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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   3-4 maggio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Lo scippo all'Europa del maestro von Karajan ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Scoperto l'errore, non sarà difficile trovare un rimedio: molti direttori, dal passato più limpido, saranno felici di donare alla causa dell'Europa il loro talento e quello di un'orchestra, restituendo il vero spirito del finale della Nona: una laica preghiera, un'invocazione alla «fratellanza tra gli uomini».

Oggi messa del cardinale Poletto al Santuario ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Oggi, dalle 14,30, i cattolici albanesi delle diocesi del Piemonte meridionale si danno appuntamento al santuario della Madonna del Buon Consiglio di Castiglione Tinella. Alle 15,30 don Pasquale Ferraro, responsabile nazionale della pastorale dei cattolici albanesi, celebrerà la messa.

Festa della Salve con la processione nelle strade del centro ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazioni religiose e laiche, autorità, fedeli delle zone pastorali, giovani e anziani, malati e handicappati, rappresentanti di tutte le istituzioni, scout; al termine il vescovo Giuseppe Versaldi terrà un breve discorso, seguito alle 18 da una messa. Gli alessandrini sono particolarmente devoti alla Salve che definiscono,

Tornano i Campionati Scolastici a squadre con la finale nazionale in programma da giovedì 14 ma... ( da "Stampa, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la sede è stata spostata a Cattolica, la bella cittadina del litorale adriatico. Previsti otto gruppi, 4 di Dama Italiana, la specialità sulle 64 caselle, e 4 di Dama Internazionale, la specialità sulle 100 caselle. Le squadre ammesse si sono qualificate dalle selezioni provinciali e interregionali, che, grazie alla sempre maggior diffusione del gioco tra i giovani,

Infanzia cattolica, Il ruolo della scuola anche il pd parla di istruzione ( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Infanzia cattolica, Il ruolo della scuola anche il pd parla di istruzione domani due CONVEGNi LA F.I.S.M. (Federazione Italiana Scuole Materne) di Genova organizza per domani in convegno sul tema "Il ruolo della scuola dell'infanzia di ispirazione cattolica nella società civile".

Aice, attiva da 35 anni per l'assistenzae la difesa dei diritti dei malati ( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: internazionale delle associazioni laiche non professionali IBE; la sezione ligure, di cui è presidente Luigia Gugliemana, ha sede a Lavagna a Villa Grimaldi in piazzale Lugano. L'Aice opera in collaborazione con l'associazione professionale medici epilettologi (Lice) ed opera assieme alle altre realtà associative laiche e professionali,

Il mare e le vele star a CelleA Laigueglia festa di primavera ( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mario Schenone 03/05/2009 TACCUINO Oggi, domenica 3 maggio, la Chiesa Cattolica festeggia S. Filippo e Giacomo. Domani, lunedì, ricorda S.Silvano. Il segno zodiacale è quello del Toro. La fase lunare è in Primo Quarto. FARMACIEA Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Delle Erbe via Corsi 69 r.

l'odissea di alex, prigioniero delle leggi per sopravvivere resta solo il carcere - don paolo farinella ( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: difendere i simboli della «religione cattolica» e poi sbattere in faccia a un immigrato, cioè ad un cittadino che è anche Gesù Cristo, la porta del proprio appartamento libero: si preferisce tenerlo sfitto piuttosto che affittarlo ad un «extra-comunitario». Il nostro giornale del 26 aprile, accanto alla cronaca della «Festa della Liberazione»,

Anticipazioni/Enrico Brizzi da Roma a Gerusalemme a piedi Da pellegrino laico spiega come ha vinto pregiudizi e stereotipi ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Domenica 03 Maggio 2009 Chiudi Anticipazioni/Enrico Brizzi da Roma a Gerusalemme a piedi Da pellegrino laico spiega come ha vinto pregiudizi e stereotipi

OGNI viaggio nasce da un viaggio precedente, desiderato o sognato mentre si consuma la strada, e... ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: o gli emissari di qualche diocesi, ma laici che ritengono il messaggio di pace di Gesù ancora fertile e rivoluzionario. Ciascuno secondo la propria storia personale, abbiamo una visione critica della Chiesa: se ci si vuole attribuire un'etichetta religiosa, la parola "cristiani" è più appropriata di "cattolici".

Il vescovo centenario denuncia ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il Vaticano e alcuni cattolici per la trama in cui si ipotizzava che Gesù fosse stato sposato con Maria Maddalena e da lei avesse avuto dei figli, dando così origine a una «stirpe » tenuta segreta per secoli dalla Chiesa. Claudia Provvedini Anteprima a Roma La pellicola viene proiettata oggi in anteprima mondiale proprio a Roma Un successo annunciato Una scena di Angeli e demoni,

Fiabe Sonore ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: professore di Pedagogia alla Cattolica di Milano . Non hanno tempo, parlano un linguaggio semplice, diretto e toccano temi importanti senza bisogno di mediazioni ». Di più, rispondono ad un bisogno essenziale del nostro essere uomini: «La narratività è un principio intrinseco alla natura dell'uomo e dunque anche a quella del bambino: abbiamo bisogno di raccontare per crescere,

Per un'etica condivisa tra laici e cattolici ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il presidente francese ha auspicato «una laicità che rispetti, una laicità che riunisca, una laicità che dialoghi. E non una laicità che escluda e che denunci». In Italia non c'è un culto sacro della laicità o un complesso cattolico di fronte allo spazio pubblico. Ci sono però un involgarimento del dibattito e tanta timidezza verso le grandi imprese.

I pomodori nemici del colesterolo ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono coinvolti 15 centri di sei Paesi e, per l'Italia, l'università Cattolica di Roma sta curando la parte clinica. Ruggiero Corcella Lo studio europeo Sul licopene stanno lavorando 15 centri in 6 Paesi. L'Italia è responsabile della parte clinica, con 100 pazienti

LA FEBBRE DEL POKER ( da "Unita, L'" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è diventato una specie di religione laica. Carte e fiches, un tavolo verde, ma nessun'altra suggestione da film di gangster. È un gioco che assomiglia ad uno sport, come spiega Luca Pagano, la stella italiana nel firmamento dei campioni. È un esercizio di disciplina mentale e fisica, niente alcol, niente donne, niente bari.

Una spiritosa lettrice vuole fuggire dall'invasione delle giornate mondiali ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica né quella cattolica abbiano gran risultati. Esiste poi anche la giornata mondiale del sorriso: il 3 maggio siamo tutti caldamente invitati ad avere voglia di sorridere o perlomeno a fingere che sia così. L'elenco è lunghissimo e lascia perplessi, perché spesso molti non ne hanno mai nemmeno sentito parlare e perché viene da chiedersi che valore abbiano e se servano davvero

Nozze a Bawku per ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alla fine, arriviamo davanti ad una bella chiesetta cattolica con parecchie persone che stanno entrando. Ci uniamo agli altri, la funzione è già iniziata e c'è la solita allegria e vivacità delle messe africane: la preghiera si svolge tra numerosi canti ed è accompagnata spesso dai suoni dei tamburi.

ANTONIO TROISE ROMA. L'ACCORDO CON LA CHRYSLER LO HA SICURAMENTE SORPRESO. MA ANDREA BOITANI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: studi a Cambridge, una cattedra di economia politica all'università Cattolica di Milano e animatore del sito Lavoce.info, non si fa grandi illusioni sulla ripresa. «L'attivismo della Fiat può sicuramente dare maggiore fiducia ai mercati, ma non basta per parlare di ripresa. I dati macroeconomici restano gravi».

CORRADO OCONE ERA IL 1991 QUANDO GILLES KEPEL PUBBLICò IN FRANCIA UN VOLUME, PRONTAMENTE TRA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a cominciare dalla cattolica, hanno messo ovunque in primo piano il fattore identitario, facendo rinascere persino il dibattito laico che ai più sembrava un residuo ottocentesco. La Chiesa di Roma ha attuato una vera controffensiva culturale: da una parte insistendo per veder riconosciuto il ruolo di principale elemento genetico delle stesse libertà dei moderni,

PASQUALE ESPOSITO IO SAPEVO? E CHE POTEVO SAPERE O IMMAGINARE? . S'INTERROGA INQU... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un fraticello con il saio marrone e i sandali ai piedi, per noi laici, e, figuriamoci per un pittore, è cosa sacra. Non si discute. Se il fraticello, dopo aver organizzato con grande cura la mostra della "Via Crucis" in Santa Chiara, ti chiede di perfezionare l'intento della donazione con un contratto notarile, tu accetti senza battere ciglio.

PERCHÉ PORTO IL MIO PACIFISMO A STRASBURGO ( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: batterò perché i temi della laicità e dell'uguaglianza siano affermati in ogni istanza o decisione del Parlamento europeo. L'offensiva della chiesa e del fondamentalismo cattolico nel nostro paese può trovare un argine in Europa come è già avvenuto in passato, mentre i diritti di uguaglianza dei lavoratori e dei migranti saranno il banco di prova fondamentale di questa nuova Europa.

Il cattolicesimo targato Usa ( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una conferma, ancora dagli Usa, dove è stata nominata ministro della sanità una cattolica - Kathleen Sebelius - favorevole alla libertà di aborto, subito criticata dal suo vescovo che le ha addirittura rifiutato la comunione. E' nato a suo sostegno un gruppo di cattolici dal nome «Catholics for Sebelius».

Il vescovo: "Madonna della Salve ha protetto la città dall'alluvione" ( da "Stampa, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rappresentanti di Associazioni, istituzioni laiche e religiose, con in testa quelle di volontariato, Confraternite, labari e un enorme crocifisso in filigrana d'oro che ha aperto il corteo. La Madonna della Salve è venerata in città fin dal 1100 e il suo volto sudò miracolosamente il 24 aprile 1489.

"Chi sono gli Illuminati? Perché, sono esistiti?" ( da "Stampa, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Chi sono gli Illuminati? Perché, sono esistiti?" Dan Brown non ha dubbi, nel caso in cui il suo prossimo romanzo The lost symbol dovesse finire nelle mani di Ron Howard diventerebbe di sicuro «un film pazzesco». Sul volume (in uscita il 15 settembre in Usa e in Canada con la tiratura record di 5 milioni di copie) aggiunge solo che «la vicenda si svolge nell'

Adesso i sondaggi fanno paura al Pdl ( da "Stampa, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono in gran parte cattolici, ma laicamente rispettosi della vita di ciascuno e quindi anche del presidente del Consiglio». Umberto Bossi ci mette una puntina di veleno. «Secondo me bisogna stare attenti quando ci sono dei figli, quando c'è una moglie, a non farla star male».

segue dalla prima Fabrizio dell'Orefice Un nuovo affondo della può essere devastante anche perché la moglie ha usato frasi e insinuazione più che pesanti. ( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questo molto più laico. Di sicuro si augura che i giornali non continuino a raccogliere le sue confidenze anche perché la sua credibilità è senz'altro superiore a quella di una certa Noemi, la ragazzina napoletana omaggiata con la presenza al compleanno. Infine, l'ultima considerazione: «Non sarebbe concepibile che una vicenda privata possa offuscare tutto quello che stiamo facendo»

Illuminazione pubblica in periferia ( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stampa Patrica Illuminazione pubblica in periferia PATRICA In arrivo l'illuminazione nella perifieria. Ad annunciarlo è il sindaco Belli: «Sono iniziati in questi giorni i lavori per il completamento dell'illuminazione nelle zone che ne erano sprovviste. Una promessa fatta negli anni scorsi dalla mia amministrazione».

Nella terra di Gesù nel segno dell'unico Dio ( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: racchiude il luogo più sacro per quasi due miliardi di cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti) e si abbatté, quasi vinto da una spossatezza infinita. Pregò a lungo, Karol Wojtyla, sul banco di roccia sul quale era stata adagiata la salma di Gesù. La pietra ribaltata del sepolcro di Cristo, il sepolcro vuoto, segno eloquente della resurrezione del fondatore del cristianesimo.

meno rom nei prossimi due anni - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accordi con le associazioni di volontariato laiche e cattoliche per aiutare i rom a trovare un lavoro e, di conseguenza, una casa. Man mano che i campi si svuoteranno, poi, si provvederà a ristrutturarne qualcuno, realizzando strutture adatte a soste temporanee. Ma c´è anche l´altro aspetto del progetto di svuotamento dei campi, quello legato alla criminalità.

"preghiamo per i palestinesi" dal papa un segnale a israele - marco politi ( da "Repubblica, La" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nei giorni scorsi il leader della destra laica israeliana aveva detto che a suo avviso «sono superati» gli accordi degli anni passati miranti alla creazione di uno stato palestinese, ma ancora ieri il cardinale Kasper ha ribadito a nome del Vaticano il sostegno alla soluzione dei «due stati» e la ripulsa dell´antigiudaismo cristiano che favorì l´antisemitismo.

Superga 60 anni dopo Il Grande Toro è vivo ( da "Unita, L'" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: epoca in cui il Filadelfia era la casa, il tempio, la Mecca laica di operai e professionisti, borghesi e ragazzini in pantaloni corti. Oggi del Fila si prendono cura Angeli in divisa. Falciatrici e vanghe sulle macerie di un tentativo di riesumazione lungo un trentennio. Ci hanno provato in molti, non c'è riuscito nessuno.

Nemmeno Capezzone, il portavoce dice una parola. Pdl, divorzio nel silenzio ( da "Unita, L'" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alfiere dell'ala cattolica del Pdl, attacca con la segreteria. Formigoni irrintracciabile. Impagabile Carlo Giovanardi. L'uomo fuggito dall'Udc di Casini probabilmente perché troppo laica, lo stesso sottosegretario che venti giorni fa dichiarava «o rilanciamo il modello della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio,

Una preghiera universale anti-omofobia La settimana dall'11 al 17 maggio si terranno veglie in Italia e nel mondo contro l'odio verso gay e trans: piovono adesioni di credenti di o ( da "Unita, L'" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: liberi fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle saranno schiavi di un razzismo senza fondamento nei confronti degli omosessuali, transessuali e bisessuali. Non ci sarà libertà per noi fin quando non contribuiremo tutti insieme, valdesi, metodisti, battisti, cattolici, veterocattolici, laici, atei, credenti e non al cambiamento dei cuori e delle leggi». Parole «sante».

Arriva Angeli e demoni e tinge di nero la città eterna ( da "Unita, L'" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica. «Se qualcuno si ritiene offeso da questo film, non c'è problema: basta non andare a vederlo». Il film in questione è Angeli e demoni, superblockbuster prodotto dalla Sony, che non a caso ha scelto Roma per il lancio mondiale del film tratto dal bestseller di Dan Brown, che vede per l'appunto il premio Oscar nella parte del coltissimo professor Robert Langdon e il regista di

Profanano la tomba del Papa e pure quella di San Pietro in persona, ammazzano tre cardinali in modo ... ( da "Unita, L'" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica. «Se qualcuno si ritiene offeso da questo film, non c'è problema: basta non andare a vederlo». Il film in questione è Angeli e demoni, superblockbuster prodotto dalla Sony, che non a caso ha scelto Roma per il lancio mondiale del film tratto dal bestseller di Dan Brown, che vede per l'appunto il premio Oscar nella parte del coltissimo professor Robert Langdon e il regista di

Processo allo scrittore turco Gürsel. ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'>

Abstract: Gli sforzi di noi laici per una Turchia agganciata all'Occidente sono continuamente messi in discussione da fanatici islamisti sempre più aggressivi », dice Gürsel, per il quale si sta mobilitando il mondo delle lettere francese (dallo scrittore di best-seller Marc Lévy alla casa editrice Seuil al critico di Le Monde Pierre Assouline).

In difesa dei maiali: rivolta in Egitto degli allevatori copti ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico» ma in realtà rappresentativo quasi esclusivamente di quel 90% di musulmani che abitano (e votano) in Egitto. Gli scontri sono avvenuti a Manshiet Nasser, un enorme quartiere-bidonville alla periferia del Cairo, sotto le colline di Moqattam ai bordi del deserto, dove in una vecchia cava abbandonata vivono dagli anni '

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il suo è un approccio laico e disincantato al problema. «Occorre avere la consapevolezza che il mondo contemporaneo vive di denaro», dice. E quindi? «Non ha senso fare le anime belle risponde Donà . Venezia ha bisogno di tanto denaro. Paradossalmente, il cosiddetto Dio denaro serve per tenere in vita, al meglio, anche i luoghi autenticamente divini.

UN BARONE DI FERRO PER L'UNITÀ D'ITALIA ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Credeva che la nazione fosse opera dello Stato e che spettasse a questo formare gli istituti, le coscienze, l'etica collettiva, persino una nuova Chiesa cattolica. Secondo Spadolini fu dunque un giacobino di destra. Benché profondamente cattolico, non esitò a ordinare l'arresto o il confino dei sacerdoti che rifiutavano di cantare il Te Deum per il genetliaco di Vittorio Emanuele II.

ROMA - Né angeli, né demoni. Sono ricchi diavoli hollywoodiani maestri dell'intrat... ( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pettinatura ma è sempre il solito accademico sospettoso e laico. «Quello che amo di lui» continua Hanks, «è che anche quando dice che non ha fede lo fa con grazia, sostendendo con un prete che la fede è un dono che lui ancora non ha ricevuto. Langdon non vuole insegnare niente a nessuno». «Nel mio cuore non c'è mai l'intenzione di scioccare il pubblico a priori» lo spalleggia Howard.

Il Papa ordina 19 nuovi sacerdoti ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma in fondo anche il laico, deve «fare attenzione a una realtà di fatto: che questo mondo, intenso nel senso evangelico, insidia anche la Chiesa, contagiando i suoi membri e gli stessi ministri ordinati. Il «mondo» - ha spiegato - è una mentalità, una maniera di pensare e di vivere che può inquinare anche la Chiesa, e di fatto la inquina,

ROMA - Quando ha lasciato Palazzo Grazioli, uscendo in auto, Silvio Berlusconi appariva prov... ( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: possa intrecciarsi con un certo fondamentalismo di parte del voto cattolici. Insomma, che questa vicenda possa condizionare, nell'urna, una parte di cattolici. Tutta questa vicenda è giudicata, però, da Fabrizio Cicchitto, come una «trappola su un'autentica bufala», mentre Umberto Bossi ha esclamato. «Bisogna stare attenti quando ci sono dei figli, quando c'è una moglie,

In auto 9 milionidi persone: in tiltle autostrade ( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli altri punti caldi in Italia sono stati sulla A1: più di due ore per andare da Incisa a Barberino, e anche sulla riviera adriatica le cose non sono andate diversamente: due ore per andare da Rimini a Imola, 45 minuti per raggiungere Cattolica arrivando da Fano. 04/05/2009

parte da Roma il seguito del Codice da Vinci ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: decisamente più indigesto ai cattolici, toccando esso un dogma della fede, la parola d'ordine sia: sdrammatizzare. Da entrambe le parti. Del resto le modifiche apportate dicono qualcosa: ad esempio, nel romanzo il camerlengo al centro della vicenda è figlio naturale del Papa, sullo schermo diventa adottivo.

La cronaca e la corte dei guardoni ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un moralismo di fondo che confligge con una visione laica e tollerante delle vicende umane di tutti, anche dell?uomo più potente. Sul piano dei diritti il potere presuppone pubblicità ma non il vilipendio della persona. In un Paese civile l?opinione pubblica viene informata sui fatti privati dei potenti ma viene anche abituata a non varcare la soglia della privacy e del rispetto.

Negli istituti superiori la metà degli studenti salta l'ora di religione ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Irc (Insegnamento religione cattolica). I dati lo dimostrano: un leggerissimo calo di iscritti alla scuola dell?obbligo (meno 0,1%), ma di contro un incremento alle superiori (più 0,9%). La situazione più critica riguarda la città dove, sempre secondo le statistiche, coloro che scelgono di avvalersi dell?

Asili, in 6 anni raddoppiati i bimbi disabili ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica ha messo in luce un fenomeno ancora poco preso in considerazione, ma con il quale ospedali e scuole stanno già facendo i conti: l'aumento dell'immigrazione è andata di pari passo con l'aumento dei bambini disabili immigrati. Tanto che nelle sei neuropsichiatrie degli ospedali milanesi il 30 per cento dei bambini in cura sono appunto stranieri.

LE INTERVISTE DI PERNA PIPPO FRANCO ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico?». «Praticante. Ma conosco anche altre fedi e non è solo l'aspetto religioso». «Andiamo sul difficile. Terra terra?». «Non credo in ciò che vedo. Credo in ciò che non vedo e soprattutto in ciò che provo. Non siamo esseri umani in cerca di esperienze spirituali.

Pausa pranzo nel passato e mostre: Cinque giorni di festa per il teatro romano ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Archeologi dell'Istituto di archeologia dell'Università Cattolica illustreranno come si svolgeva una giornata di spettacoli nel teatro romano di Milano, verranno distribuiti biglietti simili a quelli usati all'epoca, poi un attore accoglierà il pubblico e reciterà il prologo di una commedia di Plauto, tradotto in italiano.

"Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)

GUIDO PANICO CON ANTONIO GAMBINO, MORTO A ROMA A 83 ANNI, SE NE VA UNO DEGLI ULTIMI PROTAGONISTI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che ha interpretato lo spirito illuministico e democratico di una minoranza laica, per decenni in difficoltà tra due mondi, quello sovietico e quello americano, e, sul fronte interno, tra il dogmatismo comunista e un moderatismo politico condizionato da oltre Tevere. Di origini siciliane, Gambino era nato a Roma nel 1926.

OSCAR COSULICH ROMA. FILMARE NELLE CHIESE è IMPOSSIBILE OVUNQUE, PER QUESTO AVEVAMO PR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sul suo torace è marchiata a fuoco la scritta «Illuminati» e, dallo stesso centro di ricerca, scompare un'ampolla con una piccola ma letale quantità di antimateria, che sarà usata dall'antica setta degli Illuminati per minacciare di distruzione l'intero Vaticano, come vendetta per i torti inferti dal clero agli scienziati quattro secoli prima.

PROSEGUONO SENZA SOSTA I LAVORI PER LA NASCITA DELLA NUOVA BAGNOLI. GIà COMPLETATA LA BONIFICA ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che sorgerà su una superficie di 35 ettari compresi fra via Pasquale Leonardi Cattolica e il costone di Posillipo. Include circa 3 ettari destinati a un camping a 3 stelle e ospiterà attività sportive a basso impatto ambientale. Anche in questo caso la bonifica risulta conclusa e certificata: le opere in cemento armato sono al 50%.

LAURENCE FIGÀ-TALAMANCA L'ITALIA è DISPONIBILE A MEDIARE TRA ISRAELE E SIRIA - DOPO CHE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un viaggio in cui il leader della destra radicale laica viene preceduto dalle sue controverse dichiarazioni sul processo di pace e sul rifiuto di riconoscere la soluzione «due popoli, due Stati». La visita in Europa e nel nostro Paese precede inoltre di qualche giorno il vertice italo-egiziano di Sharm el Sheikh e di poche settimane il viaggio di Netanyahu a Washington,

"Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità. ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)


Articoli

Lo scippo all'Europa del maestro von Karajan (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

il caso Polemica a vent'anni dalla morte L'ANTEFATTO LE CONTROMISURE Lo scippo all'Europa del maestro von Karajan Diritti d'autore dall'Ue per poche note cambiate all'Inno di Beethoven SANDRO CAPPELLETTO Al maestro fu offerta la direzione della sinfonia, lui pretese l'arrangiamento Chi era Ora si pensa a un direttore con un passato più limpido e che non chieda proventi ROMA Piacerà di meno l'Inno Europeo, ora che sappiamo che ad ogni sua esecuzione ufficiale, gli eredi di Herbert von Karajan, eccellente direttore d'orchestra, acuto uomo d'affari, nazista della primissima ora, percepiscono una quota di diritti? «Il simbolo sonoro dell'Europa è l'opera di un iscritto al partito nazista», scrive «Le Monde» che dedica all'argomento un ampio, e scomodissimo, servizio. Sono passati cinquanta anni dal 20 aprile 1959 quando a Strasburgo, in occasione del decimo anniversario del Consiglio d'Europa, viene cantata per la prima volta l' «Ode alla Gioia», i versi del poeta tedesco Friedrich Schiller che Ludwig van Beethoven utilizza nel movimento finale della Nona. Nessuno aveva ancora osato far cantare un coro e dei solisti in una sinfonia e la novità piacque al punto che al termine della prima esecuzione, a Vienna il 7 maggio del 1824, il delegato del Governo presente in sala dovette fermare l'entusiasmo del pubblico: «Basta, basta», gridò. «Non è possibile applaudire la Corte Imperiale soltanto tre volte e una sinfonia cinque!». Il desiderio dell'Europa di dotarsi di un inno risale al 1949, quando una «mamma francese» che ha sopportato ogni tipo di violenza durante la Seconda Guerra Mondiale scrive a Strasburgo e chiede che l'Europa promuova un «canto delle Nazioni Unite». Lei, avrebbe già pronto un inno, giudicato però troppo modesto. Negli anni, diventano migliaia i cittadini che indirizzano la stessa richiesta, sempre respinta. Soltanto nel 1971 viene resa operativa una prima decisione: la Commissione permanente dell'Assemblea consultiva del Consiglio d'Europa, riunita a Berlino Ovest, propone «l'accettazione da parte dei Paesi membri del preludio all'"Ode alla gioia", quarto movimento della IX Sinfonia di Beethoven come Inno europeo». La proposta viene accettata e dopo pochi giorni il segretario generale del Consiglio d'Europa, Lujo Toncic-Sorinj, scrive al maestro, dandogli del «tu»: «Vorrei chiederti di dirigere la versione ufficiale dell'Inno. A questo proposito, mi rimetto completamente ai tuoi suggerimenti e ai tuoi desideri, compreso quanto riguarda l'orchestra e il luogo dell'esecuzione» . Karajan, che all'epoca è «direttore a vita» dei Filarmonici di Berlino e direttore del Festival di Salisburgo, la città dove è nato nel 1908, risponde in terza persona: «Herr Karajan è molto interessato dalla prospettiva di arrangiare l'Inno alla gioia e dirigerlo in un disco». A Strasburgo rimangono perplessi di fronte al verbo «arrangiare»; inizia uno scambio epistolare con la segretaria di Karajan «per evitare che l'Inno europeo arrechi un guadagno a una persona o a una casa editrice». Ma il maestro è irremovibile; se lo vogliono, accettino le sue condizioni: suoneranno i Berliner Philharmoniker, la partitura verrà pubblicata dall'editore tedesco Schott e la versione sarà «arrangiata» da lui. Che negli anni precedenti ha già inciso tutte le Sinfonie di Beethoven, però senza arrangiarle. Lujo Toncic-Sorinj, austriaco come Karajan, cresciuto anche lui a Salisburgo, capitola in fretta. «Le Monde» fa notare che quel funzionario europeo era già stato Ministro degli Esteri del suo paese, precedendo nell'incarico Kurt Waldheim, futuro segretario generale delle Nazioni Unite, assemblea alla quale riuscì a nascondere il proprio lavoro durante la guerra come agente segreto della Wehrmacht, l'esercito tedesco. Un passato che Karajan non si preoccupò mai di occultare: la sua tessera di adesione al Partito Nazionalsocialista numero 3430914 risale al marzo 1935. Una lobby austro-nazista ha dunque orientato la decisione del Parlamento europeo. L'arrangiamento di Karajan è minimo: «Il suo lavoro è consistito in un copia-incolla di tre frammenti dell'autografo di Beethoven», scrive Esteban Buch in «La Nona Sinfonia: una storia politica», volume pubblicato in Francia. E prosegue: «Quanto alla strumentazione, i cambiamenti vanno nel senso di un uniforme rafforzamento delle sonorità, a scapito della ricchezza della tessitura e del timbro dell'originale». Una Nona «trombona», enfatica più che ispirata. «E' soltanto grazie a Karajan se questo dramma musicale dell'umanità è potuto diventare una parata militare. Nella sua interpretazione lo spirito e il gusto del Terzo Reich trovano involontariamente un'espressione nuova», scriveva già il 24 dicembre 1947 la Oesterreichische Zeitung, un diffuso periodico viennese. Scoperto l'errore, non sarà difficile trovare un rimedio: molti direttori, dal passato più limpido, saranno felici di donare alla causa dell'Europa il loro talento e quello di un'orchestra, restituendo il vero spirito del finale della Nona: una laica preghiera, un'invocazione alla «fratellanza tra gli uomini».

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Oggi messa del cardinale Poletto al Santuario (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

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VICOFORTE. RAIUNO Oggi messa del cardinale Poletto al Santuario [FIRMA]ALDO RIBERO VICOFORTE Con la veglia di preghiera notturna iniziata ieri alle 22 e prolungatasi tutta la notte, si è aperta ieri al Santuario la giornata dedicata alle vocazioni sacerdotali e religiose organizzata dalla Conferenza episcopale piemontese. La comunità Cenacolo di suor Elvira di Saluzzo ha animato l'accoglienza dei giovani giunti da tutto il Piemonte. Le riflessioni bibliche sono state tenute da monsignor Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì, monsignor Giuseppe Guerrini, vescovo di Saluzzo, monsignor Sebastiano Dho, vescovo di Alba, e monsignor Gabriele Mana , vescovo di Biella. Oggi alle 11 il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino e metropolita, presiederà la messa concelebrata con monsignor Guerrini e monsignor Pacomio. La celebrazione sarà trasmessa in diretta da Raiuno. La celebrazione sarà animata dalla cantoria parrocchiale di Beinette. «Il tema vocazionale dev'essere il cuore della vita delle nostre comunità - dice don Dino Negro, sacerdote albese responsabile della pastorale vocazionale piemontese -. E' un momento pubblico di coinvolgimento e sensibilizzazione che non sostituisce il lavoro ordinario nelle comunità affinché i giovani possano avere occasioni per confrontarsi con il tema della vita sacerdotale o religiosa». Oggi, dalle 14,30, i cattolici albanesi delle diocesi del Piemonte meridionale si danno appuntamento al santuario della Madonna del Buon Consiglio di Castiglione Tinella. Alle 15,30 don Pasquale Ferraro, responsabile nazionale della pastorale dei cattolici albanesi, celebrerà la messa. Giovedì la diocesi di Alba organizza il pellegrinaggio annuale al santuario della Moretta. fazrib@tin.it

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Festa della Salve con la processione nelle strade del centro (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

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CHIESA LOCALE. PATRONA DELLA CITTA' Festa della Salve con la processione nelle strade del centro Alessandria rende omaggio alla sua patrona, la Madonna della Salve, venerata fin dalla nascita della città: il simulacro sfilerà nel pomeriggio per le vie del centro nella tradizionale processione con un percorso leggermente modificato rispetto al passato per i lavori stradali in via Parma. La partenza sarà alle 16 da piazza Duomo, poi via Gagliaudo, via Cavour, piazza Libertà lato Poste, le vie Migliara, Trotti, Modena, San Giacomo della Vittoria, ritorno in piazza Libertà e poi in Duomo passando sempre da via Gagliaudo. Stamane in Cattedrale solenne pontificale alle 10,30 preceduto e seguito da due messe, domani il simulacro sarà riposto nella cappella della Salve dedicata dopo la funzione religiosa delle 10,30, mentre la messa delle 18 è a cura dell'Associazione beata vergine della Salve in memoria di tutti i defunti. A sfilare in processione saranno Confraternite, associazioni religiose e laiche, autorità, fedeli delle zone pastorali, giovani e anziani, malati e handicappati, rappresentanti di tutte le istituzioni, scout; al termine il vescovo Giuseppe Versaldi terrà un breve discorso, seguito alle 18 da una messa. Gli alessandrini sono particolarmente devoti alla Salve che definiscono, e invocano, come «clementissima patrona» perpetuando negli anni una promessa di fede che parte da lontano. Perché «Salve»? E' l'acronimo di «Sempre Alessandria la Vergine esaudisce». Lungo il percorso della processione gli altoparlanti diffonderanno musiche sacre.

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Tornano i Campionati Scolastici a squadre con la finale nazionale in programma da giovedì 14 ma... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-05-2009)

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Tornano i Campionati Scolastici a squadre con la finale nazionale in programma da giovedì 14 maggio, fino a domenica 17; la sede è stata spostata a Cattolica, la bella cittadina del litorale adriatico. Previsti otto gruppi, 4 di Dama Italiana, la specialità sulle 64 caselle, e 4 di Dama Internazionale, la specialità sulle 100 caselle. Le squadre ammesse si sono qualificate dalle selezioni provinciali e interregionali, che, grazie alla sempre maggior diffusione del gioco tra i giovani, hanno visto complessivamente impegnati oltre 40 mila studenti delle scuole di tutta Italia, dalle elementari alle medie superiori. Lo scorso anno sono state 80 le squadre in gara, con la Basilicata che stabilì il record di presenze. Anche questa volta saranno numerose le ragazze al via, con molte squadre femminili, e non mancheranno tra i più grandi i giocatori di livello magistrale.

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Infanzia cattolica, Il ruolo della scuola anche il pd parla di istruzione (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)

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Infanzia cattolica, Il ruolo della scuola anche il pd parla di istruzione domani due CONVEGNi LA F.I.S.M. (Federazione Italiana Scuole Materne) di Genova organizza per domani in convegno sul tema "Il ruolo della scuola dell'infanzia di ispirazione cattolica nella società civile". L'appuntamento è domani alle 17,30 nel salone di rappresentanza del Banco di Chiavari in via Garibaldi 2. Parteciperanno monsignor Alberto Tanasini (vescovo di Chiavari), Felice Crema (dell'Università Cattolica del Sacro Cuore), Cinzia Romitelli (presidente Agesci) e il dirigente scolastico Adriano Deraggi. È previsto un servizio di babysitteraggio per i genitori che volessero assistere all'incontro. Alle 17 di domani, al teatro della Gioventù, è fissato anche un incontro pre-elettorale sulla scuola con gli assessori alla scuola del Pd negli enti locali: tema "Per una scuola pubblica di qualità per tutti, più sicura e autonoma, capace di futuro". 03/05/2009

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Aice, attiva da 35 anni per l'assistenzae la difesa dei diritti dei malati (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)

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Aice, attiva da 35 anni per l'assistenzae la difesa dei diritti dei malati l'associazione L'AICE, Associazione italiana contro l'epilessia, nasce il 14 febbraio 1974 a Milano con il sostegno del professor Raffaele Canger e di un gruppo di persone con epilessia e loro famigliari. Nel novembre del 1989 grazie all'unione di preesistenti realtà locali, l'associazione assume valenza nazionale ed è associata all'internazionale delle associazioni laiche non professionali IBE; la sezione ligure, di cui è presidente Luigia Gugliemana, ha sede a Lavagna a Villa Grimaldi in piazzale Lugano. L'Aice opera in collaborazione con l'associazione professionale medici epilettologi (Lice) ed opera assieme alle altre realtà associative laiche e professionali, per offrire la migliore qualità della vita alle persone e famiglie affette da una delle tante forme di epilessia. Obiettivo dell'Aice è di porsi come sportello informativo sull'epilessia e i suoi aspetti clinici, sociali, psicologici e normativi relativi alla somministrazione di farmaci e ai diritti delle persone affette da epilessia. 03/05/2009

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Il mare e le vele star a CelleA Laigueglia festa di primavera (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2009)

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Il mare e le vele star a CelleA Laigueglia festa di primavera gli appuntamenti Prima domenica di maggio all'insegna degli appuntamenti all'aria aperta, con tante iniziative studiate anche per coinvolgere i turisti che si sono recati in riviera in questo lungo week end. A Celle si conclude oggi "E vie du ma", manifestazione legata al mare, alle barche e alle tradizioni marinaresche. "Le vie del mare" sono infatti una festa popolare che richiama al passato, con iniziative in programma sia sul mare che nelle vie di Celle. Anche oggi nella galleria Crocetta spazio dalle 10 alle 22 alla rassegna di artigianato e prodotti tipici enogastronomici. Questa mattina alle 9 dal golfo antistante la cittadina prenderà il via l'ultima veleggiata e alle 17.30 nella sala consiliare di via Boagno ci sarà la premiazione. Sempre oggi a Celle, dalle 9 alle 19 nel centro storico, spazio alla fiera dell'apparizione, con giochi e dolci per celebrare l'apparizione di San Michele Arcangelo, patrono della cittadina. A Laigueglia si conclude invece la settima festa di primavera organizzata da Pro Loco, Comune e "Il centro". Lungo via Mazzini e nelle piazzette del centro storico che si affacciano sul mare, artigiani e artisti hanno allestito le loro botteghe-laboratorio, per dar vita ad una mostra mercato nazionale di artigianato artistico e tipico. Anche oggi dalle 10 alle 19 ci sarà lo stand gastronomico dove saranno preparate al momento frittelle dolci e salate. Tra le altre iniziative di oggi, a Varazze ultimo giorno della seconda edizione del "Boat show", mostra sull'acqua di imbarcazioni a motore nuove e usate. A Savona si rinnova il tradizionale appuntamento in via Paleocapa con il mercatino dell'antiquariato e del biologico. Nella società di San Genesio di Vado, dalle 15, sagra delle fave e salame. A Noli, dalle 9 alle 18 nella loggia della Repubblica e in piazzetta Morando, mercatino dell'artigianato artistico, con esposizione di articoli decorati a decoupage, bigiotteria e altro. In via Marco Polo e nel centro di Andora festa patronale dei santi Giacomo e Filippo. Alle 15.30 processione con partenza dalla chiesa del Cuore Immacolato e alle 16.30 messa cantata con il coro di San Pietro nella chiesa di Giacomo e Filippo, in località Castello. Sempre ad Andora, l'isola pedonale di via Roma ospita l'esposizione floricola e dei prodotti tipici, dove ci sarà anche il mercatino del brocante in fiore con antiquariato e collezionismo, che si estenderà anche in via Clavesana. Mario Schenone 03/05/2009 TACCUINO Oggi, domenica 3 maggio, la Chiesa Cattolica festeggia S. Filippo e Giacomo. Domani, lunedì, ricorda S.Silvano. Il segno zodiacale è quello del Toro. La fase lunare è in Primo Quarto. FARMACIEA Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Delle Erbe via Corsi 69 r. - tel. 019-82.49.19; Alla Torretta via Paleocapa 3 r. - tel. 019-851669; Di Legino via Bove 19 r. - tel. 019-862025. Servizio notturno (dalle 19.30 alle 8.30): Saettone via Paleocapa 147r - tel. 019-829.803; Fascie via Boselli 24-r tel. 019-850.555. Di turno in provincia Mallare: Giraudo (notturno dalle 19.30) - tel. 019-586195. Cairo: S.Giacomo (notturno dalle 19.30) - tel. 019-599969. Cosseria: S.Bartolomeo (24 ore) - tel. 019-519516. Murialdo: Odella (24 ore) - tel. 019-53506. Cairo: Manuelli (8.30-19.30) - tel. 019.503855.Varazze: Gallo (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-97280. Celle: Brunetti (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-990124. Albisola: Albi 3 (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-489.242. Albissola: Della Concordia (8.30-12.30) - tel. 019-481616. Vado: Mezzadra (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-880231. Spotorno: Citriniti (8.30-19.30) - tel. 019-745342. Finale: Del Borgo (8.30-21) - tel. 019-690.623. Pietra: Finadri (8.30-19.30) - tel. 019-628.035. Loano: S.Giovanni (24 ore) - tel. 019-677.171. Borghetto: Comunale (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 0182-971013. Ceriale: Moreno (24 ore) - tel. 0182-931049. Albenga: Vadino (24 ore) - tel. 0182-555.599.Villanova: Ranaldo (24 ore) - tel. 0182-582.927. Alassio: S.Ambrogio (24 ore) - tel.0182-645164. Andora: Borgarello (24 ore) - tel. 0182-85040. FARMATAXI Per la zona da Varigotti a Borghetto dalle 21 la farmacia San Giovanni di Loano (tel. 019-677171). Per Cairo, Carcare, Altare, Cengio, Pallare e Mallare comporre i numeri 504013 o 500280; per Vado e Quiliano 827951; Varazze e Celle 019-931010. OSPEDALI Valloria Savona - Centralino tel. 019-84.041. Visite: feriali 12.30-14.30 e 19-20.30 (festivi 13.30-16.30 e 19-20); Unità coronarica 12.30-13.15 e 18.30-19.15; Astanteria: 12-13 e 17.45-18.45; Neonatologia: 14.15-14.45 e 16.30-17.30; Nefrologia: 12.30-14 e 18-19 (festivi 14-16.30); Ostetricia: 13.30-15 e 20-20.30 (festivi 14.30-16.30); Semintensiva cardiologica 13.30-15 e 19.30-20; Rianimazione 14.15-14.45 e 18.30-19; Obitorio: 8-12 e 15-19. S.Corona di Pietra - Centralino tel. 019-62.301. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19.30-20.30; festivi 9.30-11.30 e 14.30-18. Rianimazione 13.30-14 e 19-19.30; Pronto Soccorso 12-13 e 18-19; Neurochirurgia 14.30-16.30; Unità Terapia Intensiva Coronarica 12.30-13.30, 15-16, 19.15-20; Malattie infettive 15-17 (festivi 9.30-11 e 15-17); Nido 19.30-20.30; Unità spinale 11.30-14 e 17.30-21. Ospedale di Cairo - Visite ai degenti delle divisioni di medicina e chirurgia (tel. 019-50.091): 13-14.30 e 19-20. Ospedale di Albenga - Centralino tel. 0182-54.61. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19-20; festivi 14-15.30 e 19-20. MERCATI Lunedì: Savona, Andora, Ceriale e Finalborgo. Martedì: Mallare, Cengio, Spotorno, Albissola e Borghetto. Mercoledì: Carcare, Albenga, Varigotti, Albisola Capo, Sassello e Vado. Giovedì: Cairo, Finale, Mioglia, Noli e Bardineto. Venerdì: Loano, Villanova, Zuccarello, Altare, Celle e Laigueglia. Sabato: Millesimo, Alassio, Pietra e Varazze. Domenica: Sassello (solo l'ultima domenica del mese). 03/05/2009

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l'odissea di alex, prigioniero delle leggi per sopravvivere resta solo il carcere - don paolo farinella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2009)

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Pagina XXI - Genova L´ODISSEA DI ALEX, PRIGIONIERO DELLE LEGGI PER SOPRAVVIVERE RESTA SOLO IL CARCERE DON PAOLO FARINELLA n ell´opinione del giorno di Pasqua ho fatto gli auguri ai lettori di la Repubblica, ricordando lo stridore tra il definirsi appartenenti alla «civiltà occidentale», difendere i simboli della «religione cattolica» e poi sbattere in faccia a un immigrato, cioè ad un cittadino che è anche Gesù Cristo, la porta del proprio appartamento libero: si preferisce tenerlo sfitto piuttosto che affittarlo ad un «extra-comunitario». Il nostro giornale del 26 aprile, accanto alla cronaca della «Festa della Liberazione», riportava un servizio di Stefano Origone sul sistema degli affitti a Genova, perpetrato da famiglie benestanti con un titolo da singulto: «Una stanza per otto ragazzi, gli strozzini del posto letto». Questa notizia è la negazione della «Festa della Liberazione» perché ci dice che la Carta costituzionale e i «valori» della Resistenza sono solo degli ammennicoli con cui fare i gargarismi in qualche manifestazione, salvo darsi anima e corpo agli interessi propri, come egregiamente insegna il presidente del consiglio italiota. L´altro interrogativo riguarda la religiosità degli strozzini affittuari: se sono cattolici, come credo che siano, pronti a difendere le radici cristiane dagli immigrati, è meglio che si mettano una macina da mulino al collo e si buttino a mare, perché sono di scandalo e, se l´inferno esiste, un posto non glielo neghiamo. E´ necessario abolire dal vocabolario quotidiano il termine «extracomunitario» perché è un termine odioso e nazifascista: nega i principi fondamentali della nostra Costituzione e nega il fondamento del cristianesimo che si basa sull´inclusione «nella comunità» e non sulla esclusione. Usando l´orribile parola «extracomunitario», noi sputiamo sul volto di Dio se crediamo, e trasformiamo la Costituzione in carta straccia. Le parole sono pietre e devono essere usate con sapienza e verità. Sarebbe meglio chiudere i Comuni e le Chiese per fallimento e lasciare che viga la legge della giungla: arriva prima chi corre più veloce e vince chi è più forte. Religione, Dio, civiltà, diritto, persona, sono concetti astrusi senza senso e senza fondamento, come dimostra la favola che voglio raccontare. C´era una volta Alex, figlio della terra di Kenia, venuto a Genova come turista e, incuriosito dall´abbondanza sperimentata, prova a restarvi, desiderando una vita migliore e cerca la via per essere un cittadino riconosciuto, rispettoso delle leggi e rispettabile. Non può perché la civile e cristiana Italia è un bordello senza Diritto. Prima ancora di incontrare Alex, lo qualifica come «clandestino». Alex finisce in carcere perché senza documenti e non può dimostrare la sua innocenza. Liberato il 7 novembre 2008 e ributtato di nuovo nello stesso stato di clandestinità per cui era stato imprigionato. Questa Italia da burla, paese di poeti, santi, navigatori, usurai e delinquenti in giacca e cravatta, presidenti del consiglio da burletta, generano i mostri che vogliono combattere. Alex è fuori dal carcere, ma prigioniero della clandestinità da cui non può uscire per legge. Senza documenti non è cittadino, ma non può esserlo perché non può avere i documenti in nome della stessa legge che lo incarcera, lo libera e lo insegue per incarcerarlo di nuovo. Alex ha un desiderio: ritornare nella dolce Kenia, dove è riconosciuto e rispettato e lui è una «persona». Non può ritornare perché non ha documenti (sequestrati), non ha soldi e non ha un lavoro: non esiste. Allora nutre un altro sogno: ritornare in carcere per essere assistito nella malattia e per essere nutrito quanto basta alla sua sopravvivenza. Per tornare in carcere sul serio e non per pochi giorni, però, deve diventare un delinquente «vero». In nome del popolo italiano, in nome dell´esistenza di Dio, in nome dell´osceno governo del piduista Berlusconi.

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Anticipazioni/Enrico Brizzi da Roma a Gerusalemme a piedi Da pellegrino laico spiega come ha vinto pregiudizi e stereotipi (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2009)

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Domenica 03 Maggio 2009 Chiudi Anticipazioni/Enrico Brizzi da Roma a Gerusalemme a piedi Da pellegrino laico spiega come ha vinto pregiudizi e stereotipi

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OGNI viaggio nasce da un viaggio precedente, desiderato o sognato mentre si consuma la strada, e... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2009)

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Domenica 03 Maggio 2009 Chiudi di ENRICO BRIZZI OGNI viaggio nasce da un viaggio precedente, desiderato o sognato mentre si consuma la strada, ed è stato così anche per la nostra piccola impresa della buona stagione 2008. Bisogna tornare indietro di due anni, alla torrida estate del 2006, mentre insieme agli amici Valerio Gnesini e Marcello Fini si macinava strada verso Roma lungo la Via Francigena, itinerario di Sigerico del 990. Passati i monti del Giura, le Alpi e l'Appennino, quando ormai la partenza da Canterbury era sessanta giorni dietro le spalle e le polverose strade bianche di Toscana si erano fatte la nostra patria più vera, è nato in noi un sospetto dolce e terribile: «E se Roma non fosse l'arrivo?». Non ricordo chi lo disse, ma subito ci trovammo tutti d'accordo. Il nostro viaggio avrebbe conosciuto, presto o tardi, un secondo atto. E quale itinerario poteva competere, proseguendo verso sud, col fascino del viaggio verso la Terrasanta? Gerusalemme. Anche nell'afa di luglio, bastava sussurrarci quella parola per provare un brivido. Il 5 agosto 2006, lo stesso giorno dell'arrivo a Roma, è cominciata la preparazione del nostro secondo viaggio sulle orme di viandanti e pellegrini, il nuovo sogno da sognare insieme fino in fondo. Passavano i mesi, e s'instillò in noi un sospetto: la Città santa delle tre grandi religioni monoteistiche non era stata scelta sulla base di considerazioni razionali. Era lei che ci chiamava. A noi non restava che rispondere, mettendo un passo dopo l'altro e senza almanaccare troppo. Però, più ne parlavamo in giro e più la gente ci guardava stralunata, pronta a scoccare le sue domande. Ne abbiamo sentite davvero tante, e quasi tutte avevano un tono scettico, se non addirittura rammaricato. «Ma non avete paura a camminare in Bassa Italia?» «Ma non avete paura a imbarcarvi per il Levante senza nessuna esperienza in mare?» «Ma non avete paura a camminare da quelle parti disarmati?» «Ma non avete paura che la meta del vostro viaggio vi faccia apparire invasati religiosi? O, peggio, che venga letta come un gesto politico?» Siamo gente disposta agli imprevisti, e non credevamo che camminare al Sud fosse più pericoloso che camminare al Nord solo perché non si trovano le mappe dei sentieri. Non abbiamo dato fede, nell'anno di Gomorra e dell'avanzata della Lega anche nella nostra Emilia, a quanti ci ammonivano che in Campania avremmo camminato fra i cumuli fumanti di rifiuti e le traiettorie dei proiettili. A ragion veduta, chi va a camminare solo sulle Alpi non sa cosa si perde. Né ci hanno sviato dalla nostra meta le obiezioni ideologiche: non siamo una confraternita di penitenti, o gli emissari di qualche diocesi, ma laici che ritengono il messaggio di pace di Gesù ancora fertile e rivoluzionario. Ciascuno secondo la propria storia personale, abbiamo una visione critica della Chiesa: se ci si vuole attribuire un'etichetta religiosa, la parola "cristiani" è più appropriata di "cattolici". Quanto al conflitto che insanguina la Terrasanta, non sentiamo di dover prendere alcuna bandiera in mano che non sia quella della pace: rispettiamo gli esseri umani in quanto tali, e ci auspichiamo come tutte le persone di buone volontà che l'antico Mandato britannico di Palestina possa ospitare quanto prima due Stati sovrani, in grado di stringersi la mano da una prospettiva di pari dignità; al contempo ci angosciano le minacce di un Ahmadinejahd, che parla ancora di cancellare Israele dalla mappa. Il dramma dei profughi palestinesi è un grido di dolore che si leva invano da decenni, e attentarsi a definire in poche righe la questione mediorientale è come addentrarsi in un ginepraio. Quanto a noi, il destino non ci ha condotto a incontrare settlers ultranazionalisti, ma persone delle etnie più disparate, askhenazi, sephardi, arabi e mizrahi, laburisti e del Likud, veterani di tre guerre e renitenti alla leva, ricchi, meno ricchi e poveri conclamati, alcuni residenti in Palestina da molte generazioni, altri sospinti su quei lidi dalla persecuzione hitleriana di cui l'Italia fu complice. Crescendo, capita che alcune certezze si sgretolino. L'idea che il mondo si divide in buoni e cattivi è una di queste. Allora ho creduto di capire che un conto è criticare un governo, un altro dimenticare il suo popolo, o chiudersi volontariamente fuori dal perimetro dei suoi confini. In un certo senso, l'idea di andare a Gerusalemme è stata resa possibile da questo sgretolamento, che ha lasciato posto a una materia più salda e antica. Intendiamo i nostri viaggi a piedi come spostamenti nello spazio, il che appare inconfutabile, ma li scegliamo sulla base di suggestioni storiche. Stavolta, invece, più cercavamo di scrollarci di dosso l'attualità, più lei ci inseguiva. È servito camminare 960 chilometri senza contare le passeggiate defatiganti al termine di ogni tappa, ma alla fine l'abbiamo seminata. E il nostro viaggio attraverso i dialetti, le credenze, le religioni, le appartenenze vere o presunte e gli alfabeti diversi non ci ha condotto alla fine in Israele o in Palestina, ma in Terrasanta. Partiti da Roma il 24 aprile 2008, saremmo arrivati alla Città tre volte santa il 13 luglio. Abbiamo guadagnato Gerusalemme a passo d'uomo e, seppure "chi va molto pellegrino di rado diventa santo", questo umile viaggiare ci ha permesso di accostarci con la testa sgombra dalle mondanità al suo mistero senza tempo.

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Il vescovo centenario denuncia (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 03/05/2009 - pag: 23 Lecce Monsignor Mennonna contro il seguito del «Codice da Vinci»: potenziale attentato alla salute e all'equilibrio dei minori Il vescovo centenario denuncia «Angeli e demoni» MILANO Dopo i divieti vaticani alle affissioni e alle scene girate in Santa Maria del Popolo, per Angeli e demoni arriva anche una denuncia. In anteprima mondiale oggi a Roma, a pochi passi dalla Santa Sede, il nuovo film di Ron Howard, seconda parte della vicenda ispirata all'omonimo bestseller di Dan Brown, dopo il successo del Codice da Vinci, uscirà nelle sale italiane il 13 maggio, negli Stati Uniti il 15. E già si pensa alla terza parte. Il primo esposto contro la pellicola vede tra i firmatari monsignor Antonio Rosario Mennonna, vescovo emerito di Nardò-Gallipoli, che il 27 maggio avrà 103 anni e risiede a Muro Lucano (Potenza). Il prelato è già noto alle cronache: di lui si è parlato tempo fa, quando un ragazzo romeno, che era stato denunciato per avergli rubato in casa, ha chiesto di diventare sacerdote. Il vescovo più anziano del mondo non si limita ad accusare il film di «inutili stupidaggini » come hanno fatto don Marco Fibbi, portavoce del Vicariato di Roma, o sull'Avvenire lo storico Gennari e a fine aprile il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci né vieta manifesti o pubblicità come il ministro vaticano dell'Economia, l'arcivescovo Velasio de Paolis ma denuncia «il contenuto altamente denigratorio, diffamatorio ed offensivo per i valori della Chiesa e il prestigio della Santa Sede». Gli avvocati romani Giacinto Canzona e Anna Orecchioni, il cui nome è stato più volte legato a importanti casi riguardanti ecclesiastici, hanno spiegato che il pluricentenario monsignore loro cliente «è rimasto profondamente turbato» dal contenuto del romanzo di Dan Brown e ancor di più dall'idea che se ne sia tratto un film. L'esposto è stato inviato alle Procure di Roma e di Potenza, «nei confronti di tutti gli eventuali responsabili che hanno concorso alla realizzazione, produzione, diffusione e distribuzione in Italia del film che non ha alcun divieto per i minorenni». Il film sui complotti vaticani e sulla setta degli «Illuminati », per l'esposto-denuncia è «un grave e potenziale attentato alla salute e all'equilibrio psicofisico dei minori». Sua Eccellenza invita dunque «tutti i vescovi della Chiesa cattolica cristiana a rivolgersi alla magistratura per avviare le inchieste nei loro rispettivi Paesi », su presunti reati di concorso in vilipendio alla religione, pubblicazione di spettacoli osceni, diffamazione. Come si ricorderà, il primo film Il Codice Da Vinci, dal romanzo di Dan Brown, protagonista sempre Tom Hanks nei panni dello scienziato Robert Langdon (incassi di oltre 750 milioni di dollari), fece infuriare il Vaticano e alcuni cattolici per la trama in cui si ipotizzava che Gesù fosse stato sposato con Maria Maddalena e da lei avesse avuto dei figli, dando così origine a una «stirpe » tenuta segreta per secoli dalla Chiesa. Claudia Provvedini Anteprima a Roma La pellicola viene proiettata oggi in anteprima mondiale proprio a Roma Un successo annunciato Una scena di Angeli e demoni, il film di Ron Howard tratto dal libro di Dan Brown. Il precedente Codice da Vinci incassò 750 milioni di dollari

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Fiabe Sonore (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronache data: 03/05/2009 - pag: 25 Le iniziative del Corriere Fiabe Sonore Parole e musica Le favole più belle in edicola con il «Corriere». Si comincia martedì I bambini a lezione da Pollicino Così le fiabe svelano il mondo Il pedagogista Scurati: la ripetizione rassicura e insegna la fiducia Altro che storie: Cenerentola, Biancaneve e compagnia sono ancora oggi uno dei primi strumenti attraverso cui i bambini fanno conoscenza con il mondo. Un concentrato di pedagogia che viaggia sulle ali del fantastico. E che ci indica il cammino. «Le fiabe sono la carta per interpretare la vita e le esperienze spiega Cesare Scurati, professore di Pedagogia alla Cattolica di Milano . Non hanno tempo, parlano un linguaggio semplice, diretto e toccano temi importanti senza bisogno di mediazioni ». Di più, rispondono ad un bisogno essenziale del nostro essere uomini: «La narratività è un principio intrinseco alla natura dell'uomo e dunque anche a quella del bambino: abbiamo bisogno di raccontare per crescere, per riflettere, per conoscere le nostre radici e quello che c'è stato quando ancora noi non c'eravamo». Il racconto, spiega Scurati, «è il modo che l'uomo ha per passare all'altro uomo la propria esperienza. Perché la nostra è la specie che si racconta». Anche attraverso le fiabe: «Danno un senso di continuità. Raccontare è importante in famiglia, a scuola. Ad alta voce, per dare un senso di comunicazione profonda e tenere viva l'attenzione». Giocando con la fantasia ma seguendo le regole, perché per i più piccoli la fiaba è un rito: «I bambini continua Scurati si riconoscono in quello che sentono e ascoltare le fiabe raccontate sempre nella stessa maniera dà loro un senso di sicurezza: non possiamo cambiargli troppo le carte in tavola». Niente scherzi, dunque, perché le favole sono una cosa seria. E affrontano temi profondi. Un esempio? La differenza tra il bene e il male. «Su questo punto spiega Federica Mormando, psichiatra e presidente di Eurotalent Italia, un'associazione che si occupa di bambini ad alto potenziale intellettivo i nostri bambini sono confusi. Il concetto di bene e male è stato sostituito da quelli di lotta e nemici: il nemico non è il cattivo, ma è cattivo perché è il mio nemico ». Una differenza che le favole possono aiutare a chiarire. Ma non solo: «Favorendo l'identificazione continua le fiabe incoraggiano alla fiducia in se stessi e all'indipendenza. L'esempio classico è Pollicino: i genitori, non potendoli più mantenere, mandano via i figli. All'inizio i bambini sono in difficoltà, ma poi sono costretti a cavarsela da soli e ci riescono». Un lieto fine che insegna a contare sulle proprie forze senza affidarsi sempre a mamma e papà. Ma al mondo non ci sono solo genitori e fratelli minori: «Le favole spiega ancora la psichiatra insegnano allo stesso tempo la cautela e la fiducia verso la molteplicità degli incontri che la vita ci mette davanti: draghi e streghe cattive da cui tenersi lontani ma anche fate e altri amici portatori di aiuti insperati». E se alla «molteplicità di insegnamenti» si accompagna la piacevolezza del racconto e magari un adeguato sottofondo musicale, il gioco è fatto. Perché le favole sono strumenti insostituibili nell'educazione alla vita, e vanno bene così come sono: «Stabili come le Dolomiti: non facciamo cambiare il finale delle fiabe, raccontiamo ai nostri figli quelle classiche, portatrici di una tradizione antica e di valori ancora attuali ». Proprio tutti da salvare? «Il ruolo della donna qualche volta lascia a desiderare concede Mormando con tante principesse pronte ad addentare la mela avvelenata o ad aspettare in eterno il principe azzurro. Ma si può, dopo il racconto, aiutare i bambini a riflettere e spiegare che cosa è cambiato. Poi, in fondo, un messaggio di speranza non guasta». E ben venga il «vissero tutti felici e contenti». Giulia Ziino

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Per un'etica condivisa tra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Opinioni data: 03/05/2009 - pag: 30 LA NOSTRA IDENTITA' Per un'etica condivisa tra laici e cattolici di ANDREA RICCARDI SEGUE DALLA PRIMA Fu religione della laicità e della nazione. Tra laici e cattolici, un forte confronto sale dal Risorgimento: è ben noto. L'accoglienza dei Patti del Laterano nella Costituzione sembrò chiudere la storia e fare della laicità un tema per studiosi. La Dc, perno del sistema italiano per 40 anni, è stata accusata di aver clericalizzato lo Stato. La «laicità democristiana» ha teso invece a superare lo scontro tra guelfi e ghibellini, come voleva De Gasperi. Ma non ha potuto gestire in Parlamento due gravi questioni, il divorzio e l'aborto, all'origine di referendum. Di nuovo, con i referendum, si profilarono due Italie: laica e cattolica. Appariva all'orizzonte la questione sull'etica, la vita. Rinasce oggi il conflitto tra laici e cattolici, come ieri, anche se non più sulla questione romana, ma su quella antropologica? Tale conflitto mette in difficoltà i due poli politici (plurali al loro interno). Ma c'è un fatto da notare. Il tempo è passato e le culture si sono incrociate. Croce scriveva: perché non possiamo non dirci cristiani. Aveva ragione. Un laico sente le acquisizioni del Cristianesimo dentro la laicità. Anche i cattolici possono dire: perché non possiamo non dirci laici. C'è una laicità del cristiano. Tutto è complesso. Eppure il funzionamento dell'opinione pubblica, come un talk show gridato, gioca alla contrapposizione. Il problema, a mio avviso, è invece lavorare per una laicità condivisa, che affronti in modo serio le grandi questioni nazionali, umane, antropologiche, con la convinzione che nessuno ha il monopolio della modernità. Siamo tutti più perplessi di quanto sembri di fronte al futuro. Il conflitto tra le due Italie è fuori luogo, perché il mondo è cambiato. È stato smentito quell'assioma della cultura occidentale per cui più modernità avrebbe significato meno religione: una storia che scorre inesorabile verso la secolarizzazione universale. Ci si trova invece a fronteggiare i fondamentalismi con la riscoperta della laicità. Siamo in un tempo di crisi, non solo economica, ma di identità. L'Italia è sfidata. Diventa multireligiosa con ortodossi, musulmani e altri. Non è più una questione solo tra laici e cattolici. A quale identità si avvia il Paese? Una federazione di identità differenti? Lo scenario si allarga. Di fronte ai «nuovi italiani» dell'immigrazione, alla globalizzazione, ai giganti asiatici, che vuol dire essere italiani? Bisogna riprovare a dire cos'è l'Italia e chi sono gli italiani. C'è da costruire una laicità condivisa nel senso profondo della parola, laòs, popolo. Oggi la laicità si connette all'identità nazionale. È un grande cantiere culturale ed educativo. Ieri, partiti ideologici erano portatori di visioni del Paese. Oggi è diverso. Laicità è ricerca ragionevole, possibile, del bene comune, al di là del messianismo o delle passioni di parte. Ci sono grandi differenze, ad esempio sui temi della vita. Ma i valori del mondo religioso sono tutt'altro che regresso. Ridire l'identità italiana in modo laico coinvolge la Chiesa, tutt'altro che estranea al Paese per la storia, l'eredità umanistica di pietas che segna l'umanesimo italiano. Perché il cristianesimo in Italia è una religione di popolo, parte vitale dell'eredità storica e dell'attualità. Se si prescinde dal cristianesimo italiano, non si può costruire un'identità nazionale condivisa. Il rabbino Jonathan Sacks ha notato: «Il relativismo è inadeguato alla sfida dell'affermazione etnica e dei sistemi di credo esclusivi». C'è una crisi spirituale del nostro tempo, nel vuoto di menti e di cuori, all'origine della violenza dei giovani. La crisi dell'uomo italiano è anche spirituale. Resto fedele alla lezione di Olivier Clément: «Convocare lo spirituale nel cuore della cultura europea: se non vogliamo ritornare all'uomo delle caverne, dobbiamo scoprire l'uomo interiore nelle caverne dell'uomo». Nella crisi della banlieue parigina il detonatore non fu l'islam (erano bande interetniche), ma il vuoto. Régis Debray commentò quegli episodi: «Qui il problema non è la troppa religione, ma la sua scarsa quantità». Il vuoto produce identità contro, senza cultura, espresse da una pratica aggressiva. È pericoloso in tempo di crisi. Si ricordi l'antisemitismo o i movimenti totalitari dopo la crisi economica del 1929. Esclusivismi aggressivi crescono nel vuoto e nella paura di uomini e donne spaesati. Bisogna ridire agli italiani cos'è l'Italia. Le identità non si inventano. Come sono effimere le operazioni che creano arbitrariamente il pantheon delle nuove identità partitiche! Bisogna costruire una laicità di tutti, non facilmente irenica, capace di vivere nelle diversità, ma di dire che c'è un destino comune alla comunità nazionale: laicità di tutti per dire una nuova identità nazionale. È il problema posto da Sarkozy, parlando di «laicità positiva»: «Dobbiamo tener insieme i due capi della corda: accettare le radici cristiane della Francia, e anche valorizzarle, continuando a difendere la laicità giunta a maturità». Benedetto XVI gli ha risposto, insistendo sulla necessità di «una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo... insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo». Il presidente francese ha auspicato «una laicità che rispetti, una laicità che riunisca, una laicità che dialoghi. E non una laicità che escluda e che denunci». In Italia non c'è un culto sacro della laicità o un complesso cattolico di fronte allo spazio pubblico. Ci sono però un involgarimento del dibattito e tanta timidezza verso le grandi imprese. Non si deve pensare invece a un grande disegno, a cui lavorino cultura, cristiani, laici, ebrei? Dobbiamo non avere paura di investire sul lungo periodo. C'è bisogno di visioni. Nel 2011 ricorrerà il centocinquantesimo dell'Unità: è il tempo di dire al Paese qualcosa di nuovo, coinvolgente, dalle radici antiche, ma proiettato sul futuro. fondatore della Comunità di Sant'Egidio

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I pomodori nemici del colesterolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Salute data: 03/05/2009 - pag: 53 Alimentazione Nuovi studi sugli effetti protettivi I pomodori nemici del colesterolo Ricchi di licopene, promessa anti-infarto Il pomodoro potrebbe presto scatenare una nuova corsa all'oro. Rosso, in questo caso. Il «tomatl» degli aztechi, da noi trasformato in simbolo nazionale e cardine della dieta mediterranea, potrebbe diventare una terapia anti-infarto e anti-ictus. Da Taormina, dove si è tenuto il Mediterranean cardiology meeting, i cardiologi si dichiarano sicuri della capacità protettiva del pomodoro sul sistema cardiovascolare. Merito del licopene, l'antiossidante contenuto nella buccia, responsabile del colore rosso e di quello giallo anche di altri vegetali, già considerato un prezioso alleato contro il tumore della prostata. «Studi condotti dal '94 al 2006 spiega Michele Gulizia, presidente dell'Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione hanno dimostrato che il licopene è associato a una riduzione statisticamente significativa del numero degli infarti e degli ictus, in persone che ne assumono grandi quantità». Il licopene riduce l'ossidazione dei lipidi e dunque la formazione della placca aterosclerotica. In un lavoro pubblicato il 23 aprile sulla rivista Cardiovascular Drugs Therapy, ricercatori dell'università del Negev, in Israele, hanno registrato una diminuzione della pressione, da un minimo di 4 a un massimo di 13 millimetri di mercurio, in pazienti ipertesi trattati per sei settimane con estratto di licopene. «Sebbene il licopene sia il carotenoide più potente contenuto nel pomodoro ci dice Yoav Sharoni, biochimico della stessa università non è il solo composto attivo. Altri carotenoidi come il fitoene e il fitofluene contribuiscono a produrre un effetto migliore del licopene puro». In generale, perché il licopene produca il suo effetto protettivo sul cuore il pomodoro andrebbe cotto. E bisognerebbe assumerne la quantità contenuta in un chilogrammo di pomodori o, in alternativa, in 100 grammi di concentrato. Quanto al licopene estratto dal pomodoro, paradosso tutto italico, benché siamo i secondi produttori mondiali di pomodoro, importiamo il licopene dalla Cina. L'estrazione rende poco e così le enormi quantità di bucce della nostra lavorazione industriale finiscono in discariche, legali e non. Eccezion fatta per Lecce, dove il mese prossimo aprirà il primo impianto che sfrutta un nuovo metodo estrattivo sviluppato alla 'Sapienza' di Roma. Il settore dei nutraceutici (come vengono chiamate le sostanze isolate da un alimento ed utilizzate in forma dosata) intanto è in movimento. I pionieri sono gli israeliani, produttori di un ketchup e di pastiglie a base di licopene estratto da pomodoro e pompelmo rosa mescolati. Fiutando l'affare, alcune aziende in Europa (nate anche come spin-off di università prestigiose) hanno brevettato e stanno per lanciare sul mercato nuovi prodotti. La situazione è confusa. In Italia non esiste una normativa sui nutraceutici, né l'Unione Europea ha ancora legiferato in modo chiaro. Come segnala Europass, portavoce dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), gli studi clinici non danno risultati certi, ma si è già scatenata una lotta «tra lobbies farmaceutiche intenzionate a dar battaglia per garantirsi il primato in un settore che potrebbe rappresentare un'evoluzione significativa del concetto di terapia». Per fare chiarezza sul ruolo del licopene nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, nel 2006 è partito Lycocard, progetto finanziato dalla Commissione europea con 5,2 milioni di euro. Sono coinvolti 15 centri di sei Paesi e, per l'Italia, l'università Cattolica di Roma sta curando la parte clinica. Ruggiero Corcella Lo studio europeo Sul licopene stanno lavorando 15 centri in 6 Paesi. L'Italia è responsabile della parte clinica, con 100 pazienti

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LA FEBBRE DEL POKER (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

LA FEBBRE DEL POKER Una mania, una moda, ma anche una tra le miniere d'oro più prolifiche perfino in questi tempi di vacche magre per tutti. Il «Texas Hold'em», come lo chiamano i padri fondatori americani, è diventato una specie di religione laica. Carte e fiches, un tavolo verde, ma nessun'altra suggestione da film di gangster. È un gioco che assomiglia ad uno sport, come spiega Luca Pagano, la stella italiana nel firmamento dei campioni. È un esercizio di disciplina mentale e fisica, niente alcol, niente donne, niente bari. Dalle poche decine di partecipanti alle prime World Series, nel 1970, ai diecimila che nel 2006 si sono sfidati a Las Vegas, eterno tempio dell'azzardo. Una febbre che è divampata grazie ad internet: sul web impazzano i tornei e le puntate, il giro di soldi è paragonabile a quello delle multinazionali. L'Europa, e l'Italia, non fa eccezione. Al torneo di Sanremo, nei giorni scorsi, gli organizzatori hanno avuto migliaia di presenze e oltre 1000 partecipanti. Un giro d'affari superiore al Festival della canzone, storico sorpasso che la dice lunga sulle potenzialità di un gioco che corre sul filo, oltre che al tavolo di panno verde, e promette di far brillare gli occhi al cassiere come mai prima.

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Una spiritosa lettrice vuole fuggire dall'invasione delle giornate mondiali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2009)

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n. 106 del 2009-05-03 pagina 39 Una spiritosa lettrice vuole fuggire dall'invasione delle giornate mondiali di Redazione Confesso che mi è totalmente ignoto l'iter che porta a indire le giornate mondiali e ad approvarle e renderle ufficiali e soprattutto mi suona strana la definizione che viene data loro - mondiali - considerando che molte di queste sono ai più ignote. Pare comunque non esista una direttiva precisa. Un pubblicitario francese le ha raccolte tutte e sono ben 190, senza contare quelle nazionali o locali. Solo di giornate mondiali per la pace ce ne sono alcune, ne ignoro il numero esatto. Il 1° gennaio viene celebrata ogni anno dalla Chiesa (se ne sono già succedute ben 42!). Pare che ne esistano anche altre, tra cui quella indetta il 21 settembre dall'Assemblea delle Nazioni Unite. A giudicare dalla situazione mondiale attuale pare che né la festa laica né quella cattolica abbiano gran risultati. Esiste poi anche la giornata mondiale del sorriso: il 3 maggio siamo tutti caldamente invitati ad avere voglia di sorridere o perlomeno a fingere che sia così. L'elenco è lunghissimo e lascia perplessi, perché spesso molti non ne hanno mai nemmeno sentito parlare e perché viene da chiedersi che valore abbiano e se servano davvero a sensibilizzare le persone, focalizzando l'attenzione su una tematica ben precisa una sola volta all'anno e poi vada come vada. Ottobre conta ben 36 giornate mondiali: perciò in alcuni giorni ci dovremo sforzare di sdoppiarci e concentrarci su più tematiche contemporaneamente. Nota curiosa: il 21 giugno sarà la giornata mondiale dell'orgasmo. Gli italiani che leggono sono avvisati... Ilaria Angela Mascetti - email Le giornate mondiali stanno diventando come i gruppi su Facebook, il primo che si sveglia spara la sua baggianata. Il rischio è un bagno di retorica e melassa. Ho fatto un controllo veloce su Google e ho trovato di tutto, un'orgia di giornate mondiali. C'è la giornata mondiale dello sciopero della fame, che ci fa sentire per 24 ore degni del Mahatma Gandhi o indegni di Giacinto Pannella, detto Marco. È una fabbrica. Ecco solo una piccola parte dei suoi prodotti. La giornata mondiale delle rane e quella del Tai Chi Chuan, della lentezza, della danza, della terra o del pianeta, del vento, dell'acqua e degli oceani, la giornata mondiale della preghiera per la vocazione dei preti e quella della fotografia a foro stenopeico. C'è la giornata mondiale della cybercensura, della proprietà industriale e del commercio solidale. La giornata mondiale del lavoro, dei negozi di musica e di dischi, quella degli educatori, del gioco, la giornata mondiale per l'abolizione della carne. E via così. C'è una giornata per ogni cosa. E mi chiedo se qualcuno ha già pensato alla giornata mondiale delle giornate mondiali. Lei chiede: ma servono a qualcosa queste giornate? Forse all'inizio sì. Magari servivano a mettere in luce alcuni problemi o a raccogliere fondi per malattie serie. Forse allora sì. Poi è cominciata l'orgia. Ha senso una giornata del libro? Secondo me, no. Anzi, fa male. Il libro come animale da salvare. Come un panda, un uccello migratore, un cormorano nel petrolio. Ma ti chiedi se la letteratura e la poesia, la filosofia e la storia, i saggi sulle macchie solari di Galileo o le avventure di Lazarillo de Tormes abbiano poi bisogno del loro San Valentino e delle loro mimose. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Nozze a Bawku per (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 106 del 2009-05-03 pagina 5 Nozze a Bawku per «contratto» di Redazione La domenica è giorno di riposo in tutto il mondo, anche negli ospedali africani. Si fa fronte solamente alle urgenze, soprattutto ai parti cesarei; alle dieci del mattino ne abbiamo già fatti due. Tutto è andato bene ed ora lasciamo l'ospedale nella mani di Suor Teresa e andiamo a Bawku, dove si celebrerà il matrimonio di Martine, la nostra infermiera di sala operatoria. Facciamo un po' di fatica a trovare il posto ma, alla fine, arriviamo davanti ad una bella chiesetta cattolica con parecchie persone che stanno entrando. Ci uniamo agli altri, la funzione è già iniziata e c'è la solita allegria e vivacità delle messe africane: la preghiera si svolge tra numerosi canti ed è accompagnata spesso dai suoni dei tamburi. Martine è vestita con un abito sgargiante, a macchie rosse e bianche; il futuro marito è in abito scuro. La cerimonia è officiata da un padre missionario. La predica, in lingua locale, è piuttosto breve ed io purtroppo non sono in grado di capirla. Alla fine del discorso gli sposi rimangono assolutamente composti: lei sorridente dentro il suo bel vestito e lui con l'aria di chi è lì per caso; tra il pubblico invece si scatena un tripudio da stadio, con un vivace accompagnamento di tamburi che suscita veramente molta allegria. Qui i matrimoni possono essere molto diversi, celebrati secondo il rito islamico, quello animista, ed anche con differenze legate a particolari usanze tribali. Al di là del significato religioso, il matrimonio rappresenta prima di tutto un contratto commerciale. Il funerale, ha ben più importanza dal punto di vista sociale, mondano e famigliare. Prima delle nozze le ragazze non hanno quasi mai il fidanzato e neppure un ragazzo fisso: non lo vogliono perché hanno paura di essere maltrattate e schiavizzate. Preferiscono avere la loro libertà e le loro brevi avventure senza alcun legame. Non esistono particolari tabù sessuali e se arriverà un figlio sarà quasi sempre ben accetto dalla famiglia della ragazza perché costituirà un nuovo componente ed una futura forza lavoro. L'aspetto commerciale del matrimonio prevede che la futura sposa sia venduta in cambio di denaro o animali d'allevamento, in genere capre, e a seconda delle disponibilità finanziarie del futuro sposo. Concluso il contratto, la moglie andrà a far parte della famiglia del marito e per loro si impegnerà a lavorare. Sarà nei campi insieme ad altre donne, mentre qualche uomo probabilmente le controllerà. È la donna che si occupa della semina, del raccolto, ma anche del trasporto e della vendita del prodotto: praticamente della gran parte dell'impegno lavorativo in un paese quasi esclusivamente agricolo. L'uomo riserva per se la costruzione della capanna (considerato compito estremamente delicato) ed una serie di piccoli commerci come vestiario, dischi, radio ecc.. Qualche anno dopo il matrimonio se le disponibilità dell'uomo lo consentono egli potrà prendere con se una moglie più giovane, ma nell'ambito familiare la prima resterà la più importante. Avere tre o quattro mogli non è infrequente nell'Africa occidentale ed è comunque segno di ricchezza. La poligamia, che fa parte della tradizione islamica così presente nell'Africa Occidentale, è anche messa in atto da molti cattolici. Non so se Martine verrà trattata secondo l'usuale maschilismo e fra qualche anno dovrà convivere con una nuova giovane moglie! Ma per ora l' energia e la personalità che dimostra non lo fanno per nulla presagire. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ANTONIO TROISE ROMA. L'ACCORDO CON LA CHRYSLER LO HA SICURAMENTE SORPRESO. MA ANDREA BOITANI... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

ANTONIO TROISE Roma. L'accordo con la Chrysler lo ha sicuramente sorpreso. Ma Andrea Boitani, studi a Cambridge, una cattedra di economia politica all'università Cattolica di Milano e animatore del sito Lavoce.info, non si fa grandi illusioni sulla ripresa. «L'attivismo della Fiat può sicuramente dare maggiore fiducia ai mercati, ma non basta per parlare di ripresa. I dati macroeconomici restano gravi». Non è strano, appunto, che operazioni come queste avvengano in un momento di crisi così acuta per l'intera economia e per l'industria dell'auto? «È proprio nei periodi di crisi che si registrano, di solito, i grandi riassetti settoriali. Quando tutto va bene, i gruppi hanno maggiore capacità di resistenza. Mentre oggi, le imprese che sono in condizioni migliori fagocitano quelle che navigano in situazioni peggiori». Scusi, ma la crisi non ha colpito anche la Fiat? «Fino a gennaio, nessuno avrebbe mai scommesso sulla possibilità che il gruppo italiano potesse portare a termine un'operazione di questo genere. Ma forse c'eravamo tutti sbagliati sul reale stato di salute del settore in Italia». Dietro l'operazione Chrysler c'è però anche la mano di Obama. «Non è sorprendente l'iniezione di capitali, ma il fatto che si sia lasciato entrare sul mercato un partner italiano. L'industria dell'auto ha sempre esercitato un forte fascino dal punto di vista del nazionalismo. Gli Stati Uniti, da questo punto di vista, rappresentano un'eccezione». Vuole dire che con la Opel lo scenario sarà diverso? «Penso proprio di sì. Anche perché, obiettivamente, l'integrazione è più difficile. Stiamo parlando di due marchi attivi sugli stessi segmenti e che operano sullo stesso mercato». Insomma, l'arrivo del Lingotto non sarà ben visto a Berlino? «In generale non è ben visto l'arrivo di un partner straniero che abbia, come Marchionne, la fama di gran ristrutturatore. Dietro la resistenza dei sindacati, poi, c'è sempre il sospetto che in caso di crisi i primi stabilimenti che saltano sono quelli più lontani dai centri decisionali. Basti pensare a quello che successe con la Ford quando tentò di acquisire l'Alfa Romeo. Ci fu un fuoco di sbarramento non solo da parte dei sindacati ma anche dalla politica e Prodi, allora presidente dell'Iri, fu costretto a cedere la società alla Fiat ad un prezzo simbolico». Un'ultima domanda: l'operazione Chrysler può essere vista anche con un primo spiraglio di luce nel tunnel della recessione? «Andrei molto cauto. Non si esce dalla crisi facendo acquisizioni. Mi auguro che l'operazione possa, naturalmente, essere positiva per la Fiat. Ma l'Italia continua a crescere meno degli altri paesi. Per combattere la recessione bisogna pensare soprattutto a sostenere la domanda interna e sperare in una ripresa di quella mondiale».

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CORRADO OCONE ERA IL 1991 QUANDO GILLES KEPEL PUBBLICò IN FRANCIA UN VOLUME, PRONTAMENTE TRA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corrado Ocone Era il 1991 quando Gilles Kepel pubblicò in Francia un volume, prontamente tradotto da Rizzoli, intitolato La rivincita di Dio. Un libro provocatoriamente inattuale: il mondo ai più sembrava andare in tutt'altra direzione. Dopo al caduta del Muro di Berlino la politica sembrava essersi finalmente laicizzata, definitiva appariva la vittoria della liberaldemocrazia e del mercato, come aveva prontamente sottolineato Francis Fukuyama parlando di fine della Storia, e anche la società, non solo quella occidentale, sembrava dominata dalla secolarizzazione più sfrenata. Con il senno del poi, si può oggi dire che Kepel aveva ragione e che l'uomo non può vivere senza qualcosa in cui credere. Negli anni successivi il fondamentalismo religioso ha preso piede giocando un ruolo sempre maggiore e le chiese organizzate, a cominciare dalla cattolica, hanno messo ovunque in primo piano il fattore identitario, facendo rinascere persino il dibattito laico che ai più sembrava un residuo ottocentesco. La Chiesa di Roma ha attuato una vera controffensiva culturale: da una parte insistendo per veder riconosciuto il ruolo di principale elemento genetico delle stesse libertà dei moderni, sfumando sempre più il dialogo interreligioso, cioè l'ecumenismo conciliare, in un generico dialogo interculturale, come ha autorevolmente confermato Papa Ratzinger nella prefazione all'ultimo testo di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo l'Europa, l'etica (Mondadori, pagg. 196, euro 18). Un'opera, quella di Pera, espressione di un fenomeno che dura ormai da qualche anno e che, riprendendo Kepel, si può definire come «la rivincita di Dio» anche in libreria. Perché in netta controtendenza rispetto al recente passato, ora Dio è un argomento di sicura presa editoriale, da richiamare esplicitamente sin nel titolo dei volumi. Il primo esempio è il best seller della saggistica italiana di questa primavera: la Disputa su Dio e dintorni tra Corrado Augias e Vito Mancuso (Mondadori, pagg. 269, euro 18, 50). È un libro che si preannunciava molto interessante anche perché i due autori, reduci da recenti successi editoriali, sono apparentemente molto diversi fra loro: non solo perché uno - Augias - è un giornalista (di quelli colti e all'anglosassone) e l'altro - Mancuso - un fine teologo: ma soprattutto perché il primo è un laico illuminista e il secondo un cattolico spiritualista. La stessa parola disputa del titolo, che felicemente ricorda le Disputatio medioevali, richiama un disaccordo che però nei fatti non c'è o è molto meno pronunciato di quanto ci si sarebbe potuti aspettare: nonostante gli autori diano l'impressione ogni tanto di volere ricalcare le differenze, è chiaro che lo fanno senza troppa convinzione e giusto per rispettare il canovaccio. Il fatto è che Mancuso è un cattolico sui generis, molto vicino a posizioni eretiche come sottolinea a più riprese Augias, senza dubbio lontano dalle posizioni ufficiali della gerarchia e dall'interpretazione corrente dei dogmi sacri. Interpretato il cristianesimo come religione dello spirito, egli mostra con indubbio fascino che il mondo moderno basato sull'idea di libertà è profondamente permeato dall'insegnamento di Gesù e dalle categorie logiche e mentali cristiane. E che cristiano è chiunque chi adora Dio non per appartenenza, ma «in spirito e in verità», per usare le parole di Cristo alla samaritana. Servire il logos, amare il prossimo come se stessi e sforzarsi di essere giusti significa corrispondere ad un'armonia cosmica che è propriamente l'essenza del divino a cui fa riferimento il cristianesimo. Ora, si può senza dubbio dimostrare che questa lettura non ufficiale del cristianesimo è fatta per incontrarsi con la laica e civile «religione della libertà» di cui ha parlato Croce e di cui Maurizio Viroli, professore di Teoria politica a Princeton, offre ora una suggestiva storia in Come se Dio ci fosse. Religione e libertà nella storia d'Italia (Einaudi, pagg. 373, euro 329). La tesi di Viroli, in un testo che rimanda a quello di Gian Enrico Rusconi del 2000 (Come se Dio non ci fosse, Einaudi) è che la storia d'Italia ha avuto ogni tanto dei sussulti, dei momenti d'oro in cui, sotto l'azione di uomini straordinari che sapevano intrecciare in modo compiuto pensiero e azione, un'intera nazione ha vissuto una palingenesi, una stagione di riscatto morale e civile: dall'esperienza dei comuni e delle signorie tardo-medievali e rinascimentali sino alla Resistenza e ai primi anni della Repubblica, passando per il Risorgimento. Indipendentemente dal fatto che credessero o meno nel Dio del cristianesimo o cattolico o in qualsiasi Dio trascendente, questi uomini seppero guidare un intero popolo verso gli ideali di una religione civile fondata sull'interesse comune e su un rapporto equilibrato fra diritti e doveri. Nulla di grande è stato fatto in Italia senza fervore e amore, dedizione e passione: questi sentimenti, lungi dall'essere estranei a un popolo considerato per lo più disincantato o addirittura cinico possono sbocciare all'improvviso e all'improvviso possono far riprendere il posto che compete al Paese nella civiltà mondiale. Il saggio di Viroli, senza dubbio edificante, è anche un buon antidoto all'ideologia teocon. Il punto che evidenzia è lo stesso sottolineato da Augias e Mancuso: accanto alla religione del potere e dell'esteriorità, della semplice adesione formale ai precetti cristiani, c'è anche un vivere religioso comune a tutti gli uomini di buona volontà (credenti e non) basato sull'esperienza diretta dei sentimenti tipicamente cristiani dell'amore e della carità. Una prospettiva del tutto opposta alla fondazione classica del liberalismo (non a caso Viroli preferisce il repubblicanesimo), che si sforza di tener separate religione e politica e quindi di fondare la politica sulla ragione laica. Lo ricorda con grande finezza Mark Lilla ne Il Dio nato morto. Religione, politica e occidente moderno (Baldini Castoldi Dalai, pagg. 351, euro 18). Lo storico delle idee della «Columbia University» mette in guardia, tra l'altro, dal pericolo dei totalitarismi, che giudica a ragione un surrettizio modo di far rientrare dalla porta, cioè da una prospettiva atea, il millenarismo religioso scacciato dalla finestra della politica in età moderna. Il liberale, nella prospettiva di Lilla, deve temere ogni tipo di fervore in politica, coltivando solo quelle «passioni calme» di cui ha tessuto l'elogio un altro grande pensatore liberal americano, Albert Hirschman.

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PASQUALE ESPOSITO IO SAPEVO? E CHE POTEVO SAPERE O IMMAGINARE? . S'INTERROGA INQU... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Pasquale Esposito «Io sapevo? E che potevo sapere o immaginare?». S'interroga inquieto Gianni Pisani. E prosegue: «Mi sono fidato, e spero che le opere tornino a Santa Chiara, o a Santa Maria la Nova, oppure al mio studio: la mia posizione non è cambiata, ma certo non posso stare zitto di fronte alle affermazioni di Fra' Salvatore Vilardi, segretario della provincia dei Frati Minori di Napoli, secondo il quale io sapevo. Ma che cosa dovevo sapere? Che le mie opere, da me donate all'Associazione Oltre il Chiostro, venissero pignorate e vendute, contro la mia volontà?». La storia è quella - ormai nota - di una vertenza giudiziaria, intentata dall'ex segretaria generale e socia fondatrice dell'Associazione «Oltre il Chiostro» nei confronti di Giuseppe Reale, presidente e legale rappresentante del sodalizio: la causa si è conclusa, in prima istanza, con il riconoscimento delle ragioni della signora e la conseguente alienazione della «Via Crucis, Via Lucis», le sedici opere eseguite da Gianni Pisani e da lui donate a Santa Chiara: in attesa del prosieguo dell'iter giudiziario (si deve discutere sia il ricorso di Giuseppe Reale che quello dell'avvocato Angelo Pisani, nell'interesse e per conto dello zio Gianni), l'artista continua la sua battaglia in difesa delle sue opere. E si rivolge al responsabile dei Frati Minori di Napoli: «Già da tempo avrei voluto contattarlo per parlare con lui e fargli conoscere tutto il mio dolore per questa vicenda che mi sta provando psicologicamente e anche fisicamente» giacché la «Via Crucis, Via Lucis», incalza Pisani, è un'opera «da me molto amata perché appartiene a un momento importante della mia vita che coincide con l'incontro con il teologo Bruno Forte, oggi Arcivescovo di Chieti Vasto». L'intento - aggiunge - «era di donarla a Santa Chiara, in quanto per me l'associazione rappresentava il "braccio esterno" del Convento. E il piccolo monaco che mi fu presentato da don Bruno Forte era per me la controfigura di San Francesco. Un fraticello con il saio marrone e i sandali ai piedi, per noi laici, e, figuriamoci per un pittore, è cosa sacra. Non si discute. Se il fraticello, dopo aver organizzato con grande cura la mostra della "Via Crucis" in Santa Chiara, ti chiede di perfezionare l'intento della donazione con un contratto notarile, tu accetti senza battere ciglio. E così è stato». Pronta la replica di Fra' Salvatore Vilardi, il quale intende chiarire che «Oltre il Chiostro» non è, come afferma Pisani, «braccio operativo della Chiesa di Santa Chiara»: «Tutto ciò che concerne il Complesso Monumentale di Santa Chiara - ribadisce il Segretario della Provincia dei Frati Minori di Napoli - non rientra più, da nessun punto di vista, nella competenza dell'associazione "Oltre il Chiostro", che con la storica struttura francescana non ha più alcun tipo di rapporto. E questo vale anche per tutti i recapiti istituzionali di Santa Chiara (tel. 081 7971224), compreso il sito web: www.monasterodisantachiara.eu». Ma Gianni Pisani ricorda ai frati francescani il suo rammarico per «cose che hanno sporcato questo lavoro, che per me è stato prezioso nella forma e nello spirito». E i suoi dubbi, spiega l'artista a Fra' Vilardi, sono cominciati nel luglio scorso: «Quando la mia opera, trasportata nella nuova sede di "Oltre il Chiostro", in uno degli anniversari festeggiati dall'associazione, fu chiusa al pubblico e, addirittura davanti alla porta d'ingresso della sala, dov'era conservata, c'era l'indicazione per accedere ai gabinetti», si lamenta Pisani. Il quale, oltre a contestare la valutazione, nell'atto notarile di di Transo, delle sue opere («una cifra irrisoria, assolutamente una cifra simbolica, non corrispondente in alcun modo alla realtà»), impugna anche l'articolo 4 del documento pubblico di donazione, dove si legge: «L'Associazione non potrà alienare a nessun titolo le opere donate con il presente atto per almeno anni novantanove (n. 99) a decorrere da oggi...; l'Associazione donataria dovrà assicurare alle opere ricevute in donazione un'esposizione permanente in locali in cui sia consentito il pubblico accesso; l'associazione donataria dovrà e potrà consentire che le opere in oggetto vengano esposte in mostre temporanee o su richiesta di Istituti d'arte, musei...». Secondo Pisani, tutti articoli disattesi. «Disattesa inoltre, ed è dire poco, è stata la mia totale fiducia nel francescano Giuseppe Reale», conclude.

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PERCHÉ PORTO IL MIO PACIFISMO A STRASBURGO (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

ELEZIONI EUROPEE PERCHÉ PORTO IL MIO PACIFISMO A STRASBURGO Giuliana Sgrena Come forse già saprete mi sono candidata alle elezioni europee nella lista di Sinistra e libertà. Ho avuto altre volte, in passato, proposte di candidatura che ho sempre rifiutato perché volevo continuare a fare il mio lavoro e non ho cambiato idea. Ma questa volta si tratta di elezioni europee e intendo portare la mia esperienza, accumulata in vent'anni di lavoro al manifesto, in Europa. Se sarò eletta, cosa non certo facile, per cinque anni continuerò a seguire i temi di cui mi sono occupata fino ad ora: indagare le ragioni dei conflitti del Medioriente, dell'Afghanistan, dell'Africa e provare a costruire nel Parlamento europeo gli schieramenti più larghi e trasversali per avanzare proposte e iniziative di pace. In primo luogo, naturalmente, per sostenere la battaglia delle donne contro tutti i fondamentalismi non solo per la difesa dei propri diritti, ma anche e soprattutto per affermare un punto di vista originale, laico e democratico, per la soluzione dei conflitti, a cui è sempre più necessario trovare una sponda politica in Europa. Che ora può essere favorita anche dall'elezione del presidente Obama negli Usa. E poi occorre costruire un'alternativa alla contrapposizione tra islamofobia e relativismo culturale che giustifica tutte le discriminazioni contro le donne. Proverò a essere un punto di riferimento per i movimenti che in questi anni hanno manifestato per la pace e contro le guerre e renderò conto puntualmente di tutte le mie iniziative oltre a sollecitare da parte dei movimenti stessi tutti i suggerimenti e le proposte che vorranno indirizzarmi. Perciò creerò un forum permanente di dibattito e confronto. Mi batterò perché i temi della laicità e dell'uguaglianza siano affermati in ogni istanza o decisione del Parlamento europeo. L'offensiva della chiesa e del fondamentalismo cattolico nel nostro paese può trovare un argine in Europa come è già avvenuto in passato, mentre i diritti di uguaglianza dei lavoratori e dei migranti saranno il banco di prova fondamentale di questa nuova Europa. E poi la mia scelta ha a che vedere con la crisi della sinistra. Credo che di fronte alle recenti sconfitte, come ho più volte sostenuto, non serva coltivare delusione e amarezza, ma rinnovare l'impegno di analisi, ricerca e proposta. Le ragioni della sinistra sono ancora tutte valide, addirittura esaltate dal precipitare delle crisi nel mondo e la mancanza di una leadership credibile, non solo in Italia, non può essere motivo di abbandono o rinuncia. In questa tornata elettorale io sono stata tra quelli che avrebbero preferito un'unica lista a sinistra senza leader di partito, ma con candidature espressione del vastissimo mondo associativo, culturale e professionale che sta a sinistra e che avrebbe potuto proporsi con un'immagine del tutto nuova. Non è stato possibile e non mi interessa qui e ora indicare le responsabilità. Io ho scelto Sinistra e libertà perché credo nel modello di una sinistra plurale, in grado di raccogliere culture e esperienze diverse, di riscrivere il proprio statuto non dimenticando le proprie origini e identità, ma guardando avanti alle sfide anche teoriche che la realtà impone, senza fare della propria identità/diversità un elemento di divisione ma una ricchezza che ciascuno porta con sé e che mette continuamente in discussione. È la complessità stessa della crisi delle nostre società e del mondo, che intreccia politica, economia, diritti, ambiente, etica, religione a imporre un nuovo linguaggio e nuove categorie interpretative.

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Il cattolicesimo targato Usa (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Il cattolicesimo targato Usa Filippo Gentiloni A circa 100 giorni dall'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, ci si chiede quale sia il rapporto della nuova America con la religione. Se lo chiede, ovviamente, anche Roma: dal Vaticano qualche consenso ma non poche perplessità. L'occasione del contendere: la famosa università cattolica di Notre Dame ha invitato Obama a una manifestazione importante. Qualche applauso, ma non poche contestazioni, anche da parte di parecchi vescovi. I motivi sono noti e riguardano alcuni importanti temi etici: Obama sarebbe troppo favorevole alle leggi sull'aborto e sulle cellule staminali. L'invito all'università mette così in evidenza una forte spaccatura all'interno del cattolicesimo Usa: due posizioni numericamente quasi equivalenti, una a favore della nuova presidenza, l'altra, a dir poco, perplessa se non proprio decisamente contraria. A proposito sarà bene ricordare qualche dato fondamentale. Negli Usa il cattolicesimo è la più numerosa fra le confessioni religiose (circa il 25%) , ma è in deciso aumento il numero dei cattolici - e anche dei protestanti - che preferiscono un cristianesimo «fai da te», indipendente, cioè, delle autorità ecclesiastiche. Si noti anche che è altissimo il numero dei cattolici che hanno abbandonato, mentre crolla anche il dato delle chiese storiche della riforma protestante (luterani, metodisti, presbiteriani, episcopaliani). Un altro dato stranamente interessante: in un sondaggio sul nome dell'eroe preferito dagli americani (tutti, credenti e non; lo riferisce l'autorevole rivista cattolica Jesus) il primo è Obama, il secondo Gesù, il terzo Martin Luther King. Dio sarebbe soltanto all'undicesimo posto. Che dire di questi dati? Per la meno che tutto è in movimento, non soltanto da noi (si pensi al successo degli interventi di Vito Mancuso) ma dappertutto. I «palazzi» delle religioni non hanno certamente vita né facile né sicura. Una conferma, ancora dagli Usa, dove è stata nominata ministro della sanità una cattolica - Kathleen Sebelius - favorevole alla libertà di aborto, subito criticata dal suo vescovo che le ha addirittura rifiutato la comunione. E' nato a suo sostegno un gruppo di cattolici dal nome «Catholics for Sebelius». Una conferma della complessità della situazione.

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Il vescovo: "Madonna della Salve ha protetto la città dall'alluvione" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

PROCESSIONE. IN MIGLIAIA AL LUNGO CORTEO Il vescovo: "Madonna della Salve ha protetto la città dall'alluvione" «In momenti in cui si scatenano le forze del male, accogliamo il messaggio del Vangelo che ci invita a vincere il peccato con l'amore, ringraziamo la Madonna che ci ha salvati da una nuova inondazione e le autorità che in questo frangente hanno adottato immediati provvedimenti per dare tranquillità a chi temeva la furia delle acque». A dirlo il vescovo Giuseppe Versaldi nel breve intervento che ha concluso la tradizionale processione della Madonna della Salve. A rendere omaggio alla «Clementissima Patrona» c'erano, come sempre, migliaia di alessandrini che hanno partecipato o assististito al lungo corteo. Ha attraversato le vie del centro accompagnato da canti e preghiere e si è concluso con una messa preceduta in mattinata dal solenne Pontificale. Stamane alle 11 il simulacro della Madonna sarà ricollocato nella cappella del Duomo a lei dedicata e alle 18 verrà celebrata una funzione religiosa in ricordo di tutti i defunti. Alla solenne processione c'erano, con le varie autorità e personalità, un foltissimo gruppo di lupetti e scauts, malati e handicappati, suore e sacerdoti, rappresentanti di Associazioni, istituzioni laiche e religiose, con in testa quelle di volontariato, Confraternite, labari e un enorme crocifisso in filigrana d'oro che ha aperto il corteo. La Madonna della Salve è venerata in città fin dal 1100 e il suo volto sudò miracolosamente il 24 aprile 1489.

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"Chi sono gli Illuminati? Perché, sono esistiti?" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Dan Brown "Chi sono gli Illuminati? Perché, sono esistiti?" Dan Brown non ha dubbi, nel caso in cui il suo prossimo romanzo The lost symbol dovesse finire nelle mani di Ron Howard diventerebbe di sicuro «un film pazzesco». Sul volume (in uscita il 15 settembre in Usa e in Canada con la tiratura record di 5 milioni di copie) aggiunge solo che «la vicenda si svolge nell'arco di 12 ore». Meglio parlare ancora di Angeli e demoni: «E' sempre interessante vedere il modo in cui un racconto viene adattato per lo schermo, in questo caso i cambiamenti apportati sono stati utili per realizzare un film veloce, forte, due ore di divertimento assoluto». Rispetto alla vicenda del Codice da Vinci, aggiunge lo scrittore, questa è «sicuramente più cinematografica». A chi gli chiede informazioni sulla setta degli Illuminati risponde divertito: «Perché? Sono mai esistiti?». Poi aggiunge: «La mia è una storia di finzione creata su basi realistiche, sviluppata attraverso le ricerche che ho svolto». L'ispirazione per Angeli e demoni nasce da una passeggiata romana: «Ero in vacanza a Roma con mia moglie, la guida ci parlò del "passetto", il percorso che unisce Castel Sant'Angelo al Vaticano, spiegandoci che era un passaggio segreto per garantire la salvezza del Papa in caso di pericolo».\

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Adesso i sondaggi fanno paura al Pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Adesso i sondaggi fanno paura al Pdl [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Negli ambienti vicini a Berlusconi dicono che la vera preoccupazione del premier sia legata ai contraccolpi che le parole della moglie avranno sui sondaggi e i risultati elettorali delle Europee. Viene poi fatto notare «il tempismo politico della signora Lario»: chiedere ora il divorzio le frutterà un bel po' più di soldi. «Malignità» a parte, a preoccupare il Pdl e il suo capo sono certe affermazioni di Veronica sulla diciottenne napoletana che suo marito frequentava prima che compisse il 18 anni: «E che nonostante tutto questo mio marito abbia ancora un gradimento altissimo e non sia stato danneggiato dalla vicenda». Una preoccupazione che traspare da una dichiarazione di Fabrizio Cicchitto, che vede in corso «una operazione mediatica volta a costruire una trappola su un'autentica bufala, quale quella riguardante l'ingresso nelle liste di inesistenti veline: anche l'innocente partecipazione ad una festa di compleanno è stata demonizzata». Il messaggio di Cicchitto agli avversari è chiaro: non illudetevi di utilizzare una vicenda personale per scalfire il nostro leader sul piano politico. Eppure nel Pd c'è una forte timidezza, perfino imbarazzo a parlarne. «Siamo un partito di persone serie: sappiamo tenere distinto lo scontro politico dalle vicende personali», osserva Luigi Zanda, vicecapogruppo del Pd. Ma Rosy Bondi osa un poco di più e mette sotto accusa non le scelte private di un marito ma «la connivenza morale e culturale di un Paese che non si indigna e non reagisce di fronte alla pretesa immunità morale del proprio presidente del Consiglio». Una replica piccata arriva dal deputato del Pdl Osvaldo Napoli. La Bindi vorrebbe riesumare la Santa Inquisizione e «bestemmia» quando accusa gli italiani di connivenza morale e culturale: «Gli italiani non sono, come lei, accecati dall'odio per Berlusconi. Sono in gran parte cattolici, ma laicamente rispettosi della vita di ciascuno e quindi anche del presidente del Consiglio». Umberto Bossi ci mette una puntina di veleno. «Secondo me bisogna stare attenti quando ci sono dei figli, quando c'è una moglie, a non farla star male». Una battuta, nulla di più forse, quella del leader della Lega. «Certo - aggiunge - io non ho le veline. Se avessi una velina non potrei più tornare a casa».

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segue dalla prima Fabrizio dell'Orefice Un nuovo affondo della può essere devastante anche perché la moglie ha usato frasi e insinuazione più che pesanti. (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)

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stampa segue dalla prima Fabrizio dell'Orefice Un nuovo affondo della «signora» può essere devastante anche perché la moglie ha usato frasi e insinuazione più che pesanti. Ha detto per esempio che il marito «frequenta minorenni». Berlusconi certo non se lo aspettava. Aveva raggiunto un accordo con la moglie. O almeno riteneva di esserci riuscito. Considera la reazione di Veronica del tutto sproporzionata, esagerata. Nata da un episodio che considera futile, la partecipazione a una festa di diciotto anni di una ragazza vicino Napoli: «Ero lì per i rifiuti, avevo ricevuto questo invito e sono andato come ho fatto mille altre volte», ha ripetuto ai suoi. Non ha sopportato nemmeno l'accusa di aver disertato le feste di compleanno dei figli. Anzi, negli ultimi giorni ha raccontato per filo e per segno come lui stesso aveva organizzato le sorprese, come quella a Barbara. Amareggiato e arrabbiato almeno per tutta la mattinata. È volato ad Arcore e poi nel pomeriggio ha sbollito. È tornato sereno. E ha cominciato a riorganizzare le idee. La linea che il Cavaliere intende seguire è chiara: «Sono fatti privati, e privati devono restare». Come già aveva detto nei giorni scorsi, vuole apparire soltanto per le cose fatte, le cose che sta facendo. L'uomo del fare. Parlando con quei pochi che ha sentito a telefono (tra questi Niccolò Ghedini, il suo avvocato di fiducia, che non a caso è rimasto in silenzio per tutto il giorno), si è anche sfogato: «Sarebbe giusto che i media si interrogassero sui reali confini del diritto di cronaca». Berlusconi non è ancora apparso sicuro che l'intera querelle con Veronica possa trasformarsi in un divorzio. Si è chiesto se quando Sarkozy lo ha fatto con Cecilia lo ha poi pagato in termini di consenso elettorale. E comunque l'Italia non è la Francia, Paese questo molto più laico. Di sicuro si augura che i giornali non continuino a raccogliere le sue confidenze anche perché la sua credibilità è senz'altro superiore a quella di una certa Noemi, la ragazzina napoletana omaggiata con la presenza al compleanno. Infine, l'ultima considerazione: «Non sarebbe concepibile che una vicenda privata possa offuscare tutto quello che stiamo facendo». Terremoto in primis. Berlusconi pensa di tornare a L'Aquila nei prossimi giorni, non intende mollare l'impegno preso e adesso ha colto come sfida personale la consegna delle prime case nella prima decade di settembre. C'è poi Napoli, visto che a giorni deve partire la seconda linea del termovalorizzatore di Acerra e a giugno la terza: a quel punto l'impianto sarà ultimato. Quindi bisognerà procedere con gli altri impianti. La crisi coniugale, per giunta, gli arriva nel pieno della più grande crisi economica che si ricordi. E Berlusconi sta seguendo tappa dopo tappa le fasi critiche. Quindi c'è l'agenda internazionale. Il G8 di luglio. Ma anche una intensa serie di incontri. Giovedì, tanto per cominciare, è atteso a Praga per il partnenariato Europa Occidentale, l'11 a Sharm El Sheik per il vertice italo-egiziano, il 14 vede il premier olandese a Roma, il 15 è a Mosca dove sarebbe dovuto andare il 6 aprile, visita annullata poi per il terremoto. Il Cavaliere ha un'agenda fittissima. La quantità di impegni impressionante che non gli consentono errori, sbagli. E neppure sbavature. A giugno si vota per le Europee e l'ultimo sondaggio dà in crescita sia il Pdl che la Lega. Subito dopo tocca al referendum sulla legge elettorale. Già a metà settimana si dovrebbe cominciare con il giro di nomine alla Rai. Si dovrebbero fare i vicedirettori generali. Forse anche qualche direttore di testata, come il Tg1: in pole position resta ancora Augusto Minzolini, inviato de La Stampa. Di sicuro gli occhi del mondo sono puntati sul Cavaliere. Che non ha intenzione di passare le giornate a rispondere delle vicende che attengono alle quattro mura domestiche.

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Illuminazione pubblica in periferia (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)

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stampa Patrica Illuminazione pubblica in periferia PATRICA In arrivo l'illuminazione nella perifieria. Ad annunciarlo è il sindaco Belli: «Sono iniziati in questi giorni i lavori per il completamento dell'illuminazione nelle zone che ne erano sprovviste. Una promessa fatta negli anni scorsi dalla mia amministrazione». L'importo complessivo si aggira sui 50.000 euro. Lo stesso primo cittadino ha precisato che ulteriori interventi interesseranno altre zone del paes. «Ancora pochi giorni – ha aggiunto Belli – e il nuovo look prenderà forma così tutto il paese potrà finalmente avvalersi di un sistema di illuminazione efficiente». D.Tre.

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Nella terra di Gesù nel segno dell'unico Dio (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-05-2009)

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stampa Il Pontefice a Gerusalemme «perno del mondo» Nella terra di Gesù nel segno dell'unico Dio Pellegrinaggio Benedetto XVI sulle orme di Wojtyla andrà alla spianata delle moschee Io finora ho viaggiato attraverso il mondo, ma alla fine si deve arrivare alla terra di Gesù», ha detto una volta Papa Giovanni Paolo II. E nel marzo del 2000 iniziò il viaggio più desiderato e difficile, la «madre di tutti i pellegrinaggi». Conservo di quel viaggio ricordi indimenticabili. Uno su tutti: il 26 marzo, con un gesto solo e fulminante, Papa Wojtyla, già claudicante che si appoggiava ad un bastone, tentava l'impossibile: arrivare al cuore delle tre religioni monoteiste. Ecco la Spianata delle moschee con la «Cupola della Roccia» a Gerusalemme, il Muro del Pianto ed il Santo Sepolcro. Ero in diretta con Lilly Gruber e di tutti i viaggi di quel Papa straordinario, questa tappa è quella che mi ha commosso. Quasi sino alle lacrime. Verso mezzogiorno, il vecchio pontefice si chinò ed entrò nell'edicola che racchiude il luogo più sacro per quasi due miliardi di cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti) e si abbatté, quasi vinto da una spossatezza infinita. Pregò a lungo, Karol Wojtyla, sul banco di roccia sul quale era stata adagiata la salma di Gesù. La pietra ribaltata del sepolcro di Cristo, il sepolcro vuoto, segno eloquente della resurrezione del fondatore del cristianesimo. Erano quel gesto e quel Papa in ginocchio, il culmine di un intero pontificato, era la Chiesa che stava entrando nel Terzo Millennio con il segno vittorioso della vita sulla morte. Un particolare che pochi conoscono: Giovanni Paolo II non riuscì a salire sul Golgota, inglobato nella complessa basilica del Santo Sepolcro. Non si diede pace. Doveva partire e già lo attendevano all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Gli era rimasta in testa quella scala sulla quale non era salito, quella preghiera che non aveva potuto recitare. E così, rompendo ogni piano di sicurezza, volle tornare in quel luogo santissimo. I pochi testimoni di quel «fuori programma» sono ancora oggi sconvolti nel riandare a quell'episodio. Il Papa che senza aiuto arranca sui 22 gradini ripidi e si prostra a terra a baciare lo sperone roccioso, chiamato in aramaico Golgota, cioè «cranio». Immobile, completamente assorto, impenetrabile. Il Papa della sofferenza non poteva non andare là, là dove il Figlio di Dio ha assunto su di sé, secondo la dottrina cattolica, tutti i mali e le sofferenze del mondo. Ce lo ritrovammo in aereo, stanchissimo ma visibilmente soddisfatto. Il suo era uno sguardo diverso, era il riflesso di una luce, di uno squarcio di cielo. Sulle orme di Giovanni Paolo II, da venerdì 8 maggio a venerdì 15 maggio, andrà anche Papa Benedetto XVI. Un pellegrinaggio rapinoso che inizierà in Giordania per toccare i luoghi più evocativi della Terra Santa. Un programma da mozzare il fiato. Amman e la visita alla moschea, la messa allo stadio, sul monte Nebo dove il patriarca Mosé poté vedere, senza raggiungerla, la Terra Promessa. E poi l'arrivo a Gerusalemme, la città «sotto il peso di Dio». «Che la mia destra si secchi se ti dimentico Gerusalemme!» (Salmo 137). Gerusalemme la città che è, per una millenaria tradizione, il «perno del mondo». Santa per i cristiani, gli ebrei, i musulmani (Al Qods). È qui, per i fedeli del Corano, che Maometto, cavalcando la giumenta alata fece l'esperienza mistica e l'ascensione notturna. È Gerusalemme, il rifugio degli ultimi credenti che saranno convocati alla fine dei tempi. C'è un non so che di cosmico e di terribile. Si capisce perché tutti reclamino Gerusalemme, ma nessuno può rivendicarla escludendo gli altri. Gerusalemme non è un luogo che si possiede, bensì un luogo che ci possiede. Qui non si è più cittadini di questo o di quel paese, si è rivestiti della sola cittadinanza che conta, quella di Dio. Con uno scatto di fantasia, rispetto alla visita di Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger entrerà nella «Moschea della Roccia» che custodisce la grande pietra del mancato sacrificio di Isacco da parte di Abramo e addirittura una reliquia del profeta Maometto. Dalla Moschea al Muro Occidentale, più conosciuto come «Muro del Pianto», luogo di massima identificazione fra il popolo di Israele e Jahvé. La messa nella valle di Giosafat (è là che nel giorno dell'Apocalisse si troveranno i giusti del Signore), e poi Betlemme e i campi profughi palestinesi; sul Monte del Precipizio a Nazaret, la Grotta dell'Annunciazione, il Cenacolo per approdare al Santo Sepolcro. Un viaggio da seguire con la Bibbia in mano, disseminato di spunti religiosi, di suggestioni spirituali, in una delle regioni più infuocate e travagliate della terra. Ne è un doloroso emblema il muro, lungo settecento chilometri, che separa lo Stato d'Israele dai territori palestinesi. Si insinua fra le case,spezza legami familiari, separa innalzando cortine d'odio e rancore. La guerra, i bombardamenti, il rinascere dei fondamentalismi, il dramma della «Striscia di Gaza», una pace tanto annunciata quanto irragiungibile. «Gerusalemme, ogni popolo ha qui la sua patria». Già. Intanto chi ci vive si batte per il possesso. La città è diventata una collezione di oggetti divini da strapparsi all'asta della storia, un alibi per le proprie ambizioni politiche. «Città unica e indivisibile, capitale eterna» per gli ebrei. «Città eterna» per i musulmani. Come uscirne? Un concentrato di pietre che tutti reclamano, che esigono più vita degli stessi esseri umani viventi. Per questa città, di nascosto e da sempre, si affilano le armi e si cammina sul ciglio dell'abisso di un conflitto bellico di proporzioni devastanti. La regia straordinaria del pellegrinaggio di Benedetto XVI prevede una sosta al Memoriale di Yad Vashem che custodisce la memoria di sei milioni di ebrei ammazzati dalla follia nazista. È la Shoah, l'olocausto, il monumento all'orrore. È nel museo che tutti possono leggere la targa dedicata ai presunti «silenzi» di Pio XII, al suo silenzio colpevole. Per gli ebrei, naturalmente. Cosa dirà Papa Benedetto? Affronterà questo tema così spinoso, parlerà di pace,guerra, giustizia ,riconciliazione, della creazione di uno Stato palestinese? Questioni politico-religiose affilate come una spada. «Qualunque cosa dirà - commenta sconfortato Peter Gumpel, storico della Chiesa e membro della commissione che ha avviato la pratica di beatificazione di Papa Pacelli - potrà essere letta e interpretata in modi diversi. È bene, che il Papa si tenga sulle generali, perché il suo è,essenzialmente, un viaggio pastorale e teologico. È l'incontro con la piccola comunità cristiana, oggi ridotta in Terra Santa al due per cento della popolazione». Viaggio complicato, pieno di tagliole comunicative, avaro di abbracci con le moltitudini per evidenti ragioni di sicurezza. «Che uomo dolce è questo Papa, mi sembra quasi un ebreo». Così scolpì un giornalista al termine del viaggio del 2000 di Papa Wojtyla. Benedetto XVI è figlio del popolo tedesco. E un Papa tedesco in Terra Santa nessuno l'avrebbe mai immaginato. Sarà la prova più ardua per questo Papa, gentile e timido, sereno e sensibile. Un viaggio per scoprire il «Volto di Dio» in Gesù Cristo. Lo scriveva bene lo scrittore «laico» Alfredo Oriani (1852-1909): «Credenti o increduli, nessuno sa sottrarsi all'incanto di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa».

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meno rom nei prossimi due anni - oriana liso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVI - Milano Meno rom nei prossimi due anni Il piano del Comune punta a una riduzione del 30% ORIANA LISO Entro due anni almeno il trenta per cento dei quasi mille e duecento nomadi distribuiti nei campi autorizzati del Comune sarà fuori di lì. Per un buon motivo: avranno trovato casa e lavoro, iniziando così un percorso di vero inserimento. Oppure, al contrario, per il motivo peggiore: l´allontanamento forzato imposto a chi non rispetta le regole stabilite dal patto di legalità e socialità e a chi commette reati. Del resto, da Comune e Prefettura la voce è univoca: il concetto di campi nomadi deve essere superato, quindi i campi vanno smantellati. Nel futuro non dovranno essercene, se non per il solo transito. La prima stima la fa il vicesindaco Riccardo De Corato: «Con alcune differenze da un campo all´altro, contiamo di ridurre le presenze di più del trenta per cento, e già entro fine anno dovremmo realizzare la prima parte dei nostri progetti». Progetti per cui il ministero dell´Interno mette a disposizione i fondi che gestirà il commissario straordinario per l´emergenza nomadi, il prefetto Gian Valerio Lombardi e che, nelle intenzioni, dovrebbero servire alla parte "costruttiva" del piano: accordi con le associazioni di volontariato laiche e cattoliche per aiutare i rom a trovare un lavoro e, di conseguenza, una casa. Man mano che i campi si svuoteranno, poi, si provvederà a ristrutturarne qualcuno, realizzando strutture adatte a soste temporanee. Ma c´è anche l´altro aspetto del progetto di svuotamento dei campi, quello legato alla criminalità. Da inizio anno - dicono i dati del Comune - sono oltre cento le persone rom, tra adulti e minori, fermate per furti e rapine. Sabato gli ultimi due episodi, quando un ragazzino di 13 anni ha scippato una donna in corso Garibaldi (ma la vittima l´ha inseguito riuscendo a recuperare la borsa) e tre donne romene sono state scoperte mentre tentavano un furto in un supermercato. Nel frattempo ai semafori di molte arterie principali sono ricomparsi i mendicanti, tutti dell´Est europeo, di ogni età. «La questione rom - tuona il vicesindaco - diventa complessa quando sono coinvolti minori, spesso utilizzati dagli adulti per compiere reati predatori, o schiavizzati per la prostituzione: diventa più difficile quando si tratta di minorenni comunitari, che non si possono rimpatriare né arrestare, se hanno meno di 14 anni». Minori spesso destinati a fare un continuo dentro-fuori dalle comunità protette, da cui, immancabilmente, scappano per tornare nei campi.

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"preghiamo per i palestinesi" dal papa un segnale a israele - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2009)

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Pagina 17 - Esteri "Preghiamo per i palestinesi" dal Papa un segnale a Israele Da venerdì in Terrasanta per sostenere la soluzione dei "due Stati" Lieberman arriva a Roma, prima tappa di un tour che lo porterà anche in Francia e Germania MARCO POLITI CITTA´ DEL VATICANO - Papa Ratzinger manda un segno di solidarietà ai palestinesi e un avvertimento a Israele. «Preghiamo - dice ai pellegrini in piazza San Pietro - per le popolazioni afflitte di Terrasanta. In special modo vi chiedo di ricordare il popolo palestinese, che ha sopportato grandi privazioni e sofferenze». Così il pontefice, che parte venerdì per la Terrasanta, fa capire al governo di destra insediatosi in Israele che il Vaticano respinge la posizione del ministro degli Esteri Lieberman, arrivato fra le polemiche ieri sera a Roma, prima tappa di un tour europeo. Nei giorni scorsi il leader della destra laica israeliana aveva detto che a suo avviso «sono superati» gli accordi degli anni passati miranti alla creazione di uno stato palestinese, ma ancora ieri il cardinale Kasper ha ribadito a nome del Vaticano il sostegno alla soluzione dei «due stati» e la ripulsa dell´antigiudaismo cristiano che favorì l´antisemitismo. Papa Ratzinger si è preparato al viaggio con molta cura. Dev´essere - ha anticipato - una missione di «pace e riconciliazione». Allo Yad Vashem, il memoriale dell´Olocausto, ribadirà l´assoluta inconciliabilità della fede cristiana con l´antisemitismo. Ai suoi interlocutori - il re di Giordania, Peres, Netanyahu, Abu Mazen, i gran rabbini d´Israele e il gran muftì di Gerusalemme - chiederà una pace stabile e duratura. Ma, sebbene con parole equilibrate, Benedetto XVI arriverà con una precisa visione geopolitica. La kefiah, accettata da una ragazza palestinese e indossata per un minuto all´ultima udienza generale non è stata un caso. Il Vaticano non ha dimenticato i bambini uccisi durante l´operazione «Piombo fuso» a Gaza e non dimentica che l´espandersi di colonie ebraiche nei Territori occupati viola il diritto internazionale e ferisce le prospettive di pace. La Santa Sede condanna il terrorismo islamico, ma respinge il rinvio di una soluzione definitiva di pace. La colletta della messa papale del Giovedì santo è stata dedicata alla popolazione di Gaza. E appena dieci giorni fa il Vaticano ha firmato con la Lega araba un memorandum per il dialogo interreligioso e la «collaborazione in favore della pace, della sicurezza e della stabilità regionale e internazionale». Il Vaticano favorisce il piano saudita di pace fra gli arabi e vuole lo stato di Israele nei confini del 1967. Fulcro del viaggio papale sarà l´appoggio ai cristiani di Terrasanta. Benedetto XVI è preoccupato per l´emorragia della presenza cristiana. Ormai sono rimasti 50mila nei Territori palestinesi compresa Gerusalemme est e 120mila in Israele. «Farò loro sentire la vicinanza e il sostegno di tutta la Chiesa», ha esclamato ieri. Qualche timore c´è nei confronti del fondamentalismo islamico. A Nazareth sono apparsi volantini antipapali e in Giordania il Fronte di azione islamica ha chiesto al governo di premere sul pontefice perché si scusi per aver provocato la «collera dei musulmani» con il discorso di Ratisbona.

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Superga 60 anni dopo Il Grande Toro è vivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-05-2009)

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Superga 60 anni dopo Il Grande Toro è vivo Il 4 maggio 1949 lo schianto del trimotore Fiat sul terrapieno della basilica 31 morti, il lutto nazionale e un milione per i funerali dell'«armata granata» MALCOM PAGANI C'era quella sigla rassicurante, «I-Elce», l'anagramma quasi perfetto di cielo e c'erano voci e hostess gentili, campioni e giornalisti, piloti ed eliche, nuovo mondo e leggenda. Lisbona-Torino, sola andata, per non tornare mai più. Quattro maggio. Sessanta anni fa. Un colpo, il fumo, poi il silenzio. Tra i sedili, senza che nulla potesse far pensare a una manovra diversiva, andarono a morire 31 persone. Visibilità zero, pioggia che cade a rovesci e l'intero alfabeto dei sogni di una generazione che saluta senza un perché. Bacigalupo, Ballarin, Loik, Maroso, Mazzola. Sul retro di una Basilica, simbolismo estremo, quando anche la pietà è un lusso da scartare. E strazio, ricerche, ragioni sparse sul terreno umido, divise che si muovono tra le lacrime di un'eco fortissima che scende dalla vallata per diventare fiume carsico di rimpianto e ricordo. Edificazione del lutto e memoria. «Trascorse un'ora vuota sulla città, forse si avvertì un brivido inesprimibile, una sensazione di attesa (.) ma non era accaduto nulla, nulla pareva dovesse accadere. La pioggia si infittiva a poco a poco sulle strade, risuonava sulle pietre (.) e la notizia tremenda, piombò all'improvviso tra la gente che percorreva i portici lungo le vie affollate del centro». Arrivò e nulla fu più come prima. Per le famiglie, gli orfani, le biografie spezzate di chi davanti a una natura ostile, osservò impotente la piega degli eventi in una scatola di latta e per gli altri, i tanti altri, tutti quelli che dietro una finestra, su un cortile grande, con le imprese di quel gruppo di sovversivi in mutande erano cresciuti fino a diventare uomini. «Al cine vacci tu», quando il brivido era sdraiarsi su un prato in attesa di veder spuntare il volto sofferente di un ciclista o incamminarsi in fila verso la pancia dello stadio. Una volta seduti, ammantati dal soffio della ricostruzione, lo spazio fluttuava, conquistato dalle geometrie, da un represso sciovinismo che al difficile tramonto del ventennio pagava un prezzo insaporito dalla rivincita e dalla consapevolezza che, come quei ragazzi, quella sfera cucita con sapienza, nessuno sapeva toccarla. Ci voleva perizia. La benzina rincarava, sulle strade si andava con l'incanto del respiro nuovo e la settimana Incom e i cinegiornali rimandavano frammenti di unione, speranze di sovvertire le regole prestabilite, l'afrore di ciò che il cinquantennio successivo si sarebbe incaricato di disilludere, dentro e fuori le arene. Per i diciotto danzatori in granata, aree, linee e zolle, erano quello. Un ambito in cui inventare senza remore, fondersi con la gente, osservare dal basso la marea montante col compito primario di rimandarla a casa soddisfatta. Ci riuscirono e quando giunse il momento estremo, vennero salutati da un milione di persone. Una folla enorme, moltiplicata rispetto all'epoca in cui il Filadelfia era la casa, il tempio, la Mecca laica di operai e professionisti, borghesi e ragazzini in pantaloni corti. Oggi del Fila si prendono cura Angeli in divisa. Falciatrici e vanghe sulle macerie di un tentativo di riesumazione lungo un trentennio. Ci hanno provato in molti, non c'è riuscito nessuno. Non le istituzioni almeno, anche se a bordo foto, tra gli altarini e i pianti che ad ogni anniversario si rinnovano, le coccarde tricolori e i fiori del palazzo non mancano mai. Anche in questi giorni, tra parenti diventati adulti, filmati, film, fiction, premi e targhe, la macchina dell'oblio ha avuto partita persa. Da Vicenza ad Alessandria è stato un voce a voce. L'emozione che si ripresenta puntuale, le messe in suffragio, i minuti di silenzio, le fasce nere al braccio, gli abbracci collettivi. Oggi la condivisione ha perso di significato e forse, la spiegazione della decadenza, è tutta lì. Aggrappata a un pomeriggio di tempesta, col cuore scosso e una tristezza languida, inestinguibile. Il dossier

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Nemmeno Capezzone, il portavoce dice una parola. Pdl, divorzio nel silenzio (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-05-2009)

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Nemmeno Capezzone, il portavoce dice una parola. Pdl, divorzio nel silenzio Nelle ore in cui Veronica Lario cala il sipario sul suo matrimonio con Silvio Berlusconi, sul palcoscenico del Popolo della Libertà va in onda lo spettacolo dei mimi. No comment. Silenzio tombale. Bossi a parte, gli esponenti della maggioranza non parlano. Staccano il telefono quando possono. Si pronunciano proprio se stretti in un angolo. Altrimenti si negano. Daniele Capezzone, per esempio, non vuole proferire parola non solo sul tema del divorzio, ma nemmeno su quello più politico dell'immagine che deriva al partito o al governo in generale: «Sarebbe la stessa cosa. Grazie molte. Buona domenica». E dire che di mestiere farebbe il portavoce del Pdl. Giovanardi è via Gli altri tacciono a cascata. Non sarà nemmeno un ordine di scuderia, è semplice buonsenso. Particolarmente silenti i cattolici, forse provati dalla distanza tra la difesa che si fa della famiglia in astratto e la macelleria che se ne fa in concreto. Eugenia Roccella, almeno dai tempi del Family day in prima fila quando si tratta fare barricate sulla difesa della vita, convinta che «solo il Pdl possa difendere la famiglia», non proferisce verbo e se cercata squilla a vuoto. Clemente Mastella, appena ripescato dal nulla per essere lanciato alle Europee gratis et amore Dei dopo il tiro mancino che giocò a Prodi un paio d'anni fa, non risponde a nessuno dei suoi due telefoni Passati due squilli,, il cellulare del ciellino Maurizio Lupi, alfiere dell'ala cattolica del Pdl, attacca con la segreteria. Formigoni irrintracciabile. Impagabile Carlo Giovanardi. L'uomo fuggito dall'Udc di Casini probabilmente perché troppo laica, lo stesso sottosegretario che venti giorni fa dichiarava «o rilanciamo il modello della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, o siamo spacciati», ora senza nemmeno una punta d'imbarazzo spiega: «Sono via da due giorni, quando avrò letto le notizie mi potrò fare un'opinione e le saprò dire cosa è successo». Le saprò dire. Ma dove si trova, all'estero? «No: via». Bossi, l'unico Tace Italo Bocchino, tace persino Gasparri, un miracolo. Anche sul fronte laico nulla. Gianfranco Fini non ha intenzione di proferir verbo. Sul web magazine di Fare futuro sono espunti articoli che trattino Silvi o Veroniche. Abbiamo già dato. Anche l'ispiratore laico del presidente della Camera, Benedetto Della Vedova, preferisce parlare di calcio. Al silenzio fanno eccezione in pochi, per lo più per dire che non vogliono far commenti. Solo il leader della Lega Umberto Bossi, coraggiosissimo, si spinge a dire in generale che «bisogna stare attenti a non far star male le mogli, quando ci sono figli». Ignazio La Russa, invece, confessa che «si vergognerebbe al solo pensiero di fare dichiarazioni al riguardo» . Il dettaglio, da solo, chiarisce tutta l'eccezionalità della giornata. www.partitodemocratico.itwww.youdem.tv IMILITAR IEIDIRITTI MARCOMINNIT I ResponsabileNazionale SicurezzaDipartimento ROSAVILLECCOCALIPARI CapogruppoCommissioneDifesa CameradeiDeputati GIANPIEROSCANU CapogruppoCommissioneDifesa SenatodellaRepubblica DARIOFRANCESCHINI SegretarionazionalePD SarannopresentiiparlamentaridelPD delleCommissioniAffaricostituzionalieDifesa Perinformazionieaccrediti: dip.difesa@partitodemocratico.it tel.06/67605361-4493 ROBERTAPINOTTI ResponsabileNazionale DipartimentoDifesa LepropostedelPartitoDemocratico

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Una preghiera universale anti-omofobia La settimana dall'11 al 17 maggio si terranno veglie in Italia e nel mondo contro l'odio verso gay e trans: piovono adesioni di credenti di o (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-05-2009)

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Una preghiera universale anti-omofobia La settimana dall'11 al 17 maggio si terranno veglie in Italia e nel mondo contro l'odio verso gay e trans: piovono adesioni di credenti di ogni fede sul sito del gruppo Gionata Non si può amare se la paura è troppa. Se induce al nascondimento e alla vergogna. Ma ci si può vergognare dell'amore? Una «carica di credenti» si prepara alla giornata mondiale contro l'omofobia che è diventata una settimana, dall'11 al 17 maggio. Se lo scorso anno si è concluso con la proposta della «depenalizzazione universale» degli atti omosessuali presentata all'Onu su iniziativa francese che ha raccolto oltre un terzo delle adesioni compresa quella dell'America di Obama, il 2009 si rivela l'anno della preghiera universale contro la violenza ai danni di lesbiche, gay e trans. Da Parigi a Palermo, da Londra a Pinerolo, si organizzano veglie e momenti di preghiera con un obiettivo fondamentale: aprire gli occhi, combattere l'ipocrisia. STOP ALL'IPOCRISIA Non a caso il banner dell'iniziativa raffigura una persona con una benda sul volto. Il riferimento è a coloro che non vogliono vedere l'amore e lo colpiscono condannando i sentimenti altrui, nonché ai tanti omosessuali che introiettano l'odio e aggrediscono se stessi. La frase «di battaglia» è di Giovanni: «Chi ha paura non è perfetto nell'amore». Con queste parole si apre il video che campeggia nel sito http://www.gionata.org/in-veglia/2009.html da cui viene lanciata l'iniziativa e dove giungono adesioni dalle associazioni italiane. Il respiro internazionale trova la sua sponda nell'evento previsto a Parigi che punta il dito anche contro la transfobia e invita a raccolta i credenti di tutte le religioni e i laci partecipi: «Le persone trans sono vittime del silenzio delle famiglie, del vuoto giuridico e di una ingerenza medica pronta a classificare quelli che escono dalla "norma"». Appuntamento il 17 alla Maison Verte al 127 di Rue Marcadet. L'ora della preghiera scatta anche a Palermo, «Paura, discriminazione, violenza, Omofobia..anche tu, insieme a noi, puoi dire basta!»: con questo messaggio i ragazzi e le ragazze del gruppo «Ali d'aquila», omosessuali cristiani di Palermo, partecipano, anche con un video suggestivo, alle veglie per il rispetto dell'amore. Non c'è da stupirsi della presenza corale, del tam tam diffuso sui siti web e a colpi di immagini visibili in tutto il mondo. Le veglie vogliono essere un momento di preghiera ecumenica e di testimonianza cristiana - scrivono gli organizzatori - «perché non possiamo stare in silenzio quando milioni di uomini e donne soffrono nel mondo (minacciati, torturati e anche uccisi in alcuni Paesi) solo perché esistono, perché amano e vogliono vivere l'affettività che il Signore ha dato loro». SMETTERE DI TACERE La verità è semplice: quando si smette di tacere non si può più tornare indietro. Se la politica in paesi come il nostro fa resistenza, se il giudizio sociale nega, c'è sempre qualcosa di più forte. L'impatto della trasformazione sociale si fa sentire grazie alle emozioni e ai sentimenti, tramite l'arte, la poesia, le fedi. Rosa Salamone, vicepresidente nazionale della Refo (Rete Evangelica fede e omosessualità) dice: «Noi non possiamo essere liberi fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle saranno schiavi di un razzismo senza fondamento nei confronti degli omosessuali, transessuali e bisessuali. Non ci sarà libertà per noi fin quando non contribuiremo tutti insieme, valdesi, metodisti, battisti, cattolici, veterocattolici, laici, atei, credenti e non al cambiamento dei cuori e delle leggi». Parole «sante».

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Arriva Angeli e demoni e tinge di nero la città eterna (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-05-2009)

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Arriva «Angeli e demoni» e tinge di nero la città eterna ROBERTO BRUNELLI Profanano la tomba del Papa e pure quella di San Pietro in persona, ammazzano tre cardinali in modo orribile e un quarto tentano di affogarlo nella fontana di piazza Navona, intanto fanno a pezzi due o tre chiese nel centro storico di Roma e alla fine il camerlengo - quello che prende il posto del pontefice in attesa che ne venga eletto uno nuovo - si getta con un paracadute da un elicottero che sta per esplodere proprio sopra il cuore della cristianità. Questa è Hollywood, cari signori della Chiesa, e probabilmente nemmeno voi ci potete far nulla, a parte qualche autorizzazione negata, un po' di accigliato sdegno e qualche anatema preventivo, come quello lanciato ieri l'altro da un vescovo centenario. HAPPY DAYS Tom Hanks e Ron Howard, rispettivamente ex Forrest Gump ed ex Ritchie di Happy Days, se la ridono in maniera squisitamente laica. «Se qualcuno si ritiene offeso da questo film, non c'è problema: basta non andare a vederlo». Il film in questione è Angeli e demoni, superblockbuster prodotto dalla Sony, che non a caso ha scelto Roma per il lancio mondiale del film tratto dal bestseller di Dan Brown, che vede per l'appunto il premio Oscar nella parte del coltissimo professor Robert Langdon e il regista di Apollo 13 dietro la macchina da presa. Roba forte, con una «prima» degna delle più calde notti di Hollywood stasera all'Auditorium, preceduta da un'anteprima blindatissima per la stampa accreditata: cellulari «sequestrati», metal detector per evitare che con strane strumentazioni qualche cronista potesse rubare qualche immagine e magari mandarla su You Tube. Trailer a parte, niente deve uscire fino al giorno che il film approderà nelle sale, il 13 maggio. DELIRIO ORGANIZZATO Praticamente un delirio perfettamente organizzato, per un film già di suo meravigliosamente sgangherato, tra cardinali marchiati a fuoco e misteri secolari, guardie svizzere che emettono uno svizzero perfetto e italiani di fantasia che parlano un italiano maccheronico finto-vero abbastanza buffo, un barattolo con un po' di antimateria rubato per far esplodere il Vaticano e dei carabinieri (questa sì che è veramente incredibile) che favellano in un inglese quasi oxfordiano. Pure il più splendido dei saloni del St. Regis, meraviglioso albergo a due passi da piazza Repubblica, sembra un distaccamento di Disneyland, con la conferenza stampa superhollywoodiana di ieri trasformata in una specie di happening: finte guardie svizzere, body-guard degni della Cia e circa duecento giornalisti venuti da tutto il globo terracqueo. Anche questi su di giri, bisogna dire: dal cronista messicano che esordisce «giuro che non ho la febbre suina!» alla tizia di una tv spagnola coperta di tatuaggi (speriamo finti) che riproducono i vari loghi del film la quale obbliga Tom Hanks a fare «la morra». Proprio come ai tempi d'oro, si fanno curiosi incontri in questo distaccamento di Hollywood: uno è l'attore italo-americano che nel film fa la parte del nuovo Papa, il mitico Marco Fiorini, che racconta di aver lavorato negli anni sessanta con Orson Welles e giura di essere il responsabile del primo bacio omosex in un western, ben quarant'anni prima di Brokeback Mountain. «Questione di karma», assicura lui. EVVIVA LE CONTROVERSIE Ci sono proprio tutti, qui al St. Regis, compreso Dan Brown, di poche parole ma con l'aria soddisfattissima, il giovin belloccio Ewan McGregor, la bella e interessante attrice israeliana Ayelet Zurer che interpreta la scienziata italiana Vittoria Vetra, e il nostro Pierfrancesco Favino, unico italiano «vero» del cast, che sorprende tutti con il suo formidabile inglese. Ron Howard, a parte l'immancabile cappellino da baseball, è uguale a quando faceva Happy Days, con la differenza che è molto più grinzoso. «Non ci aspettavamo certo cooperazione, ma sappiamo che per vie traverse le autorità vaticane hanno influito perché non venissero fornite le autorizzazioni a filmare in certe parti della città di Roma. Quel che è certo è che giudicano un film che non hanno visto: abbiamo più volte chiesto al clero di assistere a proiezioni speciali del film, ma hanno sempre rifiutato». Battuta di Hanks: «È vero che quando c'è un po' di controversia c'è sempre di mezzo il marketing. Quelli del marketing adorano le controversie: ma, vi assicuro, non ce la fanno da soli, ci vuole sempre uno sparring partner che dia una mano». LA CITTÀ ETERNA Sistemato il Vaticano, il vero protagonista di Angeli e demoni, ovvio, è la città eterna: mai così «dark», mai così fumettisticamente mozzafiato. Addirittura pericolosa, secondo Tom Hanks: «Impossibile realizzare scene di inseguimento a Roma: non c'è un solo mattone che non sia storto, una sola scala che sia dritta... insomma, trappole mortali ovunque. Se siamo salvi lo dobbiamo certo ad un intervento divino». Il bello è che - grazie anche alla scarsa cooperazione d'Oltretevere - la capitale è quasi tutta ricostruita in America: piazza San Pietro e piazza Navona sono state ricostruite tali e quali dentro l'autodromo di Hollywood Park. Ricreati, in buona parte grazie alle tecniche digitali, il Pantheon e Castel Sant'Angelo, così come gli affreschi, le fontane e le statue del Bernini. Una copia perfetta della Cappella Sistina, sappiatelo, sta parcheggiata nel teatro di posa 27 degli studi della Sony di Culver City. Altro che Michelangelo, altro che Vaticano: il Giudizio Universale ormai è roba di Hollywood. Roma come un parco a tema, quello di «Angeli e demoni». Il film è stato presentato ieri nella capitale vicino al Vaticano che lo ha osteggiato prima ancora di vederlo. C'erano tutti: Howard, Hanks, Brown, la Sony.

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Profanano la tomba del Papa e pure quella di San Pietro in persona, ammazzano tre cardinali in modo ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-05-2009)

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Profanano la tomba del Papa e pure quella di San Pietro in persona, ammazzano tre cardinali in modo orribile e un quarto tentano di affogarlo nella fontana di piazza Navona, intanto fanno a pezzi due o tre chiese nel centro storico di Roma e alla fine il camerlengo - quello che prende il posto del pontefice in attesa che ne venga eletto uno nuovo - si getta con un paracadute da un elicottero che sta per esplodere proprio sopra il cuore della cristianità. Questa è Hollywood, cari signori della Chiesa, e probabilmente nemmeno voi ci potete far nulla, a parte qualche autorizzazione negata, un po' di accigliato sdegno e qualche anatema preventivo, come quello lanciato ieri l'altro da un vescovo centenario. HAPPY DAYS Tom Hanks e Ron Howard, rispettivamente ex Forrest Gump ed ex Ritchie di Happy Days, se la ridono in maniera squisitamente laica. «Se qualcuno si ritiene offeso da questo film, non c'è problema: basta non andare a vederlo». Il film in questione è Angeli e demoni, superblockbuster prodotto dalla Sony, che non a caso ha scelto Roma per il lancio mondiale del film tratto dal bestseller di Dan Brown, che vede per l'appunto il premio Oscar nella parte del coltissimo professor Robert Langdon e il regista di Apollo 13 dietro la macchina da presa. Roba forte, con una «prima» degna delle più calde notti di Hollywood stasera all'Auditorium, preceduta da un'anteprima blindatissima per la stampa accreditata: cellulari «sequestrati», metal detector per evitare che con strane strumentazioni qualche cronista potesse rubare qualche immagine e magari mandarla su You Tube. Trailer a parte, niente deve uscire fino al giorno che il film approderà nelle sale, il 13 maggio. DELIRIO ORGANIZZATO Praticamente un delirio perfettamente organizzato, per un film già di suo meravigliosamente sgangherato, tra cardinali marchiati a fuoco e misteri secolari, guardie svizzere che emettono uno svizzero perfetto e italiani di fantasia che parlano un italiano maccheronico finto-vero abbastanza buffo, un barattolo con un po' di antimateria rubato per far esplodere il Vaticano e dei carabinieri (questa sì che è veramente incredibile) che favellano in un inglese quasi oxfordiano. Pure il più splendido dei saloni del St. Regis, meraviglioso albergo a due passi da piazza Repubblica, sembra un distaccamento di Disneyland, con la conferenza stampa superhollywoodiana di ieri trasformata in una specie di happening: finte guardie svizzere, body-guard degni della Cia e circa duecento giornalisti venuti da tutto il globo terracqueo. Anche questi su di giri, bisogna dire: dal cronista messicano che esordisce «giuro che non ho la febbre suina!» alla tizia di una tv spagnola coperta di tatuaggi (speriamo finti) che riproducono i vari loghi del film la quale obbliga Tom Hanks a fare «la morra». Proprio come ai tempi d'oro, si fanno curiosi incontri in questo distaccamento di Hollywood: uno è l'attore italo-americano che nel film fa la parte del nuovo Papa, il mitico Marco Fiorini, che racconta di aver lavorato negli anni sessanta con Orson Welles e giura di essere il responsabile del primo bacio omosex in un western, ben quarant'anni prima di Brokeback Mountain. «Questione di karma», assicura lui. EVVIVA LE CONTROVERSIE Ci sono proprio tutti, qui al St. Regis, compreso Dan Brown, di poche parole ma con l'aria soddisfattissima, il giovin belloccio Ewan McGregor, la bella e interessante attrice israeliana Ayelet Zurer che interpreta la scienziata italiana Vittoria Vetra, e il nostro Pierfrancesco Favino, unico italiano «vero» del cast, che sorprende tutti con il suo formidabile inglese. Ron Howard, a parte l'immancabile cappellino da baseball, è uguale a quando faceva Happy Days, con la differenza che è molto più grinzoso. «Non ci aspettavamo certo cooperazione, ma sappiamo che per vie traverse le autorità vaticane hanno influito perché non venissero fornite le autorizzazioni a filmare in certe parti della città di Roma. Quel che è certo è che giudicano un film che non hanno visto: abbiamo più volte chiesto al clero di assistere a proiezioni speciali del film, ma hanno sempre rifiutato». Battuta di Hanks: «È vero che quando c'è un po' di controversia c'è sempre di mezzo il marketing. Quelli del marketing adorano le controversie: ma, vi assicuro, non ce la fanno da soli, ci vuole sempre uno sparring partner che dia una mano». LA CITTÀ ETERNA Sistemato il Vaticano, il vero protagonista di Angeli e demoni, ovvio, è la città eterna: mai così «dark», mai così fumettisticamente mozzafiato. Addirittura pericolosa, secondo Tom Hanks: «Impossibile realizzare scene di inseguimento a Roma: non c'è un solo mattone che non sia storto, una sola scala che sia dritta... insomma, trappole mortali ovunque. Se siamo salvi lo dobbiamo certo ad un intervento divino». Il bello è che - grazie anche alla scarsa cooperazione d'Oltretevere - la capitale è quasi tutta ricostruita in America: piazza San Pietro e piazza Navona sono state ricostruite tali e quali dentro l'autodromo di Hollywood Park. Ricreati, in buona parte grazie alle tecniche digitali, il Pantheon e Castel Sant'Angelo, così come gli affreschi, le fontane e le statue del Bernini. Una copia perfetta della Cappella Sistina, sappiatelo, sta parcheggiata nel teatro di posa 27 degli studi della Sony di Culver City. Altro che Michelangelo, altro che Vaticano: il Giudizio Universale ormai è roba di Hollywood.

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Processo allo scrittore turco Gürsel. (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Esteri data: 04/05/2009 - pag: 16 Alla sbarra L'autore di «Le figlie di Allah» si difende con una lettera aperta al premier Erdogan. «No al fanatismo» Processo allo scrittore turco Gürsel. «Ha offeso l'Islam» Domani si apre a Istanbul il processo contro lo scrittore turco Nedim Gürsel, accusato di «insulto ai valori religiosi della popolazione» in base all'articolo 216 del nuovo Codice penale: «Nel romanzo Le figlie di Allah spiega l'autore racconto la nascita del-- l'Islam, metto il profeta Maometto al centro della storia, e faccio parlare anche i suoi nemici, i Quràysh, che rifiutano il monoteismo e continuano ad adorare al-Lat, al- Uzzâ e Manât, le dee preislamiche della Mecca chiamate le figlie di Allah». Gli islamisti sono scandalizzati dal titolo stesso del romanzo: secondo il Corano Allah non è stato generato e non ha generato, non può avere figli. Gürsel, 58 anni, professore di letteratura turca alla Sorbona e ricercatore di letteratura comparata al Cnrs di Parigi, naturalizzato francese, rischia da 6 a 12 mesi di prigione. Ha scritto una lettera aperta al premier Tayyip Erdogan in cui gli ricorda un suo recente proclama: «La Turchia non è più un Paese dove si processano gli scrittori». Invece, dopo il caso del premio Nobel Orhan Pamuk, tocca ora a Gürsel difendere se stesso e la libertà di espressione in un'aula di tribunale. Le figlie di Allah, uscito l'anno scorso in Turchia, ha venduto circa 30 mila copie ed è tuttora in vendita nelle librerie turche; dopo l'estate sarà pubblicato in Francia da Seuil. Gürsel è tradotto in molti Paesi europei tra cui l'Italia ( Un'infanzia turca, L'ultimo tramway, Il romanzo del conquistatore). Nella sua lettera aperta al premier, Gürsel accusa la Direzione degli affari religiosi del governo di avere emesso un rapporto negativo sul suo romanzo citando passi scandalosi creati con un «taglia e incolla» in mala fede: nel libro non esiste affatto il passaggio incriminato «le amanti di Allah sono distese completamente nude», ma «in Paradiso c'erano vergini che attendevano i martiri e gli amati servitori di Allah». Proprio in questi giorni esce in Francia il nuovo saggio dello scrittore, La Turquie, une idée neuve en Europe, vibrante e a questo punto un po' paradossale appello all'ingresso della Turchia in Europa. «Gli sforzi di noi laici per una Turchia agganciata all'Occidente sono continuamente messi in discussione da fanatici islamisti sempre più aggressivi », dice Gürsel, per il quale si sta mobilitando il mondo delle lettere francese (dallo scrittore di best-seller Marc Lévy alla casa editrice Seuil al critico di Le Monde Pierre Assouline). Domani lo scrittore non si presenterà da imputato a Istanbul. Preferisce rispettare gli impegni presi e intervenire a Lille, dove assieme a Martine Aubry, Jacques Delors e Tommaso Padoa-Schioppa, tra gli altri, parlerà di «Europa e multiculturalismo». Stefano Montefiori Istanbul Una donna davanti alla Moschea Blu. Il romanzo «Le figlie di Allah» è uscito in Turchia l'anno scorso e ha venduto circa 30 mila copie. Gürsel è tra gli intellettuali impegnati a sostenere l'ingresso del Paese islamico nell'Ue (Afp/Mihailescu)

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In difesa dei maiali: rivolta in Egitto degli allevatori copti (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronache data: 04/05/2009 - pag: 19 Gli scontri Cristiani, contestano il piano di abbattimento In difesa dei maiali: rivolta in Egitto degli allevatori copti L'avevano minacciato da giorni, da quando era arrivata la notizia che il governo egiziano intendeva abbattere i 300 mila e più maiali allevati nel Paese, come misura preventiva della diffusione della febbre suina. E ieri è successo: oltre un migliaio di cristiani copti solo loro in Egitto allevano i suini considerati impuri dall'Islam si sono scontrati con la polizia per difendere i loro animali. Hanno acceso falò di immondizia per bloccare strade e vicoli e attaccato con sassi e bottiglie le forze dell'ordine, armate invece di proiettili di gomma e gas lacrimogeni, protette dai blindati e dagli scudi anti sommossa, determinate a radunare i maiali per l'abbattimento che dovrebbe iniziare entro fine mese. Almeno 11 i feriti, 15 gli arrestati e, soprattutto, un clima sempre più teso tra la minoranza cristiana e il governo «laico» ma in realtà rappresentativo quasi esclusivamente di quel 90% di musulmani che abitano (e votano) in Egitto. Gli scontri sono avvenuti a Manshiet Nasser, un enorme quartiere-bidonville alla periferia del Cairo, sotto le colline di Moqattam ai bordi del deserto, dove in una vecchia cava abbandonata vivono dagli anni '60 i raccoglitori di spazzatura della metropoli, gli zabbalìn. Tutti cristiani e spesso oggetto di reportage dei media internazionali, nonché vincitori di premi ecologisti, per essere stati tra i primi al mondo a differenziare la spazzatura. Vetro, plastica, carta, metallo: divisi da donne e bambini, venduti e riciclati. Con i rifiuti organici, invece, è alimentato un altro business importante, quello degli animali domestici. Qualche pollo, ma soprattutto suini, appunto: almeno 65 mila, allevati in libertà in questo immenso quartiere dove i turisti non vanno ma che ospita 55 mila persone. «Il governo ci ha già requisito e ucciso 600 animali, dandoci come compensazione solo metà del prezzo di mercato», protesta Isacc Mikhail, capo dell'associazione degli zabbalìn. Cecilia Zecchinelli La protesta Polizia e cristiani copti durante gli scontri nella periferia del Cairo (Epa)

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronache data: 04/05/2009 - pag: 26 Il filosofo Donà «L'inutilità degli spot dissacranti» DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA «Mi rendo conto che episodi come quello del maxicartellone pubblicitario sulla facciata della chiesa di San Simeon Piccolo provocano sconcerto, senso di inadeguatezza, superamento della misura. I luoghi di culto non vanno dissacrati», nota il filosofo veneziano, Massimo Donà. Tuttavia, fatta questa considerazione, il suo è un approccio laico e disincantato al problema. «Occorre avere la consapevolezza che il mondo contemporaneo vive di denaro», dice. E quindi? «Non ha senso fare le anime belle risponde Donà . Venezia ha bisogno di tanto denaro. Paradossalmente, il cosiddetto Dio denaro serve per tenere in vita, al meglio, anche i luoghi autenticamente divini. In questo contesto, i limiti si superano facilmente». Il punto è proprio questo. Fermarsi prima. «Credo che sia quasi impossibile; il processo è inarrestabile. Vale per il campo economico-finanziario così come per quello tecnico-scientifico». Ma se volessimo provarci, professore, quale potrebbe essere la ricetta? «L'unico modo è far comprendere a chi fa business che il rispetto è più conveniente della provocazione. L'andare oltre, infatti, può produrre un effetto boomerang ». M. Fu.

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UN BARONE DI FERRO PER L'UNITÀ D'ITALIA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Lettere al Corriere data: 04/05/2009 - pag: 29 Risponde Sergio Romano UN BARONE DI FERRO PER L'UNITÀ D'ITALIA Nello scorso marzo è caduto il 200Úanniversario della nascita a Firenze di Bettino Ricasoli, il Barone di ferro, di cui sono pronipote. Mi piacerebbe leggere un suo commento sull'impegno determinante del mio trisnonno per l'unità d'Italia, che così tanti, in modo rodomontesco (come lei ha scritto sul Corriere), vorrebbero denigrare. Niccolò Rosselli Del Turco delturco@tin.it Caro Rosselli Del Turco, L a storia della passione unitaria di Bettino Ricasoli è una delle più interessanti e contraddittorie del Risorgimento. Nelle sue molte pagine su un personaggio a cui era particolarmente affezionato, Giovanni Spadolini ricorda che nel 1848 Ricasoli fu «granducale », federalista, convinto della necessità di salvaguardare l'autonomia della Toscana nell'ambito del nuovo assetto politico del-- l'Italia moderna. Nulla lasciava prevedere in quel momento il rigore e la tenacia con cui, verso la metà degli anni Cinquanta, sarebbe divenuto uno dei più entusiasti sostenitori dello Stato unitario sotto la monarchia dei Savoia. «Aborro, scrisse nel 1856, i progetti eunuchi; ed eunuchi li considero tutti quelli che più o meno lasciano divisa l'Italia». Credo che Spadolini abbia ragione quando afferma che nella conversione di Ricasoli vi fu qualcosa di religioso. Quando divenne unitario, sostenne la sua nuova linea con una fede e una inflessibilità che superarono nei momenti cruciali (l'armistizio di Villafranca ad esempio) quella di Cavour. Avrebbe fatto a meno dei plebisciti, che gli sembravano inutili, e governò quello toscano, quando accettò la decisione di Torino, con piglio autoritario. Allorché venne in discussione, dopo l'unità, il sistema amministrativo del Regno, Ricasoli, allora presidente del Consiglio, non esitò a respingere il regime delle autonomie locali previsto nella riforma proposta da Marco Minghetti. Voleva uno Stato forte, alla francese, e riteneva che l'entità regionale fosse una «ruota non solo inutile, ma dannosa ». Fu certamente spinto in quella direzione dalla guerra del brigantaggio che stava mettendo in pericolo l'unità del Paese. Ma aveva motivazioni ideali non meno importanti. Credeva che la nazione fosse opera dello Stato e che spettasse a questo formare gli istituti, le coscienze, l'etica collettiva, persino una nuova Chiesa cattolica. Secondo Spadolini fu dunque un giacobino di destra. Benché profondamente cattolico, non esitò a ordinare l'arresto o il confino dei sacerdoti che rifiutavano di cantare il Te Deum per il genetliaco di Vittorio Emanuele II. La devozione ai Savoia, tuttavia, era soltanto senso dello Stato. Rimaneva al governo, scrisse nel 1862 a Costantino Nigra, «per bene vigilare l'andamento della cosa pubblica ed impedirne il dissesto con tutte le forze di cui dispongo, preservando così la corona dalle conseguenze delle sue follie». Per comprendere il contributo di Ricasoli all'unità nazionale, basta chiedersi che cosa sarebbe accaduto se a Firenze, in quegli anni, avesse prevalso il sentimento dell'autonomia. La Toscana non era soltanto una delle regioni più civili della penisola. Era la sua lingua, la sua più importante tradizione letteraria, il cuore della sua identità culturale. Forse, caro Rosselli del Turco, sarebbe stato meglio lasciare che la capitale, dopo il 1870, restasse a Firenze.

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ROMA - Né angeli, né demoni. Sono ricchi diavoli hollywoodiani maestri dell'intrat... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)

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Lunedì 04 Maggio 2009 Chiudi di FRANCESCO ALÒ ROMA - Né angeli, né demoni. Sono ricchi diavoli hollywoodiani maestri dell'intrattenimento. Il cast di Angeli e demoni, nuovo blockbuster firmato Ron Howard dalle pagine dell'omonimo romanzo di Dan Brown (nelle sale il 13), arriva a Roma pronto a rispondere con una risata a tutte le polemiche. Come per Il codice da Vinci ricorda il regista Ron Howard: «Gli attacchi di questi giorni sono da parte di chi non ha ancora visto il film. Non c'è mai stata l'intenzione di offendere la Chiesa anche se non abbiamo avuto il permesso di girare tra le mura vaticane e abbiamo ricostruito Piazza Navona e San Pietro a Los Angeles». Tra le star del film c'è la Capitale. «Come ho trovato Roma?» chiede il due volte premio Oscar Tom Hanks: «Bellissima e faticosa. Non c'è un sanpietrino che sia dritto, non c'è strada senza buche e ogni scala è una trappola. Dovevo correre con una fisica nucleare con i tacchi a spillo per tutto il film ed è un miracolo che non ci siamo slogati o fratturati qualcosa». Hanks torna come Robert Langdon, professore di Simbologia ad Harvard che con la fisica Vittoria Vetra deve fermare un complotto contro la Chiesa. Hanks distingue: «Se il primo film era una caccia al tesoro, questo è una corsa di cavalli. E' molto più veloce». Anche le riprese hanno visto tutti fare gli straordinari, come quando Hanks accompagnò quasi all'altare del Pantheon la sposina americana Natalia Dearnley pur di non far smantellare il set: «Ancora ve lo ricordate?» chiosa Hanks: «Scortai la sposa e lei mi disse che mi trovava in forma, specialmente con il nuovo taglio di capelli rispetto al Codice da Vinci. So che dopo un anno stanno ancora insieme». Langdon ha cambiato pettinatura ma è sempre il solito accademico sospettoso e laico. «Quello che amo di lui» continua Hanks, «è che anche quando dice che non ha fede lo fa con grazia, sostendendo con un prete che la fede è un dono che lui ancora non ha ricevuto. Langdon non vuole insegnare niente a nessuno». «Nel mio cuore non c'è mai l'intenzione di scioccare il pubblico a priori» lo spalleggia Howard. «Ma se non stimassi il lavoro di Langdon, non potrei fare il film. Angeli e demoni non è un attacco alla fede o alla Chiesa cattolica. E' un'opera di finzione dove viene rappresentato uno scontro tra i valori della Chiesa e alcune persone corrotte che la contrastano dall'interno. C'è equilibrio». Hanks rincara la dose: «Non voglio svelare niente ma se non fosse per Langdon, il nuovo papa nel film non potrebbe essere eletto. Ogni giorno un ateo aiuta un credente e viceversa». E per aggiungere voci nuove al coro affiatato Hanks-Howard (al quarto film insieme dopo 25 anni di lavoro e amicizia), ecco arrivare lo scozzese Ewan McGregor nei panni del prete irlandese Patrick McKenna. «E' il braccio destro del papa e crede ciecamente nella Chiesa. Patrick è uno di quei formidabili maestri della dialettica che in qualsiasi conversazione ti danno la sensazione che loro hanno ragione e tu torto» afferma un divertito McGregor, che poi aggiunge: «Non sono religioso e non conosco nessuno dei rituali che il mio personaggio esegue nel film. So solo che nella scena madre della pellicola ho pensato che avrei vomitato o sarei svenuto. E' stata fisicamente durissima». C'è un pizzico di Italia anche tra i protagonisti con un Pierfrancesco Favino contento di aver partecipato al gioco: «Rispetto alle Cronache di Narnia, dove recitavo la parte di uno sgherro come spesso capita a noi italiani quando lavoriamo a Hollywood, qui ho potuto intepretare un personaggio perbene e realistico. Questo commissario della polizia vaticana doveva avere un bel pizzetto per farmi sembrare più vecchio e responsabile. Hanks e Howard sono adorabili e accessibili». Favino è contentissimo di come Roma sia stata ripresa dalla fotografia morbida di Salvatore Totino: «Era dai tempi di Vacanze romane e La dolce vita che non c'era una Roma così bella al cinema». Chiude Ron Howard all'insegna dell'ironia: «Quando venni a Roma per le prime ricerche su Angeli e demoni andai subito a Città del Vaticano. Mi camuffai un po' perché non pensavo che avrebbero accolto a braccia aperte il regista de Il codice da Vinci. A un certo punto mi accorgo che le guardie svizzere mi squadrano, mi puntano e si avvicinano. Sicuro di essere sbattuto fuori, mi stupisco quando uno dei due fa: Mr. Howard, possiamo chiederle un autografo e farci una foto con lei?»

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Il Papa ordina 19 nuovi sacerdoti (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 04/05/2009 - pag: 7 San Pietro Benedetto arriva in ritardo all'Angelus «Croce e preghiera» Il Papa ordina 19 nuovi sacerdoti Il sì del medico, dell'ex scout, del volontario L'endocrinologo quarantenne, l'ex scout, il volontario in Africa, il laureato in legge pugliese, l'ex chierichetto nigeriano, il «ragazzino», 24 anni appena, di Colli Aniene. Sono tante le storie di vita che si sono intrecciate e ritrovate ieri mattina in San Pietro, per le 19 ordinazioni sacerdotali celebrate da Papa Benedetto XVI. Italiani sono 13 dei neosacerdoti, gli altri 6 vengono da lontano: Haiti, Croazia, Repubblica Ceca, Cile, Corea del Sud e Nigeria. Tutti ormai romani, almeno di adozione, visto che hanno studiato al collegio diocesano Redemptoris Mater e al pontificio Seminario Maggiore. Il giorno scelto per le ordinazioni non è casuale: ieri, IV domenica di Pasqua, la Chiesa celebrava il Buon Pastore e la 46ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Il rito è stato toccante e suggestivo: i 19 hanno risposto «eccomi» all'appello, prima di inginocchiarsi davanti al Pontefice, le mani nelle sue mani, per la solenne promessa. E poi i canti e le preghiere in latino sui diaconi vestiti di bianco e sdraiati davanti all'altare, l'invocazione dello Spirito Santo, la vestizione degli abiti sacerdotali. E proprio di vocazioni e del difficile ruolo del sacerdote nella società ha parlato il Pontefice nella sua omelia, dopo aver salutato e imposto le mani ai 19 neopresbiteri che gli erano stati «presentati », uno dopo l'altro, dal cardinal vicario Agostino Vallini: «Il mondo non vuole conoscere Dio e ascoltare i suoi ministri, perchè questo lo metterebbe in crisi». Ma non si tratta soltanto, per il sacerdote, di sperimentare l'indifferenza, come «Gesù ha sperimentato su di sè il rifiuto di Dio da parte del mondo, l'incomprensione, lo sfiguramento del volto di Dio». Perchè il prete, ma in fondo anche il laico, deve «fare attenzione a una realtà di fatto: che questo mondo, intenso nel senso evangelico, insidia anche la Chiesa, contagiando i suoi membri e gli stessi ministri ordinati. Il «mondo» - ha spiegato - è una mentalità, una maniera di pensare e di vivere che può inquinare anche la Chiesa, e di fatto la inquina, dunque richiede costante vigilanza e purificazione». E quindi la raccomandazione finale, in una basilica stracolma di fedeli: «Il sacerdote deve vivere fra la croce e la preghiera ». Intanto la mattina scorre, fuori sulla piazza in 40 mila aspettano il Papa per l'Angelus. Lui si ferma a salutare i familiari e gli amici dei neopresbiteri. Poco dopo, affacciandosi al balcone si scuserà per il ritardo. «Ma siamo felici per i nuovi preti». Ester Palma

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ROMA - Quando ha lasciato Palazzo Grazioli, uscendo in auto, Silvio Berlusconi appariva prov... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-05-2009)

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Lunedì 04 Maggio 2009 Chiudi di FABRIZIO RIZZI ROMA - Quando ha lasciato Palazzo Grazioli, uscendo in auto, Silvio Berlusconi appariva provato, non i segni di una notte insonne, come a Varsavia, dove scoppiò il caso sulle «veline», ma con il peso di preoccupazioni e tensioni. Raccontano che abbia ricevuto la notizia del divorzio dalla moglie, Veronica, aprendo i quotidiani del mattino. Non se l'aspettava, spiegano i collaboratori, è stato come un colpo al cuore. Non tanto l'annuncio della separazione, poichè questo era già nell'ordine delle cose, quanto lo strumento utilizzato per farlo, le prime pagine dei giornali. E nelle parole, affidate a una nota, è racchiuso lo stato d'animo di un premier che, si dice, afflitto. «E' una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata e di cui mi pare doveroso non parlare». Prima di recarsi a Villa San Martino, ad Arcore, dove ha trascorso il resto della domenica, facendo anche un saluto ai cronisti, con un ampio gesto della mano, ha riunito a, Palazzo Grazioli, i fedeli collaboratori (Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Niccolò Ghedini) per un giro d'orizzonte sul da farsi. «Me l'aspettavo, ma non così forte» è la battuta con cui avrebbe sottolineato il colpo del divorzio annunciato attraverso i «media». Non avrebbe in mente di fare tentativi di riconciliazione, questa è acqua passata. E' accaduto due anni fa, quando Veronica mandò una lettera a un quotidiano per le espressioni alla Carfagna, ma adesso non ha proprio l'intenzione di fare marcia indietro. Né di sciogliersi in pentimenti, che non avrebbero ragione di essere. Il problema, semmai, è di non trasformare in telenovela una vicenda che, secondo il Cavaliere, deve restare nella sfera privata. E non continuare sulle pagine dei giornali. Perchè, ci sono pure rischi politici tutti da valutare. Le elezioni, sia amministrative che Europee, incombono. E una vicenda come questa, parola di premier, può essere cavalcata dall'opposizione. Ma i sondaggi attribuiscono a Berlusconi addirittura il 75% dei consensi, dunque non c'è pericolo che il caso del divorzio possa modificare questo trend di ascesa del premier e del Pdl. Un rischio, però, esiste. Ed è relativo al fatto che la questione del divorzio (tanto più che è al secondo, il primo è avvenuto tanti anni fa da Carla Dall'Oglio) possa intrecciarsi con un certo fondamentalismo di parte del voto cattolici. Insomma, che questa vicenda possa condizionare, nell'urna, una parte di cattolici. Tutta questa vicenda è giudicata, però, da Fabrizio Cicchitto, come una «trappola su un'autentica bufala», mentre Umberto Bossi ha esclamato. «Bisogna stare attenti quando ci sono dei figli, quando c'è una moglie, a non farla stare male». Anche se poi, ha fatto una battuta ironica: «Se avessi una velina, non potrei più tornare a casa». Per Ghedini, è «una dolorosa vicenda personale».

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In auto 9 milionidi persone: in tiltle autostrade (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2009)

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In auto 9 milionidi persone: in tiltle autostrade il controesodo roma. Traffico intenso fin dalle prime ore del pomeriggio sulle principali strade e autostrade italiane, per i rientri dal ponte del primo maggio, che ha visto in movimento nelle giornate di esodo, giovedì e venerdì, circa nove milioni di persone. La circolazione, secondo Autostrade per l'Italia, si è svolta in modo regolare, seppure a tratti molto intensa. In ogni caso, anche questa volta le autostrade liguri hanno conquistato il primo posto in Italia per intasamento: ben oltre due ore per raggiungere Genova da Sestri Levante (lunghezza del percorso: 45 chilometri). Chi da Genova poi doveva muoversi verso la pianura padana, si è trovato alle prese con code che a tratti fino a Tortona, e non avrebbe trovato una situazione diversa, così come completamente bloccata risultava anche l'autostrada A26. Uguale destino per chi arrivava da Ponente: tutti fermi sull'Autostrada dei Fiori, in particolare nel tratto tra Varazze e Arenzano - e a peggiorare la situazione, c'è stato anche un incidente. Gli altri punti caldi in Italia sono stati sulla A1: più di due ore per andare da Incisa a Barberino, e anche sulla riviera adriatica le cose non sono andate diversamente: due ore per andare da Rimini a Imola, 45 minuti per raggiungere Cattolica arrivando da Fano. 04/05/2009

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parte da Roma il seguito del Codice da Vinci (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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n. 18 del 2009-05-04 pagina 19 Tra sette massoniche e cardinali torturati parte da Roma il seguito del «Codice da Vinci» di Michele Anselmi Mega-evento per il lancio del thriller ispirato al libro di Dan Brown. Stasera proiezione per i vip. Dal 13 maggio sarà in tutta Italia. Annunciato il terzo romanzo della serie RomaLa scommessa è tutta lì: riuscirà Angeli e demoni a battere il record del Codice da Vinci, coi suoi oltre 750 milioni di dollari incassati al box office? Con simili cifre in ballo non si può sbagliare. Per questo la Sony, che lo produce, ha voluto fare le cose in grande, trasformando Roma nel trampolino mondiale di lancio del nuovo Vatican-thriller di Ron Howard tratto dall'omonimo romanzo di Dan Brown. Il libro nasce prima dell'altro, ma al cinema suonerà come un seguito, anzi un «sequel», per dirla nel gergo hollywoodiano. Oltre 300, tra carta stampata e tv, i giornalisti internazionali volati sabato qui per officiare il fastoso cine-rito, in un clima di febbrile curiosità. Il 13 maggio Angeli e demoni esce a tappeto in buona parte del pianeta, il 15 negli Usa, ma è il giudizio di queste ore che conta per capire se l'operazione funzionerà secondo le attese, magari col solito contorno di controversie, polemiche, reazioni sdegnate, silenzi diplomatici, iniziative legali. C'è già l'esposto di un vescovo centenario volto a «denunciare il contenuto denigratorio e offensivo» del film. Una manna per il marketing. Infatti alla conferenza stampa in vista dell'anteprima mondiale di stasera, Ron Howard ha facile gioco nel dirsi «dispiaciuto, ma non sorpreso» di fronte all'atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche, le stesse che un anno fa negarono alla troupe l'uso di due chiese. Spiega: «Mi aspettavo complicazioni e pressioni. Non di meno, mi sento spiritualmente religioso, credo ci sia la mano di qualcuno nella creazione. Vedete, io e Dan Brown non siamo un'accolita di calunniatori del Vaticano. Avrei voluto mostrare il film a qualche esponente della Chiesa. Non hanno accettato. Sono venute solo critiche pregiudiziali. Mi dispiace. Se poi qualcuno pensa d'essere offeso da Angeli e demoni, meglio che non vada». Solo stasera il direttore dell'Osservatore Romano vedrà il film insieme al pubblico scelto della prima. Ma pare di capire che rispetto al mediocre Codice da Vinci, decisamente più indigesto ai cattolici, toccando esso un dogma della fede, la parola d'ordine sia: sdrammatizzare. Da entrambe le parti. Del resto le modifiche apportate dicono qualcosa: ad esempio, nel romanzo il camerlengo al centro della vicenda è figlio naturale del Papa, sullo schermo diventa adottivo. «Tutto è così inverosimile che alla fine diventa pure divertente», commenta un prete cinefilo ammesso alla proiezione per la stampa. Chi ha letto il romanzo sa di cosa stiamo parlando. C'è un pontefice, abbastanza somigliante a Wojtyla, assassinato con un farmaco; una setta massonica ad alto tasso tecnologico, gli «Illuminati», che, per vendicarsi della sorte riservata agli scienziati dalla Chiesa secentesca, ruba un cilindro di antimateria al Cern di Ginevra e la trasforma in bomba atomica, piazzandola da qualche parte in Vaticano; c'è un intero conclave che sta per saltare in aria mentre fatica a trovare l'accordo sul nuovo Papa. Poi ci sono quel camerlengo troppo bello e quieto, un alto porporato che allude a Ratzinger, quattro cardinali candidati al Soglio rapiti, marchiati a fuoco e uccisi orribilmente a intervalli di un'ora; soprattutto il tempo che stringe mentre il professore di simbologia Robert Langdon (Tom Hanks) e la scienziata Vittoria Vetra (Ayelet Zurer) provano ad anticipare le mosse della congiura anti-cattolica, correndo da una chiesa all'altra di una Roma splendida e minacciosa, sotterranei inclusi. Una specie di frenetica caccia al tesoro, tra «ambigrammi» (scritte leggibili anche capovolti), omaggi a Raffaello e al Bernini, echi del processo a Galileo, frasi del tipo: «La religione è imperfetta, ma solo perché l'uomo è imperfetto». Seduti al tavolo, Dan Brown, Pierfrancesco Favino, Ayelet Zurer, Ewan McGregor, Ron Howard e Tom Hanks rispondono alle 45 domande previste, anche alle più buffe o incongrue, come quella sulle qualità della Lancia Delta molto fotografata. «Ho fatto un thriller ispirato alle meraviglie di questa città. Ma spero che il film inviti le persone anche a riflettere sulla propria fede», azzarda il regista. Lo scrittore, nel ricordare che le sue «sono storie di finzione con elementi di mondo reale», annuncia invece che anche il suo terzo romanzo della serie, l'ancora inedito Il simbolo perduto, diventerà un film con Tom Hanks. C'era forse da dubitarne? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La cronaca e la corte dei guardoni (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 18 del 2009-05-04 pagina 0 La cronaca e la corte dei guardoni di Peppino Caldarola Il probabile divorzio fra la signora Veronica Lario e Silvio Berlusconi riempie le cronache. La notorietà dei personaggi, in particolare la notorietà di Berlusconi, spiega l’ingordigia con cui i media si sono precipitati sulla notizia. I personaggi pubblici, dello spettacolo ma anche della politica, pagano questo prezzo e sono costretti a subire l’invasione della loro privacy. In questo caso i media sono stati sollecitati dapprima da un comunicato della signora Lario poi ancora da sue dichiarazioni. Spesso la scena mondiale è stata occupata da vicende private che hanno invaso la politica. Basterà ricordare la crisi del matrimonio fra Hillary e Bill Clinton quando buona parte della stampa «democrat» insorse a difesa di Bill contro l’invadenza dei repubblicani, il recente divorzio e le nuove nozze con Carla Bruni del presidente francese Sarkozy che conquistarono le prime pagine della stampa mondiale, infine la decennale diatriba fra Carlo d’Inghilterra e la principessa Diana. Quando quest’ultima morì in un incidente d’auto a Parigi molti lamentarono l’eccessiva invadenza dei media. L’Unità, che io all’epoca dirigevo, scrisse un titolo clamoroso che sollevò scandalo. «Scusaci principessa» proclamammo in prima pagina nel tentativo di sottolineare la drammaticità di un evento provocato forse dalla fuga di Diana dall’assedio dei fotografi. Fu un titolo criticato, ma le intenzioni erano serie. Volevamo stabilire un sottile linea di confine fra il diritto dell’opinione pubblica a essere informata sui fatti inerenti la vita privata dei personaggi pubblici e la necessità di mantenere il senso della misura nella caccia alla notizia. La domanda era ed è: c’è una soglia di privacy che non va varcata anche quando ci si occupa di personalità pubbliche? Nel caso del divorzio probabile fra Veronica Lario e Silvio Berlusconi il problema non è nella notizia in sé né tanto meno nella legittimità di dare a essa l’enfasi giusta. Probabilmente la signora Veronica voleva provocare il clamore che ne è seguito. La sottile linea di confine fra la pubblicità della notizia e il buon gusto riguarda tutto ciò che viene dopo. Leggendo alcuni quotidiani e molti blog dedicati all’evento non ci si sottrae all’impressione di un uso politico di una vicenda che era e resta privata. Abbiamo letto nei blog frasi ingiuriose contro Berlusconi ma anche adirate contro la signora Lario. Alcuni commentatori hanno tratto dalla vicenda nuovo spunto per descrivere il premier come un califfo di dubbia moralità. Un blogger di sinistra, Mario Adinolfi, ma anche Vittorio Sgarbi, hanno ritenuto di iscrivere il probabile divorzio fra i fatti politici di primaria importanza. Spesso, in questi giorni, la soglia della privacy e del buon gusto è stata abbondantemente superata. Berlusconi rischia di avere da alcuni media e da alcuni settori della pubblica opinione un trattamento ancora una volta «speciale», al limite dell’accanimento. La politica italiana ha conosciuto mille casi di rotture matrimoniali con esiti diversi nell’immaginario collettivo. Il Pci nascose pudibondo la relazione fra Togliatti e Nilde Jotti, le «marachelle» del presidente Gronchi furono oscurate dalla stampa dell’epoca, in tempi recenti Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini hanno esibito sia le proprie disavventure coniugali sia le fortune dei matrimoni successivi. Il diritto di cronaca non ha quasi mai superato la soglia del buon gusto e della riservatezza finale. Non sta accadendo lo stesso nel caso di Berlusconi. Molti diranno che tutto ciò deriva dalla particolarità del personaggio Berlusconi, da quella sua predisposizione a trasformare l’intera sua vita in un evento mediatico. Indubbiamente con Berlusconi siamo passati dalla fase del totus politicus a quella del totus mediaticus. L’uomo privato Berlusconi non esiste divorato dal carattere pubblico della sua personalità che, secondo alcuni analisti, è anche la fonte del suo successo. Infatti il problema non è lui, Silvio Berlusconi. Il problema è dei suoi cantori e dei suoi detrattori. L’accanimento mediatico sui retroscena di un divorzio probabile e l’uso politico di una dolorosa vicenda coniugale ci aiutano, infatti, a capire lo spirito pubblico e il ruolo dei protagonisti esterni, quelli che raccontano, che spiegano, che tifano. Riemerge in alcuni commenti un moralismo di fondo che confligge con una visione laica e tollerante delle vicende umane di tutti, anche dell’uomo più potente. Sul piano dei diritti il potere presuppone pubblicità ma non il vilipendio della persona. In un Paese civile l’opinione pubblica viene informata sui fatti privati dei potenti ma viene anche abituata a non varcare la soglia della privacy e del rispetto. Cavalcare il divorzio di Berlusconi non porta voti ai suoi avversari né diminuisce la sua popolarità. Non è un fatto politico. Questo dramma coniugale – perché un divorzio è un fatto drammatico – non merita una corte di guardoni. Un passo indietro, per favore. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Negli istituti superiori la metà degli studenti salta l'ora di religione (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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n. 18 del 2009-05-04 pagina 5 Negli istituti superiori la metà degli studenti salta l’ora di religione di Augusto Pozzoli Ma in tecnici e professionali assenti anche 7 su 10. La Diocesi: «Insegnamento mal programmato. Chi rinuncia alla nostra proposta perde un’ora di cultura» Gli studenti all’ora di religione nelle scuole milanesi: «C’è una sostanziale tenuta», dice don Michele Di Tolve responsabile dell’ufficio della curia dell’Irc (Insegnamento religione cattolica). I dati lo dimostrano: un leggerissimo calo di iscritti alla scuola dell’obbligo (meno 0,1%), ma di contro un incremento alle superiori (più 0,9%). La situazione più critica riguarda la città dove, sempre secondo le statistiche, coloro che scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica sono sempre meno rispetto al resto della diocesi ambrosiana che comprende non solo l’hinterland, ma anche le aree delle province di Lecco, Varese e porzioni di provincia di Como e Pavia. Il fenomeno ha dimensioni vistose soprattutto alle superiori dove mediamente uno studente su due non è in classe quando entra il docente di religione, in particolare ai professionali e ai tecnici questo rapporto cala ulteriormente: in classe solo uno su quattro. Secondo don Di Tolve la colpa è anche della scuola. «La prima ragione – dice – è il fatto che la lezione di religione viene programmata spesso alla prima a all’ultima ora. Si dice per favorire chi viene da lontano per raggiungere la scuola, quindi può tornarsene a casa più agevolmente. Una tendenza che viene talora sollecitata dagli stessi insegnanti»: Non va meglio nemmeno negli istituti milanesi dove la lezione è distribuita all’interno dell’orario giornaliero. Di Tolve: «Le scuole – denuncia – raramente prevedono delle lezioni alternative. I presidi dicono che non hanno soldi per promuoverle, quindi lasciano che i ragazzi se ne vadano in giro per la città. Basta guardare quel che succede: sciami di ragazzi e ragazzi che d’inverno invadono i supermercati e i bar, e quando il tempo è clemente stanno nelle piazze e nei giardini. Eppoi ci si lamenta se aumenta il disagio giovanile e la dispersione scolastica. Basti pensare a quel che succede nei professionali: il 45% dei ragazzi che si iscrivono in prima classe non arrivano al diploma. Nella migliore delle ipotesi vengono recuperati dai centri il formazione professionale che per fortuna oggi sono luogo in cui possono adempiere all’obbligo scolastico. Qui c’è anche l’insegnamento della religione cattolica, con indici di adesione decisamente positiva. Ma si tratta pur sempre di un recupero parziale, perché la maggior parte si perdono per strada. Per loro si prepara un futuro drammatico, senza prospettive significative». Per il religioso della curia è urgente pensare a una diversa via d’uscita: «Deve essere chiaro che chi rinuncia alla nostra proposta perde un’ora di cultura. Allora ha ragione il nostro cardinale quando dice: “Occorre costruire un’alleanza tra le agenzie educative”. Solo così andremo incontro ai bisogni di crescita dei nostri ragazzi». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Asili, in 6 anni raddoppiati i bimbi disabili (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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n. 18 del 2009-05-04 pagina 5 Asili, in 6 anni raddoppiati i bimbi disabili di Alessandra Pasotti Fanno vite silenziose e riservate, in questo territorio vasto e complesso come è Milano, spesso ci si accorge di loro solo quando arrivano dietro ai banchi: «Nella classe di mio figlio c'è un disabile». Così fanno capolino i bambini portatori di handicap. Eppure il loro numero è in aumento. Nella scuola dell'Infanzia (non sempre frequentata dai bambini con disturbi fisici o psichici) il loro numero negli ultimi sei anni è raddoppiato. Sono 370 nelle scuole milanesi, ma arrivano a 1670 nelle scuole primarie. Numero che non rispecchia il totale di tutti i bambini disabili che abitano a Milano. Perché in molti casi non sempre le famiglie usufruiscono della scuola. L'indagine è stata condotta da Labilità, una onlus che oltre a promuovere interventi attivi sul territorio per aiutare le famiglie con bambini disabili, da due anni sta monitorando il fenomeno. E in collaborazione con il Centro ateneo di ricerche sulla famiglia dell'Università Cattolica ha messo in luce un fenomeno ancora poco preso in considerazione, ma con il quale ospedali e scuole stanno già facendo i conti: l'aumento dell'immigrazione è andata di pari passo con l'aumento dei bambini disabili immigrati. Tanto che nelle sei neuropsichiatrie degli ospedali milanesi il 30 per cento dei bambini in cura sono appunto stranieri. Con tutto il carico di problemi che ne deriva. Secondo lo studio illustrato dall'associazione Labilità alcune neuropsichiatrie sono sprovviste di materiale tradotto nelle lingue di provenienza degli immigrati. «Capita così - spiega Laura Borghetto presidente dell'associazione -, che molti genitori si servano dei figli magari di otto o nove anni per farsi tradurre quello che sta dicendo il medico». Ma non solo. C'è stato il caso di una famiglia indiana con una bambina autistica che ha rifiutato categoricamente l'intervento di un assistente sociale perché (come vuole la loro tradizione culturale) considerato di casta inferiore alla propria famiglia. E ancora: la maggior parte delle donne straniere spesso ignora sindromi che per noi ormai sono conosciute e date per acquisite. È il caso della sindrome di Down. «Da una mamma straniera che aveva un figlio di un anno down mi sono sentita chiedere se sarebbe mai stato in grado di camminare - racconta un'operatrice dell'Anfas -. Un'altra mi ha chiesto se sono in grado di parlare». Disinformazione, ma anche solitudine. «Dopo aver tagliato i legami con le famiglie di origine, molte famiglie straniere non riescono a ricostituire da noi una rete sufficientemente capace di supportarle o di dare loro semplicemente una mano - spiega Cristina Giuliani, ricercatrice della Cattolica -. Eppure di tutte le coppie che ho intervistato neppure una tornerebbe ora nel proprio Paese d'origine: la possibilità di salvezza o di fare progressi del loro bambino disabile è tutta riposta negli ospedali che hanno conosciuto qui da noi. In questo il nostro sistema sanitario ne è uscito vincente». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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LE INTERVISTE DI PERNA PIPPO FRANCO (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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n. 18 del 2009-05-04 pagina 13 LE INTERVISTE DI PERNA PIPPO FRANCO di Giancarlo Perna di Giancarlo Perna Conoscevo Pippo Franco dalla tv come cabarettista sommessamente ironico del Bagaglino. Mi sono trovato di fronte un tipo un po' filosofo e un artista a 360 gradi. La sua notevole casa immersa nel verde poco fuori Roma è quella di un esteta. Il salone è formato da tre saloni nel gusto stilizzato di Erté, lo scenografo déco. In pratica, una sofisticata pista di pattinaggio. Il pavimento è di cotto lucido. Su una parete, una scena galante con Colombina, Arlecchino e Pantalone dà un tono pastello all'ambiente. Ai lati dell'ingresso una coppia di busti ottocenteschi sembra osservarti mentre entri. Lei, una giovane smaliziata, lui, un anziano crapulone, si sorridono ammiccanti come per dire: «Pensi di costui (che nel caso in specie è il vostro cronista) quello che ne penso io?». «Rappresentano l'Ironia che è la muta intesa tra due persone», spiega Pippo Franco e mentre mi fa strada chiede se voglio bere qualcosa. Io no. Lui, sì. E si intrufola nei meandri della villa per chiedere alla moglie di portargli un caffè. «Pippo Franco, lei si chiama in realtà Franco Pippo. Il nome d'arte è una semplice inversione. Idea sua?», gli chiedo quando torna. È un tipo alto, un po' curvo. Ha il naso imponente, la bocca grande, l'ovale del Signor Bonaventura. Indossa jeans da caccia grossa con tasche sui polpacci per eventuale machete. Ogni tanto si drizza e diventa il doppio. Ci sediamo e con calma risponde. «Sono gli altri che mi hanno chiamato così. Il cognome, Pippo, suona come un nome. È venuto naturale. Io stesso rispondo a Pippo, a Franco non rispondo. Solo mia mamma mi chiamava Franco e non Pippo», dice felice di pasticciare con le parole come a teatro. «Nonostante la sua effervescenza, l'ultimo show del Bagaglino ha fatto flop», dico. «La storia del flop è una montatura. Su quattro serate previste da Mediaset solo l'ultima è stata annullata. Si è fatto un caso di una cosa irrilevante», dice. «Com'è?». «Politica. Molti giornali hanno sentenziato che è morto il cabaret di destra. Il che è falso». «Il Bagaglino non è di destra?». «Abbiamo satireggiato D'Alema, Fassino, Veltroni. Ma anche Berlusconi, Bossi, La Russa. In Italia, se non si è dichiaratamente di sinistra, si passa per destri». «Restano gli ascolti bassi». «Da due, tre anni non avevamo quelli soliti. Nell'ultima trasmissione poi siamo andati in onda il Sabato santo, il giorno dopo il lutto nazionale per il terremoto e contro uno spettacolo Rai che fa il 30 per cento di share. Non poteva che finire così». «È stata l'assenza di Oreste Lionello, morto in febbraio?». «L'ascolto era già scemato con lui. Oreste ci dava perle preziose ma non era tutto il Bagaglino». «Si è defilato anche Leo Gullotta, altra colonna», osservo. «Aveva altri impegni. Mediaset non aveva dato per certo che lo spettacolo si sarebbe fatto. Quando ha deciso lo ha fissato per aprile e non per gennaio come sempre. A quel punto, Gullotta e altri avevano scritture altrove. Io stesso ho fatto i salti mortali». «Ci sono polemiche tra voi, c'è stanchezza?» «La nostra forza è la coesione. Siamo felici di lavorare insieme. Anche quando il lavoro è difficile, come mandare a memoria 80 pagine in tre giorni. La stanchezza sta forse nella ripetitività di una formula». «Il Bagaglino è alla frutta?» «Non è così. Con Mediaset c'è stato un errore di fondo: siamo sempre andati in onda il sabato. Ma il nostro pubblico è fatto di gente viva, che si interessa, apolitica perché pensa con la propria testa. Esattamente la gente che il sabato sera esce». «È finita la satira politica?». «Quella non morirà mai. C'è dal tempo dei greci». «Se ho ben capito, la colpa sta nella programmazione di Mediaset. Vuole liquidarvi?». «Le ipotesi sono due: o lo ha fatto per liberarsi di noi; o, trattandosi di solo quattro puntate, le ha messe alla carlona. Peccato». «Barbara Berlusconi, la prima della seconda nidiata del Cav, ha detto che ai suoi figli non farà vedere i vostri show: troppe veline senza veli». «Non giudico gli altri che giudicano. Ho una vita interiore in cui il cabaret non è il primo valore». «Che invece è?». «La scoperta di sé e il rapporto col trascendente». «Urpa. Cattolico?». «Praticante. Ma conosco anche altre fedi e non è solo l'aspetto religioso». «Andiamo sul difficile. Terra terra?». «Non credo in ciò che vedo. Credo in ciò che non vedo e soprattutto in ciò che provo. Non siamo esseri umani in cerca di esperienze spirituali. Ma esseri spirituali in cerca di esperienze umane. Questa è la mia vita». Non lo seguo più e prendo appunti alla rinfusa. Per fortuna, arriva la signora Pippo con il caffè per il suo Franco. Un'apparizione. Alta, vestita di bianco, capelli corti. Il giusto numero di anni meno del consorte che ne ha 68. Saluta, si sincera che davvero non voglia nulla e se ne va e com'è venuta, in punta di piedi. Dica di sé. «Romano, mamma marchigiana, papà irpino. Quando sono nato papà era in Africa prigioniero degli inglesi. Al suo ritorno avevo sei anni. Dopo sei mesi è morto. Era impiegato al Poligrafico e artista. Ho ereditato da lui l'ironia senza averlo in pratica conosciuto». Studi? «Liceo artistico sotto la guida di Guttuso e Turcato. Sono stato legato a Mario Schifani e Tano Testa. Ho pronti degli spettacoli su come si legge la pittura che vorrei rappresentare nei musei». Lavori? «Cantante e musicista. Mi mantenevo suonando nei locali notturni. Poi ho smesso e ho disegnato fumetti. Ho smesso anche con i fumetti e mi sono messo a scrivere canzoni ironiche. Di lì è partito tutto». Sua la famosa «Mi scappa la pipì papà». «Beppe Grillo ha cominciato cantando le mie canzoni». Ha recitato in mucchi di film tipo Giovannona Coscialunga... «Anche con Jack Lemmon sotto la regia di Billy Wilder». Ha sempre fatto parti comiche. Ma ha anche una vena drammatica, come ha mostrato prima. «Comico e serietà mi sono propri. Il dramma lo frequento come scrittore. Ho pubblicato diversi libri. Uno serio, Pensieri per vivere. Vari mi hanno detto: "Il tuo libro mi ha salvato la vita". Ho scritto un dramma su Federico II e uno sul tragico destino del figlio Manfredi». Lei si è preso spesso in giro per il suo nasone. «Ironia è non prendersi sul serio». È andato molto in bianco con le ragazze? «Non direi proprio». Con le belle figliole del Bagaglino come si regolava? «Sempre viste come persone, mai come le vede il pubblico. Le ho aiutate nella loro fragilità». Per quale ha avuto un debole? «Quelle con cui ho lavorato di più. Pamela Prati e Valeria Marini, senza dubbio». Sua moglie come reagisce alle sue scappatelle? «Il problema non si pone. Noi abbiamo un vero rapporto e io non ho interessi diversi. Tre decenni di convivenza e due figli di 21 e 23 anni». Al Bagalino ha sempre fatto il narratore, mai l'imitatore. «Altri lo fanno meglio di me. Io faccio me stesso e ci sono egualmente spazi per l'ironia». Lionello era formidabile nell'imitazione di Andreotti e del Cav. Che hanno fatto i due alla sua morte? «Al funerale non c'erano. C'era solo il sindaco Alemanno». Tra i nuovi politici chi si presta alla scimmiottatura? «Purtroppo, non ci sono più i grandi della prima Repubblica e gli attuali cambiano come meteore». Tra le donne? «La Iervolino, mannaggia, è uscita di scena. Rosy Bindi è usurata sotto il profilo caricaturale. Le ultime che abbiamo preso di mira sono Gelmini e Carfagna. Poi dicono che siamo di destra!». Tra voi, l'unico di sinistra è Gullotta. Vi sopportate? «Benissimo. Non abbiamo mai parlato di politica. Siamo uomini liberi che vogliono restare tali. Le etichette ce le danno i giornalisti che già nella domanda hanno la trappola incorporata». Cos'è politicamente? «Non amo il comunismo, né il fascismo. Sono un uomo libero pronto a dire a chiunque ciò che non va». Nel 2006 si è candidato con la Dc di Rotondi. Ci mancava anche lei a Palazzo Madama! «Un atto di cortesia. Speravo di non riuscire. Mi avrebbe cambiato troppo la vita». Infatti, è stato trombato. «E ho tirato un sospiro di sollievo». Chi è più da cabaret, Di Pietro o Franceschini? «Di Pietro. Si esprime in un modo oltre le righe che è già di per sé uno sketch da cabaret». Il Cav o Fini? «Il Cav. Tutto ciò che fa è eclatante. Anche come lo fa. La bandana, le veline, le donne che mette in politica. Come difende le idee e minimizza le gaffe. Finisce sempre per avere ragione. Ci prende per stanchezza». Veronica Lario lo ha mazziato. «Ciò che sembra ritorcersi contro di lui, si traduce poi in un consenso. La gente ama il gossip e lo antepone ai propri problemi. Chi ne è al centro è amato. Non c'è più passione politica». A chi dei due dà ragione? «Lei ha torto ad agitarsi pubblicamente. Lui a farsi chiamare "papi" da una ragazzina». Se il Bagaglino chiude lei va ai giardinetti? «Cosa sono i giardinetti?» Le panchine dei pensionati. «Come osa? Sfacciato. Il Bagaglino non chiuderà. Ci siamo da 45 anni. Ci apprestiamo a raddoppiare». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Pausa pranzo nel passato e mostre: Cinque giorni di festa per il teatro romano (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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n. 18 del 2009-05-04 pagina 0 Pausa pranzo nel passato e mostre: Cinque giorni di festa per il teatro romano di Redazione Da oggi a venerdì degustazioni, un "giro" tra 18 teatri romani nel mondo, visite guidate e spettacolo di pantomima per celebrare uno dei momenti storici più significativi della città, partendo dal luogo "simbolo" di via San Vittore al Teatro 14. Organizza la Camera di Commercio Pausa pranzo nel passato, un viaggio nel tempo possibile da oggi a venerdì. Prende il via infatti la festa del teatro romano di Milano, prima edizione. Un «giro» fra diciotto teatri romani - da Amman in Giordania a Merida in Spagna -, assaggi, due mostre per scoprire i monumenti conservati meglio e la possibilità di assistere ad uno spettacolo di pantomima messo in scena dagli attori proprio nel contesto del teatro romano di via San Vittore al Teatro 14. L'evento è organizzato dalla Camera di commercio di Milano. Da oggi a venerdì, dalle ore 9 alle 18, tutti i giorni sono aperte al pubblico (e gratis) le esposizioni all'interno del teatro, una dedicata alla vita del santo e l'altra al teatri romani nel mondo. A Palazzo Giureconsulti di via Mercanti invece tra le 12 e le 13 gli «incontri della pausa pranzo», con approfondimenti - oggi su archeologia e scavi, domani una viaggio polisensoriale nel tempo, mercoledì il turismo in Siria - , degustazioni di sapori mediterranei e, in omaggio ai visitatori , il libretto sui teatri romani tra Milano, Italia e Mediterreneo. Venerdì, è necessaria la prenotazione (ai numeri 02.85155224 0 335.6413321) per la visita al teatro e lo spettacolo, dalle ore 12.30 alle 18.30. Archeologi dell'Istituto di archeologia dell'Università Cattolica illustreranno come si svolgeva una giornata di spettacoli nel teatro romano di Milano, verranno distribuiti biglietti simili a quelli usati all'epoca, poi un attore accoglierà il pubblico e reciterà il prologo di una commedia di Plauto, tradotto in italiano. A chiudere la visita guidata, uno spettacolo dipantomima. «Con questa iniziativa - spiega il presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli - vogliamo valorizzare uno dei momenti storici più significativi della città, partendo da un simbolo come il teatro che dall'età romana attraversa tutti i secoli». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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"Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

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Il regista di "Angeli e demoni", Ron Howard (indimenticabile Richie Cunningham del telefilm "Happy Days"), ci ha tentato per settimane: voleva un commento del Vaticano al suo nuovo film. Cercava una dichiarazione contraria, un bell'attacco mediatico. Insomma qualcosa che gli permettesse di replicare il successo ottenuto tre anni fa con il "Codice Da Vinci". Ma questa volta - almeno per il momento, l'esperienza insegna che non bisogna mai dire mai - il Vaticano sembra più attento e più accorto a non contribuire, suo malgrado, a far da cassa di risonanza al kolossal. Va detto che "Angeli e demoni" non attacca la fede cristiana come il "Codice Da Vinci", e dunque certe reazioni di autorevoli cardinali e prelati del 2006, oggi sarebbero oltremodo fuori luogo. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale di oggi: il direttore dell'"Osservatore Romano", Gian Maria Vian, sceglie l'arma dell'ironia e dice che commenterà il film solo se la produzione garantirà 1000 abbonamenti al quotidiano vaticano per dieci anni, da distribuire ad attori e registi di Hollywood, mentre padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, non commenta e non se ne interessa. Ma rivela che stava per finire tra le comparse del film quando hanno girato alcune scene in via della Conciliazione. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 09 Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Ormai è deciso e la pubblicazione della nomina potrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni: monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, attuale segretario della Congregazione del culto divino, lascia una seconda volta la Curia romana per tornare oin Sri Lanka. Sarà nominato arcivescovo di Colombo, e non si esclude, per lui, la berretta cardinalizia in un prossimo concistoro. Vescovo ausiliare di Colombo nel 1991, nel novembre 1995 gli venne assegnata la diocesi cingalese di Ratnapura. Sei anni dopo, nell'ottobre 2001, Papa Wojtyla lo nominò segretario aggiunto della Congregazione di Propaganda Fide, guidata dal cardinale Crescenzio Sepe. I due non andarono molto d'accordo, e così, a sorpresa, nell'aprile 2004 Ranjith - che non apparteneva al servizio diplomatico della Santa Sede - fu nominato nunzio apostolico in Indonesia e Timor Est. Il prelato, ben conosciuto dall'allora cardinale Ratzinger, considerò l'allontanamento un'ingiusta punizione. Nessuno si sorprese, dunque, che Benedetto XVI, pochi mesi dopo l'elezione, nel dicembre 2005, lo richiamasse a Roma come segretario del Culto divino. Tutti pensavano che, al momento della pensione per l'allora Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze, sarebbe toccato al suo vice di prenderne il posto. Considerato dagli avversari troppo vicino ai tradizionalisti e ai lefebvriani, a causa anche di qualche intervista improvvida dai toni poco misurati, Ranjith ha visto prima sfumare la possibilità della successione ad Arinze (anche se il nome dell'attuale Prefetto, il pororato spagnolo Antonio Canizares Llovera, era tra quelli suggeriti da lui), e ora viene allontanato per la seconda volta dalla Curia romana. La sua presenza in prima linea sulla frontiera asiatica sarà importante, perché lì si gioca una sfida decisiva per la Chiesa. Ma è difficile non considerare la nomina un promoveatur ut amoveatur. Si conferma così quello della liturgia come un ambito delicatissimo, teatro di "battaglie" tra impostazioni diverse. Ed è significativo che Papa Ratzinger abbia deciso di affidare il dialogo con i lefebvriani non alla Congregazione del Culto, ma a quella per la Dottrina della Fede. Dal fine della scorsa settimana, il cardinale Canizares è ricoverato al Policlinico Gemelli per una tromboflebite (ne ha dato notizia il quotidiano spagnolo ABC). Lo stress delle ultime settimane, legato alla designazione del successore di Ranjith, ne ha aggravato le conseguenze. Il porporato, che si sta riprendendo bene, dovrà rimanere in ospedale per due settimane e dunque - se la nomina a Colombo di Ranjith sarà resa nota già sabato - difficilmente sarà contestualmente annunciato anche il suo successore, sul cui nome nei sacri palazzi si è giocata una non facile partita. Sarà, con tutta probabilità, un vescovo anglofono. Si tratta di una nomina delicatissima e ben ponderata: il nuovo segretario avrà infatti un ruolo chiave per poter contribuire a pacificare finalmente il "campo di battaglia" liturgico, attuando al contempo con moderazione, a piccoli passi, ma con determinazione, quella "riforma della riforma" liturgica tanto auspicata da Benedetto XVI: senza inutili nostalgie per il passato né sterili formalismi, guardando al futuro nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II e al tempo stesso correggendo con pazienza storture e abusi liturgici. Negli ultimi anni i segretari del Culto si sono avvicendati con una frequenza che non ha precedenti negli altri dicasteri curiali. In molti si augurano che questa volta la scelta sia ben ponderata e l'eletto abbia davanti a sé un tempo sufficiente per ambientarsi e collaborare efficacemente con il Prefetto Canizares e con il Papa. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 09 Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Esce martedì in libreria il volume Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore (Edizioni Cantagalli, pp. 176, euro 13,50), che raccoglie alcuni importanti testi di Joseph Ratzinger. Quello che gli dà il titolo, è una conferenza tenuta dal futuro Pontefice nel 1990 e riguarda il concetto moderno di coscienza in rapporto a ciò che sulla coscienza insegna e crede la Chiesa. Il Papa aveva fatto propria la celebre frase del cardinale John Henry Newman (nell'immagine): «Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo - cosa che non è molto indicato fare - allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa». Spiegandola nel suo significato più profondo e mostrando come il Papa «non può imporre ai fedeli cattolici dei comandamenti, solo perché egli lo vuole o perché lo ritiene utile. Una simile concezione moderna e volontaristica dell'autorità può soltanto deformare l'autentico significato teologico del papato». La «voce della verità», dice Benedetto XVI, non è qualcosa di imposto dal di fuori, «il senso del bene è stato impresso in noi», come dichiara sant'Agostino. «A partire da ciò siamo ora in grado di comprendere correttamente il brindisi di Newman prima per la coscienza e solo dopo per il Papa». Quest'ultimo, infatti, non impone dall'esterno, ma sviluppa la memoria cristiana e la difende, insegnando e predicando ciò che corrisponde a quella scintilla di Dio che è stata impressa nel cuore umano. Scritto in Varie Commenti ( 103 ) » (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 09 Summit sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno La data prevista per l'uscita della nuova enciclica sociale è stata stabilita per fine giugno, ma la decisione non può dirsi ancora definitiva perché Benedetto XVI ha voluto "ristrutturare" il paragrafo dedicato alla crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie mondiali. Sabato scorso, a Castelgandolfo, sono arrivati per un mini-summit i cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Cei; Camillo Ruini, suo predecessore; Angelo Scola, patriarca di Venezia; Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Sono porporati particolarmente legati a Ratzinger. Bagnasco, come presidente della Cei, è impegnato nell'azione in favore delle famiglie colpite dalla crisi (con un fondo di solidarietà), Ruini è consigliere stimato e ascoltato, Scola si è occupato di etica e impresa, Schoenborn è stato allievo del Papa. Questo è l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Proprio ieri, all'udienza generale, parlando della figura del santo monaco Ambrogio Autperto, Benedetto XVI ha accennato alla crisi, che, ha spiegato, è stata causata dalla "cupidigia". Scritto in Varie Commenti ( 52 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 09 Il Vaticano contro le dichiarazioni di Ahmadinejad La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato stamane una dichiarazione di padre Federico Lombardi che, riproponendo le parole pronunciate domenica da Benedetto XVI, critica - pur senza nominarlo direttamente - il presidente iraniano, che ieri ha ripetuto a Ginevra le sue affermazioni che negano a Israele la legittimità ad esistere: "La Santa Sede deplora l'utilizzazione di questo forum dell'ONU per assumere posizioni politiche, estremiste e offensive, contro qualsiasi Stato. Ciò non contribuisce al dialogo e provoca una conflittualità inaccettabile. Si tratta, invece, di valorizzare tale importante occasione per dialogare insieme, secondo la linea di azione che la Santa Sede ha sempre adottato, in vista di una lotta efficace contro il razzismo e l'intolleranza che ancor oggi colpiscono bambini, donne, afro-discendenti, migranti, popolazioni indigene, ecc. in ogni parte del mondo". Com'è noto diversi Paesi occidentali, tra i quali Gli Stati Uniti, la Germania e l'Italia, hanno disertato la conferenza di Ginevra sul razzismo per i contenuti antisemiti del documento preparatorio, che è stato però corretto: i contenuti antisemiti sono stati espunti, e c'è un'esplicita menzione di memoria dell'Olocausto. Ferma restando la libertà dei Paesi che hanno deciso di non partecipare, ho trovato davvero ingenerose le critiche rivolte al Vaticano per aver deciso comunque di essere presente. In particolare quelle del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha tentato di creare l'ennesimo motivo del contendere mediatico con il Papa proprio alla vigilia dell'importante viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele e Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). E' stata fatta troppa confusione: una cosa sono le esternazioni di Ahmadinejad, che nega a Israele il diritto ad esistere, un'altra è la conferenza di Ginevra contro il razzimo e la bozza di documento che, ripetiamo, non contiene nella versione corretta alcuna affermazione antisemita. Certo, le inaccettabili "sparate" del presidente iraniano rischiano di compromettere irrimediabilmente l'esito dei lavori. Ma non è detta l'ultima parola. Aggiungo queste parole di Sergio Romano, pubblicate sul "Corriere" di oggi: "Avremmo dovuto andare a Ginevra per affermare le nostre verità, rintuzzare le faziose parole di Ahmadinejad, separare i faziosi dai ragionevoli (esistono anche quelli), comprendere le ragioni degli altri, lasciare agli atti della Conferenza programmi e concetti a cui avremmo potuto fare riferimento in altri momenti e circostanze. La Santa Sede lo ha fatto e ci ha dato, in questo caso, una lezione di laico buon senso". Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (10 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 09 Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al 2002 ha lavorato alla Congregazione per la dottrina della fede ed è dunque ben conosciuto da Papa Ratzinger. Con il suo arrivo a Roma i capi dicastero curiali di origine polacca diventeranno tre (oltre a lui, ci sono i cardinali Zenon Grocholewski all'Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l'anno scorso, le prime anticipazioni - a partire dal titolo, "Caritas in veritate" - risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell'enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell'estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l'ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l'enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo - festa di San Giuseppe - e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1 maggio). Ora anche l'ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l'enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell'estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi "tecnici" di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. "Caritas in veritate" risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l'ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell'elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l'attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane c'è quella del nuovo "ministro della Sanità", in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino - che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell'enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l'enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l'arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi e che dovrebbe ricevere un incarico presso l'Ordine di Malta. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) » (17 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Il Papa dai terremotati Per la visita di Benedetto XVI ai terremotati d'Abruzzo si lavora con l'ipotesi della data del 1 maggio. Da quanto apprendiamo sarebbe stato lo stesso responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a indicarla, suggerendo al Pontefice attraverso i suoi collaboratori di non recarsi subito nelle zone colpite dal sisma. Il Papa, invece, avrebbe voluto essere presente prima possibile tra la gente che ora vive nelle tendopoli, per manifestare la sua vicinanza e la sua solidarietà. Aggiornamento del 18 aprile: il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha annunciato che la visita del Papa ai terremotati dell'Abruzzo si svolgerà nella mattinata di martedì 28 aprile. Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 09 Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Cari amici, oggi, Sabato Santo, è la giornata del silenzio e dell'attesa. Duemila anni fa, quel giorno, gli undici apostoli e i discepoli di Gesù erano affranti, abbattuti, impauriti per la fine tremenda che era toccata al loro maestro. C'è solo una donna che vive quelle ore d'angoscia e di dolore presentendo che qualcosa sta per accadere: Maria. Questa notte la Chiesa celebra il rito più importante dell'anno, la veglia della luce. Questa notte l'unico uomo che nella storia abbia detto di sé "io sono la via, la verità e la vita", risorge e con il suo corpo glorioso, appartenente ormai alla dimensione dell'eternità, si fa vedere, si fa nuovamente incontrare, mangia e beve con i suoi amici. Che da impauriti si trasformano in instancabili annunciatori della resurrezione di Gesù. E' il cuore dell'annuncio cristiano, il fondamento della fede. Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato agli indizi di storicità di quell'evento straordinario e unico. Credere nella resurrezione è un atto di pura fede, nessuna dimostrazione scientifica o prova storica potrà mai convincere qualcuno. Ma il credente sa di non scommettere la sua vita sui fantasmi, sulle leggende o sulle proiezioni mentali di qualche mistico invasato. Sa che ci sono ragionevoli indizi per credere. E' il modo con cui vorrei augurare buona Pasqua a ciascuno di voi, avendo gli occhi e il cuore ancora pieni di dolore per la tragedia accaduta in Abruzzo. Ieri è stato davvero un Venerdì Santo di Passione. La grande domanda, il grido straziante dell'uomo di fronte alla sofferenza, alla morte, al dolore innocente è scolpita nei tanti volti di coloro che sono stati colpiti dal sisma. Di fronte a questo grido, non valgono i discorsi, le frasi fatte, l'esposizione di una dottrina. Personalmente mi sento incapace di dire alcunché. Ma questa domanda ha avuto una risposta: Dio, all'uomo che soffre, non ha offerto una soluzione, ma una compagnia, quella di suo Figlio, che ha sofferto ed è morto sulla croce, Lui, il giusto innocente. Si è fatto ammazzare per noi, per i nostri peccati. La risposta di Dio è stata l'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù. L'unica risposta a quella domanda senza risposta, può essere soltanto l'abbraccio, la compassione, la compagnia, la vicinanza. Buona Pasqua a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 54 ) » (14 votes, average: 4.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Alta tensione tra Obama e la Chiesa. Le messe di Langone Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato alla tensione crescente fra la Chiesa Usa e il presidente Barak Obama. Tensione che coinvolge anche il Vaticano: da settimane infatti si è creato un impasse per la nomina del nuovo ambasciatore Usa, che dovrà sostituire Mary Ann Glendon (designata da Bush e notoriamente vicinissima alle posizioni di Benedetto XVI). La Santa Sede vorrebbe un diplomatico professionista cattolico e non un politico del partito democratico da premiare per il suo sostegno alla campagna di Obama. Non è facile infatti trovare infatti politici cattolici del partito democratico che non siano "pro choice" sull'aborto. Nelle pagine culturali, inoltre, ho ampiamente recensito il nuovo libro di Camillo Langone: una guida Michelin alle messe italiane. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (11 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (348) Ultime discussioni Artefice1: Marina Frena .gli idoli. Sarebbero puri Significati. Proprio come quelli. Di cui abbondiamo. Cosa... Marina: 12. FIGLI DEL DIAVOLO Nello Zohar (I,28b) leggiamo: "Ora il serpente era più astuto di qualsiasi... Marina: Il papa e Kasper sanno quello che c'è scritto nel libro sacro degli ebrei? Anche il dotto Maimonide... Artefice1: Ei Gladiator ...sei distratto oppure la senilità non perdona? Avrei gia risposto. Gladiator... Artefice1: Laurentium..non saresti esentato. Intendevi forse dire che sarebbe più facile fare... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Caso Williamson, Benedetto XVI scrive ai vescovi - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Ultime news Berlusconi: "Veronica mi chieda scusa" Franceschini: "Complotto? E' patetico"Marchionne a Berlino: "Inizia la partita Opel" E la Fiat vola in BorsaComunali a Trento: centrosinistra avantiSondaggio: Pdl e Lega Boom tra gli operaiCrisi, a picco il pil italiano: -4,4% nel 2009 Ora Di Pietro candida la donna che lo denunciò Angeli e demoni arriva a Roma E il Vaticano sceglie il silenzioAfghanistan, gli italiani sparano muore una bambina di 13 anniI Puffi sono davvero comunisti? Se la politica entra nei cartoonMilan, la premiata ditta del gol Inzaghi&Kakà Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Francesco Agnoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Giacomo Galeazzi il blog di Jesùs Bastante Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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Grazie. Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts "Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Summit sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno Il Vaticano contro le dichiarazioni di Ahmadinejad Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Il Papa dai terremotati Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Alta tensione tra Obama e la Chiesa. Le messe di Langone Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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GUIDO PANICO CON ANTONIO GAMBINO, MORTO A ROMA A 83 ANNI, SE NE VA UNO DEGLI ULTIMI PROTAGONISTI ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Guido Panico Con Antonio Gambino, morto a Roma a 83 anni, se ne va uno degli ultimi protagonisti di una grande stagione del giornalismo e della cultura italiana del dopoguerra, che ha interpretato lo spirito illuministico e democratico di una minoranza laica, per decenni in difficoltà tra due mondi, quello sovietico e quello americano, e, sul fronte interno, tra il dogmatismo comunista e un moderatismo politico condizionato da oltre Tevere. Di origini siciliane, Gambino era nato a Roma nel 1926. Nella città capitolina aveva iniziato e concluso la sua avventura di cronista: un cronista del tutto speciale per l'ampiezza degli interessi e per il piglio culturale con cui ha affrontato i grandi temi della vita pubblica italiana e internazionale. Nel 1955 entrò nella redazione dell'«Espresso», proprio allora fondato, tenendo fino al 1999 la rubrica: «Taccuino internazionale». Il suo percorso professionale si può riassumere in due sole testate, in tre se si ricorda il settimanale «Cronache», di cui fu giovane capo redattore: «l'Espresso» e «la Repubblica». Assai più intensa l'attività di polemista e di saggista. Nel 1962 pubblicò il suo primo libro, Storia del Pnf, al 1972 risale il volume laterziano Le conseguenze della prima guerra mondiale. Ma il suo primo maggiore successo editoriale giunse tre anni dopo, sempre per i tipi di Laterza, con La storia del dopoguerra dalla liberazione al potere Dc. Il libro, la prima ricostruzione storica di quelle vicende, suscitò non poche polemiche, soprattutto di natura strettamente politica e perciò storiograficamente irrilevanti. Più serie le riserve sull'uso delle fonti, soprattutto quelle orali: le interviste e le testimonianze dei protagonisti politici. Tuttavia, né questo, né i successivi lavori storici del giornalista romano, sono il frutto di leggerezze metodologiche e di un uso politico della storia. Non a caso, nel rendergli omaggio, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sottolinea che «i suoi commenti e i suoi saggi restano esempi di competenza e passione nell'analisi delle vicende e delle svolte della politica internazionale ed egualmente delle più significative esperienze e tendenze storiche della politica italiana. Dello stesso sempre vigile e acuto spirito critico era permeato il suo convinto europeismo». Le sue idee politiche non hanno mai fatto velo al rigore dell'intellettuale. Quella storia del dopoguerra poneva impietosi interrogativi, allora non sempre apprezzati dalla sua parte politica, sulle ragioni oggettive e sugli errori che portarono alla sconfitta delle forze di sinistra e all'egemonia moderata. Forse proprio il rigore di antiche scuole - quella salveminiana - lo aveva spinto a raccontare e a commentare, senza abbandonarsi all'acritico filoamericanismo, gli scenari internazionali precedenti e successivi alla fine dell'Unione Sovietica. Le sue riflessioni sulla debolezza politica dell'Europa di fronte alle recenti politiche delle amministrazioni americane e sulle ragioni e i torti di Israele - esemplare è il volume Perché non possiamo non dirci antiamericani: colloquio con Marco Galeazzi (Editori Riuniti, 2003) - sono in linea con la tradizione culturale occidentale e illuministica. I funerali si terranno oggi a Roma alle 13 al tempietto egizio del cimitero del Verano.

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OSCAR COSULICH ROMA. FILMARE NELLE CHIESE è IMPOSSIBILE OVUNQUE, PER QUESTO AVEVAMO PR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Oscar Cosulich Roma. «Filmare nelle chiese è impossibile ovunque, per questo avevamo previsto che il Vaticano non avrebbe mai dato l'autorizzazione per le riprese a San Pietro, specialmente dopo le polemiche che avevano accompagnato l'uscita del "Codice da Vinci"» spiega Ron Howard. Dopo aver trionfato nel 2006 con la sua versione cinematografica del bestseller di Dan Brown (oltre 760 milioni di dollari incassati) il regista ci riprova arruolando ancora una volta Tom Hanks nel ruolo dello studioso Robert Langdon per portare sullo schermo «Angeli e demoni», il romanzo che precede «Il Codice da Vinci» nella bibliografia di Dan Brown, ma che sullo schermo ne diventa il sequel. «Noi non abbiamo chiesto collaborazione al Vaticano», prosegue il regista, «però ci siamo molto stupiti di apprendere, in via ufficiosa, che lo stesso Vaticano avrebbe fatto pressioni perché non ci fossero dati permessi nemmeno per le riprese a Roma». Non solo: «Quando abbiamo invitato alcuni esponenti della Santa Sede a una proiezione del film hanno rifiutato. Così, non capisco le loro critiche: non hanno visto ciò con cui polemizzano». Comunque, aggiunge il regista due volte premio Oscar ed ex star di «Happy days» nei panni di Richie Cunningham, «non è stata fatta alcuna concessione nella sceneggiatura per far piacere alla Chiesa». Il divo Hanks affronta il tema con più leggerezza: «Anche con "Il Codice da Vinci" ci furono controversie, ma mi pare che nessuna fede sia stata per questo distrutta e che la gente abbia continuato ad andare in chiesa come prima». I libri di Dan Brown suscitano da sempre controversie, come conferma «Angeli e demoni», che oggi sarà presentato in anteprima mondiale all'Auditorium Parco della Musica, e secondo Ron Howard «non è, né vuole essere, un film anticattolico, ma solo un thriller, niente di più che una corsa contro il tempo, un film vecchio stile, la cui azione è scandita dal ticchettio dell'orologio di una bomba ad orologeria». Il film, che uscirà in Italia il 13 maggio in 800 copie e il 15 negli Stati Uniti, aldilà di qualche clamorosa inesattezza (come quella della Fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona ricostruita negli studi di Los Angeles con una profondità «olimpica» di almeno due metri d'acqua) è anche un megaspot turistico-archeologico che potrebbe portare migliaia di visitatori in più nella Capitale. Ambientato in prevalenza a Roma, in Vaticano e in varie chiese, oltre che a Ginevra, il film ha aggirato i divieti ecclesiastici utilizzando la Reggia di Caserta (per gli interni) e raccogliendo circa 250.000 tra fotografie e filmati, ripresi di nascosto da finti turisti (membri dello staff di produzione) sui luoghi da ricostruire virtualmente (Cappella Sistina compresa). «Angeli e demoni» comincia con la morte di un Papa che prelude al nuovo sinodo, mentre a Ginevra è ucciso uno scienziato del Cern. Sul suo torace è marchiata a fuoco la scritta «Illuminati» e, dallo stesso centro di ricerca, scompare un'ampolla con una piccola ma letale quantità di antimateria, che sarà usata dall'antica setta degli Illuminati per minacciare di distruzione l'intero Vaticano, come vendetta per i torti inferti dal clero agli scienziati quattro secoli prima. Ad aiutare le indagini è chiamato lo studioso di iconologia Robert Langdon, già protagonista del «Codice da Vinci», che deve cercare di sciogliere l'enigma con la scienziata Vittoria Vetra (Ayelet Zurer). Intanto, a Roma sono stati rapiti quattro cardinali con la minaccia di ucciderne uno ogni ora prima della resa dei conti finale. Langdon segue le tracce degli Illuminati in una Roma misteriosa, confrontandosi alternativamente con la diffidenza e la fiducia di autorità ed ecclesiastici come il Camerlengo (Ewan McGregor), il capo della guardia svizzera (Stellan Skarsgard), l'autorevole cardinale Straus (Armin Mueller-Stahl) e il suo assistente padre Simeone (il campano Cosimo Fusco, popolare negli States per aver lavorato nella serie «Friends») e l'ispettore Olivetti (Pierfrancesco Favino, ormai veterano dei blockbuster americani). Hanks fa di tutto per smussare la polemica, scherza sulla difficoltà di correre per le strade di Roma («il fondo di sampietrini è una trappola continua, se si sale su una scala non c'è uno scalino uguale al precedente, per le scene d'azione era complicatissimo») e supplica Dan Brown di ambientare l'inizio del prossimo romanzo «alle Bahamas, con Langdon che si riposa su un'amaca». Lo scrittore, dopo aver venduto circa 80 milioni di libri nel mondo, sta per terminare un nuovo romanzo, intitolato «The Lost Symbol» («Il simbolo perduto») per Random House, che uscirà in America e Inghilterra il 15 settembre. Pare che l'intreccio sarà ambientato in buona parte a Washington e punterà i riflettori sulla Massoneria. «Questa volta l'arco temporale del romanzo sarà di 12 ore: «Sono sicuro che Ron e Tom ne faranno uno splendido film», conclude Brown.

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PROSEGUONO SENZA SOSTA I LAVORI PER LA NASCITA DELLA NUOVA BAGNOLI. GIà COMPLETATA LA BONIFICA ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Proseguono senza sosta i lavori per la nascita della nuova Bagnoli. Già completata la bonifica dell'area che ospiterà la porta del parco: lo stato di avanzamento delle attività nel cantiere, inaugurato nel gennaio del 2007, ha raggiunto il 90% e la consegna è prevista per luglio. Parallelamente procedono le opere per il parco dello sport, che sorgerà su una superficie di 35 ettari compresi fra via Pasquale Leonardi Cattolica e il costone di Posillipo. Include circa 3 ettari destinati a un camping a 3 stelle e ospiterà attività sportive a basso impatto ambientale. Anche in questo caso la bonifica risulta conclusa e certificata: le opere in cemento armato sono al 50%. Praticamente ultimata la fase di progettazione per il primo lotto del parco urbano, collocato tra la spiaggia e il porto turistico. Con un'estensione di 33 ettari, costerà 43 milioni di euro. A fine maggio verranno completate le attività di bonifica. Una volta concluso, il grande polmone verde della zona occidentale accoglierà attrezzature sportive e balneari, laghetti, un roseto e una piazza dedicata all'archeologia industriale. Si stanno inoltre muovendo i primi passi per il Polo tecnologico ambientale: ospiterà circa 80 aziende ecocompatibili e darà lavoro qualificato a 600-800 nuovi addetti. Si tratta della prima area che Bagnolifutura ha venduto. Il 15 luglio scade il bando per la selezione delle imprese che si insedieranno nell'area ex Italsider: finora sono già arrivate una sessantina di richieste di adesione. Sarà poi avviato un road-show con la Bagnolifutura in diverse città. Il Polo sarà operativo dal 2012. Infine gli Studios per il cinema, al centro di una recente polemica scaturita dalla scelta dell'assessore regionale Claudio Velardi di destinare altrove i fondi per la loro realizzazione. Ma l'intervento del governatore Antonio Bassolino ha permesso di rifinanziare il progetto. ger.aus.

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LAURENCE FIGÀ-TALAMANCA L'ITALIA è DISPONIBILE A MEDIARE TRA ISRAELE E SIRIA - DOPO CHE... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

LAURENCE FIGÀ-TALAMANCA L'Italia è disponibile a mediare tra Israele e Siria - dopo che Damasco ha chiarito di essere disposta a trattative senza condizioni -, se la Turchia non sarà in grado di proseguire. Ma il nuovo governo israeliano del «pragmatico» Benyamin Netanyahu deve «annunciare la propria volontà di portare avanti il processo di pace» in Medio Oriente. È questo il messaggio che il ministro degli Esteri Franco Frattini invia a Israele, attraverso il quotidiano Yediot Ahronot, alla vigilia della visita a Roma del collega Avigdor Lieberman, che sarà ricevuto tra oggi e domani, oltre che dal titolare della Farnesina, anche dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'Italia è la prima tappa di un tour europeo che porterà il ministro israeliano, al suo esordio internazionale, anche in Francia, Germania e Repubblica Ceca: un viaggio in cui il leader della destra radicale laica viene preceduto dalle sue controverse dichiarazioni sul processo di pace e sul rifiuto di riconoscere la soluzione «due popoli, due Stati». La visita in Europa e nel nostro Paese precede inoltre di qualche giorno il vertice italo-egiziano di Sharm el Sheikh e di poche settimane il viaggio di Netanyahu a Washington, seguito a stretto giro dal presidente palestinese Abu Mazen e dall'egiziano Hosni Mubarak. «Israele - afferma Frattini - deve annunciare la propria volontà di portare avanti il processo di pace, adottare le decisioni del Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu), contribuire alla pace regionale e favorire il dialogo con la Siria». Già da Damasco un mese fa, il capo della diplomazia italiana aveva auspicato la ripresa dei negoziati indiretti tra Siria e Israele - condotti attraverso la mediazione della Turchia ma congelati con l'esplosione del conflitto a Gaza - per risolvere il «problema territoriale» delle alture del Golan. Su questo punto però l'opposizione del neoministro israeliano è netta: no a ogni ipotesi di ritiro dal Golan. Non ci sarà terra in cambio di pace, ma «solo pace in cambio di pace», aveva detto Lieberman appena insediatosi nel nuovo esecutivo. Così come, appena nominato, aveva disconosciuto l'intesa raggiunta ad Annapolis nel 2007 sotto l'ombrello degli Stati Uniti. Al collega israeliano - che secondo Frattini «dovrebbe abbassare i toni delle sue dichiarazioni ed agire per creare un'atmosfera di cooperazione» - il titolare della Farnesina chiederà «risposte» chiare sulla prospettiva dei «due popoli, due Stati come l'unica soluzione possibile».

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"Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Il regista di "Angeli e demoni", Ron Howard (indimenticabile Richie Cunningham del telefilm "Happy Days"), ci ha tentato per settimane: voleva un commento del Vaticano al suo nuovo film. Cercava una dichiarazione contraria, un bell'attacco mediatico. Insomma qualcosa che gli permettesse di replicare il successo ottenuto tre anni fa con il "Codice Da Vinci". Ma questa volta - almeno per il momento, l'esperienza insegna che non bisogna mai dire mai - il Vaticano sembra più attento e più accorto a non contribuire, suo malgrado, a far da cassa di risonanza al kolossal. Va detto che "Angeli e demoni" non attacca la fede cristiana come il "Codice Da Vinci", e dunque certe reazioni di autorevoli cardinali e prelati del 2006, oggi sarebbero oltremodo fuori luogo. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale di oggi: il direttore dell'"Osservatore Romano", Gian Maria Vian, sceglie l'arma dell'ironia e dice che commenterà il film solo se la produzione garantirà 1000 abbonamenti al quotidiano vaticano per dieci anni, da distribuire ad attori e registi di Hollywood, mentre padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, non commenta e non se ne interessa. Ma rivela che stava per finire tra le comparse del film quando hanno girato alcune scene in via della Conciliazione. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 09 Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Ormai è deciso e la pubblicazione della nomina potrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni: monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, attuale segretario della Congregazione del culto divino, lascia una seconda volta la Curia romana per tornare oin Sri Lanka. Sarà nominato arcivescovo di Colombo, e non si esclude, per lui, la berretta cardinalizia in un prossimo concistoro. Vescovo ausiliare di Colombo nel 1991, nel novembre 1995 gli venne assegnata la diocesi cingalese di Ratnapura. Sei anni dopo, nell'ottobre 2001, Papa Wojtyla lo nominò segretario aggiunto della Congregazione di Propaganda Fide, guidata dal cardinale Crescenzio Sepe. I due non andarono molto d'accordo, e così, a sorpresa, nell'aprile 2004 Ranjith - che non apparteneva al servizio diplomatico della Santa Sede - fu nominato nunzio apostolico in Indonesia e Timor Est. Il prelato, ben conosciuto dall'allora cardinale Ratzinger, considerò l'allontanamento un'ingiusta punizione. Nessuno si sorprese, dunque, che Benedetto XVI, pochi mesi dopo l'elezione, nel dicembre 2005, lo richiamasse a Roma come segretario del Culto divino. Tutti pensavano che, al momento della pensione per l'allora Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze, sarebbe toccato al suo vice di prenderne il posto. Considerato dagli avversari troppo vicino ai tradizionalisti e ai lefebvriani, a causa anche di qualche intervista improvvida dai toni poco misurati, Ranjith ha visto prima sfumare la possibilità della successione ad Arinze (anche se il nome dell'attuale Prefetto, il pororato spagnolo Antonio Canizares Llovera, era tra quelli suggeriti da lui), e ora viene allontanato per la seconda volta dalla Curia romana. La sua presenza in prima linea sulla frontiera asiatica sarà importante, perché lì si gioca una sfida decisiva per la Chiesa. Ma è difficile non considerare la nomina un promoveatur ut amoveatur. Si conferma così quello della liturgia come un ambito delicatissimo, teatro di "battaglie" tra impostazioni diverse. Ed è significativo che Papa Ratzinger abbia deciso di affidare il dialogo con i lefebvriani non alla Congregazione del Culto, ma a quella per la Dottrina della Fede. Dal fine della scorsa settimana, il cardinale Canizares è ricoverato al Policlinico Gemelli per una tromboflebite (ne ha dato notizia il quotidiano spagnolo ABC). Lo stress delle ultime settimane, legato alla designazione del successore di Ranjith, ne ha aggravato le conseguenze. Il porporato, che si sta riprendendo bene, dovrà rimanere in ospedale per due settimane e dunque - se la nomina a Colombo di Ranjith sarà resa nota già sabato - difficilmente sarà contestualmente annunciato anche il suo successore, sul cui nome nei sacri palazzi si è giocata una non facile partita. Sarà, con tutta probabilità, un vescovo anglofono. Si tratta di una nomina delicatissima e ben ponderata: il nuovo segretario avrà infatti un ruolo chiave per poter contribuire a pacificare finalmente il "campo di battaglia" liturgico, attuando al contempo con moderazione, a piccoli passi, ma con determinazione, quella "riforma della riforma" liturgica tanto auspicata da Benedetto XVI: senza inutili nostalgie per il passato né sterili formalismi, guardando al futuro nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II e al tempo stesso correggendo con pazienza storture e abusi liturgici. Negli ultimi anni i segretari del Culto si sono avvicendati con una frequenza che non ha precedenti negli altri dicasteri curiali. In molti si augurano che questa volta la scelta sia ben ponderata e l'eletto abbia davanti a sé un tempo sufficiente per ambientarsi e collaborare efficacemente con il Prefetto Canizares e con il Papa. Scritto in Varie Commenti ( 80 ) » (5 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 09 Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Esce martedì in libreria il volume Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore (Edizioni Cantagalli, pp. 176, euro 13,50), che raccoglie alcuni importanti testi di Joseph Ratzinger. Quello che gli dà il titolo, è una conferenza tenuta dal futuro Pontefice nel 1990 e riguarda il concetto moderno di coscienza in rapporto a ciò che sulla coscienza insegna e crede la Chiesa. Il Papa aveva fatto propria la celebre frase del cardinale John Henry Newman (nell'immagine): «Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo - cosa che non è molto indicato fare - allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa». Spiegandola nel suo significato più profondo e mostrando come il Papa «non può imporre ai fedeli cattolici dei comandamenti, solo perché egli lo vuole o perché lo ritiene utile. Una simile concezione moderna e volontaristica dell'autorità può soltanto deformare l'autentico significato teologico del papato». La «voce della verità», dice Benedetto XVI, non è qualcosa di imposto dal di fuori, «il senso del bene è stato impresso in noi», come dichiara sant'Agostino. «A partire da ciò siamo ora in grado di comprendere correttamente il brindisi di Newman prima per la coscienza e solo dopo per il Papa». Quest'ultimo, infatti, non impone dall'esterno, ma sviluppa la memoria cristiana e la difende, insegnando e predicando ciò che corrisponde a quella scintilla di Dio che è stata impressa nel cuore umano. Scritto in Varie Commenti ( 103 ) » (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 09 Summit sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno La data prevista per l'uscita della nuova enciclica sociale è stata stabilita per fine giugno, ma la decisione non può dirsi ancora definitiva perché Benedetto XVI ha voluto "ristrutturare" il paragrafo dedicato alla crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie mondiali. Sabato scorso, a Castelgandolfo, sono arrivati per un mini-summit i cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Cei; Camillo Ruini, suo predecessore; Angelo Scola, patriarca di Venezia; Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Sono porporati particolarmente legati a Ratzinger. Bagnasco, come presidente della Cei, è impegnato nell'azione in favore delle famiglie colpite dalla crisi (con un fondo di solidarietà), Ruini è consigliere stimato e ascoltato, Scola si è occupato di etica e impresa, Schoenborn è stato allievo del Papa. Questo è l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Proprio ieri, all'udienza generale, parlando della figura del santo monaco Ambrogio Autperto, Benedetto XVI ha accennato alla crisi, che, ha spiegato, è stata causata dalla "cupidigia". Scritto in Varie Commenti ( 52 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 09 Il Vaticano contro le dichiarazioni di Ahmadinejad La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato stamane una dichiarazione di padre Federico Lombardi che, riproponendo le parole pronunciate domenica da Benedetto XVI, critica - pur senza nominarlo direttamente - il presidente iraniano, che ieri ha ripetuto a Ginevra le sue affermazioni che negano a Israele la legittimità ad esistere: "La Santa Sede deplora l'utilizzazione di questo forum dell'ONU per assumere posizioni politiche, estremiste e offensive, contro qualsiasi Stato. Ciò non contribuisce al dialogo e provoca una conflittualità inaccettabile. Si tratta, invece, di valorizzare tale importante occasione per dialogare insieme, secondo la linea di azione che la Santa Sede ha sempre adottato, in vista di una lotta efficace contro il razzismo e l'intolleranza che ancor oggi colpiscono bambini, donne, afro-discendenti, migranti, popolazioni indigene, ecc. in ogni parte del mondo". Com'è noto diversi Paesi occidentali, tra i quali Gli Stati Uniti, la Germania e l'Italia, hanno disertato la conferenza di Ginevra sul razzismo per i contenuti antisemiti del documento preparatorio, che è stato però corretto: i contenuti antisemiti sono stati espunti, e c'è un'esplicita menzione di memoria dell'Olocausto. Ferma restando la libertà dei Paesi che hanno deciso di non partecipare, ho trovato davvero ingenerose le critiche rivolte al Vaticano per aver deciso comunque di essere presente. In particolare quelle del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha tentato di creare l'ennesimo motivo del contendere mediatico con il Papa proprio alla vigilia dell'importante viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele e Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). E' stata fatta troppa confusione: una cosa sono le esternazioni di Ahmadinejad, che nega a Israele il diritto ad esistere, un'altra è la conferenza di Ginevra contro il razzimo e la bozza di documento che, ripetiamo, non contiene nella versione corretta alcuna affermazione antisemita. Certo, le inaccettabili "sparate" del presidente iraniano rischiano di compromettere irrimediabilmente l'esito dei lavori. Ma non è detta l'ultima parola. Aggiungo queste parole di Sergio Romano, pubblicate sul "Corriere" di oggi: "Avremmo dovuto andare a Ginevra per affermare le nostre verità, rintuzzare le faziose parole di Ahmadinejad, separare i faziosi dai ragionevoli (esistono anche quelli), comprendere le ragioni degli altri, lasciare agli atti della Conferenza programmi e concetti a cui avremmo potuto fare riferimento in altri momenti e circostanze. La Santa Sede lo ha fatto e ci ha dato, in questo caso, una lezione di laico buon senso". Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (10 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 09 Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al 2002 ha lavorato alla Congregazione per la dottrina della fede ed è dunque ben conosciuto da Papa Ratzinger. Con il suo arrivo a Roma i capi dicastero curiali di origine polacca diventeranno tre (oltre a lui, ci sono i cardinali Zenon Grocholewski all'Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l'anno scorso, le prime anticipazioni - a partire dal titolo, "Caritas in veritate" - risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell'enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell'estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l'ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l'enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo - festa di San Giuseppe - e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1 maggio). Ora anche l'ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l'enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell'estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi "tecnici" di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. "Caritas in veritate" risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l'ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell'elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l'attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane c'è quella del nuovo "ministro della Sanità", in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino - che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell'enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l'enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l'arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi e che dovrebbe ricevere un incarico presso l'Ordine di Malta. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) » (17 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Il Papa dai terremotati Per la visita di Benedetto XVI ai terremotati d'Abruzzo si lavora con l'ipotesi della data del 1 maggio. Da quanto apprendiamo sarebbe stato lo stesso responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a indicarla, suggerendo al Pontefice attraverso i suoi collaboratori di non recarsi subito nelle zone colpite dal sisma. Il Papa, invece, avrebbe voluto essere presente prima possibile tra la gente che ora vive nelle tendopoli, per manifestare la sua vicinanza e la sua solidarietà. Aggiornamento del 18 aprile: il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha annunciato che la visita del Papa ai terremotati dell'Abruzzo si svolgerà nella mattinata di martedì 28 aprile. Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 09 Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Cari amici, oggi, Sabato Santo, è la giornata del silenzio e dell'attesa. Duemila anni fa, quel giorno, gli undici apostoli e i discepoli di Gesù erano affranti, abbattuti, impauriti per la fine tremenda che era toccata al loro maestro. C'è solo una donna che vive quelle ore d'angoscia e di dolore presentendo che qualcosa sta per accadere: Maria. Questa notte la Chiesa celebra il rito più importante dell'anno, la veglia della luce. Questa notte l'unico uomo che nella storia abbia detto di sé "io sono la via, la verità e la vita", risorge e con il suo corpo glorioso, appartenente ormai alla dimensione dell'eternità, si fa vedere, si fa nuovamente incontrare, mangia e beve con i suoi amici. Che da impauriti si trasformano in instancabili annunciatori della resurrezione di Gesù. E' il cuore dell'annuncio cristiano, il fondamento della fede. Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato agli indizi di storicità di quell'evento straordinario e unico. Credere nella resurrezione è un atto di pura fede, nessuna dimostrazione scientifica o prova storica potrà mai convincere qualcuno. Ma il credente sa di non scommettere la sua vita sui fantasmi, sulle leggende o sulle proiezioni mentali di qualche mistico invasato. Sa che ci sono ragionevoli indizi per credere. E' il modo con cui vorrei augurare buona Pasqua a ciascuno di voi, avendo gli occhi e il cuore ancora pieni di dolore per la tragedia accaduta in Abruzzo. Ieri è stato davvero un Venerdì Santo di Passione. La grande domanda, il grido straziante dell'uomo di fronte alla sofferenza, alla morte, al dolore innocente è scolpita nei tanti volti di coloro che sono stati colpiti dal sisma. Di fronte a questo grido, non valgono i discorsi, le frasi fatte, l'esposizione di una dottrina. Personalmente mi sento incapace di dire alcunché. Ma questa domanda ha avuto una risposta: Dio, all'uomo che soffre, non ha offerto una soluzione, ma una compagnia, quella di suo Figlio, che ha sofferto ed è morto sulla croce, Lui, il giusto innocente. Si è fatto ammazzare per noi, per i nostri peccati. La risposta di Dio è stata l'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù. L'unica risposta a quella domanda senza risposta, può essere soltanto l'abbraccio, la compassione, la compagnia, la vicinanza. Buona Pasqua a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 54 ) » (14 votes, average: 4.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Alta tensione tra Obama e la Chiesa. Le messe di Langone Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato alla tensione crescente fra la Chiesa Usa e il presidente Barak Obama. Tensione che coinvolge anche il Vaticano: da settimane infatti si è creato un impasse per la nomina del nuovo ambasciatore Usa, che dovrà sostituire Mary Ann Glendon (designata da Bush e notoriamente vicinissima alle posizioni di Benedetto XVI). La Santa Sede vorrebbe un diplomatico professionista cattolico e non un politico del partito democratico da premiare per il suo sostegno alla campagna di Obama. Non è facile infatti trovare infatti politici cattolici del partito democratico che non siano "pro choice" sull'aborto. Nelle pagine culturali, inoltre, ho ampiamente recensito il nuovo libro di Camillo Langone: una guida Michelin alle messe italiane. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (11 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (348) Ultime discussioni MARCO D.: Racconta Dan Brown che l'idea di questo romanzo gli è venuta visitando Roma con la moglie. «Stavamo... A.: Bo mario, 10. Alla tedesca, ovviamente. Cherubino: a proposito di quelli che parlano di Chiesa in crisi, pensate un pò cosa ha detto Messori (!) relatore al... Cherubino: resta comunque il fatto che il trasferimento di Ranjith, la precedente nomina di Canisares (che non è di... Cherubino: Luisa, le frasi fatte sono le sue: no nsi accorge ad esempio che nel post May 2nd, 2009 at 4:44 pm in... 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Grazie. Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts "Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità Liturgia, Ranjith va a Colombo. 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