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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  4 e 5 marzo 2008       #TOP


Report "Mercato immobiliare"

Giovedì Un convegno ( da "Libertà" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: con la città di Piacenza e la comunità immobiliare italiana. Nato in sordina 3 anni fa, come vetrina di presentazione dell'Osservatorio Immobiliare dei Prezzi di Piacenza, l'appuntamento ha assunto il prestigio dell'evento nazionale visto che fa convergere a Piacenza relatori di primo piano del real estate e personalità di spicco della cultura,

<Effetto San Pellegrino> Boom dei prezzi delle case ( da "Eco di Bergamo, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: in attesa di vedere completato il progetto delle "Super Terme" con relativa (sperano) "bolla" immobiliare d'accompagnamento. Impressionanti le cifre dell'Osservatorio immobiliare, che peraltro sfuggono alle più recenti dinamiche, ancora più "rialziste". Così si passa, come prezzi al metro quadrato, dai 1.

Oneri più alti: sale il prezzo delle case nuove ( da "Tirreno, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Di Alessandro Guarducci Oneri più alti: sale il prezzo delle case nuove I maggiori costi per i costruttori avranno ricadute sul mercato immobiliare Nella bozza del bilancio comunale di previsione è stato ipotizzato un incremento del 20%, ma la Regione autorizza aumenti fino al 70% LIVORNO.

HORROR ECONOMICS ( da "Wall Street Italia" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Che i prezzi delle case negli Stati Uniti possano crollare (nel giro di un anno o due) tra il 20 e il 30 per cento rispetto al picco della bolla e che tra i 10 e i 20 milioni di famiglie (mica male l'intervallo di confidenza) si possano vedere costrette a vendere le proprie case è affermazione ingiustificabile sulla base di quanto sappiamo al momento.

Giù i prezzi degli immobili, tranne in Italia ( da "Miaeconomia" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Casa › Casa news Giù i prezzi degli immobili, tranne in Italia (15/02/2008) Mentre in Eurolandia i prezzi degli immobili hanno mostrato una moderazione della dinamica dei prezzi, in Italia il costo delle abitazioni è rimasto in linea con quello registrato nel 2006.

A Madrid una scelta di campo ( da "Famiglia Cristiana" del 04-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La bolla immobiliare, che negli ultimi vent'anni è stata il motore dell'economia spagnola facendo triplicare il costo delle case in pochi anni, ora sta scoppiando. Per agevolare i giovani, le banche consentono mutui fino a 50 anni; ma il 60 per cento degli stipendi va via nelle rate da pagare e il caro-affitti strozza i più deboli.

Anatomia di una crisi meno brutta di quanto si dica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: quel che è peggio per il Paese, mettere in atto le misure sconsideratamente promesse. I MUTUI Dai subprime è nata la bolla immobiliare Ma hanno permesso a 12 milioni di persone di acquistare una casa LE PROSPETTIVE I dati Usa indicano che non c'è recessione Non bisogna eccedere nell'allarmismo, il '29 è ancora lontano.

Zapatero verso la riconferma ( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: economia era il tema giusto per rimandare a casa a Zapatero. Ma il confronto televisivo tra Pedro Solbes e Manuel Pizarro, candidato a succedergli in caso di vittoria, si concluse con un fiasco. Tuttavia la bolla immobiliare si sta sgonfiando e il turismo - prima industria nazionale - ha iniziato a scoprire mete più economiche.

Prezzi delle case, aumenti oltre il 60% ( da "Corriere Di Como, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Quello delle costruzioni si conferma a livello locale, come a livello nazionale, un traino per l'economia (produce il 10% del Pil del Paese). Ma passiamo subito al dato di maggiore impatto sull'opinione pubblica, ossia il prezzo delle case, l'Ance analizza solo gli anni dal 2000 al 2007.


Articoli

Giovedì Un convegno (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Libertà" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di martedì 4 marzo 2008 > Prima Pagina giovedì Un convegno su Piacenza, la provincia che avanza di CESARE MAGGI Si terrà giovedì 6 marzo, presso lo Spazio Rotative di Libertà, il tradizionale incontro, promosso dal mio gruppo, con la città di Piacenza e la comunità immobiliare italiana. Nato in sordina 3 anni fa, come vetrina di presentazione dell'Osservatorio Immobiliare dei Prezzi di Piacenza, l'appuntamento ha assunto il prestigio dell'evento nazionale visto che fa convergere a Piacenza relatori di primo piano del real estate e personalità di spicco della cultura, dell'economia e della vita civile. Sono particolarmente felice di essermi assunto questo impegno che rappresenta per il mio territorio, dove opero da ventisette anni, un'occasione unica. Il tema immobiliare è un pretesto per porre al centro del dibattito il ruolo delle piccole città di provincia e le loro prospettive di crescita: non solo e soltanto sotto il profilo residenziale ma, soprattutto, nell'ambito più vasto di un modo diverso di concepire l'abitare. Nella dimensione ridotta della provincia italiana vengono infatti preservati e valorizzati elementi che altrove, vedi le grandi metropoli urbane, si sono ormai smarriti per sempre: aspetti di vita sociale e partecipativa, relazioni interpersonali, contatti semplificati con i servizi, rapporti con il mondo culturale e istituzionale, apprezzamento della qualità ambientale, costi contenuti delle unità immobiliari e maggiori spazi, contesti urbani meno problematici. La realtà di una terra come quella piacentina, al confine tra due regioni che esprimono il meglio dell'Italia, rappresenta un mix equilibrato tra un sistema economico proiettato verso il futuro come quello lombardo e una trasformazione urbana magari più lenta ma che non rinuncia alla sua tradizione come quella emiliana. La vita di provincia spesso banalmente raccontata in chiave riduttiva contiene invece una forza dirompente in grado di proiettarla oltre i confini locali; lo provano i numerosi cittadini illustri che hanno trovato qui a Piacenza il loro buen ritiro dove ritrovarsi la sera o i fine settimana come scelta di vita. Uno status che ci aveva indotto a chiamare il primo convegno di tre anni con il titolo emblematico di "Piacenza, terrazza di Milano", mettendo in risalto proprio questo aspetto di città rifugio. Allora Mario Breglia, presidente dell'istituto di ricerche Scenari Immobiliari, ci raccontò che ogni anno 1000 famiglie lasciavano Milano per trasferirsi a Piacenza: un trend che sicuramente si è mantenuto se non addirittura rafforzato. SEGUE A PAGINA 7 [.

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<Effetto San Pellegrino> Boom dei prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

"Effetto San Pellegrino" Boom dei prezzi delle case Sull'onda del progetto targato Percassi i valori lievitano del 30% Gli esperti: aspettando le super Terme nessuno vuole più vendere San Pellegrino La "febbre" a San Pellegrino è già alta, anche se il primo cantiere del nuovo corso è partito soltanto da due settimane e mancano anni per vedere completate le prime opere del progetto che vedrà nascere sulla sponde del Brembo, "le terme più belle del mondo", come annunciato da Antonio Percassi. Eppure quel "fermento" di cui parla il sindaco Gianluigi Scanzi è palpabile a ogni angolo del paese, riscontrabile sul volto di molti residenti e ora anche visibile a occhio nudo misurando uno dei termometri più "sensibili": il mercato immobiliare. Da 12-18 mesi, sull'onda del progetto percassiano, è infatti arrivata l'impennata dei prezzi: almeno un 30-40% in più. Ma l'aspetto più stupefacente è che si comincia a fare fatica a trovare chi è disposto a vendere. Tanti cartelli presenti ancora fino a qualche settimana fa che offrivano appartamenti, sono scomparsi improvvisamente. Chi infatti possiede oggi alloggi, villette o box da vendere ha cambiato idea e se li tiene ben stretti, in attesa di vedere completato il progetto delle "Super Terme" con relativa (sperano) "bolla" immobiliare d'accompagnamento. Impressionanti le cifre dell'Osservatorio immobiliare, che peraltro sfuggono alle più recenti dinamiche, ancora più "rialziste". Così si passa, come prezzi al metro quadrato, dai 1.600-1.700 euro del 2006 fino a un picco di 2.500 nel 2008, per gli appartamenti nuovi, mentre per quelli recenti si va dai 1.300 euro di due anni fa fino ai 1.700-2.200 attuali. Stessa dinamica per gli uffici, mentre è impressionante il rialzo anche dei box: se nel 2006 un garage costava a San Pellegrino attorno ai 16.000 euro, ora si sfonda tranquillamente il "muro" dei ventimila euro, fino a sfiorare in prospettiva, per zone di particolare pregio, i trentamila. "Grazie, non vendo più" Sembra esista, da oltre un anno, una specie di parola d'ordine a San Pellegrino: "Grazie, ma non vendo". Ne sono convinti due esperti del settore: Antonello Pagani, direttore di Appe-Confedilizia di Bergamo e Gianfederico Belotti, presidente del Centro studi immobiliare Europeo. "In effetti - spiega Pagani - chi non è proprio costretto, non vende più uno spillo a San Pellegrino. Tutti sanno dei futuri scenari che potrebbero trasformare la cittadina in una grande capitale termale e nessuno vuol rischiare di perdere la sua occasione". Così si scopre che Treviolo, con la zona di via alla Trucca dove sta sorgendo il nuovo ospedale, e San Pellegrino, "sono le due aree più interessanti in questo momento a livello immobiliare - spiega Belotti -, decisamente in controtendenza rispetto al resto del mercato provinciale, dove si assiste ad un rallentamento nel volume degli scambi e ad una tendenza alla stabilità dei prezzi, talvolta anche a leggere flessioni dei valori". Benefici anche per i centri vicini "In fondo - spiega Piernando Gallo dell'agenzia Brembanica, che da oltre 30 anni opera in Valle Brembana -, l'esplosione di San Pellegrino, in presenza di un progetto ambizioso come quello di Percassi, è la logica conseguenza di un mercato dove la domanda è sempre stata superiore all'offerta. Parlo soprattutto del centro, perché nelle frazioni le quotazioni, viste anche comunicazioni in alcuni casi disagevoli, sono molto più basse. Ora, viste le prospettive, il rialzo è e sarà ancora notevole, ma quando l'area di San Pellegrino sarà satura, il boom dei prezzi coinvolgerà anche Zogno, peraltro da sempre con quotazioni alte, San Giovanni Bianco e Piazza Brembana". Dello stesso avviso anche Celeste Bonzi, titolare di Immobilcasa, con sede proprio a San Giovanni Bianco. "Questo progetto ha fatto tornare la fiducia non solo a San Pellegrino ma all'intera valle. La forbice dei prezzi può crescere ancora: credo che nei prossimi anni si potranno sfondare i 3.000 euro al metro quadro. E confermo che anche i centri vicini, come San Giovanni Bianco, ne potranno beneficiare, ma in una prospettiva a più lungo termine". Si parlava di "febbre" dei prezzi e molti ne sono rimasti contagiati "al punto che - racconta Bonzi - mi è capitato personalmente di aver fissato appuntamenti per la vendita di immobili a San Pellegrino, con prezzi già stabiliti, che poi, a distanza di pochi giorni non andavano più bene al venditore. Altri invece decidono improvvisamente di non vendere più o sparano cifre talmente fuori mercato da far desistere chiunque". Modello Mendrisio "Il parallelo più recente e calzante rispetto a San Pellegrino è il caso Mendrisio - spiega ancora Belotti -: fino a una decina di anni fa anche la cittadina del Ticino era interessata da una profonda crisi immobiliare. Senza lago o particolari attrattive turistiche, pareva destinata a vivere nelle retrovie. Poi l'apertura dell'Outlet Fox Town e il suo casinò all'interno ha cambiato tutto: il mercato immobiliare si è risvegliato, crescendo tantissimo in pochi mesi". Ora per Belotti, San Pellegrino può subire lo stesso destino: "Da sempre in attesa di rivivere i fasti del passato, può davvero sfruttare la scia del nuovo progetto su un doppio binario: terme-centro benessere d'eccellenza da un lato e shopping di lusso dall'altro. Senza contare che la ciliegina sulla torta potrebbe diventare il casinò: chissà che col nuovo governo non torni alla sua originaria attività di casa da gioco. In quel caso i valori immobiliari in paese subirebbero un ulteriore scossone". Maurizio Ferrari.

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Oneri più alti: sale il prezzo delle case nuove (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tirreno, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Alessandro Guarducci Oneri più alti: sale il prezzo delle case nuove I maggiori costi per i costruttori avranno ricadute sul mercato immobiliare Nella bozza del bilancio comunale di previsione è stato ipotizzato un incremento del 20%, ma la Regione autorizza aumenti fino al 70% LIVORNO. Il sindaco Alessandro Cosimi e l'assessore Fabio Del Nista hanno annunciato in consiglio comunale la proposta di aumentare del 20% gli oneri di urbanizzazione (mantenendo invece invariata la pressione tributaria), il cui importo è fermo dal 2001 fatta eccezione per gli adeguamenti Istat. La logica del provvedimento, che mira appunto a rideterminare l'incidenza degli oneri di urbanizzazione, appare chiara: incidere maggiormente su chi costruisce o recupera immobili per aumentare le risorse da utilizzare per fini pubblici. "Ma anche perché il contributo erogato dai costruttori per la realizzazione dei servizi - spiega l'assessore al Bilancio Fabio Del Nista - è assolutamente insufficiente a fronte dell'aumento dei costi che deve sopportare l'amministrazione comunale". "Faccio un esempio - prosegue - Realizzare una fognatura costa il 24% in più rispetto a cinque anni fa, ed è perciò impensabile che chi costruisce non debba contribuire proporzionalmente alle spese per questi servizi. A Firenze gli oneri di urbanizzazione sono stati aumentati del 70%, noi abbiamo ritenuto congruo un incremento del 20%. Ed è su questa base che ci confronteremo con le associazioni di categoria". Per quanto riguarda la determinazione degli oneri, l'assessore Del Nista spiega che l'amministrazione comunale ha preso come riferimento le tabelle parametriche elaborate dalla Regione Toscana che analizzano i costi medi di urbanizzazione riferite a ipotetici scenari di valenza generale riferiti a interventi residenziali, produttivi e del terziario. A queste tabelle si applicano ulteriori valori parametrici, sempre definiti dalla Regione, in funzione delle caratteristiche oggettive dei singoli comuni e delle singole categorie di intervento edilizio. I comuni, in questo contesto, hanno la facoltà - sulla base della normativa regionale - di aumentare o ridurre i valori che risultano dall'applicazione dei valori medi regionali fino al 70% sia in più che in meno. Ai valori risultati si applicano infine una revisione rispetto ai valori base in funzione degli incrementi Istat che nel caso di Livorno riguardano il periodo gennaio 2001-gennaio 2008. Se l'ipotesi dell'amministrazione andrà avanti - il confronto con le associazioni degli edili si annuncia inevitabilmente difficile - dovrà essere specificato se l'aumento riguarderà solo le nuove costruzioni residenziali oppure anche il risanamento, il restauro e la ristrutturazione edilizia. E ancora la realizzazione di insediamenti di tipo produttivo e quelli di carattere commerciale, direzionali e turistico, di servizio e commerciale all'ingrosso. E poi ci sono i frazionamenti, i cambi di destinazione d'uso, etc. Tutti dettagli che l'amministrazione comunale renderà noto entro la fine del mese, quando la bozza di bilancio sarà discussa e messa in votazione in consiglio. Ma cosa comporterà l'applicazione dei nuovi oneri? Per fare qualche esempio, nel caso di demolizione e ricostruzione di un fabbricato residenziale (la cosiddetta sostituzione edilizia) di superficie utile lorda pari a 500 metri quadrati e altezza di 3 metri si passserebbe dagli attuali 67.600 euro di oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria) a a oltre 80.000 euro, con un incremento appunto del 20%. Stesso discorso per quanto riguarda lacostruzioni di un fabbricato artigianale (con una superficie utile lorda di 500 metri quadrati si passa da poco più di 17mila euro a 20.700 euro circa). Il rischio, concreto, è che i costruttori finiscano col far ricadere il maggiore esborso per gli oneri sugli acquirenti di capannoni e di case: insomma, è ipotizzabile che la manovra del Comune inneschi un'impennata dei prezzi degli immobili. Vedremo.

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HORROR ECONOMICS (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di *Michele Boldrin Nessuna banca in grado fare prestiti a nessuno, milioni di disoccupati, caduta verticale di consumi e investimenti, il panico, la fine del mondo: e' il prossimo copione per un film catastrofista a Hollywood? Tutto perfettamente possibile? -->*Michele Boldrin e' professore al Department of Economics, Washington University in St. Louis. Il contenuto di questo scritto, tratto dal blog noisefromamerika.org, esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Caveat I La morale a cui vorrei arrivare, alla fine della terza puntata, NON È che tutto va bene madama la marchesa, tutt'altro. A mio avviso i dati, i fatti e la teoria economica suggeriscono che non di una normale recessioncina si tratta (come pensavo, erroneamente, circa un anno fa sulla base dell'evidenza allora disponibile) e che alcuni cambiamenti radicali, germogliati e cresciuti nell'ultimo quindicennio, sono oramai maturi ed operanti. Tali cambi nel panorama economico mondiale, nel ruolo che l'economia USA svolge nel medesimo e nel modo in cui l'economia USA funziona, non sono cosa da poco e richiedono, credo, cambi sostanziali nelle politiche economiche nazionali ed internazionali. Di queste credo sia il caso di discutere, perché molta è l'incertezza sul che fare e sostanziale la nostra ignoranza delle implicazioni di lungo periodo di tali cambiamenti. Fare del catastrofismo gratuito per attirare su se stessi l'attenzione mediatica, o per raccogliere una manciata di voti prodotti dal timore popolare per il cambiamento, non è cosa né buona né giusta. Certamente non è fonte di salvezza per il cittadino comune. Mercato ricco di insidie ma anche di opportunita'. E con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Caveat II Discutere di previsioni catastrofiche e di complessi scenari in cui "tutto ciò che può andare storto va" e quindi crollano il tempio, le case circostanti ed anche i villaggi limitrofi, non è mai cosa facile. Per una semplice ragione: tali scenari si basano sull'accumularsi di una serie di ipotesi di base tutte teoricamente possibili, ma ognuna di esse altamente improbabile. Come tutti sanno, se un singolo evento ha probabilità bassa (diciamo un 1/20) ed un altro evento, indipendente dal precedente, pure, la probabilità che entrambi gli eventi si realizzino simultaneamente è uguale a 1/400. Se poi gli eventi che simultaneamente devono verificarsi sono, per esempio, quattro o cinque ed ognuno ha probaiblità 1/20, la probabilità della loro simultanea realizzazione è, rispettivamente, 1/160000 e 1/3200000. E questi sono numeri molto piccoli, mentre molto alti sono i loro complementi ad uno, che misurano la probabilità che qualcos'altro, meno catastrofico ma in genere più difficile da capire, succeda. Non vi è nulla di male nel considerare anche eventi così improbabili: quando si fanno dei piani per il futuro è metodo ragionevole considerare tutto il possibile. Ma, quando si devono approntare politiche, occorre ricordarsi che di tutte le politiche possibili una sola è attuabile in ogni dato momento nel tempo. Non solo, molto spesso (e nel caso in questione, come argomenterò alla fine) le politiche adeguate alle circostanze che appaiono come più probabili escludono, anzi sono antitetiche, a quelle che si adatterebbero alle circostanze meno probabili. Peggio ancora: nelle circostanze in questione le politiche appropriate per il caso dell'improbabile catastrofe risulterebbero essere estremamente dannose se si verificassero gli eventi che, sulla base di quanto ci è dato conoscere in questo momento, appaiono come i più probabili. È quindi saggio, fra le politiche possibili, mettere in atto quelle adeguate alle situazioni più probabili e non quelle adeguate alle situazioni meno improbabili. Sulla base di questa banale nota metodologica, consideriamo gli scenari catastrofici. Mi scuso in anticipo per la lunghezza di questo articolo, che cercherò di mantenere nei limiti del ragionevole non citando direttamente gli argomenti che discuto ma facendo riferimento ad articoli disponibili in rete. Sarò costretto comunque a farlo in tre puntate: l'alternativa sarebbe lanciarmi in affermazioni apodittiche, non argomentate, e completamente prive di supporto statistico. Insomma, affermazioni tanto improbabili quanto quelle che mi appresto a discutere. Cominciamo da Nouriel Roubini, senza dubbio il più visibile, in Italia, fra i profeti di sventura. Ipotesi 1. Che i prezzi delle case negli Stati Uniti possano crollare (nel giro di un anno o due) tra il 20 e il 30 per cento rispetto al picco della bolla e che tra i 10 e i 20 milioni di famiglie (mica male l'intervallo di confidenza) si possano vedere costrette a vendere le proprie case è affermazione ingiustificabile sulla base di quanto sappiamo al momento. Potrebbe succedere? Certo, potrebbe, ma al momento la caduta media è di circa il 6% dal picco (dati dettagliati, dati sommari). Occorre anche saper interpretare queste variazioni: esse misurano la differenza fra i prezzi delle case vendute nel 2007 rispetto ai prezzi delle case vendute nel 2006. Poiché le case che cambiano di proprietà nel giro di un anno sono una frazione piccola dello stock totale (non ho i numeri sotto mano, ma se la memoria non mi inganna non dovrebbero superare il 6-7%) e poiché, quindi, una grande quantità di persone possiedono case comprate dieci, quindici o venti anni fa a prezzi bassissimi rispetto agli attuali, il fatto che il valore ipotetico della casa di costoro sia calato anche del 10% dal suo picco di un anno fa, non vuol dire un beato nulla. Queste famiglie, e stiamo parlando probabilmente dell'80-90% delle famiglie americane, deve pagare un mutuo residuo molto piccolo rispetto al valore di mercato attuale della casa. Non solo, anche fra quel 20-25% circa di famiglie che ha acquistato la propria casa negli ultimi 4 o 5 anni (fra cui il sottoscritto: la casa dove vivo ora l'ho acquistata un anno fa) non tutti si trovano davanti a cadute vertiginose del valore dell'immobile, anzi. Se date un'occhiata ai dati che ho appena citato, vedrete che in molte zone la caduta è di pochissimi punti percentuali, ed in altre i prezzi delle case sono addirittura saliti durante il 2007. Per quanto posso osservare dalle transazioni in corso nell'area dove vivo ora, i prezzi sono stabili o in leggera ascesa. Quasi simile la situazione nella zona dove vivevo prima, MN, che pure era stata una protagonista, in piccolo, della bolla: la flessione dei prezzi è dell'ordine del 3-5%. Insomma, di quel 20-25% di famiglie a "rischio" non più della metà (la mia stima è di un terzo, ma teniamoci larghi) si trova in aree in cui i prezzi stanno cadendo di percentuali superiori al 6-7%. Quante possano trovarsi in aree dove la caduta è del 20-30% non so, ed NR non indica le fonti delle sue previsioni. Occorre ora fare un altro aggiustamento: fra questo 10-12% di famiglie che possiedono case il cui valore è caduto del 10-15%, un certo numero riceve redditi alti e non ha alcun problema di continuare a pagare la rata del mutuo. È vero, è possibile che anche alcuni di costoro, a fronte del fatto che stanno pagando 100 per una casa che ne vale 80, decidano di lasciar andare tutto comprandosi un'altra casa. Ma, per ovvie ragioni di costi di transazione, perdite in conto capitale, caduta del credit rating, etcetera, moltissime famiglie non lo faranno. Io non conosco nessuno che teorizzi di voler fare una tale panzana, e fra le decine di amici che vivono ad LA e che dopo la bolla dell'inizio anni '90 si trovarono con una casa che valeva il 30% (ebbene sì: in alcune zone del paese è già successo, e nessuna fine del mondo sembra essere avvenuta), nessuno decise di fare default. Pagarono per vari anni un mutuo esagerato rispetto al prezzo della casa, alcuni fecero re-financing a tassi più bassi, altri ricontrattarono con la banca ricevendo sconti ragionevoli. . Tutti ora possiedono case che, anche dopo il crollo attuale, valgono il doppio o l'80% in più di quanto le pagarono. Insomma, una stima pessimista è che un 4-5% delle famiglie USA si trovino in difficoltà e possano considerare di abbandonare la casa che ora possiedono, smettendo di pagare il mutuo, e trasferendosi in una più piccola. Se guardiamo di nuovo ai dati, questo implica che circa 6-7 milioni di famiglie sono a rischio di default. Non un numero piccolo, ma tra la metà ed un terzo di quanto preveda NR. Cosa giustifichi le sue previsioni non ci è dato sapere ed NR non svela la propria formula magica ... Ipotesi 2. A causa del concatenarsi di posizioni determinato dall'uso di derivati, la caduta del settore immobiliare trascinerà con sé l'intero sistema finanziario. Fandonie, almeno in principio queste sono fandonie. Un derivato, per definizione, è un gioco a somma zero. Messo in maniera molto brutale (lo so che qualcuno m'impiccherà per questo, e cercherò di chiarire mano a mano che il bisogno si presenti) è una scommessa complicata scritta sul valore di un titolo fondamentale sottostante. Visto da un altro punto di vista, un derivato è una maniera per assicurarsi, per diminuire parzialmente la rischiosità del proprio portafoglio: ovviamente se riesco a passare parte del mio rischio a qualcuno il suo rischio è probabilmente cresciuto (probabilmente, perché non è nemmeno sempre vero.) Se il valore del fondamentale sale vince A e perde B, nel caso opposto perde A e vince B. Ciò che uno perde l'altro guadagna. . Guardate in giro con attenzione e leggete con attenzione i giornali, per favore. Non tutte le banche ed istituzioni finanziare hanno perso soldi sui derivati legati ai subprime mortgages. Alcune hanno fatto tonnellate di soldi. Tutti han menzionato Goldman&Sachs perché gli enormi guadagni di questa banca han fatto sensazione, ma in giro ve ne sono molte altre. Parecchie banche italiane e spagnole, se capisco bene, ci han guadagnato alla grande. Idem, da quanto mi dicono cari amici ben più ricchi di me, per svariate dozzine di hedge funds che avevano visto il disastro arrivare un anno e mezzo fa e s'erano mossi in tempo. Certo, per fare chiarezza occorrerà del tempo e per molti mesi ancora faremo fatica a capire chi ha perso e chi ha vinto le scommesse [prima indicazione di policy: facilitare il più possibile che chiarezza di mercato si faccia su chi ha perso cosa e chi ha guadagnato cosa]. Ma scommesse a somma zero queste erano. La perdita NETTA del sistema sarà uguale alla perdita di valore del fondamentale, ossia dello stock di beni immobiliari USA più i costi di transazione che situazioni come queste generano e che possono essere sostanziali. Non amo fare l'indovino, ma direi che siamo di fronte a perdite in conto capitale dell'ordine del 4-5% del PIL USA nel peggiore dei casi, ossia circa l'1% della ricchezza nazionale. Tanti soldi? Certamente. La fine del sistema bancario? Ma neanche per scherzo! Ipotesi 3. Crolla anche tutto il resto, ossia prestiti su carte di credito, prestiti ai consumatori, prestiti per acquisto di beni durevoli ... Non so che dire. Io il conto delle mie carte di credito lo pago. I dati rivelano una leggera crescita nel default su carte di credito, ma stiamo parlando di numeri molto piccoli. Può succedere? Certo. È probabile? Non credo proprio, alla luce di quanto si vede. Ipotesi 4. Crolla anche il settore dell'edilizia commerciale, ossia negozi, uffici, supermercati, palestre, cinema, bordelli e casinò di Las Vegas e chi più ne ha più ne metta. Di nuovo, non so che dire. Ho provato a cercare dati, e mi sembra che al momento il calo sia circa metà di quello discusso al punto 1. con riferimento all'edilizia per abitazioni. Valgono anche in questo caso tutti i caveats menzonati prima: il negozio di Tiffany sulla Quinta Avenue dubito perda di valore. Infatti, mi sbaglio o i prezzi di Manhattan continuano a crescere, anche se più lentamente? Ipotesi 5., 6., 7. ... Mi sto stancando. Più leggo l'articolo di NR, sia nella versione in italiano che in quella in inglese, più mi rendo conto che stiamo discutendo di aria fritta, oppure di previsioni fatte da persone con capacità divinatorie fuori dal normale, e che non gradiscono spiegare come tali arti divinatorie si esercitino. Un disastro immane dietro all'altro, decine di migliaia di aziende che chiudono - al punto 8. NR parla di un tasso di fallimento delle imprese che può arrivare al 10-15% ma non dice cosa vi sia al denominatore anche se fa intuire che si tratta ... del totale delle imprese! Ma scherziamo? - perché nessuna banca è in grado fare prestiti a nessuno, milioni di disoccupati, la caduta verticale di consumi e degli investimenti, il panico, la fine del mondo, il prossimo copione per un qualche mega-horror-piece-of-crap-from-hollywood ... Tutto perfettamente possibile? Certo, tutto perfettamente possibile in qualche videogioco per chi voglia provare il panico da fine del mondo ed i brividi che esso provoca. Ecco il copione: Ciò risulterà in un circolo vizioso di perdite, contrazione del capitale, contrazione del credito, liquidazioni forzate e svendite massicce di asset a prezzi inferiori ai fondamentali, portando a un ciclo di perdite e di ulteriore contrazione del credito sempre più lungo. Le perdite in conto capitale daranno luogo a ulteriori richieste di integrazione dei depositi di garanzia e a una iscrizione nei bilanci di asset e passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio nel sistema finanziario ombra. L'evento che innescherà la successiva fase di questo fenomeno a cascata sarà l'abbassamento del rating delle assicurazioni mono-ramo e il conseguente veloce crollo dei mercati azionari, che, a loro volta, porteranno a ulteriori richieste di integrazione dei depositi e di iscrizioni a bilancio degli asset e delle passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio. La cosa divertente è che alla fine di questa girandola di crolli, la stima di NR delle perdite TOTALI del settore finanziario USA ammonta a 1 trilione di dollari. Che non sono pochi soldi, sia chiaro, ma che, visto che il PIL degli USA viaggia fra i 14 ed i 15 trilioni di dollari, significa al più un ... 7% della torta annuale ed un 1.7% della ricchezza nazionale USA! Questo, ripeto, nel caso della catastrofe infinita in cui tutto ciò che può andare storto va stortissimo. La mia stima (basata sui dati riportati sopra e sull'ipotesi pessimista che le famiglie che fanno default sul mutuo non siano tutte nel 50% più povero della società USA, com'è altamente probabile, ma siano invece distribuite uniformemente in tutti i gruppi sociali, cosa alquanto improbabile) era di un 1% della ricchezza nazionale. Insomma, il scenario dell'orrore aggiunge, alla fine, uno 0.7% ... Tanto rumore per nulla, decisamente. Ci risentiamo fra qualche giorno. Copyright © NoisefromAmerika.org. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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Giù i prezzi degli immobili, tranne in Italia (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Casa › Casa news Giù i prezzi degli immobili, tranne in Italia (15/02/2008) Mentre in Eurolandia i prezzi degli immobili hanno mostrato una moderazione della dinamica dei prezzi, in Italia il costo delle abitazioni è rimasto in linea con quello registrato nel 2006. a scattare la fotografia sul settore immobiliare è la Banca Centrale Europea. In particolare, si legge nel bollettino mensile dell'Eurotower, nel Belpaese "gli aumenti dei prezzi delle case sono stati del 6,6% nel primo semestre del 2007, dal 6,7% riscontrato nel 2006". Quanto alla zona euro, prosegue la Bce, la moderazione della dinamica dei prezzi delle abitazioni è stata "più accentuata in Paesi come Belgio, Irlanda Spagna, Francia e Malta, ma non in Italia, Paesi Bassi e Austria". "Gli andamenti recenti dei prezzi degli immobili residenziali nell'area - continua la Banca centrale - hanno rispecchiato principalmente un calo della domanda di abitazioni". La moderazione della domanda di alloggi, spiega ancora l'Eurotower, "è riscontrabile anche nell'andamento dei mutui ipotecari il cui tasso di crescita sul periodo corrispondente ha cominciato a calare all'inizio del 2006". Secondo i dati disponibili, "nel secondo trimestre 2007 potrebbe essersi verificata un'ulteriore moderazione dei prezzi degli immobili residenziali". La Bce inoltre stima che una ulteriore moderazione dei prezzi potrebbe essersi verificata nella seconda metà del 2007. Nel complesso - conclude il bollettino - le informazioni recenti sembrano coerenti con un rientro delle tensioni sui mercati degli immobili residenziali dopo una lunga fase di cospicui aumenti dei prezzi. Peraltro, in una prospettiva storica, la crescita media registrata in termini reali dei prezzi delle abitazioni nell'area euro non risulta particolarmente anomala. 1 voto - › Vota questa notizia ›.

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A Madrid una scelta di campo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Famiglia Cristiana" del 04-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Giulia Cerqueti foto AP/La Presse SPAGNA ANCORA APERTI I GIOCHI PER LE ELEZIONI DEL 9 MARZO A MADRID UNA SCELTA DI CAMPO Gli spagnoli dovranno decidere non solo tra il laico Zapatero e il cattolico Rajoy. Ma tra due concezioni diverse dello Stato, della politica economica e della risposta all'immigrazione. Rapido, moderno, efficiente. In due ore e 43 minuti macina gli oltre 600 chilometri di distanza fra Barcellona e Madrid. È il nuovo treno ad alta velocità. In un Paese che di strada ne ha fatta e ne vuole fare. Alla vigilia delle elezioni politiche nelle quali, il 9 marzo, 35 milioni di spagnoli sceglieranno se rinnovare per altri quattro anni il mandato al premier socialista José Zapatero o se dare fiducia al Partito popolare di Mariano Rajoy, la Spagna sbandiera la crescita economica più elevata fra i Paesi industrializzati nel 2007. E poi, il famoso sorpasso dell'Italia per reddito pro capite. Il premier spagnolo uscente José Luis Zapatero, socialista. Ma, forse, il sorpasso lo "subiamo" di più in Italia di quanto lo avvertano gli spagnoli. Zapatero dichiara di aver creato tre milioni di posti di lavoro. Ma la disoccupazione è in crescita: 8,6 per cento alla fine del 2007, quasi 1.930.000 i disoccupati. Il premier promette 1.200.000 posti di lavoro per le donne, la parità salariale e la deduzione di 400 euro dall'Irpf (imposta sul reddito delle persone fisiche) per tutti i lavoratori e i pensionati; Rajoy, dal canto suo propone l'esenzione dall'Irpf per lavoratori e pensionati con reddito inferiore a 16.000 euro l'anno. "Non fidiamoci delle statistiche trionfalistiche", osserva Victoria Gonzalez, 36 anni, un passato prima in Commissione europea poi nell'assessorato alle Relazioni internazionali di Valencia, roccaforte del Partito popolare. "I prezzi dei beni di prima necessità, come la frutta e il pollo, sono lievitati: un litro di latte è più caro qui che in Germania, ma i nostri salari medi sono più bassi rispetto a quelli tedeschi. E gli stipendi da noi non crescono con lo stesso ritmo dei prezzi". Continua: "Molta gente non arriva alla fine del mese; gli spagnoli non possono più sostenere i mutui e non comprano più case. I costruttori si stanno spostando all'estero. Per non parlare del precariato diffuso". Lo sfidante Mariano Rajoy, del Partito popolare. La bolla immobiliare, che negli ultimi vent'anni è stata il motore dell'economia spagnola facendo triplicare il costo delle case in pochi anni, ora sta scoppiando. Per agevolare i giovani, le banche consentono mutui fino a 50 anni; ma il 60 per cento degli stipendi va via nelle rate da pagare e il caro-affitti strozza i più deboli. Una situazione che l'ex ministro per la Casa Maria Antonia Trujillo (sostituita nel 2007 da Carme Chacón) non ha saputo gestire. "Anni fa l'edilizia ha vissuto un boom incredibile", dice Joan Maria Gavaldá, 53 anni, architetto di Barcellona, "e noi professionisti ci aspettavamo che prima o poi ci saremmo dovuti scontrare con la realtà". La realtà adesso è arrivata. La prima mossa? "Tagliare fuori i cosiddetti "opportunisti", arrivati negli ultimi 5-7 anni con lo scopo di arricchirsi. Oggi per noi è più difficile ottenere finanziamenti bancari per i progetti. A essere calata è l'edilizia privata. Mentre si sviluppa l'edilizia pubblica, che permette di acquistare casa a prezzi agevolati grazie alle sovvenzioni del Governo. Ma il settore immobiliare ha sempre avuto andamento oscillante". Economia e occupazione stanno a cuore agli elettori; insieme a immigrazione e terrorismo. In Spagna su 45 milioni di abitanti il 10 per cento sono stranieri. Molto criticata è stata la regolarizzazione di massa dei clandestini attuata dal Governo Zapatero. Ma il numero dei rimpatri effettuati dai socialisti è stato più elevato che sotto il Governo Aznar, e il numero dei sin papeles (illegali) si aggira sui 300.000, contro le stime del Pp che parlano di più di un milione di clandestini. Rajoy propone un contratto di integrazione per gli immigrati che, fra le altre cose, preveda il rispetto dei valori e costumi spagnoli. Immigrati africani sbarcati a Tenerife, nelle Isole Canarie, il 24 febbraio. Eta, meno morti e attentati Più che il terrorismo islamico ? brucia ancora il ricordo dell'attentato alla stazione madrilena di Atocha nel 2004 ?, oggi è quello interno che fa più paura. Con la rottura della "tregua permanente" del 2006, l'Eta (organizzazione indipendentista basca) si è riarmata. I tentativi di negoziazione di Zapatero ? molto criticati ? sono falliti. Ma, come riporta il quotidiano El País, mai come oggi l'Eta è stata debole: i partiti indipendentisti Anv ed Ehak sono stati sospesi per tre anni; l'ultima legislatura vanta il minor numero di morti e attentati. Eppure, la gestione zapateriana è stata criticata anche dall'interno del suo partito: l'eurodeputata basca Rosa Díez si è staccata dal Psoe e si presenta alle elezioni con il partito Unión progreso y democracia fondato col filosofo Fernando Savater. "La Díez", dice Victoria Gonzalez, "chiede che alcuni temi forti, come l'istruzione, siano di pertinenza del Governo centrale e non di quelli regionali". Il problema delle rivendicazioni autonomistiche ? dai Paesi Baschi alla Catalogna ? riscalda gli animi. Manifestazione per l'astensione nei Paesi Baschi. "La questione istituzionale, insieme a quella della memoria storica, è molto dibattuta", osserva Abel Hernández, giornalista e scrittore, "la gente si domanda cosa fare con le autonomie. È in gioco la forma, il futuro dello Stato: un tema forte che divide gli spagnoli e segna la nostra coscienza nazionale".

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Anatomia di una crisi meno brutta di quanto si dica (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-03-05 - pag: 2 autore: ANALISI Anatomia di una crisi meno brutta di quanto si dica di Franco Debenedetti O ltre che di cicli elettorali economici, si potrebbe parlare di cicli elettorali mediatici. I periodi che precedono le elezioni sono pericolosi per le finanze pubbliche, perché i governi uscenti sono prodighi di mille concessioni (e i Parlamenti di mille proroghe), e quelli che aspirano a succedervi lo sono di promesse e di impegni. Ma può diventare una tentazione mediatica anche il drammatizzare la realtà, trasformare i rischi in certezze, e le difficoltà in catastrofi: i politici possono così offrire protezioni ai cittadini preoccupati, e distrarli demonizzando i colpevoli. Per le Cassandre economiche, politiche, mediatiche, può sembrare una prospettiva win-win: se la catastrofe si verifica, avranno il merito di averla prevista, se no avranno quello, grazie alle previsioni dei primi e alle azioni dei secondi, di averla evitata. E quanto ai giornali, avranno intanto venduto di più. In tempi difficili tengono banco i pessimisti. L'arcipessimista Nouriel Roubini, della New York University, quello che nel 2006 aveva previsto la nostra uscita dall'euro in cinque anni, è autore di uno scenario, ripreso anche con grande evidenza, in cui si succedono 12 eventi che, propagandosi dalla finanzia all'economia, conducono a un "meltdown" catastrofico. Facendo delle liste, si incolonnano i fenomeni in modo sequenziale, e non si colgono i rapporti strutturali che ne determinano il concatenarsi. La probabilità che si verifichino 12 eventi (non correlati) è data dal prodotto delle probabilità di ogni singolo evento: per quanto elevata la probabilità di ciascuno, quella complessiva diventa molto bassa. Senza contare che i Governi hanno margini di manovra per prevenire eventi negativi o per ammortizzarne le conseguenze: soprattutto nel caso della prima economia mondiale, la cui moneta, come finora nel caso del dollaro, è la moneta di conto internazionale. Ben Bernanke, davanti al comitato Finanze del Senato, ha detto che potrebbero fallire alcune banche, e alcuni ne hanno dedotto che egli addirittura già sappia quelle che sicuramente falliranno: invece è assai più verosimile che dal presidente Fed si lanci non già un allarme al pubblico, ma un avvertimento alle banche perché provvedano, mettendo in ordine nei propri conti, oppure fondendosi, oppure accettando iniezioni di danaro fresco. Oltretutto è bene che qualche banca fallisca, solo così si sconfigge l'azzardo morale implicito nell'aspettativa non senza fondamento che la Fed intervenga a ogni crisi. Quanto si è scritto dei mutui subprime, invenzione truffaldina! Certo, si era prodotta una bolla immobi-liare, e da lì è partita la mutata valutazione dei rischi che ne ha provocato lo scoppio. Ma, come ricordava Edward Gramlich nel suo ultimo intervento presentato al simposio di Jackson Hole in Settembre, l'introduzione dei subprime nel 1993 ha consentito a 12 milioni di persone di diventare proprietari di case, gente che in larga parte non l'aveva, né poteva averla con le vecchie regole. E i casi di insolvenza, ultimamente saliti al 20%, restano in media del 12 per cento. Si son letti diecine di articoli in cui si demonizzava l'ingordigia dei gestori e il conflitto di interessi delle società di rating, in cui si denunciava l'opacità degli hedge fund e si chiedeva di metterli sotto controllo. Salvo scoprire che questi avevano comprato prodotti creati proprio dalle banche, che ovunque sono sotto il controllo delle autorità di vigilanza; e che perfino il "buco" nei regolamenti che l'ha reso possibile è stato chiuso con Basilea II. I dati Usa dell'ultimo trimestre dànno il Pil ancora in crescita dello 0,6%: poco rispetto al quando l'America comperava tutto quanto il mondo produceva, ma pur sempre positivo. Perché parlare di recessione in senso proprio, dovrebbe essere negativo per 6 mesi. Si è sentito evocare il '29: ma allora la caduta era stata del 30%, e soprattutto erano crollati i prezzi dei beni, mentre adesso a preoccupare è l'inflazione, e i prezzi delle commodities salgono. La sconsideratezza dell'allarmismo, oltre che nelle previsioni, sta nei mezzi con cui si propone di contrastarlo. Si guadagna popolarità promettendo protezione contro i prezzi troppo bassi dei manufatti e contro quelli troppo alti dei generi di consumo, chiedendo di abbassare i tassi e di alzare i salari, impegnandosi a buttare danaro pubblico in grandi opere a valenza simbolica certa e immediata e a redditività dubbia e differita. Così i consumatori riducono i consumi, gli imprenditori rinviano gli investimenti, gli stranieri rifuggono da un Paese sfiduciato. Si riproduce a livello individuale l'analogo della crisi di liquidità che ha bloccato il sistema bancario: chiunque abbia una rendita, anche piccola, se la tiene stretta, e così rende ancora più rigido un sistema che ha invece un assoluto bisogno di introdurre flessibilità e di mettersi in gioco. Passato il breve periodo dei comizi elettorali, chi con l'allarmismo avesse vinto, dovrebbe affrontare gli effetti dei timori indotti e, quel che è peggio per il Paese, mettere in atto le misure sconsideratamente promesse. I MUTUI Dai subprime è nata la bolla immobiliare Ma hanno permesso a 12 milioni di persone di acquistare una casa LE PROSPETTIVE I dati Usa indicano che non c'è recessione Non bisogna eccedere nell'allarmismo, il '29 è ancora lontano.

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Zapatero verso la riconferma (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Stampa elezioni in spagna Zapatero verso la riconferma Con molta probabilità saranno i socialisti di José LuÍs RodrÍguez Zapatero a vincere le elezioni. La maggioranza degli spagnoli, infatti, ritiene che ha governato bene e il suo rivale, Mariano Rajoy, segretario del Partido Popular (PP), ha condotto invece un'opposizione basata sullo scontro, usufruendo inoltre di un appoggio controproducente dei vescovi cattolici. Gli ultimi sondaggi danno il 42,9% al PSOE e il 38,8% al PP. Se saranno confermati dal voto, i due prenderanno 9 deputati su 10, lasciando i resti a cinque partitini. Nessuno otterrà la maggioranza assoluta di 176 deputati. La vittoria sarà un successo personale di "ZP", come viene chiamato dalla gente. Nel 2004 Zapatero promise l'uscita dall'Iraq perchè si trattava "di una guerra illegale". E mantenne la promessa. Ma è stato a livello interno che ZP ha rafforzato la sua filosofia politica: "Se uno non è autosuficiente, non è libero", ha sostenuto. Così ha introdotto il "bonus bebè", il divorzio breve, un aiuto ai giovani per l'affitto della casa o un'avvallo ipotecario per acquistarla, il matrimonio tra omosessuali, una legge sull'uguaglianza tra uomini e donne, un'altra per supportare le non autosufficienze fisiche e psichiche e la "EducaciÓn para la ciudadanÍa", che introduce nelle scuole l'insegnamento dei principi di convivenza, tolleranza e uguaglianza, senza alcun riferimento religioso. Il PP ha seguito gli insegnamenti di Karl Rove, guru di George Bush: "Attaccare, attaccare e attaccare". La contrapposizione priva di un messaggio propositivo ha permeato la scorsa legislatura e la campagna di una esasperata aggressività. Al PP si sono uniti la maggioranza dei vescovi con attacchi frontali e l'uso della loro radio (COPE, Cadena de Ondas Populares) per difondere inspiegabili messaggi di puro odio sociale, molto distanti dall'amore cristiano. Il governo ha presentato le sue rimostranze al Vaticano e minacciato con la revisione degli accordi bilaterali. Un altro argomento speso dai "popolari" è stato il tentativo (fallito) di Zapatero di trattare con l'Eta la fine del terrorismo. Per questo su di lui ne hanno dette di tutti i colori, finché l'esecutivo non ha messo in chiaro che anche José Maria Aznar trattò aveva trattato (senza successo) con i terroristi baschi. La promessa più eccentrica del PP per rispettare gli accordi di Kyoto è stata quella di piantare 500 milioni di alberi (3.431 al giorno in una legislatura). Zapatero lascia tre milioni di posti di lavoro in più, un Pil al 3,8% (era al 2,9 %), una disoccupazione al 8,1% (era all'11,6%), un avanzo primario di 23,3 milioni di euro (la Spagna è seconda dopo la Finlandia), un risparmio pubblico di 46,8 milioni e un'inflazione al 4,3% (era al 3,5%), la più alta degli ultimi 10 anni. Secondo il PP, l'economia era il tema giusto per rimandare a casa a Zapatero. Ma il confronto televisivo tra Pedro Solbes e Manuel Pizarro, candidato a succedergli in caso di vittoria, si concluse con un fiasco. Tuttavia la bolla immobiliare si sta sgonfiando e il turismo - prima industria nazionale - ha iniziato a scoprire mete più economiche. Per cui il prossimo governo dovrà porsi seriamente la scelta, che l'Italia ha fatto da anni, tra vendere quantità o qualità. *Inviato di El Periodico.

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Prezzi delle case, aumenti oltre il 60% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Di Como, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Dal 2000 al 2007 Il dato riguarda le zone centrali di Como Prezzi in leggero e costante aumento, fatturato generale in moderata crescita negli ultimi undici anni, ma difficoltà per la cosiddetta fascia media, che perde potere d'acquisto, anche nell'edilizia. È questa la fotografia del mercato immobiliare residenziale di Como dal 1996 al 2007 scattata dall'Ance Lombardia, Associazione regionale dei Costruttori edili. Il fatturato generato dalle transazioni residenziali era di circa 440 milioni nel 1996 e nel 2007 è arrivato a 800 milioni. Quello delle costruzioni si conferma a livello locale, come a livello nazionale, un traino per l'economia (produce il 10% del Pil del Paese). Ma passiamo subito al dato di maggiore impatto sull'opinione pubblica, ossia il prezzo delle case, l'Ance analizza solo gli anni dal 2000 al 2007. Per le zone centrali di Como, quello che costava 100 ora vale 164,2 (+64,2%), nelle aree intermedie si va a 141,4 (+41,4%), in periferia l'aumento è del 37,7%. Dal 2006 al 2007 i prezzi sono saliti dal 2,5 al 6%. Situazione speculare per gli affitti (vedi tabella a fianco). Prezzi - arrivano a 5mila euro al metro nelle zone centrali - e volumi in costante crescita anche se cambiano le categorie degli acquirenti. Si muovono soprattutto quelli agli estremi della forbice della domanda, ossia chi può acquistare un immobile di grande pregio e chi si deve accontentare di un piccolo appartamento. L'innalzamento dei tassi di interesse sui mutui e l'indebolimento della fascia media dei potenziali acquirenti, costituita soprattutto dalle famiglie consolidate, ha ridotto le vendite delle tipologie più comuni, come i trilocali. Sono sempre meno anche i single disposti a investire nell'acquisto di una casa. Nell'area di Como, così, non conosce crisi solo il mercato delle ville e degli appartamenti vista lago, con prezzi che raramente scendono sotto i 700mila euro, ambìti anche da famiglie straniere e milanesi. In aumento anche gli acquisti di immobili con valore tra i 100 e 140mila euro ad appannaggio di giovani coppie e di extracomunitari. "Il potere d'acquisto della famiglia media è diminuito in tutti i settori - fa notare l'architetto Angelo Majocchi, vicepresidente dell'Ance Lombardia - Il mercato comunque tiene ancora. Non è cresciuto come negli ultimi anni, ma si tratto di un risultato fisiologico dopo un periodo di forte salita. Si fa molta attenzione prima di avviare un'operazione immobiliare. Ora sembra che potrebbe esservi un'inversione di tendenza proprio sul fronte del costo del denaro, un aiuto concreto per le famiglie che hanno scelto un mutuo a tasso variabile. Si deve tornare a investire anche sull'edilizia convenzionata". In città intanto sorgeranno presto nuovi quartieri, 30mila metri quadrati di residenze nell'ex Ticosa e 60mila metri tra residenze e commercio a Camerlata nell'area dell'ex Consorzio Agrario, mentre si stanno per completare le riqualificazioni del Borgovico: presto infatti partiranno i lavori nell'ex Subalpina. Paolo Annoni Home Dal bilancio comunale arrivano 2 milioni per gli asfalti.

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