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T ARTICOLI DEL 16 settembre
2008 #TOP
Berlusconi: «Se fallisce la
trattativa a rischio gli aiuti per i lavoratori» Alitalia, annullato confronto tra le diverse
sigle per definire la linea d'azione comune. Guardia di Finanza alla Magliana. E il presidente della provincia di Milano: «Il
fallimento? Sarebbe una liberazione» Il Corriere della sera del 16-9-08)
NOTIZIE CORRELATE
ROMA - Se la trattativa fallisse per un «egoismo
irragionevole», il governo non potrebbe «garantire» a tutti i 20 mila
lavoratori di Alitalia quanto promesso ai 3.250 esuberi previsti dal piano di
salvataggio e vi dovrebbe essere dunque una «drastica» riduzione di sostegni e
rimborsi. Lo ha detto Silvio Berlusconi, a proposito della trattativa su
Alitalia, sottolineando che le parti in causa «devono considerare anche
questo». Il premier torna dunque a fare la voce grossa dopo che già lunedì sera a «Porta a
Porta» aveva attaccato i sindacati parlando di difesa dei privilegi e spiegando
che la sola alternativa all'accordo con Cai sarebbe il fallimento della
compagnia di bandiera. Visto che un eventuale mancato accordo,
secondo il capo del governo, «dipenderebbe dalla loro volontà di non accettare
un'altra possibilità di lavoro», ovvero dalla volontà di fare prevalere «un
egoismo irragionevole nei confronti del loro bene e del bene comune», il governo
- è la minaccia - «dovrebbe intervenire drasticamente, imponendo sostegni e
rimborsi assolutamente diversi da quelli promessi e garantiti ai 3.250 esuberi
attuali».
INCONTRO ANNULLATO - Un vero e proprio
ultimatum, quello del Cavaliere. Nel frattempo è saltata la riunione tra le
nove sigle intersindacali dei lavoratori Alitalia, inizialmente annunciata per
quest'oggi. L'incontro era stato deciso lunedì notte dopo una lunga serie di
incontri tra governo, sindacati e la Cai, la società che ha presentato
un'offerta per rilevare una parte degli asset della compagnia di bandiera,
condizionandola però a un accordo preventivo con le organizzazioni sindacali.
LA FINANZA ALLA MAGLIANA - Intanto giunge la notizia
dell'arrivo alla sede della Magliana degli agenti del nucleo di polizia
tributaria della Guardia di Finanza che ha acquisito i bilanci consolidati
degli ultimi dieci anni e altra documentazione, nell'ambito dell'inchiesta
della procura aperta dopo la dichiarazione di insolvenza della compagnia di bandiera.
ITALI AIRLINES INTERESSATA- Sempre dalla Magliana
trapela che non è solo la cordata di Cai ad avere interesse per la compagnia di
bandiera. Il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha infatti ricevuto
«una manifestazione di interesse al progetto di cessione da Alitalia ad ItAli
Airlines di aerei e relativi personale navigante e tecnico in esubero, sulla
base di un contratto di servizio pluriennale». Una seconda manifestazione di
interesse è arrivata da Investimenti e Sviluppo mediterraneo per l'Atitech.
UN LUNEDI' DI TRATTATIVE - Per tutta la giornata di
lunedì al ministero del Lavoro e a Palazzo Chigi si sono svolte numerose
riunioni che però hanno visto incontrarsi separatamente i sindacati confederali
e le associazioni professionali di piloti e assistenti di volo. A tarda sera
era stata concordata una riunione a nove per trovare una posizione comune da
presentare alla Cai e al governo nell'incontro che dovrebbe essere convocato
dall'esecutivo per mercoledì o giovedì, prima del consiglio di amministrazione
di Cai, previsto per giovedì. Alla base del rinvio ci sono probabilmente
ragioni tattiche: i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero avere più tempo
per valutare il piano e non essere costretti a decidere in tempi stretti solo
per rispettare le scadenze decise dalla Cai.
CAUTO OTTIMISMO - Quanto alla possibilità che
un'intesa venga raggiunta, qualche spiraglio arriva dai sindacati confederali.
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, spiega che il lavoro grosso è
ora nella definizione del contratto di lavoro, che dovrà prevedere il
mantenimento degli attuali livelli salariali: «Il nostro slogan è : vogliamo
lavorare meglio, anche di più, ma guadagnare lo stesso stipendio». Il
segretario della Uil, Luigi Angeletti, fa invece sapere che le percentuali
di buona riuscita nella trattativa sono «buone ma non il 100%» e alle
controparti chiede che ai lavoratori venga garantita soprattutto certezze:
«Dobbiamo essere sicuri che facciamo sacrifici a fronte di impegni affidabili».
«IL FALLIMENTO? UNA LIBERAZIONE» - Il presidente della
Provincia di Milano, Filippo Penati, uno dei più seguiti dirigenti ex ds
del Nord Italia, commenta invece l'eventualità di un fallimento di Alitalia,
evocata anche dal premier Silvio Berlusconi lunedì sera: per il sistema aeroportuale
milanese, secondo il capo di Palazzo Isimbardi, il collasso della compagnia «non sarebbe una tragedia».
Anzi: «Potrebbe essere addirittura un 25 aprile, il giorno della liberazione in
cui ci liberiamo da chi in questi anni ha messo le mani alla gola del sistema
aeroportuale milanese e lo ha soffocato».
«BERLUSCONI DICE SCIOCCHEZZE» - Intanto dal ministro ombra
dell'Economia, Pierluigi Bersani, arriva la replica a Berlusconi, che
aveva scaricato sui sindacati la responsabilità di un eventuale fallimento
delle trattative, accusando in particolare la Cgil di agire dietro pressioni
politiche del centrosinistra: «Le affermazioni di Berlusconi sono senza capo nè
coda, la nostra esperienza di governo non è stata senza problemi con il
sindacato. A noi minacciarono scioperi generali per molto meno di quello che
sta accadendo adesso in economia. Dire che i sindacati sono a servizio di Tizio
e Caio è una sciocchezza e corrisponde all’idea del premier di scaricare i
problemi secondo la logica per cui a lui vanno gli applausi e agli altri le
corna». Per Bersani l’unica differenza tra il Pd e il centrodestra è che «noi
abbiamo sensibilità verso il mondo del lavoro, pur essendo intenzionati a
cancellare i privilegi».
- «IL PREMIER CI RISPETTI» Anche la Cgil è intervenuta
con una nota ufficiale per repllicare alle parole del premier, che definisce
«inaccettabili e non consone all'alto ruolo che ricopre»: quelli posti in
queste settimane, si legge, «sono problemi che non possono essere "buttati
in politica". Si tratta del destino di persone in carne ed ossa, delle
loro condizioni familiari, delle loro vite e, su un altro versante, si tratta
di questioni che rigurdano problemi di democrazia e di rappresentatività
sindacale.» Al presidente del Consiglio la Cgil chiede «più rispetto, più
misura e di evitare goffi tentativi di scaricare su altri responsabilità che
sono, per la quota che gli compete, anche sue».
COMMISSARIATE AZ EXPRESS E VOLARE - Continuano intanto le
procedure per arrivare alla dismissione di Alitalia. Il ministro dello Sviluppo
economico Claudio Scajola ha ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria
le società Alitalia Express e Volare, entrambe detenute da Alitalia spa, già
commissariata. Il professor Augusto Fantozzi, già commissario di Alitalia, è
stato nominato commissario straordinario anche di Alitalia Express e Volare.
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Articoli
Alitalia 2 (47)
Cortei e proteste di piloti e hostess ma la trattativa su
alitalia si riapre ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia si riapre ROMA - Cortei e proteste di piloti e
assistenti di volo di Alitalia ieri per le strade di Roma, mentre la trattativa
per il salvataggio della compagnia si stava riaprendo. Una riunione formale fra
governo, tutte le sigle sindacali e Cai è stata infatti fissata per giovedì
prossimo, dopo un primo round di incontri svoltisi ieri a palazzo Chigi con il
sottosegretario
Il regno del capitalismo globale vacilla - (segue dalla
prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: secondo quella formula Alitalia che qui sarebbe
improponibile. A 50 giorni dalle elezioni, non ha più nè la volontà politica nè
i soldi per farlo. Le grandi banche nazionali e straniere, come Citigroup,
Chase, UBS, Bank of America hanno costituto in fretta un fondo d'emergenza di
100 miliardi di dollari per mutuo soccorso e la Federal Reserve,
La scuola che comincia con il lutto al braccio - (segue
dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E i dipendenti dell'Alitalia potrebbero viaggiare con un
arcobaleno di protesta sulla giacca verde... Infine, se la Gelmini dovesse
davvero insistere nella volontà di accorciare il liceo, ebbene tutti quelli che
lo hanno amato e vorrebbero ancora mandarci i propri figli potrebbero fondare
il movimento delle camicie blu cobalto,
Caso alitalia le antiche colpe dello tsunami - massimo riva (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Roma CASO ALITALIA LE ANTICHE COLPE DELLO TSUNAMI MASSIMO
RIVA Il collasso di Alitalia espone Roma e l'intera area a quello che il
presidente della Regione Marrazzo ha definito uno tsunami occupazionale. Non ci
sono ancora elementi precisi per quantificare il numero di lavoratori che
perderanno il posto nel volgere di breve tempo.
Sussidi, buonuscite, indennità la sfida per l'indotto
alitalia - paolo g. brera ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: lo share delle due compagnie sul principale scalo romano
(33 milioni di passeggeri nel 2007), in cui la sola Alitalia è cresciuta dal 40
al 45% con l'ultimo travaso di voli intercontinentali da Malpensa. Senza
contare quello che accadrebbe se Alitalia dovesse davvero fallire, chiudendo
semplicemente bottega. Ma torniamo ai numeri dell'indotto Alitalia calcolati
dalla Cgil.
"non trasformiamo viterbo in una nuova malpensa" (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Beh, Alitalia diminuisce gli intercontinentali e
avremo meno presenze, Ciampino chiude, Fiumicino comunque finisca con
l'Alitalia si ridimensiona a favore di Malpensa... La fotografia è
sconcertante". La partita Ryaniar vi interessa? "Eccome, ma abbiamo
poca voce in capitolo.
I pagamenti? sempre più in ritardo aziende laziali
sull'orlo del baratro - daniele autieri (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: orlo del baratro Altra maglia nera per l'Alitalia: 23 mesi
per saldare i fornitori, ancora peggio delle Asl DANIELE AUTIERI Un'azienda su
tre nel Lazio è stretta nella morsa del ritardo dei pagamenti. Era una su
cinque solo un anno fa. è la denuncia lanciata dalla Federlazio che annuncia a
Repubblica i risultati di un'indagine condotta presso le 3.
Il pd: "petizione per salvare linate" - rodolfo
sala ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Mi auguro che Alitalia non fallisca, ma se dovesse
succedere non sarebbe una tragedia". La tragedia, quella vera, è invece
"il matrimonio di Alitalia con il sistema aeroportuale milanese, perché
questa presa lo sta strangolando". Insomma: "La Cai lasci libero il
mercato, il governo si impegni a liberalizzare i diritti di volo".
<Aeroporti, la Regione difende il Nord da mesi> (
da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Proprio lui che da mesi difende a spada tratta
le ragioni di Malpensa e del Nord, che organizza incontri e che prende contatti
con tutti, imprenditori e associazioni, per fare una sola squadra. "Quale
silenzio? - si chiede - La Regione Lombardia continua a sostenere la propria
posizione e non più tardi dello scorso giovedì il presidente Formigoni e io
abbiamo tenuto una
Penati: <Se Alitalia fallisce per Milano non è una
tragedia> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 221 del 2008-09-16 pagina 4 Penati: "Se Alitalia
fallisce per Milano non è una tragedia" di Gianandrea Zagato Nuova
Alitalia, Filippo Penati smentisce se stesso. Una decina di giorni fa, il
presidente della Provincia, si diceva pronto ad entrare nel board della nuova
compagnia di bandiera.
Il Pd attacca il centrodestra <Silenzi su Linate e
Malpensa> ( da "Corriere della Sera"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nel giorno decisivo della vertenza Alitalia, i leader
locali del Pd, il presidente della Provincia Filippo Penati e i segretari
regionale e provinciale Maurizio Martina ed Ezio Casati, e il ministro ombra
Andrea Martella, scelgono una sala dell'aeroporto di Linate, "che ci ha
messo gentilmente a disposizione il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi
" per far sentire la loro voce.
Lupi: è la sinistra che voleva affossare i nostri aeroporti (
da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sono preoccupato della posizione della sinistra sulla
questione Alitalia. Urlano e strepitano perché sono all'angolo e non sanno come
uscirne. La realtà è che loro sono assistenzialisti e noi vogliamo la
liberalizzazione". Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera,
subcommissario cittadino di Fi e responsabile delle infrastrutture per il suo
partito difende la soluzione Alitalia.
Alitalia, si incrina il fronte del no (
da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Oggi altri incontri Alitalia, si incrina il fronte del no
Proteste dei piloti, poi il disgelo: c'è tensione ma si tratta ROMA - Alla fine
di una giornata tesa, ieri nella vicenda Alitalia si è riaperto il dialogo tra
governo e sindacati di piloti e assistenti di volo.
Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa (
da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima Pagina - data: 2008-09-16 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE In tv da Vespa Berlusconi attacca la Cgil e chiama Lufthansa ROMA -
A Porta a Porta Berlusconi ha parlato di Alitalia e ha scherzato con la
fiorettista Valentina Vezzali ( foto). Che gli ha detto: "Da lei mi farei
toccare". PAG.
La protesta di piazza coinvolge Comune e Regione (
da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 44 anni di cui
IL CASO DELTA (
da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia può sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua
e su un altro pianeta. I debiti di Lehman Brothers ammontano a 613 miliardi di
dollari, quelli di Alitalia a 3-4 miliardi di euro; i dipendenti di Lehman
Brothers sono stati licenziati su due piedi, senza liquidazione e con pochi
diritti, costretti a portar via rapidamente dalla sede i loro effetti personali
in scomodissimi
<Colpa solo di piloti e sindacati se salta il
salvataggio di Alitalia> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Colpa solo di piloti e sindacati se salta il salvataggio
di Alitalia" di Adalberto Signore "Non ci sono diminuzioni di
stipendio, ai dipendenti si chiede maggior produttività" da Roma "È
il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e
sembrano non sapere che l'ipotesi alternativa è il fallimento, 20mila posti di
lavoro in meno".
Berlusconi: <Così ci salveremo> (
da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E soprattutto l'Alitalia. Silvio Berlusconi dagli schermi
di "Porta a Porta" spiega come resistere alla brutta stagione:
"È il momento di chiedere senso di responsabilità a tutti quelli che
indugiano e sembrano non aver chiaro che l'alternativa è solo il fallimento.
D'Alema accusa i confederali: frettoloso il no ad Air
France ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile, come è stata
prima quella di Berlusconi". Per l'ex premier "Berlusconi ha fatto
finta di governare in questi tre mesi, ma il conto sarà salatissimo per gli
italiani". E aggiunge: "Nella vicenda Alitalia la destra ha
dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e ha agito
anche al di fuori delle regole del mercato.
In fumo 158 anni di finanza (
da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: A Roma per l'attività legata alle privatizzazioni e alle
emissioni del Tesoro sul mercato dei titoli di Stato. Non a caso tra i
banchieri recentemente assoldati c'è un ex ministro del tesoro quale Rainer
Masera e l'ex capo dell'Alitalia, Francesco Mengozzi. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
L'urlo di piloti e hostess irriducibili in piazza: <Così
è meglio fallire> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma un centinaio di distinti piloti e steward dell'Alitalia
accompagnati da altrettanto avvenenti hostess. Quasi tutti rigorosamente in
divisa, ma muniti di fischietti e di trombette hanno "picchettato" la
sede del ministero del Welfare a via Veneto inveendo contro l'esclusione dalle
consultazioni sull'accordo quadro al quale partecipavano i confederali.
Caffè, occhiaie e firme all'alba: il crepuscolo del
<rito giuliano> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la vicenda Alitalia rappresenterà il suo canto del cigno.
Così come la maratona della Finanziaria da 14-15 ore è stata sforbiciata da
Giulio Tremonti a 9 minuti e mezzo circa, secondo più secondo meno, anche i
defatiganti negoziati sindacali dovranno pur diventare diversi: ben preparati,
stringati nelle conclusioni,
E i viaggiatori danno l'assalto ai call center (
da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ed è in possesso di un biglietto Alitalia per il rientro?
E chi ha prenotato un viaggio per i prossimi giorni con l'ex compagnia di
bandiera? E i punti Millemiglia accumulati dai frequent flyer che fine faranno
nel caso Alitalia fallisse? Tutte domande che in questi giorni vengono rivolte
sia al call center di Alitalia sia alle associazioni che tutelano i
consumatori.
La maestra: <Il lutto in classe? Protesta sulla pelle
dei bimbi> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Qui non si protesta per la salvezza dell'Alitalia che al
massimo danneggia gli utenti, quando si parla di scuola ci sono di mezzo i
bambini. Che possono venire pesantemente strumentalizzati dai loro
insegnanti". Carla Piras è una maestra precaria che è riuscita,
straordinariamente, a seguire per cinque anni la stessa classe.
<Sporco negro>: così i giornali hanno dribblato la
realtà ( da "Giornale.it, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è sì il titolo d'apertura della prima pagina ma,
all'interno, la notizia del giorno è slittata fino alle pagine 5 e 6. La pagina
3 è tutta occupata dal ritratto del giovane massacrato a Milano: "Abdoul e
quelle offese che non sopportava".
Berlusconi cerca la sorpresa Lufthansa partner per Alitalia (
da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi cerca la sorpresa "Lufthansa partner per
Alitalia" di Natalia Lombardo/ Roma Tutta la campagna per l'italianità
garantita di Alitalia si potrebbe ridurre in pochi giorni dopo la firma di un
accordo con l'ingresso di un marchio straniero: Lufthansa, la compagnia che
vorrebbe la Lega.
Tsunami sull'Europa: 6.000 licenziamenti, crollano le Borse
Il presidente della Bce allarmato chiede una vigilanza straordinaria mentre
l'Eurotower immette liquidità ( da "Unita, L'"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ex amministratore di Alitalia Francesco Mengozzi capo per
il settore infrastrutture mentre un altro italiano, Francesco Caio, è il
vicepresidente Lehman Brothers International. Giornata nera, come detto, per le
Borse europee che hanno bruciato 125 miliardi di euro con l'indicatore principale,
il Dj Stoxx
Sit-in e cortei Ma si continua a trattare (
da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il giorno decisivo per Alitalia dovrebbe essere domani o,
forse, giovedì. Quando attorno al tavolo si troveranno governo, la Cai di
Colaninno e tutti i sindacati. Confederali, che hanno già detto sì all'accordo
quadro, e autonomi, forti soprattutto tra i piloti e gli assistenti di volo,
che ancora lo contestano.
La vicenda Alitalia e la nascita dell'Iri (
da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In particolare, il gigantesco pasticcio dell'Alitalia,
perseguito dall'esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France,
assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla
manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito
Mussolini .
Alitalia, uno spiraglio tra le proteste (
da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Riparte il dialogo dopo il primo sì dei confederali e
l'ira degli autonomi davanti a Palazzo Chigi. Giovedì la maxitrattativa
Alitalia, uno spiraglio tra le proteste Berlusconi: "Gli stipendi non saranno
tagliati, se salta tutto colpa di sindacati e piloti".
Bankitalia: da noi danni limitati draghi a consulto con i
banchieri ue - elena polidori ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: l'ex ad di Alitalia Francesco Mengozzi è capo per le
infrastrutture; Francesco Caio è vicepresidente di Lehman international;
Riccardo Banchetti da pochi giorni responsabile per l'Europa. Negli anni, il
gruppo ha preso parte a numerose operazioni: advisor di Finmeccanica
nell'acquisizione di Drs, per esempio;
In una notte perdono il posto anche 140 lehman's boys
italiani - walter galbiati ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Basti pensare al caso Alitalia. O alla Parmalat, tenuta
per anni artificialmente in vita da un sistema malato. Lehman Brothers, invece,
se n'è andata in una notte. "Gli errori sono stati commessi quando, dopo
la crisi di Bearn Stearns, si è voluto a tutti i costi proseguire la strada da
soli.
Alitalia, spiraglio sulla vertenza - lucio cillis (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, spiraglio sulla vertenza Prime aperture di
piloti e assistenti di volo. Cgil, Cisl e Uil trattano Da oggi la cornice del
nuovo contratto di lavoro all'esame di tutti e nove i sindacati Il confronto
finale è fissato per giovedì. L'Anpac: le distanze per ora restano LUCIO CILLIS
ROMA - La trattativa Alitalia incassa un primo importante via libera da piloti
e assistenti di
Sul tavolo l'ultima carta di colaninno "possibili più
rotte e più equipaggi" - roberto mania (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i contratti di lavoro per la Nuova Alitalia targata
Roberto Colaninno. Esattamente come ha sostenuto in televisione ieri il
premier, Silvio Berlusconi: "Non voglio essere malizioso, ma in diverse
fasi della trattativa che abbiamo seguito finora ci sono stati interventi, per
esempio del capo della Cgil, che parevano molto influenzati dalla
politica".
Piloti e hostess in piazza come le tute blu - luisa grion (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: contro il modo in cui viene condotta la trattativa
Alitalia. Divise perfette, camicie ben stirate e capelli in ordine come
dev'essere quando si è in volo, ma sottopelle una rabbia pronta a esplodere.
Non è piaciuto a comandanti, steward e hostess quell'accordo raggiunto ieri
notte fra la Cai - la cordata di imprenditori italiani che punta a mettere in
piedi una nuova compagnia -
Nuova fusione, i tedeschi portano a casa brussels airlines (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: oltre a Lufthansa, anche Air France fa un'offerta ROMA -
Se Alitalia prova, tra mille difficoltà, ad andare per il momento da sola, nei
cieli europei continua il risiko delle acquisizioni. La compagnia di bandiera
tedesca, Lufthansa, ha infatti annunciato di avere siglato un accordo per
rilevare Brussels Airlines.
La vita in diretta, e un po' sofferta, di lamberto sposini (
da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il secondo ha una capacità di adattamento ormai secolare.
La concorrenza di Mediaset si contrappone con opzioni identiche. Temi: una
spruzzata di Alitalia, prostituzione in pericolo, cronache nere e bianche. E la
solita, pesantissima razione di promozione di altri programmi tv.
Berlusconi: compagnia a secco se fallisce colpa dei
sindacati - luca iezzi ( da "Repubblica, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: l'Alitalia dovrebbe trovare un partner straniero. Anche
per quanto riguarda il destino di Malpensa, noi guardiamo a Lufthansa". Il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fa pressione sui sindacati perché
accettino il contratto della Cai, ma già guarda avanti e chiama in causa
direttamente i tedeschi,
Marrazzo ( da "Tempo, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ora tra il presidente della Repubblica e una delegazione
regionale guidata da Piero Marrazzo, c'è stata la crisi Alitalia e la
situazione della sanità del Lazio. In particolare, a preoccupare il presidente
della Regione sono gli esuberi previsti dal piano Alitalia "l'80 per cento
dei quali - ha spiegato al termine della visita istituzionale - sono
concentrati proprio nel Lazio".
DEBOLE ( da "Stampa, La"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Compriamo l'Alitalia. Facciamo una cordata anche noi.
Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete notato? Il giorno prima la
comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre dita. Il giorno dopo Gustav
Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di Ceresole d'Alba.
Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono
uno spiraglio ( da "Tempo, Il"
del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Oggi nuovo vertice Alitalia, trattativa in discesa. Piloti
e hostess aprono uno spiraglio Il muro contro muro che aveva contraddistinto
gli ultimi giorni la trattativa per salvare Alitalia comincia a sgretolarsi.
Ieri i piloti che erano stati estromessi dalle trattative con il governo che
aveva messo a punto un'ipotesi di accordo solo con Cgil,
Berlusconi: l'alternativa è solo il fallimento (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima lancia un monito su Alitalia chiedendo senso di
responsabilità da parte di tutti per evitare il fallimento, poi prende le
distanze dalle polemiche sul fascismo e Salò, quindi conferma il suo via libera
alla legge elettorale per le europee con sbarramento al 5 per cento e senza
preferenze.
<Il Pd non gioca allo sfascio> (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: non siamo tra quelli che soffiano sul fuoco per fare
fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile come è stata prima -
ecco la stoccata - quella di Berlusconi". Non per questo il Pd però lesina
critiche al piano Fenice: il tentativo del Cavaliere di "glorificare"
l'operazione Nuova Alitalia "è inutile", afferma il presidente dei
senatori del Pd Anna Finocchiaro.
Alitalia, alta tensione ma si tratta (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Primo Piano Pagina 105 Alitalia, alta tensione ma si
tratta Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti -->
Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti Ancora
trattative convulse per salvare Alitalia. C'è un primo accordo con le sigle
confederali ma piloti e assistenti di volo non ci stanno.
Berlusconi: accordo o fallimento (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima Pagina Pagina 2 Crisi Alitalia, si tratta
Berlusconi: accordo o fallimento Crisi Alitalia, si tratta --> Su Alitalia
la tensione resta altissima ma la trattativa va avanti. Dopo l'accordo-quadro
che ha avvicinato Governo e confederali, si lavora per allargare il tavolo
anche alle sigle autonome.
Nei sondaggi Ipr il governo vola al 60 per cento: è record (
da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: forse vittima del problema Alitalia, negli ultimi due mesi
ha perso il 6%, scendendo dal 64 al 58%, ed ha lasciato a Maroni lo scettro
della classifica. Al contrario, chi guadagna il livello maggiore di fiducia è
Mara Carfagna (Pari Opportunità) che passa dal 38 al 42% (+4%), probabilmente
anche in virtù della visibilità avuta nei giorni scorsi dal ddl contro la
prostituzione.
Fossati fa pace e cresce in Telecom (
da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: È IMPEGNATA ANCHE SUL FRONTE DI ALITALIA Investiti 75
milioni A Cernobbio aveva detto: "A questi prezzi vorrei comprare"
Fossati fa pace e cresce in Telecom [FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO Il disgelo
parte seconda: i Fossati salgono ancora in Telecom Italia, abbassano il prezzo
di carico della partecipazione e al tempo stesso le passate tensioni con il
management.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cortei e
proteste di piloti e hostess ma la trattativa su Alitalia si riapre
ROMA - Cortei e proteste di piloti e assistenti di volo di Alitalia ieri per le strade di Roma, mentre la trattativa per il
salvataggio della compagnia si stava riaprendo. Una riunione formale fra
governo, tutte le sigle sindacali e Cai è stata infatti fissata per giovedì
prossimo, dopo un primo round di incontri svoltisi ieri a palazzo Chigi con il
sottosegretario Gianni Letta e i ministri del Lavoro e delle
Infrastrutture e Trasporti. SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
IL REGNO DEL CAPITALISMO GLOBALE VACILLA La storia "Incubo americano"
a Wall Street, Una nazione che paga il prezzo dei propri eccessi, si bonifica e
riparte per altri eccessi Tutti aspettano la nuova Presidenza per vedere se
tenterà di riportare ordine (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO
vittorio zucconi La catastrofe della Lehman fallita, due settimane dopo il
salvataggio governativo delle due principali fonti di mutui immobiliari
semiprivate, Freddie Mac e Fannie Mae, e il panico che si sta impadronendo di
un'industria finanziaria che si considerava inaffondabile e oggi vede un
Titanic dopo l'altro inabissarsi, è la parabola dei trionfi e delle catastrofi
inevitabili e necessari, che in un sistema di economia e di finanza
spregiudicate trasforma pezzenti in miliardari con la stessa furia con la quale
trasforma miliardari in pezzenti. Che travolge, devasta, terrorizza e poi
diventa la premessa per ricostruire. Non ci sarebbe l'America senza i disastri
che l'hanno devastata e poi l'hanno rifatta. Quando Richard Fuld, presidente e
profeta di questa casa finanziaria, addirittura vetusta per gli standard
americani essendo nata 158 anni or sono, che dal 1993 era guardato come il mago
capace di trasformare il nulla in oro e oggi come un apprendista stregone che
ha lasciato 27 mila dipendenti sull'orlo del tuffo dalla finestra, ha dovuto
arrendersi dopo un week end di inutile agonia e ha dovuto portare i libri in
tribunale, un dramma rappresentato mille volte è andato in scena. Senza
risalire alla preistoria e al crack del1929, che i grandi gufi come Allan
Greenspan continuano a citare forse per far dimenticare la parte che loro
stessi hanno giocato con la propria miopia, soltanto negli ultimi 20 anni
abbiamo assistito al crollo fraudolento delle piccole casse di risparmio (nel
quale fu coinvolto anche un certo senatore chiamato John McCain), costato 800
miliardi ai contribuenti americani; al "meltdown", alla fissione
nucleare delle obbligazioni spazzatura, i junk bonds, che avevano alimentato i
razziatori di aziende; al grande crack di Wall Street; all'esplosione tragica
della millantata "new economy" e dei titoli bidone delle "punto
com"; alla scomparsa (criminale) di colossi dell'energia come la Enron.
Questi eventi terrificanti sono insieme l'eccezione e dunque la regola che
domina il respiro di una nazione che sa, per esperienza amara ma lunga, di
dover pagare il prezzo dei propri eccessi, prima di bonificarsi e poi ripartire
verso altri eccessi. In un universo dominato dai due poli estremi del "fear"
e del "greed", della paura e dell'igordigia, i maghi di ieri, come
Fuld delle Lehman, o come Kenneth Lay dell Enron, grande amico di George Bush,
ucciso da un infarto dopo una condanna a 25 anni di carcere per bancarotta,
sono i furfanti di domani, esecrati con la stessa violenza con la quale erano
adorati fino a quando producevano soldi per i clienti. I 27 mila dipendenti
della Lehman, pagati in titoli della loro banca, lo adoravano quando il titolo
era oltre i 66 dollari e ricevevano "bonus" di fine anno raramente
inferiori ai 350 mila dollari. Oggi, che quei titoli valgono 24 centesimi,
quasi nulla, e si sono portati via risparmi, sogni, lussi, case, senza più
speranze di quei bonus che alimentavano i prezzi astronomici delle abitazioni a
Manhattan, lo maledicono. Il caso della "Fratelli Lehman", ancora
chiamata così in onore dei tre fratelli Henry, Immanuel e Mayer, tedeschi
immigrati dalla Baviera nel 1850 senza uno scudo in tasca e divenuti ricchi
(ecco il "sogno") facendosi pagare con il cotone coltivato dagli
schiavi dell'Alabama, colpisce non soltanto per le dimensioni di questa casa
finanziaria che, con 27 mila dipendenti, aveva un portafoglio nominale e un
valore di mercato pre collasso superiore ai 500 miliardi di dollari. Colpisce
perchè, a differenza di fondi d'investimento puramente speculativi, come il
famoso "Long Term Capital" concepito da due premi Nobel dell'Economia
e andato in fumo nel 1991, la Lehman aveva una lunga e nobile storia di saggi e
fruttuosi finanziamenti. Con il suo aiuto, erano nate le prime grandi catene di
magazzini popolari, come la Sears e la Macy delle celebri parate a Manhattan.
Avevano permesso la nascita della Rca, signora e madre della radio e della
televisione e della Halliburton, la società di ricerche e servizi all'industria
del petrolio che il vice presidente Dick Cheney guidò prima di entrare alla
Casa Bianca nel 2001. Era stata dunque parte della grande economica americana,
prima di gettarsi sulla nuova frontiera dei mutui immobiliari e di quegli
strumenti finanziari, come gli "hedge funds" e i "derivate"
che nel anni 90 avevano promesso la pietra filosofale che ogni investitore
sogna: guadagnare in ogni caso, qualunque zig zag compia il mercato. Come vuole
la saggezza popolare, se una cosa è troppo buona per essere vera, non è vera.
Nel momento, previsto e ignorato, dell'inversione del mercato immobiliare dopo
anni di aumenti insensati del valore delle case sostenute da profitti e
"bonus" e da crediti a tutti, Lehman e il suo aggressivo leader, Fuld,
hanno scoperto l'incubo: come si possono fare fortune puntando sui rialzi, così
se ne possono fare scommettendo sui ribassi. Quando il sangue delle piccole
banche esposte in crediti cattivi a debitori insolventi, i cosiddetti mutui
subprime, a clienti sotto gli standard ottimali, ha cominciato a diffondersi
nell'acqua, i grandi speculatori al ribasso hanno cominciato a mordere,
sbranando pezzo dopo pezzo case come la Bear Stearns, la Countrywide mutui,
ripescata dalla Bank of America, le due agenzie semiprivate Freddie e Fannie di
sostegno ai mutui, nazionalizzate nel panico per non radere al suolo il già
devastato mercato della casa e infine la Lehman, accusata di avere
"cucinato i libri" e nascosto almeno 13 miliardi di crediti ormai non
più recuperabili. In un'economia che sbanda tra le onde della mancanza di
fiducia, l'ingrediente essenziale di ogni credito, e della incertezza sul
futuro, che non vede dove sia il fondo del mare, ci si chiede "who's
next"? chi sarà la prossima vittima degli squali. La Merrill Lynch, la
leggendaria "casa del toro furibondo" è stata assorbita, per 50
miliardi, dalla Bank of America, che sta saccheggiando i rottami per uscire
come banca dominante quando il ciclone passerà. La Goldman Sachs sta innalzando
muri di sacchetti di sabbia attorno ai propri debiti, con riserve di cash, di
danaro liquido, come stanno facendo la Morgan Stanley e la JP Morgan. La Aig,
American International Group, finanza e assicurazioni, vacilla ed è la preda
attorno alla quale incrociano gli squali, mentre il governo Bush, dopo avere
contribuito a salvare la Bear Stearns promuovendo l'assorbimento e
nazionalizzando, con nobile sprezzo dell'ideologia liberista, le due grande
agenzie di mutui, è stata costretta a chiamarsi fuori. Il mercato della
liquidità, del credito, è paralizzato dal terrore. Il ministro del tesoro
Paulsen ha lasciato al suo destino la casa che i tre fratelli arricchiti dalla
speculazione sul cotone 158anni or sono costruirono, scoprendo che sarebbe
"immorale" usare soldi dei contribuenti per salvare o remunerare gli
speculatori, o liberarli dai debiti assunti dalla mano pubblica, secondo quella formula Alitalia che qui
sarebbe improponibile. A 50 giorni dalle elezioni, non ha più nè la volontà
politica nè i soldi per farlo. Le grandi banche nazionali e straniere, come
Citigroup, Chase, UBS, Bank of America hanno costituto in fretta un fondo
d'emergenza di 100 miliardi di dollari per mutuo soccorso e la Federal Reserve,
in consultazione con la Bce e con le altre banche centrali del mondo, tiene aperti
i propri rubinetti di "extrema ratio" per i correntisti e
risparmiatori, avvertendo che non è la Croce Rossa degli speculatori e la sua
disponibilità non è infinita. Ma in realtà nessuno ascolta le scontate e
irritanti rassicurazioni di Bush, ripetute anche ieri, sull'"economia
americana che rimane robusta". Tutti aspettano la nuova Presidenza per
vedere se tenterà di riportare ordine, e qualche regola, nella finanza allegra,
divenuta tristissima. Altri cadranno, ma altri cresceranno, come sempre, in
questa che rimane l'ultima vera frontiera selvaggia, come la borsa, ha
dimostrato ieri passando dalla furia iniziale del "vendere a qualsiasi
prezzo" (il panico) alla voglia di cercare azioni scontante
(l'ingordigia). Quando anche questa buriana sarà passata, i fratelli bavaresi
che speculavano sul cotone saranno diventati una interessante lezione per
master in economia, e l'America sarà pronta per un nuovo boom e poi uragano.
Lehman Brothers aveva la propria sede nel World Trade Center, l'11 settembre 2001.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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LA SCUOLA CHE COMINCIA CON IL LUTTO AL BRACCIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono
spesso neri i tailleur della Gelmini. Le permettono, grazie alla tinta del
rigore, di esporre con dignità tranquillizzante la propria maliziosa
femminilità. Anche i maestri italiani, ben lontani dallo stile straccione che
la Gelmini vede in loro, hanno scelto il rigore del nero per denunziare, con la
stessa dignità tranquillizzante dei sornioni tailleur ministeriali, che la
scuola italiana è orfana, anzi è 'adespota', senza capo, parola di etimo greco
che abbiamo imparato in quel liceo che la Gelmini vorrebbe ? anche questo! ?
rimpicciolire, avvelenare e dunque far sparire introducendo ? come ha fatto
sapere ? 'il liceo breve', che diventerebbe un'altra morte lenta ma, intanto, è
già un'altra provocazione. Alle orecchie di chi conosce l'importanza del liceo
italiano, ? "la sartoria della vita" diceva Lucio Colletti ?
l'espressione "liceo breve" suona infatti come 'gigante nano'. E vale
a poco sostenere che altri ministri dell'Istruzione, di destra di centro o di
sinistra, avevano già avuto qualcuna delle pensate della Gelmini. La signora di
Brescia non è la prima che, da ministro, maltratta la scuola, che la sottopone
alla violenza dell'incompetenza. E ovviamente si capisce che il liceo breve, il
liceo ridotto di un anno, farebbe risparmiare altro danaro. Ma non c'è solo la
bassa ragioneria all'origine di queste provocazioni. La Gelmini provoca per
dimostrare che dietro la formazione italiana, dietro il liceo ? soprattutto
classico ? c'è ancora il sessantotto, ci sono i fannulloni fradici di ideologia
comunista, anzi classico-comunista. Ma il liceo italiano non è 'la scuola
quadri' dei rivoluzionari frustrati. Stia attenta la Gelmini a toccare il
meglio dell'Italia e della sua memoria, la nostra eccellenza, il modello
nazionale per il quale ancora, ogni tanto, ci distinguiamo nel mondo. E stia
attenta a ripetere che bisogna fare come la Francia o come l'Inghilterra, o
ancora come gli Stati Uniti o come la Germania. In realtà una virtù che
bisognerebbe a tutti i costi 'rubare' a questi Paesi è il non inseguire modelli
stranieri, quasi sempre incomparabili, ma di sostenere e di rafforzare un
proprio sistema nazionale. Gli inglesi non vogliono diventare come gli
americani né i francesi come i tedeschi (con la stessa, insopportabile retorica
si potrebbe consigliare alla Gelmini di farsi... protestante). E poi, andiamo!,
avvocato Gelmini: l'adulto italiano che ripensa al liceo non si ferma alle
manifestazioni, alle occupazioni e al 6 politico, ma si abbandona al ricordo
della scoperta dei libri, della capacità di resuscitare i morti, dell'universo
pieno di miti e di simboli, di quei professori ai quali i maestri che lei
umilia devono per esempio l'ironia e l'arguzia di vedere in lei non il nemico
di classe, ma la linguaccia lunga di Santippe che, surrogando il linguaggio
intelligente, importuna Socrate e infastidisce la decenza (anche se per la
verità si sospetta che Socrate si sia convinto a bere la cicuta proprio per
liberarsi dalle angherie di Santippe). è grazie al liceo che i maestri italiani
stanno affrontando le provocazioni della ministra non con la violenza della
demagogia che la Gelmini a tutti i costi vuole (re) suscitare, non con il
ritorno di Potere operaio e di Lotta continua che la signora ha bisogno di
avere come nemici, ma con il nero dell'educazione civica, con il nero del
catechismo morale, con il nero della scienza greca ? mélas cholé è lo spleen
inglese, l'umor nero, la malinconia della scuola ?, e con il nero della scienza
latina ? nigri sed formosi, neri ma belli direbbe Orazio dei maestri in
cromatica rivolta. La verità è che la Gelmini sta cercando con tutte le sue
forze la protesta di piazza per poter dire che nella scuola italiana sono tutti
comunisti, tutti fuori dalla storia prima che dal mercato. Ne ha bisogno per
affrontare la scuola con lo sproloquio di Bossi, con la in-cultura della Lega,
con il bisturi economicistico e con la demolizione della presunta egemonia
culturale. Insomma la Gelmini si vede già protagonista di una specie di neo
maccartismo alle vongole, anzi alla polenta. Speriamo dunque che si diffonda
questo tipo di protesta fantasiosa ed efficace. I colori infatti esprimono
benissimo gli umori e rispondono alla regola delle opposizioni. Nei colori c'è
l'idea relativista ? laica ? che anche la protesta è governata da quel
principio di indeterminazione che abbiamo imparato al liceo: tutto dipende
dalla dose e dal contesto e si può stare con il nero che rimanda al caos
dell'inizio o con il nero che rimanda alla dolente compostezza della fine. Come
abbiamo imparato ad usare la gobba di Leopardi contro quella di Andreotti così
sappiamo che il rosso è allarme ma è anche sangue versato, è aggressività
violenta ma è anche amore. E dunque, per esempio, contro Brunetta che sogna l'ipercinesi
mercuriale del colore aragosta o del blu elettrico, gli statali potrebbero
presentarsi in ufficio con una bandana celeste da fannulloni in relax. E i dipendenti dell'Alitalia
potrebbero viaggiare con un arcobaleno di protesta sulla giacca verde...
Infine, se la Gelmini dovesse davvero insistere nella volontà di accorciare il
liceo, ebbene tutti quelli che lo hanno amato e vorrebbero ancora mandarci i
propri figli potrebbero fondare il movimento delle camicie blu cobalto,
che è il colore della gonna di quella bellissima dark lady che piaceva da
morire al Falcone Maltese, romanzo ovviamente noir.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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XI - Roma CASO ALITALIA LE ANTICHE COLPE DELLO TSUNAMI
MASSIMO RIVA Il collasso di Alitalia espone Roma e l'intera area
a quello che il presidente della Regione Marrazzo ha definito uno tsunami
occupazionale. Non ci sono ancora elementi precisi per quantificare il numero
di lavoratori che perderanno il posto nel volgere di breve tempo. Ma
sommando coloro che saranno espulsi dall'azienda in crisi a coloro che saranno
colpiti dal ridimensionamento delle attività gravitanti su Fiumicino, non è
esagerato orientarsi su una cifra vicina a quota diecimila. Per l'economia del
Lazio si tratta di un colpo di inusitata pesantezza, la cui origine risale
all'eccesso di concentrazione geografica di personale e di attività collegati
alla morente compagnia. Mai mettere tutte le uova nello stesso paniere, insegna
un vecchio adagio che però, nel caso specifico, è stato ignorato da tutti
coloro che in anni e anni hanno fatto il possibile e l'impossibile affinché i
destini di Alitalia e quello di Fiumicino restassero
uniti come un legame tra fratelli siamesi. Tipico esempio è stata la gestione
della vicenda Malpensa, nella quale si è arrivati all'assurdo di assicurare un
più costoso trattamento di perenne trasferta a tutti i lavoratori romani
impiegati presso lo scalo lombardo. Alla fine è vero che l'esperimento Malpensa
è fallito, ma quella di Fiumicino si è rivelata la classica vittoria di Pirro:
il conto più salato dell'insolvenza di Alitalia ricade
inesorabilmente su Roma. E' il caso di ricordare questa lezione soprattutto a
chi si troverà a dover affrontare i contraccolpi sociali e politici
dell'incombente tsunami occupazionale. Quest'ultimo minaccia di provocare più
esuberi nelle attività collegate all'aeroporto che non direttamente alla
compagnia. Ciò comporta che una scelta di rilancio dello scalo romano si pone
come la strada maestra per contenere i danni della crisi Alitalia.
E significa che il futuro di Fiumicino va cercato fuori dal perimetro delle
vicende prossime venture relative alla medesima Alitalia.
Roma non sarà più caput mundi ma le sue attrattive e la sua posizione
geografica restano invidiabili sul mercato del trasporto aereo internazionale.
Occorre, però, che le autorità locali e i gestori degli aeroporti romani
sappiano alzare il loro sguardo verso quelle più grandi e sane compagnie estere
che sarebbero ben felici di accrescere il loro traffico su Roma e dintorni.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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XII - Roma Sussidi, buonuscite, indennità la sfida per l'indotto Alitalia La trattativa dei sindacati per difendere 10mila
lavoratori Per la Cgil ad ogni dipendente della compagnia ne corrisponde uno
negli altri settori L'obiettivo è estendere il più possibile gli ammortizzatori
sociali PAOLO G. BRERA Quelli come Giorgio Lattanzi stringono i denti e tirano
avanti: "Trent'anni in Fiat, poi altri dodici qui dentro a ripulire gli
aerei per un'azienda privata. Io ho 57 anni, non ho più paura di rimanere senza
lavoro, ma i giovani come faranno?". Eccolo, "l'indotto romano di Alitalia" che rischia di precipitare insieme a quel che
resta della vecchia compagnia di bandiera: 10mila persone che ogni mattina
guadagnano da vivere per le loro famiglie grazie ai 12,8 milioni di passeggeri
transitati l'anno scorso a Fiumicino sugli aerei col tricolore. Un esercito di
uomini e donne che presidiano la sicurezza, sfamano viaggiatori e dipendenti,
trasportano documenti e accompagnano persone, puliscono gli hangar e vendono di
tutto nelle decine di negozi interni. I conti su questo mondo spesso precario,
quasi sempre debolissimo perché soggetto alla tempesta degli appalti persi, li
ha messi nero su bianco la Cgil. L'indotto aeroportuale diretto dell'Alitalia sull'aeroporto è di 3.418 addetti divisi in nove
realtà industriali, la più importante delle quali è proprio Aeroporti di Roma:
1.398 dipendenti impegnati in settori vari che vanno dalla sicurezza ai free
shop e alla gestione dei viaggiatori in sedia a rotelle. "Naturalmente -
spiega il segretario romano della Filt, Mario Guerci - non tutti i dipendenti
sono a rischio, ma è evidente che un forte ridimensionamento del ruolo di Alitalia comporterebbe una drastica riduzione del personale
dell'indotto". Secondo il presidente della Regione Piero Marrazzo, salito
sulle barricate per difendere la centralità di Fiumicino e del suo comparto
aeronautico, "per ogni dipendente Alitalia
lasciato a terra perderanno il posto due lavoratori dell'indotto". Più
prudente - ma non meno preoccupante - il calcolo del segretario uscente della
Cgil di Roma e Lazio, Walter Schiavella, secondo cui il rapporto sarà "di
almeno uno a uno: tra dipendenti e indotto diretto e indiretto rischiano di
perdere il lavoro più di diecimila persone". Uno scenario, oltretutto,
destinato a essere più pesante perché non tiene conto dei numeri di AirOne, che
nel
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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XIII - Roma Roscioli (Federalberghi): "Prima di costruirci un aeroporto
facciano le infrastrutture" "Non trasformiamo Viterbo in una nuova
Malpensa" La proposta di usarlo per le 'low cost' può essere interessante
purché si creino subito strade e ferrovie Ciampino non va chiuso, ma bisogna
trovare i modi per attutire il disagio di chi vi abita L'epidemia di
perplessità per l'annunciato addio di Ciampino ai voli commerciali (dal 2011) e
il trasferimento dei low cost a Viterbo, si allarga: dopo Ryanair, che pur di
rimanere ancorata al suo scalo minaccia di lasciare Roma tout court, anche gli
imprenditori che vivono di turismo arricciano forte il naso. Così il telefono
di Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, trilla sempre più
spesso: "Ma vogliono farci chiudere?". Roscioli, che succede? Viterbo
non vi piace? "Ci può anche star bene, ma ho poca fiducia: non vorrei
finisse come con la Fiera di Roma". Cos'è successo alla Fiera? "Non
ha nemmeno un treno che la colleghi direttamente a Termini, mentre a Milano ci
arrivi con la metropolitana". Quindi è contrario all'aeroporto a Viterbo?
"No, ma trasferire i voli low cost a Viterbo o a Latina ne abbassa
l'appeal. A Ciampino sei a 20 minuti da Roma, se atterri a Londra ci vuole
un'ora e un quarto per arrivare in centro". Dunque... "Sono contrario
a un sistema aeroportuale regionale con Ciampino chiuso, Fiumicino
ridimensionato e nient'altro in cambio. Così perdiamo solamente. Va bene
Viterbo, a patto di fare per tempo le infrastrutture, come andrebbe bene un
terzo aeroporto a Frosinone o a Latina, ma bisogna guardare al sistema
complessivo". Sentite aria di crisi? "Abbiamo target con milioni di
presenze e sempre meno voli a disposizione. Il Giappone o gli Usa possono
raggiungere Roma solo con l'aereo, e invece siamo in ritardo. Possibile che
l'Italia abbia 10 voli settimanali verso la Cina contro i 38 e 42 di Francia e
Germania?". Preoccupato? "Beh, Alitalia diminuisce gli intercontinentali e avremo meno presenze,
Ciampino chiude, Fiumicino comunque finisca con l'Alitalia si
ridimensiona a favore di Malpensa... La fotografia è sconcertante". La
partita Ryaniar vi interessa? "Eccome, ma abbiamo poca voce in capitolo.
Loro hanno logiche diverse, è il territorio che contribuisce alla scelta
dell'aeroporto. Si sa che funziona così: quando si decide di fare un hub low
cost il territorio sponsorizza il progetto, come è successo in altre
regioni". Enac dice che Ciampino chiuderà comunque, e la scelta spetta
alle compagnie. "Che Roma non abbia un hub per le low cost non ha senso. A
meno che non lo si faccia a Fiumicino, ma i costi per le compagnie sarebbero alti".
Quindi? "Devono intervenire le istituzioni. Devono essere sensibili,
perché porta ricchezza. Quei voli non sono solo turistici, molto spesso li
prendono le aziende e sviluppano business. Non è turismo povero". Cosa
devono fare? "Implementare Fiumicino, che ha possibilità di sviluppo, con
la compagnia di bandiera o con compagnie straniere. Poi via al nuovo aeroporto,
ma Ciampino non deve chiudere. Va bene un forte ridimensionamento, diciamo da
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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XIV - Roma I pagamenti? Sempre più in ritardo Aziende laziali sull'orlo del baratro Altra maglia nera per l'Alitalia: 23 mesi per saldare i fornitori, ancora peggio delle Asl
DANIELE AUTIERI Un'azienda su tre nel Lazio è stretta nella morsa del ritardo
dei pagamenti. Era una su cinque solo un anno fa. è la denuncia lanciata dalla
Federlazio che annuncia a Repubblica i risultati di un'indagine condotta presso
le 3.500 Pmi associate. Interrogati su quali fossero le aziende più
critiche con cui lavorare, gli imprenditori hanno compilato la loro lista dei
cattivi. La maglia nera spetta guarda caso all'Alitalia
con un ritardo medio nei pagamenti ai fornitori di 23 mesi, seguono le Asl
regionali (20 mesi), la Fiat di Cassino (18 mesi) e gli enti locali (anch'essi
con una media di 18 mesi). "Il forte ritardo con cui vengono pagate le
piccole e medie imprese ? spiega il presidente di Federlazio, Massimo
Tabacchiera ? rischia di portare al collasso centinaia di aziende per mancanza
di liquidità. Le imprese sono costrette a ricorrere al credito per far fronte
ai ritardi chiedendo finanziamenti alle banche che spesso vengono concessi a
condizioni penalizzanti". L'inevitabile ricorso alle banche è il primo
stadio di un meccanismo perverso che comporta la contabilizzazione di crediti
in sofferenza e una serie di costi legali e amministrativi. Secondo la Cna,
l'associazione che riunisce gli artigiani, al Lazio spetta il primato nazionale
nel ritardo dei pagamenti da parte della P.A. Sul nostro territorio pende la spada
di Damocle del deficit sanitario che si riflette sulle piccole e medie imprese
creditrici della sanità regionale e che, contribuisce a far levitare il debito
della Regione nei confronti di beni e servizi fino a 1,5 miliardi di euro.
Questo quadro si inserisce in una prassi nazionale simile. Le più recenti
statistiche indicano come nel nostro paese i pagamenti avvengano in media con
un ritardo di 158 giorni: siamo in coda alla classifica europea (dove la media
è di 68 giorni), prima del solo Portogallo (165 giorni). Fatale per
l'equilibrio delle piccole imprese, il problema colpisce anche i grandi gruppi.
Spiega Alberto Tripi, presidente di Almaviva (la più grande azienda privata
romana in termini di occupati) e di Confindustria Servizi Innovativi (che riunisce
17mila imprese tecnologiche): "è incredibile che un imprenditore debba
preoccuparsi più dei crediti che dei debiti. Il ritardo dei pagamenti impedisce
alle aziende di elaborare una programmazione e un piano industriale
attendibili, obbligandole a sottrarre risorse essenziali alla ricerca e
all'innovazione". Una soluzione, per il presidente di Almaviva, potrebbe
essere quella adottata in Francia dove la P.A. certifica che la fattura è
esigibile e paga all'impresa gli interessi sul ritardo.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
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IX - Milano Il Pd: "Petizione per salvare Linate" Raccolta firme
nello scalo. "I parlamentari Pdl battano un colpo" Penati: "La
compagnia strangola i nostri aeroporti" Martina: "Lega e Pdl stanno
zitti" RODOLFO SALA Ieri il picchetto di protesta di una trentina di
dipendenti Alitalia di fronte agli imbarchi di Linate:
"Rifate l'asta, via la casta", lo slogan più gettonato. Ma su un
cartello c'era anche un sarcastico invito al figlio del Berlusconi, king maker
di quella cordata italiana che sembra non promettere nulla di buono per il
futuro del city airport milanese: "Pier Silvio sposaci tu". E nei
prossimi giorni comincia la raccolta delle firme promossa dal Partito
democratico per salvare il Forlanini dalla drastica cura dimagrante già
immaginata dai cavalieri bianchi della Cai. Ci saranno banchetti agli ingressi
e dentro lo scalo, ai passeggeri verrà chiesto di dire la loro sul
"drammatico ridimensionamento" dell'aeroporto, mettendo nero su
bianco una protesta che non riguarda solo i dipendenti della ex compagnia di
bandiera in esubero. L'annuncio viene dato proprio a Linate, dove nel giorno
clou della vertenza Alitalia i vertici locali del Pd,
il presidente della Provincia Filippo Penati e il ministro ombra delle
Infrastrutture, Andrea Martella, spiegano la campagna di mobilitazione del
partito e cercano di stanare i lombardi del centrodestra, accusati di assistere
in un "silenzio assordante" all'agonia del sistema aeroportuale
locale. "La soluzione che si sta prospettando - dice il segretario
regionale Maurizio Martina - non risponde agli interessi di questi territori
perché quella che nascerà è una piccola compagnia". Poi l'attacco alla
destra: "Si accontenta di qualche volo in più su Malpensa e dimentica il
ridimensionamento di Linate; silenzio assordante dopo le polemiche colossali ai
tempi del precedente governo". Sul piatto, il Pd mette la proposta della
liberalizzazione dei diritti di volo, attraverso la rinegoziazione delle rotte
tra governi, per evitare che anche la nuova, e piccola, Alitalia
mantenga come quella vecchia il monopolio negli scali lombardi. Proposta da
rilanciare in Parlamento, e naturalmente nelle istituzioni locali (Comune,
Provincia e Regione), con un forte pressing sugli eletti del centrodestra
accusati di "incoerenza". "Non siamo per il tanto meglio tanto
peggio - dice il ministro ombra Martella a proposito delle difficoltà
incontrate dalla cordata italiana - ma i cittadini devono sapere che questa
operazione costerà loro un miliardo e mezzo di euro". Poi Penati (che ieri
si è intrattenuto con i lavoratori di picchetto a Linate): "Mi auguro che Alitalia non fallisca, ma se dovesse
succedere non sarebbe una tragedia". La tragedia, quella vera, è invece
"il matrimonio di Alitalia con il sistema aeroportuale milanese, perché questa presa lo sta
strangolando". Insomma: "La Cai lasci libero il mercato, il governo
si impegni a liberalizzare i diritti di volo". E i milanesi del
centrodestra battano un colpo. Martella, che è deputato, punta il dito in
particolare contro il collega forzista, e milanese, Maurizio Lupi. Che replica
così: "In soli tre mesi la Sea ha già recuperato il 50 per cento dei voli
abbandonati da Alitalia: non siamo assistenzialisti
come quelli della sinistra, lavoriamo per una liberalizzazione vera, che si
basa anche sull'iniziativa di imprenditori italiani". Quanto alla
liberalizzazione dei diritti di volo, "l'abbiamo chiesta quando c'era
Prodi e continuiamo a sostenerla".
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 4 "Aeroporti, la Regione difende il Nord da
mesi" di Redazione Non ci sta l'assessore alle Infrastrutture Raffaele
Cattaneo a sentire il Pd che accusa la Regione Lombardia di "assordante
silenzio" sul tema Alitalia. Proprio lui che da mesi difende a spada tratta le ragioni di
Malpensa e del Nord, che organizza incontri e che prende contatti con tutti,
imprenditori e associazioni, per fare una sola squadra. "Quale silenzio? -
si chiede - La Regione Lombardia continua a sostenere la propria posizione e
non più tardi dello scorso giovedì il presidente Formigoni e io abbiamo tenuto
una conferenza stampa proprio su questo argomento". Giovedì scorso
Cattaneo ha incontrato sull'argomento l'amministratore delegato di Banca
Intesa, Corrado Passera. E la Regione Lombardia ha ribadito la necessità di un
"rafforzamento complessivo del sistema aeroportuale lombardo e di uno
sviluppo di nuovi collegamenti internazionali e intercontinentali con un
partner che abbia già scelto di investire sul territorio". In ogni caso,
l'assessore alle Infrastrutture si dichiara disponibile a essere presente in
commissione Trasporti, come richiesto dal capogruppo del Pd Carlo Porcari.
"Cattaneo - chiede l'esponente del centrosinistra - venga a riferire sulle
iniziative che la Regione intende intraprendere e a dire se intende avanzare al
governo la richiesta di un preciso impegno per assicurare la piena fruibilità
degli slot e per rivedere gli accordi bilaterali a favore del potenziamento
delle rotte internazionali da e per Milano". All'accusa di
"silenzio", Cattaneo replica: "Non vorrei che queste
dichiarazioni fossero il sintomo di una deriva propagandistica di cui la
sinistra sta facendo grande sfoggio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221 del 2008-09-16 pagina 4 Penati: "Se Alitalia fallisce per Milano non è una tragedia" di Gianandrea
Zagato Nuova Alitalia, Filippo Penati smentisce se stesso. Una decina di giorni fa, il
presidente della Provincia, si diceva pronto ad entrare nel board della nuova
compagnia di bandiera. Partecipazione del valore di duecentocinquanta
milioni ovvero la quota di Sea detenuta da Palazzo Isimbardi. Adesso, però,
l'operazione Alitalia non gli piace più. Anzi,
sottoscrive la valutazione firmata da Pd, "il giudizio è radicalmente
negativo". Sostenendo la cordata della new Alitalia,
secondo Penati, si "sta dalla parte di pochi a scapito del tessuto
imprenditoriale e economico dell'area metropolitana". Conseguentemente,
l'inquilino di via Vivaio, reclama "lo spazio per una trattativa anche con
gli enti territoriali milanesi", prima di concludere il confronto con i
vertici del Cai, la nuova compagnia di bandiera. Altrimenti? Be', "ci
hanno raccontato un sacco di balle". Sintesi davvero sorprendente di una
vertenza condotta dall'esecutivo con le rappresentanze dei lavoratori.
Naturalmente, Penati, si augura che "Alitalia non
fallisca", ma se "fallisse - dice - non sarebbe una tragedia per
Milano". E spera che "la trattativa si chiuda positivamente" e
che "Alitalia allenti la presa e tolga le mani
dalla gola di Malpensa e Linate". Giudizio che Penati accompagna con la
speranza che "il governo faccia la sua parte ovvero liberalizzi i diritti
di volo" e, di conseguenza, anche "il mercato farà la sua parte,
Milano e il nord non hanno mai avuto paura del mercato". Chiaro invito al
governo Berlusconi di "impegnarsi a liberalizzare i diritti di volo".
E, allora, l'appello che il Pd lancia - dopo aver definito, per bocca di Andrea
Martella, ministro ombra per le Infrastrutture, "bad company" la
nuova Alitalia: "Chiediamo a Roberto Formigoni e
a Letizia Moratti di aprire una vertenza vera e propria nei confronti del
governo. Li sfidiamo a farlo perché occorre ridefinire gli accordi bilaterali e
questo è il punto fondamentale e strategico per il futuro di Malpensa" fa
sapere Maurizio Martina, segretario regionale Pd. E Linate? Il futuro del
city-airport lo tratteggia Ezio Casati, segretario cittadino Pd: "Se resta
solo una navetta Milano-Roma, in due anni si rischia di perdere anche questa
perché ci sarà anche l'alta velocità a giocare un ruolo importante sul
mercato". Dettaglio mai dichiarato e con evidenti ricadute sul sistema
aeroportuale milanese che, comunque, non impedisce al Pd di rilanciare "la
possibilità di sinergie sull'asse Torino-Milano-Venezia" e di accusare il
centrodestra lombardo di "fare solo propaganda". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
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Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-16 num: - pag:
5 categoria: REDAZIONALE La polemica Presidio degli esponenti dell'opposizione
al "Forlanini" Il Pd attacca il centrodestra "Silenzi su Linate
e Malpensa" "Anteposti gli interessi del Pdl a quelli del
territorio" "Ci batteremo fino all'ultimo per difendere il city
airport che non può diventare solo una navetta Milano-Roma" Il Pd stana il
centrodestra: "Noi vogliamo difendere a ogni costo il futuro di Linate e
di Malpensa. I nostri colleghi parlamentari e consiglieri di Lega e Pdl, ma
anche i vertici istituzionali milanesi, si chiudono in un silenzio imbarazzante
". Nel giorno decisivo della vertenza Alitalia, i leader locali del Pd, il presidente della Provincia Filippo
Penati e i segretari regionale e provinciale Maurizio Martina ed Ezio Casati, e
il ministro ombra Andrea Martella, scelgono una sala dell'aeroporto di Linate,
"che ci ha messo gentilmente a disposizione il presidente della Sea,
Giuseppe Bonomi " per far sentire la loro voce. Un piano sotto, i
dipendenti della Compagnia di bandiera inveiscono contro la "scelta
disastrosa" del Governo e invitano la "Casta" a tornare sui
propri passi. Da qui, dal cuore del problema, gli uomini del Pd annunciano il
via ad una raccolta di firme in difesa degli scali milanesi e affondano il
colpo: "Il centrodestra deve tutelare la cordata e l'operazione per ordini
di scuderia e quindi antepone questo interesse a quelli del nostro territorio
". Le prove della latitanza dei colleghi dell'altro fronte sono
molteplici. Penati insiste sul "silenzio assordante" di Formigoni e
Moratti. Martella prende di mira "l'onorevole Maurizio Lupi, che pure è
stato eletto a Milano, segue da vicino la vita politica della Lombardia, è
considerato uno dei più fidati collaboratori di Formigoni e in Parlamento
spiega a tutti che questa cordata è la soluzione migliore ". Il capogruppo
Pd in Regione, Carlo Porcari, ricorda che "da tempo chiediamo a Formigoni
e all'assessore Cattaneo una seduta straordinaria del consiglio per definire
una strategia comune, ma nessuno ci ascolta", così come in Comune non è
mai stata neppure data risposta alle interpellanze depositate in marzo e aprile
da Marco Cormio e Pierfrancesco Majorino. Le proposte suonano come una sfida:
Martina chiede "formalmente a regione e Comune di aprire una vertenza nei
confronti del Governo". L'onorevole Emanuele Fiano annuncia che "a
giorni interpelleremo in Parlamento i nostri colleghi eletti in Lombardia
nell'altro schieramento, per concordare un'iniziativa comune", che
potrebbe essere una raccolta di firme. E una raccolta di firme comincerà in uno
spazio che verrà individuato a Linate: "Metteremo un presidio fisso -
annuncia Casati - per far sapere che ci siamo e che ci batteremo fino
all'ultimo per difendere l'aeroporto cittadino, che non può diventare soltanto
una navetta Milano-Roma e l'hub di Malpensa". La protesta Il sit-in dei
dipendenti dell'aeroporto di Linate Elisabetta Soglio.
( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-16 num: - pag:
5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il vicepresidente della Camera Lupi: è la
sinistra che voleva affossare i nostri aeroporti Onorevole Lupi, che succede?
Vi siete dimenticati di Milano? "Ma dove? Piuttosto, sono
preoccupato della posizione della sinistra sulla questione Alitalia. Urlano e strepitano perché sono all'angolo e non sanno come
uscirne. La realtà è che loro sono assistenzialisti e noi vogliamo la liberalizzazione".
Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, subcommissario cittadino di Fi e
responsabile delle infrastrutture per il suo partito difende la soluzione Alitalia. Anche se a farne le spese sarà Malpensa?
"Rimettiamo le cose al loro posto. L'unico che ha cercato di affossare
Malpensa è stato Romano Prodi: il suo governo, il 31 marzo 2008, da un giorno
all'altro ha tolto gli aerei da Malpensa trasferendoli a Fiumicino. E da quel
giorno mille dipendenti della Sea sono in cassa integrazione. In quella circostanza
nessuno di noi ha urlato: ma ci siamo mossi verso il mercato. In che senso?
"Nel senso che Sea in questi pochi mesi ha già recuperato il 50 per cento
dei voli lasciati liberi da Alitalia. Siamo a meno 21
per cento, quando le stime dicevano che avremmo dovuto essere in negativo del
doppio". Il Pd chiede di liberalizzare le rotte. E voi? "Su questo
siamo assolutamente d'accordo, come lo eravamo sotto il governo Prodi e quindi
possiamo lavorare insieme. Ma non mi citino più il progetto Air France che in
realtà non avrebbe salvato Malpensa come hub: questo piano, invece, aumenta da
( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-16 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Negoziato Il governo non vorrebbe però ridiscutere
l'accordo-quadro. Oggi altri incontri Alitalia, si incrina il fronte del no Proteste dei piloti, poi il
disgelo: c'è tensione ma si tratta ROMA - Alla fine di una giornata tesa, ieri
nella vicenda Alitalia si è riaperto il dialogo tra governo e sindacati di piloti e
assistenti di volo. ALLE PAGINE 8 E 9 Baccaro e Offeddu.
( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data:
2008-09-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE In tv da Vespa Berlusconi
attacca la Cgil e chiama Lufthansa ROMA - A Porta a Porta Berlusconi ha parlato
di Alitalia e ha scherzato con la fiorettista Valentina Vezzali ( foto). Che
gli ha detto: "Da lei mi farei toccare". PAG.
( da "Corriere della Sera" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-16 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Crisi Alitalia Corteo ieri fino
a Palazzo Chigi La protesta di piazza coinvolge Comune e Regione Scontro
sull'intervento in Cai Per il presidente della Regione invece "se anche si
dovesse raggiungere l'accordo c'è uno scenario di esuberi e di crisi per tutto
il Lazio" Nuova manifestazione di protesta ieri pomeriggio di assistenti
di volo e piloti Alitalia, compresa una rappresentanza
di colleghi di Air One, da via Veneto, nei pressi del ministero del Lavoro,
fino a Palazzo Chigi e piazza Montecitorio mentre proseguono febbrili le
trattative per salvare la compagnia di bandiera. Ma si fa sempre più duro lo
scontro tra i vertici di Regione e Campidoglio dopo che il sindaco Alemanno, in
un'intervista al quotidiano on line "L'Occidentale", ha bocciato
"il tentativo di Marrazzo di entrare nella partita Alitalia"
definendolo "ingiustificabile". Per il presidente della Regione
invece "se anche si dovesse raggiungere l'accordo c'è uno scenario di
esuberi e di crisi". La proposta della Regione viene definita da Alemanno
"un vero ritorno al passato, il tentativo di far rientrare dalla finestra
la partecipazione pubblica in Alitalia ".
"Mettere sul tavolo una fiche di 10 milioni di euro - aggiunge il sindaco
- è come gettare una goccia nell'oceano. Molto più interessante sarebbe stata
invece la strada proposta dal presidente di Federlazio, Massimo Tabacchiera, di
far entrare imprenditori romani nella cordata, nonostante siano già presenti i
Benetton e l'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone". Parlando
dell'andamento della crisi Alitalia, Alemanno pensa al
Consiglio straordinario del 18 settembre e appare ottimista: "La
trattativa è in corso è c'è la speranza di chiudere con i sindacati
Confederali, più difficile la situazione con i piloti. Mi auguro che ci sia
l'accordo". Preoccupazione da Marrazzo: "Non sto parlando della
gestione degli esuberi - spiega - ma di quale futuro dare a Roma e al sistema
aeroportuale del Lazio". In caso di mancato accordo "le conseguenze
sarebbero anche più drammatiche ". Ma ieri pomeriggio la rabbia la
preoccupazione di piloti, hostess e stuart ha mandato in crisi il traffico in
centro mentre alcune centinaia di lavoratori Alitalia,
scandendo slogan contro il governo e i vecchi ed i nuovi vertici della
compagnia hanno attraversato in corteo da via Veneto a piazza Montecitoprio:
"Pochi euro a papà e poco pane a noi", recita un cartello alzato
verso il cielo da 2 dei 5 figli di Massimiliano D'Auria, capocabina, 44 anni di cui
( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Mario
Deaglio IL CASO DELTA Di fronte al grande terremoto delle Borse mondiali, la
crisi dell'Alitalia può sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua e su un altro
pianeta. I debiti di Lehman Brothers ammontano a 613 miliardi di dollari,
quelli di Alitalia a 3-4 miliardi di euro; i dipendenti di Lehman Brothers sono
stati licenziati su due piedi, senza liquidazione e con pochi diritti,
costretti a portar via rapidamente dalla sede i loro effetti personali in
scomodissimi scatoloni di cartone. Per gli "esuberi" dell'Alitalia è comunque previsto il "paracadute" della
mobilità, a conferma della superiorità sociale dei modelli europei. Le vicende Alitalia e Lehman Brothers presentano però molti aspetti in
comune. Entrambe sono il risultato di "crisi di sistema" che stanno
scuotendo il capitalismo finanziario e sulle quali è bene riflettere perché la
loro corretta individuazione è alla base di qualsiasi discorso politico che non
voglia essere una sterile rivisitazione del passato. Le "crisi di sistema"
implicano che le regole, che avevano funzionato in maniera soddisfacente fino a
ieri, oggi non funzionano più. Grazie a queste regole, sia pure in contesti
diversissimi, Alitalia e Lehman Brothers hanno potuto
continuare ad accumulare debiti: a Lehman Brothers li ha prestati il mercato
nella convinzione che la capacità tecnica di quest'istituzione finanziaria
avrebbe continuato a produrre utili miracolosi; all'Alitalia
li prestavano soprattutto i fornitori e, attraverso il Tesoro, la generalità
dei cittadini italiani, nella convinzione che, dietro la "bandiera",
la mano pagatrice dello Stato avrebbe sempre magicamente aggiustato tutto. Le
"crisi di sistema" emerse con la vicenda Alitalia
sono essenzialmente due e entrambe si rispecchiano nell'accordo, dalla firma
tanto sofferta. Tale accordo si distingue nettamente da quelli di altre
vertenze complicate non tanto per i tagli dei posti di lavoro (purtroppo negli
ultimi anni molte controversie industriali si sono chiuse con una riduzione nel
numero dei lavoratori) quanto per le riduzioni salariali. Accettare
decurtazioni nella paga nell'ordine del 10-20 per cento in un momento in cui è
molto diffusa la percezione dell'inadeguatezza generale dei salari è
difficilissimo per il movimento dei lavoratori: del continuo incremento dei
livelli salariali e del livello di vita, infatti, esso aveva fatto l'obiettivo
principale di lungo periodo, addirittura uno dei suoi principali paradigmi.
Eppure la struttura dei costi è abbastanza chiara e non lascia dubbi che
attraverso queste forche caudine bisogna comunque passare se si vuole che in
Italia esista ancora una linea aerea (medio)-grande. Il secondo paradigma è
quello della sostanziale unità dei lavoratori nelle controversie occupazionali.
Con il passare dei giorni si sono viste differenziazioni sempre più nette, al
limite dello scontro di piazza, tra i sindacati confederali - poco presenti nel
settore ma forse i soli in grado di garantire una presenza a tutto tondo al
tavolo delle trattative -, i sindacati "minori" del settore che
raggruppano lavoratori con professionalità specifiche spesso elevate, come i
piloti e gli assistenti di volo, e infine i precari che, proprio in
quest'occasione, sembrano aver acquisito qualche consapevolezza della loro
identità e della specificità dei loro interessi. I sindacati dei piloti, in
particolare, hanno accusato le controparti e gli altri sindacati di
"irresponsabilità" e paiono rivendicare una posizione centrale,
grazie al carattere indispensabile del proprio lavoro perché senza piloti gli aerei
non possono volare. Questa posizione mostra quanta poca attenzione il mondo
italiano del lavoro, soprattutto nel settore del trasporto aereo, abbia rivolto
agli sviluppi internazionali. La globalizzazione ha cambiato anche il mestiere
dei piloti, dei quali sembra esserci una certa sovrabbondanza. È forse
opportuno citare il caso di Delta Airlines, la terza compagnia aerea degli
Stati Uniti, finita in regime prefallimentare, equivalente all'incirca alla
nostra amministrazione controllata: per "salvare" la società, nel
2004 i piloti della Delta - oltre seimila, da sempre i meglio pagati del
settore - accettarono un taglio salariale del 33 per cento, mentre per gli
altri dipendenti si concordarono riduzioni del 7-9 per cento. I dirigenti
accettarono una riduzione del 15 per cento e l'amministratore delegato vide la
propria paga ridotta del 25 per cento. Nel 2006 i piloti accettarono ulteriori
diminuzioni della paga e dei programmi pensionistici, in quanto le perdite
erano state ridotte ma non annullate. Tutte le altre grandi compagnie aeree
americane hanno vissuto vertenze simili. Non si vuole naturalmente dire che
tagliare le retribuzioni sia un bene, anzi. Occorre invece constatare che nel
mondo attuale, con un differente modo di produzione la "vertenza sindacale"
classica funziona sempre meno come fattore di distribuzione dei redditi,
stimolatore di concorrenza, motore della crescita. Il futuro dell'Alitalia è molto importante, ma forse ancora di più è il
rendersi conto che nelle vertenze sindacali bisogna abbandonare la tradizione,
nei suoi riti e nella sua sostanza, e provare a inventare qualcosa di nuovo.
Dall'ossessiva e sempre più difficile difesa del "posto di lavoro"
occorre probabilmente passare, seguendo modelli applicati con successo in
Scandinavia, alla difesa pura e semplice del "lavoro", al limite con
una garanzia di lavoro per tutti, controbilanciata da una maggiore
flessibilità. mario.deaglio@unito.it.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 2 "Colpa solo di piloti e
sindacati se salta il salvataggio di Alitalia" di
Adalberto Signore "Non ci sono diminuzioni di stipendio, ai dipendenti si
chiede maggior produttività" da Roma "È il momento di chiedere senso
di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non sapere che
l'ipotesi alternativa è il fallimento, 20mila posti di lavoro in meno".
Lo scenario della vertenza Alitalia, Silvio Berlusconi
lo disegna senza troppi giri di parole. Negli studi di via Teulada sono quasi
le otto di sera mentre si registra Porta a Porta e proprio in quegli stessi
minuti a Palazzo Chigi continuano a susseguirsi incontri su incontri. Insomma,
la vertenza non è affatto chiusa e il premier decide di dare un segnale
piuttosto chiaro soprattutto all'Anpac, il sindacato dei piloti. Ce n'è anche
per la Cgil e per il "suo capo" (Guglielmo Epifani) che, dice il
Cavaliere, "in diverse fasi della trattativa" ha fatto
"interventi che parevano influenzati dalla politica". E proprio nei
confronti dell'opposizione Berlusconi usa toni niente affatto teneri. "Per
il dialogo serve un'altra generazione di sinistra. Questa - attacca - mi fa
cadere le braccia perché sembra che siano felici che questi problemi non vadano
a soluzione. Insomma, hanno scelto la politica del tanto peggio tanto
meglio". Il riferimento è alle recriminazioni sulla trattativa Air France
che è saltata a inizio anno, con in carica il governo Prodi. Ma, ribadisce il
premier, "sono loro che hanno detto di no" ed è dunque "inutile
polemizzare". Eppoi, aggiunge, "questo piano industriale prevede
3.250 esuberi, la metà di quelli che ci sarebbero stati con Air France".
Per il presidente del Consiglio, insomma, "strade alternative non ce ne
sono". Il governo, spiega, "ha fatto ciò che aveva promesso" e
"ha trovato 16 imprenditori che hanno investito un miliardo di euro e
messo a punto un piano industriale in modo tale che la compagnia possa operare
in attivo". Gli industriali impegnati nella cordata, fa poi sapere,
"ove fosse necessario, si apprestano a un'ulteriore immissione di
capitale". Inoltre "non ci saranno diminuzioni di stipendio, ai
dipendenti si chiede solo una maggior produttività". Per quanto riguarda
gli scenari futuri, invece, il Cavaliere immagina per "la nuova Alitalia" anche "alleanze con compagnie
internazionali". "Pensando al destino di Malpensa - spiega - noi
guardiamo a Lufthansa. Tutte le compagnie straniere interessate avranno
comunque un capitale di minoranza". Nel nuovo statuto, infatti, si prevede
che la posizione di maggioranza per i prossimi cinque anni debba essere
ricoperta dagli attuali soci e, comunque, anche dopo questi cinque anni,
eventuali cambi dovranno essere approvati con una maggioranza del 66%. Insomma,
"l'italianità della compagnia mi pare sia garantita". Ora il punto
resta solo "chiudere la trattativa". "Il fallimento è una
questione di giorni, qualcuno pensa addirittura di ore. Mi auguro - è
l'auspicio di Berlusconi - che si trovi un accordo nel più breve tempo
possibile". Non solo di Alitalia si parla nella
prima puntata di Porta a Porta dopo la pausa estiva. Domanda d'obbligo sul
fallimento della banca d'affari statunitense Lehman Brothers e sul lunedì nero
delle Borse mondiali. "In Italia - risponde il premier - non può succedere
la stessa cosa: gli italiani non sono come gli americani e non spendono più di
quanto hanno. Sono prudenti e risparmiatori". "Da noi - aggiunge -, a
differenza di quanto accade negli Usa, gli immobili non hanno perso il loro
valore. E gli italiani, nella stragrande maggioranza, sono proprietari di
case". Che l'economia mondiale sia in un periodo di recessione, però, non
è un mistero. E quanto durerà "nessuno lo sa dire". Però, la crisi
"non toccherà i risparmiatori, ma chi interviene sui titoli a fine
speculativo". Insomma, "i risparmiatori devono tenersi i titoli e
aspettare che tornino al loro valore attuale". E, sempre in tema di
stabilità del sistema finanziario italiano, Berlusconi affronta la questione
Telecom che da mesi vive in una fase di stallo. "Credo che sia importante
- spiega il Cavaliere - che Telecom resti in mani italiane". Si affronta
anche il capitolo federalismo. E Berlusconi ha parole di apprezzamento per
Umberto Bossi ("tra noi una amicizia fraterna") che "alla fine
ha sempre buon senso". "Ci vorrà un po' di pazienza", magari
"due anni" per i decreti attuativi, ma "grazie al federalismo
sarà possibile ridurre l'evasione fiscale e abbassare le tasse". Per
quanto riguarda le polemiche sull'omicidio del giovane italiano di colore a
Milano, invece, esclude la matrice razziale. "Ho parlato con i
responsabili del ministero dell'Interno e sono convinti che il razzismo non
c'entri niente". Sul fronte immigrazione, invece, l'accordo con Tripoli
prevede un controllo italiano delle coste libiche e "presto verranno
inviate sei nostre motovedette". Breve accenno anche alla polemica sul
fascismo. Ma, dice il premier, "in questa discussione non voglio
entrare" perché "sono abituato a guardare avanti e non mi attardo in
questi problemi che non mi toccano". Mentre la riforma della scuola la
difende a spada tratta perché quelle contro il ministro Gelmini "sono
manifestazioni organizzate da minoranze". Il Cavaliere, invece, si dilunga
sulla necessità di tornare al nucleare, tema che la scorsa settimana è stato al
centro del bilaterale a Downing Street con il premier britannico Gordon Brown.
"Credo che entro la fine di questa legislatura - spiega - avremo delle
centrali nel nostro Paese. Ciò non vuol dire che rinunceremo alle fonti
alternative, ma, visto il loro maggiore know how nel settore, siamo già al
lavoro con francesi e inglesi". Infine, un voto al governo. "Penso
che la lode - chiosa - sia una cosa possibile. Sa, io sono autoironico". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 1 Berlusconi: "Così ci salveremo" di Redazione
La crisi americana, le borse che vanno in picchiata, il federalismo fiscale di
un'Italia che sogna meno tasse. E soprattutto l'Alitalia. Silvio Berlusconi dagli schermi di "Porta a Porta"
spiega come resistere alla brutta stagione: "È il momento di chiedere
senso di responsabilità a tutti quelli che indugiano e sembrano non aver chiaro
che l'alternativa è solo il fallimento. Non ci sono altre strade e
assolutamente deve essere chiaro per tutti". Vale per i piloti, vale per
tutti gli italiani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 2 D'Alema accusa i confederali: frettoloso il no ad Air
France di Redazione Modena. Attacca il premier ma accusa anche i sindacati che
sulla proposta Air France hanno preso una "decisione frettolosa". A
Modena, ospite della festa del Pd, Massimo D'Alema (nella foto) avverte:
"Noi certamente non siamo tra quelli che soffiano sul fuoco per fare
fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile, come è stata prima quella
di Berlusconi". Per l'ex premier "Berlusconi ha fatto finta di
governare in questi tre mesi, ma il conto sarà salatissimo per gli
italiani". E aggiunge: "Nella vicenda Alitalia la destra
ha dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e ha agito
anche al di fuori delle regole del mercato. Berlusconi ha impedito una
soluzione". Poi la stoccata ai sindacati che, rifiutando la proposta di
Air France a inizio d'anno, "hanno preso una soluzione frettolosa di cui
credo si siano pentiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
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N. 221
del 2008-09-16 pagina
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
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N. 221
del 2008-09-16 pagina 4 Caffè, occhiaie e firme all'alba: il crepuscolo del
"rito giuliano" di Gian Battista Bozzo da Roma La maratona sindacale
notturna di rito giuliano - nel senso di Giuliano Amato che, da presidente del
Consiglio, la introdusse e codificò nella teoria e nella prassi tuttora seguite
- compie diciassette anni, ma è come se ne avesse settanta. Tanto che,
probabilmente, la vicenda Alitalia
rappresenterà il suo canto del cigno. Così come la maratona della Finanziaria
da 14-15 ore è stata sforbiciata da Giulio Tremonti a 9 minuti e mezzo circa,
secondo più secondo meno, anche i defatiganti negoziati sindacali dovranno pur
diventare diversi: ben preparati, stringati nelle conclusioni, e
condotti alla luce del sole. Che il negoziato notturno sia diventato un vecchio
arnese, lo dimostra il fatto che sull'Alitalia siamo
arrivati alla maratona numero quattro, e le conclusioni sono ancora da
raggiungere. Prima, di maratone ne bastava una. In qualche caso si arrivava a due.
Ma quattro sono troppe, vuol dire che qualcosa non va. Paolo Cirino Pomicino
spiega che nella vituperata prima Repubblica le maratone notturne non c'erano.
"Non ce n'era bisogno perché le trattative venivano istruite per bene
nelle settimane precedenti. Ad esempio, sulla Finanziaria - ricorda - passavamo
l'intero mese di settembre a sentire tutti i ministri di spesa. Era
un'istruttoria seria, civile. Poi, in Consiglio dei ministri, si risolveva
tutto in tre ore. Lo stesso coi sindacati. Si facevano incontri preliminari,
riservati. Ne ho fatti tanti a casa mia o nel mio studio di via Sicilia. E le
cose si risolvevano in fretta. Poi è arrivato Amato, inventando la pièce
teatrale per cui bisogna chiudere i negoziati alle 5 del mattino... e non è che
i risultati siano stati migliori. Si è solo aggiunta scena, teatro, con finali
da "arrivano i nostri", ecco". La teatralità della maratona
notturna è dimostrata dalle sue tre fasi, i tre atti dal canovaccio immutabile:
l'entrata in scena, con ottimismo e pessimismo di facciata da parte dei diversi
protagonisti; la quasi-rottura a un dato momento della notte con il fatidico
appello "fermate le lancette dell'orologio!"; il finale a lieto fine
mentre sulla capitale albeggia. Spesso i tempi della pièce sono dettati dai
telegiornali. "C'era ad esempio Ottaviano Del Turco, segretario aggiunto
della Cgil - ricorda l'ex sindacalista Giuliano Cazzola, oggi deputato - che
entrando a Palazzo Chigi si fermava sempre a scambiare due parole coi
giornalisti. Parlava della Lazio, o magari di un film, perché la trattativa non
era neppure incominciata. Ma la sua faccia finiva sempre nel tg delle
venti". Ma perché la notte? "Alcuni aspetti fanno parte del rito -
risponde Sergio D'Antoni, che di maratone notturne ne ha fatte tante, da segretario
della Cisl prima d'avventurarsi in politica - si crea una tensione, una
drammatizzazione, i lavoratori vedono che il sindacato tratta sino alla fine.
Certe volte - aggiunge D'Antoni - si va avanti per non perdere quello che
appare il "momento magico", in cui si può davvero arrivare
all'intesa. Altre volte si scorge nella controparte un momento di stanchezza
che può essere preso al volo per strappare un vantaggio, una concessione. Però,
è anche vero che delle nottate di trattativa inutili ho perso il conto...
". Non sempre inutili, però. Anzi, D'Antoni ricorda volentieri la maratona
notturna tra il 30 novembre e il 1 dicembre del '94, quando i tre segretari di
Cgil, Cisl e Uil (Cofferati, D'Antoni stesso e Larizza) trovarono con Silvio
Berlusconi e i suoi ministri un'intesa sulla riforma delle pensioni.
"Nessuno lo ha mai detto apertamente, ma in quell'accordo ci sono le basi
della riforma Dini del '
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 4 E i viaggiatori danno l'assalto ai call center di
Pierluigi Bonora da Milano Qual è il destino di chi, in questi giorni, si trova
all'estero, magari in un Paese molto lontano, ed è in
possesso di un biglietto Alitalia per il rientro? E chi ha prenotato un viaggio per i prossimi
giorni con l'ex compagnia di bandiera? E i punti Millemiglia accumulati dai
frequent flyer che fine faranno nel caso Alitalia fallisse?
Tutte domande che in questi giorni vengono rivolte sia al call center di Alitalia sia alle associazioni che tutelano i consumatori. Dire
che c'è preoccupazione è un eufemismo. Intanto, per evitare brutte sorprese,
chi in questi giorni deve viaggiare per lavoro o tempo libero preferisce optare
per un'altra compagnia. All'Air One, per esempio, non nascondono che da quando
è iniziato il braccio di ferro tra Cai e sindacati "le prenotazioni sono
aumentate considerevolmente su tutto il network". La società di Carlo
Toto, presente tra l'altro nella cordata pro Alitalia,
copre 23 destinazioni in Italia, otto in Europa e due negli Stati Uniti. Dal
call center Freccia Alata di Alitalia, alla richiesta
di rassicurazioni sulle prenotazioni effettuate la risposta è che "allo
stato attuale tutti i voli sono confermati", mentre su che fine faranno i
punti Millemiglia, in caso di fallimento del gruppo, gli addetti al servizio
non sono in grado di dare informazioni precise. Giriamo così la domanda al civilista
Paolo Martinello, da una quindicina d'anni presidente di Altroconsumo:
"Per i punti Millemiglia - afferma il legale - un'eventuale fine di Alitalia creerebbe seri problemi. I frequent flyer, infatti,
si aggiungerebbero alla lista dei creditori, ma con poche speranze di
recuperare i loro punti. Una via di uscita dall'impasse sarebbe la messa
all'asta degli attivi della compagnia con il risultato che il soggetto che in
futuro dovrà garantirne la continuità, possa farsi carico anche del
"monte-punti" e, in parte, dei biglietti già pagati". Quello del
programma Millemiglia non è un affare di poco conto, visto che a grandi linee,
se si intendesse monetizzare il capitale accumulato, secondo i calcoli
approssimativi di Altroconsumo, 1.000 punti equivarrebbero a circa 20 euro.
Cosa fare, allora, per tutelarsi? La scelta migliore, in attesa di certezze,
potrebbe essere quella di accaparrarsi biglietti omaggio all'interno del
sistema Sky Team, quindi prenotando viaggi con Air France, Klm, Delta,
Aeromexico, Korean Air e gli altri vettori che fanno parte dell'alleanza.
"Certo è - aggiunge l'avvocato Martinello - che in questo momento a
rischiare di più sono i cittadini lontani da casa con in tasca un biglietto di
ritorno Alitalia. Nella peggiore delle ipotesi
resterebbero appiedati, anche se potrebbero sondare la disponibilità di posti
sempre nella galassia Sky Team. A pensare a loro dovrebbe essere, comunque, il
ministero dello Sviluppo economico attraverso il proprio fondo di tutela dei
turisti italiani in gravi difficoltà nel mondo. È un fondo che viene alimentato
dalle quote assicurative versate dai tour operator. Bisogna vedere, però, se
nel momento della necessità questo fondo ha la copertura adeguata". Ma i
problemi per chi deve volare riguardano anche gli eventuali disservizi che si
verificano negli aeroporti e nelle via di accesso a causa di improvvise
proteste del personale Alitalia, come è accaduto nei
giorni scorsi a Fiumicino. Da qui la richiesta del segretario dell'Aduc, Primo
Mastrantoni, di un intervento da parte del ministero dell'Interno. "A cosa
servono queste manifestazioni di forza che provocano solo disservizi,
soprattutto all'utente?", si chiede Mastrantoni. Del clima di incertezza
ne hanno intanto beneficiato le Ferrovie, i cui passeggeri sono cresciuti del
20% in agosto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 9 La maestra: "Il lutto in classe? Protesta sulla
pelle dei bimbi" di Enza Cusmai La reazione di un'insegnante precaria:
"È un trauma inutile. Così si trasmette solo insicurezza e ansia"
"È un errore clamoroso ed è comportamento poco professionale. Qui non si protesta per la salvezza dell'Alitalia che al massimo danneggia gli utenti, quando si parla di scuola
ci sono di mezzo i bambini. Che possono venire pesantemente strumentalizzati
dai loro insegnanti". Carla Piras è una maestra precaria che è riuscita,
straordinariamente, a seguire per cinque anni la stessa classe. Lavora
alla "Luigi Cadorna", una scuola elementare milanese dove gli alunni
stranieri sono la maggioranza. Come precaria ammette di avere diversi motivi
per protestare contro la riforma scolastica e il maestro unico, ma punta i
piedi sui metodi. "Il contenuto della rivendicazione è una cosa, la forma
della protesta è un'altra". Dunque, le fasce a lutto, le maestre vestite
di nero che hanno sfilato ieri in alcune scuole italiane? "Allucinante. Ma
che tipo di educazione potranno offrire ai bambini le maestre che hanno scelto
questo discutibile modo di contrastare la riforma". Lei non lo farebbe
anche se glielo imponesse il sindacato? "Assolutamente no. Innanzitutto è
inutile da un punto di vista pratico. Ma soprattutto ritengo che i bambini
vadano tenuti fuori dal bailamme politico degli adulti. È una forma di
strumentalizzazione un po' vigliacca. Mi domando queste maestre cosa
spiegheranno agli alunni che chiedono il perché della fascia a lutto sul
braccio...". Ce lo domandiamo anche noi. "I più piccoli non
capirebbero e i più grandi sarebbero semplicemente scossi. È come se un
genitore si presentasse a casa e dicesse ai suoi figli di aver perso il lavoro.
È un trauma del tutto gratuito. Ai bambini va trasmessa serenità, non
angoscia". Da un punto di vista pedagogico che ripercussioni potrebbero
avere certe spiegazioni dell'insegnante? "Mettiamo che la maestra dica
alla classe: il ministro vuole licenziarmi e l'anno venturo non ci sarò più per
voi. Ecco, questa frase potrebbe innescare nei bambini una sensazione di
insicurezza e di ansia. Insomma, con poche parole, l'anno scolastico di un
alunno particolarmente attaccato alla maestra può essere seriamente compromesso".
Addirittura? "Beh se certi discorsi vengono fatti a un bambino di prima
elementare, il minimo è che si spaventi. La maestra deve creare un clima
rasserenante con i suoi scolari. Le beghe sindacali vanno tenute fuori dalla
classe. Però, il comportamento di queste insegnanti deve far riflettere".
In che senso? "Sul ruolo del maestro unico. Una persona sola in classe può
fare dei disastri". Che genere di disastri? "Di tipo psicologico. Se
una maestra è coscienziosa può andare tutto bene. Ma se siamo davanti a una
persona depressa o caratterialmente difficile può succedere di tutto". E
quindi lei ritiene che due siano meglio di una? "Due caratteri diversi si
compensano. Non confondono i bambini ma li arricchiscono. E poi c'è l'incognita
del tempo pieno". Quello non sarà toccato. "Ma chi lo gestirà? Ci
saranno persone qualificate? Oppure si utilizzeranno delle ragazzine inesperte
per riempire le ore pomeridiane? Questi interrogativi ci assillano. E
angosciano anche i genitori che chiedono spiegazioni. Il ministro dovrebbe fare
chiarezza, al più presto. Per il bene dei bambini". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
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N. 221
del 2008-09-16 pagina 10 "Sporco negro": così i giornali hanno
dribblato la realtà di Redazione La questura aveva già smentito, ma molti
quotidiani hanno gridato all'"odio razzista". Trasformando un fatto
di cronaca in ideologia L'Unità si distingue per l'approccio soft: "Odio
razzista, ucciso ragazzo a Milano". Titolo cubitale della prima pagina di
ieri del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e passato nelle mani di Concita
De Gregorio. A pagina 3, il tono è sempre sicuro: ""Sporco
negro". E lo uccidono a sprangate". È vero che in questura si parla
d'altro, di rissa degenerata, si dice che il razzismo non c'entra. Come
spiegare questa versione? Semplice: in questura "hanno provato a gettare
acqua sul fuoco". "Ma è ovvio che il colore della pelle dei tre
ragazzi ha inciso eccome nell'aggressione". Il caso è chiuso,
praticamente. Solo che ieri il pubblico ministero ha detto l'esatto contrario.
La tragedia di Abdoul occupa anche il "primo piano" del Corriere
della Sera. Alitalia è sì il titolo d'apertura della prima pagina ma, all'interno, la
notizia del giorno è slittata fino alle pagine 5 e 6. La pagina 3 è tutta
occupata dal ritratto del giovane massacrato a Milano: "Abdoul e quelle
offese che non sopportava". Cioè gli insulti razzisti. Cioè, come
spiega l'articolo dirimpetto, ""Sei negro", ucciso a sprangate.
Scontro politico sul razzismo". Il tutto corredato dai pareri dei neri
d'Italia famosi, da Fiona May a Andrew Howe, per sapere se siano mai stati
insultati per il colore della pelle. È tutto un parlare di nero, nera,
razzisti, razzismo, negro, offese, tolleranza. La notizia è tutta lì, è parlare
e rimuginare di quello, a nessuno interessa che un ragazzo di 19 anni sia stato
inseguito e ucciso perché ha rubato dei biscotti dal bancone di un bar? Ma no,
che c'entra. Quella è violenza ordinaria. Normale, normalissima. Il problema è
un altro: è l'"allarme xenofobia", come ha interpretato l'argomento
la Repubblica, sempre pagine 2 e 3 del giornale di ieri. Siamo sempre lì,
""Sporco negro": giovane ucciso a sprangate". A pagina 2
c'è anche un po' di cronaca, "Ruba biscotti, ucciso a sprangate",
poi, però, ecco quella frase, quell'insulto riportato come fosse la spiegazione
di tutto: "Sporco negro, te la faccio pagare". Con tanto di chiosa
del Pd: "Frutto del clima di odio nel Paese". Ci sarà dell'altro? Ci
sarà, per caso, quello che ha detto ieri la sorella di Abdoul: "Così non si
ammazza neanche un cane"? Forse, se rimane spazio. Tra un bla bla e
l'altro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi cerca la sorpresa "Lufthansa partner per Alitalia" di Natalia
Lombardo/ Roma Tutta la campagna per l'italianità garantita di Alitalia si potrebbe ridurre in
pochi giorni dopo la firma di un accordo con l'ingresso di un marchio
straniero: Lufthansa, la compagnia che vorrebbe la Lega. Silvio Berlusconi,
naturalmente, è stato chiamato da Bruno Vespa ad aprire la stagione. Peccato
che il premier lo chiami "dottor Fede"... E al ministro dell'Interno,
il leghista Maroni, il premier dà soddisfazione nel dire che per l'omicidio del
ragazzo nero e italiano "non c'entra nulla il colore della pelle".
Sul fondale campeggia il titolo: Alitalia ore decisive:
Ce la farete? Va al sodo il conduttore, e il premier lancia un aut aut,
caricando già sulle spalle del "capo della Cgil" la responsabilità di
un eventuale fallimento. Parole rilanciate dalle agenzie, mentre i sindacati
dei piloti erano seduti al tavolo col governo a Palazzo Chigi. A loro, che
accusa di voler difendere "privilegi di categoria" e di essere
"irresponsabili", chiede "un segno di responsabilità, vedo che
molti indugiano, ma non ci sono scusanti. Non ci sono strade alternative".
Accettino di lavorare di piu' con lo stesso stipendio. Ma l'italianità è a
termine: qualche giorno dopo l'accordo potranno scendere in campo compagnie
straniere. E Berlusconi sceglie quella che preferisce la Lega: "per noi,
per Malpensa e il Nord, guardiamo come partner a Lufthansa", accordi
commerciali o "ingresso del capitale, ma solo per una posizione
minoritaria". Torna a puntar il dito sulla sinistra: "durante la
trattativa ci sono stati interventi del capo della Cgil - non nomina Epifani -
che parevano influenzati dalla politica". E rincara: "la sinistra
sembra felice della crisi". Berlusconi si rifiuta di scambiare un colpo di
fioretto con Valentina Vezzali che gliene regala uno con le sigle Sb, omaggio
della Polizia di Stato. Lui le donne "non le tocca neppure con un
dito". La campionessa olimpica sorprende: "Presidente, da lei mi
farei toccare...". Dalla lama. Il fioretto cade quando il premier torna
sull'addio di Air France: "gli esuberi erano tra 6 e 7mila, ora sono 3250,
i sindacati hanno detto no e i francesi hanno pensato: ma chi me lo fa
fare?". Poi si spazientisce e ammette: "sto perdendo tempo a
convincere i 16 imprenditori a non fare come Air France...". E a mettere
sul piatto cento milioni di euro. Alla ripresa di un Porta a Porta sempre
uguale (con un vignettista in diretta, Federico Delle Rose, idea presa da Anno
Zero di Santoro col piu' dissacrante Vauro) Berlusconi si dà la lode. Il dieci
è sottinteso. Per i rifiuti, per la lotta all'immigrazione che intende colpire
con rimpatri eseguiti anche se i paesi d'origine non sono d'accordo. Ma non sia
mai di intervenire sul "libero mercato" per i prezzi alle stelle:
"non si può, neppure in una dittatura". Semmai "ridurre la
filiera" con banchi dei produttori al supermercato. Piu' rassicurante sul
crollo delle Borse e della Lehman negli Usa: "in Italia non può
accadere", noi non siamo "spenditori" come gli americani sui
mutui le banche sono piu' caute. Ma su molti punti fa il vago: dal
presidenzialismo nelle riforme all'abolizione delle Province (che non vuole la
Lega), se la cava con un "non ne abbiamo mai parlato". Il fascismo?
Roba vecchia. Non prende nettamente le distanze, dopo aver difeso Italo Balbo
con i giovani di An: "Io non guardo al passato, per me sono cose scontate,
l'importante è che ci si riconosca nella democrazia e nella Costituzione".
Però ha parole dolci per Bossi: "Fra Umberto e me amicizia fraterna, ha un
gran buon senso". Così cancella l'ombra nera del razzismo nel brutale
assassinio di Abdul: dalle indagini del ministero. Mi ha detto Maroni, non
c'entra il colore della pelle". Non arriva a giustificare gli assassini,
"che hanno un'attitudine alla violenza", però certo "avevano
subito una serie di furti". Non accetta critiche, Silvio IV, anche se
glielo chiede Ferruccio De Bortoli (ospite insieme a Mario Orfeo). Niente. Non
cede neppure sulla soglia del 5% senza preferenze alle europee. E sbatte la
porta a Veltroni. Si vanta ancora invece per la prima vittoria sui
rifiuti(quando va a Napoli "non se ne accorge nessuno", sogghigna),
esalta la scure della Gelmini sui mastri unici. Gli dà una mano Miss Italia, la
rossa Miriam Leone che si ricorda come scolaretta felice con un maestro solo.
Silvio non ricambia: "il presidente del consiglio si astiene" dal
riconoscere la longilinea siciliana come bellezza italiana tipo. O del suo
tipo. Alla fine non poteva mancare il servizio su Silvio e Veronica manina
nella manina. Berlusconi punzecchia il conduttore: "Domani l'Unità
titolerà su di lei, Vespa". Bruno dirotta. Ha cercato di essere ficcante,
ma al cuore azzurro non si comanda.
( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Tsunami
sull'Europa: 6.000 licenziamenti, crollano le Borse Il presidente della Bce
allarmato chiede una "vigilanza straordinaria" mentre l'Eurotower
immette liquidità di Marco Ventimiglia/ Milano EFFETTO DOMINO Nella finanza
ormai globalizzata l'onda d'urto del fallimento di Lehman Brothers non poteva
non abbattersi in tempo reale anche nel nostro continente. I primi ad essere
colpiti sono stati i dipendenti europei, seguiti dai listini delle principali
piazze finanziarie il cui inabissarsi è stato accompagnato dalle preoccupate
dichiarazioni delle autorità economiche e politiche della Ue. I posti di Lehman
Brothers a rischio di rapida scomparsa in Europa sono ben 6mila (4500 nella
sola City di Londra), di cui
( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il giorno decisivo per Alitalia
dovrebbe essere domani o, forse, giovedì. Quando attorno al tavolo si
troveranno governo, la Cai di Colaninno e tutti i sindacati. Confederali, che
hanno già detto sì all'accordo quadro, e autonomi, forti soprattutto tra i
piloti e gli assistenti di volo, che ancora lo contestano. E ieri per riuscire a
sedersi al tavolo delle trattative hanno mobilitato i loro rappresentanti che
hanno sfilato per le strade di Roma e poi hanno organizzato un sit-in sotto la
sede del governo. Ma per adesso il minacciato blocco dei voli non ci sarà.
Intanto però Berlusconi a Porta a Porta continua a minacciare i sindacati e
soprattutto la Cgil spiegando che gli interventi di Epifani sono
"influenzati dalla politica". Rossi e Lombardo alle pagine 4 e 6 Alitalia.
( da "Unita, L'" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Nicola
Tranfaglia La storia si ripete ma ogni volta con modalità peggiori e quasi
sempre, come scriveva Marx già due secoli fa, con modalità di farsa piuttosto
che di tragedia? Sembrerebbe proprio di sì, a seguire le manovre politiche ed
economiche dell'attuale governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. In
particolare, il gigantesco pasticcio dell'Alitalia,
perseguito dall'esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France,
assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla
manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito
Mussolini . Questi aveva salvato con una discutibile acquisizione le tre
grandi banche nazionali (Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma),
per rispondere alla grande crisi scoppiata nel 1929 negli Stati Uniti e diffusa
in tutta l'Europa, a cominciare dalla Germania di Weimar. La somiglianza, a
distanza di più di settant'anni, appare impressionante. L'obiettivo del governo
fascista era quello di salvare le banche, il capitalismo finanziario degli
oligopoli (Fiat, Pirelli, Ansaldo e altri minori) presente in maniera
prevalente nei tre grandi istituti di credito e di addossare allo Stato le
perdite ingenti annidate nelle partecipazioni industriali delle società legate
alle banche (la Sofindit della Commerciale, la SFI e l'Elettrofinanziaria del Credito).
L'operazione fu chiara ed esemplare perché tutti i debiti di quelle società
finanziarie vennero scorporati dalle banche e andarono a costituire l'aggregato
industriale-finanziario che nacque allora e venne denominato Istituto per la
Ricostruzione Industriale, più brevemente IRI, e alla sua presidenza era stato
insediato un tecnico politico di notevoli qualità Alberto Beneduce, transitato
negli anni precedenti da Nitti a Mussolini. Le perdite accumulate dagli
istituti di credito, attraverso le loro società industriali satelliti, erano
ingenti: più di diecimila miliardi di lire addebitati alla Banca d'Italia e
rimborsabili, da parte dell'IRI, in obbligazioni entro il 31 dicembre 1953,
circa vent'anni dopo attraverso titoli di stato o garantiti dallo Stato. Altri
"salvataggi ", minori rispetto a quelli maggiori, si ebbero nei mesi
ed anni successivi da parte dell'IRI attraverso la Banca d'Italia a cominciare
dalla SIP piemontese e dalle compagnie telefoniche di gran parte della penisola
che si riferivano ai medesimi interessi presenti nei grandi istituti di
credito. Si trattò - su questo non c'è dubbio - per usare una felice
espressione di Ernesto Rossi, l'indimenticato economista allievo di Luigi
Einaudi, di una sorta di "socializzazione delle perdite e privatizzazione
dei profitti" anche perché le tre banche, salvate dalla Iri, sarebbero
ritornate, dopo alcuni decenni, a una felice privatizzazione. Ma l'elemento
positivo, seppur discutibile, della nuova "economia mista" che era
nata in Italia con quella operazione e che proprio nel 1934 fece parlare a
torto Mussolini di "socialismo di stato", subito contraddetto da
Alberto Pirelli che lo richiamava piuttosto all'iniziativa privata propria del
regime fascista, era costituita dalla nascita di un'"economia pubblica"
accanto a quella "privata". Ma questo non è affatto previsto nel
nuovo progetto Alitalia che conferisce a una compagnia
di quindici privati vicini al governo che sborsano poco più che spiccioli per
acquisire la "polpa" della compagnia, lasciando ai contribuenti
italiani il peso dei debiti pesanti accumulati negli ultimi trent'anni. Senza
costituire nulla di nuovo o che assomigli al castello industriale-finanziario
che nacque, negli anni trenta, intorno all'Istituto per la ricostruzione
industriale. Ma, limitandosi a scaricare semplicemente sulle casse dello Stato
e promuovendo, nello stesso tempo, una serie di nuovi contratti per i
lavoratori della compagnia che prevedono una pesante penalizzazione dei salari
e delle condizioni normative, come se il destino della società già tecnicamente
fallita potesse addebitarsi interamente al personale interno piuttosto che al
management dell'Alitalia, in molti decenni scelto in
base a criteri politico-clientelari da parte degli esecutivi piuttosto che
secondo regole di efficienza economica e manageriale. Il tutto con una totale
incertezza sulle dimensioni dei licenziamenti e delle mobilità e con un piano
industriale che pone la nuova compagnia completamente nelle mani dei soci
stranieri assai di più di quanto sarebbe avvenuto con l'unico interlocutore
della Air France, nei mesi appena trascorsi. Qualcuno dirà che, negli Stati
Uniti, la decisione del governo Bush di "salvare" i due grandi
istituti finanziari, Fannie Me e Freddie Mac, protagonisti della fallimentare
operazione dei crediti e dei mutui sulle case, assomiglia alla manovra di
Berlusconi e, a prima vista sembrerebbe proprio di sì, ma c'è un aspetto
fondamentale nella manovra americana di cui, nel nostro paese, non abbiamo
notizia ed è l'intervento giudiziario che, negli Stati Uniti, ha condotto
all'incarcerazione e ai processi rapidi ed efficaci contro i manager che hanno
condotto al fallimento quelle società. Purtroppo nel nostro paese non sono
stati assicurati alla giusta punizione tutti gli autori dei Bond argentini e
Cirio né si è incominciato a provvedere al necessario risarcimento di quegli
italiani che hanno perduto tutto o gran parte per l'irresponsabilità dei
funzionari delle banche in quelle vicende. E questo elemento purtroppo sembra
caratterizzare sempre le vicende nazionali. Come se la storia non avesse
dimostrato a sufficienza che, in un paese in crisi quale è il nostro, ci
vogliono personalità di rilievo, formate in un itinerario faticoso, per
risolvere problemi complessi che hanno bisogno di soluzioni innovative ed
efficaci e non ripetano, peggiorandoli, gli errori di un infausto passato.
( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Riparte il dialogo dopo il primo sì dei confederali e l'ira degli
autonomi davanti a Palazzo Chigi. Giovedì la maxitrattativa Alitalia, uno spiraglio tra le
proteste Berlusconi: "Gli stipendi non saranno tagliati, se salta tutto
colpa di sindacati e piloti".
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Bankitalia: da noi danni limitati Draghi a consulto con i banchieri Ue Banche
poco esposte. Il premier: qui non può succedere La crisi Monitoraggio della
Consob e del Tesoro che deve dei pagamenti alla società fallita ELENA POLIDORI
ROMA - Un caso come quello di Lehman in Italia "non può succedere",
assicura in tv il premier Silvio Berlusconi: le banche sono solide e gli
italiani parsimoniosi. E analogo messaggio filtra anche dalla Banca d'Italia,
dal Tesoro, dalla Consob e dalla Confindustria: "Rischi limitati".
Via Nazionale dice la sua in serata, dopo che alle 18 anche il governatore
Mario Draghi s'è chiuso in "conference call" con i banchieri centrali
europei e con lo stesso Jean Claude Trichet della Bce per monitorare da vicino
il crac e i suoi contraccolpi. A quell'ora, il differenziale tra il Bund
tedesco e i Btp decennali - prezioso e seguitissimo indicatore dei momenti di
tensione - sale a 71 punti base, il massimo da dieci anni. "Da una prima
ricognizione risulta che in Italia il rischio di controparte e il tasso di
esposizione nei confronti di Lehman Brothers appaiono nell'aggregato
limitati", spiegano fonti del governatore. Draghi è rimasto in contatto
anche con la Fed, oltre che con le altre autorità di settore. Stessi toni
tranquillizzanti dal Tesoro che ha contratti di tipo swap con il gruppo Usa: la
sua posizione - s'apprende - è debitoria, dunque è il ministero che deve alla
società dei soldi. Comunque, si sta studiando se è possibile e conveniente
cambiare controparte; un censimento di questi accordi è in corso. Il direttore
generale Vittorio Grilli segue la situazione da vicino. Il ministro Giulio
Tremonti interverrà oggi all'Abi: pranzo con i banchieri e riunione del
comitato esecutivo, l'organo di governo dell'associazione. Monitoraggio stretto
pure da parte della Consob, l'organo di controllo della Borsa, con contatti
telefonici tra il presidente Lamberto Cardia e lo stesso Draghi, oltre a un
filo diretto con l'Isvap, l'autorithy delle assicurazioni. Di nuovo il
messaggio è sereno: "Impatto marginale". Ora, le banche italiane sono
relativamente poco esposte in questa vicenda dei subprime: il valore degli
investimenti nazionali collegati ai mutui Usa è pari a 1,3 miliardi di euro,
meno dell'1,5% del patrimonio base, secondo i dati resi noti un anno fa dal
Financial Stability Forum, l'organismo del G8 presieduto da Draghi. La stessa
Emma Marcegaglia conferma che gli istituti nazionali "avranno meno
conseguenze negative rispetto al resto del sistema bancario europeo". Ma
Lehman, in Italia, è un nome, una controparte, appunto. Ha due sedi, una a
Milano e una a Roma con 140 dipendenti a rischio. Ha contatti con moltissime
società. Così, adesso che è in difficoltà, arrivano le precisazioni. Mediobanca
dice di non avere né azioni né bond. Generali ha una esposizione netta su
titoli di debito per un massimo di 110 milioni di euro. Unipol non possiede
azioni ed ha una esposizione in bond pari all'1% dell'esposizione complessiva.
"Limitata" anche l'esposizione di Unicredit, secondo le assicurazioni
del banchiere Alessandro Profumo. A Lehman sono legati i nomi di numerosi
connazionali. L'ex ministro Rainer Masera, per esempio, è presidente delle
financial institution, l'ex ad di Alitalia Francesco
Mengozzi è capo per le infrastrutture; Francesco Caio è vicepresidente di
Lehman international; Riccardo Banchetti da pochi giorni responsabile per
l'Europa. Negli anni, il gruppo ha preso parte a numerose operazioni: advisor
di Finmeccanica nell'acquisizione di Drs, per esempio; joint book runner
nella quotazione del Sole 24 ore; global coordinator per Maire Tecnimont. Ha
seguito Air France nella vicenda Alitalia, è stata
advisor di Bpm nella ricerca di un alleato, ha lavorato per Sace. Vanta
partecipazioni azionarie in vari gruppi, tra cui Parmalat e il fondo Sator di
Matteo Arpe.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Sotto shock i dipendenti della filiale italiana del colosso Usa, guidata da
Riccardo Banchetti In una notte perdono il posto anche 140 Lehman's boys
italiani WALTER GALBIATI MILANO - "Siamo in attesa di sapere cosa
fare", spiegava ieri con lo sguardo fisso nel vuoto un banchiere di Lehman
Brothers con sede a Milano. "Non mi rendo ancora conto di quello che è
successo. Ci vorrà qualche giorno per prenderne coscienza", diceva un
altro italiano, che a Londra aveva da poco svuotato la sua scrivania. Il
fallimento della quarta banca d'affari statunitense non ha mancato di
travolgere la filiale italiana e i talenti nostrani che lavoravano per
l'istituto. Un ciclone che molti avevano temuto, ma che si è concretizzato solo
domenica sera, quando i vertici della banca hanno deciso di portare i libri in
tribunale. Uno vero shock per chi viveva la crisi da lontano, come i 140
dipendenti delle filiali di Milano e di Roma. Nessuno al momento dell'annuncio
voleva credere alle proprie orecchie. Del resto le velocità dei crac
d'oltreoceano sono quanto di più lontano si possa immaginare da quelli
nostrani. Basti pensare al caso Alitalia. O alla
Parmalat, tenuta per anni artificialmente in vita da un sistema malato. Lehman
Brothers, invece, se n'è andata in una notte. "Gli errori sono stati
commessi quando, dopo la crisi di Bearn Stearns, si è voluto a tutti i costi
proseguire la strada da soli. In quel momento, invece, bisognava fare un
accordo con qualche altro istituto", commentava ieri un managing director
della sede milanese. La delusione è lampante. E per capirla bisognava essere in
pausa pranzo in Piazza del Carmine, di fronte al prestigioso palazzo dove
lavoravano 120 persone. Un via vai continuo di dipendenti, che tra una
sigaretta e l'altra, o uno spuntino, formavano capannelli da fine estate.
"è stato bello lavorare per Lehman, ma non doveva finire così". I
nomi più blasonati della banca riusciranno certo a ricollocarsi, in qualche
modo. Ai vertici della filiale italiana sedevano Riccardo Banchetti, come
amministratore delegato, Rainer Masera, ex numero uno del Sanpaolo e ministro
del bilancio, come presidente delle financial institution (banche e
assicurazioni), Francesco Mengozzi, ex ad di Alitalia,
a capo per il settore infrastrutture, mentre un altro italiano, Francesco Caio,
ricopriva il ruolo di vicepresidente Lehman Brothers International. Per loro
sarà facile tornare in gioco. Le difficoltà vere le incontreranno gli altri.
Gli analisti, i trader, i sales, gli addetti al back office, i fattorini e gli
impiegati. Non si sa nemmeno se verrà pagato lo stipendio di settembre. Per
diversi anni Lehman in Italia è stata sotto la guida di Ruggero Magnoni, uno
dei protagonisti insieme al fratello Giorgio e a Roberto Colaninno della
scalata alla Telecom Italia. Da qualche anno Magnoni era diventato vice
presidente di Lehman Brothers Europa. Molti sperano in una sua iniziativa
imprenditoriale per poter ripartire o trovare un nuovo impiego. Tutti comunque
sono in attesa di sapere cosa fare. Entro fine settimana, i curatori della
Pricewaterhouse Coopers che hanno preso possesso della sede londinese, dalla
quale dipende la filiale italiana, comunicheranno il da farsi. "è
credibile che la chiusura arrivi entro venerdì", ha dichiarato ieri
Masera.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, spiraglio sulla vertenza Prime aperture di piloti e assistenti
di volo. Cgil, Cisl e Uil trattano Da oggi la cornice del nuovo contratto di
lavoro all'esame di tutti e nove i sindacati Il confronto finale è fissato per
giovedì. L'Anpac: le distanze per ora restano LUCIO CILLIS ROMA - La trattativa
Alitalia incassa un primo importante via libera da piloti e assistenti di
volo. Il dialogo scorre ancora su un filo sottilissimo, ma va avanti. E dopo il
sì di confederali e Ugl ai contenuti generali del piano industriale proposto da
Compagnia aerea italiana, ieri sera è arrivato quello dei naviganti, al termine
di un incontro decisivo a Palazzo Chigi. Da oggi, quindi, tutte le nove sigle
di Alitalia, discuteranno della cornice all'interno
della quale si muoverà il nuovo contratto di lavoro, prima dell'ultimo round
fissato per giovedì mattina. Se i sindacati accetteranno di firmare il
pre-accordo, lo stesso giorno l'assemblea degli azionisti di Cai darà mandato
ai vertici operativi di proseguire sulla strada del salvataggio. La seconda
vita della compagnia potrebbe quindi iniziare ad ottobre. "Finalmente
abbiamo avuto un tavolo per poter discutere del documento e per ampliare il
confronto sui contratti" ha detto Fabio Berti, il leader dell'Anpac,
l'associazione più rappresentativa della categoria al termine della riunione a
Palazzo Chigi. Con la consueta freddezza che caratterizza le mosse dei piloti,
Berti ha però sottolineato le criticità ancora presenti sul cammino: "Le
distanze restano e sono importanti, così come le preoccupazioni su alcune parti
del piano". Anche per il presidente dell'Unione Piloti, Massimo Notaro,
"il momento è estremamente difficile, tutti i piloti sanno che circa il
40% di loro uscirà da Alitalia, ma stanno facendo
ancora il loro lavoro con dedizione. Gli aeroplani - conclude - stanno
continuando a volare in modo regolare, questo è un segno di maturità, coscienza
e consapevolezza delle categorie che rappresentiamo". Aperture importanti
anche da Fabrizio Tomaselli, coordinatore del Sdl che punta "ad ottenere
alcune modifiche" ai punti del piano industriale. Gli assistenti di volo
dell'Anpav in cambio di qualche modifica, si dicono "disponibili a
sottoscrivere" quell'accordo quadro criticato aspramente poche ore prima.
Avia, invece, resta ancora in trincea e commenta che "non ci sono le
condizioni". In serata si è tenuto anche un nuovo confronto a Palazzo
Chigi fra il governo e i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Una riunione
ristretta con Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Renata
Polverini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i
ministri Maurizio Sacconi (Lavoro) e Altero Matteoli (Trasporti) per fare il
punto della situazione. L'ennesimo lungo giorno di Alitalia
era iniziato con una profonda spaccatura sindacale. Cgil Cisl, Uil e Ugl, nella
notte tra domenica e lunedì avevano ratificato un primo punto fermo alla
trattativa, aprendo la porta all'accordo quadro proposto da Cai e dal ministro
del Lavoro Maurizio Sacconi. Il via libera alle linee guida del piano
industriale, che porta il numero dei nuovi assunti a quota 12.500, aveva però
scatenato la reazione molto dura di piloti e hostess: "Per noi è carta straccia"
avevano tuonato gli autonomi. E ieri, per tutta la giornata centinaia di
naviganti hanno protestato nel centro di Roma contro quella che, fino a ieri
sera, veniva ancora definita "una svendita sulla pelle dei
lavoratori".
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Il governo e la Cai in pressing sui piloti ed Epifani per sbloccare la
trattativa Sul tavolo l'ultima carta di Colaninno "Possibili più rotte e
più equipaggi" Scontro tra il ministro Sacconi e il leader della Cgil
prima della schiarita ROBERTO MANIA ROMA - "Tu sei venuto qui per far
saltare tutto!". L'accusa che il ministro, Maurizio Sacconi, lancia a
Guglielmo Epifani, leader della Cgil, nella notte di domenica è pesante. è
l'accusa di volere sabotare il negoziato per ragioni extrasindacali, cioè di
schieramento politico. Nulla, insomma, a che vedere con il piano industriale,
gli esuberi, i contratti di lavoro per la Nuova Alitalia targata Roberto Colaninno. Esattamente come ha sostenuto in
televisione ieri il premier, Silvio Berlusconi: "Non voglio essere
malizioso, ma in diverse fasi della trattativa che abbiamo seguito finora ci
sono stati interventi, per esempio del capo della Cgil, che parevano molto
influenzati dalla politica". Al presidente del Consiglio Epifani ha
scelto di non rispondere, ma la replica al titolare del Lavoro è stata furiosa:
"Non ti permettere di dire queste cose. Io faccio il sindacalista. Voglio
un accordo nell'interesse dei lavoratori e queste sono questioni reali".
Lo scontro fotografa una parte determinante del negoziato "stop and
go" sull'Alitalia, tra ultimatum, minacce e
rinvii. Perché dal sì della Cgil dipende davvero il decollo della nuova
compagnia. Ieri si è temuto il peggio quando la convocazione di Cgil, Cisl, Uil
e Ugl a Palazzo Chigi sembrava non venisse preceduta dall'incontro con i
piloti. Sembrava, insomma, che il governo puntasse allo strappo, alla firma di
chi ci stava, indipendentemente dai piloti, come invece chiedeva proprio
Epifani. Una drammatizzazione a sorpresa, che però non c'è stata. Forse anche per
l'altolà unitario dei sindacati di categoria delle quattro confederazioni
contro una trattativa divisa su troppi tavoli. "Ciascuno - dicevano - deve
assumersi le proprie responsabilità". Ciascuno per la categoria che
rappresenta, perché non possono essere le confederazioni, per esempio, a
firmare un accordo riguardante anche i piloti che per quasi i due terzi sono
iscritti ai sindacati autonomi, Anpac e Up. Le cose, così, sono andate
diversamente. Dapprima il governo ha incassato per la prima volta la disponibilità
al dialogo da parte dei piloti e degli assistenti di volo rappresentati dai
sindacati autonomi; poi ha stretto i bulloni dell'intesa sul piano industriale
già fatto con le confederazioni e propedeutica al rush finale sui contratti di
lavoro scritti all'insegna di una maggiore produttività e di una cura
dimagrante sul versante dei privilegi. Davvero una specie di
"accerchiamento" della Cgil, condiviso dalla Cisl di Raffaele
Bonanni, e ispirato - probabilmente - al ministro Sacconi anche dal titolo di
un libro appena uscito per il Mulino, scritto da Guido Baglioni, studioso di
area proprio cislina e che analizza il declino della rappresentanza sindacale,
stretta tra la globalizzazione e la parcellizzazione del lavoro. Ai piloti
ribelli, invece, ci ha pensato la Cai, la Compagnia aerea italiana, che per
giovedì dovrebbe convocare l'assemblea dei soci per andare avanti con
l'offerta. Senza stravolgere gli obiettivi e la filosofia del piano
industriale, Colaninno & co. hanno spiegato che non si prefigura affatto
una riduzione delle rotte intercontinentali, come hanno da sempre lamentato i
piloti. Perché i collegamenti a lungo raggio passeranno, da subito, dagli
attuali
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Piloti e hostess in piazza come le tute blu Centinaia in divisa a Palazzo
Chigi: "Attenti, la compagnia siamo noi" I piloti già alla ricerca di
un nuovo lavoro, ma lontano dall'Europa Slogan e fischi, ma niente tafferugli,
soltanto una rabbia controllata LUISA GRION ROMA - Per molti di loro era la
prima volta: qualcuno assicura che era dai tempi dell'università che non andava
in strada con fischietti e cartelli, a ritmare e gridare slogan. Altri ci
tengono a dire che cortei e strade bloccate non sarebbero nel loro Dna, ma
"quando ci vuole ci vuole". Piloti e hostess, ieri, hanno
attraversato le strade di Roma per manifestare sotto Palazzo Chigi contro il modo in cui viene condotta la trattativa Alitalia. Divise perfette, camicie ben stirate e capelli in ordine come
dev'essere quando si è in volo, ma sottopelle una rabbia pronta a esplodere.
Non è piaciuto a comandanti, steward e hostess quell'accordo raggiunto ieri
notte fra la Cai - la cordata di imprenditori italiani che punta a mettere in
piedi una nuova compagnia - le tre sigle confederali (Cgil, Cisl e Uil)
e la Ugl della Polverini. L'hanno definita da subito "carta straccia"
e ieri, in centinaia sono arrivati - in divisa anche se non in servizio - sotto
il ministero del Lavoro di Via Veneto per dire che "quelli là" non li
rappresentano. Che "siamo autonomi", che "la vera Alitalia siamo noi". Che "è da qui che bisogna
passare" perché "la rappresentanza sindacale non la decide il
governo, ma i lavoratori". Ed è per chiedere che Anpac, Up, Anpav e Sdl
siedano al tavolo della trattativa (e non a quello del baretto di fronte al
ministero, come nei fatti avviene) che, più tardi, un corteo spontaneo si muove
verso Palazzo Chigi. Slogan - certo - fischi, "buffoni" e
"meglio falliti che in mano ai banditi". Piloti come metalmeccanici:
dalle tute, alle divise blu. Anche se, chiaro, gli stipendi sono molto diversi.
Ma niente tafferugli, una rabbia controllata che ottiene udienza perché le
sigle autonome, in serata, saranno convocate. E ci saranno anche giovedì, in
quello che viene annunciato come l'"ennesimo" round finale sul
difficile destino della compagnia. Una cosa è evidente: sono i piloti a dettare
la linea, quelli che non urlano, si agitano di meno, ma mettono sul banco un
potere contrattuale più forte degli altri. La categoria non scricchiola, e non
accetta tagli ed esuberi perché - sia chiaro - " qui non è solo questione
di soldi", ma di "credere o meno in questa compagnia". "Non
in un'altra" dice il comandante Vito, "perché per me, dopo Alitalia, volare Colaninno o un imprenditore cinese farà lo
stesso". Ma "pianificare scientificamente il crollo dell'azienda di
bandiera" è un azione che "non intendo accettare", dice il suo
amico e collega Nicola. Non che i piloti escludano la catarsi e il possibile
avvio al fallimento. Non che non si preoccupino: ma in fondo sanno di avere
qualche carta, anche personale, in più. E' vero che c'è il comandante sulla
cinquantina confessa "di non fare, oramai da qualche mese, alcun progetto
per il futuro". E' vero che Cesare, pilota quarantenne, due figlie
piccole, sposato con una assistente di volo, parlando con la moglie ha preso
"seriamente in considerazione l'ipotesi di vendere la casa", ma la
stragrande maggioranza di loro confessa che nonostante tutto - sparisse Alitalia - volerebbe lo stesso. Non sarà proprio
facilissimo: la domanda c'è (9-10 mila posti all'anno nel mondo),ma "dopo
il fallimento della Swissair non è che in Europa siano rimaste molte
possibilità". L'alternativa è l'Oriente, i paesi arabi. "Qualcuno -
ammette Francesco - già sta muovendosi con i colloqui". Lui, al momento ha
in testa il suo matrimonio che avverrà fra 15 giorni. "Ora sono qui, poi
vedremo". Nato come pilota militare, dietro alle spalle ha missioni in
Somalia e in Iraq: "Siamo abituati alle situazioni difficile - dice -
abbiamo, per forza di cose, una tenuta di nervi eccezionale e siamo uniti
perché ci consideriamo, sempre e comunque, un equipaggio. Gente abituata a
procedere assieme, come sull'aereo". Fallisse Alitalia
una cosa è certa: "Non potrei far altro che volare, chi ha scelto questo
mestiere difficilmente torna indietro. Per chi? Ci penseremo". (ha
collaborato Marco Rivellini).
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
L'operazione Nuova fusione, i tedeschi portano a casa Brussels Airlines
Austrian, oltre a Lufthansa, anche Air France fa un'offerta
ROMA - Se Alitalia prova, tra mille difficoltà, ad andare per il momento da sola,
nei cieli europei continua il risiko delle acquisizioni. La compagnia di
bandiera tedesca, Lufthansa, ha infatti annunciato di avere siglato un accordo
per rilevare Brussels Airlines. L'accordo prevede che la compagnia
tedesca acquisisca in una prima fase il 45% della compagnia belga, ad un costo
di 65 milioni di euro. Lufthansa avrà poi, a partire dal 2011, un'opzione sul
restante 55%, ad un prezzo che, però, "non dovrà far lievitare il costo
dell'operazione oltre i 250 milioni di euro". L'accordo prevede la messa
in comune degli hub delle due compagnie (Bruxelles, Francoforte, Monaco e
Zurigo), ma garantisce a Brussels Airlines di mantenere comunque la sua
indipendenza. Sull'operazione resta sospeso il giudizio dell'antitrust europeo,
sui quali, però, le due compagnie si mostrano ottimiste. Nella giornata di ieri
si è mossa anche Air France-Klm, che ha presentato un'offerta per la quota del
42,75% di Austrian Airlines messa in vendita dal Governo austriaco. La
compagnia di bandiera francese entra così nel trittico delle aziende prescelte
dal governo per la fase finale della privatizzazione dell'aerolinea austriaca.
Insieme ad Air France ci sono, così, la stessa Lufthansa e la compagnia russa
S7, mentre è stata scartata British Airways, l'unica ad aver presentato
un'offerta non vincolante. Queste operazioni seguono le molte altre annunciate
nel mercato aereo negli scorsi mesi. Oltre al matrimonio fra Delta e Northwest
c'è infatti il progetto di fusione fra British Airways ed Iberia, che poi
dovrebbe essere ampliata a un accordo con American Airlines. Queste operazioni
segnalano la ferrea volontà dei grandi vettori internazionali di affrontare il
caro-petrolio e la crisi del settore attraverso il consolidamento delle
aziende. Una decisione comune, praticamente, a tutte le compagnie. (fer. gi.).
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli
LA VITA IN DIRETTA, E UN PO' SOFFERTA, DI LAMBERTO SPOSINI Fatta salva la
possibilità di aggiornarsi direttamente all'anno prossimo per controllare che
sia tutto a posto, ieri è partita a pieno ritmo la tv delle rubriche
quotidiane. Tecnicamente si chiama day-time ed è una brutta bestia da gestire:
tanto che in estate viene riempito con vecchi film e telefilm. Lo si fa per
contenere i costi, ma anche per non correre il rischio di mandare cose
interessanti di cui si possa sentire la mancanza in piena stagione, mettendo
pericolose pulci nell'orecchio al telespettatore. Le novità forti sono
costituite da Lamberto Sposini che va a condurre nel pomeriggio di Raiuno
"La vita in diretta" al posto di Michele Cucuzza, passato a
"Unomattina". Il primo ha l'aria di soffrire un po' quando dice:
"Restiamo sulla cronaca e occupiamoci di quanto successo a Marina Ripa di
Meana". Il secondo ha una capacità di adattamento
ormai secolare. La concorrenza di Mediaset si contrappone con opzioni
identiche. Temi: una spruzzata di Alitalia,
prostituzione in pericolo, cronache nere e bianche. E la solita, pesantissima
razione di promozione di altri programmi tv.
( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Questione di giorni Berlusconi: compagnia a secco se fallisce colpa dei
sindacati "Cai pronta a mettere di più. Lufthansa partner ideale" Lo
scontro L'accordo va trovato nel più breve tempo possibile, il carburante sta
finendo. La cordata si appresta a un'ulteriore immissione di capitale, ove
fosse necessario. Cgil influenzata dalla politica LUCA IEZZI ROMA - "Nei
giorni successivi alla chiusura dell'accordo, l'Alitalia dovrebbe trovare un partner straniero. Anche per quanto riguarda
il destino di Malpensa, noi guardiamo a Lufthansa". Il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, fa pressione sui sindacati perché accettino il
contratto della Cai, ma già guarda avanti e chiama in causa direttamente i
tedeschi, nonostante l'alleanza in corso con Air France e la
disponibilità francese a rilevare una quota delle nuova Alitalia:
"Si potrebbe stipulare - insiste - un accordo commerciale oppure dovrebbe
esserci ingresso del capitale, ma solo per una posizione minoritaria". La
garanzia dell'italianità rimane comunque un prerequisito irrinunciabile
dell'intera operazione. Durante la trasmissione tv, Porta a Porta, Berlusconi
sottolinea la criticità del momento: "Alitalia
così può andare avanti per giorni, qualcuno pensa addirittura ore, di certo non
per delle settimane. L'accordo va trovato al più presto". Ancor prima di
sapere l'esito finale, però, già promuove l'operato del governo: "Ha
mantenuto tutte le promesse che aveva fatto, abbiamo trovato 16 imprenditori
tra i migliori in Italia che hanno investito oltre un miliardo di euro, inoltre
sono disposti a ulteriori immissioni di capitale, ove necessario". Anche
se poi ammette di aver dovuto rintuzzare qualche malumore tra i cavalieri
bianchi: "Air France ha detto a un certo punto "ma chi ce lo fa
fare" e io sto cercando di convincere i 16 imprenditori a non fare lo
stesso e vi assicuro che in questi giorni a molti gli è passato per la
testa". Dalla parte dei cattivi, invece, finiscono sindacati ed
opposizione, con un attacco particolare al segretario della Cgil, Guglielmo
Epifani e il Pd: "Non voglio essere malizioso ma in diverse fasi della
trattativa ci sono stati interventi del capo della Cgil che parevano
influenzati dalla politica. Questa sinistra mi fa cadere le braccia. Sembrano
che siano felici che questi problemi non vadano a soluzione, hanno scelto la
politica del tanto peggio tanto meglio". L'ultimo ostacolo secondo il
Cavaliere sono sindacati autonomi: "Non ci sarebbero scusanti se non
accettassero il piano. La colpa sarebbe tutta di sindacati e piloti che non
vogliono rinunciare a dei privilegi". Sul fronte operativo invece giornata
di relativa tranquillità per la compagnia di bandiera: voli regolari e proteste
limitate negli aeroporti che non hanno generato pesanti ritardi. Anche per oggi
sono previsti orari e frequenze normali, anche perché sul fronte dei creditori e
fornitori non si annunciato situazioni particolarmente critiche. Il commissario
Augusto Fantozzi, in attesa di notizie sulla risoluzione della trattativa sul
personale, continua la procedura fallimentare: ha inviato le lettere di
disdetta dei contratti di lavoro che diventeranno operative dal 30 novembre.
Molto più ravvicinato l'avvio della cassa integrazione, nel giro di 17 giorni,
i dipendenti coinvolti saranno firmati: è il tempo necessario ad adempiere i
passaggi formali.
( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Per il centenario di Spinelli Marrazzo e Milana da Napolitano Damiana Verucci
L'occasione è stata la consegna di una medaglia al capo dello Stato Giorgio
Napolitano per il centenario della nascita dell'europeista Altiero Spinelli. Ma
al centro dell'incontro durato circa un'ora tra il
presidente della Repubblica e una delegazione regionale guidata da Piero
Marrazzo, c'è stata la crisi Alitalia e la situazione della
sanità del Lazio. In particolare, a preoccupare il presidente della Regione
sono gli esuberi previsti dal piano Alitalia
"l'80 per cento dei quali - ha spiegato al termine della visita istituzionale
- sono concentrati proprio nel Lazio". "Noi abbiamo un nostro
piano di sviluppo - ha continuato - e ci stiamo attrezzando per il dopo perché
il lavoro non finisce con la vertenza Alitalia, ma
saranno giorni, settimane in cui si dovrà riuscire a dare risposte". Un
incontro con Napolitano giudicato molto positivo dall'intera delegazione
rappresentata dal vice presidente della giunta Esterino Montino, dal presidente
del Consiglio regionale Guido Milana, e dai due vice presidenti Carlo Lucherini
e Bruno Prestagiovanni. "Napolitano è un cittadino attento - ha detto
ancora Marrazzo - e un presidente che con la sua storia e il suo patrimonio sta
dimostrando di saper guardare con visione nazionale realtà importanti come la
Capitale d'Italia e la sua regione". Non è mancato un confronto pienamente
condiviso sulla storia e la cultura della Regione Lazio con la conferma da
parte di Marrazzo che "Napolitano ha espresso la voglia di guardare
all'Europa e al Mediterraneo". La delegazione ha portato in dono al presidente
della Repubblica anche un volume sul Parco della Pace, uno spazio verde di
circa dodici ettari che verrà inaugurato a breve nei pressi della Pisana, dove
ha sede il Consiglio regionale.
( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
DI Il
pensiero LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Sa. Diamoci un andi. Facciamo qualcosa di
utile. Compriamo l'Alitalia. Facciamo
una cordata anche noi. Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete notato? Il
giorno prima la comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre dita. Il giorno
dopo Gustav Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di Ceresole
d'Alba. Quello dopo ancora I Veterinari dell'Amaro Averna, le sorella
Ebe, il maestro Mazza e Stanislao Mulinsky in uno dei suoi più riusciti
travestimenti. D'altronde se il capo della baracca è uno che si chiama Fantozzi
non è che si può tanto pretendere. Mica son tutti come Brunetta che è alto come
un cerino ma ha l'energia di un cinghiale della Val di Lanzo. Anvelenà.
Avvelenato. Mi ricorda la signora Geltrude, la direttrice del Collegio
Pierpaolo Pierpaoli, quella invasata che rincorreva Giamburrasca intorno al tavolo
camminando sulle ginocchia. Anche Bossi tocca dire che non perde un colpo.
Quest'estate ha fatto di nuovo vedere a tutta Italia quanto ce l'ha lungo. Per
fortuna stavolta il dito medio. Io lo valuterei già come un piccolo passo
avanti. E' l'unico che quando parla trova il modo di avere sempre le prime
pagine dei giornali perché spara delle robe talmente fuori dalla grazia di dio
da far restare tutti a bocca aperta. "Garibaldi era un cretino, abbiamo un
sogno nel cuore, bruciare il tricolore. Prendiamo i fucili e liberiamo
l'Italia. Che schiava di Roma Tiè!". Silenzio. Tutti zitti. Ma per forza!
Perché tutti aspettano di vedere come va avanti. Pensi: Cosa dirà adesso? Che
Cavour era un pirla, Mazzini era gay, e Donna nana tutta tana? E Calderoli il giorno
dopo arranca, perché non capisce cosa vuole il capo, ma pretende lo stesso di
rincarare la dose: "Sìì! Portiamo un porco a far pipì dove devono fare la
moschea, Leonardo Da Vinci rubava i Ferrero Rochet e Charlot era un mimo di
merda!". Restano tutti sbacaliti compreso Fini che se è inquadrato quando
parla Bossi sembra che la mascella gli resti attaccata alla testa solo per due
fili come alle marionette. E adesso ricominceranno pure i dibattiti televisivi.
Sarà che sto diventando anziana, ma non sopporto più la gente che litiga, grida
e si interrompe. Non si riesce mai a capire quello che dicono, uno ruba la
parola all'altro, sembra una gara a chi ce l'ha più lungo, e dire che hanno
anche una certa età e dovrebbero essersi rassegnati ciascuno alla sua misura.
Come comincia uno a parlare c'è subito l'altro che fa: "Guardi la devo
interrompere subito". Ma minchia!? Aspetta un minuto, infame. Il tuo
rivale sta dicendo una boiata? E fagliela finire... sarà mica la prima boiata
che senti nella vita? Tanto comunque quello che aveva cominciato a parlare mica
molla? Di solito si incanta e ripete sempre la frase: "Mi faccia finire,
mi faccia finire, mi faccia finire...!". Gli parte il disco, il conduttore
si aggiunge al coro e c'è quel bel crescendo dove non si capisce più niente e
ciascuno dice cosa vuole. Io sogno un dibattito televisivo dove chi partecipa
accetta le regola di partenza che è la seguente: o uno lascia finire l'altro
prima di parlare o dalla poltrona scatta un dito di gomma che gli fa l'esame
prostatico. Vedrai che non si interrompono più. E se dovesse capitare lo noti
subito perché all'interrompitore vengono di colpo gli occhi sporgenti come
quelli dei ghiri e tace.
( da "Tempo, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Maratona notturna a Palazzo Chigi. Oggi nuovo vertice Alitalia, trattativa in discesa. Piloti e hostess aprono uno spiraglio Il
muro contro muro che aveva contraddistinto gli ultimi giorni la trattativa per
salvare Alitalia comincia a sgretolarsi. Ieri i piloti che erano stati estromessi
dalle trattative con il governo che aveva messo a punto un'ipotesi di accordo
solo con Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno aperto uno spiraglio per la
soluzione del dossier. Una delle sigle più rappresentative e cioè l'Anpac dopo
essere stata ricevuta a Palazzo Chigi ha confermato "la preoccupazione"
sul piano. Ma non ha sbattuto la porta in faccia. "Le distanze sono ancora
molto importanti" ha spiegato il presidente Fabio Berti: "Nonostante
i sacrifici che abbiamo deciso di accettare, di imporci, non c'è un punto di
unione, ma andiamo avanti". C'è la disponibilità a "ricominciare il
confronto con un dialogo costruttivo", anche in vista di una prossima
riunione, prevista domani o giovedì, con il governo che consentirà di tornare
ad un tavolo con tutte le 9 sigle sindacali coinvolte dalla trattativa. Per il
leader dei piloti dell'Anpac "è un passaggio molto importante la
ricostituzione del fronte sindacale ad un tavolo unitario". E
disponibilità alla trattativa è arrivata anche da un'altra componente
importante della vertenza. Il sindacato autonomo degli assistenti di volo Anpav
"è disponibile a condividere i contenuti dell'accordo quadro, nell'ambito
del piano di salvataggio per Alitalia, sul quale è già
stata raggiunta una intesa con i soli sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil e
Ugl" ha indicato il presidente Massimo Muccioli spiegando ieri che la
decisione è stata presa dopo aver ascoltato, nell'incontro di Palazzo Chigi,
"le spiegazioni" sui contenuti dell'accordo, che riguarda solo gli
aspetti legati al piano industriale, da parte del ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi. Sfumature e segnali di distensione che hanno fatto cominciare in un
clima di minore tensione cominciato l'incontro fissato successivamente dal
Governo con i confederali. Un incontro ristretto a cui hanno preso parte i
leader sindacali, Bonanni, Angeletti e Polverini, il sottosegrario alla
presidenza del Consiglio Gianni Letta e i ministri Sacconi e Matteoli. La
strategia messa in campo dall'esecutivo dunque per ora sembra pagare. L'aver
minacciato di firmare un accordo solo con una parte sindacale, anche se non
maggioritaria all'interno della compagnia, ha messo sotto pressione gli
intransigenti: piloti e assistenti di volo che pur di non rimanere isolati, e
di mettere in campo operazioni di forza che avrebbero loro alienato il sostegno
dell'opinione pubblica, sono stati costretti a riaprire al governo. I nodi per
ora restano tutti sul tavolo: contratti ed esuberi. Ma la sensazione e che da
ora in poi la fine della telenovela Alitalia sia più
vicina.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo
Piano Pagina 105 porta a porta Berlusconi: l'alternativa è solo il fallimento
Porta a porta --> ROMA Berlusconi a tutto campo nella prima uscita
stagionale a Porta a Porta. Prima lancia un monito su Alitalia chiedendo senso di responsabilità da parte di tutti per evitare
il fallimento, poi prende le distanze dalle polemiche sul fascismo e Salò,
quindi conferma il suo via libera alla legge elettorale per le europee con
sbarramento al 5 per cento e senza preferenze. E attacca l'opposizione
esprimendo la convinzione che con l'attuale sinistra non ci sono spazi per
dialogare. ALITALIA Mentre piloti e assistenti di volo manifestano contro la
Cai davanti Montecitorio, il Cavaliere avverte: al piano Fenice non ci sono
alternative. "Chi indugia in queste ore - attacca - sembra non sapere che
senza l'accordo vanno a casa 20mila persone". Berlusconi spera in
un'intesa che garantisca i salari attraverso l'incremento della produttività.
Poi ammette una preferenza per il partner internazionale: "Guardiamo a
Lufthansa", confida, "ma comunque qualsiasi compagnia straniera
interessata avrà nel capitale una posizione di minoranza". Il premier è
molto duro col Pd. Le critiche per come sta gestendo il dossier Alitalia non gli vanno giù: "Questa sinistra mi fa
cadere le braccia, sceglie il tanto peggio tanto meglio e sembra felice che non
si trovi una soluzione". Netto anche contro Walter Veltroni e il possibile
riannodarsi di un dialogo: "Credo che serva un'altra generazione". Ce
n'è anche per l'Udc di Casini che da settimane contrasta la riforma elettorale
per le europee, cui il premier, dal salotto di Bruno Vespa, dà un sostanziale
via libera: "Se non ponessimo una soglia al 5 per cento e reintroducessimo
le preferenze i partiti spenderebbero milioni di euro e tornerebbe il
finanziamento illecito". L'ANTIFASCISMO Ferruccio De Bortoli e Mario Orfeo
gli chiedono sulle polemiche tutte interne ad An sul fascismo e, in
particolare, sull'ultimo strappo del presidente della Camera. Su questo tema, però,
Berlusconi preferisce glissare: "Sono abituato a guardare avanti, questi
sono problemi che non mi toccano. Il presidente del Consiglio ha altro di più
importante di cui occuparsi". Ma i due direttori incalzano e lui ribadisce
il basso profilo: "Non voglio dire che è una cosa di poco conto ma è
scontato, e non vedo come ci possano essere dubbi su questo punto. L'importante
è che ci si senta pienamente democratici nell'ambito dei principi della
Costituzione". La maratona tv del Cavaliere vive anche momenti più leggeri.
Le due invitate, prima l'olimpionica Valentina Vezzali, poi la neoeletta Miss
Italia Miriam Leone, gli dispensano chiari attestati di stima. Addirittura la
campionessa di scherma prima gli regala un fioretto personalizzato, quindi gli
propone un inusitato duello: "Io lei - commenta divertito Berlusconi - non
la toccherei nemmeno con un fiore". "Presidente - replica guardandolo
fisso negli occhi da pochi centimetri - da lei mi farei volentieri
toccare...". Quindi prosegue: "Grazie a persone come lei possiamo
sperare di farcela". I CONTI Il premier spiega poi che dal taglio delle
consulenze delle amministrazioni locali e centrali si potranno recuperare 1,5
miliardi a favore del quoziente familiare. Quindi un annuncio: entro la fine
della legislatura ci saranno nel nostro paese centrali nucleari. Poi una
ulteriore conferma della volontà di mantenere l'italianità delle aziende
strategiche: deve valere per Alitalia come per
Telecom, ha spiegato. Un commento anche sulla vicenda dell'assassinio del
giovane italiano di colore a Milano: "I responsabili del ministero
dell'Interno mi hanno espresso il convincimento che non c'entri niente il
razzismo e il colore della pelle".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo
Piano Pagina 105 D'Alema: in questa vicenda la destra ha agito in modo
irresponsabile "Il Pd non gioca allo sfascio" D'Alema: in questa vicenda
la destra ha agito in modo irresponsabile --> ROMA Nelle ore in cui a
Palazzo Chigi governo e sindacati sono impegnati nella difficile trattativa per
la salvezza di Alitalia, la vicenda della compagnia di
bandiera riattizza la polemica tra maggioranza e opposizione. Il Partito
democratico, in particolare, ribatte con veemenza all'accusa del presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, di giocare al "tanto peggio tanto
meglio", auspicando il fallimento della trattativa: "Noi - contrattacca
Massimo D'Alema - non siamo tra quelli che soffiano sul
fuoco per fare fallire l'Alitalia. Sarebbe una condotta irresponsabile come è stata prima - ecco
la stoccata - quella di Berlusconi". Non per questo il Pd però lesina
critiche al piano Fenice: il tentativo del Cavaliere di "glorificare"
l'operazione Nuova Alitalia "è inutile", afferma il presidente dei senatori del Pd
Anna Finocchiaro. "Se di alternative alla cordata ora non ne
esistono è solo sua la responsabilità e non gli resta - dice ancora - che
ammetterlo". Il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani poi accusa
l'esecutivo di "drammatizzare" troppo l'intera vicenda. Certo, ora
l'augurio è che "si possa mettere una pezza", consapevoli però che
l'epopea Alitalia non è chiusa ma che la vendita alla
cordata italiana è solo una nuova tappa. Ma l'affondo più netto è proprio
quello di Massimo D'Alema : "Berlusconi ha fatto finta di governare in
questi tre mesi", dice l'ex ministro degli Esteri, "ma il conto sarà
salatissimo per gli italiani". E poi, ancora: "Noi non ragioniamo
"tanto meglio tanto peggio". Nella vicenda Alitalia
la destra ha dimostrato la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese e
ha agito anche al di fuori delle regole del mercato". È stato proprio
Berlusconi a impedire una soluzione, aggiunge D'Alema, "e i sindacati -
osserva riferendosi al rifiuto della proposta di Air France - hanno preso una
soluzione frettolosa di cui credo si siano pentiti. Ora, nella situazione data,
i sindacati hanno dato prova di grande responsabilità. Bisogna sperare che si
trovi una via d'uscita: vista la situazione - è la conclusione - c'è da sperare
che il senso di responsabilità dei sindacati eviti il peggio". Dalla
sinistra radicale, il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero afferma che
"il governo deve fare una cosa sola: accantonare il piano Cai e verificare
la disponibilità di altri gruppi industriali a rilevare Alitalia".
Infatti il piano della cordata di imprenditori, secondo il leader Prc,
"non sta in piedi: determinerebbe una regalia di denaro pubblico a qualche
finanziere, e un'espulsione di massa di lavoratori, senza dare nessuna
prospettiva ai lavoratori rimanenti".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo
Piano Pagina 105 Alitalia, alta tensione ma si tratta
Primo accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti --> Primo
accordo con i confederali. Gli autonomi: tavolo con tutti Ancora trattative
convulse per salvare Alitalia. C'è un primo accordo
con le sigle confederali ma piloti e assistenti di volo non ci stanno. ROMA Non
sono ancora mature le condizioni per firmare alcun accordo con Cai su Alitalia. Ma le prossime ore potrebbero essere decisive per
sbloccare la situazione. Il verdetto potrebbe arrivare domani o, al più tardi,
giovedì prossimo, dopo le "opportune modifiche" all'accordo quadro e
al contratto richieste dai sindacati. Entro domani o giovedì, infatti, tutte le
nove sigle sindacali e Cai si riuniranno attorno allo stesso tavolo con il
governo. E per giovedì Cai è pronta a riunirsi in assemblea per decidere se
andare avanti con l'offerta per Alitalia, che scade il
30 settembre. LE AQUILE Dal fronte dei piloti e degli assistenti di volo sono
arrivati, ieri, primi timidi segnali di disponibilità a condividere l'accordo
quadro della Cai - già condiviso nella notte, da Cgil, Cisl, Uil e Ugl - dopo
essere stati ricevuti "finalmente" a Palazzo Chigi. Una convocazione
giunta dopo che centinaia di hostess, steward e piloti hanno protestato davanti
al ministero del Lavoro e improvvisato un corteo sino a Montecitorio, come
reazione all'esclusione dal tavolo dei confederali e dell'Ugl. E la riunione
presieduta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, e
con i ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi e delle Infrastrutture e Trasporti,
Altero Matteoli, è servita per illustrare tutte le perplessità sul piano
industriale e sul contratto Cai. Perplessità e osservazioni che, ha riferito
uno dei sindacalisti, hanno lasciato sorpreso anche Letta. L'irritazione di
Anpac, Up, Anpav, Avia e Sdl è cresciuta ieri, dopo aver appreso della
convocazione dei leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl a Palazzo Chigi per le 20: un
faccia a faccia, tra i leader di Cgil Guglielmo Epifani, Cisl Raffaele Bonanni,
Uil Luigi Angeletti, e Ugl Renata Polverini, con il governo. Il timore era che
si potesse celebrare l'atto finale con la firma dell'accordo quadro. Ma a
mettere in chiaro, nel pomeriggio, che "non ci sono le condizioni per
firmare alcun accordo e, tanto meno, nessun contratto collettivo di
lavoro" è stato il segretario della Filt Cgil, Mauro Rossi, mentre il
segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, ha smentito
"categoricamente" che dall'incontro dei segretari generali di Cgil,
Cisl, Uil e Ugl a Palazzo Chigi potesse scaturire alcun accordo formale su Alitalia nè la firma su alcun documento. LE DISTANZE Dopo
aver incontrato il governo, i piloti dell'Anpac hanno confermato la
preoccupazione sul piano di salvataggio per Alitalia
rilevando che "le distanze sono ancora molto importanti" e
"nonostante i sacrifici che abbiamo deciso di accettare non c'è un punto
di unione, ma andiamo avanti" ha spiegato il presidente Fabio Berti. E
dalla potente associazione dei piloti "c'è la disponibilità a ricominciare
il confronto con un dialogo costruttivo"; per l'Anpac "la
ricostituzione del fronte sindacale ad un tavolo unitario è importante".
Se nelle prossime ore qualcosa si muoverà e nella prossima riunione plenaria di
domani o giovedì arriveranno ulteriori chiarimenti dal governo, con
miglioramenti che diano le garanzie chieste dai sindacati, il percorso verso
l'accordo potrebbe essere in discesa. Oggi le nove sigle che rappresentano i
lavoratori torneranno a riunirsi tutte attorno ad un tavolo intersindacale,
dopo la spaccatura degli ultimi giorni. E proprio una posizione comune di
"non condivisibilità" dell'accordo quadro può portare risultati,
pensano i sindacati, per ottenere alcune modifiche.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima
Pagina Pagina 2 Crisi Alitalia, si tratta Berlusconi:
accordo o fallimento Crisi Alitalia, si tratta -->
Su Alitalia la tensione resta altissima ma la
trattativa va avanti. Dopo l'accordo-quadro che ha avvicinato Governo e
confederali, si lavora per allargare il tavolo anche alle sigle autonome.
Berlusconi attacca i sindacati: "L'alternativa è il fallimento". A
PAGINA 5.
( da "Giornale.it, Il" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 221
del 2008-09-16 pagina 0 Nei sondaggi Ipr il governo vola al 60 per cento: è
record di Redazione Il presidente del Consiglio stacca tutti nell'ultima
rilevazione mensile dell'Istituto Ipr Marketing per Repubblica.it sulla fiducia
a governo, ministri e partiti. Sale così di 5 punti su luglio e tocca quota
60%, il livello massimo di fiducia raggiunto finora Roma - Silvio Berlusconi
stacca tutti nell'ultima rilevazione mensile dell'Istituto Ipr Marketing per
Repubblica.it sulla fiducia a governo, ministri e partiti. Il presidente del
Consiglio, a settembre, sale di 5 punti su luglio e tocca quota 60%, il livello
massimo di fiducia raggiunto finora. Governo sempre più amato Cresce anche il
governo, seppure di meno, (54%, +2%); tra i ministri, Roberto Maroni sale al
primo posto con il 62%, davanti a Franco Frattini (60%) e, appaiati al 58%,
Giulio Tremonti, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi. Anche la fiducia nei
partiti rafforza al comando il Pdl (53%, +3), mentre vede in difficoltà le
opposizioni con Pd e Idv in calo. Il sondaggio (interviste, con il sistema
Tempo Reale, a un campione di mille italiani, rappresentativo per età, sesso ed
area di residenza della popolazione maggiorenne residente) indica che il
livello di fiducia per il premier supera quello per governo e ministri; solo
per 5 di loro su 21, infatti, il segno è positivo tra luglio e settembre,
mentre per 8 dicasteri la fiducia diminuisce e per gli altri 8 rimane
invariata. Indice di gradimento per i ministri Per quanto riguarda i ministri,
il trend registra molte oscillazioni soprattutto nella fiducia di quei ministri
che si sono maggiormente esposti nel dibattito estivo o nelle prime misure
seguenti la ripresa dell'attività politico-parlamentare. Al primo posto c'è
Maroni (+2% rispetto a luglio), mentre Frattini (Esteri) e Tremonti (Economia),
nonostante una lieve flessione, sono al secondo e terzo posto. Ta i ministri
che perdono maggiori punti c'è Sacconi (Welfare) che, forse
vittima del problema Alitalia, negli ultimi due mesi ha perso il 6%, scendendo dal 64 al 58%,
ed ha lasciato a Maroni lo scettro della classifica. Al contrario, chi guadagna
il livello maggiore di fiducia è Mara Carfagna (Pari Opportunità) che passa dal
38 al 42% (+4%), probabilmente anche in virtù della visibilità avuta nei giorni
scorsi dal ddl contro la prostituzione. Anche il ministro
dell'Istruzione Mariastella Gelmini fa registrare uno scatto in positivo,
aumentando la fiducia del 3% e passando dal 35 al 38%. Così come Roberto
Calderoli che, forse anche in seguito al lavoro estivo sulla bozza del
federalismo, fa registrare un incremento di fiducia del 2%. La fiducia ai
partiti In questa speciale classifica sulla fiducia ai partiti rappresentati in
Parlamento (da non confondere con le intenzioni di voto), si rafforza il
primato del Pdl che continua ad essere solitario al primo posto e per la prima
volta, superando la soglia del 50%, arriva al 53%. Il momento positivo per la
maggioranza è confermato anche dal risultato stabile della Lega (30%). Mentre
sembra essere in difficoltà l'opposizione, con la sola eccezione dell'Udc che
rimane stabile al 20%. Infatti il Pd, con un calo del 4%, scende al suo
risultato peggiore (30%) e l'Idv, che aveva finora bilanciato i cali del Pd con
una crescita costante, scende per la prima volta di tre punti, attestandosi al
44%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Alitalia
LA
FAMIGLIA, EX PROPRIETARIA DEI DADI STAR, È IMPEGNATA ANCHE
SUL FRONTE DI ALITALIA Investiti 75 milioni A Cernobbio aveva detto: "A
questi prezzi vorrei comprare" Fossati fa pace e cresce in Telecom
[FIRMA]FRANCESCO SPINI MILANO Il disgelo parte seconda: i Fossati salgono
ancora in Telecom Italia, abbassano il prezzo di carico della partecipazione e
al tempo stesso le passate tensioni con il management. Il 12 settembre -
ma la comunicazione Consob è giunta solo ieri - la Findim, secondo azionista
dietro Telco, ha acquistato un altro 0,55% della compagnia telefonica, passando
così dal 4,451% al 5,006%. Un passaggio - anche se in buona parte dettato da
motivi opportunistici legato al momento di mercato - che può essere letto come
un'ulteriore prova di riappacificazione con il management di Telecom Italia
che, in passato, la famiglia ex padrona dei dadi Star aveva ampiamente
criticato, fino a ingaggiare una logorante guerra di nervi. Un primo punto di
svolta si era registrato a inizio settembre a Cernobbio, con un vertice
distensivo tra Marco Fossati - numero uno della Findim e portavoce di famiglia
-, l'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè e il presidente
Gabriele Galateri di Genola. In quell'occasione Fossati aveva presentato le
proprie idee sul piano industriale che Telecom conta di presentare entro fine
anno, ricevendo apprezzamenti dai vertici del gruppo. Detto questo, però, in
pochi avrebbero scommesso su un rinnovato impegno della famiglia in Telecom.
Tanto più che, sempre a Cernobbio, Marco Fossati faceva notare che "il
nostro è già un impegno notevole", anche se non aveva tralasciato di
sottolineare la sottovalutazione del titolo ai corsi attuali: "Se potessi
comprerei a questi prezzi. Se non compro è perché abbiamo già fatto un passo
importante". A convincerlo, in un momento in cui i Fossati sono impegnati
anche nella delicata partita Alitalia, è stato il
prezzo che alla presunta data d'acquisto si era fermato a 1,111 euro, quando a
inizio settembre si era registrato il minimo decennale del titolo (1,037 euro).
L'esborso, quindi, sarebbe stato attorno ai 75 milioni di euro. E sarebbe
servito, se non altro, ad abbassare il prezzo di carico dei titoli detenuti dai
Fossati, prima pari a 2,203 euro (ai tempi in cui la famiglia era poco sopra il
2%), poi abbassato a circa 1,9 euro con i successivi acquisti che avevano
condotto la Findim al 4,5%. Ma le buone notizie di ieri non sono servite al
titolo a risollevarsi a Piazza Affari. Se in apertura il rialzo del giudizio da
parte di Morgan Stanley (da sotto a sovrappesare) l'aveva portato in territorio
positivo in assoluta controtendenza col settore d'appartenenza, nel corso della
seduta il ciclone innescato dal fallimento di Lehman non ha lasciato scampo:
-3,23%, a 1,077 euro. Ora gli occhi sono tutti puntati sulle "operazioni
ordinarie e straordinarie" evocate dall'ad di Intesa Sanpaolo (socio di
Telco), Corrado Passera, nei giorni scorsi. Il primo segnale di svolta è atteso
nel consiglio di amministrazione del 25 settembre: all'ordine del giorno ci
dovrebbe essere il progetto di dismissione delle torri di trasmissione Tim,
primo tassello su cui costruire la strategia della svolta.