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TARTICOLI DEL 14-20 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Mercato immobiliare (17)
In
Piazza Affari vince la neutralità
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
dallo scoppio
della bolla immobiliare statunitense. Ma nel frattempo la Borsa è destinata
solo a perdere di valore? Per l'indice S&PMib esiste una speranza concreta
che i prezzi siano vicini a una fase di temporaneo bottom. In area
27.750/28.000 esiste infatti una zona di supporto che potrebbe arginare la
discesa e favorire un ritorno almeno a testare i massimi di maggio in area 34.
In
tutto il mondo l'incognita prezzi sulle compravendite
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
inflazione
immobiliare, la Spagna, i prezzi nel periodo aprile 2007-marzo 2008 sono
risultati in calo dello 0,55%, dopo che l'anno precedente erano cresciuti del
4,69 per cento. Anche se, a sorpresa, il Paese iberico nel primo trimestre
dell'anno rispetto all'ultimo trimestre
Vecchie
colpe e nuovi rimedi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
non essendo
state abrogate le leggi dell'economia, l'aumento della domanda di materie prime
porterà a un aumento dell'offerta.Tanto più che molti di questi prezzi hanno le
caratteristiche di una bolla, il che non vuol dire speculazione. Si ha bolla
quando si pensa che i prezzi domani saranno più alti di oggi, come successe con
le dot.
BORSA:
EUROPA E USA RIPARTONO CON PETROLIO E BERNANKE/ANSA
( da "Wall
Street Italia" del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Ovviamente in
ripresa i titoli di tutte le compagnie aree, alcune delle quali faticano
finanziariamente a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile,
mentre a Madrid, che teme l'effetto a catena dell'esplosione della 'bolla
immobiliare', oltre a Iberia (+10% netto) hanno recuperato soprattutto Endesa
(+4,35%) e Iberdrola (+2,41%).
Mutui,
tassi record al 5,85% ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
verificare
quel rallentamento del mercato immobiliare, con conseguente sgonfiamento della
"bolla" dei prezzi delle case, che nell'area dell'euro si é
manifestato lo scorso anno. Quanto al core business creditizio, il rapporto
segnala che in giugno la dinamica della raccolta bancaria ha continuato ad
accelerare (+10,7% annuo), mentre per gli impieghi c'è stata una nuova frenata
(
Il
petrolio a 134 dollari ( da "Giornale di Brescia"
del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Ovviamente in
ripresa i titoli di tutte le compagnie aeree, alcune delle quali faticano a
sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che
teme l'effetto a catena dell'esplosione della "bolla immobiliare",
oltre a Iberia (+10%) hanno recuperato Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%).
Un'economia
sotto choc ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
è quindi la
caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa.
Il terzo choc proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle
case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i
contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno,
un'ulteriore flessione del 22 per cento.
Recessione
e protezionismo ( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
non finirà
finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le
banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è
ad esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai
in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per
salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (
Gelata
in arrivo sui prezzi delle case Vendite giù del 10%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
com Online il
videoforum "Casa, fisco e mutui: ecco tutte le novità" SuRadio24 Oggi
dalle 12 alle
Si
sgonfia la bolla ( da "Miaeconomia"
del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Esperto mutui
casa Richiesta due mutui per un solo immobileAgevolazioni prima casaVendita
immobile per garanteSurroga mutuo e polizzaIntestazione immobile a minoreMutuo
cointestato ma immobile della moglieMilitare e seconda casaRitiro
fideiussioneDetrazione interessi mutuoDue mutui per un immobile CASA " Casa
news Si sgonfia la bolla (
In
calo i prezzi delle case di pregio in centro storico
( da "Gazzettino,
Il (Venezia)" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
LA RICERCA In
calo i prezzi delle case di pregio in centro storico Prezzi in calo per le case
in centro a Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato
immobiliare della terraferma. Lo dice il periodico rapporto di NomismaA pagina
II.
Calano
i prezzi delle case di pregio ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
Il rapporto
di Nomisma evidenzia un rallentamento del mercato immobiliare nel centro
storico Prezzi in calo per le case in centro a Venezia. Tengono, invece, i
negozi, così come il mercato immobiliare della terraferma in genere. Lo dice il
periodico rapporto dell'Osservatorio di Nomisma sul mercato immobiliare.
Prezzi
top con i low cost ( da "Milano Finanza"
del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
ha visto un
rally dei prezzi delle abitazioni legato solo in parte all'ingresso del paese
in Europa. A dispetto del trend stagnante del mercato immobiliare cipriota nel
2004 (+2,1%), da lì in avanti i prezzi delle case hanno infatti cominciato a
vedere un'accelerazione senza precedenti: +6,25% nel 2005, +19,21% l'anno dopo,
I
nuovi liquidazionisti e il mancato coordinamento
( da "Borsa
e Finanza" del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
i rincari del
petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi
della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica
monetaria produce i suoi effetti con un ritardo di almeno uno-due anni. Del
resto in Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando,
in particolare in Spagna,
Tremonti
e lo spettro del '29 Obbligati a pensare positivo
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
la banca che
nel primo trimestre ha riportato un crollo degli utili dell'88% e ha tra i suoi
principali azionisti la Caisse d'Epargne e il gruppo Banque Populaire. In Gran
Bretagna il prezzo delle case è precipitato ai minimi da trent'anni. In
Germania è crollata fiducia dei risparmiatori e, per la prima volta dal 2004,
la locomotiva tedesca rischia di ritrovare il semaforo rosso.
C'E'
IL RISCHIO DI RECESSIONE GLOBALE ( da "Wall Street Italia"
del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
che lo ha
portato pochi giorni orsono a stabilire il primato di 147 dollari, è il frutto
della speculazione finanziaria (in questi ultimi giorni non vi è stato infatti
alcun fatto nuovo che giustifichi questo calo). Oggi non si può però escludere
che anche questa bolla stia scoppiando e che quindi il prezzo del petrolio
possa ancora scendere.
FATE
QUALCOSA PER RIEQUILIBRARE I MERCATI
( da "Wall
Street Italia" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract:
i rincari del
petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi
della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica
monetaria produce effetti con un ritardo di almeno uno due anni. Del resto in
Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in
particolare in Spagna,
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: FINANZA data: 2008-07-14 - pag: 22 autore: Analisi tecnica.
Probabile un rimbalzo tecnico dell'indice S&P Mib, ma è opportuno attendere
segnali più concreti In Piazza Affari vince la neutralità Le prime indicazioni
positive oltre area 29.500 Alessandro Chini Alessandro Magagnoli La crisi
originata nel 2007 è ancora lontana da una soluzione e probabilmente non
basterà il 2008 per porre rimedio ai disastri causati dallo
scoppio della bolla
immobiliare statunitense. Ma nel frattempo la
Borsa è destinata solo a perdere di valore? Per l'indice S&PMib esiste una
speranza concreta che i prezzi siano vicini a una fase di temporaneo bottom. In area
27.750/28.000 esiste infatti una zona di supporto che potrebbe arginare la
discesa e favorire un ritorno almeno a testare i massimi di maggio in area 34.500.
Ma perchè le Borse dovrebbero rimbalzare proprio ora che il comparto
finanziario denuncia nuove debolezze e le materie prime fanno registrare quasi
ogni giorno nuovi prezzi record? La ragione è
puramente tecnica e va sotto il nome di "eccesso". In molti mercati
si sono realizzati movimenti con una velocità molto superiore a quella
sperimentata in precedenza, una velocità difficilmente sostenibile nel medio
termine senza che gli stessi operatori che hanno partecipato al movimento non
inizino a domandarsi se non sia arrivato il momento di prendere profitto dei
guadagni accumulati negli ultimi mesi. Questo non vuole dire che, se le ragioni
che hanno motivato determinati movimenti si manterranno valide anche in futuro,
gli stessi movimenti non proseguiranno. Il rischio che il prezzo del greggio
arrivi in area 200 dollari esiste, ma non è detto che le quotazioni saliranno
direttamente in quell'area senza avere prima ritracciato tra i 110 e i 120
dollari al barile. La pista ciclica, indicatore che misura la distanza tra la
media a 200 giorni e i prezzi esprimendola in termini
percentuali, si trova in questa fase nei confronti del prezzo del greggio nella
stessa condizione di eccesso (ipercomprato) sperimentata a novembre dello
scorso anno e prima di allora a ottobre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-13 - pag: 4 autore: In tutto il mondo
l'incognita prezzi sulle compravendite Appesantito
dalla crisi del credito e dall'elevata inflazione, il boom della crescita dei prezzi delle case che ha coinvolto molti Paesi in molti casi
è giunto al capolinea. Nelle ultime stime di Global property guide sui prezzi internazionali delle abitazioni, solo in 16 Paesi su
38 sono saliti rispetto al trimestre precedente, al netto dell'inflazione
(altrimenti il numero sale a 28). Su base annua solo in dieci casi l'andamento
delle quotazioni è andato meglio rispetto all'anno precedente. Tra i grandi
Paesi europei, nella prima indiziata per l'inflazione immobiliare, la Spagna, i prezzi nel periodo aprile 2007-marzo
2008 sono risultati in calo dello 0,55%, dopo che l'anno precedente erano
cresciuti del 4,69 per cento. Anche se, a sorpresa, il Paese iberico nel primo
trimestre dell'anno rispetto all'ultimo trimestre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-07-16 - pag: 11 autore: DALLA PRIMA Vecchie colpe e
nuovi rimedi In questo scoraggiante con-testo l'Italia paga, come al solito,
colpe antiche. La tempesta che spazza i mercati mondiali "con aspra voce
di vento incarcerato" coglie un'economia italiana in mezzo al guado. La
ristrutturazione del tessuto industriale è a metà strada, la finanza pubblica
non è in grado di dare sostegno alla domanda, la politica monetaria non è in
grado di far zampillare petrolio a poco prezzo e la politica tout court sembra
porre in cima alle preoccupazioni altri problemi che quelli dell'economia. Per
affrontare con serenità questa litania di magagne è dapprima necessario
piantare alcuni paletti nel labirinto della crisi. "Stagflazione" questo
brutto neologismo non descrive appieno le fattezze della bufera odierna. Dietro
la stagnazione vi è sia inflazione che deflazione: un impetuoso aumento dei prezzi delle materie prime internazionali e una rovinosa
diminuzione dei prezzi delle case americane. E dei due
volti dei prezzi il più pericoloso non è il primo,
malgrado le diffuse paure dell'inflazione. Le impennate delle materie prime
redistribuiscono il potere d'acquisto fra Paesi produttori e Paesi
utilizzatori; per il mondo sono un giocoa somma zero,c'èchi perde e chi
guadagna. Mentre la diminuzione dei prezzi delle case
è una perdita netta; per gli Usa ma non solo, ché lo sgretolamento del valore
delle abitazioni in America è stato il primum movens di quella crisi dei mutui
che ha ferito fiducia e finanza in tutto il mondo, grazie alla sconsiderata
facilità con cui migliaia di miliardi di dollari di prodotti finanziari tossici
erano stati sparsi nei portafogli internazionali. Il primo paletto da porre
riguarda allora le materie di base. L'Italia, come il resto dell'Occidente, è
un utilizzatore di materie prime, e non c'è molto che si possa fare per
scrollarci questo fardello. è come una tassa che i Paesi produttori ci
impongono, e il tentativo di sottrarsi a questa tassa con la fuga nell'aumento
dei salari non farebbe altro che rinfocolare l'inflazione. Soccorre solo la
saggezza siciliana - "chinati giunco, che passa la piena" - nella
certezza che, non essendo state abrogate le leggi
dell'economia, l'aumento della domanda di materie prime porterà a un aumento
dell'offerta.Tanto più che molti di questi prezzi hanno le
caratteristiche di una bolla, il che non vuol dire speculazione. Si ha bolla quando si pensa che i prezzi domani
saranno più alti di oggi, come successe con le dot. com dell'euforia borsistica
del 2000. Non fu speculazione, fu bolla. E la
componente "bolla" scoppierà presto o tardi.
Intanto, questa redistribuzione di potere d'acquisto in favore dei produttori
tiene su l'economia mondiale, e ben lo sanno gli esportatori americani, le cui
prodezze probabilmente eviteranno il segno meno al Pil Usa del secondo
trimestre, o gli esportatori italiani, che guadagnano quote di mercato in
valore malgrado tutte le difficoltà. Il secondo paletto riguarda la crisi
finanziaria e valutaria. Il dollaro ha probabilmente sorpassato il suo valore
di equilibrio, e il modus operandi dei mercati valutari ha imposto un
overshooting che dovrebbe rientrare una volta che il pendolo si assesti. Più
preoccupante è la crisi finanziaria, che ha ancora un potenziale dirompente, in
termini di "timori e tremori". Tuttavia,l'iperattivismo americano al
riguardo aiuta: la crisi sarà contenuta proprio perché è pericolosa, e le armi
per contenerla non mancano. Il sistema finanziario che uscirà da questi anni
tumultuosi sarà un sistema più umile ma più resistente. E l'Italia? Come dice
il Bollettino economico della Banca d'Italia la nostra economia rischia di
ristagnare anche l'anno prossimo. L'Italia - Paese medio e aperto - è un pezzo
di sughero sulla corrente del ciclo internazionale, ma questo non vuol dire che
dobbiamo rassegnarci a galleggiare. Se la politica smetterà di guardarsi
l'ombelico e l'istinto di sopravvivenza delle imprese le porterà ad accelerare
il rinnovamento di processi e prodotti, anche il giunco italiano si potrà
raddrizzare quando passi la piena. Fabrizio Galimberti fabrizio@bigpond.net.au.
( da "Wall Street Italia" del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di ANSA TORNANO
ACQUISTI IN CHIUSURA SEDUTA, PESANTE LONDRA CON ENERGIA -->(ANSA) - MILANO,
16 LUG - Si stappi una bottiglia di quelle buone, anche se non ancora
champagne: sulle Borse europee sono tornati gli acquisti e la paura di un nuovo
'29 e' un po' più lontana. E' stato un rimbalzo giocato più sui nervi che su
dati concreti, ma intanto il brusco calo del prezzo del petrolio ha fatto
chiudere in crescita di oltre un punto percentuale Parigi, Francoforte, Madrid
e Stoccolma. Più caute Milano (+0,55% l'indice S&P/Mib) e Zurigo, mentre
Londra ha concluso la giornata ancora con un segno negativo, appesantita
soprattutto dal settore energia. Dopo un avvio ancora debole, i listini del Vecchio
Continente hanno accusato il colpo del dato dell'inflazione statunitense, il
più alto degli ultimi 26 anni. Ma a poco più di un'ora dalla chiusura delle
contrattazioni, i mercati europei hanno cambiato decisamente direzione. I primi
segnali positivi riuscivano a leggerli solo gli operatori, come quello lanciato
dalla lontana costa occidentale degli Stati Uniti dalla quinta banca americana,
quella Wells Fargo che ha annunciato un utile per azione superiore alle stime
degli analisti e una crescita del 10% del dividendo. Manna dal cielo di questi
tempi. A dare combustibile ai motori della ripresa ci ha quindi pensato il
presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, annunciando che le due società
di garanzia del debito Fannie Mae e Freddie Mac non rischiano il fallimento.
Poi è arrivato il dato in crescita sulle scorte di petrolio statunitensi che
hanno fatto crollare il prezzo del greggio e Wall Street ha potuto aprire in
positivo, con gli indici Dow Jones e Nasdaq che viaggiano con aumenti ben
superiori al punto percentuale. Un quadro che ha dato speranza alle Borse
europee, dove il comparto più in salute è stato sicuramente quello
automobilistico, trainato dall'Opa lanciata da Schaeffler su Continental
(+0,69% la chiusura del gruppo dei pneumatici a Francoforte). Ma nel settore
dell'auto, fortemente penalizzato nelle ultime sedute, hanno chiuso in forte
rialzo soprattutto Volkswagen (+7,85%), Renault (+7,40%) e Fiat (+5,96%). Gli
acquisti del finale di giornata si sono concentrati anche sul comparto dei media
(+3,50% l'indice Dj Stoxx di settore, con Mediaset in aumento del 6,02% e
Vivendi del 3,59%) così come sulle società ad alta tecnologia, cresciute del
2,45% medio. Notevoli gli alti e bassi tra le banche: Bank of Ireland è
cresciuta dell'8,19%, Anglo Irish Bank del 7,11%, Credit Agricole del 5,70%,
mentre Deutsche Postbank ha perso il 7,29%, Commerzbank il 2,45% e Alliance
& Leicester il 2,31%. Il calo del greggio ha ovviamente tagliato le
quotazioni dei settori materie prime ed energia, che hanno perso in media circa
due punti e mezzo. Pesante in particolare la chiusura di British gas (-3,58%),
Total (-2,86%) e Shell (-2,81%). Ovviamente in ripresa i
titoli di tutte le compagnie aree, alcune delle quali faticano finanziariamente
a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che
teme l'effetto a catena dell'esplosione della 'bolla immobiliare',
oltre a Iberia (+10% netto) hanno recuperato soprattutto Endesa (+4,35%) e
Iberdrola (+2,41%). Da notare, in questo improvviso entusiasmo, che la
Borsa europea più fredda è anche la più importante: Londra, dove sono quotate
le maggiori società dell'energia e delle materie prime in questa seduta
strutturalmente deboli, ma gli operatori inglesi soprattutto non sembrano
credere che la tempesta nel settore del credito sia passata. Così per un giorno
i colleghi degli altri mercati hanno dovuto guardare in casa propria per
privilegiare gli spunti positivi rispetto aglio ancori attuali timori di
recessione. Di seguito la chiusura degli indici dei titoli guida delle
principali Borse mondiali: - Londra -0,41% - Parigi +1,26% - Francoforte +1,21%
- Madrid +1,22% - Milano +0,55% - Amsterdam +0,09% - Stoccolma +1,45% - Zurigo
+0,33% - Tokio +0,05% - Dow Jones +1,62% (seduta in corso) - Nasdaq +2,14% (seduta
in corso) .(ANSA).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-17 - pag: 2 autore: Mutui, tassi record
al 5,85% L'Abi: in giugno nuova impennata, ma il livello dell'Euribor è rimasto
invariato Rossella Bocciarelli ROMA Tassi in rialzo, prestiti bancari in
frenata, domanda di mutui per le case che flette,
raccolta bancaria che tende ad aumentare perchè il risparmiatore non sa che
fare e si tiene "liquido". I dati diffusi ieri dall'Abi nel suo
outlook mensile sono il "calco" finanziario del quadro economico
stagnante con inflazione in salita appena descritto da Bankitalia. Così, il
sismografo di Palazzo Altieri ha registrato che nel mese di giugno il tasso sui
prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni è salito al 5,85%, contro
il 5,75% del mese di giugno, raggiungendo il valore massimo dall'agosto 2002; a
giugno del 2007, invece, il tasso di interesse applicato dalle banche era del
5,49%. Il livello è, ovviamente, record, vale a dire è il più elevato degli
ultimi sei anni, anche per quel che riguarda i tassi sui prestiti complessivi a
famiglie e imprese, saliti al 6,3% rispetto al 6,23% di maggio. Le rilevazioni
dell'Associazione bancaria riguardano il mese di giugno, prima del rialzo dal
4% al 4,25% dei tassi di riferimento della politica monetaria deciso dalla Bce
quando ancora il tasso di riferimento della Bce era fermo al 4%. Va detto,
tuttavia, che è molto probabile che il mercato abbia scontato in anticipo il
ritocco della Banca centrale europea: il tasso Euribor, infatti, è rimasto
anche in luglio sullo stesso livello raggiunto in giugno ( 4,47%). Tornando ai
mutui-casa, in questo caso il tasso "sintetizza l'andamento dei tassi
fissi e variabili ed è influenzato anche dalla variazione della composizione
tra le erogazioni a tasso fisso e variabile". In sostanza, il rialzo è
dovuto anche al fatto che la gente, preoccupata dalla corsa dei prezzi e dal conseguente rialzo del costo del denaro oramai
predilige comunque il tasso fisso e questo costa di più. Anche se, ricorda
l'Abi, in ogni caso il tasso di interesse reale è oggi più basso rispetto al
2002: sei anni fa, al netto dell'inflazione il tasso era del 3-3,5%, mentre
oggi la differenza tra tassi d'interesse nominali e inflazione è del 2% (a
giugno, infatti, l'indice dei prezzi al consumo è
cresciuto del 3,8%)". Inoltre, se si fa il confronto con Eurolandia,
aggiunge il rapporto dell'Abi, si scopre che la composizione della domanda di
mutui è cambiata molto in poco tempo:"in Italia l'incidenza sul totale dei
nuovi mutui a tasso variabile è passata dal 78% del
( da "Giornale di Brescia" del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Edizione: 17/07/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA FINANZA & MERCATI Il greggio
cede 6 $ al barile e negli Stati Uniti si allontana il rischio di un fallimento
di Fannie Mae e Freddie Mac Il petrolio a 134 dollari Le Borse mondiali
brindano. Fiat recupera il 5% ROMA Si stappi una bottiglia di quelle buone,
anche se non ancora champagne: sulle Borse europee sono tornati gli acquisti e
la paura di un nuovo '29 è un po' più lontana. È stato un rimbalzo giocato più
sui nervi che su dati concreti, ma intanto il brusco calo del prezzo del
petrolio ha fatto chiudere in crescita di oltre un punto percentuale Parigi,
Francoforte, Madrid e Stoccolma. Più caute Milano (+0,55% l'indice S&P/Mib)
e Zurigo, mentre Londra ha concluso la giornata ancora con un segno negativo,
appesantita soprattutto dal settore energia. Dopo un avvio ancora debole, i
listini del Vecchio Continente hanno accusato il colpo del dato dell'inflazione
statunitense, il più alto degli ultimi 26 anni. Ma a poco più di un'ora dalla
chiusura delle contrattazioni, i mercati europei hanno cambiato decisamente direzione.
A dare combustibile ai motori della ripresa ci ha quindi pensato il presidente
della Federal Reserve Ben Bernanke, annunciando che le due società di garanzia
del debito Fannie Mae e Freddie Mac non rischiano il fallimento. Un quadro che
ha dato speranza alle Borse europee, dove il comparto più in salute è stato
sicuramente quello automobilistico, trainato dall'Opa lanciata da Schaeffler su
Continental (+0,69% la chiusura del gruppo dei pneumatici a Francoforte). Ma
nel settore dell'auto, fortemente penalizzato nelle ultime sedute, hanno chiuso
in forte rialzo soprattutto Volkswagen (+7,85%), Renault (+7,40%) e Fiat
(+5,96%) quest'ultima positiva grazie anche ai discreti risultati del primo
semestre del mercato dell'auto. Il calo del greggio ha ovviamente tagliato le
quotazioni dei settori materie prime ed energia, che hanno perso in media circa
due punti e mezzo. Pesante in particolare la chiusura di British gas (-3,58%),
Total (-2,86%) e Shell (-2,81%). Ovviamente in ripresa i
titoli di tutte le compagnie aeree, alcune delle quali faticano a sostenere il
petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che teme l'effetto a
catena dell'esplosione della "bolla immobiliare",
oltre a Iberia (+10%) hanno recuperato Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%).
Da notare, in questo improvviso entusiasmo, che la Borsa europea più fredda è
stata Londra, dove sono quotate le maggiori società dell'energia e delle
materie prime in questa seduta strutturalmente deboli, ma gli operatori inglesi
soprattutto non sembrano credere che la tempesta nel settore del credito sia
passata. Così per un giorno i colleghi degli altri mercati hanno dovuto
guardare in casa propria per privilegiare gli spunti positivi rispetto ai
timori di recessione.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Attualità UN'ECONOMIA
SOTTO CHOC (segue dalla prima pagina) di FRANCESCO GIAVAZZI In primavera, dopo
il salvataggio di Bear Sterns, la crisi finanziaria sembrava sulla via di una
risoluzione. Ai circa 500 miliardi di dollari di perdite subite dall'agosto
scorso, la banche internazionali avevano fatto fronte con 350 miliardi di
capitali freschi, per lo più reperiti grazie all'intervento di fondi sovrani. I
vecchi azionisti avevano accettato loro malgrado di venire diluiti, e avevano
subito perdite importanti. All'inizio di giugno il processo di
ricapitalizzazione si è interrotto e la crisi si è improvvisamente accentuata.
Il motivo è stato il diffondersi dell'opinione che il livello raggiunto dal
prezzo "reale" del petrolio - il 40 per cento circa sopra il livello
che raggiunse nel 1980 - non fosse un'impennata temporanea, ma un nuovo
equilibrio dal quale difficilmente si tornerà indietro. Nonostante le economie
dell'Occidente oggi utilizzino meno petrolio per unità di output che negli anni
Settanta, questa prospettiva ha fatto cadere i mercati azionari e interrotto le
ricapitalizzazioni. L'alternativa a ridurre la leva delle banche tramite
l'immissione di capitali freschi è ridurla vendendo una parte dei loro attivi
liquidi. Questo le banche hanno cominciato a fare e la caduta dei corsi
azionari si è accentuata. Il secondo choc che ha colpito le famiglie americane
(il primo è la benzina a 4,50 dollari al gallone) è quindi
la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in
Borsa. Il terzo choc proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per
cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di
qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento. Difficile
resistere a tre choc simultanei di queste dimensioni. È ormai quasi certo che
gli Stati Uniti siano già in recessione. La domanda importante, che domina le
discussioni nella campagna elettorale, è come intervenire, ammesso che sia
possibile, in un anno caratterizzato dall'assenza della politica. Si
confrontano due tesi. Da un lato c'è chi sostiene che si debba fermare il ciclo
perverso del "deleveraging" tramite vendite di attivi liquidi. Per
fermarlo occorre, nell'immediato, che le banche centrali scontino gli attivi
delle istituzioni finanziarie a prezzi superiori
rispetto a quelli di "fire sale" ai quali sono oggi trattati sui
mercati. Ma prima o poi il processo di ricapitalizzazione deve rimettersi in
modo. Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog di Martin Wolf sul
Financial Times, che gli azionisti delle banche, quelli esistenti e quelli
potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di Bear Sterns.
Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le istituzioni
finiranno per diventare tutte pubbliche, non solo Fannie Mae e Freddie Mac, che
già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato, c'è invece chi pensa che
la crisi non finirà finché la bolla immobiliare non si
sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite
dai loro azionisti, non dallo Stato: è per esempio la posizione che sostiene
Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa
loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio
passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della banca) rendimenti
straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano spogliati della loro
ricchezza: quando i prezzi delle banche saranno scesi
abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali interventi fiscali
dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle famiglie, colpite dalla
caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare gli azionisti delle
banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che la politica riesca
a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi. Mentre il segretario al
Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non danneggiare eccessivamente gli
azionisti, di cui pensa di aver bisogno per ricapitalizzare le banche, il
presidente della Federal Reserve pare più cauto. Se l'obiezione politica alle
ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e Freddie Mac, ma delle banche
private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti si apprestano ad
attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla vendita di
attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un severo credit
crunch. Forse una recessione profonda è l'unico modo per "ripulire"
un'economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più
i valori fondamentali e per evitare che i cittadini paghino per responsabilità
non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una recessione severa il protezionismo
attechisce facilmente. Finora gli accenni protezionisti di Barak Obama erano
merce elettorale. Se la disoccupazione superasse la soglia del 7 per cento -
soprattutto in alcuni stati cruciali per il voto, come l'Ohio - quelli che per
ora sono solo accenni potrebbero trasformarsi in impegni difficilmente
reversibili. Se i politici europei pensano che per proteggersi da una
recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro a una forte
delusione. (tratto da www.lavoce.info).
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
DALLA PRIMA
Recessione e protezionismo Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog
di Martin Wolf sul Financial Times, che gli azionisti delle banche, quelli
esistenti e quelli potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di
Bear Sterns. Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le
istituzioni finiranno per diventare tutte pubbliche, non solo Fannie Mae e
Freddie Mac che già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato, c'è
invece chi pensa che la crisi non finirà finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno
devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è ad esempio la posizione
che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono
anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che
nel decennio passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della
banca) rendimenti straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano
spogliati della loro ricchezza: quando i prezzi delle
banche saranno scesi abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali
interventi fiscali dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle
famiglie, colpite dalla caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare
gli azionisti delle banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che
la politica riesca a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi.
Mentre il segretario al Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non
danneggiare eccessivamente gli azionisti, di cui pensa di aver bisogno per
ricapitalizzare le banche, il presidente della Federal Reserve pare più cauto.
Se l'obiezione politica alle ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e
Freddie Mac, ma delle banche private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti
si apprestano ad attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla
vendita di attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un
severo credit crunch. Forse una recessione profonda è l'unico modo per
"ripulire" un'economia in cui alcuni prezzi
non riflettevano più i valori fondamentali e per evitare che i cittadini
paghino per responsabilità non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una
recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. Finora gli accenni
protezionisti di Barak Obama erano merce elettorale. Se la disoccupazione
superasse la soglia del 7% - soprattutto in alcuni stati cruciali per il voto,
come l'Ohio - quelli che per ora sono solo accenni potrebbero trasformarsi in
impegni difficilmente reversibili. Se i politici europei pensano che per
proteggersi da una recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro
a una forte delusione. Francesco Giavazzi www.lavoce.info.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-07-18 - pag: 20 autore: Nomisma. La
domanda s'indebolisce Gelata in arrivo sui prezzi delle case
Vendite giù del 10% Enrico Bronzo MILANO In Italia si comprano sempre meno case: dalle 845mila del 2006 si è scesi alle 806mila del
2007 e a una stima di 726mila per il 2008, diretta conseguenza di una domanda debole
e attendista. Circa tre quarti degli operatori - contattati dall'istituto di
ricerca bolognese Nomisma per il Rapporto sul mercato immobiliare
2008 presentato ieri - sono d'accordo neldire che nel primo semestre si sia
assistito a una flessione dei volumi contrattuali. Una tale omogeneità di
visione negativa si era osservata solo nel 1992-93, alla vigilia dell'ultimo
ciclo negativo del mercato, a sottolineare come il sentiment attuale sia di
diffusa preoccupazione. Negli ultimi 12 mesi le quotazioni sono cresciute di
appena l'1,1% (al netto dell'inflazione, del 4,1% in valore nominale) e per il
2008 Nomisma prevede la crescita nominale zero dei prezzi
delle case, ovvero una riduzione reale pari all'inflazione. Per
l'istituto bolognese "soffriranno" di più le abitazioni nuove, dati i
prezzi mediamente più alti rispetto alle abitazioni in
peggiore stato di conservazione ma più abbordabili; questo viste le crescenti
difficoltà nell'accesso al credito. Nell'ultimo semestre le quotazioni nella
capitale sono salite del 2,9%- trainate da periferia (+ 4,3%) e zone
semicentrali (+2,7%) - mentre Milano mette a segno un +1,2% grazie soprattutto
al centro (+1,9%) e al settore del lusso (+2,1%) con la periferia in affanno
(+0,6%). La rarefazione della domanda appare più forte a Bologna (prezzi +0,2% nell'ultimo semestre), Genova (+4,7%) e Firenze
(+2,6%). Anche sul fronte degli sconti l'aumento è significativo: si raggiunge
la quota del 12,2 per cento. In termini assoluti, gli sconti maggiori si
registrano nelle città del Sud (siamo sul 15% a Bari e a Palermo), Roma supera
il 14 per cento. Sconti sempre più forti nei semicentri e nelle periferie delle
città. In difficoltà anche il settore finanziario, con i titoli immobiliari che
hanno perso il 58,1% negli ultimi 12 mesi. A luglio 2008 tra società quotate e
fondi immobiliari la capitalizzazione di Borsa si attesta a quota 8,1 miliardi
di euro, sotto i livelli di dicembre 2004. Intanto sale l'attesa per conoscere
i dati delle relazioni semestrali dei fondi immobiliari quotati: si dovrebbe
esordire con Polis il 23 luglio, confidando che l'assenza di svalutazioni possa
tranquillizzare i detentori delle quote. Sarà esentato dall'obbligo Piramide
globale, gestito da Rreef, che in assoluto è il primo tra i fondi immobiliari quotati
ad aver avviato il processo di liquidazione. www.ilsole24ore.com Online il videoforum "Casa, fisco e mutui: ecco tutte le
novità" SuRadio24 Oggi dalle 12 alle
( da "Miaeconomia" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Gli ultimi articoli
da: Esperto conti correnti Iscrizione CaiAssegno pagato in seconda
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ma immobile della moglieMilitare e seconda casaRitiro fideiussioneDetrazione
interessi mutuoDue mutui per un immobile CASA " Casa news Si sgonfia la bolla (18/07/2008) È ancora troppo presto per parlare di crisi,
ma sicuramente le tensioni internazionali che giungono dagli Stati Uniti e la
tensioni sull'inflazione che stanno fortemente preoccupando la Banca centrale
europea, hanno condizionato l'ultimo anno del settore immobiliare.
A dimostrarlo, l'analisi fornita dall'istituto di ricerca Nomisma nel Rapporto
sul mercato immobiliare nel primo semestre dell'anno,
da cui emerge un quadro chiaro: i tempi di vendita delle case
si sono allungati fino ai sei mesi e, per la prima volta negli ultimi 10 anni,
sono diminuiti i prezzi reali che crescono di appena
l'1,1% al netto dell'inflazione. Numeri alla mano. Nel 2007 ci sono state
40mila compravendite di abitazioni in meno rispetto al 2006 (-4,6%) e un
decremento dell'1,2% dell'erogazione dei mutui. Non solo. Scoraggiate dall'aumento
dei tassi di interessi dei mutui e da una diffusa stretta creditizia, sono
pochissime le famiglie italiane che hanno intenzione di comprare un'abitazione
nei prossimi dodici mesi: 1,8% contro il 7% registrato agli inizi del
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
LA
RICERCA In calo i prezzi delle case di pregio in
centro storico Prezzi in calo per le case in centro a
Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della
terraferma. Lo dice il periodico rapporto di NomismaA pagina II.
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Il
rapporto di Nomisma evidenzia un rallentamento del mercato immobiliare nel centro
storico Prezzi in calo per le case in centro a
Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della
terraferma in genere. Lo dice il periodico rapporto dell'Osservatorio di
Nomisma sul mercato immobiliare. Il quadro nazionale, per questo
primo semestre del 2008, è di un mercato "ingessato". Che in laguna,
però, assume sfumature diverse. In centro storico, in particolare, questi primi
mesi dell'anno "confermano i segnali di rallentamento generalizzato - si
legge nel rapporto - che si era evidenziato già sul finire del 2007".
Quindi "domanda in flessione e offerta affaticata rispetto agli anni
passati, che fatica a ripartire. Tendenze rilevate soprattutto nella
compravendita, che si traducono in un progressivo allungamento delle
tempistiche di vendita e in un aumento dello sconto medio trattato dalla
domanda sul prezzo dell'offerta, che è tra i più alti delle 13 aree urbane
monitorate". Tiene meglio il settore commerciale, con una ripresa della
domanda soprattutto nella compravendita. E gli affitti? Sempre secondo Nomisma,
il comparto è più statico, con prezzi in diminuzione
nelle zone centrali della città. Il rapporto fornisce anche qualche prezzo
medio di compravendita: per una casa di pregio la stima è di 6.420 euro al m2,
con un variazione semestrale dell'1,6\% e annuale del 0,3\%; ancor più netto il
calo per una casa in centro che vale 5.410 euro a m2 (meno 2,5\% semestrale,
meno 1,3\% annuale); in crescita, invece, le case di
semicentro (4.286, più 2,3\%) e periferia (3.365, più 1 e 3,8\%).
Impressionanti anche i dati sui negozi: i prezzi vanno
dai 3.733 ai 16.286 euro al m2, con un aumento medio semestrale del 4,5\%.Altro
capitolo quello della terraferma. "Il generale raffreddamento delle
dinamiche di mercato evidenziato dagli operatori nel secondo semestre del 2007
lascia ora il posto a segnali più rassicuranti- scrive Nomisma -, con tassi
d'incremento, per prezzi e canoni, decisamente
significativi e una redditività nel complesso buona e in aumento". I prezzi di compravendita per le case
vanno dai 2.800 euro al m2 per una casa di pregio ai 1.613 per una in
periferia, con un aumento medio semestrale del 2,7\% e annuale del 3,5\%; per i
negozi, invece, si passa da
( da "Milano Finanza" del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Milano Finanza
Numero 143 pag. 47 del 19/7/2008 | Indietro Prezzi top con
i low cost I Vostri Soldi nel Mattone Di Teresa Campo e Gabriele Frontoni
Località turistiche Rialzo delle quotazioni del 30-40% in tre anni per le mete
vicine agli scali raggiunti dalle EasyJet, Ryanair, Myair In America lo
chiamano JetBlue Effect. Ma il fenomeno si è fatto sentire anche in Italia. In
positivo. Sono molte infatti le località turistiche beneficate dell'arrivo
nell'aeroporto più vicino delle compagnie aeree low cost. In termini di aumento
dei flussi turistici naturalmente, ma anche di incremento, sopra la media di
mercato, dei prezzi delle abitazioni e dei canoni di
locazione. è successo nella Riviera romagnola, grazie all'aumento del numero
dei voli su Rimini oltre che al taglio delle tariffe aeree, così come nel
Conero, servito dall'aeroporto di Ancona. Ma anche nel Veneto, per merito degli
scali di Verona e Venezia, in Toscana, servita dall'aeroporto di Pisa, in
Sicilia (Catania e Trapani) e in Sardegna. Del resto, questi scali hanno visto
esplodere il traffico passeggeri nel giro di pochi anni, al punto che Pisa,
grazie proprio ai voli low cost che scaricano turisti dal Nord ed Est Europa, è
diventato il primo aeroporto della Toscana con una crescita del 300% dal 2004,
mentre quelli di Forlì e Rimini hanno superato il ben più importante scalo di
Bologna, capoluogo di regione. Boom di passeggeri anche a Brindisi, mentre gli
aeroporti di Pescara insieme ad Ancona stanno addirittura creando una sorta di
hub per tutta la fetta di costa adriatica del Centrosud. Al Sud, infine,
progressiva affermazione per gli aeroporti di Catania, ingrandito proprio di
recente, così come per quello di Trapani, a un passo dalla zona dove si sono
svolte le regate di Coppa America e dalle isole Egadi. "L'aspetto
interessante è che le più agevolate in termini immobiliari non sono però le
località top, che in genere riescono ad attrarre una clientela esclusiva anche
senza efficienti servizi di comunicazione, ma quelle appena minori", sottolinea
Alessandro Ghisolfi, responsabile ufficio studi Ubh. "E infatti in
Sardegna si apprezzano le case della Costa Smeralda,
ma anche quelle più prossime all'aeroporto di Alghero, da Stintino a Palau.
Idem in Versilia e più in generale sulle coste della Toscana, dove il rialzo
dei prezzi ha interessato anche località come
Rosignano, Cecina mare, Castiglioncello, con rincari del mattone fino al 58% di
Viareggio". Crescita dei prezzi a due cifre,
intorno al 30-40%, anche Lidi estensi, Rimini, Riccione e Cattolica, contro una
media regionale del 20-25%, mentre in Puglia le mete servite dallo scalo di
Brindisi si sono apprezzate del 25-35% contro il 18-25% del resto del mercato.
Anzi, per Rodi Garganico, Peschici, Manfredonia e Santa Maria di Leuca
l'incremento dei prezzi ha raggiunto quasi il 40%.
"Effetti positivi infine anche sul mercato delle locazioni, lievitate
quasi ovunque", continua Ghisolfi, "e che a loro volta hanno
contribuito all'incremento dei prezzi di
compravendita". Boom d'Europa. Ma non sono soltanto le località turistiche
italiane in prossimità degli scali di Ryanair, EasyJet o Myair ad aver
beneficiato della galoppata dei prezzi degli immobili.
Lo stesso è infatti accaduto a molte mete estere raggiunte dalle compagnie low
cost. è così che Larnaca, una delle più belle e note cittadine balneari
dell'isola di Cipro, da quando è entrata nel mirino di compagnie aeree low cost
inglesi e tedesche come Condor, Aegean Airlines e Thomas Cook, ha visto un rally dei prezzi delle
abitazioni legato solo in parte all'ingresso del paese in Europa. A dispetto
del trend stagnante del mercato immobiliare
cipriota nel 2004 (+2,1%), da lì in avanti i prezzi delle case
hanno infatti cominciato a vedere un'accelerazione senza precedenti: +6,25% nel
2005, +19,21% l'anno dopo, appena mitigata nel 2007 con il +18,58%.
"Il valore medio delle abitazioni si aggira adesso attorno ai 2.950 euro
in città", spiega un agente dell'immobiliare
Buy-Sell Cyprus. Ma non sembrano intenzionati a fermarsi, complici, oltre ai
voli low cost, anche una serie di altre agevolazioni. I costi delle transazioni
immobiliari risultano infatti molto limitati rispetto a quelli presenti in
Italia come in Germania, in Spagna come in Francia. A partire dalla commissione
dell'agente immobiliare (pari al 5% del prezzo
convenuto), ma interamente a carico del venditore. L'acquirente dovrà limitarsi
a pagare il 3% per le spese di registro e un altro 0,20% tra costi notarli, in
carte bollate e scartoffie burocratiche. Il boom di
acquisti non sembra scoraggiato nemmeno da alcune restrizioni al business.
"Nonostante non esistano restrizioni all'acquisto di terreno per i
cittadini europei, a Cipro ci sono delle forti limitazioni all'acquisto di case, siano esse appartamenti o ville", spiegano da
Buy-Sell Cyprus. "In questo caso ogni cittadino può possedere una sola
abitazione, previa autorizzazione da parte del Council of Ministers. Ma è già
stata predisposta una nuova legislazione che dovrebbe abolire questa
limitazione a partire dal 2011". Vacanze in Bulgaria. Exploit analogo in
Bulgaria, eletta dall'Association of International Property Professionals come
meta preferita per gli investimenti immobiliari da parte dei risparmiatori
inglesi negli ultimi tre anni, grazie anche a interessanti località turistiche
emergenti sia in montagna sia sul Mar Nero. E il futuro non dovrebbe
discostarsi troppo dal passato. Tanto che un'inchiesta condotta il mese scorso
dalla NatWest International Personal Banking League of Buying Abroad ha rivelato
che il 75% dei broker di mutui inglesi si attende per almeno tre anni ancora un
costante incedere di famiglie britanniche verso le mete balcaniche. La
resistenza di Girona. Il grande favore degli investitori esteri per le mete
turistiche raggiunte dai voli a basso costo è dimostrato anche dall'andamento
del mercato immobiliare di Girona, piccola cittadina a
nordest di Barcellona, dove ogni anno atterrano milioni di turisti provenienti
da tutti gli angoli d'Europa. Ebbene, se è vero che la crisi del mercato del
mattone ha schiacciato sotto la morsa il segmento residenziale spagnolo, le
vendite di abitazioni a Girona hanno fatto segnare un andamento del tutto
particolare. Nonostante per il mercato iberico in generale da inizio anno il
calo delle vendite di abitazioni nuove si sia assestato al 12,1%, mentre per le
case di seconda mano il crollo è stato addirittura del
47%, a Girona, dove pure le transazioni sono crollate del 37%, il livello dei prezzi si è mantenuto quasi immutato segnando una limatura
al ribasso appena dello 0,3%, a 4.320 euro al metro quadrato contro una media
di 3 mila euro per le medesime abitazioni nelle altre città di medie dimensioni
della costa orientale spagnola. Le mete Oltreoceano. La mania di acquistare
un'abitazione nei pressi di un aeroporto servito da linee aeree low cost ha
contagiato anche il mercato americano. Secondo un'inchiesta condotta di recente
dal sito internet www.escapehomes.com, il 60% degli intervistati ha dichiarato
che la propria seconda casa ideale si trova ad almeno
( da "Borsa e Finanza" del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ATTUALITÀ I nuovi
"liquidazionisti" e il mancato coordinamento C'è uno strano
paradosso: mentre l'economia diventa sempre più globale, le banche centrali
adottano strategie isolate. E nessuno aiuta gli Usa di Redazione - 19-07-2008
POLITICA MONETARIA Stoptrichet.com è un sito che da qualche mese ha preso di
mira il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, e le sue scelte di politica
monetaria. Ad animarlo è un gruppo di economisti francesi che giudicano
"fuori da ogni logica" gli ultimi rialzi dei tassi sull'euro. Forse
stoptrichet.com è solo "colore" internettiano, forse esagera, ma gli
ultimi dati dell'economia europea e internazionale danno certamente da pensare.
L'industria tedesca, e con essa quella della intera area euro, si sta fermando,
e altrettanto fa quella americana; del Giappone è meglio non parlare. Continua,
è vero, il boom della Cina e di altri Paesi emergenti, ma ad oggi le previsioni
di consenso dicono che quest'anno l'economia mondiale crescerà del 2,9%, un
punto meno del 2007. E siamo solo alla fine di luglio: aggiornamenti al ribasso
sono sempre possibili. Se non tutto il pianeta, almeno la sua parte occidentale
insomma, rischia una recessione molto seria. Era proprio il caso di premere il
pedale del freno ci si chiede? In un recente libro sulla Grande Depressione
("Reflections on the Great Depression") lo storico Randall Parker
ricorda il ruolo che le idee della Scuola austriaca e dei suoi seguaci
americani nei circoli politici, i così detti "liquidazionisti", ebbero
nel causarla. I liquidazionisti, che esercitavano una notevole influenza sul
presidente Herbert Hoover, ritenevano che gli operatori economici dovessero
essere indotti a modificare gli sconsiderati modelli di consumo e di
investimento che erano stati alla base del boom degli anni Venti e del
successivo crollo di Wall Street. Solo una profonda "pulizia", anche
a costo di massicci fallimenti, avrebbe purgato dagli eccessi e consentito di
ripartire. Dunque non era il caso di cambiare indirizzi di politica monetaria.
Una rigidità, questa, che rese ancora più acuta la depressione. Trichet non è
Hoover e la Bce non assomiglia alla Federal Reserve del 1929; semmai è una
proiezione su più larga scala della Bundesbank. La congiuntura europea e
internazionale però camminano sul filo del rasoio. L'idea della Bce è che
l'Europa sia in una situazione molto simile a quella degli anni Settanta
quando, a seguito del primo choc petrolifero e delle politiche accomodanti che
lo seguirono, l'economia del continente finì per impantanarsi nelle secche
della stagflazione con indici dei prezzi in forte
ascesa mentre il Pil crollava. A riprova Trichet cita segnali che sembrerebbero
indicare l'avvio di una spirale salariale e parla di rischio
"esplosione" per i prezzi. Ma i critici di
questa linea, che si ispira alla lezione degli anni Settanta, la pensano
diversamente e osservano come le economie siano oggi praticamente
deindicizzzate e i mercati del lavoro più flessibili. Dunque, essendo di fronte
a spinte inflazionistiche da costi (i rincari del petrolio
e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi della
possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica monetaria
produce i suoi effetti con un ritardo di almeno uno-due anni. Del resto in
Europa la bolla
immobiliare per esempio si sta rapidamente
sgonfiando, in particolare in Spagna, Francia e Irlanda. La Bce in
definitiva pagherebbe ancora una volta il suo tributo alla linea ultrarigorista
e alla tradizione della Bundesbank. Al di là dei torti e delle ragioni, la disputa
tra sostenitori e critici di Trichet mette in evidenza come il rischio di
errore nella conduzione delle politiche anticrisi sia molto alto. Questo
rischio poi è amplificato da un altro fattore, vale a dire la mancanza di
coordinamento a livello internazionale. È paradossale infatti che al carattere
globale assunto dai meccanismi economici e finanziari corrisponda oggi una
concertazione crossborder delle politiche addirittura minore che nel passato.
La crisi dei subprime ha riportato i banchieri centrali al centro della scena,
come ai vecchi tempi di Hans Tietmeyer e Alan Greenspan, ma essi sembrano
muoversi con pericolose logiche isolazioniste. L'America che sul boom dei
consumi finanziati a debito aveva costruito in solitudine la crescita propria e
del mondo, Europa inclusa, è ora lasciata sola a gestire il deleveraging e una
crisi finanziaria potenzialmente catastrofica per tutti. I signori delle valute
asiatiche, impedendo l'apprezzamento delle proprie monete, frenano il
riequilibrio delle partite correnti Usa. La Bce, con la sua politica dei tassi,
affonda il dollaro, il quale a sua volta con la sua debolezza alimenta il
rialzo del greggio e delle materie prime in una catena senza fine. Forse i
tempi non sono maturi per una nuova Bretton Woods, ma un accordo stile Plaza
1985 sembra davvero improcrastinabile.
( da "Giorno, Il (Milano)" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
ECONOMIA &
FINANZA pag. 24 Tremonti e lo spettro del '29 Obbligati a pensare positivo
Scenari da brividi, ma in Europa qualcosa si sta muovendo MA IL PEGGIO non era
alle nostre spalle? La crisi che da un anno ha coinvolto il mondo finanziario e
bancario in seguito allo tsunami subprime, e cioè il mercato dei mutui facili,
non era già quasi alla fine del tunnel? Errore, grande errore. "La
situazione è ancora difficile", riconosce il Governatore della Banca
d'Italia, Mario Draghi. Dello stesso parere è il parere di Lamberto Cardia,
presidente della Consob, l'organismo di controllo della Borsa: "La crisi
non è ancora finita". Ma il più chiaro di tutti è Giulio Tremonti, il
ministro dell'Economia nel governo Berlusconi. Mercoledì 15 luglio, discutendo
a Palazzo Chigi con i governatori delle Regioni sul futuro del Fondo sanitario
nazionale e dei ticket sulle visite specialistiche, Tremonti afferma ad un
certo punto: "Il mondo è cambiato, ci stiamo avvicinando ad una crisi che
somiglia a quella del 1929". Gelo generale. Perché Tremonti dice ancora ai
vari governatori, da Vasco Errani e Roberto Formigoni: "Quando uscirete da
qui accendete la tivu. Vedrete le immagini dei cittadini americani in fila
davanti alle banche per ritirare dai conti correnti i risparmi. Siamo
all'inizio del crollo e, mentre s'avvicina, noi stiamo discutendo attorno a un
miliardo di euro per la sanità". Come dire: testa sul collo? Ed il gelo
deve averlo avvertito anche Silvio Berlusconi allorché se ne esce con una
battuta che suona più o meno così: Giulio ha paventato il '29, ora deve
inventarsi qualcosa non solo per evitarlo ma anche per rilanciare subito
l'economia. IN EFFETTI i capelli si rizzano in testa solo ad ascoltare le
notizie televisive. In Spagna scoppia la bolla del
mattone con il crac Martinsa-Fadesa, uno dei gioielli immobiliari iberici
crollato sotto il peso di cinque miliardi di debiti. E dal momento che il
settore immobiliare rappresenta l'11% del Pil
spagnolo, anche Madrid trema. Negli Stati Uniti la General Motors, che è la più
grande industria dell'auto a stelle e strisce, cerca di sopravvivere con tagli
da dieci miliardi. E sempre negli Stati Uniti c'è da registrare la prima
vittima del ciclone subprime: Scott Coles, un ricco finanziere immobiliare dell'Arizona, si è suicidato dopo che la società
fondata dal padre, la Mortgages Ltc, è finita in bancarotta fraudolenta. In
Francia si parla di svalutazioni legate ai mutui subprime decise da Natixis, la banca che nel primo trimestre ha riportato un crollo degli
utili dell'88% e ha tra i suoi principali azionisti la Caisse d'Epargne e il
gruppo Banque Populaire. In Gran Bretagna il prezzo delle case è precipitato ai minimi da trent'anni. In Germania è crollata
fiducia dei risparmiatori e, per la prima volta dal 2004, la locomotiva tedesca
rischia di ritrovare il semaforo rosso. Negli Stati Uniti è caduto sotto
i colpi della crisi subprime l'impero di John Devaney, un quarantenne finanziere
della Florida che aveva fatto tanti soldi con una società di brokeraggio ed una
serie di fondi alternativi. Hedge funds, fondi ad alto rischio. Così quando la
Deutsche Bank gli ha chiesto di ripagare 90 milioni di dollari di prestiti,
Devaney ha dovuto alzare bandiera bianca: la banca tedesca si è impossessata
degli assets dei fondi per metterli all'asta e Devaney ha perso tutto. Insomma,
le turbolenze finanziare con in più il caro-petrolio ed il cambio euro-dollaro
non proprio equilibrato, hanno tagliato le gambe a molti. Costringendo le
imprese a tirare la cinghia e le banche a ricapitalizzarsi dopo le tante
svalutazioni effettuate. Quello delle banche è un elenco da far paura: in testa
l'americana Citigroup con svalutazioni e perdite su crediti pari a 42,9
miliardi di dollari. Quindi la svizzera Ubs (38,2), la Merrill Lynch (37,1),
l'inglese Hsbc (19,5), la Ikb Deutsche (16,1), la Bank of America (16). E poi
Rbs, Morgan Stanley, Credit Suisse, Wasghington Mutual, JP Morgan, Credit
Agricole, Lehman Brothers, Deutsche Bank. Cosa può allora mai inventarsi di
così miracoloso un ministro, per quanto bravo come Tremonti, in un Paese come
il nostro? Forse qualcosa, forse niente. Resta il fatto che l'unico punto fermo
della vicenda è questo: nessuno è in grado di fare previsioni azzeccate. Lo
riconosce lo stesso governatore Mario Draghi: "Ho una straordinaria
ammirazione per chi dice che la crisi è dietro di noi, che durerà altri tre
anni o peggiorerà o che non ne abbiamo mai vista una uguale. Possiamo solo
fronteggiare i problemi in modo pragmatico". Del resto, non ci sono
alternative? SI TRATTA quindi di guardare al positivo. Tanto più che, elencando
solo ciò che va male, si commette uno di quei macroscopici errori di cui noi
italiani non siamo immuni. L'errore cioè di attizzare con discorsi incauti una
recessione ancora maggiore. Qualcosa di buono del resto c'è. Il Fondo monetario
internazionale rivede al rialzo (anche se di poco) il Pil tricolore: nel
biennio 2008-2009 sarà a 0,5%. La macchina, insomma, non è del tutto ferma. Le
banche italiane poi stanno meglio rispetto alle altre europee. Da noi, in
sostanza, ci sono stati meno danni immediati. E infine c'è in Europa una febbre
da fusione decisamente positiva per i mercati finanziari. La spagnola Santander
ha rivelato la banca britannica Alliance & Leicester. Il gruppo tedesco
Schaeffler, in mano alla vedova del fondatore, una signora di 66 anni
originaria di Praga di nome Maria-Elisabeth, ha lanciato l'attacco alla tre
volte più grande Continental, il colosso tedesco dei pneumatici. La Royal Dutch
Shell ha acquisito il gruppo canadese Duvernay Oil. Il gruppo televisivo
britannico Itv è nel mirino di Endemol, il colosso dei contenuti televisivi a
sua volta partecipato da Mediaset. E le Generali hanno compiuto un nuovo passo
nell'Europa dell'Est, rilevando in Romania il controllo di due compagnie. In
definitiva, l'encefalogramma è tutt'altro che piatto. Possiamo quindi sperare.
Incrociando naturalmente le dita.
( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Alfonso Tuor Non
solo in America, ma pure in Europa si moltiplicano i dati che mostrano una
brusca frenata della crescita anche di quella che è stata finora l'economia più
resistente, ossia quella tedesca. Per questi motivi appaiono giustificati i
timori di... -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'
autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street
Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) - Quella passata è stata una
settimana frenetica. È cominciata con la grande paura sulla sorte di Fannie Mae
e Freddie Mac e con il crack della banca californiana IndyMac; è proseguita con
l'annuncio di un piano di salvataggio delle due grandi agenzie americane, che
finanziano o garantiscono la metà dei mutui ipotecari statunitensi, con la
discesa in campo del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e con le
rassicurazioni dello stesso presidente Bush; è continuata con una serie di
operazioni tese a sostenere i mercati finanziari, come l'introduzione di norme
che vietano la vendita allo scoperto di 19 titoli finanziari, e si è conclusa
con un rimbalzo dei mercati azionari, trainato dalla forte discesa del prezzo
del petrolio e dai risultati di Citigroup, la più grande banca del mondo, che
malgrado le perdite sono stati comunque considerati migliori delle aspettative.
Il tratto comune di questi interventi è quello dell'intervento dello Stato
federale americano (e quindi dei contribuenti) a sostegno del sistema
finanziario e la trasformazione ? come ha scritto il professor Avinash Persaud
? delle banche centrali (e non solo la Federal Reserve, ma anche la Banca
centrale europea e la Banca Nazionale Svizzera) da prestatori di ultima istanza
ad acquirenti di ultima istanza di titoli legati al mercato immobiliare
americano che le banche non riescono più a vendere. Mercato ricco di insidie ma
anche di opportunita'. E con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai
provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni
riservate, clicca sul link INSIDER Tutti questi interventi, volti a ridare
ossigeno al sistema bancario, dimostrano che la cosiddetta crisi dei mutui
subprime, che è prossima a "festeggiare" il suo primo anno di vita, è
lungi dall'essere conclusa. Ci si può comunque interrogare se il piano per
salvare Fannie Mae e Freddie Mac e soprattutto i 5300 miliardi di dollari di titoli
in circolazione, grazie ai quali le due agenzie finanziano il mercato immobiliare statunitense, possa avere un effetto tonificante
sui mercati simile a quello che ebbe alla fine di marzo l'operazione che evitò
la bancarotta di Bear & Stearns. In altri termini, ci si può domandare se
siamo alla vigilia di un'altra fase di bonaccia di questa crisi. Quest'ipotesi
non è da escludere. La risposta dipende però dall'andamento di un'altra
variabile: il prezzo del petrolio. L'attuale rimbalzo delle borse appare dovuto
in primo luogo alla discesa del greggio, che è sceso al di sotto dei 130
dollari, perdendo in due giorni circa 20 dollari il barile e confermando che la
sua esponenziale ascesa, che lo ha portato pochi giorni
orsono a stabilire il primato di 147 dollari, è il frutto della speculazione
finanziaria (in questi ultimi giorni non vi è stato infatti alcun fatto nuovo
che giustifichi questo calo). Oggi non si può però escludere che anche questa bolla stia scoppiando e che quindi il prezzo del petrolio possa ancora
scendere. Una simile eventualità darebbe maggior fiato al rimbalzo delle
borse, ma non cambierebbe in modo sostanziale i parametri della crisi
finanziaria ed economica, il cui epicentro è negli Stati Uniti. Infatti, il
continuo calo dei prezzi delle case non lascia
intravvedere alcun sollievo per il settore finanziario. Inoltre, l'esaurimento
degli effetti positivi sui bilanci delle famiglie americane dei ristorni
fiscali previsti nel piano di 110 miliardi di dollari varato dal Congresso
induce molti economisti a prevedere una brusca frenata dei consumi, che
verrebbe ad aggiungersi alla stretta nella concessione dei crediti che stanno
operando le banche americane. Tutto ciò induce a ritenere che l'economia
americana possa cadere nella recessione cui finora è riuscita a sfuggire. Pure
in Europa si moltiplicano i dati che mostrano una brusca frenata della crescita
anche di quella che è stata finora l'economia più resistente, ossia quella
tedesca. Per questi motivi appaiono giustificati i timori di una recessione
globale dei paesi di vecchia industrializzazione avanzata giovedì scorso dal
capoeconomista del Fondo Monetario internazionale. Copyright © Corriere del
Ticino. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.
( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Di Marco Cecchini
Stoptrichet.com è un sito che prende di mira il presidente della Bce, Jean
Claude Trichet, e le sue scelte di politica monetaria. Tutti siamo d'accordo
nel considerare fuori da ogni logica gli ultimi rialzi dei tassi, ma...
-->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non
necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che
rimane autonoma e indipendente. (WSI) - Stoptrichet.com è un sito che da
qualche mese prende di mira il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, e le
sue scelte di politica monetaria. Ad animarlo è un gruppo di economisti
francesi che giudicano gli ultimi rialzi dei tassi sull'euro. Forse
stoptrichet.com è solo "colore" internettiano, forse esagera, ma gli
ultimi dati dell'economia europea e internazionale danno certamente da pensare.
L'industria tedesca, e con essa quella della intera area euro, si sta fermando,
altrettanto fa quella americana; del Giappone è meglio non parlare. Continua, è
vero, il boom della Cina e di altri paesi emergenti, ma ad oggi le previsioni
di consenso dicono che l'economia mondiale crescerà del 2,9%, un punto meno del
2007. E siamo solo alla fine di luglio: aggiornamenti al ribasso sono sempre
possibili. Se non tutto il pianeta, almeno la sua parte occidentale insomma,
rischia una recessione molto seria. Era proprio il caso di premere il pedale
del freno ci si chiede? In un recente libro sulla Grande Depressione () lo
storico Randall Parker ricorda il ruolo che le idee della Scuola Austriaca e
dei suoi seguaci americani nei circoli politici, i così detti , ebbero nel
causarla. I liquidazionisti, che esercitavano una notevole influenza sul
presidente Hoover, ritenevano che gli operatori economici dovessero essere
indotti a modificare gli sconsiderati modelli di consumo e di investimento che
erano stati alla base del boom degli anni Venti e del successivo crollo di Wall
Street. Solo una profonda , anche a costo di massicci fallimenti, avrebbe
purgato dagli eccessi e consentito di ripartire. Dunque non era il caso di
cambiare indirizzi di politica monetaria. Una rigidità, questa, che rese ancora
più acuta la depressione. Mercato ricco di insidie ma anche di opportunita'. E
con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a
INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link
INSIDER Trichet non è Hoover e la Bce non assomiglia alla Federal Reserve del
1929; semmai è una proiezione su più larga scala della Bundesbank. La
congiuntura europea e internazionale però camminano sul filo del rasoio. L'idea
della Bce è che l'Europa sia in una situazione molto simile a quella degli anni
Settanta, quando a seguito del primo choc petrolifero e delle politiche
accomodanti che lo seguirono l'economia del continente finì per impantanarsi
nelle secche della stagflazione con indici dei prezzi
in forte ascesa mentre il Pil crollava. A riprova Trichet cita segnali che
sembrerebbero indicare l'avvio di una spirale salariale e parla di rischio per
i prezzi. Ma i critici di questa linea che si ispira
alla lezione degli anni Settanta la pensano diversamente e osservano come le
economie siano oggi praticamente deindicizzzate e i mercati del lavoro più
flessibili. Dunque, essendo di fronte a spinte inflazionistiche da costi (i rincari del petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è
più giusto preoccuparsi della possibile involuzione recessiva del sistema,
anche perché la politica monetaria produce effetti con un ritardo di almeno uno
due anni. Del resto in Europa la bolla immobiliare
per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in particolare in Spagna,
Francia e Irlanda. La Bce in definitiva pagherebbe ancora una volta il suo
tributo alla linea ultrarigorista e alla tradizione della Bundesbank. Al di la
dei torti e delle ragioni la disputa tra sostenitori e critici di Trichet mette
in evidenza come il rischio di errore nella conduzione delle politiche
anticrisi sia molto alto. Questo rischio poi è amplificato da un altro fattore,
vale a dire la mancanza di coordinamento a livello internazionale. E'
paradossale infatti che al carattere globale assunto dai meccanismi economici e
finanziari corrisponda oggi una concertazione crossborder delle politiche
addirittura minore che nel passato. La crisi dei subprime ha riportato i banchieri
centrali al centro della scena, come ai vecchi tempi di Hans Tietmeyer e Alan
Greenspan, ma essi sembrano muoversi con pericolose logiche isolazioniste.
L'America che sul boom dei consumi finanziati a debito aveva costruito in
solitudine la crescita propria e del mondo, Europa inclusa, è ora lasciata sola
a gestire il deleveraging e una crisi finanziaria potenzialmente catastrofica
per tutti. I signori delle valute asiatiche, impedendo l'apprezzamento delle
proprie monete, frenano il riequilibrio delle partite correnti USA. La Bce, con
la sua politica dei tassi, affonda il dollaro, il quale a sua volta con la sua
debolezza alimenta il rialzo del greggio e delle materie prime in una catena
senza fine. Forse i tempi non sono maturi per una nuova Bretton Woods, ma un
accordo stile Plaza 1985 sembra davvero improcrastinabile. Copyright ©
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