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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  5-8 gennaio 2009     #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (128)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Crer, Molinari in lizza per la presidenza ( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cristallizzato nella burocrazia». Altro punto del suo programma: le assicurazioni sportive. «Nel nostro gruppo dirigente c'è un legame strettissimo con l'Isokinetic di Bologna: una garanzia. Questo legame ci ha consentito di prendere contatto con diverse compagnie assicurative che hanno già dato la disponibilità a migliorare le polize.

Progetto da un milione di euro per trovare la sosta a 100 auto ( da "Trentino" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: considerati i tempi normali della burocrazia pubblica, è stato decisamente un successo». Ora l'Amministrazione comunale chiederà all'ufficio tecnico comunale di proseguire l'iter con altrettanto impegno e determinazione, affinché l'esproprio o l'acquisizione bonaria dei terreni ed il successivo appalto dei lavori possano concretizzarsi al più presto al fine di vedere realizzata l'

I libri del lavoro dalla carta al bit ( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sinonimo di riduzione di costi e burocrazia. è un «due per tre» il quadro delle alternative che ha di fronte a sé il datore di lavoro, ed entro il quale dovrà decidere il nuovo assetto della contabilità della manodopera. Due possibilità vertono su «dove» tenere la consulenza: in azienda o a affidarla a un professionista esterno?

povera e malata, un aiuto anche dai turisti ( da "Centro, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un medico vuole farle da autista BUROCRAZIA CASTEL DI SANGRO. La solidarietà verso Angela Scalzitti, la donna di 58 anni povera e malata, è ormai un fiume in piena. Il desiderio di aiutare chi chiede l'eutanasia dopo il no della Asl alla sua istanza per l'indennità di accompagnamento sta contagiando il cuore di tanti italiani pronti a darle un aiuto,

L'odissea è finita, finalmente a Codogno i presepi africani di fra' Emanuele Zanaboni ( da "Cittadino, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: referente del frate a Codogno e Giuseppe Tansini, artefice dello sdoganamento delle casse in aeroporto. Vento amico. Peccato che quello contrario della burocrazia ne abbia ostacolato l'arrivo per il Natale appena trascorso, ma la Nascita è una gioia che si rinnova: le statue devono solo attendere.Laura Gozzini

troppa burocrazia frena l'impegno - giovanni laino ( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina I - Napoli La polemica Troppa burocrazia frena l´impegno GIOVANNI LAINO La tragica morte di Nicola Sarpa interroga anche quelli come noi che, da più di trent´anni, svolgono attività sociali in favore dei giovani ai Quartieri Spagnoli. Iniziai nel 1973 collaborando con Padre Ernesto Santucci, "o prevete de´ mariuoli".

la burocrazia frena l'impegno - giovanni laino ( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina VI - Napoli LA BUROCRAZIA FRENA L´IMPEGNO GIOVANNI LAINO P adre Ernesto avviò lì una delle prime pionieristiche comunità di accoglienza per giovani senza casa. Da allora, con altri, abbiamo lavorato molto, nella caparbia convinzione che facendosi prossimo di chi vive nel disagio, è doveroso inventare opportunità, mondi,

produzione di corrente per 10 mila famiglie ( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: centrale non ha potuto farlo anche a causa di problemi legati principalmente alla burocrazia. Da un lato la legge finanziaria cercava di favorire l'utilizzo dell'energia idroelettrica con diversi incentivi che per esempio, a seconda della dimensione dell'impianto, prevedono l'impegno dello stato ad acquistare per 15 anni l'elettricità prodotta al costo di 0,22 euro per ogni kwh.

Se il futuro si chiama Dragone ( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E non pensate alla burocrazia, perché qui aprire è un gioco da ragazzi, quasi più semplice che sposarsi o divorziare, dove pure basta andare in Comune e firmare un modulo. Non che la burocrazia in Cina non esista, a volte capita di vedersi complicare cose semplicissime in men che non si dica.

ROMA - Il signor Nevio è un invalido al 100% condannato a vivere in prima persona il mi... ( da "Messaggero, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mentre il macigno della burocrazia riprecipita a valle, Nievo continua a sostenere «spese per medicine, per gli esami e per terapie riabilitative». Ma questo è niente in confronto allo stress che comporta sentirsi presi in giro come in questo perenne vojage autour de ma chambre.

La banalità di un lager ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia e la macchina della morte, la razza e lo sterminio. In una parola, racconta la Shoah, e con essa racconta l'innocenza degli assassini, per usare l'ossimoro coniato quasi 60 anni fa da Albert Camus,nell'Uomo in rivolta. Innocente è sicuro d'essere Walter (David Thewlis), il padre del piccolo Bruno (Asa Butterfield)

Gli impianti visti da Sandro Fanchini, macchinista e padre di campionesse ( da "Giornale di Brescia" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Trent'anni fa gli impianti erano meno complicati, c'era meno burocrazia eppure si sciava lo stesso...». L'esordio è buono. È Fanchini e tanto ci basta per la prima domanda. «Famoso? Va là... so stes precis a prima. Go de andà a laurà lo stes...». Lui a capotavola, sul divano la figlia Elena col ginocchio steccato.

DALL'INVIATO PORTICI. E ADESSO COME FAREMO A CHIEDERE AI COMMERCIANTI DI DENUNCIARE GL... ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non si può parlare di lotta al crimine se poi si risparmia sulle risorse». Adesso da dove ricomincia? «Dal mio dovere di sindaco e di cittadino. Dalle battaglie intraprese. Ma siamo tutti stanchi di tanta burocrazia e di nessuna azione concreta». r. p.

Girola: <Il 2009 sarà l'anno del sottopasso di Sant'Anna> ( da "Varesenews" del 05-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dobbiamo combattere con la burocrazia che rallenta la messa in atto di importanti progetti utili a migliorare la vita dei cittadini. Non possiamo permetterci di far passare ulteriore tempo. L'opera è attesa da un decennio». Avvicinare i quartieri periferici al centro è l'unico modo per farli sentire parte integrante della città di Busto Arsizio e alcune zone come il villaggio Sant'

Spunta un'altra verità sulla strage Borsellino ( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è Barcellona la terra promessa La Licata Molinari Sbugiardato Scarantino, il pentito chiave Il giallo della Boccassini guiderà la Cia Dal ristorante del padre ai Clinton e ai servizi segreti più potenti del mondo Zonca Ormai sono più di ventimila Trovano meno burocrazia, più lavoro e spazio per le idee

L'affitto In media 400 euro per una stanza confortevole e si trova casa facilmente tramite Internet ( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per un altro inizio ed è uno dei motivi per cui questa è la città prescelta: la burocrazia è quasi inesistente. Serve l'empadronamiento, il domicilio, il numero di securidad social e il Nie, il foglio di via per l'avventura spagnola. E' il numero di identificazione per gli stranieri, necessario per aprire un conto in banca, dimostrare che esisti, un codice e non servirà più altro.

Rubner Haus scommette sul certificato CasaClima ( da "Alto Adige" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nel 2007 le ditte Rubner Haus e Rubner Porte sono state le prime aziende in Italia ad essere certificate CasaClima. Nel corso dell'incontro è stato sottolineato come l'imprenditoria altoatesina necessiti di infrastrutture e di una burocrazia più snella.

Asilo e cittadella dell'arco in bilancio ( da "Corriere delle Alpi" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia permettendo, potranno già iniziare i lavori nell'area. L'intervento verrà finanziato con il contributo regionale attribuito a Mel per le strutture sportive d'eccellenza e che è pari a 750 mila euro. La rimanente somma di 750 mila euro verrà coperta con un mutuo dall'amministrazione zumellese.

declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, ... ( da "Alto Adige" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne.

GIUNGLA URBANA PER ISRAELE ( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notasse la crescita delle «burocrazie tecnologiche»), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico, incentrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne.

Dalle parole si passerà ai cantieri: Viboldone prepara la sua rinascita ( da "Cittadino, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: definitivamente dalla burocrazia, per iniziare a fornire riscontri concreti. E dopo alcuni anni in cui l'area rurale si presenta ormai praticamente deserta di abitanti, la realizzazione di questo piano dovrebbe portare anche una quota di residenti, che contribuiranno a ristabilire un equilibrio con il passato, quando nel borgo risiedevano i contadini che coltivavano la campagna circostante.

<Non c'è nessun rimedioper i pronto soccorso in tilt> ( da "Secolo XIX, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non ha a che fare con la burocrazia sanitaria ed è forte il concetto di uguaglianza». Contromisure? «Pressoché inesistenti - ammette Franco Bonanni, direttore dell'Agenzia regionale sanitaria - Si può pensare di limitare i danni con piccoli accorgimenti come prevedere un medico festivo anche nelle case di riposo che, nel fine settimana,

emergenze e strategie ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è stato costruito nel segreto delle burocrazie regionali e con una visione molto tradizionale e povera del territorio regionale (basti pensare che non è stato neppure inquadrato nello spazio dell'euroregione) e con un impiego dei meccanismi urbanistici eccessivamente impositivo nei confronti dei Comuni.

chiude il chiosco storico ( da "Tirreno, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si arrendono alla burocrazia, all'impossibilità di condonare la struttura (perché realizzata tanti anni fa senza autorizzazione su terreno demaniale) e anche all'impossibilità di spostarla. Gli appelli lanciati al Comune per trovare una soluzione e una collocazione alternativa sono caduti nel vuoto e oggi la coppia fa un passo indietro.

niente aiuti per il figlio disabile seimila famiglie lasciate a se stesse - sandro de riccardis ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: uffici e burocrazia, per scoprire dodici mesi più tardi che la pratica per il proprio figlio disabile è ferma al punto di partenza. Nonostante le rassicurazioni dei funzionari. Nonostante i diritti e i finanziamenti previsti dalla legge. Nonostante documentazioni mediche che certificano «disabilità del 100 per cento» e «necessità di accompagnatore 24 ore su 24»

giungla urbana per israele ( da "Nuova Venezia, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notasse la crescita delle «burocrazie tecnologiche»), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico, incentrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne.

tecnologia e guerriglia ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di forze armate moderne.

la figlia di angela vive con 160 euro al mese ( da "Centro, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: scatta la solidarietà a Siena dove la ragazza vive BUROCRAZIA CASTEL DI SANGRO. La disperata richiesta di aiuto di Angela Scalzitti, 58 anni, che aveva chiesto l'eutanasia perchè troppo povera per curarsi, ha svelato una storia altrettanto commovente. E' quella della figlia di 20 anni che studia all'università di Siena e alla quale, tra mille sacrifici,

"Tutti i treni persi dal vino Dolcetto" ( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A mio avviso per rendere «grande» un'area più che la burocrazia servono gli uomini. Un treno l'ovadese lo perse nel 1986 con la scomparsa del cavaliere Giuseppe Poggio, illuminato al punto che quando gli altri etichettavano Dolcetto, lui vendeva «Trionzo» che altro non è che una zona di particolare pregio di Rocca Grimalda.

la burocrazia è ancora regina ( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: POSTE La burocrazia è ancora regina Assurdo!!! È l'unica parola, non penso offensiva, per sintetizzare quanto successomi. I fatti. Come presidente della sezione di Udine dell'Associazione nazionale paracadutisti d'Italia, ho attivato da parecchi anni un conto corrente postale intestato alla sezione.

AL MOMENTO all'uficio servizi sociali del Comune di Levanto non sono in grado di dire quando sa... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nella realtà il sistema di welfare risulta essere poco organizzato e affetto da una malattia tipica italiana: la burocrazia. Per le persone già in difficoltà il solo fatto di fare la domanda per accedere ad un beneficio ? vedi il caos delle file alle posta per la socialcard ? può risultare un vero e proprio percorso ad ostacoli. Tornando al bonus elettricità sul sito dell?

CATTOLICA Cibelli promette un ufficio che risolve tutti i problemi ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Oltrepassando spesso la troppo lenta burocrazia. Il cittadino dovrà essere guidato mano nella mano alla risoluzione del suo problema specifico senza perdersi in telefonate, code o ricerche assurde?.Inoltre nei quartieri nomineremo un referente che diventerà il vero anello di congiunzione con Giunta e sindaco, saranno allestite pure una volta per tutte le cosìddette pattuglie di quartiere»

PIRONI ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che alimenta la burocrazia. In compenso il candidato a sindaco propone di aumentare i così detti «quadri intermedi». Un sistema, insomma che consenta di «lavorare a fianco dei cittadini, delle famiglie e delle imprese». Pironi non tralascia il tema della produttività del personale, che tanto fa discutere anche in questi giorni.

<Il settore edile rischia di franare> ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia, alle misure fiscali, al rapporto con il mondo del credito». «E? da rilevare, inoltre, ? prosegue il presidente di Cna Costruzioni di Rovigo ? che negli ultimi anni si è verificato un incremento esponenziale del numero delle nuove imprese, per cui oggi nel mercato accanto ad operatori altamente qualificati operano soggetti che si improvvisano imprenditori edili;

IL CALVARIO di una giovane ragazza spezzina colpita da un aneurisma... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia. La storia è nota. Erika Pilloni, 30 anni, era perseguitata dalle rate del mutuo, contratto quando stava bene e gestiva un avviato negozio di abbigliamento in centro e che non riusciva più a pagare dopo la perdita del lavoro. Ora non avrà più rate per estinguere il debito, di oltre 20mila euro,

SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpe... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 22 SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpe... SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpelli come le comunità montane: tutti provvedimenti auspicabili. Dal momento che non siamo a scuola e non è proibito copiare dal vicino,

IN QUESTO INIZIO d'anno, fra le tante previsioni sulla crisi mondiale, c ... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: finiscono «col finanziare le enormi burocrazie, la corruzione, la compiacenza. Gli africani, cioè, imparano ad essere mendicanti e non ad essere indipendenti». E questo quando i numerosi regimi dittatoriali non utilizzano gli aiuti finanziari dell?Occidente per comprare nuove armi, che alimentano le tante guerre africane.

Piano Limiti, Iorio avverte <Accordo con i ministeri> ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I lavori avrebbero dovuto essere avviati entro il 2008 - scadenza già prorogata di due anni - , ma la burocrazia ha bloccato le procedure. I soldi, quindi, rischiano di essere disimpegnati. Di qui l'idea di Vendola di far recapitare al governo una lettera congiunta Molise- Puglia, per chiedere all'esecutivo nazionale di confermare tali risorse.

ROMA Scusi, ha chiamato qualcuno per me? . All'inizio Gaetano stentava a cr... ( da "Messaggero, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: È la manovra di avvitamento, la burocrazia che avvolge e schiaccia. «Quella mattina - riprende il suo racconto l'ingegner Gaetano, - riscontrai, casualmente, un malfunzionamento sulla linea per le chiamate entranti (chi chiamava ascoltava il messaggio di numero inesistente).

Immigrati, la crisi spinge i rientri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: azienda di pulizie a Milano e un sogno (naufragato) di mettersi in proprio con il fratello: «Troppa burocrazia, venderemo il furgoncino. A Machala abbiamo ottenuto la licenza per vendere superalcolici. Del mio stipendio qui mi restano in tasca appena 400 euro». L'esercito di badanti in fila per "riagganciare" la regolarizzazione potrebbe perder pezzi.

Mancano infermieri ma in corsia arrivano i medici di famiglia ( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ostacolo principale è la burocrazia. «Il San Paolo funziona, ma potrebbe essere più efficiente se venissero alleggeriti i percorsi burocratici». Un esempio: «Per comprare un macchinario ci vuole un anno». Eccone un altro: «Da quando un primario va in pensione, tocca aspettare sette-otto mesi prima che il sostituto possa insediarsi».

E' sulle Ramblas la terra promessa dei giovani italiani ( da "Stampaweb, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per un altro inizio ed è uno dei motivi per cui questa è la città prescelta: la burocrazia è quasi inesistente. Serve l?empadronamiento, il domicilio, il numero di securidad social e il Nie, il foglio di via per l?avventura spagnola. E? il numero di identificazione per gli stranieri, necessario per aprire un conto in banca, dimostrare che esisti, un codice e non servirà più altro.

Cigola il volano dell'economia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è stata ostacolata nel suo rilancio dalla lentezza della burocrazia. Riguardo la Plastwood, l'industria del giocattolo è imprevedibile, ora non c'è richiesta per il prodotto, ma confido nell'inventiva non comune del proprietario Edoardo Tusacciu. Se azzeccasse l'idea, ripartirebbe alla grande». Pillole di ottimismo: in Gallura l'Ente foreste ha stabilizzato 105 precari,

<Programmare sin da oraspettacoli ed eventi estivi> ( da "Sicilia, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lentissimi della burocrazia, ma almeno un altro passo importante è stato fatto per ristrutturare i balconi dello stabile che ospita il plesso scolastico San Giovanni Bosco di via Brigadiere Nastasi. Da alcuni giorni è in corso la collocazione dei ponteggi che serviranno per riparare i balconi ed evitare il crollo di calcinacci che si verificava ormai puntualmente da alcuni anni.

Il cantiere non fa festa ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 06-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia permettendo - potrebbe essere questione di settimane. La pista ciclabile non garantirà soltanto nuove opportunità di svago, ma sarà anche una fondamentale via di comunicazione per quanti devono raggiungere a piedi o in bicicletta la città dei coltelli: finora erano costretti a condividere l'insidiosa carreggiata stradale coi veicoli a motore e l'

Tutti insieme potremo fare passi da gigante ( da "Gazzetta di Reggio" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lavoro e ricchezza ma va ridotta la burocrazia» REGGIO. Da poche settimane Enrico Bini è il nuovo presidente della Camera di Commercio di Reggio. Originario di Felina dove vive e dov'è nato 53 anni fa, è titolare di un'azienda di trasporti e, insieme al figlio ed ai fratelli, conduce altre iniziative imprenditoriali come un parco avventure in Garfagnana e una società immobiliare.

Villa Cian: il Comune disdice il contratto ( da "Trentino" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se vogliono nascondersi dietro la burocrazia, anche noi agiremo di conseguenza col ricorso al Tar. La cosa che dispiacerebbe, e la più probabile - conclude il titolare - è che un compendio che soddisfa migliaia di persone e ne impiega venti possa non aprire a causa di quattro che non si sono accorti del suo apporto alla località».

Mancano 150 euro per le tende ( da "Giornale di Brescia" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inezia che richiede tempo e che la dice lunga sulla burocrazia italica, ma che non dovrebbe rallentare - assicurano i ben informati - il cronoprogramma dei lavori. Una volta superata questa impasse partirà la gara per l'aggiudicazione della commessa che, a differenza di quanto accaduto per gli impianti di sicurezza, richiederà meno tempo.

Turismo, più investimenti ma i fondi scarseggiano ( da "Arena, L'" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: più investimenti ma i fondi scarseggiano Meno burocrazia e più investimenti per riqualificare il turismo a Verona e nel Veneto, anche se le risorse scarseggiano. Il tema è stato affrontato nell'incontro promosso nella sede della Provincia nei giorni scorsi da Unimpresa-Verona. L'Associazione, guidata da Carlo de' Gresti, si è costituita anche nel Veronese per,

Ro.Ve.R., sempre un passo avanti ( da "Giornale di Brescia" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Rispetto ad altre realtà che si scontrano con burocrazia e lungaggini, noi interveniamo sul mercato con quella rapidità che altre aziende non hanno. Abbiamo inoltre prodotti competitivi sull'asse qualità-costi. Un passo avanti nella tecnologia, appunto». A Sirmione, dove l'azienda ha nel tempo trasferito la sede, è in fase di ampliamento lo stabilimento di 1.

palazzo gatti, degrado in pieno centro ( da "Nuova Venezia, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mentre il progetto di recupero resta fermo al palo, ostaggio della burocrazia. Il maltempo ha già abbattuto parte delle transenne di cantiere che da tempo circondano l'ex mobilificio. Transenne e paratie in legno posizionate tra l'altro non per dare inizio ai lavori, ma solamente per isolare un'area ormai a rischio crolli.

Il rilancio della razza nata a Cumiana ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di essere cancellata dalle polemiche e dalla burocrazia. Da quella stesso onda grigia che ha rischiato di travolgere anche il suo padrone dopo l'arresto di Totò Riina. «Ultimo» è un grande fan del lupo italiano e per la seconda volta ne ha scelto uno come compagno fedele e sensibile ma «di carattere fiero che obbedisce per convinzione e mai per servilismo».

le scelte fatte a tavolino ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: costretti da una lontana e afasica burocrazia - lasciare ad altri il nome del nostro storico e bianco Tocai. A questo punto il danno è fatto e subìto, ma non basta ancora. Un'ulteriore follia burocratica fa sì che per i friulani la potatura continui e, questa volta, agendo direttamente sulla loro lingua: è quindi la volta del "Tai", che per decreto ministeriale datato 18/

uno sforzo straordinario per il manifatturiero ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alla scuola, all'università, alla burocrazia eccetera. È necessario che chi ha la responsabilità dei servizi e delle amministrazioni pubbliche, invece di denigrare i propri collaboratori, le renda efficienti ed efficaci con veri e propri piani di riorganizzazione ispirati alla "customer satisfaction".

"Mio figlio dislessico ora è alle Superiori" ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia di una mamma "Mio figlio dislessico ora è alle Superiori" BARBARA MORRA FOSSANO Mio figlio soffre di dislessia ed è riuscito ugualmente ad approdare ad una scuola superiore. Quanta fatica, però, per far capire agli insegnanti che non era svogliato ma soffriva di un "Dsa", ovvero un disturbo specifico dell'apprendimento»

A Centallo appaltati i lavori del sottopasso alla Stazione ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: considerando che da oltre due anni il paese ha dato battaglia per scavalcare il muro di burocrazia che bloccava l'opera. I finanziamenti erano disponibili da 4 anni, ma il progetto ha fatto la spola tra Comune, Regione e Rfi in un mare di corsi e ricorsi. Sulla questione il sindaco aveva più volte inviato lettere ad amministratori regionali e locali oltre che a parlamentari del Cuneese.

Palazzetto dello sport da 3,8 milioni di euro Polemica in Consiglio ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: milioni di euro Polemica in Consiglio E Taglianetti lascia la Comunità montana per protesta [FIRMA]RENATO BALDUCCI CREVOLADOSSOLA Burocrazia permettendo, entro primavera dovrebbero essere appaltati i lavori di costruzione del nuovo palazzetto dello sport di Crevoladossola. «L'iter è completato, i soldi ci sono tutti e quindi possiamo iniziare», conferma il sindaco Marcello Dalla Pozza.

buon natale agli ortodossi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che vanno oltre la semplice burocrazia. Ho notato che a tali cerimonie, in cui dopo aver esposto un sunto della storia patria regalo la Costituzione e la bandiera italiana, i serbi - sottolinea l'assessore comunale - partecipano con tutta la famiglia e spesso sono molto emozionati, come del resto tutti i componenti della altre comunità che chiedono di diventare italiani.

Dati fasulli per evitare la burocrazia ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: GIUDIZIO Dati fasulli per evitare la burocrazia Ha dichiarato il falso nel documento di autocertificazione per poter accelerare l'iter della pratica edilizia. Così si difende Nicholas F., 36 anni, origini albanesi, operaio edile, che un anno fa circa ha camuffato alcuni dati legati alla sua condizione di immigrato: il suo sogno è quello di farsi la sua bella casetta in Valle Arroscia.

l'uomo che doma tigri e assessori - luca rojch ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Magia contro burocrazia. Per protesta era entrato nel municipio di San Teodoro con un leone al guinzaglio. Anni prima aveva minacciato di lasciare libere le sue tigri per Sassari pur di avere un'area in cui esibirsi. Gli animali li aveva persi dopo il fattaccio.

indennità amianto, burocrazia contro ( da "Tirreno, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina 7 - Grosseto Indennità amianto, burocrazia contro A un marittimo negata la validità del libretto di navigazione MONTE ARGENTARIO. E' sufficiente presentare il libretto di navigazione firmato dall'autorità marittima per ottenere il ricoscimento dell'esposizione all'amianto o occorre la dichiarazione del datore di lavoro?

quando la burocrazia cancella la salute ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina 7 - Cagliari Quando la burocrazia cancella la salute La risonanza magnetica prenotata da quasi un mese gli è stata negata: «è scaduta la convenzione con l'Asl» Ma nello stesso giorno avrebbe potuto farla pagando 190 euro ORISTANO. Un mese, giorno più, giorno meno, di trepidante attesa.

oristano, la burocrazia contro la salute ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia contro la salute Annullata con 36 ore di preavviso risonanza prenotata da un mese «è scaduta la convenzione con la Asl 5» ORISTANO. L'esame prenotato da un mese annullato a 36 ore dall'appuntamento: la disavventura di un signore di Alghero con uno studio radiologico e con la Asl di Oristano pare non sia però un caso isolato.

con piombo fuso israele rischia un conflitto infinito ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne.

E RRORI di calcolo, problemi di burocrazia, scarsa attenzio... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: problemi di burocrazia, scarsa attenzio... E RRORI di calcolo, problemi di burocrazia, scarsa attenzione: non si sa. Di certo c?è che in questi giorni decine di cittadini sarzanesi si sono visti arrivare a casa cartelle esattoriali con cui vengono chiesti arretrati della Tarsu per gli anni addietro.

di MANRICO PARMA UN PALADINO dei lavoratori precari dei call center; una madre... ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quello che è più assurdo che bisogna contrastare tanta burocrazia. E? davvero difficile assicurare una vita dignitosa a chi è disabile». DUILIO RUGGIERI deve la sua fama a una lunga appartenenza sportiva. E? stato presidente nazionale della federazione canottaggio a sedile fisso. Nel 2008 si è preso una delle più belle rivincite portando al trionfo la sua borgata,

Si possono riciclare anche i cartoni per bevande ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sponsorizzando le iniziative e gli strumenti per ridurre i tempi della burocrazia nelle procedure tecnico ? amministrative, mettendo al centro l?interesse pubblico di chi investe, cioè gli imprenditori e di chi lavora. Il tutto ? aggiunge il vice presidente Mandozzi ? per la ripresa degli investimenti nel settore delle infrastrutture e dell?

un flop la social card ed è pure vuota - saverio melegari ( da "Tirreno, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La tessera c'è, quindi, ma non si può usare. Troppa burocrazia? Può essere, ma ci sono anche altri errori di tipo strutturale che non sono stati considerati in fase di realizzazione. Resta soltanto da attendere e sperare che tutto possa entrare finalmente in funzione.

Lascia un milione ai cani, la crisi dimezza l'eredità ( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, tuttavia, ha fatto slittare di mese in mese l'accettazione e la crisi finanziaria sopraggiunta fra l'estate e l'inverno ha progressivamente ridotto l'ammontare della somma. «Purtroppo — spiega l'assessore Osvaldo Mangone —

Diciassette euro e settantadue centesimi. Fate bene i conti: trentatremila vecchie lir... ( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. Ma varrà la pena di dire, prima di inoltrarci nell'Odissea, che anche i "santi" possono perdere la pazienza. Angelo Palmieri qualche giorno fa si è presentato ai carabinieri del Divino Amore e ha raccontato tutto dall'inizio. Il maresciallo dell'Arma lo ha preso sul serio ed è stata inoltrata alla Procura della Repubblica una denuncia per omissione di atti di ufficio

Angelo Palmieri, 64 anni, è prigioniero di una "Cartella Pazza" in cui gli si chiede ... ( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Ho fatto decine di raccomandate cercando di far capire alla burocrazia che c'era un errore e che gli errori erano stati riconosciuti». Niente da fare. La macchina infernale, una volta in moto, è implacabile. L'auto di Palmieri è stata sottoposta a "Fermo Auto". «E io sono bloccato in campagna con mia madre malata.

FALCONARA Per il commercio falconarese, e non solo, si prospetta un 2009 ricco di novità. Ad a... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per quanto riguarda la proposta della Confcommercio di ridurre la burocrazia ed evitare ai commercianti di presentare ogni 5 anni una foto dell'insegna pubblicitaria con allegate le misurazioni per poi, eventualmente, pagare la tassa corrispondente, l'assessore assicura che la modifica del regolamento sarà sicuramente presa in considerazione.

I <mostri> di Matera secondo Vito Cea ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tra i temi affrontati ci sono il lavoro, la burocrazia, la solitudine, la televisione e la discriminazione. ................................................ I NUOVI MOSTRI - Matera Fino a domani (ore 21.30) al cineteatro Duni, via Roma 10. Big lietto 5 euro. Info 0835.33.18.12

Investimenti esteri, il bilancio è positivo ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il peso della burocrazia e la scarsa disponibilità di manodopera qualificata. Particolare interesse arriva dai capitali irlandesi, che nei primi mesi del 2008 sono responsabili di un importante saldo attivo, pari a 1,5 miliardi di euro, contro il saldo negativo di 411 milioni di euro degli Stati Uniti.

Premiate le aggregazioni di filiera ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia, secondo le imprese; scarso spirito di aggregazione nei liguri, è la diffusa ammissione.L'attuale Esecutivo guidato da Claudio Burlando riforma il testo ( Lr 17/2006), soprattutto introducendo il concetto di filiera che elimina i vincoli di territorialità e altri paletti.

Una legge ad hoc per la qualità delle leggi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sarà il tempo a dire se una legge basta a sconfiggere la burocrazia contenuta nei codici: intanto il Consiglio regionale ha dato un primo segnale di buona volontà. In futuro la produzione delle norme in Toscana dovrà attenersi a sei principi cardine: «programmazione normativa; snellezza delle procedure;

Le imprese: Più sforzi per ridurre la burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Più sforzi per ridurre la burocrazia» Per quanto sia difficile commentare un dato aggregato come i flussi d'investimento elaborati della Banca d'Italia, gli operatori sembrano concordi su un aspetto: per continuare a riscuotere l'interesse degli investitori stranieri è necessario accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e promuovere il territorio.

Investimenti esteri in ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dovuto principalmente all'impennata dei costi di produzione, alla burocrazia eccessiva e alla scarsa disponibilità di manodopera qualificata. Ad incidere, poi, c'è la presenza di importanti realtà multinazionali che da anni operano sul territorio, soprattutto in Piemonte: i grandi marchi sono i primi a sentire gli effetti della crisi globale.

Eccellenza alla Facoltà di Economia di Torino ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anche nelle pubbliche amministrazioni e come non risponda a verità pensare che Stato signi*chi scarso dinamismo e burocrazia.. La Facoltà di Economia di Torino con la creazione della Masters Division ha dato un esempio in questo senso. Ha individuato una forte domanda potenziale, quella di Master post laurea. Ha risposto ideando prodotti nuovi: tre tipi di Masters e Seminari brevi.

La Regione risparmia sui francobolli: stop entro il 2010 ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che prevede uno snellimento della burocrazia e una razionalizzazione della spesa, entrerà a regime entro il 2010. Secondo quanto previsto dal piano per l'e-gov, che si sviluppa su quattro livelli, da gennaio dovrebbe partire anche il nuovo portale della Regione dove sarà possibile scaricare moduli e documenti senza doversi recare negli uffici dell'amministrazione.

Risparmio energetico: il disimpegno del Governo ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza voler fare della facile ironia sui tempi della burocrazia statale, si stravolge una procedura semplice, trasparente e dagli esiti certi con un meccanismo più complesso, arbitrario ed assolutamente incerto. Sappiamo molto bene che l'investitore, sia esso impresa che semplice cittadino, ha bisogno di burocrazia snella e conti chiari.

Friuli-Venezia Giulia. ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: diventerà 20% nel 2010), il tessuto imprenditoriale giovane ed effervescente con un Pil stellare (7%), poca burocrazia e le maggiori garanzie sui tempi per la realizzazione degli impianti produttivi. IN ENTRATA Le imprese insediate sono dei settori nautica, finanziario, edilizia Numerosi casi di società miste

Le buche di Monteverde e i marciapiedi della città ( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dalla stupidità della burocrazia. Caso personale: abito in una strada il cui marciapiede era stato rifatto da meno di un anno. E' stato sventrato per riparare una conduttura e richiuso con un «cerotto» di bitume che è già saltato. Risultato: soldi buttati e strada di nuovo a pezzi.

Anche stavolta il Puc non arriva in aula ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia e interpretazione dei vincoli: difficile arrivare al punto di arrivo, ma la promessa si ripete: «Non siamo noi i colpevoli di questo immobilismo, anzi: ci sentiamo gli avvocati difensori del cittadino», conclude l'assessore all'Urbanistica, «posso dire comunque che entro due mesi tutto sarà pronto e colgo l'occasione per lanciare un messaggio al nostro ufficio del Piano

Così l'autonomia fiscale potrà salvare il Mezzogiorno Un saggio di Falasca e Lottieri spiega che il decentramento eliminerà l'assistenzialismo e aiuterà la depressa economia del Su ( da "Giornale.it, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alimentando la burocrazia centrale e moltiplicando le tensioni periferiche. E sbaglia Roberto Saviano, secondo gli autori, quando in Gomorra sottintende un parallelo tra camorra e capitalismo, legati dal minimo comun denominatore del «fare i soldi». Capitalismo e mercato sono l'antitesi della camorra.

MODERNISMO littorio - ARCHITETTURE FASCISTE TRA IL MITO E LA CRITICA ( da "Manifesto, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: invettiva di Pagano si rivolgeva contro la burocrazia fascista per il mediocre edificato di Pontinia: la terza città della pianura pontina realizzata dall'Opera Nazionale Combattenti dopo Littoria e Sabaudia. Lì si era tradita la modestia dell'ambiente rurale per risolvere l'abitato in una serie di gratuite invenzioni formali e «balorde scenografie».

Un Magnifico bocconiano ( da "Italia Oggi" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: agevolare la burocrazia e gli esami. Queste componenti creano un circolo virtuoso». Ruozi, professore emerito e presidente del Centro studi sull'innovazione finanziaria dell'Università Bocconi, è inoltre molto impegnato come consigliere di amministrazione di società e banche, nonché in attività di consulenza aziendale in materia di valutazione di imprese.

Il trasloco? Il 15 aprile ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e finita con questi ultimi due anni paradossali: edificio pronto ad accogliere giudici e avvocati, ma la «burocrazia degli arredi» che congela il taglio del nastro. Una stagnazione che fa sorridere mezza Italia, agli occhi della quale appare impossibile, eppure vero, che l'efficente Brescia sia protagonista di una storia dalle lungaggini da Mezzogiorno profondo.

L'Africa affamata rischia di essere colonizzata di nuovo ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con il finanziare le enormi burocrazie, la corruzione, la compiacenza. Gli africani, cioè, imparano ad essere mendicanti e non ad essere indipendenti». E questo quando i numerosi regimi dittatoriali del continente non utilizzano direttamente gli aiuti finanziari ricevuti dall'Occidente per acquistare nuove armi, che alimentano le tante guerre tuttora in corso in Africa.

Sette anni di vita paesana ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alle burocrazie varie compresi i censimenti». Questo punto di osservazione privilegiato, mantenuto dal 3 gennaio 1872 sino al 18 luglio 1879, gli permise di scattare innumerevoli fotogrammi della realtà melarese del tempo: notizie geografiche, geologiche, storiche, popolazione, catasto, agricoltura, bonificazione,

Mostra, allarme di Gaddi È lotta contro il tempo ( da "Corriere Di Como, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Così i tempi della burocrazia rischiano come avvenne per la mostra di Magritte del 2006 (sforzo ricambiato da un record di presenze con 113mila visitatori) un varo in un'imbarazzante "zona Cesarini", a febbraio inoltrato. Giocandosi molte opportunità di promozione mediatica e pubblicitaria.

Convegno di studisu padre Ludovico ( da "Sicilia, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia comunale di Niscemi, quindi si "verticalizza". Il segretario aziendale Cisl - Enti locali Giuseppe Di Modica ha reso noti i nomi delle persone che sono transitati di categoria dopo avere superato un esame interno. Dalla categoria "A" sono passati alla categoria "B" in qualità operai specializzati: Francesco Bregamo,

Basta l'autocertificazione per l'esenzione del ticket ( da "Stampa, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autocertificazione per l'esenzione del ticket Meno burocrazia all'Ospedale «Maggiore» di Novara nelle procedure di autocertificazione per l'esenzione dei ticket sanitari per reddito. Da oggi si dovrà compilare solo una dichiarazione attestante il proprio reddito che avrà valore dal mese di gennaio del 2009 al 31 di maggio del 2010.

Carnevale: la burocrazia contro le sfilate ( da "Eco del Chisone" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Carnevale: la burocrazia contro le sfilate Una normativa troppo rigida rende sempre più difficile organizzare una sfilata di Carnevale. I carri allegorici devono possedere particolari caratteristiche tecniche e strutturali ed anche i percorsi ideati per la sfilata devono garantire la massima sicurezza.

La burocrazia ammazza il Carnevale ( da "Eco del Chisone" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: rischio le sfilate dei carri La burocrazia ammazza il Carnevale Luserna S.G. rinuncerà alla sfilata, Saluzzo cambierà formula - Resistono Pinerolo e Roletto Sarà probabilmente un Carnevale diverso dal solito, quello che sta per arrivare. Una normativa troppo rigida sta infatti mettendo a rischio le sfilate dei carri allegorici, quelli che da sempre richiamano il grande pubblico.

sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha ... ( da "Corriere delle Alpi" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne.

di Manuel Parlato Napoli resto con te e ti porto in Cham... ( da "Leggo" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma Lavezzi è blindato anche dalla burocrazie delle carte contrattuali. Il suo manager Alejandro Mazzoni è atteso in Italia da Marino per sbrigare quella che sembra ormai una formalità: l'adeguamento del contratto fino al 2013: 7 anni in azzurro per Lavezzi, proprio come Maradona.

Damiani, il diario ritrovato ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: trattenuti nella Penisola dalla burocrazia. Negli Stati Uniti lavorò in fabbrica e fu apprezzato come straordinario lavoratore. Ebbe altri tre figli, prima di perdere la moglie. Si risposò ed ebbe un altro figlio, Eleuterio, che si arruolò in aeronautica e rischiò di dare al padre l'ennesimo dolore: il 7 dicembre 1941, mentre si trovava a Pearl Harbour,

in arrivo un milione di metri cubi a tessera - nicola pellicani ( da "Mattino di Padova, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sono i misteri della burocrazia. Comunque sia, la somma delle due operazioni immobiliari, che poi sono una cosa sola, è pari a circa un milione e 100 mila metri cubi. Sono cifre da capogiro destinate a scatenare grandi appetiti finanziari. La partita deve ancora entrare nel vivo, ma c'è già chi sta raccogliendo informazioni per non farsi cogliere impreparato.

C'è il sapore altoatesino nel Montello ( da "Alto Adige" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «E' stata dura - continua Anna - ogni volta c'era una nuova norma che ci faceva ripartire da zero. Ma ora che ce l'abbiamo fatta, anche contro la burocrazia, la soddisfazione è maggiore». Il Col del Bosco è aperto giovedì, venerdì, sabato e domenica, gli altri giorni su prenotazione.

la regione sospende l'uso della discarica ( da "Centro, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: indice contro la burocrazia e la stessa politica. L'impianto stava per essere interdetto già quattro mesi fa. Ma per evitare spese ai comuni soci del Civeta il sindaco si era addossato la responsabilità e aveva emesso l'ordinanza con la quale veniva consentito l'utilizzo temporaneo della nuova vasca di raccolta dei rifiuti non riciclabili.

vizi formali, centinaia di esclusi ( da "Nuova Sardegna, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina 4 - Sardegna «Vizi formali, centinaia di esclusi» Burocrazia sotto tiro per lentezze, correzioni, rinvii DENUNCE E ACCUSE Molti bocciati protestano: troppi disguidi amministrativi SASSARI. Agli oltre 700 ragazzi felici per il presalario regionale fanno da contraltare molti scontenti tagliati fuori dall'accesso ai fondi.

voglio trasferire al comune gli insegnamenti delle imprese ( da "Tirreno, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: efficienza per trasformare la burocrazia in servizio; serve efficienza perché i piccoli problemi, se non vengono risolti, diventano enormi; serve efficienza perché anche le buone idee hanno una data di scadenza e diventano dannose se non sono messe presto in pratica; e serve efficienza perché nessuna organizzazione coglie i suoi obiettivi di cambiamento e di servizio se al lavoro e all'

luisa pizzini BESENELLO - Il progetto era fermo da qualche anno ( da "Adige, L'" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma bloccato dalla burocrazia. E così ora, con il via libera arrivato a fine anno dalla Provincia, nei primi mesi del 2009 inizieranno le opere di messa in sicurezza del monte Mosna sul versante sopra gli abitati di Sottocastello e Masera. L'intervento era già stato presentato dall'amministrazione comunale ai proprietari dei boschi e dei vigneti interessati.

Bartaletti in campo <Una musica nuova> ( da "Nazione, La (Siena)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e della politica». Spazio poi alla dotazione infrastrutturale che rappresenta una delle pecche del nostro territorio e sulle quali la Bartaletti ha le idee chiare: «Siena non deve essere più maglia nera». Il progetto su cui si punta è quello della metropolitana leggera che unisca il capoluogo alle sue periferie e attenzione viene data anche al completamente delle grande

di GIANCARLO ZAMPINI ERA IL 30 DICEMBRE 2005 quando a Santonuovo di Quarrata ... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: indagini e burocrazia, contrassegnato comunque anche da tanta solidarietà: «E? vero ? dice ancora Lina ? ricordo che nell?esplosione della casa perdemmo tutto, dalle cose più preziose a quelle superflue, per questo è stato importante l?aiuto che ci è arrivato da tante persone, molte delle quali sconosciute: una vera e propria gara,

Dottore africano sceglie il rimpatrio <La burocrazia ferma i miei sogni> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia ferma i miei sogni» A Bergamo non può lavorare, in Senegal aiutava i bimbi senza casa Il dottore dei bambini di strada: è questo il suo pensiero fisso nella mente. Ha una laurea in medicina che vorrebbe rispendere anche fuori dal suo Paese, magari in Italia, ma «la burocrazia sta rinchiudendo sogni e possibilità nel cassetto»

<IL TELEFONO suona quasi ininterrottamente tanto che non mi ricordo nemmeno ... ( da "Nazione, La (Prato)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ieri la famiglia ha cercato di aprire un conto corrente ad hoc, ma la burocrazia ci ha messo lo zampino e quindi tutto è rimandato ad oggi (sul giornale di domani comunicheremo il numero a cui rivolgersi). Le condizioni di Erika, ricoverata nel reparto oncologico del Meyer, sono stazionarie e ciò regala un filo, sempre più forte, di speranza.

<Io, laureata, voglio fare l'infermiera> ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra viaggi e carte bollate ha speso 4mila euro: «Nessuno è stato in grado di farmi un preventivo ? conclude ? come nessuno mi ha avvisato che avrei potuto chiedere una borsa di studio: la burocrazia è una vera morsa. Presto dovrò pagare la seconda rata universitaria...gli auguri di Natale ai miei figli li ho fatti per telefono».

Cittadini impotenti Kafka... "Il Castello
...
( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ancogel «Burocrazia distorta» Ennesimo esempio, quello del signor Palmieri, di quando, purtroppo, si ha la sfortuna di rimanere incagliati negli ingranaggi di una burocrazia farraginosa, distorta e, cosa ancora più grave, di impiegati, come nel suo caso, che si permettono di fare gli spiritosi.

regole e burocrazia, l'ultima sfida dei duellanti in camice bianco ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il prof si era battuto contro la nomina del direttore generale Regole e burocrazia, l´ultima sfida dei duellanti in camice bianco Litigano da prima ancora che Augusto Cavina diventasse direttore generale del Sant´Orsola. Perché Enrico Roda, gastroenterologo di fama, temperamento bellicoso, si opponeva alla sua nomina.

I controlli sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di 'irregolarit&#... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma si riferiscono ai prodotti o alla burocrazia? Mi pare diverso aver trovato merci avariate o scadute dall?aver rilevato che i contributi previdenziali erano versati in ritardo o che il cartello ?vietato l?ingresso? era sotto misura. C?è gente che,pur di dimostrare che fa qualcosa, ingrandisce le cifre allarmando il consumatore.

I CONTROLLI sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di 'irreg... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma si riferiscono ai prodotti o alla burocrazia? Mi pare diverso aver trovato merci avariate o scadute dall?aver rilevato che i contributi previdenziali erano versati in ritardo o che il cartello ?vietato l?ingresso? era sottodimensionato. C?è gente che, pur di dimostrare che fa qualcosa, ingrandisce le cifre allarmando il consumatore.

Rassegna Ferreri: oggi c'è "L'udienza" ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: , girato nel 1971, protagonisti Enzo Jannacci, Claudia Cardinale e Ugo Tognazzi. È il racconto paradossale e kafkiano di un uomo che vuole a tutti i costi essere ricevuto in udienza privata dal papa. Inizia così una trafila presso la burocrazia vaticana.

<Ecco i danni degli ostacoli ai rigassificatori> ( da "Corriere della Sera" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: almeno in parte e malgrado la burocrazia, li considero già risolti. Penso al nostro rigassificatore di Rovigo, che entrerà in funzione nella seconda metà dell'anno e con una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno garantirà il 10% del fabbisogno nazionale (il primo nuovo impianto del genere che viene costruito in Italia,

Realizzerete progetti ambiziosi e sostenibili ( da "Arena, L'" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: negli spinosi ambiti della burocrazia e nell´approvazione di contratti legali, da rileggere con puntigliosa, severa e diffidente attenzione prima di dar loro l´importante imprimatur della vostra firma per accettazione. Salute La vostra salute pare un argomento protetto: infatti sembra consentirvi anche dispendi energetici molto cospicui,

sala petrarca, dai fasti al degrado totale ( da "Messaggero Veneto, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: poi la burocrazia ha bloccato tutto Ci hanno trovato anche colombi morti. Senza parlare del fatto che piove dentro e che il degrado ha raggiunto ormai livelli di non ritorno. Stiamo parlando di uno degli edifici storici più significativi di Gorizia, che si trova nel centralissimo corso Verdi, il Trgovski dom.

Dado arriva a Milano ( da "Blogosfere" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia anticittadino, la difficoltà di approccio con le donne. Dado alterna i brani del suo repertorio classico a nuovi monologhi graffianti e amari, prendendo come modello il teatro-canzone di Giorgio Gaber, rivisitandolo e reinterpretandolo per affrontare con comicità i temi di tutti i giorni, raccontando al pubblico il mondo con uno spettacolo ricco,

Raffa: Ora la burocrazia è più efficiente ( da "Denaro, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Napoli Raffa: Ora la burocrazia è più efficiente Cambiano le deleghe in Giunta comunale e a Mario Raffa resta quella, tra le altre, per lo Sviluppo e lascia quella del personale.?Proprio per quanto riguarda quest'ultimo settore, il professore universitario è chiaro:?

L'auto di Stato. ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: it contatti Categorie Berlusconi IV (9) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (22) Varie (42) Ultime discussioni adestra: Tutto bene e tutto giusto ma l'alternativa? mauro: Caro Piero Murgia La cessione del V dello stipendio è un prestito personale per il quali l'Ente.

OLTRE... domenica! ( da "Focus.it" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: (Focus.it, 7 gennaio 2009). # OLTRE riparte? (Focus.it, 3 gennaio 2009). # OLTRE: la spedizione italiana fermata dalla burocrazia russa? (Focus.it, 3 gennaio 2009). # Una spedizione scientifica italiana va OLTRE (Focus.it, 30 novembre 2008).

Niente riscaldamentogli alunni protestano ( da "Sicilia, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia a volte rallenta l'attivazione di servizi che dovrebbero essere tempestivi e non da mettere ancora in funzione a metà dell'anno scolastico e con alunni, docenti ed operatori della scuola che gelano negli edifici per il gran freddo.

Le scuse e lo Zero ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: it contatti Categorie Berlusconi IV (9) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (22) Varie (42) Ultime discussioni Luca Stella: condivido tutto quanto scritto da te. Ma proprio tutto. Eppure anche da noi è partita la campagna... luca: Tutti gli 'aiuti' sono nocivi. Anche all'Africa http://img.

Dado: Onesto ma non troppo al Teatro Ciak di Milano il 10 e l'11 gennaio ( da "Musicalnews.com" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia anticittadino, la difficoltà di approccio con le donne. Dado alterna i brani del suo repertorio classico a nuovi monologhi graffianti e amari, prendendo come modello il teatro-canzone di Giorgio Gaber, rivisitandolo e reinterpretandolo per affrontare con comicità i temi di tutti i giorni, raccontando al pubblico il mondo con uno spettacolo ricco,

Star Challenge c'è anche Bustreo tra i convocati ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bilotto non viene riconosciuto italiano ma trattato al pari dalla Federazione e dalla burocrazia del nostro Paese. Tra i «convocati» anche diversi giocatori del Cortina nonché l'agordino Paolo Bustreo, da questa stagione a Vipiteno in A2. La formazione italiana dovrebbe essere così composta: coach Adolf Insam; difensori: Strazzabosco, Lutz, Hafner, Plastino, Hofer, Armin, Borgatello;

Un vademecum per gli immigrati ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: libretto sia un valido aiuto ad orientarsi nella burocrazia e nei servizi locali per chi viene nella nostra città da straniero - ha sottolineato l'assessore provinciale all'Immigrazione Tiziana Virgili - La ristampa, che tra l'altro ha richiesto uno sforzo economico non indifferente, attualizza le linee di indirizzo e di informazione per fruire dei servizi disponibili sul territorio»

CALABRIA: TREMATERRA(UDC), SU SPESA CORTE CONTI CI DA' RAGIONE. ( da "Asca" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: introdurre nella burocrazia della Regione competenze autentiche in grado di tradurre le scelte politiche in azioni concrete''. ''Purtroppo, come andiamo sostenendo da tempo - agiunge Trematerra - oggi manca una burocrazia efficiente cosi come non c'e' l'ombra di un Governo della Regione che sia in grado di tradurre, come dice l'autorevole Corte,

Alitalia/ Lettera di Lufthansa al premier, Bossi ci crede ( da "Virgilio Notizie" del 08-01-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia' dell'Alitalia che "da anni ha scelto Air France come partner". Ma oltre all'argomento tecnico, Bossi ha anche esercitato pressioni politiche. La battaglia a favore di Malpensa, ne sono convinti nel Carroccio, sta dando ancora più forza alla Lega nel Nord, e questo avrà il suo peso alle prossime amministrative e alle Europee.


Articoli

Crer, Molinari in lizza per la presidenza (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL 26 GENNAIO IL 60ENNE MODENESE SFIDERà MAURIZIO MINETTI Crer, Molinari in lizza per la presidenza «Blocco retrocessioni, tesserini computerizzati e comitati periferici» DILETTANTI TEMPO DI ELEZIONI di Francesco Dondi Il 26 gennaio il calcio dilettantistico andrà a rinnovare il consiglio del Crer. Il modenese Umberto Molinari, già presidente del settore giovanile e scolastico, sarà l'alternativa al parmense Maurizio Minetti, da due legislature a capo della Figc regionale. Il programma di Molinari è molto ambizioso, a partire dal blocco delle retrocessioni di Eccellenza e Promozione nella stagione in corso. Molinari, lei è un ex calciatore, già dirigente di società e anche presidente del settore giovanile e scolastico. Perchè candidarsi? «Perchè è necessario cambiare. è necessario che le società si rendano conto che nel calcio dilettantistico esiste una democrazia. Bisogna alzare la testa e non avere più paura di sollevare problemi». Ha messo insieme una squadra di grande valore, compreso la dg del Carpi, Teresa Montaguti. «Non dobbiamo lasciare nulla di intentato. Vogliamo mostrare alle società la nostra competenza e passione perciò nel mio gruppo ci sono dirigenti sportivi, psicologi, educatori e commercialisti». Commercialisti? «Il calcio dilettantistico deve convivere con problemi economici importanti. è per questo che vogliamo istituire un centro studi: un servizio che indichi alle società come procedere in campo fiscale ed economico. è una necessità. Come Federazione dobbiamo essere i primi a fornire assistenza ai club, non disinteressarci delle loro richieste». Il calcio vive una crisi economica importante. Misure per arginarla? «Intanto dovrà essere più semplice l'accesso al credito sportivo, così come i rapporti con le istituzioni che possono aiutare le società, ma c'è qualcosa di concreto che vorrei mettere in atto da subito». Cioè? «Se diventerò presidente chiederò alle società di Eccellenza e Promozione la disponibilità a bloccare le retrocessioni nella prossima stagione. Vorrei che si possa vivere un anno sabbatico, in cui i club non si sentano in dovere di spendere tanto per salvarsi. Avrebbero tutta la possibilità di puntare sui giovani e di riordinare i conti visto che in molti stanno patendo la crisi economica. Inoltre non vorrei più vedere gironi a 18 squadre, così come è assurdo che solo a dicembre si conoscano i regolamenti delle fasi finali dei campionati. Serve più rispetto e programmazione. Le norme non vanno cambiate in corso d'opera». I giovani. Lei ne è sempre stato un sostenitore. «Il settore giovanile va tutelato. Vedo sempre più società virtuose, ma bisogna metterle nelle condizioni di operare al meglio. Penso ad esempio alla scocciatura dei cartellini cartacei e le grandi perdite di tempo nei comitati provinciali per un timbro». E lei cosa propone? «Ormai la tecnologia è una costante della vita quotidiana. I tesseramenti possono essere trasmessi tramite computer. In più vorrei tornare ai comitati decentrati. L'esempio modenese è Finale che potrebbe tornare a fornire un servizio a tutte le società della Bassa e delle province limitrofe. Sarebbe un passo importante per tornare ad essere un punto di riferimento per le società. I club devono sentirci vicino, non un ente a sè stante, cristallizzato nella burocrazia». Altro punto del suo programma: le assicurazioni sportive. «Nel nostro gruppo dirigente c'è un legame strettissimo con l'Isokinetic di Bologna: una garanzia. Questo legame ci ha consentito di prendere contatto con diverse compagnie assicurative che hanno già dato la disponibilità a migliorare le polize. Quelle attuali non sono competitive e offrono coperture limitate». Da tempo lei indica la collaborazione con gli enti di promozione decisiva. «E lo ribadisco. Io penso ad esempio alla Uisp che dà la copertura arbitrale anche per i Pulcini e gli Esordienti. Perchè non collaborare? Avremmo due vantaggi: intanto i bambini riconoscerebbero subito il valore dell'arbitro ed eviteremmo certi arbitraggi di genitori parziali e, scusi il termine, a volte stupidi. Il calcio giovanile non deve guardare al risultato, ma alla formazione del bambino-sportivo. Gli enti di promozione hanno chiaro questo scopo». Ha parlato tanto di arbitri, alla fine loro nel calderone ci finiscono sempre. «Devono andare nelle società. Ho già parlato con i loro vertici e non ci sono preclusioni. Gli arbitri devono farsi conoscere, spiegare il loro ruolo, ma capire anche le dinamiche di una squadra. Con il dialogo settimanale sono convinto che i rapporti domenicali migliorerebbero. Non ha senso che un direttore di gara si alleni da solo correndo intorno ad un campo senza confrontarsi con le varie situazioni di gioco. Meglio vederlo impegnato ad arbitrare le partitelle di allenamento, così da aiutarlo a migliorare la percezione del campo in vista della domenica».

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Progetto da un milione di euro per trovare la sosta a 100 auto (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Progetto da un milione di euro per trovare la sosta a 100 auto NAGO-TORBOLE. La Giunta comunale di Nago-Torbole, in una delle ultime riunioni dell'anno appena concluso, ha approvato definitivamente in linea tecnica il progetto di realizzazione di un parcheggio da cento posti auto in località Coel di Nago. Nel corso del 2008, per arrivare a questo traguardo, l'amministrazione aveva adottato numerosi provvedimenti urbanistici finalizzati appunto a velocizzare i tempi di realizzazione della nuova struttura. «Per costruire il parcheggio da 100 posti auto - spiega il vicesindaco Eraldo Tonelli - abbiamo dovuto approvare una variante al PRG, visto che le precedenti previsioni urbanistiche lasciavano nella parte nord un triangolo residuo di terreno inutilizzabile per i Perugini, ma al contrario prezioso per il comune per dotare il nostro paese di un grande parcheggio pubblico. Sempre nell'ultimo anno abbiamo inoltre predisposto ed approvato sia il progetto preliminare che il progetto esecutivo, ottenute nel frattempo tutte le autorizzazioni urbanistiche, l'autorizzazione della Snam (visto che a fianco della strada del trenin passa la condotta del metano) e del Servizio viabilità provinciale (considerato che verrà modificato l'accesso al parcheggio direttamente dalla rotatoria esistente). Raggiungere in un solo anno questo obiettivo, considerati i tempi normali della burocrazia pubblica, è stato decisamente un successo». Ora l'Amministrazione comunale chiederà all'ufficio tecnico comunale di proseguire l'iter con altrettanto impegno e determinazione, affinché l'esproprio o l'acquisizione bonaria dei terreni ed il successivo appalto dei lavori possano concretizzarsi al più presto al fine di vedere realizzata l'opera quanto prima, visto che il problema parcheggi costituisce da anni una emergenza dell'abitato di Nago. «Se non interverranno intralci nell'acquisizione del terreno - conclude Tonelli - il nuovo parcheggio potrebbe essere pronto entro l'estate». Il progetto è stato elaborato dall'ing. Erino Bombardelli e prevede 100 posti auto su grigliato verde, completi di illuminazione, viali d'accesso, verde: la spesa complessiva è stimata in 1 milione di euro.

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I libri del lavoro dalla carta al bit (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette Numero 003  pag. 8 del 5/1/2009 | Indietro I libri del lavoro dalla carta al bit ADEMPIMENTI & IMPRESA Di Pagine a cura di Daniele Cirioli Dal 16 febbraio 2009 cambiano le regole per la tenuta della documentazione da parte delle imprese Addio a numero di matricola, busta paga e schede dipendenti Addio al numero matricola, alla busta paga, alle schede dei dipendenti. Per la contabilità del lavoro, infatti, è l'ora del trasloco: dalle scrivanie al desktop del computer, dalla carta ai bit di una memoria virtuale. Un passaggio obbligato per tutte le imprese che, da qui al prossimo 16 febbraio, dovranno provvedere a istituire il nuovo libro unico del lavoro in sostituzione del libro paga. L'operazione, in definitiva, porterà a una sensibile semplificazione degli adempimenti, sinonimo di riduzione di costi e burocrazia. è un «due per tre» il quadro delle alternative che ha di fronte a sé il datore di lavoro, ed entro il quale dovrà decidere il nuovo assetto della contabilità della manodopera. Due possibilità vertono su «dove» tenere la consulenza: in azienda o a affidarla a un professionista esterno? Tre opzioni corrispondono alle diverse modalità di tenuta del nuovo libro unico del lavoro: elaborazione meccanografica, stampa laser o supporti magnetici. Ecco i pro e i contro delle diverse alternative. Le modalità di tenuta del libro unico. L'introduzione del nuovo libro unico del lavoro ha rappresentato (pure) l'occasione per aggiornare le regole di tenuta dei registri del lavoro. La novità è data dalla previsione di tre diversi regimi che vengono chiamati «sistemi» (si veda tabella): 1) a stampa meccanografica; 2) a stampa laser; 3) su supporti magnetici. Il datore di lavoro obbligato al libro unico è tenuto a istituirne uno solo (anche per questo è unico), pur se abbia accese più posizioni assicurative (Inail) o previdenziali (Inps) in ambito aziendale o se abbia più sedi di lavoro, stabili e organizzate o meno. Una prima novità, rispetto al passato, riguarda la «forma» di tenuta del libro unico: non è più prevista la forma manuale, cioè la possibilità di annotare e aggiornare il registro con scritturazioni a mano. Gli unici sistemi previsti, infatti, hanno in comune la previsione della gestione/elaborazione delle informazioni con ausilio di un elaboratore elettronico (un computer, un normale pc insomma). Sono tre: - elaborazione e stampa meccanografica su fogli mobili a ciclo continuo; - stampa laser; - su supporti magnetici o a elaborazione automatica dei dati. A prescindere dal sistema adottato, è sempre obbligatorio che: - in fase di stampa venga attribuito a ciascun foglio una numerazione sequenziale, conservando eventuali fogli deteriorati o annullati; - ciascuna annotazione relativa allo stato di presenza o di assenza dei lavoratori venga effettuata utilizzando una causale precisamente identificata e inequivoca; - in caso di annotazione tramite codici o sigle, il soggetto che cura la tenuta del libro unico del lavoro renda immediatamente disponibile, al momento della esibizione dello stesso agli organi di vigilanza, anche la decodificazione utile alla piena comprensione delle annotazioni e delle scritturazioni effettuate; - la registrazione dei dati variabili delle retribuzioni avvenga con un differimento non superiore a un mese, a condizione che di ciò sia data precisa annotazione. A seconda della scelta del sistema cambiano gli adempimenti dovuti dalle imprese per istaurare una corretta contabilità del lavoro (si veda tabella). Elaborazione e stampa meccanografica su fogli mobili a ciclo continuo. Optare per questa modalità di tenuta comporta che il libro unico, prima di essere messo in uso, deve essere numerato in ogni pagina e vidimato presso una qualsiasi sede dell'Inail dai funzionari a ciò incaricati. A decorrere dal 16 gennaio 2009 (scadenza del regime transitorio), la vidimazione viene registrata con riferimento al «Codice cliente» e non più alla Posizione assicurativa territoriale (Pat). Quale opzione aggiuntiva è prevista la possibilità di ottenere dall'Inail autorizzazione alla stampa tipografica del tracciato dei moduli da utilizzare. L'Inail, in tal caso, prenderà contatti con la tipografia designata dall'utente (azienda, professionista ecc.), presenzierà alla stampa dei moduli ed eseguirà sia la vidimazione sull'ultimo foglio del blocco che la registrazione nella procedura assicurativa. Stampa laser. Optare per questo sistema di tenuta del libro significa muoversi per tempo, in quanto è prevista una iniziale richiesta di autorizzazione alla vidimazione in fase di stampa. L'autorizzazione riguarda il libro nel suo complesso (che è, appunto, unico), anche in caso di un'eventuale elaborazione separata del calendario delle presenze. Rispetto alla previgente disciplina è venuto meno l'obbligo sui datori di lavoro di inviare il prospetto riepilogativo mensile delle retribuzioni, nonché l'obbligo di inviare alla sede Inail, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, lo stesso prospetto ma in versione riepilogativa annuale. Supporti magnetici e sistemi di elaborazione automatica dei dati. Optare per questo sistema di tenuta significa tenere il libro con modalità informative mediante una di due alternative: - su supporti magnetici, a condizione che ogni singola scrittura costituisca documento informatico e sia collegata alle registrazioni in precedenza effettuate. Il documento informatico deve avere la forma di documento statico non modificabile e deve essere emesso, al fine di garantirne l'attestazione della data, l'autenticità e l'integrità, con l'apposizione del riferimento temporale e della firma digitale; - con sistemi di elaborazione automatica dei dati che garantiscano la consultabilità dei dati in ogni momento, l'inalterabilità e integrità dei dati nonché la sequenzialità cronologica delle operazioni eseguite, nel rispetto delle regole tecniche stabilite dal codice dell'amministrazione digitale. Il merito di questo sistema di tenuta è che è sottratto all'obbligo di vidimazione e di autorizzazione da parte dell'Inail. Unico adempimento dovuto, in tal caso, è l'inoltro di un'apposita comunicazione scritta, anche a mezzo fax o e-mail, alla direzione provinciale del lavoro competente per territorio (Dpl), prima della messa in uso, con indicazione dettagliata delle caratteristiche tecniche del sistema adottato. Il luogo di tenuta e conservazione del libro unico. A differenza di quanto stabilito per i libri paga e matricola (nella vecchia disciplina), adesso il luogo di tenuta e di conservazione del libro unico può essere alternativamente: - la sede legale dell'impresa; - lo studio del consulente del lavoro o di altro professionista abilitato; - i servizi e i centri di assistenza delle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese, anche in forma cooperativa. In caso di gruppi di impresa, rientrano tra i soggetti ai quali possono essere affidati gli adempimenti in materia di lavoro anche le società capogruppo che, pertanto, possono tenere e conservare il libro unico. Non possono provvedere alla tenuta e conservazione del libro unico, invece, i Ced.

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povera e malata, un aiuto anche dai turisti (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 31 - Cronaca Povera e malata, un aiuto anche dai turisti Castel di Sangro, continua la gara di solidarietà. Un medico vuole farle da autista BUROCRAZIA CASTEL DI SANGRO. La solidarietà verso Angela Scalzitti, la donna di 58 anni povera e malata, è ormai un fiume in piena. Il desiderio di aiutare chi chiede l'eutanasia dopo il no della Asl alla sua istanza per l'indennità di accompagnamento sta contagiando il cuore di tanti italiani pronti a darle un aiuto, a farle capire che non è più sola. Anche a Castel di Sangro, il suo paese, prosegue la gara di solidarietà. Tra le tante offerte di aiuto c'è chi, come un medico di Scontrone, vuole mettersi a sua disposizione come autista per garantirle il trasporto all'ospedale di Pescara dove periodicamente Angela si deve sottoporre a cicli di chemioterapia per combattere il tumore ai polmoni diagnosticato lo scorso maggio. Ci sono persone che sono disposte a ospitarla nella propria casa a Milano per darle sostegno materiale e morale e una opportunità in più per curarsi nel centro oncologico lombardo. Una miriade di manifestazioni d'affetto che fanno breccia nel cuore della 58enne, provato da tante umiliazioni. «Essere malati di tumore è già un problema», dice con una serenità che destabilizza il suo interlocutore, «ma se a questo si aggiunge la povertà si è davvero spacciati. Io chiedo solo di poter vivere dignitosamente la mia malattia, per il resto di vita che mi rimane. Se lo Stato e le istituzioni non capiscono le necessità di persone che si trovano nelle mie stesse condizioni di forte indigenza, allora che ci rinchiudessero in un lager per non essere disturbati dalla nostra presenza». Lucida e apparentemente dura, Angela Scalzitti va comunque per la sua strada. Il suo sguardo si addolcisce quando qualcuno le fa notare che per lei si stanno muovendo in tanti. Anche i turisti in vacanza nell'Alto Sangro. Ma è solo per un attimo. «Non voglio vivere di carità» ripete spesso «ma con dignità. Se non è possibile, lo Stato deve assicurarmi almeno una morte dignitosa. Sono credente e penso che le porte del paradiso non resteranno chiuse per questo». Intanto il Comitato civico interregionale di Abruzzo e Molise domani attiverà un numero di conto corrente dove potranno essere inviati i contributi. «C'è stata una risposta forte all'iniziativa», afferma Maddalena Stinziani, responsabile del comitato «siamo stati contattati da tutta l'Italia. Da Torino in giù, il Paese sta dimostrando di avere una sensibilità e una coscienza che forse avevamo sottovalutato. Ci sono state già consegnate offerte in busta chiusa dai nostri concittadini e dai turisti in vacanza. Un medico in pensione si è offerto di accompagnare Angela a Pescara». Il comitato sta lavorando in sinergia con l'amministrazione comunale che, insieme con la Comunità montana, ha assicurato il rinnovo del contratto di solidarietà fino a quando Angela ne avrà bisogno per curarsi. «Un atto dovuto e voluto», dicono per lei che in passato, quando era in salute, ha sempre dedicato tempo e parole affettuose a chi ne aveva bisogno, e che ora si sente tradita da un sistema che le nega un diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione: quello alla salute. «Faremo tutto ciò che è in nostro potere per andare incontro alle sue esigenze», assicura l'assessore Liberatore che, nella veste di avvocato, sta curando gratuitamente il ricorso contro la Asl. E forse chi sa, quel posto in biblioteca, a Castel di Sangro, potrebbe diventare una realtà. (y.f.)

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L'odissea è finita, finalmente a Codogno i presepi africani di fra' Emanuele Zanaboni (sezione: Burocrazia)

( da "Cittadino, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'odissea è finita, finalmente a Codogno i presepi africani di fra' Emanuele Zanaboni codogno Su un automezzo da Savoigne sino a Dakar, quindi in volo dalla capitale senegalese a Malpensa. I 4.000 km percorsi in poche ore pur di arrivare in tempo all'appuntamento con il Natale non sono bastati, un congegno burocratico ne ha arrestato la corsa in dogana. Ritiro, controllo e valutazione della merce, insieme a un susseguirsi di viaggi per il suo affrancamento, ne hanno causato l'imprevedibile ritardo. Ora possono trarre un sospiro i molti che lungamente le hanno attese: le 127 creazioni artistiche inviate agli inizi dello scorso dicembre da fra' Emanuele Zanaboni, partenza dal Senegal, sono giunte finalmente a Codogno, peccato quasi a luci spente, mentre scorrono i titoli di coda di questi giorni di festa. Sono bassorilievi che ritraggono presepi, angeli, la natività e Gesù Bambino, volti scuri immersi nella polvere, nell'oceano e nei tramonti dell'Africa. Impasti di gesso che ne ricalcano i colori ocra, verde e rosso amaranto. A pensare di offrire loro una vetrina espositiva è stata l'associazione Lions Club Codogno - Casalpusterlengo, che nell'anno 2007/2008 ha sostenuto l'attività di fra' Emanuele a Savoigne e intende tenere vivo quel legame. Nel villaggio africano, un grappolo di sparute capanne quasi al confine con la Mauritania, il missionario codognino, dell'ordine Fatebenefratelli, opera ormai da molti anni e a lui si devono le strutture e i laboratori che ne hanno fatto una comunità vivace capace di progettare il proprio futuro. Nella propria terra. Perché questa è la sfida, impedire quella dispersione di cultura e storia che inevitabilmente seguono all'abbandono del paese natio, coltivando talenti lì, sul posto. E nell'intento è riuscita la "Scuola Professionale S. Biagio statue", fondata su iniziativa di fra' Emanuele alla fine degli anni '90 e capace oggi di dare lavoro a una ventina di ragazzi. Guidati da Augustin Nango, giovane locale che ha appreso il mestiere lavorando al fianco del religioso, cristiani e musulmani tessono insieme, ogni giorno, il loro sogno di emancipazione e esso ha la forma di un aquilone che ha bisogno di vento per spiccare il volo. Questo hanno cercato di essere Giuseppe Stringhini, vicepresidente del Lions che ha pensato all'acquisto delle statue, Pino Pagani, referente del frate a Codogno e Giuseppe Tansini, artefice dello sdoganamento delle casse in aeroporto. Vento amico. Peccato che quello contrario della burocrazia ne abbia ostacolato l'arrivo per il Natale appena trascorso, ma la Nascita è una gioia che si rinnova: le statue devono solo attendere.Laura Gozzini

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troppa burocrazia frena l'impegno - giovanni laino (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Napoli La polemica Troppa burocrazia frena l´impegno GIOVANNI LAINO La tragica morte di Nicola Sarpa interroga anche quelli come noi che, da più di trent´anni, svolgono attività sociali in favore dei giovani ai Quartieri Spagnoli. Iniziai nel 1973 collaborando con Padre Ernesto Santucci, "o prevete de´ mariuoli". SEGUE A PAGINA VI

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la burocrazia frena l'impegno - giovanni laino (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VI - Napoli LA BUROCRAZIA FRENA L´IMPEGNO GIOVANNI LAINO P adre Ernesto avviò lì una delle prime pionieristiche comunità di accoglienza per giovani senza casa. Da allora, con altri, abbiamo lavorato molto, nella caparbia convinzione che facendosi prossimo di chi vive nel disagio, è doveroso inventare opportunità, mondi, ideare l´altrimenti rispetto all´esistente. Eppure oggi sentiamo di chiedere scusa alla famiglia Sarpa, per non aver fatto abbastanza. Forse non abbiamo fatto abbastanza contro la sottocultura camorristica, per stimolare tutti i necessari anticorpi nella parte sana della società locale. Con l´Associazione Quartieri Spagnoli, soprattutto per l´impegno di Anna Stanco presente ogni giorno dal marzo del 1978, cooperando con altre organizzazioni, attraendo e dando forma e senso a risorse europee, nazionali e comunali, abbiamo realizzato molte attività in favore dei ragazzi dei quartieri, che hanno coinvolto anche qualche protagonista di questa ultima tragedia. Ma davanti ai drammi torna sempre evidente l´insufficienza del proprio agire. Certo per limiti soggettivi ma pesano molto le difficoltà che le amministrazioni pubbliche con cui cooperiamo impongono. Solo per fare un ultimo esempio: per inserire in botteghe convenzionate ragazzi usciti dall´obbligo formativo abbiamo ottenuto un finanziamento dalla Fondazione per il Sud. Per far fronte ai vincoli ed ai limiti di bilancio posti dalla Fondazione, abbiamo poi chiesto e ottenuto un sostegno sostanzioso da parte del Comune e della Regione, per arrivare a coinvolgere 60 giovani per un anno di tirocinio. La delibera per questo cofinanziamento è stata approvata ma, dopo un anno, gli atti amministrativi regionali sono ancora fermi imponendoci ormai la sospensione del progetto. La tragedia di Capodanno dipende soprattutto dalla diffusione della cocaina fra i giovani che vivono in un´enclave in cui sono consentite pratiche di malaffare in cui spesso i Quartieri Spagnoli, come altre aree della città, vengono lasciati, anche in base ad un certo modello di politiche della sicurezza e dell´ordine pubblico seguito dalla questura di Napoli, che prevede zone di tolleranza di comportamenti devianti. Migliaia di famiglie, sotto la soglia della povertà, sopravvivono dovendosi difendere anche da chi milita nelle organizzazioni criminali. Certo il welfare può dare solo alcune risposte. Ma ci sono strumenti, cose che si possono fare, offrendo concrete opportunità ai giovani che vivono nei Quartieri come a Forcella, alla Sanità, o a Ponticelli, Scampia, Pianura. Solo che si dovrebbero poter realizzare politiche educative e di formazione al lavoro che non debbano sopportare i lacci e lacciuoli dei burocrati. Per questo stato di cose ormai, in Campania, un finanziamento di centomila euro di Fondo Sociale Europeo, fra ritardi vincoli e inerzie, in realtà è realmente utilizzabile per non più del settanta per cento. Il lutto merita un rispettoso silenzio, una doverosa onesta autocritica, ma è insopprimibile l´indignazione che viene dalla convinzione che pur con risorse scarse, molto si può fare, aiutando i giovani di Napoli a trovare una strada di emancipazione, nelle aziende cittadine come pure, come spesso è necessario, nelle realtà produttive di altre città, ove potranno sperimentare l´esistenza di contesti ove la cultura della legalità è più tangibile, per imparare a girare almeno un po´ il mondo che non si può abbandonare a venticinque anni.

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produzione di corrente per 10 mila famiglie (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 8 - Udine Produzione di corrente per 10 mila famiglie I NUMERI Sono già una ventina le domande presentate al consorzio Ledra Tagliamento per realizzare nuovi impianti idroelettrici sfruttando i "salti di fondo" presenti lungo il corso dei canali e delle rogge che attraversano la città. Domande che in alcuni casi sono rimaste chiuse in un cassetto per diversi anni, ma che in futuro potranno consentire di soddisfare le esigenze di energia addirittura di 10 mila famiglie. Tanto che, per cercare di risolvere la situazione, un professionista udinese si era anche rivolto all'allora ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. «Purtroppo - spiega Gianni Bassi che per conto di Michele Grassi ha presentato domanda per costruire un piccolo impianto nel salto che si trova a Cussignacco, nel terreno dell'osteria Gnane sese - per diversi anni chi voleva costruire una piccola centrale non ha potuto farlo anche a causa di problemi legati principalmente alla burocrazia. Da un lato la legge finanziaria cercava di favorire l'utilizzo dell'energia idroelettrica con diversi incentivi che per esempio, a seconda della dimensione dell'impianto, prevedono l'impegno dello stato ad acquistare per 15 anni l'elettricità prodotta al costo di 0,22 euro per ogni kwh. E dall'altro non si riusciva a trovare un accordo sulla derivazione del Torre non permettendo così ai cittadini di usufruire degli incentivi». Per questo motivo Bassi aveva deciso di scrivere all'allora ministro Pecoraro Scanio denunciando il fatto che le autorizzazioni per derivazioni idrauliche dai canali per attivazione/ riattivazione di centrali idroelettriche fossero ferme da tanti, troppi anni, nonostante in alcuni casi, le centrali fossero già pronte a entrare in produzione. «Purtroppo - dice Grassi - non ho ottenuto risposta, ma adesso spero che con l'accordo tra Regione e Consorzio la situazione si sbocchi non solo per i canali ma anche per le rogge». (c.r.)

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Se il futuro si chiama Dragone (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACHE pag. 17 Se il futuro si chiama Dragone Gli imprenditori toscani riscoprono il boom nella provincia di Ningbo IL REPORTAGE dall?inviato ROBERTO BALDINI ? NINGBO (Zhejiang, Cina) ? «GUARDI, posso dirvelo papale papale?». Certo, spari. «Bene, il fatto è che qui in Cina si respira un?aria che in Italia si respirava tanti anni fa, forse addirittura negli anni Sessanta, quelli del boom. Da noi oggi gli imprenditori sono concentrati a superare la crisi, a tagliare, insomma a programmare solo riduzioni di spese. Qui è diverso. Qui si guarda avanti, si corre, si progetta e si sogna con l?entusiasmo che c?era da noi una volta». E se si entusiasma uno come Stefano Cirri, imprenditore tessile che di primo pelo non è, si può solo immaginare che cosa possa rappresentare l?opzione cinese per i giovani manager italiani che sempre più numerosi sbarcano da queste parti. Sì perché è qui, nel triangolo d?oro formato da Shanghai, Hangzhou e Ningbo, nella provincia dello Zhejiiang, che si concentra qualcosa come il 37 per cento dei capitali italiani del Dragone. Lui, Cirri, fiorentino, è arrivato da pochi mesi a Jiang Bei, il distretto industriale di Ningbo, come ?consulente? della Top Line, una joint venture italo cinese di Lineapiù con un?azienda di Ningbo e una di Hong Kong per la produzione di filati. A NINGBO ha trovato il David di bronzo donato dai fiorentini, con una targa che ringrazia gli artefici, Mario Razzanelli e Silvano Gori, e sistemato in una piazza creata appositamente di fronte al Teatro dell?Opera. E ha trovato una seconda vita come imprenditore. ?Consulente? va messo fra virgolette, perché in realtà è lui che ha in mano l?azienda, anche se qui è meglio che almeno formalmente i manager siano cinesi. Il suo compito è risollevare le sorti di un?azienda che puntava più sulla quantità che sulla qualità, in puro stile cinese. Una sorta di dilettantismo imprenditoriale che poteva anche andare bene qualche anno fa, ma che ora deve fare i conti con una concorrenza più agguerrita e globalizzata. «E? proprio così ? dice Cirri ? il dilettantismo, l?approssimazione, la qualità del personale molto scarsa, questi sono i problemi principali per un?azienda italiana che decide di lavorare in Cina. Certo, la crisi si sente anche qui e qualche taglio è stato inevitabile. La differenza è che qui restano ampi margini per lavorare mentre in Italia un settore come il tessile secondo me non ha un futuro roseo. Prenda noi della Top Line, qui il nostro business è semplice ed efficace. Da una parte proponiamo le collezioni di filati a grandi clienti anche italiani che già producono in Cina, dalla Max Mara a Hugo Boss. E poi c?è l?aspetto del mercato cinese. Oggi ci sono almeno 50 milioni di persone che possono comprare, domani saranno 200 milioni e continueranno a crescere con il migliorare del tenore di vita». Insomma per le imprese italiane la fase della pura delocalizzazione per ridurre il costo del lavoro sembra superata (ora sono più convenienti paesi come Vietnam o Bangladesh). Il fatto è che il mercato cinese cresce a ritmi vertiginosi e riuscire a intercettarlo e a cavalcarlo è il nuovo business vincente. CERTO, avviare un?azienda in Cina non è facile. E non pensate alla burocrazia, perché qui aprire è un gioco da ragazzi, quasi più semplice che sposarsi o divorziare, dove pure basta andare in Comune e firmare un modulo. Non che la burocrazia in Cina non esista, a volte capita di vedersi complicare cose semplicissime in men che non si dica. Ma questo vale per i cinesi: per gli stranieri, soprattutto per gli imprenditori, sembra che per incanto tutto possa sempre risolversi in qualche ora al massimo. No, il problema è gestirla, l?impresa. E son dolori, perché spesso si deve partire da zero. E? difficilissimo anche trovare una segretaria che mastichi qualche parola d?inglese, e quando si passa ai quadri c?è da mettersi le mani nei capelli. Ma con un po? di buona volontà e tanta pazienza, in pochi mesi mettono su attività funzionanti. E lo Zhejiang da questo punto di vista è davvero il cuore pulsante della Cina industriale. Tra Ningbo e il mare, con la sua baia attraversata da quel miracolo d?ingegneria che è l?Hanghzhou Bay Bridge, 36 chilometri di ponte sul mare, il più lungo del mondo, si incontrano decine e decine di realtà insospettate. Ci sono imprese e imprenditori di tutte le nazionalità ? italiani, inglesi, tedeschi, neozelandesi - e gli stessi cinesi vanno forte (prendete il signor Hailun, che al ritmo di 16.500 pianoforti all?anno marcati ?Wend & Lung? sta dando l?assalto ai big europei). Quelli della Flenco (Fluid Engineering Company) di Trino Vercellese sbarcarono qui coraggiosamente nel 2003, in piena emergenza Sars, e qui sono rimasti. In Italia hanno sedi a Firenze e a Milano, in Cina a Shanghai e Beilun. Il loro ?core business? è la produzione di sistemi ausiliari per lubrificazione e compressori per centrali elettriche o chimiche, insomma operano nel campo della produzione di energia, e hanno la General Electric come committente principale. IL DIRETTORE commerciale Marco Matteucci ha messo su famiglia con una ragazza del posto e il responsabile degli acquisiti, Vittorio Brucoli, si è trasferito qui con la moglie Giovanna che insegna alla Nottingham University di Ningbo. Si trovano benissimo. «Sono arrivato in Cina con la Fiat un po? di anni fa ? racconta Brucoli ? e potevo tornare in Italia, ma ho preferito restare qui con la Flenco. E? un?altra vita rispetto all?Italia. Meno distrazioni, certo, meno televisione ma anche meno stress. Valori diversi. Servizi che funzionano». Non rimpiangono troppo neppure la cucina italiana, All?interno dell?azienda hanno un ristorante con cottura alla piastra e un fantastico cuoco cinese ormai in grado di replicare perfettamente i migliori piatti nostrani. Già, la cucina italiana. Ecco un altro cavallo di Troia per conquistare il mercato cinese, sempre più ghiotto di vera pasta, pecorino e vini d?annata. Alla Food and Hospitality Fair 2008, la più grande fiera gastronomica di Shanghai, un mese fa il padiglione italiano ha fatto la parte del leone. Vino, olio e formaggio toscano erano in prima fila. Certo anche qui di strada da fare ce n?è. A volte, quando chiedi un buon vino in un ristorante di Ningbo, capita di sentirsi chiedere: «Lo vuole di uva?»?

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ROMA - Il signor Nevio è un invalido al 100% condannato a vivere in prima persona il mi... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 05 Gennaio 2009 Chiudi di CLAUDIO MARINCOLA ROMA - Il signor Nevio è un invalido al 100% condannato a vivere in prima persona il mito di Sisifo. Non ha fondato Corinto. Non è figlio di Eolo. Non ha mai sfidato gli dei. E fino a prova contraria non è stato mai costretto a trasportare con fatica un macigno su una montagna per poi vederlo rotolare a valle e ricominciare tutto daccapo. Ma anche la sua, come quella del personaggio mitologico greco, riscoperto da Camus, è una fatica senza fine. Una sfida alla forza di gravità che potrebbe durare in eterno. Tempo scaduto. Nevio ha 70 anni ed è romano. Un intervento chirurgico non riuscito gli ha lasciato una grave menomazione. Avrebbe diritto ad una serie di agevolazioni. Gratuità dei farmaci, accompagno, permessi vari e via dicendo. Ma non fa in tempo ad ottenerle. Tra la domanda e il successivo accertamento previsto dall'Inps scadono i tempi. E lui deve ricominciare l'iter. «Il 4 ottobre del 2006 - racconta la sua fatica di Sisifo Nevio - sono stato sottoposto ad intervento chirurgico per una spondilolistesi (patologia della colonna vertebrale caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra sull'altra, ndr). Doveva essere un intervento di routine. Invece mi ha lasciato un deficit. La Asl RmB mi ha riconosciuto un'invalidità del 100%. Il bello o il brutto - continua il suo racconto Nevio - è che non posso usufruire delle agevolazioni che tale menomazione mi procura poiché avrei dovuto sostenere una visita di controllo dopo 12 mesi dalla prima avvenuta il 17/02/2007 ma la Asl mi comunicava a mezzo raccomandata solo il 7 marzo 2008 il riconoscimento dello stato di invalido». Il macigno. Nevio pensando che i 12 mesi dovessero essere calcolati dal momento della notifica si reca alla Asl per ottenere il suo sospirato tesserino da invalido. Ed ecco la sorpresa: «Mi è stato detto che il termine dei 12 mesi decorreva dal momento della visita e non dalla comunicazione». Nevio-Sisifo fa presente che l'approvazione dell'invalidità è datata 1° ottobre 2007. Ma non c'è niente da fare. Il masso ormai sta precipitando di nuovo: la Asl dice che occorre ricominciare nuovamente l'iter e richiedere una nuova visita. L'eroismo del cittadino. Detto e fatto. Perché Sisifo è un eroe, un eroe sui generis, forse, ma eroico nella sua coazione a ripetersi senza demordere mai. L'appuntamento chiesto nel marzo del 2008 viene fissato così al 13 novembre. E 6 mesi dopo (doppio sic!) Nevio sostiene la visita. «Spero - è l'augurio di Nevio - è che qualche persona di buon senso, che spero ancora ci sia all'interno della Asl Roma B, non lasci passare altri 13 mesi». Amare le conclusioni: «grazie se pubblicherete questa mia e-mail a testimonianza che dei malati e delle persone anziane se ne fregano tutti». Mentre il macigno della burocrazia riprecipita a valle, Nievo continua a sostenere «spese per medicine, per gli esami e per terapie riabilitative». Ma questo è niente in confronto allo stress che comporta sentirsi presi in giro come in questo perenne vojage autour de ma chambre. Il direttore. Abbiamo girato il "caso" al direttore sanitario della AslRmB. Una delle più grandi d'Italia, un bacino di 700 mila assistiti, 4 municipi della zona Est di Roma, di cui due, il V e il VII con il picco di popolazione anziana. «Sul caso specifico del signor Nevio mi riservo di verificare la documentazione - spiega il dottor Antonio D'Urso - ma posso confermare che il racconto è plausibile e il cittadino che vi ha scritto ha ragione. Purtroppo, però, non dipende da noi che, anzi, stiamo facendo di tutto per accelerare le procedure. Con gli sportelli multifunzione siamo riusciti ad ottenere un tempo medio d'attesa di circa 2 mesi e mezzo. Che diventano 15 giorni per i pazienti oncologi e per gli altri casi previsti dalla legge». L'intoppo. Dov'è allora l'intoppo? «I tempi si allungano perché dopo la prima istanza - risponde il direttore sanitario - il giudizio deve essere validato dalle Commissioni dell'Inps, ed ecco che passano altri mesi fino a sforare la decorrenza di un anno fissata per il controllo». Riassumendo: il tempo per ottenere il rinoscimento del proprio status è superiore a quello necessario per la conferma. È il serpente che si morde la coda,il sentimento dell'assurdo che prende forma. «Ma noi stiamo cercando di attivare un rapporto con l'Inps perché vogliamo velocizzare il canale», rinnova l'impegno il direttore sanitario. E noi staremo a vedere. L'alternativa è continuare a spingere il macigno in salita. Come Sisifo, appunto.

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La banalità di un lager (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN SCENA data: 2009-01-04 - pag: 36 autore: Riflessi nel grande schermo La banalità di un lager «Il bambino con il pigiama a righe» racconta l'olocausto con gli occhi di un piccolo ariano, mimando i valori nazisti. E forse anche i nostri di Roberto Escobar è una porta chiusa l'immagine su cui termina Il bambino con il pigiama a righe ( The Boy in the Striped Pyjamas, Usa e Gran Bretagna, 2008, 94'). Che cosa accada dall'altra parte, nell'inferno che sta al di là, è questione che riguarda l'immaginazione inorridita dello spettatore. Il cinema lo ha condotto fino a quel limite, e ora lo lascia solo con la sua coscienza. Tratto da un libro dell'irlandese John Boyne, il film scritto e girato dall'inglese Mark Herman racconta la più irraccontabile delle storie.I suoi protagonisti sono l'odio e l'obbedienza, la burocrazia e la macchina della morte, la razza e lo sterminio. In una parola, racconta la Shoah, e con essa racconta l'innocenza degli assassini, per usare l'ossimoro coniato quasi 60 anni fa da Albert Camus,nell'Uomo in rivolta. Innocente è sicuro d'essere Walter (David Thewlis), il padre del piccolo Bruno (Asa Butterfield). Ufficiale delle SS, è promosso a un ruolo che il nazismo considera decisivo per il futuro della Germania: il comando di un lager. Quello cui è destinato non è un campo di sterminio – dove le vittime transitano per non più di qualche ora, ossia per il tempo tecnico della loro eliminazione –, ma un campo di lavoro. O meglio: un campo nel quale la morte di massa è "amministrata" mediante il lavoro, e non direttamente con le camere a gas. Ai suoi occhi, si tratta di un compito storico, che richiede coraggio morale e abnegazione adeguata. «Sovrumanamente inumani», così appunto in quei giorni ( attorno al '43)Heinrich Himmler esorta a essere i burocrati e gli aguzzini che si occupano della soluzione finale. Gli ebrei, meglio l'Ebreo è il veleno del mondo,il responsabile d'ogni crimine e d'ogni decadenza. Eliminarlo significa dunque salvarlo, il mondo. Insomma, al pari di tanti che gli somigliano, Walteramministralamortedegli Untermenschen, dei sottouomini, non in nome di un Male assoluto, ma proprio di un Bene assoluto: il futuro dell'Uomo, cioè dell'Ariano. Anche la madre di Bruno coltiva questa visione del mondo. La donna (Vera Farmiga) non partecipa attivamente al "compito". Tuttavia, condivide la fede trionfante nella sua necessità storica. Perciò, affida se stessa e i due figli – Bruno e Gretel (Amber Beattie) – alle decisioni del marito, compresa quella di trasferirsi da Berlino in "campagna", nei pressi del lager. Questa è l'innocenza degli assassini, questa certezza d'avere il diritto, e anzi il dovere di uccidere. Come la si può cono-scere, quest'innocenza, se non mettendosi dalla sua parte? Se si resta dall'altra, da quella delle vittime, se ne ricava un orrore tanto profondo quanto muto. Quello che si vede è mostruoso, del tutto incomprensibile. Di per sé, il Male assoluto è opaco. Si fa invece trasparente quando lo si indaga in "controcampo", come conseguenza od ombra di quello che il persecutore considera il Bene assoluto. Così fa il film di Herman: capovolge il punto di vista più ovvio e, almeno all'inizio, guarda con gli occhi dei persecutori. E poi, dentro questo capovolgimento, ne attua ancora un altro. è di Bruno, non degli adulti, lo sguardo che smaschera l'orrore. Portato via da Berlino e dai suoi piccoli amici, il bambino osserva il mondo sconosciuto in cui dovrà vivere. Nella grande casa che sta vicino a quella che pensa sia una fattoria cerca di ritrovare un senso, una normalità. Dunque, lo esplora, quello strano mondo. E molti suoi particolari lo stupiscono. Perché Pavel (David Hayman) indossa in pieno giorno un pigiama a righe? Che cosa c'èaldi làdella finestradella sua camera? Perché il padre l'ha fatta oscurare? Perché, ancora, l'istitutore suo e della sorella li costringe a leggere libri noiosi che raccontano dell'Ebreo e dei suoi crimini? E poi, anche Pavel è ebreo. E che male ha potuto mai fare, per essere costretto a servire in cucina, lui che è medico? è dall'interno della visione del mondo dominante che Bruno parte per la sua "esplorazione". E quel che scopre è doloroso.Forse, il padre non è l'ufficiale valoroso e buono che dice di essere. Forse, all'istitutore non si deve prestare fiducia. Forse, dietro la casa non c'è una fattoria. Ed è qui, dietro la casa, che Bruno incontra un nuovo piccolo amico: sta oltre una linea di filo spinato, e porta lo stesso pigiama di Pavel. Diventano amici, l'ariano e l'ebreo. Quel che poi accade lo lasciamo allo spettatore, e al suo sguardo pieno di sofferenza, proprio come il film fa con la porta su cui termina. Suggeriamo però che, al di là di quel limite, c'èil cuore nero di questa storia irraccontabile, un cuore che ci riguarda tutti, ogni volta che nutriamo la nostra innocenza di odio: di odio per l'Ebreo, o per il Nero, oper ilRom, o per... ) Dolente. Lo sguardo di Asa Butterfield nel ruolo di Bruno, figlio del direttore del campo di concentramento. Bruno farà amicizia con uno dei piccoli "ospiti" del lager EVERETT/CONTRASTO

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Gli impianti visti da Sandro Fanchini, macchinista e padre di campionesse (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 05/01/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:gdb lavoro I LAVORI DELLA NEVE / 1 Gli impianti visti da Sandro Fanchini, macchinista e padre di campionesse Le ruote mordono l'ultimo tornante (gelato). Casa Fanchini, nel buio fitto di Montecampione, è un punto di luce che emana il profumo della cena. Stavolta le «golden-sisters» della neve passano in secondo piano perché sotto i riflettori finisce papà Sandro. Ha il viso bruciato dal sole, le spalle ristrette dalla fatica, pochi sorrisi. Cinquantadue anni, da venticinque macchinista all'impianto di risalita di Montecampione. Lui è uno che fiuta l'aria, conosce i giri del vento, la montagna, la gente che la frequenta. «Trent'anni fa gli impianti erano meno complicati, c'era meno burocrazia eppure si sciava lo stesso...». L'esordio è buono. È Fanchini e tanto ci basta per la prima domanda. «Famoso? Va là... so stes precis a prima. Go de andà a laurà lo stes...». Lui a capotavola, sul divano la figlia Elena col ginocchio steccato. Sandro ha tempo per noi e occhi per la tv, dove si corre la seconda manche di slalom gigante. Rimbalziamo tra il cancelletto di partenza e il block notes. I controlli e la gente «robotizzata» Sandro Fanchini lo trovate su, a Valmaione, a scrutare la «sua» seggiovia e i «suoi» passeggeri dalle 8 di mattina alle cinque di pomeriggio. Nei feriali gli è concessa mezz'ora di sonno in più. «Per fare un lavoro così devi amare la neve, le montagne e la gente». «Anche i milanesi?» Sorride, racconta qualche aneddoto. «Capita che ogni tanto si blocchi il tornello automatico», spiega. «Cosa ci vuole a riprendere la seggiovia senza passare da lì? Invece si infilano uno dietro l'altro e in pochi minuti si fa una coda che non ti immagini. Il problema è che la gente è robotizzata». Termine curioso. O forse sono troppo robotizzate le montagne? «È vero, adesso ci sono tutte le comodità. Sull'impianto i controlli sono severissimi. Ogni fune e ogni tirante è registrata e collaudata prima e dopo la stagione. Gli ingegneri controllano ogni bullone dell'impianto, frequentiamo dei corsi di aggiornamento sull'utilizzo dell'impianto e senza patentino non ci si mette alla sala macchine». Ci sono regole ferree: per aria non possono esserci più di 360 persone. Se c'è un black-out e le persone sono in seggiovia si attiva un motore diesel d'emergenza che ci consente di completare la corsa e mettere tutti al sicuro. Al lavoro d'inverno e d'estate Sandro ed altri quindici colleghi, sono dipendenti della Montecampione Impianti a tempo pieno. Estate ed inverno. In questo periodo vengono aggregati una quindicina di stagionali a 1.200 euro al mese. «Noi fissi d'inverno lavoriamo parecchio e l'estate ancora di più. Quando è finita la stagione dobbiamo togliere tutte le reti di protezione, smontare i seggiolini e rimetterli in sesto, recuperare tutte le attrezzature...». La fama delle figlie-prodigio non l'ha cambiato. Gli chiediamo di un incontro speciale e invece di parlare di Tomba, ecco che esce l'animo del tifoso. «Ho incontrato Ottavio Bianchi ai tempi della grande Inter. Si era mascherato per bene ma quando si è presentato al parterre l'ho obbligato ad entrare nella mia postazione coperta. Avevo appeso il poster dell'Inter». Vorremmo smettere di scrivere. Parte un urlo dal divano. Occhi alla tv. «Vai Denny!». La Karbon parte con un leggero vantaggio e si fionda in pista, «inforca» e va fuori. In casa Fanchini scende il silenzio. E fuori cala la notte. Sergio Gabossi

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DALL'INVIATO PORTICI. E ADESSO COME FAREMO A CHIEDERE AI COMMERCIANTI DI DENUNCIARE GL... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Dall'inviato Portici. «E adesso come faremo a chiedere ai commercianti di denunciare gli estorsori?», il sindaco di Portici Vincenzo Cuomo poco dopo l'attentato era già davanti al ristorante Ciro a Mare. Sindaco, così fallisce la battaglia per la legalità ? «Due poliziotti per turno di notte tra Portici ed Ercolano: 120mila abitanti e ampie zone a rischio criminalità. Vogliamo ancora parlare di lotta alla legalità?» Lei ha più volte chiesto «rinforzi», li ha «Neanche per gli obiettivi sensibili, cioè per quei commercianti che denunciano gli usurai e non ricevono protezione: rischiano attentati contro i propri beni, se stessi e le loro famiglie». Disinteresse e mancanza di responsabilità? «Ormai sembra chiaro che per lo Stato la legalità non è tra le priorità. Non si può parlare di lotta al crimine se poi si risparmia sulle risorse». Adesso da dove ricomincia? «Dal mio dovere di sindaco e di cittadino. Dalle battaglie intraprese. Ma siamo tutti stanchi di tanta burocrazia e di nessuna azione concreta». r. p.

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Girola: <Il 2009 sarà l'anno del sottopasso di Sant'Anna> (sezione: Burocrazia)

( da "Varesenews" del 05-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Busto Arsizio - Il quartiere più lontano dal centro verrà collegato alla via per Fagnano con un tunnel di 60 metri che passerà sotto la ferrovia. Corrado: «L'assessore ascolti i cittadini» Girola: «Il 2009 sarà l'anno del sottopasso di Sant'Anna» Il 2009 sarà l'anno del sottopasso di Sant'Anna. Il villaggio-quartiere di Busto Arsizio, tra i più lontani dal centro cittadino, verrà collegato con una nuova strada che passerà sotto il sedime ferroviario della linea delle Ferrovie dello Stato con la via per Fagnano. L'opera, attesa da un decennio, è di una certa importanza dal punto di vista sia architettonico che economico e potrebbe rappresentare il rilancio di una zona considerata di minore rilevanza per la sua distanza. Ad annunciare le prossime tappe per giungere ad una progettazione definitiva e all'appalto è l'assessore ai lavori pubblici Franco Girola: «Quest'anno sarà decisivo per poter arrivare all'appalto per il quale non voglio definire una data visto che le variabili in gioco sono spesso troppe e imprevedibili - sostiene l'assessore - ma posso dire con una certa precisione che il prossimo passo da fare entro marzo è il bando per la progettazione definitiva del collegamento». Qualcosa del progetto, però, Girola lo anticipa: «Il tunnel sarà lungo circa 60 metri e il costo dell'opera è di circa 3 milioni di euro che lo Stato ha già trasferito al Comune - spiega Girola - il sottopasso sarà poi collegato con una strada alla via per Fagnano e per quel tratto di strada stiamo trovando i fondi necessari. Intanto sono in via di realizzazione le due rotonde di collegamento in via Minghetti dalla parte di Sant'Anna, che serviranno a regolare il traffico». Per trovare i fondi il Comune dovrà prima approvare il bilancio, previsto entro metà febbraio, e poi procedere con il bando. I lavori, dunque, non partiranno per il 2009 ma per i primi mesi del 2010. Dall'opposizione, però, il consigliere di Rifondazione Comunista Antonio Corrado chiede che l'opera venga almeno discussa con la cittadinanza: «Spero che la giunta non si chiuda a riccio sul progetto - avverte - servirà un dialogo con gli abitanti della zona». L'assessore non chiude sul dialogo e risponde: «E' nostra abitudine portare il progetto tra la gente - spiega - prima della realizzazione sarà possibile presentare delle osservazioni e verrà programmato un incontro pubblico con gli abitanti dove presenteremo l'opera. Nessuna chiusura nei confronti di nessuno, certamente non potrà essere sconvolto il progetto ma qualche modifica potrà essere apportata. Purtroppo dobbiamo combattere con la burocrazia che rallenta la messa in atto di importanti progetti utili a migliorare la vita dei cittadini. Non possiamo permetterci di far passare ulteriore tempo. L'opera è attesa da un decennio». Avvicinare i quartieri periferici al centro è l'unico modo per farli sentire parte integrante della città di Busto Arsizio e alcune zone come il villaggio Sant'Anna sono state per troppi anni corpi estranei alla Grande Busto sognata dal sindaco Farioli e dalla sua giunta. Lunedi 5 Gennaio 2009 Orlando Mastrillo

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Spunta un'altra verità sulla strage Borsellino (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Spunta un'altra verità sulla strage Borsellino Leon Panetta, un italo-americano DIARIO Giovani italiani, è Barcellona la terra promessa La Licata Molinari Sbugiardato Scarantino, il pentito chiave Il giallo della Boccassini guiderà la Cia Dal ristorante del padre ai Clinton e ai servizi segreti più potenti del mondo Zonca Ormai sono più di ventimila Trovano meno burocrazia, più lavoro e spazio per le idee

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L'affitto In media 400 euro per una stanza confortevole e si trova casa facilmente tramite Internet (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Trasporti «Vivo a 40 chilometri dalla città e ogni quarto d'ora ho un treno puntualissimo» Sanità Con qualche decina di euro al mese l'assicurazione garantisce qualsiasi visita medica L'affitto In media 400 euro per una stanza confortevole e si trova casa facilmente tramite Internet La nuova America è vicina e calda, tiene i suoi sogni a portata e li vende benissimo. Basta un volo rapido e dall'Italia arrivi dentro quella che per molti, oggi, è la terra delle opportunità: Barcellona. La sua Ellis Island sta a Barceloneta, sempre vicino al mare, ma questo edificio in restauro, al numero due di Avenida Marques de l'Argentera, è un porto più sicuro e semplice, tanto che non è mai diventato un simbolo. E' un passaggio obbligato che non lascia memoria: una mattina di coda ed esci dall'Aministration General de l'Estero, con tutto quel serve per vivere dove 21.655 italiani hanno scelto di stare. Tre pezzi di carta per un altro inizio ed è uno dei motivi per cui questa è la città prescelta: la burocrazia è quasi inesistente. Serve l'empadronamiento, il domicilio, il numero di securidad social e il Nie, il foglio di via per l'avventura spagnola. E' il numero di identificazione per gli stranieri, necessario per aprire un conto in banca, dimostrare che esisti, un codice e non servirà più altro. In meno di un'intera giornata sei in regola e lo resterai perché da queste parti anche l'ultimo impiego in un call center è contrattualizzato. Stipendi bassi e ferie retribuite, il licenziamento arriva altrettanto facilmente perché il datore di lavoro deve solo dimostrare che non servi più all'azienda. Però nel frattempo puoi permetterti qualche giorno di malattia senza perdere il posto. E' il primo passo, quello dopo lo sbarco di chi ha scelto Barcellona per la fiesta loca, chi ha vent'anni e strascica l'Erasmus vendendo aspirapolvere al telefono e servendo cerveza nei locali del Born, il quartiere che Fabio Volo aveva scelto come base per il suo programma su Mtv, «Italo-spagnolo». La manodopera serve nella città che ha ancora un boom da gestire e si sente Milano negli Anni Ottanta, senza Craxi e la rucola. La Catulunya è la Lombardia della Spagna, gente che lavora e rispetta le carreggiate, ma l'analogia, che pure i locali ripetono a qualsiasi italiano inizi a integrarsi, finisce sulla porta dell'ufficio perché lì c'è la vera magia del posto. Non la movida, che inizia ad annoiare pure loro, non il pan con tomato, la bruschetta autogestita che ti portano al tavolo con gli ingredienti ancora separati, ma la rete di sostegno che permette a una ragazza che ha perso il lavoro di trovarne un altro in un pomeriggio. Ella Sher ha una storia perfetta per spiegare come mai l'ultima migrazione di italiani a Barcellona, quella archiviata come record dall'ultimo censimento del 2008, è fatta di neolaureati, forza vitale che si sente più sicura altrove. Ella, a Milano, era precaria alla casa editrice Adelphi, prestigio, eleganza e zero possibilità. Dopo stage e collaborazioni ha chiesto: «Quali sviluppi per il mio futuro qui?». Nessuno. E allora Barcellona, con in tasca un corso di lingua all'Istituto Cervantes. L'idea e i primi indirizzi sono arrivati da un'amica conosciuta alla fiera del libro di Francoforte: «Ho avuto aiuto, però ho spedito il curriculum e ottenuto 9 colloqui in un solo giorno e un contratto di 6 mesi da trasformare in definitivo dopo il periodo di prova. Poi mi sono sentita dire: mi dispiace, non abbiamo più bisogno. Solo che non ho fatto in tempo a starci male, nel giro di due mail avevo un nuovo posto». Oggi è una editor del colosso Rba «e un'altra persona. A Milano mi ero chiusa, qui ho una cerchia che mi sostiene e su cui posso contare: se rimango a piedi, se devo cercare un idraulico... Sono passata da un'esistenza complicata e difficoltosa a un sogno». Con 39 euro mensili si è fatta un'assicurazione che le consente di scegliersi il medico che vuole, all'ora che vuole e con altri 30 euro può disporre delle strutture del polideportivo pubblico. Ce n'è uno per quartiere, comprende anche la piscina riscaldata e si parla già di lusso, di soldi extra da mettere in comodità o da risparmiare in vista del «Frenazo», parola con qui definiscono la crisi che sta per arrivare anche nel mondo ideale. Per il primo affitto vanno investiti dai 300 ai 400 euro, stanza confortevole, secondo il tariffario di www.loquo.com e le esperienze raccolte da Massimo Capoccetti nel suo sito wwww.italianiabarcellona.it, una bibbia per emigranti. Sul blog c'è chi si dà appuntamento per il 2011, partenza organizzate verso la meraviglia, anche se Massimo ride quando i giornali parlano di «Eldorado». Ingegnere informatico, assunto da Londra, alla Quantum di Barcellona, avverte che la fase «baretto», quella spacciata nell'ultimo film di Woody Allen «Vicky Cristina Barcelona», dura poco. «Vedo una grande rotazione, un conto è arrivare affascinati dall'onda di creatività, un altro aspirare a qualcosa. Difficile crescere. E' comodo, facile, bello poi però non è che traslocare risolva tutto. E se non sai il catalano il limite arriva presto». Carlo Ferri, astronomo, il catalano l'ha studiato e ha scelto Barcellona per il suo dottorato anche se «so che l'università italiana ha più storia e la ricerca è più avanti, ma lì non ci sono fondi per noi e per avere una borsa di studio devi vincere un concorso. Qui basta presentare i requisiti giusti e in più c'è un overdose di finanziamenti universitari, un dottorando può prendere 1300 euro al mese». La lista dei motivi per trasferirsi la continua Raffaello Ducceschi: designer piombato in Catalunya quattro anni fa: «Perché qui se sbagliano a calcolarti le tasse ti risarciscono in 15 giorni. Perché vivo a 40 km da Barcellona e ho un treno ogni 15 minuti, sempre puntuale. Perché si, è vero, il boom starà pure finendo ma prima che riescano a mettere tutti i vincoli che ci sono in Italia ce ne passa di tempo». Quello che manca agli espatriati è lo stile, perché, l'assenza di dress code e non solo, conquista all'inizio poi un po' tutti abbassano lo sguardo e cedono: «Sì la città è sporca, spesso trovi persone maleducate. Stanno al minimo delle formalità nel bene e nel male». Per questo trapiantano pezzi di Italia, nelle piadinerie a Barceloneta, nelle Delicatezze, nome con cui Adriano ha battezzato la gastronomia dietro la Cattedrale, nella cura con cui Silvano Ferrari gestisce la biblioteca dell'Istituto italiano di cultura, nella creatività con cui Gigi Colaci e Guido Frisotti hanno tirato su «La Cova de les cultures», un'associazione che lega Barcellona all'Italia. Duecento metri quadri nel quartiere Gracia dove assistere a performance, concerti, spettacoli e Gigi, che viene dal Salento ricorda: «Dalle mie parti, per avere i permessi, sarei dovuto andare dall'amico dell'amico. Qui sono entrato in comune. Questo non è il paese dei balocchi, tutti si sentono artisti solo perché stanno in strade trendy. Quello è turismo. Parliamo di una città che ha voglia di crescere e cerca energie, noi italiani le portiamo. Andiamo d'accordo con il clima, la lingua e lo sappiamo che i prezzi stanno aumentando. Solo che possiamo ancora stare dietro al nostro progetto. C'è spazio per le idee».

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Rubner Haus scommette sul certificato CasaClima (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Azienda con 200 dipendenti e 45 milioni di fatturato Rubner Haus scommette sul certificato CasaClima BOLZANO. Rubner Haus spa di Chienes in val Pusteria punta ad un elevato standard tecnologico ed organizzativo. Joachim Rubner, Presidente della Rubner Haus Spa, e l'amministratore delegato Thomas Koler hanno recentemente illustrato la struttura ed i vari settori di attività dell'azienda, che può vantare 40 anni di esperienza nella costruzione di case in legno, ad una delegazione di imprenditori locali. «Grazie al costante progresso tecnico, unito all'elevata sensibilità per il design e l'architettura moderna, è possibile per l'azienda tradurre in pratica molti desideri dei clienti. La Rubner Haus realizza, infatti, case in legno personalizzate e di alta qualità. In giro per il mondo ci sono circa 12.000 case in legno di Rubner e mi sento di affermare che tra queste non ce ne sono due uguali» ha sottolineato Koler. La Rubner Haus di Chienes con circa 200 dipendenti l'azienda, che fa parte del più ampio Gruppo Rubner, realizza un fatturato annuo di oltre 45 milioni di Euro. L'azienda si estende su una superficie di cinque ettari, di cui il 40 percento sono coperti. Nel 2008 Rubner consegnerà 450 case in legno; ciò significa che in Alto Adige vengono realizzate 2,4 case Rubner al giorno. 28 squadre di montatori si occupano poi di montare la casa prefabbricata direttamente presso il cliente. I mercati principali sono l'Italia (dove Rubner è leader di mercato), l'Austria, la Svizzera, la Germania, la Spagna, la Francia ed il Giappone. Rubner presta, inoltre, la massima attenzione all'efficienza energetica, al benessere ed al comfort delle proprie costruzioni. Nel 1999 l'architetto Matteo Thun ha progettato per Rubner la Casa "Heidis", che è risultata la casa con il più basso consumo energetico. Da allora la Rubner Haus è pioniere nella costruzione di case secondo gli standard CasaClima. Nel 2007 le ditte Rubner Haus e Rubner Porte sono state le prime aziende in Italia ad essere certificate CasaClima. Nel corso dell'incontro è stato sottolineato come l'imprenditoria altoatesina necessiti di infrastrutture e di una burocrazia più snella.

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Asilo e cittadella dell'arco in bilancio (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Asilo e cittadella dell'arco in bilancio Domani in aula il documento di previsione dedicato alle opere MEL CONSIGLIO MEL. Nel 2009 la cittadella dello sport, il nuovo asilo di Villa di Villa nel 2010. E' questo il piatto forte del bilancio di previsione annuale e triennale, l'ultimo dell'amministrazione Dalle Sasse, che verrà discusso domani sera alle 20,30 in consiglio comunale a Mel. Due opere pubbliche di grande interesse, di cui si parla da anni nel comune della Sinistra Piave. Nel documento in discussione domani si evidenziano soprattutto queste due opere, attese ormai molti anni. I due progetti andranno al servizio soprattutto dei giovani e dei futuri cittadini zumellesi. Il primo, quello della cittadella per tiro con l'arco, che valorizzerà tutta la zona dei campi sportivi di Mel, dovrebbe cominciare a muovere i primi passi in primavera. Lo studio d'architetti goriziani designato per la realizzazione ha già cominciato a presentare i primi progetti per palestra, campi all'aperto e ristrutturazione dell'ex-poligono di tiro, che diventerà sede delle associazioni sportive del comune. Quest'estate, burocrazia permettendo, potranno già iniziare i lavori nell'area. L'intervento verrà finanziato con il contributo regionale attribuito a Mel per le strutture sportive d'eccellenza e che è pari a 750 mila euro. La rimanente somma di 750 mila euro verrà coperta con un mutuo dall'amministrazione zumellese. Il secondo importante progetto per il futuro di Mel, quello riguardante la scuola materna di Villa di Villa, è un obiettivo che l'attuale amministrazione vorrebbe lasciare a chi entrerà al governo dopo le elezioni comunali di giugno. Una linea di sviluppo che, senza guardare ai colori politici della prossima lista che entrerà in municipio, dovrebbe guardare alle necessità dei cittadini. L'area che ospiterà la struttura si trova sulla strada che da Villa di Villa porta a Tiago. Il progetto, ancora in via di realizzazione, dovrebbe prevedere degli spazi da adibire anche ad asilo nido e a centro ricreativo. «La realizzazione della nuova scuola materna di Villa di Villa», spiega l'assessore ai lavori pubblici Stefano Cesa, «oltre a rispondere a delle esigenze reali di nuovi spazi adatti ad accogliere i bambini secondo le nuove esigenze educative e formative del tempo che viviamo, rappresenta un'importante opportunità per la frazione di Villa di Villa di svolgere un ruolo di primaria importanza all'interno del territorio comunale. Nel corso dell'anno che abbiamo ormai salutato è stata fatta richiesta di contributo alla Regione per il "Bando per l'attuazione degli interventi regionali a favore dei Comuni ricadenti nelle aree svantaggiate di montagna". Successivamente è stata riconfermata anche per l'anno 2009 la richiesta di contributo sempre a valere sulla stessa legge regionale. Siamo convinti che nell'annualità 2009 o 2010 tale intervento sarà finanziato. è deludente il fatto che il contributo massimo per gli interventi finanziati nel 2008 ammontasse a 200.000 euro, mentre per il 2009 è stato ridotto a 135.000». Valentina Damin

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declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, ... (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, ... declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, passando un'analogia con la finanza, di "effetto Lehman Brothers" militare. Dunque, l'operazione Piombo Fuso sulla Striscia pone ad Israele il problema del possibile decadimento operativo del proprio vantaggio tecnologico su Hamas che, invece, sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha altre regole, tali da rendere un'Araba Fenice l'annientamento"solo" manu militari di quei "sistemi socio/politici armati", nonché operanti in ambienti sociali favorevoli, individuati come guerriglia. Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche facendole apparire delle "tigri di carta". Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o "non barocche") dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a sua volta, per massimizzare il proprio lato "forte" dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tzahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile "lotta al terrorismo". Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla "guerra classica" (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (centrata sulla supremazia nel cielo) giocando sul rapido "ricerca, distruggi, torna nei confini". Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo Fuso su Gaza; perché è ovvio che il Comando politico/militare israeliano tema con la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente "caso Libano" (ma la geopolitica della Striscia da maggiori opportunità a Tzahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima"famiglia tecnologica" di Israele. Ed il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medioriente ed in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocons Frederick Kagan della US Military Accademy di West Point, c'è qual'cosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (NCW o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan ed in Iraq (prima del Generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze che la NWC massimizzi la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico Grande Drago) mentre la perda, almeno in parte, contro i "mille volti nemici" della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tzahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne. E addirittura capace sulla Striscia di fare dei limiti della NWC da necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta ad impantanare nella "giungla urbana" Tzahal nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, sulla Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici. Francesco Morosini

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GIUNGLA URBANA PER ISRAELE (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIUNGLA URBANA PER ISRAELE SEGUE DALLA PRIMA Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche, facendole apparire delle «tigri di carta». Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o «non barocche») dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a sua volta, per massimizzare il proprio lato «forte» dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tsahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile «lotta al terrorismo». Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla «guerra classica» (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (incentrata nella supremazia nel cielo) giocando sul rapido «ricerca, distruggi, torna nei confini». Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo Fuso su Gaza; perché è ovvio che il comando politico/militare israeliano tema la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente «caso Libano» (ma la geopolitica della Striscia dà maggiori opportunità a Tsahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima «famiglia tecnologica» di Israele. E il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medio Oriente e in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocon Frederick Kagan della Us Military Academy di West Point, c'è qualcosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (Nwc o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan e in Iraq (prima del generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze con la Nwc massimizzi la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico Grande Drago) mentre la perda, almeno in parte, contro i «mille volti nemici» della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tsahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notasse la crescita delle «burocrazie tecnologiche»), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico, incentrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne. E addirittura capace, nella Striscia, di fare dei limiti della Nwc di necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta a impantanare nella «giungla urbana» Tsahal, nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, nella Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici. Francesco Morosini

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Dalle parole si passerà ai cantieri: Viboldone prepara la sua rinascita (sezione: Burocrazia)

( da "Cittadino, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Dalle parole si passerà ai cantieri: Viboldone prepara la sua rinascita n Il 2009 sarà l'anno della rinascita di Viboldone: dalle parole insomma si dovrebbe passare finalmente ai fatti. I soggetti interessati all'operazione hanno ormai definito il piano di recupero dell'antico borgo, vero fiore all'occhiello di San Giuliano. «Dopo l'adozione in giunta - spiega il sindaco Marco Toni -, l'iter prevede che trascorsi i 60 giorni per le osservazioni, si possa procedere con l'adozione del piano». Il nuovo disegno infatti, che annuncia un contenuto incremento volumetrico e la valorizzazione dell'esistente, dopo l'illustrazione in aula dei mesi scorsi, non prevede ulteriori passaggi in consiglio comunale. Pertanto, il piano seguirà la tempistica prevista per legge, fino alla delibera con cui l'esecutivo di centrosinistra licenzierà lo schema che avrà il ruolo di assicurare continuità all'antica nicchia che ospita l'abbazia degli Umiliati. Tra i capisaldi dell'accordo che il comune ha stretto con la proprietà del borgo, figura in particolare la cessione all'ente locale della Corte grande, che grazie ad un lascito potrà essere recuperata per svolgere una funzione di carattere culturale, tra cui rimane attuale l'eventualità di un dipartimento di studi universitari nel settore umanistico. Partendo da questo patrimonio che una volta ristrutturato si staglierà nel tratto che fronteggia l'abbazia, procedendo lungo via Folli - che diventerà pedonale - saranno recuperate anche le case dei salariati, che manterranno la loro connotazione originaria, e infine nel tratto conclusivo del borgo sorgeranno alcune nuove edificazioni. Come richiesto della Soprintendenza, verrà mantenuta aperta la visuale che si scorge dalla strada provinciale 164, in quanto non sono previsti ingombri che ostacoleranno il panorama. Già nella primavera prossima, quindi, il progetto potrebbe sganciarsi definitivamente dalla burocrazia, per iniziare a fornire riscontri concreti. E dopo alcuni anni in cui l'area rurale si presenta ormai praticamente deserta di abitanti, la realizzazione di questo piano dovrebbe portare anche una quota di residenti, che contribuiranno a ristabilire un equilibrio con il passato, quando nel borgo risiedevano i contadini che coltivavano la campagna circostante. Prospettive, che passeranno attraverso un capitolo operativo assorbito dai cantieri. Giu. Cer.

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<Non c'è nessun rimedioper i pronto soccorso in tilt> (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Non c'è nessun rimedioper i pronto soccorso in tilt» le giornate nere negli ospedali L'assessore e gli esperti della sanità: «Si possono solo limitare le code» IL PRIMO ieri mattina è stato il San Martino che non aveva neppure più un posto letto, poi ha alzato bandiera bianca il Villa Scassi che all'una aveva 17 pazienti meno gravi (i codici verdi) in attesa e qualche minuto dopo è stata la volta del Galliera. In meno di cinque ore i pronto soccorso dei tre grandi ospedali cittadini hanno chiesto al 118 di sospendere l'invio delle ambulanze, ricevendo come risposta - l'unica possibile - l'attuazione del protocollo d'emergenza secondo cui ogni paziente deve essere trasportato solo nel pronto soccorso di riferimento territoriale. Cosìè andata in scena l'ennesima giornata di pressing sul sistema dell'emergenza genovese. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Ciò che sta accadendo al San Martino o al Galliera o al Villa Scassi di Genova si replica all'azienda ospedaliera Careggi di Firenze, all'ospedale universitario Sant'Orsola di Bologna o alle Molinette di Torino. Perché? Per rispondere con le parole di Stefano Grifoni, responsabile del pronto soccorso dell'ospedale fiorentino dove l'accesso al pronto soccorso è aumentato in questi giorni tra il 6 e il 10% oltre le peggiori previsioni, «perché questo è un trend inarrestabile: la gente arriva in pronto soccorso perché vuole risposte immediate, non ha a che fare con la burocrazia sanitaria ed è forte il concetto di uguaglianza». Contromisure? «Pressoché inesistenti - ammette Franco Bonanni, direttore dell'Agenzia regionale sanitaria - Si può pensare di limitare i danni con piccoli accorgimenti come prevedere un medico festivo anche nelle case di riposo che, nel fine settimana, dirottano molti dei loro ricoverati in pronto soccorso e fare in modo di avere una maggiore ricettività nei reparti facendo in modo che dagli ospedali si dimetta anche il sabato e la domenica, che si lavori tutta la settimana». Accorgimenti, appunto. Che poco possono, ad esempio, contro il 65% di urgenze soggettive (i casi meno gravi, normalmente vengono codificati all'accettazione con i colori bianco e verde) e contro il 60% di pazienti che arriva in ospedale per auto-presentazione provocando il collasso del sistema, l'esaurimento dei posti letto e decine di persone sistemate alla bella e meglio sulle barelle. Ci sono circostanze oggettive che hanno giocato contro i pazienti che in pronto soccorso hanno dovuto rassegnarsi ad attese di ore. Dal 27 dicembre - secondo il Dipartimento di scienze della salute dell'Università di Genova - si è entrati nel picco epidemico dell'influenza, mentre negli ultimi 15 giorni i medici di famiglia hanno lavorato 4 giorni: il 23, il 29 e il 30 dicembre, e il 2 gennaio. Oggi con l'Epifania chiudono il periodo dei lunghi ponti. La loro assenza, come era prevedibile, si è fatta sentire, riversando sui pronto soccorso una massa di pazienti "orfani" e poco propensi ad accontentarsi della visita domestica della guardia medica oppure ad attendere la riapertura dell'ambulatorio. «Quattro giorni di lavoro in due settimane: mi domando come fa un sistema sanitario a reggere in queste condizioni. D'accordo che sono festività e ponti previsti dal contratto nazionale dei medici di famiglia, ma a questo punto penso che qualcosa vada rivisto» sbotta l'assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo. Una soluzione, forse, poteva essere costituita dagli ambulatori di medicina generale, gestiti dai medici di famiglia e aperti nel fine settimana, per otto o dieci ore, in ogni distretto. La trattativa, che riprenderà nei prossimi giorni, si è arenata a novembre «per le richieste esose dei medici» osserva Montaldo. «Li avevo messi alla prova, per fare una cosa veramente innovativa - dice - invece hanno mercificato tutto». Ma quanti soldi servirebbero per impedire nei pronto soccorso altre giornate di fuoco? «Non lo so. Anche se penso che questo problema sia irrisolvibile. Gli ambulatori festivi potrebbero dare una mano, ma non ci sono precedenti esperienze sui cui basarsi, mentre sono sicuro che se anche raddoppiassimo i medici al pronto soccorso, nel giro di un mese avremmo raddoppiato anche gli accessi». Dal San Martino sotto assedio il primario di medicina di urgenza Paolo Moscatelli avverte: «C'è una grande confusione su quello che sta accadendo negli ospedali. Èâ??vero che c'è la tendenza della gente a venire spontaneamente al pronto soccorso, ma è molto più importante l'aumento degli anziani fragili che arrivano in ospedale e che non si possono rimandare a casa. Nel mio reparto ogni 12 mesi cresce di un anno l'età media dei ricoverati». Alessandra Costante costante@ilsecoloxix.it 06/01/2009 Molinette di Torino Cinque ore di attesa 06/01/2009 Careggi di firenze Infermieri in trincea 06/01/2009 sant'orsola bolognA Crisi annunciata 06/01/2009 «La situazione è critica anche da noi. Un codice verde aspetta 4 o 5 ore prima di essere visitato» dice in direzione sanitaria Davide Minniti. «É vero che c'è la guardia medica, ma spesso non riesce a far fronte alle chiamate e dirotta sull'ospedale» 06/01/2009 Anche se al Dea non si fanno ferie nei periodi caldi e i turni vengono raddoppiati, i giorni critici non sono rari. «Come in Inghilterra sperimenteremo l'impiego degli infermieri per i codici di bassa intensità» spiega Giancarlo Berni direttore del Dea 06/01/2009 «È un collasso annunciato» sostiene Mario Cavazza a capo del pronto. «È un gatto che si morde la coda, neanche con i ticket sui casi meno gravi si è modificato il trend. La gente vuole diagnosi, l'occhio clinico non basta più» 06/01/2009 ginocchioa PEZZIÈ una presa in giro. Sono qui da due ore sara giovinazzo 06/01/2009 odisseain cittàQuanta gente c'era al San Martino annalisa citelli 06/01/2009 la codainfinitaC'è solo un medico. Ma come è possibile? giuseppe di fonzo 06/01/2009 il maritoin attesaÈ una vergogna: trattati come bestie maria de siati 06/01/2009

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emergenze e strategie (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

INFRASTRUTTURE IN FVG EMERGENZE E STRATEGIE di SANDRO FABBRO Nonostante la crisi o, meglio, proprio perché viviamo in una transizione traumatica che prelude a cambiamenti che possono essere radicali e volgere in peggio o in meglio anche a seguito delle decisioni che prendiamo oggi, bisogna, strabicamente, tenere un occhio ben aperto anche verso il futuro. La crisi costringe a risposte repentine e immediate; comporta emergenze fino a ieri impreviste; determina, di conseguenza, cambiamenti tanto negli ordini di priorità degli obiettivi quanto negli assetti di potere, nelle singole organizzazioni come nella società. Ma nel fare questo non possono venire meno i valori fondamentali, gli obiettivi strategici, l'attenzione agli scenari strutturali di fondo. Uno Stato, una Regione, anche nel prendere provvedimenti anticiclici, sia nel reagire alla bonaccia sia nello sfruttare i venti favorevoli, devono comunque tenere la barra del timone in una certa direzione. A livello regionale, per esempio, la necessità di far fronte a una congiuntura negativa non può far venire meno il compito di organizzare e prevedere una struttura della Regione coesa, flessibile, riproducibile, sostenibile, dai diversi punti di vista (scenario che abbiamo sviluppato nei precedenti articoli sul Messaggero Veneto del 25 settembre e del 23 ottobre scorsi). Anzi, per certi versi, la crisi stessa offre la possibilità di indirizzare anche gli interventi anticiclici nel senso degli obiettivi di riorganizzazione strategica. Purché questi obiettivi ci siano e questi scenari siano stati, in qualche modo, condivisi e definiti. È dai primi anni Novanta che la Regione Friuli Venezia Giulia tenta di elaborare e governare queste strategie di fondo. Sono state tentate, a tal proposito, ben quattro diverse versioni del "Piano territoriale regionale" (Ptr) e anche la riforma della legislazione urbanistica è lungi dal potersi dire consolidata. L'ultimo tentativo di Ptr, del 2007, è stato costruito nel segreto delle burocrazie regionali e con una visione molto tradizionale e povera del territorio regionale (basti pensare che non è stato neppure inquadrato nello spazio dell'euroregione) e con un impiego dei meccanismi urbanistici eccessivamente impositivo nei confronti dei Comuni. La questione irrisolta, in tutti questi anni, rimane quella di come la Regione debba governare le "grandi trasformazioni territoriali" (grandi infrastrutture, centri commerciali eccetera). Essere solo cinghia di trasmissione tra grandi interessi (europei, nazionali) e contesti locali (come nel Ptr del 2007) o governarle col territorio e con una visione sufficientemente europea della coesione e della competitività? Di seguito vogliamo spendere alcune parole a favore di quest'ultima prospettiva. Il modello di governo che vogliamo proporre deve saper navigare, prima di tutto, tra garanzie e strategie di trasformazione: garanzie più strategie. Il modello consiste, cioè, nel fissare una serie di garanzie di base (di partecipazione, di compatibilità, di indipendenza delle valutazioni degli impatti) e, quindi, nel promuovere tutte le strategie di sviluppo, pubbliche e private, che dimostrano seriamente di essere compatibili con quelle garanzie di base. Nulla di rivoluzionario, per carità! Il modello è di tipo squisitamente liberale in quanto mette in relazione trasparente i meccanismi di garanzia erga omnes con gli interessi trasformativi pubblici e privati. Se ci si fermasse solo ai primi si andrebbe verso l'ingessatura del territorio e dell'economia. Se si lasciasse totale libertà di manovra ai secondi, si rischierebbe l'imbarbarimento della convivenza sociale e civile sul territorio. Questo meccanismo dovrebbe essere istituito da una legge ad hoc per le "grandi trasformazioni del territorio" che si leghi alla normativa urbanistica ordinaria, ma senza confondersi in essa. Il programma di governo della attuale giunta, approvato in consiglio regionale il 21 maggio 2008, prevedeva un meccanismo normativo abbastanza simile a quello sopra descritto. Ora, invece, mi sembra che si rischi di ricadere negli stessi errori del passato: le "Norme in materia di trasporti" appena approvate rimandano, infatti, per la formazione e l'attuazione del cosiddetto "Piano regionale delle infrastrutture di trasporto", a un impianto normativo obsoleto. L'esperienza, ormai da anni, ha dimostrato che neodirigismo politico più paleo-burocrazia producono impasse. Ma, evidentemente, la compulsione a ripetere, in questa regione, ha un radicamento che va al di là di qualsiasi buona intenzione. Alla Regione, prima di rimettere mano sbrigativamente al Ptr o alla legge urbanistica o al nuovo "Piano regionale delle infrastrutture di trasporto", consiglierei di sperimentare pragmaticamente un'altra strada: fare da regista di un approccio diverso e in corpore vili, al governo del territorio. Al territorio e alle sue istituzioni, Province e Comuni in primis, consiglierei, invece, di diventare soggetti attivi di tale sperimentazione: partecipazione reale e non solo veti da parte dei Comitati dei cittadini; strategie di "area vasta" da parte di Province e Comuni. Sperimentazione non vuol dire che, intanto, si sta fermi. Anzi. Ci sono diverse realtà, in Regione, che si prestano a essere interessate da una sperimentazione che produca, contemporaneamente, risultati concreti assieme a valide indicazioni per una legislazione innovativa. Come procedere? Con riferimento a una o più di queste aree territoriali critiche (come la Bassa friulana, per esempio), proporrei la costituzione di una "cabina di regia" tecnico-politica, istituita con una leggina regionale apposita che operi, nel tempo di un paio d'anni, con il seguente mandato: dare contenuti territoriali strategici all'intera area prescelta in modo da prefigurare un "sistema territoriale" capace di rispondere alle esigenze (di mobilità, dell'economia eccetera) dell'area mettendo a sistema tutto il territorio interessato e coinvolgendo anche, se opportuno, le regioni vicine e i paesi contermini); attivare quelle garanzie di partecipazione (tra i diversi livelli e attori) e di valutazione indipendente dei programmi che, sole, possano consentire di arrivare, con sufficiente condivisione e consenso, ad accordi operativi efficaci; fornire alla giunta gli indirizzi per una revisione veramente innovativa della legislazione di governo del territorio e del Ptr. La "cabina", a tal fine, dovrebbe comprendere, oltre agli indispensabili esperti di settore: un garante della corretta partecipazione del territorio (istituzioni e cittadini); un garante della corretta e indipendente valutazione delle compatibilità; un'"interfaccia" con il mondo produttivo locale e regionale; un'"interfaccia" con gli uffici competenti delle amministrazioni (regionale in primis) coinvolte. La cabina di regia dovrebbe operare secondo le seguenti direttrici parallele: 1) costruzione di un sistema di valutazione delle compatibilità dei progetti trasformativi più importanti; 2)elaborazione, in pochi mesi, delle linee essenziali di un Progetto territoriale con lo scopo di definire le coerenze territoriali intersettoriali; 3) analisi e valutazione strategica dei grandi interventi previsti (infrastrutturali, produttivi, commerciali eccetera) e priorizzazione degli stessi secondo il loro grado di utilità, fattibilità e compatibilità; 4) attivazione, in parallelo, di canali di comunicazione e partecipazione con le comunità locali, ai diversi livelli interessate, con il mondo delle istituzioni e con quello dell'economia per verificare i contenuti del Progetto territoriale e le modalità di pianificazione urbanistica attuativa. Deve essere nei poteri della cabina, oltre che l'ascolto del territorio, anche la valutazione delle diverse alternative strategiche (credibili). La cabina conclude i suoi lavori proponendo alla giunta regionale programmi e obiettivi fattibili e indirizzi di riforma degli strumenti di governo del territorio e di pianificazione regionale. La cabina di regia, in questo modo, opera nel senso del fare e non del bloccare, ma lo fa con intelligenza e rispetto del territorio: 1) è operativa e fattiva perché scioglie, a monte del processo, tutte quelle difficoltà che, nel sistema italiano, proprio perché non affrontate a monte, si accumulano a valle e finiscono per bloccare anche i progetti di intervento validi; 2) è intelligente perché sperimenta un metodo alternativo di governo del territorio che può diventare legge regionale. Non più pianificazioni territoriali separate dai progetti o subalterne a progetti eterodiretti (Ptr); né piani e programmi separati dai territori; né territori contrari a ogni trasformazione, ma un meccanismo che, rispettando tempi congrui, coniughi le necessarie garanzie con le strategie più utili alla società e all'economia.

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chiude il chiosco storico (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Lucca Chiude il chiosco storico «Non riusciamo a ottenere né condono né nuova sede» LUCCA. Chiuso lo storico chiosco dei fiori e delle piante da orto, fuori porta Santa Maria. I proprietari, Luciano Gentosi e Senia Bachi, si arrendono alla burocrazia, all'impossibilità di condonare la struttura (perché realizzata tanti anni fa senza autorizzazione su terreno demaniale) e anche all'impossibilità di spostarla. Gli appelli lanciati al Comune per trovare una soluzione e una collocazione alternativa sono caduti nel vuoto e oggi la coppia fa un passo indietro. Chiude i battenti, anche se spera sempre in un suggerimento dal Comune al quale il problema è stato segnalato già 6 mesi fa. «Io e mia moglie - scrive Luciano Gentosi - nel marzo dell'anno 2006 decidemmo di rilevare il chiosco fuori Porta S. Maria in piazzale Martiri Della Libertà che vendeva da moltissimi anni piantine da orto, aglio, cipolle e spezie, con l'intenzione di non far morire un'attività che da anni caratterizzava rizza Lucca. L'abbiamo anche arricchita con la vendita di piante, fiori recisi e non, ma sapevamo che non sarebbe stato facile, sia per il momento difficile del commercio ma soprattutto perché la struttura (precaria) è stata condonata, ma fino ad oggi non è stata rilasciata la concessione edilizia in sanatoria che avrebbe regolarizzato il chiosco, scongiurando la demolizione. Il chiosco è installato su suolo pubblico del comune ed è soggetto al vincolo della Soprintendenza». Nonostante tutte queste difficoltà - sottolineano Genosi e Senia Bachi - «abbiamo deciso di aprire ugualmente. Abbiamo apportato migliorie al chiosco: le persone lo hanno gradito, ma non sono stati di uguale avviso gli addetti dell'amministrazione comunale e della Soprintendenza perché non vogliano rilasciarci il condono per autorizzare in maniera definitiva la struttura. Molte volte siamo stati a parlare con i tecnici del settore: ci hanno chiesto i documenti, ci hanno indirizzati sempre a persone diverse, ma mai nessuno ci ha dato una mano a risolvere il problema». Eppure - ricorda Senia Bachi - «sei mesi fa il sindaco aveva dato mandato al geometra Marco Chiari (suo consulente per l'arredo urbano) di provare a trovare una soluzione. Ma ancora oggi non sappiamo nulla. è giusto calpestare chi vuole lavorare onestamente? Riteniamo di no. Quindi ci arrendiamo ad un sogno che, non certo per colpa nostra, non si può realizzare».

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niente aiuti per il figlio disabile seimila famiglie lasciate a se stesse - sandro de riccardis (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Milano Niente aiuti per il figlio disabile seimila famiglie lasciate a se stesse 30 sandro de riccardis Telefonare per un anno, giorno dopo giorno, al settore Handicap e Salute mentale del Comune, senza avere risposte. Scrivere lettere, spedire documenti, perdersi in un labirinto di nomi e competenze, uffici e burocrazia, per scoprire dodici mesi più tardi che la pratica per il proprio figlio disabile è ferma al punto di partenza. Nonostante le rassicurazioni dei funzionari. Nonostante i diritti e i finanziamenti previsti dalla legge. Nonostante documentazioni mediche che certificano «disabilità del 100 per cento» e «necessità di accompagnatore 24 ore su 24». Quella della signora Federica e di suo figlio, Marco, 13 anni e una diagnosi di autismo, è la storia di circa 50mila famiglie lombarde con un malato autistico in casa, costrette ad affrontare l´emergenza quotidiana senza sostegni da parte delle istituzioni. «Nel 2006 - denuncia Anna Bovi, presidente di Angsa Lombardia, l´Associazione nazionale genitori autistici - la Regione ha speso centinaia di migliaia di euro per far compilare un questionario ai parenti, per scoprire quello che si sapeva già: le famiglie sono sole, i servizi sono insufficienti e poco coordinati». Un´indagine che però non ha portato a interventi concreti. «In tutta la Lombardia sono stati stanziati solo 600mila euro divisi tra tre Asl: Rho, Monza e Cremona. In base a una graduatoria realizzata con criteri che non conosciamo». «Tutti i soldi che arrivano vengono distribuiti - replica l´assessore comunale alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - purtroppo nell´ultimo bilancio abbiamo avuto tagli per quattro milioni di euro». Senza fondi, il resto della Lombardia, inclusa Milano con seimila casi stimati, è abbandonato a se stesso. Anche se la legge 162 del ?98, che favorisce "l´autonomia delle persone disabili", prevede finanziamenti alle Asl che creano progetti di sostegno, in realtà i capitali erogati sono briciole. E arrivano solo ad alcuni. A Milano ci sono liste d´attesa infinite nei pochi centri che si occupano di neuropsichiatria infantile, dove le diagnosi precoci sono fondamentali per intervenire in tempo sui bambini. Ci sono poche équipe di educatori, psicologi, logoterapisti e fisioterapisti nelle scuole, così che i genitori devono pagarsi da soli l´assistenza. «Non c´è nulla per i bambini che diventano adolescenti - dice ancora Anna Bovi - Finita la scuola diventano invisibili e i genitori devono arrangiarsi da soli per le cure giornaliere». Vuol dire dover sostenere spese tra i 25 e 30 euro l´ora per pagare un educatore a domicilio, necessario, nei casi più gravi, per tutta la giornata. è proprio il caso di Marco. «Un anno esatto fa - racconta la madre - chiamo per la prima volta il Comune per chiedere un aiuto domiciliare. Mi rispondono che la lista d´attesa è lunghissima e che non ci sono assistenti disponibili. Fino a giugno, io e altre decine di famiglie restiamo così senza un cenno di risposta. Ci rechiamo varie volte in largo Treves per parlare con i funzionari, facendo spesso attese inutili: forse a Palazzo Marino non immaginano che tutte le nostre famiglie lasciano a casa un figlio non autosufficiente che le aspetta. Non credo dovremmo essere trattati cosi». Marco, a ottobre, viene ricoverato in una struttura ospedaliera per accertamenti ed viene dimesso, dice la madre, «con la chiara richiesta del sostegno di un educatore. Ho scritto di nuovo al direttore del settore Handicap, senza mai avere risposta». Poi, un mese fa, alla signora Federica viene chiesto anche di fornire un preventivo dei costi mensili, stimato in circa 500 euro. «Ma alla fine dell´anno, il 22 dicembre, ho scoperto che nessuno in ufficio sapeva della mia pratica, e che il mio caso non era stato esaminato nemmeno nella commissione di dicembre. Sono al punto di partenza». 600.000 6.000 50.000 L´odissea di Federica e di suo figlio Marco, 13 anni, autistico, identica a quella di tante altre madri

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giungla urbana per israele (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 5 - Attualità GIUNGLA URBANA PER ISRAELE SEGUE DALLA PRIMA Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche, facendole apparire delle «tigri di carta». Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o «non barocche») dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a sua volta, per massimizzare il proprio lato «forte» dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tsahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile «lotta al terrorismo». Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla «guerra classica» (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (incentrata nella supremazia nel cielo) giocando sul rapido «ricerca, distruggi, torna nei confini». Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo Fuso su Gaza; perché è ovvio che il comando politico/militare israeliano tema la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente «caso Libano» (ma la geopolitica della Striscia dà maggiori opportunità a Tsahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima «famiglia tecnologica» di Israele. E il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medio Oriente e in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocon Frederick Kagan della Us Military Academy di West Point, c'è qualcosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (Nwc o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan e in Iraq (prima del generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze con la Nwc massimizzi la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico Grande Drago) mentre la perda, almeno in parte, contro i «mille volti nemici» della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tsahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notasse la crescita delle «burocrazie tecnologiche»), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico, incentrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne. E addirittura capace, nella Striscia, di fare dei limiti della Nwc di necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta a impantanare nella «giungla urbana» Tsahal, nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, nella Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici. Francesco Morosini

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tecnologia e guerriglia (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

I RISCHI DI PIOMBO FUSO TECNOLOGIA E GUERRIGLIA di FRANCESCO MOROSINI Barocco militare: è il rischio di Israele nella Striscia di Gaza. L'espressione, dell'analista Mary Kaldor, indica l'eccessiva ridondanza tecnologica di sistemi d'arma estremamente sofisticati. Tanto sofisticati da essere sovraddimensionati per le esigenze di una guerra asimmetrica fatta di autobombe e guerriglia. Il punto è, allora, che l'alto rating tecnico-scientifico degli arsenali di Israele potrebbe essere messo a dura prova dalla guerriglia di Hamas nella rete urbana della Striscia. Tanto da essere declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, passando un'analogia con la finanza, di "effetto Lehman Brothers" militare. Dunque, l'operazione Piombo fuso sulla Striscia pone a Israele il problema del possibile decadimento operativo del proprio vantaggio tecnologico su Hamas che, invece, sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha altre regole, tali da rendere un'Araba Fenice l'annientamento "solo" manu militari di quei "sistemi socio-politici armati", nonché operanti in ambienti sociali favorevoli, individuati come guerriglia. Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche facendole apparire delle "tigri di carta". Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o "non barocche") dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a loro volta, per massimizzare il proprio lato "forte" dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tzahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile "lotta al terrorismo". Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla "guerra classica" (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (centrata sulla supremazia nel cielo) giocando sul rapido "ricerca, distruggi, torna nei confini". Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo fuso su Gaza; perché è ovvio che il comando politico/militare israeliano tema con la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente "caso Libano" (ma la geopolitica della Striscia dà maggiori opportunità a Tzahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima "famiglia tecnologica" di Israele. E il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medio Oriente e in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocons Frederick Kagan della Us Military Academy di West Point, c'è qualcosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (Ncw o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan e in Iraq (prima del generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze porti la Ncw a massimizzare la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico "grande drago") mentre la perda, almeno in parte, contro i "mille volti nemici" della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tzahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di forze armate moderne. E addirittura capace sulla Striscia di fare dei limiti della Ncw di necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta a impantanare nella "giungla urbana" Tzahal nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, sulla Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici.

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la figlia di angela vive con 160 euro al mese (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Yvonne Frisaldi La figlia di Angela vive con 160 euro al mese La madre chiede l'eutanasia, scatta la solidarietà a Siena dove la ragazza vive BUROCRAZIA CASTEL DI SANGRO. La disperata richiesta di aiuto di Angela Scalzitti, 58 anni, che aveva chiesto l'eutanasia perchè troppo povera per curarsi, ha svelato una storia altrettanto commovente. E' quella della figlia di 20 anni che studia all'università di Siena e alla quale, tra mille sacrifici, la donna spedisce 100 euro al mese. Ora a Siena è cominciata una gara di solidarietà per sostenere la ragazza che vive con 160 euro al mese, mangia a mensa e alloggia nella residenza dell'ateneo. A scendere al suo fianco anche alcune giornaliste del Corriere di Siena. Al clamore delle telecamere e ai titoloni sui giornali la ragazza preferisce la riservatezza. Racconta la sua storia, ma vuole mantenere l'anonimato. Non se la sente di sfruttare le drammatiche vicende di famiglia, il disperato appello della madre: la possibilità di curararsi dal tumore dignitosamente o di scegliere la via dell'eutanasia. «Vivo a Siena» racconta la giovane «ma ci tengo a mantenere la mia riservatezza e a contare, per quanto riguarda lo studio, solo nelle mie capacità intellettuali». E a quanto pare, nonostante le grandi difficoltà economiche, con ottimi risultati. «Spendo 40 euro alla settimana» spiega «e non mi posso permettere nulla di più. Ma quello che mi interessa è continuare i miei studi in serenità, non importa se non mi posso permettere le uscite serali o altri svaghi». Una vita difficile scandita da priorità molto diverse da quelle dei suoi coetanei. Di tanto in tanto riesce a racimolare quelache decina di euro in più grazie a qualche lavoretto saltuario. Reddito che può aggirarsi al massimo intorno ai 160 euro e che va speso con grande oculatezza e sacrifici. «Mi sposto a piedi» continua la ragazza «mangio a mensa e vivo nella residenza universitaria. Per i libri posso attingere alla borsa di studio che ho ottenuto per il secondo anno, ma questo significa che devo restare in pari con gli studi, e quindi superare bene tutti gli esami». Non si lamenta e con grande determinazione combatte due battaglie insieme, la sua e quella di sua madre alla quale è molto legata. «Sono stata io due anni fa a spingerla a scegliere proprio Siena per fare l'università» rivela Angela Scalzitti «e non me ne pento. Le ho detto: Siena è una città bella, tranquilla e non può non essere anche buona. Mia figlia è brava, molto. Le dissi di non preoccuparsi della mancanza di denaro, di lottare per quello che desiderava». Viene comunque da chiedersi come possa, una ragazza di vent'anni vivere in una città costosa come Siena con poco più di 150 euro al mese. Una cifra irrisoria per molti suoi colleghi che spendono quella cifra solo per ricaricare la scheda telefonica. Per questa ragazza, invece, non c'è spazio per nient'altro che non sia lo studio. Niente cinema, teatro, niente pizza con gli amici o vacanze. E il viaggio di ritorno a casa per abbracciare la mamma diventa un lusso possibile solo di rado. «Sarebbe bello che, anche senza conoscere il nome della ragazza» scrivono alcune giornaliste del Corriere di Siena che hanno aviato una sottoscrisione in suo favore «e anzi apprezzando la sua dignitosa reticenza, le offrisse qualcosa per rendere più facile la sua vita nella nostra "cara" città. Lei non lo chiede, ma si può regalare senza che quanto donato assomigli ad un'elemosina. Potrebbero essere un abbonamento per l'autobus, una tessera per il cinema, o un buono omaggio per prodotti per l'igiene personale. Qualsiasi cosa possa venire in mente al buon cuore di Siena».

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"Tutti i treni persi dal vino Dolcetto" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Intervento Non gli manca nulla, ma non ha sfondato "Tutti i treni persi dal vino Dolcetto" WALTER MASSA MONLEALE Forse è proprio vero che chi si occupa di vino ha perso (o gli hanno fatto perdere) il contatto con la realtà. Leggendo l'articolo sul Dolcetto d'Ovada e i suoi problemi non ho resistito a non fare alcune considerazioni. Premetto che non ho mai considerato (già al loro nascere degli anni '70) la Docg un titolo essenziale nel mondo del vino, ma piuttosto una cosa inutile che aumenta i costi e apparenta i marchi virtuosi con gli altri. Ancor peggio risulta falso, tendenzioso e scorretto continuare a vendere il concetto che Docg è indice di qualità superiore a Doc. Analizzando la recente storia dell'Ovadese vitivinicolo, area cha adoro insieme alle altre quattro della provincia, ritengo che, malgrado i molteplici ma non coesi sforzi fatti negli ultimi cinque lustri, i segnali di ciò che è emerso oggi dalle riflessioni del presidente della cantina Tre Castelli, da decenni si possono leggere fra le righe. Fra l'altro la Tre Castelli è una delle poche cantine cooperative piemontesi che anche grazie la gestione dell'enologo Franco Tinto ha reso benefici etici e culturali al «sistema vino» piemontese. Analizziamo il territorio ovadese valutando le molte positività che purtroppo mal utilizzate non hanno portato il «vigneto ovadese» fuori dal «guado». Anzitutto sarebbe stato più facile incentrare la comunicazione esclusivamente sul vino da vitigno «dolcetto» in quanto risulta in maniera morbosa legato al territorio pur riconoscendo la valenza quantitativa di diversi altri vitigni, tra cui su tutti barbera e cortese. Negli Anni 80 il Dolcetto era l'alternativa qualitativa quotidiana piemontese al vino rosso da uve barbera, in quanto questo doveva ancora subire il rimbalzo determinato dal «metanolo» congiunto all'opera del compianto Giacomo Bologna. Insomma la Barbera era ancora brand su scaffali di basso profilo; al contrario il Dolcetto era già a suo agio nel salotto buono della ristorazione. A completamento di ciò ritengo che al territorio ovadese nulla manchi: ha un paesaggio bellissimo, ricco di castelli ancora conservati da alcune famiglie nobili che per altro producono vini di ottimo livello, ma non è stato sufficiente a sfondare sul mercato. Alcuni imprenditori hanno ristrutturato cascinali e creduto in questo territorio senza venir ripagati a sufficienza al punto che a Lerma, circa 20 anni fa, ha tentato la carriera enologica anche Ornella Muti con risultati che la hanno indotta a gettare la spugna. Poi il nulla. A mio avviso per rendere «grande» un'area più che la burocrazia servono gli uomini. Un treno l'ovadese lo perse nel 1986 con la scomparsa del cavaliere Giuseppe Poggio, illuminato al punto che quando gli altri etichettavano Dolcetto, lui vendeva «Trionzo» che altro non è che una zona di particolare pregio di Rocca Grimalda. Questo nome in quegli anni aveva la stessa forza comunicativa e di mercato di «cannubi» e «bussia» a Barolo, «asili» e «rabajà» a Barbaresco. Finora ho tralasciato di parlare di Pino Ratto, da molti considerato un eretico ma lui - farmacista, calciatore e jazzista per hobby - è vignaiolo illuminato per vocazione, uomo pieno di difetti: il maggiore è stato quello di anticipare di almeno 30 anni i tempi del vino. Pino, oggi, uomo sempre eretico ma non ancora troppo arteriato potrebbe mettere a disposizione della collettività ovadese il suo sapere ed i suoi sbagli: già negli Aanni 70 era citato nel caposaldo della letteratura enologica italiana «Vino al vino» di Mario Soldati. I suoi vini facevano grande Ovada nella migliore ristorazione ed enoteche del mondo. Perché non chiedere a lui, scomodo, eretico, ma lucido per contribuire a valorizzare la viticoltura ovadese ed alessandrina? Pubblichiamo un intervento di Walter Massa, il «padre» del Timorasso, dopo l'articolo sul Dolcetto pubblicato il 2 gennaio

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la burocrazia è ancora regina (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

POSTE La burocrazia è ancora regina Assurdo!!! È l'unica parola, non penso offensiva, per sintetizzare quanto successomi. I fatti. Come presidente della sezione di Udine dell'Associazione nazionale paracadutisti d'Italia, ho attivato da parecchi anni un conto corrente postale intestato alla sezione. Essendo nel frattempo cambiate le normative in merito ad associazioni Onlus, ho provveduto a intestare un nuovo codice fiscale e partita Iva a nome della sezione di Udine in sostituzione di quello precedentemente intestato alla presidenza nazionale. Mi sono quindi recato all'ufficio postale di Udine per chiudere il vecchio conto e aprirne uno nuovo con i dati corretti. Pensavo che questa semplice operazione fosse facile in un mondo tecnologico come il nostro. Nulla di tutto questo. Per chiudere un conto si deve scrivere a Trieste e per accedere a un nuovo conto si deve rifare domanda, ripresentare tutta la documentazione (anche se è la stessa di prima) e attendere, attendere... quindi ritornare all'ufficio postale. Penso di vivere a Bananopoli e alle mie osservazioni, mi veniva risposto: «Capisco, ma purtroppo è così». Certamente chiuderò il conto corrente, ma mi guarderò bene dall'aprirne uno nuovo. Lascio ai lettori ogni considerazione. Pietro Liva Presidente Anpi d'Italia Sezione di Udine

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AL MOMENTO all'uficio servizi sociali del Comune di Levanto non sono in grado di dire quando sa... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

PORTOVENERE / CINQUE TERRE / RIVIERA pag. 9 AL MOMENTO all?uficio servizi sociali del Comune di Levanto non sono in grado di dire quando sa... AL MOMENTO all?uficio servizi sociali del Comune di Levanto non sono in grado di dire quando sarà operativo il rilascio del bonus sociale per la bolletta elettrica dedicato alle fasce sociali più deboli che dovrebbe portare l?erogazione dai 60 ai 135 euro per famiglie da uno a quattro componenti. Per la verità, la situazione in tutta la provincia spezzina per l?attivazione di questo nuovo servizio, sembra essere decisamente in alto mare. Attualmente ? come evidenziato nell?elenco pubblicato sul sito dell?autorità per l?energia ? l?unico comune abilitato per accettare queste domande dovrebbe essere quello di Ortonovo. Addirittura il Movimento difesa del cittadino denuncia che l?ottanta per cento dei comuni italiani non sa neppure cosa sia il bonus mentre la domanda dovrà essere inoltrata entro il prossimo febbraio. E mentre da tutti le parti si parla di dare aiuto a precari e fasce sociali deboli, nella realtà il sistema di welfare risulta essere poco organizzato e affetto da una malattia tipica italiana: la burocrazia. Per le persone già in difficoltà il solo fatto di fare la domanda per accedere ad un beneficio ? vedi il caos delle file alle posta per la socialcard ? può risultare un vero e proprio percorso ad ostacoli. Tornando al bonus elettricità sul sito dell?autorità dell?Energia sono già disponibili i moduli per fare domanda. Il problema è che la richiesta si può inviare solo tramite l?inserimento nell?apposito sito creato ad hoc ? www.sgate.anci.it ? che però ogni comune deve attivare autonomamente. G.C.B

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CATTOLICA Cibelli promette un ufficio che risolve tutti i problemi (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CATTOLICA E VALCONCA pag. 13 CATTOLICA Cibelli promette un ufficio che risolve tutti i problemi SI SCALDA l?atmosfera politica cattolichina a meno di 12 giorni dalle primarie del Pd dove si sfideranno il sindaco uscente Pietro Pazzaglini, Marco Tamanti e Leo Cibelli. Proprio quest?ultimo dopo aver spedito oltre 1.500 lettere firmate di suo pugno alle famiglie cattolichine con la sua presentazione ufficiale sta monitorando i vari quartieri. «La mia proposta principale ?_ spiega Cibelli ?_ è quella di essere più vicini alla gente. Allestiremo, qualora io diventassi sindaco dopo aver vinto le primarie, un ufficio «problem-solving» a palazzo Mancini ossia per la risoluzione di ogni tipo di problema. Daremo mandato ad uno o più funzionari comunali di essere disponibili ad ogni richiesta dei cittadini per la risoluzione di qualsiasi problema. Oltrepassando spesso la troppo lenta burocrazia. Il cittadino dovrà essere guidato mano nella mano alla risoluzione del suo problema specifico senza perdersi in telefonate, code o ricerche assurde?.Inoltre nei quartieri nomineremo un referente che diventerà il vero anello di congiunzione con Giunta e sindaco, saranno allestite pure una volta per tutte le cosìddette pattuglie di quartiere».

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PIRONI (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA RICCIONE pag. 11 PIRONI «Bisogna ridurre dirigenti e consulenze E di assessori ne bastano otto» «UN COMUNE dev?essere forte, ma non ingombrante Se diventerò sindaco di Riccione, ridurrò gli assessorati da dieci ad otto per snellire un po? la macchina comunale». La promessa è del candidato del Pd Massimo Pironi che promette anche di accorciare l?elenco dei dirigenti e di ridurre all?indispensabile gli incarichi esterni, ossia solo quando non è possibile procedere con le competenze dei dipendenti. A dodici giorni dalle primarie, anche il suo avversario Fabio Galli, sempre Pd, avanza una serie di proposte. Innanzitutto la diminuzione delle rette dei servizi per l?infanzia, per le famiglie bisognose e per chi temporaneamente è senza lavoro. Poi l?apertura a Riccione di una sezione del Liceo Pedagogico, che ora a Rimini è frequentato da numerosi riccionesi. Diamo un?occhiata da vicino alle singole proposte. PIRONI: A suggerire il taglio degli assessori e dei dirigenti, come lui stesso sottolinea «non è la logica dei tagli, ma la volontà di interare meglio gli uffici comunali e diminuire la frammentazione» che alimenta la burocrazia. In compenso il candidato a sindaco propone di aumentare i così detti «quadri intermedi». Un sistema, insomma che consenta di «lavorare a fianco dei cittadini, delle famiglie e delle imprese». Pironi non tralascia il tema della produttività del personale, che tanto fa discutere anche in questi giorni. Pone poi l?accento sul principio della sussidiarietà che dev?essere presente «nei fatti e non solo nelle intenzioni». Oggi, intanto, Pironi si proseguirà il suo tour dividendosi tra due gazebo: dalle 9 alle 18 in viale Lazio e dalle 15 alle 19 nel parco Giovanni Paolo II, dove il circolo La Tenda farà festa con le badanti in occasione del Natale Ortodosso. LE INTENZIONI di Galli. In primo piano, si diceva, la diminuzione delle rette scolastiche, nuovi spazi per i bambini e sviluppo dell?attività di laboratorio, centro giovani e centri d?aggregazione «in grado di tenere lontano i rischi dell?isolamento sociale», quindi il «rifinanziamento del progetto di assistenza agli anziani, over ottanta, da troppo tempo rimasto a corto di risorse». Galli in particolare punta sullo sviluppo dei progetti di «Buon vicinato» da mettere in atto con la collaborazione dell?Auser: trasporto gratuito, compagnia a casa, nonché pasti e pulizie per i più disagiati. Altro capitolo i servizi sanitari. Galli propone nuovi strumenti e tecnologie per medici,e una nuova sede per il Distretto sanitario. Nives Concolino

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<Il settore edile rischia di franare> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROVIGO pag. 4 «Il settore edile rischia di franare» A lanciare l?allarme è Martello (Cna) «IL SETTORE dell?edilizia della provincia di Rovigo rischia di ?franare?; ciò appesantirebbe ulteriormente l?attuale fase economica provocando ripercussioni economico e sociali pesanti». A lanciare l?allarme è Mauro Martello, presidente Provinciale di Cna Costruzioni. «Questo settore ? afferma Martello ? nel corso degli ultimi anni per l?effetto di più fattori ha svolto un ruolo importante per l?economia polesana, da qui la necessità di adottare dei provvedimenti, anche a livello locale oltre che nazionale per evitare una lunga fase di difficoltà che avrebbe effetti devastanti sull?intero sistema economico e sociale». In Polesine nelle costruzioni operano oltre 3.600 imprese , di cui 2.900 sono imprese artigiane con un numero di addetti superiori alle 10.000 unità dei quali il 59,5% sono lavoratori dipendenti. «Di fatto ? commenta Martello ? non c?è solo la crisi internazionale a gravare sul settore, per altro in provincia di Rovigo in difficoltà già ad inizio 2008, ma incidono sulle imprese le problematiche relative al recupero dei crediti, al mancato frazionamento degli appalti pubblici, alla lentezza della burocrazia, alle misure fiscali, al rapporto con il mondo del credito». «E? da rilevare, inoltre, ? prosegue il presidente di Cna Costruzioni di Rovigo ? che negli ultimi anni si è verificato un incremento esponenziale del numero delle nuove imprese, per cui oggi nel mercato accanto ad operatori altamente qualificati operano soggetti che si improvvisano imprenditori edili; da ciò derivano fenomeni degenerativi del settore, che si traducono in forme di concorrenza sleale basata sull?evasione normativa e contributiva, ed in rischi considerevoli sia per la sicurezza dei lavoratori che dei consumatori utenti». Anche dal fronte degli investimenti antirecessivi più tradizionali come gli investimenti pubblici in infrastrutture, non vengono per le imprese polesane buone notizie, come sottolinea Martello: «Gli importi dei singoli appalti sono sempre più elevati, mentre cala il volume totale dell?investimento pubblico e non cresce la redditività relativa del singolo investimento». Cna Costruzioni vuole quindi sollecitare gli Enti Pubblici, anche polesani, «a scorporare gli interventi in appalto, dando priorità a materiali, tecnologie e produzioni a bassa dispersione energetica (dando valore anche al Km zero per le persone e la loro sicurezza)».

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IL CALVARIO di una giovane ragazza spezzina colpita da un aneurisma... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA LA SPEZIA pag. 7 IL CALVARIO di una giovane ragazza spezzina colpita da un aneurisma... IL CALVARIO di una giovane ragazza spezzina colpita da un aneurisma due anni fa vede un altro spiraglio di luce. Dopo i miracoli che l?hanno fatta uscire per due volte dal coma ora fa breccia nel cuore, spesso insensibile, della burocrazia. La storia è nota. Erika Pilloni, 30 anni, era perseguitata dalle rate del mutuo, contratto quando stava bene e gestiva un avviato negozio di abbigliamento in centro e che non riusciva più a pagare dopo la perdita del lavoro. Ora non avrà più rate per estinguere il debito, di oltre 20mila euro, che erano serviti per ristrutturare la sua abitazione. Una battaglia vinta grazie soprattutto alla tenacia e alla eccezionale forza d?animo della madre, Antonella Bonanno, che stremata da mille traversie, alla fine si è rivolta alla trasmissione tv «Mi manda Rai 3» durante la quale, ascoltata la sua drammatica testimonianza, i dirigenti di Banca Intesa, l?istituto in cui era stato acceso il mutuo, hanno comunicato con una lettera al conduttore Andrea Vianello che il debito è da considerarsi completamente estinto per la particolare gravità del caso esposto. Ma cosa aveva scatenato questa dolorosissima vicenda dai risvolti anche paradossali? Lo racconta la mamma di Erika: «Mia figlia era una ragazza piena di vita, ricca di valori umani, tosta, che era riuscita ad occupare un ruolo importante nella sua carriera lavorativa. Decise, proprio per la stabilità del suo lavoro, di richiedere un mutuo per lavori di ristrutturazione della sua casa, la nostra visto che vive con me. La banca ci aveva consigliato di stupulare anche una polizza assicurativa per metterci al riparo da qualsiasi rischio, compresa anche la malattia grave. Insomma gli impiegati bancari ci dissero che in caso di morte, invalidità permanente, il resto delle rate rimaste sarebbero state assorbite dall?assicurazione». Ma dov?è allora il paradosso? Lo spiega la mamma: «C?era una clausola nella polizza che non copriva le rate qualora chi aveva contratto il mutuo era un lavoratore dipendente o autonomo. Erika lavorava per cui non aveva diritto ai vantaggi assicurativi. Assurdo: da una parte si chiede la stabilità di un lavoro per concedere il mutuo e dall?altra si esclude chi lavora dalla polizza». Il caso è approdato a «Mi manda Rai Tre» con l?epilogo che tutti si auguravano. E ora la speranza è quella di rivedere Erika in piena forma.

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SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpe... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA PAGINA DEI LETTORI pag. 22 SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpe... SNELLIMENTO della burocrazia con abolizione delle Province, dei Comuni minori e di vari orpelli come le comunità montane: tutti provvedimenti auspicabili. Dal momento che non siamo a scuola e non è proibito copiare dal vicino, mi domando perché, in tema di federalismo, non si prende esempio dalle vicine Austria e Svizzera, dove ogni ente istituzionale ha le proprie competenze e i propri intrioti, porzioni della fiscalità generale. Le amministrazioni dei nostri vicini non saranno perfette ma sicuramente molto più efficienti e snelle delle nostre. L. P., Lido di Camaiore

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IN QUESTO INIZIO d'anno, fra le tante previsioni sulla crisi mondiale, c ... (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

VETRINA ESTERI pag. 19 IN QUESTO INIZIO d?anno, fra le tante previsioni sulla crisi mondiale, c ... IN QUESTO INIZIO d?anno, fra le tante previsioni sulla crisi mondiale, c?è un dato che non viene sufficientemente tenuto in considerazione, anche se le emergenze delle guerre e delle epidemie (che poi sono la normalità) ci dovrebbero fare seriamente riflettere sul futuro prossimo venturo dell?Africa. Un continente che sta per essere nuovamente «colonizzato» (questa volta dai cinesi, dagli americani, dai russi). Ma un dato su tutti appare allarmante perché in gran parte interessa proprio l?Africa: secondo l?ultimo rapporto della Fao, sono 963 milioni gli esseri umani sottonutriti, che rischiano cioè di morire per fame. E,secondo gli obiettivi del millennio (sottoscritti da tutti i Grandi della terra), la fame nel mondo doveva essere dimezzata entro il 2015. Mancano appena sei anni e questo obiettivo sembra lontanissimo anche perché la tendenza è di segno opposto: l?ultimo incremento di 40 milioni si è registrato, infatti, solo nel 2008. Ma ora, in tempi di crisi globale, che non risparmia neppure la Cina, è difficile reperire 30 miliardi di dollari l?anno per fronteggiare «l?emergenza fame». Eppure la situazione rischia di degenerare in conflitti sociali (o per la sopravvivenza) estremamente pericolosi. E? necessario ricordare infatti che il 65 per cento degli affamati è concentrato in soli sette paesi. E che nell?Africa subsahariana una persona su tre soffre la fame cronica e che nei mesi scorsi si sono registrati rivolte, anche sanguinose, in 26 paesi. Ma alla politica degli aiuti finanziari e dell?assistenza portata avanti da decenni dai dirigenti della Fao, le cui politiche sono da decenni sotto accusa (ma anche dalla Ue e dagli stessi Usa) ci ha colpito particolarmente una intervista a un brillante economista keniota,James Shikwati, presidente a Nairobi dell?Istituto Inter Region Economic Network. Lo studioso sostiene che bisogna smettere di «dare carità all?Africa» perché è «necessaria una maggiore responsabilità». Le donazioni, aggiunge, finiscono «col finanziare le enormi burocrazie, la corruzione, la compiacenza. Gli africani, cioè, imparano ad essere mendicanti e non ad essere indipendenti». E questo quando i numerosi regimi dittatoriali non utilizzano gli aiuti finanziari dell?Occidente per comprare nuove armi, che alimentano le tante guerre africane. Le tesi coraggiose di Shikwati non sono nuove: in passato diversi economisti occidentali, anche in polemica con la Fao, lo hanno sostenuto, ma ora vi sono voci della società civile africana che finalmente condividono queste tesi. Speriamo che il prossimo G8, che si accinge ad aumentare gli aiuti per lo sviluppo dell?Africa, ne tenga conto, mettendo in campo nuove strategie e nuovi strumenti . Image: 20090106/foto/1375.jpg

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Piano Limiti, Iorio avverte <Accordo con i ministeri> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 06-01-2009)

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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: ECONOMIA - data: 2009-01-06 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Piano Limiti, Iorio avverte «Accordo con i ministeri» Il governatore del Molise è per l'intesa governativa «La diga va fatta, ma lo Stato verifichi gli impegni» Ancora ritardi nella procedura autorizzativa per la costruzione dell'impianto in Capitanata Il settore agricolo chiede acqua per irrigare i campi BARI — «Siamo pronti a dare la nostra disponibilità per la realizzazione della diga di Piano dei Limiti, ma non è con una lettera che si risolvono le situazioni difficili. La strada da seguire è la sottoscrizione di un accordo di programma quadro tra le due Regioni e i ministeri competenti. Perché a quest'ultimi deve essere demandata la funzione di controllo sugli impegni presi». Il via libera condizionato è di Michele Iorio, governatore del Molise, che si dice favorevole alla costruzione di un'opera idrica indispensabile per sostenere l'agricoltura della Capitanata. Ma è anche convinto che lo scoglio non si possa superare «con un semplice testo dei due governatori». «Ho ricevuto la lettera scritta da Vendola - spiega Iorio - e ci siamo anche fatti gli auguri per il Natale. Il Molise non ha problemi a dare le autorizzazioni: stiamo seguendo l'iter e con la Puglia c'è un'intesa di massima. Appena sarà possibile, presumibilmente in tempi brevi, siamo disposti a sederci intorno a un tavolo e a firmare gli accordi necessari ». Su un punto il governatore del Molise non accetta compromessi. «Abbiamo la necessità - continua Iorio - di coinvolgere i ministeri competenti delle Infrastrutture e dell'Agricoltura affinché controllino l'evoluzione degli accordi presi. Ovvero quelle opere di compensazione infrastrutturale richieste dai nostri comuni e che sono alla base dell'intesa con il territorio molisano». Dal punto di vista economico, alla realizzazione della diga di Piano dei Limiti, finanziata già nel 2002 (in piena emergenza idrica), spettano 118 milioni. I lavori avrebbero dovuto essere avviati entro il 2008 - scadenza già prorogata di due anni - , ma la burocrazia ha bloccato le procedure. I soldi, quindi, rischiano di essere disimpegnati. Di qui l'idea di Vendola di far recapitare al governo una lettera congiunta Molise- Puglia, per chiedere all'esecutivo nazionale di confermare tali risorse. Il documento in questione è stato inviato più volte a Iorio che, a questo punto, esce allo scoperto e sposta l'attenzione sull'accordo di programma quadro. Il progetto della diga (che ricadrebbe per due terzi in provincia di Foggia e per un terzo in Molise) ha subito un iter alquanto travagliato: ha trovato dappima l'opposizione dei Comuni pugliesi al confine con la Puglia; poi, nel giugno scorso, venne raggiunto un accordo. In particolare, si riuscì ad ammorbidire la posizione rigida dei tre piccoli centri del Subappennino che si opponevano all'opera: Carlantino, Celenza Valfortore e Casalnuovo Monterotaro. Dopo un anno di stallo l'intesa fu stretta in un vertice a Palazzo Dogana (sede della Provincia di Foggia) con la mediazione del presidente Antonio Pepe. La costruzione della diga di Piano dei Limiti è per l'economia agricola della Capitanata una risorsa impagabile. La conferma giunge dall'andamento della raccolta nell'ultima stagione estiva dove la carenza idrica ha penalizzato i fatturati: se da un lato le colture sono risultate di buona qualità, dall'altra la quantità ha fatto calare gli utili delle aziende locali mettendo a rischio la già fragile tenuta dell'occupazione. L'invaso metterebbe a disposizione delle aziende una risorsa aggiuntiva per dare da bere ai campi. La stima prevista è una invasatura nel bacino dai 60 agli 80 milioni di metri cubi d'acqua. Più volte le associazioni di categoria foggiane (dalla Camera di commercio a Confindustria, da Confagricoltura a Coldiretti e Cia) hanno lanciato l'allarme: senza adeguate disponibilità di acqua per l'irrigazione il settore rischia di subire un pesante blocco della produzione e della creazione di ricchezza. Vito Fatiguso Risorsa A destra un'immagine della diga del Locone La Puglia è interessata costantemente dall'emergenza idrica

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ROMA Scusi, ha chiamato qualcuno per me? . All'inizio Gaetano stentava a cr... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Martedì 06 Gennaio 2009 Chiudi di CLAUDIO MARINCOLA ROMA «Scusi, ha chiamato qualcuno per me?». All'inizio Gaetano stentava a crederci. Il suo numero di telefono ceduto ad un altro. Senza motivo, solo per un errore, un banale errore ammesso candidamente da Tiscali. Gaetano è un professionista. E' un imprenditore e fa l'ingegnere. Vive in località l'Infernetto (Roma) ma non per questo deve scontare pene particolari. Deve essere rintracciabile, stesso dicasi per sua moglie ortodentista. Gaetano ha cercato in tutti i modi di fermare le procedure, fax, telefonate ai call center, attese infinite per «non perdere la priorità acquisita», e-mail, diffide. Niente. Se solo avesse saputo dove e contro chi incatenarsi forse lo avrebbe già fatto. Lo scippo. Alla fine, ovvero due mesi dopo, l'ingegnere s'è adattato al suo destino di utente scippato e sconfitto (per ora). Si è abituato al telefono muto e alla telefonata serale del nuovo proprietario del "suo" - ripetiamo "suo" - numero di telefono: «Sono Massimo, mi scusi, può dirmi se ha chiamato qualcuno?». Il suo racconto inizia così: «Sono stato per cinque anni utente della Tiscali per l'Adls e da qualche mese lo sono diventato anche per i servizi voce, facendo la portabilità del mio numero di telefono da Telecom Italia verso Tiscali. Tutto è filato liscio..fino al 19 novembre scorso». Avvitamento. C'è un istante preciso in cui il cittadino-utente ha l'esatta percezione di quello che gli sta per succedere. Una cosa palesemente semplice si complica e piano piano diventa impossibile. È la manovra di avvitamento, la burocrazia che avvolge e schiaccia. «Quella mattina - riprende il suo racconto l'ingegner Gaetano, - riscontrai, casualmente, un malfunzionamento sulla linea per le chiamate entranti (chi chiamava ascoltava il messaggio di numero inesistente). Pensando ad un problema tecnico ho segnalato il guasto al numero verde del supporto. L'operatore m'informò, candidamente, di un distacco in corso invitandomi a sentire, per i dettagli, il settore commerciale». Distacco ineluttabile. Il telefonico distacco dal resto del mondo era praticamente in atto (addirittura previsto per l'indomani). Un aereo lanciato in decollo, ineluttabile. «Sono rimasto isolato - oggi aggiunge l'ingegnere - non sapevo più come fare. Non tutti i miei clienti hanno il mio numero di cellulare. Ho inviato, anzi preferisco dire "urlato" un fax alla Tiscali. C'era scritto, incorniciato e con un enorme punto esclamativo: «Vi prego, non mi staccate!». «Ero contento». Non era dovuto a problemi sui pagamenti (tutte le fatture sono regolarmente pagate con addebito automatico su carta di credito) ma, secondo gli operatori, avrei stipulato un contratto con un altro gestore. «Io non ho mai sottoscritto contratti con nessun altro oltre Tiscali - spiega - ero contento del servizio Tiscali, non avevo alcuna intenzione di cambiare gestore e non potevo assolutamente rinunciare o perdere il numero telefonico recentemente ceduto a Tiscali e che era mio da oltre 15 anni. Ho chiamato nella giornata del 19 e nella successiva mattinata del 20 novembre decine di volte il servizio clienti Tiscali (il 130) chiedendo, implorando, minacciando, di non effettuare alcun distacco». Il distacco imminente,« l'ineluttabilità della cosa». Ed ecco l'altro elemento, determinista, quasi calvinista, della burocrazia: «A mezzogiorno del 20 novembre la mia linea cessò di vivere, sono rimasto senza telefono e senza Adsl, perdendo così il numero da me posseduto da 15 anni !» Mattatoio n. 5. In seguito Tiscali ha riconosciuto l'errore e promesso che a breve Gaetano sarebbe stato ricontattato. Sono passati due mesi e nessuno si è fatto vivo. « In compenso - conclude la sua e-mail Gaetano - da qualche giorno il telefono non è più muto ma c'è una linea telefonica con un numero non mio ma di un certo signor Massimo, un altro utente infuriato di Tiscali che ormai quotidianamente telefona e, come nella barzelletta, mi chiede: «Ha chiamato qualcuno per me?"». In attesa di sapere come finirà questa storia viene in mente "Mattatoio n.5, il capolavoro di Kurt Vonnegut. Il protagonista Billy Pilgrim incarnava un americano medio era affetto da un disturbo singolare. Ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere.

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Immigrati, la crisi spinge i rientri (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-06 - pag: 15 autore: Globalizzazione. Un quarto dei nuovi disoccupati previsti per quest'anno (300mila unità) saranno di Paesi stranieri Immigrati, la crisi spinge i rientri Primi flussi di romeni, moldavi ed ecuadoregni che tornano a lavorare a casa Rita Fatiguso MILANO Sfuggono ai radar delle statistiche, eppure stanno ridisegnando la mappa delle rotte migratorie che incrociano l'Italia. I rientri a casa degli immigrati sono già una realtà: la crisi smorza le certezze, accelera il timing dei ritorni pianificati, la Terra Promessa si allontana. Il Sole 24 Ore ha consultato reti consolari, antenne locali, addetti ai lavori transnazionali per intercettare le mosse delle comunità radicate più di recente. Perché se la più fosca delle profezie si avverasse- oltre un milione di disoccupati in più a febbraio sul 2008 – per oltre un quarto sarebbero stranieri, almeno 300mila, escluso il sommerso. Circa il 25% degli interinali o dei lavoratori flessibili è extracomunitario o neocomunitario, in testa rumeni (67% del totale), polacchi, senegalesi, marocchini, cinesi. Specchio dei 3,5 milioni di stranieri residenti (Caritas, 2007), guidati dalle comunità rumene, albanesi, marocchine, cinesi, ucraine. Tra settembre e ottobre il 10% degli interinali ha già iniziato a non trovare più rapida collocazione. «Tre miliardi di euro di fondi europei per la Romania nel 2009 – commenta Alessio Menegazzo segretario della Camera di Commercio Italo-Rumena – sono una potente calamita per i rientri, più delle deludenti borse lavoro attivate a Roma e Torino». Così i rumeni lasciano Portogallo e Spagna, flagellate dalla disoccupazione (specie in edilizia) ma anche l'Italia, dove rispunta (al pari della Polonia, sia con l'Italia sia con la Germania) il pendolarismo. Jesùs Migallòn Sanz gira l'Europa per conto di Cidalia, società che per conto della Senami,l'ufficio migranti del Governo dell'Ecuador, censisce le reti migratorie. «Sono 600mila immigrati, tra Spagna e Italia, ma solo un migliaio ha siglato il Plan retorno del Governo Correa », rivela Migallòn Sanz. «Ancor meno, poche centinaia, i marocchini che hanno aderito al piano del Governo spagnolo per riportarsi a casa i contributi». Morale: gli immigrati tornano a casa, pressati dalla crisi: in Andalusia 15mila spagnoli si battono per un posto da raccoglitore di olive con duemila nordafricani. L'offerta di posti selezionati all'estero crolla in un anno da 15mila a 900 nel 2008. I migranti ecuadoregni fanno tappa dai parenti italiani, per poi tornare a casa. Dice Angel, un posto fisso in un'azienda di pulizie a Milano e un sogno (naufragato) di mettersi in proprio con il fratello: «Troppa burocrazia, venderemo il furgoncino. A Machala abbiamo ottenuto la licenza per vendere superalcolici. Del mio stipendio qui mi restano in tasca appena 400 euro». L'esercito di badanti in fila per "riagganciare" la regolarizzazione potrebbe perder pezzi. «Alcune mie amiche sono rimaste a terra – dice Olga, ex maestra, dalla Moldova al Cpt di San Foca, a Lecce, badante per otto anni –le famiglie non possono più permettersi aiuti esterni». Olga è tornata a Chishinau in estate, nella nuova casa ancora da intonacare e si augura che la figlia, cameriera, faccia altrettanto. Stefano De Leo, nuovo ambasciatore italiano in Moldova, l'80%del Pil fatto di rimesse,puntualizza: «L'Italia, come la Romania e la Spagna, non è più la Terra promessa. Però tornano in Moldova anche dalla Russia, ricomincia il traffico transfrontaliero con la Romania». «Vista da qui, è un bene, le famiglie si ricompongono – aggiunge Pino Benedetto, studio da commercialista nella capitale, ma la frenata delle rimesse rischia di essere un problema». Basta bussare alle porte dei distretti italiani per cogliere il cambiamento. Carlo Scatturin, amministratore di Yous. it, agenzia specializzata nel Nord Est, ammette: «Alcuni distretti sono in sofferenza, e il legame tra comunità e attività, tipo la concia di Vicenza e gli immigrati dal Bangladesh è problematico. Ma la fame di figure specializzate resta». «Bisogna tener presente il progetto migratorio personale – avverte Alessandro Ramazza, presidente di Obiettivo Lavoro – abbiamo elaborato strategie per l'Est Europa, un Laboratorio appena premiato a livello europeo, in cui la gestione delle migrazioni è inserita come responsabilità sociale d'impresa. In concreto, però, a decidere sono le persone». Non c'è da meravigliarsi, allora, se i filippini (120mila in Italia, quindicesima tra le varie destinazioni), non tornano, nonostante gli sforzi dell'Agenzia governativa che ha creato dieci milioni di posti. Un lavoro scadente a casa propria: ecco la vera, bruciante, sconfitta. http://ritafatiguso.blog. ilsole24ore.com Apag22 Il quadro delle regolarizzazioni NUOVE ROTTE A scegliere di rimpatriare sono soprattutto i cittadini dell'Europa orientale e del Sud America: incentivi in molti Stati

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Mancano infermieri ma in corsia arrivano i medici di famiglia (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 5 del 2009-01-06 pagina 4 Mancano infermieri ma in corsia arrivano i medici di famiglia di Rita Balestriero A febbraio al San Paolo via alla ristrutturazione «Così dimezzeremo anche i tempi di attesa» Si formano, fanno esperienza e se ne vanno. Storia di un infermiere tipo che studia al San Paolo, inizia a lavorarci e poi si licenzia, «perché riceve offerte economicamente più vantaggiose da cliniche private - spiega il direttore sanitario Danilo Gariboldi - o torna a vivere nel suo paese d'origine, spesso al sud e così noi dobbiamo ricominciare daccapo». Chi ci rimette? «La qualità del servizio di accoglienza, che sarebbe migliore se non ci fosse sempre questo turn over di infermieri». Resistenza media: tre anni. Carenza di personale standard: «circa 15 o al massimo 20 infermieri in meno, ma non ci possiamo lamentare». Si lamentano invece, i pazienti per la bassa qualità del vitto. «Il nostro grande problema - rivela il direttore generale Giuseppe Catarisano - è riuscire a reperire le professionalità. Ci abbiamo provato ma a questo punto ci siamo arresi e abbiamo deciso di esternalizzare il servizio, per soddisfare al meglio le esigenze dei pazienti». Si alternano vorticosamente gli infermieri, ma in corsia al San Paolo arrivano i medici di famiglia. Merito del progetto l'Ospedale in comune, «nato con l'obiettivo di avvicinare questi dottori agli ospedalieri affinché - chiarisce Gariboldi - entrambi contribuiscano attivamente al percorso diagnostico-terapeutico del paziente, che così potrà fare affidamento su una persona che già conosce». Lavori in corso anche presso il secondo polo universitario cittadino. Si parte tra febbraio e marzo e neanche a dirlo, come in molti degli altri ospedali milanesi si comincia con il punto debole: il pronto soccorso. «Ora non siamo in grado di rispondere con immediatezza e il motivo è semplice - continua Gariboldi -: la struttura attuale è stata costruita prevedendo un accesso di 40mila utenti, ora invece di media ne contiamo 86mila, più del doppio». E allora che si fa? «Senza mai chiudere, riusciremo a fare un ampliamento di 800 metri quadri ed apriremo un percorso a parte per i codici bianchi come hanno già fatto al San Carlo». Obiettivo: «dimezzare i tempi di attesa». Cinquecentomila pazienti come bacino d'utenza, 24mila ricoveri l'anno e 35mila day hospital, sono i tempi d'attesa al pronto soccorso il tallone d'Achille di questa struttura che forma gran parte dei futuri medici. Un po' di numeri: 500 sono gli studenti di medicina, a cui vanno aggiunti circa 400 tra futuri infermieri, fisioterapisti, dietisti, igienisti e tecnici di laboratorio per un totale di 60 professori universitari. Ostacolo principale è la burocrazia. «Il San Paolo funziona, ma potrebbe essere più efficiente se venissero alleggeriti i percorsi burocratici». Un esempio: «Per comprare un macchinario ci vuole un anno». Eccone un altro: «Da quando un primario va in pensione, tocca aspettare sette-otto mesi prima che il sostituto possa insediarsi». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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E' sulle Ramblas la terra promessa dei giovani italiani (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

BARCELLONA La nuova America è vicina e calda, tiene i suoi sogni a portata e li vende benissimo. Basta un volo rapido e dall?Italia arrivi dentro quella che per molti, oggi, è la terra delle opportunità: Barcellona. La sua Ellis Island sta a Barceloneta, sempre vicino al mare, ma questo edificio in restauro, al numero due di Avenida Marques de l?Argentera, è un porto più sicuro e semplice, tanto che non è mai diventato un simbolo. E? un passaggio obbligato che non lascia memoria: una mattina di coda ed esci dall?Aministration General de l?Estero, con tutto quel serve per vivere dove 21.655 italiani hanno scelto di stare. Tre pezzi di carta per un altro inizio ed è uno dei motivi per cui questa è la città prescelta: la burocrazia è quasi inesistente. Serve l?empadronamiento, il domicilio, il numero di securidad social e il Nie, il foglio di via per l?avventura spagnola. E? il numero di identificazione per gli stranieri, necessario per aprire un conto in banca, dimostrare che esisti, un codice e non servirà più altro. In meno di un?intera giornata sei in regola e lo resterai perché da queste parti anche l?ultimo impiego in un call center è contrattualizzato. Stipendi bassi e ferie retribuite, il licenziamento arriva altrettanto facilmente perché il datore di lavoro deve solo dimostrare che non servi più all?azienda. Però nel frattempo puoi permetterti qualche giorno di malattia senza perdere il posto. E? il primo passo, quello dopo lo sbarco di chi ha scelto Barcellona per la fiesta loca, chi ha vent?anni e strascica l?Erasmus vendendo aspirapolvere al telefono e servendo cerveza nei locali del Born, il quartiere che Fabio Volo aveva scelto come base per il suo programma su Mtv, «Italo-spagnolo». La manodopera serve nella città che ha ancora un boom da gestire e si sente Milano negli Anni Ottanta, senza Craxi e la rucola. La Catulunya è la Lombardia della Spagna, gente che lavora e rispetta le carreggiate, ma l?analogia, che pure i locali ripetono a qualsiasi italiano inizi a integrarsi, finisce sulla porta dell?ufficio perché lì c?è la vera magia del posto. Non la movida, che inizia ad annoiare pure loro, non il pan con tomato, la bruschetta autogestita che ti portano al tavolo con gli ingredienti ancora separati, ma la rete di sostegno che permette a una ragazza che ha perso il lavoro di trovarne un altro in un pomeriggio. Ella Sher ha una storia perfetta per spiegare come mai l?ultima migrazione di italiani a Barcellona, quella archiviata come record dall?ultimo censimento del 2008, è fatta di neolaureati, forza vitale che si sente più sicura altrove. Ella, a Milano, era precaria alla casa editrice Adelphi, prestigio, eleganza e zero possibilità. Dopo stage e collaborazioni ha chiesto: «Quali sviluppi per il mio futuro qui?». Nessuno. E allora Barcellona, con in tasca un corso di lingua all?Istituto Cervantes. L?idea e i primi indirizzi sono arrivati da un?amica conosciuta alla fiera del libro di Francoforte: «Ho avuto aiuto, però ho spedito il curriculum e ottenuto 9 colloqui in un solo giorno e un contratto di 6 mesi da trasformare in definitivo dopo il periodo di prova. Poi mi sono sentita dire: mi dispiace, non abbiamo più bisogno. Solo che non ho fatto in tempo a starci male, nel giro di due mail avevo un nuovo posto». Oggi è una editor del colosso Rba «e un?altra persona. A Milano mi ero chiusa, qui ho una cerchia che mi sostiene e su cui posso contare: se rimango a piedi, se devo cercare un idraulico... Sono passata da un?esistenza complicata e difficoltosa a un sogno». Con 39 euro mensili si è fatta un?assicurazione che le consente di scegliersi il medico che vuole, all?ora che vuole e con altri 30 euro può disporre delle strutture del polideportivo pubblico. Ce n?è uno per quartiere, comprende anche la piscina riscaldata e si parla già di lusso, di soldi extra da mettere in comodità o da risparmiare in vista del «Frenazo», parola con qui definiscono la crisi che sta per arrivare anche nel mondo ideale. Per il primo affitto vanno investiti dai 300 ai 400 euro, stanza confortevole, secondo il tariffario di www.loquo.com e le esperienze raccolte da Massimo Capoccetti nel suo sito wwww.italianiabarcellona.it, una bibbia per emigranti. Sul blog c?è chi si dà appuntamento per il 2011, partenza organizzate verso la meraviglia, anche se Massimo ride quando i giornali parlano di «Eldorado». Ingegnere informatico, assunto da Londra, alla Quantum di Barcellona, avverte che la fase «baretto», quella spacciata nell?ultimo film di Woody Allen «Vicky Cristina Barcelona», dura poco. «Vedo una grande rotazione, un conto è arrivare affascinati dall?onda di creatività, un altro aspirare a qualcosa. Difficile crescere. E? comodo, facile, bello poi però non è che traslocare risolva tutto. E se non sai il catalano il limite arriva presto». Carlo Ferri, astronomo, il catalano l?ha studiato e ha scelto Barcellona per il suo dottorato anche se «so che l?università italiana ha più storia e la ricerca è più avanti, ma lì non ci sono fondi per noi e per avere una borsa di studio devi vincere un concorso. Qui basta presentare i requisiti giusti e in più c?è un overdose di finanziamenti universitari, un dottorando può prendere 1300 euro al mese». La lista dei motivi per trasferirsi la continua Raffaello Ducceschi: designer piombato in Catalunya quattro anni fa: «Perché qui se sbagliano a calcolarti le tasse ti risarciscono in 15 giorni. Perché vivo a 40 km da Barcellona e ho un treno ogni 15 minuti, sempre puntuale. Perché si, è vero, il boom starà pure finendo ma prima che riescano a mettere tutti i vincoli che ci sono in Italia ce ne passa di tempo». Quello che manca agli espatriati è lo stile, perché, l?assenza di dress code e non solo, conquista all?inizio poi un po? tutti abbassano lo sguardo e cedono: «Sì la città è sporca, spesso trovi persone maleducate. Stanno al minimo delle formalità nel bene e nel male». Per questo trapiantano pezzi di Italia, nelle piadinerie a Barceloneta, nelle Delicatezze, nome con cui Adriano ha battezzato la gastronomia dietro la Cattedrale, nella cura con cui Silvano Ferrari gestisce la biblioteca dell?Istituto italiano di cultura, nella creatività con cui Gigi Colaci e Guido Frisotti hanno tirato su «La Cova de les cultures», un?associazione che lega Barcellona all?Italia. Duecento metri quadri nel quartiere Gracia dove assistere a performance, concerti, spettacoli e Gigi, che viene dal Salento ricorda: «Dalle mie parti, per avere i permessi, sarei dovuto andare dall?amico dell?amico. Qui sono entrato in comune. Questo non è il paese dei balocchi, tutti si sentono artisti solo perché stanno in strade trendy. Quello è turismo. Parliamo di una città che ha voglia di crescere e cerca energie, noi italiani le portiamo. Andiamo d?accordo con il clima, la lingua e lo sappiamo che i prezzi stanno aumentando. Solo che possiamo ancora stare dietro al nostro progetto. C?è spazio per le idee».

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Cigola il volano dell'economia (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Gallura Pagina 8031 La crisi in Gallura. Dure prospettive per il 2009, vacillano tutti i simboli del Nord-est che produce Cigola il volano dell'economia La crisi in Gallura.. Dure prospettive per il 2009, vacillano tutti i simboli del Nord-est che produce Ancora una volta si guarda alla Costa Smeralda --> Ancora una volta si guarda alla Costa Smeralda Da Meridiana alla Plastwood passando per la Novamarine: il 2008 lascia un'eredità molto pesante per l'economia gallurese. Notizie positive potrebbero arrivare dalla As do Mar che sta centrando gli obiettivi previsti e dalla riqualificazione della Costa Smeralda. Gallura fiore all'occhiello della Sardegna? Una pianta disidrata che ha bisogno urgente di acqua e aria buona. Il volano dell'economia isolana? Serve olio da mettere nel motore, perché i meccanismi tossicchiano asmatici. La Gallura non è più il levriero agile e snello che correva come un lampo, la recessione economica mondiale unita a qualche scelta politica o imprenditoriale sciagurata hanno tramutato il fulmineo cane da corsa in un botolino azzoppato. Il segretario provinciale della Cgil, Michele Carrus, ha analizzato la situazione, prima tra tutte, la vertenza del principe Karim Aga Khan: Meridiana. La compagna aerea ha richiesto la mobilità di 145 dipendenti di volo. Il provvedimento, di fatto, lascerebbe senza lavoro altre 250 persone che lavorano nell'indotto. Dal 1 gennaio, il ministero dei Trasporti sta lavorando per ricucire lo strappo tra sindacati e azienda per trovare l'accordo e Carrus è ottimista: «Entro questo mese dovremo raggiungere l'intesa altrimenti sarà la fine del vettore così come lo conosciamo ora. Io credo che ci riusciremo, da parte nostra c'è la volontà di fare l'accordo e penso che anche la dirigenza della compagnia voglia evitare la chiusura». La dismissione delle basi militari di La Maddalena ha provocato un mezzo disastro economico: 170 dipendenti della base Usa senza lavoro, 140 dell'Arsenale e una quantità imprecisata di famiglie in crisi. I sindacati e il Governo, in pochissimo tempo, sono riusciti a ricollocare i lavoratori dell'Arsenale in altri enti statali. Un mezzo miracolo. Mentre quelli della base Usa sono sostenuti dagli ammortizzatori sociali. Una parte degli ex dipendenti Us navy è entrata nei cantieri che stanno trasformando l'isola in vista del G8, per gli altri la sirena d'allarme è suonata già da un pezzo. Brutte notizie sul fronte Novamarine e Plastwood, rispettivamente 34 e 105 cassintegrati: per ragioni diverse, entrambe le società sono con l'acqua alla gola. Spiega Carrus: «Auspico un deciso intervento della Sfirs per aiutare la Novamarine che, ricordiamolo, è stata ostacolata nel suo rilancio dalla lentezza della burocrazia. Riguardo la Plastwood, l'industria del giocattolo è imprevedibile, ora non c'è richiesta per il prodotto, ma confido nell'inventiva non comune del proprietario Edoardo Tusacciu. Se azzeccasse l'idea, ripartirebbe alla grande». Pillole di ottimismo: in Gallura l'Ente foreste ha stabilizzato 105 precari, un risultato strabiliante per i tempi che corrono. Infine, il capitolo ex Palmera: l'industria del tonno è ripartita bene, l'As do mar ha ridato lavoro a 55 dipendenti, ora si confida nella riqualificazione dei terreni della famiglia Palau per annullare la batosta della chiusura della fabbrica di Su Arrasolu in cui sono stati licenziati 235 dipendenti. Ma la speranza della Gallura è, ancora una volta, la Costa Smeralda. Sostiene Carrus: «Tom Barrack ha presentato un progetto di riqualificazione con investimenti per 420 milioni di euro in 7 anni a Porto Cervo e dintorni. Il piano è stato avallato da tutti, Regione e ambientalisti compresi, tranne che dal Comune di Arzachena. Spero che si aprano subito i cantieri per realizzare quelle parti del progetto accettate dal Comune e si risolvano i problemi per quelle contestate». CLAUDIO CHISU

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<Programmare sin da oraspettacoli ed eventi estivi> (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Programmare sin da ora spettacoli ed eventi estivi» g.re.) - Ci si augurava un intervento di manutenzione e di messa in sicurezza durante la chiusura della scuola per le festività natalizie. Era forse chiedere troppo ai tempi lentissimi della burocrazia, ma almeno un altro passo importante è stato fatto per ristrutturare i balconi dello stabile che ospita il plesso scolastico San Giovanni Bosco di via Brigadiere Nastasi. Da alcuni giorni è in corso la collocazione dei ponteggi che serviranno per riparare i balconi ed evitare il crollo di calcinacci che si verificava ormai puntualmente da alcuni anni. Una ditta locale ha avuto l'incarico di effettuare i lavori attraverso l'utilizzo di una parte dei fondi messi a disposizione nello scorso mese di novembre dal Consiglio comunale in occasione della manovra di assestamento di bilancio. Il montaggio del ponteggio terminerà nei prossimi giorni, dopodiché inizieranno i lavori che richiederanno almeno un mese. Le lezioni riprenderanno domani e per qualche tempo i bambini della scuola elementare nelle ore di ingresso e uscita dalle lezioni dovranno passare sotto il voluminoso ponteggio. Si tratta di lavori che la logica imporrebbe si effettuassero nei mesi estivi, ma in questo caso non si poteva fare diversamente ed è stato necessario adottare una protesta popolare per ottenere un impegno da parte delle autorità comunali. Anzi, è il caso di dire che mai procedura è stata più celere nella realizzazione di un'opera pubblica. Come si ricorderà, sui balconi c'erano delle reti di protezione che a loro volta stavano quasi per cadere. I genitori degli alunni non volevano mandare più a scuola i bambini e dopo una serie di promesse non mantenuta da parte delle istituzioni comunali, hanno chiesto ed ottenuto l'intervento della Polizia e dei vigili del fuoco. Questi ultimi hanno rilevato la situazione di estremo pericolo e pochi giorni dopo è stata impegnata una somma di cinquantamila euro per l'intervento straordinario di manutenzione. Per il momento i lavori previsti sono solo quelli per la ristrutturazione e messa in sicurezza dei balconi, poi toccherà anche alle aule, dove si sono verificati problemi con l'intonaco del soffitto. Prima delle festività natalizie, l'amministrazione comunale aveva fatto mettere in sicurezza le ringhiere esterne che delimitano la struttura scolastica di via Nastasi.

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Il cantiere non fa festa (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 06-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il cantiere non fa festa Martedì 6 Gennaio 2009, Fanna (lor.pad.) Per la gioia degli amanti dell'attività sportiva, ma anche di quanti operano nel settore della promozione turistica, è ormai in dirittura d'arrivo la pista ciclabile che da Maniago porterà a Meduno e che si ricollegherà anche con il percorso già ultimato che da Montereale, attraverso tutta la pedemontana, conduce a Caneva. Senza dimenticare che anche la dorsale che congiunge tutta la Valcellina è ormai prossima a poter essere utilizzata in tutta la sua interezza. Il tratto prossimo alla conclusione è quello che da Maniago conduce a Cavasso Nuovo attraverso Fanna, correndo parallelamente alla Provinciale "2" dei Maraldi. Nonostante il clima rigido e le temperature abbondantemente sotto lo zero, gli operai della ditta che si sta occupando della realizzazione della pista ciclabile, per rispettare i tempi di consegna, hanno lavorato alacremente anche durante le festività natalizie e proprio il 30 dicembre è stato traguardato uno dei punti più significativi: sono stati posizionati tre dei quattro ponti che permetteranno di attraversare i caratteristici "rughi" di Fanna. All'appello dunque manca soltanto il ponte che si trova nei pressi della piazzola ecologica. Superato quell'ostacolo, la conclusione dell'infrastruttura sarà praticamente cosa fatta e il suo utilizzo - burocrazia permettendo - potrebbe essere questione di settimane. La pista ciclabile non garantirà soltanto nuove opportunità di svago, ma sarà anche una fondamentale via di comunicazione per quanti devono raggiungere a piedi o in bicicletta la città dei coltelli: finora erano costretti a condividere l'insidiosa carreggiata stradale coi veicoli a motore e l'"impresa" era praticamente pregiudicata ai più giovani, visto il rischio di investimento che correvano.

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Tutti insieme potremo fare passi da gigante (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Reggio" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Tutti insieme potremo fare passi da gigante» Intervista al neo-presidente Enrico Bini «Il mio primo obiettivo è assegnare gli incarichi» «Dovremo fungere da riferimento per chi crea lavoro e ricchezza ma va ridotta la burocrazia» REGGIO. Da poche settimane Enrico Bini è il nuovo presidente della Camera di Commercio di Reggio. Originario di Felina dove vive e dov'è nato 53 anni fa, è titolare di un'azienda di trasporti e, insieme al figlio ed ai fratelli, conduce altre iniziative imprenditoriali come un parco avventure in Garfagnana e una società immobiliare. Da otto anni è presidente provinciale della Confederazione nazionale artigianato (Cna) e il suo mandato scade fra sei mesi. E' anche vice presidente nazionale della Fita (Federazione trasporti). Come pensa di affrontare questo suo nuovo importante impegno? In proposito sembra avere idee abbastanza chiare: l'obiettivo è puntare sul gioco di squadra e sul coinvolgimento di tutti. «La Camera di commercio - questa la premessa di Bini - è la casa delle imprese. E come tale deve essere trasparente, disposta a tenere le porte aperte e accogliere le istanze per affrontare le problematiche degli imprenditori. Occorre però un gruppo coeso. Se ognuno darà il proprio contributo tutti ne trarranno benefici». Questa pare essere una sfida lanciata per superare gli ostacoli che rallentano la nostra economia. Cos'è che teme più di tutto? «La crisi economica che potrebbe soffocare tante iniziative. Io però sono fiducioso: Reggio può farcela se riesce a valorizzare le eccellenze che vanta, a partire dai settori agroalimentare e della tecnologia meccanica. Per far questo occorre però un vero gioco di squadra». Purtroppo la sua elezione non ha ottenuto il plebiscito delle associazioni rappresentate. Come spera di ottenere la fiducia degli astenuti? Per uscire dalla metafora dell'Associazione Industriali? «Del voto di astensione coglierei gli aspetti positivi. Io vi leggo un giudizio di attesa. In fondo credo sia loro interesse impegnarsi a favore delle aziende. Mi auguro che tutti siano partecipi alle scelte e all'operato che ci attende». Ha forse nascosto qualche asso nella manica? Nessun segreto - sorride - ma il mio primo proposito è quello di distribuire gli incarichi per dividere e condividere il lavoro. Nella seduta d'insediamento di venerdì 9 gennaio il Consiglio, organo di strategia, nominerà l'organo esecutivo, la Giunta, e provvederà alla distribuzione dei compiti: tutti debbono sentirsi responsabilizzati e pronti al confronto». Si aspetta contrasti? Non c'è il pericolo che qualcuno - prendiamo sempre per esempio la Confindustria - non si senta sufficientemente rappresentata? «Qualche obiezione è sempre da mettere in conto, ma anche nella passata gestione non tutti sono stati attivi e presenti al massimo livello. Mi auguro dunque che non ci siano rifiuti: sarebbe un non senso non partecipare ad un programma che mira a dare sostegno agli imprenditori. Specie in una fase congiunturale difficile come quella attuale. Dobbiamo camminare tutti con lo stesso passo». Nella seduta in cui è stato eletto ha parlato di Camera di commercio al centro della scena economica locale. A cosa alludeva? «Al proposito di rendere questo ente il giusto referente per chi crea lavoro e ricchezza. Per far questo deve ridurre la burocrazia, intervenire a favore dei settori in momentanea difficoltà, lavorare per sviluppare le potenzialità locali. Ci siamo già mossi per favorire l'accesso al credito e punteremo ad incrementare la penetrazione del made in Reggio sui mercati esteri, a compiere operazioni di marketing territoriale. Penso ad esempio ad un pacchetto di offerte che mettano in rete l'area matildica, il Parco nazionale, le città d'arte, il Po. A questo scopo immagino la possibilità di operare su di un'area più vasta che comprenda anche le vicine Modena e Parma. Ognuno ha punti di pregio: messi insieme diventano una forza reale». Per questi progetti non esiste già il famoso Tai, tavolo di concertazione? «Penso che quell'idea sia arrivata al capolinea. La Camera di commercio ha invece le credenziali per svolgere un simile compito con reale peso politico, mettendo tutti su un piano di pari dignità, associazioni d'imprese, rappresentanze sindacali, istituzioni». Progetti ambiziosi. Ha cinque anni di tempo: può farcela? «In cinque anni si possono fare tante cose. A condizione che ci sia condivisione, coesione anche da parte di Comuni e Provincia, Università. Da soli non si va lontano, insieme si fanno passi da gigante». Luigi Vinceti

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Villa Cian: il Comune disdice il contratto (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

La bella struttura turistico-sportiva è chiusa e pronta per essere rimessa all'asta prima della scadenza dei termini Villa Cian: il Comune disdice il contratto Il sindaco parla di inadempienze, ma il gestore Povoli contrattacca NAGO-TORBOLE. è bufera sul rinnovato compendio di Villa Cian, sul lungolago torbolano. Da un lato soffia il monsone del sindaco Ennio Bertolini, che annuncia di aver interrotto l'accordo coi gestori per gravi inadempienze contrattuali. Dall'altro risponde il vento di Alessandro Povoli della società 2M, che lamenta disinteresse e mancato riconoscimento anche economico da parte del Comune di un luogo di aggregazione divenuto ormai un punto di riferimento. Il risultato è che ora la struttura - che doveva rimanere funzionante anche in inverno - è chiusa, smantellata e pronta per la riconsegna. E a quanto pare un'eventuale soluzione non è alle porte. Bertolini ha avvertito il consiglio comunale della situazione nel corso dell'ultima seduta e afferma che a breve, scaduti i termini per il ricorso al provvedimento emesso dalla giunta in data 22 dicembre, si procederà all'asta per un nuovo appalto. Povoli chiede un rimborso o almeno un adeguamento al ribasso del prezzo di locazione (circa 85.000 euro all'anno) in seguito alle spese strutturali (attorno ai 140.000 euro per omologazione terrazza, parcheggi, impianti di irrigazione, ecc...) che hanno dato un volto nuovo a Villa Cian - gettonato punto di ritrovo estivo dove tra l'altro trovano sede campi da beach volley e un ristorante - e che a suo dire non possono rientrare in quelle ordinarie. «Forse il valore di Villa Cian - spiega il sindaco - al momento dell'offerta è stato sopravvalutato e ne è derivato quindi il "buco", ma ora non possiamo abbassare: l'unica sarebbe stata rinunciare al contratto e procedere con una nuova asta magari a prezzo inferiore, ma la società non ci ha voluto sentire e quindi abbiamo rotto i rapporti. Avevamo una fideiussione e l'abbiamo incassata. Se dovessero eliminare le inadempienze e mettersi in regola saremmo ben felici, anche perché con un nuovo appalto non si raggiungeranno probabilmente le cifre pagate da loro. Ma ormai il polo al 99% andrà all'appalto». «I rapporti - denuncia da parte sua Povoli - non ci sono mai stati. Abbiamo un contratto fino al termine del 2009 e nel 2004/05 abbiamo fatto rinascere Villa Cian con importanti opere che l'amministrazione ha approvato ma per le quali non ci ha corrisposto nulla. Per riaprire vogliamo che ci venga riconosciuto quanto ci è dovuto, anche con un compromesso che soddisfi tutti. Ma dal Comune arriva solo mutismo assoluto: tutto sarebbe ricucibile se ci fosse un discorso tra persone e non tra numeri, ma dal sindaco - che tra l'altro conosco personalmente - o dai suoi non ho mai ricevuto nemmeno una telefonata neanche solo per dire sì o no. Se vogliono nascondersi dietro la burocrazia, anche noi agiremo di conseguenza col ricorso al Tar. La cosa che dispiacerebbe, e la più probabile - conclude il titolare - è che un compendio che soddisfa migliaia di persone e ne impiega venti possa non aprire a causa di quattro che non si sono accorti del suo apporto alla località».

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Mancano 150 euro per le tende (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 07/01/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e provincia Mancano 150 euro per le tende Mancano tende e segnaletica. Il progetto c'è, ma a fermarlo per ora, un cavillo burocratico. Che si quantifica in poche decine di euro. La Commissione presso gli Uffici giudiziari che si sta occupando dell'allestimento del Palagiustizia sta attendendo che arrivino dal Ministero di Giustizia, attraverso la Banca d'Italia, i 150 euro necessari per la comunicazione gli estremi del bando al Garante che vigila sulla regolarità delle gare. Un'inezia che richiede tempo e che la dice lunga sulla burocrazia italica, ma che non dovrebbe rallentare - assicurano i ben informati - il cronoprogramma dei lavori. Una volta superata questa impasse partirà la gara per l'aggiudicazione della commessa che, a differenza di quanto accaduto per gli impianti di sicurezza, richiederà meno tempo. Non si tratta di un bando europeo, bensì di una gara più snella. Quindi un mese servirà per l'aggiudicazione, un mese e mezzo per la realizzazione. La previsione dunque è che tende e segnaletica saranno al loro posto tra aprile e maggio, proprio nel periodo del trasloco.

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Turismo, più investimenti ma i fondi scarseggiano (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mercoledì 07 Gennaio 2009 ECONOMIA Pagina 35 CONVEGNI. Unimpresa Turismo, più investimenti ma i fondi scarseggiano Meno burocrazia e più investimenti per riqualificare il turismo a Verona e nel Veneto, anche se le risorse scarseggiano. Il tema è stato affrontato nell'incontro promosso nella sede della Provincia nei giorni scorsi da Unimpresa-Verona. L'Associazione, guidata da Carlo de' Gresti, si è costituita anche nel Veronese per, spiega una nota, «dare rappresentanza al sistema delle micro, piccole e medie imprese di agricoltura, artigianato, industria, commercio e servizi». Il progetto di legge n. 315 per il turismo, già varato dalla giunta regionale e ora all'esame della Commissione VI del Consiglio, è destinato ad abrogare la vigente legge n. 33/2002, come ha spiegato Roberto Squarcina, dell'Ufficio Area Normativa della Direzione Turismo del Veneto. «Obiettivo principale della riforma», ha detto, «è lo sviluppo della qualità dell'offerta turistica veneta rivolta all'incremento della domanda ed alla tutela del consumatore. Obiettivi di tipo amministrativo sono invece quelli del decentramento con nuove funzioni alle Province e ad alcuni Comuni, del coordinamento e della concertazione tra Regione, Enti locali ed associazioni di categoria nonchè della semplificazione dei procedimenti amministrativi per gli operatori turistici». Sono interventuti tra gli altri l'assessore al Turismo della Provincia, Antonio Pastorello, e il consigliere regionale del gruppo Idv Gustavo Franchetto (unico rappresentante veronese nella commissione VI) che ha ricordato come nel bilancio di previsione 2009 della Regione su un totale di circa 50 miliardi di euro, 17 sono destinati alla promozione tramite la presenza a fiere e solo 12 sono per il miglioramento delle strutture della ricettività.  

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Ro.Ve.R., sempre un passo avanti (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 07/01/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Ro.Ve.R., sempre un passo avanti L'azienda di Rivoltella (strumenti per la tv digitale) batte la crisi Edoardo Romano, presidente Ro.Ve.R. SIRMIONEL'anti-crisi? Si chiama Ro.Ve.R. Laboratories Spa, realtà nata a Rivoltella nel 1972 che produce apparati e strumenti per la televisione digitale. E attorno a questa azienda ruotano anche sport e università. La filosofia a cui si ispira l'impresa presieduta da Edoardo Romano è «un passo avanti nella tecnologia» e, stando ai numeri degli ultimi anni, si tratta di un pensiero vincente. Nel 2006 infatti la Ro.Ve.R. ha fatto il salto di qualità, raddoppiando quasi il fatturato, che dai 6,5 milioni del 2005 è passato a 12 milioni di euro, consolidato poi nel 2007 (12,3 milioni). Altri dati brillanti relativi al 2007 sono un utile netto di 1,6 milioni, dopo aver pagato tasse per 1 milione, e un reddito operativo di 2,7 milioni. Il risultato di esercizio del 2008 è in linea con quello dell'anno precedente. Una leadership mondiale In 36 anni Ro.Ve.R. ha acquisito una leadership mondiale nel campo del broadcasting. Due i clienti principali in Italia, il top per il digitale terrestre: Rai e Mediaset. «La nostra azienda - racconta l'amministratore delegato Sergio Visentin - fornisce apparecchiature e assistenza. Gestiamo il segnale, lo moduliamo, installiamo. Il mondo ormai è digitale e noi non abbiamo fatto altro che seguire la direzione in cui va il mondo». Alla Ro.Ve.R non si fabbricano quelli che vengono chiamati in gergo «decoder». No, si forniscono anche apparati di tipo tecnologico e professionale. Gli utilizzatori finali del prodotto Ro.Ve.R. sono essenzialmente gli installatori e i professionisti che seguono i clienti. «Il digitale terrestre - prosegue Visentin - è un segnale che porta pulizia visiva, ma allo stesso tempo è estremamente delicato. A volte può bastare una nuvola per creare problemi. Noi interveniamo per fornire strumenti in grado di superare qualunque condizionamento atmosferico». All'estero i clienti principali si chiamano Sky Inghilterra e Tdf Francia. Nell'ultimo anno sono stati forniti circa 3mila strumenti di misura del segnale. Un importante sviluppo del mercato è in atto anche con Spagna e Sudafrica e si sta lavorando per estendere il digitale ai Paesi dell'Est. L'espansione degli ultimi anni viene così riassunta da Sergio Visentin: «Siamo un'azienda piccola, dinamica e flessibile. Rispetto ad altre realtà che si scontrano con burocrazia e lungaggini, noi interveniamo sul mercato con quella rapidità che altre aziende non hanno. Abbiamo inoltre prodotti competitivi sull'asse qualità-costi. Un passo avanti nella tecnologia, appunto». A Sirmione, dove l'azienda ha nel tempo trasferito la sede, è in fase di ampliamento lo stabilimento di 1.200 metri quadri. Negli ultimi quattro anni è stato quadruplicato il fatturato. La crescita ha portato anche a un incremento del personale, con conseguenti risorse raddoppiate negli ultimi anni. «Cerchiamo di avere e di dare sempre più opportunità. In un periodo in cui si parla tanto di disoccupazione noi cerchiamo continuamente personale. Anche in questo momento siamo alla ricerca di operatori sicuramente qualificati, che hanno a che fare con la tecnologia: quindi tecnici ma anche addetti alle vendite». Radicarsi nel territorio L'isola felice ha però anche il suo angolo senza gloria. Ed è proprio dietro casa. «In giro per il mondo tutti sanno chi siamo - dice Visentin - ma nel nostro Paese in pochi conoscono la Ro.Ve.R. Per questo abbiamo deciso d'investire oltre che nel Brescia Calcio (pubblicità allo stadio, ndr) anche nella Pro Desenzano Calcio e nel volley. Cerchiamo un rapporto più stretto con la nostra gente e in particolare con i giovani. Prima di guardarsi in giro e magari andare a lavorare fuori provincia, ci piacerebbe che facessero un giro in Ro.Ve.R.». L'azienda di Rivoltella ha siglato accordi di collaborazione anche con l'università di Ingegneria a Bologna («ma abbiamo allacciato rapporti anche con quella di Brescia») e con quella di Scienze motorie a Verona, con cui si sta sviluppando una ricerca specifica sull'impatto dello sport nei bambini. Indirizzi molto diversi tra loro e proprio per questo in grado di sposarsi alla perfezione con la filosofia di Ro.Ve.R. Laboratories. Dove stare un passo avanti è una necessità per continuare a crescere. Cristiano Tognoli

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palazzo gatti, degrado in pieno centro (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mirano. Mentre si attende il via al recupero con la Porta di Levante Palazzo Gatti, degrado in pieno centro L'ex mobilificio ormai covo di vandali e sbandati a pochi passi dal teatro MIRANO. Palazzo Gatti, spettacolo di degrado e abbandono ad ingresso libero. L'incuria a Mirano va in scena in pieno centro, non nel nuovo teatro, ma poche centinaia di metri più in là, all'ex mobilificio di via della Vittoria. Degrado, crolli, locali malconci, ma praticamente aperti a chiunque, soprattutto sbandati. Uno dei più noti palazzi miranesi dell'era moderna diventa così l'emblema della fatiscenza, mentre il progetto di recupero resta fermo al palo, ostaggio della burocrazia. Il maltempo ha già abbattuto parte delle transenne di cantiere che da tempo circondano l'ex mobilificio. Transenne e paratie in legno posizionate tra l'altro non per dare inizio ai lavori, ma solamente per isolare un'area ormai a rischio crolli. Da qualche giorno anche i pannelli che coprivano le vetrate del negozio sono stati scardinati, così chiunque ora può entrare nei locali al piano terra del palazzo. Qualcuno in verità l'ha già fatto: all'interno sono state trovate bottiglie, vetri infranti, vecchi mobili e anche alcuni vestiti. Tutto avviene in pieno centro, lungo la strada principale che taglia a metà Mirano. A pochi passi dal nuovo teatro, dai negozi di lusso e dalla fermata dell'autobus, dove transitano ogni giorno migliaia di persone. A Sud dell'edificio la situazione, se possibile, è ancor peggiore. Parte della tettoia che dà sull'area verde, disboscata recentemente, ma pur sempre incolta, è crollata. Da anni i residenti del vicino condominio Vittoria denunciano lo stato di abbandono dell'area, chiedendo se non un recupero, almeno una bonifica, per evitare possibili nuovi crolli. Alcuni giorni fa a farne le spese sono state due auto parcheggiate negli stalli a Nord, colpite da alcuni calcinacci caduti dal cornicione che sovrasta la vecchia insegna del mobilificio. In cantiere c'è un progetto per riqualificare l'intera area Gatti, che dovrebbe portare all'edificazione di tre nuovi edifici al posto dell'attuale palazzo, per complessivi 16.500 metri cubi di fabbricati con tanto di piazzetta, parcheggio e una galleria pedonale per collegare il centro col quartiere Moro. Un progetto moderno e ambizioso, che dovrebbe lasciar spazio a un complesso edilizio denominato «Porta di Levante», per identificare il nuovo ingresso Est del centro di Mirano. Già passato e promosso in commissione edilizia, il piano attende ora l'approvazione definitiva, necessaria per il rilascio dei permessi a costruire e far sparire questa bruttura.

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Il rilancio della razza nata a Cumiana (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il rilancio della razza nata a Cumiana Apache il nuovo lupo italiano di «Ultimo» annusa l'aria corre nel prato con quel passo che non è da cane. Torna verso il suo padrone non sa quello che la sua razza ha passato, il rischio corso di scomparire, di essere cancellata dalle polemiche e dalla burocrazia. Da quella stesso onda grigia che ha rischiato di travolgere anche il suo padrone dopo l'arresto di Totò Riina. «Ultimo» è un grande fan del lupo italiano e per la seconda volta ne ha scelto uno come compagno fedele e sensibile ma «di carattere fiero che obbedisce per convinzione e mai per servilismo». Il «lupo italiano» nasce nel 1966 sull'Appennino dell'Alto Lazio dall'incrocio tra un pastore tedesco e una lupa selvatica, ma è a Cumiana, in provincia di Torino, che grazie al lavoro del professor Mario Messi nasce l'«Etli» (Ente di tutela del Lupo Italiano) e la razza diventa stabile. Gli esemplari hanno caratteristiche di olfatto e coraggio eccezionali e in poco tempo diventano tra i cani più utilizzati nelle grandi terremoti del pianeta, nei crolli, sulle valanghe e nelle principali operazioni di protezione civile ed è uno degli strumenti più preziosi per il difficile lavoro della Guardia Forestale. A Cumiana il lupo italiano - compagno fedele e sensibile - è stato custodito come una risorsa con la precisa scelta di non essere commercializzato, una decisione non condivisa che ha toccato gli interessi di chi sperava di trasformarlo in un business. Sono cominciate polemiche, guerre economiche, tensioni che hanno rischiato di cancellare anni di lavoro. Duri anche gli attacchi politici come quelli che hanno messo in dubbio l'essenza stessa del lupo italiano. «I nostri cani sono monitorati e controllati - spiega Maurizio Messi che è succeduto al padre alla guida dell'Ente -, non è necessario fare sotterfugi per conoscerne le caratteristiche il nostro lavoro e sotto gli occhi di tutti». Gli esemplari certificati presenti sul territorio nazionale sono circa 600, in media nasce circa un cucciolo al mese tutti destinati ad impieghi pratici di tutela e di servizio. Il nuovo corso del lupo italiano passa anche attraverso un'organizzazione capillare che coinvolge tutta Italia. Il cuore resterà a Torino ma ci sono sedi in tutte le regioni e i volontari si sono da poco ritrovati a Piacenza. «Con la creazione di nuove sedi - spiega Messi - abbiamo anche aumentato il controllo sul territorio. Nel recente passato capitava troppo spesso di accoppiamenti fuori controllo, un pericolo per la purezza e la stabilità della razza». Per garantire che la riorganizzazione vada in porto sono cambiati anche i vertici dell'Ente oltre al neo presidente Maurizio Messi il nuovo vicepresidente è Gianfranco Castagnoli, Alessandro Mao è il segretario mentre fanno parte del consiglio Raul Borda, Riccardo Anglesio, Claudio Davera, Paolo Corbellini ed Enzo Motta. \

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le scelte fatte a tavolino (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

REGIONE E FRIULANO Le scelte fatte a tavolino Ultimamente sono apparse sul Messaggero Veneto alcune lettere in reazione, per così dire, a quella di Daniele Damele. Trattando di identità, storia e tradizioni l'argomento in discussione è destinato a sollevare delicate e complesse riflessioni sulle quali ammetto purtroppo la mia incompetenza. Due lettere di lunedì 29 dicembre scorso tuttavia offrono, a mio modo di vedere, un'apertura insolita: vorrei quindi - e se l'ipotesi è giusta - far rilevare che quanto lì si afferma intorno alla nascita della nostra Regione potrebbe dirsi pure, grosso modo, di quanto è accaduto per quella del vino "Friulano". Anch'esso è nato sulla carta e anche - come si dice ancora della Regione - a tavolino. Ovviamente carta e tavolino esistono e sono importanti, ma lo sono quanto un'infinità di altre cose quali, a esempio, la nostra lingua e i nostri costumi. In estrema sintesi, e tornando alla genesi del vino "Friulano", si è dovuto - costretti da una lontana e afasica burocrazia - lasciare ad altri il nome del nostro storico e bianco Tocai. A questo punto il danno è fatto e subìto, ma non basta ancora. Un'ulteriore follia burocratica fa sì che per i friulani la potatura continui e, questa volta, agendo direttamente sulla loro lingua: è quindi la volta del "Tai", che per decreto ministeriale datato 18/10/2007 diviene lemma veneto e - in Italia e nel mondo - indicherà esclusivamente il Tocai di origine veneta. Non riesce agevole trarre indicazioni certe da quanto accaduto, ma pare comunque chiaro che il piano sul quale si è "ritagliato" quest'ultima volta è ben più che commerciale. Nondimeno, e di sicuro, alcuni insinueranno che è un piano "da nulla" fatto di trattini e poco più che sillabe. Fernando Evangelista Moruzzo

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uno sforzo straordinario per il manifatturiero (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 19 - Udine Uno sforzo straordinario per il manifatturiero DIBATTITO di PAOLO MASON * L'economia reale, in particolare il manifatturiero, è nuovamente di moda a causa, purtroppo, di una crisi sempre più grave. Ben vengano, allora, proposte relative alla grande assente, "la politica industriale", anche se, ovviamente, non organiche, perché è impossibile essere esaustivi in una materia così complessa in quanto esistono un'infinità di approcci e una pluralità di interventi possibili. Innanzi tutto la necessità che le aziende nostrane hanno di andare oltre il saper fare, cosa nella quale peraltro spesso primeggiano. Esistono, infatti, "funzioni" immateriali altrettanto e più importanti della produzione stessa che, di fatto, sono indisponibili per gran parte delle piccole e medie imprese. Si pensi solo alla promozione commerciale, al presidio dei mercati, alla formazione, alla ricerca e all'innovazione. La politica promuova e faciliti, in concerto con le associazioni imprenditoriali, quelle aggregazioni tra aziende necessarie per aumentare il potere contrattuale delle stesse nei confronti dei fornitori di materiali e di servizi, dando loro l'opportunità di strappare prezzi vantaggiosi, considerati, a esempio, gli alti costi dei servizi e delle consulenze private: gestione amministrativa, consulenza del lavoro, assistenza legale, informatizzazione eccetera. Un "mettersi insieme" anche per dare finalmente visibilità sui mercati ai prodotti e ai semiprodotti di aziende che oggi sono troppo spesso nelle mani (mai generose) di un solo committente. La promozione di un distretto (il Triangolo della sedia sta morendo), di un territorio, di un insieme di imprese con un marchio che dia identità e riconoscibilità. L'individuazione di modalità e momenti "sovraziendali" per presentare sui mercati anche più lontani una gamma vasta e di qualità di prodotti tra loro complementari che le singole aziende sono impossibilitate a pubblicizzare adeguatamente. Il marketing territoriale, promuovendo le produzioni e le imprese friulane, deve essere l'impegno prioritario della Camera di commercio: si pensi all'intuizione del "Made in Friuli". Si impongono, quindi, forme di cooperazione (dai consorzi alle associazioni temporanee di impresa) che mettano le piccole e medie aziende nelle condizioni di poter esercitare quelle funzioni altrimenti non disponibili, senza pretendere che un'azienda si ingrandisca, se non lo vuole, e rispettando le singole vocazioni. È ora di finirla con il luogo comune, che diventa poi alibi per far nulla, secondo il quale gli imprenditori friulani sono più individualisti, chiusi ed egoisti di altri. Laddove le aziende cooperano è perché le loro associazioni e la politica hanno reso ciò vantaggioso e fatto maturare la relativa consapevolezza. Le associazioni datoriali, inoltre, verifichino, anche assieme al sindacato, i reali bisogni professionali delle imprese e dei lavoratori per finalizzare utilmente la formazione. Proprio in questa direzione va l'ultima intesa siglata tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria friulana, il 25 maggio 2008, che prevede il monitoraggio del fabbisogno formativo. Il successo di una realtà produttiva, inoltre, dipende certamente dalla propria capacità ma anche dal sistema di "fattori" che la circondano e che dovrebbe supportarla. Si pensi alle infrastrutture, all'energia, alla scuola, all'università, alla burocrazia eccetera. È necessario che chi ha la responsabilità dei servizi e delle amministrazioni pubbliche, invece di denigrare i propri collaboratori, le renda efficienti ed efficaci con veri e propri piani di riorganizzazione ispirati alla "customer satisfaction". I dirigenti pubblici, notoriamente scelti dalla politica, approntino modelli organizzativi tali da ridurre i tempi e i costi a vantaggio dei cittadini e di chi fa o vuole fare impresa. Chi legifera semplifichi il più possibile le norme rendendole più chiare e applicabili. In materia di energia, senza attendere le scelte nazionali, a livello locale si faccia tutto ciò che è possibile decidendo subito sui progetti già esistenti, poiché davvero il costo energetico da noi è troppo alto. Va migliorata una rete viaria e ferroviaria di trasporti che, invece, peggiora di giorno in giorno. Bene l'annunciata realizzazione della terza corsia autostradale, ma c'è molto altro da fare. Nella Bassa friulana, a esempio, è urgente dragare i canali per poter utilizzare il porto, adeguare, potenziandole, le reti stradale e ferroviaria in uscita per dare respiro all'Aussa Corno valorizzando una zona industriale unica per collocazione e potenzialità. Centri di ricerca e Università pensino pure "in grande", ma operino nel territorio e per il territorio. Grazie all'Università del Friuli esistono il Parco scientifico tecnologico, l'incubatore di imprese Techoseed e la ricerca ha partorito 22 imprese spin-off e più di 20 brevetti già commercializzati. Tutto questo colloca la nostra Università in una situazione di eccellenza rispetto alle altre, ma comunque non sufficiente. Il mondo accademico e i centri di ricerca devono fare di più per rendersi "fruibili" anche dalle piccole e medie imprese. Solo così renderanno un pieno servizio al territorio con reali ricadute e trasferimenti tecnologici. È grave togliere al Friuli Innovaction che, se pur è stata utilizzate quale vetrina dalla politica, rappresenta un appuntamento importante per il manifatturiero friulano. In definitiva, va colta la profondità della crisi economica governando il presente e prefigurando il futuro e va utilizzata ogni risorsa pubblica e privata disponibile. Urge una massiccia iniezione di risorse pubbliche nazionali e locali a sostegno di quanti, saranno tanti anche nel terziario, si troveranno in una situazione di sospensione o di perdita del lavoro. Si rende necessario un sostegno finanziario maggiore alle imprese con bilanci tanto mal combinati da essere a rischio. Si impone uno sforzo straordinario per sostenere il sistema manifatturiero locale vista la sua insostituibile rilevanza economica e sociale. Tutto questo dentro un disegno di coesione ed equità sociale che risollevi le condizioni dei meno abbienti, lavoratori o pensionati che siano. * Segretario Ust Cisl dell'Udinese e della Bassa friulana

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"Mio figlio dislessico ora è alle Superiori" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso La battaglia anti-burocrazia di una mamma "Mio figlio dislessico ora è alle Superiori" BARBARA MORRA FOSSANO Mio figlio soffre di dislessia ed è riuscito ugualmente ad approdare ad una scuola superiore. Quanta fatica, però, per far capire agli insegnanti che non era svogliato ma soffriva di un "Dsa", ovvero un disturbo specifico dell'apprendimento». È una donna battagliera la fossanese Antonella Balocco. Da oltre dieci anni lotta contro «burocrazia e ignoranza» su un problema «neurobiologico» che solo negli ultimi anni la scuola ha l'obbligo di affrontare. Oltre alla dislessia sono considerati disturbi specifici dell'apprendimento la disgrafia, la discalculia, la disortografia e la disprassia. «Questi disturbi - spiega la Balocco - non sono malattie o handicap, sono una "condizione", così come non è una malattia nè un handicap essere mancini. Chi ne è affetto non riesce a scrivere, leggere e contare in modo automatico». Per questo in presenza della diagnosi di un neuropsichiatra o uno psicologo una direttiva del ministero dell'Istruzione impone alle scuole di adottare strumenti «compensativi»: pc, calcolatrici, registratori e «dispensativi», forme di interrogazioni orali, riduzione dei compiti, personalizzazione delle verifiche. «Purtroppo molti insegnanti non adottano questi metodi - spiega la fossanese - e gli alunni, pur in presenza di una diagnosi medica, vengono bollati come fannulloni e le famiglie come iperprotettive. Ne deriva una grande frustrazione nei ragazzi che hanno un quoziente intellettivo uguale se non superiore alla media». La mamma fossanese, insieme ad altri genitori, ha dato vita ad una «rete». «Lo scopo - precisa - è quello di scambiarci consigli e materiale informativo per aiutare i nostri figli e migliorare il loro rapporto con la scuola». La rete promuove degli incontri. Il prossimo sarà il 22 gennaio alle 21 nel salone della Cgil di Cuneo in via Coppino 2 bis. Interverrà la psicologa Bruna Peppino. Per info: Sophia Livingstone 3357276562, Antonella Balocco 3391371563, Nadia Tassone 3333982381.

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A Centallo appaltati i lavori del sottopasso alla Stazione (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

FERROVIA. DOPO ANNI DI PROTESTE A Centallo appaltati i lavori del sottopasso alla Stazione [FIRMA]BARBARA MORRA CENTALLO I lavori per costruire il sottopassaggio della Stazione Fs sono stati appaltati. L'ha annunciato il sindaco Antonio Panero nel corso dell'ultimo Consiglio comunale. Entro la fine di gennaio l'assegnazione definitiva con l'allestimento del cantiere. Per i centallesi l'anno inizia sotto i migliori auspici considerando che da oltre due anni il paese ha dato battaglia per scavalcare il muro di burocrazia che bloccava l'opera. I finanziamenti erano disponibili da 4 anni, ma il progetto ha fatto la spola tra Comune, Regione e Rfi in un mare di corsi e ricorsi. Sulla questione il sindaco aveva più volte inviato lettere ad amministratori regionali e locali oltre che a parlamentari del Cuneese. Sei mesi fa dichiarò anche che, se la situazione non si fosse sbloccata, si sarebbe incatenato agli uffici della Regione. «Finalmente si comincia - commenta soddisfatto Panero -: i miei concittadini avranno una Stazione decente e soprattutto sicura. Porremo fine al fenomeno molto pericoloso dello scavalcamento della barriera da parte degli utenti più giovani e tutti i passeggeri non saranno più costretti ad attendere il treno per Cuneo sul marciapiede senza alcun riparo, senza annunci tempestivi di eventuali ritardi e, soprattutto, a dover percorrere tutta la barriera che in questa stagione è sommersa di ghiaccio e neve». Per poter cominciare a lavorare il lotto numero uno è stato ulteriormente suddiviso in due tranche. Quella per cui si comincerà a scavare a fine gennaio è diventata il lotto «0» del valore di 15 milioni di euro per la costruzione del sottopassaggio pedonale, il rifacimento di banchine e marciapiedi e la realizzazione di un nuovo fabbricato per gli impianti di sicurezza. «A lavorare sarà un'associazione di imprese che in questi giorni, come ultimo atto prima di avviare l'opera, dovrà presentare la fideiussione prevista nel bando di gara - aggiunge il sindaco -. Alla fine ha vinto la collaborazione tra le persone che lavorano nei vari uffici, da quelli regionali ai dipartimenti della Rete ferroviaria italiana. Insieme si è riusciti a superare il muro di burocrazia e a scavalcare il paradosso per cui un'opera finanziata da molto tempo non decollava. Ci auguriamo che sia il primo passo per la realizzazione integrale del raddoppio».

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Palazzetto dello sport da 3,8 milioni di euro Polemica in Consiglio (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CREVOLADOSSOLA.APPALTO IN PRIMAVERA Palazzetto dello sport da 3,8 milioni di euro Polemica in Consiglio E Taglianetti lascia la Comunità montana per protesta [FIRMA]RENATO BALDUCCI CREVOLADOSSOLA Burocrazia permettendo, entro primavera dovrebbero essere appaltati i lavori di costruzione del nuovo palazzetto dello sport di Crevoladossola. «L'iter è completato, i soldi ci sono tutti e quindi possiamo iniziare», conferma il sindaco Marcello Dalla Pozza. Il progetto (un intervento da 3 milioni e 800 mila euro) è da tempo nel mirino dell'opposizione, che sostiene che le necessità sono ben altre. A sbattere la porta è Francesco Taglianetti, che ha dato le dimissioni dalla carica di consigliere in Comunità montana Antigorio Divedro Formazza criticando in una lettera «la sfrontatezza con cui l'amministrazione comunale di Crevoladossola spende i soldi pubblici». Taglianetti punta il dito contro l'impiego della somma che il Comune ha ricevuto dal contratto con l'Enel per lo sfruttamento del torrente Cairasca: «Questi soldi verranno usati per fare un palazzetto dello sport, ma la metà servirà a pagare progettazione e professionisti vari in un momento in cui le famiglie del paese sono sfiancate delle bollette di gas e rifiuti. Per questo mi dimetto». La questione del palazzetto dello sport è stata oggetto di appunti anche dal gruppo di opposizione «Uniti per Crevoladossola». «Le priorità sono altre - dice il consigliere Giorgio Ferroni -, in questo momento potrebbe essere più utile investire nelle scuole e migliorare i servizi ai cittadini. Il sindaco ha sempre sostenuto che si tratta di un'opera al servizio degli otto paesi della Comunità montana, fosse così servirebbe un'intesa con gli altri Comuni affinché si impegnino a partecipare ai costi di gestione». L'amministrazione comunale intanto va avanti per la sua strada: «Non si poteva fare altre opere - spiega il sindaco Marcello Dalla Pozza -. Siamo riusciti a ottenere soldi dal fondo dei Mondiali di calcio del 1990, bando finalizzato a impianti sportivi. A quello stanziamento, circa due milioni di euro, si sono aggiunti i soldi della Comunità montana e la cifra che spettava al Comune dall'Enel per lo sfruttamento delle acque del Cairasca».

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buon natale agli ortodossi (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Gorizia «Buon Natale agli ortodossi» L'assessore Cosma: qui molti chiedono di essere italiani «Felice anno ai serbo-ortodossi che vivono a Gorizia e a tutte le altre comunità straniere presenti in città». Gli auguri arrivano dall'assessore ai Servizi demografici, Sergio Cosma, «nel giorno in cui ricorre il Natale ortodosso e, in questa occasione, anche a nome della giunta desidero esternare gli auguri ai circa 700 cittadini di Gorizia che professano questa religione». Cosma sottolinea di aver conosciuto meglio questa comunità «in questo anno e mezzo in cui ho ricoperto la carica di assessore, perché molti di loro hanno chiesto e stanno chiedendo di diventare cittadini italiani, quindi, partecipano molto numerosi alle cerimonie che ho creato, che vanno oltre la semplice burocrazia. Ho notato che a tali cerimonie, in cui dopo aver esposto un sunto della storia patria regalo la Costituzione e la bandiera italiana, i serbi - sottolinea l'assessore comunale - partecipano con tutta la famiglia e spesso sono molto emozionati, come del resto tutti i componenti della altre comunità che chiedono di diventare italiani. In molte circostanze - continua Cosma - mi ricordano il loro credo religioso e come siano dovuti scappare dal loro luogo natio sotto l'avanzata degli islamici che distruggevano i monasteri, le chiese e i cimiteri ortodossi, molti dei quali oggi sono stati ricostruiti e vengono sorvegliati con le armi in pugno dai soldati italiani». «Immaginando che molti di questi nuovi abitanti di Gorizia saranno oggi a Trieste nella loro bellissima chiesa di piazza Ponterosso per santificare il loro Natale, voglio quindi esprimere loro - conclude lo stesso Cosma - i più sentiti auguri». (p.a.)

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Dati fasulli per evitare la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

A GIUDIZIO Dati fasulli per evitare la burocrazia Ha dichiarato il falso nel documento di autocertificazione per poter accelerare l'iter della pratica edilizia. Così si difende Nicholas F., 36 anni, origini albanesi, operaio edile, che un anno fa circa ha camuffato alcuni dati legati alla sua condizione di immigrato: il suo sogno è quello di farsi la sua bella casetta in Valle Arroscia. Ma questa ingenuità - il volere affrettare i tempi delle autorizzazioni - gli è costata il rinvio a giudizio su richiesta del procuratore Bernardo Di Mattei. Assistito dall'avvocato Maria Ceresola di Albenga, Nicholas dovrà comparire in aula per il processo il 3 giugno. \

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l'uomo che doma tigri e assessori - luca rojch (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 6 - Sardegna L'uomo che doma tigri e assessori Priamo e il suo piccolo circo festeggiano a Olbia il ritorno in pista UNA DINASTIA CHE NON SI ARRENDE LA FAVOLA DEI CASU LUCA ROJCH OLBIA. Una vita tra palco e barricate, tra poesia e miseria. L'ultimo custode dei segreti del circo sardo, Priamo Casu, racconta la sua esistenza da funambolo tra i libri contabili e da giocoliere sotto il tendone. Difficile convincere sindaci e assessori che il circo è un'arte, ma anche un'impresa. Che deve avere i suoi spazi. Magia contro burocrazia. Per protesta era entrato nel municipio di San Teodoro con un leone al guinzaglio. Anni prima aveva minacciato di lasciare libere le sue tigri per Sassari pur di avere un'area in cui esibirsi. Gli animali li aveva persi dopo il fattaccio. Dopo che la sua foca aveva addentato un vigile urbano. L'agente tentava di portarlo via, di interrompere il suo sit-in di protesta e il fedelissimo animale non aveva esitato a difendere il suo padrone. Ma per Priamo Casu la normalità non esiste, è evaporata in una nuvola di zucchero filato, nella risata ingenua di un bambino. La realtà è felice da dietro un naso rosso gomma. La poesia ruba la scena alla ragione, come una luce miracolosa che cambia i contorni delle cose. Mangiafuoco, acrobati, trapezisti, cavalli che sanno contare. Il circo sardo è fatto di pochi attrezzi e tanta fantasia. La frusta non esiste, gli animali hanno un nome, il tendone è fatto di cielo e nuvole. Fanfara e grancassa. Sembra come un'orchestra dagli strumenti luccicanti e le divise lise. Lo spettacolo è a conduzione familiare, sa di nobiltà decaduta, un po' aristocratico, un po' scalcinato. Il mattatore è Priamo Casu, erede della famiglia che ha inventato il circo in Sardegna. Una specie di ultimo samurai, ma con il sorriso dipinto e la parrucca. Clown, ammaestratore, presentatore, giocoliere. Presenta fiero sua moglie Paola. Lei, bellissima, fa il fachiro. La signora sorride, fa parte della nobile casata circense, gli Errani. Con loro la figlia di 10 anni. Impara l'arte, ruba i segreti dei genitori. Priamo non ha dubbi. «Voglio che sia lei a continuare la tradizione - spiega -. Sempre che riusciamo a sopravvivere. Le giornate di vento a novembre ci hanno portato via il tendone. Ci siamo trovati senza la possibilità di fare spettacoli. Per fortuna la Provincia ci ha dato 10 mila euro per ricomprare una tenda usata. è la prima volta che il circo sardo ottiene un finanziamento. A dire il vero una mano ce l'ha data anche il Comune che ci ha pagato per fare alcuni spettacoli nelle piazze della città». Panem et circenses. Priamo Casu accoglie tutti con un sorriso, mostra con orgoglio Tommasina, la cavalla più intelligente del mondo, lui giura, e racconta una storia tanto inverosimile che deve per forza essere vera. Suo padre aveva imparato l'arte di insegnare a contare ai cavalli durante durante il fascismo, nella campagna di Grecia. A rivelargli il segreto un militare ellenico. «Tutto vero - giura -. E mio padre ha trasmesso a me il segreto. Un patrimonio che non può essere disperso. Senza aiuti il circo sardo rischia di sparire per sempre. Non posso far pagare 40 euro a ogni bambino che viene a vedere lo spettacolo». Nell'epoca del divertimento digitale, della playstation, dei bambini con il pollice snodato sopra il joypad, e lo sguardo perso in un plasma da 40 pollici, lo spettacolo riesce a far uscire dalle case oltre 60 famiglie. Il freddo di un gennaio artico non si sente davanti alle acrobazie di Pompelmo, l'alter ego, il clown che si impossessa di Priamo sulla scena. «Loro si divertono - spiega -, questa è la paga più grande. Mi fermano per strada. Per i bambini sono una celebrità». Mentre parla continua a montare il palco. Un telone di gomma, due fari, un computer che alimenta due casse. Lo spettacolo è tutto nella sua testa. Per terra gli attrezzi del mestiere, una bicicletta con una ruota sola, i birilli. In fondo alla piazza in cui si devono esibire il camerino della star. Tommasina. Lei placida, ignora tutti e divora il suo cuscino di fieno. Priamo si avvicina e l'accarezza. «Mi è rimasta solo lei e i cani. Io amo i miei animali. Sono il mio pane. Sono convinto che sia importante lottare. Porto avanti il progetto di tre generazioni di circensi». Non si sente come un panda, come un animale da spettacolo quasi estinto. La logica d'impresa, dello show business non lo riguarda. «A me non interessa fare i soldi. Voglio regalare un sogno, voglio regalare gioia, felicità, sorrisi».

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indennità amianto, burocrazia contro (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Grosseto Indennità amianto, burocrazia contro A un marittimo negata la validità del libretto di navigazione MONTE ARGENTARIO. E' sufficiente presentare il libretto di navigazione firmato dall'autorità marittima per ottenere il ricoscimento dell'esposizione all'amianto o occorre la dichiarazione del datore di lavoro? E' il quesito del pensionato marittimo Rinaldo Di Fraia, che, pur convinto della prima tesi, si è visto respingere la domanda dalla Ipsema: manca del curriculum redatto dal datore di lavoro. Una storia come tante altre, questa che vede coinvolto il cinquantanovenne santostefanese, pensionato dall'ottobre del 2007. Quando iniziò ad imbarcarsi sui motopesca, nel 1968, nessuno sapeva che l'amiato potesse essere cancerogeno. A quel tempo, il materiale era regolarmente venduto nelle ferramenta e serviva per realizzare un po' di tutto, dalle copertura della case, alle pentole, ai tubi di scappamento delle imbarcazioni. Poi la terriibile scoperta delle relazioni fra molte malattie e l'esposizione all'eternit. Così Di Fraia - facendo gli scongiuri, in ottima salute - ripensò all'anno trascorso sui motopesca, agli otto sulle navi cisterna ed ai trenta passati con la Saipem. Ed al momento di fare l'esplorativa per il pensionamento, allegò anche la domanda di certificazione dell'esposizione all'amianto. E' passato, il tempo, ma di quella richiesta non ha saputo più nulla. Eppure, tra la documentazione, aveva inserito il decreto di sequestro emesso nel 1997 dalla Procura della Repubblica di Palermo, della motonave Castoro II sulla quale aveva fatto una decina di imbarchi. Sembrava tutto in regola ed invece pochi giorni or sono la direzione generale della stessa Ipsema gli ha inviato una lettera nella quale viene precisato che la sua domanda non può essere presa in esame perché priva del curriculum lavorativo «rilasciato dal datore di lavoro dal quale risulti l'adibizione, in modo diretto ed abituale, ad una delle attività comportanti l'esibizione all'amianto». Cosa che, tiene a sottolineare il marittimo, equivale ad un rifiuto perché il datore non rilascerà mai il documento ai dipendenti. «E' per tutti così, non sono mica matti», esclama Di Fraia. «A questo punto - dice - non mi resta che augurare a me e agli altri nelle mie condizioni di non contrarre mai malattie per non subire, oltre al danno, la beffa. Del resto tutti, a partire dallo Stato, sanno che per 40 anni non ho lavorato in un campo di fiori ma con questo che puòl sembrare un cavillo non ci permettono di avere neanche il minimo indennizzo». Paola Tana

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quando la burocrazia cancella la salute (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Cagliari Quando la burocrazia cancella la salute La risonanza magnetica prenotata da quasi un mese gli è stata negata: «è scaduta la convenzione con l'Asl» Ma nello stesso giorno avrebbe potuto farla pagando 190 euro ORISTANO. Un mese, giorno più, giorno meno, di trepidante attesa. Quella che normalmente vivono le persone che devono sottoporsi a particolari esami medico-scientifici. E lui, l'involontario (e comprensibilmente imbufalito) protagonista di questa italianissima e quasi kafkiana vicenda, l'attesa l'ha vissuta - essendo fra l'altro reduce da un ricovero in ospedale - ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino a lunedì sera. Vale a dire quando ha ricevuto - a circa 36 ore dalla data fissata - la telefonata che gli ha fatto quasi crollare il mondo addosso: «Dobbiamo annullare la visita che lei aveva prenotato per mercoledì, perché è scaduta la convenzione che, attraverso la Asl, avevamo con la Regione...». Telefonata partita da qui, dalla città di Eleonora, precisamente da uno studio radiologico convenzionato appunto con il Servizio sanitario nazionale, e diretta ad Alghero, dove vive Luigi (il nome è di fantasia), dipendente statale, che già aveva cominciato il suo conto alla rovescia per sottoporsi a quella risonanza magnetica che aveva richiesto alla Asl 5 l'11 dicembre dell'anno ormai passato. Richiesta accolta e regolarmente autorizzata (con il numero 4123) giusto sette giorni più tardi, ovvero il 18 dicembre. Il resto è venuto da sè, con la conseguente telefonata alla studio radiologico convenzionato per fissare il giorno e l'ora dell'esame diagnostico, al quale Luigi dà invero grande importanza. Al pari del medico che glielo aveva prescritto, il 5 dicembre, in tutta fretta: «Invece l'altra sera, intorno alle 18, sono rimasto di sasso quando mi è stato comunicato, fra l'altro con termini freddamente burocratici, che la visita non si poteva più fare.», racconta, «Lì per lì non ho saputo neppure ribattere, anche perché l'interlocutore ha aggiunto che comunque mercoledì - data per la quale mi ero organizzato, prendendo un giorno di ferie così da poter affrontare con tutta calma il viaggio fino a Oristano - avrei potuto sottopormi alla risonanza magnetica, ma a pagamento! Per la modica cifra di 190 euro...». Forse perché non del tutto convinto, Luigi ha voluto cercare conferma: «Sì, ho chiamato alla Asl e la persona con la quale ho parlato (il ragionier Contini) mi ha confermato che la convenzione era scaduta e la Regione non l'aveva rinnovata...». Insomma, in quel preciso istante ha capito che stavolta nella scala dei valori la parola «salute» è stata preceduta dalla parola «burocrazia». Resta solo da capire come mai lo studio radiologico abbia aspettato l'ultimo momento per informare lui e - pare - tanti altri.

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oristano, la burocrazia contro la salute (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 0 - Oristano Oristano, la burocrazia contro la salute Annullata con 36 ore di preavviso risonanza prenotata da un mese «è scaduta la convenzione con la Asl 5» ORISTANO. L'esame prenotato da un mese annullato a 36 ore dall'appuntamento: la disavventura di un signore di Alghero con uno studio radiologico e con la Asl di Oristano pare non sia però un caso isolato. Anche perchè la giustificazione che è stata fornita all'interessato è stata questa: «Dobbiamo annullare la visita che lei aveva prenotato per mercoledì, perché è scaduta la convenzione che, attraverso la Asl, avevamo con la Regione». L'uomo aveva prenotato una risonanza magnetica all'Asl 5 l'11 dicembre. Richiesta accolta e autorizzata il 18 dicembre. Poi, a un giorno e mezzo dall'esame, ecco la telefonata che annulla tutto. Lo studio era disponibile a effettuare l'esame oggi stesso, ma a pagamento. a pagina 21

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con piombo fuso israele rischia un conflitto infinito (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Francesco Morosini Con «Piombo Fuso» Israele rischia un conflitto infinito Barocco militare: è il rischio di Israele nella Striscia di Gaza. L'espressione, dell'analista Mary Kaldor, indica l'eccessiva ridondanza tecnologica di sistemi d'arma sofisticati fino ad essere sovradimensionati per le esigenze di una guerra asimmetrica fatta di autobombe e guerriglia. Il punto è, allora, che l'alto rating tecnico-scientifico degli arsenali di Israele potrebbe essere messo a dura prova dalla guerriglia di Hamas nella rete urbana della Striscia. Tanto da essere declassato, se a Gaza Tzahal (Israeli Defence Force) avesse gravi difficoltà, in una sorta, passando un'analogia con la finanza, di "effetto Lehman Brothers" militare. Dunque, l'operazione Piombo Fuso sulla Striscia pone ad Israele il problema del possibile decadimento operativo del proprio vantaggio tecnologico su Hamas che, invece, sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha altre regole, tali da rendere un'Araba Fenice l'annientamento "solo" manu militari di quei "sistemi socio/politici armati", nonché operanti in ambienti sociali favorevoli, individuati come guerriglia. Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche facendole apparire delle "tigri di carta". Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o "non barocche") dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a sua volta, per massimizzare il proprio lato "forte" dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tzahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile "lotta al terrorismo". Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla "guerra classica" (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (centrata sulla supremazia nel cielo) giocando sul rapido "ricerca, distruggi, torna nei confini". Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo Fuso su Gaza; perché è ovvio che il Comando politico/militare israeliano tema con la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente "caso Libano" (ma la geopolitica della Striscia da maggiori opportunità a Tzahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima "famiglia tecnologica" di Israele. Ed il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medioriente ed in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocons Frederick Kagan della US Military Accademy, c'è qualcosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (NCW o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan ed in Iraq (prima del Generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze che la NWC massimizzi la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico Grande Drago) mentre la perda, almeno in parte, contro i "mille volti nemici" della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tzahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne. E addirittura capace sulla Striscia di fare dei limiti della NWC da necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta ad impantanare nella "giungla urbana" Tzahal nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, sulla Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici.

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E RRORI di calcolo, problemi di burocrazia, scarsa attenzio... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

SARZANA pag. 11 E RRORI di calcolo, problemi di burocrazia, scarsa attenzio... E RRORI di calcolo, problemi di burocrazia, scarsa attenzione: non si sa. Di certo c?è che in questi giorni decine di cittadini sarzanesi si sono visti arrivare a casa cartelle esattoriali con cui vengono chiesti arretrati della Tarsu per gli anni addietro. Fra questi, anche un esponente della giunta comunale sarzanese che come gli altri cittadini si è messo in coda all?ufficio tributi per chiedere spiegazioni. Le «cartelle pazze» sono state inviate ai cittadini da Gefil, la società incaricata dal Comune di incassare la tassa sui rifiuti urbani. Per capire cosa sia successo, è necessario fare un passo indietro ad alcuni anni fa quando l?amministrazione di Sarzana aveva incaricato alcuni geometri di verificare la metrature delle abitazioni cittadine per definire la Tarsu da pagare, definita in base alla metratura di ogni abitazione. Da quanto emerso, in base alle normative di allora, nelle misurazioni non erano stati conteggiati i terrazzi delle abitazioni in quanto non rientravano nel calcolo della tassazione-Tarsu. E qui nasce l?inghippo: per inviare a casa i bollettini della nettezza urbana del 2009 la Gefil ha fatto un controllo incrociato fra i dati delle planimetrie delle abitazioni registrate al catasto e quanto risulta sulla metratura «tassabile» di ogni appartamento, fatti secondo i calcoli dei geometri incaricati dal Comune. Nella stragrande maggioranza dei casi per ogni abitazioni c?era un «buco» di alcune decine di metri quadri: forte di questo, la Gefil ha inviato ai contribuenti un accertamento retroattivo di cinque anni con cui si chiede conto della differenza di soldi non versati con tanto di interessi e sanzioni. Proteste e polemiche non si sono fatte aspettare, l?ufficio tributi è stato preso d?assalto da cittadini arrabbiati (fra questi, anche l?esponente della giunta sarzanese). Toni accesi, proteste fatte con tanto di documentazione in mano. «La misurazione del mio appartamento ? sbotta un cittadino ? l?hanno fatta i geometri, non il sottoscritto. Perchè ora devo pagare gli arretrati?». E un altro aggiunge. «Nel calcolo della metratura tassabile era stato escluso il terrazzo. Ma i conti non tornano: anche sommando il valore del terrazzo non si raggiunge la somma richiesta da Gefil». UN BEL «giallo» che ha messo in difficoltà l?ufficio tributi. Non sarà facile per l?amministrazione sbrigare l?intricata matassa anche perchè la grande maggioranza dei cittadini è intenzionata a fare ricorso alla commissione tributaria: basterà presentare la dichiarazione fatta dai geometri incaricati dal Comune per vedersi annullare la richiesta di arretrati. Da parte dei cittadini non c?è stata infatti alcuna «dichiarazione infedele». Un assist a cittadini e Comune arriva dallo stesso esponente della giunta vittima delle cartelle pazze. «Mercoledì e sabato è previsto un front-office all?ufficio tributi dove ognuno può esporre la sua situazione: la situazione può essere chiarita». Vedremo.

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di MANRICO PARMA UN PALADINO dei lavoratori precari dei call center; una madre... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 3 di MANRICO PARMA UN PALADINO dei lavoratori precari dei call center; una madre... di MANRICO PARMA UN PALADINO dei lavoratori precari dei call center; una madre-coraggio; un presidente vincitore del Palio del Golfo; un antropologo vicino a popolazione sperdute; un ... Sono emersi gli outsider nel sondaggio effettuato da La Nazione per assegnare l?oscar agli spezzini del 2008. Personaggi non certo favoriti alla vigilia ma rappresentanti di realtà emergenti e mondi nascosti degni di ammirazione e di interesse. A segnalarli i lettori con le loro e-mail, arrivate a valanga. Un rilevamento che indirettamente boccia politici e vip scegliendo la gente comune, le storie di vita, le gesta popolari. Nel gradino più alto del podio sale Marco Scamardella, 33 anni, sindacalista dei precari dei call center, da pochi giorni segretario provinciale della Uil comunicazione. Ha vinto quasi per acclamazione visto l?ondata di preferenze. Al secondo posto la madre-coraggio Antonella Bonanno, 50 anni, da tre al capezzale della figlia ventenne colpita da emorragia. Terzo Duilio Ruggieri, 82 primavere, presidente sempreverde del Ringressi Muggiano, l?uomo che a agosto ha alzato al cielo il trofeo più prestigioso della città: il Palio. Andiamo per ordine. MARCO SCAMARDELLA è un laureato in scienze politiche. Assunto con contratto precario in un call center, ha iniziato l?attività sindacale a favore dei precari. Ora è dipendente della ComData, una società che opera alla Spezia con 500 dipendenti curando le chiamate telefoniche per conto di colossi come Telecom, Eni, Agip. A novembre ha preso le redini provinciali della Uil delle telecomunicazioni. Rappresenta le istanze di un nuovo settore che avanza: quello dei call center, una delle eccellenze spezzine, dove trovano impiego oltre mille lavoratori. «Parliamo di un?attività ? osserva Scamardella ? fra le più dinamiche del nostro sistema economico ma ancora poco conosciute». Come spiega così tante preferenze? «Due i motivi, a mio avviso. Il primo: la responsabilità di rappresentare una categoria di nuovi lavoratori». Il secondo: «Il modo di fare sindacato più legato alla quotidianità, ai problemi della gente». ANTONELLA BONANNO è stata votata per il suo grande cuore di madre. La sua storia ha commosso la città. Ha lasciato il lavoro per stare vicino alla figlia colpita in due occasioni da emorragia, una ragazza che ha bisogno continuo di assistenza. Lei non gliel?ha mai fatta mancare. «Penso a tutte le donne, e ce ne sono tante, che vivono la mia stessa situazione in silenzio», esordisce alla notizia di aver ricevuto decine di preferenze. Aggiunge: «Ogni giorno è una lotta continua. Quello che è più assurdo che bisogna contrastare tanta burocrazia. E? davvero difficile assicurare una vita dignitosa a chi è disabile». DUILIO RUGGIERI deve la sua fama a una lunga appartenenza sportiva. E? stato presidente nazionale della federazione canottaggio a sedile fisso. Nel 2008 si è preso una delle più belle rivincite portando al trionfo la sua borgata, il Muggiano, al palio senior. Personaggio gioviale ma battagliero ha avuto la maggior parte delle preferenze dai borgatari.

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Si possono riciclare anche i cartoni per bevande (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

SAN BENEDETTO pag. 7 Si possono riciclare anche i cartoni per bevande RIFIUTI di PASQUALE BERGAMASCHI IMMOBILISMO da spazzare via mettendo in campo l?impegno delle Pubbliche Amministrazioni. La pensa e la dice così, il vice presidente della Provincia, nonché assessore alle politiche del lavoro e della formazione, Emidio Mandozzi. «Condivido quanto dice il presidente della sezione ?Costruttori edili? di Confindustria, Raniero Iacoponi, specialmente quando lancia l?allarme alle istituzioni. E? il momento di mettere in campo il ?Patto di solidarietà? tra imprese e Amministrazioni pubbliche, perché da una crisi economica come quella che stiamo vivendo si possano e debbano cercare nuove opportunità. Non vale a niente denunciare la crisi e nessuno può tirarsi indietro, dai politici alle istituzioni, dai funzionari delle Pubbliche Amministrazioni agli imprenditori. Ognuno, per la propria parte e con determinazione, deve affrontare il problema posto all?ordine del giorno dal presidente Iacoponi, sponsorizzando le iniziative e gli strumenti per ridurre i tempi della burocrazia nelle procedure tecnico ? amministrative, mettendo al centro l?interesse pubblico di chi investe, cioè gli imprenditori e di chi lavora. Il tutto ? aggiunge il vice presidente Mandozzi ? per la ripresa degli investimenti nel settore delle infrastrutture e dell?edilizia. Solo così si potrà riavviare il motore dello sviluppo economico». Non ci piove su quanto auspica l?esponente del Pd, considerando il prosieguo del personale punto di vista. «Esempi concreti nel nostro territorio ci sono. Dai progetti già finanziati e cantierabili, come la realizzazione del ponte Anas sul fiume Tronto, bloccato da 10 anni di burocrazia, o della Mezzina. Ce ne sono altri ? rincara la dose Mandozzi ? e abbiamo l?obbligo e il dovere di sollecitare la Regione Marche e il Governo ad investire su questo territorio con concrete risorse finanziarie e nuove progettualità». La conclusione del vice presidente della Provincia Picena è quantomai scontata. Non è altro che l?augurio che la discussione sull?immobilismo politico ? amministrativo nel Piceno, possa prendere quota e produrre gli effetti sperati dagli imprenditori. Cioè «che intervengano i vertici delle Pubbliche Amministrazioni rispondendo con i fatti al campanello d?allarme fatto squillare dal presidente della sezione ?Costruttori edili? di Confindustria, Raniero Iacoponi».

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un flop la social card ed è pure vuota - saverio melegari (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Pistoia Un flop la social card ed è pure vuota Poche persone l'hanno ritirata e a molti non è stata ancora caricata Un disguido dell'Inps per i tempi di distribuzione fondi troppo ristretti SAVERIO MELEGARI PISTOIA. Doveva essere un aiuto per gli anziani alle prese con difficoltà economiche per una pensione troppo bassa. Adesso, però, c'è la beffa che sono davvero poche le persone che possono usufruire dell'ormai famosa Social card, sventolata da più parti in questo inverno dal ministro dell'economia Giulio Tremonti. Il motivo è molto semplice: la carta è vuota. E, in quel caso, non si fa certo una bella figura, di fronte ad un negoziante, perché ci si sente dire: «Con questa tessera non può pagare, non ci sono soldi dentro». Anche a Pistoia, così come succede un po' in tutt'Italia, sono tantissime le persone che si rivolgono ai patronati, dove inizia tutta la procedura per richiedere la carta, per avere spiegazioni di questi disguidi. A cosa serve la "social card"? Questa tessera ha un valore di 40 euro per ogni mese. Per chi aveva inoltrato la propria domanda prima della fine del 2008, la carta verrà automaticamente caricata dal ministero dell'Economia con 120 euro, in quanto si fa riferimento ai tre mesi iniziali, da ottobre a dicembre. In questo nuovo anno, invece, verrà caricata ogni sessanta giorni con 80 euro sulla base degli stanziamenti disponibili. Sembrerebbe, quindi, uno strumento utile per poter fare una volta di più la spesa al supermercato o poter sopravvivere meglio. Ma, appunto, sembrerebbe. «Per quello che si vede in questi giorni - dice Piero Burchietti del patronato Inca-Cgil - sembra che la maggioranza di coloro che avevano richiesto la tessera, in realtà l'ha trovata vuota. Il nostro patronato ha effettuato il servizio gratuitamente per instaurare la domanda di ricevere la carta, però i problemi derivano dall'Inps. I tempi di distribuzione dei fondi e, soprattutto, di verifica che tutti i requisiti fossero ritenuti accettati erano troppo ristretti rispetto alla reale analisi e dunque si è arrivati a questo punto. Con l'inizio del nuovo anno, però, sembra che chi ha fatto tutto questo abbia capito che c'è qualcosa nel sistema che non va e si sta iniziando a riconsiderare i tempi di caricamento sulla tessera dei soldi. A noi personalmente, fino ad adesso, non ci dà molte rassicurazioni sul futuro anche perché poi c'è da considerare un aspetto puramente psicologico: diverse persone che si sono presentate hanno dichiarato fin da subito che avrebbero fatto domanda per la "social card" ma che non volevano utilizzarla, in quanto ritenevano umiliante mettersi in fila al supermercato e pagare con questa tessera che, di fatto, sembra una tessera per i poveri». Tutto quello che doveva portare di beneficio, dunque, fino a questo momento si è visto in minima parte, proprio perché i pensionati non hanno potuto vedere i benefici dei 40 euro mensili da poter spendere in più rispetto al passato. «Il ritardo del caricamento della tessera - spiega Nadia Buzzoni del patronato Acli - dipende dall'Inps. Questo non vuole dire farne a loro una colpa ma sta a significare che i tempi di verifica delle domande erano troppo stretti e non è possibile accontentare tutti sin da subito. Sono comunque tanti i pensionati che adesso hanno già ricevuto a casa, via posta, il codice pin della carta ma non la possono sfruttare. Questi accertamenti richiedono tempi lunghi proprio perché in tanti si presentano ai patronati per poterla avere e, già in questa sede, chi non ha i requisiti, e a tal proposito fa riferimento soltanto il modello Isee, viene respinto. Però, poi, quando si arriva all'Inps può succedere che si verifichi qualche altro impedimento che allora rallenta la ricerca e bisogna fare ricerche più approfondite». La tessera c'è, quindi, ma non si può usare. Troppa burocrazia? Può essere, ma ci sono anche altri errori di tipo strutturale che non sono stati considerati in fase di realizzazione. Resta soltanto da attendere e sperare che tutto possa entrare finalmente in funzione.

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Lascia un milione ai cani, la crisi dimezza l'eredità (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-07 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Ad usufruire dell'inaspettato «regalo« il Comune di Monza Lascia un milione ai cani, la crisi dimezza l'eredità SEGUE DA PAGINA 1 I soldi dell'eredità avrebbero fatto più che comodo alle anemiche casse dell'amministrazione per finanziarie la costruzione di una nuova struttura. Tuttavia, il sindaco, Marco Mariani, non ha intenzione di arrendersi alle oscillazioni della Borsa e promette: «Crisi o non crisi, il nuovo canile si farà». L'uomo che ha deciso di lasciare una bella fetta del suo patrimonio per migliorare la vita dei randagi brianzoli si chiama Rodolfo Foà, è originario di Genova, ed è morto la scorsa primavera, poco prima di compiere 90 anni. Avendo avuto per molti anni un cane li amava con tutto il cuore. Così ha deciso di lasciare la quota disponibile della sua eredità all'amministrazione comunale (la quota legittima è stata assegnata alle figlie), proprietaria dell'unico canile della zona, affinché utilizzasse i soldi per ristrutturarlo o per costruirne uno nuovo. La burocrazia, tuttavia, ha fatto slittare di mese in mese l'accettazione e la crisi finanziaria sopraggiunta fra l'estate e l'inverno ha progressivamente ridotto l'ammontare della somma. «Purtroppo — spiega l'assessore Osvaldo Mangone —, pare che sia stato perso circa il 50% del valore iniziale». Il progetto di realizzarne uno nuovo però non finirà in archivio. A bilancio è già stato stanziato un milione di euro e l'assessore ha pure individuato il luogo dove sorgerà: un'area di 10 mila metri quadrati nella zona della Boscherona. Burocrazia Corsa contro il tempo per sveltire le pratiche burocratiche e perdere meno soldi possibile Riccardo Rosa

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Diciassette euro e settantadue centesimi. Fate bene i conti: trentatremila vecchie lir... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mercoledì 07 Gennaio 2009 Chiudi di LUCA LIPPERA «Diciassette euro e settantadue centesimi. Fate bene i conti: trentatremila vecchie lire. Poco, penserete... Beh: ci si può finire praticamente agli "arresti domiciliari". Sta capitando a me e nessuno si dà pena per liberarmi». Angelo Palmieri, 64 anni, di Valleranello, vicino Spinaceto, da otto mesi è prigioniero dell'unica realtà parallela di cui si abbia certezza su questa Terra: quella della "Cartelle Pazze". Un vecchio bollo, una catena di errori burocratici e una prescrizione ignorata hanno concepito, insieme all'ostinazione dell'Agenzia della Entrate e della Gerit, il classico "mostro". Palmieri, nonostante chili di raccomandate e la ragione dalla sua, ha subito il famigerato "Fermo Auto" ed è finito in trappola. L'auto, una Alfa 166, deve restare in garage e lui isolato in campagna Vallerenallo è una bellissima campagna alle porte della città con la mamma malata, la moglie che cerca di consolarlo e un diavolo per capello. «Questa storia dice è talmente assurda che una persona di buon senso stenterebbe a crederla vera. Tutto è cominciato nel maggio scorso quando mi sono arrivate a casa dalla Gerit quattro cartelle esattoriali da pagare, con tanto di minaccia di Fermo Auto. Ho cominciato a girare Roma in lungo e in largo per bloccare il procedimento. La prima cartella era per una multa già pagata: discarico immediato. La seconda per una multa illegittima: discarico immediato. La terza per una tassa prescritta: altro discarico. La quarta per due mesi di bollo auto relativi al 1998. Una vicenda nata non per mia responsabilità e che ora mi si ritorce contro senza che nessuno alzi un dito». Timbri e documenti, a casa Palmieri, raccontano del supplizio di un cittadino ora in pensione messo sotto tortura dalla macchina della burocrazia. Ma varrà la pena di dire, prima di inoltrarci nell'Odissea, che anche i "santi" possono perdere la pazienza. Angelo Palmieri qualche giorno fa si è presentato ai carabinieri del Divino Amore e ha raccontato tutto dall'inizio. Il maresciallo dell'Arma lo ha preso sul serio ed è stata inoltrata alla Procura della Repubblica una denuncia per omissione di atti di ufficio che chiama in causa due funzionari dell'ufficio Roma 2 della Agenzia delle Entrate, all'Aurelio. Ma torniamo all'origine. Cioè al bollo. «Ecco continua Palmieri Era il 1998. Comprai un'auto. Dovevo pagare il bollo per gli ultimi due mesi dell'anno: 17,72 euro. Andai all'Aci. Ma non c'era ancora il libretto. Così non accettarono il versamento. Tornai ai primi del 1999. Niente libretto neanche allora. Mi dissero: vada alla Posta e paghi per tutto il '99. Chiesi: "E quei due mesi...". Stia tranquillo, fu la risposta, le mandiamo noi un bollettino a casa con una piccola sovratassa e lei sistema tutto». Il bollettino ovviamente non arrivò. «Ma nel 2001 prosegue il pensionato mi chiedono il pagamento di tutto il 1998. Protesto. L'Agenzia delle Entrate ammette l'errore e dice che riceverò un discarico. Niente. Arriviamo al 2004. Mi recapitano una Cartella Esattoriale e trasecolo: la concessionaria (il Monte dei Paschi), con mora e penali, mi intima il pagamento di tutto l'anno. Riprotesto: raccomandate, fax, gira qui, gira là, soldi buttati a fiumi. Giurano: "Provvederemo". Passano quattro anni. Giungo quasi a pensare che abbiamo provveduto. Ma nello scorso maggio ecco le quattro cartelle. Tre riesco a farle discaricare subito. Ma su quella del bollo nasce una vera guerra con l'amministrazione». Il punto è semplice. La Gerit, che in questo caso agisce per conto della Agenzia delle Entrate, non si limita a chiedere più i 17,72 euro originari. La somma viene fatta lievitare fino a quasi cento euro: interessi, mora, sovrattassa. «Ma io che c'entro? protesta Palmieri Volevo pagare fin dall'inizio. È l'amministrazione che me lo impedì con la storia che non c'era il libretto». Il pensionato è una "capa tosta". Ottiene dall'Aci una lettera ufficiale in cui si attesta che il reale debito era, appunto, di 17,72 euro. Lui la presenta agli uffici del "nemico", paga e aggiunge pure qualche spicciolo per le spese. Ma la Gerit e l'Agenzia delle Entrate non sentono storie. Si versi tutto. «Ma io non ci sto a subire un torto così si scalda il pensionato e loro mi hanno fermato la macchina. Da otto mesi vado a piedi. Per accompagnare mio figlio all'aeroporto, ho chiesto un camion in prestito a un amico. E loro hanno fatto pure gli spiritosi: "Se resta a piedi", mi hanno detto, "prenda il taxi". Roba da mettergli le mani addosso...».

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Angelo Palmieri, 64 anni, è prigioniero di una "Cartella Pazza" in cui gli si chiede ... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 07-01-2009)

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Mercoledì 07 Gennaio 2009 Chiudi Angelo Palmieri, 64 anni, è prigioniero di una "Cartella Pazza" in cui gli si chiede il pagamento di 17,72 euro (prescritti) per un bollo auto del 1998. Il pensionato, che vive in campagna, si è visto recapitare otto mesi fa dalla Gerit-Equitalia un preavviso di "Fermo Auto" per conto della Agenzia delle Entrate e dell'Aci. «Ho fatto decine di raccomandate cercando di far capire alla burocrazia che c'era un errore e che gli errori erano stati riconosciuti». Niente da fare. La macchina infernale, una volta in moto, è implacabile. L'auto di Palmieri è stata sottoposta a "Fermo Auto". «E io sono bloccato in campagna con mia madre malata. Così li ho denunciati ai carabinieri». Lippera all'interno

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FALCONARA Per il commercio falconarese, e non solo, si prospetta un 2009 ricco di novità. Ad a... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 07-01-2009)

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Mercoledì 07 Gennaio 2009 Chiudi di ALESSIO RITUCCI FALCONARA Per il commercio falconarese, e non solo, si prospetta un 2009 ricco di novità. Ad annunciarlo è l'assessore al ramo Raimondo Mondaini, che fa il quadro della situazione e fissa le scadenze decisive. La prima novità riguarda gli accertamenti delle tasse pubblicitarie per i commercianti e l'imposta comunale sugli immobili per i cittadini. Chiunque voglia verificare l'entità esatta dell'ammontare da pagare potrà, fino a marzo, recarsi direttamente agli uffici della Esino Entrate in via Roma, che resteranno aperti come front office per sbrigare gli atti di normale amministrazione. Per quanto riguarda gli accertamenti su insegne, vetrofanie e manifesti sulle vetrine delle attività commerciali, argomento che nei giorni scorsi ha scatenato non poche polemiche sui metodi di accertamento utilizzati, i negozianti possono andare subito nella sede della Polizia Amministrativa che ha già preso in mano tutta la situazione. Per quanto riguarda la proposta della Confcommercio di ridurre la burocrazia ed evitare ai commercianti di presentare ogni 5 anni una foto dell'insegna pubblicitaria con allegate le misurazioni per poi, eventualmente, pagare la tassa corrispondente, l'assessore assicura che la modifica del regolamento sarà sicuramente presa in considerazione. «Prima di tutto - spiega infatti Mondaini - occorre fare una distinzione tra accertamenti fatti e regolamento. Sugli accertamenti già fatti dal commissario straordinario non possiamo fare nulla. Come amministrazione ci siamo resi disponibili a verificare gli importi ed eventualmente agevolare i pagamenti rateizzando o dilazionando i pagamenti. Sulla modifica del regolamento invece faremo degli incontri anche con i commercianti per cercare di snellire la burocrazia, sempre prendendo in considerazione i margini che abbiamo per intervenire». Sulla questione del canone di locazione dell'immobile della Esino, il Comune non ha ancora discusso se modificarlo o cessarlo. Per il momento, dunque, la cifra di 3000 euro al mese verrà regolarmente corrisposta dal Comune. Sulla nuova disposizione del mercato cittadino, invece, trascorsi i 30 giorni dalla pubblicazione dell'albo senza alcun ricorso, cominceranno le convocazioni degli iscritti e, in base al numero di iscrizione, ogni ambulante potrà scegliere la sua nuova locazione. Le novità non finiscono. Presto cambieranno anche le aree di sosta nel centro cittadino. «Le nuove strisce blu dei parcheggi - conclude Mondaini - si vedranno sicuramente entro marzo con l'approvazione del bilancio comunale. E' un lavoro che va fatto con la massima cautela, ma stiamo già valutando tutto il piano di arredo urbano con la Polizia Municipale e presto potranno intervenire direttamente anche gli stessi commercianti».

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I <mostri> di Matera secondo Vito Cea (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 07-01-2009)

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Corriere del Mezzogiorno - LECCE - sezione: TEMPOLIBERO - data: 2009-01-07 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE CINEMA I «mostri» di Matera secondo Vito Cea Proseguono fino a domani le repliche del film Arrivano i mostri di Vito Cea al cineatro Duni di Matera. Il film, interpretato dal regista materano Antonio Andrisani, è costituito da 14 episodi della durata media di circa 5 minuti. La commedia trae spunto dal celebre film di Dino Risi I mostri e dal successivo I nuovi mostri. Tra i temi affrontati ci sono il lavoro, la burocrazia, la solitudine, la televisione e la discriminazione. ................................................ I NUOVI MOSTRI - Matera Fino a domani (ore 21.30) al cineteatro Duni, via Roma 10. Big lietto 5 euro. Info 0835.33.18.12

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Investimenti esteri, il bilancio è positivo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)

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Nord-Ovest sezione: PRIMA data: 2009-01-07 - pag: 1 autore: Flussi finanziari. Secondo Bankitalia Investimenti esteri, il bilancio è positivo Il flusso di capitali esteri verso Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta sembra aver invertito la rotta. Secondo i dati diffusi da Bankitalia, infatti, il saldo tra investimenti e disinvestimenti esteri nelle regioni del Nord Ovest nei primi 8 mesi del 2008 è tornato positivo, superando il miliardo di euro. Dopo aver toccato il picco di oltre 7 miliardi nel 2005, nel 2007 il saldo era sceso fino a 805mila euro con il Piemonte che faceva registrare il segno meno per poco più di 100mila euro. Si tratta di un buon risultato, se confrontato con il dato italiano che si attesta sugli 8,7 miliardi (rispetto ai 24 del 2006): in pratica il Nord-Ovest tra gennaio e agosto ha saputo attrarre circa il 13% dei capitali stranieri in ingresso su scala nazionale, al netto dei disinvestimenti. Trai fattori che ancora limitano l'attrattività ci sono gli elevati costi di produzione, il peso della burocrazia e la scarsa disponibilità di manodopera qualificata. Particolare interesse arriva dai capitali irlandesi, che nei primi mesi del 2008 sono responsabili di un importante saldo attivo, pari a 1,5 miliardi di euro, contro il saldo negativo di 411 milioni di euro degli Stati Uniti. Servizio u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina

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Premiate le aggregazioni di filiera (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: ECONOMIA e IMPRESE Liguria data: 2009-01-07 - pag: 7 autore: Distretti. Superate le difficoltà riscontrate nei primi bandi: agli ultimi due appelli hanno risposto 120 aziende Premiate le aggregazioni di filiera Dieci progetti finanziati con oltre tre milioni dalla legge 33 del 2002 PAGINA A CURA DI Jada C. Ferrero GENOVA C'è il gruppo dello Spezzino che da 30 anni rifornisce di uniformi Marina ed Esercito, e che ora punta a sviluppare in loco un polo della filiera del tessile innovativo, per le divise ipertecnologiche del soldato professionista del nuovo millennio. Ci sono i ceramisti del Savonese che tentano una svolta, coniugando produzione e design. Non mancano le imprese del distretto ardesiaco della Valfontanabuona, alle spalle di Chiavari (Genova), note nel mondo per le tavole da biliardo, abituate al gioco d'équipe.E poi team di impiantisti che scommettono sul business della cantieristica, un po' di servizi legati alla formazione di manodopera nautica specializzata, un pizzico d'informatica. Dieci storie diverse, di altrettante cordate di aziende pronte, all'alba del 2009, a investire quasi 5 milioni in progetti di aggregazione imprenditoriale che globalmente coinvolgeranno 120 aziende e che, si stima, creeranno 170 nuovi posti di lavoro. è la prospettiva racchiusa negli ultimi due bandi (2007 e 2008) della legge regionale sui distretti industriali e sistemi produttivi locali (Lr 33/2002), definitivamente "assestati" nei giorni scorsi con l'assegnazione di 3,27 milioni ai 10 pool (si veda tabella). Sei i progetti presentati da distretti (cinque consorzi e un'Ati), quattro da filiere produttive (tre Ati, un consorzio). Per la disciplina ligure sui distretti, dalle origini rivista e corretta in molte sue parti, un bilancio dunque infine positivo, con i primi frutti, dopo un decollo difficile. Tant'è che l'assessore regionale allo Sviluppo economico Renzo Guccinelli ha già annunciato perseveranza sullo stesso solco, con un nuovo bando da 3,5 milioni in uscita entro i primi due mesi di quest'anno. «Lo spirito della legge – osserva Edoardo Bozzo, presidente di Filse, la finanziaria regionale che ha curato l'animazione economica – era teso a stimolare l'aggregazione delle imprese. Un obiettivo non ancora del tutto raggiunto – i bandi consentivano anche solo l'associazione temporanea – ma è un primo passo importante. Dai progetti presentati il concetto di innovazione come fattore competitivo decisivo emerge forte ». Il finanziamento (tasso dello 0,5%) discende da due diversi fondi rotativi (distretti e filiere). Va a Pmi associate, variamente specializzate, manifatturiere, di servizi, artigiane o industriali. Una quindicina le tipologie di spesa ammissibili. Lo strumento normativo, introdotto dalla precedente amministrazione retta da Sandro Biasotti, aveva individuato sulle mappe liguri dieci distretti, aree dalle diverse specializzazioni produttive accreditate globalmente di circa 2.700 aziende, con quasi 40mila addetti. Ma il primo bando, del 2005 (6 milioni, metà a fondo perduto), pur contemplando una specie di handicap regolamentare col finanziamento di almeno un progetto per distretto, incassò idee per solo metà del budget (dieci i progetti finanziati con aiuti per 2,9 milioni su 8,5 milioni di investimenti da realizzare). Troppa burocrazia, secondo le imprese; scarso spirito di aggregazione nei liguri, è la diffusa ammissione.L'attuale Esecutivo guidato da Claudio Burlando riforma il testo ( Lr 17/2006), soprattutto introducendo il concetto di filiera che elimina i vincoli di territorialità e altri paletti. Non solo, per presentare domanda bastano adesso due imprese ( contro le cinque originali). Un ulteriore bando nel 2007 totalizza tre dossier (rientrano nei dieci oggi finanziati). Si arriva così all'«ultima chiamata»(fra gennaio e luglio 2008), dalla griglia ancora più soft: abbassato il calibro minimo dei progetti ammissibili, da 150 a 100mila euro; aumentato anche il quid massimo, da 650mila euro a 1,2 milioni. Era una sorta di estremo appello, prima di un'eventuale revisione ancor più drastica dello strumento, come detto rientrata. Va detto che alcuni dei dieci distretti, almeno la metà, continuano a latitare: mai pervenuto in Regione alcun progetto. Nemmeno se il cluster sulla carta è ampio, come il polo genovese della meccanica e metallurgia, che le mappe distrettuali liguri avvalorano di 1.045 aziende, per complessivi 15mila addetti. Ma fra chi c'è, c'è chi scommette parecchio. Quasi il tutto per tutto. Vale 750 milioni la carta che punta su Brugnato (La Spezia) l'Ati Consorzio Liguria, che raccorda l'azienda "Consorzio Liguria", 30 anni di vita come fornitore militare (4 milioni di fatturato, 65 dipendenti) e la Uniform Spa (6 milioni di fatturato, 15 addetti), nata due anni fa come costola della ricerca avanzata. L'idea:valorizzare l'esperienza, fare tesoro di questa nicchia del made in Italy in un momento in cui, mutato lo scenario delle confezioni militari anche a causa della fine della leva obbligatoria, il mercato chiede meno volumi e più innovazione. Come nuovi tessuti semiconduttorie ultraresistenti; uniformi, che diventano strumento di intelligence, in grado di monitorare e trasmettere dati sensibili. «Ciò che indossa oggi il soldato – afferma Arnaldo Usai, amministratore delegato dell'Ati e di Uniform – diventato elemento con tecnologia portatile, ha rilevanza strategica. Aumenta dunque il valore aggiunto legato alla qualità, si fa consulenziale il ruolo del fornitore. Potremmo delocalizzare in Cina o Romania, ma scegliamo di non farlo. Ai decisori chiediamo che impostino le politiche pubbliche in modo da sostenere in concreto la produzione italiana di valore». Per sviluppare la filiera il gruppo ha avviato una collaborazione con Finmeccanica, Università di Genova e Poste Italiane. I SETTORI Accomunate dal carattere di innovazione, le iniziative spaziano dalla ceramica alla cantieristica, fino alle divise militari I NODI DA SCIOGLIERE Manca ancora l'adesione di realtà importanti, come il polo genovese meccanico-metallurgico, che conta 1.045 imprese

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Una legge ad hoc per la qualità delle leggi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-01-07 - pag: 1 autore: ... INIZIATIVA DELLA REGIONE TOSCANA ... Una legge ad hoc per la qualità delle leggi di Andrea Gennai U na legge per avere leggi più chiare ed efficaci. La Toscana si è dotata di un testo ad hoc dall'eloquente titolo "Disposizioni in materia di qualità della normazione" ( n. 55/2008). Perché la qualità delle leggi appare a volte incomprensibile agli occhi dei cittadini: sia per come sono scritte, sia soprattutto per la loro efficacia ed utilità. Sarà il tempo a dire se una legge basta a sconfiggere la burocrazia contenuta nei codici: intanto il Consiglio regionale ha dato un primo segnale di buona volontà. In futuro la produzione delle norme in Toscana dovrà attenersi a sei principi cardine: «programmazione normativa; snellezza delle procedure; semplicità, chiarezza, comprensibilità e organicità delle norme; manutenzione e riordino costanti della normativa; analisi preventiva e verifica successiva dell'impatto della normazione; contenimento degli oneri amministrativi». Un bel libro dei sogni, verrebbe da dire, che dovrà essere tenuto constantemente sotto osservazione. Tra gli altri è prevista, ad esempio, l'analisi di impatto della regolazione (Air); che consiste nella valutazione preventiva socio-economica, mediante comparazione, degli effetti degli interventi legislativi sulle attività dei cittadini e delle imprese. Ci sarà poi la verifica dell'impatto della regolazione ( Vir), che consiste nella valutazione successiva del raggiungimento delle finalità degli atti. Il tutto verrà raccolto in una rapporto sulla normazione: vedremo dalla prima relazione se la legge ha funzionato.

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Le imprese: Più sforzi per ridurre la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Ide) data: 2009-01-07 - pag: 3 autore: Le imprese: «Più sforzi per ridurre la burocrazia» Per quanto sia difficile commentare un dato aggregato come i flussi d'investimento elaborati della Banca d'Italia, gli operatori sembrano concordi su un aspetto: per continuare a riscuotere l'interesse degli investitori stranieri è necessario accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e promuovere il territorio. «La burocrazia nazionale è così complicata che non possiamo di certo fare gola a chi deve produrre – afferma Paolo Odone, presidente della Camera di commercio di Genova – Eppure la crisi, per quanto grave, sta colpendo solo in parte la Liguria. Questo perché il nostro tessuto imprenditoriale non è improntato sul manifatturiero puro, ma abbiamo comparti altamente specializzati, poli di alta tecnologia, della robotica e dell'automazione. Nelle telecomunicazioni, poi, continuiamo a essere forti, sia nella telefonia che nel campo della trasmissione di dati. Tutto il resto è legato all'area portuale. Esistono anche diverse società estere impegnate nei terminal: qui bisogna dire che gli investimenti connessi ai servizi sono in progressivo calo, sulla scia dei flussi commerciali». Per gli industriali piemontesi, solo in base al monitoraggio dei flussi di capitali, non è possibile restituire una fotografia dettagliata della realtà. «è difficile commentare questi dati – afferma Mauro Zangola del Centro studi di Confindustria Piemonte – perché non si tratta di investimenti reali, ma di flussi finanziari e monetari. Bisognerebbe misurare la reale presenza sul territorio di imprese straniere e la loro attività. L'unica cosa certa è che, oggi più che mai, la capacità di attrarre investimenti del nostro sistema economico si fonda soprattutto sulla qualità tecnologica del suo apparato produttivo e della ricerca, oltre che sulle condizioni di costo non penalizzanti. Pesano, invece, la scarsa dotazione infrastrutturale e la bassa specializzazione delle risorse umane ». Il futuro del Nord-Ovest, resta vincolato a quello delle grandi vie di comunicazione. «L'avvio del terzo valico ferroviario –aggiunge Odone – è per noi la sfida più importante. Migliori collegamenti conferirebbero alle nostre aree industriali dimesse una notevole attrattività. Gli investimenti nel settore immobiliare stanno già salendo». I piemontesi attendono fiduciosi i risultati delle operazioni messe in campo negli ultimi mesi. «Dal nostro osservatorio – afferma Paola Morris del Centro estero per l'internazionalizzazione del Piemonte – registriamo un numero di imprese straniere in entrata sul territorio in forte crescita. Negli ultimi dieci anni sono state circa un'ottantina e nel 2008 addirittura 15 realtà hanno deciso di investire in Piemonte. Per vederne i risultati in termini reali, però, è necessario aspettare alcuni anni e avviare un monitoraggio mirato degli investimenti strettamente produttivi, depurato dai volumi delle operazioni finanziarie e monetarie». L'allarme, adesso, a partire dal "caso Motorola", arriva dalle realtà multinazionali presenti sul territorio, che sono le prime a sentire gli effetti della crisi. «Bisogna – afferma Morris – poi attivare con loro un dialogo. La crisi si può rivelare anche come un'occasione per testare la reale capacità del territorio di attrarre investitori». Ceip. Paola Morris, responsabile attrazione investimenti Industriali. Mauro Zangola, dell'Ufficio studi dell'Ui di Torino DONATELLA PICCONE Camera di commercio di Genova. Il presidente, Paolo Odone

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Investimenti esteri in ripresa (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Ide) data: 2009-01-07 - pag: 3 autore: Investimenti esteri in ripresa Saldo positivo di oltre un miliardo nei primi otto mesi del 2008 PAGINA A CURA DI Michela Finizio è un periodo di assestamento per gli investimenti diretti esteri nel Nord-Ovest. Il territorio è in attesa di superare la fase di stallo degli ultimi anni. Dopo il picco del 2005, infatti, il crollo è stato netto: hanno pesato molto i disinvestimenti nell'area, tanto che nel 2007 la Banca d'Italia registra un saldo negativo in Piemonte. E la crisi del 2008 non aiuta certo a ripartire. In base al monitoraggio di via dei Mille negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio black out che ha spento i nuovi investimenti sul territorio e gli effetti ancora influenzano i dati dei primi otto mesi dell'anno scorso: nell'intera area il saldo tra investimenti e disinvestimenti ammonta a un miliardo e 80 milioni di euro, una cifra ancora molto lontana dai 5,7 miliardi registrati nel 2006. Allo stesso tempo, però, si tratta comunque di un buon risultato, soprattutto se si pensa che nello stesso periodo in Italia il saldo attivo si attesta complessivamente sugli 8,7 miliardi (rispetto ai 24 del 2006): in pratica il NordOvest tra gennaio e agosto 2008 ha saputo attrarre circa il 13% dei capitali stranieri in ingresso su scala nazionale, al netto dei disinvestimenti. Dall'analisi dei flussi monetari e finanziari dei capitali esteri, dunque, emerge un sostanziale calo di at-trattività, così come nell'intero sistema Paese, dovuto principalmente all'impennata dei costi di produzione, alla burocrazia eccessiva e alla scarsa disponibilità di manodopera qualificata. Ad incidere, poi, c'è la presenza di importanti realtà multinazionali che da anni operano sul territorio, soprattutto in Piemonte: i grandi marchi sono i primi a sentire gli effetti della crisi globale. In particolare il Piemonte, che nel 2007 ha registrato un saldo negativo per 107 milioni di euro, nei primi otto mesi dell'anno scorso ha recuperato chiudendo con 863 milioni di attivo, nonostante pesanti disinvestimenti nel campo dei servizi delle comunicazioni. La Liguria si mantiene sostanzialmente in linea con l'andamento dei flussi a livello nazionale e la Valle d'Aosta, nel suo piccolo, conferma i volumi degli anni precedenti. Particolare interesse, infine, arriva dai capitali irlandesi che nei primi mesi del 2008 sono responsabili di un importante saldo attivo, peri a 1,5 miliardi di euro, contro il saldo negativo di 411 milioni di euro degli Stati Uniti. Il trend al ribasso degli investimenti diretti esteri viene confermato anche dalla banca dati Reprint, del Politecnico di Milano e Istituto del commercio estero che fotografa le nuove partecipazioni straniere in società italiane ( escluse quelle immobiliari e finanziarie): dal 2003 al 2008 si è passati da 56 operazioni in un anno a sole 26, un dato che comunque costituisce ancora l'11,5% del totale nazionale. «è un calo generale di tutto il Paese – afferma Marco Mutinelli di Reprint–. Va detto, poi, che i nostri dati sottostimano gli investimenti più recenti, perché le operazioni più piccole vengono alla luce solamente dall'analisi dei bilanci, per cui bisogna aspettare sempre un po' di mesi». Di recente, grazie all'importante attività di marketing territoriale, portata avanti negli ultimi mesi dalle agenzie di promozione del territorio, il NordOvest ha iniziato la risalita e i frutti di queste operazioni si vedranno nei prossimi anni. In base ai dati del Centro per l'internazionalizzazione del Piemonte, infatti, sono sei le nuove realtà che si stanno insediando sul territorio, che si aggiungono alle 9 già affiancate per l'insediamento nel primo semestre del 2008. «Nei primi dieci mesi dell'anno scorso – afferma Camillo Venesio, presidente del Ceip – abbiamo concorso ad attrarre nella regione 15 imprese, per un investimento complessivo di circa 750 milioni di euro, un totale dieci volte superiore alla media di quanto attratto annualmente nello scorso decennio. Sono dati confortanti, in particolare in questo momento di grande difficoltà e incertezza dell'economia mondiale ». I dati della Banca d'Italia, in sintesi, servono soprattutto per descrivere un andamento generale, ma nel dettaglio restituiscono solo una fotografia sgranata della situazione reale, le cui dinamiche si misurano solo nel lungo periodo. GLI ASSETTI Secondo Reprint, banca dati del Politecnico di Milano e Ice, sono in calo le nuove partecipazioni in società della macroarea

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Eccellenza alla Facoltà di Economia di Torino (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: SYSTEM (TORINO) data: 2009-01-07 - pag: 10 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA Eccellenza alla Facoltà di Economia di Torino N on sono soltanto le imprese a dare esempi di eccellenza. Anche nel settore pubblico non mancano casi di questo genere. Sono meno noti, ma hanno le stesse caratteristiche che si riscontrano nelle imprese di successo. Interpretano il cambiamento della società e dell'economia, rispondono con originalità ad esigenze molto sentite, dimostrano come la capacità di innovare sia ben presente anche nelle pubbliche amministrazioni e come non risponda a verità pensare che Stato signi*chi scarso dinamismo e burocrazia.. La Facoltà di Economia di Torino con la creazione della Masters Division ha dato un esempio in questo senso. Ha individuato una forte domanda potenziale, quella di Master post laurea. Ha risposto ideando prodotti nuovi: tre tipi di Masters e Seminari brevi. Ha costruito una organizzazione snella, che non solo è autosuf*ciente dal punto di vista economico ma contribuisce alla copertura dei costi *ssi della Facoltà. Perché un Master. Per arrivare ai vertici di un'impresa oggi la laurea non basta più. Sono passati i tempi in cui per entrare in un'organizzazione era suf*ciente possedere una laurea ed a quel punto la strada successiva era in gran parte tracciata. La formazione acquisita sui banchi restava valida per anni e il laureato era pronto ad entrare in campo. Il laureato in Economia entrava nella *nanza di un'impresa, quello in Giurisprudenza nell'uf*cio legale, quello in Scienze delle comunicazioni nel marketing, l'ingegnere nella progettazione, il sociologo nella gestione del personale. La sua carriera si svolgeva all'interno della specializzazione di partenza, i migliori ed i più fortunati poi arrivavano al vertice dell'organizzazione e lì completavano le loro capacità gestionali. Non è più così. Oggi per emergere ci vuole qualcosa in più: un Master può servire. Mai come oggi, in una fase in cui il cambiamento è tanto forte da rendere rapidamente superate le conoscenze acquisite nei corsi di laurea, è importante completare la preparazione universitaria con un Master di eccellenza. Inoltre le organizzazioni più ef*cienti e dinamiche non sono le piramidi burocratiche di un tempo ma sono organizzazioni *essibili che impongono conoscenze ampie anche a chi è entrato da poco nel mondo del lavoro. Per essere competitive oggi le imprese devono puntare su persone con buoni livelli di preparazione di base (laurea) ma dotate anche di conoscenze specializzate. Esigenze del mondo del lavoro. Per rispondere ad una esigenza molto sentita dalle imprese e da altre organizzazioni, la Facoltà ha costituito la Masters Division che svolge la sua attività in quattro campi principali secondo le norme dei Master Universitari. Master in Business Administration (MBA) costruito e svolto secondo la tradizione delle migliori Business School. E'un Master riservato a chi ha già fatto esperienza in una organizzazione, è part time, dura quattordici mesi, inizia ogni anno in ottobre. Master in Marketing e Comunicazione (MMC),costruito secondo gli schemi dei Master specialistici. Come il MBA adotta i metodi delle Business School. Mentre il MBA tratta l'insieme delle funzioni che compongono un'attività di Direzione, il MMC concentra la didattica, la ricerca e i consulting project sulle applicazioni dei principi del marketing e della comunicazione.E' a tempo pieno, dura dieci mesi, inizia ogni anno in gennaio. Master in joint venture con imprese. Sono Master realizzati in collaborazione con imprese o altre organizzazioni. Coniugano il rigore accademico con la necessità di calare i concetti nella realtà di speci*ci settori. Una esperienza di questo tipo hanno avuto molto successo. Con Fiat Group Automobiles la Facoltà di Economia ha svolto e attualmente svolge Master Universitari tra i quali il Master in Marketing Management e il Master in Accounting e Financial Management. Seminari brevi. E' il prodotto più recente. Risponde ad una domanda che sia singole persone sia imprese hanno manifestato, quella di concentrare in pochi giorni di lavoro intenso l'apprendimento di concetti base per dare soluzioni pratiche ai problemi di gestione. Hanno una durata non superiore ai tre giorni. Alcuni trattano argomenti di attualità (ad esempio Gestire in tempi di recessione), altri sono di approfondimento (Controllo di gestione) , altri sono introduttivi (Finanza aziendale). La Masters Division. La formazione post-laurea richiede un'organizzazione dedicata, snella, attenta al cambiamento e alle esigenze dei potenziali partecipanti, metodi speci *ci di insegnamento, piccoli numeri di partecipanti per poter adottare i metodi delle business school, aule attrezzate in modo particolare. Utilizzando le risorse generate dai primi master la Facoltà ha ammodernato locali nella sede di corso Unione Sovietica riservandoli a questa nuova attività Perché a Economia. La Facoltà di Economia di Torino ha da poco compiuto cento anni. La sua reputazione, la qualità degli insegnamenti, l'impegno nella ricerca e la capacità di interpretare i cambiamenti della società e dell'economia le hanno dato un prestigio che poche altre Facoltà in Italia possono vantare. La Masters Division ha potuto crescere ed affermarsi rapidamente (i diplomati Master sono oltre trecento) grazie al far parte di una organizzazione che ha una lunga storia di rigore e di eccellenza accademica.

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La Regione risparmia sui francobolli: stop entro il 2010 (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: SUD data: 2009-01-07 - pag: 1 autore: ... E-GOVERNMENT IN SICILIA ... La Regione risparmia sui francobolli: stop entro il 2010 di Valeria Russo L a Regione siciliana spende in media due milioni l'anno solo per i francobolli e in generale l'affrancatura della posta. Soldi che servono ad acquistare più di 3,3 milioni di francobolli che potrebbero coprire, dicono dalla Regione, la superficie di 45 campi da calcio. A breve però questa spesa sarà (almeno in parte) eliminata visto che la Regione si doterà della posta elettronica certificata (Pec) per l'invio di tutti i documentie i certificati sia tra gli uffici ma anche per comunicate con aziende e cittadini. Almeno queste sono le previsioni, tra le altre cose, di quello che è stato definito il Piano industriale per l'innovazione e l'e-government regionale predisposto dall'assessore regionale alla Presidenza Giovanni Ilarda. Il piano, che prevede uno snellimento della burocrazia e una razionalizzazione della spesa, entrerà a regime entro il 2010. Secondo quanto previsto dal piano per l'e-gov, che si sviluppa su quattro livelli, da gennaio dovrebbe partire anche il nuovo portale della Regione dove sarà possibile scaricare moduli e documenti senza doversi recare negli uffici dell'amministrazione. è prevista inoltre l'attivazione della Rete amica siciliana ( Ras) che collegherà i Comuni con la Regione. «Alla fine di questo processo di informatizzazione della Regione – commenta Ilarda – avremo un'amministrazione più efficiente in grado di promuovere iniziative per lo sviluppo così da non essere più un freno per l'economia ».

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Risparmio energetico: il disimpegno del Governo (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

ARGOMENTI 07-01-2009 Argomenti Risparmio energetico: il disimpegno del Governo L'art. 29 del Decreto n°185/08, noto come decreto «anti-crisi», prevede una forte restrizione agli incentivi fiscali previsti a favore dei cittadini per gli interventi riferiti all'efficienza ed al risparmio energetico, limitando enormemente le risorse disponibili per gli anni 2009, 2010 e 2011 e introducendo meccanismi burocratici tali da disincentivare la fruizione degli sgravi fiscali al 55% previsti dalla Legge 296/06 emanata nel corso della precedente legislatura. Nonostante la parziale «marcia indietro» del Governo in merito alle limitazioni previste per l'anno in corso, che in origine prevedevano addirittura un effetto retroattivo a danno di tutti coloro che avevano deciso di investire per migliorare l'efficienza energetica della propria abitazione, gli effetti negativi del provvedimento sono di enorme gravità e riguardano tematiche di carattere economico, burocratico/ amministrativo e ambientale. In termini economici la somma disponibile per gli interventi realizzati nel 2009 viene stabilita a 185,9 milioni di Euro (con un tetto massimo di spesa di 48.000 euro contro 181.818 previsti in precedenza) , pari al 22,5% di quanto stanziato nel 2007, e addirittura pari solo al 17,3% a quanto stimato per il 2008. Tale importo, però, potrebbe ridursi a 82,7 milioni se il Governo dovesse decidere di applicare al 2009 quanto previsto dall'art. 29 del Decreto 185/08 per il 2008, con effetti ancor più negativi. Più di 3 miliardi di euro è la misura degli investimenti per il risparmio energetico realizzati dai cittadini italiani per installare circa 106.000 impianti nel 2007 e 138.000 nel 2008. Gli interventi si ridurranno a 35.000 nel 2009 (Fonte Ance), con un evidente calo di risorse impiegate e sempre che la situazione di incertezza che il provvedimento ha generato non si traduca nella rinuncia dei progetti già ipotizzati. E' evidente il danno prodotto ai cittadini ed alle imprese che operano nel settore della efficienza energetica degli edifici ed in quello delle energie rinnovabili. Un settore dinamico, in forte sviluppo, strategico per diversi Paesi; un settore che, in controtendenza con tanti altri campi di attività, ha visto crescere il lavoro e l'occupazione sia in termini assoluti che in qualità professionale. Va ricordato anche che l'efficien - za energetica incide in modo positivo sul costo della bolletta energetica nazionale in quanto contribuisce alla riduzione della nostra dipendenza dalle fonti tradizionali. Tale risparmio nel biennio 2007/2008, grazie agli interventi realizzati ed in via di ultimazione, è stimabile in circa 630 milioni di euro (Fonte Kyoto Club): è evidente come, nel rapporto fra dare ed avere, il mantenimento degli incentivi in essere comporta un impatto minimo sulle casse dello Stato, e quindi rende ancor meno comprensibile e condivisibile la scelta adottata. Ma il decreto del Governo presenta un altro elemento ostativo in quanto introduce una procedura burocratica complessa e dagli esiti assolutamente incerti. Infatti, l'accesso agli incentivi è subordinato alla presentazione per via telematica di una apposita istanza da inviare alla Agenzia delle entrate. L'Agenzia esaminerà le domande secondo l'ordine cronologico di arrivo e comunicherà entro30 giorni l'esi - to della verifica agli interessati. Decorsi 30 giorni senza risposta, l'assenso si intende negato. In sostanza, senza voler fare della facile ironia sui tempi della burocrazia statale, si stravolge una procedura semplice, trasparente e dagli esiti certi con un meccanismo più complesso, arbitrario ed assolutamente incerto. Sappiamo molto bene che l'investitore, sia esso impresa che semplice cittadino, ha bisogno di burocrazia snella e conti chiari. Così non è, ed il rischio reale è nella caduta drastica degli investimenti: esattamente il contrario di quanto si propone il Decreto «salva-crisi». Sul piano ambientale il danno è altrettanto significativo. Il risparmio energetico, l'incremento delle fonti di energia rinnovabile e pulita, la riduzione delle emissioni di gas serra, rappresentano traguardi importanti per tutti i Paesi avanzati e consapevoli della necessità di adottare soluzioni qualificate per la tutela dell'ambiente e della vita: vi sono, a questo riguardo, esempi straordinari in tutta Europa e nel Mondo. Gli interventi realizzati nel biennio 2007-2008, grazie agli incentivi voluti dal Governo Prodi, hanno permesso al nostro Paese di ridurre le importazioni di combustibile fossile e di risparmiare l'emissione in atmosfera di oltre 68.000 tonnellate di CO2, e hanno creato le premesse per un concreto miglioramento del nostro sistema ambientale Ora, il decreto, conferma un evidente disimpegno del Governo in carica in materia ambientale, un disimpegno che si è già evidenziato con la opposizione ai programmi della Comunità europea per la riduzione delle emissioni inquinanti ed a effetto serra, per una evidente sottovalutazione delle potenzialità di sviluppo del settore legato alle fonti di energia rinnovabile e nella marginalizzazione delle tematiche ambientali dalla agenda delle priorità. In questo ci distinguiamo, in negativo, rispetto a tanti altri Paesi. E' auspicabile, quindi, una revisione sostanziale dei contenuti dell'art.29 del citato decreto, per rilanciare davvero un sistema di investimenti sul risparmio energetico nell'interesse dei cittadini, della occupazione, delle imprese e dell'ambiente, nella assoluta compatibilità con le esigenze di equilibrio dei conti pubblici. Giancarlo Castellani Assessore all'Ambiente della Provincia di Parma

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Friuli-Venezia Giulia. (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2009-01-07 - pag: 3 autore: Friuli-Venezia Giulia. Forte aumenti dei flussi rispetto all'anno scorso ma resta difficile il confronto con il Paese confinante Braccio di ferro con la Slovenia Il Friuli-Venezia Giulia «è la regione italiana del futuro» per gli investitori. Ad affermarlo fu un'autorevole rivista del gruppo del Financial Times circa tre anni fa, nell'ambito di un'ampia inchiesta che prese in esame 140 tra città e regioni europee sotto il profilo dell'appetibilità per i capitali esteri. Oggi, però, a distanza di tre anni, non si può affatto dire che la profezia si sia avverata. Nel frattempo, infatti, Trieste ha perso la candidatura per l'Expo 2008, i ritardi nel potenziamento delle infrastrutture allontano il progetto dell'alta velocità ferroviaria lungo il tracciato del Corridoio V e i Paesi confinanti hanno vinto la sfida della competitività, grazie ad offerte di mercato migliori e costi di produzione più bassi. La regione ha chiuso i primi otto mesi dell'anno scorso con un saldo positivo, addirittura cinque volte più alto del dato riferito all'intero 2007 (in base al monitoraggio della Banca d'Italia 586 milioni di attivo, rispetto a 104 milioni dell'anno prima, per lo più concentrati nel settore dei servizi alla vendita). Si tratta di un vero e proprio balzo in avanti se confrontato con i flussi degli anni precedenti, ma gli investimenti esteri in Friuli- V.G. sono di fatto ancora poche "briciole" se considerati in termini assoluti. Di recente, infatti, i flussi di capitali stranieri diretti nell'area hanno preferito attraversare il confine, ad esempio scegliendo la Slovenia, ancor più dopo l'abbattimento degli ultimi confini nell'era del dopo-Schengen. Anche il capitale italiano è presente in circa seicento aziende slovene. Uno scambio, quello con la città di Lubiana, che per il momento viaggia solo in un senso solo: sul fronte italiano è molto difficile sapere quante aziende slovene hanno investito in Italia e soprattutto a Trieste o in Friuli Venezia Giulia. è noto il trasferimento della slovena Seaway, una delle aziende tecnologicamente più avanzate nel settore cantieristico per la costruzione di imbarcazioni (yacht e da diporto) con fibra di carbonio: a richiamare quest'azienda innovativa in Italia è il distretto tecnologico navale, profondamente voluto dalla Regione che vanta a Monfalcone un faro come Fincantieri. Esistono poi realtà finanziarie come la Liublianska Banka che ha aperto diversi uffici commerciali, fra tutti quello della Gorenje Korting (il colosso degli elettrodomestici, i cui prodotti sono già in vendita in Italia) e alcune aziende miste con soci sloveni nel campo dell'edilizia, dell'impiantistica, nel settore informatico e commerciale. Per il momento, però, il vantaggio per le imprese è troppo spostato verso la Slovenia, così come verso i Paesi dell'ex Jugoslavia, e a soffrirne maggiormente sono le regioni di confine, come il Friuli-Venezia Giulia: più che il costo del lavoro (simile ormai all'Italia) ad attrarre le aziende sono la bassa tassazione (ad esempio in Slovenia pari al 23% nel 2008, diventerà 20% nel 2010), il tessuto imprenditoriale giovane ed effervescente con un Pil stellare (7%), poca burocrazia e le maggiori garanzie sui tempi per la realizzazione degli impianti produttivi. IN ENTRATA Le imprese insediate sono dei settori nautica, finanziario, edilizia Numerosi casi di società miste

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Le buche di Monteverde e i marciapiedi della città (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Lettere - data: 2009-01-07 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Caro amico ti scrivo di Goffredo Buccini Le buche di Monteverde e i marciapiedi della città Caro Buccini, ho visto che tramite voi le circoscrizioni rispondono, poiché al singolo cittadino dopo varie visite e telefonate, le risposte che danno gli impiegati sono: «Non lo so, non è di mia competenza... i soldi sono finiti...», eccetera. Ora vorrei sapere dal «mio» XVI Municipio, in zona Monteverde, quando si potranno riasfaltare i marciapiedi di via Valla, via Cavalcanti e vie limitrofe. Sono pieni di buche, dossi, e di crateri lasciati aperti dagli alberi tolti e non più rimessi! Camminarci è un'avventura: qualcuno del XVI è mai venuto a vedere la situazione? Qualcuno mi può rispondere e dire perché si sono dimenticati di noi? Grazie, Fabrizio Benedetti Caro Benedetti, spero naturalmente che la pubblicazione di questa lettera induca il municipio di competenza a muoversi. Ma ne dubito. Perché, vede, lei è in ottima e tristissima compagnia, a Roma abbiamo tutti gli stessi problemi, le strade sono in condizioni disastrose, i marciapiedi a pezzi: le grandi piogge di quest'inverno stanno dando il colpo di grazia a un equilibrio già molto precario. Da cosa dipende? Da incuria decennale, da lavori malfatti e lavori mai fatti, dalla pessima idea della giunta Veltroni di affidare alla Romeo un gigantesco appalto per la manutenzione delle strade, dalla difficoltà della giunta Alemanno a prendere provvedimenti rapidi, dai municipi senza soldi. Dalla stupidità della burocrazia. Caso personale: abito in una strada il cui marciapiede era stato rifatto da meno di un anno. E' stato sventrato per riparare una conduttura e richiuso con un «cerotto» di bitume che è già saltato. Risultato: soldi buttati e strada di nuovo a pezzi. Ma lorsignori non pagano mai... gbuccini@rcs.it

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Anche stavolta il Puc non arriva in aula (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1021 Monserrato. Due anni non sono bastati per armonizzarlo con il Piano paesaggistico Anche stavolta il Puc non arriva in aula Monserrato.. Due anni non sono bastati per armonizzarlo con il Piano paesaggistico Doveva essere discusso a Natale: nuovo rinvio di due mesi --> Doveva essere discusso a Natale: nuovo rinvio di due mesi Se il Puc non arriva in Consiglio, non può essere approvato dalla Regione. Il Comune giura: entro due mesi sarà tutto pronto. Anno nuovo, Puc vecchio. La promessa, l'ennesima, era stata chiara: «Entro Natale porteremo il Piano urbanistico in Consiglio»., aveva detto a novembre Alan Batzella, assessore comunale all'Urbanistica, quando aveva rassicurato molti cittadini sullo sblocco dello studio urbanistico più importante per il territorio. «ANDIAMO AVANTI» Un accordo di Giunta, secondo Batzella, aveva stabilito che non ci fosse più tempo da perdere e che lo strumento che dovrà dettare il futuro di Monserrato dovesse proseguire nel suo lungo iter. Invece è passato il Natale, poi anche il Capodanno, ma del Puc non si è vista neanche l'ombra nel Municipio di piazza Maria Vergine. Col 2009, però, ecco un'altra promessa: «Tra due mesi porteremo tutto in aula». LA REGIONE «Il ritardo non è per colpa nostra», chiarisce subito Batzella, «l'ufficio che si occupa del Piano ci ha trasmesso l'elenco dei compiti ancora da terminare poco prima di Natale, e questo significa che il Puc non è pronto per essere portato in Consiglio. Abbiamo anche avuto un incontro con il direttore regionale del settore Urbanistica, ma l'esito non è stato confortante». In sostanza la Regione non esaminerà l'intero Puc, ma vuole soffermarsi punto per punto sul suo adeguamento al Piano paesistico regionale. «Non vogliamo giustificarci, ma ci sarà pure un motivo se nessun Comune è riuscito ancora ad adeguare il proprio Puc al Ppr, no?» dice Batzella. ILRINVIO Burocrazia e interpretazione dei vincoli: difficile arrivare al punto di arrivo, ma la promessa si ripete: «Non siamo noi i colpevoli di questo immobilismo, anzi: ci sentiamo gli avvocati difensori del cittadino», conclude l'assessore all'Urbanistica, «posso dire comunque che entro due mesi tutto sarà pronto e colgo l'occasione per lanciare un messaggio al nostro ufficio del Piano urbanistico: bisogna fare in fretta e non perdersi in analisi che rallenterebbero il processo». LA LUNGA ATTESA Intanto sono già passati più di due anni dall'adozione dello strumento urbanistico. Manca solo l'approvazione definitiva, un via libera che spetta alla Regione. Ma se il Puc non arriva in Consiglio, non si può mandare in viale Trento a Cagliari per l'ultimo passo. La conseguenza più grave sarebbe una sola: vietato costruire. Certo, se l'assicurazione dell'assessore diventasse realtà, allora è possibile che entro il 2009 Monserrato possa scoprire quale sarà il suo futuro. SERENA SEQUI

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Così l'autonomia fiscale potrà salvare il Mezzogiorno Un saggio di Falasca e Lottieri spiega che il decentramento eliminerà l'assistenzialismo e aiuterà la depressa economia del Su (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 6 del 2009-01-07 pagina 27 Così l'autonomia fiscale potrà salvare il Mezzogiorno Un saggio di Falasca e Lottieri spiega che il decentramento eliminerà l'assistenzialismo e aiuterà la depressa economia del Sud a risollevarsi di Redazione Foedus, in latino, vuol dire «patto»: la radice del termine federalismo deriva da lì, per significare che una federazione è «un accordo liberamente e volontariamente sottoscritto da soggetti che aderiscono spontaneamente». Lo spirito autentico di una federazione di Stati viene dunque da un presupposto estraneo alla nomea negativa che accompagna i movimenti secessionisti d'Europa. E cioè che «per federarsi è necessario preliminarmente essere liberi e poter disporre di sé». È questa la cornice che Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri hanno disegnato intorno al loro recente pamphlet Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno (Rubbettino, pagg. 215, euro 14) che intende proporre un radicale ripensamento della finanza pubblica in chiave federalista, con l'obiettivo di salvare e rilanciare il Sud. E nella convinzione che senza il Sud non sia possibile, per l'Italia, rimanere ancorati all'Occidente. Lottieri e Falasca, menti liberali, hanno scritto il libriccino con grande rigore e nessuna demagogia, attualizzando nel contesto dell'economia globale in cui viviamo un tema - quello delle spinte antistataliste in ambito fiscale - trattato sin dalla fine dell'800, passando dal pensiero di Gaetano Salvemini e arrivando fino a quello di Gianfranco Miglio nella fine del secolo scorso. E da allora cavalcato dalla Lega, ancorché senza quel rigore e quella lucidità, presenti nel pamphlet, che forse permetterebbero al tema di decollare politicamente. Ma questa è un'altra storia. Il punto di partenza è la confutazione del meridionalismo dominante che vede il federalismo come la minaccia di esasperare le differenze con la ricchezza delle regioni del Nord le quali, libere dagli oneri che lo Stato centrale impone per sostenere il Mezzogiorno, potrebbero finalmente ridurre le imposte. Mentre quelle del Sud sarebbero costrette, giocoforza, ad aumentarle. Un'idea che trova fondamento razionale, fra l'altro, in un dato su tutti: un cittadino lombardo contribuisce con 2,45 euro a ogni euro di spesa pubblica, mentre a un calabrese bastano 27 centesimi per avere le stesse prestazioni. Perché i meridionali dovrebbero rinunciare a tali benefici? Secondo gli autori per garantire a figli e nipoti un futuro. Come? Attraverso la creazione di un'economia di mercato, oggi assente. La premessa, filosofica prima che politica, ben presente nelle teorie di Miglio, è che lo Stato unitario, per sua costituzione e definizione, tende a imporre le istituzioni dall'alto, e come tale si propone, già in partenza, come inefficiente, perché inadatto a ospitare le libere espressioni del mercato. A maggior ragione ciò è vero per l'Italia, unificata da meno di 150 anni sotto i Savoia nonostante la sua secolare natura policentrica. Il che ha costretto il Paese non soltanto «a negare se stesso, nel momento in cui il nazionalismo ottocentesco ha costruito una fittizia unità cementata essenzialmente dalla guerra», ma ha pure creato «un ordine legale destinato a farsi assai presto oppressivo». Così l'Italia degli ultimi decenni del XIX secolo sarebbe uno «Stato che si volle liberale, ma che raramente seppe esserlo davvero». E sul mito dell'Italia unita si vive tutto il successivo secolo breve, passando da guerre e dittatura alla democrazia. Ma dimenticando il difetto di fondo. Che, in termini economici e di diritto, si traduce in un Parlamento che legifera per tutto il Paese, incurante delle diversità geografiche e culturali. Con imposte dirette e indirette che non tengono conto di tali diversità, alimentando la burocrazia centrale e moltiplicando le tensioni periferiche. E sbaglia Roberto Saviano, secondo gli autori, quando in Gomorra sottintende un parallelo tra camorra e capitalismo, legati dal minimo comun denominatore del «fare i soldi». Capitalismo e mercato sono l'antitesi della camorra. Sono la libertà di acquistare o vendere beni e servizi «da» o «a chi» si vuole. Niente a che vedere con estorsioni, violenze, distribuzioni coatte. Per ridar vita al Mezzogiorno, ridurre la povertà, e sconfiggere mafia a camorra bisogna dunque partire dal mercato: creare le condizioni per il suo sviluppo. Va da sé che in questa chiave la politica degli aiuti di Stato, dei trasferimenti agli enti locali, è quanto di più dannoso si possa immaginare. Il modello alternativo è quello del mercato, appunto, vale a dire della competizione. Competizione fra territori e istituzioni. Nei dati dell'esempio più vicino a noi - quello della Svizzera - si legge la forza che piccole autonomie confinanti (ma federate) hanno nell'attrarre le imprese giocando sulla convenienza fiscale. L'Irlanda, che nel '95 mostrava un reddito pro-capite di 17.957 dollari, contro i 21.161 dell'Italia, dopo 10 anni di riforme fiscali liberali si è ritrovata, nel 2006, a quota 40.716, contro i nostri 28.866. La «tigre celtica», terra dimenticata come il nostro Sud, ancorché ben più inospitale, ha fatto leva, in definitiva, sulla competizione fiscale: dapprima ha drasticamente abbassato le tasse, creando per le imprese zone quasi «free», con l'imposta sugli utili variabile tra il 10 e il 25 per cento. Poi, sull'onda dei successi anche occupazionali, il primo ministro Charlie McCreevy nel '97 ha varato una riforma fiscale per abbassare le tasse dal 32 al 12,5 per cento su ogni reddito commerciale. In quel clima è nata, a Dublino, un'impresa come Ryanair, destinata a cambiare le abitudini di viaggio dell'intero continente. «Federalismo competitivo». È questo il modello che incontra ostacoli culturali prima ancora che economici, ma che rappresenta l'unica strada per il Mezzogiorno. Al centro del modello c'è l'imprenditore, motore unico dello sviluppo. Intorno a lui le condizioni per operare in un'economia libera. Serve un patto, e gli autori ne propongono uno, concreto e reale, uno scambio alla pari con il Nord: sì alla riforma federale e all'abolizione di ogni sussidio economico in cambio dell'abbattimento generalizzato e di lungo periodo (10 anni) dell'imposta sul reddito d'impresa (Ires) per chi investe al Sud. Per lo Stato italiano una scommessa da 6-7 miliardi, per far nascere la Tigre mediterranea. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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MODERNISMO littorio - ARCHITETTURE FASCISTE TRA IL MITO E LA CRITICA (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

MODERNISMO littorio - ARCHITETTURE FASCISTE TRA IL MITO E LA CRITICA Oggetto di una lettura tanto stereotipata quanto tenace, l'architettura italiana tra le due guerre, e in particolare il processo di trasformazione fondiaria che diede vita alle «città nuove» dell'Agro pontino, è oggi al centro di diversi studi in cui viene evidenziata la complessità delle relazioni socioeconomiche che stavano dietro quegli interventi Maurizio Giufrè La storia dell'architettura, e in particolare quella narrata dagli architetti sul XX secolo, abbonda di miti, essendo stata semplificata, plasmata e spesso distorta, a sostegno delle varie teorie estetiche che si sono succedute. Da anni lo studioso svizzero Werner Oechslin è tra colore che indagano con maggiore attenzione i complessi meccanismi implicati nell'operazione di ridurre la storia a strumento della «operatività» progettuale, provando a sottrarre il giudizio storico alle «deduzioni troppo semplici» di chi intende utilizzarlo per le proprie «poetiche», e dimostrando come dietro i roboanti «programmi e grandi gesti» dei protagonisti si dissimulino le autentiche ragioni della modernità in architettura. Antidoti efficaci Nel suo recente volume Le radici tedesche dell'architettura moderna. Gli esordi del Werkbund e di Mies (Allemandi 2008, pp. 196, euro 20) Oechslin ha messo in discussione una serie di episodi che sono stati alla base di salde quanto durevoli mitografie. Dalla nascita della prima associazione di artisti tedeschi (Deutsche Werkbund) per proseguire con il Bauhaus di Gropius e la lezione di Mies van der Rohe, Oechslin spiega quanto fuorviante sia stato il disegno di comporre un «autodeliberato» uso della storia a vantaggio della teoria. Impegnati esegeti - da Sigfried Giedion a Colin Rowe, fino a Peter Eisenman - sono riusciti a produrre una serie di «verità vincolanti» che con la storia non hanno nulla a che fare. Con le loro tesi hanno orientato tendenze e linguaggi dell'architettura, senza tuttavia esercitare quell'«approccio critico» che può essere condotto solo attraverso la pratica dell'esperienza e con una buona dose di realismo - le sole facoltà che, sull'esempio di Kant e Gottfried Semper, Oechslin riconosce quali efficaci antidoti affinché l'architettura non si riduca a propaganda. Le riflessioni contenute in questo saggio dello studioso svizzero ci possono essere di grande aiuto riguardo all'architettura italiana tra le due guerre, ambito che ha visto negli ultimi anni un rinnovato interesse di studi da parte di storici come Paolo Nicoloso e Emilio Gentile. Utile e condivisibile, in particolare, la considerazione di Oechslin secondo il quale la modernità in architettura non può solo essere quella internazionalizzata in una «forma unitaria», quella stilisticamente accettata nei Congrès internationaux d'architecture moderne. Se così stessero le cose, infatti, non vi rientrerebbero molte esperienze russe, olandesi, e tedesche, e neppure quelle italiane: non tutte sempre riconducibili allo schema dell'edificio «bianco, cubico e autonomo». Scenografie balorde e gratuite Anche Giuseppe Pagano, l'architetto tra i più impegnati nella causa dell'architettura razionalista, affermava dalle pagine di «Casabella» che l'adozione delle «sagome squadrate» rappresentava un «adattamento scimmiesco alla moda» e che il significato dell'architettura moderna era quello di costruire per soddisfare i bisogni degli uomini: «'servire' nel vero senso della parola». E aggiungeva che la città si sarebbe dovuta comporre di un'architettura «modesta e soda» in grado di colloquiare con pochi edifici rappresentativi, ma nell'insieme esprimere «chiarezza, onestà, rettitudine economica e, quasi sempre, educazione urbanistica». Argomenti validissimi e ancora oggi di flagrante attualità - ma quanto utilizzati per distinguere e selezionare chi si richiamava allo «stile» del razionalismo e non solo per contrapporsi ai tradizionalisti? Per Pagano il concetto «etico-economico» e di bellezza in architettura non riguardava solo la retorica e la monumentalità dello stile littorio: né quello declinato secondo un uso arbitrario del canone classico da Marcello Piacentini o da Enrico Del Debbio, né quello elaborato secondo i pastiches storicisti da Cesare Bazzani o Armando Brasini. La critica era diretta all'architettura delle nuove città di fondazione, «redente» attraverso la bonifica di aree malariche e improduttive. L'invettiva di Pagano si rivolgeva contro la burocrazia fascista per il mediocre edificato di Pontinia: la terza città della pianura pontina realizzata dall'Opera Nazionale Combattenti dopo Littoria e Sabaudia. Lì si era tradita la modestia dell'ambiente rurale per risolvere l'abitato in una serie di gratuite invenzioni formali e «balorde scenografie». Fatta salva Sabaudia, che con la stazione di Firenze rappresentava il successo dei giovani razionalisti, il giudizio storico sulle «città nuove» durante il fascismo è rimasto da allora immutato per gli storici «militanti» del «progetto moderno», da Giulia Veronesi a Bruno Zevi. Nell'introduzione alla raccolta degli scritti scelti di Pagano (Architettura e città durante il fascismo, Jaca Book 2008, pp. 306, euro 42) Cesare de Seta ha scritto che nella fase successiva alla pubblicazione dei suoi studi sull'architettura italiana tra le due guerre, risalenti agli inizi degli anni '70, si è proceduto a una progressiva omologazione dei protagonisti della modernità architettonica, appiattendo la loro originalità espressiva sulla produzione accademica di coloro che soprattutto dopo il '36 furono i massimi interpreti della retorica fascista: Marcello Piacentini in primis. È possibile che una «ondata revisionista», come scrive de Seta, rappresentata dagli interessi storiografici per una serie di figure dell'architettura del Ventennio, metta in crisi le nette e consolidate differenze tra fautori del modernismo europeo e i seguaci di un'architettura pompier? Lo scavo critico compiuto dallo stesso de Seta ci garantisce da questi ambigui tentativi, ed è semmai sul fronte dei «buoni architetti fascisti» che occorre orientare l'indagine storiografica, soprattutto intorno alle vicende che riguardano la «modernizzazione» dell'Italia e hanno il loro fulcro nelle grandi trasformazioni del territorio e del paesaggio oltre che delle città. Il saggio di Carlo Melograni, Architettura italiana sotto il fascismo (Bollati Boringhieri 2008, pp. 329, euro 24) non fa che confermare l'ingenua vulgata di un «periodo eroico» dell'architettura moderna italiana compromessa da un lato dalla «eredità ricchissima del passato» e dall'altro dal potere dittatoriale di Mussolini. I sostenitori della «nuova architettura» non ebbero le condizioni per esprimere il loro talento - peraltro in più occasioni utilizzato per esaltare l'«uomo nuovo» del fascismo - ma illusi dal regime si accorsero tardi di esserne stati ingannati. È una storia narrata ancora secondo una «idea estetica e ubiquitaria» della forma architettonica (come direbbe Oechslin) che semplifica e talora impoverisce il dibattito architettonico avvenuto nel Ventennio. L'affermazione di Melograni del disinteresse del fascismo per gli «spazi della vita quotidiana» (industrie, scuole, case popolari...) che in altri paesi avrebbero sostenuto il «progettare moderno», insiste su una «macchietta polemica di un Mussolini "sfondatore" più che fondatore, capace soltanto di sventrare o di costruire inutili città nuove», come ha rilevato Sergio Luzzatto recensendo Mussolini architetto di Paolo Nicoloso (Einaudi 2008, pp. 315, euro 32), che non corrisponde alla vitalità di quella stagione architettonica. Anche la storia dell'architettura dovrebbe subire quell'azione di «igiene culturale» di cui parla Luzzatto affinché si eviti il «chiacchiericcio sopra la storia». L'ondivago Mussolini Tra i casi di «architettura del potere» che Melograni elenca non ci sono, infatti, solo gli sventramenti di Brescia e Roma o gli interventi magniloquenti per la capitale dell'Impero come il concorso per il Palazzo del Littorio sui fori imperiali, la Città universitaria, il Foro Mussolini o il quartiere espositivo dell'E42. Negli anni '30 si elencano anche gli interventi di opere pubbliche tra le quali spiccano le bonifiche «integrali» e la fondazione di città e borghi rurali in Istria, Sicilia e Sardegna. Opere non secondarie dello «spazio littorio», ma per le quali resiste l'idea di una differenza di qualità - per esempio tra la «squallida architettura di Littoria», opera dell'«ignoto» architetto Oriolo Frezzotti, e il «buon impianto urbanistico» di Sabaudia, ideata da Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Luigi Piccinato e Alfredo Scalpelli, oppure tra le realizzazioni di Aprilia e quelle istriane di Arsia o Pozzo Littorio. Una mitografia, questa, che è stata contestata da diversi studi storici. Per ultimo Giorgio Ciucci in Modernità totalitaria (Laterza, 2008), saggio collettaneo a cura di Emilio Gentile, osserva che, se è problematico risolvere l'intreccio tra «modernità più o meno razionale e tradizione più o meno classica», è ugualmente complesso orientarsi tra gli «stili» di quei gruppi e singoli architetti che si richiamavano alle esperienze del modernismo europeo, sempre pronti a mediare le loro posizioni secondo l'ondivago comportamento di Mussolini. L'ambiguità che domina la definizione di «stile littorio» sembra però appartenere solo all'architettura. Al contrario il fascismo ha idee chiarissime riguardo all'ingegneria idraulica e alle scienze agrarie applicate all'esteso programma di ruralizzazione e di bonifiche integrali dell'Italia, come dimostra Antonio Pennacchi, in Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (Laterza 2008, pp. 342, euro 18). Si potrà discutere la sua tesi di una «dittatura del proletariato contadino» perseguita da Mussolini costringendo i grandi proprietari terrieri a cedere parte dei loro possedimenti alle comunità di coloni insediate in borghi o nuove città. Ma è indiscutibile che ci sia stata finora una grave dissimulazione storiografica sulla dimensione e la qualità del processo di trasformazione fondiaria messo in atto dal regime, che non si arrestò neppure con la guerra. In funzione dell'azienda La storia dell'architettura non ha solo «canonizzato» un'interpretazione riduttiva delle nuove fondazioni elencandone dodici rispetto alle centoquarantasette catalogate da Pennacchi, ma non ha colto la complessità delle relazioni socioeconomiche che presupponevano quegli interventi. È stata trascurata la principale ragione della loro ideazione che rispondeva alla logica produttivistica sia industriale (Torviscosa, Carbonia) sia agricola (Littoria con i suoi borghi, Pomezia, Aprilia, Segezia, Borgo Recalmigi): «la città nuova come funzione dell'azienda». L'eccezione è Sabaudia, segno dell'«architettura viva», come scrisse Giulia Veronesi, «da opporre al gusto e alle direttive di Roma», che però nella concezione protomanageriale dell'Opera Combattenti non aveva alcun senso, una «mera scenografia» avulsa dal contesto della bonifica integrale. Anche il caso di Aprilia, ridotta oggi a un ammasso informe di costruzioni, attraverso la lettura di Pennacchi assume nuovo interesse, se non altro perché getta luce sul suo architetto, Concezio Petrucci, progettista anche di Segezia, dimenticata nell'Agro Foggiano come il suo autore.

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Un Magnifico bocconiano (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Numero 005  pag. 24 del 7/1/2009 | Indietro Un Magnifico bocconiano UN PROFESSIONISTA AL GIORNO Di Lorenzo Morelli La vita di Roberto Ruozi, professore di economia, scrittore e presidente del Touring Club Italiano All'attività accademica affianco quella nelle imprese E non trascuro mai l'impegno per l'arte e la cultura La discrezione piemontese è il suo biglietto da visita. Perché non è semplice riassumere in poche parole una carriera che spazia da professore nelle università più prestigiose d'Europa a manager nelle aziende italiane più note, fino a scrittore di libri scientifici e di reportage di viaggi. Il fil rouge che unisce i punti cardine della vita di Roberto Ruozi è sicuramente la passione per l'economia, dall'accademia fino ai consigli di amministrazione. Insomma, dalla teoria alla pratica. Dopo una lunga carriera che lo ha portato ad avere la cattedra ad Ancona, Siena e Parma, l'insegnamento lo ha fatto viaggiare per il mondo fino ad approdare alla Sorbona a Parigi, dove ha potuto conoscere la grande tradizione universitaria francese. Rientrato in Italia è stato al Politecnico di Milano, per poi andare a far parte del corpo docente della Bocconi nel 1973. Gli anni passano e la carriera procede, fino a quando, nel 1995, viene proclamato Magnifico Rettore: rimarrà alla guida dell'ateneo simbolo della futura classe dirigente fino al 2000, mentre mantiene la cattedra di economia degli intermediari finanziari per altri due anni. Una strana sensazione tornare a camminare tra i banchi dove era stato 34 anni prima. Infatti Ruozi, dopo gli studi di ragioneria a Biella, la sua città natale, si era trasferito a Milano per studiare alla Bocconi da cui è uscito nel 1961 con il massimo dei voti, la lode e la stima del rettore Giordano dell'Amore, il banchiere che ha portato la Cariplo a essere uno tra i gruppi bancari più importanti in Italia. «Quando ero giovane non pensavo a tutto quello che sarebbe accaduto dal punto di vista professionale nella mia vita. Dopo ragioneria, invece di andare a Torino come si usava dalle mie parti, ho scelto la Bocconi di Milano. Mi immaginavo un percorso classico: la laurea e un posto in banca a Biella». «Io credo che il successo della Bocconi sia nei suoi allievi», spiega Ruozi, «le persone che si iscrivono vengono a Milano da tutte le regioni d'Italia e da diversi paesi del mondo perché vogliono il meglio dell'istruzione per avere un futuro migliore. Sono persone determinate che hanno le idee chiare e per i professori è più facile lavorare con ragazzi e ragazze consapevoli e motivati. Poi c'è la grande qualità dell'organizzazione garantita dall'ateneo, un servizio che l'università mette a disposizione dei suoi studenti per offrire piani di studio moderni, agevolare la burocrazia e gli esami. Queste componenti creano un circolo virtuoso». Ruozi, professore emerito e presidente del Centro studi sull'innovazione finanziaria dell'Università Bocconi, è inoltre molto impegnato come consigliere di amministrazione di società e banche, nonché in attività di consulenza aziendale in materia di valutazione di imprese. Tra i suoi incarichi c'è la presidenza di Mediolanum, Factorit, e Palladio Finanziaria. E' membro poi del consiglio di amministrazione di Indesit, Gewiss, Mediaset e di Data Service. Il professore trova il tempo anche per il no profit. Ruozi infatti mette a disposizione la sua esperienza a favore dell'arte e della cultura. Per sette anni è stato presidente del Piccolo Teatro Città di Milano e si occupa di attività nell'ambito del servizio civile per diverse fondazioni, tra cui la Fondazione Verdi, una casa di riposo per musicisti. E' inoltre presidente del Touring Club Italiano. «Sono anche responsabile del consorzio per lo stadio San Siro, la proprietà è divisa al 50% tra Inter e Milan, io faccio l'ago della bilancia e la mia equidistanza dai due club è indiscussa perché io conservo la mia fede Granata», sorride Ruozi, che è autore di numerose pubblicazioni su problematiche finanziarie, come il suo ultimo libro Viaggio nel mercato con Dr Jekyll e Mr Hyde, dove affronta il tema dell'intervento dello stato a favore delle banche in difficoltà. Ma le sue fatiche letterarie si sono concentrate anche su temi non finanziari come i reportage che ha realizzato, frutto dei suoi viaggi in diversi paesi del mondo dall'Antartide alla Birmania.

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Il trasloco? Il 15 aprile (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-01-2009)

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LA DATA. Dopo anni di impasse giunge al termine la vicenda della nuova sede giudiziaria Il trasloco? Il 15 aprile Le chiavi del nuovo Palagiustizia dovevano essere consegnate a fine giugno. Si parlava del 30 come data di consegna dell'immobile «tutto compreso» (compresi tendaggi e metal detector, gli ultimi appalti da chiudere). Invece per la prima volta in una storia di ritardi spunta la parola anticipo. Sì, il trasloco è anticipato. Niente giugno ma prima, parecchio prima. Il trasloco si fa il 15 aprile. È quella la data che segna la fine dei 22 anni della vicenda Palagiustizia, cominciata con il rebus di dove realizzarlo (l'area dell'ex macello era quella prescelta, ma ci faranno un parco) e finita con questi ultimi due anni paradossali: edificio pronto ad accogliere giudici e avvocati, ma la «burocrazia degli arredi» che congela il taglio del nastro. Una stagnazione che fa sorridere mezza Italia, agli occhi della quale appare impossibile, eppure vero, che l'efficente Brescia sia protagonista di una storia dalle lungaggini da Mezzogiorno profondo. Per il palazzo bresciano si scornano sindaco Corsini e allora guardasigilli Castelli che sulla questione riaffilano le armi di qualche scontro il consiglio comunale che il leghista frequentò forse per qualche ora. Con Mastella a via Arenula, Brescia sogna lo sblocco della situazione. Il ministro parla di accelerazione, ma la questione degli appalti degli arredi la zavorra ancora. L'impasse resta e l'eco risuona anche alla Rai che ci fa una trasamissione e la chiama «Spreco per giusta causa». Perchè di spreco si tratta: l'edificio è costato 90 milioni di euro ma da «fermo» costa fra i 500 e i 700 mila euro l'anno di riscaldamento, spese di manutenzione e guardianeria. La magistratura tuona, l'ordine degli avvocati si fa intreprete del malcontento della categoria, costretta a guardare da fuori il palazzo mentre gli tocca correre tra una sede e l'altra. E mentre, come documenta Bresciaoggi, il palazzo perde i pezzi. Ma ora finalmente scatta l'ora X. «È già stato fatto l'appalto per il trasloco - annuncia l'assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani - e il trasloco verrà effettuato il 15 aprile. Con il nuovo procuratore Papalia che ha aiutato molto per affrettare i tempi, ci siamo accordati per questa data. Tutto è pronto». E.B.

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L'Africa affamata rischia di essere colonizzata di nuovo (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'emergenza delle emergenze L'Africa affamata rischia di essere colonizzata di nuovo In questo inizio d'anno, fra le tante previsioni sulla crisi che attanaglia tutto il mondo, c'è un dato che non viene sufficientemente tenuto in considerazione, anche se le emergenze delle guerre e delle epidemie (che poi sono la normalità) ci dovrebbero fare seriamente riflettere sul futuro prossimo venturo dell'Africa. Il continente africano sta per essere nuovamente «colonizzato» (questa volta, dai cinesi, dagli americani e dai russi). Ma un dato su tutti appare allarmante perché in gran parte interessa proprio l'Africa: secondo l'ultimo rapporto elaborato dalla Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e di agricoltura, sono 963 milioni gli esseri umani sottonutriti, che rischiano cioè di morire per fame. Tutto ciò, quando secondo gli obiettivi del millennio (sottoscritti da tutti i Grandi della terra negli anni scorsi), la fame nel mondo doveva essere dimezzata già entro il 2015. Mancano appena sei anni alla scadenza fissata e questo obiettivo sembra al momento lontanissimo anche perché la tendenza è invece di segno opposto: l'ultimo incremento di 40 milioni di persone che soffrono la fame, si è registrato, infatti, soltanto nell'ultimo anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Ma adesso, in tempi di crisi economica e finanziaria globale, che non sta risparmiando neppure la Cina, è difficile reperire trenta miliardi di dollari all'anno per fronteggiare «l'emergenza fame». Eppure la situazione rischia davvero di degenerare in conflitti sociali (o, più precisamente, per la sopravvivenza stessa) che appaiono estremamente pericolosi. È infatti necessario ricordare che il 65 delle persone che sul pianeta soffrono la fame, è concentrata in soli sette Paesi. E che nell'Africa subsahariana una persona su tre soffre la fame cronica e che nei mesi scorsi si sono già registrate rivolte, anche sanguinose, in 26 Paesi. Ma alla politica degli aiuti finanziari e dell'assistenza portata avanti da decenni dai dirigenti della Fao, le cui politiche sono da decenni sotto accusa (ma anche dalla Unione europea e dagli stessi Stati Uniti) ci ha colpito particolarmente una intervista a un brillante economista keniota, James Shikwati, presidente a Nairobi, in Kenya, dell'istituto Inter Region Economic Network, che si occupa di analisi e relazioni economiche nell'area africana. Lo studioso sostiene che bisogna smettere di «dare carità all'Africa» perché è «necessaria una maggiore responsabilità». Le donazioni, spiega, finiscono «con il finanziare le enormi burocrazie, la corruzione, la compiacenza. Gli africani, cioè, imparano ad essere mendicanti e non ad essere indipendenti». E questo quando i numerosi regimi dittatoriali del continente non utilizzano direttamente gli aiuti finanziari ricevuti dall'Occidente per acquistare nuove armi, che alimentano le tante guerre tuttora in corso in Africa. Le tesi coraggiose di Shikwati non sono nuove: in passato diversi economisti occidentali, anche in polemica con le poitiche delle organizzazioni delle Nazioni Unite come la Fao, lo hanno sostenuto, ma ora vi sono voci della società civile africana che finalmente condividono queste tesi. Speriamo che il prossimo G8, che si accinge ad aumentare gli aiuti per lo sviluppo dell'Africa, ne tenga conto, mettendo in campo nuove strategie e nuovi strumenti.

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Sette anni di vita paesana (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sette anni di vita paesana Mercoledì 7 Gennaio 2009, È uscito nei giorni scorsi il volume «Memorie sul Comune di Melara per Tito Tosi», riedizione anastatica dell'edizione dello Stabilmento Tipografico Mondovi di Mantova (1878), oggi pressochè introvabile. La ristampa di questo importante contributo per lo studio della storia locale è stata curata da Raffaele Ridolfi, appassionato «cercatore di origini» con all'attivo numerose pubblicazioni di carattere storico. Ridolfi, da anni corrispondente del Gazzettino da Melara, è anche presidente dell'Associazione Culturale Mellaria che si occupa della promozione di attività culturali, ricreative, sociali utili alla conservazione del patrimonio e dei valori monumentali, archeologici, storici e tradizionali propri del territorio melarese. La ristampa dell'opera di Tosi rientra nell'iniziativa «Quaderni storici, Nuova Serie, Fonti n. 1» proposta dall'Associazione. Come sottolinea Ridolfi, «la storia del Tosi ha rappresentato per alcuni decenni una fonte inarrivabile agli studiosi di storia locale. Oggi ne conosciamo solo una copia originale possedura da un privato». Tito Tosi scrisse le «Memorie» nell'anno 1878, quando era segretario comunale del centro altopolesano «con molteplici funzioni: dalla redazione dei registri, alle vidimazioni dei consigli, alle burocrazie varie compresi i censimenti». Questo punto di osservazione privilegiato, mantenuto dal 3 gennaio 1872 sino al 18 luglio 1879, gli permise di scattare innumerevoli fotogrammi della realtà melarese del tempo: notizie geografiche, geologiche, storiche, popolazione, catasto, agricoltura, bonificazione, prodotti agricoli, cultura agraria, pesca e caccia, industria e commercio, movimento postale, movimento telegrafico, movimento elettorale, istruzione pubblica, Società di mutuo soccorso, culto e altro ancora, intrecciando la propria attività con quella di Amos Bernini. Impreziosisce il testo la pubblicazione degli statuti dell'anno 1315. Melara a 360 gradi, dunque, Melara come nessuno oggi l'ha mai vista e vissuta. E la rilevanza del lavoro riproposto da Ridolfi viene puntualmente sottolineata da Luigi Contegiacomo. Nella sua presentazione il Direttore dell'Archivio di Stato evidenzia come tale volume costituisca «un nuovo piccolo ma significativo tassello» che «si aggiunge oggi alla conoscenza della nostra storia». «Lavori come quello del Tosi», prosegue, «intelligentemente riscoperto oggi dal Ridolfi, stimolano la curiosità ed il confronto, elementi che costituiscono al tempo stesso il mattone e la malta della costruzione storica». Contegiacomo si sofferma sull'importanza della riscoperta di «un mondo ormai lontano» che «torna a parlarci» grazie «ad un diligente e acuto burocrate come il Tosi e ad un "pasionario" della ricerca storica come il Ridolfi". Riconosce poi a Tito Tosi un merito particolare: "fu qualcosa di più di un segretario, di un buon amministratore". Nel suo lavoro si mostra come «profeta di un mondo nuovo che si apre con orgoglio alla modernizzazione e all'alfabetizzazione e con essa, come confida Amos Bernini e come predicheranno uomini come Nicola Badaloni e Giacomo Matteotti, alla partecipazione alla cosa pubblica». Gabriele Antonioli

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Mostra, allarme di Gaddi È lotta contro il tempo (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Di Como, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Mostra, allarme di Gaddi È lotta contro il tempo CONTATTI DIFFICILI CON I MUSEI RUSSI Che fine ha fatto la grande mostra di Como del 2009' L'apertura è prevista per l'ultimo sabato di marzo ma nulla di concreto è all'orizzonte dopo le polemiche di fine 2008 sui costi dell'evento che hanno coinvolto Sergio Gaddi, l'assessore alla Cultura e curatore. La palla è ora passata al consiglio comunale di Palazzo Cernezzi che deve esprimere il parere definitivo sull'opportunità di investire di nuovo nelle mostre. Il consiglio si riunirà lunedì, ma non è detto che all'ordine del giorno i capigruppo del parlamentino abbiano tale tema. Per la discussione si potrebbe dover attendere metà mese, e la fine di gennaio per un verdetto. Così i tempi della burocrazia rischiano come avvenne per la mostra di Magritte del 2006 (sforzo ricambiato da un record di presenze con 113mila visitatori) un varo in un'imbarazzante "zona Cesarini", a febbraio inoltrato. Giocandosi molte opportunità di promozione mediatica e pubblicitaria. Lo scorso 1 gennaio, durante il discorso ufficiale di saluto al Concerto di Capodanno del Teatro Sociale, il presidente della "Famiglia Comasca" Piercesare Bordoli aveva tuonato: «Siamo preoccupati per il rischio di perdere le mostre a Villa Olmo. Anche se l'organizzazione di questi eventi comporta sacrifici, sono necessarie». Proprio su tale tema come detto si scatenerà il primo dibattito politico del 2009 a Como. Senza l'assenso di Palazzo Cernezzi, il capitolo grandi eventi rischia di chiudersi definitivamente. Il 23 dicembre Gaddi aveva presentato alla giunta di Como e ai consiglieri dei gruppi della maggioranza di Palazzo Cernezzi la bozza di un documento di pianificazione degli eventi artistici nel capoluogo. Un testo privo dell'indicazione precisa del fabbisogno per la prossima mostra - che dovrebbe attestarsi fra i 300mila e i 400mila euro - ma con il quadro dei costi effettivamente sostenuti nell'ultimo triennio dal Comune: in media 260mila l'anno. La mostra del 2009 dovrebbe intitolarsi "L'età dell'oro dell'avanguardia russa" e articolarsi in un percorso dedicato a capolavori di Marc Chagall, Vasilij Vasil'evic Kandinsky e Kazimir Severinovic Malevic, più qualche minore. I dipinti proverrebbero dai musei di Mosca e di San Pietroburgo, grazie a un accordo con la responsabile degli eventi espositivi nei musei di tutto l'impero di Putin, Evgenia Petrova. Si ipotizza un budget attorno a 1,3 milioni di euro. Ma i tempi tecnici della politica comasca confliggono con quelli della mostra. «È chiaro che il progetto è pronto dal punto di vista sostanziale - dice Gaddi - ma sono comunque indispensabili contatti di perfezionamento con i partner russi». Siamo quindi allo stallo, per ora. C'è insomma il rischio concreto che possa saltare tutto' «Non ci devono essere più ipocrisie, per fare occorrono le risorse adeguate», risponde Gaddi. «Se i prestatori delle opere avessero idea delle turbolenze che le attendono, a Como non darebbero più niente». Lorenzo Morandotti Home «Troppo tristi». Il Vescovo invita alla gioia Uomo travolto dall'albero, è stata una tragica fatalità Richieste di pensionamento Scuola con il fiato sospeso

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Convegno di studisu padre Ludovico (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

mazzarino Convegno di studi su padre Ludovico Niscemi. L'anno 2009 comincia bene per alcuni dipendenti comunali, che dopo anni di attesa, fanno un passo avanti in carriera. La burocrazia comunale di Niscemi, quindi si "verticalizza". Il segretario aziendale Cisl - Enti locali Giuseppe Di Modica ha reso noti i nomi delle persone che sono transitati di categoria dopo avere superato un esame interno. Dalla categoria "A" sono passati alla categoria "B" in qualità operai specializzati: Francesco Bregamo, Giuseppe Di Benedetto, Ottaviano Evola, custode del cimitero di contrada Castellana. Invece dalla categoria "C" sono transitati alla categoria D in qualità di istruttori direttivi: Giuseppe Di Modica settore tecnico, Marinella Bonfirrato settore contabile. La categoria D per il Comune di Niscemi è quella apicale e, quindi, gli istruttori direttivi possono essere delegati dal sindaco a svolgere mansioni di dirigenti. Anche nel settore vigilanza, Pm ci sono stati degli avanzamenti di grado. Accedono al grado di specialista di vigilanza (ufficiale) proveniente dalla categoria "C" Gaetano Alma, Tano Spataro, Filippo Gentile. Il rappresentante sindacale di categoria della Cisl, Giuseppe Di Modica, ha ribadito l'impegno della Rappresentanza sindacale unitaria, di cui è presidente, di fare effettuare all'amministrazione comunale lo svolgimento di altri dieci concorsi interni per il passaggio di categoria: 5 saranno i candidati che passeranno dalla categoria C alla categoria D, due dalla B alla C; tre dalla D1 alla D3. E di stabilizzare i 43 precari, di cui 2 Co.co.co. Giuseppe Vaccaro

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Basta l'autocertificazione per l'esenzione del ticket (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

OSPEDALE Basta l'autocertificazione per l'esenzione del ticket Meno burocrazia all'Ospedale «Maggiore» di Novara nelle procedure di autocertificazione per l'esenzione dei ticket sanitari per reddito. Da oggi si dovrà compilare solo una dichiarazione attestante il proprio reddito che avrà valore dal mese di gennaio del 2009 al 31 di maggio del 2010. Questa sorta di «autocertificazione» sostituisce pertanto le singole documentazioni che erano necessarie sino allo scorso prima di ogni accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

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Carnevale: la burocrazia contro le sfilate (sezione: Burocrazia)

( da "Eco del Chisone" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Carnevale: la burocrazia contro le sfilate Una normativa troppo rigida rende sempre più difficile organizzare una sfilata di Carnevale. I carri allegorici devono possedere particolari caratteristiche tecniche e strutturali ed anche i percorsi ideati per la sfilata devono garantire la massima sicurezza. Ma troppa burocrazia rende le cose difficili e complicate, oltreché costose. A farne le spese i Carnevali organizzati da sempre nel Pinerolese e dintorni: c'è chi rinuncia alla sfilata, come Luserna S.G., e chi tenta di cambiare strategia, come Saluzzo. Gli organizzatori sono convinti: «Si vuole uccidere il Carnevale!».

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La burocrazia ammazza il Carnevale (sezione: Burocrazia)

( da "Eco del Chisone" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Normative troppo rigide mettono a rischio le sfilate dei carri La burocrazia ammazza il Carnevale Luserna S.G. rinuncerà alla sfilata, Saluzzo cambierà formula - Resistono Pinerolo e Roletto Sarà probabilmente un Carnevale diverso dal solito, quello che sta per arrivare. Una normativa troppo rigida sta infatti mettendo a rischio le sfilate dei carri allegorici, quelli che da sempre richiamano il grande pubblico. A dare un giro di vite alle norme che già esistevano sembra sia stata la Provincia di Cuneo, dopo che cinque anni fa, nel corso della sfilata di Mondovì, una donna rimase uccisa stritolata da un carro. «Da un lato ci sembra giusto far rispettare le regole - spiega Mario Griglio, responsabile organizzativo del Carnevale di Saluzzo -, ma dall'altro non bisogna esagerare. Le normative attuali richiedono rimorchi omologati e che presentino determinate caratteristiche; anche il percorso della sfilata deve essere progettato osservando le norme di sicurezza. Quest'anno saremo costretti a cambiare il nostro spettacolo: meno carri e più figuranti in maschera». Adeguarsi a imposizioni più restrittive comporta inevitabilmente un aumento delle spese nella costruzione dei carri, come conferma Giuseppe Merletti, presidente della Pro loco Luserna S.G., da 15 anni organizzatore del Carnevale lusernese: «Quest'anno, proprio a causa di queste norme, siamo costretti a rinunciare alla sfilata. Le spese sono troppo alte per poter arrivare a rispettare le regole. Ci spiace, eravamo collegati alle sfilate di Saluzzo e Racconigi, ma abbiamo deciso di rinunciare. Pagare gli ingegneri che controllano i carri, adeguarsi con i materiali rende impossibile organizzare una festa del genere». A Luserna S.G. si farà l'investitura delle maschere, il tradizionale Carnevale per i bambini, ma niente più carri. «È la fine che faranno tutti i Carnevali - dice convinto Ferruccio Garis, presidente della Pro Pinerolo -. In città la sfilata si farà, anche se in questi giorni arrivano le iscrizioni di gruppi con solo figuranti, senza il carro. Noi, con il gruppo di Baudenasca che appoggiamo, abbiamo sempre cercato di fare le cose per bene e non abbiamo mai avuto grane. Purtroppo il problema è nato in Provincia di Cuneo e, di riflesso, ha toccato anche noi». È d'obbligo ricordare che negli ultimi anni le sfilate di Luserna, Saluzzo, Racconigi e Roletto erano unite da un concorso. I carri partecipavano alle quattro manifestazioni ed il più bello veniva votato da un'apposita giuria. Ed ora? Che sarà di questa spettacolare festa? Adriano Bertone, presidente della Pro loco Roletto, spiega: «Quest'anno parteciperemo solo alle sfilate di Pinerolo e, ovviamente, di Roletto. A Saluzzo non ci andremo, mentre probabilmente saremo presenti a Rivoli e Torino. Le nuove norme lasciano il tempo che trovano, sono diverse da un luogo ad un altro e sovente sono imprecise. Se vogliamo parlare di sicurezza, perché allora non tiriamo in ballo anche altri aspetti, come chi si ubriaca e rende la festa pericolosa per sé e per gli altri?». Gualtiero Falco

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sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha ... (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha ... sarebbe assoluto in una guerra "classica". Però la guerriglia, come a Gaza, ha altre regole, tali da rendere un'Araba Fenice l'annientamento "solo" manu militari di quei "sistemi socio/politici armati", nonché operanti in ambienti sociali favorevoli, individuati come guerriglia. Come Hamas, la cui chance, viceversa, è di deprezzare il rating delle tecnologie belliche nemiche facendole apparire delle "tigri di carta". Obiettivo questo noto a Gerusalemme, certo consapevole che Hamas, dovendo escludere la vittoria sul terreno, punta, piuttosto, al logoramento permanente (ricorrendo a tecnologie militari - dai missili alle trappole antiuomo - ad hoc sebbene a bassa intensità; o "non barocche") dello Stato ebraico. Logico, quindi, che, a sua volta, per massimizzare il proprio lato "forte" dell'asimmetria bellica (il cui optimum è nell'infiltrazione di forze speciali per segnalare obiettivi sensibili ai bombardieri che poi li colpiscono) i comandi di Tzahal puntino a dare una governance della crisi palestinese, data per endemica, in stile "lotta al terrorismo". Che, appunto, come quella al crimine, ma diversamente dalla "guerra classica" (qui si vince o si perde), è senza fine. Ma con fasi acute da gestire, sempre scommettendo sull'asimmetria bellica a proprio favore (centrata sulla supremazia nel cielo) giocando sul rapido "ricerca, distruggi, torna nei confini". Di certo questo è il parametro dell'operazione Piombo Fuso su Gaza; perché è ovvio che il Comando politico/militare israeliano tema con la guerriglia (l'opzione massima di Hamas): cioè avanzare contando sempre meno sul vantaggio tecnologico e senza distruggere la reattività nemica. Ovvio, quindi, che per entrambi i contendenti conti il recente "caso Libano" (ma la geopolitica della Striscia da maggiori opportunità a Tzahal) dove la distruzione di Hezbollah, sempre in risposta ai missili su Israele, è mancata. Per il vero, questa è un'esperienza interessante pure per gli Stati Uniti e la Nato, visto che appartengono militarmente alla medesima"famiglia tecnologica" di Israele. Ed il cui rating bellico, pertanto, condivide difficoltà analoghe alle loro in Medioriente ed in Eurasia. Forse, come sottolinea il neocons Frederick Kagan della US Military Accademy di West Point, c'è qual'cosa di sbagliato nella Network Centric Warfare (NCW o guerra della rivoluzione informatica) che, applicata dagli Usa in Serbia, in Afghanistan ed in Iraq (prima del Generale Petraeus), ha infine ispirato l'azione di Israele contro Hezbollah in Libano. Il sospetto è che la disparità di forze che la NWC massimizzi la propria efficacia nello scontro tra forze convenzionali (un unico Grande Drago) mentre la perda, almeno in parte, contro i "mille volti nemici" della guerra asimmetrica. Ovvio, tutto questo è ben noto a Gerusalemme. Anzi, in questo, Tzahal, per la storica centralità data al fattore umano (sebbene già nel 1987 il rapporto Wald notava la crescita delle "burocrazie tecnologiche"), dovrebbe essere più vaccinato del resto dell'Occidente dal mito di un barocchismo tecnologico bellico centrato più sul marketing dell'industria bellica che sull'operatività, certo pure tecnico-scientifica, di Forze armate moderne. E addirittura capace sulla Striscia di fare dei limiti della NWC da necessità (senza l'eccellenza tecnica la sua demografia la condannerebbe) virtù: ridurre temporalmente la capacità bellica di Hamas. Ma è un gioco azzardato. Lo dimostra Hamas che, con ragionamento simmetrico, punta ad impantanare nella "giungla urbana" Tzahal nell'ipotesi che, azzerato il suo rating tecnologico, Israele sia tanto Occidente da cedere. Perdendo così la sua migliore arma di lungo periodo: il mito dell'invincibilità. Questa, sulla Striscia, la partita tra due logici giocatori strategici. Francesco Morosini

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di Manuel Parlato Napoli resto con te e ti porto in Cham... (sezione: Burocrazia)

( da "Leggo" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Manuel Parlato «Napoli resto con te e ti porto in Champions League». "Carramba che sorpresa" , soprattutto se la sorpresa è stata Ezequiel Lavezzi, ospite della trasmissione tivù di Raffaella Carrà. Vuoi perché l'ospitata ci ha portato indietro nel tempo, quando la Raffaella nazionale accoglieva Maradona, il fenomeno del calcio moderno, vuoi perché da un fenomeno si è passati a un altro, da Maradona a Lavezzi. Un Lavezzi che non ti aspetti, giacca, jeans e camicia, orecchini alla Maradona in bella vista; per certi versi timido davanti alle telecamere, ma con la faccia furba, quasi da scugnizzo napoletano, simile a quella di Diego; il Pocho ha capito di essere entrato a far parte della schiera degli idoli azzurri e di averla scalata già un bel pezzo, riuscendo ad avvicinarsi sempre di più a Maradona, ora suo allenatore in Nazionale: «Spero di essere ancora convocato». Un Pocho che si è divertito a esaudire il desiderio di una giovane atleta, ex della Juve Stabia di calcio femminile, Serena Di Capua, sfortunata però perché dopo aver subito degli infortuni è uscita fuori squadra. E allora il sogno poi realizzato è stato quello di parare un rigore proprio a lui, al Pocho, ancora più imbarazzato per il siparietto che non gli era stato neppure annunciato. Lavezzi è stato chiaro: «Voglio restare a Napoli, mi trovo benissimo: ho un contratto fino al 2013». A parte la "carrambata", la storia insomma si ripete, anche in termini contrattuali: sembra di rivedere quella di Maradona, blindato a Napoli per 7 anni dall'ingegnere Ferlaino. E lui Lavezzi, imbrigliato dalla voglia matta di diventare idolo di una città, come lo fu Maradona e di guidarla alla conquista di qualcosa di importante: «Puntiamo alla Champions League per la gioia di tutti i tifosi del Napoli». Ma Lavezzi è blindato anche dalla burocrazie delle carte contrattuali. Il suo manager Alejandro Mazzoni è atteso in Italia da Marino per sbrigare quella che sembra ormai una formalità: l'adeguamento del contratto fino al 2013: 7 anni in azzurro per Lavezzi, proprio come Maradona. (ass)

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Damiani, il diario ritrovato (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

IN LIBRERIA. PUBBLICATO DALLA NORDPRESS DI CHIARI A CURA DI ALESSANDRO GUALTIERI E GIOVANNI DALLE FUSINE Damiani, il diario ritrovato di Massimiliano Magli Nelle sue speranze, come per quelle di milioni di soldati (supportate dalla propaganda dell'epoca), doveva essere una guerra destinata a concludersi rapidamente. Invece, quel conflitto divenne per antonomasia la Grande Guerra e per Settimio Damiani (originario di Ascoli), una guerra da scontare dall'inizio alla fine, Caporetto e prigionia compresi. A questo fante, che oggi riposa nella sezione dei veterani di guerra del piccolo cimitero di Homewood, nell'Illinois, la Nordpress Edizioni di Chiari ha dedicato l'edizione del suo diario, curato da Alessandro Gualtieri e Giovanni Dalle Fusine. Si tratta di una scoperta sensazionale, unica per certi versi, guardando la storia di quest'uomo che, nato il 2 ottobre del 1890, emigra negli Stati Uniti nel 1909 alla ricerca di fortuna. Pochi anni dopo, quando il lavoro stava funzionando al meglio, è il 13 novembre del 1913, Damiani chiese di diventare cittadino americano, ma fu richiamato in Italia per prestare il servizio di leva. Era la fine del 1913. Avrebbe potuto rifiutarsi, ma con un patriottismo esemplare scelse di rientrare assieme al fratello Gaetano. La beffa arriva pochi mesi dopo, nel 1914, quando in arrivo dagli Stati Uniti, per quanto arruolatosi volontariamente, giunse in ritardo rispetto alla chiamata: tutto questo costò a un simile eroe alcuni mesi di carcere, prima dell'arruolamento nel 84° Reggimento Fanteria. Passò quindi al 127° Reggimento Fanteria Firenze e al 69° Fanteria Ancona, per poi passare al 79° Fanteria Roma e infine cadde prigioniero dell'esercito austro-ungarico come soldato della Brigata Siena del 31° Reggimento Fanteria. «Al termine delle sue infauste e sofferte peregrinazioni - spiegano gli autori - Damiani venne congedato con tutti gli onori nell'agosto del 1919 e autorizzato a fregiarsi della medaglia commemorativa nazionale della Guerra e ad apporre sul nastro della stessa le fascette corrispondenti agli anni di campagna 1916-1917. Non ricevette tuttavia alcuna promozione. Si sposò, ebbe un figlio ed ritornò in America dove attese cinque anni prima di poter attendere moglie e figlio, trattenuti nella Penisola dalla burocrazia. Negli Stati Uniti lavorò in fabbrica e fu apprezzato come straordinario lavoratore. Ebbe altri tre figli, prima di perdere la moglie. Si risposò ed ebbe un altro figlio, Eleuterio, che si arruolò in aeronautica e rischiò di dare al padre l'ennesimo dolore: il 7 dicembre 1941, mentre si trovava a Pearl Harbour, sopravvisse miracolosamente al bombardamento giapponese della baia. Damiani morì il 1° gennaio del 1979, ma fece in tempo a conoscere il nipote Tim, figlio di Cesare, uno dei suoi cinque figli, a cui raccontò le sue disavventure con ricorrenti citazioni della battaglia di Caporetto. Fu proprio Tim a scoprire il diario, ma sia per la lingua, sia per la malferma grafia, finora quel diario, salvato da un allagamento della cantina della famiglia Damiani, era rimasto sconosciuto. «Dal Piave alla prigionia» (144 pagg. illustrate, acquistabile anche su www.nordpress.com).

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in arrivo un milione di metri cubi a tessera - nicola pellicani (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sfida a Veneto City. Maxi operazione su aree del Comune, un bando internazionale per l'appalto In arrivo un milione di metri cubi a Tessera Si fa avanti Benetton, «Amsterdam Arena» consulente per la fattibilità dello stadio IL CASINO'. La priorità resta una nuova sede per la casa da gioco Pena: la perdita di clienti e d'incassi NICOLA PELLICANI VENEZIA. Non c'è solo Veneto City. La mega-operazione immobiliare progettata alle porte di Dolo, non è l'unica pronta al decollo in provincia di Venezia. Se ne parla molto meno, ma ciò non significa che il Quadrante di Tessera, non rappresenti un'operazione meno significativa, destinata a modificare il paesaggio in riva alla laguna, a poche centinaia di metri dal Marco Polo. E' da oltre un decennio che nel punto dove la bretella aeroportuale incrocia la Triestina, il Comune intende realizzare il nuovo stadio. Ma, preso atto che non c'era imprenditore al mondo disposto a costruire un impianto sportivo a Mestre senza null'altro intorno, ha ideato un ingegnoso quanto complicato meccanismo, in base al quale lo stadio verrà finanziato dalla valorizzazione di una superficie attigua di circa 375 mila metri quadri, che da agricola sta per diventare edificabile con destinazione ad Attività Economiche Varie (Aev). Metri cubi. In quest'area, non appena sarà concluso l'iter amministrativo, grosso modo in primavera, che recepirà l'accordo siglato lo scorso aprile tra Comune, Regione e Save, sarà possibile costruire 750 mila metri cubi di cemento a destinazione commerciale, direzionale e ricettiva, compresa la nuova sede del casinò. Mentre lo stadio è pensato per essere realizzato dall'altra parte della bretella (vedi cartina) all'interno di un vero e proprio villaggio dello sport e del divertimento, in cui sarà possibile costruire anche un'arena per gli spettacoli e una serie di opere connesse, ovvero riservate al commercio, alla ricettività e ai servizi. In tutto altri 335 mila metri cubi, escluso ovviamente l'ingombro dello stadio che, secondo le leggi urbanistiche non ha volumetria, nonostante l'impatto sul territorio non sarà esattamente neutro. Sono i misteri della burocrazia. Comunque sia, la somma delle due operazioni immobiliari, che poi sono una cosa sola, è pari a circa un milione e 100 mila metri cubi. Sono cifre da capogiro destinate a scatenare grandi appetiti finanziari. La partita deve ancora entrare nel vivo, ma c'è già chi sta raccogliendo informazioni per non farsi cogliere impreparato. Il Gruppo Benetton ha ad esempio già suonato al campanello della Marco Polo Srl, il braccio immobiliare del Comune in quest'operazione. E lo stesso ha fatto Live Nation, la multinazionale americana che realizza strutture per spettacoli in giro per il mondo, già atterrata a Venezia, attraverso Milano Concerti che da un paio d'anni organizza l'Heineken Festival al Parco di San Giuliano. Ma non c'è solo Milano concerti. Anche la francese Zenith che realizza strutture modulari per ospitare concerti sta dimostrando molto interesse per quella parte dell'affare legata alla cittadella del divertimento e potrebbe presentare una proposta proprio in collaborazione con Live Nation. Dulcis in fundo c'è un contatto con la Walt Disney per sondare la possibilità di costruire, accanto allo stadio un parco divertimenti. Un'ipotesi tutta da verificare - forse la volumetria prevista sarebbe insufficente - ma che trasformerebbe in un baleno il Quadrante in un polo d'attrazione internazionale. In ogni caso, qualsiasi iniziativa immobiliare, dovrà fare i conti prima con la crisi che sta devastando l'economia. Al momento l'unica cosa certa è che la Marco Polo srl si è rivolta alla «AAA», Amsterdam Arena Advisory, la società che gestisce lo stadio coperto della capitale olandese, con l'incarico di valutare la sostenibilità del progetto di Tessera e delle opere annesse. «AAA» è stata scelta anche perchè il Comune punta a realizzare a Mestre un impianto multiuso, sul tipo di quello di Amsterdam. Lo studio sarà inoltre utile per redigere il bando internazionale per l'intero Quadrante di Tessera, che sarà propedeutico agli interventi. Quadrante story. Dopo un interminabile braccio di ferro tra Comune e Save per l'uso delle aree, l'operazione ha ormai imboccato una strada di non ritorno. Vale comunque la pena di ricostruire la tormentata vicenda che ha paralizzato la variante urbanistica in Regione per mesi. Un blocco voluto da Save e reso possibile dall'alleanza Galan-Marchi, che regge dentro e fuori al Marco Polo. Detta in due parole Save chiedeva per sé le aree destinate in prima battuta al progetto dello stadio, adducendo che in prospettiva sarebbero state utili allo sviluppo dell'aeroporto e proponendo al Comune di realizzare l'operazione immobiliare più a monte, sempre lungo la bretella, in un'area che nel frattempo Save aveva acquistato nel corso del rastrellamento di terreni condotto in tutta la zona. Alla fine lo scambio di aree è stato fatto. Fermo restando che le aree passate a Save sono rimaste agricole, la bilancia pendeva comunque a favore della società aeroportuale che aveva messo sul piatto una superficie più vasta, compresa un'area di pregio ambientale vincolata dal Palav, che corre lungo il fiume Dese - valutata circa 10 milioni - che si sviluppa su un milione e 100 mila di metri quadri, che sarà destinata a bosco e rappresenta una sorta di risarcimento per la cementificazione prevista. La compensazione a favore di Save, pari a circa 17 milioni, si tradurrà nella possibilità ci costruire 90 mila metri cubi all'interno dell'area Aev del Quadrante di Tessera. I tempi. L'accordo tessuto in tre anni d'incontri «riservati» tra Cacciari e Marchi e tradotto in pratica dalla Marco Polo Srl e dai tecnici Save è stato recentemente recepito dalla Ctr (Commissione tecnica regionale) ed entro primavera l'iter dovrebbe essere concluso. Ma in Comune hanno molta fretta di partire con il bando per l'assegnazione degli appalti. Veneto City. Perché tanta fretta? Semplice perché all'orizzonte c'è il business Veneto City, che è più avanti con il progetto. Non è un mistero che la Spa del panzer Luigi Endrizzi continua a premere per far decollare l'iniziativa. Con lui ci sono Bepi Stefanel, Fabio Biasuzzi, Giancarlo Selci e Olindo Andrighetti. Ma da un anno e mezzo ha fatto irruzione sulla scena anche Edilbasso, la società edile di Loreggia che ha fatto incetta di terreni a destinazione artigianale e industriale in Comune di Dolo. Non poca cosa visto che pare si è assicurata una superficie anche superiore a quella in mano ad Endrizzi & C. I due sembra si siano messi d'accordo, ma ciò che interessa a Venezia è fermare il progetto. E non tanto perché Veneto City entrerebbe in competizione con Porto Marghera, bensì perché sarebbe in aperto conflitto con il Quadrante di Tessera. Il nodo Marghera è però tutt'altro che sciolto: il decollo del Quadrante sarà la pietra tombale della riconversione del polo industriale? La posta in gioco. In ballo c'è l'opportunità di diventare il baricentro di quella Grande Città che va al di là dei confini municipali e incrocia le province di Venezia, Padova e Treviso, ormai privi di senso. Ogni ragionamento sul futuro del territorio non può prescindere dalla consapevolezza che abitiamo un'unica Città e Venezia, anzi Mestre, non ci sta a perdere la sfida con Veneto City, che sorgerà lungo il Passante. Il bando. Una volta approvata la variante, la Marco Polo srl lancerà un bando internazionale per l'edificazione dell'area Aev e del villaggio sportivo. L'orientamento è di fare un bando unico, ma potrebbero essere anche due distinti. Difficile dire quale sarà la base d'asta, ma è chiaro che stiamo parlando di un'operazione di varie centinaia di milioni. Quel che finora si può dire è che il valore riconosciuto delle aree (Aev), in base all'accordo stipultato con Save - 30.000 mq edificabili per 17 milioni - è stato di circa 585 euro per metro quadro. Fatti due conti a spanne, vale a dire che siamo di fronte ad un business di almeno 500-600 milioni. Solo la realizzazione dello stadio costerà attorno ai 50 milioni, mentre altri 30 serviranno per la realizzazione della viabilità complementare. Il Casinò. All'interno dell'area Aev dove sarà possibile realizzare fino a 750 mila metri cubi di cemento, 90 mila come detto li costruirà Save, mentre 75 mila saranno destinati alla nuova sede della casa da gioco stile Las Vegas con albergo annesso da 400 stanze, che oggi rappresenta la vera emergenza per la città. Se alla fine degli anni Novanta, quando il Venezia balzò in serie A, la priorità era costituita dal nuovo stadio, oggi le cose sono cambiate: la priorità è la nuova sede del casinò. Pena la perdita di fette sempre più ampie di clienti. Lo stadio. L'operazione Quadrante di Tessera è partita con l'obiettivo primario di costruire lo stadio nuovo. Ma a tutt'oggi resta da valutare l'opportunità di costruire un impianto da 30 spettatori a Mestre. La Marco Polo Srl ha in mano il progetto dell'australiano Lawrence Nield, toccherà però alla Amsterdam Arena Advisory aiutare Comune e Marco Polo Srl a chiarirsi le idee su che stadio fare e soprattutto capire se uno stadio in terraferma può avere un futuro.

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C'è il sapore altoatesino nel Montello (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CURIOSITà & INIZIATIVE C'è il sapore altoatesino nel Montello Singolare "ambasciata" enogastronomica di una ristoratrice BOLZANO. Parlando di turismo e di legami con la terra, il discorso arriva sempre a un certo punto: a chi racconta dei ristoranti italiani trovati in giro per il mondo, quasi piccola sorta di avamposto promozionale turistico. Meno spesso accade di un ristorante altoatesino collocato... fuori dall'Alto Adige, e allora suscita curiosità il cosiddetto «angolo autentico di Alto Adige in mezzo al Montello», ovvero in quel del territorio veneto, trevigiano. Qui Anna Barbetta, originaria di Bolzano, ha definito così il locale che, non senza qualche battaglia burocratica, da un paio d'anni è riuscita ad aprire lungo la dorsale del Montello, precisamente a Nervesa. Non si può darle torto, perché il suo «Country House Col del Bosco» ripropone in ogni particolare l'atmosfera altoatesina, inserendosi magnificamente nella cornice montelliana. E il punto forte è, evidentemente, la cucina: piatti tipici con prodotti rigorosamente provenienti dall'Alto Adige, «perché - precisa Anna - le nostre pietanze sono altoatesine e non genericamente... del Trentino». Sedersi a tavola al Col del Bosco in via Cadorna 1 è un viaggio enogastronomico sia per la gola che per gli occhi. Gli affettati, speck in testa, sono il punto di partenza per addentrarsi nei piatti più corposi e ricercati come gli spÄtzle; poi per i secondi una ricetta consigliata dalla casa è il controfiletto alle cipolle; non mancano gulasch, crauti, il pane SchÜttelbrot e una ricca scelta di vini, con, a farla da padroni, Santa Maddalena e Lagrein, per i bianchi il GewÜrtztraminer. Ad aiutare Anna, che ogni 15 giorni torna a Bolzano per far scorta di prodotti tipici, sono la figlia Fabiana e il marito Antonio, anche loro nati in Alto Adige. L'intero nucleo, parecchi anni fa, si trasferì sul Montello. «Dove oggi c'è il nostro locale, c'era un rustico con stalle - racconta Anna Barbetta -. Il nosgtro desiderio era quello di portare a Nervesa un pezzettino di Alto Adige, così decidemmo di trasformare la nostra casa in una piccola struttura ricettiva». Non è stata però, un'avventura facile; se quasi da subito hanno avviato le camere per pernottamenti turistici, per aprire la cucina l'attesa è stata lunga, eccome: ben 8 anni! «E' stata dura - continua Anna - ogni volta c'era una nuova norma che ci faceva ripartire da zero. Ma ora che ce l'abbiamo fatta, anche contro la burocrazia, la soddisfazione è maggiore». Il Col del Bosco è aperto giovedì, venerdì, sabato e domenica, gli altri giorni su prenotazione.

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la regione sospende l'uso della discarica (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Pescara La Regione sospende l'uso della discarica I rifiuti non riciclabili di trenta Comuni a Cerratina con il 50% dei costi in più CUPELLO. Arriva al capitolo finale la storia della discarica di Valle Cena che aspettava l'autorizzazione ambientale integrata per attivare la nuova vasca di raccolta dei rifiuti. La Regione ha sospeso l'utilizzo della discarica del consorzio intercomunale Civeta con la conseguenza che i 30 Comuni e le due Comunità montane che se ne servivano, dovranno portare la spazzatura a Cerratina di Lanciano con un aggravio di oltre il 50 per cento dei costi. Spesa che inevitabilmente ricadrà a carica dei contribuenti. Amministrazioni ed enti montani potranno continuare a conferire nell'impianto del Vastese soltanto i rifiuti riciclabili. Il residuo secco dovrà comunque essere trasportato altrove. Il provvedimento era nell'aria. «Per ogni intervento di ristrutturazione o ammodernamento la legge prevede un iter ben preciso, dopo il collaudo è necessario che l'utilizzo del nuovo impianto venga autorizzato da un pool formato da istituzioni ed esperti coordinati dalla Regione ma tutto questo non è stato fatto», afferma il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri (Pd) puntando l'indice contro la burocrazia e la stessa politica. L'impianto stava per essere interdetto già quattro mesi fa. Ma per evitare spese ai comuni soci del Civeta il sindaco si era addossato la responsabilità e aveva emesso l'ordinanza con la quale veniva consentito l'utilizzo temporaneo della nuova vasca di raccolta dei rifiuti non riciclabili. Con quel provvedimento Comuni ed Enti montani hanno risparmiato, secondo il sindaco, 3 milioni e mezzo di euro. «L'ordinanza è scaduta e non posso fare più nulla», aggiunge Pollutri, «e se non arriva l'autorizzazione, la vasca per i rifiuti resta chiusa». La sospensione è stata comunicata ieri al Civeta e il direttore, l'ingegnere Luigi Sammartino, l'ha subito trasmessa agli enti consorziati. Ieri sera il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna (Pd) e il collega di San Salvo, Gabriele Marchese (Pd) si sono riuniti per trovare il modo di scongiurare disagi e costi. Si calcola che il trasferimento dei rifiuti a Cerratina di Lanciano si tradurrà in un onere di circa un milione di euro al mese. Somma che giocoforza andrà a ricadere sulle tasche dei contribuenti. Paola Calvano

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vizi formali, centinaia di esclusi (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Sardegna «Vizi formali, centinaia di esclusi» Burocrazia sotto tiro per lentezze, correzioni, rinvii DENUNCE E ACCUSE Molti bocciati protestano: troppi disguidi amministrativi SASSARI. Agli oltre 700 ragazzi felici per il presalario regionale fanno da contraltare molti scontenti tagliati fuori dall'accesso ai fondi. Le lamentele sono centrate soprattutto sulle modalità di erogazione degli assegni di merito e sugli ostacoli burocratici sorti per riuscire a ottenerli. Dal 31 dicembre scorso - e la per la verità già durante i mesi che hanno preceduto la divulgazione della prima graduatoria - si susseguono così lettere ai giornali, pubbliche prese di posizione, annunci di ricorsi, segnalazioni d'incongruenze e contraddizioni sul piano strettamente tecnico-amministrativo. Incomprensibilmente, sono numerosi i candidati bocciati per non aver firmato la domanda in termini corretti o per aver partecipato senza avere in partenza i requisiti. Suscitano però dubbi, perplessità e più di un interrogativo le centinaia di richieste scartate perché le domande non sono state presentate online oppure in forma cartacea (erano infatti previste entrambe le spedizioni). Casi nei quali i difetti nell'accesso ai dati regionali di riferimento nel bando, stando alle recriminazioni avanzate da candidati bocciati, sembrano avere giocato un ruolo non secondario. Gioverà forse, in premessa, specificare che i dirigenti dell'assessorato incaricati di seguire questa specifica partita rispediscono al mittente le accuse, difendendo la linearità dell'intero percorso amministrativo. A loro detta la procedura non dava possibilità di equivoci. In maniera analoga vengono negate revisioni in corsa sulla modulistica e altre correzioni sostanziali. Ma questo non significa che tanti non abbiano incontrato difficoltà e disguidi. Come per esempio parecchi che, dall'autunno, cominciano a domandarsi perché non vengano date risposte sicure sui tempi di pubblicazione delle gradutorie. Per continuare con Fabrizio Fara, sardo fuori sede in un ateneo della penisola. «I problemi sono nati subito - sostiene lo studente - All'inizio ci si richiedeva la compilazione online e la successiva spedizione per raccomandata, insieme con qualche documento. La scadenza del bando era prevista per il 26 luglio. La richiesta doveva essere compilata e inviata tramite un "form" (o modulo) su un sito collegato alla Regione (www.conoscere.it). Peccato che la domanda fosse in un formato del tutto anomalo. Da qui è iniziata una serie di telefonate verso i numeri riservati ai chiarimenti. A fine luglio, dopo tante chiamate a vuoto, riesco un giorno a parlare con un'impiegata. Mi dice che non si può pretendere chissà quale assistenza, dato che si è in un periodo di vacanza e quindi molti addetti non sono disponibili». «La scadenza è stata poi rinviata al 2 agosto: ci si è accorti che sarebbe stato un po' difficile compilare una domanda online in quei formati - prosegue Fara - Superati questi piccoli problemi, silenzio assoluto: nessuna notizia sulla data di pubblicazione degli elenchi. Il bando specificava solo che il pagamento della prima rata, pari al 70% del totale, sarebbe stato fatto entro dicembre 2008». Nuove telefonate, sostiene lo studente, «e mai una risposta». Alla fine gli elenchi vengono pubblicati il 31 dicembre. «"Ma in quel mese non doveva essere liquidata la prima rata degli assegni"?, chiedo a un'addetta che replica spiegando come il bando non fornisse date - prosegue l'universitario - Il caso però ha voluto che io l'avessi davanti a me: così, indicandole la pagina e il punto preciso, è stata costretta a scusarsi. A ogni mia domanda su graduatorie e pagamenti la signora sembrava spiazzata, mortificata». Altre amarezze esprime Beatrice Scappini, sarda iscritta in Architettura a Firenze. «Ho appreso con piacere la decisione di stanziare 10 milioni per gli assegni di merito», rileva, subito dopo elencando però intoppi circa tempi e procedure. Ecco il suo racconto: «Durante la compilazione dei moduli mi accorgo che questi, privi di alcune informazioni necessarie, sono stati poi sostituiti da quelli corretti senza alcun avvertimento: così, fiera di aver superato l'ostacolo, ristampo e compilo la corretta documentazione e la invio il 26 luglio, con la rapidità di chi non è informata della posticipazione della scadenza. Dovrò attendere altri cinque mesi per ottenere i risultati delle graduatorie e, soprattutto, la sorpresa: esclusa per non aver inviato la domanda online. Che io sono certa di aver inviato. Così scopro che, oltre alla modulistica per la domanda cartacea, è stato modificato il sito su cui fare la domanda online. Ma, in questo caso, il precedente sito non è stato disattivato: evidentemente è stato possibile utilizzarlo da me come da altre 200 persone escluse per lo stesso motivo. Non riesco a non leggere in quanto successo una mossa subdola volta a eliminare tutte le persone che, colte dall'imminenza della scadenza, hanno provveduto a quanto richiesto, senza pensare che sarebbero state cambiate le regole del gioco. Questa è la meritocrazia italiana». Richiesti di un parere sul caso, comunque, i dirigenti degli uffici regionali ritengono non attendibile questa versione e a ogni modo invitano l'interessata a presentare ricorso. Ultime notazioni negative da un altro iscritto a uno dei due corsi sardi in Chimica, Simone Secchi. Lo studente ha inviato alla «Nuova» una lettera, inoltrata in copia all'assessorato. In estrema sintesi, sostiene di essere stato «sorpassato», nella prima graduatoria resa pubblica, «da chi impiega 10 anni per diplomarsi». L'elenco è riservato a chi ha concluso gli studi alle superiori nel 2007-2008. «Tuttavia - sostiene - nella graduatoria figurano persone nate non ne 1988, ma nel 1981 o nel 1984. Mi chiedo come sia possibile che nel programma si reputino vincitrici, e dunque assegnatari di una borsa, persone che si sarebbero dovute diplomare "regolarmente" nel 2003». (pgp)

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voglio trasferire al comune gli insegnamenti delle imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

VERSO LE PRIMARIE VOGLIO TRASFERIRE AL COMUNE GLI INSEGNAMENTI DELLE IMPRESE Ecco perché chiedo il voto alle primarie. Il nostro è un comune grande e importante. Uno dei più grandi e popolati della provincia di Pisa, con molte importanti specializzazioni economiche, con molti servizi, con molte importanti realtà territoriali, con un'importante tradizione democratica che il nostro partito rappresenta. Ma è anche un comune "di frontiera", enormemente cresciuto negli ultimi anni, talvolta a scapito del suo equilibrio, con luoghi privilegiati e altri meno, che si trova davanti a grandi sfide in un mondo che cambia a grande velocità. Ma se saremo capaci di rispondere a queste sfide, se sapremo perseguire con energia e con intelligenza la strada giusta, allora il nostro comune crescerà armoniosamente, valorizzerà tutte le sue peculiarità e le sue risorse, difenderà e svilupperà il benessere di tutti i suoi cittadini. Io credo che per costruire questo futuro servano lavoro, innovazione ed efficienza e orienterò verso tutto questo il programma del Pd per il Comune di San Miniato. Serve lavoro. E serve lavoro vero. Serve lavorare per sviluppare le nostre attività economiche; serve lavorare perché i nostri imprenditori scelgano di continuare a investire nel nostro territorio ed anzi siano orgogliosi di farlo e ricevano dal lavorare qui un valore aggiunto; serve lavorare per dare sempre risposta alle sollecitazioni che provengono dalle associazioni e dai cittadini. Serve innovazione. E serve innovazione sistemica. Serve innovare perché il nostro cuore industriale cambi totalmente restando uguale a se stesso; serve innovazione perché il Comune sia partner delle nostre imprese, quelle tradizionali e quelle nascenti, assecondandone la creatività nell'industria, nell'agricoltura, nel commercio e nei servizi; serve innovazione per fare del comune un cittadino fra i cittadini. Serve efficienza. E serve efficienza diffusa. Serve efficienza per trasformare la burocrazia in servizio; serve efficienza perché i piccoli problemi, se non vengono risolti, diventano enormi; serve efficienza perché anche le buone idee hanno una data di scadenza e diventano dannose se non sono messe presto in pratica; e serve efficienza perché nessuna organizzazione coglie i suoi obiettivi di cambiamento e di servizio se al lavoro e all'innovazione non unisce la costante tendenza al miglioramento delle sue risorse umane e delle sue procedure. Ho 34 anni, ma sono in politica da 15 e sono imprenditore da 10. Ho sempre fatto l'imprenditore guidato dai miei valori politici e ho sempre cercato di trasferire in politica quanto di utile imparavo nell'impresa. Da segretario del Pd e da consigliere comunale, ho sentito e vissuto l'orgoglio di chi ha amministrato questo Comune sin dall'avvento della Repubblica e in questo sentiero mi riconosco. Da imprenditore ho dovuto confrontarmi ogni giorno con le ragioni del fare bene e subito. Sono le ragioni del lavoro, dell'innovazione e dell'efficienza. Sono la base del nostro futuro e chiedo di darmi la possibilità di applicarle al nostro Comune. Giacomo Romagnoli candidato alle primarie del Pd a San Miniato

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luisa pizzini BESENELLO - Il progetto era fermo da qualche anno (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

luisa pizzini BESENELLO - Il progetto era fermo da qualche anno luisa pizzini BESENELLO - Il progetto era fermo da qualche anno. Necessario per mettere in sicurezza dai crolli rocciosi boschi e vigneti degli nel comune di Besenello, ma bloccato dalla burocrazia. E così ora, con il via libera arrivato a fine anno dalla Provincia, nei primi mesi del 2009 inizieranno le opere di messa in sicurezza del monte Mosna sul versante sopra gli abitati di Sottocastello e Masera. L'intervento era già stato presentato dall'amministrazione comunale ai proprietari dei boschi e dei vigneti interessati. Parte dei terreni, infatti, dovranno essere espropriati e messi a disposizione per realizzare gli avvallamenti. In particolare dovrà essere spostata più a valle una strada consortile in modo da proteggere ulteriormente il transito dei veicoli. «Valli-tomi in terre rinforzate», questa è la definizione esatta delle opere che verranno costruite in prossimità delle curve di livello, per un'altezza massima di sei metri. Il costo complessivo del progetto supera il milione di euro. La Provincia, per la precisione, ha stanziato 1.176.313 euro a tal proposito. Lo ha fatto dopo aver sentito il parere del Comitato tecnico amministrativo dei lavori pubblici e della protezione civile, dopo aver ottenuto il parere positivo della Sopraintendenza per i beni architettonici e del Servizio urbanistica e tutela paesaggistico ambientale. La scelta di realizzare questo tipo di difesa passiva è stata costretta dal fatto che le pareti del monte Mosna sono ampie. Difficilmente gli addetti ai lavori sarebbero riusciti ad avvolgerle con le apposite reti per proteggere dalla caduta dei massi gli abitati di Sottocastello e Masera, compresi boschi e vigneti che incorniciano i paesi e che sono frequentati dalla gente del posto. Per questo i progettisti sono passati a questa alternativa, che tra l'altro si mantiene più a lungo nel tempo con conseguenti minori oneri di manutenzione rispetto alle barriere paramassi deformabili. 08/01/2009

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Bartaletti in campo <Una musica nuova> (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Siena)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA SIENA pag. 7 Bartaletti in campo «Una musica nuova» La candidata degli ex Margherita si presenta di FRANCESCO MEUCCI «CON LUCIANA, una musica nuova». Questo lo slogan scelto da Luciana Bartaletti, candidata alle primarie del Pd per la provincia, e seconda a scendere in campo e presentare il proprio programma. Il primo fu Simone Bezzini, il 29 dicembre al Santa Maria, l?ultimo sarà Mauro Mariotti il 15 gennaio alle Piramidi di Asciano. La Bartaletti ha invece scelto una sala dell?hotel Garden dove, ieri pomeriggio, si sono assiepati molto suoi sostenitori, perlopiù afferenti all?area dell?ex Margherita come ben si evinceva dal parterre dove spiccavano i due fratelli Monaci e molti esponenti del mondo politico cattolico. C?erano, inoltre, anche la neo segretaria del Pd, Elisa Meloni, e l?altro candidato Mariotti, nonché il presidente della provincia, Fabio Ceccherini. LA BARTALETTI ha scelto una presentazione un po? «all?americana», con un?introduzione fatta di musica, video, proiezioni di foto, molti slogan e le testimonianze dirette di alcuni sostenitori. Poi è toccato a lei a salire sul palco per annunciare alcuni punti del suo programma. Primo fra tutti, «un ruolo nuovo per la Provincia che in un?ottica federalista dovrà ridurre i costi della burocrazia e della politica». Spazio poi alla dotazione infrastrutturale che rappresenta una delle pecche del nostro territorio e sulle quali la Bartaletti ha le idee chiare: «Siena non deve essere più maglia nera». Il progetto su cui si punta è quello della metropolitana leggera che unisca il capoluogo alle sue periferie e attenzione viene data anche al completamente delle grande arterie. Qualche perplessità, invece, su Ampugnano che, a detta della Bartaletti, «è un embrione di una struttura aeroportuale e il suo sviluppo va rivisto anche alla luce degli attuali scenari economici finanziari nazionali e internazionali». Determinante, poi, il ritorno alla centralità del ruolo della famiglia. Mentre decisivo sarà il rilancio dell?agricoltura, con un occhio di riguardo ai prodotti tipici e alle eccellenze senese che dovranno essere il traino per il rilancio del turismo per il quale, però, sono necessarie sinergie fra pubblico e privato. Infine, un passaggio sul ruolo della Banca: «Non è il salvadanaio della nonna, ma il volano per volere e raggiungere».

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di GIANCARLO ZAMPINI ERA IL 30 DICEMBRE 2005 quando a Santonuovo di Quarrata ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

AGLIANA/MONTALE/QUARRATA/SERRAVALLE pag. 11 di GIANCARLO ZAMPINI ERA IL 30 DICEMBRE 2005 quando a Santonuovo di Quarrata ... di GIANCARLO ZAMPINI ERA IL 30 DICEMBRE 2005 quando a Santonuovo di Quarrata persero la vita i coniugi Loris Vannacci e Romana Gori. Una fuga di gas rase al suolo la villetta, nel centro del paese, a due passi dalla chiesa parrocchiale. Il caso volle che la nuora Lina Tarzia, vedova di Alessandro Vannacci, assieme ai figli Elena ed Andrea, si trovasse in quel momento a Milano ospite della sorella, altrimenti il bilancio sarebbe stato decisamente più tragico: nessuno si sarebbe potuto salvare da tonnellate di macerie. DA QUEL MOMENTO ogni inizio anno ripercorriamo assieme a Lina l?evolversi della situazione, attualmente molto più serena: «Entro questo mese dovrebbero iniziare i lavori della nuova casa ? dice Lina ? nello stesso identico posto dove si trovava quella andata distrutta. Grazie a Dio la ricostruzione dei fatti si è conclusa, il caso è stato archiviato, sono così potuta entrare in possesso della somma di risarcimento da parte della compagnia assicurativa. Importo ? dice ancora Lina ? che sommato a quello raccolto dal comitato parrocchiale di Santonuovo con l?iniziativa, ?Una casa per Lina, Andrea ed Elena?, mi consentirà di ridare una accogliente abitazione ai miei figli». SI CHIUDE così per questa famiglia un triennio di angoscia, ricco di attese, sopralluoghi, indagini e burocrazia, contrassegnato comunque anche da tanta solidarietà: «E? vero ? dice ancora Lina ? ricordo che nell?esplosione della casa perdemmo tutto, dalle cose più preziose a quelle superflue, per questo è stato importante l?aiuto che ci è arrivato da tante persone, molte delle quali sconosciute: una vera e propria gara, chi attraverso donazioni di danaro e generi vari, altri con del vestiario per me ed i miei figli». «NON INTENDO fare classifiche ? aggiunge ? mi preme ricordare però l?impresario edile Giuseppe Paccagnini e sua figlia, che ci offrirono immediatamente dopo la disgrazia, gratuitamente, l?uso dell?appartamento in cui viviamo ancora adesso, e il Consorzio Commercianti Settore Arredamento che si fece carico dell?arredamento; adesso è la volta dello studio tecnico dell?ingegnere Franco Baldi che si sta adoperando nei progetti di ricostruzione della casa». Una gara della solidarietà che non sempre si trova con tale facilità. Così, risolti i problemi e grazie al cuore di chi ha teso una mano, se tutto procederà secondo le previsioni, il prossimo appuntamento con Lina, Elena ed Andrea, lo prenderemo presso la nuova casa: una bella foto di famiglia sotto il nuovo tetto, così tanto desiderato. Image: 20090108/foto/4161.jpg

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Dottore africano sceglie il rimpatrio <La burocrazia ferma i miei sogni> (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Dottore africano sceglie il rimpatrio «La burocrazia ferma i miei sogni» A Bergamo non può lavorare, in Senegal aiutava i bimbi senza casa Il dottore dei bambini di strada: è questo il suo pensiero fisso nella mente. Ha una laurea in medicina che vorrebbe rispendere anche fuori dal suo Paese, magari in Italia, ma «la burocrazia sta rinchiudendo sogni e possibilità nel cassetto». Quale futuro per il dottore senegalese Ibrahima Kane, arrivato a Bergamo nel dicembre del 2007? Ritornare in Senegal, allo scadere del visto rilasciato dall'ambasciata francese a Dakar. E capire il da farsi, con una consapevolezza: «Me ne sono andato dal Senegal nel 2005, per finire la specializzazione in psichiatria infantile a Lione, dopo anni di duro lavoro a contatto con i bambini di strada. La loro immagine vibra nelle mia testa: sporchi, con pidocchi, vestiti di cenci. Si lavano nel mare e poi rindossano i vestiti senza sapere cosa sia la pulizia. Sono come fantasmi che non mi lasciano mai. Riecheggia in me il loro chiamarmi "dottore, dottore", quando mi vedevano arrivare», spiega Ibrahima, 40 anni. Il primo contatto con i bambini di strada avvenne nel 1998: neolaureato, era di guardia all'ospedale di Dakar. Alcuni volontari dell'associazione «Piccoli piedi», un'associazione di senegalesi nata per aiutare i ragazzini che vivono allo sbando in strada, portarono dei bambini per pagarne le cure mediche. «Erano sporchi, malati e "fatti" di colla. Uno su mille arriva in ospedale. I più lasciano che la malattia segua il suo corso, presentando sul corpo lesioni non curate o cicatrici». Incrociati quei volti per una notte, Ibrahima va a fondo, li cerca per le strade e li assiste, aprendo un centro d'accoglienza. «Volevo trovare una soluzione a questo problema», continua. La realtà dei bambini di strada è sconosciuta a molti: come case hanno grotte sulla spiaggia o spazi abbandonati di periferia. «Nel loro micromondo i più forti comandano e obbligano i più deboli a cercare cibo, in cambio di protezione. I più grandi sfruttano sessualmente i più piccoli senza capirne la gravità, anche loro sono vittime di soprusi. Sanno che non è bene, ma è la regola. E la colpa non è loro. È ?l'etica? di una personalità precoce: sin dall'età di quattro-cinque anni prendono in mano il loro destino con decisioni adulte, seguendo i mezzi che trovano». Vivere per strada è una trappola, in cui cadono bambini abbandonati da famiglie povere, che lasciano i campi per la città. Ma viverci non è facile: i genitori cercano lavoro, i bambini chiedono l'elemosina. Il contatto con altri bambini di strada mette in moto una spirale senza uscita. La strada è anche la meta di bambini in fuga dai «marabut», i capi religiosi delle zone rurali. «Per togliersi la responsabilità di educare il proprio figlio, le famiglie lo affidano ai "marabut", perché venga istruito nelle scuole coraniche. Ma spesso i ragazzi vengono sfruttati in lavori di qualsiasi tipo per recuperare qualche soldo, o picchiati. Così fuggono verso la città, senza contattare la famiglia. Nessuno parla volentieri dei "marabut". Si dice solo che i bambini scappano, senza spiegazione. In realtà non vogliono andare contro i capi religiosi». Una via di recupero per questi bambini è stato il Ccentro d'accoglienza e di riabilitazione, con annesso ambulatorio, diretto da Ibrahima, insieme all'associazione «Piccoli piedi», dal 1998 sino al 2004, anno di chiusura per mancanza di fondi. «In sei anni abbiamo curato e assistito più di 10 mila bambini. Di mattina si impartiva un'istruzione di base, per poi inserirli in scuole statali. La sera dormivano nel Centro, dotato di sei camerate per un totale di 30 posti letto. Per loro ero un tutore, una figura morale di riferimento. Li accoglievo, conquistavo la loro fiducia, ne ascoltavo storie e denunce prima di andare al Tribunale dei minori per richiedere l'ordinanza di custodia provvisoria, per tenere il bambino. Il Centro era anche di riabilitazione per bambini che avevano commesso reati». Nel 2005 i finanziamenti pubblici e privati si interrompono. I bambini vengono smistati in altre strutture e Ibrahima vola verso Lione. Ma proseguire a Lione la specialistica iniziata a Dakar non è semplice per piani di studio differenti. Da volontario per associazioni senegalesi nelle banlieue, gira l'Europa sostenendo la campagna a tutela dei bambini di strada, cerca di essere d'utilità sociale. Da un anno è a Bergamo e abita con un amico alla Malpensata. La burocrazia lo frena: non può esercitare la professione, così offre il proprio volontariato a un'associazione e si arrangia con qualche lavoretto per mantenersi. Ora si avvicina il ritorno in Senegal: «Riaprire un centro con l'aiuto di associazioni no profit? Forse, ma molti dicono di aiutare l'Africa e questi bambini, poi sfruttano l'estetica della miseria, scattando foto o girando film per un casco di banane. Io rivendico i diritti e l'identità dei bambini di strada per il loro recupero». Daniela Morandi

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<IL TELEFONO suona quasi ininterrottamente tanto che non mi ricordo nemmeno ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Prato)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA PRATO pag. 9 «IL TELEFONO suona quasi ininterrottamente tanto che non mi ricordo nemmeno ... «IL TELEFONO suona quasi ininterrottamente tanto che non mi ricordo nemmeno tutti quelli che hanno chiamato, ma la sensazione che ti rimane addosso è quella di non sentirsi soli in questa battaglia per la vita e per il sorriso di mia figlia»: Alessandra, la mamma di Erika, la bambina di 5 anni, malata di tumore al tronco encefalico, ricoverata all?ospedale pediatrico Meyer, fa la spola tra Firenze e Prato con una certezza: lei e suo marito Salvatore hanno tanti nuovi amici che hanno raccolto l?appello lanciato tramite il nostro giornale domenica scorsa al fine di raccogliere i fondi necessari per un trasferimento della piccola a New York in un centro specializzato per i tumori infantili. «Ci hanno chiamato imprenditori, concessionari d?auto, associazioni, singoli cittadini - racconta la madre - tutte le telefonate ci hanno rincuorato e ci hanno dato forza nel portare avanti la battaglia per cercare di fare tutto il possibile per Erika. Non ci aspettavamo tanto affetto: ringraziamo di cuore quanti già ci sono stati vicini e quanti ancora lo faranno». C?È CHI HA chiesto dove portare piccoli ?doni?, chi vuole fare un bonifico, chi ha consegnato qualche risparmio in una busta nella cassetta della posta della famiglia. «Una grande mobilitazione che ci ha fatto immensamente piacere». Ieri la famiglia ha cercato di aprire un conto corrente ad hoc, ma la burocrazia ci ha messo lo zampino e quindi tutto è rimandato ad oggi (sul giornale di domani comunicheremo il numero a cui rivolgersi). Le condizioni di Erika, ricoverata nel reparto oncologico del Meyer, sono stazionarie e ciò regala un filo, sempre più forte, di speranza. L?obiettivo è quella di organizzare un trasferimento a New York come prima scelta dove effettuare, invece di cure palliative, una terapia mirata che aggredisca il tumore, ormai avanzato. IL TUMORE al tronco encefalico è una rara patologia gravissima (ogni anno in Italia si registrano quattro nuovi casi ogni 100mila persone, sia adulti che bambini). La tecnica microchirurgica consente di intervenire su molti tumori di questo genere preservando la funzionalità delle aree limitrofe alla lesione, ma nel caso della piccola paziente pratese non è stata possibile, quindi è stata tentata la radioterapia usata come trattamento primario in caso di forme inoperabili o altamente maligne, ma neppure questa è servita a ridurre la massa tumorale. Per organizzare il viaggio dei sogni servono circa 20mila euro. I pratesi stanno dando una mano a raggiungere questa cifra: «Speriamo di farcela - dice la madre - intanto non possiamo che dire grazie di cuore a tutti».

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<Io, laureata, voglio fare l'infermiera> (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

PESARO PRIMO PIANO pag. 3 «Io, laureata, voglio fare l?infermiera» LA STORIA IL SUO SOGNO è quello di fare l?infermiera e come lei altri 950 sono stati i candidati presentatisi all?esame di ammissione al Corso in infermieristica dell?Università Politecnica delle Marche tenutosi ad Ancona lo scorso settembre. Dei 375 posti complessivamente disponibili nelle cinque sedi provinciali, lei è rientrata tra i primi trenta dei 65 che frequentano il corso a Pesaro, in viale Trieste con la coordinazione dell?ospedale San Salvatore. Il sogno è diventato realtà? Non proprio perché lei Marianna Lozanu, 36 anni, moldava, per vivere fa la badante. «LE LEZIONI sono a frequenza obbligatoria ? racconta la Lozanu ?: dalle 8,30 alle 18 dal lunedì al venerdì. Continuare a fare la badante sarà difficile. Sto cercando un impiego come assistente notturna o come donna delle pulizie in qualche fabbrica e coprire orari serali. So guidare. Ho fatto tanto per arrivare dove sono non voglio lasciare proprio ora...». Una laurea in biologia e un passato da insegnante Marianna da quattro anni vive a Pesaro e per mantenere due figli e un marito che ha lasciato a Telenesti nella campagna di Codrul Nou, ha fatto e continua a fare la badante. «Dal lavoro dipende tutto ? spiega ?: senza quello non potrò rimanere in Italia, ma soprattutto non potrò continuare a mantenere i miei familiari e meno che mai permettermi libri e tasse universitarie». I SACRIFICI. In questi quattro anni Marianna ha assistito diverse famiglie: a parte un paio di brutte esperienze dalle quali si è salvata in corna si ritiene una persona fortunata. «Straniera, sola e donna ? racconta ? ti capita di dover fuggire: ad una mia amica perseguitata dalla avances del fratello settantenne del signore invalido che assistiva, una notte si è dovuta barricare in camera, con lui al piano di sotto che batteva con la scopa sul soffitto per indurla a cedere. E? scappata, l?ho raccolta che piangeva sconvolta». L?AMICIZIA e molta solidarietà arrivano però dagli italiani: «E? vero ? conferma ? è grazie a molti di loro che posso continuare questo cammino». Il sacrificio più grande per Marianna è certamente quello di non poter crescere i suoi due figli Daniel di 14 anni e Mario di 6 anni. Sogna di portarli in Italia: «La generazione emigrata prima di me ha avuto modo di risparmiare e comprare una casa ? continua ?. Per noi è impossibile: per questo miro al ricongiungimento. Con due figli a carico, quindi non potrò fare la badante per sempre: ecco perché l?idea di fare l?infermiera». Per iscriversi regolarmente all?Università la Lozanu, tra viaggi e carte bollate ha speso 4mila euro: «Nessuno è stato in grado di farmi un preventivo ? conclude ? come nessuno mi ha avvisato che avrei potuto chiedere una borsa di studio: la burocrazia è una vera morsa. Presto dovrò pagare la seconda rata universitaria...gli auguri di Natale ai miei figli li ho fatti per telefono».

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Cittadini impotenti Kafka... "Il Castello
...
(sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Metropolitana)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Giovedì 08 Gennaio 2009 Chiudi «Cittadini impotenti» Kafka... "Il Castello". Leggetelo questo romanzo,vi renderete conto di cosa sia l'angoscia! Nel leggere queste notizie ci si rende conto di essere impotenti di fronte a fatti simili. Ecco poi perchè i cittadini si abbandonano a gesti incosulti nei confronti degli impiegati di certi uffici! Alla fine rimani con un senso di vuoto interno che non riesci a riempire. Ti senti affossato! Capisco lo stato di questo signore e ha tutta la mia solidarietà! Che qualcuno provveda! Ancogel «Burocrazia distorta» Ennesimo esempio, quello del signor Palmieri, di quando, purtroppo, si ha la sfortuna di rimanere incagliati negli ingranaggi di una burocrazia farraginosa, distorta e, cosa ancora più grave, di impiegati, come nel suo caso, che si permettono di fare gli spiritosi. "Roba da mettergli le mani addosso..." ha scritto lei, e non aveva tutti i torti! Lei invece è una persona perbene e... lasciamo perdere. Tutta la mia solidarietà. Luciano «E la trasparenza?» Negli anni scorsi, sentii parlare di una legge sulla trasparenza, credo che esista ancora, o no? Sulle pratiche doveva essere posto il nome del funzionario o impegato che trattava la pratica in questione, se ciò fosse sempre eseguito, si potrebbe risalire anche a chi gli ha detto che avrebbero provveduto a mandargli il bollettino a casa. Signor Palmieri non si scoraggi e vada avanti, al pm che eventualmente indagherà, provi a controllare se può risalire a chi ha trattato la pratica, perchè tante volte possono fregarsene delle direttive e per non stancarsi a controllare tutta la documentazione, inviano pratiche che potrebbero essere risolte con una semplice telefonata. Peppe «Errori su errori» Posso capire il Palmieri per la brutta avventura che sta passando, purtroppo non è il solo, molti italiani sono finiti in bocca a questa famigerata Gerit. Con tutte le ragioni del mondo... per di più documentate non vinci mai. Mi chiedo chi possa aver autorizzato un ufficio del genere? Scusate lo sfogo ma a me è arrivata una cartella del 2005 in cui per un errore della commercialista che mi aveva messo sulla pensione anche mia figlia a carico (pensione di1.000 euro) correggendo poi subito lo stesso, con l'invio di un nuovo Unico. Mi accettano la correzione. mi inviano un bellettino di 297 euro da pagare, pago e, penso, sia finita. Novembre dello scorso anno: mi inviano una lettera in cui mi si chiede di presentare di nuovo la documentazione del 2005, lo faccio e lì scatta la trappola. Dai conteggi che rifanno mi arriva un conto de 1600 euro perchè ho di nuovo mia figlia in carico porto tutta la documentazione in cui si attesta il pagamento fatto. Risposta: l'ufficio in caso di due modelli unici uno lo cancella (guarda caso il primo) quindi per loro prima devo pagare poi fare il ricorso il tutto va alla Gerit per la quale se non pago userà tutti i sistemi e le costrizione che la LEGGE CONSENTE. Pensate quella famigerata legge fatta solo per loro. Non potete capire la rabbia che ho in corpo anche perche io quei 1600 euro non li hò. Max «Una vergogna» A me sono arrivati addirittura a pignorare la casa dove abito, con un iter simile al suo per delle multe che invece avevo pagato. Ora sono in causa, ma i soldi per l'avvocato e l'impossibilità di vendere la casa chi me li ripaga? E' assurdo che mandino a pioggia queste cartelle e poi è il cittadino che deve difendersi prendendo giorni di ferie e girando da un ufficio all'altro. E' davvero una vergogna, visto che poi ci sono state sentenze che hanno dato ragione agli utenti riguardo i fermi amministrativi e i pignoramenti che non possono essere eseguiti per importi bassi e sanzioni amministrative. Rita «Siamo perseguitati» Ormai è nota come la Gerit a Roma abbia commesso errori grossolani perseguitando i cittadini in maniera scorretta con pratiche pirata, mettendo in pericolo il comun vivere delle persone nonchè lo stato sociale stesso. Volevo sapere da qualcuno chi è che ha interesse a tenere in piedi questa pericolosa macchina che una volta innescata ti dilapita vivo, consumandoti peggio di un cancro in fase terminale e se la Magistratura o le Istituzioni dovrebbero intervenire quando un cittadino viene ingiustamente perseguitato da errori del fisco o dell'amalamministrazione! e se si può eventualmente agire in maniera semplice e addirittura preventiva contro questi signori ! Pino «Follia pura» Riferendomi al caso del signor Palmieri mi faccio solo una domanda: "ma quanto è costato tutto questo teatrino". E poi si parla di ridurre le spese... Quanta energia sprecata per 17 euro... Follia pura! Sergio

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regole e burocrazia, l'ultima sfida dei duellanti in camice bianco (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Bologna Tra Roda e Cavina guerra di lunga data. Il prof si era battuto contro la nomina del direttore generale Regole e burocrazia, l´ultima sfida dei duellanti in camice bianco Litigano da prima ancora che Augusto Cavina diventasse direttore generale del Sant´Orsola. Perché Enrico Roda, gastroenterologo di fama, temperamento bellicoso, si opponeva alla sua nomina. Poi incrociarono le armi a lungo quando il più grande ospedale della regione, uno dei più grandi d´Europa, fu coinvolto da indagini a ripetizione, e il cattedratico sbottò: «La facoltà medica attraversa una crisi mai vista». Così il sanguigno professore di malattie dell´apparato digerente andò a testa bassa contro la preside di Medicina Paola Landini, alleato con l´ex rettore Fabio Roversi Monaco a fianco del nuovo preside Sergio Stefoni, con la stessa energia con la quale vent´anni prima, fresco di nomina a primario, aveva contestato il potentissimo direttore di allora, il compianto professor Mario Zanetti. Da una parte, assieme al rettore Pier Ugo Calzolari, Cavina, 62 anni, imolese, rientrato da numero uno al Sant´Orsola su nomina dell´assessore regionale Giovanni Bissoni, lui che al policlinico aveva fatto tutta la sua carriera, da portantino a vice direttore sanitario. Dall´altra il focoso gastroenterologo, 68 anni, nativo di Minerbio. Due pezzi pregiati della sanità bolognese, tutti e due provenienti dalla provincia da famiglie semplici. E gli scontri non mancarono: dalla questione dei trapianti (Roda era stato direttore del programma trapianti di fegato) al servizio di gastroenterologia una parte del quale era stata affidata a un allievo del professore a sua insaputa. Uno «scippo», secondo Roda. L´indagine della Procura dirà se il professore è vittima di una ritorsione come sospetta chi sta vicino a Roda, o se ha commesso qualcosa di davvero grave. Certo è che l´invio delle carte in Procura per lui solo, decisa dal direttore generale fa discutere al Sant´Orsola dove è in corso da tempo una guerra mai dichiarata tra i due. «Una cosa esagerata e grave», secondo i partigiani del gastroenterologo che hanno raccolto i suoi sfoghi in questi giorni. «Errori ne fanno tutti con i cartellini, perché prendersela proprio con lui?», osservano nell´entourage di Roda. A loro il professore ha parlato di una «vera e propria ossessione del direttore generale verso di me». Un´azione mirata ed «esagerata», per i rodiani, tantopiù che al Sant´Orsola «così fan tutti». E «sbagliata» perché «Roda è uno vive nel policlinico». Altra musica in via Albertoni 15, alla direzione generale dell´azienda-Sant´Orsola. Un´accusa per ragioni politiche? «Ridicolo» alzano le spalle i partigiani di Cavina. Così fan tutti? «Ma se è l´unico caso segnalato dai controlli». Un affaruccio di date sbagliate, un possibile errore? «Se non si trattasse di qualcosa di grave le carte non sarebbero state inviate in Procura». Può capitare che qualcuno dimentichi la carta magnetica, dicono in direzione generale, «ma non succede spesso» e «c´è tutta una procedura per giustificarsi», ma «il caso segnalato non rientra tra questi». E Roda chiamato a giustificarsi non ha convinto i controllori. Chi non parla è Cavina fermo all´idea che la segnalazione alla Procura fosse «un atto dovuto». Certo, non avrebbe dovuto uscire e incontrare tanta pubblicità - ha detto a un collaboratore - e Roda giustamente se ne lamenta. Ma chi immagina iniziative ad personam, «chi parla di ruggini e scintille fa un po´ ridere». Non c´è malanimo da parte di nessuno e se il caso non fosse serio, non sarebbe stato segnalato al rettore e alla Procura. «La speranza - ha ripetuto Cavina ai suoi - è che Roda ne esca bene e sappia chiarire, ma non ha senso commentare nulla fino a quando gli accertamenti non saranno terminati». (l.n.)

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I controlli sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di 'irregolarit&#... (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE & COMMENTI pag. 15 I controlli sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di ?irregolarit&#... I controlli sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di ?irregolarità?. Ma si riferiscono ai prodotti o alla burocrazia? Mi pare diverso aver trovato merci avariate o scadute dall?aver rilevato che i contributi previdenziali erano versati in ritardo o che il cartello ?vietato l?ingresso? era sotto misura. C?è gente che,pur di dimostrare che fa qualcosa, ingrandisce le cifre allarmando il consumatore. Carlo Amagliani

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I CONTROLLI sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di 'irreg... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E COMMENTI pag. 35 I CONTROLLI sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di ?irreg... I CONTROLLI sui prodotti alimentari hanno evidenziato un notevole percentuale di ?irregolarità?. Ma si riferiscono ai prodotti o alla burocrazia? Mi pare diverso aver trovato merci avariate o scadute dall?aver rilevato che i contributi previdenziali erano versati in ritardo o che il cartello ?vietato l?ingresso? era sottodimensionato. C?è gente che, pur di dimostrare che fa qualcosa, ingrandisce le cifre allarmando il consumatore. Carlo Amagliani, Pesaro

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Rassegna Ferreri: oggi c'è "L'udienza" (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Spettacoli e Società Pagina 10247 Rassegna Ferreri: oggi c'è ?L'udienza? --> La rassegna su Marco Ferreri prosegue stasera alle 19 presso il cinema Odissea di Cagliari con il film ?L'udienza?, girato nel 1971, protagonisti Enzo Jannacci, Claudia Cardinale e Ugo Tognazzi. È il racconto paradossale e kafkiano di un uomo che vuole a tutti i costi essere ricevuto in udienza privata dal papa. Inizia così una trafila presso la burocrazia vaticana.

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<Ecco i danni degli ostacoli ai rigassificatori> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-01-08 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il presidente dell'Edison Zuccoli: diversificare le fonti cominciando con l'atomo «Ecco i danni degli ostacoli ai rigassificatori» MILANO — «Nessun allarme. La lezione del gennaio di tre anni fa, quando si verificò lo stessa penuria di forniture di gas dalla Russia con sullo sfondo lo stesso braccio di ferro tra Mosca e Kiev, è servita ». Per Giuliano Zuccoli, numero uno di Edison e presidente del consiglio di gestione di A2A, «oggi la situazione è sotto controllo». Allora possiamo stare tranquilli. Però forse si poteva evitare di trovarci così fortemente dipendenti da certe tensioni geopolitiche. «Dobbiamo tenere presente che il nostro Paese, in questo momento, ha l'assetto impiantistico più efficiente del mondo: l'Italia è dotata del maggior numero di impianti a ciclo combinato, ad altissima efficienza, per produrre l'energia elettrica. Il problema è che questi impianti hanno bisogno di gas per funzionare. In questo momento, però, al là della necessità far fronte a situazioni di emergenza come quelle contingenti, si rafforza il nostro convincimento di ricercare fonti alternative al gas». Ancora più della diversificazione degli approvvigionamenti di gas e della disponibilità delle infrastrutture che sarebbero necessarie? «Certo anche questi sono aspetti importanti. Ma, almeno in parte e malgrado la burocrazia, li considero già risolti. Penso al nostro rigassificatore di Rovigo, che entrerà in funzione nella seconda metà dell'anno e con una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno garantirà il 10% del fabbisogno nazionale (il primo nuovo impianto del genere che viene costruito in Italia, dopo quello dell'Eni di Panigaglia che risale al 1965, ndr). Poi dovrebbe diventare operativo il nuovo gasdotto dall'Algeria, il Galsi e stiamo lavorando sull'Igi, per importare il gas dalla Turchia e dalla Grecia. Stiamo sempre parlando di capacità aggiuntiva, per ciascuna di queste infrastrutture, di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Tutto questo però non basta ancora». Che cosa serve allora? «Se sul breve periodo possiamo stare tranquilli, credo si debba affrontare la questione in maniera adeguata pensando a medio e lungo termine. E da questo punto di vista resto un convinto sostenitore di una soluzione strutturalmente solida». Vale a dire? «Ritornare al nucleare. Serve una strategia, una determinazione per consolidare il quadro nel lungo periodo. E in questo senso, l'unica via d'uscita è proprio il nucleare, anche perché la questione ambientale è rilevante». Però ritorniamo al solito nodo della burocrazia e dei tempi incerti. «Questo è il vero problema. Perché non si riesce a capire quanto tempo richiedono le diverse autorizzazioni. Se bisogna passare attraverso 25 fasi autorizzative intermedie, per ognuna delle quali ci vogliono almeno due mesi, si fa presto ad arrivare a tempi biblici. Come Edison siamo già pronti. Abbiamo anche dato anche un segnale concreto, indicando cosa fare per far ripartire il nucleare in tempi brevi, con riferimento a esperienze internazionali come quella quella finlandese, dando vita alla fondazione Energy Lab, dove partecipano anche le università milanesi della Bicocca, la Bocconi, la Cattolica e la Statale». Il governo su questo tema sembra deciso, anche se non mancano le critiche. «è chiaro che un tema così delicato, peraltro gravato dalla macchia indelebile del referendum di vent'anni fa, non è semplice da affrontare. E poi non va sottovalutato il fatto che il nostro è un Paese che ama il consenso, non le imposizioni. Però mi pare che tutto stia procedendo nel verso giusto. E anche questo segnale di rischio, la possibile carenza di gas russo per motivi geopolitici, non può che rafforzare questa posizione». Gabriele Dossena

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Realizzerete progetti ambiziosi e sostenibili (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Giovedì 08 Gennaio 2009 INSERTI Pagina 68 ATTRAVERSO UN' ESTREMA CONCRETEZZA E FELICE SCELTA DEI TEMPI, MODI E METODI DA USARE Realizzerete progetti ambiziosi e sostenibili PLUTONE VI SUGGERIRÀ COME METTERE A FRUTTO LE VOSTRE DOTI E I TALENTI CHE LE ACCOMPAGNANO MAGARI ANCHE IN MANIERA UN POCO SPREGIUDICATA E SORNIONA; L'AMORE POI VA A GONFIE VELE! Sembra impostarsi su valori di concretezza e di grande senso pratico l´anno che per voi ora si annuncia: nasce già con spinte precise per realizzare progetti sostenibili e ambiziosi attraverso una estrema concretezza e con una altrettanto felice scelta dei tempi, dei modi e degli incisivi metodi da usare. Amore Le prospettive dell´amore sono più che deliziose, frizzanti, avvolgenti e colme di un trasporto di incredibile freschezza: Venere vi sarà amica per tutta la prima parte dell´anno, periodo nel quale le emozioni del cuore avranno la priorità su tutto il resto. Intensissima la vostra aura affascinante e in nettissimo rilancio il desiderio di piacere che vi anima, in grado di creare una stupenda stagione d´amore e di appaganti sentimenti reciproci, con tali e tanti consensi che la vostra ridente personalità saprà accaparrarsi con tale facilità da segnare con il segno più tutta la prima parte dell´ anno. Le gioie a due sono intense, felici e in grado di farvi capire come non vi sia nulla di più importante del feeling effervescente che vi unisce alla persona cara. Se avrete iniziato il 2009 da single troverete di certo parecchie occasioni per cambiare radicalmente idea e per concedere il vostro cuore con la baldanzosa spontaneità di chi sa di fare scelte vincenti e sa indirizzare le proprie pulsioni affettive verso chi sappia condividerle perfettamente. Venere stigmatizza serenamente dunque la prima parte del 2009, cui seguirà una fase nella quale potrebbe essere maliziosamente appagante verificare ed esperimentare se le vostre qualità ammaliatrici siano sempre luminosamente presenti passando di fiore i fiore e di flirt in successivo flirt, senza legami troppo vincolanti oppure troppo soffocanti e stretti. Comunque poi l´ultima parte dell´anno, allorquando Marte vi appoggerà in maniera costante e continua dal Leone e Saturno potrà dimostrarsi condiscendente verso ogni vostra istanza, la passione scriverà il suo nome a lettere di fuoco sul vostro cuore, ispirandovi sentimenti totalitari e ardenti, nei quali anche la gelosia e la più retrograda possessività non saranno affatto esclusi!!!! Lavoro Avete inciso nel vostro DNA un indomito spirito da leader, il gusto per una creatività feconda e dalla modalità abbondanti e maestose, la giusta intuizione nel raggiungere ogni traguardo, quindi il vostro compito sembra essere quasi una sine-cura perché lo svolgerete con grande facilità. Plutone vi suggerirà il modo di mettere meglio a frutto le vostre doti e i talenti che le accompagnano, magari in maniera anche un poco spregiudicata e sorniona.... Vi piacerà impegnarvi per qualcosa che sappia farvi sognare e che sia nello stesso tempo capace di rimpinguare una certa fluente liquidità, capace di consentirvi un appagante tenore di vita. Puntualizziamo però che il lavoro più importante che l´anno vi esorta ed eseguire con frizzante e spigliata insistenza è quello di intessere una complessa e articolatissima rete di relazioni pubbliche e di creare dei contatti con ogni settore del vostro ambiente professionale. Il 2009 promette un´economia più florida, ma dipendente da una attenta programmazione precedente e ispirata da regole comunicative più specifiche, meglio puntualizzate quanto valide e insistenti. Eliminate sul nascere la tentazione di comportarvi con pressappochismo e approssimazione nelle situazioni fiscali, negli spinosi ambiti della burocrazia e nell´approvazione di contratti legali, da rileggere con puntigliosa, severa e diffidente attenzione prima di dar loro l´importante imprimatur della vostra firma per accettazione. Salute La vostra salute pare un argomento protetto: infatti sembra consentirvi anche dispendi energetici molto cospicui, poiché Nettuno e Giove incentivano la curiosità verso il nuovo e rilanciano superbamente il sempre latente desiderio di partire per lidi lontani ogni volta che ce ne sia il verso. Per viaggi e spostamenti importanti si rivelerà basilare seguire una profilassi preventiva seria, senza trascuratezze e senza dimenticanze e sotto l´osservazione di un medico del quale vi fidate. Urano tenderà a rendervi delicati di stomaco, ma precise notazioni astrali vi indirizzano allora verso un´ alimentazione sana, basata su cibi genuini e di stagione, sulla eliminazione di conservanti o alimenti troppo ricchi di elementi sapidi, su una filiera corta che vi assicuri l´assoluta freschezza dei prodotti ingeriti.  

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sala petrarca, dai fasti al degrado totale (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Fa parte del Trgovski dom, la Casa delle culture goriziane che si eleva su tre piani con una superficie di 400 metri quadrati. Il sindaco chiama il ministro Bondi Sala Petrarca, dai fasti al degrado totale Lo storico locale che un tempo ospitava la feste del Ceppo degli studenti è a pezzi: piove dentro e ci sono colombi morti Dieci anni fa erano stati stanziati tre miliardi di vecchie lire, poi la burocrazia ha bloccato tutto Ci hanno trovato anche colombi morti. Senza parlare del fatto che piove dentro e che il degrado ha raggiunto ormai livelli di non ritorno. Stiamo parlando di uno degli edifici storici più significativi di Gorizia, che si trova nel centralissimo corso Verdi, il Trgovski dom. A essere ridotta in queste condizioni è la "famosa" sala Petrarca, che un tempo ospitava le feste del Ceppo, frequentate da diverse generazioni di studenti e che, successivamente, diventò, per un periodo, la sede della Lega nazionale. A ricordare i fasti di questo spazio, molto vissuto, in passato, dai goriziani, è Livio Semolic, già coordinatore per l'attuazione della legge 38 che portò, a suo tempo, al riconoscimento di gran parte degli spazi del Trgovski dom quale Casa delle culture goriziane, ovvero come sede di associazioni culturali e scientifiche di lingua italiana e slovena. L'edificio, che si eleva su tre piani, con una superficie di circa 400 metri quadrati per ogni piano, più una soffitta, oggi ospita ancora, in un piano, gli Uffici del ministero del tesoro, finanze ed economia, ma le sue condizioni sono disastrose. Un altro esempio di ordinario abbandono degli edifici pubblici, nonostante fossero già stati programmati specifici interventi e addirittura stanziati finanziamenti. «Per quanto riguarda la sala Petrarca c'erano ben tre miliardi delle vecchie lire per realizzare un progetto di sala multimediale gestita dalla Biblioteca statale isontina, ideato nel 1999, ovvero dieci anni fa - riferisce Livio Semolic - solo che, per un cavillo, questi soldi sono stati "ripresi" dal ministero del Tesoro e adesso ci troviamo senza un euro. Poco tempo fa, con il direttore della Biblioteca statale, Marco Menato, abbiamo fatto un sopralluogo in questi spazi e ci abbiamo trovato, addirittura, dei colombi morti, il degrado è davvero elevatissimo, ormai siamo in presenza di un rudere. In dicembre, ci siamo incontrati con il sindaco, Ettore Romoli, cui abbiamo esposto la situazione chiedendo un suo intervento per il ripristino dei finanziamenti e lui si è impegnato a intervenire, in tal senso, verso il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. È una sala di pregio che potrebbe diventare un "gioiellino" ed è un vero peccato perderla così». Ma non è l'unica situazione bloccata al Trgovski. «Degli spazi del piano terra vennero assegnati, circa un anno e mezzo fa, alla Regione, la realizzazione della biblioteca in lingua slovena - racconta Semolic - e, da allora, c'è un carteggio fra la stessa Regione e la direzione provinciale del Tesoro per chi deve occuparsi dello spostamento dell'archivio che si trova in questi spazi». Il mese scorso, proprio per cercare di fare il punto della situazione, Semolic si è incontrato con la proprietà del Trgovski, ovvero il Demanio regionale. «Ho parlato sia con il nuovo direttore di questa istituzione - riferisce - sia con il nuovo direttore regionale al patrimonio e ho accertato che ci sono già dei progetti per il piano terra, sempre relativamente alla parte sinistra dell'edificio, solo che si attende che venga risolto il problema di chi deve occuparsi di rimuovere l'archivio». Insomma, come per altre strutture goriziane, su tutte l'aeroporto Duca d'Aosta, dopo anni di discussioni, polemiche, leggi fatte ad hoc, progetti e finanziamenti stanziati, ma mai spesi, a vincere sono la burocrazia e il degrado. Patrizia Artico

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Dado arriva a Milano (sezione: Burocrazia)

( da "Blogosfere" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Gen 09 8 Dado arriva a Milano Pubblicato da Silvia Arosio alle 07:13 in Comico Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 Sabato 10 e domenica 11 gennaio al Teatro Ciak Webank.it - Fabbrica del Vapore, andrà in scena Dado con il suo nuovo spettacolo, Onesto ma non troppo. L'eccentrico canzoniere sale sul palco del Ciak in una nuova veste di "attore-cantante-over trenta" per denunciare la realtà con la chitarra in mano e l'ugola che spiazza, coinvolgendo nello show i cinque componenti della sua band; durante lo spettacolo Dado compie un singolare viaggio all'interno della sua scenografia, una sistemazione del palcoscenico tutta particolare che ben si sposa con il suo look insolito e fantasioso. Un supereroe stralunato, onesto...ma non troppo, che porta in scena uno spettacolo che denuncia col sorriso le difficoltà economiche causate dall'euro e dalla nuova finanziaria, le incongruenze della politica italiana e di quella estera, la religione cristiana, l'antisemitismo, la burocrazia anticittadino, la difficoltà di approccio con le donne. Dado alterna i brani del suo repertorio classico a nuovi monologhi graffianti e amari, prendendo come modello il teatro-canzone di Giorgio Gaber, rivisitandolo e reinterpretandolo per affrontare con comicità i temi di tutti i giorni, raccontando al pubblico il mondo con uno spettacolo ricco, divertente, sorprendente e vario. Romano doc, classe '73, si avvicina presto allo spettacolo vincendo nel 1997 tutti i premi del concorso nazionale di cabaret "Riso in Italy" per sbarcare poi a Zelig, il popolare programma televisivo che lo ha reso celebre. La sua carriera alterna spettacoli teatrali alla televisione, fino ad arrivare alla produzione di un CD musicale nel 2006 che balza subito ai primi posti delle classifiche. Centoventi minuti prodotti dalla Spettacolart srl per un attore che dimostra sul palco del Ciak di essere uno dei personaggi più originali e divertenti della nostra scena. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 PREZZI DEL BIGLIETTO PER "ONESTO MA NON TROPPO" Poltronissima: € 25,00 + € 2,50 prev. Poltrona: € 20,00 + € 2,00 prev. Poltroncina Laterale: € 15 + € 1,50 prev. COME ACQUISTARE GLI ABBONAMENTI E I BIGLIETTI I CANALI DI VENDITA Sito internet www.officinesmeraldo.it Sito internet www.boxtickets.it Sito internet www.ticketone.it Sito internet www.tost.it Casse/biglietterie teatri: Teatro Ciak Webank.it - Fabbrica del Vapore - via Procaccini, 4 - Milano - tel. 02.76.11.00.93 Teatro Ventaglio Smeraldo - Piazza XXV Aprile 10 - Milano - Tel. 02.29006767 - info. 199.177.199 500 punti vendita TicketOne in tutta Italia (per conoscere il più vicino puoi chiamare il numero 892.101 o consultare il sito www.ticketone.it nell'area punti vendita) telefonicamente tramite: Call Center TicketOne 892.101 * (attivo dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 20,00 e il sabato dalle 9,00 alle 17,30)Pronto Pagine Gialle 89.24.24** (attivo 24 ore su 24)892.412 il Trovatutto di Telecom Italia *** (attivo 24 ore su 24) * costo massimo della chiamata al minuto da rete fissa Telecom Italia € 1 senza scatto alla risposta. Per la telefonia mobile le tariffe variano a seconda dell'operatore. ** costo massimo della chiamata al minuto da telefono fisso Telecom Italia € 0,36 alla risposta + € 1,56 al minuto. Per la telefonia mobile le tariffe variano a seconda dell'operatore. *** da telefono fisso Telecom Italia e Wind: € 0,36 alla risposta + 1,56 € al minuto. Da telefono pubblico Telecom Italia: 4 scatti alla risposta + 1 scatto ogni 2,6 secondi (1 scatto = € 0,10). Gli scatti successivi a quelli alla risposta sono addebitati all'inizio dell'intervallo di tempo previsto dal ritmo di tariffazione. Per la telefonia mobile le tariffe variano a seconda dell'operatore. Officine Smeraldo per gruppi organizzati: Teatro Ventaglio Smeraldo: Bastioni di Porta Nuova 12, Milano 02. 33020025/28/31 Fax 02.70057932, E-mail sonia.rabellino@ticketone.it e antonia.latino@ticketone.it - sabina.giglio@ticketone.it TicketOne per aziende e gruppi organizzati: Servizi Business e Gruppi TicketOne Viale Achille Papa 22, 20149 Milano Tel. 02/330.201, Fax 02. 700444854, E-mail gruppi@ticketone.it

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Raffa: Ora la burocrazia è più efficiente (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Napoli Raffa: Ora la burocrazia è più efficiente Cambiano le deleghe in Giunta comunale e a Mario Raffa resta quella, tra le altre, per lo Sviluppo e lascia quella del personale.?Proprio per quanto riguarda quest'ultimo settore, il professore universitario è chiaro:?"L'intenso lavoro - afferma ha prodotto sulle politiche del personale risultati importanti come l'estensione da subito del servizio informatico di rilevazione delle presenze (marcatempo) alla massima parte del personale del Comune di Napoli, l'estensione della linea Adsl alle sedi periferiche, la pubblicazione delle assenze per malattia sul sito internet del Comune". Raffa evidenzia, poi, come siano "stati rispettati in pieno i dettami della finanziaria, ma si è andati anche oltre. Infatti il sistema di valutazione dei dirigenti (Sisval) è stato segnalato dal ministro Brunetta nell'ambito delle prime cento migliori pratiche degli enti locali. Inoltre sotto la guida del sindaco e con la collaborazione del Consiglio Comunale è stato definito un Piano Formativo "Tecnologie per l'open source" al fine di attuare una nuova organizzazione interna che preveda l'affidamento delle attività di assistenza software a personale comunale". Per ciò che concerne la riforma della macchina comunale "la mia idea - dice - è stata e rimane quella di produrre un significativo cambio di passo nella creazione di valore aggiunto da parte della struttura amministrativa dell'ente verso la città". del 08-01-2009 num.

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L'auto di Stato. (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Aiutare, come hanno sciaguratamente fatto gli americani il settore auto, non solo posticipa solo il problema, ma distorce ingiustamente la competizione. Le tre grandi (Gm, Ford e la più piccolina Chrysler) soffrono da anni. Nel 2001 il numero uno di Gm, Wagoner, ci aveva raccontato:" tra pochi anni tutte le auto vendute saranno SUv" . Bella previsione. Ma quel che conta non sono i nostri giudizi, ma quelli del mercato che ha preferito comprare auto estere, prodotte in Usa, a quelle americane prodotte a Detroit. Ebbene, sull'orlo del fallimento Gm e Chrysler (che è poi di un fondo di private equity) hanno ottenuto un prestito dal Tesoro americano (cioè i contribuenti) di 13 miliardi di dollari. Non contenta Gm dopo poche settimane ha ottenuto altri 5 miliardi, sempre dal Tesoro, per la sua finanziaria Gmac (quella che fa i prestiti ai clienti che vogliano comprarsi l'auto). Dunque delle tre grandi, Ford, non ha avuto alcun aiuto. Guardate in che bel paradosso oggi si trova. La Gm può vendere i suoi modelli (non così appetibili) con finanziamenti a tasso zero. Ed ha subito iniziato una campagna in tal senso. Ford ( e le altre case straniere d'America) che non ha ottenuto prestiti pubblici sia per se sia per la sua divisione creditizia, non sono in grado di fornire tassi zero e si trovano ad affrontare la concorrenza sleale (o meglio aiutata da quattrini pubblici) della fallita Gm. La morale è che chi peggio stava, per i propri errori, oggi meglio si trova. Vi sembra giusto? E soprattutto, nel futuro, il comportamento alla Gm diventa il preferibile. Chi riesce a tagliare costi, risparmiare e tirare la cinghia fa doppia fatica: la prima volta nel sacrificarsi e la seconda nel non ottenere un aiuto pubblico. Scritto in pol economica Non commentato » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Dec 08 Le scuse e lo Zero Prima le scuse. Cari commensali (quei pochi almeno, che oltre a resistere alla nostra pietanza, hanno la pazienza di aspettare settimane per un piatto) una prima scusa. Mi sono preso un po' di vacanza dal blog. Non ci crederete, ma tenerlo in piedi non è uno scherzo. Il cuoco legge tutti i vostri commenti, li digerisce e talvolta risponde. Ed è affare duro con commensali come Voi. Anche i criticoni da queste parti hanno toni e argomenti. E meritano considerazione. Basta con la excusatio, spero non molto petita. Andiamo sullo Zero. La Banca centrale americana ha deciso ieri di non farci pagare i quattrini. Vorrei fare solo una considerazione di merito. Quando la Fed adottò una politica simile di tassi vicini allo zero dopo il 9\11 si disse che era necessaria perchè l'attacco al cuore dell'America era un fatto nuovo. E la bolla internet era lì che scoppiava. Greenspan si mise in moto e regalò il danaro. Oggi quegli stessi che criticano qual comportamento (con il senno di poi) plaudono alla politica di tassi zero adottata dal successore di Greenspan. Se allora gonfiò la bolla immobiliare e non solo, domani rischia di creare un'altra bolla. O peggio non serve a niente. Scritto in Varie Commenti ( 27 ) » (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Dec 08 Vacanze Chiudiamo per una settimana. E poi si riprende. Magari con qualche pietanza in più rispetto all'ultimo mese. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Nov 08 ColaNinjo Mi trovo in una situazione imbarazzate riguardo il ragioniere di Mantova. Quando scalò la Telecom, con 50 miliardi di euro a debito, dissi (all'epoca scrivevo sul Foglio) che si trattava di un'operazione rischiosa, ma di mercato. Si muovevano le acque, si dava una salutare bastonata a quel nocciolino molle degli imprenditori italiani che con quattro azioni volevano controllare le tlc. Insomma ero dalla parte dei D'Alema e Bersani che appoggiarono la scalata e che indubitabilmente la facilitarono. Ora ColaNinjo ha messo su una cordata per comprarsi Alitalia. E anche in questo caso non sono infastidito dall'operazione. Ferme restando tutte le obiezioni di cui abbiamo parlato altrove in questa zuppa. Questa volta ad appoggiare e favorire il nostro, sono l'adorato Cav e i suoi. Ma cari commensali un paio di giorni fa mi è suonato un fastidioso campanello d'allarme. Il Cola in un'intervista (smentita) alla Stampa ha detto più o meno che Berlusca è un grande e soprattutto che i suoi ex amici sono più o meno dei pirla. Non più tardi di un mese fa aveva ribadito la sua tendenza a sinistra e non ha mai nascosto le sue simpatie dalemin-bersanesche. Che brutto odore tutti questi imprenditori che si gettano tra le braccia del nostro adorato Cav. Magari cari commensali è tutto falso, l'intervista è frutto della follia di un giornalista e ColaNinjo farà bene il suo lavoro. Ma quella fastidiosa tendenza per la quale tutti i banchieri si misero in fila per le primarie dell'Ulivo quando governava Prodi e per la quale oggi tutti si spostano a destra, mi fa senso. Occupatevi di business, chè la politica è sufficientemente adulta per badare a se stessa. Scritto in Varie Commenti ( 50 ) » (8 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Nov 08 Io non voto Obama Ma che palle sto Obama. Ma è mai possibile questo impazzimento per il candidato democratico? E la Gelmini? stiamo qua a difendere il suo decreto giusto ma impopolare e questa che ti combina? gongola popolareggiando il ministro più impopolare nelle piazze. Insomma non la metto sui contenuti, ma sui sapori, cari commensali. Perchè il centrodestra deve sempre aver paura. Deve sempre cadere nella fichizia progressista? Perchè non è mai in grado, come direbbe il popolare Moretti, di dire qualcosa di liberale? Si ha l'impressione che il meccanismo sociale che si è scatenato a favore di Obama è identico (anche se di segno opposto) a quello che ostracizza il Cavaliere. In nessun salotto chic sentirete qualcuno a favore del Cav e in nessun salotto chic sentirete qualcuno contro Obama. é la stessa identica forma mentis. Non si discutono i contenuti (andate a raccontare a un sin sin il fatto che Obama sia più duro di Bush sull'Iran), ma si danno i voti su quell'insopportabile ebbrezza che nasce dal dire la cosa giusta, nel momento giusto, al posto giusto e condivisa da tutti i giusti. E cioè: sto con Obama. E io no. ps ecco il link al mio pezzo sul giornale:http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303354#/a.pic1?ID=303354 Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (13 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Oct 08 Quando la stampa è democratica Scoop, e strascoop. Ecco i fatti. Due settimane fa il premier convoca nel palazzo presidenziale tutti i più importanti editori del paese, nessuno escluso. E chiede loro l'appoggio per le misure appena varate dal governo per contrastare la crisi finanziaria e per ottenere dalla stampa nazionale un'iniezione di fiducia e di ottimismo. Non vengono chiamati i direttori, ma addirittura coloro che gli pagano lo stipendio. Urca, roba forte. Ma Berlusconi è forse impazzito? Il solito regime, anche la libertà di stampa va a farsi benedire. In che paese viviamo! Roba da matti e da operetta. Andiamo tutti in piazza, manifestiamo davanti a Palazzo chigi. E poi come mai non abbiamo avuto nessuna nota sullo scandaloso comportamento sulla stampa. Opsss. Non è stato Berlusconi e manco Letta. Ma il nostro democratico vicino, bambi Zapatero. Il 13 ottobre scorso ha convocato Ignacio Polanco (gruppo Prisa, proprietario del Pais e non solo), Antonio Fernandez Galiano (Unedisa della Rizzoli che pubblica tra l'altro El Mundo), Diego de Alcazar (Vocento che pubblica Abc) e anche Maunel Lara (Razon). El Confindencial ci racconta in un bel articolo della riunione: Zapatero ha chiesto agli editori oltre a tutto ciò che abbiamo già detto, di limitare al massimo le critiche, visto il momento difficile. Non ci si può fidare più neanche dei sani democratici. Scritto in Varie Commenti ( 29 ) » (10 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Oct 08 Anno Zero Due considerazioni sul "mostro". Sono stato invitato tre volte ad Anno Zero, da Michele Santoro. E per tre volte ci sono andato. Troppo poco per essere definito un amico di Santoro, troppo per non conoscere i meccanismi del programma. Santoro costruisce con abilità il programma su una tesi. Un po' come faceva l'adorato (da me) Giuliano Ferrrara ad 8emezzo (che oggi è diventato una schifezza, si intende il programma). Tra i due le distanze sono abissali, e non sto a ripetere chi mi è più congeniale. Però le critiche che gli sono state mosse ieri sera, sul fatto di non aver fatto parlare uno studente di destra, sono demenziali. Scusatemi: ma vogliamo forse un tribunale del popolo sulle ospitate tv? ma che cavolo di polemica è mai questa? Santoro non è fazioso è faziosissimo. e dunque, ovviamente, è più che criticabile per la gestione della trasmissione. Ma cerchiamo di essere seri. Ho ricevuto alcune proteste, affettuose, sulla mia partecipazione al programma. Non altrettante rimostranze mi sono arrivate per le mie comparsate ad Omnibus e a Raitre in contesti altrettanto poco lib. C'è evidentemente una ragione di numeri, visto che Santoro riesce a fare ascolti in modo ineguagliabile. Ma resta un tema di fondo: un giornalista lib-lib non deve partecipare a trasmissioni di sin-sin? e perchè? Ci sarebbe una sola buona ragione (e non è ovviamente detto che non capiti): non riuscire minimamente a dire la propria idea. Finora, nelle puntate di Anno Zero a cui ho partecipato, non è avvenuto. Ieri il leghista Cota ha parlato quanto Veltroni, se non di più. In un contesto decisamente ostile, ma per tutti. E ce lo siamo reciprocamente detti alla fine del programma. Il contesto è quello che è, è santoriano. ps: cari commensali, pensate alla "mitica" Gabanelli. A mio avviso il suo report è cento volte peggio di Anno Zero. la Gabba lavora a tesi, ma a differenza di Santoro, se le prepara e se le cucina da sola, senza neanche il più debole contradditorio. Altro che studende ablante di destra. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (15 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 12Oct 08 La crisi della Robin Qualcuno si ricorda che in Italia, grazie all'intuizione molto pop di Julius, è stata introdotta una nuova imposta? Si chiama Robin tax. E l'idea geniale era quella di colpire quegli sfruttatori dei banchieri e dei petrolieri (con appendice di chi invece il petrolio lo brucia, come le compagnie elettriche). Ebbene ora ci troviamo nella paradossale situazione per la quale gli stati nazionali con una mano tassano le banche (in particolare gli interessi che riconoscono ai correntisti sono in parte indeducibili) e con l'altra restituiscono soldi alle banche più o meno nazionalizzandole. Nel frattempo il petrolio è sceso sotto 80 dollari e gli extraprofitti (intuizione socialista) evaporano. Mi chiedo se Julius, come dice, aveva previsto tutto, non poteva prevedere anche questo elementare paradosso? Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 47 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Oct 08 Chi ci salva dai salvatori? L'america ha adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata fallire. Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come l'attuale si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno dell'intervento statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il principio è che lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il punto. Guardiamo alla "deficiente regola" volta ad azzerare le vendite allo scoperto, che più o meno tutte le Borse del mondo stanno adottando. Chi pensava che solo attraverso questo strumento di limitassero i ribassi delle azioni, si è sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima distorsione al mercato e non si porta a casa neanche un risultato. ragionamento simile si può. forse provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali nell'economia. Non stanno risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche quello di operatività delle banche. Come se non fossero stati fatti. In compenso ci troviamo le manone ingombranti della politica sui nostri affari. Speriamo di non dovercene pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento dello Stato in pochi anni. Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del mercato, ci restiamo anche dopo il dessert. Scritto in finanza Commenti ( 60 ) » (11 votes, average: 3.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su Alitalia Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Commenti ( 142 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (9) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (22) Varie (42) Ultime discussioni adestra: Tutto bene e tutto giusto ma l'alternativa? mauro: Caro Piero Murgia La cessione del V dello stipendio è un prestito personale per il quali l'Ente... Americo: Stimato signor Porro, le propongo una domanda difficile cioè: quale saranno i parametri limitanti che, e... Fagiolo: Caro Giovanni, ma se a qualcuno và di esprimere le proprie idee con toni pacati perchè non ascoltarlo?... piero murgia: A !!!! Proposito di Alemanno: per lavoro mi capita ,spesso di atraversare Roma ,con i precedenti... I più inviati I "cagasotto" - 4 Emails Ancora sui Precari Veneti - 1 Emails AliTaglia - 1 Emails Morti di ipocrisia - 1 Emails Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara - 1 Emails Il casco per i baresi e i mutui per gli americani - 1 Emails I conti su Alitalia - 1 Emails Quando la stampa è democratica - 1 Emails Blog amici Alex Tabarrok crilla Finanza e Macro freakkkettoni IBL La città dei liberi Libertysoldier rass.stamp 11min In prova Ecodiario January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (1) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (4) September 2008 (1) August 2008 (2) July 2008 (5) June 2008 (3) May 2008 (4) April 2008 (3) March 2008 (2) February 2008 (4) January 2008 (5) December 2007 (5) November 2007 (5) October 2007 (7) September 2007 (11) August 2007 (20) Trackback recenti Phastidio.net: Tre stelle della Guida Michelin... 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OLTRE... domenica! (sezione: Burocrazia)

( da "Focus.it" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

OLTRE... domenica! OLTRE a Capo Nord: le foto di Lanfranco Zanalda sono online su iFocus. È confermato: OLTRE si rimette in moto domenica 11 gennaio. Finito il "prologo" adesso comincia la parte più avventurosa, che è anche la più interessante sotto il profilo scientifico. (Raymond Zreick, 7 gennaio 2009) Già ieri si poteva leggere il comunicato ufficiale del capo spedizione, Petter Johannesen, che sul sito di OLTRE annunciava la soluzione dei problemi di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi (vedi a fondo pagina la cronologia delle notizie pubblicate) e confermava nella sostanza la possibilità di rispettare il programma della spedizione stessa. Abbiamo chiesto qualche dettaglio in più a Michele Petrillo (referente per l'ufficio stampa) e a Lanfranco Zanalda, autore del blog e delle foto pubblicate sulle nostre pagine. La spedizione ha subito due grossi ritardi: il primo alla partenza, dal 30 novembre all'11 dicembre; il secondo ancora più lungo, con una sosta forzata di un paio di settimane a Capo Nord. Adesso ripartite, ma con quali tempi? Secondo il programma, il 12 gennaio il convoglio avrebbe dovuto essere a circa 2.500 km da Capo Nord... Il programma, commenta Michele Petrillo, non è poi così rigido: «Innanzi tutto non ci saranno altri imprevisti dello stesso genere. Come potete immaginare, una spedizione estrema come quella di OLTRE potrebbe incontrare qualunque tipo di situazione inaspettata, sia climatica sia ambientale, ma a questo siamo preparati. I mezzi funzionano bene, il prologo è stato un ottimo test, l'equipaggio ha risposto nel migliore dei modi e abbiamo le forze per andare avanti. Fin qui la spedizione ha solo differito la partenza del secondo equipaggio (il secondo dei due gruppi che si alternano in "turni" di un mese), mentre il primo ha concluso regolarmente il suo compito rientrando quando stabilito, ma da una località diversa da quella inizialmente prevista. In più, durante la sosta, i tre membri dell'equipaggio che sono rimasti a Capo Nord, hanno lavorato sui mezzi per renderli più confortevoli e più adatti ai fini della spedizione stessa, apportando delle modifiche interne che consentiranno una migliore abitabilità. Come ha annunciato il capo spedizione, Petter Johannesen, il tempo sarà recuperato con turni di marcia di circa 20 ore al giorno. Prevediamo di concludere la spedizione i primi di aprile, intorno al 5-6.» Turni di guida di 20 ore... ma è fattibile in quelle condizioni? Risponde Lanfranco Zanalda: «Come membro dell'equipaggio ti posso confermare che possiamo tranquillamente fare turni lunghi, alternandoci alla guida e sempre nel rispetto della sicurezza di tutti. I km totali da Alta a Salekhard, dove ci sarà il prossimo cambio di equipaggio, previsto per il 31 gennaio, sono circa 4.500: non dovrebbe esserci proprio nessun problema a rispettare una media di 225 chilometri al giorno. E questa non dovrebbe neppure essere la parte più difficile del percorso: secondo i piani adesso dovremmo proseguire verso sud fino a Murmansk. Poi costeggeremo il Mar Bianco seguendo una strada interna finlandese "più veloce" per raggiungere Arkhangel, per poi continuare verso est, verso Anderma e poi Salekhard. Il viaggio, insomma, continua. E continueremo anche noi a seguire la spedizione tappa dopo tappa, con il blog e le fotografie di Lanfranco Zanalda e raccontando le osservazioni e gli esperimenti scientifici in corso. PER SAPERNE DI PIÙ # OLTRE Le foto di Lan (il fotoreportage di Lanfranco Zanalda). # Un commercialista al Polo Nord (il blog di Lanfranco). ... # Il sito ufficiale della spedizione (le tappe, il percorso, l'equipaggio...). ... # OLTRE... domenica! (Focus.it, 7 gennaio 2009). # OLTRE riparte? (Focus.it, 3 gennaio 2009). # OLTRE: la spedizione italiana fermata dalla burocrazia russa? (Focus.it, 3 gennaio 2009). # Una spedizione scientifica italiana va OLTRE (Focus.it, 30 novembre 2008).

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Niente riscaldamentogli alunni protestano (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

ribera Niente riscaldamento gli alunni protestano Ribera. Dall'inizio dell'anno scolastico, ma soprattutto dalle settimane scorse, quando la temperatura si è notevolmente abbassata, due scuole del paese, il plesso centrale dell'istituto comprensivo Crispi e la sua succursale di via Mosca, sono senza riscaldamento. Si lamentano centinaia di alunni e legittimamente protestano e le famiglie che nella giornata di oggi terranno un'assemblea nei locali del plesso centrale. Il dirigente scolastico Gerlando Maniscalco ha ripetutamente chiesto l'attivazione del servizio, in base alla legge 23/96 che attribuisce le competenze ai Comuni. L'amministrazione civica, nel dicembre scorso, a seguito delle variazioni di bilancio, ha assegnato la somma di 3000 euro per ogni istituzione scolastica, con la quale attivare gli impianti di riscaldamento, con l'indizione di una gara di appalto. Per fare questo, il dirigente scolastico ha chiesto tutte le certificazioni sulla sicurezza dell'impianto, necessarie per procedere alla gara. La burocrazia a volte rallenta l'attivazione di servizi che dovrebbero essere tempestivi e non da mettere ancora in funzione a metà dell'anno scolastico e con alunni, docenti ed operatori della scuola che gelano negli edifici per il gran freddo. Addirittura nel passato anno scolastico non è stato attivato l'impianto di riscaldamento nel plesso di via Mosca. Enzo Minio

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Le scuse e lo Zero (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Aiutare, come hanno sciaguratamente fatto gli americani il settore auto, non solo posticipa solo il problema, ma distorce ingiustamente la competizione. Le tre grandi (Gm, Ford e la più piccolina Chrysler) soffrono da anni. Nel 2001 il numero uno di Gm, Wagoner, ci aveva raccontato:" tra pochi anni tutte le auto vendute saranno SUv" . Bella previsione. Ma quel che conta non sono i nostri giudizi, ma quelli del mercato che ha preferito comprare auto estere, prodotte in Usa, a quelle americane prodotte a Detroit. Ebbene, sull'orlo del fallimento Gm e Chrysler (che è poi di un fondo di private equity) hanno ottenuto un prestito dal Tesoro americano (cioè i contribuenti) di 13 miliardi di dollari. Non contenta Gm dopo poche settimane ha ottenuto altri 5 miliardi, sempre dal Tesoro, per la sua finanziaria Gmac (quella che fa i prestiti ai clienti che vogliano comprarsi l'auto). Dunque delle tre grandi, Ford, non ha avuto alcun aiuto. Guardate in che bel paradosso oggi si trova. La Gm può vendere i suoi modelli (non così appetibili) con finanziamenti a tasso zero. Ed ha subito iniziato una campagna in tal senso. Ford ( e le altre case straniere d'America) che non ha ottenuto prestiti pubblici sia per se sia per la sua divisione creditizia, non sono in grado di fornire tassi zero e si trovano ad affrontare la concorrenza sleale (o meglio aiutata da quattrini pubblici) della fallita Gm. La morale è che chi peggio stava, per i propri errori, oggi meglio si trova. Vi sembra giusto? E soprattutto, nel futuro, il comportamento alla Gm diventa il preferibile. Chi riesce a tagliare costi, risparmiare e tirare la cinghia fa doppia fatica: la prima volta nel sacrificarsi e la seconda nel non ottenere un aiuto pubblico. Scritto in pol economica Commenti ( 2 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Dec 08 Le scuse e lo Zero Prima le scuse. Cari commensali (quei pochi almeno, che oltre a resistere alla nostra pietanza, hanno la pazienza di aspettare settimane per un piatto) una prima scusa. Mi sono preso un po' di vacanza dal blog. Non ci crederete, ma tenerlo in piedi non è uno scherzo. Il cuoco legge tutti i vostri commenti, li digerisce e talvolta risponde. Ed è affare duro con commensali come Voi. Anche i criticoni da queste parti hanno toni e argomenti. E meritano considerazione. Basta con la excusatio, spero non molto petita. Andiamo sullo Zero. La Banca centrale americana ha deciso ieri di non farci pagare i quattrini. Vorrei fare solo una considerazione di merito. Quando la Fed adottò una politica simile di tassi vicini allo zero dopo il 9\11 si disse che era necessaria perchè l'attacco al cuore dell'America era un fatto nuovo. E la bolla internet era lì che scoppiava. Greenspan si mise in moto e regalò il danaro. Oggi quegli stessi che criticano qual comportamento (con il senno di poi) plaudono alla politica di tassi zero adottata dal successore di Greenspan. Se allora gonfiò la bolla immobiliare e non solo, domani rischia di creare un'altra bolla. O peggio non serve a niente. Scritto in Varie Commenti ( 27 ) » (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Dec 08 Vacanze Chiudiamo per una settimana. E poi si riprende. Magari con qualche pietanza in più rispetto all'ultimo mese. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Nov 08 ColaNinjo Mi trovo in una situazione imbarazzate riguardo il ragioniere di Mantova. Quando scalò la Telecom, con 50 miliardi di euro a debito, dissi (all'epoca scrivevo sul Foglio) che si trattava di un'operazione rischiosa, ma di mercato. Si muovevano le acque, si dava una salutare bastonata a quel nocciolino molle degli imprenditori italiani che con quattro azioni volevano controllare le tlc. Insomma ero dalla parte dei D'Alema e Bersani che appoggiarono la scalata e che indubitabilmente la facilitarono. Ora ColaNinjo ha messo su una cordata per comprarsi Alitalia. E anche in questo caso non sono infastidito dall'operazione. Ferme restando tutte le obiezioni di cui abbiamo parlato altrove in questa zuppa. Questa volta ad appoggiare e favorire il nostro, sono l'adorato Cav e i suoi. Ma cari commensali un paio di giorni fa mi è suonato un fastidioso campanello d'allarme. Il Cola in un'intervista (smentita) alla Stampa ha detto più o meno che Berlusca è un grande e soprattutto che i suoi ex amici sono più o meno dei pirla. Non più tardi di un mese fa aveva ribadito la sua tendenza a sinistra e non ha mai nascosto le sue simpatie dalemin-bersanesche. Che brutto odore tutti questi imprenditori che si gettano tra le braccia del nostro adorato Cav. Magari cari commensali è tutto falso, l'intervista è frutto della follia di un giornalista e ColaNinjo farà bene il suo lavoro. Ma quella fastidiosa tendenza per la quale tutti i banchieri si misero in fila per le primarie dell'Ulivo quando governava Prodi e per la quale oggi tutti si spostano a destra, mi fa senso. Occupatevi di business, chè la politica è sufficientemente adulta per badare a se stessa. Scritto in Varie Commenti ( 50 ) » (8 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Nov 08 Io non voto Obama Ma che palle sto Obama. Ma è mai possibile questo impazzimento per il candidato democratico? E la Gelmini? stiamo qua a difendere il suo decreto giusto ma impopolare e questa che ti combina? gongola popolareggiando il ministro più impopolare nelle piazze. Insomma non la metto sui contenuti, ma sui sapori, cari commensali. Perchè il centrodestra deve sempre aver paura. Deve sempre cadere nella fichizia progressista? Perchè non è mai in grado, come direbbe il popolare Moretti, di dire qualcosa di liberale? Si ha l'impressione che il meccanismo sociale che si è scatenato a favore di Obama è identico (anche se di segno opposto) a quello che ostracizza il Cavaliere. In nessun salotto chic sentirete qualcuno a favore del Cav e in nessun salotto chic sentirete qualcuno contro Obama. é la stessa identica forma mentis. Non si discutono i contenuti (andate a raccontare a un sin sin il fatto che Obama sia più duro di Bush sull'Iran), ma si danno i voti su quell'insopportabile ebbrezza che nasce dal dire la cosa giusta, nel momento giusto, al posto giusto e condivisa da tutti i giusti. E cioè: sto con Obama. E io no. ps ecco il link al mio pezzo sul giornale:http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303354#/a.pic1?ID=303354 Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (13 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Oct 08 Quando la stampa è democratica Scoop, e strascoop. Ecco i fatti. Due settimane fa il premier convoca nel palazzo presidenziale tutti i più importanti editori del paese, nessuno escluso. E chiede loro l'appoggio per le misure appena varate dal governo per contrastare la crisi finanziaria e per ottenere dalla stampa nazionale un'iniezione di fiducia e di ottimismo. Non vengono chiamati i direttori, ma addirittura coloro che gli pagano lo stipendio. Urca, roba forte. Ma Berlusconi è forse impazzito? Il solito regime, anche la libertà di stampa va a farsi benedire. In che paese viviamo! Roba da matti e da operetta. Andiamo tutti in piazza, manifestiamo davanti a Palazzo chigi. E poi come mai non abbiamo avuto nessuna nota sullo scandaloso comportamento sulla stampa. Opsss. Non è stato Berlusconi e manco Letta. Ma il nostro democratico vicino, bambi Zapatero. Il 13 ottobre scorso ha convocato Ignacio Polanco (gruppo Prisa, proprietario del Pais e non solo), Antonio Fernandez Galiano (Unedisa della Rizzoli che pubblica tra l'altro El Mundo), Diego de Alcazar (Vocento che pubblica Abc) e anche Maunel Lara (Razon). El Confindencial ci racconta in un bel articolo della riunione: Zapatero ha chiesto agli editori oltre a tutto ciò che abbiamo già detto, di limitare al massimo le critiche, visto il momento difficile. Non ci si può fidare più neanche dei sani democratici. Scritto in Varie Commenti ( 29 ) » (10 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Oct 08 Anno Zero Due considerazioni sul "mostro". Sono stato invitato tre volte ad Anno Zero, da Michele Santoro. E per tre volte ci sono andato. Troppo poco per essere definito un amico di Santoro, troppo per non conoscere i meccanismi del programma. Santoro costruisce con abilità il programma su una tesi. Un po' come faceva l'adorato (da me) Giuliano Ferrrara ad 8emezzo (che oggi è diventato una schifezza, si intende il programma). Tra i due le distanze sono abissali, e non sto a ripetere chi mi è più congeniale. Però le critiche che gli sono state mosse ieri sera, sul fatto di non aver fatto parlare uno studente di destra, sono demenziali. Scusatemi: ma vogliamo forse un tribunale del popolo sulle ospitate tv? ma che cavolo di polemica è mai questa? Santoro non è fazioso è faziosissimo. e dunque, ovviamente, è più che criticabile per la gestione della trasmissione. Ma cerchiamo di essere seri. Ho ricevuto alcune proteste, affettuose, sulla mia partecipazione al programma. Non altrettante rimostranze mi sono arrivate per le mie comparsate ad Omnibus e a Raitre in contesti altrettanto poco lib. C'è evidentemente una ragione di numeri, visto che Santoro riesce a fare ascolti in modo ineguagliabile. Ma resta un tema di fondo: un giornalista lib-lib non deve partecipare a trasmissioni di sin-sin? e perchè? Ci sarebbe una sola buona ragione (e non è ovviamente detto che non capiti): non riuscire minimamente a dire la propria idea. Finora, nelle puntate di Anno Zero a cui ho partecipato, non è avvenuto. Ieri il leghista Cota ha parlato quanto Veltroni, se non di più. In un contesto decisamente ostile, ma per tutti. E ce lo siamo reciprocamente detti alla fine del programma. Il contesto è quello che è, è santoriano. ps: cari commensali, pensate alla "mitica" Gabanelli. A mio avviso il suo report è cento volte peggio di Anno Zero. la Gabba lavora a tesi, ma a differenza di Santoro, se le prepara e se le cucina da sola, senza neanche il più debole contradditorio. Altro che studende ablante di destra. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (15 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 12Oct 08 La crisi della Robin Qualcuno si ricorda che in Italia, grazie all'intuizione molto pop di Julius, è stata introdotta una nuova imposta? Si chiama Robin tax. E l'idea geniale era quella di colpire quegli sfruttatori dei banchieri e dei petrolieri (con appendice di chi invece il petrolio lo brucia, come le compagnie elettriche). Ebbene ora ci troviamo nella paradossale situazione per la quale gli stati nazionali con una mano tassano le banche (in particolare gli interessi che riconoscono ai correntisti sono in parte indeducibili) e con l'altra restituiscono soldi alle banche più o meno nazionalizzandole. Nel frattempo il petrolio è sceso sotto 80 dollari e gli extraprofitti (intuizione socialista) evaporano. Mi chiedo se Julius, come dice, aveva previsto tutto, non poteva prevedere anche questo elementare paradosso? Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 47 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Oct 08 Chi ci salva dai salvatori? L'america ha adottato misure per contrastare la crisi da 850 miliardi di dollari. L'Europa si è vista a quattro e ha detto che nessuna banca europea verrà lasciata fallire. Tutti, me compreso, hanno sostenuto che in una fase eccezionale come l'attuale si possono adottare provvedimenti eccezionali, con il ritorno dell'intervento statale. Poi sulle tecnicalità si può discutere per anni, ma il principio è che lo Stato debba fare qualcosa. Ma se sbagliassimo? é questo il punto. Guardiamo alla "deficiente regola" volta ad azzerare le vendite allo scoperto, che più o meno tutte le Borse del mondo stanno adottando. Chi pensava che solo attraverso questo strumento di limitassero i ribassi delle azioni, si è sbagliato di grosso. Si introduce una fortissima distorsione al mercato e non si porta a casa neanche un risultato. ragionamento simile si può. forse provocatoriamente, fare per gli attuali interventi statali nell'economia. Non stanno risolvedno il problema borsistica e a ruota neanche quello di operatività delle banche. Come se non fossero stati fatti. In compenso ci troviamo le manone ingombranti della politica sui nostri affari. Speriamo di non dovercene pentire. Gli americani sanno liquidare l'intervento dello Stato in pochi anni. Noi Europei quando ci sediamo alla tavola del mercato, ci restiamo anche dopo il dessert. Scritto in finanza Commenti ( 60 ) » (11 votes, average: 3.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Sep 08 I conti su Alitalia Fate voi la somma. +Lo stato esce definitivamente dal trasporto aereo (Marrazzo permettendo) -Balla un miliardino di debiti che pagheranno i contribuenti +AirFrance chidedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto -Unire due debolezze (Ali e Air) amplifica una posizione dominante, ma non garantisce un buon servizio +I sindacati hanno le spalle al muro: o così o si muore -Sono inviatati al tavolo (passera dixit) per concordare il piano industriale +AirFrance in fondo, ma mica tanto, è una società pubblica (18% di Sarko') -Airfrance sa far fruttare una compagnia aerea e viaggia in tutto il mondo +Colaninno&co ci mettono il grano e si assumono un bel rischio (in Italia praticamente nessuno ha fatto quattrini con i voli di linea) -Aifrance avrebbe pagato qualcosa alle minoranze e allo Stato, mentre i nostri eroi oggi si assumono un rischio ma a prezzi ben più da saldo +E' stata Aifrance a rompere le trattative: aveva posto tre condizioni tra cui l'assenso dei sindacati al piano di vendita. Che ovviamente non c'è stato -E' stato l'adorato Cav, in campagna elettorale, a dare indirettamente man forte ai sindacati dicendo che la compagnia deve restare in mani italiane +Lufthansa e Airfrance e tutte le compagnie americane non possono essere acquistate da stranieri e dominano sui rispettivi mercati nazionali -Non è detto che il concetto di italinità o francesità corrisponda, alla fine, all'interesse molto concreto, dei cittadini-utenti La somma dei più e dei meno. cari commensali, che risultato dà? Scritto in Varie Commenti ( 142 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (9) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (11) pol economica (22) Varie (42) Ultime discussioni Luca Stella: condivido tutto quanto scritto da te. Ma proprio tutto. Eppure anche da noi è partita la campagna... luca: Tutti gli 'aiuti' sono nocivi. Anche all'Africa http://img.ilgiornale.it/in... adestra: Tutto bene e tutto giusto ma l'alternativa? mauro: Caro Piero Murgia La cessione del V dello stipendio è un prestito personale per il quali l'Ente... Americo: Stimato signor Porro, le propongo una domanda difficile cioè: quale saranno i parametri limitanti che, e... 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Dado: Onesto ma non troppo al Teatro Ciak di Milano il 10 e l'11 gennaio (sezione: Burocrazia)

( da "Musicalnews.com" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Comunicati Pubblicato il 07/01/2009 alle 17:57:38 Commenti alla notizia: Leggi - Inserisci nuovo Dado: Onesto ma non troppo al Teatro Ciak di Milano il 10 e l'11 gennaio di Laura Gorini Sabato 10 e domenica 11 gennaio al Teatro Ciak Webank.it - Fabbrica del Vapore, andrà in scena Dado con il suo nuovo spettacolo, Onesto ma non troppo. Sabato 10 e domenica 11 gennaio al Teatro Ciak Webank.it - Fabbrica del Vapore, andrà in scena Dado con il suo nuovo spettacolo, "Onesto ma non troppo". L?eccentrico canzoniere sale sul palco del Ciak in una nuova veste di ?attore-cantante-over trenta? per denunciare la realtà con la chitarra in mano e l?ugola che spiazza, coinvolgendo nello show i cinque componenti della sua band; durante lo spettacolo Dado compie un singolare viaggio all?interno della sua scenografia, una sistemazione del palcoscenico tutta particolare che ben si sposa con il suo look insolito e fantasioso. Un supereroe stralunato, onesto...ma non troppo, che porta in scena uno spettacolo che denuncia col sorriso le difficoltà economiche causate dall?euro e dalla nuova finanziaria, le incongruenze della politica italiana e di quella estera, la religione cristiana, l?antisemitismo, la burocrazia anticittadino, la difficoltà di approccio con le donne. Dado alterna i brani del suo repertorio classico a nuovi monologhi graffianti e amari, prendendo come modello il teatro-canzone di Giorgio Gaber, rivisitandolo e reinterpretandolo per affrontare con comicità i temi di tutti i giorni, raccontando al pubblico il mondo con uno spettacolo ricco, divertente, sorprendente e vario. Romano doc, classe ?73, si avvicina presto allo spettacolo vincendo nel 1997 tutti i premi del concorso nazionale di cabaret ?Riso in Italy? per sbarcare poi a Zelig, il popolare programma televisivo che lo ha reso celebre. La sua carriera alterna spettacoli teatrali alla televisione, fino ad arrivare alla produzione di un cd musicale nel 2006 che balza subito ai primi posti delle classifiche. Centoventi minuti prodotti dalla Spettacolart srl per un attore che dimostra sul palco del Ciak di Milano di essere uno dei personaggi più originali e divertenti della nostra scena. Fonte: Ufficio Stampa Goigest

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Star Challenge c'è anche Bustreo tra i convocati (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Star Challenge c'è anche Bustreo tra i convocati Giovedì 8 Gennaio 2009, Dopo un'assenza di quattro anni, lunedì prossimo, 11 gennaio, andrà in scena allo stadio di Merano lo Star Challenge, evento organizzato dalla Lega Hockey in collaborazione con Sport&More. La composizione delle squadre, una italia e l'altra straniera, è stata decisa mediante una votazione via internet sul sito ufficiale http://www.starchallenge.it. Da questa stagione c'è una nuova e importante novità: l' organizzazione ha dato la possibilità di partecipare ad alcune iniziative anche ai tifosi e ai bambini più piccoli. Ieri il sito del Merano ha pubblicato le possibili formazioni delle due compagini. In quella degli italiani non mancano i giocatori di squadre bellunesi, mentre Bilotto non viene riconosciuto italiano ma trattato al pari dalla Federazione e dalla burocrazia del nostro Paese. Tra i «convocati» anche diversi giocatori del Cortina nonché l'agordino Paolo Bustreo, da questa stagione a Vipiteno in A2. La formazione italiana dovrebbe essere così composta: coach Adolf Insam; difensori: Strazzabosco, Lutz, Hafner, Plastino, Hofer, Armin, Borgatello; attaccanti: Scandella, Souza, De Bettin, Aquino, Bustreo, Nicola Fontanive, Bona, Parco, Chitarroni. Questa invece la probabile squadra degli stranieri: coach Ron Ivany; difensori: Nemececk, Bilotto, Jarmuth, Wilde, Bourassa, Jacobsen; attaccanti: Mc Leod, Watson, Mather, Cullen, Barber, Corupe, Corbeil, Jamieson, Olson.

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Un vademecum per gli immigrati (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

Un vademecum per gli immigrati Sarà ristampata in 5000 copie Giovedì 8 Gennaio 2009, La veste grafica è quella di un vademecum tascabile per orientare chi non conosce la società in cui è arrivato. Alla base vi è però un obiettivo di accoglienza concreto. Perché l'immigrato che approda in Polesine non è solo un reietto che ha abbandonato il suo Paese alla ricerca dell'ultima speranza di sopravvivenza. E' prima di tutto una persona che deve conoscere i propri diritti e rispettare i doveri di una società che non lo respinge ma nemmeno lo deve tenere ai margini. E' stato questo lo scopo che nel 2005 spinse l'assessorato provinciale all'Immigrazione a pubblicare in diecimila copie La "Carta dei servizi", agile volumetto in sei lingue che è stato distribuito negli Informaimmigrati e nei call center del capoluogo e della provincia. Adesso, anche alla luce dei cambiamenti e dell'espansione del fenomeno immigrazione anche in Polesine, Palazzo Celio ha deciso di ristampare la Carta dei servizi aggiornandola e riadattandone i contenuti ai nuovi profili che va assumendo l'arrivo di extracomunitari tra Adige e Po. «Siamo convinti che questo libretto sia un valido aiuto ad orientarsi nella burocrazia e nei servizi locali per chi viene nella nostra città da straniero - ha sottolineato l'assessore provinciale all'Immigrazione Tiziana Virgili - La ristampa, che tra l'altro ha richiesto uno sforzo economico non indifferente, attualizza le linee di indirizzo e di informazione per fruire dei servizi disponibili sul territorio». Tradotto in cinque lingue, russo, francese, inglese, cinese e arabo, oltre all'italiano, il vademecum è diviso in due sezioni: nella prima viene riassunto il percorso che un cittadino straniero deve fare per arrivare alla regolarizzazione, alla sistemazione abitativa, ad usufruire di servizi e strutture, all'istruzione per i figli, a sanità, lavoro, formazione con tutte le informazioni necessarie alla prima integrazione; nella seconda parte sono raccolte le notizie e i dati sui servizi a cui accedere con elenchi ed indirizzi di associazioni e reti di accoglienza alle quali appoggiarsi.La Carta dei servizi è stata ristampata in cinquemila copie. Franco Pavan

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CALABRIA: TREMATERRA(UDC), SU SPESA CORTE CONTI CI DA' RAGIONE. (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 08-01-2009)

Argomenti: Burocrazia

CALABRIA: TREMATERRA(UDC), SU SPESA CORTE CONTI CI DA' RAGIONE (ASCA) - Reggio Calabria, 8 gen - ''La puntuale analisi della Corte dei Conti sulle politiche di spesa della Regione, e' in perfetta linea con le osservazioni che, da tempo, l'Udc propone al dibattito politico''. E' quanto sostiene Michele Trematerra, capogruppo dell'Udc. ''Dinanzi alla recessione incombente e allo scenario cupo che si profila all'orizzonte per il Mezzogiorno e per la Calabria - dice Trematerra - sarebbe quanto mai urgente, anziche' dilungarsi in polemiche inutili che ci fanno perdere altro tempo prezioso, introdurre nella burocrazia della Regione competenze autentiche in grado di tradurre le scelte politiche in azioni concrete''. ''Purtroppo, come andiamo sostenendo da tempo - agiunge Trematerra - oggi manca una burocrazia efficiente cosi come non c'e' l'ombra di un Governo della Regione che sia in grado di tradurre, come dice l'autorevole Corte, le risorse materiali ed immateriali in occasioni di sviluppo duraturo e sostenibile. Esattamente questa incapacita' della Giunta regionale di creare occasioni di sviluppo produttivo e' la fotografia della criticita' calabrese piu' acuta e, insieme, il punto da cui riprendere un ragionamento tra le forze politiche finalizzato ad affrontare finalmente i veri problemi della Calabria''. ''Altrimenti - conclude Trematerra - come ha ricordato l'on. Roberto Occhiuto in un suo recente intervento in Parlamento e come sottolinea oggi la Corte dei Conti, il federalismo fiscale, anziche' essere un'opportunita' per la modernizzazione della Calabria sara' una iattura. Perderemo senz'altro un'occasione importante, se non saremo in grado di superare la gracilita' degli assetti politico-decisionali e amministrativi e di costruire una proposta politica aperta alla migliore Calabria e intesa a valorizzare le potenzialita' a nostra disposizione''. red/res/ss (Asca)

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Alitalia/ Lettera di Lufthansa al premier, Bossi ci crede (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 08-01-2009)

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Roma, 8 gen. (Apcom) - Una proposta di partnership commerciale, messa nera su bianco con una lettera inviata al premier Silvio Berlusconi. Lufthansa avrebbe deciso di formalizzare così la sua posizione rispetto ad Alitalia, con un tentativo in extremis per scavalcare Air France. Almeno secondo quanto assicurano fonti della Lega in prima fila nella vicenda Alitalia. E proprio sulla base di questa lettera Umberto Bossi oggi è tornato alla carica con Berlusconi, restando fiducioso e convinto della fattibilità dell'operazione - raccontano i suoi - anche dopo l'incontro di palazzo Grazioli. Una proposta conosciuta anche da Alitalia, ma che - ed è questo l'argomento di merito usato da Bossi nel colloquio con Berlusconi e con Colaninno - sarebbe stata esaminata dalle strutture tecniche di via della Magliana, "e sono sempre gli stessi che stanno portando avanti l'accordo con Air France dal 2001". Gli strali di Bossi si sarebbero quindi rivolti contro la 'burocrazia' dell'Alitalia che "da anni ha scelto Air France come partner". Ma oltre all'argomento tecnico, Bossi ha anche esercitato pressioni politiche. La battaglia a favore di Malpensa, ne sono convinti nel Carroccio, sta dando ancora più forza alla Lega nel Nord, e questo avrà il suo peso alle prossime amministrative e alle Europee. La convinzione degli uomini di Bossi è che "Berlusconi sia in difficoltà, a causa anche delle posizioni pro-Air France della componente aennina del Pdl". Ma dalla Lega l'atteggiamento è comunque "collaborativo", anche perchè resta in campo l'opzione della liberalizzazione degli slot: "Per noi quella è la strada da perseguire a prescindere da chi sarà il partner. E comunque i tedeschi hanno dimostrato in questa trattativa di essere gente seria". Resta il fatto che se la scelta alla fine sarà quella di Air France, "è certo che non possiamo aspettare anni per aprire la tratta Roma-Milano...". Ovviamente l'incontro di oggi è stata l'occasione per la Lega anche di ribadire i propri paletti su allargamento della squadra di governo e federalismo fiscale. Di fronte alla possibile promozione a ministri di Fazio e Brambilla, il Carroccio avrebbe ribadito la richiesta di assegnare a Roberto Castelli almeno il ruolo di vice ministro. Opzione che però comporterebbe analoga richiesta di An per Alfredo Mantovano agli Interni, ipotesi decisamente sgradita al titolare del Viminale, il leghista Roberto Maroni. Più semplice la questione federalismo fiscale, ormai instradato in Senato: la Lega chiede tempi certi per l'approvazione.

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