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svaluta ancora. In soccorso fondo di Singapore
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centro del prossimo G-7 dei ministri finanziari
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Crisi dei mutui
Usa. Anche dall'Asia segnali di forte ripresa: Tokio chiude in rialzo del 3%
In arrivo un piano per offrire maggiore aiuto agli
americani che continuano a incontrare ostacoli nel rimborsare le rate sui
mutui. Battezzato "Project Lifeline", il piano verrà annunciato nelle
prossime ore dal dipartimento del Tesoro Usa e vedrà protagonisti i colossi
finanziari Bank of America, Citigroup, Countrywide Financial, J.P. Morgan
Chase, Washington Mutual e Wells Fargo, che daranno ai loro clienti trenta
giorni di tempo in più per rinegoziare i rimborsi sui mutui.
Del piano parla un articolo del New York Times, che dedica al problema della
crisi del credito un articolo in prima pagina. Il quotidiano newyorchese
ribadisce in particolare che "la crisi dei mutui si sta allargando al di
là dei prestiti subprime" e spiega come il problema, nato nel settore
subprime, stia colpendo sempre di più anche i clienti caratterizzati da un buon
merito creditizio. "Il subprime è il sintomo di un problema", afferma
James F. Keegan, gestore del portafoglio di cond presso American Century
Investments, fondo di investimento.
Il piano "Project Lifeline" è stato concepito per offrire aiuto
proprio ai proprietari di case non subprime che sono in ritardo nel rimborsare
i mutui di 90 giorni o anche per più tempo.
Le sei banche sopra citate partecipano già attivamente al programma "Hope
Now" presentato lo scorso sei dicembre dall'amministrazione Bush per
fronteggiare la crisi sui mutui; programma che include tra le soluzioni anche
il congelamento dei tassi di interesse per un arco di cinque anni. A tal proposito,
i sei colossi finanziari hanno reso noto che il programma ha aiutato 545.000 clienti subprime negli ultimi sei mesi del 2007.
Recessione
in usa ( da "Gazzetta del Sud"
del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: parte testimonia
il contagio ai mercati finanziari del Vecchio Continente della crisi dei mutui
subprime negli Stati Uniti. Alcuni sintomi sono già percepibili, a partire
dalla bolla immobiliare, mentre non può restare a lungo senza creare difficoltà
per le esportazioni europee il calo delle produzioni e degli addetti ad esse
legati, il continuo apprezzamento dell'euro sul dollaro.
La
gabetti: in netto calo i prezzi delle case
( da "Repubblica,
La" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: Napoli MERCATO
IMMOBILIARE La Gabetti: in netto calo i prezzi delle case Una buona notizia e
una previsione decisamente incoraggiante per tutti quelli che cercano casa a
Napoli. I prezzi delle case sono in robusta frenata nel 2008 appena iniziato,
con un mercato nazionale che - secondo le stime che sono arrivate ieri
pomeriggio dall'Ufficio Studi di Gabetti -
Anatomia
del "percorso peggiore"
( da "Opinione,
L'" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare
Abstract: La prima domanda è
sulla crisi immobiliare in corso negli Stati Uniti, se essa è grave o meno.
Sembra grave a giudicare dalla quantità di case invendute e dalla caduta dei
prezzi fin qui registrata. Per avere un prezzo normale delle abitazioni, per
esempio in rapporto agli affitti, i prezzi debbono cadere di un 25% circa dal
loro picco.
( da "Gazzetta del Sud" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Cultura - pagina 14 (12/02/2008) recessione in usa L'Ue
coltiva l'illusione monetarista Maurizio Ballistreri * Quali sono le possibili
conseguenze sull'Europa di una recessione economica negli Stati Uniti? La
domanda è all'ordine del giorno, come è emerso anche nel corso dell'ultimo
vertice del G7, considerato che la grave crisi economica che si annuncia negli
States rischia di essere tra le peggiori della storia, segnata da crollo del
mercato immobiliare, forte diminuzione della liquidità
e del credito nei mercati finanziari, contrazione degli investimenti, aumento
del tasso di disoccupazione, indebitamento dei cittadini soprattutto a causa
dei mutui per la casa, con notevole abbassamento dei consumi privati a danno, conseguentemente,
della produzione. Pensare che questo grave quadro macroeconomico non abbia
conseguenze sull'Europa è illusorio, come d'altra parte
testimonia il contagio ai mercati finanziari del Vecchio Continente della crisi
dei mutui subprime negli Stati Uniti. Alcuni sintomi sono già percepibili, a
partire dalla bolla
immobiliare, mentre non può restare a lungo
senza creare difficoltà per le esportazioni europee il calo delle produzioni e
degli addetti ad esse legati, il continuo apprezzamento dell'euro sul dollaro.
Intanto, il vertiginoso aumento dei prezzi del
petrolio e dell'energia in generale, delle materie prime e dei prodotti di
prima necessità come i generi alimentari, sta comprimendo fortemente il potere
d'acquisto delle famiglie europee. Se appare plausibile che, in dipendenza di
tutto ciò, il tasso di crescita del Pil dell'eurozone si attesterà al di sotto
delle previsioni, è lecito prevedere che anche l'Europa corre il
rischio-recessione. E a fronte di questa complessa situazione economica, quello
che è davvero sconcertante, è il comportamento della Banca centrale europea,
poiché, a differenza della Federal Reserve americana, impegnata a contrastare
la spirale recessiva tagliando notevolmente i tassi d'interesse, prevede invece
un aumento dei tassi interbancari, continuando a soffrire della "sindrome
di Weimar" di marca tedesca e, cioè, dell'ossessione della lotta
all'inflazione. I sommi "sacerdoti" della Bce, per riprendere una
definizione del politologo Edward Luttwak, continuano a perseguire l'illusione
monetarista, sul modello della sterlina negli anni '20 del secolo scorso:
l'euro sarà sempre più la valuta forte a livello internazionale e verrà
sostenuta a fini deflazionistici, senza considerare che il monetarismo
ortodosso risulta essere inefficace a contrastare una nuova stagflation, la
terribile accoppiata di stagnazione economica e di aumenti di prezzi, che alla fine colpisce i ceti più deboli in Europa e
nel nostro Paese: i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e il mondo del
lavoro precario. deputato socialista all'ars.
( da "Repubblica, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Pagina IX - Napoli MERCATO IMMOBILIARE
La Gabetti: in netto calo i prezzi delle case Una buona notizia
e una previsione decisamente incoraggiante per tutti quelli che cercano casa a
Napoli. I prezzi
delle case sono in robusta frenata nel 2008
appena iniziato, con un mercato nazionale che - secondo le stime che sono
arrivate ieri pomeriggio dall'Ufficio Studi di Gabetti - dovrebbe
registrare una contrazione dell'uno per cento. Con punte del 3 per cento nelle
grandi città e forti cali in centri come Roma e Napoli nelle quali è attesa una
riduzione dei prezzi fino al 5 per cento rispetto
all'anno scorso. A Napoli e nella capitale, insomma, si registrerebbe la
riduzione più sensibile in termini di percentuale. Inoltre la Gabetti prevede
per il 2008 una contrazione delle compravendite del 3,5 per cento sul mercato
nazionale e addirittura dell'8 per cento per le grandi città, con la sola
eccezione di Torino.
( da "Opinione, L'" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato
immobiliare
Oggi è Mar, 12 Feb 2008 Edizione 29 del 12-02-2008 IL
RASOIO DI OCCAM / Se la crisi dei mutui si aggravasse aumenterebbe l'avversione
al rischio e si entrerebbe in recessione Anatomia del "percorso
peggiore" La Fed deve intervenire per prevenire la caduta delle attività
immobiliari di Giorgio Arfaras Alla riunione del G-7 di Tokyo il ministro
Tommaso Padoa-Schioppa ha detto che "ad ogni nuovo vertice le previsioni
peggiorano" e che "chi vivrà, vedrà". Non ha detto né che le
cose miglioreranno, né che peggioreranno, ha detto che si sa poco. Nell'attesa
di vedere come va a davvero finire possiamo intanto discutere il punto: quale è
il percorso che potrebbe imboccare la crisi in corso negli Stati Uniti. Si
hanno due uscite. La prima è quella del "percorso migliore". Essa si
estrinseca nella riconquistata fiducia dei mercati, una volta che la politica
monetaria e fiscale abbiano prodotto il proprio benefico effetto. Riconquistata
la fiducia, tutto torna come prima. Si torna, in poche parole, al vecchio
"ciclo di crescita". La variabile cruciale del percorso migliore è
quindi il tempo, bisogna aspettare con pazienza che le cose tornino dove erano.
La seconda è quella del "percorso peggiore". Il ragionamento del
percorso peggiore asserisce che il ciclo economico prevalso negli ultimi
venticinque anni è in via di esaurimento. Il passaggio ad un nuovo ciclo, di
cui nessuno conosce le caratteristiche, può avvenire in maniera morbida, come
in maniera traumatica. Di nuovo nessuno lo sa. Esponiamo il punto di vista
degli scettici. I tagli dei tassi di interesse (un 2%) e l'incremento, deciso
da entrambi i partiti, del deficit pubblico (circa 150 miliardi di dollari)
mostrano come negli Stati Unti si cerchi di fermare la recessione, che è
partita dalla crescita delle insolvenze sui mutui e dalla caduta del prezzo
degli immobili. Le vicende in corso sono meno congiunturali di quanto non
appaiano. L'economia statunitense alimenta il fuoco della crescita grazie al
prezzo ascendente delle attività immobiliari e mobiliari (le bolle, detta in
breve) ed alla accumulazione del debito delle famiglie. Qui si annida la
contraddizione. Da un parte la politica economica deve alimentare le bolle per
far crescere l'economia, dall'altra queste bolle sono il terreno di coltura
delle crisi finanziarie che alla fine implodono. Questa contraddizione nasce
dal nuovo tipo di ciclo economico sorto negli anni ottanta del secolo scorso.
Le differenze fra presidenze repubblicane e democratiche non alterano la
struttura del nuovo ciclo. Le sue caratteristiche: deficit commerciali con
l'estero, perdita di occupazione industriale, crescita delle attività
finanziarie, crescita del rapporto fra debito e reddito delle famiglie,
distacco fra crescita dei salari e della produttività, ossia i salari crescono
meno del prodotto per addetto. Da notare che i boom finanziari si
autoalimentano, perché fanno emergere le garanzie che sono alla base della spesa
finanziata dal debito. La crescita del prezzo delle case
consente, infatti, di dare in garanzia la vecchia casa che ormai vale di più.
La vecchia casa col nuovo maggior prezzo è diventata la garanzia dei nuovi
maggiori debiti che, a loro volta, finanziano il consumo addizionale. Il nuovo
ciclo si differenzia dal vecchio, quello ante 1980. Il vecchio ciclo, quello
con gli operai riuniti in sindacato. Esso ruotava intorno alla crescita
salariale legata agli incrementi di produttività, con l'obiettivo della piena
occupazione. La crescita salariale, non il credito, alimentava la crescita
della domanda. La crescita della domanda, a sua volta, stimolava gli
investimenti, che, a loro volta, generavano i guadagni di produttività. Il
nuovo ciclo statunitense richiede una politica monetaria che, invece di
concentrarsi sui salari e sulla occupazione, si concentra sui prezzi delle attività finanziarie. Il vecchio ciclo aveva
una politica monetaria che frenava, alzando i tassi, il mercato del lavoro
quando era incandescente, mentre lo sosteneva, abbassando i tassi, quando era
in caduta. Il nuovo ciclo ha una politica monetaria che sostiene i mercati
finanziari, quando sono in caduta. Possiamo concludere con un'immagine forte
dicendo che il vecchio ciclo aveva al centro i produttori, quello nuovo i
debitori. Non è quindi vera la polemica che dice che la banca centrale aiuta
gli investitori imprudenti. Il punto è che la banca centrale deve intervenire
per prevenire il peggio. Il quale peggio nel vecchio ciclo era la disoccupazione
che si formava sui mercati reali, per esempio per un eccesso di crescita
salariale. Oggi il peggio, che alla fine è sempre la disoccupazione, trae
origine da un'economia vulnerabile alla caduta delle attività mobiliari ed
immobiliari. Gli elevati livelli del debito in rapporto al reddito e la caduta
dei prezzi degli immobili hanno esaurito il potenziale
del nuovo ciclo economico negli Stati Uniti. Per chiarire il punto
dell'esaurimento "automatico" si può fare questo esempio. Uno accende
del debito dando in garanzia il proprio immobile. Per un certo periodo ha un
consumo maggiore, ma deve pagare gli interessi ed alla fine deve comunque
rendere il debito. Il maggior consumo di oggi diventa quindi il minor consumo
di domani. Esiste un limite fisiologico alla forte crescita del debito delle
famiglie. Inoltre, se il prezzo dell'immobile smette di crescere, non si
possono accendere nuovi debiti. Se il prezzo dell'immobile cade, e se non si
riesce a pagare gli interessi e le quote di capitale, allora la proprietà torna
al creditore, che si trova ad avere un bene che sul mercato che vale meno del
prezzo iniziale, quando venne acceso il mutuo. Non è stato ancora inventato il
ciclo economico che viene dopo quello trainato dalla crescita dei prezzi delle attività immobiliari e mobiliari, che aveva
sostituito quello più antico, esauritosi venticinque anni fa circa, quello
trainato dalla crescita salariale. Abbiamo visto come il nuovo ciclo si
esaurisca per "logica interna". Vediamo come può concretamente frenare
la corsa. Vi sono dei modi "morbidi" e dei modi "meno
morbidi". La prima domanda è sulla crisi immobiliare in corso negli Stati Uniti, se essa è grave o meno. Sembra grave
a giudicare dalla quantità di case invendute e dalla caduta dei prezzi fin qui registrata. Per avere un prezzo normale delle
abitazioni, per esempio in rapporto agli affitti, i prezzi debbono
cadere di un 25% circa dal loro picco. In questo caso, 10 milioni di
persone avrebbero un mutuo da pagare superiore al valore corrente dell'immobile.
A parte i mutui peggiori (gli ormai famosi "sub-prime") con tutti i
prodotti che li impacchettano e che sono stati venduti, verrebbero, con una
caduta dei prezzi di questo tenore, colpiti anche
quelli migliori (detti "near-prime" e "prime"). La crisi
dei mutui potrebbe venir aggravata da quella degli assicuratori di mutui, del
cui salvataggio si dibatte giornalmente. E, per ondate successive, si potrebbe
arrivare agli immobili per uso commerciale fino ai crediti al consumo. Le
banche si troverebbero alla fine a dovere registrare delle forti perdite.
Possono aumentare il capitale di rischio, magari aiutate dai fondi di
investimento dei paesi in via di sviluppo, come sta succedendo, ma resta
probabile, cosa che peraltro sta già accadendo, che in ogni caso finiranno con
lo stringere i criteri di erogazione dei crediti. In questa situazione aumenta
l'avversione al rischio. Le obbligazioni emesse dalle imprese vengono quindi
sottoscritte solo se aumentano i rendimenti. Si contrae la crescita del credito,
l'economia rallenta e, infine, va in recessione. Dopo qualche tempo di
stabilizza poi riprende a crescere, ma in misura modesta. www.occamrazor.eu.