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DOSSIER “MERCATO IMMOBILIARE”

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Crisi mutui, piano delle banche Usa per rinegoziare le rate  (Il Sole 24 Ore 12 febbraio 2008)

 

 

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In arrivo un piano per offrire maggiore aiuto agli americani che continuano a incontrare ostacoli nel rimborsare le rate sui mutui. Battezzato "Project Lifeline", il piano verrà annunciato nelle prossime ore dal dipartimento del Tesoro Usa e vedrà protagonisti i colossi finanziari Bank of America, Citigroup, Countrywide Financial, J.P. Morgan Chase, Washington Mutual e Wells Fargo, che daranno ai loro clienti trenta giorni di tempo in più per rinegoziare i rimborsi sui mutui.
Del piano parla un articolo del New York Times, che dedica al problema della crisi del credito un articolo in prima pagina. Il quotidiano newyorchese ribadisce in particolare che "la crisi dei mutui si sta allargando al di là dei prestiti subprime" e spiega come il problema, nato nel settore subprime, stia colpendo sempre di più anche i clienti caratterizzati da un buon merito creditizio. "Il subprime è il sintomo di un problema", afferma James F. Keegan, gestore del portafoglio di cond presso American Century Investments, fondo di investimento.
Il piano "Project Lifeline" è stato concepito per offrire aiuto proprio ai proprietari di case non subprime che sono in ritardo nel rimborsare i mutui di 90 giorni o anche per più tempo.
Le sei banche sopra citate partecipano già attivamente al programma "Hope Now" presentato lo scorso sei dicembre dall'amministrazione Bush per fronteggiare la crisi sui mutui; programma che include tra le soluzioni anche il congelamento dei tassi di interesse per un arco di cinque anni. A tal proposito, i sei colossi finanziari hanno reso noto che il programma ha aiutato 545.000
clienti subprime negli ultimi sei mesi del 2007.


 


Report "Mercato immobiliare"

Recessione in usa ( da "Gazzetta del Sud" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: parte testimonia il contagio ai mercati finanziari del Vecchio Continente della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. Alcuni sintomi sono già percepibili, a partire dalla bolla immobiliare, mentre non può restare a lungo senza creare difficoltà per le esportazioni europee il calo delle produzioni e degli addetti ad esse legati, il continuo apprezzamento dell'euro sul dollaro.

La gabetti: in netto calo i prezzi delle case ( da "Repubblica, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: Napoli MERCATO IMMOBILIARE La Gabetti: in netto calo i prezzi delle case Una buona notizia e una previsione decisamente incoraggiante per tutti quelli che cercano casa a Napoli. I prezzi delle case sono in robusta frenata nel 2008 appena iniziato, con un mercato nazionale che - secondo le stime che sono arrivate ieri pomeriggio dall'Ufficio Studi di Gabetti -

Anatomia del "percorso peggiore" ( da "Opinione, L'" del 12-02-2008)
Argomenti: Mercato immobiliare

Abstract: La prima domanda è sulla crisi immobiliare in corso negli Stati Uniti, se essa è grave o meno. Sembra grave a giudicare dalla quantità di case invendute e dalla caduta dei prezzi fin qui registrata. Per avere un prezzo normale delle abitazioni, per esempio in rapporto agli affitti, i prezzi debbono cadere di un 25% circa dal loro picco.


Articoli

Recessione in usa (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Gazzetta del Sud" del 12-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Cultura - pagina 14 (12/02/2008) recessione in usa L'Ue coltiva l'illusione monetarista Maurizio Ballistreri * Quali sono le possibili conseguenze sull'Europa di una recessione economica negli Stati Uniti? La domanda è all'ordine del giorno, come è emerso anche nel corso dell'ultimo vertice del G7, considerato che la grave crisi economica che si annuncia negli States rischia di essere tra le peggiori della storia, segnata da crollo del mercato immobiliare, forte diminuzione della liquidità e del credito nei mercati finanziari, contrazione degli investimenti, aumento del tasso di disoccupazione, indebitamento dei cittadini soprattutto a causa dei mutui per la casa, con notevole abbassamento dei consumi privati a danno, conseguentemente, della produzione. Pensare che questo grave quadro macroeconomico non abbia conseguenze sull'Europa è illusorio, come d'altra parte testimonia il contagio ai mercati finanziari del Vecchio Continente della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. Alcuni sintomi sono già percepibili, a partire dalla bolla immobiliare, mentre non può restare a lungo senza creare difficoltà per le esportazioni europee il calo delle produzioni e degli addetti ad esse legati, il continuo apprezzamento dell'euro sul dollaro. Intanto, il vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio e dell'energia in generale, delle materie prime e dei prodotti di prima necessità come i generi alimentari, sta comprimendo fortemente il potere d'acquisto delle famiglie europee. Se appare plausibile che, in dipendenza di tutto ciò, il tasso di crescita del Pil dell'eurozone si attesterà al di sotto delle previsioni, è lecito prevedere che anche l'Europa corre il rischio-recessione. E a fronte di questa complessa situazione economica, quello che è davvero sconcertante, è il comportamento della Banca centrale europea, poiché, a differenza della Federal Reserve americana, impegnata a contrastare la spirale recessiva tagliando notevolmente i tassi d'interesse, prevede invece un aumento dei tassi interbancari, continuando a soffrire della "sindrome di Weimar" di marca tedesca e, cioè, dell'ossessione della lotta all'inflazione. I sommi "sacerdoti" della Bce, per riprendere una definizione del politologo Edward Luttwak, continuano a perseguire l'illusione monetarista, sul modello della sterlina negli anni '20 del secolo scorso: l'euro sarà sempre più la valuta forte a livello internazionale e verrà sostenuta a fini deflazionistici, senza considerare che il monetarismo ortodosso risulta essere inefficace a contrastare una nuova stagflation, la terribile accoppiata di stagnazione economica e di aumenti di prezzi, che alla fine colpisce i ceti più deboli in Europa e nel nostro Paese: i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e il mondo del lavoro precario. deputato socialista all'ars.

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La gabetti: in netto calo i prezzi delle case (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Repubblica, La" del 12-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Pagina IX - Napoli MERCATO IMMOBILIARE La Gabetti: in netto calo i prezzi delle case Una buona notizia e una previsione decisamente incoraggiante per tutti quelli che cercano casa a Napoli. I prezzi delle case sono in robusta frenata nel 2008 appena iniziato, con un mercato nazionale che - secondo le stime che sono arrivate ieri pomeriggio dall'Ufficio Studi di Gabetti - dovrebbe registrare una contrazione dell'uno per cento. Con punte del 3 per cento nelle grandi città e forti cali in centri come Roma e Napoli nelle quali è attesa una riduzione dei prezzi fino al 5 per cento rispetto all'anno scorso. A Napoli e nella capitale, insomma, si registrerebbe la riduzione più sensibile in termini di percentuale. Inoltre la Gabetti prevede per il 2008 una contrazione delle compravendite del 3,5 per cento sul mercato nazionale e addirittura dell'8 per cento per le grandi città, con la sola eccezione di Torino.

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Anatomia del "percorso peggiore" (sezione: Mercato immobiliare)

( da "Opinione, L'" del 12-02-2008)

Argomenti: Mercato immobiliare

Oggi è Mar, 12 Feb 2008 Edizione 29 del 12-02-2008 IL RASOIO DI OCCAM / Se la crisi dei mutui si aggravasse aumenterebbe l'avversione al rischio e si entrerebbe in recessione Anatomia del "percorso peggiore" La Fed deve intervenire per prevenire la caduta delle attività immobiliari di Giorgio Arfaras Alla riunione del G-7 di Tokyo il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha detto che "ad ogni nuovo vertice le previsioni peggiorano" e che "chi vivrà, vedrà". Non ha detto né che le cose miglioreranno, né che peggioreranno, ha detto che si sa poco. Nell'attesa di vedere come va a davvero finire possiamo intanto discutere il punto: quale è il percorso che potrebbe imboccare la crisi in corso negli Stati Uniti. Si hanno due uscite. La prima è quella del "percorso migliore". Essa si estrinseca nella riconquistata fiducia dei mercati, una volta che la politica monetaria e fiscale abbiano prodotto il proprio benefico effetto. Riconquistata la fiducia, tutto torna come prima. Si torna, in poche parole, al vecchio "ciclo di crescita". La variabile cruciale del percorso migliore è quindi il tempo, bisogna aspettare con pazienza che le cose tornino dove erano. La seconda è quella del "percorso peggiore". Il ragionamento del percorso peggiore asserisce che il ciclo economico prevalso negli ultimi venticinque anni è in via di esaurimento. Il passaggio ad un nuovo ciclo, di cui nessuno conosce le caratteristiche, può avvenire in maniera morbida, come in maniera traumatica. Di nuovo nessuno lo sa. Esponiamo il punto di vista degli scettici. I tagli dei tassi di interesse (un 2%) e l'incremento, deciso da entrambi i partiti, del deficit pubblico (circa 150 miliardi di dollari) mostrano come negli Stati Unti si cerchi di fermare la recessione, che è partita dalla crescita delle insolvenze sui mutui e dalla caduta del prezzo degli immobili. Le vicende in corso sono meno congiunturali di quanto non appaiano. L'economia statunitense alimenta il fuoco della crescita grazie al prezzo ascendente delle attività immobiliari e mobiliari (le bolle, detta in breve) ed alla accumulazione del debito delle famiglie. Qui si annida la contraddizione. Da un parte la politica economica deve alimentare le bolle per far crescere l'economia, dall'altra queste bolle sono il terreno di coltura delle crisi finanziarie che alla fine implodono. Questa contraddizione nasce dal nuovo tipo di ciclo economico sorto negli anni ottanta del secolo scorso. Le differenze fra presidenze repubblicane e democratiche non alterano la struttura del nuovo ciclo. Le sue caratteristiche: deficit commerciali con l'estero, perdita di occupazione industriale, crescita delle attività finanziarie, crescita del rapporto fra debito e reddito delle famiglie, distacco fra crescita dei salari e della produttività, ossia i salari crescono meno del prodotto per addetto. Da notare che i boom finanziari si autoalimentano, perché fanno emergere le garanzie che sono alla base della spesa finanziata dal debito. La crescita del prezzo delle case consente, infatti, di dare in garanzia la vecchia casa che ormai vale di più. La vecchia casa col nuovo maggior prezzo è diventata la garanzia dei nuovi maggiori debiti che, a loro volta, finanziano il consumo addizionale. Il nuovo ciclo si differenzia dal vecchio, quello ante 1980. Il vecchio ciclo, quello con gli operai riuniti in sindacato. Esso ruotava intorno alla crescita salariale legata agli incrementi di produttività, con l'obiettivo della piena occupazione. La crescita salariale, non il credito, alimentava la crescita della domanda. La crescita della domanda, a sua volta, stimolava gli investimenti, che, a loro volta, generavano i guadagni di produttività. Il nuovo ciclo statunitense richiede una politica monetaria che, invece di concentrarsi sui salari e sulla occupazione, si concentra sui prezzi delle attività finanziarie. Il vecchio ciclo aveva una politica monetaria che frenava, alzando i tassi, il mercato del lavoro quando era incandescente, mentre lo sosteneva, abbassando i tassi, quando era in caduta. Il nuovo ciclo ha una politica monetaria che sostiene i mercati finanziari, quando sono in caduta. Possiamo concludere con un'immagine forte dicendo che il vecchio ciclo aveva al centro i produttori, quello nuovo i debitori. Non è quindi vera la polemica che dice che la banca centrale aiuta gli investitori imprudenti. Il punto è che la banca centrale deve intervenire per prevenire il peggio. Il quale peggio nel vecchio ciclo era la disoccupazione che si formava sui mercati reali, per esempio per un eccesso di crescita salariale. Oggi il peggio, che alla fine è sempre la disoccupazione, trae origine da un'economia vulnerabile alla caduta delle attività mobiliari ed immobiliari. Gli elevati livelli del debito in rapporto al reddito e la caduta dei prezzi degli immobili hanno esaurito il potenziale del nuovo ciclo economico negli Stati Uniti. Per chiarire il punto dell'esaurimento "automatico" si può fare questo esempio. Uno accende del debito dando in garanzia il proprio immobile. Per un certo periodo ha un consumo maggiore, ma deve pagare gli interessi ed alla fine deve comunque rendere il debito. Il maggior consumo di oggi diventa quindi il minor consumo di domani. Esiste un limite fisiologico alla forte crescita del debito delle famiglie. Inoltre, se il prezzo dell'immobile smette di crescere, non si possono accendere nuovi debiti. Se il prezzo dell'immobile cade, e se non si riesce a pagare gli interessi e le quote di capitale, allora la proprietà torna al creditore, che si trova ad avere un bene che sul mercato che vale meno del prezzo iniziale, quando venne acceso il mutuo. Non è stato ancora inventato il ciclo economico che viene dopo quello trainato dalla crescita dei prezzi delle attività immobiliari e mobiliari, che aveva sostituito quello più antico, esauritosi venticinque anni fa circa, quello trainato dalla crescita salariale. Abbiamo visto come il nuovo ciclo si esaurisca per "logica interna". Vediamo come può concretamente frenare la corsa. Vi sono dei modi "morbidi" e dei modi "meno morbidi". La prima domanda è sulla crisi immobiliare in corso negli Stati Uniti, se essa è grave o meno. Sembra grave a giudicare dalla quantità di case invendute e dalla caduta dei prezzi fin qui registrata. Per avere un prezzo normale delle abitazioni, per esempio in rapporto agli affitti, i prezzi debbono cadere di un 25% circa dal loro picco. In questo caso, 10 milioni di persone avrebbero un mutuo da pagare superiore al valore corrente dell'immobile. A parte i mutui peggiori (gli ormai famosi "sub-prime") con tutti i prodotti che li impacchettano e che sono stati venduti, verrebbero, con una caduta dei prezzi di questo tenore, colpiti anche quelli migliori (detti "near-prime" e "prime"). La crisi dei mutui potrebbe venir aggravata da quella degli assicuratori di mutui, del cui salvataggio si dibatte giornalmente. E, per ondate successive, si potrebbe arrivare agli immobili per uso commerciale fino ai crediti al consumo. Le banche si troverebbero alla fine a dovere registrare delle forti perdite. Possono aumentare il capitale di rischio, magari aiutate dai fondi di investimento dei paesi in via di sviluppo, come sta succedendo, ma resta probabile, cosa che peraltro sta già accadendo, che in ogni caso finiranno con lo stringere i criteri di erogazione dei crediti. In questa situazione aumenta l'avversione al rischio. Le obbligazioni emesse dalle imprese vengono quindi sottoscritte solo se aumentano i rendimenti. Si contrae la crescita del credito, l'economia rallenta e, infine, va in recessione. Dopo qualche tempo di stabilizza poi riprende a crescere, ma in misura modesta. www.occamrazor.eu.

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