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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Laici e chierici"

Se il direttore di Avvenire prende partito ( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: vale per tutti i laici credenti, e cioè che "nel prendere parte" si deve avere cura di non coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua funzione magisteriale, la quale è bene che continui a svilupparsi ? lontano da ogni rischio di "trascinamento" politico ? perché mai come oggi, mai come da parte dell'uomo di oggi, è forte la domanda di orientamenti e di pensieri sapienti e duraturi,

Chi decide della nostra vita? ( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scientifico ha offerto nuovi motivi di contrasto tra la chiesa cattolica e i laici. L'avanzamento della scienza, specialmente nell'ambito della medicina, sposta ogni giorno in avanti i confini dell'umano: prima con la mappa del genoma umano, poi con la ricerca sulle cellule staminali, il sogno dell'immortalità pare ormai a portata di mano o così ci viene fatto credere dai media.

<Biotecnologie, un aiuto alla vita> ( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cosa che negli Stati Uniti si può fare con 400 dollari, o l'eugenetica prenatale per scegliere gli embrioni "buoni": dove non è riuscita la natura riuscirebbe la scienza. Pratiche che fanno giustamente inorridire Habermas e altri intellettuali laici che si dichiarano contro la cosiddetta eugenetica liberale, sinonimo di "faccio quello che voglio"

La crudeltà dell'ideologia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una persona umana allo stato vegetativo". Come si vede ? e ci scusiamo per il necessario schematismo ? le religioni si dividono. E anche la scienza si divide. Ma nessuno stato laico, nessun legislatore laico può risolvere per legge questa disputa e nessuna sentenza di qualche Cassazione può fissare il momento in cui il nascituro diventa un individuo da proteggere giuridicamente.

Le antiche strade della chiesa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stato-Chiesa, laico-clericale, conservatore-progressista" ? ormai vuote di contenuto, eredità inerte di "un'impalcatura ideologica otto-novecentesca" oggi diventata non più di "un reperto archeologico". Bisogna invece saper cogliere tutta la portata inedita del ritorno in grande stile del discorso religioso nel mondo contemporaneo,

Il centrismo non esiste più ( da "Giornale.it, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: vizi cattolici" per essere riportata alla cultura laica nella versione post-rivoluzionaria - ma rivoluzionaria nei fatti - del Pds. Fu Berlusconi, in quella occasione, a porre il principio della continuità della tradizione italiana di moderazione e di libertà, aliena all'idea di un cambiamento culturale che recidesse i vincoli con la storia cattolica del Paese.

La battaglia dei gay democratici: si può fare ( da "Unita, L'" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all'Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.

Sulla lista pro-vita Ferrara resta solo ( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mettono sullo stesso piano l'aborto e la pena di morte, minacciando l'autentico pensiero laico e il valore della laicità, portando indietro le lancette del tempo agli anni bui dell'oscurantismo e del fondamentalismo". Giuliano Ferrara ha deciso di andare avanti anche senza l'"apparentamento" con Silvio Berlusconi: "Non mi vogliono?

Il modello intramontabile di gino bartali ( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: politica e sociale del paese anche nella composizione delle tifoserie: i cattolici tifavano Bartali, i laici seguivano Coppi. A partire da questi episodi, oggi al Salone dei Cinquecento (Palazzo Vecchio, 17.30) si tiene il convegno "Agonismo, etica sportiva, impegno civile. Gino Bartali, un modello intramontabile" al quale parteciperanno, tra gli altri, il senatore Giulio Andreotti,

"aborto fuori dalla campagna elettorale" ( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata "una convergenza" nell'evitare "strumentalizzazioni a uso elettorale". I laici sono sulle barricate. Enrico Boselli, leader socialista, attacca: "Il cardinale Ruini vuole cancellare la 194, non migliorarla". I Radicali non sono disposti ad assistere allo "scempio" di smantellare una legge che ha sanato la piaga degli aborti clandestini.

<Lo voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra> ( da "Corriere della Sera" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Antonio Socci "Lo voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra" ROMA - Il cattolico credente Antonio Socci voterà per l'ateo devoto Giuliano Ferrara e la sua "Lista per la vita "? "Sì, se si presenterà. Per convinzione. E per stima verso Giuliano. Lo ritengo la persona più intelligente d'Italia.

ROMA - Se il cardinale ci tiene tanto a Casini siamo pronti a candidarlo si ( da "Messaggero, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alla componente laica di FI che, con Benedetto Della Vedova, plaude al "principio della libertà di coscienza" che Berlusconi ha comunque fatto salvo. I suoi buoni uffici il Cavaliere li ha spesi direttamente con il Vaticano e con il segretario di Stato Tarcisio Bertone il quale però, oltre a precisare tramite l'Osservatore Romano che non bisogna confondere la Santa Sede dalla Cei,

Plasmati dal Pd alla Destra di Storace (e promotori della Rosa Bianca e altro) i cattolici tridentin... ( da "Manifesto, Il" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: almeno come un vero baluardo della difesa difesa della laicità dello stato? Come è stato possibile, e la domanda è posta anche alla Sinistra Arcobaleno, ai socialisti, ai radicali, che conquiste come la 194, siano attaccate in questo modo senza un'efficace risposta? Lo ripeteremo fino alla nausea, non è sufficiente, anzi a questo punto è dannoso, mettersi nella condizione di dover "

Silvio Berlusconi: <Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale> <L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è oppor ( da "Liberazione" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per me anche Veltroni è troppo laico" "Il PD si conferma diviso su tutto", rivela la parlamentare di Forza Italia Michela Biancofiore. "L'affermazione sorge spontanea. Il campo minato sono sempre i valori positivi come l'etica ed il diritto alla vita. Sia il quotidiano Europa, notoriamente filo cattolico, che alcuni esponenti del partito democratico -

Fulvio Fania ( da "Liberazione" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: continua a temere che la presenza cattolica dentro i due schieramenti diventi "semi-irrilevante". E' il colmo. Mentre la Cei tuona perfino contro gli amplessi cinematografici di Moretti e propugna l'obiezione di coscienza dal sesso per gli attori, l'ex laico Ferrara trasforma l'aborto in un partito.

DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI ( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Enrico Rusconi DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI Il concetto di "laico" sta diventando sospetto e irritante. Tra un po' sarà dichiarato obsoleto. Il "dialogo tra laici e cattolici" è già una finzione per spartirsi tempo e spazio nell'esposizione pubblica delle proprie idee. Intanto si moltiplicano i cattolici zittiti dalla grande strategia comunicativa della gerarchia ecclesiastica.

Innamorarsi di Dio o di Marilyn Monroe ( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se io fossi religioso o settariamente laico non avrei problemi di solitudine perché sarei obbligato ad appartenere a un gruppo che venera il sacro o venera il contrario del sacro. Ma la religione è un processo arcaico di socializzazione. Un cattolico come René Girard, membro dell'Académie française, ha parlato della violenza del sacro.

LISTA PER LA VITA: NO DEL PDL, FERRARA ISOLATO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici e cattolici, per ragioni opposte, si sono trovati in sintonia nel bocciare l'iniziativa: i primi giudicandola come un'operazione sponsorizzata dalle gerarchie ecclesiastiche, i secondi temendo forse un'erosione dei propri consensi. La polemica nel centrosinistra si è complicata grazie (o per colpa) di un intervento della teodem Paola Binetti a sostegno della posizione di Berlusconi


Articoli

Se il direttore di Avvenire prende partito (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

PIERLUIGI CASTAGNETTI Il terremoto politico è cominciato il 14 ottobre, non v'è dubbio. Da allora la ex Casa delle libertà ha dovuto inseguire, lo vedono tutti. L'ultima scelta di Veltroni ha fatto addirittura precipitare nel panico Berlusconi e soci, costringendoli a un tentativo di unificazione del centrodestra assolutamente improvvisato e con esiti tutt'altro che scontati. Stanno tentando di fare una lista simil-unitaria. Ma, fare una lista è cosa diversa che fare un partito, si sa. Hanno detto che avranno un solo capogruppo, ma verosimilmente avranno dieci vicecapigruppo in rappresentanza delle rispettive subformazioni che assicurano di voler continuare a esistere come partiti distinti. Del resto non hanno ancora detto cosa faranno nei consigli regionali, provinciali e comunali. La decisione è stata presa da Berlusconi e da Fini, gli altri sono stati invitati ad accomodarsi senza proferire verbo. Ognuno dei partiti s'è trovato "confluito" nel nuovo caravanserraglio senza discussione, senza congresso deliberativo, senza nemmeno poter discutere regole e condizioni. Come reagiranno le rispettive basi? Si adegueranno compatte in silenzio? E i rispettivi (per quanto piccoli) elettorati legati a un simbolo che non trovano più? Senza dire dei problemi aperti, in particolare sul fronte Udc. Le cose che mi hanno colpito a tal proposito sono state da un lato le dichiarazioni di Martens e dall'altro gli interventi di autorevoli esponenti della Chiesa italiana. Il presidente del Ppe ha dichiarato due giorni fa a Repubblica che non vi saranno problemi per l'ingresso di Fini nel Ppe. Penso anch'io che tutto filerà liscio, perché il Ppe è già il caravanserraglio che la destra sta costruendo in Italia: ormai c'è dentro di tutto, cattolici, ortodossi, musulmani, atei e poi moderati, conservatori e nazionalisti. Lo dico per tranquillizzare Storace, perché finire nel Ppe non comporta affatto il rischio di "morire democristiani", anzi lui e Buontempo possono tranquillamente restare con la loro aspirazione di morire (ovviamente tardissimo) fascisti, se questo è il loro desiderio. Il Ppe è cioè diventato un contenitore di tante contraddizioni, purché stiano nell'area conservatrice. E fare il Ppe italiano, per chi si sente conservatore, è un'aspirazione più che logica. Non mi hanno neppure sorpreso le dichiarazioni al Tg1 del direttore di Avvenire, Dino Boffo. Boffo è un ottimo giornalista, un direttore che ha fatto un bel giornale, ed è sicuramente esponente autorevole e rappresentativo di una parte importante e maggioritaria del mondo cattolico italiano. Le sue simpatie per il centrodestra sono legittime e sotto gli occhi di tutti, basta leggere le pagine politiche ? garbate ma orientate ? del suo giornale. Lo ripeto, un giornale, molto bello e completo per quanto riguarda ? ed è ciò che alla fine conta ? l'informazione religiosa e il dibattito culturale. Dico questo semplicemente per smorzare ogni polemica. Non si riprendano per favore gli stucchevoli discorsi sulla presunta ingerenza della Chiesa, più semplicemente si riconosca che c'è una parte della Chiesa che è da sempre orientata a destra, e che oggi ha correttamente deciso di esplicitarlo. Dopotutto anche gli uomini di Chiesa o della Chiesa sono uomini, cioè cittadini come gli altri, con lo stesso diritto degli altri di "prendere parte". Anche se, pure per loro, dovrebbe valere ciò che vale per tutti i laici credenti, e cioè che "nel prendere parte" si deve avere cura di non coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua funzione magisteriale, la quale è bene che continui a svilupparsi ? lontano da ogni rischio di "trascinamento" politico ? perché mai come oggi, mai come da parte dell'uomo di oggi, è forte la domanda di orientamenti e di pensieri sapienti e duraturi, come sono quelli ispirati dal Vangelo. P.s. Ieri è intervenuta anche Eugenia Roccella, contestando la rilevanza del cattolicesimo democratico e teorizzando sul posto dei cattolici in politica. Le posizioni della Roccella sono legittime e coerenti con la sua storia e il suo pensiero. Quanto lei sappia della cultura del cattolicesimo democratico lo ignoro. Apprezzo il suo impegno a difesa del valore della vita e rispetto la sua opzione politica a fianco dei suoi tanti amici ex radicali che stanno in Forza Italia. Certo che è veramente stucchevole che ci siano persone che con tanta disinvoltura si improvvisano una improbabile autorevolezza per pontificare sul posto dei cattolici in politica. Sarebbe molto più onesto che dicessero la loro legittimissima opzione politica senza incomodare religione e valori. Un po' di misura e di rispetto per chi quei valori non li ha scoperti ieri e non ha mai smesso di difenderli senza mai utilizzarli a sostegno della propria opzione politica non guasterebbe.

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Chi decide della nostra vita? (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

ANGELO SUMMA Con sempre maggiore frequenza si sente parlare dell'ambizione dell'uomo a sostituirsi a Dio, a farsi artefice unico della propria vita e padrone incontrastato della natura. Negli ultimi anni, il progresso scientifico ha offerto nuovi motivi di contrasto tra la chiesa cattolica e i laici. L'avanzamento della scienza, specialmente nell'ambito della medicina, sposta ogni giorno in avanti i confini dell'umano: prima con la mappa del genoma umano, poi con la ricerca sulle cellule staminali, il sogno dell'immortalità pare ormai a portata di mano o così ci viene fatto credere dai media. Nel giro di pochi anni non c'è malattia che non potrà essere debellata, organo del corpo umano che non potrà essere rigenerato o sostituito. Ci si divide rozzamente tra chi si schiera, comunque e sempre, con il progresso, e chi invece come la chiesa crede che non tutto ciò che è realizzabile tecnicamente sia eticamente accettabile. Gli schieramenti sembrano definiti: da una parte i cattolici e dall'altra i laici, i non credenti. È questa una lettura banale del dibattito in corso, una semplificazione superficiale figlia, verrebbe da dire, di questa epoca di bipolarismo forzato, tanto che i più ragionevoli, una volta abbassati i toni, si ritrovano concordi ad affermare che su certe questioni tanto complesse non è possibile schierarsi, come tra eserciti nemici. Non c'entra nulla qui il relativismo. Sono un "non credente" che presta ascolto, con attenzione, agli ammonimenti della chiesa cattolica, rimasto sorpreso dall'atteggiamento che questa ha assunto rispetto alle conquiste della medicina. In passato le denunce più forti e appassionate contro l'accanimento terapeutico erano state proprio quelle che provenivano dalla chiesa cattolica, attenta a difendere sempre e comunque la dignità dell'uomo, pretendendo rispetto per chi soffre e compassione per chi ha il diritto di essere accompagnato con umanità verso la morte. Più di una volta ho ascoltato denunciare con forza chi, in nome della scienza o del profitto, fa "uso" del corpo umano. Il principio condiviso è che l'uomo non può mai essere un mezzo da sacrificare sull'altare della scienza. Nel tempo però gli interventi sull'uomo sono diventati sempre più frequenti e comuni; è un processo iniziato gradualmente che sta iniziando ad intaccare la nostra natura più di quanto siamo disposti ad ammettere. Per la prima volta nella storia del nostro paese la stima della speranza di vita alla nascita supera i 78 anni per gli uomini (78,3 anni), e raggiunge gli 84 anni per le donne, all'inizio degli anni '60 era di 72 anni per le donne e di 67 per gli uomini. Nella Roma imperiale del III secolo d. C. appena un terzo di coloro che avevano compiuto il quinto anno riuscivano poi a superare di poco il cinquantennio. Una vita così lunga però comporta una crescita del rischio di contrarre malattie, da alcuni anni oltre ai tumori dobbiamo misurarci con la diffusione di patologie gravemente invalidanti, come l'alzheimer. Il progresso allunga la vita ma poi la prende in ostaggio, la medicalizza. Tra i tanti dati colpisce la crescente "medicalizzazione della gravidanza", con il 37% l'Italia raggiunge la percentuale di parti cesarei più alta di tutti i paesi dell'Ue, di Stati Uniti e Canada. Ormai si nasce e si muore quasi sempre in un letto di ospedale. È il prezzo che tutti siamo pronti a pagare per il nostro umanissimo sogno di immortalità. Il documento diffuso nei giorni scorsi al termine di un convegno sul tema "Prematurità estrema, i margini di gestione ostetrica e i risvolti neonatologici", durante il quale si è discusso dell'assistenza ai neonati fortemente prematuri, ha riacceso lo scontro sulla legge 194. L'immagine di un bambino prematuro di appena 23 settimane, restituito alla vita grazie a terapie mediche che il progresso consente solo oggi, ha qualcosa di commovente, di miracoloso. Possibile però che nessuno si sia interrogato sui limiti della medicina: quanto o cosa siamo disposti ad accettare, in nome della vita? Quanto possiamo dilatare la vita, prolungarla oltre l'immaginabile? E a chi spetta decidere? Più che il silenzio dei laici, questa volta mi colpisce quello dei cattolici, come se paradossalmente avessero accettato di procedere sulla scorta della scienza per vincere a tutti i costi sulla natura. Ha detto un filosofo: "Il paradiso della tecnica a un certo momento si rivela un inferno" (Emanuele Severino).

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<Biotecnologie, un aiuto alla vita> (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

INTERVISTE SULLA BIOPOLITICA/5 Il losofo Remo Bodei: "No all'eugenetica liberale" "Biotecnologie, un aiuto alla vita" "Lasciare fare alla lotteria naturale è un suicidio, è come non curarsi se c'è una malattia. Dobbiamo invece aiutare il nostro welfare a innovarsi" GIOVANNI COCCONI "In Italia, anche per la presenza della Chiesa cattolica, il dibattito sulle questioni biopolitiche è più sottile e approfondito che altrove. Penso a intellettuali come Norberto Bobbio o Giuliano Amato. Negli Stati Uniti tra i fondamentalisti alla Bush e i liberal lo scontro alla fine è più ideologico che da noi. Il caso Terry Schiavo, poi, ha creato barricate che non si erano mai viste prima". Remo Bodei è uno dei più noti filosofi italiani. Dal 2006 è docente alla Ucla di Los Angeles. Si considera vicino alle posizioni pro choice, per la libera scelta, "ma ci dev'essere una compatibilità sociale e morale con la mia libertà. Trovo scandaloso, per esempio, quello che è stato fatto in Inghilterra dove, per una sorta di multiculturalismo un po' peloso, è stato permesso alle donne indiane e pakistane quello che è vietato alle altre, di abortire fino al quinto mese. Altra cosa che non si deve fare è intervenire sul sesso dei nascituri, cosa che negli Stati Uniti si può fare con 400 dollari, o l'eugenetica prenatale per scegliere gli embrioni "buoni": dove non è riuscita la natura riuscirebbe la scienza. Pratiche che fanno giustamente inorridire Habermas e altri intellettuali laici che si dichiarano contro la cosiddetta eugenetica liberale, sinonimo di "faccio quello che voglio"". Bodei preferisce parlare di "eugenetica negativa che ritiene che la natura possa essere modificata, ma entro certi limiti che politica e società sono chiamate a fissare". In fondo, spiega Bodei, la biopolitica c'è sempre stata. "L'eugenetica spartana era di gettare i bambini deformi giù dal monte Taigeto. Aristotele distingueva tra zoé, la vita biologica, e bìos che era la vita individuale del cittadino. Per Foucault la novità moderna è che per la prima volta la politica entra nella vita, la polis e la zoé si confondono. La corporeità ? intesa come vita sessuale, famiglia, salute ? diventa centrale. Anche per Hobbes, in fondo, la politica si fermava sulla soglia di casa. Oggi si può dire che la politica ha reso porosi i muri della casa: entra, vede, organizza. Quello che c'è di nuovo, rileva Foucault, è che certi comportamenti non vengono più imposti coattivamente ma attraverso forme di retorica politica e regole giuridiche che articolano la vita privata. L'alcova assume una valenza simile a quella della piazza politica. Per esempio noi eravamo abituati al vecchio metodo della procreazione sessuale diretta e non assistita e ad esser determinati da fattori ereditari che non potevamo controllare. Oggi viviamo in una situazione che definirei di antidestino: noi possiamo intervenire su leggi naturali che sembravano intangibili. Un bambino può avere tre madri: la madre biologica, la madre delegata a "portare" il feto e la madre legale". Bodei invita a non trascurare la centralità del tema delle biotecnologie "che coinvolge la questione del welfare. Per inciso, in Italia il primo a introdurre elementi di welfare è stato Giolitti quando ha usato il chinino per curare gli abitanti delle zone malariche. La biopolitica deve aumentare la capacità di innovazione del nostro welfare. In fondo l'Opera nazionale maternità e infanzia del regime fascista ebbe più effetto della propaganda esplicita. Lasciare fare alla natura, alla lotteria naturale è una posizione suicida, è come non curarsi se c'è una malattia. Mi ritrovo più in una linea laico-razionalista di eugenetica negativa. La differenza è tra chi pensa alla qualità della vita e chi pensa alla sacralità della vita, ma i confini non li può fissare il progresso scientifico da solo". Anzi, Bodei riprende una vecchia distinzione tra scienza e tecnologia. "La scienza deve essere lasciata libera. Le biotecnologie, invece, che sono applicazioni, non devono mai andare contro natura e devono essere regolate socialmente. Per esempio l'intervento sul genoma". Per Bodei definirsi pro choice significa, per esempio, che "devo essere io a determinare se la mia vita è esposta a dolori insopportabili in caso di malattia terminale. Certo, il problema dei limiti è tutto da discutere. Io sono personalmente contro i referendum. Quello che si può fare è un grande dibattito anche culturale, magari convocando degli stati generali, perché la politica non può limitarsi a gestire il day by day, ad affrontare i casi solo giorno per giorno".

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La crudeltà dell'ideologia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti La crudeltà dell'ideologia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Davvero la polizia che a Napoli irrompe in sala operatoria e sequestra un feto malformato è roba da teatro del grottesco e della crudeltà, da dramma di Artaud. Sembra un episodio inventato per dimostrare la stupidità dei fanatici della vita ad oltranza, per far vedere a quale ferocia si può arrivare in nome di un principio nobile e astratto ridotto ad ossessione e sventolato come un'ideologia, persino elettorale. è difficile anche ragionare dinanzi a questa violenza che è stata commessa a Napoli. Una violenza contro la legge, innanzitutto, perché l'aborto era terapeutico e quindi legittimo, nel pieno rispetto della 194. Anche se va detto forte e chiaro che l'oscenità dell'irruzione non sarebbe cambiata di molto se quell'aborto fosse stato ai limiti della legge o persino fuorilegge, come si era arrogato il diritto di credere il giudice napoletano, informato ? nientemeno! ? da una telefonata anonima. Ed ecco la domanda che giriamo ai lettori: perché un giudice, che ha studiato il Diritto laico e che sa che la giustizia mai dovrebbe muoversi in base ad una qualsiasi convinzione religiosa; perché un giudice che si è formato in un'Italia civile e tollerante non capisce che ci sono ambiti delicatissimi nei quali comunque non si interviene con i blitz, con le sirene, con le manette e con le pistole? Amareggia e addolora che questo signor giudice di Napoli si sia comportato come il burocrate di quella ferocia ideologica che si sta diffondendo in Italia su temi sensibili ? e l'aborto è fra questi ? che invece richiedono silenzio, rispetto, solidarietà. è come se un diavolo collettivo, un diavolo arrogante che presume di incarnare la morale pubblica, avesse spinto giudice e poliziotti a trattare un'intera struttura ospedaliera ? dagli amministratori ai medici, dagli anestesisti agli infermieri ? come un covo sordido di mammane abortiste. Solo il fanatismo, che come sempre nasce da un'intenzione apparentemente buona, può fare credere che i medici di Napoli non siano persone per bene ma stregoni sadici, allegri assassini di nascituri. Il signor giudice, mandando la polizia in sala operatoria, ha trasformato un luogo di lenimento della sofferenza in un quadro di Bosch. E alla fine invece di mostrare il presunto orrore della professione medica, ha mostrato tutta l'asfissia di un'altra professione, della sua professione. Quante telefonate anonime riceve un giudice a Napoli? Davvero ad ogni telefonata ordina un blitz in tempo reale? E come ha misurato l'urgenza dell'intervento? E quali rei stava cercando? La mamma? Il papà? I medici e gli anestesisti? Cosa voleva mettere sotto sequestro preventivo: l'utero di quella donna? Adesso, a quella signora che, appena uscita dalla sala operatoria, è stata sottoposta ad un incredibile interrogatorio, bisognerebbe che lo Stato chiedesse scusa. L'hanno trattata come un'omicida, come una snaturata che si vuole sbarazzare di un feto alla ventunesima settimana. Hanno inventato per lei il reato di feticidio, hanno applicato contro di lei il loro stupido estremismo che inutilmente vorrebbe deformare e deturpare il buon cattolicesimo italiano in schemi da sermoneggiatori fondamentalisti, con tutto questo parlare di Dio e dividersi su Dio. La polizia non ha sorpreso una gang di infanticidi ma una donna provata da un terribile dramma personale, costretta ad abortire per non mettere al mondo, nel migliore dei casi, un infelice menomato. Per questa signora come per tutti gli italiani, di destra e di sinistra, l'aborto è, qualche volta, una disgrazia necessaria. Perché il diritto all'aborto, in questo caso terapeutico, risponde sempre e comunque a una legislazione d'eccezione. Speriamo dunque che serva questo orribile episodio di Napoli a mostrare tutta la miseria di un'idea che attribuisce alla sinistra di questo infelice paese la voglia matta di abortire e alla destra invece la difesa della vita. Non è così. Non ci sono in Italia da un lato gli abortisti che ballano attorno ai feti e dall'altro gli antiabortisti che si organizzano in squadre di polizia. In questo paese per tutti, e anche per la legge, l'aborto è sempre una tragedia. Ecco perché, prima che il clima diventi infernale, ci permettiamo una volta tanto nella vita di esser d'accordo con Silvio Berlusconi che ha sconsigliato a Giuliano Ferrara di presentare una lista elettorale "per la vita". C'è forse in Italia qualcuno "per la morte"? Berlusconi ha aggiunto ieri che secondo lui il dibattito sull'aborto andrebbe tenuto lontano dalla campagna elettorale. Ha ragione. E non perché il dibattito non meriti l'attenzione e il rispetto che anche Ferrara merita. è stato Ferrara a dichiarare ieri al "Corriere" che mai egli vorrebbe incriminare una donna che ha abortito, e che non è a cambiare la legge 194 che aspira con la sua battaglia. Chi allora, secondo lui, ha armato di ferocia l'interventismo del giudice e dei poliziotti di Napoli? Si sa che i cattolici sostengono che la vita va protetta sin dal concepimento, col risultato estremo di giudicare ogni aborto come una violazione del quinto comandamento. I protestanti invece considerano la nascita come la soglia decisiva senza tuttavia negare che la morte del feto sia un danno per i genitori. Per gli ebrei lo statuto del feto è una questione controversa perché un feto nel ventre della madre è un progetto di vita in corso d'opera. Per i musulmani il feto diventa un persona umana a quattro mesi dal concepimento anche se si tratta di "una persona umana allo stato vegetativo". Come si vede ? e ci scusiamo per il necessario schematismo ? le religioni si dividono. E anche la scienza si divide. Ma nessuno stato laico, nessun legislatore laico può risolvere per legge questa disputa e nessuna sentenza di qualche Cassazione può fissare il momento in cui il nascituro diventa un individuo da proteggere giuridicamente. Senza arroganza dunque lo stato laico ha stabilito quel giorno e quell'ora nell'atto di nascita. Prima, il feto e la donna che lo porta in grembo vengono tutelate da un legge che, per quanto carente, è una buona legge, che ha fatto progressivamente diminuire il numero degli aborti, ha insegnato alle italiane che il diritto all'aborto è una drammatica conquista, un'angosciosa soluzione d'eccezione, e che la destra e la sinistra per una volta non c'entrano nulla.

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Le antiche strade della chiesa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti Le antiche strade della chiesa (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ognuno vi cerca (e vi trova) quel che vuole, senza che lo sguardo riesca mai a stringersi davvero su un punto fermo, su un "questo siamo" che non ammetta repliche, e non possa rovesciarsi nel suo contrario. Abbiamo aperto la strada della modernità ? con il Rinascimento ? e l'abbiamo subito perduta. Abbiamo gettato le basi teoriche e politiche dello Stato nazionale, ma non abbiamo saputo costruirne mai davvero uno. Abbiamo inventato il fascismo e la forma occidentale del comunismo, senza aver mai elaborato in profondità, e non semplicemente rimosso, il nucleo drammatico (e incomparabile) di quelle esperienze, superandolo in una matura sintassi democratica. Il filo di questo pensiero mi è ritornato in mente leggendo le riflessioni lucide e appassionate che Ernesto Galli della Loggia ha dedicato (sul "Corriere" di martedì) a quanto avevo scritto su "Repubblica" di qualche giorno prima a proposito dell'ondata neoguelfa che sta attraversando il nostro Paese. Proverò a dire perché. Mi sembra che Galli della Loggia non neghi l'esistenza del fenomeno in quanto tale ("l'impressione ? come egli dice ? di un che di eccessivo, di strabordante, del discorso religioso specialmente su temi etici"), ma contesti in modo deciso la spiegazione che ne prospettavo. E lo fa opponendomi due ragionamenti, anch'essi centrati su una valutazione della storia d'Italia ? singolarmente simmetrica alla mia, ma in modo rovesciato, speculare. Il primo argomento si rivolge alla mia concettualizzazione di quanto sta accadendo. Parlare neoguelfismo, secondo lui, è fuorviante. Sarebbe solo il segno di una (cattiva) abitudine della cultura italiana a riportare ogni novità, anche la più radicale, nell'ambito di dicotomie tradizionali ? "Stato-Chiesa, laico-clericale, conservatore-progressista" ? ormai vuote di contenuto, eredità inerte di "un'impalcatura ideologica otto-novecentesca" oggi diventata non più di "un reperto archeologico". Bisogna invece saper cogliere tutta la portata inedita del ritorno in grande stile del discorso religioso nel mondo contemporaneo, come risposta alle domande e ai bisogni di spiritualità e di eticità indotti dalla rivoluzione tecnologica che sta sconvolgendo le nostre esistenze (un punto su cui insiste molto anche Gaetano Quagliariello, nella sua risposta al mio articolo). Ebbene: sono del tutto d'accordo nell'enfatizzare al massimo il carattere di assoluta novità del tempo che stiamo vivendo, dove il rapporto fra tecnica e vita sta assumendo aspetti impensabili fino a qualche decina di anni fa. E sono d'accordo a collegare l'inatteso riemergere della religiosità alle angosce indotte da quello che appare letteralmente come un salto nel vuoto dell'umanità oltre se stessa, per così dire. Ma il problema è come la Chiesa stia rispondendo ? soprattutto in Italia - a questa domanda, e che capacità essa per prima stia dimostrando di accogliere il nuovo e di darvi spazio. Se ce lo chiediamo davvero, la risposta è preoccupante. La Chiesa sta reagendo arroccandosi, invece di guardare avanti. Sta resistendo a fatica alla tentazione di politicizzare il proprio messaggio, riempiendolo di dogmi, quando avremmo bisogno piuttosto di profezia. E gli "atei devoti" la stanno spingendo esattamente su questa china, mentre dovrebbero metterla in guardia. La cultura italiana sarà anche arretrata, come dice Galli della Loggia, ma qui non c'entra. E' la Chiesa che sta rischiando di ripercorrere antiche strade, non noi. Se la cosa è vecchia, non può essere che vecchio il nome per indicarla. E' vero: neoguelfismo è una parola che viene dal profondo del nostro passato. Saremmo felici di poterla dimenticare in pace. Ma come, se c'è chi non sa far altro che cercare di riproporne i contenuti? Credo che il futuro del Cristianesimo, e in particolare della versione cattolica, sia nella totale depoliticizzazione del suo insegnamento, come unica condizione perché la sua voce entri davvero nell'intreccio fra tecnica e vita, e gli possa dare un senso: quello dell'emancipazione e della libertà ? se vogliamo, del ricongiungimento con Dio, oltre la naturalità costringente della specie. La disconnessione del legame originario fra religione e politica - di cui Jan Assmann (un autore ben noto al Papa) ha magistralmente descritto l'archeologia ? è la grande missione che aspetta la Chiesa nel tempo che si apre. Il secondo argomento di Galli della Loggia riguarda il giudizio storico sul nostro Stato e sulla nostra politica. Se oggi la Chiesa e il suo discorso hanno da noi tanto ascolto, ciò non nascerebbe ? come a me pareva ? dal vuoto della politica e dello Stato, ma al contrario da un'eccessiva "iperpoliticizzazione (?) della compagine statale italiana", che avrebbe origini lontane, sin dalle debolezze del nostro Risorgimento (ancora la storia d'Italia), e arriverebbe fino a una sorta di paralizzante "corto circuito politica-cultura", in grado di produrre ormai solo vaniloqui (la "cultura del nulla" cui allude Giuliano Ferrara nella sua sobria e pacata replica al mio intervento). Di nuovo, credo di condividere il cuore di questo ragionamento; al di là dell'immagine del "vuoto" che avevo usato, la sostanza resta, anche se forse leggiamo in modo diverso ? ma tutti e due legittimamente - alcuni passaggi della nostra storia: siamo di fronte a un desolante silenzio di pensiero critico "di fronte ai grandi temi del Paese e dell'epoca", sostituito da un chiacchiericcio politico quasi sempre settario e ideologicamente prevenuto. Ma tuttavia: siamo sicuri che a questa patologica "iperpoliticizzazione" la cultura cattolica più direttamente riconducibile alle posizioni della Chiesa non abbia dato nel corso del tempo e sino a oggi il suo potente contributo, confondendo troppo spesso quel che è di Cesare con quel che è di Dio, mischiando sacralità e potere, etica e precettistica, Vangelo e ragion di Stato? A me pare che noi si debba tutti lavorare a un ricongiungimento storico fra religione e modernità, nel segno di un'etica dell'eguaglianza, della speranza e dell'emancipazione. Questo non presuppone confusione e indistinzione, né tantomeno abdicazioni e supplenze, ma il disegno di nuovi confini e di nuove mappe: nei paesaggi dell'anima, non meno che nel tessuto delle nostre istituzioni.

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Il centrismo non esiste più (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Di Gianni Baget Bozzo - mercoledì 13 febbraio 2008, 07:00 Il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo, in Italia, non poteva non avvenire omogeneamente alla figura generale della politica europea. Ma tale passaggio, ovviamente, pone problemi di carattere culturale: è qui che nasce una questione cattolica per il ruolo fondamentale che la presenza del papato a Roma comporta per l'identità del nostro Paese. Questo problema si era già posto con le elezioni del 1994, quando l'azione della Procura milanese, con l'integrale sostegno del Pds nella lotta contro i partiti democratici, condusse alla fine della Democrazia Cristiana. Fu il popolo democristiano a votare insieme a tutti coloro che non accettavano il Pds come politica dominante nel Paese e a dare a Berlusconi la maggioranza in quelle elezioni. Quella che si costituì allora fu una maggioranza della tradizione italiana, opposta all'idea che la nazione andasse purificata dai suoi "vizi cattolici" per essere riportata alla cultura laica nella versione post-rivoluzionaria - ma rivoluzionaria nei fatti - del Pds. Fu Berlusconi, in quella occasione, a porre il principio della continuità della tradizione italiana di moderazione e di libertà, aliena all'idea di un cambiamento culturale che recidesse i vincoli con la storia cattolica del Paese. Allora furono Mastella e Casini a portare il Centro Cristiano democratico - cioè quei democristiani che non accettavano la svendita della Dc ai pidiessini fatta da Martinazzoli - dentro le liste di Forza Italia. E ora si trovano al medesimo punto. Il problema vero non è quello di Mastella, che è una questione di collegi elettorali e di rappresentanza del Mezzogiorno, ma non culturale, perché il suo essere componibile con i due schieramenti gli ha tolto ogni carattere politico al di fuori della rappresentanza del suo territorio. Il problema maggiore è quello dell'Udc, che ha scelto di essere presente nel centrodestra ma come alternativa alla leadership di Berlusconi: ciò ha creato le traversie della passata legislatura ed è stato la causa principale della sconfitta della Casa delle Libertà. La richiesta di una autonomia elettorale potrebbe avere un senso se si tiene conto della rappresentanza dei cattolici nel centrodestra.

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La battaglia dei gay democratici: si può fare (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La battaglia dei gay democratici: si può fare Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli, Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell'Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l'omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all'Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d'Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall'omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all'Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini. Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l'approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo. Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata. Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l'abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza. Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d'Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana. Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall'interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che "le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali". Nello stesso documento si auspica che siano "riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto" e che si elimini "ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale". Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd "si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all'origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all'età o all'orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell'accesso alla vita politica". Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz'altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori. Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall'interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce "a vocazione maggioritaria" ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze. Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama "We can" cioè "Si può fare". È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno. Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare "Si può fare". Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, "Si può fare": si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una "nuova Italia" da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo "Si può fare" ma "Si deve fare". Marco Volante.

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Sulla lista pro-vita Ferrara resta solo (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Giuliano insiste I DISTINGUO Sulla lista pro-vita Ferrara resta solo "Non mi serve nessuno ecco il mio simbolo" Anche Berlusconi e i teodem lo abbandonano Solo Casini lo appoggia L'aborto in campagna elettorale. Ad infiammare la polemica politica sull'interruzione volontaria di gravidanza sono la decisione del direttore del "Foglio", Giuliano Ferrara di candidarsi alle elezioni del 13 aprile con una sua lista pro-life e fatti di cronaca come quello di Napoli dove ieri la polizia ha sequestrato la cartella clinica di una donna che ha abortito. Dopo aver invocato un pronunciamento dell'Onu a sostegno della proposta di una moratoria sull'aborto, il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi ha bocciato, però, l'iniziativa di un'apposita lista: "L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è opportuno che Ferrara presenti una sua lista per puntare l'attenzione su questa questione. Sto lavorando per concentrare le 18 sigle in una e ora l'amico Giuliano ne vuole aggiungere un'altra. Va contro la nostra strategia e contro il volere degli italiani". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc annuncia invece: "Sulla difesa della vita sono con Ferrara. Sarà il nostro impegno programmatico in Parlamento". E Buttiglione lancia addirittura la proposta di una lista comune Udc-Ferrara. L'Osservatore Romano invita a evitare "strumentalizzazioni ad uso elettorale sui temi etici" e raccomanda un "dibattito sereno e obiettivo". In tema di aborto e di "un'eventuale riforma della legge 194" il giornale della Santa Sede si limita a registrare "diverse posizioni, sia all'interno del centrodestra sia nel centrosinistra e anche fuori dai due grandi poli". Prende le distanze da Ferrara anche la senatrice teodem Paola Binetti. "C'è chi tenta di strumentalizzare il valore della vita o di farlo diventare un elemento di conflittualità per confrontarsi su chi difende di più la vita - afferma l'esponente cattolica del Pd -. E' una contrapposizione dannosa. Non serve un partito della vita, ma una concreta assunzione di responsabilità per garantire quanto affermato nella 194, nella Carta dei Diritti fondamentali dell'Ue e nella dichiarazione dei diritti universali dell'uomo". L'appello vaticano ad abbassare i toni si scontra con l'escalation delle polemiche. "L'episodio di Napoli rispecchia il clima di tensione inaccettabile che si è venuto a creare attorno alla drammatica scelta della rinuncia ad una maternità - denuncia il ministro della Salute, Livia Turco-. Una denuncia anonima ha messo sul banco degli accusati una donna che ha abortito secondo la 194 in un ospedale pubblico e i sanitari che l'hanno assistita. Accetto il confronto sull'aborto ma non una nuova caccia alle streghe". Un argomento che divide anche i cattolici. Il vescovo ciellino Luigi Negri difende la lista pro-life ("E' giusto tenere alto il tema dell'aborto anche durante le elezioni, come fa Ferrara"), mentre il leader della Rosa Bianca, Savino Pezzotta, boccia la scelta "pericolosa" di candidarsi per condurre in Parlamento la battaglia antiabortista: "Così si marginalizza la questione dell'aborto che va inserita in una politica per la vita che significa famiglia, lavoro e fiscalità ad hoc". I temi eticamente sensibili, aggiunge Pezzotta, "devono essere lasciati al libero confronto parlamentare dove vige la libertà di coscienza e non possono essere sottoposti a disciplina di partito". Intanto la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile Famiglia di Forza Italia annuncia che con la nuova legislatura sarà presentato "un progetto di legge per modificare la 194 con misure di prevenzione obbligatorie, prevedendo l'interruzione volontaria di gravidanza solo a determinate e ristrettissime condizioni". Ferrara e altri, insorge Pino Sgobio dei Comunisti italiani, "mettono sullo stesso piano l'aborto e la pena di morte, minacciando l'autentico pensiero laico e il valore della laicità, portando indietro le lancette del tempo agli anni bui dell'oscurantismo e del fondamentalismo". Giuliano Ferrara ha deciso di andare avanti anche senza l'"apparentamento" con Silvio Berlusconi: "Non mi vogliono? Allora corro da solo. Il simbolo è già pronto". Il logo della sua lista è composto da uno slogan: "Aborto? No grazie", con in alto la scritta "Per la moratoria" e sotto, in rosso, "Con Giuliano Ferrara".

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Il modello intramontabile di gino bartali (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)

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Pagina XIII - Firenze Salone de' cinquecento Il modello intramontabile di Gino Bartali Gino Bartali fu molto di più di un comune ciclista. Amava ripetere: "Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra". Ma a quell'epoca anche le vittorie in bicicletta erano talvolta utilizzate per fini politici e forse la telefonata di De Gasperi a Bartali, subito dopo l'attentato a Togliatti, contribuì, nell'Italia sintonizzata sul Tour de France del '48, a calmare gli animi ed evitare una guerra civile. Il ciclismo intrecciò la vita politica e sociale del paese anche nella composizione delle tifoserie: i cattolici tifavano Bartali, i laici seguivano Coppi. A partire da questi episodi, oggi al Salone dei Cinquecento (Palazzo Vecchio, 17.30) si tiene il convegno "Agonismo, etica sportiva, impegno civile. Gino Bartali, un modello intramontabile" al quale parteciperanno, tra gli altri, il senatore Giulio Andreotti, il commissario tecnico della Nazionale ciclistica Franco Ballerini, il figlio di Gino, Andrea Bartali e Paolo Alberati, autore del libro Gino Bartali. Mille diavoli in corpo (Giunti).

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"aborto fuori dalla campagna elettorale" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

"Aborto fuori dalla campagna elettorale" Berlusconi frena. Ferrara rilancia: "Voglio fare il ministro della Sanità" L'Osservatore: non strumentalizzare i temi etici. La Binetti boccia il partito della vita ROMA - Dopo essere sceso in campo contro l'aborto, Silvio Berlusconi frena: meglio lasciare la questione aborto fuori dalla campagna elettorale. Il tema è delicato, gettarlo nello scontro politico non è il caso. Rimprovera "l'amico" Giuliano Ferrara che ha deciso di presentare una "Lista per la vita": "Io sono contrario. Ho cercato di dissuaderlo. Negli ultimi mesi è stato rapito da questa missione, ma io penso che l'aborto non è un problema da inserire nell'agone politico, è un tema che attiene alle coscienze e deve stare fuori dalla politica". Quindi al Pdl e al suo leader, la lista Ferrara non sta bene neppure un po'. "Io passo giorni e notti a concentrare diciotto sigle di partiti in una, e ora l'amico Ferrara propone un'altra lista. La sua è una strategia che va contro il volere degli italiani", si sfoga il Cavaliere in tv a Porta a porta. Insomma il palcoscenico giusto per la battaglia per la vita "non è la politica", ma lo scenario internazionale dell'Onu dove parlare di moratoria e dei diritti del concepito. Rivela altresì di avere offerto al direttore del Foglio di candidarsi nel Pdl. Tuttavia Ferrara va dritto per la sua strada e ammette che vorrebbe essere ministro della Sanità in un futuro governo Berlusconi. Ad appoggiare incondizionatamente l'iniziativa di Ferrara è l'Udc di Pier Ferdinando Casini. "Il tema che lui ha posto sarà il nostro impegno programmatico in Parlamento - afferma Casini - La Chiesa dal canto suo fa bene a sottolineare che c'è la necessità di difendere alcuni valori, e per esempio si parla tanto della moratoria sull'aborto". Rocco Buttiglione si spinge ancora più in là e propone un apparentemente tra Udc e Lista pro vita in vista del voto di aprile. Il Vaticano apprezza che la riforma della 194 o "una sua migliore applicazione" siano tra i contenuti della campagna elettorale però l'Osservatore romano invita a evitare strumentalizzazioni sui temi etici. Almeno nella prima fase della campagna elettorale, sottolinea il quotidiano della Santa Sede, c'è stata "una convergenza" nell'evitare "strumentalizzazioni a uso elettorale". I laici sono sulle barricate. Enrico Boselli, leader socialista, attacca: "Il cardinale Ruini vuole cancellare la 194, non migliorarla". I Radicali non sono disposti ad assistere allo "scempio" di smantellare una legge che ha sanato la piaga degli aborti clandestini. S'indignano i laici del Partito democratico, da Barbara Pollastrini a Vittoria Franco: "C'è una crociata contro le donne, è un imbarbarimento". Anche i teodem però criticano aspramente la strumentalità della "Lista pro vita" annunciata da Ferrara. Paola Binetti ad esempio, rivendica la trasversalità della battaglia per la vita: "Non vedo perché si possa ricercare un'intesa bipartisan sulla riforma elettorale e non potrebbe esserci contro l'aborto e in difesa della vita". Però, giudica del tutto "strumentale un partito per la vita". Critiche alla Binetti piovono dal Pd e soprattutto dalla sinistra radicale. Lei respinge e rilancia sui Dico, la legge sulle unioni civili naufragata sotto il fuoco di fila cattolico: "Non vale la pena ripresentarli allo stesso modo". (g.c.).

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<Lo voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-13 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Antonio Socci "Lo voterò, è una battaglia laica E può convincere tanti a sinistra" ROMA - Il cattolico credente Antonio Socci voterà per l'ateo devoto Giuliano Ferrara e la sua "Lista per la vita "? "Sì, se si presenterà. Per convinzione. E per stima verso Giuliano. Lo ritengo la persona più intelligente d'Italia. Un uomo generosissimo". Forse dice così perché Ferrara, intervistato da Radio Maria, ha definito lei, Socci, il suo "precursore" citando il libro "Il genocidio censurato" sul miliardo di aborti nel mondo. "Ma non è certo solo per questo... C'è un sodalizio che ci unisce. E poi vedo nella Lista per la vita un aspetto straordinario. L'aver ricondotto una questione umanitaria finalmente nelle mani laiche. Il mio libro si apriva con tre citazioni contro l'aborto: Norberto Bobbio, Pier Paolo Pasolini e Gandhi, citato da decenni a sproposito dai radicali... lui, un induista, definiva l'aborto "un crimine" senza mezzi termini". C'è chi avverte intorno alla Lista Ferrara un forte odore d'incenso. Che partirebbe dalle stanze della Cei... "Invece sta accadendo esattamente il contrario. Anche a vederla da un punto di vista squisitamente tattico, alla Chiesa "conviene" appoggiare i singoli candidati a favore della vita in schieramenti diversi. Il modo di porre il problema da parte di Giuliano dovrebbe invece interessare perfino chi è schierato su posizioni filo-abortiste. Penso all'aborto obbligatorio in Cina, a quello selettivo in India. Problemi che riguardano milioni e milioni di donne". Ma così non si mette in discussione un diritto ormai acquisito in tutte le società moderne e democratiche? "La legalizzazione dell'aborto è un portato del pensiero totalitario. Il primo Paese a riconoscere quel diritto fu l'Unione sovietica due anni dopo la rivoluzione d'Ottobre. Seguì la Germania nazista. Poi i Paesi comunisti. Solo negli anni '70 si arrivò alle democrazie liberali". Le donne del Pd si ribellano: non siamo assassine. "La questione non riguarda le donne. Ma il potere dello Stato di attribuire il diritto alla vita: tu vivi, tu no...". Giuliano Ferrara assicura: avrò anche voti da sinistra. "Penso che abbia ragione. Anche oltreoceano si riflette molto sull'aborto, persino nello stesso mondo femminista. Così accade da noi. Ma il fenomeno fatica a venir fuori". Quella lista otterrà, secondo lei, voti di molti cattolici? "Anche qui, penso di sì. Dopo Giovanni Paolo II e Madre Teresa i cattolici si sono abituati a pensare ai non nati come ai più poveri tra i poveri. Con mezzi minimi, i centri Caritas hanno aiutato 80.000 donne a non abortire. Spesso basta pochissimo: un semplice aiuto materiale, un appoggio psicologico". Uno slogan per la Lista Ferrara? "Vediamo... "Proli di tutto il mondo unitevi". Pensando ai suoi duelli con Benigni: "La vita è bella". Parafrasando Veltroni: "Non si interrompe un'emozione". O Berlusconi: "Più bimbi per tutti". Infine scippando a "il manifesto" la campagna per gli abbonamenti, con la foto del bimbo che dorme: "La rivoluzione russa"". P. Co.

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ROMA - Se il cardinale ci tiene tanto a Casini siamo pronti a candidarlo si (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Di MARCO CONTI ROMA - "Se il cardinale ci tiene tanto a Casini siamo pronti a candidarlo sindaco di Roma". Dopo giorni di nervosismo, ieri mattina Silvio Berlusconi è sbottato così alla lettura di un nuovo intervento del quotidiano dei vescovi "Avvenire" nel quale si sollecitava la presenza di un simbolo dei cattolici nell'alleanza di centrodestra. Sono giorni che il leader azzurro cova più di un mugugno nei confronti del cardinal Camillo Ruini, colpevole a suo dire di aver schierato il giornale in difesa di quel "marchio" che per Berlusconi, come ha spiegato ieri a "Porta a Porta", "non ha storia". Per i vescovi italiani quello è invece l'unico simbolo che, attraverso lo scudocrociato, riprende anche il massimo segno di distinzione dei cattolici, ovvero la croce. Fatto sta che i vescovi sino all'ultimo hanno sperato nell'accordo che avrebbe dovuto permettere ai centristi di schierare il proprio simbolo nel centrodestra. Sino all'ultimo Gianni Letta, che ora il Cavaliere vorrebbe spendere a Roma contro Rutelli, ha lavorato per convincere le gerarchie e lo stesso Ruini che il peso della componente cattolica nel Pdl sarebbe aumentata e che "non si tratta di un'annessione". La sortita in favore di una moratoria sull'aborto, così come da un po' di tempo la propone Giuliano Ferrara, ieri l'altro Berlusconi l'ha fatta propria solo a metà e questo ha fatto piacere alla componente laica di FI che, con Benedetto Della Vedova, plaude al "principio della libertà di coscienza" che Berlusconi ha comunque fatto salvo. I suoi buoni uffici il Cavaliere li ha spesi direttamente con il Vaticano e con il segretario di Stato Tarcisio Bertone il quale però, oltre a precisare tramite l'Osservatore Romano che non bisogna confondere la Santa Sede dalla Cei, non è andato. Eppure Berlusconi è convinto di aver fatto "non poco" per Oltretevere durante il suo governo. Ieri, durante "Porta a Porta" si è guardato bene dall'entrare in una querelle con i vescovi, ma tra esenzioni Ici e finanziamenti alla scuola cattolica il Cavaliere è convinto di aver fatto il massimo di quello che era possibile fare nei suoi cinque anni a palazzo Chigi. Berlusconi si guarda bene dal sostenere di essere "un cattolico adulto", come fece Prodi in occasione del referendum sulla procreazione, ma è convinto, dopo una quindicina d'anni di attività politica, che "i cattolici votano e voteranno ancora per me". L'irritazione di Berlusconi per la sponsorizzazione di Ruini in favore dell'Udc, ha coinvolto ieri l'altro anche don Gianni Baget Bozzo colpevole di aver sostenuto su queste colonne che alla fine il Cavaliere si sarebbe adeguato alle richieste del Cardinale. Niente da fare, ammutolito don Gianni e il sito di formazione azzurro "Ragionpolitica", dove il monsignore scriveva, è bloccato. Resta ora da vedere se per non rischiare "l'irrilevanza dei cattolici" anche la Binetti e la Roccella lasceranno Pd e Pdl insieme a qualche altro "teodem" e "cattolico adulto".

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Plasmati dal Pd alla Destra di Storace (e promotori della Rosa Bianca e altro) i cattolici tridentin... (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Plasmati dal Pd alla Destra di Storace (e promotori della Rosa Bianca e altro) i cattolici tridentini, si preparano a una straordinaria operazione politica, ben orchestrata da Ruini (che anche se un po' infastidito da uno scettico e irritato Bertone) che potrebbe ottenere un clamoroso e determinante risultato: accrescere ulteriormente il numero e il peso dei parlamentari direttamente dipendenti dalla gerarchia. Un vero e proprio golpe "bianco", che ridicolizza nei fatti le norme presenti nella Costituzione e nei Patti Lateranensi riformati con il governo Craxi. In un paese confuso, frammentato, alle prese con una grave perdita di potere d'acquisto dei salari, di precarietà economica e di senso di milioni di ragazze e di ragazzi, il progetto può vincere agevolmente, perché la sinistra si presenta ancora troppo, in questi primi giorni di campagna elettorale, come elemento resistenziale, non di nuova proposta politica. Implorare i dirigenti della Sinistra Arcobaleno, delle altre formazioni laiche e progressiste, le sempre più ristrette riserve riformiste presenti nel Pd, di reagire con una vasta iniziativa culturale e sociale è un dovere per chi lavorando nell'associazionismo sociale, percepisce da lontano il rumore di una potente valanga che può travolgere tutte e tutti. Se davvero l'implosione dell'Unione è stata ritenuta inevitabile, può il blocco sociale, culturale e politico che per la gran parte l'ha sostenuta essere consegnato alla neutralità valoriale, mentre avanza il moderno progetto di stabile presa di potere del cleralicalismo reazionario? Può il Pd pensare, che mantenendo dentro di se una truppa di esponenti politici che rispondono non alle regole dei partiti e della democrazia, ma alla teocrazia vaticana, di poter essere percepito almeno come un vero baluardo della difesa difesa della laicità dello stato? Come è stato possibile, e la domanda è posta anche alla Sinistra Arcobaleno, ai socialisti, ai radicali, che conquiste come la 194, siano attaccate in questo modo senza un'efficace risposta? Lo ripeteremo fino alla nausea, non è sufficiente, anzi a questo punto è dannoso, mettersi nella condizione di dover "difendere", laicità, 194, diritti civili e di libertà; e poi toccherà al divorzio, e poi. Un'idea precisa di convivenza e pluralismo sociale circola ancora tra di noi? Certo bisogna pensare ai salari, alle questioni economiche e finanziarie, al welfare, e cosi via, ma se non si è portatrici e portatori di pochi ma essenziali valori sulla vita, sul futuro, sull'umanità, l'unica risposta forte, per i tratti storici di questo paese, è quella fornita dalla chiesa e dalle destre politiche e sociali. Tutto ciò non salverà la gerarchia cattolica dal disastro spirituale in cui ha spinto il popolo di dio in Italia, tra simonia dilagante e revisionismo teologico, dove le chiese si svuotano, la fiducia verso l'istituzione si assottiglia, e si rimpolpano le fila dei movimenti ecclesiali sempre più estremisti. Il messaggio evangelico è ridotto a talk show delle coscienze, inseguendo la cultura del neo protestantesimo americano, anche questo zeppo di soldi e spaventosamente cattivo maestro. Il silenzio assordante dei cattolici conciliari, che spaventati si rannicchiano nelle sicure e tante parrocchie, istituzioni, ordini e fondazioni, la dice lunga su quale speranza si possa coltivare nel medio periodo su un cambiamento di rotta. A meno che intervenga lo spirito santo, che stanco di esser molestato dalla numeraria dell'Opus Dei, decida di raccogliere l'appello disperato di tante e tanti credenti, spossati dalle blasfeme strumentalizzazioni del sentimento religioso. Per ora però dilaga la mondanità, che propone vanesie sfilate di moda, con tanto di troni dorati da far invidia a Maria De Filippi. La sinistra,quindi, prima di chiedere consensi, ha il dovere di chiarire da che parte sta, perché potrebbe accorgersi, con grande stupore di classi dirigenti troppo in sintonia con il chiacchiericcio devastante delle coorti ristrette dei palazzi, che c'è un popolo che vorrebbere dare di nuovo un'occasione al cambiamento, senza ma anche, senza inutili oltranzismi d'antan: sarebbero sufficienti la chiarezza e la linearità. Aurelio Mancuso.

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Silvio Berlusconi: <Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale> <L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è oppor (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Silvio Berlusconi: "Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale" "L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è opportuno che Giuliano Ferrara presenti una sua lista per puntare l'attenzione su questa questione" Silvio Berlusconi: "Ferrara sbaglia, non è tema da campagna elettorale" "L'aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è opportuno che Giuliano Ferrara presenti una sua lista per puntare l'attenzione su questa questione". Ieri, in tv, da Bruno Vespa, il leader del partito della libertà ha spiegato perché non condivide la scelta politica del direttore del Foglio. "Giuliano Ferrara in questi ultimi tempi è stato rapito da questa sua missione e intende contro il mio consiglio presentare una lista per la vita. Ho cercato di dissuaderlo, vedremo con quali risultati". Comunque sia chiaro, il dissenso fra i due riguarda solo l'irrompere della questione Ferrara nella campagna elettorale. Nulla da eccepire invece da parte di Berlusconi sui motivi sollevati dal direttore del Foglio. Meglio, aggiunge Berlusconi, portare la moratoria sull'aborto all'Onu. Roberto Maroni: secondo me il "Foglio" non porta un voto Più prosaico l'atteggiamento di Roberto Maroni della Lega. Che non entra nel merito delle questioni etiche o poltiiche ma bada al solo. "Secondo me - dice l'ex ministro del Welfare durante il governo Berlusconi - l'iniziativa di Giuliano Ferrara di correre con una lista per la vita non avrà alcuna rilevanza alle prossime elezioni". Rocco Buttiglione: "Il 14 aprile assieme a Ferrara? Quasi, quasi..." "È possibile, potremmo anche presentarci insieme a Giuliano Ferrara". Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, pur insistendo con Berlusconi perchè accetti l'alleanza con il suo partito, ora non chiude la porta alle liste promosse dal direttore del Foglio. "A Ferrara - spiega Buttiglione - dico: uniamoci e discutiamo assieme. In Italia il partito pro-life è l'Udc. Ora possiamo lavorare assieme a un'iniziativa forte, capace di sfondare quel muro di ipocrisia che regna nel nostro paese su quest'argomento". Alfredo Mantovano (An): perché non pensare ad una "lista di scopo"? "Giuliano Ferrara ha un merito straordinario: aver dato voce, con la forza e con gli strumenti di cui dispone, a chi questa voce non riesce ad avere perchè troppo piccolo". Lo dice il coordinatore del dipartimento Legalità e Sicurezza di An, Alfredo Mantovano, spiegando che "tanti altri finora hanno lavorato nella stessa direzione: sarebbe ingeneroso non ricordarlo". "Ma lui -aggiunge il senatore di Alleanza Nazionale - è riuscito ad avere più ascolto. Per questo la scelta di una "lista di scopo" può incontrare favori o critiche, ma non può essere liquidata all'insegna della strumentalizzazione o della pericolosità. Solleva il problema di dare rappresentatività a valori che non sono confessionali, e che anzi vengono confessionalizzati da chi intende ignorarli". Maria Procaccini (Fi): "Vinceremo le elezioni e cambieremo la 194" Nella nuova legislatura "presenteremo un progetto di legge di modifica della legge sull'aborto, prevedendo una serie di misure di prevenzione obbligatorie e l'interruzione volontaria di gravidanza solo a determinate e ristrettissime condizioni". Lo annuncia la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie di Forza Italia. "Il progetto di legge - insiste la senatrice - conterrà una serie di disposizioni per cui sarà l'aborto sarà previsto solo in casi realmente conclamati e nei tempi finora previsti, prevedendo sanzioni durissime per i medici che dovessero rendersi colpevoli di alterazioni diagnostiche tese a comprovare false sofferenze fetali". Michela Biancofiore (Fi): "Per me anche Veltroni è troppo laico" "Il PD si conferma diviso su tutto", rivela la parlamentare di Forza Italia Michela Biancofiore. "L'affermazione sorge spontanea. Il campo minato sono sempre i valori positivi come l'etica ed il diritto alla vita. Sia il quotidiano Europa, notoriamente filo cattolico, che alcuni esponenti del partito democratico - come la Binetti - hanno condiviso l'appello di Berlusconi sulla moratoria. Condivisioni, tuttavia, cui fa eco l'allarme rosso delle fila maggioritarie intolleranti e laiciste dello stesso piddì. Mi sembra che la campagna elettorale di Veltroni nasca già culturalmente sospetta". 13/02/2008.

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Fulvio Fania (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Ferrara si fa partito L'Osservatore diffidente Il Vaticano plaude la sfida anti-194 ma smorza: non strumentalizzare Fulvio Fania Città del Vaticano E 'caos, e neanche tanto calmo, tra il Vaticano, i vescovi e le troppe liste che in questi giorni anelano ad una benedizione. L'acqua santa per le urne rischia di scarseggiare ora che è sceso in campo l'ingombrante ateo devoto Giuliano Ferrara. La sua pattuglia di candidati Pro life, lista "di scopo" contro l'aborto, potrebbe intasare l'acquasantiera. Ma il parere delle gerarchie non è unanime. L'Osservatore romano inanzi tutto incassa: il tema dell'aborto può diventare davvero rilevante nella campagna elettorale. Ma c'è un rischio. "Come da più parti si auspica", scrive il quotidiano del papa, "sui temi etici" vanno "evitate strumentalizzazioni ad uso elettorale". E cos'altro sarebbe l'annunciata lista per la vita? L'Osservatore finge di non vederla, anzi osserva che nel centrodestra, nel centrosinistra ed anche fuori dai due poli "si registrano diverse posizioni" a proposito di "un'eventuale riforma della legge 194" o di una sua mutata applicazione e quindi "al momento sembra possano convergere, se non altro, le intenzioni di evitare - appunto - le strumentalizzazioni". Non più tardi di ieri lo stesso Osservatore aveva invitato a distinguere tra il Vaticano e la Cei, tanto per far intendere che le perorazioni a favore di Casini e dell'unità del centro-destra, formulate dal direttore ruiniano di Avvenire , non erano da considerarsi l'unico vangelo curiale. La lobby cattolica anziché tradursi in partito rischia di frazionarsi in un arcipelago ancor più confuso. Negli ultimi anni la Chiesa ha cercato di fare lobby trasversale, piazzando sue pattuglie quasi ovunque, a destra e a sinistra, pur con una certa nostalgia di un balenotto bianco. Le incognite del sistema elettorale e la novità del Partito democratico hanno reso meno prevedibile il quadro per la lobby cattolica del futuro. Senza contare la diversità di linea tra l'interventismo di Ruini, che è prossimo ad una semi-pensione e gioca libero, e quello del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. Il quale, nel frattempo, presenterà la nuova Enciclopedia della preghiera che include un capitolo sulla politica. Il testo, in cui si cita Maritain e si riconosce "l'importanza della mediazione", a prima vista, pare più liberale dell'ultima relazione del cardinal Bagnasco. Ma l'attualità preme. Il quotidiano Avvenire , molto preoccupato per il muso duro di Berlusconi nei confronti dell'Udc, continua a temere che la presenza cattolica dentro i due schieramenti diventi "semi-irrilevante". E' il colmo. Mentre la Cei tuona perfino contro gli amplessi cinematografici di Moretti e propugna l'obiezione di coscienza dal sesso per gli attori, l'ex laico Ferrara trasforma l'aborto in un partito. Certo, Ruini è stato il suo cardinale di riferimento quando si è lanciato nella campagna per la moratoria antiabortista. E sicuramente anche la sua ultima provocazione servirà a tener desta una battaglia che l'ala ruiniana dell'episcopato ritiene ormai matura per strappare vittorie. La lista Pro life potrebbe essere utile a tallonare con sante pedate Berlusconi-Fini, alla destra, e Veltroni con i suoi teodem alla sinistra. Tenendo conto che il Cavaliere, pur devotissimo, non può permettersi di bruciare la parte laica dei propri voti e quindi, dopo aver chiesto la moratoria universale sull'aborto, ha respinto l'offerta di Ferrara versando un po' acqua sul fuoco antiabortista. Il cattolicissimo Rocco Buttiglione ha fiutato invece la possibilità, extrema ratio, di un'alleanza elettorale dell'Udc con Ferrara. Casini dovrà decidere cosa fare da grande ma intanto un altro Casini, Carlo, che è presidente del Movimento per la vita, ha chiesto a tutte le liste amiche di stringere un "patto" contro l'aborto e l'eutanasia. Ferrara è ormai un'eminenza. Non solo ha tenuto conferenze alla Cattolica di Roma ma tra pochi giorni terrà anche la lectio magistralis alla facoltà teologica di Benevento. Altri esponenti cattolici però bocciano la sua impresa elettorale. Non è ancora chiaro con chi si candiderà Eugenia Roccella, ex portavoce del Family day, ma si sa invece che l'altro leader di quella ormai celebre adunata, Savino Pezzotta, capeggia la Rosa Bianca e non vuole saperne di Ferrara. "Iniziativa pericolosa - la giudica - perché finisce per marginalizzare il tema dell'aborto che va invece inserito in una politica per la vita e vuol dire famiglia, lavoro e una fiscalità ad hoc". Come peraltro proclama anche il recente appello del Forum delle famiglie e come pensa un'altra parte delle gerarchie, convinta che l'elettorato cattolico sia più interessato ai salari e al costo dei figli che a tirar bombe sulla legge 194. I vescovi non rilasciano commenti. E' l'ora dei prudenti consigli, non delle plateali dichiarazioni. Anche monsignor Rino Fisichella, il quale un tempo onorò Casini di un elogio sperticato e che nello spartito ruiniano suona sempre la nota più alta, alla nostra domanda si trincera dietro una cortese battuta: "In campagna elettorale il cappellano di Montecitorio non dice neanche una parola di politica". Chissà se Casini e gli altri smetteranno di telefonargli. 13/02/2008.

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DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Gian Enrico Rusconi DEMOCRAZIA TRA GUELFI E GHIBELLINI Il concetto di "laico" sta diventando sospetto e irritante. Tra un po' sarà dichiarato obsoleto. Il "dialogo tra laici e cattolici" è già una finzione per spartirsi tempo e spazio nell'esposizione pubblica delle proprie idee. Intanto si moltiplicano i cattolici zittiti dalla grande strategia comunicativa della gerarchia ecclesiastica. È una strategia che trova sostegno non solo nelle vocalissime minoranze militanti, ma raccoglie crescente consenso presso intellettuali e commentatori di organi di stampa che un tempo si dichiaravano laici. Di fronte a questa situazione, occorre riflettere radicalmente perché non si tratta più della "questione cattolica" tradizionale, ma della questione della democrazia italiana oggi. Una decina di anni fa (quando non c'erano né teo-dem né teo-con) già si intuiva che la discriminante più importante in Italia stava diventando quella tra laici e cattolici e che la Chiesa stava assumendo il ruolo di supplenza di religione civile che avrebbe alterato i rapporti convenzionali tra società civile e politica. I fatti hanno confermato questa intuizione. Adesso occorre andare a fondo. Ma più che ragionare con le categorie grosse e globali di Stato e Chiesa, è bene spostare l'asse dell'analisi prendendo sul serio i principi della democrazia e della cittadinanza costituzionale. In democrazia la discriminante fondamentale tra i cittadini non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi riconosce e garantisce la legittima pluralità delle visioni e degli stili morali di vita (come recita in linguaggio diverso l'art. 3 della Costituzione) e chi viceversa si sente investito della missione di orientare in modo autoritativo l'ethos pubblico, dichiarando come "non negoziabili" i propri valori - senza assumersi la responsabilità delle conseguenze che derivano alla qualità e funzionalità del sistema democratico. Il primo atteggiamento (quello che afferma positivamente il pluralismo) è laico, il secondo non lo è. In democrazia "non negoziabile" è la pluralità dei valori, pubblicamente argomentata, non l'esigenza di imporre i propri valori (per altro soggettivamente legittimi). E laica è proprio la disponibilità a far funzionare in modo solidale le regole della convivenza, partendo dal presupposto che la molteplicità delle "visioni della vita", delle "concezioni del bene" o della "natura umana" non è una disgrazia pubblica (il famigerato "relativismo") cui non ci si deve rassegnare, ma l'essenza stessa della vita democratica. La laicità insomma è un criterio e un valore pubblico, prima ancora che un atteggiamento privato, anche se si costruisce sulle virtù personali della tolleranza e della disponibilità al confronto di tutti i convincimenti. La laicità italiana per decenni è stata una componente interna di costruzioni ideali-ideologiche di matrice liberale e/o socialista che avevano altrove il loro baricentro filosofico e politico. Dissolte queste sintesi, il pensiero laico deve oggi costruire da solo, senza pre-supposti ideologici, la sua linea di interpretazione e la sua linea d'azione. Senza volerlo, diventa il nuovo fondamento della democrazia. Naturalmente le difficoltà che la laicità incontra oggi in Italia non dipendono semplicisticamente dalla determinazione con cui la gerarchia ecclesiastica sfrutta la congiuntura politica, la fragilità culturale e la ricattabilità della classe politica. Le difficoltà nascono oggettivamente dalle incertezze e dalle difficoltà di comportamento di milioni di donne e di uomini presi tra il bisogno di avere sicure indicazioni di orientamento morale e il desiderio di mantenere la propria autonomia. La gravità obiettiva delle questioni sul tappeto che investono l'idea delle unioni familiari, la problematica dell'aborto, l'espansione delle biotecnologie, in generale la problematica della "natura umana" sembra aver colto in contropiede il pensiero filosofico e scientifico più riflessivo. Da qui il farsi avanti della Chiesa che non esita a mettere in scena pubblicamente la pretesa della sua verità. Contro di essa c'è soltanto la fragile ostinata esperienza di donne e di uomini che intendono seguire sommessamente le indicazioni della loro coscienza. Il loro unico punto di riferimento e di difesa è il principio costituzionale del pluralismo. Conosco il sospetto e la supponenza morale di molti (non solo clericali) che in questo atteggiamento vedono soltanto libertinismo. E quindi considerano la Chiesa l'unica ancora di salvezza contro il nichilismo. Sbagliano. Ma non mi permetto di dare giudizi morali. Ciò che mi preme dire - senza evocare le antiche diatribe da Machiavelli a Croce o le ricorrenti tentazioni "neo-guelfe" nel nostro Paese - è che è semplicemente in gioco la nostra fragile e preziosa democrazia. Sono sicuro che i molti cattolici della "Chiesa zittita" sono d'accordo.

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Innamorarsi di Dio o di Marilyn Monroe (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Ateo dichiarato, il grande etologo-psichiatra parla di solitudine, sacro e sapere scientifico Lei è ateo, signor Cyrulnik? "Sì, sono ateo". Carte in tavola. Nel sorriso del professore si avverte qualcosa di autoritario. Forse è fiero dei suoi dogmi intimi. Boris Cyrulnik è un personaggio dell'Olimpo scientifico internazionale: nato nel 1937, sangue russo nelle vene, padre e madre scomparsi ad Auschwitz, etologo, cioè studioso del comportamento degli animali, neurologo, psichiatra, psicanalista, professore all'università di Tolone, scrittore, maestro di nuoto e ballerino di tango. Una persona integra. Per semplificare si può dire di lui che è uno dei custodi europei della "resilienza", un concetto preso in prestito alla fisica e applicato all'uomo. Si tratta della capacità del "materiale umano" di riprendere la propria forma, in un certo senso di rinascere dopo una situazione traumatica come la morte di un essere caro. Uno degli ultimi bestseller di Cyrulnic intitolato Di carne e d'anima e pubblicato in Italia da Frassinelli esalta appunto questa "araba fenice" che ci portiamo dentro tra molecole, geni, serotonina, cablaggi e tante altre cose. E come ateo, riprendiamo, lei ha visto di buon occhio quella porta dell'università sbattuta sulla faccia del papa? Non le sembra che i suoi interventi sul nostro agire umano siano ormai una valanga? "No, è stato un gesto totalitario.". Degno di camicie brune dell'ateismo, come dice un giornale. "Un gesto degno, direi, di camicie rosse. Le camicie brune naziste furono legate ai cattolici da una sorta di complicità. Il papa doveva parlare all'università, Benedetto aveva il diritto d'imporre la sua parola perché questa è la funzione del pontefice. E si aveva il diritto di contestarlo. La brutalità laica di Roma, però, risponde a tanta brutalità religiosa, a tanto totalitarismo religioso". In realtà molti affermano che nei nostri giorni dilaga il totalitarismo scientifico. E c'è chi fa l'oltranzista dicendo che l'insignificanza dell'uomo nell'universo dà fatalmente la misura della scienza. "La scienza non può dare certezze. Più la scienza avanza e più l'incertezza aumenta. Se lei vuole certezze, le chieda a papa Benedetto. Tutte le leggi scientifiche sono cadute una dopo l'altra a causa dell'evoluzione del pensiero. Si può dire la stessa cosa per le religioni, anche per quelle più dogmatiche. La differenza sta nel fatto che gli scienziati discutono, anche con forza, mentre i preti si scannano o scannano com'è accaduto nel passato. L'uomo rispetto all'universo è meno di "niente"? Io ho una religione dell'uomo. E' il centro del mio universo perché io sono un uomo. Se fossi un verme, direi che spetta al verme d'essere al centro dell'universo". Il fatto d'essere ateo non le pone dei problemi di solitudine? "Se io fossi religioso o settariamente laico non avrei problemi di solitudine perché sarei obbligato ad appartenere a un gruppo che venera il sacro o venera il contrario del sacro. Ma la religione è un processo arcaico di socializzazione. Un cattolico come René Girard, membro dell'Académie française, ha parlato della violenza del sacro. Se si venera la stessa idea, si entra in un clan. Sono ateo, ma la mia socializzazione è fatta di liberi rapporti con esseri umani. Dio non figura tra gli optional. E nemmeno certe imposizioni laiche. Lavoriamo sulle stesse cose e sulle stesse idee, non abbiamo una strategia del dominio.". Un cattolico direbbe che ciò non basta per colmare la solitudine di un senza Dio. "Sto lavorando sulla "solitudine biologica", una brutta faccenda che provoca gravi problemi. E sono andato a parlare con gli eremiti che vivono sulle montagne della Provenza. Mi hanno detto: non siamo mai soli perché siamo pieni di Dio. Ai miei occhi di psicologo è una pienezza puramente narcisistica. Può capitare di provarla quando si è innamorati di un'attrice che non si è mai vista. Per esempio, si è innamorati dell'idea che ci si è fatti di Marilyn Monroe. Accade lo stesso quando si è innamorati di Dio.". Come reagisce da ateo davanti alla prospettiva della morte? "La morte è qualcosa di assoluto. Non mi fa paura. Io credo in una spiritualità laica. Non ho bisogno della divinità per essere trascendente. Sopravvivrò attraverso i miei discendenti, attraverso gli altri uomini. La mia solitudine di ateo è popolata. Ci sono persone anziane che abbracciano la fede perché in questo modo si sentono rassicurate nell'imminenza della voragine estrema. La riempiono di Dio o, meglio, del sentimento di Dio". E le moltitudini di giovani che hanno la fede? Non invidia loro quello che lei chiama il sentimento di Dio? "Quando ero bambino inventai un dio e non sapevo quale forma dargli. Inventai anche le preghiere. Se fossi cresciuto in una famiglia strutturata religiosamente, sarei stato felice d'imparare la religione dei miei genitori. Mi avrebbe dato tranquillità psicologica e affettiva. Con gli anni tutto è scomparso. Chissà, tra qualche tempo, le mie immagini infantili potrebbero riapparire.". Lo spera? "Oggi non sono né contento, né scontento d'essere ateo. Non ho il gusto dell'aldilà. Dico a me stesso: Boris, dopo la morte sarai come prima di nascere".

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LISTA PER LA VITA: NO DEL PDL, FERRARA ISOLATO (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Lista per la vita: no del Pdl, Ferrara isolato Berlusconi dice no alla lista "pro life" di Giuliano Ferrara con al centro la lotta contro l'aborto. Il Cavaliere, che lunedì aveva sollevato il tema chiedendo un intervento dell'Onu, ieri ha detto che l'interruzione di gravidanza "deve restare fuori da questa campagna elettorale". E su Ferrara ha usato toni che non lasciano dubbi sulla sua contrarietà alla lista antiabortista. "Sto dedicando i giorni, e spesso anche le notti, a concentrare 18 sigle in una e ora Giuliano Ferrara me ne propone una in più... Tutto ciò va contro la nostra strategie e il volere degli italiani". Sembra di capire che, fosse per lui, la lista "pro life" non dovrebbe vedere mai la luce. La brusca frenata di Berlusconi è un duro colpo al progetto nato dopo mesi di campagna per la moratoria sull'aborto. Le possibilità di successo della lista si basavano sull'apparentamento elettorale che Berlusconi avrebbe potuto concedere e che avrebbe spianato la strada all'elezione di una piccola pattuglia di antiabortisti grazie all'abbattimento della soglia di sbarramento. Ma se Berlusconi, come sembra, manterrà il suo no, per la lista "pro-life", come ammette lo stesso Ferrara, diventerà "durissima". Ma il direttore del "Foglio" sembra intenzionato a presentare comunque la sua lista, magari solo in tre o quattro regioni per il Senato. Ma senza apparentamento per arrivare a Palazzo Madama bisognerà superare la soglia dell'8 per cento. L'annuncio di Ferrara, inevitabilmente, ha scosso le forze politiche. Laici e cattolici, per ragioni opposte, si sono trovati in sintonia nel bocciare l'iniziativa: i primi giudicandola come un'operazione sponsorizzata dalle gerarchie ecclesiastiche, i secondi temendo forse un'erosione dei propri consensi. La polemica nel centrosinistra si è complicata grazie (o per colpa) di un intervento della teodem Paola Binetti a sostegno della posizione di Berlusconi sull'Onu. La Binetti è finita nell'occhio del ciclone per aver detto che il messaggio di Berlusconi è "chiaro e forte" e "ha a cuore la vita, senza se e senza distinguo". Immediate le reazioni della sinistra laica. Il leader di Rifondazione Comunista Franco Giordano ha sostenuto che il Pd è "inaffidabile" e ha espresso il suo netto no alla moratoria. Cesare Salvi, della Sinistra democratica, ha chiesto se Veltroni la pensi allo stesso modo della Binetti, mentre il Verde Angelo Bonelli ha interpretato la sortita della senatrice come un "segno delle contraddizioni" del Pd in tema di laicità. La Binetti ha però preso le distanze dalla lista di Ferrara, lanciando l'accusa di "strumentalizzazione". Secondo la teodem del Pd "non si sente il bisogno di un partito della vita". La posizione della senatrice, nonostante le polemiche, resta salda: un suo allontanamento viene escluso, in quanto potrebbe portare a un'emorragia dei voti cattolici. Particolarmente gelida l'accoglienza alla lista "pro life" da parte dei neocentristi della Rosa Bianca, che sospettano un'operazione elettorale berlusconiana per togliere loro voti. Il leader della nuova formazione, Savino Pezzotta, l'ha bocciata come "pericolosa" in quanto "finisce per marginalizzare il tema dell'aborto". Un'apertura è venuta, invece, dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che ha detto di essere d'accordo con Ferrara sulla moratoria e ha promesso che il suo partito si batterà in Parlamento contro l'aborto. E L'Osservatore Romano invita a non strumentalizzare i temi etici, fra cui l'aborto, per fini elettorali. "Sui temi etici - scrive il quotidiano della Santa Sede - sembra che al momento possano convergere se non altro le intenzioni di evitare strumentalizzazioni ad uso elettorale. Come da più parti si auspica, al fine di favorire un dibattito sereno e obbiettivo". r. ind.

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