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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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IN EVIDENZA
Il titolo di questo articolo non si riferisce a un tentativo
avventuroso di interpretare le vicende del pianeta, ma solo al senso degli
eventi che stiamo vivendo in Italia, qui, adesso.
Vi dirò quale spunto ha messo in moto questa mia riflessione. Stavo partecipando
a una puntata di Controcorrente, Sky Tg24, condotto da Corrado Formigli.
Da Londra c’era in collegamento Bill Emmott, l’ex direttore di The Economist,
celebre nel mondo per le due copertine che riguardavano Berlusconi, ai tempi di
quel governo.
Ricorderete: la prima prudentemente poneva agli italiani una domanda: «Ma
Berlusconi è adatto («fit») a governare l’Italia»? La seconda copertina,
verso la fine del non dimenticabile quinquennio che ha ridotto l’Italia alla
crescita zero, portava in grande, accanto al ritratto del primo ministro di
allora, la parola «BASTA», in italiano. A quanto pare non basta, perché quella
stessa persona, è candidata per la quinta volta a governare questo Paese che
sembra bloccato da una strana sospensione della storia.
Ma l’episodio interessante di quella esperienza televisiva è il seguente. Avevo
come controparte una persona che conosco e rispetto, Benedetto Della Vedova,
che proviene, come molti ricordano, dal Partito radicale ma ha fatto la scelta
opposta a quella di Bonino e Pannella. È un uomo informato e buon economista
del tutto adatto alla conversazione con Bill Emmott. Ma era pur sempre in
quello studio in rappresentanza di Forza Italia. E Forza Italia ha, nel suo
vocabolario, solo poche parole chiave a cui, a quanto pare, anche i più
informati e versatili devono attenersi. Soprattutto la parola «comunista». E
così è accaduto che quando Bill Emmott - su richiesta del conduttore - ha
offerto ciò che nei Paesi anglosassoni si chiamerebbe lo «endorsement» a
Walter Veltroni (ha detto, cioè, che - a differenza di altri già caduti sotto
il giudizio del suo giornale - lo considera «adatto» (fit) a governare
l’Italia) l’on. Della Vedova ha pensato di spiegargli la dolorosa storia
italiana. Ha detto, rivolto al maxischermo su cui compariva il volto del
giornalista inglese in collegamento da Londra: «Vedo che lei non conosce il
passato. La informo io. Walter Veltroni, nel 1981, è stato capo della stampa e
propaganda del Partito comunista italiano».
Sarebbe interessante, per i cittadini-elettori italiani, rivedere l’espressione
tra stupita e interdetta di uno dei più noti professionisti della informazione
del mondo. Da buon «British» si è proibito ogni altro commento e ha detto solo:
«Noi di solito conosciamo bene la storia delle persone di cui parliamo (avrebbe
potuto dire: «conosciamo anche i processi», ma non lo ha fatto, ndr). E ripeto
quello che ho detto: se fossi italiano voterei per Veltroni».
È solo un aneddoto che però fa molta luce. Bisogna impedire che questo periodo
elettorale si trasformi in un labirinto di cui Berlusconi, le sue televisioni,
le sue case editrici e pattuglie di commentatori «indipendenti» - che però
lavorano alacremente per lui - sono abili artefici.
La parola chiave del labirinto è «comunista». La consegna è di pronunciarla il
più spesso possibile, in modo da puntare l’attenzione all’indietro. Chi si
lascia irretire perde di vista la incredibile vecchiaia politica di Silvio
Berlusconi che, come cultura personale, è uomo del tutto estraneo alla
modernità; inclusa la Resistenza, che riguarda la libertà, i diritti civili, la
Costituzione. Per lui è una parola opaca e un ingombro estraneo al commercio.
Ricorderete che ha sempre rifiutato di celebrare anche una sola volta il 25
Aprile. E perde di vista la incredibile vecchiaia psicologica di quell’uomo di
Arcore, che nell’Europa di Angela Merkel, di Sarkozy, di Gordon Brown, di
Zapatero, si candida a primo ministro per la quinta volta. È molto probabile
che il leader di bravi cittadini ribattezzati da un giorno all’altro, a
capriccio, «Popolo della libertà» sia già entrato nel Guinness dei primati,
perché non esiste alcun leader in alcun Paese del mondo, compresi quelli
sgangherati di recente e turbolenta democrazia, che sia nella sua condizione.
Candidarsi cinque volte vuol dire avere perso, o essere stato abbattuto lungo
il percorso, quattro volte.
Ma è soprattutto un incredibile giudizio che la sua gente deve accettare
passivamente, come se fosse vero: che lui solo, fra decine di leader politici
della sua parte, migliaia di partecipanti eletti alla vita politica, decine di
migliaia di protagonisti nelle aggregazioni di destra locali, milioni di
italiani che scelgono il voto conservatore, lui solo può guidare e può vincere.
E tutto ciò benché il più delle volte abbia perso.
Ma ecco perché è così importante la parola comunista. Con quella parola,
ricordate, Berlusconi è «sceso in campo» (parole sue) tramite cassetta Vhs
recapitata, prendere o lasciare, a tutte le televisioni d’Italia. Con quella parola
ha affrontato e perso due volte contro Romano Prodi, con quella parola si è
recato, dopo la sua unica vera vittoria a Bruxelles per dire ai leader europei:
«Ho sconfitto i comunisti in Italia». E così è nata la sua fama, non sempre
apprezzata come lui vorrebbe, di narratore di barzellette. Avreste dovuto
vedere sguardo ed espressione di Bill Emmott quando, dallo studio di Sky, ha
sentito ripetere la rovente accusa, anzi la denuncia al mondo: comunista.
L’esponente del giornalismo finanziario di Londra è apparso da prima smarrito,
come se avesse capito male o ci fosse un errore di traduzione. Poi ha scosso la
testa con un solidale atteggiamento di comprensione per gli italiani. Ci sono
Paesi sfortunati, deve aver pensato, anche se produttivi e potenzialmente
importanti.
Sembrava implorare: non potreste fare un passo avanti, un passo dentro il
presente invece di logorarvi con storie che, fuori delle frequenze tv
controllate da Berlusconi, non hanno alcun senso?
***
Non occorre essere astuti per sapere che «la quinta candidatura»
(che bel titolo per un «horror» di Stephen King), non si fonda solo sulla
parola «comunista» che dovrebbe scuotere il mondo. Prima di quella parola viene
una immensa ricchezza che spiega perché leader politici di primo piano, nel Paese
Italia, o si ribellano per dignità (tardi, purtroppo) o si sottomettono
sperando di meritare l’eredità (farebbero bene a ricordarsi però che i ricchi
che si sono fatti da soli, e per giunta nel mondo dello spettacolo, amano più i
colpi di varietà che i comportamenti da statista). Ma l’uso ostinato di quella
parola - «comunista» - viene con la speranza, anzi l’intento, di spingere a un
fuggi fuggi generale dalla sinistra, che non vuol dire barricate e rivoluzione,
ma un mondo di gente viva che si batte per il futuro e per il lavoro, e si
colloca più o meno, fra Zapatero e Barak Obama.
Berlusconi e la sua gente contano molto sul far sentire colpevoli, e anche un
peso per la loro parte, coloro che si ostinano a restare democraticamente a
sinistra.
Vuol dire spostare tutte le frecce del labirinto nella direzione sbagliata,
così che sembri moderno non punire chi fa morire gli operai, incoraggiare chi
li tiene sul filo dell’eterna prova invece di assumerli, vuol dire far sembrare
moderno ogni atteggiamento che ci riporta al paternalismo aziendale principio
di secolo, quando un buon imprenditore ti concedeva la domenica pomeriggio per
futili svaghi in famiglia, prima di ricominciare il lunedì all’alba (la
meritocrazia fondata sugli straordinari di lavoratori esausti e più esposti al
pericolo di incidenti).
Le frecce sbagliate del labirinto (che il quinto candidato è in grado di
piazzare dove vuole, quando vuole, tramite controllo delle televisioni) puntano
contro il presunto maleficio di Prodi. Lo fanno con tale successo che persino,
molti, impegnati nel centrosinistra, considerano utile restare a rispettosa
distanza da Prodi, che è ancora a Palazzo Chigi, e dal lavoro col suo governo.
***
È moderno, pensano molti, seguendo la freccia sbagliata del
quinto candidato, considerare una cosetta secondaria la dura lotta all’evasione
fiscale di Visco e Padoa-Schioppa, che ha fatto balzare in alto le entrate
fiscali. E c’è chi prova volentieri a contare e ricontare quelle entrate per
vedere se si può dimostrare che quelle entrate ci sono state, sì, ma non così
tante, come se il vero merito, nella lotta all’evasione, come in quella al
crimine organizzato non fossero, prima di tutto, la serietà dell’impegno e la
direzione di marcia.
Occorre riconoscere che è stata molto efficace la denigrazione di Prodi durante
i venti mesi di quel governo. Le televisioni di Berlusconi, o che lavorano per
conto di Berlusconi, hanno svolto un lavoro efficace. Per esempio
l’antipolitica si fonda sulla persuasione diffusa che tutti, proprio tutti, in
Parlamento, buttano champagne addosso ai commessi, che tutti, proprio tutti, si
esercitano a insultare i senatori a vita, che tutti lanciano in aria fette di
mortadella, impedendo ogni discussione o lavoro utile. C’era da augurarsi che
studiosi e giornalisti specializzati si fossero applicati a calcolare il costo
immenso, per i cittadini-contribuenti, di due anni di Parlamento vissuto sotto
ostruzionismo continuo, dunque totalmente sprecati.
Posso testimoniare per il Senato: ore di urla e di insulti ogni giorno, con
qualunque pretesto (spesso tratto estrosamente dalla cronaca dei giornali) e
quasi nessuno spazio per la discussione e per il voto. E sarebbe bene ricordare
ai cittadini - contribuenti - elettori che la cosiddetta crisi di fiducia che ha
portato alla fine del governo Prodi, non è avvenuta per una vittoria di
quell’ostinato, continuo ostruzionismo. È avvenuta per la fuga d’amore
dell’allora ministro della Giustizia Mastella, che ha voluto condividere con la
moglie gli arresti domiciliari, e per farlo ha tolto (con gli insulti che tutti
ricordano e purtroppo ricorderanno per molto tempo) il sostegno del suo gruppo
al governo.
L’impegno è dunque di smontare le frecce che puntano verso il passato, disposte
dovunque dal quinto candidato. E ritrovare la strada che porta avanti e fuori
dall’incubo. Lungo quella strada non è sbagliato fermarsi a dire un grazie a
Prodi. E non è fuori luogo un po’ d’orgoglio per lo «endorsement»
dedicato pubblicamente a Walter Veltroni da Bill Emmott, ovvero da un mondo che
non si lascia ingannare dai vecchi mobili di casa Berlusconi e dai discorsi
finto-pacati del quinto candidato.
La porta per uscire dal labirinto c’è, ma è importante non cadere in tutte le
trappole seminate dal vecchio che avanza. Se riusciamo ad accendere la luce
scopriremo che, rispetto alla vita italiana, Berlusconi è in esubero, e può
essere «messo in libertà» (l’espressione è aziendale, non giudiziaria).
Idv
resta Idv no alle europee 2009. E poi si vedrà
( da "EUROPA.it"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il problema
di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le
elezioni per affrontare la modifica della legge elettorale, ma questo non può,
non deve impedire a me, a noi di dire le cose come stanno". Del tutto
diverso il caso di Beppe Giulietti, deputato ex ds "non derogato" dal
Pd che, senza chiedere nulla,
Pd
politically incorrect ( da "EUROPA.it"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma Veltroni
&C, incorporando i radicali e un genuino esponente della razza veneta
(Calearo), hanno sconvolto il panorama linguistico del Partito democratico,
creando shock e, nel contempo, attese. Una cosa è parlarsi fra Peppone, Don
Camillo, De Rossi e la Maestrina dalla Penna Rossa, tutti partecipi della
semantica delle classi dirigenti targate otto-
Berlusconi,
parte l'attacco al pd ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader dei
democratici in Veneto: "Qui inizia la rimonta" Berlusconi, parte
l'attacco al Pd "Il suo programma è carta straccia". Veltroni: noi
rispettiamo tutti ROMA - Ieri il leader del Pdl Silvio Berlusconi, impegnato in
un comizio a Milano ha stracciato il programma del Pd davanti ai suoi
sostenitori.
Lo
strappo del palalido la risposta del nord-est - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lo
smottamento del blocco berlusconiano perfino in zone e in ceti sociali che
sembravano inespugnabili. Nelle stesse ore, mentre il vecchio leader di Arcore
si abbandonava alla demagogia del capopopolo, Veltroni riceveva accoglienze mai
viste prima nelle roccaforti del berlusconismo e della Lega, a Rovigo, a
Venezia, a Treviso.
Walter
prova a sedurre il nord est "noi riformisti, il pdl è ottocentesco" -
alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
"non ha l'energia per le riforme, non a caso D'Amato e Riello gli hanno
detto no". Nel Pdl, dice Veltroni, "sono stanchi, ripetitivi,
ottocenteschi". E anche parecchio illiberali, stracciano i programmi degli
avversari, inorridiscono per Obama presidente nero e per l'Italia del 50 per
cento di posti alle donne.
L'amaca
- michele serra ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice
Veltroni, ce la può fare. (Spero che abbia ragione Veltroni ma temo che abbia
ragione Fini). La campagna elettorale italiana, dopo un paio di decenni in cui
il gioco delle parti era assurdamente invertito, finalmente ci restituisce
un'idea di destra e di sinistra più vicina a come l'avevamo fisiologicamente
conosciuta.
Pd,
la scossa di d'alema "basta liti, la barca affonda" - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Io
personalmente mi sono mosso per i capilista, perché venissero in Campania
Veltroni e D'Alema. Il resto?". Il resto è sospeso. "Avevo altro a
cui pensare. Sono stati giorni convulsi". Solo qualche accenno.
"Alcune critiche le ritengo fondate. Ma siamo in campagna
elettorale?". E il rinnovamento? "Perché: ho parlato di rinnovamento?
Martina:
"se ci attaccano vuol dire che hanno paura" - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La linea di
Veltroni è di non attaccare l'avversario. Però avete imparato a non farvi
dettare l'agenda, a differenza di quanto accadde nella campagna elettorale per
il sindaco. "Se uno è forte, parla di sé e non degli altri. Loro discutono
di noi e non di ciò che devono proporre al Paese.
I
soliti noti e i "paracadutati" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
apertura che
Veltroni ha imposto al suo partito, ma dietro di loro c'è un campionario di
candidature scelte con criteri non molto diversi da quelli seguiti dal Pdl. Gli
uscenti devono essere ripresentati, quasi tutti, anche quelli che non sembrano
essersi distinti più di tanto in meno di due anni di attività legislativa.
Il
balletto oscuro del centrodestra - gianni parisi
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
inseguito dalla crescita di Veltroni, ha bisogno della Sicilia, non della
Regione, ma dei seggi del Senato. Rischia, se perde la Sicilia, di perdere il
Senato. Ostenta freddezza con Cuffaro (ma gli aveva espresso la sua piena
solidarietà, spronandolo a non dimettersi dopo la condanna), ne accetta i voti
solo se ripuliti (
Spin
doctor: le arti nere per vincere in politica - giancarlo bosetti
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Obama contro
Clinton o Veltroni contro Berlusconi. è un duello combattuto con le armi della
persuasione, della propaganda, dello spin. Lo schema del duello sarebbe puro
("vediamo chi è più bravo a convincerci") se si trattasse di
contendersi solo il consenso, il voto di opinione.
Walter:
"che tristezza quel gesto sarkozy non l'avrebbe mai fatto"
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni risponde così al coup de theatre di Silvio Berlusconi che da palco di
Milano ha strappato dei fogli di carta. Il Cavaliere voleva ricordare ai suoi
elettori che il centrosinistra non rispetta gli impegni scritti, ma il suo
gesto ha assunto una valenza simbolica subito condannata dal Pd.
Lo
sport usa, i soldi e la corsa a candidarsi - gianni mura
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pur
lievemente perplesso sui valori metaforici, Veltroni ha candidato una patata.
Berlusconi lo ha accusato di veterocomunismo sventolando un ritaglio
dell'Economist che citava Engels ("la patata ha cambiato la storia
dell'umanità"). Se le cose stanno così (canta Sergio Endrigo), passiamo ad
altro.
Berlusconi
straccia il programma pd "ecco cosa ne faranno se vincono" - gianluca
luzi ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
accende la campagna elettorale e mette in soffitta il fair play. Ora il Pd non
è più solo "il partito di Prodi", ma Veltroni diventa il bersaglio:
"Prestigiatore insieme a Rutelli per far dimenticare il passato",
"Walter Veltroni, l'innovatore, il giovane praticante della politica, il
sindaco moderno che invece di laurearsi si è diplomato in fiction e che in
politica ci
Tra
silvio e industriali feeling in crisi ma arriva un riello per il derby con
calearo - roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sì a
Berlusconi, dunque, come capolista in Veneto 1. Contro un altro imprenditore,
l'ormai famoso Massimo Calearo che tanto scandalo ha destato, tra i democratici
e la sinistra antagonista, per essere stato schierato da Walter Veltroni. Una
inedita disfida politica tra industriali, divisi sulle poltroncine di Viale
dell'Astronomia,
Pdl,
nelle liste spunta il nero ciarrapico regioni in rivolta: "troppi
portaborse" - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
riesco a
capire come una forza che si dichiara liberale possa mettere nelle sue liste
chi, con un piccolo gruppo, ha bloccato la liberalizzazione delle
licenze", attacca Walter Veltroni. Il ministro Pierluigi Bersani, autore
del pacchetto liberalizzazioni, lo bolla come "il capofila di una
battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma, contro ogni
minimo cambiamento".
Bittarelli
candidato? Di doppiezze si muore... Il leader Pd sulla discesa in campo del
capo della rivolta dei taxi. Che ribatte: ma Rutelli mi cercava
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo dice
chiaro anche Walter Veltroni: "Di doppiezze si muore", la candidatura
di Bittarelli è "una scelta che non riesco a interpretrare. Non riesco a
capire come una forza che si dice liberale possa mettere in lista chi ha
bloccato, e poi perso, la liberalizzazione di 2mila licenze".
La
prima legge: basta precariato Per Veltroni un bagno di folla nel Nord-Est:
vogliamo ridare dignità ai giovani Noi i programmi degli avversari li
rispettiamo . D'Alema: puntiamo ( da "Unita, L'"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader del
Pd: il primo provvedimento in caso di vittoria è contro il precariato.
Commentando il gesto di Berlusconi che ha strappato il programma del Pd,
Veltroni dice: "Noi i programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema:
puntiamo a vincere.alle pagine 3 e 6.
E
Veltroni spezzò il tabù del Nord-Est Il Veneto accoglie con calore il candidato
Pd. I primi ddl che faccio? Quelli su precari e donne
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
No,
Berlusconi non lo cita mai, il leader del Pd, tanto che la gente sorride quando
lo chiama "il leader dello schieramento avversario", però in quel del
Veneto un altro tabù sembra infranto. Veltroni risponde per le rime agli
attacchi di Berlusconi.
Strappa
i programmi Ricordiamoci sempre chi abbiamo di fronte Cara Unità, stiamo as
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
idea che
Veltroni ha dei modi di condurre il confronto, ma su una cosa voglio insistere
e porre l'accento. Domani, se ci sarà da discutere qualcosa discutiamo, ma con
la consapevolezza di chi è che abbiamo di fronte. Renato Roberti, Arezzo
Nessuno parla dello squilibrio nella chiesa a sfavore delle donne Gentile
direttore,
Il
quinto candidato ( da "Unita, L'"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se fossi
italiano voterei per Veltroni". È solo un aneddoto che però fa molta luce.
Bisogna impedire che questo periodo elettorale si trasformi in un labirinto di
cui Berlusconi, le sue televisioni, le sue case editrici e pattuglie di
commentatori "indipendenti" - che però lavorano alacremente per lui -
sono abili artefici .
Berlusconi
si sta incattivendo Strappa il programma del Pd aprendo la sua campagna
elettorale. Poi, insulti per tutti
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
perfeziona l'attacco a Veltroni, che chiama "il candidato del partito di
Prodi" che "invece di laurearsi si è diplomato in fiction..."
Giù applausi e risate per la frase a effetto. E ancora con la storia dell'eta
dei politici, quando in prima fila Dini, Fini e Giorgio La Malfa già fanno due
secoli di poltica.
Bassolino:
Non scappo In Campania si può vincere
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I rifiuti
campani sono considerati la spina nel fianco della campagna elettorale di
Veltroni... "È un tema molto delicato. L'emergenza rifiuti è uno dei volti
di una realtà che dal
Il
nostro Paese è diverso Il Pd: persone vere per cambiare
( da "Unita,
L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
loro nome è
seguito nella lista da quello di Walter Veltroni che ha scelto così di
sorreggere candidature nuove e importanti. Veniamo al secondo punti,
all'impegno cioè di far crescere la rappresentanza femminile in Parlamento. Le
donne nelle liste sono 379, pari al 42 per cento del totale. Le elette saranno
tra 100 e 130, nel parlamento appena sciolto erano nelle fila del Pd 52.
Dall'industria
all'abbraccio con Walter ( da "Unita, L'"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A convincerlo
è stato Veltroni e la sua voglia di nuovo. Basta contrapposizioni, basta
steccati: Calearo vuole una politica diversa. Anche se a dire il vero il primo
steccato l'ha sollevato proprio lui contro il governo Prodi, elogiando Mastella
che lo ha fatto cadere.
Berlusconi:
il Pd? Straccerà il programma ( da "Corriere della Sera"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Berlusconi: il Pd? Straccerà il programma "Per chiudere le liste non ho
dormito. Veltroni diplomato in fiction. Non ho la bacchetta magica"
"La rinuncia di D'Amato è stata decisa di comune accordo. Il partito della
Libertà? Nascerà entro l'anno" MILANO - Non fosse per le bandiere e gli
striscioni, perfino il lenzuolo con l'
<Programma
Pd carta straccia> Scontro Berlusconi-Veltroni
( da "Corriere
della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Politica Il Quirinale su campagna elettorale e tv: moderare i toni
"Programma Pd carta straccia" Scontro Berlusconi-Veltroni MILANO -
Nel comizio di apertura della campagna elettorale Berlusconi attacca:
"Ecco che fine fanno i programmi della sinistra" e i fogli strappati
volano sul palco. Veltroni: lui e Fini fuori dal tempo. DA PAGINA
Veltroni
al Nordest: il fisco sarà amico ( da "Corriere della Sera"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
2008-03-09
num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni al Nordest: il fisco sarà amico
"Qui fatti molti errori". A Berlusconi: noi rispettiamo i programmi
altrui, fa tristezza Successo a Treviso, in molti non riescono ad entrare nel
teatro La moglie Flavia sul pullman: imparo molto DAL NOSTRO INVIATO TREVISO -
"E Calearo?
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9
categoria: A... ( da "Corriere della Sera"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Idv giunge
paradossalmente in un momento di grande coinvolgimento dei simpatizzanti per
Veltroni. Lo si rileva anche dalle previsioni espresse sull'esito delle
prossime consultazioni. Alla domanda su "chi vincerà le consultazioni del
13-14 aprile?", il 61% degli italiani risponde senz'altro affermando la
prevalenza di Berlusconi.
Nei
sondaggi ora rallenta la risalita di Walter
( da "Corriere
della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sono tentato
di scegliere Berlusconi ". "Ho sempre votato centro, ma stavolta,
forse, vado con Bertinotti". "Il Cavaliere mi ha sfiduciato: quasi
quasi voto Veltroni". Sono alcuni esempi delle risposte date nell ultimo
sondaggio sulle intenzioni di voto. Testimoniano il clima di incertezza che
tuttora caratterizza la pubblica opinione e che,
<Abbassare
i toni> Il Colle interviene sulle polemiche tv
( da "Corriere
della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e il presunto
patto tra i due maggiori competitor per monopolizzare salotti televisivi e tg:
"Non è democratico che Berlusconi e Veltroni siano messi in condizione di
fare la campagna elettorale, mentre gli altri sono menomati". Il candidato
premier della sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti aveva definito
"illiberale" la campagna elettorale di Pd e Pdl.
Un
gesto discutibile e la tregua svanita
( da "Corriere
della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
coi suoi
errori suicidi l'Unione gli ha restituito l'Italia molto prima di quanto non
credesse. Ma Berlusconi non vuole rinunciare a mettere in chiaro che si tratta
di un regalo avvelenato, da aprire con cautela e senza concedere vantaggi a
Veltroni ed alla sua strategia del dialogo: almeno fino a che saranno stati
contati i voti.
SORPRESA:
il partito delle veline non c'è, non è mai esistito e non è
( da "Messaggero,
Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha esclamato
ieri il Cavaliere sul palco milanese del Palalido - imbottire le liste a base
di show-girl, letterine, letteronze e di giovani di bella presenza ma di scarso
curriculum. Noi abbiamo le ragazze pensanti e loro hanno le ragazze
sgambettanti, è il refrain del Partito democratico di Veltroni. Ma Berlusconi
(nella foto) stoppa il giochino puntando su "candidature di peso".
ROMA
Si infiammano i toni della campagna elettorale. Silvio Berlusconi ieri a Milano
ha strappato i ( da "Messaggero, Il"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, che ieri ha fatto tappa a Mestre e Treviso dove ha lanciato un
"patto riformista con il Nord Est", ha replicato: "Noi
rispettiamo le idee degli altri" ma ha attaccato l'avversario sulle
candidature del Pdl, da quella del tassista ribelle alle liberalizzazioni, al
rifiuto dell'ex presidente di Confindustria D'Amato.
Berlusconi-Veltroni,
sale lo scontro ( da "Messaggero, Il"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Capo dello
Stato: abbassare i toni. Casini: il Pdl non è liberal, ma populista
Berlusconi-Veltroni, sale lo scontro Il Cavaliere: programma Pd carta straccia.
La replica: noi rispettiamo le idee altrui.
ROMA
- Alla coalizione di Silvio Berlusconi manca il coraggio riformista. Antonio
D'Ama ( da "Messaggero, Il"
del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Raffaele
Lombardo (Mpa), candidato governatore in Sicilia, non ci sta: "Sui
problemi del Sud il dottor D'Amato è molto distratto". Sul fronte opposto
Walter Veltroni e Matteo Colaninno, "l'imprenditore del Pd",
osservano: D'Amato non si candida "perchè con loro, il Pdl, le riforme non
si fanno".
MILANO
- Se questo è l'inizio ufficiale della campagna elettorale di Berlusconi, v
( da "Messaggero,
Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma si capisce
il perché: è Veltroni l'obiettivo del giorno: "Con un marchingegno alla
houdini, lui si spaccia per nuovo. Ma è solo una finta, e i fuochi di artificio
del Pd hanno già esaurito l'effetto". Lui - sempre di Veltroni si tratta -
"invece di andare all'università si è laureato in fiction".
ROMA
Sorpresa: il Pdl è il partito delle non-soubrette. Delle non-veline. D
( da "Messaggero,
Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
assai meno
glamour rispetto alle ragazze di buon studi e di ottima presentabilità lanciate
da Veltroni? "Macchè, macchè, macchè...", ripete a tutti Silvio
Berlusconi: "Cercano sempre di dipingerci come quelli un po così, che
arruolano gente impreparata, senza studi, solo di bella presenza e senza
cervello. Ma questa è una caricatura di ciò che non siamo".
C'È
la novità, però. Qualche giornalista straniero (sai, non tutti i giornal
( da "Messaggero,
Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Veltroni
copia Barack Obama, e con eccellente tempismo e deludenti concessioni
all'originalità dice "Yes, we can", l'altro non copia nessuno e
risponde con una sontuosa fecondazione anglo-milanese tipo "Yes, ghe pensi
mi, I do", una fecondazione molto performante, molto efficientista e
finalmente molto decisionista?
LEADERISMO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ora, mentre
Veltroni e Berlusconi si disputano con spot e interviste l'elettorato
macro-personale, cosa sta veramente accadendo nella galassia del microvoto?
Detto in soldoni, nessuno lo sa. La ragione è che il voto micro-personale non
si fa intercettare dai sondaggi.
( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI I
DIPIETRISTI SI LIMITERANNO A ENTRARE NEI GRUPPI PARLAMENTARI DEL PD Idv resta
Idv no alle europee 2009. E poi si vedrà... (m. la.) A quanto risulta
ufficiosamente, Di Pietro non avrebbe nessuna intenzione di sciogliere Idv.
Certo non prima delle europee del giugno 2009. Specie se il partito dell'ex pm
il 13 aprile dovesse raccogliere una buona performance, cosa che tutti i
sondaggi accreditano, per Tonino verrebbe facile giustificare il mancato
scioglimento: come si fa a tradire un mandato elettorale così generoso? Dunque,
l'unica cosa certa è che deputati e senatori eletti con Italia dei valori
entreranno nei gruppi parlamentari del Partito democratico. Come Tonino ha
promesso a Walter. E d'altronde questa è una delle ragioni "teoriche"
dell'apparentamento solennizzato al loft davanti ad un nugolo di telecamere.
Meno facile da capire è il resto: la polpa dell'intesa. Cioè la promessa
dipietrista di sciogliere il partito dentro il Pd, che è stata poi la vera
differenza con i radicali. Veltroni infatti non
accettò di apparentarsi ad un altro simbolo che non dichiarasse ? per dir così
? la sua "biodegradabilità". A domanda diretta ? se entreranno nel Pd
? l'altra sera in tv il capogruppo al senato Nello Formisano si è trincerato
dietro un "vedremo" e lo stesso ha fatto in svariate occasioni
Leoluca Orlando. Difficile dire se Idv sia attraversata da un dibattito interno
sulla questione, anche se c'è chi azzarda una divisione in "unitari"
e "antiunitari". Il punto è che in un partito come questo a decidere
è praticamente solo Antonio Di Pietro. E lui finora sul punto non si è
sbilanciato molto. Veltroni lo considera un alleato
molto corretto, da ascoltare e rispettare: non ha stretto un'alleanza con lui
solo per un mero calcolo di convenienza. Negli ultimissimi giorni c'è stata
qualche velatura, però. Il repentino sostegno dato da Di Pietro a Lumia al loft
non è piaciuto, è parsa una speculazione sui mali altrui. Magari l'intenzione
era un'altra, fatto sta che l'ex presidente dell'antimafia deve anche alle
attenzioni un po' troppo frettolose di Idv il suo ripescaggio. Un altro motivo
di nervosismo lo ha creato Pancho Pardi, uno dei leader girotondini sempre
all'offensiva contro gli allora gruppi dirigenti dell'Ulivo. Pardi ha pensato
bene di esordire in questa campagna elettorale, parlando col Corriere della
sera, in questo modo: "Il problema di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per
affrontare la modifica della legge elettorale, ma questo non può, non deve
impedire a me, a noi di dire le cose come stanno". Del tutto diverso il
caso di Beppe Giulietti, deputato ex ds "non derogato" dal Pd che,
senza chiedere nulla, ha ricevuto l'offerta di un posto nelle liste di
Tonino. C'è un accordo fra lui e Walter per rimandare Giulietti in parlamento,
anche dopo la forte raccolta di adesioni in suo favore sul sito
dell'associazione Articolo 21 di cui l'ex leader dell'Usigrai è da anni
animatore. Ieri Di Pietro ha presentato le sue liste specificando che
"insieme al certificato elettorale abbiamo chiesto ai nostri candidati
anche quello penale", visto che uno dei cavalli di battaglia di Idv è la
legalità, nello sforzo di accreditarsi come il partito "anti-casta".
Le liste le ha chiuse "con serenità" ? ha detto Tonino ? anche se in
verità sembra che anche in questa circostanza il suo si sia confermato un
partito del leader, senza tante discussioni.
( da "EUROPA.it" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO BALASSONE
Sembra arrivata anche per il centrosinistra l'ora dei semanticamente scorretti.
Meglio tardi che mai. Non sappiamo se fosse nei loro conti, ma Veltroni &C, incorporando i radicali e un genuino esponente della
razza veneta (Calearo), hanno sconvolto il panorama linguistico del Partito
democratico, creando shock e, nel contempo, attese. Una cosa è parlarsi fra
Peppone, Don Camillo, De Rossi e la Maestrina dalla Penna Rossa, tutti
partecipi della semantica delle classi dirigenti targate otto-novecento;
altro dialogare con i linguaggi altrui, come quello gandhianamente muscoloso di
Pannella o quello antimetaforico dell'imprenditore Calearo. Uno non
"civilizzato", evidentemente, dalla lingua dei dotti che impregna le
slides preconfezionate delle società di consulenza e delle merchant bank. In
tutti e tre i casi, dietro i diversi linguaggi, ci sono altrettante letture
della realtà. La lingua del riformismo classico, cattolico e socialista, è
quella pedagogica e legata alla parola scritta, di chi tende a una verità cui
orientare i comportamenti. In altri termini agogna una società stabile perché
giusta: figlia lontana della Repubblica di P l a t o n e , non è liberale, ma
progressiva lo è di sicuro. Possiede strumenti concettuali potenti, ma ogni
tanto si accorge di esserne accecata (Berlusconi,
quello del 1994, la travolse esprimendosi nella lingua, per essa sconosciuta,
del romanzone popolare). La lingua del radicalismo liberale è centrata, come si
sa, sull'individuo, ed è attentissima a valorizzarne il raggio d'azione
rispetto agli altri individui e, ancor più, rispetto allo stato, alle
corporazioni etc. Affinché siano gli individui ad agire nella società e non le
incrostazioni della società a definire gli individui. Il veneto Massimo Calearo
parla la lingua della impresa in competizione concorrenziale (si badi: la
efficacia, non la banale concretezza che si addice semmai a Totò Cuffaro e alle
molte macchiette del leghismo della scuola di Malpensa). Di tutte è la lingua
meno conosciuta dalle parti del progressismo ed è ovvio che possa suscitare
sconcerto (si veda il sussulto di Arturo Parisi a causa della
"riconoscenza" espressa a San Mastella per aver smosso le acque)
urtando oggetti e suscettibilità che, in quanto lingua specifica, non conosce.
Acquisendo linguaggi e visioni così diversi, il Partito democratico è nuovo, e
per davvero. Non siamo, per intenderci, a una riedizione degli indipendenti che
il Partito comunista eleggeva nelle sue liste. Erano sì indipendenti, ma
usavano le stesse parole di chi li accoglieva (come diremmo di Luca di
Montezemolo che, linguisticamente, è un vero compagno). Mentre con Pannella e
Calearo o si va al continuo confronto, per mostrarsi reciprocamente delle viste
sul mondo, o è la babele. L'unica situazione che si può tranquillamente
escludere è la convivenza dei separati in casa. Si può fare? No, si deve. Vale
la pena di agganciare le cinture e godersela.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Polemiche per il
gesto del Cavaliere. Monito di Napolitano: "Abbassare i toni". Il leader dei democratici in Veneto: "Qui inizia la
rimonta" Berlusconi, parte l'attacco al Pd "Il suo programma è carta
straccia". Veltroni: noi rispettiamo tutti ROMA - Ieri il leader del Pdl Silvio Berlusconi, impegnato in un comizio a Milano ha stracciato il programma del
Pd davanti ai suoi sostenitori. "è carta straccia", ha detto.
"Noi rispettiamo tutti", è stata la replica di Veltroni.
Monito di Napolitano: "Abbassare i toni". Il leader dei democratici
in Veneto dice: "Riparte la conquista del Nord-Est". SERVIZI DA
PAGINA
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LO STRAPPO DEL
PALALIDO LA RISPOSTA DEL NORD-EST EUGENIO SCALFARI AL PALALIDO di Milano, con
la folla delle grandi occasioni, Silvio Berlusconi ha
compiuto un gesto inaudito all'inizio del suo comizio elettorale: ha stracciato
il documento che conteneva il programma del Partito democratico gettandone i
pezzi in aria e definendolo carta straccia. Non era mai accaduto un fatto
simile in nessuna campagna elettorale. Quel gesto, quelle parole, quei pezzi di
carta svolazzanti in aria fanno piazza pulita di ogni ipotesi di "fair
play", di rispetto dell'avversario, di consapevolezza dei problemi del
Paese e della loro gravità. Tradiscono un senso di paura per un risultato che
ancora pochi giorni fa sembrava assegnare con certezza la vittoria alla destra
e che invece comincia ad esser percepito come incerto. Gli ultimi sondaggi
segnalano una progressiva rimonta del Partito democratico, un aumento degli
incerti, lo smottamento del blocco berlusconiano perfino in
zone e in ceti sociali che sembravano inespugnabili. Nelle stesse ore, mentre
il vecchio leader di Arcore si abbandonava alla demagogia del capopopolo, Veltroni riceveva accoglienze mai viste prima nelle roccaforti del
berlusconismo e della Lega, a Rovigo, a Venezia, a Treviso. Si è aperta
una crepa profonda nel cuore del Nordest che mette in gioco la tenuta del
consenso verso il Pdl con ripercussioni diffusive su tutta l'area padana. Lo
scontro tra due visioni opposte del Paese e dei suoi problemi è insomma entrato
nel vivo, alla compostezza dell'uno fa riscontro l'agitazione scomposta
dell'altro, il vuoto delle sue proposte e soprattutto l'impossibilità di
spiegare come mai, avendo governato per cinque anni con maggioranze
parlamentari inattaccabili, nessuno degli impegni presi nel 2001 sia stato
realizzato. SEGUE A PAGINA 29.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La moglie con Walter
Cacciari: mai litigato Bindi in platea Il candidato premier a Treviso:
"Ora possiamo garantire le risposte che questa gente attende" Walter
prova a sedurre il Nord Est "Noi riformisti, il Pdl è ottocentesco"
L'appello al Veneto operoso: dateci fiducia, possiamo governare da soli La
mattina a Mestre tra i portuali. Incontro con Cacciari: siamo in sintonia
ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - E infine arrivò il giorno di
Walter Veltroni nella fossa dei leoni, in quella
Treviso amministrata da 13 anni dal sindaco sceriffo Gentilini, passato alla
cronaca per il suo desiderio di vestire gli immigrati da leprotti "e poi
fare pum pum". Ecco il compito più difficile per il leader del Pd:
riconquistare il Nord Est diventato negli anni ostile "anche per gli
errori commessi dal centrosinistra". No, non siamo a Piazza dei Signori,
il salotto chic, dove, forse, qualche leghista avrebbe esternato lo scarso
gradimento per la visita, ma fuori le mura, nello storico cinema Eden,
stracolmo di gente. Il candidato premier sa usare le corde giuste: "Tra i
tanti muri caduti ce n'era uno grande come una casa, che divideva il Nord Est
dal centrosinistra. Ci sono state delle colpe e anche una condizione oggettiva,
quella di una coalizione piena di contraddizioni che impediva un'azione
efficace, una risposta alle vostre domande. Ora questa storia è finita. Ciò che
il Nord Est si aspetta dalla politica noi lo possiamo garantire". Gran sospiro
di sollievo della platea che adora sentirsi dire quanto "i veneti siano
ospitali e capaci di integrare", quanto sia "solidale il loro
spirito", quanto "talento ed energia meritano di essere qui
liberati". Un'altra idea per Treviso, per il Veneto. Non le panchine
segate dagli amministratori per evitare che gli stranieri si siedano, non la
moschea costretta a itinerare, o le ronde contro "le pantegane", non
il razzismo ma il dialogo. Una Treviso che già c'è, che è in questa sala, ma
che risulta invisibile all'esterno, ai media. Veltroni
usa un linguaggio da predicatore: "Vorrei parlare uno ad uno ai cittadini
di questa terra. Vorrei dire loro: "Dateci fiducia, possiamo cambiare
radicalmente il Paese. Da soli, sarebbe la prima volta che governiamo". Il
Veneto dei padroncini, degli artigiani, "gente che ha voglia di fare e
perde le staffe se non ci riesce, quando sente le istituzioni lontane con la
burocrazia che ostacola invece di favorire". Gli applausi scattano
convinti (lo stesso accade a Rovigo e Belluno), ancora più caldi quando Veltroni evoca l'utopia, a suo dire realizzabile, di
"un Paese dei diritti e dei doveri", di uno "Stato
semplice", che non mette più i bastoni fra le ruote, che fa aprire, con
l'autocertificazione, le imprese in un giorno, che va di pari passo con l'altro
polo della rivoluzione, "il fisco amico". Meno pressione, taglio agli
sprechi, in primis ai costi della politica. Ancora, sulla sicurezza: "Ci
vogliono più polizia, più mezzi per le forze dell'ordine. E chi sbaglia paga,
va in galera". Musica di violino, sventolano le bandiere del Pd in terra
leghista. La moglie Flavia, al suo primo viaggio nel pullman elettorale,
programma completo, incluso il rituale pranzo veltroniano in una famiglia tipo
di Martellago, guarda la sala, un mazzo di mimose in mano: "Questa è
un'esperienza straordinaria!". C'è anche Rosy Bindi, candidata in regione.
E' in prima fila, sorridente, insolitamente quieta. Veltroni
parla a braccio, solo una cartella di appunti appoggiata su un leggio. Gli
ultimi dati dei sondaggi Ipsos danno in aumento gli indecisi ("buon
segno") e confermano la forbice di dieci a sei a favore del Pdl. "Ce
la possiamo fare", ghe a podemo far, come si legge sulle magliette dei
giovani militanti. Basta cambiare registro, smetterla con la "lotta di
classe", un argomento "che fa tristezza": "Perché
prendersela con i poveri Cristi che lavorano dalla mattina alla sera, che
lottano per crescere, che hanno cominciato negli scantinati, che sono stati
anche loro operai?" No, il Pd non è la sinistra radicale ("Ma ci
siamo separati consensualmente, senza rancore"), il Pd vuole "il
patto tra lavoro e piccola impresa". Il Pd, dice Veltroni,
intende dare risposte a giovani come Lorenzo Bernardi, 29 anni: "Mi ha
scritto che vuole rischiare, che ha un'idea". Ma le banche italiane non
finanziano le idee e Lorenzo, oggi come oggi, trova le porte aperte in Francia,
non qui. Il primo disegno di legge del nuovo governo di centrosinistra sarà
sulla precarietà, "una condizione che non è umana", un altro ddl, già
scritto, è destinato al lavoro femminile. Ci vuole tempo, sottolinea il
candidato premier, per realizzare "una nuova stagione, lo stesso che
ebbero Blair e la Thatcher. Berlusconi "non ha l'energia per le riforme, non a caso D'Amato e
Riello gli hanno detto no". Nel Pdl, dice Veltroni,
"sono stanchi, ripetitivi, ottocenteschi". E anche parecchio
illiberali, stracciano i programmi degli avversari, inorridiscono per Obama
presidente nero e per l'Italia del 50 per cento di posti alle donne. Si
prendono, candidato a Roma, il "capo della rivolta dei taxi", il
nemico delle liberalizzazioni. E si affidano a uno slogan come "Rialzati
Italia", "perché non sanno che tanti italiani cominciano a lavorare
alle quattro, alle cinque del mattino, quando certi politici tornano dalla
discoteca". Massimo Cacciari non c'è, non gli ha fatto da angelo custode
nella fossa dei leoni. Si son visti fugacemente a Mestre, davanti ai portuali,
ai lavoratori sempre più disperati del Petrolchimico. Foto insieme, Cacciari un
po' scuro in volto. Parole rassicuranti ai microfoni per l'elettorato che teme
contrasti fra i due: "Siamo in sintonia, sulle cose fondamentali". A
fine giornata il leader è contento, soddisfatto dell'accoglienza: "Grazie,
Nord Est".
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti L'amaca
MICHELE SERRA Destra un po' più pessimista e severa, e anche un po' più
vecchiotta. Sinistra un po' più ottimista e speranzosa, e anche un po' più
giovane: i sondaggi (per quello che contano) dicono che il voto dei diciottenni
è sensibilmente spostato a sinistra, come nei remoti anni Sessanta e Settanta.
Destra un po' più realista: Gianfranco Fini dubita che gli americani siano
abbastanza liberi da pregiudizi per eleggere un nero alla Casa Bianca. Sinistra
più propensa a illudersi: Obama, dice Veltroni, ce la può fare. (Spero che abbia ragione Veltroni ma temo che abbia ragione Fini). La campagna elettorale
italiana, dopo un paio di decenni in cui il gioco delle parti era assurdamente
invertito, finalmente ci restituisce un'idea di destra e di sinistra più vicina
a come l'avevamo fisiologicamente conosciuta. Sono anni che sogno una
destra severa e asciutta come quella che votava mio padre, piuttosto che la
destra fanfarona e demagogica di Berlusconi. E sono
anni che sogno una sinistra più ingenua e avventurosa, che parli di
"futuro" e di "nuovo" senza paura di prendere le cantonate
che toccano ? inevitabilmente ? agli illusi. A che serve la sinistra ? nella
storia ? se non a illudersi che gli uomini (perfino Calearo) possano
migliorare?.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
IL CASO Il ministro degli Esteri in visita a Pompei, poi affronta i malumori
per le candidature Pd, la scossa di D'Alema "Basta liti, la barca
affonda" sconfitta Ciascuno si senta chiamato in causa. Se si perde qui,
sarà una sconfitta di tutti bassolino Bassolino è un pezzo della vostra storia.
Non è vostro interesse che venga demolito urne Un vicepremier non può decidere
quando si tornerà alle urne qui Sarebbe umiliante udeur L'Udeur si è dissolto
per errori e ingenuità del suo capo ed è stato imbrogliato da Silvio ANGELO
CAROTENUTO Neppure un distinguo. Non è il momento. D'Alema stronca la rivolta
dentro il Pd napoletano prima che monti. Lo fa con una metafora che gli sta a
cuore, piazzata nel cuore del suo intervento senza repliche in direzione
provinciale, strozzando i lamenti diffusi e i documenti di sfiducia pronti in
canna, e dicendo che "se a poppa contestano chi sta al timone, la barca
affonda". Capito esclusi? Capito sindaci? Capito giovani? Discorso chiuso.
Fine dei mal di pancia e stop alle proteste sui criteri con cui sono state
formate le liste per le elezioni. Nel nome di un interesse generale che diventa
esplicito prima del commiato. "Ciascuno si senta chiamato in causa, perché
se si perde in Campania, sarà una sconfitta di tutti. Non sono qui per
Bassolino, e questo non è tema di campagna elettorale. Sono qui per una causa
che riguarda il futuro. Ma Bassolino è una risorsa. Non è interesse della
vostra terra che un pezzo della vostra storia sia demolito da qualcun altro. Il
futuro va costruito anche con lui. Lo faremo dopo. E io sono il garante di
questo vostro diritto". Parole che si collegano a quelle pronunciate a
Pompei in mattinata: "Solo con una mentalità antidemocratica si può
credere che un vicepresidente del Consiglio decide quando si vota in Campania.
Sarebbe umiliante per un'intera regione. Un atteggiamento che non avrebbe
neppure Berlusconi. Bassolino è stato eletto dal
popolo con grande suffragio. è evidente che la sua lunga esperienza volge...
". Si ferma: "Ma il tribunale, sono i cittadini". E Bassolino?
Dice: "Le liste? Sono ben guidate. Io personalmente mi
sono mosso per i capilista, perché venissero in Campania Veltroni e D'Alema. Il resto?". Il resto è sospeso. "Avevo
altro a cui pensare. Sono stati giorni convulsi". Solo qualche accenno.
"Alcune critiche le ritengo fondate. Ma siamo in campagna
elettorale?". E il rinnovamento? "Perché: ho parlato di rinnovamento?".
Mancano i territori? "Sono d'accordo". Mancano i giovani? "Sono
d'accordo". Eppure, il governatore che aveva annunciato solo poche
settimane fa di non volersi calare nell'arena elettorale, stavolta si presenta
nella sede del partito sul lungomare per salutare D'Alema il capolista.
Cappello, cappotto, mani in tasca. Restano a parlare per 14 minuti dentro
l'ufficio del segretario Iannuzzi, che arriva a metà dialogo. A quel punto sono
già andati via Emma Giammattei e Luigi Nicolais, Follini si farà vivo al tavolo
in direzione, la Iervolino non c'è. Intorno a loro candidati e no: Cesario,
Iacovelli, Marciano, Salzano, Santoro, Sommese, Velotti. E il lavoro frenetico
di Rosalba e Anna. "Com'è andata a Pompei?", gli domanda Bassolino. è
andata che D'Alema apre tra gli scavi sotto la pioggia il suo tour elettorale.
"Mi sembrava una maniera per cominciare all'insegna del fair play".
Un riferimento ironico alla battuta di Berlusconi:
D'Alema come pezzo di archeologia. "Mi pare che il fair play sia già
finito. Berlusconi è tornato sui toni arroganti in cui
si trova a suo agio". Quel Berlusconi, dice,
"monarchico per le sue cose e anarchico per le cose del Paese". Il
Cavaliere che presenta i suoi gioielli. "Sapete chi sono? Dini e De
Gregorio. De Gregorio poi trova normale che Forza Italia finanzi gli alleati.
Il problema è che lui s'era alleato con noi". Su De Mita: "è
candidato con l'Udc nell'orgogliosa affermazione di un ruolo personale, più che
per calcolo politico". E su Mastella: "L'Udeur s'è dissolto per
errori e ingenuità del suo leader. è stato imbrogliato da Berlusconi".
Ecco perché ora "il bisogno del Pd napoletano dev'essere il disinteresse
personale; credo anch'io che siamo a un passaggio di fase, ma deve essere
accompagnato da una forte dignità, il senso del cammino compiuto tra luci e
ombre, l'impostazione di una fase nuova. Oppure è confusione, ed è
sconfitta". Una lezione su come si sta in trincea in un momento difficile,
così lunga (oltre un'ora e mezza) e così didascalica da apparire a tratti come
un corso di formazione. Con monito finale a consiglieri, assessori, sindaci,
amministratori e presidenti di municipalità: "Dove si vota a livello
locale, si deve vincere. Ma dove si vota per le politiche, deve valere il
principio di solidarietà. Se si incrina il primato del Pd a livello nazionale,
si incrina per tutti". Alla platea degli scontenti, radunata a Santa Maria
la Nova con tante donne nelle prime file (Armato, Bossa, Carloni, Incostante,
Martano, Valente) e con i socialisti di Alleanza Riformista fra gli assenti, la
coordinatrice provinciale Giammattei prova a dire che "non siamo né
riserva né colonia, lo scontento è fisiologico". E per girare intorno ai
malumori cita Gramsci, Goethe, Eduardo, Mazzini, Garibaldi ed Hegel. Così
quando D'Alema prende subito dopo la parola e il microfono non s'accende più,
gli viene la battuta: "Guasto. Sono i guasti della cultura
umanistica". Tocca a lui chiedere la tregua perché "la Campania è una
regione chiave, qui si può vincere, io ci credo e sono venuto a metterci la
faccia", scandisce dandosi un buffetto sulle guance. Applausi. Lui, che
pensando a un personaggio di Pulp Fiction, il film di Tarantino, ricorda di
essere stato paragonato a Wolf (Harvey Keitel). Quello che dice: risolvo
problemi. "Sono stato chiamato proprio perché ci sono delle
difficoltà". Non serve dire quale. I rifiuti. "Però in strada ce
n'erano anche in passato. L'emergenza ha fatto danni, d'accordo, ma anche la
campagna scatenata contro Napoli ne ha fatti". E a proposito di grandi
esclusi dalle liste, sarà Enzo Amendola il coordinatore della campagna
elettorale di D'Alema. Le tensioni, alla fine, restano confinate nella sede di
via Nazario Sauro, dove i candidati passano a firmare l'accettazione, e dove
chi arriva da fuori incrocia facce truci. Santagata e Sircana non si fanno
vedere, mentre con Alessandro Sarubbi, giormnalista vaticanista messo in lista
da Veltroni in Campania 1, ci scappa un battibecco.
"Non solo ci passano davanti in lista, ci passano davanti pure nella
fila", moromora un candidato campano. Lui nulla fa per distendere:
"Mi hanno candidato qui perché pensano che posso convincere gli elettori
grazie alla mia faccia pulita - dice Sarubbi - perché sono onesto e sono cattolico.
Già in tanti a Napoli mi fermano in strada dicendomi che non avrebbero votato
per il Pd, ma che ora vogliono votare per me. Eh sì, qui c'è sfiducia tra la
gente. Radicali e cattolici nella stessa lista? Via, parliamo di problemi veri:
voi state in mezzo alla monnezza". Benvenuto a bordo, caro democratico.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Milano
Gli impegni Le novità Il segretario lombardo dei democratici: "Nel Pdl
sempre gli stessi nomi" Martina: "Se ci attaccano vuol dire che hanno
paura" Da domani parte la vera campagna elettorale, siamo pronti a correre
e penso che ci siano le condizioni per un ottimo risultato Colaninno e Calearo
sono il segno che il mondo produttivo del Nord è stanco della minestra
riscaldata del centrodestra STEFANO ROSSI "I nostri candidati sono come le
figurine? Forse Formigoni scambia quello che stiamo facendo noi con un
desiderio, quello di comporre, lui sì, l'album delle figurine del centrodestra.
Peccato che Berlusconi l'album glielo abbia tolto dal
tavolo, impedendogli di piazzare i suoi". Maurizio Martina, segretario
regionale del Partito democratico, replica così all'uscita del governatore
lombardo su Colaninno e Callearo, le "figurine", gli
"specchietti per le allodole" del Pd in campagna elettorale. Martina,
la sua è una replica decisa. Formigoniana, si direbbe. "Le parole di
Formigoni confermano che il centrodestra ha la testa rivolta all'indietro. La
novità è il Pd e loro cercano di recuperare terreno. Colaninno e Calearo sono
il segno concreto che il mondo produttivo del Nord è stanco della solita
minestra riscaldata del centrodestra". è sicuro? Qui sembra che siate voi
a dover recuperare terreno. "Il fatto vero è che una parte rilevante del
mondo delle imprese e dei ceti produttivi non si rivolge più al centrodestra ma
investe sul Pd come progetto alternativo serio e credibile. E se alcuni ci
mettono la faccia in prima persona, significa che hanno trovato nel Pd risposte
nuove. Se nel giorno in cui si apre la loro campagna elettorale, nel Pdl devono
replicare alle candidature di Veronesi, Colaninno e Calearo, è segno che sono
in difficoltà e forse anche un po' preoccupati". Già, c'è, anche Umberto
Veronesi. Formigoni dice: la mia non è una sfida a lui. "Anche il fatto
che Formigoni si affretti a chiarire che non corre contro Veronesi è il segnale
che ci pensa due volte". Non è esagerato trarre indicazioni così forti da
qualche battuta? "Non c'è solo questo. Io non esprimo giudizi rispetto
alle candidature altrui, ma sottolineo che quelle del centrodestra sono sempre
le stesse. Se si prendono le liste di Forza Italia del 2001, 2006 e 2008 non si
noteranno molte differenze. Dopo molte chiacchiere, alla fine si ripresentano
gli stessi programmi e gli stessi volti. Noi abbiamo cambiato alleanze, idee,
uomini. è la conferma che al Nord la vera novità è il Pd, mentre altrove si
apre una serissima questione di capacità di rappresentanza di Milano e della
Lombardia". La linea di Veltroni è di non
attaccare l'avversario. Però avete imparato a non farvi dettare l'agenda, a
differenza di quanto accadde nella campagna elettorale per il sindaco. "Se
uno è forte, parla di sé e non degli altri. Loro discutono di noi e non di ciò
che devono proporre al Paese. è un sintomo di debolezza per chi vuole
rappresentare il Nord a 360 gradi. Ripeto: qualche preoccupazione ce
l'hanno". E voi? "Siamo pronti a correre pancia a terra in tutta la
Lombardia per far conoscere un progetto forte. Questa è la vera sfida. Lunedì
inizia la campagna elettorale vera e propria. Penso che da noi esistano le
condizioni per fare un ottimo risultato". Lo dicono anche altri. Forse
qualcuno si è pentito in Sd e anche parte dei Verdi, in rotta coi vertici
nazionali, pare guardare al Pd con interesse. "Ci siamo sempre detti
disponibili ad accogliere, nei prossimi mesi, una cultura ambientalista del
fare, interessata alla qualità dello sviluppo e lontana dal conservatorismo dei
veti e delle contrapposizioni frontali. Ora, però, pensiamo alle
elezioni".
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Milano
A destra come a sinistra ripresentati gli uscenti e i candidati spediti a
Milano dalle segreterie dei partiti I soliti noti e i "paracadutati"
Giovani, donne e "novità" sono relegati in fondo alle liste Nel
centrosinistra più giovani, ma pochi alla ribalta: tutta colpa del Porcellum
RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Insomma, di volti nuovi nelle liste
del Pdl non se ne scorgono. A meno di non considerare una ventata di aria
fresca Elena Centemero, insegnante di lettere in Brianza: dicono sia stata la
prof di Luigino Berlusconi, di sicuro è un riciclo del
2006, quando fu inutilmente presentata nella lista di Forza Italia: bocciata.
Per il resto i candidati milanesi dell'Invincibile Armada berluscon-finiana
sono un concentrato di parlamentari uscenti ("soprattutto gli eroici
senatori che hanno fatto cadere Prodi", ha spiegato ieri il Cavaliere al
Palalido), con abbondanti spruzzate di gente da piazzare a tutti i costi, come
l'eterno pensionato Carlo Fatuzzo, tornato all'ovile dopo il tradimento di due
anni fa. O la paracadutata Daniela Melchiorre, già sottosegretaria diniana nel
governo Prodi. Lo diceva, sempre ieri al Palalido, un giovane consigliere
comunale azzurro: "Per quelli che si impegnano davvero, che hanno legami
con il territorio, che vivono la politica come servizio, nelle liste non c'è
posto". Lo diceva, ovviamente con una punta di recriminazione molto autoreferenziale,
dando voce al lamento dei tanti peones di stanza a Palazzo Marino che non ce
l'hanno fatta a conquistare un posto al sole. Tutti fuori, di caselle vuote non
ce n'erano. Bisognava lasciare spazio a chi sta già in Parlamento, come
Ombretta Colli, che conserverà il seggio senatoriale in cambio dell'addio alla
giunta Moratti. A un Formigoni che non ne può più della prigione dorata del
governatorato e forse stavolta farà il ministro. A un plotoncino di assessori
regionali che tanto rimarrebbero in carica ancora per poco, perché tutto fa
pensare al voto anticipato pure al Pirellone: Abelli, Beccalossi, Corsaro. A
qualche fedelissimo di Berlusconi che è già
consigliere regionale, come Giancarlo Serafini. E poi, ovviamente, alla coppia
superstar Berlusconi-Fini, ai Tremonti, ai Mantica, ai
La Russa, big che devono per forza essere ricandidati. E anche a
un'europarlamentare di An, Cristiana Muscardini, che per volere di Fini ha
scavalcato in lista una bandiera come Riccardo De Corato, confinato con suo
sommo e non celato dispiacere a un non nobilissimo diciottesimo posto. Scelte
forse inevitabili, per via di una legge elettorale a dir poco sciagurata, che
espropria gli elettori e riempie il Parlamento di gente nominata dalle
segreterie dei partiti. D'accordo: ma il rinnovamento? Non che dall'altra parte
vada molto meglio, come dimostrano le proteste seguite alla formazione degli
elenchi milanesi e lombardi dei candidati del Pd. è vero, ci sono nomi nuovi
(nuovi per la politica, s'intende) in testa alle liste: Veronesi, Colaninno,
Ichino rendono l'idea dell'apertura che Veltroni ha imposto al suo partito, ma dietro di loro c'è un campionario
di candidature scelte con criteri non molto diversi da quelli seguiti dal Pdl.
Gli uscenti devono essere ripresentati, quasi tutti, anche quelli che non
sembrano essersi distinti più di tanto in meno di due anni di attività
legislativa. Qualcuno - gli esempi più eclatanti sono quelli del
senatore Carlo Fontana e dell'onorevole Pierluigi Mantini - ha subito una sorte
simile a quella riservata a De Corato e, in assenza di legami solidi con
qualche santo in paradiso, è stato collocato in posti a rischio. Poi le donne:
solo tre eleggibili nella lista della Camera (al numero tre la romanissima
Linda Lanzillotta), diventate quattro solo perché Barbara Pollastrini ha
minacciato sconquassi dopo la scelta dei vertici nazionali di spostarla al
Senato. L'hanno rispostata: scambio con il professor Ichino, che ha accettato
di andare a Palazzo Madama, mentre la signora quote rosa tornerà a
Montecitorio. Del resto pure lei ha fatto la ministra, le è concesso di fare la
voce grossa. E i giovani? Tanti, ma non nei posti buoni, vale a dire quelli
"in alto". Ce la faranno, per la Camera, Alessia Mosca e Vinicio
Peluffo, milanesi che però lavorano a Roma, nello staff di Veltroni.
Walter li vuole a tutti i costi in Parlamento, i colonnelli locali del Pd hanno
bofonchiato un po' (troppe candidature romane), ma poi hanno abbozzato. Non è
un quadro esaltante, ma si può sempre dare la colpa alla legge porcata. Fatta
dagli altri, mica da loro.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIX - Palermo
Il balletto oscuro del centrodestra GIANNI PARISI (segue dalla prima di
cronaca) Cadde questo governo; cominciò anche e specialmente in Sicilia il
potere berlusconiano con i suoi Miccichè, Cuffaro, Dell'Utri e Co. E con tanta
mafia fuori, nella società, e dentro le strutture di potere. Venne il
cuffarismo: clientelismo di massa, spartizione del potere, spartizione di
tutto, pure delle Tac. Cuffaro ha perfino rovinato la buona fama dei cannoli
siciliani. Miccichè, aiutato da Dell'Utri (condannato a nove anni per concorso
esterno alla mafia) va all'attacco del povero Cuffaro, (condannato a
"soli" cinque anni). Miccichè e Dell'Utri moralizzatori antimafiosi?
C'è qualche cosa che non quadra. Cosa si è messo in moto, quali interessi,
quali poteri? Quali nuovi equilibri e di potere e territoriali? Ancora non è
chiaro. Intanto dietro le quinte il "sicilianista" e leghista
Lombardo si lecca i baffi. Miccichè si candida a presidente della Regione dopo
le dimissioni di Cuffaro. Cuffaro si mette di traverso. No a Miccichè. Sì a
Lombardo, della stessa scuderia di Mannino, condannato per mafia ritornato al
Senato, produttore di passito, dicono talvolta chimicamente corretto. Berlusconi, inseguito dalla crescita di Veltroni, ha bisogno
della Sicilia, non della Regione, ma dei seggi del Senato. Rischia, se perde la
Sicilia, di perdere il Senato. Ostenta freddezza con Cuffaro (ma gli aveva
espresso la sua piena solidarietà, spronandolo a non dimettersi dopo la
condanna), ne accetta i voti solo se ripuliti (si fa per dire)
dall'algido Lombardo a cui affida la Regione, dopo aver esposto la povera
Prestigiacomo, dà a Lombardo lo scettro delle due Sicilie e lo nomina capo
della Lega del Sud. Intanto il blog di Miccichè si riempie delle pernacchie di
quelli che avevano creduto alla "rivoluzione" di Gianfranco, che
poveretto si difende dicendo che Berlusconi non ha
capito da quali "poteri oscuri" è stato subornato (par di capire che
Miccichè consideri Berlusconi un po'
"bollito"). Potrebbe dire Miccichè quali sono questi poteri oscuri?
Ce ne sono di nuovi? Lombardo che ama mettere dietro ai palchetti dai quali
conciona vecchi drappi separatisti chiede a Berlusconi
tanti appalti, il Ponte da costruirsi con cemento Calcestruzzi, nessun limite
alla spesa sanitaria, l'Alta Corte, magari presieduta da un padrino. Il ricatto
è completo. Povera Sicilia, se cadrà nelle mani di un vecchio cinico notabile
democristiano (indimenticato assessore agli Enti locali negli anni Ottanta).
Povera Sicilia se l'Italia ricadrà nelle mani di Berlusconi
e Bossi (Fini ? l'ectoplasma ? aspetta dietro le quinte). Povera Sicilia se
dovesse cadere nelle mani di un personaggio come Lombardo che potrebbe anche
rilanciare il separatismo, ricattando lo Stato: a meno che lo Stato non gli dia
tutti i soldi di cui ha bisogno per dominare una Regione perfino peggiore di
quella di Cuffaro. Bossi e Lombardo, che bella compagnia. Del resto, quello che
non può dire Bossi, lo dice Borghezio: "Dopo il Kossovo, possiamo proporci
di fare lo stesso in Padania". E dopo il Kossovo, cosa potrebbe tentare
Lombardo, uomo del clientelismo, ma temiamo anche capace di avventure? Lombardo
come Borghezio? Chi lo sa; certo Berlusconi è riuscito
a fare questo bel capolavoro. Non siamo certi che vinceranno Anna Finocchiaro e
Rita Borsellino: potrebbero essere fermate dalle vecchie manovre, dai vecchi
potentati, dalle vecchie promesse, dagli uomini rifatti in volto, dai nuovi padroni
con i baffetti e gli occhi spiritati, verso cui affluiscono vecchi consulenti
di Nicolosi e nuovi rottami politici. Ma non siamo neppure certi che vinceranno
loro: Lombardo, il venditore di fumo Miccichè, Dell'Utri, e il grande padre Berlusconi. Né in Sicilia, né alle elezioni nazionali, dove
il "grande comunicatore" stanco come un vecchio attore arranca dietro
il pullman e le proposte di Veltroni. Potrebbe
scattare l'orgoglio della Sicilia tante volte espresso in passato quando era
visibile una alternativa al vecchio potere. Oggi l'alternativa rappresentata da
Veltroni e dalla sua opera di cambiamento. La Sicilia
potrebbe questa volta rituffarsi nell'alveo generale del fiume che scorre nel
Paese.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spin doctor: le arti
nere per vincere in politica Campagne elettorali l'attualità Il duello per
convincere chi deve votare si affronta con le armi della persuasione e della
propaganda. Maneggiate da specialisti che i grandi successi ottenuti per Blair
e Bush hanno reso indispensabili, anche se non sempre combattono con fair
play... William Safire Spin: l'azione di offuscare deliberatamente la
percezione delle notizie; il tentativo di controllare le reazioni politiche
GIANCARLO BOSETTI Lo spin, il mestiere degli strateghi delle campagne
elettorali e della comunicazione politica (il verbo spin viene dallo sport, dal
cricket, e vuol dire dare l'effetto alla palla), è una forma urbanizzata e
sofisticata di combattimento che usa le parole invece dei fucili, i
telegiornali invece dei panzer, le conferenze stampa e le fughe pilotate di
notizie (il leaking) invece delle bombe a mano. I due leader sono di fronte
l'uno all'altro come in una partita a scacchi secondo lo schema amico-nemico di
Carl Schmitt. Obama contro Clinton o Veltroni contro Berlusconi. è un duello combattuto con le armi della persuasione, della
propaganda, dello spin. Lo schema del duello sarebbe puro ("vediamo chi è
più bravo a convincerci") se si trattasse di contendersi solo il consenso,
il voto di opinione. Ma a intorbidare la scena c'è anche il voto di
scambio e molti residui di vecchie cordate, evidenti per esempio in Campania
(perché Bassolino non si dimette da governatore? Porta voti a Napoli più di
quanti ne fa perdere in Italia?) o in Sicilia (e perché Cuffaro è ancora in
gioco e controlla più voti di quanti ne faccia perdere?) o in Lombardia (perché
su Malpensa e Alitalia Berlusconi diventa
statalista?). Così la partita a scacchi si sporca. Quando diceva che l'essenza
della politica sta nella distinzione tra amico e nemico, Carl Schmitt, il
grande teorico della politica (e della dittatura) che piaceva a Goering,
parlava dello straniero, del nemico esterno, ma anche di quello interno. Erano
tempi di ferro e di fuoco, il 1932, Stalin al potere, Hitler quasi. Ma quando
diceva che il politico è più preparato alla lotta del soldato, perché "il
secondo combatte solo qualche volta, il primo sempre", Schmitt parlava
anche della politica in democrazia, in cui si gioca per accaparrarsi sostegni e
toglierne al nemico. Il nemico è essenziale e onnipresente. Quando la Casa
Bianca ha fatto circolare la notizia che Valerie Plame, la moglie
dell'ambasciatore Wilson, che giudicava fasullo il dossier sull'uranio di
Saddam, era un agente della Cia, si stava vendicando di una nemica. La vedremo
presto al cinema, con il volto di Nicole Kidman. Hollywood, con i diritti del
libro della signora, Fair Game, ha fatto suo il più grande caso di leak e di
spin di questo principio di secolo. Tanto grande quanto grande era il caso
Watergate nella storia degli scoop. Tutto è bene quel che finisce bene (la
scoperta dell'operazione è costata un processo e, alla fine, nonostante la sua
uscita dal processo, anche il posto a Karl Rove, consigliere e braccio destro
di Bush), ma il gioco non è stato tanto fair. La guerra in Iraq è cominciata ed
è stata prolungata a colpi di spin e falsi dossier come quelli. L'Italia in
questo campo è alle prime armi, come si capisce da questo inizio di campagna
elettorale. Potrebbe anche essere un vantaggio, ma solo se consideriamo lo spin
"cattivo", quello che tira colpi sotto la cintola, e non quello
"buono", che li tira solo sopra. Rove è un maestro nel campo, sia
sopra che sotto, dentro e fuori dalle regole, sia quando si tratta di
accreditare Saddam come alleato di Bin Laden, sia quando organizza la
mobilitazione del voto degli evangelici con una campagna porta a porta.
Istruttore e regista imbattibile e completo. Ne sanno qualcosa Gore (2000),
Kerry (2004), e lo stesso McCain (primarie repubblicane del 2000). Tutti e tre
liquidati da lui, il padre di tutti gli spin doctors e delle loro "arti
nere". Ci sono anche quelle "bianche". Qualche volta i confini
sono labili, tra i due generi, ma una differenza c'è tra i trucchi sporchi e
quelli puliti. Il video di Hillary che ha fatto più nera la faccia di Obama è
solo un peccato veniale. In ogni caso per applicare arti alla campagna
elettorale ci vuole una regia, mentre da noi tende a prevalere un confuso
concorso di fattori eterogenei. Ci sono sulla piazza bravi professionisti della
strategia, ma manca un chiaro campo da gioco. Prendete il caso Mastella, che ha
provocato la crisi di governo. Difficile immaginare che la sceneggiata nella
Procura a Santa Maria Capua Vetere del giudice Mariano Maffei, finita su
YouTube, sia il prodotto di una sofisticata regia, l'opera di una spin room che
dopo ore e ore di brain storming decide di far cadere il governo con geometrica
precisione. Accade quel che accade. C'è sempre chi parla di esplosioni a
orologeria, di coincidenze sospette prima durante e dopo le elezioni, cioè
sempre. Ma gli orologiai e i burattinai, dietro i giudici, dietro i giornali,
dietro le tv, dai tg alle soap operas, e dietro molti deputati e senatori, sono
così numerosi - e con idee così poco chiare - che il risultato è un frastuono
incomprensibile. Geometrica era la mobilitazione militare, navale, aviatoria
con cui Rove organizzò il mitico discorso della "Missione compiuta"
di Bush sulla portaerei Lincoln nel maggio del 2003. Più costosa della
produzione di Guerre stellari, ma efficace, e come. Di geometrico nella
campagna italiana invece c'è poco. Lo spin nella sua forma più limpida ha una
logica binaria, o di qua o di là. Un duello. In questa situazione la campagna
elettorale appare come un'opera d'arte o come una impresa sportiva, del leader
e della squadra. Il modello idealtipico di battaglia di questo genere è quello
di Tony Blair nel 1997 che, quel 2 di maggio, divenne il più giovane primo
ministro del secolo in Gran Bretagna con 418 seggi contro
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La risposta del
nuovo partito agli attacchi dell'ex premier Walter: "Che tristezza quel
gesto Sarkozy non l'avrebbe mai fatto" Realacci: "Trovata non degna
per chi si candida a governare un grande paese" ROMA - "Noi non
stracciamo i programmi dei nostri avversari, noi li leggiamo, li rispettiamo.
Perché per noi non ci sono nemici, ma avversari politici con i quali
competere".. Walter Veltroni risponde
così al coup de theatre di Silvio Berlusconi che da
palco di Milano ha strappato dei fogli di carta. Il Cavaliere voleva ricordare
ai suoi elettori che il centrosinistra non rispetta gli impegni scritti, ma il
suo gesto ha assunto una valenza simbolica subito condannata dal Pd.
"Non vedo Sarkozy che straccia il programma di Segolene o Zapatero a
strappare il programma di Aznar", incalza Veltroni.
Il leader del Partito democratico rintuzza anche l'attacco diretto e ha
rispedito al mittente l'accusa di non rispettare gli impegni. "Finché si
stracciano i programmi altrui, certo fa tristezza, ma è molto peggio quando si
stracciano i propri programmi perché non si fanno le cose che ci sono
scritte". dice l'ex sindaco di Roma. Comunque, conclude Veltroni,
"potranno seminare quanto cianuro vorranno, ma io, anche perché ho un buon
carattere, non risponderò, perché sono stufo di questo teatrino". Ma il
leader del Pd ricorda anche Berlusconi, "qualche
giorno fa, aveva detto che il nostro programma era uguale a quello del Pdl.
Quindi è come se avesse un po' strappato il suo". Giorgio Tonini, uno dei
più stretti collaboratori di Veltroni incalza:
"La verità è che è il loro programma ad essere carta straccia, e gli
italiani, che vogliono uscire da quindici anni di inutile stallo, lo hanno
capito benissimo". Dello stesso tenore il giudizio di Ermete Realacci:
"Stracciare platealmente il programma dell'avversario è un gesto
sprezzante e violento non degno di chi si candida a governare un grande paese
civile come l'Italia. Noi non lo faremo mai", dice il responsabile
comunicazione del Pd. Molto critico anche il giudizio di Enrico Boselli.
Secondo il leader del Partito socialista, quello di Berlusconi,
"è un brutto gesto. I programmi contengono idee, ed e' un cattivo esempio
per i nostri figli". Per Boselli, "non vanno strappate e bruciate le
idee anche quando appartengono ad altri".
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sport SETTE GIORNI
DI CATTIVI PENSIERI LO SPORT USA, I SOLDI E LA CORSA A CANDIDARSI GIANNI MURA
Tutto si può dire di Blatter, e molto è già stato detto, ma non che sia
incapace di annusare l'aria che tira. Blatter ha saputo che Veltroni
ha pensato alla castrazione chimica per i pedofili. Ha saputo che Fini ha
proposto i lavori forzati per i carcerati. E s'è lanciato: squalifica a vita
per i calciatori violenti. Veltroni, pungolato da
un'osservazione di Dario Vergassola sul Manifesto ("come candidati mancano
solo il marziano, l'ufologo e quello che ha pescato la trota gigante"), ha
chiesto la castrazione chimica per i calciatori violenti e il rogo per
Vergassola. Fini ha ribadito: ai lavori forzati anche i calciatori violenti.
D'accordo la Lega, purché si concentrino le sanzioni sugli extracomunitari e su
quelli nati a sud di Piacenza. Meno tasse per tutti, s'è limitato a garantire Berlusconi. Non pervenuto il commento di Van Basten, né
degli sponsor milanisti Dolce e Gabbana. [Blatter s'è preso un fine settimana
di riflessione. Lunedì ne tirerà fuori un'altra. Ma tutto questo ci porta
lontano da una delle vere questioni della settimana, quella che riguarda il
punto e virgola. L'ha lanciata il New York Times, l'ha ripresa il Guardian e da
noi il giornale che le ha dato più spazio è l'Unità, con un'intervista al
linguista Gian Luigi Beccaria, accademico della Crusca. Il punto e virgola,
leggo, lo inventò Aldo Manuzio, stampatore veneziano, lo stesso che creò il
corsivo. Nel '500, il punto e virgola fu subito adottato dai segretari della
curia romana: in discorsi lunghi e complessi, andava benone come via di mezzo.
Beccaria è favorevole al punto e virgola: "Ritmicamente, stilisticamente,
logicamente svolge una funzione importante. Perché la scrittura, almeno quella
di un certo livello, non è fatta solo di parole ma è in qualche modo
assimilabile a un testo in senso lato musicale". A Beccaria viene chiesto
in quale direzione vada la nostra lingua. "Purtroppo sta prevalendo il
linguaggio tecnico e burocratico, mentre si perdono locuzioni che provengono
tanto dalla cultura alta che da quella contadina: i miei studenti non sanno
cosa voglia dire né "spada di Damocle", né "menare il can per
l'aia"". Non indifferente è rimasta la politica. Veltroni
ha candidato un punto e virgola. La Lega, considerando il segno una sorta di
matrimonio misto, ha proposto un referendum: scelgano i punti e le virgole con
chi stare, se con i punti o con le virgole. "Tertium non datur, o de chì o
de là" ha scandito, traducendo, Calderoli (uno che ha studiato). Nel mio
piccolo, ho deciso di dare un segnale di fiducia alle punteggiature di
minoranza; ho usato un punto e virgola, e mi voglio rovinare; due,
probabilmente a sproposito. Adesso, per dieci anni, basta.] [Il lettore T. W.
mi rimprovera perché mi occupo poco di golf. E' vero, è la conseguenza del
fatto che si occupano poco di golf i giornali che leggo. Appena posso, rimedio.
Questa l'ho letta su Avvenire. Tripp Isenhour è un golfista professionista.
Mentre gioca, è disturbato da un uccello appollaiato su un ramo. Prende la mira
e lo centra con la pallina, un tiro perfetto. Il primo, suppongo, perché
altrimenti il volatile, pur non essendo sveglio come Blatter, avrebbe capito
che aria tirava. Ma adesso Tripp è nei guai, avendo ucciso un volatile di
specie protetta: una rarissima poiana a spalla rossa. Il golfista rischia 14
mesi di carcere e 1.500 dollari di multa. Altri lettori mi rimproverano perché
ieri, sulle pagine milanesi, ho scritto di un pugno di Bicicli a Sani. Hanno
ragione: il pugno lo diede Sani a Bicicli. Chiedo venia. Poi: non sapevo che il
2008 fosse stato dichiarato dall'Onu "anno della patata". Per i suoi
valori nutrizionali, economici e pure metaforici. Pur
lievemente perplesso sui valori metaforici, Veltroni ha
candidato una patata. Berlusconi lo ha accusato di veterocomunismo sventolando un ritaglio
dell'Economist che citava Engels ("la patata ha cambiato la storia
dell'umanità"). Se le cose stanno così (canta Sergio Endrigo), passiamo ad
altro.] Il lettore M. A, di Firenze, mi segnala una bella storia
toscana, e lo ringrazio. C'è una partita tra ragazzini di 12 anni, le squadre
si chiamano Sporting Grassina e Virtus Firenze. Scoppia una rissa tra genitori
in tribuna. I due allenatori, Francesco Pompili e Stefano Biagi, fermano i
giocatori e tutti i ragazzini escono tenendosi per mano, mentre in tribuna i
genitori continuano a picchiarsi. [E continua a sperare Pistorius. La Gazzetta
scrive che i test americani hanno fornito risultati completamente differenti da
quelli effettuati in Germania a novembre. In tema di disabilità, voglio
segnalare un bel libro di Marco Calamai, "Uno sguardo verso l'alto"
(ed. Franco Angeli, con dvd, 24,50 euro). Calamai è stato allenatore nel basket
dei professionisti, da anni insegna il gioco a ragazzi disabili, ottenendo
grandi risultati. Ancora basket, Danilo Gallinari dell'Armani Jeans
intervistato da GQ. Gallinari potrebbe seguire il cammino di Bargnani e
Bellinelli e trasferirsi negli Usa. "Però andrei in controtendenza. Io non
subisco il fascino del basket Usa, anche se è il sogno di tutti i giocatori. E
nemmeno subisco il fascino degli Usa, non sopporto l'arroganza di un Paese
convinto di essere il numero uno in tutti i settori quando invece è lampante
che spesso il meglio è altrove". Parole chiare. "Ma non posso
ignorare che se qui si guadagna uno là si guadagna dieci. Né che si vive una
volta sola, e quindi certe occasioni bisogna acchiapparle al volo".
Impressione al volo: Veltroni non candiderà
Gallinari.] Infine, passata la festa per i 100 anni dell'Inter, ci sarebbe una
ricorrenza anche oggi. Il 9 marzo 2007 si preparava il primo numero di
"Dieci", quotidiano sportivo di belle speranze e brevissima vita,
durato più o meno l'espace d'un matin. Molti dei 40 ragazzi che ci lavoravano
sono disoccupati e tutti, dopo le prime sentenze favorevoli, sono ancora in
attesa di soldi che chissà quando vedranno, sempre che li vedano. Più che
l'anno della patata, mi sembra il secolo della patacca, da intendersi come
imbroglio.
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi straccia il programma Pd
"Ecco cosa ne faranno se vincono" Il Cavaliere apre la campagna:
"Veltroni è un prestigiatore" "Abbiamo
coraggio ma non la bacchetta magica" GIANLUCA LUZI MILANO - "Per noi
il programma è un impegno. Per la sinistra è soltanto cartastraccia, uno
specchietto per le allodole per attirare gli elettori. Non perdete tempo a
esaminare il loro programma perché quando va al governo il centrosinistra col
programma fa così...". Prende dei fogli dal podio, li straccia e li getta
platealmente dietro di se. Palalido gremito, bandiere sventolanti del Popolo
della Libertà, qualche vessillo anche di Alleanza nazionale nonostante il
divieto di Fini. Berlusconi accende la campagna elettorale e mette in soffitta il fair play.
Ora il Pd non è più solo "il partito di Prodi", ma Veltroni diventa il bersaglio: "Prestigiatore insieme a Rutelli per
far dimenticare il passato", "Walter Veltroni,
l'innovatore, il giovane praticante della politica, il sindaco moderno che
invece di laurearsi si è diplomato in fiction e che in politica ci sta
da 40 anni". "Tutti vi siete accorti che sono terminati i fuochi di
artificio di Walter Veltroni. Ha detto vado solo io,
senza alleanze. E' stata una finta perchè hanno aggregato radicali e
giustizialisti. Si troveranno insieme cattolici e mangiapreti, e ciò è
inconciliabile". Berlusconi sa come infiammare la
sua gente e rispolverando uno schema collaudato due anni fa chiude il comizio
come un predicatore gospel, con un personale call and response che non manca
mai di mandare in delirio i suoi fan. "Volete ancora essere governati dai
signori della sinistra? Avete voglia di credere alle loro bugie? Credete ancora
che possano fare qualcosa di diverso dal disastro in cui hanno gettato
l'Italia?..." e così via per tredici domande a cui la folla risponde
sempre con un ruggito: "Nooooo". E allora, conclude il Cavaliere in
coro con la platea: "Ripetete insieme a me "Rialzati Italia!".
Dal Palalido parte ufficialmente la campagna elettorale del Pdl. Sul palco, insieme,
Berlusconi e Fini per la prima volta dal dicembre
2006, piazza San Giovanni a Roma. "Facciamo del 13 aprile la festa della
liberazione dalla sinistra", esorta dal palco Fini che parla per una
ventina di minuti. Il Pdl, assicura e rassicura i perplessi di An, "è un
progetto, non un cartello elettorale, ci saranno gruppi parlamentari comuni e
poi in autunno nascerà un grande partito comune legato ai valori del Partito
Popolare Europeo". C'è di tutto alla kermesse del Pdl. Fuori un gruppo di
ex ufficiali della Folgore, in borghese ma con il basco cremisi, saluta
militarmente Fini: accompagnano il capitano Paglia, invalido in sedia a
rotelle, medaglia d'oro al valor militare, candidato. Dentro, in attesa dei
leader, è una discoteca di Rimini: la folla ha voglia di divertirsi e balla al
suono dell'inno gay Ymca dei Village people. Il "Silviodanaio" si
mischia alle tradizionali bandiere e magliette. Poi l'inno di Mameli. Fini
canta solenne, Berlusconi conclude con uno stentoreo
"sì!" a pugno chiuso. E su tutto "Azzurra libertà", che
resta al primo posto della hit parade del Pdl, mentre Meno male che Silvio c'è
è ancora relegata al secondo posto. Berlusconi - ed è
la vera novità di questa campagna elettorale - non promette miracoli. Anzi, al
suo pubblico ripete ancora una volta che "per rimediare ai disastri della
sinistra dovremmo avere la bacchetta magica. Purtroppo - scandisce - la
bacchetta magica non ce l'ha nessuno. E noi - aggiunge - sembriamo un po' matti
a volerci accollare la responsabilità di governare l'Italia dopo il disastro
della sinistra e nella difficile situazione internazionale dell'economia. Ma
non ci sono alternative e come abbiamo sempre fatto ci assumeremo la
responsabilità". Del resto "i sondaggi ci dicono che ci toccherà
davvero pensare al governo del Paese". Al primo consiglio dei ministri Berlusconi promette che "interverremo su tre cose"
per alleviare le "difficoltà delle famiglie" e aumentare il potere
d'acquisto perduto. Il primo provvedimento sarà l'abolizione dell'Ici. Il
secondo per "detassare tutto il lavoro straordinario o ciò che un
collaboratore riceve come premio per la sua produttività". Sarà, sostiene Berlusconi, "un incitamento per tutti a lavorare e
produrre di più. E le famiglie potranno consumare di più". Infine verrà
ripristinato il bonus bebè "che la sinistra, tra le prime cose, arrivata
al governo, ha eliminato". Ma per una "progressiva e graduale
riduzione della pressione fiscale" bisognerà aspettare, perché
"dovremo avere il sostegno dei conti e dell'economia. Dobbiamo sviluppare
- spiega - un'opera di riorganizzazione dello Stato, la lotta all'evasione
fiscale, un piano finanziario sui beni dello Stato ora inattivi che possono
essere venduti e utilizzati per ridurre il debito pubblico e la somma di
interessi che ogni anno siamo costretti a pagare".
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
D'Amato, ex
presidente di Confindustria: ho detto no a Berlusconi
perché non ha un vero disegno riformista Tra Silvio e industriali feeling in
crisi ma arriva un Riello per il derby con Calearo Berlusconi
arruola l'imprenditore delle caldaie. Il cugino Alessan-dro invece rifiuta Lo
storico Berta: il leader della Pdl semplifica troppo, i problemi invece sono
complessi ROBERTO MANIA ROMA - Alla fine un Riello nelle liste del Pdl ci sarà.
Ma non quell'Andrea, presidente degli industriali del Veneto e della Fondazione
Il Campiello, che il Cavaliere aveva cominciato a corteggiare subito dopo lo
scioglimento delle Camere. Lui ha detto no perché, per ora, non intende passare
alla politica. Dove, invece, approderà il cugino Ettore, 52 anni,
amministratore delegato del Gruppo Riello, il marchio storico della famiglia
che da oltre 80 anni fa bruciatori e caldaie, e che poco più di dieci anni fa è
riuscito a "strappare" a un altro cugino, Pilade. Ettore è anche il
presidente dell'Anima, l'associazione di Confindustria delle imprese della
meccanica e affine. E dice: "Non ho alcuna precedente esperienza politica,
ma ho accettato l'offerta perché serve l'impegno di tutti per uscire da una
crisi economica senza precedenti. Questa volta, la crisi mondiale nasce dalla
finanza ed è molto più complessa". Sì a Berlusconi, dunque, come capolista in Veneto 1. Contro un altro
imprenditore, l'ormai famoso Massimo Calearo che tanto scandalo ha destato, tra
i democratici e la sinistra antagonista, per essere stato schierato da Walter Veltroni. Una inedita disfida politica tra industriali, divisi sulle
poltroncine di Viale dell'Astronomia, "montezemoliano" l'uno
(Calearo), dissidente convinto l'altro (Riello), con intrecci anche familiari.
Già, perché i figli, Carlo Alberto Calearo e Gloria Riello, oggi poco più che
ventenni, sono fidanzati dai tempi del liceo. Ma dietro lo scontro
Calearo-Riello c'è di più. E non riguarda solo il nord-est. C'è la scommessa di
Veltroni di conquistare, in un afflato interclassista,
almeno una parte di quel mondo delle piccole imprese che, nel passato, ha
guardato alla sinistra con dichiarata diffidenza e ostilità. E per Berlusconi c'è la prova del nove: verificare se il suo
appeal, dopo quasi quindici anni dalla discesa in campo, funziona ancora tra
gli imprenditori. Da qui la ricerca affannosa di un candidato-confindustriale
pure nelle sue liste. Ieri Antonio D'Amato, già presidente della Confindustria,
non ha dato una mano al leader del Popolo delle libertà, quando ha spiegato le
ragioni del suo gran rifiuto a candidarsi nonostante la promessa di un incarico
ministeriale. "Io - ha detto - non ho vanità personali da soddisfare, né
vado alla ricerca di medaglie". E così ha pure smentito che potrebbe poi
correre per la Regione Campania. Le motivazioni del niet sono più profonde e
forse più preoccupanti per il Cavaliere che l'avrebbe voluto a tutti i costi
con sé. "Due mesi fa - ha sostenuto l'imprenditore campano - sembrava che
ci fossero le condizioni per un quadro nuovo, sembrava che si fosse aperta una
nuova fase della politica. Ma quel vento di novità si è trasformato in un'area
ristagnante. E' così nel Pdl, ma è così anche nella sinistra dove il nuovo si è
trasformato in nuovismo e le trasformazioni in trasformismo". Insomma - ha
aggiunto D'Amato che da presidente degli industriali "siglò" con Berlusconi il patto di Parma nel 2001 e poi la riforma del
mercato del lavoro - "di fronte ad un progetto autenticamente riformista
avrei accettato di entrare in campo. Ma tutto questo oggi non c'è. Non basta
dire, come fa Berlusconi, che si deve cambiare. Ci
vuole entusiasmo per compiere scelte coraggiose. Il contestò che portò alla
riforma del mercato del lavoro e che costò la vita a Marco Biagi, era molto
diverso. La mia Confindustria si schierò in prima linea per le riforme, non in
ossequio al berlusconismo. Oggi assistiamo all'ennesimo remake di un film già
visto". Quella di D'Amato appare così una requisitoria anche nei confronti
dell'ultima versione del berlusconismo. "La cui visione ipersemplificata
della realtà non funziona più", dice Giuseppe Berta, storico
dell'industria, e autore di un'indagine sul Nord che uscirà a fine mese per
Mondadori. Berta vede una frattura che attraversa il sistema delle imprese ma
non più tra grandi e piccoli bensì tra "chi vive un'esperienza all'interno
delle associazioni industriali e fa i conti con la complessità delle soluzioni,
e chi, un po' come la "platea di Vicenza", non riesce a cogliere i
cambiamenti". E allora a "distaccarsi" dal Cavaliere sono
"i capitalisti emergenti, quelli che usano tecnologie sofisticate, che
investono il
( da "Repubblica, La" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rush finale per gli
elenchi. C'è posto anche per Strano, il senatore che contestò Prodi in aula con
la mortadella Pdl, nelle liste spunta il nero Ciarrapico regioni in rivolta:
"Troppi portaborse" Anche Letta preoccupato: "Così non va, più cautela
sui candidati" Nella bagarre in via del'Umiltà malore di Crosetto
coordinatore del Piemonte FRANCESCO BEI ROMA - Il walzer delle liste sta per
finire, nuovi e vecchi ballerini si affacciano sul palcoscenico. L'entrata più
clamorosa è quella di Giuseppe Ciarrapico, l'ex re delle acque minerali,
dichiaratamente fascista, nelle liste del Pdl nel Lazio. Pare che la sua
candidatura sia stata suggerita a Berlusconi (che ieri
gli ha dato un passaggio sul suo aereo privato) da Cesare Previti, nel
tentativo di sottrarre voti alla Destra di Storace. Rientra in scena invece il
senatore Nino Strano - quello che festeggiò la caduta di Prodi infilandosi in
bocca una fetta di mortadella - seppure al 14esimo posto in Sicilia. Il leader
del Pdl aveva promesso in tv che non l'avrebbe ripresentato, ma le pressioni di
An hanno avuto la meglio. "Quello che vedete sul palco oggi non è il Berlusconi al 100%, perché stanotte non mi hanno fatto
toccare il letto a causa delle liste". Il Cavaliere è stanco e l'ha
confessato ieri al Palalido. Aver affidato la composizione delle liste a una
ristretta cerchia di consiglieri - Cicchitto, Verdini, Bonaiuti, Bondi, Scajola
- l'ha trasformato nel collettore naturale delle proteste degli esclusi.
Persino Gianni Letta, stupito per l'eccessivo numero di ballerine e portaborse,
avrebbe insistito con il capo per una maggiore igiene delle liste: "Non è
possibile questo modo di fare - ha confidato l'eminenza azzurrina a una
parlamentare fatta fuori - , adesso cercherò di farlo ragionare". Il
Cavaliere per parte sua si dice "addolorato" per i trombati, se la
prende con i giornali per la "malizia" nel descrivere alcune
candidate sue amiche. Come Licia Ronzulli, che "è stata dipinta come una
massaggiatrice, invece è una fisioterapista e opera nel volontariato in paesi
come il Bangladesh". La Ronzulli, per inciso, dovrebbe planare nelle
Marche, dove si è scatenata una mezza rivolta contro i paracadutati che
potrebbe mettere in crisi l'operazione "gazebo" programmata in questo
week-end. Gli otto consiglieri regionali marchigiani di Forza Italia hanno
inviato infatti un documento al Cavaliere, dicendo di non essere d'accordo
"sul fatto che non servirebbero rappresentanti dei territori per governare
il Paese". Problemi seri ci sono stati ieri anche in Piemonte per l'arrivo
dei "fuori sede": raccontano che il coordinatore regionale Guido
Crosetto, accampato da due giorni al quinto piano di via dell'Umiltà per
difendere le sue liste, si sia persino sentito male al termine di uno scontro
furibondo con Denis Verdini, tanto che sarebbe stata chiamata un'autoambulanza.
I morti e i feriti si contano a decine. Micaela Biancofiore, la pasionaria del
Trentino, sarebbe finita 14esima in Campania per far posto a Manuela Di Centa.
Se la rischia in Campania anche Antonio Martusciello. Isabella Bertolini, punto
di riferimento in Emilia, è scivolata in posizione precaria, mentre al nono
posto in regione sarebbe stata infilata Elisa Alloro, una giovane e avvenente
conduttrice televisiva. Un'altra new entry è la giornalista del Tg4 Gabriella
Giammanco, inserita personalmente dal Cavaliere nella lista in Sicilia. Berlusconi, di fronte alle insistenze dei ras locali, ha
anche perso la pazienza: "Ma insomma - si è sfogato - non capisco questa
corsa a fare i deputati per chi ha già cariche elettive negli enti locali. E
poi non è vero che candido delle segretarie, sono tutte persone laureate e
competenti". Un'operazione riuscita invece col buco è quella che riguarda
i "nanetti". Temendo un risultato ballerino al Senato, Berlusconi li ha spostati tutti - Dini, Nucara, Rotondi, De
Gregorio, i socialisti - da palazzo Madama a Montecitorio, "dove anche
volendo non potranno fare danni". Nel Lazio tiene banco la candidatura del
masaniello dei taxisti, Loreno Bittarelli. "Non riesco
a capire come una forza che si dichiara liberale possa mettere nelle sue liste
chi, con un piccolo gruppo, ha bloccato la liberalizzazione delle
licenze", attacca Walter Veltroni. Il ministro Pierluigi
Bersani, autore del pacchetto liberalizzazioni, lo bolla come "il capofila
di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma, contro
ogni minimo cambiamento".
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Bittarelli candidato? Di doppiezze si muore..." Il
leader Pd sulla discesa in campo del capo della rivolta dei taxi. Che ribatte:
ma Rutelli mi cercava di Giovanni Visone/ Roma LA VERITÀ qual è? Il programma o
il candidato? Perché, certo, da una parte il Popolo delle Libertà promette
"liberalizzazioni". È la prima missione di governo: "Li-
beralizzazioni dei servizi pubblici e privati per migliorare il rapporto
qualità/prezzo a favore dei consumatori". Ma poi, ecco spuntare nelle sue
liste l'ultrà della protesta corporativa, il capo della rivolta dei taxi che ha
paralizzato Roma contro l'aumento delle licenze. Loreno Bittarelli. Deciso ad
approdare in Parlamento per "rappresentare gli interessi di tutte quelle
categorie colpite dal Decreto Bersani". Insomma, il nemico giurato di ogni
liberalizzazione. "Dimmi chi vai e ti dirò chi sei". Il ministro
delle comunicazioni Paolo Gentiloni affonda: "Sfido il Pdl a rinunciare a
questa candidatura, che rappresenta l'avallo a un comportamento estremista e
corporativo, il simbolo di uno slittamento a destra". Appello, ovviamente,
respinto al mittente. Ma per il Partito Democratico a questo punto non c'è
dubbio: delle due, l'una. O il programma o il candidato. Lo
dice chiaro anche Walter Veltroni: "Di doppiezze si muore", la candidatura di Bittarelli
è "una scelta che non riesco a interpretrare. Non riesco a capire come una
forza che si dice liberale possa mettere in lista chi ha bloccato, e poi perso,
la liberalizzazione di 2mila licenze". La storia è nota,
soprattutto all'ex sindaco di Roma. Tutto inizia a luglio del 2006. La prima
lenzuolata di liberalizzazioni che concede ai sindaci la possibilità di
rilasciare nuove licenze. La rivolta contro Bersani: i blocchi, i cortei, la
"marcia su Roma" dei tassisti, le minacce ai giornalisti. Lo scontro
risolto da una difficile mediazione: è a questo punto che Bittarelli, amico di
Francesco Storace e altri politici del centrodestra, comincia ad essere
conosciuto nel resto d'Italia. L'ultima immagine risale allo scorso 28
novembre: il sindaco di Roma che propone 500 nuove licenze, i tassisti che
rovesciano il tavolo della trattativa, il centro della capitale invaso da
migliaia di auto bianche, la città paralizzata. Il capo della rivolta? Loreno
Bittarelli, ovviamente. Sostenuto senza un'esitazione da tutta Alleanza
Nazionale, Gianni Alemanno in testa. Eppure sconfitto, questa volta. Perché
dopo giorni di trattative la categoria si spacca, i falchi restano isolati, il
Comune incassa le nuove licenze. "Ognuno sceglie i suoi eroi - commenta il
"liberalizzatore" Pierluigi Bersani - Non mi stupisce che il Pdl
candidi Bittarelli; non il rappresentante di una categoria rispettabile, ma il
capofila di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma,
contro ogni minimo cambiamento. Vorrei capire di quale libertà stia parlando il
famoso Popolo delle libertà - chiede il ministo dello sviluppo economico -
Certamente non delle libertà dei cittadini". Lionello Cosentino, deputato
ed ex capogruppo diessino in Campidoglio, uno, insomma, che Roma la conosce bene,
ricorda quando il "falco dei tassisti, proprio mentre faceva comizi contro
le liberalizzazioni, aveva costituito di nascosto una società per gestire il
noleggio delle macchine. Ma Berlusconi sa chi sta
mettendo in lista? É questo il messaggio di trasparenza che il Pdl vuole
lanciare all'Italia?". "Sorpreso" dalle critiche, ieri sera,
Bittarelli ha provato a "buttarla in caciara". "Il Pd mi ha più
volte contattato, ieri mi hanno cercato gli emissari di Rutelli". Parole "provocatorie
oltre che prive di fondamento", replica l'ufficio stampa dei democratici.
E anche dall'entourage di Rutelli arriva una secca smetita: "La telefonata
del nostro Comitato o di nostri collaboratori Bittarelli se l'è proprio
sognata".
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La prima legge: basta precariato Per Veltroni
un bagno di folla nel Nord-Est: vogliamo ridare dignità ai giovani "Noi i
programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema: puntiamo a vincere Per
Veltroni è festa nel nordest: Porto Marghera, Mestre,
Treviso, Belluno piazze e teatri pieni. Il leader del Pd:
il primo provvedimento in caso di vittoria è contro il precariato. Commentando
il gesto di Berlusconi che ha strappato il programma del Pd, Veltroni dice:
"Noi i programmi degli avversari li rispettiamo". D'Alema: puntiamo a
vincere.alle pagine 3 e 6.
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del E Veltroni spezzò il tabù del Nord-Est
Il Veneto accoglie con calore il candidato Pd. "I primi ddl che faccio?
Quelli su precari e donne" di Bruno Miserendino inviato a Treviso
"ESISTEVA UN MURO che separava nordest e centrosinistra, anche per tanti
errori nostri. Ma adesso possiamo andare liberi, questa storia è finita".
Quasi un grido libera- torio, quello di Walter Veltroni
nel vecchio e strapieno cinema Eden di Treviso. Si temeva freddezza, e magari
qualche provocazione "coi forconi", per usare le parole di Calderoli,
e invece il Veneto riserva una bella sorpresa al candidato del Pd. A Rovigo,
Porto Marghera, a Mestre, a Treviso, a Belluno c'è gente che non riesce a
trovar posto nelle sale e ovunque Veltroni (che per la
prima volta è accompagnato dalla moglie Flavia) incamera lo stesso calore che
gli hanno riservato le altre regioni. È contento e non lo nasconde: "Non
speravo tanto, questa è una tappa bellissima". Chissà, magari il muro c'è
ancora, però il tabù è rotto: il Pd ammette gli errori del passato, ricomincia
a dialogare con quel pezzo di nord che sembrava perso e che, dice Veltroni, è vittima "di una rappresentazione falsa, su
cui la destra lucra". "Il Veneto è una realtà che produce, e che sa
integrare, che chiede cose semplici, e che il Pd può dare". E così,
persino l'inno di Mameli cantato dalla platea in terra leghista, ha l'aria di
una sfida. "Chissà se qui An e Forza Italia hanno il coraggio di far lo
stesso", si chiede qualcuno uscendo dal cinema. No, Berlusconi non lo cita mai, il leader del Pd, tanto che la gente sorride
quando lo chiama "il leader dello schieramento avversario", però in
quel del Veneto un altro tabù sembra infranto. Veltroni risponde
per le rime agli attacchi di Berlusconi. Col fioretto,
ribadendo che non vuole attaccare, ma risponde. "Mi dicono che ha
stracciato il nostro programma. Noi non stracciamo i programmi degli avversari:
noi li leggiamo e li rispettiamo". Aggiunta tra gli applausi: "E la
cosa peggiore è quando si stracciano i propri programmi e non li si
rispetta". Forse è il vero inizio della campagna elettorale. "In
quale paese europeo accade - attacca a Belluno - che un leader stracci i
programmi degli avversari?". Eccolo il duetto, che dura tutto il giorno.
Inizia di mattina nella sala chiamata della compagnia dei lavoratori portuali a
Porto Marghera. Calore e ironia: "E Calearo, no ghe xe, qui?", dicono
gli operai entrando. Calearo non c'è (si vedrà a Vicenza, martedì), però c'è il
sindaco di Venezia Cacciari che abbraccia Veltroni,
dopo qualche scaramuccia dei giorni scorsi, e ci sono anche Rosy Bindi e Felice
Casson, che lo accompagnano tutto il giorno. Il concetto è questo: "Loro,
Pdl e Lega, pensano a vincere, non a cambiare il paese". "Loro, dice,
non pensano a salari e precarietà, "se no ci avrebbero permesso di usare
l'extragettito per abbassare le tasse sugli stipendi". Duello in crescendo
al teatro Toniolo di Mestre, in diretta. Dietro Veltroni
sono schierate tutte le candidate donne del Veneto e campeggia una grande foto
di Ingrid Betancourt. Poi si volta verso i collaboratori: "Avete
controllato bene, siete sicuri?". "Pensate, il leader dello
schieramento a noi avverso dice che il paese non è maturo per avere il 50%
delle donne in parlamento. Non sono pronti loro - dice Veltroni
coprendo gli applausi - il paese è prontissimo, questi sono discorsi da
Ottocento". Eccolo il leit motiv. "Loro - dice Veltroni
- dicono che l'America non è pronta per avere un presidente nero, che l'Italia
non è pronta per avere tante donne in politica, voglio i dazi, le
partecipazioni statali per Alitalia, candidano il capo della rivolta dei
tassisti, che proprio liberalizzatore non è. Ma che sta succedendo in questa
destra?". "L'Italia ha bisogno di più liberalizzazioni, non di meno
liberalizzazioni. Tornano dopo 14 anni, e dicono oplà, siamo di nuovo qui, con
lo stesso programma, le stesse paure, lo stesso ministro dell'Economia che già
si dovette dimettere, perché proprio An, che fa parte del Pdl, non lo voleva
più". Berlusconi promette il giro di vite sugli
immigrati? Veltroni ricorda la ricetta realistica del
Pd, accoglienza per chi vuole lavorare, durezza e certezza della pena per chi
delinque. Ma ci tiene a ricordare che i primi due disegni di legge che
presenterà al consiglio dei ministri, se il Pd dovesse vincere, riguardano la
precarietà dei giovani, "la forma di sfruttamento più alta dei nostri
tempi", e la partecipazione delle donne alla vita economica sociale e
istituzionale del paese. Li fa vedere dal palco i due disegni di legge:
"Sono qui già pronti, ne stiamo preparando un altro, sulle pensioni".
Il leit motiv di Veltroni è che il Pd è una forza
nuova che ha l'aspirazione di cambiare il paese, perché può presentare un
programma credibile. Di là, dice, "c'è la ripetizione di un film, di un
cartello elettorale, di una coalizione stanca". Veltroni
inizia a ripeterlo spesso: il leader dello schieramento avversario (ossia Berlusconi) dice che non si ricandiderà: "Vorrei
vedere, sarebbe la sesta volta... dove mai accade in Europa?". Al Veneto
delle partite Iva, delle piccole aziende, Veltroni
racconta il nuovo Pd, che si è separato "consensualmente e con rispetto
dalla sinistra radicale e ideologica". "Siamo il partito del lavoro
per origini e sensibilità, perché questa è la nostra storia - dice agli operai
di Porto Marghera - ma non ci piace l'evocazione della lotta di classe contro i
padroni, perché qui quelli che vengono chiamati padroni sono stati operai, che
hanno messo su un'impresa e che faticano e si alzano presto la mattina, come
gli operai". Fisco amico, liberalizzazioni, infrastrutture, lotta alla
precarietà, sicurezza. "Noi abbiamo un progetto, e anche gli abbassamenti
delle tasse sono coperti da tagli di spesa. Ma loro?". Si prosegue col
Friuli, domani, poi Vincenza, la terra di Calearo. Anche lì si vedrà se il muro
sta cadendo.
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Strappa i programmi Ricordiamoci sempre chi abbiamo di fronte
Cara Unità, stiamo assistendo ad un imbarbarimento dei toni della campagna
elettorale da parte del solito Berlusconi e dei suoi
sodali, ultimo esempio lo sprezzante gesto di "strappare il programma del
Pd", carta straccia l'ha definito. E che dire di quel suo ricordarci che
lui è anche laureato? Veramente insopportabili i suoi toni. Io voglio credere
fino in fondo nell'idea che Veltroni ha dei
modi di condurre il confronto, ma su una cosa voglio insistere e porre
l'accento. Domani, se ci sarà da discutere qualcosa discutiamo, ma con la
consapevolezza di chi è che abbiamo di fronte. Renato Roberti, Arezzo Nessuno
parla dello squilibrio nella chiesa a sfavore delle donne Gentile direttore,
Giorgio Napolitano, celebrando l'8 marzo, ha detto: "Non possiamo ignorare
la gravità dello squilibrio persistente a danno delle donne nella
rappresentanza politica", ed ha rilevato che anche nel mondo del lavoro ci
sono ancora troppi squilibri. È abbastanza strano che nessuno accenni allo
squilibrio totale esistente in una grande istituzione presente nel nostro
Paese, la quale influisce enormemente sui costumi, sulla politica, sulle leggi,
sul comportamento degli italiani. Quando la Chiesa parla, parlano gli uomini
della Chiesa; quando la Chiesa decide su qualsiasi questione, sono gli uomini
della Chiesa a decidere; quando scrive il Catechismo, lo scrivono gli uomini
della Chiesa, quando dà indicazioni ai fedeli, parlamentari compresi, sono gli
uomini della Chiesa a darle. La coscienza della maggior parte dei fedeli, donne
comprese, si identifica con la coscienza del Magistero; e la coscienza del
Magistero è una coscienza totalmente maschile. Renato Pierri "Digital
divide": un grave danno a tutto il Paese Cara Unità, qualcuno si rende
conto del danno arrecato al paese dal digital divide che affigge tutt'oggi
milioni di italiani e vaste aree del Paese? "Il wi-max risolverà
tutto", è stato detto, ma intanto passano i mesi e gli anni e non succede
niente, la banda larga non arriva. Molti enti locali, regioni province e
comuni, hanno faticosamente messo a disposizione fondi per finanziare aziende
private che possono supplire all'inadempiente Telecom Italia, con la fornitura
di connessioni wireless il più delle volte deboli e instabili, ma sempre meglio
di niente! Di tutto questo dovremmo chiedere conto a Telecom Italia. Perché
continuare a pagare il canone al gestore monopolista se esso non si preoccupa
ormai da anni di ammodernare la rete? Giovan Sergio Benedetti, Lucca Mastella
non candidato Forse qualcosa sta cambiando Cara Unità, mi ha stupito il fatto
che la candidatura di Mastella non sia stata accettata da nessuno ed in
particolare da Berlusconi, che avrebbe dovuto invece
fargli un monumento. Forse l'ha fatta troppo grossa anche per questo paese,
dove accade di tutto sotto la generale indifferenza. Comunque se Mastella fa
perdere voti a chiunque lo candidi è un buon segno, chissà che qualcosa non si
stia muovendo nella coscienza degli italiani. Marco Bruno, Firenze Ho bisogno
dell'Unità Il suo patrimonio non vada perduto Caro Direttore, ho bisogno
dell'Unità. Mi ha accompagnata per tutta la vita. La ricordo bambina, quand'era
clandestina durante la guerra, in piccolo formato; da ragazzina la domenica
andavo a venderla nelle case. Da insegnante mi ha dato ottimi consigli per
l'aggiornamento, per una visione più aperta del processo di formazione. E ora,
semino la casa di suoi ritagli che non voglio assolutamente perdere. Ho bisogno
dell'Unità come dell'aria che respiro, l'ossigeno per i miei polmoni, è un
calmante delle mie tensioni. Per favore non privatemi dell'Unità. Non c'è
nessun altro giornale che mi soddisfa così. Non deve andare perduto un tale
patrimonio; questo giornale non deve morire. Maria Frassineti Scientology a La
7: siamo onesti Venite a vedere Caro direttore, "Italian Job", programma
di intrattenimento di La
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il quinto candidato Furio Colombo Segue dalla Prima R
icorderete: la prima prudentemente poneva agli italiani una domanda: "Ma Berlusconi è adatto ("fit") a governare
l'Italia"? La seconda copertina, verso la fine del non dimenticabile
quinquennio che ha ridotto l'Italia alla crescita zero, portava in grande,
accanto al ritratto del primo ministro di allora, la parola "BASTA",
in italiano. A quanto pare non basta, perché quella stessa persona, è candidata
per la quinta volta a governare questo Paese che sembra bloccato da una strana
sospensione della storia. Ma l'episodio interessante di quella esperienza
televisiva è il seguente. Avevo come controparte una persona che conosco e
rispetto, Benedetto Della Vedova, che proviene, come molti ricordano, dal
Partito radicale ma ha fatto la scelta opposta a quella di Bonino e Pannella. È
un uomo informato e buon economista del tutto adatto alla conversazione con
Bill Emmott. Ma era pur sempre in quello studio in rappresentanza di Forza
Italia. E Forza Italia ha, nel suo vocabolario, solo poche parole chiave a cui,
a quanto pare, anche i più informati e versatili devono attenersi. Soprattutto
la parola "comunista". E così è accaduto che quando Bill Emmott - su
richiesta del conduttore - ha offerto ciò che nei Paesi anglosassoni si
chiamerebbe lo "endorsement" a Walter Veltroni
(ha detto, cioè, che - a differenza di altri già caduti sotto il giudizio del
suo giornale - lo considera "adatto" (fit) a governare l'Italia)
l'on. Della Vedova ha pensato di spiegargli la dolorosa storia italiana. Ha
detto, rivolto al maxischermo su cui compariva il volto del giornalista inglese
in collegamento da Londra: "Vedo che lei non conosce il passato. La
informo io. Walter Veltroni, nel 1981, è stato capo della
stampa e propaganda del Partito comunista italiano". Sarebbe interessante,
per i cittadini-elettori italiani, rivedere l'espressione tra stupita e
interdetta di uno dei più noti professionisti della informazione del mondo. Da
buon "British" si è proibito ogni altro commento e ha detto solo:
"Noi di solito conosciamo bene la storia delle persone di cui parliamo
(avrebbe potuto dire: "conosciamo anche i processi", ma non lo ha
fatto, ndr). E ripeto quello che ho detto: se fossi
italiano voterei per Veltroni". È solo un aneddoto che però fa molta luce. Bisogna
impedire che questo periodo elettorale si trasformi in un labirinto di cui Berlusconi, le sue televisioni, le sue case editrici e pattuglie di
commentatori "indipendenti" - che però lavorano alacremente per lui -
sono abili artefici . La parola chiave del labirinto è
"comunista". La consegna è di pronunciarla il più spesso possibile,
in modo da puntare l'attenzione all'indietro. Chi si lascia irretire perde di
vista la incredibile vecchiaia politica di Silvio Berlusconi
che, come cultura personale, è uomo del tutto estraneo alla modernità; inclusa
la Resistenza, che riguarda la libertà, i diritti civili, la Costituzione. Per
lui è una parola opaca e un ingombro estraneo al commercio. Ricorderete che ha
sempre rifiutato di celebrare anche una sola volta il 25 Aprile. E perde di
vista la incredibile vecchiaia psicologica di quell'uomo di Arcore, che
nell'Europa di Angela Merkel, di Sarkozy, di Gordon Brown, di Zapatero, si
candida a primo ministro per la quinta volta. È molto probabile che il leader
di bravi cittadini ribattezzati da un giorno all'altro, a capriccio,
"Popolo della libertà" sia già entrato nel Guinness dei primati,
perché non esiste alcun leader in alcun Paese del mondo, compresi quelli sgangherati
di recente e turbolenta democrazia, che sia nella sua condizione. Candidarsi
cinque volte vuol dire avere perso, o essere stato abbattuto lungo il percorso,
quattro volte. Ma è soprattutto un incredibile giudizio che la sua gente deve
accettare passivamente, come se fosse vero: che lui solo, fra decine di leader
politici della sua parte, migliaia di partecipanti eletti alla vita politica,
decine di migliaia di protagonisti nelle aggregazioni di destra locali, milioni
di italiani che scelgono il voto conservatore, lui solo può guidare e può
vincere. E tutto ciò benché il più delle volte abbia perso. Ma ecco perché è
così importante la parola comunista. Con quella parola, ricordate, Berlusconi è "sceso in campo" (parole sue) tramite
cassetta Vhs recapitata, prendere o lasciare, a tutte le televisioni d'Italia.
Con quella parola ha affrontato e perso due volte contro Romano Prodi, con
quella parola si è recato, dopo la sua unica vera vittoria a Bruxelles per dire
ai leader europei: "Ho sconfitto i comunisti in Italia". E così è
nata la sua fama, non sempre apprezzata come lui vorrebbe, di narratore di
barzellette. Avreste dovuto vedere sguardo ed espressione di Bill Emmott
quando, dallo studio di Sky, ha sentito ripetere la rovente accusa, anzi la
denuncia al mondo: comunista. L'esponente del giornalismo finanziario di Londra
è apparso da prima smarrito, come se avesse capito male o ci fosse un errore di
traduzione. Poi ha scosso la testa con un solidale atteggiamento di
comprensione per gli italiani. Ci sono Paesi sfortunati, deve aver pensato,
anche se produttivi e potenzialmente importanti. Sembrava implorare: non
potreste fare un passo avanti, un passo dentro il presente invece di logorarvi
con storie che, fuori delle frequenze tv controllate da Berlusconi,
non hanno alcun senso? *** Non occorre essere astuti per sapere che "la
quinta candidatura" (che bel titolo per un "horror" di Stephen
King), non si fonda solo sulla parola "comunista" che dovrebbe
scuotere il mondo. Prima di quella parola viene una immensa ricchezza che
spiega perché leader politici di primo piano, nel Paese Italia, o si ribellano
per dignità (tardi, purtroppo) o si sottomettono sperando di meritare l'eredità
(farebbero bene a ricordarsi però che i ricchi che si sono fatti da soli, e per
giunta nel mondo dello spettacolo, amano più i colpi di varietà che i
comportamenti da statista). Ma l'uso ostinato di quella parola -
"comunista" - viene con la speranza, anzi l'intento, di spingere a un
fuggi fuggi generale dalla sinistra, che non vuol dire barricate e rivoluzione,
ma un mondo di gente viva che si batte per il futuro e per il lavoro, e si
colloca più o meno, fra Zapatero e Barak Obama. Berlusconi
e la sua gente contano molto sul far sentire colpevoli, e anche un peso per la
loro parte, coloro che si ostinano a restare democraticamente a sinistra. Vuol
dire spostare tutte le frecce del labirinto nella direzione sbagliata, così che
sembri moderno non punire chi fa morire gli operai, incoraggiare chi li tiene
sul filo dell'eterna prova invece di assumerli, vuol dire far sembrare moderno
ogni atteggiamento che ci riporta al paternalismo aziendale principio di
secolo, quando un buon imprenditore ti concedeva la domenica pomeriggio per
futili svaghi in famiglia, prima di ricominciare il lunedì all'alba (la
meritocrazia fondata sugli straordinari di lavoratori esausti e più esposti al
pericolo di incidenti). Le frecce sbagliate del labirinto (che il quinto
candidato è in grado di piazzare dove vuole, quando vuole, tramite controllo
delle televisioni) puntano contro il presunto maleficio di Prodi. Lo fanno con
tale successo che persino, molti, impegnati nel centrosinistra, considerano
utile restare a rispettosa distanza da Prodi, che è ancora a Palazzo Chigi, e
dal lavoro col suo governo. *** È moderno, pensano molti, seguendo la freccia
sbagliata del quinto candidato, considerare una cosetta secondaria la dura
lotta all'evasione fiscale di Visco e Padoa-Schioppa, che ha fatto balzare in
alto le entrate fiscali. E c'è chi prova volentieri a contare e ricontare
quelle entrate per vedere se si può dimostrare che quelle entrate ci sono
state, sì, ma non così tante, come se il vero merito, nella lotta all'evasione,
come in quella al crimine organizzato non fossero, prima di tutto, la serietà
dell'impegno e la direzione di marcia. Occorre riconoscere che è stata molto
efficace la denigrazione di Prodi durante i venti mesi di quel governo. Le
televisioni di Berlusconi, o che lavorano per conto di
Berlusconi, hanno svolto un lavoro efficace. Per
esempio l'antipolitica si fonda sulla persuasione diffusa che tutti, proprio
tutti, in Parlamento, buttano champagne addosso ai commessi, che tutti, proprio
tutti, si esercitano a insultare i senatori a vita, che tutti lanciano in aria
fette di mortadella, impedendo ogni discussione o lavoro utile. C'era da
augurarsi che studiosi e giornalisti specializzati si fossero applicati a
calcolare il costo immenso, per i cittadini-contribuenti, di due anni di
Parlamento vissuto sotto ostruzionismo continuo, dunque totalmente sprecati.
Posso testimoniare per il Senato: ore di urla e di insulti ogni giorno, con
qualunque pretesto (spesso tratto estrosamente dalla cronaca dei giornali) e
quasi nessuno spazio per la discussione e per il voto. E sarebbe bene ricordare
ai cittadini - contribuenti - elettori che la cosiddetta crisi di fiducia che
ha portato alla fine del governo Prodi, non è avvenuta per una vittoria di
quell'ostinato, continuo ostruzionismo. È avvenuta per la fuga d'amore
dell'allora ministro della Giustizia Mastella, che ha voluto condividere con la
moglie gli arresti domiciliari, e per farlo ha tolto (con gli insulti che tutti
ricordano e purtroppo ricorderanno per molto tempo) il sostegno del suo gruppo
al governo. L'impegno è dunque di smontare le frecce che puntano verso il
passato, disposte dovunque dal quinto candidato. E ritrovare la strada che
porta avanti e fuori dall'incubo. Lungo quella strada non è sbagliato fermarsi
a dire un grazie a Prodi. E non è fuori luogo un po' d'orgoglio per lo
"endorsement" dedicato pubblicamente a Walter Veltroni
da Bill Emmott, ovvero da un mondo che non si lascia ingannare dai vecchi
mobili di casa Berlusconi e dai discorsi finto-pacati
del quinto candidato. La porta per uscire dal labirinto c'è, ma è importante
non cadere in tutte le trappole seminate dal vecchio che avanza. Se riusciamo
ad accendere la luce scopriremo che, rispetto alla vita italiana, Berlusconi è in esubero, e può essere "messo in
libertà" (l'espressione è aziendale, non giudiziaria).
furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi si sta incattivendo Strappa
il programma del Pd aprendo la sua campagna elettorale. Poi, insulti per tutti
di Natalia Lombardo/ Milano LA BACCHETTA MAGICA per i miracoli non ce l'ha,
annoia la platea con le cinque pagine della carta dei valori, poi si affida al
gesto teatrale e parte lo straap: con disprezzo nella mossa rabbiosa Silvio Berlusconi strappa il programma del Pd: "Vedete? Non
dovete credere ai loro programmi perché poi diventano così..". Sugli
spalti del Palalido i fans di Forza Italia e di An (o meglio, di La Russa)
accorsi per l'apertura della campagna elettorale vanno in visibilio. Il coup dé
teâthre fa effetto, il copione della denigrazione di Veltroni,
unito a quella implicita di Casini, risolleva gli animi piuttosto abbattuti
dall'elenco delle grandi e piccole opere che Silvio & Gianfranco si
propongono di fare già dal primo consiglio dei ministri. Gianfranco, però, è
solo la spalla di Silvio. Fini, che ha messo An in liquidazione (entro l'anno
sarà fatto il partito unico), appare e scompare in dissolvenza, rigido cadetto
un po' impacciato di fronte al disinvolto mattatore da fiera di paese, più che
da kermesse all'americana. Berlusconi perfeziona l'attacco a Veltroni, che
chiama "il candidato del partito di Prodi" che "invece di
laurearsi si è diplomato in fiction..." Giù applausi e risate per la frase
a effetto. E ancora con la storia dell'eta dei politici, quando in prima fila
Dini, Fini e Giorgio La Malfa già fanno due secoli di poltica... "Veltroni? Si dice praticante della politica ma la fa da
quando era bambino..." È feroce con D'Alema: "È primo in lista in
Campania per coprire Bassolino". Nel Pd i ministri di Prodi, "Visco?
Fisco? Chi l'ha visto?" Le liste? "Mettono insieme preti e
mangiapreti", radicali e "giustizialisti" alla Di Pietro. Ma la
dose di veleno Berlusconi la riserva a Casini, senza
mai nominarlo: è fuori dal Pdl ma "è un'eccezione ininfluente" e
propina alla platea una lezioncina su "come si fa a votare?". Spiega
il Porcellum e i premi di maggioranza per dire: "I partiti che vanno da
soli non entreranno in Parlamento, se si vuole impedire la vittoria del Pd
l'unica via è votare Pdl, gli altri sono voti dispersi. Chiaro? Passate parola
a casa". L'evento annunciato si risolve in meno di due ore di cui mezz'ora
di "disco" anni 80. Alle 11 e un quarto balzano insieme sul palco,
Fini canta tutto l'inno di Mameli, Berlusconi non lo
sa tutto e alla fine alza il pugno. Seduti in prima fila i "nanetti"
del Pdl: Lamberto Dini in loden applaude contento (dei cinque candidati,
"un riguardo speciale va a chi ha fatto cadere il governo", ha detto
il cavaliere); Sergio De Gregorio è accomodato a casa, siede accanto a Stefania
Craxi e Chiara Moroni, c'è l'edera di Giorgio La Malfa e di Nucara, Alessandra
Mussolini saluta Fini e Berlusconi ripara la
dimenticanza precedente e saluta solo lei. C'è pure Fatuzzo dei Pensionati.
Formigoni si fa notare, Ombretta Colli è nella fila di An. Letizia Moratti,
forse in quanto sindaco non c'è. Non c'è ombra di leghisti. Ma nel grigiore
della platea c'è un vuoto clamoroso (soprattutto per i giornalisti): manca il
rosso salmonato di Maria Vittoria Brambilla. Si dice malata, ma è ancora
imbufalita per essere stata sbattuta in lista in Emilia Romagna anziché nella
sua Lombardia, e per i rimasugli di tre posti che le hanno lasciato. Manca
anche Marcello Dell'Utri. I Circoli "erano solo un ufficio di
collocamento" come dice Adornato? Altro grande assente, Gianfranco
Rotondi. Di lui il cavaliere scherza: "Avrà avuto impegni di famiglia.
Sapete, ha una figlia così bella.- Federica, 11 mesi, che gli è stata in
braccio tutto il pranzo dal leader della Dca - che non so neppure se è
sua." dice Berlusconi tappandosi la bocca, mentre
entra nella sua casa ufficio milanese di via Rovani. Due ore dopo Rotondi
arriva lì, reduce dalla battaglia romana delle liste. "La mia era
un'assenza tecnica, cosa facevo, non firmavo per la mia candidatura?" È
irpino ma per la quarta volta è in lista a a Milano, stavolta per la Camera.
Certo le candidature che dramma. Non ha neppure dormito, il cavaliere, per
sbrogliare la matassa. E poi che dolore dire di no, "ma avevamo una rosa
di richieste 10 volte superiore ai posti disponibili". Gli imprenditori
voltano le spalle all'imprenditore Berlusconi: anche
Riello ha detto no. Nessun pezzo da novanta dal mondo del lavoro. Fini presenta
orgoglioso il capitano Gianfranco Paglia, costretto sulla sedia a rotelle per
essere stato colpito in Somalia. In prima fila è seduto l'attore Luca
Barbareschi, che abbraccia Fini e saluta Tremaglia; in piedi c'è Renato Farina,
candidato al 17° posto in Lombardia 2. Si è proposto lui, "per togliermi
da una situazione insostenibile dal punto di vista formale", spiega l'ex
agente Betulla. E proprio l'8 marzo Berlusconi si
vanta del 30% di donne candidate (perché di più l'Italia non ne regge...) ma
peccato che non siano veri i nomi delle "varie fidanzate: io e Gianfranco
siamo dei Superman ma non fino a questo punto", è la battuta da macho nel
giorno peggiore. Sarà, ma dalla "lista rosa" di Silvio che alcuni
forzisti chiamano in modo irripetibile, sono usciti i nomi della sua visagista
personale, Licia Ronzulli, della chirurga plastica di Torino Mariella Rizzotti,
della "letteronza" Barbara Metani e di Katia Noventa e altre
"ballerine" senza nani.
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Bassolino: "Non scappo In Campania si può vincere" di
Eduardo Di Blasiinviato a Napoli Il tono resta pacato, inizialmente anche
freddo. Si scioglie man mano che si addentra nella propria analisi. Seduto nel
posto più scomodo tra tutte le istituzioni nazionali, quello di Presidente
della Regione Campania, Antonio Bassolino non si scompone mentre spiega perché
ha deciso di rimanere qui, a palazzo Santa Lucia, anche dopo il rinvio a
giudizio, mentre i primi cannoneggiamenti della campagna elettorale, e il fuoco
amico, sembravano consigliare una rapida resa. Il primo nemico, sostiene, non è
la campagna elettorale. Sono i rifiuti che continuano a rimanere per le strade
della regione. "Entro fine marzo dovremo avere una situazione del tutto
diversa", si augura mentre mette in fila le cose da fare (il revamping dei
sette impianti di cdr, l'impegno per la differenziata, la costruzione di
discariche a norma) e quelle fatte, come "lo stanziamento di 25 milioni
per completare l'impianto di Acerra". E, "proprio in questa
settimana, i 75 milioni di euro per l'impianto di Salerno che a settembre
aprirà il proprio cantiere". Il meccanismo di premialità che favorisce,
sul modello dell'Unione Europea, i comuni che raggiungono gli obiettivi (35%)
per la raccolta differenziata ("In Campania sono 151", certifica). La
certezza, che "finita l'esperienza di De Gennaro, sarà sulle spalle degli
enti locali la responsabilità di questa gestione: Regione, Province, Comuni".
I rifiuti campani sono considerati la spina nel fianco
della campagna elettorale di Veltroni... "È un tema molto
delicato. L'emergenza rifiuti è uno dei volti di una realtà che dal
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
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l'edizione del Il nostro Paese è diverso Il Pd: persone vere per cambiare Oggi,
mentre nella Pdl s'annunciano le notti dei lunghi coltelli, il Partito
democratico può fare un bilancio positivo sulle liste elettorali. I candidati
del Pd sono una squadra giovane, nuova, capace di rappresentare la società
italiana, con una componente femminile raddoppiata rispetto al passato. In
questi giorni qualcuno ha puntato a drammatizzare contrasti e lamentele: è in
fondo un fatto fisiologico. Ma è una immagine sbagliata, basta guardare le
novità. Degli eletti del 2006 134 parlamentari non sono stati ricandidati. In
molti, generosamente, tra quanti avevano alle spalle diverse legislature, hanno
deciso di lasciare spazio ai più giovani. Di questo dobbiamo essere loro grati.
E questo produrrà che ci saranno almeno 125 parlamentari di prima nomina che
nel caso di successo delle liste del Pd possono diventare 248. Si tratta di
un rinnovamento che non ha eguali e che si riflette anche in un sostanziale
ringiovanimento del parlamento. Alla Camera (al Senato l'età minima per essere
eletti è di quarant'anni) gli under-40 presenti nelle liste sono 190, pari al
30 per cento dei candidati, mai così tanti. Gli eletti tra i giovani saranno
tra i 30 e i 60, mentre 4 di lotro sono capolista: Matteo Colaninno a Milano,
Marianna Madia a Roma, Pina Picierno in Campania, Giuseppe Berretta in Sicilia.
In tutti i casi il loro nome è seguito nella lista da
quello di Walter Veltroni che ha scelto così di sorreggere candidature nuove e importanti.
Veniamo al secondo punti, all'impegno cioè di far crescere la rappresentanza
femminile in Parlamento. Le donne nelle liste sono 379, pari al 42 per cento
del totale. Le elette saranno tra 100 e 130, nel parlamento appena sciolto
erano nelle fila del Pd 52. Il raddoppio è il risultato minimo che
abbiamo ottenuto, ma il muro delle cento elette può essere superato. Proprio
ieri a Milano Berlusconi ha detto che nelle liste del
Pdl le donne saranno il 30 per cento (nessun accenno alla loro collocazione in
lista e quindi a quante saranno elette) perché "di più l'Italia non è
pronta ad accettarne". La colpa, se non mettono donne in lista, sarebbe
dell'Italia. Ma che razza di paese ha in mente il leader del Pdl? Un paese arretrato,
invecchiato, che diffida delle donne. Una Italia che si dovrebbe rialzare... Il
paese che vediamo noi è del tutto diverso. È una Italia che lavora e fatica,
che prova a scommettere sul futuro. A questo paese abbiamo dato spazio nelle
nostre liste. Mai come questa volta ci sono candidati che vengono dalla società
civile in tutta la sua complessità: imprenditori, artigiani, operai, impiegati,
ragazzi e ragazze del call center, ricercatori universitari. Non siamo andati a
caccia di nomi famosi (come qualcuno ha insinuato) ma di persone vere. Qualcuno
ha definito il Pd un'arca di Noè. Tutt'altro: è il luogo dove le differenze
sono valorizzate e tenute insieme non come una contraddizione ma come una
ricchezza. Da questo punto di vista anche la presenza di candidati del Partito
radicale va letta allo stesso modo. Passata la piccola tempesta delle
dichiarazioni e delle polemiche sui giornali possiamo dire che le liste
compongono, anche simbolicamente, l'Italia nella sua complessità. Almeno
l'Italia del lavoro, dei talenti, di una politica capace di guardare agli
interessi generali. Dopo il voto ci sarà una bella novità: tutti nello stesso
gruppo parlamentare (anche gli eletti nelle file dei nostri alleati dell'Italia
dei valori), tutti che hanno firmato e condiviso un programma preciso. Un
programma di 12 punti, non di centinaia di pagine, un programma che sta già
diventato progetti di legge. Se il 13 e 14 aprile il Pd riuscirà a vincere
porteremo nel primo consiglio dei ministri dei disegni di legge che stiamo già
scrivendo: il primo riguarda il precariato, o meglio il suo superamento.
Programma e liste: due buoni motivi per votare per il Partito democratico. Con
la consapevolezza che si può fare. Dario Franceschini.
( da "Unita, L'" del 09-03-2008)
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l'edizione del Massimo Calearo Camera Veneto Dall'industria all'abbraccio con
Walter Massimo Calearo non ha bisogno di presentazioni. Se non altro per il
trambusto che ha provocato la sua discesa in campo in Veneto per il Pd. Il
fatto è che l'imprenditore vicentino ha sempre avuto una inclinazione più a
destra che a sinistra. Alle ultime elezioni ha votato Casini. Come presidente
di Federmeccanica, la potente associazione delle imprese metalmeccaniche, ha
condotto una durissima trattativa per il rinnovo del contratto. Oggi si è
"convertito" ai democratici. A convincerlo è
stato Veltroni e la sua voglia di nuovo. Basta contrapposizioni, basta
steccati: Calearo vuole una politica diversa. Anche se a dire il vero il primo
steccato l'ha sollevato proprio lui contro il governo Prodi, elogiando Mastella
che lo ha fatto cadere. Una gaffe prontamente rientrata dopo le sue
scuse. Dice di correre per il suo Veneto, privo secondo lui di una degna
rappresentanza nello schieramento opposto. Si sa che Calearo non è in buoni
rapporti con il governatore Galan, e che all'interno di Confindustria è stato
un leale alleato di Luca Cordero di Montezemolo. Anche quando Berlusconi scelse Vicenza per sferrare il suo attacco contro
il vertice di Viale dell'Astronomia e suonare la carica per la rimonta alle
ultime elezioni.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il Pd? Straccerà il
programma "Per chiudere le liste non ho dormito. Veltroni diplomato
in fiction. Non ho la bacchetta magica" "La rinuncia di D'Amato è
stata decisa di comune accordo. Il partito della Libertà? Nascerà entro
l'anno" MILANO - Non fosse per le bandiere e gli striscioni, perfino il
lenzuolo con l'invocazione scritta a pennarello: "Clonate
Silvio", verrebbe il dubbio di essere in discoteca. Invece, è il comizio
di apertura della campagna elettorale del Popolo della Libertà e al Palalido
sono attesi Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Un dj
invita il pubblico a ballare al ritmo di "Ymca" dei Village People e
prosegue sfoderando un repertorio di canzonette, dai Ricchi e Poveri
("Sarà perché ti amo") a Fiordaliso ("Non voglio mica la
luna"). Sugli spalti, la gente si spella le mani. In platea, fra gli
eletti e i candidati serpeggia l'imbarazzo. Per fortuna, Berlusconi
arriva in anticipo e cambia la musica. Il candidato premier insieme a
Gianfranco Fini canta l'Inno di Mameli. Poi, spiega di non essere "al
massimo della forma perché stanotte non ho visto il letto per chiudere le liste
". Obbligatorio ringraziare "tutti quelli che hanno dato la loro
disponibilità" e che poi non sono stati inseriti "perché è drammatico
decidere del destino degli altri, ma bisogna fare delle scelte". Questione
su cui il Cavaliere tornerà in serata, al termine di un pomeriggio trascorso a
limare le liste, anche per precisare che la rinuncia di D'Amato "è stata
decisa di comune accordo" e che il Partito della Libertà "nascerà
entro l'anno". Quanto alle anticipazioni dei giornali "ad ascoltare
loro, avremmo candidato tutte le fidanzate di Gianfranco e tutte le mie. Ma,
anche se siamo un po' dei superman da questo punto di vista, quelle sono tutte
invenzioni...". Sale sul palco Fini, che invita a anticipare al "13
aprile la festa della Liberazione" e che saluta, in rappresentanza di
tutti i candidati presenti, Gianfranco Paglia, capitano del-l'esercito ferito
in Somalia. Berlusconi attacca il discorso lasciando
capire le molte preoccupazioni per il futuro: "Vedo in giro molte attese
ma purtroppo non ho la bacchetta magica. Siamo un po' matti a prenderci la
responsabilità di governare l'Italia dopo i disastri fatti dalla
sinistra". Ribaditi i primi provvedimenti (togliere l'Ici sulla prima
casa, detassare gli straordinari, reintrodurre il Bonus bebè), il Cavaliere si
scatena parlando degli avversari. "Sono finiti i fuochi artificiali di Veltroni", tuona poco prima del colpo di teatro:
"Ecco che fine fanno i programmi della sinistra " e i fogli strappati
in quattro volano sul palco in mezzo alla folla che applaude in delirio. (Il
gesto scatenerà, nel pomeriggio, la polemica e toccherà a Paolo Bonaiuti
precisare che "Berlusconi non si è mai sognato di
stracciare il programma della sinistra. Ha detto semplicemente che, quando la
sinistra arriva al potere, straccia i suoi programmi"). Il gioco continua
elencando l'anzianità politica di D'Alema, Prodi e Veltroni,
"e meno male che hanno Rutelli e Franceschini più giovani: loro fanno
politica da appena 30 anni..". Di Veltroni viene
anche ricordato che "il sindaco moderno, invece di laurearsi si è
diplomato in fiction". Il comizio di Berlusconi
si chiude con il gioco delle domande che a questa platea suonano retoriche (da
"Volete ancora essere governati da questi signori della sinistra? a
"Ne avete abbastanza di Bassolino che non si dimette?") e con lo
slogan della campagna elettorale: "Ripetete con me. Rialzati, Italia
". Parte "Azzurra libertà" e ad ascoltarla sul palco, con Berlusconi e Fini, arrivano Roberto Formigoni e gli alleati
Alessandra Mussolini, Carlo Fatuzzo, Giorgio La Malfa, Lamberto Dini e Sergio
De Gregorio. Tutta un'altra musica. "Programma del Pd? Carta
straccia" Berlusconi e Fini ieri a Milano e, in
alto, in senso antiorario, la sequenza del Cavaliere mentre straccia il
programma del Pd Elisabetta Soglio.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-09 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Politica Il Quirinale su campagna elettorale e
tv: moderare i toni "Programma Pd carta straccia" Scontro Berlusconi-Veltroni MILANO - Nel comizio di apertura della campagna elettorale Berlusconi attacca: "Ecco che fine fanno i programmi della
sinistra" e i fogli strappati volano sul palco. Veltroni: lui e
Fini fuori dal tempo. DA PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num:
- pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni al
Nordest: il fisco sarà amico "Qui fatti molti errori". A Berlusconi: noi rispettiamo i programmi altrui, fa tristezza Successo a
Treviso, in molti non riescono ad entrare nel teatro La moglie Flavia sul
pullman: imparo molto DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - "E Calearo? No
ghe xè Calearo?", ironizza in dialetto lo scaricatore di Porto Marghera.
No, il candidato-imprenditore veneto, in gara per il Pd, non c'è. Ma c'è
Cacciari, dato il giorno prima per incerto, e ci sono i portuali. Tanto basta a
Walter Veltroni per sorridere: "Dai Massimo,
facciamo una foto". Poi l'abbraccia, nonostante il sindaco di Venezia, che
lo seguirà fino a Mestre, continui a criticare le candidature "decise a
Roma ". Ma il tentativo di "Walter for premier" è più ambizioso:
tentare l'abbraccio con il Nordest, cioè la zona d'Italia forse più ostica per
il centrosinistra. E così decide di puntare su Treviso, la città dello
"sceriffo" Gentilini, simbolo leghista per eccellenza. Prima però fa
una sosta per l'ormai tradizionale pranzo in una famiglia di Martellago, i
Favaretto. Ed appare anche la moglie Flavia, salita anche lei sul pullman. Esce
dal pranzo soddisfatta con un mazzo di fiori in mano. Le hanno regalato
ciambelline al vino e radicchio sott'olio: "Sono contenta di stare qui: si
imparano molte cose". E così entra nel tour elettorale veltroniano anche
la riservatissima Flavia, finora rimasta discretamente nell'ombra. A Treviso lo
accolgono al teatro Eden in tanti. Non riescono ad entrare tutti. Lui ne
approfitta per un solenne mea culpa: "Dobbiamo ammetterlo, con voi abbiamo
commesso molti errori. Per tanti anni è esistito un muro che divideva il
Nordest dal centrosinistra. La coalizione di cui facevamo parte impediva al riformismo
di emergere in tutta la sua forza. Ma ora che ci siamo presentati da soli siamo
più liberi". In platea c'è Rosy Bindi e l'ex pm Felice Casson, che lo
seguono alla conquista del Nordest "profondo". Veltroni
ci prova, cerca di parlare un linguaggio che faccia breccia nella gente. Fa i
complimenti ai veneti "capaci di integrare e di accogliere" da una
parte, promette "lotta alla clandestinità" dall'altra. Invoca
"più sicurezza" e "uno Stato semplice" contro la burocrazia-
mostro: "Dobbiamo arrivare a concedere l'apertura di un'azienda in un
giorno". Ed è proprio sulla lode delle piccole e medie imprese che punta Veltroni: "è finito il tempo della lotta di classe.
Perché un imprenditore con tre o quattro operai, che fino a poco tempo prima
era operaio, non può essere considerato un padrone ". Quindi passa al tema
più sensibile per il popolo delle partite Iva: "Prometto un fisco amico
". Cioè l'abbattimento della pressione fiscale di un punto l'anno
attraverso la riduzione della spesa pubblica. Ad un certo punto tira fuori un
sondaggio Ipsos: "La distanza con la destra si è ridotta a 6 punti. E c'è
un 30% di incerti". Poi risponde a distanza a Silvio Berlusconi
che nelle stesse ore a Milano stracciava il programma del Pd: "La cosa
peggiore è quando si stracciano i propri programmi, come hanno fatto loro
". E sempre rivolto al Cavaliere, convinto che l'Italia non sia pronta a
una piena uguaglianza di uomini e donne in politica: "è un discorso
ottocentesco". Applausi convinti per Veltroni,
prima di recarsi a Belluno. Ed è significativo che anche Massimo D'Alema in
Campania abbia fatto un discorso autocritico, rivolto in questo caso alle
candidature del Pd in quella regione: "In campagna elettorale bisogna
pensare agli eleggendi e non agli eletti sicuri". Ospiti Veltroni e la moglie Flavia vanno a pranzo dalla famiglia
Favaretto, a Olmo di Martellago Porto Marghera Massimo Cacciari accoglie Walter
Veltroni Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria:
ALTRI OGGETTI istituto che conduce il sondaggio. Le ultime rilevazioni
suggeriscono comunque un vantaggio per il Cavaliere oscillante tra il 7 e il
10%. Più che la differenza precisa, dunque, è importante osservare il trend -
di ascesa o discesa - delle diverse forze politiche man mano che si sviluppa la
loro campagna elettorale. Analizzandolo, si rileva il vero dato significativo
di questi ultimi giorni: l'andamento di recupero della coalizione guidata da Veltroni, manifestatosi nelle scorse settimane, sembra
essersi - non possiamo sapere se temporaneamente o definitivamente - arrestato.
Le rilevazioni più recenti di tutte le società di sondaggio segnalano infatti
un lieve calo. Si tratta di differenze minime, dell'ordine dello 0,5%, ma
significativamente presenti nei dati pubblicati da tutti gli istituti, nessuno
escluso. Lo stop alla crescita della coalizione Pd-Idv
giunge paradossalmente in un momento di grande coinvolgimento dei simpatizzanti
per Veltroni. Lo si rileva anche dalle previsioni espresse sull'esito delle
prossime consultazioni. Alla domanda su "chi vincerà le consultazioni del
13-14 aprile?", il 61% degli italiani risponde senz'altro affermando la
prevalenza di Berlusconi. Indicano questo risultato specialmente i più giovani e,
com'era prevedibile, gli elettori del centrodestra. C'è tuttavia ancora circa
un intervistato su quattro che, viceversa, ritiene che le elezioni saranno
vinte dalla coalizione guidata da Veltroni. Si tratta
perlopiù di cittadini oltre i 50 anni e, specialmente, di votanti per il
centrosinistra, ove questa opinione costituisce la maggioranza relativa e
raggiunge addirittura il 50%. Anche in questo caso, l'elemento interessante non
è costituito tanto dal dato in sé, quanto dall'andamento temporale. La quota di
chi prevede la vittoria di Veltroni si è infatti
accresciuta fortemente proprio nelle ultime settimane, arrivando addirittura a
raddoppiarsi: era infatti solo il 13% all'inizio di febbraio. Tale incremento
si è manifestato specialmente - o, meglio, quasi esclusivamente -
nell'elettorato di centrosinistra, certo stimolato dai ripetuti accenni alla
possibilità di un esito positivo da parte del leader. Insomma, è in corso tra i
simpatizzanti di Veltroni una sorta di mobilitazione
che li porta anche, per la prima volta, ad essere più ottimisti sul risultato.
Ciò parrebbe confermare l'efficacia del fenomeno " bandwagon ",
consistente nella maggiore predisposizione, da parte di un segmento consistente
di elettorato, a optare per la forza politica che appare sul momento vincitrice
o, specialmente, in ascesa. Che accadrà ora? Veltroni
sarà in grado di sollecitare un ulteriore impegno dei suoi, malgrado la battuta
di arresto del trend ascendente? Sapremo la risposta già nei prossimi giorni.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 8 autore: di
RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'Osservatorio Nei sondaggi ora
rallenta la risalita di Walter "I o mi sento di sinistra, ma sono deluso:
sono tentato di scegliere Berlusconi ". "Ho
sempre votato centro, ma stavolta, forse, vado con Bertinotti". "Il
Cavaliere mi ha sfiduciato: quasi quasi voto Veltroni".
Sono alcuni esempi delle risposte date nell' ultimo sondaggio sulle intenzioni
di voto. Testimoniano il clima di incertezza che tuttora caratterizza la
pubblica opinione e che, prevedibilmente, durerà fino al giorno del voto. Si
capisce come, in questo quadro, abbia poco senso la polemica tra Berlusconi e Veltroni sulla distanza
esatta che separa le aggregazioni rispettivamente guidate. La stima varia di
giorno in giorno, a seconda della maturazione delle opinioni in qualche fascia
di elettori e del mutamento di orientamento in altre. E si differenzia anche in
relazione all'.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-09 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il caso Appello a tutte le forze politiche "Abbassare i
toni" Il Colle interviene sulle polemiche tv Di Pietro aveva attaccato
l'Authority MILANO - Non delegittimare l'Authority. Dopo le dichiarazioni
incendiarie di Antonio Di Pietro, che aveva annunciato di volere denunciare i
componenti dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, arriva lo stop
dal Quirinale alle polemiche. Negli ambienti della presidenza della Repubblica
si esprime infatti "sorpresa e preoccupazione per prese di posizione che
per la violenza dei toni, oltre che per inammissibili giudizi sulla
competizione elettorale in corso, tendono a delegittimare l'autorità preposta
alla vigilanza sulla obiettività e l'imparzialità dell'informazione
radiotelevisiva in questa delicata fase ". Un intervento, quello del
Quirinale, che ha lo scopo dichiarato di abbassare i toni della polemica,
quando manca ormai poco più di un mese alle elezioni e si infiammano i toni
contro il presunto duopolio mediatico targato Pd e Pdl. Il capo dello Stato fa
appello "a tutte le forze politiche alla moderazione e al rispetto delle
istituzioni di garanzia, pur nel libero esercizio di critiche e di richieste
indirizzate alle stesse autorità". Un appello che arriva proprio nel
giorno in cui Berlusconi strappa il programma del Pd,
suscitando nuove polemiche. Non si fa attendere la replica di Antonio Di
Pietro: "Con il dovuto rispetto, mi auguro che con la stessa autorevolezza
con la quale il capo dello Stato invita al rispetto del lavoro dell'Autorità di
controllo e vigilanza sul sistema radiotelevisivo, si inviti la stessa a
rispettare le pari opportunità di tutti i partiti senza favorire alcuno".
Nel primo pomeriggio, il leader del-l'Idv aveva annunciato una denuncia a
carico dei componenti dell'Agcom "per il loro mancato intervento
sull'attuale uso partigiano e criminoso delle televisioni ". Per Di Pietro
"un'informazione falsata, come è quella attuale sta trasformando delle
libere elezioni in una farsa degna di Ceaucescu e Pinochet". Lo scontro
sugli spazi televisivi tiene banco già da qualche giorno nel dibattito
politico. Lunedì scorso, nel corso di Porta a Porta, il leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini aveva puntato il dito contro il modello "Veltrusconi
" e il presunto patto tra i due maggiori competitor
per monopolizzare salotti televisivi e tg: "Non è democratico che Berlusconi e Veltroni siano messi in condizione di fare la campagna elettorale, mentre
gli altri sono menomati". Il candidato premier della sinistra Arcobaleno,
Fausto Bertinotti aveva definito "illiberale" la campagna elettorale
di Pd e Pdl. Ed Enrico Boselli, per sottolineare la scomparsa dei
socialisti da una "campagna elettorale truccata ", aveva abbandonato
platealmente gli studi di Porta a Porta. Anche il direttore del Tg 5 Enrico
Mimun ieri è intervenuto, spiegando: "La par condicio è una legge
sbagliata. Spero che, chiunque vinca, abbia il coraggio di cambiarla". R.
P.
( da "Corriere della Sera" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-09 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE IL CAVALIERE Un gesto discutibile e la tregua svanita di MASSIMO
FRANCO SEGUE DALLA PRIMA Ma un gesto in qualche misura liberatorio, per un
candidato premier convinto di dover radicalizzare lo scontro. Si trattava di
esorcizzare qualunque ombra di gioco delle parti o di futura intesa con Walter Veltroni. E di consegnare alla folla del Palalido la sagoma
di un Pdl duro e puro; liberato dalle scorie centriste e deciso a vincere
secondo i canoni del muro contro muro. L'operazione è riuscita perché il
Cavaliere probabilmente non vuole né sa essere diverso. D'altronde non ha più
"bacchette magiche", per sua stessa ammissione. Può soltanto intercettare
la delusione del Paese dopo venti mesi di governo dell'Unione. Per questo
impugna la clava di chi vuole trasformare il 14 aprile nella "festa di
liberazione dalla sinistra", nelle parole dell'alleato Gianfranco Fini. Il
rito col quale Berlusconi ha aperto la campagna
elettorale esclude l'approccio miracolistico del passato. Anzi, è diventata più
netta la sensazione di un candidato a palazzo Chigi assillato dalla fase nera
che dovrà pilotare, se vince. La marcia verso la vittoria è scandita dunque soprattutto
in negativo. Il Pdl può prevalere perché c'è l'"oppressione fiscale
"; perché il governo di Romano Prodi ha accumulato "tesoretti
immaginari"; perché in Campania regna la spazzatura del governatore
Antonio Bassolino; e perché l'Italia ha spalancato le frontiere "ai
clandestini ". E' un elenco di responsabilità attribuite agli avversari,
più che di meriti del centrodestra. Evocarle, significa riportare in primo
piano Prodi, e delegittimare quelli che Berlusconi
bolla come "fuochi d'artificio " veltroniani. Il messaggio vuole
essere semplice, e trasmettere un'inesorabile certezza sulla vittoria. La
polemica sulla disinformazione che sarebbe affidata a "sondaggi
falsi" fa il paio con l'annuncio di un vantaggio del 10 per cento. Ma
ribadendolo, il leader del centrodestra lascia indovinare di essere stato
infastidito dai "petardi" del Pd; e forse di aver temuto che
qualcuno, nel proprio elettorato, ne sia stato suggestionato. A ben vedere, il
rifiuto a candidarsi per il Pdl arrivato da industriali come Antonio D'Amato e
Andrea Riello non pesa tanto per la quantità di consensi che avrebbero potuto
portare. Colpisce perché mostra l'affanno berlusconiano di inseguire il Pd,
opponendo imprenditore a imprenditore: come se non bastasse più la sua immagine
di "industriale prestato alla politica" per antonomasia. Ha l'aria di
una piccola crepa nella corazza di un presidente del Consiglio in pectore che
finora appare destinato a vincere le elezioni. Ma forse Berlusconi
soffre la consapevolezza di non poter rappresentare più la novità.
Probabilmente, rimane l'unico leader in grado di interpretare le pulsioni
profonde del Paese. Il problema è che non sembra così sicuro di poterle
assecondare e soddisfare, quando le urne saranno chiuse e bisognerà governare.
In fondo, coi suoi errori suicidi l'Unione gli ha
restituito l'Italia molto prima di quanto non credesse. Ma Berlusconi non vuole rinunciare a mettere in chiaro che si tratta di un
regalo avvelenato, da aprire con cautela e senza concedere vantaggi a Veltroni ed alla sua strategia del dialogo: almeno fino a che saranno
stati contati i voti.
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quello
berlusconiano. Che si chiama Popolo della Libertà, e vuole essere pop, ma
questo non significa - "Lo hanno scritto i giornali, ed è tutto
assolutamente falso!", ha esclamato ieri il Cavaliere
sul palco milanese del Palalido - imbottire le liste a base di show-girl,
letterine, letteronze e di giovani di bella presenza ma di scarso curriculum.
Noi abbiamo le ragazze pensanti e loro hanno le ragazze sgambettanti, è il
refrain del Partito democratico di Veltroni. Ma Berlusconi (nella foto) stoppa il giochino puntando su "candidature di
peso".
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L programma del Pd:
"È solo carta straccia" ha detto. Walter Veltroni, che ieri ha fatto tappa a Mestre e Treviso dove ha lanciato un
"patto riformista con il Nord Est", ha replicato: "Noi
rispettiamo le idee degli altri" ma ha attaccato l'avversario sulle
candidature del Pdl, da quella del tassista ribelle alle liberalizzazioni, al
rifiuto dell'ex presidente di Confindustria D'Amato. Attacca Berlusconi anche il leader Udc, Pier Ferdinando Casini:
"Il Pdl non è più liberal ma populista". Un appello ad abbassare i
toni e non delegittimare l'Authority per le telecomunicazioni.
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Capo dello Stato: abbassare i toni. Casini: il Pdl non è liberal, ma populista Berlusconi-Veltroni, sale lo
scontro Il Cavaliere: programma Pd carta straccia. La replica: noi rispettiamo
le idee altrui.
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - Alla coalizione di Silvio Berlusconi manca il
coraggio riformista. Antonio D'Amato, l'ex presidente di Confindustria
corteggiato dal Cavaliere, spiega perché ha detto no ad un posto di capolista
del Pdl al senato. Nei giorni scorsi l'incontro con Berlusconi,
che non lo ha convinto. E se il Pd coglie al volo l'occasione per attaccare il
Pdl, il diretto interessato va per la sua strada, non fonda un partito né corre
per la presidenza della Campania, e mette in rilievo le contraddizioni del
centrodestra. Con considerazioni che, molto sobrie nella forma, colpiscono per
i contenuti duri e rigorosi: "Non c'è la determinazione a fare quelle
riforme di cui il Paese e il Sud hanno disperatamente bisogno". D'Amato
ricorda di aver dato all'inizio la sua disponibilità, "questa volta ci ho
pensato seriamente", ma aggiunge: "Non vedo quei presupposti per una
svolta e per una seria inversione di tendenza". Ammette che l'ultimo
governo Berlusconi portò avanti riforme economiche e
sociali "dolorose ma efficaci" e rivendica il ruolo della
"sua" Confindustria: "Fu in primissima fila nel portare avanti
quel programma. Il nostro fervore riformista era tale che ci attirammo le
critiche anche di una parte dell'allora Cdl". Allora cosa è cambiato oggi?
"Per dare un progetto vero al Paese - dice - servono programmi, uomini,
coesione e voglia di cambiare. Sarà per l'estrema debolezza di tutta la
politica, ma io tutto ciò non lo vedo". Se nel Pd, insiste D'Amato,
"la ricerca del nuovo è diventata nuovismo, nel Pdl non c'è sufficiente voglia
di cambiare". Assicura che a monte della sua scelta non ci sono questioni
"di incarichi o ministeri" ma, aggiunge, nel momento in cui non c'è
uno sforzo serio e riformatore per il Sud, non "ci sono nemmeno le
condizioni per un mio impegno". Secondo D'Amato, il Mezzogiorono è
penalizzato, nel centrodetsra il peso della Lega è eccessivo e c'è uno
sbilanciamento a favore del Nord: "Non ci si rende conto della gravità e
delle emergenze che il Sud sta vivendo. C'è grande sottovalutazione. Se
l'assenza di riforme fa soffrire il Nord, distrugge il Mezzogiorno".
L'imprenditore napoletano chiede allora ai poli "un impegno fuori dalla
logica degli schieramenti". Lui, per ora, resta a fare l'industriale e non
pensa di scendere nell'agone: non fonderà un partito, "guai a pensare che
le parti sociali possano prendere il posto della politica", e non aspira a
fare il governatore della Campania: "Non lo so fare e non lo voglio
fare". La sua decisione ha fatto già discutere e le sue parole aprono un
nuovo fronte polemico. Il Cavaliere incassa e fa buon viso a cattiva sorte:
"Non è stato un no, è una cosa stabilita di comune accordo. Ma Raffaele Lombardo (Mpa), candidato governatore in Sicilia, non
ci sta: "Sui problemi del Sud il dottor D'Amato è molto distratto".
Sul fronte opposto Walter Veltroni e Matteo Colaninno,
"l'imprenditore del Pd", osservano: D'Amato non si candida
"perchè con loro, il Pdl, le riforme non si fanno".
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di RENATO PEZZINI
MILANO - Se questo è l'inizio ufficiale della campagna elettorale di Berlusconi, vanno segnalate alcune novità: scomparsa della
parola "comunismo" dal suo vocabolario; ricomparsa della cravatta
dopo settimane di camicie aperte; scomparsa (temporanea) di attacchi all'Udc;
comparsa di una insolita prudenza. Ma soprattutto: scomparsa del fair-play
annunciato. A metà comizio, per esempio, si abbandona a una lunga tirata sulla
sinistra che non rispetta i programmi, prende due fogli e vistosamente li fa a
pezzettini buttandoseli alle spalle: "I loro programmi sono solo carta
straccia". L'aveva già fatto in tv, ma il boato è lo stesso assordante. E'
il Palalido di Milano a far da teatro a questa prima uscita della coppia Fini-Berlusconi in vista del 13 aprile. Quattromila sugli spalti,
ma nessuno fuori a far la fila. E anche questa è una novità. Un'altra è il
parterre dei big dove i posti d'onore sono riservati più che altro alle
comparse: l'attore Luca Barbareschi, Alessandra Mussolini, e soprattutto i
nuovi compagni di avventura Lamberto Dini, Sergio De Gregorio, il
"pensionato" Fatuzzo. Cioè i tre che prima stavano col centrosinistra
e ora stanno col centrodestra, per lo più in rappresentanza di sé stessi. Dopo
aver fatto fare le ore piccole a Berlusconi per uno o
più posti nelle liste, Dini De Gregorio e Fatuzzo alla fine salgono pure sul
palco col Cavaliere e Fini per una foto di gruppo che diffonde imbarazzo sugli
spalti. Chi è quello col faccione e gli occhiali? "Sergio De Gregorio, che
si era candidato con Di Pietro". E quello coi capelli bianchi, piccoletto?
"Fatuzzo". Fatuzzo chi? "Quello dei pensionati. Anche lui si era
candidato con Prodi". Bandite le bandiere dei partiti in via di
scioglimento, sventolano solo i vessilli del Popolo delle Libertà. I militanti
di Alleanza Nazionale, non avvertiti, hanno portato le loro, ma all'ingresso
vengono costretti a riporle nelle borse. Però nel catino del Palalido portano
ugualmente un chiassoso entusiasmo, subito raffreddato da un Berlusconi
guardingo: "Sono preoccupato perché tutti pensano che noi abbiamo la bacchetta
magica, ma nessuno ha la bacchetta magica...". Anche questa è una novità,
visto la sua abitudine a largheggiare in promesse e sogni. Lui e Fini sul palco
paiono due inseparabili amici dai tempi dell'infanzia. E chi se ne importa se
fino a due mesi fa si mandavano a quel paese un giorno sì e l'altro pure:
"Silvio ha il grande merito di avere rinnovato la politica italiana"
gli dice Gianfranco. Lui ricambia: "Gianfranco e gli altri hanno fatto un
grande gesto di responsabilità rinunciando ai loro simboli. Faremo il partito
unico entro l'anno". Se c'è un piccolo moto di delusione fra il pubblico,
è per la totale assenza di frecciatine a Casini. Ma si
capisce il perché: è Veltroni l'obiettivo del giorno: "Con un marchingegno alla houdini,
lui si spaccia per nuovo. Ma è solo una finta, e i fuochi di artificio del Pd
hanno già esaurito l'effetto". Lui - sempre di Veltroni si tratta
- "invece di andare all'università si è laureato in fiction".
Lui è anche "il vero e unico avversario da contrastare". Perché, dice
Berlusconi, i partiti che non sono Pd e Pdl non
servono a nulla: "Se vogliamo impedire che questa sinistra vada al
governo, il solo voto utile è quello al Popolo della libertà". Già
sentito. E del resto, tutto l'evento ha il tono di un deja-vu. Sarà anche per
il fatto che il Cavaliere e Fini sono praticamente certi di vincere, e forse
ritengono persino inutile questo mese di propaganda: "I sondaggi dicono
che la distanza fra noi e il Pd non è mai stata inferiore al 10 per cento. Ed è
destinata a crescere". Anche la platea non ha dubbi. E sfolla felice.
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Sorpresa: il Pdl è il partito delle non-soubrette. Delle non-veline. Delle
non-sciampiste. Ma come, non era il partito delle squinzie? Non doveva esserlo?
Non erano entrate in lista una falange di veline e "letteronze", di
show girl svampite e imbiondite, assai meno glamour rispetto alle ragazze di
buon studi e di ottima presentabilità lanciate da Veltroni?
"Macchè, macchè, macchè...", ripete a tutti Silvio Berlusconi:
"Cercano sempre di dipingerci come quelli un po' così, che arruolano gente
impreparata, senza studi, solo di bella presenza e senza cervello. Ma questa è
una caricatura di ciò che non siamo". Lo dice e lo ridice il Cavaliere
offeso dallo "snobismo" con cui si guarda al Pdl, gli brucia talmente
questa "ingiustizia" che ieri appena è salito sul palco milanese ha
subito escalmato: "Non sono vere le candidature di questa o di quella
bella ragazza che avete letto sui giornali. Oddio, non che non ci piacciano le
belle ragazze. Ma vi giuro che i nomi apparsi non sono veri. Si sono inventati
tutto. E dicono che queste ragazze che avremmo messo in lista sono state, o
sono, mie fidanzate o di Gianfranco Fini. Vabbè che siamo due Superman,
però....". E ride il Cavaliere. Poi si fa serio, quando l'unico candidato
ufficialmente annunciato nella convention milanese viene inquadrato dalla regia
ed è il capitano Paglia, ferito a Mogadiscio e costretto su una sedia a
rotelle. Altro che veline!, è il messaggio che si vuole lanciare. Anche tramite
le immagini, ad uso dei tiggì, con le quali le telecamere azzurre immortalano
il pubblico venuto in sala a festeggiare il leader. Si vedono solo facce giovani,
per lo più di ragazze e nessuna che sia appariscente, biondona o scollata. Visi
e profili di ragazze normali, magari con una laurea nella borsetta. A questo
proposito, Silvio insiste - è un classico del suo repertorio - sui successi
accademici di Mara Carfagna: "E' laureata a pieni voti e bravissima. In
più è anche graziosa. Che male c'è?". "Sarà la nostra
portavoce", confida il Cavaliere, "presso i giovani e le donne".
Nella fenomenologia del partito senza nani e senza ballerine, Silvio non fa che
vederci dentro - "Lei sì che sarà una nostra candidata" - Lucia
Ronzulli. Ma chi, l'"estetista"? "Non è un'estetista",
spiega il Cavaliere a chi ieri ha avuto occasione di parlarci. "E' una
dottoressa dell'ospedale ortopedico Galeazzi di Milano, dalla quale dipendono
quaranta persone. Dirige una struttura d'avanguardia. In più fa volontariato
nei paesi poveri". Partecipa infatti, la mora Ronzulli che Berlusconi conobbe durante la riabilitazione per uno dei
suoi interventi, al Progetto Sorriso che si occupa delle cure contro le
malformazioni congenite dei bambini del Terzo Mondo. C'è chi in Africa ci va
davvero, potrebbe dire il Cavaliere, e chi fa l'annuncio ma non ci va. E
starebbe parlando di Walter.
( da "Messaggero, Il" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE
C'È la novità, però. Qualche giornalista straniero (sai, non tutti i
giornalisti stranieri si chiamano Stille) s'interroga: non è che alla prossima
legislatura, e magari già in campagna elettorale, ci troveremo un Berlusconi più a modo, mite, privo di ansie e spirito di
vendetta, "uno statista" ti direi io, uno statista che mette nel
ripostiglio la persona e si dedica anima e corpo al bonum commune? Non è che
l'Operoso Insonne, come è consueto quando gli astri si posizionano nel giusto
verso del suo carisma, ci stupisce un'altra volta ancora, l'ennesima volta? Non
è che, se Veltroni copia Barack Obama, e con
eccellente tempismo e deludenti concessioni all'originalità dice "Yes, we
can", l'altro non copia nessuno e risponde con una sontuosa fecondazione
anglo-milanese tipo "Yes, ghe pensi mi, I do", una fecondazione molto
performante, molto efficientista e finalmente molto decisionista? Chissà
che non sbocci... già che siamo in primavera... già che alla quinta occasione
il tempo del rodaggio è passato e si apre l'epoca dell'affidabilità... già che
il nuovismo e i suoi dolori li si possono tranquillamente lasciare
all'avversario... chissà che non sbocci un Ismo nuova versione, sopravvissuto
alla rottamazione dell'Ismo precedente, coreografie incluse, e carrozzato per
far fronte ai tempi cupi del governo che chiede responsabilità e non effetti
speciali. Non si tratta solo di una campagna elettorale, Bombo. Se ne fanno tante,
di campagne elettorali, e te l'ho detto mille volte, ci precipitiamo tutti al
grande spettacolo col fiatone delle occasioni imperdibili, questa volta c'è la
novità, questa volta si cambia, questa volta "non faremo prigionieri"
direbbe lo Iano delle arti oscure... ma poi un accordo sì che si trova... tutti
a casa su, lo spettacolo è finito, fateci lavorare. Questa volta però, Bombo,
l'Italia è davvero stanca, e non basta un'elezione a placare la sete di
risposte, in una terra spaccata dalle crepe e dall'arsura di ogni spirito
civico, dove, santoddio, giri l'angolo e trovi solo gente stremata. Spossata
dall'eterno show che non diverte più, schifata dai partiti che gigantificano i
nani e nanizzano i giganti. Trovi il popolo degli Isti in cerca di una casa, bramoso
come mai di trovare finalmente un volto e una dimensione pubblici di cui andare
fieri una volta per tutte. Se, per quelle improvvise epifanie della speranza
che ogni tanto, così, bussano alle porte del possibile, le movenze scomposte, i
passi spaiati, l'incedere difettoso facessero spazio a ciò che tutti a parole
cercano ma nei fatti non hanno ancora trovato. Se l'Imprenditore decidesse di
ritirarsi a vita privata per lasciare più aria al Politico. Se, cioè, l'Operoso
Insonne lo decidesse davvero di dar vita a un nuovo stato nascente della
politica, a prescindere dai partiti personali, dalle assurde rincorse
all'eterna giovinezza di istanti già consegnati alla storia, dall'impossibile
volontà di stabilire che non ci sono alternative a se stesso. Se una campagna
elettorale potesse fare scuola. Se l'anno prossimo gli Isti si svegliassero con
un governo che ha fatto grandi cose, portando felicità nel cuore lacerato di
questa nazione, e comparisse al suo fianco il vero progetto costituente di un
vero grande partito ("costrizione provvidenziale" direbbe Paolo
Mieli) che non scoppietta ma progetta, non distribuisce formule magiche ma
modernizza, non temporeggia ma decide, con una classe dirigente seria,
composta, meritocraticamente selezionata per puntare all'eccellenza, votata
allo spirito pubblico e alla radice scarna dell'interesse nazionale, te
l'immagini che bello sarebbe. Allora sì, si fa la storia, diamine, e l'anno
prossimo scriviamo del nuovo miracolo italiano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Leaderismo... Questo
risultato duopolistico sembra ancor più scontato se si guarda al clichè che i
due contendenti sono, finora, riusciti a imporre sul palcoscenico della
comunicazione: l'immagine di una sfida a due, una sfida all'americana. Quasi
che, come ha suggerito Ilvo Diamanti, votassimo con un sistema presidenziale.
Tuttavia, rispetto a questo schema che piace sia al Cavaliere che al Sindaco,
permane ancora una incognita da non sottovalutare. L'incognita riguarda il
fatto che non tutti gli italiani votano guardando la televisione. Secondo il
modello americano, gli elettori si orientano sulla base della simpatia o
apprezzamento che provano per un leader. Attratti dalle sue idee, dai suoi
programmi, dalla sua oratoria. Per stabilire una interazione tra i leader e
l'elettorato, i media sono essenziali. Soprattutto quando si tratta di
raggiungere milioni e milioni di persone, e non esistono altri canali per
stabilire un contatto. In gergo viene chiamato voto macro-personale, perché si
basa su un rapporto tra uno (il leader) e i molti che lo votano. Ma in Italia
non esiste soltanto questo tipo di voto. In molte aree del paese - soprattutto,
ma non solo al Sud - sono diffuse e ben radicate le relazioni micro-personali.
I rapporti, cioè, che legano i singoli elettori a uno specifico interlocutore
in carne e ossa. Un referente locale che si conosce di persona e che resta il
tramite principale attraverso il quale viene fatta la propria scelta di voto.
Sulla stampa, questi portatori di voti vengono spesso appellati direttamente
col loro peso specifico: "Mister trenta (o venti o quaranta) mila
preferenze". E la misura viene computata sulla base di altri circuiti
elettorali - come le comunali o regionali - in cui il voto continua ad
esprimersi direttamente al candidato. Ora, mentre Veltroni e Berlusconi si disputano con spot e interviste l'elettorato macro-personale,
cosa sta veramente accadendo nella galassia del microvoto? Detto in soldoni,
nessuno lo sa. La ragione è che il voto micro-personale non si fa intercettare
dai sondaggi. I questionari telefonici sui quali vengono basate le
quotazioni di Berlusconi e Veltroni
misurano, inevitabilmente, molto meglio gli elettori del circuito mediatico.
Sono quelli disposti a esprimere più prontamente - e fedelmente - il proprio
gradimento, perché le domande che gli fanno coincidono con la motivazione di
voto che hanno in testa. I cittadini che, invece, per orientarsi, non guardano
alla sfida presidenziale romana ma ai propri conoscenti locali, tendono a
essere molto più evasivi. O a rifugiarsi nella categoria di
"indecisi" che vengono presentati ancora incerti tra il Sindaco e il
Cavaliere. Ma che, molto più spesso, stanno aspettando di capire per chi il
proprio referente territoriale gli dirà di votare. L'incognita è tanto maggiore
perché, spesso, questi notabili locali decidono all'ultimo momento. In parte
sulla base dei posti che sono riusciti - o non riusciti - a guadagnarsi nelle
liste nazionali. E, infatti, in questi ultimi giorni le cronache locali sono
zeppe di minacce e cambi di casacca da parte di aspiranti deputati, trombati
per far posto a qualche altolocato rappresentante della nomenklatura romana. Ma
le scelte dei broker micro-personali dipendono, oltre che da aspirazioni
immediate, anche da previsioni strategiche. Molte amministrazioni comunali, e
regionali, difficilmente reggeranno agli sconquassi di queste elezioni. E lo
stesso duopolio tra Berlusconi e Veltroni
andrà rapidamente in frantumi se il voto del Senato dovesse decretare una
situazione di stallo, in cui il centro di Casini rientrerebbe - pesantemente -
in gioco. Insomma, quella cui stiamo assistendo non è la sfida all'ok-corral.
Ma il primo round di una partita a scacchi che non si decide solo in
televisione. Mauro Calise.