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- Alitalia, Letta ai sindacati "Porta Air France si può riaprire" (La Repubblica 10-4-2008)
ROMA - Il governo si
assuma le proprie responsabilità e si metta alla testa della trattativa con Air
France-Klm e trasferisca il negoziato a Palazzo Chigi. È l'indicazione arrivata
dai sindacati a palazzo Chigi sul futuro di Alitalia per il quale chiedono anche
all'esecutivo di dare respiro alla trattativa con un prestito ponte. «Se il
governo riconosce che le questioni di merito - aerei di lungo raggio,
integrazione di Az Servizi nel perimetro Alitalia e struttura della governance
- sono sensate, le formalizzi e partecipi alla ricerca di soluzioni così che ci
si possa proiettare con questi impegni al dopo elezioni». Lo ha detto il
segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari, intervenendo a Palazzo
Chigi all'incontro su Alitalia.
«SECONDA
OPPORTUNITA'» - Palazzo Chigi, per contro, ha precisato che il dialogo con il
colosso franco-olandese può ricominciare. «Il governo - si legge in una nota
consegnata ai sindacati - esprime la volontà di svolgere un ruolo attivo perchè
si determini una seconda opportunità che conduca alla conclusione della
trattativa sull'integrazione dell'Alitalia nel gruppo Air France-Klm». «Al
termine della riunione - si legge ancora nella nota - il governo esprime la
convinzione che l'intesa fra l'Alitalia e Air France-Klm rappresenta l'unica
concreta soluzione per dare un futuro alla compagnia di bandiera».
LETTA: «LAVORO
TESTARDO» - «Abbiamo lavorato con testardaggine consapevoli che si potrà
trovare un accordo - ha precisato poi il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, Enrico Letta, in una conferenza stampa al termine dell'incontro con
i sindacati -. L'intesa è possibile, non bisogna perdere questa opportunità».
L'obiettivo dell'esecutivo è un'intesa «che sia a portata di firma», ha
evidenziato Letta, auspicando che «ci possa essere la sottoscrizione di un
accordo o pre-accordo la settimana prossima». Anche perché, ha detto sempre
l'esponente del Pd, «la proposta di Air France è buona e percorribile».
«I colloqui Roma-Parigi ci sono sempre stati e continueranno. Cogliamo
l'essenza dell'ultimo comunicato di Air France-Klm che, smussato il piano, ha
la volontà di chiudere sul piano Spinetta» ha aggiunto il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio. Secondo Letta, in questa vicenda «la campagna
elettorale ha avuto un ruolo deleterio che ha messo in circolo tossine in una
vicenda delicata. Si sta speculando sulle spalle dei lavoratori. Crediamo che
quando si arriverà al ’clou’ della firma la prossima settimana’, questo possa
essere utile per liberarsi da da queste tossine». Infine, il sottosegretario ha
ricordato che «la necessità che il governo sia sceso in campo era stata da più
parti sollecitata ed è una cosa condivisibile. Noi - ha ribadito Letta-
svolgeremo questo ruolo fino in fondo poi valuteremo se ci sono le condizioni
per cogliere questa seconda opportunità».
BERSANI - «Come
governo non vogliamo lasciare a casa nessuno - fa invece sapere il ministro
dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani - e per questo possiamo agire e
prevedere forme d'accompagnamento attive. Siamo per cogliere questa seconda
opportunità». «Dobbiamo vedere la realtà per quello che è ed evitare di pensare
al governo con un ruolo di mediatore classico. Il governo può esserci solo a
valle di un'intesa». Per il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi,
l'obiettivo deve essoere ora quello di «arrivare all'incontro della prossima
settimana avendo smussato gli spigoli che ancora ci sono»..
10 aprile 2008
Alitalia,
Letta ai sindacati "Porta Air France si può riaprire" (La Repubblica
10-4-2008)
A Palazzo Chigi l'ultimo incontro
dell'esecutivo uscente con le sigle dei lavoratori
Il governo esclude l'ipotesi di un prestito ponte prima dell'intesa
ROMA - La porta con Air France si può riaprire. È quanto emerge
dall'incontro di questa mattina tra governo e sindacati sulla questione
Alitalia. "Siamo in una cristalleria - ha detto il sottosegretario Enrico
Letta - e ogni mossa può rompere tutto ma c'è la disponibiltà a una seconda
occasione".
Il governo esclude comunque l'ipotesi di un prestito ponte che garantisca la
continuità aziendale durante la trattativa. I rappresentanti dei lavoratori
hanno chiesto un intervento diretto dell'esecutivo suggerendo questa ipotesi.
Il ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani ha spiegato che il
ruolo del governo è a "valle di un'intesa". "Non ci può essere -
ha aggiunto Bersani - nessun prestito ponte se non c'è una sponda". Un
impegno chiarito anche dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi:
"L'impegno del governo è di natura politica e per ricostruire il rapporto
con Air France ci deve essere azione di 'accompagnamento' da parte
dell'esecutivo".
No a fondi pubblici. Prima dell'inizio del confronto, il sottosegretario
Enrico Letta aveva sottolineato "l'impossibilità di attingere a nuovi
fondi pubblici". Air France resta l'unica proposta credibile per Alitalia,
ha spiegato il governo, soprattutto dopo che il cda dell'azienda ha certificato
che la liquidità è in fase di esaurimento. Al tavolo sono presenti oltre al
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il ministro del Trasporti
Alessandro Bianchi, quello dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani e il
sottosegretario all'economia Massimo Tononi. Per i sindacati ci sono tutte le
nove sigle presenti in Alitalia.
I sindacati. La prima replica all'intervento del governo era arrivata
dal segretario generale della Uilt, Giuseppe Caronia: "Mi auguro che il
governo abbia sondato bene le intenzioni di Air France. Non accettiamo lo
scaricare la responsabilità dell'andamento negativo della trattativa sul
sindacato". Il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi,
aveva sottolineato invece l'urgenza di "assumere congiuntamente con il
governo la responsabilità dell'intera vicenda e di stabilire un percorso
comune". Secondo Fabrizio Solari, segretario generale della Filt-Cgil,
"Se il governo riconosce che le questioni di merito sono sensate, le
formalizzi e partecipi alla ricerca di soluzioni così che ci si possa
proiettare con questi impegni al dopo elezioni".
Sit in a Montecitorio. Mentre governo e sindacati sono riuniti a palazzo
Chigi, è in corso, davanti a Montecitorio, un sit in di protesta di circa
500-600 lavoratori dell'Alitalia, in gran parte dell'Atitech di Napoli.
(10 aprile 2008)
Per
non spezzare la corda ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Se per Letta la partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati ed è giusto che si assumano le loro responsabilità, Barrot ricorda ai rappresentanti dei lavoratori che "Alitalia non può ricevere altri aiuti di stato fino al 2011 avendone già beneficiato". Di qui l'invito a "valutare bene" gli effetti delle loro decisioni.
La
casta dei manager dà scacco matto ai politici ma pochi italiani se ne indignano
e chiedono conto ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia hanno visto correre stipendi da fiaba". Per carità, non vogliamo buttare benzina, men che meno in una campagna elettorale senza fiamme. Vogliamo solo sperare che cento italiani su 47 milioni di elettori si ricordino che non sempre i cosiddetti tecnici sono una riparazione ai danni (morali e non solo) dei politici e dei sindacalisti.
Il
Sole 24 Ore spiega l'Italia con i numeri
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Visto che il disastro Alitalia è sotto gli occhi di tutti, sarebbe saggio tentare di evitarne altri. Il tempo stringe ma i recuperi sono sempre possibili. Ancora una volta la lezione spagnola insegna". Da noi, però, "il leader del principale schieramento avversario" si è buttato sul Ponte, quello dello Stretto.
Il
re si diverte - piero ottone ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'Alitalia è di scena? Dice che è un peccato darla agli stranieri, ci sarà pure, basta cercarla, una cordata italiana, magari coi suoi figli: poi la cordata non c'è, i figli impauriti dicono di no, ma lui se ne infischia e passa ad altro argomento.
Maltempo
forti disagial "Colombo"
( da "Secolo
XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e i voli Alitalia da Roma delle 14.45 e delle 18.20 e il volo Airone delle 18.20 da Roma. Infine, è atterrato a Milano Malpensa il volo Belle Air in arrivo a Genova da Tirana alle 19.50, mentre il volo Airone proveniente da Napoli è stato cancellato. Regolarmente a Genova è arrivato il collegamento Air France da Parigi previsto alle 17.
Alitalia
e governo ci riprovano con i sindacati
( da "Secolo
XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: risolvere seriamente il problema di Alitalia, ma Air France deve ascoltare anche le nostre ragioni". Dopo il voto, la partita entrerà nel vivo e richiederà uno sbocco, in un modo o nell'altro. Il cda di Alitalia ha lanciato anche un altro allarme, oltre a quello sulla liquidità a disposizione: bisogna fare in fretta perché l'azienda ha bisogno di "un consistente apporto finanziario"
Brebemi
e tav sono le priorità per favorire anche i pendolari
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Malpensa può vivere da sola ma se restasse Alitalia sarebbe meglio, è un patrimonio che sarebbe bene non disperdere. Non sono contro Air France ma contro una vendita fatta così. 2) Linate è un aeroporto molto comodo ma lo scalo principale dev'essere Malpensa. 3) Le priorità sono Brebemi e Tav.
Subito
il federalismo fiscale così faremo nuovi investimenti
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 1) Far fallire l'Alitalia, così si possono rinegoziare gli accordi bilaterali sul numero dei collegamenti aerei fra Paesi. Detto altrimenti, si deve liberalizzare, in modo che ogni compagnia possa fare la rotta che vuole. è assurdo che al Nord, per andare in Argentina, si passi da Fiumicino.
Liberare
gli slot a malpensa ma anche collegarla meglio
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: non far dipendere Malpensa dalla crisi di Alitalia. Ma anche razionalizzare il sistema aeroportuale lombardo che ha troppi aeroporti perché Malpensa possa essere un hub. Aggiungo che bisogna anche migliorare le infrastrutture di collegamento a Malpensa, perché ancora oggi non vi è un collegamento ferroviario con la stazione Centrale.
Sistema
aeroporti da rivedere ma linate non è un problema
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 1) Liberare i diritti di volo trattenuti da Alitalia. è inaccettabile che il governo non abbia ancora respinto la pretesa iugulatoria di Air France di tenerli inutilizzati. 2) Negli ultimi anni Malpensa ha continuato a crescere come passeggeri e merci. La concorrenza con Linate è un falso problema.
Giornata
fiaccaa piazza affari ( da "Secolo XIX, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Indici condizionati dall'Fmi che prevede un rallentamento della crescita del Pil mondiale. Per Alitalia tonfo del 21% al rientro in Borsa, Fiat sopra i 15 euro, bene la Juventus (+7,11%) su voci d'acquisto di quote da parte di Severstal. 10/04/2008.
Italia,
addio maglia nerasolo con riforme strutturali
( da "Secolo
XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Molto si è invece discusso dell'Alitalia, che è solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo, oppure di come tagliare le tasse o aumentare la spesa pubblica: panem et circenses quindi, come nelle peggiori tradizioni elettorali. Il rischio è che il vincitore si disinteressi delle riforme strutturali arrendendosi, senza dircelo,
ALITALIA,
NO AI FRANCESIOK A CORDATA ITALIANA
( da "Secolo
XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nella campagna elettorale entra il caso Alitalia. Berlusconi si dice contrario all'accordo con Air France (definito "una svendita") e sostiene che presto entrerà in campo una cordata italiana 10/04/2008.
Alitalia
torna a piazza affari e precipita - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia torna a Piazza Affari e precipita Oggi vertice sindacati-governo. I pm indagano sulla cordata Baldassarre Il titolo perde il 21%. Dopo il voto l'incontro tra la compagnia e le nove sigle LUCA IEZZI ROMA - Un crollo del 21% ha salutato il rientro del titolo Alitalia alle contrattazioni di Borsa dopo quattro giorni di sospensione.
Franco
zantonelli ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo abbiamo intervistato, chiedendogli, innanzitutto, se Alitalia sia, attualmente, nella stessa situazione, in cui si trovò Swissair 7 anni fa. "Si e no. Le cause della crisi sono diverse, ma il risultato è lo stesso. Resta il fatto che, così come Swissair nel 2001, Alitalia ha oggi poche possibilità di farcela.
Bondi
incassa la conferma e rilancia - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ipotesi di trasloco come commissario Alitalia ("non è affar mio"). Così invece non è stato. Anzi. L'armistizio sembra destinato a durare. Bondi ha bisogno dei fondi e del mercato per gestire l'unica public company italiana. I fondi invece hanno bisogno di lui per continuare il pressing sulle banche che ha già portato a transazioni nelle cause per risarcimento danni per totali 1,
Alitalia,
la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare
la trattativa con AirFrance ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del Alitalia, la svolta sarà decisa dopo le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con AirFrance di Roberto Rossi / Roma TAVOLO L'incontro è fissato per le 10,30 del mattino. Per discutere del futuro di Alitalia attorno a un tavolo si troveranno da una parte il governo, capeggiato dal sottosegretario Enrico Letta,
Alitalia,
soluzione rimandata a dopo le elezioni
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
incontro coi
sindacati Alitalia, soluzione rimandata a dopo le elezioni Privatizzazioni. Il
Riconferma
per Bondi È un santo ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l' impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo".
Evviva
il monopolio di Re Silvio e il destino della cagnetta Laika
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ha ripetuto che lui di cordate per Alitalia ne ha di ogni lunghezza e le srotolerà quando i francesi sloggeranno. E, per la gioia di Fede che non vuole andare sul satellite come la cagnetta Laika ("uccisa dai comunisti"), ha già detto come rimedierà alla presenza abusiva di Rete4: "Farò una legge ad hoc".
Mi
appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,
Questione
di voto ...ma anche di vita ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale, l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività. Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?
<La
Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: così si fa le cinquecento nomine, risolve la vicenda Alitalia...". Anche il Guardian vi chiama spine nel fianco per Berlusconi. E' la verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che terrà unito il gregge e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari prendendoci morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Italcementi
e Autogrill in rialzo ( da "Giornale.it, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: da registrare il crollo di Alitalia (meno 21%) dopo la sospensione per quattro sedute consecutive. Fiat si mantiene sopra la soglia dei 15 euro (più 1,1%), mentre continua il "corteggiamento" all'ad Sergio Marchionne da parte dell'ex presidente di Ubs, Luqmand Arnold. Sale invece Juventus (più 7%) in seguito alle indiscrezioni di un interessamento del colosso dell'
Frattini:
"Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese"
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E sul ruolo di Malpensa, Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni potrà tornare a riavere il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è una delle zone che possono ricevere molto dall'economia di Malpensa, così come tutto il Nord Italia".
Alitalia,
il dossier slitta a dopo le elezioni
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ultima mossa del governo per riallacciare la trattativa con Air France. In Borsa il titolo crolla del 21% Alitalia, il dossier slitta a dopo le elezioni Rinviato al 15 aprile l'incontro con l'azienda. Oggi i sindacati a Palazzo Chigi.
Pansidacalismo,
sindacatomania, sindacatocrazia o sindacatofollia? Chissà in quale tra
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: attitudine dei sindacati sulla questione Alitalia. Certo è che la vicenda deve indurre a qualche seria riflessione sul come essere sindacato. Quando c'è una miriade di sigle che si rincorrono, inseguite dai vertici sindacali, che prima rifiutano una trattativa e poi tentano di andare a Canossa, evidentemente qualcosa non funziona.
IL
CAIRO Siamo in Egitto, non parlo di cose italiane , si schermisce Mauro
Moretti, ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia?") risponde con due semplici riflessioni, pur senza mai citare la nostra compagnia: "Le Ferrovie hanno la necessità di una vera per quanto rapida ricapitalizzazione, soprattutto nel settore delle merci. E poi il prossimo Parlamento deve impegnarsi a varare in tempi rapidi il piano industriale che noi abbiamo elaborato e che al momento è congelato.
ROMA
- Alitalia arriva all'ultimo atto prima delle elezioni. Oggi, sarà l'inc
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di liquidità che non permette molti margini di manovra ad Alitalia. Sempre ieri lo stesso Letta ha incontrato il neo-presidente di Alitalia, Aristide Police, all'indomani del cda che ha confermato la continuità aziendale per Alitalia, seppure nel breve termine. Il cda ha ribadito che la cassa è davvero ridotta (170 milioni a fine marzo, da aggiungere ai 69 di rimborso tributario)
ROMA
- Distendere gli animi, stemperare il clima. Riaprire la porta alla trattati
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: intentata dalla Sea nei confronti di Alitalia che la Lega difende a spada tratta. Infatti qualora sindacato e Air France dovessero trovare un'intesa, per l'eventuale maggioranza di centrodestra sarebbe più difficile smontare l'accordo. All'incontro di questa mattina con le nove sigle sindacali convocato dal sottosegretario Letta, parteciperà il ministro per lo Sviluppo economico,
Ichino:
io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è l'azienda che garantisce meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono oggi in condizione di precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un altro nemico: la chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la stessa che fa dire a Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd:
Fuori
di test ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'Alitalia: "Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi accolgono come se fossi una rockstar.
Usa,
ispezioni urgenti sugli Md-80: cancellati mille voli
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 80 utilizzati da Alitalia, anche se in Italia le riparazioni richieste dall'azienda costruttrice sono già state eseguite. "Quando la McDonnell Douglas segnalò le anomalie - sottolinea Flavio Sordi, comandante di Md-80, e coordinatore nazionale dei piloti Uil -, Alitalia attuò le modifiche necessarie, sia nel 2001 sia lo scorso anno.
Alitalia,
duello tra i sindacati Atitech e Fly
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: martedì Alitalia, duello tra i sindacati Atitech e Fly ROMA - La definiscono loro stessi "una assurda guerra tra poveri". è il conflitto scoppiato tra i lavoratori di Alitalia, in particolare tra quelli di Az Fly (piloti, assistenti di volo e di terra) e quelli della controllata Az Servizi, una suddivisione realizzata nel 2004 dall'
Telecom
Italia torna a quota 1,5 euro ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: infine, per Alitalia che, riammessa in quotazione dopo una sospensione di quattro giorni, ha segnato alla fine un prezzo di riferimento di 0,395 euro, in calo del 21% rispetto alla precedente quotazione. Indici piatti Lievi ribassi per Mibtel (-0,11%) e S&P-Mib (-0,1%) in attesa del verdetto Bce sui tassi.
Voto,
nelle parole i segni della crisi ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ipnotizzata dal suicidio assistito di Alitalia, costellata da polemiche ridicole, ritmata da varie sciocchezze, condita da sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido disinteresse per questioni drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato di istruzione superiore, ricerca, debito pubblico e giustizia?
Replica
1 a un nostro editoriale ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: quando ha evocato la cordata di imprenditori italiani per acquisire Alitalia e con i suoi figli attori protagonisti. Lì qualcuno si è scosso e ha avuto paura di annusare la polvere del vecchio tappeto. Ma è bastato poco tempo per accorgersi che non era più come prima e il bluff è stato facilmente scoperto. Ora quel bluff è la cifra della campagna elettorale di Berlusconi: fiacca,
Il
leader ex dc: Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò
un'assemblea costituente ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il leader ex dc: "Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò un'assemblea costituente".
Intervista
a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine>
( da "Riformista,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Mi tocca di nuovo Palazzo Chigi" Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa?
ROMA
- E' certo Pier Ferdinando Casini: L'Udc può ambire ad essere determinante
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il primo giorno di apertura del Parlamento presenteremo un ddl costituzionale per l'insediamento di un'Assemblea costituente" per le riforme. Visto che "la gente non mangia con le riforme istituzionali". E sul conflitto di interessi? Casini dice "no a leggi puntive contro Berlusconi". Poi avverte che se la Rai non sarà privatizzata farà la fine dell'Alitalia.
Intervista
le relazioni industriali di un paese provinciale
( da "Riformista,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come è accaduto per Alitalia, questa incapacità paralizza le decisioni del management aziendale, questo indebolisce gravemente le imprese, fino a farle fallire. Le contestazioni dei lavoratori di Alitalia sono il segno di un disagio diffuso. Che ne pensa? Vedo alcune importanti analogie con la vicenda della marcia dei 40mila a Torino nell'ottobre 1980.
Conversazione
il sindacato non fa il suo mestiere e i lavoratori votano lega
( da "Riformista,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: salari o Alitalia). E, in una conversazione col Riformista , spiega: "C'è troppa politica: il sindacato deve tornare a fare il sindacato". La leader dell'Ugl è appena tornata da un viaggio nel profondo nord ("Noi non abbiamo mai perso il contatto con la fabbrica", dice con orgoglio) dove il disagio dei lavoratori l'ha toccato con mano:
Parmalat,
c'è anche Mediobanca ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: manager ha archiviato con una battuta anche il rumor che lo proponeva come uno degli ipotetici nomi in lizza per la guida dell'Alitalia: "Non è affar mio". Massimo Sideri Il manager L'amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi. L'assemblea degli azionisti del gruppo ha riconfermato a larga maggioranza l'intero consiglio di amministrazione. \\ Picella: Bondi, un santo malpagato.
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e futili polemiche sulle schede. Qualcuno pensa che gli elettori siano al livello di scolaretti. Smettiamola, non è così. Gli elettori sanno, per esempio, che senza la ricerca il Paese non ha futuro. Sanno che non siamo in Europa solo per cercare di ricevere aiuti, ma per stare alla pari con i Paesi che fanno ricerca e innovazione.
Alitalia
alla prova esuberi ( da "Tempo, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia alla prova esuberi Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Nuovo round tra governo e sindacati sulla vendita di Alitalia. Oggi l'esecutivo potrebbe mettere sul tavolo un più ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi già previsti dal piano Prato e un nuovo ruolo di Fintecna nell'assorbire le attività di terra che dovessero rimanere fuori dalla nuova
Parmalat,
l'assemblea conferma Bondi ( da "Tempo, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del "miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella veste l'impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto. L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori del mondo".
Alitalia,
trattativa dopo le elezioni ( da "Campanile, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, dare prospettive ai lavoratori, in un quadro di rilancio industriale della compagnia e questo richiede un confronto tra noi e AirFrance. Nell'ottica di una volontà di "scongiurare fallimento e commissariamento di Alitalia", il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, torna a ribadire l'intenzione di riaprire il confronto diretto con il presidente della compagnia francese.
Il
governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini manzoniani. Ha preso tempo la ex compagnia di bandiera convocando le nove sigle sindacali martedì prossimo 15 aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà tempo oggi il governo nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi.
L'ultimo
atto del Governo prodi su Alitalia
( da "Voce
d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ultimo atto del Governo prodi su Alitalia La Compagnia intanto convoca i sindacati per martedi 15 Roma, 10 apr- E' iniziato da pochi minuti l'incontro a Palazzo Chigi tra i rappresentanti del Governo uscente e i rappresenanti sindacali per definire un ultimo piano prima delle elezioni per salvare la compagnia di bandiera.
Rush
finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge:
<lunga vita a Napolitano> ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi giura comunque di non pensare a un suo approdo al Quirinale e risponde a tutto campo sui programmi del suo eventuale esecutivo: attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il "liberismo" di Tremonti, spiega che la riforma Rai non è tra le priorità. E su Veltroni: "All'inizio mi aveva convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a pagina 3 10/04/2008.
Replica
2 alle critiche di Pirani ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il nostro Ssn avrebbe fatto la fine dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni.
Alitalia
2 s'aspetta il nuovo governo ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo La cordata italiana c'è, ecco i primi nomi Bombassei, Squinzi e Benetton in pista L'ufficialità solo quando Spinetta lascerà la trattativa In attesa degli incontri definitivi tra le parti per capire se l'acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm andrà in porto o svanirà per sempre,
Alitalia
1 gli scenari post-elettorali ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia 1 gli scenari post-elettorali AirFrance resta alla finestra fino a martedì Poi torna in campo in due ipotesi su tre Ora che la continuità aziendale, a breve, è garantita, ora che i giorni a cavallo delle elezioni sono insomma salvi dallo spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha fatto sapere che incontrerà i sindacati martedì prossimo.
DA
NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: vedi la gestione della crisi Alitalia - non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff veltroniano. E Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni prima del 13 aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino pretendono che il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della campagna elettorale.
Alitalia
e le sue sorelle ( da "Opinione, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e le sue sorelle di Francesco Blasilli Alitalia non è sola. E non è la sola. Di carrozzoni malandati, in Italia, ce ne sono almeno altri due: la Rai e le Ferrovie dello Stato. Di loro nulla si è detto in questa campagna elettorale, ma la sensazione è che si sarebbe taciuto anche di Alitalia se il fallimento non avesse fatto capolino.
Per
il Cavaliere tappando gli occhi ( da "Opinione, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Malpensa, la "munnezza" napoletana, l'inflazione che sale insieme ai prezzi ed alle tariffe ed il potere d'acquisto che scende senza avere un attimo di sorta. Ma, soprattutto, avranno di fronte la scelta di fondo tra l'ipotesi del sostanziale continuismo rispetto al modo tradizionale di governare giocando su tasse e spesa pubblica e quella della radicale inversione di linea
Niente
più sogni e speranze ( da "Opinione, L'"
del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è ben noto da otto anni e ci si riduce a cercare una soluzione vera negli ultimi otto giorni o otto settimane prima di un rischio fallimento reale. E' ben strano un Paese (l'Italia, non Quarto d'Altino) in cui abbiamo i manager meglio pagati d'Europa e magari incentivati e liquidati con assegni d'oro che hanno lasciato tuttavia le aziende in rosso super vermiglio.
Vergogna:
Bologna è un "parco buoi"
( da "Opinione,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: conosce bene" l'Alitalia e tutte le sue disgrazie. Invece per la Camera dei Deputati due esempi per tutti: votando PDL sceglieremo direttamente Lui, il figlio di Dio, Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29/9/36 e votando l"Italia dei Valori" (non si indica quali) avremo in Parlamento, direttamente il professore di italiano?
Roma
centro chiuso al traffico per manifestazioni e eventi elettorali
( da "Voce
d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In pieno centro, infatti, si terrà l'incontro del candidato sindaco di Roma del centrosinistra Rutelli con il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe. E, a due passi e in contemporanea, si terrà una protesta del personale Alitalia, ma anche un'alra manifestazione di senza tetto nella zona della stazione Termini.
Letta
prova a far ripartire il dialogo tra i sindacati Alitalia e Air France
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sulla vicenda Alitalia non sarà difficile. La situazione di cassa parla da sola: 170 milioni di euro, più 69 milioni di rimborsi fiscali. Ossigeno sufficiente a traghettare Alitalia per poco più di un mese. E' vero che grazie al piano Prato scattato il primo aprile l'attività si è concentrata su Fiumicino, le perdite causate da Malpensa non ci sono più e ben 27 aerei sono a terra.
La
Parmalat di Bondi riparte dall'Australia
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Bondi ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia: "Non è affar mio", ha tagliato corto. In serata si è svolto anche la prima riunione del nuovo consiglio d'amministrazione che ha provveduto a distribuire deleghe. Oltre alla rincoferma di Enrico Bondi alla carica di ad, Raffaele Picella è stato rieletto presidente.
Vi
è piaciuta la campagna elettorale?
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
Col
Quirinale le cordate non funzionano
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il discorso dell'Alitalia non vale per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci sarebbe andato.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA Salta
l'incontro tra l'azienda e i sindacati, convocati per domani mattina dal governo
Per non spezzare la corda Ieri il board della compagnia di bandiera sulla
sussistenza dei requisiti per la continuità aziendale. Da Bruxelles arriva un
avvertimento dell'eurocommissario Barrot: "I sindacati considerino bene le
conseguenze delle loro scelte". RAFFAELLA CASCIOLI Il destino di Alitalia è nelle mani dei sindacati. All'indomani della
presa di posizione del board di Air France, da Roma e da Bruxelles arriva il
doppio monito alle nove sigle sindacali affinché valutino bene gli effetti delle
loro scelte. Scelte che i sindacati discuteranno, con ogni probabilità, domani
mattina a palazzo Chigi dove sono stati convocati dal governo per discutere
della privatizzazione della compagnia di bandiera. Nel giorno in cui Alitalia ha riunito il consiglio d'amministrazione per fare
il punto sulla propria situazione finanziaria, da Roma il sottosegretario alla
presidenza del consiglio Enrico Letta e da Bruxelles l'eurocommissario ai
trasporti Jacques Barrot si sono rivolti ai sindacati. Se
per Letta la partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati ed è giusto che si assumano le loro
responsabilità, Barrot ricorda ai rappresentanti dei lavoratori che "Alitalia non può ricevere altri aiuti di stato fino al 2011 avendone già
beneficiato". Di qui l'invito a "valutare bene" gli effetti
delle loro decisioni. Se infatti da Bruxelles fanno capire che altri
aiuti di stato sono da escludere visto che, in ogni caso, sarebbero bloccati
dalla corte di giustizia europea, Letta ai microfoni del Gr1 ha spiegato come
il governo "abbia fatto di tutto per evitare che la trattativa
saltasse". Rispetto alla proposta di Air France il sottosegretario, che
ieri mattina ha partecipato ad una riunione con il premier Prodi e il ministro
dell'economia Padoa-Schioppa, ha detto che è l'unica sul tavolo e "prima
di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte". In
serata, dall'Egitto il premier Prodi ha spiegato che l'incontro di domani sarà
tenuto da Letta "perché è lui che cura questa vicenda". Alla riunione
? che vedrà la partecipazione anche dei ministri Bersani, Bianchi e Damiano ?
sono stati convocati le nove sigle di categoria (Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl
Ta, Sdl, Anpac, Up, Avia e Anpav). La reazione del leader della Cisl Raffaele
Bonanni non tarda al arrivare: "Non mi aspetto grandi stravolgimenti al
piano, ma aggiustamenti sì". Bonanni, secondo cui a far scappare Spinetta
è stata la politica, ha spiegato che "se mi si chiede di firmare un
accordo in una trattativa la trattativa ci deve essere. Solo in una campagna
elettorale si può accettare una discussione così strampalata secondo la quale
ci si chiede di firmare un accordo in bianco". È saltato, invece,
l'incontro di oggi tra sindacati e Alitalia, che ha
cancellato l'appuntamento che avrebbe dovuto esaminare eventuali modifiche al
piano stand alone. La compagnia di bandiera, che non ha fornito nuove date per
la riconvocazione pur assicurando che avverrà al più presto, ha preso la
decisione dopo la convocazione del vertice tra il governo e le organizzazioni
sindacali che hanno espresso il loro disappunto. E se i sindacati ritengono che
sia ancora possibile raggiungere un accordo con Air France dopo le elezioni,
non c'è dubbio che il calendario della privatizzazione sia condizionato dai
conti della compagnia di bandiera che, come ha ricordato la scorsa settimana il
ministro Padoa Schioppa, rischia il commissariamento. Ieri il ministro per lo
sviluppo economico Bersani ha spiegato che si sta lavorando per un accordo e
non per un commissariamento, mentre il collega del lavoro Damiano ha invitato i
sindacati a non tirare la corda: "C'è il rischio che si spezzi". Ad
auspicare che il nuovo governo si interessi alla vicenda Alitalia
è stato il ministro Ferrero, mentre il vicepremier D'Alema si è augurato che
"il negoziato si concluda positivamente, offrendo una prospettiva a questa
grande azienda. Una prospettiva imprenditoriale e non un comizio. Le aziende
non si salvano con i comizi. Bisogna investire dei soldi, avere un piano
industriale e credo che queste cose Berlusconi dovrebbe saperle". Infine,
il titolo da oggi torna in Borsa dove è stato sospeso dalle contrattazioni
negli ultimi sei giorni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, il Giornale di Berlusconi ha denunciato che, a fianco agli sprechi
della Casta politica, ci sono gli sprechi della Casta degli
"inamovibili", e cioè dei dirigenti sindacali. Immagino che la
denuncia sia fondata e che nell'immaginario collettivo quegli inamovibili
vengano individuati solo nei dirigenti Cgil, Cisl, Uil e non anche nella
pletora dei sindacati di destra, indipendenti, autonomi, ultra corporativi (i
tassisti saranno addirittura rappresentati in parlamento) che frantumano ogni
politica d'interesse generale. Perché il Giornale se ne accorge solo adesso?
MAGDA ROSSOTTI, MILANO Cara Magda, lei ricorderà un piccolo illuminante
particolare. Nel luglio
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
S C R I P T A M A N
E N T Il Sole 24 Ore spiega l'Italia con i numeri PANORAMIX I ritardi italiani
È una questione di qualità. E di quantità. Scrive nel commento di prima pagina
sul Sole 24 Ore Adriana Cerretelli: "Stando agli ultimi dati comparativi
europei, la Francia è in testa con
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti IL RE SI DIVERTE
PIERO OTTONE La campagna elettorale di Silvio Berlusconi suscita stupore: è
frivola. Manca la grinta di altri tempi; manca l'entusiasmo, manca il furore.
Solo in queste ultime ore abbiamo visto qualche ritorno di fiamma, qualche
aggressività, tipica di altri tempi. Fino all'altro giorno, tuttavia, abbiamo
visto un Berlusconi tutto diverso, quasi giocherellone. Come si spiega? Che il
personaggio sia avanti negli anni, lo dice l'anagrafe: ma giustamente c'è chi
osserva che altri personaggi, alla sua età, fecero meraviglie. Lui non le fa.
Che dia segni di stanchezza, se ne è accorto anche John Lloyd, un osservatore
acuto ma lontano, come avete potuto leggere nel suo articolo di venerdì scorso.
Ma Lloyd fa a Berlusconi troppo onore, quando attribuisce certe sue frasi,
certe sue trovate a una cultura politica vecchia, tipica di un uomo di altri
tempi. Berlusconi, imprenditore geniale, è privo di cultura politica, vecchia o
nuova. Da parte mia, conoscendo il personaggio da tanti anni, offro una chiave
di lettura più semplice, più elementare. Berlusconi in questi giorni ha deciso
di divertirsi. E si diverte. Dice quel che gli passa per la testa, al solo
scopo di suscitare meraviglia, e magari qualche risata, come chi, in compagnia,
vuole attrarre l'attenzione su di sé, e fare colpo. Dice quel che gli passa per
la testa, improvvisa. Un giorno dichiara che avrà al senato trenta seggi di
maggioranza: così spaventa gli avversari. Il giorno dopo afferma che al senato
ci sarà il pareggio: altro argomento di conversazione. L'Alitalia è di scena? Dice che è un peccato darla agli stranieri, ci sarà
pure, basta cercarla, una cordata italiana, magari coi suoi figli: poi la
cordata non c'è, i figli impauriti dicono di no, ma lui se ne infischia e passa
ad altro argomento. Ogni dichiarazione ha il solo scopo di suscitare
interesse e divertire: divertire chi la fa e chi la ascolta. Parla a vanvera.
Il divertimento è anche più evidente quando sono di scena le donne (il
personaggio è molto sensibile, in questa età del tramonto, al fascino
femminile). E la sceneggiata con la mozzarella, fare finta di svenire perché ha
inghiottito un boccone di mozzarella alla diossina? E la battuta con la ragazza
in precariato: sposi un miliardario come mio figlio? Lì lo scopo del
divertimento è ovvio, è dichiarato. Le roi s'amuse: il re si diverte. Resta da
chiedersi perché il nostro personaggio abbia deciso, in questo frangente della
sua e della nostra esistenza, di divertirsi. La risposta è facile. La prima
volta, lo abbiamo detto tutti, il movente era drammatico: debiti con le banche,
procedimenti giudiziari. Si prospettavano processi, prigione, fallimenti,
tragedie. La politica, allora, era la fuga da quei pericoli. C'era anche, l'ho
sempre sostenuto, una componente nobile: l'illusione di salvare il paese, con
l'abilità dell'imprenditore che ha successo. Ma adesso, quindici anni dopo ? I
pericoli, fallimento e prigione, sono scongiurati. L'illusione di salvare il
paese si è rivelata una chimera. Anche l'emozione di essere un personaggio
sulla scena internazionale, a tu per tu con i grandi della terra, Blair, Bush,
Putin, ha perso il fascino: l'ha vissuta, non lo emoziona più. Che cosa lo
motiva, oggi ? Berlusconi è motivato da un obiettivo meno drammatico:
dimostrare che se vuole può ancora farcela; può essere eletto per la terza
volta, come la Thatcher, come Blair; può passare alla storia. L'ha detto
l'altro giorno, senza dare troppa importanza alla faccenda. E' tutto. In queste
circostanze, nell'ultima campagna elettorale della sua vita, si diverte. Fa lo
spiritoso. Spara di volta in volta quel che gli passa per la testa. Sconcerta
gli avversari. Rivela tutto il suo disprezzo per quei compagni di cordata (i
Fini, i Casini) che non hanno mai saputo fargli fronte. Oggi dice e domani
nega: importante è divertirsi. Se va male, pazienza: tutt'al più ci sarà lo
stallo. Se va bene, avrà il diritto di tornare a Palazzo Chigi: possibilità che
però potrà lasciar cadere, perché conosce l'emozione di incontrare i grandi
della Terra, e sa che il mestiere del governante è una seccatura. Un Draghi o
un Letta sarà pronto a subentrare. Forse, c'è anche un piacere sadico, in
questa vicenda: prendersi gioco di un'intera nazione, e farla franca. Il paese
è in crisi profonda, ma lui si esibisce con le battute, allo scopo di
divertirsi. Possibile che gli italiani ci caschino? Mussolini aveva detto:
governare gli italiani non è difficile, è inutile. Adesso, questo epigono dice:
governare gli italiani non è una cosa seria, è una farsa. Se gli italiani non
se ne avvedono, dobbiamo concludere che il Paese è spacciato.
( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
AEROPORTO IN TILT
Nove i voli in arrivo nel capoluogo dirottati su altri scali per scarsa
visibilità e vento 10/04/2008 GENOVA. Il maltempo che si è abbattuto su Genova
nel pomeriggio di ieri ha provocato disagi anche all'aeroporto cittadino
Cristoforo Colombo. A partire dalle prime ore del pomeriggio, fino alla serata,
sono stati nove i voli in arrivo dirottati su altri scali. Quattro di questi
sono atterrati a Pisa: si tratta del volo Ryanair proveniente da Londra,
previsto per le 12.55, il volo Airone da Roma delle 13.40, il volo Airone da
Catania delle 16.55, il volo Air Dolomiti da Monaco di Baviera in arrivo alle
17.15. Sono invece atterrati a Torino i voli Air Dolomiti da Monaco di Baviera
(in arrivo alle 14.35) e i voli Alitalia da Roma
delle 14.45 e delle 18.20 e il volo Airone delle 18.20 da Roma. Infine, è
atterrato a Milano Malpensa il volo Belle Air in arrivo a Genova da Tirana alle
19.50, mentre il volo Airone proveniente da Napoli è stato cancellato.
Regolarmente a Genova è arrivato il collegamento Air France da Parigi previsto
alle 17.50 e atterrato invece alle 18.45. I piloti degli nove voli
dirottati hanno scelto di non atterrare a Genova per motivi legati alle
condizioni di maltempo, e precisamente per scarsa visibilità orizzontale e
verticale, per raffiche di vento e per presenza di nuvole basse. L'aeroporto
genovese, in ogni caso, non è stato chiuso. 10/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Doppio appuntamento
L'esecutivo oggi riporta al tavolo le nove sigle sindacali, che martedì
incontreranno anche i vertici dell'azienda 10/04/2008 Roma. Alitalia:
la parola torna ai sindacati. Il destino della compagnia di bandiera fa rotta
oggi su palazzo Chigi, dove il governo incontrerà le nove sigle sindacali
impegnate fino a una settimana fa nella trattativa con Air France, che non ha
chiuso del tutto le porte del negoziato ma è disposta a tornare solo se ci sarà
il via libera sindacale al piano di Jean-Cyril Spinetta. La svolta ci sarà solo
dopo il voto. Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, avverte che
l'incontro di oggi "è importante per definire alcuni orientamenti".
Con i conti di aggiornati sul tavolo, i sindacati si trovano ormai a un bivio
cruciale: devono scegliere tra un'intesa in tempi rapidi con l'unico compratore
ancora su piazza o rischiare di imboccare la strada tortuosa del commissario,
se non del fallimento. Il governo mettere i suoi interlocutori davanti a questa
alternativa perché altre non ce ne sono. Poi, martedì 15, il confronto
riprenderà alla Magliana, tra l'azienda e i sindacati. "Il tempo delle
analisi è finito. E ai sindacati rivolgo un appello: non facciano mosse azzardate.
Fuori dalla trattativa con Air France, c'è solo la prospettiva del
fallimento", fa presente il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi,
che fa parte della delegazione governativa su Alitalia
guidata da Enrico Letta. A palazzo Chigi, non ci sarà invece il ministro
dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, in viaggio verso Washington per il
vertice G7. Ma in compenso ci saranno i dati sfornati l'altro giorno dal
Consiglio di amministrazione della Magliana: in cassa sono rimasti ormai 170
milioni di euro, che consentono di rimanere in pista si e no per altri due
mesi, se si considera che, solo a febbraio, l'azienda ha bruciato 102 milioni.
C'erano anche 69 milioni di crediti Irpeg, incassati il 2 aprile, ma sono stati
prosciugati dalle spese per il carburante (sempre più caro) e altro. Un segnale
positivo arriva da Epifani, che dice: "Spero che riprenda rapidamente il
confronto con Spinetta. Vogliamo contribuire a risolvere
seriamente il problema di Alitalia, ma Air France deve
ascoltare anche le nostre ragioni". Dopo il voto, la partita entrerà nel
vivo e richiederà uno sbocco, in un modo o nell'altro. Il cda di Alitalia ha lanciato anche un altro allarme, oltre a quello sulla
liquidità a disposizione: bisogna fare in fretta perché l'azienda ha bisogno di
"un consistente apporto finanziario" per rimanere in piedi. Un
riferimento esplicito sia ai capitali freschi che Air France si è impegnata a
portare in dote sia al prestito ponte di 300 milioni, garantito dal Tesoro, che
potrà essere erogato con il placet dell'Ue solo se verrà firmato un contratto
con Spinetta. "Se facessimo un accordo, sarebbe poi difficile per tutti
farne a meno. Senza un accordo, tutto può cambiare", osserva Epifani.
Tutto può cambiare. Ma un accordo tra sindacati e Air France non potrebbe
invece essere buttato nel cestino neanche da Silvio Berlusconi, che continua a
patrocinare una cordata italiana, dai contorni ancora incerti: "Ho fatto
un appello. Mi ha risposto un numero enorme di imprenditori. Ho ricevuto
persino una lettera di un artigiano che mi ha inviato un assegno di 150 euro
per Alitalia". La cordata, se davvero c'è,
richiederà però tempi non brevi, peraltro dopo la rottura definitiva con i
francesi: qualcosa di più concreto si vedrebbe solo alla fine di maggio, in
coincidenza con l'ingresso a palazzo Chigi del nuovo governo. L'azienda ci
arriverebbe con l'acqua alla gola, sempre che i conti non impongano un
commissario nominato per venderla pezzi (legge Marzano) o per liquidarla (legge
Prodi). Ecco perché, realisticamente, Giulio Tremonti non esclude un'intesa con
Air France purchè"tenga conto del mercato italiano". L'impressione
peròè che ci siano margini solo per una firma, non per un'altra trattativa.
Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 10/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Milano
Pirovano, Lega Nord Brebemi e Tav sono le priorità per favorire anche i
pendolari Ettore Pietro Pirovano, candidato per la Lega al collegio Lombardia 1
della Camera. 1) Trovare qualcuno che faccia partire gli aerei per destinazioni
interessanti per il Nord Italia e le sue imprese. Malpensa
può vivere da sola ma se restasse Alitalia sarebbe
meglio, è un patrimonio che sarebbe bene non disperdere. Non sono contro Air
France ma contro una vendita fatta così. 2) Linate è un aeroporto molto comodo
ma lo scalo principale dev'essere Malpensa. 3) Le priorità sono Brebemi e Tav.
La Brebemi l'ho seguita per anni, come parlamentare e sindaco di Caravaggio. I
lavori cominceranno nel giugno 2009 e termineranno nel giugno 2012 come
previsto, perché i privati finanziatori guadagneranno solo con i pedaggi.
Altrettanto importante la Tav, benché si fermi a Brescia e, non arrivando a
Verona, non si colleghi al Brennero. Inoltre sono stati stornati 3 dei 5
miliardi di finanziamento del Cipe. Importante la Pedemontana: unisce zone per
raggiungere le quali, attualmente, si deve passare per Milano. 4) La risposta è
ancora la Tav, che oggi è alta capacità più che alta velocità. La Tav raddoppia
i binari, fa correre più treni. Ne beneficeranno anche i convogli dei
pendolari.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Milano
Pagliarini, La Destra Subito il federalismo fiscale così faremo nuovi
investimenti Giancarlo Pagliarini, candidato indipendente della Destra,
capolista al Senato in Lombardia e Veneto. 1) Far fallire
l'Alitalia, così si possono rinegoziare gli accordi bilaterali sul numero
dei collegamenti aerei fra Paesi. Detto altrimenti, si deve liberalizzare, in
modo che ogni compagnia possa fare la rotta che vuole. è assurdo che al Nord,
per andare in Argentina, si passi da Fiumicino. 2) No, sarebbe una
sciocchezza. Qui c'è un mercato enorme, basterebbe che la politica si togliesse
di torno e ci fosse più mercato. 3) Premesso che le risorse ci sono ma
finiscono a Roma, non si può fare un ordine di priorità perché tutte le nuove
infrastrutture sono vitali come l'aria che respiriamo. Lo si capisce dal fatto
che gli stranieri non investono da noi. Non ci sono infrastrutture e c'è troppa
politica. La Dell, per la sua sede europea, sceglie Montpellier, mica Milano.
4) Cambiare la Costituzione per avere il federalismo fiscale. Solo portando le
responsabilità a livello locale si può pensare ai problemi della gente,
pendolari compresi. Potrà non sembrare, ma non esiste una risposta più tecnica
e specifica di questa anche per le ferrovie. Solo il 22% delle tasse rimane sul
territorio.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Milano
Caputo, Partito socialista Liberare gli slot a Malpensa ma anche collegarla
meglio Roberto Caputo, capolista del Partito socialista al Senato in Lombardia.
1) Bisogna liberare gli slot, trovare assolutamente nuovi vettori, non far dipendere Malpensa dalla crisi di Alitalia. Ma anche razionalizzare il sistema aeroportuale lombardo che ha
troppi aeroporti perché Malpensa possa essere un hub. Aggiungo che bisogna
anche migliorare le infrastrutture di collegamento a Malpensa, perché ancora
oggi non vi è un collegamento ferroviario con la stazione Centrale. 2)
Questo è un falso problema. Linate può essere un importante city airport, con
navette che raggiungano città italiane e alcune capitali europee. 3)
Assolutamente la Pedemontana. Poi le metropolitane milanesi, Milano su questo
ha un ritardo incredibile e l'unico modo per bloccare lo smog nell'area è fare
nuove linee di metrò. Terzo punto, la Brebemi che liberebbe la Milano-Bergamo
oggi assolutamente intasata. 4) Questo è un compito che riguarda molto la
Regione Lombardia, che finora ha fatto poco. Bisogna rinnovare completamente il
parco treni, vecchio e obsoleto. Ridare slancio alle Ferrovie Nord e vigilare
attentamente su Trenitalia. E se Trenitalia non rispetta gli accordi, meglio
rivolgersi a un privato.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina VI - Milano Formigoni,
Pdl Sistema aeroporti da rivedere ma Linate non è un problema Roberto
Formigoni, capolista al Senato del Pdl in Lombardia. 1)
Liberare i diritti di volo trattenuti da Alitalia. è
inaccettabile che il governo non abbia ancora respinto la pretesa iugulatoria
di Air France di tenerli inutilizzati. 2) Negli ultimi anni Malpensa ha
continuato a crescere come passeggeri e merci. La concorrenza con Linate è un
falso problema. Certamente è necessario ridiscutere l'organizzazione del
sistema aeroportuale, ma quando la Regione è intervenuta con una legge per
mettere ordine è stata stoppata dal governo Prodi. 3) Non ci sono priorità, ma
i fatti. Grazie all'idea di Regione Lombardia di una società mista
Ministero-Regione per gestire le concessioni i progetti sono andati in porto e
aprono i cantieri: a giugno 2009 quello della Brebemi, a marzo 2010 quello
della Pedemontana. Abbiamo finanziato le grandi opere stradali con 8 miliardi
di euro, solo uno del governo. 4) Comprare nuovi treni e moltiplicare le linee.
Come ha fatto Regione Lombardia: 688 milioni di euro per 78 nuovi treni. L'anno
scorso abbiamo inaugurato il quadruplicamento di Cadorna, il prossimo anno
avremo il collegamento tra la stazione Centrale e la stessa Cadorna (più treni
per Malpensa).
( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il commento MILANO. Seduta
fiacca per Piazza Affari che alterna fasi deboli a momenti in lieve rialzo. Al
termine delle contrattazioni il Mibtel segna -0,11% a 25.529 punti e lo
S&P/Mib -0,10% a 33.640. Indici condizionati dall'Fmi
che prevede un rallentamento della crescita del Pil mondiale. Per Alitalia tonfo del 21% al rientro in Borsa, Fiat sopra i 15 euro, bene la
Juventus (+7,11%) su voci d'acquisto di quote da parte di Severstal.
10/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Massimo baldini La
revisione al ribasso delle stime di crescita per l'Italia da parte del rapporto
2008-09 del Fondo Monetario Internazionale era stata anticipata già alla fine
della scorsa settimana, quindi non giunge come una novità. Solo tre mesi fa
l'Fmi prevedeva per l'Italia una crescita del pil allo 0,8%, oggi stima solo un
più 0,3%, sia per quest'anno che per il successivo. Come al solito, siamo la
maglia nera d'Europa. Per tutti i Paesi del vecchio continente infatti le
previsioni sono state riviste in negativo, ma per nessuna sono così basse:
Francia e Germania dovrebbero crescere dell'1,4%, la Spagna dell'1,8%, il Regno
Unito dell'1,6%. Numeri non eccezionali, ma sempre molto superiori allo zero,
di fronte ai quali il nostro 0,3% davvero spicca in negativo. Si conferma la
tendenza degli ultimi 15 anni: cresciamo in media dell'1% in meno rispetto ai
nostri vicini, il che significa che l'economia europea deve andare proprio
molto bene perché anche i nostri redditi possano crescere. Il governo italiano
è più ottimista, anche se non di molto: prevede infatti per quest'anno una
crescita dello 0,6%. Le stime del Fmi sono state contestate, qualche giorno fa,
dalle massime autorità di politica economica d'Europa: sia il presidente del
gruppo europeo dei ministri delle finanze, Juncker, che il governatore della
Banca d'Italia Draghi, ad esempio, le hanno accusate di eccessivo pessimismo.
Ieri anche Montezemolo si è aggiunto al coro delle critiche. I governanti
d'Europa sono molto più preoccupati dell'inflazione rispetto alla crescita, o
almeno così dichiarano. A Washington, dove il Fmi ha sede, spaventa molto di
più la prospettiva di una recessione globale, forse perché i ricercatori del
Fondo hanno davanti agli occhi l'esempio della prima economia del mondo ormai
in recessione. Nessuno dubita ormai del fatto che la crescita economica negli
Stati Uniti sia attualmente negativa, ma ci sono ancora moltissimi dubbi sulle
sue dimensioni: è solo un breve rallentamento oppure una crisi severa? Malgrado
le enormi perdite finanziarie associate alla crisi del mercato immobiliare e di
quello dei mutui, finora gli indici della borsa americana sono scesi poco
rispetto ai massimi di un anno fa, segno che l'incertezza circa le
ripercussioni reali della crisi finanziaria è per il momento notevole. Dovremo
ancora pazientare qualche settimana per conoscere i dati sull'economia Usa e
fino a quel punto tutte le opinioni sono legittime, anche se chi parla di una
nuova crisi del '29 dovrebbe riflettere a lungo su ciò che dice. Malgrado le
divergenze di interpretazione, resta il dato di fondo per noi più rilevante:
l'Italia cresce molto meno degli altri Paesi europei, non della Cina. Le
ragioni sono note e sono di tipo strutturale. Rifarne l'elenco sarebbe tedioso.
Basti però dire che di questi problemi non si è parlato affatto per tutta la
durata della campagna elettorale. Non si ricordano infuocati dibattiti sulla
riforma della scuola o sui meccanismi di funzionamento della giustizia (a parte
battute di pessimo gusto sulla sanità mentale dei magistrati), nulla sui modi
per favorire la competitività della imprese o per ridurre il debito pubblico. Molto si è invece discusso dell'Alitalia, che è
solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo, oppure di come tagliare
le tasse o aumentare la spesa pubblica: panem et circenses quindi, come nelle
peggiori tradizioni elettorali. Il rischio è che il vincitore si disinteressi
delle riforme strutturali arrendendosi, senza dircelo, al declino.
Avremmo invece bisogno di serie riforme di struttura, ma forse le faremo solo
quando saremo di fronte al concreto rischio di una crisi di sistema. Accadde
così nel 1993, quando la prospettiva di un collasso dei conti pubblici ci
spinse a riformare le pensioni e, dopo pochi anni, al risanamento necessario
per aderire all'euro. Adesso non c'è il rischio di una crisi dei conti
pubblici, come lo stesso Fmi riconosce: il deficit dovrebbe assestarsi attorno
al 2,5% del pil, anche se è improbabile che scenda ancora, se nei prossimi 24
mesi la nostra crescita reale sarà vicina allo zero. Proprio ieri la Banca
d'Italia ha comunicato che il debito pubblico è aumentato nell'ultimo anno di circa
30 miliardi. Sembra tanto, ma non dobbiamo preoccuparci della dinamica dei
valori assoluti, perché ciò che conta per la sostenibilità del debito è il suo
andamento relativo a quello del pil, e visto che quest'ultimo è cresciuto di
circa il doppio nello stesso periodo, il peso del debito sul pil continua a
diminuire. Una eredità da non disperdere per il prossimo governo. 10/04/2008
l'ereditàL'aumento del debito pubblico non preoccupa, perché anche il pil è
cresciuto 10/04/2008 il dibattitoMolto si è discusso dell'Alitalia,
che è solo una delle tante conseguenze dei problemi di fondo 10/04/2008 dalla
prima pagina A questa istruttiva ricostruzione della universale retorica
sportiva si potrebbe utilmente aggiungere un accenno al "Fardello
dell'Uomo bianco". Si tratta di un interessante saggio poetico di Rudyard
Kipling (grande scrittore ma anche discreto razzista) che può agevolmente
essere letto come manifesto del colonialismo europeo, perché rivendica il
dovere degli uomini di pelle chiara e in particolare degli anglosassoni di
introdurre dovunque nel mondo (in balia di una immorale barbarie appena si esce
dall'Occidente) i principi etici del vivere civile. Oggi non è facile negare
che, ad esempio nella conquista dell'India, dietro questi sublimi ideali morali
si muovessero brutali interessi economici. Ma stupisce constatare come, a
dispetto di questa diffusa consapevolezza, l'Occidente non rinunci, nemmeno
oggi, ad usare la lunga bacchetta del moralismo civile per promuovere i suoi
interessi commerciali, assai meno eleganti e snelli. Forse ci siamo dimenticati
di qualche passaggio. Dovrebbe essere chiaro ormai che nella cultura dei
diritti umani si intrecciano e si confondono i due culti opposti
dell'eguaglianza e della differenza. Sappiamo grosso modo che cosa significa
eguaglianza, ma non sappiamo (o preferiamo non sapere) come nella parola
"libertà" si nasconda il valore delle irriducibili diversità che
differenziano e separano gli individui e per conseguenza i popoli. Persa per
strada la fraternità, che si è pervertita nei nazionalismi o sublimata nei
solidarismi di varia ispirazione, la rivoluzione francese ci ha dunque lasciato
in eredità un binomio di contrari roso da un dissidio nascosto ma fortissimo:
eguaglianza di tutte le differenze. Gli uomini dovevano essere liberi perché
diversi, ma la loro differenza andava misurata su traguardi comuni, di partenza
e di arrivo: leggi eguali per tutti, pari opportunità, sollecitudine sociale
per chi rimaneva indietro, eccetera. Dal liberalismo al socialismo al comunismo,
l'Occidente ha tenuto insieme (almeno nelle teorie e negli ideali conclamati) i
due destrieri della modernità facendoli correre a frustate sotto il giogo del
conformismo, della retorica o del totalitarismo. Fino a una quarantina di anni
fa. Poi qualcosa è cambiato. Forse per la sotterranea influenza del
quaccherismo, nei campus americani si è prodotto un rovesciamento, inizialmente
non percepito e quasi inavvertibile, della formula. Alla quale la rivoluzione
americana aveva silenziosamente aggiunto un'altra carica esplosiva: il pursuit
of happiness, il diritto alla felicità. Prima della rivolta di Berkeley il
libertarismo anarchico di Henry David Thoreau aveva già annunciato il
rovesciamento. Ma dopo l'irruzione dello strutturalismo e del de-strutturalismo,
di Claude Lévi?Strauss, di Michel Foucault e di Jacques Derrida, la carica è
scoppiata e, a dispetto di Emmanuel Levinas e del "fascino
dell'altro", la formula dell'Occidente è diventata "differenza di
tutte le eguaglianze". Il che significa: le civiltà e gli individui
possono anche equivalersi, ma ciò che conta è la irriducibile diversità del
loro scheletro identitario. Questa esplosione ha creato la sensiblerie
radical-chic dei liberal americani, che, arrivata in Europa negli anni '
( da "Secolo XIX, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nella
campagna elettorale entra il caso Alitalia. Berlusconi si
dice contrario all'accordo con Air France (definito "una svendita") e
sostiene che presto entrerà in campo una cordata italiana 10/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia torna a Piazza Affari e precipita
Oggi vertice sindacati-governo. I pm indagano sulla cordata Baldassarre Il titolo
perde il 21%. Dopo il voto l'incontro tra la compagnia e le nove sigle LUCA
IEZZI ROMA - Un crollo del 21% ha salutato il rientro del titolo Alitalia alle
contrattazioni di Borsa dopo quattro giorni di sospensione. Si è trattato di un ritorno
"controllato" con gli scambi limitati ad un'unica asta alla fine
della giornata e quindi la discesa a quota 0,395 centesimi, una volta tanto
sottratta alla volatilità della speculazione, segnala la difficoltà degli
investitori a scommettere sul futuro della compagnia. Il fallimento, per stessa
ammissione del Cda, non si può escludere visto che le disponibilità finanziarie
(170 milioni più 69 milioni di crediti fiscali) permettono di volare solo
"nel brevissimo periodo". Il vero dilemma della Borsa è capire se l'offerta
di Air France sopravviverà al cambio di governo e alle resistenze del
sindacato. Un passo per chiarire la situazione ci sarà oggi con le nove sigle
delle organizzazioni dei lavoratori ricevute a Palazzo Chigi, in pratica
l'ultimo atto ufficiale del governo Prodi sull'Alitalia.
L'obiettivo della riunione lo ha sintetizzato il ministro per lo Sviluppo
Economico Pierluigi Bersani: "Ci stiamo attivando per fare una
ricognizione sulla possibilità che questa rottura sia solo una fase difficile
del negoziato e non una rottura". è invece slittato al 15 aprile, dopo le
elezioni, il previsto incontro tra azienda e lavoratori. Nei giorni scorsi la
mediazione del sottosegretario Enrico Letta ha fatto sì che Air France non
chiudesse la pratica dopo aver rifiutato il piano di ristrutturazione proposto
dai sindacati. Ora è il momento di chiedere ai lavoratori la disponibilità, in
molti casi già emersa, di tornare al tavolo sulla base delle proposte francesi.
Oltre a Letta e Bersani ci saranno il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi
e del Lavoro, Cesare Damiano. Non ci sarà il titolare dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, impegnato a Washington, mentre sarà presente il sottosegretario
Massimo Tononi. In preparazione dell'incontro Padoa-Schioppa ha comunque visto
ieri Bianchi e Letta che a sua volta in mattina ha incontrato il presidente
della compagnia Aristide Police. Il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi
ha rilanciato oggi la cordata italiana cui avrebbe già aderito un numero
"enorme" di imprenditori. "Un paese - ha detto - come l'Italia
non può non avere una compagnia di bandiera. Ho ritenuto mio dovere di
cittadino e politico rivolgermi agli imprenditori dicendo: mettete insieme una
squadra". Anche se Giulio Tremonti ha negato che ci sia una chiusura preventiva
verso Air France: "Stando all'opposizione, non conosco i termini della
trattativa. Se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del
valore del mercato italiano, un mercato forte perché in Italia c'è tanto
turismo, allora si faccia l'accordo. Anche Berlusconi è di questa
opinione". Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per
aggiotaggio informativo sull'offerta avanzata dalla cordata guidata dall'ex
presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, uscito allo scoperto
lo scorso agosto e bocciata mesi dopo dal cda di Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia FRANCO ZANTONELLI
GINEVRA -E se finisse come Swissair? Il primo ottobre del 2001 gli aerei della
compagnia di bandiera elvetica rimasero al suolo, senza più neppure i soldi per
il kerosene. Il grounding, frutto di una serie inenarrabile di errori, spazzò
via una delle compagnie che avevano fatto la storia dell'aviazione civile. Sepp
Moser, uno dei massimi esperti del settore aereo, in Svizzera, ha raccontato
quel dramma in un libro, Atterraggio di fortuna. Come è stata messa a terra la
Swissair. Lo abbiamo intervistato, chiedendogli,
innanzitutto, se Alitalia sia, attualmente, nella stessa situazione, in cui si trovò
Swissair 7 anni fa. "Si e no. Le cause della crisi sono diverse, ma il
risultato è lo stesso. Resta il fatto che, così come Swissair nel 2001, Alitalia ha oggi poche possibilità di farcela. E' troppo
inefficiente, ha troppo personale, una flotta troppo grande e una rete di
collegamenti troppo estesa". In cassa rimangono 170 milioni di euro. Si
rischia il grounding? "Matematicamente questo denaro può bastare per
alcuni mesi. Tuttavia bisogna tener presente che i passeggeri si stanno
allontanando sempre di più da Alitalia. Il grounding
può arrivare da un momento all'altro. Soprattutto nel caso in cui importanti
creditori comincino a chiedere la restituzione dei loro soldi". Berlusconi
cerca imprenditori pronti ad investire in Alitalia.
C'è qualcuno disponibile a credere in un'impresa del genere? "Chiunque sia
deve essere straricco e disposto a perdere soldi". L'abbandono di Malpensa
è stata una decisione sbagliata? "E' stata inevitabile. Non è pensabile
sostenere, economicamente, un secondo hub". Air France comprerà Alitalia? "Hanno fatto una proposta ed è stata
respinta. Sarei sorpreso se accettassero altri compromessi".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Bondi
incassa la conferma e rilancia "Per Parmalat è l'ora dell'espansione".
Fondi esteri in pressing: più dividendi Convocata l'assemblea straordinaria per
distribuire più del 50% dell'utile Nel mirino del manager che ha risanato
l'azienda acquisizioni in Australia e Africa ETTORE LIVINI DAL NOSTRO INVIATO
PARMA - Il braccio di ferro tra Enrico Bondi e i grandi fondi azionisti di
Parmalat si chiude per ora con un salomonico armistizio. Il manager aretino ha
incassato ieri con una maggioranza bulgara - 27,4% del capitale favorevole,
0,014% contrario - l'ok per un mandato-bis al vertice di Collecchio. Gli
investitori istituzionali esteri però hanno chiesto (con una lettera formale
sottoscritta dal 12,06% dei soci) e ottenuto la convocazione di un'assemblea
straordinaria a cavallo tra maggio e giugno per l'approvazione di una modifica
dello statuto che consenta di distribuire più del 50% degli utili. Un modo per
essere certi che in caso di nuove transazioni con le banche (con Citigroup si
sarebbe in fase avanzata mentre si attendono novità anche da Unicredit e Bank
of America) buona parte di queste entrate sia girata direttamente ai soci senza
andare ad arricchire il già pingue bottino di cassa a disposizione di Bondi per
la prossima campagna acquisti. La tregua a Collecchio arriva dopo mesi di forte
tensioni - secondo indiscrezioni legate proprio alla politica di remunerazione
dei soci - in cui a un certo punto era sembrato possibile che i fondi
presentassero una lista di minoranza per il cda. Ipotesi esplosiva nel caso di
Parmalat visto che la frammentazione dell'azionariato e la presenza tra i soci
di banche ancora in causa con il gruppo come Jp Morgan e Deutsche Bank
avrebbero potuto trasformare la proposta (come dimostrano i numeri
dell'assemblea di ieri) in un cavallo di Troia per il ribaltone al vertice
contro Bondi. Che ieri ha allontanato ogni ipotesi di
trasloco come commissario Alitalia ("non è affar
mio"). Così invece non è stato. Anzi. L'armistizio sembra destinato a
durare. Bondi ha bisogno dei fondi e del mercato per gestire l'unica public
company italiana. I fondi invece hanno bisogno di lui per continuare il
pressing sulle banche che ha già portato a transazioni nelle cause per
risarcimento danni per totali 1,2 miliardi. E un supporto potrebbe
giungere anche da Mediobanca, suo storico alleato presente ieri con una quota
oltre l'1% in assemblea. La ritrovata armonia tra soci e vertice di Parmalat
dovrebbe consentire anche di avviare senza scossoni la stagione dello sviluppo.
"Abbiamo in cassa i soldi che ci consentono di pensare a crescere - ha
detto Bondi -. Siamo a una svolta. La fase di stabilizzazione è passata e si
apre quella dell'espansione. Abbiamo due linee d'azione: consolidare il
portafoglio come stiamo provando a fare in Australia e fare acquisizioni
ragionate nei paesi emergenti, come ad esempio l'Africa, che garantiscono
margini maggiori". Quanti soldi ci sono a disposizione? Parmalat spa dopo
il pagamento dei dividendi
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione del Alitalia, la svolta sarà decisa dopo
le elezioni Oggi vertice governo-sindacati per riavviare la trattativa con
AirFrance di Roberto Rossi / Roma TAVOLO L'incontro è fissato per le 10,30 del
mattino. Per discutere del futuro di Alitalia attorno a
un tavolo si troveranno da una parte il governo, capeggiato dal sottosegretario
Enrico Letta, dall'altra le nove sigle sindacali. Una sedia rimarrà
vuota. Quella che del convitato di pietra; e cioè Air France. Che guarderà con
attenzione quanto accadrà oggi a Palazzo Chigi. Il governo è chiamato a un
compito non facile. Quello di cercare di riaprire un tavolo, tra sindacati e
gruppo francese, bruscamente interrotto lo scorso 2 aprile. Ma non solo. Letta,
che ieri ha visto il presidente di Alitalia Aristide
Police e poi ha fatto il punto della situazione con il ministro dei Trasporti
Alessandro Bianchi e quello dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, con molta
probabilità punterà a strappare ai sindacati una pre-intesa, come base per un
nuovo round con i francesi. In sostanza il governo tenterà di fissare quella
cornice entro la quale il dialogo possa riprendere. In che modo? In primo
luogo, secondo fonti governative, sarà tolto dalla discussione la proposta dei
sindacati di far entrare Fintecna nell'accordo con Parigi. In cambio, ha
sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani,
"vediamo se c'è qualcosa che possiamo fare sulle ricadute della possibile
intesa". Come sugli ammortizzatori sociali e sulla cassa integrazione, e
più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia
e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori dell'Atitech. Questo
potrebbe bastare per far ripartire la trattativa. "Spero che riprenda
rapidamente il confronto con il presidente di Air France Jean-Cyril
Spinetta" ha detto ieri il segretario generale della Cgil Guglielmo
Epifani. "Vogliamo contribuire a risolvere seriamente il problema di Alitalia - ha proseguito Epifani -, dare prospettive ai
lavoratori in un quadro di rilancio industriale della compagnia". Secondo
il sindacalista, questo "richiede un confronto tra noi e Air France, che
deve ascoltare anche le nostre ragioni". Il raggiungimento di un
pre-accordo, magari mascherato da una formula più soft, potrebbe anche permettere
al governo di liberare le risorse necessarie per garantire la continuità di Alitalia senza incorrere nelle ire di Bruxelles. Il gruppo
ne ha bisogno. Martedì il consiglio di amministrazione dell'aviolinea ha
assicurato la continuità aziendale ma ha fatto presente che in cassa le risorse
finanziarie disponibili ammontano a 170 milioni (cui si aggiungono 69 milioni
del credito verso l'erario incassato il 2 aprile scorso). Per avere un'idea dei
margini di manovra, occorre ricordare che al 31 gennaio la liquidità era di 282
milioni, scesa a 180 milioni al 28 febbraio. In sostanza per Alitalia,
i cui titoli ieri sono stati scambiati in un'unica fase d'asta con un tonfo del
21%, resta da vivere meno di un mese. Per questo l'incontro di oggi resta
cruciale. E ai sindacati, sostenuti ieri dalle rappresentanze dei lavoratori di
terra, si è rivolto ieri il ministro Bianchi. "Il tempo delle analisi è
finito per questo rivolgo ai sindacati un appello: non facciamo mosse
azzardate, al di fuori della trattativa con Air France-Klm c'è solo la
prospettiva del fallimento".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 214
privatizzazioni Il
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del PARMALAT Riconferma per Bondi "È un santo" L'assemblea
di Parmalat conferma Enrico Bondi e il cda uscente alla guida della società per
un altro triennio e come prima cosa l'ex manager Montedison dovrà fare i conti
con la richiesta di un gruppo di fondi esteri, rappresentativi del 12% del
capitale, che chiedono che una quota maggiore dell'utile venga destinata a
dividendo. La conferma di Bondi è arrivata con consenso plebiscitario (27,2%
del capitale contro lo 0,014% contrario e lo 0,58% astenuto): dopo le
incertezze della vigilia il manager aretino ha dunque riscosso l'appoggio
incondizionato di fondi e grossi soci, incluse Intesa Sanpaolo (2,4%) e Jp
Morgan (2,99%), entrambe oggetto di azioni legali da parte di Bondi ed entrambe
ora schieratesi al suo fianco. "Dietro il miracolo della Parmalat c'è un
santo - ha scherzato in assemblea il presidente della Parmalat, Raffaele
Picella, indicando Bondi alla sua destra - e noi l'abbiamo qui". Un santo
malpagato, ha aggiunto riferendosi ai 390 mila euro annui di stipendio che
fanno di Bondi uno dei manager meno pagati di Piazza Affari ("ma è un
santo e non protesta"). Bondi, a margine dell'assemblea, ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del
"miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella
veste l' impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto.
L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori
del mondo". "Il momento del tournaround è finito - ha detto -
ora è il momento della svolta: non più stabilizzazione ma espansione".
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Evviva il monopolio di Re Silvio e il destino della cagnetta
Laika Paolo Ojetti Probabile che noi si stia sbagliando tutto. Lasciamogli il
monopolio televisivo e, se vince, speriamo rioccupi la Rai con i suoi vecchi
pretoriani e quelli che troverà strada facendo. Infatti, più l'Altissimo parla,
più impazza a destra e a sinistra, più si affanna a promettere, dire e smentire
e - ci sia consentito - cazzeggiare, più lo eviti. Ieri, galoppando dalla radio
alle televisioni, è riuscito a dire che Veltroni è un imbroglione e manipolerà
le schede bianche, riempiendole nottetempo di crocette. Ha aggiunto che il Pd è
una riedizione furba del Partito comunista (quello che mangia i bambini,
ovvio). Ha respinto sdegnato l'idea di rispettare la Costituzione forse perché
ha annunciato ("un'ipotesi di scuola") di voler mandare a casa il
Presidente della Repubblica (i Pm sgraditi, quelli vanno al manicomio). Ha ripetuto che lui di cordate per Alitalia ne ha di
ogni lunghezza e le srotolerà quando i francesi sloggeranno. E, per la gioia di
Fede che non vuole andare sul satellite come la cagnetta Laika ("uccisa
dai comunisti"), ha già detto come rimedierà alla presenza abusiva di
Rete4: "Farò una legge ad hoc". Chic.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità,
mi è venuta un'idea (forse stupida ) ma non voglio lasciare nulla di intentato.
Stavolta l'appello lo faccio io, un'elettrice, e mi rivolgo ai politici, ad
alcuni in particolare, che si chiamano Mussi, Angius, Bertinotti, Pecoraro
Scanio,Boselli ecc. Siete proprio sicuri di quel che state facendo? Siete certi
che al paese convenga che Berlusconi vinca le elezioni e voi possiate
conservare la vostra visibilità, le vostre incrollabili certezze ? Siete certi
che sia più conveniente fare opposizione ad un governo di destra che abbiamo
già provato e di cui portiamo ancora le ferite, piuttosto che al governo amico
del centro-Sinistra ? In particolare, siete sicuri che convenga ai vostri
elettori fare un tuffo nel passato e riprendersi i deliri di Bossi,
l'esaltazione del martire Mangano, la riscrittura dei libri di testo in chiave
anti resistenza, la politica estera guerrafondaia ecc. ecc. ? Facciamo conto di
votare con il sistema a doppio turno francese : invitereste i vostri elettori a
votare al secondo turno per Berlusconi o per Veltroni? immagino per Veltroni. E
allora, fatelo subito! Sarebbe una scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e
dimostrerebbe che il bene dei cittadini vi sta più a cuore del vostro
"particulare". In seconda battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri
elettori, che sono sicura sono disposti a sacrificare qualche irrinunciabile
principio e scegliere per il bene comune, per liberarci dall'incubo che aleggia
sulle nostre teste. "Tanto peggio tanto meglio" non ha mai
funzionato! Pensateci, e grazie. Antonella Tavassi La Greca Lotta alla mafia:
c'è molta differenza fra Pd e Pdl Cara Unità, il Partito Democratico ha
dichiarato con forza di non voler i voti della malavita organizzata ed ha
chiesto agli altri Partiti di fare altrettanto. La risposta di adesione al
rifiuto di quei voti non è stata così netta. Alcuni Partiti hanno considerato
la richiesta come banale e retorica,per non avvantaggiare Veltroni,e questo
passi ma non può passare inosservata la esternazione di dell'Utri su Mangano(ex
stalliere di casa Berlusconi) considerato un eroe,che appare come un vero e
proprio richiamo. Veltroni ha chiesto a tutti i leaders degli altri Partiti che
si facciano garanti nello schieramento che guidano: dell'Unita d'Italia, della
Costituzione Repubblicana,del Tricolore e dell'Inno di Mameli. Le risposte non
sono state così entusiasmanti anzi il PDL ha dichiarato irricevibile,aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale
impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega
Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti
giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a
continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,di non
vedere differenze fra PD e PDL, è proprio vero il vecchio adagio "Non c'è
più sordo di chi non vuol sentire!". Mi auguro per il bene di questo
Grande Paese che tanti elettori abbiano migliore udito. Distinti saluti Mario
Garofalo, Massa Test di salute mentale? Ho in mente un ex premier... Cara
Unità, leggo della proposta di Silvio Berlusconi di sottoporre i magistrati a
test psico-attitudinali, come quelli richiesti per molte categorie: dai grandi
dirigenti ai piloti. Come non essere d'accordo sull'opportunità di un metodo
destinato a chi, per professione o per mestiere, ha la responsabilità di
prendere decisioni che riguardano la libertà dei destini degli esseri umani.
Solo un parere sulle priorità, assumendo la bontà del metodo, i test dovrebbero
coinvolgere l'intera classe politica ed in prima battuta, sa va sans dir, lo
stesso ineffabile leader del Pdl. Anna Maria Jacovelli, Firenze Ci vuole più
coraggio a essere governati da lui Cara Unità, Berlusconi ha dichiarato che
occorre molto coraggio per governare, ma posso assicurare che ne occorre molto
ma molto di più per essere governati. Roberto Martina Una nuvola nera s'aggira
sui nostri cieli Cara Unità, l'atteggiamento, il linguaggio, le esternazione di
Berlusconi sono ormai ben visibili a tutti. Forte della sua bassa statura,
fisica e politica, ma ben fornito di immensa ricchezza patrimoniale, compra
tutto e tutti; offende senza tregua avversari politici, magistrati, ex amici,
insomma chi non è con lui è contro di lui (infausta memoria). Nei candidati
delle liste del Pdl possiamo riconoscere condannati, inquisiti, indagati, oltre
ad una vasta zona grigia ed una altrettanto molto nera. Chi ha avuto occasione
di vedere altro individuo affacciato al balcone ed arringare le piazze, potrà
sicuramente riviverne i ricordi: busto in fuori, mani sui fianchi, labbro
arrotolato e via a sparare da far rabbrividire. Ora sappiamo che ci sono i
fucili al nord ed al sud, pronti per l'uso, in caso di sconfitta. Assisteremo ad
un'altra marcia su Roma? Una nuvola nera si aggira nei nostri cieli, facciamo
tutti il possibile per dare forza al vento nuovo del Partito Democratico per
far scomparire quell'ombra nefasta della destra sempre più fascista. Lirio
Suvereti, Volterra Breve Poesia pre elettorale Poesia breve, rimata della
penisola tanto amata: Sento rumore sui tetti / stan tornando i nanetti /
protettori degli inetti / con la loro finanza / si riempiranno la panza e a te
popolino / ti rifaranno l'occhiolino. Loris, Bologna.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Questione di voto ...ma anche di vita Lidia Ravera "Votare
Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con
conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come ministro
della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa
svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo
Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale,
l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività.
Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?),
che, pur incombendo sulla vita economica politica e culturale italiana da un
quarto di secolo, tende a vendersi come una novità assoluta, Lui non mente, non
esagera e non promette a vanvera. Vanta l'85% delle promesse mantenute e giura:
"il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc". Per
"fatto" intende probabilmente "realizzato", ma la lingua
italiana è la prima vittima delle campagne elettorali, e questa è una tragedia
bi-partizan. Ma torniamo ai vaticini berlusconeschi. Vogliamo rendergli la
pariglia? Votare Berlusconi significa: definitiva dittatura del mercato a
scapito di qualità, cultura, solidarietà, umanità. Significa: sfruttare gli
extracomunitari perché sono disperati e costano meno, lasciarli crepare di fame
o cadere dalle impalcature, buttarli a mare quando arrivano sulle nostre coste
e noi la badante ce l'abbiamo già, i pomodori ce li hanno già raccolti, i muri
ce li hanno già imbiancati. Votare Berlusconi significa accettare che un uomo
(uno solo, una singola persona civica) possegga televisioni giornali
assicurazioni cinema pubblicità e anche la compagnia aerea di bandiera. E che
quest'uomo, questo monopolista, sia anche Presidente del Consiglio e estenda il
suo potere anche su tutto ciò che non possiede ancora. Votare Berlusconi
significa scegliersi un Padrone, e subirlo per altri cinque anni. Votare
Berlusconi significa buttare miliardi per un ponte di cui si può fare a meno
per arricchire ulteriormente la criminalità organizzata e rafforzare il legame
che la accoppia al potere politico, in una relazione vergognosa che ha
devastato il nostro paese e bloccato lo sviluppo del mezzogiorno. Votare
Berlusconi vuol dire restare indietro, tornare ad essere lo zimbello
dell'Europa, sprofondare nella dittatura dello svago, del consumismo, della
cialtroneria e del "ciascuno per sé", mentre i pochi giovani che non
si sono fottuti il talento per la disperazione, scappano all'estero e tutti gli
altri compongono mesti l'esercito dei precari e dei disoccupati, in lista d'attesa
per cominciare a vivere. E, a proposito di giovani, leggo da il Corriere della
Sera che siamo "Campioni di longevità". In Italia "si vive 80
anni e 9 mesi, sesti al mondo su 193 Paesi". Siamo più longevi dei
francesi, degli inglesi e di altri 185 paesi. Noi donne più degli uomini. E
ogni cinque anni l'attesa di vita cresce di un anno. E pare che invecchiamo
sempre meglio, sempre più robusti e in salute. Come prova il Corsera porta il
consumo di pillole contro l'impotenza coeundi da parte degli ultrasessantenni
(ohibò). E allora, visto queste vite lunghe che abbiamo davanti, perfino noi
che giovani non siamo più, vogliamo attrezzarci per viverle bene, da cittadini
attivi, e non da sudditi, in un paese civile e rispettoso delle leggi e colto e
normale, senza anomalie e senza barzellette? Quando scriverò la prossima
rubrica, saprò già se ci siamo riusciti o no. Per ora possiamo soltanto
pregare. Laicamente o classicamente, alla maniera dei cattolici, secondo quale
anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo e votiamo. E
facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it Fra le Righe.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 86 del 2008-04-10
pagina 6 "La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra"
di Emanuela Fontana da Roma Walter Veltroni ha detto che voi della Lega avrete
la golden share. Cosa vuol dire, senatore Calderoli? "Ormai Veltroni non
parla più l'italiano. Da buon imitatore di Obama parla solo americano. Avrà
letto i sondaggi...". È vero che siete molto contenti dei numeri?
"Dall'inizio della campagna elettorale il trend della Lega è sempre stato
in crescita, con un travaso di 800mila voti, da Forza Italia, An e da
sinistra". Vi aspettate sorprese anche fuori dai vostri "feudi"?
"Nelle regioni di sinistra. Il problema della criminalità,
dell'immigrazione, lo stanno vivendo sulla loro pelle. C'è tanta gente che
aveva votato sinistra in buona fede. Invece andati al governo, quelli si sono
mostrati i più grandi poltronai e gestori del potere". La Lega potrebbe
essere determinante al Senato: come vi comporterete? "Abbiamo concordato un
programma con gli altri, è chiaro che tanto maggiore sarà il nostro peso, tanto
più grande sarà la priorità che verrà data al cambiamento. Noi abbiamo sempre
rispettato i patti e chiediamo che venga fatto dagli altri". C'è chi dice
che la Lega già alza la voce. "Il presidente Berlusconi ha sempre
dichiarato che gli alleati più fedeli in questi anni siamo stati noi. L'abbiamo
dimostrato con i fatti". Perché Veltroni ha puntato il mirino sulla Lega?
"I numeri lui li ha: sarà una suonata dell'accidenti per la sinistra. Sta
cercando in maniera sconclusionata di creare una frattura nella coalizione e
nel Paese. Gli è andata male: non c'è solo la Lega, ma l'Mpa nel sud che vuole
cambiare la classe dirigente mollando l'assistenzialismo". C'erano tempi
in cui il centrosinistra vi corteggiava... "Siamo stati la "costola
della sinistra" e siamo stati corteggiati negli ultimi mesi per le riforme
costituzionali. Ma sono talmente democratici che se uno non è schierato con
loro viene considerato un pericolo. Il fascismo è dalla loro parte". Il
fascismo? "Impedire all'antagonista di poter esprimere la propria idea è
un regime, gli italiani non se ne accorgono. A Berlusconi una volta sì e una no
gli vanno a rompere le palle. Sul pullman c'è la classe dirigente, ma hanno le
truppe cammellate dei centri sociali". Il vento anti-casta aiuta la Lega?
"Tutto quello che chiede l'anticasta l'avevamo messo nella nostra riforma
della Costituzione. Sembrava dovesse dividere il Paese, invece avrebbe fatto
bene anche al sud...". Bossi-Berlusconi: si è fatto un gran parlare di
crisi. "Ho parlato con Berlusconi, i problemi non ci sono. Dobbiamo
prendere atto che l'informazione è schierata per il 99 per cento". È
importante che Bossi sia nel governo? "È il simbolo del cambiamento, del federalismo
e gli viene riconosciuto anche in Europa. Credo che sia una garanzia per un
governo avere uno come Bossi per il cambiamento". Cosa risponde a chi dice
che la colpa delle schede confuse è della legge elettorale? "È una
menzogna! La scheda è la conseguenza di un decreto legge del centrodestra,
fatto quando io non ero più ministro, ma bisogna vedere poi come lo applichi.
Questa è tutta farina del sacco del ministero dell'Interno". Distrazione?
"Non ci credo... Sarò malizioso, ma tra il discorso di Pizza, il fatto che
militari e diplomatici siano stati fatti votare comunque prima della sentenza
della Cassazione. Le schede confuse. Mi sembra chiaro che tutto questo poteva
portare al mantenimento in vita, artificialmente, di Prodi". Ossia?
"Se non c'è un voto chiaro e se non c'è un governo di maggioranza, rimane
Prodi, così si fa le cinquecento nomine, risolve la vicenda
Alitalia...". Anche il Guardian vi chiama spine nel fianco per
Berlusconi. E' la verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che
terrà unito il gregge e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari
prendendoci morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 86 del 2008-04-10
pagina 26 Italcementi e Autogrill in rialzo di Redazione Severstal mette le ali
a Juventus Giornata fiacca per Piazza Affari che ha alternato fasi deboli a
momenti in lieve rialzo. Al termine delle contrattazioni il Mibtel ha segnato
un -0,11% e lo S&P/Mib un -0,10%. A condizionare gli indici del listino
milanese hanno contribuito le indicazioni giunte da Washington dal Fondo
monetario internazionale, che ha previsto un rallentamento della crescita del
Pil mondiale con un rischio di recessione globale. Quanto ai titoli, da registrare il crollo di Alitalia (meno
21%) dopo la sospensione per quattro sedute consecutive. Fiat si mantiene sopra
la soglia dei 15 euro (più 1,1%), mentre continua il "corteggiamento"
all'ad Sergio Marchionne da parte dell'ex presidente di Ubs, Luqmand Arnold.
Sale invece Juventus (più 7%) in seguito alle indiscrezioni di un
interessamento del colosso dell'acciaio russo Severstal (di ieri la
smentita). Bene Telecom in vista dell'assemblea di lunedì (più 3,09%) Nel
settore bene anche Fastweb (più 2,59%), debole Tiscali (meno 0,9%) come pure i
bancari con Intesa SanPaolo (meno 1%) e Mediobanca (meno 1,25%). Tra gli
assicurativi hanno perso terreno Generali (meno 0,51%) e Unipol (meno 0,69%).
Sale invece Italcementi (più 4,14%), inseguita da Parmalat (più 2,8%). Positiva
anche Autogrill (più 3,04%) e nell'energia il tandem Eni (più 1,1%) e Saipem
(più 2,3%). In Europa, Londra ha ceduto lo 0,11%, Francoforte meno 0,75%,
Parigi ha perso lo 0,77% mentre Zurigo ha subito una flessione del 2,18% a
causa di un ribasso dei titoli farmaceutici con Roche in calo del 6% su voci di
una diminuzione degli utili del partner Usa Genentech. In ribasso anche Wall
Street con il Dow a -0,39% e il Nasdaq a -1,13%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il
centrosinistra ha affondato l'Italia sotto il profilo economico con una
tassazione impossibile e ha completamente affossato il diritto alla sicurezza
dei cittadini": così Franco Frattini, per tre anni commissario europeo su
sicurezza e terrorismo, ex ministro del governo Berlusconi. Ha parlato ieri
sera per il Popolo della Libertà, introdotto dal parlamentare uscente Daniele
Galli e dal coordinatore regionale Guido Crosetto. "Il centrosinistra ha
oppresso l'Italia con la burocrazia e ora Veltroni parla di necessità di
tagliare le leggi: evidentemente lo hanno informato male, perchè nel 2005
abbiamo introdotto il decreto taglia-leggi, per cui ogni nuova norma abolisce quelle
precedenti in contrasto con essa. Peccato che il Governo Prodi abbia
volutamente ignorato questa opportunità. Lo stesso Governo che ha invertito i
ruoli tra vittime e colpevoli, privilegiando questi ultimi: dobbiamo tornare a
dare sicurezza ai cittadini e dignità alle forze dell'ordine. Il centrosinistra
parla di micromininalità quando qualcuno rapina, scippa, ruba: andate a dire
che è microcriminalità alle persone che sono state segnate per tutta la vita
dalla devastazione di una casa o da una rapina". E sul
ruolo di Malpensa, Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni
potrà tornare a riavere il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è una delle zone che possono ricevere molto
dall'economia di Malpensa, così come tutto il Nord Italia".
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ultima
mossa del governo per riallacciare la trattativa con Air France. In Borsa il
titolo crolla del 21% Alitalia, il dossier
slitta a dopo le elezioni Rinviato al 15 aprile l'incontro con l'azienda. Oggi
i sindacati a Palazzo Chigi.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di WHIP Pansidacalismo,
sindacatomania, sindacatocrazia o sindacatofollia? Chissà in quale tra queste
"figure" del sindacalismo all'italiana rientra l'attitudine
dei sindacati sulla questione Alitalia. Certo è che la vicenda
deve indurre a qualche seria riflessione sul come essere sindacato. Quando c'è
una miriade di sigle che si rincorrono, inseguite dai vertici sindacali, che
prima rifiutano una trattativa e poi tentano di andare a Canossa, evidentemente
qualcosa non funziona. E non è un caso che parliamo di una azienda che
ha operato per anni in condizioni di piena sindacatocrazia: le conseguenze sono
sotto gli occhi di tutti. Emblematico fu, alcuni anni fa, il caso di uno
sciopero che condusse all'abolizione di 302 voli. Artefice ne fu un sindacatino
di controllori di volo fatto di cinque iscritti, che evidentemente prima della
scelta si riunì in un monolocale. Così almeno riporta un libro recente sulla
"casta dei sindacati". A questo punto lo slogan non può che essere
"torniamo alla Costituzione". L'art. 39 prevede la registrazione e la
conseguente personalità giuridica dei sindacati, che solo "in proporzione
dei loro iscritti possono stipulare contratti collettivi di lavoro" con
efficacia erga omnes. L'articolo 40 sancisce poi che "il diritto di
sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano". Ebbene, per
i servizi pubblici, quale è quello aereo, esiste evidentemente una "legge
colabrodo". Per gli altri settori, poi, esiste solo la legge della
giungla. Non sarebbe il caso di attuare finalmente la Costituzione?.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
IL CAIRO "Siamo in Egitto, non parlo di cose italiane", si schermisce
Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs. Poi, però, su esplicita domanda
("Come finirà l'Alitalia?") risponde con due semplici riflessioni, pur senza mai
citare la nostra compagnia: "Le Ferrovie hanno la necessità di una vera
per quanto rapida ricapitalizzazione, soprattutto nel settore delle merci. E
poi il prossimo Parlamento deve impegnarsi a varare in tempi rapidi il piano
industriale che noi abbiamo elaborato e che al momento è congelato.
Altrimenti potremmo avere i problemi che oggi hanno altri". Punto e a
capo. L'accapo parla egiziano, ovviamente. Il numero uno delle Fs ieri ha
firmato un accordo pesante per riorganizzare completamente il sistema
ferroviario della terra dei faraoni. Non si tratterà di allungare i binari di
una rete di poco più di dodicimila chilometri ("Comunque la più estesa tra
i paesi arabi", precisa Moretti), ma di rifondarla attraverso un impegno
che durerà cinque anni e dovrebbe partire tra un paio di mesi. Saranno dieci
gli "esperti" delle italiche ferrovie che per un lustro trasferiranno
conoscenze, competenenze tecniche e formazione professionale ai vertici delle
Ferrovie egiziane. I settori nei quali saranno impegnati sono quelli della direzione
generale, della finanza, della gestione del trasporto passeggeri di lunga
distanza, del trasporto passeggeri locale, del trasporto merci, della gestione
dell'infrastruttura, del segnalamento e tecnologie, della manutenzione del
materiale rotabile, delle risorse umane, dell'ufficio acquisti. Praticamente
tutto, tranne il rifacimento e potenziamento della rete."Gli egiziani -
puntualizza Moretti con qualche enfasi, evidentemente figlia di un certo
spirito di rivalsa - hanno girato l'Europa, il mondo e poi sono venuti a
chiedere la nostra collaborazione che deteniamo la leadership mondiale della
tecnologia ferrovia". Accanto a Moretti siede, in conferenza stampa,
l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. Anch'egli soddisfatto per aver
chiuso con l'ente egiziano Egas un contratto per la fornitura di un miliardo
(forse due) di metri cubi di gas che sarebbe in grado di soddisfare il 3% del
fabbisogno annuo italiano. "Vogliamo fare presto e bene - precisa Conti -
sfruttando anche il rigassificatore di Porto Empedocle". E l'opzione
nucleare? "Noi oggi conosciamo perfettamente almeno tre tipi di avanzate
tecnologie al mondo. Siamo pronti a sfruttarle, dipenderà dalla volontà del
Parlamento". L'Egitto è una grande opportunità: 300 imprenditori presenti
al Cairo, 1.000 incontri al workshop. Opportunità rilevante anche per le
banche: Intesa ha acquisito l'80% della Bank of Alessandria ("Per noi il
maggiore investimento", spiega l'amministratore delegato, Corrado Passera)
e l'Abi ha messo a disposizione delle imprese italiane un miliardo di euro.
Cos.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Alitalia arriva all'ultimo atto prima delle
elezioni. Oggi, sarà l'incontro tra governo e sindacati a mettere agli atti le
premesse (quali si vedrà) per una riapertura del tavolo con Air France-Klm dopo
il confronto elettorale. Poi, tutto sarà rinviato alla prossima settimana. Il
15 aprile è slittato il dossier sarà riaperto dal vertice tra l'azienda e le
nove sigle sindacali. Ma le prossime mosse dipenderanno anche dall'esito delle
urne. Nel frattempo, il vertice di oggi tra governo e sindacati ha almeno un
obiettivo minimo: congelare per qualche giorno la porta lasciata socchiusa da
Air France. A questo ha lavorato il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, Enrico Letta, che, all'indomani dello stop del negoziato con Parigi,
ha avviato una fitta serie di contatti a tutto campo per riallacciare le fila
del negoziato. Anche l'incontro convocato per stamattina, alle 10,30, è stato
preparato con cura da una serie di riunioni ad alto livello a Palazzo Chigi. L'ultima
quella di ieri sera per fare il punto della situazione tra Letta, il ministro
dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (presente anche il sottosegretario Massimo
Tononi) e il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Per il governo oggi ci
sarà anche il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, con
Bianchi, con il ministro del Lavoro Cesare Damiano e con il sottosegretario
Tononi, a rappresentare il ministro del Tesoro impegnato in una missione a
Washington. Sul tavolo ci sarà l'ennesimo appello ai sindacati per chiudere una
trattativa in tempi stretti. Ma non è escluso che il governo metta una carta in
più sul tappeto, uno schema di massima per garantire il futuro di Az Servizi
attraverso Fintecna. Da parte sua, il fronte sindacale non ha molte aspettative
dall'incontro. Ma è pronto a riaprire il dialogo. "Spero che riprenda
rapidamente il confronto con il presidente di Air France Jean Spinetta",
ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Mentre il
segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, invita "il governo
a riservare le sue energie per facilitare il negoziato con Air
France-Klm". Una risposta anche al ministro Bianchi che poco prima aveva
invitato i sindacati a "non fare mosse azzardate: al di fuori di Air
France-Klm c'è solo il fallimento". Sullo sfondo, rimane una crisi di liquidità che non permette molti margini di manovra ad Alitalia. Sempre ieri lo stesso Letta ha incontrato il neo-presidente di Alitalia, Aristide Police, all'indomani del cda che ha confermato la
continuità aziendale per Alitalia, seppure nel breve termine. Il cda ha ribadito che la cassa è
davvero ridotta (170 milioni a fine marzo, da aggiungere ai 69 di rimborso
tributario), ma c'è ancora margine di manovra. Per poi lasciare intendere
che la sopravvivenza è legata all'accordo con Parigi. Non è molto. Ma basta ad
allontanare per un po' di tempo il rischio del commissariamento. In realtà,
secondo quanto sarebbe emerso dalla riunione del cda due giorni fa, c'è ancora
spazio nel bilancio di Alitalia per recuperare la
cassa necessaria a traghettare la compagnia fino all'estate. Ma l'attuale
consiglio di amministrazione, con un componente in meno e un presidente senza
deleghe operative, non intende mettere in atto manovre di dismissione del patrimonio,
sottoponendosi al rischio di un'azione di responsabilità (o di una revocatoria
nel caso del commissariamento). Quindi, fotografata la continuità aziendale e
superato il confronto elettorale, anche il rinnovo dell'intero cda sarebbe
dietro l'angolo. Dipenderà dal nuovo ministro dell'economia. E intanto, ieri
Giulio Tremonti non ha chiuso ieri la porta ai francesi: "se c'è la
possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato
italiano allora si faccia l'accordo. Anche Berlusconi è di questa
opinione". A Piazza Affari, il ritorno alle contrattazioni dopo quattro
giorni di stop ha messo agli atti un tonfo del 21% per il titolo Alitalia negoziato in un'unica fase d'asta. Intanto, la
Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagini sull'offerta della
cosiddetta cordata Baldassarre candidata ad acquisire il controllo di Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- Distendere gli animi, stemperare il clima. Riaprire la porta alla trattativa
con Air France. Senza Prodi, Padoa-Schioppa e Prato, sostituito nei giorni scorsi
ai vertici della Compagnia da Aristide Police, la riunione di oggi a palazzo
Chigi tra governo e sindacato serve in sostanza a tenere accesa la fiammella in
attesa del voto di domenica e lunedì. Spostato in avanti il timing, grazie alla
faticosa mediazione del sottosegretario Enrico Letta che ha tenuto anche i
rapporti con Parigi, il governo punta a mettere oggi sul tavolo tutte le
osservazioni "possibili" dei sindacati al piano francese. La speranza
resta quella di chiudere l'intesa subito dopo le elezioni. Difficilmente quindi
si arriverà oggi a mettere nero su bianco un pre-accordo. Resta il fatto che il
quadro fatto ieri mattina a Letta dal presidente della Compagnia Police, dà
un'autonomia all'azienda di pochi giorni. Di fatto la "due diligence"
effettuata da Police, è quella che da giorni sollecitava Berlusconi. A palazzo
Grazioli, sede romana del leader del Pdl, raccontano che una copia sia arrivata
anche sulla scrivania del Cavaliere. Prima di mettere l'azienda nelle mani di
un commissario resterebbero al massimo un paio di settimane di autonomia.
Malgrado i toni della campagna elettorale, proseguono infatti i contatti con
l'opposizione e nell'attuale maggioranza c'è chi confida nel realismo di alcuni
influenti esponenti del centrodestra per chiudere l'accordo, dopo il voto. Tra
martedì e mercoledì della prossima settimana si capirà se Air France avrà
ancora qualche chance di concludere la trattativa o se il testimone passerà
nelle mani del nuovo governo e, quindi, di un commissario. Il risultato del
voto non sarà ininfluente perchè sull'accordo pesa il destino di Malpensa e di
quella causa miliardaria intentata dalla Sea nei confronti
di Alitalia che la Lega difende a spada tratta. Infatti qualora sindacato e
Air France dovessero trovare un'intesa, per l'eventuale maggioranza di
centrodestra sarebbe più difficile smontare l'accordo. All'incontro di questa
mattina con le nove sigle sindacali convocato dal sottosegretario Letta,
parteciperà il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, dei
Trasporti Alessandro Bianchi, del Lavoro Cesare Damiano. Non ci sarà invece il
titolare dell'Economia (Tommaso Padoa-Schioppa è impegnato a Washington), il
quale ha avuto ieri sera un lungo faccia a faccia con Letta e ha affidato al
sottosegretario Massimo Tononi il compito di seguire la trattativa con i
sindacati. Resterà invece nella sua Bologna Romano Prodi.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Corriere.it Il giuslavorista in videochat Ichino: io mai con il Pdl
Hanno idee poco aperte MILANO - Berlusconi è pentito di non avergli fatto
"un'offerta " per convincerlo ad entrare nelle liste del Pdl
("ma io non ci sarei andato, non hanno un'idea abbastanza aperta sulle
politiche del lavoro"). Una parte dei dipendenti pubblici lo vede come
fumo negli occhi, per il suo appello per l'allontanamento dei
"fannulloni" ("che sono la minima parte dei lavoratori statali,
ma costringono gli altri a lavorare anche per loro "). Ed è guardato con
sospetto a sinistra, per le sue idee a sostegno della flessibilità
dell'occupazione ("se il mercato funziona, non è un pericolo per i
lavoratori, è la loro forza"). Pietro Ichino, docente di Diritto del
lavoro alla Statale di Milano, è una delle figure simbolo volute da Veltroni
per il rinnovamento del Pd. E nella videochat con i lettori di Corriere. it lui
stesso ammette di sentirsi in perfetta sintonia con il "new deal"
veltroniano. E' anzi proprio la scelta di "voltare pagina " che lo ha
spinto ad accettare un nuovo impegno politico, dopo l'esperienza di deputato
del Pci nell'ottava legislatura, tra il 1979 e il 1983. Fu una sua
pubblicazione critica sulle modalità del collocamento pubblico a segnare la
rottura con il partito di Berlinguer. Oggi è ancora il tema del lavoro a fare
da discrimine con la componente post comunista dell'ex Unione, quella a cui -
secondo Ichino - si deve imputare la battaglia pregiudiziale contro la legge
Biagi. Che lui invece difende: "Non è perfetta - spiega ai lettori che lo
incalzano sul tema -, ma non è certo all'origine del precariato". Che,
anzi, ha radici antiche e dipende in parte proprio "dal processo di
eccessiva ingessatura del lavoro standard". E a dimo-strarlo, sottolinea
Ichino, c'è il caso attualissimo della compagnia di bandiera, dove l'"eccesso
di protezione" ha finito con il penalizzare i lavoratori. "Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è l'azienda che garantisce
meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono oggi in condizione di
precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un altro nemico: la
chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la stessa che fa dire a
Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd: "il centrodestra è invece
per le chiusure, per l'italianità a tutti i costi, per i dazi; alle nostre
imprese servono invece investimenti dall'estero". Nel caso di Alitalia, spiega il professore, "il lavoro dei
dipendenti può essere valorizzato meglio da un operatore straniero come Air
France-Klm, che poi è il massimo vettore europeo del settore, piuttosto che da
un cattivo imprenditore italiano". Ichino insiste poi sul valore della
"flexicurity", la competizione nel mercato del lavoro abbinata a
tutele e sostegni per chi resta temporaneamente senza occupazione. Rimarca che
la legge Biagi non è il giusto bersaglio e spiega che contro di essa l'Unione
si è scagliata solo "perché lo richiedeva un'ala sinistra della coalizione
che su questo ha sbagliato clamorosamente". E annuncia un dietrofront del
Pd nel rapporto con i lavoratori autonomi: "Sono indebitamente tartassati.
Bisogna correggere l'errore ideologico che ha portato a pensare che valessero
meno dei dipendenti e per questo fosse giusto maltrattarli". Alessandro
Sala Incontri digitali su Pietro Ichino.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
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Scripta manent Fuori
di test Luca Fazio Ssshh, non distraetevi: si alzano i toni. La politica è una
cosa seria. Per esempio, se Berlusconi, fissato com'è sui giudici, chiede
"un esame di sanità mentale" (per i giudici), e se Dell'Utri, tra un
incunabolo e la prima edizione de Le mie prigioni di Silvio Pellico (1832,
Fratelli Bocca), si occupa anche dei libri di storia da riscrivere come vuole
lui, Pierluigi Battista la prende così sul serio che sul Corriere della Sera
inorridisce davanti alla "scivolata censoria e illiberale destinata a
intossicare questi ultimi scampoli di campagna elettorale". Il
ragionamento fila: a furia di sparare cazzate destabilizzanti, il Grande
Inciucio andrà a farsi benedire: "L'epilogo rissoso chiuderebbe ogni
canale di comunicazione tra partiti che anche dopo il 14 aprile saranno
costretti a parlarsi". Ma guarda che peccato... Pierluigi non è il solo a
prenderli sul serio: c'è tutto l'arco costituzionale in subbuglio, e Veltroni
ha anche scritto una lettera aperta che finirà sui libri di storia. La solita
battuta sui test per giudici fuori di testa spaventa assai anche il sostituto
procuratore Simonetta Matone (quella di Vespa): "Non stiamo parlando di
scienze esatte. Anzi, stiamo parlando di metodi piuttosto opinabili". Beh,
anche chi giudica non è proprio uno scienziato...ma non è questa la sede per
prendere sul serio Berlusconi. Restiamo in tribunale, anzi portiamoci tutta via
Solferino, perché siamo letteralmente indignati soprattutto per un titolo a
pagina 6: "Il manifesto: sì a Rutelli sindaco" (se così fosse, ci
sottoporremmo al test di cui sopra, e comunque siamo preoccupati come la
Matone). Torniamo alle cose serie. Parliamo di fiche. Non è la solita
intervista bipartisan alle perizomate di turno, è solo l'ultimo francesismo del
Cavaliere per salvare la compagnia di bandiera. L'intervista-scoop de il
Giornale è imperdibile, riportiamo solo i brani più seri. L'Alitalia: "Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea:
chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo
chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi
accolgono come se fossi una rockstar. Lo sapete perché non porto la cravatta?
Perché ho rischiato di farmi male. Tanto era l'entusiasmo intorno a me che mi
hanno afferrato involontariamente per la cravatta e mi hanno trascinato contro
un tubolare...". Però! Altra ideona: "Regalare agli italiani un mese
senza tasse. Il mese della libertà". Smettetela di ridere, c'è posta per
lui! E' la "lettera" (seria) che Veltroni detta a l'Unità, perché
anche se i toni si scaldano Walter rimane persona pacata. Dopo che si sono
quasi corteggiati per un mese, il capo ancora indiscusso del Pd si rivolge al
"caro" avversario per chiedergli che gli facesse almeno una piccola
cortesia, che non instauri una dittatura sanguinaria. Mica uno scherzo. Giura
che non secede? Giura che rifiuta la violenza, tipo fucili coi tappi di
sughero? Giura che la Costituzione non la cambia, da solo? E poi, giura il
rispetto del tricolore e dell'inno di Mameli? Rispedita al mittente:
"Comunisti". Ok, morta lì. Detto questo, suona enigmatico il titolo
di spalla del quotidiano fondato da...ok...lasciamo stare: "Guccini: è
ancora audace avere in tasca l'Unità". Cos'avrà voluto dire? Cambiamo
fanzine. Con la lettera che è già carta straccia, la Repubblica perde la testa
e confeziona una apertura autoreferenziale, "Veltroni sfida Berlusconi.
Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle elezioni, significa anche
attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia arrivato il momento di aprire
un discorso sulla Resistenza". E sì, in fondo è meglio dimenticarsela
(come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela riscrivere con caratteri gotici.
Archiviata la Resistenza, che ne sarà del comunismo? Non è questione di lana
caprina, e su La Stampa Bertinotti, con lo stile che gli è proprio, indica un
trend buono per tutte le stagioni, "il comunismo resterà come tendenza
culturale". E per i maschi che alle urne ci vanno in mutande? E' sempre
questione di buon gusto, "Bertinotti vota i boxer".
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-10 num: - pag: 26 categoria:
REDAZIONALE Sicurezza Controlli sui velivoli della American Airlines. Il
sindacato dei piloti: monitorati i cavi elettrici Usa, ispezioni urgenti sugli
Md-80: cancellati mille voli MILANO - Difetto di costruzione per oltre trecento
aerei Md-80 della compagnia American Airlines. Un problema nell'assemblaggio e
fissaggio dei cavi elettrici, rilevato dall'azienda produttrice, la McDonnell
Douglas, e mai riparato, ha costretto la Federal Aviation Administration a
bloccare ieri circa mille voli, più di un terzo del totale, effettuati dalla
compagnia. Un provvedimento necessario per la sicurezza dei passeggeri. Le
cancellazioni potrebbero continuare anche nei prossimi giorni, ha spiegato il
portavoce dell'American Airlines, nel caso non vengano realizzati in tempo i
lavori necessari a rendere gli apparecchi in linea con gli standard. Centomila
i viaggiatori dirottati su altre compagnie, con una media di cento per ogni
volo. Controlli a campione anche sugli Md-80 utilizzati da Alitalia, anche se in Italia le riparazioni richieste dall'azienda
costruttrice sono già state eseguite. "Quando la McDonnell Douglas segnalò
le anomalie - sottolinea Flavio Sordi, comandante di Md-80, e coordinatore
nazionale dei piloti Uil -, Alitalia attuò le modifiche
necessarie, sia nel 2001 sia lo scorso anno. Gli attuali controlli sono
finalizzati a un'ulteriore sicurezza per i passeggeri". Migliaia di fili
elettrici male assemblati relativi alla pompa idraulica ausiliaria, nel vano
carrello: questa l'anomalia riscontrata sugli Md-80. "Si tratta di un
problema di fissaggio dei fili - spiega il comandante -, in questa situazione
lo sfregamento dei cavi potrebbe causare un fenomeno di carica elettrostatica,
cioè scintille, con il rischio di un principio di incendio". Un difetto
emerso in fase di collaudo degli apparecchi, che la società McDonnell Douglas
ha subito cercato di arginare: "All'epoca fu emesso un "bollettino di
modifica", secondo il quale tutte le compagnie aree erano obbligate a
eseguire lavori di riparazione sugli Md-
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-10 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE Il caso Oggi vertice a Palazzo Chigi. La convocazione dell'azienda
dopo le elezioni, martedì Alitalia, duello
tra i sindacati Atitech e Fly ROMA - La definiscono loro stessi "una
assurda guerra tra poveri". è il conflitto scoppiato tra i lavoratori di Alitalia, in particolare tra quelli di Az Fly (piloti, assistenti di volo
e di terra) e quelli della controllata Az Servizi, una suddivisione realizzata
nel 2004 dall'ex amministratore delegato, Giancarlo Cimoli. Dei 7.500
dipendenti di Az Servizi, solo una parte, 4.191, secondo i piani di Air France-
Klm, sarebbe destinata a rientrare nella Nuova Alitalia,
insieme con i colleghi della Fly. Il resto rimarrebbe in Az Servizi con un
destino non precisato che, secondo i lavoratori interessati, sarebbe quello di
essere venduti al miglior offerente. Fuori dal "perimetro" della
Nuova Alitalia resterebbero, in particolare, coloro
che operano alla sede della Magliana (informatici, amministrativi e
call-center), i lavoratori di Ams (manutenzione dei motori) e i 650 della
controllata Atitech, con sede a Napoli, il cui compito è prevalentemente la
manutenzione degli Md-80, tra gli aerei più vecchi della flotta Alitalia, destinati a essere dismessi. Proprio dalle
rappresentanze aziendali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Sdl della Atitech ieri sono
partiti i volantini con le denunce: "Non è possibile", si sostiene,
che mentre gli "esclusi" da Air France "manifestano rimettendoci
anche il salario, con ore e ore di sciopero, e si espongono anche alle
manganellate della polizia, qualcuno pensa di tutelare i soli propri interessi
facendo una semplice raccolta di firme o costituendo un comitato senza fare
neanche un'ora di sciopero. Il loro motto è "mors tua, vita
mea"". Il riferimento è all'iniziativa di alcuni lavoratori,
favorevoli a Air France, che hanno creato un blog "We love Alitalia", aprendo una sottoscrizione cui ha aderito un
migliaio di lavoratori. Uno spazio sul web dove in realtà si alternano tesi
opposte. "I sindacati di Alitalia - scrive un
anonimo - sono vergognosi, pronti a difendere solo i loro interessi e loro
stessi. Spero soltanto che prendano il primo aereo per Parigi per accettare la
proposta Air France. Non mi hanno mai rappresentato come dipendente Alitalia". Pronta la replica di un altro anonimo:
"Non voglio contribuire ad alimentare questa assurda guerra tra poveri, ma
chiedere a noi di Az Servizi di stringerci volontariamente il cappio intorno al
collo... Beh, mi sembra decisamente troppo... ". Insomma un contrasto fratricida
che rischia di far saltare le residue speranze di un accordo. Proprio il caso
Atitech è tra quelli che il sottosegretario Enrico Letta ha esaminato ieri nei
preincontri informali con ciascuna delle nove sigle, invitate oggi all'incontro
di palazzo Chigi. L'azienda napoletana viene considerata una polveriera che
ormai sfuggirebbe anche al controllo dei sindacati. L'altro punto dolente della
trattativa rimane la posizione dei piloti. Sullo sfondo resta il rischio di un
commissariamento, pochi giorni dopo le elezioni. Intanto Silvio Berlusconi ha
incontrato ieri a pranzo il consigliere Gianni Letta e Bruno Ermolli, il
manager che si sta occupando di creare una cordata alternativa a Air
France-Klm. Antonella Baccaro Aristide Police Guglielmo Epifani.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-04-10 num: - pag:
38 categoria: REDAZIONALE La Giornata in Borsa di Giacomo Ferrari Telecom
Italia torna a quota 1,5 euro In attesa dell'odierna decisione della Bce sui
tassi (ma la maggioranza degli operatori non prevede alcuna modifica), Piazza
Affari ha archiviato una nuova seduta in equilibrio, con l'S&P-Mib in calo
dello 0,1% e il Mibtel dello 0,11%. Italcementi e Telecom Italia hanno
registrato i migliori risultati fra i titoli dell' S&P-Mib. Nel primo caso,
l'interesse del mercato è nato dalla diffusione di un report che ipotizza il
delisting della controllata Ciments FranÇais. La compagnia telefonica, invece,
tornata a 1,5 euro, ha beneficiato del riposizionamento di alcuni investitori sul
titolo in vista dell'assemblea di lunedì. Ma sono cresciuti notevolmente anche
gli scambi: a passare di mano sono state 434,6 milioni di azioni, pari al 3,24%
del capitale, il doppio rispetto alla media delle ultime sedute. Il rimbalzo di
Autogrill (il cui prezzo di riferimento è cresciuto del 3,04%) è dovuto a sua
volta al rinnovo dei contratti per la gestione della ristorazione in tre
aeroporti americani. Significativi, poi, i rialzi di Parmalat (+2,80% nel
giorno in cui l'assemblea degli azionisti ha riconfermato Enrico Bondi nella
carica di amministratore delegato), Fastweb (+2,59%) e Saipem (+2,38%). Tra i
maggiori ribassi dell'S&P-Mib spicca soprattutto Mediolanum, che ha ceduto
il 3,19% dopo il giudizio negativo di Dresdner Kleinwort. In calo anche A2A
(-1,68%), Bulgari (-1,59%), StMicroelectronics (-1,56%) e Mediobanca (-1,25%).
Maglia nera dell'intero listino, infine, per Alitalia che, riammessa in quotazione dopo una sospensione di quattro
giorni, ha segnato alla fine un prezzo di riferimento di 0,395 euro, in calo
del 21% rispetto alla precedente quotazione. Indici piatti Lievi ribassi per
Mibtel (-0,11%) e S&P-Mib (-0,1%) in attesa del verdetto Bce sui tassi.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-10 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Voto, nelle parole i segni della crisi
S \\ i chiude una campagna elettorale letargica ed egocentrica, ipnotizzata dal suicidio assistito di Alitalia,
costellata da polemiche ridicole, ritmata da varie sciocchezze, condita da
sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido disinteresse per questioni
drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato di istruzione superiore,
ricerca, debito pubblico e giustizia? Seriamente, intendo). Cosa rimane?
Lo spettacolo di una nazione esasperata ed esasperante. Dopo aver rimosso
Tangentopoli, e buttato l'opportunità di rinnovarci (moralmente,
politicamente), siamo qui più o meno con le stesse facce, alle prese con gli
stessi problemi. La prova dello stallo, e la spiegazione del diffuso umore
fetente, sta nel vocabolario elettorale. Cordate Meglio non parlare di cordate
in casa dell'impiccato: ma è accaduto. Chi dire? In Alitalia
decidono i sindacati e la politica. Mettete la Ferrari in queste mani: entro
due anni viene superata in rettilineo dai carrelli del supermarket (riassunto
per un collega inglese, incredulo davanti alle contraddizioni italiane). Fucili
"Fucili contro la canaglia romana!" (Bossi). "Fucili? Vedremo
come e contro chi usarli" (Lombardo). Ditemi voi se, coi problemi che
abbiamo, dobbiamo perder tempo con queste bambinate. Bossi, pur con i suoi
limiti e le sue furbizie bertoldiane, ha un merito: ha sempre rifiutato la
violenza. Un movimento secessionista, in diverse mani e in altri luoghi, poteva
finir male. Essendo io lombardo (a differenza di Lombardo), so che i lombardi
sono gente seria e pacifica. Lo sa anche Bossi, ovviamente. Faccia Non è,
purtroppo, un congiuntivo esortativo ("Si faccia la riforma! Perché
l'Europa va in pensione a 65 anni e noi a 58?"). Trattasi di sostantivo
politico. "Faccia-a-faccia" tra i due leader: non s'è visto. Facce di
Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è
parlato solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare (Berlusconi).
"Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di carattere; "donna
orizzontale", in Italia, è una che ci sta. Il leader del Pdl ha parlato di
"bella sberla", "sezione menopausa" e "soubrette
" che "servono a fare altro". Una curiosità: cosa? Irricevibile
L'aggettivo del secolo per il mese in corso: demodé, ma fa ancora la sua
figura. "Irricevibile" l'offerta di Air France,
"irricevibile" la lettera sulla lealtà alla Repubblica. Se il
Cavaliere ci dicesse cos'è disposto a ricevere, oltre alle signorine di cui
sopra, gli saremmo grati. Sciopero del voto Un consiglio: non fatelo. Sarebbe
uno sfogo (comprensibile), non altro. Mettiamo che l'affluenza, il 13/14
aprile, scenda del 10% (percentuale notevole). Cosa accadrebbe? Qualche titolo
nei Tg e sui giornali, per due o tre giorni ("Cresce l'astensione,
l'Italia è stanca", "Contro la Casta, il non-voto. Preoccupazione del
Quirinale"). Poi, tutto come prima. Quindi, turiamo il turabile (naso,
occhi, bocca, orecchie), e votiamo. Con lorsignori, i conti li facciamo dal 15
aprile. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com Una campagna
elettorale con pochi argomenti seri e tante polemiche ridicole.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Replica
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
leader ex dc: "Se non si privatizza la Rai, farà la fine di Alitalia. Proporrò
un'assemblea costituente".
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Intervista a
Berlusconi "Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine"
"Io al Quirinale? Mi tocca di nuovo Palazzo
Chigi" Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del
liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una
colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a
spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa? Chi mi rimprovera
evidentemente considera liberista un'operazione opaca condotta in "Iri-Sme
style", in cui un governo compie una serie di mosse sospette: 1) bandisce
una finta gara per raccogliere "manifestazioni di interesse" non vincolanti;
2) sceglie l'offerente che si presenta in apparenza più generoso; 3) decide di
condurre una trattativa in esclusiva con quell'offerente; 5) si acconcia ad
accettare un'offerta a condizioni che valgono un decimo di quelle presentate
nella manifestazione di interesse; 6) lascia che il titolo oscilli come una
nave in tempesta e non si preoccupa di ritirarlo dal listino con un'Opa
totalitaria o di sollecitare le autorità competenti a sospenderne la
negoziazione. Il tutto per vendere a una compagnia di Stato di un altro paese
che persegue, come è ovvio che sia, gli interessi economici di quel paese,
compresa la chiusura dell'aeroporto internazionale di Milano-Malpensa. Lasciamo
finire nel nulla questo tentativo di svendita, di liquidazione in saldo. Allora
sono certo che si farà avanti una compagine azionaria solida, un partner
industriale di primo piano, un piano orientato al mercato, una situazione
migliore per i dipendenti Alitalia, nulla a carico dei
contribuenti, un asset in più per l'Italia. L'ultimo libro di Giulio Tremonti,
suo ministro dell'Economia designato, è in cima alle classifiche di vendita
criticando da destra la globalizzazione e invocando un ruolo più forte dello
Stato in economia. Condivide? Anche il prossimo Berlusconi premier sarà un po'
no global? Chi ha letto il libro di Tremonti sa che non è un libro di economia,
ma di politica e che difende i principi liberali dagli apprendisti stregoni che
li manipolano. Nella postfazione è scritto: "Si tratta di rifondare la
politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e
identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi
campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un percorso che
va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi errori".
Le sembra un messaggio no-global? Tra i suoi impegni per la prossima
legislatura c'è anche il rispetto della disciplina di bilancio imposta
dall'Europa, evitando all'Italia una nuova procedura per deficit eccessivo,
come accadde nel suo passato governo? Lei è Polito, non faccia il Franceschini
qualunque. Germania e Francia erano più in deficit di noi, eppure in quei paesi
nessuno ha usato l'argomento per maramaldeggiare. Solo in Italia l'opposizione
di sinistra ha fatto dell'Europa un'arma per criticare il governo. Contro ogni
ideale europeista. L'ultima finanziaria che abbiamo approvato e l'ultimo
Programma di Stabilità presentato a Bruxelles, poco prima delle elezioni,
impostavano una correzione di bilancio senza mettere le mani nelle tasche degli
italiani. Una manovra apprezzata dal commissario agli Affari economici Almunia
secondo il quale si può raggiungere il pareggio di bilancio nel 2009.
Nell'estate del 2006, mentre il ministro Padoa Schioppa strepitava paventando
uno stato disastroso dei conti pubblici, paragonabile a quello del '92, Almunia
ribadiva che per l'Italia non era necessaria una manovra bis ma sarebbe stato
sufficiente applicare le misure di contenimento strutturali previste dalla
Tremonti. Invece il governo si è cimentato nella stangata fiscale delle 67
nuove e maggiori tasse, che come è noto, sono "bellissime" e, dopo
appena un anno, sono diventate 110. Può assicurare che non promulgherà leggi ad
personam nel campo della giustizia per tutta la durata del suo governo? E c'è
speranza che il suo governo rimetta in cantiere la separazione delle carriere
tra giudici e pm? Apprezzo la sua speranza, che forse non andrà delusa, e le
chiedo di non invertire l'onere della prova e dimostrare, non elencare, quali
sarebbero le leggi ad personam che avrei presentato e che non ho mai
utilizzato. Erano leggi di interesse generale tanto che la sinistra non le ha
né abrogate né modificate. Scenario 14 aprile: dalle urne non esce per il
Senato alcuna maggioranza. Sarebbe pronto a guidare un governo di minoranza? O
farebbe un passo indietro per consentire a un premier "terzo"
rispetto a Pd e Pdl di guidare un esecutivo di larghe intese? Non mi chieda di
esercitami su una situazione che non si avvererà. Riforme istituzionali:
Gaetano Quagliariello ha proposto sulle colonne del Riformista, raccogliendo
interesse nel Pd, l'adozione del modello Balladur, una commissione esterna al
Parlamento. È d'accordo? Se esistesse un Balladur. È vero che la sua massima
ambizione politica è chiudere la carriera politica al Colle? So di avere in
questa situazione estremamente difficile il dovere di accettare la
responsabilità che mi sarà data dagli italiani di tornare a Palazzo Chigi. Mia
madre, pur essendo contraria alla mia discesa in campo nel '
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di PAOLA OREFICE
ROMA - E' certo Pier Ferdinando Casini: "L'Udc può ambire ad essere
determinante al Senato". E fa capire che l'Unione di centro può superare
lo sbarramento in Calabria, Veneto, Campania e Puglia. Tuttavia premette:
"Non voglio i voti dei mafiosi, dei camorristi e degli esponenti della
"ndrangheta"". Il Cavaliere lo considera "una spina nel
fianco" e non perde occasione per attaccarlo. In ogni caso, riflette
Casini, "se Berlusconi vince governerà e saprà di poter contare per i
provvedimenti giusti sul nostro voto. Naturalmente però la fiducia non gliela
votiamo". Viceversa "se ci sarà una soluzione "alla Merkel"
come in Germania si dovrà fare da parte". Sempre nell'ipotesi di vittoria
il Cavaliere "sarà assolutamente vincolato dall'appoggio determinante
della Lega che non gli consentirà di avere rapporti civili con
l'opposizione". Insomma, il Carroccio "avrà la golden share
politica". Quindi sarebbe ora che Berlusconi "dica se Bossi sarà
ministro o no". Ma c'è di più. E accusa il Pdl di essere "un prodotto
pubblicitario" costruito dal Cavaliere che, grazie alla sua abilità
"nelle campagne elettorali è il migliore al mondo". D'altra parte
"si è presentato per la quinta volta alle elezioni e non potendo lanciarsi
come nuovo lancia come nuovo questo partito". Alla dichiarazione di
Berlusconi "se fosse eletto un altro capo dello Stato nella nostra parte
politica" potremmo dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione,
replica Casini "siamo alle comiche finali". Accusa Casini Pd e Pdl di
essere "non dei vasi di ferro ma dei vasi di coccio". E il loro
tentativo di "desertificare il Centro" è fallito. Inoltre toglieremo
voti sia a Rifondazione comunista che alla Destra. Fa presente il candidato
premier dell'Unione di centro che il suo "programma sarà impopolare"
con la richiesta delle dismissioni delle partecipazioni statali così come del
Poligrafico dello Stato, della Tirrenia, del Cnel e "l'abolizione delle
Province", ma "noi parliamo il linguaggio della verità". Tanto
che "il primo giorno di apertura del Parlamento
presenteremo un ddl costituzionale per l'insediamento di un'Assemblea
costituente" per le riforme. Visto che "la gente non mangia con le
riforme istituzionali". E sul conflitto di interessi? Casini dice "no
a leggi puntive contro Berlusconi". Poi avverte che se la Rai non sarà
privatizzata farà la fine dell'Alitalia.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Intervista le
relazioni industriali di un paese provinciale Ichino: su salari e Alitalia sindacati miopi Professor Ichino, i lavoratori
italiani, tra quelli europei, hanno visto il loro reddito eroso più degli
altri. Hanno il regime fiscale e contributivo più oneroso. Si può dire che sono
i più perdenti tra i lavoratori europei negli ultimi dieci anni? Sì, il loro
lavoro è, mediamente, male valorizzato nelle strutture produttive italiane: questo
è il motivo principale per cui le nostre retribuzioni sono inferiori, dal 20 al
50 per cento, rispetto a quelle francesi, tedesche, o inglesi. Poi, c'è il
"cuneo" fiscale e contributivo troppo alto. E anche un livello di
informazione e partecipazione più basso che negli altri paesi. Le cause? Per
quel che riguarda il livello delle retribuzioni lorde, la più importante è la
chiusura del nostro sistema economico agli investimenti stranieri. In questo
modo, ci priviamo di questa grande fonte di domanda "buona" di lavoro
aggiuntiva, oltre che di innovazione. Oltretutto, poi, essi stimolano
l'innovazione anche nelle imprese italiane. Di chi sono le responsabilità? In
primo luogo, un nostro provincialismo duro a morire. L'idea della difesa
dell'"italianità" delle nostre imprese è una vera sciocchezza. Negli
ultimi anni la abbiamo praticata sistematicamente: contro l'olandese Abn Amro
che voleva acquistare Antonveneta, contro la spagnola Abertis per la società
Autostrade, contro l'americana At&T per Telecom, e ora contro Air
France-Klm per Alitalia. Poi? Per il resto, dividerei
le responsabilità a metà tra i difetti generali del nostro paese (nel
funzionamento delle amministrazioni pubbliche, nelle infrastrutture, nel
radicamento della cultura delle regole), che i nostri governi non hanno ancora
saputo affrontare efficacemente, e i difetti gravissimi del nostro sistema di
relazioni sindacali. Il caso Alitalia è emblematico. E
qui sono i sindacati a portare le maggiori responsabilità. In che senso è emblematico?
Di un sindacato poco sindacato e molto intrecciato con la politica? Anche in
questo senso. Abbiamo avuto fin qui un sistema di relazioni sindacali troppo
dipendente dalla politica, sempre in attesa dell'imbeccata da parte del governo
di turno, oltre che di soldi pubblici. Del resto, abbiamo avuto pure una
politica troppo soggetta al veto dei sindacati: sia quella del centro-sinistra,
sia quella del centro-destra. Ma non è solo questo il punto. Dica il resto. Il
caso Alitalia è molto rappresentativo anche di un
sistema di relazioni industriali lento, caotico e fondamentalmente miope:
incapace di selezionare adeguatamente l'agente contrattuale e di consentire gli
aggiustamenti indispensabili delle strutture produttive agli shock economici e
tecnologici. Quando, come è accaduto per Alitalia, questa incapacità paralizza le decisioni del management
aziendale, questo indebolisce gravemente le imprese, fino a farle fallire. Le
contestazioni dei lavoratori di Alitalia sono il
segno di un disagio diffuso. Che ne pensa? Vedo alcune importanti analogie con
la vicenda della marcia dei 40mila a Torino nell'ottobre 1980. Forse,
come allora, stiamo assistendo a una svolta importante, non soltanto per Alitalia. Quale svolta? Fin qui il sindacato ha puntato ad
aumentare al massimo la "copertura assicurativa" riducendo al minimo
il rischio per i lavoratori regolari, senza però curarsi del "premio
assicurativo" che ne derivava per loro. Spieghi meglio. Nel caso Alitalia l'equilibrio si è rotto: i lavoratori incominciano
a preferire il rischio del nuovo piano industriale, perché si accorgono che
l'alternativa è la paralisi e il fallimento. Ma lo stesso discorso, in qualche
misura, vale in riferimento all'intero sistema Italia. C'è un nesso tra questo
suo discorso e la "questione salariale" ? Sì. Oggi subiamo la parte
cattiva della globalizzazione, la concorrenza dei paesi poveri nella fascia
bassa del mercato del lavoro; ma - come nel caso Alitalia
non sappiamo coglierne la parte buona: la possibilità di attirare in Italia il
meglio dell'imprenditoria mondiale, quella che sa far fruttare di più il nostro
lavoro. Su questo punto vorrei rinviare i lettori del Riformista a un mio
saggio: "Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l'imprenditore
migliore", che può essere scaricato dal mio sito www.pietroichino.it.
Sulla questione salariale dove sbagliano i sindacati? Sbagliano soprattutto nel
centralizzare troppo la contrattazione e nell'imporre il modello di
organizzazione del lavoro e di struttura delle retribuzioni sancito dal
contratto collettivo nazionale come modello inderogabile: questo frena
l'innovazione e costituisce un ostacolo rilevante all'ingresso di imprese
straniere. E la concertazione? È ancora un sistema efficace o è sinonimo di non
scelte? Una concertazione ben funzionante presuppone che tra governo e
rappresentanti delle parti sociali ci sia un minimo di visione comune degli
obiettivi da raggiungere e dei vincoli da rispettare. Se questa visione comune
c'è, la concertazione può costituire una marcia in più per l'intero paese, può
consentire di fare cose altrimenti impossibili. Come è accaduto nella vicenda
di Maastricht. E se non c'è? Se non c'è, il vincolo dell'accordo con i
sindacati può divenire paralizzante. E inaccettabile, perché i sindacati rappresentano
soltanto un segmento della forza-lavoro. Negli ultimi anni la buona
concertazione c'è stata o l'ultima grande stagione è stato il '93? C'è stata
troppo poco, perché la visione comune circa obiettivi e vincoli c'è stata solo
a corrente alternata. Le faccio una domanda utilizzando il titolo di un suo
libro che è tornato da poco in libreria in edizione economica: a che cosa serve
il sindacato? Se vuole svolgere una funzione utile, anzi indispensabile, il
sindacato deve imparare a operare come intelligenza collettiva dei lavoratori,
che consente loro di valutare l'innovazione possibile, il nuovo piano
industriale, l'imprenditore che se ne fa portatore; se la valutazione è
positiva, il sindacato deve saper guidare i lavoratori nella scommessa comune
con quell'imprenditore. È possibile una evoluzione di questo genere nel
sindacato italiano? A due condizioni. Primo: che nelle confederazioni maggiori
prevalgano i dirigenti sindacali più aperti all'innovazione e capaci di
valutare; ci sono, ma oggi sono un po' relegati nell'angolo. Secondo: che il
sistema di relazioni industriali lasci più spazio alla contrattazione
aziendale. Perché l'innovazione si presenta sempre al livello aziendale, molto
prima che al livello nazionale. 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Conversazione il
sindacato non fa il suo mestiere e i lavoratori votano lega Polverini:
"Troppi tavoli romani poche fabbriche" "Per ritrovare un feeling
con l'opinione pubblica il sindacato deve tornane a rappresentare i
lavoratori": il segretario generale dell'Ugl Renata Polverini non si
nasconde che le organizzazioni sindacali qualche responsabilità ce l'hanno se
vengono percepite come lontane dai bisogni del paese (vai alla voce: salari o Alitalia). E, in una conversazione col Riformista , spiega: "C'è
troppa politica: il sindacato deve tornare a fare il sindacato". La leader
dell'Ugl è appena tornata da un viaggio nel profondo nord ("Noi non
abbiamo mai perso il contatto con la fabbrica", dice con orgoglio) dove il
disagio dei lavoratori l'ha toccato con mano: "I lavoratori del
Nord - racconta Polverini - hanno ancora i valori di riferimento della Lega.
Sentono di appartenere alla zona più produttiva e europea del paese. Questo,
più dei fucili di cui parla Bossi, li spinge a votare Lega". E prosegue:
"Sono stata in Lombardia, in Piemonte. I lavoratori sono disillusi. Non si
sentono rappresentati. Diciamoci la verità, a Roma ci siamo svegliati tutti
tardi su salari, casa pensioni, prezzi, tariffe. E pure sulle condizioni di
lavoro. L'operaio in catena ti dice ancora che ha poco tempo per andare in
bagno o per fumare una sigaretta, o che ha la mensa lontana. Questi problemi,
in fabbrica, ci sono ancora". Suona come una autocritica quella della
leader dell'Ugl che scandisce: "Il sindacato deve tornare a fare il
sindacato. Non esistono solo i tavoli romani che pur sono importanti. Ci sono
prima le esigenze dei lavoratori". Anche se rifiuta quell'immagine di
casta, o "altra casta", che emerge dal libro-inchiesta di Livadiotti:
una fotografia del momento no del sindacalismo italiano. Dice Polverini:
"Il rischio è, come nel caso di quello di Rizzo e Stella, di gettare il
bambino con l'acqua sporca. Non c'è dubbio che c'è una classe dirigente che
deve trovare un nuovo equilibrio rispetto ai cambiamenti del paese. Ma bisogna
intendersi sui privilegi. Se i governi hanno delegato funzioni di sussidiarietà
ai sindacati non si può parlare di benefici economici. Un esempio: ci sono
soldi che vanno al sindacato per fare le pratiche pensionistiche. È vero. Ma il
sindacato quelle pratiche le fa. Attenzione a dare dati in maniera
semplicistica". E aggiunge: "Con la concertazione il sindacato ha
svolto un importante ruolo istituzionale, sin dal '93. Forse ha teso a
burocratizzarsi allentando il legame col mondo del lavoro: è stato più
mediatore che rappresentante di interessi. E ora viene percepito come qualcosa
di vecchio, accomunato ai privilegi della casta". Che errori ha commesso
il sindacato? "Il vizio d'origine - dice Polverini - è un rapporto troppo
intrecciato con la cattiva politica. Una cogestione all'italiana che non c'entra
nulla col modello tedesco di cui tanto si parla". Il caso Alitalia, dice il segretario dell'Ugl, è emblematico di
questo. E in riferimento a Cisl e Cgil afferma: "Che il sindacato abbia
rapporti con la politica è normale: dove finisce la sua attività inizia quella
della politica. Ma il margine è davvero sottile. E su Alitalia
la cinghia di trasmissione si è vista". In che senso? "Non si è
voluto scegliere direttamente il negoziato con Air France sperando di mantenere
le trattative sul piano politico. E questo è stato un errore. Poi il governo è
caduto. Ed è entrato in campo il Pd. E il sindacato si è trovato spiazzato in
campagna elettorale". Per il segretario dell'Ugl i sindacati maggiori
applicano ancora la teoria del governo amico: "Col centrodestra abbiamo
fatto sei scioperi generali. Col centrosinistra li abbiamo solo minacciati.
Eppure le finanziarie sono state penalizzanti per i lavoratori". Su Alitalia vuole dire che se Spinetta ritornasse al tavolo lei
firmerebbe un minuto dopo? "Diciamo che non sono sensibile ad altre sirene
europee né alle cordate italiane, e considero molto interessante entrare in Air
France. Quindi io cercherei l'accordo con Spinetta". Il frutto di quella
che in molti hanno chiamato la "Caporetto sindacale" sono state (e
sono) le contestazioni dei lavoratori. Dice la Polverini: "Non è la marcia
dei 40mila come in molti hanno detto, ma il sintomo del malessere è evidente. I
sindacati hanno dato l'immagine di non saper negoziare. La spaccatura della Uil
non ha aiutato. Poi c'è stata la mossa di un sindacato abituato a una gestione
all'italiana. E i lavoratori si sono sentiti abbandonati perché non
rappresentati". (de angelis) 10/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-10 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Isoci A maggio decisione su cedole oltre il 50%. Il manager: ora
l'espansione. Obiettivo Australia Parmalat, c'è anche Mediobanca Ha poco meno
del 2%. Confermato Bondi. I fondi: dividendi più alti Il cambio di politica
sulla remunerazione dei soci chiesta dagli investitori con un pacchetto del 12%
DAL NOSTRO INVIATO PARMA - C'è voluta poco più di un'ora a Enrico Bondi per
incassare la riconferma alla guida della Parmalat. Addirittura con un voto
plebiscitario: il 98% dei presenti pari al 27,8% del capitale. A votare
"sì" c'erano i rappresentanti dei fondi del patto ma anche quelli che
in un primo tempo avevano mostrato delle riserve. Come previsto è arrivato
l'appoggio di Intesa Sanpaolo. Quello inatteso di Jp Morgan. E quello delle new
entry uscite allo scoperto solo adesso, come Mediobanca che si è presentata con
33 milioni di azioni, un pacchetto poco sotto il 2%. Ma il discreto braccio di
ferro tenuto con alcuni degli azionisti negli ultimi tempi non si è risolto in
un nulla di fatto. L'oggetto è sempre la distribuzione del dividendo. E così
ieri, prima dell'apertura dei lavori dell'assemblea presso l'Unione degli
industriali parmensi a Palazzo Soragna, il 12,06% dei fondi esteri ha chiesto
la convocazione di un'assemblea straordinaria che si terrà il 30 maggio. Se gli
hanno rovinato la festa lui, Bondi, non lo ha dato a vedere. Evidentemente se
lo attendeva. Anche perché sembra che negli ultimi giorni gli stessi fondi
avessero mosso lo spettro di una lettera ufficiale per sollevare la questione
della politica del dividendo. Ipotesi rugginosa, a questo punto, rientrata.
Tutto ruota intorno all'articolo 26 dello statuto della Parmalat che prevede
che il 50% degli utili venga distribuito. Proprio partendo da questo passaggio
Bondi aveva resistito alla distribuzione di un dividendo 2007 più alto, come
richiesto da alcuni fondi. Ma ora, per evitare di trovarsi nello stesso angolo
al prossimo stacco, alcuni soci vorrebbero modificare l'articolo cambiando in
"almeno il 50%". D'altra parte il patto parasociale preparato con
l'assistenza dell'avvocato Bruno Cova, partner dello Studio Paul Hastings ma
fino a pochi anni fa legale della stessa Parmalat, è decaduto ieri stesso con
il voto. Oltre al manager aretino sono stati riconfermati tutti i consiglieri
già eletti nel 2005 tra cui Vittorio Mincato, Andrea Guerra - ieri assente
giustificato - il presidente Raffaele Picella, Carlo Secchi e Marco De
Benedetti. Il loro compito, come ha detto lo stesso amministratore delegato,
sarà gestire "il turnaround della Parmalat: non più stabilizzazione, ma
espansione ". "Non siamo predatori - ha detto Bondi rispondendo alla
domanda di un azionista - ma, come abbiamo visto, la società è uscita dalla
crisi e ha ottenuto significativi risultati con una cassa che ci consente di
pensare all'espansione. Ora stiamo valutando come e dove. Un esempio è
l'Australia dove è in corso il processo di consolidamento. è in corso la
vendita del secondo operatore australiano. Noi dobbiamo partecipare
necessariamente perché il primo guadagna, il secondo pure e il terzo rimane lì
a guardare. E non vogliamo rimanere terzi. Se esistono opportunità
acquisteremo". Il manager ha archiviato con una
battuta anche il rumor che lo proponeva come uno degli ipotetici nomi in lizza
per la guida dell'Alitalia: "Non è affar mio". Massimo Sideri Il manager
L'amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi. L'assemblea degli
azionisti del gruppo ha riconfermato a larga maggioranza l'intero consiglio di
amministrazione. \\ Picella: Bondi, un santo malpagato. Il manager: qui
per riportare il gruppo agli onori del mondo Alitalia?
Non è affar mio.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-10 num: - pag: 43
categoria: BREVI Interventi e Repliche Senza la ricerca il Paese non ha futuro
Si parla poco di ricerca in questa campagna elettorale tra mozzarelle, Alitalia e futili polemiche sulle schede. Qualcuno pensa che gli elettori
siano al livello di scolaretti. Smettiamola, non è così. Gli elettori sanno,
per esempio, che senza la ricerca il Paese non ha futuro. Sanno che non siamo
in Europa solo per cercare di ricevere aiuti, ma per stare alla pari con i
Paesi che fanno ricerca e innovazione. E sanno che sono i ricercatori
italiani (bravi come gli altri) a farci giocare nella Champions League della
ricerca europea. Prendiamo lo spazio e la Agenzia spaziale italiana, che in
questi giorni compie 20 anni. Negli ultimi dodici mesi ha messo in orbita tre
satelliti interamente nazionali ad altissima tecnologia, per l'osservazione
della Terra e dell'universo profondo. Ha contribuito con tre lanci alla
costruzione della Stazione spaziale, dove il volume abitato dagli astronauti,
anche italiani, è per il 40% made in Italy. Nei prossimi 18 mesi prevediamo
altri tre lanci di satelliti nazionali e altrettanti verso la Stazione
spaziale. Per dopo abbiamo piani ancora più arditi. Molto merito va alla industria
spaziale italiana, con una ottima reputazione in Europa. In più, nonostante la
crisi di governo, la presidenza della prossima Conferenza europea ministeriale
sullo spazio è stata assegnata all'Italia, per la prima volta dal 1975. Forse,
non è per caso: l'Europa si è accorta che ci siamo. E allora vorremmo che anche
il nuovo governo si accorgesse di noi. A nome di tutti i ricercatori italiani
chiedo, molto prima di fondi, attenzione. Chiedo che il nuovo governo ci dica:
crediamo nella ricerca e nella cultura, vi prendiamo sul serio. E aggiunga:
taglieremo la terrificante burocrazia della macchina pubblica italiana e
aumenteremo il numero dei ricercatori, poi introdurremo davvero meritocrazia e
valutazione. Pensiamo di meritarcelo e aspettiamo con fiducia, facendo il
nostro dovere. Giovanni Fabrizio Bignami Astrofisico, presidente dell'Agenzia
spaziale italiana e accademico dei Lincei La nomina degli scrutatori Non sono
d'accordo con il lettore che, sul Corriere del 9 aprile, ritiene sia meglio che
gli scrutatori vengano nominati dalla commissione elettorale di ogni Comune per
evitare che si verifichino molte rinunce. Secondo me, dato che in Italia
votiamo ricorrentemente, basterebbe una semplice legge dello Stato che
delegasse i Comuni a organizzare dei corsi di formazione solo per (i molti)
giovani disoccupati e disponibili a svolgere le mansioni di scrutatore. E poi
sorteggiare da questo nuovo albo i membri dei seggi elettorali, sperando che
possano così possedere una maggiore competenza in materia. E dato che in futuro
sicuramente si arriverà al voto elettronico, credo si debba sin da ora tener
conto di dover affidare a una migliore professionalità lo svolgimento di questo
delicato compito. Giovanni Papandrea, Ardore Marina (Rc) Iniziative a favore dei
giovani Il richiamo di don Mazzi ( Corriere, 8 aprile) ai politici a occuparsi
dei giovani va bene, ma non basta. Quello che serve a una efficace politica a
favore dei giovani sono gli stessi candidati giovani che si sono prodigati a
fondo all'interno delle loro città per la realizzazione di iniziative. Bruno
Mardegan, Milano Agenzia delle entrate: i rimborsi Leggo nel Corriere del 6
aprile che un lettore ha già ricevuto il rimborso per il 2005, mentre io sono
ancora in attesa del rimborso per il 2002 e pertanto ravviso una lampante
disparità di trattamento da parte della Agenzia delle entrate. Mi domando:
quale delle due situazioni rappresenta la normalità o l'eccezione? Filippo
Boldrino, Milano.
( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)
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Stampa Alitalia alla prova esuberi Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Nuovo
round tra governo e sindacati sulla vendita di Alitalia. Oggi
l'esecutivo potrebbe mettere sul tavolo un più ampio utilizzo degli
ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi già previsti dal piano Prato e
un nuovo ruolo di Fintecna nell'assorbire le attività di terra che dovessero
rimanere fuori dalla nuova società. L'obiettivo del governo è tentare di
ricucire lo strappo tra le nove sigle rappresentative dei lavoratori e Air
France-Klm. La compagnia franco-olandese ha fatto sapere che non intende più
modificare il piano di acquisto, nonostante i sindacati abbiano presentato una
proposta alternativa (rispedita al mittente) da cui partire per ricominciare a
trattare. Il dossier, comunque, passerà nelle mani del nuovo inquilino di
Palazzo Chigi, tant'è che il prossimo incontro tra i vertici della Magliana e i
sindacati è fissato dopo il voto: l'incontro era previsto per ieri, ma le nove
sigle sindacali sono state convocate dall'azienda per martedì prossimo 15
aprile alle ore 15 ed è evidente che l'esito delle elezioni avrà un peso
determinante ai fini del negoziato. Il cda dell'aviolinea ha assicurato la
continuità aziendale ma ha fatto presente che i tempi sono strettissimi e che
in cassa le risorse finanziarie disponibili ammontano a 170 milioni (cui si
aggiungono 69 milioni del credito verso l'erario incassato il 2 aprile scorso).
Soldi che possono garantire la sopravvivenza dell'azienda per un altro paio di
mesi, visto che Alitalia brucia quasi 2 milioni di
perdite al giorno. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha ribadito:
"Air France deve ascoltare anche le nostre ragioni". E il ministro
dei Trasporti Alessandro Bianchi lancia un appello ai sindacati: "Il tempo
delle analisi è finito. Non facciamo mosse azzardate, al di fuori della
trattativa con Air France-Klm c'è solo la prospettiva del fallimento".
Bianchi oggi siederà al tavolo insieme a Enrico Letta e ai ministri del lavoro
Cesare Damiano, dello sviluppo economico Pier Luigi Bersani e del
sottosegretario all'Economia, Massimo Tononi. Intanto il titolo Alitalia è stato ieri riammesso in Borsa, ma è stato escluso
dagli scambi, cioè trattato solo nel corso dell'asta finale. In apertura di
seduta, ha comunque segnato un calo teorico del 21% per poi concludere la
sessione con un tonfo sempre del 21% a 0,395 euro.
( da "Tempo, Il" del 10-04-2008)
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Stampa Plebiscito Il
manager aretino ha ottenuto la fiducia dei grossi investitori internazionali.
Anche Intesa SanPaolo al suo fianco Parmalat, l'assemblea conferma Bondi
L'assemblea di Parmalat conferma Enrico Bondi e il cda uscente alla guida della
società per un altro triennio e come prima cosa l'ex manager Montedison dovrà
fare i conti con la richiesta di un gruppo di fondi esteri, rappresentativi del
12% del capitale, che chiedono che una quota maggiore dell'utile venga
destinata a dividendo. La conferma di Bondi è arrivata con consenso
plebiscitario (27,2% del capitale contro lo 0,014% contrario e lo 0,58% astenuto):
dopo le incertezze della vigilia il manager aretino ha dunque riscosso
l'appoggio incondizionato di fondi e grossi soci, incluse Intesa Sanpaolo
(2,4%) e Jp Morgan (2,99%), entrambe oggetto di azioni legali da parte di Bondi
ed entrambe ora schieratesi al suo fianco. "Dietro il miracolo della
Parmalat c'è un santo - ha scherzato in assemblea il presidente della Parmalat,
Raffaele Picella, indicando Bondi alla sua destra - e noi l'abbiamo qui".
Un santo malpagato, ha aggiunto riferendosi ai 390 mila euro annui di stipendio
che fanno di Bondi uno dei manager meno pagati di Piazza Affari ("ma è un
santo e non protesta"). Bondi, a margine dell'assemblea, ha poi spazzato via le voci di un suo possibile approdo all'Alitalia, dove erano in molti a sognare una ripetizione del
"miracolo Parmalat" con il commissario che aveva salvato in quella
veste l'impero di Collecchio: "non è affar mio", ha tagliato corto.
L'affare di Bondi è infatti quello di "riportare la Parmalat agli onori
del mondo". "Il momento del tournaround è finito - ha detto -
ora è il momento della svolta: non più stabilizzazione ma espansione".
( da "Campanile, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi il governo
vedrà i vertici dell'azienda e poi riceverà i sindacati La trattativa sulla
compravendita di Alitalia è e rimarrà in stallo fino a
dopo le elezioni. L'azienda ieri ha convocato i sindacati per martedì 15, mentre
oggi, vedrà il governo, che subito dopo ha convocato le parti sociali. Tutti
vertici non risolutivi, però, perché la trattativa vera vede al tavolo la
controparte, che in questo momento latita. Ma quale sarà la controparte? Non è
dato sapere ancora se sarà di nuovo AirFrance che nei giorni scorsi ha
annunciato che il piano non potrà essere modificato, o se la cordata di
imprenditori italiani, sulla quale ieri è tornato ancora il cavaliere, si farà
finalmente avanti. Intanto, però, la compagnia di bandiera sta lentamente
morendo. E non solo perché in cassa le risorse scarseggiano (al 31 gennaio
c'erano 282 milioni mentre al 28 febbraio erano solo 180), ma anche perché i
grandi clienti per l'incertezza che aleggia intorno alla compagnia, hanno
disdetto preferendo altri vettori. Eccola, qui, insomma, la lenta agonia di Alitalia. E la colpa che si rimpalla la politica e poi il
managment e ancora i sindacati, è equamente distribuita fra tutti. E per
risolvere la crisi ci vorrebbe un'assunzione di responsabilità da parte di
tutti. Il capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi, ripete che quella ad
AirFrance è una "svendita, un assorbimento totale di Alitalia"
ai francesi. Un Paese come l'Italia "non può non avere una compagnia di
bandiera". La compagine di imprenditori pronti a rilevare la compagnia,
partirebbe proprio per questo assunto e alla cordata. Secondo il cavaliere
"parteciperanno un numero enorme di imprenditori". Anche Valter
Veltroni, leader del Pd ripete il suo punto di vista, ovvero che la trattativa
con AirFrance "deve andare avanti" e che la responsabilità
dell'interruzione della trattativa deriva dalle interferenze della politica,
anche se proprio alla politica portata avanti dal governo Prodi in questi due
anni, riconosce il merito di aver quantomeno sbloccato la situazione, rimasta,
invece, per cinque anni sul tavolo dell'esecutivo Berlusconi. Adesso la palla
passa ai sindacati ai quali il ministro dei trasporti Bianchi raccomanda
"niente mosse azzardate". Ma, spiega invece il leader della Cgil,
Guglielmo Epifani, AirFrance dovrà ascoltare le "nostre ragioni".
"Noi vogliamo contribuire a risolvere i problemi di Alitalia, dare
prospettive ai lavoratori, in un quadro di rilancio industriale della compagnia
e questo richiede un confronto tra noi e AirFrance. Nell'ottica di una volontà
di "scongiurare fallimento e commissariamento di Alitalia", il
leader della Cgil, Guglielmo Epifani, torna a ribadire l'intenzione di riaprire
il confronto diretto con il presidente della compagnia francese.
L'esperto di lavoro e ora candidato con il Pd, Pietro Ichino è convinto che per
Alitalia, sono meglio i francesi che "un cattivo
imprenditore italiano". Bisogna smettere, aggiunge Ichino, di "fare
le barricate contro le imprese straniere che vogliono acquistare o gestire
quelle italiane". Secondo il candidato del Pd "il lavoro dipendente
di Alitalia può essere valorizzato molto meglio dal
massimo vettore europeo, che è Air France piuttosto che da un cattivo
imprenditore italiano". (10-04-2008).
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 86 del 2008-04-10
pagina 22 Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari di Gian Maria De
Francesco Oggi l'esecutivo affronterà i sindacati che incontreranno l'azienda
dopo le elezioni Adesioni alla cordata italiana da Roma Avanti, ma con
giudizio. Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini manzoniani. Ha preso tempo la ex
compagnia di bandiera convocando le nove sigle sindacali martedì prossimo 15
aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà tempo oggi il governo
nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi.
Insomma, il responso delle urne rappresenterà la cartina di tornasole
sull'opportunità di proseguire le trattative per la cessione ad Air France. Non
ha preso tempo, invece, la Borsa che ha accolto il ritorno alle contrattazioni
di Alitalia con un pesante tonfo. Ieri il titolo,
riammesso agli scambi in un'unica fase d'asta, ha ceduto il 21% a 0,395 euro
con volumi pari a 4,3 milioni di pezzi, valore inferiore alla media mensile.
L'incertezza e l'esigua liquidità in cassa, ormai ridotta a soli 239 milioni di
euro, hanno influito negativamente. Palazzo Chigi continua a sperare di poter
ridurre i sindacati a più miti consigli sulle proposte del gruppo guidato da
Jean-Cyril Spinetta. Si è attivato il sottosegretario Enrico Letta che ieri ha
incontrato sia il presidente di Alitalia, Aristide
Police, che i ministri Padoa-Schioppa e Bianchi. Quest'ultimo pare aver
cambiato opinione sul partner franco-olandese: "Al di fuori della
trattativa con Air France c'è solo il fallimento". Analoghe valutazioni
sono giunte sia dal ministro del Lavoro Damiano ("Le trattative si devono
concludere") che dal ministro dello Sviluppo Bersani ("Ci stiamo
adoperando perché la rottura non sia definitiva". Ma il fronte sindacale
non si è mostrato unanime. Se il segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani, ha auspicato che "riprenda rapidamente il confronto", né la
Fit-Cisl né la Uil Trasporti né l'Ugl paiono aspettarsi colpi di scena a pochi
giorni dalle elezioni. Da un lato, infatti, si apprezza la disponibilità
dell'esecutivo al dialogo, ma dall'altro lato si critica la gestione della
vicenda che ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori praticamente soli
dinanzi ai diktat di Air France. In buona sostanza, Alitalia
è rimasta materia di scontro tra i due principali contendenti della campagna
elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al
suo appello alla costituzione di una cordata italiana ha risposto "un
numero enorme di imprenditori", mentre il suo avversario del Pd, Walter
Veltroni, lo ha accusato di aver messo "a duro rischio la
trattativa". Al novero dei "coraggiosi" disposti a mettere un
chip sul piatto Alitalia si è aggiunto anche l'ad di
Club Air, Gaetano Intrieri. Si è mantenuto fuori dalla bagarre l'ad di Intesa
Sanpaolo, Corrado Passera, già al fianco della Ap Holding di Carlo Toto.
"Da quando siamo stati esclusi dalla trattativa non abbiamo più nulla da
dire", ha dichiarato. E s'è chiamato fuori anche il "mago" dei
risanamenti aziendali, Enrico Bondi, ieri riconfermato al vertice di Parmalat.
"Non è affare mio", ha detto. Intanto la Procura di Roma sta
indagando su un'ipotesi di aggiotaggio informativo relativamente alla proposta
di acquisto formulata a dicembre dalla cosiddetta "cordata
Baldassarre". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Oggi
l'incontro tra il Governo e i Sindacati L'ultimo atto del
Governo prodi su Alitalia La Compagnia intanto convoca i sindacati per martedi 15 Roma, 10
apr- E' iniziato da pochi minuti l'incontro a Palazzo Chigi tra i
rappresentanti del Governo uscente e i rappresenanti sindacali per definire un
ultimo piano prima delle elezioni per salvare la compagnia di bandiera.
Alla riunione siedono infatti tutti i raprresentanti delle nove sigle sindacali
presenti in Alitalia, il Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Enrico Letta, il Sottosegretario all'economia Massimo
Tononi, il Ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e quello per lo sviluppo
economico Pier Luigi Bersani. Un ultimo incontro prima delle elezioni politiche
di domenica e lunedi, lasciando quindi la decisione finale al prossimo
esecutivo. Il tutto fatto con scrupolosa attenzione e senza perdere tempo. La
liquidità della compagnia sta infatti terminando, e trovare un punto di
incontro il prima possibile sembra l'unica soluzione per accellerare i tempi ed
evitare ulteriori problemi. La compagnia infatti oggi è crollata nuovamente in
borsa, al -21%, dopo 4 giorni di sospensione del titolo, ed è ormai certo che
non può reggersi da sola senza l'intervento di una compagnia straniera.
Riaperto dunque il dialogo con Air France-KLM, e valutata nuovamente la
proposta di Spinetta, considerata dallo stesso Enrico Letta imperdibile, non
solo perchè è effettivamente "l'unica proposta sul tavolo", ma anche
perchè, come imposto e ricordato oggi stesso dalla stessa Unione europea, non è
previsto un ulteriore finanziamento pubblico dalle casse dello Stato. L'eredità
va dunque al prossimo Governo, che dovrà dunque innanzitutto confrontarsi con
un problema che entro revissimo tempo deve necessariamente tovare una
soluzione. Si deve scegliere una strada immediatamente. Intanto i veritici di Alitalia hanno spostato l'incontro previsto per oggi con i
rappresentanti delle nove sigle sindacali a martedì 15. Marco Grisafi.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Rush finale il Cavaliere
propone un baratto istituzionale, poi si corregge: "lunga vita a
Napolitano" "Datemi il Quirinale e io vi dò il Senato"
Berlusconi fa i fuochi di artificio. E al Riformista dice: con me a Palazzo
Chigi non ci sarà una merchant bank Dopo la polemica sul Colle come le
"forche caudine", la presidenza della Repubblica torna al centro
della campagna elettorale di Berlusconi. In tv il Cavaliere spiega che in caso
di vittoria non lascerebbe all'opposizione la presidenza di una delle due camere.
Con una possibile eccezione: "Se il capo dello Stato lasciasse prendendo
atto della nuova situazione, allora potremmo dare il Senato alla
sinistra". Montano subito le polemiche, Veltroni accusa il rivale di
avvelenare il paese, finché qualche ora dopo è il leader del Pdl a cercare di
chiudere il caso: "Basta polemiche. Lunga vita a Napolitano". Ma
tutto lascia credere che questo non sia l'ultimo atto delle tensioni col Colle.
Intervistato dal Riformista , Berlusconi giura comunque di
non pensare a un suo approdo al Quirinale e risponde a tutto campo sui
programmi del suo eventuale esecutivo: attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il "liberismo" di Tremonti,
spiega che la riforma Rai non è tra le priorità. E su Veltroni:
"All'inizio mi aveva convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a
pagina 3 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Replica 2 alle
critiche di Pirani La politica fuori dalla sanità? Non è vero che il Pd tace Il
nostro obiettivo è premiare merito e competenza Caro direttore, sul Riformista
di ieri Mario Pirani ci ha riproposto, con l'abituale efficacia, lo scenario di
una sanità pubblica lottizzata e strozzata dal connubio perverso con la
politica che decide manager e primari. Nulla di nuovo per chi, come me, legge
sempre con attenzione i suoi articoli su Repubblica , e nulla su cui non
concordare. Quello che mi ha lasciato perplessa è che tutto ciò sia stato
premesso dalla apparentemente sconsolata considerazione su "un Pd che
parla di odontoiatri ma non di concorsi". Sarebbe bastato andarsi a
leggere il nostro programma per verificare che la questione del rapporto politica-sanità
è oggetto di specifiche proposte, con l'obiettivo di far prevalere solo merito
e competenza. Sia per la scelta dei manager che per quella dei primari. E per
farlo il Pd propone soluzioni che, nella sostanza, coincidono tra l'altro con
quelle avanzate da Pirani: bando pubblico e commissioni esterne per la
selezione dei candidati; fine della discrezionalità assoluta nelle nomine da
parte della Regione e dei direttori generali. Proposte che Walter Veltroni ha
ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a Roma, sottolineando che
manager e primari devono essere lì perché sono i più bravi e non per questa o
quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di così! Detto questo, due
parole ancora sul resto della conversazione con Pirani. Intanto non liquiderei
come poca cosa l'impegno che abbiamo assunto per far diventare un diritto per
tutti avere una bocca sana e un bel sorriso. Oggi per la cura dei denti
spendiamo privatamente più di 15 miliardi di euro all'anno e non penso che
provare a ridurre quest'onere con forme di intervento pubblico sia cosa da
poco. Secondo. La questione della spesa sanitaria. Pirani sostiene che la
sinistra si sia lasciata convincere dal "terrorismo contabile", che
con l'aziendalizzazione si privilegia l'aspetto economico e che il sistema
continua ad essere sottofinanziato. Anche in questo caso dissento. Quando
abbiamo preso in mano il governo della sanità due anni fa, abbiamo trovato un
sistema vicino al collasso e con un livello altissimo di conflittualità tra
governo centrale e regioni. Se non fossimo intervenuti con decisione e con un
obiettivo molto chiaro in testa, quello di coniugare efficienza e qualità delle
cure, il nostro Ssn avrebbe fatto la fine dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad
ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella
sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto
ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni. Poi
rifinanziando adeguatamente il fondo sanitario, con un incremento di 10,5
miliardi di euro in due anni e riaprendo i cantieri per la costruzione di nuovi
ospedali e nuovi servizi territoriali, con quasi 8 miliardi di euro di
investimenti strutturali. E, infine, aggredendo le cause del deficit cronico
della sanità, con la sottoscrizione di accordi vincolanti con tutte le Regioni
in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le
prestazioni ai cittadini. L'obiettivo di questi piani di rientro dal deficit è
il pareggio dei conti sanitari entro il 2010, con la rimozione definitiva degli
sprechi e delle inefficienze di sistema che sono poi le vere cause del dissesto
della sanità e dell'insoddisfazione dei cittadini. I primi risultati di questa
politica già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un
incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in
tutto il quinquennio Berlusconiano. E ciò pur avendo aumentato, come ho
ricordato, di ben 10,5 miliardi di euro le risorse pubbliche per le prestazioni
e i servizi del Ssn. Non so perché Pirani non voglia prendere in considerazione
tutto questo lavoro. Disattenzione? Per un professionista come lui, penso
proprio non sia questo il caso. Penserei piuttosto a un evidentemente
inguaribile scetticismo di fronte a qualsiasi possibilità di cambiamento nella
sanità. Uno scetticismo che lo porta però a misconoscere o liquidare con
sufficienza qualsiasi risultato ottenuto o qualsiasi proposta concreta
avanzata, anche se supportati, come in questo caso, da dati, fatti e impegni
reali e documentati. ministro della Salute 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 s'aspetta il nuovo governo La
cordata italiana c'è, ecco i primi nomi Bombassei, Squinzi e Benetton in pista
L'ufficialità solo quando Spinetta lascerà la trattativa In attesa degli
incontri definitivi tra le parti per capire se l'acquisizione di Alitalia da parte di
Air France-Klm andrà in porto o svanirà per sempre, attorno alla compagnia di bandiera
si addensano interessi differenti. Il Tribunale della Repubblica di Roma,
infatti, ha affidato alla Guardia di Finanza una serie di accertamenti che
riguardano anche la cosiddetta "cordata Baldassarre" che nell'agosto
scorso fece un'offerta di acquisto del pacchetto azionario dell'ex compagnia di
bandiera, proposta rigettata dal consiglio di amministrazione di Alitalia. Per il momento non risultano iscrizioni sul
registro degli indagati ma il procuratore aggiunto Nello Rossi e pubblici
ministeri Francesca Loi, Stefano Pesci e Gustavo De Marinis stanno indagando ad
ampio spettro sull'intera vicenda Alitalia e in
particolare sull'ipotesi di aggiotaggio sul titolo in Borsa. Se la Procura si
muove, la cosiddetta cordata italiana non perde certamente tempo e da Milano,
dove si tesse la tela della grande operazione voluta e annunciata da Silvio
Berlusconi, circolano certezze. "A Milano ci sono stati parecchi incontri,
anche a livello di Regione come pubblicamente confermato dall'assessore
Raffaele Cattaneo, con imprenditori prontissimi a far parte di questa
ipotesi", ammette una fonte di primo livello al Riformista . "Il problema
è che finché resta in piedi la trattativa tra Alitalia
e Air France-Klm tutti devono stare alla finestra: finché non c'è una soluzione
chiara non si può palesare. Per questo sui giornali c'è il toto-nomi e il
giorno successivo ci sono lenzuoli di smentite piccate. Reazioni di facciata, i
nomi ci sono e sono in parte quelli già venuti fuori ma devono restare coperti
fino al D-day, quando Air France mollerà il tavolo". Quindi Ligresti, Eni,
Benetton, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo (proprio ieri Corrado Passera è però tornato
a negare qualsiasi interesse) e tutti coloro i quali a vario titolo fino adesso
hanno negato: ma non sarà una melina che nasconde un player più grande oppure
una bolla destinata a scoppiare dopo il voto? "No, i nomi ci sono. Si
attende solo l'avallo politico del nuovo governo e il naufragio della
trattativa con Air France. Posso fare il nome di Giorgio Squinzi, presidente di
Federchimica e patron del gruppo Mapei, il gruppo Radici che si era già detto
interessato al comparto cargo. Il gruppo MyChef oppure Alberto Bombassei,
vice-presidente di Confindustria oltre che ad e presidente di Brembo. I piani
ci sono, tanto più che agli incontri tenutisi nelle scorse settimane alcuni
imprenditori non venivano a livello conoscitivo, non gettavano l'amo per capire
da che parte tirasse la corrente: avevano i piani industriali pronti, da
presentare. Inoltre poi c'è sempre Air One, pronta a rientrare immediatamente
in gioco. O, in subordine, la carta Lufthansa su cui la Regione Lombardia punta
molto per Malpensa. Ripeto, serve soltanto l'avallo politico e finalmente uno
sblocco nell'attuale situazione di Alitalia".
Insomma, la cordata ci sarebbe davvero. O, quantomeno, ci sarebbe la
disponibilità di alcuni imprenditori di calibro a parteciparvi se questa si
materializzasse davvero. Al momento, comunque, tocca attendere. Gli ultimi
vertici - quello di stamattina tra Enrico Letta e i sindacati e poi l'incontro
tra gli stessi e il management di Alitalia -
potrebbero portare a un'accelerazione dell'ipotesi di acquisto da parte di
Parigi che, però, non ha affatto gradito né l'atteggiamento delle
rappresentanze sindacali né il fiorire di voci e turbative emerse nell'ultimo
periodo. Spinetta ha reso noto con chiarezza che non permette margini di
interpretazione, che siamo al make-or-break: ovvero, il piano è quello
presentato e non ci sono deroghe o discussioni. Ieri il titolo Alitalia è stato riammesso alle contrattazioni di Borsa ma
ha subito registrato un ribasso tecnico di oltre il 20 per cento: come per la
cordata, anche per le contrattazioni occorre attendere il voto, troppa la
volatilità di un'azienda che ha soldi in cassa fino a fine mese e non sa se
potrà arrivarci davvero. Ma anche la definizione degli assetti interni a
Mediobanca, visto che il nome dell'istituto di Piazzetta Cuccia rimbalza tra
quelli dei player interessati alla cordata, attraverso Generali potrebbe
muovere qualche pedina e magari far crollare i castelli di sabbia di altri
soggetti del mondo bancario a parole interessati all'operazione: "Noi non
abbiamo neanche un centesimo nei mutui subprime - ha detto ieri Antoine
Bernheim, presidente della compagnia triestina - al contrario di altri gruppi
le cui perdite sono al momento ben nascoste. Ma quelle sofferenze potrebbero
anche saltare fuori". Intrecci, conferme e smentite, tavoli paralleli:
alla fine occorrerà davvero attendere la prossima settimana e la chiusura delle
urne per capire come si sbroglierà la matassa della Magliana. A meno di un
blitz improvviso che faccia saltare il banco. 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
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Alitalia 1 gli scenari post-elettorali AirFrance
resta alla finestra fino a martedì Poi torna in campo in due ipotesi su tre Ora
che la continuità aziendale, a breve, è garantita, ora che i giorni a cavallo
delle elezioni sono insomma salvi dallo spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha
fatto sapere che incontrerà i sindacati martedì prossimo. Fino a quella data, l'ipotesi
AirFrance-Klm resta congelata. Ma già da quel giorno, fanno sapere da Parigi,
Jean-Cyril Spinetta è pronto a riallacciare i fili con il nuovo esecutivo e i
sindacati e mandare in porto l'acquisto della quota detenuta dal Tesoro.
Un'ops, un'offerta pubblica di scambio, non un'opa, è bene ricordarlo. Al
termine della quale anche il governo italiano avrà un posto nel capitale del
gigante dei cieli transalpino. Una quota piccola, ma non irrilevante, visto che
sarà l'unica altra presenza statale nell'azionariato di AirFrance-Klm, oltre a
quella di Parigi. L'obiettivo della riunione tra le nove sigle e il governo
dimissionario previsto stamane a Palazzo Chigi, dunque, sarà quello di tenere
aperta quella porta. Darà intanto la possibilità all'esecutivo Prodi, di
intestarsi il merito di aver riconquistato Spinetta al tavolo della trattativa.
Per Enrico Letta, principale mediatore dell'ultima, convulsa settimana, sarà l'occasione
dunque per avvertire i sindacati che quella concessa lunedì scorso dal cda di
AirFrance è la seconda e ultimissima occasione per mantenere in pista la
soluzione francese. Il responsabile dello Sviluppo, Bersani, ha confermato che
l'esecutivo potrebbe mettere in campo interventi per assicurare la
sopravvivenza della compagnia di bandiera fino alla chiusura delle trattative.
Ma il tormentato dossier è stato ieri ancora una volta al centro del duello
elettorale tra i due principali contendenti. "La vicenda dei sindacati
gioca di sponda con le interferenze politiche: si è fatto un disastro sulla
vicenda Alitalia che ha messo a duro rischio la
trattativa con Air France": per Walter Veltroni il combinato disposto
della trincea dei sindacati e delle incursioni di Berlusconi rischia di
spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di bandiera alla compagnia
guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha inteso rispondere proprio
alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta "quantità incredibile"
di imprenditori che starebbero aderendo alla fantomatica cordata italiana. Ieri
mattina, a Radio anch'io , il leader del Pdl ha ribadito infatti che "un
paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera". Lo
scenario sembrerebbe avere in apparenza due sbocchi: se vincesse Veltroni,
andrebbe in porto AirFrance-Klm, se dalle urne emergesse una schiacciante
maggioranza a favore di Berlusconi, potrebbe entrare in gioco l'alternativa
patriottica. Ma dietro le quinte, c'è chi scommette invece su una terza
ipotesi. Se, come sembra al momento più probabile, il Cav vince con un margine
esiguo, se al Senato si profila una situazione di sostanziale stallo, come nel
2006, il verdetto potrebbe essere, a sorpresa, comunque a favore dei francesi.
La difficoltà a formare un nuovo governo, ipotizza una fonte vicina al dossier,
assorbirebbe tutte le forze del Cav che si affretterebbe a contattare i
francesi per sondare i margini di trattativa per chiudere la partita strappando
qualche concessione politica, che garantisca al nuovo governo l'opportunità di
cedere la quota di Alitalia in mano al Tesoro con
carte migliori di Prodi. Per poterla presentare al paese come un'operazione che
salvi una fetta maggiore di italianità di quella orchestrata dall'esecutivo di
centrosinistra. I margini per ottenere concessioni più ampie sul fronte
industriale sono stretti: forse una o due rotte in più sul medio o lungo
raggio, da Malpensa. Piuttosto, il Cav potrebbe assicurarsi un consigliere
italiano in più nel board della compagnia aerea franco-olandese, oltre a quello
conquistato già da Prodi. 10/04/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
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IL PROFESSORE
l'analisi Fino ad oggi ha giocato la contesa anche a colpi di immagine ma dopo
il voto lo attendono i temi politici SEGUE DALLA PRIMA PAGINA CLAUDIO SARDO
Anche per questo Prodi e Bassolino sono diventati problemi, quantomeno punti di
contraddizione. Gli interessati si sono ribellati, a modo loro. Il Professore
ha tirato dritto per la sua strada - vedi la gestione della
crisi Alitalia - non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff
veltroniano. E Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni
prima del 13 aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino
pretendono che il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della
campagna elettorale. E che il Pd si misuri con esso. Una forza
riformista non può fare a meno di valutare il bene e il male di esperienze di
governo, comunque legate alle sue forze e ai suoi uomini. Oggi Veltroni questo
esame non può permetterselo. Deve puntare sugli elementi di novità. Deve cancellare
- questa sì è un'urgenza - l'immagine di un centrosinistra paralizzato da veti
esterni. Deve insistere sull'autonomia del Pd, sul suo essere un ponte verso un
nuovo sistema politico e istituzionale. Da Prodi e Bassolino ha incassato
attestati importanti e riconoscimenti che indubbiamente rafforzano la sua
leadership. Ma è anche vero che nel suo giro d'Italia li ha incrociati solo il
9 aprile, quando la pressione berlusconiana su quei due nomi si è alleggerita.
Da lunedì si faranno i conti. Massimo D'Alema ha liquidato come "analisi
straccione" quelle che legano il destino della leadership veltroniana al
risultato del voto. Se anche Veltroni dovesse perdere, nessuno darà l'assalto
al quartier generale. Mettere in discussione Veltroni oggi sarebbe come minare
le fondamenta (ancora gracili) di un partito tutto da costruire nella sua
ossatura centrale e nella sua articolazione democratica. Finirà però la
stagione in cui l'immagine fa premio su tutto il resto. E verranno al pettine i
nodi della politica. Paradossalmente per Veltroni le complicazioni maggiori
potrebbero manifestarsi proprio se Berlusconi dovesse fallire il traguardo del
governo. Senza una maggioranza chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla
formazione di un nuovo governo e perciò presentarsi subito al tavolo con idee
chiare sulle riforme. Sarà come fare un congresso in poche settimane. Meglio
cercare l'asse con Berlusconi oppure costruire un rapporto preferenziale con
Udc e Sinistra arcobaleno? Meglio il modello spagnolo o quello tedesco? Per
Veltroni sarebbe uno scenario complicato da affrontare. Anche perché non è
detto che gli sia consentito di replicare i poteri assoluti, avuti nella
formazione delle liste. Ma Veltroni, come ogni candidato che si rispetti, è
proiettato verso il miglior risultato possibile. Non conta solo restare leader.
Conta di più la forza di una leadership. Comunque Prodi e Bassolino non
scompariranno. Prodi sarà lì a difendere le sue scelte di fondo. E Bassolino
vorrà portare il suo governo regionale fuori dall'emergenza rifiuti, magari per
contribuire lui stesso ad aprire una nuova stagione politica. Si voterà nella
primavera del 2009. E chissà che il Pd non sperimenti proprio in Campania una
nuova alleanza, magari una formula capace di aprire un nuovo dialogo con il
Centro.
( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
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Oggi è Gio, 10 Apr 2008
Edizione 70 del 10-04-2008 ELIO CATANIA Sotto la sua guida un passivo di due
miliardi di euro e una buonuscita di sette milioni... Alitalia e le sue
sorelle di Francesco Blasilli Alitalia non è sola. E non è la
sola. Di carrozzoni malandati, in Italia, ce ne sono almeno altri due: la Rai e
le Ferrovie dello Stato. Di loro nulla si è detto in questa campagna
elettorale, ma la sensazione è che si sarebbe taciuto anche di Alitalia se il fallimento non avesse fatto capolino. Della Rai e
del suo bilancio si è parlato recentemente solo perché l'azienda televisiva di
Stato ha querelato il giornalista Filippo Facci che l'aveva definita "il
cancro dell'Italia". Ora non sta a noi giudicare, in quanto non siamo
medici, ma la Rai se proprio non è un cancro per l'Italia è quantomeno una
fastidiosa dermatite per gli italiani: siamo noi, infatti, a tenerla in vita
grazie al canone che paghiamo ogni anno (e questo ci provoca non pochi
pruriti). Stando all'ultimo bilancio pubblicato, quello del 2006, oltre la metà
dei ricavi, il 51,8% per la precisione, deriva dall'obolo che spetta ai
cittadini; la pubblicità, invece, incide solo per il 39,4%. Viene da chiedersi,
allora, come facciano a sopravvivere Canale 5, Italia Uno e Rete 4. Forse
perché Mediaset ha meno dipendenti: solo per quel riguarda i giornalisti, in
Rai sono quattro volte di più. E lo share, spesso, premia addirittura i
telegiornali del biscione. Per rendere l'idea di cosa sia realmente la Rai,
basta dire che è veramente difficile quantificare il numero di persone che
orbitano in questa immensa galassia lavorativa. L'unica certezza sono gli
11.749 dipendenti medi per il 2006 certificati dall'apposito bilancio, del
quale fanno parte anche i precari. Poi però si entra nell'ambito delle
consulenze esterne, un capitolo quanto mai oneroso e confuso. Alla voce
"consumi di beni e servizi esterni" si legge un passivo di 1.705
milioni di euro, cifra enorme se si considera che gli stipendi dei dipendenti
sono costati 875,4 milioni di euro. Tra i consumi esterni vanno annoverate
tutte le troupe utilizzate (è usanza Rai chiamare società esterne per le
riprese...), giornalisti non assunti e autori testi. Un conteggio piuttosto
sommario ? basta pensare che anche il giornalista che vende un solo servizio
alla Rai vi rientra ? parla di un numero di unità lavorative oscillante tra i
10 e i 15mila, che vanno in aggiunta agli oltre 11 mila dipendenti in organico.
Un conteggio molto difficile da fare perché spesso questi collaboratori sono
legati ad una sola produzione e ad una sola stagione. Se a tutto questo
aggiungiamo anche comparse e figuranti (e già, perché in Rai pagano pure quelli
del pubblico) si arriva a quota 43mila, cifra che si aggirò qualche tempo fa in
Commissione di vigilanza. Insomma nel 2006, mamma Rai ha speso 2.580 milioni di
euro. Per fortuna che c'è il canone, basta aumentarlo di due o tre euro l'anno
ed il bilancio è salvo. E se non basta il canone, esiste quella "finanza
creativa" che porta comunque in pareggio il consuntivo. La Rai, per
esempio, non ha nemmeno partecipato all'asta per l'acquisizione dei diritti
televisivi per le olimpiadi estive del 2008 e quelle invernali del 2010, finiti
così in mano a Sky. "I soliti bene informati" dicono che sia stata
fatta questa scelta per non terminare l'anno con un bilancio negativo, anche
perché si tratta ? con molta probabilità ? dell'ultima stagione di Cappon. Ora,
però, la Rai ricomprerà i diritti delle Olimpiadi da Sky, ad un prezzo molto
più alto, ma la cifra spesa finirà nell'esercizio di bilancio del 2008. Altrimenti
la nostra sarà l'unica tv di Stato europea a non trasmettere le Olimpiadi.
Insomma, pagando il canone, il minimo è che ti vengano delle fastidiose bolle.
Anche perché c'è anche l'esperienza diretta di chi, il sottoscritto, ha fatto
l'autore proprio in Rai, dove veniva pagato per scrivere i testi ad un ex
campione dello sport che aveva una rubrica. Ora, questo non è sputare sul
piatto dove uno ha mangiucchiato (non mangiato, sia chiaro), ma fare un atto di
mea culpa ed onestà: i testi da scrivere consistevano in poche righe necessarie
per lanciare i servizi, comprensivi di "buongiorno" e
"buonasera". Possibile che non ci fosse nessun giornalista interno in
grado o con il tempo a disposizione per farlo? Assolutamente possibile in un posto
dove c'era un vicedirettore di testata responsabile del progetto
"internet" il quale aveva ha disposizione un solo giornalista, per di
più con la qualifica di caporedattore. E' come se ci fosse un esercito formato
da un comandate, un colonnello e zero soldati. Tanti i soldati, invece,
arruolati nelle Ferrovie dello Stato, azienda con circa 100 mila dipendenti
(98.447, cifra aggiornata al 2006). Azienda di cui non si contestano tanto i
bilanci (che non sono in attivo, ma nemmeno ancora fallimentari come quelli di Alitalia), quanto piuttosto la qualità dei servizi. Ma anche
l'ammontare di certi stipendi e la qualità dei personaggi che si sono alternati
al vertice di Ferrovie dello Stato. Giancarlo Cimoli, subentrato nel 1996 al
posto di Lorenzo Necci coinvolto nell'inchiesta "mani pulite", ha
lasciato definitivamente il mondo delle rotaie nel 2004 con in tasca l'ormai
leggendaria buonuscita di 6 milioni e 700 mila euro. Oltre ad un posto alla
guida di Alitalia... Dopo Cimoli, però, è arrivato
Elio Catania. Come risultato le Fs hanno chiuso il 2006 con 2 miliardi di euro
di passivo (il triplo dell'anno precedente) e il nostro eroe si è dimesso dopo
aver intascato un "assegnuccio" di 7 milioni di euro. Tra le accuse
rivolte dai sindacati a Catania quella di "aver fatto esplodere i costi
operativi, con una proliferazione dell'apparato dirigente e un incremento delle
spese per appalti e forniture pari al 22%". Insomma, c'è di che
indignarsi, a fronte anche di un servizio tutt'altro che di ottima qualità.
Treni sporchi e in ritardo: ed ora anche costosi. Nulla al confronto del resto
d'Europa, dove la puntualità non è un optional. Fino a qualche tempo fa,
almeno, in Italia i treni costavano due lire, ora invece si stanno adeguando
agli standard europei: come costi, non come qualità. E che dire poi dei tempi
di percorrenza: per andare da Roma a Milano ci vogliono come minimo quattro ore
e mezzo. E per andare da Roma a Viterbo (la capitale d'Italia e un capoluogo
della stessa regione) si impiegano oltre due ore per fare un'ottantina di chilometri.
Da noi la Tav è rimasta una sigla vuota, senza significato, e non solo per
colpa di Verdi e rompiscatole vari. A questo punto, però, non rimane che una
soluzione per porre fine al disastro di Alitalia, Rai
e Ferrovie dello Stato. Unirle per cercare di ridurre costi e perdite. Il nome
lo proponiamo noi: MALITALIA.
( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
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Oggi è Gio, 10 Apr
2008 Edizione 70 del 10-04-2008 Verso il voto Per il Cavaliere tappando gli
occhi di Arturo Diaconale Attenzione, perché si tratta di un record storico. A
due giorni dalla fine della campagna elettorale sono spuntati fuori gli
argomenti canonici del tradizionale scontro bipolare. Silvio Berlusconi ha
rispolverato la polemica con i Pm e Veltroni, prendendo a pretesto una battuta
di Bossi ed una frase di Dell'Utri, è tornato ad utilizzare Resistenza e
Costituzione per riproporre lo schema della delegittimazione dell'avversario.
Nelle campagne elettorali passate giudici, Resistenza e Costituzione non erano
mai i temi conclusivi ma sempre quelli di partenza. Il fatto che siano venuti
alla luce dalle catacombe politiche solo nell'immediata vigilia del voto
costituisce una avvenimento che merita di essere sottolineato. Non solo perché
dimostra come i partiti facciano una enorme fatica ad individuare argomenti
nuovi in grado di mobilitare i rispettivi elettorati e, messi alle strette, non
ritrovino di meglio che cavalcare i vecchi cavalli di battaglia. Ma soprattutto
perché è proprio il loro utilizzo come arma finale dalla campagna elettorale
che dimostra come tutte le questioni su cui si è discusso fino ad ora siano
state delle chiacchiere senza presa perché prive di un qualsiasi aggancio
concreto alla realtà del paese. Quando si riesuma la Resistenza e si torna a
chiedere all'avversario di impegnarsi a rispettare la Costituzione e la sua
assurda intangibilità vuol dire che si è arrivati alla frutta. E quando si
riapre la polemica sui Pm senza legarla ad un progetto organico di riforma
della giustizia vuol dire che si punta solo al richiamo della foresta nei
confronti degli elettori. Il ché è assolutamente normale e legittimo. Ma denota
l'esistenza di un sostanziale vuoto politico che, passata la campagna
elettorale, dovrà comunque essere colmato se non si vorrà accentuare in maniera
precipitosa il declino del paese. L'esigenza che o si cambia passo o si muore
riguarda, ovviamente, tutte le forze politiche. Ma è chiaro che tocca più di
vicino quei partiti che all'indomani del voto saranno chiamati a governare.
Cioè, visto che il silenzio sui sondaggi non impone anche l'ipocrisia, il
Partito della Libertà ed i suoi alleati del Nord e del Sud. Veltroni e
compagni, dopo l'inevitabile sconfitta, saranno impegnati a leccarsi le ferite
o a dilaniarsi tra di loro. E non avranno né il tempo né la voglia di dedicarsi
ad approfondire i problemi reali da affrontare e da risolvere. Silvio
Berlusconi ed i suoi alleati, al contrario, non potranno permettersi pause di
riposo o di meditazione. Avranno sul groppone l'Alitalia,
Malpensa, la "munnezza" napoletana, l'inflazione che sale insieme ai
prezzi ed alle tariffe ed il potere d'acquisto che scende senza avere un attimo
di sorta. Ma, soprattutto, avranno di fronte la scelta di fondo tra l'ipotesi
del sostanziale continuismo rispetto al modo tradizionale di governare giocando
su tasse e spesa pubblica e quella della radicale inversione di linea
diretta a liberare gli italiani dal peso esorbitante di uno stato burocratico
elefantiaco e fatiscente. La prima ipotesi è semplice ma porta al collasso. La
seconda è difficilissima ma è l'unica che può produrre un risultato positivo.
Ripulire lo stato delle escrescenze burocratico-clientelari significa anche
prevedere come impiegare in maniera produttiva le centinaia di migliaia di
persone oggi inserite in tali strutture. E' in grado il Pdl di affrontare una
impresa così ciclopica? Se si dovesse badare alla campagna elettorale si
direbbe di no. Ma poiché il Pd non solo perderà ma è messo in condizioni
addirittura peggiori, tanto vale puntare sullo slancio vitale di Berlusconi.
Magari coprendosi gli occhi per non vedere nani, ballerine ed avanspettacolo,
ma con la consapevolezza che se c'è qualcuno in grado di dare un colpo d'ala
questo qualcuno al momento è ancora il Cavaliere.
( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')
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Oggi è Gio, 10 Apr
2008 Edizione 70 del 10-04-2008 Oltre ai soldi e finito anche tutto il resto
Niente più sogni e speranze di Fabrizio Binacchi E' ben strano un Paese
(l'Italia, non Cesano Boscone) nel quale un problema come quello dell'Alitalia è ben noto da otto anni e ci si riduce a cercare una soluzione
vera negli ultimi otto giorni o otto settimane prima di un rischio fallimento
reale. E' ben strano un Paese (l'Italia, non Quarto d'Altino) in cui abbiamo i
manager meglio pagati d'Europa e magari incentivati e liquidati con assegni
d'oro che hanno lasciato tuttavia le aziende in rosso super vermiglio.
E' proprio strano un Paese (l'Italia, non Barberino di Mugello) nel quale si
urla al lupo al lupo, troppi partiti, troppe formazioni, troppe liste di
famiglia e poi, a dieci giorni dal voto, si rischia di far saltare la data
delle elezioni per il reintegro di una lista e un simbolo che qualche
funzionario del Viminale non aveva ammesso. E comunque alla fine i partiti in
lizza sono ancora quasi venti. Uno strano Paese nel quale il governo Prodi è
caduto per un ministro indagato che non doveva essere indagato. Dove è
drammatico rilevare che anche se vien meno la causa, l'effetto rimane vero e
devastante. Vale per il rapporto vicenda Mastella, caduta Prodi, elezioni
anticipate, ma vale anche nel rapporto rifiuti in Campania. Non ha importanza
la vera causa, la tragedia è che la conseguenza è certa. In questo Paese negli
ultimi cinque anni siamo diventati nella stragrande maggioranza tutti più
poveri. Anche quelli che si credono ricchi che stanno in un Paese che non
cresce più alla fine sono più poveri, e non ci vuole un economista da Nobel per
capirlo. Ma la china più pericolosa è che accanto alla povertà si affiancano
altri due fenomeni ancor più gravi: finiscono i soldi, ma finiscono anche le
certezze e addirittura si stanno esaurendo pure le speranze. Fino a qualche
tempo fa un patrimonio intangibile e incalcolabile. Perché? Perché da un po' di
tempo si è diffusa una strana sensazione di essere presi in giro, un po' da
tutte le parti. Ed è il peggio che possa capitare ad una comunità, sia essa una
città sia essa un Paese intero: cioè non crederci più. Ha ragione il mio amico
Guido Tampieri che si definisce sotto trattino segretario e quindi meno
trattino responsabile dei sotto trattino fascicoli. Dice argutamente Tampieri
che di Prodi e De Castro è stato il sottosegretario più vivace non ricandidato
in nome della felicità: "E' lo sfrangiamento il vero rischio di questo
Paese. E non solo quello politico per i quaranta partiti. Lei pensi Binacchi
che quando ho convocato il tavolo per la crisi suinicola si sono presentati in
39. E il giorno dopo ho ricevuto lettere di altri tre che si lamentavano perché
non erano stati invitati.". Sfrangiamento italico.
( da "Opinione, L'" del 10-04-2008)
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Oggi è Gio, 10 Apr 2008
Edizione 70 del 10-04-2008 Sotto le due torri - Al voto! Al voto! Anticipiamo i
risultati? Vergogna: Bologna è un "parco buoi" di Il Dr Balanzone E
così ci siamo, si va a votare. Non sarà una questione solo bolognese, ma
sarà?ugualmente importante. Qui però dobbiamo essere onesti e chiari, perché
solo con l'onestà e la chiarezza si risolveranno i nostri enormi problemi. Noi
voteremo?ma non eleggeremo nessuno, perché eleggere significa scegliere e noi
non sceglieremo?infatti qualcuno, e questa è una dura ferita alla Costituzione,
ha già scelto per noi. La cosa non mi piace, ed ho combattuto per una vita i
comunisti (anni fa rischiando la pelle) proprio perché ?quei signori?
sceglievano per gli altri. Non cambierò idea ora, per puro comodo. La degenerazione
del sistema, la caduta dei valori ideali e da ciò, a ricaduta, l'abbattimento
del PIL, la frantumazione dei risparmi, l'indebitamento, lo scollamento e
l'abbrutimento sociale, partono da qui: dalla perdita della democrazia,
dall'azzeramento della dignità della persona, dal permettere che?altri scelgano
per noi. Non vi sarà futuro per uomini senz'anima. Ma Balanzone al "scorr
ed Bulagna" (trad. parla di Bologna)?e allora parliamone. Noi cittadini
bolognesi sappiamo per chi votiamo? Non credo. Ed invece è sufficiente leggere
i numerosi elenchi affissi lungo le strade. Tenetevi fermi, sarà terribile.
Votare sarà "fools proof", "a prova di stupido". Ci daranno
due schede e faremo due croci, non troppo grandi e non troppo piccole, ma saranno
solo due croci. Tutto qui. Anticipo con sicurezza i risultati bolognesi: Chi al
Senato farà la croce per il Partito Democratico (Veltroni) eleggerà la signora
Finocchiaro Anna Maria Paola Luigia, nata a Modica, Ragusa di Sicilia il
31/3/35. Chi voterà per la Sinistra Arcobaleno eleggerà la Signora Borsellino
Rita, nata a Palermo di Sicilia il 2/6/45. Chi "crocerà" il PDL del
Berlusca porterà in Senato il Sig. Giovanardi Carlo Amedeo, nato a Modena il
15/1/50. Chi avesse la ventura di scegliere l'UDC di Casini eleggerà il sig.
Ubaldi Elvio, ex Sindaco di Parma, ove nacque il 26/1/47. Facendo un segno su
"Di Pietro" eleggeremo certo Gotti Luigi, nato a Mesoraco ( provincia
di KR) (Sic! Intraducibile: forse Croazia o forse Crotone di Calabria!).
Questo, non per colpa di Balanzone, avvenne purtroppo il 23/5/47.
"Crociando" "La"Destra" porteremo in Senato
addirittura il signor Storace Francesco, nato a Cassino di Frosinone il
25/1/59. Un laziale che "conosce bene" l'Alitalia e tutte le sue disgrazie. Invece per la Camera dei Deputati due
esempi per tutti: votando PDL sceglieremo direttamente Lui, il figlio di Dio,
Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29/9/36 e votando l"Italia dei
Valori" (non si indica quali) avremo in Parlamento, direttamente il
professore di italiano?lui "Tonino": Antonio Di Pietro, il
carceriere d'Italia, il forcaiolo innamorato della Mercedes. Nato a Montenero
di Bisaccia (Campobasso) il 2/10/50. Ecco, questi saranno i?"nostri"
deputati e senatori, che però "sotto i portici", finora, nessuno ha
mai visto. Questi saranno coloro che, "ben conoscendo" i problemi
della nostra Città e della nostra Terra, alla luce della nostra cultura e delle
nostre tradizioni, costruite per noi dai nostri avi. porteranno nel Parlamento
nazionale la voce della nostra anima! "E allora Balanzone s'imbarbarisce
ed urla: "E te s..mel" (Trad impossibile perché la parola dialettale
è nota, ma incompleta.) Già?perché sappiamo tutti che il rapporto fra ciascuno
di quei signori e le Torri è equivalente all'interesse per Bologna di un
esquimese, di un filippino, o di un abitante delle isole Tuamotù. Insomma la
verità è che quei quattro papaverotti di politici locali che abbiamo, ci hanno
venduti a gente di fuori, in cambio di cosa non si sa e la verità è che Bologna
non avrà alcuna rappresentanza parlamentare. Vergogna! Da lunedì 14 dovremo,
prima di ogni altra cosa, chiedere conto di questo comportamento a Kofferati,
Caronna, De Maria, ma anche al centro-destra?Comportamento, si consideri bene,
sul quale i "Civici" della "premiata Ditta" cav.ri Casini
& Guazzaloca, produttori di ambiguità, si sono ben guardati dal fare
critiche per la mostruosità su descritta. Loro, sant'uomini, che per spirito di
servizio, sono pronti a farsi? crocifiggere per noi! C'è chi dice che
criticheranno sicuramente, ma prima vogliono vedere?chi perde e chi vince!
Crocifissi si, ma mica fessi! Altrocché "anima della Città"! Una cosa
è certa, per un politico locale d'ora in poi sarà molto più difficile avere a
che fare con il cittadino comune?almeno con me. Fra un anno avremo chi vorrà
indicarci "un buon sindaco" Ma dopo questo ennesimo
"bidone"... In linguaggio borsistico per un agente di borsa il fatto
di utilizzare facilmente i risparmi di cittadini onesti, ma sempliciotti si
dice "utilizzare il parco buoi". Bologna: "parco buoi" di
voti elettorali?dove credi di andare? La signora Finocchiaro Anna Maria Paola
Luigia & soci suddetti, non sanno nemmeno cosa sia Bologna. Qualcuno avrà
detto a quella gente che la nostra Città sia fatta da due grandi torri su un
piatto di tagliatelle fumanti. Non è così. Bologna è una città che soffre, con
alcune zone in cui la sofferenza e il degrado sono intollerabili. Bologna è la
Città in cui è fra l'altro, riapparsa in questi giorni la terribile violenza
politica ed in cui si pensa che sia giusto e doveroso impedire all'avversario
di esprimere i propri diritti. Finocchiaro & C. gusteranno il nostro piatto
di tagliatelle fumanti e gratuite. Noi bolognesi avremo invece di fronte anni
terribili. Almeno non ci si potrà dire che è colpa del destino!.
( da "Voce d'Italia, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca Roma: centro
chiuso al traffico per manifestazioni e eventi elettorali Roma, 10 apr - Centro
della Capitale chiuso al traffico, in ragione di eventi elettorali e
manifestazioni di protesta. Si tratta di un provvedimento disposto da vigili
urbani, polizia e carabinieri. In pieno centro, infatti, si
terrà l'incontro del candidato sindaco di Roma del centrosinistra Rutelli con
il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe. E, a due passi e in contemporanea, si
terrà una protesta del personale Alitalia, ma anche
un'alra manifestazione di senza tetto nella zona della stazione Termini.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
OGGI L'INCONTRO TRA
IL GOVERNO E LE NOVE SIGLE Letta prova a far ripartire il dialogo tra i
sindacati Alitalia e Air France [FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA Tempo per studiare soluzioni diverse non c'è più. La ripresa del
confronto con Air France-Klm è l'ultima chance prima del commissariamento. Oggi
per il sottosegretario Enrico Letta esporre ai sindacati la linea del governo
uscente sulla vicenda Alitalia non sarà
difficile. La situazione di cassa parla da sola: 170 milioni di euro, più 69
milioni di rimborsi fiscali. Ossigeno sufficiente a traghettare Alitalia per poco più di un mese. E' vero che grazie al piano Prato
scattato il primo aprile l'attività si è concentrata su Fiumicino, le perdite
causate da Malpensa non ci sono più e ben 27 aerei sono a terra. Ma nel
frattempo non è partita la cassa integrazione per i dipendenti colpiti dai
tagli e il timore di commissariamento ha fatto crollare le prenotazioni. Uno
scenario che la Borsa vede avvicinarsi: ieri, riammesse in unica fase d'asta,
azioni e obbligazioni sono crollate entrambe di circa il 20%. Al vertice di
questa mattina oltre a Letta - incaricato dal governo e dal Partito democratico
della mediazione - ci saranno Bersani, Damiano, il sottosegretario al Tesoro
Massimo Tononi ma né Prodi né Padoa-Schioppa. A nome del governo, i quattro
spiegheranno che il pre-accordo con Parigi è l'unica strada per varare,
eventualmente, un prestito-ponte senza che Bruxelles lo sanzioni come aiuto di
Stato. Un ulteriore sostegno pubblico alla compagnia fuori delle regole europee
complicherebbe il quadro: scatenerebbe una procedura di infrazione di fronte
alla Corte del Lussemburgo e l'ira dei concorrenti interessati al funerale di Alitalia: da British Airways a Rynair, da Lufthansa ad Air
One. Obiettivo di Letta è far tornare al tavolo i sindacati e i vertici di Air
France-Klm entro la fine della prossima settimana, al massimo l'inizio della
successiva. Police ieri ha convocato le sigle per una prima verifica a poche
ore dalla chiusura dei seggi, martedì. Molto di quel che accadrà da allora
dipenderà dall'esito del voto: se Berlusconi avrà una chiara maggioranza e
ribadirà il no a Parigi, nei sindacati si rafforzerà il partito di chi è
convinto che fra la minestra francese e la finestra del commissariamento sia
preferibile la seconda. Il commissario, codici alla mano, avrebbe mano libera
nella ristrutturazione e laverebbe la coscienza delle sigle, diversamente
costretti ad accettare il duro piano Spinetta. L'esito della partita dipende
anche da loro: "Se facessimo un accordo sarebbe difficile per tutti farne
a meno, senza un accordo tutto può cambiare", spiega Guglielmo Epifani. In
modo involuto il leader Cgil fa capire che un pre-accordo prima
dell'insediamento del nuovo governo potrebbe cavare d'impaccio Berlusconi dalla
complicata gestione di un commissariamento, condizione necessaria perché si
palesi la sbandierata cordata tricolore. Diceva ieri Giulio Tremonti: "Se
c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato
italiano, con un turismo forte, allora si faccia l'accordo con Parigi". E
garantisce: "Anche Berlusconi è di questa opinione". Letta e i
sindacati oggi discuteranno quindi delle strade possibili per addolcire il
piano franco-olandese. L'Avia, l'associazione degli assistenti di volo, ha le
idee chiare: proporrà l'allargamento ai 2.100 eventuali esuberi della norma
sulla pensione per i lavoratori esposti all'amianto: permetterebbe di mandare
direttamente a riposo tutti coloro che hanno raggiunto i 52 anni e maturato 20
anni di servizio. Se invece accordo non sarà, entro un mese il governo Prodi si
potrebbe trovare di fronte ad una nemesi beffarda: imporre, con le valigie in
mano, il commissariamento che per più di un anno ha cercato di evitare.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Alitalia
L'ASSEMBLEA DEL GRUPPO
ALIMENTARE. PLEBISCITO PER IL MANAGER, RIELETTO L'INTERO CDA La Parmalat di
Bondi riparte dall'Australia [FIRMA]LUCA FORNOVO INVIATO A PARMA Enrico Bondi
esce allo scoperto: "L'Australia ci interessa, nel Paese è in corso un
processo di consolidamento e noi vogliamo parteciparvi". Ieri pomeriggio a
Parma, all'assemblea degli azionisti, l'amministratore delegato di Parmalat,
incassata la sua rielezione pressoché plebiscitaria fino all'aprile 2011
insieme alla riconferma del consiglio d'amministrazione uscente, ha
ufficialmente aperto la campagna acquisizioni. "Per Parmalat è il momento
della svolta non più di stabilizzazione ma di espansione". L'inseparabile
camicia azzurra, la giacca blu scura d'ordinanza, Bondi preferisce tenere la
bocca cucita e non fa nomi davanti alla platea dei soci riuniti nella sala
storica dell'Unione degli industriali di Parma, dove si è svolta l'assemblea.
Ma la preda australiana, come già anticipato da La Stampa, avrebbe già un
identikit ben preciso: il nome è Dairy Farmers. Si tratta di una grande
cooperativa alimentare, che produce latticini, formaggi (tra cui anche il
parmesan, un'imitazione del nostro parmigiano) e raccoglie oltre 2000 piccoli
soci, perlopiù agricoltori. Dairy Farmers ha fatto sapere di aver rinunciato a quotarsi
alla Borsa di Sidney e di avere in esame una serie di manifestazioni
d'interesse per una fusione o la costituizione di una joint venture. C'è di
più: la cooperativa australiana avrebbe già fatto una prima scrematura e ci
sarebbe una short list, con in lizza solo tre società. L'uscita allo scoperto,
fatta ieri da Bondi rappresenta a questo punto un chiaro indizio che Parmalat
sarebbe della partita. Secondo gli analisiti il valore di Dairy Farmers
potrebbe oscillare intorno ai 700 milioni di dollari. Una cifra che non
impensierisce minimamente la cassa del gruppo di Collecchio, che grazie agli
introiti delle cause giudiziarie dispone di un miliardo di euro di liquidità.
Liquidità che potrà essere impiegata per fare altre acquisizioni, come la
keniota Spin Knit. Operazione per ora congelata a causa della guerra civile in
corso nello Stato africano. In assemblea, il cda è stato riconfermato a
larghissima maggioranza dai soci con il 27,25% del capitale (hanno votato a
favore anche Intesa e Jp Morgan, tre anni fa era presente il 16,6%), il nodo
dei dividendi resta un tema di acceso scontro. Proprio ieri una folta pattuglia
di fondi (con circa il 12% del capitale) ha chiesto la convocazione di
un'assemblera straordinaria, prevista il 30 maggio in prima convocazione per
modificare la norma dello statuto che fissa al 50% la quota degli utili da
distribuire agli azionsiti. I fondi chiedono di alzare il payout sopra il 50%.
Una possibilità su cui lo stesso Bondi si è mostrato aperto: "Se ne può
discutere". "Dietro il miracolo della Parmalat c'è un santo - ha
scherzato in assemblea, Raffaele Picella, indicando Bondi alla sua destra - e
noi l'abbiamo qui". Bondi ha poi spazzato via le voci
di un suo possibile approdo all'Alitalia:
"Non è affar mio", ha tagliato corto. In serata si è svolto anche la
prima riunione del nuovo consiglio d'amministrazione che ha provveduto a
distribuire deleghe. Oltre alla rincoferma di Enrico Bondi alla carica di ad,
Raffaele Picella è stato rieletto presidente.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La campagna
elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto
alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha
caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne
abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il
voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i
leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato
prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare
proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una
campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro
più che votare per. Chi vota per Popolo delle Libertà e Lega è motivato
essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito
democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il
Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non
chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe
interessante capire qual è il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E per
chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare i due test, segnalati qualche
tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti,
permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li
trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in Varie Non
commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam
e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia
intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione.
Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco
Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è
passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e
considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un
crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica
la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al
mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi,
ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità
tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono
principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le
popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole
della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli
islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan,
che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole
civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il
comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia
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questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet
Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista,
amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona
un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi,
in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui
inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come
l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino
che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici,
atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura.
Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto
Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe
auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti
della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno
smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa
eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva,
mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono
d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi
giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi
rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la
richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché
non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio
è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché
l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche
suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo
non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando
questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di
ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche
il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è
lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i
principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le
questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi
spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe
considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al
traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E
invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che
finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in
Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare.
Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese,
che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di
droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno
riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi
viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di
merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto,
paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non
devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra
serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente
alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi
anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei
gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto
marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France
si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso
proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un
successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto
in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in
campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in
Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a
conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che
ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che
recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio"
e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato
l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di
colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è
stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al
suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia
della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di
fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi
Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite
da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un
moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14
) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho
visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita,
come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar
voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando
la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono
ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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27Mar
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Alitalia
FEDERICO ORLANDO
"Se Napolitano lascia?" Ebbene no, Cavaliere, Napolitano non lascia.
E lei, se non avrà il fisico del ruolo, dovrà sudare molto a passare sotto le
"forche caudine" della Costituzione, come per soddisfare, parola
della sua amica Santanché, altre eventuali concupiscenze. Per "fisico del
ruolo" s'intende la maggioranza assoluta dei senatori eletti a Palazzo
Madama, indispensabile per ottenere dal Quirinale l'incarico di formare un
governo. Diciamo dei "senatori eletti", così come Napolitano ricordò
a Prodi quando si trattò di andare in aula a verificare la fiducia
"politica" dell'uno e dell'altro ramo del parlamento. Perché, se il
presidente del consiglio d'amminis t r a z i o n e della Fininvest l'ha
dimenticato, la Costituzione sta lì, sulla strada di tutti, a ricordare che
"il governo deve avere la fiducia delle due camere". Articolo 94. Se
in una delle due camere il Quirinale, che è il Colle più alto di Roma, non
intravede chiara la maggioranza, non dà l'incarico di formare il governo. Al
più dà un incarico esplorativo, come fece con Marini. Ciò significa una cosa:
che la sera del 14 aprile Berlusconi dovrà contare nel suo argent de poche 158
seggi di senatori, non uno di meno. Spiccioli negligeables, certo, per il
finanziere che si fa le leggi come gli convengono, ma indispensabili per
accedere ad altro tipo di potere: il governo della repubblica, appunto. Il
fuoco di sbarramento preventivo contro il Quirinale, scatenato da dieci giorni
nella stolta illusione di poter ottenere dalle istituzioni, con le minacce,
quel che con le minacce si ottiene da "dipendenti" o concorrenti o
revisori dei conti, è solo conferma che il Cavaliere sa di non avere in tasca
quei fatidici spiccioli, quei 158 voti di Palazzo Madama senza i quali non avrà
l'incarico. Non gli basterà provare a lusingare il Quirinale col preannuncio di
una cordata: una cordata di senatori acquistabili (i Grillo del 1994, i De
Gregorio, i Dini, i Mastella del 2006-7) disposti a integrare i numeri del Pdl.
Il discorso dell'Alitalia non vale
per l'Italia delle istituzioni: qui, quel che c'è c'è e quello che non c'è non
c'è. La Costituzione italiana è rigida, come dicono i giuristi. Lo fosse stato
anche lo statuto albertino, il 28 ottobre 1922 Mussolini al governo non ci
sarebbe andato. Qualcuno ripassi un po' di storia al cavaliere. Magari
Dell'Utri, se non è occupato in revisioni della Resistenza e in beatificazioni
di stallieri mafiosi. L'origine "comunista" di Napolitano non c'entra
con l'esercizio, che ci auguriamo sempre intransigente, della sua funzione di
guardiano della Costituzione e di supremo magistrato di garanzia. Ciampi non
era comunista, ma liberaleazionista, eppure fece rimangiare al Cavaliere tutti
gli sbreghi alla Costituzione che il brianzolo aveva fatto approvare da una
maggioranza pavida e fellona. Oscar Luigi Scalfaro era democristiano, ma fece
argine agli sbreghi del sedicente "premier" in modo ancor più
intransigente. Entrambi sono vivi, e in senato potranno votare anche leggi di
un ipotetico governo Berlusconi, se ci sarà e se vorranno; ma non certo fare
con lui maggioranza "politica", cioè voto di fiducia ai sensi
dell'articolo 94. Come da precedenti. L'operazione "missile a due testate",
di cui parlammo la settimana scorsa, una contro il Quirinale per indurlo ad
alzare l'asta delle forche caudine della Costituzione, l'altra contro i
senatori a vita perché si acconcino a servirlo dopo due anni di ingiurie, più
che un missile è un razzo cinese da bengala, produce coriandoli e botti, ma per
il resto, come direbbe la Santanché? E dunque sarà il caso che in queste ultime
ore di campagna elettorale nessuno avveleni i pozzi: ben sapendo che, per
quanto molti italiani siano proni in "orizzontale" e in "diagonale",
moltissimi altri non esiterebbero a schierarsi a difesa delle istituzioni fin
nella piazza del Quirinale.