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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Il quinto candidato. Di  Furio Colombo (L’Unità 9-3-2008)

 

Il titolo di questo articolo non si riferisce a un tentativo avventuroso di interpretare le vicende del pianeta, ma solo al senso degli eventi che stiamo vivendo in Italia, qui, adesso.
Vi dirò quale spunto ha messo in moto questa mia riflessione. Stavo partecipando a una puntata di Controcorrente, Sky Tg24, condotto da Corrado Formigli. Da Londra c’era in collegamento Bill Emmott, l’ex direttore di The Economist, celebre nel mondo per le due copertine che riguardavano Berlusconi, ai tempi di quel governo.
Ricorderete: la prima prudentemente poneva agli italiani una domanda: «Ma Berlusconi è adatto («fit») a governare l’Italia»? La seconda copertina, verso la fine del non dimenticabile quinquennio che ha ridotto l’Italia alla crescita zero, portava in grande, accanto al ritratto del primo ministro di allora, la parola «BASTA», in italiano. A quanto pare non basta, perché quella stessa persona, è candidata per la quinta volta a governare questo Paese che sembra bloccato da una strana sospensione della storia.

Ma l’episodio interessante di quella esperienza televisiva è il seguente. Avevo come controparte una persona che conosco e rispetto, Benedetto Della Vedova, che proviene, come molti ricordano, dal Partito radicale ma ha fatto la scelta opposta a quella di Bonino e Pannella. È un uomo informato e buon economista del tutto adatto alla conversazione con Bill Emmott. Ma era pur sempre in quello studio in rappresentanza di Forza Italia. E Forza Italia ha, nel suo vocabolario, solo poche parole chiave a cui, a quanto pare, anche i più informati e versatili devono attenersi. Soprattutto la parola «comunista». E così è accaduto che quando Bill Emmott - su richiesta del conduttore - ha offerto ciò che nei Paesi anglosassoni si chiamerebbe lo «endorsement» a Walter Veltroni (ha detto, cioè, che - a differenza di altri già caduti sotto il giudizio del suo giornale - lo considera «adatto» (fit) a governare l’Italia) l’on. Della Vedova ha pensato di spiegargli la dolorosa storia italiana. Ha detto, rivolto al maxischermo su cui compariva il volto del giornalista inglese in collegamento da Londra: «Vedo che lei non conosce il passato. La informo io. Walter Veltroni, nel 1981, è stato capo della stampa e propaganda del Partito comunista italiano».

Sarebbe interessante, per i cittadini-elettori italiani, rivedere l’espressione tra stupita e interdetta di uno dei più noti professionisti della informazione del mondo. Da buon «British» si è proibito ogni altro commento e ha detto solo: «Noi di solito conosciamo bene la storia delle persone di cui parliamo (avrebbe potuto dire: «conosciamo anche i processi», ma non lo ha fatto, ndr). E ripeto quello che ho detto: se fossi italiano voterei per Veltroni».
È solo un aneddoto che però fa molta luce. Bisogna impedire che questo periodo elettorale si trasformi in un labirinto di cui Berlusconi, le sue televisioni, le sue case editrici e pattuglie di commentatori «indipendenti» - che però lavorano alacremente per lui - sono abili artefici.

La parola chiave del labirinto è «comunista». La consegna è di pronunciarla il più spesso possibile, in modo da puntare l’attenzione all’indietro. Chi si lascia irretire perde di vista la incredibile vecchiaia politica di Silvio Berlusconi che, come cultura personale, è uomo del tutto estraneo alla modernità; inclusa la Resistenza, che riguarda la libertà, i diritti civili, la Costituzione. Per lui è una parola opaca e un ingombro estraneo al commercio. Ricorderete che ha sempre rifiutato di celebrare anche una sola volta il 25 Aprile. E perde di vista la incredibile vecchiaia psicologica di quell’uomo di Arcore, che nell’Europa di Angela Merkel, di Sarkozy, di Gordon Brown, di Zapatero, si candida a primo ministro per la quinta volta. È molto probabile che il leader di bravi cittadini ribattezzati da un giorno all’altro, a capriccio, «Popolo della libertà» sia già entrato nel Guinness dei primati, perché non esiste alcun leader in alcun Paese del mondo, compresi quelli sgangherati di recente e turbolenta democrazia, che sia nella sua condizione. Candidarsi cinque volte vuol dire avere perso, o essere stato abbattuto lungo il percorso, quattro volte.

Ma è soprattutto un incredibile giudizio che la sua gente deve accettare passivamente, come se fosse vero: che lui solo, fra decine di leader politici della sua parte, migliaia di partecipanti eletti alla vita politica, decine di migliaia di protagonisti nelle aggregazioni di destra locali, milioni di italiani che scelgono il voto conservatore, lui solo può guidare e può vincere. E tutto ciò benché il più delle volte abbia perso.
Ma ecco perché è così importante la parola comunista. Con quella parola, ricordate, Berlusconi è «sceso in campo» (parole sue) tramite cassetta Vhs recapitata, prendere o lasciare, a tutte le televisioni d’Italia. Con quella parola ha affrontato e perso due volte contro Romano Prodi, con quella parola si è recato, dopo la sua unica vera vittoria a Bruxelles per dire ai leader europei: «Ho sconfitto i comunisti in Italia». E così è nata la sua fama, non sempre apprezzata come lui vorrebbe, di narratore di barzellette. Avreste dovuto vedere sguardo ed espressione di Bill Emmott quando, dallo studio di Sky, ha sentito ripetere la rovente accusa, anzi la denuncia al mondo: comunista.

L’esponente del giornalismo finanziario di Londra è apparso da prima smarrito, come se avesse capito male o ci fosse un errore di traduzione. Poi ha scosso la testa con un solidale atteggiamento di comprensione per gli italiani. Ci sono Paesi sfortunati, deve aver pensato, anche se produttivi e potenzialmente importanti.
Sembrava implorare: non potreste fare un passo avanti, un passo dentro il presente invece di logorarvi con storie che, fuori delle frequenze tv controllate da Berlusconi, non hanno alcun senso?

***

Non occorre essere astuti per sapere che «la quinta candidatura» (che bel titolo per un «horror» di Stephen King), non si fonda solo sulla parola «comunista» che dovrebbe scuotere il mondo. Prima di quella parola viene una immensa ricchezza che spiega perché leader politici di primo piano, nel Paese Italia, o si ribellano per dignità (tardi, purtroppo) o si sottomettono sperando di meritare l’eredità (farebbero bene a ricordarsi però che i ricchi che si sono fatti da soli, e per giunta nel mondo dello spettacolo, amano più i colpi di varietà che i comportamenti da statista). Ma l’uso ostinato di quella parola - «comunista» - viene con la speranza, anzi l’intento, di spingere a un fuggi fuggi generale dalla sinistra, che non vuol dire barricate e rivoluzione, ma un mondo di gente viva che si batte per il futuro e per il lavoro, e si colloca più o meno, fra Zapatero e Barak Obama.

Berlusconi e la sua gente contano molto sul far sentire colpevoli, e anche un peso per la loro parte, coloro che si ostinano a restare democraticamente a sinistra.
Vuol dire spostare tutte le frecce del labirinto nella direzione sbagliata, così che sembri moderno non punire chi fa morire gli operai, incoraggiare chi li tiene sul filo dell’eterna prova invece di assumerli, vuol dire far sembrare moderno ogni atteggiamento che ci riporta al paternalismo aziendale principio di secolo, quando un buon imprenditore ti concedeva la domenica pomeriggio per futili svaghi in famiglia, prima di ricominciare il lunedì all’alba (la meritocrazia fondata sugli straordinari di lavoratori esausti e più esposti al pericolo di incidenti).

Le frecce sbagliate del labirinto (che il quinto candidato è in grado di piazzare dove vuole, quando vuole, tramite controllo delle televisioni) puntano contro il presunto maleficio di Prodi. Lo fanno con tale successo che persino, molti, impegnati nel centrosinistra, considerano utile restare a rispettosa distanza da Prodi, che è ancora a Palazzo Chigi, e dal lavoro col suo governo.

***

È moderno, pensano molti, seguendo la freccia sbagliata del quinto candidato, considerare una cosetta secondaria la dura lotta all’evasione fiscale di Visco e Padoa-Schioppa, che ha fatto balzare in alto le entrate fiscali. E c’è chi prova volentieri a contare e ricontare quelle entrate per vedere se si può dimostrare che quelle entrate ci sono state, sì, ma non così tante, come se il vero merito, nella lotta all’evasione, come in quella al crimine organizzato non fossero, prima di tutto, la serietà dell’impegno e la direzione di marcia.

Occorre riconoscere che è stata molto efficace la denigrazione di Prodi durante i venti mesi di quel governo. Le televisioni di Berlusconi, o che lavorano per conto di Berlusconi, hanno svolto un lavoro efficace. Per esempio l’antipolitica si fonda sulla persuasione diffusa che tutti, proprio tutti, in Parlamento, buttano champagne addosso ai commessi, che tutti, proprio tutti, si esercitano a insultare i senatori a vita, che tutti lanciano in aria fette di mortadella, impedendo ogni discussione o lavoro utile. C’era da augurarsi che studiosi e giornalisti specializzati si fossero applicati a calcolare il costo immenso, per i cittadini-contribuenti, di due anni di Parlamento vissuto sotto ostruzionismo continuo, dunque totalmente sprecati.

Posso testimoniare per il Senato: ore di urla e di insulti ogni giorno, con qualunque pretesto (spesso tratto estrosamente dalla cronaca dei giornali) e quasi nessuno spazio per la discussione e per il voto. E sarebbe bene ricordare ai cittadini - contribuenti - elettori che la cosiddetta crisi di fiducia che ha portato alla fine del governo Prodi, non è avvenuta per una vittoria di quell’ostinato, continuo ostruzionismo. È avvenuta per la fuga d’amore dell’allora ministro della Giustizia Mastella, che ha voluto condividere con la moglie gli arresti domiciliari, e per farlo ha tolto (con gli insulti che tutti ricordano e purtroppo ricorderanno per molto tempo) il sostegno del suo gruppo al governo.

L’impegno è dunque di smontare le frecce che puntano verso il passato, disposte dovunque dal quinto candidato. E ritrovare la strada che porta avanti e fuori dall’incubo. Lungo quella strada non è sbagliato fermarsi a dire un grazie a Prodi. E non è fuori luogo un po’ d’orgoglio per lo «endorsement» dedicato pubblicamente a Walter Veltroni da Bill Emmott, ovvero da un mondo che non si lascia ingannare dai vecchi mobili di casa Berlusconi e dai discorsi finto-pacati del quinto candidato.
La porta per uscire dal labirinto c’è, ma è importante non cadere in tutte le trappole seminate dal vecchio che avanza. Se riusciamo ad accendere la luce scopriremo che, rispetto alla vita italiana, Berlusconi è in esubero, e può essere «messo in libertà» (l’espressione è aziendale, non giudiziaria).


Report "Veltroni/Berlusconi"

Idv resta Idv no alle europee 2009. E poi si vedrà ( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il problema di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per affrontare la modifica della legge elettorale, ma questo non può, non deve impedire a me, a noi di dire le cose come stanno". Del tutto diverso il caso di Beppe Giulietti, deputato ex ds "non derogato" dal Pd che, senza chiedere nulla,

Pd politically incorrect ( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma Veltroni &C, incorporando i radicali e un genuino esponente della razza veneta (Calearo), hanno sconvolto il panorama linguistico del Partito democratico, creando shock e, nel contempo, attese. Una cosa è parlarsi fra Peppone, Don Camillo, De Rossi e la Maestrina dalla Penna Rossa, tutti partecipi della semantica delle classi dirigenti targate otto-

Berlusconi, parte l'attacco al pd ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader dei democratici in Veneto: "Qui inizia la rimonta" Berlusconi, parte l'attacco al Pd "Il suo programma è carta straccia". Veltroni: noi rispettiamo tutti ROMA - Ieri il leader del Pdl Silvio Berlusconi, impegnato in un comizio a Milano ha stracciato il programma del Pd davanti ai suoi sostenitori.

Lo strappo del palalido la risposta del nord-est - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lo smottamento del blocco berlusconiano perfino in zone e in ceti sociali che sembravano inespugnabili. Nelle stesse ore, mentre il vecchio leader di Arcore si abbandonava alla demagogia del capopopolo, Veltroni riceveva accoglienze mai viste prima nelle roccaforti del berlusconismo e della Lega, a Rovigo, a Venezia, a Treviso.

Walter prova a sedurre il nord est "noi riformisti, il pdl è ottocentesco" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi "non ha l'energia per le riforme, non a caso D'Amato e Riello gli hanno detto no". Nel Pdl, dice Veltroni, "sono stanchi, ripetitivi, ottocenteschi". E anche parecchio illiberali, stracciano i programmi degli avversari, inorridiscono per Obama presidente nero e per l'Italia del 50 per cento di posti alle donne.

L'amaca - michele serra ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice Veltroni, ce la può fare. (Spero che abbia ragione Veltroni ma temo che abbia ragione Fini). La campagna elettorale italiana, dopo un paio di decenni in cui il gioco delle parti era assurdamente invertito, finalmente ci restituisce un'idea di destra e di sinistra più vicina a come l'avevamo fisiologicamente conosciuta.

Pd, la scossa di d'alema "basta liti, la barca affonda" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Io personalmente mi sono mosso per i capilista, perché venissero in Campania Veltroni e D'Alema. Il resto?". Il resto è sospeso. "Avevo altro a cui pensare. Sono stati giorni convulsi". Solo qualche accenno. "Alcune critiche le ritengo fondate. Ma siamo in campagna elettorale?". E il rinnovamento? "Perché: ho parlato di rinnovamento?

Martina: "se ci attaccano vuol dire che hanno paura" - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La linea di Veltroni è di non attaccare l'avversario. Però avete imparato a non farvi dettare l'agenda, a differenza di quanto accadde nella campagna elettorale per il sindaco. "Se uno è forte, parla di sé e non degli altri. Loro discutono di noi e non di ciò che devono proporre al Paese.

I soliti noti e i "paracadutati" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: apertura che Veltroni ha imposto al suo partito, ma dietro di loro c'è un campionario di candidature scelte con criteri non molto diversi da quelli seguiti dal Pdl. Gli uscenti devono essere ripresentati, quasi tutti, anche quelli che non sembrano essersi distinti più di tanto in meno di due anni di attività legislativa.

Il balletto oscuro del centrodestra - gianni parisi ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, inseguito dalla crescita di Veltroni, ha bisogno della Sicilia, non della Regione, ma dei seggi del Senato. Rischia, se perde la Sicilia, di perdere il Senato. Ostenta freddezza con Cuffaro (ma gli aveva espresso la sua piena solidarietà, spronandolo a non dimettersi dopo la condanna), ne accetta i voti solo se ripuliti (

Spin doctor: le arti nere per vincere in politica - giancarlo bosetti ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Obama contro Clinton o Veltroni contro Berlusconi. è un duello combattuto con le armi della persuasione, della propaganda, dello spin. Lo schema del duello sarebbe puro ("vediamo chi è più bravo a convincerci") se si trattasse di contendersi solo il consenso, il voto di opinione.

Walter: "che tristezza quel gesto sarkozy non l'avrebbe mai fatto" ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni risponde così al coup de theatre di Silvio Berlusconi che da palco di Milano ha strappato dei fogli di carta. Il Cavaliere voleva ricordare ai suoi elettori che il centrosinistra non rispetta gli impegni scritti, ma il suo gesto ha assunto una valenza simbolica subito condannata dal Pd.

Lo sport usa, i soldi e la corsa a candidarsi - gianni mura ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pur lievemente perplesso sui valori metaforici, Veltroni ha candidato una patata. Berlusconi lo ha accusato di veterocomunismo sventolando un ritaglio dell'Economist che citava Engels ("la patata ha cambiato la storia dell'umanità"). Se le cose stanno così (canta Sergio Endrigo), passiamo ad altro.

Berlusconi straccia il programma pd "ecco cosa ne faranno se vincono" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi accende la campagna elettorale e mette in soffitta il fair play. Ora il Pd non è più solo "il partito di Prodi", ma Veltroni diventa il bersaglio: "Prestigiatore insieme a Rutelli per far dimenticare il passato", "Walter Veltroni, l'innovatore, il giovane praticante della politica, il sindaco moderno che invece di laurearsi si è diplomato in fiction e che in politica ci

Tra silvio e industriali feeling in crisi ma arriva un riello per il derby con calearo - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sì a Berlusconi, dunque, come capolista in Veneto 1. Contro un altro imprenditore, l'ormai famoso Massimo Calearo che tanto scandalo ha destato, tra i democratici e la sinistra antagonista, per essere stato schierato da Walter Veltroni. Una inedita disfida politica tra industriali, divisi sulle poltroncine di Viale dell'Astronomia,

Pdl, nelle liste spunta il nero ciarrapico regioni in rivolta: "troppi portaborse" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: riesco a capire come una forza che si dichiara liberale possa mettere nelle sue liste chi, con un piccolo gruppo, ha bloccato la liberalizzazione delle licenze", attacca Walter Veltroni. Il ministro Pierluigi Bersani, autore del pacchetto liberalizzazioni, lo bolla come "il capofila di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma, contro ogni minimo cambiamento".

Bittarelli candidato? Di doppiezze si muore... Il leader Pd sulla discesa in campo del capo della rivolta dei taxi. Che ribatte: ma Rutelli mi cercava ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo dice chiaro anche Walter Veltroni: "Di doppiezze si muore", la candidatura di Bittarelli è "una scelta che non riesco a interpretrare. Non riesco a capire come una forza che si dice liberale possa mettere in lista chi ha bloccato, e poi perso, la liberalizzazione di 2mila licenze".

La prima legge: basta precariato Per Veltroni un bagno di folla nel Nord-Est: vogliamo ridare dignità ai giovani Noi i programmi degli avversari li rispettiamo . D'Alema: puntiamo ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader del Pd: il primo provvedimento in caso di vittoria è contro il precariato. Commentando il gesto di Berlusconi che ha strappato il programma del Pd, Veltroni dice: "Noi i programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema: puntiamo a vincere.alle pagine 3 e 6.

E Veltroni spezzò il tabù del Nord-Est Il Veneto accoglie con calore il candidato Pd. I primi ddl che faccio? Quelli su precari e donne ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: No, Berlusconi non lo cita mai, il leader del Pd, tanto che la gente sorride quando lo chiama "il leader dello schieramento avversario", però in quel del Veneto un altro tabù sembra infranto. Veltroni risponde per le rime agli attacchi di Berlusconi.

Strappa i programmi Ricordiamoci sempre chi abbiamo di fronte Cara Unità, stiamo as ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: idea che Veltroni ha dei modi di condurre il confronto, ma su una cosa voglio insistere e porre l'accento. Domani, se ci sarà da discutere qualcosa discutiamo, ma con la consapevolezza di chi è che abbiamo di fronte. Renato Roberti, Arezzo Nessuno parla dello squilibrio nella chiesa a sfavore delle donne Gentile direttore,

Il quinto candidato ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se fossi italiano voterei per Veltroni". È solo un aneddoto che però fa molta luce. Bisogna impedire che questo periodo elettorale si trasformi in un labirinto di cui Berlusconi, le sue televisioni, le sue case editrici e pattuglie di commentatori "indipendenti" - che però lavorano alacremente per lui - sono abili artefici .

Berlusconi si sta incattivendo Strappa il programma del Pd aprendo la sua campagna elettorale. Poi, insulti per tutti ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi perfeziona l'attacco a Veltroni, che chiama "il candidato del partito di Prodi" che "invece di laurearsi si è diplomato in fiction..." Giù applausi e risate per la frase a effetto. E ancora con la storia dell'eta dei politici, quando in prima fila Dini, Fini e Giorgio La Malfa già fanno due secoli di poltica.

Bassolino: Non scappo In Campania si può vincere ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I rifiuti campani sono considerati la spina nel fianco della campagna elettorale di Veltroni... "È un tema molto delicato. L'emergenza rifiuti è uno dei volti di una realtà che dal 1993 ha portato sempre un contributo positivo al partito e all'Ulivo. Anche quando in altre parti d'Italia si perdeva, e non perché c'erano i rifiuti in Campania, qui si vinceva.

Il nostro Paese è diverso Il Pd: persone vere per cambiare ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: loro nome è seguito nella lista da quello di Walter Veltroni che ha scelto così di sorreggere candidature nuove e importanti. Veniamo al secondo punti, all'impegno cioè di far crescere la rappresentanza femminile in Parlamento. Le donne nelle liste sono 379, pari al 42 per cento del totale. Le elette saranno tra 100 e 130, nel parlamento appena sciolto erano nelle fila del Pd 52.

Dall'industria all'abbraccio con Walter ( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A convincerlo è stato Veltroni e la sua voglia di nuovo. Basta contrapposizioni, basta steccati: Calearo vuole una politica diversa. Anche se a dire il vero il primo steccato l'ha sollevato proprio lui contro il governo Prodi, elogiando Mastella che lo ha fatto cadere.

Berlusconi: il Pd? Straccerà il programma ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Berlusconi: il Pd? Straccerà il programma "Per chiudere le liste non ho dormito. Veltroni diplomato in fiction. Non ho la bacchetta magica" "La rinuncia di D'Amato è stata decisa di comune accordo. Il partito della Libertà? Nascerà entro l'anno" MILANO - Non fosse per le bandiere e gli striscioni, perfino il lenzuolo con l'

<Programma Pd carta straccia> Scontro Berlusconi-Veltroni ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Politica Il Quirinale su campagna elettorale e tv: moderare i toni "Programma Pd carta straccia" Scontro Berlusconi-Veltroni MILANO - Nel comizio di apertura della campagna elettorale Berlusconi attacca: "Ecco che fine fanno i programmi della sinistra" e i fogli strappati volano sul palco. Veltroni: lui e Fini fuori dal tempo. DA PAGINA 5 A PAGINA 9.

Veltroni al Nordest: il fisco sarà amico ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2008-03-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni al Nordest: il fisco sarà amico "Qui fatti molti errori". A Berlusconi: noi rispettiamo i programmi altrui, fa tristezza Successo a Treviso, in molti non riescono ad entrare nel teatro La moglie Flavia sul pullman: imparo molto DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - "E Calearo?

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Idv giunge paradossalmente in un momento di grande coinvolgimento dei simpatizzanti per Veltroni. Lo si rileva anche dalle previsioni espresse sull'esito delle prossime consultazioni. Alla domanda su "chi vincerà le consultazioni del 13-14 aprile?", il 61% degli italiani risponde senz'altro affermando la prevalenza di Berlusconi.

Nei sondaggi ora rallenta la risalita di Walter ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono tentato di scegliere Berlusconi ". "Ho sempre votato centro, ma stavolta, forse, vado con Bertinotti". "Il Cavaliere mi ha sfiduciato: quasi quasi voto Veltroni". Sono alcuni esempi delle risposte date nell ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto. Testimoniano il clima di incertezza che tuttora caratterizza la pubblica opinione e che,

<Abbassare i toni> Il Colle interviene sulle polemiche tv ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e il presunto patto tra i due maggiori competitor per monopolizzare salotti televisivi e tg: "Non è democratico che Berlusconi e Veltroni siano messi in condizione di fare la campagna elettorale, mentre gli altri sono menomati". Il candidato premier della sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti aveva definito "illiberale" la campagna elettorale di Pd e Pdl.

Un gesto discutibile e la tregua svanita ( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: coi suoi errori suicidi l'Unione gli ha restituito l'Italia molto prima di quanto non credesse. Ma Berlusconi non vuole rinunciare a mettere in chiaro che si tratta di un regalo avvelenato, da aprire con cautela e senza concedere vantaggi a Veltroni ed alla sua strategia del dialogo: almeno fino a che saranno stati contati i voti.

SORPRESA: il partito delle veline non c'è, non è mai esistito e non è ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha esclamato ieri il Cavaliere sul palco milanese del Palalido - imbottire le liste a base di show-girl, letterine, letteronze e di giovani di bella presenza ma di scarso curriculum. Noi abbiamo le ragazze pensanti e loro hanno le ragazze sgambettanti, è il refrain del Partito democratico di Veltroni. Ma Berlusconi (nella foto) stoppa il giochino puntando su "candidature di peso".

ROMA Si infiammano i toni della campagna elettorale. Silvio Berlusconi ieri a Milano ha strappato i ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, che ieri ha fatto tappa a Mestre e Treviso dove ha lanciato un "patto riformista con il Nord Est", ha replicato: "Noi rispettiamo le idee degli altri" ma ha attaccato l'avversario sulle candidature del Pdl, da quella del tassista ribelle alle liberalizzazioni, al rifiuto dell'ex presidente di Confindustria D'Amato.

Berlusconi-Veltroni, sale lo scontro ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Capo dello Stato: abbassare i toni. Casini: il Pdl non è liberal, ma populista Berlusconi-Veltroni, sale lo scontro Il Cavaliere: programma Pd carta straccia. La replica: noi rispettiamo le idee altrui.

ROMA - Alla coalizione di Silvio Berlusconi manca il coraggio riformista. Antonio D'Ama ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Raffaele Lombardo (Mpa), candidato governatore in Sicilia, non ci sta: "Sui problemi del Sud il dottor D'Amato è molto distratto". Sul fronte opposto Walter Veltroni e Matteo Colaninno, "l'imprenditore del Pd", osservano: D'Amato non si candida "perchè con loro, il Pdl, le riforme non si fanno".

MILANO - Se questo è l'inizio ufficiale della campagna elettorale di Berlusconi, v ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma si capisce il perché: è Veltroni l'obiettivo del giorno: "Con un marchingegno alla houdini, lui si spaccia per nuovo. Ma è solo una finta, e i fuochi di artificio del Pd hanno già esaurito l'effetto". Lui - sempre di Veltroni si tratta - "invece di andare all'università si è laureato in fiction".

ROMA Sorpresa: il Pdl è il partito delle non-soubrette. Delle non-veline. D ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: assai meno glamour rispetto alle ragazze di buon studi e di ottima presentabilità lanciate da Veltroni? "Macchè, macchè, macchè...", ripete a tutti Silvio Berlusconi: "Cercano sempre di dipingerci come quelli un po così, che arruolano gente impreparata, senza studi, solo di bella presenza e senza cervello. Ma questa è una caricatura di ciò che non siamo".

C'È la novità, però. Qualche giornalista straniero (sai, non tutti i giornal ( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni copia Barack Obama, e con eccellente tempismo e deludenti concessioni all'originalità dice "Yes, we can", l'altro non copia nessuno e risponde con una sontuosa fecondazione anglo-milanese tipo "Yes, ghe pensi mi, I do", una fecondazione molto performante, molto efficientista e finalmente molto decisionista?

LEADERISMO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora, mentre Veltroni e Berlusconi si disputano con spot e interviste l'elettorato macro-personale, cosa sta veramente accadendo nella galassia del microvoto? Detto in soldoni, nessuno lo sa. La ragione è che il voto micro-personale non si fa intercettare dai sondaggi.


Articoli

Idv resta Idv no alle europee 2009. E poi si vedrà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI   I DIPIETRISTI SI LIMITERANNO A ENTRARE NEI GRUPPI PARLAMENTARI DEL PD Idv resta Idv no alle europee 2009. E poi si vedrà... (m. la.) A quanto risulta ufficiosamente, Di Pietro non avrebbe nessuna intenzione di sciogliere Idv. Certo non prima delle europee del giugno 2009. Specie se il partito dell'ex pm il 13 aprile dovesse raccogliere una buona performance, cosa che tutti i sondaggi accreditano, per Tonino verrebbe facile giustificare il mancato scioglimento: come si fa a tradire un mandato elettorale così generoso? Dunque, l'unica cosa certa è che deputati e senatori eletti con Italia dei valori entreranno nei gruppi parlamentari del Partito democratico. Come Tonino ha promesso a Walter. E d'altronde questa è una delle ragioni "teoriche" dell'apparentamento solennizzato al loft davanti ad un nugolo di telecamere. Meno facile da capire è il resto: la polpa dell'intesa. Cioè la promessa dipietrista di sciogliere il partito dentro il Pd, che è stata poi la vera differenza con i radicali. Veltroni infatti non accettò di apparentarsi ad un altro simbolo che non dichiarasse ? per dir così ? la sua "biodegradabilità". A domanda diretta ? se entreranno nel Pd ? l'altra sera in tv il capogruppo al senato Nello Formisano si è trincerato dietro un "vedremo" e lo stesso ha fatto in svariate occasioni Leoluca Orlando. Difficile dire se Idv sia attraversata da un dibattito interno sulla questione, anche se c'è chi azzarda una divisione in "unitari" e "antiunitari". Il punto è che in un partito come questo a decidere è praticamente solo Antonio Di Pietro. E lui finora sul punto non si è sbilanciato molto. Veltroni lo considera un alleato molto corretto, da ascoltare e rispettare: non ha stretto un'alleanza con lui solo per un mero calcolo di convenienza. Negli ultimissimi giorni c'è stata qualche velatura, però. Il repentino sostegno dato da Di Pietro a Lumia al loft non è piaciuto, è parsa una speculazione sui mali altrui. Magari l'intenzione era un'altra, fatto sta che l'ex presidente dell'antimafia deve anche alle attenzioni un po' troppo frettolose di Idv il suo ripescaggio. Un altro motivo di nervosismo lo ha creato Pancho Pardi, uno dei leader girotondini sempre all'offensiva contro gli allora gruppi dirigenti dell'Ulivo. Pardi ha pensato bene di esordire in questa campagna elettorale, parlando col Corriere della sera, in questo modo: "Il problema di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per affrontare la modifica della legge elettorale, ma questo non può, non deve impedire a me, a noi di dire le cose come stanno". Del tutto diverso il caso di Beppe Giulietti, deputato ex ds "non derogato" dal Pd che, senza chiedere nulla, ha ricevuto l'offerta di un posto nelle liste di Tonino. C'è un accordo fra lui e Walter per rimandare Giulietti in parlamento, anche dopo la forte raccolta di adesioni in suo favore sul sito dell'associazione Articolo 21 di cui l'ex leader dell'Usigrai è da anni animatore. Ieri Di Pietro ha presentato le sue liste specificando che "insieme al certificato elettorale abbiamo chiesto ai nostri candidati anche quello penale", visto che uno dei cavalli di battaglia di Idv è la legalità, nello sforzo di accreditarsi come il partito "anti-casta". Le liste le ha chiuse "con serenità" ? ha detto Tonino ? anche se in verità sembra che anche in questa circostanza il suo si sia confermato un partito del leader, senza tante discussioni.

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Pd politically incorrect (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO BALASSONE Sembra arrivata anche per il centrosinistra l'ora dei semanticamente scorretti. Meglio tardi che mai. Non sappiamo se fosse nei loro conti, ma Veltroni &C, incorporando i radicali e un genuino esponente della razza veneta (Calearo), hanno sconvolto il panorama linguistico del Partito democratico, creando shock e, nel contempo, attese. Una cosa è parlarsi fra Peppone, Don Camillo, De Rossi e la Maestrina dalla Penna Rossa, tutti partecipi della semantica delle classi dirigenti targate otto-novecento; altro dialogare con i linguaggi altrui, come quello gandhianamente muscoloso di Pannella o quello antimetaforico dell'imprenditore Calearo. Uno non "civilizzato", evidentemente, dalla lingua dei dotti che impregna le slides preconfezionate delle società di consulenza e delle merchant bank. In tutti e tre i casi, dietro i diversi linguaggi, ci sono altrettante letture della realtà. La lingua del riformismo classico, cattolico e socialista, è quella pedagogica e legata alla parola scritta, di chi tende a una verità cui orientare i comportamenti. In altri termini agogna una società stabile perché giusta: figlia lontana della Repubblica di P l a t o n e , non è liberale, ma progressiva lo è di sicuro. Possiede strumenti concettuali potenti, ma ogni tanto si accorge di esserne accecata (Berlusconi, quello del 1994, la travolse esprimendosi nella lingua, per essa sconosciuta, del romanzone popolare). La lingua del radicalismo liberale è centrata, come si sa, sull'individuo, ed è attentissima a valorizzarne il raggio d'azione rispetto agli altri individui e, ancor più, rispetto allo stato, alle corporazioni etc. Affinché siano gli individui ad agire nella società e non le incrostazioni della società a definire gli individui. Il veneto Massimo Calearo parla la lingua della impresa in competizione concorrenziale (si badi: la efficacia, non la banale concretezza che si addice semmai a Totò Cuffaro e alle molte macchiette del leghismo della scuola di Malpensa). Di tutte è la lingua meno conosciuta dalle parti del progressismo ed è ovvio che possa suscitare sconcerto (si veda il sussulto di Arturo Parisi a causa della "riconoscenza" espressa a San Mastella per aver smosso le acque) urtando oggetti e suscettibilità che, in quanto lingua specifica, non conosce. Acquisendo linguaggi e visioni così diversi, il Partito democratico è nuovo, e per davvero. Non siamo, per intenderci, a una riedizione degli indipendenti che il Partito comunista eleggeva nelle sue liste. Erano sì indipendenti, ma usavano le stesse parole di chi li accoglieva (come diremmo di Luca di Montezemolo che, linguisticamente, è un vero compagno). Mentre con Pannella e Calearo o si va al continuo confronto, per mostrarsi reciprocamente delle viste sul mondo, o è la babele. L'unica situazione che si può tranquillamente escludere è la convivenza dei separati in casa. Si può fare? No, si deve. Vale la pena di agganciare le cinture e godersela.

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Berlusconi, parte l'attacco al pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Polemiche per il gesto del Cavaliere. Monito di Napolitano: "Abbassare i toni". Il leader dei democratici in Veneto: "Qui inizia la rimonta" Berlusconi, parte l'attacco al Pd "Il suo programma è carta straccia". Veltroni: noi rispettiamo tutti ROMA - Ieri il leader del Pdl Silvio Berlusconi, impegnato in un comizio a Milano ha stracciato il programma del Pd davanti ai suoi sostenitori. "è carta straccia", ha detto. "Noi rispettiamo tutti", è stata la replica di Veltroni. Monito di Napolitano: "Abbassare i toni". Il leader dei democratici in Veneto dice: "Riparte la conquista del Nord-Est". SERVIZI DA PAGINA 4 A PAGINA 9.

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Lo strappo del palalido la risposta del nord-est - eugenio scalfari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LO STRAPPO DEL PALALIDO LA RISPOSTA DEL NORD-EST EUGENIO SCALFARI AL PALALIDO di Milano, con la folla delle grandi occasioni, Silvio Berlusconi ha compiuto un gesto inaudito all'inizio del suo comizio elettorale: ha stracciato il documento che conteneva il programma del Partito democratico gettandone i pezzi in aria e definendolo carta straccia. Non era mai accaduto un fatto simile in nessuna campagna elettorale. Quel gesto, quelle parole, quei pezzi di carta svolazzanti in aria fanno piazza pulita di ogni ipotesi di "fair play", di rispetto dell'avversario, di consapevolezza dei problemi del Paese e della loro gravità. Tradiscono un senso di paura per un risultato che ancora pochi giorni fa sembrava assegnare con certezza la vittoria alla destra e che invece comincia ad esser percepito come incerto. Gli ultimi sondaggi segnalano una progressiva rimonta del Partito democratico, un aumento degli incerti, lo smottamento del blocco berlusconiano perfino in zone e in ceti sociali che sembravano inespugnabili. Nelle stesse ore, mentre il vecchio leader di Arcore si abbandonava alla demagogia del capopopolo, Veltroni riceveva accoglienze mai viste prima nelle roccaforti del berlusconismo e della Lega, a Rovigo, a Venezia, a Treviso. Si è aperta una crepa profonda nel cuore del Nordest che mette in gioco la tenuta del consenso verso il Pdl con ripercussioni diffusive su tutta l'area padana. Lo scontro tra due visioni opposte del Paese e dei suoi problemi è insomma entrato nel vivo, alla compostezza dell'uno fa riscontro l'agitazione scomposta dell'altro, il vuoto delle sue proposte e soprattutto l'impossibilità di spiegare come mai, avendo governato per cinque anni con maggioranze parlamentari inattaccabili, nessuno degli impegni presi nel 2001 sia stato realizzato. SEGUE A PAGINA 29.

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Walter prova a sedurre il nord est "noi riformisti, il pdl è ottocentesco" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La moglie con Walter Cacciari: mai litigato Bindi in platea Il candidato premier a Treviso: "Ora possiamo garantire le risposte che questa gente attende" Walter prova a sedurre il Nord Est "Noi riformisti, il Pdl è ottocentesco" L'appello al Veneto operoso: dateci fiducia, possiamo governare da soli La mattina a Mestre tra i portuali. Incontro con Cacciari: siamo in sintonia ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - E infine arrivò il giorno di Walter Veltroni nella fossa dei leoni, in quella Treviso amministrata da 13 anni dal sindaco sceriffo Gentilini, passato alla cronaca per il suo desiderio di vestire gli immigrati da leprotti "e poi fare pum pum". Ecco il compito più difficile per il leader del Pd: riconquistare il Nord Est diventato negli anni ostile "anche per gli errori commessi dal centrosinistra". No, non siamo a Piazza dei Signori, il salotto chic, dove, forse, qualche leghista avrebbe esternato lo scarso gradimento per la visita, ma fuori le mura, nello storico cinema Eden, stracolmo di gente. Il candidato premier sa usare le corde giuste: "Tra i tanti muri caduti ce n'era uno grande come una casa, che divideva il Nord Est dal centrosinistra. Ci sono state delle colpe e anche una condizione oggettiva, quella di una coalizione piena di contraddizioni che impediva un'azione efficace, una risposta alle vostre domande. Ora questa storia è finita. Ciò che il Nord Est si aspetta dalla politica noi lo possiamo garantire". Gran sospiro di sollievo della platea che adora sentirsi dire quanto "i veneti siano ospitali e capaci di integrare", quanto sia "solidale il loro spirito", quanto "talento ed energia meritano di essere qui liberati". Un'altra idea per Treviso, per il Veneto. Non le panchine segate dagli amministratori per evitare che gli stranieri si siedano, non la moschea costretta a itinerare, o le ronde contro "le pantegane", non il razzismo ma il dialogo. Una Treviso che già c'è, che è in questa sala, ma che risulta invisibile all'esterno, ai media. Veltroni usa un linguaggio da predicatore: "Vorrei parlare uno ad uno ai cittadini di questa terra. Vorrei dire loro: "Dateci fiducia, possiamo cambiare radicalmente il Paese. Da soli, sarebbe la prima volta che governiamo". Il Veneto dei padroncini, degli artigiani, "gente che ha voglia di fare e perde le staffe se non ci riesce, quando sente le istituzioni lontane con la burocrazia che ostacola invece di favorire". Gli applausi scattano convinti (lo stesso accade a Rovigo e Belluno), ancora più caldi quando Veltroni evoca l'utopia, a suo dire realizzabile, di "un Paese dei diritti e dei doveri", di uno "Stato semplice", che non mette più i bastoni fra le ruote, che fa aprire, con l'autocertificazione, le imprese in un giorno, che va di pari passo con l'altro polo della rivoluzione, "il fisco amico". Meno pressione, taglio agli sprechi, in primis ai costi della politica. Ancora, sulla sicurezza: "Ci vogliono più polizia, più mezzi per le forze dell'ordine. E chi sbaglia paga, va in galera". Musica di violino, sventolano le bandiere del Pd in terra leghista. La moglie Flavia, al suo primo viaggio nel pullman elettorale, programma completo, incluso il rituale pranzo veltroniano in una famiglia tipo di Martellago, guarda la sala, un mazzo di mimose in mano: "Questa è un'esperienza straordinaria!". C'è anche Rosy Bindi, candidata in regione. E' in prima fila, sorridente, insolitamente quieta. Veltroni parla a braccio, solo una cartella di appunti appoggiata su un leggio. Gli ultimi dati dei sondaggi Ipsos danno in aumento gli indecisi ("buon segno") e confermano la forbice di dieci a sei a favore del Pdl. "Ce la possiamo fare", ghe a podemo far, come si legge sulle magliette dei giovani militanti. Basta cambiare registro, smetterla con la "lotta di classe", un argomento "che fa tristezza": "Perché prendersela con i poveri Cristi che lavorano dalla mattina alla sera, che lottano per crescere, che hanno cominciato negli scantinati, che sono stati anche loro operai?" No, il Pd non è la sinistra radicale ("Ma ci siamo separati consensualmente, senza rancore"), il Pd vuole "il patto tra lavoro e piccola impresa". Il Pd, dice Veltroni, intende dare risposte a giovani come Lorenzo Bernardi, 29 anni: "Mi ha scritto che vuole rischiare, che ha un'idea". Ma le banche italiane non finanziano le idee e Lorenzo, oggi come oggi, trova le porte aperte in Francia, non qui. Il primo disegno di legge del nuovo governo di centrosinistra sarà sulla precarietà, "una condizione che non è umana", un altro ddl, già scritto, è destinato al lavoro femminile. Ci vuole tempo, sottolinea il candidato premier, per realizzare "una nuova stagione, lo stesso che ebbero Blair e la Thatcher. Berlusconi "non ha l'energia per le riforme, non a caso D'Amato e Riello gli hanno detto no". Nel Pdl, dice Veltroni, "sono stanchi, ripetitivi, ottocenteschi". E anche parecchio illiberali, stracciano i programmi degli avversari, inorridiscono per Obama presidente nero e per l'Italia del 50 per cento di posti alle donne. Si prendono, candidato a Roma, il "capo della rivolta dei taxi", il nemico delle liberalizzazioni. E si affidano a uno slogan come "Rialzati Italia", "perché non sanno che tanti italiani cominciano a lavorare alle quattro, alle cinque del mattino, quando certi politici tornano dalla discoteca". Massimo Cacciari non c'è, non gli ha fatto da angelo custode nella fossa dei leoni. Si son visti fugacemente a Mestre, davanti ai portuali, ai lavoratori sempre più disperati del Petrolchimico. Foto insieme, Cacciari un po' scuro in volto. Parole rassicuranti ai microfoni per l'elettorato che teme contrasti fra i due: "Siamo in sintonia, sulle cose fondamentali". A fine giornata il leader è contento, soddisfatto dell'accoglienza: "Grazie, Nord Est".

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L'amaca - michele serra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti L'amaca MICHELE SERRA Destra un po' più pessimista e severa, e anche un po' più vecchiotta. Sinistra un po' più ottimista e speranzosa, e anche un po' più giovane: i sondaggi (per quello che contano) dicono che il voto dei diciottenni è sensibilmente spostato a sinistra, come nei remoti anni Sessanta e Settanta. Destra un po' più realista: Gianfranco Fini dubita che gli americani siano abbastanza liberi da pregiudizi per eleggere un nero alla Casa Bianca. Sinistra più propensa a illudersi: Obama, dice Veltroni, ce la può fare. (Spero che abbia ragione Veltroni ma temo che abbia ragione Fini). La campagna elettorale italiana, dopo un paio di decenni in cui il gioco delle parti era assurdamente invertito, finalmente ci restituisce un'idea di destra e di sinistra più vicina a come l'avevamo fisiologicamente conosciuta. Sono anni che sogno una destra severa e asciutta come quella che votava mio padre, piuttosto che la destra fanfarona e demagogica di Berlusconi. E sono anni che sogno una sinistra più ingenua e avventurosa, che parli di "futuro" e di "nuovo" senza paura di prendere le cantonate che toccano ? inevitabilmente ? agli illusi. A che serve la sinistra ? nella storia ? se non a illudersi che gli uomini (perfino Calearo) possano migliorare?.

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Pd, la scossa di d'alema "basta liti, la barca affonda" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli IL CASO Il ministro degli Esteri in visita a Pompei, poi affronta i malumori per le candidature Pd, la scossa di D'Alema "Basta liti, la barca affonda" sconfitta Ciascuno si senta chiamato in causa. Se si perde qui, sarà una sconfitta di tutti bassolino Bassolino è un pezzo della vostra storia. Non è vostro interesse che venga demolito urne Un vicepremier non può decidere quando si tornerà alle urne qui Sarebbe umiliante udeur L'Udeur si è dissolto per errori e ingenuità del suo capo ed è stato imbrogliato da Silvio ANGELO CAROTENUTO Neppure un distinguo. Non è il momento. D'Alema stronca la rivolta dentro il Pd napoletano prima che monti. Lo fa con una metafora che gli sta a cuore, piazzata nel cuore del suo intervento senza repliche in direzione provinciale, strozzando i lamenti diffusi e i documenti di sfiducia pronti in canna, e dicendo che "se a poppa contestano chi sta al timone, la barca affonda". Capito esclusi? Capito sindaci? Capito giovani? Discorso chiuso. Fine dei mal di pancia e stop alle proteste sui criteri con cui sono state formate le liste per le elezioni. Nel nome di un interesse generale che diventa esplicito prima del commiato. "Ciascuno si senta chiamato in causa, perché se si perde in Campania, sarà una sconfitta di tutti. Non sono qui per Bassolino, e questo non è tema di campagna elettorale. Sono qui per una causa che riguarda il futuro. Ma Bassolino è una risorsa. Non è interesse della vostra terra che un pezzo della vostra storia sia demolito da qualcun altro. Il futuro va costruito anche con lui. Lo faremo dopo. E io sono il garante di questo vostro diritto". Parole che si collegano a quelle pronunciate a Pompei in mattinata: "Solo con una mentalità antidemocratica si può credere che un vicepresidente del Consiglio decide quando si vota in Campania. Sarebbe umiliante per un'intera regione. Un atteggiamento che non avrebbe neppure Berlusconi. Bassolino è stato eletto dal popolo con grande suffragio. è evidente che la sua lunga esperienza volge... ". Si ferma: "Ma il tribunale, sono i cittadini". E Bassolino? Dice: "Le liste? Sono ben guidate. Io personalmente mi sono mosso per i capilista, perché venissero in Campania Veltroni e D'Alema. Il resto?". Il resto è sospeso. "Avevo altro a cui pensare. Sono stati giorni convulsi". Solo qualche accenno. "Alcune critiche le ritengo fondate. Ma siamo in campagna elettorale?". E il rinnovamento? "Perché: ho parlato di rinnovamento?". Mancano i territori? "Sono d'accordo". Mancano i giovani? "Sono d'accordo". Eppure, il governatore che aveva annunciato solo poche settimane fa di non volersi calare nell'arena elettorale, stavolta si presenta nella sede del partito sul lungomare per salutare D'Alema il capolista. Cappello, cappotto, mani in tasca. Restano a parlare per 14 minuti dentro l'ufficio del segretario Iannuzzi, che arriva a metà dialogo. A quel punto sono già andati via Emma Giammattei e Luigi Nicolais, Follini si farà vivo al tavolo in direzione, la Iervolino non c'è. Intorno a loro candidati e no: Cesario, Iacovelli, Marciano, Salzano, Santoro, Sommese, Velotti. E il lavoro frenetico di Rosalba e Anna. "Com'è andata a Pompei?", gli domanda Bassolino. è andata che D'Alema apre tra gli scavi sotto la pioggia il suo tour elettorale. "Mi sembrava una maniera per cominciare all'insegna del fair play". Un riferimento ironico alla battuta di Berlusconi: D'Alema come pezzo di archeologia. "Mi pare che il fair play sia già finito. Berlusconi è tornato sui toni arroganti in cui si trova a suo agio". Quel Berlusconi, dice, "monarchico per le sue cose e anarchico per le cose del Paese". Il Cavaliere che presenta i suoi gioielli. "Sapete chi sono? Dini e De Gregorio. De Gregorio poi trova normale che Forza Italia finanzi gli alleati. Il problema è che lui s'era alleato con noi". Su De Mita: "è candidato con l'Udc nell'orgogliosa affermazione di un ruolo personale, più che per calcolo politico". E su Mastella: "L'Udeur s'è dissolto per errori e ingenuità del suo leader. è stato imbrogliato da Berlusconi". Ecco perché ora "il bisogno del Pd napoletano dev'essere il disinteresse personale; credo anch'io che siamo a un passaggio di fase, ma deve essere accompagnato da una forte dignità, il senso del cammino compiuto tra luci e ombre, l'impostazione di una fase nuova. Oppure è confusione, ed è sconfitta". Una lezione su come si sta in trincea in un momento difficile, così lunga (oltre un'ora e mezza) e così didascalica da apparire a tratti come un corso di formazione. Con monito finale a consiglieri, assessori, sindaci, amministratori e presidenti di municipalità: "Dove si vota a livello locale, si deve vincere. Ma dove si vota per le politiche, deve valere il principio di solidarietà. Se si incrina il primato del Pd a livello nazionale, si incrina per tutti". Alla platea degli scontenti, radunata a Santa Maria la Nova con tante donne nelle prime file (Armato, Bossa, Carloni, Incostante, Martano, Valente) e con i socialisti di Alleanza Riformista fra gli assenti, la coordinatrice provinciale Giammattei prova a dire che "non siamo né riserva né colonia, lo scontento è fisiologico". E per girare intorno ai malumori cita Gramsci, Goethe, Eduardo, Mazzini, Garibaldi ed Hegel. Così quando D'Alema prende subito dopo la parola e il microfono non s'accende più, gli viene la battuta: "Guasto. Sono i guasti della cultura umanistica". Tocca a lui chiedere la tregua perché "la Campania è una regione chiave, qui si può vincere, io ci credo e sono venuto a metterci la faccia", scandisce dandosi un buffetto sulle guance. Applausi. Lui, che pensando a un personaggio di Pulp Fiction, il film di Tarantino, ricorda di essere stato paragonato a Wolf (Harvey Keitel). Quello che dice: risolvo problemi. "Sono stato chiamato proprio perché ci sono delle difficoltà". Non serve dire quale. I rifiuti. "Però in strada ce n'erano anche in passato. L'emergenza ha fatto danni, d'accordo, ma anche la campagna scatenata contro Napoli ne ha fatti". E a proposito di grandi esclusi dalle liste, sarà Enzo Amendola il coordinatore della campagna elettorale di D'Alema. Le tensioni, alla fine, restano confinate nella sede di via Nazario Sauro, dove i candidati passano a firmare l'accettazione, e dove chi arriva da fuori incrocia facce truci. Santagata e Sircana non si fanno vedere, mentre con Alessandro Sarubbi, giormnalista vaticanista messo in lista da Veltroni in Campania 1, ci scappa un battibecco. "Non solo ci passano davanti in lista, ci passano davanti pure nella fila", moromora un candidato campano. Lui nulla fa per distendere: "Mi hanno candidato qui perché pensano che posso convincere gli elettori grazie alla mia faccia pulita - dice Sarubbi - perché sono onesto e sono cattolico. Già in tanti a Napoli mi fermano in strada dicendomi che non avrebbero votato per il Pd, ma che ora vogliono votare per me. Eh sì, qui c'è sfiducia tra la gente. Radicali e cattolici nella stessa lista? Via, parliamo di problemi veri: voi state in mezzo alla monnezza". Benvenuto a bordo, caro democratico.

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Martina: "se ci attaccano vuol dire che hanno paura" - stefano rossi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Milano Gli impegni Le novità Il segretario lombardo dei democratici: "Nel Pdl sempre gli stessi nomi" Martina: "Se ci attaccano vuol dire che hanno paura" Da domani parte la vera campagna elettorale, siamo pronti a correre e penso che ci siano le condizioni per un ottimo risultato Colaninno e Calearo sono il segno che il mondo produttivo del Nord è stanco della minestra riscaldata del centrodestra STEFANO ROSSI "I nostri candidati sono come le figurine? Forse Formigoni scambia quello che stiamo facendo noi con un desiderio, quello di comporre, lui sì, l'album delle figurine del centrodestra. Peccato che Berlusconi l'album glielo abbia tolto dal tavolo, impedendogli di piazzare i suoi". Maurizio Martina, segretario regionale del Partito democratico, replica così all'uscita del governatore lombardo su Colaninno e Callearo, le "figurine", gli "specchietti per le allodole" del Pd in campagna elettorale. Martina, la sua è una replica decisa. Formigoniana, si direbbe. "Le parole di Formigoni confermano che il centrodestra ha la testa rivolta all'indietro. La novità è il Pd e loro cercano di recuperare terreno. Colaninno e Calearo sono il segno concreto che il mondo produttivo del Nord è stanco della solita minestra riscaldata del centrodestra". è sicuro? Qui sembra che siate voi a dover recuperare terreno. "Il fatto vero è che una parte rilevante del mondo delle imprese e dei ceti produttivi non si rivolge più al centrodestra ma investe sul Pd come progetto alternativo serio e credibile. E se alcuni ci mettono la faccia in prima persona, significa che hanno trovato nel Pd risposte nuove. Se nel giorno in cui si apre la loro campagna elettorale, nel Pdl devono replicare alle candidature di Veronesi, Colaninno e Calearo, è segno che sono in difficoltà e forse anche un po' preoccupati". Già, c'è, anche Umberto Veronesi. Formigoni dice: la mia non è una sfida a lui. "Anche il fatto che Formigoni si affretti a chiarire che non corre contro Veronesi è il segnale che ci pensa due volte". Non è esagerato trarre indicazioni così forti da qualche battuta? "Non c'è solo questo. Io non esprimo giudizi rispetto alle candidature altrui, ma sottolineo che quelle del centrodestra sono sempre le stesse. Se si prendono le liste di Forza Italia del 2001, 2006 e 2008 non si noteranno molte differenze. Dopo molte chiacchiere, alla fine si ripresentano gli stessi programmi e gli stessi volti. Noi abbiamo cambiato alleanze, idee, uomini. è la conferma che al Nord la vera novità è il Pd, mentre altrove si apre una serissima questione di capacità di rappresentanza di Milano e della Lombardia". La linea di Veltroni è di non attaccare l'avversario. Però avete imparato a non farvi dettare l'agenda, a differenza di quanto accadde nella campagna elettorale per il sindaco. "Se uno è forte, parla di sé e non degli altri. Loro discutono di noi e non di ciò che devono proporre al Paese. è un sintomo di debolezza per chi vuole rappresentare il Nord a 360 gradi. Ripeto: qualche preoccupazione ce l'hanno". E voi? "Siamo pronti a correre pancia a terra in tutta la Lombardia per far conoscere un progetto forte. Questa è la vera sfida. Lunedì inizia la campagna elettorale vera e propria. Penso che da noi esistano le condizioni per fare un ottimo risultato". Lo dicono anche altri. Forse qualcuno si è pentito in Sd e anche parte dei Verdi, in rotta coi vertici nazionali, pare guardare al Pd con interesse. "Ci siamo sempre detti disponibili ad accogliere, nei prossimi mesi, una cultura ambientalista del fare, interessata alla qualità dello sviluppo e lontana dal conservatorismo dei veti e delle contrapposizioni frontali. Ora, però, pensiamo alle elezioni".

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I soliti noti e i "paracadutati" - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Milano A destra come a sinistra ripresentati gli uscenti e i candidati spediti a Milano dalle segreterie dei partiti I soliti noti e i "paracadutati" Giovani, donne e "novità" sono relegati in fondo alle liste Nel centrosinistra più giovani, ma pochi alla ribalta: tutta colpa del Porcellum RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Insomma, di volti nuovi nelle liste del Pdl non se ne scorgono. A meno di non considerare una ventata di aria fresca Elena Centemero, insegnante di lettere in Brianza: dicono sia stata la prof di Luigino Berlusconi, di sicuro è un riciclo del 2006, quando fu inutilmente presentata nella lista di Forza Italia: bocciata. Per il resto i candidati milanesi dell'Invincibile Armada berluscon-finiana sono un concentrato di parlamentari uscenti ("soprattutto gli eroici senatori che hanno fatto cadere Prodi", ha spiegato ieri il Cavaliere al Palalido), con abbondanti spruzzate di gente da piazzare a tutti i costi, come l'eterno pensionato Carlo Fatuzzo, tornato all'ovile dopo il tradimento di due anni fa. O la paracadutata Daniela Melchiorre, già sottosegretaria diniana nel governo Prodi. Lo diceva, sempre ieri al Palalido, un giovane consigliere comunale azzurro: "Per quelli che si impegnano davvero, che hanno legami con il territorio, che vivono la politica come servizio, nelle liste non c'è posto". Lo diceva, ovviamente con una punta di recriminazione molto autoreferenziale, dando voce al lamento dei tanti peones di stanza a Palazzo Marino che non ce l'hanno fatta a conquistare un posto al sole. Tutti fuori, di caselle vuote non ce n'erano. Bisognava lasciare spazio a chi sta già in Parlamento, come Ombretta Colli, che conserverà il seggio senatoriale in cambio dell'addio alla giunta Moratti. A un Formigoni che non ne può più della prigione dorata del governatorato e forse stavolta farà il ministro. A un plotoncino di assessori regionali che tanto rimarrebbero in carica ancora per poco, perché tutto fa pensare al voto anticipato pure al Pirellone: Abelli, Beccalossi, Corsaro. A qualche fedelissimo di Berlusconi che è già consigliere regionale, come Giancarlo Serafini. E poi, ovviamente, alla coppia superstar Berlusconi-Fini, ai Tremonti, ai Mantica, ai La Russa, big che devono per forza essere ricandidati. E anche a un'europarlamentare di An, Cristiana Muscardini, che per volere di Fini ha scavalcato in lista una bandiera come Riccardo De Corato, confinato con suo sommo e non celato dispiacere a un non nobilissimo diciottesimo posto. Scelte forse inevitabili, per via di una legge elettorale a dir poco sciagurata, che espropria gli elettori e riempie il Parlamento di gente nominata dalle segreterie dei partiti. D'accordo: ma il rinnovamento? Non che dall'altra parte vada molto meglio, come dimostrano le proteste seguite alla formazione degli elenchi milanesi e lombardi dei candidati del Pd. è vero, ci sono nomi nuovi (nuovi per la politica, s'intende) in testa alle liste: Veronesi, Colaninno, Ichino rendono l'idea dell'apertura che Veltroni ha imposto al suo partito, ma dietro di loro c'è un campionario di candidature scelte con criteri non molto diversi da quelli seguiti dal Pdl. Gli uscenti devono essere ripresentati, quasi tutti, anche quelli che non sembrano essersi distinti più di tanto in meno di due anni di attività legislativa. Qualcuno - gli esempi più eclatanti sono quelli del senatore Carlo Fontana e dell'onorevole Pierluigi Mantini - ha subito una sorte simile a quella riservata a De Corato e, in assenza di legami solidi con qualche santo in paradiso, è stato collocato in posti a rischio. Poi le donne: solo tre eleggibili nella lista della Camera (al numero tre la romanissima Linda Lanzillotta), diventate quattro solo perché Barbara Pollastrini ha minacciato sconquassi dopo la scelta dei vertici nazionali di spostarla al Senato. L'hanno rispostata: scambio con il professor Ichino, che ha accettato di andare a Palazzo Madama, mentre la signora quote rosa tornerà a Montecitorio. Del resto pure lei ha fatto la ministra, le è concesso di fare la voce grossa. E i giovani? Tanti, ma non nei posti buoni, vale a dire quelli "in alto". Ce la faranno, per la Camera, Alessia Mosca e Vinicio Peluffo, milanesi che però lavorano a Roma, nello staff di Veltroni. Walter li vuole a tutti i costi in Parlamento, i colonnelli locali del Pd hanno bofonchiato un po' (troppe candidature romane), ma poi hanno abbozzato. Non è un quadro esaltante, ma si può sempre dare la colpa alla legge porcata. Fatta dagli altri, mica da loro.

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Il balletto oscuro del centrodestra - gianni parisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIX - Palermo Il balletto oscuro del centrodestra GIANNI PARISI (segue dalla prima di cronaca) Cadde questo governo; cominciò anche e specialmente in Sicilia il potere berlusconiano con i suoi Miccichè, Cuffaro, Dell'Utri e Co. E con tanta mafia fuori, nella società, e dentro le strutture di potere. Venne il cuffarismo: clientelismo di massa, spartizione del potere, spartizione di tutto, pure delle Tac. Cuffaro ha perfino rovinato la buona fama dei cannoli siciliani. Miccichè, aiutato da Dell'Utri (condannato a nove anni per concorso esterno alla mafia) va all'attacco del povero Cuffaro, (condannato a "soli" cinque anni). Miccichè e Dell'Utri moralizzatori antimafiosi? C'è qualche cosa che non quadra. Cosa si è messo in moto, quali interessi, quali poteri? Quali nuovi equilibri e di potere e territoriali? Ancora non è chiaro. Intanto dietro le quinte il "sicilianista" e leghista Lombardo si lecca i baffi. Miccichè si candida a presidente della Regione dopo le dimissioni di Cuffaro. Cuffaro si mette di traverso. No a Miccichè. Sì a Lombardo, della stessa scuderia di Mannino, condannato per mafia ritornato al Senato, produttore di passito, dicono talvolta chimicamente corretto. Berlusconi, inseguito dalla crescita di Veltroni, ha bisogno della Sicilia, non della Regione, ma dei seggi del Senato. Rischia, se perde la Sicilia, di perdere il Senato. Ostenta freddezza con Cuffaro (ma gli aveva espresso la sua piena solidarietà, spronandolo a non dimettersi dopo la condanna), ne accetta i voti solo se ripuliti (si fa per dire) dall'algido Lombardo a cui affida la Regione, dopo aver esposto la povera Prestigiacomo, dà a Lombardo lo scettro delle due Sicilie e lo nomina capo della Lega del Sud. Intanto il blog di Miccichè si riempie delle pernacchie di quelli che avevano creduto alla "rivoluzione" di Gianfranco, che poveretto si difende dicendo che Berlusconi non ha capito da quali "poteri oscuri" è stato subornato (par di capire che Miccichè consideri Berlusconi un po' "bollito"). Potrebbe dire Miccichè quali sono questi poteri oscuri? Ce ne sono di nuovi? Lombardo che ama mettere dietro ai palchetti dai quali conciona vecchi drappi separatisti chiede a Berlusconi tanti appalti, il Ponte da costruirsi con cemento Calcestruzzi, nessun limite alla spesa sanitaria, l'Alta Corte, magari presieduta da un padrino. Il ricatto è completo. Povera Sicilia, se cadrà nelle mani di un vecchio cinico notabile democristiano (indimenticato assessore agli Enti locali negli anni Ottanta). Povera Sicilia se l'Italia ricadrà nelle mani di Berlusconi e Bossi (Fini ? l'ectoplasma ? aspetta dietro le quinte). Povera Sicilia se dovesse cadere nelle mani di un personaggio come Lombardo che potrebbe anche rilanciare il separatismo, ricattando lo Stato: a meno che lo Stato non gli dia tutti i soldi di cui ha bisogno per dominare una Regione perfino peggiore di quella di Cuffaro. Bossi e Lombardo, che bella compagnia. Del resto, quello che non può dire Bossi, lo dice Borghezio: "Dopo il Kossovo, possiamo proporci di fare lo stesso in Padania". E dopo il Kossovo, cosa potrebbe tentare Lombardo, uomo del clientelismo, ma temiamo anche capace di avventure? Lombardo come Borghezio? Chi lo sa; certo Berlusconi è riuscito a fare questo bel capolavoro. Non siamo certi che vinceranno Anna Finocchiaro e Rita Borsellino: potrebbero essere fermate dalle vecchie manovre, dai vecchi potentati, dalle vecchie promesse, dagli uomini rifatti in volto, dai nuovi padroni con i baffetti e gli occhi spiritati, verso cui affluiscono vecchi consulenti di Nicolosi e nuovi rottami politici. Ma non siamo neppure certi che vinceranno loro: Lombardo, il venditore di fumo Miccichè, Dell'Utri, e il grande padre Berlusconi. Né in Sicilia, né alle elezioni nazionali, dove il "grande comunicatore" stanco come un vecchio attore arranca dietro il pullman e le proposte di Veltroni. Potrebbe scattare l'orgoglio della Sicilia tante volte espresso in passato quando era visibile una alternativa al vecchio potere. Oggi l'alternativa rappresentata da Veltroni e dalla sua opera di cambiamento. La Sicilia potrebbe questa volta rituffarsi nell'alveo generale del fiume che scorre nel Paese.

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Spin doctor: le arti nere per vincere in politica - giancarlo bosetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spin doctor: le arti nere per vincere in politica Campagne elettorali l'attualità Il duello per convincere chi deve votare si affronta con le armi della persuasione e della propaganda. Maneggiate da specialisti che i grandi successi ottenuti per Blair e Bush hanno reso indispensabili, anche se non sempre combattono con fair play... William Safire Spin: l'azione di offuscare deliberatamente la percezione delle notizie; il tentativo di controllare le reazioni politiche GIANCARLO BOSETTI Lo spin, il mestiere degli strateghi delle campagne elettorali e della comunicazione politica (il verbo spin viene dallo sport, dal cricket, e vuol dire dare l'effetto alla palla), è una forma urbanizzata e sofisticata di combattimento che usa le parole invece dei fucili, i telegiornali invece dei panzer, le conferenze stampa e le fughe pilotate di notizie (il leaking) invece delle bombe a mano. I due leader sono di fronte l'uno all'altro come in una partita a scacchi secondo lo schema amico-nemico di Carl Schmitt. Obama contro Clinton o Veltroni contro Berlusconi. è un duello combattuto con le armi della persuasione, della propaganda, dello spin. Lo schema del duello sarebbe puro ("vediamo chi è più bravo a convincerci") se si trattasse di contendersi solo il consenso, il voto di opinione. Ma a intorbidare la scena c'è anche il voto di scambio e molti residui di vecchie cordate, evidenti per esempio in Campania (perché Bassolino non si dimette da governatore? Porta voti a Napoli più di quanti ne fa perdere in Italia?) o in Sicilia (e perché Cuffaro è ancora in gioco e controlla più voti di quanti ne faccia perdere?) o in Lombardia (perché su Malpensa e Alitalia Berlusconi diventa statalista?). Così la partita a scacchi si sporca. Quando diceva che l'essenza della politica sta nella distinzione tra amico e nemico, Carl Schmitt, il grande teorico della politica (e della dittatura) che piaceva a Goering, parlava dello straniero, del nemico esterno, ma anche di quello interno. Erano tempi di ferro e di fuoco, il 1932, Stalin al potere, Hitler quasi. Ma quando diceva che il politico è più preparato alla lotta del soldato, perché "il secondo combatte solo qualche volta, il primo sempre", Schmitt parlava anche della politica in democrazia, in cui si gioca per accaparrarsi sostegni e toglierne al nemico. Il nemico è essenziale e onnipresente. Quando la Casa Bianca ha fatto circolare la notizia che Valerie Plame, la moglie dell'ambasciatore Wilson, che giudicava fasullo il dossier sull'uranio di Saddam, era un agente della Cia, si stava vendicando di una nemica. La vedremo presto al cinema, con il volto di Nicole Kidman. Hollywood, con i diritti del libro della signora, Fair Game, ha fatto suo il più grande caso di leak e di spin di questo principio di secolo. Tanto grande quanto grande era il caso Watergate nella storia degli scoop. Tutto è bene quel che finisce bene (la scoperta dell'operazione è costata un processo e, alla fine, nonostante la sua uscita dal processo, anche il posto a Karl Rove, consigliere e braccio destro di Bush), ma il gioco non è stato tanto fair. La guerra in Iraq è cominciata ed è stata prolungata a colpi di spin e falsi dossier come quelli. L'Italia in questo campo è alle prime armi, come si capisce da questo inizio di campagna elettorale. Potrebbe anche essere un vantaggio, ma solo se consideriamo lo spin "cattivo", quello che tira colpi sotto la cintola, e non quello "buono", che li tira solo sopra. Rove è un maestro nel campo, sia sopra che sotto, dentro e fuori dalle regole, sia quando si tratta di accreditare Saddam come alleato di Bin Laden, sia quando organizza la mobilitazione del voto degli evangelici con una campagna porta a porta. Istruttore e regista imbattibile e completo. Ne sanno qualcosa Gore (2000), Kerry (2004), e lo stesso McCain (primarie repubblicane del 2000). Tutti e tre liquidati da lui, il padre di tutti gli spin doctors e delle loro "arti nere". Ci sono anche quelle "bianche". Qualche volta i confini sono labili, tra i due generi, ma una differenza c'è tra i trucchi sporchi e quelli puliti. Il video di Hillary che ha fatto più nera la faccia di Obama è solo un peccato veniale. In ogni caso per applicare arti alla campagna elettorale ci vuole una regia, mentre da noi tende a prevalere un confuso concorso di fattori eterogenei. Ci sono sulla piazza bravi professionisti della strategia, ma manca un chiaro campo da gioco. Prendete il caso Mastella, che ha provocato la crisi di governo. Difficile immaginare che la sceneggiata nella Procura a Santa Maria Capua Vetere del giudice Mariano Maffei, finita su YouTube, sia il prodotto di una sofisticata regia, l'opera di una spin room che dopo ore e ore di brain storming decide di far cadere il governo con geometrica precisione. Accade quel che accade. C'è sempre chi parla di esplosioni a orologeria, di coincidenze sospette prima durante e dopo le elezioni, cioè sempre. Ma gli orologiai e i burattinai, dietro i giudici, dietro i giornali, dietro le tv, dai tg alle soap operas, e dietro molti deputati e senatori, sono così numerosi - e con idee così poco chiare - che il risultato è un frastuono incomprensibile. Geometrica era la mobilitazione militare, navale, aviatoria con cui Rove organizzò il mitico discorso della "Missione compiuta" di Bush sulla portaerei Lincoln nel maggio del 2003. Più costosa della produzione di Guerre stellari, ma efficace, e come. Di geometrico nella campagna italiana invece c'è poco. Lo spin nella sua forma più limpida ha una logica binaria, o di qua o di là. Un duello. In questa situazione la campagna elettorale appare come un'opera d'arte o come una impresa sportiva, del leader e della squadra. Il modello idealtipico di battaglia di questo genere è quello di Tony Blair nel 1997 che, quel 2 di maggio, divenne il più giovane primo ministro del secolo in Gran Bretagna con 418 seggi contro 165. L'impresa del New Labour era non solo un grandioso successo politico, ma anche la più esemplare battaglia di spin doctoring, mai combattuta: una unica cabina di regia, un ufficio, Millbank Tower, un gruppo di uomini decisi a vincere e con la concentrazione di una squadra di calcio alla finale dei mondiali. La tecnica è stata spiegata dai protagonisti: Philip Gould, Alastair Campbell, Peter Mandelson. I principi guida sono chiari: la campagna è totale, olistica, coinvolge tutto, programmi concreti e ideali astratti, tutti i media e tante discipline scientifiche; la campagna è dinamica, perché le cose cambiano anche in poche ore, guai a dare per scontato che una certa situazione duri; la campagna si vince se si tiene il controllo dell'agenda, se si anticipano e vanificano le mosse dell'avversario; il leader non deve mai dimenticarsi che in ogni momento deve apparire chiara la ragione per cui lui sarà primo ministro, lui e non quell'altro; il messaggio va mantenuto e limato alla perfezione. Gli slogan vincenti del Labour? Erano facili: "ora basta" (con i conservatori); "la Gran Bretagna merita di più"; "con il popolo e non con i privilegi"; futuro e non passato; "New Labour, New Britain". E ci vogliono resistenza fisica, tenacia, capacità di promuovere il cambiamento vincendo la paura. E velocità. Uno degli armamenti dello spin laburista era l'"Unità di rigetto rapido" della propaganda avversaria: quando i conservatori uscirono con un pezzo sulle tasse, in tre ore il quartiere generale di Millbank tirò fuori un testo che segnò la fine della loro campagna sul fisco. Gordon Brown di quella squadra era uno dei campioni, si occupava dei suoi avversari diretti e inventò una forma ancora più rapida: il rigetto preventivo. Le manifestazioni dei conservatori, sui quali ci si procurava informazioni in anticipo, erano prevenute dalla propaganda laburista, che si presentava con volantini argomentati e mirati già all'uscita del pubblico dall'auditorium. Berlusconi ha fatto un lavoro del genere nella campagna contro Prodi del 2006, e dopo, recuperando il distacco, mandando ovunque gruppi a fischiarlo, inscenando piazzate in poche ore come a Vicenza. Ma dov'è ora la Rapid rebuttal unity di Veltroni? Il Cavaliere propone il nucleare. Qualcuno se ne occuperà prima delle elezioni? L'assunzione piena del ritmo e del rischio della sfida, quella che vediamo in scena nelle primarie americane, è meno evidente da noi. La campagna italiana 2008 già dalle prime battute registra combattenti che sono pronti all'ipotesi del pareggio, che poi viene messa da parte. Ma c'è. Se potesse, questa volta Berlusconi farebbe a meno della campagna elettorale, avendo un vantaggio molto largo. è nella condizione di Prodi due anni fa. I suoi messaggi tendono per ora ad alleggerire il contenuto del contrasto: "Veltroni ha un programma copiato", "è uno specchietto per le allodole". E conta di chiamare al voto evocando Prodi, aggirando Veltroni, come faceva due anni fa con Prodi ("non comandi tu, ma D'Alema"). Cerca sempre l'inquadratura, il frame più favorevole. Veltroni al contrario avrebbe bisogno di moltiplicare la durata della campagna elettorale. Ma la partita non riguarda solo il voto di opinione. A complicare enormemente la competizione italiana c'è il terreno elettorale arato dal voto di scambio, dalle reti di potere locale, su cui poco si può fare con lo spin. Ecco perché invece dello spin entrano in scena le arti della bottega artigianale italiana, un complesso sistema di bricolage. Indicative le vicende campane e siciliane, i pasticci nelle liste, non più boss ma figli e figlie di boss. Per analoghe ragioni spurie, rispetto al duello schmittiano-democratico, Berlusconi, che dovrebbe sostenere una soluzione thatcheriana per l'Alitalia, deve fare i conti con le sue cordate, Lega e An, e svolta verso la linea Iri. Altro che Prodi! La sfida è come in America per il cambiamento. Se i giochi fossero limpidi si tratterebbe di stabilire chi è più credibile quando chiede "stand for a change". Di chi fidarsi di più tra Barack e Hillary, tra Silvio e Walter? L'elettore - dicono alcuni spin doctors americani del momento, Axelrod, Greenberg, Westen - consulta più la biografia del candidato che le sue parole. Ma lo scontro è inquinato dalle cordate - che una volta si chiamavano "clientelari" - e l'elettore sarà dunque spesso trattato come parco buoi e pilotato dal capocordata locale o dal boss di corrente. Il quale poi chiederà in compenso qualche cosa che non sarà il cambiamento promesso dal leader. Chi li riduce più i ministeri a dodici? Chi taglierà i posti nel pubblico impiego? Non solo lo spin dunque in Italia servirà a capire quel che accade, ci vorrà anche la vecchia consumata geopolitica domestica, che ha insegnato anche a non illudersi, troppo. Sul change.

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Walter: "che tristezza quel gesto sarkozy non l'avrebbe mai fatto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La risposta del nuovo partito agli attacchi dell'ex premier Walter: "Che tristezza quel gesto Sarkozy non l'avrebbe mai fatto" Realacci: "Trovata non degna per chi si candida a governare un grande paese" ROMA - "Noi non stracciamo i programmi dei nostri avversari, noi li leggiamo, li rispettiamo. Perché per noi non ci sono nemici, ma avversari politici con i quali competere".. Walter Veltroni risponde così al coup de theatre di Silvio Berlusconi che da palco di Milano ha strappato dei fogli di carta. Il Cavaliere voleva ricordare ai suoi elettori che il centrosinistra non rispetta gli impegni scritti, ma il suo gesto ha assunto una valenza simbolica subito condannata dal Pd. "Non vedo Sarkozy che straccia il programma di Segolene o Zapatero a strappare il programma di Aznar", incalza Veltroni. Il leader del Partito democratico rintuzza anche l'attacco diretto e ha rispedito al mittente l'accusa di non rispettare gli impegni. "Finché si stracciano i programmi altrui, certo fa tristezza, ma è molto peggio quando si stracciano i propri programmi perché non si fanno le cose che ci sono scritte". dice l'ex sindaco di Roma. Comunque, conclude Veltroni, "potranno seminare quanto cianuro vorranno, ma io, anche perché ho un buon carattere, non risponderò, perché sono stufo di questo teatrino". Ma il leader del Pd ricorda anche Berlusconi, "qualche giorno fa, aveva detto che il nostro programma era uguale a quello del Pdl. Quindi è come se avesse un po' strappato il suo". Giorgio Tonini, uno dei più stretti collaboratori di Veltroni incalza: "La verità è che è il loro programma ad essere carta straccia, e gli italiani, che vogliono uscire da quindici anni di inutile stallo, lo hanno capito benissimo". Dello stesso tenore il giudizio di Ermete Realacci: "Stracciare platealmente il programma dell'avversario è un gesto sprezzante e violento non degno di chi si candida a governare un grande paese civile come l'Italia. Noi non lo faremo mai", dice il responsabile comunicazione del Pd. Molto critico anche il giudizio di Enrico Boselli. Secondo il leader del Partito socialista, quello di Berlusconi, "è un brutto gesto. I programmi contengono idee, ed e' un cattivo esempio per i nostri figli". Per Boselli, "non vanno strappate e bruciate le idee anche quando appartengono ad altri".

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Lo sport usa, i soldi e la corsa a candidarsi - gianni mura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sport SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI LO SPORT USA, I SOLDI E LA CORSA A CANDIDARSI GIANNI MURA Tutto si può dire di Blatter, e molto è già stato detto, ma non che sia incapace di annusare l'aria che tira. Blatter ha saputo che Veltroni ha pensato alla castrazione chimica per i pedofili. Ha saputo che Fini ha proposto i lavori forzati per i carcerati. E s'è lanciato: squalifica a vita per i calciatori violenti. Veltroni, pungolato da un'osservazione di Dario Vergassola sul Manifesto ("come candidati mancano solo il marziano, l'ufologo e quello che ha pescato la trota gigante"), ha chiesto la castrazione chimica per i calciatori violenti e il rogo per Vergassola. Fini ha ribadito: ai lavori forzati anche i calciatori violenti. D'accordo la Lega, purché si concentrino le sanzioni sugli extracomunitari e su quelli nati a sud di Piacenza. Meno tasse per tutti, s'è limitato a garantire Berlusconi. Non pervenuto il commento di Van Basten, né degli sponsor milanisti Dolce e Gabbana. [Blatter s'è preso un fine settimana di riflessione. Lunedì ne tirerà fuori un'altra. Ma tutto questo ci porta lontano da una delle vere questioni della settimana, quella che riguarda il punto e virgola. L'ha lanciata il New York Times, l'ha ripresa il Guardian e da noi il giornale che le ha dato più spazio è l'Unità, con un'intervista al linguista Gian Luigi Beccaria, accademico della Crusca. Il punto e virgola, leggo, lo inventò Aldo Manuzio, stampatore veneziano, lo stesso che creò il corsivo. Nel '500, il punto e virgola fu subito adottato dai segretari della curia romana: in discorsi lunghi e complessi, andava benone come via di mezzo. Beccaria è favorevole al punto e virgola: "Ritmicamente, stilisticamente, logicamente svolge una funzione importante. Perché la scrittura, almeno quella di un certo livello, non è fatta solo di parole ma è in qualche modo assimilabile a un testo in senso lato musicale". A Beccaria viene chiesto in quale direzione vada la nostra lingua. "Purtroppo sta prevalendo il linguaggio tecnico e burocratico, mentre si perdono locuzioni che provengono tanto dalla cultura alta che da quella contadina: i miei studenti non sanno cosa voglia dire né "spada di Damocle", né "menare il can per l'aia"". Non indifferente è rimasta la politica. Veltroni ha candidato un punto e virgola. La Lega, considerando il segno una sorta di matrimonio misto, ha proposto un referendum: scelgano i punti e le virgole con chi stare, se con i punti o con le virgole. "Tertium non datur, o de chì o de là" ha scandito, traducendo, Calderoli (uno che ha studiato). Nel mio piccolo, ho deciso di dare un segnale di fiducia alle punteggiature di minoranza; ho usato un punto e virgola, e mi voglio rovinare; due, probabilmente a sproposito. Adesso, per dieci anni, basta.] [Il lettore T. W. mi rimprovera perché mi occupo poco di golf. E' vero, è la conseguenza del fatto che si occupano poco di golf i giornali che leggo. Appena posso, rimedio. Questa l'ho letta su Avvenire. Tripp Isenhour è un golfista professionista. Mentre gioca, è disturbato da un uccello appollaiato su un ramo. Prende la mira e lo centra con la pallina, un tiro perfetto. Il primo, suppongo, perché altrimenti il volatile, pur non essendo sveglio come Blatter, avrebbe capito che aria tirava. Ma adesso Tripp è nei guai, avendo ucciso un volatile di specie protetta: una rarissima poiana a spalla rossa. Il golfista rischia 14 mesi di carcere e 1.500 dollari di multa. Altri lettori mi rimproverano perché ieri, sulle pagine milanesi, ho scritto di un pugno di Bicicli a Sani. Hanno ragione: il pugno lo diede Sani a Bicicli. Chiedo venia. Poi: non sapevo che il 2008 fosse stato dichiarato dall'Onu "anno della patata". Per i suoi valori nutrizionali, economici e pure metaforici. Pur lievemente perplesso sui valori metaforici, Veltroni ha candidato una patata. Berlusconi lo ha accusato di veterocomunismo sventolando un ritaglio dell'Economist che citava Engels ("la patata ha cambiato la storia dell'umanità"). Se le cose stanno così (canta Sergio Endrigo), passiamo ad altro.] Il lettore M. A, di Firenze, mi segnala una bella storia toscana, e lo ringrazio. C'è una partita tra ragazzini di 12 anni, le squadre si chiamano Sporting Grassina e Virtus Firenze. Scoppia una rissa tra genitori in tribuna. I due allenatori, Francesco Pompili e Stefano Biagi, fermano i giocatori e tutti i ragazzini escono tenendosi per mano, mentre in tribuna i genitori continuano a picchiarsi. [E continua a sperare Pistorius. La Gazzetta scrive che i test americani hanno fornito risultati completamente differenti da quelli effettuati in Germania a novembre. In tema di disabilità, voglio segnalare un bel libro di Marco Calamai, "Uno sguardo verso l'alto" (ed. Franco Angeli, con dvd, 24,50 euro). Calamai è stato allenatore nel basket dei professionisti, da anni insegna il gioco a ragazzi disabili, ottenendo grandi risultati. Ancora basket, Danilo Gallinari dell'Armani Jeans intervistato da GQ. Gallinari potrebbe seguire il cammino di Bargnani e Bellinelli e trasferirsi negli Usa. "Però andrei in controtendenza. Io non subisco il fascino del basket Usa, anche se è il sogno di tutti i giocatori. E nemmeno subisco il fascino degli Usa, non sopporto l'arroganza di un Paese convinto di essere il numero uno in tutti i settori quando invece è lampante che spesso il meglio è altrove". Parole chiare. "Ma non posso ignorare che se qui si guadagna uno là si guadagna dieci. Né che si vive una volta sola, e quindi certe occasioni bisogna acchiapparle al volo". Impressione al volo: Veltroni non candiderà Gallinari.] Infine, passata la festa per i 100 anni dell'Inter, ci sarebbe una ricorrenza anche oggi. Il 9 marzo 2007 si preparava il primo numero di "Dieci", quotidiano sportivo di belle speranze e brevissima vita, durato più o meno l'espace d'un matin. Molti dei 40 ragazzi che ci lavoravano sono disoccupati e tutti, dopo le prime sentenze favorevoli, sono ancora in attesa di soldi che chissà quando vedranno, sempre che li vedano. Più che l'anno della patata, mi sembra il secolo della patacca, da intendersi come imbroglio.

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Berlusconi straccia il programma pd "ecco cosa ne faranno se vincono" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi straccia il programma Pd "Ecco cosa ne faranno se vincono" Il Cavaliere apre la campagna: "Veltroni è un prestigiatore" "Abbiamo coraggio ma non la bacchetta magica" GIANLUCA LUZI MILANO - "Per noi il programma è un impegno. Per la sinistra è soltanto cartastraccia, uno specchietto per le allodole per attirare gli elettori. Non perdete tempo a esaminare il loro programma perché quando va al governo il centrosinistra col programma fa così...". Prende dei fogli dal podio, li straccia e li getta platealmente dietro di se. Palalido gremito, bandiere sventolanti del Popolo della Libertà, qualche vessillo anche di Alleanza nazionale nonostante il divieto di Fini. Berlusconi accende la campagna elettorale e mette in soffitta il fair play. Ora il Pd non è più solo "il partito di Prodi", ma Veltroni diventa il bersaglio: "Prestigiatore insieme a Rutelli per far dimenticare il passato", "Walter Veltroni, l'innovatore, il giovane praticante della politica, il sindaco moderno che invece di laurearsi si è diplomato in fiction e che in politica ci sta da 40 anni". "Tutti vi siete accorti che sono terminati i fuochi di artificio di Walter Veltroni. Ha detto vado solo io, senza alleanze. E' stata una finta perchè hanno aggregato radicali e giustizialisti. Si troveranno insieme cattolici e mangiapreti, e ciò è inconciliabile". Berlusconi sa come infiammare la sua gente e rispolverando uno schema collaudato due anni fa chiude il comizio come un predicatore gospel, con un personale call and response che non manca mai di mandare in delirio i suoi fan. "Volete ancora essere governati dai signori della sinistra? Avete voglia di credere alle loro bugie? Credete ancora che possano fare qualcosa di diverso dal disastro in cui hanno gettato l'Italia?..." e così via per tredici domande a cui la folla risponde sempre con un ruggito: "Nooooo". E allora, conclude il Cavaliere in coro con la platea: "Ripetete insieme a me "Rialzati Italia!". Dal Palalido parte ufficialmente la campagna elettorale del Pdl. Sul palco, insieme, Berlusconi e Fini per la prima volta dal dicembre 2006, piazza San Giovanni a Roma. "Facciamo del 13 aprile la festa della liberazione dalla sinistra", esorta dal palco Fini che parla per una ventina di minuti. Il Pdl, assicura e rassicura i perplessi di An, "è un progetto, non un cartello elettorale, ci saranno gruppi parlamentari comuni e poi in autunno nascerà un grande partito comune legato ai valori del Partito Popolare Europeo". C'è di tutto alla kermesse del Pdl. Fuori un gruppo di ex ufficiali della Folgore, in borghese ma con il basco cremisi, saluta militarmente Fini: accompagnano il capitano Paglia, invalido in sedia a rotelle, medaglia d'oro al valor militare, candidato. Dentro, in attesa dei leader, è una discoteca di Rimini: la folla ha voglia di divertirsi e balla al suono dell'inno gay Ymca dei Village people. Il "Silviodanaio" si mischia alle tradizionali bandiere e magliette. Poi l'inno di Mameli. Fini canta solenne, Berlusconi conclude con uno stentoreo "sì!" a pugno chiuso. E su tutto "Azzurra libertà", che resta al primo posto della hit parade del Pdl, mentre Meno male che Silvio c'è è ancora relegata al secondo posto. Berlusconi - ed è la vera novità di questa campagna elettorale - non promette miracoli. Anzi, al suo pubblico ripete ancora una volta che "per rimediare ai disastri della sinistra dovremmo avere la bacchetta magica. Purtroppo - scandisce - la bacchetta magica non ce l'ha nessuno. E noi - aggiunge - sembriamo un po' matti a volerci accollare la responsabilità di governare l'Italia dopo il disastro della sinistra e nella difficile situazione internazionale dell'economia. Ma non ci sono alternative e come abbiamo sempre fatto ci assumeremo la responsabilità". Del resto "i sondaggi ci dicono che ci toccherà davvero pensare al governo del Paese". Al primo consiglio dei ministri Berlusconi promette che "interverremo su tre cose" per alleviare le "difficoltà delle famiglie" e aumentare il potere d'acquisto perduto. Il primo provvedimento sarà l'abolizione dell'Ici. Il secondo per "detassare tutto il lavoro straordinario o ciò che un collaboratore riceve come premio per la sua produttività". Sarà, sostiene Berlusconi, "un incitamento per tutti a lavorare e produrre di più. E le famiglie potranno consumare di più". Infine verrà ripristinato il bonus bebè "che la sinistra, tra le prime cose, arrivata al governo, ha eliminato". Ma per una "progressiva e graduale riduzione della pressione fiscale" bisognerà aspettare, perché "dovremo avere il sostegno dei conti e dell'economia. Dobbiamo sviluppare - spiega - un'opera di riorganizzazione dello Stato, la lotta all'evasione fiscale, un piano finanziario sui beni dello Stato ora inattivi che possono essere venduti e utilizzati per ridurre il debito pubblico e la somma di interessi che ogni anno siamo costretti a pagare".

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Tra silvio e industriali feeling in crisi ma arriva un riello per il derby con calearo - roberto mania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

D'Amato, ex presidente di Confindustria: ho detto no a Berlusconi perché non ha un vero disegno riformista Tra Silvio e industriali feeling in crisi ma arriva un Riello per il derby con Calearo Berlusconi arruola l'imprenditore delle caldaie. Il cugino Alessan-dro invece rifiuta Lo storico Berta: il leader della Pdl semplifica troppo, i problemi invece sono complessi ROBERTO MANIA ROMA - Alla fine un Riello nelle liste del Pdl ci sarà. Ma non quell'Andrea, presidente degli industriali del Veneto e della Fondazione Il Campiello, che il Cavaliere aveva cominciato a corteggiare subito dopo lo scioglimento delle Camere. Lui ha detto no perché, per ora, non intende passare alla politica. Dove, invece, approderà il cugino Ettore, 52 anni, amministratore delegato del Gruppo Riello, il marchio storico della famiglia che da oltre 80 anni fa bruciatori e caldaie, e che poco più di dieci anni fa è riuscito a "strappare" a un altro cugino, Pilade. Ettore è anche il presidente dell'Anima, l'associazione di Confindustria delle imprese della meccanica e affine. E dice: "Non ho alcuna precedente esperienza politica, ma ho accettato l'offerta perché serve l'impegno di tutti per uscire da una crisi economica senza precedenti. Questa volta, la crisi mondiale nasce dalla finanza ed è molto più complessa". Sì a Berlusconi, dunque, come capolista in Veneto 1. Contro un altro imprenditore, l'ormai famoso Massimo Calearo che tanto scandalo ha destato, tra i democratici e la sinistra antagonista, per essere stato schierato da Walter Veltroni. Una inedita disfida politica tra industriali, divisi sulle poltroncine di Viale dell'Astronomia, "montezemoliano" l'uno (Calearo), dissidente convinto l'altro (Riello), con intrecci anche familiari. Già, perché i figli, Carlo Alberto Calearo e Gloria Riello, oggi poco più che ventenni, sono fidanzati dai tempi del liceo. Ma dietro lo scontro Calearo-Riello c'è di più. E non riguarda solo il nord-est. C'è la scommessa di Veltroni di conquistare, in un afflato interclassista, almeno una parte di quel mondo delle piccole imprese che, nel passato, ha guardato alla sinistra con dichiarata diffidenza e ostilità. E per Berlusconi c'è la prova del nove: verificare se il suo appeal, dopo quasi quindici anni dalla discesa in campo, funziona ancora tra gli imprenditori. Da qui la ricerca affannosa di un candidato-confindustriale pure nelle sue liste. Ieri Antonio D'Amato, già presidente della Confindustria, non ha dato una mano al leader del Popolo delle libertà, quando ha spiegato le ragioni del suo gran rifiuto a candidarsi nonostante la promessa di un incarico ministeriale. "Io - ha detto - non ho vanità personali da soddisfare, né vado alla ricerca di medaglie". E così ha pure smentito che potrebbe poi correre per la Regione Campania. Le motivazioni del niet sono più profonde e forse più preoccupanti per il Cavaliere che l'avrebbe voluto a tutti i costi con sé. "Due mesi fa - ha sostenuto l'imprenditore campano - sembrava che ci fossero le condizioni per un quadro nuovo, sembrava che si fosse aperta una nuova fase della politica. Ma quel vento di novità si è trasformato in un'area ristagnante. E' così nel Pdl, ma è così anche nella sinistra dove il nuovo si è trasformato in nuovismo e le trasformazioni in trasformismo". Insomma - ha aggiunto D'Amato che da presidente degli industriali "siglò" con Berlusconi il patto di Parma nel 2001 e poi la riforma del mercato del lavoro - "di fronte ad un progetto autenticamente riformista avrei accettato di entrare in campo. Ma tutto questo oggi non c'è. Non basta dire, come fa Berlusconi, che si deve cambiare. Ci vuole entusiasmo per compiere scelte coraggiose. Il contestò che portò alla riforma del mercato del lavoro e che costò la vita a Marco Biagi, era molto diverso. La mia Confindustria si schierò in prima linea per le riforme, non in ossequio al berlusconismo. Oggi assistiamo all'ennesimo remake di un film già visto". Quella di D'Amato appare così una requisitoria anche nei confronti dell'ultima versione del berlusconismo. "La cui visione ipersemplificata della realtà non funziona più", dice Giuseppe Berta, storico dell'industria, e autore di un'indagine sul Nord che uscirà a fine mese per Mondadori. Berta vede una frattura che attraversa il sistema delle imprese ma non più tra grandi e piccoli bensì tra "chi vive un'esperienza all'interno delle associazioni industriali e fa i conti con la complessità delle soluzioni, e chi, un po' come la "platea di Vicenza", non riesce a cogliere i cambiamenti". E allora a "distaccarsi" dal Cavaliere sono "i capitalisti emergenti, quelli che usano tecnologie sofisticate, che investono il 7, l'8 per cento del fatturato in ricerca e sono presenti sui mercati. Insomma una cosa diversa dal "capitalismo del largo consumo" di Berlusconi".

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Pdl, nelle liste spunta il nero ciarrapico regioni in rivolta: "troppi portaborse" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rush finale per gli elenchi. C'è posto anche per Strano, il senatore che contestò Prodi in aula con la mortadella Pdl, nelle liste spunta il nero Ciarrapico regioni in rivolta: "Troppi portaborse" Anche Letta preoccupato: "Così non va, più cautela sui candidati" Nella bagarre in via del'Umiltà malore di Crosetto coordinatore del Piemonte FRANCESCO BEI ROMA - Il walzer delle liste sta per finire, nuovi e vecchi ballerini si affacciano sul palcoscenico. L'entrata più clamorosa è quella di Giuseppe Ciarrapico, l'ex re delle acque minerali, dichiaratamente fascista, nelle liste del Pdl nel Lazio. Pare che la sua candidatura sia stata suggerita a Berlusconi (che ieri gli ha dato un passaggio sul suo aereo privato) da Cesare Previti, nel tentativo di sottrarre voti alla Destra di Storace. Rientra in scena invece il senatore Nino Strano - quello che festeggiò la caduta di Prodi infilandosi in bocca una fetta di mortadella - seppure al 14esimo posto in Sicilia. Il leader del Pdl aveva promesso in tv che non l'avrebbe ripresentato, ma le pressioni di An hanno avuto la meglio. "Quello che vedete sul palco oggi non è il Berlusconi al 100%, perché stanotte non mi hanno fatto toccare il letto a causa delle liste". Il Cavaliere è stanco e l'ha confessato ieri al Palalido. Aver affidato la composizione delle liste a una ristretta cerchia di consiglieri - Cicchitto, Verdini, Bonaiuti, Bondi, Scajola - l'ha trasformato nel collettore naturale delle proteste degli esclusi. Persino Gianni Letta, stupito per l'eccessivo numero di ballerine e portaborse, avrebbe insistito con il capo per una maggiore igiene delle liste: "Non è possibile questo modo di fare - ha confidato l'eminenza azzurrina a una parlamentare fatta fuori - , adesso cercherò di farlo ragionare". Il Cavaliere per parte sua si dice "addolorato" per i trombati, se la prende con i giornali per la "malizia" nel descrivere alcune candidate sue amiche. Come Licia Ronzulli, che "è stata dipinta come una massaggiatrice, invece è una fisioterapista e opera nel volontariato in paesi come il Bangladesh". La Ronzulli, per inciso, dovrebbe planare nelle Marche, dove si è scatenata una mezza rivolta contro i paracadutati che potrebbe mettere in crisi l'operazione "gazebo" programmata in questo week-end. Gli otto consiglieri regionali marchigiani di Forza Italia hanno inviato infatti un documento al Cavaliere, dicendo di non essere d'accordo "sul fatto che non servirebbero rappresentanti dei territori per governare il Paese". Problemi seri ci sono stati ieri anche in Piemonte per l'arrivo dei "fuori sede": raccontano che il coordinatore regionale Guido Crosetto, accampato da due giorni al quinto piano di via dell'Umiltà per difendere le sue liste, si sia persino sentito male al termine di uno scontro furibondo con Denis Verdini, tanto che sarebbe stata chiamata un'autoambulanza. I morti e i feriti si contano a decine. Micaela Biancofiore, la pasionaria del Trentino, sarebbe finita 14esima in Campania per far posto a Manuela Di Centa. Se la rischia in Campania anche Antonio Martusciello. Isabella Bertolini, punto di riferimento in Emilia, è scivolata in posizione precaria, mentre al nono posto in regione sarebbe stata infilata Elisa Alloro, una giovane e avvenente conduttrice televisiva. Un'altra new entry è la giornalista del Tg4 Gabriella Giammanco, inserita personalmente dal Cavaliere nella lista in Sicilia. Berlusconi, di fronte alle insistenze dei ras locali, ha anche perso la pazienza: "Ma insomma - si è sfogato - non capisco questa corsa a fare i deputati per chi ha già cariche elettive negli enti locali. E poi non è vero che candido delle segretarie, sono tutte persone laureate e competenti". Un'operazione riuscita invece col buco è quella che riguarda i "nanetti". Temendo un risultato ballerino al Senato, Berlusconi li ha spostati tutti - Dini, Nucara, Rotondi, De Gregorio, i socialisti - da palazzo Madama a Montecitorio, "dove anche volendo non potranno fare danni". Nel Lazio tiene banco la candidatura del masaniello dei taxisti, Loreno Bittarelli. "Non riesco a capire come una forza che si dichiara liberale possa mettere nelle sue liste chi, con un piccolo gruppo, ha bloccato la liberalizzazione delle licenze", attacca Walter Veltroni. Il ministro Pierluigi Bersani, autore del pacchetto liberalizzazioni, lo bolla come "il capofila di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma, contro ogni minimo cambiamento".

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Bittarelli candidato? Di doppiezze si muore... Il leader Pd sulla discesa in campo del capo della rivolta dei taxi. Che ribatte: ma Rutelli mi cercava (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Bittarelli candidato? Di doppiezze si muore..." Il leader Pd sulla discesa in campo del capo della rivolta dei taxi. Che ribatte: ma Rutelli mi cercava di Giovanni Visone/ Roma LA VERITÀ qual è? Il programma o il candidato? Perché, certo, da una parte il Popolo delle Libertà promette "liberalizzazioni". È la prima missione di governo: "Li- beralizzazioni dei servizi pubblici e privati per migliorare il rapporto qualità/prezzo a favore dei consumatori". Ma poi, ecco spuntare nelle sue liste l'ultrà della protesta corporativa, il capo della rivolta dei taxi che ha paralizzato Roma contro l'aumento delle licenze. Loreno Bittarelli. Deciso ad approdare in Parlamento per "rappresentare gli interessi di tutte quelle categorie colpite dal Decreto Bersani". Insomma, il nemico giurato di ogni liberalizzazione. "Dimmi chi vai e ti dirò chi sei". Il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni affonda: "Sfido il Pdl a rinunciare a questa candidatura, che rappresenta l'avallo a un comportamento estremista e corporativo, il simbolo di uno slittamento a destra". Appello, ovviamente, respinto al mittente. Ma per il Partito Democratico a questo punto non c'è dubbio: delle due, l'una. O il programma o il candidato. Lo dice chiaro anche Walter Veltroni: "Di doppiezze si muore", la candidatura di Bittarelli è "una scelta che non riesco a interpretrare. Non riesco a capire come una forza che si dice liberale possa mettere in lista chi ha bloccato, e poi perso, la liberalizzazione di 2mila licenze". La storia è nota, soprattutto all'ex sindaco di Roma. Tutto inizia a luglio del 2006. La prima lenzuolata di liberalizzazioni che concede ai sindaci la possibilità di rilasciare nuove licenze. La rivolta contro Bersani: i blocchi, i cortei, la "marcia su Roma" dei tassisti, le minacce ai giornalisti. Lo scontro risolto da una difficile mediazione: è a questo punto che Bittarelli, amico di Francesco Storace e altri politici del centrodestra, comincia ad essere conosciuto nel resto d'Italia. L'ultima immagine risale allo scorso 28 novembre: il sindaco di Roma che propone 500 nuove licenze, i tassisti che rovesciano il tavolo della trattativa, il centro della capitale invaso da migliaia di auto bianche, la città paralizzata. Il capo della rivolta? Loreno Bittarelli, ovviamente. Sostenuto senza un'esitazione da tutta Alleanza Nazionale, Gianni Alemanno in testa. Eppure sconfitto, questa volta. Perché dopo giorni di trattative la categoria si spacca, i falchi restano isolati, il Comune incassa le nuove licenze. "Ognuno sceglie i suoi eroi - commenta il "liberalizzatore" Pierluigi Bersani - Non mi stupisce che il Pdl candidi Bittarelli; non il rappresentante di una categoria rispettabile, ma il capofila di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma, contro ogni minimo cambiamento. Vorrei capire di quale libertà stia parlando il famoso Popolo delle libertà - chiede il ministo dello sviluppo economico - Certamente non delle libertà dei cittadini". Lionello Cosentino, deputato ed ex capogruppo diessino in Campidoglio, uno, insomma, che Roma la conosce bene, ricorda quando il "falco dei tassisti, proprio mentre faceva comizi contro le liberalizzazioni, aveva costituito di nascosto una società per gestire il noleggio delle macchine. Ma Berlusconi sa chi sta mettendo in lista? É questo il messaggio di trasparenza che il Pdl vuole lanciare all'Italia?". "Sorpreso" dalle critiche, ieri sera, Bittarelli ha provato a "buttarla in caciara". "Il Pd mi ha più volte contattato, ieri mi hanno cercato gli emissari di Rutelli". Parole "provocatorie oltre che prive di fondamento", replica l'ufficio stampa dei democratici. E anche dall'entourage di Rutelli arriva una secca smetita: "La telefonata del nostro Comitato o di nostri collaboratori Bittarelli se l'è proprio sognata".

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La prima legge: basta precariato Per Veltroni un bagno di folla nel Nord-Est: vogliamo ridare dignità ai giovani Noi i programmi degli avversari li rispettiamo . D'Alema: puntiamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La prima legge: basta precariato Per Veltroni un bagno di folla nel Nord-Est: vogliamo ridare dignità ai giovani "Noi i programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema: puntiamo a vincere Per Veltroni è festa nel nordest: Porto Marghera, Mestre, Treviso, Belluno piazze e teatri pieni. Il leader del Pd: il primo provvedimento in caso di vittoria è contro il precariato. Commentando il gesto di Berlusconi che ha strappato il programma del Pd, Veltroni dice: "Noi i programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema: puntiamo a vincere.alle pagine 3 e 6.

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E Veltroni spezzò il tabù del Nord-Est Il Veneto accoglie con calore il candidato Pd. I primi ddl che faccio? Quelli su precari e donne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del E Veltroni spezzò il tabù del Nord-Est Il Veneto accoglie con calore il candidato Pd. "I primi ddl che faccio? Quelli su precari e donne" di Bruno Miserendino inviato a Treviso "ESISTEVA UN MURO che separava nordest e centrosinistra, anche per tanti errori nostri. Ma adesso possiamo andare liberi, questa storia è finita". Quasi un grido libera- torio, quello di Walter Veltroni nel vecchio e strapieno cinema Eden di Treviso. Si temeva freddezza, e magari qualche provocazione "coi forconi", per usare le parole di Calderoli, e invece il Veneto riserva una bella sorpresa al candidato del Pd. A Rovigo, Porto Marghera, a Mestre, a Treviso, a Belluno c'è gente che non riesce a trovar posto nelle sale e ovunque Veltroni (che per la prima volta è accompagnato dalla moglie Flavia) incamera lo stesso calore che gli hanno riservato le altre regioni. È contento e non lo nasconde: "Non speravo tanto, questa è una tappa bellissima". Chissà, magari il muro c'è ancora, però il tabù è rotto: il Pd ammette gli errori del passato, ricomincia a dialogare con quel pezzo di nord che sembrava perso e che, dice Veltroni, è vittima "di una rappresentazione falsa, su cui la destra lucra". "Il Veneto è una realtà che produce, e che sa integrare, che chiede cose semplici, e che il Pd può dare". E così, persino l'inno di Mameli cantato dalla platea in terra leghista, ha l'aria di una sfida. "Chissà se qui An e Forza Italia hanno il coraggio di far lo stesso", si chiede qualcuno uscendo dal cinema. No, Berlusconi non lo cita mai, il leader del Pd, tanto che la gente sorride quando lo chiama "il leader dello schieramento avversario", però in quel del Veneto un altro tabù sembra infranto. Veltroni risponde per le rime agli attacchi di Berlusconi. Col fioretto, ribadendo che non vuole attaccare, ma risponde. "Mi dicono che ha stracciato il nostro programma. Noi non stracciamo i programmi degli avversari: noi li leggiamo e li rispettiamo". Aggiunta tra gli applausi: "E la cosa peggiore è quando si stracciano i propri programmi e non li si rispetta". Forse è il vero inizio della campagna elettorale. "In quale paese europeo accade - attacca a Belluno - che un leader stracci i programmi degli avversari?". Eccolo il duetto, che dura tutto il giorno. Inizia di mattina nella sala chiamata della compagnia dei lavoratori portuali a Porto Marghera. Calore e ironia: "E Calearo, no ghe xe, qui?", dicono gli operai entrando. Calearo non c'è (si vedrà a Vicenza, martedì), però c'è il sindaco di Venezia Cacciari che abbraccia Veltroni, dopo qualche scaramuccia dei giorni scorsi, e ci sono anche Rosy Bindi e Felice Casson, che lo accompagnano tutto il giorno. Il concetto è questo: "Loro, Pdl e Lega, pensano a vincere, non a cambiare il paese". "Loro, dice, non pensano a salari e precarietà, "se no ci avrebbero permesso di usare l'extragettito per abbassare le tasse sugli stipendi". Duello in crescendo al teatro Toniolo di Mestre, in diretta. Dietro Veltroni sono schierate tutte le candidate donne del Veneto e campeggia una grande foto di Ingrid Betancourt. Poi si volta verso i collaboratori: "Avete controllato bene, siete sicuri?". "Pensate, il leader dello schieramento a noi avverso dice che il paese non è maturo per avere il 50% delle donne in parlamento. Non sono pronti loro - dice Veltroni coprendo gli applausi - il paese è prontissimo, questi sono discorsi da Ottocento". Eccolo il leit motiv. "Loro - dice Veltroni - dicono che l'America non è pronta per avere un presidente nero, che l'Italia non è pronta per avere tante donne in politica, voglio i dazi, le partecipazioni statali per Alitalia, candidano il capo della rivolta dei tassisti, che proprio liberalizzatore non è. Ma che sta succedendo in questa destra?". "L'Italia ha bisogno di più liberalizzazioni, non di meno liberalizzazioni. Tornano dopo 14 anni, e dicono oplà, siamo di nuovo qui, con lo stesso programma, le stesse paure, lo stesso ministro dell'Economia che già si dovette dimettere, perché proprio An, che fa parte del Pdl, non lo voleva più". Berlusconi promette il giro di vite sugli immigrati? Veltroni ricorda la ricetta realistica del Pd, accoglienza per chi vuole lavorare, durezza e certezza della pena per chi delinque. Ma ci tiene a ricordare che i primi due disegni di legge che presenterà al consiglio dei ministri, se il Pd dovesse vincere, riguardano la precarietà dei giovani, "la forma di sfruttamento più alta dei nostri tempi", e la partecipazione delle donne alla vita economica sociale e istituzionale del paese. Li fa vedere dal palco i due disegni di legge: "Sono qui già pronti, ne stiamo preparando un altro, sulle pensioni". Il leit motiv di Veltroni è che il Pd è una forza nuova che ha l'aspirazione di cambiare il paese, perché può presentare un programma credibile. Di là, dice, "c'è la ripetizione di un film, di un cartello elettorale, di una coalizione stanca". Veltroni inizia a ripeterlo spesso: il leader dello schieramento avversario (ossia Berlusconi) dice che non si ricandiderà: "Vorrei vedere, sarebbe la sesta volta... dove mai accade in Europa?". Al Veneto delle partite Iva, delle piccole aziende, Veltroni racconta il nuovo Pd, che si è separato "consensualmente e con rispetto dalla sinistra radicale e ideologica". "Siamo il partito del lavoro per origini e sensibilità, perché questa è la nostra storia - dice agli operai di Porto Marghera - ma non ci piace l'evocazione della lotta di classe contro i padroni, perché qui quelli che vengono chiamati padroni sono stati operai, che hanno messo su un'impresa e che faticano e si alzano presto la mattina, come gli operai". Fisco amico, liberalizzazioni, infrastrutture, lotta alla precarietà, sicurezza. "Noi abbiamo un progetto, e anche gli abbassamenti delle tasse sono coperti da tagli di spesa. Ma loro?". Si prosegue col Friuli, domani, poi Vincenza, la terra di Calearo. Anche lì si vedrà se il muro sta cadendo.

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Strappa i programmi Ricordiamoci sempre chi abbiamo di fronte Cara Unità, stiamo as (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Strappa i programmi Ricordiamoci sempre chi abbiamo di fronte Cara Unità, stiamo assistendo ad un imbarbarimento dei toni della campagna elettorale da parte del solito Berlusconi e dei suoi sodali, ultimo esempio lo sprezzante gesto di "strappare il programma del Pd", carta straccia l'ha definito. E che dire di quel suo ricordarci che lui è anche laureato? Veramente insopportabili i suoi toni. Io voglio credere fino in fondo nell'idea che Veltroni ha dei modi di condurre il confronto, ma su una cosa voglio insistere e porre l'accento. Domani, se ci sarà da discutere qualcosa discutiamo, ma con la consapevolezza di chi è che abbiamo di fronte. Renato Roberti, Arezzo Nessuno parla dello squilibrio nella chiesa a sfavore delle donne Gentile direttore, Giorgio Napolitano, celebrando l'8 marzo, ha detto: "Non possiamo ignorare la gravità dello squilibrio persistente a danno delle donne nella rappresentanza politica", ed ha rilevato che anche nel mondo del lavoro ci sono ancora troppi squilibri. È abbastanza strano che nessuno accenni allo squilibrio totale esistente in una grande istituzione presente nel nostro Paese, la quale influisce enormemente sui costumi, sulla politica, sulle leggi, sul comportamento degli italiani. Quando la Chiesa parla, parlano gli uomini della Chiesa; quando la Chiesa decide su qualsiasi questione, sono gli uomini della Chiesa a decidere; quando scrive il Catechismo, lo scrivono gli uomini della Chiesa, quando dà indicazioni ai fedeli, parlamentari compresi, sono gli uomini della Chiesa a darle. La coscienza della maggior parte dei fedeli, donne comprese, si identifica con la coscienza del Magistero; e la coscienza del Magistero è una coscienza totalmente maschile. Renato Pierri "Digital divide": un grave danno a tutto il Paese Cara Unità, qualcuno si rende conto del danno arrecato al paese dal digital divide che affigge tutt'oggi milioni di italiani e vaste aree del Paese? "Il wi-max risolverà tutto", è stato detto, ma intanto passano i mesi e gli anni e non succede niente, la banda larga non arriva. Molti enti locali, regioni province e comuni, hanno faticosamente messo a disposizione fondi per finanziare aziende private che possono supplire all'inadempiente Telecom Italia, con la fornitura di connessioni wireless il più delle volte deboli e instabili, ma sempre meglio di niente! Di tutto questo dovremmo chiedere conto a Telecom Italia. Perché continuare a pagare il canone al gestore monopolista se esso non si preoccupa ormai da anni di ammodernare la rete? Giovan Sergio Benedetti, Lucca Mastella non candidato Forse qualcosa sta cambiando Cara Unità, mi ha stupito il fatto che la candidatura di Mastella non sia stata accettata da nessuno ed in particolare da Berlusconi, che avrebbe dovuto invece fargli un monumento. Forse l'ha fatta troppo grossa anche per questo paese, dove accade di tutto sotto la generale indifferenza. Comunque se Mastella fa perdere voti a chiunque lo candidi è un buon segno, chissà che qualcosa non si stia muovendo nella coscienza degli italiani. Marco Bruno, Firenze Ho bisogno dell'Unità Il suo patrimonio non vada perduto Caro Direttore, ho bisogno dell'Unità. Mi ha accompagnata per tutta la vita. La ricordo bambina, quand'era clandestina durante la guerra, in piccolo formato; da ragazzina la domenica andavo a venderla nelle case. Da insegnante mi ha dato ottimi consigli per l'aggiornamento, per una visione più aperta del processo di formazione. E ora, semino la casa di suoi ritagli che non voglio assolutamente perdere. Ho bisogno dell'Unità come dell'aria che respiro, l'ossigeno per i miei polmoni, è un calmante delle mie tensioni. Per favore non privatemi dell'Unità. Non c'è nessun altro giornale che mi soddisfa così. Non deve andare perduto un tale patrimonio; questo giornale non deve morire. Maria Frassineti Scientology a La 7: siamo onesti Venite a vedere Caro direttore, "Italian Job", programma di intrattenimento di La 7, ha parlato di Scientology grazie alle riprese carpite da Paolo Calabresi che si infiltrò per due volte, sotto mentite spoglie, nella sede della Chiesa di Scientology di Roma. Sospettavamo che il sedicente Federico Corte, accompagnato da una troupe per le riprese esterne che, avvicinata da un membro della Chiesa, riferì che stava girando un documentario per una tesi, fosse travestito. La cosa che non sapevamo in quel momento (luglio 2007), era quale fosse l'emittente che avrebbe usato le immagini rubate, e la vera identità dell'infiltrato. Abbiamo saputo in seguito che il vero nome del travestito è Paolo Calabresi. L'accusa, nuova nel suo genere, che ora si muove alla Chiesa di Scientology è che mentre al Calabresi presentatosi come "ricco" è stato proposto un percorso spirituale fino ad un certo traguardo, informandolo anche delle relative contribuzioni, cosa che egli aveva espressamente richiesto, al Calabresi "povero" sarebbe invece stata preclusa la possibilità di iscriversi ai servizi religiosi (cosa non vera perché ha ricevuto anche lui quello che inizialmente chiedeva). A questo punto rivolgiamo a Calabresi e al capo progetto della trasmissione, Giovanni Filippetto, un invito: che vengano con noi, insieme alle loro telecamere, la prossima volta che i nostri volontari si recheranno in un luogo colpito da qualche disastro, come fecero decine di fedeli italiani di Scientology che nel gennaio 2005 si recarono per alcune settimane nello Sri Lanka per portare conforto spirituale e aiuto materiale alla gente colpita dal maremoto, e senza nessun finanziamento se non quello offerto dalla stessa comunità di Scientology. Se questo non fosse di loro gradimento, allora li possiamo invitare a partecipare a qualcosa di più tranquillo e sicuro cioè una delle nostre attività per finanziare la costruzione di una scuola elementare nel Ghana, progetto già avviato. Il problema principale qui è essere sinceri nella propria richiesta di aiuto. Se si mente non si riesce ad essere aiutati. Ciò nonostante continueremo per la nostra strada, ancora più convinti che l'Uomo meriti di essere aiutato e che c'è speranza per un mondo migliore. Fabrizio D'Agostino Chiesa di Scientology.

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Il quinto candidato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il quinto candidato Furio Colombo Segue dalla Prima R icorderete: la prima prudentemente poneva agli italiani una domanda: "Ma Berlusconi è adatto ("fit") a governare l'Italia"? La seconda copertina, verso la fine del non dimenticabile quinquennio che ha ridotto l'Italia alla crescita zero, portava in grande, accanto al ritratto del primo ministro di allora, la parola "BASTA", in italiano. A quanto pare non basta, perché quella stessa persona, è candidata per la quinta volta a governare questo Paese che sembra bloccato da una strana sospensione della storia. Ma l'episodio interessante di quella esperienza televisiva è il seguente. Avevo come controparte una persona che conosco e rispetto, Benedetto Della Vedova, che proviene, come molti ricordano, dal Partito radicale ma ha fatto la scelta opposta a quella di Bonino e Pannella. È un uomo informato e buon economista del tutto adatto alla conversazione con Bill Emmott. Ma era pur sempre in quello studio in rappresentanza di Forza Italia. E Forza Italia ha, nel suo vocabolario, solo poche parole chiave a cui, a quanto pare, anche i più informati e versatili devono attenersi. Soprattutto la parola "comunista". E così è accaduto che quando Bill Emmott - su richiesta del conduttore - ha offerto ciò che nei Paesi anglosassoni si chiamerebbe lo "endorsement" a Walter Veltroni (ha detto, cioè, che - a differenza di altri già caduti sotto il giudizio del suo giornale - lo considera "adatto" (fit) a governare l'Italia) l'on. Della Vedova ha pensato di spiegargli la dolorosa storia italiana. Ha detto, rivolto al maxischermo su cui compariva il volto del giornalista inglese in collegamento da Londra: "Vedo che lei non conosce il passato. La informo io. Walter Veltroni, nel 1981, è stato capo della stampa e propaganda del Partito comunista italiano". Sarebbe interessante, per i cittadini-elettori italiani, rivedere l'espressione tra stupita e interdetta di uno dei più noti professionisti della informazione del mondo. Da buon "British" si è proibito ogni altro commento e ha detto solo: "Noi di solito conosciamo bene la storia delle persone di cui parliamo (avrebbe potuto dire: "conosciamo anche i processi", ma non lo ha fatto, ndr). E ripeto quello che ho detto: se fossi italiano voterei per Veltroni". È solo un aneddoto che però fa molta luce. Bisogna impedire che questo periodo elettorale si trasformi in un labirinto di cui Berlusconi, le sue televisioni, le sue case editrici e pattuglie di commentatori "indipendenti" - che però lavorano alacremente per lui - sono abili artefici . La parola chiave del labirinto è "comunista". La consegna è di pronunciarla il più spesso possibile, in modo da puntare l'attenzione all'indietro. Chi si lascia irretire perde di vista la incredibile vecchiaia politica di Silvio Berlusconi che, come cultura personale, è uomo del tutto estraneo alla modernità; inclusa la Resistenza, che riguarda la libertà, i diritti civili, la Costituzione. Per lui è una parola opaca e un ingombro estraneo al commercio. Ricorderete che ha sempre rifiutato di celebrare anche una sola volta il 25 Aprile. E perde di vista la incredibile vecchiaia psicologica di quell'uomo di Arcore, che nell'Europa di Angela Merkel, di Sarkozy, di Gordon Brown, di Zapatero, si candida a primo ministro per la quinta volta. È molto probabile che il leader di bravi cittadini ribattezzati da un giorno all'altro, a capriccio, "Popolo della libertà" sia già entrato nel Guinness dei primati, perché non esiste alcun leader in alcun Paese del mondo, compresi quelli sgangherati di recente e turbolenta democrazia, che sia nella sua condizione. Candidarsi cinque volte vuol dire avere perso, o essere stato abbattuto lungo il percorso, quattro volte. Ma è soprattutto un incredibile giudizio che la sua gente deve accettare passivamente, come se fosse vero: che lui solo, fra decine di leader politici della sua parte, migliaia di partecipanti eletti alla vita politica, decine di migliaia di protagonisti nelle aggregazioni di destra locali, milioni di italiani che scelgono il voto conservatore, lui solo può guidare e può vincere. E tutto ciò benché il più delle volte abbia perso. Ma ecco perché è così importante la parola comunista. Con quella parola, ricordate, Berlusconi è "sceso in campo" (parole sue) tramite cassetta Vhs recapitata, prendere o lasciare, a tutte le televisioni d'Italia. Con quella parola ha affrontato e perso due volte contro Romano Prodi, con quella parola si è recato, dopo la sua unica vera vittoria a Bruxelles per dire ai leader europei: "Ho sconfitto i comunisti in Italia". E così è nata la sua fama, non sempre apprezzata come lui vorrebbe, di narratore di barzellette. Avreste dovuto vedere sguardo ed espressione di Bill Emmott quando, dallo studio di Sky, ha sentito ripetere la rovente accusa, anzi la denuncia al mondo: comunista. L'esponente del giornalismo finanziario di Londra è apparso da prima smarrito, come se avesse capito male o ci fosse un errore di traduzione. Poi ha scosso la testa con un solidale atteggiamento di comprensione per gli italiani. Ci sono Paesi sfortunati, deve aver pensato, anche se produttivi e potenzialmente importanti. Sembrava implorare: non potreste fare un passo avanti, un passo dentro il presente invece di logorarvi con storie che, fuori delle frequenze tv controllate da Berlusconi, non hanno alcun senso? *** Non occorre essere astuti per sapere che "la quinta candidatura" (che bel titolo per un "horror" di Stephen King), non si fonda solo sulla parola "comunista" che dovrebbe scuotere il mondo. Prima di quella parola viene una immensa ricchezza che spiega perché leader politici di primo piano, nel Paese Italia, o si ribellano per dignità (tardi, purtroppo) o si sottomettono sperando di meritare l'eredità (farebbero bene a ricordarsi però che i ricchi che si sono fatti da soli, e per giunta nel mondo dello spettacolo, amano più i colpi di varietà che i comportamenti da statista). Ma l'uso ostinato di quella parola - "comunista" - viene con la speranza, anzi l'intento, di spingere a un fuggi fuggi generale dalla sinistra, che non vuol dire barricate e rivoluzione, ma un mondo di gente viva che si batte per il futuro e per il lavoro, e si colloca più o meno, fra Zapatero e Barak Obama. Berlusconi e la sua gente contano molto sul far sentire colpevoli, e anche un peso per la loro parte, coloro che si ostinano a restare democraticamente a sinistra. Vuol dire spostare tutte le frecce del labirinto nella direzione sbagliata, così che sembri moderno non punire chi fa morire gli operai, incoraggiare chi li tiene sul filo dell'eterna prova invece di assumerli, vuol dire far sembrare moderno ogni atteggiamento che ci riporta al paternalismo aziendale principio di secolo, quando un buon imprenditore ti concedeva la domenica pomeriggio per futili svaghi in famiglia, prima di ricominciare il lunedì all'alba (la meritocrazia fondata sugli straordinari di lavoratori esausti e più esposti al pericolo di incidenti). Le frecce sbagliate del labirinto (che il quinto candidato è in grado di piazzare dove vuole, quando vuole, tramite controllo delle televisioni) puntano contro il presunto maleficio di Prodi. Lo fanno con tale successo che persino, molti, impegnati nel centrosinistra, considerano utile restare a rispettosa distanza da Prodi, che è ancora a Palazzo Chigi, e dal lavoro col suo governo. *** È moderno, pensano molti, seguendo la freccia sbagliata del quinto candidato, considerare una cosetta secondaria la dura lotta all'evasione fiscale di Visco e Padoa-Schioppa, che ha fatto balzare in alto le entrate fiscali. E c'è chi prova volentieri a contare e ricontare quelle entrate per vedere se si può dimostrare che quelle entrate ci sono state, sì, ma non così tante, come se il vero merito, nella lotta all'evasione, come in quella al crimine organizzato non fossero, prima di tutto, la serietà dell'impegno e la direzione di marcia. Occorre riconoscere che è stata molto efficace la denigrazione di Prodi durante i venti mesi di quel governo. Le televisioni di Berlusconi, o che lavorano per conto di Berlusconi, hanno svolto un lavoro efficace. Per esempio l'antipolitica si fonda sulla persuasione diffusa che tutti, proprio tutti, in Parlamento, buttano champagne addosso ai commessi, che tutti, proprio tutti, si esercitano a insultare i senatori a vita, che tutti lanciano in aria fette di mortadella, impedendo ogni discussione o lavoro utile. C'era da augurarsi che studiosi e giornalisti specializzati si fossero applicati a calcolare il costo immenso, per i cittadini-contribuenti, di due anni di Parlamento vissuto sotto ostruzionismo continuo, dunque totalmente sprecati. Posso testimoniare per il Senato: ore di urla e di insulti ogni giorno, con qualunque pretesto (spesso tratto estrosamente dalla cronaca dei giornali) e quasi nessuno spazio per la discussione e per il voto. E sarebbe bene ricordare ai cittadini - contribuenti - elettori che la cosiddetta crisi di fiducia che ha portato alla fine del governo Prodi, non è avvenuta per una vittoria di quell'ostinato, continuo ostruzionismo. È avvenuta per la fuga d'amore dell'allora ministro della Giustizia Mastella, che ha voluto condividere con la moglie gli arresti domiciliari, e per farlo ha tolto (con gli insulti che tutti ricordano e purtroppo ricorderanno per molto tempo) il sostegno del suo gruppo al governo. L'impegno è dunque di smontare le frecce che puntano verso il passato, disposte dovunque dal quinto candidato. E ritrovare la strada che porta avanti e fuori dall'incubo. Lungo quella strada non è sbagliato fermarsi a dire un grazie a Prodi. E non è fuori luogo un po' d'orgoglio per lo "endorsement" dedicato pubblicamente a Walter Veltroni da Bill Emmott, ovvero da un mondo che non si lascia ingannare dai vecchi mobili di casa Berlusconi e dai discorsi finto-pacati del quinto candidato. La porta per uscire dal labirinto c'è, ma è importante non cadere in tutte le trappole seminate dal vecchio che avanza. Se riusciamo ad accendere la luce scopriremo che, rispetto alla vita italiana, Berlusconi è in esubero, e può essere "messo in libertà" (l'espressione è aziendale, non giudiziaria). furiocolombo@unita.it.

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Berlusconi si sta incattivendo Strappa il programma del Pd aprendo la sua campagna elettorale. Poi, insulti per tutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi si sta incattivendo Strappa il programma del Pd aprendo la sua campagna elettorale. Poi, insulti per tutti di Natalia Lombardo/ Milano LA BACCHETTA MAGICA per i miracoli non ce l'ha, annoia la platea con le cinque pagine della carta dei valori, poi si affida al gesto teatrale e parte lo straap: con disprezzo nella mossa rabbiosa Silvio Berlusconi strappa il programma del Pd: "Vedete? Non dovete credere ai loro programmi perché poi diventano così..". Sugli spalti del Palalido i fans di Forza Italia e di An (o meglio, di La Russa) accorsi per l'apertura della campagna elettorale vanno in visibilio. Il coup dé teâthre fa effetto, il copione della denigrazione di Veltroni, unito a quella implicita di Casini, risolleva gli animi piuttosto abbattuti dall'elenco delle grandi e piccole opere che Silvio & Gianfranco si propongono di fare già dal primo consiglio dei ministri. Gianfranco, però, è solo la spalla di Silvio. Fini, che ha messo An in liquidazione (entro l'anno sarà fatto il partito unico), appare e scompare in dissolvenza, rigido cadetto un po' impacciato di fronte al disinvolto mattatore da fiera di paese, più che da kermesse all'americana. Berlusconi perfeziona l'attacco a Veltroni, che chiama "il candidato del partito di Prodi" che "invece di laurearsi si è diplomato in fiction..." Giù applausi e risate per la frase a effetto. E ancora con la storia dell'eta dei politici, quando in prima fila Dini, Fini e Giorgio La Malfa già fanno due secoli di poltica... "Veltroni? Si dice praticante della politica ma la fa da quando era bambino..." È feroce con D'Alema: "È primo in lista in Campania per coprire Bassolino". Nel Pd i ministri di Prodi, "Visco? Fisco? Chi l'ha visto?" Le liste? "Mettono insieme preti e mangiapreti", radicali e "giustizialisti" alla Di Pietro. Ma la dose di veleno Berlusconi la riserva a Casini, senza mai nominarlo: è fuori dal Pdl ma "è un'eccezione ininfluente" e propina alla platea una lezioncina su "come si fa a votare?". Spiega il Porcellum e i premi di maggioranza per dire: "I partiti che vanno da soli non entreranno in Parlamento, se si vuole impedire la vittoria del Pd l'unica via è votare Pdl, gli altri sono voti dispersi. Chiaro? Passate parola a casa". L'evento annunciato si risolve in meno di due ore di cui mezz'ora di "disco" anni 80. Alle 11 e un quarto balzano insieme sul palco, Fini canta tutto l'inno di Mameli, Berlusconi non lo sa tutto e alla fine alza il pugno. Seduti in prima fila i "nanetti" del Pdl: Lamberto Dini in loden applaude contento (dei cinque candidati, "un riguardo speciale va a chi ha fatto cadere il governo", ha detto il cavaliere); Sergio De Gregorio è accomodato a casa, siede accanto a Stefania Craxi e Chiara Moroni, c'è l'edera di Giorgio La Malfa e di Nucara, Alessandra Mussolini saluta Fini e Berlusconi ripara la dimenticanza precedente e saluta solo lei. C'è pure Fatuzzo dei Pensionati. Formigoni si fa notare, Ombretta Colli è nella fila di An. Letizia Moratti, forse in quanto sindaco non c'è. Non c'è ombra di leghisti. Ma nel grigiore della platea c'è un vuoto clamoroso (soprattutto per i giornalisti): manca il rosso salmonato di Maria Vittoria Brambilla. Si dice malata, ma è ancora imbufalita per essere stata sbattuta in lista in Emilia Romagna anziché nella sua Lombardia, e per i rimasugli di tre posti che le hanno lasciato. Manca anche Marcello Dell'Utri. I Circoli "erano solo un ufficio di collocamento" come dice Adornato? Altro grande assente, Gianfranco Rotondi. Di lui il cavaliere scherza: "Avrà avuto impegni di famiglia. Sapete, ha una figlia così bella.- Federica, 11 mesi, che gli è stata in braccio tutto il pranzo dal leader della Dca - che non so neppure se è sua." dice Berlusconi tappandosi la bocca, mentre entra nella sua casa ufficio milanese di via Rovani. Due ore dopo Rotondi arriva lì, reduce dalla battaglia romana delle liste. "La mia era un'assenza tecnica, cosa facevo, non firmavo per la mia candidatura?" È irpino ma per la quarta volta è in lista a a Milano, stavolta per la Camera. Certo le candidature che dramma. Non ha neppure dormito, il cavaliere, per sbrogliare la matassa. E poi che dolore dire di no, "ma avevamo una rosa di richieste 10 volte superiore ai posti disponibili". Gli imprenditori voltano le spalle all'imprenditore Berlusconi: anche Riello ha detto no. Nessun pezzo da novanta dal mondo del lavoro. Fini presenta orgoglioso il capitano Gianfranco Paglia, costretto sulla sedia a rotelle per essere stato colpito in Somalia. In prima fila è seduto l'attore Luca Barbareschi, che abbraccia Fini e saluta Tremaglia; in piedi c'è Renato Farina, candidato al 17° posto in Lombardia 2. Si è proposto lui, "per togliermi da una situazione insostenibile dal punto di vista formale", spiega l'ex agente Betulla. E proprio l'8 marzo Berlusconi si vanta del 30% di donne candidate (perché di più l'Italia non ne regge...) ma peccato che non siano veri i nomi delle "varie fidanzate: io e Gianfranco siamo dei Superman ma non fino a questo punto", è la battuta da macho nel giorno peggiore. Sarà, ma dalla "lista rosa" di Silvio che alcuni forzisti chiamano in modo irripetibile, sono usciti i nomi della sua visagista personale, Licia Ronzulli, della chirurga plastica di Torino Mariella Rizzotti, della "letteronza" Barbara Metani e di Katia Noventa e altre "ballerine" senza nani.

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Bassolino: Non scappo In Campania si può vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bassolino: "Non scappo In Campania si può vincere" di Eduardo Di Blasiinviato a Napoli Il tono resta pacato, inizialmente anche freddo. Si scioglie man mano che si addentra nella propria analisi. Seduto nel posto più scomodo tra tutte le istituzioni nazionali, quello di Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino non si scompone mentre spiega perché ha deciso di rimanere qui, a palazzo Santa Lucia, anche dopo il rinvio a giudizio, mentre i primi cannoneggiamenti della campagna elettorale, e il fuoco amico, sembravano consigliare una rapida resa. Il primo nemico, sostiene, non è la campagna elettorale. Sono i rifiuti che continuano a rimanere per le strade della regione. "Entro fine marzo dovremo avere una situazione del tutto diversa", si augura mentre mette in fila le cose da fare (il revamping dei sette impianti di cdr, l'impegno per la differenziata, la costruzione di discariche a norma) e quelle fatte, come "lo stanziamento di 25 milioni per completare l'impianto di Acerra". E, "proprio in questa settimana, i 75 milioni di euro per l'impianto di Salerno che a settembre aprirà il proprio cantiere". Il meccanismo di premialità che favorisce, sul modello dell'Unione Europea, i comuni che raggiungono gli obiettivi (35%) per la raccolta differenziata ("In Campania sono 151", certifica). La certezza, che "finita l'esperienza di De Gennaro, sarà sulle spalle degli enti locali la responsabilità di questa gestione: Regione, Province, Comuni". I rifiuti campani sono considerati la spina nel fianco della campagna elettorale di Veltroni... "È un tema molto delicato. L'emergenza rifiuti è uno dei volti di una realtà che dal 1993 ha portato sempre un contributo positivo al partito e all'Ulivo. Anche quando in altre parti d'Italia si perdeva, e non perché c'erano i rifiuti in Campania, qui si vinceva. Siamo quindi ben consapevoli della delicatezza della partita. Ma il nostro impegno deve guardare agli interessi generali della città, del territorio e del Paese. Perciò la priorità assoluta è ora rimuovere i rifiuti dalle strade. E al tempo stesso avviare il ciclo integrato". Anche il Commissario De Gennaro sta incontrando difficoltà nel portare avanti il piano per uscire dall'emergenza... "Bisogna muoversi su tutti i versanti, non contrapponendo l'uno all'altro. C'è bisogno di discariche ben attrezzate per le prossime settimane e i prossimi mesi, mentre si lavora per avere la raccolta differenziata e gli impianti. Altrimenti il rischio di crisi è sempre incombente. Si deve sviluppare il dialogo con i territori, ma anche mostrare la necessaria determinazione. Noi dobbiamo sapere che a un certo punto il sistema è impazzito e abbiamo avuto i paradossi, ieri, l'altroieri, ancora oggi, di proteste contro tutto e il contrario di tutto. Contro il termovalorizzatore, contro la discarica ben attrezzata, contro l'impianto di compostaggio...". Manifestazioni, lei afferma, dietro cui c'è stata anche la mano della camorra... "Abbiamo avuto tante iniziative, tante proteste. Naturalmente si tratta di distinguere. Dietro tante proteste c'erano anche sentimenti di preoccupazione, di cittadini semplici. Si è trovata difficoltà a controbattere con informazioni corrette a un meccanismo di paure a volte del tutto irrazionali. E di paure, in diverse circostanze, strumentalizzate. Quando si è arrivati a definire un termovalorizzatore "il demonio", è evidente che siamo oltre ogni preoccupazione giusta ed entriamo in altri campi. Come è evidente che il tema dei rifiuti, in tante occasioni, è stato strumentalizzato dal punto di vista elettorale. Nel centrodestra e nel centrosinistra. Poi c'è stata la camorra, certo. Perché altrimenti il quadro non sarebbe chiaro. Da questo punto di vista sono impressionanti alcuni fatti. Nel giro di alcuni anni in Campania, e soprattutto in provincia di Caserta, sono arrivate un milione di tonnellate di rifiuti tossici illegali, intermediate dalla camorra. Abbiamo visto molte manifestazioni contro gli impianti. Non abbiamo mai visto più di cinque persone a protestare contro questo stato di cose, e questo perché la camorra ha il peso per schiacciare il territorio". L'impegno dimostrato dalla nuova giunta basterà a cancellare l'immagine che vi è stata cucita addosso? "È una giunta fortemente rinnovata. Hanno voglia di fare. Basta guardare alle scelte delle ultime settimane: interventi per i termovalorizzatori, per la differenziata in tutti i Comuni, con iniziative speciali per tutte le scuole della Campania. Gli 850 milioni di euro stanziati per la riqualificazione urbana delle città medio-grandi. I 50 milioni di euro per il San Carlo, il più importante investimento mai realizzato nella storia del Massimo napoletano. La rimozione del manager della Asl Na 1, tra le maggiori in Europa, per aver sforato il tetto di bilancio rispetto al piano di rientro siglato coi ministeri della Salute e dell'Economia. Al suo posto abbiamo nominato uno scienziato di fama internazionale. Un segnale chiaro su come vogliamo muoverci. In poche settimane queste scelte stanno dando il senso di cosa intendiamo per "stare in campo"". Lei ha deciso di restare con questo impegno. Starà nella campagna elettorale provando a mostrare "i fatti"... "Napoli non è un tram sul quale salire o scendere in base alle convenienze personali. Per quanto mi riguarda, abbiamo il dovere di fare fino in fondo la nostra parte. Nel campo dei rifiuti innanzitutto. Sapendo che a noi, alle istituzioni locali, spetta dare un contributo essenziale. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri cittadini, e lo dobbiamo al Paese. Siamo in una fase delicatissima, con uno scenario internazionale tutt'altro che positivo. Dobbiamo andare avanti con determinazione anche per l'utilizzazione dei fondi europei 2007-2013, che vanno concentrati su poche priorità evitando in ogni modo la dispersione in tanti rivoli e facendone davvero un'occasione di sviluppo. Sappiamo bene che oggi i rifiuti coprono tante cose positive che ci sono, ma per questo è ancora più importante rimuoverli. Perché solo così possiamo far emergere i tanti risultati raggiunti in questi anni, che non possono essere abbandonati né liquidati". Rivendica il lavoro fatto alla guida della Regione Campania... "Se nei rifiuti siamo indietro, nei trasporti siamo la realtà più avanzata d'Italia. In pochi anni abbiamo costruito 23,5 chilometri di metropolitana, contro i 2 di Roma e i 14 fatti a Milano, comprese però le ferrovie nazionali e regionali. L'alta velocità tra Roma e Napoli è stata inaugurata con un anno e mezzo di anticipo, senza proteste, e siamo pronti per arrivare fino a Salerno". La campagna elettorale breve non sembra giovare a questa modalità di comunicazione... "Nelle prossime settimane gran parte delle mie energie saranno concentrate sui miei doveri istituzionali. E penso che questo - oltre a essere giusto nei confronti dei cittadini - sia anche il modo migliore per contribuire alla battaglia più generale". In Campania sono candidati sia D'Alema che Veltroni. "La loro presenza è un segnale molto importante, per la Campania e per tutto il Mezzogiorno". Qual è la soglia per cui considera che il 15 aprile, lei e il Pd avrete vinto? "Difficile dirlo. In questi anni noi abbiamo sempre dato un contributo importante. Ricordo due anni fa, quando Romano Prodi se ne stava andando da piazza Santi Apostoli perché non si capiva quale fosse il risultato elettorale. Lo chiamai al telefono per dirgli che poteva scendere in piazza a festeggiare perché dalla Campania venivano i voti determinanti per vincere". La campagna elettorale non sarà semplice con l'immondizia per strada. "Sarà una campagna elettorale in salita. Anche quella delle regionali del 2005 fu fatta durante una crisi dei rifiuti. È difficile dire se questa crisi è più grave di altre. Lo è certamente dal punto di vista dell'impatto mediatico. Sappiamo bene che la strada è in salita. Quando sento Berlusconi dire che questa è una regione "rossa", sorrido. Perché storicamente non è così. Ricordo bene che fui costretto a candidarmi alla presidenza della Regione da sindaco di Napoli in carica per strappare alla destra la Campania. Affrontiamo le prossime settimane con l'animo giusto, sapendoci assumere le nostre responsabilità, come abbiamo fatto. Senza scappare. Pronti a fare, nei prossimi mesi, una giusta riflessione sulle novità che sapremo mettere in campo con la nuova giunta e, dunque, in rapporto a questo, sulle scelte più giuste da fare". Qualcuno valuta come un arroccamento il suo voler rimanere alla guida della Regione... "Nessun arroccamento, ma consapevolezza critica, dovere civico e senso delle istituzioni. C'è un rapporto forte con questa realtà. Ora è entrato in difficoltà. Ma sono legami autentici e profondi. Perciò è indispensabile muoversi con dignità e con apertura alle critiche, per rinnovare quei legami e per lasciare una giusta eredità - con le sue luci e le sue ombre - ad una nuova e più giovane classe dirigente".

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Il nostro Paese è diverso Il Pd: persone vere per cambiare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il nostro Paese è diverso Il Pd: persone vere per cambiare Oggi, mentre nella Pdl s'annunciano le notti dei lunghi coltelli, il Partito democratico può fare un bilancio positivo sulle liste elettorali. I candidati del Pd sono una squadra giovane, nuova, capace di rappresentare la società italiana, con una componente femminile raddoppiata rispetto al passato. In questi giorni qualcuno ha puntato a drammatizzare contrasti e lamentele: è in fondo un fatto fisiologico. Ma è una immagine sbagliata, basta guardare le novità. Degli eletti del 2006 134 parlamentari non sono stati ricandidati. In molti, generosamente, tra quanti avevano alle spalle diverse legislature, hanno deciso di lasciare spazio ai più giovani. Di questo dobbiamo essere loro grati. E questo produrrà che ci saranno almeno 125 parlamentari di prima nomina che ­ nel caso di successo delle liste del Pd ­ possono diventare 248. Si tratta di un rinnovamento che non ha eguali e che si riflette anche in un sostanziale ringiovanimento del parlamento. Alla Camera (al Senato l'età minima per essere eletti è di quarant'anni) gli under-40 presenti nelle liste sono 190, pari al 30 per cento dei candidati, mai così tanti. Gli eletti tra i giovani saranno tra i 30 e i 60, mentre 4 di lotro sono capolista: Matteo Colaninno a Milano, Marianna Madia a Roma, Pina Picierno in Campania, Giuseppe Berretta in Sicilia. In tutti i casi il loro nome è seguito nella lista da quello di Walter Veltroni che ha scelto così di sorreggere candidature nuove e importanti. Veniamo al secondo punti, all'impegno cioè di far crescere la rappresentanza femminile in Parlamento. Le donne nelle liste sono 379, pari al 42 per cento del totale. Le elette saranno tra 100 e 130, nel parlamento appena sciolto erano nelle fila del Pd 52. Il raddoppio è il risultato minimo che abbiamo ottenuto, ma il muro delle cento elette può essere superato. Proprio ieri a Milano Berlusconi ha detto che nelle liste del Pdl le donne saranno il 30 per cento (nessun accenno alla loro collocazione in lista e quindi a quante saranno elette) perché "di più l'Italia non è pronta ad accettarne". La colpa, se non mettono donne in lista, sarebbe dell'Italia. Ma che razza di paese ha in mente il leader del Pdl? Un paese arretrato, invecchiato, che diffida delle donne. Una Italia che si dovrebbe rialzare... Il paese che vediamo noi è del tutto diverso. È una Italia che lavora e fatica, che prova a scommettere sul futuro. A questo paese abbiamo dato spazio nelle nostre liste. Mai come questa volta ci sono candidati che vengono dalla società civile in tutta la sua complessità: imprenditori, artigiani, operai, impiegati, ragazzi e ragazze del call center, ricercatori universitari. Non siamo andati a caccia di nomi famosi (come qualcuno ha insinuato) ma di persone vere. Qualcuno ha definito il Pd un'arca di Noè. Tutt'altro: è il luogo dove le differenze sono valorizzate e tenute insieme non come una contraddizione ma come una ricchezza. Da questo punto di vista anche la presenza di candidati del Partito radicale va letta allo stesso modo. Passata la piccola tempesta delle dichiarazioni e delle polemiche sui giornali possiamo dire che le liste compongono, anche simbolicamente, l'Italia nella sua complessità. Almeno l'Italia del lavoro, dei talenti, di una politica capace di guardare agli interessi generali. Dopo il voto ci sarà una bella novità: tutti nello stesso gruppo parlamentare (anche gli eletti nelle file dei nostri alleati dell'Italia dei valori), tutti che hanno firmato e condiviso un programma preciso. Un programma di 12 punti, non di centinaia di pagine, un programma che sta già diventato progetti di legge. Se il 13 e 14 aprile il Pd riuscirà a vincere porteremo nel primo consiglio dei ministri dei disegni di legge che stiamo già scrivendo: il primo riguarda il precariato, o meglio il suo superamento. Programma e liste: due buoni motivi per votare per il Partito democratico. Con la consapevolezza che si può fare. Dario Franceschini.

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Dall'industria all'abbraccio con Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Massimo Calearo Camera Veneto Dall'industria all'abbraccio con Walter Massimo Calearo non ha bisogno di presentazioni. Se non altro per il trambusto che ha provocato la sua discesa in campo in Veneto per il Pd. Il fatto è che l'imprenditore vicentino ha sempre avuto una inclinazione più a destra che a sinistra. Alle ultime elezioni ha votato Casini. Come presidente di Federmeccanica, la potente associazione delle imprese metalmeccaniche, ha condotto una durissima trattativa per il rinnovo del contratto. Oggi si è "convertito" ai democratici. A convincerlo è stato Veltroni e la sua voglia di nuovo. Basta contrapposizioni, basta steccati: Calearo vuole una politica diversa. Anche se a dire il vero il primo steccato l'ha sollevato proprio lui contro il governo Prodi, elogiando Mastella che lo ha fatto cadere. Una gaffe prontamente rientrata dopo le sue scuse. Dice di correre per il suo Veneto, privo secondo lui di una degna rappresentanza nello schieramento opposto. Si sa che Calearo non è in buoni rapporti con il governatore Galan, e che all'interno di Confindustria è stato un leale alleato di Luca Cordero di Montezemolo. Anche quando Berlusconi scelse Vicenza per sferrare il suo attacco contro il vertice di Viale dell'Astronomia e suonare la carica per la rimonta alle ultime elezioni.

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Berlusconi: il Pd? Straccerà il programma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il Pd? Straccerà il programma "Per chiudere le liste non ho dormito. Veltroni diplomato in fiction. Non ho la bacchetta magica" "La rinuncia di D'Amato è stata decisa di comune accordo. Il partito della Libertà? Nascerà entro l'anno" MILANO - Non fosse per le bandiere e gli striscioni, perfino il lenzuolo con l'invocazione scritta a pennarello: "Clonate Silvio", verrebbe il dubbio di essere in discoteca. Invece, è il comizio di apertura della campagna elettorale del Popolo della Libertà e al Palalido sono attesi Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Un dj invita il pubblico a ballare al ritmo di "Ymca" dei Village People e prosegue sfoderando un repertorio di canzonette, dai Ricchi e Poveri ("Sarà perché ti amo") a Fiordaliso ("Non voglio mica la luna"). Sugli spalti, la gente si spella le mani. In platea, fra gli eletti e i candidati serpeggia l'imbarazzo. Per fortuna, Berlusconi arriva in anticipo e cambia la musica. Il candidato premier insieme a Gianfranco Fini canta l'Inno di Mameli. Poi, spiega di non essere "al massimo della forma perché stanotte non ho visto il letto per chiudere le liste ". Obbligatorio ringraziare "tutti quelli che hanno dato la loro disponibilità" e che poi non sono stati inseriti "perché è drammatico decidere del destino degli altri, ma bisogna fare delle scelte". Questione su cui il Cavaliere tornerà in serata, al termine di un pomeriggio trascorso a limare le liste, anche per precisare che la rinuncia di D'Amato "è stata decisa di comune accordo" e che il Partito della Libertà "nascerà entro l'anno". Quanto alle anticipazioni dei giornali "ad ascoltare loro, avremmo candidato tutte le fidanzate di Gianfranco e tutte le mie. Ma, anche se siamo un po' dei superman da questo punto di vista, quelle sono tutte invenzioni...". Sale sul palco Fini, che invita a anticipare al "13 aprile la festa della Liberazione" e che saluta, in rappresentanza di tutti i candidati presenti, Gianfranco Paglia, capitano del-l'esercito ferito in Somalia. Berlusconi attacca il discorso lasciando capire le molte preoccupazioni per il futuro: "Vedo in giro molte attese ma purtroppo non ho la bacchetta magica. Siamo un po' matti a prenderci la responsabilità di governare l'Italia dopo i disastri fatti dalla sinistra". Ribaditi i primi provvedimenti (togliere l'Ici sulla prima casa, detassare gli straordinari, reintrodurre il Bonus bebè), il Cavaliere si scatena parlando degli avversari. "Sono finiti i fuochi artificiali di Veltroni", tuona poco prima del colpo di teatro: "Ecco che fine fanno i programmi della sinistra " e i fogli strappati in quattro volano sul palco in mezzo alla folla che applaude in delirio. (Il gesto scatenerà, nel pomeriggio, la polemica e toccherà a Paolo Bonaiuti precisare che "Berlusconi non si è mai sognato di stracciare il programma della sinistra. Ha detto semplicemente che, quando la sinistra arriva al potere, straccia i suoi programmi"). Il gioco continua elencando l'anzianità politica di D'Alema, Prodi e Veltroni, "e meno male che hanno Rutelli e Franceschini più giovani: loro fanno politica da appena 30 anni..". Di Veltroni viene anche ricordato che "il sindaco moderno, invece di laurearsi si è diplomato in fiction". Il comizio di Berlusconi si chiude con il gioco delle domande che a questa platea suonano retoriche (da "Volete ancora essere governati da questi signori della sinistra? a "Ne avete abbastanza di Bassolino che non si dimette?") e con lo slogan della campagna elettorale: "Ripetete con me. Rialzati, Italia ". Parte "Azzurra libertà" e ad ascoltarla sul palco, con Berlusconi e Fini, arrivano Roberto Formigoni e gli alleati Alessandra Mussolini, Carlo Fatuzzo, Giorgio La Malfa, Lamberto Dini e Sergio De Gregorio. Tutta un'altra musica. "Programma del Pd? Carta straccia" Berlusconi e Fini ieri a Milano e, in alto, in senso antiorario, la sequenza del Cavaliere mentre straccia il programma del Pd Elisabetta Soglio.

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<Programma Pd carta straccia> Scontro Berlusconi-Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-09 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Politica Il Quirinale su campagna elettorale e tv: moderare i toni "Programma Pd carta straccia" Scontro Berlusconi-Veltroni MILANO - Nel comizio di apertura della campagna elettorale Berlusconi attacca: "Ecco che fine fanno i programmi della sinistra" e i fogli strappati volano sul palco. Veltroni: lui e Fini fuori dal tempo. DA PAGINA 5 A PAGINA 9.

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Veltroni al Nordest: il fisco sarà amico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni al Nordest: il fisco sarà amico "Qui fatti molti errori". A Berlusconi: noi rispettiamo i programmi altrui, fa tristezza Successo a Treviso, in molti non riescono ad entrare nel teatro La moglie Flavia sul pullman: imparo molto DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - "E Calearo? No ghe xè Calearo?", ironizza in dialetto lo scaricatore di Porto Marghera. No, il candidato-imprenditore veneto, in gara per il Pd, non c'è. Ma c'è Cacciari, dato il giorno prima per incerto, e ci sono i portuali. Tanto basta a Walter Veltroni per sorridere: "Dai Massimo, facciamo una foto". Poi l'abbraccia, nonostante il sindaco di Venezia, che lo seguirà fino a Mestre, continui a criticare le candidature "decise a Roma ". Ma il tentativo di "Walter for premier" è più ambizioso: tentare l'abbraccio con il Nordest, cioè la zona d'Italia forse più ostica per il centrosinistra. E così decide di puntare su Treviso, la città dello "sceriffo" Gentilini, simbolo leghista per eccellenza. Prima però fa una sosta per l'ormai tradizionale pranzo in una famiglia di Martellago, i Favaretto. Ed appare anche la moglie Flavia, salita anche lei sul pullman. Esce dal pranzo soddisfatta con un mazzo di fiori in mano. Le hanno regalato ciambelline al vino e radicchio sott'olio: "Sono contenta di stare qui: si imparano molte cose". E così entra nel tour elettorale veltroniano anche la riservatissima Flavia, finora rimasta discretamente nell'ombra. A Treviso lo accolgono al teatro Eden in tanti. Non riescono ad entrare tutti. Lui ne approfitta per un solenne mea culpa: "Dobbiamo ammetterlo, con voi abbiamo commesso molti errori. Per tanti anni è esistito un muro che divideva il Nordest dal centrosinistra. La coalizione di cui facevamo parte impediva al riformismo di emergere in tutta la sua forza. Ma ora che ci siamo presentati da soli siamo più liberi". In platea c'è Rosy Bindi e l'ex pm Felice Casson, che lo seguono alla conquista del Nordest "profondo". Veltroni ci prova, cerca di parlare un linguaggio che faccia breccia nella gente. Fa i complimenti ai veneti "capaci di integrare e di accogliere" da una parte, promette "lotta alla clandestinità" dall'altra. Invoca "più sicurezza" e "uno Stato semplice" contro la burocrazia- mostro: "Dobbiamo arrivare a concedere l'apertura di un'azienda in un giorno". Ed è proprio sulla lode delle piccole e medie imprese che punta Veltroni: "è finito il tempo della lotta di classe. Perché un imprenditore con tre o quattro operai, che fino a poco tempo prima era operaio, non può essere considerato un padrone ". Quindi passa al tema più sensibile per il popolo delle partite Iva: "Prometto un fisco amico ". Cioè l'abbattimento della pressione fiscale di un punto l'anno attraverso la riduzione della spesa pubblica. Ad un certo punto tira fuori un sondaggio Ipsos: "La distanza con la destra si è ridotta a 6 punti. E c'è un 30% di incerti". Poi risponde a distanza a Silvio Berlusconi che nelle stesse ore a Milano stracciava il programma del Pd: "La cosa peggiore è quando si stracciano i propri programmi, come hanno fatto loro ". E sempre rivolto al Cavaliere, convinto che l'Italia non sia pronta a una piena uguaglianza di uomini e donne in politica: "è un discorso ottocentesco". Applausi convinti per Veltroni, prima di recarsi a Belluno. Ed è significativo che anche Massimo D'Alema in Campania abbia fatto un discorso autocritico, rivolto in questo caso alle candidature del Pd in quella regione: "In campagna elettorale bisogna pensare agli eleggendi e non agli eletti sicuri". Ospiti Veltroni e la moglie Flavia vanno a pranzo dalla famiglia Favaretto, a Olmo di Martellago Porto Marghera Massimo Cacciari accoglie Walter Veltroni Roberto Zuccolini.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria: A... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria: ALTRI OGGETTI istituto che conduce il sondaggio. Le ultime rilevazioni suggeriscono comunque un vantaggio per il Cavaliere oscillante tra il 7 e il 10%. Più che la differenza precisa, dunque, è importante osservare il trend - di ascesa o discesa - delle diverse forze politiche man mano che si sviluppa la loro campagna elettorale. Analizzandolo, si rileva il vero dato significativo di questi ultimi giorni: l'andamento di recupero della coalizione guidata da Veltroni, manifestatosi nelle scorse settimane, sembra essersi - non possiamo sapere se temporaneamente o definitivamente - arrestato. Le rilevazioni più recenti di tutte le società di sondaggio segnalano infatti un lieve calo. Si tratta di differenze minime, dell'ordine dello 0,5%, ma significativamente presenti nei dati pubblicati da tutti gli istituti, nessuno escluso. Lo stop alla crescita della coalizione Pd-Idv giunge paradossalmente in un momento di grande coinvolgimento dei simpatizzanti per Veltroni. Lo si rileva anche dalle previsioni espresse sull'esito delle prossime consultazioni. Alla domanda su "chi vincerà le consultazioni del 13-14 aprile?", il 61% degli italiani risponde senz'altro affermando la prevalenza di Berlusconi. Indicano questo risultato specialmente i più giovani e, com'era prevedibile, gli elettori del centrodestra. C'è tuttavia ancora circa un intervistato su quattro che, viceversa, ritiene che le elezioni saranno vinte dalla coalizione guidata da Veltroni. Si tratta perlopiù di cittadini oltre i 50 anni e, specialmente, di votanti per il centrosinistra, ove questa opinione costituisce la maggioranza relativa e raggiunge addirittura il 50%. Anche in questo caso, l'elemento interessante non è costituito tanto dal dato in sé, quanto dall'andamento temporale. La quota di chi prevede la vittoria di Veltroni si è infatti accresciuta fortemente proprio nelle ultime settimane, arrivando addirittura a raddoppiarsi: era infatti solo il 13% all'inizio di febbraio. Tale incremento si è manifestato specialmente - o, meglio, quasi esclusivamente - nell'elettorato di centrosinistra, certo stimolato dai ripetuti accenni alla possibilità di un esito positivo da parte del leader. Insomma, è in corso tra i simpatizzanti di Veltroni una sorta di mobilitazione che li porta anche, per la prima volta, ad essere più ottimisti sul risultato. Ciò parrebbe confermare l'efficacia del fenomeno " bandwagon ", consistente nella maggiore predisposizione, da parte di un segmento consistente di elettorato, a optare per la forza politica che appare sul momento vincitrice o, specialmente, in ascesa. Che accadrà ora? Veltroni sarà in grado di sollecitare un ulteriore impegno dei suoi, malgrado la battuta di arresto del trend ascendente? Sapremo la risposta già nei prossimi giorni.

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Nei sondaggi ora rallenta la risalita di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 8 autore: di RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'Osservatorio Nei sondaggi ora rallenta la risalita di Walter "I o mi sento di sinistra, ma sono deluso: sono tentato di scegliere Berlusconi ". "Ho sempre votato centro, ma stavolta, forse, vado con Bertinotti". "Il Cavaliere mi ha sfiduciato: quasi quasi voto Veltroni". Sono alcuni esempi delle risposte date nell' ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto. Testimoniano il clima di incertezza che tuttora caratterizza la pubblica opinione e che, prevedibilmente, durerà fino al giorno del voto. Si capisce come, in questo quadro, abbia poco senso la polemica tra Berlusconi e Veltroni sulla distanza esatta che separa le aggregazioni rispettivamente guidate. La stima varia di giorno in giorno, a seconda della maturazione delle opinioni in qualche fascia di elettori e del mutamento di orientamento in altre. E si differenzia anche in relazione all'.

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<Abbassare i toni> Il Colle interviene sulle polemiche tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso Appello a tutte le forze politiche "Abbassare i toni" Il Colle interviene sulle polemiche tv Di Pietro aveva attaccato l'Authority MILANO - Non delegittimare l'Authority. Dopo le dichiarazioni incendiarie di Antonio Di Pietro, che aveva annunciato di volere denunciare i componenti dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, arriva lo stop dal Quirinale alle polemiche. Negli ambienti della presidenza della Repubblica si esprime infatti "sorpresa e preoccupazione per prese di posizione che per la violenza dei toni, oltre che per inammissibili giudizi sulla competizione elettorale in corso, tendono a delegittimare l'autorità preposta alla vigilanza sulla obiettività e l'imparzialità dell'informazione radiotelevisiva in questa delicata fase ". Un intervento, quello del Quirinale, che ha lo scopo dichiarato di abbassare i toni della polemica, quando manca ormai poco più di un mese alle elezioni e si infiammano i toni contro il presunto duopolio mediatico targato Pd e Pdl. Il capo dello Stato fa appello "a tutte le forze politiche alla moderazione e al rispetto delle istituzioni di garanzia, pur nel libero esercizio di critiche e di richieste indirizzate alle stesse autorità". Un appello che arriva proprio nel giorno in cui Berlusconi strappa il programma del Pd, suscitando nuove polemiche. Non si fa attendere la replica di Antonio Di Pietro: "Con il dovuto rispetto, mi auguro che con la stessa autorevolezza con la quale il capo dello Stato invita al rispetto del lavoro dell'Autorità di controllo e vigilanza sul sistema radiotelevisivo, si inviti la stessa a rispettare le pari opportunità di tutti i partiti senza favorire alcuno". Nel primo pomeriggio, il leader del-l'Idv aveva annunciato una denuncia a carico dei componenti dell'Agcom "per il loro mancato intervento sull'attuale uso partigiano e criminoso delle televisioni ". Per Di Pietro "un'informazione falsata, come è quella attuale sta trasformando delle libere elezioni in una farsa degna di Ceaucescu e Pinochet". Lo scontro sugli spazi televisivi tiene banco già da qualche giorno nel dibattito politico. Lunedì scorso, nel corso di Porta a Porta, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini aveva puntato il dito contro il modello "Veltrusconi " e il presunto patto tra i due maggiori competitor per monopolizzare salotti televisivi e tg: "Non è democratico che Berlusconi e Veltroni siano messi in condizione di fare la campagna elettorale, mentre gli altri sono menomati". Il candidato premier della sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti aveva definito "illiberale" la campagna elettorale di Pd e Pdl. Ed Enrico Boselli, per sottolineare la scomparsa dei socialisti da una "campagna elettorale truccata ", aveva abbandonato platealmente gli studi di Porta a Porta. Anche il direttore del Tg 5 Enrico Mimun ieri è intervenuto, spiegando: "La par condicio è una legge sbagliata. Spero che, chiunque vinca, abbia il coraggio di cambiarla". R. P.

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Un gesto discutibile e la tregua svanita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-09 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE IL CAVALIERE Un gesto discutibile e la tregua svanita di MASSIMO FRANCO SEGUE DALLA PRIMA Ma un gesto in qualche misura liberatorio, per un candidato premier convinto di dover radicalizzare lo scontro. Si trattava di esorcizzare qualunque ombra di gioco delle parti o di futura intesa con Walter Veltroni. E di consegnare alla folla del Palalido la sagoma di un Pdl duro e puro; liberato dalle scorie centriste e deciso a vincere secondo i canoni del muro contro muro. L'operazione è riuscita perché il Cavaliere probabilmente non vuole né sa essere diverso. D'altronde non ha più "bacchette magiche", per sua stessa ammissione. Può soltanto intercettare la delusione del Paese dopo venti mesi di governo dell'Unione. Per questo impugna la clava di chi vuole trasformare il 14 aprile nella "festa di liberazione dalla sinistra", nelle parole dell'alleato Gianfranco Fini. Il rito col quale Berlusconi ha aperto la campagna elettorale esclude l'approccio miracolistico del passato. Anzi, è diventata più netta la sensazione di un candidato a palazzo Chigi assillato dalla fase nera che dovrà pilotare, se vince. La marcia verso la vittoria è scandita dunque soprattutto in negativo. Il Pdl può prevalere perché c'è l'"oppressione fiscale "; perché il governo di Romano Prodi ha accumulato "tesoretti immaginari"; perché in Campania regna la spazzatura del governatore Antonio Bassolino; e perché l'Italia ha spalancato le frontiere "ai clandestini ". E' un elenco di responsabilità attribuite agli avversari, più che di meriti del centrodestra. Evocarle, significa riportare in primo piano Prodi, e delegittimare quelli che Berlusconi bolla come "fuochi d'artificio " veltroniani. Il messaggio vuole essere semplice, e trasmettere un'inesorabile certezza sulla vittoria. La polemica sulla disinformazione che sarebbe affidata a "sondaggi falsi" fa il paio con l'annuncio di un vantaggio del 10 per cento. Ma ribadendolo, il leader del centrodestra lascia indovinare di essere stato infastidito dai "petardi" del Pd; e forse di aver temuto che qualcuno, nel proprio elettorato, ne sia stato suggestionato. A ben vedere, il rifiuto a candidarsi per il Pdl arrivato da industriali come Antonio D'Amato e Andrea Riello non pesa tanto per la quantità di consensi che avrebbero potuto portare. Colpisce perché mostra l'affanno berlusconiano di inseguire il Pd, opponendo imprenditore a imprenditore: come se non bastasse più la sua immagine di "industriale prestato alla politica" per antonomasia. Ha l'aria di una piccola crepa nella corazza di un presidente del Consiglio in pectore che finora appare destinato a vincere le elezioni. Ma forse Berlusconi soffre la consapevolezza di non poter rappresentare più la novità. Probabilmente, rimane l'unico leader in grado di interpretare le pulsioni profonde del Paese. Il problema è che non sembra così sicuro di poterle assecondare e soddisfare, quando le urne saranno chiuse e bisognerà governare. In fondo, coi suoi errori suicidi l'Unione gli ha restituito l'Italia molto prima di quanto non credesse. Ma Berlusconi non vuole rinunciare a mettere in chiaro che si tratta di un regalo avvelenato, da aprire con cautela e senza concedere vantaggi a Veltroni ed alla sua strategia del dialogo: almeno fino a che saranno stati contati i voti.

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SORPRESA: il partito delle veline non c'è, non è mai esistito e non è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quello berlusconiano. Che si chiama Popolo della Libertà, e vuole essere pop, ma questo non significa - "Lo hanno scritto i giornali, ed è tutto assolutamente falso!", ha esclamato ieri il Cavaliere sul palco milanese del Palalido - imbottire le liste a base di show-girl, letterine, letteronze e di giovani di bella presenza ma di scarso curriculum. Noi abbiamo le ragazze pensanti e loro hanno le ragazze sgambettanti, è il refrain del Partito democratico di Veltroni. Ma Berlusconi (nella foto) stoppa il giochino puntando su "candidature di peso".

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ROMA Si infiammano i toni della campagna elettorale. Silvio Berlusconi ieri a Milano ha strappato i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L programma del Pd: "È solo carta straccia" ha detto. Walter Veltroni, che ieri ha fatto tappa a Mestre e Treviso dove ha lanciato un "patto riformista con il Nord Est", ha replicato: "Noi rispettiamo le idee degli altri" ma ha attaccato l'avversario sulle candidature del Pdl, da quella del tassista ribelle alle liberalizzazioni, al rifiuto dell'ex presidente di Confindustria D'Amato. Attacca Berlusconi anche il leader Udc, Pier Ferdinando Casini: "Il Pdl non è più liberal ma populista". Un appello ad abbassare i toni e non delegittimare l'Authority per le telecomunicazioni.

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Berlusconi-Veltroni, sale lo scontro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Capo dello Stato: abbassare i toni. Casini: il Pdl non è liberal, ma populista Berlusconi-Veltroni, sale lo scontro Il Cavaliere: programma Pd carta straccia. La replica: noi rispettiamo le idee altrui.

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ROMA - Alla coalizione di Silvio Berlusconi manca il coraggio riformista. Antonio D'Ama (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Alla coalizione di Silvio Berlusconi manca il coraggio riformista. Antonio D'Amato, l'ex presidente di Confindustria corteggiato dal Cavaliere, spiega perché ha detto no ad un posto di capolista del Pdl al senato. Nei giorni scorsi l'incontro con Berlusconi, che non lo ha convinto. E se il Pd coglie al volo l'occasione per attaccare il Pdl, il diretto interessato va per la sua strada, non fonda un partito né corre per la presidenza della Campania, e mette in rilievo le contraddizioni del centrodestra. Con considerazioni che, molto sobrie nella forma, colpiscono per i contenuti duri e rigorosi: "Non c'è la determinazione a fare quelle riforme di cui il Paese e il Sud hanno disperatamente bisogno". D'Amato ricorda di aver dato all'inizio la sua disponibilità, "questa volta ci ho pensato seriamente", ma aggiunge: "Non vedo quei presupposti per una svolta e per una seria inversione di tendenza". Ammette che l'ultimo governo Berlusconi portò avanti riforme economiche e sociali "dolorose ma efficaci" e rivendica il ruolo della "sua" Confindustria: "Fu in primissima fila nel portare avanti quel programma. Il nostro fervore riformista era tale che ci attirammo le critiche anche di una parte dell'allora Cdl". Allora cosa è cambiato oggi? "Per dare un progetto vero al Paese - dice - servono programmi, uomini, coesione e voglia di cambiare. Sarà per l'estrema debolezza di tutta la politica, ma io tutto ciò non lo vedo". Se nel Pd, insiste D'Amato, "la ricerca del nuovo è diventata nuovismo, nel Pdl non c'è sufficiente voglia di cambiare". Assicura che a monte della sua scelta non ci sono questioni "di incarichi o ministeri" ma, aggiunge, nel momento in cui non c'è uno sforzo serio e riformatore per il Sud, non "ci sono nemmeno le condizioni per un mio impegno". Secondo D'Amato, il Mezzogiorono è penalizzato, nel centrodetsra il peso della Lega è eccessivo e c'è uno sbilanciamento a favore del Nord: "Non ci si rende conto della gravità e delle emergenze che il Sud sta vivendo. C'è grande sottovalutazione. Se l'assenza di riforme fa soffrire il Nord, distrugge il Mezzogiorno". L'imprenditore napoletano chiede allora ai poli "un impegno fuori dalla logica degli schieramenti". Lui, per ora, resta a fare l'industriale e non pensa di scendere nell'agone: non fonderà un partito, "guai a pensare che le parti sociali possano prendere il posto della politica", e non aspira a fare il governatore della Campania: "Non lo so fare e non lo voglio fare". La sua decisione ha fatto già discutere e le sue parole aprono un nuovo fronte polemico. Il Cavaliere incassa e fa buon viso a cattiva sorte: "Non è stato un no, è una cosa stabilita di comune accordo. Ma Raffaele Lombardo (Mpa), candidato governatore in Sicilia, non ci sta: "Sui problemi del Sud il dottor D'Amato è molto distratto". Sul fronte opposto Walter Veltroni e Matteo Colaninno, "l'imprenditore del Pd", osservano: D'Amato non si candida "perchè con loro, il Pdl, le riforme non si fanno".

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MILANO - Se questo è l'inizio ufficiale della campagna elettorale di Berlusconi, v (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di RENATO PEZZINI MILANO - Se questo è l'inizio ufficiale della campagna elettorale di Berlusconi, vanno segnalate alcune novità: scomparsa della parola "comunismo" dal suo vocabolario; ricomparsa della cravatta dopo settimane di camicie aperte; scomparsa (temporanea) di attacchi all'Udc; comparsa di una insolita prudenza. Ma soprattutto: scomparsa del fair-play annunciato. A metà comizio, per esempio, si abbandona a una lunga tirata sulla sinistra che non rispetta i programmi, prende due fogli e vistosamente li fa a pezzettini buttandoseli alle spalle: "I loro programmi sono solo carta straccia". L'aveva già fatto in tv, ma il boato è lo stesso assordante. E' il Palalido di Milano a far da teatro a questa prima uscita della coppia Fini-Berlusconi in vista del 13 aprile. Quattromila sugli spalti, ma nessuno fuori a far la fila. E anche questa è una novità. Un'altra è il parterre dei big dove i posti d'onore sono riservati più che altro alle comparse: l'attore Luca Barbareschi, Alessandra Mussolini, e soprattutto i nuovi compagni di avventura Lamberto Dini, Sergio De Gregorio, il "pensionato" Fatuzzo. Cioè i tre che prima stavano col centrosinistra e ora stanno col centrodestra, per lo più in rappresentanza di sé stessi. Dopo aver fatto fare le ore piccole a Berlusconi per uno o più posti nelle liste, Dini De Gregorio e Fatuzzo alla fine salgono pure sul palco col Cavaliere e Fini per una foto di gruppo che diffonde imbarazzo sugli spalti. Chi è quello col faccione e gli occhiali? "Sergio De Gregorio, che si era candidato con Di Pietro". E quello coi capelli bianchi, piccoletto? "Fatuzzo". Fatuzzo chi? "Quello dei pensionati. Anche lui si era candidato con Prodi". Bandite le bandiere dei partiti in via di scioglimento, sventolano solo i vessilli del Popolo delle Libertà. I militanti di Alleanza Nazionale, non avvertiti, hanno portato le loro, ma all'ingresso vengono costretti a riporle nelle borse. Però nel catino del Palalido portano ugualmente un chiassoso entusiasmo, subito raffreddato da un Berlusconi guardingo: "Sono preoccupato perché tutti pensano che noi abbiamo la bacchetta magica, ma nessuno ha la bacchetta magica...". Anche questa è una novità, visto la sua abitudine a largheggiare in promesse e sogni. Lui e Fini sul palco paiono due inseparabili amici dai tempi dell'infanzia. E chi se ne importa se fino a due mesi fa si mandavano a quel paese un giorno sì e l'altro pure: "Silvio ha il grande merito di avere rinnovato la politica italiana" gli dice Gianfranco. Lui ricambia: "Gianfranco e gli altri hanno fatto un grande gesto di responsabilità rinunciando ai loro simboli. Faremo il partito unico entro l'anno". Se c'è un piccolo moto di delusione fra il pubblico, è per la totale assenza di frecciatine a Casini. Ma si capisce il perché: è Veltroni l'obiettivo del giorno: "Con un marchingegno alla houdini, lui si spaccia per nuovo. Ma è solo una finta, e i fuochi di artificio del Pd hanno già esaurito l'effetto". Lui - sempre di Veltroni si tratta - "invece di andare all'università si è laureato in fiction". Lui è anche "il vero e unico avversario da contrastare". Perché, dice Berlusconi, i partiti che non sono Pd e Pdl non servono a nulla: "Se vogliamo impedire che questa sinistra vada al governo, il solo voto utile è quello al Popolo della libertà". Già sentito. E del resto, tutto l'evento ha il tono di un deja-vu. Sarà anche per il fatto che il Cavaliere e Fini sono praticamente certi di vincere, e forse ritengono persino inutile questo mese di propaganda: "I sondaggi dicono che la distanza fra noi e il Pd non è mai stata inferiore al 10 per cento. Ed è destinata a crescere". Anche la platea non ha dubbi. E sfolla felice.

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ROMA Sorpresa: il Pdl è il partito delle non-soubrette. Delle non-veline. D (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Sorpresa: il Pdl è il partito delle non-soubrette. Delle non-veline. Delle non-sciampiste. Ma come, non era il partito delle squinzie? Non doveva esserlo? Non erano entrate in lista una falange di veline e "letteronze", di show girl svampite e imbiondite, assai meno glamour rispetto alle ragazze di buon studi e di ottima presentabilità lanciate da Veltroni? "Macchè, macchè, macchè...", ripete a tutti Silvio Berlusconi: "Cercano sempre di dipingerci come quelli un po' così, che arruolano gente impreparata, senza studi, solo di bella presenza e senza cervello. Ma questa è una caricatura di ciò che non siamo". Lo dice e lo ridice il Cavaliere offeso dallo "snobismo" con cui si guarda al Pdl, gli brucia talmente questa "ingiustizia" che ieri appena è salito sul palco milanese ha subito escalmato: "Non sono vere le candidature di questa o di quella bella ragazza che avete letto sui giornali. Oddio, non che non ci piacciano le belle ragazze. Ma vi giuro che i nomi apparsi non sono veri. Si sono inventati tutto. E dicono che queste ragazze che avremmo messo in lista sono state, o sono, mie fidanzate o di Gianfranco Fini. Vabbè che siamo due Superman, però....". E ride il Cavaliere. Poi si fa serio, quando l'unico candidato ufficialmente annunciato nella convention milanese viene inquadrato dalla regia ed è il capitano Paglia, ferito a Mogadiscio e costretto su una sedia a rotelle. Altro che veline!, è il messaggio che si vuole lanciare. Anche tramite le immagini, ad uso dei tiggì, con le quali le telecamere azzurre immortalano il pubblico venuto in sala a festeggiare il leader. Si vedono solo facce giovani, per lo più di ragazze e nessuna che sia appariscente, biondona o scollata. Visi e profili di ragazze normali, magari con una laurea nella borsetta. A questo proposito, Silvio insiste - è un classico del suo repertorio - sui successi accademici di Mara Carfagna: "E' laureata a pieni voti e bravissima. In più è anche graziosa. Che male c'è?". "Sarà la nostra portavoce", confida il Cavaliere, "presso i giovani e le donne". Nella fenomenologia del partito senza nani e senza ballerine, Silvio non fa che vederci dentro - "Lei sì che sarà una nostra candidata" - Lucia Ronzulli. Ma chi, l'"estetista"? "Non è un'estetista", spiega il Cavaliere a chi ieri ha avuto occasione di parlarci. "E' una dottoressa dell'ospedale ortopedico Galeazzi di Milano, dalla quale dipendono quaranta persone. Dirige una struttura d'avanguardia. In più fa volontariato nei paesi poveri". Partecipa infatti, la mora Ronzulli che Berlusconi conobbe durante la riabilitazione per uno dei suoi interventi, al Progetto Sorriso che si occupa delle cure contro le malformazioni congenite dei bambini del Terzo Mondo. C'è chi in Africa ci va davvero, potrebbe dire il Cavaliere, e chi fa l'annuncio ma non ci va. E starebbe parlando di Walter.

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C'È la novità, però. Qualche giornalista straniero (sai, non tutti i giornal (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE C'È la novità, però. Qualche giornalista straniero (sai, non tutti i giornalisti stranieri si chiamano Stille) s'interroga: non è che alla prossima legislatura, e magari già in campagna elettorale, ci troveremo un Berlusconi più a modo, mite, privo di ansie e spirito di vendetta, "uno statista" ti direi io, uno statista che mette nel ripostiglio la persona e si dedica anima e corpo al bonum commune? Non è che l'Operoso Insonne, come è consueto quando gli astri si posizionano nel giusto verso del suo carisma, ci stupisce un'altra volta ancora, l'ennesima volta? Non è che, se Veltroni copia Barack Obama, e con eccellente tempismo e deludenti concessioni all'originalità dice "Yes, we can", l'altro non copia nessuno e risponde con una sontuosa fecondazione anglo-milanese tipo "Yes, ghe pensi mi, I do", una fecondazione molto performante, molto efficientista e finalmente molto decisionista? Chissà che non sbocci... già che siamo in primavera... già che alla quinta occasione il tempo del rodaggio è passato e si apre l'epoca dell'affidabilità... già che il nuovismo e i suoi dolori li si possono tranquillamente lasciare all'avversario... chissà che non sbocci un Ismo nuova versione, sopravvissuto alla rottamazione dell'Ismo precedente, coreografie incluse, e carrozzato per far fronte ai tempi cupi del governo che chiede responsabilità e non effetti speciali. Non si tratta solo di una campagna elettorale, Bombo. Se ne fanno tante, di campagne elettorali, e te l'ho detto mille volte, ci precipitiamo tutti al grande spettacolo col fiatone delle occasioni imperdibili, questa volta c'è la novità, questa volta si cambia, questa volta "non faremo prigionieri" direbbe lo Iano delle arti oscure... ma poi un accordo sì che si trova... tutti a casa su, lo spettacolo è finito, fateci lavorare. Questa volta però, Bombo, l'Italia è davvero stanca, e non basta un'elezione a placare la sete di risposte, in una terra spaccata dalle crepe e dall'arsura di ogni spirito civico, dove, santoddio, giri l'angolo e trovi solo gente stremata. Spossata dall'eterno show che non diverte più, schifata dai partiti che gigantificano i nani e nanizzano i giganti. Trovi il popolo degli Isti in cerca di una casa, bramoso come mai di trovare finalmente un volto e una dimensione pubblici di cui andare fieri una volta per tutte. Se, per quelle improvvise epifanie della speranza che ogni tanto, così, bussano alle porte del possibile, le movenze scomposte, i passi spaiati, l'incedere difettoso facessero spazio a ciò che tutti a parole cercano ma nei fatti non hanno ancora trovato. Se l'Imprenditore decidesse di ritirarsi a vita privata per lasciare più aria al Politico. Se, cioè, l'Operoso Insonne lo decidesse davvero di dar vita a un nuovo stato nascente della politica, a prescindere dai partiti personali, dalle assurde rincorse all'eterna giovinezza di istanti già consegnati alla storia, dall'impossibile volontà di stabilire che non ci sono alternative a se stesso. Se una campagna elettorale potesse fare scuola. Se l'anno prossimo gli Isti si svegliassero con un governo che ha fatto grandi cose, portando felicità nel cuore lacerato di questa nazione, e comparisse al suo fianco il vero progetto costituente di un vero grande partito ("costrizione provvidenziale" direbbe Paolo Mieli) che non scoppietta ma progetta, non distribuisce formule magiche ma modernizza, non temporeggia ma decide, con una classe dirigente seria, composta, meritocraticamente selezionata per puntare all'eccellenza, votata allo spirito pubblico e alla radice scarna dell'interesse nazionale, te l'immagini che bello sarebbe. Allora sì, si fa la storia, diamine, e l'anno prossimo scriviamo del nuovo miracolo italiano.

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LEADERISMO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Leaderismo... Questo risultato duopolistico sembra ancor più scontato se si guarda al clichè che i due contendenti sono, finora, riusciti a imporre sul palcoscenico della comunicazione: l'immagine di una sfida a due, una sfida all'americana. Quasi che, come ha suggerito Ilvo Diamanti, votassimo con un sistema presidenziale. Tuttavia, rispetto a questo schema che piace sia al Cavaliere che al Sindaco, permane ancora una incognita da non sottovalutare. L'incognita riguarda il fatto che non tutti gli italiani votano guardando la televisione. Secondo il modello americano, gli elettori si orientano sulla base della simpatia o apprezzamento che provano per un leader. Attratti dalle sue idee, dai suoi programmi, dalla sua oratoria. Per stabilire una interazione tra i leader e l'elettorato, i media sono essenziali. Soprattutto quando si tratta di raggiungere milioni e milioni di persone, e non esistono altri canali per stabilire un contatto. In gergo viene chiamato voto macro-personale, perché si basa su un rapporto tra uno (il leader) e i molti che lo votano. Ma in Italia non esiste soltanto questo tipo di voto. In molte aree del paese - soprattutto, ma non solo al Sud - sono diffuse e ben radicate le relazioni micro-personali. I rapporti, cioè, che legano i singoli elettori a uno specifico interlocutore in carne e ossa. Un referente locale che si conosce di persona e che resta il tramite principale attraverso il quale viene fatta la propria scelta di voto. Sulla stampa, questi portatori di voti vengono spesso appellati direttamente col loro peso specifico: "Mister trenta (o venti o quaranta) mila preferenze". E la misura viene computata sulla base di altri circuiti elettorali - come le comunali o regionali - in cui il voto continua ad esprimersi direttamente al candidato. Ora, mentre Veltroni e Berlusconi si disputano con spot e interviste l'elettorato macro-personale, cosa sta veramente accadendo nella galassia del microvoto? Detto in soldoni, nessuno lo sa. La ragione è che il voto micro-personale non si fa intercettare dai sondaggi. I questionari telefonici sui quali vengono basate le quotazioni di Berlusconi e Veltroni misurano, inevitabilmente, molto meglio gli elettori del circuito mediatico. Sono quelli disposti a esprimere più prontamente - e fedelmente - il proprio gradimento, perché le domande che gli fanno coincidono con la motivazione di voto che hanno in testa. I cittadini che, invece, per orientarsi, non guardano alla sfida presidenziale romana ma ai propri conoscenti locali, tendono a essere molto più evasivi. O a rifugiarsi nella categoria di "indecisi" che vengono presentati ancora incerti tra il Sindaco e il Cavaliere. Ma che, molto più spesso, stanno aspettando di capire per chi il proprio referente territoriale gli dirà di votare. L'incognita è tanto maggiore perché, spesso, questi notabili locali decidono all'ultimo momento. In parte sulla base dei posti che sono riusciti - o non riusciti - a guadagnarsi nelle liste nazionali. E, infatti, in questi ultimi giorni le cronache locali sono zeppe di minacce e cambi di casacca da parte di aspiranti deputati, trombati per far posto a qualche altolocato rappresentante della nomenklatura romana. Ma le scelte dei broker micro-personali dipendono, oltre che da aspirazioni immediate, anche da previsioni strategiche. Molte amministrazioni comunali, e regionali, difficilmente reggeranno agli sconquassi di queste elezioni. E lo stesso duopolio tra Berlusconi e Veltroni andrà rapidamente in frantumi se il voto del Senato dovesse decretare una situazione di stallo, in cui il centro di Casini rientrerebbe - pesantemente - in gioco. Insomma, quella cui stiamo assistendo non è la sfida all'ok-corral. Ma il primo round di una partita a scacchi che non si decide solo in televisione. Mauro Calise.

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