro "vecchio" tema
tornato prepotentemente alla ribalta è l'aborto. "La 194 non va toccata,
semmai applicata nella sua interezza. La legge si intitola "tutela della
maternità ed interruzione della gravidanza", ma in realtà viene applicata
solo la seconda parte. L'aborto è un dramma, sempre. L'importante è quindi che
una donna ci arrivi in modo consapevole, che la sua sia una scelta libera e non
dettata dalla disperazione e dalla paura". Lei si ricandida? "Le
liste non ci sono ancora, ma non ho motivo di credere il contrario". La
politica sembra aver scoperto le donne. "Finalmente si è capito che la
donna rappresenta un modo per rinnovare la politica, che non può essere
solamente espressione maschile". La Brambilla è senz'altro un esempio di
politica rampante. Cosa ne pensa? "E' giovane, in gamba. E' linfa nuova
per il partito e questo è positivo. Quello dei circoli è un fenomeno agli esordi,
che non si è ancora concretizzato". Se il centrodestra vincerà le elezioni
la normativa sull'immigrazione verrà nuovamente rivoluzionata. "Bisogna
innanzitutto riattivare la Bossi-Fini. E prevedere una regolamentazione anche
per i nuovi comunitari". Questi gli impegni che prenderà se il suo partito
tornerà al governo? "Non solo: vanno abolite le Province, la possibilità
per i parlamentari di cambiare schieramento in corso d'opera e soprattutto
voglio vedere i bilanci dei sindacati". An sembra avere qualche difficoltà
nel metabolizzare la fusione. "L'identità è un sentimento forte per tutti
e richiede più tempo per essere metabolizzata. La fusione inizia quindi da
programmi e obiettivi". E lo strappo con l'Udc? "Ci dispiace un po'
che abbiano scelto un percorso differenziato, siamo sempre stati insieme. Ma
visto che non c'è condivisione piena è stato meglio separarsi subito, piuttosto
che avere problemi di governo". Non temete che l'ingrossarsi delle fila
del centro vi sbilanci a destra? "La balena bianca è già stata bocciata
dalla storia. E gli italiani hanno sempre dimostrato grande pragmatismo. Se poi
il nuovo che avanza sono De Mita e Tabacci...". Secondo lei Galan dovrebbe
candidarsi? "Rispetto le sue scelte. Certo è che il suo impegno in Fi è
sempre stato premiato con una grande abbondanza di voti. E' un fiore
all'occhiello per il partito e sarebbe un grande ministro". Non crede che
l'investitura pressoché certa di Formigoni gli precluda la corsa? "Dipende
più da Galan che da Formigoni. Quando ha voluto piantare i piedi ha saputo
ottenere quello che voleva".
( da "Nuova Venezia, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Un business da
brivido: 9 milioni di clienti e 70 mila prostitute per un fatturato da 90
milioni di euro al mese "Riapriamo le case
chiuse" La proposta della senatrice cattolica Elisabetta Casellati Tra gli
obiettivi anche l'abolizione delle Province e la pubblicazione dei bilanci dei
sindacati SIMONETTA ZANETTI PADOVA. A settembre saranno cinquant'anni dalla
chiusura delle case di tolleranza, sostenuta dalla senatrice padovana Lina
Merlin. Oggi, un'altra senatrice, anch'essa padovana, torna con un ddl
per cancellare il provvedimento Merlin. L'idea di Elisabetta Casellati, Fi
tendente al Pdl, è quella di ricondurre la prostituzione a un lavoro in luoghi
chiusi - lontani da scuole, caserme e chiese - censiti e certificati dal punto
di vista sanitario e, perché no, anche tassati. Ognuna, a modo suo, dalla parte
delle donne. Senatrice, perché riaprire le case chiuse? "Perché non
possiamo più stare a guardare. Forse la Merlin pensava di riuscire ad arginare
il problema. Ma purtroppo non è stato così. Di fronte a questa presa di
coscienza le strade sono due: trasformare la prostituzione in un'attività
lecita, riaprendo le case chiuse, o renderla un'attività criminale e come tale
sanzionabile dal punto di vista penale. Pensa che questa sarebbe una soluzione?
"Il tema è difficile ma, di fronte a dati allarmanti, non può più restare
una zona grigia. Siamo di fronte ad un business da brivido: 70 mila prostitute,
9 milioni di clienti per un fatturato da 90 milioni di euro al mese". Come
concilia la mercificazione del corpo, come donna e cattolica? "Ho faticato
ad arrivare a questa conclusione, non mi piaceva l'immagine di uno Stato
leoncino (favoreggiatore), ma l'alternativa qual è? Nessuna. Serve una
regolamentazione. Nella scorsa legislatura abbiamo previsto pene dagli 8 ai 20
anni di reclusione per gli sfruttatori, mentre per la prostituzione volontaria
la risposta sono le case chiuse". Un altro "vecchio" tema
tornato prepotentemente alla ribalta è l'aborto. "La 194 non va toccata,
semmai applicata nella sua interezza. La legge si intitola "tutela della
maternità ed interruzione della gravidanza", ma in realtà viene applicata
solo la seconda parte. L'aborto è un dramma, sempre. L'importante è quindi che
una donna ci arrivi in modo consapevole, che la sua sia una scelta libera e non
dettata dalla disperazione e dalla paura". Lei si ricandida? "Le
liste non ci sono ancora, ma non ho motivo di credere il contrario". La
politica sembra aver scoperto le donne. "Finalmente si è capito che la
donna rappresenta un modo per rinnovare la politica, che non può essere
solamente espressione maschile". La Brambilla è senz'altro un esempio di
politica rampante. Cosa ne pensa? "E' giovane, in gamba. E' linfa nuova
per il partito e questo è positivo. Quello dei circoli è un fenomeno agli
esordi, che non si è ancora concretizzato". Se il centrodestra vincerà le
elezioni la normativa sull'immigrazione verrà nuovamente rivoluzionata.
"Bisogna innanzitutto riattivare la Bossi-Fini. E prevedere una
regolamentazione anche per i nuovi comunitari". Questi gli impegni che
prenderà se il suo partito tornerà al governo? "Non solo: vanno abolite le
Province, la possibilità per i parlamentari di cambiare schieramento in corso
d'opera e soprattutto voglio vedere i bilanci dei sindacati". An sembra avere
qualche difficoltà nel metabolizzare la fusione. "L'identità è un
sentimento forte per tutti e richiede più tempo per essere metabolizzata. La
fusione inizia quindi da programmi e obiettivi". E lo strappo con l'Udc?
"Ci dispiace un po' che abbiano scelto un percorso differenziato, siamo
sempre stati insieme. Ma visto che non c'è condivisione piena è stato meglio
separarsi subito, piuttosto che avere problemi di governo". Non temete che
l'ingrossarsi delle fila del centro vi sbilanci a destra? "La balena
bianca è già stata bocciata dalla storia. E gli italiani hanno sempre
dimostrato grande pragmatismo. Se poi il nuovo che avanza sono De Mita e
Tabacci...". Secondo lei Galan dovrebbe candidarsi? "Rispetto le sue
scelte. Certo è che il suo impegno in Fi è sempre stato premiato con una grande
abbondanza di voti. E' un fiore all'occhiello per il partito e sarebbe un
grande ministro". Non crede che l'investitura pressoché certa di Formigoni
gli precluda la corsa? "Dipende più da Galan che da Formigoni. Quando ha
voluto piantare i piedi ha saputo ottenere quello che voleva".
( da "Secolo XIX, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
Massimo baldini Il
programma del Partito democratico è stato scritto da Enrico Morando e Nicola
Rossi, i due uomini politici che forse hanno le idee più liberali in tutta la
coalizione di centrosinistra. Rossi, in particolare, aveva dato le dimissioni
dal gruppo parlamentare dei Ds pochi mesi dopo l'insediamento del governo
Prodi, nel 2006, esecutivo che ha poi ripetutamente attaccato sui giornali. Ora
l'alleanza con la sinistra radicale è morta e sepolta, quindi è stato naturale
dare a due "liberal" l'incarico di redigere il programma del nuovo
partito. Ne è uscito un testo che si differenzia da quello di due anni fa non
solo per il numero inferiore di pagine, ma anche per una impostazione
chiaramente riformista. D'altra parte, non siamo neppure di fronte ad un
drastico cedimento alle logiche del mercato. Resta un programma di
centrosinistra, che vede nell'economia capitalistica il luogo naturale per creare
sviluppo e benessere sociale, grazie anche alla presenza di uno Stato
efficiente, che dovrebbe rimediare agli inevitabili fallimenti del mercato
garantendo livelli elevati di efficienza e di equità. Ma su questi principi
generali è difficile trovare dissensi. Visto che il Pd ha deciso di collocarsi
in una posizione quasi centrale nello schieramento politico, è inevitabile una
certa somiglianza con il programma del centrodestra. Quasi tutti i
"pilastri" del programma, infatti, sono condivisibili anche dall'altro
schieramento. Rimangono differenze rispetto al centrodestra? Anche se
Berlusconi non ha ancora presentato il programma, non è difficile immaginare
cosa conterrà: il ritorno alla strada tracciata dai cinque anni del suo
governo, con più libertà di movimento senza i veti, presunti o reali, di
Casini. Meno tasse, più federalismo, più sicurezza. Tutto questo c'è anche nel
programma del Pd, che non contiene quindi novità clamorose negli obiettivi di
fondo da perseguire. Tutti vogliamo una società più efficiente e più giusta e
una burocrazia più amichevole nei confronti delle imprese. Nel delineare gli
obiettivi di fondo del governo, quindi, il programma del Pd non è
particolarmente originale. Dobbiamo verificare se novità significative si
possono trovare non negli obiettivi, ma negli strumenti che si promette di
mettere in campo per raggiungerli. Qui le promesse più impegnative riguardano
la riduzione della spesa primaria (al netto degli interessi passivi) di 2.5
punti di pil nei primi tre anni di governo per coprire l'impegno alla riduzione
delle aliquote Irpef. Non si va però nel dettaglio di cosa tagliare, mentre
qualche esempio concreto avrebbe reso la promessa più credibile. Ci sono
riferimenti, condivisibili ma vaghi, a procedure di valutazione e benchmarking,
niente di preciso. Non c'è, ad esempio, l'impegno alla
abolizione delle Province, solo la semplice trasformazione di alcune di esse in
aree metropolitane, senza effetti reali. Anche sulla riforma della giustizia,
una delle priorità del Paese, c'è l'impegno ad una razionalizzazione dei
tribunali e dei compiti dei giudici, ma perché non prendere impegni più
coraggiosi, come la modifica del sistema di remunerazione degli avvocati
sul modello tedesco, che premia chi risolve il contenzioso prima di andare in
giudizio? Si sottolinea che la riforma della scuola è una priorità, ma neppure
in questo campo si lasciano intravedere rivoluzioni, quanto piuttosto una
attenta ed efficiente manutenzione dell'esistente. Sul mercato del lavoro si
sposa il modello danese della flexicurity, che nella sostanza si basa su tre
punti: grande flessibilità nel rapporto di lavoro, ammortizzatori molto
generosi, servizi alle famiglie. Si prendono impegni in tutti questi ambiti,
anche se non si rinuncia all'articolo 18, che non è coerente con il modello.
Molto positivo è l'impegno all'aumento dei posti nei nidi, che però non
diventano ancora un diritto esigibile. Scarsa attenzione viene riservata al
problema della non autosufficienza ed infine, stranamente, non si prendono
impegni precisi sull'aumento della spesa in ricerca e sviluppo, che ci vede
agli ultimi posti in Europa. Per le università, si propone giustamente più
autonomia e più specializzazione, ma anche una riduzione del loro numero:
quest'ultima è una missione impossibile. La vera grande differenza rispetto al
centrodestra rimane la difesa del welfare state come fattore di eguaglianza,
anche delle opportunità, e di crescita sociale. E' insomma un programma
coerente nella diagnosi dei problemi e nelle strategie, pieno di tanti piccoli
provvedimenti sicuramente utili. Gli impegni sembrano nel complesso avere
copertura finanziaria. Sono però rare le idee davvero nuove, quelle che
potrebbero convincere chi sta dall'altra parte a cambiare idea. 26/02/2008 le
riformeManca l'impegno ad abolire le Province: solo un generico richiamo a
trasformarne alcune in aree metropolitane 26/02/2008 contraddizionePer il
lavoro si sposa il modello danese, però non si rinuncia all'Articolo 18, che
non è coerente con la scelta fatta 26/02/2008 bruno vespa I sondaggi di questi
giorni sono utili per capire in linea molto generale il posizionamento
dell'elettorato, ma assolutamente prematuri per fare una seria previsione
sull'esito elettorale. Al voto manca un mese e mezzo e dovrebbe essere di lezione
per tutti il ricordo del 2006: Berlusconi rischiò di vincere le elezioni con la
battuta pronunciata nell'ultimo minuto dell'ultimo confronto con Prodi, quando
promise l'abolizione dell'odiatissima Ici. Oggi, come da manuale, l'inseguitore
Veltroni è partito in anticipo con alleanze, programmi, viaggio in pullman. Un
cannoneggiamento preciso e puntuale. Berlusconi sta ancora fermo: fa qualche
scaramuccia di contenimento, ma deve di fatto ancora scendere il campo. Non a
caso il suo programma e le priorità dell'agenda dovranno essere definiti nel
prossimo fine settimana. Soltanto all'inizio di marzo, a nostro avviso, quando
si sarà assestato il puzzle definitivo delle alleanze e dei candidati premier,
si comincerà ad avere un quadro chiaro delle forze in campo e soltanto dalla
metà del mese i sondaggi acquisteranno la credibilità necessaria. Su un punto,
tuttavia, ci permettiamo di insistere fin d'ora: la credibilità dei programmi e
delle promesse relative. La sterzata riformista del Partito democratico lo ha portato
a fare propri molti temi classici del centrodestra, a cominciare dalla
riduzione delle tasse. Ed è dunque vero che in molti punti i due programmi
coincidono. Come si fa a dissentirne, se entrambi descrivono il migliore dei
mondi attualmente possibile colmando insufficienze e lacune che si trascinano
da decenni? Per apprezzarne meglio le differenze sarebbe perciò utile chiarire
quello che non è scritto: dove si prendono i soldi? Interpellato ieri dalla
Stampa, Renato Brunetta, che dopo Tremonti è l'uomo di Forza Italia che ha
maggiore voce in capitolo sull'economia, ha fatto alcune proposte. Togliendo i
vantaggi fiscali a quelle che lui definisce "false cooperative"
potrebbero risparmiarsi fino a due miliardi di euro: ecco pagata la completa
abolizione dell'Ici senza danneggiare i comuni. Ma le "cooperative
bianche" sono d'accordo o il PdL pensa di prescinderne? Secondo Brunetta,
inoltre, dall'abolizione di tutti i contributi a pioggia all'industria si
caverebbero addirittura quei 35-40 miliardi necessari all'abolizione di
un'altra imposta odiatissima come l'Irap. Davvero il Popolo della Libertàè
disposto a far sue queste proposte? Andiamo alla detassazione delle tredicesime
promessa da Berlusconi: fatta d'un colpo costerebbe cinque miliardi. Una bozza
di programma parla di "progressiva detassazione". In che misura? Dove
si troverebbero i soldi? Lo stesso discorso vale per la defiscalizzazione degli
aumenti contrattuali: cento euro al lordo uguali a cento euro al netto.
Varrebbe anche per i dipendenti pubblici? E anche qui: dove si taglia? Lo
stesso discorso naturalmente vale per Veltroni. Lodevole la proposta di portare
a 1000 euro il salario minimo di un lavoratore a tempo determinato (quindi
precario). Ma dove si trovano i nove miliardi e mezzo all'anno che sarebbero
necessari? E i soldi per abbassare tutte le aliquote di un punto all'anno per
tre anni? Ma a Veltroni si può chiedere anche un altro tipo di impegno: il
programma del Pd sostiene il massiccio rilancio delle grandi infrastrutture,
dalla Tav alla costruzione di termovalorizzatori, rigassificatori e
quant'altro. Se andrà al governo, Veltroni potrà prescindere finalmente dai
veti della Sinistra arcobaleno. Ma queste iniziative finora sono state bloccate
anche in sede locale da amministrazioni in cui la Sinistra arcobaleno è in
giunta con il Pd. Veltroni parla giustamente di voler coinvolgere le
popolazioni. Bene: e se le popolazioni e i mille comitati che spuntano come
funghi si opponessero, com'è in larga parte scontato? Un governo del Pd se la sentirebbe
di approvare norme che alla fine prescindano dal loro parere? Fare programmi di
buon senso non è difficile. Il punto sta nel convincere gli elettori che si
tratta di proposte credibili. Per questo la campagna elettorale - quella vera -
ancora non è cominciata. bruno vespa è giornalista televisivo e su Raiuno
conduce la trasmissione Porta a Porta. 26/02/2008.
( da "Corriere Di Como, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Province
"Aboliamo le
Province": la proposta di Berlusconi accende il dibattito I costi della
politica "È necessario eliminare le Province". Un'ipotesi forte, da
tempo in discussione, che potrebbe portare a un radicale riassetto
dell'amministrazione pubblica. Visto che l'idea viene rilanciata in campagna
elettorale dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi, per "ridurre i costi
della politica", non è difficile ipotizzare che possa diventare un punto
programmatico in vista delle elezioni di aprile. Tutto ancora da chiarire ma
l'annuncio del Cavaliere, arrivato nei giorni scorsi durante la trasmissione
Matrix di Enrico Mentana, ha aperto e scatenato il dibattito. "Un 'ipotesi
che mi sconcerta - ha detto il numero uno di Villa Saporiti, Leonardo Carioni -
L'abolizione delle Province non è certo nel programma della Lega e proprio su
questo tema domenica ho sentito Roberto Maroni che mi ha ribadito la nostra
posizione sul tema". Carioni, però, cerca un punto di sintesi. "Io
non penso che Berlusconi voglia cancellare le Province - dice - ma ritengo che
si riferisca agli enti che non hanno una grande valenza demografica. Negli
ultimi anni sono nate diverse Province di pochissimo peso. Di recente l'ho
ribadito anche all'Upl (l'Unione delle Province italiane, di cui Carioni è
presidente, ndr): ci sono Province virtuose e altre meno utili ed è su quelle
che dobbiamo ragionare". Il presidente di Villa Saporiti evidenzia la
necessità dell'ente. "Mi chiedo, se dovessero scomparire le Province, chi
si occuperà di costruire strade e depuratori. Chi si occuperà di agricoltura,
turismo ed edilizia scolastica. In una regione come la Lombardia, con 10
milioni di abitanti, una Provincia come quella di Como è
una struttura essenziale. La Regione è uno Stato e le Province sono le sue
Regioni. Ripeto, però, credo che Berlusconi farà chiarezza". Non si dice
"pregiudizialmente contrario all'abolizione delle Province" anche
perché "sia il centrodestra, che il centrosinistra stanno lavorando sulla
questione". Patrizio Tambini, capogruppo di Forza Italia a Villa
Saporiti, sottolinea che "il problema si pone per alcune competenze.
Dovrebbero essere individuati poteri sostitutivi, penso a tutte le esigenze di
carattere sovracomunale. Bisogna capire quale organo intermedio possa lavorare
tra Comuni e Regioni". "È un discorso che va avanti da tempo -
afferma Andrea Cattaneo, capogruppo provinciale di An - Si è parlato anche di
abolizione delle Comunità montane. Più che di eliminazione totale, io parlerei
di razionalizzazione degli enti". La ragione è tecnica. "Ci sono
alcune competenze - spiega Cattaneo - che diventa difficile trasferire a un
livello più alto. Ricordiamoci che se alcuni enti sono in difetto, ciò è dovuto
alle persone che li gestiscono. Non è il caso di Como, dove l'amministrazione
funziona". Auspica "un dibattito serio, piuttosto che boutade
elettorali", Mauro Guerra, leader dell'opposizione a Villa Saporiti. Che
si dice "anche d'accordo a discutere l'ipotesi ma prima di tutto bisogna
riorganizzare i Comuni, strutture troppo frammentate. Solo quando lavoreranno
insieme, in modo organico, potremo decidere sul destino delle Province".
"A Villa Saporiti sono circa 400 i dipendenti tra dirigenti, impiegati e
personale operativo - sottolinea Lucia Cassina, sindacalista della Funzione
pubblica della Cgil - L'ente non è fatto solo di burocrazia ma si occupa di
collocamento, formazione e svolge decine di altre funzioni". La
sindacalista è contraria alla chiusura. "Io non dico che la Provincia non
sia sofferente - conclude - ma offre omogeneità al territorio. Chiuderla
significherebbe far ricadere le competenze sui Comuni senza un reale risparmio
per lo Stato". Davide Cantoni Nella foto: La sala del consiglio a Villa Saporiti.
Non è la prima volta che le Province finiscono al centro del dibattito politico
nazionale Home Assalti in serie nei negozi di alimentari: giovane in carcere
Tensioni in aula tra giudici e difesa Sono 20 i nomi in lizza per un seggio
parlamentare Operaio edile grave al S.Anna dopo essere caduto da
( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
AUGUSTO BARBERA La
parte più rilevante del programma del Partito democratico sulle riforme è
seminascosta in due righe delle troppe (nonostante le promesse) pagine dello
stesso. Eccole: "un bipolarismo fondato su grandi partiti a vocazione
maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione, a partire dalle
scelte unilaterali fatte dal PD". E infatti, grazie alla scelta di Walter
Veltroni per un partito a vocazione maggioritaria, si è riusciti a creare un
circolo virtuoso che ha costretto anche Berlusconi ad analoghe scelte. Una
parte importante della riforma è dunque già nei fatti e quindi i sistemi
elettorali da progettare devono ormai riflettere questa tendenza. Come scritto
nel punto 11 del programma diventa inevitabile o un sistema elettorale a doppio
turno od anche "sistemi elettorali diversi a condizione che possano
corrispondere alle medesime finalità". Quindi, aggiungo io, è compatibile
con tale obbiettivo lo stesso "Porcellum" (proprio così!) come
re-interpretato dalle scelte di Veltroni e Berlusconi, vale a dire un sistema
proporzionale con premio di maggioranza; premio riconosciuto non alle
coalizioni di partiti ma alla lista di partito che ottiene un voto in più (e
che darà vita a un unico gruppo parlamentare). Il referendum Guzzetta-Segni,
previsto per la primavera del prossimo anno, potrebbe consolidare questo
orientamento politico. L'unico punto - anche se assai grave - del Porcellum è
rappresentato - oltre che dal premio per il Senato - dalle liste
"bloccate" che potrebbero essere superate o da collegi uninominali
(come in Francia o Regno Unito) o da liste bloccate corte (come in Spagna) ,
associate ad elezioni primarie - questa è un'altra scelta del programma -
regolate per legge. Quello che certamente le scelte fin qui compiute e il
programma escludono - anche se non è detto espressamente - è il ritorno al
sistema proporzionale, vale a dire al sistema tedesco. Quel sistema certamente
non favorirebbe - in Italia - i grandi partiti a "vocazione
maggioritaria" bensì i partiti di centro a vocazione trasformista. Come -
e se - Veltroni abbia potuto alla fine della legislatura proporre questo
sistema a Casini e Mastella - lo dicevo in un altro articolo su questo stesso
quotidiano - rimane ancora un mistero non risolto. Tutto il resto del programma
è ormai da tempo sul tappeto: la riduzione del numero dei parlamentari; il
superamento del bicameralismo perfetto; il rafforzamento dei poteri del Primo
ministro. Su quest'ultimo punto - lo dico da tempo - si può non scrivere nulla
in Costituzione. Un premier forte, leader di un partito che vince le elezioni e
non ingabbiato in una coalizione rissosa, e per di più sostenuto da un gruppo
parlamentare unico, può assumere quelle funzioni che già la Costituzione
attuale consentirebbe - ivi compresa la revoca dei ministri e un più incisivo
potere nella richesta di ritorno alle urne - e che furono subito messe in ombra
nei primi decenni di vita repubblicana dalla natura correntizia della
Democrazia cristiana (e da una certa compiacente letteratura
costituzionalistica o politologica). Sulla riduzione dei parlamentari e
soprattutto sulla riforma del Senato le strade sono invece più in salita - e lo
sarebbero state ancora di più se si fosse accolta la proposta di
"blindatura" della seconda parte della Costituzione, richiesta da
Scalfaro, che avrebbe accresciuto il potere di veto dei senatori - ma il
cammino potrebbe essere facilitato dalle analoghe scelte del programma del
"Popolo delle libertà", con cui vi è disponibilità"alle più
ampie convergenze". Tutto bene quindi nel programma istituzionale del Pd?
Per larga parte decisamente sì; potrei aggiungere altre riforme in esso
prospettate: l'estensione ai parlamentari condannati delle ineleggibilità
previste per i consiglieri comunali e regionali; il trasferimento alla Corte
costituzionale della verifica di legittimità delle elezioni parlamentari ed
altro. Delude invece la povertà delle scelte riferite all'assetto del potere
locale. Se si esclude un timido tentativo di modificare la infelice riforma del
Titolo V attraverso l'introduzione in Costituzione della "clausola di
supremazia" della legislazione repubblicana, per il resto il vuoto è
vistoso. Con la lodevole eccezione del "no" ai veti locali per le infrastrutture poco si dice sulle degenerazioni localistiche
delle politiche pubbliche mentre per le Provincie, della cui utilità da tempo
si dubita, saranno superate - afferma il programma - solo nelle aree
metropolitane. Purtroppo nulla di nuovo: si riprende una tormentata norma della
legge 142 del 1990 che da tempo, e invano, prevede la istituzione delle
"Città metropolitane". Il problema riguarda invece tutte le
Provincie italiane, vissute come un peso dai Comuni e come un diaframma dalle
Regioni, e soprattutto non adatte, per la configurazione territoriale di molte
di esse, a gestire quei servizi sovracomunali che invece il programma,
avvertendo il groviglio di enti e società pubbliche cresciuti o consolidatesi
in questi decenni, vorrebbe addirittura riallocare in capo alle stesse (per
esempio abolendo gli ormai famigerati Ato, gli ambiti territoriali ottimali ).
Su tale debolezza di questa parte del programma pesano, probabilmente, sia la
formazione romana dei gruppi dirigenti, non sempre attenti alla realtà dei
territori periferici, sia l'influenza delle periferie del partito, troppo
attente agli interessi e ai delicati equilibri del ceto politico locale. 27/02/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-02-27 - pag: 17 autore: Aree
metropolitane. Convergenze tra Linda Lanzillotta e Roberto Maroni sulla
semplificazione Ridurre le Province, c'è la soluzione condivisa Mariolina Sesto
ROMA V ia le province dalle aree metropolitane e
semplificazione burocratica con l'Ufficio territoriale del Governo. Due
schieramenti, una sola ricetta per snellire i livelli di governo del
territorio. Da una parte Roberto Maroni (Lega), dall'altra Linda Lanzillotta
(Pd) rilanciano i tempi della semplificazione amministrativa e lo fanno con
proposte dai contenuti analoghi. L'obiettivo di partenza è identico: abolire
l'istituzione provincia laddove esistono le aree metropolitane. Diverso è il
modello indicato per superare l'assetto attuale. Maroni cita lo "schema
Trentino Alto Adige: "Le due province autonome di
Trento e Bolzano – spiega l'esponente leghista – quando devono deliberare su
una materia che le riguarda entrambe non fanno riferimento a un'ulteriore
istituzione come un consiglio o una giunta regionale, semplicemente riuniscono
insieme le due giunte o i due consigli. Il coordinamento delle due strutture
evita così il ricorso a una terza istituzione con inevitabile sovrapposizione
di funzioni e sperpero di risorse". A loro volta i comuni dell'area
metropolitana dovrebbero dare luogo a un coordinamento in grado di governare
sulle materie di comune interesse. Diverso (ma non inconciliabile) l'approccio
del ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta che mantiene come punto
di riferimento la Carta delle autonomie varata dal Governo e indica la città
metropolitana come ente che dovrà nei vari casi sostituire una o più province. "Alla città metropolitana – osserva
Lanzillotta dovranno essere affidate le funzioni di area vasta mentre i
municipi dovranno gestire i servizi di prossimità ". Ma Lanzillotta va
oltre la Carta delle autonomie e chiede al Pd un ulteriore passo avanti:
"Nel Ddl delega la riorganizzazione della città metropolitana era una
facoltà data al territorio, non costituiva un vincolo. Io ritengo che la scelta
debba essere netta". La riorganizzazione porterebbe
con sè, ad esempio, l'abolizione delle province di Roma
nel Lazio, di Napoli, Caserta e Salerno in Campania, di Milano, Lodi e Monza in
Lombardia. Ma il ministro pd si spinge ancora oltre. "Le province devono avere una massa critica in termini di residenti –
aggiunge –, sul quantum si può discu-tere, ma certo sarebbe meglio che avessero
almeno 200mila abitanti". Lanzillotta auspica poi una semplificazione e un
ammodernamento della governance comunale. "Ottomilaamministrazioni sono
obiettivamente troppe – sostiene -, i comuni piccoli vanno bene come punti di
riferimento identitari ma per rendere più efficiente la loro governance occorre
puntare sulle unioni di comuni". Se l'unione di comuni amministrasse una
popolazione non inferiore a 15-30mila abitanti, i centri di governo si
ridurrebbero del 75 per cento, da
( da "Sicilia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Le migliaia di
pensionati dell'Inpdap di Enna, improvvisamente e senza giustificato motivo,
hanno saputo di avere cambiato il luogo di nascita. Infatti, nel ricevere il
Cud 2008 , a sorpresa, hanno letto che erano nati a Castrogiovanni, in
provincia di Enna. Sono tornati indietro, dunque, di decine di anni e si è
creata una provincia di Enna che ha un Comune che si chiama Castrogiovanni. Il
6 dicembre del 1926, quando Benito Mussolini elevò Castrogiovanni,
richiamandola Enna, a capoluogo di provincia. Un errore, causato dai terminali
dell'Inpdap provinciale e che ha creato un po' di panico, specie negli anziani
che non sapevano spiegare del perché di questa "variazione" del luogo
di nascita. Il comitato civico del quartiere Monte, con il presidente Salvatore
Ferro, scherzosamente, dichiara: "Vuoi vedere che, sotto sotto, l'Inpdap
ha già previsto l'abolizione della provincia con largo
anticipo rispetto alle previsioni? Dopo aver perso quasi tutto - conclude
amaramente Salvatore Ferro - dalla miniera di Pasquasia all'Enel, dalla Telecom
alla Banca d'Italia, all'ufficio di smistamento delle Poste Italiane di
contrada Baronessa, non ci resta che perdere anche il luogo di nascita;
probabilmente nell'indifferenza di tutti torneremo a essere quello che eravamo
un secolo fa, con lo smembramento dei Comuni affidati ad altre province". Si è tanto parlato di richieste di
ammissione alla provincia di Enna di almeno sette-otto Comuni della provincia
di Messina, propensi a trasferirsi con la provincia di Enna, che la ritengono
più vicina e più aderente alle loro richieste di carattere amministrativo, ma
questo è un argomento di cui si parlerà, probabilmente, dopo le elezioni del 13
e 14 aprile, ed anche dopo le elezioni provinciali che sono previste per metà
giugno. Sino a quel momento la provincia di Enna avrà i suoi venti Comuni, ma
non sappiamo se il capoluogo sia Castrogiovanni o Enna.
( da "Italia Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Politica Interna
Leghisti all'attacco Maroni: "Il grande imbroglio del Pd" I cittadini
dovrebbero scegliere il Popolo delle libertà perchè quello di Veltroni è un
imbroglio. Non usa mezzi termini il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto
Maroni, in un'intervista a Rtl 102.5: "Veltroni è segretario del Pd il cui
presidente è Prodi, il 70% dei membri dell'attuale governo sono membri del Pd e
saranno tutti ricandidati. Sulla sicurezza il governo Prodi ha fatto il
contrario di quanto adesso Veltroni dice: ricordiamo l'episodio dell'omicidio
Reggiani a Roma. Dopo quell'assassinio Veltroni chiese al governo un decreto
legge sulla sicurezza che non è stato mai convertito, poi ne fece un secondo e
fece decadere anche quello. Siamo nella stessa situazione del giorno precedente
dell'omicidio Reggiani: come si fa a pensare che chi a seguito di quel
drammatico episodio non ha fatto niente lo faccia adesso?''. Quanto al tema
delle tasse, ''se Prodi e i suoi ministri hanno aumentato la pressione fiscali
dicendo è giusto non si capisce perchè desso dovrebbero cambiare idea. Quello
che scrive Veltroni sono cose che contrastano totalmente con l'esperienza
Prodi, è per quello che non è credibile. Il nostro programma prevede per quanto
riguarda le tasse la diminuzione della pressione fiscale, modificare il sistema
degli studi di settore e abolirli per le piccole imprese. Prendiamo l'impegno
di ridurre la pressione fiscale complessiva al di sotto del 40% e la totale
eliminazione dell'Ici sulla prima casa". L'esponente del Carroccio poi
parla della sopravvivenza delle province e delle
prefetture: ''Io sono contrario all'abolizione delle province perchè
sono realtà importanti, non certo Milano e Roma che possono essere abolite. In
molte zone d'Italia dove ci sono piccoli comuni se questi non avessero un
interlocutore vicino sul territorio come le province non ce la
farebbero da soli e non si possono rivolgere alla regione, è necessario
un ente intermedio. Edizione n. 847 del 27/02/2008.
( da "Provincia di Como, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Province
Il dibattito Ieri il
confronto con Guerra (Pd) davanti all'assemblea degli studenti del liceo Volta
Carioni: "No alla soppressione delle Province" Da sinistra: Mauro
Guerra (Pd) e il presidente della Provincia, Leonardo Carioni Il rapporto tra
giovani e politica è stato al centro del dibattito organizzato dai
rappresentati d'istituto del liceo classico "Volta", che si è tenuto
ieri mattina al cinema Gloria. Dopo l'incontro con il sindaco Stefano Bruni e
il consigliere regionale Luca Gaffuri, gli studenti hanno potuto porre le loro
domande al presidente dell'amministrazione provinciale Leonardo Carioni e al
capogruppo dell'opposizione a Villa Saporiti, Mauro Guerra. La giornata si è
aperta con l'intervento del sociologo comasco Mauro Magatti, che ha analizzato
i motivi del distacco sempre più profondo tra politica e cittadini. Si è poi
discusso a lungo sulla proposta di abolizione delle province
formulata di recente da Silvio Berlusconi, nel corso di una trasmissione
televisiva. L'ipotesi è stata bocciata senza appello da Carioni, che non ha
lesinato critiche al candidato premier: "Mi auguro che Berlusconi
intendesse dire qualcosa di diverso, forse non si è spiegato bene. Non possiamo
certamente avere le idee così confuse a meno di due mesi dalle elezioni.
L'elettorato si disorienta, di fronte a una dichiarazione del genere". Il
presidente della Provincia ha quindi rivelato un retroscena: "Ieri
pomeriggio (lunedì, ndr) ho parlato a lungo con Umberto Bossi ? ha spiegato
Carioni ? Riferendosi alle parole di Berlusconi sulla necessità di cancellare
le province, Bossi mi ha detto: ?Berlusconi non
capisce niente?. Successivamente mi ha confermato che noi restiamo fermi sulla
nostra posizione di assoluta contrarietà a questa ipotesi". Mauro Guerra
ha risposto: "Sono pronto a discutere in merito all'abolizione delle province, tuttavia ritengo che tra i piccoli comuni e
l'amministrazione regionale non possa esserci il nulla. È quindi necessario
aggregare le realtà più piccole, dando vita a enti intercomunali". Carioni è poi intervenuto nuovamente su questo tema: "Dico
no all'abolizione delle province ma credo al contempo che sia giusto non crearne altre. Inoltre,
sono favorevole all'eliminazione delle province più
piccole, come quella di Rieti. Ma le province della
Lombardia sono una cosa ben diversa; se non ci fosse la Provincia, a Como chi
sistemerebbe le strade?". Il valore della politica nella società
odierna è stato al centro di quasi tutte le altre domande degli studenti:
"I giovani si allontanano dalla politica anche perché oggi in Italia
abbiamo una classe dirigente troppo vecchia, serve un forte rinnovamento - ha
detto Guerra - La politica ha uno straordinario bisogno di facce nuove e di un
maggior numero di donne". Michele Sada.
( da "Riformista, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Province
Democrat 1 cinque
passi da compiere Caro Veltroni, facciamo un patto bipartisan per abbattere il
peso della partitocrazia Tu l'hai ignorata nel programma, come pure le
liberalizzazioni Caro direttore, mi pare di poter rilevare che nel programma
del Partito democratico così come sin qui presentato da Walter Veltroni, ci sia
una sorta di "milite ignoto": le liberalizzazioni. Forse il neo
segretario del neo partito ha dovuto pagare dazio a qualche ordine
professionale, a qualche utilities pubblica, e soprattutto alla fortissima
lobby degli amministratori locali, che evidentemente nel Partito democratico
non peserà meno che nei Ds. Ho vissuto in prima persona per tutto il corso
della legislatura al Senato la vicenda kafkiana del disegno di legge
Lanzillotta per l'appunto sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali.
Nonostante si trattasse di un intervento abbastanza blando, il testo
regolarmente scompariva e ricompariva nella commissione competente,
apparentemente per l'opposizione della sinistra antagonista. Di fatto invece la
povera ministra Lanzillotta veniva regolarmente lasciata sola anche dagli
esponenti dei Ds e della Margherita, che hanno lasciato volentieri arenare
anche un testo ancora più blando emerso dalla negoziazione con i vari gruppi
parlamentari del centro-sinistra. Eppure tutti gli osservatori internazionali
evidenziano che la sostanziale stagnazione dell'economia italiana è dovuta
proprio ai nostri mercati ingessati, a cominciare dal mercato dei servizi
pubblici, che pesa gravemente sulla competitività di un paese collocato oltre
il 40° posto nelle classifiche più serie sulla competitività internazionale. Ma
il vero cuore del problema è il principale tallone di Achille del Partito
democratico, ed è il fatto che proprio nella miriade di municipalizzate e
"società miste" opera quella vera e propria "fiera della
lottizzazione" di cui si nutre la partitocrazia italiana, ben più radicata
nelle regioni rosse che nelle regioni azzurre. È lì che si annida, fra i
consiglieri di amministrazione e i consulenti ai più svariati titoli, quella
vera e propria nomenklatura, l'ultimo, ma duro a resistere, baluardo del
socialismo anche in salsa italiana. E non a caso l'altro "milite
ignoto" del programma del Partito democratico, per lo meno nei 12 punti
sin qui conosciuti, è qualsiasi forma di terapia seria rispetto alla questione
del costo della politica. Si deve essere consapevoli che è proprio dalla
pervasività della partitocrazia che traggono alimento gli enormi sprechi
amministrativi, l'andamento senza freni della spesa pubblica, l'occultamento di
forme serie di meritocrazia, l'occlusione della concorrenza. Per queste ragioni
ho presentato un programma in 12 punti (li avevamo stesi prima di sapere che
anche Veltroni si sarebbe fermato a 12...) dal titolo "Sradicare la
partitocrazia, liberare la crescita", perché la partitocrazia è anche la
palla al piede per lo sviluppo economico e sociale del paese. Fra questi ne
estrapolerei cinque, che potrebbero essere i cardini di una seria azione
riformatrice condotta in una logica bipartisan, plausibile se è vero che nella
prossima legislatura finalmente il "bipolarismo delle intelligenze"
sostituirà il "bipolarismo dei muscoli": 1) ridurre drasticamente,
dai comuni fino al Parlamento, il numero degli eletti; 2) abolire a tutti i
livelli il malaugurato sistema dello spoil system che ha generato
contaminazione politica e ulteriori inefficienze nelle pubbliche
amministrazioni; 3) sradicare il sistema partitocratrico oggi vigente nelle
nomine degli enti pubblici e nelle aziende sanitarie locali. Si potrebbe, ad
esempio affidare a società indipendenti la selezione su basi meritocratica e
professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo tra questi possa
essere scelto il "nominato"; 4) restituire alla Corte dei Conti i
pieni poteri di controllo e la possibilità, come richiesto dal procuratore
generale, di "poter disporre con efficacia immediata il blocco delle
risorse che si stanno sperperando"; 5) ripensare profondamente quel
"federalismo all'italiana" che genera sovrapposizioni di competenze e
impossibilità di assumere per tempo decisioni utili per evitare gravi sprechi. In questo quadro un segnale forte dovrebbe essere, come da tempo
sostengo, l'abolizione delle province. Sarebbe auspicabile che un
tale programma minimo possa fare oggetto di un patto bipartisan per abbattere
la partitocrazia e liberare la crescita. 28/02/2008.
( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Province
Oggi è Gio, 28 Feb
2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Suggerimenti non richiesti per il prossimo
governo. Obbiettivo: ridare slancio e vitalità al Paese Undici proposte
liberali di Egidio Sterpa La diagnosi della situazione del Paese è disperante.
Non c'è settore che non sia in declino. Occorre dunque intervenire subito e in
profondità. Servono misure forti per ritrovare la via della crescita. Occorre
un Governo fatto delle migliori intelligenze e competenze del Paese, che,
prescindendo dalle ideologie, con coraggio e lungimiranza sia forza propulsiva
di istanze autenticamente liberali e sappia chiamare tutti ad uno sforzo
generale che produca innanzitutto una salutare scossa morale. Ecco secondo i
liberali alcuni punti programmatici da attuare con determinazione al più
presto: Scuola Il nostro sistema di formazione è tra i più inadeguati del mondo
occidentale. E' degenerato negli ultimi quarant'anni. Il declino italiano è
anche il frutto di questo decadimento. Va affermato il principio della
centralità della scuola pubblica. Tutti, però, devono poter frequentare il tipo
di scuola che prediligono, purché si tratti di scuole che applicano le regole
previste dallo Stato democratico. Va considerata l'opportunità dell'istituzione
del "buono scuola" per garantire una vera libertà di scelta. Decaduta
è la scuola secondaria, che non prepara i giovani né al contatto col mondo del
lavoro né ad un ingresso proficuo all'Università. Molti diplomati si presentano
agli atenei spesso addirittura senza una idonea padronanza lessicale, tanto da
rendere necessari corsi propedeutici. L'Università italiana è agli ultimi posti
nelle classifiche mondiali. Occorre un rilancio delle scienze e della ricerca,
che sono i settori in cui siamo più che carenti. Bisogna aprire il sistema
universitario ad una competizione anche con la libera scelta dei professori da
parte delle singole Università ed una valutazione dei docenti. Politica
energetica L'Italia ha una dipendenza in materia di energia (petrolio, gas,
elettricità) che la rende debole fino al punto di temere un black-out in casi
di crisi internazionali. L'import di energia comporta un pesante aggravio
finanziario. Va ripensato razionalmente il rifiuto dell'opzione nucleare
sancito col referendum del 1987. Oggi noi importiamo energia prodotta in
centrali nucleari, dalla Francia per esempio, che distano poche decine di
chilometri dal nostro territorio. E' vitale per il futuro economico del Paese
tale ripensamento, tanto più che l'energia nucleare di nuova generazione si va
affermando come più rispettosa della salute e dell'ambiente. Investimenti
L'Italia ha bisogno di potenziare le proprie infrastrutture: strade, ferrovie,
telecomunicazioni, acquedotti, rigassificatori, termovalorizzatori, smaltimento
dei rifiuti, servizi vari. In alcuni di questi settori c'è un invecchiamento
che provoca grave perdita di efficienza. E' necessario un rilancio robusto
della competitività nazionale con grandi investimenti. Non va dimenticato che
il nostro Paese si risollevò dai disastri della seconda guerra mondiale
attuando investimenti coraggiosi che crearono le condizioni che ne fecero uno
dei territori più industrializzati al mondo. Quella politica degli anni
Cinquanta vide concordi maggioranza politica ed opposizione, che pure erano
fieramente divise ideologicamente, e diede grande impulso all'occupazione dando
il via ad una politica sociale che si affermò tra le più progredite in Europa.
Vanno sottolineate come importanti per la modernizzazione del Paese opere come
la TAV, il MOSE, il Ponte sullo Stretto di Messina. Quello di cui ha bisogno
l'Italia è una forte e solida politica che la modernizzi e la sottragga al
declino che l'ha avviluppata in questi ultimi anni. Liberalizzazioni Va
accelerato il processo di liberalizzazioni e privatizzazioni per le aziende a
capitale pubblico e per le società di proprietà degli enti locali, mediante
modalità che consentano non solo la loro cessione alla Cassa Depositi e
Prestiti (e successivo collocamento in Borsa di un'alta percentuale della
Cassa, ad esempio di un settanta per cento), ma anche la partecipazione di
capitali di gruppi privati variegati, non di gruppi della "solite"
famiglie e degli "amici degli amici". Va praticato un aperto
contrasto alla ripubblicizzazione in atto presso le diverse aziende
"multi-utility" locali (energia elettrica, gas, acqua, rifiuti
urbani, telecomunicazioni, ecc.) che finiscono per configurarsi come aziende
IRI regionali, provinciali, comunali. Vanno perciò liberalizzate. Vanno immesse
sul mercato quote consistenti del patrimonio immobiliare pubblico. Bisogna
rafforzare i poteri degli organismi di tutela della concorrenza. Vanno
liberalizzati vari settori professionali per garantire l'accesso ai giovani e
una più aperta e certa selezione. Politica fiscale In Italia è stato ampiamente
superato il punto critico del carico fiscale, il che ha provocato effetti
dannosi per tutto il sistema economico: minore propensione alle attività
produttive; maggiore propensione al consumo rispetto al risparmio; maggiore inclinazione
all'evasione fiscale. L'imposizione fiscale non deve superare quella soglia che
può incentivare l'evasione e scoraggiare l'attività dei cittadini. Il carico
fiscale deve essere ridotto sotto il quaranta per cento del prodotto interno
lordo, (per arrivare al 30 ? 35 per cento, con la prospettiva di studiare
l'applicazione della cosiddetta "flat tax rate", cioè una tassa bassa
uguale per tutti). La riduzione agevolerà la crescita dimensionale delle
imprese, l'innovazione, la ricerca, gli investimenti, la nascita di nuove
aziende produttive, con conseguente aumento dell'occupazione. A questo
proposito una misura utile sarà la detassazione degli utili reinvestiti nelle
attività produttive. Vanno aboliti l'Irap e l'Ici per la prima casa, va ridotto
ulteriormente il "cuneo fiscale" per i contributi. Va abolito il
sostituto d'imposta per i lavoratori dipendenti. E va considerata la
possibilità per i lavoratori dipendenti di optare per il versamento in proprio
dell'imposta senza avvalersi del sostituto. Vanno privilegiate fiscalmente le
famiglie sulla base della composizione del nucleo familiare ("quoziente
familiare"). Occorre ridurre le detrazioni e le deduzioni per le fasce di
reddito più alte ed aumentarle per quelle più basse. Nell'esaminare queste indicazioni
liberali va considerato, come ha rilevato uno studio della Banca d'Italia, che
il 15,8 per cento della popolazione del nostro Paese ha possibilità di spesa
inferiore alla soglia di povertà. Il ceto medio s'è impoverito, i nuovi poveri
sono tra i pensionati e le famiglie monoreddito. E' un fatto accertato che i
salari italiani sono tra i più bassi d'Europa. Per combattere questo vero
tracollo sociale, si deve cominciare attuando sgravi fiscali nel quadro di una
politica dei redditi che veda l'impegno delle imprese interessate ad un aumento
della produttività e della crescita. Politica sociale Rafforzare l'iniezione di
flessibilità interrotta nel mercato del lavoro per merito della legge Biagi,
con la conseguente riduzione significativa della disoccupazione. Introduzione
del "modello danese" sulla libertà dei licenziamenti e
contestualmente introduzione di adeguati sussidi ai disoccupati per un certo
periodo di tempo (massimo tre anni), quindi tramite la realizzazione di una
vera rete di ammortizzatori sociali. Pensioni: età pensionabile a 65 anni per
uomini e donne (con aumento graduale di un anno ogni due anni, fino ai 65 nel
2018 (ogni anno si stima un risparmio di 7 miliardi di euro). Anche dopo i 65
anni dovrebbe cessare l'obbligo contributivo, ma si potrà continuare a lavorare
cumulando reddito e pensione. Detassazione del lavoro straordinario e degli
aumenti della parte variabile dei salari da legarsi ai risultati aziendali
raggiunti e alla produttività. "Decontribuzione", cioè taglio dei
contributi sui nuovi assunti. Per quanto riguarda la cosiddetta
"concertazione" tra le parti sociali, occorre fare in modo che non si
creino situazioni in cui prevalgono i veti, come spesso è accaduto, sì che non
si sono avute decisioni, si sono provocati ritardi, blocchi, quindi danni
notevoli per l'economia. Consentire la contrattazione a livello regionale e
aziendale. Va attuata una seria riforma del pubblico impiego, nella quale siano
previsti: la valutazione del rendimento nel lavoro, premi al merito, sanzioni
per gli assenteisti e per chi non fa il proprio dovere. Debito pubblico La
situazione debitoria italiana è enorme, accumulata soprattutto negli anni '80 e
i primi anni '90. Per ridurre il rapporto Debito ? PIL occorre puntare su
strumenti significativi di avanzi primari annuali. Il punto di attacco deve
essere quello del rigore e della riduzione della spesa pubblica (al netto della
spesa per investimenti e per interessi sul debito) dell'uno per cento all'anno
(5 per cento in cinque anni) tramite: a) un programma pluriennale e di
contenimento e razionalizzazione delle spese del settore pubblico e un
controllo severo dei meccanismi di decisione della spesa stessa, che oggi
supera il 50 per cento del PIL; b) una revisione straordinaria di tutta la
legislazione vigente per annullare o quantomeno diminuire gli effetti
moltiplicatori di spesa automatica incorporati; c) lotta agli sprechi e ai
privilegi, riduzione del peso della burocrazia pubblica; d) riforma del
"welfare" pletorico e costoso, che concede benefici superflui a chi
non ha bisogno e trascura spesso i cittadini veramente bisognosi. Giustizia
Riforma dell'ordinamento giudiziario. Occorre cominciare con la drastica
riduzione del numero delle ipotesi e della durata della carcerazione preventiva
per evitare che il cittadino finisca in carcere senza processo per tempi
indeterminati. E' troppo alto il numero dei carcerati (il 65 per cento secondo
alcuni dati) "in attesa di giudizio". Revisione della cosiddetta
obbligatorietà dell'azione penale (è troppa la discrezionalità dei
procuratori), che porta a privilegiare taluni processi e a insabbiarne altri.
Separazione delle carriere, e non delle semplici funzioni, tra magistratura
inquirente e magistratura giudicante, per garantire la "terzietà" di
quella giudicante. Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per
eliminare l'impostazione corporativa. Affidamento alle parti dell'iniziativa
nelle istruttorie per accelerare il giudizio civile. Introduzione di adeguate
cauzioni per l'appellabilità delle sentenze. Severa disciplina delle
intercettazioni telefoniche, da ammettere, per esempio, solo per reati di mafia
e terrorismo. Pesanti sanzioni per chi le diffonde. Creare un organismo unico
nazionale, sull'esempio di quanto avviene negli Stati Uniti, per
l'autorizzazione alle intercettazioni. Sanità Incremento dei fondi per la
ricerca sanitaria. Revisione dei criteri e delle procedure per quanto riguarda
la nomina dei direttori generali e dei primari, sì da evitare l'attuale
esasperata politicizzazione. Riforma della legge 180 (malati di mente)
fortemente avvertita dalle famiglie. Sottolineare la centralità del medico di
famiglia nella sanità italiana. La capillare distribuzione sul territorio ne fa
una figura insostituibile. Per questo occorre rivedere la recente proposta di
creare Unità territoriali di assistenza primaria che condizionerebbero
negativamente il rapporto fiduciario e personale tra medico e paziente.
Politica estera Riaffermiamo i principi che hanno caratterizzato costantemente
la politica liberale: a) una politica europea non succube del direttorio franco
? tedesco; b) forte legame all'ispirazione atlantica nella difesa nazionale; c)
difesa dello Stato d'Israele e di tutti gli Stati arabi che abbiano scelto
consapevolmente l'adozione di sistemi politici, sia pur progressivamente,
liberi e democratici. Riforme istituzionali Qui è quasi superfluo accennarne
nei particolari. E' pacifico per i liberali che occorra imboccare seriamente e
decisamente la via delle riforme istituzionali per rendere moderno, efficiente,
concretamente liberaldemocratico, lo Stato italiano, tale da assicurare una
autentica democrazia dell'alternanza. Va anche adottato un sistema elettorale
che garantisca equità politica. Per i liberali va evitato il ricorso al
monocameralismo, che potrebbe diventare strumento di un facile assalto al
potere, com'è avvenuto in taluni Paesi dell'Est europeo. Certo, le due Camere
devono essere ripensate razionalizzandone compiti e procedure. Per questa riforma essenziale bisogna fare affidamento sul
Parlamento, che dovrà dedicarvisi in una opportuna e responsabile fase
costituente. Vanno segnalati alcuni punti essenziali: 1)riduzione drastica del
numero dei parlamentari; 2)rafforzamento dei poteri del premier; 3)abolizione
delle Province. *Senatore di Forza Italia.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
L'ultimo consiglio
vara il piano opere pubbliche, no della minoranza BORGOFRANCO PO. Clima disteso
e sereno, da ultimo giorno di scuola, quello del consiglio comunale che ha
chiuso il quinquennio dell'amministrazione comunale di Borgofranco sul Po; con
il sindaco Mara Martinelli a ringraziare tutti, al termine della seduta, sia la
maggioranza che la minoranza, per il corretto dibattito che ne ha
contraddistinto i rapporti. Si è partiti con l'approvazione della convenzione
servizio tecnico con Magnacavallo per il solo quadrimestre 1º marzo-30 giugno,
per lasciare spazio decisionale in merito alla nuova amministrazione. Sul
regolamento sale di proprietà comunale la minoranza (Superbi e Ferrari) chiede
lumi su utilizzo e costi gestionali del Museo del Tartufo. Il sindaco informa
che l'onere annuale per luce, riscaldamento, telefono e simili è stato
preventivato in 8.900 euro. A ridurre le spese gestionali contribuirà anche il
volontariato (Auser). Per le entrate, quando terminerà l'allestimento, il Museo
avrà un biglietto d'ingresso e per l'utilizzo della sala da parte di altri enti
(per fini culturali) orario di 12 euro, 20 nel periodo invernale. Ovviamente
Comune, Provincia e Regione, che l'hanno finanziato, ne sono esenti. Per la
minoranza, che si è astenuta, l'iniziativa museale non è certamente un
business. Il sindaco: "Nessuno ha mai detto che lo fosse, ma solo
un'opportunità per il territorio". Sì unanime all'Ici, invariata, al sei per mille e all'abolizione tassa passi carrai, ma la
minoranza giudica quest'ultima una presa in giro dopo gli aumenti dell'anno
scorso. Si astiene invece sul bilancio di previsione 2008 che non presenta
grosse novità rispetto a quello dello scorso anno, mentre esprime voto
contrario sul programma annuale e triennale lavori pubblici. Tra questi:
manutenzione straordinaria fabbricati euro 250.000, manutenzione straordinaria
strade (185.000) e edilizia residenziale pubblica (161.000), impianto pubblica
illuminazione (317.400), recupero piazza Ado Barbi di Bonizzo (250.000). Ugo
Buganza.
( da "Libertà" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Quotidiano partner
di Gruppo Espresso LIBERTA' di venerdì 29 febbraio 2008 > In Italia
Berlusconi, sarà un programma agile Oggi la presentazione: niente decalogo, ma
solo sei-sette punti fondamentali ROMA - Addio decalogo. Il programma
elettorale del Pdl che Silvio Berlusconi presenta oggi a Roma sarà più snello
rispetto alle bozze circolate nelle ultime ore: 6-7 punti contro i dieci della
prima versione. Nel corso delle riunioni di ieri sera a Palazzo Grazioli il
Cavaliere avrebbe chiesto ai suoi alleati uno sforzo di sintesi. Un lavoro che,
riferiscono fonti del Pdl, riguarda soprattutto la forma e non la sostanza
delle proposte. In tarda serata, infatti, erano previste le firme davanti al
notaio di Umberto Bossi a Milano, per conto della Lega, e a Catania del leader
del Movimento per l'autonomia, Raffaele Lombardo. "Noi, donne e uomini
d'Italia, siamo orgogliosi di essere cittadini di uno dei Paesi più avanzati
del mondo, orgogliosi di appartenere a una civiltà millenaria che ha dato
all'umanità conquiste tra le più importanti: per questo vogliamo che l'Italia
progredisca nel solco della sua tradizione, sempre più europea ed
occidentale". È il primo paragrafo del preambolo con cui si apre il
programma. "Le radici giudaico-cristiane dell'Europa - prosegue il
preambolo - insieme con la parte migliore dell'illuminismo sono le fondamenta
della nostra visione della società". Il documento del Pdl punta sullo
siluppo. "Difendere e far ripartire l'economia italiana" è infatti
l'obiettivo principale: dare forza al "made in Italy"; rilanciare le
grandi infrastrutture, attuare la Legge Biagi, abolire gradualmente l'Irap,
rilanciare nucleare e carbone pulito, realizzare rigassificatori e incentivare
fonti alternative vere, non quelle assimilate. Sul Fisco, il traguardo fissato
è quello della "giusta imposta", tornando ai principi della riforma
del 2003 per portare la pressione fiscale sotto il 40% del Pil, eliminare l'Ici
sulla prima casa, inserire una graduale progressiva tassazione forfettaria
degli affitti. Corposo il capitolo sulla sicurezza, che punta a aumentare le
risorse per le forze di sicurezza, vigilare sulle moschee collegate alla
predicazione ultrafondamentalista, tutelare l'ordine pubblico dagli attacchi
alla legalità dei vari "disobbedienti", rafforzare e moltiplicare i
Cpt eliminando le norme approvate dal Governo Prodi e confermando la
Bossi-Fini. Per la giustizia, il Pdl ripropone la distinzione delle funzioni
nella Magistratura sul modello europeo, pensa a costruire nuove carceri ed
esclude nuovi indulti o amnistie. La società a cui punta il partito di
Berlusconi e Fini è basata sulla famiglia. Il Pdl si impegna ad abbattere i
costi dei mutui, aumentare le pensioni più basse, stabilire il bonus bebè,
lanciare un piano straordinario per le persone non auto-sufficienti. Per il
Mezzogiorno, il documento indica la strada di un piano decennale straordinario
per le infrastrutture, federalismo fiscale e fiscalità di sviluppo per le aree
svantaggiate, realizzazione della banca per il Sud. Forte l'accento posto sul
piano casa: 100mila alloggi di edilizia economica, piano di riscatto per
inquilini di immobili pubblici, detassare la costruzione di posti auto
sotterranei. Scuola, università, ricerca, ambiente e beni culturali sono le
ricchezze dell'Italia. Il Pdl riparte dalle tre I del 2001 (inglese, impresa,
informatica), come suggerito dalla commissione Attali in Francia. Un intero
capitolo, voluto dalla Lega, è quello sul Federalismo, che impegna a completare
la riforma federale dello Stato, puntando sul federalismo fiscale e indica il
modello della Lombardia. Il programma si conclude con una parte dedicata alla
sua sostenibilità finanziaria. Niente libro dei sogni né "promesse di
miracoli". Salvo l'impegno a "non mettere le mani
nelle tasche dei cittadini". Dunque, la spesa andrà tagliata. Come? Ad
esempio con l'abolizione delle Province e rilanciando un piano straordinario di
ristrutturazione della finanza pubblica. Marcello Campo [.
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Pagina VI - Palermo
L'INTERVISTA/2 Sonia Alfano: "Lombardo e la Finocchiaro sono la stessa
cosa" "Mi hanno chiesto: liberateci qui premiano solo i
delinquenti" "Non importa se non vinceremo, speriamo siano tanti i
siciliani desiderosi di cambiare" è PRONTA a organizzare un tour in
Sicilia con Beppe Grillo e non teme la sfida degli altri due concorrenti alla
presidenza della Regione. "Scegliere tra Lombardo e la Finocchiaro è come
scegliere di buttarsi dal quinto o dall'ottavo piano. Li abbiamo già visti, li
conosciamo e non ne possiamo più", dichiara Sonia Alfano, 36 anni,
funzionario del dipartimento Protezione civile della Regione, tre figli. A che
risultato mirate? "Non importa se non vinceremo, siamo abituati a stare
dalla parte dei perdenti. Ma speriamo siano tanti i siciliani, pazzi come noi,
desiderosi di scrivere questa pagina di cambiamento. Noi siamo qui, come un
venticello. Ma stiamo già diventando un tornado". In che area pescherete
consensi, nel centrosinistra? "No, dovunque. Anche nel blog di Miccichè
troviamo gente interessante. I ragazzi del centrodestra che hanno manifestato
dopo le dimissioni di Cuffaro possono stare dalla nostra parte. E pensiamo
anche ai 2 milioni di siciliani che non sono andati a votare". Il vostro
simbolo concorrerà anche per le provinciali? "Alle amministrative ci
saremo. Alle provinciali no perché siamo per l'abolizione
delle province". Come è nata l'idea di questa sua candidatura? "Mi
hanno chiesto: liberateci. In Sicilia c'è la baraonda, chi delinque viene
premiato. Noi non facciamo antipolitica, siamo contrari a questi politici che
fanno a gara a chi ha più precedenti penali. Cambiano colori, simboli ma
sono sempre attaccati alle poltrone, agli affari, alle clientele. Noi
rappresentiamo il nuovo". Qual è la vostra forza? "I giovani. Mentre
gli altri si affannano ad adescare ragazzi, precari, casalinghe, noi partiamo
dal basso. La nostra lista è certificata col bollino: i nostri casellari
giudiziari li pubblicheremo su Internet. Ci attaccheranno, diranno che siamo
antimafiosi, che non abbiamo esperienza. A noi basterebbe un solo mandato, per
mettere la parola fine allo sfacelo che c'è in Sicilia". a.r.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
29-02-2008)
Argomenti: Province
CRONACA 29-02-2008
VERSO LE ELEZIONI DOMANI E DOMENICA IN CITTA' E PROVINCIA Pdl, gazebo per
votare il programma elettorale II Dice all'Italia di rialzarsi, e a Parma di
darle una mano. Il Pdl parmigiano dà il via alla campagna elettorale. Unito,
forte, e pieno di entusiasmo, chiede alla sua città di votarlo in aprile, e
domani e domenica di sostenerlo nei gazebo. Perché prima dei seggi, nel partito
guidato da Berlusconi, vengono loro: gli stessi del 2 dicembre, quando gli
italiani avevano scelto il nome del partito, e quelli che nel weekend
permentteranno di dare un ordine di priorità ai diversi punti del programma
elettorale. "Sarà un programma che nascerà dal basso", sottolinea
l'assessore Giovanni Paolo Bernini, mentre- Vittorio Guasti, capogruppo di Per
Parma con Ubaldi in Consiglio comunale fa notare come l'iniziativa rappresenti
un "grande momento di democrazia ". I simpatizzanti del Pdl potranno
dunque "dare un voto" da
( da "Irpinianews" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Avellino - Carmine
Cogliano, coordinatore provinciale dell'Area Critica Comunista interviene
sull'andamento della campagna elettorale appena avviata, analizzando lo status
del Paese e quello della provincia. "La tornata elettorale si divide tra
il Pd che da un lato promette una retribuzione minima ai "precari" di
mille euro al mese e dall'altro la Sinistra-Arcobaleno che
promette battaglia sul precariato dando corpo alla proposta di abolizione
totale della legge 30. Esistono in Irpinia, un centinaio di precari, gli OSA,
quella figura "professionalizzata", che vivono costantemente l'incertezza
dello stipendio. La Provincia, cioè l'Ente preposto a dare corpo alla
retribuzione per questi Co.co.pro. non dà notizia certa di assolvimento
di questa questione. L'Irpinia che ha fame di lavoro. Questo è successo agli
OSA, lo stesso vale per gli LSU della nostra provincia. La costante incertezza
lavorativa dell'Irpinia ha fatto crescere in questa terra di "furbizia
politica" l'aura di potere che ha cinto e cinge la politica. Oggi, questa
prassi deve essere sconfitta, questa pratica "del lavoro a chiamata
politica" deve essere seppellita sotto le ceneri degli stessi attori che
l'hanno generata. Tornando nel merito della questione chiediamo all'assessore
Petoia, all'assessore Lo Conte, che si attivino da subito per risolvere questa
anomalia, pressando sugli uffici contabili della Provincia per il pagamento
degli arretrati dovuti agli OSA. La Sinistra-Arcobaleno irpina deve farsi
carico, non ragionando in termini di semplice campagna elettorale, della
vicenda degli OSA pianificando con l'assessore regionale alla Formazione
Lavoro, un percorso per questa figura professionale di passaggio dalla
condizione di "precario a vita" (co.co.pro.) ad uno status di
rapporto di lavoro a "tempo determinato" con l'Ente Provincia. Come
crediamo che sia legittimo la stabilizzazione di tutti gli LSU". (venerdì
29 febbraio 2008 alle 12.37).
( da "Sicilia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
Il sondaggio La
coalizione di Berlusconi supera di otto punti il Pd Roma. Addio decalogo. Il
programma elettorale del Pdl che Silvio Berlusconi presenterà oggi a Roma sarà
più snello rispetto alle bozze circolate nelle ultime ore: 6-7 punti contro i
10 della prima versione. Nel corso delle riunioni di ieri a Palazzo Grazioli il
Cavaliere avrebbe chiesto ai suoi alleati uno sforzo di sintesi. In tarda
serata, hanno firmato davanti al notaio Umberto Bossi a Milano, per conto della
Lega, e a Catania il leader del Movimento per l'Autonomia, Raffaele Lombardo.
"Noi, donne e uomini d'Italia, siamo orgogliosi di essere cittadini di uno
dei Paesi più avanzati del mondo, orgogliosi di appartenere ad una civiltà
millenaria che ha dato all'umanità conquiste tra le più importanti: per questo
vogliamo che l'Italia progredisca nel solco della sua tradizione, sempre più
europea ed occidentale". È il primo paragrafo del preambolo con cui si
apre il programma. "Le radici guidaico-cristiane dell'Europa - prosegue il
preambolo - insieme con la parte migliore dell'illuminismo sono le fondamenta
della nostra visione della società". Il documento del Pdl punta sullo
SVILUPPO. "Difendere e far ripartire l'economia italiana" è infatti
l'obiettivo principale: dare forza al made in Italy; rilanciare le grandi
infrastrutture, attuare la legge Biagi, abolire gradualmente l'Irap, rilanciare
nucleare e carbone pulito, realizzare rigassificatori e incentivare fonti
alternative vere. Sul FISCO, il traguardo fissato è quello della "giusta
imposta", tornando ai principi della riforma del 2003 per portare la
pressione fiscale sotto il 40% del Pil, eliminare l'Ici sulla prima casa,
inserire una graduale progressiva tassazione forfettaria degli affitti. Corposo
il capitolo sulla SICUREZZA, che punta a aumentare le risorse per le forze di
sicurezza, vigilare sulle moschee collegate alla predicazione
ultrafondamentalista, tutelare l'ordine pubblico dagli attacchi alla legalità
dei vari "disobbedienti", rafforzare e moltiplicare i Cpt confermando
la Bossi-Fini. Per la GIUSTIZIA, il Pdl ripropone la distinzione delle funzioni
nella Magistratura sul modello europeo, pensa a costruire nuove carceri ed
esclude nuovi indulti o amnistie. La società a cui punta il partito di
Berlusconi e Fini è basata sulla FAMIGLIA. Il Pdl si impegna ad abbattere i
costi dei mutui, aumentare le pensioni più basse, stabilire il bonus bebè,
lanciare un piano straordinario per le persone non auto-sufficienti. Per il
MEZZOGIORNO, il documento indica la strada di un piano decennale straordinario
per le infrastrutture, federalismo fiscale e fiscalità di sviluppo per le aree
svantaggiate, realizzazione della banca per il Sud. Forte l'accento posto sul
piano CASA: 100mila alloggi di edilizia economica, piano di riscatto per
inquilini di immobili pubblici, detassare la costruzione di posti auto
sotterranei. SCUOLA, università, ricerca, ambiente e beni culturali sono le
ricchezze dell'Italia. Il Pdl riparte dalle tre I del 2001 (inglese, impresa,
informatica), come suggerito dalla commissione Attali in Francia. Un intero
capitolo, voluto dalla Lega, è quello sul FEDERALISMO, che
impegna a completare la riforma federale dello Stato, puntando sul federalismo
fiscale e indica il modello della Lombardia. Il programma si conclude con una
parte dedicata alla sua sostenibilità finanziaria. La spesa andrà tagliata. Tra
l'altro, con l'abolizione delle province. marcello
campo.
( da "TGCom" del 29-02-2008)
Argomenti: Province
"Via Ici e
straordinari detassati" Berlusconi: "Programma Pd è statalista"
"Il programma del Pd è la versione statalista del programma del centrodestra".
Lo ha detto Silvio Berlusconi presentando il programma del Pdl. Il leader del
Pdl precisa poi alcuni punti cardine del suo progetto, soprattutto in materia
economico-fiscale: su tutti l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la
detassazione degli straordinari. "Sono i provvedimenti che saranno presi
nel primo Consiglio dei ministri", ha detto Berlusconi. Ecco punto per
punto i temi toccati da Berlusconi all'Auditorium della conciliazione e
trasmessa in diretta straming dal Tgcom. FISCO Un "nuovo fisco delle
imprese" e' indicato, nel programma Pdl, al primo punto della missione
dedicata al rilancio dello sviluppo. Oltre alla preannunciate detassazione di
straordinari, premi e incentivi legati a incrementi di produttivita' e alla
graduale e progressiva detassazione delle tredicesime o di una mensilita',
Berlusconi propone, sottolineandone il valore di "assoluta novita'"
il versamento Iva solamente dopo il reale incasso della fattura, insieme ai
rimborsi Iva in tempo commerciale (da