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DOSSIER “ALITALIA”

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IN EVIDENZA

Berlusconi: «Se fallisce la trattativa a rischio gli aiuti per i lavoratori»  Alitalia, annullato confronto tra le diverse sigle per definire la linea d'azione comune. Guardia di Finanza alla Magliana. E il presidente della provincia di Milano: «Il fallimento? Sarebbe una liberazione» Il Corriere della sera del 16-9-08)

 

 

NOTIZIE CORRELATE

·                     Alitalia, il negoziato riprende tra le tensioni. Ora trattano anche piloti e hostess (16 settembre 2008)

·                     Berlusconi: la sola alternativa è il fallimento (15 settembre 2008)

 

 

ROMA - Se la trattativa fallisse per un «egoismo irragionevole», il governo non potrebbe «garantire» a tutti i 20 mila lavoratori di Alitalia quanto promesso ai 3.250 esuberi previsti dal piano di salvataggio e vi dovrebbe essere dunque una «drastica» riduzione di sostegni e rimborsi. Lo ha detto Silvio Berlusconi, a proposito della trattativa su Alitalia, sottolineando che le parti in causa «devono considerare anche questo». Il premier torna dunque a fare la voce grossa dopo che già lunedì sera a «Porta a Porta» aveva attaccato i sindacati parlando di difesa dei privilegi e spiegando che la sola alternativa all'accordo con Cai sarebbe il fallimento della compagnia di bandiera. Visto che un eventuale mancato accordo, secondo il capo del governo, «dipenderebbe dalla loro volontà di non accettare un'altra possibilità di lavoro», ovvero dalla volontà di fare prevalere «un egoismo irragionevole nei confronti del loro bene e del bene comune», il governo - è la minaccia - «dovrebbe intervenire drasticamente, imponendo sostegni e rimborsi assolutamente diversi da quelli promessi e garantiti ai 3.250 esuberi attuali».

INCONTRO ANNULLATO - Un vero e proprio ultimatum, quello del Cavaliere. Nel frattempo è saltata la riunione tra le nove sigle intersindacali dei lavoratori Alitalia, inizialmente annunciata per quest'oggi. L'incontro era stato deciso lunedì notte dopo una lunga serie di incontri tra governo, sindacati e la Cai, la società che ha presentato un'offerta per rilevare una parte degli asset della compagnia di bandiera, condizionandola però a un accordo preventivo con le organizzazioni sindacali.

LA FINANZA ALLA MAGLIANA - Intanto giunge la notizia dell'arrivo alla sede della Magliana degli agenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza che ha acquisito i bilanci consolidati degli ultimi dieci anni e altra documentazione, nell'ambito dell'inchiesta della procura aperta dopo la dichiarazione di insolvenza della compagnia di bandiera.

ITALI AIRLINES INTERESSATA- Sempre dalla Magliana trapela che non è solo la cordata di Cai ad avere interesse per la compagnia di bandiera. Il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha infatti ricevuto «una manifestazione di interesse al progetto di cessione da Alitalia ad ItAli Airlines di aerei e relativi personale navigante e tecnico in esubero, sulla base di un contratto di servizio pluriennale». Una seconda manifestazione di interesse è arrivata da Investimenti e Sviluppo mediterraneo per l'Atitech.

UN LUNEDI' DI TRATTATIVE - Per tutta la giornata di lunedì al ministero del Lavoro e a Palazzo Chigi si sono svolte numerose riunioni che però hanno visto incontrarsi separatamente i sindacati confederali e le associazioni professionali di piloti e assistenti di volo. A tarda sera era stata concordata una riunione a nove per trovare una posizione comune da presentare alla Cai e al governo nell'incontro che dovrebbe essere convocato dall'esecutivo per mercoledì o giovedì, prima del consiglio di amministrazione di Cai, previsto per giovedì. Alla base del rinvio ci sono probabilmente ragioni tattiche: i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero avere più tempo per valutare il piano e non essere costretti a decidere in tempi stretti solo per rispettare le scadenze decise dalla Cai.

CAUTO OTTIMISMO - Quanto alla possibilità che un'intesa venga raggiunta, qualche spiraglio arriva dai sindacati confederali. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, spiega che il lavoro grosso è ora nella definizione del contratto di lavoro, che dovrà prevedere il mantenimento degli attuali livelli salariali: «Il nostro slogan è : vogliamo lavorare meglio, anche di più, ma guadagnare lo stesso stipendio». Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, fa invece sapere che le percentuali di buona riuscita nella trattativa sono «buone ma non il 100%» e alle controparti chiede che ai lavoratori venga garantita soprattutto certezze: «Dobbiamo essere sicuri che facciamo sacrifici a fronte di impegni affidabili».

«IL FALLIMENTO? UNA LIBERAZIONE» - Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, uno dei più seguiti dirigenti ex ds del Nord Italia, commenta invece l'eventualità di un fallimento di Alitalia, evocata anche dal premier Silvio Berlusconi lunedì sera: per il sistema aeroportuale milanese, secondo il capo di Palazzo Isimbardi, il collasso della compagnia «non sarebbe una tragedia». Anzi: «Potrebbe essere addirittura un 25 aprile, il giorno della liberazione in cui ci liberiamo da chi in questi anni ha messo le mani alla gola del sistema aeroportuale milanese e lo ha soffocato».

«BERLUSCONI DICE SCIOCCHEZZE» - Intanto dal ministro ombra dell'Economia, Pierluigi Bersani, arriva la replica a Berlusconi, che aveva scaricato sui sindacati la responsabilità di un eventuale fallimento delle trattative, accusando in particolare la Cgil di agire dietro pressioni politiche del centrosinistra: «Le affermazioni di Berlusconi sono senza capo nè coda, la nostra esperienza di governo non è stata senza problemi con il sindacato. A noi minacciarono scioperi generali per molto meno di quello che sta accadendo adesso in economia. Dire che i sindacati sono a servizio di Tizio e Caio è una sciocchezza e corrisponde all’idea del premier di scaricare i problemi secondo la logica per cui a lui vanno gli applausi e agli altri le corna». Per Bersani l’unica differenza tra il Pd e il centrodestra è che «noi abbiamo sensibilità verso il mondo del lavoro, pur essendo intenzionati a cancellare i privilegi».

-«IL PREMIER CI RISPETTI» Anche la Cgil è intervenuta con una nota ufficiale per repllicare alle parole del premier, che definisce «inaccettabili e non consone all'alto ruolo che ricopre»: quelli posti in queste settimane, si legge, «sono problemi che non possono essere "buttati in politica". Si tratta del destino di persone in carne ed ossa, delle loro condizioni familiari, delle loro vite e, su un altro versante, si tratta di questioni che rigurdano problemi di democrazia e di rappresentatività sindacale.» Al presidente del Consiglio la Cgil chiede «più rispetto, più misura e di evitare goffi tentativi di scaricare su altri responsabilità che sono, per la quota che gli compete, anche sue».

COMMISSARIATE AZ EXPRESS E VOLARE - Continuano intanto le procedure per arrivare alla dismissione di Alitalia. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria le società Alitalia Express e Volare, entrambe detenute da Alitalia spa, già commissariata. Il professor Augusto Fantozzi, già commissario di Alitalia, è stato nominato commissario straordinario anche di Alitalia Express e Volare.



Report "Alitalia 2"

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Alitalia 2 (47)


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Sezione principale: Alitalia 2

Cortei e proteste di piloti e hostess ma la trattativa su alitalia si riapre ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia si riapre ROMA - Cortei e proteste di piloti e assistenti di volo di Alitalia ieri per le strade di Roma, mentre la trattativa per il salvataggio della compagnia si stava riaprendo. Una riunione formale fra governo, tutte le sigle sindacali e Cai è stata infatti fissata per giovedì prossimo, dopo un primo round di incontri svoltisi ieri a palazzo Chigi con il sottosegretario

Il regno del capitalismo globale vacilla - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: secondo quella formula Alitalia che qui sarebbe improponibile. A 50 giorni dalle elezioni, non ha più nè la volontà politica nè i soldi per farlo. Le grandi banche nazionali e straniere, come Citigroup, Chase, UBS, Bank of America hanno costituto in fretta un fondo d'emergenza di 100 miliardi di dollari per mutuo soccorso e la Federal Reserve,

La scuola che comincia con il lutto al braccio - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E i dipendenti dell'Alitalia potrebbero viaggiare con un arcobaleno di protesta sulla giacca verde... Infine, se la Gelmini dovesse davvero insistere nella volontà di accorciare il liceo, ebbene tutti quelli che lo hanno amato e vorrebbero ancora mandarci i propri figli potrebbero fondare il movimento delle camicie blu cobalto,

Caso alitalia le antiche colpe dello tsunami - massimo riva ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Roma CASO ALITALIA LE ANTICHE COLPE DELLO TSUNAMI MASSIMO RIVA Il collasso di Alitalia espone Roma e l'intera area a quello che il presidente della Regione Marrazzo ha definito uno tsunami occupazionale. Non ci sono ancora elementi precisi per quantificare il numero di lavoratori che perderanno il posto nel volgere di breve tempo.

Sussidi, buonuscite, indennità la sfida per l'indotto alitalia - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: lo share delle due compagnie sul principale scalo romano (33 milioni di passeggeri nel 2007), in cui la sola Alitalia è cresciuta dal 40 al 45% con l'ultimo travaso di voli intercontinentali da Malpensa. Senza contare quello che accadrebbe se Alitalia dovesse davvero fallire, chiudendo semplicemente bottega. Ma torniamo ai numeri dell'indotto Alitalia calcolati dalla Cgil.

"non trasformiamo viterbo in una nuova malpensa" ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Beh, Alitalia diminuisce gli intercontinentali e avremo meno presenze, Ciampino chiude, Fiumicino comunque finisca con l'Alitalia si ridimensiona a favore di Malpensa... La fotografia è sconcertante". La partita Ryaniar vi interessa? "Eccome, ma abbiamo poca voce in capitolo.

I pagamenti? sempre più in ritardo aziende laziali sull'orlo del baratro - daniele autieri ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: orlo del baratro Altra maglia nera per l'Alitalia: 23 mesi per saldare i fornitori, ancora peggio delle Asl DANIELE AUTIERI Un'azienda su tre nel Lazio è stretta nella morsa del ritardo dei pagamenti. Era una su cinque solo un anno fa. è la denuncia lanciata dalla Federlazio che annuncia a Repubblica i risultati di un'indagine condotta presso le 3.

Il pd: "petizione per salvare linate" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mi auguro che Alitalia non fallisca, ma se dovesse succedere non sarebbe una tragedia". La tragedia, quella vera, è invece "il matrimonio di Alitalia con il sistema aeroportuale milanese, perché questa presa lo sta strangolando". Insomma: "La Cai lasci libero il mercato, il governo si impegni a liberalizzare i diritti di volo".

<Aeroporti, la Regione difende il Nord da mesi> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Proprio lui che da mesi difende a spada tratta le ragioni di Malpensa e del Nord, che organizza incontri e che prende contatti con tutti, imprenditori e associazioni, per fare una sola squadra. "Quale silenzio? - si chiede - La Regione Lombardia continua a sostenere la propria posizione e non più tardi dello scorso giovedì il presidente Formigoni e io abbiamo tenuto una

Penati: <Se Alitalia fallisce per Milano non è una tragedia> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 221 del 2008-09-16 pagina 4 Penati: "Se Alitalia fallisce per Milano non è una tragedia" di Gianandrea Zagato Nuova Alitalia, Filippo Penati smentisce se stesso. Una decina di giorni fa, il presidente della Provincia, si diceva pronto ad entrare nel board della nuova compagnia di bandiera.

Il Pd attacca il centrodestra <Silenzi su Linate e Malpensa> ( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nel giorno decisivo della vertenza Alitalia, i leader locali del Pd, il presidente della Provincia Filippo Penati e i segretari regionale e provinciale Maurizio Martina ed Ezio Casati, e il ministro ombra Andrea Martella, scelgono una sala dell'aeroporto di Linate, "che ci ha messo gentilmente a disposizione il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi " per far sentire la loro voce.

Lupi: è la sinistra che voleva affossare i nostri aeroporti ( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sono preoccupato della posizione della sinistra sulla questione Alitalia. Urlano e strepitano perché sono all'angolo e non sanno come uscirne. La realtà è che loro sono assistenzialisti e noi vogliamo la liberalizzazione". Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, subcommissario cittadino di Fi e responsabile delle infrastrutture per il suo partito difende la soluzione Alitalia.

Alitalia, si incrina il fronte del no ( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Oggi altri incontri Alitalia, si incrina il fronte del no Proteste dei piloti, poi il disgelo: c'è tensione ma si tratta ROMA - Alla fine di una giornata tesa, ieri nella vicenda Alitalia si è riaperto il dialogo tra governo e sindacati di piloti e assistenti di volo.

Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa ( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina - data: 2008-09-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE In tv da Vespa Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa ROMA - A Porta a Porta Berlusconi ha parlato di Alitalia e ha scherzato con la fiorettista Valentina Vezzali ( foto). Che gli ha detto: "Da lei mi farei toccare". PAG. 6 M. Franco e Galluzzo.

La protesta di piazza coinvolge Comune e Regione ( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 44 anni di cui 20 in Alitalia e il sesto figlio in arrivo che precisa: "Se vengo reintegrato guadagnerò 600 euro netti come voce fissa dello stipendio...". "L'Alitalia non esiste più - sottolinea Daniela Martini, 35 anni, hostess in divisa - ma questa non è una trattativa e non esiste alcun piano industriale: e questa è la cosa più drammatica"

IL CASO DELTA ( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia può sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua e su un altro pianeta. I debiti di Lehman Brothers ammontano a 613 miliardi di dollari, quelli di Alitalia a 3-4 miliardi di euro; i dipendenti di Lehman Brothers sono stati licenziati su due piedi, senza liquidazione e con pochi diritti, costretti a portar via rapidamente dalla sede i loro effetti personali in scomodissimi

<Colpa solo di piloti e sindacati se salta il salvataggio di Alitalia> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Colpa solo di piloti e sindacati se salta il salvataggio di Alitalia" di Adalberto Signore "Non ci sono diminuzioni di stipendio, ai dipendenti si chiede maggior produttività" da Roma "È il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non sapere che l'ipotesi alternativa è il fallimento, 20mila posti di lavoro in meno".

Berlusconi: <Così ci salveremo> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E soprattutto l'Alitalia. Silvio Berlusconi dagli schermi di "Porta a Porta" spiega come resistere alla brutta stagione: "È il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non aver chiaro che l'alternativa è solo il fallimento.

D'Alema accusa i confederali: frettoloso il no ad Air France ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile, come è stata prima quella di Berlusconi". Per l'ex premier "Berlusconi ha fatto finta di governare in questi tre mesi, ma il conto sarà salatissimo per gli italiani". E aggiunge: "Nella vicenda Alitalia la destra ha dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e ha agito anche al di fuori delle regole del mercato.

In fumo 158 anni di finanza ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A Roma per l'attività legata alle privatizzazioni e alle emissioni del Tesoro sul mercato dei titoli di Stato. Non a caso tra i banchieri recentemente assoldati c'è un ex ministro del tesoro quale Rainer Masera e l'ex capo dell'Alitalia, Francesco Mengozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

L'urlo di piloti e hostess irriducibili in piazza: <Così è meglio fallire> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma un centinaio di distinti piloti e steward dell'Alitalia accompagnati da altrettanto avvenenti hostess. Quasi tutti rigorosamente in divisa, ma muniti di fischietti e di trombette hanno "picchettato" la sede del ministero del Welfare a via Veneto inveendo contro l'esclusione dalle consultazioni sull'accordo quadro al quale partecipavano i confederali.

Caffè, occhiaie e firme all'alba: il crepuscolo del <rito giuliano> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la vicenda Alitalia rappresenterà il suo canto del cigno. Così come la maratona della Finanziaria da 14-15 ore è stata sforbiciata da Giulio Tremonti a 9 minuti e mezzo circa, secondo più secondo meno, anche i defatiganti negoziati sindacali dovranno pur diventare diversi: ben preparati, stringati nelle conclusioni,

E i viaggiatori danno l'assalto ai call center ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ed è in possesso di un biglietto Alitalia per il rientro? E chi ha prenotato un viaggio per i prossimi giorni con l'ex compagnia di bandiera? E i punti Millemiglia accumulati dai frequent flyer che fine faranno nel caso Alitalia fallisse? Tutte domande che in questi giorni vengono rivolte sia al call center di Alitalia sia alle associazioni che tutelano i consumatori.

La maestra: <Il lutto in classe? Protesta sulla pelle dei bimbi> ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Qui non si protesta per la salvezza dell'Alitalia che al massimo danneggia gli utenti, quando si parla di scuola ci sono di mezzo i bambini. Che possono venire pesantemente strumentalizzati dai loro insegnanti". Carla Piras è una maestra precaria che è riuscita, straordinariamente, a seguire per cinque anni la stessa classe.

<Sporco negro>: così i giornali hanno dribblato la realtà ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è sì il titolo d'apertura della prima pagina ma, all'interno, la notizia del giorno è slittata fino alle pagine 5 e 6. La pagina 3 è tutta occupata dal ritratto del giovane massacrato a Milano: "Abdoul e quelle offese che non sopportava".

Berlusconi cerca la sorpresa Lufthansa partner per Alitalia ( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi cerca la sorpresa "Lufthansa partner per Alitalia" di Natalia Lombardo/ Roma Tutta la campagna per l'italianità garantita di Alitalia si potrebbe ridurre in pochi giorni dopo la firma di un accordo con l'ingresso di un marchio straniero: Lufthansa, la compagnia che vorrebbe la Lega.

Tsunami sull'Europa: 6.000 licenziamenti, crollano le Borse Il presidente della Bce allarmato chiede una vigilanza straordinaria mentre l'Eurotower immette liquidità ( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ex amministratore di Alitalia Francesco Mengozzi capo per il settore infrastrutture mentre un altro italiano, Francesco Caio, è il vicepresidente Lehman Brothers International. Giornata nera, come detto, per le Borse europee che hanno bruciato 125 miliardi di euro con l'indicatore principale, il Dj Stoxx 600 in calo del 3,

Sit-in e cortei Ma si continua a trattare ( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il giorno decisivo per Alitalia dovrebbe essere domani o, forse, giovedì. Quando attorno al tavolo si troveranno governo, la Cai di Colaninno e tutti i sindacati. Confederali, che hanno già detto sì all'accordo quadro, e autonomi, forti soprattutto tra i piloti e gli assistenti di volo, che ancora lo contestano.

La vicenda Alitalia e la nascita dell'Iri ( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In particolare, il gigantesco pasticcio dell'Alitalia, perseguito dall'esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France, assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito Mussolini .

Alitalia, uno spiraglio tra le proteste ( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Riparte il dialogo dopo il primo sì dei confederali e l'ira degli autonomi davanti a Palazzo Chigi. Giovedì la maxitrattativa Alitalia, uno spiraglio tra le proteste Berlusconi: "Gli stipendi non saranno tagliati, se salta tutto colpa di sindacati e piloti".

Bankitalia: da noi danni limitati draghi a consulto con i banchieri ue - elena polidori ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: l'ex ad di Alitalia Francesco Mengozzi è capo per le infrastrutture; Francesco Caio è vicepresidente di Lehman international; Riccardo Banchetti da pochi giorni responsabile per l'Europa. Negli anni, il gruppo ha preso parte a numerose operazioni: advisor di Finmeccanica nell'acquisizione di Drs, per esempio;

In una notte perdono il posto anche 140 lehman's boys italiani - walter galbiati ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Basti pensare al caso Alitalia. O alla Parmalat, tenuta per anni artificialmente in vita da un sistema malato. Lehman Brothers, invece, se n'è andata in una notte. "Gli errori sono stati commessi quando, dopo la crisi di Bearn Stearns, si è voluto a tutti i costi proseguire la strada da soli.

Alitalia, spiraglio sulla vertenza - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, spiraglio sulla vertenza Prime aperture di piloti e assistenti di volo. Cgil, Cisl e Uil trattano Da oggi la cornice del nuovo contratto di lavoro all'esame di tutti e nove i sindacati Il confronto finale è fissato per giovedì. L'Anpac: le distanze per ora restano LUCIO CILLIS ROMA - La trattativa Alitalia incassa un primo importante via libera da piloti e assistenti di

Sul tavolo l'ultima carta di colaninno "possibili più rotte e più equipaggi" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: i contratti di lavoro per la Nuova Alitalia targata Roberto Colaninno. Esattamente come ha sostenuto in televisione ieri il premier, Silvio Berlusconi: "Non voglio essere malizioso, ma in diverse fasi della trattativa che abbiamo seguito finora ci sono stati interventi, per esempio del capo della Cgil, che parevano molto influenzati dalla politica".

Piloti e hostess in piazza come le tute blu - luisa grion ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: contro il modo in cui viene condotta la trattativa Alitalia. Divise perfette, camicie ben stirate e capelli in ordine come dev'essere quando si è in volo, ma sottopelle una rabbia pronta a esplodere. Non è piaciuto a comandanti, steward e hostess quell'accordo raggiunto ieri notte fra la Cai - la cordata di imprenditori italiani che punta a mettere in piedi una nuova compagnia -

Nuova fusione, i tedeschi portano a casa brussels airlines ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: oltre a Lufthansa, anche Air France fa un'offerta ROMA - Se Alitalia prova, tra mille difficoltà, ad andare per il momento da sola, nei cieli europei continua il risiko delle acquisizioni. La compagnia di bandiera tedesca, Lufthansa, ha infatti annunciato di avere siglato un accordo per rilevare Brussels Airlines.

La vita in diretta, e un po' sofferta, di lamberto sposini ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il secondo ha una capacità di adattamento ormai secolare. La concorrenza di Mediaset si contrappone con opzioni identiche. Temi: una spruzzata di Alitalia, prostituzione in pericolo, cronache nere e bianche. E la solita, pesantissima razione di promozione di altri programmi tv.

Berlusconi: compagnia a secco se fallisce colpa dei sindacati - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: l'Alitalia dovrebbe trovare un partner straniero. Anche per quanto riguarda il destino di Malpensa, noi guardiamo a Lufthansa". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fa pressione sui sindacati perché accettino il contratto della Cai, ma già guarda avanti e chiama in causa direttamente i tedeschi,

Marrazzo ( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ora tra il presidente della Repubblica e una delegazione regionale guidata da Piero Marrazzo, c'è stata la crisi Alitalia e la situazione della sanità del Lazio. In particolare, a preoccupare il presidente della Regione sono gli esuberi previsti dal piano Alitalia "l'80 per cento dei quali - ha spiegato al termine della visita istituzionale - sono concentrati proprio nel Lazio".

DEBOLE ( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Compriamo l'Alitalia. Facciamo una cordata anche noi. Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete notato? Il giorno prima la comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre dita. Il giorno dopo Gustav Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di Ceresole d'Alba.

Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono uno spiraglio ( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Oggi nuovo vertice Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono uno spiraglio Il muro contro muro che aveva contraddistinto gli ultimi giorni la trattativa per salvare Alitalia comincia a sgretolarsi. Ieri i piloti che erano stati estromessi dalle trattative con il governo che aveva messo a punto un'ipotesi di accordo solo con Cgil,

Berlusconi: l'alternativa è solo il fallimento ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima lancia un monito su Alitalia chiedendo senso di responsabilità da parte di tutti per evitare il fallimento, poi prende le distanze dalle polemiche sul fascismo e Salò, quindi conferma il suo via libera alla legge elettorale per le europee con sbarramento al 5 per cento e senza preferenze.

<Il Pd non gioca allo sfascio> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: non siamo tra quelli che soffiano sul fuoco per fare fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile come è stata prima - ecco la stoccata - quella di Berlusconi". Non per questo il Pd però lesina critiche al piano Fenice: il tentativo del Cavaliere di "glorificare" l'operazione Nuova Alitalia "è inutile", afferma il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.

Alitalia, alta tensione ma si tratta ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Primo Piano Pagina 105 Alitalia, alta tensione ma si tratta Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti --> Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti Ancora trattative convulse per salvare Alitalia. C'è un primo accordo con le sigle confederali ma piloti e assistenti di volo non ci stanno.

Berlusconi: accordo o fallimento ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina Pagina 2 Crisi Alitalia, si tratta Berlusconi: accordo o fallimento Crisi Alitalia, si tratta --> Su Alitalia la tensione resta altissima ma la trattativa va avanti. Dopo l'accordo-quadro che ha avvicinato Governo e confederali, si lavora per allargare il tavolo anche alle sigle autonome.

Nei sondaggi Ipr il governo vola al 60 per cento: è record ( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: forse vittima del problema Alitalia, negli ultimi due mesi ha perso il 6%, scendendo dal 64 al 58%, ed ha lasciato a Maroni lo scettro della classifica. Al contrario, chi guadagna il livello maggiore di fiducia è Mara Carfagna (Pari Opportunità) che passa dal 38 al 42% (+4%), probabilmente anche in virtù della visibilità avuta nei giorni scorsi dal ddl contro la prostituzione.

Fossati fa pace e cresce in Telecom ( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È IMPEGNATA ANCHE SUL FRONTE DI ALITALIA Investiti 75 milioni A Cernobbio aveva detto: "A questi prezzi vorrei comprare" Fossati fa pace e cresce in Telecom [FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO Il disgelo parte seconda: i Fossati salgono ancora in Telecom Italia, abbassano il prezzo di carico della partecipazione e al tempo stesso le passate tensioni con il management.


Articoli

Cortei e proteste di piloti e hostess ma la trattativa su alitalia si riapre (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Cortei e proteste di piloti e hostess ma la trattativa su Alitalia si riapre ROMA - Cortei e proteste di piloti e assistenti di volo di Alitalia ieri per le strade di Roma, mentre la trattativa per il salvataggio della compagnia si stava riaprendo. Una riunione formale fra governo, tutte le sigle sindacali e Cai è stata infatti fissata per giovedì prossimo, dopo un primo round di incontri svoltisi ieri a palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta e i ministri del Lavoro e delle Infrastrutture e Trasporti. SERVIZI DA PAGINA 9 A PAGINA 11.

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Il regno del capitalismo globale vacilla - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia IL REGNO DEL CAPITALISMO GLOBALE VACILLA La storia "Incubo americano" a Wall Street, Una nazione che paga il prezzo dei propri eccessi, si bonifica e riparte per altri eccessi Tutti aspettano la nuova Presidenza per vedere se tenterà di riportare ordine (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO vittorio zucconi La catastrofe della Lehman fallita, due settimane dopo il salvataggio governativo delle due principali fonti di mutui immobiliari semiprivate, Freddie Mac e Fannie Mae, e il panico che si sta impadronendo di un'industria finanziaria che si considerava inaffondabile e oggi vede un Titanic dopo l'altro inabissarsi, è la parabola dei trionfi e delle catastrofi inevitabili e necessari, che in un sistema di economia e di finanza spregiudicate trasforma pezzenti in miliardari con la stessa furia con la quale trasforma miliardari in pezzenti. Che travolge, devasta, terrorizza e poi diventa la premessa per ricostruire. Non ci sarebbe l'America senza i disastri che l'hanno devastata e poi l'hanno rifatta. Quando Richard Fuld, presidente e profeta di questa casa finanziaria, addirittura vetusta per gli standard americani essendo nata 158 anni or sono, che dal 1993 era guardato come il mago capace di trasformare il nulla in oro e oggi come un apprendista stregone che ha lasciato 27 mila dipendenti sull'orlo del tuffo dalla finestra, ha dovuto arrendersi dopo un week end di inutile agonia e ha dovuto portare i libri in tribunale, un dramma rappresentato mille volte è andato in scena. Senza risalire alla preistoria e al crack del1929, che i grandi gufi come Allan Greenspan continuano a citare forse per far dimenticare la parte che loro stessi hanno giocato con la propria miopia, soltanto negli ultimi 20 anni abbiamo assistito al crollo fraudolento delle piccole casse di risparmio (nel quale fu coinvolto anche un certo senatore chiamato John McCain), costato 800 miliardi ai contribuenti americani; al "meltdown", alla fissione nucleare delle obbligazioni spazzatura, i junk bonds, che avevano alimentato i razziatori di aziende; al grande crack di Wall Street; all'esplosione tragica della millantata "new economy" e dei titoli bidone delle "punto com"; alla scomparsa (criminale) di colossi dell'energia come la Enron. Questi eventi terrificanti sono insieme l'eccezione e dunque la regola che domina il respiro di una nazione che sa, per esperienza amara ma lunga, di dover pagare il prezzo dei propri eccessi, prima di bonificarsi e poi ripartire verso altri eccessi. In un universo dominato dai due poli estremi del "fear" e del "greed", della paura e dell'igordigia, i maghi di ieri, come Fuld delle Lehman, o come Kenneth Lay dell Enron, grande amico di George Bush, ucciso da un infarto dopo una condanna a 25 anni di carcere per bancarotta, sono i furfanti di domani, esecrati con la stessa violenza con la quale erano adorati fino a quando producevano soldi per i clienti. I 27 mila dipendenti della Lehman, pagati in titoli della loro banca, lo adoravano quando il titolo era oltre i 66 dollari e ricevevano "bonus" di fine anno raramente inferiori ai 350 mila dollari. Oggi, che quei titoli valgono 24 centesimi, quasi nulla, e si sono portati via risparmi, sogni, lussi, case, senza più speranze di quei bonus che alimentavano i prezzi astronomici delle abitazioni a Manhattan, lo maledicono. Il caso della "Fratelli Lehman", ancora chiamata così in onore dei tre fratelli Henry, Immanuel e Mayer, tedeschi immigrati dalla Baviera nel 1850 senza uno scudo in tasca e divenuti ricchi (ecco il "sogno") facendosi pagare con il cotone coltivato dagli schiavi dell'Alabama, colpisce non soltanto per le dimensioni di questa casa finanziaria che, con 27 mila dipendenti, aveva un portafoglio nominale e un valore di mercato pre collasso superiore ai 500 miliardi di dollari. Colpisce perchè, a differenza di fondi d'investimento puramente speculativi, come il famoso "Long Term Capital" concepito da due premi Nobel dell'Economia e andato in fumo nel 1991, la Lehman aveva una lunga e nobile storia di saggi e fruttuosi finanziamenti. Con il suo aiuto, erano nate le prime grandi catene di magazzini popolari, come la Sears e la Macy delle celebri parate a Manhattan. Avevano permesso la nascita della Rca, signora e madre della radio e della televisione e della Halliburton, la società di ricerche e servizi all'industria del petrolio che il vice presidente Dick Cheney guidò prima di entrare alla Casa Bianca nel 2001. Era stata dunque parte della grande economica americana, prima di gettarsi sulla nuova frontiera dei mutui immobiliari e di quegli strumenti finanziari, come gli "hedge funds" e i "derivate" che nel anni 90 avevano promesso la pietra filosofale che ogni investitore sogna: guadagnare in ogni caso, qualunque zig zag compia il mercato. Come vuole la saggezza popolare, se una cosa è troppo buona per essere vera, non è vera. Nel momento, previsto e ignorato, dell'inversione del mercato immobiliare dopo anni di aumenti insensati del valore delle case sostenute da profitti e "bonus" e da crediti a tutti, Lehman e il suo aggressivo leader, Fuld, hanno scoperto l'incubo: come si possono fare fortune puntando sui rialzi, così se ne possono fare scommettendo sui ribassi. Quando il sangue delle piccole banche esposte in crediti cattivi a debitori insolventi, i cosiddetti mutui subprime, a clienti sotto gli standard ottimali, ha cominciato a diffondersi nell'acqua, i grandi speculatori al ribasso hanno cominciato a mordere, sbranando pezzo dopo pezzo case come la Bear Stearns, la Countrywide mutui, ripescata dalla Bank of America, le due agenzie semiprivate Freddie e Fannie di sostegno ai mutui, nazionalizzate nel panico per non radere al suolo il già devastato mercato della casa e infine la Lehman, accusata di avere "cucinato i libri" e nascosto almeno 13 miliardi di crediti ormai non più recuperabili. In un'economia che sbanda tra le onde della mancanza di fiducia, l'ingrediente essenziale di ogni credito, e della incertezza sul futuro, che non vede dove sia il fondo del mare, ci si chiede "who's next"? chi sarà la prossima vittima degli squali. La Merrill Lynch, la leggendaria "casa del toro furibondo" è stata assorbita, per 50 miliardi, dalla Bank of America, che sta saccheggiando i rottami per uscire come banca dominante quando il ciclone passerà. La Goldman Sachs sta innalzando muri di sacchetti di sabbia attorno ai propri debiti, con riserve di cash, di danaro liquido, come stanno facendo la Morgan Stanley e la JP Morgan. La Aig, American International Group, finanza e assicurazioni, vacilla ed è la preda attorno alla quale incrociano gli squali, mentre il governo Bush, dopo avere contribuito a salvare la Bear Stearns promuovendo l'assorbimento e nazionalizzando, con nobile sprezzo dell'ideologia liberista, le due grande agenzie di mutui, è stata costretta a chiamarsi fuori. Il mercato della liquidità, del credito, è paralizzato dal terrore. Il ministro del tesoro Paulsen ha lasciato al suo destino la casa che i tre fratelli arricchiti dalla speculazione sul cotone 158anni or sono costruirono, scoprendo che sarebbe "immorale" usare soldi dei contribuenti per salvare o remunerare gli speculatori, o liberarli dai debiti assunti dalla mano pubblica, secondo quella formula Alitalia che qui sarebbe improponibile. A 50 giorni dalle elezioni, non ha più nè la volontà politica nè i soldi per farlo. Le grandi banche nazionali e straniere, come Citigroup, Chase, UBS, Bank of America hanno costituto in fretta un fondo d'emergenza di 100 miliardi di dollari per mutuo soccorso e la Federal Reserve, in consultazione con la Bce e con le altre banche centrali del mondo, tiene aperti i propri rubinetti di "extrema ratio" per i correntisti e risparmiatori, avvertendo che non è la Croce Rossa degli speculatori e la sua disponibilità non è infinita. Ma in realtà nessuno ascolta le scontate e irritanti rassicurazioni di Bush, ripetute anche ieri, sull'"economia americana che rimane robusta". Tutti aspettano la nuova Presidenza per vedere se tenterà di riportare ordine, e qualche regola, nella finanza allegra, divenuta tristissima. Altri cadranno, ma altri cresceranno, come sempre, in questa che rimane l'ultima vera frontiera selvaggia, come la borsa, ha dimostrato ieri passando dalla furia iniziale del "vendere a qualsiasi prezzo" (il panico) alla voglia di cercare azioni scontante (l'ingordigia). Quando anche questa buriana sarà passata, i fratelli bavaresi che speculavano sul cotone saranno diventati una interessante lezione per master in economia, e l'America sarà pronta per un nuovo boom e poi uragano. Lehman Brothers aveva la propria sede nel World Trade Center, l'11 settembre 2001.

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La scuola che comincia con il lutto al braccio - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Commenti LA SCUOLA CHE COMINCIA CON IL LUTTO AL BRACCIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono spesso neri i tailleur della Gelmini. Le permettono, grazie alla tinta del rigore, di esporre con dignità tranquillizzante la propria maliziosa femminilità. Anche i maestri italiani, ben lontani dallo stile straccione che la Gelmini vede in loro, hanno scelto il rigore del nero per denunziare, con la stessa dignità tranquillizzante dei sornioni tailleur ministeriali, che la scuola italiana è orfana, anzi è 'adespota', senza capo, parola di etimo greco che abbiamo imparato in quel liceo che la Gelmini vorrebbe ? anche questo! ? rimpicciolire, avvelenare e dunque far sparire introducendo ? come ha fatto sapere ? 'il liceo breve', che diventerebbe un'altra morte lenta ma, intanto, è già un'altra provocazione. Alle orecchie di chi conosce l'importanza del liceo italiano, ? "la sartoria della vita" diceva Lucio Colletti ? l'espressione "liceo breve" suona infatti come 'gigante nano'. E vale a poco sostenere che altri ministri dell'Istruzione, di destra di centro o di sinistra, avevano già avuto qualcuna delle pensate della Gelmini. La signora di Brescia non è la prima che, da ministro, maltratta la scuola, che la sottopone alla violenza dell'incompetenza. E ovviamente si capisce che il liceo breve, il liceo ridotto di un anno, farebbe risparmiare altro danaro. Ma non c'è solo la bassa ragioneria all'origine di queste provocazioni. La Gelmini provoca per dimostrare che dietro la formazione italiana, dietro il liceo ? soprattutto classico ? c'è ancora il sessantotto, ci sono i fannulloni fradici di ideologia comunista, anzi classico-comunista. Ma il liceo italiano non è 'la scuola quadri' dei rivoluzionari frustrati. Stia attenta la Gelmini a toccare il meglio dell'Italia e della sua memoria, la nostra eccellenza, il modello nazionale per il quale ancora, ogni tanto, ci distinguiamo nel mondo. E stia attenta a ripetere che bisogna fare come la Francia o come l'Inghilterra, o ancora come gli Stati Uniti o come la Germania. In realtà una virtù che bisognerebbe a tutti i costi 'rubare' a questi Paesi è il non inseguire modelli stranieri, quasi sempre incomparabili, ma di sostenere e di rafforzare un proprio sistema nazionale. Gli inglesi non vogliono diventare come gli americani né i francesi come i tedeschi (con la stessa, insopportabile retorica si potrebbe consigliare alla Gelmini di farsi... protestante). E poi, andiamo!, avvocato Gelmini: l'adulto italiano che ripensa al liceo non si ferma alle manifestazioni, alle occupazioni e al 6 politico, ma si abbandona al ricordo della scoperta dei libri, della capacità di resuscitare i morti, dell'universo pieno di miti e di simboli, di quei professori ai quali i maestri che lei umilia devono per esempio l'ironia e l'arguzia di vedere in lei non il nemico di classe, ma la linguaccia lunga di Santippe che, surrogando il linguaggio intelligente, importuna Socrate e infastidisce la decenza (anche se per la verità si sospetta che Socrate si sia convinto a bere la cicuta proprio per liberarsi dalle angherie di Santippe). è grazie al liceo che i maestri italiani stanno affrontando le provocazioni della ministra non con la violenza della demagogia che la Gelmini a tutti i costi vuole (re) suscitare, non con il ritorno di Potere operaio e di Lotta continua che la signora ha bisogno di avere come nemici, ma con il nero dell'educazione civica, con il nero del catechismo morale, con il nero della scienza greca ? mélas cholé è lo spleen inglese, l'umor nero, la malinconia della scuola ?, e con il nero della scienza latina ? nigri sed formosi, neri ma belli direbbe Orazio dei maestri in cromatica rivolta. La verità è che la Gelmini sta cercando con tutte le sue forze la protesta di piazza per poter dire che nella scuola italiana sono tutti comunisti, tutti fuori dalla storia prima che dal mercato. Ne ha bisogno per affrontare la scuola con lo sproloquio di Bossi, con la in-cultura della Lega, con il bisturi economicistico e con la demolizione della presunta egemonia culturale. Insomma la Gelmini si vede già protagonista di una specie di neo maccartismo alle vongole, anzi alla polenta. Speriamo dunque che si diffonda questo tipo di protesta fantasiosa ed efficace. I colori infatti esprimono benissimo gli umori e rispondono alla regola delle opposizioni. Nei colori c'è l'idea relativista ? laica ? che anche la protesta è governata da quel principio di indeterminazione che abbiamo imparato al liceo: tutto dipende dalla dose e dal contesto e si può stare con il nero che rimanda al caos dell'inizio o con il nero che rimanda alla dolente compostezza della fine. Come abbiamo imparato ad usare la gobba di Leopardi contro quella di Andreotti così sappiamo che il rosso è allarme ma è anche sangue versato, è aggressività violenta ma è anche amore. E dunque, per esempio, contro Brunetta che sogna l'ipercinesi mercuriale del colore aragosta o del blu elettrico, gli statali potrebbero presentarsi in ufficio con una bandana celeste da fannulloni in relax. E i dipendenti dell'Alitalia potrebbero viaggiare con un arcobaleno di protesta sulla giacca verde... Infine, se la Gelmini dovesse davvero insistere nella volontà di accorciare il liceo, ebbene tutti quelli che lo hanno amato e vorrebbero ancora mandarci i propri figli potrebbero fondare il movimento delle camicie blu cobalto, che è il colore della gonna di quella bellissima dark lady che piaceva da morire al Falcone Maltese, romanzo ovviamente noir.

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Caso alitalia le antiche colpe dello tsunami - massimo riva (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Pagina XI - Roma CASO ALITALIA LE ANTICHE COLPE DELLO TSUNAMI MASSIMO RIVA Il collasso di Alitalia espone Roma e l'intera area a quello che il presidente della Regione Marrazzo ha definito uno tsunami occupazionale. Non ci sono ancora elementi precisi per quantificare il numero di lavoratori che perderanno il posto nel volgere di breve tempo. Ma sommando coloro che saranno espulsi dall'azienda in crisi a coloro che saranno colpiti dal ridimensionamento delle attività gravitanti su Fiumicino, non è esagerato orientarsi su una cifra vicina a quota diecimila. Per l'economia del Lazio si tratta di un colpo di inusitata pesantezza, la cui origine risale all'eccesso di concentrazione geografica di personale e di attività collegati alla morente compagnia. Mai mettere tutte le uova nello stesso paniere, insegna un vecchio adagio che però, nel caso specifico, è stato ignorato da tutti coloro che in anni e anni hanno fatto il possibile e l'impossibile affinché i destini di Alitalia e quello di Fiumicino restassero uniti come un legame tra fratelli siamesi. Tipico esempio è stata la gestione della vicenda Malpensa, nella quale si è arrivati all'assurdo di assicurare un più costoso trattamento di perenne trasferta a tutti i lavoratori romani impiegati presso lo scalo lombardo. Alla fine è vero che l'esperimento Malpensa è fallito, ma quella di Fiumicino si è rivelata la classica vittoria di Pirro: il conto più salato dell'insolvenza di Alitalia ricade inesorabilmente su Roma. E' il caso di ricordare questa lezione soprattutto a chi si troverà a dover affrontare i contraccolpi sociali e politici dell'incombente tsunami occupazionale. Quest'ultimo minaccia di provocare più esuberi nelle attività collegate all'aeroporto che non direttamente alla compagnia. Ciò comporta che una scelta di rilancio dello scalo romano si pone come la strada maestra per contenere i danni della crisi Alitalia. E significa che il futuro di Fiumicino va cercato fuori dal perimetro delle vicende prossime venture relative alla medesima Alitalia. Roma non sarà più caput mundi ma le sue attrattive e la sua posizione geografica restano invidiabili sul mercato del trasporto aereo internazionale. Occorre, però, che le autorità locali e i gestori degli aeroporti romani sappiano alzare il loro sguardo verso quelle più grandi e sane compagnie estere che sarebbero ben felici di accrescere il loro traffico su Roma e dintorni.

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Sussidi, buonuscite, indennità la sfida per l'indotto alitalia - paolo g. brera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Pagina XII - Roma Sussidi, buonuscite, indennità la sfida per l'indotto Alitalia La trattativa dei sindacati per difendere 10mila lavoratori Per la Cgil ad ogni dipendente della compagnia ne corrisponde uno negli altri settori L'obiettivo è estendere il più possibile gli ammortizzatori sociali PAOLO G. BRERA Quelli come Giorgio Lattanzi stringono i denti e tirano avanti: "Trent'anni in Fiat, poi altri dodici qui dentro a ripulire gli aerei per un'azienda privata. Io ho 57 anni, non ho più paura di rimanere senza lavoro, ma i giovani come faranno?". Eccolo, "l'indotto romano di Alitalia" che rischia di precipitare insieme a quel che resta della vecchia compagnia di bandiera: 10mila persone che ogni mattina guadagnano da vivere per le loro famiglie grazie ai 12,8 milioni di passeggeri transitati l'anno scorso a Fiumicino sugli aerei col tricolore. Un esercito di uomini e donne che presidiano la sicurezza, sfamano viaggiatori e dipendenti, trasportano documenti e accompagnano persone, puliscono gli hangar e vendono di tutto nelle decine di negozi interni. I conti su questo mondo spesso precario, quasi sempre debolissimo perché soggetto alla tempesta degli appalti persi, li ha messi nero su bianco la Cgil. L'indotto aeroportuale diretto dell'Alitalia sull'aeroporto è di 3.418 addetti divisi in nove realtà industriali, la più importante delle quali è proprio Aeroporti di Roma: 1.398 dipendenti impegnati in settori vari che vanno dalla sicurezza ai free shop e alla gestione dei viaggiatori in sedia a rotelle. "Naturalmente - spiega il segretario romano della Filt, Mario Guerci - non tutti i dipendenti sono a rischio, ma è evidente che un forte ridimensionamento del ruolo di Alitalia comporterebbe una drastica riduzione del personale dell'indotto". Secondo il presidente della Regione Piero Marrazzo, salito sulle barricate per difendere la centralità di Fiumicino e del suo comparto aeronautico, "per ogni dipendente Alitalia lasciato a terra perderanno il posto due lavoratori dell'indotto". Più prudente - ma non meno preoccupante - il calcolo del segretario uscente della Cgil di Roma e Lazio, Walter Schiavella, secondo cui il rapporto sarà "di almeno uno a uno: tra dipendenti e indotto diretto e indiretto rischiano di perdere il lavoro più di diecimila persone". Uno scenario, oltretutto, destinato a essere più pesante perché non tiene conto dei numeri di AirOne, che nel 2007 ha trasportato su (o da) Fiumicino altri 4,2 milioni di passeggeri. Una quota che fa salire a oltre il 50% lo share delle due compagnie sul principale scalo romano (33 milioni di passeggeri nel 2007), in cui la sola Alitalia è cresciuta dal 40 al 45% con l'ultimo travaso di voli intercontinentali da Malpensa. Senza contare quello che accadrebbe se Alitalia dovesse davvero fallire, chiudendo semplicemente bottega. Ma torniamo ai numeri dell'indotto Alitalia calcolati dalla Cgil. Ai 3.418 di quello "diretto" si aggiungono 844 persone occupate indirettamente, senza passare cioè per un appalto con l'ex compagnia di bandiera. Si tratta dei 94 dipendenti della Ages impegnati nelle pulizie, dei 350 della Phedra che lavora ai carrellini e dei 400 dipendenti di Cismi Food attivi a Fiumicino nel settore bar e ristorazione. Non è finita. Ci sono i trasporti, che danno lavoro a duemila persone: dai tassisti ai noleggiatori, dai bus turistici agli affitta auto, ai trasporti sociali e alle navette aeroportuali. Poi ci sono i tremila dipendenti stimati nel settore del commercio e servizi, tra cui mille nelle pulizie, 600 nella sicurezza e altri mille nelle aree commerciali. Infine, altri 400 dipendenti nell'indotto metalmeccanico diretto e indiretto, e 360 nel comparto energetico. Se i dipendenti Alitalia possono contare sugli ammortizzatori sociali, negli indiretti le tutele non esistono o sono molto più deboli. "Sono venuti da noi i dipendenti di alcune ditte della ristorazione nelle mense Alitalia - racconta Silvana Morini, segretario Filcams-Cgil - e altri che puliscono gli hangar. Sono terrorizzati, le loro aziende sono sull'orlo della crisi e Alitalia non onora da mesi le fatture passive. Se scattano i licenziamenti non sarà semplice tutelarli: per i dipendenti Alitalia si parla di 7 anni di mobilità e di buonuscite, noi stiamo tentando di estendere gli ammortizzatori sociali agli indiretti ma non otterremo certo condizioni simili". "Sa, io in dodici anni qui dentro - dice Giorgio, il veterano delle pulizie di bordo - ho cambiato otto aziende, ma i titolari sono sempre gli stessi. Chiudono la vecchia società e ci riassumono nella nuova: se restiamo senza lavoro non avremo nemmeno la liquidazione".

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"non trasformiamo viterbo in una nuova malpensa" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Pagina XIII - Roma Roscioli (Federalberghi): "Prima di costruirci un aeroporto facciano le infrastrutture" "Non trasformiamo Viterbo in una nuova Malpensa" La proposta di usarlo per le 'low cost' può essere interessante purché si creino subito strade e ferrovie Ciampino non va chiuso, ma bisogna trovare i modi per attutire il disagio di chi vi abita L'epidemia di perplessità per l'annunciato addio di Ciampino ai voli commerciali (dal 2011) e il trasferimento dei low cost a Viterbo, si allarga: dopo Ryanair, che pur di rimanere ancorata al suo scalo minaccia di lasciare Roma tout court, anche gli imprenditori che vivono di turismo arricciano forte il naso. Così il telefono di Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, trilla sempre più spesso: "Ma vogliono farci chiudere?". Roscioli, che succede? Viterbo non vi piace? "Ci può anche star bene, ma ho poca fiducia: non vorrei finisse come con la Fiera di Roma". Cos'è successo alla Fiera? "Non ha nemmeno un treno che la colleghi direttamente a Termini, mentre a Milano ci arrivi con la metropolitana". Quindi è contrario all'aeroporto a Viterbo? "No, ma trasferire i voli low cost a Viterbo o a Latina ne abbassa l'appeal. A Ciampino sei a 20 minuti da Roma, se atterri a Londra ci vuole un'ora e un quarto per arrivare in centro". Dunque... "Sono contrario a un sistema aeroportuale regionale con Ciampino chiuso, Fiumicino ridimensionato e nient'altro in cambio. Così perdiamo solamente. Va bene Viterbo, a patto di fare per tempo le infrastrutture, come andrebbe bene un terzo aeroporto a Frosinone o a Latina, ma bisogna guardare al sistema complessivo". Sentite aria di crisi? "Abbiamo target con milioni di presenze e sempre meno voli a disposizione. Il Giappone o gli Usa possono raggiungere Roma solo con l'aereo, e invece siamo in ritardo. Possibile che l'Italia abbia 10 voli settimanali verso la Cina contro i 38 e 42 di Francia e Germania?". Preoccupato? "Beh, Alitalia diminuisce gli intercontinentali e avremo meno presenze, Ciampino chiude, Fiumicino comunque finisca con l'Alitalia si ridimensiona a favore di Malpensa... La fotografia è sconcertante". La partita Ryaniar vi interessa? "Eccome, ma abbiamo poca voce in capitolo. Loro hanno logiche diverse, è il territorio che contribuisce alla scelta dell'aeroporto. Si sa che funziona così: quando si decide di fare un hub low cost il territorio sponsorizza il progetto, come è successo in altre regioni". Enac dice che Ciampino chiuderà comunque, e la scelta spetta alle compagnie. "Che Roma non abbia un hub per le low cost non ha senso. A meno che non lo si faccia a Fiumicino, ma i costi per le compagnie sarebbero alti". Quindi? "Devono intervenire le istituzioni. Devono essere sensibili, perché porta ricchezza. Quei voli non sono solo turistici, molto spesso li prendono le aziende e sviluppano business. Non è turismo povero". Cosa devono fare? "Implementare Fiumicino, che ha possibilità di sviluppo, con la compagnia di bandiera o con compagnie straniere. Poi via al nuovo aeroporto, ma Ciampino non deve chiudere. Va bene un forte ridimensionamento, diciamo da 120 a 60 voli, togliendo quelli notturni. A proposito, non sono convinto che i viterbesi saranno contenti di trovarsi 200 voli sulla testa la notte... A Ciampino, invece, l'aeroporto c'era già, e chi compra casa davanti agli hangar non si può stupire che poi gli aerei decollino". (p.g.b.).

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I pagamenti? sempre più in ritardo aziende laziali sull'orlo del baratro - daniele autieri (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Pagina XIV - Roma I pagamenti? Sempre più in ritardo Aziende laziali sull'orlo del baratro Altra maglia nera per l'Alitalia: 23 mesi per saldare i fornitori, ancora peggio delle Asl DANIELE AUTIERI Un'azienda su tre nel Lazio è stretta nella morsa del ritardo dei pagamenti. Era una su cinque solo un anno fa. è la denuncia lanciata dalla Federlazio che annuncia a Repubblica i risultati di un'indagine condotta presso le 3.500 Pmi associate. Interrogati su quali fossero le aziende più critiche con cui lavorare, gli imprenditori hanno compilato la loro lista dei cattivi. La maglia nera spetta guarda caso all'Alitalia con un ritardo medio nei pagamenti ai fornitori di 23 mesi, seguono le Asl regionali (20 mesi), la Fiat di Cassino (18 mesi) e gli enti locali (anch'essi con una media di 18 mesi). "Il forte ritardo con cui vengono pagate le piccole e medie imprese ? spiega il presidente di Federlazio, Massimo Tabacchiera ? rischia di portare al collasso centinaia di aziende per mancanza di liquidità. Le imprese sono costrette a ricorrere al credito per far fronte ai ritardi chiedendo finanziamenti alle banche che spesso vengono concessi a condizioni penalizzanti". L'inevitabile ricorso alle banche è il primo stadio di un meccanismo perverso che comporta la contabilizzazione di crediti in sofferenza e una serie di costi legali e amministrativi. Secondo la Cna, l'associazione che riunisce gli artigiani, al Lazio spetta il primato nazionale nel ritardo dei pagamenti da parte della P.A. Sul nostro territorio pende la spada di Damocle del deficit sanitario che si riflette sulle piccole e medie imprese creditrici della sanità regionale e che, contribuisce a far levitare il debito della Regione nei confronti di beni e servizi fino a 1,5 miliardi di euro. Questo quadro si inserisce in una prassi nazionale simile. Le più recenti statistiche indicano come nel nostro paese i pagamenti avvengano in media con un ritardo di 158 giorni: siamo in coda alla classifica europea (dove la media è di 68 giorni), prima del solo Portogallo (165 giorni). Fatale per l'equilibrio delle piccole imprese, il problema colpisce anche i grandi gruppi. Spiega Alberto Tripi, presidente di Almaviva (la più grande azienda privata romana in termini di occupati) e di Confindustria Servizi Innovativi (che riunisce 17mila imprese tecnologiche): "è incredibile che un imprenditore debba preoccuparsi più dei crediti che dei debiti. Il ritardo dei pagamenti impedisce alle aziende di elaborare una programmazione e un piano industriale attendibili, obbligandole a sottrarre risorse essenziali alla ricerca e all'innovazione". Una soluzione, per il presidente di Almaviva, potrebbe essere quella adottata in Francia dove la P.A. certifica che la fattura è esigibile e paga all'impresa gli interessi sul ritardo.

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Il pd: "petizione per salvare linate" - rodolfo sala (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

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Pagina IX - Milano Il Pd: "Petizione per salvare Linate" Raccolta firme nello scalo. "I parlamentari Pdl battano un colpo" Penati: "La compagnia strangola i nostri aeroporti" Martina: "Lega e Pdl stanno zitti" RODOLFO SALA Ieri il picchetto di protesta di una trentina di dipendenti Alitalia di fronte agli imbarchi di Linate: "Rifate l'asta, via la casta", lo slogan più gettonato. Ma su un cartello c'era anche un sarcastico invito al figlio del Berlusconi, king maker di quella cordata italiana che sembra non promettere nulla di buono per il futuro del city airport milanese: "Pier Silvio sposaci tu". E nei prossimi giorni comincia la raccolta delle firme promossa dal Partito democratico per salvare il Forlanini dalla drastica cura dimagrante già immaginata dai cavalieri bianchi della Cai. Ci saranno banchetti agli ingressi e dentro lo scalo, ai passeggeri verrà chiesto di dire la loro sul "drammatico ridimensionamento" dell'aeroporto, mettendo nero su bianco una protesta che non riguarda solo i dipendenti della ex compagnia di bandiera in esubero. L'annuncio viene dato proprio a Linate, dove nel giorno clou della vertenza Alitalia i vertici locali del Pd, il presidente della Provincia Filippo Penati e il ministro ombra delle Infrastrutture, Andrea Martella, spiegano la campagna di mobilitazione del partito e cercano di stanare i lombardi del centrodestra, accusati di assistere in un "silenzio assordante" all'agonia del sistema aeroportuale locale. "La soluzione che si sta prospettando - dice il segretario regionale Maurizio Martina - non risponde agli interessi di questi territori perché quella che nascerà è una piccola compagnia". Poi l'attacco alla destra: "Si accontenta di qualche volo in più su Malpensa e dimentica il ridimensionamento di Linate; silenzio assordante dopo le polemiche colossali ai tempi del precedente governo". Sul piatto, il Pd mette la proposta della liberalizzazione dei diritti di volo, attraverso la rinegoziazione delle rotte tra governi, per evitare che anche la nuova, e piccola, Alitalia mantenga come quella vecchia il monopolio negli scali lombardi. Proposta da rilanciare in Parlamento, e naturalmente nelle istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione), con un forte pressing sugli eletti del centrodestra accusati di "incoerenza". "Non siamo per il tanto meglio tanto peggio - dice il ministro ombra Martella a proposito delle difficoltà incontrate dalla cordata italiana - ma i cittadini devono sapere che questa operazione costerà loro un miliardo e mezzo di euro". Poi Penati (che ieri si è intrattenuto con i lavoratori di picchetto a Linate): "Mi auguro che Alitalia non fallisca, ma se dovesse succedere non sarebbe una tragedia". La tragedia, quella vera, è invece "il matrimonio di Alitalia con il sistema aeroportuale milanese, perché questa presa lo sta strangolando". Insomma: "La Cai lasci libero il mercato, il governo si impegni a liberalizzare i diritti di volo". E i milanesi del centrodestra battano un colpo. Martella, che è deputato, punta il dito in particolare contro il collega forzista, e milanese, Maurizio Lupi. Che replica così: "In soli tre mesi la Sea ha già recuperato il 50 per cento dei voli abbandonati da Alitalia: non siamo assistenzialisti come quelli della sinistra, lavoriamo per una liberalizzazione vera, che si basa anche sull'iniziativa di imprenditori italiani". Quanto alla liberalizzazione dei diritti di volo, "l'abbiamo chiesta quando c'era Prodi e continuiamo a sostenerla".

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<Aeroporti, la Regione difende il Nord da mesi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 "Aeroporti, la Regione difende il Nord da mesi" di Redazione Non ci sta l'assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo a sentire il Pd che accusa la Regione Lombardia di "assordante silenzio" sul tema Alitalia. Proprio lui che da mesi difende a spada tratta le ragioni di Malpensa e del Nord, che organizza incontri e che prende contatti con tutti, imprenditori e associazioni, per fare una sola squadra. "Quale silenzio? - si chiede - La Regione Lombardia continua a sostenere la propria posizione e non più tardi dello scorso giovedì il presidente Formigoni e io abbiamo tenuto una conferenza stampa proprio su questo argomento". Giovedì scorso Cattaneo ha incontrato sull'argomento l'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera. E la Regione Lombardia ha ribadito la necessità di un "rafforzamento complessivo del sistema aeroportuale lombardo e di uno sviluppo di nuovi collegamenti internazionali e intercontinentali con un partner che abbia già scelto di investire sul territorio". In ogni caso, l'assessore alle Infrastrutture si dichiara disponibile a essere presente in commissione Trasporti, come richiesto dal capogruppo del Pd Carlo Porcari. "Cattaneo - chiede l'esponente del centrosinistra - venga a riferire sulle iniziative che la Regione intende intraprendere e a dire se intende avanzare al governo la richiesta di un preciso impegno per assicurare la piena fruibilità degli slot e per rivedere gli accordi bilaterali a favore del potenziamento delle rotte internazionali da e per Milano". All'accusa di "silenzio", Cattaneo replica: "Non vorrei che queste dichiarazioni fossero il sintomo di una deriva propagandistica di cui la sinistra sta facendo grande sfoggio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Penati: <Se Alitalia fallisce per Milano non è una tragedia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 Penati: "Se Alitalia fallisce per Milano non è una tragedia" di Gianandrea Zagato Nuova Alitalia, Filippo Penati smentisce se stesso. Una decina di giorni fa, il presidente della Provincia, si diceva pronto ad entrare nel board della nuova compagnia di bandiera. Partecipazione del valore di duecentocinquanta milioni ovvero la quota di Sea detenuta da Palazzo Isimbardi. Adesso, però, l'operazione Alitalia non gli piace più. Anzi, sottoscrive la valutazione firmata da Pd, "il giudizio è radicalmente negativo". Sostenendo la cordata della new Alitalia, secondo Penati, si "sta dalla parte di pochi a scapito del tessuto imprenditoriale e economico dell'area metropolitana". Conseguentemente, l'inquilino di via Vivaio, reclama "lo spazio per una trattativa anche con gli enti territoriali milanesi", prima di concludere il confronto con i vertici del Cai, la nuova compagnia di bandiera. Altrimenti? Be', "ci hanno raccontato un sacco di balle". Sintesi davvero sorprendente di una vertenza condotta dall'esecutivo con le rappresentanze dei lavoratori. Naturalmente, Penati, si augura che "Alitalia non fallisca", ma se "fallisse - dice - non sarebbe una tragedia per Milano". E spera che "la trattativa si chiuda positivamente" e che "Alitalia allenti la presa e tolga le mani dalla gola di Malpensa e Linate". Giudizio che Penati accompagna con la speranza che "il governo faccia la sua parte ovvero liberalizzi i diritti di volo" e, di conseguenza, anche "il mercato farà la sua parte, Milano e il nord non hanno mai avuto paura del mercato". Chiaro invito al governo Berlusconi di "impegnarsi a liberalizzare i diritti di volo". E, allora, l'appello che il Pd lancia - dopo aver definito, per bocca di Andrea Martella, ministro ombra per le Infrastrutture, "bad company" la nuova Alitalia: "Chiediamo a Roberto Formigoni e a Letizia Moratti di aprire una vertenza vera e propria nei confronti del governo. Li sfidiamo a farlo perché occorre ridefinire gli accordi bilaterali e questo è il punto fondamentale e strategico per il futuro di Malpensa" fa sapere Maurizio Martina, segretario regionale Pd. E Linate? Il futuro del city-airport lo tratteggia Ezio Casati, segretario cittadino Pd: "Se resta solo una navetta Milano-Roma, in due anni si rischia di perdere anche questa perché ci sarà anche l'alta velocità a giocare un ruolo importante sul mercato". Dettaglio mai dichiarato e con evidenti ricadute sul sistema aeroportuale milanese che, comunque, non impedisce al Pd di rilanciare "la possibilità di sinergie sull'asse Torino-Milano-Venezia" e di accusare il centrodestra lombardo di "fare solo propaganda". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Pd attacca il centrodestra <Silenzi su Linate e Malpensa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La polemica Presidio degli esponenti dell'opposizione al "Forlanini" Il Pd attacca il centrodestra "Silenzi su Linate e Malpensa" "Anteposti gli interessi del Pdl a quelli del territorio" "Ci batteremo fino all'ultimo per difendere il city airport che non può diventare solo una navetta Milano-Roma" Il Pd stana il centrodestra: "Noi vogliamo difendere a ogni costo il futuro di Linate e di Malpensa. I nostri colleghi parlamentari e consiglieri di Lega e Pdl, ma anche i vertici istituzionali milanesi, si chiudono in un silenzio imbarazzante ". Nel giorno decisivo della vertenza Alitalia, i leader locali del Pd, il presidente della Provincia Filippo Penati e i segretari regionale e provinciale Maurizio Martina ed Ezio Casati, e il ministro ombra Andrea Martella, scelgono una sala dell'aeroporto di Linate, "che ci ha messo gentilmente a disposizione il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi " per far sentire la loro voce. Un piano sotto, i dipendenti della Compagnia di bandiera inveiscono contro la "scelta disastrosa" del Governo e invitano la "Casta" a tornare sui propri passi. Da qui, dal cuore del problema, gli uomini del Pd annunciano il via ad una raccolta di firme in difesa degli scali milanesi e affondano il colpo: "Il centrodestra deve tutelare la cordata e l'operazione per ordini di scuderia e quindi antepone questo interesse a quelli del nostro territorio ". Le prove della latitanza dei colleghi dell'altro fronte sono molteplici. Penati insiste sul "silenzio assordante" di Formigoni e Moratti. Martella prende di mira "l'onorevole Maurizio Lupi, che pure è stato eletto a Milano, segue da vicino la vita politica della Lombardia, è considerato uno dei più fidati collaboratori di Formigoni e in Parlamento spiega a tutti che questa cordata è la soluzione migliore ". Il capogruppo Pd in Regione, Carlo Porcari, ricorda che "da tempo chiediamo a Formigoni e all'assessore Cattaneo una seduta straordinaria del consiglio per definire una strategia comune, ma nessuno ci ascolta", così come in Comune non è mai stata neppure data risposta alle interpellanze depositate in marzo e aprile da Marco Cormio e Pierfrancesco Majorino. Le proposte suonano come una sfida: Martina chiede "formalmente a regione e Comune di aprire una vertenza nei confronti del Governo". L'onorevole Emanuele Fiano annuncia che "a giorni interpelleremo in Parlamento i nostri colleghi eletti in Lombardia nell'altro schieramento, per concordare un'iniziativa comune", che potrebbe essere una raccolta di firme. E una raccolta di firme comincerà in uno spazio che verrà individuato a Linate: "Metteremo un presidio fisso - annuncia Casati - per far sapere che ci siamo e che ci batteremo fino all'ultimo per difendere l'aeroporto cittadino, che non può diventare soltanto una navetta Milano-Roma e l'hub di Malpensa". La protesta Il sit-in dei dipendenti dell'aeroporto di Linate Elisabetta Soglio.

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Lupi: è la sinistra che voleva affossare i nostri aeroporti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il vicepresidente della Camera Lupi: è la sinistra che voleva affossare i nostri aeroporti Onorevole Lupi, che succede? Vi siete dimenticati di Milano? "Ma dove? Piuttosto, sono preoccupato della posizione della sinistra sulla questione Alitalia. Urlano e strepitano perché sono all'angolo e non sanno come uscirne. La realtà è che loro sono assistenzialisti e noi vogliamo la liberalizzazione". Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, subcommissario cittadino di Fi e responsabile delle infrastrutture per il suo partito difende la soluzione Alitalia. Anche se a farne le spese sarà Malpensa? "Rimettiamo le cose al loro posto. L'unico che ha cercato di affossare Malpensa è stato Romano Prodi: il suo governo, il 31 marzo 2008, da un giorno all'altro ha tolto gli aerei da Malpensa trasferendoli a Fiumicino. E da quel giorno mille dipendenti della Sea sono in cassa integrazione. In quella circostanza nessuno di noi ha urlato: ma ci siamo mossi verso il mercato. In che senso? "Nel senso che Sea in questi pochi mesi ha già recuperato il 50 per cento dei voli lasciati liberi da Alitalia. Siamo a meno 21 per cento, quando le stime dicevano che avremmo dovuto essere in negativo del doppio". Il Pd chiede di liberalizzare le rotte. E voi? "Su questo siamo assolutamente d'accordo, come lo eravamo sotto il governo Prodi e quindi possiamo lavorare insieme. Ma non mi citino più il progetto Air France che in realtà non avrebbe salvato Malpensa come hub: questo piano, invece, aumenta da 3 a 10 i voli intercontinentali. Il futuro di Linate? "Smettiamola di chiuderci a riccio facendo gli errori del passato". Veramente la difesa di Linate ad ogni costo era la vostra linea. "è vero e dobbiamo fare autocritica. Non abbiamo compreso che le vocazioni di due aeroporti così vicini devono essere diverse per evitare concorrenza interna: Linate deve diventare un city airport sulle rotte nazionali, ma ovviamente a fronte di un piano industriale che potenzia Malpensa". E. So.

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Alitalia, si incrina il fronte del no (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Negoziato Il governo non vorrebbe però ridiscutere l'accordo-quadro. Oggi altri incontri Alitalia, si incrina il fronte del no Proteste dei piloti, poi il disgelo: c'è tensione ma si tratta ROMA - Alla fine di una giornata tesa, ieri nella vicenda Alitalia si è riaperto il dialogo tra governo e sindacati di piloti e assistenti di volo. ALLE PAGINE 8 E 9 Baccaro e Offeddu.

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Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE In tv da Vespa Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa ROMA - A Porta a Porta Berlusconi ha parlato di Alitalia e ha scherzato con la fiorettista Valentina Vezzali ( foto). Che gli ha detto: "Da lei mi farei toccare". PAG. 6 M. Franco e Galluzzo.

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La protesta di piazza coinvolge Comune e Regione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-16 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Crisi Alitalia Corteo ieri fino a Palazzo Chigi La protesta di piazza coinvolge Comune e Regione Scontro sull'intervento in Cai Per il presidente della Regione invece "se anche si dovesse raggiungere l'accordo c'è uno scenario di esuberi e di crisi per tutto il Lazio" Nuova manifestazione di protesta ieri pomeriggio di assistenti di volo e piloti Alitalia, compresa una rappresentanza di colleghi di Air One, da via Veneto, nei pressi del ministero del Lavoro, fino a Palazzo Chigi e piazza Montecitorio mentre proseguono febbrili le trattative per salvare la compagnia di bandiera. Ma si fa sempre più duro lo scontro tra i vertici di Regione e Campidoglio dopo che il sindaco Alemanno, in un'intervista al quotidiano on line "L'Occidentale", ha bocciato "il tentativo di Marrazzo di entrare nella partita Alitalia" definendolo "ingiustificabile". Per il presidente della Regione invece "se anche si dovesse raggiungere l'accordo c'è uno scenario di esuberi e di crisi". La proposta della Regione viene definita da Alemanno "un vero ritorno al passato, il tentativo di far rientrare dalla finestra la partecipazione pubblica in Alitalia ". "Mettere sul tavolo una fiche di 10 milioni di euro - aggiunge il sindaco - è come gettare una goccia nell'oceano. Molto più interessante sarebbe stata invece la strada proposta dal presidente di Federlazio, Massimo Tabacchiera, di far entrare imprenditori romani nella cordata, nonostante siano già presenti i Benetton e l'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone". Parlando dell'andamento della crisi Alitalia, Alemanno pensa al Consiglio straordinario del 18 settembre e appare ottimista: "La trattativa è in corso è c'è la speranza di chiudere con i sindacati Confederali, più difficile la situazione con i piloti. Mi auguro che ci sia l'accordo". Preoccupazione da Marrazzo: "Non sto parlando della gestione degli esuberi - spiega - ma di quale futuro dare a Roma e al sistema aeroportuale del Lazio". In caso di mancato accordo "le conseguenze sarebbero anche più drammatiche ". Ma ieri pomeriggio la rabbia la preoccupazione di piloti, hostess e stuart ha mandato in crisi il traffico in centro mentre alcune centinaia di lavoratori Alitalia, scandendo slogan contro il governo e i vecchi ed i nuovi vertici della compagnia hanno attraversato in corteo da via Veneto a piazza Montecitoprio: "Pochi euro a papà e poco pane a noi", recita un cartello alzato verso il cielo da 2 dei 5 figli di Massimiliano D'Auria, capocabina, 44 anni di cui 20 in Alitalia e il sesto figlio in arrivo che precisa: "Se vengo reintegrato guadagnerò 600 euro netti come voce fissa dello stipendio...". "L'Alitalia non esiste più - sottolinea Daniela Martini, 35 anni, hostess in divisa - ma questa non è una trattativa e non esiste alcun piano industriale: e questa è la cosa più drammatica". In piazza Il corteo di piloti e assistenti di volo Alitalia in piazza Monte Citorio (foto Proto) Francesco Di Frischia.

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IL CASO DELTA (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Mario Deaglio IL CASO DELTA Di fronte al grande terremoto delle Borse mondiali, la crisi dell'Alitalia può sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua e su un altro pianeta. I debiti di Lehman Brothers ammontano a 613 miliardi di dollari, quelli di Alitalia a 3-4 miliardi di euro; i dipendenti di Lehman Brothers sono stati licenziati su due piedi, senza liquidazione e con pochi diritti, costretti a portar via rapidamente dalla sede i loro effetti personali in scomodissimi scatoloni di cartone. Per gli "esuberi" dell'Alitalia è comunque previsto il "paracadute" della mobilità, a conferma della superiorità sociale dei modelli europei. Le vicende Alitalia e Lehman Brothers presentano però molti aspetti in comune. Entrambe sono il risultato di "crisi di sistema" che stanno scuotendo il capitalismo finanziario e sulle quali è bene riflettere perché la loro corretta individuazione è alla base di qualsiasi discorso politico che non voglia essere una sterile rivisitazione del passato. Le "crisi di sistema" implicano che le regole, che avevano funzionato in maniera soddisfacente fino a ieri, oggi non funzionano più. Grazie a queste regole, sia pure in contesti diversissimi, Alitalia e Lehman Brothers hanno potuto continuare ad accumulare debiti: a Lehman Brothers li ha prestati il mercato nella convinzione che la capacità tecnica di quest'istituzione finanziaria avrebbe continuato a produrre utili miracolosi; all'Alitalia li prestavano soprattutto i fornitori e, attraverso il Tesoro, la generalità dei cittadini italiani, nella convinzione che, dietro la "bandiera", la mano pagatrice dello Stato avrebbe sempre magicamente aggiustato tutto. Le "crisi di sistema" emerse con la vicenda Alitalia sono essenzialmente due e entrambe si rispecchiano nell'accordo, dalla firma tanto sofferta. Tale accordo si distingue nettamente da quelli di altre vertenze complicate non tanto per i tagli dei posti di lavoro (purtroppo negli ultimi anni molte controversie industriali si sono chiuse con una riduzione nel numero dei lavoratori) quanto per le riduzioni salariali. Accettare decurtazioni nella paga nell'ordine del 10-20 per cento in un momento in cui è molto diffusa la percezione dell'inadeguatezza generale dei salari è difficilissimo per il movimento dei lavoratori: del continuo incremento dei livelli salariali e del livello di vita, infatti, esso aveva fatto l'obiettivo principale di lungo periodo, addirittura uno dei suoi principali paradigmi. Eppure la struttura dei costi è abbastanza chiara e non lascia dubbi che attraverso queste forche caudine bisogna comunque passare se si vuole che in Italia esista ancora una linea aerea (medio)-grande. Il secondo paradigma è quello della sostanziale unità dei lavoratori nelle controversie occupazionali. Con il passare dei giorni si sono viste differenziazioni sempre più nette, al limite dello scontro di piazza, tra i sindacati confederali - poco presenti nel settore ma forse i soli in grado di garantire una presenza a tutto tondo al tavolo delle trattative -, i sindacati "minori" del settore che raggruppano lavoratori con professionalità specifiche spesso elevate, come i piloti e gli assistenti di volo, e infine i precari che, proprio in quest'occasione, sembrano aver acquisito qualche consapevolezza della loro identità e della specificità dei loro interessi. I sindacati dei piloti, in particolare, hanno accusato le controparti e gli altri sindacati di "irresponsabilità" e paiono rivendicare una posizione centrale, grazie al carattere indispensabile del proprio lavoro perché senza piloti gli aerei non possono volare. Questa posizione mostra quanta poca attenzione il mondo italiano del lavoro, soprattutto nel settore del trasporto aereo, abbia rivolto agli sviluppi internazionali. La globalizzazione ha cambiato anche il mestiere dei piloti, dei quali sembra esserci una certa sovrabbondanza. È forse opportuno citare il caso di Delta Airlines, la terza compagnia aerea degli Stati Uniti, finita in regime prefallimentare, equivalente all'incirca alla nostra amministrazione controllata: per "salvare" la società, nel 2004 i piloti della Delta - oltre seimila, da sempre i meglio pagati del settore - accettarono un taglio salariale del 33 per cento, mentre per gli altri dipendenti si concordarono riduzioni del 7-9 per cento. I dirigenti accettarono una riduzione del 15 per cento e l'amministratore delegato vide la propria paga ridotta del 25 per cento. Nel 2006 i piloti accettarono ulteriori diminuzioni della paga e dei programmi pensionistici, in quanto le perdite erano state ridotte ma non annullate. Tutte le altre grandi compagnie aeree americane hanno vissuto vertenze simili. Non si vuole naturalmente dire che tagliare le retribuzioni sia un bene, anzi. Occorre invece constatare che nel mondo attuale, con un differente modo di produzione la "vertenza sindacale" classica funziona sempre meno come fattore di distribuzione dei redditi, stimolatore di concorrenza, motore della crescita. Il futuro dell'Alitalia è molto importante, ma forse ancora di più è il rendersi conto che nelle vertenze sindacali bisogna abbandonare la tradizione, nei suoi riti e nella sua sostanza, e provare a inventare qualcosa di nuovo. Dall'ossessiva e sempre più difficile difesa del "posto di lavoro" occorre probabilmente passare, seguendo modelli applicati con successo in Scandinavia, alla difesa pura e semplice del "lavoro", al limite con una garanzia di lavoro per tutti, controbilanciata da una maggiore flessibilità. mario.deaglio@unito.it.

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<Colpa solo di piloti e sindacati se salta il salvataggio di Alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 2 "Colpa solo di piloti e sindacati se salta il salvataggio di Alitalia" di Adalberto Signore "Non ci sono diminuzioni di stipendio, ai dipendenti si chiede maggior produttività" da Roma "È il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non sapere che l'ipotesi alternativa è il fallimento, 20mila posti di lavoro in meno". Lo scenario della vertenza Alitalia, Silvio Berlusconi lo disegna senza troppi giri di parole. Negli studi di via Teulada sono quasi le otto di sera mentre si registra Porta a Porta e proprio in quegli stessi minuti a Palazzo Chigi continuano a susseguirsi incontri su incontri. Insomma, la vertenza non è affatto chiusa e il premier decide di dare un segnale piuttosto chiaro soprattutto all'Anpac, il sindacato dei piloti. Ce n'è anche per la Cgil e per il "suo capo" (Guglielmo Epifani) che, dice il Cavaliere, "in diverse fasi della trattativa" ha fatto "interventi che parevano influenzati dalla politica". E proprio nei confronti dell'opposizione Berlusconi usa toni niente affatto teneri. "Per il dialogo serve un'altra generazione di sinistra. Questa - attacca - mi fa cadere le braccia perché sembra che siano felici che questi problemi non vadano a soluzione. Insomma, hanno scelto la politica del tanto peggio tanto meglio". Il riferimento è alle recriminazioni sulla trattativa Air France che è saltata a inizio anno, con in carica il governo Prodi. Ma, ribadisce il premier, "sono loro che hanno detto di no" ed è dunque "inutile polemizzare". Eppoi, aggiunge, "questo piano industriale prevede 3.250 esuberi, la metà di quelli che ci sarebbero stati con Air France". Per il presidente del Consiglio, insomma, "strade alternative non ce ne sono". Il governo, spiega, "ha fatto ciò che aveva promesso" e "ha trovato 16 imprenditori che hanno investito un miliardo di euro e messo a punto un piano industriale in modo tale che la compagnia possa operare in attivo". Gli industriali impegnati nella cordata, fa poi sapere, "ove fosse necessario, si apprestano a un'ulteriore immissione di capitale". Inoltre "non ci saranno diminuzioni di stipendio, ai dipendenti si chiede solo una maggior produttività". Per quanto riguarda gli scenari futuri, invece, il Cavaliere immagina per "la nuova Alitalia" anche "alleanze con compagnie internazionali". "Pensando al destino di Malpensa - spiega - noi guardiamo a Lufthansa. Tutte le compagnie straniere interessate avranno comunque un capitale di minoranza". Nel nuovo statuto, infatti, si prevede che la posizione di maggioranza per i prossimi cinque anni debba essere ricoperta dagli attuali soci e, comunque, anche dopo questi cinque anni, eventuali cambi dovranno essere approvati con una maggioranza del 66%. Insomma, "l'italianità della compagnia mi pare sia garantita". Ora il punto resta solo "chiudere la trattativa". "Il fallimento è una questione di giorni, qualcuno pensa addirittura di ore. Mi auguro - è l'auspicio di Berlusconi - che si trovi un accordo nel più breve tempo possibile". Non solo di Alitalia si parla nella prima puntata di Porta a Porta dopo la pausa estiva. Domanda d'obbligo sul fallimento della banca d'affari statunitense Lehman Brothers e sul lunedì nero delle Borse mondiali. "In Italia - risponde il premier - non può succedere la stessa cosa: gli italiani non sono come gli americani e non spendono più di quanto hanno. Sono prudenti e risparmiatori". "Da noi - aggiunge -, a differenza di quanto accade negli Usa, gli immobili non hanno perso il loro valore. E gli italiani, nella stragrande maggioranza, sono proprietari di case". Che l'economia mondiale sia in un periodo di recessione, però, non è un mistero. E quanto durerà "nessuno lo sa dire". Però, la crisi "non toccherà i risparmiatori, ma chi interviene sui titoli a fine speculativo". Insomma, "i risparmiatori devono tenersi i titoli e aspettare che tornino al loro valore attuale". E, sempre in tema di stabilità del sistema finanziario italiano, Berlusconi affronta la questione Telecom che da mesi vive in una fase di stallo. "Credo che sia importante - spiega il Cavaliere - che Telecom resti in mani italiane". Si affronta anche il capitolo federalismo. E Berlusconi ha parole di apprezzamento per Umberto Bossi ("tra noi una amicizia fraterna") che "alla fine ha sempre buon senso". "Ci vorrà un po' di pazienza", magari "due anni" per i decreti attuativi, ma "grazie al federalismo sarà possibile ridurre l'evasione fiscale e abbassare le tasse". Per quanto riguarda le polemiche sull'omicidio del giovane italiano di colore a Milano, invece, esclude la matrice razziale. "Ho parlato con i responsabili del ministero dell'Interno e sono convinti che il razzismo non c'entri niente". Sul fronte immigrazione, invece, l'accordo con Tripoli prevede un controllo italiano delle coste libiche e "presto verranno inviate sei nostre motovedette". Breve accenno anche alla polemica sul fascismo. Ma, dice il premier, "in questa discussione non voglio entrare" perché "sono abituato a guardare avanti e non mi attardo in questi problemi che non mi toccano". Mentre la riforma della scuola la difende a spada tratta perché quelle contro il ministro Gelmini "sono manifestazioni organizzate da minoranze". Il Cavaliere, invece, si dilunga sulla necessità di tornare al nucleare, tema che la scorsa settimana è stato al centro del bilaterale a Downing Street con il premier britannico Gordon Brown. "Credo che entro la fine di questa legislatura - spiega - avremo delle centrali nel nostro Paese. Ciò non vuol dire che rinunceremo alle fonti alternative, ma, visto il loro maggiore know how nel settore, siamo già al lavoro con francesi e inglesi". Infine, un voto al governo. "Penso che la lode - chiosa - sia una cosa possibile. Sa, io sono autoironico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: <Così ci salveremo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 1 Berlusconi: "Così ci salveremo" di Redazione La crisi americana, le borse che vanno in picchiata, il federalismo fiscale di un'Italia che sogna meno tasse. E soprattutto l'Alitalia. Silvio Berlusconi dagli schermi di "Porta a Porta" spiega come resistere alla brutta stagione: "È il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non aver chiaro che l'alternativa è solo il fallimento. Non ci sono altre strade e assolutamente deve essere chiaro per tutti". Vale per i piloti, vale per tutti gli italiani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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D'Alema accusa i confederali: frettoloso il no ad Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 2 D'Alema accusa i confederali: frettoloso il no ad Air France di Redazione Modena. Attacca il premier ma accusa anche i sindacati che sulla proposta Air France hanno preso una "decisione frettolosa". A Modena, ospite della festa del Pd, Massimo D'Alema (nella foto) avverte: "Noi certamente non siamo tra quelli che soffiano sul fuoco per fare fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile, come è stata prima quella di Berlusconi". Per l'ex premier "Berlusconi ha fatto finta di governare in questi tre mesi, ma il conto sarà salatissimo per gli italiani". E aggiunge: "Nella vicenda Alitalia la destra ha dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e ha agito anche al di fuori delle regole del mercato. Berlusconi ha impedito una soluzione". Poi la stoccata ai sindacati che, rifiutando la proposta di Air France a inizio d'anno, "hanno preso una soluzione frettolosa di cui credo si siano pentiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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In fumo 158 anni di finanza (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 7 In fumo 158 anni di finanza di Redazione Fondata nel 1850 per il commercio del cotone, diventa banca d'affari e cresce insieme con gli Usa. Nel 1950 è socia di Cuccia A casa con qualche scatolone e nient'altro: no stipendio, no liquidazione, no Tfr. E senza preavviso: è successo ieri, nelle due grandi sedi mondiali di New York e Londra. Così si è dissolta in pochi minuti una storia lunga 158 anni, quella dei fratelli Lehman, con 640 miliardi di dollari di passivo e 26mila dipendenti (6mila in Europa) a fare scatoloni. Compresi i 140 banchieri italiani. Con Lehman Brothers non muore solo una banca d'affari, la quarta degli Usa, ma a sparire è anche un frammento intero del sistema capitalistico, a spegnersi è un pezzo del sogno americano. Fondato nel 1850, come è accaduto mille e mille volte nel "nuovo continente", da un immigrato europeo, il tedesco Henry Lehman, e divenuta Brothers (fratelli) con l'arrivo successivo di Emanuel e Mayer, Lehman è un piccolo negozietto che commercia in cotone a Montgomery, in Alabama. Otto anni dopo i Lehman aprono un uffico a New York per essere vicini e poter operare alla Borsa del cotone di Manhattan. Perché il cotone, in quegli anni, rappresenta una delle più "liquide" tra la materie prime. E i Lehman la trasformano in finanza: anticipando il cash ai venditori, comprando e vendendo in conto proprio, o in conto terzi. Veri e propri agenti di cambio del settore. E da questo momento in poi, passando attraverso la guerra civile del 1860, i Lehman affiancheranno il loro passo a quello degli Stati Uniti d'America, la loro crescita allo sviluppo dell'economia del Paese, diventandone, dalla fine del 19º secolo fino a venerdì scorso, uno dei grandi finanziatori. Lehman Brothers banca d'affari, mai banca commerciale, con i soldi dei risparmiatori negli sportelli a fronte degli impieghi erogati alle imprese. Pura banca d'investimento, investment bank, attiva a 360 gradi: sia sul mercato dei capitali (organizza emissioni azionarie, ricapitalizzazioni, collocamenti in Borsa), sia in quello del debito (emissioni obbligazionarie, cartolarizzazioni), sia nell'intermediazione. Una categoria di banca che in Italia non ha una lunga tradizione, se si eccettua Mediobanca (nata comunque 100 anni dopo Lehman), ma che nel mondo anglossasone rappresenta invece il modello che più ha contribuito allo sviluppo dell'economia. Ma anche agli eccessi della finanza, come si è visto in questi ultimi mesi. Non ci saranno, allora, le file di risparmiatori agli sportelli di Lehman, timorosi di perdere i loro risparmi, perché Lehman non ha sportelli. Ma quello che perdono gli americani con il fallimento è in ogni caso un pezzo della loro storia. Non senza conseguenze in Italia, dove Lehman Brothers è banca d'affari tradizionalmente bene introdotta. Specialmente dopo la seconda guerra mondiale. E in particolare dal 1956, quando a Lehman si rivolse Enrico Cuccia in cerca di nuovi investitori per avviare la privatizzazione di Mediobanca. Un delicato lavoro diplomatico, svolto soprattutto con la sponda di Carlo Bombieri, "ministro degli esteri" della Banca commerciale italiana, portò solo due banche estere a rilevare il 10% di Mediobanca: Lazard, legata a Cuccia dal solido rapporto con il banchiere André Mayer e appunto Lehman Brothers. Di lì in poi la banca d'affari Usa ha intrecciato relazioni sempre più fitte nel nostro Paese, dividendosi equamente tra Milano e Roma, dove tutt'oggi hanno sede i due uffici italiani. A Milano per la finanza d'impresa, con l'apice raggiunto nel 2000 con l'Opa su Telecom, finanziata anche da Lehman dove, ai tempi, lavorava Matteo Arpe. A Roma per l'attività legata alle privatizzazioni e alle emissioni del Tesoro sul mercato dei titoli di Stato. Non a caso tra i banchieri recentemente assoldati c'è un ex ministro del tesoro quale Rainer Masera e l'ex capo dell'Alitalia, Francesco Mengozzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'urlo di piloti e hostess irriducibili in piazza: <Così è meglio fallire> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 L'urlo di piloti e hostess irriducibili in piazza: "Così è meglio fallire" di Gian Maria De Francesco da Roma "Se firmate, non scendete", "chi non salta della Cai è", "meglio falliti che in mano a dei banditi", "se lo stipendio ce tajate, cor c... che volate". Chi ha gridato questi slogan ieri non era un manipolo di ultras invasati, ma un centinaio di distinti piloti e steward dell'Alitalia accompagnati da altrettanto avvenenti hostess. Quasi tutti rigorosamente in divisa, ma muniti di fischietti e di trombette hanno "picchettato" la sede del ministero del Welfare a via Veneto inveendo contro l'esclusione dalle consultazioni sull'accordo quadro al quale partecipavano i confederali. Certo, il blocco del traffico o il lancio di messaggi sos in bottiglia nelle fontane romane per chidere aiuto contro "l'affondamento di Alitalia" fanno parte del "folklore". La questione sul tavolo è molto più seria e delicata. Anche se lo sciame umano che si è spostato verso Palazzo Chigi prima e Montecitorio poi chiedendo l'intervento del governo ha impressionato gli osservatori. Il problema, però, è il futuro della compagnia e, soprattutto, la garanzia di un posto di lavoro e di una retribuzione adeguata. "Non si può lavorare a 1,81 euro all'ora. Il nostro stipendio sarà decurtato di più del 40% e entreremo ad anno zero di anzianità", dice un assistente di volo. "Sono venuto qui per protestare, fuori dal mio orario di lavoro: chiedo solo che il mio sindacato partecipi al tavolo delle trattative", gli fa eco un pilota. Anpac, Up, Sdl, Anpav e Avia, infatti, sono rimasti fuori dalla porta fino alle 19.30 di ieri sera quando il sottosegretario Letta e i ministri Sacconi e Matteoli hanno loro sottoposto i termini dell'accordo quadro condiviso dai confederali. E se l'Anpav, che rappresenta gli assistenti di volo, alla fine si è riconosciuta nel protocollo confermando la bontà della strategia dell'esecutivo che ha fatto breccia nel fronte sindacale, per i piloti le cose non funzionano allo stesso modo. Ci sono mille esuberi in ballo, circa duecento sono pensionabili ma "800 persone non le riusciamo a gestire", spiegano dall'Anpac. Anche per questo motivo stanno insistendo con Cai affinché modifichi il piano industriale. E un escamotage sarebbe stato trovato: sostituire 19 Md 80 e 19 Boeing 737 di proprietà Alitalia con altrettanti aerei in leasing di Air One portando nella nuova compagnia almeno 250 persone in più. È l'ultima spiaggia. Ridurre gli esuberi è l'improbo compito che i piloti si sono dati. Contestare la scelta di Boston Consulting come consulente industriale di Cai non li agevolerà. "Elaborano le strategie di Air One che ha un coefficiente di riempimento degli aerei tra i più bassi. Come possiamo fidarci?", fanno sapere. I sospetti e i retropensieri si affastellano. Alla fine si punta il dito contro i confederali in generale e la Cgil in particolare. Le dispute nominalistiche di Epifani sull'orario di lavoro e sulla previdenza integrativa non avevano senso. I piloti erano pronti a trattare su tutti gli aspetti retributivi riguardanti un aumento della produttività. Le recriminazioni nei confronti della Cgil per aver spaccato l'unità sindacale sono svanite dopo la riunione a Palazzo Chigi. Il tavolo unitario si è ricomposto ma le "distanze - ha detto il leader Anpac Berti - restano ancora importanti". E i margini di manovra molto stretti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Caffè, occhiaie e firme all'alba: il crepuscolo del <rito giuliano> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 Caffè, occhiaie e firme all'alba: il crepuscolo del "rito giuliano" di Gian Battista Bozzo da Roma La maratona sindacale notturna di rito giuliano - nel senso di Giuliano Amato che, da presidente del Consiglio, la introdusse e codificò nella teoria e nella prassi tuttora seguite - compie diciassette anni, ma è come se ne avesse settanta. Tanto che, probabilmente, la vicenda Alitalia rappresenterà il suo canto del cigno. Così come la maratona della Finanziaria da 14-15 ore è stata sforbiciata da Giulio Tremonti a 9 minuti e mezzo circa, secondo più secondo meno, anche i defatiganti negoziati sindacali dovranno pur diventare diversi: ben preparati, stringati nelle conclusioni, e condotti alla luce del sole. Che il negoziato notturno sia diventato un vecchio arnese, lo dimostra il fatto che sull'Alitalia siamo arrivati alla maratona numero quattro, e le conclusioni sono ancora da raggiungere. Prima, di maratone ne bastava una. In qualche caso si arrivava a due. Ma quattro sono troppe, vuol dire che qualcosa non va. Paolo Cirino Pomicino spiega che nella vituperata prima Repubblica le maratone notturne non c'erano. "Non ce n'era bisogno perché le trattative venivano istruite per bene nelle settimane precedenti. Ad esempio, sulla Finanziaria - ricorda - passavamo l'intero mese di settembre a sentire tutti i ministri di spesa. Era un'istruttoria seria, civile. Poi, in Consiglio dei ministri, si risolveva tutto in tre ore. Lo stesso coi sindacati. Si facevano incontri preliminari, riservati. Ne ho fatti tanti a casa mia o nel mio studio di via Sicilia. E le cose si risolvevano in fretta. Poi è arrivato Amato, inventando la pièce teatrale per cui bisogna chiudere i negoziati alle 5 del mattino... e non è che i risultati siano stati migliori. Si è solo aggiunta scena, teatro, con finali da "arrivano i nostri", ecco". La teatralità della maratona notturna è dimostrata dalle sue tre fasi, i tre atti dal canovaccio immutabile: l'entrata in scena, con ottimismo e pessimismo di facciata da parte dei diversi protagonisti; la quasi-rottura a un dato momento della notte con il fatidico appello "fermate le lancette dell'orologio!"; il finale a lieto fine mentre sulla capitale albeggia. Spesso i tempi della pièce sono dettati dai telegiornali. "C'era ad esempio Ottaviano Del Turco, segretario aggiunto della Cgil - ricorda l'ex sindacalista Giuliano Cazzola, oggi deputato - che entrando a Palazzo Chigi si fermava sempre a scambiare due parole coi giornalisti. Parlava della Lazio, o magari di un film, perché la trattativa non era neppure incominciata. Ma la sua faccia finiva sempre nel tg delle venti". Ma perché la notte? "Alcuni aspetti fanno parte del rito - risponde Sergio D'Antoni, che di maratone notturne ne ha fatte tante, da segretario della Cisl prima d'avventurarsi in politica - si crea una tensione, una drammatizzazione, i lavoratori vedono che il sindacato tratta sino alla fine. Certe volte - aggiunge D'Antoni - si va avanti per non perdere quello che appare il "momento magico", in cui si può davvero arrivare all'intesa. Altre volte si scorge nella controparte un momento di stanchezza che può essere preso al volo per strappare un vantaggio, una concessione. Però, è anche vero che delle nottate di trattativa inutili ho perso il conto... ". Non sempre inutili, però. Anzi, D'Antoni ricorda volentieri la maratona notturna tra il 30 novembre e il 1 dicembre del '94, quando i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil (Cofferati, D'Antoni stesso e Larizza) trovarono con Silvio Berlusconi e i suoi ministri un'intesa sulla riforma delle pensioni. "Nessuno lo ha mai detto apertamente, ma in quell'accordo ci sono le basi della riforma Dini del '95, in vigore oggi". Insomma, anche in quella circostanza turbolenta c'era stato il lieto fine. S'insinua a questo punto il sospetto che la trattativa Alitalia non sia stata ben preparata, che l'istruttoria sia stata frettolosa e abborracciata. Si è avuta la sensazione di patti segreti stipulati con il sindacato confederale, a spese degli autonomi che pure rappresentano la stragrande maggioranza dei piloti. Col tempo si capiranno gli errori, tattici e strategici, che sembrano caratterizzare questa vicenda. Si capirà meglio chi li ha compiuti, se la cordata degli acquirenti, i sindacati, i mediatori governativi. In ogni caso, è apparso chiaro che le regole della maratona codificate da Giuliano Amato non funzionano più. Sono irreversibilmente destinate al dimenticatoio, pena ulteriori fallimenti. Delle maratone sindacali notturne resterà solo l'aneddotica, gli episodi che fanno sorridere. Come quello che racconta, di se stesso, Cazzola: "Stravolto, durante una nottata di trattativa al ministero sul contratto dei chimici, trovai una panca e mi addormentai. Quando mi svegliai se n'erano andati tutti, anche gli uscieri. Mi ritrovarono, affamato ma vivo, l'indomani". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E i viaggiatori danno l'assalto ai call center (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 E i viaggiatori danno l'assalto ai call center di Pierluigi Bonora da Milano Qual è il destino di chi, in questi giorni, si trova all'estero, magari in un Paese molto lontano, ed è in possesso di un biglietto Alitalia per il rientro? E chi ha prenotato un viaggio per i prossimi giorni con l'ex compagnia di bandiera? E i punti Millemiglia accumulati dai frequent flyer che fine faranno nel caso Alitalia fallisse? Tutte domande che in questi giorni vengono rivolte sia al call center di Alitalia sia alle associazioni che tutelano i consumatori. Dire che c'è preoccupazione è un eufemismo. Intanto, per evitare brutte sorprese, chi in questi giorni deve viaggiare per lavoro o tempo libero preferisce optare per un'altra compagnia. All'Air One, per esempio, non nascondono che da quando è iniziato il braccio di ferro tra Cai e sindacati "le prenotazioni sono aumentate considerevolmente su tutto il network". La società di Carlo Toto, presente tra l'altro nella cordata pro Alitalia, copre 23 destinazioni in Italia, otto in Europa e due negli Stati Uniti. Dal call center Freccia Alata di Alitalia, alla richiesta di rassicurazioni sulle prenotazioni effettuate la risposta è che "allo stato attuale tutti i voli sono confermati", mentre su che fine faranno i punti Millemiglia, in caso di fallimento del gruppo, gli addetti al servizio non sono in grado di dare informazioni precise. Giriamo così la domanda al civilista Paolo Martinello, da una quindicina d'anni presidente di Altroconsumo: "Per i punti Millemiglia - afferma il legale - un'eventuale fine di Alitalia creerebbe seri problemi. I frequent flyer, infatti, si aggiungerebbero alla lista dei creditori, ma con poche speranze di recuperare i loro punti. Una via di uscita dall'impasse sarebbe la messa all'asta degli attivi della compagnia con il risultato che il soggetto che in futuro dovrà garantirne la continuità, possa farsi carico anche del "monte-punti" e, in parte, dei biglietti già pagati". Quello del programma Millemiglia non è un affare di poco conto, visto che a grandi linee, se si intendesse monetizzare il capitale accumulato, secondo i calcoli approssimativi di Altroconsumo, 1.000 punti equivarrebbero a circa 20 euro. Cosa fare, allora, per tutelarsi? La scelta migliore, in attesa di certezze, potrebbe essere quella di accaparrarsi biglietti omaggio all'interno del sistema Sky Team, quindi prenotando viaggi con Air France, Klm, Delta, Aeromexico, Korean Air e gli altri vettori che fanno parte dell'alleanza. "Certo è - aggiunge l'avvocato Martinello - che in questo momento a rischiare di più sono i cittadini lontani da casa con in tasca un biglietto di ritorno Alitalia. Nella peggiore delle ipotesi resterebbero appiedati, anche se potrebbero sondare la disponibilità di posti sempre nella galassia Sky Team. A pensare a loro dovrebbe essere, comunque, il ministero dello Sviluppo economico attraverso il proprio fondo di tutela dei turisti italiani in gravi difficoltà nel mondo. È un fondo che viene alimentato dalle quote assicurative versate dai tour operator. Bisogna vedere, però, se nel momento della necessità questo fondo ha la copertura adeguata". Ma i problemi per chi deve volare riguardano anche gli eventuali disservizi che si verificano negli aeroporti e nelle via di accesso a causa di improvvise proteste del personale Alitalia, come è accaduto nei giorni scorsi a Fiumicino. Da qui la richiesta del segretario dell'Aduc, Primo Mastrantoni, di un intervento da parte del ministero dell'Interno. "A cosa servono queste manifestazioni di forza che provocano solo disservizi, soprattutto all'utente?", si chiede Mastrantoni. Del clima di incertezza ne hanno intanto beneficiato le Ferrovie, i cui passeggeri sono cresciuti del 20% in agosto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La maestra: <Il lutto in classe? Protesta sulla pelle dei bimbi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 9 La maestra: "Il lutto in classe? Protesta sulla pelle dei bimbi" di Enza Cusmai La reazione di un'insegnante precaria: "È un trauma inutile. Così si trasmette solo insicurezza e ansia" "È un errore clamoroso ed è comportamento poco professionale. Qui non si protesta per la salvezza dell'Alitalia che al massimo danneggia gli utenti, quando si parla di scuola ci sono di mezzo i bambini. Che possono venire pesantemente strumentalizzati dai loro insegnanti". Carla Piras è una maestra precaria che è riuscita, straordinariamente, a seguire per cinque anni la stessa classe. Lavora alla "Luigi Cadorna", una scuola elementare milanese dove gli alunni stranieri sono la maggioranza. Come precaria ammette di avere diversi motivi per protestare contro la riforma scolastica e il maestro unico, ma punta i piedi sui metodi. "Il contenuto della rivendicazione è una cosa, la forma della protesta è un'altra". Dunque, le fasce a lutto, le maestre vestite di nero che hanno sfilato ieri in alcune scuole italiane? "Allucinante. Ma che tipo di educazione potranno offrire ai bambini le maestre che hanno scelto questo discutibile modo di contrastare la riforma". Lei non lo farebbe anche se glielo imponesse il sindacato? "Assolutamente no. Innanzitutto è inutile da un punto di vista pratico. Ma soprattutto ritengo che i bambini vadano tenuti fuori dal bailamme politico degli adulti. È una forma di strumentalizzazione un po' vigliacca. Mi domando queste maestre cosa spiegheranno agli alunni che chiedono il perché della fascia a lutto sul braccio...". Ce lo domandiamo anche noi. "I più piccoli non capirebbero e i più grandi sarebbero semplicemente scossi. È come se un genitore si presentasse a casa e dicesse ai suoi figli di aver perso il lavoro. È un trauma del tutto gratuito. Ai bambini va trasmessa serenità, non angoscia". Da un punto di vista pedagogico che ripercussioni potrebbero avere certe spiegazioni dell'insegnante? "Mettiamo che la maestra dica alla classe: il ministro vuole licenziarmi e l'anno venturo non ci sarò più per voi. Ecco, questa frase potrebbe innescare nei bambini una sensazione di insicurezza e di ansia. Insomma, con poche parole, l'anno scolastico di un alunno particolarmente attaccato alla maestra può essere seriamente compromesso". Addirittura? "Beh se certi discorsi vengono fatti a un bambino di prima elementare, il minimo è che si spaventi. La maestra deve creare un clima rasserenante con i suoi scolari. Le beghe sindacali vanno tenute fuori dalla classe. Però, il comportamento di queste insegnanti deve far riflettere". In che senso? "Sul ruolo del maestro unico. Una persona sola in classe può fare dei disastri". Che genere di disastri? "Di tipo psicologico. Se una maestra è coscienziosa può andare tutto bene. Ma se siamo davanti a una persona depressa o caratterialmente difficile può succedere di tutto". E quindi lei ritiene che due siano meglio di una? "Due caratteri diversi si compensano. Non confondono i bambini ma li arricchiscono. E poi c'è l'incognita del tempo pieno". Quello non sarà toccato. "Ma chi lo gestirà? Ci saranno persone qualificate? Oppure si utilizzeranno delle ragazzine inesperte per riempire le ore pomeridiane? Questi interrogativi ci assillano. E angosciano anche i genitori che chiedono spiegazioni. Il ministro dovrebbe fare chiarezza, al più presto. Per il bene dei bambini". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Sporco negro>: così i giornali hanno dribblato la realtà (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

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N. 221 del 2008-09-16 pagina 10 "Sporco negro": così i giornali hanno dribblato la realtà di Redazione La questura aveva già smentito, ma molti quotidiani hanno gridato all'"odio razzista". Trasformando un fatto di cronaca in ideologia L'Unità si distingue per l'approccio soft: "Odio razzista, ucciso ragazzo a Milano". Titolo cubitale della prima pagina di ieri del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e passato nelle mani di Concita De Gregorio. A pagina 3, il tono è sempre sicuro: ""Sporco negro". E lo uccidono a sprangate". È vero che in questura si parla d'altro, di rissa degenerata, si dice che il razzismo non c'entra. Come spiegare questa versione? Semplice: in questura "hanno provato a gettare acqua sul fuoco". "Ma è ovvio che il colore della pelle dei tre ragazzi ha inciso eccome nell'aggressione". Il caso è chiuso, praticamente. Solo che ieri il pubblico ministero ha detto l'esatto contrario. La tragedia di Abdoul occupa anche il "primo piano" del Corriere della Sera. Alitalia è sì il titolo d'apertura della prima pagina ma, all'interno, la notizia del giorno è slittata fino alle pagine 5 e 6. La pagina 3 è tutta occupata dal ritratto del giovane massacrato a Milano: "Abdoul e quelle offese che non sopportava". Cioè gli insulti razzisti. Cioè, come spiega l'articolo dirimpetto, ""Sei negro", ucciso a sprangate. Scontro politico sul razzismo". Il tutto corredato dai pareri dei neri d'Italia famosi, da Fiona May a Andrew Howe, per sapere se siano mai stati insultati per il colore della pelle. È tutto un parlare di nero, nera, razzisti, razzismo, negro, offese, tolleranza. La notizia è tutta lì, è parlare e rimuginare di quello, a nessuno interessa che un ragazzo di 19 anni sia stato inseguito e ucciso perché ha rubato dei biscotti dal bancone di un bar? Ma no, che c'entra. Quella è violenza ordinaria. Normale, normalissima. Il problema è un altro: è l'"allarme xenofobia", come ha interpretato l'argomento la Repubblica, sempre pagine 2 e 3 del giornale di ieri. Siamo sempre lì, ""Sporco negro": giovane ucciso a sprangate". A pagina 2 c'è anche un po' di cronaca, "Ruba biscotti, ucciso a sprangate", poi, però, ecco quella frase, quell'insulto riportato come fosse la spiegazione di tutto: "Sporco negro, te la faccio pagare". Con tanto di chiosa del Pd: "Frutto del clima di odio nel Paese". Ci sarà dell'altro? Ci sarà, per caso, quello che ha detto ieri la sorella di Abdoul: "Così non si ammazza neanche un cane"? Forse, se rimane spazio. Tra un bla bla e l'altro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi cerca la sorpresa Lufthansa partner per Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 16-09-2008)

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Berlusconi cerca la sorpresa "Lufthansa partner per Alitalia" di Natalia Lombardo/ Roma Tutta la campagna per l'italianità garantita di Alitalia si potrebbe ridurre in pochi giorni dopo la firma di un accordo con l'ingresso di un marchio straniero: Lufthansa, la compagnia che vorrebbe la Lega. Silvio Berlusconi, naturalmente, è stato chiamato da Bruno Vespa ad aprire la stagione. Peccato che il premier lo chiami "dottor Fede"... E al ministro dell'Interno, il leghista Maroni, il premier dà soddisfazione nel dire che per l'omicidio del ragazzo nero e italiano "non c'entra nulla il colore della pelle". Sul fondale campeggia il titolo: Alitalia ore decisive: Ce la farete? Va al sodo il conduttore, e il premier lancia un aut aut, caricando già sulle spalle del "capo della Cgil" la responsabilità di un eventuale fallimento. Parole rilanciate dalle agenzie, mentre i sindacati dei piloti erano seduti al tavolo col governo a Palazzo Chigi. A loro, che accusa di voler difendere "privilegi di categoria" e di essere "irresponsabili", chiede "un segno di responsabilità, vedo che molti indugiano, ma non ci sono scusanti. Non ci sono strade alternative". Accettino di lavorare di piu' con lo stesso stipendio. Ma l'italianità è a termine: qualche giorno dopo l'accordo potranno scendere in campo compagnie straniere. E Berlusconi sceglie quella che preferisce la Lega: "per noi, per Malpensa e il Nord, guardiamo come partner a Lufthansa", accordi commerciali o "ingresso del capitale, ma solo per una posizione minoritaria". Torna a puntar il dito sulla sinistra: "durante la trattativa ci sono stati interventi del capo della Cgil - non nomina Epifani - che parevano influenzati dalla politica". E rincara: "la sinistra sembra felice della crisi". Berlusconi si rifiuta di scambiare un colpo di fioretto con Valentina Vezzali che gliene regala uno con le sigle Sb, omaggio della Polizia di Stato. Lui le donne "non le tocca neppure con un dito". La campionessa olimpica sorprende: "Presidente, da lei mi farei toccare...". Dalla lama. Il fioretto cade quando il premier torna sull'addio di Air France: "gli esuberi erano tra 6 e 7mila, ora sono 3250, i sindacati hanno detto no e i francesi hanno pensato: ma chi me lo fa fare?". Poi si spazientisce e ammette: "sto perdendo tempo a convincere i 16 imprenditori a non fare come Air France...". E a mettere sul piatto cento milioni di euro. Alla ripresa di un Porta a Porta sempre uguale (con un vignettista in diretta, Federico Delle Rose, idea presa da Anno Zero di Santoro col piu' dissacrante Vauro) Berlusconi si dà la lode. Il dieci è sottinteso. Per i rifiuti, per la lotta all'immigrazione che intende colpire con rimpatri eseguiti anche se i paesi d'origine non sono d'accordo. Ma non sia mai di intervenire sul "libero mercato" per i prezzi alle stelle: "non si può, neppure in una dittatura". Semmai "ridurre la filiera" con banchi dei produttori al supermercato. Piu' rassicurante sul crollo delle Borse e della Lehman negli Usa: "in Italia non può accadere", noi non siamo "spenditori" come gli americani sui mutui le banche sono piu' caute. Ma su molti punti fa il vago: dal presidenzialismo nelle riforme all'abolizione delle Province (che non vuole la Lega), se la cava con un "non ne abbiamo mai parlato". Il fascismo? Roba vecchia. Non prende nettamente le distanze, dopo aver difeso Italo Balbo con i giovani di An: "Io non guardo al passato, per me sono cose scontate, l'importante è che ci si riconosca nella democrazia e nella Costituzione". Però ha parole dolci per Bossi: "Fra Umberto e me amicizia fraterna, ha un gran buon senso". Così cancella l'ombra nera del razzismo nel brutale assassinio di Abdul: dalle indagini del ministero. Mi ha detto Maroni, non c'entra il colore della pelle". Non arriva a giustificare gli assassini, "che hanno un'attitudine alla violenza", però certo "avevano subito una serie di furti". Non accetta critiche, Silvio IV, anche se glielo chiede Ferruccio De Bortoli (ospite insieme a Mario Orfeo). Niente. Non cede neppure sulla soglia del 5% senza preferenze alle europee. E sbatte la porta a Veltroni. Si vanta ancora invece per la prima vittoria sui rifiuti(quando va a Napoli "non se ne accorge nessuno", sogghigna), esalta la scure della Gelmini sui mastri unici. Gli dà una mano Miss Italia, la rossa Miriam Leone che si ricorda come scolaretta felice con un maestro solo. Silvio non ricambia: "il presidente del consiglio si astiene" dal riconoscere la longilinea siciliana come bellezza italiana tipo. O del suo tipo. Alla fine non poteva mancare il servizio su Silvio e Veronica manina nella manina. Berlusconi punzecchia il conduttore: "Domani l'Unità titolerà su di lei, Vespa". Bruno dirotta. Ha cercato di essere ficcante, ma al cuore azzurro non si comanda.

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Tsunami sull'Europa: 6.000 licenziamenti, crollano le Borse Il presidente della Bce allarmato chiede una vigilanza straordinaria mentre l'Eurotower immette liquidità (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Tsunami sull'Europa: 6.000 licenziamenti, crollano le Borse Il presidente della Bce allarmato chiede una "vigilanza straordinaria" mentre l'Eurotower immette liquidità di Marco Ventimiglia/ Milano EFFETTO DOMINO Nella finanza ormai globalizzata l'onda d'urto del fallimento di Lehman Brothers non poteva non abbattersi in tempo reale anche nel nostro continente. I primi ad essere colpiti sono stati i dipendenti europei, seguiti dai listini delle principali piazze finanziarie il cui inabissarsi è stato accompagnato dalle preoccupate dichiarazioni delle autorità economiche e politiche della Ue. I posti di Lehman Brothers a rischio di rapida scomparsa in Europa sono ben 6mila (4500 nella sola City di Londra), di cui 140 in Italia (120 nella sede di Milano e circa 20 in quella di Roma). "Siamo tutti a rischio - ha spiegato un portavoce della banca d'affari da Londra - Di fatto la compagnia non esiste più, per cui temo proprio che finiremo per essere licenziati". In particolare, nel nostro paese Lehman Brothers vantava una posizione più che buona tra le banche d'affari. I vertici della filiale italiana vedono Riccardo Banchetti come amministratore delegato (carica istituita nel gennaio 2007), l'ex numero uno del Sanpaolo e ministro del bilancio Rainer Masera come presidente delle financial istitution (banche e assicurazioni), l'ex amministratore di Alitalia Francesco Mengozzi capo per il settore infrastrutture mentre un altro italiano, Francesco Caio, è il vicepresidente Lehman Brothers International. Giornata nera, come detto, per le Borse europee che hanno bruciato 125 miliardi di euro con l'indicatore principale, il Dj Stoxx 600 in calo del 3,47%. La maglia nera è andata a Madrid, unica a chiudere in calo sopra il 4%. Seguono Londra a -3,9%, Zurigo a -3,8%, Parigi a -3,7% , Amsterdam a -3,6%. La meglio tenuta è staqta invece Francoforte a -2,7%. Piazza Affari non ha potuto fare altro che adeguarsi, con il Mibtel che alla fine della seduta ha lasciato sul terreno il 3,49% mentre lo Sp&Mib ha perso leggermente di più, il 3,66%. E, come detto, il crollo di Lehman Brothers ha messo l'Unione europea in un autentico stato di allarme finanziario. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, nel corso di un intervento a Francoforte ha spiegato che "attualmente non c'è nessuno spazio per il compiacimento, bensì bisogna essere in continua allerta". In Germania il ministero delle Finanze, la Bundesbank e la BaFin, l'autorità di vigilanza sui mercati, hanno annunciato in un comunicato congiunto di essere "in contatto stretto" con i partners internazionali e con le banche tedesche dopo che l'ex fiore all'occhiello di Wall Street ha annunciato il suo fallimento. I tre istituti tedeschi hanno tentato di rassicurare i mercati dichiarando che l'esposizione degli istituti di credito tedeschi verso Lehman Brothers sono "sostenibili", senza però dare maggiori dettagli. La situazione è grave, ma "è innanzi tutto una crisi americana", ha dichiarato una portavoce del ministero delle Finanze di Berlino, aggiungendo: "Per il momento gli effetti sull'economia tedesca sono stati straordinariamente limitati". Da Bruxelles è invece arrivato un messaggio di "fiducia" per quanto riguarda "un buon coordinamento tra istituzioni bancarie per gestire la crisi finanziaria, secondo quanto riferito dal portavoce della Commissione europea", Johannes Laitenberger. Il ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, ha anch'essa scelto parole rassicuranti. "Abbiamo messo in atto dei meccanismi che consentono ai mercati di non essere sconvolti in modo grave", ha sottolineato nel corso di un intervento alla radio Europe 1, ricordando che i governatori delle banche centrali, il presidente della Bce, le autorità dei mercati finanziari e i responsabili del Tesoro nazionali si sono incontrati nel weekend nel corso di una riunione dell'Ecofin a Nizza. Tornando al governatore centrale, Jean-Claude Trichet, non ha voluto esprimersi direttamente sul ritorno delle tensioni sui mercati. L'Eurotower ha comunque iniettato 30 miliardi di euro di liquidità attraverso un'operazione di rifinanziamento rapido. Si tratta di una ventata d'ossigeno per gli istituti di credito, che però potrebbe non essere sufficiente, secondo gli esperti. Anche la Bank of England ha deciso di operare nello stesso modo, offrendo 5 miliardi di sterline, ossia 6,3 miliardi di euro con un tasso del 5% ai mercati finanziari, che hanno subito assorbito la somma.

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Sit-in e cortei Ma si continua a trattare (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Il giorno decisivo per Alitalia dovrebbe essere domani o, forse, giovedì. Quando attorno al tavolo si troveranno governo, la Cai di Colaninno e tutti i sindacati. Confederali, che hanno già detto sì all'accordo quadro, e autonomi, forti soprattutto tra i piloti e gli assistenti di volo, che ancora lo contestano. E ieri per riuscire a sedersi al tavolo delle trattative hanno mobilitato i loro rappresentanti che hanno sfilato per le strade di Roma e poi hanno organizzato un sit-in sotto la sede del governo. Ma per adesso il minacciato blocco dei voli non ci sarà. Intanto però Berlusconi a Porta a Porta continua a minacciare i sindacati e soprattutto la Cgil spiegando che gli interventi di Epifani sono "influenzati dalla politica". Rossi e Lombardo alle pagine 4 e 6 Alitalia.

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La vicenda Alitalia e la nascita dell'Iri (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Nicola Tranfaglia La storia si ripete ma ogni volta con modalità peggiori e quasi sempre, come scriveva Marx già due secoli fa, con modalità di farsa piuttosto che di tragedia? Sembrerebbe proprio di sì, a seguire le manovre politiche ed economiche dell'attuale governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. In particolare, il gigantesco pasticcio dell'Alitalia, perseguito dall'esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France, assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito Mussolini . Questi aveva salvato con una discutibile acquisizione le tre grandi banche nazionali (Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma), per rispondere alla grande crisi scoppiata nel 1929 negli Stati Uniti e diffusa in tutta l'Europa, a cominciare dalla Germania di Weimar. La somiglianza, a distanza di più di settant'anni, appare impressionante. L'obiettivo del governo fascista era quello di salvare le banche, il capitalismo finanziario degli oligopoli (Fiat, Pirelli, Ansaldo e altri minori) presente in maniera prevalente nei tre grandi istituti di credito e di addossare allo Stato le perdite ingenti annidate nelle partecipazioni industriali delle società legate alle banche (la Sofindit della Commerciale, la SFI e l'Elettrofinanziaria del Credito). L'operazione fu chiara ed esemplare perché tutti i debiti di quelle società finanziarie vennero scorporati dalle banche e andarono a costituire l'aggregato industriale-finanziario che nacque allora e venne denominato Istituto per la Ricostruzione Industriale, più brevemente IRI, e alla sua presidenza era stato insediato un tecnico politico di notevoli qualità Alberto Beneduce, transitato negli anni precedenti da Nitti a Mussolini. Le perdite accumulate dagli istituti di credito, attraverso le loro società industriali satelliti, erano ingenti: più di diecimila miliardi di lire addebitati alla Banca d'Italia e rimborsabili, da parte dell'IRI, in obbligazioni entro il 31 dicembre 1953, circa vent'anni dopo attraverso titoli di stato o garantiti dallo Stato. Altri "salvataggi ", minori rispetto a quelli maggiori, si ebbero nei mesi ed anni successivi da parte dell'IRI attraverso la Banca d'Italia a cominciare dalla SIP piemontese e dalle compagnie telefoniche di gran parte della penisola che si riferivano ai medesimi interessi presenti nei grandi istituti di credito. Si trattò - su questo non c'è dubbio - per usare una felice espressione di Ernesto Rossi, l'indimenticato economista allievo di Luigi Einaudi, di una sorta di "socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti" anche perché le tre banche, salvate dalla Iri, sarebbero ritornate, dopo alcuni decenni, a una felice privatizzazione. Ma l'elemento positivo, seppur discutibile, della nuova "economia mista" che era nata in Italia con quella operazione e che proprio nel 1934 fece parlare a torto Mussolini di "socialismo di stato", subito contraddetto da Alberto Pirelli che lo richiamava piuttosto all'iniziativa privata propria del regime fascista, era costituita dalla nascita di un'"economia pubblica" accanto a quella "privata". Ma questo non è affatto previsto nel nuovo progetto Alitalia che conferisce a una compagnia di quindici privati vicini al governo che sborsano poco più che spiccioli per acquisire la "polpa" della compagnia, lasciando ai contribuenti italiani il peso dei debiti pesanti accumulati negli ultimi trent'anni. Senza costituire nulla di nuovo o che assomigli al castello industriale-finanziario che nacque, negli anni trenta, intorno all'Istituto per la ricostruzione industriale. Ma, limitandosi a scaricare semplicemente sulle casse dello Stato e promuovendo, nello stesso tempo, una serie di nuovi contratti per i lavoratori della compagnia che prevedono una pesante penalizzazione dei salari e delle condizioni normative, come se il destino della società già tecnicamente fallita potesse addebitarsi interamente al personale interno piuttosto che al management dell'Alitalia, in molti decenni scelto in base a criteri politico-clientelari da parte degli esecutivi piuttosto che secondo regole di efficienza economica e manageriale. Il tutto con una totale incertezza sulle dimensioni dei licenziamenti e delle mobilità e con un piano industriale che pone la nuova compagnia completamente nelle mani dei soci stranieri assai di più di quanto sarebbe avvenuto con l'unico interlocutore della Air France, nei mesi appena trascorsi. Qualcuno dirà che, negli Stati Uniti, la decisione del governo Bush di "salvare" i due grandi istituti finanziari, Fannie Me e Freddie Mac, protagonisti della fallimentare operazione dei crediti e dei mutui sulle case, assomiglia alla manovra di Berlusconi e, a prima vista sembrerebbe proprio di sì, ma c'è un aspetto fondamentale nella manovra americana di cui, nel nostro paese, non abbiamo notizia ed è l'intervento giudiziario che, negli Stati Uniti, ha condotto all'incarcerazione e ai processi rapidi ed efficaci contro i manager che hanno condotto al fallimento quelle società. Purtroppo nel nostro paese non sono stati assicurati alla giusta punizione tutti gli autori dei Bond argentini e Cirio né si è incominciato a provvedere al necessario risarcimento di quegli italiani che hanno perduto tutto o gran parte per l'irresponsabilità dei funzionari delle banche in quelle vicende. E questo elemento purtroppo sembra caratterizzare sempre le vicende nazionali. Come se la storia non avesse dimostrato a sufficienza che, in un paese in crisi quale è il nostro, ci vogliono personalità di rilievo, formate in un itinerario faticoso, per risolvere problemi complessi che hanno bisogno di soluzioni innovative ed efficaci e non ripetano, peggiorandoli, gli errori di un infausto passato.

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Alitalia, uno spiraglio tra le proteste (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Riparte il dialogo dopo il primo sì dei confederali e l'ira degli autonomi davanti a Palazzo Chigi. Giovedì la maxitrattativa Alitalia, uno spiraglio tra le proteste Berlusconi: "Gli stipendi non saranno tagliati, se salta tutto colpa di sindacati e piloti".

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Bankitalia: da noi danni limitati draghi a consulto con i banchieri ue - elena polidori (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Bankitalia: da noi danni limitati Draghi a consulto con i banchieri Ue Banche poco esposte. Il premier: qui non può succedere La crisi Monitoraggio della Consob e del Tesoro che deve dei pagamenti alla società fallita ELENA POLIDORI ROMA - Un caso come quello di Lehman in Italia "non può succedere", assicura in tv il premier Silvio Berlusconi: le banche sono solide e gli italiani parsimoniosi. E analogo messaggio filtra anche dalla Banca d'Italia, dal Tesoro, dalla Consob e dalla Confindustria: "Rischi limitati". Via Nazionale dice la sua in serata, dopo che alle 18 anche il governatore Mario Draghi s'è chiuso in "conference call" con i banchieri centrali europei e con lo stesso Jean Claude Trichet della Bce per monitorare da vicino il crac e i suoi contraccolpi. A quell'ora, il differenziale tra il Bund tedesco e i Btp decennali - prezioso e seguitissimo indicatore dei momenti di tensione - sale a 71 punti base, il massimo da dieci anni. "Da una prima ricognizione risulta che in Italia il rischio di controparte e il tasso di esposizione nei confronti di Lehman Brothers appaiono nell'aggregato limitati", spiegano fonti del governatore. Draghi è rimasto in contatto anche con la Fed, oltre che con le altre autorità di settore. Stessi toni tranquillizzanti dal Tesoro che ha contratti di tipo swap con il gruppo Usa: la sua posizione - s'apprende - è debitoria, dunque è il ministero che deve alla società dei soldi. Comunque, si sta studiando se è possibile e conveniente cambiare controparte; un censimento di questi accordi è in corso. Il direttore generale Vittorio Grilli segue la situazione da vicino. Il ministro Giulio Tremonti interverrà oggi all'Abi: pranzo con i banchieri e riunione del comitato esecutivo, l'organo di governo dell'associazione. Monitoraggio stretto pure da parte della Consob, l'organo di controllo della Borsa, con contatti telefonici tra il presidente Lamberto Cardia e lo stesso Draghi, oltre a un filo diretto con l'Isvap, l'autorithy delle assicurazioni. Di nuovo il messaggio è sereno: "Impatto marginale". Ora, le banche italiane sono relativamente poco esposte in questa vicenda dei subprime: il valore degli investimenti nazionali collegati ai mutui Usa è pari a 1,3 miliardi di euro, meno dell'1,5% del patrimonio base, secondo i dati resi noti un anno fa dal Financial Stability Forum, l'organismo del G8 presieduto da Draghi. La stessa Emma Marcegaglia conferma che gli istituti nazionali "avranno meno conseguenze negative rispetto al resto del sistema bancario europeo". Ma Lehman, in Italia, è un nome, una controparte, appunto. Ha due sedi, una a Milano e una a Roma con 140 dipendenti a rischio. Ha contatti con moltissime società. Così, adesso che è in difficoltà, arrivano le precisazioni. Mediobanca dice di non avere né azioni né bond. Generali ha una esposizione netta su titoli di debito per un massimo di 110 milioni di euro. Unipol non possiede azioni ed ha una esposizione in bond pari all'1% dell'esposizione complessiva. "Limitata" anche l'esposizione di Unicredit, secondo le assicurazioni del banchiere Alessandro Profumo. A Lehman sono legati i nomi di numerosi connazionali. L'ex ministro Rainer Masera, per esempio, è presidente delle financial institution, l'ex ad di Alitalia Francesco Mengozzi è capo per le infrastrutture; Francesco Caio è vicepresidente di Lehman international; Riccardo Banchetti da pochi giorni responsabile per l'Europa. Negli anni, il gruppo ha preso parte a numerose operazioni: advisor di Finmeccanica nell'acquisizione di Drs, per esempio; joint book runner nella quotazione del Sole 24 ore; global coordinator per Maire Tecnimont. Ha seguito Air France nella vicenda Alitalia, è stata advisor di Bpm nella ricerca di un alleato, ha lavorato per Sace. Vanta partecipazioni azionarie in vari gruppi, tra cui Parmalat e il fondo Sator di Matteo Arpe.

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In una notte perdono il posto anche 140 lehman's boys italiani - walter galbiati (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Sotto shock i dipendenti della filiale italiana del colosso Usa, guidata da Riccardo Banchetti In una notte perdono il posto anche 140 Lehman's boys italiani WALTER GALBIATI MILANO - "Siamo in attesa di sapere cosa fare", spiegava ieri con lo sguardo fisso nel vuoto un banchiere di Lehman Brothers con sede a Milano. "Non mi rendo ancora conto di quello che è successo. Ci vorrà qualche giorno per prenderne coscienza", diceva un altro italiano, che a Londra aveva da poco svuotato la sua scrivania. Il fallimento della quarta banca d'affari statunitense non ha mancato di travolgere la filiale italiana e i talenti nostrani che lavoravano per l'istituto. Un ciclone che molti avevano temuto, ma che si è concretizzato solo domenica sera, quando i vertici della banca hanno deciso di portare i libri in tribunale. Uno vero shock per chi viveva la crisi da lontano, come i 140 dipendenti delle filiali di Milano e di Roma. Nessuno al momento dell'annuncio voleva credere alle proprie orecchie. Del resto le velocità dei crac d'oltreoceano sono quanto di più lontano si possa immaginare da quelli nostrani. Basti pensare al caso Alitalia. O alla Parmalat, tenuta per anni artificialmente in vita da un sistema malato. Lehman Brothers, invece, se n'è andata in una notte. "Gli errori sono stati commessi quando, dopo la crisi di Bearn Stearns, si è voluto a tutti i costi proseguire la strada da soli. In quel momento, invece, bisognava fare un accordo con qualche altro istituto", commentava ieri un managing director della sede milanese. La delusione è lampante. E per capirla bisognava essere in pausa pranzo in Piazza del Carmine, di fronte al prestigioso palazzo dove lavoravano 120 persone. Un via vai continuo di dipendenti, che tra una sigaretta e l'altra, o uno spuntino, formavano capannelli da fine estate. "è stato bello lavorare per Lehman, ma non doveva finire così". I nomi più blasonati della banca riusciranno certo a ricollocarsi, in qualche modo. Ai vertici della filiale italiana sedevano Riccardo Banchetti, come amministratore delegato, Rainer Masera, ex numero uno del Sanpaolo e ministro del bilancio, come presidente delle financial institution (banche e assicurazioni), Francesco Mengozzi, ex ad di Alitalia, a capo per il settore infrastrutture, mentre un altro italiano, Francesco Caio, ricopriva il ruolo di vicepresidente Lehman Brothers International. Per loro sarà facile tornare in gioco. Le difficoltà vere le incontreranno gli altri. Gli analisti, i trader, i sales, gli addetti al back office, i fattorini e gli impiegati. Non si sa nemmeno se verrà pagato lo stipendio di settembre. Per diversi anni Lehman in Italia è stata sotto la guida di Ruggero Magnoni, uno dei protagonisti insieme al fratello Giorgio e a Roberto Colaninno della scalata alla Telecom Italia. Da qualche anno Magnoni era diventato vice presidente di Lehman Brothers Europa. Molti sperano in una sua iniziativa imprenditoriale per poter ripartire o trovare un nuovo impiego. Tutti comunque sono in attesa di sapere cosa fare. Entro fine settimana, i curatori della Pricewaterhouse Coopers che hanno preso possesso della sede londinese, dalla quale dipende la filiale italiana, comunicheranno il da farsi. "è credibile che la chiusura arrivi entro venerdì", ha dichiarato ieri Masera.

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Alitalia, spiraglio sulla vertenza - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia, spiraglio sulla vertenza Prime aperture di piloti e assistenti di volo. Cgil, Cisl e Uil trattano Da oggi la cornice del nuovo contratto di lavoro all'esame di tutti e nove i sindacati Il confronto finale è fissato per giovedì. L'Anpac: le distanze per ora restano LUCIO CILLIS ROMA - La trattativa Alitalia incassa un primo importante via libera da piloti e assistenti di volo. Il dialogo scorre ancora su un filo sottilissimo, ma va avanti. E dopo il sì di confederali e Ugl ai contenuti generali del piano industriale proposto da Compagnia aerea italiana, ieri sera è arrivato quello dei naviganti, al termine di un incontro decisivo a Palazzo Chigi. Da oggi, quindi, tutte le nove sigle di Alitalia, discuteranno della cornice all'interno della quale si muoverà il nuovo contratto di lavoro, prima dell'ultimo round fissato per giovedì mattina. Se i sindacati accetteranno di firmare il pre-accordo, lo stesso giorno l'assemblea degli azionisti di Cai darà mandato ai vertici operativi di proseguire sulla strada del salvataggio. La seconda vita della compagnia potrebbe quindi iniziare ad ottobre. "Finalmente abbiamo avuto un tavolo per poter discutere del documento e per ampliare il confronto sui contratti" ha detto Fabio Berti, il leader dell'Anpac, l'associazione più rappresentativa della categoria al termine della riunione a Palazzo Chigi. Con la consueta freddezza che caratterizza le mosse dei piloti, Berti ha però sottolineato le criticità ancora presenti sul cammino: "Le distanze restano e sono importanti, così come le preoccupazioni su alcune parti del piano". Anche per il presidente dell'Unione Piloti, Massimo Notaro, "il momento è estremamente difficile, tutti i piloti sanno che circa il 40% di loro uscirà da Alitalia, ma stanno facendo ancora il loro lavoro con dedizione. Gli aeroplani - conclude - stanno continuando a volare in modo regolare, questo è un segno di maturità, coscienza e consapevolezza delle categorie che rappresentiamo". Aperture importanti anche da Fabrizio Tomaselli, coordinatore del Sdl che punta "ad ottenere alcune modifiche" ai punti del piano industriale. Gli assistenti di volo dell'Anpav in cambio di qualche modifica, si dicono "disponibili a sottoscrivere" quell'accordo quadro criticato aspramente poche ore prima. Avia, invece, resta ancora in trincea e commenta che "non ci sono le condizioni". In serata si è tenuto anche un nuovo confronto a Palazzo Chigi fra il governo e i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Una riunione ristretta con Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Renata Polverini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i ministri Maurizio Sacconi (Lavoro) e Altero Matteoli (Trasporti) per fare il punto della situazione. L'ennesimo lungo giorno di Alitalia era iniziato con una profonda spaccatura sindacale. Cgil Cisl, Uil e Ugl, nella notte tra domenica e lunedì avevano ratificato un primo punto fermo alla trattativa, aprendo la porta all'accordo quadro proposto da Cai e dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Il via libera alle linee guida del piano industriale, che porta il numero dei nuovi assunti a quota 12.500, aveva però scatenato la reazione molto dura di piloti e hostess: "Per noi è carta straccia" avevano tuonato gli autonomi. E ieri, per tutta la giornata centinaia di naviganti hanno protestato nel centro di Roma contro quella che, fino a ieri sera, veniva ancora definita "una svendita sulla pelle dei lavoratori".

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Sul tavolo l'ultima carta di colaninno "possibili più rotte e più equipaggi" - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il governo e la Cai in pressing sui piloti ed Epifani per sbloccare la trattativa Sul tavolo l'ultima carta di Colaninno "Possibili più rotte e più equipaggi" Scontro tra il ministro Sacconi e il leader della Cgil prima della schiarita ROBERTO MANIA ROMA - "Tu sei venuto qui per far saltare tutto!". L'accusa che il ministro, Maurizio Sacconi, lancia a Guglielmo Epifani, leader della Cgil, nella notte di domenica è pesante. è l'accusa di volere sabotare il negoziato per ragioni extrasindacali, cioè di schieramento politico. Nulla, insomma, a che vedere con il piano industriale, gli esuberi, i contratti di lavoro per la Nuova Alitalia targata Roberto Colaninno. Esattamente come ha sostenuto in televisione ieri il premier, Silvio Berlusconi: "Non voglio essere malizioso, ma in diverse fasi della trattativa che abbiamo seguito finora ci sono stati interventi, per esempio del capo della Cgil, che parevano molto influenzati dalla politica". Al presidente del Consiglio Epifani ha scelto di non rispondere, ma la replica al titolare del Lavoro è stata furiosa: "Non ti permettere di dire queste cose. Io faccio il sindacalista. Voglio un accordo nell'interesse dei lavoratori e queste sono questioni reali". Lo scontro fotografa una parte determinante del negoziato "stop and go" sull'Alitalia, tra ultimatum, minacce e rinvii. Perché dal sì della Cgil dipende davvero il decollo della nuova compagnia. Ieri si è temuto il peggio quando la convocazione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl a Palazzo Chigi sembrava non venisse preceduta dall'incontro con i piloti. Sembrava, insomma, che il governo puntasse allo strappo, alla firma di chi ci stava, indipendentemente dai piloti, come invece chiedeva proprio Epifani. Una drammatizzazione a sorpresa, che però non c'è stata. Forse anche per l'altolà unitario dei sindacati di categoria delle quattro confederazioni contro una trattativa divisa su troppi tavoli. "Ciascuno - dicevano - deve assumersi le proprie responsabilità". Ciascuno per la categoria che rappresenta, perché non possono essere le confederazioni, per esempio, a firmare un accordo riguardante anche i piloti che per quasi i due terzi sono iscritti ai sindacati autonomi, Anpac e Up. Le cose, così, sono andate diversamente. Dapprima il governo ha incassato per la prima volta la disponibilità al dialogo da parte dei piloti e degli assistenti di volo rappresentati dai sindacati autonomi; poi ha stretto i bulloni dell'intesa sul piano industriale già fatto con le confederazioni e propedeutica al rush finale sui contratti di lavoro scritti all'insegna di una maggiore produttività e di una cura dimagrante sul versante dei privilegi. Davvero una specie di "accerchiamento" della Cgil, condiviso dalla Cisl di Raffaele Bonanni, e ispirato - probabilmente - al ministro Sacconi anche dal titolo di un libro appena uscito per il Mulino, scritto da Guido Baglioni, studioso di area proprio cislina e che analizza il declino della rappresentanza sindacale, stretta tra la globalizzazione e la parcellizzazione del lavoro. Ai piloti ribelli, invece, ci ha pensato la Cai, la Compagnia aerea italiana, che per giovedì dovrebbe convocare l'assemblea dei soci per andare avanti con l'offerta. Senza stravolgere gli obiettivi e la filosofia del piano industriale, Colaninno & co. hanno spiegato che non si prefigura affatto una riduzione delle rotte intercontinentali, come hanno da sempre lamentato i piloti. Perché i collegamenti a lungo raggio passeranno, da subito, dagli attuali 17 a 18 contro i 16 inizialmente previsti dalla Cai, e, peraltro, pure dal piano preparato dall'Air France di Jean Cyril Spinetta. Più voli a lungo raggio, dunque, e più equipaggi, e probabilmente meno esuberi. Non a caso, infatti, nel protocollo sul piano industriale, condiviso domenica notte, non ci sono ancora i numeri relativi alle eccedenze. La tesi degli uomini della cordata tricolore è quella di un piano di sviluppo per nulla rinunciatario. Per esempio i ricavi dalla vendita dei biglietti dovrebbero salire dai 3,8 miliardi attuali all'anno, a 4,3 miliardi. Poi i passeggeri: dai 28 milioni di oggi sul breve, medio e lungo raggio, a circa 30 milioni. Dal petrolio, inoltre, potrebbe arrivare una spinta favorevole. Il piano è stato costruito con il petrolio intorno ai 128 dollari al barile. Ieri quotava poco sotto i 95 dollari. Nel tempo, se dovesse continuare la discesa, gli obiettivi del piano potrebbero beneficiarne per un 10-20 per cento.

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Piloti e hostess in piazza come le tute blu - luisa grion (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Piloti e hostess in piazza come le tute blu Centinaia in divisa a Palazzo Chigi: "Attenti, la compagnia siamo noi" I piloti già alla ricerca di un nuovo lavoro, ma lontano dall'Europa Slogan e fischi, ma niente tafferugli, soltanto una rabbia controllata LUISA GRION ROMA - Per molti di loro era la prima volta: qualcuno assicura che era dai tempi dell'università che non andava in strada con fischietti e cartelli, a ritmare e gridare slogan. Altri ci tengono a dire che cortei e strade bloccate non sarebbero nel loro Dna, ma "quando ci vuole ci vuole". Piloti e hostess, ieri, hanno attraversato le strade di Roma per manifestare sotto Palazzo Chigi contro il modo in cui viene condotta la trattativa Alitalia. Divise perfette, camicie ben stirate e capelli in ordine come dev'essere quando si è in volo, ma sottopelle una rabbia pronta a esplodere. Non è piaciuto a comandanti, steward e hostess quell'accordo raggiunto ieri notte fra la Cai - la cordata di imprenditori italiani che punta a mettere in piedi una nuova compagnia - le tre sigle confederali (Cgil, Cisl e Uil) e la Ugl della Polverini. L'hanno definita da subito "carta straccia" e ieri, in centinaia sono arrivati - in divisa anche se non in servizio - sotto il ministero del Lavoro di Via Veneto per dire che "quelli là" non li rappresentano. Che "siamo autonomi", che "la vera Alitalia siamo noi". Che "è da qui che bisogna passare" perché "la rappresentanza sindacale non la decide il governo, ma i lavoratori". Ed è per chiedere che Anpac, Up, Anpav e Sdl siedano al tavolo della trattativa (e non a quello del baretto di fronte al ministero, come nei fatti avviene) che, più tardi, un corteo spontaneo si muove verso Palazzo Chigi. Slogan - certo - fischi, "buffoni" e "meglio falliti che in mano ai banditi". Piloti come metalmeccanici: dalle tute, alle divise blu. Anche se, chiaro, gli stipendi sono molto diversi. Ma niente tafferugli, una rabbia controllata che ottiene udienza perché le sigle autonome, in serata, saranno convocate. E ci saranno anche giovedì, in quello che viene annunciato come l'"ennesimo" round finale sul difficile destino della compagnia. Una cosa è evidente: sono i piloti a dettare la linea, quelli che non urlano, si agitano di meno, ma mettono sul banco un potere contrattuale più forte degli altri. La categoria non scricchiola, e non accetta tagli ed esuberi perché - sia chiaro - " qui non è solo questione di soldi", ma di "credere o meno in questa compagnia". "Non in un'altra" dice il comandante Vito, "perché per me, dopo Alitalia, volare Colaninno o un imprenditore cinese farà lo stesso". Ma "pianificare scientificamente il crollo dell'azienda di bandiera" è un azione che "non intendo accettare", dice il suo amico e collega Nicola. Non che i piloti escludano la catarsi e il possibile avvio al fallimento. Non che non si preoccupino: ma in fondo sanno di avere qualche carta, anche personale, in più. E' vero che c'è il comandante sulla cinquantina confessa "di non fare, oramai da qualche mese, alcun progetto per il futuro". E' vero che Cesare, pilota quarantenne, due figlie piccole, sposato con una assistente di volo, parlando con la moglie ha preso "seriamente in considerazione l'ipotesi di vendere la casa", ma la stragrande maggioranza di loro confessa che nonostante tutto - sparisse Alitalia - volerebbe lo stesso. Non sarà proprio facilissimo: la domanda c'è (9-10 mila posti all'anno nel mondo),ma "dopo il fallimento della Swissair non è che in Europa siano rimaste molte possibilità". L'alternativa è l'Oriente, i paesi arabi. "Qualcuno - ammette Francesco - già sta muovendosi con i colloqui". Lui, al momento ha in testa il suo matrimonio che avverrà fra 15 giorni. "Ora sono qui, poi vedremo". Nato come pilota militare, dietro alle spalle ha missioni in Somalia e in Iraq: "Siamo abituati alle situazioni difficile - dice - abbiamo, per forza di cose, una tenuta di nervi eccezionale e siamo uniti perché ci consideriamo, sempre e comunque, un equipaggio. Gente abituata a procedere assieme, come sull'aereo". Fallisse Alitalia una cosa è certa: "Non potrei far altro che volare, chi ha scelto questo mestiere difficilmente torna indietro. Per chi? Ci penseremo". (ha collaborato Marco Rivellini).

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Nuova fusione, i tedeschi portano a casa brussels airlines (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia L'operazione Nuova fusione, i tedeschi portano a casa Brussels Airlines Austrian, oltre a Lufthansa, anche Air France fa un'offerta ROMA - Se Alitalia prova, tra mille difficoltà, ad andare per il momento da sola, nei cieli europei continua il risiko delle acquisizioni. La compagnia di bandiera tedesca, Lufthansa, ha infatti annunciato di avere siglato un accordo per rilevare Brussels Airlines. L'accordo prevede che la compagnia tedesca acquisisca in una prima fase il 45% della compagnia belga, ad un costo di 65 milioni di euro. Lufthansa avrà poi, a partire dal 2011, un'opzione sul restante 55%, ad un prezzo che, però, "non dovrà far lievitare il costo dell'operazione oltre i 250 milioni di euro". L'accordo prevede la messa in comune degli hub delle due compagnie (Bruxelles, Francoforte, Monaco e Zurigo), ma garantisce a Brussels Airlines di mantenere comunque la sua indipendenza. Sull'operazione resta sospeso il giudizio dell'antitrust europeo, sui quali, però, le due compagnie si mostrano ottimiste. Nella giornata di ieri si è mossa anche Air France-Klm, che ha presentato un'offerta per la quota del 42,75% di Austrian Airlines messa in vendita dal Governo austriaco. La compagnia di bandiera francese entra così nel trittico delle aziende prescelte dal governo per la fase finale della privatizzazione dell'aerolinea austriaca. Insieme ad Air France ci sono, così, la stessa Lufthansa e la compagnia russa S7, mentre è stata scartata British Airways, l'unica ad aver presentato un'offerta non vincolante. Queste operazioni seguono le molte altre annunciate nel mercato aereo negli scorsi mesi. Oltre al matrimonio fra Delta e Northwest c'è infatti il progetto di fusione fra British Airways ed Iberia, che poi dovrebbe essere ampliata a un accordo con American Airlines. Queste operazioni segnalano la ferrea volontà dei grandi vettori internazionali di affrontare il caro-petrolio e la crisi del settore attraverso il consolidamento delle aziende. Una decisione comune, praticamente, a tutte le compagnie. (fer. gi.).

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La vita in diretta, e un po' sofferta, di lamberto sposini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli LA VITA IN DIRETTA, E UN PO' SOFFERTA, DI LAMBERTO SPOSINI Fatta salva la possibilità di aggiornarsi direttamente all'anno prossimo per controllare che sia tutto a posto, ieri è partita a pieno ritmo la tv delle rubriche quotidiane. Tecnicamente si chiama day-time ed è una brutta bestia da gestire: tanto che in estate viene riempito con vecchi film e telefilm. Lo si fa per contenere i costi, ma anche per non correre il rischio di mandare cose interessanti di cui si possa sentire la mancanza in piena stagione, mettendo pericolose pulci nell'orecchio al telespettatore. Le novità forti sono costituite da Lamberto Sposini che va a condurre nel pomeriggio di Raiuno "La vita in diretta" al posto di Michele Cucuzza, passato a "Unomattina". Il primo ha l'aria di soffrire un po' quando dice: "Restiamo sulla cronaca e occupiamoci di quanto successo a Marina Ripa di Meana". Il secondo ha una capacità di adattamento ormai secolare. La concorrenza di Mediaset si contrappone con opzioni identiche. Temi: una spruzzata di Alitalia, prostituzione in pericolo, cronache nere e bianche. E la solita, pesantissima razione di promozione di altri programmi tv.

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Berlusconi: compagnia a secco se fallisce colpa dei sindacati - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Questione di giorni Berlusconi: compagnia a secco se fallisce colpa dei sindacati "Cai pronta a mettere di più. Lufthansa partner ideale" Lo scontro L'accordo va trovato nel più breve tempo possibile, il carburante sta finendo. La cordata si appresta a un'ulteriore immissione di capitale, ove fosse necessario. Cgil influenzata dalla politica LUCA IEZZI ROMA - "Nei giorni successivi alla chiusura dell'accordo, l'Alitalia dovrebbe trovare un partner straniero. Anche per quanto riguarda il destino di Malpensa, noi guardiamo a Lufthansa". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fa pressione sui sindacati perché accettino il contratto della Cai, ma già guarda avanti e chiama in causa direttamente i tedeschi, nonostante l'alleanza in corso con Air France e la disponibilità francese a rilevare una quota delle nuova Alitalia: "Si potrebbe stipulare - insiste - un accordo commerciale oppure dovrebbe esserci ingresso del capitale, ma solo per una posizione minoritaria". La garanzia dell'italianità rimane comunque un prerequisito irrinunciabile dell'intera operazione. Durante la trasmissione tv, Porta a Porta, Berlusconi sottolinea la criticità del momento: "Alitalia così può andare avanti per giorni, qualcuno pensa addirittura ore, di certo non per delle settimane. L'accordo va trovato al più presto". Ancor prima di sapere l'esito finale, però, già promuove l'operato del governo: "Ha mantenuto tutte le promesse che aveva fatto, abbiamo trovato 16 imprenditori tra i migliori in Italia che hanno investito oltre un miliardo di euro, inoltre sono disposti a ulteriori immissioni di capitale, ove necessario". Anche se poi ammette di aver dovuto rintuzzare qualche malumore tra i cavalieri bianchi: "Air France ha detto a un certo punto "ma chi ce lo fa fare" e io sto cercando di convincere i 16 imprenditori a non fare lo stesso e vi assicuro che in questi giorni a molti gli è passato per la testa". Dalla parte dei cattivi, invece, finiscono sindacati ed opposizione, con un attacco particolare al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani e il Pd: "Non voglio essere malizioso ma in diverse fasi della trattativa ci sono stati interventi del capo della Cgil che parevano influenzati dalla politica. Questa sinistra mi fa cadere le braccia. Sembrano che siano felici che questi problemi non vadano a soluzione, hanno scelto la politica del tanto peggio tanto meglio". L'ultimo ostacolo secondo il Cavaliere sono sindacati autonomi: "Non ci sarebbero scusanti se non accettassero il piano. La colpa sarebbe tutta di sindacati e piloti che non vogliono rinunciare a dei privilegi". Sul fronte operativo invece giornata di relativa tranquillità per la compagnia di bandiera: voli regolari e proteste limitate negli aeroporti che non hanno generato pesanti ritardi. Anche per oggi sono previsti orari e frequenze normali, anche perché sul fronte dei creditori e fornitori non si annunciato situazioni particolarmente critiche. Il commissario Augusto Fantozzi, in attesa di notizie sulla risoluzione della trattativa sul personale, continua la procedura fallimentare: ha inviato le lettere di disdetta dei contratti di lavoro che diventeranno operative dal 30 novembre. Molto più ravvicinato l'avvio della cassa integrazione, nel giro di 17 giorni, i dipendenti coinvolti saranno firmati: è il tempo necessario ad adempiere i passaggi formali.

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Marrazzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Per il centenario di Spinelli Marrazzo e Milana da Napolitano Damiana Verucci L'occasione è stata la consegna di una medaglia al capo dello Stato Giorgio Napolitano per il centenario della nascita dell'europeista Altiero Spinelli. Ma al centro dell'incontro durato circa un'ora tra il presidente della Repubblica e una delegazione regionale guidata da Piero Marrazzo, c'è stata la crisi Alitalia e la situazione della sanità del Lazio. In particolare, a preoccupare il presidente della Regione sono gli esuberi previsti dal piano Alitalia "l'80 per cento dei quali - ha spiegato al termine della visita istituzionale - sono concentrati proprio nel Lazio". "Noi abbiamo un nostro piano di sviluppo - ha continuato - e ci stiamo attrezzando per il dopo perché il lavoro non finisce con la vertenza Alitalia, ma saranno giorni, settimane in cui si dovrà riuscire a dare risposte". Un incontro con Napolitano giudicato molto positivo dall'intera delegazione rappresentata dal vice presidente della giunta Esterino Montino, dal presidente del Consiglio regionale Guido Milana, e dai due vice presidenti Carlo Lucherini e Bruno Prestagiovanni. "Napolitano è un cittadino attento - ha detto ancora Marrazzo - e un presidente che con la sua storia e il suo patrimonio sta dimostrando di saper guardare con visione nazionale realtà importanti come la Capitale d'Italia e la sua regione". Non è mancato un confronto pienamente condiviso sulla storia e la cultura della Regione Lazio con la conferma da parte di Marrazzo che "Napolitano ha espresso la voglia di guardare all'Europa e al Mediterraneo". La delegazione ha portato in dono al presidente della Repubblica anche un volume sul Parco della Pace, uno spazio verde di circa dodici ettari che verrà inaugurato a breve nei pressi della Pisana, dove ha sede il Consiglio regionale.

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DEBOLE (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

DI Il pensiero LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Sa. Diamoci un andi. Facciamo qualcosa di utile. Compriamo l'Alitalia. Facciamo una cordata anche noi. Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete notato? Il giorno prima la comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre dita. Il giorno dopo Gustav Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di Ceresole d'Alba. Quello dopo ancora I Veterinari dell'Amaro Averna, le sorella Ebe, il maestro Mazza e Stanislao Mulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti. D'altronde se il capo della baracca è uno che si chiama Fantozzi non è che si può tanto pretendere. Mica son tutti come Brunetta che è alto come un cerino ma ha l'energia di un cinghiale della Val di Lanzo. Anvelenà. Avvelenato. Mi ricorda la signora Geltrude, la direttrice del Collegio Pierpaolo Pierpaoli, quella invasata che rincorreva Giamburrasca intorno al tavolo camminando sulle ginocchia. Anche Bossi tocca dire che non perde un colpo. Quest'estate ha fatto di nuovo vedere a tutta Italia quanto ce l'ha lungo. Per fortuna stavolta il dito medio. Io lo valuterei già come un piccolo passo avanti. E' l'unico che quando parla trova il modo di avere sempre le prime pagine dei giornali perché spara delle robe talmente fuori dalla grazia di dio da far restare tutti a bocca aperta. "Garibaldi era un cretino, abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore. Prendiamo i fucili e liberiamo l'Italia. Che schiava di Roma Tiè!". Silenzio. Tutti zitti. Ma per forza! Perché tutti aspettano di vedere come va avanti. Pensi: Cosa dirà adesso? Che Cavour era un pirla, Mazzini era gay, e Donna nana tutta tana? E Calderoli il giorno dopo arranca, perché non capisce cosa vuole il capo, ma pretende lo stesso di rincarare la dose: "Sìì! Portiamo un porco a far pipì dove devono fare la moschea, Leonardo Da Vinci rubava i Ferrero Rochet e Charlot era un mimo di merda!". Restano tutti sbacaliti compreso Fini che se è inquadrato quando parla Bossi sembra che la mascella gli resti attaccata alla testa solo per due fili come alle marionette. E adesso ricominceranno pure i dibattiti televisivi. Sarà che sto diventando anziana, ma non sopporto più la gente che litiga, grida e si interrompe. Non si riesce mai a capire quello che dicono, uno ruba la parola all'altro, sembra una gara a chi ce l'ha più lungo, e dire che hanno anche una certa età e dovrebbero essersi rassegnati ciascuno alla sua misura. Come comincia uno a parlare c'è subito l'altro che fa: "Guardi la devo interrompere subito". Ma minchia!? Aspetta un minuto, infame. Il tuo rivale sta dicendo una boiata? E fagliela finire... sarà mica la prima boiata che senti nella vita? Tanto comunque quello che aveva cominciato a parlare mica molla? Di solito si incanta e ripete sempre la frase: "Mi faccia finire, mi faccia finire, mi faccia finire...!". Gli parte il disco, il conduttore si aggiunge al coro e c'è quel bel crescendo dove non si capisce più niente e ciascuno dice cosa vuole. Io sogno un dibattito televisivo dove chi partecipa accetta le regola di partenza che è la seguente: o uno lascia finire l'altro prima di parlare o dalla poltrona scatta un dito di gomma che gli fa l'esame prostatico. Vedrai che non si interrompono più. E se dovesse capitare lo noti subito perché all'interrompitore vengono di colpo gli occhi sporgenti come quelli dei ghiri e tace.

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Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono uno spiraglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Maratona notturna a Palazzo Chigi. Oggi nuovo vertice Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono uno spiraglio Il muro contro muro che aveva contraddistinto gli ultimi giorni la trattativa per salvare Alitalia comincia a sgretolarsi. Ieri i piloti che erano stati estromessi dalle trattative con il governo che aveva messo a punto un'ipotesi di accordo solo con Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno aperto uno spiraglio per la soluzione del dossier. Una delle sigle più rappresentative e cioè l'Anpac dopo essere stata ricevuta a Palazzo Chigi ha confermato "la preoccupazione" sul piano. Ma non ha sbattuto la porta in faccia. "Le distanze sono ancora molto importanti" ha spiegato il presidente Fabio Berti: "Nonostante i sacrifici che abbiamo deciso di accettare, di imporci, non c'è un punto di unione, ma andiamo avanti". C'è la disponibilità a "ricominciare il confronto con un dialogo costruttivo", anche in vista di una prossima riunione, prevista domani o giovedì, con il governo che consentirà di tornare ad un tavolo con tutte le 9 sigle sindacali coinvolte dalla trattativa. Per il leader dei piloti dell'Anpac "è un passaggio molto importante la ricostituzione del fronte sindacale ad un tavolo unitario". E disponibilità alla trattativa è arrivata anche da un'altra componente importante della vertenza. Il sindacato autonomo degli assistenti di volo Anpav "è disponibile a condividere i contenuti dell'accordo quadro, nell'ambito del piano di salvataggio per Alitalia, sul quale è già stata raggiunta una intesa con i soli sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl" ha indicato il presidente Massimo Muccioli spiegando ieri che la decisione è stata presa dopo aver ascoltato, nell'incontro di Palazzo Chigi, "le spiegazioni" sui contenuti dell'accordo, che riguarda solo gli aspetti legati al piano industriale, da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Sfumature e segnali di distensione che hanno fatto cominciare in un clima di minore tensione cominciato l'incontro fissato successivamente dal Governo con i confederali. Un incontro ristretto a cui hanno preso parte i leader sindacali, Bonanni, Angeletti e Polverini, il sottosegrario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i ministri Sacconi e Matteoli. La strategia messa in campo dall'esecutivo dunque per ora sembra pagare. L'aver minacciato di firmare un accordo solo con una parte sindacale, anche se non maggioritaria all'interno della compagnia, ha messo sotto pressione gli intransigenti: piloti e assistenti di volo che pur di non rimanere isolati, e di mettere in campo operazioni di forza che avrebbero loro alienato il sostegno dell'opinione pubblica, sono stati costretti a riaprire al governo. I nodi per ora restano tutti sul tavolo: contratti ed esuberi. Ma la sensazione e che da ora in poi la fine della telenovela Alitalia sia più vicina.

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Berlusconi: l'alternativa è solo il fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 porta a porta Berlusconi: l'alternativa è solo il fallimento Porta a porta --> ROMA Berlusconi a tutto campo nella prima uscita stagionale a Porta a Porta. Prima lancia un monito su Alitalia chiedendo senso di responsabilità da parte di tutti per evitare il fallimento, poi prende le distanze dalle polemiche sul fascismo e Salò, quindi conferma il suo via libera alla legge elettorale per le europee con sbarramento al 5 per cento e senza preferenze. E attacca l'opposizione esprimendo la convinzione che con l'attuale sinistra non ci sono spazi per dialogare. ALITALIA Mentre piloti e assistenti di volo manifestano contro la Cai davanti Montecitorio, il Cavaliere avverte: al piano Fenice non ci sono alternative. "Chi indugia in queste ore - attacca - sembra non sapere che senza l'accordo vanno a casa 20mila persone". Berlusconi spera in un'intesa che garantisca i salari attraverso l'incremento della produttività. Poi ammette una preferenza per il partner internazionale: "Guardiamo a Lufthansa", confida, "ma comunque qualsiasi compagnia straniera interessata avrà nel capitale una posizione di minoranza". Il premier è molto duro col Pd. Le critiche per come sta gestendo il dossier Alitalia non gli vanno giù: "Questa sinistra mi fa cadere le braccia, sceglie il tanto peggio tanto meglio e sembra felice che non si trovi una soluzione". Netto anche contro Walter Veltroni e il possibile riannodarsi di un dialogo: "Credo che serva un'altra generazione". Ce n'è anche per l'Udc di Casini che da settimane contrasta la riforma elettorale per le europee, cui il premier, dal salotto di Bruno Vespa, dà un sostanziale via libera: "Se non ponessimo una soglia al 5 per cento e reintroducessimo le preferenze i partiti spenderebbero milioni di euro e tornerebbe il finanziamento illecito". L'ANTIFASCISMO Ferruccio De Bortoli e Mario Orfeo gli chiedono sulle polemiche tutte interne ad An sul fascismo e, in particolare, sull'ultimo strappo del presidente della Camera. Su questo tema, però, Berlusconi preferisce glissare: "Sono abituato a guardare avanti, questi sono problemi che non mi toccano. Il presidente del Consiglio ha altro di più importante di cui occuparsi". Ma i due direttori incalzano e lui ribadisce il basso profilo: "Non voglio dire che è una cosa di poco conto ma è scontato, e non vedo come ci possano essere dubbi su questo punto. L'importante è che ci si senta pienamente democratici nell'ambito dei principi della Costituzione". La maratona tv del Cavaliere vive anche momenti più leggeri. Le due invitate, prima l'olimpionica Valentina Vezzali, poi la neoeletta Miss Italia Miriam Leone, gli dispensano chiari attestati di stima. Addirittura la campionessa di scherma prima gli regala un fioretto personalizzato, quindi gli propone un inusitato duello: "Io lei - commenta divertito Berlusconi - non la toccherei nemmeno con un fiore". "Presidente - replica guardandolo fisso negli occhi da pochi centimetri - da lei mi farei volentieri toccare...". Quindi prosegue: "Grazie a persone come lei possiamo sperare di farcela". I CONTI Il premier spiega poi che dal taglio delle consulenze delle amministrazioni locali e centrali si potranno recuperare 1,5 miliardi a favore del quoziente familiare. Quindi un annuncio: entro la fine della legislatura ci saranno nel nostro paese centrali nucleari. Poi una ulteriore conferma della volontà di mantenere l'italianità delle aziende strategiche: deve valere per Alitalia come per Telecom, ha spiegato. Un commento anche sulla vicenda dell'assassinio del giovane italiano di colore a Milano: "I responsabili del ministero dell'Interno mi hanno espresso il convincimento che non c'entri niente il razzismo e il colore della pelle".

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<Il Pd non gioca allo sfascio> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 D'Alema: in questa vicenda la destra ha agito in modo irresponsabile "Il Pd non gioca allo sfascio" D'Alema: in questa vicenda la destra ha agito in modo irresponsabile --> ROMA Nelle ore in cui a Palazzo Chigi governo e sindacati sono impegnati nella difficile trattativa per la salvezza di Alitalia, la vicenda della compagnia di bandiera riattizza la polemica tra maggioranza e opposizione. Il Partito democratico, in particolare, ribatte con veemenza all'accusa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di giocare al "tanto peggio tanto meglio", auspicando il fallimento della trattativa: "Noi - contrattacca Massimo D'Alema - non siamo tra quelli che soffiano sul fuoco per fare fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile come è stata prima - ecco la stoccata - quella di Berlusconi". Non per questo il Pd però lesina critiche al piano Fenice: il tentativo del Cavaliere di "glorificare" l'operazione Nuova Alitalia "è inutile", afferma il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. "Se di alternative alla cordata ora non ne esistono è solo sua la responsabilità e non gli resta - dice ancora - che ammetterlo". Il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani poi accusa l'esecutivo di "drammatizzare" troppo l'intera vicenda. Certo, ora l'augurio è che "si possa mettere una pezza", consapevoli però che l'epopea Alitalia non è chiusa ma che la vendita alla cordata italiana è solo una nuova tappa. Ma l'affondo più netto è proprio quello di Massimo D'Alema : "Berlusconi ha fatto finta di governare in questi tre mesi", dice l'ex ministro degli Esteri, "ma il conto sarà salatissimo per gli italiani". E poi, ancora: "Noi non ragioniamo "tanto meglio tanto peggio". Nella vicenda Alitalia la destra ha dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e ha agito anche al di fuori delle regole del mercato". È stato proprio Berlusconi a impedire una soluzione, aggiunge D'Alema, "e i sindacati - osserva riferendosi al rifiuto della proposta di Air France - hanno preso una soluzione frettolosa di cui credo si siano pentiti. Ora, nella situazione data, i sindacati hanno dato prova di grande responsabilità. Bisogna sperare che si trovi una via d'uscita: vista la situazione - è la conclusione - c'è da sperare che il senso di responsabilità dei sindacati eviti il peggio". Dalla sinistra radicale, il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero afferma che "il governo deve fare una cosa sola: accantonare il piano Cai e verificare la disponibilità di altri gruppi industriali a rilevare Alitalia". Infatti il piano della cordata di imprenditori, secondo il leader Prc, "non sta in piedi: determinerebbe una regalia di denaro pubblico a qualche finanziere, e un'espulsione di massa di lavoratori, senza dare nessuna prospettiva ai lavoratori rimanenti".

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Alitalia, alta tensione ma si tratta (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 Alitalia, alta tensione ma si tratta Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti --> Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti Ancora trattative convulse per salvare Alitalia. C'è un primo accordo con le sigle confederali ma piloti e assistenti di volo non ci stanno. ROMA Non sono ancora mature le condizioni per firmare alcun accordo con Cai su Alitalia. Ma le prossime ore potrebbero essere decisive per sbloccare la situazione. Il verdetto potrebbe arrivare domani o, al più tardi, giovedì prossimo, dopo le "opportune modifiche" all'accordo quadro e al contratto richieste dai sindacati. Entro domani o giovedì, infatti, tutte le nove sigle sindacali e Cai si riuniranno attorno allo stesso tavolo con il governo. E per giovedì Cai è pronta a riunirsi in assemblea per decidere se andare avanti con l'offerta per Alitalia, che scade il 30 settembre. LE AQUILE Dal fronte dei piloti e degli assistenti di volo sono arrivati, ieri, primi timidi segnali di disponibilità a condividere l'accordo quadro della Cai - già condiviso nella notte, da Cgil, Cisl, Uil e Ugl - dopo essere stati ricevuti "finalmente" a Palazzo Chigi. Una convocazione giunta dopo che centinaia di hostess, steward e piloti hanno protestato davanti al ministero del Lavoro e improvvisato un corteo sino a Montecitorio, come reazione all'esclusione dal tavolo dei confederali e dell'Ugl. E la riunione presieduta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, e con i ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi e delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, è servita per illustrare tutte le perplessità sul piano industriale e sul contratto Cai. Perplessità e osservazioni che, ha riferito uno dei sindacalisti, hanno lasciato sorpreso anche Letta. L'irritazione di Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl è cresciuta ieri, dopo aver appreso della convocazione dei leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl a Palazzo Chigi per le 20: un faccia a faccia, tra i leader di Cgil Guglielmo Epifani, Cisl Raffaele Bonanni, Uil Luigi Angeletti, e Ugl Renata Polverini, con il governo. Il timore era che si potesse celebrare l'atto finale con la firma dell'accordo quadro. Ma a mettere in chiaro, nel pomeriggio, che "non ci sono le condizioni per firmare alcun accordo e, tanto meno, nessun contratto collettivo di lavoro" è stato il segretario della Filt Cgil, Mauro Rossi, mentre il segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, ha smentito "categoricamente" che dall'incontro dei segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl a Palazzo Chigi potesse scaturire alcun accordo formale su Alitalia nè la firma su alcun documento. LE DISTANZE Dopo aver incontrato il governo, i piloti dell'Anpac hanno confermato la preoccupazione sul piano di salvataggio per Alitalia rilevando che "le distanze sono ancora molto importanti" e "nonostante i sacrifici che abbiamo deciso di accettare non c'è un punto di unione, ma andiamo avanti" ha spiegato il presidente Fabio Berti. E dalla potente associazione dei piloti "c'è la disponibilità a ricominciare il confronto con un dialogo costruttivo"; per l'Anpac "la ricostituzione del fronte sindacale ad un tavolo unitario è importante". Se nelle prossime ore qualcosa si muoverà e nella prossima riunione plenaria di domani o giovedì arriveranno ulteriori chiarimenti dal governo, con miglioramenti che diano le garanzie chieste dai sindacati, il percorso verso l'accordo potrebbe essere in discesa. Oggi le nove sigle che rappresentano i lavoratori torneranno a riunirsi tutte attorno ad un tavolo intersindacale, dopo la spaccatura degli ultimi giorni. E proprio una posizione comune di "non condivisibilità" dell'accordo quadro può portare risultati, pensano i sindacati, per ottenere alcune modifiche.

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Berlusconi: accordo o fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima Pagina Pagina 2 Crisi Alitalia, si tratta Berlusconi: accordo o fallimento Crisi Alitalia, si tratta --> Su Alitalia la tensione resta altissima ma la trattativa va avanti. Dopo l'accordo-quadro che ha avvicinato Governo e confederali, si lavora per allargare il tavolo anche alle sigle autonome. Berlusconi attacca i sindacati: "L'alternativa è il fallimento". A PAGINA 5.

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Nei sondaggi Ipr il governo vola al 60 per cento: è record (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 221 del 2008-09-16 pagina 0 Nei sondaggi Ipr il governo vola al 60 per cento: è record di Redazione Il presidente del Consiglio stacca tutti nell'ultima rilevazione mensile dell'Istituto Ipr Marketing per Repubblica.it sulla fiducia a governo, ministri e partiti. Sale così di 5 punti su luglio e tocca quota 60%, il livello massimo di fiducia raggiunto finora Roma - Silvio Berlusconi stacca tutti nell'ultima rilevazione mensile dell'Istituto Ipr Marketing per Repubblica.it sulla fiducia a governo, ministri e partiti. Il presidente del Consiglio, a settembre, sale di 5 punti su luglio e tocca quota 60%, il livello massimo di fiducia raggiunto finora. Governo sempre più amato Cresce anche il governo, seppure di meno, (54%, +2%); tra i ministri, Roberto Maroni sale al primo posto con il 62%, davanti a Franco Frattini (60%) e, appaiati al 58%, Giulio Tremonti, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi. Anche la fiducia nei partiti rafforza al comando il Pdl (53%, +3), mentre vede in difficoltà le opposizioni con Pd e Idv in calo. Il sondaggio (interviste, con il sistema Tempo Reale, a un campione di mille italiani, rappresentativo per età, sesso ed area di residenza della popolazione maggiorenne residente) indica che il livello di fiducia per il premier supera quello per governo e ministri; solo per 5 di loro su 21, infatti, il segno è positivo tra luglio e settembre, mentre per 8 dicasteri la fiducia diminuisce e per gli altri 8 rimane invariata. Indice di gradimento per i ministri Per quanto riguarda i ministri, il trend registra molte oscillazioni soprattutto nella fiducia di quei ministri che si sono maggiormente esposti nel dibattito estivo o nelle prime misure seguenti la ripresa dell'attività politico-parlamentare. Al primo posto c'è Maroni (+2% rispetto a luglio), mentre Frattini (Esteri) e Tremonti (Economia), nonostante una lieve flessione, sono al secondo e terzo posto. Ta i ministri che perdono maggiori punti c'è Sacconi (Welfare) che, forse vittima del problema Alitalia, negli ultimi due mesi ha perso il 6%, scendendo dal 64 al 58%, ed ha lasciato a Maroni lo scettro della classifica. Al contrario, chi guadagna il livello maggiore di fiducia è Mara Carfagna (Pari Opportunità) che passa dal 38 al 42% (+4%), probabilmente anche in virtù della visibilità avuta nei giorni scorsi dal ddl contro la prostituzione. Anche il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini fa registrare uno scatto in positivo, aumentando la fiducia del 3% e passando dal 35 al 38%. Così come Roberto Calderoli che, forse anche in seguito al lavoro estivo sulla bozza del federalismo, fa registrare un incremento di fiducia del 2%. La fiducia ai partiti In questa speciale classifica sulla fiducia ai partiti rappresentati in Parlamento (da non confondere con le intenzioni di voto), si rafforza il primato del Pdl che continua ad essere solitario al primo posto e per la prima volta, superando la soglia del 50%, arriva al 53%. Il momento positivo per la maggioranza è confermato anche dal risultato stabile della Lega (30%). Mentre sembra essere in difficoltà l'opposizione, con la sola eccezione dell'Udc che rimane stabile al 20%. Infatti il Pd, con un calo del 4%, scende al suo risultato peggiore (30%) e l'Idv, che aveva finora bilanciato i cali del Pd con una crescita costante, scende per la prima volta di tre punti, attestandosi al 44%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fossati fa pace e cresce in Telecom (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Alitalia

LA FAMIGLIA, EX PROPRIETARIA DEI DADI STAR, È IMPEGNATA ANCHE SUL FRONTE DI ALITALIA Investiti 75 milioni A Cernobbio aveva detto: "A questi prezzi vorrei comprare" Fossati fa pace e cresce in Telecom [FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO Il disgelo parte seconda: i Fossati salgono ancora in Telecom Italia, abbassano il prezzo di carico della partecipazione e al tempo stesso le passate tensioni con il management. Il 12 settembre - ma la comunicazione Consob è giunta solo ieri - la Findim, secondo azionista dietro Telco, ha acquistato un altro 0,55% della compagnia telefonica, passando così dal 4,451% al 5,006%. Un passaggio - anche se in buona parte dettato da motivi opportunistici legato al momento di mercato - che può essere letto come un'ulteriore prova di riappacificazione con il management di Telecom Italia che, in passato, la famiglia ex padrona dei dadi Star aveva ampiamente criticato, fino a ingaggiare una logorante guerra di nervi. Un primo punto di svolta si era registrato a inizio settembre a Cernobbio, con un vertice distensivo tra Marco Fossati - numero uno della Findim e portavoce di famiglia -, l'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè e il presidente Gabriele Galateri di Genola. In quell'occasione Fossati aveva presentato le proprie idee sul piano industriale che Telecom conta di presentare entro fine anno, ricevendo apprezzamenti dai vertici del gruppo. Detto questo, però, in pochi avrebbero scommesso su un rinnovato impegno della famiglia in Telecom. Tanto più che, sempre a Cernobbio, Marco Fossati faceva notare che "il nostro è già un impegno notevole", anche se non aveva tralasciato di sottolineare la sottovalutazione del titolo ai corsi attuali: "Se potessi comprerei a questi prezzi. Se non compro è perché abbiamo già fatto un passo importante". A convincerlo, in un momento in cui i Fossati sono impegnati anche nella delicata partita Alitalia, è stato il prezzo che alla presunta data d'acquisto si era fermato a 1,111 euro, quando a inizio settembre si era registrato il minimo decennale del titolo (1,037 euro). L'esborso, quindi, sarebbe stato attorno ai 75 milioni di euro. E sarebbe servito, se non altro, ad abbassare il prezzo di carico dei titoli detenuti dai Fossati, prima pari a 2,203 euro (ai tempi in cui la famiglia era poco sopra il 2%), poi abbassato a circa 1,9 euro con i successivi acquisti che avevano condotto la Findim al 4,5%. Ma le buone notizie di ieri non sono servite al titolo a risollevarsi a Piazza Affari. Se in apertura il rialzo del giudizio da parte di Morgan Stanley (da sotto a sovrappesare) l'aveva portato in territorio positivo in assoluta controtendenza col settore d'appartenenza, nel corso della seduta il ciclone innescato dal fallimento di Lehman non ha lasciato scampo: -3,23%, a 1,077 euro. Ora gli occhi sono tutti puntati sulle "operazioni ordinarie e straordinarie" evocate dall'ad di Intesa Sanpaolo (socio di Telco), Corrado Passera, nei giorni scorsi. Il primo segnale di svolta è atteso nel consiglio di amministrazione del 25 settembre: all'ordine del giorno ci dovrebbe essere il progetto di dismissione delle torri di trasmissione Tim, primo tassello su cui costruire la strategia della svolta.

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