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T ARTICOLI DEL 6-20
febbraio 2009#TOP
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Articoli
Cina (149)
"l'operazione motorola non è stata un
fallimento" ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Dieci anni fa Motorola non è arrivata a Torino per sfruttare una situazione e poi trasferire tutto in Cina o in India, ma ha aperto un centro che è diventato un fiore all´occhiello della stessa azienda. Il fatto è che a un certo punto, per questioni di mercato, ha dovuto dismettere». Il tessuto torinese riuscirà ad assorbire tutti i dipendenti non inclusi nel progetto Reply?
Metti
l'export dentro una casa di vetro
( da "Finanza
e Mercati" del
06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche se in Cina mi stanno ripartendo i prezzi dell'acciaio». E gli aiuti all'export? «Meglio una vittoria ai Mondiali per la nostra reputazione che promozioni che non servono a nulla». E ancora: «Perché non si premiano i campioni dell'export con un taglio fiscale?
expo,
la lezione di shanghai "milano ormai è in ritardo" - alessia gallione
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: uno degli architetti più importanti della Cina che segue i lavori per l´Esposizione universale che ci sarà nella città cinese nel 2010, è fondamentale «e Milano non ne ha molto: è un problema». Un invito a fare in fretta, quello che arriva dall´esperto dell´Expo cinese. Ma anche a guardare al futuro: «è questa la grande opportunità: molte città hanno cambiato volto,
sfregiato
e rapinato in casa giulin uno dei maggiori imprenditori cinesi
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: padrone di un impero economico per la produzione e commercializzazione di capi in pelle fra Italia e Cina. Giulin non si è arreso agli aggressori, ha reagito e la moglie che era rimasta nel giardino della casa è riuscita a dare l´allarme e a chiamare la polizia. Accerchiati i banditi sono scappati da una finestra. Uno dei tre però, fuggendo, è caduto e si è ferito a una caviglia.
"guerra
allo smog" il new deal cinese ora si colora di verde - federico rampini
pechino ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: di produzione di energia eolica della Cina già oggi è seconda solo a quella degli Stati Uniti. Uno studio del Global Wind Energy Council prevede che entro un decennio l´energia prodotta grazie al vento in Cina avrà raggiunto i 122 gigawatt, eguagliando così l´intera produzione di energia della celebre centrale idroelettrica costruita con la diga delle Tre Gole sul fiume Yangze (
i
debiti affogano la liga "in rosso di tre miliardi" - enrico sisti
roma ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: infinito Tommasi "Giocherò in Cina" I debiti affogano la Liga "In rosso di tre miliardi" Da Valencia a Bilbao il crac del calcio spagnolo ENRICO SISTI ROMA Il campionato dei campioni d´Europa, la Liga, sta peggio degli altri. Molto peggio. Sta talmente male che da quando è iniziata la stagione sui giornali spagnoli, con toni variabili,
l'infinito
tommasi "giocherò in cina"
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 54 - Sport La curiosità L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" ROMA - Un anno al Tianjin Teda (il club della città che una volta si chiamava Tientsin, 10 mln di abitanti, gemellata con Milano) per 40 mila dollari. Domani la presentazione del primo calciatore italiano del campionato cinese: Damiano Tommasi.
Fmi:
dai piani un impatto dell'1,3% sul Pil
( da "Sole
24 Ore, Il" del
06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: L'impatto più forte dei pacchetti di stimolo sulla crescita 2009 dovrebbe farsi sentire in Arabia Saudita (1,3-4,2%) e Cina (0,6-2,1%). Negli Stati Uniti l'impatto sarà compreso tra lo 0,6 e l'1,4%, in Germania tra lo 0,4 e l'1,2%, in Italia tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento.
Pinko
ristruttura il retail e debutta nelle calzature
( da "Sole
24 Ore, Il" del
06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: l'Inghilterra, ma anche la Russia, la Cina, il Giappone e il Medio Oriente. Abbiamo circa 50 negozi monomarca all'estero su un totale di 110 che sale a 800 con i multimarca, di cui circa 350 fuori dall'Italia. Ma l'obiettivo è aumentare il numero di punti vendita nei mercati stranieri e la quota di export».
Caffè,
molti fattori frenano i ribassi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La spinta al rincaro potrebbe ricevere un ulteriore impulso dalla Cina, se si rivelerà esatta la previsione della Marubeni. La casa giapponese di trading sostiene che i consumi cinesi potrebbero espandersi al ritmo del 20% all'anno, se l'offerta di caffè tostato andrà incontro al gusto (e alle tasche) dei consumatori locali.
Massimo
semestrale per l'oro a Londra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina lo
scorso anno si è confermata numero uno mondiale con 282 tonnellate, ma i
movimenti più vistosi si stanno verificando in Russia, che nel
Al
regime della Corea del Nord il <record> delle persecuzioni
( da "Avvenire"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: islam radicale a rendere difficile la vita dei cristiani, ma anche i Paesi a guida comunista come Corea del Nord, Cina e Vietnam o segnati dall'induismo estremista come l'India. Va alla Corea del Nord il titolo di Stato più "anti-cristiano" secondo Vietnam. Un'Ong stila la Galleria della vergogna dei 10 Paesi in cui si sono registrati atti anti-religiosi.
British
Council <cacciato> dall'Iran
( da "Avvenire"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Germania) che preme perché Teheran rinunci al suo programma nucleare civile che l'Occidente sostiene nasconda l'ambizione di dotarsi di armi atomiche. Come si legge sul sito on line della Bbc, il British Council non ha personale britannico in Iran da due anni, da quando sono stati negati loro i visti.
Con
Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina
( da "Avvenire"
del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina DI PIERACHILLE DOLFINI I l Festival pianistico internazionale Arturo Benedetti Michelangeli fa Rotta ad Oriente. La rassegna ha scelto di esplorare la Cina. E di farlo in compagnia di Bach. Strana accoppiata, verrebbe da pensare. Invece il musicista tedesco ha trovato in Estremo Oriente estimatori,
Ma
quale gas? Il vento soffia più forte
( da "Finanza
e Mercati" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: è tallonata da due potenti avversari: gli Stati Uniti e la Cina. I primi hanno superato la Germania come Paese numero uno nel mondo per potenza eolica installata: nel 2008 gli Usa hanno raggiunto quota 25.170, superando i 23.902 della Germania, secondo i dati di Gwec, il «Global wind energy council».
toyota
affonda, perdite triplicate s&p e moody's la retrocedono - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: un aumento nelle vendite di autovetture sono la Cina e l´India. Non a caso, due nazioni dove la crisi ha rallentato la crescita ma non al punto da generare una recessione. L´aumento del Pil e dei redditi si è ridotto ma ha ancora il segno positivo nei due giganti asiatici. Inoltre Cina e India non sono mercati di sostituzione bensì hanno un vasto ceto medio che si avvicina alla "
rosso
o blu, così reagisce la mente - elena dusi
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: «Certo - ha ammesso alla fine la Zhu - non tutti i popoli associano il rosso al pericolo. In Cina, che è il paese da cui vengo, è legato all´idea della gioia. Ed è probabile che i risultati dell´esperimento possano risultare molto diversi da luogo a luogo».
Cotone,
raccolto previsto in calo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: giungono anche i dati provenienti dalla Cina. Il Governo di Pechino stima infatti che la produzione di cotone del Paese orientale nel 2008 sia stata pari a 7,5 milioni di tonn, l'1,6% in meno del record di 7,6 milioni di tonn. raggiunto nel 2007. Il maggior consumatore mondiale di cotone deve infatti fare i conti oggi con la frenata della domanda interna da parte del settore tessile,
Le
scorte schiacciano l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In precedenza la Cina aveva diminuito l'output del 20%, tagliando 2,5 milioni di tonnellate annue,l'americana Alcoa nelle scorse settimane aveva ridotto la produzione di 750mila tonn., seguita da vicino da tutti i big dell'alluminio. Negli ultimi due giorni la statunitense Century ha ipotizzato la chiusura di Ravenswood,
Hong
Kong, torna il lusso ma solo di seconda mano
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: acquirenti provengono da Cina ( 60%), Australia, Europa e Stati Uniti. In forte calo, invece, le vendite di nuove costruzioni di lusso, diminuite del 50% rispetto a gennaio. La crisi del mercato immobiliare si sente in Asia ma ancor di più negli Stati Uniti, dove rischia di essere più lunga del previsto, con i prezzi delle abitazioni che potrebbero scendere ancora per tutto il 2010,
In
Sudamerica è corsa al riarmo ( da "Avvenire"
del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il Venezuela «compra» in Russia e in Cina. La Colombia ha aumentato del 13,5% il budget per la difesa In Sudamerica è corsa al riarmo In cinque anni le spese militari sono cresciute del 91 per cento DA LIMA MICHELA CORICELLI H anno comprato caccia da combattimento, nuovi elicotteri, fucili, jeep e carri armati.
artigiani,
la crisi arriva a primavera - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Lui si è trovato concorrenti come la Cina e l´India, ma il suo primo nemico è la burocrazia. Arrivano le promesse dei parlamentari. Biasotti propone colloqui con le banche liguri, Cassinelli un´azione sugli enti pubblici che pagano tardi. Tullo ricorda la proposta del Pd di dare 3 miliardi alla piccola e media impresa.
battaglia
in cielo con il campionato per aerei di carta - erica manna
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
antica Cina,
dove i veivoli avevano la forma di piccoli aquiloni, intrattenimento molto
popolare. Ebbene, duemila anni dopo, da rituale da studenti svogliati sui
banchi di scuola, l´origami volante è diventato un vero e proprio sport. La
prima edizione dell´evento, nel 2005-
È
un dovere civile manifestare a difesa della Carta
( da "Unita,
L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cini Boeri, Walter Tocci, Franca Chiaromonte, Manuela Ghizzoni - È auspicabile che la reazione diffusa di queste ore trovi sbocco nei prossimi giorni in un appuntamento nazionale a difesa della Costituzione». Comunque la si pensi, prosegue l'appello «il dramma di Eluana e dei suoi cari richiede sensibilità e confronto.
cine-reading
ricordando iaco-gol ( da "Repubblica, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ramblas music club Cine-reading ricordando Iaco-gol Diecimila persone, strette nel bavero dei cappotti e sotto la pioggia, la mattina del 7 febbraio del 1978 si congedarono da Iaco-gol nello stadio Salinella di Taranto. Presto sarebbe stato ribattezzato "Erasmo Iacovone" in suo onore, omaggio al mitico attaccante del Taranto che la notte del 6 febbraio morì in un incidente stradale.
l'ultima
collezione di re yves - natalia aspesi
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: il governo della Cina oggi pretende, invano, in restituzione. Se parteciperà all´asta, dovrà prepararsi a sborsare almeno sessanta milioni di euro per riaverle. Nel momento in cui il battitore col suo martello riuscirà a trovare un acquirente vuoi per Instruments de musique sur un guéridon di Picasso, valutato da venticinque a trenta milioni di euro,
Cina,
fallisce azienda italiana di divani Gli operai in rivolta: <Pagateci i
salari> ( da "Avvenire"
del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il segretario generale dell'associazione di categoria Hou Kepeng ha detto che la DeCoro dovrebbe corrispondere 60 milioni di yuan (circa 6.8 milioni di euro) a un fornitore del luogo. Secondo la stampa cinese Luca Ricci, presidente e chief executive della DeCoro, avrebbe lasciato la Cina il 15 gennaio scorso. Le proteste in Cina (Ap)
Cina,
lanterne rosse (ma fuori scala) ( da "Avvenire"
del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: POLITICA 08-02-2009 Una gigantesca riproduzione tecnologica per il festival di Xining (Reuters) L'IMMAGINE Cina, lanterne rosse (ma fuori scala)
Crisi.
Persi in Europa 130mila posti. ( da "AmericaOggi Online"
del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel mirino anche altri provvedimenti presi di recente da Paesi terzi, come Russia, Cina, Brasile e India. Usa Si continua a lavorare sul piano salva-banche NEW YORK. L'amministrazione Obama punta sul piano di stimolo al Congresso e fa slittare di ventiquattro ore l'annuncio del programma per rilanciare il credito e stabilizzare i mercati finanziari.
disoccupazione,
allarme della ue in quattro mesi persi 130mila posti -
alberto d'argenio ( da "Repubblica, La"
del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: A preoccupare anche la reazione scomposta di molte grandi economia, Cina e Usa in testa, che di fronte alla crisi globale si arroccano nel protezionismo i cui effetti potrebbero aggravare le difficoltà dell´industria europea, che nell´export ha sempre visto una grande risorsa. Nel mirino di Bruxelles soprattutto Cina, Russia, Brasile e India.
questa
crisi dà torto a tutti - mario pirani
( da "Repubblica,
La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: inaridirsi improvviso dei grandi mercati in via di impetuoso sviluppo (India, Cina, Russia, ecc.) sono proprio le industrie più avanzate e più concorrenziali a farne le spese, con il pericolo di uscirne stroncate, mentre le imprese statiche, ancorate al solo mercato interno, con poche spese di ricerca e sviluppo, si rivelano in grado di reggere meglio.
"diritti
umani, la mia sfida ecco cosa roma può fare" - rory cappelli
( da "Repubblica,
La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Qual è la situazione oggi con la Cina? «Posso solo dire che se la popolazione cinese sapesse veramente cosa i burocrati dalle menti ristrette ci hanno fatto e ci stanno facendo, se conoscessero la verità sulla nostra situazione, su questo tentativo di eliminare l´identità e le differenze, sarebbe tutta assolutamente dalla nostra parte».
Lotta
all'effetto serra La Casa Bianca vuole coinvolgere
Pechino ( da "Unita, L'"
del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: presidente americano Barack Obama si appresta a chiedere alla Cina di unirsi agli Stati Uniti in una sforzo comune dei due maggiori «inquinatori» del mondo per bloccare il riscaldamento del pianeta provocato dall'effetto serra. Lo ha scritto ieri 'The Independent« parlando di rivoluzione ambientale. Il segretario di stato americano Hillary Clinton, che nei prossimi giorni sarà a Pechino,
Geithner:
Nella bad bank Usa voglio anche i capitali privati
( da "Finanza
e Mercati" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina ed è quindi importante un dialogo stretto, soprattutto nel periodo di crisi attuale». Sempre in tema di novità Obama ha poi lanciato la proposta di creare «un board indipendente e super partes rispetto a Democratici e Repubblicani che controlli come viene speso il denaro, perché dobbiamo essere sicuri che i fondi non vadano sprecati o non siano spesi in progetti che non sono
quanto
costa all'italia - marcello de cecco
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ha poi esordito nel ruolo accusando la Cina di manipolare la propria moneta. Se anche questa volta sono i paesi leader ad abbandonare per primi il libero scambio, il loro esempio sarà di nuovo seguito da tutti gli altri. Questo perché, di fronte ad alti tassi di disoccupazione, tassi di crescita del Pil negativi e deflazione dei prezzi, il protezionismo può apparire (
colombo,
il fortino "venite, per scelta"
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Legami internazionali (con Cina, Australia), un campetto in erba sintetica nel cortile, nuovi laboratori informatici e scientifici: il rilancio di Olmi è in solitaria. «Chi vorrà venire a studiare qui sarà accolto, ma voglio che chi venga lo faccia per scelta, non perché costretto», mette in chiaro il preside.
auto
e navi, produzione ferma tremano le aziende dell'acciaio - massimo minella
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina che sta riprendendo a ordinare minerale di ferro per i suoi impianti, possono anche indurre a una punta di ottimismo a medio periodo. Certo è che il presente fa davvero paura. Ben al di là di quei confini genovesi dentro ai quali bisogna comunque valutare lo scenario dell´Ilva di Cornigliano, con la nuova linea di zincatura che non parte e mille operai su duemila in cassa integrazione.
taranto,
l'esercito di giovani col nome di iacovone - mario desiati
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: cine-reading liberamente ispirato dalla storia di Iaco-gol come era chiamato il beniamino nei cori da stadio. Lo spettacolo ha richiamato una folla importante nei locali del Ramblas music club. Letture di Massimo Colaci, musica di Ettore Crucci, ma soprattutto il percorso narrativo della sceneggiatura dove si racconta la storia di amicizia tra il centravanti dal colpo di testa micidiale
e
ora importiamo angurie greche e lattuga olandese
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla Cina, dall´Africa, dalla Spagna perché ormai il mercato è globale. Non è strano, dunque, trovare le pere in inverno, dal momento che arrivano dal Cile». Importazioni in crescita tanto da provocare a Natale l´intervento del ministro dell´agricoltura Luca Zaia che invitava a consumare prodotti nostrani invece dell´ananas o delle banane le cui vendite sono aumentate,
Più
fondi agli ammortizzatori ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ci sono grandi mercati dove andare, Cina, India, Africa. Abbiamo un forte manifatturiero, grande talento e creatività. Ce la possiamo fare». TROPPE BARRIERE «Il buy american sull'acciaio e la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani sono segnali che devono far riflettere» ANSA Winter University.
Poca
voglia di concorrenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Solo Cina e Svizzera, rispettivamente con il 25 e il 21,3%, hanno un prelievo vicino a quello europeo. Le medie però raccontano sempre solo metà della storia. Se infatti, per esempio, la Germania ha tagliato l'imposizione di ben 27 punti per scendere al 29,8% e l'Italia di 20,8 per calare al 31,4 (che però resta la quarta aliquota più alta d'
Calano
le rimesse, emergenti a rischio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Per India e Messico (insieme a Cina, con 27 miliardi, e alle più piccole Filippine, con 11 miliardi) i numeri sono elevati, ma l'incidenza sul Prodotto interno lordo è bassa. Per altri, invece, persino il Kerala è fortunato. In Tajikistan, le rimesse toccano il 45% del Pil, in Moldova il 38%, in Honduras il 25%, in Giordania il 23%,
A
sorpresa crescono in Europa le dismissioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a fronte del rallentamento della Cina, la maggior operazione è quella che ha portato alla vendita di un'ulteriore quota azionaria pubblica della Compagnia mineraria brasiliana Vale do Rio Doce che ha generato proventi per 8,68 miliardi di euro. Non stupisce che l'anno scorso le cessioni di asset pubblici siano avvenute più attraverso vendite private che passando per le Borse,
Bulgari,
fatturato 2008 fermo a 1,07 miliardi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: con focus su Cina e Corea, e tre in Usa, di cui uno sarà rappresentato dal Flagship Store di San Francisco la cui apertura è in calendario per dicembre. Un evento di grande rilevanza anche perché il nuovo "negozio" è disposto su tre livelli e si sviluppa su mille metri quadrati con un investimento di circa 15 milioni e cioè un terzo del totale.
Fluide
mappe in movimento ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Marinella Guatterini L a Cina non si è dimenticata del suo coreografo più originale: lo ha chiamato a dirigere l'apertura dei Giochi olimpici di Pechino e poi lo ha rispedito a casa con mutua soddisfazione. In effetti, tra lo Shen Wei, abitante di New York e ora ospite in prima europea del bel festival romano "Equilibrio", e il Paese del Drago rosso vi sarebbero di mezzo terre e oceano,
La
nuova rotta per il Sud ( da "Famiglia Cristiana"
del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: programmando per i prossimi cinque anni un percorso che partirà in ottobre con un convegno sulla Cina cui seguirà una nostra visita in quel Paese. Non dimentichiamo che il partenopeo padre Matteo Ripa portò a Napoli la prima comunità cinese fuori dalla Cina, da cui ebbe origine l?Università Orientale. Negli anni successivi approfondiremo il dialogo con le altre Chiese cristiane, con l?
Steroidi.
Accusato un medico di Brooklyn. Venduti come noccioline
( da "AmericaOggi
Online" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Gli investigatori vi hanno trovato oltre agli stereoidi un grosso quantitativo di ormoni umani prodotti in Cina dal valore di mercato di 7.5 milioni di dollari. Nello stato di New York non è illegale vendere steroidi per scopi medici. Tuttavia la loro somministrazione avviene su parere del medico dopo aver visitato il paziente.
Sabaf,
trimestre in calo Nel 2009 giù il fatturato
( da "Finanza
e Mercati" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Per arginare la crisi economica. almeno in parte, Sabaf ha costituito in Cina una società ad hoc, che dal 2010 produrrà bruciatori destinati al mercato locale. Ieri a Piazza Affari il titolo ha archiviato la seduta in flessione dello 0,83% a 12 euro.
Il
candore fanciullino di Shen Wei che danza un Tibet da cartolina
( da "Unita,
L'" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
visto che da
poco ha riallacciato i contatti con la patria Cina che gli ha affidato la
cerimonia d'apertura delle Olimpiadi
Gm
licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 3 autore: Gm licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale General Motors ridurrà la forza lavoro di 10mila unità fra i colletti bianchi. La casa automobilistica sottolinea che taglierà i compensi di impiegati ed executive del 3-10 per cento. Negli Usa Gm eliminerà 3.
Fatturato
record alla Ferrari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina (+20%), dove è stato superato lo storico traguardo delle 200 vetture vendute, raggiungendo quota 212 unità. In crescita gli investimenti che hanno raggiunto il 18% del fatturato, anche per la costante ricerca per le nuove vetture. Nel 2008 è stato varato un piano energetico di autoproduzione che consentirà alla Ferrari di raggiungere la totale indipendenza sul fronte dell'
Valéo
sceglie il plan social ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: assai criticate in patria, verso la Russia e la Cina. Perfino Maurice Leroy, un deputato del Nouveau Centre, formazione di centrodestra, alleato di Sarkozy, ha puntato il dito «contro Valéo e tutti i gruppi per quali la crisi è solo la buona occasione per sgrassare e ristrutturare». Ma ritorniamo al piano.
Soia
e mais, la siccità riduce l'offerta
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il calo dei consumi interesserà soprattutto Cina, Turchia, Stati Uniti, Pakistan, Russia, India e Indonesia, avverte l'Usda, che mette anche in conto un'estensione degli stock mondiali del 4% rispetto al mese scorso, a 61,7 milioni di balle. Solo negli Stati Uniti, le riserve finali sono previste in aumento del 12% circa, a 7,7 milioni di balle.
dalai
lama, la cina minaccia l'italia "un'offesa dargli la cittadinanza" -
anais ginori ( da "Repubblica, La"
del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina minaccia l´Italia "Un´offesa dargli la cittadinanza" ANAIS GINORI ROMA - «Ci saranno conseguenze nelle relazioni tra Cina e Italia». Il governo di Pechino minaccia ritorsioni dopo il breve passaggio del Dalai Lama nel nostro paese. Una visita di appena due giorni, durante la quale il leader buddista non ha avuto incontri di governo e ha ricevuto la cittadinanza onoraria da Roma
accelerata
ferrari il fatturato cresce del 15%
( da "Repubblica,
La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Luca di Montezemolo - che corona un altro anno eccezionale legato alla conquista del 16esimo titolo mondiale dei costruttori». Il mercato principale per le auto del Cavallino continua ad essere quello del Nord America. In Cina, per la prima volta, si sono superate le 200 unità vendute con un incremento del 20 per cento.
vendite
auto, la cina sorpassa gli usa - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 25 - Economia Vendite auto, la Cina sorpassa gli Usa Ue: no agli aiuti protezionistici francesi. E Gm taglia 10mila impiegati Dalle agenzie di rating previsioni negative su tutto il settore: "Meglio non investire" PAOLO GRISERI TORINO - Da ieri la Cina è il principale mercato mondiale dell´automobile.
Dalai
Lama, la Cina minaccia l'Italia ( da "Avvenire"
del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la posizione della Cina sul Tibet, che è «completamente parte della Cina». «Il problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang. Dopo Roma, ieri anche la città di Venezia ha conferito al leader tibetano la cittadinanza onoraria.
L'Alta
Corte brasiliana inizia l'iter processuale
( da "AprileOnline.info"
del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ma in serata è arrivata secca la smentita da parte di Silvio Berlusconi, che ha confermato "Agli otto paesi che tradizionalmente formano il G8 si uniranno" alla Maddalena quest'anno "sei paesi: India, Messico, Egitto, Sudafrica, Brasile e Cina".
Per
Geithner il debutto difficile con i sette Grandi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: quando ha accusato la Cina di manipolazione dello yuan. è probabile che i sette si limitino a ribadire l'importanza della flessibilità delle valute, compresa quella cinese, anche per evitare una escalation del protezionismo. Per il resto, sostiene David Woo, di Barclays Capital, «il comunicato ripeterà l'indesiderabilità di una volatilità eccessiva,
Londra
non aderirà all'euro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Russia (Bric) nei salotti più esclusivi delle organizzazioni finanziarie internazionali; coordinamento stretto degli organismi di regolazione e controllo dei mercati. Alistair Maclean Darling, 56 anni, Cancelliere dello Scacchiere di Sua Maestà, in un'intervista a quattro testate europee (in Italia al Sole-24 Ore)
L'import
cinese in picchiata ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina ha acquistato oltremare merci per 51 miliardi di dollari, il 43% in meno rispetto a un anno fa. Il Paese ha comprato meno energia e materie prime ma ha comprato anche meno semilavorati e beni strumentali. A causa della frenata delle importazioni, a gennaio il surplus commerciale è rimasto comunque in alta quota,
Deficit
Usa ai minimi da 6 anni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il deficit commerciale
con la Cina si è ridotto a 19,9 miliardi in dicembre dai 23 di novembre:
nell'intero 2008, il passivo con Pechino si è attestato a 266 miliardi di
dollari, in lieve aumento rispetto ai 256 miliardi del 2007. Il disavanzo
annuale con l'Unione Europea si è invece ridotto da
Paradosso
del consenso: governi forti ricette deboli
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In Cina ci sono state le prime proteste di fronte alle fabbriche ferme e si teme l'effetto di milioni di famiglie senza terra. In Islanda è caduto il primo governo colpito dalla crisi, ma con 50 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo, la catena delle crisi politiche potrebbe essere lunga.
Arcelor:
ripresa possibile già nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che inizierà quest'anno e continuerà nel 2010, arrivano in particolare dalla Cina, dove i prezzi dell'acciaio stanno aumentando, a testimonianza del rilancio della domanda. La lunga fase di destoccaggio potrebbe essere in via di conclusione negli Stati Uniti, mentre si protrarrà ancora per questo trimestre in Europa, continua il manager.
Il
curioso caso di Alessandro Volta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Corea e Giappone sono i maggiori produttori) e non potrà che crescere a dismisura. Problemi climatici e geopolitici suggeriscono di transitare dal petrolio all'elettricità generata da fonti rinnovabili. Ci vogliono pile di grandi capacità e basso costo, per immagazzinare la crescente efficienza del fotovoltaico e dell'
Affonda
la cartiera ma Arbatax riparte con il polo nautico
( da "Avvenire"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il rischio è che possano essere svendute a Paesi del Nord Africa o anche alla Cina. Perché non rimetterne in funzione almeno una? Ai pochi operai della vecchia cartiera ancora in età lavorativa non pare vero. Il progetto c'è; si chiama "Revamping Nuova Arborea". Antonio Carbone, un chimico, è uno dei reduci della vecchia cartiera.
Dalai
Lama: il Tibet può riesplodere ( da "Avvenire"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 IL MONITO ALLA CINA Il leader spirituale in Germania lancia l'allarme Il regime però continua la repressione e annuncia 76 condanne per i moti che nel marzo dello scorso anno insanguinarono la provincia «ribelle» Dalai Lama: il Tibet può riesplodere DA BANGKOK STEFANO VECCHIA U n Tibet inquieto, per nulla sottomesso a Pechino,
Il
Talmud: la legge <giusta> per la crisi
( da "Avvenire"
del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e verso la Cina, così come verso sud-est in India e verso occidente negli Stati Uniti, Canada e America Latina, gli ebrei hanno adattato alle circostanze del luogo le eterne verità del Talmud. In qualsiasi posto si siano insediati, qualsiasi lingua abbiano parlato, gli ebrei hanno dato vita a una comunità che riproponeva un insieme di valori comuni e una cultura uniforme.
"con
la mia orchestra napoli è sempre capitale" - nino marchesano
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: contentissimo dei recenti successi internazionali in Cina come negli Usa e Canada, in Spagna per l´Expo di Saragozza come in Messico per la Fiera del Libro di Guadalajara. «Devo dire che anche nei momenti dell´altra Napoli, dei momenti più cupi, dell´immondizia, della camorra, dei morti, abbiamo sempre ribadito dappertutto che Napoli è una grande capitale della cultura».
Le
autorizzazioni dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e
entro il 2012 ... ( da "Finanza e Mercati"
del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Quanto a
nuovi FoxTown in giro per il mondo Giorgia Tarchini conclude: «Ne abbiamo
aperto uno nel
I
cinesi ricchi a caccia di case nell'America in crisi
( da "Unita,
L'" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: interno della Cina, è soprattutto l'incertezza sul futuro ad alimentare la nuova tendenza. «Soufun.com» conta già trecento prenotazioni per i prossimi tour. La campagna acquisti non riguarda però solo il settore immobiliare. Negli ultimi mesi molti imprenditori cinesi si sono fatti avanti per rilevare a prezzi convenienti industrie statunitensi in crisi.
per
piacere, non sparate sul povero cantautore
( da "Repubblica,
La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per cine-rievocare il decollo della sua folgorante carriera all´inizio dei Settanta. Gonfiando di ambizioni la struttura dei modesti musicarelli d´epoca, a mettere in immagini e azione l´apoteosi della canzone che - piaccia o no - ha segnato una tappa nella storia musicale e del costume italiani, ci si mettono in tanti: il produttore Giannandrea Pecorelli già inventore del caso "
I
Paesi emergenti spingono le vendite
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il dato però è migliore del previsto e a Wall Street il titolo è salito di circa il 6%. Il fatturato – salito in volume del 4% grazie alle crescenti vendite in India, Cina e Paesi dell'Europa orientale – è sceso invece in valore del 3% a 7,13 miliardi di dollari. INFOPHOTO
In
ripresa la domanda di ferro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina continua a investire e il futuro dei minerali ferrosi si fa meno grigio. Tanto da prevedere accordi migliori del previsto tra acciaierie cinesi e minerarie australiane, impegnate in questo periodo in estenuanti trattative per fissare i prezzi dei contratti annuali che scatteranno il 1Úaprile.
Alta
gioielleria a Milano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina e il Giappone. A questi si aggiungono più di 300 top retailer italiani. La manifestazione prevede anche uno spazio dedicato all'innovazione e alla ricerca (About J Design Lab) dove verranno esposte le creazioni di quattro giovani artisti emergenti, tra i quali Delfina Delettrez, che mostrerà in anteprima alcuni pezzi della sua nuova collezione,
<Sudan,
pronto l'arresto di Bashir> ( da "Avvenire"
del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Russia, le potenze protettrici di Khartum, si preparano già ad invocare presso il Consiglio di sicurezza dell'Onu l'articolo 16 dello Statuto della Cpi che consentirebbe, in teoria, un anno di "gelo" del mandato. Si tratta solo di uno dei tanti scogli giuridici già in vista.
Crisi
Usa. Ok della Camera al pacchetto di stimolo
( da "AmericaOggi
Online" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Giappone "non stanno probabilmente facendo abbastanza" contro la crisi: la politica a livello globale - ha aggiunto in un'intervista a Bloomberg - "deve fare di più". Il Senato è stato convocato per votare il piano di stimolo dell'economia approvato ieri dalla Camera alle 17:30 ora di Washington.
auto
in calo, la città spegne i motori
( da "Repubblica,
La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: come avviene già in altre parti del mondo, dalla Svezia alla Germania, dalla Cina alla Florida. «La sfida che lanciamo da qui al 2015 è questa: realizziamo anche qui zone senza motori» spiega Legambiente. E ieri il Comune ha dato i tempi del cantiere di piazza Meda: sarà coperto a Natale e il parcheggio sarà pronto a inizio 2010.
calano
le auto, sfida per la città - anna cirillo
( da "Repubblica,
La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina alla
Germania. A patto di costruire quartieri ad hoc. Ecco Curitiba, un milione e
800mila abitanti, la città con più aree verdi al mondo,
La
priorità è recuperare la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per questo plaude alle misure di spinta della Cina, ma chiede che Pechino continui a rivalutare la moneta e aiuti a ribilanciare la crescita mondiale, puntando sulla domanda interna. L'elemento di novità è l'arrivo sulla scena dell'Amministrazione Obama. Il nuovo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, al debutto internazionale proprio qui a Roma,
Il
G7: servono nuove regole Alt al protezionismo
( da "Unita,
L'" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sarà sottoposta anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile e India. E cioè le prossime potenze mondiali del pianeta. Manca ancora il loro consenso. E manca anche un progetto finale. Per ora si sa che forse verrà adottata una Carta, come vorrebbe il cancelliere tedesco Angela Merkel, e che esiste un embrione di proposta.
la
caduta del consenso - maurizio ricci
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in attesa
della riunione di Londra di aprile, che sarà allargata anche alle grandi
potenze industriali dei paesi emergenti, come Cina e India. C´è da chiedersi se
simili vertici, che finiscono per creare aspettative, siano utili, quando le
aspettative vengono sistematicamente deluse. SEGUE A PAGINA 7 SERVIZI DA PAGINA
Hillary Clinton
vola in Asia. Primo viaggio estero da
Segretario di Stato ( da "AmericaOggi Online"
del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Corea del Sud e Cina. E - situazione in Nord Corea a parte - è riservata alla Cina la parte diplomaticamente più importante del suo primo viaggio ufficiale. L'amministrazione americana, così come sta facendo su tutto lo scacchiere internazionale, intende avviare anche con Pechino un dialogo che possa rafforzare i rapporti tra i due Paesi.
protezionismo,
dall'ipocrisia del g7 nuovo colpo alla globalizzazione - (segue dalla prima
pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: economia italiana la più penalizzata se l´export si ferma Il nazionalismo di India e Cina potrebbe fermare la ripresa dei consumi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Con un coro unanime i leader riuniti hanno messo al bando il protezionismo. Cioè hanno mentito sapendo di mentire. Nessuno ha l´intenzione di tener fede a quell´impegno solenne.
clinton
al debutto con un tour in asia ( da "Repubblica, La"
del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Clinton è partita ieri: andrà in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Cina. Con Pechino il Segretario di Stato punta a creare le condizioni affinché «i tibetani e tutto il popolo cinese possano godere della libertà religiosa senza temere persecuzioni».
Tour
in Asia Prima missione per Hillary
( da "Unita,
L'" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ultima tappa, sarà l'attesa visita a Pechino, dove gli argomenti sul tavolo sono tanti: oltre al dossier Tibet, si parlerà di Taiwan e diritti umani, temi sensibili nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. In primo piano, naturalmente, anche i rapporti commerciali.
Il
documento finale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: IL PIANO DELLA CINA E IL CAMBIO FLESSIBILE Il G7 accoglie con favore quanto approntato da altre grandi economie mondiali. «In particolare apprezziamo le misure fiscali della Cina e il continuo impegno a muoversi per un tasso di cambio più flessibile, che dovrebbe portare a un continuo apprezzamento del Renminbi in termini effettivi per promuovere una crescita più bilanciata nell'
Positiva
la politica di sgravi sulle fusioni nel cluster
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre in metratura la Cina ci sta tallonando. Anche la Spagnaè diventata un forte concorrente. I nostri mercati stanno cambiando. Per un decennio il principale acquirente sono stati gli Usa, adesso è diventata la Francia». Tra le ultime misure governative, le più apprezzate dal settore sono quelle che prevedono incentivi per favorire l'aggregazione tra le aziende:
Per
i budget militari è tempo di risparmi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche la Cina deve rivedere i conti pubblici e le priorità strategiche a causa della crisi che sta creando milioni di disoccupati con problemi sociali che potrebbero costringere Pechino a investire di più nella sicurezza interna. Il bilancio militare cinese è tradizionalmente poco trasparente: il recente Libro Bianco pubblicato a Pechino conferma per ora stanziamenti per 61,
Italia
più vicina all'obiettivo Kyoto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India in testa. E sarà davvero difficile evitare un ulteriore forte aumento della CO2 che causa il fenomeno del riscaldamento globale. Ecco dunque le luci (per il nostro paese) e le ombre (per l'intero pianeta) nel rapporto della Fondazione guidata da Edo Ronchi, l'ex ministro dell'Ambiente nei governi di centrosinistra che ha materialmente siglato per noi il protocollo di
Il
consulente internazionale colloca nel mondo gli specialisti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina ed Europa dell'Est. Tra i settori, vanno bene il biotech, tutto il comparto delle ricerche naturali e delle nuove energie (petrolio compreso) e della sanità, con particolare riguardo sia ai tecnici di laboratorio sia all'assistenza degli anziani, dal momento che in molti Paesi Ue la popolazione sta invecchiando».
Passepartout
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La presenza di Mao nella Cina contemporanea: nonostante i radicali cambiamenti del Paese, la rivoluzione comunista rimane al centro di un persistente culto della personalità. RAITRE 23,35 Tatami. Il «poliamore» e i festini alla «Eyes Wide Shut»: Camila Raznovich apre la puntata con un'intervista all'economista Jacques Attali,
Meglio
puntare sugli Etf ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: meno difensivi e i mercati azionari di Paesi come la Cina o l'India, che hanno risentito più del crollo, saranno anche quelli con maggiori potenzialità di rialzi. Dopo un crack gli investitori scottati restano fuori dai mercati per un paio d'anni e intervengono gli esperti. Il rischio si abbassa, gli investitori non entrano, ed è quindi il momento buono per iniziare ad accumulare.
Il
2008 di L'Oreal segna la crescita più lenta in un decennio
( da "Finanza
e Mercati" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: era visto costretto a rivedere al ribasso per ben tre volte le prospettive di vendite e profitti per la «brutale» frenata segnata dal business in Usa, Europa e Cina, dove i consumatori preferiscono scegliere brand più economici. In ogni caso, i ricavi complessivi sono progrediti del 2,8% a 17,54 miliardi di euro. Dato, anche questo, risultato inferiore alle stime degli analisti.
Pmi
umbre, che attrazione la Russia ( da "Finanza e Mercati"
del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: analisi di mercato fatta nell'area del cosidetto Birc (Brasile-India-Russia-Cina). Da quanto emerge, il mercato della Russia è quello che presenta minori difficoltà per l'inserimento e l'espansione commerciale del prodotto abbigliamento «made in Italy» proposto da piccole e medie imprese, in tempi relativamente brevi e con investimenti contenuti.
"from
concept to car" partner contro la crisi - milena vercellino
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Russia e Turchia, assistenza commerciale individuale, supporto mirato allo sviluppo di progetti innovativi, informazione specializzata su mercati e tecnologie. «In questa fase particolarmente difficile che colpisce con forza il settore auto, "From Concept to Car" mostra tutta la sua attualità - commenta il presidente della Camera di commercio Alessandro Barberis -
ricordi
di "quell'estate felice" di "argo il cieco" in sicilia -
laura nobile ( da "Repubblica, La"
del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Palermo Il libro di Bufalino diventa film con la regia di Beppe Cino Ricordi di "Quell´estate felice" di "Argo il cieco" in Sicilia LAURA NOBILE Modica, estate 1951. Angelo Amato, giovane professore, ama non corrisposto Maria Venera, la ragazza più bella e misteriosa del suo paese. A distanza di cinquant´anni da quella passione, il vecchio professore assisterà al cinema,
Quattro
anni al potere Nel 1999 la resa definitiva
( da "Unita,
L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Poiché Hanoi era alleata a Mosca, i khmer rossi (insieme alle milizie monarchiche di Norodom Sihanuk)) furono sostenuti negli anni seguenti sia dalla Cina che dagli Stati Uniti. Con la fine della guerra fredda, gli uomini di Pol Pot persero ogni appoggio esterno e nel 1999, ormai ridotti nel numero, si arresero defnitivamente.
Cina:
tv riscopre Antonioni censurato ( da "Unita, L'"
del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina: tv riscopre Antonioni censurato La la tv di Stato cinese ha trasmesso un documentario sulla visita durante la quale, nel 1972, Michelangelo Antonioni girò il suo film «Chung Kuo, China» che gli costò l'accusa di «controrivoluzionario». Il documentario narra la vicenda che portò Antonioni ad essere pubblicamente criticato dal regime
Se
questo non è protezionismo... ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: fra cui la Cina, non hanno sottoscritto le regole della Wto sugli appalti pubblici e sarebbero quindi esclusi dalle opere promosse dal pacchetto di stimolo Usa. Al di là degli aspetti strettamente legali, resta tuttavia il segnale politico che l'introduzione della clausola da parte di un'amministrazione appena insediata ha mandato al resto del mondo.
La
Cina lancia l'offerta su Oz Minerals
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2 miliardi à per il big dello zinco La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals Luca Davi Dopo il rafforzamento, avvenuto nei giorni scorsi, di Chinalco in Rio Tinto, un altro colosso metallurgico cinese mette gli artigli su una mineraria australiana. Minmetals ha lanciato infatti la sua offerta su Oz Minerals, 2Úproduttore al mondo di zinco.
Il
fabbisogno secondo i Ceo degli emergenti: viabilità batte energia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In Cina tra le necessità più impellenti c'èla disponibilità di acqua corrente. Mentre in Europa dell'Est e in America Latina la mancanza di ospedali e scuole di buon livello impedisce di attrarre talenti nelle aziende. Così almeno la pensano i top manager che lavorano nei Paesi emergenti.
nuovo
scandalo alimentare "uova fatte con alluminio"
( da "Repubblica,
La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Esteri Cina Nuovo scandalo alimentare "Uova fatte con alluminio" PECHINO - Dopo il latte alla melamina la Cina è alle prese con un nuovo scandalo alimentare. Secondo il quotidiano di Hong Kong, The Standard, in alcune aree del paese vi sarebbero in circolazione uova false prodotte con l´aggiunta di sostanze chimiche come l´alumina.
c'era
un cinese in lambretta il lungo viaggio di hsiao-chin - michele tavola
( da "Repubblica,
La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: lasciò giovanissimo la Cina, dove c´era troppa pressione politica per chi voleva fare arte d´avanguardia. Ma anche Taiwan, dov´era approdato, gli stava stretta. Hsiao sognava l´Europa, sognava di lavorare gomito a gomito con i grandi pittori contemporanei. Grazie a una borsa di studio giunse in Spagna, dove conobbe Antoni TÁpies,
Le
banche svegliano l'Orso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: su base annua) e dal prosciugarsi degli investimenti esteri in Cina (ridimensionati di un terzo), lo spauracchio della seduta di ieri si chiama Est Europa. A finire sotto pressione ancora una volta il comparto bancario. Una dopo l'altra le due principali agenzie di rating, Standard & Poor's e Moody's, hanno dato fuoco alle micce.
In
Giappone cambio alle Finanze ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dove aveva definito le relazioni con la Cina come le più importanti del XXI secolo. Ieri, la Clinton ha riaffermato la centralità dell'alleanza con Tokyo come «una pietra miliare» della strategia statunitense e ha firmato con il ministro degli Esteri Hirofumi Nakasone un nuovo accordo sul riallineamento del dispositivo militare americano in Giappone,
Petrolio,
maxiaccordo Russia-Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: maxiaccordo Russia-Cina Da Pechino 25 miliardi di dollari in cambio di greggio fino al 2029 Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina assetata di energia mette mano al portafoglio per assicurarsi le forniture di greggio russo. La China Development Bank erogherà 25 miliardi di dollari di prestiti a Mosca.
Al
lavoro, non solo per necessità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e anche in Cina, diminuisce la propensione al risparmio. Prolungare la vita di lavoro offre un antidoto anche a questo problema. Ma un anziano che non va in pensione quando potrebbe, non toglie un posto di lavoro a un giovane? Qui il quadro si fa un po' meno chiaro, perché il timore non è del tutto infondato.
Tre
priorità per la moda ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ingresso della Cina nel Wto», è stato colpito dalla recessione con un'incisività inattesa: «A fine anno pensavamo potesse stare sulle proprie gambe nonostante la crisi, ma il blocco delle attività è stato improvviso». Tronconi ha quindi sintetizzato in tre punti gli interventi che potrebbero contenere il declino: finanza di impresa,
Rallenta
la spinta dell'export ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 4 miliardi di euro, seppur in decelerazione rispetto al +10% del 2007 sul 2006. Primo mercato di sbocco la Francia con 689 milioni di euro (+5,3%) seguitaa brevissima distanza dalla Russia a 684 milioni (+ 14,9%). Continua la crescita di export in Cina (+12,1%). Ancora in calo Usa (-6,3%) e Giappone (-14,3%). Ma.Ge.
Le
aziende italiane si rafforzano in Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: si rafforzano in Cina ROMA L'Italia deve cogliere l'occasione aperta dalla crisi internazionale per rafforzare la sua presenza in Cina. Le aziende nazionali che producono oggi nella Repubblica popolare sono circa 2mila e il piano di sostegno all'economia messo a punto dal Governo, pari a 486 miliardi di dollari, dovrebbe dar luogo a una forte accelerazione della domanda interna:
I
noli marittimi provano il rilancio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Non a caso i noli sulle rotte Brasile- Cina e Australia-Cina sono rimbalzati rispettivamente del 170% e del 245% dai loro minimi. «Non mi stupirei se il Baltic continuasse a crescere sulla scia di un rinnovato aumento della produzione di acciaio cinese, tuttavia non penso che l'aumento sia straordinario», spiega un analista interpellato da Reuters.
Phnom
Pen. Aperto il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli
anni '70 in Cambogia ( da "AmericaOggi Online"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: siccome il Vietnam era alleato dell'URSS, i Paesi occidentali e la Cina sostennero il governo cambogiano in esilio del quale facevano parte gli khmer rossi. Pochi mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora leader cinese Deng Xiaoping lanciò un attacco militare "punitivo" contro il Vietnam, che si scontrò contro una forte resistenza.
Prestiti
dalla Cina per il petrolio russo ( da "Avvenire"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 Prestiti dalla Cina per il petrolio russo PECHINO. Crediti finanziari in cambio di forniture petrolifere tra Mosca e Pechino: i colossi russi Rosneft e Transneft hanno siglato un prestito a lungo termine di 25 miliardi di dollari con la banca cinese per lo sviluppo, mentre Rosneft ha siglato con la società petrolifera nazionale cinese (
Il
gas ha fatto boom ( da "Avvenire"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: l'Iran e non ultima la Cina. In quest'immenso bacino di utenza dagli orizzonti sempre più vasti il Gruppo Industriale Landi Renzo è presente in oltre 50 Paesi, con una quota di mercato internazionale che supera il 30% e una percentuale di vendite all'estero pari a circa il 73% del fatturato complessivo.
Greenpeace
scopre il traffico di hi tech ( da "AprileOnline.info"
del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India Un televisore di vecchia generazione non più riparabile contenente un dispositivo di tracking con collegamento Gps per la sua localizzazione: con questo escamotage Greenpeace ha smascherato un traffico illegale di rifiuti elettronici destinati al destinati al riciclo, "tracciandone" l'intero percorso.
chimerica,
le nozze in crisi tra cina e stati uniti - federico rampini vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Chimerica, le nozze in crisi tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI «Vi odiamo ma non possiamo più fare a meno di voi». Le parole sono di Luo Ping, direttore generale della commissione di vigilanza bancaria cinese, uno dei massimi esponenti della politica monetaria del Paese.
nel
rione del silenzio dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente - romina
marceca ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: «Tutti - dice un cliente delle botteghe - già sapevano dell´arresto dei Cinà e ci sono rimasti male che ancora non fosse uscito niente». Altri «Non so» e «Non voglio parlare» arrivano dagli altri negozi della piazza: il bar Pecoraro, il panificio Santarita, due pescherie e una panineria ambulante. No, no e ancora no.
boom
stranieri, servono gli alloggi ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Gli studenti stranieri vengono in maggioranza da Albania (439 iscritti), Cina (294), Spagna (206), Ecuador (163) e Perù (95). Le facoltà più frequentata sono Lingue (360 iscritti), Medicina (322), Economia (318), Ingegneria (265) e Scienze politiche (260). (c. mal.)
afghanistan,
l'italia apre a teheran - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: i presenti sarebbero quindi India, Cina, Egitto, Arabia Saudita, EAU, Australia, Turchia e Repubbliche centro-asiatiche. Tra l´altro - secondo l´AdnKronos - l´impulso politico italiano coinciderebbe con la revisione delle politiche per l´Afghanistan che verrà sancita dal vertice Nato di Strasburgo del 3-4 aprile.
dalle
ferrovie ai premi nobel la lunga marcia dei "chinamen" - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, riaffiora nel nuovo terrore della globalizzazione, della delocalizzazione di impianti e lavoro oltre quell´Oceano che la ferrovia collegò nel 1869. Come il Giappone negli anni 70 e 80, così la Cina del Terzo Millennio è il «ladro nella notte» che succhia stipendi, salari e linfa all´America, promettendo di tradurre un giorno tutta questa trasfusione di ricchezza in potenza,
la cina
ha preso gli stati uniti come modello e partner nella svolta capitalista. ora
la crisi mette in difficoltà il rapporto. ecco perché - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina ha preso gli Stati Uniti come modello e partner nella svolta capitalista. Ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. Ecco perché FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino «Vi odiamo ma non possiamo fare a meno di voi». Alla vigilia dell´arrivo di Hillary Clinton a Pechino, uno dei massimi dirigenti della politica monetaria cinese sbotta in uno sfogo poco diplomatico
Tra
Stati e banche matrimoni a tempo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina l'import è sceso del 47%mentre in Europa si rivedono le stime del reddito mese dopo mese. Per evitare una spirale di sfiducia, deve essere fermata la perdita di credibilità degli interventi pubblici, attraverso scelte che non abbiano riguardo per le preferenze politiche dei governi, ma solo per l'efficacia.
Tre
impegni per la ripresa globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Messico e Sudafrica, attraverso un partenariato stabile e strutturato. L'Italia intende anche coinvolgere un Paese musulmano, arabo e africano come l'Egitto. Entrambi i Governi, britannico e italiano, sono impegnati a rafforzare il proprio impegno a coinvolgere i leader africani e altri, e la società civile in patria e a livello internazionale.
Il
90% del Pil mondiale per il G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Turchia, Stati Uniti, Sudafrica. Il ventesimo membro è l'Unione Europea. Partecipano anche Fmi e Banca Mondiale. Il G-20 rappresenta il 90% del Pil mondiale, l'80% degli scambi internazionali e due terzi della popolazione del pianeta.
In
sordina, arriva il Buy Chinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina si conferma il Paese dei paradossi. Dopo aver criticato la campagna del "buy american" rispolverata dall'Amministrazione Obama, Pechino riesce a fare perfino di peggio promuovendo (in sordina) la campagna del "buy local". L'imperativo categorico ad acquistare materie prime, semilavorati e prodotti di prima necessità sul mercato domestico non viene dal Governo centrale,
Protezionismo
federalcinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: STRATEGIE DELLE PROVINCE Protezionismo federalcinese L a Cina non fa parte della cristianità, ma applica alla perfezione l'antico detto francese, sempre convinti che charité bien ordonnée, commence par soi-même ( la carità comincia da se stessi). Non solo va privilegiato il made in China, ma ogni provincia sponsorizza il made in Anhui piuttosto che il made in Henan o il made in Hangzhou.
Il
Tfr in azienda per un anno ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: anche negli Stati Uniti e in Cina». Anche cioè se occorre misurarsi con il problema del debito pubblico l'Esecutivo deve fare di più. Per questo Confindustria riapre la partita del credito di imposta sugli investimenti che, spiega Marcegaglia, sarà oggetto di «una richiesta specifica al ministro dell'Economia,insieme a quella di evitare gli sprechi che si sono verificati in passato.
Ai più virtuosi aliquote su misura
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: rispondere con una certa efficacia alla sfida della concorrenza asimmetrica della Cina. L'Italia è oggi il principale produttore mondiale di barre di ottone, la materia prima per fabbricare valvole per impieghi idrotermosanitari e rubinetti cromati per i bagni, di cui il nostro Paese è leader mondiale con il più importante surplus commerciale del mondo.
Salvare
il sistema-Biella con supporti finanziari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina ha portato dall'1 al 15% i sussidi all'export dei prodotti tessili Franco Vergnano MILANO Il Governo italiano non ha finora sostenuto il tessile, mentre la Cina moltiplica i sussidi all'export del settore.La denuncia viene da Luciano Donatelli, presidente dell'Unione industriale biellese e vicepresidente di Confindustria Piemonte con delega per l'
Private
equity: da locuste a locomotive ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Russia ecc..). Affinché i private equity possano divenire effettivamente una "locomotiva" per lo sviluppo è però necessario che sia adottata, da questi ultimi, una logica meno mordi e fuggi, ottimizzando il mix di interventi in azienda tra misure volte alla ristrutturazione ed alla crescita che favoriscano la sostenibilità dell'
LA
CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film
Shinjuku ... ( da "Unita, L'"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: LA CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film Shinjuku Incident è stato vietato dopo che la produzione ha rifiutato di tagliare alcune scene violente. Shinjuku è diverso da altri film di kung-fu di Chan: racconta di un immigrato cinese coinvolto in una guerra di malavita a Tokyo.
<Anche
Teheran al tavolo regionale> ( da "Avvenire"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Egitto, Arabia Saudita, E- mirati arabi uniti, Australia, Turchia e Repubbliche centroasiatiche. Ieri Frattini ha pure confermato la disponibilità dell'I- talia a inviare altri 200- 250 soldati (che dovrebbero aggiungersi ai 2.300 già dispiegati sul terreno che entro giugno dovrebbero diventare 2.
Scajola:
crisi, basta con i corvi ( da "Avvenire"
del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in Usa e Cina, che il governo italiano sostenga l'economia» dato che «molte imprese non riescono ad andare avanti». Nei giorni scorsi anche il presidente Fiat ed ex capo di Confindustria Luca di Montezemolo era intervenuto sulla crisi tracciando previsioni preoccupanti e chiedendo al governo di convocare una sessione straordinaria con le parti sociali.
le
mille bugie dei testimoni del delitto sotto torchio i commercianti del borgo -
alessandra ziniti ( da "Repubblica, La"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: I Cinà vivevano chiusi in casa per la paura di essere uccisi" ALESSANDRA ZINITI L´omertà del Borgo Vecchio li aveva protetti dalla polizia ma non avrebbe potuto evitare la vendetta. Per questo i Cinà vivevano chiusi in casa. «Elio Graziano, quello che comanda al Borgo, ha chiamato al nonno e ha fatto partire i suoi figli,
le
buone cose di ottimo gusto design contemporaneo in mostra - carlo brambilla
( da "Repubblica, La" del
20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cini Boeri: «Il termine design vuol dire progettazione di un oggetto. Se devo scegliere un buon design mi viene in mente Gio Ponti. Brutto è un oggetto che non ti spiega il suo utilizzo. Il cattivo design è peggio ancora. è quello che ti fa passare per design un oggetto costosissimo, fatto con materiali sbagliati,
turismo
e sviluppo, puglia alla bit - paolo viotti
( da "Repubblica,
La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: presenteranno la guida cine-turistica della Apulia Film Commission. Interverranno Franco Chiarello, Sergio Rubini e Silvio Maselli. La seconda tavola rotonda è intitolata: "Puglia, dal brand turistico allo sviluppo economico", un occasione per fare il punto su iniziative e progetti che vedono coinvolta la Regione Puglia nell´edizione 2009 della Bit.
"otium
ludens" va a ravenna dopo i trionfi in russia e cina
( da "Repubblica,
La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: va a Ravenna dopo i trionfi in Russia e Cina Dopo Russia e Cina, l´antico "dolce far niente" di Stabia torna nel Belpaese. Sarà Ravenna, nel Chiostro di San Nicolò dal 14 marzo al 4 ottobre, ad ospitare l´unica tappa italiana di "Otium Ludens-Stabiae, cuore dell´impero romano". Circa 170 pezzi in mostra tra affreschi, stucchi e orpelli - tutti oggetti di svago creativo,
a
khartum tra rabbia e paura "se arrestano bashir sarà il caos" - fabio
scuto ( da "Repubblica, La"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: come la Cina (primo partner commerciale del Sudan) e la Russia - si potesse trovare una via d´uscita. Pechino, Mosca e la Lega Araba hanno avvertito sulle conseguenze di un mandato d´arresto contro il presidente del Sudan, il gigante d´Africa, che tenta di sanare le piaghe della guerra civile Nord-Sud - due milioni di morti fra il 1983 e il 2005 -
biella,
la patria dei filati di lusso dove il made in italy sta per sparire - paolo
griseri ( da "Repubblica, La"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Loro invadono il mercato italiano con stoffe low cost e da Biella rispondono esportando in Cina abiti per mandarini. Finché dura: «A meno che - commentano amaramente a Biella - il governo non pensi di favorire alcuni settori, come l´auto, a scapito di altri non meno importanti». L´incontro con il ministro Scajola è stato fissato a Roma per il 26 febbraio.
Fiera
Bologna gioca in difesa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per acquisire eventi in Russia e Cina, per rinnovare le strutture di Bologna Fiere che, in alcune sue parti, soffre di obsolescenza tecnica ed estetica. Circa possibili alleanze strategiche, di cui da tempo si parla, il piano industriale è stato elaborato nella prospettiva «stand alone», anche se vi saranno intese all'estero con Rimini Fiera e non mancano «
Con
le norme del Reach ora in pericolo molte Pmi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: hanno investito molto in Medio Oriente per avvicinarsi alle fonti di energia e in Cina scommettendo sulla grande impennata dei consumi asiatici, che invece non si è verificata. D'altra parte negli Stati Uniti un gigante come la Dow, ma non so-lo, si è affidata troppo alla finanza creativa e ora non sa che cosa fare. In questo panorama, e nonostante le grandi incertezze all'orizzonte,
Chimica,
regole Ue più leggere ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Stati Uniti e Cina prima di tutti, difficilmente la crociata europea potrà proseguire da sola, contando soltanto sulle proprie gambe. Con la produzione in discesa per la prima volta dal 2003, nel solo mese di novembre è calata del 14% (ma di oltre il 22 per la petrolchimica, del 18 per le materie plastiche, dell'11 per le specialità) e prospettive per niente incoraggianti per quest'
Il
Comitato Leonardo si rinnova ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Turchia e Paesi dell'Europa Orientale e Balcanica. Secondo il rapporto Ice-Prometeia del dicembre 2008, i settori che sono riusciti a consolidare le quote di mercato sono l'alimentare, la meccanica varia, i mezzi di trasporto e l'imballaggio mentre gli altri hanno perso qualcosa o sono rimasti costanti.
Alleanza
tra Ycm e Marina di Varazze ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: obiettivo di creare una vera e propria rete di porti di alto livello in tutto il mondo: da Viareggio a Varazze fino a Mosca e, più recenti, Livorno e Chiavari. Ma l'idea è di realizzarne almeno uno ogni anno-anno e mezzo. Abbiamo diversi progetti sotto esame in Italia, ma anche in Croazia, Mar Nero, Stati Uniti, Ucraina, Cina e Turchia».
L'India
dietro i rialzi dello zucchero ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: principali sono costituite dai nuovi ruoli assunti da Unione europea e Cina. L'Ue sta importando sempre più prodotto, grazie ad acquisti che sono valsi 3 mln. di tonn. nella stagione 2008/09. D'altra parte la Cina, 3Úproduttore mondiale, rischia di offrire un output calante: è di ieri la notizia che la produzione saccarifera della provincia di Guanxi, la principale del Paese –
"non
c'è architettura se non rispetta l'ambiente"
( da "Repubblica,
La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche la Cina, meno avvezza a queste tematiche, ormai ci sta molto attenta. Per l´aeroporto di Shenzhen ci hanno posto il vincolo di emissioni quasi zero». Un ritorno all´architettura di Le Corbusier, al servizio dell´uomo. «E non per lustrare la vanità delle archistar.
Obelisco
fa affari con Aci. Plus da 7,7 mln
( da "Finanza
e Mercati" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: situato in via Cina 413, parte del portafoglio di asset in gestione del fondo. Il prezzo d'acquisto è stato stabilito in 25,7 milioni di euro, oltre alle imposte di legge, che comporterà per il fondo una plusvalenza di circa 7,7 milioni di euro, pari al 42,5% rispetto al costo storico di acquisizione, incrementato delle spese per gli interventi di valorizzazione effettuati sull'
Oltre
il nichilismo riformista ( da "AprileOnline.info"
del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Brasile, ma una più democratica - che non lasci piccoli paesi periferici alla deriva - e con regole, non solo per spianare i mercati alla libera competizione, ma anche per salvaguardare le culture locali, l'occupazione e le condizioni di vita dei lavoratori, la stabilità dei prezzi delle materie prime.
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Torino Marcarini,
direttore dell´area di ricerca dell´azienda Usa "L´operazione Motorola non
è stata un fallimento" Il nostro centro è stato un fiore all´occhiello
Abbiamo formato ingegneri preparati e creato un indotto «Non voglio polemizzare
con il rettore Pelizzetti, però non credo si possa definire fallimentare
l´esperienza Motorola». Massimo Marcarini, direttore generale del Centro
ricerche torinese dell´azienda americana, sta lavorando alla sua ultima
missione: traghettare i 180 lavoratori (su 330 circa) verso l´acquirente Reply.
Perché l´operazione Motorola non è stata un fallimento? «Negli anni il Centro
ha dato un contributo notevole allo sviluppo del territorio. Posso citare i 540
milioni di euro di stipendi pagati, avevamo l´obiettivo di arrivare a 350 dipendenti
e abbiamo superato i 400. Abbiamo formato ingegneri preparati e creato un
indotto». Quindi Torino non è Bangalore, come dice il rettore Pelizzetti? «No,
è diverso. Dieci anni fa Motorola non è arrivata a Torino
per sfruttare una situazione e poi trasferire tutto in Cina o in India, ma ha aperto un centro che è diventato un fiore
all´occhiello della stessa azienda. Il fatto è che a un certo punto, per
questioni di mercato, ha dovuto dismettere». Il tessuto torinese riuscirà ad
assorbire tutti i dipendenti non inclusi nel progetto Reply? «Dai dati
che ho in mano ci sono buone possibilità per ricollocare localmente una parte
notevole di questi lavoratori. E non dimentichiamoci che qualcuno ha intenzione
di aprire attività proprie». Che fine faranno i circa 200 dipendenti che
lavoravano nelle società del vostro indotto? «Fa parte del business. Sono
aziende che offrono servizi e i loro committenti sono in crisi devo
organizzarsi per offrirli a qualcun altro. Sono predisposte per assorbire certi
colpi». Alcuni lamentano troppa attenzione nei vostri confronti rispetto ad
altre crisi aziendali in cui il personale era meno professionalizzato e quindi
più difficile da collocare. Cosa ne pensa? «Non so se sia stata data troppa
attenzione, ma credo che il valore delle competenze in gioco sia importante per
creare successivamente uno sviluppo per il territorio e per aiutare la zona a
superare la crisi». (ste.p.)
( da "Finanza e Mercati" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Metti l'export
dentro una casa di vetro da Finanza&Mercati del 06-02-2009 UGO BERTONE
Fenzi, a capo di Federvarie (25 associazioni industriali) e Presidente onorario
di Gimav, l'associazione dei produttori di macchine per la lavorazione del
vetro (nicchia del mercato mondiale in cui l'Italia è leader, il 72% del
fatturato destinato oltre confine), è un tipico centauro del made in Italy.
Abituato a muoversi nell'economia globale, più attento a Cnn che a Bruno Vespa,
al Financial Times che alle cronache nostrane. Ma fortemente legato alle
tradizioni della «vecchia» scuola in materia di governance, capitalismo
familiare e antipatia, anzi, allergia alla leva finanziaria. Cosa che, ai tempi
del grande crack, non è certo un'offesa. Entusiasta della globalizzazione, ma
da sempre, senza farne mistero, ostile all'euro. «Abbiamo compromesso un
percorso di crescita formidabile. Ci avessero lasciato cinque anni ancora,
gliel'avremmo fatta vedere a tedeschi e francesi. Partner? Io li ho sempre
visti come concorrenti». Ottimista nel Dna, anche sotto la tempesta. «Ne
verremo fuori. E sa perché? L'economia italiana è fatta di imprenditori che
mettono in azienda il 90% dei profitti, rafforzando il patrimonio, senza dover
distribuire utili ad azionisti esterni e super manager che assorbono super
stock option». Imprenditori che, in caso di ammortamenti liberi, non si
tirerebbero indietro di fronte ad una «macchina nuova»: una fresatrice o un
tornio, mica una Ferrari. «Ce n'è tanta di gente così. Un imprenditore che ne
ha la possibilità non si fa sfuggire l'occasione di investire a condizioni
convenienti. E se la macchina non lavora oggi, sarà pronta per la ripresa.
Ecco, è questo il messaggio che conta di più: saranno anni difficili, ma prima
o poi si ripartirà. Anzi, ripartirà chi ha le carte in regola. Guai se l'Italia
smobilita. La nostra ricchezza, da sempre, sta nel manifatturiero. Purché
rivolto ad un mercato di sei miliardi di consumatori, non ai 60 milioni di casa
nostra, l'1% della popolazione». Belle parole, dottor Fenzi. Ma la sua proposta
è comunque un sacrificio per il fisco. «Non è la mia proposta, ma quella che
Federmacchine ha appena inviato al ministro Tremonti. E dimostriamo che il costo
è modesto, se non nullo se si pensa ai possibili benefici sull'Iva, come
dimostra la tabella. Ma faremmo lavorare le aziende che producono valore vero,
mica la pubblica amministrazione che droga il pil». «La crisi sarà lunga e dura
- continua -. Noi l'abbiamo già sperimentato nei nostri impianti in Usa e
Canada: la domanda è caduta del 30% un anno fa, e si è stabilizzata lì. Ma
nessuna impresa può permettersi di raggiungere il break even con un calo del 30
per cento. E così si taglia sui costi: prima gli interinali, poi gli addetti a
tempo determinato, Poi c'è la Cig». Messa così non c'è speranza? «Sa cosa le
dico? Era peggio sei mesi fa. Allora, oltre a tutto questo, c'era l'impennata
dei costi delle materie prime. Adesso, su quel fronte si può respirare. Anche se in Cina mi stanno ripartendo i prezzi
dell'acciaio». E gli aiuti all'export? «Meglio una vittoria ai Mondiali per la
nostra reputazione che promozioni che non servono a nulla». E ancora: «Perché
non si premiano i campioni dell'export con un taglio fiscale? Ogni 10%
di export in più, un punto di Ires in meno. Serve questo, non le processioni
dietro Napolitano in India, Cina...». «Sì, ci sarà
selezione. E noi stiamo pensando a un'acquisizione. La Borsa? Negli Usa mi sono
scontrato per un merger contro un concorrente cresciuto grazie a una politica
di M&A finanziato al Nasdaq. Un'azienda che aveva accumulato un enorme
goodwill da far pagare ai soci di minoranza. Meglio stare alla larga». E alla
Fenzi, 550 milioni di giro d'affari, come ad si è già insediato il figlio. In
attesa che entri il nipotino. «I manager riflettono - conclude - ma gli
imprenditori decidono». È fatto così Dino Fenzi, a capo di Federvarie (25
associazioni industriali) e Presidente onorario di Gimav, l'associazione dei
produttori di macchine per la lavorazione del vetro (nicchia del mercato
mondiale in cui l'Italia è leader, il 72% del fatturato destinato oltre
confine). Fino al primo semestre del 2008 una storia di grande successo: negli
ultimi dieci anni l'export è cresciuto ad un tasso medio del 9,35%, in barba
alle turbolenze delle economie o alla crescente concorrenza del Far East.
Poi... «Poi lo stop. Improvviso. Senza precedenti». Ma basta così. Il dottor
Fenzi deve alzarsi alle cinque. Destinazione l'Inghilterra. Poi toccherà alla
Baviera, ad un passo dalla Repubblica Ceka. E a Shanghai. Altro che stop.
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Milano
Expo, la lezione di Shanghai "Milano ormai è in ritardo" Il regista
dell´Esposizione 2010: da noi dieci anni di cantieri L´allarme dei costruttori
lombardi: "Basta rinvii per la società speciale: il mercato è crollato,
servono opere pubbliche per l´occupazione" ALESSIA GALLIONE Racconta che a
Shanghai hanno iniziato a lavorare per Expo dal 2000: dieci anni prima
dell´inaugurazione ufficiale dei padiglioni che apriranno a maggio del prossimo
anno. Poi, subito dopo la vittoria nel 2002, la macchina organizzativa è
partita. A ritmi impressionanti: «E ora siamo in perfetto orario». Perché il
tempo, avverte Zheng Shiling, uno degli architetti più
importanti della Cina che segue i lavori per l´Esposizione universale che ci sarà
nella città cinese nel 2010, è fondamentale «e Milano non ne ha molto: è un
problema». Un invito a fare in fretta, quello che arriva dall´esperto dell´Expo
cinese. Ma anche a guardare al futuro: «è questa la grande opportunità: molte
città hanno cambiato volto, sono migliorate, hanno creato qualcosa per i
cittadini, posti di lavoro». Senza rinunciare di fronte alla crisi, però, come
suggerisce Vittorio Gregotti: «Ogni Expo ha la propria identità e deve
immaginare come sarà facendo i conti anche con la situazione storica che vive.
Milano può sfruttare la sua creatività e trovare la soluzione migliore per
superare le difficoltà. C´è già una struttura splendida come la Fiera: se fosse
necessario ridurre i costi perché non utilizzarla?». Per Claudio De Albertis,
il presidente dell´associazione dei costruttori Assimpredil-Ance, la ricetta
contro la crisi è già tracciata e non si deve tornare indietro: «Occorre
investire, far partire i cantieri: ogni miliardo investito in infrastrutture
crea direttamente 27mila posti di lavoro, più quelli dell´indotto». Ma
l´importante è partire: «Questo ritardo è estremamente preoccupante. Non
vorremo che ci trovassimo con l´acqua alla gola tanto da aver bisogno del
solito intervento straordinario». Si discute del futuro delle città a Made
Expo, la fiera internazionale di architettura, design, edilizia. E la Shanghai
di Zheng Shiling è uno degli esempio di metropoli in cambiamento. I numeri
impressionano: il sito dove stanno sorgendo i padiglioni dell´Expo si trova
lungo le sponde del fiume principale e misura oltre
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Firenze Prato,
figli e colf ostaggi per ore Sfregiato e rapinato in casa Giulin uno dei
maggiori imprenditori cinesi hanno sfregiato un imprenditore cinese in faccia,
sulle labbra e sulle mani, con un coltello per convincerlo ad aprire la
cassaforte di casa: per ore i rapinatori, tre cinesi, hanno tenuto in ostaggio
i tre figli e la colf aspettando che Giulin, rientrasse. Giulin, o meglio come
risulta dall´anagrafe, Xu Qiu Lin è uno dei maggiori imprenditori cinesi
residenti a Prato, titolare della Giupel e padrone di un
impero economico per la produzione e commercializzazione di capi in pelle fra
Italia e Cina. Giulin non si è arreso agli aggressori, ha reagito e la moglie
che era rimasta nel giardino della casa è riuscita a dare l´allarme e a
chiamare la polizia. Accerchiati i banditi sono scappati da una finestra. Uno
dei tre però, fuggendo, è caduto e si è ferito a una caviglia. E´ stato
catturato e arrestato dalla squadra mobile pratese: non parla italiano e tace
sull´identità dei complici, ma aveva con sé il telefono cellulare e dal
controllo sul traffico delle chiamate gli investigatori contano di risalire
alla banda e capire cosa c´è dietro a questa strana aggressione. L´industriale
della pelle è ricoverato in ospedale con una prognosi di 25 giorni. Giulin è l´unico
imprenditore cinese che fa parte dell´Unione Industriali di Prato e non è nuovo
a brutte avventure: nel 2007 qualcuno, rimasto finora impunito, appiccò un
devastante incendio a uno degli stabilimenti di Giupel e andarono distrutti
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Esteri
Pechino investirà 58 miliardi di euro per potenziare l´energia eolica, solare e
per nuovi impianti nucleari Una svolta ecologista sul modello Obama: "La
crisi diventi l´occasione per accelerare il cambiamento" "Guerra allo
smog" il New Deal cinese ora si colora di verde La Repubblica Popolare
accelera la chiusura di molte centrali a carbone FEDERICO RAMPINI PECHINO dal
nostro corrispondente «Questa crisi può diventare l´occasione per accelerare il
cambiamento». Sembra uno slogan di Barack Obama invece lo ha detto Zhang
Guobao, direttore generale del ministero dell´Energia a Pechino. La Repubblica
Popolare sfida l´America sul tema favorito dell´Amministrazione Obama: anche il
New Deal cinese si colora di verde. Tra gli obiettivi della manovra da 600
miliardi di dollari varata a Pechino per rilanciare la crescita, il risparmio
energetico conquista una posizione di rilievo. La Cina
investirà 580 miliardi di yuan (circa 58 miliardi di euro) per potenziare la
sua produzione di energia nel corso del 2009, ma dal "tutto carbone"
del passato la differenza è notevole. Tra i progetti selezionati figurano
importanti aumenti di capacità nelle energie rinnovabili, eolica e solare,
nonché nel nucleare. La capacità di produzione di energia
eolica della Cina già oggi è seconda solo a quella degli Stati Uniti. Uno studio
del Global Wind Energy Council prevede che entro un decennio l´energia prodotta
grazie al vento in Cina avrà raggiunto i 122 gigawatt, eguagliando così l´intera
produzione di energia della celebre centrale idroelettrica costruita con la
diga delle Tre Gole sul fiume Yangze (il più grande impianto
idroelettrico del mondo). Uno sforzo importante riguarda anche il nucleare:
entro tre anni il governo di Pechino punta ad aprire otto nuove centrali per un
totale di 16 reattori. Se oggi il nucleare soddisfa appena l´un per cento del
fabbisogno energetico cinese, l´obiettivo è di portarlo rapidamente al 5%. Il
carbone resterà per un bel po´ di tempo la materia prima più usata per produrre
elettricità in Cina, e i danni di questa dipendenza
non riguardano solo l´ambiente: le stesse statistiche ufficiali del governo
cinese rivelano che tra le vittime degli incidenti sul lavoro e quelli delle
malattie respiratorie l´anno scorso quasi centomila minatori sono morti per
estrarre il carbone. Tuttavia anche in questo settore il New Deal ambientalista
cerca di imprimere il segno del cambiamento. Il ministero dell´Energia di
Pechino accelera la chiusura progressiva di molte centrali a carbone, prendendo
di mira gli impianti più piccoli, vecchi e inquinanti. Complessivamente le
centrali termoelettriche a carbone destinate alla chiusura rappresentano una
potenza di 13 gigawatt quest´anno, 10 gigawatt nel 2010 e 8 gigawatt nel 2011.
Verranno sostituite con altre centrali a carbone di nuova generazione, più
grosse e meno inquinanti, per un totale di capacità pari a 50 gigawatt. La
progressiva chiusura di vecchi impianti ha già fatto scendere i consumi medi
dai
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 54 - Sport L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" I
debiti affogano la Liga "In rosso di tre miliardi" Da Valencia a
Bilbao il crac del calcio spagnolo ENRICO SISTI ROMA Il campionato dei campioni
d´Europa, la Liga, sta peggio degli altri. Molto peggio. Sta talmente male che
da quando è iniziata la stagione sui giornali spagnoli, con toni variabili,
non si fa che leggere: «Sarà un miracolo se anche i club più blasonati
riusciranno a passare indenni». Da cosa? Dalla tempesta perfetta: una
"récesion" conclamata, passivi da bancarotta e stime, rese note dal
governo Zapatero nei giorni scorsi, che mettono le squadra di A e B con le
spalle al muro: 627 mln di debiti col fisco e 4,9 mln con la previdenza
sociale: «Ma se sommiamo tutti i debitori, non soltanto lo Stato, il
"rosso" del calcio - spiega Francisco Gonzalez del Partito Popolare,
la cui interrogazione parlamentare ha costretto la maggioranza ad un´indagine
più approfondita - potrebbe assumere dimensioni epiche, di non ritorno». Altro
che Aragones e "liga de las estrellas". Qui c´è da temere per il
posto di lavoro: «Il problema è che la percezione dell´opinione pubblica è
sempre la stessa: il calcio è un mondo di privilegiati». Ma ormai la realtà è
ben diversa: molti giocatori della Liga, di primo e secondo piano, non
discutono più i loro contratti. Il minimo salariale è spesso la conditio sine
qua non delle trattative: 66 mila euro per la Liga, 42 mila per la Segunda. E
nonostante questo molte società hanno difficoltà a pagare gli stipendi. Il
Valencia deve ai suoi "professionisti" 16 mln, aveva promesso di
pagare entro il 1 febbraio ma nessuno ha ancora visto niente. Già nella passata
stagione si erano registrate 233 denunce per mancati pagamenti di 22 club (un
totale di 38,4 mln,
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
54 - Sport La curiosità L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" ROMA -
Un anno al Tianjin Teda (il club della città che una volta si chiamava
Tientsin, 10 mln di abitanti, gemellata con Milano) per 40 mila dollari. Domani
la presentazione del primo calciatore italiano del campionato cinese: Damiano
Tommasi. Nel
2003 la squadra fu allenata da Giuseppe Materazzi: «Sarà - dice Damiano - un
ulteriore arricchimento professionale e umano». Dopo Levante e Queens Park
Rangers, per Tommasi, che fino a mercoledì si è allenato a Trigoria, c´è la Cina. Dove hanno già pronto il soprannome per lui:
"chunjiede xinglin". Anima candida.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 6 autore: I PACCHETTI FISCALI Fmi: dai piani
un impatto dell'1,3% sul Pil WASHINGTON I pacchetti di stimolo fiscale nei
Paesi del G-20 potrebbero avere un impatto sulla crescita dell'1,4% quest'anno,
nella migliore delle ipotesi. Lo afferma il Fondo monetario internazionale,
valutando proprio questi interventi «fondamentali » per rivitalizzare
l'economia. «I Paesi del G-20 hanno adottato o intendono adottare misure che
potrebbero essere equivalenti allo 0,5% del Pil nel 2008, all'1,4% nel 2009 e
all'1,3% nel 2010», spiega il Fondo, evidenziando comunque che per il 2010
molti Paesi non hanno ancora annunciato pacchetti fiscali e quindi le attuali
stime sono provvisorie. «Circa la metà dei Paesi del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 20 autore: Fast fashion Pinko ristruttura il
retail e debutta nelle calzature Siglato un accordo di licenza con la
marchigiana Zeis Excelsa di Marika Gervasio U na licenza, la seconda dopo
quella siglata con Altana per la linea bambina, che segna l'ingresso nel mondo
delle calzature: il marchio Pinko, in barba alla crisi, ha siglato un accordo
quinquennale per la creazione e la distribuzione di Pinko Shoes con l'azienda
calzaturiera marchigiana Zeis Excelsa, che da sessant'anni produce scarpe sia
con marchi propri (tra cui Docksteps, Sonora, Cult,Virtus e Lofu) sia in
licenza (come Merrell, Harley Davidson, Sabelt e Bikkembergs). «Ci sono diversi
modi per affrontare una crisi – afferma Pietro Negra, fondatore e presidente di
Cris Conf, l'azienda di Fidenza proprietaria del marchio Pinko –: io ho scelto
di aggredirla. E l'accordo con Zeis si inserisce in questa strategia assieme
all'incremento del budget per la comunicazione con una quota del 5% sul
fatturato, al potenziamento del prodotto. Per questo motivo abbiamo una
struttura potentissima che si occupa della parte creativa, dello stile, e 35
persone dedicate a sviluppare modelli e prototipi che per noi sono
fondamentali». Tra i piani dell'azienda – 200 dipendenti ai quali si aggiungono
i 220 dei negozi – c'è anche lo sviluppo all'estero. «La nostra quota di
esportazioni sul fatturato, che nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 32 autore: Coloniali. Le previsioni per
la campagna 2009-10 parlano di un deficit d'offerta Caffè, molti fattori
frenano i ribassi Dal 1Ú ottobre, inizio formale della campagna 20082009, le
quotazioni del caffè arabica alla Borsa di New York si sono gradualmente
allontanate dai 129,10 cents per libbra della prima chiusura stagionale,
perdendo nel complesso poco più del 9%. Una flessione ancora più consistente ha
interessato il contratto per scadenza marzo del caffè robusta negoziato al
Liffe di Londra: il nuovo future, per lotti da 10 tonnellate, ha ceduto il 20%,
attestandosi ieri a quota 1.649 dollari per tonnellata. La discesa, in entrambi
i casi, merita almeno due considerazioni di matrice "rialzista". La
prima riguarda tutte le materie prime, che in media sono calate nel medesimo
periodo ben più rapidamente: l'indice Crb, basato su 19 futures americani,
caffè compreso, dal 1Ú ottobre ha lasciato sul terreno il 36 per cento. La
seconda riflessione tocca le previsioni per i mesi a venire, che potrebbero
assistere a qualche solido movimento dei prezzi verso l'alto. Un recente
sondaggio dell'agenzia Reuters ha pronosticato rincari del 20% entro fine anno
per il caffè arabica e del 18% per il contratto sul robusta. La giustificazione
è nel bilancio domanda/ offerta: i consumi, nonostante la crisi dell'economia
mondiale, sembrano destinati a salire del 2%, a 130,5 milioni di sacchi da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 32 autore: Preziosi Massimo semestrale per l'oro
a Londra La vivace domanda degli investitori privati sta riportando in alto le
quotazioni dell'oro e quelle degli altri metalli preziosi. Il fixing a Londra
ha visto l'oro al massimo semestrale di 920 $/ oncia e l'argento a 12,80 $,
record degli ultimi 4 mesi. Quota mille per l'oro è ritenuta vicina da Goldman
Sachs, che la prevede entro tre mesi, e anche da Ubs, secondo cui sarà a mille
dollari addirittura la media dell'anno. L'euforia nasce dalla crisi finanziaria
mondiale e dal successo degli Etf, strumenti che si scambiano come azionie
replicano i prezzi del metallo. Spdr Gold Trust, il più importante Etf
aurifero, ha già accantonato il record di 859,49 tonnellate, mentre iShares
Silver, il maggior Etf sull'argento, ha in deposito un quantitativo da primato,
7.530,20 tonn. A livello minerario, la Cina lo scorso
anno si è confermata numero uno mondiale con 282 tonnellate, ma i movimenti più
vistosi si stanno verificando in Russia, che nel
( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-02-2009
rapporto 2008 Al regime della Corea del Nord il «record» delle persecuzioni DI
LORENZO FAZZINI D avid Abdulwahab Mohamed Ali era un musulmano come tanti in
Somalia, ma dopo essersi stabilito in Yemen, a causa delle difficile situazione
politica del proprio Paese, incontrò alcuni cristiani e decise di diventarlo anche
lui. Rientrato in patria, lo scorso 22 aprile alcuni suoi cugini portarono da
lui certi membri del gruppo islamico integralista Al-Shabab (i Giovani):
chiesero a David se era ancora musulmano e, alla sua risposta negativa ( «sono
un seguace del Messia»), gli spararono. Yasmina (il nome è di fantasia, ma la
vicenda reale) era una ragazza musulmana, figlia di un funzionario della
polizia religiosa islamica in Arabia Saudita. Dopo aver conosciuto il
cristianesimo su Internet frequentando alcune chat di cristiani evangelici, ad
agosto è stata bruciata viva dal padre che era venuto a conoscenza della sua
conversione. Julet Yousef, una donna cristiana irachena, ha trascorso 3 mesi
nella mani di sequestratori islamisti, che l'hanno costretta a convertirsi alla
religione coranica per ottenere la libertà: Julet è poi fuggita in Siria e ora
abita in Libano. Storie di "ordinaria" persecuzione in diversi
contesti: non è solo l'islam radicale a rendere difficile
la vita dei cristiani, ma anche i Paesi a guida comunista come Corea del Nord, Cina e Vietnam o segnati dall'induismo estremista come l'India. Va
alla Corea del Nord il titolo di Stato più "anti-cristiano" secondo
Vietnam. Un'Ong stila la Galleria della vergogna dei 10 Paesi in cui si sono
registrati atti anti-religiosi. Oltre a Pyongyang ci sono: Iraq, Arabia,
Somalia, India, Cina, Pakistan, Iran, Eritrea e
Vietnam
( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-02-2009
British Council «cacciato» dall'Iran DA TEHERAN I l British Council getta la
spugna e lascia l'Iran. Secondo quanto denunciato dal suo direttore, Martin
Davidson, l'istituto di cultura nazionale britannico ha sospeso tutte le sue
attività nella Repubblica islamica lo scorso 31 dicembre dopo che i suoi
addetti hanno ricevuto intimidazioni dalle autorità di Teheran. La Gran
Bretagna ha rapporti molto tesi con l'Iran, in quanto membro del cosiddetto
«5+1» (con Usa, Russia, Francia, Cina e Germania) che preme perché
Teheran rinunci al suo programma nucleare civile che l'Occidente sostiene
nasconda l'ambizione di dotarsi di armi atomiche. Come si legge sul sito on
line della Bbc, il British Council non ha personale britannico in Iran da due
anni, da quando sono stati negati loro i visti. Ma alla fine dell'anno i
16 dipendenti locali, che costituivano l'unico personale rimasto in attività,
si sono arresi dopo essere stati convocati in dicembre nell'ufficio del presidente
Mahmud Ahmadinejad, dove è stato intimato loro di dimettersi. Poco prima a due
dipendenti iraniani del British Council, ha detto Davidson, erano stati
sequestrati i passaporti e non hanno potuto lasciare il Paese per partecipare a
una riunione. Davidson ha detto che «si è trattato di un atto assolutamente
deliberato che ha di fatto reso per noi impossibile continuare a operare lì»,
in Iran. «Queste azioni da parte delle autorità iraniane sono inaccettabili »,
ha aggiunto Davidson, ma sono «sono chiaramente concepite per mettere il nostro
personale sotto pressione con il chiaro intento di fermare la nostra attività
culturale ed educativa nel Paese». Lo scorso anno, dice l'istituto, circa
13.000 iraniani hanno preso parte ai suoi programmi culturali e ai corsi di
lingua inglese. Sulla vicenda ha preso la parola il ministro degli Esteri
britannico David Miliband che ha definito «inaccettabile » che il British
Council sia stato costretto a sospendere le sue attività. In un intervento in
Parlamento, il capo della diplomazia di Londra ha rivolto un appello al governo
di Teheran perché permetta la ripresa delle attività del British Council, «il
popolo iraniano non vuole essere isolato dal mondo». Miliband ha detto che il
lavoro dell'istituto di cultura è «completamente apolitico, ed è dedicato al
miglioramento dei rapporti fra i nostri due Paesi promuovendo la conoscenza e
il rispetto reciproci». Già nel dicembre del 2007 il British Council era
entrato nelle mire di un governo straniero. Allora fu Mosca a ordinare la
chiusura di due uffici dell'ente culturale britannico adducendo come
motivazione il fatto che le sedi erano state aperte in violazione della legge
incluso il mancato versamento di tasse. In realtà, come ammise l'allora
ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, la chiusura era una ritorsione
legata alla vicenda della spia russa A- lexander Litvinenko, critico di Putin,
assassinato a Londra nel novembre del 2006. Nell'ottobre del 2008 un tribunale
di Mosca ha rigettato le accuse di violazioni fiscali addebitate al British
Council. ( E.A.) Il direttore denuncia intimidazioni da Ahmadinejad e lascia
Teheran. Il ministro Miliband: «Inaccettabile»
( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina
SPETTACOLI 06-02-2009 Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina DI PIERACHILLE DOLFINI I l Festival pianistico internazionale
Arturo Benedetti Michelangeli fa Rotta ad Oriente. La rassegna ha scelto di
esplorare la Cina. E di farlo in compagnia di Bach. Strana accoppiata, verrebbe da
pensare. Invece il musicista tedesco ha trovato in Estremo Oriente estimatori,
interpreti raffinati e compositori che ne hanno ripercorso le orme. È il caso
del pianista del momento Lang Lang (trionfatore con Mendelssohn l'altra sera
alla Scala al fianco del Gewandhaus di Lipsia diretto da Riccardo Chailly), ma
anche del compositore Tan Dun che, sul modello di Bach ha scritto una Water
Passion tratta dal Vangelo di Matteo. I due saranno le punte di diamante
dell'edizione 2009, la 49esima del Festival in cartellone dal 26 aprile al 13
giugno a Brescia e Bergamo, ma che pensa già a un'appendice autunnale a
Pechino. Se Lang Lang sarà protagonista di un recital a Brescia il 3 maggio,
serata durante la quale gli sarà conferito anche il premio Michelangeli, le
partiture di Tan Dun che sarà anche sul podio per i suoi Paper concerto e The
map saranno al centro di diversi appuntamenti. Arriveranno in Italia la
Broadcasting chinese orchestra (la formazione che suona su antichi strumenti
popolari inaugurerà la rassegna), l'Orchestra sinfonica di Pechino e la Hong
Khong sinfonietta, ma anche artisti come la nuova promessa del pianoforte, il
21enne Yuja Wang. L'altro pilastro del festival, Bach, sarà affidato a pianisti
come Ramin Barhami impegnato nell'Arte della fuga, Andras Schiff che si
cimenterà con le Suite francesi, Alexander Lonquich che sul leggio metterà le
Variazioni Goldberg e Angela Hewitt che si confronterà con Il clavicembalo ben
temperato. «Da quest'anno inizieremo l'integrale delle opere per tastiera di
Bach che proporremo non al clavicembalo, ma al pianoforte » ha detto il
direttore artistico del festival Pier Carlo Orizio che è riuscito ad avere
l'Orchestre nationale de France (il 28 aprile a Brescia e il
( da "Finanza e Mercati" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Ma quale gas? Il
vento soffia più forte da Finanza&Mercati del 07-02-2009 Dalle coste
dell'Inghilterra alle colline della Germania, dai prati irlandesi fino
all'entroterra spagnolo: il vento in Europa soffia con forza e alimenta
un'industria eolica in continua espansione. Nel 2008, nel Vecchio Continente quella
legata al vento è stata la tecnologia per generare elettricità cresciuta più di
tutte le altre secondo i dati dell'Ewea, l'associazione europea per l'energia
eolica: il 43% della nuova capacità di produzione di elettricità, circa due
gigawatt, è venuta dal vento, rispetto a un 35% ottenuto dal gas, un 13% dal
petrolio, un 4% dal carbone e un 2% dall'idroelettrico. Secondo Christian
Kjaer, amministratore delegato di Ewea, «i dati mostrano che l'energia eolica è
l'indiscussa scelta numero uno negli sforzi europei per andare verso una
potenza pulita, rinnovabile e prodotta localmente». In ogni giorno lavorativo
l'anno scorso sono state installate in media in Europa 20 nuove turbine e la
nuova capacità di produzione di energia eolica, costata circa 11 miliardi di
euro, dovrebbe essere di 142 terawatt per ora di elettricità, cioè il 4,2% del
fabbisogno europeo, eliminando circa 100 milioni di tonnellate di Co2 all'anno;
come togliere dalle strade più di 50 milioni di automobili. Un totale di 64.949
megawatt di energia eolica è stata prodotta l'anno scorso, il 15% in più
rispetto al 2007. «L'energia eolica è un esempio di investimento intelligente
che permette ai soldi dei cittadini europei di girare all'interno delle loro
economie piuttosto che di trasferirli a una manciata di Stati esportatori di
petrolio - commenta Kjaer - Investire in eolico significa supportare la
leadership tecnologica, la protezione dell'ambiente, l'indipendenza energetica,
le opportunità di commercio e anche il lavoro». Alla fine del 2007 nel settore
sono stati impiegati più di 160 mila lavoratori, 108 mila direttamente e il
resto nell'indotto, e l'industria eolica ha creato in media 33 posti di lavoro
al giorno negli ultimi cinque anni, per un totale di 60.000 nuovi impieghi.
Secondo lo studio «Wind at work» di Ewea, dei posti di lavoro creati il 75%
vengono dai tre Paesi pionieri: la Danimarca, la Germania e la Spagna, ma altri
Stati, come la Francia, il Regno Unito e anche l'Italia, stanno avanzando
rapidamente. I posti di lavoro entro il 2020 dovrebbero più che raddoppiare,
arrivando a quota 325.000 impiegati. All'incremento dell'occupazione dovrebbe
corrispondere una potenza installata di 180 gigawatt nel 2020 e di 300 gigawatt
nel 2030, grazie anche a un aumento degli impianti off-shore. A contendersi il
primato europeo di produzione eolica sono la Germania e la Spagna: la prima nel
( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Economia
Toyota affonda, perdite triplicate S&P e Moody´s la retrocedono Crolla la
domanda, gli incentivi non risollevano le vendite Addio alla "tripla
A". Mercato colpito dal calo del potere d´acquisto FEDERICO RAMPINI Nello
stesso giorno in cui il governo italiano vara gli incentivi per l´auto crolla
il bilancio della Toyota: un buco improvviso di 3 miliardi di euro affonda la
casa automobilistica fin qui più solida e competitiva del mondo. La coincidenza
non è di buon auspicio. Gli eco-incentivi faranno ripartire un mercato
agonizzante, o sono risorse sprecate? Per rispondere è essenziale capire la
natura di questa crisi, ben diversa da altri cicli congiunturali che l´automobile
ha conosciuto in passato. In questa fase la causa dominante del disastro
dell´automobile, in tutto il mondo, è la caduta della domanda dei consumatori.
Se non si dà potere d´acquisto alle famiglie, intervenire dal lato dell´offerta
(come si fa con gli incentivi all´auto che di fatto riducono i prezzi) è una
ricetta inadeguata. Non si salva neppure chi produce le auto migliori del
mondo: le Toyota lo sono, almeno secondo il verdetto dei consumatori, visto che
dall´anno scorso il colosso giapponese ha conquistato la leadership mondiale
delle vendite superando la General Motors. Toyota è stata la casa più
lungimirante nell´anticipare gli effetti della crisi energetica, mise sul
mercato la sua Prius ibrida (motore misto a elettricità e benzina) più di dieci
anni fa. Ha costruito un predominio sull´affidabilità, i prezzi, il controllo
dei costi. Eppure Toyota è nell´occhio del ciclone. Due mesi dopo aver
annunciato il primo bilancio in rosso nella sua storia, ieri ha nuovamente
sorpreso i mercati con l´improvvisa rivelazione che le perdite sono il triplo
del previsto (450 miliardi di yen). Ha subìto l´onta di un downgrading della
sua solvibilità finanziaria, perdendo il voto Aaa presso Standard & Poor´s
e Moodys. Quando un leader globale come Toyota vede precipitare del 31% in un
mese le vendite in America, del 24% in Europa e del 14% in Giappone, non c´è
politica di aiuti di Stato né di incentivi che possa aiutarlo. All´estremità
opposta del mercato, chi non ha saputo innovare né ha la stessa reputazione di
qualità della Toyota, ha provato a spingere fino in fondo la logica degli
incentivi. «Compra due auto al prezzo di una», è la trovata di alcuni disperati
concessionari Chrysler negli Stati Uniti. Ha conquistato qualche titolo sui
giornali, ma l´effetto sulle vendite è stato nullo. A gennaio il bollettino
delle immatricolazioni sul territorio Usa è stato catastrofico: meno 49%
General Motors, meno 40% Ford, meno 55% Chrysler. La causa fondamentale è nei
dati usciti ieri sul mercato del lavoro. L´America sta distruggendo 600.000
posti di lavoro al mese. Una simile ecatombe riduce il reddito delle famiglie,
e accentua l´atmosfera di insicurezza generale. Dare sussidi alle case
automobilistiche - come pure il Congresso di Washington s´intestardisce a fare
- può tappare buchi nei bilanci per qualche semestre, ma l´effetto sulle
vendite è inesistente. Ridurre i prezzi, per volontà propria dei produttori o
grazie agli eco-incentivi per la rottamazione, non aggredisce la causa. La
maggioranza dei consumatori non ha la scelta. Deve tenersi l´auto che ha, e
rinviare ogni acquisto, finché non ha certezze che il suo reddito torna a
salire. La controprova: gli unici due mercati al mondo che hanno continuato a
registrare un aumento nelle vendite di autovetture sono la Cina e l´India. Non a caso, due nazioni dove la crisi ha rallentato
la crescita ma non al punto da generare una recessione. L´aumento del Pil e dei
redditi si è ridotto ma ha ancora il segno positivo nei due giganti asiatici.
Inoltre Cina e India non sono mercati di sostituzione bensì hanno un vasto
ceto medio che si avvicina alla "prima motorizzazione",
l´acquisto della prima vettura familiare. La chiave, dunque, è sempre dal lato
della domanda. E´ grazie alla domanda che la Cina ha
superato gli Stati Uniti diventando il primo mercato mondiale dell´automobile
(10,7 milioni di vendite cinesi su base annua, contro 9,8 milioni in America).
Naturalmente tutti quei governi che intervengono ad aiutare l´industria
dell´auto lo fanno in nome di un´emergenza sociale. Ed è pur vero che in
confronto ai costi delle crisi bancarie i due miliardi di euro che Roma stanza
per gli eco-incentivi alla rottamazione sono poca cosa. Il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia ha ricordato che se si include tutto l´indotto
la crisi dell´auto minaccia 300.000 posti di lavoro. Ma la politica degli
incentivi ha effetti perversi che sono stati messi a fuoco con precisione
dall´economista Paolo Manasse (sul sito www. lavoce. info). Poiché il reddito
spendibile delle famiglie italiane ristagna o è in calo, l´effetto degli
incentivi è spostare la domanda dei consumatori a favore dell´auto, ma
penalizzando altri beni. Per ogni 100 euro di maggior spesa per un´auto di
piccola-media cilindrata, se ne spendono tra i 25 e i
( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Esteri Più
concentrate o più creative, le nostre facoltà dipendono anche dalle tonalità di
cui ci circondiamo L´ultimo studio, dopo Aristotele, Newton e Goethe, arriva
dalla British Columbia. E dal marketing Rosso o blu, così reagisce la mente
Pubblicata su Science, la ricerca ha utilizzato anche gli spot pubblicitari
ELENA DUSI La bottega di un orologiaio dovrebbe avere pareti rosse. Per
scrivere un nuovo romanzo occorre iniziare dipingendo la stanza di blu. Il
colore che ci avvolge riesce infatti a cambiare il modo in cui il cervello
funziona. Come in un gioco di specchi, un ambiente color cielo senza nubi
predispone la mente a creatività, pensiero positivo, ricerca della novità. Il
rosso favorisce invece l´attenzione: un pericolo è forse incombente. Meglio concentrare
le risorse del cervello per cogliere ogni dettaglio ed evitare distrazioni. Più
accurate o più creative, le nostre facoltà dipendono anche dalle tonalità che
ci circondano. L´ultimo studio su mente e colori ci arriva da una studiosa di
marketing, la professoressa dell´università canadese della British Columbia
Juliet Zhu. I suoi esperimenti sul rosso e sul blu si concentrano sulle
capacità di concentrazione e di inventiva di un gruppo di studenti. Le
misurazioni sono state condotte attraverso dei test su computer. Ma l´articolo
appena pubblicato su Science è solo l´appendice di un fenomeno naturale che ha
intrigato giganti come Aristotele, Newton, Schopenhauer e Goethe. Lom scrittore
tedesco, che era anche pittore, nella sua Teoria dei colori se la prese molto
con Newton che aveva ridotto la luce in tutte le sue vesti a un fenomeno
fisico, smontabile e ricomponibile con un semplice prisma. "Il suo errore
- scrisse Goethe riferendosi al rivale - è stato quello di fidarsi della
matematica anziché delle sensazioni degli occhi". Dall´800 a oggi lo
spettro dei colori è finito nel prisma di molti esperimenti scientifici. Nel
2007 una ricercatrice dell´università di Newcastle pubblicò su Current Biology
che il blu è in assoluto il colore preferito dal genere umano, ma le donne
preferiscono una tonalità tendente verso il rosa. Nell´ateneo di Durham
contarono le vittorie degli atleti impegnati nei match di pugilato, tae kwon do
e lotta greco romana delle Olimpiadi di Atene. Chi indossava la maglietta rossa
era riuscito a sconfiggere l´avversario vestito di blu nel 60% degli incontri:
percentuale troppo alta per essere casuale, conclusero i due antropologi
inglesi autori dello studio apparso su Nature nel 2005. Inevitabile che si
arrivasse a toccare il tema dell´attrazione sessuale. Infatti Andrew Elliot
dell´università di Rochester misurò il colore che più è in grado di favorire
l´eccitazione negli uomini. Senza troppe sorprese, a ottobre del 2008 scrisse
sul Journal of Personality and Social Psychology che le donne più attraenti
sono quelle vestite di rosso. E che gli uomini sono del tutto inconsapevoli di
essere guidati nelle loro scelte dalla tonalità di un vestito. Che i colori
abbiano un potere di condizionamento subliminale è anche la tesi di Juliet Zhu,
che non a caso fra i test da sottoporre ai suoi volontari ha inserito una serie
di messaggi pubblicitari. Lo spot sul dentifricio capace di prevenire la carie
(che permette cioè di sfuggire un rischio) si è rivelato più efficace con uno
sfondo rosso. Se invece la promessa era quella di ottenere denti più bianchi
(previsione di un´azione positiva) i volontari lo trovavano più convincente con
il contorno blu. Gli altri test che hanno coinvolto gli oltre 600 volontari
(quasi tutti studenti della stessa British Columbia) prevedevano per esempio la
correzione di alcune bozze o la memorizzazione di una lista di parole. In
questo caso, lo sfondo rosso del computer si è rivelato in grado di migliorare
il punteggio degli studenti del 31%. Quando si trattava invece di escogitare
tutti i possibili usi di un mattone simile al Lego, o di progettare un nuovo
giocattolo partendo da un gruppo di forme geometriche, gli studenti con gli
occhi nel blu hanno raggiunto performance migliori. «Certo
- ha ammesso alla fine la Zhu - non tutti i popoli associano il rosso al
pericolo. In Cina, che è il paese da cui vengo, è legato all´idea della gioia. Ed
è probabile che i risultati dell´esperimento possano risultare molto diversi da
luogo a luogo».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-07 - pag: 34 autore: Fibre. Gli agricoltori
si orientano verso coltivazioni più remunerative Cotone, raccolto previsto in
calo Luca Davi Gli analisti del comparto sono convinti: il calo dei consumi di
cotone su scala globale è destinato a continuare. Ea certificarlo saranno anche
i dati del Dipartimento americano dell'agricoltura (Usda), che verranno diffusi
la prossima settimana. Flessioni contenute, sia chiaro, ma comunque presenti.
«Non mi aspetto nessun grosso scossone – avverte Jobe Moss, analista per la
casa di brokeraggio statunitense Mcm, intervistato da Reuters – ma comunque mi
attendo che il consumo mondiale arretri ulteriormente». Nel report emesso in
gennaio, l'Usda ha tagliato le previsioni per il consumo mondiale di cotone nel
2008-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-07 - pag: 34 autore: Metalli non ferrosi.
L'offerta non scende abbastanza - Stock Lme vicini a 2,87 milioni di tonnellate
Le scorte schiacciano l'alluminio Riaffiora l'idea di un nuovo Memorandum of
understanding Roberto Capezzuoli Negli ultimi mesi i tagli all'attività delle
fonderie di alluminio hanno raggiunto i 5,5 milioni di tonn., quasi il 14%
della capacità complessiva. L'impatto sulle quotazioni del London Metal
Exchange (Lme) è stato però modesto: il prezzo settlement ha toccato il 23
gennaio 1.290 $/tonn., minimo degli ultimi sei anni, e solo in seguito si è
visto un graduale rialzo, fino ai 1.422 $ di ieri. Il record storico del luglio
scorso ( 3.291,50 $) è lontano e i valori attuali sono del 45% inferiori a
quelli di un anno prima. La sensazione degli addetti ai lavori è che occorrano
cure più drastiche, perché i consumi, specialmente nell'auto e
nell'edilizia,calano più rapidamente dell'offerta. Ad amplificare la situazione
c'è l'abnorme quantità di alluminio giacente nei magazzini Lme: quasi 2,87
milioni di tonn., un volume mai visto, che rischia di obbligare i magazzini a
custodire l'alluminio all'aperto, per evitare che non resti spazio agli altri
metalli. Qualche operatore non esclude che le scorte salgano entro l'anno fino
a 4 milioni di tonn., perché il deposito può favorire la concessione di crediti
e perché una parte dei costi è "pagata" dal contango (il prezzo per
consegna differita infatti è più alto di quello cash). La situazione ha
accelerato l'annuncio di nuove riduzioni dell'attività. In
precedenza la Cina aveva diminuito l'output del 20%, tagliando 2,5 milioni di
tonnellate annue,l'americana Alcoa nelle scorse settimane aveva ridotto la
produzione di 750mila tonn., seguita da vicino da tutti i big dell'alluminio.
Negli ultimi due giorni la statunitense Century ha ipotizzato la chiusura di
Ravenswood, fonderia da 170mila tonnellate annue, e la norvegese Norsk
Hydro si è detta pronta a sospendere del tutto l'impianto tedesco di Neuss,
capace di 230mila tonn. ma gravato da alti costi dell'energia. La mossa più
incisiva peròè stata annunciata da Rusal, il numero uno russo, feudo di Oleg
Deripaska, che ne controlla il 56,76%. Deripaska ha appena sostenuto che «non è
più il caso di sperare, è meglio prepararsi al peggio». Da aprile il gruppo
ridurrà del 5% la forza lavoro (oggi a 90mila unità, in 19 Paesi), dell'11% la
produzione di alluminio e del 30% quella dell'intermedio allumina (sarà
sacrificata anche l'italiana Eurallumina,che produce oltre un milione di
tonnellate annue). «C'è una forte eccedenza – dice Deripaska – che porterà a
scenari del tutto nuovi, destinati a confermarsi per i prossimi 7-10 anni».
L'ipotesi di tagli definiti da un Memorandum of Understanding, come quello
deciso nel '94 dai grandi Paesi produttori (Usa, Canada, Norvegia, Ue,Australia
e Russia,responsabile quest'ultima delle eccedenze a causa del tracollo dei
consumi della sua industria bellica) non sembra percorribile: ogni accordo oggi
dovrebbe infatti passare al vaglio della Cina edella
Wto.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
CASA E CASE data: 2009-02-07 - pag: 22 autore: Statistiche. I prezzi crollano
del 19% in tre mesi e le compravendite ripartono Hong Kong, torna il lusso ma
solo di seconda mano Enrico Bronzo Le vendite di case di lusso di Hong Kong a
gennaio hanno toccato il record di crescita degli ultimi sei mesi, con 144
operazioni concluse. Secondo il gruppo immobiliare Centaline è possibile che i
prezzi si stiano stabilizzando. Il valore delle offerte per le abitazioni di
valore superiore al milione di euro è in aumento del 9% rispetto al mese
precedente, per un controvalore pari a 2,7 miliardi di dollari di Hong Kong,
270 milioni di euro al cambio attuale. Il tutto favorito dal calo dei prezzi
per le case di lusso del 19% nel quarto trimestre del 2008. Gli acquirenti provengono da Cina ( 60%),
Australia, Europa e Stati Uniti. In forte calo, invece, le vendite di nuove
costruzioni di lusso, diminuite del 50% rispetto a gennaio. La crisi del
mercato immobiliare si sente in Asia ma ancor di più negli Stati Uniti, dove
rischia di essere più lunga del previsto, con i prezzi delle abitazioni che
potrebbero scendere ancora per tutto il 2010, come sostenuto giovedì
scorso dal Fondo monetario internazionale. Una previsione utile per gli
investimenti, o i disinvestimenti, in particolare negli Usa e in Gran Bretagna.
Oltreoceano, secondo i dati del dipartimento del Commercio a dicembre il prezzo
mediano ( metà vendite avvengono sopra e metà sopra) delle abitazioni è sceso
del 9,6% a 206.500 dollari dai 227.700 dollari del dicembre 2007. Il prezzo
medio è invece calato del 13,2% a 246.900 dollari dai 284.400 di un anno fa.
Come noto nel Regno Unito la Banca d'Inghilterra giovedì scorso ha tagliato il
tasso principale di mezzo punto all' 1%, il minimo assoluto storico dal 1694.
Secondo Nationwide building society a gennaio si registra l'ennesimo calo
record dei prezzi delle case, con i valori scesi al-16,6% su base annua dopo il
-15,9% di dicembre. Si tratta della contrazione più sensibile dal 1991, da
quando cioè sono disponibili dati comparabili. In linea con la banca
specializzata Halifax che segnala un -17,2% su base annua, nonostante un +1,9%
mensile. Intanto, in Italia diminuisce il ricorso al credito: per il Crif, il
Centro rischi finanziaria, a dicembre la flessione rispetto a 12 mesi fa è
stata del 12% a parità di giorni lavorativi. Si tratta del livello più basso
dell'intero anno. enrico.bronzo@ilsole24ore.com
( da "Avvenire" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina
SOCIETÀ 07-02-2009
STRATEGIA E SICUREZZA I guadagni dell'export e del petrolio sono spesso
investiti in tecnologia bellica. Il Venezuela «compra» in
Russia e in Cina. La Colombia ha aumentato del 13,5% il budget per la difesa In
Sudamerica è corsa al riarmo In cinque anni le spese militari sono cresciute
del 91 per cento DA LIMA MICHELA CORICELLI H anno comprato caccia da
combattimento, nuovi elicotteri, fucili, jeep e carri armati. In cinque
anni, i Paesi dell'A- merica latina hanno speso quasi il doppio in armi ed
equipaggiamento militare. A livello mondiale, è ancora la regione che investe
di meno nel settore della difesa: i costi militari oscillano intorno all'1,3%
del Pil latinoamericano. Ma il trend sta cambiando. La spesa destinata alle
armi è schizzata dai 24,7 miliardi del 2003 ai 47,2 del 2008: +91%. I dati sono
dell'Istituto internazionale di studi strategici di Londra (Iiss). Che cosa ha
spinto una regione in cui quasi il 50% della popolazione vive in povertà ad
investire milioni di dollari negli arsenali? I governi sudamericani assicurano
che le forze armate vanno modernizzate, che il materiale è obsoleto e che la
tecnologia è sorpassata. Ma la stampa locale ha denunciato più volte una «corsa
al riarmo» a livello regionale. L'Iiss non ci crede: secondo gli analisti, in
A- merica latina non esiste una "carrera armamentistica", non c'è una
corsa al riarmo. Buona parte «dell'equipaggiamento militare attualmente in
servizio risale al 1950 e al 1960», sottolinea l'Iiss. Ma c'è chi teme che sia
solo la giustificazione ufficiale. Dietro potrebbero esserci anche le frizioni
sorte fra Paesi vicini o la preoccupazione per l'acquisto di armi da parte di
uno Stato confinante: una mossa che rischia di cambiare gli equilibri locali.
Negli ultimi cinque anni il Pil latinoamericano è cresciuto del 5%, soprattutto
grazie alle esportazioni delle materie prime. Con le casse più piene, numerosi
governi hanno deciso di migliorare il settore della difesa (nonostante le
gravissime carenze sociali in educazione, sanità o abitazione). Favorito dai
generosi rincari del petrolio, uno dei Paesi che ha speso di più in armi è
stato il Venezuela. Dopo l'embargo Usa, il governo di Hugo Chavez ha comprato
kalashnikov, aerei ed elicotteri in Russia, spendendo oltre 4 miliardi di
dollari. E gli acquisti non sono ancora finiti. Caracas potrebbe importare
nuovi armamenti dalla Russia e dalla Cina. Anche
l'Istituto internazionale di studi strategici di Londra ammette che di fronte
agli acquisti venezuelani in particolare in Russia «altri Paesi della regione,
soprattutto quelli che hanno avuto gli inattesi ricavi delle esportazioni di
materie prime, hanno aumentato i loro budget militari e si sono lanciati in
diversi programmi di modernizzazione». Secondo il quotidiano El País, alla base
di tutto questo ci sono anche delle tensioni regionali. Venezuela e Colombia
negli ultimi anni hanno vissuto momenti di gelo politico-diplomatico. Anche
Bogotà nel
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Genova
Artigiani, la crisi arriva a primavera A marzo scadono le ultime commesse. E il
futuro è un´incognita Appello ai parlamentari: prima emergenza i ritardi nei
pagamenti WANDA VALLI C´è fiato ancora per poco. Fino a marzo, aprile al
massimo, quando scadranno le ultime commesse. Dopo, per le 4.300 aziende
artigiane della Liguria iscritte alla Cna, Confederazione nazionale
dell´artigianato, affrontare la crisi sarà molto, molto difficile. Lo segnala
un sondaggio su 200 imprese. Dice che già adesso il 61 per cento ha visto
diminuire gli ordini, il
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Genova
Battaglia in cielo con il campionato per aerei di carta La curiosità Gioco da ragazzi
in attesa di laurea: al "velodromo" delle Erbe tre categorie in gara
ERICA MANNA L´unica patente di guida che serve per il decollo è la qualifica di
studente universitario. Abilità richieste: inventiva, braccia forti e buona
mira. L´apparecchio: un semplice foglio di carta. Gli aeroplanini, infatti,
stanno per planare su Genova. Mercoledì prossimo, 11 febbraio, alle ore 14
presso il Palazzetto delle Erbe in piazzetta del Fico, si terrà il Red Bull
Paper Wings: il primo campionato mondiale di volo degli aeroplani di carta che
vedrà protagonisti gli universitari provenienti da ogni parte del globo. Questo
particolare passatempo arriva direttamente dall´antica Cina, dove i veivoli avevano la forma di piccoli aquiloni,
intrattenimento molto popolare. Ebbene, duemila anni dopo, da rituale da
studenti svogliati sui banchi di scuola, l´origami volante è diventato un vero
e proprio sport. La prima edizione dell´evento, nel 2005-
( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
«È un dovere civile
manifestare a difesa della Carta» «Sentiamo il dovere di una risposta popolare
di fronte alla ferita inferta dal Governo e dal Presidente del Consiglio ai
principi della Costituzione repubblicana - è l'appello che ha tra le prime
firme Barbara Pollastrini, Ignazio Marino, Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino,
Miriam Mafai, Fabio Fazio, Albertina Soliani, Sergio Staino, Luigi Manconi,
Stefano Draghi, Daria Colombo, Alessandra Kustermann, Roberto Vecchioni, Gianni
Cuperlo, Cini Boeri, Walter Tocci, Franca Chiaromonte,
Manuela Ghizzoni - È auspicabile che la reazione diffusa di queste ore trovi
sbocco nei prossimi giorni in un appuntamento nazionale a difesa della
Costituzione». Comunque la si pensi, prosegue l'appello «il dramma di Eluana e
dei suoi cari richiede sensibilità e confronto. La scelta del Consiglio
dei ministri e le parole del Premier umiliano per le argomentazioni offensive e
per il metodo autoritario. Il valore della vita si tutela solo nel rispetto dei
principi e delle regole della democrazia». L'appello
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Bari
L´iniziativa Taranto celebra il bomber Iacovone, scomparso nel ´78, con una
serata al Ramblas music club Cine-reading ricordando Iaco-gol
Diecimila persone, strette nel bavero dei cappotti e sotto la pioggia, la
mattina del 7 febbraio del 1978 si congedarono da Iaco-gol nello stadio
Salinella di Taranto. Presto sarebbe stato ribattezzato "Erasmo
Iacovone" in suo onore, omaggio al mitico attaccante del Taranto che la
notte del 6 febbraio morì in un incidente stradale. Il piccolo grande
eroe di Capracotta, trentuno anni dopo, resta simbolo del sogno e del riscatto
per una città spenta a forza di veleni. Di Iaco non ci si dimentica e stasera
alle 21,30 al Ramblas music club di via Regina Margherita a Taranto va in scena
un ricordo molto speciale. "Iaco", così semplicemente il titolo, è un
cine-reading liberamente tratto dalla storia di Erasmo Iacovone. Una lettura,
in buona sostanza, della sceneggiatura per un film su di lui, progetto in
realizzazione firmato da Mauro Caporale. Ad accompagnare la lettura di Massimo
Colaci saranno, oltre a immagini documentarie, le improvvisazioni al piano di
Ettore Carucci. "Iaco" racconta del carismatico anti-eroe di
Capracotta e della sua amicizia con Aldo, capo ultrà della Curva nord e operaio
dell´Italsider. Carichi della voglia di farcela, si rivelano in qualche maniera
fratelli. E quando Erasmo muore, allora Aldo decide di mirare a una promozione
in fabbrica frequentando la scuola serale. Perché è così che avrebbe faticato
il suo idolo, re dell´elevazione da terra e del mitico colpo di testa che
faceva esplodere lo stadio al grido di Iaco-gol, benedizione di qualche
stagione e, con la morte, per sempre. (a.g.)
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Cultura L´ultima
collezione di re Yves Tesori l´immagine Vanno all´asta a Parigi i capolavori
accumulati da Saint Laurent in una vita di spese inimmaginabili. Picasso,
Degas, Brancusi, Géricault. Ricordi di anni in cui lo stilista era il più
grande, il più imitato, il più ricco di tutti Prima della depressione e
dell´esilio nel suo regno dorato NATALIA ASPESI Si può vivere serenamente,
piacevolmente, in una dimora che è più solenne di un museo, più preziosa della
grotta di Ali Baba, più straripante del magazzino di un antiquario
sfrenatamente ingordo di tutto, più eccentrica di uno dei castelli di Ludwig di
Baviera, più opulenta dei palazzi dei grandi nobili di Francia? Si può ricevere
con garbato e mondano entusiasmo gli amici e le persone da stupire con la propria
raffinatezza e ricchezza, in un fastoso hotel particulier abitato, se non
infestato, più che da preziose invidiabili collezioni, da un accumulo
eterogeneo di rari capolavori scelti per disordinato innamoramento e illimitata
disponibilità finanziaria? Quando una residenza diventa fastosa al limite di
una ingordigia sinistra, finisce col perdere il senso domestico della casa,
diventa, in un certo senso, inabitabile per mancanza di errori, di disordine,
di dimenticanze, di distrazioni, di odori, persino di polvere. Se poi ognuno
dei mille capolavori che la popolano come intrusi ingombranti, è un pezzo
eccezionale, che appartiene al momento alto di una carriera d´autore, senza un
graffio o una incrinatura, sicuramente proveniente da vedove e eredi
dell´artista, da residenze imperiali, da celebri collezionisti capricciosi
(come il sarto belle-époque Jacques Doucet che buttò via il Settecento per
riempirsi di Decò di cui si liberò mettendo tutto all´asta nel 1977), chi mai
si muoverebbe con disinvoltura tra tanta fragilità rara e insostituibile? Ma
non era agli altri che pensavano Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, coppia nel
lavoro e nella vita, quando finalmente nel 1972, già famosi e già al culmine
del "monde" più aristocratico come del mondo dell´alta moda e del
mercato d´arte, con il successo planetario di un profumo, Opium, si ritrovarono
all´improvviso immensamente ricchi, in grado di esaudire ogni capriccio, di
fare finalmente della loro abitazione di rappresentanza il ritratto debordante
delle loro passioni, l´espressione al limite del morboso delle loro sensibilità
e dei loro eccessi. è per questo che non si riesce a immaginare nessun
temerario sbattersi con noncuranza su una delle due panchette leopardate anni
Venti, firmate Gustave Miklos, valutate tra i due e i tre milioni di euro, né
urtare, anche per sbaglio, una specie di grande incastro di legno dall´aspetto
primitivo africano, che rispondendo al titolo di Portrait de Madame L.R.,
risulta essere una preziosissima opera di Constantin Brancusi, valutata tra i
quindici e i venti milioni di euro. Soprattutto è impensabile che - tra quei
tavolini zeppi di tesori di stordente eclettismo, e le antiche statue romane, e
i cavalletti col nudo maschile dipinto da Géricault, e le colonne per sostenere
la testa di Giano in bronzo attribuita alla scuola del Primaticcio, e tutti
quegli ibridi anni Trenta adorati soprattutto dai raffinati arredatori homo,
come le poltrone pazze di Eilen Gray datate 1917, e le lampade a stelo firmate
da Eckart Muthesius, in quel fragile labirinto trasudante gusto, denaro e
malinconia - un bambino potesse correre allegramente senza fare danni
irreparabili. Accatastata con sapiente e implacabile grazia, di anno in anno,
fino a quando la possibilità di scialare sfrenatamente si ridimensionò, una
tale valanga di opere d´arte subì il destino dell´eccesso: che è quello di
elidere la meraviglia di ciascuna meraviglia, confondendo i sempre più rari
invitati di massimo rango, soprattutto mondano, e quindi adusi al
"Rothschild style" diffuso nelle case del "monde" parigino,
creando stanchezza, assuefazione, forse anche sgomento. Perché
nell´inimitabile, straordinaria palazzina del 55, Rue de Babylone, nel VII
arrondissement, affacciata su un magnifico giardino agitato dalle frenetiche percussioni
di Mick Jagger alloggiato di fronte, abitava la bellezza più stordente, rara e
raffinata, venata da un insopprimibile languore gay: la bellezza ma non la
vita, neppure quella dei suoi proprietari, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé,
che uniti e poi separati ma sempre complici e vicini soprattutto nell´amore per
i loro capolavori, finirono con legarsi indissolubilmente con i pacs, le unioni
civili consentite in Francia. Al Grand Palais di Parigi, dal 23 al 25 febbraio,
i tesori della coppia saranno messi all´asta da Christie´s e dalla casa d´aste
di Bergé: dal lotto numero 1, Paysage d´Italie vu par une lucarne di Edgar
Degas, valutato 300-400mila euro, all´ultimo lotto, numero 733, Dejeuner
chinois en porcelaine de Sèvres, 1839/1842, valutato 40-60mila euro. Ci saranno
oltre alle preziosità, secondo i gusti anche bruttissime, di Rue Babylone,
anche quelle di Rue Bonaparte, dove Pierre Bergé abita dal 1992
(nell´appartamento dove era nato Monet) e del Chateau Gabriel in Normandia,
follia onirica proustiana arredato dall´amico, un tempo bello come un
cherubino, Jacques Grange. Tutto verrà disperso, un pezzo alla volta, i
Géricault e i Derain, i Leger e i De Chirico, i Matisse e gli Ingres, la serie
di grandi specchiere dei Lalanne e le due straordinarie teste settecentesche in
bronzo di un topo e una lepre che ornavano la fontana zodiacale del palazzo
d´estate dell´imperatore Quianlong e che, essendo state rubate dall´esercito
francese durante la seconda guerra dell´oppio nel 1860, il
governo della Cina oggi pretende, invano, in restituzione. Se parteciperà all´asta,
dovrà prepararsi a sborsare almeno sessanta milioni di euro per riaverle. Nel
momento in cui il battitore col suo martello riuscirà a trovare un acquirente
vuoi per Instruments de musique sur un guéridon di Picasso, valutato da
venticinque a trenta milioni di euro, che per un Important boite a
portrait de Louis XIV valutato da
( da "Avvenire" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-02-2009 Cina, fallisce azienda italiana di divani Gli operai in rivolta:
«Pagateci i salari» PECHINO. Operai cinesi contro imprese italiane: succede a
Shenzhen, nella provincia meridionale del Guangdong, dove 2mila lavoratori
dello stabilimento DeCoro, produttore di divani e articoli per l'arredamento,
sono scesi in piazza per rivendicare il pagamento dei salari non corrisposti.
Gli operai hanno bloccato il traffico per diverse ore, fino a quando il governo
locale non ha acconsentito a versare loro 10 milioni di yuan (circa 1milione e
100mila euro). La DeCoro, che occupava circa 3mila persone, è stata dichiarata
fallita e i suoi beni sono stati sequestrati. Il segretario
generale dell'associazione di categoria Hou Kepeng ha detto che la DeCoro
dovrebbe corrispondere 60 milioni di yuan (circa 6.8 milioni di euro) a un fornitore
del luogo. Secondo la stampa cinese Luca Ricci, presidente e chief executive
della DeCoro, avrebbe lasciato la Cina il 15 gennaio
scorso. Le proteste in Cina (Ap)
( da "Avvenire" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
08-02-2009 Una gigantesca riproduzione tecnologica per il festival di Xining
(Reuters) L'IMMAGINE Cina, lanterne
rosse (ma fuori scala)
( da "AmericaOggi Online" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Crisi. Persi in
Europa 130mila posti. 09-02-2009 BRUXELLES. Allarme Ue sull'occupazione: in quattro
mesi si sono persi 130.000 posti di lavoro nei settori dell'industria e
dell'edilizia. Settori che hanno fatto registrare in termini di produzione
perdite pari a 150 miliardi di euro nell'ultimo anno. Questo mentre la crisi
molto probabilmente non ha ancora raggiunto il suo apice. Particolarmente
"drammatica" appare la situazione del settore automobilistico, che
più di altri soffre le persistenti condizioni di stretta del credito. Il
rischio chiusura per molte fabbriche, anche dell'indotto, è dietro l'angolo.
Questo il quadro contenuto in un documento riservato della Commissione Ue
datato 6 febbraio 2009 e preparato per i ministri finanziari europei che lunedì
e martedì si riuniranno a Bruxelles. All'ordine del giorno: fare il punto della
situazione, dare una prima valutazione sui piani anticrisi varati dai governi
europei e discutere sulle prossime mosse da compiere. Sul tavolo di Eurogruppo
ed Ecofin ci sarà dunque anche il pacchetto di misure varato venerdì dal
governo italiano, che - così come gli altri piani - dovrebbe ricevere un
sostanziale via libera, con l'avvertenza di non cedere più del dovuto sul
fronte dei conti pubblici. - PRODUZIONE, 150 MILIARDI IN FUMO. L'analisi della
Commissione Ue mette in evidenza come più che mai in questa fase la crisi si
stia abbattendo sui settori trainanti dell'industria e dell'edilizia. "La
produzione - si legge nel documento dell'esecutivo europeo - fa registrare il
declino più forte delle ultime decadi" e "la fiducia delle imprese è
crollata ai livelli più bassi dal 1985". I dati parlano chiaro: industria
ed edilizia hanno fatto registrare complessivamente perdite sul fronte della
produzione per 150 miliardi di euro dal novembre 2007 al novembre 2008, senza
contare, dunque, gli ultimi due mesi in cui la crisi si è acuita. Inevitabili i
riflessi sull'occupazione: dall'inizio dell'ottobre 2008 alla fine di gennaio
2009, "le riduzioni di posti di lavoro pianificate sono aumentate
significativamente a 158.000 unità, mentre la creazione di nuovi posti di lavoro
è caduta a 25.000 unità. È dunque attesa "una perdita netta di 130.000
posti di lavoro". Un dato molto preoccupante - si sottolinea nel documento
- visto che ancora nel terzo trimestre 2008 il saldo tra posti persi e posti
creati era leggermente positivo. E visto che la crisi economica è attesa a
peggiorare nei prossimi mesi, almeno fino a metà 2009. - AUTO, STABILIMENTI A
RISCHIO CHIUSURA. Nessun settore è risparmiato dal calo della produzione e
dell'occupazione: meccanico, chimico, farmaceutico, alimentare, tessile,
siderurgico. E anche la cantieristica e l'aeronautica. Ma - ribadisce
l'esecutivo europeo - la crisi è "particolarmente grave e drammatica"
nel settore dell'auto, con un 2009 che per produzione e vendite andrà peggio
del 2008 (previsto un crollo delle immatricolazioni tra il 12% e il 18%) e
"una potenziale ripresa solo nel 2010 e nel 2011". La Commissione Ue
sottolinea quindi come "la contrazione della produzione nel settore auto
ha più che in altri settori un immediato effetto negativo anche sull'occupazione
nelle aziende fornitrici". Dunque in pericolo non sono solo gli
stabilimenti automobilistici "che rischiano di chiudere in molti Stati
membri", ma anche le aziende dell'indotto, con una su dieci che - secondo
gli ultimi dati europei - rischia il fallimento nei prossimi mesi. Sul banco
degli imputati c'é soprattutto "la particolare difficoltà" delle
industrie e imprese del settore auto nell'accedere al credito,
"soprattutto al credito di lungo termine". Senza contare la crisi del
credito al consumo, che rappresenta tra il 60% e l'80% degli acquisti di nuove
auto. - ANCHE BUY AMERICAN IN ALLARME PROTEZIONISMO. Nel suo documento la
Commissione Ue sottolinea infine come "di fronte a una crisi economica
sempre più profonda c'é il forte rischio di una ripresa del protezionismo, che
colpirebbe ancor più duramente l'industria dei Paesi dell'Ue". E nella
"lista nera" delle misure incriminate resta anche il piano Obama, con
la clausola del "Buy american". Questo nonostante le recenti
rassicurazioni del presidente Usa che Bruxelles - dopo aver minacciato il
ricorso al Wto - sembrava aver accolto con cauta soddisfazione. Nel mirino anche altri provvedimenti presi di recente da Paesi
terzi, come Russia, Cina, Brasile e India. Usa Si continua a lavorare sul piano
salva-banche NEW YORK. L'amministrazione Obama punta sul piano di stimolo al
Congresso e fa slittare di ventiquattro ore l'annuncio del programma per
rilanciare il credito e stabilizzare i mercati finanziari. Larry
Summers, advisor del presidente Barack Obama, conferma le indiscrezioni e
precisa che la presentazione del nuovo piano di salvataggio dovrebbe essere
martedì 10 febbraio e non più il 9 febbraio come precedentemente annunciato.
Uno slittamento che offre la possibilità di limare il progetto, intorno al
quale c'é grande attesa dato il perpetrarsi delle difficoltà del sistema
finanziario. L'annuncio giungerà poche ore prima che i vertici delle maggiori
banche americane sbarchino a Washington per presentarsi alla Commissione
Servizi Finanziari della camera: uno sbarco in massa con aerei commerciali e
treni. I big di Wall Street - secondo quanto riportato dal Financial Times -
per evitare ulteriori critiche dovrebbero optare per lasciare nei rispettivi
hangar i jet aziendali, privilegiando i mezzi pubblici. Per rilanciare il
credito e stabilizzare i mercati, il segertario al Tesoro Timothy Geithner e la
sua squadra starebbero valutando anche la possibilità di servirsi dell'aiuto
del settore privato per pulire i bilanci delle banche dagli asset tossici: una
soluzione che consetirebbe al mercato di fissare i prezzi di tali asset e di
limitare le spese per lo stato. La partnership pubblico-privata per finanziare
la banca aggregatore - secondo il Wall Street Journal - "non è sicuro che
venga inclusa nel progetto finale", ma al momento appare una delle ipotesi
più accreditate. La "banca aggregatore" dovrebbe così essere
finanziata in parte con i fondi del Tarp (Troubled Asset Relief Program) e
nella maggior parte con risorse provenienti dal settore privato che, nel caso
gli asset tossici aumentassero di valore, godrebbe di alcuni benefici. Nel
piano dovrebbero così rientrare nuovi programmi per aiutare i proprietari di
case in difficoltà per 50-100 miliardi di dollari; iniezioni di capitale nelle
banche; un meccanismo per pulire i bilanci delle banche; e l'ampliamento dei
programmi della Fed per rilanciare il credito. Incontrando i democratici della
camera, Geithner ha osservato come il sistema finanziario americano resta
"gravemente danneggiato. Ci ha detto - ha riferito Brad Miller, memro
della Commissione servizi finanziari della camera - che dobbiamo agire per
prevenire che le cose vadano ancora peggio. Ci ha inoltre precisato che le
istituzioni che riceveranno assistenza dovranno partecipare ai programmi di modifica
dei mutui e rispettare altri standard che saranno imposti. L'assistenza
pubblica è un privilegio non un diritto". Proprio in quest'ottica, e alla
luce del nuovo tetto sui compensi imposto dall'amministrazione alle banche
salvate e alle polemiche sulle spese per viaggi aziendali e benefit, i big di
Wall Street avrebbero deciso - riporta il Financial Times - di recarsi a
Washington per l'audizione alla Commissione Servizi Finanziari della Camera con
mezzi pubblici. Dallo scalo newyorkese di La Guardia dovrebbero così partire
fra martedì sera e mercoledì mattina, a bordo di commerciali air-shuttle, i
numeri uno di Morgan Stanley, Citigroup e Goldman Sachs, rispettivamente John
Mack, Vikram Pandit e Lloyd Blankfein. Effettuerà il coast-to-coast a bordo di
un volo comemrciale anche John Stumpf di Wells Fargo, mentre Kenneth Lewis,
amministratore delegato di Bank of America, coprirà le
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 10 - Economia
Disoccupazione, allarme della Ue in quattro mesi persi 130mila posti
Confindustria: più ore di lavoro, meno giorni di ferie e malattia Il rapporto
della Commissione: auto e costruzioni strangolate dalla stretta al credito
ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - La crisi economica morde, con effetti debordanti
sulla vita dei cittadini europei. Una situazione sotto gli occhi di tutti che
la Commissione Ue ha voluto riassumere in un documento dai toni drammatici. Da
quando la recessione ha iniziato a farsi sentire nel Vecchio Continente sono
stati bruciati 130 mila posti di lavoro e l´industria ha lasciato sul terreno
150 miliardi di euro. Numeri da capogiro se si considera che il periodo
esaminato è di appena quattro mesi - dallo scorso ottobre alla fine di gennaio
- e che il picco della crisi, nella migliore delle ipotesi, durerà fino a
giugno. Secondo l´analisi di Bruxelles - indirizzata ai ministri delle finanze
Ue che si riuniscono oggi e domani nella capitale belga - i comparti più
colpiti sono quello dell´auto, compreso l´indotto, e le costruzioni. «La
produzione in molti settori industriali e in quello dell´edilizia fa registrare
il declino più forte delle ultime decadi», scrive la Commissione prima di
indicare che la fiducia delle imprese è «crollata al livelli più bassi dal
1985». Da qui la perdita secca di centinaia di migliaia di posti di lavoro,
mentre ancora nel terzo trimestre 2008 il saldo tra impieghi persi e creati era
leggermente positivo. Un´ecatombe in mezzo alla quale le industrie cercheranno
di salvare gli operai specializzati, scaricando la crisi sui contratti a breve
termine o con la chiusura temporanea delle fabbriche. Come detto i settori più
martellati sono costruzioni e auto (per quest´ultima si parla di situazione
«drammatica»), messe in serie difficoltà dalla «persistente stretta
creditizia». Ma la recessione non risparmia nessuno: «Sono colpiti - scrive
Bruxelles - anche il settore meccanico, chimico, farmaceutico, alimentare,
tessile e abbigliamento, siderurgia, cantieristica e aeronautica». Praticamente
tutti. A preoccupare anche la reazione scomposta di molte
grandi economia, Cina e Usa in testa, che di fronte alla crisi globale si arroccano
nel protezionismo i cui effetti potrebbero aggravare le difficoltà
dell´industria europea, che nell´export ha sempre visto una grande risorsa. Nel
mirino di Bruxelles soprattutto Cina, Russia,
Brasile e India. E non sfuggono gli Stati Uniti dell´amministrazione
Obama: nonostante mercoledì scorso il presidente Usa abbia fatto marcia
indietro sul "Buy American", la clausola che riserva gli aiuti
pubblici del piano anti-crisi alle industrie che usano prodotti statunitensi,
l´Europa è ancora preoccupata dall´approccio della Casa Bianca. Intanto da Roma
Federica Guidi, presidente dei Giovani di Confindustria, ha detto che si
dovrebbe cominciare «a pensare al numero di ore lavorate: dobbiamo aumentare la
produttività - ha detto dagli studi di Domenica In - lavorando più ore, 41, 42,
43, e rivedere il numero delle ferie: quattro o cinque settimane all´anno sono
forse un po´ troppe, come i giorni di malattia. E´ grave perdere due punti di
Pil - ha concluso - ma sarebbe importante, quando ci sarà la ripresa, non
crescere solo lo zero-virgola».
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Commenti
LINEA DI CONFINE Questa crisi dà torto a tutti MARIO PIRANI Le angosce
provocate dalla crisi mi risospingono verso quelle problematiche economiche che
ai tempi della fondazione di Repubblica mi assorbivano quasi completamente e
che in seguito avrei disertato. Vorrei, quindi, far partecipi i lettori di
qualche estemporanea riflessione tra quelle che mi vengono in mente. Ad esempio
ho sempre pensato che nell´analizzare i fenomeni economici occorresse
ricercarne l´intima razionalità, eppure oggi mi sembra delinearsi, nel concreto
evolversi della crisi, un aspetto profondamente irrazionale. Alcune certezze
sulle quali si basavano i nostri convincimenti si rovesciano come se fossero
preda di apprendisti-stregoni. Ad esempio, per quanto tempo ci siamo detti che
la debolezza del sistema economico italiano risiedeva nella scarsa innovazione
tecnologica che ne frenava la produttività? E come fosse apprezzabile
l´industria manifatturiera medio-piccola che aveva saputo rinnovare prodotti e
metodi e conquistare nuovi mercati piazzandosi ai primi posti nel mondo? Sul
piano teorico ne usciva confermata l´ipotesi della "distruzione
creativa" elaborata da uno dei più grandi economisti dell´ultimo secolo,
l´austriaco J. A. Schumpeter, che contrappose all´"approccio statico"
alla crescita, un approccio "dinamico", basato sull´innovazione
tecnologica introdotta da un imprenditore capace di sostituire una combinazione
produttiva nuova ad una vecchia, destinata giustamente a fallire. Ebbene, non
era questa la chiave dei successi del Nord-Est, dell´Emilia, dei distretti
marchigiani e toscani? Eppure nell´attuale frangente il paradigma si rovescia.
Con l´inaridirsi improvviso dei grandi mercati in via di
impetuoso sviluppo (India, Cina, Russia, ecc.) sono proprio le
industrie più avanzate e più concorrenziali a farne le spese, con il pericolo
di uscirne stroncate, mentre le imprese statiche, ancorate al solo mercato
interno, con poche spese di ricerca e sviluppo, si rivelano in grado di reggere
meglio. Una prova che non esistono leggi economiche, al di fuori della
Storia. E a proposito della Storia un´osservazione di tutt´altro genere mi è
suggerita dall´elegante catalogo di una mostra tenutasi a Torino, Olivetti, una
bella società (a cura di Manolo De Giorgi ed Enrico Morteo, ed. Allemandi).
Novantacinque piccoli saggi ripercorrono il panorama di quella esperienza
irripetibile in cui s´incrociarono edificazione industriale, innovazione
tecnologica dei prodotti, cultura d´avanguardia del design, concezione
avanzatissima dei rapporti sociali comunitari, apporto culturale di un gruppo
eccezionale di intellettuali. Tutto vero, solo che sulla storia della grande
azienda di Ivrea e della leadership di Adriano Olivetti si è già scritto a
dovizia, mentre scarsissimi seguitano ad essere gli approfondimenti sul perché
del suo declino (parlo della prima fase, non del tentativo di rilanciarla da
parte di Carlo De Benedetti, che è una diversa vicenda). Anche questa
recentissima pubblicazione non si scosta dal copione abituale. A Roberto
Olivetti sono dedicate, infatti, due paginette di patetici e lirici ricordi,
scritte a suo tempo dal grande designer scomparso, Ettore Sottsass. Manca così
ancor oggi una revisione radicale della storia della Olivetti dalla fine degli
anni Cinquanta a quelli immediatamente successivi alla morte di Adriano nel
1960. Si consumò allora la grande illusione del figlio Roberto (1928-1985), un
genio misconosciuto dell´industria innovativa che, con il sostegno di Enrico
Fermi, intuì l´avvento ormai prossimo dell´elettronica e si battè invano perché
la Olivetti, allora incentrata sull´elettromeccanica, si aprisse all´era del
computer. Ottenne dal padre i mezzi per organizzare un gruppo di ricerca e una
prima Divisione elettronica ad Ivrea. Riuscì così a mettere in produzione il
primo grande calcolatore europeo della serie Elea, in contemporanea con
l´americana Ibm (i giapponesi sarebbero arrivati 10 anni dopo). Da Ivrea usciva,
inoltre, il primo mini-computer del mondo, il Programma 101. Nel 1960 Adriano
Olivetti morì improvvisamente e a quel punto si bloccò il sogno elettronico
italiano. La prima condizione che il gruppo d´intervento pubblico-privato,
messo assieme per ricapitalizzare Ivrea, composto dall´aristocrazia
dell´imprenditoria e del mondo bancario, pose come prima condizione la vendita
immediata agli americani della Divisione elettronica, un´industria � dissero
� «buona tutt´al più per fare giocattoli». Roberto cercò allora di unire le
poche aziende europee che cominciavano a muoversi in quella direzione. Tutte
risposero di no. Oggi l´Olivetti non esiste più e neppure una grande azienda
elettronica in Europa.
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Roma Il
Dalai Lama diventa oggi cittadino della capitale "Diritti umani, la mia
sfida ecco cosa Roma può fare" Il mio esilio? Un aspetto positivo lo ha:
mi permette di fare molti incontri, di girare il mondo, di portare ovunque il
messaggio di pace RORY CAPPELLI (segue dalla prima di cronaca) L´Italia e Roma,
dunque, avamposto in Europa?«L´Italia può fare molto per i diritti umani.
L´importante è che dentro ognuno si sviluppi consapevolezza e compassione: se
tutti si impegnassero per i diritti umani, il mondo sarebbe diverso. Ci sono
sempre più persone sinceramente preoccupate per i diritti umani, la libertà, i
problemi ambientali e nello stesso tempo c´è una mancanza di valori umani». Qual è la situazione oggi con la Cina? «Posso solo
dire che se la popolazione cinese sapesse veramente cosa i burocrati dalle menti
ristrette ci hanno fatto e ci stanno facendo, se conoscessero la verità sulla
nostra situazione, su questo tentativo di eliminare l´identità e le differenze,
sarebbe tutta assolutamente dalla nostra parte». E questo esilio che
dura che decenni... «Ha un aspetto positivo: mi permette di fare molti
incontri, di girare il mondo, di portare ovunque il mio messaggio di pace. E
poi un giorno tornerò nel mio paese e sarà bellissimo: sono molto speranzoso su
questo. Nel frattempo continuerò a portare in giro my teeth, il mio sorriso».
( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina
Lotta all'effetto
serra La Casa Bianca vuole coinvolgere Pechino Il presidente
americano Barack Obama si appresta a chiedere alla Cina di unirsi
agli Stati Uniti in una sforzo comune dei due maggiori «inquinatori» del mondo
per bloccare il riscaldamento del pianeta provocato dall'effetto serra. Lo ha
scritto ieri 'The Independent« parlando di rivoluzione ambientale. Il
segretario di stato americano Hillary Clinton, che nei prossimi giorni sarà a
Pechino, vuole creare con la Cina - ha scritto
il quotidiano britannico - «una forte e costruttiva partnership» e non si
esclude che, come auspicato da Obama stesso, tra breve si organizzi un vertice
sino-americano tutto centrato sul clima. Clima
( da "Finanza e Mercati" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Geithner: «Nella bad
bank Usa voglio anche i capitali privati» di Redazione del 10-02-2009 da
Finanza&Mercati del 10-02-2009 [Nr. 026 pagina 2] La votazione al Senato è
prevista per oggi. Il dato sulla disoccupazione di venerdì scorso dovrebbe
agevolarne l'approvazione Da grande uomo di comunicazione quale è, Barack Obama
si è recato a Elkhart per spronare i senatori ad approvare celermente il piano
anti-crisi. La piccola cittadina dell'Indiana vanta infatti una tasso di
disoccupazione del 15%, esattamente il doppio della media nazionale. «Se non
agiamo immediatamente, andranno persi ancora milioni di posti di lavoro e il
tasso di disoccupazione diventerà a due cifre - ha tuonato il neo inquilino
della Casa Bianca - molte persone perderanno le proprie case e le cure mediche.
La nostra nazione cadrà in una crisi, che potrebbe essere difficile
recuperare». Mentre Barack cercava di coagulare il sostegno popolare attorno
alla sua proposta, il suo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, era a
Washington a intrattenere i rapporti istituzionali e internazionali. La novità
più clamorosa annunciata da Geithner riguarda la volontà dell'amministrazione
Usa di coinvolgere i capitali privati alla costituzione della «bad bank» in cui
dovranno confluire gli asset tossici degli istituti a stelle e strisce. In
preparazione del vertice dei ministri delle Finanze del G7 che si terrà nel
week end a Roma, ieri Geithner ha poi tenuto una conference call con i suoi
omologhi che incontrerà e anch'egli ha sottolineato che tutto si gioca sui
tempi. «L'imperativo è che tutti i Paesi agiscano rapidamente per ripristinare
lo stato di salute dell'economia mondiale e del settore finanziario», ha detto
Geithner che domenica aveva già parlato con il vice premier cinese Wang Qishan.
I due politici hanno concordato sul fatto che una «forte cooperazione sulle
questioni macroeconomiche, finanziarie e regolatorie è una parte essenziale
delle relazioni fra Usa e Cina ed è quindi importante un dialogo stretto, soprattutto nel
periodo di crisi attuale». Sempre in tema di novità Obama ha poi lanciato la
proposta di creare «un board indipendente e super partes rispetto a Democratici
e Repubblicani che controlli come viene speso il denaro, perché dobbiamo essere
sicuri che i fondi non vadano sprecati o non siano spesi in progetti che non
sono capaci di aiutare le persone». Il passaggio al Senato del pacchetto
è previsto per oggi e i drammatici dati sull'occupazione rilasciati venerdì
scorso dovrebbero agevolare il percorso della legge al Congresso. Barack ha
infine detto che il piano di stimolo economico «è delle giuste dimensioni, ha
gli obiettivi giusti e le giuste priorità. Posso dire con assoluta certezza che
altri ritardi e ulteriore paralisi a Washington davanti a questa crisi avranno
solo l'effetto di aumentare il disastro».
( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cultura
Conflitto nord-sud Una raffica di tariffe estere colpirebbe in modo più pesante
le regioni del centro-nord, dove sono le imprese che esportano E il conflitto
con il sud si farebbe ancora più aspro Per i paesi più deboli i danni sono
maggiori QUANTO COSTA ALL´ITALIA MARCELLO DE CECCO Nel 1930 gli Usa, minacciati
da una seria recessione, adottarono la punitiva Tariffa Doganale Smoot Hawley.
Nel settembre 1931 la Gran Bretagna abbandonò il sistema aureo e pochi anni
dopo anche il libero scambio che aveva lei stessa inventato ed esportato al
resto del mondo. Gli altri paesi li imitarono, il commercio mondiale crollò.
Anche oggi a riproporre il protezionismo sono Stati Uniti e Gran Bretagna.
Gordon Brown due anni fa ha inventato lo slogan "posti di lavoro inglesi
ai lavoratori inglesi" ora ripetuto dai lavoratori delle raffinerie.
Barack Obama, per acquisire il favore dei sindacati, che preferivano Hillary
Clinton, e degli industriali minacciati dalle importazioni, in un discorso ai
lavoratori dell´automobile di un anno fa, ha inviato un messaggio
protezionista, raccolto dal Congresso degli Stati Uniti di recente nel Piano di
Stimolo dell´Economia. Sperando di facilitare l´approvazione dello stesso piano
da parte del Congresso, il neo ministro del Tesoro americano, Geithner, ha poi esordito nel ruolo accusando la Cina di manipolare
la propria moneta. Se anche questa volta sono i paesi leader ad abbandonare per
primi il libero scambio, il loro esempio sarà di nuovo seguito da tutti gli
altri. Questo perché, di fronte ad alti tassi di disoccupazione, tassi di
crescita del Pil negativi e deflazione dei prezzi, il protezionismo può
apparire (come spesso ammonisce Paul Krugman) una soluzione efficace nel
breve periodo, a politici il cui orizzonte al massimo si estende da una
elezione all´altra, a sindacalisti angustiati dalla disoccupazione, a industriali
minacciati da profitti in picchiata e ad azionisti e fondi pensione rovinati
dai crolli di borsa. Infatti, mettere in opera politiche di rilancio che non
sacrifichino il libero scambio ha come conseguenza l´esportazione di parte
dello stimolo di politica economica a beneficio di altri paesi, poiché la
politica di rilancio fa salire le importazioni, ma i suoi costi, ad esempio in
termini di debito pubblico accresciuto, pesano sul paese che la introduce. Se
invece si erigono barriere protezioniste, una politica di stimolo, seguita da
ciascun paese per suo conto, porta al rilancio del Pil e della occupazione in
ciascun paese e quindi in tutto il mondo. Nel medio e lungo periodo, avverte
però la teoria ortodossa, il mondo intero viene a soffrire una grave perdita di
efficienza, e quindi ne soffre anche il tasso di crescita e il benessere
mondiale. Il riproporsi del copione degli anni trenta in Inghilterra e negli
Stati Uniti fornirà a tutti un´ottima scusa per rifugiarsi nel "sacro
egoismo della ragion di stato", spingendo a ricercare "soluzioni
nazionali". Il guaio è che questo lo stanno già facendo col massimo
entusiasmo, come finalmente liberati da un giogo, anche i governanti della
Unione Europea e dei paesi dell´Euro, malgrado l´economia europea abbia raggiunto
un tasso di integrazione elevatissimo e che la moneta per i più importanti tra
loro sia una sola dal
( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Genova
Il viaggio Colombo, il fortino "Venite, per scelta" Per diciotto in
arrivo un concorso per un contratto definitivo, per gli altri la prima chance è
il lavoro nelle cooperative La scuola che non c´è, ma vorrebbe rinascere ed è
ora al centro della bufera. Il Convitto Colombo, passato glorioso e secolare,
fondato nel Seicento, trasformato in convitto nazionale nel 1848, dovrebbe
raccogliere gli studenti in esubero del liceo Cassini, dal prossimo anno
scolastico. Una cattedrale di
( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Genova
La produzione subirà un forte rallentamento nel 2009 con pesanti ricadute
sull´indotto Auto e navi, produzione ferma tremano le aziende dell´acciaio
MASSIMO MINELLA Il grande freddo dell´acciaio preoccupa le aziende e tiene in
ansia migliaia di lavoratori. Anche la Liguria, che proprio sul vecchio acciaio
poggia una bella fetta della sua economia, si interroga sui tempi della crisi
che, dalla fine dell´anno scorso, ha tagliato la produzione e gelato gli
ordinativi. Ma quanto di ciclico ci può essere in tutto questo e quanto invece
di strutturale? «L´andamento ciclico è una delle caratteristiche di questo
mercato - risponde Tonino Gozzi, genovese, amministratore delegato di Duferco,
uno dei gruppi europei leader nella produzione e nella commercializzazione
dell´acciaio - Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che negli ultimi anni
avevamo tutti quanti beneficiato di prezzi altissimi, come non si erano mai
visti prima. Così, la caduta repentina e pesante, ha fatto ancora più rumore».
Gozzi è ormai abituato a correre su è giù per l´Europa, per seguire da vicino
l´andamento delle aziende della Duferco, senza per questo rinunciare ai suoi
giorni genovesi, divisi fra l´università (è docente a Economia) e i campi di
calcio (è presidente della Virtus Entella). Ma sulla crisi dell´acciaio prova
ad azzardare sottovoce una ripresa già nel 2010. Perché se è vero che «il 2009
ormai è andato», forse i primi segnali che arrivano dall´Asia, con la Cina che sta riprendendo a ordinare minerale di ferro per i suoi
impianti, possono anche indurre a una punta di ottimismo a medio periodo. Certo
è che il presente fa davvero paura. Ben al di là di quei confini genovesi
dentro ai quali bisogna comunque valutare lo scenario dell´Ilva di Cornigliano,
con la nuova linea di zincatura che non parte e mille operai su duemila in
cassa integrazione. Se il cerchio si allarga, infatti, si trova
un´Europa che soffre ancora di più. SEGUE A PAGINA VIII
( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bari I
protagonisti Taranto, l´esercito di giovani col nome di Iacovone A trentun anni
dalla morte, il mito del bomber continua a vivere In una città ferita il
centravanti ricordato con una serata speciale sul filo della nostalgia MARIO
DESIATI (segue dalla prima di cronaca) L´esercito degli Erasmo che vive a
Taranto è figlio di un altr´armata molto meno riconoscibile all´anagrafe. Una
massa di uomini in blusa, con il bavero alzato nei giorni di tramontana e le
sciarpe rossoblù. Una milizia compatta nelle domeniche che contano. Sono i
padri degli Erasmo, coloro che hanno scelto e conferito ai loro figli quel nome
importante ed esotico. Si tratta dei tifosi che una notte di febbraio nel 1978
persero il loro beniamino, il centravanti del Taranto calcio, Erasmo Iacovone
capocannoniere del campionato di serie B stagione 1977-78, trascinatore della
squadra jonica nei primissimi posti della classifica. Un ragazzo di 26 anni che
sapeva giocare bene con i piedi, ma che aveva un dono, quello di saltare più in
alto di tutti e di prenderla sempre nel cuore dell´aerea. Negli allenamenti
Platini restava sempre a battere le punizioni, Maradona a palleggiare con una
palla da tennis, mentre Iacovone rimaneva a saltare. Saltare, saltare come un
bambino con la corda, saltare da centravanti con l´obiettivo di migliorare
l´elevazione. Per rendere ancora più incisivo il suo punto forte. I padri di
tutti gli Erasmo di oggi andarono in pellegrinaggio al Santissima Annunziata
dove era stato composto il cadavere di quel centravanti con i tratti dipinti
dai pittori di scuola caravaggesca e i baffi del tempo, neri e contrassegnanti.
Iacovone morì dopo Taranto-Cremonese di domenica 6 febbraio in circostanze
romanzesche. La sua Diane fu travolta da un´Alfa che era stata rubata e che
correva a fari spenti sulla Taranto-San Giorgio. Il botto fortissimo, i
frantumi luccicanti sull´asfalto, i primi soccorritori che non volevano credere
che quel corpo esanime apparteneva al loro idolo. Nella notte circolarono mille
voci, puntualmente appena muore un mito spuntano i mitomani. "Sono morti
tutti i calciatori del Taranto". No. "Nell´incidente è rimasto ferito
la bandiera Gori". No. "Il portiere Petrovic ha ucciso il rapinatore
con una manata, ha vendicato Iaco". No. Ma furono talmente tante le parole
che a molta gente non restò che prendere un soprabito pesante e passare l´alba
sulle rampe dell´ospedale. E lì aspettare. Aspettare come si aspetta la nascita
di un figlio. Poco dopo, a molti di coloro che trascorsero quelle ore ad
aspettare notizie, a molti che piansero davanti a quello che era rimasto di
Iaco-gol, non restò che la promessa di quel nome, difficile da pronunciare, ma
pieno di colori, di urla, schiamazzi, cori, odore di erba. Un fenomeno che
assomiglia a quello del nome Diego, boom per tanti ragazzi della leva 87 di
Napoli quando "el dieguito" vinse il primo scudetto sotto il Vesuvio
facendo esplodere l´entusiasmo onomastico dei partenopei. Trent´anni dopo,
l´epica di Erasmo da Capracotta in provincia di Isernia è viva e dentro l´anima
di questa città. Domenica scorsa Mauro Caporale ha realizzato e firmato un cine-reading liberamente ispirato dalla storia di Iaco-gol come
era chiamato il beniamino nei cori da stadio. Lo spettacolo ha richiamato una
folla importante nei locali del Ramblas music club. Letture di Massimo Colaci,
musica di Ettore Crucci, ma soprattutto il percorso narrativo della
sceneggiatura dove si racconta la storia di amicizia tra il centravanti dal
colpo di testa micidiale Erasmo e il capotifoso operaio dell´Italsider
Aldo. In una storia di calcio e fabbrica non può che esserci il filo che lega
l´essenza di questa città: gioco e lavoro. Ed è quasi sempre un filo che ha i
contorni del dramma e della passione, dove tutto è preso maledettamente sul
serio. In quella folla che si è assiepata attorno a uno spettacolo ispirato a
un calciatore oscuro c´è un sentimento che si lega alla nostalgia, una
particola di miele che questa città si porta sotto la lingua, un recesso
nascosto che si concretizza nel non dimenticare mai i dettagli che hanno reso
consolabile una parte di esistenza. E chissà quanti Erasmo, per una notte, sono
stati insieme tutti sotto lo stesso tetto ad ascoltare la storia di quel laico
mito di giovinezza italiana, un pezzo della storia della loro città, della loro
vita.
( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Cronaca
Il caso E ora importiamo angurie greche e lattuga olandese Di provenienza
estera quattro su dieci prodotti ortofrutticoli in vendita Cibo d´oltreconfine
per sentirsi padroni del tempo e dello spazio, dimenticando i ritmi stagionali
e le produzioni locali della terra. Non solo mango, ananas o papaya dai profumi
che parlano di Paesi lontani. Ma lattuga olandese, pomodori marocchini,
peperoni egiziani e angurie greche, pere argentine e limoni sudafricani. Sono
oltre due milioni e mezzo le tonnellate di frutta e verdura importate in un anno
in Italia, un record negativo per quello che veniva chiamato il giardino
d´Europa, l´orto del Mediterraneo. «Almeno il 40 per cento dei prodotti
ortofrutticoli in vendita arriva dall´estero», conferma Dino Abbascià,
presidente della Federazione dettaglianti di Confcommercio, che il mercato lo
conosce da quando tredicenne ha cominciato a lavorare dietro il bancone di
famiglia vicino a corso Como servendo tra gli altri la mitica Wanda Osiris, che
sulle mele era puntigliosa, e adesso la famiglia Moratti. A segnare l´aumento
costante e ormai record di importazioni è soprattutto la voglia di dimenticarsi
delle stagioni, il desiderio di avere tutto per tutto l´anno, passando dalle
ciliegie a Natale al fagiolino d´autunno, dall´uva sotto la neve alle fragole in
primavera, conferma Abbascià. Che ricorda come ha visto cambiare gusti a mano a
mano che gli italiani cominciavano a viaggiare, a conoscere nuovi sapori e
stili di vita. Diventando quelli di oggi, con un occhio al gusto e all´occhio
ormai viziato che desidera solo frutta e verdura esteticamente perfetta. Ma
soprattutto poco inclini a piegarsi ai ritmi della natura, ad accettare la
ridotta varietà delle produzioni stagionali. «Così per soddisfare le richieste
fuori tempo e stagione si moltiplicano le navi cariche di prodotti in arrivo
dal Sudamerica, dalla Cina, dall´Africa,
dalla Spagna perché ormai il mercato è globale. Non è strano, dunque, trovare
le pere in inverno, dal momento che arrivano dal Cile». Importazioni in
crescita tanto da provocare a Natale l´intervento del ministro dell´agricoltura
Luca Zaia che invitava a consumare prodotti nostrani invece dell´ananas o delle
banane le cui vendite sono aumentate, secondo la Coldiretti, del 10 e 17
%. Nonostante il saldo commerciale sia ancora positivo - le esportazioni
ortofrutticole superano l´import di un milione e 100 mila tonnellate (sono 3
milioni e 600 mila, pari a 1,3 miliardi di euro) - gran parte della frutta e
della verdura che compriamo al mercato, e che ha un´aria "nostrana",
ha invece navigato per mare, preso treni o come minimo un Tir per varcare più
di una frontiera. E così i dieci prodotti più importati in arrivo dall´Europa
dall´Africa o dal Sudamerica non sono frutti esotici ma più classiche patate, i
pomodori, cipolle o peperoni e l´aglio. Migliaia di euro spesi ogni anno per
dimenticare l´inverno con sugosi pomodori che sanno di sole e caldo o succose
clementine. Nel 2007 abbiamo importato 469 mila tonnellate di patate per 126
miliardi di euro, 82 mila tonnellate di pomodori, 75 di insalata e 58 di
peperoni. Senza contare il reparto agrumi, che registra un aumento record
(+32%) di clementine "straniere", per 70 miliardi di euro. Anche
perché cambiano gli acquisti degli italiani. Così tra il 2007 e l´anno
precedente c´è stato un incremento del 9% per quanto riguarda l´acquisto al
dettaglio delle ciliegie, del 7% dei meloni, 6% per le albicocche, +2% per le
fragole. Sul fronte dell´orto, record dei piselli (+22%) e dei fagiolini
(+16%). Frutta e verdura che, in contanti, valgono 12 milioni e mezzo di euro,
spesi dagli italiani per dimenticare le stagioni. (c.p.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-08 - pag: 3 autore: «Più fondi agli
ammortizzatori» Marcegaglia: non lasciamo soli i lavoratori, sgravi a chi
investe, no al protezionismo Nicoletta Picchio VENEZIA. Dal nostro inviato «La
nostra priorità è non lasciare soli i lavoratori». E allora subito più soldi
per gli ammortizzatori sociali, 8 miliardi, utilizzando le risorse del Fondo
sociale europeo e, se non dovessero bastare, ricorrendo a finanziamenti
pubblici. «Usare il Fse è un'idea buona, c'è però ancora una dialettica tra
Governo e Regioni». è un tasto su cui Emma Marcegaglia insiste dall'inizio
della crisi, ancora più urgente di fronte alla prospettiva che i prossimi mesi
saranno i più duri e ad episodi come la protesta alla Fiat di Pomigliano:
«Bisogna evitare tensioni sociali». Ma servono rapidamente anche altre misure
per rilanciare l'economia: sgravi fiscali, come il credito di imposta, per
stimolare gli investimenti; rilancio delle infrastrutture, per avere un'azione
anticiclica; il pagamento dei crediti che la Pa ha nei confronti delle aziende,
70 miliardi. E poi non far mancare la liquidità alle imprese. «Bene gli
interventi decisi dal Governo sull'auto e altri beni, ma non basta. I tempi di
uscita dalla crisi dipenderanno dalla reazione dei Paesi. Se faremo le scelte
giuste io sono ottimista e ad inizio del 2010 vedremo già un miglioramento ».
Misure congiunturali, unite alle riforme strutturali: serve più concorrenza,
vanno riviste le pensioni, bisogna eliminare quei lacci che imbrigliano
l'economia. «Sbaglia chi dice che ora, durante la crisi non è il momento. è
l'opposto: bisogna cogliere l'occasione per rendere l'Italia più forte e più
competitiva». Come presidente di Confindustria non farà sconti a nessuno:
«Vogliamo assumerci le nostre responsabilità, diremo con coraggio ciò che va
fatto, senza timore di scontentare qualcuno », ha detto ieri, concludendo i
lavori della Winter University, i due giorni di alta formazione che si sono
svolti a Venezia, al San Clemente Palace, e che hanno permesso a duecento
imprenditori di incontrare personaggi internazionali, tra cui il ministro
dell'Industria francese, Christine Lagarde, l'economista cinese Fan Gang, il
vice segretario al Tesoro Usa, Robert Kimmit, il vice presidente della società
israeliana Idb Group, Avi Fischer. Ma c'è un altro messaggio che è emerso forte
e condiviso: no al protezionismo. Il "buy american"sull'acciaio, la
protesta contro gli italiani dei lavoratori inglesi, proprio nella patria delle
dottrine liberali, sono secondo la Marcegaglia segnali che devono richiamare
l'attenzione. «Si rischia di cavalcare il panico, anche su spinte elettorali».
Invece bisogna rilanciare il Dhoa Round e gli scambi multilaterali. Anche
l'Europa deve fare di più e deve essere più coesa nelle scelte: nei prossimi
G-8 e G-20 bisognerà ripensare le regole sui mercati finanziari e rivedere il
funzionamento degli organismi internazionali. «Siamo contrari ad una
iper-regolamentazione, servono poche regole e chiare». E comunque, più Europa:
«Se ogni Paese si muove per conto proprio, si rischiano distorsioni competitive
». E sull'aiutostatale alle banche, sì ai Tremondi bond, «che devono diventare
rapidamente operativi» ma guai a far rientrare lo Stato nell'economia: «Sarebbe
un errore fatale. In Italia c'è un eccesso di presenza pubblica nell'economia».
Ben venga, invece, la scelta di creare una bad bank con i titoli tossici, per
evitare sorprese future e recuperare la fiducia. E in primo piano, le piccole e
medie imprese. Emma Marcegaglia è soddisfatta che, grazie alle pressioni di
Confindu-stria, il Governo abbia approvato misure fiscali per favorire le
aggregazioni e rivalutare gli immobili. Ma sul fisco bisogna continuare, con il
credito di imposta per gli investimenti. La Francia si sta muovendo: si pensa,
ha detto, di eliminare la tassa professionale, che vale 8 miliardi di euro,
paragonabile all'Irap italiana. E se il Fondo monetario internazionale parla di
prospettive tetre per l'Italia, la Marcegaglia non condivide: «Dobbiamo tenere
i nervi saldi. Ci sono grandi mercati dove andare, Cina, India, Africa. Abbiamo un forte manifatturiero, grande talento
e creatività. Ce la possiamo fare». TROPPE BARRIERE «Il buy american
sull'acciaio e la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani sono
segnali che devono far riflettere» ANSA Winter University. Il presidente
di Confindustria Emma Marcegaglia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-08 - pag: 5 autore: ANALISI Poca voglia
di concorrenza di Adriana Cerretelli all'Europa fondata sul diritto e sulle
regole all'Unione D del mucchio selvaggio, del «si salvi chi può»? Il rischio è
molto concreto.Soprattutto quando, come oggi, ad arbitrare tra 27 Governi
indisciplinati, che non sanno bene che pesci pigliare di fronte a una crisi
economico-finanziaria senza precedenti, a Bruxelles siede una Commissione
debole, essenzialmente preoccupata di non fare torto a nessuno, con un
presidente da mesi alla ricerca della propria riconferma. Gli scricchiolii nel
modello si fanno ormai quasi quotidiani tra piani di rilancio economico
rigorosamente nazionali, salvataggi bancari e nazionalizzazioni, aiuti di Stato
all'industria, incentivi fiscali e via discorrendo. Tanto che ormai emergono
apertamente le tentazioni protezionistiche, sventolano le bandiere
nazionalistiche su un mercato unico reso fragile, su un regime europeo della
concorrenza pericolosamente in bilico sulle troppe distorsioni che si sta pian
piano allevando in seno. In tutto questo disordine involutivo, dove tutti
sgomitano alla ricerca di una boccata di ossigeno per la propria economia senza
risparmiare colpi bassi al vicino, la Francia di Sarkozy ha annunciato la
prossima soppressione dell'Irap. Altra bordata di una sorda guerra economica
intraeuropea combattuta questa volta impugnando la leva del fisco societario?
Sì e no. Dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-02-08 - pag: 6 autore: LENTE D'INGRANDIMENTO Calano le
rimesse, emergenti a rischio di Riccardo Sorrentino E ra una frontiera vera, di
quelle che separano due mondi. Ancora quindici anni fa, quando l'India non era
neanche la promessa di un miracolo economico, passare dal Tamil Nadu al Kerala,
i due Stati del Sud del Paese, significava entrare, all'improvviso, in una
realtà completamente diversa. Il Tamil Nadu era ancora molto povero, grigio,
governato da integralisti indù che isolavano chi voleva mangiar carne in sale
quasi completamente buie dei ristoranti. Il Kerala invece era, ed è, governato
dai comunisti: i ritratti di Marx, Engels, e Lenin apparivano dovun-que tra
falci, martelli e bandiere rosse. Secondo le statistiche era ancora più povero,
ma difficilmente nel Tamil Nadu si sarebbero potute vedere le auto e le moto
fiammanti, le case linde e l'evidente benessere immediatamente visibili appena
superato il confine interno. La spiegazione era semplice: le rimesse. Ancora
oggi, i lavoratori indiani occupati nelle piattaforme petrolifere del Golfo
inviano a Kochi, o a Thiruvananthapuram, somme elevatissime, pari al 20% del
Pil del Kerala. è reddito senza produzione, alimenta poco lo sviluppo - il
Tamil Nadu nel frattempo è diventato lo Stato più industrializzato dell'India-
ma crea benessere. Finché dura, naturalmente. Oggi, il Kerala infatti trema. I
Paesi del Golfo in crisi licenziano lavoratori, che tornano in patria. Il
piccolo Stato indiano potrebbe presto ritrovarsi di fronte a un crollo del
reddito e a un'esplosione di disoccupati. Il problema non è solo del Kerala, e
neanche della sola India, che pure manda all'estero almeno quattro milioni di
lavoratori che hanno inviato alle loro famiglie, nel 2008, 30 miliardi di
dollari. A preoccuparsi sono tutte le economie che vivono sulle rimesse. In un
altro emisfero, quello Occidentale, il Messico soffre quanto l'India.I
lavoratori emigrati negli Usa erano soliti inviare "a casa" somme
notevoli: 23,8 miliardi di dollari, un multiplo del deficit commerciale. Con la
crisi del settore delle costruzioni americane dove il 14% dei lavoratori è
messicano - e dell'economia in genere questi flussi si sono ridotti nell'12%
almeno nel 2008, e caleranno ulteriormente. La valuta, il peso ha già registrato
qualche pressione. Altre economie soffriranno anche di più. Per India e Messico (insieme a Cina, con 27
miliardi, e alle più piccole Filippine, con 11 miliardi) i numeri sono elevati,
ma l'incidenza sul Prodotto interno lordo è bassa. Per altri, invece, persino
il Kerala è fortunato. In Tajikistan, le rimesse toccano il 45% del Pil, in
Moldova il 38%, in Honduras il 25%, in Giordania il 23%, ad Haiti e in
Jamaica il 20 per cento. Cosa accadrà in questi Stati? Le previsioni oggi
disponibili sono ancora ottimistiche. La Banca mondiale, a novembre, prevedeva
una caduta dello 0,9% delle rimesse come scenario "base" e uno
scivolone del 6% in quello peggiore, con il Medio oriente e l'Africa del Nord
(-13%) e l'Africa subsahariana (- 6,8%) tra le aree più colpite. Soffriranno in
particolarei Paesi legati a Eurolandia, la quale vedrà le rimesse in uscita
calare del 7,6% (nello scenario base), e quelli legati ai Paesi del Golfo
(-9%). A rischio sono quindi le economie dell'Europa dell'Est, che già hanno
qualche difficoltà a finanziare i loro deficit commerciali, e alcune asiatiche,
come il Pakistan, il Bangladesh e le Filippine. Molti emigrati saranno poi
costretti a tornare in patria. Non si sa quanti, ma questo sarà un dramma nel
dramma. riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CRISI E DANNI COLLATERALI I tagli
all'occupazione colpiscono duramente i lavoratori stranieri, che riducono
l'invio di denaro Inevitabile l'impatto sul Pil
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-08 - pag: 17 autore: CONTROLUCE A
sorpresa crescono in Europa le dismissioni di Franco Locatelli N ella stagione
della rivincita dello Stato sul mercato l'Europa coglie tutti in contropiede e
nel 2008 vende più asset pubblici che nell'anno precedente. Secondo i dati
preliminari raccolti dal Barometro delle privatizzazioni della Fondazione Eni
Enrico Mattei (Feem), nel corso dell'anno scorso le cessioni, totali o parziali
e dirette o indirette, di asset di Stato realizzate nell'Europa dei 25
(rispetto alla Ue sono escluse Bulgaria e Romania) sono state 57 contro le 54
del 2007, ma soprattutto sono aumentati i proventi incassati: 52,52 miliardi di
euro contro i 41,20 del 2007 e i 42,56 del 2006. Il controvalore delle
operazioni messe a segno dall'Europa è circa i 2/3 di quello mondiale ( 77,19
miliardi di euro) e fa del 2008 il settimo miglior anno della storia delle
privatizzazioni del Vecchio continente. Segno che, pur essendo lontanissimo dai
picchi della fine degli anni Novanta, il processo di vendita di asset pubblici
va avanti sia in Europa che nel mondo perfino nella tempesta finanziaria ed
economica che ha colpito tutti i mercati e tutte le economie. Fenomeno tanto
più curioso se si considera che nel 2008 sono state cancellate diverse
privatizzazioni e Ipo in programma e si sono registrate addirittura due
ri-nazionalizzazioni come quella dell'Aerolineas Argentinas e dell'istituto
tedesco che stampa le banconote. Gran parte del merito della buona performance
europea lo si deve alla Francia che, grazie alla privatizzazione della società
nata dalla fusione tra Gaz de France e Suez e grazie all'Ipo del 60% di Suez
Environmental, ha incassato (20,7 miliardi di euro) poco meno della metà del
totale dei proventi continentali da cessioni. Svezia e Germania occupano i
posti d'onore ma nella speciale classifica delle dismissioni si riaffaccia
anche l'Italia (nel 2008 è al sesto posto in Europa) per la vendita a Cai del
residuo 49,9% che il Tesoro deteneva in Alitalia. Sul piano mondiale, a fronte del rallentamento della Cina, la maggior
operazione è quella che ha portato alla vendita di un'ulteriore quota azionaria
pubblica della Compagnia mineraria brasiliana Vale do Rio Doce che ha generato
proventi per 8,68 miliardi di euro. Non stupisce che l'anno scorso le cessioni
di asset pubblici siano avvenute più attraverso vendite private che passando
per le Borse, ma con i tempi che corrono è già un miracolo che le
privatizzazioni abbiano saputo, in Europa e nel mondo, tenere il passo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-08 - pag: 19 autore: Bulgari,
fatturato 2008 fermo a 1,07 miliardi La caduta del 15% dei ricavi del quarto
trimestre peggiora le prospettive reddituali rispetto a settembre «N on abbiamo
nessuna intenzione di cambiare le strategie e riaffermiamo la volontà di
perseguire il percorso intrapreso negli anni 90 con l'obiettivo di essere un
player globale e mul-tiprodotto, salvaguardando nel contempo il valore di una
marca che quest'anno festeggia i suoi 125 anni di storia». Un percorso che nel
recente passato ha registrato passaggi importanti poiché, puntualizza Francesco
Trapani, amministratore delegato del gruppo Bulgari, «negli ultimi cinque anni
abbiamo intrapreso con decisione la strada dell'upgrade della matrice
prodotti/rete di vendita oltreché della nostra politica di comunicazione». Più
in particolare, continua il capo azienda, «abbiamo arricchito la gamma della
gioielleria inserendo numerosi prodotti di alto di gamma, con pezzi unici molto
selezionati, e un percorso analogo è stato messo in atto nellealtre aree
d'affari, a partire dagli accessorie dagli orologi, dove è stata drasticamente
ridotta la presenza nell'entry price focalizzandoci sulla componente più
sofisticata e caratterizzante che include pure le casse e i movimenti per
l'uomo accanto ai materiali come oro, platino e pietre preziose per la donna».
Ancora più significative le iniziative attuate sulla rete di vendita poiché
noi, aggiunge Trapani, «abbiamo investito cifre significative per aprire punti
vendita di altissimo prestigio come i flagship nelle principali capitali
mondiali, rinnovando nel contempo molte delle location più datate per renderle
più visibili, più grandi e più belle. Punti vendita localizzati nelle vie più
prestigiose delle grandi città del mondo». Ma c'è pure altro poiché, come
precisa il Ceo, «un impegno particolare è stato riservato al fronte della
comunicazione con la precisa finalità di valorizzare una marca che rappresenta
uno dei grandi asset del gruppo poiché rappresenta 125 anni di storia nella
gioielleria che ha "vestito" i grandi del mondo». Una caratteristica
che, continua, ha conservato nel tempo, estendendola progressivamente alle
attività che si sono innestate sul ceppo storico,passando dall'alta gioielleria
agli orologi e poi agli accessori e ai profumi. Iniziative grazie alle quali il
gruppo «ha raggiunto importanti obiettivi di crescita sia in termini di volume,
sia di redditività» come puntualizzano a Roma. Strategia oggi confermata, anche
se il permanere di una congiuntura difficile «ci impone di introdurre scelte
tattiche finalizzate a rafforzare la nostra capacità proattiva». Più in
particolare, prosegue il Ceo, «renderemo ancora più severo il controllo dei
costi e lavoreremo sul fronte dell'efficienza, ponendo maggiore enfasi sulla
generazione di cassa». Ma tutto ciò, aggiunge, «sarà attuato salvaguardando
quelle specificità che ci consentiranno essere protagonisti della ripresa
quando si presenterà l'atteso riscatto delle economie mondiali». Ed è anche per
tutto questo che nel 2009 verrà portato a termine il piano di aperture già
programmato, anche perché interromperlo bruscamente non sarebbe economicamente
conveniente e danneggerebbe in misura sensibile l'immagine del gruppo,mentre i
programmi futuri saranno sottoposti al severo vaglio di quella compatibilità
che interesserà tutte le aree di costo. Iniziative finalizzate a «rendere la
macchina operativa più efficiente, rivedendo la struttura dei costi e degli
investimenti con l'obiettivo di difendere il più possibile profitto e cash
flow» come puntualizza il Ceo. In buona sostanza gli interventi saranno
focalizzati a salvaguardare la solidità della struttura patrimoniale e la
redditività operativa in un contesto congiunturale che si delinea difficile
anche in questo 2009. Da rilevare che il gruppo ha registrato il picco degli
investimenti nel 2007 con 120 milioni (+70% sul 2006) per poi fissarsi a quasi
100 milioni nel 2008, di cui il 50% circa indirizzato alle 19 nuove aperture
incluso il Flagship Store di Parigi in Avenue George V inaugurato alla fine di
settembre. I restanti investimenti sono invece stati focalizzati al
potenziamento delle capacità industriali e ai sistemi informatici. Una
ripartizione che verrà riproposta pure in questo non facile 2009. Il gruppo
dovrebbe infatti investire circa 90 milioni e circa la metà saranno utilizzati
per aprire 12 nuovi punti vendita, di cui otto in Asia, con
focus su Cina e Corea, e tre in Usa, di cui uno sarà rappresentato dal
Flagship Store di San Francisco la cui apertura è in calendario per dicembre.
Un evento di grande rilevanza anche perché il nuovo "negozio" è
disposto su tre livelli e si sviluppa su mille metri quadrati con un
investimento di circa 15 milioni e cioè un terzo del totale. Iniziative
grazie alle quali la rete complessiva dei negozi Bulgari dovrebbe salire a
quota 280, di cui 180 circa rappresentati dai Dos. Una rete a cui si affiancano
gli oltre 700 punti vendita multimarca per gli orologi e gli oltre 30 dedicati
esclusivamente agli accessori. Realtà, questa ultima, costruita in questi
ultimi anni anche per permettere all'area di sviluppare con maggiore
determinazione il proprio business, che infatti ha visto un riposizionamento
verso l'alto con il lancio della pelletteria di grande dimensione come borse e
borsette per donna e borse da viaggi sia per donna, sia per uomo. Iniziative i
cui effetti sono emersi con evidenza nei conti permettendo di fronteggiare la flessione
della piccola pelletteria. Ma il 2009 sarà importante anche perché c'è il 125Ú
anniversario dell'azienda. Evento per il quale «sarà realizzato pure un anello
in argento per ricordare le originidell'aziendae riproporre un materiale che
non è più utilizzato da molto tempo e non sarà più utilizzato in futuro».
L'iniziativa, ricordano con orgoglio a Roma, ha una valenza importante anche
perché l'anello sarà venduto in tutto il mondo a 290 euro, 50 dei quali saranno
devoluti alla campagna "riscriviamo il futuro" di Save the Children;
una onlus a cui saranno devoluti anche i frutti della vendita di una collezione
di 15 esemplari di alta gioielleria e otto di alta orologeria che dovrebbero
portare ai 10 milioni previsti per il contributo di Bulgari. Iniziative i cui
effetti emergeranno appieno nel futuro, ma presenti nei conti in esame. Conti
che però risultano caratterizzati dalla brusca inversione del trend di vendita
che aveva già denotato un forte rallentamento nel terzo trimestre, quando il
fatturato era rimasto sostanzialmente stabile (+2% a cambi comparabili), ma
l'utile operativo era crollato del 38% lasciando però aperta la possibilità di
recupero poiché lo stesso Trapani aveva precisato: «ritengo realistico
aspettarsi per il 2008 un incremento dei ricavi inferiore a quanto finora
previsto e una riduzione del profitto netto e operativo, anche se tale
flessione sarà di una percentuale inferiore a quella registrata nei primi nove
mesi» e cioè il 26,7 per cento. Aspettativa azzerata il 29 gennaio, quando sono
stati comunicati i risultati del quarto trimestre e i consuntivi delle vendite
del 2008. Un periodo drammatico poiché le vendite a cambi comparabili hanno
registrato una contrazione di quasi il 16% con meno 28% per gli orologi, meno
17% per i gioielli e meno 9,5% per gli accessori. Il segno positivo è
salvaguardato solo dai profumi, che segnano un più 0,7 per cento. Dinamica a
seguito della quale il fatturato 2008 si è collocato a 1.075 milioni pari a una
flessione dello 0,9% a cambi comparabili e dell'1,5% a cambi correnti, complice
anche la crescita del 12% della divisione profumi. Ed è anche per tutto ciò che
Trapani ha precisato che «appare quindi evidente come questa situazione non
potrà che riflettersi in un decremento del risultato economico 2008 superiore a
quanto mostrato alla fine dei primi nove mesi dell'anno» come sopra ricordato.
LA TENDENZA La contrazione delle vendite è frenata dall'apporto della divisione
profumi che chiude il 2008 con un business in progresso del 13,9% a 248 milioni
Francesco Trapani è amministratore delegato dal 1984 Paolo Bulgari è presidente
dal 1984 Nicola Bulgari è vicepresidente dal 1984
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MUSICA data: 2009-02-08 - pag: 38 autore: Roma Fluide mappe in
movimento di Marinella Guatterini L a Cina non si è dimenticata del suo coreografo più originale: lo ha
chiamato a dirigere l'apertura dei Giochi olimpici di Pechino e poi lo ha
rispedito a casa con mutua soddisfazione. In effetti, tra lo Shen Wei, abitante
di New York e ora ospite in prima europea del bel festival romano
"Equilibrio", e il Paese del Drago rosso vi sarebbero di mezzo terre
e oceano, deserti e praterie, sconfinate pianure battute dal vento e
montagne irraggiungibili. Me se per i cinesi ortodossi questa distanza è un
riprovevole peccato (veniale: all'occorrenza lo si richiama in patria), per il
quarantunenne di Hunan, essa si trasforma nel fuoco che alimenta la sua
fantasia creativa. Tanto che il magnifico Map è forse il più cinese dei pezzi
sino a oggi presentati da questo stimatissimo coreografo: lo è più del lento
Folding, che pure alludeva al passato d'interprete dell'Opera cinese di Shen
Wei, più della sua ipnotica e intimista Sagra della primavera e persino di
Connect Transfert, proiezione delle sue capacità pittoriche e calligrafiche,
con ballerini che tracciano, danzando, disegni sul palcoscenico. In Map la musica
di Steve Reich ( The Desert) muove come un vento tredici danzatori in tute
color carta da zucchero, e con i calzini dai differenti colori. Sul fondo
scena, ingranditi, gli appunti coreografici e le note musicali, disegnate dallo
stesso coreografo con un effetto infantile e avant-garde,
dichiaranoun'inequivocabile ma calorosa ispirazione formalistica: spazio,
tempo, energia. Shen Wei gioca con la capacità dei suoi danzatori (e che
danzatori!) di abbandonarsi e riprendersi senza cadere a terra, di muovere spalle,
torsi e braccia senza ricorrere ad alcuna muscolosa veemenza. Tutti si
concedono alla musica e da essa si ritraggono come da un'amante infida;qualche
singolo sta steso, a terra, assaporando la bellezza dello spirito primitivo,
qualche altro si stacca dall'ensemble e corre, corre, pazzamente in tondo,
affamato di vento, aria, solitudine. C'è il ritmo della vita, le sue sorprese,
le ripetizioni, gli strappi e le riconciliazioni, rese meravigliose metafore. I
passaggi sofficissimi da un estremo all'altro, come nell'armonioso Tai Chi
Chuan, e una graduale transumanza dell'"io" danzante dal fuori al
dentro, senza stacchi, senza brutalità, rivelano come in Shen Wei il corpo sia
ancora sacro. In Re (parte prima: il Tibet), il coreografo articola un rito geometrico,
ispirato da canti tibetani: i danzatori formano un mandala con fiori secchi e
poi li scompaginano, immergendosi nei loro petali. è solo una preparazione
frugale alla frastornante complessità di Map, alle emozioni senza parole di una
"cartina geografica" in movimento, che corre da New York alla Cina e viceversa, prediligendo idealmente i deserti. Luoghi
che aguzzano l'ingegno dell'orientamento, la consuetudine con il fluire del
tempo, e gli alti e bassi dell'energia interiore. 1 «Re», «Map», Shen Wei Dance
Arts, all'Auditorium Parco della Musica, Roma; Teatro Valli, Reggio Emilia, 10
febbraio. "Equilibrio" prosegue con «Rosas Danst Rosas», Anne Teresa
De Keersmaeker, 10, 11 febbraio. Morbidi abbandoni. Shen Wei gioca con la
capacità dei suoi danzatori di lasciarsi andare e riprendersi senza cadere a
terra
( da "Famiglia Cristiana" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina
di Saverio Gaeta RELIGIONE
UN CONVEGNO SUL RAPPORTO TRA CHIESA E MEZZOGIORNO LA NUOVA ROTTA PER IL SUD
Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: «Il Meridione va
inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralità». «Il
Paese non crescerà se non insieme». Questa fu la forte provocazione lanciata
nel 1989 dalla Chiesa italiana in un documento sul Mezzogiorno. «La
"questione meridionale" non è più quella di una volta, cambiano i
tempi e anche le terminologie», spiega il cardinale Crescenzio Sepe,
arcivescovo di Napoli, «ma le problematiche restano, pesando come macigni sulle
nostre vite. È per questo che abbiamo voluto promuovere un convegno, in
occasione del ventennale di quel testo, per fare il punto sulla situazione e
proporre nuove sollecitazioni». Eppure le spinte di un federalismo mal
interpretato sembrano andare in una direzione opposta... «Il federalismo è
un?occasione se è veramente solidale, poiché la crescita armonica del nostro
Paese può avvenire soltanto a condizione che non entrino in gioco meccanismi
che accentuino il divario fra aree diverse. Ciò che serve è un federalismo che
riconosca le specificità, ma non esalti gli egoismi e gli antagonismi, che
difenda le identità ma non enfatizzi le superiorità, che non smembri le parti del
corpo ma le unisca nel richiamo delle comuni origini». Lei non ha, però,
l?impressione che il Meridione venga oggi visto come un peso e non come una
risorsa? «Effettivamente, in molti, il Mezzogiorno evoca l?idea del fallimento,
della delusione, dell?impresa impossibile, non appassiona più le coscienze e le
intelligenze. Tuttavia, le comunità del Sud, in ragione del Vangelo che
professano e che grida la giustizia, non possono rassegnarsi. Anzi, è ancora
più urgente che noi ci riappropriamo delle nostre radici per far crescere i
rami più robusti. Il Sud ha risorse tali da poter essere orgoglioso di sé
stesso». Qual è il primo passo da compiere in tale direzione? «Il Mezzogiorno
ha certamente bisogno di aiuto per superare i propri travagli, ma innanzitutto
deve chiedere a sé stesso di farsi protagonista del riscatto. La Chiesa del Sud
si fa voce di questo futuro possibile e intende impegnarsi ancor di più per
formare la coscienza religiosa, in modo da tradurla in coscienza civile, in un
progetto di cambiamento personale e sociale. Per noi, vescovi meridionali, è
anche un invito a lavorare maggiormente in comunione, evitando una certa
frantumazione che in passato ci ha impedito di raggiungere molti obiettivi che
ci eravamo prefissati». Ritiene che l?intera Chiesa italiana si senta
interpellata da questa sfida? Se sì, come? «L?appello all?unità, invocata
vent?anni fa come unica strada possibile per garantire uno sviluppo integrale
della nazione intera, esprime il medesimo desiderio di comunione che la Chiesa,
oggi, continua a far riecheggiare in un tempo di disfattismi. Tutti i vescovi
italiani ne sono convinti. La nostra voce non può, però, restare una voce nel
deserto. Occorre rilanciare una speranza che non sia semplice illusione, bensì
la consapevolezza che siamo in grado di superare le enormi difficoltà che
abbiamo dinanzi e che ben conosciamo. Io sono fiducioso che prima o poi ne
scaturiranno frutti di bene». Da qualche tempo Napoli è anche divenuta un
crocevia dei rapporti con le altre religioni e un luogo di dialogo con gli
immigrati di altre fedi. Quale sviluppo intende dare a questo slancio
interreligioso e interculturale? «Dando seguito agli auspici che Benedetto XVI
ha formulato durante la sua visita in diocesi, ci siamo impegnati a continuare
la nostra esperienza di confronto, facendo di Napoli un ponte con l?area del
Mediterraneo, ma anche oltre. Perciò abbiamo creato un Centro di dialogo,
programmando per i prossimi cinque anni un percorso che partirà in ottobre con
un convegno sulla Cina cui seguirà una nostra visita
in quel Paese. Non dimentichiamo che il partenopeo padre Matteo Ripa portò a
Napoli la prima comunità cinese fuori dalla Cina, da
cui ebbe origine l?Università Orientale. Negli anni successivi approfondiremo
il dialogo con le altre Chiese cristiane, con l?islam, con l?ebraismo e con le
grandi religioni d?Oriente». Le cronache dimostrano come la politica stia
vivendo a Napoli e nel Sud un tempo di estrema difficoltà... «La Chiesa non
intende sostituirsi a chi ha incarichi di governo o di partito, ma vuole
sollecitare la responsabilità personale in chi si è assunto il compito di
guidare le comunità. Indubbiamente, però, per rifare il tessuto sociale è
necessario che la politica abbia un sussulto di moralità. Bisogna recuperare un
più stretto rapporto con la gente che, lungi dal confondersi con il
clientelismo, è capacità di interpretazione vera delle attese e delle
potenzialità del popolo. Da parte nostra c?è l?impegno a offrire tutta la
collaborazione che ci compete. Nel contempo stiamo progettando, insieme con la
Facoltà teologica dei Gesuiti, un luogo per la formazione socio-politica dei
laici impegnati». State immaginando anche voi qualche iniziativa per rispondere
alla crisi economica in atto? «La crisi da noi è sempre attuale e il nostro impegno
non si è mai attenuato. Siamo costantemente interpellati per dare risposte a
sfide urgenti e drammatiche, mediante la solidarietà del "farsi
prossimo" che vede attivamente coinvolti tutti i fedeli. Le nostre Caritas
quotidianamente sostengono molte persone in difficoltà e non sono mai venute
meno al loro compito. A Napoli stiamo ora avviando la "Casa di
Tonia", per rispondere all?emergenza sociale di ragazze madri o donne
incinte abbandonate, come in precedenza ci siamo occupati dei bambini leucemici.
È il nostro modo di incarnare il messaggio evangelico, ascoltando il grido di
chi attraversa un momento di grande difficoltà».
( da "AmericaOggi Online" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Steroidi. Accusato
un medico di Brooklyn. Venduti come noccioline di Chiara Zamin 11-02-2009 Il
giorno dopo la confessione del giocatore di baseball, Alex Rodriguez, di aver
utilizzato steroidi mentre giocava per la squadra Texas Rangers, viene alla
luce una nuova storia di abusi . Un medico di Brooklyn è stato accusato di aver
venduto illegalmente steroidi mettendo in pericolo la salute dei suoi clienti.
Richard Lucente, proprietario di una clinica e di una farmacia, prescriveva
medicinali senza che il paziente ne avesse realmente bisogno e in cambio
riceveva tangenti dai suoi fornitori. Oltre alle accuse di vendita di prodotti
illegali, Lucente aveva intascato 500 mila dollari corrispondente alle
"fee" sborsate dai circa 220 clienti, tra cui culturisti e
sollevatori di pesi. E' quanto ha dichiarato ieri il giudice del Brooklyn
District, Charles J. Hynes. "Lucente era rinomato per essere uno che
vendeva facilmente sostanze illegali a chiunque" si legge dalla
deposizione rilasciata dal giudice. Un culturista di Staten Island, Joe Baglio,
morto a causa di un arresto cardiaco, aveva utilizzato gli steroidi su
consiglio di Lucente, nonostante il medico fosse a conoscenza delle condizioni
precarie dell'uomo che aveva in passato subito un trapianto al cuore. Lucente,
un medico osteopata di 37 anni, è stato ieri rilasciato dietro pagamento di una
cauzione di 20 mila dollari con l'ordine di tornare in Corte a maggio. Il suo
avvocato ha definito l'accusa del giudice "assurda", descrivendo il
suo cliente come un bravo medico di famiglia che ha salvato la vita a molte
persone. "Siamo sicuri" ha aggiunto "che in sede processuale, il
mio cliente verrà discolpato". Tra gli abituè della farmacia di Lucente,
oltre a culturisti, sollevatori di pesi, anche diversi agenti della polizia di
New York che dopo la scoperta sono stati immediatamente sospesi dall'esercizio.
La farmacia di Lucente era stata perquisita diverse volte in passato. Gli investigatori vi hanno trovato oltre agli stereoidi un grosso
quantitativo di ormoni umani prodotti in Cina dal valore di
mercato di 7.5 milioni di dollari. Nello stato di New York non è illegale
vendere steroidi per scopi medici. Tuttavia la loro somministrazione avviene su
parere del medico dopo aver visitato il paziente.
( da "Finanza e Mercati" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Sabaf, trimestre in
calo Nel 2009 giù il fatturato da Finanza&Mercati del 11-02-2009 Quarto
trimestre 2008 di passione per Sabaf. E per quest'anno le stime della società
sono di un «fatturato in significativa flessione». In particolare la società
che produce componenti per cucine e apparecchi domestici per la cottura a gas
ha terminato l'ultimo trimestre del 2008 con ricavi a a 36,9 milioni (-6,6%
sull'analogo periodo del 2007); in flessione anche i margini con l'ebitda che
si è attestato a 6,2 milioni (-24,7%) e l'ebit a 3,1 milioni (-40,4%). L'utile
netto, infine, si è dimezzato attestandosi a 1,7 milioni (3,9 milioni nel
quarto trimestre del 2007). Numeri che hanno indotto la società a ridurre il
proprio organico di 130 unità. Per altri 100 dipendenti in esubero il gruppo
sta facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria a rotazione. Dando uno
sguardo ai conti dell'intero
( da "Unita, L'" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Il candore
fanciullino di Shen Wei che danza un Tibet da cartolina Shen Wei apre la
rassegna di nuova danza «Equilibrio» a Roma. Ma c'è molto poco di non visto nei
suoi lavori, ispirati a un Tibet di maniera o a un minimalismo già visto.
Meglio vedere la Keersmaeker stasera... Non si può chiedere a un artista di
essere «impegnato», come lo fu Anna Sokolow che nelle sue danze parlava di
guerra, emarginazione e Olocausto, o come lo è oggi Bill T. Jones. Ma certo
suonava strano il fatto che Shen Wei - coreografo cinese attivo a New York, fra
i nomi più «spesi» nei cartelloni in cerca di novità - considerasse quello in
Tibet «un suo viaggio personale», un'ispirazione nata dall'incontro con la
gente, la cultura e la natura del luogo per creare Re- (Part I). Eludendo ogni
riferimento alla situazione politica e sociale del Tibet, forse per prudenza, visto che da poco ha riallacciato i contatti con la patria Cina che gli ha affidato la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 3 autore: Gm
licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il
primo mercato mondiale General Motors ridurrà la forza lavoro di 10mila unità
fra i colletti bianchi. La casa automobilistica sottolinea che taglierà i
compensi di impiegati ed executive del 3-10 per cento. Negli Usa Gm eliminerà
3.400 posti. I tagli annunciati ieri, che saranno effettuati entro il
2009, rappresentano il 14% del totale dei salariati Gm. Intanto,secondo
l'Associazione cinese dei costruttori di auto,in gennaio la Cina
ha scavalcato gli Stati Uniti come primo mercato mondiale, con 735mila auto
vendute contro le 657mila degli Usa. (Nella foto la preparazione dello stand di
Gm al Salone di Bruxelles) REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 15 autore: Industria. Montezemolo: nel 2008
il Cavallino Rampante ha raggiunto i risultati migliori di sempre Fatturato
record alla Ferrari Il giro di affari sfiora i due miliardi con 6.587 vetture
vendute Emilio Bonicelli BOLOGNA C'è stata grande soddisfazione, insieme a
qualche motivo di preoccupazione, al termine del Cda che ieri a Maranello
(Modena) ha esaminato i dati di bilancio 2008 della Ferrari. La soddisfazione è
venuta dai risultati d'esercizio che «hanno battuto tutti i record precedenti
», con giro di affari che sfiora i due miliardi e con una performance
particolarmente positiva sul fronte della redditività, salita al 17,6% contro
il 15,9% del 2007. Un valore di rilievo assoluto per il settore
automobilistico, se si tiene conto della crisi che ha investito i mercati nella
seconda metà dell'anno. «Chiudere il 2008 con questi risultati che non hanno
uguali nella storia dell'Azienda – ha commentato il presidente della Ferrari,
Luca di Montezemolo, durante il consiglio di amministrazione – è la miglior
prova della bontà della nostra strategia, fatta di esclusività, innovazione e
attenzione alle persone. Questi dati economici coronano un anno eccezionale che
ci ha visto ancora una volta vincitori in Formula 1, con la conquista del 16Ú
titolo Mondiale Costruttori, l'ottavo negli ultimi 10 anni». Le ragioni di
preoccupazione derivano dalla crisi che ha colpito i mercati. «Il contesto
economico 2009 – ha aggiunto Montezemolo –si presenta pieno di incertezze, con
una contrazione economica che sta colpendo tutto il mondo e per la quale è
difficile prevederne l'evoluzione». In questa situazione Ferrari dovrà essere
ancora più attenta «ad ogni singolo dettaglio, continuando ad innovare,
mantenendo l'esclusività dei prodotti in relazione alle richieste del mercato».
Dall'analisi dei dati emerge che la Casa del Cavallino Rampante ha chiuso il
2008 con un fatturato di 1.921 milioni di euro (+15,2%), mentre il numero delle
vetture consegnate al cliente finale è stato pari a 6.587 unità (+2%). Ottima
la performance delle 12 cilindri, sia la 612 Scaglietti che la 599 GTB Fiorano,
che hanno beneficiato del lancio del programma di personalizzazione One to One.
Il risultato della gestione ordinaria è stato positivo per 339 milioni di euro,
con un significativo incremento (+ 27%). A questo risultato ha contribuito
anche una forte riduzione dei costi, mentre miglioramenti ed efficienze hanno
permesso di compensare l'andamento sfavorevole di dollaro e sterlina. Ottimo
l'andamento delle attività legate al marchio: incrementi record per il
licensing (+35%) ed e-commerce (+65%). Bene i 25 Ferrari store (+16%). Circa i
mercati di destinazione il Nord America si conferma al primo posto con 1.700
vetture (26% del totale mondo) in linea con lo scorso anno. Positivi incrementi
si sono avuti nell'Europa dell'Est (+23%), in Medio Oriente (+12%), in Giappone
(+15%) e anche in Cina (+20%), dove
è stato superato lo storico traguardo delle 200 vetture vendute, raggiungendo
quota 212 unità. In crescita gli investimenti che hanno raggiunto il 18% del
fatturato, anche per la costante ricerca per le nuove vetture. Nel 2008 è stato
varato un piano energetico di autoproduzione che consentirà alla Ferrari di
raggiungere la totale indipendenza sul fronte dell'energia entro un
anno. Già inaugurato un impianto fotovoltaico da 199 Kw, sono in corso i lavori
per la costruzione di una centrale di trigenerazione. Oltre quattro milioni di
euro sono stati investiti in interventi strutturali e formazione per aumentare
la sicurezza sul lavoro dei circa 3mila dipendenti, cui la Ferrari offre anche
una «Scuola dei mestieri », per migliorare le competenze, e numerosi servizi
tra cui mutui agevolati. STRATEGIA VINCENTE La Casa di Maranello «primeggia
grazie all'esclusività dei prodotti, alla forte innovazione e all'attenzione
alle persone»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 20 autore: Valéo sceglie il «plan
social» Per il gruppo francese 5mila tagli: il sindacato chiede un indennizzo
Leonardo Martinelli PARIGI. Dal nostro inviato Mercati diversi significano
relazioni industriali differenti? La crisi ha acuito o ha appiattito le
differenze nei Paesi europei? Una prima risposta viene dalla Francia.
L'annuncio è arrivato lo scorso 17 dicembre. Che le cosea Valéo,multinazionale
dell'indotto auto, in Francia seconda soloa Faurecia, non andassero più tanto
bene, ormai lo sapevano tutti. Ma il "plan social", che prevede 5mila
esuberi a livello mondiale, reso pubblico qualche giorno prima di Natale,
quando molti lavoratori erano in ferie " forzate" e alcuni in cassa
integrazione, ha davvero sorpreso per la sua ampiezza: un pugno nello stomaco.
Da allora hanno preso il via i negoziati fra la direzione e i sindacati. In
Francia, dove i tagli arrivano a 1600 posti di lavoro (sui 15.400 esistenti,
54mila in tutto il mondo), le contrattazioni sono assai dure, perché Valéo ha
chiuso comunque il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 32 autore: Usda. Condizioni
atmosferiche avverse frenano i raccolti sudamericani ma non provocano impennate
delle quotazioni Soia e mais, la siccità riduce l'offerta Cotone ancora in
difficoltà: al ribasso le stime di produzione e consumi Luca Davi La siccità
che ha colpito il Sud America costa cara ai produttori di soia e mais. I dati
diffusi ieri dal Dipartimento americano per l'Agricoltura (Usda) mostrano come
la produzione globale di semi di soia nel 2008-09 sia prevista in frenata.
Colpa soprattutto della diminuzione dei raccolti in Argentina e in Brasile, due
dei maggiori competitor degli Stati Uniti. Il colpo peggiore l'ha subito Buenos
Aires, il cui output globale è previsto in calo a 43,8 milioni tonnellate, 5,7
milioni in meno rispetto a un mese fa. Anche il raccolto brasiliano è stimato
in flessione di 2 milioni di tonn., a 57 milioni, mentre quello del Paraguay è
calato da
( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
Il ministro degli Esteri di Pechino: "Ci saranno conseguenze". La
Farnesina: "è stata una scelta dei sindaci" Dalai Lama, la Cina minaccia l´Italia "Un´offesa dargli la cittadinanza"
ANAIS GINORI ROMA - «Ci saranno conseguenze nelle relazioni tra Cina e Italia». Il governo di Pechino minaccia ritorsioni dopo il
breve passaggio del Dalai Lama nel nostro paese. Una visita di appena due
giorni, durante la quale il leader buddista non ha avuto incontri di governo e
ha ricevuto la cittadinanza onoraria da Roma e Venezia «per il suo
instancabile impegno di pace e tolleranza». Dal punto di vista di Pechino, il
Dalai Lama continua invece a rappresentare un «pericoloso separatista
travestito da monaco». «Manifestiamo il nostro forte malcontento e la nostra contrarietà»
commenta Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri secondo cui i
riconoscimenti italiani avrebbero «offeso» il popolo cinese. Il tono è stato
ultimativo. «Speriamo che l´Italia - dice Jiang - presti attenzione alle
profonde preoccupazioni della Cina e adotti immediate
ed efficaci misure per correggere l´impatto negativo e mantenere il salutare e
stabile sviluppo delle relazioni bilaterale». La protesta di Pechino non coglie
nessuno di sorpresa. Ogni volta che il Dalai Lama viene ricevuto da una qualche
autorità occidentale, il governo cinese si fa sentire. La Farnesina ha
immediatamente preso le distanze dai due sindaci, Alemanno e Cacciari,
ricordando che i comuni decidono in «piena autonomia e assumono le loro
decisioni in assoluta indipendenza dal governo». «Ribadiamo - ha precisato il
ministero degli Esteri - il nostro sostegno alla politica di una sola Cina». Sulla questione tibetana, i governi italiani hanno
sempre scelto una posizione di estrema prudenza: né Prodi né Berlusconi hanno
voluto incontrare il Dalai Lama durante le sue ultime visite. Una soluzione al
suo esilio - che dura ormai da cinquant´anni - sembra sempre più lontana.
Proprio ieri, il sindaco della capitale tibetana ha accusato il leader buddista
di fomentare la violenza in vista dell´anniversario dell´esilio, il 10 marzo
1959. «C´è chi non vuole lo sviluppo pacifico di Lhasa» ha detto Cao Bianjiang.
A Venezia «Oceano di Saggezza», come lo chiamano i tibetani, si è rivolto alla
folla: «Abbiamo bisogno del vostro appoggio». Tra la pioggia e l´acqua alta, ha
anche trovato modo di scherzare. «Sono un po´ spaventato da tutta quest´acqua»
ha ironizzato lui, cresciuto nel paese delle nevi. Nella Biblioteca Marciana,
il Dalai Lama ha anche potuto vedere il testamento di Marco Polo e il
mappamondo di Fra Mauro che già parlavano del Tibet nel �400: da allora il
suo popolo ha subito molte dominazioni. «Il peggio - ha confessato il Dalai
Lama - è sentire di non poter far nulla».
( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 25 - Economia
I conti Accelerata Ferrari il fatturato cresce del 15% MARANELLO - La crisi non
colpisce la Ferrari che chiude anzi il 2008 con risultati record. Il fatturato
sale del 15 per cento rispetto all´anno precedente a 1,9 miliardi. E´
l´effetto, in particolare, del buon risultato delle 430 Scuderia, della 612
Scaglietti e della 599 Fiorano. Il risultato della gestione ordinaria è salito
del 27 per cento a 339 milioni. «Un bilancio che è la migliore conferma della
bontà della nostra strategia - ha commentato il presidente di Ferrrari, Luca di Montezemolo - che corona un altro anno eccezionale legato
alla conquista del 16esimo titolo mondiale dei costruttori». Il mercato
principale per le auto del Cavallino continua ad essere quello del Nord
America. In Cina, per la prima volta, si sono superate le 200 unità vendute con
un incremento del 20 per cento.
( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
25 - Economia Vendite auto, la Cina sorpassa gli
Usa Ue: no agli aiuti protezionistici francesi. E Gm taglia 10mila impiegati
Dalle agenzie di rating previsioni negative su tutto il settore: "Meglio
non investire" PAOLO GRISERI TORINO - Da ieri la Cina è il
principale mercato mondiale dell´automobile. Pechino supera gli Usa in una gara
in discesa, a chi perde meno vendite rispetto al passato recente: a gennaio
2009 gli Stati Uniti si fermano a 656 mila auto venute contro le 735 mila del
mercato cinese. Naturalmente si tratta di una tendenza che potrà essere
smentita tra trenta giorni: tradizionalmente le prime settimane dell´anno sono
di basse vendite negli Usa mentre il Capodanno lunare cinese è normalmente
destinato a far salire il numero dei clienti. Ma il principale dato su cui
riflettere è il fatto che in Usa possiede un´auto l´80 per cento degli abitanti
mentre in Cina la stessa percentuale scende al due. Le
potenzialità di crescita, dunque, sono immense e potranno essere solo
rallentate dagli effetti della crisi. Il sorpasso è comunque un dato storico
anche se considerando il mercato europeo nel suo complesso, il vecchio
continente supera ancora sia la Cina sia gli Stati
Uniti. Ma anche l´Europa segna il passo. E comincia a dividersi in modo
abbastanza evidente sulle misure da adottare per sostenere le quattro ruote.
Ieri i costruttori tedeschi hanno più o meno apertamente accusato la Francia di
sfruttare la crisi per attuare una politica protezionista. Nel mirino, i
provvedimenti annunciati da Sarkozy: 6,5 miliardi a favore di Psa e Renault,
una misura che, secondo i tedeschi, «porta a distorsioni della concorrenza che
non dobbiamo autorizzare in Europa». L´allarme è stato immediatamente raccolto
da Neelie Kroes, commissaria Ue alla concorrenza: «Abbiamo scritto a Parigi -
ha annunciato ieri il portavoce della commissaria - per chiarire che non
autorizzeremo aiuti che possano danneggiare il mercato unico». Non piace a
Bruxelles la condizione posta da Sarkozy in cambio del finanziamento pubblico:
l´obbligo di mantenere le produzioni in Francia. Anche con il danaro del
governo non sarà comunque facile per i costruttori francesi superare la crisi:
ieri il presidente di Psa, Christian Streiff ha stimato che nel 2009 le vendite
del gruppo possano scendere del 20 per cento. Una previsione in linea con
quelle delle agenzie di rating. Jp Morgan sconsiglia di investire su Psa e
Renault perché in cambio degli aiuti di stato sarà impedita la distribuzione
del dividendo e la ristrutturazione del due gruppi. La stessa società di rating
sconsiglia di investire su Fiat che avrebbe bisogno, secondo gli analisti, di
una iniezione di liquidità tra uno e due miliardi di euro. Anche Fitch
definisce negativo l´outlook di tutte le aziende del settore auto e mette sotto
osservazione in particolare Fiat e le francesi. Negli Usa invece, secondo gli
analisti londinesi, Gm e Chrysler non sono fuori dal rischio fallimento
nonostante gli aiuti del piano Obama. Gm ha annunciato ieri il licenziamento di
10.000 impiegati. Contemporaneamente la Opel, ramo europeo della stessa Gm, ha
annunciato il raddoppio delle vendite di auto di piccola cilindrata, a
dimostrazione che nella crisi c´è anche chi riesce a guadagnare qualcosa.
Soprattutto per effetto degli incentivi del governo tedesco e degli sconti
decisi dalla casa in occasione dei suoi 110 anni di attività.
( da "Avvenire" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 11-02-2009
Dalai Lama, la Cina minaccia l'Italia PECHINO. Il
conferimento al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, della cittadinanza di
Roma «offende il popolo cinese» e costituisce un'«interferenza» negli affari
interni di Pechino. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri
cinese, Jiang Yu. L'Italia, ha detto Jiang, deve prendere «immediate misure»
per rimediare al danno apportato alle relazioni tra i due Paesi. «Le parole e
le azioni del Dalai Lama ha detto la portavoce dimostrano che non è solo una
figura religiosa, ma un uomo politico impegnato in attività secessioniste con
la scusa della religione». I Paesi stranieri, ha aggiunto, dovrebbero «capire e
sostenere» la posizione della Cina sul Tibet,
che è «completamente parte della Cina». «Il
problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema
attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang. Dopo Roma, ieri anche la città di Venezia ha
conferito al leader tibetano la cittadinanza onoraria. La Farnesina, per
gettare acqua sul fuoco, ha replicato: il governo italiano «sostiene la
politica di una sola Cina» e ricorda che la
concessione della cittadinanza onoraria è una scelta autonoma di un ente
locale. «È stato già chiarito in altre numerose occasioni all'Ambasciatore
cinese in Italia che i comuni italiani sono autonomi e assumono le loro
decisioni in assoluta indipendenza dal Governo» fa sapere il ministero degli
Esteri. ( E.A.) Il Dalai Lama (Reuters)
( da "AprileOnline.info" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina
L'Alta Corte brasiliana
inizia l'iter processuale Manuela Bianchi, 11 febbraio 2009, 20:20 Caso
Battisti Oggi il Stf comincia l'esame della richiesta di estradizione dell'ex
militante dei Pac dopo aver rifiutato ieri il carattere di urgenza con cui Roma
aveva chiesto la revoca della concessione dello status di rifugiato politico.
Il processo avverrà nel rispetto dei tempi di prassi, mentre dal governo
italiano si registrano reazioni disomogenee Oggi il Supremo Tribunale Federale
brasiliano (Stf) comincerà a dibattere in prima battuta sullo status di
rifugiato che il ministro della Giustizia Tarso Genro ha concesso il 13 gennaio
scorso a Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac (Proletari armati per il
comunismo) condannato per omicidio in Italia. La Corte dovrà stabilire se la
concessione di asilo interrompe o meno l'iter giudiziario di estradizione
dell'ex terrorista richiesto dal governo italiano. La domanda di estradizione
di Cesare Battisti era stata infatti rifiutata dal Brasile adducendo la
incompatibilità con lo status di rifugiato. Ecco perché l'Italia, attraverso
l'avvocato Nabor Bulhoes che la rappresenta in Brasile, in data 9 febbraio ha
presentato un voluminoso fascicolo di 61 pagine in cui chiede una revoca
preliminare della status di rifugiato politico - con carattere di urgenza - a
Cesare Battisti perché incostituzionale. La concessione del ministro Genro
violerebbe "l'ordinamento giuridico brasiliano e varii trattati e
convenzioni internazionali" inclusa la Convenzione di Ginevra sui
rifugiati, che proibisce la concessione dello status di rifugiato politico a
chi ha commesso delitti comuni, ciò per cui è stato condannato Battisti.
Secondo quanto si apprende dalla "memoria" presentata dall'avvocato
Bulhoes, "al contrario di quanto richiesto dalla legge brasiliana
sull'asilo politico, i motivi presentati da Battisti e accolti da Tarso Genro
per la concessione di tale beneficio, non sono affatto gli stessi di quelli in
esame nel processo di estradizione". Il documento italiano infatti
definisce "privi di fondamento" gli argomenti sul "timore di
persecuzione politica". Ma la richiesta italiana ha incassato il parere
negativo del giudice dell'Stf, relatore del caso Battisti, Cezar Peluso, che ne
ha rifiutato il carattere di urgenza senza però interrompere il processo che
passerà attraverso tutte le fasi e i tempi di prassi. E ha dato dieci giorni di
tempo alla difesa di Battisti e al ministro Tarso Genro per presentare le loro
contro deduzioni sul dossier italiano. Ma se la Corte suprema dovesse
accogliere la richiesta della Farnesina, invalidando la concessione dell'asilo
e sconfessando così la legittimità del ministro di giustizia a prendere questo
tipo di decisioni - ricordiamo che Genro ha concesso l'asilo a Battisti contro
il parere precedentemente espresso dal Comitato per i rifugiati, il Conare - si
aprirebbe uno scontro istituzionale. Secondo indiscrezioni della stampa la
Corte suprema sarebbe molto incerta sulla questione, mentre per Genro il potere
giudiziario non modificherà la sua decisione. Già nel 2007 il Stf aveva
giudicato costituzionale la "legge del rifugio" di cui si è avvalso
Genro per salvare l'ex terrorista dalla estradizione. Ma oggi alcuni giudici
membri dell'Alta Corte potrebbero aver cambiato parere sulla questione e
ritenere quindi che questo status non debba ostacolare automaticamente
l'estradizione. Secondo l'edizione online del quotidiano O Globo, sarebbe
aumentato il numero dei giudici inclini a decretare illegale l'atto giudiziario
firmato da Genro, che corrisponderebbe "almeno a tre membri del Stf "
tra cui vengono citati il relatore Cezar Peluso e il ministro Carlos Alberto
Direito. Sull'altro fronte i favorevoli alla decisione del governo sarebbero
attualmente tre magistrati: Eros Grau, Ellen Gracie, Joaquim Barbosa, mentre
tra i rimanenti membri della Corte suprema l'unico ad essersi espresso è Cesare
del Mello che ha annunciato la sua astensione. Anche il Correio do Estado ha
parlato di una probabile maggioranza a favore dell'estradizione, indicando in
cinque su undici il numero dei membri della Corte orientati in tal senso. Va
considerato che la maggiornaza viene calcolata sui presenti e votanti e, in
caso di parità, il voto del Presidente conta doppio. Le reazioni in Italia al
respingimento della richiesta di revoca preliminare dello status di rifugiato
concesso al Battisti presentano, dal punto di vista governativo, due diverse
sfaccettature. Il ministro degli esteri Franco Frattini - dall'Africa dove è in
missione - ha dichiarato di tifare "gli azzurri" come "primo segnale
sportivo" nella partita che ha visto sfidarsi in campo a Londra le
rispettive squadre di calcio di Italia e Brasile. Da Roma invece il ministro
della Difesa Ignazio La Russa ha reagito dichiarando "estradizione o
conseguenze nei rapporti" tra Roma e Brasilia, lasciando aperta la
possibilità di una rivalutazione della partecipazione del Brasile al prossimo
vertice del G8 che si terrà sotto la presidenza italiana alla Madddalena nel
luglio prossimo. E all'articolo pubblicato ieri dalla "Folha de S.
Paulo" - il maggiore quotidiano brasiliano - che riportava le
dichiarazioni dell'ambasciatore italiano a Brasilia, Michele Valensise, che
ricordavano l'invito fatto dall'Italia al paese sudamericano in occasione del
G8, La Russa ha avuto a dire "Mi dispiace contraddire una persona che
stimo molto come l'ambasciatore Valensise, ma non so da dove abbia tratto la
notizia che il governo italiano abbia deciso di coinvolgere il Brasile nei
lavori del prossimo G8 alla Maddalena". Ma in serata è
arrivata secca la smentita da parte di Silvio Berlusconi, che ha confermato
"Agli otto paesi che tradizionalmente formano il G8 si uniranno" alla
Maddalena quest'anno "sei paesi: India, Messico, Egitto, Sudafrica,
Brasile e Cina".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-12 - pag: 2 autore: Dopo l'ok del Senato al
piano da 838 miliardi Per Geithner il debutto difficile con i sette Grandi di
Alessandro Merli D ebutto difficile domani sera a villa Madama per il
segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, alla riunione dei ministri
finanziari e dei governatori del G-7. è la prima uscita di un esponente
dell'amministrazione Obama a un vertice internazionale e il compito di Geithner
non è certo reso più semplice, non solo dall'emergenza economica e finanziaria
globale, ma anche dai primi passi mossi dal nuovo governo a Washington in
queste quattro settimane. Diversi dei quali si sono già rivelati problematici
per i maggiori partner dell'America. Geithner si presenterà a Roma, secondo una
fonte del Tesoro Usa, con due carte forti: l'approvazione in Senato del piano di
stimolo dell'economia da oltre 800 miliardi di dollari e l'annuncio di un vasto
programma per stabilizzare il sistema finanziario con oltre 2mila miliardi di
dollari. La stessa fonte ha detto ieri che il segretario chiederà agli altri
Paesi di intraprendere azioni altrettanto decise su entrambi i fronti, del
rilancio della crescita e del salvataggio di banche e mercati. «Nel G-7 – ha
affermato la fonte – c'è il sentimento comune che tutti dobbiamo adottare
misure straordinarie ed eccezionali per far fronte a una situazione
straordinaria». Anche se da parte degli altri sei grandi c'è la disponibilità a
un'apertura di credito verso la nuova amministrazione, che si ritiene più
disponibile al dialogo multilaterale, e se lo stesso Geithner, per il suo
passato alla Federal Reserve di New York e al Tesoro nell'era Clinton, gode di
ottima considerazione negli ambienti della diplomazia finanziaria
internazionale, le prime reazioni a come si è mosso finora il team economico di
Barack Obama sono però tiepide. Sul piano–banche il timore è che ricalchi parte
degli errori compiuti dal predecessore di Geithner, Hank Paulson, compresa la
vaghezza sui dettagli che rischia di prolungare l'incertezza che finora è stato
il peggiore nemico della normalizzazione del sistema finanziario. Le
perplessità espresse dai mercati americani subito dopo l'annuncio di martedì
venivano riecheggiate ieri in Europa. Fonti di mercato sottolineavano tra
l'altro forti dubbi sulla capacità di attrarre nell'iniziativa capitali
privati. Sempre sui temi della finanza, assai meno controversa dovrebbe
risultare la questione della definizione di nuove regole, affidata al Financial
stability forum, presieduto dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi,
che riferirà sui progressi compiuti. Quanto allo stimolo all'economia, anche su
questo punto l'iniziativa americana ha fatto storcere il naso nelle altre
capitali, per l'inclusione della clausola "buy american" nei progetti
finanziati con soldi pubblici. Ieri le critiche sono state ribadite dal
sottosegretario alle Finanze tedesco, JÖrg Asmussen, e dal Governo giapponese.
L'iniziativa Usa, come del resto quella francese per gli aiuti all'auto, che
già ha suscitato polemiche in sede europea, mina la credibilità
dell'impegno,già sbandierato al G-20 di Washington a novembre e che è previsto
venga reiterato anche nel comunicato di sabato, a resistere al protezionismo
per non indebolire ulteriormente l'economia globale. Sui cambi, che peraltro
non saranno al centro della discussione di Roma, Geithner ha già fatto una
gaffe che si è dovuto rimangiare, quando ha accusato la Cina di manipolazione dello yuan. è probabile che i sette si limitino
a ribadire l'importanza della flessibilità delle valute, compresa quella
cinese, anche per evitare una escalation del protezionismo. Per il resto,
sostiene David Woo, di Barclays Capital, «il comunicato ripeterà
l'indesiderabilità di una volatilità eccessiva, ma senza indicare una
valuta in particolare », come venne fatto a ottobre con lo yen. Il
rafforzamento dello yen e l'indebolimento della sterlina, i due fenomeni più
preoccupanti, hanno dato segni di stabilizzazione nell'ultimo mese.
alessandro.merli@ilsole24ore.com «BUY AMERICAN» Gli Usa chiederanno altri
stimoli per l'economia ma è in discussione il loro impegno a difesa del
commercio mondiale MERCATO MONETARIO Superata la gaffe sulla manipolazione
dello yuan, il segretario al Tesoro firmerà un vago monito contro la volatilità
dei cambi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: INTERVISTA Alistair Darling
Cancelliere dello Scacchiere «Londra non aderirà all'euro» Il ministro del Tesoro
britannico: la questione non si pone neanche Leonardo Maisano LONDRA. Dal
nostro corrispondente Lotta al protezionismo, fatta salva qualche eccezione
"accidentale"; ingresso immediato di Brasile e India, Cina e Russia (Bric) nei salotti più esclusivi delle organizzazioni
finanziarie internazionali; coordinamento stretto degli organismi di
regolazione e controllo dei mercati. Alistair Maclean Darling, 56 anni,
Cancelliere dello Scacchiere di Sua Maestà, in un'intervista a quattro testate
europee (in Italia al Sole-24 Ore), invoca l'internazionalismo, tema che
gli fu caro in gioventù quando militava - dicono i suoi biografi - in gruppi
trotskisti scozzesi. Passioni adolescenziali buone oggi per chiamare all'azione
comune un mondo allo sbaraglio. Lo farà, in qualità di esponente del Paese che
più paga il prezzo del credit crunch, da Roma questo week-end, in occasione del
G-7 finanziario. Lo ripeterà da Londra al G-20 di marzo. «A Roma porterò
quattro punti, gli stessi che saranno al centro del G-20. Prima di tutto non
ritengo importante stabilire quali iniziative ogni singolo Paese adotti per
uscire dalla crisi, ma è essenziale il coordinamento e la sincronia
dell'azione. Credo poi che debba essere ribadita la volontà di cooperare tutti
per ristabilire la credibilità del sistema bancario e la capacità del sistema
stesso di garantire credito ora che la recessione s'aggrava. E mi riferisco
anche al ruolo e alle funzioni dei regolatori. In terzo luogo mi auguro che il
G-7 e il G-20 riconoscano la necessità di rivedere le istituzioni
internazionali, figlie del quadro post-bellico. Sessant'anni dopo realtà
economicamente insignificanti sono primi attori globali. Cina,
India, Brasile e Russia devono entrare nel Financial stability forum (
presieduto da Draghi). Il Fondo monetario stesso deve avere capacità di azione
preventiva. Infine va sconfitta ogni tentazione protezionistica anche se esiste
in forma involontaria ». Protezionisti per caso? Chiariamo. Pongo con forza e
determinazione l'accento contro un protezionismo sistemico. è vero, però, che
siamo intervenuti a favore delle banche nella consapevolezza che il credito è
essenziale. Lo stesso è accaduto negli Stati Uniti e in Germania. Abbiamo
sostenuto l'industria dell'auto e lo stesso hanno fatto altri partner europei.
Voglio dire che azioni congiunte e concordate nella logica di un'ampia
cooperazione riducono il rischio di un rigurgito protezionistico. Abbiamo anche
chiesto alle banche di agevolare le imprese sul territorio in cambio delle
nostre garanzie, ma se lo facessero ai danni di realtà estere sarebbe un
problema. Diventerebbe, quest'ultimo, uno scenario altamente improbabile se
misure come quelle introdotte in un Paese fossero adottate in cooperazione e
coordinamento con altri Stati. I puristi del liberismo contestano questa idea?
Ai puristi devo replicare che l'alternativa è non avere banche. Crede che sia
il caso di avere un sistema di regole comuni sui mercati e magari un'unica
autorità europea? Ci sono cinquanta authority nella Ue. Devono lavorare in collaborazione.
Di recente sono stati introdotti i cosiddetti " college of
regulators" che operano solo sulle grandi banche.L'idea è giusta.Altra
cosaè un meccanismo pan-europeo di regolamenti. Mi preoccupa che possa andare
con un passo diverso da quello di America e Far East. Il mondo va oltre
l'Europa. La sterlina ha subìto una forte svalutazione e sono cresciute le voci
di chi vorrebbe l'adesione britannica all'euro. C'è un ripensamento? La nostra
posizione sull'euro è la stessa del 2003. è, semplicemente, una questione che
non si pone. La crisi non ha quindi avuto alcuna conseguenza suldibattito pro o
contro l'euro? No, la crisi non ha cambiato niente. I problemi sono altri. La
nostra attenzione deve essere concentrata sulla correzione delle condizioni di fondo.
C'è preoccupazione, per esempio, sugli effetti per le economie emergenti che
vedono uscire capitali. è qui che devono giocare un ruolo di primo piano gli
organismi internazionali. Sono tempi lunghi che l'emergenza non consente?
L'adesione al Financial stability forum è questione che si può chiudere in
qualche settimana. E può fare la differenza. La Cina
sarà la seconda economia del mondo. è pronta a riconoscere le proprie
responsabilità. Abbiamo bisogno di istituzioni finanziarie internazionali che abbiano
un elevato sostegno alle loro spalle. è favorevole a limitare le retribuzioni
dei banchieri degli istituti nazionalizzati? Stiamo discutendo con Royal bank
of Scotland sui bonus. Ho già detto che non può esserci alcun premio per chi è
associato alle perdite. Rbs ha obblighi contrattuali che non possono essere
evitati. La verità è che i premi dei manager devono essere correlati con la
salute dell'istituzione che gestiscono. Non ho problemi a premiare chi lavora
bene, ne ho se salari e bonus diventano la stessa cosa. Non crede che nella
crisi di oggi le responsabilità siano anche dei Governi? Tutti hanno una
lezione da trarre. Ai Comuni in occasione dell'audizione dei banchieri, due
giorni fa, abbiamo avuto modo di intendere che il board stesso degli istituti
non aveva afferrato quanto stava accadendo. Si può capire se sono coinvolti
piccoli istituti, è del tutto diverso con giganti del credito in grado di avere
conseguenze sistemiche. è una lezione per Governi, regolatori, banche. Per
rimettere le cose in ordine dobbiamo chiederci tutti insieme se stiamo facendo
la cosa giusta. è un problema internazionale che può essere gestito e risolto
solo a livello internazionale. leonardo.maisano@ilsole24ore.com «Il rischio
protezionismo si riduce se i Governi coordinano meglio le proprie decisioni»
«Financial stability forum da allargare rapidamente a Paesi come Cina, India, Russia e Brasile» DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: Commercio estero. Crollo del
43% in gennaio - In forte calo anche l'export L'import cinese in picchiata Luca
Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La paralisi dei consumi globali
assesta un duro colpo al made in China. A gennaio, le esportazioni del Dragone
sono ammontate a 90 miliardi di dollari, con una flessione del 17,5% rispetto
allo stesso periodo dell'anno precedente. Per le vendite cinesi all'estero si
tratta della peggiore performance degli ultimi dieci anni. Una performance che
va ben oltre le previsioni più pessimistiche degli analisti, che si attendev
ano una contrazione dell'export del 12-14 per cento. Probabilmente, il dato
risente anche di alcuni fattori stagionali. Primo fra tutti, il Capodanno
lunare che nel 2009 è caduto a fine gennaio, mentre nel 2008 cadde a febbraio:
secondo alcuni analisti, questo sfasamento temporale della festività che
tradizionalmente blocca per almeno un paio di settimane l'attività economica
dell'intero paese avrebbe amplificato il calo anno su anno delle esportazioni.
Ma al di là delle considerazioni tecniche, un fatto è certo: il made in China
non tira più come un tempo. Tessile, abbigliamento, mobili, giocattoli,
elettronica: la gelata dei consumi mondiali ha colpito senza eccezioni tutti i
settori dell'industria manifatturiera cinese. Il risultato è che le aziende
chiudono i battenti e milioni di persone perdono il posto di lavoro. Ma il
brusco rallentamento della locomotiva cinese non è un problema solo per chi
governa a Pechino. è un problema anche per il resto del mondo che vede
restringersi gli spazi di penetrazione su uno dei mercati più promettenti del
pianeta. Prova ne sia che nel primo scorcio del 2009, le importazioni del
Dragone hanno fatto molto peggio dell'export. A gennaio, la
Cina ha acquistato oltremare merci per 51 miliardi di dollari, il 43%
in meno rispetto a un anno fa. Il Paese ha comprato meno energia e materie
prime ma ha comprato anche meno semilavorati e beni strumentali. A causa della
frenata delle importazioni, a gennaio il surplus commerciale è rimasto comunque
in alta quota, attestandosi a 39 miliardi di dollari. L'andamento disastroso
del commercio estero cinese a gennaio dimostra che il gigante asiatico -
contrariamente a quanto speravano in molti - non è ancora in grado di camminare
sulle proprie gambe: senza la domanda estera, la macchina industriale perde
colpi perché i consumi e gli investimenti domestici non sono sufficienti a
sostenere la crescita economica. Il Governo spera che il piano di stimolo alla
congiuntura da 600 miliardi di dollari varato in novembre inizi a fare effetto.
Resta da vedere quali saranno i benefici indotti da questa massiccia iniezione
di risorse pubbliche. Qualche scettico, infatti, è convinto che senza una
ripresa dei consumi mondiali il Dragone da solo farà molta fatica a
risollevarsi. lucavin@attglobal.net EFFETTO CALENDARIO La flessione risente anche
di fattori stagionali: lo scorso anno il Capodanno lunare era stato in febbraio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: Pesano la flessione dei
consumi e la caduta dei prezzi del petrolio Deficit Usa ai minimi da 6 anni NEW
YORK Il deficit commerciale statunitense a dicembre si è ridotto del 4% a 39,9
miliardi di dollari. Si tratta del livello più basso dal febbraio del 2003. Il
calo è comunque inferiore rispetto alle previsioni degli analisti, che
puntavano su una diminuzione a 35,7 miliardi, a causa della caduta superiore al
previsto delle esportazioni. Per l'intero 2008, il passivo commerciale è sceso
a 677,1 miliardi dai 700,3 miliardi del 2007. La frenata del commercio estero
americano, come di quello cinese ed europeo, è dovuta all'impatto del calo dei
prezzi del petrolio sull'import e più in generale alla contrazione dei consumi
globali. A dicembre le importazioni sono calate del 5,5% a 173,7 miliardi,
rivedendo i minimi da settembre 2005, mentre le esportazioni sono diminuite del
6% a 133,8 miliardi. La performance dell'export in realtà è stata ancora
peggiore (-7,7%, il minimo dal settembre 2001) se non si considera il balzo
(+144%) del settore aeronautico legato alla fine di uno sciopero alla Boeing. Il deficit commerciale con la Cina si è ridotto
a 19,9 miliardi in dicembre dai 23 di novembre: nell'intero 2008, il passivo
con Pechino si è attestato a 266 miliardi di dollari, in lieve aumento rispetto
ai 256 miliardi del 2007. Il disavanzo annuale con l'Unione Europea si è invece
ridotto da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-02-12 - pag: 14 autore: DALLA PRIMA
Paradosso del consenso: governi forti ricette deboli La "forza" del
governo non sostituisce cioè la qualità delle politiche, ma può peggiorarne i
difetti. Contrariamente a ciò che si crede, la crisi ha offerto ai governi una
straordinaria occasione di consenso, non solo perché ha concentrato
sull'esecutivo la domanda di protezione dei cittadini e di rapidità di fronte
all'emergenza, ma perché concede a chi governa mano libera sull'uso di risorse
quasi illimitate. Per stimolare l'economia i governi riversano infatti sugli
elettori miliardi di euro, spendono denaro pubblico senza troppi vincoli di
bilancio, se lo preferiscono possono perfino ridurre le tasse. Fino a un anno
fa si diceva che gli esecutivi necessitassero di maggiori poteri per indurre
gli elettori ad accettare le dolorose riforme strutturali, ma finora le
politiche attuate sono state più simili al "gettare denaro dall'elicottero".Non
sorprende che nessun governo si sia preoccupato di allargare le coalizioni
nonostante l'emergenza nazionale. Ma questa paradossale "fase
dell'oro", che la crisi ha regalato ai governi, sta già esaurendosi. La
pace sociale sta finendo e le insufficienze delle risposte politiche stanno
presentando il conto in termini di consenso popolare. Giovedì scorso 2,5
milioni di francesi hanno dato vita alla maggiore protesta di massa contro il
presidente Sarkozy. Le manifestazioni dei sindacati britannici contro i
lavoratori stranieri hanno assunto una rilevanza globale. In Russia le proteste
si sono estese da Pskow fino a Vladivostok. Da Volvograd fino alla Piazza
Rossa, Vladimir Putin ha risposto agli oppositori con i poliziotti e le forze
di sicurezza. In Cina ci sono state
le prime proteste di fronte alle fabbriche ferme e si teme l'effetto di milioni
di famiglie senza terra. In Islanda è caduto il primo governo colpito dalla
crisi, ma con 50 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo, la
catena delle crisi politiche potrebbe essere lunga. Nonostante i 26
miliardi di euro versati da Parigi a pioggia, restauri di chiese e prigioni
compresi, due terzi dei francesi ritiene che il presidente non stia governando
la crisi, così i consensi per Nicolas Sarkozy sono crollati. Se Gordon Brown
era riuscito a resuscitare dalle proprie ceneri inventandosi l'inesistente
ruolo di " salvatore dell'universo" ora è già tornato in disgrazia e
i Tories sopravanzano il Labour di 10-12 punti. Putin continua ad avere alti
consensi personali, ma oltre il 40% dei russi ritiene che stia sbagliando
politica. Perfino Barack Obama comincia a pagare un prezzo alla schiacciante
difficoltà di soluzione della crisi. La critica che accomuna tutti questi forti
leader riguarda la loro competenza sostanziale. La "forza" di un
governo, i suoi ampi margini di autonomia rispetto ai contrappesi
istituzionali, non sono decisivi per la risposta competente. Al contrario:
maggiore il potere di chi governa, più debole è la verifica analitica della sua
strategia, e maggiori sono gli errori che può compiere. Anche nel caso di
opposizioni poco propositive, come è purtroppo regola delle alternanze
italiane, c'è una semplice equazione della democrazia: se aumentano i poteri
dell'esecutivo, devono aumentare – non diminuire- anche i poteri del Parlamento
e degli organi di garanzia. è tanto più vero quando i problemi da risolvere
siano tecnici e non solo ideologici, come la crisi globale dell'economia. In un
mondo complesso, la razionalità del discorso pubblico, la trasparenza della
strategia di governo e la qualità del confronto pubblico delle idee sono più
importanti dei margini di potere più ampi o più ristretti di chi governa. Di
fronte al calo dei consensi un leader europeo deve capire che la soluzione
della crisi non richiede poteri nazionali più autoritari, ma forse il
contrario: una schietta condivisione di sovranità con gli altri paesi nel
risolvere un problema comune. Sarkozy, tra tanti errori, lo ha capito prima di
altri e si è fatto motore di iniziative comuni europee. Ma il linguaggio
cooperativo tra poteri nazionali è arrugginito. L'iniziativa franco-tedesca
nasce zoppa perché Sarkozy voleva un vertice straordinario dell'Euroconsiglio,
più capace di decisioni, mentre Angela Merkel ha preteso che il vertice fosse
esteso all'intera Unione europea, più utile per il consenso. Ecco di nuovo,
anche a livello europeo, l'antinomia tra "forza" del governo e
"confronto parlamentare" delle volontà politiche. L'uno non può
prevaricare sull'altro in un mondo in cui il principio di autonoma autorità
nazionale perde sempre più significato. Carlo Bastasin
carlo.bastasin@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-12 - pag: 36 autore: Siderurgia. Il big
chiude il 2008 con utili in calo del 16% e ricavi in crescita Arcelor: ripresa
possibile già nel 2009 Luca Davi ArcelorMittal fa i conti con il calo degli
utili ma vede una luce in fondo al tunnel della crisi. Un'indicazione
importante per l'economia globale, quest'ultima, visto che arriva dal
produttore siderurgico numero 1 al mondo. Ieri il colosso ha diffuso i bilanci
relativi al 2008. Numeri che mostrano un aumento dei ricavi, migliorati del
10,6% (a 84,94 mld à ) rispetto al 2007. Nel complesso, tuttavia, è calato
l'utile netto, in frenata del 15,5% (a 6,4 miliardi à ) rispetto all'anno
precedente. La flessione deve essere attribuita in particolare alle pessime
performance dell'ultimo trimestre dell'anno, quando il gruppo con sede in
Lussemburgo ha registrato una frenata delle vendite del 13,3% rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente. Negativi i risultati finanziari: la
perdita netta registrata è stata pari a 2 miliardi à contro un utile netto di
1,6 miliardi di un anno prima. In calo si chiuderà quasi sicuramente anche il
primo trimestre 2009, il cui Ebitda dovrebbe scivolare a circa 1 miliardo $ (774
milioni di à ), causa il declino dei prezzi dell'acciaio e la stretta alla
produzione, oggi al 55-60 per cento delle potenzialità. Il 2009 nel suo
complesso, avverte il ceo Lakshmi Mittal, dovrebbe registrare una contrazione
della domanda siderurgica del 7-10%. Tuttavia – e questo è il segnale
importante – dall'orizzonte sembra sparire qualche nuvola, avverte il cfo della
società, Aditya Mittal. Notizie di una possibile ripresa, che
inizierà quest'anno e continuerà nel 2010, arrivano in particolare dalla Cina, dove i prezzi dell'acciaio stanno aumentando, a testimonianza
del rilancio della domanda. La lunga fase di destoccaggio potrebbe essere in
via di conclusione negli Stati Uniti, mentre si protrarrà ancora per questo
trimestre in Europa, continua il manager. «I tagli alla produzione e i
cali degli ordini sono stati molti più ampi di quanto la situazione economica
mondiale richieda e quando il destoccaggio dei magazzini sarà finito, ci sarà necessariamente
un recupero, quanto meno perché la domanda non è calata del 45%», ha detto il
cfo, riferendosi proprio al quasi dimezzamento della produzione da parte del
gruppo. La società, che non prevede ulteriori svalutazioni nel 2009, è invece
in trattative con le banche per rifinanziare linee di credito aperte per 7
miliardi $. Ieri alla Borsa di Amsterdam il titolo è salito dell'1,1% a 20,17
euro. MIGLIORAMENTO IN ATTO Segnali positivi dalla Cina,
dove i prezzi dell'acciaio aumentano a dimostrazione di una graduale ripresa
della domanda al consumo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NOVA24 data: 2009-02-12 - pag: 45 autore: EUREKA DI MARCO MAGRINI Il
curioso caso di Alessandro Volta D omani esce nei cinema Il curioso caso di
Benjamin Button, interessante film con un Brad Pitt che nasce vecchio e muore
bambino. Visto che con la fantasia si può tutto, sarebbe bello immaginare
Alessandro Volta che ci viene a trovare, qui, nel 2009. Scoprirebbe una mondo
portatile e wireless, fatto di comunicazioni, di immagini e suoni che stanno in
tasca o in borsa, tutti alimentati dalle pile che lui stesso aveva inventato
209 anni fa. Scoprirebbe che il suo nome è usato per il volt e il voltaggio,
per i pannelli fotovoltaici, per un cratere della Luna e perfino per
l'automobile più attesa del momento: la Volt, la macchina elettrica sulla quale
la General Motors sta scommettendo la sua ultima camicia. In altre parole,
scoprirebbe che, senza la sua invenzione, il mondo del suo futuro – e del
nostro presente – sarebbe tutta un'altra cosa. Il bello, è che ha solo
cominciato. Il mercato delle batterie ricaricabili vale 63 miliardi di dollari,
abita in Asia (Cina, Corea e Giappone sono i maggiori produttori) e non potrà che
crescere a dismisura. Problemi climatici e geopolitici suggeriscono di
transitare dal petrolio all'elettricità generata da fonti rinnovabili. Ci
vogliono pile di grandi capacità e basso costo, per immagazzinare la crescente
efficienza del fotovoltaico e dell'eolico. Ci vorranno pile di nuova
generazione per trasformare il parco automobilistico mondiale. Il conte
Alessandro Volta scoprirebbe che la pila voltaica è cambiata parecchio, dai
suoi tempi a oggi. Non più zinco e rame, ma – secondo la moda del momento –
ioni di litio. Fino al punto che il litio, il metallo più leggero che esista,
potrebbe in teoria diventare il petrolio di domani. «Non possiamo permetterci
di diventare dipendenti dal litio straniero come col petrolio mediorientale »,
ha detto la settimana scorsa James Greenberger, direttore di un consorzio
americano di sviluppatori di batterie per auto. Ma non c'è solo il dominio
asiatico nella produzione. Metà del litio sul pianeta, elemento abbondante ma
non troppo, giace sotto la Bolivia. Il presidente Evo Morales, dopo aver
nazionalizzato gas e petrolio, tiene alla larga le imprese multinazionali e
nessuno sfrutta ancora quei preziosi giacimenti. Come lo stesso, esterrefatto
Volta sarebbe portato ad ammettere, la pila si evolverà ancora. Il numero dei
laboratori – pubblici, privati e universitari – che ci stanno lavorando è
incalcolabile. Tante piccole rivoluzioni nanotecnologiche (l'ultima annunciata
tre giorni fa dalla Rice University, dove usano nanotubi di carbonio per
migliorare la conduttività), promettono tempi di ricarica irrisori, durata
maggiore, peso inferiore, efficienza crescente. Anche se, per la verità, quasi
tutta la ricerca è ancora concentrata sul litio. Il film potrebbe finire con
Volta che si dispera perché il brevetto sulla pila è scaduto e lui non ci ha
fatto un soldo. Oppure con lui che si rimette al lavoro e s'inventa qualcosa di
meglio del litio. Magari ambientato un po' più in là nel futuro: per
l'esattezza, dopo che la Bolivia avrà minacciato di bloccare lo sviluppo
dell'industria automobilistica mondiale. Interessante, no? P.S. Se qualcuno
volesse produrre il lungometraggio, pregasi contattare: marco.magrini@ilsole24ore.com
( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 12-02-2009 VIAGGIO
IN SARDEGNA Un esempio possibile di riconversione sfruttando il mare, una delle
ricchezze sarde Verrà utilizzato un finanziamento già stanziato di 18 milioni
di euro Affonda la cartiera ma Arbatax riparte con il polo nautico DAL NOSTRO
INVIATO A TORTOLÌ (OGLIASTRA) GIOVANNI RUGGIERO L e barche al posto della
carta. Per vent'anni, poco più poco meno, i giornali hanno stampato le notizie
su carta sarda proveniente dalla cartiera di Arbatax nell'Ogliastra, un po'
sotto Capo di Monte Santu che chiude il Golfo di Orosei. La cartiera cominciò a
sfornare bobine per le rotative nel 1964 e, fino agli anni Ottanta, è andata
alla grande; poi è iniziata una crisi sottile che, man mano, si è incancrenita
decretandone la chiusura. La società "Girasole" cessò la produzione
nel 1992 e ottocento lavoratori persero il lavoro. La ricchezza di carta di
Arbatax s'era bruciata. Dieci anni dopo, ci fu il tentativo di un industriale
sardo, Mario Seghi, di riprendere l'attività, grazie al contributo che gli
veniva dal Contratto di programma regionale. La cartiera è attrezzata per
produrre carta dal macero: sarebbe stato necessario un impianto di
"disinchiostrazione" che, però, non fu mai realizzato. Anche questa
speranza andò in fumo, e per molti anni nei
( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 12-02-2009 IL MONITO ALLA CINA Il leader spirituale in Germania lancia
l'allarme Il regime però continua la repressione e annuncia 76 condanne per i
moti che nel marzo dello scorso anno insanguinarono la provincia «ribelle»
Dalai Lama: il Tibet può riesplodere DA BANGKOK STEFANO VECCHIA U n Tibet
inquieto, per nulla sottomesso a Pechino, che attende con ansia e timore
le ricorrenze che si avvicinano: quella del 50° anniversario della ribellione
la cui repressione il 22 marzo 1959 doveva siglare il dominio cinese sul Tibet,
e quella della rivolta di Lhasa del marzo dello scorso anno, incoraggiata dal
palcoscenico mediatico offerto dal clima preolimpico e dalla frustrazione dei
tibetani condivisa dai religiosi dalle tuniche rosse. «In questo momento c'è
troppa rabbia ha affermato ieri durante un incontro con i giornalisti nella
località tedesca di Baden-Baden il leader spirituale dei buddhisti tibetani,
accennando alla situazione dei suoi connazionali in Tibet . La situazione è
estremamente tesa. Un'esplosione potrebbe verificarsi in qualsiasi momento».
Una conferma autorevole che nonostante l'impegno a perseguire una via di
dialogo con Pechino e di non lasciare spazio alle tendenze estremiste della
diaspora tibetana, la situazione potrebbe sfuggire al controllo, del Dalai Lama
come di quello delle autorità cinesi. Che stanno correndo al riparo. Nyima
Cering, alto funzionario del governo della Regione autonoma del Tibet, ha
affermato che 76 persone sono state condannate dalla magistratura per il loro
ruolo negli episodi di violenza verificatisi a Lhasa, ex capitale del Tibet
indipendente e ora capoluogo della Regione autonoma, il 14 marzo dell'anno
scorso. I danneggiamenti a negozi di proprietà di cinesi, di automezzi della
polizia e di simboli del potere cinese ma anche aggressioni agli immigrati di
etnia Han che fecero 22 morti, erano stati indicati dalla diaspora tibetana sia
come atti di disperazione sia come provocazioni. Nelle informazioni diffuse
dall'agenzia Nuova Cina non si chiarisce se tra le
condanne annunciate vi siano anche le 41 comunicate nei mesi scorsi. Sempre
secondo le fonti ufficiali sono state 1.157 le persone fermate successivamente
alla rivolta di metà marzo nel solo capoluogo tibetano. Un'attenta scelta delle
informazioni da parte cinese evita ogni riferimento agli arresti o alle
uccisioni registrati successivamente nelle regioni in cui è stato suddiviso il
Tibet storico, ovvero nelle province di Sichuan, Qinghai e Gansu. La dissidenza
tibetana e le fonti della diaspora continuano invece a ricordare al mondo la
dura repressione delle manifestazioni di dissenso che si sono protratte fino a
maggio con un bilancio di 200 morti e migliaia di arresti. E la polizia cinese,
in queste ore, sta rafforzando i controlli e i reparti di dicono «pronti» a
qualsiasi situazione «dovesse venirsi a creare nei prossimi giorni». «In questo
momento c'è troppa rabbia, la situazione a Lhasa è estremamente tesa» Il Dalai
Lama a Baden-Baden (Epa)
( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 12-02-2009
CULTURA E RELIGIONI ebraismo Il rabbino Neusner, che ha dialogato con Ratzinger
su Cristo, spiega importanza e storia del testo legislativo fondante del
giudaismo. Un «ricettario» culturale nato per reagire alla distruzione del
Tempio nel 70 d.C. e capace di adattare le verità eterne della fede a ogni
situazione Il Talmud: la legge «giusta» per la crisi DI JACOB NEUSNER I l
Talmud è importante per l'ebraismo contemporaneo per due ordini di ragioni.
Esso è, innanzitutto, fonte autorevole della legge e della teologia del
giudaismo, importante ogniqualvolta venga praticato l'ebraismo. La sua
importanza, inoltre, risiede in una ragione ben specifica: il Talmud è stato
realizzato in risposta a una situazione simile a quella vissuta dagli ebrei nel
mondo d'oggi. È il prodotto di una generazione che ha affrontato la calamità.
Una catastrofe, simile alla perdita dell'ebraismo europeo tra il 1933 e il
( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Napoli
Il patrimonio "Con la mia Orchestra Napoli è sempre capitale" Da
questa sera al 22 l´artista torna al teatro Augusteo ed è il successo di
sempre: così spiega il perché Quando l´immagine della città era sotto i piedi,
noi abbiamo detto il contrario La canzone non è solo Murolo o Carosone: ci sono
grandi sconosciuti NINO MARCHESANO Quelli che aspettano Renzo Arbore e
l´Orchestra Italiana per riallacciare un rapporto con la canzone napoletana,
classica o moderna che sia. Quelli che si sono affrettati ad acquistare un
bigliettto al botteghino dell´Augusteo decretando il sold out da stasera al 22
febbraio. Quelli che, come Arbore, continuano ad esportare da vent´anni
un´immagine positiva della città nel mondo. «E nessuno ci dice grazie»,
esordisce Renzo Arbore, ma per nulla polemico. Anzi, contentissimo
dei recenti successi internazionali in Cina come negli
Usa e Canada, in Spagna per l´Expo di Saragozza come in Messico per la Fiera
del Libro di Guadalajara. «Devo dire che anche nei momenti dell´altra Napoli,
dei momenti più cupi, dell´immondizia, della camorra, dei morti, abbiamo sempre
ribadito dappertutto che Napoli è una grande capitale della cultura».
C´è un posto dove non siete ancora stati? «In India, ma ci sto facendo un
pensiero, abbiamo un collegamento. Ci piace rispettare le tradizioni dei posti
dove andiamo. In Messico, ad esempio, ci siamo esibiti davanti a settemila
ragazzi, li abbiamo fatto cantare il nostro repertorio, in compenso ho fatto
qualche canzone messicana come "Noche de ronda", con i mandolini.
Neppure i napoletani hanno capito lo scrigno, il repertorio delle centomila
canzoni che abbiamo. Io ne faccio solo una parte, risicatissima, adattata
all´Orchestra, rispecchiando sempre la poeticità dei testi, una melodicità che
non ha eguali nel mondo». è la nostra canzone internazionale... «In America hanno
armonie molto belle, hanno Gershwin, Jerome Kern, il Brasile ha Vinicius de
Moraes, Chico Buarque, l´Inghilterra ha vissuto il momento magico con i
Beatles. Ma testi originali, così poetici, profondi, con la loro melodia
allegrissima, comunicativa, sono difficili da trovare. "L´arte d´´o
sole" di Gambardella, è una canzone dimenticata, bellissima. A parte
Murolo, Carosone, anche autori poco dotati, che magari non avevano studiato,
hanno avuto delle intuizioni straordinarie...». Per l´Orchestra è tempo di bilancio?
«Posso dire che esistiamo da diciotto anni e rappresentiamo l´orchestra più
duratura della musica italiana. Gegé Telesforo addirittura dice che siamo più
longevi dell´orchestra di Duke Ellington. In effetti abbiamo quasi sempre avuto
lo stesso organico, con delle star come Gianni Conte, Barbara Buonaiuto, i tre
mandolinisti, Mariano Caiano che è di estrazione reggae, Gegé che fa il suo
swing. Insomma, ci divertiamo a improvvisare». Con quale spirito è nata
l´Orchestra? «Per un sincero amore e riscoperta di un repertorio che facevamo
con gli amici artisti nelle jam session casalinghe. Mi dicevo che era
impossibile che canzoni così belle rimanessero confinate nella provincia.
Pensavo di fare uno o due dischi, così, per lasciare un documento, poi avrei
fatto un altro lavoro». E invece, ecco un cofanetto con 47 canzoni... «E tutte
arrangiate in maniera che possano rimanere a futura memoria. Come
"Mandulinata a Napule", la facciamo così com´è scritta. Occorre
rispetto: se uno non le devitalizza, non fa arrangiamenti osé, non ne viola lo
spirito...». Come spiega che l´interesse verso la canzone napoletana non è
sempre costante? «Non c´è una spiegazione, esiste piuttosto il problema della
sottovalutazione della canzone. Quando ho cominciato con l´orchestra, nel
�91, c´era il rap, la musica etnica. Mi hanno detto che canzoni come
"Torna a Surriento", "Canzone appassionata", "Era de
maggio", erano consumate, morte». Fra le canzoni napoletane moderne, quali
preferisce? «C´è "Caruso" di Dalla, "Cu´mmé" di Gragnaniello
e poi numerose canzoni di Pino Daniele. Ma non dimentichiamo Massimo Ranieri,
Lina Sastri e poi alcuni bravi interpreti anche di periferia che hanno una voce
partecipativa. Certo, occorre discernere l´erba buona da quella cattiva. In
ogni caso c´è bisogno di espressione, sentimento». A quando un suo ritorno in
televisione? «Mi chiedono di collaborare con Gigi Proietti, Frassica, ma ho
fatto solo delle piccole cose, stupidaggini. Ammetto che c´è un corteggiamento
da parte dei dirigenti Rai...». Ogni programma un successo. Qual è il segreto?
«Tutti fanno una televisione a scadenza, molto di attualità, che sia di gossip
o di satira, ma è una televisione che dopo due mesi scade, come il cibo, perché
cambiano le cose, magari il capo del governo ha detto delle cose che però non
valgono più il giorno dopo. è una tv usa e getta. Invece, il mio intendimento,
lo posso confessare, è sempre stato quello di fare una tv a lunga
conservazione, quella dove lo sketch delle borsettate con Benigni fa ancora
ridere. è un umorismo senza tempo».
( da "Finanza e Mercati" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
«Le autorizzazioni
dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 ...
da Finanza&Mercati del 13-02-2009 «Le autorizzazioni dovrebbero arrivare a
breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 terminare il progetto».
Giorgia Tarchini, una delle figlie del patron di FoxTown (l'outlet di Mendrisio
in Svizzera) Silvio, racconta i progetti dell'azienda immobiliare di famiglia.
«Ormai tutti ci conoscono per essere i proprietari di FoxTown - aggiunge
Tarchini - ma pochi sanno che siamo un'azienda immobiliare che ha numerosi
progetti in ballo». L'ultimo in ordine temporale è il complesso residenziale
denominato Le Residenze (situate in Canton Ticino, a
( da "Unita, L'" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
I cinesi ricchi a
caccia di case nell'America in crisi LILIANA CARDILE «Soufun.com», che in
mandarino significa cerca casa, è una delle maggiori agenzie immobiliari del Paese
e la prima ad avere organizzato un viaggio per una trentina di ricchi cinesi
decisi ad approfittare della crisi del mercato immobiliare americano per
comprare casa negli Stati Uniti. «I cacciatori di case sono sbarcati a Boston
il 12 febbraio», scrive il China Daily, per poi proseguire il loro tour di
dieci giorni a New York, San Francisco e Los Angeles, città dove la comunità
cinese è numerosa. L'obiettivo è acquistare proprietà destinate a ospitare i
loro figli, quando e se decideranno di studiare o lavorare negli Stati Uniti,
ma soprattutto fare buoni affari in pieno spirito cinese. E il loro budget è
alto: dai trecentomila agli ottocentomila dollari a testa. Secondo l'agenzia,
che organizza il viaggio al costo di circa tremila euro a persona e ha una
lunga esperienza in tour simili all'interno della Cina, è soprattutto l'incertezza sul futuro ad alimentare la nuova
tendenza. «Soufun.com» conta già trecento prenotazioni per i prossimi tour. La
campagna acquisti non riguarda però solo il settore immobiliare. Negli ultimi
mesi molti imprenditori cinesi si sono fatti avanti per rilevare a prezzi
convenienti industrie statunitensi in crisi. E gran parte dei buoni del
tesoro statunitensi sono in mano al governo cinese. Internazionale
www.internazionale.it
( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 62 - Spettacoli
Riccardo Donna Per piacere, non sparate sul povero cantautore Che succede ai
cantautori? Hanno perso la misura delle cose e, tra una laurea honoris causa e
l´altra, cedono al delirio autocelebrativo? Dopo l´impresentabile
"Albachiara" patrocinato da Vasco Rossi ecco che Claudio Baglioni si
espone in prima linea per cine-rievocare il decollo della
sua folgorante carriera all´inizio dei Settanta. Gonfiando di ambizioni la
struttura dei modesti musicarelli d´epoca, a mettere in immagini e azione l´apoteosi
della canzone che - piaccia o no - ha segnato una tappa nella storia musicale e
del costume italiani, ci si mettono in tanti: il produttore Giannandrea
Pecorelli già inventore del caso "Notte prima degli esami", lo
sceneggiatore Ivan Cotroneo, l´esperto regista tv Riccardo Donna. Ma è un
susseguirsi di strazianti banalizzazioni, sguardi languidi e boccucce
imbronciate. Dopo averlo visto in maniera corretta, fate la ri-prova in dvd
partendo di tanto in tanto con lo scorrimento veloce: sguardi languidi,
boccucce imbronciate, banalità; non perdete nulla. è proprio indecente.
(p.d´a.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-13 - pag: 35 autore: Coca Cola I Paesi
emergenti spingono le vendite Coca Cola, il colosso delle bevande analcoliche
Usa numero uno al mondo, ha annunciato di aver assistito a una flessione degli
utili del 18%, causa la volatilità dei mercati valutari e gli effetti della
recessione globale. I risultati sono stati comunque migliori delle attese e
l'a.d. Muhtar Kent ha affermato che «la performancedel 4Útrimestre è stata
molto solida». Gli utili sono scesi da 1,21 miliardi a 995 milioni di dollari.
Il dato però è migliore del previsto e a Wall Street il titolo è salito di
circa il 6%. Il fatturato – salito in volume del 4% grazie alle crescenti
vendite in India, Cina e Paesi dell'Europa orientale –
è sceso invece in valore del 3% a 7,13 miliardi di dollari. INFOPHOTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-13 - pag: 38 autore: Minerali. I tagli ai
prezzi potrebbero essere inferiori al previsto 30% In ripresa la domanda di
ferro Barbara Pezzotti SYDNEY I prezzi a pronta consegna risalgono la china, la Cina continua a investire e il futuro dei minerali ferrosi si fa meno
grigio. Tanto da prevedere accordi migliori del previsto tra acciaierie cinesi
e minerarie australiane, impegnate in questo periodo in estenuanti trattative
per fissare i prezzi dei contratti annuali che scatteranno il 1Úaprile.
I prezzi spot dei minerali ferrosi sono infatti risaliti del 33% dallo scorso
ottobre, a 84,50 Us$/tonnellata, mentre nell'ultimo mese le riserve cinesi sono
calate del 22% rispetto al picco raggiunto in settembre. In quel mese,l'import
verso la Cina, secondo dati forniti dalla Repubblica
popolare, è salito del 6,2 per cento. Evidentemente le acciaierie cinesi,
reduci da severi tagli alla produzione nella seconda parte del 2008, stanno
beneficiando del piano di stimolo da 4 trilioni di yuan ideato da Pechino per
contrastare la crisi economica e finanziaria mondiale. Questo nuovo clima sta
influenzando anche gli andamenti borsistici delle principali compagnie
minerarie: le azioni della brasiliana Vale e delle australiane Rio Tinto e Bhp
Billiton (che producono il 75% dell'output mondiale di minerali ferrosi e che
dipendono dalla Cina per il 20% delle loro vendite)
hanno guadagnato più del 50% dai minimi storici dello scorso anno. Più della
metà degli 889 milioni di tonnellate esportate via mare lo scorso anno sono
state vendute sotto l'ombrello di contratti annuali negoziati tra i colossi
minerari e le acciaierie, secondo i dati forniti da Drewry Shipping
Consultants. Ora, l'aumentato ricorso al mercato spot e la ripresa cinese
potrebbero limitare il declino dei prezzi, secondo le previsioni di Michael
Rawlinson, responsabile del settore mining ed energy della Liberum Capital di
Londra. In questo momento, 12 analisti intervistati da Bloomberg News vedono
una riduzione dei corsi del 30% rispetto ai livelli dell'anno passato, ma nuovi
dati potrebbero indurre maggiore ottimismo. «Il prezzo dei minerali ferrosi
australiani di pronta consegna – sostiene Andrew Driscoll, capo della ricerca
di risorse alla Clsa Asia-Pacific Markets di Hong Kong – è ora appena il 15% in
meno rispetto ai prezzi contrattuali del 2008». Gli analisti di Goldman Sachs
prevedono quindi che le minerarie riusciranno a spuntare qualcosa di meglio
rispetto al paventato taglio del 30 per cento.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-02-13 - pag: 23 autore: About J Alta
gioielleria a Milano R itorna a Milano l'appuntamento con l'alta oreficeria:
dal 22 al 24 febbraio, nello spazio EastEndStudios di via Mecenate, si terrà la
seconda edizione di About J, evento esclusivo dedicato al settore orafo. Tre
giorni di manifestazione, alla vigilia delle sfilate di Milano moda donna (25
febbraio-4 marzo) e in collaborazione con la Camera nazionale della moda,
affinché «in una fase difficile come quella attuale – ha spiegato Domenico
Girardi, direttore generale di Fiera Vicenza – si possano sfruttare le
convergenze tra due sistemi sempre più affini per accrescere la competitività
dei brand e dell'intero comparto del gioiello italiano». About J, organizzato
da Fiera Vicenza, è dedicato al meglio della produzione made in Italy (ma ci
saranno anche una decina di selezionate aziende straniere) e l'ingresso è solo
su invito ( nella foto, una creazione di Marco Bicego). About J non è «una
manifestazione fieristica, ma un vero evento esclusivo –ha precisato
ilpresidente di Fiera Vicenza Dino Menarin- . Ed è il principale appuntamento
della gioielleria di alto livello in Europa». Oltre 200 i buyer internazionali
attesi, che arriveranno da aree geografiche particolarmente attente come la
Russia, l'Est Europa,e soprattutto il Medio Oriente, la Cina e il Giappone. A questi si aggiungono più di 300 top retailer
italiani. La manifestazione prevede anche uno spazio dedicato all'innovazione e
alla ricerca (About J Design Lab) dove verranno esposte le creazioni di quattro
giovani artisti emergenti, tra i quali Delfina Delettrez, che mostrerà in
anteprima alcuni pezzi della sua nuova collezione, che verrà poi
presentata ufficialmente durante la settimana del pret-a-porter di Parigi. Un
gala, il 22 febbraio a Palazzo Mezzanotte, darà il via alla manifestazione,
mentre il giorno dopo è previsto un cocktail party dove verrà anticipata la
nuova collezione DiAmour dell'azienda napoletana Chantecler, che debutta così
nell'alta gioielleria. Il binomio tra gioiello e moda «serve a testimoniare che
siamo determinati a uscire da questa crisi –ha detto Mario Boselli, presidente
della Camera nazionale della moda italiana – e che i fondamentali del settore
sono assolutamente buoni». Secondo Boselli i numeri di Milano moda donna ( 10
sfilate in meno rispetto all'edizione del febbraio 2008, ma con decine di
presentazioni in showroom in più), «dimostrano che c'è voglia di reagire, di
non scoraggiarsi, di affrontare la congiuntura economica difficile con l'arma
più efficace, la creatività». G. Cr.
( da "Avvenire" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 13-02-2009
«Sudan, pronto l'arresto di Bashir» DI DANIELE ZAPPALÀ I l dramma del Darfur
finirà sui banchi della Corte penale internazionale. Nella macabra scia dei
serbi Slobodan Milosevic e Milan Milutinovic, così come del liberiano Charles
Taylor, il presidente su- danese Omar el-Bashir diverrà nei prossimi giorni il
quarto capo di Stato finito nel mirino della Corte penale internazionale (Cpi),
basata all'Aja. La notizia è stata confermata da diverse fonti diplomatiche,
soprattutto presso l'O- nu, anche se la Cpi non aveva ieri ancora
ufficializzato il mandato di cattura smentendo laconicamente. Bashir come già
emerso settimane fa verrà perseguito per i crimini contro l'umanità e di guerra
perpetrati nel Darfur fra il 2003 e il 2008. Il crimine di genocidio, ovvero
l'altro capo d'accusa richiesto dal procuratore generale della Cpi, Luis
Moreno- Ocampo, non sarebbe stato accolto dai giudici. Nel 2005, era stato il
Consiglio di sicurezza dell'Onu ad istruire il procedimento presso la Cpi,
nella scia dei diversi rapporti che hanno provato le responsabilità dirette del
regime di Khartum nei massacri che, secondo una stima dell'Onu, hanno già fatto
almeno 300 mila morti e circa 2,7 milioni di sfollati. La Cpi chiederà
formalmente a Bashir di consegnarsi. Ma il regime di Khartum, non firmatario
dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte, si è sempre rifiutato in
passato di collaborare con la Cpi. Nelle ultime ore, sono giunte nuove
dichiarazioni ostili: «Queste voci mirano solo a compromettere i negoziati di
Doha, per questo non le prendiamo sul serio », ha detto il sottosegretario
sudanese agli Esteri, Mutrif Siddiq, evocando le nuove discussioni fra regime e
ribelli in corso sotto l'egida di Onu, Unione africana e Lega Araba. Secondo
gli esperti, le chance di un'effettiva consegna di Bashir ai giudici dell'Aia
restano per il momento solo teoriche. Cina e Russia, le potenze protettrici
di Khartum, si preparano già ad invocare presso il Consiglio di sicurezza
dell'Onu l'articolo 16 dello Statuto della Cpi che consentirebbe, in teoria, un
anno di "gelo" del mandato. Si tratta solo di uno dei tanti scogli
giuridici già in vista. La Corte penale dell'Aja nega, ma si rincorrono
le voci sull'azione contro il capo sudanese per le stragi in Darfur Il
presidente Bashir (Ap)
( da "AmericaOggi Online" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Crisi Usa. Ok della
Camera al pacchetto di stimolo 14-02-2009 WASHINGTON. Il piano anti-crisi
dell'amministrazione Obama si muove al Congresso, dove ha ricevuto ieri il via libera
definitivo dalla Camera (con 7 voti democratici contrari). In attesa del disco
verde del Senato - per giungere poi sulla scrivania del presidente per la firma
presumibilmente lunedì prossimo - e di chiarimenti sul piano salva-banche, Wall
Street si mantiene debole, con il Dow Jones saldamente sotto gli 8.000 punti.
Sul progetto anti-crisi, contenuto in 800-1.000 pagine e che è - ha avvertito
Barack Obama - "soltanto l'inizio" per tornare a far girare
l'economia, é alta l'attenzione, soprattutto sulla riformulazione della
clausola "Buy America", che nelle ultime settimane ha scatenato
polemiche. Secondo indiscrezioni, il compromesso raggiunto fra Camera e Senato
su uno stimolo da 789 miliardi di dollari dovrebbe prevedere una riformulazione
della clausola, stabilendo che i Paesi che hanno accordi commerciali con gli
Usa possano fornire alcuni prodotti. Sarebbero - secondo alcune lobby contrarie
alla revisione - le agenzie governative a dover determinare gli acquisti,
rischiando così - avvertono - di "rallentare gli acquisti e i progetti che
lo stimolo" dovrebbe invece favorire. Dei 789 miliardi, circa il 38% andrà
in sgravi fiscali, il 24% alla spesa e il 38% agli aiuti. La voce più
consistente del capitolo spesa dovrebbero essere i 29 miliardi destinati alla
costruzione e all'ammodernamento di strade e ponti. Nel pacchetto dovrebbe
figurare anche un blocco dei bonus per i top manager delle banche che hanno già
ricevuto aiuti dal governo. "Siamo in tempi duri: le sfide economiche sono
varie e vaste", spiega Obama al Business Council, organismo indipendente
creato nel 1993 per offrire consigli e raccomandazioni al governo.
"Abbiamo la chance, che capita una volta ogni generazione, di agire in
modo forte, trasformare le avversità in opportunità e usare la crisi come
chance di trasformare la nostra economia per il 21mo secolo". Il
pacchetto, il cui obiettivo - ha ribadito Obama - è quello di creare
occupazione, ed è "solo l'inizio" per far tornare a girare
l'economia: lo stimolo è un investimento per la crescita. "La nostra
ripresa sarà misurata - ha aggiunto - in anni e non in mesi". E, per un
ripresa, è fondamentale stabilizzare anche i mercati finanziari, per i quali è
stato messo a punto dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, un piano molto
criticato, e accolto gelidamente dal mercato. Lawrence Summers, consigliere
economico di Obama, ha evidenziato come per il fondo pubblico-privato per
l'acquisto di asset tossici è già stato espresso interesse da parte di alcuni
investitori. Inoltre - ha aggiunto - al fondo possono partecipare anche
investitori stranieri. Per fronteggiare la crisi in atto, Geithner premerà sul
G7 affinché vengano assunte misure "eccezionali": "Tempi
straordinari richiedono misure straordinarie da parte di tutti", ha
spiegato il Dipartimento del Tesoro. Secondo Summers, Europa, Cina e Giappone "non stanno probabilmente facendo
abbastanza" contro la crisi: la politica a livello globale - ha aggiunto
in un'intervista a Bloomberg - "deve fare di più". Il Senato è stato
convocato per votare il piano di stimolo dell'economia approvato ieri dalla
Camera alle 17:30 ora di Washington. Ma il risultato potrebbe venir
ritardato di alcune ore per permettere ad un senatore di partecipare al
funerale della madre. La Camera ha votato il piano con 246 deputati a favore e
183 contro. Nessun repubblicano ha votato per il piano, così come sette
democratici.
( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Milano
Auto in calo, la città spegne i motori Milano, prova di città senz´auto.
Nell´ultimo anno sono state immatricolate 185mila auto in meno rispetto al
1990, segno di una inversione di tendenza. A spiegarlo è Legambiente che lunedì
presenterà un dossier al convegno "Costruire città senz´auto" insieme
alla Fondazione Catella. L´obiettivo è progettare quartieri car free, come avviene già in altre parti del mondo, dalla Svezia alla
Germania, dalla Cina alla Florida. «La sfida che lanciamo da qui al 2015 è questa:
realizziamo anche qui zone senza motori» spiega Legambiente. E ieri il Comune
ha dato i tempi del cantiere di piazza Meda: sarà coperto a Natale e il
parcheggio sarà pronto a inizio 2010. CIRILLO E MONESTIROLI ALLE PAGINE
II E III
( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Milano
Calano le auto, sfida per la città Il futuro si chiama Bike city Capitale del
"New Urbanism" In seimila, tutti a piedi Famiglie motorizzate al 12%
Nuovi quartieri per pedoni e bici: il piano di Legambiente L´iniziativa Dal
1990 quasi 200mila macchine in meno a Milano. E il trend prosegue Nella
metropoli - laboratorio di Curitiba in Brasile un "mix calibrato" di
tutti i sistemi di trasporto spinge il 79% dei pendolari a servirsi del bus Nel
capoluogo lombardo ci sono 63 vetture ogni 100 abitanti: a Roma sono di più,
76, mentre a Manhattan crollano a 13 ANNA CIRILLO è consolidata l´esperienza
dell´Autofrei Siedlung (insediamento senza auto) di Nordmanngasse, un´area
residenziale a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2009-02-14 - pag: 5 autore: La bozza del comunicato.
Stabilizzare l'economia e coordinare gli interventi per la ripresa La priorità
è recuperare la fiducia Alessandro Merli ROMA Evitare di procedere il ordine
sparso. Il G-7 ci riprova. Ministri finanziari e governatori dei sette grandi
ripeteranno oggi nel comunicato finale della loro riunione di Roma il duplice
imperativo di ristabilire la fiducia nel settore finanziario, squassato dalla
crisi dell'ultimo anno e mezzo, e di far ripartire la crescita, che, come
confermano i pessimi dati di ieri provenienti dall'Europa e dall'Italia, è
precipitata in una «recessione profonda», nella parole del direttore del Fondo
monetario, Dominique StraussKahn. Ma sono consci che i piani di ogni singolo
Paese possono provocare, come dirà il comunicato, degli "spillover",
degli effetti collaterali indesiderati sugli altri, e quindi è necessaria la
massima cooperazione. E sanno che i tentativi degli ultimi mesi, dopo i
proclami del G-20 di Washington a novembre, e nonostante misure monetarie e
fiscali straordinarie, sono andati a vuoto. Ministri e governatori dei sette
puntano a ristabilire normali flussi di credito all'economia attraverso tre
tipi di intervento: ampliamento della liquidità; rafforzamento del capitale
delle istituzioni finanziarie; facilitazione della sistemazione degli attivi
incagliati, i cosiddetti titoli "tossici". A far da sfondo alle
esortazioni di Roma, però, c'è uno scenario economico a dir poco fosco.
«L'effetto della crisi finanziaria sull'economia reale – ammette Strauss-Kahn –
per la maggior parte deve ancora venire. Il 2009 sarà certamente un anno
piuttosto brutto per la crescita ». Il rilancio dell'economia per il G-7 passa
anche attraverso una politica monetaria «non convenzionale», il che significa
che dopo aver abbassato i tassi d'interesse in molti casi fin quasi allo zero,
le banche centrali potranno adottare misure di espanskione della moneta. Sul
fronte delle azioni di bilancio (un mix di più spesa e tagli di tasse), devono
essere il più possibile «di pronto esborso e a esecuzione rapida », ma anche
temporanee per non danneggiare i conti pubblici. Il G-7 si aspetta che altri
facciano la propria parte sul fronte della crescita: per
questo plaude alle misure di spinta della Cina, ma chiede
che Pechino continui a rivalutare la moneta e aiuti a ribilanciare la crescita
mondiale, puntando sulla domanda interna. L'elemento di novità è l'arrivo sulla
scena dell'Amministrazione Obama. Il nuovo segretario al Tesoro, Timothy Geithner,
al debutto internazionale proprio qui a Roma, dopo aver incontrato il
governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi (con il quale ha collaborato
strettamente nel Financial Stability Forum, nel suo precedente incarico di capo
della Federal Reserve di New York), ha avuto confronti bilaterali con tutti i
suoi colleghi ministri. Venendo dall'approvazione a Washington dello stimolo
fiscale e dall'annuncio del piano per le banche, Geithner ha incoraggiato «le
sue controparti a intraprendere forti azioni per rispondere alle sfide
macroeconomiche e del settore finanziario », secondo una nota del Tesoro Usa. E
le sue controparti sono uscite dagli incontri bilaterali rassicurate
dall'impegno americano anche a evitare misure protezionistiche, dopo i timori
sollevati dalla clausola "Buy American" del programma di stimolo. «E'
importante – ha detto il ministro tedesco, Peer Steinbrueck – che sia stata
incluso nel piano l'impegno al rispetto delle regole Wto. Con Geithner ci siamo
trovati d'accordo sulla necessità di evitare tendenze protezionistiche». Lo
stop al protezionismo è l'altro messaggio che esce oggi dal G-7, nella
consapevolezza che le barriere ai commerci possono aggravare la crisi, come
avvenne negli anni Trenta. Messaggio la cui credibilità, peraltro, è in parte
minata dalle misure di restrizione alla libertà degli scambi adottate un po' da
tutti i Paesi dopo le solenni promesse di Washington. Le difficoltà del
commercio internazionale sono accentuate dal blocco dei finanziamenti: il G-7
sottolineerà l'importanza di farli ripartire, con il sostegno, per i Paesi
emergenti, della Banca mondiale.
( da "Unita, L'" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina
Il G7: servono nuove
regole Alt al protezionismo G7 a Roma e si presenta il nuovo ministro del
Tesoro americano, spronando tutti alla collaborazione per uscire dalla crisi:
«Riscriveremo le regole assieme». Il prossimo appuntamento a Londra con il G20.
Servono stabilità e crescita. E serve «un nuovo ordine» per l'economia. Fatto
di regole, di trasparenza e di stabilità. Regole comuni, che dovranno essere
pronte nel giro di quattro mesi, e che saranno discusse in maniera globale. Il
percorso che i sette grandi paesi della Terra si sono imposti ieri a Roma è di
quelli impegnativi. Procederà a tappe. La prossima sarà il 2 aprile a Londra
con il G20. L'idea di «nuovi legal standard», per usare un'espressione cara al
ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sarà sottoposta
anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile e
India. E cioè le prossime potenze mondiali del pianeta. Manca ancora il loro
consenso. E manca anche un progetto finale. Per ora si sa che forse verrà
adottata una Carta, come vorrebbe il cancelliere tedesco Angela Merkel, e che
esiste un embrione di proposta. Ieri il governatore della Banca
d'Italia, Mario Draghi, ha provata a illustrarla. «Ho riferito - ha detto
Draghi durante la conferenza stampa - sul lavoro che il Financial Stability
Forum ha fatto e presenterà al G20. Le regole sono riassumibili in tre punti,
più capitali, più riserve e standard più rigorosi per i vigilanti». Il che vuol
dire dare maggiori poteri di controllo ai supervisori internazionali. Come «il
Fondo monetario internazionale», che, ha sostenuto Draghi, «ha lo strumento del
Fsap, ovvero visite che il Fondo fa nel Paese per assicurarsi che la struttura
di controllo sia adeguata e che nel futuro saranno più premianti. Si pensa - ha
concluso il governatore - a controlli obbligatori per tutti coloro che
aderiscono al Fondo». Ma non solo. Dovranno essere ripensate norme più severe
per «la governance e la remunerazione dei manager». Il tutto per dare al
mercato un forte segnale di trasparenza. Segnale che potrebbe anche essere
anticipato dalle banche. «Trasparenza - ha detto Draghi - significa che tutte
le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci: la cosa
più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci
bancari». Pattuglia Se il percorso verso un nuovo ordine economico è ancora
lungo, la pattuglia sembra compatta. Diversamente da altre volte i paesi più
industrializzati sono sembrati uniti. La ritrovata sintonia è spiegabile con
l'entità della crisi in atto e con il diverso atteggiamento
dell'amministrazione americana. Nonostante le previsioni indichino una ripresa
dell'economia per la fine del 2009, secondo il ministro Tremonti non è
possibile adesso fare stime. «Stiamo entrando in una terra incognita - ha
spiegato il ministro - e i numeri in questo caso sono congetture. Non bisogna
presentare i numeri come realtà rivelate». «La velocità di peggioramento»
dell'economia «sta diminuendo - ha detto Draghi -. Il dato è fondato sui
inchieste congiunturali negli ultimi 15 giorni in diversi paesi». Questo, ha
ammonito il governatore, «non vuol dire nulla perché se ci attestiamo sul fondo
e ci restiamo la situazione non è positiva». La seconda ragione di unità è data
dall'avvento di una nuova amministrazione in America. «È imperativo lavorare
insieme» per ristabilire le condizioni normali dell'economia e dei sistemi
finanziari, ha detto ieri il ministro del Tesoro statunitense Tim Geithner.
Poche parole ma pesanti. L'uomo scelto dal presidente Obama per uscire dalla
peggiore crisi economica dopo il
( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima Pagina
L´analisi La caduta del consenso MAURIZIO RICCI Poco ci si aspettava dalla
riunione romana dei G7 e poco ne è uscito. Tutti hanno avuto modo di incontrare
personalmente Tim Geithner, l´uomo dell´economia nel nuovo team Obama. Per il
resto, sostanzialmente sono stati ribaditi gli impegni già annunciati a
novembre, in attesa della riunione di Londra di aprile, che
sarà allargata anche alle grandi potenze industriali dei paesi emergenti, come Cina e India. C´è da chiedersi se simili vertici, che finiscono per
creare aspettative, siano utili, quando le aspettative vengono sistematicamente
deluse. SEGUE A PAGINA 7 SERVIZI DA PAGINA
( da "AmericaOggi Online" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Hillary Clinton vola in
( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Economia
Le frasi non dette dai ministri dei Sette Grandi rischiano di bloccare i
commerci internazionali Protezionismo, dall´ipocrisia del G7 nuovo colpo alla
globalizzazione L´economia italiana la più penalizzata se
l´export si ferma Il nazionalismo di India e Cina potrebbe
fermare la ripresa dei consumi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Con
un coro unanime i leader riuniti hanno messo al bando il protezionismo. Cioè
hanno mentito sapendo di mentire. Nessuno ha l´intenzione di tener fede a
quell´impegno solenne. Se avessero avuto un briciolo di onestà, avremmo
sentito dichiarazioni di questo tenore. Tim Geithner, segretario al Tesoro
americano: «Prometto di cancellare la clausola Buy American (comprate
americano) in tutti gli atti di spesa che autorizzerò in base alla manovra da
787 miliardi appena varata dal Congresso. In nessun caso l´Amministrazione
Obama farà preferenze per i produttori nazionali». Christine Lagarde, ministro
dell´Economia francese: «Il governo di Parigi ritira il vincolo che ha imposto
a Peugeot e Renault con la concessione degli aiuti di Stato, cioè l´obbligo di
acquistare componenti solo da produttori francesi. E´ stato un errore
annunciarlo, facciamo ammenda coi nostri partner europei». Il ministro Giulio
Tremonti, che continua a descriversi come un pioniere e un protagonista della
governance globale: «Mi impegno in quanto presidente di turno del G-
( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
Stati Uniti Clinton al debutto con un tour in Asia WASHINGTON - Il Segretario
di Stato americano Hillary Clinton compie il suo primo viaggio all´estero. Clinton è partita ieri: andrà in Giappone, Indonesia, Corea del
Sud e Cina. Con Pechino il Segretario di Stato punta a creare le condizioni
affinché «i tibetani e tutto il popolo cinese possano godere della libertà
religiosa senza temere persecuzioni».
( da "Unita, L'" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Tour in Asia Prima
missione per Hillary washington Prima missione all'estero per Hillary Clinton,
segretaria di Stato dell'amministrazione Obama. Per il suo esordio
internazionale la ex first lady non ha scelto né l'Europa né il Medio oriente,
ma l'Asia. La segretaria di Stato Usa oggi farà tappa a Tokyo, dove si fermerà
fino a mercoledì, prima di trasferirsi a Giacarta, in Indonesia, per poi andare
il 19 e
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 3 autore: Il documento finale «Noi i ministri e
i governatori del G7 ci siamo incontrati nel mezzo di una pesante e persistente
crisi economica globale» sono le prime parole del comunicato 1 STABILIZZAZIONE
DEI MERCATI Le azioni mirate a ristabilirei normali flussi di credito alle
economie seguono tre approcci secondo il bisogno- si legge nel comunicato- : 1)
rafforzamento della liquidità e della provvista attraverso strumenti aggiuntivi
e di nuova creazione; 2)rafforzamento della base di capitale delle istituzioni
finanziarie; 3) facilitare l'ordinata risoluzione delle attività disallineate 3
LEGAL STANDARD IN QUATTRO MESI Ricevendo la proposta avanzata da Giulio
Tremonti è stato dato il mandato di elaborare entro 4 mesi un rapporto per
individuare principi e standard comuni su trasparenza, comportamenti e
integrità circa le attività economiche e finanziarie. Il G7 continuerà a
lavorare nei forum internazionali per «accelerare la riforma del sistema di
regole» con particolare riferimento al risk management, integrità del mercato e
pratiche per le remunerazioni 5 IL PIANO DELLA CINA E IL
CAMBIO FLESSIBILE Il G7 accoglie con favore quanto approntato da altre grandi
economie mondiali. «In particolare apprezziamo le misure fiscali della Cina e il continuo impegno a muoversi per un tasso di cambio più
flessibile, che dovrebbe portare a un continuo apprezzamento del Renminbi in
termini effettivi per promuovere una crescita più bilanciata nell'economia
mondiale»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 5 autore: Ceramica (Sassuolo) Positiva
la politica di sgravi sulle fusioni nel cluster A Sassuolo, il mitico distretto
modenese delle piastrelle studiato anche ad Harvard, sperano che il momento più
brutto sia dietro le spalle. A dicembre c'erano in cassa integrazione 7mila
persone sui 18mila addetti del settore. Adesso il ricorso alla Cig è dimezzato.
E anche il gruppo Iris ha abbandonato l'ipotesi della liquidazione volontaria.
Alfonso Panzani, l'imprenditore di 56 anni che è presidente di Confindustria
Ceramica, difende con orgoglio il comparto, sottolineando che «abbiamo ancora
il 40% del mercato mondiale e diamo un apporto positivo alla bilancia
commerciale per oltre quattro miliardi di euro. Siamo orgogliosi di essere
all'avanguardia per tecnologia, qualità e design. Non per niente deteniamo
saldamente la leadership internazionale del settore in valore, mentre in metratura la Cina ci sta
tallonando. Anche la Spagnaè diventata un forte concorrente. I nostri mercati
stanno cambiando. Per un decennio il principale acquirente sono stati gli Usa,
adesso è diventata la Francia». Tra le ultime misure governative, le più
apprezzate dal settore sono quelle che prevedono incentivi per favorire
l'aggregazione tra le aziende: «Il fatto – racconta Panzani – che
diventino fiscalmente deducibili i disavanzi derivanti dalle eventuali fusioni
tra Pmi, anche se con un plafond, rappresenta sicuramente un elemento che
potrebbe favorire la concentrazione del nostro comparto. Ne abbiamo davvero
bisogno perché soffriamo di un'offerta produttiva ancora troppo frammentata.
Questi tipi di stimoli sono i benvenutie servono a sollecitare la crescita
dimensionale delle imprese perchè anche nel nostro settore non è più vero che
piccolo è bello. Anzi, per poter competere sui mercati internazionali bisogna
avere le spalle larghe. E noi siamo presenti in 140 Paesi». F.V.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 7 autore: Gli effetti della crisi Per i
budget militari è tempo di risparmi di Gianandrea Gaiani L a crisi impone sacrifici
ai bilanci della Difesa. Dalla Russia alla Francia, dalla Polonia alla Spagna,
i tagli alla spesa militare sono all'ordine del giorno.L'unica eccezione sono
gli Stati Uniti, che almeno per ora non intendono ridurre le risorse del
Pentagono. Per la Russia i risparmi annunciati di recente comportano la
rinuncia al potenziamento delle forze armate e al sogno di sfidare la
supremazia americana. Costretta a fare i conti con una riduzione del 40% delle
entrate, la Duma ha approvato mercoledì un taglio del 15% al bilancio della
Difesa 2009 previsto in 1.376 miliardi di rubli (38,3 miliardi di dollari). «è
probabile che non si tratti dell'ultima decisione di questo tipo» ha ammesso il
vice presidente della Commissione difesa della Duma, Mikhail Babitch. Nei mesi
scorsi il premier Vladimir Putin aveva annunciato un aumento delle spese
militari del 27%, ma l'aggravarsi della crisi ha cambiato tutto. Revisioni
delle spese militari sono in corso anche in Europa. Londra ha rinviato la
costruzione di due portaerei e ridurrà carri armati e artiglieria per reperire
risorse con le quali sostenere le operazioni in Iraq e Afghanistan. La Francia,
oltre ai tagli già previsti dal Libro Bianco del 2008, ridurrà l'impegno
militare oltremare da 13mila a 11mila militari per recuperare almeno 150
milioni di euro annui. La Polonia, che ha varato un piano anticrisi con tagli
per 4,5 miliardi di euro, prevede il ritiro di alcuni contingenti all'estero e
ha appena fatto retromarcia sull'invio di altri 400-600 uomini in Afghanistan
per rinforzare il contingente di 1.600 truppe: «Non ce lo possiamo permettere»,
ha detto il ministro della Difesa. Il governo spagnolo ha annunciato un taglio
del 3,9 per cento al bilancio della, difesa che nel 2009 sarà di 7,8 miliardi
di euro, per la prima volta in calo dopo cinque anni di incrementi. In Italia
la voce "Funzione Difesa" del bilancio ha perso il 7% quest'anno
attestandosi a 14,3 miliardi contro i 15,4 del 2008 e i 17 chiesti dalle forze
armate. Altri tagli sono previsti nei prossimi anni insieme a una riduzione
degli organici da 190mila a 141mila unità. Anche la Cina deve rivedere i conti pubblici e le priorità strategiche a causa
della crisi che sta creando milioni di disoccupati con problemi sociali che
potrebbero costringere Pechino a investire di più nella sicurezza interna. Il
bilancio militare cinese è tradizionalmente poco trasparente: il recente Libro
Bianco pubblicato a Pechino conferma per ora stanziamenti per 61,5
miliardi di dollari nel 2008 contro i 46,8dell'anno precedente con la
previsione di raggiungere i 100 miliardi nel 2011. Un taglio delle spese
militari minaccerebbe la produzione dei nuovi jet, della prima portaerei e
l'acquisizione di tecnologie russe. La crisi globale rafforzerà la già
schiacciante superiorità militare statunitense. Washington non sembra voler
ridurre in modo significativo il bilancio del Pentagono, anche con l'obiettivo
di mantenere i livelli occupazionali nel settore in un periodo di crisi
economica. Obama ha rinviato ad aprile la presentazione del bilancio per la
Difesa per valutare meglio quali programmi annullare o diluire in più anni.
Sono soprattutto i nuovi aerei e navi a rischiare riduzioni mentre sarà forse
congelata l'installazione in Polonia e Repubblica Ceca del sistema di difesa
contro i missili balistici. Per il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 14 autore: Ambiente. Dal 2006 emissioni
in calo Italia più vicina all'obiettivo Kyoto Federico Rendina ROMA Centrare
gli obiettivi di Kyoto? Sorpresa: per l'Italia non è impossibile, anche se ci
costerà caro. Perché se è vero che i dati delle nostre emissioni nell'ultimo
biennio – anticipati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile – mostrano
un'accelerazione addirittura imprevista nella pulizia dello Stivale, ulteriori
azioni sono indispensabili. E l'ipotetico risultato saràcomunque accompagnato
da una dolosa consapevolezza. Nel pianeta c'è chi annullerà i nostri sforzi.
L'America di Obama potrà far molto con al sua tardiva (ma non scontata)
adesione ai richiami di Kyoto. Ma a spingere la CO2 sono comunque i paesi
rampanti, Cina e India in testa. E sarà davvero difficile evitare un ulteriore
forte aumento della CO2 che causa il fenomeno del riscaldamento globale. Ecco
dunque le luci (per il nostro paese) e le ombre (per l'intero pianeta) nel
rapporto della Fondazione guidata da Edo Ronchi, l'ex ministro dell'Ambiente
nei governi di centrosinistra che ha materialmente siglato per noi il
protocollo di Kyoto. «Dal 2005 il trend in Italia è cambiato. Abbiamo
immesso nell'atmosfera 28 milioni di tonnellate di gas serra in meno. Nel 2012
potremmo essere molto vicini all'obiettivo, con una riduzione delle emissioni
del 5,4%, a 489 milioni di tonnellate, rispetto al -6,5% previsto dal
protocollo» azzarda Ronchi sulla scorta del rapporto. Certo, «la riduzione,
iniziata nel 2006, si è rafforzata nel 2007 e 2008 anche a causa del
consistente aumento del prezzo del petrolio» che ha contribuito a frenare i
consumi e a incentivare l'efficienza. E ora «la recessione sta producendo «un
effetto analogo». Sta di fatto che secondo i calcoli effettuati dalla
Fondazione sulla base dei nostri consumi petroliferi nel 2008 abbiamo emesso
"solo" 550 milioni di tonnellate di CO2, con un ulteriore taglio di
5,8 milioni di tonnellate rispetto al 2007. «Nel 2009 le emissioni
probabilmente continueranno a diminuire, anche se l'effettivo raggiungimento
del target «resta molto impegnativo» precisa Ronchi. Che ci invita ad
accelerare ma a farci anche un po' furbi. Con la validazione ufficiale, ad
esempio, degli assorbimenti di carbonio dai "serbatoi" naturali
(foreste, territorie altri fenomeni). I fondi per l'operazione –ricorda Ronchi–
erano stati stanziati nella Finanziaria 2007. Poi sono stati usati per altri
scopi. «Se fossero ripristinati potremmo avere un registro operativo nel 2011,
con un costo di due milioni di euro l'anno per tre anni. Questo ci
permetterebbe di contabilizzare un taglio di oltre 10 milioni di CO2 ad un
costo inferiore ai 60 centesimi per tonnellata, a fronte di un prezzo di
mercato di 20 euro a tonnellata». Bene,intanto,anche per l'intera Europa. Che
«nel 2012 potrebbe addirittura superare gli obiettivi, raggiungendo una
riduzione dell'11,3%». Vittoria senz'altro utile ma largamente insufficiente
per gli equilibri globali del pianeta, visto che i paesi rampanti (e
l'America), hanno spinto le emissioni di CO2 dai 21 miliardi di tonnellate del
1990 ai quasi 28 miliardi del 2006. Coinvolgerli? Un obbligo. www.fondazione
svilupposostenibile.org L'ANALISI La Fondazione Sviluppo Sostenibile: nel 2012
il Paese potrebbe toccare una riduzione del 5,4% vicino al 6,5% previsto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 15 autore: Il consulente internazionale
colloca nel mondo gli specialisti N onostante la crisi profonda dell'economia,
i cacciatori di teste internazionali lavorano per piazzare in tutto il mondo i
manager che hanno una specializzazione precisa, come racconta Peter Felix, il
presidente dell'Aesc, che raggruppa circa 45mila società di executive search.
Secondo Felix, il mercato globale potrebbe comunque offrire buone occasioni di
ricollocamento in alcuni settori di nicchia per i dirigenti investiti dalle
conseguenze della tempesta finanziaria che si è abbattuta su istituti bancari,
assicurativi e imprese. A cominciare dalle società che si occupano di
farmaceutica, energia e ambiente. Aggiunge Christophe de Callatay, 47 anni, il
direttore dell'Aesc: «Ovviamente la crisi colpisce anche noi. Ma reagiamo in
maniera ottimistica. La richiesta per i talenti rimane elevata. Ci sono Paesi
dove la domanda è forte, ad esempio India, Cina ed Europa dell'Est.
Tra i settori, vanno bene il biotech, tutto il comparto delle ricerche naturali
e delle nuove energie (petrolio compreso) e della sanità, con particolare
riguardo sia ai tecnici di laboratorio sia all'assistenza degli anziani, dal
momento che in molti Paesi Ue la popolazione sta invecchiando».
«Nonostante la situazione complessiva per tutto il 2009 non sia certo
incoraggiante, soprattutto per i comparti più "market-sensitive" come
finanza e contabilità – continua Felix –, anche altri settori dovrebbero
risentire solo marginalmente del rallentamento complessivo del mercato». è il
caso del noprofit (il 52% delle Ong non rivedrà infatti i propri piani di
recruitment), dell'educazione (48%), delle prestazioni professionali (39%), dei
media e dell'intrattenimento (34%) e delle tecnologie dell'informazione (31%).
Aggiunge ancora de Callatay: «Prevediamo che già a partire dalla seconda metà
dell'anno la domanda globale di executive dovrebbe registrare una sensibile
ripresa». E saranno ancora i Paesi emergenti a trainare il cambio di
congiuntura: in testa la Cina, che dovrebbe far
registrare un aumento di richieste di posizioni dirigenziali pari al 66%
rispetto alla prima metà del 2008, seguita dall'India (+43%) e dall'Est Europa
(+30%). Per Felix, comunque, «nonostante la crisi, i nostri associati
intravedono diverse possibilità di collocamento, non solo nei settori di
nicchia». M.D.B. F.V. franco.vergnano@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 18 autore: TV ACURADI LUIGIPAINI
Passepartout RAITRE 13.25 Philippe Daverio intervista Oscar Niemeyer (nella foto),
il celebre architetto brasiliano che ha compiuto 101 anni lo scorso dicembre Da
non perdere RAITRE 9,55 Sci: Campionati mondiali. Dalla Val d'Isère lo slalom
speciale maschile; diretta della seconda manche alle 13,25 su Raidue. LA 7
15,15 Rugby: Italia - Irlanda. Dallo stadio Flaminio di Roma, il secondo
impegno degli azzurri nel Torneo Sei Nazioni. RAITRE 18,00 Per un pugno di
libri. "Foto di gruppo con signora", di Heinrich BÖll, è il romanzo
al centro del "bookgame" condotto da Neri Marcorè. RAITRE 20,10 Che
tempo che fa. Gli ospiti di Fabio Fazio sono Erri De Luca, Piero Angela e John
Simenon, figlio del grande giallista e romanziere scomparso vent'anni fa. SKY
CINEMA CLASSICS 21,00 I cavalieri del Nord Ovest, di John Ford, con John Wayne,
Ben Johnson, Usa 1949 (103').Silenzio,parla Ford. RAITRE 21,30 Presadiretta.
Quali sono gli effetti sull'Italia della più grave crisi economica del
dopoguerra? Riccardo Iacona indaga nel mondo senza scrupoli del lavoro
«sommerso». Attualità LA 7 23,30 Reality. La presenza di
Mao nella Cina contemporanea: nonostante i radicali cambiamenti del Paese, la
rivoluzione comunista rimane al centro di un persistente culto della
personalità. RAITRE 23,35 Tatami. Il «poliamore» e i festini alla «Eyes Wide
Shut»: Camila Raznovich apre la puntata con un'intervista all'economista
Jacques Attali, convinto che la societÁ si stia evolvendo verso il
superamento della monogamia e l'affermazione di una rete di relazioni plurime.
Spettacolo CANALE 5 21,00 Scrivimi una canzone, di Marc Lawrence, con Hugh
Grant, Usa 2007 (96'). Sapeva cantare e comporre buone canzoni, ma ora si trova
a corto di idee. Chi lo aiuterà? RAISAT CINEMA WORLD 21,00 Vedo nudo, di Dino
Risi, con Nino Manfredi, Italia 1969 (119'). Tanti episodi, un solo fil rouge: la
mania del sesso! ITALIA 1 21,30 Colorado. Tutta l'allegria del cabaret in
compagnia dei comici presentati da Rossella Brescia e Beppe Braida. RAITRE 1,50
Fuori orario. In onda due rari film del maestro del cinema sovietico Aleksandr
Dovzenko: «Battaglia per la nostra Ucraina sovietica» (1943) e «Vittoria sulla
riva destra dell'Ucraina» (1945). Completa il programma il documentario «Il
diamante bianco» (2004), di Werner Herzog.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 23 autore: INTERVENTO «Meglio puntare
sugli Etf» «Nonostante il mercato azionario si sia già ridotto molto, la nostra
visione per il futuro resta negativa. Per questo sconsiglio ai risparmiatori di
investire in prodotti azionari, anche attraverso strumenti quali i piani di
accumulo, pensati per mediare nel tempo le quotazioni». è questa l'opinione di
Cesare Armellini, presidente della società di analisi finanziaria indipendente
Consultique. Pac o investimenti unici? Sono favorevole ai piani di accumulo,
proprio perché è estremamente difficile saper cogliere con certezza il momento
migliore per entrare o uscire dai mercati. L'investimento dovrebbe sempre
essere nell'ottica di medio-lungo periodo, cercando di contenere al minimo
anche i costi di acquisto. Come minimizzare i costi in maniera efficiente? Se
si sceglie di investire in Etf, bisogna avere l'accortezza di trattare le
commissioni d'acquisto. Se si guarda ai fondi, invece, bisogna seguirne
attentamente l'evoluzione, soprattutto nel caso in cui la quotazione permetta
di accedere a costi di gestione dimezzati, con l'azzeramento delle commissioni
d'ingresso e la possibilità di acquistarli direttamente presso la banca. Cosa
scegliere tra fondi ed Etf? La mia preferenza va agli Etf, strumenti
trasparenti, non gestiti. Questa scelta è dovuta soprattutto alla situazione
attuale, in cui è difficile individuare in quali gestioni siano finiti i titoli
tossici. Ne sono stati individuati non pochi, anche in fondi di liquidità, con
le conseguenti cadute di rendimento e perdite di patrimonio. Quando avviare un
Pac, su quali settori e su quali mercati? I settori meno
difensivi e i mercati azionari di Paesi come la Cina o l'India,
che hanno risentito più del crollo, saranno anche quelli con maggiori
potenzialità di rialzi. Dopo un crack gli investitori scottati restano fuori
dai mercati per un paio d'anni e intervengono gli esperti. Il rischio si
abbassa, gli investitori non entrano, ed è quindi il momento buono per iniziare
ad accumulare. «Li scelgo perché oggi è difficile valutare la quantità
di titoli tossici finiti nelle gestioni» Cesare Armellini Presidente di
Consultique
( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Il 2008 di L'Oreal segna
la crescita più lenta in un decennio da Finanza&Mercati del 17-02-
( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Pmi umbre, che
attrazione la Russia da Finanza&Mercati del 17-02-2009 Un percorso di
accompagnamento all'internazionalizzazione, pensato e costruito sulle
specifiche esigenze sia delle Pmi che intendono affrontare per la prima volta
un piano di sviluppo commerciale nei mercati esteri (a partire da quello russo)
sia di quelle che lo hanno già affrontato ma intendono potenziarlo e
consolidarlo in maniera mirata, efficace ed efficiente. È quanto si è proposta
di fare Cna Federmoda Umbria con «Pmi umbre verso il mercato russo», progetto
integrato di interventi per la promozione all'estero dei propri prodotti
costituito dal bando «aiuti ad aggregazioni di Pmi del settore moda che
presentano progetti di promozione all'estero» emanato dalla Regione Umbria. Il
progetto, che verrà illustrato oggi nella Sala Fiume della Regione Umbria, vede
la partecipazione di otto imprese umbre tra le più qualificate del settore moda
che intendono inserirsi nel mercato con un proprio marchio. Il progetto parte
da un'analisi di mercato fatta nell'area del cosidetto Birc
(Brasile-India-Russia-Cina). Da quanto emerge, il mercato della Russia è quello che
presenta minori difficoltà per l'inserimento e l'espansione commerciale del
prodotto abbigliamento «made in Italy» proposto da piccole e medie imprese, in
tempi relativamente brevi e con investimenti contenuti.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
"From concept to car" partner contro la crisi Barberis: pronti a
sostenere la filiera Il progetto punta sui mercati esteri Russo: "L´indotto
è uno dei settori più provati" MILENA VERCELLINO Attraversano i mercati
d´oltreconfine le sorti dell´indotto auto piemontese, uno dei settori più
provati dalla crisi attuale. Per cercare di reggere i contraccolpi della brusca
frenata del mercato, le aziende dell´automotive lavorano ad intessere contatti
e collaborazioni con committenti stranieri. Un supporto
all´internazionalizzazione e alla promozione all´estero delle eccellenze del
settore auto piemontese è dato dal progetto della Camera di Commercio di Torino
«From concept to car», realizzato con il supporto della Regione e gestito in
collaborazione con il Centro estero per l´internazionalizzazione. Fino a
venerdì le aziende piemontesi dell´automotive operanti a tutti i livelli della
filiera potranno presentare le proprie candidature. Per il 2009 sono previsti
workshop e incontri a Torino, missioni commerciali in Europa, Cina, Russia e Turchia, assistenza commerciale individuale, supporto
mirato allo sviluppo di progetti innovativi, informazione specializzata su
mercati e tecnologie. «In questa fase particolarmente difficile che colpisce
con forza il settore auto, "From Concept to Car" mostra tutta la sua
attualità - commenta il presidente della Camera di commercio Alessandro
Barberis - . Per le aziende di eccellenza della filiera autoveicolare,
il nostro progetto rappresenta il canale preferenziale di incontro con la
committenza internazionale, il modo più efficace di proporsi come fonte
qualificata di approvvigionamento». L´edizione 2009 dell´iniziativa si trova
però ad innestarsi in un contesto dissestato: «Il settore auto è uno dei più
provati in Piemonte. L´indotto auto è un comparto ad alta intensità di capitale
e risente del rallentamento dell´attività produttiva sia a livello di conto
economico che di situazione finanziaria. Per aiutare il primo bisogna stimolare
la domanda, per il secondo bisogna intervenire sul rapporto tra banche e
imprese» spiega Giuseppe Russo, economista e presidente dell´Osservatorio della
Camera di commercio sull´indotto. Uno dei principali nodi è che la crisi non
conosce frontiere, e che la crisi della committenza di Fiat rispecchia una
situazione diffusa a macchia d´olio a livello globale: «La situazione dei
fornitori resta complicata. Non hanno la valvola di sfogo che avevano nel
2002-2003: oggi chi non vende a Fiat non può cercare altri compratori
all´estero, perché la crisi è globale», aggiunge Russo. Tanto più che in
Piemonte le aziende di componentistica auto non solo hanno aumentato il proprio
livello di internazionalizzazione, ma sono anche arrivate a scavalcare le
aziende produttrici di auto in termini di esportazioni: «In pochi anni siamo
passati da meno del 20% a più del 40% di componentistica esportata. Tanto che
prima del 2003 l´export di auto valeva di più, a livello di fatturato, della
componentistica, mentre ora vale di più la componentistica», spiega Russo.
L´anno appena iniziato, però, potrebbe riservare sorprese: «Tutti fanno i conti
con un calo del fatturato del 10-20%, ma io credo che una flessione simile non
possa durare. La mia impressione è che il periodo tra la fine del 2008 e
l´inizio del 2009 sia il peggiore, ma che tra due o tre trimestri la domanda
potrà crescere: credo che la seconda metà del 2009 sarà migliore della prima.
Anche perché in Italia non si è avuta la distruzione di ricchezza finanziaria
delle famiglie che si è avuta negli Usa». SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Palermo Il libro di Bufalino diventa film con la regia di Beppe
Cino Ricordi di "Quell´estate felice" di "Argo il cieco" in
Sicilia LAURA NOBILE Modica, estate 1951. Angelo Amato, giovane professore, ama
non corrisposto Maria Venera, la ragazza più bella e misteriosa del suo paese.
A distanza di cinquant´anni da quella passione, il vecchio professore assisterà
al cinema, al film della sua vita� Si apre e si chiude così, in una
sala da cinema "Quell´estate felice", il nuovo film del regista Beppe
Cino, liberamente ispirato al romanzo "Argo il cieco" di Bufalino,
che da venerdì uscirà nelle sale e a Palermo sarà in programmazione al Tiffany.
Il film, prodotto da Mariano Arditi per la M. Cinematografica, è interamente
girato in Sicilia, tra Modica e Ragusa Ibla, ed è già stato premiato in diversi
festival in Italia e all´estero. Olivia Magnani, l´interprete de "Le
conseguenze dell´amore" di Paolo Sorrentino, è la protagonista nei panni
di Maria Venera, Dario Costa interpreta invece il giovane professore. Tra gli
altri attori siciliani, spiccano Sergio Friscia nei panni del professor Li
Causi, ma anche Alessandro Schiavo e Valentina Graziano. Giuseppe Moschella interpreta
invece l´ambiguo Liborio Galfo, un ex ballerino di boogie woogie, che sarà
coinvolto in una falsa fuga d´amore architettata dalla protagonista. «Rispetto
al romanzo, nel film l´identità di Maria Venera risulta più marcata - racconta
Beppe Cino, che venerdì alle 20,30 e alle 22,30 saluterà il pubblico al Tiffany
- io la definirei una femminista ante litteram, un modello di donna molto
diverso rispetto a quello veicolato dallo stereotipo femminile del sud nel
dopoguerra». Il film ha avuto una gestazione lunga: i primi sopralluoghi sono
iniziati nel �93, poi il film si interruppe e vede la luce a distanza di 16
anni. «Ma Bufalino voleva che facessi questo film già nell´87 - ricorda Cino,
che ha già diretto in passato "Diceria dell´untore" - anche perché
era il romanzo che amava di più». La storia della giovane che nonostante viva
rinchiusa in un nobile palazzo col vecchio nonno, intesse una relazione col
cugino e "usa" lo spasimante professore, prima di abbandonarlo, per
Cino diventa «un percorso di progressiva acquisizione di consapevolezza
femminile, anche se poi il film diventa più duro e deroga un poco dalla trama
del romanzo».
( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Quattro anni al
potere Nel 1999 la resa definitiva Khmer Rossi I khmer rossi presero il potere
il 17 aprile 1975. Il 7 gennaio 1979 furono rovesciati dai guerriglieri di Hun Sen
sostenuti dall'esercito vietnamita. Poiché Hanoi era
alleata a Mosca, i khmer rossi (insieme alle milizie monarchiche di Norodom
Sihanuk)) furono sostenuti negli anni seguenti sia dalla Cina che dagli Stati Uniti. Con la fine della guerra fredda, gli uomini
di Pol Pot persero ogni appoggio esterno e nel 1999, ormai ridotti nel numero,
si arresero defnitivamente.
( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Cina: tv riscopre Antonioni censurato
La la tv di Stato cinese ha trasmesso un documentario sulla visita durante la
quale, nel 1972, Michelangelo Antonioni girò il suo film «Chung Kuo, China» che
gli costò l'accusa di «controrivoluzionario». Il documentario narra la vicenda
che portò Antonioni ad essere pubblicamente criticato dal regime
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-17 - pag: 11 autore: Se questo non
è protezionismo... Dal «Buy american» all'«Achetez franÇais» gli spettri di un ritorno
al passato di Alessandro Merli M eglio di tutti l'hanno spiegato i cinesi. «In
una crisi il protezionismo non è una via d'uscita,ma può diventare il veleno
che peggiora le difficoltà economiche globali »,così l'agenzia ufficiale Xinhua
ha commentato la clausola " Buy American"del pacchetto di stimolo
fiscale appena approvato negli Stati Uniti. Proprio così, "un
veleno". è lo stesso atteggiamento adottato nel fine settimana dal G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-17 - pag: 36 autore: Minerarie. Minmetals
pronta a sborsare 1,2 miliardi à per il big dello zinco La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals Luca Davi Dopo il rafforzamento,
avvenuto nei giorni scorsi, di Chinalco in Rio Tinto, un altro colosso
metallurgico cinese mette gli artigli su una mineraria australiana. Minmetals
ha lanciato infatti la sua offerta su Oz Minerals, 2Úproduttore al mondo di
zinco. Per 1,7 mld $ (pari a 1,24 mld di à ), questo il valore del deal,
il secondo trader metallurgico di Pechino salverà il gigante australiano dal
fardello dei debiti, manterrà tutte le attività e non venderà alcun asset, fino
ad oggi a rischio liquidazione. «Minmetals – ha assicurato il ceo della società
cinese, Zhou Zhongshu – continuerà a gestire il portafoglio di Oz Minerals e la
sua acquisizione permetterà di favorirne lo sviluppo». Un'operazione che
conferma la volontà del governo cinese di sfruttare la difficile congiuntura
economica mondiale per promuovere le già patrimonializzate società locali sul
mercato internazionale, spingendole ad acquisire società energetiche a prezzi
d'affare. Quella del cda australiano, che ha accettato all'unanimità l'offerta,
è stata del resto una scelta praticamente obbligata. Sia perchè quella cinese
«era l'unica proposta ricevuta tesa a rilevare la totalità del gruppo », ha
detto Andrew Michelmore, ceo della società australiana nata lo scorso giugno
dal takeover da 4,2 mld A$ di Zinifex su Oxiana; sia perchè le condizioni
economiche appaiono interessanti: i cinesi offrono 82,5 cents A$ per ogni
azione Oz, quasi il 50% in più rispetto all'ultima quotazione del titolo
australiano, datata 27 novembre 2008, quando ne vennero sospese le
contrattazioni. Non a caso il cda guidato da Michelmore ha «raccomandato » agli
azionisti di accettare l'offerta. A incombere è la scadenza del 27 febbraio,
data entro la quale il gruppo dovrà pagare un debito di 778 milioni $, pena la
bancarotta. Da risolvere, ora, c'è solo l'aspetto normativo. Minmetals ha
bisogno dell'autorizzazione dei regulator australiani per portare a termine
l'acquisizione. E alcuni analisti si chiedono se il governo australiano voglia
davvero lasciar entrare un'altra società cinese nel Paese in una fase critica
come quella attuale, con i prezzi delle commodities ai minimi e le società
nazionali esposte agli assalti dall'estero. Una risposta che arriverà solo in
aprile. luca.davi@ilsole24ore.com ACQUISIZIONI IN SERIE Dopo il rafforzamento
di Chinalco in Rio Tinto, Pechino punta ancora sull'Australia, le cui società
sono gravate da forti debiti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-02-17 - pag: 21 autore: Il fabbisogno
secondo i Ceo degli emergenti: viabilità batte energia In India e Sudafrica la prima
cosa da fare sono le centrali elettriche. In Cina tra le necessità più impellenti c'èla disponibilità di acqua
corrente. Mentre in Europa dell'Est e in America Latina la mancanza di ospedali
e scuole di buon livello impedisce di attrarre talenti nelle aziende. Così
almeno la pensano i top manager che lavorano nei Paesi emergenti.
Intervistati dagli analisti di Kpmg, che hanno svolto l'indagine in
collaborazione con l'Economist Intelligence Unit, questi professionisti hanno
elencato le loro priorità in materia di infrastrutture. In generale, per il 65%
dei dirigenti dei Bric le infrastrutture dei loro Paesi sono di qualità scarsa:
un problema non da poco, visto che per il 90% di loro la qualità di strade e
forniture energetiche sarà uno dei fattori che incideranno di più sulle
prospettive di sviluppo del business delle loro imprese nei prossimi cinque
anni. E visto che gli investimenti infrastrutturali sono all'ordine del giorno
un po' in tutto il globo, dal programma di Obamaalle richieste di Confindustria,
i manager fanno sapere i loro desiderata. Per tutti, al primo posto delle
urgenze c'è la viabilità: per un manager intervistato su due, strade, ferrovie
e aeroporti sono attualmente insufficienti a garantire la crescita economica
delle imprese del Paese. Per tutti tranne che per gli indiani: il 62% di loro,
infatti, segnala la mancanza di elettricità come la vera questione all'ordine
del giorno. Ma quello delle forniture energetiche è un problema di tutta
l'Asia: il 59% degli intervistati lo indica tra le carenze strutturali,
rispetto al 33% dell'Est Europa o il 35% dell'America Latina. E ancor più è
un'emergenza inAfrica, dove la percentuale sale al 74 per cento. Solo in Cina la questione energetica è superata da un'esigenza
ancora più impellente: quella idrica. A sorpresa, al secondo posto nella lista
delle priorità di Europa dell'Est e America Latina ci sono le infrastrutture
cosiddette "sociali", ovvero ospedali, scuole, abitazioni. Il legame
con il mondo degli affari è presto fatto: per attirare e trattenere talenti, le
aziende devono poter offrire servizi di base all'altezza dei professionisti
richiesti. Per accontentare i manager, però, servirebbero migliaia di miliardi
di dollari: «Il corridoio ferroviario per il trasporto merci DelhiMumbai, ad esempio
– ricorda Nick Chism, partner Kpmg responsabile Global Infrastructure –
richiede un investimento di 90 miliardi di dollari. Mentre le carenze
infrastrutturali della Russia sono state valutate in mille miliardi di
dollari». Mi. Ca. SONDAGGIO KPMG I top manager che lavorano nei Bric hanno
indicato le infrastrutture prioritarie In Cina
precedenza agli impianti di depurazione
( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri Cina Nuovo scandalo alimentare "Uova fatte con alluminio"
PECHINO - Dopo il latte alla melamina la Cina è alle prese con
un nuovo scandalo alimentare. Secondo il quotidiano di Hong Kong, The Standard,
in alcune aree del paese vi sarebbero in circolazione uova false prodotte con
l´aggiunta di sostanze chimiche come l´alumina. Vendute a prezzi
irrisori causerebbero malattie mentali. La formula per fabbricarle circolerebbe
già su vari siti web cinesi.
( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Milano
Amici miei C´era un cinese in Lambretta il lungo viaggio di Hsiao-Chin
Cinquant´anni di pittura alla Bovisa I tagli di Fontana erano sessi di donna
Manzoni era così grasso che mi sfondò lo scooter Lasciò Shanghai nel 1959 e
diventò milanese la Triennale lo celebra, lui racconta la sua vita MICHELE
TAVOLA A Shanghai è nato, a Taiwan è celebre come una pop star e a Milano vive
da cinquant´anni. Quando Hsiao Chin (1935) si trasferì da noi, nel lontano
1959, era uno dei pochissimi cinesi in città. «Però Milano era molto più
internazionale e cosmopolita di oggi, ? racconta ? c´erano artisti di tutto il
mondo, era una città con le braccia aperte e poteva diventare una seconda
Parigi. Poi ha perso fervore culturale, ha perso la sua istintività, si è
chiusa. Che peccato!». Hsiao Chin, probabilmente il più grande pittore cinese
vivente che per più di mezzo secolo ha sperimentato l´astrazione in tutte le
sue forme, ripensa alla sua Milano, che lo ha accolto e ospitato, con un misto
di nostalgia e delusione. Lui, figlio dell´importante musicologo che fondò il
Conservatorio Nazionale di Shanghai, lasciò giovanissimo la
Cina, dove c´era troppa pressione politica per chi voleva fare arte
d´avanguardia. Ma anche Taiwan, dov´era approdato, gli stava stretta. Hsiao
sognava l´Europa, sognava di lavorare gomito a gomito con i grandi pittori
contemporanei. Grazie a una borsa di studio giunse in Spagna, dove conobbe
Antoni TÁpies, maestro dell´informale: «Per me un paese valeva l´altro,
mi bastava arrivare in Occidente. Ma la vera scoperta è stata l´Italia, ci sono
venuto per organizzare una mostra e non me ne sono più andato». Negli anni
Sessanta lavorò a stretto contatto con gli artisti italiani più moderni e
innovativi: Lucio Fontana, Piero Manzoni, Roberto Crippa, Enrico Castellani.
«Fontana era simpatico, parlavamo in spagnolo e mi invitava spesso nel suo
studio. Mi faceva vedere un suo taglio e diceva: ?Guarda Hsiao, i critici
diranno che è un concetto spaziale ma questo è un sesso di donna´. Manzoni
invece era grasso» fa una pausa e scoppia in una risata fragorosa: «Mi sfondò
la Lambretta! Stavamo andando ad Albissola, per lavorare la ceramica, un
viaggio di quattro ore, quando l´autostrada da Milano a Genova non c´era
ancora. A un certo punto ho sentito ?crac´ e ho dovuto buttare via la moto». Ma
il ricordo più commosso è per Antonio Calderara: «Un grandissimo artista
ingiustamente dimenticato. Avevamo lo studio entrambi in via Arpesani, insieme
abbiamo fondato il Gruppo Punto e siamo riusciti a organizzare una grande
mostra a Barcellona, con più di quaranta artisti. Eravamo poveri, ma abbiamo
pagato il catalogo di tasca nostra. All´inizio lui era figurativo, è diventato
astratto dopo la morte di sua figlia». Anche Hsiao Chin ha vissuto lo stesso
dramma, quando è scomparsa sua figlia Samantha, nel 1990: «Per sei mesi non
sono riuscito a fare niente, poi all´improvviso c´è stata un´esplosione di
colore sulle mie tele, con una vitalità che prima non avevo. Allora ho capito
che qualcosa continuava e che la vita di mia figlia non era finita con la sua
morte. Questa mostra, che si intitola "Viaggio in-finito", in un
certo senso è dedicata a lei». Oggi la Triennale Bovisa presenta, in
collaborazione con la Fondazione Marconi, la più grande e completa
retrospettiva che Milano abbia mai dedicato a Hsiao Chin, attraverso cento
opere scelte dal curatore Maurizio Vanni. Un viaggio attraverso cinquantatré
anni di lavoro, nel quale si può scoprire e apprezzare l´evoluzione stilistica
del pittore cinese che, pur essendo sempre rimasto fedele all´astrazione, ha
continuamente rinnovato il proprio linguaggio. Per l´occasione si inaugura lo
spazio Bac (Bambini Arte Creatività Cultura), dove i più piccoli potranno
giocare a fare gli artisti e creare opere ispirate a quelle di Hsiao Chin. Con
questa esposizione prende il via anche l´operazione "Free Bovisa":
fino alla fine dell´anno tutte le mostre nella sede di via Lambruschini saranno
a ingresso gratuito.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-18 - pag: 5 autore: Le banche svegliano
l'Orso Crollano i finanziari, Wall Street ed Europa ai minimi di novembre
Antonella Olivieri MILANO Il guaio delle Borse è che non si intravvede la luce
in fondo al tunnel. Anzi il buio sembra farsi sempre più fitto mentre i guasti
della finanza malata si intrecciano con l'acuirsi della crisi economica. Sui
mercati azionari si vive l'attesa paralizzante dell'uragano imminente, come se
non bastassero le tempeste che si sono già abbattute sugli indici: l'S&P
500 è sceso per la prima volta sotto i minimi del 21 novembre, vale a dire ai
livelli più bassi del 2002 o, volendo andare ancora più indietro, a quelli
della primavera del '97: in pochi mesi si è cancellato un boom durato per oltre
un decennio. E il relativo sollievo dell'esaurirsi delle vendite forzate degli
hedge fund, dei fondi pressati dai riscatti, di quanti avevano investito a leva
e sono stati costretti a smontare le posizioni, è compensato dal crollo dei
volumi: solo in Piazza Affari il mese scorso gli scambi sono scesi del 66 per
cento. Così timori e notizie negative piovono su mercati senza rete, senza mani
forti disposte a comprare. Una miscela esplosiva che ha provocato l'ennesimo
scrollone dei listini: a Milano -3,36% il Mibtel e -3,93% l'S&P Mib, -2,43%
Londra, -2,94% Parigi, -3,44% Francoforte, -4,4% l'indice S&P 500 a New
York. Sull'altare del ribasso l'Europa borsistica ha sacrificato altri 112
miliardi di capitalizzazione. Dopo una vigilia dominata dal crollo del Pil
giapponese (-12% su base annua) e dal prosciugarsi degli
investimenti esteri in Cina (ridimensionati di un terzo), lo spauracchio della seduta di
ieri si chiama Est Europa. A finire sotto pressione ancora una volta il
comparto bancario. Una dopo l'altra le due principali agenzie di rating,
Standard & Poor's e Moody's, hanno dato fuoco alle micce. La festa è
finita. «Dopo anni di forte crescita economica – sottolinea Moody's – i Paesi
dell'Est Europa sono entrati in una profonda e duratura recessione ». Che sarà
più pesante che altrove per i gravi squilibri economici e l'indebitamento degli
Stati. La forzata contrazione dei deficit statali provocherà un significativo
declino della domanda interna e in generale del prodotto interno lordo di
questi Paesi. Con la conseguenza – sottolinea l'analisi – di ribaltare i
problemi delle banche dell'Est sulle controllanti occidentali, con potenziali
rischi per i rating di queste ultime. In Borsa sono state colpite in
particolari le banche più esposte verso l'area: le austriache Raiffeisen
(-13,51%) e Erste Bank (-18,13%), la francese SocGen (- 9,56%) e la Belga Kbc
(-12,92%). Lunedì Standard & Poor's aveva messo il rating dell'Ucraina
sotto credit watch con implicazioni negative. I timori si sono subito riflessi
sui credit default swap, gli strumenti finanziari che misurano il rischio di
insolvenza, dove gli spread a cinque anni dell'Austria – un Paese tipicamente
proiettato a Est – si sono allargati a 186 punti base dai 133 di fine 2008,
sorpassando l'Italia (183 punti base contro i 157 di fine dicembre). L'ondata
speculativa, che sta cercando di individuare gli anelli deboli dell'euro, ha
trovato nell'esposizione delle banche austriache verso gli istituti dell'Europa
orientale un nuovo argomento da cavalcare accanto alla fragilità dell'Irlanda
che già da qualche tempo è nel mirino: i rendimenti dei titoli di Stato
decennali di entrambi i Paesi hanno toccato di conseguenza nuovi massimi
rispetto ai Bund tedeschi. Dall'altra parte dell'Atlantico, nuove
preoccupazioni sullo stato dell'economia sono arrivate dall'indice
manifatturiero di New York, sceso a livelli peggiori del consensus. E a Wall
Street, che ha riaperto i battenti dopo un lunedì festivo, i titoli delle
banche sono finiti sotto pressione con JpMorgan e Citigroup in calo di oltre il
7% (qualcuno paventa il rischio di nazionalizzazioni generalizzate), insieme
con quelli petroliferi (Chevrone e Exxon Mobil hanno ceduto oltre il 4%),
penalizzati dal calo del prezzo del greggio sotto i 35 dollari al barile, e dai
titoli dell'auto. Gm, in particolare, ha ceduto quasi il 13%: il mercato teme
che la casa automobilistica sarà costretta a chiedere la protezione dai
creditori se non riuscirà a tagliare i suoi costi. Unica nota positiva nel
paniere del Dow Jones, il segno più di Wal Mart, la catena di grande
distribuzione che ha battuto le previsioni degli analisti nel quarto trimestre
dell'anno scorso pur avendo visto scendere i suoi profitti. In compenso
l'avversione al rischio degli investitori sta premiando i titoli di Stato: la
corsa ai Treasuries ha fatto scendere il rendimento dei bond decennali ai minimi
del 2,6 per cento. LA SEDUTA Nel Vecchio Continente il peggior ribasso messo a
segno da Milano (-3,93%) A New Yorkl'S&P500 ha chiuso in calo del 4,5%
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-18 - pag: 7 autore: Tokyo. Il premier Aso affida
il portafoglio all'attuale ministro dell'Economia, il settantenne Yosano In
Giappone cambio alle Finanze Lascia Nakagawa, accusato di essersi ubriacato al
G-7 in Italia Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Al mattino: «Non mi
dimetto ». A mezzogiorno: «Mi dimetterò, ma solo dopo l'approvazione del
bilancio». Alla sera: «Mi dimetto immediatamente ». Finisce nel modo peggiore
l'esperienza di Shoichi Nakagawa come ministro delle Finanze del Governo del
premier Taro Aso, sulla cui sopravvivenza non sono più in molti a scommettere,
tanto che il segretario di Stato americano Hillary Clinton - in visita a Tokyo
- ha voluto incontrare ieri sera anche il leader dell'opposizione Ichiro Ozawa.
L'opinione pubblica giapponese non poteva perdonare a Nakagawa lo scandalo
della sua conferenza stampa romana al termine del vertice del G-7, condotta in
stato confusionale e a sospetto di ubriachezza (da lui negata). Uno spettacolo
comunque dannoso per l'immagine internazionale di un Paese già umiliato
dall'aggravarsi della recessione. Quando l'opposizione ha minacciato di
boicottare le deliberazioni parlamentari sul bilancio se Nakagawa fosse restato
anche solo a termine, il suo partito non l'ha sostenuto a sufficienza e così
uno dei grandi alleati del primo ministro non ha avuto altra scelta che farsi
da parte. In positivo, dalla penosa vicenda, emerge la figura di un
superministro dell'Economia: Kaoru Yosano assomma da subito la carica attuale
di responsabile delle politiche economiche e fiscali a quella di titolare delle
Finanze. Yosano è un settantenne che, a differenza del predecessore caduto in
disgrazia, vanta solide credenziali quale esperto economico e fautore di un
certo rigorismo fiscale. Già ieri sera, però, ha anticipato la possibilità di
una manovra addizionale di stimolo al sistema economico, vista la disastrosa
contrazione del prodotto interno lordo a un tasso annualizzato del 12,7%
nell'ultimo trimestre del 2008 (-3,3% la frenata rispetto al trimestre
precedente). Incentivi magari da finanziare parzialmente con l'emissione di
bond senza interessi, ma esenti da tassazione sulle successioni. Non è però affatto
chiaro se Yosano possa fare la differenza in un Esecutivo che traballa. «Non
appena il bilancio statale di previsione sarà approvato, le pressioni sul
premier Aso perché si dimetta potrebbero diventare irresistibili. Il Partito
liberaldemocratico - afferma il commentatore politico Ichiro Maeda – non può
andare alle elezioni con Aso, la cui popolarità è precipitata (sotto al 10%,
ndr), anche se non potrà vincerle nemmeno con un altro». Aso, comunque, sarà il
primo leader straniero a essere ricevuto dal presidente americano Barack Obama
alla Casa Bianca, il 24 febbraio. è un omaggio della diplomazia statunitense a
un alleato sensibilissimo alle formalità. Con questo invito e con la visita a
Tokyo come prima tappa del suo viaggio asiatico, il segretario di Stato Hillary
Clinton si è fatta perdonare l'articolo comparso oltre un anno fa sulla rivista
Foreign Affairs, dove aveva definito le relazioni con la Cina come le più importanti del XXI secolo. Ieri, la Clinton ha
riaffermato la centralità dell'alleanza con Tokyo come «una pietra miliare»
della strategia statunitense e ha firmato con il ministro degli Esteri Hirofumi
Nakasone un nuovo accordo sul riallineamento del dispositivo militare americano
in Giappone, che comporterà per Tokyo una spesa fino a 2,8 miliardi di
dollari per favorire il trasferimento di ottomila marine a Guam da una Okinawa
troppo gravata da servitù militari. Su richiesta, il segretario di Statoha
anche accettato di incontrare due famiglie di cittadini giapponesi rapiti negli
anni '70 dai servizi segreti nordcoreani, promettendo di non dimenticare la
questione ancora aperta. «Sono figlia, sono madre, sono sorella anch'io», ha
detto, riferendosi al dramma vissuto dalle famiglie. La Clinton ha colto
l'occasione per lanciare un messaggio a Pyongyang: disponibilità a un trattato
di pace e ad aiuti economici, ma solo in cambio della rinuncia completa e
verificabile al programma nucleare. Ozawa, infine, ha sottolineato di
attendersi una «partnership tra eguali» e a sorpresa ha detto di ritenere il
problema rappresentato della Cina più importante di
quello nordcoreano. «Interessante intuizione », ha replicato il segretario di
Stato, da oggi in Indonesia prima di raggiungere Pechino via Seul.
stefano.carrer@ilsole24ore.com SOTTO PRESSIONE Una nuova manovra di stimoli per
risollevare il Paese dalla crisi è sempre più probabile, ma l'Esecutivo è al
collasso
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-18 - pag: 8 autore: Energia. L'intesa prevede
anche la costruzione di un ramo cinese della pipeline tra la Siberia e il
Pacifico Petrolio, maxiaccordo Russia-Cina Da Pechino 25 miliardi di dollari in cambio di greggio fino al
2029 Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina assetata di energia mette mano al portafoglio per assicurarsi le
forniture di greggio russo. La China Development Bank erogherà 25 miliardi di
dollari di prestiti a Mosca. In cambio, la Russia garantirà un flusso di
petrolio da 15 milioni di tonnellate cubiche l'anno fino al 2029,e s'impegnerà
a realizzare uno "scartamento" cinese lungo il percorso del
maxi-oleodotto destinato a convogliare l'oro nero trala Siberia Orientale e
l'Oceano Pacifico. L'accordo, siglato ieri a Pechino dal vicepremier russo,
Igor Sechin (che è anche presidente del gruppo petrolifero Rosneft), e il suo
omologo cinese con delega per l'Energia, Wang Qishan, dovrebbe mettere fine
alla lunga disputa tra Cina e Giappone per mettere le
mani sul greggio siberiano. Il condizionale è d'obbligo, visto e considerato
che negli ultimi anni Pechino o Tokyo hanno cantato più di una volta vittoria
senza fare i conti con Mosca, che ha sempre giocato in modo subdolo e ambiguo
la partita del greggio siberiano. Ma questa volta l'intesa sembra chiusa
davvero: Pechino, insomma, avrà una sua pipeline dedicata da cui riceverà l'oro
nero russo. Per spazzare via ogni dubbio e mettere un ulteriore sigillo di
ufficialità alla stretta di mano energetica tra le due superpotenze, è
intervenuto Wen Jiabao in persona. «Abbiamo firmato diversi accordi, e ciò
dimostra che abbiamo raggiunto un nuovo livello di cooperazione nel settore
petrolifero », ha annunciato ieri sera il primo ministro cinese, mettendo fine
a una ridda di voci e indiscrezioni. Secondo queste ultime,l'accordo " oil
for loans" tra Mosca e Pechino prevederebbe l'erogazione di un prestito in
due tranche da parte di China Development Bank. La prima, del valore di 15
miliardi di dollari, a favore di Rosneft a fronte delle forniture petrolifere
ventennali. La seconda, da 10 miliardi di dollari, finirebbe invece nelle
tasche di Transneft per sostenere finanziariamente la costruzione del ramo
cinese della pipeline Siberia-Pacifico. La gigantesca pipeline sarà costituita
da una dorsale principale che partirà da Taishet, in Siberia, girerà attorno al
Lago Bajkal, e dopo 4mila chilometri finirà a Kozmino, sulla costa russa del
Pacifico. Questo terminale, la cui costruzione fu decisa qualche anno fa con
priorità sullo "scartamento cinese" grazie ai quattrini promessi a
Mosca dal Governo Koizumi, servirà principalmente a garantire le forniture
giapponesi. In base agli accordi siglati ieri a Pechino, da Skovorodino,
nell'Estremo Oriente russo, dovrebbe partire una diramazione destinata a
convogliare il greggio siberiano fino a Daqing, il più grosso polo petrolifero
cinese situato nella provincia di Heilongjiang e controllato dal colosso China
National Petroleum Corporation. Firmata l'intesa tra i due Governi, ora la
costruzione del ramo meridionale dell'oleodotto richiederà del tempo. In attesa
che la pipeline sia ultimata, il petrolio russo continuerà ad arrivare in Cina come previsto dai vecchi contratti Mosca-Pechino,
seguendo grosso modo lo stesso itinerario. Ma con un mezzo di trasporto un po'
meno efficiente: il treno. L'ORA DELL'«OIL FOR LOANS» Il prestito della China
Development Bank arriverà in due tranche da 15 e 10 miliardi. Wen Jiabao:
«Nuovo livello di cooperazione»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-18 - pag: 11 autore: Al lavoro, non
solo per necessità Aspettative di vita migliori e professionalità maturate
spingono all'attività fino a 70 anni di Mario Margiocco I l messaggio è chiaro:
proprio mentre si stanno avvicinando alla soglia dell'agognata pensione, e le
avanguardie l'hanno già varcata, le legioni del "baby boom" scoprono
che dovranno lavorare di più. Le prospettive finanziarie non sono più quelle
che erano. Del resto, l'intera società scopre che rinunciare di colpo, per un
passaggio anagrafico, all'esperienza di chi può ancora produrre è un lusso. Due
studi recentissimi, uno di McKinsey, l'altro di Nomura, giungono alla stessa
conclusione: i 65 anni non sono più invalicabili. «Stiamo assistendo a un
duplice effetto: quello del prolungamento delle aspettative di vita e dell'età
di lavoro - oggi si è vecchi a 75 e non più a 65 anni - e quello
dell'insufficienza dei bilanci pubblici e, spesso, di quelli privati,
indeboliti entrambi dalla crisi finanziaria in atto», dice John Llewellyn,
senior economist della banca d'affari giapponese. Negli Stati Uniti il gruppo
Fidelity, che amministra una quota rilevante dei 42 milioni di piani di
risparmio 401k per la pensione integrativa, ha rilevato a gennaio una perdita
media del 27% nel valore dei capitali accumulati. Nati fra il '46 e il '64,
secondo la più diffusa fra le varie e cangianti definizioni di baby boomers,
circa 150 milioni di americani ed europei stanno facendo i loro conti. Nel caso
americano, dove la pensione pubblica spesso è attorno ai mille dollari e quella
integrativa è indispensabile, «i due terzi fra i più anziani del baby boom non
sono finanziariamente preparati alla pensione - sostengono i ricercatori di
McKinsey - e molti non sono neppure al corrente della loro vera situazione».
«Non in tutte le attività si può pensare di andare oltre l'età pensionabile
tradizionale, ma in molte sì. E la cosa interessante è che, secondo la nostra
ricerca, non solo i Governi stanno pensando a questo, ma anche molti individui.
La soluzione migliore- ragiona Llewellyn che, classe 1944, sostiene di non
parlare a titolo personale avendo già risolto la questione con un con-tratto
part time - è lasciare la scelta ai singoli. Incentivando la permanenza al
lavoro per qualche anno in più. Esattamente come è stato fatto nel caso
italiano con il superbonus legato al nome del ministro Maroni e che ha esaurito
i suoi effetti con il 31 dicembre del 2007». Non si tratta di tenere la gente
al lavoro, ma di consentirgli di lavorare più a lungo. Vari altri Paesi hanno
adottato misure simili. L'Australia nel '98. La Gran Bretagna nel 2005 con un
aumento della pensione dal 7 al 10% per ogni anno lavorato tra i 65 e i 70, con
la possibilità di scegliere un pagamento una tantum. La Corea del Sud dal 2008.
«Altri fattori - dice Llewellyn - spingono verso la possibilità di lavorare
fino alla soglia dei 70 anni.L'allungamento della vita. Le migliori condizioni
medie di salute. Il fatto che molti si rendono conto che un'attività aiuta a
restare vigili e svelti. La demografia, una legge che non perdona». Nel 2030 la
più grossa fra le varie generazioni, i baby boomers che sono un terzo della
popolazione negli Stati Uniti, in Francia, Germania, un po' meno in Italia,
avrà 65 anni e oltre. «Per non pochi di loro e per la società continuare a
lavorare qualche anno in più sarà utile o necessario». La stessa consistenza
degli assegni pensionistici, destinati a calare per le generazioni che entrano
o sono da poco entrate nel mercato del lavoro, imporrà secondo Llewellyn un allungamento
della vita lavorativa. «Prima molte pensioni, in Europa soprattutto, erano
rapportate agli stipendi degli ultimi anni. Ora la base sta diventando, in
pratica ovunque, il versamento pensionistico, e solo questo riduce di una fetta
molto consistente l'assegno futuro». Demografia ed economia sembrano cancellare
quindi slogan validi ancora ieri, come il "lavorare meno, lavorare
tutti", sostituendoli con meno entusiasmanti, ma più realistici,
"lavorare più a lungo, in quanti più possibile". Proiettando dati
demografici e tendenze, Nomura ritiene che l'età media dei lavoratori tra il
2005 e il 2050 passerà da circa 39-40 anni a 42-45 nella maggior parte dei
Paesi industrializzati, con punte da 44 a 49 anni nel più anziano Giappone, e
non molto inferiori in Italia. Mentre il numero degli ultrasessantenni ancora
al lavoro salirà dal 7 al 17% negli Stati Uniti, sempre fra il 2005 e il 2050,
dal 6 al 17% nel Regno Unito, dal 14 al 29% in Giappone e dal 2 al 21% in
Francia. Llewellyn osserva che, a fronte di una spinta demografica ed economica
ormai chiara, solo poco più di 3mila società su un campione di 28mila
selezionato in 25 Paesi hanno una strategia per arruolare lavoratori anziani in
funzioni specifiche; e solo 5mila un programma per utilizzare al meglio,fra i
propri dipendenti,l'esperienza di chi decide di lavorare qualche anno in più.
«Ma le indagini indicano che aumentano i lavoratori anziani che vogliono
lavorare di più, risparmiare di più, e in misura crescente lavorare più a
lungo». Accreditate teorie economiche, ad esempio la tesi di Ando e Modigliani
sul rapporto tra età e propensione al risparmio, indicano che sono le famiglie
giovani e quelle anziane a risparmiare meno, le prime perché si indebitano sui
guadagni futuri e le seconde perché fanno appello ai risparmi per mantenere il
livello di vita. Questo implica che man mano che la popolazione invecchia, come
succede intutto l'Occidente, in Giappone, e anche in Cina, diminuisce la propensione al risparmio. Prolungare la vita di
lavoro offre un antidoto anche a questo problema. Ma un anziano che non va in
pensione quando potrebbe, non toglie un posto di lavoro a un giovane? Qui il
quadro si fa un po' meno chiaro, perché il timore non è del tutto infondato.
Ma Llewellyn invita a guardare alla situazione complessiva, a non avere una
visione meccanicistica (tolgo uno, metto uno) e a rendersi conto che prolungare
la vita di lavoro ha un senso quando l'esperienza e le tecniche acquisite
possono essere una forza, e quindi alla fine aiutare e non ostacolare i
giovani. «L'allungamento della vita di lavoro sarà poi sempre un fatto
selettivo, di una parte e non di tutti », conferma Llewellyn. Esiste poi, negli
Stati Uniti ma anche altrove, una serie di limiti legali, che sono nel caso italiano
i 60 anni protraibili a 65 per le donne, e i 65 tassativi per tutti. Tuttavia
non è una realtà destinata a durare. Motivi di cassa, pubblica e privata,
spingono a lavorare di più, quando si può. E la demografia fa altrettanto. Lo
studio ricorda che,a normativa sull'età pensionabile invariata e calcolando
inattivi tutti dai 60 anni in su, il rapporto fra inattivi/attivi che era nel
2000 in media del 38% nei Paesi Ocse salirà al 70% nel 2050, con punte del 93%
in Giappone, una media di quasi il 100% in Europa e un picco del 112% in
Italia. «Chiaramente - conclude Llewellyn - qualcosa va fatto. E far lavorare
un po' di più gli anziani che lo desiderano e possono,anche a giudizio
dell'azienda,essere utili, mi sembra saggio». mario.margiocco@ilsole24ore.com
IL PESO DELL'ESPERIENZA Poche le aziende che hanno programmi per assumere
anziani in funzioni specifiche o per valorizzare i dipendenti più longevi - Uno
studio Nomura DISEGNO DI SANDRA FRANCHINO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-18 - pag: 15 autore: Made in Italy.
Audizione in Senato del presidente di Smi per chiedere interventi nel
tessile-abbigliamento Tre priorità per la moda Tronconi: un fondo di garanzia,
sostegni ai consumi e tagli dei costi Carmine Fotina ROMA Tre interventi per
salvare il settore tessile e l'abbigliamento. La proposta al Governo, dopo gli
incentivi che hanno sostenuto auto, elettrodomestici e mobili, arriva da
Sistema Moda Italia, federazione che esprime quasi 54 miliardi di fatturato con
60mila aziende, per molte delle quali negli ultimi due mesi la crisi ha
iniziato a colpire in modo più duro del previsto. Nel corso di un'audizione
alla Commissione Industria del Senato, il presidente di Sistema Moda Italia,
Michele Tronconi, ha espresso la delusione del settore dopo l'esclusione dal
pacchetto-incentivi varato dal Governo con il decreto approvato il 6 febbraio.
Il tessile e l'abbigliamento rischiano di andare a pezzi, dice Tronconi: «Il
settore, che già ha pagato uno scotto importante alla globalizzazione, con la
perdita di 120mila addetti dal 2001 dopo l'ingresso della Cina nel Wto», è stato colpito dalla recessione con un'incisività
inattesa: «A fine anno pensavamo potesse stare sulle proprie gambe nonostante
la crisi, ma il blocco delle attività è stato improvviso». Tronconi ha quindi
sintetizzato in tre punti gli interventi che potrebbero contenere il declino:
finanza di impresa, sostegno dei consumi e riduzione dei costi di
produzione. La priorità sembra andare a un Fondo di garanzia specifico che
aiuti le imprese nel difficile percorso per l'accesso al credito. Tronconi
propone di utilizzare almeno in via temporanea il Tfr dei dipendenti confluito
nel Fondo di tesoreria Inps. Per i consumi, aggiunge, si potrebbe pensare a una
deducibilità dal 730 degli acquisti per abbigliamento fino a 14 anni, come
avviene per i farmaci con lo "scontrino parlante", oppure per questa
fascia di mercato ci si potrebbe ispirare all'Inghilterra e prevedere
l'esenzione Iva. Occorrerebbero poi una «nuova era del "public
procurement"» passando dall'asta al ribasso all'asta sulla performance e
interventi sui costi come la riduzione delle accise sull'energia al pari di
quanto concesso a ceramica e siderurgia. Una lista fitta di richieste, che
Sistema Moda Italia formalizzerà in un incontro con il Governo che si dovrebbe
svolgere nei prossimi giorni. Quasi impossibile che il piano di rilancio venga
accolto nella sua complessità, anche se al termine dell'audizione di ieri il
presidente della Commissione Industria del Senato Cesare Cursi ha indirizzato
una nota al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e al ministro
dell'economia Giulio Tremonti per sintetizzare possibili misure da inserire
nella conversione in legge del decreto incentivi. L'amministrazione
straordinaria per Ittierre, la controllata di It Holding, rischia di essere un
precedente pericoloso per tutto il comparto del tessile-abbigliamento. Paolo
Zegna, imprenditore di punta del settore e vicepresidente Confindustria per
l'internazionalizzazione, ha parlato nei giorni scorsi di un calo degli ordini
nel tessile del 30-60% e ieri è tornato a ribadire l'importanza di un'azione
del Governo che dopo auto, elettrodomestici e mobili «si occupi subito degli
altri settori produttivi che sono altrettanto rilevanti per l'economia
italiana, così come stanno facendo diversi Paesi della Ue». «Non si può
lasciare solo – incalza il presidente di Sistema Moda Italia – uno dei pochi
settori italiani con un saldo commerciale ancora positivo (9,8 miliardi a fine
2008) e con 500mila occupati». Il 65% di questi sono donne, persone che,
considerate le barriere esistenti in altri settori, «se uscissero dal mercato
del lavoro rischierebbero di non rientrarci più».
carmine.fotina@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-18 - pag: 15 autore: BILANCIO 2008
Rallenta la spinta dell'export Le esportazioni di abbigliamento femminile
chiudono il 2008 in positivo, nonostante il calo di fiducia e di consumi
internazionale. Secondo i dati Smi – diffusi ieri durante la presentazione dei
tre saloni di Pitti Touch!, neoZone e cloudnine dal 1Úal 3 marzo a Milano – da
gennaio a ottobre l'export ha registrato un incremento del 3,1%, a 6,4 miliardi di euro, seppur in decelerazione rispetto al +10% del
2007 sul 2006. Primo mercato di sbocco la Francia con 689 milioni di euro
(+5,3%) seguitaa brevissima distanza dalla Russia a 684 milioni (+ 14,9%).
Continua la crescita di export in Cina (+12,1%). Ancora
in calo Usa (-6,3%) e Giappone (-14,3%). Ma.Ge.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-18 - pag: 19 autore: Made in Italy.
Per il sottosegretario Urso ci sono ancora opportunità Le aziende italiane si rafforzano in Cina ROMA L'Italia deve cogliere
l'occasione aperta dalla crisi internazionale per rafforzare la sua presenza in
Cina. Le aziende nazionali che producono oggi nella Repubblica
popolare sono circa 2mila e il piano di sostegno all'economia messo a punto dal
Governo, pari a 486 miliardi di dollari, dovrebbe dar luogo a una forte accelerazione
della domanda interna: un'opportunità unica per i produttori ad alto
valore aggiunto attivi in comparti come la moda e l'agroalimentare. è questo il
messaggio del convegno "Le relazioni Italia-Cina.
Le vie dell'internazionalizzazione del made in Italy", organizzato ieri a
Roma dall'Istituto Piepoli e Dexia Crediop. Come ha rivelato un'indagine
realizzata da Piepoli insieme con l'Asian business group, nel 2010 la classe
media cinese rappresenterà il 13% della popolazione, 350 milioni di consumatori:
è il target su cui il "made by Italy" deve puntare. Secondo il
sottosegretario allo Sviluppo con delega al commercio estero Adolfo Urso la
speranza è che il piano di sostegno all'economia, «il più massiccio lanciato da
un Governo dopo quello statunitense, rappresenti un tentativo disperato di
riconvertire il sistema, affinchè si possa crescere facendo crescere la domanda
interna ». Finora il gigante asiatico, ha ricordato Urso, ha sempre puntato
sull'export, che copre il 70% del suo Pil. Ma la Cina
a causa della crisi ha registrato un forte ribasso delle sue esportazioni: «A
gennaio il calo è stato del 17,5%» ha fatto notare il sottosegretario, che sarà
in Cina i primi di aprile in occasione della fiera
Cimit, l'esposizione internazionale dedicata alle macchine utensili. Nel 2008 i
numeri che fotografano lo scambio commerciale del nostro Paese con la Cina si sono fermati su un export pari a 6,4 miliardi di
euro (+2,1%) e un import quattro volte superiore (23,6 miliardi). In linea con
l'obiettivo di rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi, il Governo ha
proclamato il 2010 "Anno della Cina in
Italia" per ripetere nella Penisola l'esperienza dell'Anno dell'Italia in Cina, avvenuto nel 2006.Un'iniziativa che si aggiunge
all'Esposizione universale di Shanghai, che si svolgerà sempre il prossimo
anno. Introducendo i lavori del convegno, il presidente della Fondazione
Italia-Cina, Cesare Romiti, ha focalizzato
l'attenzione sulle sfide che pone il ruolo della Cina «come
traino dell'economia globale, ora che gli Stati Uniti non riescono a più
svolgere questo compito». I FUTURI TARGET Secondo uno studio dell'Istituto
Piepoli-Dexia entro il 2010 la classe media toccherà il 13% della popolazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-18 - pag: 40 autore: Trasporti. L'indice Baltic
dry risale dai minimi sulla scia della ripresa cinese I noli marittimi provano
il rilancio Molti analisti sono convinti che il recente rialzo dell'indice dei
costi di trasporto marittimo sia un'importante spia di una futura ripresa
dell'economia mondiale. L'indice Baltic dry, che indica il corso dei noli
marittimi per carichi secchi ed è il termometro della domanda di trasporto
globale, è infatti tradizionalmente ritenuto uno dei principali indicatori
della congiuntura economica mondiale. Dopo mesi di continui ribassi, fino ad
arrivare al record negativo di 663 punti registrato lo scorso 5 dicembre (il
punto più basso dall'agosto del 1986), ieri l'indice londinese del nolo
marittimo ha raggiunto quota 1.895 punti, il 145% rispetto a fine dicembre. Un balzo
simile è stato compiuto anche dal Baltic Capesize, che indica il nolo dei
carichi per navi di stazza superiore alle 150mila tonn, che ha abbandonato gli
abissi in cui era caduto (830 punti, raggiunti il 3 dicembre scorso) e ha
ripreso il largo. è il segnale che – nonostante la lieve flessione dell'indice
a inizio settimana, compensata però dal recupero di ieri – qualcosa sta
cambiando, sul fronte della domanda di trasporto marittimo. E molto si deve
alla ripresa delle attività in Cina, il motore che nei
mesi scorsi ha spinto gli indici verso punte record. Dopo aver destoccato in
maniera massiva, i colossi siderurgici cinesi sono tornati in forza sui mercati
del minerale di ferro e del coking coal. Prodotti che, insieme, valgono un
quarto del trasporto marittimo transoceanico di prodotti secchi. Non a caso i noli sulle rotte Brasile- Cina e Australia-Cina sono rimbalzati rispettivamente del 170% e del 245% dai loro
minimi. «Non mi stupirei se il Baltic continuasse a crescere sulla scia di un
rinnovato aumento della produzione di acciaio cinese, tuttavia non penso che
l'aumento sia straordinario», spiega un analista interpellato da Reuters.
I brokers marittimi sono convinti che alla ripresa degli indici abbiano però
contribuito anche altri fattori. A partire dall'aumento del raccolto di
frumento in Australia, evento che ha costretto molti trader a rivolgersi al
mercato dei noli. Non solo: la convenienza a stoccare commodities in mare, dati
i prezzi bassi, sta facendo salire lentamente i prezzi. Non tutti, sia chiaro,
sono convinti che il recupero economico cinese sia genuino e duraturo,
nonostante la crescita imponente: il dubbio è che i forti acquisti sulle
commodities abbiano più che a fare con le spinte speculative o l'esigenza di
fare ristoccaggi. L. D. SEGNALI DI RISVEGLIO Dopo aver destoccato in maniera
massiva, i big siderurgici di Pechino sono tornati a comprare minerale di ferro
( da "AmericaOggi Online" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Phnom Pen. Aperto il
primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia
18-02-2009 PECHINO. Il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio
degli anni '70 in Cambogia si è aperto ieri a Phnom Pen. Kaing Guek Eav, detto
'Duch' (si pronuncia Doik), è considerato direttamente responsabile della morte
di 15-20mila persone che sono transitate tra il 1975 ed il 1979 dalla prigione
di Tuol Sleng o S-21, della quale era il direttore. Primo dirigente del partito
comunista della Kampuchea, i cui membri sono conosciuti come 'khmer rossi', a
sedere su un banco degli imputati. Duch è apparso a tratti sperduto e più
vecchio dei suoi 66 anni. Quasi due milioni di cambogiani sono stati uccisi dai
khmer rossi guidati da Pol Pot in una delle più mostruose vicende storiche del
ventesimo secolo. Centinaia di sopravvissuti dei campi di sterminio dei khmer
erano presenti nell'aula del tribunale per l'udienza di ieri, che è stata
dedicata a questioni procedurali. Si prevede che il processo entrerà nel vivo
in marzo mentre il tribunale, che è cambogiano ma è appoggiato dalle Nazioni
Unite, emetterà il suo verdetto in settembre. Uno di loro, Chum Mey, ha
ricordato tra le lacrime come sua moglie e i loro due figli siano stati uccisi
per ordine di Duch nel campo S-21. "Vorrei chiedergli: perché portavi la
gente ad essere torturata ed uccisa all'S-21? Perché hai torturato me e la
famiglia?". "Le sue mani grondano sangue", ha aggiunto un altro
sopravvissuto, Norng Chan Pal, la cui madre è stata uccisa sotto i suoi occhi.
Uno degli avvocati di Duch, il francese Francois Roux, ha affermato che l'ex
leader comunista si è dichiarato pentito e ha chiesto alle sue vittime di
essere perdonato sostenendo di essersi limitato ad ubbidire agli ordini che gli
venivano impartiti. Duch potrebbe diventare un testimone chiave contro gli
altri quattro leader degli khmer rossi che il tribunale intende mettere sotto
processo: l'ex luogotenente di Pol Pot conosciuto come "fratello numero
due", Nuon Chea; l'ex presidente della Kampuchea Democratica, Kieu
Samphan; l'ex ministro degli Esteri Ieng Sery e sua moglie. Tutti e quattro, al
contrario di Duch, hanno negato di essere responsabili dei massacri. I
comunisti cambogiani presero il potere nel 1975, dopo il collasso dell'apparato
militare americano nel vicino Vietnam e lanciarono la loro "rivoluzione"
svuotando in poche ore la capitale Phonm Pen. L'intera popolazione della
capitale fu mandata ai lavori forzati nelle campagne nella convinzione che così
sarebbe stata abbattuta la società "borghese". La S-21 fu una
prigione riservata agli khmer rossi dissidenti che venivano torturati fino a
quando non confessavano i loro presunti "tradimenti", per poi essere
uccisi nei "killing fields" predisposti dai loro carnefici. La
portata del genocidio compiuto da Pol Pot e dai suoi seguaci emerse dopo l'intervento
delle truppe vietnamite che nel 1979 invasero la Cambogia. Era il periodo della
Guerra Fredda e, siccome il Vietnam era alleato dell'URSS,
i Paesi occidentali e la Cina sostennero il governo cambogiano in esilio del quale facevano
parte gli khmer rossi. Pochi mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora
leader cinese Deng Xiaoping lanciò un attacco militare "punitivo"
contro il Vietnam, che si scontrò contro una forte resistenza. Migliaia
di persone morirono dalle due parti prima che i soldati cinesi di ritirassero
dalle sacche di territorio vietnamita che avevano occupato. Difendendo
l'operato di Deng, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Jiang Yu
ha ricordato che "il governo della Kampuchea Democratica aveva un seggio
legale alle Nazioni Unite e aveva relazioni con oltre 70 Paesi".PECHINO.
Il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in
Cambogia si è aperto ieri a Phnom Pen. Kaing Guek Eav, detto 'Duch' (si
pronuncia Doik), è considerato direttamente responsabile della morte di
15-20mila persone che sono transitate tra il 1975 ed il 1979 dalla prigione di
Tuol Sleng o S-21, della quale era il direttore. Primo dirigente del partito
comunista della Kampuchea, i cui membri sono conosciuti come 'khmer rossi', a
sedere su un banco degli imputati. Duch è apparso a tratti sperduto e più
vecchio dei suoi 66 anni. Quasi due milioni di cambogiani sono stati uccisi dai
khmer rossi guidati da Pol Pot in una delle più mostruose vicende storiche del
ventesimo secolo. Centinaia di sopravvissuti dei campi di sterminio dei khmer
erano presenti nell'aula del tribunale per l'udienza di ieri, che è stata
dedicata a questioni procedurali. Si prevede che il processo entrerà nel vivo
in marzo mentre il tribunale, che è cambogiano ma è appoggiato dalle Nazioni
Unite, emetterà il suo verdetto in settembre. Uno di loro, Chum Mey, ha
ricordato tra le lacrime come sua moglie e i loro due figli siano stati uccisi
per ordine di Duch nel campo S-21. "Vorrei chiedergli: perché portavi la
gente ad essere torturata ed uccisa all'S-21? Perché hai torturato me e la
famiglia?". "Le sue mani grondano sangue", ha aggiunto un altro
sopravvissuto, Norng Chan Pal, la cui madre è stata uccisa sotto i suoi occhi.
Uno degli avvocati di Duch, il francese Francois Roux, ha affermato che l'ex
leader comunista si è dichiarato pentito e ha chiesto alle sue vittime di
essere perdonato sostenendo di essersi limitato ad ubbidire agli ordini che gli
venivano impartiti. Duch potrebbe diventare un testimone chiave contro gli
altri quattro leader degli khmer rossi che il tribunale intende mettere sotto
processo: l'ex luogotenente di Pol Pot conosciuto come "fratello numero
due", Nuon Chea; l'ex presidente della Kampuchea Democratica, Kieu
Samphan; l'ex ministro degli Esteri Ieng Sery e sua moglie. Tutti e quattro, al
contrario di Duch, hanno negato di essere responsabili dei massacri. I
comunisti cambogiani presero il potere nel 1975, dopo il collasso dell'apparato
militare americano nel vicino Vietnam e lanciarono la loro "rivoluzione"
svuotando in poche ore la capitale Phonm Pen. L'intera popolazione della
capitale fu mandata ai lavori forzati nelle campagne nella convinzione che così
sarebbe stata abbattuta la società "borghese". La S-21 fu una
prigione riservata agli khmer rossi dissidenti che venivano torturati fino a
quando non confessavano i loro presunti "tradimenti", per poi essere
uccisi nei "killing fields" predisposti dai loro carnefici. La
portata del genocidio compiuto da Pol Pot e dai suoi seguaci emerse dopo
l'intervento delle truppe vietnamite che nel 1979 invasero la Cambogia. Era il
periodo della Guerra Fredda e, siccome il Vietnam era
alleato dell'URSS, i Paesi occidentali e la Cina sostennero il
governo cambogiano in esilio del quale facevano parte gli khmer rossi. Pochi
mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora leader cinese Deng Xiaoping
lanciò un attacco militare "punitivo" contro il Vietnam, che si
scontrò contro una forte resistenza. Migliaia di persone morirono dalle
due parti prima che i soldati cinesi di ritirassero dalle sacche di territorio
vietnamita che avevano occupato. Difendendo l'operato di Deng, la portavoce del
ministero degli Esteri di Pechino Jiang Yu ha ricordato che "il governo
della Kampuchea Democratica aveva un seggio legale alle Nazioni Unite e aveva
relazioni con oltre 70 Paesi".
( da "Avvenire" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 18-02-2009 Prestiti dalla Cina per il
petrolio russo PECHINO. Crediti finanziari in cambio di forniture petrolifere
tra Mosca e Pechino: i colossi russi Rosneft e Transneft hanno siglato un
prestito a lungo termine di 25 miliardi di dollari con la banca cinese per lo
sviluppo, mentre Rosneft ha siglato con la società petrolifera nazionale cinese
(Cnpc) un contratto per la fornitura di greggio alla Cina
per 20 anni. Gli accordi sono stati firmati a Pechino in un incontro tra il vicepremier
russo Igor Secin che è anche presidente di Rosneft e il suo omologo cinese con
delega per l'energia Wang Qishan. Il maxi prestito cinese consentirà alle due
società petrolifere russe di far fronte nel contesto della crisi ai debiti e
alla necessità di investimenti per lo sviluppo.
( da "Avvenire" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
AUTO 18-02-2009
l'inchiesta Landi Renzo, dalla stalla alle stelle grazie alla crisi Il gas ha
fatto boom DA CAVRIAGO (REGGIO EMILIA) GIAN PIERO PIAZZA P er quanto
irriverenti e impietosi, i fatti dimostrano in tutta la loro cruda realtà che
anche la crisi economica può diventare in qualche caso causa scatenante di una
spinta al successo. Beneficiario di questo fausto paradosso, il Gruppo Landi
Renzo, l'azienda emiliana che in poco più di 50 anni ha saputo cavalcare la
tigre di un processo evolutivo fino a diventare leader mondiale nel settore dei
componenti e dei sistemi di alimentazione alternativi a GPL e metano per
autotrazione. In un mercato come il nostro dove la recente impennata del costo
del petrolio ha incrementato in termini esponenziali l'adozione dell'impianto a
gas su autovetture per uso privato, la Landi Renzo ha sicuramente tratto
sensibili vantaggi. Ma la nuova frontiera del risparmio energetico applicato
alla mobilità individuale non è un fenomeno circoscritto a scenari nazionali.
Se in Italia l'esasperazione della domanda ha registrato nel 2008 sul mercato
del nuovo un +174,1% per il GPL e un + 27,5% per il metano, il business del gas
per autotrazione ha ormai raggiunto un'estensione planetaria, dalla Polonia,
alla Turchia, fino a lontani Paesi come il Brasile, l'Argentina, il Pakistan,
la Colombia, l'Ucraina, l'Iran e non ultima la Cina. In quest'immenso bacino di utenza dagli orizzonti sempre più
vasti il Gruppo Industriale Landi Renzo è presente in oltre 50 Paesi, con una
quota di mercato internazionale che supera il 30% e una percentuale di vendite
all'estero pari a circa il 73% del fatturato complessivo. Mosca bianca
nell'asfittico panorama delle imprese in progressivo stato di difficoltà, la
Landi Renzo è cresciuta a ritmi incalzanti, con ricavi consolidati che negli
ultimi quattro anni hanno toccato vertici di assoluta eccellenza. Il bilancio
del 2004, che registrava un fatturato di 64,5 milioni di euro, è salito nel
2007 a 163,9 milioni, con previsioni per l'esercizio 2008 di un ulteriore salto
di qualità calcolato in 206 milioni. Oggi il Gruppo Landi Renzo collabora con
le più importanti case automobilistiche del mondo, alle quali fornisce
componenti o sistemi completi. Un ulteriore motivo di orgoglio viene dalla
partnership con il Gruppo Fiat, che ha scelto l'azienda emiliana come fornitore
ufficiale per i sistemi GPL da installare direttamente in linea di assemblaggio
sui veicoli nuovi della gamma Bravo, Grande Punto e Panda bi-fuel. E non
finisce qui: «Con l'inizio della primavera - ci confida Corrado Storchi, 43
anni, responsabile marketing e comunicazione - la Landi Renzo sarà in grado di
fornire alla Volkswagen sistemi a GPL applicabili sui motori a iniezione
diretta». La storia di Landi Renzo segue il copione di un miracolo italiano
ambientato a ridosso del secondo dopoguerra e costruito sulle basi di una
lungimirante intraprendenza. Ragazzo di bottega nell'officina meccanica del
fratello maggiore Medardo dove i motori a benzina dei veicoli industriali
vengono trasformati per funzionare a gas, Renzo Landi nel 1954 crea una propria
azienda coadiuvato dalla moglie Giovannina che segue la parte amministrativa e
commerciale. Inizialmente le 'Officine meccaniche Renzo Landi' hanno sede nella
stalla frettolosamente risistemata dietro la casa dove i coniugi Landi abitano,
in via Luca da Reggio a Reggio Emilia. Ma per quel focoso ingegno che aveva
intuito la progressiva affermazione dei sistemi a gas nel futuro dell'auto la
vertiginosa scalata dalla stalla alle stelle diventa un traguardo accessibile.
Agli inizi degli anni Sessanta l'azienda dà lavoro a 10 dipendenti e dispone di
una gamma completa di apparecchiature per la conversione degli autoveicoli a
GPL e a metano. In quel periodo comincia anche la trasformazione in chiave
moderna con attività di vendita esterna e la creazione di una vera e propria
rete commerciale a dimensione nazionale. Il salto di qualità si concretizza a
partire dal 1963 con le esportazioni dirette verso Giappone, Francia, Belgio e
Olanda e l'apertura verso i mercati dell'Europa orientale, dell'India e del
Sudamerica. La leadership mondiale arriva con la seconda generazione. Nel 1977
Stefano Landi subentra al padre prematuramente scomparso e affianca la madre in
quello che dal 1990 diventerà un Gruppo industriale con l'accorpamento di
aziende all'avanguardia nella componentistica del settore, 24 rivenditori in
Italia, 1000 officine autorizzate e una rete di clienti in tutto il mondo. Dal
2001 la Landi Renzo si è trasferita nel nuovo complesso di Cavriago, un
edificio dall'architettura avveniristica con 200 addetti (altri 800 sono sparsi
nel mondo) in cui si effettuano le fasi di assemblaggio dell'intera produzione.
Landi Renzo è tuttavia qualcosa di più di una realtà industriale
all'avanguardia con obiettivi indirizzati unicamente al profitto. Azienda
sensibile alla salvaguardia della natura, il Gruppo sostiene iniziative per
contribuire alla diffusione del rispetto per l'ambiente. E guarda al futuro
della mobilità ecosostenibile investendo il 4% del fatturato e il 20% delle
risorse umane in ricerca e sviluppo. Nel perimetro di Cavriago sta sorgendo il
nuovo centro che diventerà operativo nel 2010 con un investimento di 15 milioni
di euro. Obiettivo: l'auto pulita del domani. Un domani che si prospetta senza
nubi: «Secondo un'indagine condotta da un'autorevole società britannica di analisi
di marketing, la Frost and Sullivan - precisa Corrado Storchi - i sistemi a gas
che nel 2006 avevano raggiunto nel mondo 2.900.000 unità saliranno entro il
2012 a 7.900.000». Viaggio a Reggio Emilia nell'azienda leader mondiale del
settore: «Ecologia, tecnologia, risparmio: e cresceremo ancora» +66,5% la
crescita percentuale delle auto a gas vendute nel 2008 rispetto all'anno
precedente In tutto (dati Unrae) ne sono state acquistate 154 mila 2,5 i
milioni di auto a gas attualmente circolanti sulle strade italiane. Alle
vetture nuove vanno aggiunge quelle trasformate in postvendita 300 circa sono i
modelli di auto a doppia alimentazione (benzina+Gpl o benzina+metano)
attualmente presenti nei listini Lo stabilimento Landi Renzo di Cavriago
(Reggio Emilia) La Fiat 500 "Flower" prodotta in soli 40 esemplari
affidati dalla Landi Renzo agli installatori ufficiali per promuovere
l'opportunità di convertire a GPL tutte le Fiat 500 1.4 benzina
( da "AprileOnline.info" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina
Greenpeace scopre il
traffico di hi tech Matilde Giovenale, 18 febbraio 2009, 16:02 Rifiuti Un vecchio
televisore da rottamare, ma al cui interno era stato nascosto un dispositivo
Gps. Con questo trucco, l'associazione ambientalista ha smascherato il traffico
illegale di materiale tecnologico verso la Nigeria. E il paese africano è solo
una delle molte destinazioni di questi traffici, scoperti anche in Ghana,
Pakistan, Cina e India Un televisore di vecchia generazione non più riparabile
contenente un dispositivo di tracking con collegamento Gps per la sua
localizzazione: con questo escamotage Greenpeace ha smascherato un traffico
illegale di rifiuti elettronici destinati al destinati al riciclo,
"tracciandone" l'intero percorso. Gli scarti hi-tech
lasciavano la Gran Bretagna sotto la falsa veste di beni di seconda mano per
poi finire in Nigeria. Greenpeace ha nascosto il dispositivo di localizzazione
all'interno del televisore rotto che ha consegnato all' UK's Hampshire county
council, il servizio di riciclo in Gran Bretagna. Grazie al trasmettitore
l'associazione ambientalista ha scoperto che invece di smantellare la tv in
sicurezza nel Regno Unito o in Europa, l'azienda di riciclo del servizio, la BJ
Electronics, l'ha esportata in Nigeria come "bene di seconda mano".
L'operazione, eseguita insieme a Sky television (la sezione britannica di Sky),
mette in luce come lo scarso impegno di molte aziende elettroniche rispetto
alla gestione dei loro prodotti a fine vita stia inevitabilmente incrementando
il fenomeno dell'esportazione di rifiuti pericolosi dall'Europa ai Paesi in via
di sviluppo. Infatti, secondo Greenpeace, la Nigeria "è sola una delle
molte destinazioni di questi traffici, scoperti anche in Ghana, Pakistan, Cina e India". L'organizzazione ambientalista spiega
infatti che "migliaia di vecchi prodotti elettronici lasciano ogni giorno
l'Europa per raggiungere l'Africa nonostante il divieto del Regolamento europeo
di esportare rifiuti pericolosi, come sono considerate le Tv rotte
irreparabilmente". Solo "alcuni" di questi articoli saranno
riparati, ma "gran parte - continuano gli ambientalisti - finirà per
essere smaltita in questi paesi, divenuti discariche a cielo aperto di Europa,
Stati Uniti, Giappone e Corea del sud". Per Vittoria Polidori,
responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, "le aziende
possono fermare questo traffico illegale e pericoloso mettendo in commercio
prodotti che siano privi di sostanze tossiche e assumendosi la piena
responsabilità di gestire il riciclo in sicurezza dei propri articoli".
Solo in questo modo, continua, "si può mettere fine a un fenomeno illegale
e in crescita che avvelena la gente e i posti incontaminati dei paesi meno
ricchi". Le aziende hi-tech dovranno quindi "aumentare i loro sforzi
per raccogliere e trattare in modo sicuro i rifiuti elettronici",
conclude.
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Chimerica, le nozze in crisi tra Cina e Stati Uniti
FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI «Vi odiamo ma non possiamo più fare a meno di
voi». Le parole sono di Luo Ping, direttore generale della commissione di
vigilanza bancaria cinese, uno dei massimi esponenti della politica monetaria
del Paese. E
riassumono lo stato delle relazioni tra Pechino e gli Stati Uniti nel mezzo
della grande crisi dell´economia mondiale e alla vigilia della visita in Cina del nuovo segretario di Stato Usa Hillary Clinton. La
superpotenza asiatica si sente infatti intrappolata in quella che viene
chiamata "Chimerica", la simbiosi con gli Stati Uniti che negli anni
scorsi ha spinto lo sviluppo cinese ma che ora è diventata portatrice di
pericoli e minacce. L´abbraccio con l´America, per le implicazioni di tipo
economico che comporta, può infatti trascinare a picco anche la Repubblica
Popolare. E molti dirigenti di Pechino cominciano a sentirsi
"ingannati": avevano creduto ciecamente alle promesse del sogno
americano e oggi si ritrovano con duemila miliardi di dollari "congelati"
per finanziare il loro principale partner economico. ALLE PAGINE 31, 32 E 33
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Palermo
Nel rione del silenzio dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente Il
reportage Martedì processione in edicola: "Erano arrivati prima dei
cronisti". Un bidello "è giusto tacere" ROMINA MARCECA è un
silenzio assordante, quello del Borgo Vecchio. Il silenzio di un mondo a sé, di
una città dentro la città, governata da regole impregnate di omertà. Ieri, già
all´ora di pranzo, tutti sapevano grazie ai tiggì, della svolta nelle indagini
su quel vecchio massacro avvenuto in piazza, davanti agli occhi di tutti che
niente videro. è una storia vecchia, quella dell´omertà al Borgo. Negli ultimi
cinque anni, tra omicidi e operazioni delle forze dell´ordine, la borgata si è
sempre chiusa a guscio. Ogni arresto è arrivato solo al termine di complesse
indagini. Dalla piazza nessuna collaborazione. Adesso, su nove commercianti
interpellati, solo in due accettano di scambiare qualche parola con il
cronista. «Ho chiamato la polizia dopo il delitto di Chiovaro e Lupo», racconta
Domenico Zora, 33 anni, panettiere da tre generazioni. è l´unico a dire la sua
in una piazza colorata e piena di odori che si incupisce alla vista di un
taccuino: «La situazione è sempre la stessa, c´è un muro di gomma". Il panificio
Imperia si affaccia su piazza Alfano, teatro dell´omicidio del 2002. «Da quel
giorno - dice Zora - la pressione delle forze dell´ordine è stata continua. A
me è arrivata una multa da migliaia di euro per un´evasione fiscale che,
secondo la Finanza, ammonta a 180 mila euro». Poco più distante, tra via
Principe di Scordia e via Speziale, nel 2004 un altro omicidio sconvolse il
Borgo: quello di Giovanni De Luca, 20 anni. Al 113 arrivò una telefonata
anonima. Il ragazzo fu ucciso con un colpo di pistola sparato in pieno viso,
per questioni "d´onore". Dopo un anno la polizia ha identificato il
presunto autore del delitto, un amico dell´ex fidanzata della vittima, grazie
alle intercettazioni ambientali. Tra i quasi cento testimoni di quell´assassinio
nessuno si è mai fatto avanti. Al civico 152 di via Scordia abita ancora la
famiglia De Luca. Dal balcone una donna grida: «Non abbiamo nulla da dire, è
tutta fatica sprecata». Le botteghe di frutta Tantillo sono due in piazza
Alfano, una gestita dalla storica famiglia di fruttivendoli, l´altra da un
nuovo titolare dopo la morte di Salvatore Tantillo. L´uomo è stato ucciso nella
sua casa in piazza Principe di Camporeale. In carcere è finita la moglie: lo
avrebbe strangolato durante il sonno dopo anni di umiliazioni e violenze.
Bocche cucite e sguardi di ghiaccio dai due fruttivendoli: «Non ci interessano
questi discorsi». Eppure in piazza gira voce che martedì in edicola i giornali
sono andati a ruba. «Tutti - dice un cliente delle botteghe
- già sapevano dell´arresto dei Cinà e ci sono rimasti male che ancora non
fosse uscito niente». Altri «Non so» e «Non voglio parlare» arrivano dagli
altri negozi della piazza: il bar Pecoraro, il panificio Santarita, due
pescherie e una panineria ambulante. No, no e ancora no. Nel 2004, a
perdere la vita tra i vicoli del Borgo, fu un extracomunitario ucciso a
coltellate. Nessun testimone. E ancora, nel 2005, la gente del Borgo non negò
aiuto a un giovane spacciatore di vicolo Vitrano: una soffiata lo avvertì che
c´erano gli "sbirri" e lui fuggì sui tetti delle case. Fu acciuffato
dopo l´assedio dei carabinieri nel quartiere. Sempre nel 2005, in ottobre, la
polizia faticò non poco per mettere le manette ai polsi di due latitanti per
tentato omicidio. Alla fine vennero controllate oltre 150 persone. Nel 2006,
invece, i carabinieri furono accerchiati dalla gente del Borgo. In quaranta si
scagliarono contro le gazzelle per evitare un blitz antidroga. «Se assistessi a
un omicidio - confessa Ferdinando Margi, collaboratore scolastico alla materna
Alessandra Parisi - non direi nulla alla polizia». Ma perché? «Qui bisogna
guardarsi le spalle, io lo faccio da oltre trent´anni». Davanti alla scuola due
bambini giocano a guardie e ladri, imitano il suono della sirena. Uno dice
all´altro: «Scappa, zitto, non ti fare vedere, arriva la polizia».
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Genova
L´8,3% delle matricole non sono italiani. Marsonet: "Istituire corsi in
lingua inglese" Boom stranieri, servono gli alloggi L´università di Genova
si sente sempre più internazionale. «Con quest´anno l´8,3% delle matricole è
rappresentato da studenti stranieri», dicono soddisfatti il rettore Giacomo
Deferrari e il prorettore responsabile dell´internazionalizzazione, Michele
Marsonet. Non solo: anche sul totale degli iscritti - al 31 gennaio era di
oltre 36.000 - gli stranieri, con 2.366 studenti, rappresentano il 6,4%. Un
dato positivo, che però pone non pochi problemi: «Ora abbiamo la necessità -
spiega Marsonet - di istituire corsi in lingua inglese, come ci è stato
ripetutamente chiesto in alcuni paesi, tra cui l´India. Ora i corsi in inglese
sono pochissimi». Senza contare che questa invasione di studenti stranieri
(«Nel Nord Ovest le immatricolazioni sono superiori solo al Politecnico di
Torino») pone non pochi problemi logistici: «Stiamo arrivando alla saturazione
delle residenze - dice il rettore - e sarà necessario muoversi per trovare
soluzioni». Gli studenti stranieri vengono in maggioranza
da Albania (439 iscritti), Cina (294), Spagna (206), Ecuador
(163) e Perù (95). Le facoltà più frequentata sono Lingue (360 iscritti),
Medicina (322), Economia (318), Ingegneria (265) e Scienze politiche (260). (c.
mal.)
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
Afghanistan, l´Italia apre a Teheran Visita a sorpresa di Frattini a Kabul.
L´ambasciatore: troppi pericoli, via le Ong Obama telefona a Karzai, che
annuncia: "Le tensioni sono superate" VINCENZO NIGRO ROMA - L´Italia
lancia il suo "surge" per l´Afghanistan, un incremento di circa 200
uomini in vista delle prossime elezioni che però viaggia affiancato a un
"incremento" politico assai ambizioso. La parola-chiave per il
governo Berlusconi è una sola: Iran, nel senso di coinvolgere anche Teheran
nella stabilizzazione politica dell´Afghanistan, all´interno di un progetto che
assieme all´uso della forza militare dovrà basarsi sempre più sul confronto tra
protagonisti (e anche nemici) come appunto Stati Uniti, Iran, India, Pakistan,
Arabia Saudita, Emirati arabi uniti. Il ministro degli Esteri Franco Frattini e
gli ambasciatori con cui lavora da mesi hanno avviato l´idea di costruire una
conferenza politica del G8 sul tema della stabilizzazione dell´Afghanistan.
Poco alla volta, attorno a questa idea Frattini sta avvicinando uno dopo
l´altro tasselli politici determinanti; ieri ha fatto il passo più forte a
favore del coinvolgimento dell´Iran, chiedendo a Kabul il sostegno del
presidente Karzai e annunciando poi pubblicamente l´invito a Teheran. «La
questione non è se coinvolgere l´Iran, ma come, con quale formula, in che
modo», ha detto Frattini alle agenzie di stampa che lo seguivano nella visita a
Herat e Kabul. «Naturalmente vorremmo che l´Iran fosse presente come un
interlocutore positivo, impegnandosi nella lotta al traffico di droga e al
contrabbando di armi, isolando gli estremisti», tra cui Frattini continua ad
includere Hamas, ma sempre meno Hezbollah. Il ministro degli Esteri ha riferito
che il presidente Karzai, a cui l´idea era stata anticipata dall´ambasciatore
d´Italia a Kabul, è d´accordo con la proposta. In verità Karzai negli ultimi
mesi non ha avuto molti problemi con l´Iran, mentre i suoi rapporti erano
precipitati al minimo con gli Usa che lo avevano portato al potere. Ieri notte
Barack Obama gli ha fatto una telefonata, per annunciargli l´invio di altri
17.000 soldati; il presidente afgano ha commentato che «le tensioni con gli Usa
sono superate, da adesso truppe americane e afgane torneranno a collaborare
insieme al meglio». Tornando all´Italia, Frattini ha intenzione di invitare
l´Iran alla conferenza che si terrà ai margini del vertice dei ministri degli
Esteri del G8, il 27 e 28 giugno a Trieste. Oltre agli 8 Grandi, i presenti sarebbero quindi India, Cina, Egitto,
Arabia Saudita, EAU, Australia, Turchia e Repubbliche centro-asiatiche. Tra
l´altro - secondo l´AdnKronos - l´impulso politico italiano coinciderebbe con
la revisione delle politiche per l´Afghanistan che verrà sancita dal vertice
Nato di Strasburgo del 3-4 aprile. Proprio ieri l´ambasciata d´Italia a
Kabul ha lanciato un invito a tutti i cooperanti delle Ong presenti in
Afghanistan a lasciare il Paese perché le condizioni di sicurezza si sono
pericolosamente deteriorate. Il generale Paolo Serra, comandante Isaf della
regione Ovest, ha detto che il contingente italiano è continuamente impegnato
in missioni per sventare azioni di kamikaze o altri tipi di attentati. Le Ong
ieri sera hanno reagito sostenendo che è decisivo rimanere con personale civile
in Afghanistan: «Si vince se si danno risposte ai bisogni concreti della gente,
non solo se si mandano più soldati», dice Sergio Neri di Intersos, presente a
Herat: «è vero che la situazione è peggiorata, ma non tanto da dover lasciare.
E poi non ci è piaciuto il fatto che la decisione sia stata presa senza una
valutazione comune».
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Esteri
Il racconto Dalle ferrovie ai premi Nobel la lunga marcia dei
"chinamen" Oggi milioni di "sino americani" sono integrati
perfettamente negli Stati Uniti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla
copertina) Il cammino che in 140 anni ha portato la Cina
degli ultimi imperatori e l´America dei disperati pionieri in carri coperti a
divenire una realtà interdipendente, è costellato di mine, di missionari, di
esplosioni, di crisi militari e di lento, inesorabile riconoscimento della
necessità di convivere. E se l´America è una nazione di immigrati più meno
regolari, è nel rapporto con la Cina e i cinesi che la
cultura collettiva, lo «spirito di una nazione» con radici europee, hanno
dovuto accettare, dopo aver cercato invano di respingerla anche con una legge
che negli anni 30 ne proibì l´immigrazione, dimostrando la costante, la sfida
più difficile, perché più riconoscibile nella diversità apparente, seconda
soltanto alla «diversità» degli africani. Una alienità che si è manifestata non
soltanto nella ghettizzazione dei primi centoquarantatrémila chinamen importati
per deporre binari poi confinati nelle Chinatown da New York a San Francisco.
La diffidenza per l´"asiatico" si traduceva e si alimentava nella
difficoltà del rapporto ufficiale, politico, linguistico, fra una Cina in decomposizione, poi sotto occupazione, poi in guerra
civile e infine coagulata nella dittatura comunista di Mao Zedong. Per un
secolo la politica estera americana ha vacillato tra il risibile sogno di
«isolare» dal mondo la nazione più clamorosamente popolosa del Pianeta e quello
di agganciarla al carro del nuovo ordine mondiale, tra vacui ossimori come
quello lanciato da Bush, che voleva le due nazioni «partners in competizione»,
fino all´incidente dell´aereo spia americano entrato in collisione con un
caccia cinese, che costrinse l´inesperto presidente ad abbassare la cresta e
chiedere scusa. Presidente successivi, da Roosevelt a George Bush il giovane,
hanno cercato prima di forgiare la Cina a propria
immagine, in un protoesperimento di esportazione della democrazia attraverso il
molto poco democratico Chian Kaishek poi fuggito a Formosa oggi Taiwan. Poi di
fermarla militarmente sul 38esimo parallelo in Corea, dal quale il generalissimo
McArthur sognò follemente di lanciare l´assalto contro la Cina
stessa. Poi di usarla come leva per spezzare l´asse comunista mondiale contro
l´Unione Sovietica. Prima di rassegnarsi, cominciando dai mitici tavoli da ping
pong di Kissinger, sotto Richard Nixon, a guardare l´inevitabile e a imporre il
riconoscimento politico alla Repubblica Popolare cooptandola alle Nazioni Unite
a al Consiglio di Sicurezza. Un evento che non mancò di sconvolgere i
benpensanti e di resuscitare qualche brivido di ilarità razzista quando il
primo ambasciatore cinese all´Onu dichiarò al suo sbarco a New York nel 1971
che Bejing avrebbe portato al mondo soltanto «peace, peace, peace». Un lodevole
annuncio che nella pronuncia difettosa del bravo diplomatico suonò come
«porteremo piss, piss, piss», che è altra cosa, meno nobile. Ora che oltre tre
milioni di «sino americani», più legioni di «irregolari» scaricati dai
container a Seattle e San Francisco, se sono ancora vivi dopo settimane vissute
in scatola, sono non soltanto perfettamente integrati, ma al vertice della vita
politica, accademica ed economica (Yahoo fu fondata dal taiwanese Yang Zhiyuan,
in arte Jerry, e il Nobel Steven Chu è ministro dell´Energia nel gabinetto
Obama) la questione razziale, lo stereotipo del chinaman che depone rotaie o
lava a secco gli abiti dei bianchi tra zaffate di aglio fritto e tranci di
pollo alle noccioline, è sepolto. Ma l´animosità verso «l´Impero al Centro del
Mondo», la Cina, riaffiora nel nuovo terrore della globalizzazione, della
delocalizzazione di impianti e lavoro oltre quell´Oceano che la ferrovia
collegò nel 1869. Come il Giappone negli anni 70 e 80, così la Cina del Terzo Millennio è il «ladro nella notte» che succhia
stipendi, salari e linfa all´America, promettendo di tradurre un giorno tutta
questa trasfusione di ricchezza in potenza, secondo leggi storiche, e di
sfidare sul campo di battaglia l´egemonia strategica degli Stati Uniti. A
differenza del Giappone, che ostentava i propri marchi famosi, Sony o Toyota,
Honda o Mitsubishi, come poi farà la Corea, la Cina è
una potenza economica ancora stealth, invisibile. Le sue fabbriche lavorano
sotto brand americani, sfornando computer e paperelle di gomma, rubinetteria e
televisori per conto terzi, o mimetizzandosi con etichette anodine. Non compete
con l´America, come Toyota fece con GM, o Sony contro Rca. Entra
omeopaticamente nei grandi magazzini del discount, dove il prezzo basso
comanda, si insinua, con il proprio capitalismo di stato, nei portafogli dei
consumatori americani, finanziando i debiti delle loro carte di credito, e
riempiendo il carrello della spese, con i prodotti che i suoi prestiti aiutano
a comperare. E se la agenzia governativa Xinhua denuncia quel profumo di
protezionismo che si sprigiona dal pacco di finanziamenti votato dal Congresso
e che contiene misure protezionistiche per «comperare americano», nessuno, né a
Beijing né a Washington pensa che l´enorme cordone ombelicale che ormai lega i
grattacieli di Shanghai e quelli di Wall Street, le nuove ferrovie a
levitazione magnetica con i mutui in sofferenza, possa essere tagliato senza
uccidere insieme la madre e il bambino. Né la «soluzione giapponese», quel
diktat americano che fece salire al cielo il valore dello yen, la moneta
nipponica, e tagliò le gambe all´industria, può essere applicata allo yuan
cinese con la stessa brutalità, perché asfissiare Shanghai significa togliere
ossigeno a Washington. Ormai, simul stabant, simul cadent, insieme si
reggeranno e insieme cadranno, i signori della ferrovie e i coolie che
sistemavano i chiodi nelle traversine. Servi e padroni insieme, condannati a
viaggiare o a precipitare sullo stesso treno della storia.
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - R2 La Cina ha preso gli Stati Uniti come modello e partner nella svolta
capitalista. Ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. Ecco perché FEDERICO
RAMPINI dal nostro corrispondente pechino «Vi odiamo ma non possiamo fare a
meno di voi». Alla vigilia dell´arrivo di Hillary Clinton a Pechino, uno dei massimi
dirigenti della politica monetaria cinese sbotta in uno sfogo poco diplomatico
che riassume perfettamente lo stato d´animo verso l´America. La Cina si sente invischiata in "Chimerica". Quella
simbiosi con gli Stati Uniti che è stata la ricetta magica dello sviluppo oggi
si trasforma in una trappola. L´abbraccio con l´America, per i suoi effetti
economici può trascinare a picco anche la Repubblica Popolare. A fare quello
sfogo insolitamente esplicito è Luo Ping, alto funzionario della Banca centrale,
durante l´incontro con un gruppo di banchieri americani. Luo Ping dice ad alta
voce quello che molti qui pensano: «Vi preparate a inondare i mercati
finanziari con nuove emissioni di titoli del debito pubblico, nel 2009
stamperete Buoni del Tesoro per un valore tra i 1.000 e i 2.000 miliardi di
dollari aggiuntivi. Noi sappiamo ciò che significa: il dollaro prima o poi è
destinato a perdere valore. E con il dollaro si deprezzano gran parte dei
nostri investimenti. Vi odiamo perché non possiamo fare altro che comprare i
vostri Treasury Bonds». SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 36
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-02-19 - pag: 1 autore: OBIETTIVO TRASPARENZA Tra
Stati e banche matrimoni a tempo di Carlo Bastasin L' effetto placebo del G-7 è
durato solo qualche ora. Già gli interventi pubblici dei giorni precedenti, a
cominciare da quello di Washington, non avevano convinto. A ben poco potevano
servire le dichiarazioni di principio dei Sette nello scorso fine settimana.
L'economia globale e i mercati finanziari sono tornati preda della sfiducia:
calano le capitalizzazioni di banche e impresee aumenta il rischio di
instabilità in molti Paesi. Nell'economia reale i comportamenti degli
investitori e dei consumatori si stanno adeguando con velocità impressionante
al senso di impotenza nell'azione dei poteri pubblici. In Giappone il Pil cala
al ritmo del 12% annuo, in Cina l'import è
sceso del 47%mentre in Europa si rivedono le stime del reddito mese dopo mese.
Per evitare una spirale di sfiducia, deve essere fermata la perdita di
credibilità degli interventi pubblici, attraverso scelte che non abbiano
riguardo per le preferenze politiche dei governi, ma solo per l'efficacia.
I fatti d'altrondesi stanno occupando di rendere inevitabili scelte un tempo
inaudite: si fa strada l'idea di un governo comune dell'economia europea per
evitare il default di alcuni Paesi mentre tra Usa ed Europa si ipotizzano
target coordinati per le Banche centrali. Ma la prima per importanza delle
scelte antiideologiche è nazionalizzare le banche americane. Troppe analogie
con la crisi del 1929 hanno fatto scattare automatismi politici semplificati. I
governi si concentrano sugli ovvi rischi del protezionismo e sui meno ovvi
benefici della spesa pubblica. Ma trascurano che la crisi in corso ha una
natura tutta speciale, legata a un sistema finanziario ingolfato di cattivi
debiti. Non vi può essere soluzione prima di aver sciolto questo nodo. L'attesa
maggiore era rivolta ai piani dell'amministrazione Obama con un duplice
obiettivo: uno stimolo fiscale di 787 miliardi di dollari e un pacchetto di salvataggio
del sistema finanziario americano. Proprio sul secondo cruciale obiettivo il
progetto è subito apparso in difetto. Il segretario al Tesoro, Timothy
Geithner, ha descritto un intervento pubblico inadeguato a ricapitalizzare le
banche, disporre degli asset tossici e risolvere l'accumulo di mutui critici.
Continua u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-19 - pag: 8 autore: Le proposte dei premier
italiano e inglese Tre impegni per la ripresa globale M ai è stata così grande
la necessità di dialogo globale e di un'azione coordinata. Questi erano anche
gli obiettivi delle decisioni prese nell'Unione Europea alla fine del 2008. Sia
il vertice di Londra dei leader del G-20, sia la presidenza italiana del G-8 al
vertice della Maddalena porteranno attorno allo stesso tavolo i leader delle
maggiori economie del mondo e delle istituzioni economiche globali per fare
fronte alla crisi. Il vertice di Londra e il vertice di Washington dello scorso
anno hanno costituito una risposta d'emergenza all'incalzante crisi finanziaria
ed economica che riguarda tutte le economie e tutti i Paesi. è necessario che i
leader riuniti al vertice di Londra convergano per rafforzare il coordinamento
internazionale e contribuire così alla ripresa della crescita economica
globale. I leader mondiali devono assumere tre impegni. e Intraprendere ogni
azione necessaria per restaurare la fiducia, stabilizzare i mercati finanziari
e mettere in grado le famiglie e le imprese di superare la recessione globale.
r Riformare e rafforzare il sistema finanziario ed economico globale per
garantire che una simile crisi non si ripeta. t Riportare l'economia globale
sul binario di una crescita sostenibile low-carbon, a basse emissioni di gas
serra. Noi non possiamo permettere a questa crisi di farci arretrare rispetto
alla globalizzazione. Le misure protezionistiche riducono la crescita in tutto
il mondo, ci privano dei benefici del commercio globale e confinano milioni di
persone nella povertà. Il nostro obiettivo deve essere un sistema finanziario
ed economico internazionale per il ventunesimo secolo che riconosca le nuove
realtà, basandosi su standard e principi comuni che già esistono. Un sistema
che sia fondato su economie aperte e non protette, mercati del capitale
internazionali e non nazionali e una competizione globale e non locale.
Dobbiamo affrontare i livelli e gli obiettivi della supervisione e
regolamentazione. Di fronte a flussi di capitale globali, ma con regolatori
soltanto nazionali e regionali, dobbiamo oggi concordare una nuova era di
cooperazione e coordinamento tra Paesi, in modo da avere principi etici e
giuridici comuni e nuove regole per un mondo nel quale i flussi di capitale
sono globali. Al vertice di Londra dovremmo cercare di concordare una Carta dei
principi per la regolamentazione e supervisione finanziaria. Il vertice del G-8
alla Maddalena sarà l'occasione per andare anche oltre, con l'adozione di un
insieme condiviso di principi e regole comuni sulla correttezza, integrità e
trasparenza delle attività economiche e finanziarie internazionali, come recentemente
discusso dai ministri economici e finanziari del G-7/G-8. Dobbiamo, quindi,
utilizzare i vertici di Londra e della Maddalena per proteggere i più poveri in
questa fase di recessione globale e assicurare che le azioni intraprese per
conseguire la ripresa economica siano coerenti con le nostre comuni aspirazioni
verso un futuro low-carbon e una crescita sostenibile. Dunque, il centro del
dibattito al vertice della Maddalena riguarderà le sfide dello sviluppo, del
cambiamento climatico e dell'energia e il modo per rilanciare una crescita
globale sostenibile. La crisi attuale tocca tutti noi ed è di vitale importanza
che agiamo insieme per trovare le soluzioni e intraprendere le azioni
necessarie. Per essere efficace, la ripresa richiede non solo interventi
governativi coordinati, ma anche il pieno contributo del settore privato. I
nostri due vertici devono restaurare la fiducia e dare un forte segnale
internazionale perché le banche continuino a garantire il credito e consentano
alle imprese di investire nel futuro. Per riuscirci, dobbiamo coinvolgere le
principali economie emergenti: il processo del G-20 avviato a Washington le
coinvolge in pieno, e la presidenza italiana del G-8 vuole rafforzare il
dialogo già avviato con Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica,
attraverso un partenariato stabile e strutturato. L'Italia intende anche
coinvolgere un Paese musulmano, arabo e africano come l'Egitto. Entrambi i
Governi, britannico e italiano, sono impegnati a rafforzare il proprio impegno
a coinvolgere i leader africani e altri, e la società civile in patria e a
livello internazionale. è solo lavorando insieme, dimostrando quelle
capacità di leadership responsabile e di coordinamento di cui il mondo ha tanto
bisogno, che possiamo trovare le migliori soluzioni ai problemi attuali. Siamo
sicuri che le troveremo. Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio italiano
Gordon Brown Primo ministro britannico AZIONI CONDIVISE Ai prossimi summit di
Londra e della Maddalena le priorità saranno stabilizzazione dei mercati,
riforme finanziarie e sviluppo eco-sostenibile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-02-19 - pag: 8 autore: GEOMETRIE VARIABILI Il 90% del Pil
mondiale per il G-20 p Il premier britannico Gordon Brown ospiterà a Londra il
vertice del G-20 del 2 aprile, che riunirà le 19 maggiori economie del mondo:
Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del
Sud, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno
Unito, Russia, Turchia, Stati Uniti, Sudafrica. Il ventesimo membro è l'Unione
Europea. Partecipano anche Fmi e Banca Mondiale. Il G-20 rappresenta il 90% del
Pil mondiale, l'80% degli scambi internazionali e due terzi della popolazione
del pianeta. Il Regno Unito è presidente di turno dell'organizzazione
per il 2009. Il G-20 è stato istituito formalmente dal G-7 del 26 settembre
1999 e il primo vertice si è tenuto a Berlino pochi mesi dopo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-19 - pag: 10 autore: Federalismo neoprotezionista.
Barriere asiatiche In sordina, arriva il «Buy Chinese» Luca Vinciguerra
SHANGHAi. Dal nostro corrispondente I n tempi di crisi come di prosperità, la Cina si conferma il Paese dei paradossi. Dopo aver criticato la
campagna del "buy american" rispolverata dall'Amministrazione Obama,
Pechino riesce a fare perfino di peggio promuovendo (in sordina) la campagna
del "buy local". L'imperativo categorico ad acquistare materie prime,
semilavorati e prodotti di prima necessità sul mercato domestico non viene dal
Governo centrale, ma dalle Province. Che di fronte al ritorno a casa di
eserciti di emigrati rimasti senza lavoro hanno varato una serie di
disposizioni per utilizzare al meglio le risorse locali (non quelle dell'intera
Cina, ma della sola Provincia) e minimizzare le
importazioni.L'iniziativa più clamorosa è quella annunciata dall'Anhui. Questa
povera Provincia, serbatoio di braccia a basso costo per le industrie manifatturiere
di Shanghai e del Jiangsu, ha da poco annunciato un pacchetto di misure per
proteggere i grandi gruppi locali dalla concorrenza straniera. Da marzo, recita
la disposizione del Governo dell'Anhui, le aziende meccaniche,
elettromeccaniche e di costruzioni dovranno utilizzare l'acciaio prodotto da
Maanshan Steel, cioè dall'industria siderurgica locale. Da aprile, invece,
tutti i produttori di energia saranno tenuti a «cooperare strettamente» con le
miniere di carbone locali. E da maggio le due case automobilistiche, Chery
Automobile e Jianghuai Auto, riceveranno una serie di incentivi per aumentare
le loro vendite sul territorio; inoltre, le autorità governative e le compagnie
di taxi locali saranno obbligate ad acquistare veicoli prodotti dai due gruppi
automobilistici della provincia. Ma l'Anhui non è l'unica regione cinese ad
aver ceduto alle tentazioni neo-protezionistiche. Approfittando del Capodanno
Lunare, altre province hanno approvato misure a sostegno dell'industria locale.
Nella città di Changchun, provincia di Jilin, le autorità governative dovranno
comprare auto del gruppo cinese Faw e verranno date agevolazioni ai consumatori
che sceglieranno queste autovetture. Nella provincia di Hainan i Governi locali
e le società di taxi dovranno comprare auto prodotte nella regione da Haima. A
Pechino nessuno ha avuto niente da obiettare, sebbene in Cina
il "protezionismo locale" sia vietato ormai da quasi una decina
d'anni. L'INIZIATIVA Molte Province hanno varato leggi che obbligano uffici
pubblici e governativi a comprare prodotti locali, dall'acciaio alle vetture
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-19 - pag: 12 autore: ... LE STRATEGIE DELLE PROVINCE Protezionismo federalcinese L a Cina non fa parte della cristianità, ma applica alla perfezione
l'antico detto francese, sempre convinti che charité bien ordonnée, commence
par soi-même ( la carità comincia da se stessi). Non solo va privilegiato il
made in China, ma ogni provincia sponsorizza il made in Anhui piuttosto che il
made in Henan o il made in Hangzhou. è un preoccupante segno dei tempi.
In Europa finora non si è visto molto protezionismo, nei cui confronti il
Mercato Unico rappresenta comunque, anche per le produzioni extra Ue, una forma
di deterrente psicologico, se non pratico. Ma non esistono dubbi che negli
Stati Uniti il sentire popolare è assai più vicino al Congresso, che ha messo
nella sua legge per il rilancio dell'economia varie norme chiaramente
protezioniste, che non all'Amministrazione, che si è affrettata a dichiarare
fedeltà al liberoscambio. Durerà? Europa e Usa terranno fede? Gli umori, in
America soprattutto, non sono buoni. Vedremo come reagirà la middle America
quando Washington gli dirà che per salvare le banche occorrono altri 2.500
miliardi di dollari. Dopotutto anche in America charity begins at home.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-19 - pag: 17 autore: Competitività. Le
risorse destinate all'Inps potrebbero andare in un fondo di garanzia che
sostenga il credito alle Pmi «Il Tfr in azienda per un anno» La proposta della
presidente di Confindustria Marcegaglia per rilanciare l'economia Vincenzo
Rutigliano FOGGIA Cambio di destinazione per il trattamento di fine rapporto:
in azienda per un anno invece che all'Inps.A proporre la misura straordinaria è
il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ieri a Foggia ha
incontrato gli imprenditori di Capitanata guidati da Eliseo Zanasi. «Si
potrebbe arrivare –dice – alla decisione che per un anno i flussi di tfr non
vadano all'Inps ma vengano tenuti all'interno delle imprese» oppure potrebbero
«servire a creare un fondo di garanzia che sostenga il credito per le Pmi». Una
misura di questo tipo permetterebbe alle aziende di conservare quei capitali
indispensabili per superare la crisi e, se adottata, sarebbe una di quelle
decisioni concrete che il leader degli industriali definisce fondamentali
«perché se non c'é credito si blocca il sistema delle imprese, ancor più nel
Sud». Interventi da predisporre rapidamente come la possibilità che la Cassa
Depositi e Prestiti anticipi alle imprese i crediti che queste vantano con le
pubbliche amministrazioni. La proposta del presidente degli industriali trova
una Cgil possibilista. «Se la Marcegaglia –dice il segretario confederale della
Cgil, Morena Piccinini –si riferisce a quella parte del Tfr non utilizzato dai
lavoratori per la previdenza complementare, e che dal 2007 le aziende con oltre
50 dipendenti versano all'Inps, riteniamo che sia legittimo che il sistema
delle imprese chieda che quelle risorse vengano utilizzate tutte a sostegno
delle attività produttive e dello sviluppo del Paese».Mentre per l'ex ministro
del lavoro, Cesare Damiano, «l'idea del presidente di Confindustria è giusta,
ma lo strumento che propone ci lascia alquanto perplessi. La costituzione di un
fondo – dice – implica anche la definizione di chi lo gestisce e con quale
trasparenza ». Ma il presidente Marcegaglia ha anche ricordato la necessità che
«il Governo intervenga a sostegno dell'economia come sta accadendo in tutti i
paesi europei e anche negli Stati Uniti e in Cina». Anche cioè se occorre misurarsi con il problema del debito
pubblico l'Esecutivo deve fare di più. Per questo Confindustria riapre la
partita del credito di imposta sugli investimenti che, spiega Marcegaglia, sarà
oggetto di «una richiesta specifica al ministro dell'Economia,insieme a quella
di evitare gli sprechi che si sono verificati in passato. La misura è
indispensabile soprattutto nel Mezzogiorno visto che oggi non è finanziata e
sono 7.550 le richieste rimaste senza copertura finanziaria». Ma non solo, là
dove gli interventi sono stati varati si deve passare subito alla fase
esecutiva, come per gli ammortizzatori sociali: «La decisione è stata presa, è
positiva, ma ora il Governo stanzi subito i soldi, cinque miliardi, lo faccia
in modo cash e lo faccia subito». Stessa rapidità per il fondo di garanzia di
450 milioni di euro previsto nel decreto 185 per i Confidi: «Il Governo lo
renda subito operativo». Servono interventi rapidi anche per le infrastrutture,
non solo per quelle di grandi dimensioni, ma anche per quelle medie e piccole
che potrebbero partire subito e che sosterrebbero la domanda, come chiede anche
l'associazione dei costruttori (Ance) che ne ha individuate per 5 miliardi di
euro. Ma per farlo occorre tagliare i nodi burocratici che ne rallentano
l'esecuzione: «Serve una norma - ha detto il presidente- semplice che
stabilisca tempi certi: gli enti cioè devono dire che entro 1-2 mesi si deve
procedere alla realizzazione delle opere pubbliche ». E se, per superare la
crisi «non c'è e non ci sarà bisogno di nazionalizzare le banche», la
tempestività è resa urgente anche dal rischio che la crisi allarghi il gap tra
il Nord e il Sud del Paese. Secondo i dati del Comitato per il Mezzogiorno di
Confindustria - a Foggia è intervenuta anche il presidente del Comitato,
Cristiana Coppola - il divario è infatti di 42 punti in percentuale di pil pro
capite tra Centro Nord e Centro Sud. GIUDIZIO POSITIVO La Cgil apre al
progetto: «Legittimo chiedere i fondi non utilizzati dalla previdenza
integrativa per aiutare la produzione»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-19 - pag: 22 autore: La
richiesta delle aziende di valvolame Ai più virtuosi aliquote su misura MILANO
La crisi non risparmia nessuno. Come già successo per le piastrelle di Sassuolo
(si veda Il Sole 24 Ore del 23 novembre 2008), anche i rubinetti del
Verbano-Cusio-Ossola sono costretti a sperimentare la cassa integrazione. Il distretto
dei "due laghi" (d'Orta e Maggiore), leader nella rubinetteria e nel
valvolame ha 9mila addetti diretti e altri 2mila nel solo indotto. è il
rappresentante più significativo a livello internazionale: aveva finora saputo,
pur nelle difficoltà, rispondere con una certa efficacia
alla sfida della concorrenza asimmetrica della Cina. L'Italia è
oggi il principale produttore mondiale di barre di ottone, la materia prima per
fabbricare valvole per impieghi idrotermosanitari e rubinetti cromati per i
bagni, di cui il nostro Paese è leader mondiale con il più importante surplus
commerciale del mondo. Ma adesso la crisi comincia a mordere anche qui.
Racconta Ugo Pettinaroli, 58 anni, imprenditore di seconda generazione,
amministratore delegato dell'azienda di famiglia di San Maurizio d'Opaglio
(Novara) fondata dal padre e dallo zio, oltre che responsabile dell'Avr-Anima
per il settore: «I produttori di barre denunciano un forte calo del mercato. è
indubbio che il settore, a cominciare dall'inizio di quest'anno, ha cominciato
a segnare il passo. Alcune aziende si stanno già fermando. Altre hanno iniziato
le procedure per la cassa integrazione. è la prima volta che succede.
Servirebbero aiuti concreti per l'edilizia. Risulta invece insufficiente, e di
difficile applicazione, la ventilata fiscalità di distretto che non sappiamo
ancora come, e se, potrà funzionare». Le imprese principali locali, capaci di
fatturare individualmente più di 2,5 milioni di euro l'anno, sono oltre
un'ottantina: il giro d'affari aggregato supera 1,3 miliardi di euro. Senza
considerare i componenti e gli accessori, il "cluster" esporta per
quasi un miliardo di euro, secondo i dati della Fondazione Edison. Tra i punti
di forza del distretto c'è anche un significativo numero di grandi e medie imprese:
la percentuale è infatti superiore alle altre aree sistema. Ma adesso la
situazione potrebbe cambiare. Dice Carlo Zucchetti, 47 anni, amministratore
delegato del gruppo di Gozzano (Novara): «Non dobbiamo nasconderci dietro un
dito. Il distretto non sta andando bene nel suo complesso. C'è una situazione a
macchia di leopardo. Nel senso che ci sono aziende da sempre molto attente
all'esposizione bancaria che preferiscono camminare sulle proprie gambe.
Esistono invece realtà con gestioni più allegre. E questo è anche uno dei
motivi per il quale sarà difficile trovare il sistema per applicare la nuova
tassazione basata sul bilancio consolidato dell'area sistema». Da Borgomanero
(Novara) gli fa eco Alberto Nobili, 50 anni, Ceo delle omonime rubinet-terie, che
chiede al Governo incentivazioni alla ristrutturazione delle aziende: «Invece
di una complessa fiscalità di di-stretto, sarebbe molto più semplice, e
auspicabile, un abbassamento delle aliquote che premierebbe i migliori». F.V.
IL DEBUTTO DELLA CASSA I produttori di barre di ottone necessarie alla
lavorazione dei rubinetti accusano il forte calo della domanda mondiale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-19 - pag: 22 autore:
Strategie di rilancio. Donatelli (Confindustria): insufficiente la fiscalità di
distretto «Salvare il sistema-Biella con supporti finanziari» La Cina ha portato dall'1 al 15% i sussidi all'export dei prodotti
tessili Franco Vergnano MILANO Il Governo italiano non ha finora sostenuto il
tessile, mentre la Cina moltiplica i sussidi all'export del settore.La denuncia viene da
Luciano Donatelli, presidente dell'Unione industriale biellese e vicepresidente
di Confindustria Piemonte con delega per l'internazionalizzazione. Nei
giorni scorsi Donatelli, 60 anni, ha fatto scendere in campo il distretto
biellese scrivendo una lettera aperta al presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, pubblicata anche dal Sole 24 Ore di ieri. «Mi è appena arrivata una
mail dall'organizzazione internazionale Ccmi – attacca Donatelli – dove si dice
che mercoledì scorso il governo cinese ha portato dall'1%al 15%i sussidi alle
esportazioni tessili con l'obiettivo dichiarato di aumentare la competitività
di prezzo sui mercati internazionali. Ma non basta. Il documento spiega anche
che Pechino, per sostenere nel lungo termine un comparto con 20 milioni di
occupati, intende intervenire in maniera proattiva per favorire i consumi
domestici e lo sviluppo di marchi nazionali; aiuterà le Pmi locali sul piano
finanziario e sei servizi assicurativi all'export; incentiverà l'innovazione.
In questa situazione diventa ancora più pressante, e urgente, il nostro appello
a Berlusconi affinchè intervenga per salvare la nostra area sistema che rischia
l'estinzione. E sicuramente non è sufficiente la nuova fiscalità di distretto,
un'operazione sulla quale sono molto scettico, soprattutto per la difficoltà di
applicare il provvedimento ». Le cifre del "cluster" biellese che
snocciola Donatelli sono di tuttorispetto, nonostante l'area abbia dimezzato
gli occupati (riducendoli a 20mila) rispetto agli anni 60: sui 60 milioni di
metri di tessuti prodotti dall'Italia, il 50% viene realizzato a Biella, con
punte che arrivano fino all'80%per le lavorazioni di alta gamma che presentano
un maggior valore aggiunto. Il tutto contro gli 800mila metri della Gran
Bretagna e 1,2 milioni cinesi, sempre nella fascia fine. «Questo significa –fai
conti Donatelli – che noi abbiamo il controllo sul 40% dei dieci milioni di
vestiti venduti annualmente in tutto il mondo nella fascia di prezzo tra i
mille e i tremila euro. Sono cifre che ci dicono come si tratti non solo di un
problema biellese, ma di tutta l'Italia. Per questo non bisogna permettere al
"cluster" di arretrare. Dobbiamo tenere presente che c'è anche
un'integrazione di filiera. Molti vestiti vengono infatti confezionati dai
nostri stilisti che, a loro volta, li vendono sui mercati esteri. Il rischioè
quello che venga disperso tutto il patrimonio tecnico, professionale e di
ricerca accumulato in decenni. Sarebbe un danno gravissimo perché significherebbe
non trovarsi preparati a cogliere le nuove opportunità di mercato. La crisi non
può durare all'infinito. Le scorte si stanno esaurendo e, prima o poi, ci dovrà
pur essere un rimbalzo». Il distretto di Biella ha investito in ricerca e
innovazione: «Stiamo lavorando - aggiunge Donatelli – per diversificare il
nostro settore dal "fashion". Con il Navaltex sperimentiamo i tessuti
per la nautica. Inoltre siamo sulla nuova frontiera dell'hi-tech per i
materiali dell'aeronautica, della difesa e dello sportwear. Abbiamo anche un
accordo con l'Australian wool innovation (Awi) per le fibre naturali ». Da
Biella chiedono di fare presto su diversi fronti: in primo luogo i controlli e
la tracciabilità del prodotto («importiamo articoli cancerogeni per le
tinture»); servono inoltre sostegni finanziari per le Pmi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-19 - pag: 40 autore: INTERVENTO
Private equity: da locuste a locomotive di Robert Tomei* N ell'attuale crisi
economica il private equity può divenire un partner ideale per i governi per
rilanciare l'economia reale a livello mondiale in un rinnovato contesto
virtuoso di concertazione tra i principali stakeholders, Governi, imprese,
banche, sindacati, grandi investitori e private equity. In questa ottica, il
private equity ha la forza finanziaria potendo ragionevolmente contare nei
prossimi anni su circa 2.000 miliardi di dollari di equity da investire a
livello mondiale, di cui 450 miliardi eredità del passato, 550 miliardi appena
raccolti nel 2008 e altri 1.000 miliardi da raccogliere tra il 2009 ed il 2011,
forti dell'intenzione dichiarata dalla maggior parte dei grandi investitori
istituzionali (fondi pensione, casse di previdenza, fondazioni, assicurazioni)
di aumentare e/o mantenere invariata la loro esposizione al private equity.
Oltre a ciò, il private equity ha già dimostrato in passato di avere le
competenze industriali necessarie per "mettere mano" in modo
efficace/efficiente alla gestione operativa delle aziende. Al momento nessun
altro attore di mercato sembra in grado di interpretare questo ruolo considerando
che le aziende sono focalizzate sul "mettere ordine in casa" in
un'ottica di breve periodo, le banche commerciali sono in crisi di liquidità,
le banche d'investimento e gli hedge fund hanno subito un forte
ridimensionamento e sono alle prese con un modello di business da rivedere e i
fondi sovrani sono rimasti fortemente "scottati" dalle perdite subite
a seguito del crollo delle borse e si trovano sempre più a dover fronteggiare
situazioni di difficoltà in casa propria (es. Dubai, Cina, Russia
ecc..). Affinché i private equity possano divenire effettivamente una
"locomotiva" per lo sviluppo è però necessario che sia adottata, da
questi ultimi, una logica meno mordi e fuggi, ottimizzando il mix di interventi
in azienda tra misure volte alla ristrutturazione ed alla crescita che
favoriscano la sostenibilità dell'azienda e un allineamento d'interessi
con tutti gli stakeholders, incluso i dipendenti, il tutto in un contesto di
aumentata trasparenza e accountability al pubblico del proprio operato e dei
propri risultati rispetto al passato. La forte responsabilizzazione dei private
equity deve vedere, in un'ottica di concertazione, anche una presa di coscienza
e di responsabilità di tutti gli altri stakeholders. In particolare, i Governi
devono continuare a stimolare, con interventi straordinari, consumi e
investimenti agendo in modo mirato a supporto di settori strategici e
promuovere un ambiente favorevole agli investitori, le imprese devono
concentrarsi sul sanare le sacche di inefficienza esistenti e ove possibile - iniziare
a reinvestire in innovazione e sviluppo, le banche devono progressivamente
aprire i rubinetti del credito per le aziende meritevoli, a fronte di un
accurato processo di istruttoria e i sindacati devono guardare, con maggiore
favore, all'introduzione di misure che possano rendere il mercato del lavoro
più flessibile per aumentare l'occupazione. Dal lato dei grandi investitori
istituzionali, è auspicabile una canalizzazione di risorse al private equity,
in un approccio di sistema lungimirante, teso ad alimentare l'operatività di
quegli attori meglio posizionati per stimolare il rilancio dell'economia e,
quindi, offrire i rendimenti più interessanti in una fase di fortissimi ribassi
sui prezzi di acquisto. In sintesi, un'opportunità per riattivare un circolo
virtuoso di ripresa dell'economia in cui i private equity possano supportare il
processo di ripresa trasformandosi da locuste a locomotive dello sviluppo. *
Ceo Advanced Capital GLI STRUMENTI Il settore può stimolare l'economia, forte
dei 2mila miliardi di dollari di cassa a disposizione
( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
LA
CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film
Shinjuku Incident è stato vietato dopo che la produzione ha rifiutato di
tagliare alcune scene violente. Shinjuku è diverso da altri film di kung-fu di
Chan: racconta di un immigrato cinese coinvolto in una guerra di malavita a
Tokyo. E IL
LIBANO CENSURA L'OMO-FILM Doveva uscire oggi, ma Help, film libanese su
prostituzione e omosessualità di Marc Abi Rached, non sarà distribuito in
Libano. Lo hanno censurato le autorità locali perché 28 dei suoi 87 minuti
contengono «frasi volgari» o «scene riconducibili all'omosessualità». U2, ESCE
IN IRLANDA NUOVO CD Il nuovo disco degli U2 uscirà in Irlanda il 26 febbraio,
in Gran Bretagna e nel resto del mondo il 2 marzo. I fan irlandesi potranno
dunque avere in anteprima mondiale di No Line on the Horizon. POMPEI, NUOVO
COMMISSARIO Renato Profili dopo appena un anno e mezzo, e con passati contrasti
con il sovrintendente Guzzo, lascia l'incarico di commissario straordinario degli
scavi di Pompei. Lo sostituisce Marcello Fiori, dirigente generale della
Protezione Civile. In pillole
( da "Avvenire" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 19-02-2009
«Anche Teheran al tavolo regionale» DI LUCA GERONICO M issione a sorpresa a
Herat e Kabul del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha lanciato una
"seconda fase" diplomatica per la stabilizzazione in Afghanistan di
respiro regionale lanciando pure un possibile ruolo anche l'Iran. La condizione
ha precisa il titolare della Farnesina è che Teheran si comporti come «un
interlocutore positivo», combattendo il traffico di droga, il contrabbando di
armi ed isolando gli estremisti. Frattini, dopo aver visitato il nostro
contingente a Camp Arena, la base militare di Herat, nel pomeriggio ha
incassato il consenso del presidente afghano Hamid Karzai. Se presto avrà il
via libera degli alleati, Usa in primis, l'Italia potrebbe invitare l'Iran alla
Conferenza sulla stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, che si terrà a
margine della riunione dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste dal 25 al 27
giugno. A quella Conferenza diplomatica, convocata proprio nello spirito di un
approccio regionale da affiancare a quello militare, l'Italia ha già deciso di
invitare, oltre ai due Paesi interessati, anche India, Cina, Egitto,
Arabia Saudita, E- mirati arabi uniti, Australia, Turchia e Repubbliche
centroasiatiche. Ieri Frattini ha pure confermato la disponibilità dell'I-
talia a inviare altri 200- 250 soldati (che dovrebbero aggiungersi ai 2.300 già
dispiegati sul terreno che entro giugno dovrebbero diventare 2.800) per
rafforzare la sicurezza nel Paese in occasione delle elezioni presidenziali del
prossimo 20 agosto. Questi dovrebbero aggiungersi ai 500 che entro giugno
rafforzeranno i 2.300 già sul terreno portando così il contingente stabile a
2.800 unità. Una richiesta in tal senso dovrebbe arrivare oggi nel corso della
riunione informale dei ministri della Difesa della Nato, in programma oggi e
domani a Cracovia, a cui parteciperà pure il segretario alla Difesa Usa, Robert
Gates. Dopo aver espresso ai militari italiano la «gratitudine personale» e
quella di «tutte le forze politiche» per il lavoro svolto dal contingente
italiano, il ministro degli Esteri ha confermato che «il governo è fortemente
intenzionato a consolidare ulteriormente e a rafforzare la presenza in
Afghanistan». «Il ministro della Difesa La Russa, non lo esclude, io
personalmente lo auspico », ha aggiunto L'obiettivo è che l'Italia «continui ad
essere attore protagonista» nel processo di stabilizzazione e ricostruzione del
Paese. «È un dovere morale verso la comunità internazionale e verso il popolo
afghano», ha sottolineato il responsabile della Farnesina. A Kabul il capo
della Farnesina apre a un coinvolgimento dell'Iran purché sia un «interlocutore
positivo»
( da "Avvenire" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 19-02-2009
PREVISIONI E RICETTE In assenza di credito, con la proposta sul Tfr le aziende
avrebbero a disposizione più liquidità Scajola: crisi, basta con i corvi Governo
contro i pessimisti. Marcegaglia: il Tfr resti in azienda DA ROMA NICOLA PINI L
a valutazione della crisi e delle misure per contrastarla provoca scintille tra
il governo e la Confindustria. Ne è testimonianza l'affondo lanciato ieri dal
ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola che se l'è presa con i
«corvi» che diffondono scenari pessimistici, citando espressamente
l'organizzazione degli industriali. Nessuna replica dalla presidente Emma
Marcegaglia che non nasconde di considerare insufficienti le misure messe in
campo dall'esecutivo e ha preso il centro della scena lanciando la proposta di
lasciare alle imprese i flussi del Tfr dei lavoratori che sono versati
all'Inps: un modo, ha detto, per sostenere la liquidità delle aziende mentre il
credito langue. L'idea piace a Confcooperative («premierebbe le imprese ad alta
intensità di lavoro»), ottiene mezzo sì dalla Cgil e lascia «perplesso» l'ex
ministro Cesare Damiano (Pd). Intanto Silvio Berlusconi difende l'operato del
governo ma sottolinea l'inefficacia del G8 (riunito sabato scorso a Roma) nel
dare risposte concrete alle recessione globale. «Le posizioni dei più
importanti Paesi sono identiche e tutti dicono che dobbiamo agire in modo
coordinato ha detto il premier . Ma poi, quando si tratta di decidere siamo
ancora lontani dal trovare cosa fare veramente e avere soluzioni
soddisfacenti». Tornando al Tfr, Marcegaglia ha proposto che «per un anno i
flussi di Tfr non vadano all'Inps, ma restino all'interno delle imprese ».
Oppure si utilizzino per «creare un fondo di garanzia che aiuti il sistema del
credito alle piccole e medie imprese». Il riferimento è stato specificato è ai
flussi del trattamento di fine rapporto che, dopo la riforma del 2007, nelle
imprese sopra i 50 dipendenti vengono dirottati all'Inps se il lavoratore non
ha scelto un fondo pensione. Secondo il leader di Confindustria «il tema è
fondamentale e servono decisioni perché se non c'è credito si blocca il sistema
delle imprese». E ha rimarcato che «è assolutamente necessario, come accade in
tutti i Paesi europei, in Usa e Cina, che il
governo italiano sostenga l'economia» dato che «molte imprese non riescono ad
andare avanti». Nei giorni scorsi anche il presidente Fiat ed ex capo di
Confindustria Luca di Montezemolo era intervenuto sulla crisi tracciando
previsioni preoccupanti e chiedendo al governo di convocare una sessione
straordinaria con le parti sociali. L'appello, arrivato all'indomani del
varo del pacchetto «salvaauto » non dev'essere piaciuto negli ambienti
governativi. E stessa reazione ha provocato la diffusione da parte del Centro
studi di Confindustria dell'ultimo bollettino previsionale, con il Pil stimato
sempre più in calo (- 2,5% nel 2009). Scajola ieri è stato esplicito:
«Finiamola con questi corvi ha accusato ogni volta che escono valutazioni di
organismi internazionali come Ocse o Fmi, subito dopo vedo posizioni più dure
di Confindustria, ogni volta c'è un carico» più pesante. Secondo il ministro
«sarebbe meglio vedere il bicchiere mezzo pieno» perché si devono «trasformare
le difficili sfide della congiuntura in opportunità». Scajola concorda sulla
necessità di aiutare le Pmi tanto che ieri ha annunciato un tavolo specifico
«finalizzato a vedere quanto è possibile fare» per il «tessuto portante»
dell'economia italiana. Intanto giovedì 26 al ministero dello Sviluppo si
riunirà il tavolo tecnico sul tessile, settore particolarmente esposto alla
crisi. Il ministro critica le previsioni di Confindustria Che propone un anno
di blocco delle liquidazioni Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia
(Ansa)
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Palermo
Dopo l´arresto degli assassini dei due giovani, verranno convocati in questura
titolari e impiegati delle botteghe Le mille bugie dei testimoni del delitto
sotto torchio i commercianti del Borgo Nuccio racconta "I Cinà vivevano chiusi in casa per la paura di essere
uccisi" ALESSANDRA ZINITI L´omertà del Borgo Vecchio li aveva protetti
dalla polizia ma non avrebbe potuto evitare la vendetta. Per questo i Cinà
vivevano chiusi in casa. «Elio Graziano, quello che comanda al Borgo, ha
chiamato al nonno e ha fatto partire i suoi figli, uno l´ha fatto andare
a Torino, uno è stato qualche mesetto e dopo è risceso. Per ora non escono più
di dentro. Camminano sempre con la moglie, con i figli, per scudo. Il fratello
di Chiovaro, in carcere, dice che appena esce ci l´ha fari cacari». Così Fabio
Nuccio, il testimone oculare del duplice delitto di sette anni fa nella piazza
del Borgo Vecchio, ha raccontato come padre e figli, arrestati due giorni fa
dalla squadra mobile, hanno vissuto negli ultimi anni, temendo la vendetta dei
familiari di Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro. Ma l´indagine non finisce qui.
Anche se i sette anni trascorsi hanno mandato in prescrizione il reato di
favoreggiamento, per i commercianti del Borgo che hanno coperto gli assassini
c´è in vista un´imminente convocazione in questura. A tutti quelli delle
botteghe che si affacciano sulla piazza, gli investigatori chiederanno se anche
ora, dopo la testimonianza di Nuccio, intendono ribadire le incredibili dichiarazioni
di allora. L´ordinanza di custodia cautelare ne offre una rassegna più che
eloquente. Anzitutto i due commercianti che si video prelevare dai banchi due
dei coltelli utilizzati per la mattanza. Piero Madonia il pescivendolo e
Salvatore Tantillo il fruttivendolo (ucciso anni dopo dalla moglie) dissero
entrambi di non aver visto nulla. Il pescivendolo: «Ero in pescheria, stavo per
chiudere, ho visto confusione in strada ma mi sono disinteressato di ciò che
poteva essere successo e ho continuato a rassettare le casse di pesce
all´interno del frigorifero». Il fruttivendolo: «Stavo leggendo il giornale, ho
sentito confusione, mi sono incuriosito, ho guardato fuori e ho visto due
persone per terra, una che sembrava già morta, l´altra che si muoveva. Spaventato
dalla presenza di tutto quel sangue, sono rimasto seduto all´interno del
negozio e ho continuato a leggere, ho capito la gravità dei fatti solo dopo che
la polizia me lo disse. Non so perché Adamo ha lavato il sangue dalla mia
macchina, forse per una questione di rispetto nei miei confronti». Eppure,
secondo Nuccio, furono i primi a tentare di fermare i Cinà: «Chi minchia fai?
Tu ´cca un mi fai vuscari cchiu ´u pane». E che dire di Carlo Pillitteri, il
titolare della famosa osteria "Da Carlo"? «Ho saputo qualcosa solo
quando me l´ha detto la polizia». E i Lo Dico della Taverna azzurra: «Ci siamo
affacciati solo dopo l´arrivo dell´ambulanza». I più coraggiosi, quelli che
hanno parlato, hanno dato tutti un´unica versione: «Ci sembrava un incidente stradale».
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Milano Le
buone cose di ottimo gusto design contemporaneo in mostra A Giussano "Il
buono, il brutto e il cattivo" percorso didattico nella creatività
applicata ai prodotti di massa CARLO BRAMBILLA Cosa hanno a che fare "le
buone cose di pessimo gusto" di gozzaniana memoria con i più innovativi
oggetti del design contemporaneo? Che differenza c´è tra "Good
Design" e bel design? E in che misura la crisi economica planetaria potrà
influenzare il disegno industriale? Rendendolo più essenziale? O forse, al contrario,
più eccessivo e inutile proprio per scacciare la paura? Sono alcune delle
provocazioni culturali a cui vuole rispondere l´affascinante mostra
multimediale Il buono, il brutto e il cattivo, fino al 29 marzo negli spazi di
Villa Sartirana a Giussano. Un percorso didattico che conduce il visitatore tra
esempi del passato, del presente e del futuro in mezzo a pannelli fotografici e
testuali, interviste e installazioni video, computer interattivi e pezzi
emblematici che hanno fatto la storia del design. Dai primi televisori
Brionvega disegnati da Marco Zanuso, alla storica lampada "Eclisse"
di Vico Magistretti, fino agli ultimi computer Apple disegnati da Jonathan Ive.
Spiega Didi Gnocchi, giornalista, direttore di Ultrafragola, che ha promosso
l´iniziativa con il Comune di Giussano, curatrice della mostra insieme a
Francesca Molteni: «Abbiamo voluto raccontare il design soprattutto come
fenomeno di costume. Ricostruire la storia recente attraverso gli oggetti
quotidiani usati per una vita, per domandarci dove stiamo andando. E
approfondire, in particolare, il concetto di "Good Design". Il buon
design dei grandi maestri, capace di essere semplice, funzionale, etico ed
estetico. Per capire come cambia questo concetto abbiamo chiesto a una serie di
noti architetti e designer di dare una breve definizione di "buono",
"brutto" e "cattivo" design. Fornendo degli esempi». Molte
le risposte stimolanti esposte all´interno della mostra. Mario Botta: «Il buon
design è quello capace di interpretare al meglio i problemi del proprio tempo.
Come la lampada "Parentesi" di Achille Castiglioni, che riduce al
minimo l´elemento di artificio per avere una lampada con una sua mobilità.
Cattivo design è tutta la paccottiglia che abbiamo intorno. Il brutto design è
quando il design non ce la fa. è un´idea, magari anche forte, però non
sviluppata sufficientemente». Cini Boeri: «Il termine
design vuol dire progettazione di un oggetto. Se devo scegliere un buon design
mi viene in mente Gio Ponti. Brutto è un oggetto che non ti spiega il suo utilizzo.
Il cattivo design è peggio ancora. è quello che ti fa passare per design un
oggetto costosissimo, fatto con materiali sbagliati, solo perché ha una
firma». Una sezione della mostra è dedicata a Dieter Rams, capo progetto del
Dipartimento di Design della Braun, tra il 1955 e la fine degli anni Novanta. E
al suo decalogo del buon design. Le dieci qualità che ogni buon oggetto deve
possedere. Essere: innovativo, utile, estetico, auto-espicativo, discreto,
onesto, durevole, resistente, eco-compatibile, meno disegnato possibile.
Un´altra sezione per Bruno Munari, con una serie di video divertenti che
ironizzano su oggetti di buon design particolarmente riusciti, come un´arancia,
dei piselli o una rosa. Ma anche alla bruttezza si può finire per affezionarsi.
Ecco perché i visitatori vengono accolti all´ingresso dalla voce di un attore
che recita La signorina Felicita di Guido Gozzano: «Sei quasi brutta, priva di
lusinga, nelle tue vesti campagnole, ma la tua faccia buona e casalinga, ma i
bei capelli di color del sole, attorti in minutissime trecciuole, ti danno un
tipo di beltà fiamminga».
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Bari
Turismo e sviluppo, Puglia alla Bit Non solo enogastronomia, la nuova scommessa
è sulla cultura La Regione premiata per il miglior portale. Oggi la
presentazione della guida ai luoghi diventati set cinematografici PAOLO VIOTTI
La Puglia sbarca alla Bit di Milano e viene subito premiata. è quello pugliese
il miglior portale turistico italiano. Il sito www. viaggiareinpuglia. it si
aggiudicato ieri il Bit awards, il premio nazionale destinato alle migliori
campagne di comunicazione turistica. Il riconoscimento è stato ricevuto ieri a
palazzo Mezzanotte dall´assessore regionale al Turismo, Massimo Ostillio e dal
direttore generale di Innova Puglia, la società che gestisce la piattaforma del
sito, Francesco Saponaro, alla presenza della sottosegretaria al Turismo,
Michela Vittoria Brambilla. Il premio è stato attribuito dopo l´esame comparato
di una serie di iniziative Itc (Information Technology Communication) in tutta
Italia condotto dall´università La Sapienza di Roma che ha definito il portale
pugliese «il migliore in Italia per navigabilità, accessibilità, efficienza,
organizzazione, funzionamento, qualità delle informazioni e dei contenuti». Un
sito, quello pugliese in costante evoluzione. «Stiamo facendo passi in avanti
enormi - ha detto Ostillio a margine della presentazione di oggi - per
presentare la Puglia come un sistema turistico integrato. Sono pienamente
soddisfatto - ha aggiunto l´assessore - del risultato che dimostra la bontà del
lavoro finora svolto. Sono convinto che il mix di pubblico e privato esistente
all´interno della governance del portale sia la carta vincente, perché in grado
di soddisfare a 360 gradi le esigenze dell´utente turista». Oltre il premio, lo
stand che rappresenta la Puglia alla borsa internazionale del turismo brulica
di attività e appuntamenti. Ieri l´assessore regionale all´Agricoltura, Enzo
Russo, ha presentato la guida dell´agriturismo in Puglia, la manifestazione
Apulia Wine (che si terrà a Lecce dal 14 al 16 marzo al castello Carlo V) e gli
eventi enoturistici del Movimento turismo del vino in programma per il 2009
Presentato anche il volume fotografico sulla Puglia Night Parade - 120 pagine
che hanno ricordato i momenti più salienti delle decine di spettacoli andati in
scena. L´assessore Ostillio ha rilevato come: «I dati economici che sono emersi
dai giorni della Puglia NightParade e che sono stati elaborati dai ricercatori
delle università pugliesi confermano la bontà delle iniziative, che stanno
assicurando un adeguato ritorno socioeconomico per la Puglia». Oggi, invece,
l´assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli e il presidente della Regione,
Nichi Vendola, presenteranno la guida cine-turistica della
Apulia Film Commission. Interverranno Franco Chiarello, Sergio Rubini e Silvio Maselli.
La seconda tavola rotonda è intitolata: "Puglia, dal brand turistico allo
sviluppo economico", un occasione per fare il punto su iniziative e
progetti che vedono coinvolta la Regione Puglia nell´edizione 2009 della Bit.
Molto attivi anche Province, comuni e aziende di promozione turistica della
Puglia. Il commissario dell´Azienda turistica Apt di Foggia, Nicola Vascello,
ha presentato ieri ufficialmente, la candidatura di Monte Sant´Angelo come sito
Unesco, nell´ambito dell´itinerario Italia Longobardorum. Monte Sant´Angelo, in
caso di accoglimento della candidatura, sarà il terzo sito Unesco in Puglia.
SEGUE A PAGINA VI
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Napoli
Circa 170 pezzi provenienti dalle ville marittime dell´antica Stabiae
"Otium Ludens" va a Ravenna dopo i trionfi in
Russia e Cina Dopo Russia e Cina, l´antico "dolce far
niente" di Stabia torna nel Belpaese. Sarà Ravenna, nel Chiostro di San
Nicolò dal 14 marzo al 4 ottobre, ad ospitare l´unica tappa italiana di
"Otium Ludens-Stabiae, cuore dell´impero romano". Circa 170 pezzi in
mostra tra affreschi, stucchi e orpelli - tutti oggetti di svago creativo,
come suggerisce il titolo - provenienti dalle ville marittime dell´antica
Stabiae. Quasi tutti proposti per la prima volta al pubblico italiano dopo
lunghi lavori di restauro. Tra le suggestioni dell´esposizione, il video
"Stabiae, the last night", una ricostruzione virtuale dell´eruzione
del 79 d. c. che travolse Villa San Marco, una delle fastose dimore in cui sono
stati trovati i reperti; e la proposta di un ipotetico impianto sonoro degli
ambienti, resa possibile grazie alle ricerche della cattedra di archeomusica
dell´università di Trento: la musica degli strumenti d´epoca si fonderà ai
suoni della natura, dall´usignolo pompeiano all´acqua del pozzo. La mostra ha
fatto il giro del mondo riscuotendo ovunque consensi: dopo il Museum Art di
Hong Kong, grande omaggio le è stato tributato all´Hermitage di San Pietroburgo
dove il leggendario Michel Pietrosky, direttore del museo, ha detto di non
assistere «da anni ad un´esposizione così affascinante». E il quotidiano britannico
"The Times" l´ha inserita tra le migliori dieci mostre del 2008. Alla
presentazione di ieri, al Museo Archeologico di Napoli, sono intervenuti, tra
gli altri, il soprintendente archeologo di Napoli e Pompei Pietro Guzzo ed Elsa
Signorini, direttrice della Fondazione Ravenna Antica che accoglierà
"Otium Ludens". La Signorini ha parlato dell´importanza «dello
scambio tra le aree napoletane e ravennati. Un filo rosso che nasce proprio
dalla ricchezza delle ville di entrambe le località, e che continuerà oggi con
questa mostra, ideale prosecuzione di "Otium. L´arte di vivere nelle domus
romane di età imperiale" realizzata da noi l´anno scorso». (giovanni
chianelli)
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Esteri A
Khartum tra rabbia e paura "Se arrestano Bashir sarà il caos" E L´Aja
accusa il presidente del Sudan per i massacri in Darfur Il reportage Dal 2003
la rivolta nella regione ha provocato 300mila morti e oltre due milioni di
profughi La replica del generale: "La Corte? Una zanzara nell´orecchio di
un elefante" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO KHARTUM - Restano accese fino
a tarda notte le luci dell´imponente complesso del ministero della Sicurezza
sulle rive del Nilo Bianco. Le voci che continuano a rimbalzare da New York di
un prossimo mandato d´arresto del Tribunale internazionale dell´Aja contro il
presidente Omar Bashir per i massacri nel Darfur attraversano la città e si
spargono come sabbia impalpabile mossa dal vento. L´offensiva diplomatica alle
Nazioni Unite per cercare di ottenere dal Consiglio di sicurezza il
differimento del mandato d´arresto per 12 mesi - come stabilisce l´articolo 16
del Trattato di Roma che istituì la Corte penale Internazionale - è fallita la
scorsa settimana. Soltanto 9 dei 15 membri del Consiglio si sono detti
favorevoli e la sconfitta diplomatica è arrivata a Khartum come un colpo di
frusta. Il conto alla rovescia è cominciato, oggi dalla Corte Penale
Internazionale potrebbe essere resa nota la decisione sulla sorte di Bashir. Ma
nonostante ciò il regime minimizza e ostenta sicurezza. «Queste voci che si
susseguono hanno solo lo scopo di bloccare i tentativi di negoziato in corso in
Qatar fra governo e ribelli del Movimento Giustizia e Eguaglianza (Jem, ndr)»,
dice con convinzione Mutrif Sidik, sottosegretario agli Esteri nel suo elegante
ufficio da dove si gode una vista mozzafiato dei due rami nel Nilo, quello
Bianco e quello Azzurro, che si uniscono qui a Khartum per scorrere poi in un
unico corso verso l´Egitto. Sidik espone la sua teoria: «Il problema è
semplice, il Sudan non aderisce alla Corte Penale Internazionale, quindi le sue
decisioni non ci riguardano». Il possibile imputato per genocidio, crimini di
guerra e crimini contro l´umanità, il generale-presidente Bashir si fa beffe
del Tribunale. Ha ricevuto dall´ultimo vertice dell´Organizzazione per l´Unità
Africana a Addis Abeba la piena solidarietà e sostegno, diventato ancor più
solido dopo l´elezione alla presidenza dell´Oua di Muhammar Gheddafi. E anche
la non sempre cristallina Lega Araba si è schierata a fianco di Khartum
definendo l´azione del procuratore generale dell´Aja Luis Moreno Ocampo come un
«tentativo di neocolonialismo in Africa». La Corte penale internazionale è solo
«una zanzara nell´orecchio di un elefante» sostiene con baldanza l´ex generale
che da vent´anni guida con mano dura il Sudan. Bashir si era convinto che con
amici "potenti" nel Consiglio di sicurezza - come
la Cina (primo partner commerciale del Sudan) e la Russia - si potesse
trovare una via d´uscita. Pechino, Mosca e la Lega Araba hanno avvertito sulle
conseguenze di un mandato d´arresto contro il presidente del Sudan, il gigante
d´Africa, che tenta di sanare le piaghe della guerra civile Nord-Sud - due
milioni di morti fra il 1983 e il 2005 - e quelle del Darfur, la regione
grande come la Francia, teatro di una rivolta e di una carneficina che dal 2003
ha provocato 300 mila morti e oltre due milioni di profughi. Per affrontare
questa grave emergenza umanitaria le Nazioni Unite hanno organizzato con
l´Unamid la più grande e costosa missione umanitaria della sua storia, con
migliaia di caschi blu impegnati a proteggere e assistere i rifugiati sostenuta
dall´impegno di decine di Ong, un esercito di pace che conta 32 mila persone.
Un impegno economico che necessita di 1 miliardo e mezzo di dollari l´anno.
Questo processo è accompagnato da nuovi negoziati di pace in Qatar fra gli
emissari di Khartum i ribelli del Jem, il gruppo più rappresentativo fra quelli
che non hanno firmato l´accordi pace raggiunto a Abuja nel 2006. Una pace
"frettolosa", con il bisogno di Onu e Stati Uniti di dover annunciare
rapidamente un successo della diplomazia, ma che ha lasciato fuori dall´accordo
movimenti, gruppi politici e tribali che danno vita ancora a episodi di
guerriglia insignificanti militarmente ma che lasciano quella parte del paese
in condizioni di estrema insicurezza e impediscono il ritorno dei rifugiati
nelle zone d´origine. E´ del destino di questa gigantesca operazione umanitaria
e politica che si preoccupa Ban ki-Moon. Il segretario generale dell´Onu ha
chiesto l´altro giorno a Bashir di reagire «in modo responsabile» se verrà
emesso contro di lui un mandato d´arresto. Dichiarazione che ha mandato su
tutte le furie il governo sudanese. Il timore è che il regime soffiando sulla
piazza metta a rischio installazioni, impianti e personale delle Nazioni Unite
presenti nel Paese. Già da una settimana è stato elevato a "livello
quattro" l´allerta di tutto il personale delle Nazioni Unite. Timore
alimentato dagli stessi sudanesi che hanno preavvertito l´Onu dell´ondata di
rabbia e collera collettiva che potrebbe scaturire se Omar Bashir diventerà il
primo capo di Stato in funzione a essere messo sotto accusa dalla Cpi. «Se la
Corte penale internazionale è un organismo indipendente come sostiene Ban
perché allora il segretario dell´Onu parla in suo nome?», si interroga il
portavoce della diplomazia sudanese Ali Sadiq. E quale sarà poi il
comportamento della comunità internazionale? «Le pongo una semplice domanda -
dice Mahjub Fadl Bakri, portavoce del presidente Bashir in un salotto del
palazzo che un tempo era la residenza del governatore inglese Gordon e che oggi
ospita la presidenza - che è la stessa che porrei a tutti i rappresentanti dei
Paesi che aderiscono al Cpi: se verrà emesso un mandato d´arresto gli
ambasciatori di questi paesi come considereranno Bashir, un imputato o un
presidente?». Sulla destino di Bashir pesano anche motivi di opportunità
politica e alcune considerazioni di natura strategica. Il Sudan confina con 9
differenti Stati, che a vario titolo in un modo o nell´altro hanno fatto
sentire il loro intervento nella guerra. Egitto, Libia, Ciad, Repubblica
Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Uganda, Kenya, Etiopia,
Eritrea. Ciascuno di questi paesi in tempi diversi ha armato, sostenuto e
protetto questo quel gruppo ribelle contro Khartum. L´ordine di arresto per
Bashir potrebbe scatenare il caos facendo fare al Sudan un pericoloso salto nel
vuoto. Riprenderebbero fiato le tentazioni secessioniste in un Paese che è una
federazione di 25 Stati percorsi da tensioni politiche, economiche, tribali,
etniche. Quelle del Sud Sudan ricco di petrolio ricomposte nell´accordo di pace
raggiunto nel 2003, quelle della Nubia, quelle dei movimenti ribelli darfuriani
che non hanno voluto firmare l´accordo di pace di Abuja del 2006. Uno
spezzettamento di sigle tale da rappresentare un rompicapo anche per gli
esperti dell´Onu che provano a censirle. Da quella firma di pace in Nigeria si
sono registrati scontri fra bande ribelli, fra tribù un tempo alleate, arabi
contro arabi, africani contro africani. Tutti contro tutti. Lo spettro che si
aggira ha già un nome: la "somalizzazione" del Sudan.
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Economia
Biella, la patria dei filati di lusso dove il made in Italy sta per sparire A
rischio mille fabbriche: "Servono subito 250 milioni" PAOLO GRISERI DAL
NOSTRO INVIATO BIELLA - Se l´armatura è buona, se la passapezza sa fare bene il
suo mestiere, se i terzisti hanno costruito buone rocche su cui avvolgere il
filato� Allora, e solo allora, può capitare che ti arrivi una telefonata come
quella che ha ricevuto Filippo Uecher due settimane fa: «Un cliente
statunitense mi chiama per gli aggiornamenti sugli affari e mi dice: �Sai che
il tuo tessuto è stato scelto per rivestire i divani dello studio Ovale della
casa Bianca? ´». Così, come se fosse una commessa qualsiasi? «Non è una
commessa qualsiasi ma, non per presunzione, sono cose che capitano quando si
lavora a certi livelli negli Usa. Due anni fa abbiamo fornito il tessuto per il
salotto di Madonna». Miracoli del made in Italy. Che infatti rischia di scomparire:
«Servono 250 milioni per salvare il distretto tessile biellese», dice il
presidente degli industriali, Luciano Donatelli. Non sono solo i 20 mila posti
di lavoro a rischiare: «E´ un distretto che produce il 40 per cento dei tessuti
di pregio utilizzati in tutto il mondo». Un distretto fatto di piccole, medie e
grandi aziende. Marchi noti, come Ermenegildo Zegna o Cerutti, «ma se vi dico
Yanga, alzi la mano chi la conosce nel grande pubblico», scherza Nicoletta
Bonino, responsabile del Centro studi dell´Unione industriale di Biella (una
delle più antiche d´Italia). Effettivamente è un marchio poco noto. Anche
perché la clientela è molto selezionata: si tratta di quella quarantina di
signori che vivono quasi sempre in Texas, a Houston, e che indossano le tute
della Yanga solo quando galleggiano negli abitacoli delle astronavi. Insomma,
che la filatura biellese sia in grado di proporre tessuti eccezionali dovrebbe
essere fuori discussione. Filippo Uecher è un tale, non l´unico da queste
parti, che prepara il tessuto con la stessa cura con cui i vignaioli della
Langa scelgono gli acini che diventeranno Barolo: solo pochi fili pregiati
diventano trama, ordito e stoffa. Con le operaie passapezza, racconta Filippo,
«che al tatto sanno riconoscere le imperfezioni» e gli esperti davanti allo
schermo «che noi chiamiamo il Tribunale», per scoprire eventuali falle di
lavorazione. Com´è possibile che tutto questo lavoro di alta specializzazione
rischi di scomparire? Nei giorni scorsi Donatelli ha scritto una lettera aperta
a Berlusconi per lanciare l´allarme: «Illustrissimo presidente, lasciar morire
un bacino d´eccellenza come il nostro è come chiudere una miniera d´oro in un
paese di orafi». Nell´Italia della moda e dello stile, sembra autolesionista
privarsi del tessile: «Ma non è solo colpa dell´attuale governo - dice
Donatelli - le responsabilità sono bipartizan. In questo paese vince chi grida
e si strappa le vesti. Noi siamo abituati diversamente». è vero: senza
scomodare Quintino Sella, il biellese Giuseppe Pella, ex premier (come si
direbbe oggi) degli anni �50 si vantava di non aver mai fatto favori alla sua
città natale. Che però oggi è costretta a uscire dal riserbo e a battere cassa:
«Non siamo abituati - ammettono gli industriali - ma sappiamo che senza
intervento pubblico il nostro settore farebbe la fine del tessile inglese». Una
fine ingloriosa: «Oggi - rivendica Donatelli - il polo europeo del tessuto di
qualità siamo noi». Senza quei 250 milioni l´eccellenza biellese non durerà a
lungo. Serve anche una legge europea che consenta di ricostruire la storia di
una stoffa. Bruxelles però non vuole saperne: «A novembre - ricorda Donatelli -
ho incontrato Tony Blair a un convegno. Gli ho detto: �Lei mangerebbe una
bistecca senza sapere da dove viene? ´». In queste condizioni battere la
concorrenza cinese e turca diventa piuttosto arduo. Ma a Biella c´è chi ci
riesce. Nicoletta Bonino riassume orgogliosa la storia della Vitale Barberis
Canonico, «una media azienda di Trivero che vende tessuti di alta qualità
all´alta società cinese». Loro invadono il mercato italiano
con stoffe low cost e da Biella rispondono esportando in Cina abiti per mandarini. Finché dura: «A meno che - commentano
amaramente a Biella - il governo non pensi di favorire alcuni settori, come
l´auto, a scapito di altri non meno importanti». L´incontro con il ministro
Scajola è stato fissato a Roma per il 26 febbraio.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 17 autore: Fiera Bologna
gioca in difesa Emilio Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna del dopo
Montezemolo parte da un aumento di capitale di 15 milioni di euro e da un piano
industriale che segna una decisa inversione di rotta rispetto alla precedente
amministrazione. Le strategie di sviluppo, per il triennio 2009/2011, sono
state illustrateieri al Cda dal nuovo amministratore delegato, Federico Minoli,
con la consapevolezza di dover affrontare un fatto nuovo e imprevedibile: «Una
crisi economica che, anche solo un anno fa, sembrava un raffreddore e che
invece è una polmonite». Per questo al centro del piano c'è una difesa «con le
unghie e con i denti», «contro tutto e contro tutti», in particolare contro
«l'aggressività di Fiera Milano», delle manifestazioni presenti a Bologna. Poi
la necessità di una solida struttura finanziaria e dei conti. Da qui la
richiesta ai soci, che dovranno rispondere nelle prossime settimane, di 15
milioni per investimenti e per ridurre l'indebitamento, insieme a una drastica
attenzione ai costi, con l'obiettivo di risparmiare nel triennio 8 milioni,
riducendo gli sprechi e rinegoziando i contratti con i fornitori. L'obiettivo è
di avere il bilancio in pareggio nel 2010, anche grazie al passaggio ai
principi contabili Ias, a fronte di un rosso per 4,8 milioni nell'esercizio
2008. Il cash flow dovrebbe essere sempre positivo nel triennio, periodo in cui
i ricavi sono previsti stabili, intorno ai 130 milioni. Svolta decisa negli
investimenti. Cancellati i «pesanti» progetti immobiliari per acquisire
quartieri espositivi a Belgrado e in India, le risorse stanziate (circa 26
milioni di euro) verranno impiegate per sviluppare nuove manifestazioni
specialistiche, per acquisire eventi in Russia e Cina, per rinnovare le strutture di Bologna Fiere che, in alcune sue
parti, soffre di obsolescenza tecnica ed estetica. Circa possibili alleanze
strategiche, di cui da tempo si parla, il piano industriale è stato elaborato
nella prospettiva «stand alone», anche se vi saranno intese all'estero con
Rimini Fiera e non mancano «dossier aperti» con altri organizzatori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 18 autore: INTERVISTA Giorgio
Squinzi Federchimica «Con le norme del Reach ora in pericolo molte Pmi»
BRUXELLES. Dal nostro corrispondente «Una frenata mai vista dal dopoguerra».
Alla guida del gruppo Mapei, 51 società sparse in 37 Paesi, Giorgio Squinzi -
presidente di Federchimica - dispone di un osservatorio in grado di tastare il
polso globale del settore. Ed è preoccupato, anche se resta convinto che alla
fine e nonostante tutto la chimica europea non perderà, in questa crisi, la
leadership mondiale. Dopo l'auto si prepara la grande crisi della chimica? Sono
due settori strutturalmente molto diversi. Certo i segnali che ci arrivano sono
inquietanti. Per esempio? In gennaio il mio gruppo ha registrato un calo del
fatturato del 30% rispetto all'anno scorso. Non era mai successo nella nostra
storia. In principio ho pensato a un crollo episodico, dovuto a quello
dell'edilizia e alla metereologia. Poi però ho dovuto constatare che era
generalizzato e diffuso in tutti i settori. Provocato anche dal destoccaggio
violento dovuto alla discesa dei prezzi. Situazione pesante un po' dovunque?
Una frenata mai vista dal dopoguerra. In Italia più che altrove. Nel mio gruppo
le vendite italiane sono crollate del 30% ma solo del 12 a livello mondiale. La
verità è che manca il credito. Più del calo del fatturato oggi preoccupano i
clienti in difficoltà che non pagano più. La crisi finanziaria ormai impatta
sull'economia reale. Come vede il futuro? In genere la chimica anticipa di sei
mesi il ciclo economico. Ma per ora non avvertiamo segnali di ripresa. Però gli
Stati Uniti hanno toccato il fondo, quindi possono solo ripartire. Che cosa si
aspetta dalla Commissione Barroso? Parla molto della crisi ma non ha idee.
Siamo nel caos. L'unica speranza è che riparta la fiducia negli Stati Uniti
perchè, volenti o nolenti, dipendiamo da loro. Bruxelles però sta mettendo
insieme un piano per l'auto... Noi non chiediamo aiuti però chiediamo che
almeno non si pongano ulteriori carichi e vincoli sulle imprese europee.
Altrimenti sarà la fine. Il regolamento Reach, sul quale pende la revisione del
2012, rischia da solo di far sparire il 20% delle Pmi, che non sono in grado di
stargli dietro. Oggi la chimica europea è leader nel mondo. Supererà indenne la
bufera attuale? Fino a poco tempo fa i colossi mondiali del settore hanno investito molto in Medio Oriente per avvicinarsi alle fonti
di energia e in Cina scommettendo sulla grande impennata dei consumi asiatici, che
invece non si è verificata. D'altra parte negli Stati Uniti un gigante come la
Dow, ma non so-lo, si è affidata troppo alla finanza creativa e ora non sa che
cosa fare. In questo panorama, e nonostante le grandi incertezze all'orizzonte,
credo che grazie al suo enorme bacino di know how la chimica europea resterà
forte. Non perderà la leadership globale. A.C.
adriana.cerretelli@ilsole24ore.com «La Commissione presieduta da Barroso parla
molto della crisi ma non ha idee chiare» Federchimica. Giorgio Squinzi EMBLEMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 18 autore: Industria. Al
vertice di ieri a Bruxelles il commissario Verheugen ha annunciato una moratoria
ambientale Chimica, regole Ue più leggere Jourquin (Cefic): a repentaglio la
nostra strategia per il futuro Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato
Con la recessione economica che picchia fortissimo, edilizia, auto e meccanica
strumentale, i suoi clienti-chiave, nell'occhio del ciclone, la crisi del
credito che non accenna ad allentare la morsa sulle imprese, un settore
intermedio come la chimica finisce inevitabilmente in difficoltà. Dunque dopo
il piano di salvataggio dell'auto europea, in fase di elaborazione a Bruxelles,
presto arriverà anche quello per la chimica? Proprio ieri a Bruxelles la
Solvay, il colosso belga della chimica- farmaceutica, ha annunciato il crollo
del 48% dell'utile netto nel 2008, dell'83% nell'ultimo trimestre. «Le
incertezze macro-economiche e finanziarie limitano la visibilità nel 2009» si
legge nel comunicato della società, che per quest'anno ha deciso di tagliare
del 40% gli investimenti. Queste pessime notizie arrivano solo dopo quelle
analoghe della Dow Chemical e dell'olandese Dsm. Con questi foschi chiari di
luna, sempre ieri e sempre a Bruxelles il gruppo Ue di alto livello sulla
chimica ha presentato, dopo un anno e mezzo di lavori, il suo rapporto. Accanto
a Guenther Verheugen, il commissario Ue responsabile, c'erano i pezzi da
novanta dell'industria europea, membri del team:l'amministratore delegato della
Basf, Jungen Hambrecht, quello di Solvay, Christian Jourquin attuale presidente
del Cefic, l'associazione europea di settore. E l'italiano Giorgio Squinzi di
Mapei. A Bruxelles al momento non si studiano piani europei per la chimica.
Però ieri ai suoi ospiti una proposta concreta Verheugen l'ha fatta: una
moratoria sulla regolamentazione europea. Suscitando l'immediata insurrezione
dei verdi che, dall'ecolabel in giù, inseguono normative Ue sempre più
stringenti a tutela dell'ambiente. Anche se ormai, se non ci sarà un accordo
globale e realistico che coinvolga anchei maggiori concorrenti europei, Stati Uniti e Cina prima di tutti, difficilmente
la crociata europea potrà proseguire da sola, contando soltanto sulle proprie
gambe. Con la produzione in discesa per la prima volta dal 2003, nel solo mese
di novembre è calata del 14% (ma di oltre il 22 per la petrolchimica, del 18
per le materie plastiche, dell'11 per le specialità) e prospettive per niente
incoraggianti per quest'anno (-4,5%), la chimica europea con i suoi 1,2
milioni di addetti che fanno il 30% della produzione mondiale certo non si può
permettere di giocare con il fuoco in tempi di recessione e stretta sul
credito. Non che il settore si tiri indietro dalla sfida. Nelle conclusioni del
gruppo di alto livello si afferma al contrario che, grazie al suo potenziale di
innovazione nelle tecnologie e nei nuovi materiali, la chimica europea resta la
chiave dello sviluppo sostenibile in futuro, della lotta al cambiamento
climatico come della riduzione delle emissioni di Co2. Però a un patto:
«L'accesso, a prezzi mondiali, di sufficienti quantità di materie prime
rinnovabili e di alta qualità, a tutela della sua competitività globale» da un
lato. E dall'altro, «regole europee migliori, verificabili nel loro impatto
concreto e applicate da tutti in modo corretto». Proprio perchè in giro per il
mondo i concorrenti globali stanno recuperando sui rispettivi ritardi, aiutati
dal calo dei prezzi delle commodities e dell'energia e da una forza lavoro
sempre più specializzata, l'Europa, oggi leader mondiale, non può aspettare
inerte il sorpasso. Ma deve poter affrontare la competizione perlomeno ad armi
pari. Anche se le potenzialità a medio lungo termine del settore restano tutto
sommato forti, come ha ricordato ieri Jourquin in veste di presidente del
Cefic, «non si possono ignorare le difficoltà a breve termine che possono
mettere a repentaglio la nostra strategia per il futuro». Che fare, allora? La
linea indicata dal commissario Verheugen piace molto all'industria che la
invoca da tempo. Regolamentazione meno farraginosa e caotica nelle
trasposizioni nazionali, insomma più intelligente e calibrata sui tempi che
corrono, che sono globali. E poi investimenti anche nelle infrastrutture
perchè, per un'industria integrata come la chimica, anche questa è una tessera
essenziale della competitività. La via da seguire è chiara. Ma riuscirà una
Commissione europea a fine mandato a portare a buon fine le sue promesse? LO
SCENARIO Quest'anno l'attività produttiva in Europa dovrebbe calare del 4,5%
Ieri la Solvay ha annunciato utili in discesa del 48%
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 20 autore: Nomine. Luisa Todini:
nel direttivo le rappresentanze di tutta l'economia Il Comitato Leonardo si
rinnova MILANO Nuovo consiglio direttivo per il Comitato Leonardo che ha come
missione la valorizzazione della capacitàimprenditoriale italiana e del
patrimonio intellettuale del nostro Paese. Affiancheranno nel triennio
2009-2011 il presidente Luisa Todini, in carica dallo scorso 15 dicembre: il
presidente onorario Laura Biagiotti, il vicepresidente vicario Umberto Vattani,
il vicepresidente Nerio Alessandri e i consiglieri Piero Antinori, Corrado
Antonini, Gian Domenico Auricchio, Aurelio De Laurentiis, Federico Grazioli
(consigliere tesoriere), Adolfo Guzzini e Marco Rosi. «Si procede con
l'ampliamento del comitato – afferma Todini – il direttivo ha accettato cinque
nuove adesioni. Inoltre il consiglio direttivo bilancia di più i settori
produttivi e il territorio. è più presente il Sud, rispetto a prima, e sono
rappresentati settori merceologici come la cantieristica con Antonini, la
meccanica e il wellness con Alessandri, l'alimentare con Auricchio. Anche il
cinema e l'arte con De Laurentiis». Di fronte alle difficili sfide
dell'economia globale,Luisa Todini rilancia sulla centralità dei valori
intellettuali del made in Italy. «Creatività, innovazione, originalità e capacità
di investire sul futuro devono restare le parole d'ordine del nostro saper
intraprendere e possono rappresentare la ricetta anticrisi – aggiunge –. Di
fronte alla sfida della competitività non si deve cedere alle logiche della
standardizzazione, ma continuare a puntare su quellestrategie di qualità che da
sempre vengono riconosciute alle nostre imprese. La nostra grande tradizione
non è però sufficiente se noi imprenditori non siamo disposti a reinventarci,
modificando se necessario anche il modello di business». Secondo le ultime
elaborazioni dell'Osservatorio del ministero dello Sviluppo economico sulla
base dei dati Eurostat e Istat di fine gennaio, nel 2008 l'Italia si confermail
7ÚPaeseesportatore e il 6Ú nell'import. Positiva nel 2008 anche la crescita
dell'export,grazie principalmente a Russia, Cina, Turchia e
Paesi dell'Europa Orientale e Balcanica. Secondo il rapporto Ice-Prometeia del
dicembre 2008, i settori che sono riusciti a consolidare le quote di mercato
sono l'alimentare, la meccanica varia, i mezzi di trasporto e l'imballaggio
mentre gli altri hanno perso qualcosa o sono rimasti costanti. Grande
attenzione verrà rivolta anche alla promozione del turismo nell'ambito
dell'attrazione che il nostro patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico
riesce ad esercitare nel mondo. Nell'ottica di una partecipazione attiva del
Comitato Leonardo alle missioni estere è prevista inoltre la consegna del
Premio Leonardo International in occasione della missione di sistema Ice, Abi,
Confindustria prevista in Russia dal 5 al 9 aprile guidata dal ministro dello
Sviluppo economico Claudio Scajola. R.E.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-20 - pag: 22 autore:
Nautica. Lo Yacht club Milano e il porto ligure promuoveranno eventi sportivi
Alleanza tra Ycm e Marina di Varazze Marika Gervasio MILANO Lo Yacht club
Milano (Ycm) e il Marina di Varazze si uniscono in un progetto per sostenere la
nautica e lo sport velico, ma anche la sensibilizzazione sui problemi inerenti
la salvaguardia e il rispetto dell'ambiente marino.Due settori, l'industria nautica
e il sistema portuale «che hanno un potenziale di sviluppo economico
straordinario – commenta Maurizio Romiti, presidente onorario di Ycm e
amministratore delegato di Pentar –, basti pensare ai sette posti di lavoro che
un solo yacht può generare. Nonostante la crisi, il settore va salvaguardato
perché è vivo e trainante per un Paese con una grande tradizione nautica che
costruisce le più belle imbarcazioni del mondo». La partnership prevede la
promozione e la gestione comune di attività sportive – regate veliche, sfide
motonautiche, scuola di vela –, mostre, esposizioni e l'apertura della sede a
mare di Ycm proprio presso il Marina di Varazze che l'anno scorso si è
aggiudicato lo Europe & Africa property awards, riconoscimento
internazionale come miglior porto italiano. E proprio per questo è stato scelto
da Ycm, come spiega il suo presidente e fondatore Roberto Braida: «è un porto
con con un forte respiro internazionale. Vogliamo aumentare il numero dei
nostri associati e la nostra offerta con il supporto di questa struttura a due
passi da Milano, anche attraverso un calendario di eventi di grande
attrattiva». Il Marina di Varazze accoglie 800 imbarcazioni con 30 negozi, 30
residenze esclusive e 900 posti auto. Un complesso «che vuole superare il concetto
di porto turistico inteso come garage di imbarcazioni – afferma Paolo Vitelli,
presidente del gruppo Azimut-Benetti che ha realizzato il porto – per diventare
un vero e proprio club e rispondere alla esigenze degli utenti con servizi a
valore aggiunto » che vanno dal rimessaggio alla manutenzione delle
imbarcazioni fino a servizio di concierge, catering, courtesy car elettriche ma
anche la possibilità di noleggiare scooter, biciclette e auto di lusso. «Il
Marina di Varazze rientra in un progetto più ampio di Azimut-Benetti – aggiunge
Vitelli – che ha l'obiettivo di creare una vera e propria
rete di porti di alto livello in tutto il mondo: da Viareggio a Varazze fino a
Mosca e, più recenti, Livorno e Chiavari. Ma l'idea è di realizzarne almeno uno
ogni anno-anno e mezzo. Abbiamo diversi progetti sotto esame in Italia, ma
anche in Croazia, Mar Nero, Stati Uniti, Ucraina, Cina e Turchia».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-20 - pag: 42 autore: Coloniali. Il Paese
asiatico frena la produzione e aggrava il deficit del mercato L'India dietro i rialzi
dello zucchero I prezzi dello zucchero sono destinati a un rally nel breve
periodo. A esserne convinti sono molti degli analisti del mercato saccarifero
mondia-le, che vedono nel calo produttivo indiano il motore dei possibili
rincari. Se il Paese asiatico nel 2008 ha infatti registrato una bilancia
commerciale attiva (con un export di 5 milioni di tonn.), ora il secondo
produttore mondiale potrebbe trovarsi costretto a importare fino a 2 milioni di
tonn. di "grezzo" per compensare il calo dell'offerta locale. «Il
forte deterioramento del raccolto indiano nel 2008/09 è la causa principale
dell'esplosione del deficit mondiale», conferma Tom McNeill, direttore della
società di consulenza svizzera Kingsman. Che prevede che nel 2008/09 lo
squilibrio tra domanda e offerta globali tocchi 9,66 mln di tonn. e mette in
conto un più modesto 1,6 mln di tonn. di deficit nel 2009/10. L'India oltre a
essere il maggior produttore dietro il Brasile è anche il consumatore numero 1
al mondo del prodotto coloniale. Il drastico calo di produzione locale si deve
attribuire fondamentalmente alla scelta, da parte degli agricoltori indiani, di
convertire le aree coltivate a canna da zucchero dedicandole a piantagioni più
redditizie. Il comparto sta subendo tuttavia l'azione anche di altri vettori di
cambiamento. Le novità principali sono costituite dai nuovi ruoli assunti da
Unione europea e Cina. L'Ue sta importando sempre più
prodotto, grazie ad acquisti che sono valsi 3 mln. di tonn. nella stagione
2008/09. D'altra parte la Cina, 3Úproduttore mondiale,
rischia di offrire un output calante: è di ieri la notizia che la produzione
saccarifera della provincia di Guanxi, la principale del Paese – visto che
rappresenta il 60%del totale nazionale –frenerà del 19% quest'anno, a 7,6 milioni
di tonnellate contro i 9,4 dello scorso anno. Una stretta da ricondurre
soprattutto alle gelate che hanno colpito le coltivazioni nei mesi scorsi e
alle recenti piogge che hanno rovinato i raccolti. Sulla scia di queste
indicazioni, i prezzi continuano a salire: dopo essersi lievemente mossi in
avanti nel corso del 2008 (+1% il raffinato, +9% il grezzo), dall'inizio
dell'anno i listini sono in rialzo, rispettivamente, del 24% e del 10 per
cento. L. D.
( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 49 - Cronaca
L´intervista Massimiliano Fuksas: "Ci chiedono emissioni quasi zero"
"Non c´è architettura se non rispetta l´ambiente" Roma Nel 2000
Massimiliano Fuksas condusse la VII edizione della Biennale di Venezia con il
motto "less aesthetic, more ethics". Oggi ribadisce il suo pensiero:
«Non c´è architettura o bellezza se non c´è etica: qualsiasi progetto deve
confrontarsi con l´ambiente, il contesto, la sostenibilità». Lei usa energie
alternative nei suoi lavori? «Inevitabile farlo. Al Palazzo dei Congressi di
Roma e in quello della Regione a Torino ho utilizzato il fotovoltaico. Ma sono
molte altre le risorse che consentono di risparmiare e insieme produrre
risparmio: pompe a calore, vetri performanti, serre interne». Quanto conta
l´ecologia nel progetto? «Molto: non c´è paese al mondo che oggi non chieda il
massimo rispetto del contesto. E non è un caso che tra i primi temi in agenda
dell´amministrazione Obama ci siano obiettivi "verdi". Anche la Cina, meno avvezza a queste tematiche, ormai ci sta molto attenta.
Per l´aeroporto di Shenzhen ci hanno posto il vincolo di emissioni quasi zero».
Un ritorno all´architettura di Le Corbusier, al servizio dell´uomo. «E non per
lustrare la vanità delle archistar. Non ci possiamo più permettere di
immaginare un bel progetto che non sia anche un servizio alla civiltà». (a. r.)
( da "Finanza e Mercati" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Obelisco fa affari
con Aci. Plus da 7,7 mln da Finanza&Mercati del 20-02-2009 Obelisco fa affari
con l'Aci. Il fondo immobiliare quotato sul segmento Mtf di Pizza Affari e
gestito da Investire Immobiliare Sgr ha stipulato con l'Automobile Club
d'Italia il contratto definitivo per la comopravendita di un immobile a Roma, situato in via Cina 413, parte del portafoglio di
asset in gestione del fondo. Il prezzo d'acquisto è stato stabilito in 25,7
milioni di euro, oltre alle imposte di legge, che comporterà per il fondo una
plusvalenza di circa 7,7 milioni di euro, pari al 42,5% rispetto al costo storico
di acquisizione, incrementato delle spese per gli interventi di valorizzazione
effettuati sull'immobile. La plusvalenza realizzata invece rispetto alla
valutazione al 30 giugno 2008 effettuata dall'esperto indipendente incaricato
dalla società di gestione è stata di 3,1 milioni di euro. Per quanto riguarda
l'andamento di Borsa delle quote, negli ultimi cinque giorni di contrattazioni
il fondo Obelisco ha fatto registrare una performance negativa del 3,81%, con
un valore per quota di 1.111 euro, con uno sconto superiore al 41% rispetto al
valore teorico calcolato sul Nav al 30 giugno scorso, pari a 2.541 euro per
quota.
( da "AprileOnline.info" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina
Oltre il nichilismo
riformista Giuliano Garavini*, 20 febbraio 2009, 11:29 Dibattito Il riformismo
italiano ha condotto solo ad un partito ectoplasma e a una crescente
demoralizzazione di chi annaspa nel presente. Un sindacato di lotta, e una
sinistra che ricostruisca un orizzonte ideale, dovranno porsi quelle questioni
che vanno al di là del problema del solo "capitalismo finanziario" in
direzione di una nuova Bretton Woods più democratica Il riformismo ha una debolezza
strutturale, almeno di questi tempi. Il problema è che non avendo un obiettivo
di lungo periodo, esso conduce inevitabilmente alla distruzione di chi se ne fa
portavoce. E' esistito un riformismo credibile in passato. Esistevano i
"socialisti riformisti". Per questo genere di riformisti l'obiettivo
era quello di una società in cui i lavoratori divenissero proprietari dei mezzi
di produzione e fossero, con ciò, liberati dal bisogno e dall'alienazione.
Inquadrato chiaramente questo fine, i riformisti pensavano che per raggiungerlo
il mezzo migliore fosse un percorso democratico graduale. Non sempre hanno
avuto ragione, e comunque mai completamente. Questo genere di riformismo aveva
delle frecce al suo arco. Nei passati 30 anni il riformismo ha assunto tutto un
altro significato. L'obiettivo verso il quale tendere lo fissavano gli altri:
massima libertà per i capitalisti, ridimensionamento del ruolo del pubblico nei
servizi, flessibilità del lavoro, meritocrazia, rilancio dell'identità
occidentale e dello sforzo bellico. La destra si formava una sua ideologia
aggressiva che ispirava gli obiettivi di lungo periodo. I riformisti cercavano
semplicemente di costruire gli argini nei quali imbrigliare il fiume in piena
della destra liberista. A livello europeo ci ha provato Jacques Delors a
imbrigliare il Mercato Unico e le pressioni competitive dell'euro con il
"dialogo sociale" e i fondi strutturali. I successi sono stati magri.
In alcuni paesi europei lo Stato sociale ha parzialmente tenuto. In Italia si è
sviluppata, prima sotterranea e poi sfrontata, una lotta di classe al
contrario, nella quale i riformisti non hanno ben capito da che parte stare.
Anche l'Ocse, in un documento che si consiglia di
stampare(http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf), ha dovuto ammettere
che a partire dalla metà degli Ottanta i redditi da lavoro e da capitale sono
diventati in Italia il 33 per cento più diseguali, l'aumento più forte della
disuguaglianza tra quello di tutti i paesi industrializzati. Nel 2006 i salari
italiani erano del 22 per cento inferiori alla media Ocse, e decrescevano in
termini reali rispetto all'anno precedente, mentre i redditi manageriali
continuavano a crescere: nel 2007 il capo di Mediobanca si era dato 11.039.000
di euro di stipendio, mentre quello di Unicredit 9.440.000. E la guerra di
classe continua ancora oggi con la riforma del modello contrattuale, il taglio
a servizi come la scuola e l'università, l'espropriazione del Parlamento. A
tutto ciò ha condotto il riformismo italiano: a chiacchiere da salotto, un
partito ectoplasma, una crescente demoralizzazione da parte di chi annaspa nel
presente. Oggi tutti gli esperti della crisi mirano a rinforzare con i soldi
pubblici la posizione delle banche, delle grandi imprese dell'auto, magari
esortandole a produrre un poco più ecologico. Anche qui l'obiettivo strategico
è sempre quello della destra: salvare tutto perché tutto rimanga com'è, che lo
Stato compri azioni per poi rivenderle subito, magari introducendo nuove norme
fantoccio per la sorveglianza che nessuno sarà mai in grado di far applicare.
L'Unicredit è in difficoltà perché il 25 per cento della sua attività è
impiegata nel mercato dell'Europa dell'Est, sempre meno stabile dopo essere
stato per un decennio la Mecca degli investitori che volevano vincere facile. A
che serve intervenire nelle banche con capitali pubblici, se non abbiamo alcuna
idea del mondo nel quale esse fanno profitti, se non possiamo orientarne gli
investimenti? Un sindacato di lotta, e una sinistra che ricostruisca un orizzonte
ideale, dovranno abbandonare un riformismo straccione e porsi questioni che
contano. Il problema è più vasto del solo "capitalismo finanziario" e
riguarda: gli assetti di proprietà delle imprese, la partecipazione dei
lavoratori alla gestione e alla vita di imprese e servizi pubblici, il blocco
di ogni processo di privatizzazione nel settore dei servizi, l'eguaglianza
salariale fra precari e dipendenti a tempo indeterminato, l'integrazione degli
immigrati, la riconversione ecologica, le regole dell'economia internazionale.
A questo proposito, Prodi e Tremonti si sono trovati concordi sulla proposta di
una Nuova Bretton Woods, se ne parla almeno dalla sua prima crisi nel 1971. E
perché no? A patto che la nuova Bretton Woods non sia uguale alla vecchia, più
India, Cina e Brasile, ma una più democratica - che non lasci piccoli paesi
periferici alla deriva - e con regole, non solo per spianare i mercati alla
libera competizione, ma anche per salvaguardare le culture locali,
l'occupazione e le condizioni di vita dei lavoratori, la stabilità dei prezzi
delle materie prime. *www.rete28aprile.it