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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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L'indagine della Cgia di Mestre sui prestiti erogati dagli istituti di credito tra 2007 e 2008. Giro di vite per le piccole realtà, ma anche per grandi e medie aziende. "Microimprese del Sud e famiglie le più penalizzate dalle banche". La denuncia degli artigiani: "Comportamento inaccettabile" (La Repubblica 28-2-2009)

 


MESTRE - Giro di vite sul credito alle imprese da parte delle banche italiane. A essere più penalizzate sono le piccole realtà produttive, soprattutto quelle del Sud. Ma anche le famiglie risultano svantaggiate. E' quel che emerge dall'indagine dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati relativi ai prestiti erogati dagli istituti di credito, mese per mese, alle aziende e alle famiglie, tra il 2007 e il 2008.

Il dato che risale al novembre dello scorso anno - l'ultimo disponibile - è il più significativo per raccontare la stretta sul credito alle imprese. Una situazione "a cascata", che comincia con le realtà produttive maggiori per poi arrivare a toccare con maggiore intensità le microimprese, quelle con meno di cinque addetti. Infatti, più le realtà produttive sono piccole, più le percentuali di crescita dei prestiti dal 2007 al 2008 diminuiscono.

Microimprese. A novembre 2008 gli esperti della Cgia hanno rilevato una contrazione dei prestiti erogati alle aziende di minore entità pari a -1,3% rispetto allo stesso mese del 2007. Una situazione che è andata peggiorando: nel mese di giugno le percentuali di crescita si aggiravano intorno al 2,6% e in agosto erano già scese all'1,9%. Le microimprese del Sud hanno sperimentato un decremento ancora maggiore: a novembre la contrazione dei prestiti rispetto a 12 mesi prima è stata addirittura del 2,3%.

Medie imprese. Per le aziende che contano dai cinque ai 20 addetti la variazione di prestiti del mese di febbraio 2008 rispetto a febbraio 2007 è stata del 7%, mentre a settembre è scesa a quota 6 e a novembre addirittura al 2,5%.


Grandi aziende. A novembre 2008 la crescita di prestiti erogati dalle banche - spiegano gli artigiani di Mestre - è stata del 7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, contro il +11,1 di settembre rispetto allo stesso mese del 2007 e del +13 rilevato in febbraio rispetto a 12 mesi prima.

Famiglie. L'analisi della Cgia di Mestre si è focalizzata anche sui prestiti alle famiglie. Proprio come per la microimpresa i valori di crescita dal 2007 al 2008 sono molto bassi: a novembre 2008 è stato dello 0,3%.

"Comportamento inaccettabile". Giuseppe Bortolussi della Cgia spiega che "non tutte le banche si sono comportate allo stesso modo, quelle più radicate sul territorio non hanno mancato di dare un prezioso aiuto alle piccole imprese". Ma denuncia le scelte compiute da molti istituti di credito: "Nel 2008 le banche hanno praticato mediamente lo 0,6% di interessi sui depositi e il 12% sui prestiti a fronte di un aumento della raccolta dei risparmi degli italiani pari all'8%. Un comportamento obiettivamente inaccettabile". "Speriamo che la stretta creditizia - aggiunge - termini con l'avvento dei
Tremonti bond".

(28 febbraio 2009)


Report "Revoca fidi"  21-28 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

crisi del sughero, appello alle banche - pietro zannoni ( da "Nuova Sardegna, La" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: importante accordo con la Sarda Fidi, di cui era presente di direttore. «La mia presenza - ha precisato Russu - non è politica, ma solo quella di un dirigente bancario che cerchera di rendersi utile». Ha specificato in quali filoni e con quali modalità si realizzerà l'intervento ma chiaramente ogni azione che si avvierà esigerà un rapporto corretto fra le varie imprese e le banche.

<Si rimetta in moto il piccolo commercio> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: bancario», così come per Saba «è necessario incrementare i fondi rischi dei consorzi fidi del commercio, spesso insufficienti per aiutare le aziende nell'accesso al credito bancario». Senza dimenticare «la necessità di intervenire dal punto di vista legislativo sui distributori di carburante, sulle edicole e sulla rivisitazione della legge riguardante le attività commerciali su area

<Autocertificazione, le banche ignorano la nuova legge> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: che non si fidano delle autocertificazioni dei cittadini. Questa ritrosia ha scatenato le proteste di Confindustria, Apisarda e Confartigianato di Olbia che si sono immediatamente rivolte all'assessore per sollecitare le proteste ufficiali del Comune. Fino al 2000 per aprire un capannone, era necessaria la concessione edilizia del Comune.

Il giorno di Mario Draghi al Forex di Unicredit ( da "Riformista, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: in questo momento il mercato non si fida della situazione delle banche e le banche non fidano l'una dell'altra. Il mercato ritiene che i titoli tossici abbiano contagiato l'organismo. Questa valutazione riguarda soprattutto Unicredit, il titolo che più ha perso negli ultimi mesi (-46 per cento circa rispetto a un anno fa).

Artigiani contro la crisi con i fondi regionali ( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: direttore del consorzio fidi Confiab, Associazione artigiani Bergamo - si è appena avviato l'accordo Fiducia con il sistema bancario e il sistema di consorzio fidi, con cui andremo a garantire fino al 60% le operazioni delle imprese artigiane, per un importo massimo di 500 mila euro, da rimborsare entro 60 mesi».

Le banche crollano Oggi la cura di Draghi ( da "Unita, L'" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gli operatori non si fidano: non sanno quanti titoli-spazzatura ancora detengono nei portafogli. E così vendono. Succede anche in Italia, dove a nulla è servita la notizia arrivata da Bruxelles che ha dato il via libera ai cosiddetti Tremonti bond, lo strumento studiato dal Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti italiani.

AGRICOLTURA ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: pietra miliare che regolamenta e favorisce il rapporto tra le imprese del settore primario e il sistema bancario per una corretta programmazione finanziaria nella gestione aziendale. A seguire gli interventi di Giuseppe Savastano, responsabile del Consorzio di Garanzia Fidi Agrifidi Livenza Friuli Venezia Giulia, e Giancarlo Barbesin, responsabile del Marketing Aziende in FriulAdria.

Carrù: con Confartigianato incontro su finanza agevolata ( da "Targatocn.it" del 21-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il peggioramento delle condizioni di accesso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole imprese. Relatore della serata, che avrà inizio alle 21, sarà il responsabile del Credito e Finanziamenti della Confartigianato Fidi Cuneo, Gianluca Damilano. Durante l?incontro verranno inoltre fornite le indicazioni sui requisiti e sulle modalità richieste per l?

Serve fiducia ( da "Nuova Ferrara, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidi; è vitale che anche i flussi di risparmio rimangano depositati presso le banche che realmente sostengono le imprese». L'impegno corale non è sufficiente per autorizzare ottimismo. «Sono perfettamente d'accordo - prosegue Damiano - con Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che sostiene la necessità di un progetto sul quale far convergere tutte le forze vitali del Paese;

BRUNETTA: LE BANCHE HANNO PAURA, PIU' ATTENTE A DARE CREDITO ( da "Wall Street Italia" del 22-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attente a dare credito di ANSA Ma finora non ci sono segnali di allarme sui fidi -->(ANSA) - ROMA, 22 FEB - ''Certamente bisognera' fare qualcosa perche' la crisi finanziaria non si deve trasferire sull' economia reale'',osserva Renato Brunetta. Il ministro della PA dice a Rtl 102.5 che ''oggi le banche hanno paura e tirano i remi in barca.

I piccoli artigiani e commercianti sono i nuovi poveri ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: vendita di beni, privi di fidi bancari ed inseguiti senza tregua dall'Equitalia. Debiti che non riusciranno a pagare neppure con un secolo di lavoro futuro. L'ex datore di lavoro, in crisi economica, è una persona che si trova di fronte alla realtà di dover cambiare gioco forza il suo tenore di vita.

<SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi Fidi e una generale diminuzione degli spread applicati». Ancora, Confcommercio chiede decontribuzione del lavoro dipendente e semplificazione della burocrazia,

La cura Forte "salva" i conti ProPordenone ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 23-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di finanziamenti e alla consueta scarsa liquidità del primo semestre che ci ha costretto al fido bancario, per far fronte alle spese più urgenti». Nel 2008 però si è «ulteriormente consolidato il numero dei soci, senza dover ricorrere ad alcun depennamento, così come abbiamo perseguito l'obiettivo di coinvolgere ulteriormente i nostri cittadini, soprattutto quelli di giovane età».

Un tecnico della Parmalat Mi fecero modificare il software delle fatture ( da "Gazzetta di Modena,La" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: aggiornare e tenere in ordine di funzionamento il programma Cabol usato dagli uffici di tesoreria per gestire il rinnovo dei fidi bancari. Brancati è comparso in aula in qualità di testimone. Nel luglio 2008 si è presentato dalla Guardia di finanza per consegnare dei documenti di cui era in possesso da anni.

il pacchetto anticrisi delude gli industriali ( da "Tirreno, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: o altre garanzie bancarie e assicurative. «Come Confindustria grossetana, ma anche regionale - dice il direttore Antonio Capone - abbiamo plaudito alla decisione della Regione Toscana di mettere a disposizione 48 milioni di euro da far gestire a Fidi Toscana, ma siamo delusi per come a questo pacchetto anticrisi viene data attuazione».

aiuteremo il distretto del sughero - pietro zannoni ( da "Nuova Sardegna, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi, il Comitato per la crisi del sughero, i sindacalisti della Cisl, l'Apisarda, la Confartigianato e i sindaci di Tempio e Luras. Il sindaco Antonio Scano, che in questo nuovo rapporto con gli istituti di credito spende al meglio le sue competenze di ex funzionario bancario, insieme col Comitato di crisi del sughero le sta studiando tutte perché da più parti si mettano le stampelle

)CRISI ECONOMICA Le banche non si stanno impegnando cone devono per sost... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi del rischio derivante dalla necessità di sostenere le imprese a cui la Bcc Ravennate e Imolese ha già dato soldi. Cos'è che mi sconcerta: soprattutto il fatto che, nello svolgimento della mia professione di consulente aziendale, mi capita di rilevare che anche questa Bcc, a volte, pur avendo beneficiato di flussi di depositi straordinari provenienti da Banche matura il sospetto

<Api pronta a stilare una black list delle banche> ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: pressioni per esaltare il ruolo dei consorzi fidi che consentono, attraverso garanzie dal 30 all'80%, un accesso al credito bancario, sia per gli investimenti che per la gestione ordinaria d'impresa. Tale strumento, grazie alle politiche di finanziamento anche regionale, costituirà nei prossimi mesi il polmone d'ossigeno per le Pmi e in particolare per la catena di subfornitura,

Processo Parmalat, un tecnico: "Mi fecero modificare il software delle fatture" ( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: programma Cabol usato dagli uffici di tesoreria per gestire il rinnovo dei fidi bancari. Brancati è comparso in aula in qualità di testimone. Nel luglio 2008 il programmatore si è presentato dalla Guardia di finanza per consegnare dei documenti di cui era in possesso da anni. Tra questi c'è una "stampata" delle modifiche apportate dai tecnici al programma Cobol nel corso degli anni.

Paura da crisi. Ma l'economia qui tiene ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Paolo Tosatto, coordinatore della categorie, ha rinnovato l'invito a restare ancora più uniti. Il vicepresidente della Provincia, Dino Secco, ha indicato tre questioni: i fidi bancari, i distretti produttivi e l'urbanistica dei capannoni . Lucia Fincato

NAZIONALIZZAZIONE: C'E' DA FIDARSI? ( da "Lavoce.info" del 24-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: >NAZIONALIZZAZIONE: C'E' DA FIDARSI? di Francesco Vella 24.02.2009 Per riavviare le politiche di prestito occorre fare pulizia dei titoli tossici. Ma le banche sono in grado di farlo da sole oppure lo Stato deve gestire direttamente gli istituti, oltre che comprare i titoli?

l'economista vannini: il mercato in affanno ( da "Nuova Sardegna, La" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi e anticipazioni di vario genere. «Qui occorre distinguere - sottolinea l'economista sassarese -. Sui mutui occorre innanzitutto controllare cosa stabiliva il contratto e in quale fase della vita dello stesso ci si trova. Se il contratto fissava il tasso in funzione dell'Euribor a sei mesi osservato in una certa data,

cinque milioni per i precari ok della giunta ( da "Tirreno, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 6 milioni a Fidi per il sostegno delle imprese, quota parte di quel pacchetto da 48 milioni di euro di fondi di garanzia che serviranno ad assicurare alle aziende toscane almeno 480 milioni di finanziamenti da parte degli istituti bancari per nuovi investimenti, ma anche per il consolidamento del debito a breve per quelle imprese che avevano acceso un prestito e,

Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Perché i mercati non si fidano malgrado l'immissione di liquidità nel sistema e le diffuse nazionalizzazioni delle banche? Io credo che le ragioni siano almeno due: gli operatori stanno scontando in anticipo i riflessi che questa crisi finanziaria avrà sull'economia reale in termini di recessione e di tracollo dei bilanci delle imprese e delle banche.

Bene se il credito si sblocca davvero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: strumento efficace per aumentare la liquidità nel sistema bancario e ridurre il costo del credito». Francesco Bellotti conosce a fondo il mondo delle piccole imprese: ne è stato presidente negli anni scorsi in Confindustria e oggi, nel suo ruolo di numero uno di Federconfidi (i Consorzi fidi confindustriali), tocca con mano i problemi che le aziende vivono nel rapporto con le banche.

CINQUE MILIONI CONTRO LA CRISI TOSCANA, APPROVATA LA VARIAZIONE DI BILANCIO STANZIATI ANCHE 5 MILIONI PER LE EMERGENZE LEGATE A MALTEMPO E CALAMITÀ NATURALI ( da "marketpress.info" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 6 milioni a Fidi per il sostegno delle imprese, quota parte di quel pacchetto da 48 milioni di euro di fondi di garanzia che serviranno ad assicurare alle aziende toscane almeno 480 milioni di finanziamenti da parte degli istituti bancari per nuovi investimenti, ma anche per il consolidamento del debito a breve per quelle imprese che avevano acceso un prestito e,

Incentivi alle fusioni tra Confidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Valeria Russo BARI Sarà pronto a breve il bando per i consorzi di garanzia fidi della Regione Puglia. Sul piatto –come conferma l'assessore allo Sviluppo economico, Sandro Frisullo – ci sono 50 milioni dei fondi Por della nuova programmazione 2007-2013. «Già nei mesi scorsi è stato deliberato il regolamento e il bando sarà pronto a giorni –

Confidi, Gafi sud apre a Salerno ( da "Denaro, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il consorzio fidi emanazione del sistema confindustriale, tra i più grandi dell'Italia meridionale. L'evento è stato celebrato da una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione presieduto da Rosario Caputo nel corso del quale, con la deliberazione delle prime adesioni di nuovi soci, sono stati ribaditi anche gli obiettivi del confidi.

<Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo> ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Perché i mercati non si fidano malgrado l'immissione di liquidità nel sistema e le diffuse nazionalizzazioni delle banche? Io credo che le ragioni siano almeno due: gli operatori stanno scontando in anticipo i riflessi che questa crisi finanziaria avrà sull'economia reale in termini di recessione e di tracollo dei bilanci delle imprese e delle banche.

CCIAA ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ha approvato la proposta della Giunta di modificare il regolamento per l'erogazione di contributi ai consorzi e alle coop di garanzia fidi denominati "Confidi", che svolgono attività di garanzia di affidamenti bancari o di altri soggetti nel settore del credito a imprese. La modifica è stata suggerita dall'aumento del contributo della Camera per l'esercizio 2009, elevato da 550.

DA IERI è OPERATIVA A SALERNO LA SEDE DI GAFI SUD, IL CONSORZIO FIDI EMANAZIONE DI CONFINDUSTRI... ( da "Mattino, Il (Caserta)" del 25-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi emanazione di Confindustria. L'evento è stato celebrato da una riunione straordinaria del cda presieduto da Rosario Caputo, durante la quale sono state deliberate le prime adesioni di nuovi soci. «Gafi Sud - dice Caputo - si propone non solo come strumento per favorire l'accesso al credito delle aziende consorziate ma anche come strumento cooperativistico di crescita e sviluppo

Due donne di 41 e 45 anni sono state denunciate dai carabinieri per truffa. Le due avevano c... ( da "Leggo" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: chiedendo un finanziamento da 730mila euro alla Comunità Europea e uno da 230mila euro al Centro Fidi della Toscana. Le truffatrici avevano aperto nuovi conti e chiesto prestiti bancari. In seguito ad alcune querele presentate da vari professionisti, i militari hanno avviato degli accertamenti, scoprendo la vera identità della donna, che è stata denunciata insieme alla complice.

Borse, giornata no ( da "Italia Oggi" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidia (+4,03%), Lavorwash (+8,94%) e Intek (+7,36%). Male, invece, Cogem Set (-9,86%) e Ratti (-8,86%).Nei cambi, l'euro ha chiuso in calo a 1,2722 dollari. La moneta unica ha perso terreno anche sullo yen a 123,75. Per le materie prime, i dati sulle scorte americane di petrolio, cresciute meno delle attese,

Mutui, in crescita le imprese venete che non pagano ( da "Arena, L'" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: secondo un'indagine di Apiveneto Fidi, i casi di aziende insolventi con le banche per mutui e leasing è aumentato del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un fenomeno che, secondo Apiveneto Fidi, colpisce indifferentemente dal settore di appartenenza un po' tutte le imprese della regione.

più sostegno alle aziende in difficoltà ( da "Tirreno, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: è necessario fare maggiore pressione sugli istituti bancari per ottenere le moratorie. A livello locale alcune banche si stanno organizzando per concedere moratorie per i prestiti fino a 5 anni e i fidi a breve termine. Non solo le singole aziende, ma anche le associazioni devono chiedere che queste condizioni vengano applicate.

Rimini: accordo tra Unicredit e associazioni, 70 milioni alle pmi ( da "RomagnaOggi.it" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna, e di Alduino D'Angelo, Presidente Ascom Fidi Adriatico; Massimo Stacchini, Direttore UniFidi Rimini; Angelo Arlotti, Presidente di Fidati Rimini; Alessandro Arduini di C.N.A. Rimini; Patrizio Betti di Confartigianato Rimini; Maurizio Temeroli, Segretario della Camera di Commercio di Rimini;

Nuovo strumento anticrisi ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi bancari. La finalità è quella di fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali dell'impresa in modo immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle pratiche amministrative. Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e non si sostituisce all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere uno strumento in mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della

Da UniCredit oltre 70 milioni di euro per le piccole imprese di Ferrara ( da "Sestopotere.com" del 26-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: accordo raggiunto tra UniCredit e Ascom Fidi Emilia Romagna, Unifidi Emilia Romagna, Coldiretti, C.I.A., Confagricoltura, C.N.A., Cofiter, Confartigianato, Confartigianato Fidi Ferrara, Confcommercio, Confindustria e Confapi in rappresentanza delle imprese del territorio. L?iniziativa è stata presentata oggi a Ferrara alla presenza di Stefano Rossetti,

Confeserfidi aspetta il 107 e prepara il piano espansione ( da "MF Sicilia" del 27-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Il consorzio fidi sciclitano, ieri nel corso del primo meeting annuale aziendale, presieduto da Roberto Giannone e dall'a.d. Bartolo Mililli, ha illustrato ai 60 promotori commerciali del consorzio le strategie aziendali per consolidare l'espansione in tutta l'isola.

LA STRETTA creditizia a danno delle imprese cesenati è una realtà, i fi... ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 27-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: costi delle operazioni bancarie e richieste di rientro sul fido di conto corrente. In attesa dei nuovi dati, l'impressione è che la situazione sia peggiorata». «LE COSE sono cambiate mette in luce il presidente Confcommercio Augusto Patrignani, vicepresidente di Federascomfidi nazionale : molta più cautela delle banche, pratiche più complesse e lunghe,

Sos delle piccole aziende: il 77% soffre per il credito ( da "Nazione, La (Firenze)" del 27-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci assicura che «vigileremo attraverso l'osservatorio regionale sul credito, a cui abbiamo deciso di affiancare un tavolo di di confronto permanente tra domanda e offerta in Toscana. E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana».

Gli artigiani a Martini: <Sospendere i mutui per 18 mesi> ( da "Nazione, La (Prato)" del 27-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: prima di tutto la sospensione delle scadenze dei mutui per almeno 18 mesi e una moratoria per i finanziamenti a fondo perduto. La risposta di Martini non si è fatta attendere: «Verificherò che vengano rispettati gli accordi stipulati con gli istituti di credito, con 48 milioni stanziati per garantire il sistema dei fidi bancari». Maria Lardara

Da UniCredit oltre 100 milioni di euro per le piccole imprese di Bologna ( da "Sestopotere.com" del 27-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e grazie alla valorizzazione delle garanzie dei Consorzi Fidi. L?obiettivo è di finanziare le imprese capaci di reggere il mercato che meritano di essere sostenute per la crescita dell?economia dei nostri territori” “La quota destinata a Bologna – dice Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna di UniCredit Banca - è di oltre 100 milioni di euro.

Pmi nella morsa del credito: spread diventati insostenibili ( da "Giornale di Brescia" del 28-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gaburri e commentata dal direttore Francesco Gobbi con Alessandro Torsoli del Confapi Fidi. Dall'indagine dell'Ufficio studi Apindustria emerge come nei primi due mesi del 2009 la crisi abbia intensificato i suoi effetti per le Pmi bresciane. I rapporti col credito e con le banche sono peggiorati per il 59% delle aziende (nell'ultima rilevazione di ottobre questo dato era del 24%).

crediti bloccati e assegni respinti "così hanno chiuso i rubinetti" - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: sotto Natale è arrivata dalla banca la revoca di un fido da 300 mila euro. Da mercoledì scorso, per 67 dei 152 dipendenti è scattata la cassa integrazione. «Questo ci è capitato nel momento di massima espansione, con un programma industriale che prevede 22 navi da varare. Dovremmo raggiungere le 250 unità»: uno sfogo amaro, quello di Roberto Grippi,

Da Unicredit 8 milioni alle aziende ( da "Stampa, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: intesa riguarda le 260 aziende che fanno parte del Consorzio Fidi industriali della Valle d'Aosta. A firmare l'accordo il direttore commerciale Piemonte Nord di Unicredit Banca, Monica Cellerino, e il presidente di Confidi Industriali, Federico Jacquin. «Dobbiamo dare atto all'istituto bancario - ha detto Jacquin - della volontà di sostenere le imprese in questo momento di crisi.

La crisi? È colpa delle banche ( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 28-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: A venire in soccorso è poi Confapi lombarda fidi-confidi, il cui sportello bresciano (con comitato tecnico presieduto da Alessandro Torsoli), nell'ultimo trimestre dello scorso anno, ha ricevuto 240 richieste di garanzia, con un incremento del 43% sullo stesso periodo del 2007, accettandone oltre il 95%.

Lotta all'usura: istituti di credito chiave di volta ( da "Denaro, Il" del 28-02-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: cioè capire che la tracciabilità bancaria delle operazioni finanziarie va maggiormente promossa". Tocca ai Confidi. Lucio Donadio, presidente del Confidi Pmi Campania, sostiene che "i consorzi di garanzia fidi, grazie a un rapporto diretto con le piccole e medie imprese, entrano in possesso di informazioni uniche che permettono di verificare il loro stato e le loro esigenze;


Articoli

crisi del sughero, appello alle banche - pietro zannoni (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 11 - Gallura Crisi del sughero, appello alle banche UniCredit e Sarda Fidi incontrano gli artigiani e i piccoli imprenditori PIETRO ZANNONI CALANGIANUS. Il primo dei tre incontri tra artigiani e imprenditori del settore del sughero e il mondo del credito ha avuto come protagonisti l'Uni Credit Banca di Roma e la Sarda Fidi, consorzio di granzia fidi opernate nell'isola. Il primo risultato ottenuto e quello di un miglior rapporto tra clienti e istituti di credito e una diversa operatività a sostegno della produzione. All'incontro erano presenti il sindaco Antonio Scano con i colleghi di Tempio e Luras Antonello Pintus Marisa Careddu, il dottor Paolo Russu responsabile del territorio del Nord Sardegna di Uni Credit, che rappresenta 22 sportelli operanti nel Nord Sardegna. Russu ha reso meno formale l'incontro familiarizzando con i presenti e ricordando i suoi natali calangianesi, affermando che - nel corso della sua carriera - si è sentito sempre orgoglioso della sua terra d'origine e sapendo che doveva venire nel suo paese natale ha voulto contribuire fattivamente alla sua riuscita. Ha informato artigiani e imprenditori che in questi giorni UniCredit ha siglato un importante accordo con la Sarda Fidi, di cui era presente di direttore. «La mia presenza - ha precisato Russu - non è politica, ma solo quella di un dirigente bancario che cerchera di rendersi utile». Ha specificato in quali filoni e con quali modalità si realizzerà l'intervento ma chiaramente ogni azione che si avvierà esigerà un rapporto corretto fra le varie imprese e le banche. Marcello Tiddia, direttore di Sarda Fidi ha spiegato che l'accordo siglato giorni fa con UniCredit offre una diversa operatività con sostegno degli investimenti produttivi, con miglioramento della struttura finanziaria, con rafforzamento della gestione per venire incontro agli allungamenti dei tempi di incasso ed infine miglioramento della struttura patrimoniale. La Sardegna ha a disposizione 2 milioni di euro e in 15 giorni ci sono stati impegni per 5 milioni servendosi delle prestazioni on line. Gli imprenditori sugherieri si inseriranno in queste opportunità finanziarie?

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<Si rimetta in moto il piccolo commercio> (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Cronaca Regionale Pagina 107 La Cisl sollecita l'intesa sugli ammortizzatori sociali, la Cgil chiede che vengano sbloccate le opere pubbliche. E c'è un appello di Confesercenti «Si rimetta in moto il piccolo commercio» La Cisl sollecita l'intesa sugli ammortizzatori sociali, la Cgil chiede che vengano sbloccate le opere pubbliche. E c'è un appello di Confesercenti --> «Le micro e le piccole imprese, nonostante le mille difficoltà, continuano ad essere la spina dorsale del sistema distributivo commerciale della Sardegna». A evidenzialo è il presidente regionale della Confesercenti Paolo Saba che, in una sorta di lettera aperta al nuovo presidente della Regione Ugo Cappellacci, elenca una serie di punti da affrontare con urgenza, a partire dalla legge regionale 9/2002, che agevola le attività commerciali «e che andrebbe rivista soprattutto per quanto riguarda gli stanziamenti e i criteri di priorità». Da discutere con urgenza anche «le difficoltà delle micro e piccole aziende nell'accesso al credito bancario», così come per Saba «è necessario incrementare i fondi rischi dei consorzi fidi del commercio, spesso insufficienti per aiutare le aziende nell'accesso al credito bancario». Senza dimenticare «la necessità di intervenire dal punto di vista legislativo sui distributori di carburante, sulle edicole e sulla rivisitazione della legge riguardante le attività commerciali su area pubblica, che ha creato non pochi problemi ai commercianti ambulanti della Sardegna». Paolo Saba aggiunge che «è evidente che non si possa pretendere di risolvere tutti i problemi sopra elencati con un colpo di bacchetta magica, ma oltre 41.000 imprese attendono risposte». AMMORTIZZATORI SOCIALI «Occorre subito la firma dell'intesa istituzionale per dare concreta attuazione al decreto sugli ammortizzatori sociali in deroga. La Cisl sarda chiede con forza che Regione e Governo decidano immediatamente di aprire il tavolo per definire quantità e modalità di spendita delle risorse da destinare alla Sardegna per i lavoratori in Cig e mobilità in deroga». A sostenerlo è il segretario regionale dell'organizzazione sindacale, Giovanni Matta. «Subito dopo», aggiunge, «è necessaria la firma dell'accordo tra Regione e sindacati per consentire l'immediato riconoscimento del sussidio a favore dei lavoratori». Per Matta «il ritardo sinora accumulato, pur giustificabile, vista la crisi che ha investito la Regione, va subito recuperato appena la nuova Giunta sarà insediata. Ci sono oggi 3000 lavoratori beneficiari del sussidio fino al 31 dicembre scorso, dei quali nessuno - eccezion fatta per 17 lavoratori della Nuova Scaini - è stato ricollocato al lavoro». Tutti costoro attendono l'avvio delle procedure per accedere ai provvedimenti previsti dal decreto sulla Cig in deroga». Matta ricorda che «si dovranno sommare necessariamente non meno di altri 1000 lavoratori, che - a causa della crisi dirompente che investe l'industria e l'intero sistema produttivo sardo - non possono beneficiare degli ammortizzatori sociali classici». LA CRISI DELLE COSTRUZIONI «C'è preoccupazione per il probabile crollo di un settore che in Sardegna, con i suoi 70 mila addetti, rappresenta un comparto essenziale per la crescita e lo sviluppo». A sottolinearlo, in una nota, è il segretario generale della Fillea Cgil Sardegna, Carmelo Farci. L'occasione per fare il punto è stata offerta dalla riunione dei quadri e dei delegati, a Cagliari. «È stata sottolineata», evidenzia Farci, «l'esigenza di intervenire in modo tempestivo e appropriato per sbloccare gli appalti di competenza di Comuni, Province e Regione, che le comunità locali attendono da tempo e che sono essenziali per lo sviluppo del territorio, rappresentando circa il 70% degli appalti pubblici». Opere, aggiunge Farci, «che darebbero ossigeno alle piccole e medie imprese e lavoro a migliaia di addetti del settore, rilanciando l'intero indotto legato al comparto dell'edilizia: legno, laterizi, cemento, lapideo, sughero e via elencando, oggi fortemente in sofferenza a causa della contrazione dell'edilizia pubblica e privata». ( red. ec. )

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<Autocertificazione, le banche ignorano la nuova legge> (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Prov Gallura Pagina 8032 comune La protesta dell'assessore «Autocertificazione, le banche ignorano la nuova legge» Comune. La protesta dell'assessore --> Care banche, poche storie. Tirate fuori i soldi, in nome della legge e del buonsenso. Questo, grosso modo, è il messaggio che l'assessore alle attività produttive di Olbia, Vanni Sanna, sta per scrivere ai rappresentanti dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana) in Sardegna per tirare le orecchie ad alcuni istituti di credito che hanno rifiutato di finanziare diverse imprese a causa dell'autocertificazione Duaap introdotta dall'ex presidente della Regione, Renato Soru, nel 2008. La nuova norma regionale ha fatto storcere il naso alle banche, che non si fidano delle autocertificazioni dei cittadini. Questa ritrosia ha scatenato le proteste di Confindustria, Apisarda e Confartigianato di Olbia che si sono immediatamente rivolte all'assessore per sollecitare le proteste ufficiali del Comune. Fino al 2000 per aprire un capannone, era necessaria la concessione edilizia del Comune. Nel nuovo millennio è stato introdotto il provvedimento unico Ministeriale, che non è riuscito del tutto a ridurre i tempi burocratici. L'anno scorso la Regione ha introdotto il Duaap, un documento di autocertificazione che va presentato agli sportelli Suap dei Comuni. Se non esistono vincoli di tutela paesaggistica, adesso è possibile aprire il capannone entro 20 giorni con tutte le concessioni in regola. La diffidenza delle banche nasce dal fatto che l'autocertificazione esclude le certificazioni che gli Enti pubblici dovevano rilasciare all'impresa che si trovava in fase di avvio. L'assenza di un parere comunale o ministeriale ha fatto chiudere le casse alle banche, con la conseguenza che parecchie imprese non hanno aperto. La legge che avrebbe dovuto agevolare il dinamismo imprenditoriale è diventata un boomerang. Il caso è del tutto nuovo per le amministrazioni locali sarde, che devono tutelare i diritti degli imprenditori e, allo stesso tempo, ascoltare le ragioni delle banche. Le proteste delle associazioni di categoria erano state già comunicate in una seduta del consiglio comunale, tre mesi fa. Adesso, l'assessore Sanna ha rotto gli indugi e scriverà una lettera di dissenso all'Abi. Spiega Sanna: «La legge è legge. Le banche devono adeguarsi alla norma regionale, non c'è altro da fare. Tra l'altro, con i tempi che corrono, non mi sembra sia il caso di opporsi a dei finanziamenti che sono stabiliti dalla legge. C'è la crisi che sta mettendo in difficoltà gli imprenditori, trovo sbagliato il comportamento dei direttori degli istituti di credito. Per fortuna, non tutti sono così intransigenti». CLAUDIO CHISU

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Il giorno di Mario Draghi al Forex di Unicredit (sezione: Revoca fidi)

( da "Riformista, Il" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

banche/2 Il giorno di Mario Draghi al Forex di Unicredit segue dalla prima pagina L'intervento pubblico sulle banche è una delle possibilità del piano di stabilità finanziario presentato una settimana fa da Tim Geithner, neo segretario al Tesoro americano. La stessa facoltà con una proposta di legge se l'è attribuita il governo tedesco tre giorni fa, adesso il parlamento dovrà decidere. Di intervento pubblico - dopo Silvio Berlusconi, giovedì nella conferenza stampa congiunta con Gordon Brown che le banche ha cominciato a nazionalizzarle l'anno scorso - ha parlato ieri il ministro dell'Economia francese Christine Lagarde - di formazione americana e liberista - ospite a New York della scuola di giornalismo della Columbia University: «Se le istituzioni finanziarie falliscono - ha detto la signora Lagarde - allora non c'è alcun dubbio che lo Stato debba intervenire e nazionalizzare le banche non è una catastrofe». Ma a monte del dibattito sul ruolo dello stato - da cui per il momento è peraltro assente una riflessione sulla disponibilità di risorse finanziarie: con che soldi? - c'è un problema che precede la prospettiva dell'intervento pubblico e che condiziona pesantemente l'andamento dei titoli: in questo momento il mercato non si fida della situazione delle banche e le banche non fidano l'una dell'altra. Il mercato ritiene che i titoli tossici abbiano contagiato l'organismo. Questa valutazione riguarda soprattutto Unicredit, il titolo che più ha perso negli ultimi mesi (-46 per cento circa rispetto a un anno fa). Probabilmente neanche i vertici della banca sanno esattamente fino a che punto si spinge la pericolosità della loro partecipazione a quella specie di gigantesca catena di sant'Antonio, che ha minato i bilanci bancari, generata dall'eccesso di derivati. D'altra parte, secondo alcuni osservatori, i problemi non si risolverebbero neppure sostituendo Alessandro Profumo, il quale ha comunque costruito una grande banca e i suoi meriti di banchiere restano anche se da ottobre in poi ha commesso alcuni errori collegati a una forma di orgoglio e a una sottovalutazione della crisi. Quello che serve adesso è uno sforzo di verità. I banchieri cerchino di dire tutto quello che sanno e chiedano francamente, e in fretta, una mano allo Stato se ne hanno bisogno. Il governo li aiuti decidendo subito che cosa fare (bad bank, nazionalizzazioni, ricorso ai Tremonti bond approvati ieri dalla Commissione europea, salvataggi attraverso la costituzione di nuove società) e senza misure esageratamente punitive. I banchieri che hanno ricevuto la sanzione del mercato sono - in un certo senso - già sconfitti. E in questo momento l'esigenza della classe dirigente politica economica e finanziaria deve essere garantire stabilità al nostro sistema e alla nostra economia. Marco Ferrante 21/02/2009

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Artigiani contro la crisi con i fondi regionali (sezione: Revoca fidi)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Artigiani contro la crisi con i fondi regionali --> Pari a 120 milioni di euro gli stanziamenti lombardi a sostegno delle imprese che puntano allo sviluppo Sabato 21 Febbraio 2009 ECONOMIA, pagina 37 e-mail print Da sinistra, Raimondi, Carrara e Bardoni Bedolis La crisi e le misure regionali, le preoccupazioni di chi ha un'impresa da mandare avanti e le condizioni difficili in cui si muove. Temi che, giovedì sera, hanno scaldato la numerosa platea - tre sale affollate - del convegno «I finanziamenti regionali anti-crisi per gli artigiani», dell'Associazione artigiani di Bergamo. «In questo incontro vogliamo far conoscere le nuove misure regionali - ha detto Angelo Carrara, presidente dell'Associazione artigiani di Bergamo - e chiarire che siamo in grado di orientare gli artigiani verso le misure più idonee ai loro bisogni». Al centro dei lavori, infatti, la dettagliata spiegazione tecnica delle misure e dei bandi fatta da Mario Cucchi, condirettore centrale di Finlombarda, e Gabriella Faliva, della direzione generale Artigianato della Regione. «La mia presenza e quella dei tecnici regionali serve a spiegare l'importanza dei 120 milioni di euro stanziati dalla Regione per il comparto artigiano, in questo momento così drammatico», ha affermato Marcello Raimondi, sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia. Passando agli interventi, Mario Cucchi ha cominciato illustrando gli strumenti di agevolazione specifici per le imprese artigiane: il fondo Artigiano gestito da Finlombarda, già attivo e finanziato con un investimento di 48 milioni di euro nel 2009. In questo fondo, sono previste tre misure principali: la misura A per il microcredito, la misura B per gli investimenti e la misura C per lo sviluppo d'azienda. Nel primo caso, la garanzia è gratuita per microaziende, soprattutto quelle a conduzione familiare, a fronte di finanziamenti per investimenti da 10 a 15 mila euro. Nel secondo caso, si tratta di finanziamenti o leasing da 15 a 350 mila euro. «Per queste due misure - ha specificato Cucchi - le procedure si avviano attraverso i Confidi. Oppure, per la misura B, si può predisporre la domanda anche direttamente presso la banca». Infine, la misura C, per lo sviluppo aziendale, si articola a sua volta in azioni per l'avvio di nuove imprese, per lo sviluppo produttivo, per l'innovazione tecnologica, per la crescita dimensionale e, infine, per il trasferimento d'impresa (acquisizione o vendita, passaggi generazionali, cambio struttura manageriale). Le domande s'inoltrano on-line. Ci sono poi altri tre strumenti rivolti alle imprese manifatturiere: 12 milioni di euro per l'acquisto di macchinari nuovi e tecnologicamente avanzati, che riducano le emissioni nocive ai danni dell'ambiente, in linea con le normative europee; il fondo Frim, di rotazione per l'imprenditorialità, con due misure, una per l'innovazione di prodotto e di processo e un'altra per le applicazioni industriali di risultati di ricerca. E il programma Driade, «co-finanziato dalla Regione Lombardia e dal Ministero, prevede l'aggregazione d'impresa, che non è sempre facile da attuare», ha spiegato Gabriella Faliva. Sono a disposizione 23 milioni di euro e il programma si articola in due bandi: Dafne, per l'aggregazione di imprese, enti e istituzioni, non necessariamente inseriti nei distretti e metadistretti industriali lombardi; il secondo bando è Artemide, in cui si prevede l'aggregazione di 20 soggetti, in questo caso solo aziende, di cui 11 devono far parte dei distretti e metadistretti industriali lombardi. A completare il pacchetto regionale, la possibilità per le piccole e medie imprese, escluse quelle del settore della formazione e dell'agricoltura, di richiedere un buono per le missioni all'estero che si svolgono tra il 1° marzo e il 31 dicembre 2009, presentando una domanda on-line, sul sito della Regione. E per garantire i finanziamenti richiesti dalle piccole e medie imprese al sistema creditizio e bancario, la giunta regionale ha approvato lo stanziamento di 78,5 milioni di euro: un'iniziativa denominata Confiducia, che prevede una co-garanzia del 70%, di cui il 25% da Confidi e il 45% da Regione e Sistema camerale. E proprio le condizioni di credito di questo periodo sono stati la nota dolente dei numerosi interventi di giovedì sera. «A livello bergamasco - ha risposto Antonella Bardoni, direttore del consorzio fidi Confiab, Associazione artigiani Bergamo - si è appena avviato l'accordo Fiducia con il sistema bancario e il sistema di consorzio fidi, con cui andremo a garantire fino al 60% le operazioni delle imprese artigiane, per un importo massimo di 500 mila euro, da rimborsare entro 60 mesi». Le novità inserite nell'accordo «riguardano gli strumenti del pre-ammortamento, pari a 24 mesi o 12 mesi per le imprese iscritte alla Camera di commercio da meno di un anno - ha concluso Antonella Bardoni -, e la garanzia modulata, cioè la possibilità di valutare caso per caso l'estensione della garanzia stessa». Alessandra Bevilacqua 21/02/2009 nascosto-->

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Le banche crollano Oggi la cura di Draghi (sezione: Revoca fidi)

( da "Unita, L'" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Le banche crollano Oggi la cura di Draghi BIANCA DI GIOVANNI La Borsa di Milano è tornata ai livelli di 12 anni fa: è ai minimi del '97, con una chiusura che sfiora il 5% di perdite. Ma è disastro in tutte le piazze del pianeta: 154 milardi bruciati in 24 ore nel Vecchio Continente. Tokyo torna indietro di 25 anni: un quarto di secolo. Insomma, la crisi non si ferma. Anzi, esonda colpendo soprattutto banche e assicurazioni. Gli operatori non si fidano: non sanno quanti titoli-spazzatura ancora detengono nei portafogli. E così vendono. Succede anche in Italia, dove a nulla è servita la notizia arrivata da Bruxelles che ha dato il via libera ai cosiddetti Tremonti bond, lo strumento studiato dal Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti italiani. Stando a fonti bancarie, in molti sono pronti ad approfittare di questa opportunità: si tratta di titoli sottoscritti dal Tesoro (lo stanziamento è di 10 miliardi, che saranno però remunerati), e dunque con una garanzia pubblica, che allineerebbero le banche italiane a quelle europeee, già oggetto di diversi salvataggi di Stato. Ma dopo l'ok i big hanno proseguito la loro discesa: Intesa-Sanpaolo ha perso il 15,34%, chiudendo a quota 1,78 euro. Malissimo anche il Banco Popolare che cede l'11,82% a 3,2 euro, Alleanza in calo dell'8,96%, Unicredit dell'8,71%, Generali del 6,26%. Una raffica di segni meno che non danno tregua. Cosa accade? Anche il credito italiano, finora al riparo dai terremoti della finanza straniera, è entrato nella spirale negativa? Difficile dirlo. Alcuni osservatori assicurano che i bilanci dei gruppi italiani sono molto più sicuri dei competitor stranieri (anche se tutti dovranno registrare pesanti perdite quest'anno con la discesa dei valori di Borsa). Dunque, la penalizzazione sarebbe inspiegabile, se non legata alla diffidenza complessiva, e forse anche agli scivoloni della politica. Quell'esternazione del premier sulle possibili nazionalizzazioni potrebbe aver avuto un riflesso, anche se è stata poi corretta. Insomma, gli operatori potrebbero temere comunque un blitz nei capitali degli istituti. Parlando a un convegno sull'Europa Massimo D'Alema ha auspicato « che sia possibile uscire dalla crisi evitando la nazionalizzazione delle banche, tuttavia è evidente che le grandi banche non possono fallire, che c'è anche la responsabilità degli Stati». A questo proposito l'ex ministro degli Esteri ha sollecitato un'assunzione di responsabilità da parte della Bce nei confronti degli stati membri, «che non possono essere lasciati soli». Secondo altri esperti, invece, il nodo non sta tanto nei ratios (cioè nei rapporti patrimoniali su cui si basa la valutazione della stabilità degli istituti), quanto nel fatto che nessuno sa davvero quanti titoli tossici siano ancora in circolazione. Gli operatori cominciano ad avere dei dubbi sulla possibilità di sterilizzare i rischi di default con interventi pubblici. Detto in altri termini: gli Stati hanno abbastanza risorse per garantirci da nuovi crack, mentre cresce il costo di copertura di default ? La domanda fa tremare: per questo si chiede chiarezza su possibili nuove emersioni di titoli spazzatura. Non è un caso che la nuova amministrazione Usa abbia chiesto di fare chiarezza sui portafogli delle banche, prima di continuare ad erogare aiuti. Anche il governatore Mario Draghi in uno degli ultimi interventi ha fatto cenno alla necessità di più trasparenza. C'è molta attesa oggi per il suo intervento al Forex , il tradizionale convegno degli operatori finanziari che quest'anno si tiene a Milano (saranno presenti i «duellanti» Alessandro profumo e Cesare Geronzi). È molto probabile che insisterà sulla sostanziale stabilità del sistema italiano, tanto più dopo l'ok ai Tremonti bond (arrivati dopo 4 mesi di trattativa). Ma è altrettanto probabile che Draghi esorti gli stessi istituti a fare chiarezza su tutti i portafogli: una volta per tutte. Intesa perde il 15%, Unicredit l'8%. Bruciati 154 miliardi in Europa. Bruxelles dà l'ok ai Tremonti bond, ma gli operatori non si fidano. Il governatore chiederà chiarezza sui titoli in portafoglio.

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AGRICOLTURA (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 21-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

AGRICOLTURA Sabato 21 Febbraio 2009, Definire il piano di sviluppo della propria azienda agricola e individuare gli strumenti più adatti a finanziarlo. Di questo si è discusso al primo degli incontri formativi organizzati da Banca Popolare FriulAdria, Coldiretti Friuli Venezia Giulia e Agrifidi Livenza, tenutosi nei giorni scorsi nell'Auditorium comunale di Roveredo in Piano. Ad aprire l'incontro il responsabile tecnico della Coldiretti Friuli Venezia Giulia Andrea Lugo, che ha esposto il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione, con particolare focus sulle prime risultanze del bando 2008, chiusosi recentemente. È stato poi presentato l'accordo nazionale stipulato tra Coldiretti e il Gruppo Crédit Agricole, pietra miliare che regolamenta e favorisce il rapporto tra le imprese del settore primario e il sistema bancario per una corretta programmazione finanziaria nella gestione aziendale. A seguire gli interventi di Giuseppe Savastano, responsabile del Consorzio di Garanzia Fidi Agrifidi Livenza Friuli Venezia Giulia, e Giancarlo Barbesin, responsabile del Marketing Aziende in FriulAdria. Dopo aver richiamato l'accordo stipulato tra il Consorzio e la banca volto a fornire agli imprenditori del settore primario un servizio mirato di consulenza finanziaria e facilitare il loro accesso al credito, ampio spazio è stato dedicato al necessario sostegno che viene fornito per la pianificazione di investimenti e la corretta impostazione finanziaria. Infine, ai numerosi imprenditori agrari locali intervenuti all'incontro, è stata illustrata la composita offerta di FriulAdria per il settore agricolo. Alle favorevoli e personalizzate forme di finanziamento si sommano una serie di servizi specialistici. Viene infatti data la possibilità di usufruire del check up finanziario aziendale, al fine di identificare la più corretta ed idonea struttura finanziaria aziendale. La banca, inoltre, è sostenitrice convinta delle opportunità e dei vantaggi che derivano dalla produzione di energia da fonti alternative, in particolare fotovoltaico e biomasse, al fine di favorire sia la trasformazione in "energia pulita" del calore del sole sia l'utilizzo in modo intelligente del materiale di scarto. In questo modo potrebbe concretizzarsi il sogno di produrre energia a basso costo. Oltre al rispetto dell'ambiente, gli impianti fotovoltaici consentono alle aziende di ampliare e differenziare le proprie fonti di reddito. Infine, aspetto non trascurabile, questo tipo di investimento è oggetto di agevolazioni statali e regionali, tra loro compatibili. In tutte le Filiali FriulAdria gli operatori del settore potranno ottenere le informazioni relative a questi finanziamenti.

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Carrù: con Confartigianato incontro su finanza agevolata (sezione: Revoca fidi)

( da "Targatocn.it" del 21-02-2009)

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Carrù: con Confartigianato incontro su finanza agevolata Si parlerà di finanziamenti agevolati per le imprese artigiane nell?incontro organizzato da Confartigianato Cuneo lunedì 23 febbraio presso la sala riunioni dell?ufficio di zona di Carrù, in piazza Mercato. Nel corso della serata verranno illustrate in concreto tutte le opportunità previste a favore dell?artigianato per quanto concerne contributi e finanziamenti agevolati, finalizzati alla creazione, ristrutturazione o ampliamento delle aziende artigiane. Da luglio 2007, la crisi del credito è costata 12,5 miliardi l?anno alle imprese italiane. A tanto ammontano i maggiori interessi imposti dalle banche agli imprenditori rispetto al calcolo del tasso di riferimento fissato dalla Bce. L?allarme viene dal presidente nazionale di Confartigianato, Giorgio Guerrini, il quale ha segnalato in una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il peggioramento delle condizioni di accesso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole imprese. Relatore della serata, che avrà inizio alle 21, sarà il responsabile del Credito e Finanziamenti della Confartigianato Fidi Cuneo, Gianluca Damilano. Durante l?incontro verranno inoltre fornite le indicazioni sui requisiti e sulle modalità richieste per l?ottenimento dei contributi previsti dalle normative vigenti. .

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Serve fiducia (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Ferrara, La" del 22-02-2009)

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Caricento è al fianco degli imprenditori Serve fiducia La Cassa di Risparmio di Cento offre una concreta risposta alle difficoltà che imprenditori e famiglie stanno incontrando. «Continuiamo ad erogare credito alle aziende che attraversano questo periodo - osserva il direttore generale Ivan Damiano - perchè è nel nostro interesse sostenere l'imprenditore che continua a credere nel proprio mestiere». Il responsabile tecnico della banca conferma la necessità di fare squadra con istituzioni, associazioni di categoria, imprese e comunità civile: «Solo insieme si può fronteggiare l'emergenza. Occorre potenziare gli strumenti che facilitano l'accesso al credito come la ricapitalizzazione dei Consorzi Fidi; è vitale che anche i flussi di risparmio rimangano depositati presso le banche che realmente sostengono le imprese». L'impegno corale non è sufficiente per autorizzare ottimismo. «Sono perfettamente d'accordo - prosegue Damiano - con Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che sostiene la necessità di un progetto sul quale far convergere tutte le forze vitali del Paese; anche le realtà locali, in sostanza, possono e devono fare la loro parte». Damiano ricorda poi che la debolezza di una parte delle nostre imprese è originata da una patrimonializzazione a volte insufficiente dovuta a un utilizzo del debito bancario da decenni sostenuto: «E' e sarà un tema da affrontare di petto. I confronti con altri paesi sono decisamente a nostro sfavore». Il direttore generale definisce infine imprescindibile la necessità, per il sistema economico, di puntare su innovazione, ricerca e sviluppo. Su questa linea si muove la stessa Cassa centese che investe su se stessa e sulle proprie professionalità: nei giorni scorsi è stata aperta la quinta filiale di Ferrara che porta così a 47 il numero complessivo delle dipendenze della banca di cui 21 sono ubicate nella nostra provincia, 16 nel Bolognese e dieci nel Modenese. Un contributo a sostegno dell'economia è offerto da una iniziativa promossa da Cassa e Fondazione: si tratta di incontri denominati"Sapori senza maschera" che consentono agli studenti e adulti di affrontare i temi della corretta alimentazione partendo dai cibi locali e di qualità. «La filiera del frumento, quella della carne e quella dell'ortofrutta rappresentano una notevole ricchezza per il nostro territorio - sottolinea il direttore generale - che va sostenuta con iniziative oltre che con efficaci politiche commerciali e finanziarie».

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BRUNETTA: LE BANCHE HANNO PAURA, PIU' ATTENTE A DARE CREDITO (sezione: Revoca fidi)

( da "Wall Street Italia" del 22-02-2009)

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Brunetta: le banche hanno paura, piu' attente a dare credito di ANSA Ma finora non ci sono segnali di allarme sui fidi -->(ANSA) - ROMA, 22 FEB - ''Certamente bisognera' fare qualcosa perche' la crisi finanziaria non si deve trasferire sull' economia reale'',osserva Renato Brunetta. Il ministro della PA dice a Rtl 102.5 che ''oggi le banche hanno paura e tirano i remi in barca.Stanno piu' attente a dare credito''.''La crisi l'ha prodotta la finanza spericolata-ricorda-e questa ha contagiato anche le banche. Finora non ci sono segnali di allarme,ma si deve capire quanto sia vera la cautela delle banche e i tagli alle linee di credito''. ''Per il momento -prosegue Brunetta- tutto quello doveva saltare fuori e' venuto a galla; in Italia non e' saltato fuori niente. Tremonti ha detto che le nostre banche sono solide pero' il problema e' che le banche non si fidano piu' e non si prestano piu' denaro tra di loro. Insomma, il credito interbancario, cioe' il flusso che passa da una banca all'altra, e ' venuto meno, facendo pagare i costi alla clientela. Cosi facendo pero' le imprese e le famiglie a questo punto entrano in crisi''. ''Il governo - ricorda il ministro della Pubblica Amministrazione - dando la garanzia al sistema bancario lo ha anche invitato a non ridurre le linee di credito. Le banche hanno detto di si' ma ora bisogna verificarlo perche' le Pmi e le famiglie protestano da una parte, le banche si difendono dall'altra, dicendo che non e' vero''. Per questo, fa sapere il ministro, ''abbiamo incaricato Bankitalia di verificare la situazione anche se finora Bankitalia non ci ha evidenziato nulla di allarmante, tranne piccole situazioni''.(ANSA).

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I piccoli artigiani e commercianti sono i nuovi poveri (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-02-2009)

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I piccoli artigiani e commercianti sono i nuovi poveri Domenica 22 Febbraio 2009, La crisi economica in corso anche in Fvg coinvolge pure i titolari o legali rappresentanti delle imprese in forma peculiare, ma con tratti comuni ai lavoratori. Possiamo dividere in tre categorie i datori di lavoro interessati al problema: 1) quelli, e sono in netta minoranza, che si sono adeguati alle nuove esigenze del mercato ed operano con la propria impresa con relativa tranquillità a livello nazionale ed internazionale; 2) quelli, e sono la maggioranza, che cercano disperatamente di resistere sul mercato con tentativi più o meno positivi di darsi un'organizzazione aziendale che regga all'urto della crisi sperando nel futuro pur avendo sempre contro la burocrazia statale, regionale,comunale; 3) quelli, e sono molti, che hanno gettato la spugna, chiuso l'impresa prima di fallire, o con il fallimento in atto o in arrivo (la morte civile dell'imprenditore). I nuovi poveri del terzo gruppo Quotidianamente trascorro delle ore a parlare con artigiani e commercianti carichi di debiti, smarriti alla ricerca di una soluzione per continuare a vivere con dignità con la famiglia. Hanno gli stessi problemi dei lavoratori disoccupati (mutui da pagare, figli a scuola ecc.). Sono questi, assieme a tanti lavoratori privi di occupazione, i nuovi poveri in regione. Sono alle volte debitori nei confronti degli stessi ex dipendenti, degli Istituti assicuratori (per contributi Inps e premi Inail) e del fisco (vedi Irpef, Iva), nonché di altre ditte fornitrici e sono anche creditori di clienti che non li pagheranno mai. Spesso il loro ricorso al decreto ingiuntivo non dà esito positivo perché indirizzato verso un debitore privo di beni. È noto infatti che in Italia nessuno è più forte del nullatenente. Queste persone sono alle prese con ruoli esattoriali, pignoramenti, aste giudiziarie, vendita di beni, privi di fidi bancari ed inseguiti senza tregua dall'Equitalia. Debiti che non riusciranno a pagare neppure con un secolo di lavoro futuro. L'ex datore di lavoro, in crisi economica, è una persona che si trova di fronte alla realtà di dover cambiare gioco forza il suo tenore di vita. A volte ha risparmiato in passato investendo in immobili che ora non trovano acquirenti e saranno destinati alla vendita all'asta e ceduti a prezzi stracciati. Questi beni non solo non hanno una rendita ma comportano solo costi di manutenzione e tasse. Incombe su diversi la perdita della propria abitazione e la prospettiva di vita in miseria in un appartamento comunale destinato ai poveri. Cambiare vita, ritornare operai per chi è abituato a comandare è impresa difficile ma non impossibile. Questi ex datori di lavoro poi alle volte sono persone ormai anziane e con problemi di salute che possono fare affidamento solo su eventuali aiuti familiari. Lo Stato non è indifferente a queste situazioni (vedi provvedimenti anticrisi) ma non potrà mai risolvere il problema di questi emarginati, brillanti imprenditori in passato ed ora costretti a non farsi vedere in giro per pudore e vergogna. Per esser imprenditori è necessario aver salute, conservare professionalità ed affrontare con decisione il futuro; chi lavora non finirà mai nel fosso. La normativa sul pignoramento Una fase centrale del recupero crediti è senza dubbio il pignoramento dei beni del debitore. Il pignoramento consiste in un'ingiunzione (vedi artt. 491 e seguenti del c.p.p.), che l'ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito con assoggettamento all'espropriazione e i frutti di essi. Il pignoramento deve anche contenere l'avvertimento che il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo dovuto al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione. Nell'ipotesi che i beni assoggettati a pignoramenti appaiano insufficienti per coprire i debiti, l'ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni pignorabili, il luogo in cui si trovano, ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l'omessa o falsa dichiarazione. In ogni caso l'ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose e dei crediti da sottoporre ad esecuzione, può richiedere notizie ai soggetti gestori dell'anagrafe tributaria ed alle banche. L'ufficiale giudiziario, previa istanza del creditore, chiede al debitore imprenditore commerciale di indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili. È ipotizzabile anche la presenza di più creditori su un pignoramento che interessa il medesimo bene. (*) Consulente del lavoro

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<SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)

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CRONACA PISTOIA pag. 2 «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi Fidi e una generale diminuzione degli spread applicati». Ancora, Confcommercio chiede decontribuzione del lavoro dipendente e semplificazione della burocrazia, specie per quanto attiene ad alcune norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro: «giusto perseguire l'obiettivo della diminuzione degli incidenti ma non è giusto equiparare l'azienda edile al negozio di cravatte come di fatto fa il decreto 81 del 2008».

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La cura Forte "salva" i conti ProPordenone (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 23-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La cura Forte "salva" i conti ProPordenone Bilancio di nuovo attivo all'associazione Lunedì 23 Febbraio 2009, Un utile di esercizio di circa 170 euro ottenuto anche riducendo le spese ai minimi termini, che rappresenta un risultato importante, in vista della contrazione dei finanziamenti pubblici. Si è conclusa con l'approvazione dei bilanci e le relazioni sulle attività 2008 e 2009, l'assemblea annuale della ProPordenone, i cui lavori, nell'auditorium della Regione, ieri mattina, sono stati presieduti da Mario Sist, cofondatore e primo presidente. «Chiudiamo il 2008 con un utile di esercizio che ci riempie di orgoglio - ha spiegato Luciano Forte, presidente della Pro, alla platea dei soci ricordando il passivo delle gestioni precedenti - anche perché stiamo andando incontro a una contrazione dei finanziamenti da parte di vari enti, anche se sui giornali è stato scritto diversamente. Proprio per questo motivo, è importante aver riportato il bilancio in un alveo sano. Questo traguardo è il frutto di sacrifici e di attenzione sulle spese: abbiamo risparmiato anche sull'acquisto della carta. Per quanto riguarda il bilancio preventivo dei nostri sponsor, contiamo di incamerare e spendere interamente 273 mila euro». Nella sua relazione morale il presidente Forte ha messo in luce come siano «riusciti a chiudere sostanzialmente in pareggio il conto consuntivo, pur riducendo il disavanzo di cassa esistente al febbraio 2007, rappresentato dal magazzino libri, con alcune difficoltà dovute alla contrazione di una serie di finanziamenti e alla consueta scarsa liquidità del primo semestre che ci ha costretto al fido bancario, per far fronte alle spese più urgenti». Nel 2008 però si è «ulteriormente consolidato il numero dei soci, senza dover ricorrere ad alcun depennamento, così come abbiamo perseguito l'obiettivo di coinvolgere ulteriormente i nostri cittadini, soprattutto quelli di giovane età». Tra le novità che prenderanno corpo quest'anno figura "Risorgive", iniziativa editoriale finalizzata a stimolare la scrittura e la lettura attraverso la pubblicazione di piccoli libretti su carta riciclata, di una dozzina di pagine, diffusi in 10-15 mila copie nel Friuli Occidentale. Saranno distribuiti gratuitamente in tutti i luoghi di aggregazione (ambulatori medici, sale d'attesa, stazione, ristoranti). Sempre nel settore editoria la volontà è quella di dare incremento on la pubblicazione di almeno due volumi sul tema della cultura e delle tradizioni popolari del Friuli Occidentale: «Abbiamo anche l'intenzione di pubblicare - ha detto Forte - dei libri che raggruppino in modo coordinato articoli specifici già pubblicati negli anni scorsi in nostri prodotti. Per quanto riguarda "La Loggia" che è arrivata all'undicesima edizione continuerà a essere realizzata nel rispetto della linea editoriale de della grafica tracciata negli anni precedenti e verrà distribuita come sempre prima di Natale. Altra grossa novità è rappresentata dalla riorganizzazione della scuola di musica "Pietro Edo", al fine di renderla più rispondente alle esigenze della città e finanziariamente autonoma rispetto alla Pro: «È Stato redatto un progetto che presto sarà portato all'esame del Consiglio direttivo e in autunno sarà organizzato un concerto per festeggiare adeguatamente il 60° anniversario di fondazione della scuola». Prima della pausa musicale offerta dagli studenti della Pietro Edo, fondata nel 1949 per iniziativa dalla professoressa Pia Baschiera, sono stati consegnati dalla docente Fiorella Mattiuzzo i riconoscimenti ad Alessandro Meneguzzi, da 34 anni maestro della scuola di musica e ad Aurelio Meneghel, socio più anziano (d'iscrizione) della Pro. Alessandra Betto

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Un tecnico della Parmalat Mi fecero modificare il software delle fatture (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 24-02-2009)

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Aveva già consegnato documenti importanti Un tecnico della Parmalat «Mi fecero modificare il software delle fatture» PARMA. «Dal giugno 1989 il programma Cobol era in grado di non assegnare allo stesso factor le fatture già assegnate in precedenza». Lo ha detto nel corso del processo Parmalat Giuseppe Brancati, programmatore che ha lavorato per la tesoreria di Collecchio. Brancati ha spiegato che il giro di fatture messe allo sconto più volte dai vertici della multinazionale di Calisto Tanzi era diventato sistematico fin da prima della quotazione. Il vicetesoriere Renato Trauzzi, infatti, gli chiese - secondo il suo racconto - di modificare il programma di gestione dei fidi in modo tale che non fossero portate allo sconto più volte le stesse fatture presso il medesimo destinatario, di modo che nessuno potesse accorgersi di nulla. «Inizialmente il software consentiva di prendere le fatture non ancora messe allo sconto, poi venne 'sbloccato' in maniera tale che una fattura già scontata non venisse assegnata allo stesso factor». Il compito di Brancati era quello di «listare», aggiornare e tenere in ordine di funzionamento il programma Cabol usato dagli uffici di tesoreria per gestire il rinnovo dei fidi bancari. Brancati è comparso in aula in qualità di testimone. Nel luglio 2008 si è presentato dalla Guardia di finanza per consegnare dei documenti di cui era in possesso da anni.

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il pacchetto anticrisi delude gli industriali (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 24-02-2009)

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Contestate le modalità stabilite da Fidi Toscana Il pacchetto anticrisi delude gli industriali GROSSETO. Fidi Toscana ha presentato il pacchetto anticrisi, ma Assindustria non nasconde la propria delusione per le modalità con cui le misure previste saranno attuate. Il giudizio è tranciante: troppi paletti per accedere e in realtà si va incontro solo alle esigenze delle aziende che non ne hanno davvero bisogno. Ieri pomeriggio, nella sede dell'associazione industriali, si è tenuto un incontro con alcuni funzionari di Fidi Toscana proprio per presentare alle aziende e agli istituti di credito i regolamenti dapoco approvati dalla Regione Toscana che disciplinano il funzionamento di due nuovi Fondi di Garanzia regionali, gestiti direttamente da Fidi Toscana, e destinati al rilascio di garanzie, controgaranzie e cogaranzie per gli investimenti (33 milioni) e la liquidità delle imprese (15 milioni). Fidi Toscana gestirà - ha spiegato Pietro Bracci - due fondi per un totale di 48 milioni di euro di denaro pubblico, messo a disposizione dalla Regione, che potrà attivare circa 500 milioni di euro di investimenti agevolando l'accesso al credito da parte delle imprese, dal momento che con la garanzia di Fidi Toscana la banca che concede il prestito rischierà solo il 20 per cento del capitale prestato, perché Fidi Toscana garantisce il restante 80 per cento. La vera novità di questo pacchetto anticrisi - spiega ancora Bracci - è che le garanzie sono completamente gratuite per le imprese e viene impedito alle banche di fare ricorso a garanzie reali come ipoteche e pegni, o altre garanzie bancarie e assicurative. «Come Confindustria grossetana, ma anche regionale - dice il direttore Antonio Capone - abbiamo plaudito alla decisione della Regione Toscana di mettere a disposizione 48 milioni di euro da far gestire a Fidi Toscana, ma siamo delusi per come a questo pacchetto anticrisi viene data attuazione». Capone lamenta il fatto che l'unico vantaggio effettivo sia quello della gratuità delle garanzie, ma il problema è che non sarebbe stata abbassata la soglia per accedere al fondo gestito da Fidi Toscana, per cui il rischio concreto - dice Capone - è che alla fine possano approfittarne, buon per loro, quelle aziende meno toccate dalla crisi, mentre quelle più in difficoltà, seppure siano aziende sane, rischierebbero di restare fuori perché la situazione di bilancio o il loro rating non ha le caratteristiche richieste da Fidi Toscana. En.Pi.

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aiuteremo il distretto del sughero - pietro zannoni (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 24-02-2009)

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Pagina 10 - Gallura «Aiuteremo il distretto del sughero» Calangianus: banche disponibili, ma gli imprenditori restano scettici PIETRO ZANNONI CALANGIANUS. Le banche sono disposte ad aiutare il distretto del sughero. Ma resta la preoccupazione tra gli imprenditori e gli amministratori comunali. E' il risultato di due ore e mezzo di confronto serrato, nel salone comunale, tra i funzionari dell'Unicredit Banco Roma e della Sarda fidi, il Comitato per la crisi del sughero, i sindacalisti della Cisl, l'Apisarda, la Confartigianato e i sindaci di Tempio e Luras. Il sindaco Antonio Scano, che in questo nuovo rapporto con gli istituti di credito spende al meglio le sue competenze di ex funzionario bancario, insieme col Comitato di crisi del sughero le sta studiando tutte perché da più parti si mettano le stampelle a un sistema economico che rischia di franare. Paolo Russu, responsabile dei 22 sportelli dell'Unicredit del Nord Sardegna, che ha lavorato a Calangianus, ha assicurato che il suo istituto andrà incontro agli imprenditori «perché il patrimonio di un distretto non può essere cancellato». Fra gli artigiani, lo scetticismo è però sovrano. «Come posso credere alla mano tesa di un Banco che tempo fa mi ha fatto rientrare e poi chiudere il conto perché non si aveva fiducia più nelle aziende di sughero?» Tanti gli interventi, nessuno fuori luogo. Il sindaco tempiese Antonello Pintus: «Gli artigiani siano messi in condizione di avere un laboratorio consortile perché i tappi di sughero siano incontestabili da parte dei mercati». Un altro imprenditore parla con il cuore in mano. «Chi ha il coraggio di esporsi davanti alle banche e parlare? Io sono uno di quelli che non hanno pagato la tredicesima, e come me ce ne sono altri. Alcune fabbriche sono chiuse e non si sa quando riapriranno. Le banche devono aiutarci almeno a pagare i dipendenti e la corrente elettrica. Se io avessi tappi ben certificati, ne venderei in ogni momento. Serve dunque un consorzio per le certificazioni». Un commercialista: «Tante le aziende in sofferenza: occorre dilazionare i fidi e gli interessi». «C'è una sofferenza quotidiana che non può essere elusa - interviene il sindaco di Luras Marisa Careddu -. Bisogna andare incontro al disagio delle nostre aziende. E' assurdo che uno stacchi un assegno e poi non possa pagare perché le banche bloccano tutto. Che il neogovernatore Cappellacci sia venuto, proprio a Calangianus, all'inizio della campagna non è fatto da poco. Gliene chiederemo conto». Ma c'è un fatto che si potrebbe definire quasi epocale: all'incontro c'erano anche i sindacati, che da queste parti sono sempre stati visti come fumo negli occhi. Già a luglio il sindaco incontrò nel suo ufficio il responsabile nazionale del settore sughero. L'altro giorno erano presenti Alfredo Costa e Battista Imperio della Filca Cisl: «Ormai sta cambiando il rapporto tra imprenditori e sindacati - ha detto Costa -. Ci si rende conto che, tutti insieme, possiamo aiutare le aziende e gli operai. Purtroppo non tutti possono ricorrere agli ammortizzatori sociali». L'ex senatore Piero Tamponi ha esternato la preoccupazione del Comitato rivolgendosi alle banche: «Salviamo l'esistente, è interesse degli istituti di credito, che a Calangianus hanno ben guadagnato, continuare a credere nel distretto».

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)CRISI ECONOMICA Le banche non si stanno impegnando cone devono per sost... (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 24-02-2009)

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AGENDA pag. 17 )CRISI ECONOMICA Le banche non si stanno impegnando cone devono per sost... )CRISI ECONOMICA Le banche non si stanno impegnando cone devono per sostenere le imprese SFOGLIANDO Il Resto del Carlino' mi è capitato di leggere un articolo titolato Gli strumenti della Bcc per fronteggiare la crisi'. Quali sono dunque questi strumenti. In sostanza sono tre: l'anticipo dell'indennità di Cassa integrazione, se l'Inps tarda a pagarla; la dilazione di rate di mutuo che il lavoratore cassaintegrato o addirittura licenziato non può pagare (entrambe lodevoli iniziative assistenziali), mentre la terza riguarda una sorta di condivisione con i Consorzi fidi del rischio derivante dalla necessità di sostenere le imprese a cui la Bcc Ravennate e Imolese ha già dato soldi. Cos'è che mi sconcerta: soprattutto il fatto che, nello svolgimento della mia professione di consulente aziendale, mi capita di rilevare che anche questa Bcc, a volte, pur avendo beneficiato di flussi di depositi straordinari provenienti da Banche matura il sospetto che la gestione del credito possa essere materia non perfettamente padroneggiata da questa banca ma, sta di fatto che le risposte vengono precedute da mille tentennamenti e le obiezioni non vertono mai su argomenti tecnici, vale a dire debolezze o errori del piano imprenditoriale di cui viene chiesto l'appoggio, ma sempre e solo sulla possibilità di fornire importanti garanzie esterne o ipoteche, senza quindi un'approfondita valutazione delle imprese e dei progetti, ma affidandosi solo a garanzie aggiuntive che, in ogni caso, coprano qualsiasi rischi, anche in barba ad accordi presi con i Consorzi fidi. La vera ricetta contro la crisi in atto è che ognuno faccia il proprio mestiere con rinnovata determinazione e accresciuta capacità e io credo che il mestiere delle banche, ancorché Bcc, non sia quello di fare assistenzialismo a scopo di marketing, ma di svolgere in maniere adeguata il proprio ruolo di intermediatore finanziario- Questo mio sfogo se la prende con la Bcc solo perché questa si è esposta sui giornali; ma la malattia è in tutto il sistema bancario. Infatti le aziende assistono quasi quotidianamente a richieste di rientro dalle esposizioni immotivate, ad aumenti dei tassi non in linea con il mercato, a dinieghi a richieste di credito pur se ben argomentate anche nelle fonti di rimborso e ad altri atteggiamenti che non fanno onore al nostro sistema bancario che, non dimentichiamolo, è stato l'innesco della crisi. Mi unisco all'invocazione che faceva la Cna, affinché tutti gli associati denuncino i comportamenti censurabili dell e banche e chiedo a tutti i professionisti che fanno a che fare con banche e imprese di fare la stessa cosa con ogni mezzo. Non dimentichiamo che il sistema bancario è l'unico intermediario finanziario autorizzato in questo Paese, quindi non dovrà in alcun modo rinunciare a questa responsabilità, altrimenti il Paese non potrà avere gli strumenti per uscire dalla crisi. Se questo sistema bancario non riesce più a fare il proprio mestiere, che si cambino le regole. Anche il ventilato aiuto dello Stato alle banche (con soldi nostri) non dovrà essere accordato solo se le stesse assicurano di mantenere il posto di lavoro ai bancari, per quanto sacrosanto. C'è da salvare anche il posto di lavoro degli addetti alle imprese manifatturiere e di servizi, degli artigiani e dei commercianti: allora va bene l'aiuto di Stato, ma solo dietro la garanzia che le banche facciano a pieno titolo il proprio mestiere assumendosi completamente le responsabilità che l'ordinamento italiano gli riconosce. Fausto Belletti Lugo

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<Api pronta a stilare una black list delle banche> (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 24-02-2009)

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REGGIO pag. 9 «Api pronta a stilare una black list delle banche» SEGUE DALLA PRIMA (...) grazie alla flessibilità degli imprenditori di adattarsi ai cambiamenti degli scenari in cui si trovano ad operare. Dopo il primo step di monitoraggio condiviso con gli enti istituzionali e il confronto con le altre associazioni di categoria, siamo passati ad una fase di azioni proattive. CREDITO A livello provinciale Api, oltre ad aver rafforzato il proprio ufficio Credito, ha portato avanti, misure e pressioni per esaltare il ruolo dei consorzi fidi che consentono, attraverso garanzie dal 30 all'80%, un accesso al credito bancario, sia per gli investimenti che per la gestione ordinaria d'impresa. Tale strumento, grazie alle politiche di finanziamento anche regionale, costituirà nei prossimi mesi il polmone d'ossigeno per le Pmi e in particolare per la catena di subfornitura, strozzata dai ritardi di pagamento delle grandi imprese. Sono state stipulate convenzioni con istituti bancari e ora verificheremo che questi accordi vengano rispettati dalle banche, anche a costo di arrivare a stilare una black list degli istituti inosservanti da sottoporre agli enti istituzionali, Regione Emilia-Romagna in primis. Api ha vagliato le proposte sul mercato del credito verificando che esistono possibilità alternative attraverso intermediari che garantiscono tempi brevi di istruttoria (3 giorni per le pratiche fino a 25.000 euro), per finanziamenti di beni immateriali, scorte e impianti. Il team tecnico API, capitanato dalla Presidenza, ha seguito direttamente singole imprese nell'affrontare situazioni di grave crisi, ponendosi come intermediario tra creditori, consulenti ed istituti bancari. E' disponibile inoltre il servizio di check up finanziario alle imprese e l'assistenza nelle predisposizione della documentazione e della pre istruttoria. SINDACALE Api ha partecipato direttamente a tutti i tavoli Anteverto contribuendo fattivamente all'ottenimento delle anticipazioni per la cassa integrazione straordinaria e sta lavorando affinché a giorni siano attivate anche per quella ordinaria.Sono stati alleggeriti in modo concreto gli oneri procedurali a carico delle Pmi, che faticano più delle grandi imprese nella gestione delle pratiche. La Cig si svincola inoltre dalla necessità della ripresa dell'attività di stabilimento per l'ottenimento della prosecuzione e tale importante acquisizione gioverà particolarmente a quelle Pmi che allo stato attuale non conseguono nuovi ordini dai committenti e non possono impegnare le maestranze in altre attività. DIPENDENTI Api supporta iniziative e convenzioni per l'applicazione di un tasso minimo garantito e nessuna spesa di istruttoria per i dipendenti che chiedono anticipi su stipendi e TFR, mediante la cessione del quinto. FISCALITA' Chiederemo ai comuni di calmierare i costi Ici e della tassa sui rifiuti delle aree produttive, svincolandolo dalle superfici occupate e legandolo al reale svolgimento delle attività. BENI E SERVIZI Per razionalizzare i costi per l'acquisizione di beni e servizi come energia e telefonia operiamo rispettivamente attraverso un consorzio apposito, un gruppo di acquisto e nuove convenzioni per gli associati».

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Processo Parmalat, un tecnico: "Mi fecero modificare il software delle fatture" (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 24-02-2009)

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Processo Parmalat, un tecnico: "Mi fecero modificare il software delle fatture" «Dal giugno 1989 il programma Cobol era in grado di non assegnare allo stesso factor le fatture già assegnate in precedenza». Lo ha detto nel corso del processo Parmalat, che si tiene nel centro congressi dell? auditorium "Paganini", Giuseppe Brancati, un analista programmatore che ha lavorato per la tesoreria di Collecchio. Brancati ha spiegato che il giro di fatture messe allo sconto più volte dai vertici della multinazionale di Calisto Tanzi era diventato sistematico fin da prima della quotazione. Il vicetesoriere Renato Trauzzi, infatti, gli chiese – secondo il suo racconto – di modificare il programma di gestione dei fidi in modo tale che non fossero portate allo sconto più volte le stesse fatture presso il medesimo destinatario, di modo che nessuno potesse accorgersi di nulla. «Inizialmente il software consentiva di prendere le fatture non ancora messe allo sconto, in seguito però venne 'sbloccatò - ha spiegato – in maniera tale che una fattura già scontata non venisse assegnata allo stesso factor». Il compito di Brancati era quello di «listare», aggiornare e tenere in ordine di funzionamento il programma Cabol usato dagli uffici di tesoreria per gestire il rinnovo dei fidi bancari. Brancati è comparso in aula in qualità di testimone. Nel luglio 2008 il programmatore si è presentato dalla Guardia di finanza per consegnare dei documenti di cui era in possesso da anni. Tra questi c'è una "stampata" delle modifiche apportate dai tecnici al programma Cobol nel corso degli anni. Attraverso il sistema del giro di fatture, Parmalat raccoglieva finanziamenti altrimenti inaccessibili. Il processo riprenderà lunedì 2 marzo.

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Paura da crisi. Ma l'economia qui tiene (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 24-02-2009)

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Paura da crisi. «Ma l'economia qui tiene» L'assessore regionale Donazzan: «Garantiremo il sostegno alle fasce deboli e alle aziende» Martedì 24 Febbraio 2009, Bassano Significativo aumento del numero dei lavoratori in cassa integrazione anche a Bassano. E a livello regionale tra i mesi di ottobre e novembre il numero è salito del 40%. E' uno dei dati più significativi emersi all'incontro promosso da Apindustria con tutte le categorie economiche e produttive con gli assessori Elena Donazzan, con delega in Regione in materia di politiche del lavoro, istruzione e formazione e la sua collega Morena Martini per la Provincia. Obiettivo principale dell'incontro in sala Chilesotti quello di capire quali sono le iniziative della politica contro la crisi. Donazzan ha spiegato l'impegno della Regione con misure straordinarie quali l'estensione della tutela della cassa integrazione anche ai lavoratori di imprese che sarebbero esclusi dallo Stato, con 120 milioni di euro per quest'anno e una tempestiva anticipazione di 10 milioni dallo Stato stesso. ma ha anche lanciato segnali di ottimismo: "L'economia reale locale sta tenendo perchè è sana - ha detto - il momento è delicato e difficile, è una crisi che va oltre i confini regionali e nazionale, ma le nostre imprese hanno maggiore solidità finanziaria. Nel 2007 la disoccupazione ha toccato il minimo storico col 2,7%. Per la nostra attiva economia questa crisi è percepita come uno choc. Le esportazioni sono più difficili. Mentre nel 2005 c'erano stati singole imprese di distretto che chiudevano (orafo e occhialeria) adesso la crisi è trasversale". La Regione Veneto è comunque all'avanguardia sia al livello normativo che operativo: "Il verbale di accordo siglato anche con tutti i sindacati, con la fondamentale sinergia con le Province, servirà per ricollocare le fasce più deboli". Ma gli ammortizzatori sociali non sono sufficienti: "Vanno sostenute le imprese e l'autoimprenditorialità, così pure la semplificazione delle procedure, ad esempio per l'apprendistato". E' in arrivo una legge regionale su occupazione e mercato del lavoro: "La crisi passerà, e non possiamo permettere che le imprese meritevoli chiudano". Tra le soluzioni tampone anche contratti job sharing e la settimana corta. Preoccupata l'imprenditoria locale. Sergio Dussin, per i ristoratori, ha chiesto strategie contro le varie forme di abusivismo, per tutelare i posti di lavoro. Carlo Brunetti, dell'Associazione industriali, ha manifestato solidarietà con le maestranze: "E' l'occasione per essere vicini ai nostri dipendenti. Dobbiamo trovare assieme una strategia per un salto di qualità nella loro riqualificazione. Secondo studi di settore, quando la crisi passerà il mercato chiederà prodotti nuovi, per questo i nostri dipendenti dovranno aver nel frattempo acquisito ulteriore professionalità. Finora, però, dall'Europa i nostri politici hanno ottenuto poco". Competenze e conoscenza del lavoro anche per Riccardo Danieli che nel suo intervento ha citato diverse soluzioni suggerito da vari economisti. Sulla questione dell'abusivismo l'assessore regionale ha detto tra l'altrp: "Le associazioni quando organizzano un pranzo non devono sostituirsi agli operatori professionisti, lo facciano nei ristoranti. E' una questione di responsabilità e solidarietà". Il sindaco Gianpaolo Bizzotto nel salutare i direttivi delle categorie economiche (erano presente anche Coldiretti, Umce, Cna e Artigiani) ha rilevato: "In questo momento di difficoltà, preferisco non usare la parola 'crisi', le aziende stanno soffrendo. Serve collaborazione tra operatori ed istituzione. Gli imprenditori quando sono obbligati a licenziare non lo fanno a cuor leggero, dietro alle aziende ci sono delle famiglie". Paolo Tosatto, coordinatore della categorie, ha rinnovato l'invito a restare ancora più uniti. Il vicepresidente della Provincia, Dino Secco, ha indicato tre questioni: i fidi bancari, i distretti produttivi e l'urbanistica dei capannoni . Lucia Fincato

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NAZIONALIZZAZIONE: C'E' DA FIDARSI? (sezione: Revoca fidi)

( da "Lavoce.info" del 24-02-2009)

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>NAZIONALIZZAZIONE: C'E' DA FIDARSI? di Francesco Vella 24.02.2009 Per riavviare le politiche di prestito occorre fare pulizia dei titoli tossici. Ma le banche sono in grado di farlo da sole oppure lo Stato deve gestire direttamente gli istituti, oltre che comprare i titoli? Si tratta di scelte pragmatiche, non ideologiche. E in Italia? Prima di tutto bisogna vedere se c'è davvero necessità di nazionalizzazioni. Poi dare adeguate garanzie sulla salvaguardia dell'autonomia della gestione delle politiche di credito e sulla durata dell'intervento statale. La storia passata e recente del nostro sistema bancario invita alla diffidenza. ?Nazionalizzazione? è parola evocativa, impregnata di grandi significati ideologici e ricca di richiami storici: proprio per questo andrebbe utilizzata a ragion veduta, con grande cautela e soprattutto andrebbe tenuta fuori dalle tecniche dell?annuncio e successiva smentita da noi tanto di moda. In questo momento, i mercati hanno estremo bisogno che da governi e legislatori arrivino messaggi chiari, interventi rapidi e coerenti, misure efficaci. Da sei mesi a questa parte, tutti gli stati sono impegnati in una gigantesca opera di recupero della stabilità dei sistemi finanziari e di stimolo delle economie. Le banche sono l?anello più delicato della catena, se viene meno si corre il rischio di un precipizio senza fine: di qui l?affannarsi al loro capezzale con aiuti pubblici e salvataggi. FARE PULIZIA L?intervento diretto dello stato nel capitale, anche con quote maggioritarie, ha avuto sinora l?effetto di fronteggiare le situazioni più difficili delle banche a rischio di crollo. Ma, basta dare un?occhiata alle rassegne della stampa straniera, non ha inciso sensibilmente sul riavvio delle politiche di prestito. E anche dove si sono fatte vere e proprie nazionalizzazioni, con tutti i crismi di una legge che fa passare direttamente sotto il settore pubblico una banca, come è avvenuto con la Northern Rock, la strada non solo è in salita, ma anche lastricata di ostacoli e di azioni giudiziarie lanciate dagli azionisti espropriati: proprio in questi giorni si è conclusa la prima vertenza con la vittoria del governo di Sua Maestà. Si è così diffusa la consapevolezza, testimoniata dall?inversione a U del piano di salvataggio americano, che il ritorno alla normalità presuppone la pulizia dalle tossine ancora presenti nei bilanci delle banche. A prescindere dalle modalità tecniche su come far pulizia, il vero problema è se le banche siano adesso capaci di farlo da sole o se invece ci sia bisogno che lo stato oltre che compratore dei titoli tossici, diventi anche e contemporaneamente gestore delle banche stesse. Senza tener conto poi dell?ovvia e giusta preoccupazione  di tutelare i taxpayers per tutti i soldi che hanno, loro malgrado, dovuto tirar fuori. POCA IDEOLOGIA, MOLTO PRAGMATISMO La pubblicizzazione delle banche, quindi, ha ben poco di ideologico e molto di pragmatico, e Gordon Brown, almeno a leggere le dichiarazioni ufficiali del governo inglese al Parlamento all?epoca del salvataggio della Northern Rock, se la sarebbe volentieri risparmiata. Eppure, sul suolo italico va presa con le molle. Innanzitutto perché bisogna prima vedere se ce n?è bisogno. Le Autorità di vigilanza hanno da poco emanato una comunicazione che invita banche, assicurazioni e società quotate a dare la massima trasparenza ai rischi finanziari e di liquidità. (1) Soltanto una puntuale verifica di eventuali criticità giustifica interventi di salvataggio. E l?acquisizione del capitale della banche dovrebbe rispettare alcuni requisiti fondamentali per essere veramente efficace e non riflettere invece ben altri interessi, del tutto estranei a quello alla stabilità del sistema. In primo luogo quando le Stato entra deve anche dire come e quando esce: l?intervento, cioè, deve essere temporaneo e su questo bisogna dare adeguate garanzie. Ad esempio come fa la legge inglese, individuando con precisione i presupposti che legittimano la nazionalizzazione e il periodo massimo entro la quale può essere fatta. (2) Inoltre, affidandosi alle Autorità di vigilanza, si potrebbero definire le soglie patrimoniali che una volta recuperate non giustificano più la permanenza del capitale pubblico. E bisogna soprattutto dare solide garanzie, non bastano le promesse generiche, sulla salvaguardia dell?autonomia della gestione delle politiche di credito della banca, per togliere ogni sospetto che queste vengano piegate alle esigenze del nuovo proprietario.  Infine, se giustamente si chiede la massima trasparenza alle banche, bisogna con maggior forza chiedere la massima trasparenza e accountabilty allo stato. I contribuenti hanno diritto a vedere i loro soldi utilizzati per il bene collettivo e non per fare un favore agli azionisti delle banche, ma hanno anche diritto a controllare che i soldi non prendano altri sentieri e possibilmente ritornino in tempi brevi nelle casse dello stato. Alla luce dell'antica storia del nostro sistema bancario che, non dimentichiamolo, per un certo periodo ha avuto il poco invidiabile primato di essere uno dei più ?pubblici? del mondo, e di quella più recente dell?intervento statale, ogni riferimento all?Alitalia è puramente casuale, e alla luce, infine, delle continue dichiarazioni sui giornali di chi vorrebbe dare indiscriminatamente soldi a tutte le imprese a prescindere da rigorosi processi dei selezione, c?è da fidarsi?  Purtroppo, da noi il problema non è solo nelle banche, ma anche e soprattutto nello stato. E questo rende le cose terribilmente più difficili. (1) Documento Banca d?Italia/Consob/Isvap n. 2 del 6 febbraio 2009. (2)Banking (special Provisions) Act 2008 del 21 febbraio 2008.

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l'economista vannini: il mercato in affanno (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 3 - Fatto del giorno L'economista Vannini: il mercato in affanno SASSARI. E' Marco Vannini, (foto) direttore del dipartimento di Economia dell'Università sassarese, a spiegare cosa sta avvenendo nel mondo dei tassi bancari. Notizie che bersagliano i cittadini, ma che sono di difficile lettura per i più. «Allora - afferma l'economista - bisogna innanzitutto distinguere fra tasso Bce e tasso Euribor: il primo si riferisce alle operazioni di rifinanziamento delle banche ordinarie da parte della Banca Centrale Europea, il secondo alle transazioni finanziarie fra banche nel cosiddetto mercato interbancario. Nel primo caso la Bce offre denaro alle Banche in cambio di una remunerazione (il tasso Bce), nel secondo sono le banche che si prestano a vicenda il denaro, spesso per periodi brevissimi di tempo (da cui, oltre all'Euribor anche l'Eonia, tasso sulle operazioni overnight)». E mutui e prestiti come si adeguano? «Benchè i diversi tassi siano legati fra loro, ciascuno risente delle condizioni del proprio mercato - spiega il professor Vannini -. Così, mentre succede che il tasso Bce scende decisamente perché la Bce, volendo fornire liquidità al sistema, fissa il tasso minimo di offerta sulle operazioni di rifinanziamento al 2% (il più basso dal 2003) il tasso Euribor può scendere meno lentamente per problemi specifici del mercato interbancario». Secondo Vannini «storicamente il differenziale fra i due tassi si aggira intorno a 20 centesimi di punto, ma nel corso di questa crisi finanziaria il differenziale è stato molto più alto». Il perchè è presto spiegato. «Sostanzialmente perché l'Euribor risente della crisi di fiducia scatenata dai mutui subprime e dai titoli "tossici". Queste attività, rischiose e dal valore difficilmente individuabile, sono infatti presenti nei bilanci bancari, e dunque le stesse banche sono restie a prestare denaro alle loro sorelle "contaminate"». Eppure anche l'Euribor è sceso, e tutti si chiedono come mai non calano di conseguenza anche i tassi sulle operazioni care alle famiglie e alle imprese: mutui, prestiti finalizzati, fidi e anticipazioni di vario genere. «Qui occorre distinguere - sottolinea l'economista sassarese -. Sui mutui occorre innanzitutto controllare cosa stabiliva il contratto e in quale fase della vita dello stesso ci si trova. Se il contratto fissava il tasso in funzione dell'Euribor a sei mesi osservato in una certa data, e in quella data l'Euribor scende, anche l'importo della rata immediatamente successiva deve scendere». Di quanto, però, dipende dalla composizione della rata (cioè interessi più restituzione del capitale). «Tipicamente le prime rate sono destinate quasi interamente alla restituzione degli interessi e in piccola parte a quella del capitale, viceversa per le rate finali. Se sto per estinguere il mutuo e i tassi scendono la mia rata rimane probabilmente la stessa perché è fatta solo di restituzione del capitale, se invece sono all'inizio la discesa dei tassi si deve far sentire, eccome.» Sulle altre operazioni alle famiglie «occorre anche considerare che le banche aggiungono al costo della raccolta uno spread per i servizi di intermediazione e per il rischio che si accollano, molto limitato o facilmente individuabile (grazie ai sistemi di credit scoring) se si tratta di operazioni di credito al consumo». Altra cosa invece è il credito alle imprese e in particolare alle piccole e medie imprese. «Qui gli effetti della crisi finanziaria si combinano con quelli della crisi reale, sistemica - afferma Vannini -. Le difficoltà delle banche a ottenere finanziamenti (sull'interbancario) e la correlata difficoltà a gestire le scadenze portano al cosiddetto credit crunch, restrizioni del credito offerto. Questo effetto è ulteriormente aggravato dalla accresciuta difficoltà reale delle imprese dovuta al calo della domanda e degli ordini. In un contesto ideale di perfetta informazione le condizioni sui prestiti rifletterebbero la reale capacità di restituzione della specifica controparte, ma in un mondo caratterizzato da asimmetria informativa è facile che le banche razionino il credito segmentando la clientela come un'assicurazione fa con i clienti alla ricerca di un'assicurazione sulla salute: ultimi i più anziani (anche se in perfetta salute) e così via. E in ogni caso non bisogna dimenticare che le condizioni praticate alle piccole e medie imprese dipendono anche dalla concorrenza nel settore bancario». (p.f.)

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cinque milioni per i precari ok della giunta (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il piano della Regione Cinque milioni per i precari ok della giunta FIRENZE. Via libera della giunta regionale, con una settimana di anticipo rispetto al previsto, al piano anticrisi della Toscana, pari a 5 milioni di euro, illustrato dal presidente della Regione Claudio Martini il 9 febbraio scorso a Villa Le Quiete, a Firenze. Nella seduta di lunedì, si spiega in una nota, la giunta ha infatti approvato la variazione di bilancio che mette a disposizione i 5 milioni di euro da utilizzare per l'una tantum da 1.650 euro a vantaggio dei lavoratori precari, atipici, a tempo determinato o lavoratori di piccole imprese, rimasti senza impiego e privi fino ad oggi di ammortizzatori sociali. Gli stessi 5 milioni saranno utilizzati anche per l'ulteriore bonus, sempre da 1.650 euro, destinato a chi è rimasto senza lavoro ed ha un mutuo sulla prima casa: in questo caso ne potranno godere anche i lavoratori che già dispongono di ammortizzatori sociali. Ai lavoratori, per ottenere il contributo, basterà rivolgersi agli uffici della Regione. La Giunta regionale, sempre ieri, ha dato il via libera al trasferimento di 4,6 milioni a Fidi per il sostegno delle imprese, quota parte di quel pacchetto da 48 milioni di euro di fondi di garanzia che serviranno ad assicurare alle aziende toscane almeno 480 milioni di finanziamenti da parte degli istituti bancari per nuovi investimenti, ma anche per il consolidamento del debito a breve per quelle imprese che avevano acceso un prestito e, a causa della crisi, sono costrette ad allungarne il rientro. Il provvedimento, che servirà, si spiega, a limitare la stretta creditizia, era già operativo a partire dallo scorso 12 febbraio.

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Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo (sezione: Revoca fidi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

INTERVISTA L'economista Luigi Guiso: «Recessione e debito, due minacce» «Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo» Bruno Perini «Perché le Borse continuano a seminare vittime? Perché i mercati non si fidano malgrado l'immissione di liquidità nel sistema e le diffuse nazionalizzazioni delle banche? Io credo che le ragioni siano almeno due: gli operatori stanno scontando in anticipo i riflessi che questa crisi finanziaria avrà sull'economia reale in termini di recessione e di tracollo dei bilanci delle imprese e delle banche. Da questo punto di vista dobbiamo prepararci a uno scenario davvero preoccupante. E poi il rischio più insidioso per gli operatori è che con gli interventi degli Stati nell'economia i bilanci pubblici esplodano come mai è avvenuto in passato». Luigi Guiso, economista, collaboratore della Voce.info, non è convinto che le nazionalizzazioni saranno lo Stato permanente del sistema finanziario mondiale. «Certo, nell'immediato non si poteva fare diversamente. Anzi se Paulson non avesse fatto il grave errore di far fallire la Lehman Brothers, forse la situazione non si sarebbe così deteriorata, però io non credo che il sistema finanziario mondiale resterà a lungo nelle mani del potere pubblico». Eppure le nazionalizzazioni sono ormai all'ordine del giorno. Anche gli Stati Uniti si sono dovuti piegare a questa linea che sembrava fantasia qualche anno fa. Non c'è dubbio che sia come dice lei. Io credo però che ci siano due modi di interpretare le nazionalizzazioni: una cosa è un intervento anche drastico per fermare la crisi economica, un altro è immaginare un sistema bancario permanentemente in mano pubblica. Guardi che non sto dicendo che non si dovevano fare. Anzi, era inevitabile. La nazionalizzazione è uno degli strumenti in mano allo Stato quando non vi è altra strada: far fallire una banca non è come far fallire un'impresa, le implicazioni di un fallimento di un istituto di credito sono molto più drammatiche, come ha dimostrato la Lehman Brothers, perché hanno un riflesso su tutto il sistema. Tuttavia io non penso che avverrà quello che è avvenuto dopo la crisi del '29 per esempio in Italia con la nascita dell'Iri e la nazionalizzazione delle tre Bin. Ne è proprio convinto? Tenga conto che un anno fa se qualcuno avesse parlato di nazionalizzazioni negli Stati Uniti o in Germania delle principali banche d'investimento sarebbe stato preso per matto. Non ne dubito. Ma la mia impressione però è che 50 anni non siano passati invano, dall'esperienza del passato si è capito che la proprietà pubblica nel credito non funziona. Di recente ho fatto un'indagine tra i cittadini americani: non si fidano delle banche e dei banchieri ma per il 65% sono contrari a una gestione pubblica del credito. Non mi dica che i manager privati hanno fatto meglio. La crisi attuale è figlia di una gestione devastante del risparmio di milioni di persone fatta da manager e banchieri a dir poco spregiudicati. Non voglio difendere i manager privati, responsabili di quello che è accaduto. Anzi sono convinto che senza una rigida regolamentazione non sarà possibile gestire il futuro della finanza. E dunque da questo punto di vista il ruolo dello Stato sarà decisivo. D'altronde, le schifezze vengono fuori proprio nei momenti di crisi. Non vorrei sembrarle cinico ma credo che la truffa sia per certi versi insopprimibile e sia al tempo stesso uno dei business dell'umanità. Così però c'è il rischio che nessuno sia responsabile di quello che accade. Io penso che le responsabilità maggiori stiano nell'organizzazione del sistema bancario moderno. Una volta il modello tipo era basato sulla separazione tra le funzioni bancarie: i clienti avevano un conto corrente e poi c'erano gli investimenti in titoli di Stato. Con il passaggio alla banca universale, il banchiere è diventato consulente del suo cliente e il conflitto d'interesse è aumentato a dismisura. Sono queste anomalie che andrebbero regolamentate. E' come dire che bisognerebbe fare la rivoluzione. Spezzare il conflitto d'interesse significherebbe spezzare le logiche che hanno causato la crisi. Credo che sia questo che dovrebbero o avrebbero dovuto fare gli organismi internazionali di controllo. Non è avvenuto, è vero. Ma allora bisognerebbe imparare dagli errori e mettere mano a quelle anomalie. I mercati finanziari sembrano poco reattivi ai massicci interventi di liquidità. Anzi restano indefferenti anche alle privatizzazioni. Come mai? I governi, immettendo liquidità nel sistema, non hanno commesso gli errori del '29 ma questo sembra non bastare. Perché? Ci sono due ordini di motivi a mio parere: da un lato gli operatori sono preoccupati dei riflessi che la crisi finanziaria sull'economia reale. A rischio ci sono i bilanci delle imprese e delle banche e dunque chi opera in Borsa sa che i fondamentali non saranno buoni. Dall'altra c'è il rischio che il debito pubblico esploda creando ulteriori danni all'economia.

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Bene se il credito si sblocca davvero (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-25 - pag: 2 autore: INTERVISTA Fracesco Bellotti Federconfidi «Bene se il credito si sblocca davvero» Nicoletta Picchio ROMA «Ben vengano i Tremonti bond, se sono uno strumento efficace per aumentare la liquidità nel sistema bancario e ridurre il costo del credito». Francesco Bellotti conosce a fondo il mondo delle piccole imprese: ne è stato presidente negli anni scorsi in Confindustria e oggi, nel suo ruolo di numero uno di Federconfidi (i Consorzi fidi confindustriali), tocca con mano i problemi che le aziende vivono nel rapporto con le banche. «La crescita degli impieghi si è dimezzata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente». Con questa mossa il Governo vuole dare un sostegno all'economia reale: potrà dare maggiore fiducia? Me lo auguro. Uno dei problemi di questo periodo, che pesa sul costo del credito, è proprio la difficoltà del rapporto fiduciario tra le banche, che si ripercuote sulla carenza di liquidità e sugli spread alla clientela. Gli istituti di credito stanno dando segnali di interesse: fanno bene ad aderire? Non entro nello specifico delle scelte di ogni banca. Credo però che per essere utilizzati i Tremonti bond dovranno avere due caratteristiche. La prima, la riservatezza su chi utilizza questo strumento. I bond non sono una patente di difficoltà, ma chi li usa potrebbe essere penalizzato da un'informazione fuorviante. Inoltre il ricorso ai fondi pubblici non deve voler dire l'ingresso della politica nelle banche e magari cambi di management. I manager devono rendere conto agli azionisti e sono loro a dover decidere. Si parla di nazionalizzazioni. Berlusconi da noi le esclude: sono inopportune? Premesso che tutti riconoscono la solidità del nostro sistema bancario, un ritorno alle nazionalizzazioni nel nostro Paese non sarebbe auspicabile. Abbiamo faticato decenni per avere un sistema bancario più aperto alla concorrenza, fuori dalla mano pubblica e dalla pratica delle nomine politiche. Sarebbe un passo indietro. La crisi è grave, ma la supereremo. Una nazionalizzazione è più preoccupante della crisi. Quali sono i maggiori ostacoli che le piccole imprese devono fronteggiare nel rapporto con le banche? Innanzitutto una riduzione dell'erogazione del credito, in termini assoluti. Una denuncia che è arrivata anche l'altro ieri dalla Bce. Inoltre le banche stanno spingendo gli affidamenti verso le classi di minor rischio e gli effetti prociclici di Basilea 2 fanno sì che più di un'azienda sia in difficoltà finanziaria, più diventa complicato e costoso l'accesso al credito. I Confidi possono avere un ruolo importante: è arrivata l'iniezione di liquidità promessa dal Governo? Purtroppo dei 450 milioni di euro che dovevano rafforzare il Fondo di garanzia ne sono arrivati ben pochi. Ai Confidi industriali, solo 71 milioni di euro: una cifra che ci permette di essere operativi fino alla metà dell'anno. Non si possono indicare i Confidi come una delle soluzioni al problema del credito e poi non dare le risorse adeguate. Le domande sono aumentate? Sì. Sui 950 miliardi di affidamenti alle imprese da parte del sistema bancario il monte garanzia dei Confidi supera di poco i 20 miliardi. Ma il volano potrebbe essere maggiore: lo abbiamo visto già in questi mesi. E poi, altra mancanza: nel decreto del Governo è prevista la ponderazione zero, cioè la garanzia di ultima istanza da parte dello Stato. Ma questa norma non è ancora operativa. Invece, è importante vararla. «Di 450 milioni destinati dal Governo ai Confidi soltanto 71 sono finiti all'industria» Francesco Bellotti INFOPHOTO

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CINQUE MILIONI CONTRO LA CRISI TOSCANA, APPROVATA LA VARIAZIONE DI BILANCIO STANZIATI ANCHE 5 MILIONI PER LE EMERGENZE LEGATE A MALTEMPO E CALAMITÀ NATURALI (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Mercoledì 25 Febbraio 2009 CINQUE MILIONI CONTRO LA CRISI TOSCANA, APPROVATA LA VARIAZIONE DI BILANCIO STANZIATI ANCHE 5 MILIONI PER LE EMERGENZE LEGATE A MALTEMPO E CALAMITÀ NATURALI Firenze, 25 febbraio 2009 - Via libera al piano anticrisi della Toscana illustrato dal presidente Martini nella giunta programmatica che si è svolta il 9 febbraio a Villa Le Quiete, a Firenze. Nella seduta di ieri, la giunta ha approvato con una settimana di anticipo rispetto al previsto la variazione di bilancio che mette a disposizione 5 milioni di euro che saranno utilizzati per l´una tantum da 1. 650 euro a vantaggio dei lavoratori ? precari, atipici, tempi determinati o lavoratori di piccole imprese - rimasti senza impiego e privi fino ad oggi di ammortizzatori sociali. Gli stessi 5 milioni saranno utilizzati anche per l´ulteriore bonus, sempre da 1. 650 euro, destinato a chi è rimasto senza lavoro ed ha un mutuo sulla prima casa: in questo caso ne potranno godere anche i lavoratori che già dispongono di ammortizzatori sociali. Prima che il provvedimento sia pienamente operativo, la variazione dovrà essere ora approvata dal Consiglio. La giunta nel frattempo scriverà il regolamento di attuazione, con cui saranno stabilite procedure, tetti di reddito e requisiti. Ai lavoratori, per ottenere il contributo, basterà rivolgersi agli uffici della Regione. Con la variazione al bilancio di ieri la giunta stanzia anche 5 milioni di euro, disponiibli sul fondo di riserva, che serviranno a coprire le spese legate ad eventi calamitosi e danni provocati dal maltempo. I cinque milioni si aggiungono ai due già disponibili sul fondo nazionale e ai tre messi a disposizione dalla Regione a dicembre, utilizzati dagli enti locali per gli interventi più urgenti dopo l´ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Toscana alla fine dell´anno e sper ripristinare la viabilità di paesi e frazioni rimasti isolati. La giunta regionale ha dato ieri il via libera, infine, anche al trasferimento di 4,6 milioni a Fidi per il sostegno delle imprese, quota parte di quel pacchetto da 48 milioni di euro di fondi di garanzia che serviranno ad assicurare alle aziende toscane almeno 480 milioni di finanziamenti da parte degli istituti bancari per nuovi investimenti, ma anche per il consolidamento del debito a breve per quelle imprese che avevano acceso un prestito e, a causa della crisi, sono costrette ad allungarne il rientro. Il provvedimento, che servirà a limitare la stretta creditizia, era già operativo dal 12 febbraio. Già da dieci giorni le imprese possono godere delle garanzie, completamente gratuite. E lo possono fare semplicemente rivolgendosi ad una qualsiasi della banche, più di sessanta in tutta la Regione, che hanno sottoscritto l´accordo. . <<BACK

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Incentivi alle fusioni tra Confidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sud sezione: PUGLIA data: 2009-02-25 - pag: 7 autore: Aiuti. Pronto a giorni il bando regionale da 50 milioni di cui potranno beneficiare solo i consorzi più grandi Incentivi alle fusioni tra Confidi Confindustria Bari critica: «I 3mila soci necessari sono troppi» Valeria Russo BARI Sarà pronto a breve il bando per i consorzi di garanzia fidi della Regione Puglia. Sul piatto –come conferma l'assessore allo Sviluppo economico, Sandro Frisullo – ci sono 50 milioni dei fondi Por della nuova programmazione 2007-2013. «Già nei mesi scorsi è stato deliberato il regolamento e il bando sarà pronto a giorni – dice Frisullo –. Abbiamo intenzione di individuare i Confidi in grado di funzionare al meglio e che siano di qualità, spingendo anche verso l'accorpamento tra questi soggetti ». Secondo indiscrezioni, infatti, l'accesso ai contributi per l'integrazione dei fondi rischi sarà regolato da alcuni parametri come il numero minimo dei soci e la garanzie prestate. Dagli uffici dell'assessorato allo Sviluppo economico, che stanno definendo le linee del bando, non trapelano però dettagli a riguardo. Proprio su questi criteri, e in particolare sul numero dei soci, si era già espresso nelle settimane passate Fidindustria Bari, il secondo Confidi più grande della Puglia, che fa capo alla Confindustria. «Attraverso l'associazione degli industriali abbiamo fatto notare il nostro disappunto per il limite minimo di soci per l'accesso ai contributi del nuovo bando – dice Vitopaolo Nitti, presidente del consorzio –: dalle nostre deduzioni, nel bando dovrebbe essere attorno ai tremila soci, un parametro che ci escluderebbe dai contributi ». Fidindustria Bari conta 725 soci, 15 milioni di garanzie emesse a oggi e oltre 40 milioni di impieghi. In programma però ci sono dei processi di aggregazione che dovrebbero portare, una volta giunti al closing dell'operazione, anche alla richiesta di iscrizione del nuovo Confidi nell'elenco speciale degli intermediari finanziari vigilati dalla Banca d'Italia previsto all'articolo 107 del Testo unico bancario, ovvero i cosiddetti Confidi 107. «La Regione però – prosegue Nitti – deve velocizzare l'approvazione di questo bando: di questo passo, anche se il documento venisse pubblicato adesso, gli interventi previsti nel testo non sarebbero effettivi prima dell'estate. La grande industria oggi può contare sui finanziamenti, ma per il sistema delle piccole e medie imprese che costituiscono il reale tessuto produttivo locale i Confidi sono l'unico mezzo per garantire l'accesso al credito soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando con un sistema delle banche ormai fermo ». Una invito a fare presto condiviso anche dal Confidi della Cna. «Il bando per i consorzi di garanzia è stato annunciato a ottobre 2008 – ricorda Teresa Pellegrino, direttrice di Confidi Puglia e responsabile regionale del credito della Cna Puglia –. In alcune zone la crisi si sta iniziando a fare sentire solo adesso per questo dobbiamo pensare anche in prospettiva guardando alla situazione che potrebbe profilarsi da qui a un anno. è quindi fondamentale che la Regione approvi subito questo bando per dare ossigeno ai Confidi perché grazie ai fondi regionali possiamo dare maggiori garanzie alle banche». La replica di Frisullo sui lunghi tempi per la definizione del documento è che si è voluto lavorare con attenzione. «è un pacchetto di misure consistenti anche sul piano economico che si va ad aggiungere a tutte le altre misure interne ai fondi europei » aggiunge l'assessore. Dal Confidi della Cna – che con oltre 10mila soci, 56 milioni di garanzie e 120 milioni di impieghi è il consorzio di garanzia fidi più grande della Puglia –viene l'appoggio alla linea di azione individuata dalla Regione. «Concordiamo con quanto deciso dalla Giunta – dice la Pellegrino –. Da questo intervento ci aspettiamo un maggiore potere contrattuale con gli istituti di credito. Ben venga anche l'aggregazione tra Confidi, perché un bando che assegnasse fondi a tutti rischierebbe solo di disperdere i finanziamenti con contributi a pioggia. Con questo intervento sarebbero circa una settantina i consorzi fidi invogliati a unirsi». Anche nel futuro del consorzio degli artigiani c'è una fusione, già in itinere con altri due Confidi del sistema Cna, quello di Lecce e quello di Brindisi. Un processo di aggregazione che sicuramente verrebbe agevolato dal bando regionale, ma che, assicura la Pellegrino, proseguirà anche se l'intervento della Regione dovesse tardare ancora. A oggi i Consorzi di garanzia fidi presenti in Puglia sono 88. La maggior parte, però, è costituita da piccole realtà, a volte poco efficienti e quindi con basso potere nei confronti dell'accesso al credito con le banche. TEMPI LUNGHI I finanziamenti erano attesi da mesi e saranno operativi non prima dell'estate Frisullo: «Abbiamo lavorato con la dovuta attenzione» Assessore. Sandro Frisullo ha la delega regionale allo Sviluppo DONATO FASANO

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Confidi, Gafi sud apre a Salerno (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Salerno Credito Confidi, Gafi sud apre a Salerno Operativa da ieri la sede del consorzio legato al sistema confindustriale Da ieri è operativa a Salerno la sede di Gafi Sud, il consorzio fidi emanazione del sistema confindustriale, tra i più grandi dell'Italia meridionale. L'evento è stato celebrato da una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione presieduto da Rosario Caputo nel corso del quale, con la deliberazione delle prime adesioni di nuovi soci, sono stati ribaditi anche gli obiettivi del confidi. Gabruella Pederbelli Un nuovo strumento a sostegno del credito alle piccole e medie imprese. Apre a Salerno, nella centralissima via Velia, la sede di Gafi Sud, il consorzio fidi emanazione del sistema di Confindustria. "Gafi Sud", sottolinea il presidente del Cda Rosario Caputo, "si propone non soltanto come strumento per favorire l'accesso al credito delle aziende consorziate, ma anche e soprattutto come strumento cooperativistico di crescita e sviluppo del territorio". L'apertura della nuova sede è stata sacramentata da una riunione straordinaria del Consiglio di amministrazione di Gafi Sud. Alla riunione del Cda ha fatto seguito un incontro con tutti i partner bancari del territorio, che ha fatto registrare la partecipazione di ben 35 rappresentanti di istituti di credito presenti nella provincia che non solo hanno mostrato grande interesse per la nuova iniziativa, ma hanno anche assicurato sulla scora peraltro di un rapporto già consolidato con le stesse banche nelle altre province della Campania la più totale disponibilità. ""Riterremo di aver ottenuto un buon risultato se a fine anno tireremo le somme dell'attività svolta contando almeno cento nuovi iscritti e 20 milioni di affidamento garantiti", evidenzia Caputo.Una stima, quella del presidente, che alla luce dei ritmi di costante crescita registrati dalla struttura negli ultimi anni è da ritenersi prudente. Con l'apertura della sede di Salerno Gafi Sud completa la presenza in tutte le province della Campania. Gafi Sud è una società consortile cooperativa a responsabilità limitata. Ha una base associativa di oltre mille soci, che contano complessivamente 15 mila 211 dipendenti e, in termini di fatturato, circa 2 miliardi 500 milioni di euro. Dal punto di vista strettamente operativo vanta un mediato "fidi in essere" per 120 milioni, con "garanzie in essere" per oltre 60 milioni. Una capacità operativa che può ancora essere moltiplicato per cinque, dal momento che Gafi Sud registra un rapporto garanzie nette-patrimonio pari al 16,66, a fronte di un accantonamento patrimoniale previsto dalla norme di vigilanza pari ad almeno il 6% dei rischi assunti. del 25-02-2009 num.

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<Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo> (sezione: Revoca fidi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)

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INTERVISTA «Nazionalizzare le banche? Uno strumento a tempo» L'economista Luigi Guiso: «Recessione e debito, due minacce» Bruno Perini «Perché le Borse continuano a seminare vittime? Perché i mercati non si fidano malgrado l'immissione di liquidità nel sistema e le diffuse nazionalizzazioni delle banche? Io credo che le ragioni siano almeno due: gli operatori stanno scontando in anticipo i riflessi che questa crisi finanziaria avrà sull'economia reale in termini di recessione e di tracollo dei bilanci delle imprese e delle banche. Da questo punto di vista dobbiamo prepararci a uno scenario davvero preoccupante. E poi il rischio più insidioso per gli operatori è che con gli interventi degli Stati nell'economia i bilanci pubblici esplodano come mai è avvenuto in passato». Luigi Guiso, economista, collaboratore della Voce.info, non è convinto che le nazionalizzazioni saranno lo Stato permanente del sistema finanziario mondiale. «Certo, nell'immediato non si poteva fare diversamente. Anzi se Paulson non avesse fatto il grave errore di far fallire la Lehman Brothers, forse la situazione non si sarebbe così deteriorata, però io non credo che il sistema finanziario mondiale resterà a lungo nelle mani del potere pubblico». Eppure le nazionalizzazioni sono ormai all'ordine del giorno. Anche gli Stati Uniti si sono dovuti piegare a questa linea che sembrava fantasia qualche anno fa. Non c'è dubbio che sia come dice lei. Io credo però che ci siano due modi di interpretare le nazionalizzazioni: una cosa è un intervento anche drastico per fermare la crisi economica, un altro è immaginare un sistema bancario permanentemente in mano pubblica. Guardi che non sto dicendo che non si dovevano fare. Anzi, era inevitabile. La nazionalizzazione è uno degli strumenti in mano allo Stato quando non vi è altra strada: far fallire una banca non è come far fallire un'impresa, le implicazioni di un fallimento di un istituto di credito sono molto più drammatiche, come ha dimostrato la Lehman Brothers, perché hanno un riflesso su tutto il sistema. Tuttavia io non penso che avverrà quello che è avvenuto dopo la crisi del '29 per esempio in Italia con la nascita dell'Iri e la nazionalizzazione delle tre Bin. Ne è proprio convinto? Tenga conto che un anno fa se qualcuno avesse parlato di nazionalizzazioni negli Stati Uniti o in Germania delle principali banche d'investimento sarebbe stato preso per matto. Non ne dubito. Ma la mia impressione però è che 50 anni non siano passati invano, dall'esperienza del passato si è capito che la proprietà pubblica nel credito non funziona. Di recente ho fatto un'indagine tra i cittadini americani: non si fidano delle banche e dei banchieri ma per il 65% sono contrari a una gestione pubblica del credito. Non mi dica che i manager privati hanno fatto meglio. La crisi attuale è figlia di una gestione devastante del risparmio di milioni di persone fatta da manager e banchieri a dir poco spregiudicati. Non voglio difendere i manager privati, responsabili di quello che è accaduto. Anzi sono convinto che senza una rigida regolamentazione non sarà possibile gestire il futuro della finanza. E dunque da questo punto di vista il ruolo dello Stato sarà decisivo. D'altronde, le schifezze vengono fuori proprio nei momenti di crisi. Non vorrei sembrarle cinico ma credo che la truffa sia per certi versi insopprimibile e sia al tempo stesso uno dei business dell'umanità. Così però c'è il rischio che nessuno sia responsabile di quello che accade. Io penso che le responsabilità maggiori stiano nell'organizzazione del sistema bancario moderno. Una volta il modello tipo era basato sulla separazione tra le funzioni bancarie: i clienti avevano un conto corrente e poi c'erano gli investimenti in titoli di Stato. Con il passaggio alla banca universale, il banchiere è diventato consulente del suo cliente e il conflitto d'interesse è aumentato a dismisura. Sono queste anomalie che andrebbero regolamentate. E' come dire che bisognerebbe fare la rivoluzione. Spezzare il conflitto d'interesse significherebbe spezzare le logiche che hanno causato la crisi. Credo che sia questo che dovrebbero o avrebbero dovuto fare gli organismi internazionali di controllo. Non è avvenuto, è vero. Ma allora bisognerebbe imparare dagli errori e mettere mano a quelle anomalie. I mercati finanziari sembrano poco reattivi ai massicci interventi di liquidità. Anzi restano indefferenti anche alle privatizzazioni. Come mai? I governi, immettendo liquidità nel sistema, non hanno commesso gli errori del '29 ma questo sembra non bastare. Perché? Ci sono due ordini di motivi a mio parere: da un lato gli operatori sono preoccupati dei riflessi che la crisi finanziaria sull'economia reale. A rischio ci sono i bilanci delle imprese e delle banche e dunque chi opera in Borsa sa che i fondamentali non saranno buoni. Dall'altra c'è il rischio che il debito pubblico esploda creando ulteriori danni all'economia.

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CCIAA (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CCIAA Mercoledì 25 Febbraio 2009, (p.r.) L'azienda speciale della Camera di commercio, Vicenza Qualità, che per quest'anno ha messo a budget più di un milione di euro per attività promozionali, è finita sotto esame dal Consiglio camerale. Il programma promozionale dell'azienda, che comporta un impegno di spesa di 1.264.000 euro suddivisi in 1.070.000 euro per le iniziative all'estero e 194.000 euro per le iniziative in Italia, è stato esaminato nella riunione consigliare straordinaria di ieri. In corso Fogazzaro si è anche tenuta la riunione di Giunta che ha approvato la Convenzione con il Comune di Thiene per il trasferimento negli uffici comunali thienesi, in via Monte Grappa 12/a, della sede staccata. E nell'ambito del progetto di collaborazione fra gli enti della provincia, la Giunta ha indicato di proseguire i contatti con le Amministrazioni comunali di Lonigo e Valdagno per realizzare analoghe intese operative. Il Consiglio, invece, ha approvato la proposta della Giunta di modificare il regolamento per l'erogazione di contributi ai consorzi e alle coop di garanzia fidi denominati "Confidi", che svolgono attività di garanzia di affidamenti bancari o di altri soggetti nel settore del credito a imprese. La modifica è stata suggerita dall'aumento del contributo della Camera per l'esercizio 2009, elevato da 550.000 a 1.000.000 di euro per far fronte al fenomeno della ristrettezza del credito. «La Camera di commercio - si legge in una nota di corso Fogazzaro - spera che questo provvedimento concorra ad incentivare gli istituti bancari ad aprire le linee di credito a sostegno delle aziende oggi in grande difficoltà».

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DA IERI è OPERATIVA A SALERNO LA SEDE DI GAFI SUD, IL CONSORZIO FIDI EMANAZIONE DI CONFINDUSTRI... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Caserta)" del 25-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Da ieri è operativa a Salerno la sede di Gafi Sud, il consorzio fidi emanazione di Confindustria. L'evento è stato celebrato da una riunione straordinaria del cda presieduto da Rosario Caputo, durante la quale sono state deliberate le prime adesioni di nuovi soci. «Gafi Sud - dice Caputo - si propone non solo come strumento per favorire l'accesso al credito delle aziende consorziate ma anche come strumento cooperativistico di crescita e sviluppo del territorio. Riterremo di aver ottenuto un buon risultato se a fine anno tireremo le somme dell'attività svolta contando almeno cento nuovi iscritti e 20 milioni di affidamento garantiti». Alla riunione del cda ha fatto seguito un incontro con tutti i partner bancari del territorio. Con l'apertura della sede di Salerno Gafi Sud completa la presenza in tutte le province della Campania.

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Due donne di 41 e 45 anni sono state denunciate dai carabinieri per truffa. Le due avevano c... (sezione: Revoca fidi)

( da "Leggo" del 26-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Due donne di 41 e 45 anni sono state denunciate dai carabinieri per truffa. Le due avevano costituito una società utilizzando una falsa identità e chiedendo un finanziamento da 730mila euro alla Comunità Europea e uno da 230mila euro al Centro Fidi della Toscana. Le truffatrici avevano aperto nuovi conti e chiesto prestiti bancari. In seguito ad alcune querele presentate da vari professionisti, i militari hanno avviato degli accertamenti, scoprendo la vera identità della donna, che è stata denunciata insieme alla complice.

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Borse, giornata no (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 26-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Mercati e Finanza data: 26/02/2009 - pag: 41 autore: Mibtel -0,95%. L'euro chiude in calo a 1,2722 dollari Borse, giornata no Vendite dopo mattinata positiva Chiusura in calo per le principali borse europee, appesantite soprattutto dal comparto assicurativo. I listini, partiti in territorio positivo, hanno progressivamente ridotto i guadagni nel corso della giornata, per poi invertire la rotta in seguito al deciso ribasso di Wall Street. Negli Stati Uniti le vendite di case esistenti in gennaio (-5,3% a 4,49 milioni) sono scivolate ai minimi da dodici anni.A Milano il Mibtel ha ceduto lo 0,95% a 12.494 punti e l'S&P/Mib l'1,41% a 15.218; in controtendenza il Midex (+0,42% a 15.394) e l'All Stars (+0,38% a 7.878). In Europa giù Francoforte (-1,27%) e Parigi (-0,41%), mentre Londra ha guadagnato lo 0,84%. A New York, a metà seduta, il Dow Jones era in calo del 2,05%, il Nasdaq del 2,2%, l'S&P 500 del 2,07%.A piazza Affari, sul paniere principale, lettera sui bancari e in particolare su B.P.Milano (-5,57%), affossata dall'incertezza sul nuovo management. Secondo le ultime indiscrezioni il numero uno di Unipol (-7,35%), Carlo Salvatori, potrebbe sostituire l'attuale presidente Roberto Mazzotta. Deboli Unicredit (-0,47%) e Mediobanca (+0,08%). In forte ribasso B.Popolare (-5,21%) e B.Mps (-1,3%) Pesanti anche gli assicurativi Alleanza (-6,23%) e Generali (-3,88%).Contrastate le tlc. Bene Fastweb (+3,41%), mentre hanno perso terreno Tiscali (-3,01%) e Telecom Italia (-4,76%). Tra gli editoriali, in evidenza L'Espresso (+6,57%); giù Mediaset (-0,36%) e Mondadori (-4%).Tra le altre blue chip in luce Saipem (+1,49%), Impregilo (+4,01%), Parmalat (+1,41%) e Finmeccanica (+1,77%). Nel resto del listino, su di giri Dmt (+13,87%), B.Profilo (+11,25%), Fidia (+4,03%), Lavorwash (+8,94%) e Intek (+7,36%). Male, invece, Cogem Set (-9,86%) e Ratti (-8,86%).Nei cambi, l'euro ha chiuso in calo a 1,2722 dollari. La moneta unica ha perso terreno anche sullo yen a 123,75. Per le materie prime, i dati sulle scorte americane di petrolio, cresciute meno delle attese, hanno fatto volare le quotazioni: il greggio a New York è salito di oltre 2 dollari a 42,33. Nell'ultima settimana le scorte sono aumentate di 700 mila barili a quota 351,3 milioni.

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Mutui, in crescita le imprese venete che non pagano (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 26-02-2009)

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Giovedì 26 Febbraio 2009 ECONOMIA Pagina 38 ALLARME. Inizio 2009 su stesso periodo 2008 Mutui, in crescita le imprese venete che non pagano Apiveneto: Pmi insolventi aumentate di oltre il 60% La crisi c'è e si vede anche in Veneto: crescono le imprese insolventi. Dall'inizio del 2009, secondo un'indagine di Apiveneto Fidi, i casi di aziende insolventi con le banche per mutui e leasing è aumentato del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un fenomeno che, secondo Apiveneto Fidi, colpisce indifferentemente dal settore di appartenenza un po' tutte le imprese della regione. La causa di queste difficiltà, evidenzia l'indagine, è la carenza di liquidità riscontrata a tutti i livelli della catena, in una logica del «nessuno paga più nessuno». Ecco quindi che l'80% delle imprese assistono a richieste di dilazione di pagamento - da parte dei loro clienti - che arrivano anche a 150-180 giorni e la base di contrattazione per la chiusura di un ordine non è più il prezzo, ma la dilazione di pagamento accordata. Le insolvenze segnalate da parte della clientela raggiungono picchi allarmanti in tutti i settori e ciò genera una reazione a catena, che porta il sistema bancario ad adottare nei confronti dell'impresa criteri di estrema prudenza, che in molti casi sfociano in un razionamento del credito con ulteriore aggravamento della situazione. «Come avevamo temuto», commenta Gianni Tommasi, presidente di Apiveneto Fidi, «le conseguenze della crisi si stanno ora manifestando in tutta la loro gravità per le imprese colpite da tale carenza di liquidità, che speriamo sia temporanea, ma che può avere ripercussioni gravissime per la sopravvivenza stessa di molte di esse e anche per la solidità del sistema finanziario, perché va ricordato che le ripercussioni dei default delle imprese potrebbero essere pesantissimi per banche ed intermediari finanziari». Un ragionamento, questo, che ha portato proprio in questi giorni alla proposta, in commissione Attività Produttive della Camera, di una moratoria di un anno sui mutui concessi alle imprese. Se l'iniziativa venisse recepita dal governo e dal sistema bancario, i mutui in corso verrebbero «congelati» per 12 mesi e le aziende dovrebbero pagare solo gli interessi, «spalmandoli» nelle rate successive o pagandoli in un'unica soluzione dopo l'anno di moratoria. «Riteniamo questa proposta estremamente interessante», conclude Tommasi, «e in grado davvero di risolvere molte situazioni di sofferenza».  

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più sostegno alle aziende in difficoltà (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 26-02-2009)

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Pagina 2 - Prato Più sostegno alle aziende in difficoltà Gli impegni davanti agli artigiani di Martini, Romagnoli e Carlesi Il sistema del credito uno dei principali imputati: il presidente della Regione ha convocato un incontro con le banche PRATO. Mentre diventano sempre più serrati i preparativi per la grande manifestazione di sabato a sostegno di Prato, continuano gli incontri organizzati da Pratoartigiana per ottenere risposte concrete dalle istituzioni a sostegno delle piccole imprese. Ieri sera a Viaccia intorno al tavolo allestito nei capannoni dell'incorsatura Bartolotti si sono seduti il governatore della Toscana Claudio Martini, il sindaco Marco Romagnoli e il candidato a sindaco del Pd Massimo Carlesi. Sistema bancario. E' stato il tema della serata soprattutto per quanto riguarda la liquidità da erogare alle imprese. Martini più volte interrotto mentre esponeva il piano varato dalla Regione di 48 milioni di euro destinati a rafforzare il sistema delle garanzie, ha preso atto di due grosse falle che si stanno verificando: le banche non rispettano gli accordi, il protocollo non aiuta le aziende in difficoltà, ma è sbilanciato verso quelle che voglio investire o riorganizzarsi. «Non siete i primi a dirmi che gli istituti bancari non concedono liquidità - ha dichiarato - per questo ho già convocato un incontro con tutti gli istituti al fine di verificare quanto sta succedendo». Per quanto riguarda i paletti messi dal protocollo Martini ha promesso che «cercherà di vedere se ci sono i margini per aprire una finestra per ottenere lo slittamento dei mutui. In questo caso però, bisogna verificare chi si potrà accollare gli oneri finanziari, c'è bisogno di un decreto governativo che apra la strada». Contributi a fondo perduto. Per Carlesi, è necessario fare maggiore pressione sugli istituti bancari per ottenere le moratorie. A livello locale alcune banche si stanno organizzando per concedere moratorie per i prestiti fino a 5 anni e i fidi a breve termine. Non solo le singole aziende, ma anche le associazioni devono chiedere che queste condizioni vengano applicate. Dismissioni. Il problema è di competenza anche comunale per quanto riguarda gli immobili, la ricetta di Carlesi è semplice: aiuti economici per la riqualificazione dei capannoni, attraverso finanziamenti rivolti al fotovoltaico. Futuro del distretto. Azione congiunta di Regione e Comune. Il sindaco Romagnoli ha ribadito l'impegno dell'amministrazione comunale, insieme a quella provinciale, ai sindacati e alle associazioni di categoria per la manifestazione di sabato che deve essere espressione di unità di tutto il distretto. Carlesi, invece, ha ribadito lidea di un'agenzia di sviluppo con fondi pubblici, privati e di banche per agevolare il passaggio di attività da un settore all'altro e per il sostegno di lavorazioni più innovative. «Sono soddisfatta dell'interesse che stanno dimostrando le istituzioni al problema degli artigiani- ha sottolineato Emanuela Biliotti - il prossimo appuntamento spero che possa avvenire anche con esponenti del Pdl».

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Rimini: accordo tra Unicredit e associazioni, 70 milioni alle pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "RomagnaOggi.it" del 26-02-2009)

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24 febbraio 2009 - 16.34 (Ultima Modifica: 24 febbraio 2009) RIMINI - Più di 70 milioni di euro subito disponibili per dare ossigeno alle piccole imprese dell'area riminese. E' questo il concreto risultato dell'accordo raggiunto tra UniCredit, i consorzi fidi e le principali associazioni di categoria. L'accordo permette di rendere disponibili i finanziamenti previsti nell'ambito del progetto "Impresa Italia", che ha messo a disposizione delle piccole e medie imprese italiane 7 miliardi di euro da destinare nei prossimi 18 mesi alle imprese. L'iniziativa è stata presentata oggi a Rimini alla presenza di Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna, e di Alduino D'Angelo, Presidente Ascom Fidi Adriatico; Massimo Stacchini, Direttore UniFidi Rimini; Angelo Arlotti, Presidente di Fidati Rimini; Alessandro Arduini di C.N.A. Rimini; Patrizio Betti di Confartigianato Rimini; Maurizio Temeroli, Segretario della Camera di Commercio di Rimini; Giuseppe Gnoli, Presidente di Finterziario; Alessandro Rapone, Direttore Api di Rimini; Sauro Sarti, della Provincia di Rimini; Massimo Bronzetti, Direttore C.d.o.; e Gianluca Gabellino di Confindustria Rimini. "La quota destinata a Rimini - spiega Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna UniCredit Banca - è di oltre 70 milioni di euro, su un totale destinato all'Emilia Romagna di circa 550 milioni. Da oggi, quindi, le imprese iscritte alle Associazioni di categoria e ai Consorzi fidi aderenti al progetto "Impresa Italia", possono rivolgersi ai consulenti in servizio presso le 33 filiali e i 2 Centri Piccole Imprese di UniCredit Banca attivi sul territorio di Rimini e provincia per ricevere le informazioni necessarie e ottenere i finanziamenti". L'accordo raggiunto oggi è stato possibile grazie al virtuoso sistema di relazione del gruppo bancario con le Associazioni di categoria e i Confidi, che ha portato ad agire secondo una logica di sistema che ha consentito di mobilitare risorse importanti anche in una situazione congiunturale difficile. Tra le finalità dei finanziamenti previste nell'accordo si segnalano: - sostegno degli investimenti produttivi (tra i quali il risparmio energetico) - miglioramento della struttura finanziaria delle imprese attraverso interventi finalizzati al riequilibrio finanziario aziendale - rafforzamento della gestione del circolante a fronte dell'allungamento dei tempi di incasso - miglioramento della struttura patrimoniale con interventi finanziari ad hoc.

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Nuovo strumento anticrisi (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 26-02-2009)

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Nuovo strumento anticrisi Credito, tempi rapidi con il documento che "fotografa" l'azienda Giovedì 26 Febbraio 2009, Udine Da oggi le pmi del territorio potranno avvalersi di un nuovo strumento che permetterà loro di abbreviare le tempistiche di rinnovo o richiesta di finanziamenti agli istituti di credito. Si tratta di un documento ideato originariamente dal gruppo di lavoro costituito, in seno all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Udine, dai professionisti operanti nel triangolo della sedia e che è stato accolto da Confidi Friuli, con la quale l'Ordine ha avviato un rapporto di collaborazione. «Il documento - afferma il presidente dell'Ordine Marco Pezzetta - vuole rispondere concretamente e in tempo reale alla situazione di crisi che investe soprattutto le piccole e medie imprese ed è l'esempio di come la nostra professione può operare a beneficio del territorio. Non si tratta, infatti, di un'esclusiva dei commercialisti, perché le imprese potranno anche scegliere di redigere il documento da sole. Siamo soddisfatti che Confidi abbia capito l'importanza di questa iniziativa e auspico che questo sia solo il primo di una serie di progetti di collaborazione con enti e istituzioni del territorio». Il documento rappresenta una modalità chiara e standardizzata di presentazione della situazione economica e finanziaria dell'impresa, attuale e prospettica, che può rendersi utile alla valutazione effettuata dal Confidi in fase di istruttoria per il rinnovo o il consolidamento dei fidi bancari. La finalità è quella di fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali dell'impresa in modo immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle pratiche amministrative. Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e non si sostituisce all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere uno strumento in mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della crisi dei mercati finanziari e, in particolare, la contrazione del credito.

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Da UniCredit oltre 70 milioni di euro per le piccole imprese di Ferrara (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 26-02-2009)

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Da UniCredit oltre 70 milioni di euro per le piccole imprese di Ferrara (26/2/2009 17:02) | (Sesto Potere) - Ferrara - 26 febbraio 2009 - Più di 70 milioni di euro subito disponibili per dare ossigeno alle piccole imprese dell?area ferrarese in questa fase di crisi. E? questo il concreto risultato dell?accordo raggiunto tra UniCredit e Ascom Fidi Emilia Romagna, Unifidi Emilia Romagna, Coldiretti, C.I.A., Confagricoltura, C.N.A., Cofiter, Confartigianato, Confartigianato Fidi Ferrara, Confcommercio, Confindustria e Confapi in rappresentanza delle imprese del territorio. L?iniziativa è stata presentata oggi a Ferrara alla presenza di Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna, e di Silvia Gavagna di Ascom Fidi Emilia Romagna Ferrara; Lauro Casoni, Presidente Agrifidi Ferrara; Giampaolo Lambertini e Corradino Merli di C.N.A.; Paolo Benasciuti, Consigliere Cofiter; Guido Montanari, Presidente Confartigianato Fidi Ferrara; Paolo Cirelli, Vicesegretario di Confartigianato Ferrara; Claudio Trentini, Direttore Confcommercio; Monica Talmelli, Vicepresidente di Unindustria Ferrara, Alessandro Osti, Segretario di Confesercenti Ferrara. L?accordo permette di rendere disponibili i finanziamenti previsti nell?ambito del progetto “Impresa Italia”, l?iniziativa di supporto del mondo produttivo varata da UniCredit Group, che ha messo a disposizione delle piccole imprese italiane 7 miliardi di euro da destinare nei prossimi 18 mesi allo sviluppo e al sostegno del tessuto imprenditoriale locale. “La quota destinata a Ferrara - spiega Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna UniCredit Banca - è di oltre 70 milioni di euro, su un totale destinato all?Emilia Romagna di circa 550 milioni. Da oggi, quindi, le imprese iscritte alle Associazioni di categoria e ai Consorzi fidi aderenti al progetto “Impresa Italia”, possono rivolgersi ai consulenti in servizio presso le 24 filiali e i 2 Centri Piccole Imprese di UniCredit Banca attivi sul territorio ferrarese per ricevere le informazioni necessarie e ottenere i finanziamenti”. L?accordo raggiunto oggi è stato possibile grazie al virtuoso sistema di relazione del gruppo bancario con le Associazioni di categoria e i Confidi, che ha portato ad agire secondo una logica di sistema che ha consentito di mobilitare risorse importanti anche in una situazione congiunturale difficile. Tra le finalità dei finanziamenti previste nell?accordo si segnalano: - sostegno degli investimenti produttivi (tra i quali il risparmio energetico) - miglioramento della struttura finanziaria delle imprese attraverso interventi finalizzati al riequilibrio finanziario aziendale - rafforzamento della gestione del circolante a fronte dell?allungamento dei tempi di incasso - miglioramento della struttura patrimoniale con interventi finanziari ad hoc. L?accordo sarà valido sino al 30 giugno 2010.

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Confeserfidi aspetta il 107 e prepara il piano espansione (sezione: Revoca fidi)

( da "MF Sicilia" del 27-02-2009)

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MF Sicilia sezione: Sicilia Banche & Reti data: 27/02/2009 - pag: 3 autore: Gianni Marotta Confeserfidi aspetta il 107 e prepara il piano espansione Confeserfidi chiama a raccolta le sue forze per tracciare le linee guida del suo futuro. Il consorzio fidi sciclitano, ieri nel corso del primo meeting annuale aziendale, presieduto da Roberto Giannone e dall'a.d. Bartolo Mililli, ha illustrato ai 60 promotori commerciali del consorzio le strategie aziendali per consolidare l'espansione in tutta l'isola. Verranno aperte nuove filiali a Palermo, Enna, Caltanissetta e Catania e successivamente a Messina e Trapani. L'obiettivo è incrementare la rete di associati, aumento il capitale sociale e la quota di affidamenti alle imprese, in attesa del traguardo più importante che il consorzio attende dopo l'estate di quest'anno: il riconoscimento di intermediario vigilato da parte della Banca d'Italia, ai sensi dell'articolo 107 del testo unico bancario. Tale riconoscimento, consentirebbe a Confeserfidi di potere operare nelle cosiddette attività di ponderazione del credito a leva bloccata 1:20, ovvero, per ogni euro concesso in garanzia, l'ottenimento di 20 euro di prestiti. Ipotizzando prestiti medi, la presentazione di garanzie per 100 mila euro consentirebbe la concessione di prestiti fino a 2 milioni di euro. Insomma il consorzio, diverrebbe un istituto di credito vero e proprio. «Con l'iscrizione all'articolo 107», ha detto Mililli, «i Confidi sono legittimati a garantire crediti dell'erario senza limitazioni. Mi auguro che entro quest'anno possiamo essere tra i pochi Confidi, in ambito nazionale, ad assumere dimensioni sempre più importanti. A nostro favore parlano i numeri: consistenza dei fondi rischi pari a 16,6 milioni e garanzie per 500 milioni di euro di finanziamenti agevolati alle imprese siciliane». Intanto l'Unionfidi, consorzio di garanzia fidi per le imprese agricole controllato da Confeserfidi, ha siglato con Sgfa, la società di gestione fondi per l'agroalimentare, una convenzione per una co-garanzia finalizzata a migliorare la gestione finanziaria dell'impresa agricola e favorire un accesso al credito più facile. Potranno beneficiare dei prestiti fino al 70-80% dell'importo del finanziamento, le pmi. La garanzia Sgfa non potrà comunque eccedere il limite di 1 milione di euro nel caso di micro o piccole imprese e di 2 milioni di euro nel caso di medie imprese. La garanzia riguarda i finanziamenti destinati alle attività agricole e a quelle connesse e che siano finalizzati a realizzazione di opere di miglioramento fondiario, alla ricerca, sperimentazione, innovazione tecnologica all'acquisto di macchine e attrezzi per le attività agricole. «Gli associati», ha detto l'amministratore Gianluca Mallo, «godranno di un ulteriore miglioramento delle condizioni sul prestito effettuato dagli istituti di credito con un implicito abbassamento del tasso d'interesse».

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LA STRETTA creditizia a danno delle imprese cesenati è una realtà, i fi... (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 27-02-2009)

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CESENA PRIMO PIANO pag. 2 LA STRETTA creditizia a danno delle imprese cesenati è una realtà, i fi... LA STRETTA creditizia a danno delle imprese cesenati è una realtà, i finanziamenti si sono ristretti e ci sono aziende seriamente a corto di liquidità a cui le banche offrono risposte minori rispetto a quelle di qualche mese fa, prima dello tsunami finanziario. Lo dicono le organizzazioni di categoria che hanno allestito osservatori più o meno istituzionali per tenere sotto controllo il rapporto sempre più complesso e precario tra imprese e istituti di credito. «PREMESSO che la crisi non è ancora arrivata alla sua fase più acuta dice Roberto Sanulli, segretario Cna oggi nel Cesenate la situazione è molto più seria rispetto a ottobre. E' vero che non siamo di fronte a una drastica chiusura del rubinetto del credito, ma l'accesso è diventato comunque più selezionato e tortuoso. Il costo del danaro, nonostante l'Euribor sia precipitato, è ancora alto. Le imprese dell'artigianato hanno bloccato gli investimenti e fanno pratiche per avere liquidità o per ristrutturare il debito passando dal fido al mutuo. Le imprese che si rapportano da sole con le banche faticano a trovare risposta, mentre chi si appoggia ai Consorzi di garanzia delle associazioni, che coprono il 50% della garanzia, riescono a ottenere più credito. Il problema più grosso è la mancanza di liquidità provocata dal ritardo dei pagamenti». «Dopo il primo monitoraggio effettuato a dicembre afferma il vicesegretario di Federimpresa Confartigianato Giampiero Placuzzi ne abbiamo commissionato un secondo tuttora in corso e proseguiremo con indagini a cadenza trimestrale intervistando un campione di 200 imprese. Già nel primo erano stati denunciati aumenti di spread, costi delle operazioni bancarie e richieste di rientro sul fido di conto corrente. In attesa dei nuovi dati, l'impressione è che la situazione sia peggiorata». «LE COSE sono cambiate mette in luce il presidente Confcommercio Augusto Patrignani, vicepresidente di Federascomfidi nazionale : molta più cautela delle banche, pratiche più complesse e lunghe, margini di manovra importanti dei nostri Confidi per assistere le imprese». «II dato che balza subito agli occhi osserva il segretario della Confesercenti Graziano Gozi e l'aumento delle pratiche per l'accesso al credito a copertura della gestione ordinaria. Le banche stanno utilizzando per così dire la lente d'ingrandimento e la riduzione degli importi erogati è un dato evidente. Lo scenario è migliore per le banche locali, più attente alle imprese». «L'Api ha promosso un osservatorio informa il funzionario Lorenzo Biguzzi che sta effettuando un monitoraggio con lo scopo di controllare l'operato delle banche del nostro territorio. A parole dicono di aver mantenuto o addirittura aumentato le linee di credito, ma nei fatti sta succedendo il contrario. C'è meno danaro e costa di più. Per il resto il quadro è serio: investimenti aziendali bloccati e grande corsa alla liquidità, anche per pagare gli stipendi. Ma gli affidamenti sono ridotti e le richieste di rientrare dal fido sono più frequenti». LA RICOGNIZIONE si chiude con Pierluigi Lami, responsabile area creditizia e tributaria di Confindustria Forlì-Cesena: «La crisi ora è strutturale e dirompente anche nel nostro territorio. La stretta creditizia è in atto e per contrastarla abbiamo costituito il gruppo di lavoro Finanza d'impresa, dopo un questionario che avevamo diffuso tra le aziende sul cambiamento del rapporto con le banche. Abbiamo anche attivato da ottobre un tavolo di confronto con gli istituti locali». Ma ci sono qui da noi imprese a rischio di sopravvivenza per mancanza di liquidità e credito? «In linea generale per ora no concordano i rappresentanti delle le organizzazioni ma senza disponibilità di danaro non si dura a lungo sul mercato». Andrea Alessandrini

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Sos delle piccole aziende: il 77% soffre per il credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 27-02-2009)

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CRONACHE pag. 19 Sos delle piccole aziende: il 77% soffre per il credito APPELLO UNITARIO DELLE ASSOCIAZIONI DEI COMMERCIANTI E DEGLI ARTIGIANI. LA REGIONE : «VIGILEREMO» di OLGA MUGNAINI FIRENZE DOPO Confindustria, ora anche tutte e quattro le associazioni di categoria Cna, Confartigianto, Confcommercio e Confesercenti lanciano un appello al sistema del credito, affinchè si allenti quella stretta ai finanziamenti che rischia di far chiudere tante aziende già impantanate nella crisi. Un tessuto economico di oltre duecentomila imprese toscane vicino al collasso, che ora come mai necessitano di sostegni e interventi mirati. E invece, hanno denunciato i vertici regionali delle associazioni, il 77% delle imprese toscane del commercio, dell'artigianato, del turismo e dell'agricoltura registrano una stretta del credito (secondo i dati di un'indagine di Unioncamere) . «Basti pensare ha detto Marco Baldi, presidente Cna che da settembre a oggi le domande di finanziamento respinte dalle banche sono cresciute del 20%. E che i protocolli firmati con gli istituti di credito e la Regione non vengono rispettati». Tra le richieste avanzate, Franco Scortecci, presidente di Confcommercio, ha sottolineato l'importanza di interventi straordinari a favore dei consorzi fidi e il mantenimento degli impegni sugli interventi strutturali cantierabili. «Serve inoltre il rifinanziamento dei fondi di rotazione ha aggiunto Fabio Banti, presidente di Confartigianato e l'impegno a privilegiare le gare di appalto sotto la soglia dei 500 mila euro. Per troppo tempo si sono attuate certe politiche economiche pensando di fare la fortuna della grande impresa, col risulato che invece è stato fatto solo del danno alle piccole». Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti, ha ribadito invece la necessità di ammortizzatori sociali anche per le aziende artigiane e commerciali, con aiuti che servano ad accompagnare quelle aziende destinate a chiudere, in una sorta di rottamazione d'impresa. Al Governo centrale le associazioni chiedono invece un sostegno dal punto di vista fiscale, con la riduzione della percentuale di acconto di tutte le imposte per il 2009, una maggiore deducibilita' dell'Irap e di tutti gli interessi passivi relativi alle attività delle imprese. Ma l'urgenza più grave resta quella dell'accesso al credito: «Le condizioni per le imprese artigiane e del commercio concludono i presidenti peggiorano di giorno in giorno, in termini di erogazione, di costi e di garanzie richieste. E non è corretto lasciare alla banche la selezione delle imprese e di conseguenza la definizione del nuovo modello di sviluppo del paese». In risposta l'assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci assicura che «vigileremo attraverso l'osservatorio regionale sul credito, a cui abbiamo deciso di affiancare un tavolo di di confronto permanente tra domanda e offerta in Toscana. E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana».

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Gli artigiani a Martini: <Sospendere i mutui per 18 mesi> (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Prato)" del 27-02-2009)

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PRIMO PIANO pag. 2 Gli artigiani a Martini: «Sospendere i mutui per 18 mesi» IL DENTE più avvelenato ce l'aveva Angelo Bartolotti, padrone di casa dell'iniziativa di Prato Artigiana che ha avuto come ospite il governatore Claudio Martini: «Avevo fatto la domanda per ricevere i contributi a fondo perduto. Ho aspettato 38 milioni delle vecchie lire per sentirmi poi dire dal personale della Confartigianato, dove avevo portato le pratiche, che la mia azienda non rientrava nei requisiti». Tuona anche Massimo Tesi, un altro tessitore: «A Natale mi sono ritrovato a secco per la difficoltà a incassare le fatture dei clienti, tutte non pagate. In queste circostanze come si possono pagare gli operai se dobbiamo anche versare le tasse allo Stato?». Oltre a Martini, ad ascoltare gli interventi degli imprenditori c'erano anche il candidato a sindaco del centrosinistra Massimo Carlesi e il primo cittadino in carica Marco Romagnoli. Ormai sono diverse centinaia i nomi di artigiani che gravitano intorno al gruppo costituito spontaneamente da Manuela Biliotti, «non per contrapporsi al tradizionale associazionismo di categoria come precisa l'imprenditrice ma per creare una spina nel fianco nelle organizzazioni chiamate a difendere i nostri interessi». Al governatore toscano Prato Artigiana ha consegnato una piattaforma di richieste urgenti, prima di tutto la sospensione delle scadenze dei mutui per almeno 18 mesi e una moratoria per i finanziamenti a fondo perduto. La risposta di Martini non si è fatta attendere: «Verificherò che vengano rispettati gli accordi stipulati con gli istituti di credito, con 48 milioni stanziati per garantire il sistema dei fidi bancari». Maria Lardara

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Da UniCredit oltre 100 milioni di euro per le piccole imprese di Bologna (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 27-02-2009)

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Da UniCredit oltre 100 milioni di euro per le piccole imprese di Bologna (27/2/2009 13:54) | (Sesto Potere) - Bologna - 27 febbraio 2009 - Più di 100 milioni di euro subito disponibili per dare ossigeno alle piccole imprese dell?area bolognese in questa fase di crisi. E? questo il concreto risultato dell?accordo raggiunto tra UniCredit e Cofiter Emilia Romagna, Cooperfidi Emilia Romagna, Fidindustria Emilia Romagna, Unifidi Emilia Romagna, Coldiretti, C.I.A., Confagricoltura, C.N.A. Confartigianato, Confcommercio, in rappresentanza delle imprese del territorio. Così UniCredit offre una risposta concreta all?esigenza di liquidità manifestata dalle piccole aziende locali. L?iniziativa è stata presentata oggi a Bologna alla presenza di Aristide Canosani, Presidente UniCredit Banca; Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna di UniCredit Banca; Ottavio Righini, Presidente Cofiter Emilia Romagna; Lucio Nardi e Patrizia Frabetti, rispettivamente Vice Presidente e Segretaria di Cooperfidi Emilia Romagna; Emmanuel Danieli, Direttore di Fidindustria Emilia Romagna; Domenico Menozzi, Direttore di Unifidi Emilia Romagna; Antonio Caliceti, Presidente di Confagricoltura; Stefania Zanghieri Responsabile credito di C.N.A. Bologna; Fabio Bordoni di Confartigianato Bologna; Massimo Pirazzoli di Confartigianto Imola; Carlo Tonelli di Confcommercio Bologna; Sergio Ferrari, Presidente provinciale di Confesercenti; Stefano Guidotti e Paolo Parlangeli di Unindustria Bologna. L?accordo permette di rendere disponibili i finanziamenti previsti nell?ambito del progetto “Impresa Italia”, l?iniziativa di supporto del mondo produttivo varata da UniCredit Group, che ha messo a disposizione delle piccole imprese italiane 5 miliardi di euro da destinare nei prossimi 18 mesi allo sviluppo e al sostegno del tessuto imprenditoriale locale. “L?iniziativa Impresa Italia che presentiamo oggi a Bologna - spiega Aristide Canosani, Presidente di UniCredit Banca - ha un valore complessivo di sette miliardi, che il nostro gruppo mette a disposizione delle piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale per il tramite delle Associazioni di Categoria e grazie alla valorizzazione delle garanzie dei Consorzi Fidi. L?obiettivo è di finanziare le imprese capaci di reggere il mercato che meritano di essere sostenute per la crescita dell?economia dei nostri territori” “La quota destinata a Bologna – dice Stefano Rossetti, Direttore Commerciale Emilia Est-Romagna di UniCredit Banca - è di oltre 100 milioni di euro. Da oggi, quindi, le imprese iscritte alle Associazioni di categoria e ai Consorzi fidi aderenti al progetto “Impresa Italia”, possono rivolgersi ai consulenti in servizio presso le 137 filiali e i 13 Centri Piccole Imprese di UniCredit Banca attivi sul territorio di Bologna e provincia per ricevere le informazioni necessarie e ottenere i finanziamenti”. L?accordo raggiunto oggi è stato possibile grazie al virtuoso sistema di relazione del gruppo bancario con le Associazioni di categoria e i Confidi locali, che ha portato ad agire secondo una logica di sistema che ha consentito di mobilitare risorse importanti anche in una situazione congiunturale difficile. Tra le finalità dei finanziamenti previste nell?accordo si segnalano: sostegno degli investimenti produttivi (tra i quali il risparmio energetico) miglioramento della struttura finanziaria delle imprese attraverso interventi finalizzati al riequilibrio finanziario aziendale rafforzamento della gestione del circolante a fronte dell?allungamento dei tempi di incasso miglioramento della struttura patrimoniale con interventi finanziari ad hoc. L?accordo sarà valido sino al 30 giugno 2010.

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Pmi nella morsa del credito: spread diventati insostenibili (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 28-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 28/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Pmi nella morsa del credito: spread diventati insostenibili Indagine di Apindustria sul rapporto banche-impresa. Per Spinelli: la crisi è più grave di quanto si pensi, reggono solo gli istituti «territoriali» Il prof. Franco Spinelli BRESCIAIl nodo centrale, il problema dei problemi, è il credito alle imprese. Per il fatto che in un sistema bancadipendente come quello italiano, se crolla la banca crolla tutto il sistema. Lo ha detto esplicitamente Franco Spinelli, docente di Economia monetaria all'Università di Brescia nel corso dell'incontro tenuto ieri in Apindustria per la presentazione dell'indagine sul rapporto banche-imprese sulle Pmi bresciane, illustrata dal presidente Luciano Gaburri e commentata dal direttore Francesco Gobbi con Alessandro Torsoli del Confapi Fidi. Dall'indagine dell'Ufficio studi Apindustria emerge come nei primi due mesi del 2009 la crisi abbia intensificato i suoi effetti per le Pmi bresciane. I rapporti col credito e con le banche sono peggiorati per il 59% delle aziende (nell'ultima rilevazione di ottobre questo dato era del 24%). Tra le cause del peggioramento del rapporto - secondo il presidente Gaburri - c'è l'aumento dei tassi di interesse. Il 65% delle imprese dichiara che lo spread è aumentato tra lo 0,5% e l'1,5% e la metà delle imprese dichiara di aver cambiato banca proprio per questa ragione. Sul tema del rilancio del sistema economico e del nodo bancario è intervenuto Spinelli. «L'Italia ha risposto con i Tremonti bond. Non bastano e non sono risolutivi, sono l'ammissione tardiva della gravità della crisi; il problema è capire se tutte le banche ce la possono fare; una lunga agonia delle banche è impensabile, andare avanti con l'attuale incertezza sarebbe aggiungere disastro al disastro, le autorità devono intervenire e decidere se la tal banca va abbandonata o salvata». Quali autorità? «Bankitalia, e chi se no? Deve entrare nelle banche, censire i titoli tossici e, se ci sono, metterli a perdita». Ma Faissola, presidente dell'Abi, ha già chiesto la detassazione delle perdite sui crediti. «Il fatto è che ci sono grandi banche che a tutt'oggi non conoscono le perdite reali non avendole ancora contabilizzate, e siamo vicini alla prima trimestrale». Quali banche? «Lo sapremo presto, ma la crisi dimostra che le banche territoriali reggono; ripeto, non lo dico io, lo dice il Financial Tiames: hanno senso solo le banche territoriali». Un po' tardi per capirlo. «Meglio tardi che mai: il problema è non perdere più un minuto, poiché la crisi è devastante per la sua velocità, non solo per la sua profondità». Secondo Spinelli «il '29 è già arrivato, siamo già nel '32, il collasso del circuito domanda-offerta è esiziale, la centralità del credito è la vera emergenza... a ottobre 2008 proponevamo tassi all'1% e l'intervento diretto della Banca d'Italia sul mercato, ora ne invochiamo l'intervento diretto nelle banche, come è suo compito istituzionale».a. ch.

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crediti bloccati e assegni respinti "così hanno chiuso i rubinetti" - antonella romano (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)

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Pagina III - Palermo Il cantiere L´azienda avicola Crediti bloccati e assegni respinti "Così hanno chiuso i rubinetti" I racconti degli imprenditori che si scoprono "inaffidabili" Hanno trattenuto i soldi che servivano per gli stipendi, proprio nel momento di espansione Ci hanno tagliato un affidamento e lo hanno trasformato in un prestito personale ANTONELLA ROMANO (segue dalla prima di cronaca) Storie di famiglie con l´acqua alla gola e di imprenditori da anni sul mercato, non certo improvvisati, che si vedono chiudere di punto in bianco i rubinetti del credito da parte degli istituti bancari. Aziende floride con fatturati ancora positivi, ma senza possibilità di crescita a causa della stretta creditizia. «Ci hanno tagliato un affidamento di 350 mila euro e lo hanno trasformato in un mutuo personale, a tassi correnti con le nuove norme che chiedono nuovi parametri di garanzie - spiega Giusy Castiglione, che si occupa dei rapporti con le banche per l´azienda avicola Mantero & Figli di Carini - Ora, possiamo disporre solo di una linea di credito e se un fornitore non paga, ci mettiamo i nostri soldi. Non mi meraviglia che alcune imprese finiscano così nel giro dell´usura». Daniele Sindoni da 35 anni ha un´enoteca e un ristorante a Randazzo nel catanese. Voleva ampliare l´attività con un pub e ha previsto un investimento di 150 mila euro, convinto di potere contare una linea di credito da sempre vantata presso il proprio istituto di fiducia. «Ho fatto domanda a marzo dell´anno scorso - spiega - ma non ho ricevuto nessuna risposta. Alla fine, da un altro istituto ho ottenuto un mutuo con una rata da pagare al tasso di interesse del 6,55 per cento. Ma ormai bisogna controllare i propri fondi come un qualsiasi correntista. Se, faccio un esempio, emetto un assegno da 2200 euro e in conto ne ho solo 2000, torna indietro». Atmosfera non certo di festa, nemmeno nel cantiere dove l´11 marzo sarà varato uno scafo di 45 metri per un committente di Viareggio. Al posto del taglio del nastro e del brindisi, la Blue Boat con sede nell´area industriale di Termini Imerese, società di factoring specializzata in navi da diporto, si trova alle prese con la prima drammatica crisi dei suoi tre anni di vita: sotto Natale è arrivata dalla banca la revoca di un fido da 300 mila euro. Da mercoledì scorso, per 67 dei 152 dipendenti è scattata la cassa integrazione. «Questo ci è capitato nel momento di massima espansione, con un programma industriale che prevede 22 navi da varare. Dovremmo raggiungere le 250 unità»: uno sfogo amaro, quello di Roberto Grippi, presidente e amministratore delegato di Blue Boat. «Quando il 23 dicembre la banca mi ha revocato il fido e trattenuto i soldi per gli stipendi, i miei operai di notte hanno occupato lo stabilimento - racconta Grippi - L´onda lunga continua, ogni mese sembra un terno al lotto. In passato, in caso di stretta creditizia, nei settori vacillanti le banche chiedevano ulteriori garanzie. A me hanno tolto di mezzo il servizio. Per questo motivo stanno chiudendo molte aziende». Peggio, se è possibile, è andata a Fabio Borsellino, amministratore delegato di Ciprogest (ex Parmalat), che era partito con un fido da 2 milioni di euro e oggi si è fermato a quota 500 mila euro. «Confermo. La situazione è drammatica. Lo Stato aiuta le banche ma loro non aiutano noi. La banca ha chiuso i rubinetti, non ci dà più linee operative. E questo per un´azienda è la fine - afferma Borsellino - Il nostro istituto di credito è ancorato ai retaggi degli anni d´oro, quando le aziende avevano il rating. Quindi ha tagliato i ponti con quasi tutte. Noi siamo in start up, non abbiamo una storia e quindi con noi la porta è chiusa. Le aziende che non hanno dietro una multinazionale finiscono in mano agli sciacalli. A noi non hanno rinnovato il fido malgrado abbiamo le commesse e clienti anche puntuali, come Coca Cola». L´amministratore catanese di un´azienda di commercializzazione di audioprotesi, con 40 dipendenti, godeva di un fido di 170 mila euro senza scadenza con il Banco di Sicilia. «Un anno e mezzo fa è cambiato il regime. E ci siamo ritrovati con l´importo addebitato sul nostro conto corrente - racconta chiedendo di restare anonimo - Soldi da pagare che non riusciamo a dilazionare con un piano di rientro. Abbiamo avuto un aumento di fatturato ma, per quanto paradossale, nessun istituto ci fa credito». A Palermo, moltissimi piccoli negozianti dell´abbigliamento hanno dovuto pagare interessi del 10 per cento su assegni che risultavano scoperti o postdatati. è successo a un commerciante di via Principe di Belmonte. «Non sapevo che era scattata una nuova disposizione - racconta il negoziante - l´assegno era postdatato ma di pochi giorni. Ho dovuto pagare il 10 per cento di interessi». Peppino Armanio, dirigente del Sunia, dice che ormai nessuno vuole avventurarsi in mutui per la casa che superino i 150 mila euro. «Anche le famiglie col doppio reddito hanno difficoltà - spiega - Sanno che da un momento all´altro uno dei due, il marito o la moglie, può perdere il lavoro. è successo pochi giorni fa a un coppia. Lei licenziata dallo studio medico e il marito, con 1200 euro al mese, si è ritrovato nell´impossibilità di pagare un muto da 800 euro. Gli hanno pignorato l´appartamento. Ma risultano sempre proprietari. E non possono accedere alla casa popolare».

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Da Unicredit 8 milioni alle aziende (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

L'allarme «Attenzione ai truffatori» Monte dei Paschi lancia il "Patto" con le imprese e stoppa i mutui Da Unicredit 8 milioni alle aziende Attenti ai «soliti furbi», che cercano di carpire la buona fede della gente sfruttando l'occasione offerta dagli aiuti regionali anti crisi. L'allarme è stato lanciato durante la presentazione delle delibere. «Abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni - dicono il presidente della Regione Augusto Rollandin e l'assessore alle Finanze Claudio Lavoyer -. Ci sono persone che si presentano come incaricati inviati a domicilio per illustrare i contenuti dei provvedimenti. Ma sono dei truffatori, non ci sono incaricati a domicilio». Il problema si pone in particolar modo per gli aiuti alle famiglie in difficoltà: in questo caso, il punto di riferimento per le domande è il Comune di residenza, che raccoglierà i documenti.Possibilità per le famiglie di sospendere 12 mesi i pagamenti delle rate dei mutui, nel caso di una provata difficoltà, e una possibilità di «Patto» con le aziende, i Confidi o le varie categorie economiche. E' questa la filosofia di intervento per far fronte alla crisi attuata dal Monte dei Paschi di Siena, banca «lontana dalle ingegnerie finanziarie e vicina al territorio», come dice il direttore dell'area del Nord-Ovest Luigi Macchiola. Dice: «Non siamo mai stati una banca di affari, siamo fedeli alla nostra origine, cioè la territorialità. Oggi siamo il terzo gruppo italiano. In Valle d'Aosta contiamo su una raccolta di 180 milioni e 100 di impieghi, significa che abbiamo il 9 per cento del mercato». Il programma di «Patto» con gli operatori economici è già partito in Piemonte e Liguria. Ora è al via anche in Valle d'Aosta. Macchiola: «Bisogna uscire dalla logica della non trasparenza. Quando ci si rivolge a una banca si pensa sempre di andare incontro a qualche sorpresa negativa. Proprio in questo momento bisogna eliminare la diffidenza. Per questo noi ci proponiamo come partner dell'impresa offrendo in modo gratuito l'analisi aziendale. Dopo di che l'imprenditore deciderà se firmare o no il ''Patto'' con noi. I nostri esperti fanno il punto, individuano pregi e difetti dell'azienda, formulano una soluzione per lo sviluppo. Poi c'è l'impegno di finanziare l'azienda secondo formule concordate». Logica che la Monte dei Paschi porta avanti anche con le associazioni e con le Confidi. «Certo - dice ancora il direttore del Nord-Ovest -, i Confidi in Valle sono molto importanti, anche per i tassi agevolati regionali. E' nostra intenzione aprire un dialogo che sia il più ampio possibile».\ Un accordo siglato ieri mattina nella sede di Confindustria Valle d'Aosta ha reso operativo un piano di intervento da otto milioni di euro. Fa parte del progetto nazionale Impresa Italia, concepito da Unicredit per venire incontro alle piccole e medie imprese in questo momento di difficoltà economica. L'intesa riguarda le 260 aziende che fanno parte del Consorzio Fidi industriali della Valle d'Aosta. A firmare l'accordo il direttore commerciale Piemonte Nord di Unicredit Banca, Monica Cellerino, e il presidente di Confidi Industriali, Federico Jacquin. «Dobbiamo dare atto all'istituto bancario - ha detto Jacquin - della volontà di sostenere le imprese in questo momento di crisi. Ma sarebbe bene ritrovarsi verso la fine di aprile per verificare l'efficacia delle azioni». La sigla dell'accordo è stata fatta a margine della riunione del Comitato territoriale Valle d'Aosta di Unicredit. Gli otto milioni di euro saranno messi a disposizione anche per fare fronte alla situazione di crisi, nella quale molte aziende rischiano di restare a corto di liquidi perché fanno fatica a incassare quanto è loro dovuto. Gli otto milioni di euro potranno essere usati anche per sostenere gli investimenti produttivi, migliorare la struttura finanziaria delle imprese e la struttura patrimoniale. L'accordo siglato ieri sarà valido fino al 30 giugno 2010. Le imprese che fanno parte del Consorzio fidi industriali possono rivolgersi a tutte le strutture del gruppo Unicredit, sia per avere altre informazioni, sia per ottenere i finanziamenti. In Valle esistono 19 agenzie, due Centri piccole imprese e un Centro sviluppo di Unicredit Banca. Unicredit ha fatto sapere che a marzo saranno siglati accordi anche con i Confidi che fanno capo ai commercianti e con Valfidi. Saranno messi a disposizione ulteriori fondi, ancora da definire in modo preciso, che si andranno ad aggiungere a 140 milioni di erogazioni già fatte dal gruppo bancario a breve, medio e lungo termine. «Con questa iniziativa - dice Cellerino - Unicredit vuol dare un ulteriore segnale concreto alla propria volontà di essere accanto alle imprese. Soprattutto a quelle di piccole e medie dimensioni, che sono uno dei motori principali della nostra economia. L'accordo raggiunto oggi è stato possibile grazie al virtuoso sistema di relazione del Gruppo bancario con le associazioni di categoria e i Confidi, che ha portato ad agire secondo una logica di sistema e ha consentito di mobilitare risorse importanti».

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La crisi? È colpa delle banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 28-02-2009)

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VETRINA pag. 5 La crisi? È colpa delle banche Aziende in ginocchio per mancanza di liquidità e tassi troppo alti di MAGDA BIGLIA BRESCIA LE BANCHE, SEMPRE le banche. Sono loro le maggiori colpevoli della crisi per gli imprenditori bresciani alle prese con il costo del denaro. Lo ha ripetuto ieri, nella sede di via Lippi 30, il presidente di Apindustria Luciano Gaburri presentando, con il segretario Francesco Gobbi e il consulente Franco Spinelli, docente di Economia, i dati "sconfortanti" dei primi due mesi del 2009. Il tasso d'interesse, il cosiddetto spread diverso da una realtà bancaria all'altra, oscillante fra lo 0.5% e l'1.5%, è segnalato in aumento dall'82% delle consuete imprese campione, 150, ascoltate fra il 19 e il 23 febbraio. Di esse il 20.7% sono micro con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, il 62% sono piccole con un fatturato fino a 10 milioni di euro, il 17.3% sono medie con un fatturato fino a 50 milioni. «È un continuo bussare alle porte per cercare la convenienza». SOTTO TIRO sono soprattutto i grandi istituti con i quali il rapporto è peggiorato per il 54% delle Pmi, meno le popolari segnalate in peggio dal 25%, meno soprattutto le Banche di credito cooperativo peggiorate solo per il 18%. È a queste ultime porte che si trova più aiuto nel momento della mancanza di liquidità e lì bussa ora il 51% dei piccoli industriali. A venire in soccorso è poi Confapi lombarda fidi-confidi, il cui sportello bresciano (con comitato tecnico presieduto da Alessandro Torsoli), nell'ultimo trimestre dello scorso anno, ha ricevuto 240 richieste di garanzia, con un incremento del 43% sullo stesso periodo del 2007, accettandone oltre il 95%. L'80% delle imprese conosce l'offerta dei consorzi fidi, il 40% ne ha beneficiato in passato. La situazione economica è in calo per il 70% delle imprese, le più colpite sono le medie, vanno un po' meglio le micro. Tutti i settori hanno problemi, non ce n'è uno che si salva. Oltre la metà degli intervistati dichiara di affrontare problemi grossi, e molti, oltre il 20%, parlano di un livello di difficoltà mai visto da quando hanno cominciato. I numeri negativi si vedono ora anche sull'occupazione, con previsione di perdita media attorno al 7%, percentuale parecchio alta per una provincia come quella bresciana. Spaventano anche le prospettive. La maggior parte non vede la fine del periodo negativo, vive in grande incertezza, solo un 15% concentra le proprie speranze nel 2010 e meno del 10% crede di farcela a tirarsi su entro l'anno corrente. Image: 20090228/foto/64.jpg

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Lotta all'usura: istituti di credito chiave di volta (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 28-02-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Campania dibattito Lotta all'usura: istituti di credito chiave di volta Non solo le singole imprese o i cittadini. Anche le banche devono "aiutare a contrastare il fenomeno dell'usura, denunciando le operazioni sospette". Ne è convinto il presidente onorario della Federazione nazionale Antiracket Tano Grasso, intervenuto ieri al seminario intitolato "Fondo prevenzione usura: una mano all'imprenditoria", che si è svolto presso la Camera di Commercio di Napoli. La lotta all'usura deve quindi "passare attraverso una presa di coscienza del mondo bancario e la ricerca di una maggiore adeguatezza del sistema dei Confidi, che non può essere l'unica soluzione prevista". L'incontro ha messo a confronto Stato, Regione, Provincia, Camera di Commercio, il mondo dei Confidi e delle banche sul tema della prevenzione del fenomeno dell'usura. Speciale sul "Fondo prevenzione usura: una mano all'imprenditoria" in onda su Denaro Tv (canale 878 di Sky) lunedì 9 marzo alle ore 22.50 Danila Liguori Imprese e banche insieme per ostacolare il fenomeno dell'usura. Oltre i cittadini dunque, anche il mondo bancario deve "aiutare a contrastare il fenomeno dell'usura, denunciando le operazioni sospette". Così il presidente onorario della Federazione nazionale Antiracket, Tano Grasso, commenta la situazione attuale sul tema. Lo fa nel corso del seminario "Fondo prevenzione usura: una mano all'imprenditoria", sottolineando che "la lotta all'usura deve passare attraverso una presa di coscienza del mondo bancario e la ricerca di una maggiore adeguatezza del sistema dei Confidi, che non può essere l'unica soluzione prevista". Degli "strumenti adatti per fronteggiare il problema usura" ne parla il commissario straordinario del Governo per le iniziative antiracket e antiusura, Giosuè Marino, che individua nei fondi, " in particolare quello di solidarietà per le vittime dell'usura gestito dal ministero dell'Interno e quello per l'usura gestito dal ministero dell'Economia, i mezzi necessari per migliorare la situazione attuale". "Rafforzare il sistema dei Confidi in Campania" è l'antidoto ideale al problema usura secondo il direttore generale del ministero dell'Economia e delle Finanze, Direzione V, valutario antiriciclaggio e antiusura, Giuseppe Maresca. L'incontro, moderato dal direttore del Denaro Alfonso Ruffo, è stato introdotto dai saluti del presidente della Camera di commercio di Napoli, Gaetano Cola, secondo il quale "il primo problema da risolvere è quello della disoccupazione", e del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, che sottolinea come la legalità sia "anche un valore economico" e che per questo "occorre combattere al meglio il fenomeno dell'usura". Dopo l'introduzione di Rachele Cantelli, responsabile della Direzione territoriale di Economia e Finanza di Napoli, secondo la quale è necessario "vigilare l'operatività dei Confidi", è la volta di Regione e Provincia. A rappresentare la prima è Maria Brigida Del Monaco, che trova fondamentale "facilitare l'accesso al credito delle Pmi, così come descritto dalla Linea 4 del Paser"; mentre il dirigente provinciale di Legalità e Sicurezza, Lucia Rea, pone l'accento "sull'importanza dell'apporto delle istituzioni locali in tema di usura, che preveda una rete di sportelli di consulenza tecnica". E' poi la volta delle banche. Roberto Troiani, della sede napoletana della Banca d'Italia, illustra il "ruolo delle garanzie prestate dai Confidi nell'ambito di Basilea 2", mentre Amedeo Manzo, vice presidente vicario della Bcc di Napoli, sottolinea "l'importanza dell'accessibilità al credito per le Pmi". Ancora Maurizio Guglielmini, in rappresentanza del Banco di Napoli, individua nello "sviluppo il primo tassello per la lotta all'usura che, in tempi di crisi, si sta diffondendo anche nelle classi medie".Per Alessandro Messina, responsabile del settore crediti retail dell'Abi, il problema sta nella "guerra al contante, cioè capire che la tracciabilità bancaria delle operazioni finanziarie va maggiormente promossa". Tocca ai Confidi. Lucio Donadio, presidente del Confidi Pmi Campania, sostiene che "i consorzi di garanzia fidi, grazie a un rapporto diretto con le piccole e medie imprese, entrano in possesso di informazioni uniche che permettono di verificare il loro stato e le loro esigenze; proprio per questo il loro ruolo diventa fondamentale". In rappresentanza della Camera di commercio di Napoli intervengono infine Lucio Tisi e Mario Esti, che sottolineano come i "Confidi, assieme allo sviluppo, siano uno strumento adatto per il riavvio di un ciclo economico". del 28-02-2009 num.

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