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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


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Report "Costi dei politici"

Da verificare la continuità dei fondi ( da "Corriere delle Alpi" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: abbiamo assistito a scelte autonome dei Comuni, vedi raccolta rifiuti e sociale". Di sicuro, a D'Incà non va che gli eccessivi costi della politica siano pagati dalle Cm: "E un discorso da bar e mi sorprende che l'abbia ripreso il sindaco Prade". Con Prade e la giunta hanno rotto Pab e Paolo Bampo.

Voglia di programma per Dini ( da "Italia Oggi" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: da parte del governo D'Alema nel 2000, del sistema delle spoglie che ha provocato una invasione partitocratica nelle nomime dei dirigenti pubblici, che deve essere al più presto soppressa. Stessa sorte per la spartizione delle nomine in enti pubblici e aziende sanitarie locali, per cui dovrebbe valere il sistema di haed hanting.

Crediti ceduti a deduzione limitata ( da "Italia Oggi" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: è che la società cedente, nel definire la componente di reddito (positiva o negativa) derivante dalla cessione delle partecipazioni, dovrà procedere confrontando il corrispettivo della vendita con il costo fiscale delle quote o delle azioni, incrementato dell'importo della rinuncia del credito di finanziamento.

Commissione sanità, passa il piano trovato l'accordo sugli emendamenti ( da "Centro, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: e della stabilizzazione dei precari delle Asl che riguarderà il personale sanitario non medico e che avverrà compatibilmente con la disponibilità finanziaria ed attraverso concorsi interni. Nel nuovo piano è previsto anche lo stop ai gettoni di presenza nelle commissioni, comitati e consulta delle Asl. (b.s.).

Caos da governance ( da "Milano Finanza" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: è necessario invertire il circolo vizioso che non permette un rilancio dell'economia e per farlo le prime risorse sono il taglio dei costi della politica e quello degli sprechi", conclude da parte sua Filippo Marazzi, presidente di Marazzi group, che vede questa come la soluzione ideale per recuperare risorse per permettere un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale.

Il mercato vi voterà se ( da "Milano Finanza" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Anche gli elevati tempi e i costi per la costituzione di una nuova impresa rappresentano un problema che vede l'Italia svantaggiata rispetto ad altri paesi europei. Per questo il provvedimento è uno dei più votati dai money manager con ben il 75% delle preferenze. Sempre in tema fiscale, gestori e private banker guardano con favore anche loro alla riduzione del cuneo fiscale:

Consiglio comunale, 300 mila euro di spese ( da "Mattino di Padova, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Sono le cifre di un anno di confronti politici che hanno spaziato dalle ronde padane al Ritalin, un farmaco per bambini iperattivi. E il costo delle venti sedute è di circa 200 mila euro. Cui bisogna aggiungere i 105 mila euro di gettoni di presenza ai consiglieri.

Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: hanno diritto di antenna e quindi di presenza televisiva. Però vogliamo rompere questa ingessatura assurda, da sepolcri imbiancati, e consentire che i leaders di alcuni partiti come PdL e Pd, ma pure di raggruppamenti significativi quali la Sinistra Arcobaleno e il Centro di Casini-Pezzotta possano confrontarsi e magari scontrarsi (la democrazia è conflitto,

Lazzarini lascia fi e va nell'udc ( da "Nuova Venezia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Non certo per una questione di elezioni. Non mi candido da nessuna parte e Burano sul totale nazionale non conta. Comunque non l'ho fatto nemmeno per una questione di visibilità. In delegazione di zona non si prendono gettoni di presenza che portino guadagni". Con una lettera Filippo Lazzarini ha informato della sua scelta i colleghi della delegazione e la Municipalità.

<Consiglio in crisi? Votate noi autonomi> ( da "Corriere Alto Adige" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: rinuncio al mio guadagno privato e prendo un gettone di 120 euro lorde, di cui mi resta in tasca la metà. Ma io, come il collega Tiozzo e pochi altri, siamo consiglieri di "serie B": facciamo politica per spirito di servizio. Quelli di "serie "A sono i lavoratori dipendenti, in particolare pubblici, per i quali i contribuenti pagano due volte".

LANCIANO - Niente più interventi-fiume, ma rigoroso rispetto di tempi e modalità per espor ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Il vicepresidente non avrà alcuna indennità particolare: si tratta solo di una figura di supporto a quella del presidente per il regolare funzionamento dei lavori assembleari. Come disposto dalla Finanziaria, i gettoni di presenza dei singoli consiglieri, per le sedute del consiglio e elle commissioni, non possono essere convertiti in indennità mensili.

Nessuno candida Rapagnà e lui comincia lo sciopero della fame ( da "PrimaDaNoi.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: digiuno di protesta a sostegno della sua e di altre candidature "indipendenti ed esterne". Rapagnà si aspetta che i grandi e piccoli partiti chiamino a sé quegli abruzzesi "che si siano impegnati per la riforma della politica, la riduzione dei costi e degli sprechi, il ridimensionamento delle strutture amministrative intermedie e degli enti strumentali"

14 aprile 2008, il ritorno del teorico dell'evasione fiscale? ( da "Blogosfere" del 01-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: dell'allora governo. Quando i condoni andavano a braccetto con la finanza allegra e creativa di Tremonti, tanto da lasciarci in eredità una situazione dei conti pubblici che a voler essere clementi si potrebbe definire disastrosa. Ebbene, dopo il lassista quinquennio precedente, il governo che si avvia a passare la mano ha dovuto imporre al paese un vero e proprio giro di vite su


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Da verificare la continuità dei fondi (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere delle Alpi" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

"Da verificare la continuità dei fondi" Fontana studia la faccenda, D'Incà: "Aspetto indicazioni da Venezia" BELLUNO. Per le comunità montane passano i finanziamenti di leggi regionali e nazionali. Il punto è questo: Belluno sta valutando se l'uscita dalla Cm gli garantirà ancora quei soldi. Giovanni Fontana è stato incaricato di verificare la faccenda: "Appena avremo un quadro chiaro", dice, "lo comunicheremo anche alla minoranza". Per ora, meglio la prudenza. Le sensazioni di Fontana dicono comunque che "Venezia non dovrebbe essere contraria alla conferma del capoluogo nella Cm, ma potrebbe spingere per estendere i confini dell'attuale comunità". Magari tornerà in pista la vecchia Bellunese (Belluno e Ponte con la Valbelluna), mentre l'eventuale addio del capoluogo costringerebbe Ponte a bussare alla Cm dell'Alpago o di Longaronese, Cadore e Zoldo. Il presidente della Belluno-Ponte Gianni D'Incà aspetta indicazioni dalla Regione. Le sue considerazioni sono economiche e organizzative: "Le nostre indennità di carica sono già state dimezzate, ora si parla di tagli ai bilanci: 60mila euro quest'anno, 120mila nel 2009. E allora serve capire su quali risorse possiamo contare e quali compiti ci vengono assegnati. Quando si parla di Cm, vengono in mente i servizi associati e nella Belluno-Ponte, invece, abbiamo assistito a scelte autonome dei Comuni, vedi raccolta rifiuti e sociale". Di sicuro, a D'Incà non va che gli eccessivi costi della politica siano pagati dalle Cm: "E' un discorso da bar e mi sorprende che l'abbia ripreso il sindaco Prade". Con Prade e la giunta hanno rotto Pab e Paolo Bampo. C'entra la Cm e c'entrano "tutte le decisioni in cui non siamo mai stati coinvolti". Dopo aver chiesto una verifica di maggioranza ("Nessuna risposta"), Bampo annuncia che "il Pab farà il punto e potrà lasciare la maggioranza. Un distacco virtuale, visto che Reolon e Fontana si sono dissociati da noi. Un distacco, in ogni caso: i legami non sono più tanto stretti, almeno sul piano politico".

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Voglia di programma per Dini (sezione: Costi dei politici)

( da "Italia Oggi" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 052, pag. 8 del 1/3/2008 Autore: di Claudia Morelli Visualizza la pagina in PDF       L'ex premier firma le sette missioni del Pdl ma pensa al suo dodecalogo in veste liberista Voglia di programma per Dini In dodici punti la sua ricetta per sradicare la partitocrazia Berlusconi è stato chiaro: va bene l'apparentamento con altre liste (e ben scelte) ma il programma del Pdl deve essere unico, senza se e senza ma. Così Lamberto Dini si è acconciato a sottoscrivere le sette missioni per rialzare l'Italia (presentate ieri proprio dal leader di Arcore) ma non ha resistito a dire la sua su quello che veramente servirebbe per liberare la crescita. E così ha dato alle stampe proprio in questi giorni un libro ("Oltre la partitocrazia, liberare la crescita") da un evocativo sapore programmatico. D'altra parte, la politica ha preso il posto della Banca d'Italia nel cuore di Lambertow e rinunciare al diritto di tribuna proprio no, non gli si può chiedere. E così il vicepresidente del senato snocciola il suo dodecalogo di cose da fare, premettendo che essendo il suo un "movimento di programma" può ben individuare quei tre/quattro obiettivi per "sradicare la partitocrazia". E giù a sferzare fendenti contro nomenklature e prebende conseguenti a un malinteso impegno politico, che impegnano "rilevanti flussi di spesa pubblica generati dale nomenklature partitocratiche che operano nelle migliaia di enti pubblici, specie a livello locale, che formano una strana forma di socialismo all'italiana" Si parte da due proposte che certo non hanno il pregio della novità: la riduzione del numero dei membri delle assemblee elettive visto che l'Italia "è il paese che ha il più elevato numero di eletti del mondo: 149mila e passa"; e l'abolizione delle province. Al terzo punto Dini si scaglia contro "la malaugurata introduzione", da parte del governo D'Alema nel 2000, del sistema delle spoglie che ha provocato una invasione partitocratica nelle nomime dei dirigenti pubblici, che deve essere al più presto soppressa. Stessa sorte per la spartizione delle nomine in enti pubblici e aziende sanitarie locali, per cui dovrebbe valere il sistema di haed hanting. Dini propone infatti di "affidare a società indipendenti la selezione di ogni nomina, su base meritocratica e professionale di una terna di candidati, in modo tale che solo tra questi possa essere scelto il nominato". Lambertow non risparmia i partiti, oramai troppo debordanti nei numeri e nelle competenze. "Vanno ricondotti alle finalità più appropriate", tuona, "fissando regole di democrazia interna e meglio definire e circoscrivere le fonti di finanziamento". E poi la Corte dei conti, che deve essere messa in grado di fare bene il suo dovere: allora bisogna riconoscergli "veri e efficaci poteri di controllo su enti e amministrazioni pubbliche"tanto da poter disporre "con efficacia immediata, il blocco delle risorse se i vari soggetti pubbliic le stanno sperperando". La formazione liberista di Dini fa capolino al punto sul Mezzogiorno. Non va giù la storia delle risorse a pioggia, quei fondi strutturali europei piovuti così su "programmi inconcludenti, che generano scarsa occupazione e ben maggiore corruzione". Il sostegno allo sviluppo dovrà invece articolarsi con criteri più trasparenti. Il concorso pubblico deve tornare ad essere la via prediletta per assumere nella pubblica amministrazione. "Quanto alla miriade di precari, consulenti, collaboratori spesso assunti per via partitocratica, occorre mettere fine alle sanatorie e por mano a rigorose selezioni su base concorsuale". Sul capitolo delle liberalizzazione, Dini si sbizzarisce: dagli organi professionali ai servizi pubblici, alle banche tutto deve fare i conti con una "dose massiccia di concorrenza". "Se questa azione può essere condotta contemporaneamentesui differenti settori in un quadro di coesione nazionale sarà più facile sfuggire ai condizionamenti e alle proteste delle varie lobbies", suggerisce strategicamente. Merito, senso civico e responsabilità sono gli altri paradigmi. "Il costo del non decidere è il più rilevante contributo al costo della politica". Chi vuole, lo segua.

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Crediti ceduti a deduzione limitata (sezione: Costi dei politici)

( da "Italia Oggi" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Imposte e Tasse Numero 052, pag. 36 del 1/3/2008 Autore: di Fabrizio G. Poggiani Visualizza la pagina in PDF       Una risoluzione dell'Agenzia delle entrate interviene sulla dismissione delle partecipazioni Crediti ceduti a deduzione limitata La rinuncia al finanziamento incrementa il costo della quota La cessione pro soluto di un credito di finanziamento vantato da una società nei confronti della partecipata non può essere dedotta immediatamente nell'esercizio in cui avviene il trasferimento, ma deve essere portata, preliminarmente, a incremento del costo fiscale della partecipazione posseduta. Così, in estrema sintesi, il chiarimento dell'Agenzia delle entrate che, con la risoluzione 29/02/2008 n. 70/E, è intervenuta in risposta a un'istanza d'interpello presentata da una società, assoggettata a procedura di amministrazione straordinaria, che aveva stipulato un contratto avente a oggetto la cessione del pacchetto azionario detenuto e la cessione di un credito di finanziamento vantato nei confronti della medesima società partecipata. Per la società istante che ha contestualmente venduto le partecipazioni detenute e svalutate e il credito di finanziamento vantato nei confronti della stessa società partecipata, in tale crisi da innescare già nel corso del 2005 il default, la perdita derivante dal realizzo del credito era da ritenere interamente deducibile all'atto di determinazione del reddito imponibile nell'anno dell'avvenuta cessione (2007), a prescindere dal rispetto dei principi di certezza e precisione richiesti dal comma 5, dell'art. 101, dpr n. 917/1986. Le Entrate, confermando quanto disposto dal richiamato comma 5, dell'art. 101 del Tuir con riferimento alla presenza di elementi certi e precisi, ha evidenziato che anche la Suprema corte (sentenza 13181/2000) ha affermato, con estrema chiarezza, che: "_ la cessione pro soluto dei crediti ritenuti inesigibili non comporta comunque la deducibilità degli stessi, allorché non siano presenti dati di riferimento precisi o procedure concorsuali comprovatamente in atto". Ma l'Agenzia si è spinta oltre e, con riferimento a quanto indicato nell'istanza, ha evidenziato la necessità di analizzare con estrema precisione gli effetti della cessione del credito di finanziamento, all'interno di una più ampia attività di dismissione prevista dal programma di ristrutturazione del gruppo stesso. Pertanto, a prescindere dalla stipula di un atto con corrispettivo unico, per le Entrate siamo in presenza di un atto unico, teso ad alleggerire la situazione finanziaria della società cedente, con il risultato che quest'ultima con la cessione del pacchetto azionario ha annullato contestualmente il valore del proprio credito, formando oggetto della disciplina fiscale, di cui al comma 6, dell'articolo 94 del Tuir. Nel rispetto delle disposizioni richiamate, infatti, la somma riguardante la rinuncia al credito di finanziamento da parte del socio non può ritenersi immediatamente deducibile dal reddito imponibile dell'esercizio, ma deve essere preliminarmente portata a incremento del costo fiscalmente riconosciuto alle partecipazioni nella società, nei confronti della quale era vantato lo stesso credito oggetto di rinuncia. La conseguenza, pertanto, è che la società cedente, nel definire la componente di reddito (positiva o negativa) derivante dalla cessione delle partecipazioni, dovrà procedere confrontando il corrispettivo della vendita con il costo fiscale delle quote o delle azioni, incrementato dell'importo della rinuncia del credito di finanziamento.

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Commissione sanità, passa il piano trovato l'accordo sugli emendamenti (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Regione Commissione sanità, passa il Piano trovato l'accordo sugli emendamenti L'AQUILA. La commissione Sanità ha approvato a maggioranza nel tardo pomeriggio il piano sanitario regionale. A licenziare l'importante strumento, nei tempi che aveva chiesto il presidente del consiglio regionale, Marino Roselli, sono stati i voti dei consiglieri della maggioranza di centrosinistra. Il piano sarà all'esame del Consiglio nella seduta del 5 mar zo. Il centrosinistra nella commissione presieduta da Antonella Bosco ha approvato in sede di commissione circa 280 emendamenti, l'opposizione di centrodestra, ieri presente con pochi consiglieri, ha annunciato battaglia durante i lavori consiliari con la presentazione di molte richieste di integrazione. Il centrosinistra mira a licenziare il provvedimento nelle seduta del 5 marzo per rispettare gli impegni assunti con il Governo nazionale nel piano di rientro del deficit sanitario; il piano approvato dalla commissione è parte integrante dell'intesa con l'esecutivo. Tra i nodi ancora irrisolti all'interno della maggioranza, ieri sono stati sciolti quelli sull'aziendalizzazione ospedaliero universitario dell'Aquila e Chieti, prevista entro il 31 dicembre 2009, e della stabilizzazione dei precari delle Asl che riguarderà il personale sanitario non medico e che avverrà compatibilmente con la disponibilità finanziaria ed attraverso concorsi interni. Nel nuovo piano è previsto anche lo stop ai gettoni di presenza nelle commissioni, comitati e consulta delle Asl. (b.s.).

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Caos da governance (sezione: Costi dei politici)

( da "Milano Finanza" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Milano Finanza Caos da governance SONDAGGIO/2 Meno eccessi e meno confusione nei controlli sulle aziende. E secco stop al potere dei patti di sindacato Ecco le richieste elettorali in materia di governo d'impresa. Corporate governance, contendibilità delle aziende quotate e sconti fiscali ai proventi degli affitti. Questi sono gli interventi che si piazzano subito dopo i dieci provvedimenti più votati, indicati da un terzo del mercato. "Sul tema della corporate governance mi auguro che il prossimo governo faccia rispettare le regole e che eviti nuovi interventi, perché questa continua proliferazione di leggi soprattutto per il sistema di controllo provoca eccessi e crea confusione", afferma Rosalba Casiraghi, presidente di Ned community, associazione italiana dei consiglieri non esecutivi e indipendenti e sindaco di Intesa Sanpaolo. Chiede invece una razionalizzazione della legislazione Nicoletta Pedrini, responsabile azionario Italia Bnp Paribas am sgr: "A nostro avviso la disciplina del governo delle imprese risulta ancora frammentaria e disorganica. Occorrerebbe intraprendere e realizzare alcune iniziative di razionalizzazione, semplificazione e unificazione". Proprio il tema della governance è stato votato dal 36% degli intervistati. E sempre in tema di buona condotta delle aziende il 33% del panel vuole limitare i patti di sindacato, rendendo più contendibili le aziende quotate. Ma questa percentuale maschera, da un lato, una certa freddezza sul tema da mondo del private equity e dell'impresa e, dall'altro, un maggiore entusiasmo da parte del mondo del risparmio gestito. Al terzo posto torna un tema che tocca direttamente le tasche dei risparmiatori italiani, da sempre affezionati al mattone. Infatti il 34% degli operatori chiede l'introduzione di un'aliquota unica al 20% per i proventi da locazione immobiliare. E a questo risultato hanno contribuito in particolare le risposte del panel di imprenditori, per i quali il tema si colloca all'ottavo posto nella lista delle richieste più votate da fare al governo. Sostiene Mirko Annibali, partner dello studio legale Delli Santi & partner:"Al fine di incrementare il patrimonio immobiliare destinato alla locazione di edilizia abitativa a canone sostenibile, sarebbe opportuno introdurre norme fiscali agevolative a integrazione delle disposizioni già contenute nella Finanziaria 2008". E sempre in tema di immobili, Roberto Spada dello studio Spadacini, uno degli studi tributari più attivi sul fronte delle operazioni di private euqity, propone "la semplificazione e l'alleggerimento dell'imposizione indiretta sulle operazioni immobiliari. Le normative che si sono succedute hanno moltiplicato le casistiche creando complessità e confusione sul mercato, inducendo anche a comportamenti elusivi".Messaggi per Draghi. Naturalmente per il risparmio gestito italiano oggi uno dei temi caldi è rappresentato dalla fuga dai fondi comuni che ha già tolto al sistema 75 miliardi di euro da gennaio dell'anno scorso. Tanto più che è sceso in campo anche il governatore di Banca d'Italia Mario Draghi che ha riunito nei giorni scorsi le sgr italiane per avviare una consultazione che entro l'estate sfocerà in una proposta definitiva per rilanciare il settore. Alcuni suggerimenti a Draghi arrivano proprio dal sondaggio. Afferma Giuseppe Malinverni di Aureo gestioni: "Rispetto a nuovi interventi di disciplina del risparmio, potrebbe risultare utile agevolare fiscalmente la longevità dell'investimento. Infatti, se si premiassero, attraverso un minor carico fiscale, coloro che mantengono per lungo periodo l'investimento, si raggiungerebbe il duplice obiettivo di incentivare i progetti d'investimento rispetto alle tattiche speculative e ottenere rendimenti più elevati per il risparmiatore". Un'altra indicazione arriva dal gruppo Albertini Syz: "Tra le modifiche da apportare alla regolamentazione sul risparmio ci potrebbe essere quella di categorizzare gli strumenti finanziari destinati alla clientela retail al fine di renderli più comprensibili e meglio valutabili. Dall'altra bisognerebbe disincentivare l'offerta alla clientela privata di strumenti troppo complessi. Inoltre bisognerebbe semplificare le norme sulla trasparenza e sul comportamento degli intermediari per renderle più efficaci". Aggiunge Gianluca Gabrielli, direttore investimenti di Soprarno sgr: "Bisognerebbe sottoporre qualsiasi forma di raccolta di risparmio, a esclusione degli strumenti di breve termine, a un unico iter autorizzativo di un'unica Authority e con i medesimi criteri informativi sulla falsa riga del prospetto informativo Consob". Oltre la Bersani. Sempre in tema di risparmio, le liberalizzazioni in tema di mutui e polizze rami danni sono date per acquisite dagli operatori, che anzi ora chiedono nuovi provvedimenti per liberalizzare. Per esempio Dario Moltrasio, country manager per l'Italia di Aig life, chiede interventi per estendere la liberalizzazione anche al ramo vita. Ma sono parecchi anche gli operatori di private equity e gli imprenditori che chiedono di proseguire nelle liberalizzazioni della legge Bersani.Più legalità e meno sprechi. Infine, tra le proposte fuori-classifica da parte degli intervistati, se ne segnalano due che arrivano da imprenditori a capo di due grandi aziende quotate a Piazza Affari, i quali, invece di concentrarsi su proposte di tipo fiscale, portano all'attenzione dei politici altre questioni. "Il problema fondamentale è la mancanza di legalità. L'Italia, con un livello di legalità paragonabile a quello degli altri paesi europei simili al nostro per dimensione, sarebbe un paese diverso e molto più competitivo. è assolutamente prioritario ridurre la durata dei processi e dare la ragionevole garanzia dela pena a chi delinque", dice senza mezzi termini Emilio Bolzoni, presidente dell'omonimo gruppo quotato a Piazza Affari che fattura circa 150 milioni di euro producendo su scala internazionale attrezzature per carrelli elevatori. "è necessario invertire il circolo vizioso che non permette un rilancio dell'economia e per farlo le prime risorse sono il taglio dei costi della politica e quello degli sprechi", conclude da parte sua Filippo Marazzi, presidente di Marazzi group, che vede questa come la soluzione ideale per recuperare risorse per permettere un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale. (riproduzione riservata) Milano Finanza Numero 044, pag. 11 del 1/3/2008 Autore:.

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Il mercato vi voterà se (sezione: Costi dei politici)

( da "Milano Finanza" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Milano Finanza Il mercato vi voterà se... Sondaggio/1. Ridurre ancora il cuneo fiscale alle imprese e rendere più deducibili gli interessi passivi Parificare la tassazione delle stock option a quella del capital gain ed eliminare le differenze tra fondi e sicav. Ecco gli impegni che imprenditori, banchieri e gestori chiedono ai candidati Ridurre ulteriormente il cuneo fiscale alle imprese, ripristinare la vecchia normativa fiscale sulla deduzione degli interessi passivi per le imprese, e, ancora, parificare il trattamento fiscale delle stock option ai capital gain. Lo schieramento che inserirà questi impegni precisi nel proprio programma elettorale conquisterà il voto dei mercati finanziari. I tre provvedimenti sono infatti i più votati nel sondaggio condotto da Milano Finanza tra i vertici di 68 società per capire quali sono le misure concrete che i candidati dovrebbero impegnarsi ad attuare una volta eletti per migliorare il modo di condurre le aziende quotate, la tassazione del risparmio e degli investimenti. Il panel include esponenti sia del mondo del risparmio gestito, quindi gestori di fondi di investimento e private banker, sia dell'industria, rappresentata da imprenditori e operatori di private equity. In particolare il 65% degli intervistati chiede al nuovo governo di tagliare ancora il costo del lavoro per le imprese, uno su due, ovvero il 54%, si schiera a favore di un fisco più favorevole per gli interessi passivi e per le stock option (52%). Ma le richieste avanzate da mercati finanziari e industriali hanno diverse priorità. Ecco i temi più caldi per le due anime del mercato. Che cosa chiedono imprenditori e private equity. Il limite alla deducibilità degli interessi passivi per imprese fissato al 30% del margine operativo lordo (mol o, all'anglosassone, ebitda) proprio non va giù agli imprenditori e agli esponenti del private equity, che in massa hanno votato perché il nuovo governo ripristini la normativa precedente. Lo chiede un bel 75% degli intervistati, una percentuale quindi ben superiore a quella del 65% che risulta dall'intervista all'intero panel. D'altra parte, sottolineano fondi e imprenditori, non si tratta solo di una norma che rende meno convenienti solo le operazioni di leverage buyout pure, quelle dei fondi che puntano semplicemente a caricare le aziende di debito e farselo ripagare con il cash flow, senza muovere un dito per far crescere l'impresa. è una norma che va a penalizzare anche le aziende in espansione, siano queste o meno oggetto di Lbo. Non solo. Paradossalmente sono punite le aziende che generano più cassa e che quindi si potrebbero permettere livelli di leva più alti e che invece si trovano ad avere una bella fetta di interessi indeducibili sul totale degli interessi pagati. Soprattutto la norma pone un limite all'indebitamento che è identico per ogni azienda e settore, ma nella realtà non può esserci un parametro adatto a tutti, date le caratteristiche intrinseche differenti di ciascuna azienda e settore in termine di crescita e cash flow. Così, per esempio, se si considera che oggi il tasso euribor a tre mesi viaggia attorno al 4,3% e che un'azienda medio-piccola può spuntare uno spread di 200 punti base sul suo debito, ciò significa che, per stare entro il limite del 30% dell'ebitda fissato dalla norma, si potrebbe indebitare poco più di 4,7 volte l'ebitda (6,3%X4,7=29,6%). è anche vero che, in uno scenario di tassi decrescenti come quello attuale, la portata del limite si riduce. Se infatti i tassi scendessero di 50 punti base, con l'euribor in calo al 3,8% e lo stesso spread di 200 punti base, l'azienda per rispettare il limite dell'indeducibilità potrebbe indebitarsi fino a 5,1 volte l'ebitda (5,8%X5,1=29,6%). Quanto all'attività dei fondi, sottolinea Francesco Panfilo, partner di PM&partners, "le operazioni buone dal punto di vista industriale si fanno comunque, indipendentemente dalla deducibilità fiscale degli interessi passivi. Certo, se c'è meglio, ma non è quello che conta".Altri due punti cui imprenditori e private equity tengono particolarmente, tanto che in entrambi i casi il 70% di loro li ha indicati come molto importanti, sono la riduzione ulteriore del cuneo fiscale e la parificazione del trattamento fiscale delle stock option a quello del capital gain. La differenza tra costo del lavoro per l'impresa e la retribuzione netta del lavoratore è ancora troppo ampia, insomma, per la stragrande maggioranza degli intervistati. "Il cuneo fiscale non è di destra né di sinistra", dice a Milano Finanza Filippo Marazzi, presidente dell'omonimo gruppo quotato a Piazza Affari che fattura circa 1 miliardo di euro, producendo ed esportando in tutto il mondo piastrelle ceramiche, altri materiali da rivestimento e sanitari. Continua Marazzi: "è necessario fare in modo che nelle tasche dei lavoratori entrino più soldi, in modo tale che possano permettersi di comprare di più e quindi di far riprendere i consumi. I metalmeccanici hanno ragione, guadagnano poco, ma l'industria al momento non può permettersi di pagarli di più perché le imprese hanno troppi costi da sostenere. è un circolo vizioso che va interrotto. E le entrate in meno che il governo avrebbe diminuendo tasse e contributi potrebbero essere compensate dai tagli di costi della politica".Sul secondo fronte, dice chiaro e tondo Matteo Carlotti, amministratore delegato del fondo Argos Soditic Italia, "le stock option non devono essere trattate come reddito da lavoro. I nuovi imprenditori di oggi sono gli ex manager. Se si penalizzano le stock option si mettono i bastoni tra le ruote ai nuovi imprenditori". E aggiunge Stefano Peroncini, partner di Quantica sgr, che gestisce fondi di venture capital: "I piani azionari di stock option sono un aspetto particolarmente incentivante nelle operazioni di venture capital, dove è meglio pagare meno al closing e rimandare i premi ed eventuali earn-out a quando la società sarà fuori dalla fase di start-up". E, a questo proposito, va sottolineato che anche l'idea di introdurre incentivi fiscali per lo sviluppo del venture capital ha riscosso molto successo tra private equity e imprenditori, collocandosi al quarto posto della sottoclassifica, in linea peraltro con una serie di richieste in tema di sostegno all'attività di ricerca e sviluppo e formazione. Per esempio Paolo Perani, dello studio Perani Mezzanotte & partners, specializzato in marchi e brevetti, pensa a "contributi o detraibilità agevolata delle spese per l'ottenimento di brevetti o di spese per la ricerca in generale". E, ancora, sono parecchie le segnalazioni di chi chiede agevolazioni fiscali alla creazione di imprese hi-tech e agli investimenti, fino ad arrivare alla detassazione di straordinari, bonus e incentivi. I desideri del big money. Su un punto sono tutti d'accordo. La differenza nella tassazione dei fondi comuni rispetto alle sicav estere va abolita. Per entrambi gli strumenti, tutti i gestori del panel chiedono una tassazione del capital gain al momento del disinvestimento. Oggi invece i fondi comuni italiani vengono tassati giorno per giorno sul guadagno maturato. Un trattamento fiscale che penalizza gli asset manager italiani, sia nei momenti in cui le borse corrono sia quando c'è l'orso nei mercati. Quando le cose vanno bene le sicav infatti battono più facilmente il benchmark e i fondi perché calcolano performance lorde e non devono accantonare l'imposta giorno per giorno. E quando i mercati scendono non hanno il problema di avere un credito d'imposta immobilizzato. Sostiene Nicoletta Pedrini, responsabile azionario Italia Bnp Paribas am sgr: "L'asimmetria di trattamento con la diversa fiscalità dei fondi italiani nei confronti dei fondi esteri, costituisce e crea un grave svantaggio competitivo e incide negativamente sulle performance dei patrimoni dei fondi nazionali". Aggiunge Carlo Benetti, responsabile asset management di Julius Baer sgr: "Per l'industria del risparmio gestito italiano è indispensabile procedere alla parificazione del trattamento fiscale dei prodotti domestici con le sicav. Solo una volta acquistata tale sostanziale parità nei confronti del fisco, anche l'eventuale adeguamento dell'imposta sui proventi da capitale potrebbe non costituire un problema". Sempre in tema di imposte sul risparmio gestito, molti big money intervistati vorrebbero che il nuovo governo parificasse agli standard europei il trattamento fiscale dei fondi pensione e delle polizze che servono a costruire una pensione integrativa. Ben il 72% del panel chiede ai due schieramenti un'armonizzazione di questo tipo con l'obiettivo di far giocare ad armi pari in Europa i fondi pensione italiani. Il nostro sistema previdenziale, infatti, oggi è strutturato secondo il modello definito come Ett (Esenzione-tassazione-tassazione), vale a dire: esenzione dalla tassazione dei contributi versati ai fondi pensione, tassazione (sia pur ridotta) dei rendimenti finanziari prodotti in fase di accumulazione (con aliquota dell'11%) e tassazione delle prestazioni (che possono essere tutte in rendita o 50% capitale e 50% rendita). In quasi tutti gli altri paesi europei vige invece il sistema Eet con esenzione completa anche in fase di accumulazione.Anche gli elevati tempi e i costi per la costituzione di una nuova impresa rappresentano un problema che vede l'Italia svantaggiata rispetto ad altri paesi europei. Per questo il provvedimento è uno dei più votati dai money manager con ben il 75% delle preferenze. Sempre in tema fiscale, gestori e private banker guardano con favore anche loro alla riduzione del cuneo fiscale: il 58% dei money manager è favorevole a una ulteriore riduzione dopo quella effettuata con la Finanziaria 2007. E il progetto, accantonato, del governo Prodi di unificare al 20% l'aliquota fiscale sulle rendite finanziarie? Oggi banchieri e gestori chiedono al prossimo governo di non toccare l'attuale disciplina: per ben il 47% la tassazione sulle rendite va bene così com'è. Ma raccoglie molti consensi anche l'introduzione di agevolazioni fiscali per la quotazione in borsa delle imprese. Un'iniziativa che era stata portata avanti anche dal secondo governo Berlusconi e che ottiene il 55% dei voti tra i gestori. Afferma Pedrini: "Occorre perfezionare e migliorare il sistema di agevolazione fiscale per l'accesso delle società alla Borsa, che per ora ha dimensioni ancora modeste ed è poco rappresentativo di alcuni settori del sistema paese se confrontato con il panorama internazionale". Tocca il tema delle imposte anche la reintroduzione, sia pur in misura temporanea, dello scudo fiscale, altra iniziativa voluta dal secondo governo Berlusconi che aveva di fatto segnato il decollo del private banking made in Italy. Non stupisce quindi che oggi quasi il 20% dei money manager punti a una misura del genere. I gestori, poi, si schierano a favore di un utilizzo meno indiscriminato dei derivati da parte di banche e imprese. Un fenomeno che in Italia ha assunto contorni a volte poco chiari e che ha messo in difficoltà non poche realtà industriali ed enti locali. Più di un money manager su due punta infatti a introdurre regole più severe per l'investimento in questi strumenti che possono rivelarsi molto speculativi. E non manca chi propone anche una ricetta concreta. Dice Mario Spreafico di Citigroup Italia: "Bisognerebbe estendere la normativa sugli appalti che vige nella pubblica amministrazione anche ai servizi bancari e finanziari, per evitare che ci siano nuovi problemi, come quelli emersi dall'uso dei derivati in alcune amministrazioni locali". (riproduzione riservata) Milano Finanza Numero 044, pag. 10 del 1/3/2008 Autore: Roberta Castellarin Stefania Peveraro e Paola Valentini.

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Consiglio comunale, 300 mila euro di spese (sezione: Costi dei politici)

( da "Mattino di Padova, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Cronaca Consiglio comunale, 300 mila euro di spese Il costo delle venti sedute annue e i numeri Menorello più attivo, Naccarato più presente Venti sedute, 112 deliberazioni, e la metà dei provvedimenti di giunta dedicati a scelte urbanistiche. E' il riassunto del 2007 in consiglio comunale: un anno che ha visto tra i consiglieri più attivi i forzisti Domenico Menorello e Giampiero Avruscio e la leghista Mariella Mazzetto. Lo scorso anno inoltre le tensioni interne alla maggioranza hanno fatto mancare per tre volte il numero legale. Sono le cifre di un anno di confronti politici che hanno spaziato dalle ronde padane al Ritalin, un farmaco per bambini iperattivi. E il costo delle venti sedute è di circa 200 mila euro. Cui bisogna aggiungere i 105 mila euro di gettoni di presenza ai consiglieri. Negli scranni di palazzo Moroni l'attività maggiore è quella dell'opposizione, che svolge il suo ruolo di garanzia e controllo soprattutto attraverso le interrogazioni e gli accessi agli atti. Il "record-man" di controlli tra le carte di palazzo è il forzista Domenico Menorello, che per ben 76 volte negli ultimi due anni ha chiesto di poter visionare gli atti dell'amministrazione. Sugli interventi invece non perde occasione Mariella Mazzetto: la "pasionaria" leghista per ben 60 volte ha detto la sua in consiglio, riuscendo a far letteralmente infuriare il primo cittadino, che il 26 novembre, dopo la famosa passeggiata della lady col pig al guinzaglio nel luogo della moschea, l'ha gentilmente apostrofata come "maialaia". Nel ruolo di controllo, in opposizione da sinistra, si fa notare anche la verde Aurora D'Agostino. Tra i consiglieri che aspirano a una candidatura alle prossime politiche, il più presente sui banchi del consiglio comunale è stato il "democratico" Alessandro Naccarato, nonostante sieda già anche tra i banchi di Montecitorio. Presenti solo nel 60% delle delibere invece il forzista Marco Marin e il senatore di An Maurizio Saia. Fuori dalla graduatoria c'è ovviamente Giustina Destro: nel 2007 l'ex sindaco non si è mai fatta vedere in consiglio, ma non può dimettersi perché verrebbe surrogata da Franco Perlasca, transitato nel centro sinistra. Le venti sedute dello scorso anno sono state caratterizzate soprattutto da discussioni urbanistiche: su 88 delibere portate in consiglio dalla giunta ben 45 riguardavano la regolamentazione del territorio ed erano presentate dall'assessore Luigi Mariani. Si tratta soprattutto di varianti al piano regolatore e approvazioni di piani guida per nuove costruzioni. Spazio invece alla fantasia dei consiglieri tra le mozioni e gli ordini del giorno approvate nel 2007: il consiglio ha ribadito il suo no alle "ronde padane" e "alle minacce che impediscono libere manifestazioni"; ha dato il suo sostegno ai precari della sanità e alla vertenza dei giornalisti per il rinnovo del contratto; infine ha votato per una "corretta informazione sull'uso e l'abuso del Ritalin" e ha chiesto "maggiore controllo sui prodotti provenienti dall'oriente". (Claudio Malfitano).

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Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? (sezione: Costi dei politici)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Stai consultando l'edizione del Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? Vittorio Emiliani Segue dalla Prima L o impone la (noiosissima) Commissione parlamentare di Vigilanza. Ora, la prima è stata una legge dell'emergenza. Era tale il dominio diretto e indiretto che Silvio Berlusconi aveva sui canali televisivi che parve giusto e utile dosare le presenze dei vari leader - di due soprattutto, quelli contrapposti - in Tv. In realtà poi Berlusconi ha fatto, più o meno, come gli pareva lo stesso, confidando che nel Paese del diritto c'è sempre un rovescio d'anticipo e chi s'è visto, s'è visto. Lui rovescia il banchetto televisivo e poi tocca agli altri raccogliere i cocci, se ci riescono. A cose fatte però. Sono passati ben quattordici anni dalla sua famosa "discesa in campo" e la situazione del conflitto di interessi non è cambiata di un peluzzo. Il Cavaliere si è fatta una legge su misura che non ha inciso per nulla sul conflitto medesimo, grande come una montagna. Poi se n'è fatta un'altra per il sistema televisivo - la Gasparri - ed ha bellamente proseguito per la propria strada, camminando con gli scarponi sulle frequenze che invano "Europa 7" reclama da tanti anni e per le quali ha avuto ragione in Italia e in Europa. Vanamente per ora. Allora, vale proprio la pena di spalmare una bella ingessatura sul dibattito pre-elettorale stabilendo che, non solo, o non tanto, tutti i candidati-leader (compreso il nipotino di Trotzki, chiamiamolo così, o il digiunante senatore Rossi di Bondeno) abbiano diritto di parola, il che è scontato, ma che i faccia a faccia più attesi, a cominciare da quello Berlusconi-Veltroni, fra gli esponenti più gettonabili, con più appeal e quindi pubblico e share, non possano e quindi non debbano avere luogo? O si fanno tutti contro tutti, o non si fanno per niente. Proibiti. Che enormità. Ripeto: tutti i candidati-premier (tanti, grottescamente tanti in forza della "porcata" calderoliana) hanno diritto di antenna e quindi di presenza televisiva. Però vogliamo rompere questa ingessatura assurda, da sepolcri imbiancati, e consentire che i leaders di alcuni partiti come PdL e Pd, ma pure di raggruppamenti significativi quali la Sinistra Arcobaleno e il Centro di Casini-Pezzotta possano confrontarsi e magari scontrarsi (la democrazia è conflitto, contraddittorio, diversità, e non melassa consociativa) fra loro, faccia a faccia, senza mediazioni, con le regole che Paesi di più lunga e ininterrotta tradizione democratica del nostro ci insegnano? Ci lamentiamo sempre del fatto che il divario fra Paese legale e Paese reale si è ampliato, che il popolo sovrano si disinteressa sempre più, che scetticismo e qualunquismo dominano al suo interno: vogliamo dunque dargli qualche spunto per interessarsi di più ai leaders, ai loro programmi, al modo di esporli e di motivarli, alle liste che stanno mettendo in piedi (più nuove, meno nuove, con più o meno donne, con più o meno giovani)? Oppure dobbiamo sorbirci decine di conferenze-stampa soporifere o di dibattiti di cartapesta, tutti uguali, fingendo di credere che chi conta per l'1 per cento dei voti, pesa quanto chi ne porta a casa più del 30-35 per cento? Io ho il più grande rispetto per le minoranze e quindi chiedo che abbiano lo spazio necessario. E però non si possono nemmeno chiudere gli occhi sulla realtà vera della politica e servire al pubblico televisivo - che cambierà rattamente canale senza neppure soffermarsi i 17 secondi sacramentali col telecomando brandito - questi piatti precotti e indigeribili. Anche noi giornalisti diciamocela tutta. Se di recente si è diffuso un certo qual rimpianto per le Tribune Politiche d'antan, arbitrate da un pacato e ironico uomo del servizio pubblico come Jader Jacobelli, una ragione ci sarà. Probabilmente i Fanfani, i Nenni, gli Amendola, i La Malfa, i Malagodi, gli Almirante avevano più cose da dirci, più sostanziose e conflittuali, le riforme erano riforme, e incidevano, altroché se incidevano. Non erano le domande dei giornalisti (una soltanto all'inizio, quella di riserva arrivò anni dopo) ad alzare la qualità del dibattito televisivo. Erano i programmi in ballo, era la politica in sé a suscitare interesse, ad attrarre. Il Paese è cambiato, d'accordo. La politica appassiona di meno, d'accordo. C'è meno contrapposizione, e va bene. Ma i faccia a faccia fra i candidati-premier dei maggiori raggruppamenti (non sto dicendo dei due maggiori soltanto) possono rianimare la discussione, far capire qualcosa a giovani e giovanissimi lasciati spesso senza memoria. O no? Inoltre la maxi-ingessatura, da sepolcro imbiancato, voluta dalla Vigilanza, favorisce palesemente Silvio Berlusconi. Il quale non ha mai amato confrontarsi col suo competitore di centrosinistra quando lui partiva, come ora parte, da posizioni di vantaggio. Probabilmente, da uomo consumato di televisione e, concediamoglielo, di sport, egli sa di non essere al meglio della forma. A noi, sarà per i capelli trapiantati e tinti, un giorno scuri e l'altro rossicci, sarà per l'eccesso di fard, sarà per gli anni che passano, più crudelmente per chi non si rassegna, sembra decisamente invecchiato, meno scattante, meno fulmineo nella battuta, o battutaccia, demagogica. E poi in queste elezioni ha scelto, almeno sin qui, una linea generale che non è, come le altre volte, di attacco, anzi di aggressione dell'avversario "comunista" e pertanto, nell'eventuale faccia a faccia, finirebbe per avere, in un dialogo meno concitato, carte meno valide, meno efficaci. Quindi, potendo disporre delle "sue" televisioni (e non alludo soltanto a quelle targate Mediaset), potendo far "sparare" il problema-sicurezza a tutte l'ore col sangue che inonda il video di ogni famiglia, finisce per giocare in casa se gli evitano il confronto diretto con Walter Veltroni. Il quale è uomo di comunicazione e di televisione ormai molto sperimentato, capace di argomentare, motivare, contrattaccare, stando sulle cose, sui problemi, capace di piacere al pubblico più giovane, come non avveniva da tempo ad un leader proveniente da sinistra. Insomma, non levateci i faccia a faccia importanti, quelli che possono interessare e appassionare. Oppure organizziamone nei teatri e facciamoli riprendere da tv satellitari planetarie, magari da Al Jazeera, facciamoli ritrasmettere su internet. Manca poco meno di un mese e mezzo al voto. Si può fare. Nei sepolcri imbiancati ficchiamoci la vecchia politica e la vecchia tv. La democrazia sta fuori, da sempre.

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Lazzarini lascia fi e va nell'udc (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Venezia, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Nazionale Lazzarini lascia FI e va nell'Udc BURANO. Filippo Lazzarini, presidente della delegazione di zona municipale di Burano, lascia Forza Italia e converge nell'Udc. Una scelta annunciata ieri e che ha parecchie motivazioni alle spalle. "Tutto parte dal disinteresse riscontrato dal partito verso Burano" afferma Lazzarini. "In tre anni non ho ricevuto una telefonata dalla segreteria comunale per sapere se avevamo bisogno di aiuto o di appoggio per iniziative o risoluzioni di problemi: basta pensare al caso degli approdi Actv non ancora ultimati". Poi spiega: "La mia scelta passa anche per i valori cristiani e della famiglia in cui mi riconosco maggiormente nell'Udc. Non certo per una questione di elezioni. Non mi candido da nessuna parte e Burano sul totale nazionale non conta. Comunque non l'ho fatto nemmeno per una questione di visibilità. In delegazione di zona non si prendono gettoni di presenza che portino guadagni". Con una lettera Filippo Lazzarini ha informato della sua scelta i colleghi della delegazione e la Municipalità. "Mi auguro - dice ancora - che questa scelta non modifichi l'ottimo rapporto che si è instaurato negli ultimi tre anni con la cittadinanza di Burano". (s.b.).

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<Consiglio in crisi? Votate noi autonomi> (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere Alto Adige" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-03-01 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE La provocazione Bassani entra nel dibattito sulle "liturgie" in aula: "Siamo garanzia di efficienza" "Consiglio in crisi? Votate noi autonomi" BOLZANO - "Per rendere più efficiente il consiglio comunale non serve né la riduzione dei consiglieri, né il taglio dei tempi d'intervento in aula. L'unica via è eleggere lavoratori autonomi, che al contrario dei dipendenti non hanno interesse a perdere tempo". è la provocazione di Paolo Bassani, medico libero professionista ed esponente del Pri, che interviene a modo suo nel dibattito sulle "liturgie" del consiglio comunale bolzanino, aperto dallo sfogo di Andrea Felis. Consigliere Bassani, l'andamento lento dell'ultima sessione sul bilancio ha riaperto la discussione sulle magagne del consiglio comunale... "La soluzione è semplice, anche se farà arrabbiare qualche mio collega. Lancio un appello agli elettori: volete un consiglio comunale più efficiente? Votate noi autonomi, non i lavoratori dipendenti". Scusi, ma cosa c'entra? "Io sono un professionista, abituato a risparmiare il mio tempo perché questo è denaro. Quando sono in aula, rinuncio al mio guadagno privato e prendo un gettone di 120 euro lorde, di cui mi resta in tasca la metà. Ma io, come il collega Tiozzo e pochi altri, siamo consiglieri di "serie B": facciamo politica per spirito di servizio. Quelli di "serie "A sono i lavoratori dipendenti, in particolare pubblici, per i quali i contribuenti pagano due volte". In che senso? "Oltre al gettone, hanno diritto a una giornata di permesso per ogni seduta di consiglio o commissione, e il Comune rimborsa agli enti per cui lavorano l'equivalente della giornata persa. Non solo: mentre stanno seduti in aula, la loro carriera pensionistica va avanti. Capisce dove voglio arrivare? " Proviamo a indovinare: secondo lei ai consiglieri-dipendenti tutto sommato non dispiacciono le convocazioni a raffica e le sedute fiume... "Proprio così. Per i lavoratori dipendenti, questo andazzo è grasso che cola. Loro hanno tutto l'interesse a continuare così: comunque vada, dividersi tra l'aula e la "buvette" sarà sempre più divertente di una giornata di lavoro, ed economicamente non ci rimettono affatto. Per noi autonomi è il contrario: non a caso siamo pochi, e il collega Alessandro Modena ha dovuto gettare la spugna proprio per incompatibilità con impegni di lavoro". Obiezione: spesso voi autonomi uscite da consiglio e commissioni prima degli altri, ma il gettone lo intascate lo stesso... "Non mi vergogno ad ammetterlo: a volte lo faccio per motivi di lavoro, a volte per polemica. Del resto l'orario di convocazione, tra le 18 e le 18.30, è irrispettoso per chi a quell'ora lavora: sarebbe più giusto fissare l'inzio delle sedute alle 20. Se la politica è un servizio, allora dobbiamo dedicarle il nostro tempo libero. Comunque conosco anche un'altra obiezione...". Quale? "Quella secondo cui i professionisti traggono vantaggi indiretti dall'esperienza politica. Ma questo può valere per un architetto che aspira agli incarichi. Io, come medico, o il commerciante Tiozzo, non siamo in questa situazione". Non ci resta che votare gli autonomi, allora... "Solo noi abbiamo tutto l'interesse a costruire un consiglio comunale più efficiente, che non si perda in chiacchiere ma si attenga ai fatti concreti". F. Cle. L'attacco "I lavoratori dipendenti, pagati due volte dai cittadini, hanno tutto l'interesse ad allungare i tempi" Medico Paolo Bassani, ex assessore, è stato eletto nel Pri.

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LANCIANO - Niente più interventi-fiume, ma rigoroso rispetto di tempi e modalità per espor (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Re le proprie idee; introduzione della commissione di garanzia e della figura del vice presidente del consiglio; per i consiglieri, niente retribuzione mensile, solo gettoni di presenza per ogni seduta. Sono alcune delle novità del nuovo regolamento per il funzionamento del consiglio comunale di Lanciano, che giunge a sostituire le vecchie disposizioni che risalivano al 1977. Il regolamento, messo a punto dalla Commissione Statuto, sarà approvato nella prossima seduta del Consiglio. La novità di maggior rilievo è senza dubbio quella della istituzione della Commissione di Garanzia. Avrà poteri di controllo sull'operato dell'amministrazione e dovrà essere presieduta da in consigliere dell'opposizione. La figura del vicepresidente del consiglio comunale, invece, è inserita nel nuovo regolamento, ma sarà istituita con l'approvazione del nuovo Statuto comunale, a cui si sta ancora lavorando. Il vicepresidente non avrà alcuna indennità particolare: si tratta solo di una figura di supporto a quella del presidente per il regolare funzionamento dei lavori assembleari. Come disposto dalla Finanziaria, i gettoni di presenza dei singoli consiglieri, per le sedute del consiglio e elle commissioni, non possono essere convertiti in indennità mensili. Sui "tempi" del dibattito in Consiglio sono fissate queste norme. Per interrogazioni e interpellanze, quattro minuti di presentazione e altrettanti per la replica del sindaco o assessore, poi altri due minuti per un'eventuale "controreplica". Per ogni seduta, il tempo massimo per interpellanze e interrogazioni è stabilito in un'ora. Per i punti all'ordine del giorno, 10 minuti per i primi interventi e 5 per le successive repliche. Deroghe da concordare per argomenti più rilevanti. (M.Gian.).

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Nessuno candida Rapagnà e lui comincia lo sciopero della fame (sezione: Costi dei politici)

( da "PrimaDaNoi.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ABRUZZO. Dalla scorsa mezzanotte Pio Rapagnà ha iniziato un "indignato e ribelle" digiuno di protesta a sostegno della sua e di altre candidature "indipendenti ed esterne". Rapagnà si aspetta che i grandi e piccoli partiti chiamino a sé quegli abruzzesi "che si siano impegnati per la riforma della politica, la riduzione dei costi e degli sprechi, il ridimensionamento delle strutture amministrative intermedie e degli enti strumentali". Rapagnà ha ripercorso la sua carriera politica e sociale degli utlimi anni: "mi sono battuto per la riduzione dei costi della politica, per la riduzione del traffico pesante sulla statale 16, per l'abrogazione di norme capestro, nazionali, regionali e comunali, su antenne selvagge, stazioni radio base, telefonia mobile" e tanto altro. Insomma, forse adesso si aspettava un qualche riconoscimento o che almeno qualche partito decidesse di arruolarlo. Ma niente da fare: "mi sembra assurdo e strano", contesta Rapagnà, "che, rispettivamente, l'Italia dei Valori con Di Pietro e Leoluca Orlando, il Partito Democratico con Veltroni ed i Radicali e la Sinistra Arcobaleno con Bertinotti ed i Verdi di Pecoraro Scanio, che pure dicono di essere i "paladini nazionali" di questi stessi problemi, non sentano il "dovere morale e politico" di candidare ed eleggere in Abruzzo nelle loro liste persone come me ed altre che, sugli stessi problemi in Abruzzo sono, insieme a tanti Comitati ed Associazioni, tra i più impegnati ed "esposti"". Adesso l'ex parlamentare si aspetta "un segnale di "apertura unitaria" promossa da Luciano D'Alfonso. Ma in particolare mi sento in diritto di pretendere, da Leoluca Orlando e da Pecoraro Scanio, un "riconoscimento politico" per le "candidature di servizio" da me accettate e personalmente finanziate con La Rete nel 1994 e con i Verdi per la Pace nel 1999 cui essi, dopo e per tutti questi anni, non hanno inteso dare alcun seguito in Abruzzo". 01/03/2008 11.51.

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14 aprile 2008, il ritorno del teorico dell'evasione fiscale? (sezione: Costi dei politici)

( da "Blogosfere" del 01-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Mar 08 1 14 aprile 2008, il ritorno del teorico dell'evasione fiscale? Pubblicato da Daniele Di Teodoro alle 18:53 in imprese e fisco In questi ultimi tempi sembra che la guardia di finanza sia scatenata alla ricerca spasmodica degli evasori. I Vip. Le strutture di consulenza dedite a dar consigli ai propri clienti su come svincolarsi dalle maglie del fisco. Liste di detentori di conti correnti nei paradisi fiscali date in pasto alla stampa. Politici (vedi Buttiglione) che mettono le mani avanti affermando che si, loro il conticino nel paradiso l'hanno, ma che ci sono accreditati i pochi spiccioli derivanti dal proprio stipendio di professore universitario. Ordini professionali che prendono le distanze dai consulenti dell'evasione fiscale (l'Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano ha sostanzialmente preso le distanze dai vertici della Mythos, arrestati per aver orchetrato le evasioni fiscali dei propri clienti, comunicando alla stampa che loro sono iscritti in un elenco speciale tenuto dallo stesso Ordine e che in buona sostanza non possono essere confusi con gli altri commercialisti). L'evasore fiscale insomma è non solo perseguito dalla legge (in Italia solo di recente, in altre democrazie più evolute come la Germania da molto tempo invece), ma trattato come vero e proprio appestato. E questo nuovo orientamento verso gli allergici ai 730 lo dobbiamo in gran parte all'atteggiamento dell'esecutivo che si avvia a lasciare la scena alla compagine politica che vincerà le prossime elezioni. Infatti, dopo i precedenti cinque anni berlusconiani, quando sembrava che tutto fosse ammesso, fuorchè avere comportamenti moralmente accettabili, quando l'evasione non solo era tollerata, ma quasi giustificata dallo stesso capo dell'allora governo. Quando i condoni andavano a braccetto con la finanza allegra e creativa di Tremonti, tanto da lasciarci in eredità una situazione dei conti pubblici che a voler essere clementi si potrebbe definire disastrosa. Ebbene, dopo il lassista quinquennio precedente, il governo che si avvia a passare la mano ha dovuto imporre al paese un vero e proprio giro di vite su alcuni comportamenti, tanto da dover subire le dure critiche che di solito il figlio indisciplinato rivolge al genitore più severo. Ebbene, che ne sarà di tutto questo attivismo anti evasori dopo il prossimo 14 aprile? Se le elezioni fossero di nuovo vinte da Berlusconi e dai suoi amici buontemponi c'è da giurare che si tornerà a ragionare (tralasciando ogni altra considerazione su leggi ad personam, politiche di finanza pubblica creative che ad un certo punto costarono allo stesso loro autore, il signor Tremonti una brusca cacciata dal governo, nel quale fu, aimè, successivamente riammesso) in termini di perdonismo e lassismo fiscale che ben presto precipiteranno il paese di nuovo nel baratro del disastro dei conti pubblici. Insomma, in vista di quella fatidica data che dovrà sancire il prossimo vincitore delle elezioni e quindi il prossimo inquilino di palazzo Chigi, sembra che gli evasori ed i loro consulenti stiano trattenendo il fiato, speranzosi che il loro campionissimo, il signor Berlusconi possa fare di nuovo il suo ingresso trionfale al governo.......pronto a continuare la sua opera di massacro dei conti pubblici di questo povero, disastrato paesello.

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