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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DELL’8-4-2008        #TOP


IN EVIDENZA

MAFIA: FORGIONE A DELL'UTRI, PER NOI EROI SONO VITTIME MAFIA ( Da reggiotv.it Martedì 08 aprile 2008, 19:05)

“Con Dell'Utri abbiamo idee diverse degli eroi: per lui sono eroi i mafiosi come Mangano, per noi le vittime della mafia". E' quanto afferma il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, capolista al Senato in Calabria per la Sinistra-L'Arcobaleno, in merito alle dichiarazioni del candidato della Pdl Marcello Dell'Utri. "Quanto all'uso che la politica fa dell'antimafia - aggiunge Forgione - è più preoccupante l'uso che la politica fa della mafia per alimentare il proprio consenso ed il proprio potere, come dimostrano molte candidature anche in questa campagna elettorale. Quando si è condannati in primo grado a nove anni per associazione mafiosa, bisognerebbe avere almeno il pudore
del silenzio, pensando alle tante vittime della mafia, che hanno veramente sacrificato la vita". (ANSA).


 

Veltroni a Berlusconi: "Garantiamo lealtà" Il Cavaliere: "Contrasti con Bossi inventati" (La Repubblica 8-4-2008)

Il segretario del Pd ha scritto al rivale del Pdl chiedendogli, "quale che sia il ruolo di ciascuno, di dare garanzie ai cittadini di lealtà repubblicana". Il presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, ha ricordato che oggi "la mafia ha minori capacità di incidere, è indebolita, anche se non sconfitta". Sull'argomento Cosa Nostra interviene anche Marcello Dell'Utri che dice: "Lo stalliere Mangano era un eroe, a modo suo". E poi aggiunge: "Se il Pdl vince le elezioni, via dai libri storia la retorica della Resistenza". Berlusconi intanto smentisce problemi con il leader della Lega: "Mai detto che è malato". Polemica tra Prodi e la sinistra radicale.

17:30 Finocchiaro: "Gravi parole Dell'Utri su Mangano e libri di storia"

"Le dichiarazioni di Dell'Utri sul boss mafioso Vittorio Mangano e sulla Resistenza sono molto gravi, mostrano insieme il volto ambiguo e autoritario di certa parte della destra, che noi vogliamo rimanga per lungo tempo all'opposizione, per il bene del nostro Paese". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd e candidata presidente della Regione Siciliana.

17:28 Veltroni: "Misura su compenso minimo ai precari nel primo cdm"

"Al primo Consiglio dei ministri istituiremo il compenso minimo legale per ragazzi che fanno lavori precari o atipici". Lo promette il segretario del Pd Walter Veltroni, nel corso di un comizio a Cosenza.

17:26 Veltroni: "Proposta sui pm di Berlusconi priva di senso dello Stato"

Le parole di Berlusconi che ha parlato di esami periodici per i magistrati significano "non avere senso dello Stato e spirito istituzionale". Lo ha detto Walter Veltroni parlando a Cosenza, in merito alle dichiarazioni di oggi di Silvio Berlusconi che ha proposto esami periodici per i pm per accertarne la sanità mentale.

17:14 Veltroni scrive a Berlusconi: "Diamo garanzie di lealtà ai cittadini"

Il segretario del Pd Walter Veltroni ha scritto a Silvio Berlusconi chiedendogli, "quale che sia il ruolo di ciascuno, di dare garanzie ai cittadini". Lo ha annunciato lo stesso Veltroni parlando a Cosenza. "Da parte mia - ha aggiunto - gli ho dato la garanzia di lealtà repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell'unità dello Stato italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all'inno di Mameli". "Ciascun candidato - ha detto ancora Veltroni - prenda l'impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua coalizione"

17:05 Pizza, sentenza della Cassazione: "Competenza delle Camere"

Sui ricorsi in materia elettorale, anche quelli relativi alle procedure pre-elettorali, l'unico organo competente a decidere sono le Giunte delle elezioni di Camera e Senato. La giustizia amministrativa non ha alcuna giurisdizione in materia. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della Cassazione esaminando il ricorso dell'avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale il Consiglio di Stato, lo scorso 2 aprile, aveva riammesso alle elezioni la Dc di Giuseppe Pizza.

16:58 Scontri prima di comizio Berlusconi, nove contusi lievi a Savona

Sarebbe di nove contusi lievi, sei manifestanti e tre uomini delle forze dell'ordine, il bilancio di alcuni tafferugli scoppiati oggi a Savona prima dell'inizio del comizio di Silvio Berlusconi. Una ventina di giovani, alcuni dei quali indossavano maschere da Pinocchio, ha cercato di infastidire e contestare le persone presenti in piazza e sono poi stati allontanati dalle forze dell'ordine con una carica di alleggerimento.

16:54 Boselli: "Con il Pd ora abbiamo due Berlusconi"

"Una campagna elettorale davvero strana: siamo partiti con un solo Berlusconi e adesso con il Partito democratico ne abbiamo due, uno più vecchio e l'altro più giovane". Enrico Boselli, candidato premier del Partito socialista, ironizza sui suoi diretti competitori, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.

16:34 Di Pietro su proposta esame di mente ai pm: "Berlusconi pazzo"

''Robe da pazzi. Solo un matto può fare affermazioni di questo genere''. Così il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha replicato oggi a Torino alla ipotesi sollevata da Silvio Berlusconi di un esame di sanità mentale per i pubblici ministeri. ''Non so - ha detto ironicamente Di Pietro - perché allora limitare questo esame ai pm e non a tutti i giudici o a chi vuol fare il Presidente del consiglio o addirittura ai giornalisti''.

16:26 Da Veltroni solidarietà a magistrato minacciato dai clan

"Solidarietà e sostegno" sono stati espressi da Walter Veltroni al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Pier Paolo Bruni. Il magistrato sarebbe stato nel mirino dei clan crotonesi, così come ha rivelato il pentito Vincenzo Marino.

16:20 Berlusconi: "Intesa Veltroni-Di Pietro? Tra pensionati si capiscono"

"Parlano di dimezzare i costi della politica. Veltroni prende la pensione dal Parlamento e gli emolumenti da sindaco. Per questo si è messo con Di Pietro, che prende la pensione da magistrato e gli emolumenti da parlamentare. Tra pensionati si capiscono. Per loro dire che vogliono tagliare i costi della politica è come dire che i tacchini vogliono raddoppiare Pasqua e Natale": lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.

16:16 Dell'Utri: "Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza"

"I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in rete.

16:13 Dell'Utri: "Il mafioso Mangano? Un eroe"

"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo, è morto per causa mia", ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell'Utri ha rivelato: "Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo".

15:56 Berlusconi: "Esami di sanità mentale per i pubblici ministeri"

"Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale". Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio a Savona.

15:53 Alba Parietti: "Offesa con Veltroni perché non mi ha candidato"

"Non perdono a Veltroni di non aver candidato le donne della televisione. Mi sono offesa: se me lo avessero chiesto mi sarei candidata e avrei preso sicuramente più voti di tanti altri". Lo ha detto Alba Parietti.

15:46 Caso Pizza, il pg di Cassazione: "I Tar non sono competenti"

Il giudice amministrativo non è competente sulle questioni elettorali. E' quanto ha sostenuto il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Martone davanti alle sezioni unite civili della Suprema corte, chiamate a esaminare il ricorso con cui il ministero dell'Interno aveva chiesto un regolamento preventivo di giurisdizione dopo la riammissione, in via cautelare, da parte del Consiglio di Stato, del simbolo della Dc di Giuseppe Pizza per le prossime elezioni. Secondo il pg, il ricorso del Viminale sarebbe inammissibile, perché presentato contro un provvedimento cautelare, ma ha chiesto alle sezioni unite di pronunciarsi, nell'interesse della legge, sul principio di diritto secondo cui la giustizia amministrativa non è competente per questa materia.

15:23 Berlusconi: "Innalzeremo bonus bebè se i conti lo consentono"

"Innalzeremo il bonus per i bebè a 1500-2000 euro se i conti lo consentiranno". Lo ha detto il leader del Pdl Silvio Berlusconi, nel suo comizio a Savona.

15:18 Berlusconi: "Alto come Prodi, non sono un nano"

"Sono più alto di Putin e Sarkozy, sono alto come Prodi. Sono un metro e 71. Non capisco perchè tutti i vignettisti mi disegnano come un nano e gli altri invece sono normali". Lo ha detto Silvio Berlusconi.

15:02 Berlusconi: "Adegueremo pensioni sotto i mille euro"

"Tra i primi atti del Consiglio dei ministri adegueremo le pensioni sotto i mille euro al costo della vita: è un atto di giustizia assolutamente dovuto": lo ha detto Silvio Berlusconi in un passaggio del suo comizio in corso a Savona.

14:03 Il Cavaliere: "La sinistra si incazza su tutto"

"Dicono che io faccio troppe battute - dice Berlusconi - forse è vero, ma almeno non sono come quelli della sinistra che si incazzano su tutto".

13:56 Di Pietro: "Pregiudicati in lista con Berlusconi"

"Berlusconi ha commesso l'errore di allearsi con dei pregiudicati, e li ha messi nelle sue liste". Così Antonio Di Pietro.

13:52 D'Alema: "Al governo meglio noi di Berlusconi"

"E' evidente che nel Paese è molto meglio che governiamo noi che non Berlusconi e credo che questo lo capisca benissimo anche Bertinotti". Lo ha detto il vicepresidente del consiglio dei ministri Massimo D'Alema.

13:41 Berlusconi a Savona

Silvio Berlusconi è giunto dopo dopo le 13.15 in piazza Sisto IV a Savona, dove è salito subito sul palco per il suo comizio, che si svolge sotto la pioggia. Intorno a mezzogiorno alcuni contestatori con indosso delle maschere di carnevale sono stati allontanati ai margini della piazza dalle forze di polizia.

13:31 Veltroni: "Nel Pdl finiranno per spararsi addosso"

'La Lega parla di imbracciare il fucile e dare l'assalto alle carogne romane. Ieri il candidato presidente della Regione siciliana ha minacciato che anche i siciliani prenderanno i fucili. Finirà che si spareranno tra di loro. Il problema è che dovrebbero stare nella stessa maggioranza". A dirlo è stato Walter Veltroni per rimarcare le diversità esistenti all'interno del Pdl.

13:25 Fini: "Bossi ministro richiesta legittima"

"Se Bossi riterra' di prendere il ruolo che ha gia' avuto non vedo quale motivo possa essere opposto a una sua piu' che legittima richiesta''. Lo ha detto il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini parlando della richiesta di un dicastero da parte di Umberto Bossi.

13:23 Bertinotti: "Prodi non capisce le colpe della crisi"

"Il governo Prodi è caduto per il logoramento intervenuto con la sua base elettorale e perchè è stato condizionato dai moderati e dai poteri forti. Il presidente del Consiglio ha le sue responsabilità": così il leader della Sinistra arcobaleno Fausto Bertinotti.

13:19 Veltroni torna a citare Berlusconi

Walter Veltroni, per la seconda volta nel suo tour e ancora una volta in Calabria (lo aveva già fatto il 28 marzo nel suo comizio a Catanzaro) torna a citare Berlusconi. Lo fa mentre parla delle divisioni interne al Pdl. "An - ha detto Veltroni - è stata presa a schiaffoni da Forza Italia sin dall'inizio, da quando Berlusconi fondò il nuovo partito dal predellino di un'auto".

13:09 Veltroni: "Il 14 diremo, ce l'abbiamo fatta"

"Sui nostri cartelli c'è scritta la frase 'si puo' farè. Adesso penso che il 14 potremo scrivere 'ce l'abbiamo fatta, l'Italia comincia a cambiare". A dirlo è stato il segretario del Pd Walter Veltroni.

13:08 Dell'Utri: "La Brambilla? Nessuna importanza"

"Michela Brambilla è una persona che è stata data in pasto all'opinione pubblica, ma non le attribuisco alcuna importanza". E' il giudizio che il senatore forzista Marcello Dell'Utri

13:06 Castelli: "La sinistra tira le molotov"

Non accettiamo lezioni dalla sinistra, Noi parliamo e loro fanno: c'è un signore che si vantava di tirare le molotov e oggi siede al ministero degli Esteri" dice il capogruppo della Lega al Senato, Roberto Castelli.

13:04 Veltroni: "Precariato ingiustizia inaccettabile"

"Il precariato è la più grave e inaccettabile ingiustizia del Paese". Lo ha detto Walter Veltroni parlando a Crotone.

12:47 Berlusconi: "Se vinco telefono a Sarkozy"

''La mia prima telefonata dopo il voto, se vincero', la faro' a Sarkozy, perche' lui la prima l'ha fatta a me quando fu eletto''. E' quanto dichiara il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.

12:42 Veltroni: "Pd come l'Italia di Spagna '82"

"Noi siamo come l'Italia ai mondiali del 1982. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l'Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c'è la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme" dice Veltroni.

12:40 Veltroni: "Non rispondo agli insulti"

"Ogni giorno vengo coperto di contumelie, ma più loro attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire". A dirlo è stato il segretario del Pd, Walter Veltroni, parlando a Crotone.

12:38 Veltroni: "Presidente di una Camera all'opposizione"

Se il Pd vincerà le elezioni, la presidenza di uno dei due rami del Parlamento andrà all'opposizione. Lo ha detto il segretario del Pd Walter Veltroni.

12:37 Viminale: un solo segno sul simbolo

Un solo segno su un solo simbolo: è l'indicazione per le elezioni politiche che sarà riportata su migliaia di manifesti elettorali affissi all'interno di tutti i seggi d'Italia. Uno slogan facile da ricordare che riassume il modo in cui gli elettori sono chiamati a votare in base alla legge vigente per la Camera e per il Senato. Ad annunciarlo è il Viminale.

12:36 Veltroni: "Lega Nord padrona del Pdl"

Lega Nord condizionante e padrona delle scelte del partito di Berlusconi secondo Walter Veltroni, candidato premier del Partito Democratico. Da Crotone, tappa 107 del suo tour, il leader del Pd commenta negativamente quanto sta accadendo tra i competitori di centrodestra.

12:17 Casini lancia la costituente di centro

Dopo il voto alle elezioni politiche si metterà in cantiere il progetto per un partito di centro che "determinerà l'implosione dei due comitati elettorali che sono il Pd e il Pdl" dice Pier Ferdinando Casini, annunciando che a guidare la 'costituente di centro' saranno Lorenzo Cesa, Savino Pezzotta e Rocco Buttiglione.

12:03 Mastella: "Non sono stato io a tradirti"

"Caro Romano, non sono io ad averti tradito, ma chi ha lavorato per mandarti a casa logorando la tua e la nostra azione di governo». Così il segretario nazionale dei Popolari-Udeur, Clemente Mastella commenta l'analisi del premier sui motivi che hanno condotto alla caduta del suo governo.

12:02 Casini: "Se Berlusconi perde, lasci"

"Se non ha la maggioranza Berlusconi non sia da ostacolo al cambiamento". Lo ha detto Pier Ferdinando Casini parlando a 'Porta a porta' . Nel centrodestra ci sono tante personalità che si sono distinte in questi anni: "C'è Tremonti - cita Casini - c'è Formigoni: si faccia un po' di rinnovamento".

11:56 Bonelli: "Prodi ingrato"

"Le parole di Prodi sono da ingrato ed una vera e propria menzogna: noi l'abbiamo sempre sostenuto nei momenti più difficili quando una parte consistente del Pd non lo gradiva". Lo afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.

11:51 Matrix, prima Veltroni, poi Berlusconi

Sarà Walter Veltroni il primo ad intervenire alla puntata di venerdì prossimo di Matrix su Canale 5, seguito da Silvio Berlusconi. L'ordine di apparizione delle coppie di leader previsti a Matrix è stato stabilito questa mattina alla presenza di un notaio e sotto gli occhi delle telecamere.


11:45 Maroni: "Per la Lega la vicenda è chiusa"

"Per noi la vicenda è chiusa con le parole di Bossi, sia per quanto riguarda la salute del nostro segretario federale sia per quanto riguarda il futuro, perchè prima bisogna vincere le elezioni". Così Roberto Maroni, capogruppo della Lega Nord alla Camera.

11:44 Mussolini: "No alle larghe intese"

"In ogni caso Alternativa sociale non sarà disposta a sostenere governicchi o larghe intese: è questa una condizione irrinunciabile per il popolo di destra che rappresentiamo". Lo afferma Alessandra Mussolini.

11:21 Ferrero: "Temo per i contratti nazionali"

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, vede possibili accordi tra Veltroni e Berlusconi, dopo le elezioni, "su diverse questioni e soprattutto sull'abolizione dei contratti nazionali che - ha detto - è la cosa cui tengo di più".

11:19 Giordano a Prodi: "Ragionamento meschino"

"Trovo meschino questo ragionamento e anche molto infondato". Da Cagliari il segretario nazionale del Prc, Franco Giordano replica a Romano Prodi che in un'intervista alla "Stampa" addebita alla sinistra la responsabilità politica della crisi di governo sfociata nelle elezioni anticipate del prossimo fine settimana.

11:14 Borghezio: "Bossi al governo o secessione"

Mario Borghezio, eurodeputato leghista, lancia un ultimatum al Cavaliere: "La presenza di Bossi nel governo sarà una cartina di tornasole. Se non c'è, tanto vale riprendere la lotta dura e pura, come dico da sempre: La secessione".

11:04 Prestigiacomo: "Sono al servizio del Paese"

"Ringrazio Berlusconi per l'attestazione di stima. Sono al servizio del paese e onorata di qualsiasi ruolo mi venga assegnato". Così Stefania Prestigiacomo commenta l'annuncio di Berlusconi sulla sua presenza nella squadra di governo in caso di vittoria del Pdl.

11:01 Berlusconi: "Senza di noi l'Italia non si salva"

"Se non andiamo noi al governo, questo Paese non si salva più" dice Berlusconi.

10:59 Berlusconi: "Il posto fisso non è un valore"

"Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno valorizzato - dice Berlusconi - Non è vero che senza posto fisso non si possa prevedere il futuro. Io non sono d'accordo". Una tesi opposta a quella di Giulio Tremonti.

10:57 Monti: "Sbagliato parlare di fucili"

"Sono talmente convinto dei meriti dell'Unione europea che dico che le critiche all'Ue sono lecite, mentre sono meno pronto a permettere di parlare di fucili". Lo ha detto il presidente dell' università Bocconi ed ex commissario europeo alla concorrenza Mario Monti.

10:54 Berlusconi: "Amato scandaloso"

'Abbiamo tentato di tutto, ma a questo punto la situazione e' quella che è e purtroppo resterà. E'scandaloso quello che ha fatto Amato, non quello che abbiamo proposto noi e il Pd"". Così il leader del Pdl Silvio Berlusconi torna a parlare delle mancate modifiche sulle schede elettorali.

10:43 Casini: "Sulle schede Berlusconi e Veltroni scandalosi"

"Che oggi berlusconi e veltroni spingano per sovvertire tutto e fare una scheda in cui risaltano i loro raggruppamenti è veramente scandaloso: la dice lunga sui rischi di un dualismo e di un oligopolio che potrebbe essere di comodo per i due partiti maggiori" dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini.

10:35 Berlusconi: "La sinistra non ha gusto in fatto di donne"

"La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le donne". E' la battuta di Silvio Berlusconi che nel corso di Sky Tg 24 ribadisce come le candidate del Popolo della libertà "oltre ad essere belle sono tutte super laureate". "Sul fatto che le nostre siano più belle - riprende Berlusconi - lo dico perchè guardo in parlamento e non c'è paragone".

10:32 Berlusconi: "Battute necessarie per tenere alto il morale"

"Io ho esperienza nelle reti di vendita, in passato ho parlato a tantissime persone e posso assicurare che ogni 10-15 minuti bisogna fare una battuta. E' un modo per tenere alto il morale". Così, nel corso di Sky Tg 24, il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi spiega i motivi che lo spingono ad arricchire i suoi interventi di battute spiritose. "Fare battute estemporanee - prosegue - è indispensabile, necessario. Bisogna farlo per tenere migliaia di persone a bocca aperta per due ore".

10:24 Berlusconi: "Stefania Prestigiacomo sarà ministro"

Se vinciamo le elezioni "la brava Stefania Prestigiacomo sarà ministro". Così il leader del PdL, Silvio Berlusconi intervenendo nella registrazione di Sky Tg24 pomeriggio. Tra le altre candidate "ci sono altre 4 signore - dice - in predicato e stiamo vedendo dove meglio utilizzarle".

10:13 Berlusconi: "Per schede rischio errore anziani"

"Gli anziani di fronte alla striscia di simboli che sono presenti sulle schede elettorali possono sbagliare, per questo chiediamo di cambiare le schede", queste le parole del candidato premier, Silvio Berlusconi, parlando alla registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.

10:11 Monti: "Contro l'antipolitica un potere pubblico forte"

Per combattere l'antipolitica, "serve un potere pubblico forte". Questo il pensiero di Mario Monti, espresso durante una iniziativa dell'Osservatorio permanente Giovani editori. Rispondendo ad una domanda di uno studente, il presidente dell'università Bocconi ha detto: "Una cosa che mi preoccupa nel filone dell'antipolitica è il fatto che si ritiene che noi, come società civile, andiamo bene e che sia emerso un complesso di disarmo dei poteri pubblici nei confronti della società civile, e che i politici sono impauriti".

10:08 Berlusconi: "Difficile collaborazione dopo voto"

Collaborazione dopo il voto? "E' molto difficile. Se Veltroni fosse coerente lui dovrebbe dire sì alle nostre proposte sulle riforme e su altre leggi di riforma dell'architettura istituzionale. Ma io metto la firma che loro saranno i comunisti di sempre e si batteranno contro i nostri progetti di riforma", così Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, parlando durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.

10:05 Berlusconi: "Mai detto che Bossi è malato"

"Non ho mai detto che è malato. Ho detto chiedetelo a lui". Lo ha detto Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, parlando durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio. Quanto alle parole sui fucili: "Ha detto che i nostri fucili sono le penne con cui voteremo. Sappiamo che lui ha dei toni coloriti". E poi Berlusconi sui fucili di Lombardo: "Ha detto che sono fucili col tappo".

10:04 Berlusconi: "Contrasti con Bossi inventati dalla sinistra"

"Questo contrasto con Bossi è inventato dai giornali vicini alla sinistra. Unità e Repubblica fanno a gara per disinformare. Su Bossi disdico quanto è stato scritto: non abbiamo ancora parlato di ministri nè con la Lega, nè con altri. Solo un ministro è certo e sicuro ed è Giulio Tremonti all'Economia", così Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, parlando durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.

10:00 Casini: "Berlusconi sarà al laccio di Bossi"

"Evitiamo che Bossi determini la politica italiana come ha fatto Bertinotti in questi due anni: come Prodi è stato al laccio di Bertinotti, si vede già che nei prossimi anni Berlusconi sarà al laccio di Bossi". Pier Ferdinando Casini, ospite di Skytg24, attacca duramente il leader della Lega Nord e chiede agli elettori un "voto utile a favore dei moderati di centro" perché, ribadisce, "è importante evitare che Bossi diventi l'uomo determinante della politica italiana".

09:54 Casini: "Pd-Pdl comitati elettorali, si dissolveranno"

"Sia il Pdl che il Pd sono due grandi comitati elettorali in cui c'è tutto e il contrario di tutto. Il giorno dopo le elezioni si dissolveranno". E' la previsione di Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro, ospite di Canale 5.

09:52 Casini: "Voto utile è Udc, unici contro 'veltrusconi'"

"Il vero voto utile secondo me è quello che si dà secondo coscienza, per difendere i valori e per un grande progetto di modernizzazione del paese. Oggi noi siamo l'unico vero fatto di novità che impedisce l'accordo tra i 'veltrusconi'". Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro, punta sul suo partito e a meno di una settimana dal voto, ospite di Canale 5, legge alla sua maniera il cosiddetto 'voto utile'.

09:51 Casini: "Per ridurre tasse partire da famiglie"

"Siamo per ridurre le imposte, ma non bisogna farlo genericamente. Ridurre un punto di Irpef per tutti i redditi come propongono Berlusconi e Veltroni è sì un proposito giusto ma noi riteniamo che determini un grande buco nelle casse dello Stato e poco lievito per i singoli. Vogliamo invece partire dalla famiglia". Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini, ospite di 'Mattinocinque'.

09:50 Confindustria: "Politici timidi contro la mafia"

"Per la prima volta, in questa campagna elettorale, tutte le forze politiche si sono espresse, seppur timidamente, contro la mafia. Spero che siano conseguenti anche dopo il voto". Lo ha detto il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello a 'Uno mattina'.
Alla domanda su come si stia muovendo Cosa nostra durante questa campagna elettorale, Lo Bello ha replicato: "E' difficile vedere in campagne elettorale i movimenti della mafia". E ha ricordato che oggi "la mafia ha minori capacità di incidere, è indebolita, anche se non sconfitta".

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Il Senatur a sorpresa: se mi toccasse votare in America alla fine sceglierei Hillary ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Bossi aveva avuto il precedente illustre di Walter Veltroni. Il leader del Pd aveva cominciato copiando lo slogan di Obama ("Yes, we can", "Si può fare"), poi, nel dubbio che qualcuno non avesse capito, ha spiegato: "Mi sento vicino ad Obama perché chiede all'intera comunità del suo Paese di essere sostenuto in nome del cambiamento.

Veltroni: "il no al duello danneggia il paese" ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si sta discutendo di una cosa che Mediaset non ha mai detto, cioè se verrà prima Berlusconi e poi Veltroni". Comunque per lui il problema non esiste: "Chi segue una campagna elettorale non si pone il problema dell'ordine di apparizione". Anche Berlusconi interviene: "Non è vero che conoscono la scaletta di Matrix. Ho solo risposto una domanda.

Dc, pizza ritira il simbolo oggi decide la cassazione - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gasparri pensano che lo stop alla lista di Pizza abbia regalato un vantaggio a Veltroni da un lato e a Casini dell'altro. Creando uno svantaggio al Pdl. Adesso il danno è stato fatto, ma Bondi prende l'impegno a modificare nella nuova legislatura le norme sul procedimento elettorale e a fare chiarezza sulle competenze. Un attacco ad Amato benedetto in serata da Silvio Berlusconi.

"meno sagre e più ospedali" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: io ho la fortuna di dare del tu a Berlusconi e di ritenere Chiamparino un politico di grande livello. Ho avuto da me Veltroni dieci anni fa a presentare il suo libro "La buona politica" e già allora si capiva dove voleva arrivare". Insomma non si schiera? "La Nutella e Vestebene, Mondo Rubber e il tartufo, il Barolo e il Barbaresco non sono frutto della politica,

L'esercito dei controllori antibrogli - massimo lorello ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 800 infatti i rappresentanti di lista del partito di Veltroni ai quali se ne aggiungeranno 600 della lista "Anna Finocchiaro presidente" e altrettanti del listino. "Stiamo organizzando un esercito di militanti che vigileranno sul lavoro dei seggi ma senza atteggiamenti persecutori", dice Ninni Terminelli, segretario cittadino del Pd.

"noi, lasciati soli" il vento dell'antipolitica nella cittadella operaia - antonio fraschilla ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da destra, sinistra e centro, che si chiamino Walter Veltroni o Silvio Berlusconi, oppure Anna Finocchiaro o Raffaele Lombardo", dice Salvatore Gioè, 33 anni, dopo 8 ore di lavoro filato, iniziato prima che sorgesse il sole, alle cinque di mattina. Come lui la pensa la maggior parte delle giovani tute verdi.

E walter va alla guerra del palco - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: responsabile organizzativo Pd, dice che la scelta di Veltroni è "la conferma che questa città e la Campania sono ancora una volta determinanti per il risultato. Siamo convinti che la coerenza della nostra posizione, la forza del programma, l'assunzione di scelte nette contro i clan e il voto inquinato, ci daranno il successo".

Matteoli accusa pecoraro scanio "mise il veto al termovalorizzatore" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Al ministro dell'Economia in pectore di Berlusconi è affidata buona parte della conclusione di campagna per il Pdl. Domani, mentre a Napoli terranno banco Veltroni e Bertinotti, lui sarà a Salerno e poi al polo calzaturiero di Aversa. è in tour domani anche Claudio Scajola, con una iniziativa con i nuovi arrivi nel Pdl.

Pecoraro chiama le casalinghe "venite con noi" ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è per noi che non faremo alcun accordo sotterraneo con Berlusconi, mentre Veltroni non lo esclude". Pecoraro Scanio insiste: "Il Pd sa di aver perso le elezioni alla Camera, non a caso la sua battaglia è tutta sul Senato. E ha perso perché ha voluto perdere, rompendo la coalizione". Perciò la speranza si chiama SA, perché "se la Sinistra Arcobaleno risulterà forte alle elezioni,

D'alema: "a bari la partita decisiva" - lello parise ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accoglienza che la Puglia ha riservato in questi giorni a Walter Veltroni". Ma i dati del 2006 raccontano che il distacco fra Pd e Pdl sfiora il 14 per cento al Senato e il 12 per cento alla Camera. "Sappiamo che non è una sfida facile. Molto dipenderà da come andranno le cose a Bari". Qualora sarete i protagonisti di un naufragio, il comandante Michele Emiliano, segretario del Pd,

La santanchè difende le donne di sinistra "il cavaliere è rimasto agli anni '50" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non sarà contento Berlusconi per questo riferimento all'anagrafe, dicono che quando Veltroni lo punzecchia su questo lui ne soffra davvero. "Purtroppo è così ed è un gran peccato che Berlusconi non sia più Berlusconi. Come siamo messe male: donne, non votate più per i cavalieri della politica, ribellatevi, rompete i vetri,

Berlusconi frena su bossi ministro "non lo ha chiesto e poi è malato" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma per Veltroni l'argomentazione di Berlusconi che giustifica le parole del Senatur perché è malato "è l'argomentazione peggiore, anche umanamente peggiore". Da un punto vista elettorale le parole del leader della Lega potrebbero avere qualche effetto negativo sugli indecisi.

E nella sardegna in bilico il governatore soru diventa l'ago della bilancia - sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Acclamato con Veltroni, attaccato da Berlusconi E nella Sardegna in bilico il governatore Soru diventa l'ago della bilancia Lo strano destino di mister Tiscali: amato dagli operai e attaccato dai miliardari SEBASTIANO MESSINA DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Quando Walter Veltroni ha fatto il suo nome (".

Incredibile Lombardo: i nostri fucili a salve, quando saranno armati vedremo a chi sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il senatur: io s ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quando saranno armati vedremo a chi sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il senatur: io sto bene Veltroni: sono quelli dell'odio e delle armature, l'Italia vuole voltare pagina "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli".

Pd, allarme sul rush tv: troppi vantaggi a Berlusconi Porta a Porta e Matrix nel mirino: Non può avere lui l'ultima parola Mentana e Vespa: tutto in regola. Si media sulle intervis ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ruolo gradito a Berlusconi: "Preferisco andare per secondo perché ho tempo di vedere quel che dice Veltroni e replicare". Intanto smentisce se stesso: aveva detto che sarebbe stato il primo, ora spiega che la notizia gli era stata riferita da un giornalista e se ne era "disinteressato".

Sono quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Istituto Cattaneo aveva chiosato: Veltroni può vincere "se passa l'idea che la novità è lui, come lo era stato Berlusconi nel 1994". Ecco, in queste piazze del sud Italia, quando mancano poco più di 5 giorni al voto, Veltroni sta facendo proprio questo. E il messaggio arriva: ieri Taranto, Matera e in serata i 15mila di Potenza, piazza affollata,

Ora anche Lombardo vuole sparare La Lega Sud segue Bossi: Per ora i fucili dei siciliani vanno a salve, ma poi... E Berlusconi gela l'alleato padano: Umberto ministro? No, è malato ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Naturalmente nel corso del tour in Sardegna Berlusconi minimizza le sue parole riguardo alla salute dell'amico Umberto, "ma no, mi riferivo al fatto che parla per slogan", arrangia. Parole offensive anche umanamente, fa notare Veltroni. Il cavaliere ha abbandonato del tutto i toni soft: la sinistra?

Messaggi dal web Noi ci stiamo ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impegnato e si impegna per impedire il ritorno di Berlusconi al governo. l'Unità è una voce libera e autorevole e tale deve rimanere. Impegniamoci in questi ultimi giorni per far vincere Veltroni. Domenica 13 aprile mi impegno a comprare dieci copie de l'Unità. Ne regalerò 9 per cercare di convincere gli ultimi indecisi e per far vincere l'Italia della giustizia e della legalità.

Presenze tv, Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni di Redazione Altolà di Walter sul rush finale in video. I due conduttori: nessun aiuto a Berlusconi da Roma Siamo un'onda che monta, dice di sé il candidato premier del Pd. Un'onda che s'increspa, cerca di alzare i toni, recuperare gli incerti, ma spesso s'infrange sulla dura realtà.

<Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre> ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 84 del 2008-04-08 pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme? Non me l'ha chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata.

Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È difficile sradicare un certo modo di pensare e fare politica ecco perché credo, tornando a noi, che altri cinque anni di Berlusconi impedirà a chiunque verrà dopo di ricostruire. Già sarà difficile farlo ora se vincerà Veltroni perché non dimentichiamoci che Prodi ha governato solo due anni e ha ereditato un Paese governato dal centro destra". Torniamo al Brasile.

Pd, task force di 60mila osservatori ai seggi Una guida, senza spirito polemico, per i volontari che seguiranno lo scrutinio ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perché se Berlusconi ha annunciato "un esercito di 120 mila difensori del voto contro i brogli", il partito di Veltroni non sta certo con le mani in mano. E si prepara ad avere almeno un rappresentante di lista in ogni seggio. "Ma noi non la vediamo come una guerra - ci tiene subito a puntualizzare la responsabile dell'Ufficio elettorale del Pd Vanina Rapetti -

E se la destra (e sottolineo se...) ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio pubblico della compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei Cieli targato Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo le mani nelle tasche degli italiani.

Conti alla mano, solo il Pd può cambiare il Paese ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nuovo assetto istituzionale in cui oltre alle due coalizioni di Veltroni e Berlusconi, ambiscono ad ottenere eletti al Senato almeno altre due se non tre ulteriori liste, l'Arcobaleno, l'UdC e la Destra. In ogni caso qualcosa di positivo questa tornata elettorale potrebbe realmente portarla: semplificare l'offerta politica creando i presupposti per una maggiore stabilità di governo.

Quirinale con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: confortati anche dalla forte rimonta che avvertiamo nelle piazze d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà una grande lezione e perderà, di conseguenza, la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra che cosa ne pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e l'ipocrisia di certa destra.

Quand'era Silvio a esser bollato come "morto" ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica.

Verba votant ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta,

Silvio cede al senatùr ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: canaglia romana" e visto che Veltroni in mattinata aveva subito preso la palla al balzo - "Voglio sapere da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme" - il Cavaliere ha provato a frenare sull'ipotesi ministro senatùr: "A me non ha chiesto niente nessuno.

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.

La crocetta del cittadino ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: forse ci toglie qualcosa il Pd di Walter Veltroni, dei generali anti-culattoni, delle signorine capolista "non capisco di politica niente e me ne vanto", degli imprenditori rigidissimi sulla flessibilità (altrui). Come si fa a invocare un voto utile per l'ineffabile Paola Binetti? (Ci sarebbe per altro da interrogarsi sull'utilità elettorale dei teodem: quanti voti portano davvero,

Interrogare l'incertezza ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Walter Veltroni, con la sua creatura del "nuovo" Pd, la intercetta. Che poi sia anche capace di interpretarla sensatamente, è tutto un altro discorso. E come si configurerà la scena politica italiana da lunedì prossimo in poi, con questa nuova presenza operativamente in campo e una nuova sinistra che è ancora una promessa,

Il Pd: Silvio privilegiato E Mediaset fa il sorteggio ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio", scriveva ieri l'ufficio stampa Pd. Venerdì scorso, il propreitario di Mediaset aveva anticipato che a Matrix Veltroni avrebbe avuto l'ultima parola. Ma così Berlusconi "aprirà la doppia intervista in una fascia oraria di migliori ascolti", protesta il Pd.

La doppia violenza del voto utile ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica.

Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giovedì comizio di Veltroni in piazza Duomo Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli Lezioni di Pdl e Pd per rappresentanti di lista. Berlusconi con i giovani dei circoli di Dell'Utri La macchina organizzativa è pronta: 971.589 elettori sono chiamati, domenica e lunedì, a presentarsi alle urne delle 1.

ROMA Non si placa la polemica sulle schede elettorali e le minacce di Bossi di imbracciare i ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Veltroni, "Bossi è impresentabile, ora il Pdl ha davvero paura di perdere le elezioni". Casini dice che "la Lega strangolerà Berlusconi" e annuncia che in caso di pareggio sia Berlusconi che Veltroni dovranno fare un passo indietro per favorire la formazione di un governo.

Piazza o maxischermi, l'ultima sfida Pd-Pdl ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: giovedì comizio in Duomo. In video il Cavaliere Filippo Penati accusa la Moratti e Formigoni. "Basta con i salamelecchi davanti e le critiche alle spalle" Walter Veltroni giovedì chiuderà la campagna elettorale del Partito democratico in pompa magna in piazza del Duomo.

Visti dal regno unito ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni) aged 52 but the other (Berlusconi) aged 71; and the lack of economic growth and investment, to which gerontocracy is linked, because it holds back the energy and ambition of young Italians. There is the ghost at this election feast, the Mafia, which also holds back progress, but to which the candidates have only briefly referred (

Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: replica: "L'idea della solitudine di Veltroni non corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre piazze che, tra l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi, "non c'è soltanto un palco con Veltroni sopra. Certo, i media nazionali raccontano lui; come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi.

Democrat il segretario regionale: <il pdl usa i soliti slogan> ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: segretario regionale in Lombardia per il partito di Walter Veltroni, tira le somme della campagna elettorale. Cosa sicuramente non facile in una regione dove il centrodestra stravince da quasi quindici anni e dove regnano i pezzi da novanta della scuderia di Silvio Berlusconi: Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che sarà capolista al Senato per il Popolo della Libertà,

Riforme dietro le polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo bipartisan ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ecco perché Silvio Berlusconi pochi giorni fa ha definito "non all'ordine del giorno" il varo di una Assemblea costituente dopo il voto. Allo stesso modo, dopo aver sottolineato l'"urgenza" delle riforme, Veltroni ha depennato la materia in vista del rush finale, dove l'obiettivo è radicalizzare lo scontro e trascinare alle urne gli indecisi del proprio campo.

Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: governo con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi"

Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: noi pronti ad armare i fucili dei siciliani Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene "Proposi a Veltroni di fare un governo insieme, ma si è alleato con Di Pietro" Il Cavaliere: Bossi se la poteva risparmiare quella frase sui fucili. E il capo leghista va in tv: io sto benissimo DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - I fucili di Bossi?

Sorpresa per le arti visive, baratta si affida allo svedese birnbaum ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha battuto ieri sul filo di lana Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nella gara per gli under 50 nominando a sorpresa direttore del settore delle arti visive della prossima Biennale nel 2009 lo svedese Daniel Birnbaum che con i suoi 44 anni è oggi il più giovane direttore nella storia della più famosa e antica mostra di arte contemporanea del mondo.

ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia resta fragile e i tempi sono comunque stretti.

Silvio chiama il Senatur <Non volevo offenderti> ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ecco la contraerea di Berlusconi, nel tentativo di rassicurare i moderati del centrodestra. Una corsa a recuperare, sotto la pressione di Veltroni, che si è conclusa con la pace siglata con il Senatùr con il quale del resto l'asse resta solidissimo. Bossi, in un comizio serale a Varese, spiega che sta benissimo (fa, scaramanticamente,

Veltroni: con Fini piazze vuote, An eviterà le urne ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha spaventato i moderati e Berlusconi è nervoso. E poi sono convinto che gli elettori di An staranno a casa, ai comizi di Fini c'è pochissima gente...". A Taranto piazza Maria Immacolata è tutt'altro che piena, ma sono le 11 e 30 del mattino, uno striscione dice "Veltroni sei la nostra Tav per il Sud" e lui ci legge la conferma di "una specie di onda che monta"

ROMA Nonostante la "sparata" sui fucili da imbracciare se non saranno modifi ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, secondo il quale "i nostri avversari ormai se la fanno sotto". "Dopo aver ascoltato chi è candidato ad essere ministro annunciare che avrebbe imbracciato i fucili e rivolto l'attacco mortale nei confronti della democrazia, mi pare molto triste, anche dal punto di vista umano, che si giustifichino certe gravissime prese di posizione tirando in ballo la malattia del suo alleato"

Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il Viminale> ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini".

ROMA - Quel riferimento di Berlusconi alle condizioni di salute del Capo non è ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni, non solo in caso di pareggio al Senato. I "fucili" della Lega serviranno proprio ad evitare che l'inciucio si trasformi in un'operazione a proprio danno. Specie se, complice il referendum elettorale che si dovrà svolgere nella primavera del prossimo anno, si dovesse mettere subito mano ad una nuova legge elettorale che non sia quel modello tedesco inseguito

Il Cavaliere fa l'hit parade delle donne: più belle quelle di destra ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: senza rendersi conto di portare voti a uno che proprio una bella sberla non è: Walter Veltroni". Secca la reazione della candidata premier Daniela Santanchè: "Caro Silvio, se continui così la sberla te la daranno gli italiani". In serata, alla festa con i giovani dei circoli di Dell'Utri, parla dell'Udc: "Gli elettori dell'Udc si stanno convincendo.

Casini: il Cavaliere mi rivorrà ma non mi farò recuperare ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se pareggiano, né lui né Veltroni premier" MILANO - "Berlusconi ha paura di vincere, lo si vede da alcuni suoi atteggiamenti". E, in ogni caso, qualora uscisse davvero vittorioso dalle urne, si ritroverebbe prigioniero della Lega, perché "Bossi lo terrà sotto schiaffo così come Bertinotti ha fatto con Prodi".

Bertinotti, addio a Porta a porta: è l'ultima volta, largo ai giovani ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ". C'è però un punto su cui difficilmente, anche nella prossima legislatura, Partito Democratico e Sinistra potranno andare d'accordo. Infatti se sulla riforma presidenziale Veltroni e Berlusconi potrebbero trovare un'intesa, per la Sinistra quello è ancora un tabù che,

ROMA - Finisce, almeno per oggi, all'insegna dell'ironia. Con Bruno Vespa che spaz ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è un uomo molto fortunato". Ed Enrico Mentana che manderà oggi il suo sorteggio in diretta, a disposizione dei telegiornali. Svanito ormai dietro l'orizzonte il faccia a faccia tra Berlusconi e Veltroni (anche se Sky scrive al garante per chiedere lumi su un possibile estremo tentativo) la polemica si è accesa sull'

ROMA - Nel caso ci fosse un pareggio tra Pd e Pdl occorrerà un governo istituzionale, che ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se si dovesse arrivare a un esecutivo di larghe intese esclude che a guidarlo possa essere Walter Veltroni o Silvio Berlusconi. E dice: "Potremmo essere determinanti per il governo del Paese", perchè se non ci sarà "autosufficienza" di Pd o Pdl, "si potrà creare un governo di larga coalizione di cui nè Veltroni nè Berlusconi siano membri.

La principale imposta su case e uffici, che genera circa 10 miliardi di gettito per gli 8 mi ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha preso il solenne impegno di abolire del tutto il tributo sulle abitazioni principali, quelle in cui risiedono le famiglie. Il partito di Veltroni risponde per le rime, ricordando che con l'ultima Finanziaria l'esecutivo presieduto da Prodi ha già ridotto il carico sulla prima casa, portando da 103,

Berlusconi: "I fucili di Bossi? Sta male" ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il no di Berlusconi al duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io ci andrei. E' contrario perché un po' di stupidaggini le ha dette, e in televisione verrebbero moltiplicate, sono cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista".

Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ultime news Berlusconi: "Nessun contrasto con Bossi Tutto inventato"Matrix, apre Veltroni e chiude BerlusconiOcse: Italia maglia nera della produttivitàL'ultimo blitz di Visco: 50 promozioniIl Cio: "Pensiamo allo stop della torcia"Alitalia, salta il vertice azienda-sindacati Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch,

Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 84 del 2008-04-08 pagina 6 Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata". E su Veltroni: "Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma - La tregua è finita, archiviata.

Bonino: entrate anche voi nell'Expo ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma la nostra alleanza nel Pd parte da una considerazione di fondo: consentire a Veltroni e non a Berlusconi di governare l'Italia nei prossimi cinque anni". Emma Bonino si è rivolta così, ieri mattina, nella sede del Pd vercellese ai giornalisti che erano accorsi per questo succoso incontro ravvicinato tra la leader del Partito radicale e il fondatore dei Teodem.

La bicicletta ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta,

La doppia violenza del <voto utile> ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica.

Gli spari sopra ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.

Alle elezioni ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che non ha apprezzato nemmeno Veltroni che si è vantato di non aver candidato donne della tv: "Io che faccio politica da quando ho 14 anni mi sono sentita offesa". "Berlusconi fa il galante perché è un uomo di altri tempi, ma noi donne non ce la prendiamo, ormai abbiamo un'altra marcia", fa eco a sorpresa da Fi la new entry Beatrice Lorenzin.

Pd e Pdl alla conquista dei voti (e degli indecisi) dell'ultima ora ( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni, affilano le armi per i comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia.

Berlusconi: "Con Bossi nessun contrasto, tutto inventato" ( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: "Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d'artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi".

Duelli e sorteggi: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi ( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi Posted By redazione On 8/4/2008 @ 13:04 In Headlines | No Comments Il leader del Pd aprirà la puntata della trasmissione in programma venerdì. Poi in onda Berlusconi Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di [1] Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5.

Prodi, addio cantando Dylan ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: atteggiamento di Rifondazione comunista che Prodi, anche in privato, promuove Veltroni: "Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli". E il discreto feeling tra i due è confermato dal comizio in tandem che Prodi, il leader del Pd e il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, terranno domani in piazza Maggiore a Bologna.

Se noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive sulla Stamp ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che è stato serenamente sacrificato da veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito socialista non abbia mai voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di piccoli partiti, quanto sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal Partito democratico, al di fuori del Partito del socialismo europeo e senza alcuna reale considerazione della tradizione socialista italiana.

Ma oggi andare a votare è più importante che mai ( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: condivisa in modi diversi da Berlusconi (che continua a temere brogli e voti nulli a causa di schede a suo giudizio malfatte) e Veltroni: che nei prossimi mesi sarà molto difficile governare. L'economia internazionale attraversa una fase di pre-recessione inquietante e da noi alcune questioni (l'Alitalia, l'emergenza rifiuti in Campania,

La scelta ( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: TRA VELTRONI E BERLUSCONI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI LA SCELTA WALTER "METTE SU" FAMIGLIA: "È QUESTO IL PAESE IN CUI CREDO" "Buuuh! Sono migliori le orecchiette con le rape". Protestano simpaticamente le migliaia di sostenitori baresi quando Walter Veltroni, in una delle sue rarissime gaffe, si lascia andare al ricordo di quel pranzo a Bologna in casa della famiglia Fontanelli:

Air France lascia la porta socchiusa ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: autore di una mediazione voluta anzitutto da Walter Veltroni. "Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i margini per un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati, all'ultimo minuto dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del governo. Giovedì mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia, le nove sigle sono state convocate a Palazzo Chigi.

L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Matrix, apre Veltroni e chiude Berlusconi ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: apre Veltroni e chiude Berlusconi di Redazione Chiusa con il sorteggio davanti al notaio la polemica sulla scaletta dell'intervista doppia ai leader nel programma di Mentana, che venerdì andrà in onda in prima serata Roma - Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5.

Veltroni si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" ( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it/italia - Veltroni si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" Posted By redazione On 8/4/2008 @ 18:19 In Apertura#1 | No Comments Prima - da affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di calcio ai mondiali del '82 (quelli vinti in Spagna).

Ah, le formule della commossa partecipazione al dolore dei politici malati... Berlusconi sì che ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica.

Chi volesse intraprendere un corso accelerato di situazionismo, dovrebbe forse prendere esempio da M ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edonista del maanchismo veltroniano. Con i Bluvertigo ha dispensato glam-pop a uso adolescenziale, ma già allora flirtava con Battiato, con il quale condivide mire filosofiche, narcisismi da guru e sindrome da Chanson Egocentrique. In cerca di uno sdoganamento cantautorale, ha reinterpretato De André con fedeltà tale da risultarne clone non irrinunciabile.

E' rottura tra Amato e Pdl ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, nell'ultimo miglio di campagna elettorale, accentui il messaggio anti-berlusconiano, nella chiave "solo votando il Pd lo si può battere". Resta aperto per Veltroni anche il fronte delle presenze televisive: Berlusconi si sottrae al confronto ("un grande torto fatto agli italiani"), Di Pietro vuol mettergli in agenda per il primo Consiglio dei ministro il caso di Europa7,

E se nelle settimane che precedono l'apertura delle Olimpiadi di Pechino, il prossimo 8 agosto, ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: stratega della campagna elettorale di Veltroni, si rifà all'Europa: "Se vuole crescere come soggetto politico l'Ue deve prendere una posizione univoca e fare pressione su Pechino", confida. Ma a differenza di Franceschini Realacci - per formazione personale più vicino all'esperienza dei movimenti - ritiene che se la Cina non cambierà atteggiamento (e l'Europa non interverrà)

Giurate sull'Italia ( da "EUROPA ON-LINE" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del Carroccio, l'alleato di Berlusconi.


Articoli

Il Senatur a sorpresa: se mi toccasse votare in America alla fine sceglierei Hillary (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le elezioni Usa e i leader italiani Il Senatur a sorpresa: se mi toccasse votare in America alla fine sceglierei Hillary Se fosse un cittadino Usa, Bossi voterebbe per Hillary Clinton. Lo ha detto lui stesso e, quindi, non c'è da dubitarne. Restano però oscure le ragioni di questa scelta. L'intervistatore che gli aveva posto la domanda è stato colto dal dubbio di essere stato frainteso: "Ma sta parlando proprio della Clinton?", gli ha chiesto. "Certamente", è stata la risposta lapidaria del Senatur. E lì sono finite le spiegazioni. Ora in molti si arrovellano a capire quali affinità ci possano essere tra l'algida ex first lady americana e il sanguigno leader dei valligiani padani. Al momento non si è scoperto nulla. L'unico possibile indizio è un tailleur indossato da Hillary durante una tappa della sua campagna elettorale: un capo dal taglio sobrio, ma dall'inconfondibile colore verde padano. L'"outing" di Bossi aveva avuto il precedente illustre di Walter Veltroni. Il leader del Pd aveva cominciato copiando lo slogan di Obama ("Yes, we can", "Si può fare"), poi, nel dubbio che qualcuno non avesse capito, ha spiegato: "Mi sento vicino ad Obama perché chiede all'intera comunità del suo Paese di essere sostenuto in nome del cambiamento. Sta facendo una cosa straordinaria e non solo per il colore della sua pelle". Bisogna ammettere che, dopo più di cento tappe elettorali sulle soleggiate piazze italiane, anche l'abbronzatura di Walter è migliorata notevolmente. Continua a non sbottonarsi, invece, il Cavaliere. A precisa domanda su chi voterebbe tra la Clinton, Obama o McCain, si è trincerato nel riserbo facendo però notare che, quando lui ha parlato al Congresso, Hillary si è spellata le mani a forza di applaudirlo. Cosa abbia mai detto di così interessante in quella occasione, si sta ancora cercando di scoprirlo. La prudenza del Cavaliere sui possibili leader americani non vale però per quelli europei. La sua simpatia per Sarkozy è stata proclamata in reiterate occasioni. Questione di affinità caratteriale, presumibilmente. Lo pensano anche quei francesi, che definiscono Sarkozy "un Berlusconi senza soldi". Ma a dire il vero, lui, Nicolas, non ne è molto contento.

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Veltroni: "il no al duello danneggia il paese" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "Il no al duello danneggia il Paese" Tv, il Pd contro Vespa e Mentana: favorite il Pdl. La replica: c'è il sorteggio Il leader democratico ieri a Potenza ha toccato quota 104 province ROMA - L'ideale sarebbe stato il faccia a faccia televisivo e "penso che per i cittadini sia stato un grande torto non concedergli la possibilità di sentire le opinioni a confronto", dice Walter Veltroni. Andranno in onda invece interviste separate, magari ravvicinate, oppure tribune politiche classiche. Ma anche su questa formula scoppia la polemica. A Porta a porta la puntata con il candidato premier del Partito democratico andrà in onda mercoledì, quella con Silvio Berlusconi giovedì. Come dire che il Cavaliere avrà l'ultima parola, un vantaggio sull'avversario, la possibilità di rispondere alla sue argomentazioni. E il Pd reagisce. Parla di "bisogno di un equilibrio vero perché questi appuntamenti televisivi non sono solo questione di palinsesti, "qui è in gioco la correttezza nella vita politica". In più, Berlusconi ha già annunciato che nella doppia intervista di venerdì a Matrix lui andrà in onda per primo, quindi "in un orario di maggior ascolto", denunciano dal loft. Ed è quasi inutile sottolineare che il candidato premier del Pdl è anche proprietario di Mediaset, cioè dell'editore di Matrix. Bruno Vespa risponde alla critiche: "Comprendiamo il nervosismo che coglie tutte le forze politiche negli ultimi giorni della campagna, ma non immaginavamo che fossero messi in discussione i criteri ipergarantisti che abbiamo usato per stabilire l'ordine di apparizione dei candidati premier". Il conduttore di Rauno racconta che il sorteggio è avvenuto alla presenza di un notaio, il Pd controreplica: "Perché non avete invitato rappresentanti delle liste?". Anche Enrico Mentana, conduttore di Matrix, ribatte: "Si sta discutendo di una cosa che Mediaset non ha mai detto, cioè se verrà prima Berlusconi e poi Veltroni". Comunque per lui il problema non esiste: "Chi segue una campagna elettorale non si pone il problema dell'ordine di apparizione". Anche Berlusconi interviene: "Non è vero che conoscono la scaletta di Matrix. Ho solo risposto una domanda. Sono sicuro che anche Canale 5 farà il sorteggio". E dal quartier generale del Biscione confermano: si farà l'estrazione per stabilire gli appuntamenti dei candidati premier. Prima della televisione, nel rush finale della campagna veltroniana, vengono le piazze del Sud. Con Potenza il segretario del Pd ha toccato quota 104 province visitate e si avvia alla fine del giro. Nel Sud naturalmente calca la mano sulle sparate di Umberto Bossi. "Per noi il ruolo del Mezzogiorno è rilevante, per gli altri un po' imbarazzante, perchè proprio sul nodo del Mezzogiorno le cose che ha detto la Lega hanno creato notevoli imbarazzi e divisioni". A chi lo accusa di parlare troppo poco della crisi economica, Veltroni risponde che è vero il contrario. "In quasi tutte le piazze non parlo d'altro. La crisi economica non è un'entità astratta. è quello che succede nelle famiglie e alle persone che vivono di stipendio, di salario, di pensione, ai ragazzi precari". L'altro tasto su cui puntare è quello del tessuto industriale che è la particolarità italiana. "Insistiamo sull'urgenza per il Paese di cominciare a dare sostegno vero alle piccole e medie imprese, all'artigianato, all'agricoltura e finalmente a risolvere il problema drammatico della capacità di decidere su tutte le cose più importanti, a partire dalle infrastrutture in tempi che non siano biblici". (g. d. m.).

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Dc, pizza ritira il simbolo oggi decide la cassazione - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Accuse al Viminale: "Ma non farò ricorso". Va avanti il voto degli italiani all'estero Dc, Pizza ritira il simbolo oggi decide la Cassazione Pdl: brogli in Australia L'ambasciatore smentisce. In Germania controlli SILVIO BUZZANCA ROMA - Giuseppe Pizza ha gettato la spugna. Il 13 e il 14 aprile sulle schede elettorali non ci sarà il simbolo della sua Dc. Il segretario della Dc, affiancato da Sandro Bondi e Maurizio Gasparri, ha annunciato ieri che è stato "costretto, per il bene del paese, a ritirare la lista della Dc dalla prossima competizione elettorale riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sede competenti, salvo che quella di contestare il risultato delle elezioni". Dunque Pizza, "per evitare un disturbo alla vita democratica del paese" provocato - a suo avviso - dalla superficialità del Viminale, rinuncia agli effetti della sentenza del Consiglio di Stato che lo riammetteva alle elezioni. Continua però la sua battaglia per il possesso del simbolo e annuncia che denuncerà penalmente i membri della commissione elettorale Viminale e chiederà i danni in sede civile al ministero stesso. Affiancato dai due "angeli custodi", Pizza punta dunque l'indice contro Giuliano Amato. Il vero bersaglio della conferenza stampa diventa proprio il ministro degli Interni. Accusato di inefficienza se non addirittura di ordire manovre poco limpide. Perché Pizza, Bondi e Gasparri pensano che lo stop alla lista di Pizza abbia regalato un vantaggio a Veltroni da un lato e a Casini dell'altro. Creando uno svantaggio al Pdl. Adesso il danno è stato fatto, ma Bondi prende l'impegno a modificare nella nuova legislatura le norme sul procedimento elettorale e a fare chiarezza sulle competenze. Un attacco ad Amato benedetto in serata da Silvio Berlusconi. Il Cavaliere lamenta che ci sono "quattro simboli con la falce e il martello sulla scheda elettorale" e che invece è stato escluso "proprio il simbolo della Dc". Questo vuol dire, secondo Berlusconi, che "evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la chiara volontà di fare un preciso favore a qualcuno". Politicamente la vicenda Dc dunque sembra finire qui. Ma la macchina della giustizia continua il suo percorso. Oggi la Cassazione dovrà rispondere alla richiesta del Viminale sul conflitto di competenza in materia di procedimento elettorale. E il Tar del Lazio si dovrà pronunciare nel merito del ricorso: dovrà stabilire se la Dc di Pizza doveva o meno partecipare alle elezioni. Intanto proseguono le operazioni di voto degli italiani all'estero e continuano le segnalazioni di errore e disguidi. In Australia il Pdl parla di brogli, ma l'ambasciatore italiano smentisce. In altri paesi si lamentano ritardi nelle consegne dei plichi. E in Germania le autorità consolari stanno indagando per verificare la fondatezza di una sospetta compravendite di schede.

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"meno sagre e più ospedali" - marco trabucco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino L'esperienza La preferenza "Meno sagre e più ospedali" Ceretto: politici, basta con il futile e investite dove c'è bisogno Il noto produttore di vino: "In tv il teatrino mi annoia, servono facce nuove" Ho fatto l'assessore con un solo obiettivo: trovare soluzioni concrete Mi manca Se ci fosse sceglierei Crosetto e il ministro del commercio con l'estero MARCO TRABUCCO Bruno Ceretto è uno dei produttori di vino italiani più famosi nel mondo. Dalla sua cantina escono Barolo, Barbaresco, con il fratello Marcello è stato il regista del rilancio dell'Arneis. è stato però assessore alla Cultura del Comune di Alba (come indipendente in una giunta di centrodestra) ed è finanziatore di iniziative culturali e filantropiche ad Alba e dintorni. Tra sei giorni si vota. Che elezioni sono? "Non mi entusiasmano. La sera faccio zapping tra i vari canali tv e mi annoio, finisce che spengo quasi subito". Noia? E perché? "Perché in tv vedo solo quelli della mia generazione, i settantenni o giù di lì. Siamo stati bravi, abbiamo portato l'Italia nel mondo, ma sono cinquant'anni che ci cantiamo la stessa canzone: durante le Olimpiadi di Torino sono venuti da noi in azienda il capo del governo, il ministro delle Finanze e quello degli Esteri dell'Estonia: 44, 36 e 31 anni. Vorrei succedesse anche da noi. Poi c'è la questione della preferenza". La vorrebbe di nuovo? "Certo, perché ho sempre dato il mio voto a persone del mio territorio, che avessero la mia stessa idea di sviluppo delle Langhe e la forza di portarla avanti. Oggi non lo posso più fare. La preferenza poi rendeva più vivace la campagna elettorale". E a chi la darebbe se ci fosse? "Conosco Guido Crosetto da quando era un ragazzino e giocava a basket e penso sia un ottimo politico e anche un bravo imprenditore. Emma Bonino è un ministro del Commercio estero con i fiocchi, dovrebbe essere confermata anche se vincesse il centrodestra". Non è un po' troppo bipartisan la sua scelta? "Senta, io ho la fortuna di dare del tu a Berlusconi e di ritenere Chiamparino un politico di grande livello. Ho avuto da me Veltroni dieci anni fa a presentare il suo libro "La buona politica" e già allora si capiva dove voleva arrivare". Insomma non si schiera? "La Nutella e Vestebene, Mondo Rubber e il tartufo, il Barolo e il Barbaresco non sono frutto della politica, ma del nostro lavoro. Mentre l'autostrada per Cuneo non c'è ancora". La politica è inutile dunque? "Può essere decisiva nel male, ma difficilmente può far diventare buono ciò che non lo è". Lei l'ha anche fatta, come assessore ad Alba in una giunta di centrodestra. Un'esperienza che rinnega? "No, ma sono stato un amministratore non un politico, tengo a precisarlo. Mi interessa trovare soluzioni concrete, non fare riunioni di partito fino alle 2 di notte in cui si chiacchiera di posti e basta. Ho accettato di lavorare per la mia città, c'erano delle cose da fare, ho inventato l'Asta del tartufo, risanato il bilancio del teatro Sociale. Poi quando ho ritenuto concluso il mio compito, dopo tre anni, me ne sono andato". Cosa chiede a chi sarà eletto? "Stamattina alle 7,30 sono andato all'ospedale per degli esami di controllo. Mi hanno detto di ritornare il 22 giugno. Sono convinto che la sanità debba essere pubblica: ma ho dovuto andare da privati e lì, con 200 euro, me l'hanno fatte subito. Io posso permettermelo, molti altri no". Quindi? "Chiedo ai politici di lasciar perdere qualche festa del tartufo e qualche sagra dell'agnolotto, magari anche qualche iniziativa culturale non indispensabile e di investire dove è utile davvero, nella sanità, nella scuola, per le infrastrutture". Nel suo settore quello del vino c'è un nuovo scandalo: la politica può aiutarvi? "Ero all'Ice di New York ai tempi del metanolo: per mesi abbiamo dovuto chiedere scusa ai nostri clienti stranieri, per ciò che era successo. Questo scandalo mi sembra meno grave, ma è anche vero che le notizie oggi si diffondono di più e più rapidamente. Comunque se la politica riuscisse a farci diventare meno furbi e più intelligenti, capaci di pensare a tutti e non solo a noi stessi, sarebbe già un gran risultato".

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L'esercito dei controllori antibrogli - massimo lorello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Palermo L'esercito dei controllori antibrogli Stage e selezioni: i partiti schiereranno 74 mila rappresentanti di lista MASSIMO LORELLO Se davvero i partiti in corsa alle politiche e alle regionali centreranno l'obiettivo di schierare un rappresentante di lista in ogni seggio, tra domenica e lunedì prossimi presidieranno le urne siciliane 74 mila persone. Oltre il doppio degli spettatori che è possibile stipare dentro lo stadio "Renzo Barbera". Colpa degli allarmi sui possibili brogli e sulle schede a rischio di errore. E merito della possibilità concessa ai rappresentanti di lista di disertare il posto di lavoro durante (e anche un po' dopo) le operazioni di voto e di spoglio. Nei 600 seggi del Comune di Palermo, il Pd potrà schierare 3 mila persone. Sono 1.800 infatti i rappresentanti di lista del partito di Veltroni ai quali se ne aggiungeranno 600 della lista "Anna Finocchiaro presidente" e altrettanti del listino. "Stiamo organizzando un esercito di militanti che vigileranno sul lavoro dei seggi ma senza atteggiamenti persecutori", dice Ninni Terminelli, segretario cittadino del Pd. L'Mpa, come i veltroniani, di propri rappresentanti nella sola Palermo è pronto a schierarne 3 mila, grazie alle tre liste e al listino. Ma in soccorso di Lombardo arriveranno anche le milizie del Pdl e dell'Udc che, però, in base alle schede scrutinate, si ritroveranno alternativamente avversari (per le nazionali) e alleati (per le regionali). "Lombardo ci ha imposto la massima allerta sulle operazioni di voto dopo essersi consultato con Berlusconi - racconta Salvatore Lentini, candidato autonomista all'Ars - Abbiamo quindi approfondito la selezione dei rappresentanti di lista". Che verranno radunati e indottrinati, nel quartiere generale dell'Mpa, 48 ore prima dell'apertura dei seggi. "Distribuiremo i nostri rappresentanti in base al territorio di appartenenza", dice Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia al Comune e sponsor di Francesco Scoma, il deputato berlusconiano più votato due anni fa. "Ma abbiamo bisogno di gente che conosce la macchina elettorale - aggiunge - io stesso sarò rappresentante di lista in una scuola dell'Uditore". L'Udc afferma di avere ricevuto richieste di arruolamento di gran lunga superiori ai posti disponibili. Una squadra di dieci persone, della segreteria regionale, sta lavorando per istruire i collaboratori da inviare ai seggi. Tutti i partiti, insomma, abbondano di controllori ma c'è chi si sta concentrando soprattutto su cosa controllare. Italia dei valori, per esempio, organizzerà venerdì pomeriggio uno stage simulando le tipologie, fin qui accertate, di brogli. Il partito di Leoluca Orlando, dopo le contestatissime comunali dello scorso anno, ha anche applicato un radicale turn over delle proprie milizie. "Io metterò in campo trecento rappresentanti di lista che lavoreranno nei quartieri più a rischio - racconta Fabrizio Ferrandelli, candidato della Sinistra arcobaleno - Un avvocato, Donatella Tornabene, li istruirà sulle regole e le modalità per contestare un voto. Bisognerà presidiare non solo i seggi ma anche le strade e le piazze davanti alle scuole. Là fuori decine di ragazzi vigileranno utilizzando le telecamere e anche fingendosi giornalisti. è il deterrente migliore verso chi fa pressioni sugli elettori più deboli". Anche Sonia Alfano, candidata alla presidenza dagli Amici di Beppe Grillo, sta mettendo insieme il suo esercito di controllori del voto, "ma - sottolinea - confido pure su tanti scrutatori e presidenti di seggio che mi hanno assicurato la loro massima attenzione. I nostri controlli capillari cominceranno già sabato". La destra, che candida a Palazzo d'Orleans Ruggero Razza, metterà su un rapido corso di aggiornamento pre-elettorale: "Per istruire i nostri collaboratori - afferma il consigliere provinciale Salvo Coppolino - usufruiremo dell'aiuto di alcuni presidenti di seggio che hanno già lavorato in almeno 4-5 precedenti elezioni". Tutto questo studio preparatorio e il servizio di vigilanza in programma durante e dopo il voto, prevede la ricompensa delle ferie extra. I rappresentanti di lista, infatti, potranno disertare il posto di lavoro non solo a urne aperte e durante lo spoglio ma anche il giorno successivo alle elezioni, cioè martedì. E se, com'è quasi certo, i conteggi si protrarranno oltre la mezzanotte di lunedì, la vacanza si allungherà fino a mercoledì. Al di là del sacro fuoco della politica, tra i rappresentanti di lista c'è chi si è fatto due conti e si è arruolato. Per esempio gli autisti dell'Amat: in 350 su circa 800 quotidianamente in strada si sono arruolati per lavorare ai seggi. Come alle scorse comunali. E pazienza se durante il voto molti palermitani saranno costretti a camminare a piedi.

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"noi, lasciati soli" il vento dell'antipolitica nella cittadella operaia - antonio fraschilla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Palermo "Noi, lasciati soli" Il vento dell'antipolitica nella cittadella operaia Cantieri navali Chi sceglie il partito di Bertinotti lo fa per tradizione familiare "Ai più giovani non gliene importa niente" Tra le tute verdi prevale ancora il voto a sinistra ma ci sono anche i manifesti di un forzista: "In altri tempi non sarebbe stato possibile" ANTONIO FRASCHILLA (segue dalla prima di cronaca) Nessun sussulto anche nell'ultima settimana di una campagna elettorale che dovrebbe essere invece l'argomento di discussione principale tra gli operai palermitani, visto che in ballo c'è il futuro governo nazionale (lo Stato è proprietario della Fincantieri) e quello della Regione (che possiede invece le aree e i bacini). In ballo domenica prossima c'è il loro futuro: "Ma tanto sono tutti uguali, io sinceramente non riesco a vedere differenze tra i tanti volti che parlano e parlano, da destra, sinistra e centro, che si chiamino Walter Veltroni o Silvio Berlusconi, oppure Anna Finocchiaro o Raffaele Lombardo", dice Salvatore Gioè, 33 anni, dopo 8 ore di lavoro filato, iniziato prima che sorgesse il sole, alle cinque di mattina. Come lui la pensa la maggior parte delle giovani tute verdi. "Mi viene voglia di votare Grillo, a me che sono sempre stato comunista e voto da quando ho 18 anni Rifondazione", dice Domenico Buffa, 28 anni, occhi chiari e sguardo aperto: "Io vorrei coinvolgere i miei compagni operai verso la politica, il sentire di classe, ma io stesso sono sfiduciato, con mille euro al mese d'altronde non c'è molto divertirsi - dice Buffa - In giro inoltre ci sono sempre le stesse facce, che dicono quasi tutte le stesse cose. Alla fine voterò Sinistra arcobaleno, ma solo per istinto, per la mia dignità. Anche di questo partito, qui non si è mai visto nessuno". Al Cantiere prevale ancora il voto a sinistra e nel cortile del dopolavoro in questi giorni bazzicano Giusto Catania e Francesco Cantafia, della Sinistra arcobaleno, e giovedì arriveranno Antonello Cracolici e Pino Apprendi del Pd, tutti in corsa per Palazzo dei Normanni. Ma non mancano le puntate di politici che un tempo non osavano nemmeno chiedere il voto a una tuta verde e accade che all'ingresso del Cantiere i muri siano tappezzati dai manifesti con la faccia sorridente del "re" dell'Arenella, Franco Mineo, delfino del forzista Gianfranco Miccichè. A cercare di coprire questi manifesti ci sono dei ciclostilati del Partito comunista operaio che invitano "a non votare né VeltroniBerlusconi": "Ma in altri tempi qui ci sarebbero stati solo manifesti con falce e martello, altro che Mineo - dice Marco, 32 anni, mentre timbra il cartellino per il turno delle 14 - Adesso invece girano anche volantini di Salvatore Cintola dell'Udc o del nuovo ras del voto, Raffaele Lombardo dell'Mpa. E non manca qualche galoppino che s'infiltra: perché se si promettono posti o favori a qualche parente di operaio, nessuno s'indigna. Anzi, cerca di fare a sua volta proseliti all'interno del Cantiere". Tra le tute verdi c'è però chi ancora crede nel voto utile, nel voto vero: "Io voterò per la Sinistra arcobaleno e per Anna Finocchiaro perché sono figlio di operai e non potrò mai sostenere un partito di destra - dice Luciano Castronovo, 33 anni - Però anche noi appassionati ci sentiamo soli nelle battaglie che faticosamente abbiamo fatto". Il vento di quell'antico sentire di classe torna a volte a soffiare improvvisamente, come il mese scorso quando tutti i 540 lavoratori hanno deciso spontaneamente di non entrare al lavoro per tre giorni, perché era stato licenziato un impiegato che aveva problemi di salute: "è stato cacciato in malo modo, per questo abbiamo reagito - continua Castronovo - Ma nessuno tra i politici ci ha sostenuto: nemmeno quando abbiamo bloccato il varo di una nave nel 2005, perché l'azienda non ci dava più commesse. Soli, anche quando siamo scesi in strada contro la privatizzazione della Fincantieri, voluta dal governo Prodi che sulla carta avrebbe dovuto invece difendere i nostri interessi. Per non parlare del sindaco Diego Cammarata, che qui è venuto solo una volta per partecipare a una messa e poi è scappato via". A pochi giorni dal voto, il silenzio regna sovrano tra i bacini, le gru, le colmate della Fincantieri. Perché se la campagna elettorale non fa rumore, non si sente nemmeno il normale frastuono che dovrebbe invece arrivare da un grande cantiere navale. "Le commesse d'altronde sono lo stretto necessario per tenere in vita questo stabilimento, ci vorrebbero 600 mila ore di lavoro, e invece ce n'è la metà", dice Pippo Scrima, 56 anni, storico presidente delle cooperative dell'indotto. Nella sezione elettorale dell'Acquasanta, che fino agli anni Settanta eleggeva da sola consiglieri comunali, deputati regionali e nazionali, tutti con i voti degli oltre tremila operai, adesso il peso delle tute verdi lunedì prossimo non si noterà nemmeno. "Ormai gli operai sono sparpagliati per tutta la città e molti arrivano dalla provincia - dice Agostino Levantino, 56 anni passati tra lotte sindacali e scontri con la direzione dell'azienda - I giovani comunque si sentono abbandonati, e non possiamo dargli torto. Da quando è stata chiusa la sezione del Partito comunista in via dei Fossi, non hanno più nessun punto di riferimento. Anche se sono loro, i ragazzi, i primi che se ne infischiano, che non pensano a lottare per i loro diritti e che il voto è importante". è lo stesso pensiero del più anziano operaio in servizio, Antonello Tranelli, di 56 anni, mani ruvide, corpo affaticato da una vita a fare il montatore, ma occhi limpidissimi: "Io voto Rifondazione e voterò sempre a sinistra, ma ormai i giovani pensano solo a divertirsi, non vedono l'ora di andare via dal Cantiere, quando invece per noi era la casa, era la nostra vita. Il Cantiere era la città, noi c'interessavamo di tutti i palermitani. Scioperavamo per il caro luce o perché il Comune aumentava le bollette. Oggi nemmeno per il nostro lavoro. Altri tempi".

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E walter va alla guerra del palco - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli E Walter va alla guerra del palco Domani sarà spostato 10 metri indietro: "Riempiamo il Plebiscito" Intanto è polemica per la presenza di Venditti. E Bertinotti porterà in piazza Dante Peppe Barra ANGELO CAROTENUTO La sfida del palco comincia con una frase che nel centrosinistra s'erano legati al dito. Una frecciata con cui Elio Vito, due anni fa, ammetteva il mezzo flop di Berlusconi al Plebiscito. "Vabbe', ma noi almeno in piazza ci andiamo, loro invece si riuniscono in una cabina telefonica". Tutto perché l'Ulivo aveva chiuso le sue campagne più recenti all'Arena Flegrea o in piazza Matteotti. La rivincita di domani nasce lì. "La prossima volta al Plebiscito". Ed eccola, domani, 5 giorni dopo Berlusconi e Fini, 7 anni dopo la folla per la prima corsa della Iervolino alle comunali. Stavolta il Pd s'è impuntato: tornare nella piazza da cui sindaco e governatore si sono tenuti lontano a Capodanno, dopo i fischi di Piedigrotta. Bassolino, almeno, ci aveva messo piede coi pantaloncini corti alla maratona di aprile. Tornarci, metro alla mano, e sfidare il centrodestra. Il palco è una decina di metri più dietro rispetto al Pdl, in modo da aprire la piazza alla folla. è la conseguenza dell'accoglienza venerdì e sabato tra Avellino, Caserta, Benevento e Salerno. Il Pd ha spedito un suo inviato, Giampiero Lattanzi, già la scorsa settimana per un sopralluogo. Poi, durante il comizio di Berlusconi e Fini, sono state scattate alcune foto per avere un riferimento della piazza, 30mila metri quadrati circa, in teoria un'area per 120 mila persone. Impresa che riuscì a Pino Daniele in un concerto del 1981, e a pochi altri. Antonio Marciano, responsabile organizzativo Pd, dice che la scelta di Veltroni è "la conferma che questa città e la Campania sono ancora una volta determinanti per il risultato. Siamo convinti che la coerenza della nostra posizione, la forza del programma, l'assunzione di scelte nette contro i clan e il voto inquinato, ci daranno il successo". Comincia a crederci pure Dario Franceschini, ieri a Napoli: nelle sue parole la Campania è diventata una regione in cui "il finale sarà al fotofinish". Quanta gente aspetta il Pd? "Se il Pdl parla di 70 mila, noi saremo 70 mila più uno", così Marciano. Sono attesi circa 200 pullman, di cui 130 da fuori città. In piazza i video girati da Ettore Scola. La manifestazione va in diretta su Nettuno Tv. Ai gazebo ci si potrà iscrivere per essere rappresentanti di lista. Lungo la piazza, previste 12 postazioni: una per ogni punto del programma. Ma quello su cui Veltroni insiste da un po', la dichiarazione di guerra ai clan, è stato sviluppato da Sinistra giovanile e dai ragazzi dell'associazione "I Care". Si sono incontrati domenica a Castellammare (con Cozzolino, Nicolais e Belliazzi), per mettere a punto l'idea. In piazza porteranno 35 cartelloni da un metro per 70. "Noi contro la camorra. Con Veltroni per la legalità". Non attacchi anonimi. Ma mirati: "Pompei contro il clan Cesarano", oppure "Castellammare contro il clan dei D'Alessandro". Raduno alle 15 a Palazzo Reale, al furgoncino del giovane candidato Amedeo Cortese: "Distribuiremo un segnalibro di "Iovotogiovane.it" e le resistenze elettriche che furono il simbolo della lotta alla camorra negli anni Ottanta". E alla fine Venditti, manifestazione contro cui si scatena Sinistra Arcobaleno. Domani in piazza Dante c'è il comizio finale di Fausto Bertinotti. Tommaso Pellegrino polemizza: "Dopo aver riempito le liste di persone che non conoscono Napoli e la sua provincia, il Pd affida a Venditti il concerto di chiusura. Dimostrano di non avere considerazione neanche degli artisti napoletani". La risposta? Con Bertinotti ci sarà Peppe Barra.

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Matteoli accusa pecoraro scanio "mise il veto al termovalorizzatore" - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli La polemica L'ex ministro dell'Ambiente in visita dagli industriali: quando c'ero io crisi sotto controllo Matteoli accusa Pecoraro Scanio "Mise il veto al termovalorizzatore" Gargani: "Pronto per la sfida in Regione ma la mia disponibilità viene ignorata" ROBERTO FUCCILLO "NON mi sogno certo di sostenere che abbiamo risolto il problema, ma quando c'eravamo noi la cosa era sotto controllo". Nel giorno in cui Bassolino precisa i tempi del suo abbandono, dalla destra viene una sorta di amarcord, che condanna peraltro più il ministro Alfonso Pecoraro Scanio che il presidente della Regione. A pronunciarsi è Altero Matteoli, l'uomo che per cinque anni fu al ministero dell'Ambiente con Berlusconi. Matteoli ha una visione precisa: "La responsabilità del disastro è stata in primis di chi non ha voluto i termovalorizzatori. E se c'è stato fra questi anche qualcuno di An, non me ne importa nulla, io dico quello che penso". Un parere in continuità storica. Fu con lui che si aprì il cantiere di Acerra, dopo un accordo che vide impegnato anche il capo della Polizia di allora, cioè l'attuale commissario ai rifiuti Gianni De Gennaro. Matteoli lo ringrazia anche per il lavoro attuale, poi mette l'allarme sul fatto che "i Cdr sono comunque in ritardo" e ribadisce che "neanche in Canada hanno alternative a termovalorizzatori e discariche". Ce l'ha col sogno ambientalista della riduzione della produzione di rifiuti. A Bassolino, col quale collaborò su Acerra e dintorni, riserva semmai una sorta di accusa di slealtà: "Mi arrivavano tante interrogazioni sulle ecoballe, ma il commissario ci diceva che era tutto a posto. Poi la magistratura ci ha fatto sapere che qualcosa non quadrava e io naturalmente rispetto il lavoro dei magistrati". Ora comunque c'è la promessa di Berlusconi di insediarsi a Napoli per risolvere il problema. E Matteoli non perderà di vista il tema delle bonifiche, magari ripescando la vecchia idea di coinvolgere i privati per lasciare poi loro i terreni per attività non inquinanti. C'è però una idea anche sui rifiuti: "Una norma che smisti direttamente agli enti locali le risorse oggi in carico al commissariato, senza passare dalla Regione". In giornata Matteoli ha reso vista anche all'Unione industriali di Palazzo Partanna, dove ora aspettano l'ultimo ospite, Giulio Tremonti, che sarà da loro giovedì mattina. Al ministro dell'Economia in pectore di Berlusconi è affidata buona parte della conclusione di campagna per il Pdl. Domani, mentre a Napoli terranno banco Veltroni e Bertinotti, lui sarà a Salerno e poi al polo calzaturiero di Aversa. è in tour domani anche Claudio Scajola, con una iniziativa con i nuovi arrivi nel Pdl. Oggi invece è a Napoli Franco Frattini, per una iniziativa sulla sicurezza con tre candidati dell'ambito legalità, ovvero i prefetti Raffaele Lauro e Maria Elena Stasi e il magistrato Alfonso Papa. Intanto nel Pdl si pensa anche a tirare il fiato. Ed ecco dunque l'invito finale, venerdì sera, per una chiusura presso la Discoteca Miles di San Pasquale a Chiaia. Intanto c'è chi borbotta. "Ho offerto la mia disponibilità per la sfida regionale - dice Giuseppe Gargani, che ha posto la sua candidatura alla presidenza della Regione - constato che il mio appello non è stato valutato dal Pdl o addirittura è stato ignorato. Attendo ora un segnale urgente per continuare anche la campagna in corso per le elezioni politiche".

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Pecoraro chiama le casalinghe "venite con noi" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Genova La sinistra Il ministro: basta con la storia del voto utile Pecoraro chiama le casalinghe "Venite con noi" "Questa città faccia sentire ancora una volta la sua tradizione antifascista" Donne in generale, casalinghe in particolare, super corteggiate nel finale della campagna elettorale. Dopo Veltroni, ieri è stato il ministro Alfonso Pecoraro Scanio a rivolgersi al loro, nel point della "Sinistra Arcobaleno", in via San Luca. Con un appello: "In questi giorni sentiamo tante promesse rivolte a voi, ma solo chi sta dalla parte delle donne e di chi lavora, e cioè la Sinistra Arcobaleno, è anche dalla parte delle casalinghe. Non vi fate ingannare", spiega. Intanto, Orazio Licandro, capolista alla Camera, se la prende con una "campagna di stampa tutta tesa a favorire la teoria del voto utile, molto aggressiva nei nostri confronti". Al punto da mettere in crisi le amministrazioni di Comune, Provincia e Regione? Il ministro taglia corto: "Con le amministrazioni si governa perché si condivide un programma, il voto davvero utile è per noi che non faremo alcun accordo sotterraneo con Berlusconi, mentre Veltroni non lo esclude". Pecoraro Scanio insiste: "Il Pd sa di aver perso le elezioni alla Camera, non a caso la sua battaglia è tutta sul Senato. E ha perso perché ha voluto perdere, rompendo la coalizione". Perciò la speranza si chiama SA, perché "se la Sinistra Arcobaleno risulterà forte alle elezioni, il Pd non oserà fare l'inciucio", in caso contrario "il Pd venderebbe anche l'ultima parte della sua tradizione riformista". Attorno a lui, nel point, c'è Cristina Morelli, capolista al Senato, che arriva dai Verdi come il ministro, c'è Stefano Quaranta, numero 2 alla Camera dietro Licandro e poi l'assessore Vesco. Arrivano anche quelli di Scarpino, il ministro ricorda l'ambientalismo intelligente che, in Liguria, ha realizzato, per esempio, il santuario dei cetacei. L'ambientalismo che si batte per un'energia pulita e dice no al nucleare. "Noi abbiamo osato togliere contributi ai grandi petrolieri, sostenere il diritto del sole contro quello del buio". Aggiunge che scegliere Sinistra Arcobaleno è il modo per aiutare dal Parlamento "lavoratori, pensionati, un ambiente pulito". Pecoraro Scanio conta su Genova: "Chiediamo a tutti i cittadini di ricordare la grande tradizione antifascista di questa città". Sulle schede elettorali contestate conclude: "Roba da Pd e Pdl, che si danno sulla voce. Almeno sulla scheda, invece, siamo tutti uguali". (w.v.).

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D'alema: "a bari la partita decisiva" - lello parise (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bari D'Alema: "A Bari la partita decisiva" Il Pd e la sfida sul Mezzogiorno: "Fitto il patto l'ha fatto con Bossi" Per il Petruzzelli bisogna aspettare la sentenza e capire cosa è stato bocciato Coordinare meglio imprese, lavoro e università Così daremo risposte ai giovani LELLO PARISE Ministro Massimo D'Alema, capolista del Pd, la Corte costituzionale si opporrebbe all'esproprio del teatro Petruzzelli che ritornerebbe così ad essere una questione di famiglia: quella dei Messeni Nemagna? "Non conosco questa sentenza, né le sue motivazioni. In ogni caso è grave che dalla Corte costituzionale escano indiscrezioni prima delle sentenze. Al momento non è chiaro se la Consulta abbia valutato l'esproprio illegittimo in quanto privo dei requisiti di interesse pubblico oppure giudichi illegittimo semplicemente il ricorso al decreto legge: le due cose potrebbero avere conseguenze diverse". Il politeama dei misteri. "è importante che il teatro sarà restituito ai cittadini entro il prossimo 6 dicembre. Mi ha colpito il fiume di baresi che domenica ha visitato il cantiere: dimostra quanto sia attesa la riapertura. Del resto abbiamo lavorato per questo, insieme, noi del governo e il Comune con il sindaco Emiliano". Anche per la rinascita del Petruzzelli il Pd potrà vincere le elezioni in Puglia? "Sì. C'è indubbiamente un clima nuovo rispetto al passato. Basta pensare all'accoglienza che la Puglia ha riservato in questi giorni a Walter Veltroni". Ma i dati del 2006 raccontano che il distacco fra Pd e Pdl sfiora il 14 per cento al Senato e il 12 per cento alla Camera. "Sappiamo che non è una sfida facile. Molto dipenderà da come andranno le cose a Bari". Qualora sarete i protagonisti di un naufragio, il comandante Michele Emiliano, segretario del Pd, dovrebbe abbandonare la nave? "No. Siamo un partito giovane e abbiamo dovuto affrontare le politiche prima del previsto. Sono buone ragioni, queste, per impedire di destabilizzare il Pd: io cercherò di evitarlo". Vuol dire che qualcuno scalpita e pensa di ammutinarsi? "Non scalpita nessuno e nessuno può scalpitare senza che io me ne accorga: ho l'orecchio appoggiato al suolo, come gli indiani". Enzo Divella, presidente della Provincia, invece starebbe con gli occhi aperti nell'attesa di vedere quello che succederà. "L'ho rivisto dopo tanto tempo qualche giorno fa: mi ha fatto piacere, è stato un incontro positivo. Ha un legame forte col centrosinistra e il Pd vuole costruire con lui, dopo queste consultazioni, un percorso di lavoro comune". Divella sarà il vostro candidato, nel 2009, sempre per la guida dell'amministrazione provinciale? "è naturalmente proiettato verso il secondo mandato. Sostenuto pure dal Pd, come iscritto o come indipendente". Alla Regione, l'alleanza del Pd con la Sinistra arcobaleno potrebbe essere messa in discussione dal risultato delle urne? "I numeri non avranno alcuna incidenza per quanto riguarda l'esecutivo regionale. D'altronde, come ripeto spesso in queste settimane, si vota per il governo del Paese. Anzi, a livello locale, vogliamo mantenere e rafforzare la cooperazione con i partiti alleati". Il governatore Nichi Vendola, a quanto pare, può dormire sonni tranquilli? "Sta facendo bene, come del resto tutta la giunta. Vendola in particolare, ha compiuto la scelta giusta, intelligente e corretta". Quella di non scendere in campo per questa campagna elettorale? "Sì, ha deciso di non buttarsi in prima linea perché ha un ruolo istituzionale ed è il leader della coalizione". Alla fine potrebbe decidere perfino di lasciare la Puglia per essere il segretario nazionale della Sinistra arcobaleno. "Io sono un ammiratore di Nichi, ma questa domanda la dovrebbe rivolgere a Fausto Bertinotti". Dove prenderete i voti che vi mancano? "L'opinione pubblica si scopre delusa perché non è normale che si voti dopo venti mesi. La gente si aspetta che i governi vadano avanti per cinque anni ed ecco perché molti non sanno nemmeno se andranno a votare". Dunque, è caccia agli indecisi? "La schiera degli astensionisti, sfiduciati o incerti che siano, può essere ridotta. Se ci riusciamo, sarebbero tutti consensi che andrebbero a vantaggio del Pd: siamo gli unici ad offrire una cura per esorcizzare la politica litigiosa". E per guarire il Sud? "è al centro del nostro programma: non ha precedenti il fatto che abbiamo già presentato una proposta di legge in cui elenchiamo le priorità del Mezzogiorno: dall'alta velocità ferroviaria tra Bari e Napoli all'ammodernamento della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. Sì, insomma, non facciamo il gioco delle tre carte sulla pelle dei meridionali". Però non volete fare neppure il patto per il Sud, quello che propone il coordinatore di Fi Raffaele Fitto. "Fitto è un bravo ragazzo, ma si sta innervosendo. Un giorno propone patti, il giorno dopo si lancia in polemiche astiose e improbabili. O in denunce bugiarde, come quella sui treni soppressi che è stata immediatamente smentita dalle Ferrovie dello Stato. Il problema è che lui il patto l'ha fatto con Bossi e con la Lega, cioè contro il Sud. Mi dispiace perché non ce l'ho lui, ma questa è la verità". Perché da queste parti dovrebbero dare più ascolto ai Democratici? "Stiamo avanzando nel settore delle imprese, in quello dei professionisti e dell'università, tra persone che sono tradizionalmente conservatrici". La spiegazione? "Si rendono conto che la destra di Berlusconi ha un'impronta nordista, antimeridionale e sono preoccupate. Perché questa è una regione di gran lunga tra le più moderne, dove esistono realtà produttive estremamente avanzate e non vuole restare ferma al palo". Con i leghisti nella stanza dei bottoni, per la Puglia sarebbe impossibile riuscire a salire sugli scudi? "Ho visitato a Molfetta una società per azioni, l'Exprivia, di cui fa parte la ex Svim service: è una delle prime quattro in Italia a proposito di servizi informatici. Ha qualcosa come 1.200 dipendenti, ma mi hanno detto che non riescono a trovarne altri". Perché? "Non c'è un coordinamento efficace tra università e mondo del lavoro. è la ragione per cui dobbiamo conoscere e far conoscere di più queste eccellenze. Se continuiamo solo a lamentarci, difficilmente potremo attrarre imprenditori nel Sud. Nessuno investe sulle lamentele".

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La santanchè difende le donne di sinistra "il cavaliere è rimasto agli anni '50" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La candidata della Destra: fa sorridere perché è un signore di una certa età, è come un aratro nell'era internet La Santanchè difende le donne di sinistra "Il Cavaliere è rimasto agli anni '50" Berlusconi: "Le donne del centrodestra sono più belle. La Santanchè? è una sberla" FRANCESCO BEI ROMA - "Ancora con Berlusconi, ma come si fa?". Si fa, onorevole Santanché, perché oggi il Cavaliere ha detto che le donne di destra sono più belle di quelle di sinistra. "E lui che ne sa delle donne di destra? Quelle non le ha più, si sono affrancate da lui, al massimo avrà qualche donna di centro". Però al cuore delle donne il leader del Pdl sa ancora parlare, ai suoi comizi ci vanno tutte agghindate a festa, gli presentano le figlie, gli infilano i bigliettini in tasca con il numero del cellulare. La Santanché, archetipo della Milano berlusconiana, della donna, anzi della "femmina" di destra, si ribella e smonta pezzo a pezzo il mito del Cavaliere macho. "E' un guascone, è rimasto quello che era negli anni cinquanta e sessanta: un intrattenitore sulle navi. Deve essere piacente, vuole piacere alle donne per conquistarle". Impietosa, la candidata premier della Destra si attacca ai consigli dati da Berlusconi alle donne del Pdl: "Intanto noto un passo avanti, perché Silvio ha invitato le sue simpatizzanti a cucinare crostate per i rappresentanti di lista. Le ha fatte avanzare dalla camera da letto alla cucina". Quello del leader del centrodestra "è un atteggiamento démodé, è come il suo Milan: antico". Alla Santanché ieri Berlusconi ha dato della bella "sberla", un complimento a modo suo. "Certo, è chiaro che voleva dirmi una cosa carina, ma non capisce che con quel linguaggio non conquista più le donne di un certo tipo, al massimo le fa sorridere". Sorridere? "Certo, come si sorride per rispetto a un signore di una certa età. Un signore che non sa più innovare il suo linguaggio. E' come l'aratro nell'era di Internet, odora di stantio". Non sarà contento Berlusconi per questo riferimento all'anagrafe, dicono che quando Veltroni lo punzecchia su questo lui ne soffra davvero. "Purtroppo è così ed è un gran peccato che Berlusconi non sia più Berlusconi. Come siamo messe male: donne, non votate più per i cavalieri della politica, ribellatevi, rompete i vetri, mandateli a quel paese!". L'amicizia tuttavia resta? O anche quella, tra una "sberla" e un'altra, è evaporata? "Guardi, io perdono, anzi sono l'unica speranza di Berlusconi, non ne ha altre. Ma la dimostrazione che Silvio non è più Silvio è che adesso lui sta con il suo peggior nemico, cioè Fini, quello delle "comiche finali", e se la prende invece con me. Non c'è più religione: oggi è il mio compleanno e Berlusconi, negli scorsi anni, mi mandava sempre dei fiori. Stavolta invece nemmeno una telefonata, mentre l'Unità ha pubblicato un articolo che mi elogia". Non vorrà negare però che Berlusconi le donne le conosce bene, e molte anche. "Le conosce le donne, tutte di una certa categoria. E il 13 aprile prenderà una tale sberla in faccia che gli serviranno molte donne per rialzarsi".

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Berlusconi frena su bossi ministro "non lo ha chiesto e poi è malato" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi frena su Bossi ministro "Non lo ha chiesto e poi è malato" Lombardo: armeremo i fucili siciliani dell'autonomia Il Cavaliere in Sardegna si scaglia contro Soru: vinceremo e lo licenzieremo GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - "Pensavate di vedere il Papa? Arriverà a settembre e noi saremo qui per ringraziare Dio di aver ripreso l'Italia e la Sardegna". Intanto "eccomi qui vivo e vegeto, solo con un po' di abbassamento di voce". Proprio sotto la casa del "nemico" Soru, che sara "licenziato" con la vittoria del Pdl, Berlusconi conclude il tour elettorale in Sardegna: Alghero la mattina con bagno di folla e comizio improvvisato e a sera Cagliari. Echeggiano ancora le truculente minacce di Bossi di imbracciare i fucili contro "la porcata romana delle schede" e Berlusconi fa di tutto per minimizzare la sparata del senatur. Ma evidentemente tra gli alleati "apparentati" di Berlusconi quel genere di comunicazione un po' sopra le righe va di moda perché anche l'autonomista siciliano Lombardo inizialmente la spara grossa pure lui: "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli". Poco più tardi però il leader Mpa attenua i toni: "Per difendere la nostra terra i siciliani hanno disposizione l'autonomia che è un'arma ben più efficace della polvere da sparo. Facendo leva su questa, non hanno bisogno di altre armi". Nell'attesa Berlusconi ha il suo daffare per mettere la sordina al lumbard mentre lascia capire che di farlo ministro non se ne parla. "Bossi ministro? - cade dalle nuvole il Cavaliere - A me non ha mai chiesto niente nessuno. E poi le condizioni di salute sono quelle che sono... ". Insomma, Bossi non sta proprio in salute e non è il caso di affidargli un incarico di governo. Ma per Veltroni l'argomentazione di Berlusconi che giustifica le parole del Senatur perché è malato "è l'argomentazione peggiore, anche umanamente peggiore". Da un punto vista elettorale le parole del leader della Lega potrebbero avere qualche effetto negativo sugli indecisi. Berlusconi lo sa e corre ai ripari. "Anche Bossi ha detto "non interpretatemi male", ha avuto quello che ha avuto e si esprime per slogan. I fucili non ci sono. Quante volte - minimizza Berlusconi - Bossi ha detto "i fucili, i fucili"? Per lui imbracciare i fucili vuol dire che farà una battaglia politica forte sulle schede". Però, aggiunge Berlusconi un po' spazientito, "queste frasi Bossi potrebbe risparmiarsele, perchè sa che queste cose poi vengono strumentalizzate". In ogni caso, "con Bossi c'è un rapporto speciale, un amore fraterno". Berlusconi ostenta sicurezza: "Gli ultimi sondaggi che conosco ci danno in forte vantaggio e ora la mia tranquillità è aumentata". Definisce la rimonta di Veltroni "una spettacolare bufala", sfida i giornalisti a braccio di ferro per dimostrare la propria prestanza fisica, intima ai gay, "al diverso", di "non avvicinarsi a ciò che è famiglia, perché i nostri valori sono quelli dell'Italia che ama". Quindi nega di essere "triste e stanco" come dice Veltroni: "Io sono tutto meno che triste. Sono ottimista, uso l'ironia e faccio divertire e sorridere la gente". E anche instancabile: prima di tutto nel sostenere che "antropologicamente e geneticamente quelli di sinistra sono diversi da noi", come dimostra anche il fatto che le donne del centrodestra sono "certamente più belle" di quelle del centrosinistra". Poi nel raccomandare senza sosta il voto utile, perché Casini, Storace e Ferrara si sono presentati per "puro protagonismo politico personale" e la Santanchè "è una bella sberla ma un voto a lei è un regalo a Veltroni che non è nemmeno una bella sberla". Quanto alle schede con i simboli appiccicati uno all'altro sono "l'ulteriore prova dell'assoluta incapacità della sinistra a governare". Ristamparle "è possibile" e "in un paese civile è assurdo che si vogliano frapporre ostacoli alla libera volontà di espressione di ciascuno".

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E nella sardegna in bilico il governatore soru diventa l'ago della bilancia - sebastiano messina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Acclamato con Veltroni, attaccato da Berlusconi E nella Sardegna in bilico il governatore Soru diventa l'ago della bilancia Lo strano destino di mister Tiscali: amato dagli operai e attaccato dai miliardari SEBASTIANO MESSINA DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Quando Walter Veltroni ha fatto il suo nome ("... e tutto questo lo dobbiamo a Renato Soru, il vostro presidente..."), tra gli operai dell'Alcoa di Portovesme è divampato un applauso che non finiva mai. Addirittura più lungo di quello che era scattato alla citazione di Enrico Berlinguer, che proprio in quella industria di alluminio tenne 24 anni fa il suo ultimo comizio in Sardegna. E mentre mille persone gli battevano le mani - con gli occhi lucidi e le facce sudate per il gran caldo che dominava il capannone - l'uomo che in Sardegna è diventato suo malgrado il protagonista numero uno di questa campagna elettorale si aggiustava imbarazzato gli occhialini, e forse si domandava quale strano destino abbia condotto il più celebre degli imprenditori sardi - mister Tiscali - a essere amato dagli operai e contestato dai miliardari. A cominciare dal numero uno dei miliardari "del continente" - come i sardi chiamano il resto degli italiani, guardandoci tutti dall'epicentro tolemaico della loro superba insularità - ovvero Silvio Berlusconi. Che ieri mattina, appena sbarcato ad Alghero, come prima cosa ha promesso nientemeno che "il licenziamento" del presidente della Regione, "l'unico disoccupato per il quale nessuno si straccerà le vesti". E ieri sera, nel suo comizio cagliaritano, indicando la casa del governatore ha aggiunto: "Quel signore sarà incacchiato. Crede di essere un monarca costituzionale...". Ma cosa c'entra Soru con le elezioni del 13 aprile? C'entra, c'entra. Perché, secondo il leader del Pdl, "chi vota Veltroni vota Soru". E' la linea d'attacco del centro-destra, già anticipata da Gianfranco Fini che giovedì sera, sul grande palco bianco allestito in piazza del Carmine, aveva spiegato ai sardi che il loro voto stavolta "vale doppio", perché "potrete dare non solo lo sfratto a Romano Prodi, ma anche il preavviso di sfratto al vostro governatore". Con Soru o contro Soru, dunque. Un referendum, un plebiscito, quasi un'ordalia. E' così, evidentemente, che Berlusconi vuol far pendere dalla sua parte la bilancia elettorale della Sardegna, una delle quattro o cinque regioni che i sondaggi danno ancora in bilico. La partita che conta è quella per il Senato: nove seggi in palio, cinque a chi vince e il resto agli sconfitti. Due anni fa l'Unione staccò la Cdl di cinque punti e mezzo, 50,9 per cento contro 45,3. Però le formazioni sono cambiate, da una parte e dall'altra. Togliendo al centro-sinistra i voti di Rifondazione, Pdci e Verdi si scende al 38,3. Ma sottraendo al centro-destra la percentuale dell'Udc si cala ancora più in basso, al 37,5. Sulla carta, si capisce. E non solo perché la politica non ha molto in comune con l'aritmetica, ma perché bisogna vedere, per esempio, dove andrà a finire quel 2,3 per cento dell'Udeur, esercito ormai in rotta. Gli indizi, per la verità, portano verso Berlusconi, dal quale è tornato alla velocità della luce l'ex mastelliano più rampante dell'isola, quel Giampaolo Nuvoli che da sindaco forzista di Ardara aveva fatto togliere il ritratto di Scalfaro dal suo ufficio ed era finito sui giornali per aver confessato che il suo più grande desiderio era "vedere Francesco Saverio Borrelli penzolare da un lampione stradale". Vista la sua passione per la materia, Mastella ne aveva fatto nientemeno che il direttore generale del ministero della Giustizia. Ora, dopo lo smembramento del partito di Ceppaloni, Nuvoli è rientrato nei ranghi e rastrella voti per Berlusconi in tutto il sassarese, patria di Arturo Parisi, ministro della Difesa e capolista del Pd. Più che sull'aiuto degli ex mastelliani, però, il Cavaliere conta sulla protesta suscitata dalle iniziative del vulcanico Soru, a cominciare dal divieto di costruire a meno di due chilometri dalla costa - basta con le case in riva al mare - che ha gettato nel panico schiere di costruttori e plotoni di speculatori. "Io sto girando la Sardegna palmo a palmo - assicura l'ex ministro Beppe Pisanu, capolista al Senato del Pdl - e dai pastori di Bitti agli albergatori di Alghero i giudizi su Soru sono ugualmente liquidatori. E questo, per noi, è un ottimo segnale". Lui, il governatore, risponde con tutta la freddezza di cui è capace. "Votare Veltroni significa innanzitutto non votare per Berlusconi", scandisce, rimandando la palla sulla penisola. Affacciato alla grande vetrata insonorizzata della sua villa sulla collina, la stessa che fu presa d'assalto dagli ultras della destra quando lui accettò di smaltire una quota della monnezza napoletana ("il clima era quello di un linciaggio del Ku-Klux-Klan"), Soru capisce di essere diventato il bersaglio grosso del safari berlusconiano e se ne carica il peso: "Vuol dire che se qui ci sarà un risultato negativo, la colpa sarà mia". Ma poi pensa a quello che ha fatto in questi quattro anni, dal giorno in cui salì per la prima volta sul palco promettendo: "Non farò un solo piacere personale". Pensa alla sua legge per difendere le coste, "contro chi ha un'idea vorrei dire affaristica, speculativa, che confonde il turismo con la proliferazione disordinata di seconde e terze case". Pensa alle sue battaglie (alcune perse, come quelle sulla tassazione del lusso) contro chi "ha una concezione della Sardegna subalterna alla sua immagine estiva". Pensa alle industrie sarde salvate "con le unghie e con i denti", là dove prima si pensava solo ad occupare le poltrone dei 16 consorzi industriali. Pensa alla drastica cura dimagrante che ha imposto alla Regione, tagliando 60 dirigenti, mille dipendenti e 650 auto blu su 700 (ad accogliere Veltroni, lui c'è andato con la sua Audi Quattro). Pensa ai 340 milioni di euro che prima finivano in una rete di corsi fantasma chiamata "formazione professionale", alla quale lui ha chiuso i rubinetti. Pensa al progetto che ha conquistato Veltroni, quello di far sorgere qui la Solar Valley, il luogo dove si inventa e si costruisce la tecnologia per le energie rinnovabili. E poi, guardando le altissime palme che ha fatto piantare nel suo giardino, forse si chiede se sono davvero queste le colpe che gli vengono imputate. E non, più semplicemente, quella - imperdonabile per i suoi avversari - di essere diventato l'uomo-simbolo di una Sardegna che non si presenta più in continente col cappello in mano. La risposta, anche per lui, arriverà lunedì sera.

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Incredibile Lombardo: i nostri fucili a salve, quando saranno armati vedremo a chi sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il senatur: io s (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pdl, anche la lega Sud vuole sparare Incredibile Lombardo: i nostri fucili a salve, quando saranno armati vedremo a chi sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il senatur: io sto bene Veltroni: sono quelli dell'odio e delle armature, l'Italia vuole voltare pagina "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli". Con queste parole il leader dell'Mpa Raffaele Lombardo ha commentato l'uscita di Bossi sui fucili padani. Berlusconi tenta di scaricare il senatur: lui ministro? Vedremo, sta male. Ma lui replica: sto bene. Veltroni: l'Italia vuole cambiare. Lombardo, Di Blasi, Pivetta alle pagine 2 e 3.

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Pd, allarme sul rush tv: troppi vantaggi a Berlusconi Porta a Porta e Matrix nel mirino: Non può avere lui l'ultima parola Mentana e Vespa: tutto in regola. Si media sulle intervis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd, allarme sul rush tv: troppi vantaggi a Berlusconi Porta a Porta e Matrix nel mirino: "Non può avere lui l'ultima parola" Mentana e Vespa: tutto in regola. Si media sulle interviste incrociate di Federica Fantozzi / Roma ALLARME TV nell'ultima settimana che precede il voto. Una nota del Pd chiede garanzie per "un equilibrio vero". Dal loft lamentano "posizioni di vantaggio a Berlusconi: non può avere l'ultima parola in tutta l'informazione politica Rai". Sono giorni "cruciali" e nel mirino del Pd ci sono due corazzate: Porta a Porta in Rai, mercoledì 9 e giovedì 10 aprile, e Matrix su Mediaset, l'11 aprile. Anche per le interviste finali su RaiTre chiuderà Berlusconi. Ieri mattina da Santa Anastasia è partito un comunicato d'attacco: "La conclusione della campagna deve mantenere un equilibrio vero e complessivo". A colpire è stato l'annuncio di Berlusconi che sarà lui ad aprire la doppia intervista a Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti, prima ancora che venga organizzata". Ma anche che all'ex premier "tocchi non solo la chiusura a Porta a Porta, in base a un sorteggio avvenuto senza rappresentanti dei candidati premier, ma anche quella di tutta l'informazione politica del servizio pubblico". Più in generale il Pd segnala "la sproporzione delle presenze tra i due candidati maggiori nei tg Mediaset (segnalata anche dall'AgCom) e in Rai una non equa distribuzione degli spazi e delle presenze". Enrico Mentana replica che i giochi non sono ancora fatti e deciderà un sorteggio stamani alle 10,45: "Né io né Mediaset favoriamo nessuno". Spera ancora che il confronto si faccia: "Sarebbe un colpo di scena utilissimo. Ma bisogna che i protagonisti siano d'accordo". Al loft lo giudicano poco probabile, e puntano su una strategia diversa: due interviste incrociata, "a scacchiera", 20 minuti per ciascuno sui tre temi più importanti dell'ultimo miglio. Un escamotage che eviterebbe al secondo la penalizzazione dell'orario inoltrato. Anche se Mediaset, in una nota, fa sapere che la doppia intervista "per l'occasione andrà in onda in prima serata", fatto che aiuterebbe proprio il secondo. Ruolo gradito a Berlusconi: "Preferisco andare per secondo perché ho tempo di vedere quel che dice Veltroni e replicare". Intanto smentisce se stesso: aveva detto che sarebbe stato il primo, ora spiega che la notizia gli era stata riferita da un giornalista e se ne era "disinteressato". Veltroni si dichiara sereno: "Io non ho questo problema. Ho parlato in orari meno favorevoli e sono andato meglio in tv". Si sente svantaggiato? "No, assolutamente. Gli italiani sono saggi, maturi e consapevoli che è venuto il momento di cambiare". A Porta a Porta invece giochi chiusi. Dalla trasmissione di Bruno Vespa si ribadiscono i "criteri ipergarantisti": sorteggio davanti a un notaio alla presenza di un produttore del programma e di un avvocato della Rai. Soluzione che al loft piace a metà: "Non pensiamo certo che abbiano imbrogliato. Ma la trasmissione è soggetta solo a un equilibrio complessivo e si potevano valutare ipotesi più giornalistiche". Per inciso: anche Mentana ha il notaio e, a scanso di equivoci, manderà in onda le immagini. Coda polemica tra Mediaset e il Pd sui dati delle presenze in tv. Secondo il Biscione "non corrisponde a verità" la pesante affermazione dell'appello: l'Agcom considera ristabilito l'equilibrio Pd-PdL. Ribatte Cuillo: "Lo squilibrio permane nel Tg4 e a Studio Aperto. Provvedano anziché fare sarcasmo". Gentiloni, ministro delle Tlc, ricorre all'ironia: "Spero che la campagna non sia chiusa da Vespa nella parte di Biancaneve...". Il riferimento è al confronto tra tutti i "nanetti" candidati premier. Quanto a Matrix, l'ordine di intervista è "abbastanza marginale, ma se sorteggiassero alla presenza dei candidati non sarebbe sbagliato".

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Sono quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Sono quelli delle armature e dell'odio" Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle "persone per bene del centrodestra" di Andrea Carugati inviato a Potenza QUALCHE settimana fa, il presidente della Swg Roberto Weber aveva spiegato che la carta più forte di Veltroni era questa: far passare l'idea che con lui "finiva la guerra civile, l'Italia come una comunità, dove non ci sono nemici, neppure tra le diverse classi sociali". E aveva aggiunto: "Questa è una campagna simile al 1994, l'elettorato è più mobile del solito". E l'Istituto Cattaneo aveva chiosato: Veltroni può vincere "se passa l'idea che la novità è lui, come lo era stato Berlusconi nel 1994". Ecco, in queste piazze del sud Italia, quando mancano poco più di 5 giorni al voto, Veltroni sta facendo proprio questo. E il messaggio arriva: ieri Taranto, Matera e in serata i 15mila di Potenza, piazza affollata, dicono i locali, come non si vedeva da tempo. Per tutti e tre i comizi il leader Pd batte e ribatte su quanto sia vecchia questa destra, che porta "odio, cupezza, divisioni, e poi le solite liti tra loro, c'è già la Lega che minaccia crisi di governo e non abbiamo ancora votato. ". E nel giorno delle liti tra Berlusconi e Bossi tutto questo pesa ancora di più. Proprio la Lega da giorni è nel mirino di Veltroni. "Bossi che parla di fucili è incompatibile con il ruolo di ministro, per di più delle riforme istituzionali. Per quel ruolo ci vorrebbe uno che tiene a cuore la Costituzione. ". Bossi e le armature, il Medioevo. Veltroni legge e rilegge alle piazze che ridono le cronache da Pontida. "I fucili, le armature, ma di cosa stanno parlando? Non è di questo che si parla nelle case degli italiani, ma di salari, pensioni, precarietà. E noi al Paese parliamo di questo". Veltroni va all'attacco del "silenzio" degli alleati del Carroccio che "se la fanno sotto, non c'è una parola di condanna: e io non so come possano pensare di governare ancora insieme. Sarebbe il solito vecchio copione degli ultimi 15 anni, gli ultimatum, le smentite, le crisi di governo. Non vogliono governare, solo spartirsi il potere". Poi, quando Berlusconi dice che Bossi forse non sarà ministro, dice: "E l'argomentazione peggiore che potesse usare, anche dal punto di vista umano". Sulle schede elettorali: "Sono figlie della legge Calderoli". Ancora contro la Lega: "Tuonano contro le carogne romane, e poi il martedì scendono dalle auto blu e vanno a cena nei ristoranti delle carogne romane". Applausi, ma qui siamo a Taranto e non stupisce. E ancora, in ogni piazza Veltroni mostra orgoglioso il tricolore, canta l'Inno di Mameli insieme alla folla, e dice: "Loro non lo possono cantare tutti insieme, perché quello della Lega tiene la bocca chiusa. Giurassero sulla Costituzione, non sulle spade di Pontida". E a Berlusconi che ha detto di voler usare i suoi voti contro la mafia, manda a dire: "No, non basta, certi voti dire che non li si vuole, come abbiamo fatto noi. ". Veltroni dice anche che non fare la sfida tv è stato "un torto per gli italiani", e Berlusconi ha detto una "bugia" dando la colpa alla par condicio. "Tutte le sere ci sono duelli tra esponenti Pd e Pdl. La verità l'ha detta Bossi, avevano paura perché, cito testualmente, 'Berlusconi qualche stupidaggine l'ha detta e queste cose fanno perdere voti'". Come la cordata Alitalia: "Ogni giorno che passa si capisce meglio che era una balla", dice Veltroni, che non si scompone per l'ordine delle tribune tv a Matrix e a Porta a Porta: "Su Raidue non ero in prima serata ma ho avuto più ascolti io". A Matera racconta un aneddoto: su Internet il Pd ha venduto i chilometri del suo viaggio in pullman a 15 euro l'uno per un totale di oltre 6mila chilometri e 90mila euro di incassi. "È il segno che la nostra è un'onda che sta montando". Il leader Pd si rivolge per tutta la giornata "alle persone perbene" del centrodestra, "quelli che si chiedono 'dove va la mia Italia con le armature, e l'odio?'". Cita più volte gli elettori di An: "Sono stati provocati, svillaneggiati, anche sui programmi. E ora An è una armata che si sta consumando nelle contraddizioni". Li corteggia, i delusi da un Fini "che diceva non sono una pecora e poi ha accettato" il predellino del Cavaliere. Prova a sedurli con il taglio dei costi della politica, la lotta alla burocrazia, agli sprechi, alla sanità lottizzata. E domanda: "Noi abbiamo rotto con la sinistra radicale, perché loro non l'hanno fatto con la Lega?". Poi punta il Cavaliere: "Davano per scontato che avrebbero vinto a mani basse, ora c'è nervosismo. ".

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Ora anche Lombardo vuole sparare La Lega Sud segue Bossi: Per ora i fucili dei siciliani vanno a salve, ma poi... E Berlusconi gela l'alleato padano: Umberto ministro? No, è malato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ora anche Lombardo vuole sparare La Lega Sud segue Bossi: "Per ora i fucili dei siciliani vanno a salve, ma poi..." E Berlusconi gela l'alleato padano: "Umberto ministro? No, è malato" di Natalia Lombardo inviata a Cagliari ALTRO che fraterna amicizia, Silvio Berlusconi irritato dalle minacce del Senatur gli dà il benservito: "Umberto Bossi ministro? A me non ha chiesto nulla nessuno e poi le sue condizioni di salute sono quelle che sono". Insomma, Bossi è malato, parla per slogan e nel governo non ci può stare. Così ieri mattina ad Alghero il leader del Pdl ha detto quello che pensa sull'uscita pesante dell'alleato leghista, considerata controproducente alla fine della campagna elettorale. Ma dopo un po' Bossi gli rimanda il colpo nel suo italiano padanese: "Sto bene e non è vero che bramo a occupare nessuna poltrona". Non più solo "metafore" un po' grevi, quindi, le sparate dell'Umberto, come Berlusconi le ha sempre giustificate: "Queste frasi Bossi potrebbe risparmiarsele, perché sa che queste cose poi vengono strumentalizzate", dice nel lussuoso albergo della città di mare, dove ieri si è recato per la prima volta, nonostante si vanti d'essere "sardo di adozione". Il tono è piuttosto di compassione: ma va là... "di fucili Bossi ha già parlato tante volte: ha avuto quello che ha avuto, si esprime per slogan", come dire che non può dire altro, "quante volte ha detto "i fucili, i fucili..." . Vuole dire solo che lui farà una battaglia politica forte sulle schede". Berlusconi, pur con imbarazzo, ha sempre "garantito" per Bossi. E, nonostante tutto lo fa anche ieri: "Non mi ha dato mai un problema" nei cinque anni di governo, a differenza dell'Udc. Ma l'agitare fucili stavolta ha fatto arrabbiare anche l'ex premier che pure insiste nel pretendere che vengano ristampate le schede. E in serata il vizio di spararle grosse dal Nord si trasmette a quella specie di Lega del Sud nata per garantire voti al Pdl. L'autonomista Raffaele Lombardo, che somiglia a un volpino, ruggisce: "Siamo pronti anche in Sicilia a prendere i fucili. Purtroppo sono fucili caricati a salve, ma quando saranno armati come si deve vedremo se e contro chi usarli". Naturalmente nel corso del tour in Sardegna Berlusconi minimizza le sue parole riguardo alla salute dell'amico Umberto, "ma no, mi riferivo al fatto che parla per slogan", arrangia. Parole offensive anche umanamente, fa notare Veltroni. Il cavaliere ha abbandonato del tutto i toni soft: la sinistra? "È antropologicamente diversa da noi", ha detto al proprietario dell'albergo che ha organizzato un pranzo con i forzisti locali ad Alghero, tra gli altri l'ex ministro Pisanu, Pili e Testoni. Diversa anche "geneticamente", insiste, attacca i gay e col solito machismo stabilisce che "anche le donne di centrodestra sono più belle di quelle di centrosinistra". Improvvisa un comizio di un'ora nella piazza Civica e, sentendosi un po' Carlo V, arruola "todos caballeros" sardi nell'esercito dei difensori anti brogli. Fa l'instancabile ma un momento di sospensione ce l'ha. Si riprende nella passeggiata sui bastioni, e si ingarella coi giornalisti: "chi vuole fare a braccio di ferro con me?". Sempre più gasato dai bagni di folla (visibili soprattutto nelle città piccole), Berlusconi alimenta il culto della personalità. La sua. Con il karaoke pubblicitario del "meno male che Silvio c'è", o la patetica battuta del "sono un coetaneo", ai giovani che l'aspettano per un'ora a Cagliari. Arriva alle sette nella Piazza dei Centomila senza voce, tra notti in discoteca e giorni di comizi. In serata va a una festa di giovani a Milano. Ma Silvio non è affatto giocherellone quando annuncia "l'avviso di sfratto per quel signore là", ridacchia indicando col dito alle sue spalle: ovvero dove abita Renato Soru, il presidente della Regione Sardegna che Berlusconi bolla come "monarca costituzionale". Insiste sul voto utile e invita a non votare né Casini, né Ferrara né Storace o "quella bella sveglia della Santanchè". La quale risponde: "La sberla te la daranno le italiane e gli italiani". E nel repertorio sempre uguale Silvio torna a un vecchio cavallo di battaglia nel dire che il Pd è una riedizione del Pci: "Leggete l'Unità e vedete cosa dice la sinistra. Ma non la comprate, fatevela prestare, mi raccomando".

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Messaggi dal web Noi ci stiamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Messaggi dal web "Noi ci stiamo" Buona iniziativa Cara Unità, aderiamo alla iniziativa,domenica acquisteremo due copie dell'Unità. Rosalba e Luciano Monti. Noi siamo pronti A Tivoli abbiamo iniziato da domenica 16 marzo la diffusione e costituito un gruppo di Amici de l'Unità. Abbiamo apprezzato con piacere che il gruppo dirigente del Partito democratico abbia preso a cuore le sorti del giornale ed abbia sostenuto la diffusione per il 30 marzo e adesso per il 13 aprile. Romano Lini Comprerò 10 copie Aderisco volentieri alla bellissima iniziativa "Fai bis con l'Unità". Penso che in questo momento ci sia tanto più bisogno di un giornale come il vostro, che difende i diritti dei più deboli e si batte per la giustizia in questo Paese e che si è impegnato e si impegna per impedire il ritorno di Berlusconi al governo. l'Unità è una voce libera e autorevole e tale deve rimanere. Impegniamoci in questi ultimi giorni per far vincere Veltroni. Domenica 13 aprile mi impegno a comprare dieci copie de l'Unità. Ne regalerò 9 per cercare di convincere gli ultimi indecisi e per far vincere l'Italia della giustizia e della legalità. Alberto Guerra, Candidato IdV, XIX Municipio Roma Adesioni.

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Presenze tv, Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 84 del 2008-04-08 pagina 8 Presenze tv, Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni di Redazione Altolà di Walter sul rush finale in video. I due conduttori: nessun aiuto a Berlusconi da Roma Siamo un'onda che monta, dice di sé il candidato premier del Pd. Un'onda che s'increspa, cerca di alzare i toni, recuperare gli incerti, ma spesso s'infrange sulla dura realtà. Sale la tensione dell'ultima settimana, e Walter Veltroni affida a una petulante nota del Loft il compito di rianimare il fronte televisivo, che ormai langue orfano del confronto diretto con Berlusconi. "Garantire un vero equilibrio nell'ultima settimana della campagna elettorale nell'informazione pubblica e privata", chiede pretestuosamente il Pd. "Non è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio. Colpisce che egli abbia annunciato che aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti... Come colpisce che a lui tocchi non solo la chiusura della serie di Porta a Porta, sulla base di un sorteggio avvenuto senza la presenza di rappresentanti dei candidati premier, ma anche quella di tutte le trasmissioni d'informazione politica del servizio pubblico, avendo così una sorta di ultima parola". Piange il piatto del Pd, che ritiene finora "sproprozionate e non eque" le presenze in video dei due candidati maggiori su Mediaset e Rai. All'intemerata veltroniana replicano però i diretti interessati. Enrico Mentana con filosofia: "È comprensibile che ognuno si garantisce e si cautela, non facciamone un dramma. Però né io né Mediaset intendiamo favorire nessuno". D'altronde decide un sorteggio, così come è accaduto in Rai, per Porta a Porta. La nota del direttore Bruno Vespa è irritata: "Comprendiamo il nervosismo che coglie tutte le forze politiche negli ultimi giorni di campagna elettorale, ma non immaginavamo che fossero messi in discussione i criteri ipergarantisti che abbiamo usato per stabilire l'ordine di apparizione dei quattro principali candidati premier...". Se fosse stato seguito il criterio stabilito dalla commissione di Vigilanza, precisa Vespa, l'ultima presenza in tv sarebbe toccata a Berlusconi: ed è per questo, "per una forma non richiesta di ulteriore garanzia per le parti, che il 20 marzo si è proceduto a due sorteggi presso lo studio di un notaio romano, alla presenza del produttore di Porta a Porta e di un avvocato della Rai". Prassi seguita anche nel 2001, quando ancora una volta a Berlusconi era toccata l'ultima parola: "Com'è noto, un uomo piuttosto fortunato", celia Vespa. Fallito l'ultimo polverone sulla tivù, la nuova tattica aggressiva di Veltroni porta ad attaccare duramente Bossi ("incompatibile con incarichi di governo"), ma rischia di combinarla grossa a Roma, dove la Sinistra Arcobaleno, stufa delle continue aggressioni, minaccia di rompere l'alleanza con Rutelli. "Ma come - sbotta Diliberto -, prima ci cacciano e non vogliono fare l'accordo con noi, e adesso ci dicono che se perdono e vince Berlusconi è colpa nostra? Franceschini ha una bella faccia tosta a dire che siamo come Nader. Se la bugia fosse reato, oggi a Franceschini dovrebbero dare l'ergastolo". A Walter, naturalmente, pure il 416-bis.\ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme? Non me l'ha chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come "una delusione". "La credibilità di Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un rapporto da "volemose bene": "Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...". Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità. Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?" dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce, che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè, che è una bella "sberla", possono avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Mannoia: "l'Unità" è l'antidoto contro il monopolio tv Domenica 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de "l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero 0658557472 dalle 9 alle 16 di Sandra Amurri "La mia voce è di parte, legata ad una parte politica - il Pd - , ma direi ciò che dico anche se si trattasse di un giornale di parte opposta: l'Unità deve continuare ad esistere perché è una voce che esprime opinioni libere e autorevoli, è una voce in più da tutelare e preservare soprattutto di fronte al monopolio televisivo, per questo domenica prossima voterò Pd e acquisterò due copie del giornale". Fiorella Mannoia, l'artista amata non solo per quella sua voce coinvolgente, ma anche per il suo essere una donna che rivendica con orgoglio la sua appartenenza ed esprime con forza le sue opinioni, dice: "Noi tutti che diamo il voto a Veltroni lo facciamo per evitare il declino verso il baratro". Crede davvero nella vittoria del Pd? "Voglio crederci. Ci spero tanto. Sono certa che Veltroni saprà governare nonostante questa legge tremenda che rende incerta l'azione di governo". Quale qualità riconosce maggiormente a Walter Veltroni? "L'onestà. L'onesta intellettuale di chi fa ciò in cui crede. Di chi possiede la sensibilità di percepire i problemi delle persone, la capacità di farli propri e di cercare di risolverli con dedizione e serietà. Lo conosco personalmente e come sindaco della mia città, Roma, ho avuto modo di apprezzarlo in tante occasioni. Per lui la politica è lavoro, è fare, è dare. Sono sicura che saprà restituire fiducia a questo Paese. Se vincerà lui saremo in buone mani e vorrà dire che abbiamo attraversato metà del guado". Mentre nel caso di vittoria di Berlusconi come immagina che diventerà il Paese? "Che devo rispondere? Il Paese non si rialzerà mai più! Penso solo alla Rai e non oso immaginare, o meglio lo immagino, cosa ne faranno". E siamo di nuovo al conflitto di interesse non risolto... "Che non è solo un male di Berlusconi ma un male berlusconiano. Basta pensare a tutti quei parlamentari che sono a capo di società a partecipazione statale e via di questo passo. È un problema di regole che sono saltate e vanno ripristinate. Viviamo in una società dove i diritti vengono scambiati per favori, privilegi". Se le chiedessi di indicare una lista di problemi che affliggono il Paese quale metterebbe al primo posto? "La fatica enorme che fanno le famiglie per arrivare a fine mese. Venerdì sono andata in banca e il mio direttore con sguardo desolato mostrandomi un elenco lunghissimo mi ha detto: vedi? Sono rate di mutui non pagate. Ci rendiamo conto di cosa significa? Si tratta prevalentemente di mutui per la prima casa. I negozi sono vuoti, la gente va a fare la spesa ai discount, non riesce più a comperare non il superfluo ma i beni primari. E la colpa è anche dell'euro". Nel senso che non saremmo dovuti entrare nell'euro? "No, certamente, ma della mancanza assoluta di controllo e il potere d'acquisto è raddoppiato, cosa che non è accaduta in altri Paesi europei. Un euro vuol dire duemila lire, gli stipendi, i salari sono rimasti gli stessi. E la colpa è stata di tutti. Io, ovviamente non ho la soluzione ma certamente va trovata al più presto". Crisi anche nella partecipazione ai concerti? "Certamente. Le persone non hanno più soldi per sfamarsi possono spendere 50 euro, cioè 100mila lire, per un concerto? Voglia a parlare di cultura quando uno non ha più i soldi per il pane! E questo, oltre ad un impoverimento concreto, porta anche ad uno svuotamento, ad un inaridimento intellettuale, ad un abbassamento della sensibilità delle persone che diventano tutte più sole, più tristi, più individualiste. Lo svago, il tempo libero è sacro nella vita di una donna di un uomo, direi tanto quanto mangiare e lavorare". Cosa pensa della scelta del Pd di andare da solo senza la Sinistra Arcobaleno? "Mi sarebbe piaciuto se fossimo stati uniti, avrei voluto la sinistra unita ma non so perché a sinistra ci si deve sempre differenziare, spaccare. È un destino ineluttabile. Mi auguro che servirà a far dare il meglio ad ognuno e ad ognuno la possibilità di contribuire a risanare il Paese, non solo economicamente, chiaramente". Il Brasile. Il suo secondo Paese si può dire. Cosa pensa della politica di Lula? "Lula ci prova, ma cambiare un sistema basato sulla corruzione, sul clientelismo che dura da decine e decine di anni è dura. È difficile sradicare un certo modo di pensare e fare politica ecco perché credo, tornando a noi, che altri cinque anni di Berlusconi impedirà a chiunque verrà dopo di ricostruire. Già sarà difficile farlo ora se vincerà Veltroni perché non dimentichiamoci che Prodi ha governato solo due anni e ha ereditato un Paese governato dal centro destra". Torniamo al Brasile. La sua città di adozione è Salvador de Bahia. Cosa l'affascina? "La sua spiritualità. Salvador è Africa. È nera. È allegra e disperata". Quell'allegria che l'Italia ritroverebbe se vincesse Veltroni? "Di certo le persone si sentirebbero rassicurate, pian piano comincerebbero a toccare con mano la soluzione dei problemi e inevitabilmente tornerebbero a sorridere, a piacersi. Ecco perché domenica prossima bisogna assolutamente fare due cose: votare Pd e acquistare due copie de l'Unità!".

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Pd, task force di 60mila osservatori ai seggi Una guida, senza spirito polemico, per i volontari che seguiranno lo scrutinio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd, task force di 60mila osservatori ai seggi Una guida, senza spirito polemico, per i volontari che seguiranno lo scrutinio di Simone Collini / Roma LA RIUNIONE con i responsabili regionali e provinciali del dipartimento Organizzazione del Partito democratico c'è stata a fine marzo, quando Berlusconi qualche sparata sui brogli già l'aveva fatta ma ancora doveva aprirsi la discussione sulle schede elettorali. Nella sede di Sant'Andrea delle Fratte si è deciso di stampare sessantamila copie di un libretto titolato: "Percorso di autoformazione per Rappresentanti di lista". E di consegnarne una copia (insieme alla spilletta col simbolo del Pd da indossare nei giorni del voto) a ogni militante o simpatizzante che dia la disponibilità a seguire per il Pd le operazioni di seggio domenica e lunedì prossimi. Perché se Berlusconi ha annunciato "un esercito di 120 mila difensori del voto contro i brogli", il partito di Veltroni non sta certo con le mani in mano. E si prepara ad avere almeno un rappresentante di lista in ogni seggio. "Ma noi non la vediamo come una guerra - ci tiene subito a puntualizzare la responsabile dell'Ufficio elettorale del Pd Vanina Rapetti - il rappresentante di lista non è un combattente, è una figura istituzionale prevista dalla legge, al pari del presidente di seggio. Sta lì per garantire il rispetto delle procedure elettorali e, durante lo scrutinio delle schede, per far valere la volontà degli elettori che hanno votato Pd". Ma se pure lo spirito della missione è diverso, sia il Pd che il Pdl stanno preparando i loro rappresentanti di lista. Anche qui: con tecniche del tutto diverse. Berlusconi ha dato mandato ai suoi di formare gli annunciati "difensori" del Pdl avvisandoli che "l'avversario può modificare i verbali" e dotandoli di "un libro con tutte le tecniche da loro usate" (immancabile il riferimento alla punta di matita infilata sotto l'unghia). Anche il Pd ha stampato un manuale, ma dallo stile del tutto diverso, molto istituzionale. Si parla delle "figure del seggio", delle "operazioni di voto", e c'è anche un'appendice sui "casi particolari per lo scrutinio", che illustra graficamente gli esempi in cui il voto sulla scheda è valido, nullo, contestabile, attribuibile. Perché poi non sarà guerra ma battaglia su ogni singola scheda sì. Non a caso nell'introduzione del manuale si richiamano le "eroiche gesta" sentite raccontare "dai più anziani" a chi "è cresciuto in una sezione di partito" (parole che rivelano il fatto che il manuale riprende quello che veniva consegnato negli anni passati ai rappresentanti di lista dei Ds). E oggi? La "funzione di presidio" va garantita, spiegano al loft di Santa Anastasia, rimpiazzando le generazioni precedenti e rimanendo fedeli al carattere di volontariato della funzione. Le uniche cose date in dote ai rappresentante di lista è il manuale, e questa raccomandazione in esso contenuta: "Chi passerà ore e giorni a veder votare e poi ad assistere allo spoglio dovrà armarsi di santa pazienza per affrontare possibili situazioni di tensione, ma dovrà anche portare con sé una buona dose di fermezza nel far rispettare la legge e la volontà dell'elettore". Nessuno, nel Pd, ha voglia di rilanciare la polemica innescata qualche anno fa da Prodi, quando definì "mercenari" gli animatori della campagna elettorale di Forza Italia (Berlusconi attaccò e Prodi rispose: "è stato lo stesso leader di Fi a definirli "volontari a pagamento", cioè letteralmente mercenari"). Però qualche dubbio sulla cifra annunciata da Berlusconi viene sollevato (se vero, sarebbero due rappresentanti del Pdl per ogni seggio) e soprattutto si sottolinea con un certo orgoglio il fatto che nessun rappresentante di lista del Pd verrà remunerato per il lavoro che farà domenica e lunedì prossimi. Il partito di Veltroni ha anche deciso di creare un'anagrafe dei rappresentanti di lista. Uno strumento inedito (qualcosa, per quanto riguardava i Ds, esisteva nei singoli territori) che può essere utilizzato in tutte le prossime elezioni.

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E se la destra (e sottolineo se...) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del E se la destra (e sottolineo se...) Enzo Costa Tre piccoli esempi di campagna elettorale ucronica, ovvero fatta con i "se". Il primo: e se l'Expò 2015 fosse andata a Smirne? Ipotesi non inverosimile, giacché era la città che molti davano per favorita in conseguenza dell'apertura politico-diplomatica alla Turchia. Cosa avrebbe detto - a quel punto - il Popolo della Libertà? Avrebbe sparlato come un sol Cavaliere: "Vedete che l'Italia grazie al governo Prodi non conta più nulla?". Intervistato in esclusiva su Tg5, Studio Aperto, Tg4, Mattino Cinque, Secondo voi, Uomini e donne, Matrix e Meteo5, Berlusconi - dopo aver dato dei nullafacenti inconcludenti agli uomini della sinistra - avrebbe lamentato: "Sono così totalitari che mi hanno pure impedito di fare qualche telefonata ai capi di Stato che avrebbe fatto vincere Milano!". Emilio Fede, per ripristinare la par condicio giudicata infranta dall'Autorità delle Comunicazioni, alla ventiduesima replica delle parole di Silvio avrebbe abbinato una foto mossa di Prodi (tacciato dalla Lega di complicità con il Nemico islamico) immortalato con un vezzosissimo burqa, un confuso filmato di D'Alema vestito da hezbollah e una breve ma significativa sequenza di Marini che fuma il sigaro come un turco. A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i milanesi. Secondo esempio: e se il Pd, sul disastro Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima, giacché in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato (debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio pubblico della compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei Cieli targato Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo le mani nelle tasche degli italiani. Emilio Fede che nel Tg4 canta "Douce France" in omaggio alla salvifica Air France boicottata dal Soviet dei Piloti dirottati sulla scorretta rotta da Epifani. E magari, a tormentone su tutti i tiggì, la geniale ricetta imprenditoriale di Silvio, ispirata a quella che escogitò da Premier per la crisi Fiat. La ricordate? Diceva di aggiungere il marchio "Ferrari" ad ogni modello, Multipla compresa. Ergo, adesso, ad ogni cigolante Dc9 Alitalia appiccicare il logo "Concorde". Oppure (massì, abbondiamo!) "Air Force One". A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i transalpini. Esempio numero tre: e se la destra non controllasse la televisione? Ipotesi suggestiva ma fantascientifica: se la destra non controllasse la televisione, politicamente non esisterebbe. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.

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Conti alla mano, solo il Pd può cambiare il Paese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Conti alla mano, solo il Pd può cambiare il Paese Nico Stumpo Siamo a meno di una settimana dal voto e il risultato delle elezioni è totalmente aperto, ancorché indeterminabile. Questa volta, più che in altre occasioni, sarà il popolo degli indecisi a stabilire chi vincerà i premi di maggioranza, alla Camera e in ognuna delle regioni al Senato. Le differenze che intercorrono tra la legge elettorale che regola l'elezione della Camera dei Deputati e quella del Senato della Repubblica non consentono di stabilire con certezza una corrispondenza biunivoca del risultato nei due rami del parlamento. L'ingovernabilità numerica, ma soprattutto politica, del Senato, sia che alla Camera prevalga il Partito democratico o il Popolo delle libertà, è altamente probabile, pressoché certa. Il Centrodestra, certo della sconfitta nel 2006, scommettendo sulla bassa mobilità dell'elettorato italiano, aveva studiato a tavolino questa legge in modo tale da non consentire nessuna maggioranza stabile al Senato. È stato vero nel 2006, in una situazione di bipolarismo più o meno perfetto, e potrebbe confermarsi nel nuovo assetto istituzionale in cui oltre alle due coalizioni di Veltroni e Berlusconi, ambiscono ad ottenere eletti al Senato almeno altre due se non tre ulteriori liste, l'Arcobaleno, l'UdC e la Destra. In ogni caso qualcosa di positivo questa tornata elettorale potrebbe realmente portarla: semplificare l'offerta politica creando i presupposti per una maggiore stabilità di governo. Tuttavia analizzando bene il quadro politico questo è vero solo per la coalizione guidata da Veltroni. La nascita del Partito democratico prima e la giusta intuizione di Veltroni a "correre da solo" dopo, vanno in questa direzione, come le successive scelte di coalizzarsi con la lista dell'Italia dei valori e di allargare le liste del Pd ai Radicali sono frutto di questa nuova impostazione politica e sono vincolate al patto della creazione del gruppo unico alla Camera e al Senato. Un unico gruppo parlamentare a sostegno dell'azione di Governo. La stessa cosa non si può dire per la coalizione di Berlusconi. Il Popolo delle libertà è una coalizione di più partiti e partitini, voluta da un leader in preda ad una crisi di nervi sul predellino di una macchina, che un secondo dopo le elezioni non avrà nessun vincolo unitario, a partire dai due partiti maggiori, Forza Italia e Alleanza nazionale, che devono ancora cimentarsi con i loro congressi di scioglimento. E cosa dire dei restanti quindici soggetti politici contraenti il patto, dalla Nuova DC di Rotondi alla Democrazia Cristiana di Pizza, dal Partito dei pensionati di Fatuzzo al Nuovo Psi di Caldoro, dai Popolari liberali di Giovanardi ad Azione sociale della Mussolini fino a Italiani nel mondo di De Gregorio e all'Unione liberal democratica di Dini, ripagati con 25 eletti. A tutto ciò vanno aggiunti i partiti alleati, il Movimento per le autonomie di Lombardo e la Lega Nord. Davvero una bella "Armata Brancaleone", che quotidianamente dovrà fare i conti con i ricatti di tutti i piccoli e i piccolissimi della coalizione ma soprattutto con la Lega, che in caso di una vittoria della destra farà pesare su ogni provvedimento il voto determinante dei suoi gruppi parlamentari. Per fortuna non sarà così. Vediamo perché. Diamo per scontata l'affermazione del Partito democratico in Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Basilicata e del Popolo delle libertà in Lombardia, Veneto e Sicilia. Se nel resto delle regioni ipotizziamo la vittoria del Partito democratico soltanto in Liguria e nel Lazio e contestualmente il superamento dello sbarramento della lista Arcobaleno in Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio e dell'UdC in Campania, Puglia e Sicilia il risultato finale porterebbe la coalizione del Pdl ad ottenere 157 eletti, uno sotto la fatidica soglia dei 158, quella del Pd 144, l'Arcobaleno e l'UdC sette a testa. Questa ad oggi è l'ipotesi più obiettiva, naturalmente viste le oggettive potenzialità del Partito democratico il risultato per noi non può che migliorare. Se non fosse che a rischio è il futuro del Paese, nella sciagurata ipotesi che a prevalere alla Camera sia il Pdl, verrebbe da dire che "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Quali scenari si potrebbero aprire con questo risultato. Potrebbe ricostituirsi il Polo delle libertà. Pdl - con i suoi 17 partiti -, Lega e Mpa con l'aggiunta dell'UdC. Numericamente possibile, politicamente molto complicato visto il ridimensionamento politico della Lega che perderebbe di fatto il ruolo di forza egemone nell'alleanza. Oppure, qualunque sia il risultato alla Camera, potrebbe aprirsi la stagione delle riforme costituzionali. In Italia già una volta si è passati da una "Repubblica" ad un'altra in modo virtuale, senza riforme. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La crisi della politica e il costante distacco dei cittadini sono un fatto evidente. L'Italia ha bisogno di rinnovarsi. Radicalmente. Il Partito democratico è nato per questo. Noi siamo già il partito della "terza Repubblica", di un Paese dove, come nel resto del mondo, ci si divide tra progressisti e conservatori. Noi siamo i progressisti. Il Popolo delle libertà su questa strada ha provato e prova ad inseguirci, ma è evidente, anche per i non addetti ai lavori, la diversità del progetto, da una parte un "Partito nuovo", per le sue forme organizzative e per il suo dialogo con il Paese. Dall'altro lato né un "Partito nuovo" né un "nuovo partito", ma solo un cartello elettorale completamento schiacciato a destra. L'inversione di tendenza nelle intenzioni di voto a favore del Partito democratico è forte e in costante ascesa. Gli elettori stanno percependo che può essere quella novità in grado di dare una forte spinta innovatrice per riformare le nostre obsolete istituzioni, ridando slancio ad un dialogo serio ma su piani ben distinti e separati con l'opposizione. Per questo oggi non è irrealistico pensare che il Pd possa ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Abbiamo ancora un po' di tempo, possiamo farcela. Vice-responsabile nazionale dell'organizzazione del Pd.

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Quirinale con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Quirinale con vista": mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro Colombo, leggo con la rabbia in corpo i suoi articoli e l'ultimo più degli altri. Come si fa a non capire, a non vedere che le cose che lei dice sono assolutamente esatte (non dico plausibili, ma esatte)? Gli italiani che non le vedono (almeno la metà degli italiani) o sono cointeressati (e allora va bene) o sono disinformati (e va meno bene) oppure hanno un vistoso deficit mentale. I suoi articoli mi ricordano con angoscia gli scritti di coloro che nel '20 o nel '21 anticipavano la dittatura di Mussolini e la gente li definiva "esagerati", "catastrofisti", "visionari". Come non sentire i rintocchi forti e netti di una corsa verso la dittatura del 2000, tecnologica, ma egualmente volgare e brutale. L'unica considerazione consolatoria può essere che Mussolini, quando prese il potere, aveva 39 anni e Berlusconi ne ha 72, ma oggi vuol dire poco. Un uomo come lui, che aveva vent'anni nel 1956 (!), passa per un innovatore, passa per la speranza del futuro. Non sarà che quasi tutta l'Italia sia formata da gente come Luca Luciani, quarantenne Direttore Generale della Telecom che invita i suoi dipendenti a trionfare sugli avversari come Napoleone fece a Waterloo? E dire che l'azienda ha tenuto ad informare il mondo che mantiene intatta la fiducia nel dirigente (forse neppure i vertici dell'azienda erano più informati di lui sul fango di Waterloo). Giuseppe Alù Per fortuna gli italiani sono intelligenti Cara Unità, gli ultimi giorni della campagna elettorale sta evidenziando la vera cultura della Partito di Berlusconi, Bossi e Fini. Sulle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana in grado di comprarsi l'Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato un'altra proposta allucinante: tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa per comprarsi Alitalia. In realtà il progetto vero di Berlusconi e soci è quello di far fallire al nostra compagnia aerea, in modo che possano comprala a zero euro, licenziando tutti, con buona pace di Piloti, Hostess e Personale di terra. Altrettanto pericolose per la Democrazia nel nostro Paese sono le dichiarazioni di Bossi circa "l'uso del fucile" se non vengono cambiate le schede elettorali. Se questi sono gli avversari del Partito Democratico c'è da sperare che gli Italiani capiscano il tremendo pericolo che corrono se il Pdl dovesse, malauguratamente, vincere le elezioni. In tutti i casi, essendo la nostra fondata convinzione che gli Italiani sono persone intelligenti, confortati anche dalla forte rimonta che avvertiamo nelle piazze d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà una grande lezione e perderà, di conseguenza, la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra che cosa ne pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e l'ipocrisia di certa destra. Vorrei tanto che qualcuno di quelli che stanno a destra e che fanno tanto i legalitari commentasse le affermazioni di Umberto Bossi di oggi. "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". . Un'unica raccomandazione: se qualcuno di destra ha voglia e tempo di intervenire, non dica per l'ennesima volta "ma voi badate alle parole di Bossi? Eppure lo sapete che lui è fatto così, che parla tanto per parlare, per far contenti i leghisti che vanno ad ascoltarlo così come si va nei teatri di periferia a sentir Capitan Fracassa che le spara grosse. Piuttosto, siete fessi voi che gli date ascolto". Vi scongiuro: non ripetete queste imbecilli e schifose argomentazioni. Perchè non potete usarle a vostro piacimento, sorridendo di sufficienza quando Bossi minaccia la rivolta armata e poi strappandovi le vesti se qualcuno tira i pomodori a Ferrara. Io condanno tutte e due le cose, senza alcuna esitazione e senza nessuna ambiguità. Voi di destra fate lo stesso oppure provate a fare un turno di silenzio. Luciano Comida Belpietro: nessuna dimenticanza su Veltroni Caro Direttore, l'Unità di lunedì parla di una "colpevole svista" a proposito della copertina di Panorama: avremmo cioè "dimenticato" di strillare l'intervista a Veltroni nella pubblicità che sul Corriere della Sera annunciava l'uscita del nostro settimanale. In realtà non c'è stata nessuna disattenzione: semplicemente la pubblicità viene consegnata prima della chiusura della copertina e mercoledì - dopo l'annuncio da parte del ministro Amato della possibilità di un rinvio delle elezioni - lo "strillo" dell'intervista al leader del Pd era stato accantonato in attesa di capire cosa sarebbe accaduto con il voto. Poi, una volta rientrato l'allarme, Veltroni è ritornato al suo posto in copertina. Del resto, se ci fosse stato un tentativo di oscurare il candidato premier del Partito democratico, visto che non era obbligatoria, non avrei fatto l'intervista, non l'avrei annunciata alle agenzie di stampa giovedì, né l'avrei messa, in audio-video, sul sito di Panorama.it. Ti ringrazio e spero che l'equivoco sia chiarito Maurizio Belpietro direttore di Panorama.

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Quand'era Silvio a esser bollato come "morto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La storia Il fattore M La malattia come arma politica JACOPO IACOBONI Quand'era Silvio a esser bollato come "morto" Ah, le formule della commossa partecipazione al dolore dei politici malati... Berlusconi sì che le ha provate su di sé, e sa riusarle. Oggi con Bossi, domani chissà. Quando si sparse la voce del cancro del Cavaliere, era la campagna elettorale 2001, D'Alema disse "si vede che sta male, gli siamo umanamente vicini". E Rutelli: "Ci auguriamo di poter battere un leader dell'opposizione in piena forma". Quanta solidarietà. E quando, nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica. Arrivò a dire in transatlantico "il Cavaliere ormai è mezzo morto" (poi rettificò: "politicamente, morto"). Quello resuscitò. Il paradosso è che il più celebre malato - e risanato, Luigia Pallavicini caduta da cavallo - della politica recente è appunto lui, Silvio, che nel '97 fu operato in segreto di tumore alla prostata, ma intorno al duemila cominciò a confidare ovunque di esser stato malato e di esserne uscito, e se aveva vinto un cancro, Rutelli gli avrebbe fatto un baffo. Il fatto è che non sempre accade di potersi rialzare in tutta forma. Nel '97, sul palco di Milano con Albertini, fu Berlusconi a collassare. "La mattina dopo dovevo entrare in sala operatoria, temevo che il male fosse incurabile", racconterà tre anni dopo a Repubblica. Si trovava in Veneto in una comunità di tossicodipendenti, e don Antonio Zuliani, il prete salesiano di cui era stato allievo, lo spinse ad aprirsi: "Racconta loro della tua malattia". Silvio seguì il consiglio, "se ce l'ho fatta io potete farcela anche voi". I ragazzi piansero. Senonché solo a volte la malattia può esser trasformata in auto-epopea. Talora il corpo torna "corpo del re" alla Kantorowicz, più spesso degrada verso il corpo-agnello sacrificale di René Girard, la malattia "estrema unzione" della biopolitica di cui parlava Foucault nei corsi alla Sorbona (nel pieno '68). Anche perché in Italia quando il potente si mostra malato, chi gli sta intorno ne approfitta per preoccuparsi, sempre molto affettuosamente: di fargli le scarpe. Per questo quando si è malati lo si nasconde; per questo il Cavaliere, sentendosi male a Montecatini nel marzo 2007, provò a dissimulare, "ed ora scusate, l'emozione ha prevalso, e io...". La malattia superata è atout, la malattia in atto è disastro. Ieri come oggi. Anche Antonio Segni, come Bossi (che ieri si è sentito costretto a replicare "balle, sto benissimo"), fu vittima di un ictus che lo paralizzò nella parte destra. Il Quirinale faceva melina con frasi tipo "il sensorio è vigile". Poi però il presidente dovette rassegnarsi e firmare le dimissioni, con la mano sinistra; e indovinate la frase culto dei democristiani di allora? "Le condizioni di salute sono quelle che sono...". A un altro democristiano, Antonio Gava, malato di diabete e costretto a lasciare il Viminale, scappò detto: "Mi sono dimesso perché me l'ha chiesto nostro Signore". La fede, avercela. Tra comunisti e postcomunisti la malattia è stata in alcuni casi un destino (l'emorragia di Enrico Berlinguer a Padova, che contribuì a eternarne la figura), in altri, più prosaici, strumento. Il povero Natta era bersaglio da un anno di una campagna spregiudicata sulla sua vecchiezza, i quarantenni del partito lo definirono "la nonna Abelarda del comunismo", lo chiamavano "Capannelle", come il vecchio della commedia all'italiana; quando il 30 aprile dell'88 ebbe un infarto e fu ricoverato ("questo malanno è una fortuna, un buon motivo per licenziarmi, o per essere licenziato"), alle Botteghe oscure non restò più neanche la sua seggiola. Anni dopo quel gentiluomo ligure annoterà: "Le mie condizioni di salute erano quelle che erano (frase già sentita, no? nda.), ma i colpi dell'infarto li potevo parare, quelli dal partito no". Già nel '72 la malattia di Luigi Longo in qualche modo aveva aperto la strada a Berlinguer. Il missino Giorgio Almirante era stato preveggente, aveva per tempo nominato Fini successore quando nell'87 si ammalò; risultato, gli attuali capi postfascisti poterono risparmiarsi il rituale della de-capitazione. Non toccò lo stesso a Craxi, che nel capodanno del '90 fu colto, si seppe poi, da un attacco di diabete. I socialisti minimizzarono con una nota: "Grave forma influenzale"; Martelli e De Michelis già preparavano le scimitarre. Poi Bettino tornò. Il manifesto titolò immortale: "Craxi è guarito, ma non si sa da cosa". Bossi è malato, ma il Cavaliere non ha detto esattamente di cosa.

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Verba votant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La bicicletta alberto piccinini "Hanno voluto la bicicletta, pedalino..." sfotte Bertinotti a Porta a Porta, commentando la polemica in corso sulle schede elettorali. La metafora è molto vintage, perfetta per un gran tifoso di Coppi. "A Prodi regalerei una bicicletta - aveva già detto l'ex presidente della Camera in una puntata recente di Domenica in - per potergli dire scherzosamente hai voluto la bicicletta? E mo' pedala". Qualche maligno avrebbe detto: "E mo' ti buco una ruota". Ma queste sono vecchie storie. A occhio e croce fu il milanese (e sbrigativo) Craxi a introdurre la metafora ciclistica nel lessico politico. Era il 1987: "Come dite voi a Roma? Noi a Milano diciamo: 'Hai voluto la bicicletta, e adesso pedala'". Commentava il tentativo di rimanere a galla del governo Goria. Il bello è che Goria rispose: "Su chi ha voluto la bicicletta ci sarebbe da discutere. Me la sono trovata e cerco di usarla bene". Comunque cadde cinque mesi dopo. Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta, ora pedali". Di Mauro Paissan, infine, un curioso appello ai direttori dei tg ai tempi in cui era vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: "Se avete ricercato e voluto la bicicletta, cioè la direzione delle testate, dovevate sapere che questo implica dei doveri". Tipo pedalare?.

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Silvio cede al senatùr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi prova a escludere Bossi: "Non mi ha chiesto di fare il ministro e non sta bene". Poi è costretto al passo indietro. Intanto continua il caos sulle schede. Anche se Pizza rinuncia a candidarsi, il Pdl vuole ristamparle tutte Federico D'Ambrosio Roma L'aspetto un po' malconcio non conta, Umberto Bossi è sempre l'incontenibile e chi discute (il Cavaliere, in questo caso) paga pegno. Ieri, Silvio Berlusconi ha provato a porre rimedio all'ultima boutade del senatùr. Quella in cui prometteva che la Lega avrebbe imbracciato il fucile se Giuliano Amato non si fosse deciso a cambiare le schede "che non permettono di votare in semplicità e chiarezza". Visto che il giorno prima sempre Bossi aveva attaccato la "canaglia romana" e visto che Veltroni in mattinata aveva subito preso la palla al balzo - "Voglio sapere da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme" - il Cavaliere ha provato a frenare sull'ipotesi ministro senatùr: "A me non ha chiesto niente nessuno. E le condizioni di salute sono quelle che sono". Bossi s'è arrabbiato: "Sto benissimo ma non bramo fare il ministro". Dopo gli interventi dei vari Borghezio e Speroni a difesa del capo, però, ha dovuto fare marcia indietro: "Ho sentito che ci sono state reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non ho detto niente, ho solo detto: "Sta come gli pare" ". L'episodio non sembra destinato ad avere conseguenze: tra Berlusconi e Bossi il patto è solido da anni e nessuno dei due ha motivo di pensare che romperlo possa portare vantaggi. Pierferdinando Casini, poi, promette che anche dopo le elezioni le divisioni della destra cambieranno di poco, visto che lui con Berlusconi non vuol proprio tornare: "Non escludo - ha dichiarato a Corriere.it - che Berlusconi cerchi di recuperarmi. Che io mi faccia recuperare è impossibile". Quella che non si ferma è, invece, la polemica sulla ristampa delle schede. Due giorni fa il ministro degli Interni, Amato, ha cercato di stoppare le polemiche spiegando che non c'è più modo di tornare indietro, visto che i cittadini "temporaneamente all'estero" stanno già votando. Il Cavaliere però non s'è mosso d'un millimetro. Ha ripetuto che le schede vanno ristampate, e che questa è una "bricconata del governo, un'altra prova dell'assoluta incapacità della sinistra a governare il paese", mentre Calderoli ha insistito che non è colpa della sua legge elettorale (del 2006) se le schede elettorali saranno stampate in modo tanto spericolato. Il tema del voto "rubato", pare proprio affascinare il leader del centrodestra che pure secondo i sondaggi precedenti al blackout elettorale era dato in vantaggio. Quando ieri il leader della Dc Giuseppe Pizza ha annunciato di aver rinunciato a presentare il proprio simbolo (mettendo fine alla querelle legale sull'annullamento delle elezioni), è corso a dire che doveva esserci stato un ordine dall'alto per escludere la piccola Dc: "Il leader della Dc ha dato un bel segno di responsabilità. La cosa che non mi va giù è che quattro simboli con la falce e martello siano stati ammessi tutti e abbiano invece tolto proprio il simbolo della Democrazia cristiana. Casomai dovevano togliere qualcuno di quei simboli, ma evidentemente c'è stato un ordine dall'alto". In tutto questo baillame, le sezioni unite della Cassazione si riuniscono stamattina, mentre il Tar del Lazio entrerà nel merito del "caso Pizza". Non è ancora chiaro se il verdetto arriverà in serata, nella giornata di domani o sarà addirittura necessario un rinvio. Ad Amato, però, farebbe comodo un giudizio immediato in cui i supremi giudici affermino che i tribunali amministrativi non hanno competenza a giudicare il processo elettorale e dunque non possono neppure riammettere il simbolo della Dc. Lo fecero già due anni fa, in un caso analogo dando torto al Pg, Antonio Martone, che invece sosteneva le ragioni dei Tar. La giustizia è mobile e il collegio di oggi potrebbe dargli ragione.

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Gli spari sopra Luca Fazio Leggiamo e sottoscriviamo il disperato appello di Pietro Citati sulla prima pagina de la Repubblica: "L'assassinio del punto e virgola è molto più grave dell'assassinio di padri, madri, figli, figlie, mariti, mogli, cognati, di cui parlano con infinita voluttà i nostri telegiornali". Stando così le cose è curioso che il giornale di Veltroni apra con una frase nemmeno troppo sgrammaticata di Bossi, quello delle pallottole che prima dell'euro costavano 300 lire, sempre lui: "Pronti a prendere i fucili". Considerato il male che sarebbe ancora capace di fare alla lingua italiana, forse il quotidiano di Ezio Mauro teme che il leader della Lega abbia deciso di prendere di mira anche il punto e virgola? No, la questione è molto meno seria, si tratta solo dell'inizio dell'ultima spumeggiante settimana di campagna elettorale, e qualcosa bisognerà pur scrivere. Gli spari in alto sono per voi. Siccome la volevamo col brivido, ecco Bossi che bosseggia: "Se necessario per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Per completare la principale notizia della politica italiana, siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo. Però, è strano: anche l'Unità, che fa tenerezza solo a guardarla - "Rimonta storica. Ora si può vincere" - attacca il capo del Pdl per una questione squisitamente linguistica; Berlusconi - si indigna Vincenzo Cerami dopo aver letto la lettera che B. ha scritto agli elettori - difetta nella concordanza tra soggetto e verbo (altro che punto e virgola e metafore). "Spero, direttore, che lei apprezzerà la mia premura per la salvaguardia della nostra straordinaria lingua italiana", conclude Vincenzo Cerami, e non sta affatto scherzando. Allora, grazie. Smorzata l'eco dell'ultima sparata, i cronisti politici in queste ultime disperate giornate hanno aperto la caccia agli indecisi. E come si convincono? Intervistando i vips, e sono dichiarazioni che pesano. Per esempio (tornando su la Repubblica), "E il papà di Montalbano ci ripensa: niente astensione, voto democratico". Perché Camilleri ci ha ripensato? "Perché Berlusconi non conosce neppure l'alfabeto della democrazia". E' l'apologia del voto utile, più pericolosa di una fucilata: "Il fatto è che quest'uomo inquina talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". Uno come Mario Monicelli, invece, non si fa costringere da nessuno. Dice la sua al Corriere della Sera: "Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra". Bene, e giù schiaffoni a Bertinotti: "Fatico non poco a schierarmi con la Sinistra Arcobaleno...io sono più a sinistra...fatico a votare per loro". Ce la con "loro" perché sono quelli che "poi vanno al governo, ci stanno due anni, e invece di mettere mano al conflitto di interessi di Berlusconi, preferiscono diventare presidente della Camera e realizzare un quinto delle promesse fatte in campagna elettorale". Per par condicio, ecco la sparata di Carlo Ripa di Meana, l'ex verde della gioiosa macchina di occhettiana memoria: "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile, ho rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti".

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La crocetta del cittadino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni/2 La crocetta del cittadino Marco d'Eramo Cittadina/o: incarnazione dell'essere umano che si manifesta in un solo irripetibile gesto, ogni due, tre o quattro anni. Cittadina/o è colei/ui che fa una croce su un foglio di carta in un separé ligneo la cui forma accosta il rito del voto alla memoria dei vespasiani. Uscito dal bugigattolo elettorale, il bipede umano smette la sua veste di cittadina/o che riporrà nel guardaroba, con adeguata naftalina antitarme, per riesumarla e indossarla alla prossima scadenza. O per lo meno è così che ci vorrebbe chi ci governa, ma non riesce a dominarci (non del tutto, almeno). Però troppo spesso è così che finiamo per vederci noi stessi che insieme sopravvalutiamo e snobbiamo questa croce (un "per"? un "più"? un simbolo religioso? un'ammissione di analfabetismo?), come se il nostro destino fosse tutto appeso a questa statistica di milioni di crocette individuali, o come se esse fossero del tutto irrilevanti. SEGUE A PAGINA 11 In questo stanco quarantennale di '68, la celebre categoria di "unideminsionalità antropologica" allora formulata da Herbert Marcuse, può essere applicata all'uomo in quanto animale politico: lo si vuole ridurre sì a una e una sola dimensione, ma è quella elettorale. Fa quasi tenerezza vedere il "fantasma del comunismo" aggirarsi non per l'Europa ma nei sondaggi della Doxa, e i soi-disant eredi della "rivoluzione proletaria" sfiancarsi in dotte disquisizioni su dove (Lazio? Toscana?) puntare per superare l'8% al senato. In realtà il nostro vivere politico è multidimensionale: una dimensione - non la più importante - parlamentare, che si esprime nella fatidica crocetta; una sociale: quella dei conflitti, degli scioperi, dei movimenti, delle manifestazioni no-global; una culturale che si batte contro i pilastri dell'ideologia conservatrice, contro la "società dei proprietari" e per non solo la libertà religiosa, ma anche la libertà dalla religione; una comportamentale, dei gesti spiccioli, in cui ognuno di noi fa politica con l'ospitalità verso gli immigrati o la carta e i vetri nella raccolta differenziata. Da questi ultimi tre punti di vista, quasi nulla ci offre la dimensione puramente elettorale. Anzi, forse ci toglie qualcosa il Pd di Walter Veltroni, dei generali anti-culattoni, delle signorine capolista "non capisco di politica niente e me ne vanto", degli imprenditori rigidissimi sulla flessibilità (altrui). Come si fa a invocare un voto utile per l'ineffabile Paola Binetti? (Ci sarebbe per altro da interrogarsi sull'utilità elettorale dei teodem: quanti voti portano davvero, ma quanti ne tolgono?) Di nuovo vediamo l'insopprimibile vizio di partiti che invece di rappresentare le classi subalterne contro gli interessi dominanti, rappresentano la subalternità alle classi dominanti e si fanno in quattro per essere ammessi (nei salotti), per essere accreditati (presso il Vaticano, la grande finanza..): per due anni il governo Prodi ha avuto l'unico obiettivo non di riequilibrare la selvaggia redistribuzione dei redditi che ha devastato la società italiana, ma di farsi mettere un buon voto dai banchieri di Francoforte ("diligenti, ma potrebbero fare di più", c'è scritto in pagella). Né offre molto la Sinistra arcobaleno che sembra evitare in tutti i modi di attaccare la destra e Silvio Berlusconi: nessuno che lo sfotta per le sue mirabolanti promesse del 2001. Nessuno attacca il clericalismo. Che sinistra è una che non attacca la destra? Abbiamo un candidato premier (Fausto Bertinotti) che nel suo ultimo appello sul manifesto si butta sul registro poetico: il lirismo è l'ultimo ricorso dei politici a corto di argomenti, un po' come "il patriottismo è l'ultimo rifugio dei furfanti" (dottor Johnson). Se il Pd ha la sua Binetti, la Sinistra arcobaleno si ritrova per ideologo un guru come Massimo Fagioli. Questa Sinistra arcobaleno non ha il coraggio né della laicità né dell'ambientalismo. Da ministro dell'università, Fabio Mussi non ha avuto l'ardire di schierarsi con quel gruppo di professori (molti dei quali l'avevano in precedenza sostenuto) che difendeva la laicità dell'università di Roma contro il tentativo d'imporre una pontificia lectio magistralis. E i verdi? In una delle più drammatiche emergenze ambientali dell'Italia repubblicana, è assordante il loro silenzio sull'ambiente. Più in generale, quali sono le parole d'ordine che dovrebbero mobilitare i giovani? Veltroni si richiama a Obama, ma dove sono i liceali che vanno a fare attivismo tra i leghisti della Valtellina o i mastelliani di Ceppaloni? I ventenni di oggi non hanno nessun ricordo personale del Pci. Perché dovrebbero votare per partiti che ancora dopo 18 anni non sono riusciti a elaborare quel lutto? Sembra che Pd e Sinistra arcobaleno stiano facendo di tutto per far vincere Berlusconi. Astenersi allora? No. Allora votare per quel che passa il convento, visto che al gioco elettorale bisogna partecipare secondo le regole e i limiti elettorali. Perché non votare è già un voto, proprio come non decidere è una decisione. Voterò quindi Sinistra arcobaleno, sapendo però che il centro dello scontro politico oggi si situa altrove, e ricordando che mai un parlamento eletto ha approvato "buone leggi" senza una forte pressione dall'esterno. Tutte le riforme degne di questo nome, dal voto alle donne conquistato dalle suffragette, alle ferie pagate del fronte Popolare, allo statuto dei lavoratori dell'autunno caldo, al divorzio e all'aborto, tutto è avvenuto solo su pressione esterna da parte di movimenti di piazza, violenti e non violenti. Il voto non cambierà molto (anche se un esito diverso negli Usa avrebbe forse risparmiato al mondo una guerra in Iraq). Però con le elezioni avviene quel che capita con le "libertà formali" che non rendono davvero liberi, ma la cui assenza rende davvero schiavi. Così il voto ha scarsa influenza, ma le società che non votano stanno parecchio peggio. Accettiamo quindi di (ap)portare la nostra croce. Marco d'Eramo.

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Interrogare l'incertezza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni/2 Interrogare l'incertezza Ida Dominijanni Mi sbaglierò, ma contro l'evidenza dei numeri sono convinta che l'esito del voto di domenica sia del tutto aperto. Dire che la società italiana abbia trovato l'energia per archiviare Berlusconi e il berlusconismo sarebbe azzardato; ma percepire una diffusa stanchezza per l'uno e l'altro, nonché per la sceneggiatura urlata e inconsistente della politica nell'infinita transizione italiana, invece è realistico. Non l'energia, ma un vago desiderio di cambiare plot c'è. E Walter Veltroni, con la sua creatura del "nuovo" Pd, la intercetta. Che poi sia anche capace di interpretarla sensatamente, è tutto un altro discorso. E come si configurerà la scena politica italiana da lunedì prossimo in poi, con questa nuova presenza operativamente in campo e una nuova sinistra che è ancora una promessa, è il problema. Vorrei cercare di interrogare la diffusa incertezza sul voto di cui tutti i sondaggi parlano a partire da qui. SEGUE A PAGINA 11 Con la gestione veltroniana - la più organica alla sua natura - il Pd si è rapidamente configurato come un partito che rompe definitivamente il cordone ombelicale con la sinistra europea novecentesca, portando a compimento l'interpretazione più radicale dell'89 italiano. Se avesse potuto prevalere un'altra curvatura della svolta del Pci, è una questione che ormai riguarda gli storici. Dire che il nuovo partito è un partito di centro è vero ma non dice nulla di come questo "centro" sarà fatto. La Dc era un partito di centro; ma il Pd sarà una sorta di nuova Dc? No, perché se da un lato ne mutua l'interclassismo, i toni rassicuranti, la trasversalità del messaggio e il trasversalismo delle cooptazioni, dall'altro non ne prende il radicamento popolare, né l'organicità cattolica (malgrado le genuflessioni teodem), né il linguaggio, la filosofia delle alleanze e via dicendo. Sradicato a sinistra, il nuovo partito non per questo è radicato in una tradizione centrista. E' un centrismo di tipo nuovo, che notoriamente guarda più al modello americano che a quello europeo. Ma la società e la politica italiane sono davvero sulla via di una compiuta americanizzazione?E se sì, che cosa comporta questo per l'azione collettiva? Per quanto vaga e allusiva, questa domanda è cruciale per capire che cosa si agita nell'arcipelago di una sinistra sociale diffusa che non ha deciso che cosa votare, o che ha deciso di non votare (salvo la spinta dell'ultim'ora di un altro voto contro Berlusconi) . L'offerta del Pd non la riguarda; quella della Sinistra Arcobaleno non la mobilita. Bisogna chiedersi seriamente perché, facendo la tara di una serie di motivazioni - la delusione per l'esperienza di governo, la non immunizzazione del ceto politico della Sinistra dalla dequalificazione di tutto il ceto politico, i ritardi, soprattutto culturali, nel processo di costruzione del nuovo soggetto - che tutte insieme non bastano a sostenere una scelta astensionista. Se di queste si trattasse, l'astensione sarebbe banalmente interpretabile come un comportamento passivo di rifiuto della degenerazione della politica. Mentre stavolta, a mio avviso, si tratta (almeno in parte) di un comportamento attivo, che alla Sinistra vuole dire qualcosa. Che cosa? A mio avviso, che è proprio l'argomento più usato dalla Sinistra in questa campagna elettorale - la necessità di salvaguardare l'esistenza e il peso di una forza di rappresentanza politica della sinistra - a non essere autoevidente, e a dover essere dimostrato. In questione, insomma, non è tanto la capacità o l'inadeguatezza del partito, o della federazione o di quello che sarà, in costruzione; è il modello della rappresentanza politica in sé e per sé, e a prescindere dalla crisi del ceto politico che oggi la incarna. Si può fare politica - questo è il messaggio attivo dell'astensione - fuori dallo scenario della rappresentanza, e comunque derubricandone al massimo la rilevanza. Con il che siamo di nuovo alla questione di poco fa: la tendenza è anche in questo caso verso un modello, grosso modo, americano, dove le istanze radicali si esprimono in azioni sociali e culturali a prescindere dalla mediazione rappresentativa, e contrattando spazi di agibilità pubblica con il governo non migliore, ma meno peggiore possibile? Si tratta di una questione grande, su cui precipitano decenni di crisi della rappresentanza. Il cambiamento indotto nel sistema politico italiano dal Pd la accelera. A sinistra bisognerebbe discuterne con meno veli di quanti ne stenda l'urgenza del voto. L'onere della prova infatti spetta a tutti. Chi chiede consensi in nome della salvaguardia della rappresentanza deve dimostrarne l'efficacia per il futuro. Chi pensa di poterne fare a meno, deve esercitare l'inventiva su pratiche politiche extrarappresentative a loro volta efficaci (come almeno il femminismo s'è sforzato di fare). Le due strade possono divaricare. Ma possono anche coesistere e alimentarsi a vicenda. Vale la pena pensarci, prima di rifiutare la scheda.Ida Dominijanni.

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Il Pd: Silvio privilegiato E Mediaset fa il sorteggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Candidati in Tv Il Pd: "Silvio privilegiato" E Mediaset fa il sorteggio Roma Come per i Mondiali, come per la Champions league... Sorteggi in diretta, o quasi, per decidere in questo caso chi, nei match Boselli-Santanché (stasera), Bertinotti-Casini (domani) e Berlusconi-Veltroni (venerdì), avrà l'ultima parola o la migliore fascia d'ascolto. Il sorteggio avverrà stamattina alle 10.45 negli studi di Matrix: ci saranno un notaio, le telecamere, e le immagini saranno date ai tg. Così Mediaset replica al Pd che aveva protestato non solo per la sequenza delle interviste ai candidati premier decisa da Mentana, ma anche quella delle due puntate di Porta a Porta che concluderanno il ciclo elettorale. "Sono momenti cruciali della correttezza nella vita politica. Non è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio", scriveva ieri l'ufficio stampa Pd. Venerdì scorso, il propreitario di Mediaset aveva anticipato che a Matrix Veltroni avrebbe avuto l'ultima parola. Ma così Berlusconi "aprirà la doppia intervista in una fascia oraria di migliori ascolti", protesta il Pd. Mentre Porta a Porta: il 9 avrà Veltroni, il 10 Berlusconi. Che dunque chiuderà la serie "sulla base di un sorteggio avvenuto senza i rappresentanti dei candidati premier". E il Pd denuncia anche la sproporzione delle presenze nei tg Mediaset e Rai. Ma Vespa non ci sta e la sua redazione replica: "Il 20 marzo si è proceduto ai sorteggi presso lo studio romano del notaio Francesco Ragnisco, alla presenza del produttore esecutivo e di un avvocato della Rai". Porta a Porta ricorda che il sorteggio fu fatto per le elezioni del 2001, e anche allora "l'ultima parola toccò a Berlusconi, uomo piuttosto fortunato". Alla fortuna si aggiunge il conflitto d'interessi, ma tant'è. Mediaset ribalta sul Pd l'accusa di poca correttezza, perché "l'Authority ha confermato che si è ristabilito l'equilibrio tra Pd e Pdl". E per quanto riguarda Matrix, a sostegno delle sue aziende arriva il Cavaliere con una smentita che non smentisce: "Non è vero che sapessi l'ordine, un giornalista mi ha detto che c'ero prima io poi Veltroni, e io ho detto va bene". Anche perché Berlusconi venerdì apparirà alle 20.30 sulla 7 (Otto e mezzo) e alle 23.50 chiuderà, su Raitre, l'ultima giornata prima del silenzio elettorale. E Matrix sarà alle 20.20.

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La doppia violenza del voto utile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La doppia violenza del "voto utile" Intervista a Maria Luisa Boccia, candidata alla camera per La Sinistra-L'Arcobaleno. La posta in gioco di una campagna elettorale rarefatta: l'assetto del sistema politico, l'idea di democrazia, il senso della politica Ida Dominijanni E' stata una strana campagna elettorale. Toni bassi e argomenti felpati, fino alla noia. Come se non ci fosse posta in gioco, o se tutti i contrasti fossero componibili con un po' di buona volontà...Per te che stavolta corri per la Camera, è la terza campagna elettorale, dopo quella del '94 nei Progressisti, e quella del 2006 come indipendente nel Prc-Se che ti ha eletto al Senato. Come la stai vivendo? Più che noiosa, la definirei inafferrabile. La fai sul territorio, ma hai l'impressione che non abbia presa. Nel '94 - le prime elezioni con l'uninominale - il territorio era tutto, e dentro c'era tutto: partiti, società, gli stessi media. Stavolta il rapporto col territorio è come vanificato: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica. C'è in ballo la ricostruzione dei partiti - tutti: Sinistra Arcobaleno, Pd, Pdl, Destra, Rosa per l'Italia, Udc - nati sulle ceneri del bipolarismo. C'è in ballo la consistenza, il significato, il ruolo della sinistra politica, e il suo rapporto con un partito che ormai si autodefinisce di centro come il Pd. C'è in ballo la concezione della democrazia: sotto la litania del "voto utile" c'è l'idea che il parlamento e la rappresentanza sono inutili. C'è in ballo la divisione sempre più visibile fra modi diversi e sempre più divaricati di intendere la politica e di affrontare la crisi della politica. E non ultimo, c'è in ballo il modo in cui questa trasformazione ridisegnerà il rapporto fra il sistema politico nazionale, le istituzioni locali e le reti territoriali. Per la Sinistra è una campagna elettorale in salita, fra il ricatto del "voto utile" e l'astensione, che stavolta meno di altre è riducibile a disaffezione o rigetto antipolitico, ma si presenta almeno in parte con motivazioni politiche consistenti. La campagna per il "voto utile" non è solo ricattatoria: è violenta. Primo, perché punta direttamente alla cancellazione della sinistra: la Sinistra non deve più esistere, deve svanire nella mutazione antropologica decisa e attuata dal Pd - una vera e propria resa dei conti a vent'anni dall'89, con tutto o quasi il sistema del media al suo servizio. Secondo, perché mentre si presenta come l'unica scelta possibile contro Berlusconi, in realtà lo legittima come unico interlocutore della riforma costituzionale, se non del governo. Quando Anna Finocchiaro dice "votate o per il Pd o per Berlusconi", fa esattamente questo. Altro che pragmatismo dell'utilità, qui c'è una posizione strategica condivisa fra Pd e Pdl. Ciò detto, "voto utile" e astensione agiscono a tenaglia e finiscono con l'avere lo stesso bersaglio: la delegittimazione di una sinistra politica con funzioni di rappresentanza. Insomma: o sei funzionale al governo, e voti Pd; oppure sei contro e stai nel sociale, nel luogo materiale del rapporto e del conflitto sociale, perché avere un ruolo nel sistema politico non ha senso. Questa tenaglia va smontata. Io penso che questa storia del "voto utile" sia una torsione decisiva verso una concezione della politica che si riassume in tre parole: un voto, una delega, un leader. E penso che questa semplificazione della politica non faccia affatto spazio all'espansione delle pratiche politiche nel sociale (della "politica prima", per dirla nel lessico femminista): al contrario, le si ritorce contro, perché le istituzioni rappresentative restano comunque sedi di decisione e di legittimazione. Nella riduzione e nell'alterazione della democrazia non c'è niente da guadagnare dal punto di vista di un'altra politica - e infatti a me pare che al degrado attuale della politica "ufficiale" faccia riscontro non una maggiore autonomia, ma una maggiore frammentazione della politica dei movimenti. Però non sempre a un vuoto da una parte corrisponde subito un pieno dall'altra...i vuoti sono vuoti. E lo svuotamento della politica "ufficiale" può essere necessario per aprire uno spazio di ripensamento radicale della politica. O no? Non la vedo così, perché lo svuotamento non comincia ora, è andato di pari passo con la transizione italiana. Dunque i tempi sono già maturi per un bilancio di quello che lo svuotamento produce. In più, io ho sempre pensato che la politica "sorgiva" debba attraversare tutta intera la verticalità della politica, dunque anche la dimensione della rappresentanza. Lo penso anche per la politica della differenza sessuale. Naturalmente, reinventando i nessi fra materiale, simbolico, immaginario, e fra auto-rappresentazione e rappresentanza. La costruzione della Sinistra-L'Arcobaleno non procede speditamente. In questi due anni, con altre hai provato a far interagire una pratica femminista con il lavoro parlamentare e con la costruzione del nuovo partito. Che bilancio fai di questa esperienza? Il processo di costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra è partito e non credo sia reversibile, quale che sia il risultato elettorale. Certo, ci sono difficoltà e inadeguatezze: non sul piano del programma, ma su quello - decisivo per la mobilitazione - della ricostruzione del profilo politico, dell'identità, del senso. Nel rapporto con l'elettorato femminile, più esigente in fatto di linguaggio e rappresentazione, questa inadeguatezza risalta di più. Risalta anche un limite del percorso femminista che abbiamo fatto fin qui nella Sinistra e in parlamento: il conflitto con la politica maschile richiederebbe forme di espressione più mature, più alte, meno rivendicative e più autorevoli. In un libro del coordinamento delle parlamentari del Prc-Se appena pubblicato, La differenza in gioco in un gioco troppo breve, diamo conto di questi due anni brevi ma densi, fra guadagni e scacchi, luci e ombre, esponendoci al giudizio e al contributo di altre. Quello che io penso è che ci manchi una messa a fuoco lucida dello stato del femminismo oggi. In quest'ultimo anno la geografia del femminismo è cambiata, fra manifestazioni, neo-separatismo, politiche dell'identità: su tutto questo c'è stato incontro e scontro fra anime e generazioni diverse del movimento, ma poca analisi. Personalmente ne patisco: sento che in questa campagna elettorale mi manca la forza che altre volte mi è venuta dalla lettura della società femminile, che illumina sempre la lettura della società nel suo insieme.

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Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il presidente di seggio: "Meglio chiarire prima che discutere poi". Giovedì comizio di Veltroni in piazza Duomo Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli Lezioni di Pdl e Pd per rappresentanti di lista. Berlusconi con i giovani dei circoli di Dell'Utri La macchina organizzativa è pronta: 971.589 elettori sono chiamati, domenica e lunedì, a presentarsi alle urne delle 1.248 sezioni distribuite a Milano. I partiti si preparano a fare i conti con una scheda già oggi molto controversa. Così Lega, Pd e Pdl istruiscono i volontari che dovranno vigilare sul voto: "Via alle lezioni anti-brogli". è "meglio chiarire prima che discutere poi", commenta Mattia Abdu, presidente di seggio. Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, chiuderà la campagna elettorale giovedì con un comizio in piazza del Duomo. Il candidato del Pdl, Silvio Berlusconi, ha partecipato ieri sera all'incontro organizzato dai Circoli di Marcello Dell'Utri. ALLE PAGINE 2 E 3 Cremonesi e Soglio.

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ROMA Non si placa la polemica sulle schede elettorali e le minacce di Bossi di imbracciare i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Non si placa la polemica sulle schede elettorali e le minacce di Bossi di "imbracciare i fucili" contro "la canaglia romana". Berlusconi getta acqua sul fuoco: "Bossi ministro? Vedremo, sta male, le sue condizioni di salute sono quelle che sono". Poi frena: "Umberto sta bene, è stato un equivoco". Fini sdrammatizza inviando al Senatur un centurione con un fucile di legno e una poesia. Intanto anche l'autonomista Lombardo fa la sua gaffe sui fucili. Ed è polemica con gli altri partiti. Per Veltroni, "Bossi è impresentabile, ora il Pdl ha davvero paura di perdere le elezioni". Casini dice che "la Lega strangolerà Berlusconi" e annuncia che in caso di pareggio sia Berlusconi che Veltroni dovranno fare un passo indietro per favorire la formazione di un governo.

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Piazza o maxischermi, l'ultima sfida Pd-Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-08 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Piazza o maxischermi, l'ultima sfida Pd-Pdl Si studiano le mosse degli avversari. Veltroni: giovedì comizio in Duomo. In video il Cavaliere Filippo Penati accusa la Moratti e Formigoni. "Basta con i salamelecchi davanti e le critiche alle spalle" Walter Veltroni giovedì chiuderà la campagna elettorale del Partito democratico in pompa magna in piazza del Duomo. E il centrodestra? Sta correndo ai ripari. Perché dopo l'iniziativa di sabato, sempre in piazza Duomo, e dopo la partecipazione di Silvio Berlusconi all'incontro organizzato dai Circoli di Marcello Dell'Utri ieri sera, nell'agenda del Popolo della libertà non era rimasto poi molto per gli ultimi, decisivi giorni prima del voto. E dunque, in queste ore sono in corso frenetici contatti tra i capipartito della Lombardia per non lasciare troppo spazio all'antagonista. è vero che, sempre giovedì, in tutta Italia si organizzeranno dei maxi schermi per ritrasmettere la chiusura della campagna elettorale Pdl che si svolgerà a Roma. Ma è anche vero che quella servirà a fornire i titoli dei giornali nazionali. Lasciando tutte le cronache locali con un solo nome di richiamo. Appunto, quello del segretario Pd. E dunque, con ogni probabilità, nelle prossime ore il Pdl annuncerà qualche evento. Da svolgersi, sembra, in piazza San Babila con tutti i candidati del centrodestra. Intanto, ieri Filippo Penati se l'è presa con Letizia Moratti e Roberto Formigoni. Per dire "basta con i salamelecchi davanti e le critiche alle spalle. Trovo ingeneroso non riconoscere che la collaborazione tra Governo e istituzioni milanesi in questi venti mesi di legislatura non abbia prodotto risultati". Secondo il presidente della Provincia "la continua attenzione per Milano e la nostra Regione ha portato il governo a stanziare quasi 3 miliardi per le infrastrutture ", oltre al cosiddetto "federalismo infrastrutturale", e cioè la costituzione della Cal, la società mista Regione-ministero comunemente chiamata l'Anas lombarda. Ma ieri è stato anche il giorno dell'appello al voto da parte dei popolari del Pd. Spiega l'eurodeputata Patrizia Toia che "noi non siamo certo un gruppetto di cattolici con l'elmetto, ma neppure una specie di riserva indiana a cui sono riservati i soli temi etici e la legge 194. Anzi, portiamo al Pd una dote fondamentale: mitighiamo l'individualismo dei liberali così come il collettivismo della sinistra". Insomma, prosegue Toia, "noi possiamo comprendere che la parte più consapevole dei cattolici si interroghi su scelte come l'ingresso dei radicali. Ma voglio ricordare il fatto che noi in questo partito ci siamo da protagonisti, e nel preciso filone di una storia di cattolici democratici che parte dal dopoguerra. Prima si facevano governi di coalizione per cercare la composizione delle idee, oggi c'è un partito che prosegue quella tradizione". E gli altri partiti? Se per l'Udc ieri si è conclusa con Varese e Brescia la tre giorni lombarda di Pier Ferdinando Casini, la campagna elettorale della Destra potrebbe essere movimentata oggi dalla conferenza stampa annunciata per oggi dal garante nazionale degli iscritti Luciano Buonocore. Dalla parte opposta dell'arco politico, la sinistra Arcobaleno ha organizzato per oggi "una giornata di mobilitazione su scuola e conoscenza". L'appuntamento centrale questo pomeriggio in piazza Leonardo da Vinci. Mentre oggi sarà a Milano il leader di Sinistra critica Franco Turigliatto per un incontro alle 18 a palazzo Isimbardi. Il partito Pensionati ha invece organizzato per domani alle 11, all'hotel Michelangelo, un incontro con Bernard Worm, il presidente dell'associazione europea senior del Ppe. I cattolici del Pd "Noi non siamo un gruppetto di cattolici con l'elmetto, ma neppure una specie di riserva a cui sono lasciati soli temi etici" M. Cre.

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Visti dal regno unito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Visti dal regno unito No Westminster-style system It is nearly ten years since Maurizio Costanzo published a book entitled Un paese anormale . Is Italy still abnormal? Several aspects of this election campaign suggest that it is - fascinating, but abnormal. They include the problem of gerontocracy, with one leader (Veltroni) aged 52 but the other (Berlusconi) aged 71; and the lack of economic growth and investment, to which gerontocracy is linked, because it holds back the energy and ambition of young Italians. There is the ghost at this election feast, the Mafia, which also holds back progress, but to which the candidates have only briefly referred (and only recently); and those other still-unexorcised ghosts, Communism and Fascism, which have left Italy a legacy of bitter political division. Then there is the divisive issue of Berlusconi himself - television tycoon, self made billionaire, seeking a third term despite his repeated legal troubles, his history of gaffes, cosmetic surgery and hair transplants, and the accusation that he used his last period in office passing laws to benefit himself rather than Italy. But the main unresolved issue which sets Italy apart from the rest of Europe is the electoral system. When I arrived in Italy to cover the 1996 election, it looked as if the country was at last heading for a Westminster-style system of alternanza. An illusion: Italy has gone backwards.The system adopted in 1993 (and approved by referendum) functioned well at first - after all, the Ulivo lasted from 1996 until 2001 (although with three different Prime Ministers) and then the Casa della Libertà (as it was then called) took office until 2006. But then came the electoral law passed by Berlusconi just before he left office, which benefited the Centre Right - but at the cost of making the Prodi government unable to govern with a stable majority. Ironically, the same could happen again this time, this time undermining Berlusconi himself: despite the PDL leads in opinion polls, there may again be deadlock in the Senate. So is the answer a Grand Coalition with a mandate to reform the electoral law? Perhaps. But it will work only if minor parties are eliminated or absorbed into Centre Left and Centre Right blocs which are really united, not just temporary electoral alliances. If not, the world might justifiably conclude that Italians prefer their country to be ungovernable - and abnormal. Corrispondente da Roma di The Economist 08/04/2008.

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Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno Altro che mosci, il loft ammette un solo errore Tema: il Partito democratico e una campagna elettorale troppo monotona. Troppo presidenziale e poco di partito. In poche parole, solo Walter - e praticamente sempre nella stessa salsa, a Torino come a Treviso - non riesce "a sfondare il muro di Arcore" (cfr. il Riformista di ieri). Roberto Roscani, che è il portavoce del segretario, replica: "L'idea della solitudine di Veltroni non corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre piazze che, tra l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi, "non c'è soltanto un palco con Veltroni sopra. Certo, i media nazionali raccontano lui; come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi. La verità è che tutti i nostri candidati sono in movimento. Un esempio? Basti pensare a Follini, che si è trasferito in Campania e sta erodendo consensi al centro". Al pari di Roscani, anche Ermete Realacci, titolare del dossier comunicazione del loft, difende l'idea del road show veltroniano. "Li volete sapere i numeri della nostra rimonta, che può ancora trasformarsi in sorpasso?". Prego. "Il nostro partito appena nato, l'autunno scorso, era accreditato dai sondaggi del 22 per cento. Se fosse vera la storia del numero 35, vorrebbe dire che abbiamo recuperato ben tredici punti in pochi mesi". Sia Roscani che Realacci invitano a dare uno sguardo all'erba dell'Innominato (il copyright è di Ilvo Diamanti) vicino, che tutto sembra fuorché verde. Nella Pdl ci sono i fucili che saranno pure caricati a salve, ma sempre fucili sono. "E poi - sottolineano gli spin doctor del Pdc - quali sono stati i temi di campagna elettorale di Berlusconi? Semplice: Alitalia e l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta voti?". Autocritiche? "Walter sta andando davvero forte", insiste Realacci. Che però riesce ammette un neo nelle scelte strategiche, mediatiche e politiche dei democrat. "Un errore tattico, effettivamente, l'abbiamo compiuto. La scelta di chiudere le liste una settimana prima si è rivelata poco azzeccata. In questo modo, tutti si sono concentrati a fare le pulci ai nostri candidati e hanno tralasciato quelli del Pdl. Morale? I nostri nomi sono davvero validi, quelli loro no. E questo, purtroppo, non l'ha notato nessuno". Roscani punta l'indice contro i tempi contingentati e gli spazi dilatati. "Non abbiamo scelto noi i tempi di questa campagna elettorale. Semplicemente, perché siamo stati costretti ad andare alle elezioni con un partito ancora da presentare al pubblico nazionale. Prima che cadesse il governo, Walter aveva deciso di fare un giro d'Italia in treno per far conoscere il Pd alla gente. E invece, di colpo ci siamo ritrovati in pullman per la campagna elettorale...". L'obiettivo del rush finale non è solo raccattare voti. Ma anche evitare di perderne. Anche per questo, tra i collaboratori di Veltroni, c'è chi gli ha sconsigliato di presentare una lista di ministri decurtata della casella "Economia" a causa del non possum di Monti. "Prima del voto - si è sentito suggerire il segretario da uno dei suoi consiglieri - è inutile presentare un ottimo ministro della Cultura o un perfetto Guardasigilli (in questo caso, il nome più quotato sarebbe Giovanni Salvi, ndr ). Gli altri ci impiccherebbero alla casella decisiva e mancante...". Veltroni ha ascoltato senza replicare. E Realacci scommette: "Questa lista non ci sarà". Dentro il pullman veltroniano si riflette su Napoli, tappa di domani. Con tempismo perfetto, Antonio Bassolino ha fatto la "mossa", fissando nel 2009 le sue dimissioni da governatore. "L'orizzonte giusto del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno. Un ciclo politico si è chiuso, a Roma e qui". Con l'uscita bassoliniana, Veltroni ("Quanto ha detto Bassolino corrisponde al suo senso di responsabilità e al suo amore per la Campania") conta di ridurre il gap in quella Campania data ormai per persa. Al contrario del Lazio, che - grazie alla concomitanza con un mega round di amministrative - viene considerato "praticamente in cassaforte". I rimpianti di Walter, per adesso, sono solo "catodici". "Il mancato duello tv è stato un grande torto agli italiani". Per non parlare dell'handicap denunciato dal Pd, che ha fatto appello a Rai e Mediaset affinché garantiscano "un vero equilibrio nell'ultima settimana della campagna elettorale". Rimpianti per una campagna che pubblico e critica considerano "moscia" non ce ne sono. Anche perché, giura la freschissima Marianna Madia al Riformista , "la nostra campagna non è per niente moscia. È vero, il traino è Veltroni. Ma è altrettanto vero che il nostro segretario è riuscito a contagiare i candidati e gli elettori con un'energia positiva e crescente di cui è impossibile non prendere atto. Prendete me: mi chiamano a fare iniziative su iniziative e le sale sono sempre pienissime. Oppure Anna Finocchiaro, che in Sicilia recupera voti anche per le sue dichiarazioni sempre efficaci". L'analisi della Madia ci ha preso solo poche righe. "Mi hanno detto che con i giornalisti si deve essere sintetici, no?". 08/04/2008.

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Democrat il segretario regionale: <il pdl usa i soliti slogan> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Democrat il segretario regionale: "il pdl usa i soliti slogan" Martina ottimista sui ceti produttivi "stanchi di Berlusconi" "Il nostro programma parla di Nord e al Nord". Su Formigoni: "Se va a Roma, per noi si apre una sfida enorme" "Ho una sensazione molto positiva. C'è stato finalmente un cambio di passo. Nei territori lombardi ho trovato tante persone che fino all'altro giorno guardavano solo al centrodestra e che ora riconoscono il Partito democratico come un importante interlocutore: qualunque sia il risultato del 13 e 14 aprile, questa è già un'importante base di partenza da cui partire per il futuro". Maurizio Martina, segretario regionale in Lombardia per il partito di Walter Veltroni, tira le somme della campagna elettorale. Cosa sicuramente non facile in una regione dove il centrodestra stravince da quasi quindici anni e dove regnano i pezzi da novanta della scuderia di Silvio Berlusconi: Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che sarà capolista al Senato per il Popolo della Libertà, e Letizia Moratti, sindaco di Milano, fresca di vittoria dell'Expo 2015. "In questi mesi - ammette Martina - ho avvertito una certa stanchezza dei ceti medi produttivi nei confronti del centrodestra. Come se Berlusconi avesse perso credibilità sfruttando i soliti slogan, le solite idee e i soliti candidati. Che tutto questo si tramuti immediatamente in consenso elettorale non lo so. Lo vedremo: è la nostra scommessa del 13 e del 14". Tutto sommato, quindi una campagna elettorale più che positiva nelle ostili terre lombarde. "Abbiamo messo al centro l'innovazione della cultura politica della sinistra, partendo dalla stesura del programma elettorale - spiega Martina - Abbiamo invertito le parole d'ordine. Questo è un programma che parla di Nord e parla al Nord, partendo dalla riduzione della pressione fiscale e parlando ai lavoratori autonomi. Sono tutti importanti passi in avanti. Parliamo alle imprese e al rapporto con i lavoratori. Un grande passo in avanti è l'aver insistito sull'efficienza della pubblica amministrazione: aver candidato un esperto della materia come Pietro Ichino lo dimostra a pieno". Proprio rispetto ai nomi dei candidati, da quasi quindici anni non si può dire che la sinistra abbia guadagnato credibilità nel Nord Italia. Sfilano i nomi dei perdenti: Fumagalli, Antoniazzi, Martinazzoli e Ferrante. Nell'intervista a fianco, Piero Maranghi li definisce una delle "cose più terribili" avvenute in questi anni. "Penso che anche su questo ci sia stato uno sforzo di novità - risponde Martina - Nomi come Umberto Veronesi, Matteo Colaninno e appunto Pietro Ichino, così come molti altri. Si percepisce la voglia di cambiamento e di un tentativo di innovazione". Il Partito democratico lombardo quindi ha raggiunto "un linguaggio, un personale politico e un gruppo dirigente all'altezza del Nord Italia. Ora è venuto il tempo per il Nord di scommettere sul Partito democratico, perché è l'unica vera novità di questa campagna elettorale. Dal 15 aprile in poi nessuno potrà prescindere da questa nuova forza politica. Lo ripeto: il programma del Partito democratico è il programma più nordista che potevamo presentare, senza quella retorica politica, spesso un po' abusata, della questione settentrionale". E dopo le elezioni non si potrà nemmeno fare a meno delle scelte di Formigoni. Il celeste, una volta eletto, dovrà scegliere se andare a Roma o no. E gran parte del suo destino dipenderà dall'esito del voto. "Io mi auguro che il governatore scelga la chiarezza e la coerenza su quello che ha deciso di fare - spiega Martina - In ogni caso, non sarebbe tollerabile un'andata e ritorno come quella di due anni fa". E nel caso non dovesse restare al 31esimo piano del grattacielo Pirelli, scegliendo i palazzi romani, "per noi - conclude Martina - si aprirebbe una sfida enorme che è quella di continuare a rappresentare questo sforzo di innovazione. La scelta è tra il vecchio e il nuovo. Da una parte c'è il vecchio sistema politico e le solite facce. Dall'altra c'è il nostro progetto che segna un cambiamento significativo in una regione come la Lombardia". 08/04/2008.

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Riforme dietro le polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo bipartisan (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riforme dietro le polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo bipartisan Diplomazie al lavoro, D'Alema piccona il federalismo Negli ultimi giorni di campagna elettorale non c'è tema più scivoloso per i due principali candidati premier delle riforme istituzionali: non porta voti e in più, se affrontato in tandem, rischia di portare acqua alla tesi dell'inciucio su cui insiste la comunicazione dei partiti minori. Ecco perché Silvio Berlusconi pochi giorni fa ha definito "non all'ordine del giorno" il varo di una Assemblea costituente dopo il voto. Allo stesso modo, dopo aver sottolineato l'"urgenza" delle riforme, Veltroni ha depennato la materia in vista del rush finale, dove l'obiettivo è radicalizzare lo scontro e trascinare alle urne gli indecisi del proprio campo. Nonostante l'embargo, però, il capitolo riforme è quello su cui è più a buon punto il lavorìo per istruire un tavolo di lavoro bipartisan. C'è una diplomazia già rodata dalla trattativa sulla riforma elettorale, capeggiata sul fronte Pd dal politologo Salvatore Vassallo e su quello Pdl da Gaetano Quagliariello (che sul Riformista di sabato ha proposto ai democrat l'adozione del modello Balladur, per dare mandato a una commissione esterna al Parlamento). C'è, soprattutto, la benedizione dei vertici. Walter Veltroni ha più volte insistito affinché si proceda con "urgenza" dopo il voto a intelaiare le riforme. Interesse chiaro e comprensibile anche dal punto di vista personale: l'apertura di un tavolo istituzionale rafforza la leadership del segretario del Pd e lo aiuta a restare in sella anche in caso di sconfitta. Ma anche dall'altra parte si procede con determinazione: "Andate avanti", è il messaggio trasmesso agli sherpa da Gianni Letta. Del resto, su almeno due delle questioni in agenda, riforma elettorale e revisione dei regolamenti parlamentari, un accordo c'è già (con tanto di bozze pronte) o è comunque facilmente raggiungibile. E se il risultato elettorale dovesse favorire un esito bipartitico, la strada sarà ancora più spianata. Serve "quota 75" a Pd e Pdl, intesa come somma complessiva dei rispettivi voti, per colonizzare il prossimo Parlamento e legittimare la colonizzazione anche di quelli a seguire, con una legge elettorale tarata sulle esigenze di due grandi "partiti a vocazione maggioritaria". Più complicata resta la faccenda che riguarda il restyling della Costituzione. E l'attualità - con la contesa Berlusconi-Bossi sul ruolo di ministro delle Riforme - aumenta gli interrogativi. Ieri Veltroni ha chiuso così, per quanto lo riguarda, la querelle sull'eventuale futuro ministeriale del Senatur: "Dopo aver ascoltato annunciare i fucili e l'attacco mortale è assurdo che se ne discuta ancora". Ma al Loft la domanda principale è un'altra: quanto peserà la Lega - che il ministro competente sia Bossi o chi per lui nel partito - nella definizione del dossier riforme? Per Vassallo, infatti, la presenza del Carroccio nella mini-coalizione berlusconiana è l'ostacolo più grande alla revisione bipartisan della Carta: "Se vinciamo noi - dice il politologo e candidato del Pd - non avremo problemi a tenere insieme dialogo con la coalizione avversaria e coesione della maggioranza. Ma se vince il Pdl la posizioni eccentriche della Lega rappresenteranno un grosso problema per Berlusconi. Se Bossi insiste a proporre un modello costituzionale basato sulle tre euroregioni, non si va da nessuna parte. La sola evocazione di questa prospettiva è inaccettabile, quali che siano gli altri elementi del progetto costituzionale". Vassallo non è l'unico a porre così la questione. In una campagna vissuta molto su polemiche di giornata e di settimana, e molto poco sulle grandi questioni di merito, non ha trovato grande spazio l'autocritica più volte pronunciata negli ultimi tempi da Massimo D'Alema sulla "sbornia federalista" di cui la sinistra sarebbe stata vittima negli ultimi anni. D'Alema rimprovera alla politica italiana di marciare in senso opposto alla direzione scelta da tutti i grandi player internazionali, e cioè il rafforzamento dello Stato centrale come unica garanzia di tutela degli interessi nazionali. In questi giorni di comizi e incontri il ministro degli Esteri spara ad alzo zero contro la "filosofia del glocalismo" e la "fiera delle vanità" rappresentata dalla sfilata di ambasciate regionali nelle grandi capitali mondiali. E il "leghismo di ritorno" di Berlusconi è considerato il pericolo maggiore dal vicepremier. Il quale, conversando con un gruppo di corrispondenti stranieri sul treno Alta Velocità della linea Roma-Napoli, ha spiegato: "Credo che possiamo vincere, ma chiunque vincerà avrà un margine limitato e dovrà fare le grandi riforme con consenso ampio". L'obiettivo principale?: "Cambiare la Costituzione per rafforzare i poteri del governo nazionale". Stefano Cappellini 08/04/2008.

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Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati Il consiglio: la nostra proposta la conoscono. Giovedì vertice del governo con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi", respingendo la proposta dei sindacati che ha provocato la rottura del negoziato. "Spetta alle organizzazioni sindacali - si legge nel comunicato - esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Insomma i francesi restano, anche grazie alla mediazione portata avanti caparbiamente dal sottosegretario Enrico Letta, ma i margini della trattativa rimangono esigui. Tanto è bastato al governo per convocare i sindacati per giovedì prossimo e intestarsi, alla vigilia del voto, la mancata rottura. Se le cose stanno in questo modo, il Cda di Alitalia, che si riunirà oggi presieduto da Aristide Police, non dovrebbe avere un esito drammatico. Il board esaminerà i conti con l'ausilio dell'advisor Citi, ma è molto probabile che si limiti a ricostruire un quadro della situazione a tinte fosche senza giungere a conclusioni, vale a dire alla dichiarazione d'insolvenza. Al di là delle alchimie politiche, la situazione della compagnia resta pesante: le risorse di cassa si assottigliano e, secondo indiscrezioni, si aggirerebbero sui 160 milioni. Liquidità utile per un mese o poco più. Non molto, se si pensa che il prossimo governo non entrerà in carica prima di metà maggio. Lo scenario che si disegna è quello di una compagnia costretta a mettere alcuni aerei a terra. Lo spettro del commissariamento è tutt'altro che fugato, anche se l'idea che un evento così traumatico possa essere "pilotato " circola tra sindacati e forze politiche. E intanto le azioni Alitalia verranno riammesse in Borsa domani, con esiti incerti. I sindacati hanno accolto con sollievo le mosse di Air France e Palazzo Chigi. Per la Cgil, la "via maestra da seguire è quella della ripresa delle trattative". "Se ne riparla dopo le elezioni" sintetizza Claudio Claudiani per Fit-Cisl. "è quanto avevo chiesto abbandonando il tavolo del negoziato " replica Luigi Angeletti della Uil. Si dicono pronti al confronto "vero" i piloti dell'Anpac, chiedendo un supporto al governo e alle forze politiche. L'Anpav è per un "passo avanti verso Air France". E per la "ripresa del confronto, auspicata da tutti i lavoratori" si schierano anche Sdl e Ugl. La mediazione del governo che ha riportato i francesi al tavolo non piace a Silvio Berlusconi, secondo cui la trattativa con Air France "non si può concludere a queste condizioni ". L'idea della cordata resta: ieri il presidente della Fondazione Fiera Milano, Luigi Roth, si è detto pronto a "incoraggiarla ". "L'altra cordata per salvare Alitalia non era una cordata: era una balla" ha ribattuto il leader del Pd, Walter Veltroni. L'offerta Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta A. Bac.

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Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Il leader frena sul dicastero delle Riforme. L'autonomista Lombardo: noi pronti ad armare i fucili dei siciliani Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene "Proposi a Veltroni di fare un governo insieme, ma si è alleato con Di Pietro" Il Cavaliere: Bossi se la poteva risparmiare quella frase sui fucili. E il capo leghista va in tv: io sto benissimo DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - I fucili di Bossi? "Se la poteva anche risparmiare, quella frase. Perché sa che queste cose poi vengono strumentalizzate. Del resto ha avuto quello che ha avuto, e poi si esprime per slogan. I fucili non ci sono...". Ma è vero che vorrebbe fare il ministro? "A me non mi ha chiesto niente nessuno. E le condizioni di salute sono quelle che sono". Due frasi buttate là in quella che doveva essere una chiacchierata con i giornalisti sardi in un albergo di Alghero, e Silvio Berlusconi ancora una volta riesce a dar fuoco alla giornata elettorale. Qualche ora dopo il leader leghista si presenta in televisione a spiegare che lui sta benissimo. "E comunque fare il ministro è il mio ultimo pensiero - giura -. Non lo bramo, se me lo chiedono lo faccio. Ma il problema non è tanto questo: per fortuna ho creato un gruppo di persone capaci di fare il ministro al mio posto". E mentre Berlusconi vola da Alghero a Cagliari per un altro comizio, ci pensa Raffaele Lombardo a buttare un altro po' di benzina sul fuoco: cosa ha da dire sulla sparata dei fucili di Bossi? gli chiede la sua avversaria in Sicilia Anna Finocchiaro. "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli ", risponde il leader degli autonomisti, punta di diamante della strategia berlusconiana per la conquista della Sicilia. Walter Veltroni naturalmente non si risparmia una replica. Una replica doppia. Per stigmatizzare la battuta del Cavaliere sul suo alleato ("è l'argomentazione peggiore che si possa usare, peggiore anche umanamente "), ma anche per bocciare l'idea che il padre della Lega possa diventare ministro: "Dopo aver ascoltato un candidato ministro dell'altro schieramento annunciare che avrebbe imbracciato i fucili, mi pare persino assurdo che se ne discuta". E Berlusconi cerca di smorzare i toni, ridimensionando la battuta sul suo fedele alleato: "Ho sentito che ci sono state reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non ho detto niente, ho solo detto: "Sta come gli pare". Continuano a chiedermi come sta. Bossi sta bene, lasciamolo stare, sta bene...". A Cagliari lo aspettano davanti alla scalinata che porta alla casa del governatore dell'isola, Renato Soru. Occasione che naturalmente il leader del Pdl non si lascerà sfuggire, invitando la folla a "dare un avviso di sfratto a quel signore che sta lì". Ma gli strali più velenosi e i toni più infuocati sono tutti per Walter Veltroni. "Veltroni è un bravissimo comunicatore, uno che all'inizio si era presentato come il nuovo, come quello deciso a tagliare i ponti con il comunismo. E io all'inizio ci avevo anche creduto...". La folla fischia. "Ma poi sono arrivato alle vostre stesse conclusioni ", replica pronto lui. "Sì, avevo pensato "volemose bene", gli avevo detto anche "facciamo un governo insieme". Ma passa una settimana e lui si allea con quello che per me è il peggio, del peggio del peggio. Di chi sto parlando?". Di Pietro, ruggisce la folla. "Già, Di Pietro, uno che a me fa orrore. Perché è un signore che non rispetta gli altri, uno che ha messo in galera senza prove un sacco di gente ". è sera, ormai. Le ultime cartucce, la voce ormai arrochita dalla stanchezza, il Cavaliere le spara contro il Pd. "Non è che l'ultima mimetizzazione di quello che è stato il più grande partito comunista dell'occidente. E sono ancora così, ancora e sempre comunisti...". Giuliano Gallo.

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Sorpresa per le arti visive, baratta si affida allo svedese birnbaum (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sorpresa per le arti visive, baratta si affida allo svedese birnbaum La Biennale sceglie un direttore giovane e bravo Ritardi e rivoluzioni era la rassegna con cui s'è rivelato nel 1999. Oggi è il più fresco responsabile nella storia della più famosa e antica mostra di arte contemporanea Paolo Baratta, presidente della Fondazione Biennale di Venezia, ha battuto ieri sul filo di lana Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nella gara per gli under 50 nominando a sorpresa direttore del settore delle arti visive della prossima Biennale nel 2009 lo svedese Daniel Birnbaum che con i suoi 44 anni è oggi il più giovane direttore nella storia della più famosa e antica mostra di arte contemporanea del mondo. Baratta non è nuovo alle scelte meno prevedibili. Già nel 1999 prendendo le redini per la prima volta della presidenza dell'istituzione veneziana aveva riscoperto il vecchio leone al tramonto Harald Szeeman, il mitico svizzero che aveva praticamente inventato con la mostra del 1969 When Attitudes Become Form alla Kunsthalle di Berna la professione del curatore di arte contemporanea, quella figura nomade di professionista dell'arte testimone a cavallo delle idee più strampalate e innovative prodotte dagli artisti del proprio tempo. Con Birnbaum (che il sottoscritto aveva invitato a curare nella Biennale del 2003 la mostra al Padiglione Italia dei Giardini) Baratta dimostra di essere un presidente attentissimo, capace di ascoltare sulle rotaie dell'arte il rumore del futuro, rispetto al predecessore Davide Croff che magari preferiva guardare il treno del presente passargli davanti. Daniel Birnbaum è anche il curatore della seconda Triennale di Torino che aprirà il prossimo novembre e che ora diventa un serio esame in vista della mostra veneziana. Inoltre il critico-filosofo di Stoccolma ricopre da vari anni la carica di rettore della Staedelschule di Francoforte, una delle più interessanti scuole d'arte europee. Questo suo incarico a Francoforte è stato fondamentale per la decisione di Baratta di chiamarlo a Venezia a dirigere la mostra di arti visive. L'obiettivo del presidente infatti è di trasformare finalmente la Biennale d'arte da evento esplosivo una volta ogni due anni in una realtà permanente che alla storica mostra d'arte affiancherà un workshop per giovani artisti dove l'esperienza alla scuola tedesca di Birnbaum sarà molto importante. La lungimiranza di Paolo Baratta è una boccata di aria fresca per la Biennale, come d'altronde lo era già stata nel 1999 e 2001. Dopo Baratta I, caduto a picco per dissapori con l'allora ministro della cultura Urbani sulla direzione della mostra del cinema, era arrivata la coraggiosa presidenza sperimentale di Franco Bernabè, paradossalmente anche lui fatto inciampare dallo stesso Urbani sulla nomina del direttore della mostra del cinema. Nel 2004 era arrivata la restaurazione croffiana, che aveva adeguato la Biennale al panorama circostante della laguna con mostre d'arte lente e paludose. La scelta di Baratta II di Birnbaum è ancora più brillante di quella di Szeeman essendo un vero scarto generazionale e il giovane direttore una figura non incatenata, ancora, al proprio ruolo e alla propria mitologia. Senza sottovalutare che lo svedese ha già fatto esperienza del contesto veneziano durante la Biennale di sei anni fa dove incontrò anche il giovanissimo direttore dell'archivio storico della Biennale Giuliano da Empoli, oggi (oltre che editorialista di questo giornale) guarda caso uno dei cinque membri del Cda della Biennale insieme al sindaco di Venezia Massimo Cacciari, Amerigo Restucci, Franco Miracco e lo stesso Baratta. Se la Biennale fosse una cartina di tornasole di tutta la cultura italiana, la nomina di Birnbaum potrebbe essere un segnale che finalmente una generazione di leader abituata ad ascoltare e suonare sempre le stesse campane politiche o come nel caso di Baratta esclusivamente la propria apolitica suoneria interna, ha capito che per trasformare una società e le sue istituzioni è assolutamente necessario ascoltare pur con la dovuta prudenza le voci e le idee di chi sta attorno, in particolar modo quelle di chi è più giovane di noi e che meglio esprimono le esigenze future di una cultura e di un paese. Ritardi e Rivoluzioni era il titolo che Birnbaum aveva dato alla mostra nel padiglione Italia nel 2003. Baratta, nominandolo, pare avere preso ispirazione da quel titolo, comprendendo che l'arte è un gioco e un intreccio di rivoluzioni capite in ritardo e ritardi che all'improvviso diventano rivoluzioni. Sdoganando la Biennale dalla sua natura di evento temporaneo, più spesso in ritardo che rivoluzione, e unendola a una scuola o laboratorio permanente, Paolo Baratta e Daniel Birnbaum proveranno a dimostrare che le rivoluzioni, ma anche le semplici trasformazioni, non avvengono in pochi mesi ma giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Nonostante i suoi 114 anni la Biennale dobbiamo dirlo aveva proprio bisogno di essere "sveziata". 08/04/2008.

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ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione a Palazzo Chigi. La borsa di Parigi, ieri, scommetteva sulla rottura definitiva. Ed Enrico Letta, che negli ultimi giorni ore ha tenuto i contatti con Jean-Cyril Spinetta, aveva avvisato Romano Prodi delle difficoltà al vertice della compagnia francese. Il filo invece non è stato spezzato. Spinetta ha mantenuto la parola. E Letta è riuscito a tenere aperta la porta sulla ripresa della trattativa. Sono stati tre giorni di colloqui febbrili. Con Parigi. Con il nuovo vertice Alitalia. Con i sindacati. Letta è rimasto al centro della rete. Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia resta fragile e i tempi sono comunque stretti. È giovedì - incontro con i sindacati - il giorno in cui il governo si riserva di giocare la sua carta. La sua ultima carta. Letta ci sta lavorando da una settimana: e l'attesa di un "passo avanti" del governo è una delle ragioni che ha indotto Spinetta a non chiudere. Il dossier a cui Palazzo Chigi sta lavorando è un tentativo di accorciare le distanze tra il piano di Air France e le richieste dei sindacati. O meglio, si tratta di una serie di interventi che potrebbe consentire ai sindacati di accettare il piano Air France come base del confronto. Nel dossier governativo ci sono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori in esubero. E c'è uno studio per costituire una nuova società di servizi, che inglobi Fintecna e stipuli un contratto pluriennale con Air France. I sindacati chiedevano di mantenere i servizi dentro "il perimetro di Alitalia". Ma il governo confida di ottenere su questo punto un segnale di svolta e di offrirlo a Parigi. Anche perché lo stesso governo è convinto che, a quel punto, Air France possa correggere il suo piano, aumentando gli investimenti nel lungo periodo e recuperando alcune rotte, magari a partire dal 2010-2011. La speranza di Palazzo Chigi è di riaprire il tavolo giovedì, indicando la via concreta di un accordo dopo le elezioni. Ma resta l'obiettivo minimo: evitare comunque rottura prime del voto. Tanto per la decisione finale bisognerà attendere il voto e il futuro governo.

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Silvio chiama il Senatur <Non volevo offenderti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il Carroccio Malumore dei leghisti: fa paura ai Gattopardi Silvio chiama il Senatur "Non volevo offenderti" Il leader fa le corna: va bene anche il ruolo di scrivano VARESE - La telefonata a Gemonio arriva nel primo pomeriggio: "Umberto, ti ho chiamato per dirti che non volevo offenderti. Ho parlato delle tue condizioni di salute solo per rispondere alla domanda di un giornalista. Lo so che sei in forma. E per i ministeri vedremo, non ne abbiamo ancora parlato ". Chiamata provvidenziale, quella di Silvio Berlusconi, necessaria per far rientrare un malumore che nella Lega rischiava di crescere. Nessun dramma, ma non erano piaciute le dichiarazioni del Cavaliere e le sue perplessità sulla possibilità che Bossi diventi ministro: "A me non ha chiesto niente nessuno ". Né tantomeno l'aggiunta sulle condizioni del Senatùr: "Le sue condizioni sono quelle che sono". E così nel pomeriggio Bossi può rilasciare dichiarazioni ironiche ma concilianti: "Ringrazio Berlusconi per il suo interessamento, ma sto benissimo. E fare il ministro è l'ultimo dei pensieri, non lo bramo ". Giornata non proprio idilliaca, quella di ieri, per i rapporti tra Berlusconi e Bossi. Le esternazioni del Senatùr sulla possibile necessità di imbracciare i fucili non avevano entusiasmato il Cavaliere. E dopo le fucilate, ecco la contraerea di Berlusconi, nel tentativo di rassicurare i moderati del centrodestra. Una corsa a recuperare, sotto la pressione di Veltroni, che si è conclusa con la pace siglata con il Senatùr con il quale del resto l'asse resta solidissimo. Bossi, in un comizio serale a Varese, spiega che sta benissimo (fa, scaramanticamente, le corna), che comunque può anche fare "lo scrivano, perché il vero fucile è la penna", che lancerà manifestazioni "schede pulite ", e che le sue parole "non vanno interpretate alla lettera ". In mattinata, a dare fiato alla pancia della Lega ci avevano pensato i pasdaran del Carroccio, come Mario Borghezio: "Chi ha paura di Bossi al governo? Sarebbe veramente incauto escluderlo, perché senza di lui il governo non avrebbe nulla DAL NOSTRO INVIATO di nuovo. I Gattopardi hanno paura, Roma ladrona è la stessa, ha il terrore di Braveheart. E fa bene". Anche Francesco Speroni non ha gradito l'uscita del Cavaliere, che considera quantomeno "inopportuna ": "Quelli sulla salute di Bossi sono discorsi che dovrebbe fare un medico non un futuro capo di governo". Roberto Cota, temporaneamente "in terra straniera", cioè a Roma, rivendica il ruolo decisivo del Capo: "Bossi è la bussola del centrodestra, è la mano ferma di cui Berlusconi non può fare a meno ". Quanto agli imbarazzi che l'esibizione dei fucili hanno provocato al Cavaliere, il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo sorride: "Inutile girarci intorno, è il linguaggio che usa da sempre. Io a Treviso ho Gentilini: loro due sono le persone più care e buone che conosca". Anche Roberto Castelli minimizza le polemiche sulla pericolosità del Senatùr: "E' un déjà vu stucchevole". Sulle capacità di Bossi di fare il ministro, Castelli non ha dubbi: "Standogli vicino so che sta benissimo: del resto, sta reggendo il partito e posso garantire che è molto più faticoso questo che non fare il ministro. Che poi lo faccia o meno, è una cosa che decideranno di comune accordo Bossi e Berlusconi". Piuttosto l'ex Guardasigilli punta il dito contro un altro alleato: "Noi siamo fedeli alla coalizione fino a quando si rispetta il programma. Il voto agli immigrati è un tema sul quale Fini dovrebbe insistere molto meno. Altrimenti non ci stiamo più". Non manca, infine, il giudizio di Roberto Maroni: "Bossi è ovviamente, per noi, il ministro delle Riforme. Ma per lui e per noi il problema non è fare il ministro, è fare il federalismo. Il resto conta poco". Castelli "Umberto sta reggendo il partito. E' molto più faticoso che non fare il ministro" Alessandro Trocino.

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Veltroni: con Fini piazze vuote, An eviterà le urne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il Pd Sulle schede elettorali attacco a Pisanu. La replica: voi i disattenti. Polemica con "Porta a Porta": perché si chiude con la puntata del Cavaliere? Veltroni: con Fini piazze vuote, An eviterà le urne E si appella alle "persone perbene del centrodestra". Di Pietro scrive a Prodi: via Rete4, è abusiva La replica della redazione del programma di Vespa: la successione è stata decisa con un sorteggio dal notaio DAL NOSTRO INVIATO MATERA - La giornata si annuncia pesante, centinaia di chilometri in pullman fra Taranto, Matera e Potenza, eppure Walter Veltroni è di buon umore. Fa colazione con il capolista Nicola Latorre in un albergo con vista sulla spettacolare cattedrale di Lecce e confida che sì, lui il profumo della vittoria lo sente davvero. "Questa cosa di Bossi ci aiuta molto, ha spaventato i moderati e Berlusconi è nervoso. E poi sono convinto che gli elettori di An staranno a casa, ai comizi di Fini c'è pochissima gente...". A Taranto piazza Maria Immacolata è tutt'altro che piena, ma sono le 11 e 30 del mattino, uno striscione dice "Veltroni sei la nostra Tav per il Sud" e lui ci legge la conferma di "una specie di onda che monta". Insomma mostra di crederci, però non rinuncia a tentare quelle "persone perbene " che sono i delusi del centrodestra e che ora, lui ci spera, hanno voglia di "uscire da questo lungo inverno". Ultime ore di viaggio per il pullman democratico e a Roma, intanto, Pd e Pdl se le danno di santa ragione. è la tv il punto debole della campagna veltroniana, "il momento è cruciale", urge conquistare il voto degli indecisi e il Loft mette per iscritto la richiesta di un "riequilibrio complessivo". Sospetti e accuse. La scelta dei tempi per il doppio confronto a Matrix e Porta a Porta "avvantaggia" Berlusconi, lamenta in sostanza il Pd. Perché l'ex premier va dicendo che sarà lui ad aprire la contesa da Mentana? E perché toccherà al Cavaliere chiudere giovedì la serie di Porta a Porta, sulla base di un sorteggio avvenuto senza rappresentanti dei candidati? Enrico Mentana nega favoritismi, fa sapere che oggi farà il sorteggio "alla presenza di un notaio e sotto gli occhi delle telecamere " e annuncia che venerdì la sfida andrà in prima serata. E Bruno Vespa respinge i sospetti con una lunga nota polemica della redazione: "Comprendiamo il nervosismo ma i nostri criteri sono ipergarantisti, noi l'estrazione l'abbiamo fatta col notaio". Mercoledì dunque toccherà al leader del Pd e giovedì a quello del Pdl e poiché la sfida diretta non si farà, la partita resta legata all'ordine di estrazione. Timori, segretario? "Non ho problemi - dice spavaldo Veltroni al GrRai -. In tv sono sempre andato meglio io, anche in orari meno favorevoli ". Tra un comizio e l'altro il leader del Pd scrive a un milione di ragazzi under 30 per arruolarli alla causa democratica e Antonio Di Pietro torna a scagliarsi contro Retequattro che "trasmette abusivamente" sulle frequenze di Europa7. Manda una lettera a Prodi e chiede un Consiglio dei ministri urgente che "ripristini lo stato di diritto dopo 14 anni di inconcepibile Far West". Ed è ancora polemica sulle schede elettorali. Veltroni punta il dito contro Pisanu e l'ex ministro dell'Interno respinge le accuse: "Si sbaglia", la colpa è di quei "disattenti" che non hanno adeguato le schede alla rivoluzione politica. Tremonti vuole ristamparle, Di Pietro ne sarebbe felice e Bertinotti attacca: "Incostituzionale". Oggi a Cosenza ultima tappa del tour prima dei comizi finali, l'esperienza per Veltroni è stata "dura e bellissima" e persino redditizia. "Su Internet per autofinanziarci abbiamo venduto 6100 chilometri a 15 euro l'uno...". "Taglio al carovita" Veltroni a Taranto con i rappresentanti della Confederazione italiana agricoltori. Da sinistra: Barile, presidente pugliese; Politi, presidente nazionale; Emiliano, sindaco di Bari Monica Guerzoni.

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ROMA Nonostante la "sparata" sui fucili da imbracciare se non saranno modifi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIA TERRACINA ROMA Nonostante la "sparata" sui fucili "da imbracciare se non saranno modificate le schede elettorali", il mattino trova un Umberto Bossi vulcanico e di ottimo umore che, in caso di vittoria del Pdl, sogna "un futuro da ministro delle Riforme perchè ho moltissime buone idee, che sarebbe bene realizzare. Potrei far approvare entro un paio di mesi il federalismo fiscale". Ma cambia subito umore quando legge la dichiarazione del Cavaliere che ad Alghero sospira: "Umberto ministro? Non so, non mi hanno chiesto niente. E poi le sue condizioni di salute sono quelle che sono...". Restando in tema di fucili, è praticamente una "fucilata" all'alleato leghista, anche se a tarda sera Berlusconi ridimensiona la sua "diagnosi": "E' stato tutto un equivoco di cui non porto responsabilità". La Lega però la prende malissimo, anche se il Cavaliere cercava solo di rintuzzare le polemiche sui "fucili contro la canaglia romana", minacciati da Bossi. Una "sparata" che imbarazza non poco anche An, che prova a prenderla con ironia. Fini manda negli uffici della Lega a Montecitorio un centurione romano, che si qualifica come "generale Marc'Antonio", con un fuciletto di legno e una missiva che romanescamente invita il senatùr alla calma. Una "pasquinata", consegnata all'addetta stampa, Nicoletta Maggi, che recita: "Non t'arrabbià, Umbè, nun te sta a preoccupà, sennò fai due fatiche, Vertroni ce manda i caschi blu dell'Onu, Amato fa rifà le schede e li romani se fanno du risate", è il consiglio ironico del leader di An. Ma i leghisti non hanno più voglia di scherzare con chi allude pesantemente alla salute del loro capo. Poco importa che Berlusconi utilizzi la malattia per spiegare le battute minacciose: "Bossi ha avuto quello che ha avuto. Si esprime per slogan. I fucili non ci sono. Quando parla così, significa che farà una forte battaglia politica sulle schede", assicura. Niente. I seguaci del Senatùr sono sempre più arrabbiati. E un furente Enrico Speroni precisa: "Bossi è in ottima salute e quindi è in grado di fare il ministro. In ogni caso sono discorsi che dovrebbe essere più un medico a fare, che il futuro capo del governo. Quella di Berlusconi non è una dichiarazione opportuna. Io so solo che in più occasioni anche pubblicamente Bossi ha rivendicato il ministero delle Riforme". E mentre nel quartier generale del Carroccio, a Milano, sale la tensione, Berlusconi puntualizza: "Ho sentito che ci sono state reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non ho detto niente, solo che sta come gli pare. Tra noi due c'è un rapporto speciale, fraterno. Ci sentiamo spesso e ci facciamo un sacco di risate". Trova "assurdo" che si discuta di Bossi ministro il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, secondo il quale "i nostri avversari ormai se la fanno sotto". "Dopo aver ascoltato chi è candidato ad essere ministro annunciare che avrebbe imbracciato i fucili e rivolto l'attacco mortale nei confronti della democrazia, mi pare molto triste, anche dal punto di vista umano, che si giustifichino certe gravissime prese di posizione tirando in ballo la malattia del suo alleato", sospira, mentre il suo braccio destro, Goffredo Bettini, sottolinea che "le dichiarazioni di Umberto Bossi contro Roma testimoniano una incultura politica, una violenza, un modo di concepire la campagna elettorale inaccettabile". Infine, Rosy Bindi sottolinea: "Con o senza Bossi ministro, il governo Berlusconi ostaggio della Lega non potrà fare le riforme".

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Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il Viminale> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Sfiorata la rissa tra Cota e Crosetto durante un incontro pubblico a Cuneo Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati "Vogliamo un governatore e il Viminale" SEGUE DALLA PRIMA Qualche sera fa a Barge, paesino della provincia di Cuneo, durante un comizio si è sfiorata la rissa tra alleati. Era accaduto che il segretario piemontese della Lega, Cota, avesse arringato la piccola folla in questo modo: "Votate il Carroccio perché così il Carroccio terrà in riga Berlusconi". Crosetto, responsabile regionale azzurro, era rimasto esterrefatto. E visto che l'alleato non la smetteva, è salito sul palco e gli ha risposto a muso duro: "L'unico problema è mettere in riga Cota. Se la Lega tornerà al governo e potrà rilanciare le riforme federaliste che ci stanno a cuore, dovrà dire grazie a Berlusconi". Il dirigente forzista non smentisce l'episodio, si limita a rilevare che "in effetti i leghisti sul territorio sono un po' aggressivi". Lo sono eccome, e hanno una forte capacità penetrativa. Tanto che la segretaria dell'Ugl Renata Polverini - tornata da un tour al Nord - ha raccontato ad alcuni dirigenti del sindacato di aver sentito "tanti nostri iscritti decisi a votare Lega". Il metodo, per quanto artigianale, coincide con i rilevamenti di molti istituti di ricerca. Per uno di questi il Carroccio è in crescita costante da un mese, una novità rispetto ai test di ogni precedente consultazione, test nei quali la Lega aveva sempre avuto una flessione nelle settimane a ridosso del voto. Stavolta non è così. E comunque tutte le società demoscopiche la accreditano tra il 5 e il 6%. Tremonti spiega che il "successo" della Lega è dovuto "alla capacità di Bossi di aver fatto passare l'immagine di un movimento in cui convivono rivoluzione e capacità di amministrazione". Il fatto è che il Carroccio continua a erodere voti al Cavaliere anche per la visibilità e la notorietà del simbolo. Perciò Berlusconi ripete ossessivamente ai suoi candidati di pubblicizzare il marchio Pdl. Insomma, "Silvio" sarà pure "un amico", ma per il Senatùr "competition is competition" al Nord. E ci sarà un motivo se da un paio di settimane lo liscia in contropelo. Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini". E soprattutto: Berlusconi rimanda a dopo il voto il tema della lista dei ministri? Bossi annuncia che "io andrò al dicastero delle Riforme". Perché questo è uno dei contenziosi aperti, se è vero che alcune settimane fa il confronto tra i due è stato piuttosto ruvido, con il capo del Carroccio fermo nel chiedere per il suo partito una poltrona di governatore al Nord e il ministero degli Interni a Roma. Il Cavaliere ha messo le mani avanti per la Lombardia: "Formigoni non si muove. Ci sarà anche l'Expo di Milano da gestire ". E ha rinviato le trattative sul governo: "Ne riparliamo dopo il voto. Non ci ho messo ancora la testa". Sarà, intanto Bossi per sicurezza gli ha lasciato un post it. Lo si capisce dal modo in cui Maroni - che è stato titolare degli Interni nel '94 - si schermisce sulla questione: "Noi sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo no. Tutto dipenderà dal risultato elettorale". Appunto. E il Carroccio sarebbe determinante al Senato qualora Berlusconi approdasse a palazzo Chigi. "Silvio" ieri ha chiamato "Umberto " dopo la battuta sullo stato di salute del leader leghista che gli impedirebbe di tornare al governo. Il Cavaliere, come al solito, ha detto di esser stato "male interpretato", e Bossi come al solito ha detto di credergli. Tranne poi alzare la posta sul federalismo fiscale, "che andrà varato entro l'estate se vinceremo ". C'è da scommettere che fino a sabato tra i due ci sarà ancora qualche scintilla. è possibile si tratti di un gioco delle parti, servirebbe a smentire l'asse del Nord e consentirebbe a Berlusconi di conquistare i voti moderati al Centro-sud, necessari per vincere - ad esempio - nel Lazio. Ed è indubbio - come sottolinea Maroni - che "gli attacchi del Pd ci giovano". Casini l'ha intuito, infatti ha derubricato la polemica sui "fucili leghisti" a "folklore". Il Cavaliere invece, piccato dai sondaggi, ha assunto "uno stile ciampiano", come ironizza un autorevole dirigente forzista. L'irritazione verso l'"amico" Bossi è autentica, quanto indistruttibile è la loro alleanza. Il caso Formigoni Il Cavaliere ai leghisti: Formigoni non si muove dalla Lombardia. Ci sarà anche l'Expo La mossa di Maroni L'ex ministro: noi sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo di no Francesco Verderami.

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ROMA - Quel riferimento di Berlusconi alle condizioni di salute del Capo non è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - Quel riferimento di Berlusconi alle condizioni di salute del Capo non è andato giù a nessuno dei colonnelli leghisti. Per Roberto Maroni la tenacia con la quale Bossi combatte la sua malattia sono la dimostrazione del "duro che è sempre stato e che è ancora". E' solo la campagna elettorale a frenare la lingua dei leghisti contro Silvio Berlusconi e la sua capacità "di parlare spesso a vanvera", come sostiene l'irriducibile Mario Borghezio. "Questione chiusa - sosteneva ieri sera Maroni - anche i romani hanno capito che non ce l'abbiamo con loro, ma con i "palazzi" e con quelli che tramano anche a danno dei romani". Visto che i sondaggi attribuiscono al Lazio il ruolo di regione decisiva per assegnare la vittoria al Senato, è logica la voglia dei lumbard di non alimentare polemiche contro "Roma ladrona", la "canaglia romana" e gli impiegati pubblici "mangia pane a tradimento". Troppo delicato il momento per alimentare polemiche interne. Meglio rinviare il tutto a dopo le elezioni, ma il "Palazzo" contro cui si scaglia Maroni è quello che immagina grandi intese dopo il voto tra Pd e Pdl, tra Berlusconi e Veltroni, non solo in caso di pareggio al Senato. I "fucili" della Lega serviranno proprio ad evitare che l'inciucio si trasformi in un'operazione a proprio danno. Specie se, complice il referendum elettorale che si dovrà svolgere nella primavera del prossimo anno, si dovesse mettere subito mano ad una nuova legge elettorale che non sia quel modello tedesco inseguito per mesi in questa legislatura. Ovvio che la telefonata di chiarimento tra Berlusconi e Bossi di ieri pomeriggio è servita come sempre ai due per risintonizzarsi. Come sempre. "Non ne abbiamo ancora parlato, ma se vuoi venire a Roma a darmi una mano...". A Bossi per ora è sufficiente l'invito del Cavaliere a tornare al governo. Il Senatur ha apprezzato, ma la voglia di sobbarcarsi vertici di maggioranza e consigli dei ministri resta comunque molto, ma molto scarsa. "Meglio che Bossi resti fuori, così avrà le mani più libere per trattare con tutti", sostiene un ex sottosegretario leghista reduce dalla riunione in Bellerio, sede milanese della Lega. "Macchè, Umberto deve andare a Roma - ribatte Borghezio - la nostra gente è stanca e ci dice chiaramente che stavolta non dobbiamo farci prendere più per il culo, e lo dicono anche al Sud, dove qualcosa sta cambiando". Sovrapporre le strategie di Bossi a quelle di Raffaele Lombardo, leader dell'Mpa simbolo che dal Lazio in giù prende il posto della Lega sulla scheda elettorale, è forse un esercizio pericoloso, ma su riforma elettorale e sistema istituzionale il progetto autonomista, anche dal punto di vista fiscale, è lo stesso. "Federalismo e solo federalismo. Per ottenere questo siamo disposti a parlare e a fare patti con tutti", sostiene Roberto Cota, l'ex sottosegretario leghista alle Attività Produttive. L'obiettivo del Carroccio resta sempre lo stesso e in caso di pareggio al Senato, Bossi è pronto a riprendere il fucile.

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Il Cavaliere fa l'hit parade delle donne: più belle quelle di destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE A "Radio Anch'io" La pd Melandri reagisce: una battuta che denota la sua avvilente concezione del mondo femminile Il Cavaliere fa l'hit parade delle donne: più belle quelle di destra MILANO - Mannaggia, l'ha fatto ancora... Nel Popolo della libertà, l'ennesimo capitolo del serial "Silvio e le donne" è stato preso con una certa preoccupazione. Nessuna reazione ufficiale, ovviamente, ma le battute di giornata non han fatto fare salti di gioia a nessuno. Dopo le "soubrette" che servono non alla politica ma "ad altro", dopo la "sezione menopausa" del Pdl, ieri Silvio Berlusconi ha esordito a Radio Anch'io dicendo la sua riguardo a una questione discussa da tempo: "Le donne di destra sono certamente più belle" di quelle di sinistra. Poi, nei comizi-show in Sardegna ha completato il quadro, attribuendo il primato femminile alle mura domestiche ricordando che la parola donna viene dal latino domina, padrona: "Ma fuori di casa, discutiamone". Poi, il leader pdl ha raccontato che, quando rientra a casa, la moglie Veronica lo trattiene per parlargli di figli, del personale, del giardino: "Ma io mi rifugio sotto al letto e non vengo fuori...". Per concludere, sempre in Sardegna, Berlusconi si è scaldato parlando del voto alle formazioni minori: "Partiti come la Destra non potranno superare lo sbarramento del 4 per cento per entrare alla Camera. C'è chi voterà la Santanchè perché è una bella sberla, senza rendersi conto di portare voti a uno che proprio una bella sberla non è: Walter Veltroni". Secca la reazione della candidata premier Daniela Santanchè: "Caro Silvio, se continui così la sberla te la daranno gli italiani". In serata, alla festa con i giovani dei circoli di Dell'Utri, parla dell'Udc: "Gli elettori dell'Udc si stanno convincendo. Ieri sera (domenica, ndr), in una teleconferenza con il 70% dei dirigenti udc veneti, la sera prima con l'80% di quelli del Piemonte e ancora prima con il 70% dei liguri, ho accertato che non sono convinti della collocazione voluta da Casini". Nel pomeriggio, le parole del leader pdl avevano suscitato reazioni anche nel Pd. Per Giovanna Melandri, Berlusconi dovrebbe imparare che l'opposto della bellezza non è la bruttezza ma la volgarità. Certo, la sua è solo una battuta. Ma le battute, soprattutto quando lasciano trasparire una ricorrente e avvilente concezione della donna, possono rivelare molto della persona che le pronuncia". Barbara Pollastrini scuote la testa e canticchia "Son tutte belle le donne del mondo...". Poi torna seria: "La verità è che il capo pdl vuol dividere anche su questo". La festa Berlusconi ieri notte a Milano allo "stand up party" dei Circoli di Dell'Utri Marco Cremonesi.

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Casini: il Cavaliere mi rivorrà ma non mi farò recuperare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE A Corriere.it Il leader udc: potremmo essere determinanti per la guida del Paese Casini: il Cavaliere mi rivorrà ma non mi farò recuperare "Voleva vendicarsi di me. Se pareggiano, né lui né Veltroni premier" MILANO - "Berlusconi ha paura di vincere, lo si vede da alcuni suoi atteggiamenti". E, in ogni caso, qualora uscisse davvero vittorioso dalle urne, si ritroverebbe prigioniero della Lega, perché "Bossi lo terrà sotto schiaffo così come Bertinotti ha fatto con Prodi". Fatta da Pier Ferdinando Casini, che di Berlusconi e Bossi è stato alleato per 14 anni ("perché speravo che la Cdl evolvesse verso il Ppe, invece questo è solo populismo di destra "), la previsione potrebbe anche apparire azzardata. Ma il leader dell'Udc, che pure non rinnega le scelte politiche del passato, si dice oggi sempre più convinto della decisione di rompere con il Cavaliere. Il quale, dopo il 14 aprile, "potrebbe anche cercare di recuperarmi. Ma quello che è certo è che io non mi farò recuperare ". Del resto, una riappacificazione appare difficile dopo le tensioni degli ultimi giorni: "Era tutto previsto, Silvio cerca sempre di soffocare le voci che gli danno fastidio e anche su di me ha cercato la sua vendetta ". I voti dell'Udc, fa comunque sapere Casini, non sono sul mercato: né per il Pdl né per il Pd. E in caso di pareggio, "sia Berlusconi sia Veltroni dovranno farsi da parte" perché un eventuale governo istituzionale "potrà essere fatto solo senza di loro". Anche perché, aggiunge, con più forza al centro i due principali partiti - "che sono in realtà solo dei comitati elettorali di raccolta" - già all'indomani delle elezioni "si dissolveranno ". L'ex presidente della Camera risponde a raffica ai lettori che lo interrogano in diretta nella videochat di Corriere.it. Le domande insistono soprattutto sui temi politici e sul rapporto con gli ex alleati della Cdl o su possibili approdi in zona democratica. Ma Casini tiene la barra dritta e precisa che se nessuno dei due principali partiti avrà l'autosufficienza al Senato, i parlamentari centristi non potranno mai essere considerati in aggiunta. "Non è assolutamente detto - aggiunge poi il candidato premier dei centristi - che noi non avremo un ruolo nel governo. Potremmo anche essere determinanti per la guida del Paese" e disponibili "ad un governo istituzionale. Che sia sul modello "virtuoso" di Angela Merkel e non il famigerato "Veltrusconi", che Casini chiama molto più schiettamente "il governo dell'inciucio ", nei confronti del quale vede per l'Udc solo un possibile ruolo di "sentinella dei cittadini ". Nel botta e risposta con i lettori, Casini esorta i politici italiani a prendere le distanze da Pechino e a non recarsi in Cina per le Olimpiadi ("le delegazioni di atleti sì, lo sport è un'altra cosa"). Spiega di essere favorevole alle liberalizzazioni ("A farle prenderei Linda Lanzillotta dal Pd"). Poi difende la scelta di Cuffaro capolista, "perché non deve essere la magistratura a determinare le decisioni dei partiti" e ricorda il precedente di Andreotti, prima condannato a 24 anni e poi assolto. Infine liquida come "baggianate" le polemiche sulle schede elettorali e le ultime uscite di Bossi. Quanto agli altri punti del programma, Casini ribadisce la necessità di una riduzione delle imposte non indiscriminata: meno tasse sì ma non per tutti, perché "in primo luogo bisogna pensare alle famiglie ". Contesta la proliferazione di atenei che non permette di valorizzare il merito e che "svaluta il livello degli studi". E propone per i ragazzi dai 16 ai 18 anni stage a tempo determinato nelle aziende durante il periodo estivo e bonus fiscali per quelle imprese che al termine del ciclo di studi trasformeranno quei rapporti in contratti a tempo indeterminato. Infine cita la figlia maggiore, alla sua prima esperienza elettorale: "Voterà per me non perché sono suo padre, bensì perché condivide la mia linea e se così non fosse mi ha assicurato che non l'avrebbe fatto. Questa è la più grande soddisfazione che mi ha dato". Alessandro Sala.

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Bertinotti, addio a Porta a porta: è l'ultima volta, largo ai giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Politica e tv Il leader della Sinistra l'Arcobaleno: darò comunque una mano Bertinotti, addio a Porta a porta: è l'ultima volta, largo ai giovani "Basta incarichi di direzione, l'età vuole la sua parte" Il presidente della Camera: c'è il tentativo di farci fuori, ma domani, se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ROMA - L'ultima volta di Fausto Bertinotti. L'"ultima volta a Porta a Porta", come annuncia lui stesso nel corso della registrazione del programma di Bruno Vespa. Ma, soprattutto, l'ultima volta da leader, "perché l'età vuole la sua parte". Gli incarichi dirigenti della Sinistra, avverte il presidente della Camera, dovranno "andare alle nuove generazioni". Certo, Bertinotti non farà come la moglie, che questa volta, spiega il presidente della Camera, "è meno presente nella mia campagna elettorale per motivi che solo lei potrebbe dire, ma è molto solidale". Già, perché Lella Bertinotti in questo periodo sta facendo la nonna a tempo pieno. Però è da escludere che il marito si occupi solo della famiglia: darà "comunque una mano" alla nuova formazione della Sinistra, "ma senza incarichi di direzione". Della politica Bertinotti, comunque, non saprebbe fare a meno. Lo si capisce da come ne parla. Il candidato premier della "Sinistra Arcobaleno" se la prende con il Pdl e il Pd che avrebbero voluto cambiare le schede elettorali. "Sconcertante, volevano una scheda anticostituzionale con due formazioni con una visibilità particolare e tutte le altre sullo sfondo". Ed è proprio per evitare questa intesa tra Pd e Pdl, di cui la vicenda delle schede è un'ulteriore testimonianza, che, spiega Bertinotti, occorre votare la Sinistra: "Bisogna fermare questa diavoleria della grande coalizione". Ma nel caso in cui questo non accada e Berlusconi vinca le elezioni (caso assai probabile, secondo il presidente della Camera che dice a Vespa: "Sono anche meno di due i candidati a palazzo Chigi... ") bisognerà capire quali saranno le mosse del Pd. Sì, perché può anche succedere che il Partito democratico, dopo la sconfitta elettorale, "cambi strategia". Dunque Bertinotti non esclude che più in là i rapporti con il Pd possano riprendere: "Oggi c'è il tentativo di far fuori la sinistra, ma domani, se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ". C'è però un punto su cui difficilmente, anche nella prossima legislatura, Partito Democratico e Sinistra potranno andare d'accordo. Infatti se sulla riforma presidenziale Veltroni e Berlusconi potrebbero trovare un'intesa, per la Sinistra quello è ancora un tabù che, promette Bertinotti, "combatteremo in tutti i modi". R.R.

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ROMA - Finisce, almeno per oggi, all'insegna dell'ironia. Con Bruno Vespa che spaz (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ALBERTO GUARNIERI ROMA - Finisce, almeno per oggi, all'insegna dell'ironia. Con Bruno Vespa che spazza i dubbi sui sorteggi Rai ricordando che "Berlusconi è un uomo molto fortunato". Ed Enrico Mentana che manderà oggi il suo sorteggio in diretta, a disposizione dei telegiornali. Svanito ormai dietro l'orizzonte il faccia a faccia tra Berlusconi e Veltroni (anche se Sky scrive al garante per chiedere lumi su un possibile estremo tentativo) la polemica si è accesa sull'ordine di intervento dei due leader a Porta a Porta e a Matrix. All'attacco è partito il Pd, contestando l'"ultima parola" che Porta a Porta ha concesso giovedì 10 aprile su RaiUno al Cavaliere, che già parlerà per ultimo su Raitre e a La 7. "Non è possibile - è stato il commento - che a Berlusconi siano assicurate solo posizioni di vantaggio". Il riferimento era anche al fatto che il leader Pdl aveva annunciato che sarà lui a parlare per primo nella doppia intervista di Matrix che chiuderà la campagna elettorale su Canale 5 venerdì in seconda serata. Per il Pd: "Così Berlusconi parlerebbe in una fascia di ascolto migliore. E poi stupisce che il cavaliere sappia quando parlerà ancor prima che la serata venga organizzata". I sospetti del Pd ottengono ascolto e immediate repliche. La Rai fa presente che l'ultima intervista da leader che Berlusconi farà su RaiTre è prevista dal regolamento della par condicio. Porta a Porta invece reagisce anche con un pizzico di ironia. "Il 20 marzo si è proceduto a due sorteggi presso lo studio di un notaio - spiega la redazione di Bruno Vespa - alla presenza del produttore esecutivo di Porta a Porta e di un avvocato dell'ufficio legale della Rai. Il primo sorteggio ha stabilito lunedì 7 aprile toccasse a Bertinotti e domani a Casini. Il secondo sorteggio ha assegnato a Veltroni la trasmissione di mercoledì e a Berlusconi quella di giovedì. L'esito del sorteggio è stato comunicato subito a tutti gli interessati. Anche alla fine della campagna elettorale del 2001 tra Berlusconi e Rutelli l'ultima parola toccò per sorteggio al Cavaliere che - conclude la nota della redazione - come è noto, è uomo piuttosto fortunato". Sorteggio - e vedremo chi sarà fortunato - anche a Matrix. Mediaset assicura di non aver ancora deciso l'ordine degli interventi dei due leader. Anche perché Mentana coltiva ancora la speranza di trasformare le interviste in un faccia a faccia, che Veltroni conferma di essere disponibile a fare. Anche qui sorteggio. Stamattina, nello studio di un notaio alla presenza delle telecamere. Con filmato a disposizione dei tg e quelli Mediaset che certamente lo trasmetteranno. Mentre Berlusconi assicurava di non aver mai parlato di apparire prima o dopo Veltroni, il leader Pd in serata si mostrava indifferente al risultato dei sorteggi: "Mi sono trovato in Tribuna politica a parlare in un orario diverso e meno favorevole, eppure gli indici di ascolto sono andati meglio per noi che per i nostri avversari", il suo commento. Intanto la serata finale (venerdì) delle tribune politiche Rai rischia di durare la metà dell'ora e mezzo prevista. Dopo Berlusconi, Veltroni e Casini, anche Bertinotti e Santanchè meditano di disertarla. "Speriamo che Vespa non debba fare Biancaneve con i sette nani", scherza il ministro Paolo Gentiloni, riferendosi al peso politico dei partiti che parteciperanno.

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ROMA - Nel caso ci fosse un pareggio tra Pd e Pdl occorrerà un governo istituzionale, che (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - Nel caso ci fosse un pareggio tra Pd e Pdl "occorrerà un governo istituzionale, che però nulla abbia a che vedere con gli inciuci. Pd e Pdl non si possono aspettare che l'Udc si aggiunga a uno di loro. In quel caso sarà il capo dello Stato a decidere chi ricoprirà il ruolo di presidente del Consiglio e potrebbe anche non essere un politico". Insomma Pier Ferdinando Casini conferma il ruolo di "sentinella" dell'Unione di centro contro eventuali inciuci. E se si dovesse arrivare a un esecutivo di larghe intese esclude che a guidarlo possa essere Walter Veltroni o Silvio Berlusconi. E dice: "Potremmo essere determinanti per il governo del Paese", perchè se non ci sarà "autosufficienza" di Pd o Pdl, "si potrà creare un governo di larga coalizione di cui nè VeltroniBerlusconi siano membri. Devono tirarsi fuori. Quindi non è affatto detto che l'Udc non parteciperà al governo". Insomma, spiega il candidato premier dell'Unione di centro: "Siamo disposti a fare la nostra parte nell'ipotesi di una grande coalizione simile a quella tedesca e quindi diversa dal Veltrusconi". E conferma che anche se il Cavaliere cerca di "recuperarmi, che io mi faccia recuperare è impossibile". Quindi attacca Pd e Pdl sulle promesse elettorali: "È giusto abbassare le tasse ma basta promesse elettorali, la gente è stanca di queste promesse impossibili". E a tarda sera, parlando vicino Brescia, il leader dell'Udc dice di puntare a "un risultato a due cifre" per il suo partito, e si dice favorevole al voto amministrativo dopo cinque anni per gli extracomunitari onesti, "ma pugno di ferro per i clandestini".

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La principale imposta su case e uffici, che genera circa 10 miliardi di gettito per gli 8 mi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PIERO CACCIARELLI La principale imposta su case e uffici, che genera circa 10 miliardi di gettito per gli 8 mila Comuni italiani ed è anche il balzello più detestato dagli italiani, ossia l'Ici, è al centro dei programmi fiscali dei maggiori schieramenti che ambiscono a vincere le prossime elezioni. Ripetendo una promessa già fatta nella precedente competizione, che però non aveva completamente convinto il popolo dei votanti, Berlusconi ha preso il solenne impegno di abolire del tutto il tributo sulle abitazioni principali, quelle in cui risiedono le famiglie. Il partito di Veltroni risponde per le rime, ricordando che con l'ultima Finanziaria l'esecutivo presieduto da Prodi ha già ridotto il carico sulla prima casa, portando da 103,29 a 303 euro la detrazione generalizzata sull'Ici. Risultato: da giugno dovrebbe comunque essere esentato dall'imposta il 40% dei nuclei familiari, mentre il resto beneficerebbe di uno sconto sostanzioso. In un primo tempo l'attuale governo aveva lasciato fuori da qualsiasi agevolazione i redditi oltre 50.000 euro, poi il Parlamento ha esteso lo sgravio a tutti, escludendo soltanto le case di lusso e le ville (categorie catastali A1 e A8). Il costo dell'operazione si aggira sul miliardo di euro, mentre con la cancellazione totale prevista dal Pdl si salirebbe a 2 miliardi. E' opportuno ricordare che a sopportare in prima istanza la perdita di gettito sarebbero i Comuni, ma sia il centrodestra che il centrosinistra si sono impegnati a compensare con le risorse statali i minori incassi. Ciò non toglie che a livello locale la scomparsa o la significativa riduzione della principale fonte di introiti susciti non poca preoccupazione. La gara elettorale nell'accidentato campo del fisco non si gioca unicamente sull'Ici. Protagonista indiscussa dei programmi è l'Irpef, che nella proposta targata Pd verrebbe sottoposta al taglio annuale di tutte le aliquote di un punto percentuale, per un triennio, a partire dal 2008. A meno di correzioni in corso d'opera, una manovra di questa portata farebbe risparmiare 300 euro l'anno a chi ne guadagna 10.000 e 3.000 a chi denuncia un reddito di 100.000 euro. In aggiunta, Veltroni mira ad attenuare il "fiscal drag", il perverso meccanismo che appesantisce il carico fiscale per effetto dell'inflazione. Sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, e forse anche sulle pensioni, dovrebbero scattare aumenti delle detrazioni di misura modesta, ma che comunque comincerebbero a correggere una distorsione veramente iniqua. Il Pdl, invece, sbandiera l'introduzione del "quoziente familiare", un sistema già applicato in Francia, che alleggerirebbe di parecchio la tassazione quando a lavorare è soltanto uno dei coniugi, oppure quando la sperequazione tra i due redditi è molto consistente. Adesso uno stipendio da 60.000 euro sopporta un'Irpef assai più pesante di due retribuzioni da 30.000: la differenza supera i 5.000 euro. Con il "quoziente" entrambi i trattamenti fiscali verrebbero allineati. Sia il centrodestra che il centrosinistra vogliono, poi, sgravare gli straordinari o le quote di stipendio legate alla produttività e il Pdl mette sul piatto anche la detassazione progressiva delle tredicesime. Pure la Sinistra Arcobaleno si propone di sostenere i redditi più bassi, ma al di fuori dei due schieramenti maggiori il programma più articolato in fatto di tasse è quello dell'Udc. Il partito guidato da Casini vuole un sistema a misura di famiglia, in modo che chi ha più figli paghi meno tasse. In aggiunta, viene promessa la "pax fiscale" dopo due anni di "guerra" tra cittadini e fisco. Altri impegni specifici: alt a imposte retroattive su redditi già prodotti, rispetto assoluto dello Statuto che garantisce i diritti del contribuente e introduzione del conflitto d'interesse tra soggetti diversi, con la detraibilità dal reddito imponibile delle spese documentate.

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Berlusconi: "I fucili di Bossi? Sta male" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Per sminuire le sparate di Bossi, che minaccia di "imbracciare il fucile contro le carogne romane", Berlusconi gli dà del malato di mente. Esorta a lasciarlo perdere perché "le condizioni di salute sono quelle che sono". Non è lucido. "Ha avuto quel che ha avuto, e si esprime per slogan...". Va compatito. Poi smentisce di averlo detto dopo che Veltroni, fulmineo, gli fa notare: "E' la giustificazione umanamente peggiore". Il Senatùr più di tanto non se la prende, "chi dice che non stai bene ti allunga la vita", ridacchia. Solo il fido Speroni reagisce offeso ("Dichiarazioni inopportune, Bossi è in ottima salute"). C'è stato un vortice di telefonate, Berlusconi con Calderoli, Bonaiuti con mezza Lega. Parola d'ordine è sdrammatizzare. "Tutto s'è chiarito in un attimo", garantisce il Portavoce. Mancano pochi giorni al voto, per litigare sarebbe il momento peggiore. Semmai ci sarà tempo dopo, specie in caso di vittoria. Bossi da tempo va dicendo che sarebbe pronto a fare il ministro delle Riforme. Non per scaldare la poltrona, ma perché "ho moltissime idee che sarebbe bene realizzare". Una su tutte: il federalismo fiscale "da portare a casa prima dell'estate". L'idea di averlo ministro non entusiasma però il Cavaliere. Smentisce di averne discusso con Tremonti, Calderoli o chicchessia: "A me non ha mai chiesto niente nessuno". Prima vuole pensarci, capire bene. Le riforme saranno lo snodo della prossima legislatura, il crocevia obbligato. Bossi con la spingarda al semaforo potrebbe creare ingorghi. E poi, se vuol fare il ministro deve moderare i termini. Specie quando parla di Roma e dei romani. Da una parte Berlusconi giustifica l'alleato ("Per lui imbracciare i fucili vuol dire fare una battaglia forte"), dall'altra storce la bocca ("Questa frase poteva risparmiarsela"). Bossi alza le spalle, "quando parlo di canaglia romana parlo del Palazzo che tiene schiavi gli stessi abitanti di Roma", e poi "fare il ministro è il mio ultimo pensiero, se me lo chiedono lo faccio", è a loro che conviene tenermi buono. Altro che fuori-di-testa: "Sto benissimo". Tutti i matti lo dicono, ma nel suo caso c'è del metodo: "Il richiamo ai fucili era solo per attirare l'attenzione della gente. Ora gli italiani sanno che sulle schede è molto facile sbagliare...". Va al Tg3, getta acqua sul fuoco. Caso chiuso? C'è da scommettere, lo rifarà. Lega e Pdl sono apparentati sulla scheda, ma si contendono i voti. Ogni volta che Bossi alza i toni, ne ruba qualcuno al socio di Arcore. I sondaggi non si dicono ma si fanno, e l'aria nel centro-destra è di un Carroccio da corsa, mai così rampante. Guarda caso, l'intera campagna elettorale è stata punteggiata da battute e battutine di Bossi sul conto di Berlusconi. Il caro Umberto non gliene passa una. La gag sulla precaria che dovrebbe sposare un Piersilvio: "Non si scherza su queste cose". L'apertura al voto degli immigrati: "E' troppo, è troppo... In certi momenti fa davvero arrabbiare". Il no di Berlusconi al duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io ci andrei. E' contrario perché un po' di stupidaggini le ha dette, e in televisione verrebbero moltiplicate, sono cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista". Uno stillicidio di "distinguo", da far rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che conviene, pure lui evoca "i fucili siciliani", però "caricati a salve". Berlusconi non si scompone. Finge di ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio ovunque si adegua, se va a Piacenza vuol piacere, se va a Lodi vuol lodare, se va a Bari vuol barare, se va a Chiavari...". Si augura che, chiuse le urne, Bossi si plachi. Fa gli scongiuri: "Mai nessuno è stato così leale nei 5 anni di governo". E comunque, il problema si porrà dopo il 14 aprile. Per ora, l'unica cosa che conta è fare bottino.

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Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 4 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 122 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata". E su Veltroni: "Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma - La tregua è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come "una delusione". "La credibilità di Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un rapporto da “volemose bene”: “Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...”. Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità. Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?" dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce, che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè, che è una bella “sberla”, possono avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Bonino: entrate anche voi nell'Expo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL 13 APRLE. IL PD HA CALATO IERI ALTRI DUE ASSI Bonino: entrate anche voi nell'Expo "Non siate voyeur, sapete benissimo che, su alcuni temi, il senatore Bobba ed io non la pensiamo nello stesso modo. Ma la nostra alleanza nel Pd parte da una considerazione di fondo: consentire a Veltroni e non a Berlusconi di governare l'Italia nei prossimi cinque anni". Emma Bonino si è rivolta così, ieri mattina, nella sede del Pd vercellese ai giornalisti che erano accorsi per questo succoso incontro ravvicinato tra la leader del Partito radicale e il fondatore dei Teodem. Fatta la premessa, Emma Bonino ha toccato tanti altri problemi, dal Tibet ("Il Dalai Lama, che ho incontrato più volte, non ha mai chiesto il boicottaggio delle Olimpiadi") a Giuliano Ferrara ("Assurdi ortaggi, uova e barricate, noi dobbiamo imporci con la forza delle idee". E ha esteso il concetto anche ai contestatori di Chiamparino e della Bresso sulla Tav), al sollecito alla Rai perché istituisca, come la Bbc, un Format sui diritti civili. Infine, un elogio all'evento Guggenheim, "che ha incrementato considerevolmente il turismo nella vostra provincia". Al termine della conferenza stampa, Emma Bonino ha incontrato, nella veste di ministro per il commercio estero e le politiche europee, piccoli imprenditori, operatori turistici e cittadini alla sede di Confesercenti. Turismo e piccola impresa i temi principali. Il ministro ha mostrato ottima conoscenza del territorio, apprezzata anche dal direttore Ascom Nando Lombardi: "La provincia tiene, ha un buon export, ma è necessario diversificare: non rivolgetevi solo in Europa e America, ma scoprite nuovi mercati come Medio Oriente, ex Russia, Egitto, India". Buone possibilità anche per sfruttare l'Expo del 2015: "Milano non può reggere da sola per sei mesi, tutto il nord-ovest deve essere coinvolto, e Vercelli può entrarci tranquillamente". In serata, Bobba (con gli altri candidati locali del Pd: Ranghino, Donetti e Verri) e il consigliere regionale Alessandro Bizjak hanno ospitato al ristorante "Cavalli e Stalloni" la presidente della Regione Bresso. E l'affluenza del pubblico è stata imponente. Ha detto il governatore del Piemonte: "Sono venuta a fare la mia quota di campagna elettorale. Abbiamo bisogno di un governo coraggioso che affronti le sfide, non facili, del futuro. Veltroni è in grado di dare la sterzata che tutti auspichiamo appunto perché ha coraggio. Cambiare le cose non è facile, ma possibile. E Veltroni può davvero cambiare, in meglio, il nostro Paese". Nel suo tour valsesiano di domenica, a Borgosesia, Grignasco e Gattinara, Piero Fassino aveva detto che "in quest'ultima settimana bisogna convincere gli indecisi. Ognuno di noi deve cercare di parlare con il maggior numero possibile di persone e spiegare che noi siamo diversi da loro". E aveva aggiunto: "Il passaggio da 39 ai 5 partiti che andranno in Parlamento è merito nostro. Siamo stati noi che, unendoci in un unico gruppo, abbiamo dato il la. In questa campagna elettorale la destra ci ha sempre seguito a ruota nelle nostre proposte. Servizio di Enrico De Maria, Giuseppe Orrù e Gloria Pozzo.

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La bicicletta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant La bicicletta alberto piccinini "Hanno voluto la bicicletta, pedalino..." sfotte Bertinotti a Porta a Porta, commentando la polemica in corso sulle schede elettorali. La metafora è molto vintage, perfetta per un gran tifoso di Coppi. "A Prodi regalerei una bicicletta - aveva già detto l'ex presidente della Camera in una puntata recente di Domenica in - per potergli dire scherzosamente hai voluto la bicicletta? E mo' pedala". Qualche maligno avrebbe detto: "E mo' ti buco una ruota". Ma queste sono vecchie storie. A occhio e croce fu il milanese (e sbrigativo) Craxi a introdurre la metafora ciclistica nel lessico politico. Era il 1987: "Come dite voi a Roma? Noi a Milano diciamo: 'Hai voluto la bicicletta, e adesso pedala'". Commentava il tentativo di rimanere a galla del governo Goria. Il bello è che Goria rispose: "Su chi ha voluto la bicicletta ci sarebbe da discutere. Me la sono trovata e cerco di usarla bene". Comunque cadde cinque mesi dopo. Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta, ora pedali". Di Mauro Paissan, infine, un curioso appello ai direttori dei tg ai tempi in cui era vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: "Se avete ricercato e voluto la bicicletta, cioè la direzione delle testate, dovevate sapere che questo implica dei doveri". Tipo pedalare?.

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La doppia violenza del <voto utile> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista La doppia violenza del "voto utile" Intervista a Maria Luisa Boccia, candidata alla camera per La Sinistra-L'Arcobaleno. La posta in gioco di una campagna elettorale rarefatta: l'assetto del sistema politico, l'idea di democrazia, il senso della politica Ida Dominijanni E' stata una strana campagna elettorale. Toni bassi e argomenti felpati, fino alla noia. Come se non ci fosse posta in gioco, o se tutti i contrasti fossero componibili con un po' di buona volontà...Per te che stavolta corri per la Camera, è la terza campagna elettorale, dopo quella del '94 nei Progressisti, e quella del 2006 come indipendente nel Prc-Se che ti ha eletto al Senato. Come la stai vivendo? Più che noiosa, la definirei inafferrabile. La fai sul territorio, ma hai l'impressione che non abbia presa. Nel '94 - le prime elezioni con l'uninominale - il territorio era tutto, e dentro c'era tutto: partiti, società, gli stessi media. Stavolta il rapporto col territorio è come vanificato: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica. C'è in ballo la ricostruzione dei partiti - tutti: Sinistra Arcobaleno, Pd, Pdl, Destra, Rosa per l'Italia, Udc - nati sulle ceneri del bipolarismo. C'è in ballo la consistenza, il significato, il ruolo della sinistra politica, e il suo rapporto con un partito che ormai si autodefinisce di centro come il Pd. C'è in ballo la concezione della democrazia: sotto la litania del "voto utile" c'è l'idea che il parlamento e la rappresentanza sono inutili. C'è in ballo la divisione sempre più visibile fra modi diversi e sempre più divaricati di intendere la politica e di affrontare la crisi della politica. E non ultimo, c'è in ballo il modo in cui questa trasformazione ridisegnerà il rapporto fra il sistema politico nazionale, le istituzioni locali e le reti territoriali. Per la Sinistra è una campagna elettorale in salita, fra il ricatto del "voto utile" e l'astensione, che stavolta meno di altre è riducibile a disaffezione o rigetto antipolitico, ma si presenta almeno in parte con motivazioni politiche consistenti. La campagna per il "voto utile" non è solo ricattatoria: è violenta. Primo, perché punta direttamente alla cancellazione della sinistra: la Sinistra non deve più esistere, deve svanire nella mutazione antropologica decisa e attuata dal Pd - una vera e propria resa dei conti a vent'anni dall'89, con tutto o quasi il sistema del media al suo servizio. Secondo, perché mentre si presenta come l'unica scelta possibile contro Berlusconi, in realtà lo legittima come unico interlocutore della riforma costituzionale, se non del governo. Quando Anna Finocchiaro dice "votate o per il Pd o per Berlusconi", fa esattamente questo. Altro che pragmatismo dell'utilità, qui c'è una posizione strategica condivisa fra Pd e Pdl. Ciò detto, "voto utile" e astensione agiscono a tenaglia e finiscono con l'avere lo stesso bersaglio: la delegittimazione di una sinistra politica con funzioni di rappresentanza. Insomma: o sei funzionale al governo, e voti Pd; oppure sei contro e stai nel sociale, nel luogo materiale del rapporto e del conflitto sociale, perché avere un ruolo nel sistema politico non ha senso. Questa tenaglia va smontata. Io penso che questa storia del "voto utile" sia una torsione decisiva verso una concezione della politica che si riassume in tre parole: un voto, una delega, un leader. E penso che questa semplificazione della politica non faccia affatto spazio all'espansione delle pratiche politiche nel sociale (della "politica prima", per dirla nel lessico femminista): al contrario, le si ritorce contro, perché le istituzioni rappresentative restano comunque sedi di decisione e di legittimazione. Nella riduzione e nell'alterazione della democrazia non c'è niente da guadagnare dal punto di vista di un'altra politica - e infatti a me pare che al degrado attuale della politica "ufficiale" faccia riscontro non una maggiore autonomia, ma una maggiore frammentazione della politica dei movimenti. Però non sempre a un vuoto da una parte corrisponde subito un pieno dall'altra...i vuoti sono vuoti. E lo svuotamento della politica "ufficiale" può essere necessario per aprire uno spazio di ripensamento radicale della politica. O no? Non la vedo così, perché lo svuotamento non comincia ora, è andato di pari passo con la transizione italiana. Dunque i tempi sono già maturi per un bilancio di quello che lo svuotamento produce. In più, io ho sempre pensato che la politica "sorgiva" debba attraversare tutta intera la verticalità della politica, dunque anche la dimensione della rappresentanza. Lo penso anche per la politica della differenza sessuale. Naturalmente, reinventando i nessi fra materiale, simbolico, immaginario, e fra auto-rappresentazione e rappresentanza. La costruzione della Sinistra-L'Arcobaleno non procede speditamente. In questi due anni, con altre hai provato a far interagire una pratica femminista con il lavoro parlamentare e con la costruzione del nuovo partito. Che bilancio fai di questa esperienza? Il processo di costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra è partito e non credo sia reversibile, quale che sia il risultato elettorale. Certo, ci sono difficoltà e inadeguatezze: non sul piano del programma, ma su quello - decisivo per la mobilitazione - della ricostruzione del profilo politico, dell'identità, del senso. Nel rapporto con l'elettorato femminile, più esigente in fatto di linguaggio e rappresentazione, questa inadeguatezza risalta di più. Risalta anche un limite del percorso femminista che abbiamo fatto fin qui nella Sinistra e in parlamento: il conflitto con la politica maschile richiederebbe forme di espressione più mature, più alte, meno rivendicative e più autorevoli. In un libro del coordinamento delle parlamentari del Prc-Se appena pubblicato, La differenza in gioco in un gioco troppo breve, diamo conto di questi due anni brevi ma densi, fra guadagni e scacchi, luci e ombre, esponendoci al giudizio e al contributo di altre. Quello che io penso è che ci manchi una messa a fuoco lucida dello stato del femminismo oggi. In quest'ultimo anno la geografia del femminismo è cambiata, fra manifestazioni, neo-separatismo, politiche dell'identità: su tutto questo c'è stato incontro e scontro fra anime e generazioni diverse del movimento, ma poca analisi. Personalmente ne patisco: sento che in questa campagna elettorale mi manca la forza che altre volte mi è venuta dalla lettura della società femminile, che illumina sempre la lettura della società nel suo insieme.

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Gli spari sopra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Gli spari sopra Luca Fazio Leggiamo e sottoscriviamo il disperato appello di Pietro Citati sulla prima pagina de la Repubblica: "L'assassinio del punto e virgola è molto più grave dell'assassinio di padri, madri, figli, figlie, mariti, mogli, cognati, di cui parlano con infinita voluttà i nostri telegiornali". Stando così le cose è curioso che il giornale di Veltroni apra con una frase nemmeno troppo sgrammaticata di Bossi, quello delle pallottole che prima dell'euro costavano un300 lire, sempre lui: "Pronti a prendere i fucili". Considerato il male che sarebbe ancora capace di fare alla lingua italiana, forse il quotidiano di Ezio Mauro teme che il leader della Lega abbia deciso di prendere di mira anche il punto e virgola? No, la questione è molto meno seria, si tratta solo dell'inizio dell'ultima spumeggiante settimana di campagna elettorale, e qualcosa bisognerà pur scrivere. Gli spari in alto sono per voi. Siccome la volevamo col brivido, ecco Bossi che bosseggia: "Se necessario per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Per completare la principale notizia della politica italiana, siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo. Però, è strano: anche l'Unità, che fa tenerezza solo a guardarla - "Rimonta storica. Ora si può vincere" - attacca il capo del Pdl per una questione squisitamente linguistica; Berlusconi - si indigna Vincenzo Cerami dopo aver letto la lettera che B. ha scritto agli elettori - difetta nella concordanza tra soggetto e verbo (altro che punto e virgola e metafore). "Spero, direttore, che lei apprezzerà la mia premura per la salvaguardia della nostra straordinaria lingua italiana", conclude Vincenzo Cerami, e non sta affatto scherzando. Allora, grazie. Smorzata l'eco dell'ultima sparata, i cronisti politici in queste ultime disperate giornate hanno aperto la caccia agli indecisi. E come si convincono? Intervistando i vips, e sono dichiarazioni che pesano. Per esempio (tornando su la Repubblica), "E il papà di Montalbano ci ripensa: niente astensione, voto democratico". Perché Camilleri ci ha ripensato? "Perché Berlusconi non conosce neppure l'alfabeto della democrazia". E' l'apologia del voto utile, più pericolosa di una fucilata: "Il fatto è che quest'uomo inquina talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". Uno come Mario Monicelli, invece, non si fa costringere da nessuno. Dice la sua al Corriere della Sera: "Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra". Bene, e giù schiaffoni a Bertinotti: "Fatico non poco a schierarmi con la Sinistra Arcobaleno...io sono più a sinistra...fatico a votare per loro". Ce la con "loro" perché sono quelli che "poi vanno al governo, ci stanno due anni, e invece di mettere mano al conflitto di interessi di Berlusconi, preferiscono diventare presidente della Camera e realizzare un quinto delle promesse fatte in campagna elettorale". Per par condicio, ecco la sparata di Carlo Ripa di Meana, l'ex verde della gioiosa macchina di occhettiana memoria: "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile, ho rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti".

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Alle elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Certezze di partito -5 Regalo di studenti ad Amato Il Cavaliere: le donne di destra sono più belle alle elezioni "Abbiamo tradotto in italiano le Istruzioni per i seggi" Sorrisi ironici bipartisan accolgono l'ultima battuta berlusconica sulle donne: "Certamente a destra sono più belle" (magari pensando a Mara Carfagna, nella foto). "Quando lo incontro al ristorante mi dice il contrario, ma che vuoi farci, è un piacione, un playboy vecchio stile" dice Alba Parietti. Che non ha apprezzato nemmeno Veltroni che si è vantato di non aver candidato donne della tv: "Io che faccio politica da quando ho 14 anni mi sono sentita offesa". "Berlusconi fa il galante perché è un uomo di altri tempi, ma noi donne non ce la prendiamo, ormai abbiamo un'altra marcia", fa eco a sorpresa da Fi la new entry Beatrice Lorenzin. E Giorgia Meloni, An, già vicepresidente della Camera: "E' solo una battuta, non ricamiamoci su. Lui è fatto così. Ma se vogliamo parlarne seriamente, anche i media hanno le loro responsabilità". Non ci resta che la par condicio anche all'elezione di Miss Italia.Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha trovato ieri sulla sua scrivania un omaggio particolare: la traduzione "in italiano" del manuale di istruzioni destinato ai presidenti ed agli scrutatori dei seggi elettorali. Il problema è che il prezioso vademecum in vigore dal 1946, non utilizza l'italiano più comune, bensì un linguaggio burocratico e tecnico, aulico fino all'eccesso. Inoltre, le informazioni su uno stesso argomento sono disseminate in diverse parti del testo, a volte dove nessuna persona ragionevole le cercherebbe. E, infine, manca qualsiasi aiuto per la consultazione (titoletti laterali, indice analitico). Così, gli studenti della laurea specialistica in Comunicazione istituzionale dell'Università di Padova sotto la guida del loro professore, Michele Cortelazzo, hanno provato a dare ordine al testo, a usare parole più comuni: a farne davvero un manuale di istruzioni e non un mini-trattato di diritto amministrativo.

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Pd e Pdl alla conquista dei voti (e degli indecisi) dell'ultima ora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Pd e Pdl alla conquista dei voti (e degli indecisi) dell'ultima ora Posted By vasco_pirri_ardizzone On 8/4/2008 @ 9:59 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Ultimi giorni, anzi ultime ore di campagna elettorale. I due leader maggiori, [1] Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni, affilano le armi per i comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia. Dal quartier generale democratico la parola d'ordine è "incollatura", a cui dovrebbe seguire il sorpasso. Magari da effettuare proprio nel fine settimana di tregua, con un convincimento che dovrà essere porta a porta. E così nei prossimi giorni i toni sfumati e buonisti di Veltroni è probabile che lasceranno il passo più di un big dei Democratici ha consigliato a Walter di alzare la voce per chiamare alle urne tante persone di sinistra che potrebbero altrimenti astenersi - alle bordate verso il competitor (Veltroni non nomina mai Berlusconi) della parte opposta. C'è poi un ultimo tassello, quello del web. In questo contesto, in cui dal Loft si ritengono già in vantaggio, vogliono provare a ricercare altri voti. E così Veltroni e Franceschini hanno affidato a [3] Mario Adinolfi - bandiera dei blogger e [4] candidato alla Camera per il Pd - l'ultima settimana di mobilitazione sul web: fino all'alba di lunedì Adinolfi ha inchiodato a una videochat su [5] Democratica Tv il [6] vicesegretario del partito, mentre sul sito del circolo [7] Pd Obama i vari candidati hanno varato una staffetta "always on" per stare perennemente on line con i militanti. Il tutto con [8] YouTube che spara la colonna sonora di Ligabue del "giorno dei giorni", per un 14 aprile da "lacrime e brividi" e con il blog di Adinolfi che rivela a Panorama.it lo slogan per il web di questi ultimi giorni: "Facciamo l'amore con l'Italia, ragazzi". Da palazzo Grazioli filtra una strategia berlusconiana, che alcuni potrebbero ribattezzare del "citofono". Ovvero, quella che prevede il candidato premier del Pdl spalmato un po' dappertutto sui media: fino, appunto, a suonare i citofoni dei cittadini per ribadire il proprio programma. Questa settimana il Cavaliere, pur continuando ad andare in giro nelle regioni considerate a rischio, riuscirà in maniera quasi ubiqua ad essere in tv a Matrix, a Porta a Porta, a Sky, a Omnibus e forse anche a Otto e mezzo. E pure in radio a Radio Anch'io. Quanto ad una sortita ad effetto come quella che Berlusconi ebbe nell'ultimo dibattito di fronte a Romano Prodi due anni fa promettendo l'abolizione dell'Ici, le persone a lui più vicine sono chiare: "Berlusconi è imprevedibile, potrebbe anche avere un asso nella manica".

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Berlusconi: "Con Bossi nessun contrasto, tutto inventato" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi: "Con Bossi nessun contrasto, tutto inventato" Posted By redazione On 8/4/2008 @ 10:49 In Headlines | No Comments Ieri ne ha praticamente "tolto" uno ([1] Umberto Bossi, che in realtà ha negato di aver chiesto poltrone), oggi ne ha messi due. Per accelerare, Silvio Berlusconi sta già costruendo la squadra del suo eventuale governo, in caso di vittoria alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Dopo Giulio Tremonti (dato per certo all'Economia), dentro anche Stefania Prestigiacomo, l'ex responsabile del dicastero delle Pari Opportunità: "Tra le quattro signore che parteciperanno al futuro governo ci sarà Stefania Prestigiacomo" assicura il Cavaliere, dai microfoni di [2] SkyTg24-Pomeriggio, escludendo però che ci sarà una donna agli Interni e agli Esteri. Un Cavaliere fiducioso di trovare la vittoria alle urne, meno invece sulle riforme bipartisan, in collaborazione con il Partito democratico, dopo il voto: "In Parlamento si batteranno contro le nostre riforme". Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: "Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d'artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi". A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici intercorsi durante l'esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi risponde: "Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi assolutamente volgari". Ribadendo che il Pd ha "copiato il 60% del programma", Berlusconi chiede "coerenza", ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile: "Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche dell'architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro. saranno i comunisti di sempre, ci metto la firma". Puntualizzando di "non aver mai detto che Bossi è malato", Berlusconi fa poi sapere che le polemiche con il leader del Carroccio "sono un contrasto inventato, è una invenzione al giorno che viene dai giornali di sinistra". Il presidente azzurro punta il dito soprattutto contro la Repubblica, rea di "fare a gara con l'Unità per disinformare". Quanto alle affermazioni del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di "imbracciare i fucili" il Cavaliere parla di "metafora bossiana", ovvero "fare una battaglia decisa". Il Cavaliere ribadisce anche il suo pensiero sulle donne del centrodestra, "più belle" di quelle candidate nello schieramento avversario. "La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le donne. Le nostre sono anche iperlaureate".

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Duelli e sorteggi: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Duelli e sorteggi: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi Posted By redazione On 8/4/2008 @ 13:04 In Headlines | No Comments Il leader del Pd aprirà la puntata della trasmissione in programma venerdì. Poi in onda Berlusconi Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di [1] Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5. Subito dopo, sarà trasmessa l'intervista al leader del Pdl, Silvio Berlusconi. È quanto ha stabilito il sorteggio, che doveva decidere l'ordine di messa in onda degli interventi dei due candidati premier nella trasmissione di Enrico Mentana. Il sorteggio è avvenuto sotto lo sguardo vigile di due notai e a telecamere accese. L'estrazione ha deciso inoltre che sarà il candidato premier del Partito socialista, Enrico Boselli, ad aprire martedì sera la puntata dell'approfondimento della trasmissione di Enrico Mentana, seguito da Fausto Bertinotti della "Sinistra-Arcobaleno"; mentre mercoledì sera toccherà al leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, e poi alla candidata della Destra, Daniela Santanchè. Il sorteggio chiude in sostanza la [2] polemica aperta da una nota del Pd, con la quale il partito di Veltroni chiedeva che a Berlusconi non fossero concessi vantaggi in tv. A suscitare la presa di posizione del partito era stato il fatto che il Cavaliere avesse "annunciato sulle agenzie di stampa che aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti, prima ancora che questa venga organizzata".

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Prodi, addio cantando Dylan (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NOTE E NOSTALGIA VERSO IL VOTO Cena a Palazzo Chigi tra ricordi e chitarra: mi hanno fregato poteri forti e sinistra Prodi, addio cantando Dylan "Ricordo quando Joan Baez cantò ai funerali di Bob Kennedy: avevo 29 anni" IL PROFESSORE LASCIA A ruota libera Per la prima volta il premier racconta i giorni che hanno portato alla sua caduta Da settimane e settimane Romano Prodi sublimava la sua delusione nel silenzio e anche l'ennesima giornata appartata si stava spegnendo senza patos. E invece, poco prima di mezzanotte, il Professore chiese al suo portavoce: "Dai Silvio, ce la fai "Blowin' in the wind"?". Proprio così. Finita la cena, al piano nobile di palazzo Chigi, Prodi si è allentato il nodo della cravatta e in uno slancio di ritrovato buonumore, ha chiesto a Silvio Sircana di strimpellare la celebre canzone di Bob Dylan. Sircana, che è un virtuoso della chitarra, ha tirato fuori lo strumento dal suo nascondiglio, ha saggiato le corde ed è partito: "How many roads must a man walk down...". Il Professore prima ha socchiuso le palpebre, poi si è messo a cantare pure lui: "How many times must a man look up...", per quanto tempo un uomo deve guardare in alto prima che riesca vedere il cielo? Finito Dylan, il chitarrista ha proposto "We shall overcome", il Professore ha annuito e alla fine ha raccontato: "Mi ricordo benissimo, questa canzone Joan Baez la cantò ai funerali di Bob Kennedy, funerali persino più commoventi di quelli del fratello. Avevo 29 anni...". Una sequenza da film sentimentale. Un presidente del Consiglio ormai fuori dalla mischia che nel cuore della notte si mette a intonare le canzoni della sua giovinezza è una scena che ha finito per toccare i ragazzi dell'Ufficio Stampa, che quella sera erano stati convocati da Prodi per un saluto finale. Qualcuno di loro guardava il soffitto per non commuoversi; qualcun altro era divertito e canticchiava; qualcun altro intuiva che stava per aprirsi una serata speciale. E così è stato. Protetto dalle mura amiche, alcuni giorni fa Prodi ha finalmente raccontato la sua versione dei fatti sulla caduta del governo. Certo, in pubblico finora si è ben guardato dal lanciare accuse e tantomeno si è prodotto in quel "grande sfogo" tanto atteso dai giornali. Prodi ci tiene troppo a non rinverdire la fama del rancoroso ed è riuscito a resistere alla tentazione di replicare alle quotidiane accuse di Silvio Berlusconi, ma anche di ricordare i misconosciuti meriti del suo governo. Ma l'altra sera Prodi ha risposto senza rete alle domande dei ragazzi che nei 23 mesi precedenti avevano cercato di "fronteggiare" giornali e tv. Uno di loro ha chiesto: "Presidente, hai mai capito come mai i giornali "padronali" ti hanno osteggiato dal primo all'ultimo giorno?". Prodi ha sorriso: "Sai, me lo sono chiesto tante volte e alla fine ho trovato la risposta. Io ho vinto per due volte le elezioni, ma se sono riuscito a governare soltanto per 5 anni scarsi, questo mica è un caso. L'atteggiamento ostile dei giornali e dei loro proprietari si spiega così: io ero un'anomalia che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là e alla fine sono stato espulso!". Parole dure, amare di un professore orgoglioso, che ha provato a non rinunciare alla sua indipendenza rispetto ai poteri forti. Il mondo delle imprese. Gli Stati Uniti di Bush. Ma anche la Santa Romana Chiesa di Camillo Ruini: "Che paradosso, proprio io, che ho sempre avuto un rapporto così intenso e profondo con quel mondo...". E il suo pensiero va ad un passaggio che ha finito per restare cancellato nel racconto della crisi di governo. Era il 24 gennaio e la giornata - conclusa con la caduta dell'esecutivo - si aprì con una nota ufficiale del governo di smentita al presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, sulla visita del Papa alla Sapienza. Uno scambio duro, uno dei più aspri nella storia recente tra la Chiesa e un governo italiano. Certo, Prodi vanta fior d'amicizie tra i bancheri. Certo, l'autocritica è un genere sconosciuto al Professore e semmai la sua capacità analitica diventa penetrante nell'individuare i nemici. Tutti immaginano che Prodi ce l'abbia con Clemente Mastella, ma il Professore stupisce la tavolata: "Lui ha tradito, non c'è dubbio. E il modo in cui l'ha fatto dimostra mancanza di senso dello Stato: pensate l'ho cercato per due giorni, io avevo bisogno di fare almeno il cambio delle consegne al ministero di Giustizia. Ho chiesto persino a Diego Della Valle di trovarlo. Niente. Lui non aveva fatto male come ministro, ma la vera responsabilità politica non è stata la sua...". E di chi è stata? "Di chi ha minato continuamente l'azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...". Neppure tra i suoi, Prodi chiama per nome Fausto Bertinotti ma è a lui che pensa. Il Professore non ha dimenticato di essere stato paragonato ad un "poeta morente" e ad un fruitore di "brodini caldi" da colui che era - e ancora è - la terza carica dello Stato. E tanto gli brucia l'atteggiamento di Rifondazione comunista che Prodi, anche in privato, promuove Veltroni: "Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli". E il discreto feeling tra i due è confermato dal comizio in tandem che Prodi, il leader del Pd e il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, terranno domani in piazza Maggiore a Bologna. Anche se l'altra sera, il Professore confessava: "Davvero strano non aver potuto fare campagna elettorale...". Un Prodi orgogliosamente solitario che racconta di non aver avuto timore neanche nello sfidare l'opinione del Capo dello Stato durante la crisi di governo: "Subito dopo aver parlato al Senato, ho ricevuto molte richieste, a tutti i livelli, per recarmi subito al Quirinale e dimettermi senza un voto. Ma per la mia dignità e per la dignità della politica ho tenuto duro sulla procedura più trasparente. Anche perché se avessi rinunciato al voto, avrei consentito ai Mastella e ai Dini di poter poi dire: Prodi si è dimesso, ma noi mica avremmo votato contro. La procedura trasparente ha inchiodato i responsabili e non è un caso che Mastella non sia stato candidabile da nessuno...". Zampate dell'antica cattiveria. Anche se venate da una certa malinconia. L'altra sera, oramai era passata mezzanotte, il Professore si è alzato, si è affacciato dalla finestra, ha visto la piazza vuota e poi ha chiesto a Sircana: "Fai Sound of Silence?".

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Se noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive sulla Stamp (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Andrea Romano, preoccupato del fatto che nel nuovo Parlamento potrebbero non essere presenti "pezzi del paese reale e delle sue più autentiche culture politiche", con il rischio che "per la prima volta nelle storia repubblicana non vi sia alcun deputato di quel Partito socialista che è stato serenamente sacrificato da veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito socialista non abbia mai voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di piccoli partiti, quanto sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal Partito democratico, al di fuori del Partito del socialismo europeo e senza alcuna reale considerazione della tradizione socialista italiana. In questo senso ritengo necessario che noi diciamo con molta chiarezza che uso faremo dei nostri voti se superemo la soglia del 4%. Non certo un'utilizzazione solipsistica o parrocchiale. Forti di una affermazione che smentirebbe la sottovalutazione operata nei nostri confronti dal Pd, riproporremmo al Pd stesso non la difesa del "piccolo è bello" quanto una prospettiva unitaria più ambiziosa, la riaffermazione di una "sinistra nuova" (Riccardo Lombardi), ossia una prospettiva unitaria non contro il socialismo europeo, bensì col socialismo europeo che sintetizziamo col nome di Zapatero. Solo l'affermazione del Partito socialista può provocare un processo di questo genere e può interessare anche alcune aree della Sinistra arcobaleno, quelle modernamente ambientaliste e quelle che vogliono riconoscersi nel socialismo. VALDO SPINI Una tradizione da continuare Luca Ricolfi, sulla Stampa di sabato, ha scritto un fondo illuminante. Ha spiegato che capisce il disagio di chi esita a votare per i due maggiori partiti (Pd e PdL) per la vaghezza della loro identità e dei loro programmi. Ha anche osservato che egli stesso voterebbe con determinazione soltanto se fosse un fascista o un comunista, dal momento che i due partiti continuatori di queste tradizioni ci sono e sono ben visibili. Ricolfi ha ragione. Ma esistono altri elettori ancora in grado di votare senza esitazioni: sono i socialisti. Come i fascisti e i comunisti, anche i socialisti infatti possono trovare sulla scheda il partito continuatore della tradizione nella quale si riconoscono, strettamente legato alla famiglia del socialismo internazionale e al Partito socialista europeo: il Partito socialista appunto, finalmente unito nel sostenere la candidatura di Boselli. Sarebbe amaro se l'Italia diventasse l'unico dei 27 Paesi dell'Unione Europea senza una presenza socialista in Parlamento. Sarebbe ancora più amaro se gli eredi del fascismo o del comunismo, bocciati dalla storia, avessero in Italia più spazio dei socialisti. UGO INTINI Gli Angela: chi decide è soltanto il pubblico Leggo soltanto ora la lettera del 3 aprile del sig. Daniele Orla, che ringrazio per le parole molto elogiative rivolte a me e ad Alberto. Colgo l'occasione per precisare alcuni punti che riguardano la nostra attività. Da oltre 15 anni produciamo (insieme o separatamente) libri, articoli, inserti, cassette, dvd, per vari editori, come professionisti indipendenti. Nessuno di noi due è "assunto" alla Rai, ma lavora con contratti di uno o due anni per realizzare un certo numero di programmi. Se vanno bene si continua, altrimenti no. Chi decide della qualità e del merito del nostro prodotto (e della nostra permanenza sugli schermi) è quindi il pubblico. Che ringraziamo. PIERO ANGELA La protesta della Valle contro Chiamparino Non si può paragonare Giuliano Ferrara con Sergio Chiamparino. A Bologna un gruppo di sinistri ha impedito a Giuliano di parlare, e in democrazia tutti hanno il diritto di dire fesserie. In Val Susa invece il signor sindaco è venuto a imporre lo stesso programma di Berlusconi, ossia la distruzione della valle con il treno ad alta velocità. Non è venuto in Valle a parlare, ma a imporre quello che per noi valligiani è un danno, e quindi è giusto che ci siano delle proteste. PIERO BAROVERO AVIGLIANA (TO) Il generale Speciale senza commento Raramente mi sono indignato come sabato mattina, leggendo La Stampa. Infatti sono venuto a scoprire che abbiamo avuto ai vertici della Guarda di Finanza per anni un generale convinto che "la lotta all'evasione non può essere il pozzo di San Patrizio dove prendere tutti i soldi che servono allo Stato". Credo che non ci sia bisogno di alcun commento. ANTONELLO CONTE Alitalia / 1 le colpe di Prodi Tutti a dare addosso ai sindacati "irresponsabili", che hanno messo in fuga Air France. Ma definiremo responsabile ed efficiente il governo che ha perso un anno per fare scappare dalla gara tutti i concorrenti? Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una vergogna nazionale, pari all'immondizia campana per costi e durata ultradecennale. Fortunatamente possiamo liberarcene in un amen, o meglio in un De profundis. GIORGIO POLIGNIERI Alitalia / 2 le colpe di Berlusconi Se l'Alitalia è giunta a questo punto si può ringraziare Berlusconi perché in cinque anni di governo non ha fatto niente per risollevarne le sorti, anzi ne ha aumentato il debito lasciando poi la patata bollente nelle mani di Prodi che in poco tempo non poteva fare granché. Il perché Berlusconi non abbia fatto niente o meglio non abbia voluto fare niente è chiaramente sotto gli occhi di tutti: non poteva certamente inimicarsi la Lega, né tantomeno la Lombardia, per cui ha solo peggiorato le cose. PIERO MOZZONE Giustizia divina e giustizia terrena Molte volte ho sentito dire da imputati: credo nella giustizia. Anch'io credo nella giustizia, nella giustizia divina naturalmente. Ma in quella terrena... ? Bah! PASQUALE RAMPAZZO.

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Ma oggi andare a votare è più importante che mai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Beppe Del Colle ELEZIONI: SECONDO I SONDAGGI AUMENTA IL NUMERO DEGLI INDECISI MA OGGI ANDARE A VOTARE È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI Quello del 13 e 14 aprile sarà un voto utile perché ci consentirà di capire su quale strada si sta incamminando la democrazia. Domenica e lunedì 13 e 14 aprile si vota non solo per il rinnovo del Parlamento, ma anche dei Consigli di otto Province, compresa Roma (più tutte quelle della Sicilia, meno Ragusa), dei sindaci e dei Consigli di 426 Comuni, e infine dei presidenti e dei Consigli regionali in Friuli-Venezia Giulia e in Sicilia (sempre che prima non entrino in funzione i "fucili" minacciati da Bossi per le schede ingannatrici: detto per scherzo, ovvio). Lunedì sera sarà abbastanza complicato star dietro a tutti i risultati, dovendo tener conto di situazioni molto diverse fra loro: ad esempio il voto in Sicilia, dove l'Udc si presenta alleata col Pdl a sostegno dello stesso candidato alla presidenza della Regione, ma per conto suo per Camera e Senato come nel resto del Paese. Il facsimile della scheda elettorale per le elezioni del Senato (foto Ansa). Il risultato che conterà per la valutazione complessiva dello stato politico della nazione sarà quello per il Parlamento. Proprio per questo esso sarà un voto "utile", anche se non nel senso che è stato dato a questo aggettivo durante la campagna elettorale. Sarà un voto "utile" perché ci consentirà di capire su quale strada si sta incamminando la democrazia dopo 14 anni di un bipolarismo inquinato dalle incrostazioni di un passato che sembra non voler morire, visto che ha moltiplicato in questo periodo il numero dei partiti, fino al conflitto di proprietà sul simbolo di uno di loro, la Dc, che per mezzo secolo è stata, per moltissimi italiani, l'emblema stesso del sistema democratico. Gli ultimi sondaggi danno in aumento gli indecisi, tanto che qualche editorialista si è chiesto se queste elezioni saranno caratterizzate da un forte astensionismo. Un fenomeno al quale essi stessi hanno dato qualche appiglio sottolineando l'eterogeneità delle due formazioni maggiori, il Pdl e il Pd, e il loro passaggio dalla natura di coalizioni a quella di partiti unici, caratterizzati da forti leadership personali. Ma perché molti elettori potrebbero non saper più come votare, dopo che si sono confuse sia nel Pdl sia nel Pd le antiche appartenenze? Non è, forse, questo l'esito razionale di un'esperienza come quella del Governo Prodi (due volte, nel 1998 e nel 2008) distrutto dalle divisioni interne alla sua alleanza? Di fronte a queste pur ragionevoli domande una sola risposta ci sembra più logica e più necessaria: che si vada comunque a votare. Perché è un dovere elementare dei cittadini di una democrazia; perché tutti siamo corresponsabili del destino del Paese; perché non bisogna lasciare agli altri il compito di decidere anche per noi il nostro futuro di individui e di comunità; per aiutare i politici a capire fino a che punto è indispensabile cambiare le regole di un gioco che rischia di rivestire un solo interesse, quello del potere per il potere. La campagna elettorale ha rivelato soprattutto una paura, condivisa in modi diversi da Berlusconi (che continua a temere brogli e voti nulli a causa di schede a suo giudizio malfatte) e Veltroni: che nei prossimi mesi sarà molto difficile governare. L'economia internazionale attraversa una fase di pre-recessione inquietante e da noi alcune questioni (l'Alitalia, l'emergenza rifiuti in Campania, il basso livello di salari, stipendi e pensioni) sono particolarmente ostiche. Per questo c'è chi pronostica "grandi coalizioni", attribuendone la nascosta intenzione ai due leader Veltroni e Berlusconi. Più elettori andranno dunque ai seggi, più sarà chiara la volontà popolare su chi e come dovrà governare nei prossimi cinque anni.

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La scelta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Guglielmo Nardocci e Roberto Zichittella POLITICA FACCIA A FACCIA FINALE TRA VELTRONI E BERLUSCONI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI LA SCELTA WALTER "METTE SU" FAMIGLIA: "È QUESTO IL PAESE IN CUI CREDO" "Buuuh! Sono migliori le orecchiette con le rape". Protestano simpaticamente le migliaia di sostenitori baresi quando Walter Veltroni, in una delle sue rarissime gaffe, si lascia andare al ricordo di quel pranzo a Bologna in casa della famiglia Fontanelli: "Sapori inauditi", commenta il candidato premier del Pd alla 101ª tappa del suo Giro d'Italia, fra l'annuncio di una proposta di legge contro il precariato, l'aumento delle pensioni, l'abolizione dell'Ici, la polizza contro gli infortuni che gli hanno chiesto le casalinghe della Garbatella. (Foto Giuliani). E rivela qualche particolare del suo più intimo tour nelle case di una decina di famiglie italiane che lo hanno invitato a pranzo. Dalla famiglia del professore a quella del giardiniere, da quella dell'artigiano a quelle dell'operaio, dell'agricoltore e del piccolo imprenditore. All'inizio qualche imbarazzo: "Ma poi tanta simpatia", racconta Veltroni a Famiglia Cristiana, "e la conferma che la famiglia continua a essere l'unica istituzione che regge tutto, compensa le difficoltà, protegge dalle avversità, l'unico vero ammortizzatore sociale con i suoi valori, la solidarietà fra i suoi membri, e oltre i confini della famiglia stessa". Per esempio? "Per esempio il signor Vitaliano di Caserta, che a soli 17 anni è rimasto vittima di un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle, ma nonostante questo ha adottato un bambino e trova persino il tempo di fare attività associative. Una grande lezione, simile a quella della famiglia che fa parte della ruota di solidarietà animata da don Vinicio Albanesi, che si prende cura dei minori abbandonati, e lo fa in una villa espropriata alla camorra". Richieste di posti di lavoro o di aiuti in genere? " No, da nessuno. Ho ascoltato, abbiamo parlato come si fa intorno a un tavolo nel momento piu importante per la famiglia. Ho notato soprattutto la loro dignità, il modo e l'eleganza dell'ospitalita. Quel tratto riservato anche quando ti rendi conto dell'estrema parsimonia, che evoca momenti poco felici per tutte le famiglie italiane. Nessuno si è lamentato, sono stati molto belli questi incontri nei quali il vicino preparava la torta e qualcuno un'altra cosa, e infine tutti insieme con il condominio a parlare dei problemi. Mi hanno accusato di fare il buonista, quello che scopre cose note, ma io credo che alla fine hanno ragione quelli che dicono che basta prendere il bus e vivere la vita di tutti per capire e governare meglio. Roma mi ha cambiato, governare una citta cambia, perché il contatto con la gente è diretto. Io imporrei a tutti coloro che vogliono fare politica l'esperienza nei Consigli comunali. Il segreto è ascoltare, non comiziare: si scoprono tante cose". La burocrazia soffoca i sentimenti Per esempio? "Per esempio la famiglia Presenza di Pescara, Bruno e Mariagrazia, ambedue professori, due figlie, la prima studia fisioterapia e la seconda danza. Nella nostra conversazione le grandi riforme hanno lasciato il posto a considerazioni diverse, come la difficoltà di avere un rapporto "intero" con l'alunno, la mancanza dei valori, la triste piaga degli insegnanti che cambiano sede continuamente, privando gli alunni di un rapporto continuativo importante. Sono tutte cose possibili senza ricorrere a un riforma per legislatura". Ma la famiglia è anche quel nucleo attraverso il quale passano la storia del Paese e i suoi problemi, anche quelli piu attuali: "Penso a Mirko Lami e sua moglie. Lui è responsabile della sicurezza nelle acciaierie di Piombino, lei impiegata. Mirko mi ha detto che il livello di sicurezza negli impianti è buono, ma non è questo il loro principale problema. Vogliono adottare un figlio, però hanno problemi immensi con la burocrazia. È vero, lo sappiamo tutti che in Italia la burocrazia soffoca anche i sentimenti e li frustra, ma Mirko e sua moglie hanno diritto al loro bambino e noi il dovere di darglielo, senza aspettare che compia vent'anni". Andare avanti insieme Ma la famiglia è anche impresa, soprattutto al Centronord: "Quando la famiglia è nell'impresa come parte costitutiva, i conflitti sono minimi, la coesione piu grande nei momenti di difficoltà, le motivazioni piu sincere. La famiglia Resta di Perugia ha un'impresa artigianale con il classico laboratorio sotto casa. Adesso la mandano avanti i ragazzi, che debbono fronteggiare la concorrenza dei cinesi. "La affrontiamo", mi hanno detto, ma nell'aziendina dei Resta non c'e differenza fra lo stipendio dei lavoratori e quello dei proprietari, guadagnano tutti lo stesso mensile. Vivono in modo semplice, senza lussi, e i lavoratori ci tengono quanto i loro datori di lavoro, perché sanno che si va avanti insieme, o insieme si va a fondo". E ancora la famiglia Fontanelli di Bologna, quella dei "sapori inauditi", allevatori geniali, inventori di un sistema di sterilizzazione del latte e distributori. Una bella azienda familiare con l'aggiunta di un po' di lavoratori. "Questa è la mia Italia", dice Walter Veltroni. L'Italia dei comizi del leader del Partito democratico, allegra, seria e caciarona al tempo stesso, per nulla carica di veleni perché il loro leader di veleni non ne amministra. E magari si puo ricominciare anche da qui.

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Air France lascia la porta socchiusa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALITALIA, LA PALLA RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA LE SIGLE GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita rapida. Spetta alla compagnia, ai dipendenti e ai sindacati esprimersi su come vedono il futuro dell'azienda". Nonostante la rottura della settimana scorsa il consiglio di amministrazione di Air France-Klm e il numero uno Jean-Cyril Spinetta non mollano la partita Alitalia e rilanciano la palla a Roma. Parigi è disposta a sedersi nuovamente al tavolo con le nove sigle, ma ora è lei a porre condizioni. Sembra improbabile che ciò avverrà prima delle elezioni, ma intanto, in attesa di capire se esiste davvero una cordata alternativa, i franco-olandesi tengono un piede dentro Alitalia: loro sono chiaramente convinti non esista. Palazzo Chigi e il Partito Democratico puntavano a questo: presentarsi di fronte agli elettori avendo recuperato la rottura con i sindacati e l'ultima offerta, quella della salvezza non troppo indolore prima dell'inevitabile commissariamento. "Abbiamo ottenuto il risultato", dice il sottosegretario Enrico Letta, autore di una mediazione voluta anzitutto da Walter Veltroni. "Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i margini per un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati, all'ultimo minuto dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del governo. Giovedì mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia, le nove sigle sono state convocate a Palazzo Chigi. Per allora si saprà se ci sono i margini per un incontro immediato con i manager della compagnia transalpina. "La via maestra è quella di riprendere il negoziato, non credano che accetteremo un prendere o lasciare", fanno sapere dalla Cgil, indispettiti per la decisione del governo di intervenire solo all'ultimo momento "per ragioni elettorali" e dopo i ripetuti niet di Tommaso Padoa-Schioppa. Se le sigle vorranno l'accordo, dovranno comunque accettare di ripartire dal piano Air France-Klm. Difficile dunque un'apertura sul destino del Cargo (la cui chiusura è prevista nel 2010) o sul reingresso in Alitalia di tutte le attività di terra, mentre Spinetta sarebbe disposto a confermare le aperture sul rinnovo della flotta. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano il coinvolgimento di Finmeccanica per la riconversione di Atitech, lo stabilimento napoletano che fa la manutenzione ai vecchi Md80. I piloti dell'Anpac ora si dicono disposti a "partire dal piano Spinetta", ma il problema resta l'atteggiamento dei confederali, preoccupati delle ripercussioni del piano di ristrutturazioni sui servizi di terra. Con queste premesse la trattativa non potrà che decollare solo dopo le elezioni. Spinetta si potrebbe trovare in una situazione paradossale: trattare con una maggioranza a favore dell'accordo e ancora in carica per gli affari correnti in attesa di quella nuova che, almeno fino a ieri, si mostrava ostile. "La trattativa - insiste Berlusconi - non si può concludere a queste condizioni. Sono sicuro ci sarà una compagine di imprenditori italiani". Ma di questi tempi dal centro-destra - dove non mancano le "colombe" preoccupate dal commissariamento - per ogni bastonata del Cavaliere arriva la carota di un alleato: "Air France deve trattare con il nuovo governo, non solo con i sindacati", dice Umberto Bossi. In caso di vittoria alle elezioni, in casa Pdl lo schema è pronto: un accordo con Air France-Klm che preveda però l'ingresso nella nuova Alitalia di soci italiani. Possibilmente sostenitori della causa di Malpensa.

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L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 311 ) " (13 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 259 ) " (26 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (20 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (22 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 200 ) " (24 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 38 ) " (19 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (20 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Mar 08 L'inascoltato grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l'Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l'articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: "Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!". Leggo in queste parole, tra l'altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l'intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera. Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (21 votes, average: 4.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Mar 08 Violenze e minacce, dobbiamo vigilare Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull'aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei "democratici" dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: "Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo". Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene. La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Aggiungo oggi (Venerdì Santo) che ho letto la denuncia di Gammella ai carabinieri: è stato minacciato a mano armata e gli è stato detto di non scrivere più sui vari siti Internet. Per questo mi ha chiesto di cancellare i suoi post. Lo farò subito. Scritto in Varie Commenti ( 243 ) " (92 votes, average: 4.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (161) Ultime discussioni Luisa: Raffaele, potrebbe spiegarmi come la bestemmia di quell'"opera" può trasformarsi in preghiera ?... Cosimo De Matteis: AVE MARIA Chiedo sinceramente ed umilmente a tutti di dirmi se il seguente episodio citato in... aldo: Don Farinella è stato incardinato nella Diocesi di Genova dal Card. Giuseppe Siri, bisognerebbe conoscerne i... aldo: Il Cardinale di Vienna assieme al Card. Ruini ha presieduto proprio in questi giorni il primo Congresso... Physikelly: [Altra valorizzazione del medesimo momento positivo: http://thenewliturgicalmove... 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Matrix, apre Veltroni e chiude Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 84 del 2008-04-08 pagina 0 Matrix, apre Veltroni e chiude Berlusconi di Redazione Chiusa con il sorteggio davanti al notaio la polemica sulla scaletta dell'intervista doppia ai leader nel programma di Mentana, che venerdì andrà in onda in prima serata Roma - Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5. Subito dopo, sarà trasmessa l'intervista al leader del Pdl, Silvio Berlusconi. è quanto ha stabilito il sorteggio, che doveva decidere l'ordine di messa in onda degli interventi dei due candidati premier nella trasmissione di Enrico Mentana. Il sorteggio è avvenuto questa mattina, sotto lo sguardo vigile di due notai e a telecamere accese. L'estrazione ha deciso inoltre che sarà il candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli ad aprire questa sera la puntata dell'approfondimento della trasmissione di Enrico Mentana, seguito da Fausto Bertinotti di Sinistra-Arcobaleno; mentre domani sera toccherà al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e poi alla candidata della Destra Daniela Santanchè. Le immagini del sorteggio saranno trasmesse nei Tg Mediaset nel corso delle edizioni odierne. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" Posted By redazione On 8/4/2008 @ 18:19 In Apertura#1 | No Comments Prima - da affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di calcio ai mondiali del '82 (quelli vinti in Spagna). Poi annuncia di aver scritto al "il principale esponente dello schieramento a me avverso" (poi abbreviato in "il principale esponente"), per chiedere di "dare garanzie di lealtà ai cittadini". Passa da qui il viaggio calabrese di Walter Veltroni, in una regione che dal loft di Piazza Sant'Anastasia dichiarano, ottimisticamente, in bilico. La regione (in cui nel 2006 - consultazione con affluenza record del 74% - l'Unione prodiana strappò il premio) mette in palio dieci senatori, sei al partito vincente, quattro a quello che perde. Ancora una volta, se Udc e Sinistra riescono a superare la fatidica soglia dell'8 per cento strappano seggi ai due partiti più grandi e "disturbano" quello che Berlusconi e Veltroni definiscono voto utile. In un caso o nell'altro la Calabria può fare una differenza di due-tre senatori, la maggioranza risicata con cui Prodi ha provato a governare per un anno e otto mesi. E allora, vai col parallelismo fatto da Walter col calcio: "Noi siamo" ha sostenuto il candidato premier Pd "un po' come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l'Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c'è la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme". Un'immissione di ottimismo nel motore un po' stanco dei democratici che in molti danno in folle: la rimonta nei confronti del Pdl sembra si stia fermando: il Partito Democratico - stando alle voci raccolte nel quartier generale di Veltroni - non è riuscito a conquistare la maggioranza degli indecisi, che fisiologicamente è in costante calo. L'ex primo cittadino della capitale, salvo colpi di scena, appare rassegnato a una sconfitta onorevole, con la possibilità non da escludere di un pareggio al Senato. E allora ecco la seconda mossa: scrivere a Berlusconi chiedendogli di stringere un patto. Sulle riforme o sul governo? Né l'uno né l'altro. L'accordo è sulle "garanzie da dare ai cittadini". Così almeno recita la lettera: "Caro Berlusconi, mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana". Quali siano le questioni, lo rivela detto l'ex sindaco a Cosenza: "Da parte mia gli ho dato la garanzia di lealtà repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell'unità dello Stato italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all'inno di Mameli. Ciascun candidato" ha detto ancora Veltroni "prenda l'impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua coalizione". Di fair play, invece, Veltroni aveva già parlato in mattinata. Sia per dire che: "Se vinceremo la presidenza di una delle Camere andrà all'opposizione, così come la presidenza della commissione di controllo. Le riforme le faremo insieme. Lo facciamo perché vogliamo un Paese unito, perché l'Italia deve crescere". Sia per rispondere, indirettamente, alle accuse: "Ogni giorno vengo coperto di contumelie, ma più loro attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire". Arrivando a Crotone il giorno dopo [1] la maxioperazione condotta dalla Polizia contro le principali cosche della zona, Veltroni rilancia con forza il suo monito alle cosche: "Decidete di votare per chi volete ma non votate per il Pd perché noi la mafia la vogliamo annientare". "Nei giorni scorsi - ha aggiunto - avevo invitato anche gli altri leader politici a ripetere questa semplice frase, ma ciò non è avvenuto. Forse può sembrare molto ambiziosa o idealista, ma il mondo si è sempre mosso quando è partita una grande idealità" Parlando nella regione con il più alto tasso di disoccupazione del Paese, Veltroni è tornato poi a parlare di precariato definendolo "la più grave e inaccettabile ingiustizia del Paese. Se vinceremo alla prima riunione del Consiglio dei ministri vareremo il compenso minimo legale per garantire che uno stipendio non sia inferiore ai 1.000-1.100 euro". Infine il leader del Pd ha espresso la sua solidarietà ai magistrati dopo l'operazione nei confronti di presunti appartenenti a clan mafiosi. "Non vogliamo i voti dei mafiosi, perché vogliamo distruggere la camorra, la mafia, la 'ndrangheta e la Sacra Corona Unita. Dico questo con orgoglio a Crotone dopo il colpo inferto alla criminalità da quei magistrati a cui va la nostra solidarietà, verso i quali si stavano preparando attentati".

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Ah, le formule della commossa partecipazione al dolore dei politici malati... Berlusconi sì che (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le ha provate su di sé, e sa riusarle. Oggi con Bossi, domani chissà. Quando si sparse la voce del cancro del Cavaliere, era la campagna elettorale 2001, D'Alema disse "si vede che sta male, gli siamo umanamente vicini". E Rutelli: "Ci auguriamo di poter battere un leader dell'opposizione in piena forma". Quanta solidarietà. E quando, nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica. Arrivò a dire in transatlantico "il Cavaliere ormai è mezzo morto" (poi rettificò: "politicamente, morto"). Quello resuscitò. Il paradosso è che il più celebre malato - e risanato, Luigia Pallavicini caduta da cavallo - della politica recente è appunto lui, Silvio, che nel '97 fu operato in segreto di tumore alla prostata, ma intorno al duemila cominciò a confidare ovunque di esser stato malato e di esserne uscito, e se aveva vinto un cancro, Rutelli gli avrebbe fatto un baffo. Il fatto è che non sempre accade di potersi rialzare in tutta forma. Nel '97, sul palco di Milano con Albertini, fu Berlusconi a collassare. "La mattina dopo dovevo entrare in sala operatoria, temevo che il male fosse incurabile", racconterà tre anni dopo a Repubblica. Si trovava in Veneto in una comunità di tossicodipendenti, e don Antonio Zuliani, il prete salesiano di cui era stato allievo, lo spinse ad aprirsi: "Racconta loro della tua malattia". Silvio seguì il consiglio, "se ce l'ho fatta io potete farcela anche voi". I ragazzi piansero. Senonché solo a volte la malattia può esser trasformata in auto-epopea. Talora il corpo torna "corpo del re" alla Kantorowicz, più spesso degrada verso il corpo-agnello sacrificale di René Girard, la malattia "estrema unzione" della biopolitica di cui parlava Foucault nei corsi alla Sorbona (nel pieno '68). Anche perché in Italia quando il potente si mostra malato, chi gli sta intorno ne approfitta per preoccuparsi, sempre molto affettuosamente: di fargli le scarpe. Per questo quando si è malati lo si nasconde; per questo il Cavaliere, sentendosi male a Montecatini nel marzo 2007, provò a dissimulare, "ed ora scusate, l'emozione ha prevalso, e io...". La malattia superata è atout, la malattia in atto è disastro. Ieri come oggi. Anche Antonio Segni, come Bossi (che ieri si è sentito costretto a replicare "balle, sto benissimo"), fu vittima di un ictus che lo paralizzò nella parte destra. Il Quirinale faceva melina con frasi tipo "il sensorio è vigile". Poi però il presidente dovette rassegnarsi e firmare le dimissioni, con la mano sinistra; e indovinate la frase culto dei democristiani di allora? "Le condizioni di salute sono quelle che sono...". A un altro democristiano, Antonio Gava, malato di diabete e costretto a lasciare il Viminale, scappò detto: "Mi sono dimesso perché me l'ha chiesto nostro Signore". La fede, avercela. Tra comunisti e postcomunisti la malattia è stata in alcuni casi un destino (l'emorragia di Enrico Berlinguer a Padova, che contribuì a eternarne la figura), in altri, più prosaici, strumento. Il povero Natta era bersaglio da un anno di una campagna spregiudicata sulla sua vecchiezza, i quarantenni del partito lo definirono "la nonna Abelarda del comunismo", lo chiamavano "Capannelle", come il vecchio della commedia all'italiana; quando il 30 aprile dell'88 ebbe un infarto e fu ricoverato ("questo malanno è una fortuna, un buon motivo per licenziarmi, o per essere licenziato"), alle Botteghe oscure non restò più neanche la sua seggiola. Anni dopo quel gentiluomo ligure annoterà: "Le mie condizioni di salute erano quelle che erano (frase già sentita, no? nda.), ma i colpi dell'infarto li potevo parare, quelli dal partito no". Già nel '72 la malattia di Luigi Longo in qualche modo aveva aperto la strada a Berlinguer. Il missino Giorgio Almirante era stato preveggente, aveva per tempo nominato Fini successore quando nell'87 si ammalò; risultato, gli attuali capi postfascisti poterono risparmiarsi il rituale della de-capitazione. Non toccò lo stesso a Craxi, che nel capodanno del '90 fu colto, si seppe poi, da un attacco di diabete. I socialisti minimizzarono con una nota: "Grave forma influenzale"; Martelli e De Michelis già preparavano le scimitarre. Poi Bettino tornò. Il manifesto titolò immortale: "Craxi è guarito, ma non si sa da cosa". Bossi è malato, ma il Cavaliere non ha detto esattamente di cosa.

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Chi volesse intraprendere un corso accelerato di situazionismo, dovrebbe forse prendere esempio da M (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Arco Castoldi, in arte Morgan, summa dell'artista così alternativo da divenire, per troppa ostentazione, tanto normale quanto depotenziato. Il giurato "colto" di X-Factor, reality concepito per dare l'estrema unzione alla musica, non ha mai smesso di sottolineare il proprio eclettismo. O, per meglio dire, non si è mai liberato dal giogo del più sterile bastian contrario. Intellettualista ma anche giovanilista. Di nicchia ma anche commerciale. Pensoso ma anche mainstream. Teatrale ma anche televisivo. X-Factor ma anche Club Tenco. Refrattario al gossip, ma suo protagonista. Morgan ha un concetto basso-edonista del maanchismo veltroniano. Con i Bluvertigo ha dispensato glam-pop a uso adolescenziale, ma già allora flirtava con Battiato, con il quale condivide mire filosofiche, narcisismi da guru e sindrome da Chanson Egocentrique. In cerca di uno sdoganamento cantautorale, ha reinterpretato De André con fedeltà tale da risultarne clone non irrinunciabile. Il rivoluzionario Morgan che, nell'ultima puntata di X-Factor, ha dato vita alla solita quasi-provocazione intonando "Chi non salta Berlusconi è", recita la parte compiaciuta di colui che, per impedire "la vittoria di Barabba" (per citarlo), si getta incontro al martirio ricevendo come San Sebastiano i dardi della nazionalpopolare Simona Ventura, una che pare avere della musica lo stesso concetto che Bombolo aveva del cinema. Stimolato dalle elucubrazioni del conduttore hegeliano, Dj Francesco, Morgan dispensa al volgo le sue verità: rivela che la musica vera non è quella che vende ma che ha coraggio, che lui è in tv per salvarci e che gli riuscirebbe pure, solo che la Ventura rovina tutto. Lo stesso Morgan, che nel reality "allena" i gruppi, è però poi il primo a votare contro l'artista bravo, appoggiando per dovere di ruoli e scuderia una boy band (4 Sound) che in altri contesti avrebbe seppellito a colpi di mèches. Marco Castoldi è bravo, ha buon talento ed è molto meno antipatico di quanto voglia apparire. Ma, avendo costruito tutta una carriera sull'apparenza, è ora vittima di se stesso. Da una parte, pseudo-alternativo che confonde la provocazione con l'incoerenza. Dall'altro, pedina disinnescata di un sistema che dice di combattere, ma di cui - ben remunerato - fa pienamente parte.

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E' rottura tra Amato e Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA "A Veltroni dissi volemose bene, facciamo un governo insieme, ma poi una settimana dopo si è alleato col peggio del peggio del peggio, cioè con Di Pietro...". Un Berlusconi a tutto campo, quello di ieri a Cagliari. Da dove ha rinfocolato la polemica sulle schede elettori. Non si potranno ristampare, sarebbe "una follia", sarebbe "come invalidare le elezioni, poiché gli italiani all'estero hanno già votato", fa sapere il ministro dell'Interno. E così, proprio nel giorno in cui si chiude il caso-Pizza, col detentore dello scudo crociato che ritira la sua Dc dalla corsa e promette di non far invalidare le elezioni, si infiamma il caso delle schede elettorali, la destra insiste che vengano ristampate. Berlusconi, consapevole che potrebbe venire il sospetto che abbia paura di perdere le elezioni, ha aggiunge che sì, è vero, il timore delle schede complicate c'è, "ma la nostra vittoria è certa". Anche perché a Paolo Bonaiuti sono arrivati i dati dei sondaggisti americani, per il Pdl pare assai confortanti circa il posizionamento di Veltroni. Ma il fatto è che le schede, come ribadito da Amato, "rispettano la legge". E la legge è quella, elettorale, scritta a suo tempo dal centrodestra. E le schede sono le stesse del 2006. Bondi plaude alla "Stampa" che ha fatto un test, sperimentando un modesto 3,6 per cento di confusione nell'elettorato. Ma di certo, ai cittadini in questi giorni viene recapitato a casa un pieghevole di Berlusconi che ingenera un po' di confusione: c'è l'indicazione a mettere una croce sul simbolo del Pdl. Ma quel simbolo sta da solo in un quadrato, non affiancato a quello dell'Mpa siciliano in un rettangolo, così come la legge prevede. Quella legge, poi, è di Calderoli. E dunque Veltroni ha buon gioco a osservare che è col leghista che bisognerebbe prendersela. Una sarabanda: Tremonti arriva a considerare "cambiato" il sistema politico, Calderoli, nota che "quelle del 2006 erano chiarissime". Tremonti e Calderoli, senza scendere in analisi, vogliono dire che, con la nascita del Pd e della Pdl, cioè con due liste al posto di due coalizioni, le cose si sono fatte diverse. E come loro, in maniera simmetrica ma opposta, la pensa Bertinotti: Pd e Pdl "vorrebbero il loro simbolo che svetta in cima alla scheda elettorale". Vorrebbero, insomma, un bel vantaggio. E l'accusa del leader della sinistra democratica non si ferma qui: "la corsa non è a due, è a uno solo". Come dire: Berlusconi ha già vinto. Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno getta lo sguardo fino al 15 aprile e fa sapere che, se Veltroni perde, "lo scenario politico dopo potrà cambiare". Anche e soprattutto nei rapporti con la sinistra: dunque, dopo le elezioni, la resa dei conti per Veltroni sarà esterna, oltre che interna, poiché notoriamente le componenti "di partito" del Pd, ossia i dalemiani e Bersani, già affilano le armi. L'asticella, per il leader del Pd, è al 35 per cento. Per cui, secondo il rifondarolo Giordano, "le elezioni gli andranno male, e si prepara pure a darne la colpa alla sinistra". Il rischio, per la Sinistra, è anche che Veltroni, nell'ultimo miglio di campagna elettorale, accentui il messaggio anti-berlusconiano, nella chiave "solo votando il Pd lo si può battere". Resta aperto per Veltroni anche il fronte delle presenze televisive: Berlusconi si sottrae al confronto ("un grande torto fatto agli italiani"), Di Pietro vuol mettergli in agenda per il primo Consiglio dei ministro il caso di Europa7, ovverossia spedire sul satellite Emilio Fede, e "Matrix" sorteggerà se l'ultima intervista pre-voto sarà a lui o a Berlusconi. Il quale, intanto, trova modo di dire pubblicamente "io preferirei essere l'ultimo". Per Mentana, un bel rebus.

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E se nelle settimane che precedono l'apertura delle Olimpiadi di Pechino, il prossimo 8 agosto, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il governo cinese non ascoltasse gli appelli della comunità internazionale per il rispetto dei diritti umani in Tibet? Se nella Pdl Frattini e altri si sono pronunciati per il boicottaggio politico, con Berlusconi molto più cauto, il Pd sembra diviso: da una parte l'ala "istituzionale" è sfavorevole a disertare l'apertura dei Giochi per ragioni di realpolitik. Il suo più autorevole rappresentante - il ministro degli Esteri D'Alema - non esclude del tutto l'ipotesi ma ritiene "prematura" una decisione, come ha confermato ieri sera a Otto e mezzo: respingendo "la fiera delle vanità su chi fa il gesto più clamoroso", e invitando piuttosto a trovare "vie efficaci" per "fermare la repressione in Tibet". L'anima più "idealista" del partito democratico, al contrario, pur escludendo l'assenza dei nostri atleti auspica la mancata partecipazione dei rappresentanti di governo, allineandosi a quanto affermato ieri sulla "Stampa" dall'ex ministro degli Esteri Frattini, la cui posizione è sostenuta da altri esponenti del centro destra ("Tutti i responsabili politici guardino le Olimpiadi in tv", afferma Pierferdinando Casini, Udc). Dice Dario Franceschini, numero due del Pd ed ex capogruppo dell'Ulivo alla Camera: "La decisione dovrebbe essere adottata in sede europea. Ma personalmente penso che le Olimpiadi siano un grimaldello per costringere la società cinese ad aprirsi. La presenza alla cerimonia inaugurale di capi di stato e di governo accentuerebbe questo aspetto". Il rinvio all'Europa in realtà, come le discordanti dichiarazioni del francese Sarkozy e del britannico Brown hanno di recente confermato, è un alibi destinato ad afflosciarsi rapidamente in assenza di clamorose svolte nella politica cinese che niente per il momento lascia prevedere. Ma all'Europa, in Italia, fanno riferimento tutti quando sono in imbarazzo, a sinistra e a destra. Perfino Silvio Berlusconi, abitualmente acido nei confronti dell'Ue, ieri giustificava l'impossibilità di esprimere un giudizio sulla partecipazione alla cerimonia inaugurale dei Giochi - in caso di vittoria del Pdl - rinviando alla "decisione degli altri Paesi". Anche Ermete Realacci, stratega della campagna elettorale di Veltroni, si rifà all'Europa: "Se vuole crescere come soggetto politico l'Ue deve prendere una posizione univoca e fare pressione su Pechino", confida. Ma a differenza di Franceschini Realacci - per formazione personale più vicino all'esperienza dei movimenti - ritiene che se la Cina non cambierà atteggiamento (e l'Europa non interverrà) l'Italia dovrebbe adottare "una qualche presa di distanza". Per esempio? "Per esempio evitando di inviare rappresentanti politici" all'inaugurazione dei Giochi. La stessa posizione già espressa in una recente intervista al "Corriere della Sera" da Goffredo Bettini, vicinissimo a Veltroni, coordinatore del partito e rappresentativo uomo di cultura. Chi dice un no netto al boicottaggio è Giulio Andreotti. "Politica e sport vanno tenuti rigorosamente separati, si tratta di una distinzione che non può cambiare mai", dichiara il senatore a vita, già presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Roma. Nel suo studio a Palazzo Madama, Andreotti conserva la fiaccola olimpica che transitò nella capitale nel 1960: "Qualunque interpretazione politica delle Olimpiadi è sbagliata. La confusione dei due campi non aiuta nessuno. Bisogna essere rigorosi nel non confonderli".

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Giurate sull'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 08-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dai leghisti a Dell'Utri, è proprio la destra vecchio stile. Il Pd reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del Carroccio, l'alleato di Berlusconi. E allora quest'ultimo deve dare qualche assicurazione. Con una lettera pubblica il candidato del Pd alza i toni e chiede al Cavaliere "un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, che chiamerei di lealtà repubblicana ". Veltroni chiede a Berlusconi se "è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli".

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