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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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TARTICOLI DEL  14-20 luglio 2008      #TOP



Report "Mercato immobiliare"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Mercato immobiliare (17)


Indice degli articoli

Sezione principale: Mercato immobiliare

In Piazza Affari vince la neutralità ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense. Ma nel frattempo la Borsa è destinata solo a perdere di valore? Per l'indice S&PMib esiste una speranza concreta che i prezzi siano vicini a una fase di temporaneo bottom. In area 27.750/28.000 esiste infatti una zona di supporto che potrebbe arginare la discesa e favorire un ritorno almeno a testare i massimi di maggio in area 34.

In tutto il mondo l'incognita prezzi sulle compravendite ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: inflazione immobiliare, la Spagna, i prezzi nel periodo aprile 2007-marzo 2008 sono risultati in calo dello 0,55%, dopo che l'anno precedente erano cresciuti del 4,69 per cento. Anche se, a sorpresa, il Paese iberico nel primo trimestre dell'anno rispetto all'ultimo trimestre 2007 ha fatto registrare un incremento delle quotazioni (

Vecchie colpe e nuovi rimedi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: non essendo state abrogate le leggi dell'economia, l'aumento della domanda di materie prime porterà a un aumento dell'offerta.Tanto più che molti di questi prezzi hanno le caratteristiche di una bolla, il che non vuol dire speculazione. Si ha bolla quando si pensa che i prezzi domani saranno più alti di oggi, come successe con le dot.

BORSA: EUROPA E USA RIPARTONO CON PETROLIO E BERNANKE/ANSA ( da "Wall Street Italia" del 16-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ovviamente in ripresa i titoli di tutte le compagnie aree, alcune delle quali faticano finanziariamente a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che teme l'effetto a catena dell'esplosione della 'bolla immobiliare', oltre a Iberia (+10% netto) hanno recuperato soprattutto Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%).

Mutui, tassi record al 5,85% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: verificare quel rallentamento del mercato immobiliare, con conseguente sgonfiamento della "bolla" dei prezzi delle case, che nell'area dell'euro si é manifestato lo scorso anno. Quanto al core business creditizio, il rapporto segnala che in giugno la dinamica della raccolta bancaria ha continuato ad accelerare (+10,7% annuo), mentre per gli impieghi c'è stata una nuova frenata (

Il petrolio a 134 dollari ( da "Giornale di Brescia" del 17-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Ovviamente in ripresa i titoli di tutte le compagnie aeree, alcune delle quali faticano a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che teme l'effetto a catena dell'esplosione della "bolla immobiliare", oltre a Iberia (+10%) hanno recuperato Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%).

Un'economia sotto choc ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo choc proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento.

Recessione e protezionismo ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: non finirà finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è ad esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (

Gelata in arrivo sui prezzi delle case Vendite giù del 10% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: com Online il videoforum "Casa, fisco e mutui: ecco tutte le novità" SuRadio24 Oggi dalle 12 alle 13 a Salvadanaio si parla di mercato immobiliare LE RILEVAZIONI Operatori pessimisti come nel 1992 alla vigilia dell'ultimo ciclo negativo Capitalizzazioni in calo ai livelli di dicembre 2004.

Si sgonfia la bolla ( da "Miaeconomia" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Esperto mutui casa Richiesta due mutui per un solo immobileAgevolazioni prima casaVendita immobile per garanteSurroga mutuo e polizzaIntestazione immobile a minoreMutuo cointestato ma immobile della moglieMilitare e seconda casaRitiro fideiussioneDetrazione interessi mutuoDue mutui per un immobile CASA " Casa news Si sgonfia la bolla (

In calo i prezzi delle case di pregio in centro storico ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: LA RICERCA In calo i prezzi delle case di pregio in centro storico Prezzi in calo per le case in centro a Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della terraferma. Lo dice il periodico rapporto di NomismaA pagina II.

Calano i prezzi delle case di pregio ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Il rapporto di Nomisma evidenzia un rallentamento del mercato immobiliare nel centro storico Prezzi in calo per le case in centro a Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della terraferma in genere. Lo dice il periodico rapporto dell'Osservatorio di Nomisma sul mercato immobiliare.

Prezzi top con i low cost ( da "Milano Finanza" del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: ha visto un rally dei prezzi delle abitazioni legato solo in parte all'ingresso del paese in Europa. A dispetto del trend stagnante del mercato immobiliare cipriota nel 2004 (+2,1%), da lì in avanti i prezzi delle case hanno infatti cominciato a vedere un'accelerazione senza precedenti: +6,25% nel 2005, +19,21% l'anno dopo,

I nuovi liquidazionisti e il mancato coordinamento ( da "Borsa e Finanza" del 19-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: i rincari del petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica monetaria produce i suoi effetti con un ritardo di almeno uno-due anni. Del resto in Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in particolare in Spagna,

Tremonti e lo spettro del '29 Obbligati a pensare positivo ( da "Giorno, Il (Milano)" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: la banca che nel primo trimestre ha riportato un crollo degli utili dell'88% e ha tra i suoi principali azionisti la Caisse d'Epargne e il gruppo Banque Populaire. In Gran Bretagna il prezzo delle case è precipitato ai minimi da trent'anni. In Germania è crollata fiducia dei risparmiatori e, per la prima volta dal 2004, la locomotiva tedesca rischia di ritrovare il semaforo rosso.

C'E' IL RISCHIO DI RECESSIONE GLOBALE ( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: che lo ha portato pochi giorni orsono a stabilire il primato di 147 dollari, è il frutto della speculazione finanziaria (in questi ultimi giorni non vi è stato infatti alcun fatto nuovo che giustifichi questo calo). Oggi non si può però escludere che anche questa bolla stia scoppiando e che quindi il prezzo del petrolio possa ancora scendere.

FATE QUALCOSA PER RIEQUILIBRARE I MERCATI ( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: i rincari del petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica monetaria produce effetti con un ritardo di almeno uno due anni. Del resto in Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in particolare in Spagna,


Articoli

In Piazza Affari vince la neutralità (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 14-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: FINANZA data: 2008-07-14 - pag: 22 autore: Analisi tecnica. Probabile un rimbalzo tecnico dell'indice S&P Mib, ma è opportuno attendere segnali più concreti In Piazza Affari vince la neutralità Le prime indicazioni positive oltre area 29.500 Alessandro Chini Alessandro Magagnoli La crisi originata nel 2007 è ancora lontana da una soluzione e probabilmente non basterà il 2008 per porre rimedio ai disastri causati dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense. Ma nel frattempo la Borsa è destinata solo a perdere di valore? Per l'indice S&PMib esiste una speranza concreta che i prezzi siano vicini a una fase di temporaneo bottom. In area 27.750/28.000 esiste infatti una zona di supporto che potrebbe arginare la discesa e favorire un ritorno almeno a testare i massimi di maggio in area 34.500. Ma perchè le Borse dovrebbero rimbalzare proprio ora che il comparto finanziario denuncia nuove debolezze e le materie prime fanno registrare quasi ogni giorno nuovi prezzi record? La ragione è puramente tecnica e va sotto il nome di "eccesso". In molti mercati si sono realizzati movimenti con una velocità molto superiore a quella sperimentata in precedenza, una velocità difficilmente sostenibile nel medio termine senza che gli stessi operatori che hanno partecipato al movimento non inizino a domandarsi se non sia arrivato il momento di prendere profitto dei guadagni accumulati negli ultimi mesi. Questo non vuole dire che, se le ragioni che hanno motivato determinati movimenti si manterranno valide anche in futuro, gli stessi movimenti non proseguiranno. Il rischio che il prezzo del greggio arrivi in area 200 dollari esiste, ma non è detto che le quotazioni saliranno direttamente in quell'area senza avere prima ritracciato tra i 110 e i 120 dollari al barile. La pista ciclica, indicatore che misura la distanza tra la media a 200 giorni e i prezzi esprimendola in termini percentuali, si trova in questa fase nei confronti del prezzo del greggio nella stessa condizione di eccesso (ipercomprato) sperimentata a novembre dello scorso anno e prima di allora a ottobre 2004. In entrambe quelle occasioni i prezzi andarono incontro a flessioni che comportarono l'avvicinamento (o il test) della media stessa, che oggi transita in area 105 dollari. In base a questo indicatore appare quindi più probabile che i prossimi 30 dollari di movimento il petrolio possa farli al ribasso e non al rialzo. L'esistenza di una situazione di eccesso non basta tuttavia da sola a invertire il trend del mercato. In casi eccezionali infatti, quando le motivazioni in favore del mantenimento di un trend sono molto forti, questo può protrarsi anche oltre la comparsa di segnali di ipervenduto. Anche se un rimbalzo è probabile è quindi meglio rimanere neutrali in questa fase, attendendo un concreto segnale di ripresa prima di tornare a investire in azioni. Indicazioni positive verrebbero per l'indice S&PMib oltre area 29.500, introduttive al test della resistenza critica dei 30.000 punti. Solo il superamento di questa soglia potrebbe implicare un cambio di atteggiamento da parte del mercato, capace di accompagnare con buona probabilità i prezzi fino in area 32.000 almeno. Discese sotto 27.500 confermerebbero al contrario l'intonazione ribassista dell'indice. Il target si pone in quel caso in area 26.000, dove transita la base del canale discendente tracciato dal top di dicembre 2007. www.ftaonline.com.

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In tutto il mondo l'incognita prezzi sulle compravendite (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-13 - pag: 4 autore: In tutto il mondo l'incognita prezzi sulle compravendite Appesantito dalla crisi del credito e dall'elevata inflazione, il boom della crescita dei prezzi delle case che ha coinvolto molti Paesi in molti casi è giunto al capolinea. Nelle ultime stime di Global property guide sui prezzi internazionali delle abitazioni, solo in 16 Paesi su 38 sono saliti rispetto al trimestre precedente, al netto dell'inflazione (altrimenti il numero sale a 28). Su base annua solo in dieci casi l'andamento delle quotazioni è andato meglio rispetto all'anno precedente. Tra i grandi Paesi europei, nella prima indiziata per l'inflazione immobiliare, la Spagna, i prezzi nel periodo aprile 2007-marzo 2008 sono risultati in calo dello 0,55%, dopo che l'anno precedente erano cresciuti del 4,69 per cento. Anche se, a sorpresa, il Paese iberico nel primo trimestre dell'anno rispetto all'ultimo trimestre 2007 ha fatto registrare un incremento delle quotazioni (+ 0,42%). La Francia registra un calo più sostanzioso - dell'1,95% - su base annua mentre il Regno Unito è attestato a quota -1,23% per Nationwide building society e in crescita dello 0,77% per Land registry. Anche se, a livello trimestrale, nel Regno Unito i prezzi nel corso del primo trimestre sono diminuiti in media tra 0,7% e 2,1 per cento. Il Paese europeo dove in assoluto bisogna attendere per investire - per capire se il calo ha toccato il fondo - è l'Irlanda: su base annua, i valori sono scesi del 13,24 per cento. Tra i Paesi con valenza turistica si sono registrate brusche frenate delle quotazioni anche a Malta (-4,88%), in Portogallo (-4,32%) e Austria (-2,18%). Tra i motivi in grado di spiegare la fine del boom dei prezzi - spiegano gli analisti della Global property guide - ci sono principalmente tre fattori. Il primo è fisiologico: dopo aver corso molto i prezzi delle case sono arrivati al limite in molti Paesi, in particolare se comparati al livello dei canoni d'affitto e al costo del denaro. Un secondo motivo è costituito dalle pressioni inflazionistiche che hanno costretto le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, un problema soprattutto dove c'è un elevato numero di mutui a tasso variabile. Infine la cattiva regolamentazione e la prassi bancaria diffusa negli Stati Uniti, ma non solo, che come noto hanno portato a un'eccessiva erogazione di prestiti ipotecari "subprime". Con conseguenze anche sul mercato immobiliare di Paesi, come la Svizzera, più esposti di quanto inizialmente previsto. Per il futuro l'inflazione rimane un problema estremamente importante. Inoltre, ricordano gli analisti della Global property guide, storicamente la maggior parte delle crisi del sistema bancario sono state causate dalla caduta dei prezzi delle case. Per questo, fino a quando le banche non avranno risolto i propri problemi, è molto probabile che i prezzi delle abitazioni continueranno a scendere. Scenari immobiliari nell'aggiornamento di giugno dell'European outlook 2008 - sottolinea che la domanda di abitazioni nel corso del primo semestre è calata in quasi tutti i Paesi. Ma che le spinte provenienti dalle correnti migratorie interne e da fuori Europa sono forti e costanti e questo fa ritenere che attualmente ci troviamo in una fase di "pausa" di un trend positivo sulla distanza. Per quanto riguarda invece gli immobili acquistati da italiani all'estero, si è passati dai 22.400 del 2006 ai 26.100 del 2007 con, per la prima volta, più della metà degli acquisti effettuati nei Paesi dell'Est Europa e nel resto del mondo. In particolare, negli Stati Uniti e a Dubai si concentrano quasi un terzo degli investimenti totali degli italiani. En.Br. MALE L'EUROPA Nell'ultima stima della Global property guide, su 38 Paesi solo in 16 i valori aumentano rispetto al trimestre precedente LE ALTERNATIVE L'anno scorso oltre la metà delle operazioni di italiani oltrefrontiera hanno interessato Paesi dell'Est, Usa e Dubai.

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Vecchie colpe e nuovi rimedi (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-07-16 - pag: 11 autore: DALLA PRIMA Vecchie colpe e nuovi rimedi In questo scoraggiante con-testo l'Italia paga, come al solito, colpe antiche. La tempesta che spazza i mercati mondiali "con aspra voce di vento incarcerato" coglie un'economia italiana in mezzo al guado. La ristrutturazione del tessuto industriale è a metà strada, la finanza pubblica non è in grado di dare sostegno alla domanda, la politica monetaria non è in grado di far zampillare petrolio a poco prezzo e la politica tout court sembra porre in cima alle preoccupazioni altri problemi che quelli dell'economia. Per affrontare con serenità questa litania di magagne è dapprima necessario piantare alcuni paletti nel labirinto della crisi. "Stagflazione" questo brutto neologismo non descrive appieno le fattezze della bufera odierna. Dietro la stagnazione vi è sia inflazione che deflazione: un impetuoso aumento dei prezzi delle materie prime internazionali e una rovinosa diminuzione dei prezzi delle case americane. E dei due volti dei prezzi il più pericoloso non è il primo, malgrado le diffuse paure dell'inflazione. Le impennate delle materie prime redistribuiscono il potere d'acquisto fra Paesi produttori e Paesi utilizzatori; per il mondo sono un giocoa somma zero,c'èchi perde e chi guadagna. Mentre la diminuzione dei prezzi delle case è una perdita netta; per gli Usa ma non solo, ché lo sgretolamento del valore delle abitazioni in America è stato il primum movens di quella crisi dei mutui che ha ferito fiducia e finanza in tutto il mondo, grazie alla sconsiderata facilità con cui migliaia di miliardi di dollari di prodotti finanziari tossici erano stati sparsi nei portafogli internazionali. Il primo paletto da porre riguarda allora le materie di base. L'Italia, come il resto dell'Occidente, è un utilizzatore di materie prime, e non c'è molto che si possa fare per scrollarci questo fardello. è come una tassa che i Paesi produttori ci impongono, e il tentativo di sottrarsi a questa tassa con la fuga nell'aumento dei salari non farebbe altro che rinfocolare l'inflazione. Soccorre solo la saggezza siciliana - "chinati giunco, che passa la piena" - nella certezza che, non essendo state abrogate le leggi dell'economia, l'aumento della domanda di materie prime porterà a un aumento dell'offerta.Tanto più che molti di questi prezzi hanno le caratteristiche di una bolla, il che non vuol dire speculazione. Si ha bolla quando si pensa che i prezzi domani saranno più alti di oggi, come successe con le dot. com dell'euforia borsistica del 2000. Non fu speculazione, fu bolla. E la componente "bolla" scoppierà presto o tardi. Intanto, questa redistribuzione di potere d'acquisto in favore dei produttori tiene su l'economia mondiale, e ben lo sanno gli esportatori americani, le cui prodezze probabilmente eviteranno il segno meno al Pil Usa del secondo trimestre, o gli esportatori italiani, che guadagnano quote di mercato in valore malgrado tutte le difficoltà. Il secondo paletto riguarda la crisi finanziaria e valutaria. Il dollaro ha probabilmente sorpassato il suo valore di equilibrio, e il modus operandi dei mercati valutari ha imposto un overshooting che dovrebbe rientrare una volta che il pendolo si assesti. Più preoccupante è la crisi finanziaria, che ha ancora un potenziale dirompente, in termini di "timori e tremori". Tuttavia,l'iperattivismo americano al riguardo aiuta: la crisi sarà contenuta proprio perché è pericolosa, e le armi per contenerla non mancano. Il sistema finanziario che uscirà da questi anni tumultuosi sarà un sistema più umile ma più resistente. E l'Italia? Come dice il Bollettino economico della Banca d'Italia la nostra economia rischia di ristagnare anche l'anno prossimo. L'Italia - Paese medio e aperto - è un pezzo di sughero sulla corrente del ciclo internazionale, ma questo non vuol dire che dobbiamo rassegnarci a galleggiare. Se la politica smetterà di guardarsi l'ombelico e l'istinto di sopravvivenza delle imprese le porterà ad accelerare il rinnovamento di processi e prodotti, anche il giunco italiano si potrà raddrizzare quando passi la piena. Fabrizio Galimberti fabrizio@bigpond.net.au.

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BORSA: EUROPA E USA RIPARTONO CON PETROLIO E BERNANKE/ANSA (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 16-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di ANSA TORNANO ACQUISTI IN CHIUSURA SEDUTA, PESANTE LONDRA CON ENERGIA -->(ANSA) - MILANO, 16 LUG - Si stappi una bottiglia di quelle buone, anche se non ancora champagne: sulle Borse europee sono tornati gli acquisti e la paura di un nuovo '29 e' un po' più lontana. E' stato un rimbalzo giocato più sui nervi che su dati concreti, ma intanto il brusco calo del prezzo del petrolio ha fatto chiudere in crescita di oltre un punto percentuale Parigi, Francoforte, Madrid e Stoccolma. Più caute Milano (+0,55% l'indice S&P/Mib) e Zurigo, mentre Londra ha concluso la giornata ancora con un segno negativo, appesantita soprattutto dal settore energia. Dopo un avvio ancora debole, i listini del Vecchio Continente hanno accusato il colpo del dato dell'inflazione statunitense, il più alto degli ultimi 26 anni. Ma a poco più di un'ora dalla chiusura delle contrattazioni, i mercati europei hanno cambiato decisamente direzione. I primi segnali positivi riuscivano a leggerli solo gli operatori, come quello lanciato dalla lontana costa occidentale degli Stati Uniti dalla quinta banca americana, quella Wells Fargo che ha annunciato un utile per azione superiore alle stime degli analisti e una crescita del 10% del dividendo. Manna dal cielo di questi tempi. A dare combustibile ai motori della ripresa ci ha quindi pensato il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, annunciando che le due società di garanzia del debito Fannie Mae e Freddie Mac non rischiano il fallimento. Poi è arrivato il dato in crescita sulle scorte di petrolio statunitensi che hanno fatto crollare il prezzo del greggio e Wall Street ha potuto aprire in positivo, con gli indici Dow Jones e Nasdaq che viaggiano con aumenti ben superiori al punto percentuale. Un quadro che ha dato speranza alle Borse europee, dove il comparto più in salute è stato sicuramente quello automobilistico, trainato dall'Opa lanciata da Schaeffler su Continental (+0,69% la chiusura del gruppo dei pneumatici a Francoforte). Ma nel settore dell'auto, fortemente penalizzato nelle ultime sedute, hanno chiuso in forte rialzo soprattutto Volkswagen (+7,85%), Renault (+7,40%) e Fiat (+5,96%). Gli acquisti del finale di giornata si sono concentrati anche sul comparto dei media (+3,50% l'indice Dj Stoxx di settore, con Mediaset in aumento del 6,02% e Vivendi del 3,59%) così come sulle società ad alta tecnologia, cresciute del 2,45% medio. Notevoli gli alti e bassi tra le banche: Bank of Ireland è cresciuta dell'8,19%, Anglo Irish Bank del 7,11%, Credit Agricole del 5,70%, mentre Deutsche Postbank ha perso il 7,29%, Commerzbank il 2,45% e Alliance & Leicester il 2,31%. Il calo del greggio ha ovviamente tagliato le quotazioni dei settori materie prime ed energia, che hanno perso in media circa due punti e mezzo. Pesante in particolare la chiusura di British gas (-3,58%), Total (-2,86%) e Shell (-2,81%). Ovviamente in ripresa i titoli di tutte le compagnie aree, alcune delle quali faticano finanziariamente a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che teme l'effetto a catena dell'esplosione della 'bolla immobiliare', oltre a Iberia (+10% netto) hanno recuperato soprattutto Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%). Da notare, in questo improvviso entusiasmo, che la Borsa europea più fredda è anche la più importante: Londra, dove sono quotate le maggiori società dell'energia e delle materie prime in questa seduta strutturalmente deboli, ma gli operatori inglesi soprattutto non sembrano credere che la tempesta nel settore del credito sia passata. Così per un giorno i colleghi degli altri mercati hanno dovuto guardare in casa propria per privilegiare gli spunti positivi rispetto aglio ancori attuali timori di recessione. Di seguito la chiusura degli indici dei titoli guida delle principali Borse mondiali: - Londra -0,41% - Parigi +1,26% - Francoforte +1,21% - Madrid +1,22% - Milano +0,55% - Amsterdam +0,09% - Stoccolma +1,45% - Zurigo +0,33% - Tokio +0,05% - Dow Jones +1,62% (seduta in corso) - Nasdaq +2,14% (seduta in corso) .(ANSA).

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Mutui, tassi record al 5,85% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-17 - pag: 2 autore: Mutui, tassi record al 5,85% L'Abi: in giugno nuova impennata, ma il livello dell'Euribor è rimasto invariato Rossella Bocciarelli ROMA Tassi in rialzo, prestiti bancari in frenata, domanda di mutui per le case che flette, raccolta bancaria che tende ad aumentare perchè il risparmiatore non sa che fare e si tiene "liquido". I dati diffusi ieri dall'Abi nel suo outlook mensile sono il "calco" finanziario del quadro economico stagnante con inflazione in salita appena descritto da Bankitalia. Così, il sismografo di Palazzo Altieri ha registrato che nel mese di giugno il tasso sui prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni è salito al 5,85%, contro il 5,75% del mese di giugno, raggiungendo il valore massimo dall'agosto 2002; a giugno del 2007, invece, il tasso di interesse applicato dalle banche era del 5,49%. Il livello è, ovviamente, record, vale a dire è il più elevato degli ultimi sei anni, anche per quel che riguarda i tassi sui prestiti complessivi a famiglie e imprese, saliti al 6,3% rispetto al 6,23% di maggio. Le rilevazioni dell'Associazione bancaria riguardano il mese di giugno, prima del rialzo dal 4% al 4,25% dei tassi di riferimento della politica monetaria deciso dalla Bce quando ancora il tasso di riferimento della Bce era fermo al 4%. Va detto, tuttavia, che è molto probabile che il mercato abbia scontato in anticipo il ritocco della Banca centrale europea: il tasso Euribor, infatti, è rimasto anche in luglio sullo stesso livello raggiunto in giugno ( 4,47%). Tornando ai mutui-casa, in questo caso il tasso "sintetizza l'andamento dei tassi fissi e variabili ed è influenzato anche dalla variazione della composizione tra le erogazioni a tasso fisso e variabile". In sostanza, il rialzo è dovuto anche al fatto che la gente, preoccupata dalla corsa dei prezzi e dal conseguente rialzo del costo del denaro oramai predilige comunque il tasso fisso e questo costa di più. Anche se, ricorda l'Abi, in ogni caso il tasso di interesse reale è oggi più basso rispetto al 2002: sei anni fa, al netto dell'inflazione il tasso era del 3-3,5%, mentre oggi la differenza tra tassi d'interesse nominali e inflazione è del 2% (a giugno, infatti, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 3,8%)". Inoltre, se si fa il confronto con Eurolandia, aggiunge il rapporto dell'Abi, si scopre che la composizione della domanda di mutui è cambiata molto in poco tempo:"in Italia l'incidenza sul totale dei nuovi mutui a tasso variabile è passata dal 78% del 2003 a poco meno del 30% nei primi cinque mesi del 2008, mentre nell'area euro questa incidenza è scesa dal 43,5% al 40,8%. La quota dei finanziamenti a tasso fisso è aumentata in Italia dal 22,1% della media del 2003 al 70,6% dei primi cinque mesi del 2008, avvicinando la composizione tra finanziamenti a tasso fisso e variabile a quella che si registra in altri Paesi dell'area euro come la Germania, l'Olanda e il Belgio. Una prevalenza di mutui a tasso variabile si riscontra invece in Paesi come la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda". Il cambiamento di scelte e di composizione riguarda soltanto i nuovi mutui, perchè, come spiega il Bollettino della Banca d'Italia, nell'insieme le famiglie restano molto esposte ai tassi variabili: infatti, affermano gli esperti di via Nazionale, analizzando i dati di stock "i contratti indicizzati ai tassi di mercato rappresentano ancora circa il 70% dei mutui complessivi " attualmente in essere sul mercato italiano. Tornando all'outlook dell'Abi,in esso si segnala anche che nell'ultimo periodo il flusso di nuovi mutui ha risentito delle tensioni registratesi nei mercati finanziari, nonché dei segni di rallentamento del mercato immobiliare: si è passati da un flusso di nuovi finanziamenti pari a oltre 21 miliardi fino a maggio 2007, a 18,4 miliardi nei primi cinque mesi del 2008. In pratica anche in Italia, sebbene con un lag temporale, si comincia a verificare quel rallentamento del mercato immobiliare, con conseguente sgonfiamento della "bolla" dei prezzi delle case, che nell'area dell'euro si é manifestato lo scorso anno. Quanto al core business creditizio, il rapporto segnala che in giugno la dinamica della raccolta bancaria ha continuato ad accelerare (+10,7% annuo), mentre per gli impieghi c'è stata una nuova frenata (+8,3%). SI PUNTA SUL SICURO In questa fase di incertezza, le famiglie sottoscrivono quasi esclusivamente finanziamenti a tasso fisso: il variabile al 30% del totale.

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Il petrolio a 134 dollari (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giornale di Brescia" del 17-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Edizione: 17/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA FINANZA & MERCATI Il greggio cede 6 $ al barile e negli Stati Uniti si allontana il rischio di un fallimento di Fannie Mae e Freddie Mac Il petrolio a 134 dollari Le Borse mondiali brindano. Fiat recupera il 5% ROMA Si stappi una bottiglia di quelle buone, anche se non ancora champagne: sulle Borse europee sono tornati gli acquisti e la paura di un nuovo '29 è un po' più lontana. È stato un rimbalzo giocato più sui nervi che su dati concreti, ma intanto il brusco calo del prezzo del petrolio ha fatto chiudere in crescita di oltre un punto percentuale Parigi, Francoforte, Madrid e Stoccolma. Più caute Milano (+0,55% l'indice S&P/Mib) e Zurigo, mentre Londra ha concluso la giornata ancora con un segno negativo, appesantita soprattutto dal settore energia. Dopo un avvio ancora debole, i listini del Vecchio Continente hanno accusato il colpo del dato dell'inflazione statunitense, il più alto degli ultimi 26 anni. Ma a poco più di un'ora dalla chiusura delle contrattazioni, i mercati europei hanno cambiato decisamente direzione. A dare combustibile ai motori della ripresa ci ha quindi pensato il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, annunciando che le due società di garanzia del debito Fannie Mae e Freddie Mac non rischiano il fallimento. Un quadro che ha dato speranza alle Borse europee, dove il comparto più in salute è stato sicuramente quello automobilistico, trainato dall'Opa lanciata da Schaeffler su Continental (+0,69% la chiusura del gruppo dei pneumatici a Francoforte). Ma nel settore dell'auto, fortemente penalizzato nelle ultime sedute, hanno chiuso in forte rialzo soprattutto Volkswagen (+7,85%), Renault (+7,40%) e Fiat (+5,96%) quest'ultima positiva grazie anche ai discreti risultati del primo semestre del mercato dell'auto. Il calo del greggio ha ovviamente tagliato le quotazioni dei settori materie prime ed energia, che hanno perso in media circa due punti e mezzo. Pesante in particolare la chiusura di British gas (-3,58%), Total (-2,86%) e Shell (-2,81%). Ovviamente in ripresa i titoli di tutte le compagnie aeree, alcune delle quali faticano a sostenere il petrolio vicino ai 150 dollari al barile, mentre a Madrid, che teme l'effetto a catena dell'esplosione della "bolla immobiliare", oltre a Iberia (+10%) hanno recuperato Endesa (+4,35%) e Iberdrola (+2,41%). Da notare, in questo improvviso entusiasmo, che la Borsa europea più fredda è stata Londra, dove sono quotate le maggiori società dell'energia e delle materie prime in questa seduta strutturalmente deboli, ma gli operatori inglesi soprattutto non sembrano credere che la tempesta nel settore del credito sia passata. Così per un giorno i colleghi degli altri mercati hanno dovuto guardare in casa propria per privilegiare gli spunti positivi rispetto ai timori di recessione.

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Un'economia sotto choc (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Attualità UN'ECONOMIA SOTTO CHOC (segue dalla prima pagina) di FRANCESCO GIAVAZZI In primavera, dopo il salvataggio di Bear Sterns, la crisi finanziaria sembrava sulla via di una risoluzione. Ai circa 500 miliardi di dollari di perdite subite dall'agosto scorso, la banche internazionali avevano fatto fronte con 350 miliardi di capitali freschi, per lo più reperiti grazie all'intervento di fondi sovrani. I vecchi azionisti avevano accettato loro malgrado di venire diluiti, e avevano subito perdite importanti. All'inizio di giugno il processo di ricapitalizzazione si è interrotto e la crisi si è improvvisamente accentuata. Il motivo è stato il diffondersi dell'opinione che il livello raggiunto dal prezzo "reale" del petrolio - il 40 per cento circa sopra il livello che raggiunse nel 1980 - non fosse un'impennata temporanea, ma un nuovo equilibrio dal quale difficilmente si tornerà indietro. Nonostante le economie dell'Occidente oggi utilizzino meno petrolio per unità di output che negli anni Settanta, questa prospettiva ha fatto cadere i mercati azionari e interrotto le ricapitalizzazioni. L'alternativa a ridurre la leva delle banche tramite l'immissione di capitali freschi è ridurla vendendo una parte dei loro attivi liquidi. Questo le banche hanno cominciato a fare e la caduta dei corsi azionari si è accentuata. Il secondo choc che ha colpito le famiglie americane (il primo è la benzina a 4,50 dollari al gallone) è quindi la caduta della loro ricchezza finanziaria, che è per lo più investita in Borsa. Il terzo choc proviene dal mercato delle abitazioni. L'indice dei prezzi delle case americane ha subito per ora una flessione di quasi il 20 per cento, ma i contratti "futures" sulle case segnalano, di qui al prossimo anno, un'ulteriore flessione del 22 per cento. Difficile resistere a tre choc simultanei di queste dimensioni. È ormai quasi certo che gli Stati Uniti siano già in recessione. La domanda importante, che domina le discussioni nella campagna elettorale, è come intervenire, ammesso che sia possibile, in un anno caratterizzato dall'assenza della politica. Si confrontano due tesi. Da un lato c'è chi sostiene che si debba fermare il ciclo perverso del "deleveraging" tramite vendite di attivi liquidi. Per fermarlo occorre, nell'immediato, che le banche centrali scontino gli attivi delle istituzioni finanziarie a prezzi superiori rispetto a quelli di "fire sale" ai quali sono oggi trattati sui mercati. Ma prima o poi il processo di ricapitalizzazione deve rimettersi in modo. Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog di Martin Wolf sul Financial Times, che gli azionisti delle banche, quelli esistenti e quelli potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di Bear Sterns. Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le istituzioni finiranno per diventare tutte pubbliche, non solo Fannie Mae e Freddie Mac, che già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato, c'è invece chi pensa che la crisi non finirà finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è per esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della banca) rendimenti straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano spogliati della loro ricchezza: quando i prezzi delle banche saranno scesi abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali interventi fiscali dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle famiglie, colpite dalla caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare gli azionisti delle banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che la politica riesca a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi. Mentre il segretario al Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non danneggiare eccessivamente gli azionisti, di cui pensa di aver bisogno per ricapitalizzare le banche, il presidente della Federal Reserve pare più cauto. Se l'obiezione politica alle ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e Freddie Mac, ma delle banche private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti si apprestano ad attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla vendita di attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un severo credit crunch. Forse una recessione profonda è l'unico modo per "ripulire" un'economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più i valori fondamentali e per evitare che i cittadini paghino per responsabilità non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una recessione severa il protezionismo attechisce facilmente. Finora gli accenni protezionisti di Barak Obama erano merce elettorale. Se la disoccupazione superasse la soglia del 7 per cento - soprattutto in alcuni stati cruciali per il voto, come l'Ohio - quelli che per ora sono solo accenni potrebbero trasformarsi in impegni difficilmente reversibili. Se i politici europei pensano che per proteggersi da una recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. (tratto da www.lavoce.info).

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Recessione e protezionismo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

DALLA PRIMA Recessione e protezionismo Ciò richiede, lo sostiene Ricardo Caballero nel blog di Martin Wolf sul Financial Times, che gli azionisti delle banche, quelli esistenti e quelli potenziali, non siano colpiti come è avvenuto nel caso di Bear Sterns. Altrimenti, non ci sarà ricapitalizzazione di mercato e le istituzioni finiranno per diventare tutte pubbliche, non solo Fannie Mae e Freddie Mac che già in parte lo sono, ma anche altre. Dall'altro lato, c'è invece chi pensa che la crisi non finirà finché la bolla immobiliare non si sarà sgonfiata e che le perdite che le banche subiranno devono essere assorbite dai loro azionisti, non dallo Stato: è ad esempio la posizione che sostiene Charles Wyplosz sul medesimo blog. I guai in cui ci troviamo sono anche colpa loro: usare il denaro dei contribuenti per salvare azionisti che nel decennio passato hanno ottenuto (specie se anche dirigenti della banca) rendimenti straordinari è semplicemente immorale. Quindi che siano spogliati della loro ricchezza: quando i prezzi delle banche saranno scesi abbastanza, i compratori si faranno avanti. Eventuali interventi fiscali dovranno essere diretti a sostenere il reddito delle famiglie, colpite dalla caduta del valore dei loro risparmi, non a compensare gli azionisti delle banche. Il guaio è che in anno elettorale è improbabile che la politica riesca a varare interventi fiscali sufficientemente incisivi. Mentre il segretario al Tesoro Henry Paulson sembra preoccupato di non danneggiare eccessivamente gli azionisti, di cui pensa di aver bisogno per ricapitalizzare le banche, il presidente della Federal Reserve pare più cauto. Se l'obiezione politica alle ricapitalizzazioni pubbliche, non di Fannie Mae e Freddie Mac, ma delle banche private e dei loro azionisti, prevarrà, gli Stati Uniti si apprestano ad attraversare una recessione profonda: il passo successivo alla vendita di attivi liquidi è infatti la riduzione dei prestiti e quindi un severo credit crunch. Forse una recessione profonda è l'unico modo per "ripulire" un'economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più i valori fondamentali e per evitare che i cittadini paghino per responsabilità non loro. Ma intravvedo un pericolo: in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. Finora gli accenni protezionisti di Barak Obama erano merce elettorale. Se la disoccupazione superasse la soglia del 7% - soprattutto in alcuni stati cruciali per il voto, come l'Ohio - quelli che per ora sono solo accenni potrebbero trasformarsi in impegni difficilmente reversibili. Se i politici europei pensano che per proteggersi da una recessione americana basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione. Francesco Giavazzi www.lavoce.info.

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Gelata in arrivo sui prezzi delle case Vendite giù del 10% (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-07-18 - pag: 20 autore: Nomisma. La domanda s'indebolisce Gelata in arrivo sui prezzi delle case Vendite giù del 10% Enrico Bronzo MILANO In Italia si comprano sempre meno case: dalle 845mila del 2006 si è scesi alle 806mila del 2007 e a una stima di 726mila per il 2008, diretta conseguenza di una domanda debole e attendista. Circa tre quarti degli operatori - contattati dall'istituto di ricerca bolognese Nomisma per il Rapporto sul mercato immobiliare 2008 presentato ieri - sono d'accordo neldire che nel primo semestre si sia assistito a una flessione dei volumi contrattuali. Una tale omogeneità di visione negativa si era osservata solo nel 1992-93, alla vigilia dell'ultimo ciclo negativo del mercato, a sottolineare come il sentiment attuale sia di diffusa preoccupazione. Negli ultimi 12 mesi le quotazioni sono cresciute di appena l'1,1% (al netto dell'inflazione, del 4,1% in valore nominale) e per il 2008 Nomisma prevede la crescita nominale zero dei prezzi delle case, ovvero una riduzione reale pari all'inflazione. Per l'istituto bolognese "soffriranno" di più le abitazioni nuove, dati i prezzi mediamente più alti rispetto alle abitazioni in peggiore stato di conservazione ma più abbordabili; questo viste le crescenti difficoltà nell'accesso al credito. Nell'ultimo semestre le quotazioni nella capitale sono salite del 2,9%- trainate da periferia (+ 4,3%) e zone semicentrali (+2,7%) - mentre Milano mette a segno un +1,2% grazie soprattutto al centro (+1,9%) e al settore del lusso (+2,1%) con la periferia in affanno (+0,6%). La rarefazione della domanda appare più forte a Bologna (prezzi +0,2% nell'ultimo semestre), Genova (+4,7%) e Firenze (+2,6%). Anche sul fronte degli sconti l'aumento è significativo: si raggiunge la quota del 12,2 per cento. In termini assoluti, gli sconti maggiori si registrano nelle città del Sud (siamo sul 15% a Bari e a Palermo), Roma supera il 14 per cento. Sconti sempre più forti nei semicentri e nelle periferie delle città. In difficoltà anche il settore finanziario, con i titoli immobiliari che hanno perso il 58,1% negli ultimi 12 mesi. A luglio 2008 tra società quotate e fondi immobiliari la capitalizzazione di Borsa si attesta a quota 8,1 miliardi di euro, sotto i livelli di dicembre 2004. Intanto sale l'attesa per conoscere i dati delle relazioni semestrali dei fondi immobiliari quotati: si dovrebbe esordire con Polis il 23 luglio, confidando che l'assenza di svalutazioni possa tranquillizzare i detentori delle quote. Sarà esentato dall'obbligo Piramide globale, gestito da Rreef, che in assoluto è il primo tra i fondi immobiliari quotati ad aver avviato il processo di liquidazione. www.ilsole24ore.com Online il videoforum "Casa, fisco e mutui: ecco tutte le novità" SuRadio24 Oggi dalle 12 alle 13 a Salvadanaio si parla di mercato immobiliare LE RILEVAZIONI Operatori pessimisti come nel 1992 alla vigilia dell'ultimo ciclo negativo Capitalizzazioni in calo ai livelli di dicembre 2004.

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Si sgonfia la bolla (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Miaeconomia" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Iscrizione CaiAssegno pagato in seconda presentazioneApertura c/cErrore accredito c/cServizio bancario di baseCancellazione assegno protestatoIscrizione protestoassegno bancario non trasferibile m.mAssegno in seconda presentazioneCointestazione c/c successiva Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Richiesta due mutui per un solo immobileAgevolazioni prima casaVendita immobile per garanteSurroga mutuo e polizzaIntestazione immobile a minoreMutuo cointestato ma immobile della moglieMilitare e seconda casaRitiro fideiussioneDetrazione interessi mutuoDue mutui per un immobile CASA " Casa news Si sgonfia la bolla (18/07/2008) È ancora troppo presto per parlare di crisi, ma sicuramente le tensioni internazionali che giungono dagli Stati Uniti e la tensioni sull'inflazione che stanno fortemente preoccupando la Banca centrale europea, hanno condizionato l'ultimo anno del settore immobiliare. A dimostrarlo, l'analisi fornita dall'istituto di ricerca Nomisma nel Rapporto sul mercato immobiliare nel primo semestre dell'anno, da cui emerge un quadro chiaro: i tempi di vendita delle case si sono allungati fino ai sei mesi e, per la prima volta negli ultimi 10 anni, sono diminuiti i prezzi reali che crescono di appena l'1,1% al netto dell'inflazione. Numeri alla mano. Nel 2007 ci sono state 40mila compravendite di abitazioni in meno rispetto al 2006 (-4,6%) e un decremento dell'1,2% dell'erogazione dei mutui. Non solo. Scoraggiate dall'aumento dei tassi di interessi dei mutui e da una diffusa stretta creditizia, sono pochissime le famiglie italiane che hanno intenzione di comprare un'abitazione nei prossimi dodici mesi: 1,8% contro il 7% registrato agli inizi del 2000. A fare registrare gli incrementi maggiori sono stati comunque i settori di impresa, in particolare quello commerciale, mentre più contenuta è risultata la dinamicità riscontrata in corrispondenza delle abitazioni. Secondo il Rapporto di Nomisma, per quanto riguarda le modalità di acquisto delle case sono il 22,2% del totale le famiglie che hanno in corso un mutuo e corrispondono a 5milioni e 174mila nuclei famigliari. Di questi l'89,5% (circa 4,5 milioni ) ha un mutuo per la prima casa e l'11,9% per altre case. La domanda di abitazioni è composta dal 51% per la prima casa (in tendenziale aumento rispetto al 2007, frutto delle richieste di nuove famiglie e del passaggio dall'affitto alla proprietà della popolazione immigrata straniera) , dal 28% per la sostituzione, dal 9% per la seconda casa e dal 12% per investimento. In quattro grandi città si registrano cali reali dei prezzi delle abitazioni nell'ultimo anno, con flessioni comprese fra il -0,5% e il -1%: si tratta di Milano, Bologna, Firenze e Venezia. Gli sconti sui prezzi richiesti per le case crescono del 10% sull'anno e vanno al 12,2%. Le 13 grandi aree urbane nazionali vedono inoltre una flessione delle transazioni del 9,3%, ma già avevano cominciato a perdere terreno nel 2006, diminuendo del 2,2%, mentre le intenzioni di acquisto di un'abitazione nel prossimo anno sono sui livelli più bassi dell'ultimo ciclo immobiliare (1,8%), quando erano al 7% all'inizio degli anni 2000. La dèbacle del mercato immobiliare si ripercuote anche sulle erogazioni dei mutui: nei primi 5 mesi del 2008 il flusso di nuovi finanziamenti è sceso del 12,4% a 18,4 miliardi. A fine 2007 il tasso di sofferenza delle famiglie sui mutui era del 2%, in crescita dall'1,5% di fine 2006. Un livello storicamente fisiologico, come evidenzia lo studio. Il presidente Nomisma, Gualtiero Tamburini, ha tuttavia specificato che in Italia " non c'è nessun rischio di tracollo come in Usa e in Spagna. La nostra frenata è meno importante rispetto a quella americana e le situazioni di insolvenza, stanti le politiche prudenti delle banche e delle famiglie, fanno sì che il fenomeno sia sotto controllo". 6 voti - " Vota questa notizia ".

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In calo i prezzi delle case di pregio in centro storico (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

LA RICERCA In calo i prezzi delle case di pregio in centro storico Prezzi in calo per le case in centro a Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della terraferma. Lo dice il periodico rapporto di NomismaA pagina II.

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Calano i prezzi delle case di pregio (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 18-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Il rapporto di Nomisma evidenzia un rallentamento del mercato immobiliare nel centro storico Prezzi in calo per le case in centro a Venezia. Tengono, invece, i negozi, così come il mercato immobiliare della terraferma in genere. Lo dice il periodico rapporto dell'Osservatorio di Nomisma sul mercato immobiliare. Il quadro nazionale, per questo primo semestre del 2008, è di un mercato "ingessato". Che in laguna, però, assume sfumature diverse. In centro storico, in particolare, questi primi mesi dell'anno "confermano i segnali di rallentamento generalizzato - si legge nel rapporto - che si era evidenziato già sul finire del 2007". Quindi "domanda in flessione e offerta affaticata rispetto agli anni passati, che fatica a ripartire. Tendenze rilevate soprattutto nella compravendita, che si traducono in un progressivo allungamento delle tempistiche di vendita e in un aumento dello sconto medio trattato dalla domanda sul prezzo dell'offerta, che è tra i più alti delle 13 aree urbane monitorate". Tiene meglio il settore commerciale, con una ripresa della domanda soprattutto nella compravendita. E gli affitti? Sempre secondo Nomisma, il comparto è più statico, con prezzi in diminuzione nelle zone centrali della città. Il rapporto fornisce anche qualche prezzo medio di compravendita: per una casa di pregio la stima è di 6.420 euro al m2, con un variazione semestrale dell'1,6\% e annuale del 0,3\%; ancor più netto il calo per una casa in centro che vale 5.410 euro a m2 (meno 2,5\% semestrale, meno 1,3\% annuale); in crescita, invece, le case di semicentro (4.286, più 2,3\%) e periferia (3.365, più 1 e 3,8\%). Impressionanti anche i dati sui negozi: i prezzi vanno dai 3.733 ai 16.286 euro al m2, con un aumento medio semestrale del 4,5\%.Altro capitolo quello della terraferma. "Il generale raffreddamento delle dinamiche di mercato evidenziato dagli operatori nel secondo semestre del 2007 lascia ora il posto a segnali più rassicuranti- scrive Nomisma -, con tassi d'incremento, per prezzi e canoni, decisamente significativi e una redditività nel complesso buona e in aumento". I prezzi di compravendita per le case vanno dai 2.800 euro al m2 per una casa di pregio ai 1.613 per una in periferia, con un aumento medio semestrale del 2,7\% e annuale del 3,5\%; per i negozi, invece, si passa da 4.284 a 2.008 euro al m2. Molto diversi anche i tempi di vendita: se a Venezia la media è di 5,8 mesi di attesa, per un casa, e di 4,9 per un negozio; a Mestre salgono rispettivamente a 6,6 e a 7,7.

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Prezzi top con i low cost (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Milano Finanza" del 19-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Milano Finanza Numero 143  pag. 47 del 19/7/2008 | Indietro Prezzi top con i low cost I Vostri Soldi nel Mattone Di Teresa Campo e Gabriele Frontoni Località turistiche Rialzo delle quotazioni del 30-40% in tre anni per le mete vicine agli scali raggiunti dalle EasyJet, Ryanair, Myair In America lo chiamano JetBlue Effect. Ma il fenomeno si è fatto sentire anche in Italia. In positivo. Sono molte infatti le località turistiche beneficate dell'arrivo nell'aeroporto più vicino delle compagnie aeree low cost. In termini di aumento dei flussi turistici naturalmente, ma anche di incremento, sopra la media di mercato, dei prezzi delle abitazioni e dei canoni di locazione. è successo nella Riviera romagnola, grazie all'aumento del numero dei voli su Rimini oltre che al taglio delle tariffe aeree, così come nel Conero, servito dall'aeroporto di Ancona. Ma anche nel Veneto, per merito degli scali di Verona e Venezia, in Toscana, servita dall'aeroporto di Pisa, in Sicilia (Catania e Trapani) e in Sardegna. Del resto, questi scali hanno visto esplodere il traffico passeggeri nel giro di pochi anni, al punto che Pisa, grazie proprio ai voli low cost che scaricano turisti dal Nord ed Est Europa, è diventato il primo aeroporto della Toscana con una crescita del 300% dal 2004, mentre quelli di Forlì e Rimini hanno superato il ben più importante scalo di Bologna, capoluogo di regione. Boom di passeggeri anche a Brindisi, mentre gli aeroporti di Pescara insieme ad Ancona stanno addirittura creando una sorta di hub per tutta la fetta di costa adriatica del Centrosud. Al Sud, infine, progressiva affermazione per gli aeroporti di Catania, ingrandito proprio di recente, così come per quello di Trapani, a un passo dalla zona dove si sono svolte le regate di Coppa America e dalle isole Egadi. "L'aspetto interessante è che le più agevolate in termini immobiliari non sono però le località top, che in genere riescono ad attrarre una clientela esclusiva anche senza efficienti servizi di comunicazione, ma quelle appena minori", sottolinea Alessandro Ghisolfi, responsabile ufficio studi Ubh. "E infatti in Sardegna si apprezzano le case della Costa Smeralda, ma anche quelle più prossime all'aeroporto di Alghero, da Stintino a Palau. Idem in Versilia e più in generale sulle coste della Toscana, dove il rialzo dei prezzi ha interessato anche località come Rosignano, Cecina mare, Castiglioncello, con rincari del mattone fino al 58% di Viareggio". Crescita dei prezzi a due cifre, intorno al 30-40%, anche Lidi estensi, Rimini, Riccione e Cattolica, contro una media regionale del 20-25%, mentre in Puglia le mete servite dallo scalo di Brindisi si sono apprezzate del 25-35% contro il 18-25% del resto del mercato. Anzi, per Rodi Garganico, Peschici, Manfredonia e Santa Maria di Leuca l'incremento dei prezzi ha raggiunto quasi il 40%. "Effetti positivi infine anche sul mercato delle locazioni, lievitate quasi ovunque", continua Ghisolfi, "e che a loro volta hanno contribuito all'incremento dei prezzi di compravendita". Boom d'Europa. Ma non sono soltanto le località turistiche italiane in prossimità degli scali di Ryanair, EasyJet o Myair ad aver beneficiato della galoppata dei prezzi degli immobili. Lo stesso è infatti accaduto a molte mete estere raggiunte dalle compagnie low cost. è così che Larnaca, una delle più belle e note cittadine balneari dell'isola di Cipro, da quando è entrata nel mirino di compagnie aeree low cost inglesi e tedesche come Condor, Aegean Airlines e Thomas Cook, ha visto un rally dei prezzi delle abitazioni legato solo in parte all'ingresso del paese in Europa. A dispetto del trend stagnante del mercato immobiliare cipriota nel 2004 (+2,1%), da lì in avanti i prezzi delle case hanno infatti cominciato a vedere un'accelerazione senza precedenti: +6,25% nel 2005, +19,21% l'anno dopo, appena mitigata nel 2007 con il +18,58%. "Il valore medio delle abitazioni si aggira adesso attorno ai 2.950 euro in città", spiega un agente dell'immobiliare Buy-Sell Cyprus. Ma non sembrano intenzionati a fermarsi, complici, oltre ai voli low cost, anche una serie di altre agevolazioni. I costi delle transazioni immobiliari risultano infatti molto limitati rispetto a quelli presenti in Italia come in Germania, in Spagna come in Francia. A partire dalla commissione dell'agente immobiliare (pari al 5% del prezzo convenuto), ma interamente a carico del venditore. L'acquirente dovrà limitarsi a pagare il 3% per le spese di registro e un altro 0,20% tra costi notarli, in carte bollate e scartoffie burocratiche. Il boom di acquisti non sembra scoraggiato nemmeno da alcune restrizioni al business. "Nonostante non esistano restrizioni all'acquisto di terreno per i cittadini europei, a Cipro ci sono delle forti limitazioni all'acquisto di case, siano esse appartamenti o ville", spiegano da Buy-Sell Cyprus. "In questo caso ogni cittadino può possedere una sola abitazione, previa autorizzazione da parte del Council of Ministers. Ma è già stata predisposta una nuova legislazione che dovrebbe abolire questa limitazione a partire dal 2011". Vacanze in Bulgaria. Exploit analogo in Bulgaria, eletta dall'Association of International Property Professionals come meta preferita per gli investimenti immobiliari da parte dei risparmiatori inglesi negli ultimi tre anni, grazie anche a interessanti località turistiche emergenti sia in montagna sia sul Mar Nero. E il futuro non dovrebbe discostarsi troppo dal passato. Tanto che un'inchiesta condotta il mese scorso dalla NatWest International Personal Banking League of Buying Abroad ha rivelato che il 75% dei broker di mutui inglesi si attende per almeno tre anni ancora un costante incedere di famiglie britanniche verso le mete balcaniche. La resistenza di Girona. Il grande favore degli investitori esteri per le mete turistiche raggiunte dai voli a basso costo è dimostrato anche dall'andamento del mercato immobiliare di Girona, piccola cittadina a nordest di Barcellona, dove ogni anno atterrano milioni di turisti provenienti da tutti gli angoli d'Europa. Ebbene, se è vero che la crisi del mercato del mattone ha schiacciato sotto la morsa il segmento residenziale spagnolo, le vendite di abitazioni a Girona hanno fatto segnare un andamento del tutto particolare. Nonostante per il mercato iberico in generale da inizio anno il calo delle vendite di abitazioni nuove si sia assestato al 12,1%, mentre per le case di seconda mano il crollo è stato addirittura del 47%, a Girona, dove pure le transazioni sono crollate del 37%, il livello dei prezzi si è mantenuto quasi immutato segnando una limatura al ribasso appena dello 0,3%, a 4.320 euro al metro quadrato contro una media di 3 mila euro per le medesime abitazioni nelle altre città di medie dimensioni della costa orientale spagnola. Le mete Oltreoceano. La mania di acquistare un'abitazione nei pressi di un aeroporto servito da linee aeree low cost ha contagiato anche il mercato americano. Secondo un'inchiesta condotta di recente dal sito internet www.escapehomes.com, il 60% degli intervistati ha dichiarato che la propria seconda casa ideale si trova ad almeno 500 miglia (800 km) dal luogo di residenza. E questo grazie proprio ai collegamenti aerei, sempre più facili ed economici. Ed è stato così che il mercato residenziale della cittadina di Stowe, nel Vermont, ha fatto segnare un vero e proprio boom dei prezzi da quando la linea aerea a basso costo JetBlue ha scelto di atterrare sulle piste dell'aeroporto locale. "Una volta da queste parti arrivavano soltanto persone da Boston che facevano tre ore di macchina per concedersi un week end di tranquillità nelle nostre campagne", ha spiegato Leslie Gauff, agente immobiliare di Carlson Real Estate a Stowe. "Da quando JetBlue ha iniziato a collegare la nostra città con New York, si è avuto un vero e proprio boom del mercato locale che ha spinto i prezzi delle case in alto del 18% in appena tre anni". Cambiano le coordinate geografiche ma la musica rimane sempre la stessa nella cittadina sciistica di Salt Lake City, nello Utah. Da San Francisco, con un volo low cost, si fa prima ad arrivare sulle piste che ad andare in macchina al lago di Tahoe che si trova ad appena 200 miglia di distanza. Risultato, prima dello scoppio della crisi dei mutui le abitazioni della località montana avevano registrato una crescita del 26% in meno di due anni. (riproduzione riservata)  .

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I nuovi liquidazionisti e il mancato coordinamento (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Borsa e Finanza" del 19-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ATTUALITÀ I nuovi "liquidazionisti" e il mancato coordinamento C'è uno strano paradosso: mentre l'economia diventa sempre più globale, le banche centrali adottano strategie isolate. E nessuno aiuta gli Usa di Redazione - 19-07-2008 POLITICA MONETARIA Stoptrichet.com è un sito che da qualche mese ha preso di mira il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, e le sue scelte di politica monetaria. Ad animarlo è un gruppo di economisti francesi che giudicano "fuori da ogni logica" gli ultimi rialzi dei tassi sull'euro. Forse stoptrichet.com è solo "colore" internettiano, forse esagera, ma gli ultimi dati dell'economia europea e internazionale danno certamente da pensare. L'industria tedesca, e con essa quella della intera area euro, si sta fermando, e altrettanto fa quella americana; del Giappone è meglio non parlare. Continua, è vero, il boom della Cina e di altri Paesi emergenti, ma ad oggi le previsioni di consenso dicono che quest'anno l'economia mondiale crescerà del 2,9%, un punto meno del 2007. E siamo solo alla fine di luglio: aggiornamenti al ribasso sono sempre possibili. Se non tutto il pianeta, almeno la sua parte occidentale insomma, rischia una recessione molto seria. Era proprio il caso di premere il pedale del freno ci si chiede? In un recente libro sulla Grande Depressione ("Reflections on the Great Depression") lo storico Randall Parker ricorda il ruolo che le idee della Scuola austriaca e dei suoi seguaci americani nei circoli politici, i così detti "liquidazionisti", ebbero nel causarla. I liquidazionisti, che esercitavano una notevole influenza sul presidente Herbert Hoover, ritenevano che gli operatori economici dovessero essere indotti a modificare gli sconsiderati modelli di consumo e di investimento che erano stati alla base del boom degli anni Venti e del successivo crollo di Wall Street. Solo una profonda "pulizia", anche a costo di massicci fallimenti, avrebbe purgato dagli eccessi e consentito di ripartire. Dunque non era il caso di cambiare indirizzi di politica monetaria. Una rigidità, questa, che rese ancora più acuta la depressione. Trichet non è Hoover e la Bce non assomiglia alla Federal Reserve del 1929; semmai è una proiezione su più larga scala della Bundesbank. La congiuntura europea e internazionale però camminano sul filo del rasoio. L'idea della Bce è che l'Europa sia in una situazione molto simile a quella degli anni Settanta quando, a seguito del primo choc petrolifero e delle politiche accomodanti che lo seguirono, l'economia del continente finì per impantanarsi nelle secche della stagflazione con indici dei prezzi in forte ascesa mentre il Pil crollava. A riprova Trichet cita segnali che sembrerebbero indicare l'avvio di una spirale salariale e parla di rischio "esplosione" per i prezzi. Ma i critici di questa linea, che si ispira alla lezione degli anni Settanta, la pensano diversamente e osservano come le economie siano oggi praticamente deindicizzzate e i mercati del lavoro più flessibili. Dunque, essendo di fronte a spinte inflazionistiche da costi (i rincari del petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica monetaria produce i suoi effetti con un ritardo di almeno uno-due anni. Del resto in Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in particolare in Spagna, Francia e Irlanda. La Bce in definitiva pagherebbe ancora una volta il suo tributo alla linea ultrarigorista e alla tradizione della Bundesbank. Al di là dei torti e delle ragioni, la disputa tra sostenitori e critici di Trichet mette in evidenza come il rischio di errore nella conduzione delle politiche anticrisi sia molto alto. Questo rischio poi è amplificato da un altro fattore, vale a dire la mancanza di coordinamento a livello internazionale. È paradossale infatti che al carattere globale assunto dai meccanismi economici e finanziari corrisponda oggi una concertazione crossborder delle politiche addirittura minore che nel passato. La crisi dei subprime ha riportato i banchieri centrali al centro della scena, come ai vecchi tempi di Hans Tietmeyer e Alan Greenspan, ma essi sembrano muoversi con pericolose logiche isolazioniste. L'America che sul boom dei consumi finanziati a debito aveva costruito in solitudine la crescita propria e del mondo, Europa inclusa, è ora lasciata sola a gestire il deleveraging e una crisi finanziaria potenzialmente catastrofica per tutti. I signori delle valute asiatiche, impedendo l'apprezzamento delle proprie monete, frenano il riequilibrio delle partite correnti Usa. La Bce, con la sua politica dei tassi, affonda il dollaro, il quale a sua volta con la sua debolezza alimenta il rialzo del greggio e delle materie prime in una catena senza fine. Forse i tempi non sono maturi per una nuova Bretton Woods, ma un accordo stile Plaza 1985 sembra davvero improcrastinabile.

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Tremonti e lo spettro del '29 Obbligati a pensare positivo (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 20-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

ECONOMIA & FINANZA pag. 24 Tremonti e lo spettro del '29 Obbligati a pensare positivo Scenari da brividi, ma in Europa qualcosa si sta muovendo MA IL PEGGIO non era alle nostre spalle? La crisi che da un anno ha coinvolto il mondo finanziario e bancario in seguito allo tsunami subprime, e cioè il mercato dei mutui facili, non era già quasi alla fine del tunnel? Errore, grande errore. "La situazione è ancora difficile", riconosce il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Dello stesso parere è il parere di Lamberto Cardia, presidente della Consob, l'organismo di controllo della Borsa: "La crisi non è ancora finita". Ma il più chiaro di tutti è Giulio Tremonti, il ministro dell'Economia nel governo Berlusconi. Mercoledì 15 luglio, discutendo a Palazzo Chigi con i governatori delle Regioni sul futuro del Fondo sanitario nazionale e dei ticket sulle visite specialistiche, Tremonti afferma ad un certo punto: "Il mondo è cambiato, ci stiamo avvicinando ad una crisi che somiglia a quella del 1929". Gelo generale. Perché Tremonti dice ancora ai vari governatori, da Vasco Errani e Roberto Formigoni: "Quando uscirete da qui accendete la tivu. Vedrete le immagini dei cittadini americani in fila davanti alle banche per ritirare dai conti correnti i risparmi. Siamo all'inizio del crollo e, mentre s'avvicina, noi stiamo discutendo attorno a un miliardo di euro per la sanità". Come dire: testa sul collo? Ed il gelo deve averlo avvertito anche Silvio Berlusconi allorché se ne esce con una battuta che suona più o meno così: Giulio ha paventato il '29, ora deve inventarsi qualcosa non solo per evitarlo ma anche per rilanciare subito l'economia. IN EFFETTI i capelli si rizzano in testa solo ad ascoltare le notizie televisive. In Spagna scoppia la bolla del mattone con il crac Martinsa-Fadesa, uno dei gioielli immobiliari iberici crollato sotto il peso di cinque miliardi di debiti. E dal momento che il settore immobiliare rappresenta l'11% del Pil spagnolo, anche Madrid trema. Negli Stati Uniti la General Motors, che è la più grande industria dell'auto a stelle e strisce, cerca di sopravvivere con tagli da dieci miliardi. E sempre negli Stati Uniti c'è da registrare la prima vittima del ciclone subprime: Scott Coles, un ricco finanziere immobiliare dell'Arizona, si è suicidato dopo che la società fondata dal padre, la Mortgages Ltc, è finita in bancarotta fraudolenta. In Francia si parla di svalutazioni legate ai mutui subprime decise da Natixis, la banca che nel primo trimestre ha riportato un crollo degli utili dell'88% e ha tra i suoi principali azionisti la Caisse d'Epargne e il gruppo Banque Populaire. In Gran Bretagna il prezzo delle case è precipitato ai minimi da trent'anni. In Germania è crollata fiducia dei risparmiatori e, per la prima volta dal 2004, la locomotiva tedesca rischia di ritrovare il semaforo rosso. Negli Stati Uniti è caduto sotto i colpi della crisi subprime l'impero di John Devaney, un quarantenne finanziere della Florida che aveva fatto tanti soldi con una società di brokeraggio ed una serie di fondi alternativi. Hedge funds, fondi ad alto rischio. Così quando la Deutsche Bank gli ha chiesto di ripagare 90 milioni di dollari di prestiti, Devaney ha dovuto alzare bandiera bianca: la banca tedesca si è impossessata degli assets dei fondi per metterli all'asta e Devaney ha perso tutto. Insomma, le turbolenze finanziare con in più il caro-petrolio ed il cambio euro-dollaro non proprio equilibrato, hanno tagliato le gambe a molti. Costringendo le imprese a tirare la cinghia e le banche a ricapitalizzarsi dopo le tante svalutazioni effettuate. Quello delle banche è un elenco da far paura: in testa l'americana Citigroup con svalutazioni e perdite su crediti pari a 42,9 miliardi di dollari. Quindi la svizzera Ubs (38,2), la Merrill Lynch (37,1), l'inglese Hsbc (19,5), la Ikb Deutsche (16,1), la Bank of America (16). E poi Rbs, Morgan Stanley, Credit Suisse, Wasghington Mutual, JP Morgan, Credit Agricole, Lehman Brothers, Deutsche Bank. Cosa può allora mai inventarsi di così miracoloso un ministro, per quanto bravo come Tremonti, in un Paese come il nostro? Forse qualcosa, forse niente. Resta il fatto che l'unico punto fermo della vicenda è questo: nessuno è in grado di fare previsioni azzeccate. Lo riconosce lo stesso governatore Mario Draghi: "Ho una straordinaria ammirazione per chi dice che la crisi è dietro di noi, che durerà altri tre anni o peggiorerà o che non ne abbiamo mai vista una uguale. Possiamo solo fronteggiare i problemi in modo pragmatico". Del resto, non ci sono alternative? SI TRATTA quindi di guardare al positivo. Tanto più che, elencando solo ciò che va male, si commette uno di quei macroscopici errori di cui noi italiani non siamo immuni. L'errore cioè di attizzare con discorsi incauti una recessione ancora maggiore. Qualcosa di buono del resto c'è. Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo (anche se di poco) il Pil tricolore: nel biennio 2008-2009 sarà a 0,5%. La macchina, insomma, non è del tutto ferma. Le banche italiane poi stanno meglio rispetto alle altre europee. Da noi, in sostanza, ci sono stati meno danni immediati. E infine c'è in Europa una febbre da fusione decisamente positiva per i mercati finanziari. La spagnola Santander ha rivelato la banca britannica Alliance & Leicester. Il gruppo tedesco Schaeffler, in mano alla vedova del fondatore, una signora di 66 anni originaria di Praga di nome Maria-Elisabeth, ha lanciato l'attacco alla tre volte più grande Continental, il colosso tedesco dei pneumatici. La Royal Dutch Shell ha acquisito il gruppo canadese Duvernay Oil. Il gruppo televisivo britannico Itv è nel mirino di Endemol, il colosso dei contenuti televisivi a sua volta partecipato da Mediaset. E le Generali hanno compiuto un nuovo passo nell'Europa dell'Est, rilevando in Romania il controllo di due compagnie. In definitiva, l'encefalogramma è tutt'altro che piatto. Possiamo quindi sperare. Incrociando naturalmente le dita.

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C'E' IL RISCHIO DI RECESSIONE GLOBALE (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Alfonso Tuor Non solo in America, ma pure in Europa si moltiplicano i dati che mostrano una brusca frenata della crescita anche di quella che è stata finora l'economia più resistente, ossia quella tedesca. Per questi motivi appaiono giustificati i timori di... -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) - Quella passata è stata una settimana frenetica. È cominciata con la grande paura sulla sorte di Fannie Mae e Freddie Mac e con il crack della banca californiana IndyMac; è proseguita con l'annuncio di un piano di salvataggio delle due grandi agenzie americane, che finanziano o garantiscono la metà dei mutui ipotecari statunitensi, con la discesa in campo del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e con le rassicurazioni dello stesso presidente Bush; è continuata con una serie di operazioni tese a sostenere i mercati finanziari, come l'introduzione di norme che vietano la vendita allo scoperto di 19 titoli finanziari, e si è conclusa con un rimbalzo dei mercati azionari, trainato dalla forte discesa del prezzo del petrolio e dai risultati di Citigroup, la più grande banca del mondo, che malgrado le perdite sono stati comunque considerati migliori delle aspettative. Il tratto comune di questi interventi è quello dell'intervento dello Stato federale americano (e quindi dei contribuenti) a sostegno del sistema finanziario e la trasformazione ? come ha scritto il professor Avinash Persaud ? delle banche centrali (e non solo la Federal Reserve, ma anche la Banca centrale europea e la Banca Nazionale Svizzera) da prestatori di ultima istanza ad acquirenti di ultima istanza di titoli legati al mercato immobiliare americano che le banche non riescono più a vendere. Mercato ricco di insidie ma anche di opportunita'. E con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Tutti questi interventi, volti a ridare ossigeno al sistema bancario, dimostrano che la cosiddetta crisi dei mutui subprime, che è prossima a "festeggiare" il suo primo anno di vita, è lungi dall'essere conclusa. Ci si può comunque interrogare se il piano per salvare Fannie Mae e Freddie Mac e soprattutto i 5300 miliardi di dollari di titoli in circolazione, grazie ai quali le due agenzie finanziano il mercato immobiliare statunitense, possa avere un effetto tonificante sui mercati simile a quello che ebbe alla fine di marzo l'operazione che evitò la bancarotta di Bear & Stearns. In altri termini, ci si può domandare se siamo alla vigilia di un'altra fase di bonaccia di questa crisi. Quest'ipotesi non è da escludere. La risposta dipende però dall'andamento di un'altra variabile: il prezzo del petrolio. L'attuale rimbalzo delle borse appare dovuto in primo luogo alla discesa del greggio, che è sceso al di sotto dei 130 dollari, perdendo in due giorni circa 20 dollari il barile e confermando che la sua esponenziale ascesa, che lo ha portato pochi giorni orsono a stabilire il primato di 147 dollari, è il frutto della speculazione finanziaria (in questi ultimi giorni non vi è stato infatti alcun fatto nuovo che giustifichi questo calo). Oggi non si può però escludere che anche questa bolla stia scoppiando e che quindi il prezzo del petrolio possa ancora scendere. Una simile eventualità darebbe maggior fiato al rimbalzo delle borse, ma non cambierebbe in modo sostanziale i parametri della crisi finanziaria ed economica, il cui epicentro è negli Stati Uniti. Infatti, il continuo calo dei prezzi delle case non lascia intravvedere alcun sollievo per il settore finanziario. Inoltre, l'esaurimento degli effetti positivi sui bilanci delle famiglie americane dei ristorni fiscali previsti nel piano di 110 miliardi di dollari varato dal Congresso induce molti economisti a prevedere una brusca frenata dei consumi, che verrebbe ad aggiungersi alla stretta nella concessione dei crediti che stanno operando le banche americane. Tutto ciò induce a ritenere che l'economia americana possa cadere nella recessione cui finora è riuscita a sfuggire. Pure in Europa si moltiplicano i dati che mostrano una brusca frenata della crescita anche di quella che è stata finora l'economia più resistente, ossia quella tedesca. Per questi motivi appaiono giustificati i timori di una recessione globale dei paesi di vecchia industrializzazione avanzata giovedì scorso dal capoeconomista del Fondo Monetario internazionale. Copyright © Corriere del Ticino. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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FATE QUALCOSA PER RIEQUILIBRARE I MERCATI (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Wall Street Italia" del 20-07-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Di Marco Cecchini Stoptrichet.com è un sito che prende di mira il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, e le sue scelte di politica monetaria. Tutti siamo d'accordo nel considerare fuori da ogni logica gli ultimi rialzi dei tassi, ma... -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) - Stoptrichet.com è un sito che da qualche mese prende di mira il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, e le sue scelte di politica monetaria. Ad animarlo è un gruppo di economisti francesi che giudicano gli ultimi rialzi dei tassi sull'euro. Forse stoptrichet.com è solo "colore" internettiano, forse esagera, ma gli ultimi dati dell'economia europea e internazionale danno certamente da pensare. L'industria tedesca, e con essa quella della intera area euro, si sta fermando, altrettanto fa quella americana; del Giappone è meglio non parlare. Continua, è vero, il boom della Cina e di altri paesi emergenti, ma ad oggi le previsioni di consenso dicono che l'economia mondiale crescerà del 2,9%, un punto meno del 2007. E siamo solo alla fine di luglio: aggiornamenti al ribasso sono sempre possibili. Se non tutto il pianeta, almeno la sua parte occidentale insomma, rischia una recessione molto seria. Era proprio il caso di premere il pedale del freno ci si chiede? In un recente libro sulla Grande Depressione () lo storico Randall Parker ricorda il ruolo che le idee della Scuola Austriaca e dei suoi seguaci americani nei circoli politici, i così detti , ebbero nel causarla. I liquidazionisti, che esercitavano una notevole influenza sul presidente Hoover, ritenevano che gli operatori economici dovessero essere indotti a modificare gli sconsiderati modelli di consumo e di investimento che erano stati alla base del boom degli anni Venti e del successivo crollo di Wall Street. Solo una profonda , anche a costo di massicci fallimenti, avrebbe purgato dagli eccessi e consentito di ripartire. Dunque non era il caso di cambiare indirizzi di politica monetaria. Una rigidità, questa, che rese ancora più acuta la depressione. Mercato ricco di insidie ma anche di opportunita'. E con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER Trichet non è Hoover e la Bce non assomiglia alla Federal Reserve del 1929; semmai è una proiezione su più larga scala della Bundesbank. La congiuntura europea e internazionale però camminano sul filo del rasoio. L'idea della Bce è che l'Europa sia in una situazione molto simile a quella degli anni Settanta, quando a seguito del primo choc petrolifero e delle politiche accomodanti che lo seguirono l'economia del continente finì per impantanarsi nelle secche della stagflazione con indici dei prezzi in forte ascesa mentre il Pil crollava. A riprova Trichet cita segnali che sembrerebbero indicare l'avvio di una spirale salariale e parla di rischio per i prezzi. Ma i critici di questa linea che si ispira alla lezione degli anni Settanta la pensano diversamente e osservano come le economie siano oggi praticamente deindicizzzate e i mercati del lavoro più flessibili. Dunque, essendo di fronte a spinte inflazionistiche da costi (i rincari del petrolio e delle materie prime) e non da domanda, è più giusto preoccuparsi della possibile involuzione recessiva del sistema, anche perché la politica monetaria produce effetti con un ritardo di almeno uno due anni. Del resto in Europa la bolla immobiliare per esempio si sta rapidamente sgonfiando, in particolare in Spagna, Francia e Irlanda. La Bce in definitiva pagherebbe ancora una volta il suo tributo alla linea ultrarigorista e alla tradizione della Bundesbank. Al di la dei torti e delle ragioni la disputa tra sostenitori e critici di Trichet mette in evidenza come il rischio di errore nella conduzione delle politiche anticrisi sia molto alto. Questo rischio poi è amplificato da un altro fattore, vale a dire la mancanza di coordinamento a livello internazionale. E' paradossale infatti che al carattere globale assunto dai meccanismi economici e finanziari corrisponda oggi una concertazione crossborder delle politiche addirittura minore che nel passato. La crisi dei subprime ha riportato i banchieri centrali al centro della scena, come ai vecchi tempi di Hans Tietmeyer e Alan Greenspan, ma essi sembrano muoversi con pericolose logiche isolazioniste. L'America che sul boom dei consumi finanziati a debito aveva costruito in solitudine la crescita propria e del mondo, Europa inclusa, è ora lasciata sola a gestire il deleveraging e una crisi finanziaria potenzialmente catastrofica per tutti. I signori delle valute asiatiche, impedendo l'apprezzamento delle proprie monete, frenano il riequilibrio delle partite correnti USA. La Bce, con la sua politica dei tassi, affonda il dollaro, il quale a sua volta con la sua debolezza alimenta il rialzo del greggio e delle materie prime in una catena senza fine. Forse i tempi non sono maturi per una nuova Bretton Woods, ma un accordo stile Plaza 1985 sembra davvero improcrastinabile. Copyright © Borsa&Finanza. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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