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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (11)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Liver-cool è risorta con il Duca ( da "Finanza e Mercati" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma in forma migratoria, dalle colonie britanniche, India, Cina, e Paesi caraibici. Moltissime erano le comunità straniere provenienti da ogni parte del globo, e moltissimi erano coloro che lasciavano l'Europa dai docks di Mersey: tra il 1830 e il 1930 furono oltre 9 milioni a dirigersi verso Australia e Stati Uniti.

Alimentari cinesi avariati, bloccato un carico al porto ( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: arrivati dalla Cina e destinati probabilmente a finire nei negozi e nei ristoranti. Peccato che si trattasse di prodotti avariati, come ha scoperto la Guardia di finanza di Palermo che, in collaborazione con l'Agenzia delle dogane, ha denunciato un cittadino cinese per violazione delle norme sulla conservazione dei prodotti alimentari e sequestrato i 500 chilogrammi di cibo avariato.

"expo a rischio, restano 40 giorni" - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tutto tace: il premier è partito per un viaggio in Cina. Il turno di Expo non arriva mai, e Milano scalpita. Ora si è aggiunta Parigi. Lafon lo dice chiaramente: "L'Expo sarà una grande sfida per l'Italia: seguirà Shanghai 2010 che la Cina sta preparando con tutti gli sforzi che ha già dimostrato per le Olimpiadi.

Malpensa, la lega vota con il pd ( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Nelle stesse ore, a Milano, il presidente del Bie lancia l'ultimatum sull'Expo: il tempo è scaduto, restano solo 40 giorni per partire. Ma del decreto sulla società di gestione ancora non si vede traccia: Berlusconi, in partenza per la Cina, non lo ha ancora firmato. SERVIZI ALLE PAGINE II E III.

Testimone della tragedia del tibet - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Tra Tibet e Cina. Mistica di un triplice delitto", che sarà presentato oggi alle 18 nella libreria Edicolé (piazza Municipio, 5) a cura della Comunità Dzogchen di Namdeling, dallo scrittore Aldo Putignano. Bultrini, corrispondente dal sud-est asiatico di Repubblica e dell'Espresso, in quattrocento pagine ripercorre la comparsa nella cultura dei popoli dell'

Meno investimenti cinesi in Australia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: cinesi in Australia Barbara Pezzotti SYDNEY La crisi finanziaria internazionale allontana la Cina dall'Australia. Società statali e private, fino a pochi mesi fa interessate a entrare nel lucroso business delle materie prime del Paese-continente, si stanno tirando indietro, proiettando un'ombra fosca sulle prospettive di Canberra, già compromesse dal calo dei prezzi delle commodities.

BREVI Dai mercati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina la flessione è stata del 9,1% in settembre, ma nei nove mesi c'è una crescita del 6,2%. CAFFè L'Indonesia rinvia alcune spedizioni Secondo diversi operatori interpellati dalla Reuters, gli esportatori indonesiani di caffè hanno rinviato le spedizioni di almeno 30mila tonnellate di coloniale e dopo il calo dei futures a Londra c'

CHE COSA È IL G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia) e la Ue La Spagna esclusa Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno protestato per l'esclusione,ma la Casa Bianca ha spiegato di aver scelto il modello del G-20 perché include gli emergenti e sembrava adatto a una crisi globale Organismi e istituzioni Alla riunione-

In 116 milioni <in piedi> contro la povertà ( da "Avvenire" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: portavoce del Cini: "Dimostra come, contrariamente a quanto si pensi, i cittadini siano sensibili a queste tematiche ". E Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ong italiane, ha sottolineato che "queste 400mila voci" serviranno a ricordare "ai Parlamentari che in questi giorni discutono di aiuti allo sviluppo che devono essere coerenti,

Berlusconi smentisce Berlusconi Frida Roy, 23 ottobre 2008, 17:50 Forse ha ragione Epifani nell'affe... ( da "AprileOnline.info" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente del Consiglio", probabilmente l'ennesimo dietrofront del premier, che ha negato di aver mai chiesto l'intervento della polizia contro gli studenti, è dovuto ad un pressing interno al Pdl e dalla sopraggiunta consapevolezza che la protesta non si ferma davanti alle minacce.

Berlusconi smentisce Berlusconi ( da "AprileOnline.info" del 23-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente del Consiglio", probabilmente l'ennesimo dietrofront del premier, che ha negato di aver mai chiesto l'intervento della polizia contro gli studenti, è dovuto ad un pressing interno al Pdl e dalla sopraggiunta consapevolezza che la protesta non si ferma davanti alle minacce.


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Liver-cool è risorta con il Duca (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

"Liver-cool" è risorta con il Duca da Finanza&Mercati del 23-10-2008 FELICE MEOLI Cheshire, 1677: il matrimonio tra Sir Thomas Grosvenor, terzo baronetto dell'antica famiglia originaria di Eaton, presso Chester, il capoluogo della contea, e Mary Davies, ereditiera di vasti terreni nella periferia di Londra, è solo l'ultimo di una serie di fortunate unioni grazie alle quali i Grosvenor avevano messo insieme considerevoli ricchezze. A trenta chilometri di distanza, pochi anni più tardi, una legge del parlamento insedia una nuova parrocchia. Viene così riconosciuta la comunità di Liverpool, definita "piccola e povera" in una lettera inviata dai suoi abitanti alla regina Elisabetta I. Oggi, più di trecento anni dopo, la città dei Reds è celebrata come capitale europea della cultura, è già stata ribattezzata Liver-cool dalla bibbia della moda Tatler, e quattro anni prima era stata dichiarata patrimonio mondiale dall'Unesco. La disoccupazione è al 5,3%, la più bassa degli ultimi 30 anni, la crescita economica dal 2000 è al 15 per cento. E l'aeroporto John Lennon vanta il maggior tasso di espansione di tutto il Regno Unito. Lo sviluppo di quella che diventerà l'interfaccia dell'impero britannico con il resto del mondo risale all'inizio del 19esimo secolo: dal 1801 al 1851 Liverpool passò da 77.000 a 376.000 abitanti, per poi raddoppiare nel 1901. Settecentoquattromila persone le cui fortune erano segnate dai docks (le banchine del porto), per i quali già da un secolo transitava il 40% del traffico commerciale mondiale. E da due era una delle protagoniste del commercio triangolare degli schiavi (abolito nel 1807), che in ogni caso permise la crescita della città. I flussi di persone tuttavia continuarono, ma in forma migratoria, dalle colonie britanniche, India, Cina, e Paesi caraibici. Moltissime erano le comunità straniere provenienti da ogni parte del globo, e moltissimi erano coloro che lasciavano l'Europa dai docks di Mersey: tra il 1830 e il 1930 furono oltre 9 milioni a dirigersi verso Australia e Stati Uniti. Nel periodo intra-guerre, però, divennero più difficili le relazioni commerciali con il resto del mondo, e Liverpool conobbe il declino. L'economia inglese stava scoprendo il sud-ovest, mentre iniziava l'epoca della "containerizzazione". In più la città accusava un importante degrado urbano e sociale. Le autorità locali promossero la decentralizzazione delle attività, per porre freno alla crescita selvaggia degli slums. E così il tessuto urbano conobbe anche la frammentazione, fatta di tangenziali e superstrade che tagliavano il "core" dalla periferia. La disoccupazione non si arrestava: tra il 1966 e il 1978 si persero il 20% dei posti di lavoro, dal 1978 al 1981 il 18%, nel decennio successivo un ulteriore 37 per cento. Strozzata dal thatcherismo, ai primi anni '90 Liverpool era diventata ormai la periferia dell'Europa: "Una Beirut con gli uffici di collocamento", in cui il 40% della popolazione (dimezzatasi in 50 anni) viveva in povertà. In quegli stessi anni, intanto, Gerald Grosvenor, ultimo discendente della famiglia e ottavo duca di Westminster, si dimetteva dal partito conservatore, dopo l'approvazione di una riforma del regime degli affitti. Grosvenor, attraverso i secoli, è diventato un gruppo internazionale nel business patrimoniale, controllato al 100% dal duca, con attività immobiliari gestite pari a 17,6 miliardi di euro. L'ultima frontiera l'ha portato addirittura in Cina, costituendo un fondo da 600 milioni di dollari che investirà in centri commerciali del Dragone e cercherà opportunità di sviluppo nel real estate a Shanghai. Intanto i terreni alla periferia di Londra ereditati da Mary Davies si sono trasformati oggi nei quartieri esclusivi di Mayfair e di Belgravia (e una parte di Knightsbridge), che appartengono ancora oggi al duca di Westminster, terzo tra i più ricchi del Regno Unito e primo tra gli aristocratici. Quando, alla fine degli anni '90, la città di Liverpool affidò a Cushman & Wakefield (neo acquisto dell'Ifil della famiglia Agnelli, in procinto di fondersi con l'Ifi) il compito di studiare la riqualificazione del centro urbano, più d'uno immaginò che a spuntarla nella gara d'appalto sarebbero stati i vicini di casa di Grosvenor. Anche perché l'occasione era estremamente ghiotta: il "Paradise Project", poi ribattezzato "Liverpool One", si presenta su un'area di 17 ettari, a ridosso dell'area portuale, dove si ergono oggi 26 nuovi edifici e 10 ristrutturati (progettati singolarmente da 27 diversi studi di architetti), 160 unità immobiliari commerciali per un totale di 130.000 metri quadrati, ristoranti, caffè e bar su oltre 21.000 metri quadrati, oltre a 500 unita residenziali, 3.000 posti auto, due hotel, uffici e un parco di oltre due ettari. Valore del progetto: oltre 1 miliardo di sterline. "La forma di grande intervento privato adottata conferisce al capitale organizzato del centro un compito di polizia privata", ha recentemente sostenuto Roy Coleman, del dipartimento di criminologia all'Università di Liverpool. Il rischio di esclusione discrezionale è stato rispedito al mittente dalla società, che non può però farlo con la percezione di trovarsi in un mega centro commerciale a cielo aperto ritagliato nel centro di una città simbolo per generazioni. Le implicazioni sociologiche si sprecherebbero, ma c'è anche un altro aspetto interessante in questa storia: in mezzo al centinaio di brand tra i più conosciuti al mondo che si affacciano sulle strade di Liverpool One, spicca l'assoluta assenza dei marchi italiani. Dov'è l'errore?.

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Alimentari cinesi avariati, bloccato un carico al porto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Palermo I cinque quintali di surgelati erano a bordo di un furgone privo dell'impianto di refrigerazione, denunciato l'autista. La merce destinata a un grossista Alimentari cinesi avariati, bloccato un carico al porto Prodotti in scatola, pesce, pollame, bevande, tè, liquori, ortaggi, tutti arrivati dalla Cina e destinati probabilmente a finire nei negozi e nei ristoranti. Peccato che si trattasse di prodotti avariati, come ha scoperto la Guardia di finanza di Palermo che, in collaborazione con l'Agenzia delle dogane, ha denunciato un cittadino cinese per violazione delle norme sulla conservazione dei prodotti alimentari e sequestrato i 500 chilogrammi di cibo avariato. Il furgone con tre cinesi a bordo è sbarcato ieri mattina da Napoli. I finanzieri recentemente hanno intensificato i controlli nell'area portuale, con una pattuglia fissa 24 ore su 24, e così è partita la perquisizione del mezzo. A bordo, il cibo, partito congelato da Napoli e arrivato ormai avariato a Palermo, perché il furgone non aveva risorse per mantenere bassa la temperatura. Il pesce, ad esempio, era già abbondantemente marcito, come confermato dai tecnici della Sanità marittima che hanno dato il proprio apporto tecnico ai finanzieri. A bordo del furgone vi erano anche dei latticini, piuttosto insoliti per il mercato cinese: questo lascia pensare che il mercato sia aperto anche ad acquirenti italiani. Alla fine l'autista, 54 anni, è stato denunciato; gli altri due cinesi, di 22 e 32 anni, soltanto segnalati. Proprio sulla reale destinazione del cibo avariato si stanno concentrando le attenzioni della Guardia di finanza: i 500 chilogrammi dovevano arrivare in particolare a una rivendita di alimentari cinese, ma non è ancora chiaro se questa fosse collegata a uno o più ristoranti cinesi. Inoltre gli inquirenti stanno cercando di capire se la spedizione scoperta ieri fosse la prima con merce potenzialmente pericolosa per gli acquirenti finali o se vi siano stati altri casi in precedenza. Prestissimo i 500 chilogrammi di ortaggi, latticini, pesce, scatolame saranno distrutti. "Speriamo di farlo presto - dice uno dei finanzieri che ha partecipato al sequestro di ieri mattina - perché davvero quel cibo era ridotto molto male". g. i.

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"expo a rischio, restano 40 giorni" - alessia gallione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Milano "Expo a rischio, restano 40 giorni" Ultimatum del Bie: si firmi il decreto. Moratti: da Roma nessuna risposta Il sindaco: spero che il premier decida presto, noi siamo pronti a partire a mille all'ora Lafon: se la situazione non si sbloccasse entro l'assemblea del 2 dicembre ci sarebbe un problema ALESSIA GALLIONE La tabella di marcia annunciata era serrata: entro giugno l'insediamento della società, in settembre lo start-up per la costruzione delle infrastrutture a Rho-Pero, a gennaio 2009 i bandi per selezionare gli architetti, all'inizio del 2010 i cantieri. Tappe forzate per raggiungere l'appuntamento con il primo maggio 2015, giorno d'inizio dell'Expo, quelle segnate sul dossier di candidatura con cui Milano ha battuto Smirne. Quasi sette mesi fa. Ma il decreto che deve far partire la macchina non c'è ancora. "E il tempo sta per scadere" avverte il presidente del Bie, il Bureau international des expositions che assegna le Esposizioni universali e che ha già inviato al governo una richiesta per un incontro. "Il Bie - ha detto Jean-Pierre Lafon - aspetta il decreto del presidente del Consiglio sulla governance della società. è un passaggio urgente perché rimangono ormai sei anni e mezzo per preparare l'Expo e non sono molti". Parole che suonano come un ultimatum. Con una dead line da rispettare: "Prima ci sarà il comitato esecutivo il 31 ottobre. Se non verrà firmato il decreto entro il 2 dicembre, quando a Parigi si riunirà l'assemblea generale, ci sarà un problema", risponde Lafon a chi gli chiede se Milano rischia di perdere la manifestazione. Letizia Moratti è preoccupata: "Mi auguro che il decreto arrivi rapidamente". E ricorda: "Come istituzioni locali avevamo formulato il 5 agosto una proposta condivisa al governo. Non pensavamo che andasse incontro alle criticità evidenziate dal ministro dell'Economia su un documento peraltro già firmato dal presidente del Consiglio. Da allora non abbiamo più avuto risposte". Ma il presidente della Provincia Filippo Penati guarda in un'altra direzione: "Io pensavo che il tempo fosse già scaduto. Ma a Milano non c'è solo l'Expo. Oggi dobbiamo provvedere alle nuove emergenze. E la priorità in questo momento è fronteggiare la crisi che pesa su famiglie e imprese". Si parla di Africa, nell'ultimo giorno del Festival internazionale dell'Alimentazione. A benedire il "primo atto ufficiale di Expo", c'è il presidente del Bie seduto in prima fila accanto a Letizia Moratti. E c'è il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, che conferma: "La mia presenza testimonia l'appoggio del governo e del ministero degli Esteri all'Expo del 2015". Ma nonostante le rassicurazioni, quello che ancora manca è la società. "Sono pronto a firmare" aveva annunciato Berlusconi, a inizio ottobre, alla festa del Pdl. Da Roma, però, tutto tace: il premier è partito per un viaggio in Cina. Il turno di Expo non arriva mai, e Milano scalpita. Ora si è aggiunta Parigi. Lafon lo dice chiaramente: "L'Expo sarà una grande sfida per l'Italia: seguirà Shanghai 2010 che la Cina sta preparando con tutti gli sforzi che ha già dimostrato per le Olimpiadi. Non c'è troppo tempo. Ho chiesto un incontro con il ministro degli Esteri alla fine del mese e aspettiamo la risposta del presidente del Consiglio dei ministri per avere il decreto". è quello che si augura anche Letizia Moratti: "C'è stata una richiesta reiterata del Bie per un incontro e sono certa che il presidente Berlusconi risponderà. Nell'attesa stiamo lavorando per essere pronti, quando ci sarà il decreto, a partire a mille all'ora".

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Malpensa, la lega vota con il pd (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Milano Alla Camera passa un odg della sinistra (con il sì del Carroccio) che impegna il governo a liberare i diritti di volo Malpensa, la Lega vota con il Pd Ultimatum del Bureau sull'Expo: il tempo sta per scadere Il caso Malpensa spacca la maggioranza di centrodestra. Alla Camera passa il decreto Alitalia "blindato" dal governo, senza la promessa liberalizzazione degli slot. Ma poi viene approvato anche un ordine del giorno presentato dal Pd e votato da parecchi deputati della Lega � sempre più irritati � che impegna il governo a liberare i diritti di volo e a riaprire il tavolo Milano. Nelle stesse ore, a Milano, il presidente del Bie lancia l'ultimatum sull'Expo: il tempo è scaduto, restano solo 40 giorni per partire. Ma del decreto sulla società di gestione ancora non si vede traccia: Berlusconi, in partenza per la Cina, non lo ha ancora firmato. SERVIZI ALLE PAGINE II E III.

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Testimone della tragedia del tibet - stella cervasio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Napoli Testimone della tragedia del Tibet Raimondo Bultrini presenta il suo saggio-inchiesta alla libreria Edicolè STELLA CERVASIO Raimondo Bultrini è un giornalista che ha sposato la causa dell'Oriente. Questo significa che, da molti anni, da occidentale, ha deciso di "esplorare" proprio come nei secoli passati i grandi viaggiatori facevano con i luoghi sconosciuti, territori della geografia e della mente - in Oriente le due cose non sono scindibili - che l'Occidente conosce solo dalle pubblicità generosamente offerte da qualche attore di Hollywood sensibile alla causa. Ne è consistente testimonianza il libro "Il demone e il Dalai Lama. Tra Tibet e Cina. Mistica di un triplice delitto", che sarà presentato oggi alle 18 nella libreria Edicolé (piazza Municipio, 5) a cura della Comunità Dzogchen di Namdeling, dallo scrittore Aldo Putignano. Bultrini, corrispondente dal sud-est asiatico di Repubblica e dell'Espresso, in quattrocento pagine ripercorre la comparsa nella cultura dei popoli dell'altopiano dello spirito-demone tibetano Dorje Shugden, protettore dei Cappelli Gialli, uno dei gruppi più influenti. Demone e divinità sono in Tibet due facce diverse presenti nello stesso individuo alla nascita. Seguire le tracce di Shugden e dei suoi adepti (tra essi anche alcuni Lama) significa tentare di spiegare le ragioni del male, pure presenti in una religione ispirata all'armonia e alla pace come il Buddhismo. Il culto vive alterne vicende che si intrecciano all'invasione cinese del Tibet, finché l'attuale Dalai Lama dichiara il culto di Shugden "fondamentalista" e comincia il dissenso tra i seguaci più fedeli e la massima autorità temporale del Tibet. Tutto comincia, nel libro di Bultrini, con un triplice omicidio del 1997: la polizia, con a capo il commissario Singh, scoprirà che i tre accoltellati stavano traducendo in cinese un testo buddhista che aveva a che fare con la ricomparsa del demone. Il libro poi si sviluppa attraverso un viaggio nella storia del buddhismo tibetano, fino a mettere in collegamento la presenza del demone con l'attuale classe politica cinese. Si fa strada l'idea di un Tibet molto meno "luogo ideale" di quanto pensino gli occidentali. Sostanzialmente, con la sua argomentazione che segue i capitoli del libro, l'autore dimostra il corrodersi di una civiltà antica e complessa, registrando scomparse e nuove apparizioni di un culto irrinunciabile del Tibet. Inchiesta giornalistica e trattato di mistica orientale, ma anche storia di complotti e azione, il libro resta, volutamente, in bilico tra la fiction narrativa e la saggistica storico-filosofica.

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Meno investimenti cinesi in Australia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-23 - pag: 48 autore: Miniere. Dopo il calo dei prezzi spot, Canberra teme la crisi finanziaria Meno investimenti cinesi in Australia Barbara Pezzotti SYDNEY La crisi finanziaria internazionale allontana la Cina dall'Australia. Società statali e private, fino a pochi mesi fa interessate a entrare nel lucroso business delle materie prime del Paese-continente, si stanno tirando indietro, proiettando un'ombra fosca sulle prospettive di Canberra, già compromesse dal calo dei prezzi delle commodities. La China Investment Corporation (Cic), controllata dallo Stato, è sotto pressione dopo una serie di investimenti rivelatisi disastrosi negli Stati Uniti. Il vice-premier Wang Qishan, coordinatore della risposta cinese alla crisi finanziaria globale, ha chiesto all'organismo che controlla 2 trilioni di dollari Usa (1.490 miliardi di euro) di sospendere le attività fino a quando l'orizzonte non si farà più chiaro. è dall'inizio di quest'anno che Cic non fa investimenti rilevanti all'estero, dopo aver perso la maggior parte dei 5,6 miliardi di dollari investiti in Morgan Stanley e dei 3 miliardi incautamente piazzati nella società di private equity Blackstone. Anche il gigante siderurgico Sinosteel ha un periodo di impasse in Australia. Voci insistenti parlano di problemi nello sviluppo del suo nuovo progetto in Western Australia, dopo l'esborso di 1,3 miliardi di A$ (0,7 miliardi di euro) per Midwest Corporation in un momento di picco del mercato. La dirigenza di Sinosteel smentisce le voci, ma conferma tra le righe un severo rallentamento del progetto. "Nel lungo termine –ha affermato Michael Wu, vicedirettore generale – rispetteremo il piano e non ci saranno problemi ". Anche alcuni progetti privati sono in dubbio. Almeno due società cinesi hanno fatto dietrofront su progetti d'investimento in start up nel business dei minerali ferrosi. "Abbiamo negoziato per mesi – spiega un manager che vuole restare anonimo – ed erano pronti a firmare,poi,all'ultimo minuto, si sono tirati indietro. La crisi finanziaria li ha spaventati: non vogliono rischiare". Il calo dei prezzi spot prima, e ora la chiusura del rubinetto degli investimenti, non fanno ben sperare per il futuro del settore minerario australiano. E presto inizieranno i negoziati per fissare il prezzo delle forniture di minerale di ferro nel 2009 alle acciaierie. Dopo sei anni di forti rincari, i cinesi sono già sul piede di guerra per ottenere sconti consistenti. INTERROGATIVI SUL 2009 Le acciaierie di Pechino rallentano i progetti e si apprestano a chiedere forti sconti sulle forniture di minerale di ferro.

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BREVI Dai mercati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-23 - pag: 48 autore: BREVI Dai mercati NON FERROSI L'indice dell'Lme al minimo triennale Le quotazioni dei principali metalli non ferrosi hanno accusato un altro nettissimo ribasso. Il nickel è sceso ai minimi quinquennali e rame e alluminio sono al livello più basso dal novembre 2005. L'indice dell'Lme ha perso quasi il 6% ed è calato al minimo triennale. ACCIAIO Produzione giù del 3,2% in settembre Secondo i dati Worldsteel (già Iisi), in settembre la produzione di acciaio grezzo nel mondo è calata del 3,2% rispetto all'anno precedente, a 108,4 milioni di tonn. Nei primi 9 mesi l'output è stato di 1.035,8 milioni (+4,6%). In Cina la flessione è stata del 9,1% in settembre, ma nei nove mesi c'è una crescita del 6,2%. CAFFè L'Indonesia rinvia alcune spedizioni Secondo diversi operatori interpellati dalla Reuters, gli esportatori indonesiani di caffè hanno rinviato le spedizioni di almeno 30mila tonnellate di coloniale e dopo il calo dei futures a Londra c'è il rischio default, perché molti esportatori avevano rilevato la mercea prezzi ben più elevati.

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CHE COSA È IL G-20 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-23 - pag: 8 autore: CHE COSA è IL G-20 Tavolo globale Il G-20 è nato nel 1999 dal progressivo ampliamento della collaborazione tra i Paesi più importanti del mondo. Ne fanno parte le nazioni più industrializzate del G-7 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Canada), la Russia (inserita dal 1997 nel G-8), 11 Paesi emergenti (Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia) e la Ue La Spagna esclusa Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno protestato per l'esclusione,ma la Casa Bianca ha spiegato di aver scelto il modello del G-20 perché include gli emergenti e sembrava adatto a una crisi globale Organismi e istituzioni Alla riunione- che la sera del 14 novembre sarà preceduta da una cena alla Casa Bianca- sono stati invitati anche i direttori dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, e della Banca mondiale, Robert Zoellick, il presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ( nella foto, George W. Bush ieri a Washington con Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, al summit sullo Sviluppo internazionale) REUTERS.

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In 116 milioni <in piedi> contro la povertà (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 23-10-2008 In 116 milioni "in piedi" contro la povertà DA ROMA E ntrerà ufficialmente nel Guinness dei primati come la più grande mobilitazione di massa di tutti i tempi: oltre 116 milioni di persone in 131 Paesi hanno infatti aderito alla chiamata contro la povertà di "Stand up! Take action", organizzata dalla Campagna Onu per gli Obiettivi del Millennio e dalla Coalizione mondiale contro la povertà (Gcap). E in Italia ad alzarsi in piedi per chiedere al governo di mantenere gli impegni presi per sradicare la fame dal mondo sono stati oltre 406mila cittadini, che hanno aderito alle tante iniziative del week end sul territorio e su internet. E quanto alle adesioni planetarie, negli Stati arabi si sono 'alzate in piedi' quasi 18 milioni di persone; 73 milioni in Asia; quasi 952.000 in Europa; 211.000 in A- merica Latina e 123.000 in America del Nord; 210.000 in Oceania. Insomma, risultati "straordinari" che hanno colto di sorpresa gli stessi organizzatori e sono stati illustrati ieri da Marina Ponti, direttrice per l'Europa della Campagna Onu, insieme ad alcuni ospiti dell'evento e rappresentanti internazionali della Gcap, in questi giorni a Roma per definire le strategie da adottare per il G8 italiano e per il successivo in Canada. Ben Margolis, coordinatore mondiale Gcap, ha ricordato che "il numero di coloro che hanno aderito corrisponde al 2 per cento della popolazione mondiale ": cifra "enorme" che dimostra non solo come "il movimento cresca di anno in anno", ma "che aumentano le azioni di lobby sui governi dei singoli cittadini, sempre più attivi nel firmare petizioni, inviare lettere, piantare alberi e aderire alle tante iniziative lanciate dalla società civile". È stata "una mobilitazione straordinaria quella italiana", ha detto Egizia Petruccione, portavoce del Cini: "Dimostra come, contrariamente a quanto si pensi, i cittadini siano sensibili a queste tematiche ". E Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ong italiane, ha sottolineato che "queste 400mila voci" serviranno a ricordare "ai Parlamentari che in questi giorni discutono di aiuti allo sviluppo che devono essere coerenti, perché ora conoscono quale è la volontà di 400mila elettori". L'impegno dei gruppi della società civile mondiale riunita sotto la sigla della Gcap è stato ribadito anche dal coordinatore per l'Africa, Christophe Zoungrana, che ha illustrato le cifre dello 'Stand up' nel continente. "Ad alzarsi contro la povertà sono stati quasi 25 milioni di africani in 30 Paesi, cifra tre volte maggiore dell'edizione 2007". La rete nel continente è riuscita a far impegnare i capi di governo di oltre trenta Paesi africani a investire il 20 per cento del bilancio statale in istruzione, il 15 in sanità e il 10 in agricoltura ". Ma l'impegno "deve andare oltre". E l'Africa "deve imparare a reggersi sulle proprie gambe".

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Berlusconi smentisce Berlusconi Frida Roy, 23 ottobre 2008, 17:50 Forse ha ragione Epifani nell'affe... (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 23-10-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi smentisce Berlusconi Frida Roy, 23 ottobre 2008, 17:50 Forse ha ragione Epifani nell'affermare che "ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente del Consiglio", probabilmente l'ennesimo dietrofront del premier, che ha negato di aver mai chiesto l'intervento della polizia contro gli studenti, è dovuto ad un pressing interno al Pdl e dalla sopraggiunta consapevolezza che la protesta non si ferma davanti alle minacce. Dal Viminale si attendono le decisioni di Maroni e la Gelmini accetta di incontrare le rappresentanze studentesche Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha detto né ha mai pensato di inviare la polizia contro gli occupanti di scuole e università. No, non è uno scherzo. E l'ennesima presa in giro a cui ci sottopone il presidente del Consiglio in perenne crisi d'identità. Stavolta, non pago della gravità delle dichiarazioni rilasciata appena ieri, il cavaliere ha deciso di compiere la solita inversione di marcia addirittura da Pechino, in una conferenza stampa trasmessa da Skay. "Io -ha affermato- non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece -ha aggiunto- che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare, ma non può imporre a chi non é della sua stessa idea di rinunciare al suo diritto essenziale". E poi la rivelazione: "Accade di frequente, anzi molto spesso - ha detto ancora Berlusconi - che io non riesca a riconoscermi nelle situazioni che ho vissuto da protagonista. Posso perciò parlare di un divorzio tra la realtà di quanto da me vissuto e la realtà che raccontano i giornali". A "divorziare dalla realtà" deve essere stato anche Palazzo Chigi che nella informazione sulla conferenza stampa tenuta da Berlusconi insieme alla ministra Gelmini, sul sito internet ufficiale scrive tra l'altro che "il presidente del Consiglio convocherà oggi (ieri,n.d.r.) il ministro dell'Interno Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine perché l'ordine deve essere garantito. Occupare è una violenza contro le famiglie, contro le istituzioni e lo Stato che deve svolgere il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle scuole". Sempre da Pechino - testimone Skay - Berlusconi ha spiegato che sì, aveva parlato di interventi ma non di polizia ma di "opportune azioni di convincimento e ne ho in mente qualcuna molto spiritosa". Richiesto di spiegare di cosa si tratta il premier si è però limitato a un "non le dico, altrimenti farei i titoli". "Ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente". Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta così il tentativo di chiarimento da parte del presidente del Consiglio mentre il Partito democratico in una nota diramata alle agenzie di stampa sottolinea come la carica di presidente del consiglio richieda "senso dello Stato, rispetto del dissenso e controllo della parola e di sé stessi". Berlusconi, prosegue la nota del Pd, "smentisce oggi parole pronunciate ieri davanti a decine di telecamere e ascoltate da tutti gli italiani". E non è certo una novità di cui meravigliarsi. "Dopo aver annunciato la chiusura dei mercati a causa della grave crisi finanziaria, smentito poi addirittura dalla Casa Bianca, dopo aver invitato ad acquistare azioni di specifiche società quotate, dopo aver detto che la crisi finanziaria non avrebbe avuto effetti sull'economia reale, smentendosi il giorno dopo, il presidente del Consiglio su un argomento così delicato - conclude il Pd - si comporta in maniera intollerabile per chi ha simili responsabilità evidentemente per lui sproporzionate". è chiaro che a costringere Berlusconi all'ennesimo passo indietro c'è lo zampino di An. Quello di Berlusconi "è un monito, ma penso non ci sarà mai un seguito. E ci starei male se ci fosse...", aveva detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e anche il sindaco di Roma, già nei giorni passati, aveva difeso le prerogative degli studenti che vogliono manifestare. D'altra parte la protesta contro il decreto taglia fondi è di casa anche tra i giovani della destra. Se gli esponenti del PdL si mischiassero ai contestatori scoprirebbero che non ci sono solo ragazzi e ragazze "strumentalizzati" dalla sinistra, ma anche tanti docenti, tante famiglie, elettori anche del centro destra perché quella della scuola è una questione centrale. Così, quella di oggi, mentre la protesta di piazza si gonfia sempre di più, sul fronte politico si profila come una giornata dedicata alle dichiarazioni concilianti in attesa che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, nella riunione convocata alle 17 al Viminale, decida quali misure effettivamente adottare a fronte delle occupazioni. Lo stesso ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha aperto al dialogo: "Convocherò da domani, una per una, tutte le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto. Ad una sola condizione: che si discuta sui fatti", ha detto intervenendo in aula al Senato. E proprio a palazzo Madama, con 122 favorevoli e 155 contrari, la maggioranza ha bocciato la richiesta, avanzata dal Partito democratico, di non passare all'esame degli articoli del decreto Gelmini. Per il Pd mancherebbe al provvedimento la copertura finanziaria, la richiesta è stata sostenuta dagli altri gruppi di opposizione. L'aula ha quindi avviato l'esame del provvedimento, sul quale stamattina si è conclusa la discussione generale. "Poche idee, molta arroganza: non credo sia questa la chiave", ha attaccato il ministro ombra dell'Economia del Pd, Pierluigi Bersani. "Rispettare la legalità è un dovere, protestare civilmente è un diritto. Vale per gli studenti, ma anche per il presidente del Consiglio", ha sottolineato il presidente vicario dei deputati Udc, Michele Vietti. Per l'Unione di Centro, ha aggiunto, "l'istruzione è una priorità. Ben vengano le riforme, ma non se si realizzano solo con i tagli".

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Berlusconi smentisce Berlusconi (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 23-10-2008)

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Frida Roy, 23 ottobre 2008, 17:50 Forse ha ragione Epifani nell'affermare che "ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente del Consiglio", probabilmente l'ennesimo dietrofront del premier, che ha negato di aver mai chiesto l'intervento della polizia contro gli studenti, è dovuto ad un pressing interno al Pdl e dalla sopraggiunta consapevolezza che la protesta non si ferma davanti alle minacce. Dal Viminale si attendono le decisioni di Maroni e la Gelmini accetta di incontrare le rappresentanze studentesche Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha detto né ha mai pensato di inviare la polizia contro gli occupanti di scuole e università. No, non è uno scherzo. E l'ennesima presa in giro a cui ci sottopone il presidente del Consiglio in perenne crisi d'identità. Stavolta, non pago della gravità delle dichiarazioni rilasciata appena ieri, il cavaliere ha deciso di compiere la solita inversione di marcia addirittura da Pechino, in una conferenza stampa trasmessa da Skay. "Io -ha affermato- non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece -ha aggiunto- che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare, ma non può imporre a chi non é della sua stessa idea di rinunciare al suo diritto essenziale". E poi la rivelazione: "Accade di frequente, anzi molto spesso - ha detto ancora Berlusconi - che io non riesca a riconoscermi nelle situazioni che ho vissuto da protagonista. Posso perciò parlare di un divorzio tra la realtà di quanto da me vissuto e la realtà che raccontano i giornali". A "divorziare dalla realtà" deve essere stato anche Palazzo Chigi che nella informazione sulla conferenza stampa tenuta da Berlusconi insieme alla ministra Gelmini, sul sito internet ufficiale scrive tra l'altro che "il presidente del Consiglio convocherà oggi (ieri,n.d.r.) il ministro dell'Interno Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine perché l'ordine deve essere garantito. Occupare è una violenza contro le famiglie, contro le istituzioni e lo Stato che deve svolgere il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle scuole". Sempre da Pechino - testimone Skay - Berlusconi ha spiegato che sì, aveva parlato di interventi ma non di polizia ma di "opportune azioni di convincimento e ne ho in mente qualcuna molto spiritosa". Richiesto di spiegare di cosa si tratta il premier si è però limitato a un "non le dico, altrimenti farei i titoli". "Ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente". Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta così il tentativo di chiarimento da parte del presidente del Consiglio mentre il Partito democratico in una nota diramata alle agenzie di stampa sottolinea come la carica di presidente del consiglio richieda "senso dello Stato, rispetto del dissenso e controllo della parola e di sé stessi". Berlusconi, prosegue la nota del Pd, "smentisce oggi parole pronunciate ieri davanti a decine di telecamere e ascoltate da tutti gli italiani". E non è certo una novità di cui meravigliarsi. "Dopo aver annunciato la chiusura dei mercati a causa della grave crisi finanziaria, smentito poi addirittura dalla Casa Bianca, dopo aver invitato ad acquistare azioni di specifiche società quotate, dopo aver detto che la crisi finanziaria non avrebbe avuto effetti sull'economia reale, smentendosi il giorno dopo, il presidente del Consiglio su un argomento così delicato - conclude il Pd - si comporta in maniera intollerabile per chi ha simili responsabilità evidentemente per lui sproporzionate". è chiaro che a costringere Berlusconi all'ennesimo passo indietro c'è lo zampino di An. Quello di Berlusconi "è un monito, ma penso non ci sarà mai un seguito. E ci starei male se ci fosse...", aveva detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e anche il sindaco di Roma, già nei giorni passati, aveva difeso le prerogative degli studenti che vogliono manifestare. D'altra parte la protesta contro il decreto taglia fondi è di casa anche tra i giovani della destra. Se gli esponenti del PdL si mischiassero ai contestatori scoprirebbero che non ci sono solo ragazzi e ragazze "strumentalizzati" dalla sinistra, ma anche tanti docenti, tante famiglie, elettori anche del centro destra perché quella della scuola è una questione centrale. Così, quella di oggi, mentre la protesta di piazza si gonfia sempre di più, sul fronte politico si profila come una giornata dedicata alle dichiarazioni concilianti in attesa che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, nella riunione convocata alle 17 al Viminale, decida quali misure effettivamente adottare a fronte delle occupazioni. Lo stesso ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha aperto al dialogo: "Convocherò da domani, una per una, tutte le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto. Ad una sola condizione: che si discuta sui fatti", ha detto intervenendo in aula al Senato. E proprio a palazzo Madama, con 122 favorevoli e 155 contrari, la maggioranza ha bocciato la richiesta, avanzata dal Partito democratico, di non passare all'esame degli articoli del decreto Gelmini. Per il Pd mancherebbe al provvedimento la copertura finanziaria, la richiesta è stata sostenuta dagli altri gruppi di opposizione. L'aula ha quindi avviato l'esame del provvedimento, sul quale stamattina si è conclusa la discussione generale. "Poche idee, molta arroganza: non credo sia questa la chiave", ha attaccato il ministro ombra dell'Economia del Pd, Pierluigi Bersani. "Rispettare la legalità è un dovere, protestare civilmente è un diritto. Vale per gli studenti, ma anche per il presidente del Consiglio", ha sottolineato il presidente vicario dei deputati Udc, Michele Vietti. Per l'Unione di Centro, ha aggiunto, "l'istruzione è una priorità. Ben vengano le riforme, ma non se si realizzano solo con i tagli".

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