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T ARTICOLI DEL 20 settembre
2008 #TOP
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Intervista al leader della Cgil: "Che danno
quegli applausi. Ma i piloti vanno coinvolti"
"Palazzo Chigi ci ha dipinto come quelli che giocano allo sfascio"
ROMA - "O il governo
e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con Cai, oppure io
vedo una sola strada: la vendita immediata a una grande compagnia straniera,
che ci può assicurare un know how industriale più forte e condizioni
finanziarie più solide". Il giorno dopo la disfatta politico-sindacale
sull'Alitalia, Guglielmo Epifani riapre i giochi. In questa intervista a
Repubblica il leader della Cgil respinge le accuse di Berlusconi, lancia
segnali a Colaninno e soprattutto rilancia l'ipotesi di una cessione a un
vettore internazionale. "Io personalmente vedo con favore Lufthansa, ma
non sta certo a noi scegliere il partner. Tocca al governo decidere".
Epifani, lei giustamente ha fretta. Ma vedere quei dipendenti in divisa che
esultavano davanti a Fiumicino, all'annuncio del ritiro dell'offerta Cai, è
anche una vostra sconfitta, non trova?
"Certo, quegli applausi hanno nuociuto all'immagine dell'Alitalia. In
qualsiasi altra situazione di grave crisi aziendale, e ne abbiamo vissute e ne
viviamo tante, una notizia del genere viene accolta con profonda preoccupazione
da tutti. Stavolta non è stato così, e di questo i lavoratori devono essere
coscienti. Noi, di sicuro, non abbiamo gioito. Anche se è altrettanto certa
un'altra verità: le caratteristiche della cordata italiana, l'assenza di know
how specifico, la mancanza di procedure trasparenti, sono alla base della
criticità oggettiva dell'intera operazione Cai".
Il problema è che dietro quella gente ci siete voi, c'è il vostro no. Avete
giocato al tanto peggio tanto meglio?
"No, non è mai stata questa la nostra posizione. Noi
abbiamo lavorato fin dall'inizio per cercare una soluzione positiva. Mentre fin
dall'inizio è stato il governo ad accreditare l'immagine di una Cgil che
giocava allo sfascio, sulla pelle dei lavoratori e del Paese. La nostra storia
dimostra che questa non è e non è mai stata la nostra cultura. Berlusconi
ripete da giorni che siamo manovrati dalla politica, quando è evidente a tutti
che la Cgil ormai da decenni non è più cinghia di trasmissione di nessuno. Il
giorno in cui Cai doveva decidere Berlusconi ha detto "si firmi anche
senza la Cgil". Dopo che la Cai si è ritirata ha detto "è stata tutta
colpa della Cgil". Le pare un modo serio di trattare? A colpi di ultimatum
quotidiani, di drammatizzazioni continue, di ricatti veri e propri?".
Quanto ad accuse e a "penultimatum", anche i sindacati non sono
stati da meno.
"Attenzione: un conto è la polemica, anche dura, che in una trattativa
così delicata ci può stare. Tutt'altro conto è il livore degli attacchi,
personali e politici, ai quali naturalmente abbiamo il dovere di rispondere.
L'alzata di toni del governo contro di noi è indegna di un Paese civile. Questo
modo di intendere i rapporti con le forze sociali è un imbarbarimento della vita
del Paese".
Un clima di aggressione ideologica contro di voi, soprattutto da parte di un
pezzo di governo che ha vissuto ai tempi di Craxi lo scontro sulla scala
mobile, può anche esserci stata...
"Certo che c'è stata. L'abbiamo respinto e la respingiamo con altrettanta
forza... ".
Ma qui c'è un fatto sul quale anche voi dovete riflettere. Un accordo è
saltato per l'ennesimo no della Cgil. Non siete forse un elemento di freno
sistematico alla modernizzazione del Paese?
"La modernizzazione del Paese la vuole anche la Cgil. Noi non viviamo con
la testa rivolta al passato. Un sindacato che fa questo muore. Ma allo stesso
tempo respingiamo una modernizzazione che scommette sulla sudditanza o peggio
sull'irrilevanza delle rappresentanze sociali. Questa scommessa per noi è
inaccettabile, anche perché prefigura una deriva autoritaria che dovrebbe
preoccupare non solo noi, ma tutte le forze sociali che hanno a cuore la
democrazia".
Perfetto. Ma nel caso Alitalia la Cgil ha compiuto uno strappo del tutto
inedito. Si è schierata con sei sigle autonome, dividendosi da Cisl e Uil. Per
difendere voi stessi, avete difeso una corporazione, i piloti. Non è così?
"Né oggi né mai ho difeso logiche di casta, privilegi o posizioni di
potere consolidato. Ma una trattativa complessa non si gestisce usando
l'esclusione e la forza. Il personale di volo non è rappresentato da noi, ma è
sbagliato tagliarlo fuori dal confronto. E se io cerco di allargare il
perimetro del confronto, lo faccio in nome della democrazia sindacale, non
certo del corporativismo".
Ma c'è un paradosso: per cercare di allargare il consenso, come lei ha detto
in questi ultimi giorni a proposito del piano Cai, avete finito per cavalcare
il dissenso.
"Capisco che questa può essere l'impressione. Ma il problema di chi deve
amministrare una compagnia aerea non è solo firmare un accordo. Perché se il
giorno dopo la firma Fiumicino e Malpensa si bloccano e gli aerei non volano
perché il personale di volo entra in sciopero, quell'accordo diventa carta
straccia. E questo problema non si risolve minacciando soluzioni autoritative.
Si risolve trattando con tutti, e cercando di trovare un'intesa che soddisfi
tutte le rappresentanze dei lavoratori".
C'è anche un'altra chiave di lettura: la Cgil ha detto no perché, se avesse
firmato, dal giorno dopo sarebbe implosa al suo interno. Che ne dice?
"Dico che è falso. Fratture con la base ne hanno e ne hanno avute tutti i
sindacati. Fa parte della nostra storia. Ma nel caso dell'Alitalia questo è
davvero l'ultimo dei problemi. La verità è che non si può trattare con la
pistola alla tempia".
Continuate a sottovalutare un punto: Alitalia è nell'abisso. Tutti trattano
con la pistola alla tempia, non crede?
"È vero. Ma tutto era già noto da un pezzo. La trattativa andava preparata
per tempo, non improvvisata in un mese".
Per tempo, lei dice. E allora perché non avete accettato l'offerta Air
France, che avrebbe risolto tutto e non sarebbe costata un euro ai
contribuenti?
"Berlusconi scarica anche quella su di noi. Ma voglio ricordare che
Spinetta, allora, pose due condizioni per acquistare Alitalia: la prima era in
effetti il consenso del sindacato, e lì noi non trovammo l'intesa sui livelli
occupazionali, ma la seconda era il via libera del governo in carica e di
quello che, di lì a poco, avrebbe vinto le elezioni. Berlusconi aveva la
vittoria in tasca, e fu lui a costruire la compagna elettorale sullo slogan
"non passa lo straniero"".
Epifani, mettiamo da parte il passato, e veniamo al presente. Cai si è
ritirata, il governo dice no a ogni forma di nazionalizzazione. Come si esce da
questo buco nero, che rischia di ingoiare 20 mila famiglie?
"Innanzitutto bisogna che chi ha alzato irresponsabilmente i toni li
abbassi immediatamente. E poi occorre che il capo del governo e il commissario
straordinario riprendano in mano il bandolo di questa matassa".
Il suo collega Bonanni dice: basta che Epifani fa una telefonata a
Colaninno, e tutto è risolto.
"Non sono io che devo attivarmi. Lo ripeto, la partita adesso è in mano a
Berlusconi e a Fantozzi. Tocca a loro studiare una soluzione".
Ma lei cosa propone? Avrà un'idea, no?
"Io vedo solo due possibilità. La prima è che il governo ritrovi uno
spiraglio per riprendere il negoziato con Cai, sapendo bene che il problema del
consenso del personale di volo non è un'invenzione o una scusa, ma un'esigenza
essenziale per chi fa trasporto aereo. So che è molto difficile, per le
condizioni finanziarie della cordata e per i dissensi di merito che ancora
restano in campo. Ma il governo ha il dovere di provarci".
E se non ci riesce?
"Vedo solo una seconda possibilità, che non considero nemmeno una
"ipotesi B" perché è meno convincente, ma semmai è dal mio punto di
vista addirittura più forte: il governo avvii subito, in modo limpido e trasparente,
le procedure per vendere a una grande compagnia aerea internazionale. Io credo
che le disponibilità ci siano, anche se ovviamente nessun partner potenziale si
muove in assenza di una scelta netta e decisa da parte del governo".
Allude a Lufthansa?
"Non sta a me scegliere il partner. Ma lo ripeto, so che, a precise
condizioni, esistono disponibilità. E dunque, se è così e se la pista Cai è
chiusa per sempre, la Cgil chiede al governo di non esitare un solo minuto:
faccia un passo indietro sul principio dell'italianità, e scelga subito un
grande vettore straniero cui affidare le sorti di Alitalia. Sarebbe una scelta
che avrebbe il vantaggio di un know how industriale più forte, condizioni
finanziarie più solide e una tempistica più rapida. Se il governo fa questo,
dichiarando a viso aperto il suo gioco nei confronti del Paese e del sindacato,
la Cgil è pronta a fare fino in fondo la sua parte. Come ha sempre fatto, nella sua lunghissima
storia".
(20 settembre 2008)