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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

 

 

 

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TUTTI I DOSSIER


Report "Mercato immobiliare"   18-22 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

Banche più sane per curare la deflazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: disse nel 2002 Ben Bernanke, oggi presidente della Federal Reserve, dopo aver osservato i danni fatti all'economia giapponese nel precedente "decennio perduto", seguito allo scoppio della bolla immobiliare e azionaria. Oggi, il rischio di deflazione è quanto mai presente nei grandi Paesi industriali.

Coin apre 190 negozi in India ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: colpito sia dal rallentamento della crescita, che quest'anno passerà dal 9% a una cifra oscillante tra il 6% e il 7%, che da una bolla immobiliare che negli ultimi anni ha spinto fuori da ogni realistica valutazione il costo di molti spazi commerciali. A conferma della difficile congiuntura, uno dei principali gruppi indiani del settore,

E' ufficiale: la Spagna è in recessione ( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: esplosione della bolla immobiliare: l?aumento spettacolare della disoccupazione, giunta ormai al 14%, e il calo dei prezzi degli immobili costituiscono un "mix" letale per i consumi e il sistema del credito. Anche le esportazioni sono scese in modo repentino nell?

Iraq in controtendenza: boom del mercato immobiliare ( da "Stampaweb, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: «Il settore immobiliare è il modo più veloce per far soldi», racconta Mohammed al-Hadithi, proprietario di un?agenzia nel quartiere benestante di Yarmouk. In certe parti di Baghdad, spiega, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 50% in un anno, mentre gli affitti sono addirittura raddoppiati.

Obama: 75 miliardi per fermare il pignoramento della case ( da "Giornale di Brescia" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

La soluzione? Bad bank o polizza ( da "Milano Finanza (MF)" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: in cui dovranno decidere quali asset andare a rilevare o assicurare dai bilanci delle banche. Così, dice per esempio il documento, gli Stati membri il cui sistema bancario è stato colpito da fattori particolari, come può essere per esempio lo scoppio della bolla immobiliare nel loro Paese, potranno inserire tra gli asset candidati al supporto governativo anche quelli immobiliari.

i prezzi sono alti, case invendute ( da "Nuova Venezia, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: perchè la ricerca è più orientata verso le aree decentrate rispetto al Lido e ai Lungomari, dove i prezzi sono inevitabilmente più elevati». E qui le cifre passano dai 4-5 mila euro il metro quadro agli estremi dell'isola, ai 6-7 mila euro il metro quadro per le zone centrali e fronte mare. Dall'agenzia immobiliare Marengo i commenti sulla situazione sono concordanti.

usa, un piano di soccorso per la casa ( da "Messaggero Veneto, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

Caserme di Mattarello, business che puzza ( da "Trentino" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: anche la vendita delle case cantoniere, non si sa quanto opportuna, certo molto gradita ad alcuni acquirenti, ben conosciuti) che la stessa Provincia non sia andata esente, negli ultimi anni, da quella attrazione verso la "bolla immobiliare" che ha segnato tutta la nostra economia e che ha poi portato al disastro attuale: che può riassumersi,

Mutui, negli Usa piano di aiuti per 7 milioni di famiglie ( da "Eco di Bergamo, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

dal nostro corrispondente NEW YORK - Barack Obama promette aiuti alle famiglie che no... ( da "Messaggero, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: alle famiglie proprietarie di casa, in un discorso in Arizona dove la bolla immobiliare è esplosa con più virulenza causando un crollo catastrofico nel prezzo delle case. Continua così la sua "campagna" per fare accettare al Paese giganteschi interventi economici e scavalcare le resistenze del partito di opposizione, quanto mai preoccupato per l'inevitabile allargarsi del deficit.

Istituti tedeschi esposti nei Paesi deboli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: I crediti nei confronti della Spagna e dell'Irlanda, due Paesi che stanno facendo i conti con lo scoppio di una bolla immobiliare e un forte indebitamento delle famiglie e delle imprese, ammontavano rispettivamente a 280 e a 227 miliardi di dollari. L'esposizione delle banche tedesche nei confronti della Gran Bretagna, un altro Paese in evidente difficoltà,

Moody's: gli aiuti non peseranno sul rating sovrano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Irlanda è penalizzata perchè inizia a nazionalizzare le banche (molto esposte allo scoppio della bolla immobiliare) dopo aver annunciato due corposi programmi di ricapitalizzazione pari al 6,5% del Pil. L'Austria invece deve gestire l'elevatissima esposizione delle banche austriache nel settore bancario dei Paesi dell'Europa dell'Est.

Contro i pignoramenti 75 miliardi ( da "Provincia Pavese, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

Obama presenta il piano-casa: "Smetterla di vivere al di sopra delle possibilità" ( da "Panorama.it" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: it/mondo - Obama presenta il piano-casa: "Smetterla di vivere al di sopra delle possibilità" Posted By emanuele rossi On 18/2/2009 @ 23:28 In Headlines | 1 Comment Barack Obama Dalle case delle famiglie americane è partito tutto. I subprime, la bolla immobiliare, la crisi finanziaria e quella economica.

Previsti 75 mld per fermare i pignoramenti. La Fed taglia le stime ( da "Sicilia, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

Washington Con un appello alla responsabilità collettiva e a tutti gli american... ( da "Gazzettino, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: 9 milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sull'economia americana e mondiale: i prezzi delle case si sono dimezzati rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie, rassegnate alla rovina finanziaria,

CASA DOLCE CASA A Baghdad è boom del settore immobiliare Esplode il mercato immobil... ( da "Gazzettino, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ha fatto impennare il prezzo delle case e degli affitti, con una domanda che eccede di gran lunga l'offerta. In certe parti di Baghdad, racconta, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 50% in un anno, mentre gli affitti sono addirittura raddoppiati. Una casa nel quartiere di Yarmouk costa in media 340.

ALESSIO FANUZZI SETTANTACINQUE MILIARDI DI DOLLARI PER AIUTARE NOVE MILIONI DI FAMIGLIE IN DIFFI... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: città simbolo della bolla immobiliare scoppiata in estate con i prezzi delle case sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. «La crisi ha colpito al cuore la middle class», esordisce il presidente evocando «milioni di famiglie responsabili che hanno onorato il proprio impegno mensile ma hanno visto scendere il valore delle loro proprietà»

Afghanistan, via alla Fase due ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria,

Mercato immobiliare: nel 2008, scambi stimati in calo del 16% ( da "Trend-online" del 19-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: di interesse viene attenuato dalla politica restrittiva delle banche. Nel segmento immobiliare la discesa dei prezzi delle case in Italia, già annunciata nel primo trimestre 2008 si è materializzata dopo l?estate con un decremento medio nominale del 8,8%. Da settembre a oggi i prezzi delle abitazioni sono però scesi meno di quanto ci si potesse aspettare, dato il calo di domanda,

Il piano Obama sui mutui aiuta soltanto chi ha fatto spese dissennate ( da "Milano Finanza (MF)" del 20-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: l'amministrazione prolungherà anche la crisi immobiliare e renderà più difficile per i futuri debitori ottenere finanziamenti per acquistare una casa. Nel frattempo, il piano, con ogni probabilità, non rallenterà il continuo calo dei prezzi degli immobili. Concentriamoci sugli effetti del piano sul singolo debitore.

Prezzi delle case diminuiti del 10% ( da "Corriere Di Como, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Lo sconto sul prezzo iniziale effettuato quando si chiude la trattativa spiega Roberto Riggio, titolare dell'agenzia Gabetti di via Manzoni a Como - è nell'ordine del 10-12%. I tempi medi di vendita sono di 5-6 mesi». Per quanto riguarda i prezzi degli immobili in città, le zone mediamente più care sono Garzola e via Zezio,

BALLANDO con l'ORSO ( da "Borsa e Finanza" del 21-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La bolla Internet, che già aveva sorpreso per la velocità della sua discesa, si era sgonfiata nel corso di oltre 30mesi. La bolla immobiliare-finanziaria si è sviluppata invece nel giro di una ventina di mesi, molto più velocemente quindi. La seconda differenza è che la bolla Internet era limitata ad alcuni settori specifici,

Orso scatenato. C'è poco da aggiungere su quel che accade sui mercati azionari, a parte ... ( da "Borsa e Finanza" del 21-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La bolla Internet, che già aveva sorpreso per la velocità della sua discesa, si era sgonfiata nel corso di oltre 30mesi. La bolla immobiliare-finanziaria si è sviluppata invece nel giro di una ventina di mesi, molto più velocemente quindi. La seconda differenza è che la bolla Internet era limitata ad alcuni settori specifici,

Case Usa segnalano la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 21-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: evoluzione dei prezzi reali delle case americane dal 1990 a oggi. Si vede subito la bolla del cui sgonfiamento stiamo soffrendo: fatto 100 il 2000, l'indice dei prezzi reali era arrivato a toccare 170 nel 2006. M a da allora i prezzi reali sono crollati: estrapolando al febbraio 2009 il passo (del gambero) degli ultimi mesi,

consigli per il dopo Magic Card ( da "Unita, L'" del 22-02-2009)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: e la banca ogni mese ti chiedeva quanta parte delle tue spese intendevi coprire. Il resto slittava al mese successivo, anche i debiti si accumulavano. Gli americani hanno vissuto così per anni, negli ultimi sette il «rosso» dei cittadini è raddoppiato. E, dopo lo scoppio della bolla immobiliare, tutti si aspettano il fallimento delle famiglie indebitate,


Articoli

Banche più sane per curare la deflazione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-18 - pag: 10 autore: MERCATI E MERCANTI ... Banche più sane per curare la deflazione F acciamo in modo che la deflazione non avvenga anche qui, disse nel 2002 Ben Bernanke, oggi presidente della Federal Reserve, dopo aver osservato i danni fatti all'economia giapponese nel precedente "decennio perduto", seguito allo scoppio della bolla immobiliare e azionaria. Oggi, il rischio di deflazione è quanto mai presente nei grandi Paesi industriali. Secondo un indice di vulnerabilità alla deflazione, elaborato dal Fondo monetario, le tendenze deflazionistiche sono peggiori che quando Bernanke pronunciò quell'ormai famoso discorso.Con l'aggravante del crollo di molti mercati immobiliari e della crisi finanziaria. E del fatto che, a differenza del Giappone, nessun Paese può ora pensare di cavarsela con una svalutazione per rilanciare l'export, visto che la domanda è debole ovunque. Lo stesso Fondo monetario prevede, in un'appendice alla revisione del World Economic Outlook pubblicata il mese scorso, che nel G-3 (Usa, area euro, Giappone) l'inflazione su base annua diventi negativa nel terzo trimestre di quest'anno, causa il recente crollo dei prezzi petroliferi e la debolezza della crescita, per poi tornare in territorio positivo. Negli Stati Uniti, dove soprattutto i salari sono meno rigidi che nell'area, i prezzi stanno di fatto già calando. Una deflazione temporanea, secondo gli economisti di Morgan Stanley, è una deflazione "buona", in quanto offre un po' di respiro ai consumi, aumentando il reddito reale disponibile. Ma una volta che i prezzi entrano in territorio negativo, può farsi largo una deflazione "cattiva", prolungata nel tempo, stile anni Trenta, per due fattori: i tassi d'interesse nominali non possono scendere sotto zero,e quindi resterebbero positivi in termini reali causando un'ulteriore restrizione della domanda (per questo si pensa all'uso di strumenti "quantitativi" come l'acquisto diretto di titoli da parte delle banche centrali, una volta esaurita la leva dei tassi); le aspettative da parte dei consumatori di prezzi ancora più bassi potrebbero indurli a rinviare gli acquisti e quindi aggravare la recessione. Come fare per evitare la deflazione "cattiva"? La lezione del Giappone negli anni 90 è che la politica monetaria fu allentata in modo troppo timido e che ben 13 pacchetti di stimolo fiscale, secondo Randall Jones, dell'Ocse, non sono bastati a rilanciare l'economia. Una politica monetaria aggressiva, anche attraverso strumenti "non convenziona-li", evocati dal G-7 romano dello scorso fine settimana, e un'espansione fiscale sono importanti,ma non sono che "palliativi", secondo l'Fmi, se i problemi del settore finanziario ne minano l'efficacia. Senza una ristrutturazione del settore finanziario, non c'è speranza di una ripresa duratura dell'attività di credito. E questa ristrutturazione ha bisogno sia della ricapitalizzazione delle banche, sia della ripulitura dei loro bilanci dalle attività "tossiche". Il piano Geithner sembra averlo capito. Ma, senza una messa in atto in tempi brevissimi, si rischia la sindrome giapponese. O forse qualcosa di peggio. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli

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Coin apre 190 negozi in India (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-18 - pag: 39 autore: Siglata joint venture per completare il progetto in cinque anni Coin apre 190 negozi in India Marco Masciaga NEW DELHI OVSindustry, la società del Gruppo Coin nota con il marchio Oviesse, ha siglato ieri una joint venture con la Brandhouse Retails di Mumbai per aprire 190 negozi in India nei prossimi 5 anni. L'accordo prevede che OVSindustry deterrà il 37,5% della nuova società e Brandhouse Retail il restante 62,5%. Previsti nei primi 24 mesi di attività nel progetto investimenti da parte dei due gruppi circa 9,5 milioni di euro. Successivamente il gruppo italiano avrà diritto ad aumentare la sua partecipazione azionaria fino a sfiorare il 50 per cento. «L'accordo con la Brandhouse Retails è un importante passo in avanti nel processo di internazionalizzazione del nostro gruppo», spiega Stefano Beraldo, amministratore delegato del Gruppo Coin che, attraverso il marchio OVSindustry, è già presente in una quarantina di punti vendita in Europa dell'Est e in Medio Oriente. «Il nostro partner è una società con circa 600 negozi che ha creduto nella possibilità di avvicinare un brand come il nostro alla classe media indiana». Uno degli obiettivi della joint venture è quello di intercettare quella clientela che aspira ad un trend occidentale a prezzi accessibili poiché i marchi della fascia premium in India restano alla portata di un'esigua minoranza di consumatori. «Oggi i giovani indiani sono esposti molto più che in passato alle tendenze internazionali e vanno alla ricerca di un abbigliamento moderno a prezzi ragionevoli», spiega Nitin Kaliswal chief executive officer di Brandhouse Retails. «Grazie a questa joint venture con un'azienda che conosce bene questo tipo di segmento pensiamo di poter rispondere a questa domanda». La nuova società dovrà misurarsi con un mercato allo stesso tempo promettente e difficile. Il 31,5% della popolazione indiana ha un'età compresa tra 0 e 14 anni, facendo della terza economia asiatica uno dei Paesi da cui chi offre prodotti di consumo rivolti ai giovani non può più prescindere. Uno scenario che sul breve periodo è però reso meno rassicurante dalle difficoltà attraversate dal settore del retail, colpito sia dal rallentamento della crescita, che quest'anno passerà dal 9% a una cifra oscillante tra il 6% e il 7%, che da una bolla immobiliare che negli ultimi anni ha spinto fuori da ogni realistica valutazione il costo di molti spazi commerciali. A conferma della difficile congiuntura, uno dei principali gruppi indiani del settore, Pantaloon Retail, a gennaio ha visto calare le vendite di alcuni punti vendita a livelli non lontani da quelli di 5 anni fa e ha recentemente deciso di ridimensionare i propri piani di crescita sul breve periodo. LA NEWCO La controllata OVSindustry deterrà inzialmente il 37,5% della nuova società, mentre al partner Brandhouse Retail toccherà il restante 62,5%

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E' ufficiale: la Spagna è in recessione (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

n. 42 del 2009-02-18 pagina 0 E' ufficiale: la Spagna è in recessione di Redazione L?Istituto di statistica spagnolo ha confermato oggi i dati pubblicati lo scorso 12 febbraio, che rendono ufficiale l?entrata in recessione dell?economia spagnola per la prima volta dopo 15 anni Madrid - L?Istituto di statistica spagnolo (Ine) ha confermato oggi i dati pubblicati lo scorso 12 febbraio, che rendono ufficiale l?entrata in recessione dell?economia spagnola per la prima volta dopo 15 anni. Secondo l?Ine, il Pil della Spagna si è contratto dell?1% nell?ultimo trimestre del 2008 rispetto al precedente: il paese entra così in tecnicamente in recessione, dopo che già nel terzo trimestre 2008 la crescita era stata del -0,2%. La Spagna era cresciuta del 3,7% nel 2007 e sull?insieme del 2008 ha registrato ancora una crescita dell?1,2%, ma il crollo dei consumi si è fatto sentire soprattutto negli ultimi tre mesi dell?anno scorso. Travolta dalla crisi internazionale "Le spese di consumo delle famiglie hanno accelerato la loro diminuzione, dal -0,2% (su base annuale, ndr) nel terzo trimestre al -2,3% nel quarto, seguendo il ritmo del calo dei loro redditi disponibili", spiega l?Ine. Dopo oltre un decennio di crescita esuberante, la Spagna è stata travolta dalla crisi internazionale, aggravata dall?esplosione della bolla immobiliare: l?aumento spettacolare della disoccupazione, giunta ormai al 14%, e il calo dei prezzi degli immobili costituiscono un "mix" letale per i consumi e il sistema del credito. Anche le esportazioni sono scese in modo repentino nell?ultimo trimestre del 2008, del 7,9% su base annuale, mentre le importazioni hanno subito un vero e proprio crollo a -13,2%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Iraq in controtendenza: boom del mercato immobiliare (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Stampaweb, La" del 18-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Malgrado la crisi mondiale dall'Iraq arriva qualche segno di ripresa. Almeno per il mercato immobiliare, che sta crollando nella maggior parte dei Paesi del mondo ma a Baghdad è in pieno boom. Lo racconta un reportage dell?Independent che spiega come il fenomeno dipendia sia dall'allentamento della tensione fra sciiti e sunniti sia, soprattutto, dal ritorno nella capitale irachena di tutti coloro che erano fuggiti dalla guerra. Sta di fatto che il prezzo delle case e degli affitti cresce ogni giorno, con una domanda che eccede di gran lunga l?offerta. Fino a poco tempo fa vendere una casa a Baghdad era un'impresa e la trattativa era molto riservata per timore di rapine e rapimenti ad affare concluso. Oggi però la situazione è cambiata. «Il settore immobiliare è il modo più veloce per far soldi», racconta Mohammed al-Hadithi, proprietario di un?agenzia nel quartiere benestante di Yarmouk. In certe parti di Baghdad, spiega, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 50% in un anno, mentre gli affitti sono addirittura raddoppiati. Ad alimentare il boom, spiega l?agente, è anche il fatto che molti profughi di ritorno non vogliono più tornare nelle vecchie case. Questo ha a che fare anche con l'ostilità fra sciiti e sunniti. I primi che benchè maggioranza sotto Saddam erano perseguitati, ora trionfano e Baghdad oggi è per il 75% abitata da sciiti, mentre i sunniti, tradizionalmente la comunità più ricca, sono confinati in pochi quartieri, che sono anche i più cari. «La maggior parte delle aree sunnite, come Mansour, Yarmouk, Amariya e Khadra sono più care rispetto a quelle sciite. E quindi gli sciiti che abitano in aree sunnite preferiscono, anche per essere più al sicuro, vendere la loro casa e comprarne una più economica in un quartiere sciita», spiega Hadithi. Per l?oltre mezzo milione di persone che quest?anno potrebbero ritornare a Baghdad, trovare dove vivere non sarà facile. Molti di loro non sono mai stati ricchi, mentre altri hanno perso molti dei loro risparmi durante la guerra. Una casa nel quartiere di Yarmouk costa in media 340 mila dollari, mentre a Palestine Street, una zona sciita, il prezzo scende a circa 240 mila, sempre troppo per le tasche di un iracheno medio. E se già prima della guerra l?Iraq era a corto di case, ora lo sarà sempre di più. Secondo il ministro per le costruzioni e l?immobiliare Bayan Dezayee, entro il 2015 l?Iraq arriverà a 39 milioni di abitanti e ci sarà bisogno di 1,9 milioni di abitazioni in più. www.independent.co.uk/

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Obama: 75 miliardi per fermare il pignoramento della case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 19/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano Obama: 75 miliardi per fermare il pignoramento della case WASHINGTON Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente Obama ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è più ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class», il crac dei mutui «non minaccia solo la stabilità dell'economia, ma anche la stabilità delle famiglie e delle comunità». Intanto, proprio ieri, la Federal reserve ha reso noto le stime di crescita per l'economia statunitense in cui prevede una contrazione tra lo 0,5 e l'1,3% per il 2009. Precedentemente la Banca centrale Usa aveva previsto un andamento del Pil compreso tra un calo dello 0,2% e un aumento dell'1,1% per l'anno in corso.

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La soluzione? Bad bank o polizza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 035  pag. 3 del 19/2/2009 | Indietro La soluzione? Bad bank o polizza PRIMO PIANO Di Stefania Peveraro sono le vie d'uscita studiate dalla commissione per risolvere il problema degli sportelli ue I governi potranno togliere le attività dai bilanci degli istituti oppure mantenerle ma assicurando la copertura delle perdite Sapere che nei bilanci delle banche europee ci sono 18.200 miliardi di asset a rischio di tossicità, così come emerge dalla bozza di documento della Commissione Ue sulle linee guida che i governi dovranno tenere sulla questione, è già tanto per capire che la situazione è grave. Ma non basta per poter studiare una contromossa in grado di riportare i mercati internazionali ad avere fiducia negli istituti di credito. Quello che serve è in primo luogo mettersi d'accordo su che cosa sia da considerare tossico al punto da dover rendere necessario l'intervento dei governi per sollevare le banche europee di almeno parte del problema. In secondo luogo va stabilito come. Su quest'ultimo punto la Commissione è abbastanza chiara: i governi potranno scegliere di eliminare dai bilanci delle banche gli asset tossici attraverso lo strumento della bad bank (o uno strumento similare che che separi gli impaired asset da quelli buoni) oppure di mantenerli a bilancio ma di assicurare la copertura delle eventuali perdite superata una certa soglia che resterebbe comunque in capo alle banche (come una sorta di polizza assicurativa a franchigia). Sulla reale definizione degli asset tossici non c'è invece chiarezza. Per esempio, sono asset tossici i mutui e i finanziamenti fatti dalle banche occidentali europee alle famiglie e alle aziende dell'Est Europa e le loro eventuali riconversioni in veicoli di varia natura? Le economie di quei Paesi in questo momento sono considerate altamente a rischio, tanto che ieri le banche europee con presenza importante in quell'area hanno visto schizzare verso l'alto il proprio rischio di default così come misurato dagli spread sui Cds. Per quanto riguarda la banche italiane, il costo di protezione dal default di Unicredit ha toccato il massimo storico dei 210 mila euro all'anno, sulla base di 10 milioni di nominale a cinque anni, e anche Intesa Sanpaolo ha toccato il massimo storico con 153 mila euro. Quello che è chiaro, invece, è che la Commissione ha sdoganato il concetto di «asset tossico allargato», precisando che un concetto troppo limitato non permetterebbe di raggiungere l'obiettivo di riportare la fiducia nel sistema bancario in maniera duratura. E quindi? La soluzione dei basket. La proposta della Commissione è quella di adottare un approccio coerente all'identificazione degli asset candidati a essere rilevati o assicurati dai governi. Così l'idea è di individuare basket di attività tra i quali i governi potranno scegliere nel momento in cui dovranno decidere quali asset andare a rilevare o assicurare dai bilanci delle banche. Così, dice per esempio il documento, gli Stati membri il cui sistema bancario è stato colpito da fattori particolari, come può essere per esempio lo scoppio della bolla immobiliare nel loro Paese, potranno inserire tra gli asset candidati al supporto governativo anche quelli immobiliari. Il bubbone nascosto. Resta il fatto che nei prossimi trimestri le attività deteriorate nei portafogli delle banche europee sono destinate a crescere, non solo perché potranno esserci ancora liquidazioni o default di veicoli di cartolarizzazioni degli asset delle nostre banche, ma anche e soprattutto perché la recessione sta impattando in maniera importante sui conti delle società in maggiore tensione finanziaria, che spesso e volentieri sono controllate da grandi fondi di private equity, che avevano finanziato oltremodo operazioni di buyout quando ancora il debito era facile da trovare. Per non parlare delle posizioni di chi sul mercato ha vendutio protezione dal default di aziende che oggi si trovano appunto in forte tensione finanziaria e vicine al default. Il tutto mentre anche il debito di aziende in salute oggi gira sul mercato secondario a prezzi molto inferiori alla parità, anche sotto 80 punti su 100 di nominale. Livelli che non sono significativi del merito di credito dell'azienda, ma riflettono la situazione di panico e di stress di liquidità generali. Anche questi saranno considerati asset tossici in senso lato? Forse. E se così fosse, ipotizzare che di quei 18,2 trilioni un 20% (3.600 miliardi) sarà «impaired» non è così peregrina. (riproduzione riservata) asset  polizza  governi  bank  Commissione  bad  

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i prezzi sono alti, case invendute (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Nuova Venezia, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

La riduzione dei valori del 5-10 per cento non rianima il mercato: l'alternativa è a Mestre, Punta Sabbioni e Treporti I prezzi sono alti, case invendute «Malgrado il calo, Lido costoso: la gente va in terraferma» In centro 6-7 mila euro al metro, le agenzie registrano la crisi LIDO. Calano i prezzi delle case al Lido, e per le agenzie di settore ciò può significare un debole ma auspicato riavvio del mercato dopo il blocco quasi totale che ha caratterizzato l'ultimo semestre. Il calo, in fase di trattativa, si è attestato da inizio anno tra il 5 e il 10 per cento a seconda della tipologia di abitazione, mentre sul fronte affitti il mercato rimane stagnante. Quasi nessuno, infatti, intende dare in locazione gli appartamenti per tempi prolungati da 4 a 8 anni. «La gente aspetta di vendere perchè crede che i prezzi saliranno ancora, e invece la situazione sta andando nel verso opposto - spiega Antonio De Martino dall'omonima agenzia immobiliare - La maggior parte delle persone cerca case di 70-80 metri quadri, e sono giovani coppie che sperano di restare al Lido. Non trovando nulla sotto i 250 mila euro se ne vanno in terraferma verso Mestre o verso Punta Sabbioni e Treporti. Senza contare che un altro spettro si affaccia sul Lido, e cioè quello che la crisi attuale possa portare molte banche a rilevare alloggi, perchè le famiglie non riescono a reggere le rate dei mutui». Sul mercato lidense ci sono molti appartamenti piuttosto ampi che raggiungono o superano i 100 metri quadri, e altri con anche il giardino i cui prezzi per molti rimangono però fuori portata. Dall'agenzia Lepanto confermano: «I prezzi si stanno abbassando e la richiesta non manca, soprattutto per zone come San Nicolò o Alberoni, perchè la ricerca è più orientata verso le aree decentrate rispetto al Lido e ai Lungomari, dove i prezzi sono inevitabilmente più elevati». E qui le cifre passano dai 4-5 mila euro il metro quadro agli estremi dell'isola, ai 6-7 mila euro il metro quadro per le zone centrali e fronte mare. Dall'agenzia immobiliare Marengo i commenti sulla situazione sono concordanti. «Il calo dei prezzi è superiore al 5 per cento, e molto dipende anche dalle trattative e dalla fretta che ha un proprietario a cedere il suo immobile - spiegano - Il mercato comincia un po' a muoversi, ma in difficoltà c'è pure chi è intenzionato a vendere dopo aver ereditato un immobile e vuole così fare cassa per una divisione familiare del valore. Se si vendono seconde case per la villeggiatura? Qualcuno da fuori regione c'è, ma sono davvero pochi». «Proprietari che vorrebbero vendere ce ne sono, ma la situazione rimane comunque molto difficile per il Lido - commentano anche dall'agenzia Cannavò - Dopo un boom vissuto alcuni anni fa il settore delle seconde case si è quasi completamente fermato per quanto ci riguarda, mentre in difficoltà è anche il settore degli affitti. La gente preferisce tenersi gli appartamenti liberi guardando poi al periodo estivo con gli stagionali, e così chi cerca un alloggio con contratti regolari tra 4 e 8 anni è tagliato fuori». (Simone Bianchi)

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usa, un piano di soccorso per la casa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Annuncio di Obama Usa, un piano di soccorso per la casa NEW YORK. Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente Usa Barack Obama ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150 mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è piú ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class», il crac dei mutui «non minaccia solo la stabilità dell'economia, ma anche la stabilità delle famiglie e delle comunità». Poco prima del discorso di Obama, una nuova doccia fredda aveva colpito il settore immobiliare facendo virare Wall Street al ribasso: le costruzioni di nuove case in gennaio sono crollate del 17 per cento, un minimo record.

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Caserme di Mattarello, business che puzza (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trentino" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Caserme di Mattarello, business che puzza La vicenda delle nuove caserme è piuttosto tipica per come si sta svolgendo. Il Comune di Trento acquisisce un'area preziosa in periferia che, si spera, saprà utilizzare bene. In cambio promette di costruire un nuovo insediamento più a sud con un costo: area (?), edifici (200 milioni) più varie, per almeno 300 milioni. A quel punto molti protestano, quasi tutti perché le guerre non servono più, pochissimi per lo sfregio urbanistico e il consumo di spazio. Nessuno, che io sappia, propone la soluzione più semplice: diamo al governo, che ne ha tanto bisogno, i 300 milioni e non costruiamo un bel niente. Così saremo tutti contenti: i cittadini, l'esercito (che è poverissimo) e il governo. Forse si lamenterebbero le imprese, alle quali è stato promesso l'appalto, però ci vuole pazienza che non si possono accontentare tutti. Il Sindaco ha mai proposto questa soluzione? Franco Giovannini TRENTO-MILANO *** Credo di no, caro Giovannini, ma i sindaci di Trento non contano molto in queste vicende di urbanistica e strategia immobiliare, dove la parte del leone la fa sempre la Provincia, anche perché è la Provincia che controlla i cordoni della borsa, il patrimonio. Pare di poter dire peraltro, mettendo in fila uno sull'altro le iniziative immobiliari (anche la vendita delle case cantoniere, non si sa quanto opportuna, certo molto gradita ad alcuni acquirenti, ben conosciuti) che la stessa Provincia non sia andata esente, negli ultimi anni, da quella attrazione verso la "bolla immobiliare" che ha segnato tutta la nostra economia e che ha poi portato al disastro attuale: che può riassumersi, in semplificata sintesi, nell'aver fatto il passo più lungo della gamba, nell'aver accumulato troppi debiti. Forse l'attuale crisi ha salvato anche la Provincia e l'Autonomia, perché richiama a comportamenti più sobri, ed ha impedito che alcune operazioni "audaci" proseguissero oltre il punto di non ritorno. Ma l'intera ideologia su cui si è formata la "Patrimonio Spa", ad esempio, per cui sono state istituite le Fondazioni, per cui s'è avviata la girandola immobiliare a Trento Sud con i militari, non poteva, e non può, non destare preoccupazioni. Il disegno era infatti quello di costituire un patrimonio immobiliare da usare come leva ("leverage", dicono gli anglosassoni, il virus che ha portato all'attuale crisi) per moltiplicare il credito ottenibile dandolo in pegno per altre iniziative: lavori pubblici, spese, palazzi. Dando in pegno dieci si poteva ottenere cento: "Con cento costruisco, lo dò in garanzia e ottengo mille...". Questo era il disegno, questa è stata la catena di Sant'Antonio che ha messo in ginocchio l'economia occidentale, questa era la strada su cui si avviava - stando a quel che si è capito e fortunatamente solo con primi passi - la Provincia. Se questa prassi ha travolto gli speculatori privati in tutto il mondo, per un ente pubblico territoriale come la Provincia Autonoma, appare ancora più pericolosa. Depaupera e mette a rischio - di fatto ipotecandolo - il patrimonio provinciale che dovrebbe invece avere caratteristiche demaniali, di indisponibilità, di tutela, di garanzia. Pone sul mercato non solo il "territorio" della Provincia, ma la sua identità materiale. Anche perché le "grandi opere" che con questo sistema vengono finanziate non danno un reddito di ritorno come le iniziative private. Che reddito di ritorno (diretto, non di ricadute culturali, o commerciali) dà il Mart? Quali verranno dal Centro delle Scienze? In realtà, nello scambio con il ministero della Difesa, bastava un'area da riservare a caserme (come ha fatto Bolzano) acquisendone le altre. Invece si sta mettendo in piedi una "cittadella militare" che o diventerà una cattedrale nel deserto (l'esercito, come lei dice non ha soldi per la manutenzione di una base simile, e non ha neppure le idee chiare su ciò che vuole diventare) o verrà appaltata per essere base di azioni veramente pesanti. In questo senso i "no global" non protestano per nulla a vanvera. Anche i "benpensanti" dovrebbero tenerne conto. Del resto, chi transita oggi verso Mattarello già si accorge, ad onta di tutti i rendering bucolici, verdi e sempre un po' truffaldini, di quale mostro si stia preparando. Ci saranno anche i campi sportivi e le piscine per i soldati, ma già appare dirompente l'effetto di quel piastrone di due metri di materiale di riporto che si sta innalzando appena oltre il Dorigoni, sotto la collina di Casteller. Il giorno si vede dal mattino, dicevano i nostri vecchi.

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Mutui, negli Usa piano di aiuti per 7 milioni di famiglie (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Mutui, negli Usa piano di aiuti per 7 milioni di famiglie --> Giovedì 19 Febbraio 2009 GENERALI, pagina 6 e-mail print Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente Usa Barack Obama ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150 mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è più ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class» e il crac dei mutui «non minaccia solo la stabilità dell'economia, ma anche la stabilità delle famiglie e delle comunità». Poco prima del discorso di Obama, una nuova doccia fredda aveva colpito il settore immobiliare facendo virare Wall Street al ribasso: le costruzioni di nuove case in gennaio sono crollate del 17 per cento, un minimo record. Non servono, però, soltanto risorse finanziarie per ridare all'America il «sogno americano». Servono anche regole e una assunzione collettiva di responsabilità per uscire dalla crisi che ha messo sei milioni di famiglie a rischio pignoramento: «Il governo deve assumersi le sue responsabilità per fissare regole e per farle applicare. Le banche e le società dei mutui devono porre fine alle pratiche che ci hanno cacciato in questa crisi. E gli individui devono essere responsabili delle loro azioni», ha detto Obama, che ha rimarcato: «Dobbiamo tutti imparare a vivere senza andare al di sopra dei nostri mezzi». La ricetta Obama punta a sostenere le famiglie responsabili e a stabilizzare i prezzi delle case. Secondo i calcoli del Tesoro, «ogni casa pignorata riduce il valore anche delle proprietà nel quartiere di circa il 9%». È un circolo vizioso, ma ora - ha concluso Obama - milioni di famiglie che hanno onorato il proprio impegno mensile di pagamento delle rate, ma hanno visto scendere il valore della loro casa, avranno la possibilità di rifinanziare il mutuo a tassi più bassi. 19/02/2009 nascosto-->

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dal nostro corrispondente NEW YORK - Barack Obama promette aiuti alle famiglie che no... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Giovedì 19 Febbraio 2009 Chiudi ANNA GUAITAdal nostro corrispondente NEW YORK - Barack Obama promette aiuti alle famiglie che non tengono più il passo con le rate del mutuo e rischiano di perdere la casa. Promette anche di rafforzare i due colossi del credito immobiliare, gli istituti Fannie Mae e Freddie Mac, e di stabilizzare il mercato della casa. Il presidente lancia questa nuova tranche di spese, pari a 275 miliardi di dollari, 75 dei quali destinati alle famiglie proprietarie di casa, in un discorso in Arizona dove la bolla immobiliare è esplosa con più virulenza causando un crollo catastrofico nel prezzo delle case. Continua così la sua "campagna" per fare accettare al Paese giganteschi interventi economici e scavalcare le resistenze del partito di opposizione, quanto mai preoccupato per l'inevitabile allargarsi del deficit. «Dobbiamo agire con coraggio e velocemente» ha detto Obama. Ma le sue proposte non fanno a tempo a fare il giro del Paese, che nuove cattive notizie si assommano. Ieri la Federal Reserve ha corretto al ribasso la stima sulla contrazione del Pil per il 2009: scenderà fra lo 0,5 e l'1,3 per cento. Crollano anche le costruzioni di nuove case nel mese di gennaio. E non scompaiono i timori di bancarotta per le due case automobilistiche che martedì hanno presentato i loro piani di ristrutturazione. Salvare la General Motors e la Chrysler dovrebbe costare ai contribuenti un totale di quasi 40 miliardi di dollari, con i due terzi della cifra per la Gm e il resto per la Chrysler. Quest'ultima ha ieri riconfermato di considerare l'alleanza con la nostra Fiat «l'opzione migliore», che «calza perfettamente» con i suoi piani di ristrutturazione. Dalla società torinese, la società di Detroit spera di ottenere l'accesso a veicoli a basso consumo. L'ipotesi è stata giudicata positivamente da vari esperti, fra gli altri lo stesso esperto del principale quotidiano di Detroit, Mark Phelan, che vede nella nuova Cinquecento un possibile successo in America, soprattutto fra i giovani. General Motors ha chiesto al governo federale altri aiuti per più di 16 miliardi di dollari, e si è impegnata a chiudere 12 stabilimenti e licenziare 47 mila dipendenti. La società è anche in contrattazione con i governi svedesi, tedeschi e britannici, nella speranza di ottenere aiuti per salvare (o cedere) i marchi locali: Saab, Opel e Vauxhall. Importante accordo, infine, con il fisco Usa. Ubs ammette di aver aiutato degli americani a evadere le tasse per 20 miliardi di dollari e si è accordata con le autorità federali per pagare 780 milioni di dollari e fornire i nomi dei presunti evasori, «aprendo una crepa nel segreto bancario svizzero», commenta il New York Times, secondo il quali i cittadini statunitensi coinvolti sarebbero 19.000. Dei 780 milioni circa 400 sono per i pagamenti fiscali e 380 milioni per l'accordo raggiunto con la Sec.

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Istituti tedeschi esposti nei Paesi deboli (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-19 - pag: 2 autore: I crediti nei confronti di Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna ammontano a un quarto del Pil Istituti tedeschi esposti nei Paesi «deboli» FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Finora riottosa a qualsiasi piano europeo, la Germania sembra lentamente arrendersi all'idea che la partecipazione all'Unione monetaria le impone un obbligo di cooperazione. Per alcuni versi, la spiegazione sta nell'esposizione delle banche tedesche non solo verso l'Europa dell'Est quanto soprattutto nei confronti degli anelli deboli della zona euro: pari a circa un quarto del suo prodotto interno lordo. Ieri ancora una volta, dopo l'esternazione di lunedì, il ministro delle Finanze tedesco si è espresso sull'ipotesi di una disintegrazione della zona euro, complici le pressioni dei mercati sui Paesi più indebitati: nel caso vi fossero Stati membri in difficoltà «mostreremmo la nostra capacità di agire», ha detto Peer SteinbrÜck. L'ipotesi di uno smembramento dell'Unione monetaria «è totalmente assurda, alla luce delle sue conseguenze economiche ». è quest'ultima l'espressione chiave nella presa di posizione del ministro tedesco. I più recenti dati della Banca per i regolamenti internazionali, la Bri di Basilea, mostrano che le istituzioni finanziarie tedesche sono particolarmente esposte verso i Paesi più deboli dell'Unione. L'indicazione non è banale: segnala tra le altre cose che alla Germania l'ipotesi estrema di una disintegrazione della zona euro proprio non converrebbe. Alla fine del settembre scorso, le banche con sede legale in Germania avevano a livello consolidato crediti nei confronti dei Paesi industrializzati pari a circa 3.600 miliardi di dollari. I crediti nei confronti della Spagna e dell'Irlanda, due Paesi che stanno facendo i conti con lo scoppio di una bolla immobiliare e un forte indebitamento delle famiglie e delle imprese, ammontavano rispettivamente a 280 e a 227 miliardi di dollari. L'esposizione delle banche tedesche nei confronti della Gran Bretagna, un altro Paese in evidente difficoltà, è impressionante: oltre 723 miliardi di dollari. Certo, il dato potrebbe essere influenzato dal ruolo della piazza finanziaria londinese nella strategia degli istituti di credito tedeschi, ma rimane sorprendentemente alto rispetto all'esposizione delle banche italiane (84 miliardi) o francesi (427 miliardi di dollari). A titolo di confronto, sempre secondo i dati più recenti pubblicati dalla Bri, i crediti spagnoli e irlandesi delle banche italiane erano pari rispettivamente a 31e a 35 miliardi di dollari. Sul fronte dell'Europa dell'Est, la situazione delle istituzioni tedesche è altrettanto interessante: i crediti ammontano a 220 miliardi di dollari ( un totale simile a quello sostenuto dalle banche italiane), con la presenza maggiore in Polonia, Russia e Ungheria. L'esposizione delle banche tedesche verso gli Stati della zona euro più indebitati è elevata: pari a circa il 9% del Pil nel caso della Spagna, al 7% nel caso dell'Irlanda e all' 1% nel caso della Grecia. Il totale dei crediti tedeschi nei confronti dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, cioè l'ex Club Med) è pari circa al 26% del Pil tedesco, mentre l'esposizione delle banche italiane verso gli stessi Paesi, naturalmente esclusa l'Italia, è di circa il 4% del Pil. L'elevata esposizione delle banche tedesche fa capire che per la Germania assistere immobile a una (teorica) disintegrazione della zona euro sarebbe rischioso, se è vero che la prima a soffrirne sarebbe proprio la Repubblica Federale. «Stretti contro il muro - spiegava ieri Alex Allen, di Eddington Capital Management - Germania e Francia salveranno i Paesi più piccoli. Non si può lasciare fallire una parte del sistema, perché fallirebbe l'intero sistema». B.R. COOPERAZIONE OBBLIGATA I timori per le conseguenze di un ridimensionamento della zona euro spiegano il cambio di linea dell'Esecutivo verso i piani europei di salvataggio

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Moody's: gli aiuti non peseranno sul rating sovrano (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-19 - pag: 3 autore: Moody's: gli aiuti non peseranno sul rating sovrano Isabella Bufacchi ROMA «Le dimensioni dell'intervento dello Stato italiano a sostegno delle banche (i Tremonti bond, compresi nella forchetta 0,6-1,2% del Pil ndr.) non sono un fattore che può avere un significato forte per il debito pubblico dell'Italia. Questo tipo di aiuto è una forma di investimento temporaneo nelle banche, assicura un rendimento per lo Stato e ha una exit strategy: è una fonte di spesa pubblica, ma fatta su asset e il costo finale di questa operazione potrà essere calcolatosolo al momento del disinvestimento ». Getta acqua sul fuoco Alexander Kockerberg, responsabile di Moody's per il rating sovrano dell'Italia: la sua tesi è che gli Stati stanno correndo un «rischio calcolato» investendo temporaneamente nelle banche, con l'obiettivo di ripristinare la fiducia ed evitare che anche gli istituti sani come quelli italiani vengano alla fine travolti dal fiume in piena del panico. Ma intanto il mercato non ascolta ragioni e continua a bastonare senza pietà i titoli di Stato dei Paesi in Eurolandia con rating "AAA"come l'Irlanda e l'Austria minati da sistemi bancari fragili: il differenziale tra il rendimento dei bond irlandesi e austriaci rispetto ai Bund tedeschi si allarga di giorno in giorno e anche ieri ha toccato nuovi picchi mentre il gap dei BTp è tornato sotto quota 150 centesimi. L'Irlanda è penalizzata perchè inizia a nazionalizzare le banche (molto esposte allo scoppio della bolla immobiliare) dopo aver annunciato due corposi programmi di ricapitalizzazione pari al 6,5% del Pil. L'Austria invece deve gestire l'elevatissima esposizione delle banche austriache nel settore bancario dei Paesi dell'Europa dell'Est. Il ragionamento che guida l'allargamento degli spread rispetto ai Bund è lineare, ma è anche dettato dall'emotività: il debito privato si trasforma in debito pubblico, le ricapitalizzazioni e le nazionalizzazioni trasferiscono le perdite del sistema bancario sul bilancio dello Stato, il rischio-banca contagia il rischio- sovrano e l'affidabilità degli Stati debitori vacilla sotto il peso della crisi bancaria. Non la pensa così Kockerbeck, secondo il quale la reazione del mercato è eccessiva: «Nel caso delle ricapitalizzazioni e ancor di più delle nazionalizzazioni, le perdite potenziali delle banche e il debito eventuale nel bilancio delle banche non passano direttamente sul bilancio dello Stato e non si trasformano automaticamente in debito pubblico. Lo Stato ha più tempo per attendere una normalizzazione e una nuova valutazione degli asset», sostiene convinto. E alla vigilia dell'arrivo dei Tremonti-bond, il rating di Moody's sull'Italia non corre rischi. «Le banche italiane sono più solide e più tradizionali di altre, il fatto che avessero modelli di business meno moderni si è trasformato in un vantaggio - ha spiegato Kockerbeck al Sole24 Ore - . Inoltre l'Italia ha un debito privato molto più contenuto di quello di altri Paesi e il deleveraging dei privati avrà meno impatto sulla crescita economica ». L'analista di Moody's ha ricordato che l'Italia è meno esposta ai problemi del settore immobiliare e bancario e comunque ha già il rating Aa2: «il debito/Pil può anche salire velocemente del 6- 7% e raggiungere in due anni il 113% senza che questo abbia impatto sul rating». I Paesi che rischiano di più in questo momento, e che assistono con preoccupazione all'allargamento dei loro titoli di Stato rispetto ai Bund al di là dei rating, sono anche quelli minati da nuovi "parametri" di vulnerabilità: alto debito privato, che in prospettiva deve ridursi attraverso un deleveraging che ha un impatto fortemente negativo sull'economia; bolla speculativa immobiliare; alto deficit delle partite correnti; banche con leva eccessiva e molto esposte ai titoli tossici. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com IL COSTO DEL DEBITO Lo spread dei nostri titoli si riduce ma resta alto In Europa il record negativo a Irlanda e Grecia, l'Austria sotto pressione per l'Est

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Contro i pignoramenti 75 miliardi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Provincia Pavese, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Contro i pignoramenti 75 miliardi Piano Obama per salvare la casa a 7-9 milioni di americani IL FATTO Previsioni cupe della Fed NEW YORK. Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente Usa Barack Obama ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150 mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è più ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class», il crac dei mutui «non minaccia solo la stabilità dell'economia, ma anche la stabilità delle famiglie e delle comunità». Poco prima del discorso di Obama, una nuova doccia fredda aveva colpito il settore immobiliare facendo virare Wall Street al ribasso: le costruzioni di nuove case in gennaio sono crollate del 17 per cento, un minimo record. Non servono però soltanto risorse finanziarie per ridare all'America il «sogno americano», servono anche regole e una assunzione collettiva di responsabilità per uscire dalla crisi che ha messo sei milioni di famiglie a rischio pignoramento: «Il governo deve assumersi le sue responsabilità per fissare regole e per farle applicare. Le banche e le società dei mutui devono porre fine alle pratiche che ci hanno cacciato in questa crisi. E gli individui devono essere responsabili delle loro azioni», ha detto Obama: «Dobbiamo tutti imparare a vivere senza andare al di sopra dei nostri mezzi». La ricetta Obama punta a sostenere le famiglie responsabili e a stabilizzare i prezzi delle case, frenandone la caduta. Secondo i calcoli del Tesoro, «ogni casa pignorata riduce il valore anche delle proprietà nel quartiere di circa il 9%». Ieri la Federal Reserve ha peggiorato la sua stima per il prodotto interno lordo degli Stati Uniti e ora prevede una contrazione compresa fra -0,5% e -1,3%. In precedenza la forchetta indicata dalla Fed era compresa fra -0,2% e -1,1%. Lo si apprende dai verbali del Fomc. Non solo, gli Stati Uniti rischiano che la ripresa «ritardi» e sia «debole», si legge nei verbali della scorsa riunione del Fomc, la riunione periodica dei vari governatori della Fed. Inoltre alcuni membri prevedono rischi di «deflazione» e segnalano che «non ci sono indicazioni» di stabilizzazione del mercato immobiliare.

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Obama presenta il piano-casa: "Smetterla di vivere al di sopra delle possibilità" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Panorama.it" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

- Mondo - http://blog.panorama.it/mondo - Obama presenta il piano-casa: "Smetterla di vivere al di sopra delle possibilità" Posted By emanuele rossi On 18/2/2009 @ 23:28 In Headlines | 1 Comment Barack Obama Dalle case delle famiglie americane è partito tutto. I subprime, la bolla immobiliare, la crisi finanziaria e quella economica. E ora dalle case vuole ripartire l'amministrazione di Barack Obama. Il presidente ha presentato oggi a Phoenix un piano-casa da 75 miliardi di euro. Un piano di soccorso che nelle intenzioni dovrà aiutare dai 7 ai 9 milioni di famiglie a fare fronte ai pignoramenti. "E' ora di smetterla di vivere al di sopra dei propri mezzi" ha detto il presidente, "questo piano non aiuterà gli speculatori né gli irresponsabili", ma "darà a milioni di famiglie in difficoltà la possibilità di uscire da questo momento nero". La ricetta punta a "sostenere le famiglie responsabili e a stabilizzare i prezzi delle case", frenandone la caduta. Secondo i calcoli del Tesoro, ''ogni casa pignorata riduce il valore anche delle proprietà nel quartiere di circa il 9%''. E' un circolo vizioso, ma ora - ha detto Obama - milioni di famiglie che hanno onorato il proprio impegno mensile di pagamenti delle rate ma hanno visto scendere il valore delle proprie proprieta avranno la possibilità di rifinanziare'' il mutuo a tassi più bassi. Presentato all'indomani della firma del piano di stimolo dell'economia da 787 miliardi di dollari, il nuovo pacchetto fornisce l'accesso a rifinanziamenti a basso costo per quattro-cinque milioni di famiglie che scontano il calo del valore della case e dà vita, con uno stanziamento di 75 miliardi di dollari, a un'iniziativa ''di stabilità'' per raggiungere 3-4 milioni di famiglie a rischio, aiutando quelle responsabili a restare nella propria abitazione. Per ottenere le riduzioni dei mutui, l'amministrazione Obama si impegna a rafforzare i colossi del credito immobiliare Freddie Mac e Fannie Mae (ormai controllati dallo Stato) e punta a incentivi sia per coloro che prestano e modificano i mutui, sia per i mutuatari puntuali. Per frenare i pignoramenti, l'amministrazione, creerà un fondo da 10 miliardi per scoraggiare gli istituti di credito a pignorare piuttosto che rinegoziare il mutuo.

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Previsti 75 mld per fermare i pignoramenti. La Fed taglia le stime (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sicilia, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Previsti 75 mld per fermare i pignoramenti. La Fed taglia le stime New York. Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150 mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è più ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class», il crac dei mutui «non minaccia solo la stabilità dell'economia, ma anche la stabilità delle famiglie e delle comunità». Poco prima del discorso di Obama, una nuova doccia fredda aveva colpito il settore immobiliare facendo virare Wall Street al ribasso: le costruzioni di nuove case in gennaio sono crollate del 17%, un minimo record. Non servono però soltanto risorse finanziarie per ridare all'America il «sogno americano», servono anche regole e una assunzione collettiva di responsabilità per uscire dalla crisi che ha messo sei milioni di famiglie a rischio pignoramento: «Il governo deve assumersi le sue responsabilità per fissare regole e per farle applicare. Le banche e le società dei mutui devono porre fine alle pratiche che ci hanno cacciato in questa crisi. E gli individui devono essere responsabili delle loro azioni», ha detto Obama: «Dobbiamo tutti imparare a vivere senza andare al di sopra dei nostri mezzi». La ricetta Obama punta a sostenere le famiglie responsabili e a stabilizzare i prezzi delle case, frenandone la caduta. Secondo i calcoli del Tesoro, «ogni casa pignorata riduce il valore anche delle proprietà nel quartiere di circa il 9%». È un circolo vizioso, ma ora - ha detto Obama - milioni di famiglie che hanno onorato il proprio impegno mensile di pagamenti delle rate ma hanno visto scendere il valore delle proprie proprieta avranno la possibilità di rifinanziare« il mutuo a tassi più bassi. Presentato all'indomani della firma del piano di stimolo dell'economia da 787 miliardi di dollari, il nuovo pacchetto fornisce l'accesso a rifinanziamenti a basso costo per quattro-cinque milioni di famiglie che scontano il calo del valore della case e dà vita, con uno stanziamento di 75 miliardi di dollari, a un'iniziativa «di stabilità» per raggiungere 3-4 milioni di famiglie a rischio, aiutando quelle responsabili a restare nella propria abitazione. Per ottenere le riduzioni dei mutui, l'amministrazione Obama si impegna a rafforzare i colossi del credito immobiliare Freddie Mac e Fannie Mae e punta a incentivi sia per coloro che prestano e modificano i mutui, sia per i mutuatari puntuali. Per frenare i pignoramenti, l'amministrazione, insieme alla Fdic, creerà un fondo da 10 miliardi per scoraggiare gli istituti di credito a pignorare piuttosto che rinegoziare il mutuo. La Fed, intanto, ha tagliato le stime di crescita per l'economia americana, dato il protrarsi «di una profonda contrazione dell'attività economica». E avverte: «Non ci sono segnali dell'avvio di una stabilizzazione del mercato immobiliare». Definendo gli ultimi dati economici «non di sicuro buoni», il presidente della Fed, Ben Bernanke, ribadisce l'impegno della banca centrale a fare «tutto il possibile nei limiti della sua autorità» per stabilizzare i mercati e fare uscire dalla recessione gli Usa, su cui grava il rischio di una ripresa «debole» e «ritardata».

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Washington Con un appello alla responsabilità collettiva e a tutti gli american... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Giovedì 19 Febbraio 2009, Washington Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», il presidente Obama ha annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per 7-9 milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sull'economia americana e mondiale: i prezzi delle case si sono dimezzati rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie, rassegnate alla rovina finanziaria, 150mila nel solo Stato dell'Arizona, la possibilità di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il piano «non salverà la gente irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Il pacchetto è più ambizioso rispetto alle previsioni della vigilia: ma le misure «per fermare la spirale negativa» devono essere «coraggiose e veloci» perché la crisi «ha colpito al cuore la middle class». Poco prima del discorso di Obama, una nuova doccia fredda aveva colpito l'immobiliare, facendo virare Wall Street al ribasso: le costruzioni di nuove case in gennaio sono crollate del 17%, un ribasso record. Non servono però solo risorse finanziarie per ridare all'America il 'sogno americano', servono anche regole e un'assunzione collettiva di responsabilità - del governo, delle banche e dei singoli cittadini - per uscire dalla crisi che ha messo sei milioni di famiglie a rischio di pignoramento. Il piano di Obama punta a sostenere le famiglie responsabili e a stabilizzare i prezzi delle case frenandone la caduta. Secondo i calcoli del Tesoro «ogni casa pignorata riduce il valore anche delle proprietà nel quartiere in media del 9%». È un circolo vizioso, ma ora - ha detto Obama - milioni di famiglie che hanno onorato l'impegno mensile di pagare le rate, ma hanno visto scendere il valore delle proprie proprietà avranno la possibilità di rifinanziare» il mutuo a tassi più bassi. All'indomani della firma del piano di stimolo dell'economia da 787 miliardi di dollari, il nuovo pacchetto fornisce l'accesso a rifinanziamenti a basso costo per 4-5 milioni di famiglie che scontano il calo del valore della case e stanzia 75 miliardi di dollari per 3-4 milioni di famiglie a rischio, aiutando quelle responsabili a restare nella propria abitazione. Per ottenere le riduzioni dei mutui, saranno rafforzati i colossi del credito immobiliare Freddie Mac e Fannie Mae e incentivati sia per coloro che prestano e modificano i mutui, sia per i mutuatari puntuali. Un fondo da 10 miliardi è destinato agli istituti di credito che invece di pignorare, rinegoziano i mutui.

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CASA DOLCE CASA A Baghdad è boom del settore immobiliare Esplode il mercato immobil... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Giovedì 19 Febbraio 2009, CASA DOLCE CASA A Baghdad è boom del settore immobiliare Esplode il mercato immobiliare a Baghdad. Secondo il quotidiano inglese Independent, il ritorno nella capitale irachena di tutti coloro che erano fuggiti dalla guerra, ha fatto impennare il prezzo delle case e degli affitti, con una domanda che eccede di gran lunga l'offerta. In certe parti di Baghdad, racconta, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 50% in un anno, mentre gli affitti sono addirittura raddoppiati. Una casa nel quartiere di Yarmouk costa in media 340.000 dollari, mentre a Palestine Street, zona sciita, il prezzo scende a circa 240.000, sempre troppo per le tasche di un iracheno medio.

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ALESSIO FANUZZI SETTANTACINQUE MILIARDI DI DOLLARI PER AIUTARE NOVE MILIONI DI FAMIGLIE IN DIFFI... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

ALESSIO FANUZZI Settantacinque miliardi di dollari per aiutare nove milioni di famiglie in difficoltà con le rate dei mutui accesi per comprare casa. Il giorno dopo la firma del pacchetto di stimolo per l'economia da 787 miliardi di dollari, il presidente Usa Barack Obama presenta il nuovo piano di soccorso per chi rischia di perdere casa. E lo fa da Phoenix, città simbolo della bolla immobiliare scoppiata in estate con i prezzi delle case sgonfiati del 50% rispetto al picco di tre anni fa. «La crisi ha colpito al cuore la middle class», esordisce il presidente evocando «milioni di famiglie responsabili che hanno onorato il proprio impegno mensile ma hanno visto scendere il valore delle loro proprietà». «Tutte loro, adesso, avranno la chance di ricominciare», chiosa Obama mettendo però in chiaro che il piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori». Pensato per stabilizzare i prezzi delle case - «anche quelle del vicinato in cui si trova la famiglia in difficoltà, perché quando una casa viene pignorata ne soffre tutto il vicinato» - il piano Obama darà accesso a rifinanziamenti a basso costo per quattro, cinque milioni di famiglie e sosterrà le agenzie governative attive nella concessione dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac, con ulteriori 200 miliardi di dollari. Per rilanciare l'economia a stelle e strisce, però, servono anche regole e un'assunzione collettiva di responsabilità. Nonostante il pacchetto di stimolo varato dal Congresso, infatti, l'economia è sempre più in crisi. Ancora ieri, la Federal Reserve ha rivisto al ribasso le stime del Pil prevedendo una contrazione compresa tra -0,5% e -1,3% (in precedenza era tra -0,2% e 1,1%). Da qui l'appello di Obama a tutti gli americani «perché smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi». Quanto la crisi sia grave, e il futuro minaccioso, lo dimostrano anche le ultime richieste di General Motors e Chrysler che, complessivamente, invocano 21,6 miliardi di dollari per sopravvivere e ristrutturarsi. La richiesta più alta arriva da Gm (16,6 miliardi oltre ai 13,4 miliardi già ricevuti), accompagnata da una drastica cura dimagrante in termini di costi, occupazione e stabilimenti che dovrebbe tradursi in una perdita di 47mila posti di lavoro, il più grande licenziamento collettivo della storia americana. Nel tentativo di evitare la bancarotta, il colosso di Detroit chiede anche 6 miliardi di dollari ai paesi europei patria dei marchi di proprietà Gm come Germania (Opel) e Svezia (Saab). Richiesta, al momento, rispedita al mittente. Nuovi tagli all'orizzonte anche per Chrysler, che definisce sì Fiat come «l'opzione migliore» ma prevede almeno 3mila licenziamenti e, nello stesso tempo, invoca nuovi aiuti per 5 miliardi di dollari, oltre ai 4 già incassati. Nella relazione alla Casa Bianca, la più piccola delle case di Detroit delinea anche il piano di integrazione con Fiat (che potrà salire al 55%): tra l'aprile 2010 e il 2011 verranno costruite anche negli Stati Uniti i nuovi modelli Alfa Romeo, la 149 Milano (che sostituirà la 147) e la futura erede della 159, che si chiamerà Giulia come la mitica berlina degli anni Settanta.

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Afghanistan, via alla Fase due (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Esteri Pagina 113 Il presidente Obama annucia anche il nuovo piano ?salva casa? Afghanistan, via alla Fase due Il presidente Obama annucia anche il nuovo piano ?salva casa? In arrivo altri 17mila militari entro luglio --> In arrivo altri 17mila militari entro luglio WASHINGTON La fase due della guerra in Afghanistan è cominciata. È stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad annunciarlo personalmente martedì notte con una telefonata al presidente afghano Hamid Karzai che ieri, in un discorso nei pressi di Kabul, ha detto che «le tensioni con Washington sono superate». PIÙ MILITARI Fase due, ha spiegato Obama, significa un maggiore sforzo «regionale» sotto il profilo diplomatico, e l'invio di altri 17 mila militari americani. L'obiettivo Usa è quello di «stabilizzare una situazione che è andata deteriorandosi, e che non ha ricevuto l'attenzione strategica, le direttive e le risorse che con urgenza richiede... I Taleban stanno riprendendo piede in Afghanistan, al-Qaida sostiene la loro offensiva e minaccia l'America dai suoi rifugi lungo il confine pachistano». Per questo sono necessarie nuove truppe e per questo Obama, dopo essersi consultato con i vertici del Pentagono e con il generale David McKiernan, responsabile delle truppe Usa-Nato in Afghanistan, ha dato il suo primo ordine da comandante in capo. Tra fine maggio e fine luglio partiranno 17 mila uomini: a fine maggio 8.000 marines della 2/a Expeditionary Brigade, a fine luglio 4.000 soldati della 5/a Stryker Brigade, mentre tra la primavera e l'estate si aggiungeranno altri 5.000 uomini da unità più piccole che devono ancora essere assegnate. Il totale della presenza americana in Afghanistan salirà così a 55 mila unità, alle quali si aggiungono 32 mila soldati della Nato. Di questi, 2.800 saranno italiani. PIANO CASA Con un appello alla «responsabilità collettiva» e a tutti gli americani «perchè smettano di vivere al di sopra dei propri mezzi», Obama ha poi annunciato in un liceo di Phoenix, in Arizona, il suo piano di soccorso per sette-nove milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa. Phoenix è una città simbolo della bolla immobiliare che l'estate scorsa è scoppiata con drammatici effetti sul resto dell'economia: i prezzi delle case si sono sgonfiati del 50 per cento rispetto al picco di tre anni fa. Un investimento di 75 miliardi di dollari «darà a milioni di famiglie rassegnate alla rovina finanziaria, 150 mila nella sola Arizona, la chance di ricominciare», ha detto Obama mettendo in chiaro che il suo piano «non salverà gente senza scrupoli o irresponsabile» e «non aiuterà gli speculatori».

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Mercato immobiliare: nel 2008, scambi stimati in calo del 16% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Trend-online" del 19-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Mercato immobiliare: nel 2008, scambi stimati in calo del 16% IMMOBILIARE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 19.02.2009 17:06 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! L?ufficio studi UBH ha fornito oggi un aggiornamento sulle tendenze e le previsioni relative al mercato immobiliare residenziale italiano. Il calo delle compravendite effettuate nell?ultimo anno in Italia si stima che sia superiore al 16%. La stretta creditizia e le oggettive difficoltà di spesa della fascia media e medio bassa della popolazione hanno di fatto ridotto il potere d?acquisto anche nel settore immobiliare. Con lo stipendio medio di oggi si acquistano circa 15 mq in meno rispetto a dieci anni fa. Scendono gli acquisti di immigrati e giovani coppie per la prima casa con una bassa percentuale di liquidità. L?effetto della discesa sui tassi di interesse viene attenuato dalla politica restrittiva delle banche. Nel segmento immobiliare la discesa dei prezzi delle case in Italia, già annunciata nel primo trimestre 2008 si è materializzata dopo l?estate con un decremento medio nominale del 8,8%. Da settembre a oggi i prezzi delle abitazioni sono però scesi meno di quanto ci si potesse aspettare, dato il calo di domanda, negli ultimi 5 mesi la discesa è stata di circa 2 punti percentuali, compreso il tasso di inflazione. ?Dopo la rilevazione effettuata in settembre in cui si certificava un calo nominale dei prezzi, soprattutto per le abitazioni di minor qualità delle zone semicentrali e della periferia delle grandi e medie città capoluogo, oggi si confermano le tendenze al ribasso seppur con minor impatto rispetto alle aspettative. Per le macro aree urbane centrali e di maggior pregio il mercato, pur non vivace in termini di domanda, continua a mantenere un buon livello sia di scambi che prezzi. Esiste una fetta di risparmiatori che stanno verificando l?alternativa dell?investimento immobiliare a quello mobiliare con più attenzione rispetto a prima. Le fortissime perdite subite nel 2008 sugli investimenti finanziari segue pagina >>

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Il piano Obama sui mutui aiuta soltanto chi ha fatto spese dissennate (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza (MF)" del 20-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

MF Numero 036  pag. 4 del 20/2/2009 | Indietro Il piano Obama sui mutui aiuta soltanto chi ha fatto spese dissennate MF MILANO FINANZA/THE WALL STREET JOURNAL EUROPE Il presidente Obama ha annunciato il suo piano per evitare il pignoramento delle case, dichiarando di voler essere «molto chiaro riguardo a ciò che questo piano non farà: non salverà i privi di scrupoli e gli irresponsabili utilizzando il denaro dei contribuenti per concedere prestiti che rischiano di non essere mai restituiti (i cosiddetti bad loan)_ E non premierà la gente che ha acquistato case che sapeva fin dall'inizio di non potersi permettere». Speriamo davvero che dica sul serio. Ma i dettagli resi noti due giorni fa lasciano presupporre che in realtà farà tutto questo. Il piano aiuterà alcuni proprietari di case in difficoltà, ma, investendo nei fallimenti, l'amministrazione prolungherà anche la crisi immobiliare e renderà più difficile per i futuri debitori ottenere finanziamenti per acquistare una casa. Nel frattempo, il piano, con ogni probabilità, non rallenterà il continuo calo dei prezzi degli immobili. Concentriamoci sugli effetti del piano sul singolo debitore. Chiunque abbia un mutuo di proprietà o garantito dalle agenzie governative attive nella concessione dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac, avrà la possibilità di rifinanziarlo a tassi più bassi nel caso in cui sia compreso tra l'80% e il 105% del valore della casa. Ma questo tipo di accordo non è possibile, per esempio, ai molti locatari che stanno cercando di acquistare una casa in questo momento. Purtroppo, per coloro che hanno posticipato il piacere di possedere una casa di proprietà, il versamento di un anticipo del 20% oggi è diventato una prassi comune. Ma almeno le tasse da loro versate consentiranno agli altri di restare proprietari di case che non possono permettersi. I debitori esistenti che potrebbero non essere qualificati per le possibilità di rifinanziamento offerte da Fannie e Freddie possono comunque modificare i loro mutui in modo da ridurre la rata al 31% del reddito mensile. In entrambi i casi, non verrà fatto nessuno sforzo per verificare che i destinatari degli aiuti siano stati onesti nelle loro richieste di mutuo originali. Dato che le frodi riguardanti i mutui hanno registrato un notevole incremento durante il boom immobiliare e che l'amministrazione Obama intende aiutare fino a nove milioni di debitori in difficoltà, possiamo sostenere con sicurezza che saranno salvati anche diversi irresponsabili. Nel futuro, sarà compito dei creditori verificare il reddito di chi deve pagare il mutuo. Ottenere il numero corretto è molto importante per le speranze di riuscita del piano del governo. La Fdic ritiene che gran parte delle ricerche svolte prima di concedere un finanziamento o di rifinanziare un mutuo possa essere evitata se il rapporto mutuo-debito/reddito viene ridotto, anche se solo per qualche anno, alla percentuale magica del 31%. In questo modo il governo pagherà alle società che concedono i prestiti 1.000 dollari per ogni mutuo modificato, condividerà i costi della riduzione dei pagamenti mensili e concederà altri aiuti ai creditori e ai debitori, che si sommeranno ai 75 miliardi di dollari di aiuti per le modifiche provenienti dai contribuenti. Il governo poi spenderà altri 10 miliardi di dollari per risarcire i creditori se il mercato immobiliare continuerà a calare e alcuni di questi prestiti torneranno ad essere bad loan. Saranno sufficenti 10 miliardi di dollari? La storia recente delle modifiche ai mutui non è incoraggiante. Secondo il rapporto di dicembre del Comptroller of the Currency e dell'Office of Thrift Supervision, «il numero di prestiti modificati nel primo trimestre, morosi di almeno 30 giorni, è stato del 37% a tre mesi e del 55% a sei mesi. Il numero di prestiti modificati nel primo trimestre, morosi di almeno 60 giorni, è stato del 19% a tre mesi e quasi del 37% a sei mesi». «Un punto molto problematico», ha dichiarato il Comptroller John Dugan, «è che, sia per la morosità misurata a 30 che a 60 giorni, i tassi di re-default sono aumentati ogni mese e non hanno mostrato alcun segnale di livellamento dopo sei o addirittura otto mesi». Secondo i sostenitori di Obama molte di queste modifiche non hanno abbassato i pagamenti mensili nel modo in cui lo farebbe il nuovo piano. è vero, e più il denaro dei contribuenti viene speso per aiutare un particolare debitore, più accessibile diventa un prestito. Ma, in parte per evitare di dare un prezzo astronomico a questo piano, l'amministrazione non ha fissato necessariamente i prestiti per il lungo periodo. Infatti, il programma incoraggia le società che concedono i mutui a mantenere bassi i pagamenti solo per cinque anni, dopodiché i tassi saliranno. Durante la bolla immobiliare, questi venivano definiti tassi «teaser». Le modifiche potrebbero anche estendere i termini di un mutuo da 30 anni a 40 anni, ma lasciano comunque il debitore con l'acqua alla gola. Una ricerca condotta dal Credit Suisse dimostra che i debitori senza capitale non sono un buon investimento. Ciò che la ricerca non può sapere è quante persone cercheranno aiuto quando verrà loro detto che è disponibile un nuovo programma federale per ridurre la rata del loro mutuo. Il piano di Obama sui mutui è la sua terza grande promessa di salvataggio economico in un mese e forse qualcuno alla Casa Bianca ha notato che i mercati finanziari non hanno esattamente esultato. Ciò che gli investitori, le aziende e i lavoratori americani vogliono sentire è un presidente che proponga idee per favorire la ripresa economica. Ciò che hanno avuto finora sono soltanto piani per allenare la nazione a un lungo periodo di attuazione del Chapter 11. mutui  debitori  piano  prestiti  Obama  mutuo  

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Prezzi delle case diminuiti del 10% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Corriere Di Como, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Prezzi delle case diminuiti del 10% Le quotazioni nel capoluogo Prezzi delle case in pesante flessione nel capoluogo lariano, con riduzioni che raggiungono il 12% sulle quotazioni iniziali. E crollano le compravendite (- 23%). Sono i dati salienti diffusi ieri dall'ufficio studi Gabetti che sanciscono l'inversione di rotta del mattone dopo anni di inarrestabile crescita dei prezzi delle abitazioni. Nel secondo semestre del 2008 le quotazioni delle case in città sono calate in media del 10%. E il numero di transazioni - il dato è però relativo alla prima metà dello scorso anno - sono scese del 22,6%. «Lo sconto sul prezzo iniziale effettuato quando si chiude la trattativa spiega Roberto Riggio, titolare dell'agenzia Gabetti di via Manzoni a Como - è nell'ordine del 10-12%. I tempi medi di vendita sono di 5-6 mesi». Per quanto riguarda i prezzi degli immobili in città, le zone mediamente più care sono Garzola e via Zezio, dove un appartamento signorile di nuova costruzione arriva a costare rispettivamente 3.600 euro e 3.150 euro al metro quadrato. Non mancano ovviamente quotazioni ancora più elevate, per esempio nel centro storico - dove per un palazzo d'epoca bisogna sborsare 4mila euro al metro quadrato - e sul lungolago, dove i prezzi raggiungono punte massime di ben 5mila euro per immobili di pregio. Attorno alle mura, infine, si trovano condomini signorili degli anni '60-70 a circa 2.800 euro al metro quadrato. I prezzi più bassi, secondo l'ufficio studi Gabetti, si registrano a Camerlata, con 1.800 euro al mq per un appartamento nuovo di media qualità, che scendono a 990 se l'alloggio è da ristrutturare. Home Alessandria si allea con Libeskind e Como rimane al palo «Ogni anno 3mila visitatori alla Casa del Fascio» Restauro da 300mila euro per l'opera di Terragni «Sarebbe una follia non arretrare le Nord» Contro la crisi, tessera sconto per dipendenti e associati Legno-arredo, ordini in calo del 20% Carta benzina, Roma rassicura Domenica la sfilata di Carnevale, città tagliata in due Expo, Carioni all'attacco della società

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BALLANDO con l'ORSO (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 21-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

INCHIESTA BALLANDO con l'ORSO Wall Street sull'orlo dell'abisso: il Dow Jones e l'S&P500 sono a contatto con sostegni decisivi. Al di sotto, per i graficisti, si scende in caduta libera Il Toro in ritirata si consola con l'oro che risale sopra quota 1.000 dollari di Fabrizio Guidoni - 21-02-2009 Orso scatenato. C'è poco da aggiungere su quel che accade sui mercati azionari, a parte rare eccezioni. Secondo l'analisi tecnica siamo sull'orlo del burrone, vicinissimi a sostegni di Wall Street (ancora una volta dominus di tutte le Borse) che, se spazzati via, getteranno le basi per un ulteriore pesante affondo. Una ragione in più per dare vita a un forum tecnico al quale hanno partecipato Davide Benyaich (analista indipendente), Wlademir Biasia (Wb Advisors), Francesco Caruso (Gestioni Lombarda Suisse), Gaetano Evangelista (ad Age Italia), Maurizio Milano (Gruppo Banca Sella). 1 La prima domanda è in parte ovvia. Che succede e cosa si può immaginare nei prossimi mesi? Milano: Il quadro tecnico è di «major down trend», da quando alcuni indici hanno rotto al ribasso livelli chiave di supporto a ottobre 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers. La violazione di 1.200 su S&P500, 11.000 sul Dow Jones, 2.200 sul Nasdaq C., 3.000 su Eurostoxx50, 30.000 su S&P/Mib e 11.700 sul Nikkei225 ha avviato un panic selling che ha provocato una perdita del 30-40% in poche settimane. Gli indici sono tornati sui livelli del 1997 negli Usa, del 1994 per l'Italia e del 1981-82 per il Giappone. Non era mai accaduto che l'equity avesse un ritorno negativo su orizzonti così lunghi. Caruso: Al momento tutti i trend, primario e di breve, sono al ribasso. Il Bear Market è stato confermato con il Dow Industrial e il Dow Transportation a nuovi minimi. Continuo a pensare a mercati deboli nel primo trimestre, con un'area di minimo tra metà marzo e la prima decade di aprile; poi un rally tra aprile e luglio, particolarmente forte. Fin dove può scendere la Borsa? Il grafico di S&P500 evidenzia come una chiusura mensile sotto 800 possa proiettare verso la congiunzione tra la linea di tendenza secolare dei minimi del '74 e dell'82 e il ritracciamento del 61,8% (Fibonacci) di tutto il Bull Market secolare, ovvero area 660-600. Si nota poi come l'Rsi mensile sia a livelli di ipervenduto storico: l'unico paragone è il minimo del 1974. L'alternativa è legata a un ritorno sopra le due barriere create dal mercato in queste ultime settimane: area 800-825 e 875 di S&P500. Benyaich: La tregua che ha prevalso da novembre non regge più. Non v'è nulla di sorprendente: il trend negativo di lungo è molto potente. Basta paragonare le fasi di pausa del bear market attuale con quelle del 2000-2003. Sul grafico di Eurostoxx50 si nota come le fasi di sollievo dal ribasso siano state più brevi e più contenute. Prendere a modello il calo del 2003 offre un confronto. Il ribasso di Eurostoxx50, per eguagliare quello precedente, dovrebbe proseguire fino a 1.600-1.500. Lo sgretolamento delle difese è difficile da fermare; al più, potrà essere ritardato di poche settimane. Si può mettere un livello di controllo sul doppio massimo di S&P500 a 875. Superare tale ostacolo, contro tutte le evidenze cicliche, sarà un potente segnale di cambiamento, che dovrebbe aprire la porta a una fase reattiva di tipo intermedio. Il minimo annuale potrebbe arrivare presto se il ribasso sarà intenso, altrimenti rimandato all'autunno. Evangelista: Siamo inevitabilmente condizionati dalla chiusura negativa di gennaio, la quinta consecutiva per il Dow Jones. Tutti conoscono il cosiddetto «barometro gennaio»: un meccanismo anticipatore statisticamente consistente. Ma se soffermiamo l'attenzione non sulla performance dell'anno, ma su quella degli undici mesi successivi, notiamo come il saldo sia stato negativo esattamente in 11 dei 22 casi sperimentati dal 1950 in avanti. Insomma, non è detto che tutto il resto dell'anno ne sia condizionato. Il mio outlook è negativo fino all'inizio della primavera, possibilista da allora in avanti. Biasia: Dal punto di vista tecnico vedo possibili reazioni solo in seguito a prese di beneficio su posizioni short o qualche acquisto speculativo. Nulla di più. Non sono visibili segnali di inversione. Al contrario temo un'ulteriore caduta dei listini nell'ordine del 25 per cento. Se guardiamo l'Eurostoxx 50 o il Dax notiamo una tendenza distributiva. Suggerisco di vigilare con attenzione quota 2100/2080 per l'Eurostoxx 50, 4030/4000 per il Dax. 2 È presto immaginare l'uscita dal tunnel? Milano: Direi di sì. La bolla Internet, che già aveva sorpreso per la velocità della sua discesa, si era sgonfiata nel corso di oltre 30mesi. La bolla immobiliare-finanziaria si è sviluppata invece nel giro di una ventina di mesi, molto più velocemente quindi. La seconda differenza è che la bolla Internet era limitata ad alcuni settori specifici, mentre quella in essere, colpendo il settore finanziario tocca il cuore del sistema, e fa sentire i propri effetti a 360°, non risparmiando settori difensivi come le utilities e l'alimentare. Caruso: Il segnale d'inversione verrà dall'interno del mercato, cioè dall'analisi bottom-up dei titoli che compongono gli indici. Il minimo di «breadth» è stato toccato tra ottobre e novembre e quello va considerato come il «minimo interno» del mercato. Ora, anche se gli indici andassero su nuovi minimi, solo una parte dei titoli li seguirà e questo creerà una «divergenza interna» positiva, il primo segnale di un esaurimento della discesa. Anche i tassi a lunga cominceranno a salire, ma solo nella seconda parte dell'anno e molto prima e molto più negli Usa che in Europa. Benyaich: Un segnale che le Borse si stanno avvicinando al minimo lo potrà dare la gamba di ribasso iniziata da poche settimane. Un calo contrastato, che permetta un downside il più limitato possibile, introdurrà elementi di novità potenzialmente positivi. Il Dow Industrial è il più prossimo al fondamentale supporto della fascia 7.450-7.200. La perforazione, che dovrà essere verificata, sarà un danno molto grave, che potrebbe aprire scenari mai visti dagli anni '30. Metto però in guardia da letture semplicistiche: il Dow potrebbe trovare a 6.200-6.000 un fondo, ma se la reazione successiva non riconquisterà il supporto a 7.200-450, divenuto resistenza, lo scenario distruttivo uscirà rafforzato. Evangelista: Mi piacerebbe assistere alla definitiva capitolazione degli investitori. I tre mesi che ci separano dal minimo di novembre sono stati visti dai più come consolidamento. I piccoli investitori hanno fatto incetta di opzioni call sulle azioni: nel mese terminato il 21 novembre ogni giorno sono state scambiate in media ben 87 put ogni 100 call; la scorsa settimana, con il mercato che ha testato i minimi autunnali, il rapporto fra put e call è calato vistosamente (73,5%) anziché aumentare, il che sottolinea una fastidiosa accondiscendenza bullish da parte dei piccoli investitori. Biasia: Per cogliere segnali d'inversione dovremmo assistere al recupero delle materie prime. Tuttavia se guardiamo il petrolio, i metalli ferrosi e non, non possiamo ipotizzare uno scenario di ripresa. Il Wti rischia di scivolare verso area 25/20 dollari al barile. Sull'azionario il primo elemento da seguire sarebbe un ridimensionamento quantitativo della volatilità tale da consentire l'avvio di una fase di accumulazione. 3 Meglio stare alla larga da tutto? E più avanti? Caruso: Attenzione all'oro. Non è correlato all'equity e non ha nulla a che vedere con inflazione, deflazione, rischi di guerra ecc. Una chiusura mensile sopra 1.000 apre scenari generazionali, con target di lungo periodo a 1.350-1.400 e 1.600-1.700. Supporti chiave a 880 e 800. Benyaich: Sono da evitare i finanziari, avranno bisogno di molto più tempo per completare la base d'accumulazione, anche anni. Semmai i nuovi leader del mercato andranno cercati tra i ciclici che si sono difesi meglio durante il bear. Evangelista: Ad ora privilegio i difensivi per antonomasia: farmaceutico a livello globale; beni di consumo durevoli in Europa e telefonici negli Usa. Un portafoglio azionario al momento non può che rifuggire dai ciclici. È evidente che questa prudenza andrà abbandonata quando ci sarà una svolta del ciclo economico: non prima del terzo trimestre, perlomeno negli Stati Uniti, la cui congiuntura anticipa quella del Vecchio Continente. Nei Paesi «emergenti» ci sono invece interessanti segnali di stabilizzazione, penso all'America Latina. Lì forse il peggio a livello macro è alle spalle. Milano: Io dico prudenza. Bisogna guardare la dinamica congiunta del Vix (volatilità implicita S&P500) e del Vxn (volatilità del Nasdaq). Il fatto che il primo rimanga sistematicamente al di sopra del secondo conferma come l'epicentro della crisi rimanga il settore finanziario. Benyaich: L'assenza di luci si avverte sulle commodity. L'indice Crb, una sintesi dell'andamento di 21 materie prime, ha recentemente perforato due supporti molto importanti, a 215-209. C'è un target a 185, doppio minimo costruito all'inizio del decennio. Perdere tale supporto (filtro a 167), significherebbe riportare le quotazioni a livelli mai visti dopo il 1973. Non dovrà accadere. Evangelista: Mi vado convincendo che lo yen abbia raggiunto un massimo definitivo, quantomeno contro dollaro. Lo yen forte dell'ultimo anno e mezzo ha massacrato le esportazioni giapponesi, precipitate di recente di oltre il 30% su base annuale. Il settore immobiliare in Giappone, in lieve ripresa nella parte centrale del decennio, è di nuovo crollato, generando ulteriori pressioni sulla ricchezza delle famiglie e sui consumi, questo mentre il contributo dell'export si è dissipato. Sono convinto che la Bank of Japan seguirà la politica del quantitative easing inaugurata ormai da tempo da Fed e Bce, e questo genererà pressioni crescenti sulla divisa. Il discorso non riguarda solo il mercato valutario, dal momento che fra dollaro/yen e titoli di Stato americani sussiste da tempo una precisa correlazione. Sicché il ribasso dello yen dovrebbe essere accompagnato nei prossimi mesi da un calo delle quotazioni dei Treasury e quindi da un rialzo dei rendimenti a lunga scadenza; e probabilmente, non soltanto negli Stati Uniti. Biasia: Io dico dollaro. In un ambiente caratterizzato da sfiducia verso il rischio, le monete rappresentano opportunità da cogliere nell'ambito della diversificazione della componente liquida dei portafogli. Il dollaro in qualità di bene rifugio, continua a rivalutare nei confronti dell'euro. La violazione di area 1,30/1,27 spingerà nei prossimi mesi le contrattazioni verso 1,15-1,10. Le informazioni attualmente disponibili ci consentono di stimare in una prospettiva più ampia possibili convergenze del rapporto euro-dollaro con la parità. Raggiungibile indicativamente a fine 2010. Grande contributo a tale scenario sarà dato dall'andamento dei tassi di interesse nelle macro aree, Usa, Ue, Giappone. Un regime di tassi espansivi sosterrà flussi verso la divisa americana nella misura in cui il mercato accrediterà all'America la capacità di uscire prima dalla crisi prima.

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Orso scatenato. C'è poco da aggiungere su quel che accade sui mercati azionari, a parte ... (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 21-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

INCHIESTA Orso scatenato. C'è poco da aggiungere su quel che accade sui mercati azionari, a parte ... di Redazione - 21-02-2009 Orso scatenato. C'è poco da aggiungere su quel che accade sui mercati azionari, a parte rare eccezioni. Secondo l'analisi tecnica siamo sull'orlo del burrone, vicinissimi a sostegni di Wall Street (ancora una volta dominus di tutte le Borse) che, se spazzati via, getteranno le basi per un ulteriore pesante affondo. Una ragione in più per dare vita a un forum tecnico al quale hanno partecipato Davide Benyaich (analista indipendente), Wlademir Biasia (Wb Advisors), Francesco Caruso (Gestioni Lombarda Suisse), Gaetano Evangelista (ad Age Italia), Maurizio Milano (Gruppo Banca Sella). 1 La prima domanda è in parte ovvia. Che succede e cosa si può immaginare nei prossimi mesi? Milano: Il quadro tecnico è di «major down trend», da quando alcuni indici hanno rotto al ribasso livelli chiave di supporto a ottobre 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers. La violazione di 1.200 su S&P500, 11.000 sul Dow Jones, 2.200 sul Nasdaq C., 3.000 su Eurostoxx50, 30.000 su S&P/Mib e 11.700 sul Nikkei225 ha avviato un panic selling che ha provocato una perdita del 30-40% in poche settimane. Gli indici sono tornati sui livelli del 1997 negli Usa, del 1994 per l'Italia e del 1981-82 per il Giappone. Non era mai accaduto che l'equity avesse un ritorno negativo su orizzonti così lunghi. Caruso: Al momento tutti i trend, primario e di breve, sono al ribasso. Il Bear Market è stato confermato con il Dow Industrial e il Dow Transportation a nuovi minimi. Continuo a pensare a mercati deboli nel primo trimestre, con un'area di minimo tra metà marzo e la prima decade di aprile; poi un rally tra aprile e luglio, particolarmente forte. Fin dove può scendere la Borsa? Il grafico di S&P500 evidenzia come una chiusura mensile sotto 800 possa proiettare verso la congiunzione tra la linea di tendenza secolare dei minimi del '74 e dell'82 e il ritracciamento del 61,8% (Fibonacci) di tutto il Bull Market secolare, ovvero area 660-600. Si nota poi come l'Rsi mensile sia a livelli di ipervenduto storico: l'unico paragone è il minimo del 1974. L'alternativa è legata a un ritorno sopra le due barriere create dal mercato in queste ultime settimane: area 800-825 e 875 di S&P500. Benyaich: La tregua che ha prevalso da novembre non regge più. Non v'è nulla di sorprendente: il trend negativo di lungo è molto potente. Basta paragonare le fasi di pausa del bear market attuale con quelle del 2000-2003. Sul grafico di Eurostoxx50 si nota come le fasi di sollievo dal ribasso siano state più brevi e più contenute. Prendere a modello il calo del 2003 offre un confronto. Il ribasso di Eurostoxx50, per eguagliare quello precedente, dovrebbe proseguire fino a 1.600-1.500. Lo sgretolamento delle difese è difficile da fermare; al più, potrà essere ritardato di poche settimane. Si può mettere un livello di controllo sul doppio massimo di S&P500 a 875. Superare tale ostacolo, contro tutte le evidenze cicliche, sarà un potente segnale di cambiamento, che dovrebbe aprire la porta a una fase reattiva di tipo intermedio. Il minimo annuale potrebbe arrivare presto se il ribasso sarà intenso, altrimenti rimandato all'autunno. Evangelista: Siamo inevitabilmente condizionati dalla chiusura negativa di gennaio, la quinta consecutiva per il Dow Jones. Tutti conoscono il cosiddetto «barometro gennaio»: un meccanismo anticipatore statisticamente consistente. Ma se soffermiamo l'attenzione non sulla performance dell'anno, ma su quella degli undici mesi successivi, notiamo come il saldo sia stato negativo esattamente in 11 dei 22 casi sperimentati dal 1950 in avanti. Insomma, non è detto che tutto il resto dell'anno ne sia condizionato. Il mio outlook è negativo fino all'inizio della primavera, possibilista da allora in avanti. Biasia: Dal punto di vista tecnico vedo possibili reazioni solo in seguito a prese di beneficio su posizioni short o qualche acquisto speculativo. Nulla di più. Non sono visibili segnali di inversione. Al contrario temo un'ulteriore caduta dei listini nell'ordine del 25 per cento. Se guardiamo l'Eurostoxx 50 o il Dax notiamo una tendenza distributiva. Suggerisco di vigilare con attenzione quota 2100/2080 per l'Eurostoxx 50, 4030/4000 per il Dax. 2 È presto immaginare l'uscita dal tunnel? Milano: Direi di sì. La bolla Internet, che già aveva sorpreso per la velocità della sua discesa, si era sgonfiata nel corso di oltre 30mesi. La bolla immobiliare-finanziaria si è sviluppata invece nel giro di una ventina di mesi, molto più velocemente quindi. La seconda differenza è che la bolla Internet era limitata ad alcuni settori specifici, mentre quella in essere, colpendo il settore finanziario tocca il cuore del sistema, e fa sentire i propri effetti a 360°, non risparmiando settori difensivi come le utilities e l'alimentare. Caruso: Il segnale d'inversione verrà dall'interno del mercato, cioè dall'analisi bottom-up dei titoli che compongono gli indici. Il minimo di «breadth» è stato toccato tra ottobre e novembre e quello va considerato come il «minimo interno» del mercato. Ora, anche se gli indici andassero su nuovi minimi, solo una parte dei titoli li seguirà e questo creerà una «divergenza interna» positiva, il primo segnale di un esaurimento della discesa. Anche i tassi a lunga cominceranno a salire, ma solo nella seconda parte dell'anno e molto prima e molto più negli Usa che in Europa. Benyaich: Un segnale che le Borse si stanno avvicinando al minimo lo potrà dare la gamba di ribasso iniziata da poche settimane. Un calo contrastato, che permetta un downside il più limitato possibile, introdurrà elementi di novità potenzialmente positivi. Il Dow Industrial è il più prossimo al fondamentale supporto della fascia 7.450-7.200. La perforazione, che dovrà essere verificata, sarà un danno molto grave, che potrebbe aprire scenari mai visti dagli anni '30. Metto però in guardia da letture semplicistiche: il Dow potrebbe trovare a 6.200-6.000 un fondo, ma se la reazione successiva non riconquisterà il supporto a 7.200-450, divenuto resistenza, lo scenario distruttivo uscirà rafforzato. Evangelista: Mi piacerebbe assistere alla definitiva capitolazione degli investitori. I tre mesi che ci separano dal minimo di novembre sono stati visti dai più come consolidamento. I piccoli investitori hanno fatto incetta di opzioni call sulle azioni: nel mese terminato il 21 novembre ogni giorno sono state scambiate in media ben 87 put ogni 100 call; la scorsa settimana, con il mercato che ha testato i minimi autunnali, il rapporto fra put e call è calato vistosamente (73,5%) anziché aumentare, il che sottolinea una fastidiosa accondiscendenza bullish da parte dei piccoli investitori. Biasia: Per cogliere segnali d'inversione dovremmo assistere al recupero delle materie prime. Tuttavia se guardiamo il petrolio, i metalli ferrosi e non, non possiamo ipotizzare uno scenario di ripresa. Il Wti rischia di scivolare verso area 25/20 dollari al barile. Sull'azionario il primo elemento da seguire sarebbe un ridimensionamento quantitativo della volatilità tale da consentire l'avvio di una fase di accumulazione. 3 Meglio stare alla larga da tutto? E più avanti? Caruso: Attenzione all'oro. Non è correlato all'equity e non ha nulla a che vedere con inflazione, deflazione, rischi di guerra ecc. Una chiusura mensile sopra 1.000 apre scenari generazionali, con target di lungo periodo a 1.350-1.400 e 1.600-1.700. Supporti chiave a 880 e 800. Benyaich: Sono da evitare i finanziari, avranno bisogno di molto più tempo per completare la base d'accumulazione, anche anni. Semmai i nuovi leader del mercato andranno cercati tra i ciclici che si sono difesi meglio durante il bear. Evangelista: Ad ora privilegio i difensivi per antonomasia: farmaceutico a livello globale; beni di consumo durevoli in Europa e telefonici negli Usa. Un portafoglio azionario al momento non può che rifuggire dai ciclici. È evidente che questa prudenza andrà abbandonata quando ci sarà una svolta del ciclo economico: non prima del terzo trimestre, perlomeno negli Stati Uniti, la cui congiuntura anticipa quella del Vecchio Continente. Nei Paesi «emergenti» ci sono invece interessanti segnali di stabilizzazione, penso all'America Latina. Lì forse il peggio a livello macro è alle spalle. Milano: Io dico prudenza. Bisogna guardare la dinamica congiunta del Vix (volatilità implicita S&P500) e del Vxn (volatilità del Nasdaq). Il fatto che il primo rimanga sistematicamente al di sopra del secondo conferma come l'epicentro della crisi rimanga il settore finanziario. Benyaich: L'assenza di luci si avverte sulle commodity. L'indice Crb, una sintesi dell'andamento di 21 materie prime, ha recentemente perforato due supporti molto importanti, a 215-209. C'è un target a 185, doppio minimo costruito all'inizio del decennio. Perdere tale supporto (filtro a 167), significherebbe riportare le quotazioni a livelli mai visti dopo il 1973. Non dovrà accadere. Evangelista: Mi vado convincendo che lo yen abbia raggiunto un massimo definitivo, quantomeno contro dollaro. Lo yen forte dell'ultimo anno e mezzo ha massacrato le esportazioni giapponesi, precipitate di recente di oltre il 30% su base annuale. Il settore immobiliare in Giappone, in lieve ripresa nella parte centrale del decennio, è di nuovo crollato, generando ulteriori pressioni sulla ricchezza delle famiglie e sui consumi, questo mentre il contributo dell'export si è dissipato. Sono convinto che la Bank of Japan seguirà la politica del quantitative easing inaugurata ormai da tempo da Fed e Bce, e questo genererà pressioni crescenti sulla divisa. Il discorso non riguarda solo il mercato valutario, dal momento che fra dollaro/yen e titoli di Stato americani sussiste da tempo una precisa correlazione. Sicché il ribasso dello yen dovrebbe essere accompagnato nei prossimi mesi da un calo delle quotazioni dei Treasury e quindi da un rialzo dei rendimenti a lunga scadenza; e probabilmente, non soltanto negli Stati Uniti. Biasia: Io dico dollaro. In un ambiente caratterizzato da sfiducia verso il rischio, le monete rappresentano opportunità da cogliere nell'ambito della diversificazione della componente liquida dei portafogli. Il dollaro in qualità di bene rifugio, continua a rivalutare nei confronti dell'euro. La violazione di area 1,30/1,27 spingerà nei prossimi mesi le contrattazioni verso 1,15-1,10. Le informazioni attualmente disponibili ci consentono di stimare in una prospettiva più ampia possibili convergenze del rapporto euro-dollaro con la parità. Raggiungibile indicativamente a fine 2010. Grande contributo a tale scenario sarà dato dall'andamento dei tassi di interesse nelle macro aree, Usa, Ue, Giappone. Un regime di tassi espansivi sosterrà flussi verso la divisa americana nella misura in cui il mercato accrediterà all'America la capacità di uscire prima dalla crisi prima.

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Case Usa segnalano la crisi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 21-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

Plus sezione: ATTUALITA data: 2009-02-21 - pag: 11 autore: Case Usa segnalano la crisi S e le notizie sulla congiuntura americana sono brutte, quelle relative all'edilizia residenziale sono addirittura disastrose. Le nuove case in cantiere sono a un livello più basso di vent'anni fa. E l'accasciamento continuerà fin quando i prezzi delle case continueranno a scendere. Perché comperare una casa oggi quando costerà di meno domani? Il singolo dato economico sul quale vale la pena puntare i riflettori, per sapere di cosa succederà all'economia tutta, è quindi l'andamento dei prezzi delle case. I quali, come si sa, sono scesi parecchio, in termini nominali e ancora più in termini reali (cioè relativamente ai prezzi al consumo). Ma sono scesi abbastanza? Questa è la domanda da un milione di dollari (anzi, per essere in linea con i tempi, da dieci trilioni). Un primo tentativo di risposta può venire da un confronto storico: il grafico mostra l'evoluzione dei prezzi reali delle case americane dal 1990 a oggi. Si vede subito la bolla del cui sgonfiamento stiamo soffrendo: fatto 100 il 2000, l'indice dei prezzi reali era arrivato a toccare 170 nel 2006. M a da allora i prezzi reali sono crollati: estrapolando al febbraio 2009 il passo (del gambero) degli ultimi mesi, siamo a quota 116, una riduzione massiccia, di quasi un terzo. é vero che quota 116 è superiore di circa il 18% al livello di inizio 1990, ma questo aumento è fisiologico. Rappresenta un incremento di meno dell'1% medio annuo, il che è normale per i prezzi reali delle case: è spiegato da fattori strutturali, come l'aumento della popolazione su un territorio che non aumenta, i limiti di edificabilità e il miglioramento della "qualità" delle abitazioni, che viene catturato solo imperfettamente dagli indici di prezzo. Allora, i prezzi sono scesi abbastanza? Purtroppo, è difficile dirlo. Siamo tornati alla linea di tendenza, ma le tendenze sono per definizione tracciate tagliando sinusoidi che stanno sopra e che stanno sotto la linea. DIETRO I NUMERI di Fabrizio Galimberti

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consigli per il dopo Magic Card (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Unita, L'" del 22-02-2009)

Argomenti: Mercato immobiliare

consigli per il dopo Magic Card Maya ha faccia triste e pensierosa. La sua immagine è in bianco e nero. A far tornare i colori ci pensa l'uomo che promette di salvarla: è il consulente che aiuta a far ritrovare sorriso e tranquillità a chi ha fatto troppi debiti con le carte di credito. Oltre allo spot di www.creditcarddebt.org, sulle tv e in ogni metropolitana si moltiplicano gli annunci di associazioni che offrono consigli. Il tema è talmente serio che lo Stato di New York ha gli dedicato una campagna ed un servizio di consulenza (http://www.nyc.gov/html/ofe/html/help/getting.shtml). Gli americani sono stati abituati a vivere sui debiti: le case si potevano comprare anche senza contanti, in alcuni casi con un mutuo del 105 per cento del valore, che copriva anche mobili e spese di ingresso; elettrodomestici, abbigliamento, scarpe, cibo: tutto si poteva pagare un mese dopo. Le banche erano molto generose nell'offrire carte di credito, bastava avere il social security number ed ecco che avevi nella mani l'oggetto magico. Il meccanismo era sempre lo stesso: compravi ora, pagavi dopo, e la banca ogni mese ti chiedeva quanta parte delle tue spese intendevi coprire. Il resto slittava al mese successivo, anche i debiti si accumulavano. Gli americani hanno vissuto così per anni, negli ultimi sette il «rosso» dei cittadini è raddoppiato. E, dopo lo scoppio della bolla immobiliare, tutti si aspettano il fallimento delle famiglie indebitate, grazie alle carte di credito. Se ne parla fin dal primo mattino nei talk show, complice il film «Confessioni di una shopaholic», una drogata degli acquisti grazie alle «magic card» (è la versione cinematografica del best seller di Sophie Kinsella). Non è detto che la Maya dello spot abbia la stessa fortuna di Rebecca (la protagonista del film), e alla fine possa farcela a vivere, libera dai debiti.

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