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13-2-2008 #TOP
Se
il direttore di Avvenire prende partito
( da "EUROPA.it"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vale per tutti i laici credenti, e cioè che "nel prendere parte" si deve avere cura di non coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua funzione magisteriale, la quale è bene che continui a svilupparsi ? lontano da ogni rischio di "trascinamento" politico ? perché mai come oggi, mai come da parte dell'uomo di oggi, è forte la domanda di orientamenti e di pensieri sapienti e duraturi,
Chi
decide della nostra vita? ( da "EUROPA.it"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scientifico ha offerto nuovi motivi di contrasto tra la chiesa cattolica e i laici. L'avanzamento della scienza, specialmente nell'ambito della medicina, sposta ogni giorno in avanti i confini dell'umano: prima con la mappa del genoma umano, poi con la ricerca sulle cellule staminali, il sogno dell'immortalità pare ormai a portata di mano o così ci viene fatto credere dai media.
<Biotecnologie,
un aiuto alla vita> ( da "EUROPA.it"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cosa che negli Stati Uniti si può fare con 400 dollari, o l'eugenetica prenatale per scegliere gli embrioni "buoni": dove non è riuscita la natura riuscirebbe la scienza. Pratiche che fanno giustamente inorridire Habermas e altri intellettuali laici che si dichiarano contro la cosiddetta eugenetica liberale, sinonimo di "faccio quello che voglio"
La
crudeltà dell'ideologia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una persona umana allo stato vegetativo". Come si vede ? e ci scusiamo per il necessario schematismo ? le religioni si dividono. E anche la scienza si divide. Ma nessuno stato laico, nessun legislatore laico può risolvere per legge questa disputa e nessuna sentenza di qualche Cassazione può fissare il momento in cui il nascituro diventa un individuo da proteggere giuridicamente.
Le
antiche strade della chiesa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stato-Chiesa, laico-clericale, conservatore-progressista" ? ormai vuote di contenuto, eredità inerte di "un'impalcatura ideologica otto-novecentesca" oggi diventata non più di "un reperto archeologico". Bisogna invece saper cogliere tutta la portata inedita del ritorno in grande stile del discorso religioso nel mondo contemporaneo,
Il
centrismo non esiste più ( da "Giornale.it, Il"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vizi cattolici" per essere riportata alla cultura laica nella versione post-rivoluzionaria - ma rivoluzionaria nei fatti - del Pds. Fu Berlusconi, in quella occasione, a porre il principio della continuità della tradizione italiana di moderazione e di libertà, aliena all'idea di un cambiamento culturale che recidesse i vincoli con la storia cattolica del Paese.
La
battaglia dei gay democratici: si può fare
( da "Unita,
L'" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all'Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.
Sulla
lista pro-vita Ferrara resta solo
( da "Stampa,
La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mettono sullo stesso piano l'aborto e la pena di morte, minacciando l'autentico pensiero laico e il valore della laicità, portando indietro le lancette del tempo agli anni bui dell'oscurantismo e del fondamentalismo". Giuliano Ferrara ha deciso di andare avanti anche senza l'"apparentamento" con Silvio Berlusconi: "Non mi vogliono?
Il
modello intramontabile di gino bartali
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: politica e sociale del paese anche nella composizione delle tifoserie: i cattolici tifavano Bartali, i laici seguivano Coppi. A partire da questi episodi, oggi al Salone dei Cinquecento (Palazzo Vecchio, 17.30) si tiene il convegno "Agonismo, etica sportiva, impegno civile. Gino Bartali, un modello intramontabile" al quale parteciperanno, tra gli altri, il senatore Giulio Andreotti,
"aborto
fuori dalla campagna elettorale"
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è stata "una convergenza" nell'evitare "strumentalizzazioni a uso elettorale". I laici sono sulle barricate. Enrico Boselli, leader socialista, attacca: "Il cardinale Ruini vuole cancellare la 194, non migliorarla". I Radicali non sono disposti ad assistere allo "scempio" di smantellare una legge che ha sanato la piaga degli aborti clandestini.
<Lo
voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra>
( da "Corriere
della Sera" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: REDAZIONALE Antonio Socci "Lo voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra" ROMA - Il cattolico credente Antonio Socci voterà per l'ateo devoto Giuliano Ferrara e la sua "Lista per la vita "? "Sì, se si presenterà. Per convinzione. E per stima verso Giuliano. Lo ritengo la persona più intelligente d'Italia.
ROMA
- Se il cardinale ci tiene tanto a Casini siamo pronti a candidarlo si
( da "Messaggero,
Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alla componente laica di FI che, con Benedetto Della Vedova, plaude al "principio della libertà di coscienza" che Berlusconi ha comunque fatto salvo. I suoi buoni uffici il Cavaliere li ha spesi direttamente con il Vaticano e con il segretario di Stato Tarcisio Bertone il quale però, oltre a precisare tramite l'Osservatore Romano che non bisogna confondere la Santa Sede dalla Cei,
Plasmati
dal Pd alla Destra di Storace (e promotori della Rosa Bianca e altro) i
cattolici tridentin... ( da "Manifesto, Il"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: almeno come un vero baluardo della difesa difesa della laicità dello stato? Come è stato possibile, e la domanda è posta anche alla Sinistra Arcobaleno, ai socialisti, ai radicali, che conquiste come la 194, siano attaccate in questo modo senza un'efficace risposta? Lo ripeteremo fino alla nausea, non è sufficiente, anzi a questo punto è dannoso, mettersi nella condizione di dover "
Silvio
Berlusconi: <Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale>
<L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in
campagna elettorale, quindi non è oppor
( da "Liberazione"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per me anche Veltroni è troppo laico" "Il PD si conferma diviso su tutto", rivela la parlamentare di Forza Italia Michela Biancofiore. "L'affermazione sorge spontanea. Il campo minato sono sempre i valori positivi come l'etica ed il diritto alla vita. Sia il quotidiano Europa, notoriamente filo cattolico, che alcuni esponenti del partito democratico -
Fulvio
Fania ( da "Liberazione"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: continua a temere che la presenza cattolica dentro i due schieramenti diventi "semi-irrilevante". E' il colmo. Mentre la Cei tuona perfino contro gli amplessi cinematografici di Moretti e propugna l'obiezione di coscienza dal sesso per gli attori, l'ex laico Ferrara trasforma l'aborto in un partito.
DEMOCRAZIA
TRA GUELFI E GHIBELLINI ( da "Stampa, La"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Enrico Rusconi DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI Il concetto di "laico" sta diventando sospetto e irritante. Tra un po' sarà dichiarato obsoleto. Il "dialogo tra laici e cattolici" è già una finzione per spartirsi tempo e spazio nell'esposizione pubblica delle proprie idee. Intanto si moltiplicano i cattolici zittiti dalla grande strategia comunicativa della gerarchia ecclesiastica.
Innamorarsi
di Dio o di Marilyn Monroe ( da "Stampa, La"
del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Se io fossi religioso o settariamente laico non avrei problemi di solitudine perché sarei obbligato ad appartenere a un gruppo che venera il sacro o venera il contrario del sacro. Ma la religione è un processo arcaico di socializzazione. Un cattolico come René Girard, membro dell'Académie française, ha parlato della violenza del sacro.
LISTA
PER LA VITA: NO DEL PDL, FERRARA ISOLATO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laici e cattolici, per ragioni opposte, si sono trovati in sintonia nel bocciare l'iniziativa: i primi giudicandola come un'operazione sponsorizzata dalle gerarchie ecclesiastiche, i secondi temendo forse un'erosione dei propri consensi. La polemica nel centrosinistra si è complicata grazie (o per colpa) di un intervento della teodem Paola Binetti a sostegno della posizione di Berlusconi
( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
PIERLUIGI
CASTAGNETTI Il terremoto politico è cominciato il 14 ottobre, non v'è dubbio.
Da allora la ex Casa delle libertà ha dovuto inseguire, lo vedono tutti.
L'ultima scelta di Veltroni ha fatto addirittura precipitare nel panico
Berlusconi e soci, costringendoli a un tentativo di unificazione del
centrodestra assolutamente improvvisato e con esiti tutt'altro che scontati.
Stanno tentando di fare una lista simil-unitaria. Ma, fare una lista è cosa
diversa che fare un partito, si sa. Hanno detto che avranno un solo capogruppo,
ma verosimilmente avranno dieci vicecapigruppo in rappresentanza delle
rispettive subformazioni che assicurano di voler continuare a esistere come
partiti distinti. Del resto non hanno ancora detto cosa faranno nei consigli
regionali, provinciali e comunali. La decisione è stata presa da Berlusconi e
da Fini, gli altri sono stati invitati ad accomodarsi senza proferire verbo.
Ognuno dei partiti s'è trovato "confluito" nel nuovo caravanserraglio
senza discussione, senza congresso deliberativo, senza nemmeno poter discutere
regole e condizioni. Come reagiranno le rispettive basi? Si adegueranno compatte
in silenzio? E i rispettivi (per quanto piccoli) elettorati legati a un simbolo
che non trovano più? Senza dire dei problemi aperti, in particolare sul fronte
Udc. Le cose che mi hanno colpito a tal proposito sono state da un lato le
dichiarazioni di Martens e dall'altro gli interventi di autorevoli esponenti
della Chiesa italiana. Il presidente del Ppe ha dichiarato due giorni fa a
Repubblica che non vi saranno problemi per l'ingresso di Fini nel Ppe. Penso
anch'io che tutto filerà liscio, perché il Ppe è già il caravanserraglio che la
destra sta costruendo in Italia: ormai c'è dentro di tutto, cattolici,
ortodossi, musulmani, atei e poi moderati, conservatori e nazionalisti. Lo dico
per tranquillizzare Storace, perché finire nel Ppe non comporta affatto il
rischio di "morire democristiani", anzi lui e Buontempo possono
tranquillamente restare con la loro aspirazione di morire (ovviamente
tardissimo) fascisti, se questo è il loro desiderio. Il Ppe è cioè diventato un
contenitore di tante contraddizioni, purché stiano nell'area conservatrice. E
fare il Ppe italiano, per chi si sente conservatore, è un'aspirazione più che
logica. Non mi hanno neppure sorpreso le dichiarazioni al Tg1 del direttore di
Avvenire, Dino Boffo. Boffo è un ottimo giornalista, un direttore che ha fatto
un bel giornale, ed è sicuramente esponente autorevole e rappresentativo di una
parte importante e maggioritaria del mondo cattolico italiano. Le sue simpatie
per il centrodestra sono legittime e sotto gli occhi di tutti, basta leggere le
pagine politiche ? garbate ma orientate ? del suo giornale. Lo ripeto, un
giornale, molto bello e completo per quanto riguarda ? ed è ciò che alla fine
conta ? l'informazione religiosa e il dibattito culturale. Dico questo
semplicemente per smorzare ogni polemica. Non si riprendano per favore gli
stucchevoli discorsi sulla presunta ingerenza della Chiesa, più semplicemente
si riconosca che c'è una parte della Chiesa che è da sempre orientata a destra,
e che oggi ha correttamente deciso di esplicitarlo. Dopotutto anche gli uomini
di Chiesa o della Chiesa sono uomini, cioè cittadini come gli altri, con lo
stesso diritto degli altri di "prendere parte". Anche se, pure per
loro, dovrebbe valere ciò che vale per tutti i laici
credenti, e cioè che "nel prendere parte" si deve avere cura di non
coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua funzione magisteriale, la quale è
bene che continui a svilupparsi ? lontano da ogni rischio di
"trascinamento" politico ? perché mai come oggi, mai come da parte
dell'uomo di oggi, è forte la domanda di orientamenti e di pensieri sapienti e
duraturi, come sono quelli ispirati dal Vangelo. P.s. Ieri è intervenuta
anche Eugenia Roccella, contestando la rilevanza del cattolicesimo democratico
e teorizzando sul posto dei cattolici in politica. Le
posizioni della Roccella sono legittime e coerenti con la sua storia e il suo
pensiero. Quanto lei sappia della cultura del cattolicesimo democratico lo
ignoro. Apprezzo il suo impegno a difesa del valore della vita e rispetto la
sua opzione politica a fianco dei suoi tanti amici ex radicali che stanno in
Forza Italia. Certo che è veramente stucchevole che ci siano persone che con
tanta disinvoltura si improvvisano una improbabile autorevolezza per
pontificare sul posto dei cattolici in politica.
Sarebbe molto più onesto che dicessero la loro legittimissima opzione politica
senza incomodare religione e valori. Un po' di misura e di rispetto per chi
quei valori non li ha scoperti ieri e non ha mai smesso di difenderli senza mai
utilizzarli a sostegno della propria opzione politica non guasterebbe.
( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
ANGELO SUMMA Con sempre
maggiore frequenza si sente parlare dell'ambizione dell'uomo a sostituirsi a
Dio, a farsi artefice unico della propria vita e padrone incontrastato della natura. Negli ultimi anni, il progresso scientifico ha offerto nuovi motivi di contrasto tra la chiesa
cattolica e i laici. L'avanzamento della scienza, specialmente nell'ambito
della medicina, sposta ogni giorno in avanti i confini dell'umano: prima con la
mappa del genoma umano, poi con la ricerca sulle cellule staminali, il sogno
dell'immortalità pare ormai a portata di mano o così ci viene fatto credere dai
media. Nel giro di pochi anni non c'è malattia che non potrà essere
debellata, organo del corpo umano che non potrà essere rigenerato o sostituito.
Ci si divide rozzamente tra chi si schiera, comunque e sempre, con il
progresso, e chi invece come la chiesa crede che non tutto ciò che è
realizzabile tecnicamente sia eticamente accettabile. Gli schieramenti sembrano
definiti: da una parte i cattolici e dall'altra i
laici, i non credenti. È questa una lettura banale del dibattito in corso, una
semplificazione superficiale figlia, verrebbe da dire, di questa epoca di
bipolarismo forzato, tanto che i più ragionevoli, una volta abbassati i toni,
si ritrovano concordi ad affermare che su certe questioni tanto complesse non è
possibile schierarsi, come tra eserciti nemici. Non c'entra nulla qui il
relativismo. Sono un "non credente" che presta ascolto, con
attenzione, agli ammonimenti della chiesa cattolica, rimasto sorpreso
dall'atteggiamento che questa ha assunto rispetto alle conquiste della
medicina. In passato le denunce più forti e appassionate contro l'accanimento
terapeutico erano state proprio quelle che provenivano dalla chiesa cattolica,
attenta a difendere sempre e comunque la dignità dell'uomo, pretendendo
rispetto per chi soffre e compassione per chi ha il diritto di essere
accompagnato con umanità verso la morte. Più di una volta ho ascoltato
denunciare con forza chi, in nome della scienza o del profitto, fa
"uso" del corpo umano. Il principio condiviso è che l'uomo non può
mai essere un mezzo da sacrificare sull'altare della scienza. Nel tempo però
gli interventi sull'uomo sono diventati sempre più frequenti e comuni; è un
processo iniziato gradualmente che sta iniziando ad intaccare la nostra natura
più di quanto siamo disposti ad ammettere. Per la prima volta nella storia del
nostro paese la stima della speranza di vita alla nascita supera i 78 anni per
gli uomini (78,3 anni), e raggiunge gli 84 anni per le donne, all'inizio degli
anni '60 era di 72 anni per le donne e di 67 per gli uomini. Nella Roma
imperiale del III secolo d. C. appena un terzo di coloro che avevano compiuto
il quinto anno riuscivano poi a superare di poco il cinquantennio. Una vita
così lunga però comporta una crescita del rischio di contrarre malattie, da
alcuni anni oltre ai tumori dobbiamo misurarci con la diffusione di patologie
gravemente invalidanti, come l'alzheimer. Il progresso allunga la vita ma poi
la prende in ostaggio, la medicalizza. Tra i tanti dati colpisce la crescente
"medicalizzazione della gravidanza", con il 37% l'Italia raggiunge la
percentuale di parti cesarei più alta di tutti i paesi dell'Ue, di Stati Uniti
e Canada. Ormai si nasce e si muore quasi sempre in un letto di ospedale. È il
prezzo che tutti siamo pronti a pagare per il nostro umanissimo sogno di
immortalità. Il documento diffuso nei giorni scorsi al termine di un convegno
sul tema "Prematurità estrema, i margini di gestione ostetrica e i
risvolti neonatologici", durante il quale si è discusso dell'assistenza ai
neonati fortemente prematuri, ha riacceso lo scontro sulla legge
( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
INTERVISTE SULLA
BIOPOLITICA/5 Il losofo Remo Bodei: "No all'eugenetica liberale"
"Biotecnologie, un aiuto alla vita" "Lasciare fare alla lotteria
naturale è un suicidio, è come non curarsi se c'è una malattia. Dobbiamo invece
aiutare il nostro welfare a innovarsi" GIOVANNI COCCONI "In Italia,
anche per la presenza della Chiesa cattolica, il dibattito sulle questioni
biopolitiche è più sottile e approfondito che altrove. Penso a intellettuali
come Norberto Bobbio o Giuliano Amato. Negli Stati Uniti tra i fondamentalisti
alla Bush e i liberal lo scontro alla fine è più ideologico che da noi. Il caso
Terry Schiavo, poi, ha creato barricate che non si erano mai viste prima".
Remo Bodei è uno dei più noti filosofi italiani. Dal 2006 è docente alla Ucla
di Los Angeles. Si considera vicino alle posizioni pro choice, per la libera
scelta, "ma ci dev'essere una compatibilità sociale e morale con la mia
libertà. Trovo scandaloso, per esempio, quello che è stato
fatto in Inghilterra dove, per una sorta di multiculturalismo un po' peloso, è stato permesso alle donne indiane e pakistane quello che è
vietato alle altre, di abortire fino al quinto mese. Altra cosa che non si deve
fare è intervenire sul sesso dei nascituri, cosa che negli
Stati Uniti si può fare con 400 dollari, o l'eugenetica prenatale per scegliere
gli embrioni "buoni": dove non è riuscita la natura riuscirebbe la
scienza. Pratiche che fanno giustamente inorridire Habermas e altri
intellettuali laici che si dichiarano contro la cosiddetta eugenetica liberale,
sinonimo di "faccio quello che voglio"". Bodei preferisce
parlare di "eugenetica negativa che ritiene che la natura possa essere
modificata, ma entro certi limiti che politica e società sono chiamate a
fissare". In fondo, spiega Bodei, la biopolitica c'è sempre stata.
"L'eugenetica spartana era di gettare i bambini deformi giù dal monte
Taigeto. Aristotele distingueva tra zoé, la vita biologica, e bìos che era la
vita individuale del cittadino. Per Foucault la novità moderna è che per la
prima volta la politica entra nella vita, la polis e la zoé si confondono. La
corporeità ? intesa come vita sessuale, famiglia, salute ? diventa centrale.
Anche per Hobbes, in fondo, la politica si fermava sulla soglia di casa. Oggi
si può dire che la politica ha reso porosi i muri della casa: entra, vede,
organizza. Quello che c'è di nuovo, rileva Foucault, è che certi comportamenti
non vengono più imposti coattivamente ma attraverso forme di retorica politica
e regole giuridiche che articolano la vita privata. L'alcova assume una valenza
simile a quella della piazza politica. Per esempio noi eravamo abituati al
vecchio metodo della procreazione sessuale diretta e non assistita e ad esser
determinati da fattori ereditari che non potevamo controllare. Oggi viviamo in
una situazione che definirei di antidestino: noi possiamo intervenire su leggi
naturali che sembravano intangibili. Un bambino può avere tre madri: la madre
biologica, la madre delegata a "portare" il feto e la madre
legale". Bodei invita a non trascurare la centralità del tema delle
biotecnologie "che coinvolge la questione del welfare. Per inciso, in
Italia il primo a introdurre elementi di welfare è stato
Giolitti quando ha usato il chinino per curare gli abitanti delle zone
malariche. La biopolitica deve aumentare la capacità di innovazione del nostro
welfare. In fondo l'Opera nazionale maternità e infanzia del regime fascista
ebbe più effetto della propaganda esplicita. Lasciare fare alla natura, alla
lotteria naturale è una posizione suicida, è come non curarsi se c'è una
malattia. Mi ritrovo più in una linea laico-razionalista di eugenetica
negativa. La differenza è tra chi pensa alla qualità della vita e chi pensa
alla sacralità della vita, ma i confini non li può fissare il progresso
scientifico da solo". Anzi, Bodei riprende una vecchia distinzione tra
scienza e tecnologia. "La scienza deve essere lasciata libera. Le
biotecnologie, invece, che sono applicazioni, non devono mai andare contro
natura e devono essere regolate socialmente. Per esempio l'intervento sul
genoma". Per Bodei definirsi pro choice significa, per esempio, che
"devo essere io a determinare se la mia vita è esposta a dolori
insopportabili in caso di malattia terminale. Certo, il problema dei limiti è
tutto da discutere. Io sono personalmente contro i referendum. Quello che si
può fare è un grande dibattito anche culturale, magari convocando degli stati
generali, perché la politica non può limitarsi a gestire il day by day, ad
affrontare i casi solo giorno per giorno".
( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti La crudeltà
dell'ideologia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Davvero la polizia che a Napoli
irrompe in sala operatoria e sequestra un feto malformato è roba da teatro del
grottesco e della crudeltà, da dramma di Artaud. Sembra un episodio inventato
per dimostrare la stupidità dei fanatici della vita ad oltranza, per far vedere
a quale ferocia si può arrivare in nome di un principio nobile e astratto
ridotto ad ossessione e sventolato come un'ideologia, persino elettorale. è
difficile anche ragionare dinanzi a questa violenza che è stata commessa a
Napoli. Una violenza contro la legge, innanzitutto, perché l'aborto era
terapeutico e quindi legittimo, nel pieno rispetto della 194. Anche se va detto
forte e chiaro che l'oscenità dell'irruzione non sarebbe cambiata di molto se quell'aborto
fosse stato ai limiti della legge o persino
fuorilegge, come si era arrogato il diritto di credere il giudice napoletano,
informato ? nientemeno! ? da una telefonata anonima. Ed ecco la domanda che
giriamo ai lettori: perché un giudice, che ha studiato il Diritto laico e che
sa che la giustizia mai dovrebbe muoversi in base ad una qualsiasi convinzione
religiosa; perché un giudice che si è formato in un'Italia civile e tollerante
non capisce che ci sono ambiti delicatissimi nei quali comunque non si
interviene con i blitz, con le sirene, con le manette e con le pistole?
Amareggia e addolora che questo signor giudice di Napoli si sia comportato come
il burocrate di quella ferocia ideologica che si sta diffondendo in Italia su
temi sensibili ? e l'aborto è fra questi ? che invece richiedono silenzio,
rispetto, solidarietà. è come se un diavolo collettivo, un diavolo arrogante
che presume di incarnare la morale pubblica, avesse spinto giudice e poliziotti
a trattare un'intera struttura ospedaliera ? dagli amministratori ai medici,
dagli anestesisti agli infermieri ? come un covo sordido di mammane abortiste.
Solo il fanatismo, che come sempre nasce da un'intenzione apparentemente buona,
può fare credere che i medici di Napoli non siano persone per bene ma stregoni
sadici, allegri assassini di nascituri. Il signor giudice, mandando la polizia
in sala operatoria, ha trasformato un luogo di lenimento della sofferenza in un
quadro di Bosch. E alla fine invece di mostrare il presunto orrore della
professione medica, ha mostrato tutta l'asfissia di un'altra professione, della
sua professione. Quante telefonate anonime riceve un giudice a Napoli? Davvero
ad ogni telefonata ordina un blitz in tempo reale? E come ha misurato l'urgenza
dell'intervento? E quali rei stava cercando? La mamma? Il papà? I medici e gli
anestesisti? Cosa voleva mettere sotto sequestro preventivo: l'utero di quella
donna? Adesso, a quella signora che, appena uscita dalla sala operatoria, è
stata sottoposta ad un incredibile interrogatorio, bisognerebbe che lo Stato
chiedesse scusa. L'hanno trattata come un'omicida, come una snaturata che si
vuole sbarazzare di un feto alla ventunesima settimana. Hanno inventato per lei
il reato di feticidio, hanno applicato contro di lei il loro stupido estremismo
che inutilmente vorrebbe deformare e deturpare il buon cattolicesimo italiano
in schemi da sermoneggiatori fondamentalisti, con tutto questo parlare di Dio e
dividersi su Dio. La polizia non ha sorpreso una gang di infanticidi ma una
donna provata da un terribile dramma personale, costretta ad abortire per non
mettere al mondo, nel migliore dei casi, un infelice menomato. Per questa
signora come per tutti gli italiani, di destra e di sinistra, l'aborto è,
qualche volta, una disgrazia necessaria. Perché il diritto all'aborto, in
questo caso terapeutico, risponde sempre e comunque a una legislazione
d'eccezione. Speriamo dunque che serva questo orribile episodio di Napoli a
mostrare tutta la miseria di un'idea che attribuisce alla sinistra di questo infelice
paese la voglia matta di abortire e alla destra invece la difesa della vita.
Non è così. Non ci sono in Italia da un lato gli abortisti che ballano attorno
ai feti e dall'altro gli antiabortisti che si organizzano in squadre di
polizia. In questo paese per tutti, e anche per la legge, l'aborto è sempre una
tragedia. Ecco perché, prima che il clima diventi infernale, ci permettiamo una
volta tanto nella vita di esser d'accordo con Silvio Berlusconi che ha
sconsigliato a Giuliano Ferrara di presentare una lista elettorale "per la
vita". C'è forse in Italia qualcuno "per la morte"? Berlusconi
ha aggiunto ieri che secondo lui il dibattito sull'aborto andrebbe tenuto
lontano dalla campagna elettorale. Ha ragione. E non perché il dibattito non
meriti l'attenzione e il rispetto che anche Ferrara merita. è stato Ferrara a dichiarare ieri al "Corriere" che
mai egli vorrebbe incriminare una donna che ha abortito, e che non è a cambiare
la legge 194 che aspira con la sua battaglia. Chi allora, secondo lui, ha armato
di ferocia l'interventismo del giudice e dei poliziotti di Napoli? Si sa che i cattolici sostengono che la vita va protetta sin dal
concepimento, col risultato estremo di giudicare ogni aborto come una
violazione del quinto comandamento. I protestanti invece considerano la nascita
come la soglia decisiva senza tuttavia negare che la morte del feto sia un
danno per i genitori. Per gli ebrei lo statuto del feto è una questione
controversa perché un feto nel ventre della madre è un progetto di vita in corso
d'opera. Per i musulmani il feto diventa un persona umana a quattro mesi dal
concepimento anche se si tratta di "una persona umana
allo stato vegetativo". Come si vede ? e ci scusiamo per il necessario
schematismo ? le religioni si dividono. E anche la scienza si divide. Ma
nessuno stato laico, nessun legislatore laico può risolvere per legge questa
disputa e nessuna sentenza di qualche Cassazione può fissare il momento in cui
il nascituro diventa un individuo da proteggere giuridicamente. Senza
arroganza dunque lo stato laico ha stabilito quel
giorno e quell'ora nell'atto di nascita. Prima, il feto e la donna che lo porta
in grembo vengono tutelate da un legge che, per quanto carente, è una buona
legge, che ha fatto progressivamente diminuire il numero degli aborti, ha
insegnato alle italiane che il diritto all'aborto è una drammatica conquista,
un'angosciosa soluzione d'eccezione, e che la destra e la sinistra per una
volta non c'entrano nulla.
( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti Le antiche
strade della chiesa (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ognuno vi cerca (e vi trova) quel
che vuole, senza che lo sguardo riesca mai a stringersi davvero su un punto
fermo, su un "questo siamo" che non ammetta repliche, e non possa
rovesciarsi nel suo contrario. Abbiamo aperto la strada della modernità ? con
il Rinascimento ? e l'abbiamo subito perduta. Abbiamo gettato le basi teoriche
e politiche dello Stato nazionale, ma non abbiamo saputo costruirne mai davvero
uno. Abbiamo inventato il fascismo e la forma occidentale del comunismo, senza
aver mai elaborato in profondità, e non semplicemente rimosso, il nucleo
drammatico (e incomparabile) di quelle esperienze, superandolo in una matura
sintassi democratica. Il filo di questo pensiero mi è ritornato in mente
leggendo le riflessioni lucide e appassionate che Ernesto Galli della Loggia ha
dedicato (sul "Corriere" di martedì) a quanto avevo scritto su
"Repubblica" di qualche giorno prima a proposito dell'ondata
neoguelfa che sta attraversando il nostro Paese. Proverò a dire perché. Mi
sembra che Galli della Loggia non neghi l'esistenza del fenomeno in quanto tale
("l'impressione ? come egli dice ? di un che di eccessivo, di
strabordante, del discorso religioso specialmente su temi etici"), ma
contesti in modo deciso la spiegazione che ne prospettavo. E lo fa opponendomi
due ragionamenti, anch'essi centrati su una valutazione della storia d'Italia ?
singolarmente simmetrica alla mia, ma in modo rovesciato, speculare. Il primo
argomento si rivolge alla mia concettualizzazione di quanto sta accadendo.
Parlare neoguelfismo, secondo lui, è fuorviante. Sarebbe solo il segno di una
(cattiva) abitudine della cultura italiana a riportare ogni novità, anche la
più radicale, nell'ambito di dicotomie tradizionali ? "Stato-Chiesa, laico-clericale, conservatore-progressista" ?
ormai vuote di contenuto, eredità inerte di "un'impalcatura ideologica
otto-novecentesca" oggi diventata non più di "un reperto
archeologico". Bisogna invece saper cogliere tutta la portata inedita del
ritorno in grande stile del discorso religioso nel mondo contemporaneo,
come risposta alle domande e ai bisogni di spiritualità e di eticità indotti
dalla rivoluzione tecnologica che sta sconvolgendo le nostre esistenze (un
punto su cui insiste molto anche Gaetano Quagliariello, nella sua risposta al
mio articolo). Ebbene: sono del tutto d'accordo nell'enfatizzare al massimo il
carattere di assoluta novità del tempo che stiamo vivendo, dove il rapporto fra
tecnica e vita sta assumendo aspetti impensabili fino a qualche decina di anni
fa. E sono d'accordo a collegare l'inatteso riemergere della religiosità alle
angosce indotte da quello che appare letteralmente come un salto nel vuoto
dell'umanità oltre se stessa, per così dire. Ma il problema è come la Chiesa
stia rispondendo ? soprattutto in Italia - a questa domanda, e che capacità
essa per prima stia dimostrando di accogliere il nuovo e di darvi spazio. Se ce
lo chiediamo davvero, la risposta è preoccupante. La Chiesa sta reagendo
arroccandosi, invece di guardare avanti. Sta resistendo a fatica alla
tentazione di politicizzare il proprio messaggio, riempiendolo di dogmi, quando
avremmo bisogno piuttosto di profezia. E gli "atei devoti" la stanno
spingendo esattamente su questa china, mentre dovrebbero metterla in guardia.
La cultura italiana sarà anche arretrata, come dice Galli della Loggia, ma qui
non c'entra. E' la Chiesa che sta rischiando di ripercorrere antiche strade,
non noi. Se la cosa è vecchia, non può essere che vecchio il nome per
indicarla. E' vero: neoguelfismo è una parola che viene dal profondo del nostro
passato. Saremmo felici di poterla dimenticare in pace. Ma come, se c'è chi non
sa far altro che cercare di riproporne i contenuti? Credo che il futuro del
Cristianesimo, e in particolare della versione cattolica, sia nella totale
depoliticizzazione del suo insegnamento, come unica condizione perché la sua
voce entri davvero nell'intreccio fra tecnica e vita, e gli possa dare un
senso: quello dell'emancipazione e della libertà ? se vogliamo, del
ricongiungimento con Dio, oltre la naturalità costringente della specie. La
disconnessione del legame originario fra religione e politica - di cui Jan
Assmann (un autore ben noto al Papa) ha magistralmente descritto l'archeologia
? è la grande missione che aspetta la Chiesa nel tempo che si apre. Il secondo
argomento di Galli della Loggia riguarda il giudizio storico sul nostro Stato e
sulla nostra politica. Se oggi la Chiesa e il suo discorso hanno da noi tanto
ascolto, ciò non nascerebbe ? come a me pareva ? dal vuoto della politica e
dello Stato, ma al contrario da un'eccessiva "iperpoliticizzazione (?)
della compagine statale italiana", che avrebbe origini lontane, sin dalle
debolezze del nostro Risorgimento (ancora la storia d'Italia), e arriverebbe
fino a una sorta di paralizzante "corto circuito politica-cultura", in
grado di produrre ormai solo vaniloqui (la "cultura del nulla" cui
allude Giuliano Ferrara nella sua sobria e pacata replica al mio intervento).
Di nuovo, credo di condividere il cuore di questo ragionamento; al di là
dell'immagine del "vuoto" che avevo usato, la sostanza resta, anche
se forse leggiamo in modo diverso ? ma tutti e due legittimamente - alcuni
passaggi della nostra storia: siamo di fronte a un desolante silenzio di
pensiero critico "di fronte ai grandi temi del Paese e dell'epoca",
sostituito da un chiacchiericcio politico quasi sempre settario e
ideologicamente prevenuto. Ma tuttavia: siamo sicuri che a questa patologica
"iperpoliticizzazione" la cultura cattolica più direttamente
riconducibile alle posizioni della Chiesa non abbia dato nel corso del tempo e
sino a oggi il suo potente contributo, confondendo troppo spesso quel che è di
Cesare con quel che è di Dio, mischiando sacralità e potere, etica e
precettistica, Vangelo e ragion di Stato? A me pare che noi si debba tutti
lavorare a un ricongiungimento storico fra religione e modernità, nel segno di
un'etica dell'eguaglianza, della speranza e dell'emancipazione. Questo non
presuppone confusione e indistinzione, né tantomeno abdicazioni e supplenze, ma
il disegno di nuovi confini e di nuove mappe: nei paesaggi dell'anima, non meno
che nel tessuto delle nostre istituzioni.
( da "Giornale.it, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di Gianni Baget
Bozzo - mercoledì 13 febbraio 2008, 07:00 Il passaggio dal bipolarismo al
bipartitismo, in Italia, non poteva non avvenire omogeneamente alla figura
generale della politica europea. Ma tale passaggio, ovviamente, pone problemi
di carattere culturale: è qui che nasce una questione cattolica per il ruolo
fondamentale che la presenza del papato a Roma comporta per l'identità del
nostro Paese. Questo problema si era già posto con le elezioni del 1994, quando
l'azione della Procura milanese, con l'integrale sostegno del Pds nella lotta
contro i partiti democratici, condusse alla fine della Democrazia Cristiana. Fu
il popolo democristiano a votare insieme a tutti coloro che non accettavano il
Pds come politica dominante nel Paese e a dare a Berlusconi la maggioranza in
quelle elezioni. Quella che si costituì allora fu una maggioranza della
tradizione italiana, opposta all'idea che la nazione andasse purificata dai
suoi "vizi cattolici"
per essere riportata alla cultura laica nella versione post-rivoluzionaria - ma
rivoluzionaria nei fatti - del Pds. Fu Berlusconi, in quella occasione, a porre
il principio della continuità della tradizione italiana di moderazione e di
libertà, aliena all'idea di un cambiamento culturale che recidesse i vincoli
con la storia cattolica del Paese. Allora furono Mastella e Casini a
portare il Centro Cristiano democratico - cioè quei democristiani che non
accettavano la svendita della Dc ai pidiessini fatta da Martinazzoli - dentro
le liste di Forza Italia. E ora si trovano al medesimo punto. Il problema vero
non è quello di Mastella, che è una questione di collegi elettorali e di
rappresentanza del Mezzogiorno, ma non culturale, perché il suo essere
componibile con i due schieramenti gli ha tolto ogni carattere politico al di
fuori della rappresentanza del suo territorio. Il problema maggiore è quello
dell'Udc, che ha scelto di essere presente nel centrodestra ma come alternativa
alla leadership di Berlusconi: ciò ha creato le traversie della passata
legislatura ed è stato la causa principale della
sconfitta della Casa delle Libertà. La richiesta di una autonomia elettorale
potrebbe avere un senso se si tiene conto della rappresentanza dei cattolici nel centrodestra.
( da "Unita, L'" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del La battaglia dei gay democratici: si può fare Andrea Benedino,
Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti,
Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo
Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola
Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio
Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan
Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli, Perché una lesbica o un gay
dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è
banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni
fa il ritorno al governo del Paese dell'Unione portò con sé la speranza per la
comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle
richieste, come la legge contro l'omofobia e quella per i diritti delle coppie
di fatto, che potessero consentire all'Italia di colmare i forti ritardi su
questo terreno rispetto al resto d'Europa. Nel corso di questi due anni
proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la
normativa contro i reati motivati dall'omofobia, leggi che
pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella
cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle
parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre
all'Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere
fondamentali diritti civili a tutti i cittadini. Esponenti politici del
nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori
sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria
pur di impedire l'approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei
conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia
al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare
le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di
saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana -
non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una
decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo. Tante
lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi
preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e
transgender chi rifugiandosi nella vita privata. Noi abbiamo scelto di restare,
convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre
qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del
cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo
partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l'abbiamo compiuta,
convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a
riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché
possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza. Sappiamo che la
vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel
Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d'Italia, in quel
partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime
elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.
Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente,
abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra
presenza dall'interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e
significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione,
la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che "le
famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste
delle politiche sociali". Nello stesso documento si auspica che siano
"riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone
conviventi in unioni di fatto" e che si elimini "ogni discriminazione
e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento
politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale".
Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd "si impegna a rimuovere gli
ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i
cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere,
all'origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni
personali, alle disabilità, all'età o all'orientamento sessuale incontrano i
maggiori ostacoli nell'accesso alla vita politica". Tutto ciò non era
affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta
senz'altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze
del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e
chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano
tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè,
come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori. Serve
soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati
e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall'interno delle
istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e
un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora
sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce
"a vocazione maggioritaria" ha bisogno di rappresentare la società
italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi,
superando imbarazzi e reticenze. Walter Veltroni in questi giorni ha proposto
lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama "We
can" cioè "Si può fare". È uno slogan che punta a trasmettere
fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e
guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a
tutta la società, senza dimenticare nessuno. Ecco quindi che la risposta alla
domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per
il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel
pronunciare "Si può fare". Tanti cittadini omosessuali vorrebbero
svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, "Si può fare":
si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere
diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una
"nuova Italia" da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati
citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel
suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti,
perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel
Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo "Si può fare"
ma "Si deve fare". Marco Volante.
( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Giuliano insiste I
DISTINGUO Sulla lista pro-vita Ferrara resta solo "Non mi serve nessuno
ecco il mio simbolo" Anche Berlusconi e i teodem lo abbandonano Solo
Casini lo appoggia L'aborto in campagna elettorale. Ad infiammare la polemica
politica sull'interruzione volontaria di gravidanza sono la decisione del
direttore del "Foglio", Giuliano Ferrara di candidarsi alle elezioni
del 13 aprile con una sua lista pro-life e fatti di cronaca come quello di
Napoli dove ieri la polizia ha sequestrato la cartella clinica di una donna che
ha abortito. Dopo aver invocato un pronunciamento dell'Onu a sostegno della
proposta di una moratoria sull'aborto, il candidato premier del Pdl, Silvio
Berlusconi ha bocciato, però, l'iniziativa di un'apposita lista: "L'aborto
è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale,
quindi non è opportuno che Ferrara presenti una sua lista per puntare l'attenzione
su questa questione. Sto lavorando per concentrare le 18 sigle in una e ora
l'amico Giuliano ne vuole aggiungere un'altra. Va contro la nostra strategia e
contro il volere degli italiani". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando
Casini, leader dell'Udc annuncia invece: "Sulla difesa della vita sono con
Ferrara. Sarà il nostro impegno programmatico in Parlamento". E
Buttiglione lancia addirittura la proposta di una lista comune Udc-Ferrara.
L'Osservatore Romano invita a evitare "strumentalizzazioni ad uso elettorale
sui temi etici" e raccomanda un "dibattito sereno e obiettivo".
In tema di aborto e di "un'eventuale riforma della legge 194" il
giornale della Santa Sede si limita a registrare "diverse posizioni, sia
all'interno del centrodestra sia nel centrosinistra e anche fuori dai due
grandi poli". Prende le distanze da Ferrara anche la senatrice teodem
Paola Binetti. "C'è chi tenta di strumentalizzare il valore della vita o
di farlo diventare un elemento di conflittualità per confrontarsi su chi difende
di più la vita - afferma l'esponente cattolica del Pd -. E' una
contrapposizione dannosa. Non serve un partito della vita, ma una concreta
assunzione di responsabilità per garantire quanto affermato nella 194, nella
Carta dei Diritti fondamentali dell'Ue e nella dichiarazione dei diritti
universali dell'uomo". L'appello vaticano ad abbassare i toni si scontra
con l'escalation delle polemiche. "L'episodio di Napoli rispecchia il
clima di tensione inaccettabile che si è venuto a creare attorno alla drammatica
scelta della rinuncia ad una maternità - denuncia il ministro della Salute,
Livia Turco-. Una denuncia anonima ha messo sul banco degli accusati una donna
che ha abortito secondo la
( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII -
Firenze Salone de' cinquecento Il modello intramontabile di Gino Bartali Gino
Bartali fu molto di più di un comune ciclista. Amava ripetere: "Io voglio essere
ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra". Ma a
quell'epoca anche le vittorie in bicicletta erano talvolta utilizzate per fini
politici e forse la telefonata di De Gasperi a Bartali, subito dopo l'attentato
a Togliatti, contribuì, nell'Italia sintonizzata sul Tour de France del '
( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
"Aborto fuori
dalla campagna elettorale" Berlusconi frena. Ferrara rilancia:
"Voglio fare il ministro della Sanità" L'Osservatore: non
strumentalizzare i temi etici. La Binetti boccia il partito della vita ROMA -
Dopo essere sceso in campo contro l'aborto, Silvio Berlusconi frena: meglio
lasciare la questione aborto fuori dalla campagna elettorale. Il tema è delicato,
gettarlo nello scontro politico non è il caso. Rimprovera "l'amico"
Giuliano Ferrara che ha deciso di presentare una "Lista per la vita":
"Io sono contrario. Ho cercato di dissuaderlo. Negli ultimi mesi è stato rapito da questa missione, ma io penso che l'aborto
non è un problema da inserire nell'agone politico, è un tema che attiene alle
coscienze e deve stare fuori dalla politica". Quindi al Pdl e al suo
leader, la lista Ferrara non sta bene neppure un po'. "Io passo giorni e
notti a concentrare diciotto sigle di partiti in una, e ora l'amico Ferrara
propone un'altra lista. La sua è una strategia che va contro il volere degli
italiani", si sfoga il Cavaliere in tv a Porta a porta. Insomma il
palcoscenico giusto per la battaglia per la vita "non è la politica",
ma lo scenario internazionale dell'Onu dove parlare di moratoria e dei diritti
del concepito. Rivela altresì di avere offerto al direttore del Foglio di
candidarsi nel Pdl. Tuttavia Ferrara va dritto per la sua strada e ammette che
vorrebbe essere ministro della Sanità in un futuro governo Berlusconi. Ad
appoggiare incondizionatamente l'iniziativa di Ferrara è l'Udc di Pier
Ferdinando Casini. "Il tema che lui ha posto sarà il nostro impegno
programmatico in Parlamento - afferma Casini - La Chiesa dal canto suo fa bene
a sottolineare che c'è la necessità di difendere alcuni valori, e per esempio
si parla tanto della moratoria sull'aborto". Rocco Buttiglione si spinge
ancora più in là e propone un apparentemente tra Udc e Lista pro vita in vista del
voto di aprile. Il Vaticano apprezza che la riforma della 194 o "una sua
migliore applicazione" siano tra i contenuti della campagna elettorale
però l'Osservatore romano invita a evitare strumentalizzazioni sui temi etici.
Almeno nella prima fase della campagna elettorale, sottolinea il quotidiano
della Santa Sede, c'è stata "una convergenza"
nell'evitare "strumentalizzazioni a uso elettorale". I laici sono
sulle barricate. Enrico Boselli, leader socialista, attacca: "Il cardinale
Ruini vuole cancellare la 194, non migliorarla". I Radicali non sono
disposti ad assistere allo "scempio" di smantellare una legge che ha
sanato la piaga degli aborti clandestini. S'indignano i laici del
Partito democratico, da Barbara Pollastrini a Vittoria Franco: "C'è una
crociata contro le donne, è un imbarbarimento". Anche i teodem però
criticano aspramente la strumentalità della "Lista pro vita"
annunciata da Ferrara. Paola Binetti ad esempio, rivendica la trasversalità
della battaglia per la vita: "Non vedo perché si possa ricercare un'intesa
bipartisan sulla riforma elettorale e non potrebbe esserci contro l'aborto e in
difesa della vita". Però, giudica del tutto "strumentale un partito
per la vita". Critiche alla Binetti piovono dal Pd e soprattutto dalla
sinistra radicale. Lei respinge e rilancia sui Dico, la legge sulle unioni
civili naufragata sotto il fuoco di fila cattolico: "Non vale la pena
ripresentarli allo stesso modo". (g.c.).
( da "Corriere della Sera" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-13 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Antonio Socci "Lo voterò, è una battaglia laica
E può convincere tanti a sinistra" ROMA - Il cattolico credente Antonio
Socci voterà per l'ateo devoto Giuliano Ferrara e la sua "Lista per la
vita "? "Sì, se si presenterà. Per convinzione. E per stima verso
Giuliano. Lo ritengo la persona più intelligente d'Italia. Un uomo
generosissimo". Forse dice così perché Ferrara, intervistato
da Radio Maria, ha definito lei, Socci, il suo "precursore" citando
il libro "Il genocidio censurato" sul miliardo di aborti nel mondo.
"Ma non è certo solo per questo... C'è un sodalizio che ci unisce. E poi
vedo nella Lista per la vita un aspetto straordinario. L'aver ricondotto una
questione umanitaria finalmente nelle mani laiche. Il mio libro si apriva con tre
citazioni contro l'aborto: Norberto Bobbio, Pier Paolo Pasolini e Gandhi,
citato da decenni a sproposito dai radicali... lui, un induista, definiva
l'aborto "un crimine" senza mezzi termini". C'è chi avverte
intorno alla Lista Ferrara un forte odore d'incenso. Che partirebbe dalle
stanze della Cei... "Invece sta accadendo esattamente il contrario. Anche
a vederla da un punto di vista squisitamente tattico, alla Chiesa
"conviene" appoggiare i singoli candidati a favore della vita in
schieramenti diversi. Il modo di porre il problema da parte di Giuliano
dovrebbe invece interessare perfino chi è schierato su posizioni
filo-abortiste. Penso all'aborto obbligatorio in Cina, a quello selettivo in
India. Problemi che riguardano milioni e milioni di donne". Ma così non si
mette in discussione un diritto ormai acquisito in tutte le società moderne e
democratiche? "La legalizzazione dell'aborto è un portato del pensiero
totalitario. Il primo Paese a riconoscere quel diritto fu l'Unione sovietica
due anni dopo la rivoluzione d'Ottobre. Seguì la Germania nazista. Poi i Paesi
comunisti. Solo negli anni '70 si arrivò alle democrazie liberali". Le
donne del Pd si ribellano: non siamo assassine. "La questione non riguarda
le donne. Ma il potere dello Stato di attribuire il diritto alla vita: tu vivi,
tu no...". Giuliano Ferrara assicura: avrò anche voti da sinistra.
"Penso che abbia ragione. Anche oltreoceano si riflette molto sull'aborto,
persino nello stesso mondo femminista. Così accade da noi. Ma il fenomeno fatica
a venir fuori". Quella lista otterrà, secondo lei, voti di molti cattolici? "Anche qui, penso di sì. Dopo Giovanni Paolo
II e Madre Teresa i cattolici si sono abituati a
pensare ai non nati come ai più poveri tra i poveri. Con mezzi minimi, i centri
Caritas hanno aiutato 80.000 donne a non abortire. Spesso basta pochissimo: un
semplice aiuto materiale, un appoggio psicologico". Uno slogan per la
Lista Ferrara? "Vediamo... "Proli di tutto il mondo unitevi".
Pensando ai suoi duelli con Benigni: "La vita è bella". Parafrasando
Veltroni: "Non si interrompe un'emozione". O Berlusconi: "Più
bimbi per tutti". Infine scippando a "il manifesto" la campagna
per gli abbonamenti, con la foto del bimbo che dorme: "La rivoluzione
russa"". P. Co.
( da "Messaggero, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MARCO CONTI ROMA
- "Se il cardinale ci tiene tanto a Casini siamo pronti a candidarlo
sindaco di Roma". Dopo giorni di nervosismo, ieri mattina Silvio
Berlusconi è sbottato così alla lettura di un nuovo intervento del quotidiano
dei vescovi "Avvenire" nel quale si sollecitava la presenza di un
simbolo dei cattolici nell'alleanza di centrodestra.
Sono giorni che il leader azzurro cova più di un mugugno nei confronti del
cardinal Camillo Ruini, colpevole a suo dire di aver schierato il giornale in
difesa di quel "marchio" che per Berlusconi, come ha spiegato ieri a
"Porta a Porta", "non ha storia". Per i vescovi italiani
quello è invece l'unico simbolo che, attraverso lo scudocrociato, riprende
anche il massimo segno di distinzione dei cattolici,
ovvero la croce. Fatto sta che i vescovi sino all'ultimo hanno sperato
nell'accordo che avrebbe dovuto permettere ai centristi di schierare il proprio
simbolo nel centrodestra. Sino all'ultimo Gianni Letta, che ora il Cavaliere
vorrebbe spendere a Roma contro Rutelli, ha lavorato per convincere le
gerarchie e lo stesso Ruini che il peso della componente cattolica nel Pdl
sarebbe aumentata e che "non si tratta di un'annessione". La sortita
in favore di una moratoria sull'aborto, così come da un po' di tempo la propone
Giuliano Ferrara, ieri l'altro Berlusconi l'ha fatta propria solo a metà e
questo ha fatto piacere alla componente laica di FI che,
con Benedetto Della Vedova, plaude al "principio della libertà di
coscienza" che Berlusconi ha comunque fatto salvo. I suoi buoni uffici il
Cavaliere li ha spesi direttamente con il Vaticano e con il segretario di Stato
Tarcisio Bertone il quale però, oltre a precisare tramite l'Osservatore Romano
che non bisogna confondere la Santa Sede dalla Cei, non è andato. Eppure
Berlusconi è convinto di aver fatto "non poco" per Oltretevere
durante il suo governo. Ieri, durante "Porta a Porta" si è guardato
bene dall'entrare in una querelle con i vescovi, ma tra esenzioni Ici e
finanziamenti alla scuola cattolica il Cavaliere è convinto di aver fatto il
massimo di quello che era possibile fare nei suoi cinque anni a palazzo Chigi.
Berlusconi si guarda bene dal sostenere di essere "un cattolico
adulto", come fece Prodi in occasione del referendum sulla procreazione,
ma è convinto, dopo una quindicina d'anni di attività politica, che "i cattolici votano e voteranno ancora per me".
L'irritazione di Berlusconi per la sponsorizzazione di Ruini in favore
dell'Udc, ha coinvolto ieri l'altro anche don Gianni Baget Bozzo colpevole di
aver sostenuto su queste colonne che alla fine il Cavaliere si sarebbe adeguato
alle richieste del Cardinale. Niente da fare, ammutolito don Gianni e il sito
di formazione azzurro "Ragionpolitica", dove il monsignore scriveva,
è bloccato. Resta ora da vedere se per non rischiare "l'irrilevanza dei cattolici" anche la Binetti e la Roccella lasceranno Pd
e Pdl insieme a qualche altro "teodem" e "cattolico
adulto".
( da "Manifesto, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Plasmati dal Pd alla
Destra di Storace (e promotori della Rosa Bianca e altro) i cattolici
tridentini, si preparano a una straordinaria operazione politica, ben
orchestrata da Ruini (che anche se un po' infastidito da uno scettico e
irritato Bertone) che potrebbe ottenere un clamoroso e determinante risultato:
accrescere ulteriormente il numero e il peso dei parlamentari direttamente
dipendenti dalla gerarchia. Un vero e proprio golpe "bianco", che
ridicolizza nei fatti le norme presenti nella Costituzione e nei Patti
Lateranensi riformati con il governo Craxi. In un paese confuso, frammentato, alle
prese con una grave perdita di potere d'acquisto dei salari, di precarietà
economica e di senso di milioni di ragazze e di ragazzi, il progetto può
vincere agevolmente, perché la sinistra si presenta ancora troppo, in questi
primi giorni di campagna elettorale, come elemento resistenziale, non di nuova
proposta politica. Implorare i dirigenti della Sinistra Arcobaleno, delle altre
formazioni laiche e progressiste, le sempre più ristrette riserve riformiste
presenti nel Pd, di reagire con una vasta iniziativa culturale e sociale è un
dovere per chi lavorando nell'associazionismo sociale, percepisce da lontano il
rumore di una potente valanga che può travolgere tutte e tutti. Se davvero
l'implosione dell'Unione è stata ritenuta inevitabile, può il blocco sociale,
culturale e politico che per la gran parte l'ha sostenuta essere consegnato
alla neutralità valoriale, mentre avanza il moderno progetto di stabile presa
di potere del cleralicalismo reazionario? Può il Pd pensare, che mantenendo
dentro di se una truppa di esponenti politici che rispondono non alle regole
dei partiti e della democrazia, ma alla teocrazia vaticana, di poter essere
percepito almeno come un vero baluardo della difesa difesa
della laicità dello stato? Come è stato possibile, e la domanda è posta anche alla Sinistra Arcobaleno,
ai socialisti, ai radicali, che conquiste come la 194, siano attaccate in
questo modo senza un'efficace risposta? Lo ripeteremo fino alla nausea, non è
sufficiente, anzi a questo punto è dannoso, mettersi nella condizione di dover
"difendere", laicità, 194, diritti civili e di libertà; e poi
toccherà al divorzio, e poi. Un'idea precisa di convivenza e pluralismo sociale
circola ancora tra di noi? Certo bisogna pensare ai salari, alle questioni
economiche e finanziarie, al welfare, e cosi via, ma se non si è portatrici e
portatori di pochi ma essenziali valori sulla vita, sul futuro, sull'umanità,
l'unica risposta forte, per i tratti storici di questo paese, è quella fornita
dalla chiesa e dalle destre politiche e sociali. Tutto ciò non salverà la
gerarchia cattolica dal disastro spirituale in cui ha spinto il popolo di dio
in Italia, tra simonia dilagante e revisionismo teologico, dove le chiese si
svuotano, la fiducia verso l'istituzione si assottiglia, e si rimpolpano le
fila dei movimenti ecclesiali sempre più estremisti. Il messaggio evangelico è
ridotto a talk show delle coscienze, inseguendo la cultura del neo
protestantesimo americano, anche questo zeppo di soldi e spaventosamente
cattivo maestro. Il silenzio assordante dei cattolici
conciliari, che spaventati si rannicchiano nelle sicure e tante parrocchie,
istituzioni, ordini e fondazioni, la dice lunga su quale speranza si possa
coltivare nel medio periodo su un cambiamento di rotta. A meno che intervenga
lo spirito santo, che stanco di esser molestato dalla
numeraria dell'Opus Dei, decida di raccogliere l'appello disperato di tante e
tanti credenti, spossati dalle blasfeme strumentalizzazioni del sentimento
religioso. Per ora però dilaga la mondanità, che propone vanesie sfilate di
moda, con tanto di troni dorati da far invidia a Maria De Filippi. La
sinistra,quindi, prima di chiedere consensi, ha il dovere di chiarire da che
parte sta, perché potrebbe accorgersi, con grande stupore di classi dirigenti
troppo in sintonia con il chiacchiericcio devastante delle coorti ristrette dei
palazzi, che c'è un popolo che vorrebbere dare di nuovo un'occasione al
cambiamento, senza ma anche, senza inutili oltranzismi d'antan: sarebbero
sufficienti la chiarezza e la linearità. Aurelio Mancuso.
( da "Liberazione" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Silvio Berlusconi:
"Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale" "L'aborto è
tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale,
quindi non è opportuno che Giuliano Ferrara presenti una sua lista per puntare
l'attenzione su questa questione" Silvio Berlusconi: "Ferrara
sbaglia, non è tema da campagna elettorale" "L'aborto è tema che
riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non
è opportuno che Giuliano Ferrara presenti una sua lista per puntare
l'attenzione su questa questione". Ieri, in tv, da Bruno Vespa, il leader
del partito della libertà ha spiegato perché non condivide la scelta politica
del direttore del Foglio. "Giuliano Ferrara in questi ultimi tempi è stato rapito da questa sua missione e intende contro il mio
consiglio presentare una lista per la vita. Ho cercato di dissuaderlo, vedremo
con quali risultati". Comunque sia chiaro, il dissenso fra i due riguarda
solo l'irrompere della questione Ferrara nella campagna elettorale. Nulla da
eccepire invece da parte di Berlusconi sui motivi sollevati dal direttore del
Foglio. Meglio, aggiunge Berlusconi, portare la moratoria sull'aborto all'Onu.
Roberto Maroni: secondo me il "Foglio" non porta un voto Più prosaico
l'atteggiamento di Roberto Maroni della Lega. Che non entra nel merito delle
questioni etiche o poltiiche ma bada al solo. "Secondo me - dice l'ex
ministro del Welfare durante il governo Berlusconi - l'iniziativa di Giuliano
Ferrara di correre con una lista per la vita non avrà alcuna rilevanza alle
prossime elezioni". Rocco Buttiglione: "Il 14 aprile assieme a Ferrara?
Quasi, quasi..." "È possibile, potremmo anche presentarci insieme a
Giuliano Ferrara". Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, pur insistendo
con Berlusconi perchè accetti l'alleanza con il suo partito, ora non chiude la
porta alle liste promosse dal direttore del Foglio. "A Ferrara - spiega
Buttiglione - dico: uniamoci e discutiamo assieme. In Italia il partito
pro-life è l'Udc. Ora possiamo lavorare assieme a un'iniziativa forte, capace
di sfondare quel muro di ipocrisia che regna nel nostro paese su
quest'argomento". Alfredo Mantovano (An): perché non pensare ad una
"lista di scopo"? "Giuliano Ferrara ha un merito straordinario:
aver dato voce, con la forza e con gli strumenti di cui dispone, a chi questa
voce non riesce ad avere perchè troppo piccolo". Lo dice il coordinatore
del dipartimento Legalità e Sicurezza di An, Alfredo Mantovano, spiegando che
"tanti altri finora hanno lavorato nella stessa direzione: sarebbe
ingeneroso non ricordarlo". "Ma lui -aggiunge il senatore di Alleanza
Nazionale - è riuscito ad avere più ascolto. Per questo la scelta di una
"lista di scopo" può incontrare favori o critiche, ma non può essere
liquidata all'insegna della strumentalizzazione o della pericolosità. Solleva
il problema di dare rappresentatività a valori che non sono confessionali, e
che anzi vengono confessionalizzati da chi intende ignorarli". Maria
Procaccini (Fi): "Vinceremo le elezioni e cambieremo la 194" Nella
nuova legislatura "presenteremo un progetto di legge di modifica della
legge sull'aborto, prevedendo una serie di misure di prevenzione obbligatorie e
l'interruzione volontaria di gravidanza solo a determinate e ristrettissime
condizioni". Lo annuncia la senatrice Maria Burani Procaccini,
responsabile nazionale famiglie di Forza Italia. "Il progetto di legge -
insiste la senatrice - conterrà una serie di disposizioni per cui sarà l'aborto
sarà previsto solo in casi realmente conclamati e nei tempi finora previsti,
prevedendo sanzioni durissime per i medici che dovessero rendersi colpevoli di
alterazioni diagnostiche tese a comprovare false sofferenze fetali".
Michela Biancofiore (Fi): "Per me anche Veltroni è
troppo laico" "Il PD si conferma diviso su tutto", rivela la
parlamentare di Forza Italia Michela Biancofiore. "L'affermazione sorge
spontanea. Il campo minato sono sempre i valori positivi come l'etica ed il
diritto alla vita. Sia il quotidiano Europa, notoriamente filo cattolico, che
alcuni esponenti del partito democratico - come la Binetti - hanno
condiviso l'appello di Berlusconi sulla moratoria. Condivisioni, tuttavia, cui
fa eco l'allarme rosso delle fila maggioritarie intolleranti e laiciste dello
stesso piddì. Mi sembra che la campagna elettorale di Veltroni nasca già
culturalmente sospetta". 13/02/2008.
( da "Liberazione" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ferrara si fa
partito L'Osservatore diffidente Il Vaticano plaude la sfida anti-194 ma
smorza: non strumentalizzare Fulvio Fania Città del Vaticano E 'caos, e neanche
tanto calmo, tra il Vaticano, i vescovi e le troppe liste che in questi giorni
anelano ad una benedizione. L'acqua santa per le urne rischia di scarseggiare
ora che è sceso in campo l'ingombrante ateo devoto Giuliano Ferrara. La sua
pattuglia di candidati Pro life, lista "di scopo" contro l'aborto,
potrebbe intasare l'acquasantiera. Ma il parere delle gerarchie non è unanime.
L'Osservatore romano inanzi tutto incassa: il tema dell'aborto può diventare
davvero rilevante nella campagna elettorale. Ma c'è un rischio. "Come da
più parti si auspica", scrive il quotidiano del papa, "sui temi
etici" vanno "evitate strumentalizzazioni ad uso elettorale". E
cos'altro sarebbe l'annunciata lista per la vita? L'Osservatore finge di non
vederla, anzi osserva che nel centrodestra, nel centrosinistra ed anche fuori
dai due poli "si registrano diverse posizioni" a proposito di
"un'eventuale riforma della legge 194" o di una sua mutata
applicazione e quindi "al momento sembra possano convergere, se non altro,
le intenzioni di evitare - appunto - le strumentalizzazioni". Non più
tardi di ieri lo stesso Osservatore aveva invitato a distinguere tra il
Vaticano e la Cei, tanto per far intendere che le perorazioni a favore di
Casini e dell'unità del centro-destra, formulate dal direttore ruiniano di
Avvenire , non erano da considerarsi l'unico vangelo curiale. La lobby
cattolica anziché tradursi in partito rischia di frazionarsi in un arcipelago
ancor più confuso. Negli ultimi anni la Chiesa ha cercato di fare lobby
trasversale, piazzando sue pattuglie quasi ovunque, a destra e a sinistra, pur
con una certa nostalgia di un balenotto bianco. Le incognite del sistema
elettorale e la novità del Partito democratico hanno reso meno prevedibile il
quadro per la lobby cattolica del futuro. Senza contare la diversità di linea
tra l'interventismo di Ruini, che è prossimo ad una semi-pensione e gioca
libero, e quello del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano.
Il quale, nel frattempo, presenterà la nuova Enciclopedia della preghiera che
include un capitolo sulla politica. Il testo, in cui si cita Maritain e si
riconosce "l'importanza della mediazione", a prima vista, pare più
liberale dell'ultima relazione del cardinal Bagnasco. Ma l'attualità preme. Il
quotidiano Avvenire , molto preoccupato per il muso duro di Berlusconi nei
confronti dell'Udc, continua a temere che la presenza
cattolica dentro i due schieramenti diventi "semi-irrilevante". E' il
colmo. Mentre la Cei tuona perfino contro gli amplessi cinematografici di
Moretti e propugna l'obiezione di coscienza dal sesso per gli attori, l'ex
laico Ferrara trasforma l'aborto in un partito. Certo, Ruini è stato il suo cardinale di riferimento quando si è lanciato
nella campagna per la moratoria antiabortista. E sicuramente anche la sua
ultima provocazione servirà a tener desta una battaglia che l'ala ruiniana
dell'episcopato ritiene ormai matura per strappare vittorie. La lista Pro life
potrebbe essere utile a tallonare con sante pedate Berlusconi-Fini, alla
destra, e Veltroni con i suoi teodem alla sinistra. Tenendo conto che il
Cavaliere, pur devotissimo, non può permettersi di bruciare la parte laica dei
propri voti e quindi, dopo aver chiesto la moratoria universale sull'aborto, ha
respinto l'offerta di Ferrara versando un po' acqua sul fuoco antiabortista. Il
cattolicissimo Rocco Buttiglione ha fiutato invece la
possibilità, extrema ratio, di un'alleanza elettorale dell'Udc con Ferrara.
Casini dovrà decidere cosa fare da grande ma intanto un altro Casini, Carlo,
che è presidente del Movimento per la vita, ha chiesto a tutte le liste amiche
di stringere un "patto" contro l'aborto e l'eutanasia. Ferrara è
ormai un'eminenza. Non solo ha tenuto conferenze alla Cattolica di Roma ma tra
pochi giorni terrà anche la lectio magistralis alla facoltà teologica di
Benevento. Altri esponenti cattolici però bocciano la
sua impresa elettorale. Non è ancora chiaro con chi si candiderà Eugenia
Roccella, ex portavoce del Family day, ma si sa invece che l'altro leader di
quella ormai celebre adunata, Savino Pezzotta, capeggia la Rosa Bianca e non
vuole saperne di Ferrara. "Iniziativa pericolosa - la giudica - perché
finisce per marginalizzare il tema dell'aborto che va invece inserito in una politica
per la vita e vuol dire famiglia, lavoro e una fiscalità ad hoc". Come
peraltro proclama anche il recente appello del Forum delle famiglie e come
pensa un'altra parte delle gerarchie, convinta che l'elettorato cattolico sia
più interessato ai salari e al costo dei figli che a tirar bombe sulla legge
194. I vescovi non rilasciano commenti. E' l'ora dei prudenti consigli, non
delle plateali dichiarazioni. Anche monsignor Rino Fisichella, il quale un
tempo onorò Casini di un elogio sperticato e che nello spartito ruiniano suona
sempre la nota più alta, alla nostra domanda si trincera dietro una cortese
battuta: "In campagna elettorale il cappellano di Montecitorio non dice
neanche una parola di politica". Chissà se Casini e gli altri smetteranno
di telefonargli. 13/02/2008.
( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Gian Enrico Rusconi DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI Il concetto di
"laico" sta diventando sospetto e irritante. Tra un po' sarà
dichiarato obsoleto. Il "dialogo tra laici e cattolici" è
già una finzione per spartirsi tempo e spazio nell'esposizione pubblica delle
proprie idee. Intanto si moltiplicano i cattolici zittiti
dalla grande strategia comunicativa della gerarchia ecclesiastica. È una
strategia che trova sostegno non solo nelle vocalissime minoranze militanti, ma
raccoglie crescente consenso presso intellettuali e commentatori di organi di
stampa che un tempo si dichiaravano laici. Di fronte a questa situazione,
occorre riflettere radicalmente perché non si tratta più della "questione
cattolica" tradizionale, ma della questione della democrazia italiana
oggi. Una decina di anni fa (quando non c'erano né teo-dem né teo-con) già si
intuiva che la discriminante più importante in Italia stava diventando quella
tra laici e cattolici e che la Chiesa stava assumendo
il ruolo di supplenza di religione civile che avrebbe alterato i rapporti
convenzionali tra società civile e politica. I fatti hanno confermato questa
intuizione. Adesso occorre andare a fondo. Ma più che ragionare con le
categorie grosse e globali di Stato e Chiesa, è bene spostare l'asse dell'analisi
prendendo sul serio i principi della democrazia e della cittadinanza
costituzionale. In democrazia la discriminante fondamentale tra i cittadini non
è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi riconosce e garantisce la legittima
pluralità delle visioni e degli stili morali di vita (come recita in linguaggio
diverso l'art. 3 della Costituzione) e chi viceversa si sente investito della
missione di orientare in modo autoritativo l'ethos pubblico, dichiarando come
"non negoziabili" i propri valori - senza assumersi la responsabilità
delle conseguenze che derivano alla qualità e funzionalità del sistema
democratico. Il primo atteggiamento (quello che afferma positivamente il
pluralismo) è laico, il secondo non lo è. In democrazia "non
negoziabile" è la pluralità dei valori, pubblicamente argomentata, non
l'esigenza di imporre i propri valori (per altro soggettivamente legittimi). E
laica è proprio la disponibilità a far funzionare in modo solidale le regole
della convivenza, partendo dal presupposto che la molteplicità delle
"visioni della vita", delle "concezioni del bene" o della
"natura umana" non è una disgrazia pubblica (il famigerato
"relativismo") cui non ci si deve rassegnare, ma l'essenza stessa
della vita democratica. La laicità insomma è un criterio e un valore pubblico,
prima ancora che un atteggiamento privato, anche se si costruisce sulle virtù
personali della tolleranza e della disponibilità al confronto di tutti i
convincimenti. La laicità italiana per decenni è stata una componente interna
di costruzioni ideali-ideologiche di matrice liberale e/o socialista che
avevano altrove il loro baricentro filosofico e politico. Dissolte queste
sintesi, il pensiero laico deve oggi costruire da solo, senza pre-supposti
ideologici, la sua linea di interpretazione e la sua linea d'azione. Senza
volerlo, diventa il nuovo fondamento della democrazia. Naturalmente le
difficoltà che la laicità incontra oggi in Italia non dipendono
semplicisticamente dalla determinazione con cui la gerarchia ecclesiastica
sfrutta la congiuntura politica, la fragilità culturale e la ricattabilità
della classe politica. Le difficoltà nascono oggettivamente dalle incertezze e
dalle difficoltà di comportamento di milioni di donne e di uomini presi tra il
bisogno di avere sicure indicazioni di orientamento morale e il desiderio di
mantenere la propria autonomia. La gravità obiettiva delle questioni sul
tappeto che investono l'idea delle unioni familiari, la problematica
dell'aborto, l'espansione delle biotecnologie, in generale la problematica
della "natura umana" sembra aver colto in contropiede il pensiero
filosofico e scientifico più riflessivo. Da qui il farsi avanti della Chiesa
che non esita a mettere in scena pubblicamente la pretesa della sua verità.
Contro di essa c'è soltanto la fragile ostinata esperienza di donne e di uomini
che intendono seguire sommessamente le indicazioni della loro coscienza. Il
loro unico punto di riferimento e di difesa è il principio costituzionale del
pluralismo. Conosco il sospetto e la supponenza morale di molti (non solo
clericali) che in questo atteggiamento vedono soltanto libertinismo. E quindi
considerano la Chiesa l'unica ancora di salvezza contro il nichilismo.
Sbagliano. Ma non mi permetto di dare giudizi morali. Ciò che mi preme dire -
senza evocare le antiche diatribe da Machiavelli a Croce o le ricorrenti
tentazioni "neo-guelfe" nel nostro Paese - è che è semplicemente in
gioco la nostra fragile e preziosa democrazia. Sono sicuro che i molti cattolici della "Chiesa zittita" sono d'accordo.
( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ateo dichiarato, il
grande etologo-psichiatra parla di solitudine, sacro e sapere scientifico Lei è
ateo, signor Cyrulnik? "Sì, sono ateo". Carte in tavola. Nel sorriso
del professore si avverte qualcosa di autoritario. Forse è fiero dei suoi dogmi
intimi. Boris Cyrulnik è un personaggio dell'Olimpo scientifico internazionale:
nato nel 1937, sangue russo nelle vene, padre e madre scomparsi ad Auschwitz,
etologo, cioè studioso del comportamento degli animali, neurologo, psichiatra,
psicanalista, professore all'università di Tolone, scrittore, maestro di nuoto
e ballerino di tango. Una persona integra. Per semplificare si può dire di lui
che è uno dei custodi europei della "resilienza", un concetto preso
in prestito alla fisica e applicato all'uomo. Si tratta della capacità del
"materiale umano" di riprendere la propria forma, in un certo senso
di rinascere dopo una situazione traumatica come la morte di un essere caro.
Uno degli ultimi bestseller di Cyrulnic intitolato Di carne e d'anima e
pubblicato in Italia da Frassinelli esalta appunto questa "araba
fenice" che ci portiamo dentro tra molecole, geni, serotonina, cablaggi e
tante altre cose. E come ateo, riprendiamo, lei ha visto di buon occhio quella
porta dell'università sbattuta sulla faccia del papa? Non le sembra che i suoi
interventi sul nostro agire umano siano ormai una valanga? "No, è stato un gesto totalitario.". Degno di camicie brune
dell'ateismo, come dice un giornale. "Un gesto degno, direi, di camicie
rosse. Le camicie brune naziste furono legate ai cattolici
da una sorta di complicità. Il papa doveva parlare all'università, Benedetto
aveva il diritto d'imporre la sua parola perché questa è la funzione del
pontefice. E si aveva il diritto di contestarlo. La brutalità laica di Roma,
però, risponde a tanta brutalità religiosa, a tanto totalitarismo
religioso". In realtà molti affermano che nei nostri giorni dilaga il
totalitarismo scientifico. E c'è chi fa l'oltranzista dicendo che
l'insignificanza dell'uomo nell'universo dà fatalmente la misura della scienza.
"La scienza non può dare certezze. Più la scienza avanza e più
l'incertezza aumenta. Se lei vuole certezze, le chieda a papa Benedetto. Tutte
le leggi scientifiche sono cadute una dopo l'altra a causa dell'evoluzione del
pensiero. Si può dire la stessa cosa per le religioni, anche per quelle più
dogmatiche. La differenza sta nel fatto che gli scienziati discutono, anche con
forza, mentre i preti si scannano o scannano com'è accaduto nel passato. L'uomo
rispetto all'universo è meno di "niente"? Io ho una religione
dell'uomo. E' il centro del mio universo perché io sono un uomo. Se fossi un
verme, direi che spetta al verme d'essere al centro dell'universo". Il
fatto d'essere ateo non le pone dei problemi di solitudine? "Se io fossi religioso o settariamente laico non avrei problemi di
solitudine perché sarei obbligato ad appartenere a un gruppo che venera il
sacro o venera il contrario del sacro. Ma la religione è un processo arcaico di
socializzazione. Un cattolico come René Girard, membro dell'Académie française,
ha parlato della violenza del sacro. Se si venera la stessa idea, si
entra in un clan. Sono ateo, ma la mia socializzazione è fatta di liberi
rapporti con esseri umani. Dio non figura tra gli optional. E nemmeno certe
imposizioni laiche. Lavoriamo sulle stesse cose e sulle stesse idee, non
abbiamo una strategia del dominio.". Un cattolico direbbe che ciò non
basta per colmare la solitudine di un senza Dio. "Sto lavorando sulla
"solitudine biologica", una brutta faccenda che provoca gravi problemi.
E sono andato a parlare con gli eremiti che vivono sulle montagne della
Provenza. Mi hanno detto: non siamo mai soli perché siamo pieni di Dio. Ai miei
occhi di psicologo è una pienezza puramente narcisistica. Può capitare di
provarla quando si è innamorati di un'attrice che non si è mai vista. Per
esempio, si è innamorati dell'idea che ci si è fatti di Marilyn Monroe. Accade
lo stesso quando si è innamorati di Dio.". Come reagisce da ateo davanti
alla prospettiva della morte? "La morte è qualcosa di assoluto. Non mi fa
paura. Io credo in una spiritualità laica. Non ho bisogno della divinità per
essere trascendente. Sopravvivrò attraverso i miei discendenti, attraverso gli
altri uomini. La mia solitudine di ateo è popolata. Ci sono persone anziane che
abbracciano la fede perché in questo modo si sentono rassicurate nell'imminenza
della voragine estrema. La riempiono di Dio o, meglio, del sentimento di
Dio". E le moltitudini di giovani che hanno la fede? Non invidia loro
quello che lei chiama il sentimento di Dio? "Quando ero bambino inventai
un dio e non sapevo quale forma dargli. Inventai anche le preghiere. Se fossi
cresciuto in una famiglia strutturata religiosamente, sarei stato
felice d'imparare la religione dei miei genitori. Mi avrebbe dato tranquillità
psicologica e affettiva. Con gli anni tutto è scomparso. Chissà, tra qualche
tempo, le mie immagini infantili potrebbero riapparire.". Lo spera?
"Oggi non sono né contento, né scontento d'essere ateo. Non ho il gusto
dell'aldilà. Dico a me stesso: Boris, dopo la morte sarai come prima di
nascere".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Lista per la vita:
no del Pdl, Ferrara isolato Berlusconi dice no alla lista "pro life"
di Giuliano Ferrara con al centro la lotta contro l'aborto. Il Cavaliere, che
lunedì aveva sollevato il tema chiedendo un intervento dell'Onu, ieri ha detto
che l'interruzione di gravidanza "deve restare fuori da questa campagna
elettorale". E su Ferrara ha usato toni che non lasciano dubbi sulla sua
contrarietà alla lista antiabortista. "Sto dedicando i giorni, e spesso
anche le notti, a concentrare 18 sigle in una e ora Giuliano Ferrara me ne
propone una in più... Tutto ciò va contro la nostra strategie e il volere degli
italiani". Sembra di capire che, fosse per lui, la lista "pro
life" non dovrebbe vedere mai la luce. La brusca frenata di Berlusconi è
un duro colpo al progetto nato dopo mesi di campagna per la moratoria
sull'aborto. Le possibilità di successo della lista si basavano
sull'apparentamento elettorale che Berlusconi avrebbe potuto concedere e che
avrebbe spianato la strada all'elezione di una piccola pattuglia di antiabortisti
grazie all'abbattimento della soglia di sbarramento. Ma se Berlusconi, come
sembra, manterrà il suo no, per la lista "pro-life", come ammette lo
stesso Ferrara, diventerà "durissima". Ma il direttore del
"Foglio" sembra intenzionato a presentare comunque la sua lista,
magari solo in tre o quattro regioni per il Senato. Ma senza apparentamento per
arrivare a Palazzo Madama bisognerà superare la soglia dell'8 per cento.
L'annuncio di Ferrara, inevitabilmente, ha scosso le forze politiche. Laici e cattolici, per ragioni opposte, si sono trovati in sintonia nel bocciare
l'iniziativa: i primi giudicandola come un'operazione sponsorizzata dalle
gerarchie ecclesiastiche, i secondi temendo forse un'erosione dei propri
consensi. La polemica nel centrosinistra si è complicata grazie (o per colpa)
di un intervento della teodem Paola Binetti a sostegno della posizione di
Berlusconi sull'Onu. La Binetti è finita nell'occhio del ciclone per
aver detto che il messaggio di Berlusconi è "chiaro e forte" e
"ha a cuore la vita, senza se e senza distinguo". Immediate le
reazioni della sinistra laica. Il leader di Rifondazione Comunista Franco
Giordano ha sostenuto che il Pd è "inaffidabile" e ha espresso il suo
netto no alla moratoria. Cesare Salvi, della Sinistra democratica, ha chiesto
se Veltroni la pensi allo stesso modo della Binetti, mentre il Verde Angelo
Bonelli ha interpretato la sortita della senatrice come un "segno delle
contraddizioni" del Pd in tema di laicità. La Binetti ha però preso le
distanze dalla lista di Ferrara, lanciando l'accusa di
"strumentalizzazione". Secondo la teodem del Pd "non si sente il
bisogno di un partito della vita". La posizione della senatrice,
nonostante le polemiche, resta salda: un suo allontanamento viene escluso, in
quanto potrebbe portare a un'emorragia dei voti cattolici.
Particolarmente gelida l'accoglienza alla lista "pro life" da parte
dei neocentristi della Rosa Bianca, che sospettano un'operazione elettorale
berlusconiana per togliere loro voti. Il leader della nuova formazione, Savino
Pezzotta, l'ha bocciata come "pericolosa" in quanto "finisce per
marginalizzare il tema dell'aborto". Un'apertura è venuta, invece, dal
leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che ha detto di essere d'accordo con
Ferrara sulla moratoria e ha promesso che il suo partito si batterà in
Parlamento contro l'aborto. E L'Osservatore Romano invita a non
strumentalizzare i temi etici, fra cui l'aborto, per fini elettorali. "Sui
temi etici - scrive il quotidiano della Santa Sede - sembra che al momento possano
convergere se non altro le intenzioni di evitare strumentalizzazioni ad uso
elettorale. Come da più parti si auspica, al fine di favorire un dibattito
sereno e obbiettivo". r. ind.