HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          (www.mauronovelli.it)

DOSSIER “ALITALIA”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL 10-4-2008      #TOP


IN EVIDENZA

 TOC \o "1-3" \h \z \u

- «Air France, la porta si può riaprire» Caso Alitalia, il governo: riavviare il dialogo con i francesi. E i sindacati: l'esecutivo si assuma le sue responsabilità Bersani: «Non vogliamo lasciare gente a casa ma Palazzo Chigi non sarà mediatore classico» (IL Corriere della sera 10-4-2008) 1

 

- Alitalia, Letta ai sindacati "Porta Air France si può riaprire" (La Repubblica 10-4-2008) 1

 


«Air France, la porta si può riaprire» Caso Alitalia, il governo: riavviare il dialogo con i francesi. E i sindacati: l'esecutivo si assuma le sue responsabilità Bersani: «Non vogliamo lasciare gente a casa ma Palazzo Chigi non sarà mediatore classico» (IL Corriere della sera 10-4-2008)

 

ROMA - Il governo si assuma le proprie responsabilità e si metta alla testa della trattativa con Air France-Klm e trasferisca il negoziato a Palazzo Chigi. È l'indicazione arrivata dai sindacati a palazzo Chigi sul futuro di Alitalia per il quale chiedono anche all'esecutivo di dare respiro alla trattativa con un prestito ponte. «Se il governo riconosce che le questioni di merito - aerei di lungo raggio, integrazione di Az Servizi nel perimetro Alitalia e struttura della governance - sono sensate, le formalizzi e partecipi alla ricerca di soluzioni così che ci si possa proiettare con questi impegni al dopo elezioni». Lo ha detto il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari, intervenendo a Palazzo Chigi all'incontro su Alitalia.

«SECONDA OPPORTUNITA'» - Palazzo Chigi, per contro, ha precisato che il dialogo con il colosso franco-olandese può ricominciare. «Il governo - si legge in una nota consegnata ai sindacati - esprime la volontà di svolgere un ruolo attivo perchè si determini una seconda opportunità che conduca alla conclusione della trattativa sull'integrazione dell'Alitalia nel gruppo Air France-Klm». «Al termine della riunione - si legge ancora nella nota - il governo esprime la convinzione che l'intesa fra l'Alitalia e Air France-Klm rappresenta l'unica concreta soluzione per dare un futuro alla compagnia di bandiera».

LETTA: «LAVORO TESTARDO» - «Abbiamo lavorato con testardaggine consapevoli che si potrà trovare un accordo - ha precisato poi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, in una conferenza stampa al termine dell'incontro con i sindacati -. L'intesa è possibile, non bisogna perdere questa opportunità». L'obiettivo dell'esecutivo è un'intesa «che sia a portata di firma», ha evidenziato Letta, auspicando che «ci possa essere la sottoscrizione di un accordo o pre-accordo la settimana prossima». Anche perché, ha detto sempre l'esponente del Pd, «la proposta di Air France è buona e percorribile».
«I colloqui Roma-Parigi ci sono sempre stati e continueranno. Cogliamo l'essenza dell'ultimo comunicato di Air France-Klm che, smussato il piano, ha la volontà di chiudere sul piano Spinetta» ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Secondo Letta, in questa vicenda «la campagna elettorale ha avuto un ruolo deleterio che ha messo in circolo tossine in una vicenda delicata. Si sta speculando sulle spalle dei lavoratori. Crediamo che quando si arriverà al ’clou’ della firma la prossima settimana’, questo possa essere utile per liberarsi da da queste tossine». Infine, il sottosegretario ha ricordato che «la necessità che il governo sia sceso in campo era stata da più parti sollecitata ed è una cosa condivisibile. Noi - ha ribadito Letta- svolgeremo questo ruolo fino in fondo poi valuteremo se ci sono le condizioni per cogliere questa seconda opportunità».

BERSANI - «Come governo non vogliamo lasciare a casa nessuno - fa invece sapere il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani - e per questo possiamo agire e prevedere forme d'accompagnamento attive. Siamo per cogliere questa seconda opportunità». «Dobbiamo vedere la realtà per quello che è ed evitare di pensare al governo con un ruolo di mediatore classico. Il governo può esserci solo a valle di un'intesa». Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'obiettivo deve essoere ora quello di «arrivare all'incontro della prossima settimana avendo smussato gli spigoli che ancora ci sono»..


10 aprile 2008


 

Alitalia, Letta ai sindacati "Porta Air France si può riaprire" (La Repubblica 10-4-2008)

A Palazzo Chigi l'ultimo incontro dell'esecutivo uscente con le sigle dei lavoratori
Il governo esclude l'ipotesi di un prestito ponte prima dell'intesa


ROMA - La porta con Air France si può riaprire. È quanto emerge dall'incontro di questa mattina tra governo e sindacati sulla questione Alitalia. "Siamo in una cristalleria - ha detto il sottosegretario Enrico Letta - e ogni mossa può rompere tutto ma c'è la disponibiltà a una seconda occasione".

Il governo esclude comunque l'ipotesi di un prestito ponte che garantisca la continuità aziendale durante la trattativa. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto un intervento diretto dell'esecutivo suggerendo questa ipotesi. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani ha spiegato che il ruolo del governo è a "valle di un'intesa". "Non ci può essere - ha aggiunto Bersani - nessun prestito ponte se non c'è una sponda". Un impegno chiarito anche dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi: "L'impegno del governo è di natura politica e per ricostruire il rapporto con Air France ci deve essere azione di 'accompagnamento' da parte dell'esecutivo".

No a fondi pubblici.
Prima dell'inizio del confronto, il sottosegretario Enrico Letta aveva sottolineato "l'impossibilità di attingere a nuovi fondi pubblici". Air France resta l'unica proposta credibile per Alitalia, ha spiegato il governo, soprattutto dopo che il cda dell'azienda ha certificato che la liquidità è in fase di esaurimento. Al tavolo sono presenti oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il ministro del Trasporti Alessandro Bianchi, quello dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani e il sottosegretario all'economia Massimo Tononi. Per i sindacati ci sono tutte le nove sigle presenti in Alitalia.

I sindacati. La prima replica all'intervento del governo era arrivata dal segretario generale della Uilt, Giuseppe Caronia: "Mi auguro che il governo abbia sondato bene le intenzioni di Air France. Non accettiamo lo scaricare la responsabilità dell'andamento negativo della trattativa sul sindacato". Il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi, aveva sottolineato invece l'urgenza di "assumere congiuntamente con il governo la responsabilità dell'intera vicenda e di stabilire un percorso comune". Secondo Fabrizio Solari, segretario generale della Filt-Cgil, "Se il governo riconosce che le questioni di merito sono sensate, le formalizzi e partecipi alla ricerca di soluzioni così che ci si possa proiettare con questi impegni al dopo elezioni".

Sit in a Montecitorio. Mentre governo e sindacati sono riuniti a palazzo Chigi, è in corso, davanti a Montecitorio, un sit in di protesta di circa 500-600 lavoratori dell'Alitalia, in gran parte dell'Atitech di Napoli.
(10 aprile 2008)



Report "Alitalia 2"

Per non spezzare la corda ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se per Letta la partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati ed è giusto che si assumano le loro responsabilità, Barrot ricorda ai rappresentanti dei lavoratori che "Alitalia non può ricevere altri aiuti di stato fino al 2011 avendone già beneficiato". Di qui l'invito a "valutare bene" gli effetti delle loro decisioni.

La casta dei manager dà scacco matto ai politici ma pochi italiani se ne indignano e chiedono conto ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia hanno visto correre stipendi da fiaba". Per carità, non vogliamo buttare benzina, men che meno in una campagna elettorale senza fiamme. Vogliamo solo sperare che cento italiani su 47 milioni di elettori si ricordino che non sempre i cosiddetti tecnici sono una riparazione ai danni (morali e non solo) dei politici e dei sindacalisti.

Il Sole 24 Ore spiega l'Italia con i numeri ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Visto che il disastro Alitalia è sotto gli occhi di tutti, sarebbe saggio tentare di evitarne altri. Il tempo stringe ma i recuperi sono sempre possibili. Ancora una volta la lezione spagnola insegna". Da noi, però, "il leader del principale schieramento avversario" si è buttato sul Ponte, quello dello Stretto.

Il re si diverte - piero ottone ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'Alitalia è di scena? Dice che è un peccato darla agli stranieri, ci sarà pure, basta cercarla, una cordata italiana, magari coi suoi figli: poi la cordata non c'è, i figli impauriti dicono di no, ma lui se ne infischia e passa ad altro argomento.

Maltempo forti disagial "Colombo" ( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e i voli Alitalia da Roma delle 14.45 e delle 18.20 e il volo Airone delle 18.20 da Roma. Infine, è atterrato a Milano Malpensa il volo Belle Air in arrivo a Genova da Tirana alle 19.50, mentre il volo Airone proveniente da Napoli è stato cancellato. Regolarmente a Genova è arrivato il collegamento Air France da Parigi previsto alle 17.

Alitalia e governo ci riprovano con i sindacati ( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: risolvere seriamente il problema di Alitalia, ma Air France deve ascoltare anche le nostre ragioni". Dopo il voto, la partita entrerà nel vivo e richiederà uno sbocco, in un modo o nell'altro. Il cda di Alitalia ha lanciato anche un altro allarme, oltre a quello sulla liquidità a disposizione: bisogna fare in fretta perché l'azienda ha bisogno di "un consistente apporto finanziario"

Brebemi e tav sono le priorità per favorire anche i pendolari ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa può vivere da sola ma se restasse Alitalia sarebbe meglio, è un patrimonio che sarebbe bene non disperdere. Non sono contro Air France ma contro una vendita fatta così. 2) Linate è un aeroporto molto comodo ma lo scalo principale dev'essere Malpensa. 3) Le priorità sono Brebemi e Tav.

Subito il federalismo fiscale così faremo nuovi investimenti ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 1) Far fallire l'Alitalia, così si possono rinegoziare gli accordi bilaterali sul numero dei collegamenti aerei fra Paesi. Detto altrimenti, si deve liberalizzare, in modo che ogni compagnia possa fare la rotta che vuole. è assurdo che al Nord, per andare in Argentina, si passi da Fiumicino.

Liberare gli slot a malpensa ma anche collegarla meglio ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: non far dipendere Malpensa dalla crisi di Alitalia. Ma anche razionalizzare il sistema aeroportuale lombardo che ha troppi aeroporti perché Malpensa possa essere un hub. Aggiungo che bisogna anche migliorare le infrastrutture di collegamento a Malpensa, perché ancora oggi non vi è un collegamento ferroviario con la stazione Centrale.

Sistema aeroporti da rivedere ma linate non è un problema ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 1) Liberare i diritti di volo trattenuti da Alitalia. è inaccettabile che il governo non abbia ancora respinto la pretesa iugulatoria di Air France di tenerli inutilizzati. 2) Negli ultimi anni Malpensa ha continuato a crescere come passeggeri e merci. La concorrenza con Linate è un falso problema.

Giornata fiaccaa piazza affari ( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Indici condizionati dall'Fmi che prevede un rallentamento della crescita del Pil mondiale. Per Alitalia tonfo del 21% al rientro in Borsa, Fiat sopra i 15 euro, bene la Juventus (+7,11%) su voci d'acquisto di quote da parte di Severstal. 10/04/2008.

Italia, addio maglia nerasolo con riforme strutturali ( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Molto si è invece discusso dell'Alitalia, che è solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo, oppure di come tagliare le tasse o aumentare la spesa pubblica: panem et circenses quindi, come nelle peggiori tradizioni elettorali. Il rischio è che il vincitore si disinteressi delle riforme strutturali arrendendosi, senza dircelo,

ALITALIA, NO AI FRANCESIOK A CORDATA ITALIANA ( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nella campagna elettorale entra il caso Alitalia. Berlusconi si dice contrario all'accordo con Air France (definito "una svendita") e sostiene che presto entrerà in campo una cordata italiana 10/04/2008.

Alitalia torna a piazza affari e precipita - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia torna a Piazza Affari e precipita Oggi vertice sindacati-governo. I pm indagano sulla cordata Baldassarre Il titolo perde il 21%. Dopo il voto l'incontro tra la compagnia e le nove sigle LUCA IEZZI ROMA - Un crollo del 21% ha salutato il rientro del titolo Alitalia alle contrattazioni di Borsa dopo quattro giorni di sospensione.

Franco zantonelli ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo abbiamo intervistato, chiedendogli, innanzitutto, se Alitalia sia, attualmente, nella stessa situazione, in cui si trovò Swissair 7 anni fa. "Si e no. Le cause della crisi sono diverse, ma il risultato è lo stesso. Resta il fatto che, così come Swissair nel 2001, Alitalia ha oggi poche possibilità di farcela.

Bondi incassa la conferma e rilancia - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotesi di trasloco come commissario Alitalia ("non è affar mio"). Così invece non è stato. Anzi. L'armistizio sembra destinato a durare. Bondi ha bisogno dei fondi e del mercato per gestire l'unica public company italiana. I fondi invece hanno bisogno di lui per continuare il pressing sulle banche che ha già portato a transazioni nelle cause per risarcimento danni per totali 1,

Alitalia, la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con AirFrance ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Alitalia, la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con AirFrance di Roberto Rossi / Roma TAVOLO L'incontro è fissato per le 10,30 del mattino. Per discutere del futuro di Alitalia attorno a un tavolo si troveranno da una parte il governo, capeggiato dal sottosegretario Enrico Letta,

Alitalia, soluzione rimandata a dopo le elezioni ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: incontro coi sindacati Alitalia, soluzione rimandata a dopo le elezioni Privatizzazioni. Il 15 l'incontro coi sindacati --> La soluzione per Alitalia è rimandata a dopo le elezioni e, quindi, al prossimo Governo. E mentre oggi i sindacati si siederanno al tavolo con l'esecutivo, la compagnia fissa a martedì 15 aprile la nuova convocazione delle organizzazioni,

Riconferma per Bondi È un santo ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l' impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo".

Evviva il monopolio di Re Silvio e il destino della cagnetta Laika ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ha ripetuto che lui di cordate per Alitalia ne ha di ogni lunghezza e le srotolerà quando i francesi sloggeranno. E, per la gioia di Fede che non vuole andare sul satellite come la cagnetta Laika ("uccisa dai comunisti"), ha già detto come rimedierà alla presenza abusiva di Rete4: "Farò una legge ad hoc".

Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,

Questione di voto ...ma anche di vita ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale, l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività. Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?

<La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra> ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: così si fa le cinquecento nomine, risolve la vicenda Alitalia...". Anche il Guardian vi chiama spine nel fianco per Berlusconi. E' la verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che terrà unito il gregge e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari prendendoci morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

Italcementi e Autogrill in rialzo ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da registrare il crollo di Alitalia (meno 21%) dopo la sospensione per quattro sedute consecutive. Fiat si mantiene sopra la soglia dei 15 euro (più 1,1%), mentre continua il "corteggiamento" all'ad Sergio Marchionne da parte dell'ex presidente di Ubs, Luqmand Arnold. Sale invece Juventus (più 7%) in seguito alle indiscrezioni di un interessamento del colosso dell'

Frattini: "Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese" ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E sul ruolo di Malpensa, Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni potrà tornare a riavere il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è una delle zone che possono ricevere molto dall'economia di Malpensa, così come tutto il Nord Italia".

Alitalia, il dossier slitta a dopo le elezioni ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ultima mossa del governo per riallacciare la trattativa con Air France. In Borsa il titolo crolla del 21% Alitalia, il dossier slitta a dopo le elezioni Rinviato al 15 aprile l'incontro con l'azienda. Oggi i sindacati a Palazzo Chigi.

Pansidacalismo, sindacatomania, sindacatocrazia o sindacatofollia? Chissà in quale tra ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: attitudine dei sindacati sulla questione Alitalia. Certo è che la vicenda deve indurre a qualche seria riflessione sul come essere sindacato. Quando c'è una miriade di sigle che si rincorrono, inseguite dai vertici sindacali, che prima rifiutano una trattativa e poi tentano di andare a Canossa, evidentemente qualcosa non funziona.

IL CAIRO Siamo in Egitto, non parlo di cose italiane , si schermisce Mauro Moretti, ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia?") risponde con due semplici riflessioni, pur senza mai citare la nostra compagnia: "Le Ferrovie hanno la necessità di una vera per quanto rapida ricapitalizzazione, soprattutto nel settore delle merci. E poi il prossimo Parlamento deve impegnarsi a varare in tempi rapidi il piano industriale che noi abbiamo elaborato e che al momento è congelato.

ROMA - Alitalia arriva all'ultimo atto prima delle elezioni. Oggi, sarà l'inc ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di liquidità che non permette molti margini di manovra ad Alitalia. Sempre ieri lo stesso Letta ha incontrato il neo-presidente di Alitalia, Aristide Police, all'indomani del cda che ha confermato la continuità aziendale per Alitalia, seppure nel breve termine. Il cda ha ribadito che la cassa è davvero ridotta (170 milioni a fine marzo, da aggiungere ai 69 di rimborso tributario)

ROMA - Distendere gli animi, stemperare il clima. Riaprire la porta alla trattati ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: intentata dalla Sea nei confronti di Alitalia che la Lega difende a spada tratta. Infatti qualora sindacato e Air France dovessero trovare un'intesa, per l'eventuale maggioranza di centrodestra sarebbe più difficile smontare l'accordo. All'incontro di questa mattina con le nove sigle sindacali convocato dal sottosegretario Letta, parteciperà il ministro per lo Sviluppo economico,

Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è l'azienda che garantisce meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono oggi in condizione di precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un altro nemico: la chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la stessa che fa dire a Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd:

Fuori di test ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'Alitalia: "Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi accolgono come se fossi una rockstar.

Usa, ispezioni urgenti sugli Md-80: cancellati mille voli ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 80 utilizzati da Alitalia, anche se in Italia le riparazioni richieste dall'azienda costruttrice sono già state eseguite. "Quando la McDonnell Douglas segnalò le anomalie - sottolinea Flavio Sordi, comandante di Md-80, e coordinatore nazionale dei piloti Uil -, Alitalia attuò le modifiche necessarie, sia nel 2001 sia lo scorso anno.

Alitalia, duello tra i sindacati Atitech e Fly ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: martedì Alitalia, duello tra i sindacati Atitech e Fly ROMA - La definiscono loro stessi "una assurda guerra tra poveri". è il conflitto scoppiato tra i lavoratori di Alitalia, in particolare tra quelli di Az Fly (piloti, assistenti di volo e di terra) e quelli della controllata Az Servizi, una suddivisione realizzata nel 2004 dall'

Telecom Italia torna a quota 1,5 euro ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: infine, per Alitalia che, riammessa in quotazione dopo una sospensione di quattro giorni, ha segnato alla fine un prezzo di riferimento di 0,395 euro, in calo del 21% rispetto alla precedente quotazione. Indici piatti Lievi ribassi per Mibtel (-0,11%) e S&P-Mib (-0,1%) in attesa del verdetto Bce sui tassi.

Voto, nelle parole i segni della crisi ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipnotizzata dal suicidio assistito di Alitalia, costellata da polemiche ridicole, ritmata da varie sciocchezze, condita da sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido disinteresse per questioni drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato di istruzione superiore, ricerca, debito pubblico e giustizia?

Replica 1 a un nostro editoriale ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando ha evocato la cordata di imprenditori italiani per acquisire Alitalia e con i suoi figli attori protagonisti. Lì qualcuno si è scosso e ha avuto paura di annusare la polvere del vecchio tappeto. Ma è bastato poco tempo per accorgersi che non era più come prima e il bluff è stato facilmente scoperto. Ora quel bluff è la cifra della campagna elettorale di Berlusconi: fiacca,

Il leader ex dc: Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò un'assemblea costituente ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il leader ex dc: "Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò un'assemblea costituente".

Intervista a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine> ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mi tocca di nuovo Palazzo Chigi" Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa?

ROMA - E' certo Pier Ferdinando Casini: L'Udc può ambire ad essere determinante ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il primo giorno di apertura del Parlamento presenteremo un ddl costituzionale per l'insediamento di un'Assemblea costituente" per le riforme. Visto che "la gente non mangia con le riforme istituzionali". E sul conflitto di interessi? Casini dice "no a leggi puntive contro Berlusconi". Poi avverte che se la Rai non sarà privatizzata farà la fine dell'Alitalia.

Intervista le relazioni industriali di un paese provinciale ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come è accaduto per Alitalia, questa incapacità paralizza le decisioni del management aziendale, questo indebolisce gravemente le imprese, fino a farle fallire. Le contestazioni dei lavoratori di Alitalia sono il segno di un disagio diffuso. Che ne pensa? Vedo alcune importanti analogie con la vicenda della marcia dei 40mila a Torino nell'ottobre 1980.

Conversazione il sindacato non fa il suo mestiere e i lavoratori votano lega ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: salari o Alitalia). E, in una conversazione col Riformista , spiega: "C'è troppa politica: il sindacato deve tornare a fare il sindacato". La leader dell'Ugl è appena tornata da un viaggio nel profondo nord ("Noi non abbiamo mai perso il contatto con la fabbrica", dice con orgoglio) dove il disagio dei lavoratori l'ha toccato con mano:

Parmalat, c'è anche Mediobanca ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: manager ha archiviato con una battuta anche il rumor che lo proponeva come uno degli ipotetici nomi in lizza per la guida dell'Alitalia: "Non è affar mio". Massimo Sideri Il manager L'amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi. L'assemblea degli azionisti del gruppo ha riconfermato a larga maggioranza l'intero consiglio di amministrazione. \\ Picella: Bondi, un santo malpagato.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e futili polemiche sulle schede. Qualcuno pensa che gli elettori siano al livello di scolaretti. Smettiamola, non è così. Gli elettori sanno, per esempio, che senza la ricerca il Paese non ha futuro. Sanno che non siamo in Europa solo per cercare di ricevere aiuti, ma per stare alla pari con i Paesi che fanno ricerca e innovazione.

Alitalia alla prova esuberi ( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia alla prova esuberi Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Nuovo round tra governo e sindacati sulla vendita di Alitalia. Oggi l'esecutivo potrebbe mettere sul tavolo un più ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi già previsti dal piano Prato e un nuovo ruolo di Fintecna nell'assorbire le attività di terra che dovessero rimanere fuori dalla nuova

Parmalat, l'assemblea conferma Bondi ( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l'impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo".

Alitalia, trattativa dopo le elezioni ( da "Campanile, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dare prospettive ai lavoratori, in un quadro di rilancio industriale della compagnia e questo richiede un confronto tra noi e AirFrance. Nell'ottica di una volontà di "scongiurare fallimento e commissariamento di Alitalia", il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, torna a ribadire l'intenzione di riaprire il confronto diretto con il presidente della compagnia francese.

Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini manzoniani. Ha preso tempo la ex compagnia di bandiera convocando le nove sigle sindacali martedì prossimo 15 aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà tempo oggi il governo nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi.

L'ultimo atto del Governo prodi su Alitalia ( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ultimo atto del Governo prodi su Alitalia La Compagnia intanto convoca i sindacati per martedi 15 Roma, 10 apr- E' iniziato da pochi minuti l'incontro a Palazzo Chigi tra i rappresentanti del Governo uscente e i rappresenanti sindacali per definire un ultimo piano prima delle elezioni per salvare la compagnia di bandiera.

Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: <lunga vita a Napolitano> ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi giura comunque di non pensare a un suo approdo al Quirinale e risponde a tutto campo sui programmi del suo eventuale esecutivo: attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il "liberismo" di Tremonti, spiega che la riforma Rai non è tra le priorità. E su Veltroni: "All'inizio mi aveva convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a pagina 3 10/04/2008.

Replica 2 alle critiche di Pirani ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il nostro Ssn avrebbe fatto la fine dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni.

Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo La cordata italiana c'è, ecco i primi nomi Bombassei, Squinzi e Benetton in pista L'ufficialità solo quando Spinetta lascerà la trattativa In attesa degli incontri definitivi tra le parti per capire se l'acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm andrà in porto o svanirà per sempre,

Alitalia 1 gli scenari post-elettorali ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia 1 gli scenari post-elettorali AirFrance resta alla finestra fino a martedì Poi torna in campo in due ipotesi su tre Ora che la continuità aziendale, a breve, è garantita, ora che i giorni a cavallo delle elezioni sono insomma salvi dallo spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha fatto sapere che incontrerà i sindacati martedì prossimo.

DA NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vedi la gestione della crisi Alitalia - non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff veltroniano. E Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni prima del 13 aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino pretendono che il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della campagna elettorale.

Alitalia e le sue sorelle ( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e le sue sorelle di Francesco Blasilli Alitalia non è sola. E non è la sola. Di carrozzoni malandati, in Italia, ce ne sono almeno altri due: la Rai e le Ferrovie dello Stato. Di loro nulla si è detto in questa campagna elettorale, ma la sensazione è che si sarebbe taciuto anche di Alitalia se il fallimento non avesse fatto capolino.

Per il Cavaliere tappando gli occhi ( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Malpensa, la "munnezza" napoletana, l'inflazione che sale insieme ai prezzi ed alle tariffe ed il potere d'acquisto che scende senza avere un attimo di sorta. Ma, soprattutto, avranno di fronte la scelta di fondo tra l'ipotesi del sostanziale continuismo rispetto al modo tradizionale di governare giocando su tasse e spesa pubblica e quella della radicale inversione di linea

Niente più sogni e speranze ( da "Opinione, L'" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è ben noto da otto anni e ci si riduce a cercare una soluzione vera negli ultimi otto giorni o otto settimane prima di un rischio fallimento reale. E' ben strano un Paese (l'Italia, non Quarto d'Altino) in cui abbiamo i manager meglio pagati d'Europa e magari incentivati e liquidati con assegni d'oro che hanno lasciato tuttavia le aziende in rosso super vermiglio.

Vergogna: Bologna è un "parco buoi" ( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: conosce bene" l'Alitalia e tutte le sue disgrazie. Invece per la Camera dei Deputati due esempi per tutti: votando PDL sceglieremo direttamente Lui, il figlio di Dio, Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29/9/36 e votando l"Italia dei Valori" (non si indica quali) avremo in Parlamento, direttamente il professore di italiano?

Roma centro chiuso al traffico per manifestazioni e eventi elettorali ( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In pieno centro, infatti, si terrà l'incontro del candidato sindaco di Roma del centrosinistra Rutelli con il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe. E, a due passi e in contemporanea, si terrà una protesta del personale Alitalia, ma anche un'alra manifestazione di senza tetto nella zona della stazione Termini.

Letta prova a far ripartire il dialogo tra i sindacati Alitalia e Air France ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sulla vicenda Alitalia non sarà difficile. La situazione di cassa parla da sola: 170 milioni di euro, più 69 milioni di rimborsi fiscali. Ossigeno sufficiente a traghettare Alitalia per poco più di un mese. E' vero che grazie al piano Prato scattato il primo aprile l'attività si è concentrata su Fiumicino, le perdite causate da Malpensa non ci sono più e ben 27 aerei sono a terra.

La Parmalat di Bondi riparte dall'Australia ( da "Stampa, La" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Bondi ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia: "Non è affar mio", ha tagliato corto. In serata si è svolto anche la prima riunione del nuovo consiglio d'amministrazione che ha provveduto a distribuire deleghe. Oltre alla rincoferma di Enrico Bondi alla carica di ad, Raffaele Picella è stato rieletto presidente.

Vi è piaciuta la campagna elettorale? ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.

Col Quirinale le cordate non funzionano ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il discorso dell'Alitalia non vale per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci sarebbe andato.


Articoli

Per non spezzare la corda (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA Salta l'incontro tra l'azienda e i sindacati, convocati per domani mattina dal governo Per non spezzare la corda Ieri il board della compagnia di bandiera sulla sussistenza dei requisiti per la continuità aziendale. Da Bruxelles arriva un avvertimento dell'eurocommissario Barrot: "I sindacati considerino bene le conseguenze delle loro scelte". RAFFAELLA CASCIOLI Il destino di Alitalia è nelle mani dei sindacati. All'indomani della presa di posizione del board di Air France, da Roma e da Bruxelles arriva il doppio monito alle nove sigle sindacali affinché valutino bene gli effetti delle loro scelte. Scelte che i sindacati discuteranno, con ogni probabilità, domani mattina a palazzo Chigi dove sono stati convocati dal governo per discutere della privatizzazione della compagnia di bandiera. Nel giorno in cui Alitalia ha riunito il consiglio d'amministrazione per fare il punto sulla propria situazione finanziaria, da Roma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta e da Bruxelles l'eurocommissario ai trasporti Jacques Barrot si sono rivolti ai sindacati. Se per Letta la partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati ed è giusto che si assumano le loro responsabilità, Barrot ricorda ai rappresentanti dei lavoratori che "Alitalia non può ricevere altri aiuti di stato fino al 2011 avendone già beneficiato". Di qui l'invito a "valutare bene" gli effetti delle loro decisioni. Se infatti da Bruxelles fanno capire che altri aiuti di stato sono da escludere visto che, in ogni caso, sarebbero bloccati dalla corte di giustizia europea, Letta ai microfoni del Gr1 ha spiegato come il governo "abbia fatto di tutto per evitare che la trattativa saltasse". Rispetto alla proposta di Air France il sottosegretario, che ieri mattina ha partecipato ad una riunione con il premier Prodi e il ministro dell'economia Padoa-Schioppa, ha detto che è l'unica sul tavolo e "prima di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte". In serata, dall'Egitto il premier Prodi ha spiegato che l'incontro di domani sarà tenuto da Letta "perché è lui che cura questa vicenda". Alla riunione ? che vedrà la partecipazione anche dei ministri Bersani, Bianchi e Damiano ? sono stati convocati le nove sigle di categoria (Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl Ta, Sdl, Anpac, Up, Avia e Anpav). La reazione del leader della Cisl Raffaele Bonanni non tarda al arrivare: "Non mi aspetto grandi stravolgimenti al piano, ma aggiustamenti sì". Bonanni, secondo cui a far scappare Spinetta è stata la politica, ha spiegato che "se mi si chiede di firmare un accordo in una trattativa la trattativa ci deve essere. Solo in una campagna elettorale si può accettare una discussione così strampalata secondo la quale ci si chiede di firmare un accordo in bianco". È saltato, invece, l'incontro di oggi tra sindacati e Alitalia, che ha cancellato l'appuntamento che avrebbe dovuto esaminare eventuali modifiche al piano stand alone. La compagnia di bandiera, che non ha fornito nuove date per la riconvocazione pur assicurando che avverrà al più presto, ha preso la decisione dopo la convocazione del vertice tra il governo e le organizzazioni sindacali che hanno espresso il loro disappunto. E se i sindacati ritengono che sia ancora possibile raggiungere un accordo con Air France dopo le elezioni, non c'è dubbio che il calendario della privatizzazione sia condizionato dai conti della compagnia di bandiera che, come ha ricordato la scorsa settimana il ministro Padoa Schioppa, rischia il commissariamento. Ieri il ministro per lo sviluppo economico Bersani ha spiegato che si sta lavorando per un accordo e non per un commissariamento, mentre il collega del lavoro Damiano ha invitato i sindacati a non tirare la corda: "C'è il rischio che si spezzi". Ad auspicare che il nuovo governo si interessi alla vicenda Alitalia è stato il ministro Ferrero, mentre il vicepremier D'Alema si è augurato che "il negoziato si concluda positivamente, offrendo una prospettiva a questa grande azienda. Una prospettiva imprenditoriale e non un comizio. Le aziende non si salvano con i comizi. Bisogna investire dei soldi, avere un piano industriale e credo che queste cose Berlusconi dovrebbe saperle". Infine, il titolo da oggi torna in Borsa dove è stato sospeso dalle contrattazioni negli ultimi sei giorni.

Torna all'inizio


La casta dei manager dà scacco matto ai politici ma pochi italiani se ne indignano e chiedono conto (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, il Giornale di Berlusconi ha denunciato che, a fianco agli sprechi della Casta politica, ci sono gli sprechi della Casta degli "inamovibili", e cioè dei dirigenti sindacali. Immagino che la denuncia sia fondata e che nell'immaginario collettivo quegli inamovibili vengano individuati solo nei dirigenti Cgil, Cisl, Uil e non anche nella pletora dei sindacati di destra, indipendenti, autonomi, ultra corporativi (i tassisti saranno addirittura rappresentati in parlamento) che frantumano ogni politica d'interesse generale. Perché il Giornale se ne accorge solo adesso? MAGDA ROSSOTTI, MILANO Cara Magda, lei ricorderà un piccolo illuminante particolare. Nel luglio 1993, a cinquant'anni dalla caduta del fascismo e dal ripristino delle libertà politiche e sindacali, la redazione del Giornale decise di indire il primo sciopero del quotidiano fondato da Montanelli venti anni prima. L'orrore di lettori, consiglieri, amministratori, proprietari per l'insulto al sacro mito dell'Antisciopero fu tale che per giorni la direzione fu sotto pressione perché proibisse lo sciopero. Come sa, mi si propose, in assenza di Montanelli, di fare un giornale di poche pagine, con una diecina di capiservizio e redattori disponibili. Naturalmente non lo facemmo: perché da democratici credevamo nello sciopero e da professionisti conoscevamo lo stato arcaico delle tecnologie in cui versava l'azienda. C'è dunque una lunga tradizione di odio antisindacale (disprezzo per i "dipendenti") in vaste plaghe del Nord, anche se ora molti "dipendenti" sono lieti di votare per chi li disprezza: forse delusi da chi li ha difesi probabilmente male. Costoro, i difensori, si sono trasformati in una delle tante caste del paese oggi nel mirino. Dopo il successo del libro di Salvi e Villone I costi della politica e l'exploit di quello di Rizzo e Stella La Casta, molti imitatori hanno cercato di riproporre il problema in altri quartieri di Castopoli, come Bacialli sulla Casta stampata ecc. Si scopre dunque la casta dei sindacalisti, che è più vecchia di quella dei politici e contestata sin dai tempi del pansindacalismo sia dai nostri giornali di destra che dai giovani di sinistra. Tutti però continuano a fingere che non esista la Supercasta di tutte le Caste, quella dei dirigenti di azienda e dei manager, i cui emolumenti supergalattici ridicolizzano quelli di politici, sindacalisti, giornalisti, ecc. ecc. C'è voluto Il Sole-24 Ore, giornale della Confindustria, per denunciare la Casta dei manager. L'ha fatto in un editorialino del 30 marzo a pagina 10: per i vertici aziendali ? scriveva ? "il 2007 è stato un anno d'oro. Tra super-stipendi, bonus e stock option, i top manager di banche, industrie e imprese di servizio hanno messo in cassa cifre da capogiro, spesso meritate ma, in alcuni casi, anche molto distanti dal valore creato per gli azionisti". A chi fosse sfuggito Il Sole-24 Ore, Edmondo Berselli offre una sintesi di detto panorama e alcuni nomi e relativi commenti sul numero in edicola de l'Espresso. Un commento dice: "Catastrofiche gestioni delle ferrovie si sono tradotte in buonuscita sensazionali; tragiche corresponsabilità in casi penosi come quello dell'Alitalia hanno visto correre stipendi da fiaba". Per carità, non vogliamo buttare benzina, men che meno in una campagna elettorale senza fiamme. Vogliamo solo sperare che cento italiani su 47 milioni di elettori si ricordino che non sempre i cosiddetti tecnici sono una riparazione ai danni (morali e non solo) dei politici e dei sindacalisti. E non ripongano troppi sogni nell'antipolitica.

Torna all'inizio


Il Sole 24 Ore spiega l'Italia con i numeri (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

S C R I P T A M A N E N T Il Sole 24 Ore spiega l'Italia con i numeri PANORAMIX I ritardi italiani È una questione di qualità. E di quantità. Scrive nel commento di prima pagina sul Sole 24 Ore Adriana Cerretelli: "Stando agli ultimi dati comparativi europei, la Francia è in testa con 1.893 km di ferrovie superveloci, segue la Spagna con 1.552, la Germania con 1.300. Con 562 km l'Italia ne ha un terzo in meno della Francia, meno di metà della Germania, per tacere del fresco patrimonio spagnolo. Di binari ne abbiamo in tutto 16.545 km, un po' più della Spagna con 14.452, poco più della metà della Francia (29.286) e ben lontano dalla Germania (oltre 34mila)". I numeri sono anche noiosi ma a volte insostituibili per cogliere fino in fondo il deficit di infrastrutture di trasporto nel quale siamo sprofondati. Numeri allora a go go: "Prendiamo le autostrade", prosegue Cerretelli prendendo i dati di fine 2005: "con 6.542 km siamo il fanalino di coda tra i maggiori paesi europei. La rete francese arriva a 10.804 km, battuta da quella spagnola con 11.432 e da quella tedesca con 12.383". Si può proseguire con gli aeroporti e con gli aerei in servizio. "Le infrastrutture per lo sviluppo economico non sono un optional. Non lo sono soprattutto per un paese come il nostro, che la catena delle Alpi divide dal resto d'Europa e dal grande mercato unico!. Così la questione della Torino-Lione è sempre lì, immobile, "un cappio al collo delle nostre potenzialità di crescita economica "; così (panoramix usa e continuerà a usare il punto e virgola, nda) la scelta del traffico merci da spostare dalle gomme alle rotaie "rischia di scoppiarci tra le mani" perché "la data del 2020, data entro la quale dovranno essere realizzate le reti transeuropee, è dietro l'angolo". Tocca alle Ferrovie muoversi, tocca ai governi agire per favorire tali irrinviabili scelte. Conclusione: "Con le potenzialità del nostro turismo, nonostante tutte le nostre carenze, restiamo un boccone molto ambito in Europa. Visto che il disastro Alitalia è sotto gli occhi di tutti, sarebbe saggio tentare di evitarne altri. Il tempo stringe ma i recuperi sono sempre possibili. Ancora una volta la lezione spagnola insegna". Da noi, però, "il leader del principale schieramento avversario" si è buttato sul Ponte, quello dello Stretto. Opera saggiamente non citata tra le priorità dal Sole 24 Ore. Buste paga a confronto Siccome i numeri sono noiosi ma aiutano a capire, questa rubrica diventa per un giorno monografica e cita un altro interessante articolo pubblicato ? sempre in prima pagina, dal quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli. "Su 200 autobus di linea che attraversano la provincia di Venezia ? scrive Claudio Pasqualetto ? campeggeranno per tutto il mese di aprile numeri che riassumono rabbia e preoccupazione. Sono le cifre del salario di un lavoratore italiano raffrontato con quello di uno spagnolo, di un inglese e di un irlandese". Eccoli allora i numeri: "La base di partenza è uguale per tutti: i 2.400 euro che ciascuno costa all'azienda. Nelle tasche dell'italiano, però, ne arrivano solo 1.298, in quelle dello spagnolo 1.466, dell'inglese 1.582, dell'irlandese addirittura 1.865". A promuovere la campagna è stato il comitato Pmi di un'industria di Venezia. Va aggiunto un ulteriore dato (siamo sempre ai numeri): di quei 1.298 euro medi mensili solo 796 sono realmente spendibili perché gli altri vengono rosicchiati da Iva, accise, imposte e tasse varie.

Torna all'inizio


Il re si diverte - piero ottone (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti IL RE SI DIVERTE PIERO OTTONE La campagna elettorale di Silvio Berlusconi suscita stupore: è frivola. Manca la grinta di altri tempi; manca l'entusiasmo, manca il furore. Solo in queste ultime ore abbiamo visto qualche ritorno di fiamma, qualche aggressività, tipica di altri tempi. Fino all'altro giorno, tuttavia, abbiamo visto un Berlusconi tutto diverso, quasi giocherellone. Come si spiega? Che il personaggio sia avanti negli anni, lo dice l'anagrafe: ma giustamente c'è chi osserva che altri personaggi, alla sua età, fecero meraviglie. Lui non le fa. Che dia segni di stanchezza, se ne è accorto anche John Lloyd, un osservatore acuto ma lontano, come avete potuto leggere nel suo articolo di venerdì scorso. Ma Lloyd fa a Berlusconi troppo onore, quando attribuisce certe sue frasi, certe sue trovate a una cultura politica vecchia, tipica di un uomo di altri tempi. Berlusconi, imprenditore geniale, è privo di cultura politica, vecchia o nuova. Da parte mia, conoscendo il personaggio da tanti anni, offro una chiave di lettura più semplice, più elementare. Berlusconi in questi giorni ha deciso di divertirsi. E si diverte. Dice quel che gli passa per la testa, al solo scopo di suscitare meraviglia, e magari qualche risata, come chi, in compagnia, vuole attrarre l'attenzione su di sé, e fare colpo. Dice quel che gli passa per la testa, improvvisa. Un giorno dichiara che avrà al senato trenta seggi di maggioranza: così spaventa gli avversari. Il giorno dopo afferma che al senato ci sarà il pareggio: altro argomento di conversazione. L'Alitalia è di scena? Dice che è un peccato darla agli stranieri, ci sarà pure, basta cercarla, una cordata italiana, magari coi suoi figli: poi la cordata non c'è, i figli impauriti dicono di no, ma lui se ne infischia e passa ad altro argomento. Ogni dichiarazione ha il solo scopo di suscitare interesse e divertire: divertire chi la fa e chi la ascolta. Parla a vanvera. Il divertimento è anche più evidente quando sono di scena le donne (il personaggio è molto sensibile, in questa età del tramonto, al fascino femminile). E la sceneggiata con la mozzarella, fare finta di svenire perché ha inghiottito un boccone di mozzarella alla diossina? E la battuta con la ragazza in precariato: sposi un miliardario come mio figlio? Lì lo scopo del divertimento è ovvio, è dichiarato. Le roi s'amuse: il re si diverte. Resta da chiedersi perché il nostro personaggio abbia deciso, in questo frangente della sua e della nostra esistenza, di divertirsi. La risposta è facile. La prima volta, lo abbiamo detto tutti, il movente era drammatico: debiti con le banche, procedimenti giudiziari. Si prospettavano processi, prigione, fallimenti, tragedie. La politica, allora, era la fuga da quei pericoli. C'era anche, l'ho sempre sostenuto, una componente nobile: l'illusione di salvare il paese, con l'abilità dell'imprenditore che ha successo. Ma adesso, quindici anni dopo ? I pericoli, fallimento e prigione, sono scongiurati. L'illusione di salvare il paese si è rivelata una chimera. Anche l'emozione di essere un personaggio sulla scena internazionale, a tu per tu con i grandi della terra, Blair, Bush, Putin, ha perso il fascino: l'ha vissuta, non lo emoziona più. Che cosa lo motiva, oggi ? Berlusconi è motivato da un obiettivo meno drammatico: dimostrare che se vuole può ancora farcela; può essere eletto per la terza volta, come la Thatcher, come Blair; può passare alla storia. L'ha detto l'altro giorno, senza dare troppa importanza alla faccenda. E' tutto. In queste circostanze, nell'ultima campagna elettorale della sua vita, si diverte. Fa lo spiritoso. Spara di volta in volta quel che gli passa per la testa. Sconcerta gli avversari. Rivela tutto il suo disprezzo per quei compagni di cordata (i Fini, i Casini) che non hanno mai saputo fargli fronte. Oggi dice e domani nega: importante è divertirsi. Se va male, pazienza: tutt'al più ci sarà lo stallo. Se va bene, avrà il diritto di tornare a Palazzo Chigi: possibilità che però potrà lasciar cadere, perché conosce l'emozione di incontrare i grandi della Terra, e sa che il mestiere del governante è una seccatura. Un Draghi o un Letta sarà pronto a subentrare. Forse, c'è anche un piacere sadico, in questa vicenda: prendersi gioco di un'intera nazione, e farla franca. Il paese è in crisi profonda, ma lui si esibisce con le battute, allo scopo di divertirsi. Possibile che gli italiani ci caschino? Mussolini aveva detto: governare gli italiani non è difficile, è inutile. Adesso, questo epigono dice: governare gli italiani non è una cosa seria, è una farsa. Se gli italiani non se ne avvedono, dobbiamo concludere che il Paese è spacciato.

Torna all'inizio


Maltempo forti disagial "Colombo" (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

AEROPORTO IN TILT Nove i voli in arrivo nel capoluogo dirottati su altri scali per scarsa visibilità e vento 10/04/2008 GENOVA. Il maltempo che si è abbattuto su Genova nel pomeriggio di ieri ha provocato disagi anche all'aeroporto cittadino Cristoforo Colombo. A partire dalle prime ore del pomeriggio, fino alla serata, sono stati nove i voli in arrivo dirottati su altri scali. Quattro di questi sono atterrati a Pisa: si tratta del volo Ryanair proveniente da Londra, previsto per le 12.55, il volo Airone da Roma delle 13.40, il volo Airone da Catania delle 16.55, il volo Air Dolomiti da Monaco di Baviera in arrivo alle 17.15. Sono invece atterrati a Torino i voli Air Dolomiti da Monaco di Baviera (in arrivo alle 14.35) e i voli Alitalia da Roma delle 14.45 e delle 18.20 e il volo Airone delle 18.20 da Roma. Infine, è atterrato a Milano Malpensa il volo Belle Air in arrivo a Genova da Tirana alle 19.50, mentre il volo Airone proveniente da Napoli è stato cancellato. Regolarmente a Genova è arrivato il collegamento Air France da Parigi previsto alle 17.50 e atterrato invece alle 18.45. I piloti degli nove voli dirottati hanno scelto di non atterrare a Genova per motivi legati alle condizioni di maltempo, e precisamente per scarsa visibilità orizzontale e verticale, per raffiche di vento e per presenza di nuvole basse. L'aeroporto genovese, in ogni caso, non è stato chiuso. 10/04/2008.

Torna all'inizio


Alitalia e governo ci riprovano con i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Doppio appuntamento L'esecutivo oggi riporta al tavolo le nove sigle sindacali, che martedì incontreranno anche i vertici dell'azienda 10/04/2008 Roma. Alitalia: la parola torna ai sindacati. Il destino della compagnia di bandiera fa rotta oggi su palazzo Chigi, dove il governo incontrerà le nove sigle sindacali impegnate fino a una settimana fa nella trattativa con Air France, che non ha chiuso del tutto le porte del negoziato ma è disposta a tornare solo se ci sarà il via libera sindacale al piano di Jean-Cyril Spinetta. La svolta ci sarà solo dopo il voto. Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, avverte che l'incontro di oggi "è importante per definire alcuni orientamenti". Con i conti di aggiornati sul tavolo, i sindacati si trovano ormai a un bivio cruciale: devono scegliere tra un'intesa in tempi rapidi con l'unico compratore ancora su piazza o rischiare di imboccare la strada tortuosa del commissario, se non del fallimento. Il governo mettere i suoi interlocutori davanti a questa alternativa perché altre non ce ne sono. Poi, martedì 15, il confronto riprenderà alla Magliana, tra l'azienda e i sindacati. "Il tempo delle analisi è finito. E ai sindacati rivolgo un appello: non facciano mosse azzardate. Fuori dalla trattativa con Air France, c'è solo la prospettiva del fallimento", fa presente il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che fa parte della delegazione governativa su Alitalia guidata da Enrico Letta. A palazzo Chigi, non ci sarà invece il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, in viaggio verso Washington per il vertice G7. Ma in compenso ci saranno i dati sfornati l'altro giorno dal Consiglio di amministrazione della Magliana: in cassa sono rimasti ormai 170 milioni di euro, che consentono di rimanere in pista si e no per altri due mesi, se si considera che, solo a febbraio, l'azienda ha bruciato 102 milioni. C'erano anche 69 milioni di crediti Irpeg, incassati il 2 aprile, ma sono stati prosciugati dalle spese per il carburante (sempre più caro) e altro. Un segnale positivo arriva da Epifani, che dice: "Spero che riprenda rapidamente il confronto con Spinetta. Vogliamo contribuire a risolvere seriamente il problema di Alitalia, ma Air France deve ascoltare anche le nostre ragioni". Dopo il voto, la partita entrerà nel vivo e richiederà uno sbocco, in un modo o nell'altro. Il cda di Alitalia ha lanciato anche un altro allarme, oltre a quello sulla liquidità a disposizione: bisogna fare in fretta perché l'azienda ha bisogno di "un consistente apporto finanziario" per rimanere in piedi. Un riferimento esplicito sia ai capitali freschi che Air France si è impegnata a portare in dote sia al prestito ponte di 300 milioni, garantito dal Tesoro, che potrà essere erogato con il placet dell'Ue solo se verrà firmato un contratto con Spinetta. "Se facessimo un accordo, sarebbe poi difficile per tutti farne a meno. Senza un accordo, tutto può cambiare", osserva Epifani. Tutto può cambiare. Ma un accordo tra sindacati e Air France non potrebbe invece essere buttato nel cestino neanche da Silvio Berlusconi, che continua a patrocinare una cordata italiana, dai contorni ancora incerti: "Ho fatto un appello. Mi ha risposto un numero enorme di imprenditori. Ho ricevuto persino una lettera di un artigiano che mi ha inviato un assegno di 150 euro per Alitalia". La cordata, se davvero c'è, richiederà però tempi non brevi, peraltro dopo la rottura definitiva con i francesi: qualcosa di più concreto si vedrebbe solo alla fine di maggio, in coincidenza con l'ingresso a palazzo Chigi del nuovo governo. L'azienda ci arriverebbe con l'acqua alla gola, sempre che i conti non impongano un commissario nominato per venderla pezzi (legge Marzano) o per liquidarla (legge Prodi). Ecco perché, realisticamente, Giulio Tremonti non esclude un'intesa con Air France purchè"tenga conto del mercato italiano". L'impressione peròè che ci siano margini solo per una firma, non per un'altra trattativa. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 10/04/2008.

Torna all'inizio


Brebemi e tav sono le priorità per favorire anche i pendolari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Milano Pirovano, Lega Nord Brebemi e Tav sono le priorità per favorire anche i pendolari Ettore Pietro Pirovano, candidato per la Lega al collegio Lombardia 1 della Camera. 1) Trovare qualcuno che faccia partire gli aerei per destinazioni interessanti per il Nord Italia e le sue imprese. Malpensa può vivere da sola ma se restasse Alitalia sarebbe meglio, è un patrimonio che sarebbe bene non disperdere. Non sono contro Air France ma contro una vendita fatta così. 2) Linate è un aeroporto molto comodo ma lo scalo principale dev'essere Malpensa. 3) Le priorità sono Brebemi e Tav. La Brebemi l'ho seguita per anni, come parlamentare e sindaco di Caravaggio. I lavori cominceranno nel giugno 2009 e termineranno nel giugno 2012 come previsto, perché i privati finanziatori guadagneranno solo con i pedaggi. Altrettanto importante la Tav, benché si fermi a Brescia e, non arrivando a Verona, non si colleghi al Brennero. Inoltre sono stati stornati 3 dei 5 miliardi di finanziamento del Cipe. Importante la Pedemontana: unisce zone per raggiungere le quali, attualmente, si deve passare per Milano. 4) La risposta è ancora la Tav, che oggi è alta capacità più che alta velocità. La Tav raddoppia i binari, fa correre più treni. Ne beneficeranno anche i convogli dei pendolari.

Torna all'inizio


Subito il federalismo fiscale così faremo nuovi investimenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Milano Pagliarini, La Destra Subito il federalismo fiscale così faremo nuovi investimenti Giancarlo Pagliarini, candidato indipendente della Destra, capolista al Senato in Lombardia e Veneto. 1) Far fallire l'Alitalia, così si possono rinegoziare gli accordi bilaterali sul numero dei collegamenti aerei fra Paesi. Detto altrimenti, si deve liberalizzare, in modo che ogni compagnia possa fare la rotta che vuole. è assurdo che al Nord, per andare in Argentina, si passi da Fiumicino. 2) No, sarebbe una sciocchezza. Qui c'è un mercato enorme, basterebbe che la politica si togliesse di torno e ci fosse più mercato. 3) Premesso che le risorse ci sono ma finiscono a Roma, non si può fare un ordine di priorità perché tutte le nuove infrastrutture sono vitali come l'aria che respiriamo. Lo si capisce dal fatto che gli stranieri non investono da noi. Non ci sono infrastrutture e c'è troppa politica. La Dell, per la sua sede europea, sceglie Montpellier, mica Milano. 4) Cambiare la Costituzione per avere il federalismo fiscale. Solo portando le responsabilità a livello locale si può pensare ai problemi della gente, pendolari compresi. Potrà non sembrare, ma non esiste una risposta più tecnica e specifica di questa anche per le ferrovie. Solo il 22% delle tasse rimane sul territorio.

Torna all'inizio


Liberare gli slot a malpensa ma anche collegarla meglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Milano Caputo, Partito socialista Liberare gli slot a Malpensa ma anche collegarla meglio Roberto Caputo, capolista del Partito socialista al Senato in Lombardia. 1) Bisogna liberare gli slot, trovare assolutamente nuovi vettori, non far dipendere Malpensa dalla crisi di Alitalia. Ma anche razionalizzare il sistema aeroportuale lombardo che ha troppi aeroporti perché Malpensa possa essere un hub. Aggiungo che bisogna anche migliorare le infrastrutture di collegamento a Malpensa, perché ancora oggi non vi è un collegamento ferroviario con la stazione Centrale. 2) Questo è un falso problema. Linate può essere un importante city airport, con navette che raggiungano città italiane e alcune capitali europee. 3) Assolutamente la Pedemontana. Poi le metropolitane milanesi, Milano su questo ha un ritardo incredibile e l'unico modo per bloccare lo smog nell'area è fare nuove linee di metrò. Terzo punto, la Brebemi che liberebbe la Milano-Bergamo oggi assolutamente intasata. 4) Questo è un compito che riguarda molto la Regione Lombardia, che finora ha fatto poco. Bisogna rinnovare completamente il parco treni, vecchio e obsoleto. Ridare slancio alle Ferrovie Nord e vigilare attentamente su Trenitalia. E se Trenitalia non rispetta gli accordi, meglio rivolgersi a un privato.

Torna all'inizio


Sistema aeroporti da rivedere ma linate non è un problema (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Milano Formigoni, Pdl Sistema aeroporti da rivedere ma Linate non è un problema Roberto Formigoni, capolista al Senato del Pdl in Lombardia. 1) Liberare i diritti di volo trattenuti da Alitalia. è inaccettabile che il governo non abbia ancora respinto la pretesa iugulatoria di Air France di tenerli inutilizzati. 2) Negli ultimi anni Malpensa ha continuato a crescere come passeggeri e merci. La concorrenza con Linate è un falso problema. Certamente è necessario ridiscutere l'organizzazione del sistema aeroportuale, ma quando la Regione è intervenuta con una legge per mettere ordine è stata stoppata dal governo Prodi. 3) Non ci sono priorità, ma i fatti. Grazie all'idea di Regione Lombardia di una società mista Ministero-Regione per gestire le concessioni i progetti sono andati in porto e aprono i cantieri: a giugno 2009 quello della Brebemi, a marzo 2010 quello della Pedemontana. Abbiamo finanziato le grandi opere stradali con 8 miliardi di euro, solo uno del governo. 4) Comprare nuovi treni e moltiplicare le linee. Come ha fatto Regione Lombardia: 688 milioni di euro per 78 nuovi treni. L'anno scorso abbiamo inaugurato il quadruplicamento di Cadorna, il prossimo anno avremo il collegamento tra la stazione Centrale e la stessa Cadorna (più treni per Malpensa).

Torna all'inizio


Giornata fiaccaa piazza affari (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il commento MILANO. Seduta fiacca per Piazza Affari che alterna fasi deboli a momenti in lieve rialzo. Al termine delle contrattazioni il Mibtel segna -0,11% a 25.529 punti e lo S&P/Mib -0,10% a 33.640. Indici condizionati dall'Fmi che prevede un rallentamento della crescita del Pil mondiale. Per Alitalia tonfo del 21% al rientro in Borsa, Fiat sopra i 15 euro, bene la Juventus (+7,11%) su voci d'acquisto di quote da parte di Severstal. 10/04/2008.

Torna all'inizio


Italia, addio maglia nerasolo con riforme strutturali (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Massimo baldini La revisione al ribasso delle stime di crescita per l'Italia da parte del rapporto 2008-09 del Fondo Monetario Internazionale era stata anticipata già alla fine della scorsa settimana, quindi non giunge come una novità. Solo tre mesi fa l'Fmi prevedeva per l'Italia una crescita del pil allo 0,8%, oggi stima solo un più 0,3%, sia per quest'anno che per il successivo. Come al solito, siamo la maglia nera d'Europa. Per tutti i Paesi del vecchio continente infatti le previsioni sono state riviste in negativo, ma per nessuna sono così basse: Francia e Germania dovrebbero crescere dell'1,4%, la Spagna dell'1,8%, il Regno Unito dell'1,6%. Numeri non eccezionali, ma sempre molto superiori allo zero, di fronte ai quali il nostro 0,3% davvero spicca in negativo. Si conferma la tendenza degli ultimi 15 anni: cresciamo in media dell'1% in meno rispetto ai nostri vicini, il che significa che l'economia europea deve andare proprio molto bene perché anche i nostri redditi possano crescere. Il governo italiano è più ottimista, anche se non di molto: prevede infatti per quest'anno una crescita dello 0,6%. Le stime del Fmi sono state contestate, qualche giorno fa, dalle massime autorità di politica economica d'Europa: sia il presidente del gruppo europeo dei ministri delle finanze, Juncker, che il governatore della Banca d'Italia Draghi, ad esempio, le hanno accusate di eccessivo pessimismo. Ieri anche Montezemolo si è aggiunto al coro delle critiche. I governanti d'Europa sono molto più preoccupati dell'inflazione rispetto alla crescita, o almeno così dichiarano. A Washington, dove il Fmi ha sede, spaventa molto di più la prospettiva di una recessione globale, forse perché i ricercatori del Fondo hanno davanti agli occhi l'esempio della prima economia del mondo ormai in recessione. Nessuno dubita ormai del fatto che la crescita economica negli Stati Uniti sia attualmente negativa, ma ci sono ancora moltissimi dubbi sulle sue dimensioni: è solo un breve rallentamento oppure una crisi severa? Malgrado le enormi perdite finanziarie associate alla crisi del mercato immobiliare e di quello dei mutui, finora gli indici della borsa americana sono scesi poco rispetto ai massimi di un anno fa, segno che l'incertezza circa le ripercussioni reali della crisi finanziaria è per il momento notevole. Dovremo ancora pazientare qualche settimana per conoscere i dati sull'economia Usa e fino a quel punto tutte le opinioni sono legittime, anche se chi parla di una nuova crisi del '29 dovrebbe riflettere a lungo su ciò che dice. Malgrado le divergenze di interpretazione, resta il dato di fondo per noi più rilevante: l'Italia cresce molto meno degli altri Paesi europei, non della Cina. Le ragioni sono note e sono di tipo strutturale. Rifarne l'elenco sarebbe tedioso. Basti però dire che di questi problemi non si è parlato affatto per tutta la durata della campagna elettorale. Non si ricordano infuocati dibattiti sulla riforma della scuola o sui meccanismi di funzionamento della giustizia (a parte battute di pessimo gusto sulla sanità mentale dei magistrati), nulla sui modi per favorire la competitività della imprese o per ridurre il debito pubblico. Molto si è invece discusso dell'Alitalia, che è solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo, oppure di come tagliare le tasse o aumentare la spesa pubblica: panem et circenses quindi, come nelle peggiori tradizioni elettorali. Il rischio è che il vincitore si disinteressi delle riforme strutturali arrendendosi, senza dircelo, al declino. Avremmo invece bisogno di serie riforme di struttura, ma forse le faremo solo quando saremo di fronte al concreto rischio di una crisi di sistema. Accadde così nel 1993, quando la prospettiva di un collasso dei conti pubblici ci spinse a riformare le pensioni e, dopo pochi anni, al risanamento necessario per aderire all'euro. Adesso non c'è il rischio di una crisi dei conti pubblici, come lo stesso Fmi riconosce: il deficit dovrebbe assestarsi attorno al 2,5% del pil, anche se è improbabile che scenda ancora, se nei prossimi 24 mesi la nostra crescita reale sarà vicina allo zero. Proprio ieri la Banca d'Italia ha comunicato che il debito pubblico è aumentato nell'ultimo anno di circa 30 miliardi. Sembra tanto, ma non dobbiamo preoccuparci della dinamica dei valori assoluti, perché ciò che conta per la sostenibilità del debito è il suo andamento relativo a quello del pil, e visto che quest'ultimo è cresciuto di circa il doppio nello stesso periodo, il peso del debito sul pil continua a diminuire. Una eredità da non disperdere per il prossimo governo. 10/04/2008 l'ereditàL'aumento del debito pubblico non preoccupa, perché anche il pil è cresciuto 10/04/2008 il dibattitoMolto si è discusso dell'Alitalia, che è solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo 10/04/2008 dalla prima pagina A questa istruttiva ricostruzione della universale retorica sportiva si potrebbe utilmente aggiungere un accenno al "Fardello dell'Uomo bianco". Si tratta di un interessante saggio poetico di Rudyard Kipling (grande scrittore ma anche discreto razzista) che può agevolmente essere letto come manifesto del colonialismo europeo, perché rivendica il dovere degli uomini di pelle chiara e in particolare degli anglosassoni di introdurre dovunque nel mondo (in balia di una immorale barbarie appena si esce dall'Occidente) i principi etici del vivere civile. Oggi non è facile negare che, ad esempio nella conquista dell'India, dietro questi sublimi ideali morali si muovessero brutali interessi economici. Ma stupisce constatare come, a dispetto di questa diffusa consapevolezza, l'Occidente non rinunci, nemmeno oggi, ad usare la lunga bacchetta del moralismo civile per promuovere i suoi interessi commerciali, assai meno eleganti e snelli. Forse ci siamo dimenticati di qualche passaggio. Dovrebbe essere chiaro ormai che nella cultura dei diritti umani si intrecciano e si confondono i due culti opposti dell'eguaglianza e della differenza. Sappiamo grosso modo che cosa significa eguaglianza, ma non sappiamo (o preferiamo non sapere) come nella parola "libertà" si nasconda il valore delle irriducibili diversità che differenziano e separano gli individui e per conseguenza i popoli. Persa per strada la fraternità, che si è pervertita nei nazionalismi o sublimata nei solidarismi di varia ispirazione, la rivoluzione francese ci ha dunque lasciato in eredità un binomio di contrari roso da un dissidio nascosto ma fortissimo: eguaglianza di tutte le differenze. Gli uomini dovevano essere liberi perché diversi, ma la loro differenza andava misurata su traguardi comuni, di partenza e di arrivo: leggi eguali per tutti, pari opportunità, sollecitudine sociale per chi rimaneva indietro, eccetera. Dal liberalismo al socialismo al comunismo, l'Occidente ha tenuto insieme (almeno nelle teorie e negli ideali conclamati) i due destrieri della modernità facendoli correre a frustate sotto il giogo del conformismo, della retorica o del totalitarismo. Fino a una quarantina di anni fa. Poi qualcosa è cambiato. Forse per la sotterranea influenza del quaccherismo, nei campus americani si è prodotto un rovesciamento, inizialmente non percepito e quasi inavvertibile, della formula. Alla quale la rivoluzione americana aveva silenziosamente aggiunto un'altra carica esplosiva: il pursuit of happiness, il diritto alla felicità. Prima della rivolta di Berkeley il libertarismo anarchico di Henry David Thoreau aveva già annunciato il rovesciamento. Ma dopo l'irruzione dello strutturalismo e del de-strutturalismo, di Claude Lévi?Strauss, di Michel Foucault e di Jacques Derrida, la carica è scoppiata e, a dispetto di Emmanuel Levinas e del "fascino dell'altro", la formula dell'Occidente è diventata "differenza di tutte le eguaglianze". Il che significa: le civiltà e gli individui possono anche equivalersi, ma ciò che conta è la irriducibile diversità del loro scheletro identitario. Questa esplosione ha creato la sensiblerie radical-chic dei liberal americani, che, arrivata in Europa negli anni '70, ha sovrapposto la sua rivoluzione di costume all'ispirazione sociale della sinistra. Da allora tutti i messaggi culturali in arrivo dall'altra sponda dell'Atlantico dimostrano che gli ingredienti di quella rigogliosa salade niçoise che è stata un compendio del mondo si stanno separando, come nelle maionesi impazzite. Tutte, tranne una, che le ha dominate e unificate in uno slancio aggressivo mai visto prima: l'economia capitalista, vecchia creatura del mondo anglosassone. La quale ha vissuto fino a ieri una seconda giovinezza, con l'high tech, l'elettronica, la e-economy e la new economy. La grande finanza globalizzata ha esercitato una ferrea dittatura su ogni altra attività umana (religione compresa) e in compenso ha rinunciato ad amalgamare, nella cittadella del pianeta, i soggetti e i popoli che, con il loro lavoro, alimentano la fornace produttiva. Anzi, ha prospettato, con Samuel Huntington, il conflitto di civiltà. Dovunque si evocano etnie, antiche e insuperabili distinzioni. Dovunque si afferma la natura composita e multietnica del nostro passato e del nostro presente, pretendendo di arrivare alla purezza originaria degli atomi iniziali e invocando misure draconiane contro le unificazioni passate (Giuseppe Garibaldi in Italia, Ferdinando di Castiglia in Spagna, Guglielmo d'Orange in Irlanda) e quelle paventate del futuro. Intanto saltano lingue nazionali, tradizioni storiografiche, identità radicate, mentre si affacciano identità da fumetti e dialetti. Soprattutto si cercano i fondamenti delle origini, i traguardi di partenza dei popoli, rintracciando dappertutto "sostrati" dimenticati e scartando i più celebri "superstrati". È sicuro che dall'Ottocento ad oggi la cultura europea, in particolare tedesca, ha sopravvalutato i greci, ignorando e sottovalutando quel che c'era stato prima di loro. La civiltà (con tutto il suo strascico di scienze: dalla geometria all'astronomia) non è nata di colpo dalle rive dell'Egeo. Ma è anche vero che per correggere le iperboli di qualche tedesco convinto di essere greco, molti neri, convinti di essere egizi, chiudono la storia in un ring dove scheletri e mummie del passato devono contendersi la primogenitura della civiltà. Però non hanno tutti i torti, visto che la moderna antropologia sta scovando nelle savane dell'Africa australe conquistadores non meno terribili di Hernán Cortés. E infatti, chi ha sterminato il povero Neanderthal europeo? Chi ha colonizzato il vecchio continente, qualcosa come centomila anni fa? Chi ha portato in giro la caccia e la pesca creando una schiatta di uomini che, attraverso mille mutazioni di colore e di forma, avrebbero poi inventato la ruota, gli ideogrammi, l'alfabeto, l'agricoltura, la fusione del ferro, la stampa, e dopo millenni (ormai irriconoscibili e bianchi) avrebbero anche scoperto l'America? Chi, se non i neri, dai quali provengono tutti gli uomini, di ogni colore, che vivono sulla terra? Quanto all'Europa, è un peccato che Kipling non abbia fatto in tempo a scoprire la verità, che forse non gli piacerebbe. Dopo l'ultima guerra che l'ha tramortita, l'Europa si sta infatti accorgendo che oggi la sua decantata missione aggressiva, fondata sulle superiori virtù morali, sembra trovarsi dovunque tranne che in Europa, dove per fortuna sopravvive solo l'arroganza offensiva delle parole e dei giudizi. È appunto una fortuna, ma proprio per questo sarebbe ora che se ne accorgessero anche Nicolas Sarkozy e tutti coloro che predicano e praticano una troppo facile pedagogia internazionale. Saverio Vertone 10/04/2008.

Torna all'inizio


ALITALIA, NO AI FRANCESIOK A CORDATA ITALIANA (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Nella campagna elettorale entra il caso Alitalia. Berlusconi si dice contrario all'accordo con Air France (definito "una svendita") e sostiene che presto entrerà in campo una cordata italiana 10/04/2008.

Torna all'inizio


Alitalia torna a piazza affari e precipita - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia torna a Piazza Affari e precipita Oggi vertice sindacati-governo. I pm indagano sulla cordata Baldassarre Il titolo perde il 21%. Dopo il voto l'incontro tra la compagnia e le nove sigle LUCA IEZZI ROMA - Un crollo del 21% ha salutato il rientro del titolo Alitalia alle contrattazioni di Borsa dopo quattro giorni di sospensione. Si è trattato di un ritorno "controllato" con gli scambi limitati ad un'unica asta alla fine della giornata e quindi la discesa a quota 0,395 centesimi, una volta tanto sottratta alla volatilità della speculazione, segnala la difficoltà degli investitori a scommettere sul futuro della compagnia. Il fallimento, per stessa ammissione del Cda, non si può escludere visto che le disponibilità finanziarie (170 milioni più 69 milioni di crediti fiscali) permettono di volare solo "nel brevissimo periodo". Il vero dilemma della Borsa è capire se l'offerta di Air France sopravviverà al cambio di governo e alle resistenze del sindacato. Un passo per chiarire la situazione ci sarà oggi con le nove sigle delle organizzazioni dei lavoratori ricevute a Palazzo Chigi, in pratica l'ultimo atto ufficiale del governo Prodi sull'Alitalia. L'obiettivo della riunione lo ha sintetizzato il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani: "Ci stiamo attivando per fare una ricognizione sulla possibilità che questa rottura sia solo una fase difficile del negoziato e non una rottura". è invece slittato al 15 aprile, dopo le elezioni, il previsto incontro tra azienda e lavoratori. Nei giorni scorsi la mediazione del sottosegretario Enrico Letta ha fatto sì che Air France non chiudesse la pratica dopo aver rifiutato il piano di ristrutturazione proposto dai sindacati. Ora è il momento di chiedere ai lavoratori la disponibilità, in molti casi già emersa, di tornare al tavolo sulla base delle proposte francesi. Oltre a Letta e Bersani ci saranno il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e del Lavoro, Cesare Damiano. Non ci sarà il titolare dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, impegnato a Washington, mentre sarà presente il sottosegretario Massimo Tononi. In preparazione dell'incontro Padoa-Schioppa ha comunque visto ieri Bianchi e Letta che a sua volta in mattina ha incontrato il presidente della compagnia Aristide Police. Il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi ha rilanciato oggi la cordata italiana cui avrebbe già aderito un numero "enorme" di imprenditori. "Un paese - ha detto - come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera. Ho ritenuto mio dovere di cittadino e politico rivolgermi agli imprenditori dicendo: mettete insieme una squadra". Anche se Giulio Tremonti ha negato che ci sia una chiusura preventiva verso Air France: "Stando all'opposizione, non conosco i termini della trattativa. Se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano, un mercato forte perché in Italia c'è tanto turismo, allora si faccia l'accordo. Anche Berlusconi è di questa opinione". Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per aggiotaggio informativo sull'offerta avanzata dalla cordata guidata dall'ex presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, uscito allo scoperto lo scorso agosto e bocciata mesi dopo dal cda di Alitalia.

Torna all'inizio


Franco zantonelli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia FRANCO ZANTONELLI GINEVRA -E se finisse come Swissair? Il primo ottobre del 2001 gli aerei della compagnia di bandiera elvetica rimasero al suolo, senza più neppure i soldi per il kerosene. Il grounding, frutto di una serie inenarrabile di errori, spazzò via una delle compagnie che avevano fatto la storia dell'aviazione civile. Sepp Moser, uno dei massimi esperti del settore aereo, in Svizzera, ha raccontato quel dramma in un libro, Atterraggio di fortuna. Come è stata messa a terra la Swissair. Lo abbiamo intervistato, chiedendogli, innanzitutto, se Alitalia sia, attualmente, nella stessa situazione, in cui si trovò Swissair 7 anni fa. "Si e no. Le cause della crisi sono diverse, ma il risultato è lo stesso. Resta il fatto che, così come Swissair nel 2001, Alitalia ha oggi poche possibilità di farcela. E' troppo inefficiente, ha troppo personale, una flotta troppo grande e una rete di collegamenti troppo estesa". In cassa rimangono 170 milioni di euro. Si rischia il grounding? "Matematicamente questo denaro può bastare per alcuni mesi. Tuttavia bisogna tener presente che i passeggeri si stanno allontanando sempre di più da Alitalia. Il grounding può arrivare da un momento all'altro. Soprattutto nel caso in cui importanti creditori comincino a chiedere la restituzione dei loro soldi". Berlusconi cerca imprenditori pronti ad investire in Alitalia. C'è qualcuno disponibile a credere in un'impresa del genere? "Chiunque sia deve essere straricco e disposto a perdere soldi". L'abbandono di Malpensa è stata una decisione sbagliata? "E' stata inevitabile. Non è pensabile sostenere, economicamente, un secondo hub". Air France comprerà Alitalia? "Hanno fatto una proposta ed è stata respinta. Sarei sorpreso se accettassero altri compromessi".

Torna all'inizio


Bondi incassa la conferma e rilancia - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Bondi incassa la conferma e rilancia "Per Parmalat è l'ora dell'espansione". Fondi esteri in pressing: più dividendi Convocata l'assemblea straordinaria per distribuire più del 50% dell'utile Nel mirino del manager che ha risanato l'azienda acquisizioni in Australia e Africa ETTORE LIVINI DAL NOSTRO INVIATO PARMA - Il braccio di ferro tra Enrico Bondi e i grandi fondi azionisti di Parmalat si chiude per ora con un salomonico armistizio. Il manager aretino ha incassato ieri con una maggioranza bulgara - 27,4% del capitale favorevole, 0,014% contrario - l'ok per un mandato-bis al vertice di Collecchio. Gli investitori istituzionali esteri però hanno chiesto (con una lettera formale sottoscritta dal 12,06% dei soci) e ottenuto la convocazione di un'assemblea straordinaria a cavallo tra maggio e giugno per l'approvazione di una modifica dello statuto che consenta di distribuire più del 50% degli utili. Un modo per essere certi che in caso di nuove transazioni con le banche (con Citigroup si sarebbe in fase avanzata mentre si attendono novità anche da Unicredit e Bank of America) buona parte di queste entrate sia girata direttamente ai soci senza andare ad arricchire il già pingue bottino di cassa a disposizione di Bondi per la prossima campagna acquisti. La tregua a Collecchio arriva dopo mesi di forte tensioni - secondo indiscrezioni legate proprio alla politica di remunerazione dei soci - in cui a un certo punto era sembrato possibile che i fondi presentassero una lista di minoranza per il cda. Ipotesi esplosiva nel caso di Parmalat visto che la frammentazione dell'azionariato e la presenza tra i soci di banche ancora in causa con il gruppo come Jp Morgan e Deutsche Bank avrebbero potuto trasformare la proposta (come dimostrano i numeri dell'assemblea di ieri) in un cavallo di Troia per il ribaltone al vertice contro Bondi. Che ieri ha allontanato ogni ipotesi di trasloco come commissario Alitalia ("non è affar mio"). Così invece non è stato. Anzi. L'armistizio sembra destinato a durare. Bondi ha bisogno dei fondi e del mercato per gestire l'unica public company italiana. I fondi invece hanno bisogno di lui per continuare il pressing sulle banche che ha già portato a transazioni nelle cause per risarcimento danni per totali 1,2 miliardi. E un supporto potrebbe giungere anche da Mediobanca, suo storico alleato presente ieri con una quota oltre l'1% in assemblea. La ritrovata armonia tra soci e vertice di Parmalat dovrebbe consentire anche di avviare senza scossoni la stagione dello sviluppo. "Abbiamo in cassa i soldi che ci consentono di pensare a crescere - ha detto Bondi -. Siamo a una svolta. La fase di stabilizzazione è passata e si apre quella dell'espansione. Abbiamo due linee d'azione: consolidare il portafoglio come stiamo provando a fare in Australia e fare acquisizioni ragionate nei paesi emergenti, come ad esempio l'Africa, che garantiscono margini maggiori". Quanti soldi ci sono a disposizione? Parmalat spa dopo il pagamento dei dividendi 2007 ha circa un miliardo di liquidità cui si aggiunge un potenziale indebitamento fino a una cifra pari due volte il Mol (366 milioni l'anno scorso). Sul futuro però aleggia lo spettro di una scalata per aggiudicarsi un'azienda oggi completamente risanata. Il dossier è sul tavolo di diverse banche d'affari tra cui Lazard che avrebbe già riscontrato interessi in Francia.

Torna all'inizio


Alitalia, la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con AirFrance (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Alitalia, la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con AirFrance di Roberto Rossi / Roma TAVOLO L'incontro è fissato per le 10,30 del mattino. Per discutere del futuro di Alitalia attorno a un tavolo si troveranno da una parte il governo, capeggiato dal sottosegretario Enrico Letta, dall'altra le nove sigle sindacali. Una sedia rimarrà vuota. Quella che del convitato di pietra; e cioè Air France. Che guarderà con attenzione quanto accadrà oggi a Palazzo Chigi. Il governo è chiamato a un compito non facile. Quello di cercare di riaprire un tavolo, tra sindacati e gruppo francese, bruscamente interrotto lo scorso 2 aprile. Ma non solo. Letta, che ieri ha visto il presidente di Alitalia Aristide Police e poi ha fatto il punto della situazione con il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e quello dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, con molta probabilità punterà a strappare ai sindacati una pre-intesa, come base per un nuovo round con i francesi. In sostanza il governo tenterà di fissare quella cornice entro la quale il dialogo possa riprendere. In che modo? In primo luogo, secondo fonti governative, sarà tolto dalla discussione la proposta dei sindacati di far entrare Fintecna nell'accordo con Parigi. In cambio, ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, "vediamo se c'è qualcosa che possiamo fare sulle ricadute della possibile intesa". Come sugli ammortizzatori sociali e sulla cassa integrazione, e più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori dell'Atitech. Questo potrebbe bastare per far ripartire la trattativa. "Spero che riprenda rapidamente il confronto con il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta" ha detto ieri il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. "Vogliamo contribuire a risolvere seriamente il problema di Alitalia - ha proseguito Epifani -, dare prospettive ai lavoratori in un quadro di rilancio industriale della compagnia". Secondo il sindacalista, questo "richiede un confronto tra noi e Air France, che deve ascoltare anche le nostre ragioni". Il raggiungimento di un pre-accordo, magari mascherato da una formula più soft, potrebbe anche permettere al governo di liberare le risorse necessarie per garantire la continuità di Alitalia senza incorrere nelle ire di Bruxelles. Il gruppo ne ha bisogno. Martedì il consiglio di amministrazione dell'aviolinea ha assicurato la continuità aziendale ma ha fatto presente che in cassa le risorse finanziarie disponibili ammontano a 170 milioni (cui si aggiungono 69 milioni del credito verso l'erario incassato il 2 aprile scorso). Per avere un'idea dei margini di manovra, occorre ricordare che al 31 gennaio la liquidità era di 282 milioni, scesa a 180 milioni al 28 febbraio. In sostanza per Alitalia, i cui titoli ieri sono stati scambiati in un'unica fase d'asta con un tonfo del 21%, resta da vivere meno di un mese. Per questo l'incontro di oggi resta cruciale. E ai sindacati, sostenuti ieri dalle rappresentanze dei lavoratori di terra, si è rivolto ieri il ministro Bianchi. "Il tempo delle analisi è finito per questo rivolgo ai sindacati un appello: non facciamo mosse azzardate, al di fuori della trattativa con Air France-Klm c'è solo la prospettiva del fallimento".

Torna all'inizio


Alitalia, soluzione rimandata a dopo le elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 214 privatizzazioni Il 15 l'incontro coi sindacati Alitalia, soluzione rimandata a dopo le elezioni Privatizzazioni. Il 15 l'incontro coi sindacati --> La soluzione per Alitalia è rimandata a dopo le elezioni e, quindi, al prossimo Governo. E mentre oggi i sindacati si siederanno al tavolo con l'esecutivo, la compagnia fissa a martedì 15 aprile la nuova convocazione delle organizzazioni, prevista per ieri e poi annullata. Il leader della Cgil, Gugliemo Epifani, ha auspicato intanto che riprenda rapidamente il confronto con Spinetta e oggi chiederà di "definire alcuni orientamenti". IL GOVERNO Ad assicurare che il Governo "è pronto a fare la sua parte" è stato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi spiegando che "cercherà di sciogliere eventuali nodi e consentire la conclusione dell'accordo" con il colosso transalpino. È probabile che l'esecutivo operi una "moral suasion" perché è difficile possa prendere impegni a 48 ore dalle elezioni. E non è escluso si possa arrivare anche a qualche piccola apertura rispetto all'offerta di Spinetta. Dal fronte politico, Silvio Berlusconi ha ribadito che l'appello agli imprenditori italiani "non è solo una questione di orgoglio" perché "di mezzo c'è l'interesse nazionale". E, ha assicurato, c'è "un numero enorme di imprenditori" pronto a formare una cordata che porti, dopo 3-4 settimane, a una offerta. Ma Giulio Tremonti non ha chiuso la porta ai francesi: "Se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano, con un turismo forte, allora si faccia l'accordo. Anche Berlusconi è di questa opinione", ha detto. Il leader del Pd, Walter Veltroni, si è detto "favorevole alla trattativa con Air France perché si salvi Alitalia, si salvaguardi Malpensa e i posti di lavoro, che a qualcuno non interessano". E ha puntato l'indice su "un'interferenza della politica su una vicenda che dovrebbe essere di mercato" e su "interessi di parte che hanno fatto un disastro". L'INCHIESTA SI ALLARGA Intanto, l'offerta della cosiddetta "cordata Baldassarre" ad acquisire Alitalia, è finita al vaglio della procura di Roma. Nei mesi scorsi i pm della procura capitolina hanno aperto un fascicolo per l'ipotesi di reato di aggiotaggio informativo. La cordata rappresentata dall'ex presidente della Corte Costituzionale entrò in lizza per acquisire Alitalia ad agosto. BORSA A Piazza Affari, intanto, Alitalia è crollata del 21% a 0,395 euro nel primo giorno di contrattazioni dopo la sospensione del titolo per quattro sedute consecutive.

Torna all'inizio


Riconferma per Bondi È un santo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del PARMALAT Riconferma per Bondi "È un santo" L'assemblea di Parmalat conferma Enrico Bondi e il cda uscente alla guida della società per un altro triennio e come prima cosa l'ex manager Montedison dovrà fare i conti con la richiesta di un gruppo di fondi esteri, rappresentativi del 12% del capitale, che chiedono che una quota maggiore dell'utile venga destinata a dividendo. La conferma di Bondi è arrivata con consenso plebiscitario (27,2% del capitale contro lo 0,014% contrario e lo 0,58% astenuto): dopo le incertezze della vigilia il manager aretino ha dunque riscosso l'appoggio incondizionato di fondi e grossi soci, incluse Intesa Sanpaolo (2,4%) e Jp Morgan (2,99%), entrambe oggetto di azioni legali da parte di Bondi ed entrambe ora schieratesi al suo fianco. "Dietro il miracolo della Parmalat c'è un santo - ha scherzato in assemblea il presidente della Parmalat, Raffaele Picella, indicando Bondi alla sua destra - e noi l'abbiamo qui". Un santo malpagato, ha aggiunto riferendosi ai 390 mila euro annui di stipendio che fanno di Bondi uno dei manager meno pagati di Piazza Affari ("ma è un santo e non protesta"). Bondi, a margine dell'assemblea, ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l' impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo". "Il momento del tournaround è finito - ha detto - ora è il momento della svolta: non più stabilizzazione ma espansione".

Torna all'inizio


Evviva il monopolio di Re Silvio e il destino della cagnetta Laika (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Evviva il monopolio di Re Silvio e il destino della cagnetta Laika Paolo Ojetti Probabile che noi si stia sbagliando tutto. Lasciamogli il monopolio televisivo e, se vince, speriamo rioccupi la Rai con i suoi vecchi pretoriani e quelli che troverà strada facendo. Infatti, più l'Altissimo parla, più impazza a destra e a sinistra, più si affanna a promettere, dire e smentire e - ci sia consentito - cazzeggiare, più lo eviti. Ieri, galoppando dalla radio alle televisioni, è riuscito a dire che Veltroni è un imbroglione e manipolerà le schede bianche, riempiendole nottetempo di crocette. Ha aggiunto che il Pd è una riedizione furba del Partito comunista (quello che mangia i bambini, ovvio). Ha respinto sdegnato l'idea di rispettare la Costituzione forse perché ha annunciato ("un'ipotesi di scuola") di voler mandare a casa il Presidente della Repubblica (i Pm sgraditi, quelli vanno al manicomio). Ha ripetuto che lui di cordate per Alitalia ne ha di ogni lunghezza e le srotolerà quando i francesi sloggeranno. E, per la gioia di Fede che non vuole andare sul satellite come la cagnetta Laika ("uccisa dai comunisti"), ha già detto come rimedierà alla presenza abusiva di Rete4: "Farò una legge ad hoc". Chic.

Torna all'inizio


Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è venuta un'idea (forse stupida ) ma non voglio lasciare nulla di intentato. Stavolta l'appello lo faccio io, un'elettrice, e mi rivolgo ai politici, ad alcuni in particolare, che si chiamano Mussi, Angius, Bertinotti, Pecoraro Scanio,Boselli ecc. Siete proprio sicuri di quel che state facendo? Siete certi che al paese convenga che Berlusconi vinca le elezioni e voi possiate conservare la vostra visibilità, le vostre incrollabili certezze ? Siete certi che sia più conveniente fare opposizione ad un governo di destra che abbiamo già provato e di cui portiamo ancora le ferite, piuttosto che al governo amico del centro-Sinistra ? In particolare, siete sicuri che convenga ai vostri elettori fare un tuffo nel passato e riprendersi i deliri di Bossi, l'esaltazione del martire Mangano, la riscrittura dei libri di testo in chiave anti resistenza, la politica estera guerrafondaia ecc. ecc. ? Facciamo conto di votare con il sistema a doppio turno francese : invitereste i vostri elettori a votare al secondo turno per Berlusconi o per Veltroni? immagino per Veltroni. E allora, fatelo subito! Sarebbe una scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e dimostrerebbe che il bene dei cittadini vi sta più a cuore del vostro "particulare". In seconda battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri elettori, che sono sicura sono disposti a sacrificare qualche irrinunciabile principio e scegliere per il bene comune, per liberarci dall'incubo che aleggia sulle nostre teste. "Tanto peggio tanto meglio" non ha mai funzionato! Pensateci, e grazie. Antonella Tavassi La Greca Lotta alla mafia: c'è molta differenza fra Pd e Pdl Cara Unità, il Partito Democratico ha dichiarato con forza di non voler i voti della malavita organizzata ed ha chiesto agli altri Partiti di fare altrettanto. La risposta di adesione al rifiuto di quei voti non è stata così netta. Alcuni Partiti hanno considerato la richiesta come banale e retorica,per non avvantaggiare Veltroni,e questo passi ma non può passare inosservata la esternazione di dell'Utri su Mangano(ex stalliere di casa Berlusconi) considerato un eroe,che appare come un vero e proprio richiamo. Veltroni ha chiesto a tutti i leaders degli altri Partiti che si facciano garanti nello schieramento che guidano: dell'Unita d'Italia, della Costituzione Repubblicana,del Tricolore e dell'Inno di Mameli. Le risposte non sono state così entusiasmanti anzi il PDL ha dichiarato irricevibile,aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,di non vedere differenze fra PD e PDL, è proprio vero il vecchio adagio "Non c'è più sordo di chi non vuol sentire!". Mi auguro per il bene di questo Grande Paese che tanti elettori abbiano migliore udito. Distinti saluti Mario Garofalo, Massa Test di salute mentale? Ho in mente un ex premier... Cara Unità, leggo della proposta di Silvio Berlusconi di sottoporre i magistrati a test psico-attitudinali, come quelli richiesti per molte categorie: dai grandi dirigenti ai piloti. Come non essere d'accordo sull'opportunità di un metodo destinato a chi, per professione o per mestiere, ha la responsabilità di prendere decisioni che riguardano la libertà dei destini degli esseri umani. Solo un parere sulle priorità, assumendo la bontà del metodo, i test dovrebbero coinvolgere l'intera classe politica ed in prima battuta, sa va sans dir, lo stesso ineffabile leader del Pdl. Anna Maria Jacovelli, Firenze Ci vuole più coraggio a essere governati da lui Cara Unità, Berlusconi ha dichiarato che occorre molto coraggio per governare, ma posso assicurare che ne occorre molto ma molto di più per essere governati. Roberto Martina Una nuvola nera s'aggira sui nostri cieli Cara Unità, l'atteggiamento, il linguaggio, le esternazione di Berlusconi sono ormai ben visibili a tutti. Forte della sua bassa statura, fisica e politica, ma ben fornito di immensa ricchezza patrimoniale, compra tutto e tutti; offende senza tregua avversari politici, magistrati, ex amici, insomma chi non è con lui è contro di lui (infausta memoria). Nei candidati delle liste del Pdl possiamo riconoscere condannati, inquisiti, indagati, oltre ad una vasta zona grigia ed una altrettanto molto nera. Chi ha avuto occasione di vedere altro individuo affacciato al balcone ed arringare le piazze, potrà sicuramente riviverne i ricordi: busto in fuori, mani sui fianchi, labbro arrotolato e via a sparare da far rabbrividire. Ora sappiamo che ci sono i fucili al nord ed al sud, pronti per l'uso, in caso di sconfitta. Assisteremo ad un'altra marcia su Roma? Una nuvola nera si aggira nei nostri cieli, facciamo tutti il possibile per dare forza al vento nuovo del Partito Democratico per far scomparire quell'ombra nefasta della destra sempre più fascista. Lirio Suvereti, Volterra Breve Poesia pre elettorale Poesia breve, rimata della penisola tanto amata: Sento rumore sui tetti / stan tornando i nanetti / protettori degli inetti / con la loro finanza / si riempiranno la panza e a te popolino / ti rifaranno l'occhiolino. Loris, Bologna.

Torna all'inizio


Questione di voto ...ma anche di vita (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Questione di voto ...ma anche di vita Lidia Ravera "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale, l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività. Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?), che, pur incombendo sulla vita economica politica e culturale italiana da un quarto di secolo, tende a vendersi come una novità assoluta, Lui non mente, non esagera e non promette a vanvera. Vanta l'85% delle promesse mantenute e giura: "il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc". Per "fatto" intende probabilmente "realizzato", ma la lingua italiana è la prima vittima delle campagne elettorali, e questa è una tragedia bi-partizan. Ma torniamo ai vaticini berlusconeschi. Vogliamo rendergli la pariglia? Votare Berlusconi significa: definitiva dittatura del mercato a scapito di qualità, cultura, solidarietà, umanità. Significa: sfruttare gli extracomunitari perché sono disperati e costano meno, lasciarli crepare di fame o cadere dalle impalcature, buttarli a mare quando arrivano sulle nostre coste e noi la badante ce l'abbiamo già, i pomodori ce li hanno già raccolti, i muri ce li hanno già imbiancati. Votare Berlusconi significa accettare che un uomo (uno solo, una singola persona civica) possegga televisioni giornali assicurazioni cinema pubblicità e anche la compagnia aerea di bandiera. E che quest'uomo, questo monopolista, sia anche Presidente del Consiglio e estenda il suo potere anche su tutto ciò che non possiede ancora. Votare Berlusconi significa scegliersi un Padrone, e subirlo per altri cinque anni. Votare Berlusconi significa buttare miliardi per un ponte di cui si può fare a meno per arricchire ulteriormente la criminalità organizzata e rafforzare il legame che la accoppia al potere politico, in una relazione vergognosa che ha devastato il nostro paese e bloccato lo sviluppo del mezzogiorno. Votare Berlusconi vuol dire restare indietro, tornare ad essere lo zimbello dell'Europa, sprofondare nella dittatura dello svago, del consumismo, della cialtroneria e del "ciascuno per sé", mentre i pochi giovani che non si sono fottuti il talento per la disperazione, scappano all'estero e tutti gli altri compongono mesti l'esercito dei precari e dei disoccupati, in lista d'attesa per cominciare a vivere. E, a proposito di giovani, leggo da il Corriere della Sera che siamo "Campioni di longevità". In Italia "si vive 80 anni e 9 mesi, sesti al mondo su 193 Paesi". Siamo più longevi dei francesi, degli inglesi e di altri 185 paesi. Noi donne più degli uomini. E ogni cinque anni l'attesa di vita cresce di un anno. E pare che invecchiamo sempre meglio, sempre più robusti e in salute. Come prova il Corsera porta il consumo di pillole contro l'impotenza coeundi da parte degli ultrasessantenni (ohibò). E allora, visto queste vite lunghe che abbiamo davanti, perfino noi che giovani non siamo più, vogliamo attrezzarci per viverle bene, da cittadini attivi, e non da sudditi, in un paese civile e rispettoso delle leggi e colto e normale, senza anomalie e senza barzellette? Quando scriverò la prossima rubrica, saprò già se ci siamo riusciti o no. Per ora possiamo soltanto pregare. Laicamente o classicamente, alla maniera dei cattolici, secondo quale anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo e votiamo. E facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it Fra le Righe.

Torna all'inizio


<La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 86 del 2008-04-10 pagina 6 "La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra" di Emanuela Fontana da Roma Walter Veltroni ha detto che voi della Lega avrete la golden share. Cosa vuol dire, senatore Calderoli? "Ormai Veltroni non parla più l'italiano. Da buon imitatore di Obama parla solo americano. Avrà letto i sondaggi...". È vero che siete molto contenti dei numeri? "Dall'inizio della campagna elettorale il trend della Lega è sempre stato in crescita, con un travaso di 800mila voti, da Forza Italia, An e da sinistra". Vi aspettate sorprese anche fuori dai vostri "feudi"? "Nelle regioni di sinistra. Il problema della criminalità, dell'immigrazione, lo stanno vivendo sulla loro pelle. C'è tanta gente che aveva votato sinistra in buona fede. Invece andati al governo, quelli si sono mostrati i più grandi poltronai e gestori del potere". La Lega potrebbe essere determinante al Senato: come vi comporterete? "Abbiamo concordato un programma con gli altri, è chiaro che tanto maggiore sarà il nostro peso, tanto più grande sarà la priorità che verrà data al cambiamento. Noi abbiamo sempre rispettato i patti e chiediamo che venga fatto dagli altri". C'è chi dice che la Lega già alza la voce. "Il presidente Berlusconi ha sempre dichiarato che gli alleati più fedeli in questi anni siamo stati noi. L'abbiamo dimostrato con i fatti". Perché Veltroni ha puntato il mirino sulla Lega? "I numeri lui li ha: sarà una suonata dell'accidenti per la sinistra. Sta cercando in maniera sconclusionata di creare una frattura nella coalizione e nel Paese. Gli è andata male: non c'è solo la Lega, ma l'Mpa nel sud che vuole cambiare la classe dirigente mollando l'assistenzialismo". C'erano tempi in cui il centrosinistra vi corteggiava... "Siamo stati la "costola della sinistra" e siamo stati corteggiati negli ultimi mesi per le riforme costituzionali. Ma sono talmente democratici che se uno non è schierato con loro viene considerato un pericolo. Il fascismo è dalla loro parte". Il fascismo? "Impedire all'antagonista di poter esprimere la propria idea è un regime, gli italiani non se ne accorgono. A Berlusconi una volta sì e una no gli vanno a rompere le palle. Sul pullman c'è la classe dirigente, ma hanno le truppe cammellate dei centri sociali". Il vento anti-casta aiuta la Lega? "Tutto quello che chiede l'anticasta l'avevamo messo nella nostra riforma della Costituzione. Sembrava dovesse dividere il Paese, invece avrebbe fatto bene anche al sud...". Bossi-Berlusconi: si è fatto un gran parlare di crisi. "Ho parlato con Berlusconi, i problemi non ci sono. Dobbiamo prendere atto che l'informazione è schierata per il 99 per cento". È importante che Bossi sia nel governo? "È il simbolo del cambiamento, del federalismo e gli viene riconosciuto anche in Europa. Credo che sia una garanzia per un governo avere uno come Bossi per il cambiamento". Cosa risponde a chi dice che la colpa delle schede confuse è della legge elettorale? "È una menzogna! La scheda è la conseguenza di un decreto legge del centrodestra, fatto quando io non ero più ministro, ma bisogna vedere poi come lo applichi. Questa è tutta farina del sacco del ministero dell'Interno". Distrazione? "Non ci credo... Sarò malizioso, ma tra il discorso di Pizza, il fatto che militari e diplomatici siano stati fatti votare comunque prima della sentenza della Cassazione. Le schede confuse. Mi sembra chiaro che tutto questo poteva portare al mantenimento in vita, artificialmente, di Prodi". Ossia? "Se non c'è un voto chiaro e se non c'è un governo di maggioranza, rimane Prodi, così si fa le cinquecento nomine, risolve la vicenda Alitalia...". Anche il Guardian vi chiama spine nel fianco per Berlusconi. E' la verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che terrà unito il gregge e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari prendendoci morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Italcementi e Autogrill in rialzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 86 del 2008-04-10 pagina 26 Italcementi e Autogrill in rialzo di Redazione Severstal mette le ali a Juventus Giornata fiacca per Piazza Affari che ha alternato fasi deboli a momenti in lieve rialzo. Al termine delle contrattazioni il Mibtel ha segnato un -0,11% e lo S&P/Mib un -0,10%. A condizionare gli indici del listino milanese hanno contribuito le indicazioni giunte da Washington dal Fondo monetario internazionale, che ha previsto un rallentamento della crescita del Pil mondiale con un rischio di recessione globale. Quanto ai titoli, da registrare il crollo di Alitalia (meno 21%) dopo la sospensione per quattro sedute consecutive. Fiat si mantiene sopra la soglia dei 15 euro (più 1,1%), mentre continua il "corteggiamento" all'ad Sergio Marchionne da parte dell'ex presidente di Ubs, Luqmand Arnold. Sale invece Juventus (più 7%) in seguito alle indiscrezioni di un interessamento del colosso dell'acciaio russo Severstal (di ieri la smentita). Bene Telecom in vista dell'assemblea di lunedì (più 3,09%) Nel settore bene anche Fastweb (più 2,59%), debole Tiscali (meno 0,9%) come pure i bancari con Intesa SanPaolo (meno 1%) e Mediobanca (meno 1,25%). Tra gli assicurativi hanno perso terreno Generali (meno 0,51%) e Unipol (meno 0,69%). Sale invece Italcementi (più 4,14%), inseguita da Parmalat (più 2,8%). Positiva anche Autogrill (più 3,04%) e nell'energia il tandem Eni (più 1,1%) e Saipem (più 2,3%). In Europa, Londra ha ceduto lo 0,11%, Francoforte meno 0,75%, Parigi ha perso lo 0,77% mentre Zurigo ha subito una flessione del 2,18% a causa di un ribasso dei titoli farmaceutici con Roche in calo del 6% su voci di una diminuzione degli utili del partner Usa Genentech. In ribasso anche Wall Street con il Dow a -0,39% e il Nasdaq a -1,13%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Frattini: "Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Il centrosinistra ha affondato l'Italia sotto il profilo economico con una tassazione impossibile e ha completamente affossato il diritto alla sicurezza dei cittadini": così Franco Frattini, per tre anni commissario europeo su sicurezza e terrorismo, ex ministro del governo Berlusconi. Ha parlato ieri sera per il Popolo della Libertà, introdotto dal parlamentare uscente Daniele Galli e dal coordinatore regionale Guido Crosetto. "Il centrosinistra ha oppresso l'Italia con la burocrazia e ora Veltroni parla di necessità di tagliare le leggi: evidentemente lo hanno informato male, perchè nel 2005 abbiamo introdotto il decreto taglia-leggi, per cui ogni nuova norma abolisce quelle precedenti in contrasto con essa. Peccato che il Governo Prodi abbia volutamente ignorato questa opportunità. Lo stesso Governo che ha invertito i ruoli tra vittime e colpevoli, privilegiando questi ultimi: dobbiamo tornare a dare sicurezza ai cittadini e dignità alle forze dell'ordine. Il centrosinistra parla di micromininalità quando qualcuno rapina, scippa, ruba: andate a dire che è microcriminalità alle persone che sono state segnate per tutta la vita dalla devastazione di una casa o da una rapina". E sul ruolo di Malpensa, Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni potrà tornare a riavere il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è una delle zone che possono ricevere molto dall'economia di Malpensa, così come tutto il Nord Italia".

Torna all'inizio


Alitalia, il dossier slitta a dopo le elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ultima mossa del governo per riallacciare la trattativa con Air France. In Borsa il titolo crolla del 21% Alitalia, il dossier slitta a dopo le elezioni Rinviato al 15 aprile l'incontro con l'azienda. Oggi i sindacati a Palazzo Chigi.

Torna all'inizio


Pansidacalismo, sindacatomania, sindacatocrazia o sindacatofollia? Chissà in quale tra (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di WHIP Pansidacalismo, sindacatomania, sindacatocrazia o sindacatofollia? Chissà in quale tra queste "figure" del sindacalismo all'italiana rientra l'attitudine dei sindacati sulla questione Alitalia. Certo è che la vicenda deve indurre a qualche seria riflessione sul come essere sindacato. Quando c'è una miriade di sigle che si rincorrono, inseguite dai vertici sindacali, che prima rifiutano una trattativa e poi tentano di andare a Canossa, evidentemente qualcosa non funziona. E non è un caso che parliamo di una azienda che ha operato per anni in condizioni di piena sindacatocrazia: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Emblematico fu, alcuni anni fa, il caso di uno sciopero che condusse all'abolizione di 302 voli. Artefice ne fu un sindacatino di controllori di volo fatto di cinque iscritti, che evidentemente prima della scelta si riunì in un monolocale. Così almeno riporta un libro recente sulla "casta dei sindacati". A questo punto lo slogan non può che essere "torniamo alla Costituzione". L'art. 39 prevede la registrazione e la conseguente personalità giuridica dei sindacati, che solo "in proporzione dei loro iscritti possono stipulare contratti collettivi di lavoro" con efficacia erga omnes. L'articolo 40 sancisce poi che "il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano". Ebbene, per i servizi pubblici, quale è quello aereo, esiste evidentemente una "legge colabrodo". Per gli altri settori, poi, esiste solo la legge della giungla. Non sarebbe il caso di attuare finalmente la Costituzione?.

Torna all'inizio


IL CAIRO Siamo in Egitto, non parlo di cose italiane , si schermisce Mauro Moretti, (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dal nostro inviato IL CAIRO "Siamo in Egitto, non parlo di cose italiane", si schermisce Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs. Poi, però, su esplicita domanda ("Come finirà l'Alitalia?") risponde con due semplici riflessioni, pur senza mai citare la nostra compagnia: "Le Ferrovie hanno la necessità di una vera per quanto rapida ricapitalizzazione, soprattutto nel settore delle merci. E poi il prossimo Parlamento deve impegnarsi a varare in tempi rapidi il piano industriale che noi abbiamo elaborato e che al momento è congelato. Altrimenti potremmo avere i problemi che oggi hanno altri". Punto e a capo. L'accapo parla egiziano, ovviamente. Il numero uno delle Fs ieri ha firmato un accordo pesante per riorganizzare completamente il sistema ferroviario della terra dei faraoni. Non si tratterà di allungare i binari di una rete di poco più di dodicimila chilometri ("Comunque la più estesa tra i paesi arabi", precisa Moretti), ma di rifondarla attraverso un impegno che durerà cinque anni e dovrebbe partire tra un paio di mesi. Saranno dieci gli "esperti" delle italiche ferrovie che per un lustro trasferiranno conoscenze, competenenze tecniche e formazione professionale ai vertici delle Ferrovie egiziane. I settori nei quali saranno impegnati sono quelli della direzione generale, della finanza, della gestione del trasporto passeggeri di lunga distanza, del trasporto passeggeri locale, del trasporto merci, della gestione dell'infrastruttura, del segnalamento e tecnologie, della manutenzione del materiale rotabile, delle risorse umane, dell'ufficio acquisti. Praticamente tutto, tranne il rifacimento e potenziamento della rete."Gli egiziani - puntualizza Moretti con qualche enfasi, evidentemente figlia di un certo spirito di rivalsa - hanno girato l'Europa, il mondo e poi sono venuti a chiedere la nostra collaborazione che deteniamo la leadership mondiale della tecnologia ferrovia". Accanto a Moretti siede, in conferenza stampa, l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. Anch'egli soddisfatto per aver chiuso con l'ente egiziano Egas un contratto per la fornitura di un miliardo (forse due) di metri cubi di gas che sarebbe in grado di soddisfare il 3% del fabbisogno annuo italiano. "Vogliamo fare presto e bene - precisa Conti - sfruttando anche il rigassificatore di Porto Empedocle". E l'opzione nucleare? "Noi oggi conosciamo perfettamente almeno tre tipi di avanzate tecnologie al mondo. Siamo pronti a sfruttarle, dipenderà dalla volontà del Parlamento". L'Egitto è una grande opportunità: 300 imprenditori presenti al Cairo, 1.000 incontri al workshop. Opportunità rilevante anche per le banche: Intesa ha acquisito l'80% della Bank of Alessandria ("Per noi il maggiore investimento", spiega l'amministratore delegato, Corrado Passera) e l'Abi ha messo a disposizione delle imprese italiane un miliardo di euro. Cos.

Torna all'inizio


ROMA - Alitalia arriva all'ultimo atto prima delle elezioni. Oggi, sarà l'inc (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - Alitalia arriva all'ultimo atto prima delle elezioni. Oggi, sarà l'incontro tra governo e sindacati a mettere agli atti le premesse (quali si vedrà) per una riapertura del tavolo con Air France-Klm dopo il confronto elettorale. Poi, tutto sarà rinviato alla prossima settimana. Il 15 aprile è slittato il dossier sarà riaperto dal vertice tra l'azienda e le nove sigle sindacali. Ma le prossime mosse dipenderanno anche dall'esito delle urne. Nel frattempo, il vertice di oggi tra governo e sindacati ha almeno un obiettivo minimo: congelare per qualche giorno la porta lasciata socchiusa da Air France. A questo ha lavorato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che, all'indomani dello stop del negoziato con Parigi, ha avviato una fitta serie di contatti a tutto campo per riallacciare le fila del negoziato. Anche l'incontro convocato per stamattina, alle 10,30, è stato preparato con cura da una serie di riunioni ad alto livello a Palazzo Chigi. L'ultima quella di ieri sera per fare il punto della situazione tra Letta, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (presente anche il sottosegretario Massimo Tononi) e il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Per il governo oggi ci sarà anche il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, con Bianchi, con il ministro del Lavoro Cesare Damiano e con il sottosegretario Tononi, a rappresentare il ministro del Tesoro impegnato in una missione a Washington. Sul tavolo ci sarà l'ennesimo appello ai sindacati per chiudere una trattativa in tempi stretti. Ma non è escluso che il governo metta una carta in più sul tappeto, uno schema di massima per garantire il futuro di Az Servizi attraverso Fintecna. Da parte sua, il fronte sindacale non ha molte aspettative dall'incontro. Ma è pronto a riaprire il dialogo. "Spero che riprenda rapidamente il confronto con il presidente di Air France Jean Spinetta", ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Mentre il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, invita "il governo a riservare le sue energie per facilitare il negoziato con Air France-Klm". Una risposta anche al ministro Bianchi che poco prima aveva invitato i sindacati a "non fare mosse azzardate: al di fuori di Air France-Klm c'è solo il fallimento". Sullo sfondo, rimane una crisi di liquidità che non permette molti margini di manovra ad Alitalia. Sempre ieri lo stesso Letta ha incontrato il neo-presidente di Alitalia, Aristide Police, all'indomani del cda che ha confermato la continuità aziendale per Alitalia, seppure nel breve termine. Il cda ha ribadito che la cassa è davvero ridotta (170 milioni a fine marzo, da aggiungere ai 69 di rimborso tributario), ma c'è ancora margine di manovra. Per poi lasciare intendere che la sopravvivenza è legata all'accordo con Parigi. Non è molto. Ma basta ad allontanare per un po' di tempo il rischio del commissariamento. In realtà, secondo quanto sarebbe emerso dalla riunione del cda due giorni fa, c'è ancora spazio nel bilancio di Alitalia per recuperare la cassa necessaria a traghettare la compagnia fino all'estate. Ma l'attuale consiglio di amministrazione, con un componente in meno e un presidente senza deleghe operative, non intende mettere in atto manovre di dismissione del patrimonio, sottoponendosi al rischio di un'azione di responsabilità (o di una revocatoria nel caso del commissariamento). Quindi, fotografata la continuità aziendale e superato il confronto elettorale, anche il rinnovo dell'intero cda sarebbe dietro l'angolo. Dipenderà dal nuovo ministro dell'economia. E intanto, ieri Giulio Tremonti non ha chiuso ieri la porta ai francesi: "se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano allora si faccia l'accordo. Anche Berlusconi è di questa opinione". A Piazza Affari, il ritorno alle contrattazioni dopo quattro giorni di stop ha messo agli atti un tonfo del 21% per il titolo Alitalia negoziato in un'unica fase d'asta. Intanto, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagini sull'offerta della cosiddetta cordata Baldassarre candidata ad acquisire il controllo di Alitalia.

Torna all'inizio


ROMA - Distendere gli animi, stemperare il clima. Riaprire la porta alla trattati (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di MARCO CONTI ROMA - Distendere gli animi, stemperare il clima. Riaprire la porta alla trattativa con Air France. Senza Prodi, Padoa-Schioppa e Prato, sostituito nei giorni scorsi ai vertici della Compagnia da Aristide Police, la riunione di oggi a palazzo Chigi tra governo e sindacato serve in sostanza a tenere accesa la fiammella in attesa del voto di domenica e lunedì. Spostato in avanti il timing, grazie alla faticosa mediazione del sottosegretario Enrico Letta che ha tenuto anche i rapporti con Parigi, il governo punta a mettere oggi sul tavolo tutte le osservazioni "possibili" dei sindacati al piano francese. La speranza resta quella di chiudere l'intesa subito dopo le elezioni. Difficilmente quindi si arriverà oggi a mettere nero su bianco un pre-accordo. Resta il fatto che il quadro fatto ieri mattina a Letta dal presidente della Compagnia Police, dà un'autonomia all'azienda di pochi giorni. Di fatto la "due diligence" effettuata da Police, è quella che da giorni sollecitava Berlusconi. A palazzo Grazioli, sede romana del leader del Pdl, raccontano che una copia sia arrivata anche sulla scrivania del Cavaliere. Prima di mettere l'azienda nelle mani di un commissario resterebbero al massimo un paio di settimane di autonomia. Malgrado i toni della campagna elettorale, proseguono infatti i contatti con l'opposizione e nell'attuale maggioranza c'è chi confida nel realismo di alcuni influenti esponenti del centrodestra per chiudere l'accordo, dopo il voto. Tra martedì e mercoledì della prossima settimana si capirà se Air France avrà ancora qualche chance di concludere la trattativa o se il testimone passerà nelle mani del nuovo governo e, quindi, di un commissario. Il risultato del voto non sarà ininfluente perchè sull'accordo pesa il destino di Malpensa e di quella causa miliardaria intentata dalla Sea nei confronti di Alitalia che la Lega difende a spada tratta. Infatti qualora sindacato e Air France dovessero trovare un'intesa, per l'eventuale maggioranza di centrodestra sarebbe più difficile smontare l'accordo. All'incontro di questa mattina con le nove sigle sindacali convocato dal sottosegretario Letta, parteciperà il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, dei Trasporti Alessandro Bianchi, del Lavoro Cesare Damiano. Non ci sarà invece il titolare dell'Economia (Tommaso Padoa-Schioppa è impegnato a Washington), il quale ha avuto ieri sera un lungo faccia a faccia con Letta e ha affidato al sottosegretario Massimo Tononi il compito di seguire la trattativa con i sindacati. Resterà invece nella sua Bologna Romano Prodi.

Torna all'inizio


Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Corriere.it Il giuslavorista in videochat Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte MILANO - Berlusconi è pentito di non avergli fatto "un'offerta " per convincerlo ad entrare nelle liste del Pdl ("ma io non ci sarei andato, non hanno un'idea abbastanza aperta sulle politiche del lavoro"). Una parte dei dipendenti pubblici lo vede come fumo negli occhi, per il suo appello per l'allontanamento dei "fannulloni" ("che sono la minima parte dei lavoratori statali, ma costringono gli altri a lavorare anche per loro "). Ed è guardato con sospetto a sinistra, per le sue idee a sostegno della flessibilità dell'occupazione ("se il mercato funziona, non è un pericolo per i lavoratori, è la loro forza"). Pietro Ichino, docente di Diritto del lavoro alla Statale di Milano, è una delle figure simbolo volute da Veltroni per il rinnovamento del Pd. E nella videochat con i lettori di Corriere. it lui stesso ammette di sentirsi in perfetta sintonia con il "new deal" veltroniano. E' anzi proprio la scelta di "voltare pagina " che lo ha spinto ad accettare un nuovo impegno politico, dopo l'esperienza di deputato del Pci nell'ottava legislatura, tra il 1979 e il 1983. Fu una sua pubblicazione critica sulle modalità del collocamento pubblico a segnare la rottura con il partito di Berlinguer. Oggi è ancora il tema del lavoro a fare da discrimine con la componente post comunista dell'ex Unione, quella a cui - secondo Ichino - si deve imputare la battaglia pregiudiziale contro la legge Biagi. Che lui invece difende: "Non è perfetta - spiega ai lettori che lo incalzano sul tema -, ma non è certo all'origine del precariato". Che, anzi, ha radici antiche e dipende in parte proprio "dal processo di eccessiva ingessatura del lavoro standard". E a dimo-strarlo, sottolinea Ichino, c'è il caso attualissimo della compagnia di bandiera, dove l'"eccesso di protezione" ha finito con il penalizzare i lavoratori. "Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è l'azienda che garantisce meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono oggi in condizione di precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un altro nemico: la chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la stessa che fa dire a Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd: "il centrodestra è invece per le chiusure, per l'italianità a tutti i costi, per i dazi; alle nostre imprese servono invece investimenti dall'estero". Nel caso di Alitalia, spiega il professore, "il lavoro dei dipendenti può essere valorizzato meglio da un operatore straniero come Air France-Klm, che poi è il massimo vettore europeo del settore, piuttosto che da un cattivo imprenditore italiano". Ichino insiste poi sul valore della "flexicurity", la competizione nel mercato del lavoro abbinata a tutele e sostegni per chi resta temporaneamente senza occupazione. Rimarca che la legge Biagi non è il giusto bersaglio e spiega che contro di essa l'Unione si è scagliata solo "perché lo richiedeva un'ala sinistra della coalizione che su questo ha sbagliato clamorosamente". E annuncia un dietrofront del Pd nel rapporto con i lavoratori autonomi: "Sono indebitamente tartassati. Bisogna correggere l'errore ideologico che ha portato a pensare che valessero meno dei dipendenti e per questo fosse giusto maltrattarli". Alessandro Sala Incontri digitali su Pietro Ichino.

Torna all'inizio


Fuori di test (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Scripta manent Fuori di test Luca Fazio Ssshh, non distraetevi: si alzano i toni. La politica è una cosa seria. Per esempio, se Berlusconi, fissato com'è sui giudici, chiede "un esame di sanità mentale" (per i giudici), e se Dell'Utri, tra un incunabolo e la prima edizione de Le mie prigioni di Silvio Pellico (1832, Fratelli Bocca), si occupa anche dei libri di storia da riscrivere come vuole lui, Pierluigi Battista la prende così sul serio che sul Corriere della Sera inorridisce davanti alla "scivolata censoria e illiberale destinata a intossicare questi ultimi scampoli di campagna elettorale". Il ragionamento fila: a furia di sparare cazzate destabilizzanti, il Grande Inciucio andrà a farsi benedire: "L'epilogo rissoso chiuderebbe ogni canale di comunicazione tra partiti che anche dopo il 14 aprile saranno costretti a parlarsi". Ma guarda che peccato... Pierluigi non è il solo a prenderli sul serio: c'è tutto l'arco costituzionale in subbuglio, e Veltroni ha anche scritto una lettera aperta che finirà sui libri di storia. La solita battuta sui test per giudici fuori di testa spaventa assai anche il sostituto procuratore Simonetta Matone (quella di Vespa): "Non stiamo parlando di scienze esatte. Anzi, stiamo parlando di metodi piuttosto opinabili". Beh, anche chi giudica non è proprio uno scienziato...ma non è questa la sede per prendere sul serio Berlusconi. Restiamo in tribunale, anzi portiamoci tutta via Solferino, perché siamo letteralmente indignati soprattutto per un titolo a pagina 6: "Il manifesto: sì a Rutelli sindaco" (se così fosse, ci sottoporremmo al test di cui sopra, e comunque siamo preoccupati come la Matone). Torniamo alle cose serie. Parliamo di fiche. Non è la solita intervista bipartisan alle perizomate di turno, è solo l'ultimo francesismo del Cavaliere per salvare la compagnia di bandiera. L'intervista-scoop de il Giornale è imperdibile, riportiamo solo i brani più seri. L'Alitalia: "Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi accolgono come se fossi una rockstar. Lo sapete perché non porto la cravatta? Perché ho rischiato di farmi male. Tanto era l'entusiasmo intorno a me che mi hanno afferrato involontariamente per la cravatta e mi hanno trascinato contro un tubolare...". Però! Altra ideona: "Regalare agli italiani un mese senza tasse. Il mese della libertà". Smettetela di ridere, c'è posta per lui! E' la "lettera" (seria) che Veltroni detta a l'Unità, perché anche se i toni si scaldano Walter rimane persona pacata. Dopo che si sono quasi corteggiati per un mese, il capo ancora indiscusso del Pd si rivolge al "caro" avversario per chiedergli che gli facesse almeno una piccola cortesia, che non instauri una dittatura sanguinaria. Mica uno scherzo. Giura che non secede? Giura che rifiuta la violenza, tipo fucili coi tappi di sughero? Giura che la Costituzione non la cambia, da solo? E poi, giura il rispetto del tricolore e dell'inno di Mameli? Rispedita al mittente: "Comunisti". Ok, morta lì. Detto questo, suona enigmatico il titolo di spalla del quotidiano fondato da...ok...lasciamo stare: "Guccini: è ancora audace avere in tasca l'Unità". Cos'avrà voluto dire? Cambiamo fanzine. Con la lettera che è già carta straccia, la Repubblica perde la testa e confeziona una apertura autoreferenziale, "Veltroni sfida Berlusconi. Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle elezioni, significa anche attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia arrivato il momento di aprire un discorso sulla Resistenza". E sì, in fondo è meglio dimenticarsela (come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela riscrivere con caratteri gotici. Archiviata la Resistenza, che ne sarà del comunismo? Non è questione di lana caprina, e su La Stampa Bertinotti, con lo stile che gli è proprio, indica un trend buono per tutte le stagioni, "il comunismo resterà come tendenza culturale". E per i maschi che alle urne ci vanno in mutande? E' sempre questione di buon gusto, "Bertinotti vota i boxer".

Torna all'inizio


Usa, ispezioni urgenti sugli Md-80: cancellati mille voli (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-10 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Sicurezza Controlli sui velivoli della American Airlines. Il sindacato dei piloti: monitorati i cavi elettrici Usa, ispezioni urgenti sugli Md-80: cancellati mille voli MILANO - Difetto di costruzione per oltre trecento aerei Md-80 della compagnia American Airlines. Un problema nell'assemblaggio e fissaggio dei cavi elettrici, rilevato dall'azienda produttrice, la McDonnell Douglas, e mai riparato, ha costretto la Federal Aviation Administration a bloccare ieri circa mille voli, più di un terzo del totale, effettuati dalla compagnia. Un provvedimento necessario per la sicurezza dei passeggeri. Le cancellazioni potrebbero continuare anche nei prossimi giorni, ha spiegato il portavoce dell'American Airlines, nel caso non vengano realizzati in tempo i lavori necessari a rendere gli apparecchi in linea con gli standard. Centomila i viaggiatori dirottati su altre compagnie, con una media di cento per ogni volo. Controlli a campione anche sugli Md-80 utilizzati da Alitalia, anche se in Italia le riparazioni richieste dall'azienda costruttrice sono già state eseguite. "Quando la McDonnell Douglas segnalò le anomalie - sottolinea Flavio Sordi, comandante di Md-80, e coordinatore nazionale dei piloti Uil -, Alitalia attuò le modifiche necessarie, sia nel 2001 sia lo scorso anno. Gli attuali controlli sono finalizzati a un'ulteriore sicurezza per i passeggeri". Migliaia di fili elettrici male assemblati relativi alla pompa idraulica ausiliaria, nel vano carrello: questa l'anomalia riscontrata sugli Md-80. "Si tratta di un problema di fissaggio dei fili - spiega il comandante -, in questa situazione lo sfregamento dei cavi potrebbe causare un fenomeno di carica elettrostatica, cioè scintille, con il rischio di un principio di incendio". Un difetto emerso in fase di collaudo degli apparecchi, che la società McDonnell Douglas ha subito cercato di arginare: "All'epoca fu emesso un "bollettino di modifica", secondo il quale tutte le compagnie aree erano obbligate a eseguire lavori di riparazione sugli Md-80. L'Alitalia ha subito messo in pratica le direttive. Si vede che American Airlines è rimasta indietro e ora la Federal Aviation Administration, che ha rilevato la mancanza di adeguamento, la costringe a lasciare a terra i velivoli". Dei trecento aerei risultati difettosi, la compagnia americana ieri ha potuto riportarne all'attività solo il 10 per cento. Proseguono intanto i lavori di riparazione sugli altri velivoli. Non è la prima volta che la Federal Aviation Administration blocca i voli della American Airlines. è già successo lo scorso 2 aprile, subito dopo l'inizio delle verifiche avviate dalla Federal Aviation Administration proprio sull'applicazione del "bollettino di modifica" emesso dalla McDonnell Douglas. "Quel bollettino scaturiva dalla segnalazione di una serie di avarie rilevate nel tempo sugli apparecchi - continua il pilota -. Questo, però, non significa che tutti gli Md-80 siano difettosi. Anzi, io li considero dei gioiellini. Quelli Alitalia, sottoposti a una costante manutenzione, vanno benissimo". Gra. Mot. Velivolo Un apparecchio Md-80 costruito dalla McDonnell Douglas.

Torna all'inizio


Alitalia, duello tra i sindacati Atitech e Fly (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-10 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Il caso Oggi vertice a Palazzo Chigi. La convocazione dell'azienda dopo le elezioni, martedì Alitalia, duello tra i sindacati Atitech e Fly ROMA - La definiscono loro stessi "una assurda guerra tra poveri". è il conflitto scoppiato tra i lavoratori di Alitalia, in particolare tra quelli di Az Fly (piloti, assistenti di volo e di terra) e quelli della controllata Az Servizi, una suddivisione realizzata nel 2004 dall'ex amministratore delegato, Giancarlo Cimoli. Dei 7.500 dipendenti di Az Servizi, solo una parte, 4.191, secondo i piani di Air France- Klm, sarebbe destinata a rientrare nella Nuova Alitalia, insieme con i colleghi della Fly. Il resto rimarrebbe in Az Servizi con un destino non precisato che, secondo i lavoratori interessati, sarebbe quello di essere venduti al miglior offerente. Fuori dal "perimetro" della Nuova Alitalia resterebbero, in particolare, coloro che operano alla sede della Magliana (informatici, amministrativi e call-center), i lavoratori di Ams (manutenzione dei motori) e i 650 della controllata Atitech, con sede a Napoli, il cui compito è prevalentemente la manutenzione degli Md-80, tra gli aerei più vecchi della flotta Alitalia, destinati a essere dismessi. Proprio dalle rappresentanze aziendali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Sdl della Atitech ieri sono partiti i volantini con le denunce: "Non è possibile", si sostiene, che mentre gli "esclusi" da Air France "manifestano rimettendoci anche il salario, con ore e ore di sciopero, e si espongono anche alle manganellate della polizia, qualcuno pensa di tutelare i soli propri interessi facendo una semplice raccolta di firme o costituendo un comitato senza fare neanche un'ora di sciopero. Il loro motto è "mors tua, vita mea"". Il riferimento è all'iniziativa di alcuni lavoratori, favorevoli a Air France, che hanno creato un blog "We love Alitalia", aprendo una sottoscrizione cui ha aderito un migliaio di lavoratori. Uno spazio sul web dove in realtà si alternano tesi opposte. "I sindacati di Alitalia - scrive un anonimo - sono vergognosi, pronti a difendere solo i loro interessi e loro stessi. Spero soltanto che prendano il primo aereo per Parigi per accettare la proposta Air France. Non mi hanno mai rappresentato come dipendente Alitalia". Pronta la replica di un altro anonimo: "Non voglio contribuire ad alimentare questa assurda guerra tra poveri, ma chiedere a noi di Az Servizi di stringerci volontariamente il cappio intorno al collo... Beh, mi sembra decisamente troppo... ". Insomma un contrasto fratricida che rischia di far saltare le residue speranze di un accordo. Proprio il caso Atitech è tra quelli che il sottosegretario Enrico Letta ha esaminato ieri nei preincontri informali con ciascuna delle nove sigle, invitate oggi all'incontro di palazzo Chigi. L'azienda napoletana viene considerata una polveriera che ormai sfuggirebbe anche al controllo dei sindacati. L'altro punto dolente della trattativa rimane la posizione dei piloti. Sullo sfondo resta il rischio di un commissariamento, pochi giorni dopo le elezioni. Intanto Silvio Berlusconi ha incontrato ieri a pranzo il consigliere Gianni Letta e Bruno Ermolli, il manager che si sta occupando di creare una cordata alternativa a Air France-Klm. Antonella Baccaro Aristide Police Guglielmo Epifani.

Torna all'inizio


Telecom Italia torna a quota 1,5 euro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-10 num: - pag: 38 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Telecom Italia torna a quota 1,5 euro In attesa dell'odierna decisione della Bce sui tassi (ma la maggioranza degli operatori non prevede alcuna modifica), Piazza Affari ha archiviato una nuova seduta in equilibrio, con l'S&P-Mib in calo dello 0,1% e il Mibtel dello 0,11%. Italcementi e Telecom Italia hanno registrato i migliori risultati fra i titoli dell' S&P-Mib. Nel primo caso, l'interesse del mercato è nato dalla diffusione di un report che ipotizza il delisting della controllata Ciments FranÇais. La compagnia telefonica, invece, tornata a 1,5 euro, ha beneficiato del riposizionamento di alcuni investitori sul titolo in vista dell'assemblea di lunedì. Ma sono cresciuti notevolmente anche gli scambi: a passare di mano sono state 434,6 milioni di azioni, pari al 3,24% del capitale, il doppio rispetto alla media delle ultime sedute. Il rimbalzo di Autogrill (il cui prezzo di riferimento è cresciuto del 3,04%) è dovuto a sua volta al rinnovo dei contratti per la gestione della ristorazione in tre aeroporti americani. Significativi, poi, i rialzi di Parmalat (+2,80% nel giorno in cui l'assemblea degli azionisti ha riconfermato Enrico Bondi nella carica di amministratore delegato), Fastweb (+2,59%) e Saipem (+2,38%). Tra i maggiori ribassi dell'S&P-Mib spicca soprattutto Mediolanum, che ha ceduto il 3,19% dopo il giudizio negativo di Dresdner Kleinwort. In calo anche A2A (-1,68%), Bulgari (-1,59%), StMicroelectronics (-1,56%) e Mediobanca (-1,25%). Maglia nera dell'intero listino, infine, per Alitalia che, riammessa in quotazione dopo una sospensione di quattro giorni, ha segnato alla fine un prezzo di riferimento di 0,395 euro, in calo del 21% rispetto alla precedente quotazione. Indici piatti Lievi ribassi per Mibtel (-0,11%) e S&P-Mib (-0,1%) in attesa del verdetto Bce sui tassi.

Torna all'inizio


Voto, nelle parole i segni della crisi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-10 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Voto, nelle parole i segni della crisi S \\ i chiude una campagna elettorale letargica ed egocentrica, ipnotizzata dal suicidio assistito di Alitalia, costellata da polemiche ridicole, ritmata da varie sciocchezze, condita da sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido disinteresse per questioni drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato di istruzione superiore, ricerca, debito pubblico e giustizia? Seriamente, intendo). Cosa rimane? Lo spettacolo di una nazione esasperata ed esasperante. Dopo aver rimosso Tangentopoli, e buttato l'opportunità di rinnovarci (moralmente, politicamente), siamo qui più o meno con le stesse facce, alle prese con gli stessi problemi. La prova dello stallo, e la spiegazione del diffuso umore fetente, sta nel vocabolario elettorale. Cordate Meglio non parlare di cordate in casa dell'impiccato: ma è accaduto. Chi dire? In Alitalia decidono i sindacati e la politica. Mettete la Ferrari in queste mani: entro due anni viene superata in rettilineo dai carrelli del supermarket (riassunto per un collega inglese, incredulo davanti alle contraddizioni italiane). Fucili "Fucili contro la canaglia romana!" (Bossi). "Fucili? Vedremo come e contro chi usarli" (Lombardo). Ditemi voi se, coi problemi che abbiamo, dobbiamo perder tempo con queste bambinate. Bossi, pur con i suoi limiti e le sue furbizie bertoldiane, ha un merito: ha sempre rifiutato la violenza. Un movimento secessionista, in diverse mani e in altri luoghi, poteva finir male. Essendo io lombardo (a differenza di Lombardo), so che i lombardi sono gente seria e pacifica. Lo sa anche Bossi, ovviamente. Faccia Non è, purtroppo, un congiuntivo esortativo ("Si faccia la riforma! Perché l'Europa va in pensione a 65 anni e noi a 58?"). Trattasi di sostantivo politico. "Faccia-a-faccia" tra i due leader: non s'è visto. Facce di Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è parlato solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare (Berlusconi). "Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di carattere; "donna orizzontale", in Italia, è una che ci sta. Il leader del Pdl ha parlato di "bella sberla", "sezione menopausa" e "soubrette " che "servono a fare altro". Una curiosità: cosa? Irricevibile L'aggettivo del secolo per il mese in corso: demodé, ma fa ancora la sua figura. "Irricevibile" l'offerta di Air France, "irricevibile" la lettera sulla lealtà alla Repubblica. Se il Cavaliere ci dicesse cos'è disposto a ricevere, oltre alle signorine di cui sopra, gli saremmo grati. Sciopero del voto Un consiglio: non fatelo. Sarebbe uno sfogo (comprensibile), non altro. Mettiamo che l'affluenza, il 13/14 aprile, scenda del 10% (percentuale notevole). Cosa accadrebbe? Qualche titolo nei Tg e sui giornali, per due o tre giorni ("Cresce l'astensione, l'Italia è stanca", "Contro la Casta, il non-voto. Preoccupazione del Quirinale"). Poi, tutto come prima. Quindi, turiamo il turabile (naso, occhi, bocca, orecchie), e votiamo. Con lorsignori, i conti li facciamo dal 15 aprile. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com Una campagna elettorale con pochi argomenti seri e tante polemiche ridicole.

Torna all'inizio


Replica 1 a un nostro editoriale (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Replica 1 a un nostro editoriale Campagna elettorale moscia a chi? Il pallino del gioco è in mano a Veltroni Caro direttore, sono le ultime battute di una campagna elettorale per alcuni moscia, per altri con il solito protagonista al centro della scena, come ha scritto il direttore del Riformista . Io ho visto un film diverso che non vedevo da un po', con una regia e con un nuovo attore principale, già con diverse nomination. Erano anni che non si vedeva un simile coinvolgimento di popolo: pieni i teatri, piene le piazze, e sorprendentemente anche nelle regioni del nord. Ovunque si è sentita una grande e potente domanda di cambiamento. La campagna elettorale del Pd ha rappresentato la migliore risposta alla disaffezione e al malcontento che avevano caratterizzato la precedente stagione. Berlusconi è stato costretto a inseguire le proposte di Veltroni, interpretando un ruolo non suo dove è apparso a disagio sin dalle prime battute. In molti si sono chiesti le ragioni di un simile comportamento. Ora possiamo dirlo con certezza: il leader della destra non ha mai iniziato la "sua" campagna elettorale. Questa volta non aveva né arco né frecce. È apparso stanco fin dall'inizio, privo di idee e di proposte. Quasi rassegnato al ruolo che doveva interpretare. Così ha sempre rincorso con affanno, senza il guizzo dei giorni migliori, come un attaccante che non vede più la porta. Solo in una circostanza è sembrato tornasse il Cavaliere: quando ha evocato la cordata di imprenditori italiani per acquisire Alitalia e con i suoi figli attori protagonisti. Lì qualcuno si è scosso e ha avuto paura di annusare la polvere del vecchio tappeto. Ma è bastato poco tempo per accorgersi che non era più come prima e il bluff è stato facilmente scoperto. Ora quel bluff è la cifra della campagna elettorale di Berlusconi: fiacca, scomposta, a tratti imbarazzante. Per converso, Veltroni ha dato voce a un diffuso bisogno di innovazione nelle forme e nei contenuti della politica italiana. Non è eccessivo sostenere che in queste settimane si è completato il processo costituente del Partito democratico e ha preso corpo il suo profilo programmatico, si è definito il suo posizionamento nella società italiana. Un partito a vocazione maggioritaria, strutturalmente diverso dai partiti di natura identitaria, figli del XX secolo e della sua storia. È stata percepita la volontà di rispondere alla crisi della nostra democrazia, di uscire dalla palude dell'indecisionismo, di mettersi in sintonia con le correnti moderne del riformismo europeo, di allargare gli spazi di libertà nella nostra economia, di riaprire il canale della fiducia tra cittadini e istituzioni. La destra ha prima cominciato a balbettare i nostri concetti, quindi ha tentato di inseguirci. Ma c'è una immensa differenza: noi abbiamo fatto un partito plurale per convinzione maturata in anni di tentativi e anche di errori, loro hanno fatto un cartello elettorale. Noi abbiamo rotto con il passato, con gli alleati della sinistra massimalista e ora disponiamo di uno strumento del tutto nuovo. Loro hanno messo insieme i cocci della Cdl con gli stessi protagonisti di sempre. La sigla Pdl nasconde una storia già vista: quella che si è svolta in Italia dal 2001 al 2006. E le dichiarazioni rese in queste ore da Berlusconi cancellano anche l'apertura dei mesi scorsi in materia di riforme. Un ritorno mesto e preoccupante al passato. A me sembra che gli italiani comprendano e seguano questa fase straordinaria della vita nazionale perché non sono quella massa amorfa e rassegnata che ogni tanto viene raccontata, perché - lo abbiamo visto in occasione delle primarie - sanno riconoscere le novità vere dalle finzioni. Negli ultimissimi giorni di campagna elettorale dobbiamo riaffermare con forza la nostra idea dell'Italia, le nostre proposte per governare una nuova stagione di crescita e di coesione nazionale, le parole chiave del nostro riformismo. Noi italiani abbiamo due alternative: rimanere prigionieri di una nuvola di illusioni che ci tutela e ci rassicura, oppure rischiare, entrare nella storia, e rifuggire dalle paure, dai timori, dai complessi e andare incontro al futuro senza protezioni, forti della nostra intelligenza e dei nostri progetti. Il Partito democratico ha proposto agli italiani una missione collettiva per rompere il muro delle vecchie divisioni, dei conservatorismi e delle rendite. No, non mi sembra che questa sia una stagione noiosa e mediocre. capogruppo del Pd alla Camera 10/04/2008.

Torna all'inizio


Il leader ex dc: Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò un'assemblea costituente (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il leader ex dc: "Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò un'assemblea costituente".

Torna all'inizio


Intervista a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Intervista a Berlusconi "Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine" "Io al Quirinale? Mi tocca di nuovo Palazzo Chigi" Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa? Chi mi rimprovera evidentemente considera liberista un'operazione opaca condotta in "Iri-Sme style", in cui un governo compie una serie di mosse sospette: 1) bandisce una finta gara per raccogliere "manifestazioni di interesse" non vincolanti; 2) sceglie l'offerente che si presenta in apparenza più generoso; 3) decide di condurre una trattativa in esclusiva con quell'offerente; 5) si acconcia ad accettare un'offerta a condizioni che valgono un decimo di quelle presentate nella manifestazione di interesse; 6) lascia che il titolo oscilli come una nave in tempesta e non si preoccupa di ritirarlo dal listino con un'Opa totalitaria o di sollecitare le autorità competenti a sospenderne la negoziazione. Il tutto per vendere a una compagnia di Stato di un altro paese che persegue, come è ovvio che sia, gli interessi economici di quel paese, compresa la chiusura dell'aeroporto internazionale di Milano-Malpensa. Lasciamo finire nel nulla questo tentativo di svendita, di liquidazione in saldo. Allora sono certo che si farà avanti una compagine azionaria solida, un partner industriale di primo piano, un piano orientato al mercato, una situazione migliore per i dipendenti Alitalia, nulla a carico dei contribuenti, un asset in più per l'Italia. L'ultimo libro di Giulio Tremonti, suo ministro dell'Economia designato, è in cima alle classifiche di vendita criticando da destra la globalizzazione e invocando un ruolo più forte dello Stato in economia. Condivide? Anche il prossimo Berlusconi premier sarà un po' no global? Chi ha letto il libro di Tremonti sa che non è un libro di economia, ma di politica e che difende i principi liberali dagli apprendisti stregoni che li manipolano. Nella postfazione è scritto: "Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi errori". Le sembra un messaggio no-global? Tra i suoi impegni per la prossima legislatura c'è anche il rispetto della disciplina di bilancio imposta dall'Europa, evitando all'Italia una nuova procedura per deficit eccessivo, come accadde nel suo passato governo? Lei è Polito, non faccia il Franceschini qualunque. Germania e Francia erano più in deficit di noi, eppure in quei paesi nessuno ha usato l'argomento per maramaldeggiare. Solo in Italia l'opposizione di sinistra ha fatto dell'Europa un'arma per criticare il governo. Contro ogni ideale europeista. L'ultima finanziaria che abbiamo approvato e l'ultimo Programma di Stabilità presentato a Bruxelles, poco prima delle elezioni, impostavano una correzione di bilancio senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Una manovra apprezzata dal commissario agli Affari economici Almunia secondo il quale si può raggiungere il pareggio di bilancio nel 2009. Nell'estate del 2006, mentre il ministro Padoa Schioppa strepitava paventando uno stato disastroso dei conti pubblici, paragonabile a quello del '92, Almunia ribadiva che per l'Italia non era necessaria una manovra bis ma sarebbe stato sufficiente applicare le misure di contenimento strutturali previste dalla Tremonti. Invece il governo si è cimentato nella stangata fiscale delle 67 nuove e maggiori tasse, che come è noto, sono "bellissime" e, dopo appena un anno, sono diventate 110. Può assicurare che non promulgherà leggi ad personam nel campo della giustizia per tutta la durata del suo governo? E c'è speranza che il suo governo rimetta in cantiere la separazione delle carriere tra giudici e pm? Apprezzo la sua speranza, che forse non andrà delusa, e le chiedo di non invertire l'onere della prova e dimostrare, non elencare, quali sarebbero le leggi ad personam che avrei presentato e che non ho mai utilizzato. Erano leggi di interesse generale tanto che la sinistra non le ha né abrogate né modificate. Scenario 14 aprile: dalle urne non esce per il Senato alcuna maggioranza. Sarebbe pronto a guidare un governo di minoranza? O farebbe un passo indietro per consentire a un premier "terzo" rispetto a Pd e Pdl di guidare un esecutivo di larghe intese? Non mi chieda di esercitami su una situazione che non si avvererà. Riforme istituzionali: Gaetano Quagliariello ha proposto sulle colonne del Riformista, raccogliendo interesse nel Pd, l'adozione del modello Balladur, una commissione esterna al Parlamento. È d'accordo? Se esistesse un Balladur. È vero che la sua massima ambizione politica è chiudere la carriera politica al Colle? So di avere in questa situazione estremamente difficile il dovere di accettare la responsabilità che mi sarà data dagli italiani di tornare a Palazzo Chigi. Mia madre, pur essendo contraria alla mia discesa in campo nel '94, mi disse che "se mi sentivo il dovere di farlo, dovevo trovare il coraggio di farlo". Io, quel coraggio, me lo sono trovato allora e me lo troverò anche adesso. In questa campagna elettorale si è spesso sentito rinfacciare la sua età, l'ultima volta anche da Daniela Santanché. Considera questo continuo riferimento all'anagrafe un attacco sul piano personale? O lo considera parte di una normale dialettica politica sul rinnovamento della classe dirigente? Considero l'argomento semplicemente inutile. Potrei trattare Veltroni come fece Ronald Reagan con il democratico Walter Mondale, suo avversario nella corsa alla Casa Bianca del 1984. Mondale aveva 56 anni e accusava il settantatreenne presidente uscente di essere troppo anziano per guidare altri quattro anni la nazione più potente del mondo. Reagan gli rispose che non aveva intenzione di sfruttare la giovane età e l'inesperienza del suo rivale per scopi politici. Potrei rispondere che io sono protagonista della politica da quindici anni, dopo aver dato all'Italia una delle sue maggiori imprese, mentre Veltroni ha un passato politico di quasi 40 anni, fatto soltanto di parole e del mestiere della politica. Tralascio, per amor di patria, di parlare del suo capolavoro: il modello, pardon, il disastro Roma. Un pregio di Veltroni? È un bravo affabulatore. Anch'io all'inizio pensavo che volesse fare sul serio e costruire un partito di nuovo conio che rompesse con il passato, che divorziasse dall'estrema sinistra e che presentasse una classe dirigente tuttaffatto nuova. Tre promesse pubbliche, i tre fuochi d'artificio con cui ha iniziato la campagna elettorale. Ma non glien'è andata bene una. Un fallimento completo e la sua credibilità ridotta a zero. A questo punto è inutile chiederle un difetto. È solo un affabulatore. Ed è l'unico che cade vittima della propria propaganda. 10/04/2008.

Torna all'inizio


ROMA - E' certo Pier Ferdinando Casini: L'Udc può ambire ad essere determinante (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di PAOLA OREFICE ROMA - E' certo Pier Ferdinando Casini: "L'Udc può ambire ad essere determinante al Senato". E fa capire che l'Unione di centro può superare lo sbarramento in Calabria, Veneto, Campania e Puglia. Tuttavia premette: "Non voglio i voti dei mafiosi, dei camorristi e degli esponenti della "ndrangheta"". Il Cavaliere lo considera "una spina nel fianco" e non perde occasione per attaccarlo. In ogni caso, riflette Casini, "se Berlusconi vince governerà e saprà di poter contare per i provvedimenti giusti sul nostro voto. Naturalmente però la fiducia non gliela votiamo". Viceversa "se ci sarà una soluzione "alla Merkel" come in Germania si dovrà fare da parte". Sempre nell'ipotesi di vittoria il Cavaliere "sarà assolutamente vincolato dall'appoggio determinante della Lega che non gli consentirà di avere rapporti civili con l'opposizione". Insomma, il Carroccio "avrà la golden share politica". Quindi sarebbe ora che Berlusconi "dica se Bossi sarà ministro o no". Ma c'è di più. E accusa il Pdl di essere "un prodotto pubblicitario" costruito dal Cavaliere che, grazie alla sua abilità "nelle campagne elettorali è il migliore al mondo". D'altra parte "si è presentato per la quinta volta alle elezioni e non potendo lanciarsi come nuovo lancia come nuovo questo partito". Alla dichiarazione di Berlusconi "se fosse eletto un altro capo dello Stato nella nostra parte politica" potremmo dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione, replica Casini "siamo alle comiche finali". Accusa Casini Pd e Pdl di essere "non dei vasi di ferro ma dei vasi di coccio". E il loro tentativo di "desertificare il Centro" è fallito. Inoltre toglieremo voti sia a Rifondazione comunista che alla Destra. Fa presente il candidato premier dell'Unione di centro che il suo "programma sarà impopolare" con la richiesta delle dismissioni delle partecipazioni statali così come del Poligrafico dello Stato, della Tirrenia, del Cnel e "l'abolizione delle Province", ma "noi parliamo il linguaggio della verità". Tanto che "il primo giorno di apertura del Parlamento presenteremo un ddl costituzionale per l'insediamento di un'Assemblea costituente" per le riforme. Visto che "la gente non mangia con le riforme istituzionali". E sul conflitto di interessi? Casini dice "no a leggi puntive contro Berlusconi". Poi avverte che se la Rai non sarà privatizzata farà la fine dell'Alitalia.

Torna all'inizio


Intervista le relazioni industriali di un paese provinciale (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Intervista le relazioni industriali di un paese provinciale Ichino: su salari e Alitalia sindacati miopi Professor Ichino, i lavoratori italiani, tra quelli europei, hanno visto il loro reddito eroso più degli altri. Hanno il regime fiscale e contributivo più oneroso. Si può dire che sono i più perdenti tra i lavoratori europei negli ultimi dieci anni? Sì, il loro lavoro è, mediamente, male valorizzato nelle strutture produttive italiane: questo è il motivo principale per cui le nostre retribuzioni sono inferiori, dal 20 al 50 per cento, rispetto a quelle francesi, tedesche, o inglesi. Poi, c'è il "cuneo" fiscale e contributivo troppo alto. E anche un livello di informazione e partecipazione più basso che negli altri paesi. Le cause? Per quel che riguarda il livello delle retribuzioni lorde, la più importante è la chiusura del nostro sistema economico agli investimenti stranieri. In questo modo, ci priviamo di questa grande fonte di domanda "buona" di lavoro aggiuntiva, oltre che di innovazione. Oltretutto, poi, essi stimolano l'innovazione anche nelle imprese italiane. Di chi sono le responsabilità? In primo luogo, un nostro provincialismo duro a morire. L'idea della difesa dell'"italianità" delle nostre imprese è una vera sciocchezza. Negli ultimi anni la abbiamo praticata sistematicamente: contro l'olandese Abn Amro che voleva acquistare Antonveneta, contro la spagnola Abertis per la società Autostrade, contro l'americana At&T per Telecom, e ora contro Air France-Klm per Alitalia. Poi? Per il resto, dividerei le responsabilità a metà tra i difetti generali del nostro paese (nel funzionamento delle amministrazioni pubbliche, nelle infrastrutture, nel radicamento della cultura delle regole), che i nostri governi non hanno ancora saputo affrontare efficacemente, e i difetti gravissimi del nostro sistema di relazioni sindacali. Il caso Alitalia è emblematico. E qui sono i sindacati a portare le maggiori responsabilità. In che senso è emblematico? Di un sindacato poco sindacato e molto intrecciato con la politica? Anche in questo senso. Abbiamo avuto fin qui un sistema di relazioni sindacali troppo dipendente dalla politica, sempre in attesa dell'imbeccata da parte del governo di turno, oltre che di soldi pubblici. Del resto, abbiamo avuto pure una politica troppo soggetta al veto dei sindacati: sia quella del centro-sinistra, sia quella del centro-destra. Ma non è solo questo il punto. Dica il resto. Il caso Alitalia è molto rappresentativo anche di un sistema di relazioni industriali lento, caotico e fondamentalmente miope: incapace di selezionare adeguatamente l'agente contrattuale e di consentire gli aggiustamenti indispensabili delle strutture produttive agli shock economici e tecnologici. Quando, come è accaduto per Alitalia, questa incapacità paralizza le decisioni del management aziendale, questo indebolisce gravemente le imprese, fino a farle fallire. Le contestazioni dei lavoratori di Alitalia sono il segno di un disagio diffuso. Che ne pensa? Vedo alcune importanti analogie con la vicenda della marcia dei 40mila a Torino nell'ottobre 1980. Forse, come allora, stiamo assistendo a una svolta importante, non soltanto per Alitalia. Quale svolta? Fin qui il sindacato ha puntato ad aumentare al massimo la "copertura assicurativa" riducendo al minimo il rischio per i lavoratori regolari, senza però curarsi del "premio assicurativo" che ne derivava per loro. Spieghi meglio. Nel caso Alitalia l'equilibrio si è rotto: i lavoratori incominciano a preferire il rischio del nuovo piano industriale, perché si accorgono che l'alternativa è la paralisi e il fallimento. Ma lo stesso discorso, in qualche misura, vale in riferimento all'intero sistema Italia. C'è un nesso tra questo suo discorso e la "questione salariale" ? Sì. Oggi subiamo la parte cattiva della globalizzazione, la concorrenza dei paesi poveri nella fascia bassa del mercato del lavoro; ma - come nel caso Alitalia non sappiamo coglierne la parte buona: la possibilità di attirare in Italia il meglio dell'imprenditoria mondiale, quella che sa far fruttare di più il nostro lavoro. Su questo punto vorrei rinviare i lettori del Riformista a un mio saggio: "Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l'imprenditore migliore", che può essere scaricato dal mio sito www.pietroichino.it. Sulla questione salariale dove sbagliano i sindacati? Sbagliano soprattutto nel centralizzare troppo la contrattazione e nell'imporre il modello di organizzazione del lavoro e di struttura delle retribuzioni sancito dal contratto collettivo nazionale come modello inderogabile: questo frena l'innovazione e costituisce un ostacolo rilevante all'ingresso di imprese straniere. E la concertazione? È ancora un sistema efficace o è sinonimo di non scelte? Una concertazione ben funzionante presuppone che tra governo e rappresentanti delle parti sociali ci sia un minimo di visione comune degli obiettivi da raggiungere e dei vincoli da rispettare. Se questa visione comune c'è, la concertazione può costituire una marcia in più per l'intero paese, può consentire di fare cose altrimenti impossibili. Come è accaduto nella vicenda di Maastricht. E se non c'è? Se non c'è, il vincolo dell'accordo con i sindacati può divenire paralizzante. E inaccettabile, perché i sindacati rappresentano soltanto un segmento della forza-lavoro. Negli ultimi anni la buona concertazione c'è stata o l'ultima grande stagione è stato il '93? C'è stata troppo poco, perché la visione comune circa obiettivi e vincoli c'è stata solo a corrente alternata. Le faccio una domanda utilizzando il titolo di un suo libro che è tornato da poco in libreria in edizione economica: a che cosa serve il sindacato? Se vuole svolgere una funzione utile, anzi indispensabile, il sindacato deve imparare a operare come intelligenza collettiva dei lavoratori, che consente loro di valutare l'innovazione possibile, il nuovo piano industriale, l'imprenditore che se ne fa portatore; se la valutazione è positiva, il sindacato deve saper guidare i lavoratori nella scommessa comune con quell'imprenditore. È possibile una evoluzione di questo genere nel sindacato italiano? A due condizioni. Primo: che nelle confederazioni maggiori prevalgano i dirigenti sindacali più aperti all'innovazione e capaci di valutare; ci sono, ma oggi sono un po' relegati nell'angolo. Secondo: che il sistema di relazioni industriali lasci più spazio alla contrattazione aziendale. Perché l'innovazione si presenta sempre al livello aziendale, molto prima che al livello nazionale. 10/04/2008.

Torna all'inizio


Conversazione il sindacato non fa il suo mestiere e i lavoratori votano lega (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Conversazione il sindacato non fa il suo mestiere e i lavoratori votano lega Polverini: "Troppi tavoli romani poche fabbriche" "Per ritrovare un feeling con l'opinione pubblica il sindacato deve tornane a rappresentare i lavoratori": il segretario generale dell'Ugl Renata Polverini non si nasconde che le organizzazioni sindacali qualche responsabilità ce l'hanno se vengono percepite come lontane dai bisogni del paese (vai alla voce: salari o Alitalia). E, in una conversazione col Riformista , spiega: "C'è troppa politica: il sindacato deve tornare a fare il sindacato". La leader dell'Ugl è appena tornata da un viaggio nel profondo nord ("Noi non abbiamo mai perso il contatto con la fabbrica", dice con orgoglio) dove il disagio dei lavoratori l'ha toccato con mano: "I lavoratori del Nord - racconta Polverini - hanno ancora i valori di riferimento della Lega. Sentono di appartenere alla zona più produttiva e europea del paese. Questo, più dei fucili di cui parla Bossi, li spinge a votare Lega". E prosegue: "Sono stata in Lombardia, in Piemonte. I lavoratori sono disillusi. Non si sentono rappresentati. Diciamoci la verità, a Roma ci siamo svegliati tutti tardi su salari, casa pensioni, prezzi, tariffe. E pure sulle condizioni di lavoro. L'operaio in catena ti dice ancora che ha poco tempo per andare in bagno o per fumare una sigaretta, o che ha la mensa lontana. Questi problemi, in fabbrica, ci sono ancora". Suona come una autocritica quella della leader dell'Ugl che scandisce: "Il sindacato deve tornare a fare il sindacato. Non esistono solo i tavoli romani che pur sono importanti. Ci sono prima le esigenze dei lavoratori". Anche se rifiuta quell'immagine di casta, o "altra casta", che emerge dal libro-inchiesta di Livadiotti: una fotografia del momento no del sindacalismo italiano. Dice Polverini: "Il rischio è, come nel caso di quello di Rizzo e Stella, di gettare il bambino con l'acqua sporca. Non c'è dubbio che c'è una classe dirigente che deve trovare un nuovo equilibrio rispetto ai cambiamenti del paese. Ma bisogna intendersi sui privilegi. Se i governi hanno delegato funzioni di sussidiarietà ai sindacati non si può parlare di benefici economici. Un esempio: ci sono soldi che vanno al sindacato per fare le pratiche pensionistiche. È vero. Ma il sindacato quelle pratiche le fa. Attenzione a dare dati in maniera semplicistica". E aggiunge: "Con la concertazione il sindacato ha svolto un importante ruolo istituzionale, sin dal '93. Forse ha teso a burocratizzarsi allentando il legame col mondo del lavoro: è stato più mediatore che rappresentante di interessi. E ora viene percepito come qualcosa di vecchio, accomunato ai privilegi della casta". Che errori ha commesso il sindacato? "Il vizio d'origine - dice Polverini - è un rapporto troppo intrecciato con la cattiva politica. Una cogestione all'italiana che non c'entra nulla col modello tedesco di cui tanto si parla". Il caso Alitalia, dice il segretario dell'Ugl, è emblematico di questo. E in riferimento a Cisl e Cgil afferma: "Che il sindacato abbia rapporti con la politica è normale: dove finisce la sua attività inizia quella della politica. Ma il margine è davvero sottile. E su Alitalia la cinghia di trasmissione si è vista". In che senso? "Non si è voluto scegliere direttamente il negoziato con Air France sperando di mantenere le trattative sul piano politico. E questo è stato un errore. Poi il governo è caduto. Ed è entrato in campo il Pd. E il sindacato si è trovato spiazzato in campagna elettorale". Per il segretario dell'Ugl i sindacati maggiori applicano ancora la teoria del governo amico: "Col centrodestra abbiamo fatto sei scioperi generali. Col centrosinistra li abbiamo solo minacciati. Eppure le finanziarie sono state penalizzanti per i lavoratori". Su Alitalia vuole dire che se Spinetta ritornasse al tavolo lei firmerebbe un minuto dopo? "Diciamo che non sono sensibile ad altre sirene europee né alle cordate italiane, e considero molto interessante entrare in Air France. Quindi io cercherei l'accordo con Spinetta". Il frutto di quella che in molti hanno chiamato la "Caporetto sindacale" sono state (e sono) le contestazioni dei lavoratori. Dice la Polverini: "Non è la marcia dei 40mila come in molti hanno detto, ma il sintomo del malessere è evidente. I sindacati hanno dato l'immagine di non saper negoziare. La spaccatura della Uil non ha aiutato. Poi c'è stata la mossa di un sindacato abituato a una gestione all'italiana. E i lavoratori si sono sentiti abbandonati perché non rappresentati". (de angelis) 10/04/2008.

Torna all'inizio


Parmalat, c'è anche Mediobanca (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-10 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Isoci A maggio decisione su cedole oltre il 50%. Il manager: ora l'espansione. Obiettivo Australia Parmalat, c'è anche Mediobanca Ha poco meno del 2%. Confermato Bondi. I fondi: dividendi più alti Il cambio di politica sulla remunerazione dei soci chiesta dagli investitori con un pacchetto del 12% DAL NOSTRO INVIATO PARMA - C'è voluta poco più di un'ora a Enrico Bondi per incassare la riconferma alla guida della Parmalat. Addirittura con un voto plebiscitario: il 98% dei presenti pari al 27,8% del capitale. A votare "sì" c'erano i rappresentanti dei fondi del patto ma anche quelli che in un primo tempo avevano mostrato delle riserve. Come previsto è arrivato l'appoggio di Intesa Sanpaolo. Quello inatteso di Jp Morgan. E quello delle new entry uscite allo scoperto solo adesso, come Mediobanca che si è presentata con 33 milioni di azioni, un pacchetto poco sotto il 2%. Ma il discreto braccio di ferro tenuto con alcuni degli azionisti negli ultimi tempi non si è risolto in un nulla di fatto. L'oggetto è sempre la distribuzione del dividendo. E così ieri, prima dell'apertura dei lavori dell'assemblea presso l'Unione degli industriali parmensi a Palazzo Soragna, il 12,06% dei fondi esteri ha chiesto la convocazione di un'assemblea straordinaria che si terrà il 30 maggio. Se gli hanno rovinato la festa lui, Bondi, non lo ha dato a vedere. Evidentemente se lo attendeva. Anche perché sembra che negli ultimi giorni gli stessi fondi avessero mosso lo spettro di una lettera ufficiale per sollevare la questione della politica del dividendo. Ipotesi rugginosa, a questo punto, rientrata. Tutto ruota intorno all'articolo 26 dello statuto della Parmalat che prevede che il 50% degli utili venga distribuito. Proprio partendo da questo passaggio Bondi aveva resistito alla distribuzione di un dividendo 2007 più alto, come richiesto da alcuni fondi. Ma ora, per evitare di trovarsi nello stesso angolo al prossimo stacco, alcuni soci vorrebbero modificare l'articolo cambiando in "almeno il 50%". D'altra parte il patto parasociale preparato con l'assistenza dell'avvocato Bruno Cova, partner dello Studio Paul Hastings ma fino a pochi anni fa legale della stessa Parmalat, è decaduto ieri stesso con il voto. Oltre al manager aretino sono stati riconfermati tutti i consiglieri già eletti nel 2005 tra cui Vittorio Mincato, Andrea Guerra - ieri assente giustificato - il presidente Raffaele Picella, Carlo Secchi e Marco De Benedetti. Il loro compito, come ha detto lo stesso amministratore delegato, sarà gestire "il turnaround della Parmalat: non più stabilizzazione, ma espansione ". "Non siamo predatori - ha detto Bondi rispondendo alla domanda di un azionista - ma, come abbiamo visto, la società è uscita dalla crisi e ha ottenuto significativi risultati con una cassa che ci consente di pensare all'espansione. Ora stiamo valutando come e dove. Un esempio è l'Australia dove è in corso il processo di consolidamento. è in corso la vendita del secondo operatore australiano. Noi dobbiamo partecipare necessariamente perché il primo guadagna, il secondo pure e il terzo rimane lì a guardare. E non vogliamo rimanere terzi. Se esistono opportunità acquisteremo". Il manager ha archiviato con una battuta anche il rumor che lo proponeva come uno degli ipotetici nomi in lizza per la guida dell'Alitalia: "Non è affar mio". Massimo Sideri Il manager L'amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi. L'assemblea degli azionisti del gruppo ha riconfermato a larga maggioranza l'intero consiglio di amministrazione. \\ Picella: Bondi, un santo malpagato. Il manager: qui per riportare il gruppo agli onori del mondo Alitalia? Non è affar mio.

Torna all'inizio


Interventi e Repliche (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-10 num: - pag: 43 categoria: BREVI Interventi e Repliche Senza la ricerca il Paese non ha futuro Si parla poco di ricerca in questa campagna elettorale tra mozzarelle, Alitalia e futili polemiche sulle schede. Qualcuno pensa che gli elettori siano al livello di scolaretti. Smettiamola, non è così. Gli elettori sanno, per esempio, che senza la ricerca il Paese non ha futuro. Sanno che non siamo in Europa solo per cercare di ricevere aiuti, ma per stare alla pari con i Paesi che fanno ricerca e innovazione. E sanno che sono i ricercatori italiani (bravi come gli altri) a farci giocare nella Champions League della ricerca europea. Prendiamo lo spazio e la Agenzia spaziale italiana, che in questi giorni compie 20 anni. Negli ultimi dodici mesi ha messo in orbita tre satelliti interamente nazionali ad altissima tecnologia, per l'osservazione della Terra e dell'universo profondo. Ha contribuito con tre lanci alla costruzione della Stazione spaziale, dove il volume abitato dagli astronauti, anche italiani, è per il 40% made in Italy. Nei prossimi 18 mesi prevediamo altri tre lanci di satelliti nazionali e altrettanti verso la Stazione spaziale. Per dopo abbiamo piani ancora più arditi. Molto merito va alla industria spaziale italiana, con una ottima reputazione in Europa. In più, nonostante la crisi di governo, la presidenza della prossima Conferenza europea ministeriale sullo spazio è stata assegnata all'Italia, per la prima volta dal 1975. Forse, non è per caso: l'Europa si è accorta che ci siamo. E allora vorremmo che anche il nuovo governo si accorgesse di noi. A nome di tutti i ricercatori italiani chiedo, molto prima di fondi, attenzione. Chiedo che il nuovo governo ci dica: crediamo nella ricerca e nella cultura, vi prendiamo sul serio. E aggiunga: taglieremo la terrificante burocrazia della macchina pubblica italiana e aumenteremo il numero dei ricercatori, poi introdurremo davvero meritocrazia e valutazione. Pensiamo di meritarcelo e aspettiamo con fiducia, facendo il nostro dovere. Giovanni Fabrizio Bignami Astrofisico, presidente dell'Agenzia spaziale italiana e accademico dei Lincei La nomina degli scrutatori Non sono d'accordo con il lettore che, sul Corriere del 9 aprile, ritiene sia meglio che gli scrutatori vengano nominati dalla commissione elettorale di ogni Comune per evitare che si verifichino molte rinunce. Secondo me, dato che in Italia votiamo ricorrentemente, basterebbe una semplice legge dello Stato che delegasse i Comuni a organizzare dei corsi di formazione solo per (i molti) giovani disoccupati e disponibili a svolgere le mansioni di scrutatore. E poi sorteggiare da questo nuovo albo i membri dei seggi elettorali, sperando che possano così possedere una maggiore competenza in materia. E dato che in futuro sicuramente si arriverà al voto elettronico, credo si debba sin da ora tener conto di dover affidare a una migliore professionalità lo svolgimento di questo delicato compito. Giovanni Papandrea, Ardore Marina (Rc) Iniziative a favore dei giovani Il richiamo di don Mazzi ( Corriere, 8 aprile) ai politici a occuparsi dei giovani va bene, ma non basta. Quello che serve a una efficace politica a favore dei giovani sono gli stessi candidati giovani che si sono prodigati a fondo all'interno delle loro città per la realizzazione di iniziative. Bruno Mardegan, Milano Agenzia delle entrate: i rimborsi Leggo nel Corriere del 6 aprile che un lettore ha già ricevuto il rimborso per il 2005, mentre io sono ancora in attesa del rimborso per il 2002 e pertanto ravviso una lampante disparità di trattamento da parte della Agenzia delle entrate. Mi domando: quale delle due situazioni rappresenta la normalità o l'eccezione? Filippo Boldrino, Milano.

Torna all'inizio


Alitalia alla prova esuberi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Alitalia alla prova esuberi Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Nuovo round tra governo e sindacati sulla vendita di Alitalia. Oggi l'esecutivo potrebbe mettere sul tavolo un più ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi già previsti dal piano Prato e un nuovo ruolo di Fintecna nell'assorbire le attività di terra che dovessero rimanere fuori dalla nuova società. L'obiettivo del governo è tentare di ricucire lo strappo tra le nove sigle rappresentative dei lavoratori e Air France-Klm. La compagnia franco-olandese ha fatto sapere che non intende più modificare il piano di acquisto, nonostante i sindacati abbiano presentato una proposta alternativa (rispedita al mittente) da cui partire per ricominciare a trattare. Il dossier, comunque, passerà nelle mani del nuovo inquilino di Palazzo Chigi, tant'è che il prossimo incontro tra i vertici della Magliana e i sindacati è fissato dopo il voto: l'incontro era previsto per ieri, ma le nove sigle sindacali sono state convocate dall'azienda per martedì prossimo 15 aprile alle ore 15 ed è evidente che l'esito delle elezioni avrà un peso determinante ai fini del negoziato. Il cda dell'aviolinea ha assicurato la continuità aziendale ma ha fatto presente che i tempi sono strettissimi e che in cassa le risorse finanziarie disponibili ammontano a 170 milioni (cui si aggiungono 69 milioni del credito verso l'erario incassato il 2 aprile scorso). Soldi che possono garantire la sopravvivenza dell'azienda per un altro paio di mesi, visto che Alitalia brucia quasi 2 milioni di perdite al giorno. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha ribadito: "Air France deve ascoltare anche le nostre ragioni". E il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi lancia un appello ai sindacati: "Il tempo delle analisi è finito. Non facciamo mosse azzardate, al di fuori della trattativa con Air France-Klm c'è solo la prospettiva del fallimento". Bianchi oggi siederà al tavolo insieme a Enrico Letta e ai ministri del lavoro Cesare Damiano, dello sviluppo economico Pier Luigi Bersani e del sottosegretario all'Economia, Massimo Tononi. Intanto il titolo Alitalia è stato ieri riammesso in Borsa, ma è stato escluso dagli scambi, cioè trattato solo nel corso dell'asta finale. In apertura di seduta, ha comunque segnato un calo teorico del 21% per poi concludere la sessione con un tonfo sempre del 21% a 0,395 euro.

Torna all'inizio


Parmalat, l'assemblea conferma Bondi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Plebiscito Il manager aretino ha ottenuto la fiducia dei grossi investitori internazionali. Anche Intesa SanPaolo al suo fianco Parmalat, l'assemblea conferma Bondi L'assemblea di Parmalat conferma Enrico Bondi e il cda uscente alla guida della società per un altro triennio e come prima cosa l'ex manager Montedison dovrà fare i conti con la richiesta di un gruppo di fondi esteri, rappresentativi del 12% del capitale, che chiedono che una quota maggiore dell'utile venga destinata a dividendo. La conferma di Bondi è arrivata con consenso plebiscitario (27,2% del capitale contro lo 0,014% contrario e lo 0,58% astenuto): dopo le incertezze della vigilia il manager aretino ha dunque riscosso l'appoggio incondizionato di fondi e grossi soci, incluse Intesa Sanpaolo (2,4%) e Jp Morgan (2,99%), entrambe oggetto di azioni legali da parte di Bondi ed entrambe ora schieratesi al suo fianco. "Dietro il miracolo della Parmalat c'è un santo - ha scherzato in assemblea il presidente della Parmalat, Raffaele Picella, indicando Bondi alla sua destra - e noi l'abbiamo qui". Un santo malpagato, ha aggiunto riferendosi ai 390 mila euro annui di stipendio che fanno di Bondi uno dei manager meno pagati di Piazza Affari ("ma è un santo e non protesta"). Bondi, a margine dell'assemblea, ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l'impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo". "Il momento del tournaround è finito - ha detto - ora è il momento della svolta: non più stabilizzazione ma espansione".

Torna all'inizio


Alitalia, trattativa dopo le elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi il governo vedrà i vertici dell'azienda e poi riceverà i sindacati La trattativa sulla compravendita di Alitalia è e rimarrà in stallo fino a dopo le elezioni. L'azienda ieri ha convocato i sindacati per martedì 15, mentre oggi, vedrà il governo, che subito dopo ha convocato le parti sociali. Tutti vertici non risolutivi, però, perché la trattativa vera vede al tavolo la controparte, che in questo momento latita. Ma quale sarà la controparte? Non è dato sapere ancora se sarà di nuovo AirFrance che nei giorni scorsi ha annunciato che il piano non potrà essere modificato, o se la cordata di imprenditori italiani, sulla quale ieri è tornato ancora il cavaliere, si farà finalmente avanti. Intanto, però, la compagnia di bandiera sta lentamente morendo. E non solo perché in cassa le risorse scarseggiano (al 31 gennaio c'erano 282 milioni mentre al 28 febbraio erano solo 180), ma anche perché i grandi clienti per l'incertezza che aleggia intorno alla compagnia, hanno disdetto preferendo altri vettori. Eccola, qui, insomma, la lenta agonia di Alitalia. E la colpa che si rimpalla la politica e poi il managment e ancora i sindacati, è equamente distribuita fra tutti. E per risolvere la crisi ci vorrebbe un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. Il capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi, ripete che quella ad AirFrance è una "svendita, un assorbimento totale di Alitalia" ai francesi. Un Paese come l'Italia "non può non avere una compagnia di bandiera". La compagine di imprenditori pronti a rilevare la compagnia, partirebbe proprio per questo assunto e alla cordata. Secondo il cavaliere "parteciperanno un numero enorme di imprenditori". Anche Valter Veltroni, leader del Pd ripete il suo punto di vista, ovvero che la trattativa con AirFrance "deve andare avanti" e che la responsabilità dell'interruzione della trattativa deriva dalle interferenze della politica, anche se proprio alla politica portata avanti dal governo Prodi in questi due anni, riconosce il merito di aver quantomeno sbloccato la situazione, rimasta, invece, per cinque anni sul tavolo dell'esecutivo Berlusconi. Adesso la palla passa ai sindacati ai quali il ministro dei trasporti Bianchi raccomanda "niente mosse azzardate". Ma, spiega invece il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, AirFrance dovrà ascoltare le "nostre ragioni". "Noi vogliamo contribuire a risolvere i problemi di Alitalia, dare prospettive ai lavoratori, in un quadro di rilancio industriale della compagnia e questo richiede un confronto tra noi e AirFrance. Nell'ottica di una volontà di "scongiurare fallimento e commissariamento di Alitalia", il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, torna a ribadire l'intenzione di riaprire il confronto diretto con il presidente della compagnia francese. L'esperto di lavoro e ora candidato con il Pd, Pietro Ichino è convinto che per Alitalia, sono meglio i francesi che "un cattivo imprenditore italiano". Bisogna smettere, aggiunge Ichino, di "fare le barricate contro le imprese straniere che vogliono acquistare o gestire quelle italiane". Secondo il candidato del Pd "il lavoro dipendente di Alitalia può essere valorizzato molto meglio dal massimo vettore europeo, che è Air France piuttosto che da un cattivo imprenditore italiano". (10-04-2008).

Torna all'inizio


Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 86 del 2008-04-10 pagina 22 Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari di Gian Maria De Francesco Oggi l'esecutivo affronterà i sindacati che incontreranno l'azienda dopo le elezioni Adesioni alla cordata italiana da Roma Avanti, ma con giudizio. Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini manzoniani. Ha preso tempo la ex compagnia di bandiera convocando le nove sigle sindacali martedì prossimo 15 aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà tempo oggi il governo nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi. Insomma, il responso delle urne rappresenterà la cartina di tornasole sull'opportunità di proseguire le trattative per la cessione ad Air France. Non ha preso tempo, invece, la Borsa che ha accolto il ritorno alle contrattazioni di Alitalia con un pesante tonfo. Ieri il titolo, riammesso agli scambi in un'unica fase d'asta, ha ceduto il 21% a 0,395 euro con volumi pari a 4,3 milioni di pezzi, valore inferiore alla media mensile. L'incertezza e l'esigua liquidità in cassa, ormai ridotta a soli 239 milioni di euro, hanno influito negativamente. Palazzo Chigi continua a sperare di poter ridurre i sindacati a più miti consigli sulle proposte del gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta. Si è attivato il sottosegretario Enrico Letta che ieri ha incontrato sia il presidente di Alitalia, Aristide Police, che i ministri Padoa-Schioppa e Bianchi. Quest'ultimo pare aver cambiato opinione sul partner franco-olandese: "Al di fuori della trattativa con Air France c'è solo il fallimento". Analoghe valutazioni sono giunte sia dal ministro del Lavoro Damiano ("Le trattative si devono concludere") che dal ministro dello Sviluppo Bersani ("Ci stiamo adoperando perché la rottura non sia definitiva". Ma il fronte sindacale non si è mostrato unanime. Se il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha auspicato che "riprenda rapidamente il confronto", né la Fit-Cisl né la Uil Trasporti né l'Ugl paiono aspettarsi colpi di scena a pochi giorni dalle elezioni. Da un lato, infatti, si apprezza la disponibilità dell'esecutivo al dialogo, ma dall'altro lato si critica la gestione della vicenda che ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori praticamente soli dinanzi ai diktat di Air France. In buona sostanza, Alitalia è rimasta materia di scontro tra i due principali contendenti della campagna elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al suo appello alla costituzione di una cordata italiana ha risposto "un numero enorme di imprenditori", mentre il suo avversario del Pd, Walter Veltroni, lo ha accusato di aver messo "a duro rischio la trattativa". Al novero dei "coraggiosi" disposti a mettere un chip sul piatto Alitalia si è aggiunto anche l'ad di Club Air, Gaetano Intrieri. Si è mantenuto fuori dalla bagarre l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, già al fianco della Ap Holding di Carlo Toto. "Da quando siamo stati esclusi dalla trattativa non abbiamo più nulla da dire", ha dichiarato. E s'è chiamato fuori anche il "mago" dei risanamenti aziendali, Enrico Bondi, ieri riconfermato al vertice di Parmalat. "Non è affare mio", ha detto. Intanto la Procura di Roma sta indagando su un'ipotesi di aggiotaggio informativo relativamente alla proposta di acquisto formulata a dicembre dalla cosiddetta "cordata Baldassarre". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


L'ultimo atto del Governo prodi su Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Oggi l'incontro tra il Governo e i Sindacati L'ultimo atto del Governo prodi su Alitalia La Compagnia intanto convoca i sindacati per martedi 15 Roma, 10 apr- E' iniziato da pochi minuti l'incontro a Palazzo Chigi tra i rappresentanti del Governo uscente e i rappresenanti sindacali per definire un ultimo piano prima delle elezioni per salvare la compagnia di bandiera. Alla riunione siedono infatti tutti i raprresentanti delle nove sigle sindacali presenti in Alitalia, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, il Sottosegretario all'economia Massimo Tononi, il Ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e quello per lo sviluppo economico Pier Luigi Bersani. Un ultimo incontro prima delle elezioni politiche di domenica e lunedi, lasciando quindi la decisione finale al prossimo esecutivo. Il tutto fatto con scrupolosa attenzione e senza perdere tempo. La liquidità della compagnia sta infatti terminando, e trovare un punto di incontro il prima possibile sembra l'unica soluzione per accellerare i tempi ed evitare ulteriori problemi. La compagnia infatti oggi è crollata nuovamente in borsa, al -21%, dopo 4 giorni di sospensione del titolo, ed è ormai certo che non può reggersi da sola senza l'intervento di una compagnia straniera. Riaperto dunque il dialogo con Air France-KLM, e valutata nuovamente la proposta di Spinetta, considerata dallo stesso Enrico Letta imperdibile, non solo perchè è effettivamente "l'unica proposta sul tavolo", ma anche perchè, come imposto e ricordato oggi stesso dalla stessa Unione europea, non è previsto un ulteriore finanziamento pubblico dalle casse dello Stato. L'eredità va dunque al prossimo Governo, che dovrà dunque innanzitutto confrontarsi con un problema che entro revissimo tempo deve necessariamente tovare una soluzione. Si deve scegliere una strada immediatamente. Intanto i veritici di Alitalia hanno spostato l'incontro previsto per oggi con i rappresentanti delle nove sigle sindacali a martedì 15. Marco Grisafi.

Torna all'inizio


Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: <lunga vita a Napolitano> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: "lunga vita a Napolitano" "Datemi il Quirinale e io vi dò il Senato" Berlusconi fa i fuochi di artificio. E al Riformista dice: con me a Palazzo Chigi non ci sarà una merchant bank Dopo la polemica sul Colle come le "forche caudine", la presidenza della Repubblica torna al centro della campagna elettorale di Berlusconi. In tv il Cavaliere spiega che in caso di vittoria non lascerebbe all'opposizione la presidenza di una delle due camere. Con una possibile eccezione: "Se il capo dello Stato lasciasse prendendo atto della nuova situazione, allora potremmo dare il Senato alla sinistra". Montano subito le polemiche, Veltroni accusa il rivale di avvelenare il paese, finché qualche ora dopo è il leader del Pdl a cercare di chiudere il caso: "Basta polemiche. Lunga vita a Napolitano". Ma tutto lascia credere che questo non sia l'ultimo atto delle tensioni col Colle. Intervistato dal Riformista , Berlusconi giura comunque di non pensare a un suo approdo al Quirinale e risponde a tutto campo sui programmi del suo eventuale esecutivo: attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il "liberismo" di Tremonti, spiega che la riforma Rai non è tra le priorità. E su Veltroni: "All'inizio mi aveva convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a pagina 3 10/04/2008.

Torna all'inizio


Replica 2 alle critiche di Pirani (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Replica 2 alle critiche di Pirani La politica fuori dalla sanità? Non è vero che il Pd tace Il nostro obiettivo è premiare merito e competenza Caro direttore, sul Riformista di ieri Mario Pirani ci ha riproposto, con l'abituale efficacia, lo scenario di una sanità pubblica lottizzata e strozzata dal connubio perverso con la politica che decide manager e primari. Nulla di nuovo per chi, come me, legge sempre con attenzione i suoi articoli su Repubblica , e nulla su cui non concordare. Quello che mi ha lasciato perplessa è che tutto ciò sia stato premesso dalla apparentemente sconsolata considerazione su "un Pd che parla di odontoiatri ma non di concorsi". Sarebbe bastato andarsi a leggere il nostro programma per verificare che la questione del rapporto politica-sanità è oggetto di specifiche proposte, con l'obiettivo di far prevalere solo merito e competenza. Sia per la scelta dei manager che per quella dei primari. E per farlo il Pd propone soluzioni che, nella sostanza, coincidono tra l'altro con quelle avanzate da Pirani: bando pubblico e commissioni esterne per la selezione dei candidati; fine della discrezionalità assoluta nelle nomine da parte della Regione e dei direttori generali. Proposte che Walter Veltroni ha ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a Roma, sottolineando che manager e primari devono essere lì perché sono i più bravi e non per questa o quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di così! Detto questo, due parole ancora sul resto della conversazione con Pirani. Intanto non liquiderei come poca cosa l'impegno che abbiamo assunto per far diventare un diritto per tutti avere una bocca sana e un bel sorriso. Oggi per la cura dei denti spendiamo privatamente più di 15 miliardi di euro all'anno e non penso che provare a ridurre quest'onere con forme di intervento pubblico sia cosa da poco. Secondo. La questione della spesa sanitaria. Pirani sostiene che la sinistra si sia lasciata convincere dal "terrorismo contabile", che con l'aziendalizzazione si privilegia l'aspetto economico e che il sistema continua ad essere sottofinanziato. Anche in questo caso dissento. Quando abbiamo preso in mano il governo della sanità due anni fa, abbiamo trovato un sistema vicino al collasso e con un livello altissimo di conflittualità tra governo centrale e regioni. Se non fossimo intervenuti con decisione e con un obiettivo molto chiaro in testa, quello di coniugare efficienza e qualità delle cure, il nostro Ssn avrebbe fatto la fine dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni. Poi rifinanziando adeguatamente il fondo sanitario, con un incremento di 10,5 miliardi di euro in due anni e riaprendo i cantieri per la costruzione di nuovi ospedali e nuovi servizi territoriali, con quasi 8 miliardi di euro di investimenti strutturali. E, infine, aggredendo le cause del deficit cronico della sanità, con la sottoscrizione di accordi vincolanti con tutte le Regioni in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai cittadini. L'obiettivo di questi piani di rientro dal deficit è il pareggio dei conti sanitari entro il 2010, con la rimozione definitiva degli sprechi e delle inefficienze di sistema che sono poi le vere cause del dissesto della sanità e dell'insoddisfazione dei cittadini. I primi risultati di questa politica già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il quinquennio Berlusconiano. E ciò pur avendo aumentato, come ho ricordato, di ben 10,5 miliardi di euro le risorse pubbliche per le prestazioni e i servizi del Ssn. Non so perché Pirani non voglia prendere in considerazione tutto questo lavoro. Disattenzione? Per un professionista come lui, penso proprio non sia questo il caso. Penserei piuttosto a un evidentemente inguaribile scetticismo di fronte a qualsiasi possibilità di cambiamento nella sanità. Uno scetticismo che lo porta però a misconoscere o liquidare con sufficienza qualsiasi risultato ottenuto o qualsiasi proposta concreta avanzata, anche se supportati, come in questo caso, da dati, fatti e impegni reali e documentati. ministro della Salute 10/04/2008.

Torna all'inizio


Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo La cordata italiana c'è, ecco i primi nomi Bombassei, Squinzi e Benetton in pista L'ufficialità solo quando Spinetta lascerà la trattativa In attesa degli incontri definitivi tra le parti per capire se l'acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm andrà in porto o svanirà per sempre, attorno alla compagnia di bandiera si addensano interessi differenti. Il Tribunale della Repubblica di Roma, infatti, ha affidato alla Guardia di Finanza una serie di accertamenti che riguardano anche la cosiddetta "cordata Baldassarre" che nell'agosto scorso fece un'offerta di acquisto del pacchetto azionario dell'ex compagnia di bandiera, proposta rigettata dal consiglio di amministrazione di Alitalia. Per il momento non risultano iscrizioni sul registro degli indagati ma il procuratore aggiunto Nello Rossi e pubblici ministeri Francesca Loi, Stefano Pesci e Gustavo De Marinis stanno indagando ad ampio spettro sull'intera vicenda Alitalia e in particolare sull'ipotesi di aggiotaggio sul titolo in Borsa. Se la Procura si muove, la cosiddetta cordata italiana non perde certamente tempo e da Milano, dove si tesse la tela della grande operazione voluta e annunciata da Silvio Berlusconi, circolano certezze. "A Milano ci sono stati parecchi incontri, anche a livello di Regione come pubblicamente confermato dall'assessore Raffaele Cattaneo, con imprenditori prontissimi a far parte di questa ipotesi", ammette una fonte di primo livello al Riformista . "Il problema è che finché resta in piedi la trattativa tra Alitalia e Air France-Klm tutti devono stare alla finestra: finché non c'è una soluzione chiara non si può palesare. Per questo sui giornali c'è il toto-nomi e il giorno successivo ci sono lenzuoli di smentite piccate. Reazioni di facciata, i nomi ci sono e sono in parte quelli già venuti fuori ma devono restare coperti fino al D-day, quando Air France mollerà il tavolo". Quindi Ligresti, Eni, Benetton, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo (proprio ieri Corrado Passera è però tornato a negare qualsiasi interesse) e tutti coloro i quali a vario titolo fino adesso hanno negato: ma non sarà una melina che nasconde un player più grande oppure una bolla destinata a scoppiare dopo il voto? "No, i nomi ci sono. Si attende solo l'avallo politico del nuovo governo e il naufragio della trattativa con Air France. Posso fare il nome di Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e patron del gruppo Mapei, il gruppo Radici che si era già detto interessato al comparto cargo. Il gruppo MyChef oppure Alberto Bombassei, vice-presidente di Confindustria oltre che ad e presidente di Brembo. I piani ci sono, tanto più che agli incontri tenutisi nelle scorse settimane alcuni imprenditori non venivano a livello conoscitivo, non gettavano l'amo per capire da che parte tirasse la corrente: avevano i piani industriali pronti, da presentare. Inoltre poi c'è sempre Air One, pronta a rientrare immediatamente in gioco. O, in subordine, la carta Lufthansa su cui la Regione Lombardia punta molto per Malpensa. Ripeto, serve soltanto l'avallo politico e finalmente uno sblocco nell'attuale situazione di Alitalia". Insomma, la cordata ci sarebbe davvero. O, quantomeno, ci sarebbe la disponibilità di alcuni imprenditori di calibro a parteciparvi se questa si materializzasse davvero. Al momento, comunque, tocca attendere. Gli ultimi vertici - quello di stamattina tra Enrico Letta e i sindacati e poi l'incontro tra gli stessi e il management di Alitalia - potrebbero portare a un'accelerazione dell'ipotesi di acquisto da parte di Parigi che, però, non ha affatto gradito né l'atteggiamento delle rappresentanze sindacali né il fiorire di voci e turbative emerse nell'ultimo periodo. Spinetta ha reso noto con chiarezza che non permette margini di interpretazione, che siamo al make-or-break: ovvero, il piano è quello presentato e non ci sono deroghe o discussioni. Ieri il titolo Alitalia è stato riammesso alle contrattazioni di Borsa ma ha subito registrato un ribasso tecnico di oltre il 20 per cento: come per la cordata, anche per le contrattazioni occorre attendere il voto, troppa la volatilità di un'azienda che ha soldi in cassa fino a fine mese e non sa se potrà arrivarci davvero. Ma anche la definizione degli assetti interni a Mediobanca, visto che il nome dell'istituto di Piazzetta Cuccia rimbalza tra quelli dei player interessati alla cordata, attraverso Generali potrebbe muovere qualche pedina e magari far crollare i castelli di sabbia di altri soggetti del mondo bancario a parole interessati all'operazione: "Noi non abbiamo neanche un centesimo nei mutui subprime - ha detto ieri Antoine Bernheim, presidente della compagnia triestina - al contrario di altri gruppi le cui perdite sono al momento ben nascoste. Ma quelle sofferenze potrebbero anche saltare fuori". Intrecci, conferme e smentite, tavoli paralleli: alla fine occorrerà davvero attendere la prossima settimana e la chiusura delle urne per capire come si sbroglierà la matassa della Magliana. A meno di un blitz improvviso che faccia saltare il banco. 10/04/2008.

Torna all'inizio


Alitalia 1 gli scenari post-elettorali (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 1 gli scenari post-elettorali AirFrance resta alla finestra fino a martedì Poi torna in campo in due ipotesi su tre Ora che la continuità aziendale, a breve, è garantita, ora che i giorni a cavallo delle elezioni sono insomma salvi dallo spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha fatto sapere che incontrerà i sindacati martedì prossimo. Fino a quella data, l'ipotesi AirFrance-Klm resta congelata. Ma già da quel giorno, fanno sapere da Parigi, Jean-Cyril Spinetta è pronto a riallacciare i fili con il nuovo esecutivo e i sindacati e mandare in porto l'acquisto della quota detenuta dal Tesoro. Un'ops, un'offerta pubblica di scambio, non un'opa, è bene ricordarlo. Al termine della quale anche il governo italiano avrà un posto nel capitale del gigante dei cieli transalpino. Una quota piccola, ma non irrilevante, visto che sarà l'unica altra presenza statale nell'azionariato di AirFrance-Klm, oltre a quella di Parigi. L'obiettivo della riunione tra le nove sigle e il governo dimissionario previsto stamane a Palazzo Chigi, dunque, sarà quello di tenere aperta quella porta. Darà intanto la possibilità all'esecutivo Prodi, di intestarsi il merito di aver riconquistato Spinetta al tavolo della trattativa. Per Enrico Letta, principale mediatore dell'ultima, convulsa settimana, sarà l'occasione dunque per avvertire i sindacati che quella concessa lunedì scorso dal cda di AirFrance è la seconda e ultimissima occasione per mantenere in pista la soluzione francese. Il responsabile dello Sviluppo, Bersani, ha confermato che l'esecutivo potrebbe mettere in campo interventi per assicurare la sopravvivenza della compagnia di bandiera fino alla chiusura delle trattative. Ma il tormentato dossier è stato ieri ancora una volta al centro del duello elettorale tra i due principali contendenti. "La vicenda dei sindacati gioca di sponda con le interferenze politiche: si è fatto un disastro sulla vicenda Alitalia che ha messo a duro rischio la trattativa con Air France": per Walter Veltroni il combinato disposto della trincea dei sindacati e delle incursioni di Berlusconi rischia di spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di bandiera alla compagnia guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha inteso rispondere proprio alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta "quantità incredibile" di imprenditori che starebbero aderendo alla fantomatica cordata italiana. Ieri mattina, a Radio anch'io , il leader del Pdl ha ribadito infatti che "un paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera". Lo scenario sembrerebbe avere in apparenza due sbocchi: se vincesse Veltroni, andrebbe in porto AirFrance-Klm, se dalle urne emergesse una schiacciante maggioranza a favore di Berlusconi, potrebbe entrare in gioco l'alternativa patriottica. Ma dietro le quinte, c'è chi scommette invece su una terza ipotesi. Se, come sembra al momento più probabile, il Cav vince con un margine esiguo, se al Senato si profila una situazione di sostanziale stallo, come nel 2006, il verdetto potrebbe essere, a sorpresa, comunque a favore dei francesi. La difficoltà a formare un nuovo governo, ipotizza una fonte vicina al dossier, assorbirebbe tutte le forze del Cav che si affretterebbe a contattare i francesi per sondare i margini di trattativa per chiudere la partita strappando qualche concessione politica, che garantisca al nuovo governo l'opportunità di cedere la quota di Alitalia in mano al Tesoro con carte migliori di Prodi. Per poterla presentare al paese come un'operazione che salvi una fetta maggiore di italianità di quella orchestrata dall'esecutivo di centrosinistra. I margini per ottenere concessioni più ampie sul fronte industriale sono stretti: forse una o due rotte in più sul medio o lungo raggio, da Malpensa. Piuttosto, il Cav potrebbe assicurarsi un consigliere italiano in più nel board della compagnia aerea franco-olandese, oltre a quello conquistato già da Prodi. 10/04/2008.

Torna all'inizio


DA NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

IL PROFESSORE l'analisi Fino ad oggi ha giocato la contesa anche a colpi di immagine ma dopo il voto lo attendono i temi politici SEGUE DALLA PRIMA PAGINA CLAUDIO SARDO Anche per questo Prodi e Bassolino sono diventati problemi, quantomeno punti di contraddizione. Gli interessati si sono ribellati, a modo loro. Il Professore ha tirato dritto per la sua strada - vedi la gestione della crisi Alitalia - non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff veltroniano. E Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni prima del 13 aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino pretendono che il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della campagna elettorale. E che il Pd si misuri con esso. Una forza riformista non può fare a meno di valutare il bene e il male di esperienze di governo, comunque legate alle sue forze e ai suoi uomini. Oggi Veltroni questo esame non può permetterselo. Deve puntare sugli elementi di novità. Deve cancellare - questa sì è un'urgenza - l'immagine di un centrosinistra paralizzato da veti esterni. Deve insistere sull'autonomia del Pd, sul suo essere un ponte verso un nuovo sistema politico e istituzionale. Da Prodi e Bassolino ha incassato attestati importanti e riconoscimenti che indubbiamente rafforzano la sua leadership. Ma è anche vero che nel suo giro d'Italia li ha incrociati solo il 9 aprile, quando la pressione berlusconiana su quei due nomi si è alleggerita. Da lunedì si faranno i conti. Massimo D'Alema ha liquidato come "analisi straccione" quelle che legano il destino della leadership veltroniana al risultato del voto. Se anche Veltroni dovesse perdere, nessuno darà l'assalto al quartier generale. Mettere in discussione Veltroni oggi sarebbe come minare le fondamenta (ancora gracili) di un partito tutto da costruire nella sua ossatura centrale e nella sua articolazione democratica. Finirà però la stagione in cui l'immagine fa premio su tutto il resto. E verranno al pettine i nodi della politica. Paradossalmente per Veltroni le complicazioni maggiori potrebbero manifestarsi proprio se Berlusconi dovesse fallire il traguardo del governo. Senza una maggioranza chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla formazione di un nuovo governo e perciò presentarsi subito al tavolo con idee chiare sulle riforme. Sarà come fare un congresso in poche settimane. Meglio cercare l'asse con Berlusconi oppure costruire un rapporto preferenziale con Udc e Sinistra arcobaleno? Meglio il modello spagnolo o quello tedesco? Per Veltroni sarebbe uno scenario complicato da affrontare. Anche perché non è detto che gli sia consentito di replicare i poteri assoluti, avuti nella formazione delle liste. Ma Veltroni, come ogni candidato che si rispetti, è proiettato verso il miglior risultato possibile. Non conta solo restare leader. Conta di più la forza di una leadership. Comunque Prodi e Bassolino non scompariranno. Prodi sarà lì a difendere le sue scelte di fondo. E Bassolino vorrà portare il suo governo regionale fuori dall'emergenza rifiuti, magari per contribuire lui stesso ad aprire una nuova stagione politica. Si voterà nella primavera del 2009. E chissà che il Pd non sperimenti proprio in Campania una nuova alleanza, magari una formula capace di aprire un nuovo dialogo con il Centro.

Torna all'inizio


Alitalia e le sue sorelle (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 10 Apr 2008 Edizione 70 del 10-04-2008 ELIO CATANIA Sotto la sua guida un passivo di due miliardi di euro e una buonuscita di sette milioni... Alitalia e le sue sorelle di Francesco Blasilli Alitalia non è sola. E non è la sola. Di carrozzoni malandati, in Italia, ce ne sono almeno altri due: la Rai e le Ferrovie dello Stato. Di loro nulla si è detto in questa campagna elettorale, ma la sensazione è che si sarebbe taciuto anche di Alitalia se il fallimento non avesse fatto capolino. Della Rai e del suo bilancio si è parlato recentemente solo perché l'azienda televisiva di Stato ha querelato il giornalista Filippo Facci che l'aveva definita "il cancro dell'Italia". Ora non sta a noi giudicare, in quanto non siamo medici, ma la Rai se proprio non è un cancro per l'Italia è quantomeno una fastidiosa dermatite per gli italiani: siamo noi, infatti, a tenerla in vita grazie al canone che paghiamo ogni anno (e questo ci provoca non pochi pruriti). Stando all'ultimo bilancio pubblicato, quello del 2006, oltre la metà dei ricavi, il 51,8% per la precisione, deriva dall'obolo che spetta ai cittadini; la pubblicità, invece, incide solo per il 39,4%. Viene da chiedersi, allora, come facciano a sopravvivere Canale 5, Italia Uno e Rete 4. Forse perché Mediaset ha meno dipendenti: solo per quel riguarda i giornalisti, in Rai sono quattro volte di più. E lo share, spesso, premia addirittura i telegiornali del biscione. Per rendere l'idea di cosa sia realmente la Rai, basta dire che è veramente difficile quantificare il numero di persone che orbitano in questa immensa galassia lavorativa. L'unica certezza sono gli 11.749 dipendenti medi per il 2006 certificati dall'apposito bilancio, del quale fanno parte anche i precari. Poi però si entra nell'ambito delle consulenze esterne, un capitolo quanto mai oneroso e confuso. Alla voce "consumi di beni e servizi esterni" si legge un passivo di 1.705 milioni di euro, cifra enorme se si considera che gli stipendi dei dipendenti sono costati 875,4 milioni di euro. Tra i consumi esterni vanno annoverate tutte le troupe utilizzate (è usanza Rai chiamare società esterne per le riprese...), giornalisti non assunti e autori testi. Un conteggio piuttosto sommario ? basta pensare che anche il giornalista che vende un solo servizio alla Rai vi rientra ? parla di un numero di unità lavorative oscillante tra i 10 e i 15mila, che vanno in aggiunta agli oltre 11 mila dipendenti in organico. Un conteggio molto difficile da fare perché spesso questi collaboratori sono legati ad una sola produzione e ad una sola stagione. Se a tutto questo aggiungiamo anche comparse e figuranti (e già, perché in Rai pagano pure quelli del pubblico) si arriva a quota 43mila, cifra che si aggirò qualche tempo fa in Commissione di vigilanza. Insomma nel 2006, mamma Rai ha speso 2.580 milioni di euro. Per fortuna che c'è il canone, basta aumentarlo di due o tre euro l'anno ed il bilancio è salvo. E se non basta il canone, esiste quella "finanza creativa" che porta comunque in pareggio il consuntivo. La Rai, per esempio, non ha nemmeno partecipato all'asta per l'acquisizione dei diritti televisivi per le olimpiadi estive del 2008 e quelle invernali del 2010, finiti così in mano a Sky. "I soliti bene informati" dicono che sia stata fatta questa scelta per non terminare l'anno con un bilancio negativo, anche perché si tratta ? con molta probabilità ? dell'ultima stagione di Cappon. Ora, però, la Rai ricomprerà i diritti delle Olimpiadi da Sky, ad un prezzo molto più alto, ma la cifra spesa finirà nell'esercizio di bilancio del 2008. Altrimenti la nostra sarà l'unica tv di Stato europea a non trasmettere le Olimpiadi. Insomma, pagando il canone, il minimo è che ti vengano delle fastidiose bolle. Anche perché c'è anche l'esperienza diretta di chi, il sottoscritto, ha fatto l'autore proprio in Rai, dove veniva pagato per scrivere i testi ad un ex campione dello sport che aveva una rubrica. Ora, questo non è sputare sul piatto dove uno ha mangiucchiato (non mangiato, sia chiaro), ma fare un atto di mea culpa ed onestà: i testi da scrivere consistevano in poche righe necessarie per lanciare i servizi, comprensivi di "buongiorno" e "buonasera". Possibile che non ci fosse nessun giornalista interno in grado o con il tempo a disposizione per farlo? Assolutamente possibile in un posto dove c'era un vicedirettore di testata responsabile del progetto "internet" il quale aveva ha disposizione un solo giornalista, per di più con la qualifica di caporedattore. E' come se ci fosse un esercito formato da un comandate, un colonnello e zero soldati. Tanti i soldati, invece, arruolati nelle Ferrovie dello Stato, azienda con circa 100 mila dipendenti (98.447, cifra aggiornata al 2006). Azienda di cui non si contestano tanto i bilanci (che non sono in attivo, ma nemmeno ancora fallimentari come quelli di Alitalia), quanto piuttosto la qualità dei servizi. Ma anche l'ammontare di certi stipendi e la qualità dei personaggi che si sono alternati al vertice di Ferrovie dello Stato. Giancarlo Cimoli, subentrato nel 1996 al posto di Lorenzo Necci coinvolto nell'inchiesta "mani pulite", ha lasciato definitivamente il mondo delle rotaie nel 2004 con in tasca l'ormai leggendaria buonuscita di 6 milioni e 700 mila euro. Oltre ad un posto alla guida di Alitalia... Dopo Cimoli, però, è arrivato Elio Catania. Come risultato le Fs hanno chiuso il 2006 con 2 miliardi di euro di passivo (il triplo dell'anno precedente) e il nostro eroe si è dimesso dopo aver intascato un "assegnuccio" di 7 milioni di euro. Tra le accuse rivolte dai sindacati a Catania quella di "aver fatto esplodere i costi operativi, con una proliferazione dell'apparato dirigente e un incremento delle spese per appalti e forniture pari al 22%". Insomma, c'è di che indignarsi, a fronte anche di un servizio tutt'altro che di ottima qualità. Treni sporchi e in ritardo: ed ora anche costosi. Nulla al confronto del resto d'Europa, dove la puntualità non è un optional. Fino a qualche tempo fa, almeno, in Italia i treni costavano due lire, ora invece si stanno adeguando agli standard europei: come costi, non come qualità. E che dire poi dei tempi di percorrenza: per andare da Roma a Milano ci vogliono come minimo quattro ore e mezzo. E per andare da Roma a Viterbo (la capitale d'Italia e un capoluogo della stessa regione) si impiegano oltre due ore per fare un'ottantina di chilometri. Da noi la Tav è rimasta una sigla vuota, senza significato, e non solo per colpa di Verdi e rompiscatole vari. A questo punto, però, non rimane che una soluzione per porre fine al disastro di Alitalia, Rai e Ferrovie dello Stato. Unirle per cercare di ridurre costi e perdite. Il nome lo proponiamo noi: MALITALIA.

Torna all'inizio


Per il Cavaliere tappando gli occhi (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 10 Apr 2008 Edizione 70 del 10-04-2008 Verso il voto Per il Cavaliere tappando gli occhi di Arturo Diaconale Attenzione, perché si tratta di un record storico. A due giorni dalla fine della campagna elettorale sono spuntati fuori gli argomenti canonici del tradizionale scontro bipolare. Silvio Berlusconi ha rispolverato la polemica con i Pm e Veltroni, prendendo a pretesto una battuta di Bossi ed una frase di Dell'Utri, è tornato ad utilizzare Resistenza e Costituzione per riproporre lo schema della delegittimazione dell'avversario. Nelle campagne elettorali passate giudici, Resistenza e Costituzione non erano mai i temi conclusivi ma sempre quelli di partenza. Il fatto che siano venuti alla luce dalle catacombe politiche solo nell'immediata vigilia del voto costituisce una avvenimento che merita di essere sottolineato. Non solo perché dimostra come i partiti facciano una enorme fatica ad individuare argomenti nuovi in grado di mobilitare i rispettivi elettorati e, messi alle strette, non ritrovino di meglio che cavalcare i vecchi cavalli di battaglia. Ma soprattutto perché è proprio il loro utilizzo come arma finale dalla campagna elettorale che dimostra come tutte le questioni su cui si è discusso fino ad ora siano state delle chiacchiere senza presa perché prive di un qualsiasi aggancio concreto alla realtà del paese. Quando si riesuma la Resistenza e si torna a chiedere all'avversario di impegnarsi a rispettare la Costituzione e la sua assurda intangibilità vuol dire che si è arrivati alla frutta. E quando si riapre la polemica sui Pm senza legarla ad un progetto organico di riforma della giustizia vuol dire che si punta solo al richiamo della foresta nei confronti degli elettori. Il ché è assolutamente normale e legittimo. Ma denota l'esistenza di un sostanziale vuoto politico che, passata la campagna elettorale, dovrà comunque essere colmato se non si vorrà accentuare in maniera precipitosa il declino del paese. L'esigenza che o si cambia passo o si muore riguarda, ovviamente, tutte le forze politiche. Ma è chiaro che tocca più di vicino quei partiti che all'indomani del voto saranno chiamati a governare. Cioè, visto che il silenzio sui sondaggi non impone anche l'ipocrisia, il Partito della Libertà ed i suoi alleati del Nord e del Sud. Veltroni e compagni, dopo l'inevitabile sconfitta, saranno impegnati a leccarsi le ferite o a dilaniarsi tra di loro. E non avranno né il tempo né la voglia di dedicarsi ad approfondire i problemi reali da affrontare e da risolvere. Silvio Berlusconi ed i suoi alleati, al contrario, non potranno permettersi pause di riposo o di meditazione. Avranno sul groppone l'Alitalia, Malpensa, la "munnezza" napoletana, l'inflazione che sale insieme ai prezzi ed alle tariffe ed il potere d'acquisto che scende senza avere un attimo di sorta. Ma, soprattutto, avranno di fronte la scelta di fondo tra l'ipotesi del sostanziale continuismo rispetto al modo tradizionale di governare giocando su tasse e spesa pubblica e quella della radicale inversione di linea diretta a liberare gli italiani dal peso esorbitante di uno stato burocratico elefantiaco e fatiscente. La prima ipotesi è semplice ma porta al collasso. La seconda è difficilissima ma è l'unica che può produrre un risultato positivo. Ripulire lo stato delle escrescenze burocratico-clientelari significa anche prevedere come impiegare in maniera produttiva le centinaia di migliaia di persone oggi inserite in tali strutture. E' in grado il Pdl di affrontare una impresa così ciclopica? Se si dovesse badare alla campagna elettorale si direbbe di no. Ma poiché il Pd non solo perderà ma è messo in condizioni addirittura peggiori, tanto vale puntare sullo slancio vitale di Berlusconi. Magari coprendosi gli occhi per non vedere nani, ballerine ed avanspettacolo, ma con la consapevolezza che se c'è qualcuno in grado di dare un colpo d'ala questo qualcuno al momento è ancora il Cavaliere.

Torna all'inizio


Niente più sogni e speranze (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 10 Apr 2008 Edizione 70 del 10-04-2008 Oltre ai soldi e finito anche tutto il resto Niente più sogni e speranze di Fabrizio Binacchi E' ben strano un Paese (l'Italia, non Cesano Boscone) nel quale un problema come quello dell'Alitalia è ben noto da otto anni e ci si riduce a cercare una soluzione vera negli ultimi otto giorni o otto settimane prima di un rischio fallimento reale. E' ben strano un Paese (l'Italia, non Quarto d'Altino) in cui abbiamo i manager meglio pagati d'Europa e magari incentivati e liquidati con assegni d'oro che hanno lasciato tuttavia le aziende in rosso super vermiglio. E' proprio strano un Paese (l'Italia, non Barberino di Mugello) nel quale si urla al lupo al lupo, troppi partiti, troppe formazioni, troppe liste di famiglia e poi, a dieci giorni dal voto, si rischia di far saltare la data delle elezioni per il reintegro di una lista e un simbolo che qualche funzionario del Viminale non aveva ammesso. E comunque alla fine i partiti in lizza sono ancora quasi venti. Uno strano Paese nel quale il governo Prodi è caduto per un ministro indagato che non doveva essere indagato. Dove è drammatico rilevare che anche se vien meno la causa, l'effetto rimane vero e devastante. Vale per il rapporto vicenda Mastella, caduta Prodi, elezioni anticipate, ma vale anche nel rapporto rifiuti in Campania. Non ha importanza la vera causa, la tragedia è che la conseguenza è certa. In questo Paese negli ultimi cinque anni siamo diventati nella stragrande maggioranza tutti più poveri. Anche quelli che si credono ricchi che stanno in un Paese che non cresce più alla fine sono più poveri, e non ci vuole un economista da Nobel per capirlo. Ma la china più pericolosa è che accanto alla povertà si affiancano altri due fenomeni ancor più gravi: finiscono i soldi, ma finiscono anche le certezze e addirittura si stanno esaurendo pure le speranze. Fino a qualche tempo fa un patrimonio intangibile e incalcolabile. Perché? Perché da un po' di tempo si è diffusa una strana sensazione di essere presi in giro, un po' da tutte le parti. Ed è il peggio che possa capitare ad una comunità, sia essa una città sia essa un Paese intero: cioè non crederci più. Ha ragione il mio amico Guido Tampieri che si definisce sotto trattino segretario e quindi meno trattino responsabile dei sotto trattino fascicoli. Dice argutamente Tampieri che di Prodi e De Castro è stato il sottosegretario più vivace non ricandidato in nome della felicità: "E' lo sfrangiamento il vero rischio di questo Paese. E non solo quello politico per i quaranta partiti. Lei pensi Binacchi che quando ho convocato il tavolo per la crisi suinicola si sono presentati in 39. E il giorno dopo ho ricevuto lettere di altri tre che si lamentavano perché non erano stati invitati.". Sfrangiamento italico.

Torna all'inizio


Vergogna: Bologna è un "parco buoi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Gio, 10 Apr 2008 Edizione 70 del 10-04-2008 Sotto le due torri - Al voto! Al voto! Anticipiamo i risultati? Vergogna: Bologna è un "parco buoi" di Il Dr Balanzone E così ci siamo, si va a votare. Non sarà una questione solo bolognese, ma sarà?ugualmente importante. Qui però dobbiamo essere onesti e chiari, perché solo con l'onestà e la chiarezza si risolveranno i nostri enormi problemi. Noi voteremo?ma non eleggeremo nessuno, perché eleggere significa scegliere e noi non sceglieremo?infatti qualcuno, e questa è una dura ferita alla Costituzione, ha già scelto per noi. La cosa non mi piace, ed ho combattuto per una vita i comunisti (anni fa rischiando la pelle) proprio perché ?quei signori? sceglievano per gli altri. Non cambierò idea ora, per puro comodo. La degenerazione del sistema, la caduta dei valori ideali e da ciò, a ricaduta, l'abbattimento del PIL, la frantumazione dei risparmi, l'indebitamento, lo scollamento e l'abbrutimento sociale, partono da qui: dalla perdita della democrazia, dall'azzeramento della dignità della persona, dal permettere che?altri scelgano per noi. Non vi sarà futuro per uomini senz'anima. Ma Balanzone al "scorr ed Bulagna" (trad. parla di Bologna)?e allora parliamone. Noi cittadini bolognesi sappiamo per chi votiamo? Non credo. Ed invece è sufficiente leggere i numerosi elenchi affissi lungo le strade. Tenetevi fermi, sarà terribile. Votare sarà "fools proof", "a prova di stupido". Ci daranno due schede e faremo due croci, non troppo grandi e non troppo piccole, ma saranno solo due croci. Tutto qui. Anticipo con sicurezza i risultati bolognesi: Chi al Senato farà la croce per il Partito Democratico (Veltroni) eleggerà la signora Finocchiaro Anna Maria Paola Luigia, nata a Modica, Ragusa di Sicilia il 31/3/35. Chi voterà per la Sinistra Arcobaleno eleggerà la Signora Borsellino Rita, nata a Palermo di Sicilia il 2/6/45. Chi "crocerà" il PDL del Berlusca porterà in Senato il Sig. Giovanardi Carlo Amedeo, nato a Modena il 15/1/50. Chi avesse la ventura di scegliere l'UDC di Casini eleggerà il sig. Ubaldi Elvio, ex Sindaco di Parma, ove nacque il 26/1/47. Facendo un segno su "Di Pietro" eleggeremo certo Gotti Luigi, nato a Mesoraco ( provincia di KR) (Sic! Intraducibile: forse Croazia o forse Crotone di Calabria!). Questo, non per colpa di Balanzone, avvenne purtroppo il 23/5/47. "Crociando" "La"Destra" porteremo in Senato addirittura il signor Storace Francesco, nato a Cassino di Frosinone il 25/1/59. Un laziale che "conosce bene" l'Alitalia e tutte le sue disgrazie. Invece per la Camera dei Deputati due esempi per tutti: votando PDL sceglieremo direttamente Lui, il figlio di Dio, Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29/9/36 e votando l"Italia dei Valori" (non si indica quali) avremo in Parlamento, direttamente il professore di italiano?lui "Tonino": Antonio Di Pietro, il carceriere d'Italia, il forcaiolo innamorato della Mercedes. Nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso) il 2/10/50. Ecco, questi saranno i?"nostri" deputati e senatori, che però "sotto i portici", finora, nessuno ha mai visto. Questi saranno coloro che, "ben conoscendo" i problemi della nostra Città e della nostra Terra, alla luce della nostra cultura e delle nostre tradizioni, costruite per noi dai nostri avi. porteranno nel Parlamento nazionale la voce della nostra anima! "E allora Balanzone s'imbarbarisce ed urla: "E te s..mel" (Trad impossibile perché la parola dialettale è nota, ma incompleta.) Già?perché sappiamo tutti che il rapporto fra ciascuno di quei signori e le Torri è equivalente all'interesse per Bologna di un esquimese, di un filippino, o di un abitante delle isole Tuamotù. Insomma la verità è che quei quattro papaverotti di politici locali che abbiamo, ci hanno venduti a gente di fuori, in cambio di cosa non si sa e la verità è che Bologna non avrà alcuna rappresentanza parlamentare. Vergogna! Da lunedì 14 dovremo, prima di ogni altra cosa, chiedere conto di questo comportamento a Kofferati, Caronna, De Maria, ma anche al centro-destra?Comportamento, si consideri bene, sul quale i "Civici" della "premiata Ditta" cav.ri Casini & Guazzaloca, produttori di ambiguità, si sono ben guardati dal fare critiche per la mostruosità su descritta. Loro, sant'uomini, che per spirito di servizio, sono pronti a farsi? crocifiggere per noi! C'è chi dice che criticheranno sicuramente, ma prima vogliono vedere?chi perde e chi vince! Crocifissi si, ma mica fessi! Altrocché "anima della Città"! Una cosa è certa, per un politico locale d'ora in poi sarà molto più difficile avere a che fare con il cittadino comune?almeno con me. Fra un anno avremo chi vorrà indicarci "un buon sindaco" Ma dopo questo ennesimo "bidone"... In linguaggio borsistico per un agente di borsa il fatto di utilizzare facilmente i risparmi di cittadini onesti, ma sempliciotti si dice "utilizzare il parco buoi". Bologna: "parco buoi" di voti elettorali?dove credi di andare? La signora Finocchiaro Anna Maria Paola Luigia & soci suddetti, non sanno nemmeno cosa sia Bologna. Qualcuno avrà detto a quella gente che la nostra Città sia fatta da due grandi torri su un piatto di tagliatelle fumanti. Non è così. Bologna è una città che soffre, con alcune zone in cui la sofferenza e il degrado sono intollerabili. Bologna è la Città in cui è fra l'altro, riapparsa in questi giorni la terribile violenza politica ed in cui si pensa che sia giusto e doveroso impedire all'avversario di esprimere i propri diritti. Finocchiaro & C. gusteranno il nostro piatto di tagliatelle fumanti e gratuite. Noi bolognesi avremo invece di fronte anni terribili. Almeno non ci si potrà dire che è colpa del destino!.

Torna all'inizio


Roma centro chiuso al traffico per manifestazioni e eventi elettorali (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Roma: centro chiuso al traffico per manifestazioni e eventi elettorali Roma, 10 apr - Centro della Capitale chiuso al traffico, in ragione di eventi elettorali e manifestazioni di protesta. Si tratta di un provvedimento disposto da vigili urbani, polizia e carabinieri. In pieno centro, infatti, si terrà l'incontro del candidato sindaco di Roma del centrosinistra Rutelli con il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe. E, a due passi e in contemporanea, si terrà una protesta del personale Alitalia, ma anche un'alra manifestazione di senza tetto nella zona della stazione Termini.

Torna all'inizio


Letta prova a far ripartire il dialogo tra i sindacati Alitalia e Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

OGGI L'INCONTRO TRA IL GOVERNO E LE NOVE SIGLE Letta prova a far ripartire il dialogo tra i sindacati Alitalia e Air France [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Tempo per studiare soluzioni diverse non c'è più. La ripresa del confronto con Air France-Klm è l'ultima chance prima del commissariamento. Oggi per il sottosegretario Enrico Letta esporre ai sindacati la linea del governo uscente sulla vicenda Alitalia non sarà difficile. La situazione di cassa parla da sola: 170 milioni di euro, più 69 milioni di rimborsi fiscali. Ossigeno sufficiente a traghettare Alitalia per poco più di un mese. E' vero che grazie al piano Prato scattato il primo aprile l'attività si è concentrata su Fiumicino, le perdite causate da Malpensa non ci sono più e ben 27 aerei sono a terra. Ma nel frattempo non è partita la cassa integrazione per i dipendenti colpiti dai tagli e il timore di commissariamento ha fatto crollare le prenotazioni. Uno scenario che la Borsa vede avvicinarsi: ieri, riammesse in unica fase d'asta, azioni e obbligazioni sono crollate entrambe di circa il 20%. Al vertice di questa mattina oltre a Letta - incaricato dal governo e dal Partito democratico della mediazione - ci saranno Bersani, Damiano, il sottosegretario al Tesoro Massimo Tononi ma né Prodi né Padoa-Schioppa. A nome del governo, i quattro spiegheranno che il pre-accordo con Parigi è l'unica strada per varare, eventualmente, un prestito-ponte senza che Bruxelles lo sanzioni come aiuto di Stato. Un ulteriore sostegno pubblico alla compagnia fuori delle regole europee complicherebbe il quadro: scatenerebbe una procedura di infrazione di fronte alla Corte del Lussemburgo e l'ira dei concorrenti interessati al funerale di Alitalia: da British Airways a Rynair, da Lufthansa ad Air One. Obiettivo di Letta è far tornare al tavolo i sindacati e i vertici di Air France-Klm entro la fine della prossima settimana, al massimo l'inizio della successiva. Police ieri ha convocato le sigle per una prima verifica a poche ore dalla chiusura dei seggi, martedì. Molto di quel che accadrà da allora dipenderà dall'esito del voto: se Berlusconi avrà una chiara maggioranza e ribadirà il no a Parigi, nei sindacati si rafforzerà il partito di chi è convinto che fra la minestra francese e la finestra del commissariamento sia preferibile la seconda. Il commissario, codici alla mano, avrebbe mano libera nella ristrutturazione e laverebbe la coscienza delle sigle, diversamente costretti ad accettare il duro piano Spinetta. L'esito della partita dipende anche da loro: "Se facessimo un accordo sarebbe difficile per tutti farne a meno, senza un accordo tutto può cambiare", spiega Guglielmo Epifani. In modo involuto il leader Cgil fa capire che un pre-accordo prima dell'insediamento del nuovo governo potrebbe cavare d'impaccio Berlusconi dalla complicata gestione di un commissariamento, condizione necessaria perché si palesi la sbandierata cordata tricolore. Diceva ieri Giulio Tremonti: "Se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano, con un turismo forte, allora si faccia l'accordo con Parigi". E garantisce: "Anche Berlusconi è di questa opinione". Letta e i sindacati oggi discuteranno quindi delle strade possibili per addolcire il piano franco-olandese. L'Avia, l'associazione degli assistenti di volo, ha le idee chiare: proporrà l'allargamento ai 2.100 eventuali esuberi della norma sulla pensione per i lavoratori esposti all'amianto: permetterebbe di mandare direttamente a riposo tutti coloro che hanno raggiunto i 52 anni e maturato 20 anni di servizio. Se invece accordo non sarà, entro un mese il governo Prodi si potrebbe trovare di fronte ad una nemesi beffarda: imporre, con le valigie in mano, il commissariamento che per più di un anno ha cercato di evitare.

Torna all'inizio


La Parmalat di Bondi riparte dall'Australia (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Alitalia

L'ASSEMBLEA DEL GRUPPO ALIMENTARE. PLEBISCITO PER IL MANAGER, RIELETTO L'INTERO CDA La Parmalat di Bondi riparte dall'Australia [FIRMA]LUCA FORNOVO INVIATO A PARMA Enrico Bondi esce allo scoperto: "L'Australia ci interessa, nel Paese è in corso un processo di consolidamento e noi vogliamo parteciparvi". Ieri pomeriggio a Parma, all'assemblea degli azionisti, l'amministratore delegato di Parmalat, incassata la sua rielezione pressoché plebiscitaria fino all'aprile 2011 insieme alla riconferma del consiglio d'amministrazione uscente, ha ufficialmente aperto la campagna acquisizioni. "Per Parmalat è il momento della svolta non più di stabilizzazione ma di espansione". L'inseparabile camicia azzurra, la giacca blu scura d'ordinanza, Bondi preferisce tenere la bocca cucita e non fa nomi davanti alla platea dei soci riuniti nella sala storica dell'Unione degli industriali di Parma, dove si è svolta l'assemblea. Ma la preda australiana, come già anticipato da La Stampa, avrebbe già un identikit ben preciso: il nome è Dairy Farmers. Si tratta di una grande cooperativa alimentare, che produce latticini, formaggi (tra cui anche il parmesan, un'imitazione del nostro parmigiano) e raccoglie oltre 2000 piccoli soci, perlopiù agricoltori. Dairy Farmers ha fatto sapere di aver rinunciato a quotarsi alla Borsa di Sidney e di avere in esame una serie di manifestazioni d'interesse per una fusione o la costituizione di una joint venture. C'è di più: la cooperativa australiana avrebbe già fatto una prima scrematura e ci sarebbe una short list, con in lizza solo tre società. L'uscita allo scoperto, fatta ieri da Bondi rappresenta a questo punto un chiaro indizio che Parmalat sarebbe della partita. Secondo gli analisiti il valore di Dairy Farmers potrebbe oscillare intorno ai 700 milioni di dollari. Una cifra che non impensierisce minimamente la cassa del gruppo di Collecchio, che grazie agli introiti delle cause giudiziarie dispone di un miliardo di euro di liquidità. Liquidità che potrà essere impiegata per fare altre acquisizioni, come la keniota Spin Knit. Operazione per ora congelata a causa della guerra civile in corso nello Stato africano. In assemblea, il cda è stato riconfermato a larghissima maggioranza dai soci con il 27,25% del capitale (hanno votato a favore anche Intesa e Jp Morgan, tre anni fa era presente il 16,6%), il nodo dei dividendi resta un tema di acceso scontro. Proprio ieri una folta pattuglia di fondi (con circa il 12% del capitale) ha chiesto la convocazione di un'assemblera straordinaria, prevista il 30 maggio in prima convocazione per modificare la norma dello statuto che fissa al 50% la quota degli utili da distribuire agli azionsiti. I fondi chiedono di alzare il payout sopra il 50%. Una possibilità su cui lo stesso Bondi si è mostrato aperto: "Se ne può discutere". "Dietro il miracolo della Parmalat c'è un santo - ha scherzato in assemblea, Raffaele Picella, indicando Bondi alla sua destra - e noi l'abbiamo qui". Bondi ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia: "Non è affar mio", ha tagliato corto. In serata si è svolto anche la prima riunione del nuovo consiglio d'amministrazione che ha provveduto a distribuire deleghe. Oltre alla rincoferma di Enrico Bondi alla carica di ad, Raffaele Picella è stato rieletto presidente.

Torna all'inizio


Vi è piaciuta la campagna elettorale? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro più che votare per. Chi vota per Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E per chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare i due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in Varie Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 34 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (13) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails Ultime discussioni Emanuel: Gordon Brown non presenzierà la cerimonia d'apertura delle olimpiadi. Sarà possibile seguire il suo... annarita: Mah, il problema non è semplice, perchè i casi sono due: se non devono integrarsi loro alle nostre... Davide: Tema delicatissimo. Secondo me la differenza la fa la nostra secolarizzazione. E' in virtù di essa che... Marcello Foa: Grazie Emanuel, saggio commento. hellstrike: Nessuno vieta di professare l'Islam. Ma se i principi dell'Islam si scontrano con la nostra... Ultime news Giochi, anche l'Onu boicotta la cerimonia d'apertura a PechinoRifiuti, l'Ue condanna l'Italia per le discaricheInflazione, Trichet: "Elevati rischi al rialzo"Iraq, Bush sospende il ritiro dei soldatiBerlusconi: Senato al Pd? Ha il QuirinaleVeltroni: "No a larghe intese. Chi vince governa" Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (5) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes E la sicurezza? Ai politici non interessa più - 18 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Quella ragazzina musulmana tutta in nero - 14 Votes Quei cronisti coraggiosi contro 'ndrangheta e mafia - 13 Votes Ma Carla Bruni rappresenta davvero la donna italiana? - 13 Votes Prodi cade, urrah! Ma il centrodestra ha capito la lezione? - 13 Votes L'incredibile Monsieur Sarkozy - 12 Votes Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 12 Votes Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni - 12 Votes Recent Posts Vi è piaciuta la campagna elettorale? Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Perché l'adesione della Nato all'Albania? Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? Possiamo fidarci di Obama? Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

Torna all'inizio


Col Quirinale le cordate non funzionano (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Alitalia

FEDERICO ORLANDO "Se Napolitano lascia?" Ebbene no, Cavaliere, Napolitano non lascia. E lei, se non avrà il fisico del ruolo, dovrà sudare molto a passare sotto le "forche caudine" della Costituzione, come per soddisfare, parola della sua amica Santanché, altre eventuali concupiscenze. Per "fisico del ruolo" s'intende la maggioranza assoluta dei senatori eletti a Palazzo Madama, indispensabile per ottenere dal Quirinale l'incarico di formare un governo. Diciamo dei "senatori eletti", così come Napolitano ricordò a Prodi quando si trattò di andare in aula a verificare la fiducia "politica" dell'uno e dell'altro ramo del parlamento. Perché, se il presidente del consiglio d'amminis t r a z i o n e della Fininvest l'ha dimenticato, la Costituzione sta lì, sulla strada di tutti, a ricordare che "il governo deve avere la fiducia delle due camere". Articolo 94. Se in una delle due camere il Quirinale, che è il Colle più alto di Roma, non intravede chiara la maggioranza, non dà l'incarico di formare il governo. Al più dà un incarico esplorativo, come fece con Marini. Ciò significa una cosa: che la sera del 14 aprile Berlusconi dovrà contare nel suo argent de poche 158 seggi di senatori, non uno di meno. Spiccioli negligeables, certo, per il finanziere che si fa le leggi come gli convengono, ma indispensabili per accedere ad altro tipo di potere: il governo della repubblica, appunto. Il fuoco di sbarramento preventivo contro il Quirinale, scatenato da dieci giorni nella stolta illusione di poter ottenere dalle istituzioni, con le minacce, quel che con le minacce si ottiene da "dipendenti" o concorrenti o revisori dei conti, è solo conferma che il Cavaliere sa di non avere in tasca quei fatidici spiccioli, quei 158 voti di Palazzo Madama senza i quali non avrà l'incarico. Non gli basterà provare a lusingare il Quirinale col preannuncio di una cordata: una cordata di senatori acquistabili (i Grillo del 1994, i De Gregorio, i Dini, i Mastella del 2006-7) disposti a integrare i numeri del Pdl. Il discorso dell'Alitalia non vale per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci sarebbe andato. Qualcuno ripassi un po' di storia al cavaliere. Magari Dell'Utri, se non è occupato in revisioni della Resistenza e in beatificazioni di stallieri mafiosi. L'origine "comunista" di Napolitano non c'entra con l'esercizio, che ci auguriamo sempre intransigente, della sua funzione di guardiano della Costituzione e di supremo magistrato di garanzia. Ciampi non era comunista, ma liberaleazionista, eppure fece rimangiare al Cavaliere tutti gli sbreghi alla Costituzione che il brianzolo aveva fatto approvare da una maggioranza pavida e fellona. Oscar Luigi Scalfaro era democristiano, ma fece argine agli sbreghi del sedicente "premier" in modo ancor più intransigente. Entrambi sono vivi, e in senato potranno votare anche leggi di un ipotetico governo Berlusconi, se ci sarà e se vorranno; ma non certo fare con lui maggioranza "politica", cioè voto di fiducia ai sensi dell'articolo 94. Come da precedenti. L'operazione "missile a due testate", di cui parlammo la settimana scorsa, una contro il Quirinale per indurlo ad alzare l'asta delle forche caudine della Costituzione, l'altra contro i senatori a vita perché si acconcino a servirlo dopo due anni di ingiurie, più che un missile è un razzo cinese da bengala, produce coriandoli e botti, ma per il resto, come direbbe la Santanché? E dunque sarà il caso che in queste ultime ore di campagna elettorale nessuno avveleni i pozzi: ben sapendo che, per quanto molti italiani siano proni in "orizzontale" e in "diagonale", moltissimi altri non esiterebbero a schierarsi a difesa delle istituzioni fin nella piazza del Quirinale.

Torna all'inizio