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Il
posto dei cattolici in un partito laico
( da "EUROPA.it" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ha altresì forti assonanze con
tutta la presenza pubblica dei cattolici nel paese; nell'esperienza
Risorgimentale; nel movimento sociale cattolico; nella nascita del Ppi, primo partito laico e non confessionale; nella
resistenza e nella scrittura della carta costituzionale; nella Dc che assicurò
libertà, pace e sviluppo all'Italia.
Diritti
sotto assedio ( da "Unita, L'"
del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: o che nessuno vuole toccare la 194
e che la laicità dello Stato non è in discussione, si fa di giorno in giorno
più pressante. Sui temi etici, sulla nascita, sulla morte, su come si fanno o
non si fanno i bambini, su cosa deve essere la nostra sessualità, su come si
può morire, in buona sostanza sui passaggi fondamentali della vita di ognuno di
noi,
Lucà,
l'uomo delle acli che non vuole arrendersi
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma le Acli di Torino amano
ricordare le loro prese di posizione laiche. Mimmo Lucà
è uno di loro. Tanto per capirci, al Family day non
si è neppure sognato di andare. Interrogato sul suo difetto più grande risponde
che è l'impulsività, il miglior pregio la caparbietà di approfondire, di non
restare in superficie.
Integralisti,
carità e pietà - fulvio tessitore
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in conseguenza dell'ottusità dei
cattolici integralisti e del cinismo degli "atei devoti", ormai
dominanti per la timidezza di troppi laici, impauriti, anch'essi per ragioni
strumentali, da qualche possibile pesante intervento della gerarchia cattolica.
Un grave errore, anch'esso alimentante inutili tensioni.
"troppe
ingerenze della chiesa veltroni difenda questa
legge" - alessandra retico
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: clandestine che sono state uno
degli orrori più grandi commessi sul corpo delle donne. Siamo arrivati al 45
per cento di aborti in meno in Italia. Quello che sta accadendo in questi
giorni è inaccettabile, il caso di Napoli e la discesa in campo di laici che si
fanno paladini della vita è una strumentalizzazione che svilisce ancora una
volta quella che non è mai una scelta di libertà:
Ignazio
Marino: L'obiezione? Avrebbe dovuto farla la polizia
( da "Manifesto,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E in Italia siamo in balia della
coscienza di Giuliano Ferrara... È assolutamente importante distinguere la
propria coscienza dalle leggi di uno stato laico. La legge 194 contro l'aborto
è uno di quegli argomenti che negli Usa si chiamano mude point:
non vanno nemmeno presi in considerazione.
Veltroni
rispolvera Prodi Un aiuto per ogni figlio
( da "Tempo,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: battaglia tra laici e cattolici
sull'aborto. Il segretario del Pd difende la legge 194 poi, con un sorriso,
chiosa: "Io la penso come l'Osservatore Romano, lasciamo fuori questi temi
dalla campagna elettorale". O come quando gli viene fatto notare che, uno
che fa politica dal 1975 non è certo una novità, a maggior ragione se ha
annunciato che avrebbe trascorso la sua vecchiaia in Africa.
Aborto
e confusione ( da "Avanti!"
del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: legge 194 non sarà perfetta ma è
stata equilibrata e positiva. Ha tratto giù l'aborto dalle grandi questioni
ideologiche, di lotta mortale tra laici e cattolici, e ne ha offerto una
soluzione ragionevole, realistica. È vero che la legge, a trent'anni dalla promulgazione,
risulta invecchiata, bisognosa di adeguamenti e aggiustamenti, soprattutto per
ciò che riguarda la prevenzione.
( da "EUROPA.it"
del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
LUIGI BOBBA Il Pd
può diventare la vera novità del sistema politico italiano. I caratteri di
questa novità sono: assumere una visione positiva della laicità; interpretare
il bene comune del paese diventando un vero partito nazionale; diventare il
soggetto guida dell'innovazione e del futuro, essere cioè un partito
autenticamente riformatore. Oggi c'è un'irruzione dei valori nel campo della
politica, un ritorno forte delle identità ma anche il dilagare della poltiglia.
Un paese imprigionato nella mucillagine, un "paese a coriandoli". È
dentro questa temperie che si colloca la prima sfida: quella della laicità
positiva. Laicità che è ridiventata terreno di conflitto, ma anche luogo
creativo. Con un'unica parola si fa riferimento a scelte ben diverse. C'è chi
agita la bandiera della laicità e strepita contro una chiesa invadente,
convinto che i valori che nascono dalle confessioni religiose debbano essere
espunti dal dialogo pubblico. C'è chi ritiene che quei valori debbano esistere
unicamente come bussola per la coscienza personale. Vi è chi ? e qui mi ritrovo
? è convinto che la responsabilità politica non possa che essere esercitata in
piena autonomia e senza indulgere ad alcuna tentazione confessionale; ma,
proprio in forza di questa concezione, chi fa politica non potrà che
considerare quella multiforme realtà fatta di opere, istituzioni, movimenti che
origina dalla tradizione cristiana, come una risorsa per il paese da
valorizzare nella promozione del bene comune. Non si può immaginare che questa
visione positiva della laicità possa essere fondata unicamente sul linguaggio
della "giustizia sociale" che, dopo aver a lungo accomunato la
sinistra e i cattolici, è diventato marginale per la
sinistra affascinata invece da uno scientismo inteso come nuova utopia
salvifica dell'uomo e della società. Se il Pd non riuscirà ad interpretare e
trasformare in linguaggio politico i temi della vita come nuova frontiera della
questione sociale, finirà per consegnare alla destra la rappresentanza di quei
valori che evocano drammatici interrogativi sul futuro. Dunque un Pd che voglia
non lasciarsi imprigionare dal laicismo nostrano né indulgere ad una visione
della chiesa e dei cattolici
assolutamente datata. Questo Pd ha bisogno di una visione positiva della
laicità; ha bisogno di credere con Obama che
"non far rifluire la propria morale personale nei dibattiti pubblici è un
assurdo pratico"; ha bisogno di attingere alle fondamenta morali della
nazione, fortemente intrecciate con la presenza e la tradizione cristiana. Se
non opera questa scelta, il Pd è condannato a diventare un partito radicale di
massa. Il secondo carattere della sfida è nella capacità di costruire un
partito nazionale, del paese, riscoprendo un patriottismo ancorato a ciò che di
vivo c'è in un'Italia che sembra non aver più voglia di futuro e che fatica a
riconoscere la propria identità. Quel "patriottismo dolce" che si
richiama alle straordinarie risorse di creatività, di originalità, di capacità
di competere e di civismo solidale che il paese sa ancora generare e
trasmettere. Questa strada è forse l'unica che il Pd ha per sfuggire ad un
retaggio ideologico della sinistra poco propensa a riconoscere la pluralità dei
talenti, il principio di sussidiarietà e la poliarchia dei poteri. E,
dall'altro, per liberarsi da una visione assistenzialistica, centralistica e
burocratica diventata sempre più soffocante in un tempo in cui prevalgono la
velocità e la leggerezza. Serve un Pd capace di intercettare gli interessi
diffusi e offrire risposte in termini di bene comune. Dove il termine è molto
più pregnante di "interesse generale", perché presuppone la
partecipazione attiva di cittadini, gruppi sociali, municipi, imprese,
organizzazioni non profit nel generare qualcosa che non sia la semplice
creazione e redistribuzione della ricchezza, ma un valore aggiunto che nasce
dal sentirsi paese, dall'orgoglio di essere italiani, dall'identificarsi con
una missione che abbia un orizzonte più largo dei confini nazionali. La scelta
del simbolo ? un Pd bianco, rosso, verde ? è coerente con questo profilo. Il Pd
si veste dei colori della bandiera nazionale. È questa "la parte" che
scegliamo. Partito della "nazione" ha altresì
forti assonanze con tutta la presenza pubblica dei cattolici nel
paese; nell'esperienza Risorgimentale; nel movimento sociale cattolico; nella
nascita del Ppi, primo partito laico e non
confessionale; nella resistenza e nella scrittura della carta costituzionale;
nella Dc che assicurò libertà, pace e sviluppo all'Italia. L'esperienza
di costruzione della democrazia in Italia non può essere compresa senza
l'apporto dei cattolici. Oggi, di
fronte alla deriva mediatico plebiscitaria e al prevalere dei poteri
finanziari e della tecnoscienza, quella cultura non
può ritirarsi nella ridotta del sociale e del volontariato. Deve irrompere
anche nella politica e nelle istituzioni. Infine un partito riformatore. Anche
qui il legame con il cattolicesimo sociale e popolare,
è tutt'altro che irrilevante. Siamo sul terreno che ha subito i maggiori
smottamenti. Il bulldozer della globalizzazione ha travolto i bastioni che le
forze sindacali e politiche avevano eretto per affrontare quella che si
chiamava "questione sociale". E una battaglia meramente difensiva
finirà per confinare la politica ? e il Pd ? nell'armamentario degli strumenti
o inservibili o di dubbia utilità. Bassa natalità, precarietà del lavoro,
invecchiamento della popolazione, immigrazione: sono i titoli più dirompenti
che descrivono l'oggi della questione sociale. Ad essa si affianca, ormai in
tutti i campi, la questione ecologica. Infine si affacciano nuove possibili
discriminazioni, ancor più radicali, che possono determinarsi attraverso la
manipolazione della vita, con l'ingegneria genetica e con il possibile
controllo del Dna. Di qui il costituirsi di un'agenda della biopolitica.
Il Pd sarà riformatore solo se saprà dare un orizzonte di futuro ai cittadini
su tre grandi questioni: sociale, ecologica e bioetica. La dottrina sociale
della chiesa contiene una categoria sintetica per comprendere con un solo
sguardo tutte e tre le dimensioni: ecologia umana. Ancora una volta, quella
radice che ha alimentato la cultura sociale e politica dei cattolici
non è né rinsecchita, né fragile. Ma capace di generare futuro.
( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Diritti sotto assedio Silvia Ballestra
Segue dalla Prima L'accostamento è giusto poiché l'ingerenza della Chiesa,
nonostante ci si affanni a dire che il Vaticano è una cosa e la Cei un'altra, o che nessuno vuole toccare la 194 e che la laicità dello Stato
non è in discussione, si fa di giorno in giorno più pressante. Sui temi etici,
sulla nascita, sulla morte, su come si fanno o non si fanno i bambini, su cosa
deve essere la nostra sessualità, su come si può morire, in buona sostanza sui
passaggi fondamentali della vita di ognuno di noi, c'è in questo paese
un monopolio che si vorrebbe indiscutibile. Monopolio, controllo, potere.
Cos'ha dato veramente fastidio nel film di Antonello Grimaldi? Non è credibile
che si tratti della scena di sesso, una scena che si potrebbe trovare in
qualsiasi telefilm a qualsiasi ora, né il seno di Isabella Ferrari (se
dovessero attivarsi per ogni donna nuda, i fax della Cei fonderebbero). C'è di
più e di meglio: c'è, in Caos calmo la rappresentazione di un lutto epurato da
qualsiasi accenno alla tradizione cattolica. Insomma, muore una donna, una
madre, e il marito e la figlia affrontano il dolore in maniera umanissima e non
ortodossa: piombati nel caos, quietamente, sobriamente, ma decisamente lontani
da ogni conforto di tipo religioso. La loro elaborazione del lutto è, per così
dire, fuori dalle regole codificate e consigliate dalla religione, non solo
senza prefiche, ma anche senza un prete né una preghiera all'orizzonte. Dunque,
personalmente non credo affatto che sia stata la scena di sesso, peraltro
edulcorata rispetto al libro di Sandro Veronesi, a far scattare il veemente penitenziagite, l'invito all'obiezione di coscienza rivolto
agli attori e tutto l'armamentario da concilio di Trento. Il dispetto e lo
scandalo riguardano semmai quel dolore muto e laico, che non chiede conforto
alla fede, che è un altro mattoncino del monopolio che se ne va, altro terreno
perduto. Dopo la nascita e la morte, ecco il dolore: un altro luogo
dell'esistenza, che non è più sotto stretto controllo dei preti. Viene da qui,
e non da un frettoloso accoppiamento, la minaccia laica del film. I
fondamentalisti incattiviti attaccano su ogni fronte, a tappeto, anche un po'
scompostamente, aggressivi come chi perde terreno. Ed è un peccato. Perché così
facendo si spreca l'occasione per un confronto vero, legittimo, su temi assai
articolati. Lo scandalo, la censura, l'appello all'obiezione di coscienza non
sono soltanto un'ingerenza (dopotutto, ognuno fa l'amore come vuole), ma un
errore, perché alzando i toni, rendendo tutto questo violento e rozzo,
invitando all'astensione dunque all'ignoranza e alla deresponsabilizzazione,
veniamo tutti ricacciati in un angolo oscuro. Se tutto ciò rimanesse al livello
di dibattito teorico, di discussione colta e problematica, oppure anche solo di
gossip, o di spettacolarizzazione buona per le prime pagine (funziona la foto
di Moretti, funziona l'irruzione scenografica stile Rambo
all'ospedale di Napoli), potremmo anche sorvolare. Ma invece, toccare il
dolore, maneggiare la sofferenza delle persone, richiede molto più pudore e
rispetto. Da mesi sento ripetere nei miei giri fra le donne "non
facciamoci dettare l'agenda politica da Ferrara", "ignoriamolo":
è un atteggiamento condivisibile poiché è ripugnante buttare nel parapiglia
della contesa elettorale temi tanto dolorosi e delicati. Ma l'apparizione della
lista pro-life e l'insistenza su questa solenne scemenza della moratoria
sull'aborto (che avrebbe come ricaduta naturale il ritorno a pratiche
clandestine e pericolose) hanno effetti deleteri e di inaudita gravità. Il
vergognoso episodio di Napoli è solo l'ultimo di un lungo stillicidio di
provocazioni, basti guardare alla Lombardia di Formigoni: funerali ai feti,
consultori svuotati, liste d'attesa per gli aborti (chiunque intuisce che ogni
giorno d'attesa in più significa la maturazione del feto con maggior carico di
sofferenza per tutti, solo i sadici gioiscono) perché due medici su tre sono
obiettori di coscienza. In più, feroce minaccia, la rianimazione forzata dei
super-prematuri che suona, questo sì (altro che "l'eugenetica")
veramente crudele e peggio: incapace di pietà. È vero, non facciamoci dettare
l'agenda. Anche questo, soprattutto questo volevano dire le migliaia di donne
che ieri hanno affollato manifestazioni e presidi in tutta Italia. Ma non solo: stanche di giocare in difesa per salvaguardare diritti
acquisiti che - come si vede - acquisiti non sono mai, si chiedevano anche: ma
per dettarla noi, l'agenda dei nostri corpi e delle nostre vite, che bisogna
fare? Dovremmo chiedere a gran voce che l'obiezione di coscienza non
diventi, com'è di fatto, una facilitazione per la
carriera dei medici. Dovremmo avere il diritto di morire in pace, senza
rimanere attaccati a forza a un respiratore, dovremmo gestirci i nostri lutti
senza anatemi. Dovremmo raccontare con più forza com'era la situazione prima
delle conquiste civili di questo paese che oggi vengono rimesse in discussione
con tanta malafede. E soprattutto dovremmo avere il diritto di riflettere
serenamente e con rispetto su tutto questo senza che certi crociati ci
costringano all'arroccamento. Che si arrocchino loro, l'agenda è nostra, basta
ricominciare a scriverla.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Torino
Da 14 anni in Parlamento, è tra i più votati nelle primarie
on line Lucà, l'uomo
delle Acli che non vuole arrendersi Fondatore dei Ds, si definisce un persona
caparbia e un cattolico che non si è mai sognato di andare al Family day Come altri non ha resistito al richiamo della verifica
sul suo livello di gradimento. Un po' costernato per non essere comparso
nell'elenco dei papabili al Parlamento, Mimmo Lucà,
55 anni e da 14 anni in Parlamento (1994-2008), ha inserito un link nel suo
sito per invitare i suoi a votarlo. In pochi giorni una pioggia di voti: oltre
1.700 clic da chi vorrebbe rinnovargli il mandato ad occupare uno scranno alla
Camera come coordinatore e leader del Movimento dei
Cristiano sociali, 10 mila iscritti in Italia. Inutile negare che c'è anche un
nutrito seguito di chi si augura che dopo tanti anni appenda il cappello al
chiodo. Nel toto nomine dei primi giorni di campagna elettorale il suo nome non
era circolato. Considerato però che le regole non sono ancora chiare e che,
dicono gli amici, "Livia Turco e Piero Fassino più o meno possono
considerarsi passeggeri di lungo corso come lui", richieste di sostenitori
e ambizione personale l'hanno spinto a combattere ancora una volta. Mimmo Lucà è calabrese di Gioiosa Ionica. Un destino diverso da
quello dei cugini, tutti finiti in America. Lui invece a cinque anni è
approdato a Torino e chi lo conosce ricorda un episodio che ama raccontare:
nella Torino non troppo accogliente della fine degli anni 50 la maestra
dell'asilo lo aveva messo in castigo perché non parlava in italiano.
L'umiliazione deve averlo rafforzato, perché dopo la laurea in scienze
politiche la sua carriera è decollata. La sua prima "casa" sono state
le Acli di Torino, di cui è stato presidente. Di qui
il balzo alla vicepresidenza dell'organizzazione nazionale, all'epoca in cui al
vertice c'era Giovanni Bianchi. Nel '94 le dimissioni con l'ingresso ufficiale
in politica nel Movimento dei Cristiano sociali. Nel
'98 è fra i fondatori dei Ds e da anni un sostenitore accanito del Pd, in cui
ha sempre detto di credere moltissimo. Qualcuno lo confonde con Luigi Bobba ma alla fine la definizione è sempre quella di uomo
delle Acli, il politico che siede su un cuscino di voti di fedelissimi. Ma le Acli di Torino amano ricordare le loro prese di posizione
laiche. Mimmo Lucà è uno di loro. Tanto per capirci,
al Family day non si è neppure sognato di andare.
Interrogato sul suo difetto più grande risponde che è l'impulsività, il miglior
pregio la caparbietà di approfondire, di non restare in superficie. Se
invece si parla di attività risponde senza esitazioni che se il governo non
fosse caduto avrebbe voluto riformare il volontariato e presentare un disegno
di legge a sostegno della famiglia: "Dopo aver realizzato la più grande e
completa indagine che sia mai stata fatta in Italia". (s.str.).
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XII - Napoli
Integralisti, carità e pietà FULVIO TESSITORE (segue dalla prima di cronaca)
Voglio ricavare da quanto accaduto qualche considerazione più generale, che
riguarda il clima di scontro "religioso" sempre più alimentato,
meglio già in atto, purtroppo, in conseguenza dell'ottusità
dei cattolici integralisti e del cinismo degli "atei devoti", ormai
dominanti per la timidezza di troppi laici, impauriti, anch'essi per ragioni
strumentali, da qualche possibile pesante intervento della gerarchia cattolica.
Un grave errore, anch'esso alimentante inutili tensioni. Non fosse altro
perché la stessa gerarchia è divisa, grazie all'incidenza del Concilio Vaticano
II, che, quale ne siano i tentativi di normalizzazione, è stato
e resta un fatto grandissimo, che ha scosso e rinverdito l'albero avvizzito
della fede cristiana. Orbene, che cosa ricavo dall'ultimo episodio napoletano,
che viene a valle di altri gesti inconsulti e di tanti commenti integralistici, qualcuno perfino camuffato di teoresi
liberale? Una assai triste considerazione. La seguente: che ne sanno di
religione cristiana i cattolici integralisti (non
accenno neppure agli atei devoti, coi quali sono costituzionalmente
incompatibile)? Temo che sappiano ben poco ed è già una concessione benevola,
perché l'alternativa è dire che, forse inconsapevolmente, essi sono
anti-religiosi e sono fuori del cristianesimo. Perché? è
semplice, basta domandarsi che sanno costoro della carità e della pietà, ossia
due fondamentali virtù cristiane, non principi laici o relativistici. Mostrano
di non saperne alcunché, per ristrettezza di visione e di cognizione critica.
Non lo sanno perché carità e pietà non significano tanto o soltanto la benevola
attenzione per chi ha bisogno, insomma qualcosa di caritatevole nel senso
banale ed epidermico della parola, qualcosa come fare una elemosina
per strada o dare qualcosa di materiale a chi ne ha bisogno. Queste sono cose
lodevoli, ma ben riduttive risposte al significato proprio della carità e della
pietà cristiane. Queste significano amore di Dio per gli uomini e
transitivamente amore degli uomini tra di loro: dunque senso dell'alterità e
del rispetto. E allora, si può ascrivere ad atto di amore ritenere che una
donna che decida di abortire (o che sia costretta a farlo per gravi ragioni)
sia un'omicida e chiedere (all'Onu, un'idea ridicola se non fosse tragica) di
applicare all'aborto la moratoria come per la pena di morte? Chi la pensa così
non sa che amore significa rispetto, la forma più alta e nobile del rispetto,
quella che considera la sofferenza altrui come propria. Dirò di più,
domandandomi che sanno dell'idea cristiana di vita (la vita storica, non la esistenza naturale, che apre inquietanti prospettive biologistiche, come dovrebbero sapere i cattolici)
gli ottusi integralisti, che mettono in discussione l'idea stessa di fede, una
cosa diversa dal comunicarsi e dall'essere ossequenti dei riti. Costoro
dovrebbero leggere e riflettere con attenzione alcune pagine solenni di
filosofi, teologi e Padri della Chiesa sul significato dell'incarnazione e
sulla costatazione che il cristianesimo è l'unica delle religioni monoteistiche
che riesce a concepire la morte perfino di Dio. Dio, nel morire e assumere su
di sé con la morte il male e il peccato del mondo, fonda il valore del dolore e
per tal via il significato della persona, che è tale solo quando riscatta
l'originaria datità, quando appunto, da esistenza naturale si fa vita storica
in virtù di un atto di responsabilità, che non si compie una sola volta. E dove
sta il senso del dolore nei cinceschiamenti teoreticizzanti o nei beffardi, tracotanti "difensori
della vita", che non sanno concepire il rispetto per le decisioni degli
altri, di chi soffre, come la donna quando decide di abortire? Quale
conclusione trarre? Un invito a tutti gli uomini di buona volontà perché
isolino gli infervorati e gli strumentalizzatori. Un
invito a evitare lo scontro a vantaggio del dialogo e della riflessione. Bene
ha fatto "L'osservatore romano" a chiedere che l'aborto non sia
materia di campagna elettorale. Bene farebbe la gerarchia o, almeno, qualcuno
dei tanti suoi esponenti illuminati a condannare le rozze strumentalizzazioni
anticristiane, che rischiano di riaprire drammaticamente la questione religiosa
in Italia, anche se temo che essa sia già riaperta anche per l'imprudenza di
qualche Eminentissimo troppo nostalgico del potere politico. Questo è l'invito
di un laico, che è laico perché è rispettoso della fede, di un laico che un
vescovo illuminato ha definito una volta "uomo
religiosamente laico".
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca
Dacia Maraini ha firmato una lettera aperta ai leader della sinistra: la 194
funziona "Troppe ingerenze della Chiesa Veltroni difenda questa
legge" Ma la nostra battaglia non deve essere strumentalizzata, non è un
tema da campagna elettorale ALESSANDRA RETICO ROMA - "La 194 va tutelata,
è una buona legge, non va strumentalizzata: è una legge di Stato, non
un'espressione di religiosa, deve essere tenuta al riparo da chi ne vuole fare
una bandiera per scopi elettorali". Dacia Maraini è tra le 12 firmatarie di "Liberadonna", una lettera aperta che uscirà sul numero
speciale di MicroMega in edicola a
fine mese. Si rivolge ai leader della sinistra e chiede loro di dare una
risposta all'offensiva clericale sull'aborto. La petizione si può sottoscrivere
su internet all'indirizzo www. firmiamo. it/liberadonna. Lei firma un appello al centrosinistra perché
esprima "una posizione chiara e inequivocabile sul tema". Veltroni ha
detto di essere d'accordo con l'Osservatore Romano: fuori i temi etici dalla
campagna elettorale. "Ha anche detto che la 194 è una
buona legge, che funziona. Sono d'accordo con lui. I cattolici
che sono nel centrosinistra, tranne la Binetti, sanno
che la democrazia sta nella separazione tra Stato e Chiesa. Siccome la legge
sull'interruzione di gravidanza è una norma dello Stato e non un'espressione
religiosa, va difesa dalle manipolazioni dei "difensori della vita".
Il leader del Pd ha risposto subito al nostro appello, ribadendo che la legge
va compiutamente ed integralmente applicata. Insomma non è in
discussione, semmai bisognerebbe superarla con una cultura della maternità
responsabile". Eppure chiedete chiarezza nei "programmi":
non si traduce in "programmi di governo" in clima pre-elezioni?
"La lettera è un richiamo a vigilare su una normativa
che ha portato grandi risultati, eliminando le pratiche clandestine
che sono state uno degli orrori più grandi commessi sul corpo delle donne. Siamo arrivati al 45 per cento di aborti in meno in Italia. Quello che sta accadendo in questi giorni è inaccettabile, il caso
di Napoli e la discesa in campo di laici che si fanno paladini della vita è una
strumentalizzazione che svilisce ancora una volta quella che non è mai una
scelta di libertà: se avessimo una cultura a misura di donna, l'aborto non
esisterebbe". Non sembra vicina la meta. "Perché
la Chiesa sta facendo di tutto per farsi politica, per immischiarsi e rimestare
dove non dovrebbe. I pro-life stanno creando una
disonesta confusione, per esempio tra aborto e nati prematuri, finendo ancora
una volta per additare le donne come assassine".
( da "Manifesto, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ignazio
Marino: "L'obiezione? Avrebbe dovuto farla la polizia" Eleonora
Martini Forse è solo una provocazione, quella del senatore Ignazio Marino,
presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Ma nelle sue parole non c'è traccia di sarcasmo: "A proposito
di obiezione di coscienza, penso che forse stavolta avrebbe dovuto farla la
polizia. Perché non è da ieri, ma dai tempi di
Ippocrate, che non ci si può intromettere nella relazione tra medico e
assistito". Marino, medico chirurgo di fama internazionale
specializzato in trapianti di organi, non vuole giudicare il comportamento dei
medici del Policlinico Federico II di Napoli davanti all'irruzione della
polizia di lunedì scorso. A differenza dell'ex ministro della sanità Umberto
Veronesi, non se la sente di criticare il personale medico per non aver
protetto a sufficienza la donna che aveva appena subito un'interruzione di
gravidanza. Ma lei che cosa avrebbe fatto in quella circostanza? Posso solo
dire come mi comporterei in una situazione in cui la polizia tentasse di
intromettersi tra me e il mio assistito: cercherei di utilizzare tutti i mezzi
a mia disposizione per evitare che il paziente possa subire ulteriori stress
rispetto a quelli che già subisce, soprattutto in un caso delicato come quello
napoletano. Insomma, il codice deontologico medico è passato in secondo piano
questa volta... È' facile parlare in generale, meno su un caso particolare. Non
si può puntare il dito contro i medici perché, a seconda dell'esperienza e
dell'autorevolezza acquisita, anche loro possono sentirsi intimiditi. Bisogna
dire però con chiarezza che non è accettabile l'intromissione della polizia in
quel rapporto umano che si stabilisce tra medico e paziente e che è
fondamentale per la cura. Lo dissi anche quando i carabinieri fecero irruzione
in casa di Giovanni Nuvoli e gli impedirono di incontrare il suo medico di
fiducia. In quell'occasione protestò anche il presidente dell'Associazione
medici italiani, Amedeo Bianco. E il suo è anche il punto di vista di un
credente cattolico... Sì, e né io né Bianco possiamo
essere considerati estremisti. Se entrambi siamo rimasti scossi da questa
intrusione, vuol dire che stiamo parlando di qualcosa che non deve accadere. Il
leader del suo partito, Walter Veltroni, ha detto che questo tema deve rimanere
fuori dalla campagna elettorale. Non le sembra che è troppo tardi per dirlo?
Questi temi hanno bisogno di grande serietà e rigore e vanno affrontati con
accurato approfondimento e non strumentalizzando ogni cosa a fini politici. Sono
molto preoccupato perché stiamo incamminandoci su un percorso inaccettabile: la
194 è una legge molto equilibrata e scritta molto bene. Negli Usa ho visto
crescere un clima tale da indurre alcuni esaltati a sparare sui medici che
praticavano l'aborto. E in Italia siamo in balia della
coscienza di Giuliano Ferrara... È assolutamente importante distinguere la
propria coscienza dalle leggi di uno stato laico. La
legge 194 contro l'aborto è uno di quegli argomenti che negli Usa si chiamano
mude point: non vanno nemmeno presi in
considerazione.
( da "Tempo, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa la politica
in tv Veltroni rispolvera Prodi "Un aiuto per ogni figlio" Non lo
nomina quasi mai. Quando è obbligato a farlo usa toni pacati, quasi si
trattasse di un vecchio amico che ha sbagliato. Il vero scheletro nell'armadio
di Walter Veltroni si chiama Silvio Berlusconi. Vorrebbe lasciarlo fuori dallo
studio televisivo di Porta a Porta ma, alla fine, è costretto a rincorrerlo. In
fondo sono passate poco più di 24 ore da quando il Cavaliere, seduto sulla
stessa poltroncina bianca (Veltroni però siede alla sinistra di Bruno Vespa),
ha lanciato la sua priorità per la campagna elettorale. Cominciando
dall'abbassamento delle tasse. Il segretario del Pd, che ha abbandonato la
cravatta rossa che lo ha accompagnato in queste prime uscite pubbliche per una
grigia a quadretti, ripete quello che sembra essere diventato il suo slogan
preferito ("Pagare meno, pagare tutti"), rilancia la necessità di un
intervento immediato sui salari e, incalzato dai giornalisti, fa qualche
proposta. Sono le uniche anticipazioni dei 10-15 punti programmatici che userà
in campagna elettorale. Per il resto occorrerà aspettare sabato quando
l'Assemblea costituente del Pd lo incoronerà ufficialmente candidato premier.
Veltroni assicura che ci saranno grandi elementi di innovazione, che lavorerà
per cambiare il Paese. Per ora, però, si limita a scopiazzare il Prodi del
2006. Tra le sue proposte fiscali, infatti, compare un'idea che il Professore
aveva già lanciato nel corso della scorsa campagna elettorale: 2.500 euro di
sostegno alle famiglie per ogni figlio nato. "Serve -
spiega - una ripresa dell'incremento demografico. Daremo
2.500 euro per ogni figlio sotto forma di detrazioni fiscali o, nel caso degli incapienti, con assegni". Ma incentivi ci
saranno anche a sostegno dell'occupazione femminile, per trasformare gli asili
nido in un "diritto", per combattere la precarietà giovanile. Il segretario del Pd è molto attento a non ripetere la parola
"bamboccioni", parla di "ragazzi che
hanno 35-38 anni, vivono ancora in famiglia e non hanno un lavoro stabile.
Per loro proporremo un compenso minimo legale di 1000-1100
euro, sostenendo le imprese che assumono a lungo termine". Qui
finisce il ricettario veltroniano. Il resto è un
tentativo di cancellare gli ultimi 15 anni della storia italiana e quella che
chiama, senza mezzi termini, la politica del no. "Dal
( da "Avanti!" del 15-02-2008)
Argomenti: Laicita'
FERRARA RISCHIA DI DANNEGGIARE IL CENTRODESTRA Aborto e confusione
15/02/2008 La trovata di Giuliano Ferrara di introdurre la questione aborto nel
dibattito politico, e addirittura nella competizione elettorale, è un errore
che può seriamente danneggiare la coalizione moderata. Naturalmente, non
discutiamo il principio, ma la strategia politica. Evidentemente Ferrara vuole
occupare il ruolo di Marco Pannella, naturalmente dalla parte opposta,
approfittando dell'invecchiamento del profeta radicale. A quanto sembra,
l'Italia politica non può vivere senza profeti, maghi, sacerdoti e guaritori.
Stupisce soprattutto il fatto che Ferrara non solo presenti una lista
antiabortista, ma la presenti fuori della coalizione berlusconiana. Verrebbe da
pensare che l'abbia fatto in segreto accordo col suo capo, chissà per quale
tattica misteriosa. Ma l'espressione dubbiosa, anzi disturbata, di Berlusconi a
"Porta a Porta", farebbe ritenere di no e che anzi la giudichi un
fastidio, se non proprio un pericolo. Stando a Mannheimer,
Berlusconi avrebbe ancora un vantaggio del sette, otto per cento su Veltroni;
ma a parte che tale vantaggio è importante ma non incolmabile, fuori Casini,
fuori Storace, fuori Adornato e De Michelis, non
diremmo che Berlusconi abbia troppo da scialare. Ma soprattutto, il fatto è
gratuito. Non è vero che l'aborto è uno dei temi urgenti e pressanti della
politica italiana. La famosa legge 194 non sarà perfetta ma
è stata equilibrata e positiva. Ha tratto giù l'aborto dalle grandi questioni
ideologiche, di lotta mortale tra laici e cattolici, e ne ha
offerto una soluzione ragionevole, realistica. È vero che la legge, a
trent'anni dalla promulgazione, risulta invecchiata, bisognosa di adeguamenti e
aggiustamenti, soprattutto per ciò che riguarda la prevenzione. Ma tutto
ciò può essere sistemato con la pratica di governo, con la nuova
amministrazione, col pragmatismo, non riaprendo il dibattito sui principi. Se
ne potrà e dovrà occupare il prossimo governo, il prossimo Parlamento, non
c'era l'urgenza di buttarla, come una bomba a mano, nel bel mezzo della
campagna elettorale. Ci è capitato di ascoltare un primo dibattito fra eminenti
donne politiche dei diversi campi, e l'effetto era micidiale quanto
prevedibile: urla, improperi, chiacchiere all'infinito, vivisezioni
ginecologiche, come non sentivamo appunto da trent'anni. Terrorizzante poi è stato l'effetto dell'irruzione dei poliziotti nell'ospedale
di Napoli, con sequestro del povero feto e interrogatorio della partoriente,
quasi fosse un latitante della camorra: se l'episodio si dovesse allargare e
moltiplicare, la campagna elettorale sarebbe liquidata. Quest'episodio è
avvenuto nella Napoli di Bassolino, della signora Mastella e del
sindaco Rosa Iervolino: come se non bastasse la spazzatura, lo
spaventoso scandalo dell'immondizia bassoliniana.
Questo deve essere l'oggetto della contesa elettorale, altro che prediche,
morali e quaresimali sull'aborto. E questo è il
pericolo: che una questione di principio - eticamente importante ma che deve
essere discussa nella sede della Commissione parlamentare della Sanità, dove si
più parlare sottovoce e votare dignitosamente - diventi uno dei centri di fuoco
di una campagna elettorale che nasce da moti e ha scopi ben diversi. Gli
italiani hanno diritto di sapere come sarà il loro futuro economico; se
diventeranno cinesi mentre i cinesi diventeranno italiani, cosa non solo
probabile ma forse ineluttabile. Come scriveva Lenn
cento anni fa: "La catastrofe imminente e come lottare contro di
essa". A noi dà già profondo fastidio e consideriamo letteralmente stupido
il dibattito sui Dico e le altre invenzioni omosessuali oggi di moda. Per noi,
"faccia ognuno l'amore come gli va", come canta il Lucio Dalla de
"L'anno che verrà", basta che non ci chiedano soldi e tasse e non ci
rompano i timpani. A sentire le signore nelle interviste ai supermercati, su
tutti i canali e tutte le sere, l'Italia è quasi alla fame; è assillata dalle
morti bianche dei lavoratori e da quelle rosse dei camorristi, ogni sera c'è
una cinquantina di assessori, consiglieri regionali, presidenti di ospedali,
che viene arrestata per furto; ogni sera la massaie
piangono per il carovita, le tasse e l'inflazione, tutte insieme una dopo
l'altra; ci sono tre presidenti di grandi Regioni del Sud, o condannati, o indagati,
o processati; siamo attaccati con lo sputo all'energia nucleare d'importazione
e abbiamo le borse che crollano un giorno sì e uno no; e Ferrara presenta una
lista contro l'aborto. Consiglieremmo all'amico Giuliano di pensarne un'altra.