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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DELL’8-4-2008 #TOP
IN EVIDENZA
“Con Dell'Utri
abbiamo idee diverse degli eroi: per lui sono eroi i mafiosi come Mangano, per
noi le vittime della mafia". E' quanto afferma il presidente della
Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, capolista al Senato in
Calabria per la Sinistra-L'Arcobaleno, in merito alle dichiarazioni del
candidato della Pdl Marcello Dell'Utri. "Quanto all'uso che la politica fa
dell'antimafia - aggiunge Forgione - è più preoccupante l'uso che la politica
fa della mafia per alimentare il proprio consenso ed il proprio potere, come
dimostrano molte candidature anche in questa campagna elettorale. Quando si è
condannati in primo grado a nove anni per associazione mafiosa, bisognerebbe
avere almeno il pudore
del silenzio, pensando alle tante vittime della mafia, che hanno veramente
sacrificato la vita". (ANSA).
Il segretario del Pd
ha scritto al rivale del Pdl chiedendogli, "quale che sia il ruolo di
ciascuno, di dare garanzie ai cittadini di lealtà repubblicana". Il
presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, ha ricordato che oggi
"la mafia ha minori capacità di incidere, è indebolita, anche se non
sconfitta". Sull'argomento Cosa Nostra interviene anche Marcello Dell'Utri
che dice: "Lo stalliere Mangano era un eroe, a modo suo". E poi
aggiunge: "Se il Pdl vince le elezioni, via dai libri storia la retorica
della Resistenza". Berlusconi intanto smentisce problemi con il leader
della Lega: "Mai detto che è malato". Polemica tra Prodi e la
sinistra radicale.
17:30
Finocchiaro:
"Gravi parole Dell'Utri su Mangano e libri di storia"
"Le dichiarazioni di Dell'Utri sul boss mafioso Vittorio
Mangano e sulla Resistenza sono molto gravi, mostrano insieme il volto ambiguo
e autoritario di certa parte della destra, che noi vogliamo rimanga per lungo
tempo all'opposizione, per il bene del nostro Paese". Lo ha detto Anna
Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd e candidata presidente della
Regione Siciliana.
17:28
Veltroni:
"Misura su compenso minimo ai precari nel primo cdm"
"Al primo Consiglio dei ministri istituiremo il compenso minimo
legale per ragazzi che fanno lavori precari o atipici". Lo promette il
segretario del Pd Walter Veltroni, nel corso di un comizio a Cosenza.
17:26
Veltroni:
"Proposta sui pm di Berlusconi priva di senso dello Stato"
Le parole di Berlusconi che ha parlato di esami periodici per i
magistrati significano "non avere senso dello Stato e spirito
istituzionale". Lo ha detto Walter Veltroni parlando a Cosenza, in merito
alle dichiarazioni di oggi di Silvio Berlusconi che ha proposto esami periodici
per i pm per accertarne la sanità mentale.
17:14
Veltroni
scrive a Berlusconi: "Diamo garanzie di lealtà ai cittadini"
Il segretario del Pd Walter Veltroni ha scritto a Silvio
Berlusconi chiedendogli, "quale che sia il ruolo di ciascuno, di dare garanzie
ai cittadini". Lo ha annunciato lo stesso Veltroni parlando a Cosenza.
"Da parte mia - ha aggiunto - gli ho dato la garanzia di lealtà
repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell'unità dello Stato
italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà
alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all'inno di
Mameli". "Ciascun candidato - ha detto ancora Veltroni - prenda
l'impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua coalizione"
17:05
Pizza,
sentenza della Cassazione: "Competenza delle Camere"
Sui ricorsi in materia elettorale, anche quelli relativi alle procedure
pre-elettorali, l'unico organo competente a decidere sono le Giunte delle
elezioni di Camera e Senato. La giustizia amministrativa non ha alcuna
giurisdizione in materia. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della
Cassazione esaminando il ricorso dell'avvocatura dello Stato contro la
decisione con la quale il Consiglio di Stato, lo scorso 2 aprile, aveva
riammesso alle elezioni la Dc di Giuseppe Pizza.
16:58
Scontri
prima di comizio Berlusconi, nove contusi lievi a Savona
Sarebbe di nove contusi lievi, sei manifestanti e tre uomini
delle forze dell'ordine, il bilancio di alcuni tafferugli scoppiati oggi a
Savona prima dell'inizio del comizio di Silvio Berlusconi. Una ventina di
giovani, alcuni dei quali indossavano maschere da Pinocchio, ha cercato di
infastidire e contestare le persone presenti in piazza e sono poi stati
allontanati dalle forze dell'ordine con una carica di alleggerimento.
16:54
Boselli:
"Con il Pd ora abbiamo due Berlusconi"
"Una campagna elettorale davvero strana: siamo partiti con
un solo Berlusconi e adesso con il Partito democratico ne abbiamo due, uno più
vecchio e l'altro più giovane". Enrico Boselli, candidato premier del
Partito socialista, ironizza sui suoi diretti competitori, Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi.
16:34
Di
Pietro su proposta esame di mente ai pm: "Berlusconi pazzo"
''Robe da pazzi. Solo un matto può fare affermazioni di questo
genere''. Così il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha replicato
oggi a Torino alla ipotesi sollevata da Silvio Berlusconi di un esame di sanità
mentale per i pubblici ministeri. ''Non so - ha detto ironicamente Di Pietro -
perché allora limitare questo esame ai pm e non a tutti i giudici o a chi vuol
fare il Presidente del consiglio o addirittura ai giornalisti''.
16:26
Da
Veltroni solidarietà a magistrato minacciato dai clan
"Solidarietà e sostegno" sono stati espressi da Walter
Veltroni al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Pier Paolo Bruni. Il
magistrato sarebbe stato nel mirino dei clan crotonesi, così come ha rivelato
il pentito Vincenzo Marino.
16:20
Berlusconi:
"Intesa Veltroni-Di Pietro? Tra pensionati si capiscono"
"Parlano di dimezzare i costi della politica. Veltroni
prende la pensione dal Parlamento e gli emolumenti da sindaco. Per questo si è
messo con Di Pietro, che prende la pensione da magistrato e gli emolumenti da
parlamentare. Tra pensionati si capiscono. Per loro dire che vogliono tagliare
i costi della politica è come dire che i tacchini vogliono raddoppiare Pasqua e
Natale": lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.
16:16
Dell'Utri:
"Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza"
"I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica
della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo
è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Lo ha detto
il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio,
contenitore di approfondimento politico in rete.
16:13
Dell'Utri:
"Il mafioso Mangano? Un eroe"
"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo,
è morto per causa mia", ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in
un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento
politico in onda su YouTube. Dell'Utri ha rivelato: "Mangano era ammalato
di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare
dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero
scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo".
15:56
Berlusconi:
"Esami di sanità mentale per i pubblici ministeri"
"Il pubblico accusatore deve essere sottoposto
periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale". Lo ha detto
il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio a Savona.
15:53
Alba
Parietti: "Offesa con Veltroni perché non mi ha candidato"
"Non perdono a Veltroni di non aver candidato le donne
della televisione. Mi sono offesa: se me lo avessero chiesto mi sarei candidata
e avrei preso sicuramente più voti di tanti altri". Lo ha detto Alba
Parietti.
15:46
Caso
Pizza, il pg di Cassazione: "I Tar non sono competenti"
Il giudice amministrativo non è competente sulle questioni elettorali.
E' quanto ha sostenuto il sostituto procuratore generale della Cassazione
Antonio Martone davanti alle sezioni unite civili della Suprema corte, chiamate
a esaminare il ricorso con cui il ministero dell'Interno aveva chiesto un
regolamento preventivo di giurisdizione dopo la riammissione, in via cautelare,
da parte del Consiglio di Stato, del simbolo della Dc di Giuseppe Pizza per le
prossime elezioni. Secondo il pg, il ricorso del Viminale sarebbe
inammissibile, perché presentato contro un provvedimento cautelare, ma ha
chiesto alle sezioni unite di pronunciarsi, nell'interesse della legge, sul
principio di diritto secondo cui la giustizia amministrativa non è competente
per questa materia.
15:23
Berlusconi:
"Innalzeremo bonus bebè se i conti lo consentono"
"Innalzeremo il bonus per i bebè a 1500-2000 euro se i
conti lo consentiranno". Lo ha detto il leader del Pdl Silvio Berlusconi,
nel suo comizio a Savona.
15:18
Berlusconi:
"Alto come Prodi, non sono un nano"
"Sono più alto di Putin e Sarkozy, sono alto come Prodi.
Sono un metro e 71. Non capisco perchè tutti i vignettisti mi disegnano come un
nano e gli altri invece sono normali". Lo ha detto Silvio Berlusconi.
15:02
Berlusconi:
"Adegueremo pensioni sotto i mille euro"
"Tra i primi atti del Consiglio dei ministri adegueremo le pensioni
sotto i mille euro al costo della vita: è un atto di giustizia assolutamente
dovuto": lo ha detto Silvio Berlusconi in un passaggio del suo comizio in
corso a Savona.
14:03
Il
Cavaliere: "La sinistra si incazza su tutto"
"Dicono che io faccio troppe battute - dice Berlusconi -
forse è vero, ma almeno non sono come quelli della sinistra che si incazzano su
tutto".
13:56
Di
Pietro: "Pregiudicati in lista con Berlusconi"
"Berlusconi ha commesso l'errore di allearsi con dei
pregiudicati, e li ha messi nelle sue liste". Così Antonio Di Pietro.
13:52
D'Alema:
"Al governo meglio noi di Berlusconi"
"E' evidente che nel Paese è molto meglio che governiamo
noi che non Berlusconi e credo che questo lo capisca benissimo anche
Bertinotti". Lo ha detto il vicepresidente del consiglio dei ministri
Massimo D'Alema.
13:41
Berlusconi
a Savona
Silvio Berlusconi è giunto dopo dopo le
13:31
Veltroni:
"Nel Pdl finiranno per spararsi addosso"
'La Lega parla di imbracciare il fucile e dare l'assalto alle
carogne romane. Ieri il candidato presidente della Regione siciliana ha
minacciato che anche i siciliani prenderanno i fucili. Finirà che si spareranno
tra di loro. Il problema è che dovrebbero stare nella stessa maggioranza".
A dirlo è stato Walter Veltroni per rimarcare le diversità esistenti
all'interno del Pdl.
13:25
Fini:
"Bossi ministro richiesta legittima"
"Se Bossi riterra' di prendere il ruolo che ha gia' avuto
non vedo quale motivo possa essere opposto a una sua piu' che legittima
richiesta''. Lo ha detto il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini
parlando della richiesta di un dicastero da parte di Umberto Bossi.
13:23
Bertinotti:
"Prodi non capisce le colpe della crisi"
"Il governo Prodi è caduto per il logoramento intervenuto
con la sua base elettorale e perchè è stato condizionato dai moderati e dai
poteri forti. Il presidente del Consiglio ha le sue responsabilità": così
il leader della Sinistra arcobaleno Fausto Bertinotti.
13:19
Veltroni
torna a citare Berlusconi
Walter Veltroni, per la seconda volta nel suo tour e ancora una
volta in Calabria (lo aveva già fatto il 28 marzo nel suo comizio a Catanzaro)
torna a citare Berlusconi. Lo fa mentre parla delle divisioni interne al Pdl.
"An - ha detto Veltroni - è stata presa a schiaffoni da Forza Italia sin
dall'inizio, da quando Berlusconi fondò il nuovo partito dal predellino di
un'auto".
13:09
Veltroni:
"Il 14 diremo, ce l'abbiamo fatta"
"Sui nostri cartelli c'è scritta la frase 'si puo' farè.
Adesso penso che il 14 potremo scrivere 'ce l'abbiamo fatta, l'Italia comincia
a cambiare". A dirlo è stato il segretario del Pd Walter Veltroni.
13:08
Dell'Utri:
"La Brambilla? Nessuna importanza"
"Michela Brambilla è una persona che è stata data in pasto
all'opinione pubblica, ma non le attribuisco alcuna importanza". E' il
giudizio che il senatore forzista Marcello Dell'Utri
13:06
Castelli:
"La sinistra tira le molotov"
Non accettiamo lezioni dalla sinistra, Noi parliamo e loro
fanno: c'è un signore che si vantava di tirare le molotov e oggi siede al
ministero degli Esteri" dice il capogruppo della Lega al Senato, Roberto
Castelli.
13:04
Veltroni:
"Precariato ingiustizia inaccettabile"
"Il precariato è la più grave e inaccettabile ingiustizia
del Paese". Lo ha detto Walter Veltroni parlando a Crotone.
12:47
Berlusconi:
"Se vinco telefono a Sarkozy"
''La mia prima telefonata dopo il voto, se vincero', la faro' a
Sarkozy, perche' lui la prima l'ha fatta a me quando fu eletto''. E' quanto
dichiara il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.
12:42
Veltroni:
"Pd come l'Italia di Spagna '82"
"Noi siamo come l'Italia ai mondiali del 1982. Nessuno pensava
che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l'Argentina, il Brasile e la
Polonia. E il 13 aprile c'è la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme"
dice Veltroni.
12:40
Veltroni:
"Non rispondo agli insulti"
"Ogni giorno vengo coperto di contumelie, ma più loro
attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire". A dirlo è stato
il segretario del Pd, Walter Veltroni, parlando a Crotone.
12:38
Veltroni:
"Presidente di una Camera all'opposizione"
Se il Pd vincerà le elezioni, la presidenza di uno dei due rami
del Parlamento andrà all'opposizione. Lo ha detto il segretario del Pd Walter
Veltroni.
12:37
Viminale:
un solo segno sul simbolo
Un solo segno su un solo simbolo: è l'indicazione per le
elezioni politiche che sarà riportata su migliaia di manifesti elettorali
affissi all'interno di tutti i seggi d'Italia. Uno slogan facile da ricordare
che riassume il modo in cui gli elettori sono chiamati a votare in base alla
legge vigente per la Camera e per il Senato. Ad annunciarlo è il Viminale.
12:36
Veltroni:
"Lega Nord padrona del Pdl"
Lega Nord condizionante e padrona delle scelte del partito di
Berlusconi secondo Walter Veltroni, candidato premier del Partito Democratico.
Da Crotone, tappa 107 del suo tour, il leader del Pd commenta negativamente
quanto sta accadendo tra i competitori di centrodestra.
12:17
Casini
lancia la costituente di centro
Dopo il voto alle elezioni politiche si metterà in cantiere il
progetto per un partito di centro che "determinerà l'implosione dei due
comitati elettorali che sono il Pd e il Pdl" dice Pier Ferdinando Casini,
annunciando che a guidare la 'costituente di centro' saranno Lorenzo Cesa,
Savino Pezzotta e Rocco Buttiglione.
12:03
Mastella:
"Non sono stato io a tradirti"
"Caro Romano, non sono io ad averti tradito, ma chi ha
lavorato per mandarti a casa logorando la tua e la nostra azione di governo».
Così il segretario nazionale dei Popolari-Udeur, Clemente Mastella commenta
l'analisi del premier sui motivi che hanno condotto alla caduta del suo
governo.
12:02
Casini:
"Se Berlusconi perde, lasci"
"Se non ha la maggioranza Berlusconi non sia da ostacolo al
cambiamento". Lo ha detto Pier Ferdinando Casini parlando a 'Porta a
porta' . Nel centrodestra ci sono tante personalità che si sono distinte in
questi anni: "C'è Tremonti - cita Casini - c'è Formigoni: si faccia un po'
di rinnovamento".
11:56
Bonelli:
"Prodi ingrato"
"Le parole di Prodi sono da ingrato ed una vera e propria
menzogna: noi l'abbiamo sempre sostenuto nei momenti più difficili quando una
parte consistente del Pd non lo gradiva". Lo afferma il capogruppo dei
Verdi alla Camera Angelo Bonelli.
11:51
Matrix,
prima Veltroni, poi Berlusconi
Sarà Walter Veltroni il primo ad intervenire alla puntata di
venerdì prossimo di Matrix su Canale 5, seguito da Silvio Berlusconi. L'ordine
di apparizione delle coppie di leader previsti a Matrix è stato stabilito
questa mattina alla presenza di un notaio e sotto gli occhi delle telecamere.
11:45
Maroni:
"Per la Lega la vicenda è chiusa"
"Per noi la vicenda è chiusa con le parole di Bossi, sia
per quanto riguarda la salute del nostro segretario federale sia per quanto
riguarda il futuro, perchè prima bisogna vincere le elezioni". Così Roberto
Maroni, capogruppo della Lega Nord alla Camera.
11:44
Mussolini:
"No alle larghe intese"
"In ogni caso Alternativa sociale non sarà disposta a
sostenere governicchi o larghe intese: è questa una condizione irrinunciabile
per il popolo di destra che rappresentiamo". Lo afferma Alessandra
Mussolini.
11:21
Ferrero:
"Temo per i contratti nazionali"
Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, vede
possibili accordi tra Veltroni e Berlusconi, dopo le elezioni, "su diverse
questioni e soprattutto sull'abolizione dei contratti nazionali che - ha detto
- è la cosa cui tengo di più".
11:19
Giordano
a Prodi: "Ragionamento meschino"
"Trovo meschino questo ragionamento e anche molto
infondato". Da Cagliari il segretario nazionale del Prc, Franco Giordano
replica a Romano Prodi che in un'intervista alla "Stampa" addebita
alla sinistra la responsabilità politica della crisi di governo sfociata nelle
elezioni anticipate del prossimo fine settimana.
11:14
Borghezio:
"Bossi al governo o secessione"
Mario Borghezio, eurodeputato leghista, lancia un ultimatum al
Cavaliere: "La presenza di Bossi nel governo sarà una cartina di
tornasole. Se non c'è, tanto vale riprendere la lotta dura e pura, come dico da
sempre: La secessione".
11:04
Prestigiacomo:
"Sono al servizio del Paese"
"Ringrazio Berlusconi per l'attestazione di stima. Sono al servizio
del paese e onorata di qualsiasi ruolo mi venga assegnato". Così Stefania
Prestigiacomo commenta l'annuncio di Berlusconi sulla sua presenza nella
squadra di governo in caso di vittoria del Pdl.
11:01
Berlusconi:
"Senza di noi l'Italia non si salva"
"Se non andiamo noi al governo, questo Paese non si salva
più" dice Berlusconi.
10:59
Berlusconi:
"Il posto fisso non è un valore"
"Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno
valorizzato - dice Berlusconi - Non è vero che senza posto fisso non si possa
prevedere il futuro. Io non sono d'accordo". Una tesi opposta a quella di
Giulio Tremonti.
10:57
Monti:
"Sbagliato parlare di fucili"
"Sono talmente convinto dei meriti dell'Unione europea che
dico che le critiche all'Ue sono lecite, mentre sono meno pronto a permettere
di parlare di fucili". Lo ha detto il presidente dell' università Bocconi
ed ex commissario europeo alla concorrenza Mario Monti.
10:54
Berlusconi:
"Amato scandaloso"
'Abbiamo tentato di tutto, ma a questo punto la situazione e'
quella che è e purtroppo resterà. E'scandaloso quello che ha fatto Amato, non
quello che abbiamo proposto noi e il Pd"". Così il leader del Pdl
Silvio Berlusconi torna a parlare delle mancate modifiche sulle schede
elettorali.
10:43
Casini:
"Sulle schede Berlusconi e Veltroni scandalosi"
"Che oggi berlusconi e veltroni spingano per sovvertire tutto
e fare una scheda in cui risaltano i loro raggruppamenti è veramente
scandaloso: la dice lunga sui rischi di un dualismo e di un oligopolio che
potrebbe essere di comodo per i due partiti maggiori" dice il leader
dell'Udc Pier Ferdinando Casini.
10:35
Berlusconi:
"La sinistra non ha gusto in fatto di donne"
"La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le
donne". E' la battuta di Silvio Berlusconi che nel corso di Sky Tg 24
ribadisce come le candidate del Popolo della libertà "oltre ad essere
belle sono tutte super laureate". "Sul fatto che le nostre siano più
belle - riprende Berlusconi - lo dico perchè guardo in parlamento e non c'è
paragone".
10:32
Berlusconi:
"Battute necessarie per tenere alto il morale"
"Io ho esperienza nelle reti di vendita, in passato ho
parlato a tantissime persone e posso assicurare che ogni 10-15 minuti bisogna
fare una battuta. E' un modo per tenere alto il morale". Così, nel corso
di Sky Tg 24, il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi spiega i motivi che
lo spingono ad arricchire i suoi interventi di battute spiritose. "Fare
battute estemporanee - prosegue - è indispensabile, necessario. Bisogna farlo
per tenere migliaia di persone a bocca aperta per due ore".
10:24
Berlusconi:
"Stefania Prestigiacomo sarà ministro"
Se vinciamo le elezioni "la brava Stefania Prestigiacomo
sarà ministro". Così il leader del PdL, Silvio Berlusconi intervenendo
nella registrazione di Sky Tg24 pomeriggio. Tra le altre candidate "ci
sono altre 4 signore - dice - in predicato e stiamo vedendo dove meglio
utilizzarle".
10:13
Berlusconi:
"Per schede rischio errore anziani"
"Gli anziani di fronte alla striscia di simboli che sono
presenti sulle schede elettorali possono sbagliare, per questo chiediamo di
cambiare le schede", queste le parole del candidato premier, Silvio
Berlusconi, parlando alla registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.
10:11
Monti:
"Contro l'antipolitica un potere pubblico forte"
Per combattere l'antipolitica, "serve un potere pubblico
forte". Questo il pensiero di Mario Monti, espresso durante una iniziativa
dell'Osservatorio permanente Giovani editori. Rispondendo ad una domanda di uno
studente, il presidente dell'università Bocconi ha detto: "Una cosa che mi
preoccupa nel filone dell'antipolitica è il fatto che si ritiene che noi, come
società civile, andiamo bene e che sia emerso un complesso di disarmo dei
poteri pubblici nei confronti della società civile, e che i politici sono
impauriti".
10:08
Berlusconi:
"Difficile collaborazione dopo voto"
Collaborazione dopo il voto? "E' molto difficile. Se
Veltroni fosse coerente lui dovrebbe dire sì alle nostre proposte sulle riforme
e su altre leggi di riforma dell'architettura istituzionale. Ma io metto la
firma che loro saranno i comunisti di sempre e si batteranno contro i nostri
progetti di riforma", così Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl,
parlando durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.
10:05
Berlusconi:
"Mai detto che Bossi è malato"
"Non ho mai detto che è malato. Ho detto chiedetelo a
lui". Lo ha detto Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, parlando
durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio. Quanto alle parole sui
fucili: "Ha detto che i nostri fucili sono le penne con cui voteremo.
Sappiamo che lui ha dei toni coloriti". E poi Berlusconi sui fucili di
Lombardo: "Ha detto che sono fucili col tappo".
10:04
Berlusconi:
"Contrasti con Bossi inventati dalla sinistra"
"Questo contrasto con Bossi è inventato dai giornali vicini
alla sinistra. Unità e Repubblica fanno a gara per disinformare. Su Bossi
disdico quanto è stato scritto: non abbiamo ancora parlato di ministri nè con
la Lega, nè con altri. Solo un ministro è certo e sicuro ed è Giulio Tremonti
all'Economia", così Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, parlando
durante la registrazione di Sky Tg 24 pomeriggio.
10:00
Casini:
"Berlusconi sarà al laccio di Bossi"
"Evitiamo che Bossi determini la politica italiana come ha
fatto Bertinotti in questi due anni: come Prodi è stato al laccio di
Bertinotti, si vede già che nei prossimi anni Berlusconi sarà al laccio di
Bossi". Pier Ferdinando Casini, ospite di Skytg24, attacca duramente il
leader della Lega Nord e chiede agli elettori un "voto utile a favore dei
moderati di centro" perché, ribadisce, "è importante evitare che
Bossi diventi l'uomo determinante della politica italiana".
09:54
Casini:
"Pd-Pdl comitati elettorali, si dissolveranno"
"Sia il Pdl che il Pd sono due grandi comitati elettorali
in cui c'è tutto e il contrario di tutto. Il giorno dopo le elezioni si
dissolveranno". E' la previsione di Pier Ferdinando Casini, candidato
premier dell'Unione di centro, ospite di Canale 5.
09:52
Casini:
"Voto utile è Udc, unici contro 'veltrusconi'"
"Il vero voto utile secondo me è quello che si dà secondo
coscienza, per difendere i valori e per un grande progetto di modernizzazione
del paese. Oggi noi siamo l'unico vero fatto di novità che impedisce l'accordo
tra i 'veltrusconi'". Pier Ferdinando Casini, candidato premier
dell'Unione di centro, punta sul suo partito e a meno di una settimana dal
voto, ospite di Canale 5, legge alla sua maniera il cosiddetto 'voto utile'.
09:51
Casini:
"Per ridurre tasse partire da famiglie"
"Siamo per ridurre le imposte, ma non bisogna farlo
genericamente. Ridurre un punto di Irpef per tutti i redditi come propongono
Berlusconi e Veltroni è sì un proposito giusto ma noi riteniamo che determini un
grande buco nelle casse dello Stato e poco lievito per i singoli. Vogliamo
invece partire dalla famiglia". Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini,
ospite di 'Mattinocinque'.
09:50
Confindustria:
"Politici timidi contro la mafia"
"Per la prima volta, in questa campagna elettorale, tutte
le forze politiche si sono espresse, seppur timidamente, contro la mafia. Spero
che siano conseguenti anche dopo il voto". Lo ha detto il Presidente di
Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello a 'Uno mattina'.
Alla domanda su come si stia muovendo Cosa nostra durante questa campagna
elettorale, Lo Bello ha replicato: "E' difficile vedere in campagne elettorale
i movimenti della mafia". E ha ricordato che oggi "la mafia ha minori
capacità di incidere, è indebolita, anche se non sconfitta".
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Il
Senatur a sorpresa: se mi toccasse votare in America alla fine sceglierei
Hillary ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Bossi aveva avuto il precedente illustre di Walter Veltroni. Il leader del Pd aveva cominciato copiando lo slogan di Obama ("Yes, we can", "Si può fare"), poi, nel dubbio che qualcuno non avesse capito, ha spiegato: "Mi sento vicino ad Obama perché chiede all'intera comunità del suo Paese di essere sostenuto in nome del cambiamento.
Veltroni:
"il no al duello danneggia il paese"
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Si sta discutendo di una cosa che Mediaset non ha mai detto, cioè se verrà prima Berlusconi e poi Veltroni". Comunque per lui il problema non esiste: "Chi segue una campagna elettorale non si pone il problema dell'ordine di apparizione". Anche Berlusconi interviene: "Non è vero che conoscono la scaletta di Matrix. Ho solo risposto una domanda.
Dc,
pizza ritira il simbolo oggi decide la cassazione - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Gasparri pensano che lo stop alla lista di Pizza abbia regalato un vantaggio a Veltroni da un lato e a Casini dell'altro. Creando uno svantaggio al Pdl. Adesso il danno è stato fatto, ma Bondi prende l'impegno a modificare nella nuova legislatura le norme sul procedimento elettorale e a fare chiarezza sulle competenze. Un attacco ad Amato benedetto in serata da Silvio Berlusconi.
"meno
sagre e più ospedali" - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: io ho la fortuna di dare del tu a Berlusconi e di ritenere Chiamparino un politico di grande livello. Ho avuto da me Veltroni dieci anni fa a presentare il suo libro "La buona politica" e già allora si capiva dove voleva arrivare". Insomma non si schiera? "La Nutella e Vestebene, Mondo Rubber e il tartufo, il Barolo e il Barbaresco non sono frutto della politica,
L'esercito
dei controllori antibrogli - massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 800 infatti i rappresentanti di lista del partito di Veltroni ai quali se ne aggiungeranno 600 della lista "Anna Finocchiaro presidente" e altrettanti del listino. "Stiamo organizzando un esercito di militanti che vigileranno sul lavoro dei seggi ma senza atteggiamenti persecutori", dice Ninni Terminelli, segretario cittadino del Pd.
"noi,
lasciati soli" il vento dell'antipolitica nella cittadella operaia - antonio
fraschilla ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: da destra, sinistra e centro, che si chiamino Walter Veltroni o Silvio Berlusconi, oppure Anna Finocchiaro o Raffaele Lombardo", dice Salvatore Gioè, 33 anni, dopo 8 ore di lavoro filato, iniziato prima che sorgesse il sole, alle cinque di mattina. Come lui la pensa la maggior parte delle giovani tute verdi.
E
walter va alla guerra del palco - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: responsabile organizzativo Pd, dice che la scelta di Veltroni è "la conferma che questa città e la Campania sono ancora una volta determinanti per il risultato. Siamo convinti che la coerenza della nostra posizione, la forza del programma, l'assunzione di scelte nette contro i clan e il voto inquinato, ci daranno il successo".
Matteoli
accusa pecoraro scanio "mise il veto al termovalorizzatore" - roberto
fuccillo ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Al ministro dell'Economia in pectore di Berlusconi è affidata buona parte della conclusione di campagna per il Pdl. Domani, mentre a Napoli terranno banco Veltroni e Bertinotti, lui sarà a Salerno e poi al polo calzaturiero di Aversa. è in tour domani anche Claudio Scajola, con una iniziativa con i nuovi arrivi nel Pdl.
Pecoraro
chiama le casalinghe "venite con noi"
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è per noi che non faremo alcun accordo sotterraneo con Berlusconi, mentre Veltroni non lo esclude". Pecoraro Scanio insiste: "Il Pd sa di aver perso le elezioni alla Camera, non a caso la sua battaglia è tutta sul Senato. E ha perso perché ha voluto perdere, rompendo la coalizione". Perciò la speranza si chiama SA, perché "se la Sinistra Arcobaleno risulterà forte alle elezioni,
D'alema:
"a bari la partita decisiva" - lello parise
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: accoglienza che la Puglia ha riservato in questi giorni a Walter Veltroni". Ma i dati del 2006 raccontano che il distacco fra Pd e Pdl sfiora il 14 per cento al Senato e il 12 per cento alla Camera. "Sappiamo che non è una sfida facile. Molto dipenderà da come andranno le cose a Bari". Qualora sarete i protagonisti di un naufragio, il comandante Michele Emiliano, segretario del Pd,
La
santanchè difende le donne di sinistra "il cavaliere è rimasto agli anni
'50" - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non sarà contento Berlusconi per questo riferimento all'anagrafe, dicono che quando Veltroni lo punzecchia su questo lui ne soffra davvero. "Purtroppo è così ed è un gran peccato che Berlusconi non sia più Berlusconi. Come siamo messe male: donne, non votate più per i cavalieri della politica, ribellatevi, rompete i vetri,
Berlusconi
frena su bossi ministro "non lo ha chiesto e poi è malato" - gianluca
luzi ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma per Veltroni l'argomentazione di Berlusconi che giustifica le parole del Senatur perché è malato "è l'argomentazione peggiore, anche umanamente peggiore". Da un punto vista elettorale le parole del leader della Lega potrebbero avere qualche effetto negativo sugli indecisi.
E
nella sardegna in bilico il governatore soru diventa l'ago della bilancia -
sebastiano messina ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Acclamato con Veltroni, attaccato da Berlusconi E nella Sardegna in bilico il governatore Soru diventa l'ago della bilancia Lo strano destino di mister Tiscali: amato dagli operai e attaccato dai miliardari SEBASTIANO MESSINA DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Quando Walter Veltroni ha fatto il suo nome (".
Incredibile
Lombardo: i nostri fucili a salve, quando saranno armati vedremo a chi sparare
Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il
senatur: io s ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quando saranno armati vedremo a chi sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il senatur: io sto bene Veltroni: sono quelli dell'odio e delle armature, l'Italia vuole voltare pagina "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli".
Pd,
allarme sul rush tv: troppi vantaggi a Berlusconi Porta a Porta e Matrix nel
mirino: Non può avere lui l'ultima parola Mentana e Vespa: tutto in regola. Si
media sulle intervis ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ruolo gradito a Berlusconi: "Preferisco andare per secondo perché ho tempo di vedere quel che dice Veltroni e replicare". Intanto smentisce se stesso: aveva detto che sarebbe stato il primo, ora spiega che la notizia gli era stata riferita da un giornalista e se ne era "disinteressato".
Sono
quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare
Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Istituto Cattaneo aveva chiosato: Veltroni può vincere "se passa l'idea che la novità è lui, come lo era stato Berlusconi nel 1994". Ecco, in queste piazze del sud Italia, quando mancano poco più di 5 giorni al voto, Veltroni sta facendo proprio questo. E il messaggio arriva: ieri Taranto, Matera e in serata i 15mila di Potenza, piazza affollata,
Ora
anche Lombardo vuole sparare La Lega Sud segue Bossi: Per ora i fucili dei
siciliani vanno a salve, ma poi... E Berlusconi gela l'alleato padano: Umberto
ministro? No, è malato ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Naturalmente nel corso del tour in Sardegna Berlusconi minimizza le sue parole riguardo alla salute dell'amico Umberto, "ma no, mi riferivo al fatto che parla per slogan", arrangia. Parole offensive anche umanamente, fa notare Veltroni. Il cavaliere ha abbandonato del tutto i toni soft: la sinistra?
Messaggi
dal web Noi ci stiamo ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impegnato e si impegna per impedire il ritorno di Berlusconi al governo. l'Unità è una voce libera e autorevole e tale deve rimanere. Impegniamoci in questi ultimi giorni per far vincere Veltroni. Domenica 13 aprile mi impegno a comprare dieci copie de l'Unità. Ne regalerò 9 per cercare di convincere gli ultimi indecisi e per far vincere l'Italia della giustizia e della legalità.
Presenze
tv, Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Vespa e Mentana gelano le proteste di Veltroni di Redazione Altolà di Walter sul rush finale in video. I due conduttori: nessun aiuto a Berlusconi da Roma Siamo un'onda che monta, dice di sé il candidato premier del Pd. Un'onda che s'increspa, cerca di alzare i toni, recuperare gli incerti, ma spesso s'infrange sulla dura realtà.
<Deluso
da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 84 del 2008-04-08 pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme? Non me l'ha chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata.
Domenica
13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione
straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare
il giornale. A tutti i ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: È difficile sradicare un certo modo di pensare e fare politica ecco perché credo, tornando a noi, che altri cinque anni di Berlusconi impedirà a chiunque verrà dopo di ricostruire. Già sarà difficile farlo ora se vincerà Veltroni perché non dimentichiamoci che Prodi ha governato solo due anni e ha ereditato un Paese governato dal centro destra". Torniamo al Brasile.
Pd,
task force di 60mila osservatori ai seggi Una guida, senza spirito polemico,
per i volontari che seguiranno lo scrutinio
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Perché se Berlusconi ha annunciato "un esercito di 120 mila difensori del voto contro i brogli", il partito di Veltroni non sta certo con le mani in mano. E si prepara ad avere almeno un rappresentante di lista in ogni seggio. "Ma noi non la vediamo come una guerra - ci tiene subito a puntualizzare la responsabile dell'Ufficio elettorale del Pd Vanina Rapetti -
E
se la destra (e sottolineo se...)
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio pubblico della compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei Cieli targato Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo le mani nelle tasche degli italiani.
Conti
alla mano, solo il Pd può cambiare il Paese
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nuovo assetto istituzionale in cui oltre alle due coalizioni di Veltroni e Berlusconi, ambiscono ad ottenere eletti al Senato almeno altre due se non tre ulteriori liste, l'Arcobaleno, l'UdC e la Destra. In ogni caso qualcosa di positivo questa tornata elettorale potrebbe realmente portarla: semplificare l'offerta politica creando i presupposti per una maggiore stabilità di governo.
Quirinale
con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: confortati anche dalla forte rimonta che avvertiamo nelle piazze d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà una grande lezione e perderà, di conseguenza, la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra che cosa ne pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e l'ipocrisia di certa destra.
Quand'era
Silvio a esser bollato come "morto"
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica.
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta,
Silvio
cede al senatùr ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: canaglia romana" e visto che Veltroni in mattinata aveva subito preso la palla al balzo - "Voglio sapere da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme" - il Cavaliere ha provato a frenare sull'ipotesi ministro senatùr: "A me non ha chiesto niente nessuno.
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.
La
crocetta del cittadino ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: forse ci toglie qualcosa il Pd di Walter Veltroni, dei generali anti-culattoni, delle signorine capolista "non capisco di politica niente e me ne vanto", degli imprenditori rigidissimi sulla flessibilità (altrui). Come si fa a invocare un voto utile per l'ineffabile Paola Binetti? (Ci sarebbe per altro da interrogarsi sull'utilità elettorale dei teodem: quanti voti portano davvero,
Interrogare
l'incertezza ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Walter Veltroni, con la sua creatura del "nuovo" Pd, la intercetta. Che poi sia anche capace di interpretarla sensatamente, è tutto un altro discorso. E come si configurerà la scena politica italiana da lunedì prossimo in poi, con questa nuova presenza operativamente in campo e una nuova sinistra che è ancora una promessa,
Il
Pd: Silvio privilegiato E Mediaset fa il sorteggio
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio", scriveva ieri l'ufficio stampa Pd. Venerdì scorso, il propreitario di Mediaset aveva anticipato che a Matrix Veltroni avrebbe avuto l'ultima parola. Ma così Berlusconi "aprirà la doppia intervista in una fascia oraria di migliori ascolti", protesta il Pd.
La
doppia violenza del voto utile ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica.
Elezioni,
rischio errori. Corsi anti-brogli
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Giovedì comizio di Veltroni in piazza Duomo Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli Lezioni di Pdl e Pd per rappresentanti di lista. Berlusconi con i giovani dei circoli di Dell'Utri La macchina organizzativa è pronta: 971.589 elettori sono chiamati, domenica e lunedì, a presentarsi alle urne delle 1.
ROMA
Non si placa la polemica sulle schede elettorali e le minacce di Bossi di
imbracciare i ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per Veltroni, "Bossi è impresentabile, ora il Pdl ha davvero paura di perdere le elezioni". Casini dice che "la Lega strangolerà Berlusconi" e annuncia che in caso di pareggio sia Berlusconi che Veltroni dovranno fare un passo indietro per favorire la formazione di un governo.
Piazza
o maxischermi, l'ultima sfida Pd-Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: giovedì comizio in Duomo. In video il Cavaliere Filippo Penati accusa la Moratti e Formigoni. "Basta con i salamelecchi davanti e le critiche alle spalle" Walter Veltroni giovedì chiuderà la campagna elettorale del Partito democratico in pompa magna in piazza del Duomo.
Visti
dal regno unito ( da "Riformista, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni)
aged 52 but the other (Berlusconi) aged 71; and the lack of economic growth and
investment, to which gerontocracy is linked, because it holds back the energy
and ambition of young Italians. There is the ghost at this election feast, the
Mafia, which also holds back progress, but to which the candidates have only
briefly referred (
Campagna
bassolino annuncia il ritiro tra un anno
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: replica: "L'idea della solitudine di Veltroni non corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre piazze che, tra l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi, "non c'è soltanto un palco con Veltroni sopra. Certo, i media nazionali raccontano lui; come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi.
Democrat
il segretario regionale: <il pdl usa i soliti slogan>
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: segretario regionale in Lombardia per il partito di Walter Veltroni, tira le somme della campagna elettorale. Cosa sicuramente non facile in una regione dove il centrodestra stravince da quasi quindici anni e dove regnano i pezzi da novanta della scuderia di Silvio Berlusconi: Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che sarà capolista al Senato per il Popolo della Libertà,
Riforme
dietro le polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo bipartisan
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ecco perché Silvio Berlusconi pochi giorni fa ha definito "non all'ordine del giorno" il varo di una Assemblea costituente dopo il voto. Allo stesso modo, dopo aver sottolineato l'"urgenza" delle riforme, Veltroni ha depennato la materia in vista del rush finale, dove l'obiettivo è radicalizzare lo scontro e trascinare alle urne gli indecisi del proprio campo.
Air
France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: governo con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi"
Berlusconi:
Bossi ministro? Non sta bene ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: noi pronti ad armare i fucili dei siciliani Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene "Proposi a Veltroni di fare un governo insieme, ma si è alleato con Di Pietro" Il Cavaliere: Bossi se la poteva risparmiare quella frase sui fucili. E il capo leghista va in tv: io sto benissimo DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - I fucili di Bossi?
Sorpresa
per le arti visive, baratta si affida allo svedese birnbaum
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha battuto ieri sul filo di lana Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nella gara per gli under 50 nominando a sorpresa direttore del settore delle arti visive della prossima Biennale nel 2009 lo svedese Daniel Birnbaum che con i suoi 44 anni è oggi il più giovane direttore nella storia della più famosa e antica mostra di arte contemporanea del mondo.
ROMA
- Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione
( da "Messaggero,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia resta fragile e i tempi sono comunque stretti.
Silvio
chiama il Senatur <Non volevo offenderti>
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ecco la contraerea di Berlusconi, nel tentativo di rassicurare i moderati del centrodestra. Una corsa a recuperare, sotto la pressione di Veltroni, che si è conclusa con la pace siglata con il Senatùr con il quale del resto l'asse resta solidissimo. Bossi, in un comizio serale a Varese, spiega che sta benissimo (fa, scaramanticamente,
Veltroni:
con Fini piazze vuote, An eviterà le urne
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha spaventato i moderati e Berlusconi è nervoso. E poi sono convinto che gli elettori di An staranno a casa, ai comizi di Fini c'è pochissima gente...". A Taranto piazza Maria Immacolata è tutt'altro che piena, ma sono le 11 e 30 del mattino, uno striscione dice "Veltroni sei la nostra Tav per il Sud" e lui ci legge la conferma di "una specie di onda che monta"
ROMA
Nonostante la "sparata" sui fucili da imbracciare se non saranno
modifi ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, secondo il quale "i nostri avversari ormai se la fanno sotto". "Dopo aver ascoltato chi è candidato ad essere ministro annunciare che avrebbe imbracciato i fucili e rivolto l'attacco mortale nei confronti della democrazia, mi pare molto triste, anche dal punto di vista umano, che si giustifichino certe gravissime prese di posizione tirando in ballo la malattia del suo alleato"
Dispetti
ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il
Viminale> ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini".
ROMA
- Quel riferimento di Berlusconi alle condizioni di salute del Capo non è
( da "Messaggero,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni, non solo in caso di pareggio al Senato. I "fucili" della Lega serviranno proprio ad evitare che l'inciucio si trasformi in un'operazione a proprio danno. Specie se, complice il referendum elettorale che si dovrà svolgere nella primavera del prossimo anno, si dovesse mettere subito mano ad una nuova legge elettorale che non sia quel modello tedesco inseguito
Il
Cavaliere fa l'hit parade delle donne: più belle quelle di destra
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: senza rendersi conto di portare voti a uno che proprio una bella sberla non è: Walter Veltroni". Secca la reazione della candidata premier Daniela Santanchè: "Caro Silvio, se continui così la sberla te la daranno gli italiani". In serata, alla festa con i giovani dei circoli di Dell'Utri, parla dell'Udc: "Gli elettori dell'Udc si stanno convincendo.
Casini:
il Cavaliere mi rivorrà ma non mi farò recuperare
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se pareggiano, né lui né Veltroni premier" MILANO - "Berlusconi ha paura di vincere, lo si vede da alcuni suoi atteggiamenti". E, in ogni caso, qualora uscisse davvero vittorioso dalle urne, si ritroverebbe prigioniero della Lega, perché "Bossi lo terrà sotto schiaffo così come Bertinotti ha fatto con Prodi".
Bertinotti,
addio a Porta a porta: è l'ultima volta, largo ai giovani
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ". C'è però un punto su cui difficilmente, anche nella prossima legislatura, Partito Democratico e Sinistra potranno andare d'accordo. Infatti se sulla riforma presidenziale Veltroni e Berlusconi potrebbero trovare un'intesa, per la Sinistra quello è ancora un tabù che,
ROMA
- Finisce, almeno per oggi, all'insegna dell'ironia. Con Bruno Vespa che spaz
( da "Messaggero,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi è un uomo molto fortunato". Ed Enrico Mentana che manderà oggi il suo sorteggio in diretta, a disposizione dei telegiornali. Svanito ormai dietro l'orizzonte il faccia a faccia tra Berlusconi e Veltroni (anche se Sky scrive al garante per chiedere lumi su un possibile estremo tentativo) la polemica si è accesa sull'
ROMA
- Nel caso ci fosse un pareggio tra Pd e Pdl occorrerà un governo
istituzionale, che ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E se si dovesse arrivare a un esecutivo di larghe intese esclude che a guidarlo possa essere Walter Veltroni o Silvio Berlusconi. E dice: "Potremmo essere determinanti per il governo del Paese", perchè se non ci sarà "autosufficienza" di Pd o Pdl, "si potrà creare un governo di larga coalizione di cui nè Veltroni nè Berlusconi siano membri.
La
principale imposta su case e uffici, che genera circa 10 miliardi di gettito
per gli 8 mi ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ha preso il solenne impegno di abolire del tutto il tributo sulle abitazioni principali, quelle in cui risiedono le famiglie. Il partito di Veltroni risponde per le rime, ricordando che con l'ultima Finanziaria l'esecutivo presieduto da Prodi ha già ridotto il carico sulla prima casa, portando da 103,
Berlusconi:
"I fucili di Bossi? Sta male"
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il no di Berlusconi al duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io ci andrei. E' contrario perché un po' di stupidaggini le ha dette, e in televisione verrebbero moltiplicate, sono cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista".
Islam
e Occidente, l'integrazione è un crimine?
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ultime news Berlusconi: "Nessun contrasto con Bossi Tutto inventato"Matrix, apre Veltroni e chiude BerlusconiOcse: Italia maglia nera della produttivitàL'ultimo blitz di Visco: 50 promozioniIl Cio: "Pensiamo allo stop della torcia"Alitalia, salta il vertice azienda-sindacati Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch,
Berlusconi
frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo"
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 84 del 2008-04-08 pagina 6 Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata". E su Veltroni: "Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma - La tregua è finita, archiviata.
Bonino:
entrate anche voi nell'Expo ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma la nostra alleanza nel Pd parte da una considerazione di fondo: consentire a Veltroni e non a Berlusconi di governare l'Italia nei prossimi cinque anni". Emma Bonino si è rivolta così, ieri mattina, nella sede del Pd vercellese ai giornalisti che erano accorsi per questo succoso incontro ravvicinato tra la leader del Partito radicale e il fondatore dei Teodem.
La
bicicletta ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio. Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo 18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la sinistra ha voluto la bicicletta,
La
doppia violenza del <voto utile>
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica.
Gli
spari sopra ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.
Alle
elezioni ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che non ha apprezzato nemmeno Veltroni che si è vantato di non aver candidato donne della tv: "Io che faccio politica da quando ho 14 anni mi sono sentita offesa". "Berlusconi fa il galante perché è un uomo di altri tempi, ma noi donne non ce la prendiamo, ormai abbiamo un'altra marcia", fa eco a sorpresa da Fi la new entry Beatrice Lorenzin.
Pd
e Pdl alla conquista dei voti (e degli indecisi) dell'ultima ora
( da "Panorama.it"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni, affilano le armi per i comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia.
Berlusconi:
"Con Bossi nessun contrasto, tutto inventato"
( da "Panorama.it"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: "Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d'artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi".
Duelli
e sorteggi: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi
( da "Panorama.it"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi Posted By redazione On 8/4/2008 @ 13:04 In Headlines | No Comments Il leader del Pd aprirà la puntata della trasmissione in programma venerdì. Poi in onda Berlusconi Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di [1] Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5.
Prodi,
addio cantando Dylan ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: atteggiamento di Rifondazione comunista che Prodi, anche in privato, promuove Veltroni: "Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli". E il discreto feeling tra i due è confermato dal comizio in tandem che Prodi, il leader del Pd e il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, terranno domani in piazza Maggiore a Bologna.
Se
noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive
sulla Stamp ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che è stato serenamente sacrificato da veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito socialista non abbia mai voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di piccoli partiti, quanto sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal Partito democratico, al di fuori del Partito del socialismo europeo e senza alcuna reale considerazione della tradizione socialista italiana.
Ma
oggi andare a votare è più importante che mai
( da "Famiglia
Cristiana" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: condivisa in modi diversi da Berlusconi (che continua a temere brogli e voti nulli a causa di schede a suo giudizio malfatte) e Veltroni: che nei prossimi mesi sarà molto difficile governare. L'economia internazionale attraversa una fase di pre-recessione inquietante e da noi alcune questioni (l'Alitalia, l'emergenza rifiuti in Campania,
La
scelta ( da "Famiglia Cristiana"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: TRA VELTRONI E BERLUSCONI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI LA SCELTA WALTER "METTE SU" FAMIGLIA: "È QUESTO IL PAESE IN CUI CREDO" "Buuuh! Sono migliori le orecchiette con le rape". Protestano simpaticamente le migliaia di sostenitori baresi quando Walter Veltroni, in una delle sue rarissime gaffe, si lascia andare al ricordo di quel pranzo a Bologna in casa della famiglia Fontanelli:
Air
France lascia la porta socchiusa ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: autore di una mediazione voluta anzitutto da Walter Veltroni. "Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i margini per un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati, all'ultimo minuto dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del governo. Giovedì mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia, le nove sigle sono state convocate a Palazzo Chigi.
L'ultima
cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Matrix,
apre Veltroni e chiude Berlusconi
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: apre Veltroni e chiude Berlusconi di Redazione Chiusa con il sorteggio davanti al notaio la polemica sulla scaletta dell'intervista doppia ai leader nel programma di Mentana, che venerdì andrà in onda in prima serata Roma - Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di Matrix, che per l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5.
Veltroni
si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione"
( da "Panorama.it"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: it/italia - Veltroni si appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" Posted By redazione On 8/4/2008 @ 18:19 In Apertura#1 | No Comments Prima - da affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di calcio ai mondiali del '82 (quelli vinti in Spagna).
Ah,
le formule della commossa partecipazione al dolore dei politici malati...
Berlusconi sì che ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nel 2006 - durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M", l'uso della malattia in politica.
Chi
volesse intraprendere un corso accelerato di situazionismo, dovrebbe forse
prendere esempio da M ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edonista del maanchismo veltroniano. Con i Bluvertigo ha dispensato glam-pop a uso adolescenziale, ma già allora flirtava con Battiato, con il quale condivide mire filosofiche, narcisismi da guru e sindrome da Chanson Egocentrique. In cerca di uno sdoganamento cantautorale, ha reinterpretato De André con fedeltà tale da risultarne clone non irrinunciabile.
E'
rottura tra Amato e Pdl ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, nell'ultimo miglio di campagna elettorale, accentui il messaggio anti-berlusconiano, nella chiave "solo votando il Pd lo si può battere". Resta aperto per Veltroni anche il fronte delle presenze televisive: Berlusconi si sottrae al confronto ("un grande torto fatto agli italiani"), Di Pietro vuol mettergli in agenda per il primo Consiglio dei ministro il caso di Europa7,
E
se nelle settimane che precedono l'apertura delle Olimpiadi di Pechino, il
prossimo 8 agosto, ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: stratega della campagna elettorale di Veltroni, si rifà all'Europa: "Se vuole crescere come soggetto politico l'Ue deve prendere una posizione univoca e fare pressione su Pechino", confida. Ma a differenza di Franceschini Realacci - per formazione personale più vicino all'esperienza dei movimenti - ritiene che se la Cina non cambierà atteggiamento (e l'Europa non interverrà)
Giurate
sull'Italia ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Pd reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del Carroccio, l'alleato di Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le elezioni Usa e i leader
italiani Il Senatur a sorpresa: se mi toccasse votare in America alla fine
sceglierei Hillary Se fosse un cittadino Usa, Bossi voterebbe per Hillary
Clinton. Lo ha detto lui stesso e, quindi, non c'è da dubitarne. Restano però
oscure le ragioni di questa scelta. L'intervistatore che gli aveva posto la
domanda è stato colto dal dubbio di essere stato frainteso: "Ma sta
parlando proprio della Clinton?", gli ha chiesto. "Certamente",
è stata la risposta lapidaria del Senatur. E lì sono finite le spiegazioni. Ora
in molti si arrovellano a capire quali affinità ci possano essere tra l'algida
ex first lady americana e il sanguigno leader dei valligiani padani. Al momento
non si è scoperto nulla. L'unico possibile indizio è un tailleur indossato da
Hillary durante una tappa della sua campagna elettorale: un capo dal taglio
sobrio, ma dall'inconfondibile colore verde padano. L'"outing" di Bossi aveva avuto il precedente illustre di Walter Veltroni. Il leader del Pd aveva cominciato copiando lo slogan di Obama ("Yes,
we can", "Si può fare"), poi, nel dubbio che qualcuno non avesse
capito, ha spiegato: "Mi sento vicino ad Obama perché chiede all'intera
comunità del suo Paese di essere sostenuto in nome del cambiamento. Sta
facendo una cosa straordinaria e non solo per il colore della sua pelle".
Bisogna ammettere che, dopo più di cento tappe elettorali sulle soleggiate
piazze italiane, anche l'abbronzatura di Walter è migliorata notevolmente.
Continua a non sbottonarsi, invece, il Cavaliere. A precisa domanda su chi
voterebbe tra la Clinton, Obama o McCain, si è trincerato nel riserbo facendo
però notare che, quando lui ha parlato al Congresso, Hillary si è spellata le
mani a forza di applaudirlo. Cosa abbia mai detto di così interessante in
quella occasione, si sta ancora cercando di scoprirlo. La prudenza del
Cavaliere sui possibili leader americani non vale però per quelli europei. La
sua simpatia per Sarkozy è stata proclamata in reiterate occasioni. Questione
di affinità caratteriale, presumibilmente. Lo pensano anche quei francesi, che
definiscono Sarkozy "un Berlusconi senza
soldi". Ma a dire il vero, lui, Nicolas, non ne è molto contento.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: "Il no al duello danneggia
il Paese" Tv, il Pd contro Vespa e Mentana: favorite il Pdl. La replica: c'è
il sorteggio Il leader democratico ieri a Potenza ha toccato quota 104 province
ROMA - L'ideale sarebbe stato il faccia a faccia televisivo e "penso che
per i cittadini sia stato un grande torto non concedergli la possibilità di
sentire le opinioni a confronto", dice Walter Veltroni.
Andranno in onda invece interviste separate, magari ravvicinate, oppure tribune
politiche classiche. Ma anche su questa formula scoppia la polemica. A Porta a
porta la puntata con il candidato premier del Partito democratico andrà in onda
mercoledì, quella con Silvio Berlusconi giovedì. Come
dire che il Cavaliere avrà l'ultima parola, un vantaggio sull'avversario, la
possibilità di rispondere alla sue argomentazioni. E il Pd reagisce. Parla di
"bisogno di un equilibrio vero perché questi appuntamenti televisivi non
sono solo questione di palinsesti, "qui è in gioco la correttezza nella
vita politica". In più, Berlusconi ha già
annunciato che nella doppia intervista di venerdì a Matrix lui andrà in onda
per primo, quindi "in un orario di maggior ascolto", denunciano dal
loft. Ed è quasi inutile sottolineare che il candidato premier del Pdl è anche
proprietario di Mediaset, cioè dell'editore di Matrix. Bruno Vespa risponde
alla critiche: "Comprendiamo il nervosismo che coglie tutte le forze
politiche negli ultimi giorni della campagna, ma non immaginavamo che fossero
messi in discussione i criteri ipergarantisti che abbiamo usato per stabilire
l'ordine di apparizione dei candidati premier". Il conduttore di Rauno
racconta che il sorteggio è avvenuto alla presenza di un notaio, il Pd
controreplica: "Perché non avete invitato rappresentanti delle
liste?". Anche Enrico Mentana, conduttore di Matrix, ribatte: "Si sta discutendo di una cosa che Mediaset non ha mai detto, cioè
se verrà prima Berlusconi e poi Veltroni". Comunque per lui il problema non esiste: "Chi segue
una campagna elettorale non si pone il problema dell'ordine di
apparizione". Anche Berlusconi interviene: "Non è vero che conoscono la scaletta di
Matrix. Ho solo risposto una domanda. Sono sicuro che anche Canale 5
farà il sorteggio". E dal quartier generale del Biscione confermano: si
farà l'estrazione per stabilire gli appuntamenti dei candidati premier. Prima
della televisione, nel rush finale della campagna veltroniana, vengono le
piazze del Sud. Con Potenza il segretario del Pd ha toccato quota 104 province
visitate e si avvia alla fine del giro. Nel Sud naturalmente calca la mano
sulle sparate di Umberto Bossi. "Per noi il ruolo del Mezzogiorno è
rilevante, per gli altri un po' imbarazzante, perchè proprio sul nodo del
Mezzogiorno le cose che ha detto la Lega hanno creato notevoli imbarazzi e
divisioni". A chi lo accusa di parlare troppo poco della crisi economica, Veltroni risponde che è vero il contrario. "In quasi tutte
le piazze non parlo d'altro. La crisi economica non è un'entità astratta. è
quello che succede nelle famiglie e alle persone che vivono di stipendio, di
salario, di pensione, ai ragazzi precari". L'altro tasto su cui puntare è
quello del tessuto industriale che è la particolarità italiana.
"Insistiamo sull'urgenza per il Paese di cominciare a dare sostegno vero
alle piccole e medie imprese, all'artigianato, all'agricoltura e finalmente a
risolvere il problema drammatico della capacità di decidere su tutte le cose
più importanti, a partire dalle infrastrutture in tempi che non siano
biblici". (g. d. m.).
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Accuse al Viminale:
"Ma non farò ricorso". Va avanti il voto degli italiani all'estero
Dc, Pizza ritira il simbolo oggi decide la Cassazione Pdl: brogli in Australia
L'ambasciatore smentisce. In Germania controlli SILVIO BUZZANCA ROMA - Giuseppe
Pizza ha gettato la spugna. Il 13 e il 14 aprile sulle schede elettorali non ci
sarà il simbolo della sua Dc. Il segretario della Dc, affiancato da Sandro
Bondi e Maurizio Gasparri, ha annunciato ieri che è stato "costretto, per
il bene del paese, a ritirare la lista della Dc dalla prossima competizione
elettorale riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sede competenti,
salvo che quella di contestare il risultato delle elezioni". Dunque Pizza,
"per evitare un disturbo alla vita democratica del paese" provocato -
a suo avviso - dalla superficialità del Viminale, rinuncia agli effetti della
sentenza del Consiglio di Stato che lo riammetteva alle elezioni. Continua però
la sua battaglia per il possesso del simbolo e annuncia che denuncerà
penalmente i membri della commissione elettorale Viminale e chiederà i danni in
sede civile al ministero stesso. Affiancato dai due "angeli custodi",
Pizza punta dunque l'indice contro Giuliano Amato. Il vero bersaglio della
conferenza stampa diventa proprio il ministro degli Interni. Accusato di
inefficienza se non addirittura di ordire manovre poco limpide. Perché Pizza,
Bondi e Gasparri pensano che lo stop alla lista di Pizza
abbia regalato un vantaggio a Veltroni da un lato e a Casini
dell'altro. Creando uno svantaggio al Pdl. Adesso il danno è stato fatto, ma
Bondi prende l'impegno a modificare nella nuova legislatura le norme sul
procedimento elettorale e a fare chiarezza sulle competenze. Un attacco ad
Amato benedetto in serata da Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere lamenta che ci sono "quattro simboli con la falce e il
martello sulla scheda elettorale" e che invece è stato escluso
"proprio il simbolo della Dc". Questo vuol dire, secondo Berlusconi, che "evidentemente c'è stato un ordine
dall'alto e la chiara volontà di fare un preciso favore a qualcuno".
Politicamente la vicenda Dc dunque sembra finire qui. Ma la macchina della
giustizia continua il suo percorso. Oggi la Cassazione dovrà rispondere alla
richiesta del Viminale sul conflitto di competenza in materia di procedimento
elettorale. E il Tar del Lazio si dovrà pronunciare nel merito del ricorso:
dovrà stabilire se la Dc di Pizza doveva o meno partecipare alle elezioni.
Intanto proseguono le operazioni di voto degli italiani all'estero e continuano
le segnalazioni di errore e disguidi. In Australia il Pdl parla di brogli, ma
l'ambasciatore italiano smentisce. In altri paesi si lamentano ritardi nelle
consegne dei plichi. E in Germania le autorità consolari stanno indagando per
verificare la fondatezza di una sospetta compravendite di schede.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
L'esperienza La preferenza "Meno sagre e più ospedali" Ceretto:
politici, basta con il futile e investite dove c'è bisogno Il noto produttore
di vino: "In tv il teatrino mi annoia, servono facce nuove" Ho fatto
l'assessore con un solo obiettivo: trovare soluzioni concrete Mi manca Se ci
fosse sceglierei Crosetto e il ministro del commercio con l'estero MARCO TRABUCCO
Bruno Ceretto è uno dei produttori di vino italiani più famosi nel mondo. Dalla
sua cantina escono Barolo, Barbaresco, con il fratello Marcello è stato il
regista del rilancio dell'Arneis. è stato però assessore alla Cultura del
Comune di Alba (come indipendente in una giunta di centrodestra) ed è
finanziatore di iniziative culturali e filantropiche ad Alba e dintorni. Tra
sei giorni si vota. Che elezioni sono? "Non mi entusiasmano. La sera
faccio zapping tra i vari canali tv e mi annoio, finisce che spengo quasi
subito". Noia? E perché? "Perché in tv vedo solo quelli della mia
generazione, i settantenni o giù di lì. Siamo stati bravi, abbiamo portato
l'Italia nel mondo, ma sono cinquant'anni che ci cantiamo la stessa canzone:
durante le Olimpiadi di Torino sono venuti da noi in azienda il capo del
governo, il ministro delle Finanze e quello degli Esteri dell'Estonia: 44, 36 e
31 anni. Vorrei succedesse anche da noi. Poi c'è la questione della
preferenza". La vorrebbe di nuovo? "Certo, perché ho sempre dato il
mio voto a persone del mio territorio, che avessero la mia stessa idea di
sviluppo delle Langhe e la forza di portarla avanti. Oggi non lo posso più
fare. La preferenza poi rendeva più vivace la campagna elettorale". E a
chi la darebbe se ci fosse? "Conosco Guido Crosetto da quando era un
ragazzino e giocava a basket e penso sia un ottimo politico e anche un bravo
imprenditore. Emma Bonino è un ministro del Commercio estero con i fiocchi,
dovrebbe essere confermata anche se vincesse il centrodestra". Non è un po'
troppo bipartisan la sua scelta? "Senta, io ho la
fortuna di dare del tu a Berlusconi e di ritenere Chiamparino un politico di grande livello. Ho
avuto da me Veltroni dieci anni fa a presentare il suo libro "La buona
politica" e già allora si capiva dove voleva arrivare". Insomma non
si schiera? "La Nutella e Vestebene, Mondo Rubber e il tartufo, il Barolo
e il Barbaresco non sono frutto della politica, ma del nostro lavoro.
Mentre l'autostrada per Cuneo non c'è ancora". La politica è inutile
dunque? "Può essere decisiva nel male, ma difficilmente può far diventare
buono ciò che non lo è". Lei l'ha anche fatta, come assessore ad Alba in
una giunta di centrodestra. Un'esperienza che rinnega? "No, ma sono stato
un amministratore non un politico, tengo a precisarlo. Mi interessa trovare
soluzioni concrete, non fare riunioni di partito fino alle 2 di notte in cui si
chiacchiera di posti e basta. Ho accettato di lavorare per la mia città,
c'erano delle cose da fare, ho inventato l'Asta del tartufo, risanato il bilancio
del teatro Sociale. Poi quando ho ritenuto concluso il mio compito, dopo tre
anni, me ne sono andato". Cosa chiede a chi sarà eletto? "Stamattina
alle 7,30 sono andato all'ospedale per degli esami di controllo. Mi hanno detto
di ritornare il 22 giugno. Sono convinto che la sanità debba essere pubblica:
ma ho dovuto andare da privati e lì, con 200 euro, me l'hanno fatte subito. Io
posso permettermelo, molti altri no". Quindi? "Chiedo ai politici di
lasciar perdere qualche festa del tartufo e qualche sagra dell'agnolotto,
magari anche qualche iniziativa culturale non indispensabile e di investire
dove è utile davvero, nella sanità, nella scuola, per le infrastrutture".
Nel suo settore quello del vino c'è un nuovo scandalo: la politica può aiutarvi?
"Ero all'Ice di New York ai tempi del metanolo: per mesi abbiamo dovuto
chiedere scusa ai nostri clienti stranieri, per ciò che era successo. Questo
scandalo mi sembra meno grave, ma è anche vero che le notizie oggi si
diffondono di più e più rapidamente. Comunque se la politica riuscisse a farci
diventare meno furbi e più intelligenti, capaci di pensare a tutti e non solo a
noi stessi, sarebbe già un gran risultato".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Palermo
L'esercito dei controllori antibrogli Stage e selezioni: i partiti schiereranno
74 mila rappresentanti di lista MASSIMO LORELLO Se davvero i partiti in corsa
alle politiche e alle regionali centreranno l'obiettivo di schierare un
rappresentante di lista in ogni seggio, tra domenica e lunedì prossimi
presidieranno le urne siciliane 74 mila persone. Oltre il doppio degli
spettatori che è possibile stipare dentro lo stadio "Renzo Barbera".
Colpa degli allarmi sui possibili brogli e sulle schede a rischio di errore. E
merito della possibilità concessa ai rappresentanti di lista di disertare il
posto di lavoro durante (e anche un po' dopo) le operazioni di voto e di
spoglio. Nei 600 seggi del Comune di Palermo, il Pd potrà schierare 3 mila
persone. Sono 1.800 infatti i rappresentanti di lista del
partito di Veltroni ai quali se ne aggiungeranno 600 della lista "Anna
Finocchiaro presidente" e altrettanti del listino. "Stiamo
organizzando un esercito di militanti che vigileranno sul lavoro dei seggi ma
senza atteggiamenti persecutori", dice Ninni Terminelli, segretario cittadino
del Pd. L'Mpa, come i veltroniani, di propri rappresentanti nella sola
Palermo è pronto a schierarne 3 mila, grazie alle tre liste e al listino. Ma in
soccorso di Lombardo arriveranno anche le milizie del Pdl e dell'Udc che, però,
in base alle schede scrutinate, si ritroveranno alternativamente avversari (per
le nazionali) e alleati (per le regionali). "Lombardo ci ha imposto la
massima allerta sulle operazioni di voto dopo essersi consultato con Berlusconi - racconta Salvatore Lentini, candidato
autonomista all'Ars - Abbiamo quindi approfondito la selezione dei
rappresentanti di lista". Che verranno radunati e indottrinati, nel
quartiere generale dell'Mpa, 48 ore prima dell'apertura dei seggi.
"Distribuiremo i nostri rappresentanti in base al territorio di appartenenza",
dice Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia al Comune e sponsor di
Francesco Scoma, il deputato berlusconiano più votato due anni fa. "Ma
abbiamo bisogno di gente che conosce la macchina elettorale - aggiunge - io
stesso sarò rappresentante di lista in una scuola dell'Uditore". L'Udc
afferma di avere ricevuto richieste di arruolamento di gran lunga superiori ai
posti disponibili. Una squadra di dieci persone, della segreteria regionale,
sta lavorando per istruire i collaboratori da inviare ai seggi. Tutti i
partiti, insomma, abbondano di controllori ma c'è chi si sta concentrando
soprattutto su cosa controllare. Italia dei valori, per esempio, organizzerà
venerdì pomeriggio uno stage simulando le tipologie, fin qui accertate, di
brogli. Il partito di Leoluca Orlando, dopo le contestatissime comunali dello
scorso anno, ha anche applicato un radicale turn over delle proprie milizie.
"Io metterò in campo trecento rappresentanti di lista che lavoreranno nei
quartieri più a rischio - racconta Fabrizio Ferrandelli, candidato della
Sinistra arcobaleno - Un avvocato, Donatella Tornabene, li istruirà sulle
regole e le modalità per contestare un voto. Bisognerà presidiare non solo i
seggi ma anche le strade e le piazze davanti alle scuole. Là fuori decine di
ragazzi vigileranno utilizzando le telecamere e anche fingendosi giornalisti. è
il deterrente migliore verso chi fa pressioni sugli elettori più deboli".
Anche Sonia Alfano, candidata alla presidenza dagli Amici di Beppe Grillo, sta
mettendo insieme il suo esercito di controllori del voto, "ma - sottolinea
- confido pure su tanti scrutatori e presidenti di seggio che mi hanno
assicurato la loro massima attenzione. I nostri controlli capillari
cominceranno già sabato". La destra, che candida a Palazzo d'Orleans Ruggero
Razza, metterà su un rapido corso di aggiornamento pre-elettorale: "Per
istruire i nostri collaboratori - afferma il consigliere provinciale Salvo
Coppolino - usufruiremo dell'aiuto di alcuni presidenti di seggio che hanno già
lavorato in almeno 4-5 precedenti elezioni". Tutto questo studio
preparatorio e il servizio di vigilanza in programma durante e dopo il voto,
prevede la ricompensa delle ferie extra. I rappresentanti di lista, infatti,
potranno disertare il posto di lavoro non solo a urne aperte e durante lo
spoglio ma anche il giorno successivo alle elezioni, cioè martedì. E se, com'è
quasi certo, i conteggi si protrarranno oltre la mezzanotte di lunedì, la
vacanza si allungherà fino a mercoledì. Al di là del sacro fuoco della
politica, tra i rappresentanti di lista c'è chi si è fatto due conti e si è
arruolato. Per esempio gli autisti dell'Amat: in 350 su circa 800
quotidianamente in strada si sono arruolati per lavorare ai seggi. Come alle
scorse comunali. E pazienza se durante il voto molti palermitani saranno
costretti a camminare a piedi.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Palermo
"Noi, lasciati soli" Il vento dell'antipolitica nella cittadella
operaia Cantieri navali Chi sceglie il partito di Bertinotti lo fa per
tradizione familiare "Ai più giovani non gliene importa niente" Tra
le tute verdi prevale ancora il voto a sinistra ma ci sono anche i manifesti di
un forzista: "In altri tempi non sarebbe stato possibile" ANTONIO
FRASCHILLA (segue dalla prima di cronaca) Nessun sussulto anche nell'ultima
settimana di una campagna elettorale che dovrebbe essere invece l'argomento di
discussione principale tra gli operai palermitani, visto che in ballo c'è il
futuro governo nazionale (lo Stato è proprietario della Fincantieri) e quello
della Regione (che possiede invece le aree e i bacini). In ballo domenica
prossima c'è il loro futuro: "Ma tanto sono tutti uguali, io sinceramente
non riesco a vedere differenze tra i tanti volti che parlano e parlano, da destra, sinistra e centro, che si chiamino Walter Veltroni o Silvio Berlusconi, oppure Anna Finocchiaro o Raffaele Lombardo", dice
Salvatore Gioè, 33 anni, dopo 8 ore di lavoro filato, iniziato prima che
sorgesse il sole, alle cinque di mattina. Come lui la pensa la maggior parte
delle giovani tute verdi. "Mi viene voglia di votare Grillo, a me
che sono sempre stato comunista e voto da quando ho 18 anni Rifondazione",
dice Domenico Buffa, 28 anni, occhi chiari e sguardo aperto: "Io vorrei
coinvolgere i miei compagni operai verso la politica, il sentire di classe, ma
io stesso sono sfiduciato, con mille euro al mese d'altronde non c'è molto
divertirsi - dice Buffa - In giro inoltre ci sono sempre le stesse facce, che
dicono quasi tutte le stesse cose. Alla fine voterò Sinistra arcobaleno, ma
solo per istinto, per la mia dignità. Anche di questo partito, qui non si è mai
visto nessuno". Al Cantiere prevale ancora il voto a sinistra e nel
cortile del dopolavoro in questi giorni bazzicano Giusto Catania e Francesco
Cantafia, della Sinistra arcobaleno, e giovedì arriveranno Antonello Cracolici
e Pino Apprendi del Pd, tutti in corsa per Palazzo dei Normanni. Ma non mancano
le puntate di politici che un tempo non osavano nemmeno chiedere il voto a una
tuta verde e accade che all'ingresso del Cantiere i muri siano tappezzati dai
manifesti con la faccia sorridente del "re" dell'Arenella, Franco
Mineo, delfino del forzista Gianfranco Miccichè. A cercare di coprire questi
manifesti ci sono dei ciclostilati del Partito comunista operaio che invitano "a
non votare né Veltroni né Berlusconi":
"Ma in altri tempi qui ci sarebbero stati solo manifesti con falce e
martello, altro che Mineo - dice Marco, 32 anni, mentre timbra il cartellino
per il turno delle 14 - Adesso invece girano anche volantini di Salvatore
Cintola dell'Udc o del nuovo ras del voto, Raffaele Lombardo dell'Mpa. E non
manca qualche galoppino che s'infiltra: perché se si promettono posti o favori
a qualche parente di operaio, nessuno s'indigna. Anzi, cerca di fare a sua
volta proseliti all'interno del Cantiere". Tra le tute verdi c'è però chi
ancora crede nel voto utile, nel voto vero: "Io voterò per la Sinistra
arcobaleno e per Anna Finocchiaro perché sono figlio di operai e non potrò mai
sostenere un partito di destra - dice Luciano Castronovo, 33 anni - Però anche
noi appassionati ci sentiamo soli nelle battaglie che faticosamente abbiamo
fatto". Il vento di quell'antico sentire di classe torna a volte a
soffiare improvvisamente, come il mese scorso quando tutti i 540 lavoratori
hanno deciso spontaneamente di non entrare al lavoro per tre giorni, perché era
stato licenziato un impiegato che aveva problemi di salute: "è stato
cacciato in malo modo, per questo abbiamo reagito - continua Castronovo - Ma
nessuno tra i politici ci ha sostenuto: nemmeno quando abbiamo bloccato il varo
di una nave nel 2005, perché l'azienda non ci dava più commesse. Soli, anche
quando siamo scesi in strada contro la privatizzazione della Fincantieri,
voluta dal governo Prodi che sulla carta avrebbe dovuto invece difendere i nostri
interessi. Per non parlare del sindaco Diego Cammarata, che qui è venuto solo
una volta per partecipare a una messa e poi è scappato via". A pochi
giorni dal voto, il silenzio regna sovrano tra i bacini, le gru, le colmate
della Fincantieri. Perché se la campagna elettorale non fa rumore, non si sente
nemmeno il normale frastuono che dovrebbe invece arrivare da un grande cantiere
navale. "Le commesse d'altronde sono lo stretto necessario per tenere in
vita questo stabilimento, ci vorrebbero 600 mila ore di lavoro, e invece ce n'è
la metà", dice Pippo Scrima, 56 anni, storico presidente delle cooperative
dell'indotto. Nella sezione elettorale dell'Acquasanta, che fino agli anni
Settanta eleggeva da sola consiglieri comunali, deputati regionali e nazionali,
tutti con i voti degli oltre tremila operai, adesso il peso delle tute verdi
lunedì prossimo non si noterà nemmeno. "Ormai gli operai sono sparpagliati
per tutta la città e molti arrivano dalla provincia - dice Agostino Levantino,
56 anni passati tra lotte sindacali e scontri con la direzione dell'azienda - I
giovani comunque si sentono abbandonati, e non possiamo dargli torto. Da quando
è stata chiusa la sezione del Partito comunista in via dei Fossi, non hanno più
nessun punto di riferimento. Anche se sono loro, i ragazzi, i primi che se ne
infischiano, che non pensano a lottare per i loro diritti e che il voto è
importante". è lo stesso pensiero del più anziano operaio in servizio,
Antonello Tranelli, di 56 anni, mani ruvide, corpo affaticato da una vita a
fare il montatore, ma occhi limpidissimi: "Io voto Rifondazione e voterò
sempre a sinistra, ma ormai i giovani pensano solo a divertirsi, non vedono
l'ora di andare via dal Cantiere, quando invece per noi era la casa, era la
nostra vita. Il Cantiere era la città, noi c'interessavamo di tutti i
palermitani. Scioperavamo per il caro luce o perché il Comune aumentava le
bollette. Oggi nemmeno per il nostro lavoro. Altri tempi".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
E Walter va alla guerra del palco Domani sarà spostato
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
La polemica L'ex ministro dell'Ambiente in visita dagli industriali: quando
c'ero io crisi sotto controllo Matteoli accusa Pecoraro Scanio "Mise il
veto al termovalorizzatore" Gargani: "Pronto per la sfida in Regione
ma la mia disponibilità viene ignorata" ROBERTO FUCCILLO "NON mi
sogno certo di sostenere che abbiamo risolto il problema, ma quando c'eravamo
noi la cosa era sotto controllo". Nel giorno in cui Bassolino precisa i
tempi del suo abbandono, dalla destra viene una sorta di amarcord, che condanna
peraltro più il ministro Alfonso Pecoraro Scanio che il presidente della
Regione. A pronunciarsi è Altero Matteoli, l'uomo che per cinque anni fu al
ministero dell'Ambiente con Berlusconi. Matteoli ha
una visione precisa: "La responsabilità del disastro è stata in primis di
chi non ha voluto i termovalorizzatori. E se c'è stato fra questi anche
qualcuno di An, non me ne importa nulla, io dico quello che penso". Un
parere in continuità storica. Fu con lui che si aprì il cantiere di Acerra,
dopo un accordo che vide impegnato anche il capo della Polizia di allora, cioè
l'attuale commissario ai rifiuti Gianni De Gennaro. Matteoli lo ringrazia anche
per il lavoro attuale, poi mette l'allarme sul fatto che "i Cdr sono
comunque in ritardo" e ribadisce che "neanche in Canada hanno
alternative a termovalorizzatori e discariche". Ce l'ha col sogno
ambientalista della riduzione della produzione di rifiuti. A Bassolino, col
quale collaborò su Acerra e dintorni, riserva semmai una sorta di accusa di
slealtà: "Mi arrivavano tante interrogazioni sulle ecoballe, ma il
commissario ci diceva che era tutto a posto. Poi la magistratura ci ha fatto
sapere che qualcosa non quadrava e io naturalmente rispetto il lavoro dei
magistrati". Ora comunque c'è la promessa di Berlusconi
di insediarsi a Napoli per risolvere il problema. E Matteoli non perderà di
vista il tema delle bonifiche, magari ripescando la vecchia idea di coinvolgere
i privati per lasciare poi loro i terreni per attività non inquinanti. C'è però
una idea anche sui rifiuti: "Una norma che smisti direttamente agli enti
locali le risorse oggi in carico al commissariato, senza passare dalla
Regione". In giornata Matteoli ha reso vista anche all'Unione industriali
di Palazzo Partanna, dove ora aspettano l'ultimo ospite, Giulio Tremonti, che
sarà da loro giovedì mattina. Al ministro dell'Economia in
pectore di Berlusconi è affidata buona parte della conclusione di campagna per il Pdl.
Domani, mentre a Napoli terranno banco Veltroni e
Bertinotti, lui sarà a Salerno e poi al polo calzaturiero di Aversa. è in tour
domani anche Claudio Scajola, con una iniziativa con i nuovi arrivi nel Pdl.
Oggi invece è a Napoli Franco Frattini, per una iniziativa sulla sicurezza con
tre candidati dell'ambito legalità, ovvero i prefetti Raffaele Lauro e Maria
Elena Stasi e il magistrato Alfonso Papa. Intanto nel Pdl si pensa anche a
tirare il fiato. Ed ecco dunque l'invito finale, venerdì sera, per una chiusura
presso la Discoteca Miles di San Pasquale a Chiaia. Intanto c'è chi borbotta.
"Ho offerto la mia disponibilità per la sfida regionale - dice Giuseppe
Gargani, che ha posto la sua candidatura alla presidenza della Regione -
constato che il mio appello non è stato valutato dal Pdl o addirittura è stato
ignorato. Attendo ora un segnale urgente per continuare anche la campagna in
corso per le elezioni politiche".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Genova La
sinistra Il ministro: basta con la storia del voto utile Pecoraro chiama le
casalinghe "Venite con noi" "Questa città faccia sentire ancora
una volta la sua tradizione antifascista" Donne in generale, casalinghe in
particolare, super corteggiate nel finale della campagna elettorale. Dopo Veltroni, ieri è stato il ministro Alfonso Pecoraro Scanio a
rivolgersi al loro, nel point della "Sinistra Arcobaleno", in via San
Luca. Con un appello: "In questi giorni sentiamo tante promesse rivolte a
voi, ma solo chi sta dalla parte delle donne e di chi lavora, e cioè la
Sinistra Arcobaleno, è anche dalla parte delle casalinghe. Non vi fate
ingannare", spiega. Intanto, Orazio Licandro, capolista alla Camera, se la
prende con una "campagna di stampa tutta tesa a favorire la teoria del
voto utile, molto aggressiva nei nostri confronti". Al punto da mettere in
crisi le amministrazioni di Comune, Provincia e Regione? Il ministro taglia
corto: "Con le amministrazioni si governa perché si condivide un
programma, il voto davvero utile è per noi che non faremo
alcun accordo sotterraneo con Berlusconi, mentre Veltroni non lo esclude". Pecoraro Scanio insiste: "Il Pd sa di
aver perso le elezioni alla Camera, non a caso la sua battaglia è tutta sul
Senato. E ha perso perché ha voluto perdere, rompendo la coalizione".
Perciò la speranza si chiama SA, perché "se la Sinistra Arcobaleno risulterà
forte alle elezioni, il Pd non oserà fare l'inciucio", in caso
contrario "il Pd venderebbe anche l'ultima parte della sua tradizione
riformista". Attorno a lui, nel point, c'è Cristina Morelli, capolista al
Senato, che arriva dai Verdi come il ministro, c'è Stefano Quaranta, numero 2
alla Camera dietro Licandro e poi l'assessore Vesco. Arrivano anche quelli di
Scarpino, il ministro ricorda l'ambientalismo intelligente che, in Liguria, ha
realizzato, per esempio, il santuario dei cetacei. L'ambientalismo che si batte
per un'energia pulita e dice no al nucleare. "Noi abbiamo osato togliere
contributi ai grandi petrolieri, sostenere il diritto del sole contro quello
del buio". Aggiunge che scegliere Sinistra Arcobaleno è il modo per
aiutare dal Parlamento "lavoratori, pensionati, un ambiente pulito".
Pecoraro Scanio conta su Genova: "Chiediamo a tutti i cittadini di
ricordare la grande tradizione antifascista di questa città". Sulle schede
elettorali contestate conclude: "Roba da Pd e Pdl, che si danno sulla
voce. Almeno sulla scheda, invece, siamo tutti uguali". (w.v.).
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Bari
D'Alema: "A Bari la partita decisiva" Il Pd e la sfida sul
Mezzogiorno: "Fitto il patto l'ha fatto con Bossi" Per il Petruzzelli
bisogna aspettare la sentenza e capire cosa è stato bocciato Coordinare meglio
imprese, lavoro e università Così daremo risposte ai giovani LELLO PARISE
Ministro Massimo D'Alema, capolista del Pd, la Corte costituzionale si
opporrebbe all'esproprio del teatro Petruzzelli che ritornerebbe così ad essere
una questione di famiglia: quella dei Messeni Nemagna? "Non conosco questa
sentenza, né le sue motivazioni. In ogni caso è grave che dalla Corte
costituzionale escano indiscrezioni prima delle sentenze. Al momento non è
chiaro se la Consulta abbia valutato l'esproprio illegittimo in quanto privo
dei requisiti di interesse pubblico oppure giudichi illegittimo semplicemente
il ricorso al decreto legge: le due cose potrebbero avere conseguenze
diverse". Il politeama dei misteri. "è importante che il teatro sarà
restituito ai cittadini entro il prossimo 6 dicembre. Mi ha colpito il fiume di
baresi che domenica ha visitato il cantiere: dimostra quanto sia attesa la
riapertura. Del resto abbiamo lavorato per questo, insieme, noi del governo e
il Comune con il sindaco Emiliano". Anche per la rinascita del Petruzzelli
il Pd potrà vincere le elezioni in Puglia? "Sì. C'è indubbiamente un clima
nuovo rispetto al passato. Basta pensare all'accoglienza
che la Puglia ha riservato in questi giorni a Walter Veltroni". Ma
i dati del 2006 raccontano che il distacco fra Pd e Pdl sfiora il 14 per cento
al Senato e il 12 per cento alla Camera. "Sappiamo che non è una sfida
facile. Molto dipenderà da come andranno le cose a Bari". Qualora sarete i
protagonisti di un naufragio, il comandante Michele Emiliano, segretario del
Pd, dovrebbe abbandonare la nave? "No. Siamo un partito giovane e
abbiamo dovuto affrontare le politiche prima del previsto. Sono buone ragioni,
queste, per impedire di destabilizzare il Pd: io cercherò di evitarlo".
Vuol dire che qualcuno scalpita e pensa di ammutinarsi? "Non scalpita
nessuno e nessuno può scalpitare senza che io me ne accorga: ho l'orecchio
appoggiato al suolo, come gli indiani". Enzo Divella, presidente della
Provincia, invece starebbe con gli occhi aperti nell'attesa di vedere quello
che succederà. "L'ho rivisto dopo tanto tempo qualche giorno fa: mi ha
fatto piacere, è stato un incontro positivo. Ha un legame forte col
centrosinistra e il Pd vuole costruire con lui, dopo queste consultazioni, un
percorso di lavoro comune". Divella sarà il vostro candidato, nel 2009,
sempre per la guida dell'amministrazione provinciale? "è naturalmente
proiettato verso il secondo mandato. Sostenuto pure dal Pd, come iscritto o
come indipendente". Alla Regione, l'alleanza del Pd con la Sinistra
arcobaleno potrebbe essere messa in discussione dal risultato delle urne?
"I numeri non avranno alcuna incidenza per quanto riguarda l'esecutivo
regionale. D'altronde, come ripeto spesso in queste settimane, si vota per il
governo del Paese. Anzi, a livello locale, vogliamo mantenere e rafforzare la
cooperazione con i partiti alleati". Il governatore Nichi Vendola, a
quanto pare, può dormire sonni tranquilli? "Sta facendo bene, come del
resto tutta la giunta. Vendola in particolare, ha compiuto la scelta giusta,
intelligente e corretta". Quella di non scendere in campo per questa
campagna elettorale? "Sì, ha deciso di non buttarsi in prima linea perché
ha un ruolo istituzionale ed è il leader della coalizione". Alla fine
potrebbe decidere perfino di lasciare la Puglia per essere il segretario
nazionale della Sinistra arcobaleno. "Io sono un ammiratore di Nichi, ma
questa domanda la dovrebbe rivolgere a Fausto Bertinotti". Dove prenderete
i voti che vi mancano? "L'opinione pubblica si scopre delusa perché non è
normale che si voti dopo venti mesi. La gente si aspetta che i governi vadano
avanti per cinque anni ed ecco perché molti non sanno nemmeno se andranno a
votare". Dunque, è caccia agli indecisi? "La schiera degli
astensionisti, sfiduciati o incerti che siano, può essere ridotta. Se ci
riusciamo, sarebbero tutti consensi che andrebbero a vantaggio del Pd: siamo
gli unici ad offrire una cura per esorcizzare la politica litigiosa". E
per guarire il Sud? "è al centro del nostro programma: non ha precedenti
il fatto che abbiamo già presentato una proposta di legge in cui elenchiamo le
priorità del Mezzogiorno: dall'alta velocità ferroviaria tra Bari e Napoli
all'ammodernamento della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. Sì, insomma,
non facciamo il gioco delle tre carte sulla pelle dei meridionali". Però
non volete fare neppure il patto per il Sud, quello che propone il coordinatore
di Fi Raffaele Fitto. "Fitto è un bravo ragazzo, ma si sta innervosendo.
Un giorno propone patti, il giorno dopo si lancia in polemiche astiose e
improbabili. O in denunce bugiarde, come quella sui treni soppressi che è stata
immediatamente smentita dalle Ferrovie dello Stato. Il problema è che lui il patto
l'ha fatto con Bossi e con la Lega, cioè contro il Sud. Mi dispiace perché non
ce l'ho lui, ma questa è la verità". Perché da queste parti dovrebbero
dare più ascolto ai Democratici? "Stiamo avanzando nel settore delle
imprese, in quello dei professionisti e dell'università, tra persone che sono
tradizionalmente conservatrici". La spiegazione? "Si rendono conto
che la destra di Berlusconi ha un'impronta nordista,
antimeridionale e sono preoccupate. Perché questa è una regione di gran lunga
tra le più moderne, dove esistono realtà produttive estremamente avanzate e non
vuole restare ferma al palo". Con i leghisti nella stanza dei bottoni, per
la Puglia sarebbe impossibile riuscire a salire sugli scudi? "Ho visitato
a Molfetta una società per azioni, l'Exprivia, di cui fa parte la ex Svim
service: è una delle prime quattro in Italia a proposito di servizi
informatici. Ha qualcosa come 1.200 dipendenti, ma mi hanno detto che non
riescono a trovarne altri". Perché? "Non c'è un coordinamento efficace
tra università e mondo del lavoro. è la ragione per cui dobbiamo conoscere e
far conoscere di più queste eccellenze. Se continuiamo solo a lamentarci,
difficilmente potremo attrarre imprenditori nel Sud. Nessuno investe sulle
lamentele".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La candidata della
Destra: fa sorridere perché è un signore di una certa età, è come un aratro
nell'era internet La Santanchè difende le donne di sinistra "Il Cavaliere
è rimasto agli anni '50" Berlusconi: "Le
donne del centrodestra sono più belle. La Santanchè? è una sberla"
FRANCESCO BEI ROMA - "Ancora con Berlusconi, ma
come si fa?". Si fa, onorevole Santanché, perché oggi il Cavaliere ha
detto che le donne di destra sono più belle di quelle di sinistra. "E lui
che ne sa delle donne di destra? Quelle non le ha più, si sono affrancate da
lui, al massimo avrà qualche donna di centro". Però al cuore delle donne
il leader del Pdl sa ancora parlare, ai suoi comizi ci vanno tutte agghindate a
festa, gli presentano le figlie, gli infilano i bigliettini in tasca con il
numero del cellulare. La Santanché, archetipo della Milano berlusconiana, della
donna, anzi della "femmina" di destra, si ribella e smonta pezzo a
pezzo il mito del Cavaliere macho. "E' un guascone, è rimasto quello che
era negli anni cinquanta e sessanta: un intrattenitore sulle navi. Deve essere
piacente, vuole piacere alle donne per conquistarle". Impietosa, la
candidata premier della Destra si attacca ai consigli dati da Berlusconi alle donne del Pdl: "Intanto noto un passo
avanti, perché Silvio ha invitato le sue simpatizzanti a cucinare crostate per
i rappresentanti di lista. Le ha fatte avanzare dalla camera da letto alla
cucina". Quello del leader del centrodestra "è un atteggiamento
démodé, è come il suo Milan: antico". Alla Santanché ieri Berlusconi ha dato della bella "sberla", un
complimento a modo suo. "Certo, è chiaro che voleva dirmi una cosa carina,
ma non capisce che con quel linguaggio non conquista più le donne di un certo
tipo, al massimo le fa sorridere". Sorridere? "Certo, come si sorride
per rispetto a un signore di una certa età. Un signore che non sa più innovare
il suo linguaggio. E' come l'aratro nell'era di Internet, odora di
stantio". Non sarà contento Berlusconi per
questo riferimento all'anagrafe, dicono che quando Veltroni lo
punzecchia su questo lui ne soffra davvero. "Purtroppo è così ed è un gran
peccato che Berlusconi non sia più Berlusconi. Come siamo messe male:
donne, non votate più per i cavalieri della politica, ribellatevi, rompete i
vetri, mandateli a quel paese!". L'amicizia tuttavia resta? O anche
quella, tra una "sberla" e un'altra, è evaporata? "Guardi, io
perdono, anzi sono l'unica speranza di Berlusconi, non
ne ha altre. Ma la dimostrazione che Silvio non è più Silvio è che adesso lui
sta con il suo peggior nemico, cioè Fini, quello delle "comiche
finali", e se la prende invece con me. Non c'è più religione: oggi è il
mio compleanno e Berlusconi, negli scorsi anni, mi
mandava sempre dei fiori. Stavolta invece nemmeno una telefonata, mentre
l'Unità ha pubblicato un articolo che mi elogia". Non vorrà negare però
che Berlusconi le donne le conosce bene, e molte
anche. "Le conosce le donne, tutte di una certa categoria. E il 13 aprile
prenderà una tale sberla in faccia che gli serviranno molte donne per rialzarsi".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi frena su Bossi ministro "Non
lo ha chiesto e poi è malato" Lombardo: armeremo i fucili siciliani
dell'autonomia Il Cavaliere in Sardegna si scaglia contro Soru: vinceremo e lo
licenzieremo GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - "Pensavate di
vedere il Papa? Arriverà a settembre e noi saremo qui per ringraziare Dio di
aver ripreso l'Italia e la Sardegna". Intanto "eccomi qui vivo e
vegeto, solo con un po' di abbassamento di voce". Proprio sotto la casa
del "nemico" Soru, che sara "licenziato" con la vittoria
del Pdl, Berlusconi conclude il tour elettorale in
Sardegna: Alghero la mattina con bagno di folla e comizio improvvisato e a sera
Cagliari. Echeggiano ancora le truculente minacce di Bossi di imbracciare i
fucili contro "la porcata romana delle schede" e Berlusconi
fa di tutto per minimizzare la sparata del senatur. Ma evidentemente tra gli
alleati "apparentati" di Berlusconi quel
genere di comunicazione un po' sopra le righe va di moda perché anche
l'autonomista siciliano Lombardo inizialmente la spara grossa pure lui:
"Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando potremo
armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli". Poco più tardi però
il leader Mpa attenua i toni: "Per difendere la nostra terra i siciliani
hanno disposizione l'autonomia che è un'arma ben più efficace della polvere da
sparo. Facendo leva su questa, non hanno bisogno di altre armi".
Nell'attesa Berlusconi ha il suo daffare per mettere
la sordina al lumbard mentre lascia capire che di farlo ministro non se ne
parla. "Bossi ministro? - cade dalle nuvole il Cavaliere - A me non ha mai
chiesto niente nessuno. E poi le condizioni di salute sono quelle che sono...
". Insomma, Bossi non sta proprio in salute e non è il caso di affidargli
un incarico di governo. Ma per Veltroni
l'argomentazione di Berlusconi che giustifica le parole del Senatur perché è malato "è
l'argomentazione peggiore, anche umanamente peggiore". Da un punto vista
elettorale le parole del leader della Lega potrebbero avere qualche effetto
negativo sugli indecisi. Berlusconi lo sa e
corre ai ripari. "Anche Bossi ha detto "non interpretatemi
male", ha avuto quello che ha avuto e si esprime per slogan. I fucili non
ci sono. Quante volte - minimizza Berlusconi - Bossi
ha detto "i fucili, i fucili"? Per lui imbracciare i fucili vuol dire
che farà una battaglia politica forte sulle schede". Però, aggiunge Berlusconi un po' spazientito, "queste frasi Bossi
potrebbe risparmiarsele, perchè sa che queste cose poi vengono strumentalizzate".
In ogni caso, "con Bossi c'è un rapporto speciale, un amore
fraterno". Berlusconi ostenta sicurezza:
"Gli ultimi sondaggi che conosco ci danno in forte vantaggio e ora la mia
tranquillità è aumentata". Definisce la rimonta di Veltroni
"una spettacolare bufala", sfida i giornalisti a braccio di ferro per
dimostrare la propria prestanza fisica, intima ai gay, "al diverso",
di "non avvicinarsi a ciò che è famiglia, perché i nostri valori sono
quelli dell'Italia che ama". Quindi nega di essere "triste e
stanco" come dice Veltroni: "Io sono tutto
meno che triste. Sono ottimista, uso l'ironia e faccio divertire e sorridere la
gente". E anche instancabile: prima di tutto nel sostenere che
"antropologicamente e geneticamente quelli di sinistra sono diversi da
noi", come dimostra anche il fatto che le donne del centrodestra sono
"certamente più belle" di quelle del centrosinistra". Poi nel
raccomandare senza sosta il voto utile, perché Casini, Storace e Ferrara si
sono presentati per "puro protagonismo politico personale" e la
Santanchè "è una bella sberla ma un voto a lei è un regalo a Veltroni che non è nemmeno una bella sberla". Quanto
alle schede con i simboli appiccicati uno all'altro sono "l'ulteriore
prova dell'assoluta incapacità della sinistra a governare". Ristamparle
"è possibile" e "in un paese civile è assurdo che si vogliano
frapporre ostacoli alla libera volontà di espressione di ciascuno".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Acclamato
con Veltroni, attaccato da Berlusconi E nella
Sardegna in bilico il governatore Soru diventa l'ago della bilancia Lo strano
destino di mister Tiscali: amato dagli operai e attaccato dai miliardari
SEBASTIANO MESSINA DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Quando Walter Veltroni ha fatto il
suo nome ("...
e tutto questo lo dobbiamo a Renato Soru, il vostro presidente..."), tra
gli operai dell'Alcoa di Portovesme è divampato un applauso che non finiva mai.
Addirittura più lungo di quello che era scattato alla citazione di Enrico
Berlinguer, che proprio in quella industria di alluminio tenne 24 anni fa il
suo ultimo comizio in Sardegna. E mentre mille persone gli battevano le mani -
con gli occhi lucidi e le facce sudate per il gran caldo che dominava il
capannone - l'uomo che in Sardegna è diventato suo malgrado il protagonista
numero uno di questa campagna elettorale si aggiustava imbarazzato gli
occhialini, e forse si domandava quale strano destino abbia condotto il più
celebre degli imprenditori sardi - mister Tiscali - a essere amato dagli operai
e contestato dai miliardari. A cominciare dal numero uno dei miliardari
"del continente" - come i sardi chiamano il resto degli italiani,
guardandoci tutti dall'epicentro tolemaico della loro superba insularità -
ovvero Silvio Berlusconi. Che ieri mattina, appena
sbarcato ad Alghero, come prima cosa ha promesso nientemeno che "il
licenziamento" del presidente della Regione, "l'unico disoccupato per
il quale nessuno si straccerà le vesti". E ieri sera, nel suo comizio
cagliaritano, indicando la casa del governatore ha aggiunto: "Quel signore
sarà incacchiato. Crede di essere un monarca costituzionale...". Ma cosa
c'entra Soru con le elezioni del 13 aprile? C'entra, c'entra. Perché, secondo
il leader del Pdl, "chi vota Veltroni vota
Soru". E' la linea d'attacco del centro-destra, già anticipata da Gianfranco
Fini che giovedì sera, sul grande palco bianco allestito in piazza del Carmine,
aveva spiegato ai sardi che il loro voto stavolta "vale doppio",
perché "potrete dare non solo lo sfratto a Romano Prodi, ma anche il
preavviso di sfratto al vostro governatore". Con Soru o contro Soru,
dunque. Un referendum, un plebiscito, quasi un'ordalia. E' così, evidentemente,
che Berlusconi vuol far pendere dalla sua parte la
bilancia elettorale della Sardegna, una delle quattro o cinque regioni che i
sondaggi danno ancora in bilico. La partita che conta è quella per il Senato:
nove seggi in palio, cinque a chi vince e il resto agli sconfitti. Due anni fa
l'Unione staccò la Cdl di cinque punti e mezzo, 50,9 per cento contro 45,3.
Però le formazioni sono cambiate, da una parte e dall'altra. Togliendo al
centro-sinistra i voti di Rifondazione, Pdci e Verdi si scende al 38,3. Ma
sottraendo al centro-destra la percentuale dell'Udc si cala ancora più in
basso, al 37,5. Sulla carta, si capisce. E non solo perché la politica non ha
molto in comune con l'aritmetica, ma perché bisogna vedere, per esempio, dove
andrà a finire quel 2,3 per cento dell'Udeur, esercito ormai in rotta. Gli
indizi, per la verità, portano verso Berlusconi, dal
quale è tornato alla velocità della luce l'ex mastelliano più rampante
dell'isola, quel Giampaolo Nuvoli che da sindaco forzista di Ardara aveva fatto
togliere il ritratto di Scalfaro dal suo ufficio ed era finito sui giornali per
aver confessato che il suo più grande desiderio era "vedere Francesco
Saverio Borrelli penzolare da un lampione stradale". Vista la sua passione
per la materia, Mastella ne aveva fatto nientemeno che il direttore generale
del ministero della Giustizia. Ora, dopo lo smembramento del partito di
Ceppaloni, Nuvoli è rientrato nei ranghi e rastrella voti per Berlusconi in tutto il sassarese, patria di Arturo Parisi,
ministro della Difesa e capolista del Pd. Più che sull'aiuto degli ex
mastelliani, però, il Cavaliere conta sulla protesta suscitata dalle iniziative
del vulcanico Soru, a cominciare dal divieto di costruire a meno di due
chilometri dalla costa - basta con le case in riva al mare - che ha gettato nel
panico schiere di costruttori e plotoni di speculatori. "Io sto girando la
Sardegna palmo a palmo - assicura l'ex ministro Beppe Pisanu, capolista al
Senato del Pdl - e dai pastori di Bitti agli albergatori di Alghero i giudizi
su Soru sono ugualmente liquidatori. E questo, per noi, è un ottimo
segnale". Lui, il governatore, risponde con tutta la freddezza di cui è
capace. "Votare Veltroni significa innanzitutto
non votare per Berlusconi", scandisce, rimandando
la palla sulla penisola. Affacciato alla grande vetrata insonorizzata della sua
villa sulla collina, la stessa che fu presa d'assalto dagli ultras della destra
quando lui accettò di smaltire una quota della monnezza napoletana ("il
clima era quello di un linciaggio del Ku-Klux-Klan"), Soru capisce di
essere diventato il bersaglio grosso del safari berlusconiano e se ne carica il
peso: "Vuol dire che se qui ci sarà un risultato negativo, la colpa sarà
mia". Ma poi pensa a quello che ha fatto in questi quattro anni, dal
giorno in cui salì per la prima volta sul palco promettendo: "Non farò un
solo piacere personale". Pensa alla sua legge per difendere le coste,
"contro chi ha un'idea vorrei dire affaristica, speculativa, che confonde
il turismo con la proliferazione disordinata di seconde e terze case".
Pensa alle sue battaglie (alcune perse, come quelle sulla tassazione del lusso)
contro chi "ha una concezione della Sardegna subalterna alla sua immagine
estiva". Pensa alle industrie sarde salvate "con le unghie e con i
denti", là dove prima si pensava solo ad occupare le poltrone dei 16
consorzi industriali. Pensa alla drastica cura dimagrante che ha imposto alla
Regione, tagliando 60 dirigenti, mille dipendenti e 650 auto blu su 700 (ad
accogliere Veltroni, lui c'è andato con la sua Audi
Quattro). Pensa ai 340 milioni di euro che prima finivano in una rete di corsi
fantasma chiamata "formazione professionale", alla quale lui ha
chiuso i rubinetti. Pensa al progetto che ha conquistato Veltroni,
quello di far sorgere qui la Solar Valley, il luogo dove si inventa e si
costruisce la tecnologia per le energie rinnovabili. E poi, guardando le
altissime palme che ha fatto piantare nel suo giardino, forse si chiede se sono
davvero queste le colpe che gli vengono imputate. E non, più semplicemente,
quella - imperdonabile per i suoi avversari - di essere diventato
l'uomo-simbolo di una Sardegna che non si presenta più in continente col
cappello in mano. La risposta, anche per lui, arriverà lunedì sera.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pdl, anche la lega Sud vuole sparare Incredibile Lombardo: i
nostri fucili a salve, quando saranno armati vedremo a chi
sparare Berlusconi fa finta di scaricare Bossi: lui ministro? Vedremo, sta male. Il
senatur: io sto bene Veltroni: sono quelli dell'odio e delle armature, l'Italia vuole voltare
pagina "Purtroppo i fucili dei siciliani sono armati a salve. Quando
potremo armarli come si deve, vedremo se e contro chi usarli". Con
queste parole il leader dell'Mpa Raffaele Lombardo ha commentato l'uscita di
Bossi sui fucili padani. Berlusconi tenta di scaricare
il senatur: lui ministro? Vedremo, sta male. Ma lui replica: sto bene. Veltroni: l'Italia vuole cambiare. Lombardo, Di Blasi,
Pivetta alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pd, allarme sul rush tv: troppi vantaggi a Berlusconi
Porta a Porta e Matrix nel mirino: "Non può avere lui l'ultima
parola" Mentana e Vespa: tutto in regola. Si media sulle interviste
incrociate di Federica Fantozzi / Roma ALLARME TV nell'ultima settimana che
precede il voto. Una nota del Pd chiede garanzie per "un equilibrio
vero". Dal loft lamentano "posizioni di vantaggio a Berlusconi: non può avere l'ultima parola in tutta
l'informazione politica Rai". Sono giorni "cruciali" e nel
mirino del Pd ci sono due corazzate: Porta a Porta in Rai, mercoledì 9 e
giovedì 10 aprile, e Matrix su Mediaset, l'11 aprile. Anche per le interviste
finali su RaiTre chiuderà Berlusconi. Ieri mattina da
Santa Anastasia è partito un comunicato d'attacco: "La conclusione della
campagna deve mantenere un equilibrio vero e complessivo". A colpire è
stato l'annuncio di Berlusconi che sarà lui ad aprire
la doppia intervista a Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti, prima
ancora che venga organizzata". Ma anche che all'ex premier "tocchi
non solo la chiusura a Porta a Porta, in base a un sorteggio avvenuto senza
rappresentanti dei candidati premier, ma anche quella di tutta l'informazione
politica del servizio pubblico". Più in generale il Pd segnala "la
sproporzione delle presenze tra i due candidati maggiori nei tg Mediaset
(segnalata anche dall'AgCom) e in Rai una non equa distribuzione degli spazi e
delle presenze". Enrico Mentana replica che i giochi non sono ancora fatti
e deciderà un sorteggio stamani alle 10,45: "Né io né Mediaset favoriamo
nessuno". Spera ancora che il confronto si faccia: "Sarebbe un colpo
di scena utilissimo. Ma bisogna che i protagonisti siano d'accordo". Al
loft lo giudicano poco probabile, e puntano su una strategia diversa: due
interviste incrociata, "a scacchiera", 20 minuti per ciascuno sui tre
temi più importanti dell'ultimo miglio. Un escamotage che eviterebbe al secondo
la penalizzazione dell'orario inoltrato. Anche se Mediaset, in una nota, fa
sapere che la doppia intervista "per l'occasione andrà in onda in prima
serata", fatto che aiuterebbe proprio il secondo. Ruolo
gradito a Berlusconi: "Preferisco andare per secondo perché ho tempo di vedere
quel che dice Veltroni e replicare". Intanto smentisce se stesso: aveva detto che
sarebbe stato il primo, ora spiega che la notizia gli era stata riferita da un
giornalista e se ne era "disinteressato". Veltroni
si dichiara sereno: "Io non ho questo problema. Ho parlato in orari meno
favorevoli e sono andato meglio in tv". Si sente svantaggiato? "No,
assolutamente. Gli italiani sono saggi, maturi e consapevoli che è venuto il
momento di cambiare". A Porta a Porta invece giochi chiusi. Dalla
trasmissione di Bruno Vespa si ribadiscono i "criteri
ipergarantisti": sorteggio davanti a un notaio alla presenza di un
produttore del programma e di un avvocato della Rai. Soluzione che al loft
piace a metà: "Non pensiamo certo che abbiano imbrogliato. Ma la trasmissione
è soggetta solo a un equilibrio complessivo e si potevano valutare ipotesi più
giornalistiche". Per inciso: anche Mentana ha il notaio e, a scanso di
equivoci, manderà in onda le immagini. Coda polemica tra Mediaset e il Pd sui
dati delle presenze in tv. Secondo il Biscione "non corrisponde a
verità" la pesante affermazione dell'appello: l'Agcom considera
ristabilito l'equilibrio Pd-PdL. Ribatte Cuillo: "Lo squilibrio permane
nel Tg4 e a Studio Aperto. Provvedano anziché fare sarcasmo". Gentiloni, ministro
delle Tlc, ricorre all'ironia: "Spero che la campagna non sia chiusa da
Vespa nella parte di Biancaneve...". Il riferimento è al confronto tra
tutti i "nanetti" candidati premier. Quanto a Matrix, l'ordine di
intervista è "abbastanza marginale, ma se sorteggiassero alla presenza dei
candidati non sarebbe sbagliato".
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Sono quelli delle armature e dell'odio" Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi
l'appello alle "persone per bene del centrodestra" di Andrea Carugati
inviato a Potenza QUALCHE settimana fa, il presidente della Swg Roberto Weber
aveva spiegato che la carta più forte di Veltroni era
questa: far passare l'idea che con lui "finiva la guerra civile, l'Italia
come una comunità, dove non ci sono nemici, neppure tra le diverse classi
sociali". E aveva aggiunto: "Questa è una campagna simile al
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ora anche Lombardo vuole sparare La Lega Sud segue Bossi:
"Per ora i fucili dei siciliani vanno a salve, ma poi..." E Berlusconi gela l'alleato padano: "Umberto ministro?
No, è malato" di Natalia Lombardo inviata a Cagliari ALTRO che fraterna
amicizia, Silvio Berlusconi irritato dalle minacce del
Senatur gli dà il benservito: "Umberto Bossi ministro? A me non ha chiesto
nulla nessuno e poi le sue condizioni di salute sono quelle che sono".
Insomma, Bossi è malato, parla per slogan e nel governo non ci può stare. Così
ieri mattina ad Alghero il leader del Pdl ha detto quello che pensa sull'uscita
pesante dell'alleato leghista, considerata controproducente alla fine della
campagna elettorale. Ma dopo un po' Bossi gli rimanda il colpo nel suo italiano
padanese: "Sto bene e non è vero che bramo a occupare nessuna
poltrona". Non più solo "metafore" un po' grevi, quindi, le
sparate dell'Umberto, come Berlusconi le ha sempre
giustificate: "Queste frasi Bossi potrebbe risparmiarsele, perché sa che
queste cose poi vengono strumentalizzate", dice nel lussuoso albergo della
città di mare, dove ieri si è recato per la prima volta, nonostante si vanti
d'essere "sardo di adozione". Il tono è piuttosto di compassione: ma
va là... "di fucili Bossi ha già parlato tante volte: ha avuto quello che
ha avuto, si esprime per slogan", come dire che non può dire altro,
"quante volte ha detto "i fucili, i fucili..." . Vuole dire solo
che lui farà una battaglia politica forte sulle schede". Berlusconi, pur con imbarazzo, ha sempre
"garantito" per Bossi. E, nonostante tutto lo fa anche ieri:
"Non mi ha dato mai un problema" nei cinque anni di governo, a
differenza dell'Udc. Ma l'agitare fucili stavolta ha fatto arrabbiare anche
l'ex premier che pure insiste nel pretendere che vengano ristampate le schede.
E in serata il vizio di spararle grosse dal Nord si trasmette a quella specie
di Lega del Sud nata per garantire voti al Pdl. L'autonomista Raffaele
Lombardo, che somiglia a un volpino, ruggisce: "Siamo pronti anche in
Sicilia a prendere i fucili. Purtroppo sono fucili caricati a salve, ma quando
saranno armati come si deve vedremo se e contro chi usarli". Naturalmente nel corso del tour in Sardegna Berlusconi minimizza le sue parole riguardo alla salute dell'amico Umberto,
"ma no, mi riferivo al fatto che parla per slogan", arrangia. Parole
offensive anche umanamente, fa notare Veltroni. Il
cavaliere ha abbandonato del tutto i toni soft: la sinistra? "È
antropologicamente diversa da noi", ha detto al proprietario dell'albergo
che ha organizzato un pranzo con i forzisti locali ad Alghero, tra gli altri
l'ex ministro Pisanu, Pili e Testoni. Diversa anche "geneticamente",
insiste, attacca i gay e col solito machismo stabilisce che "anche le
donne di centrodestra sono più belle di quelle di centrosinistra".
Improvvisa un comizio di un'ora nella piazza Civica e, sentendosi un po' Carlo
V, arruola "todos caballeros" sardi nell'esercito dei difensori anti
brogli. Fa l'instancabile ma un momento di sospensione ce l'ha. Si riprende
nella passeggiata sui bastioni, e si ingarella coi giornalisti: "chi vuole
fare a braccio di ferro con me?". Sempre più gasato dai bagni di folla
(visibili soprattutto nelle città piccole), Berlusconi
alimenta il culto della personalità. La sua. Con il karaoke pubblicitario del
"meno male che Silvio c'è", o la patetica battuta del "sono un
coetaneo", ai giovani che l'aspettano per un'ora a Cagliari. Arriva alle
sette nella Piazza dei Centomila senza voce, tra notti in discoteca e giorni di
comizi. In serata va a una festa di giovani a Milano. Ma Silvio non è affatto
giocherellone quando annuncia "l'avviso di sfratto per quel signore
là", ridacchia indicando col dito alle sue spalle: ovvero dove abita
Renato Soru, il presidente della Regione Sardegna che Berlusconi
bolla come "monarca costituzionale". Insiste sul voto utile e invita
a non votare né Casini, né Ferrara né Storace o "quella bella sveglia
della Santanchè". La quale risponde: "La sberla te la daranno le
italiane e gli italiani". E nel repertorio sempre uguale Silvio torna a un
vecchio cavallo di battaglia nel dire che il Pd è una riedizione del Pci:
"Leggete l'Unità e vedete cosa dice la sinistra. Ma non la comprate,
fatevela prestare, mi raccomando".
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Messaggi dal web "Noi ci stiamo" Buona iniziativa Cara
Unità, aderiamo alla iniziativa,domenica acquisteremo due copie dell'Unità.
Rosalba e Luciano Monti. Noi siamo pronti A Tivoli abbiamo iniziato da domenica
16 marzo la diffusione e costituito un gruppo di Amici de l'Unità. Abbiamo
apprezzato con piacere che il gruppo dirigente del Partito democratico abbia
preso a cuore le sorti del giornale ed abbia sostenuto la diffusione per il 30
marzo e adesso per il 13 aprile. Romano Lini Comprerò 10 copie Aderisco
volentieri alla bellissima iniziativa "Fai bis con l'Unità". Penso
che in questo momento ci sia tanto più bisogno di un giornale come il vostro,
che difende i diritti dei più deboli e si batte per la giustizia in questo
Paese e che si è impegnato e si impegna per impedire il
ritorno di Berlusconi al governo. l'Unità è una voce libera e autorevole e tale deve
rimanere. Impegniamoci in questi ultimi giorni per far vincere Veltroni. Domenica 13 aprile mi impegno a comprare dieci copie de
l'Unità. Ne regalerò 9 per cercare di convincere gli ultimi indecisi e per far
vincere l'Italia della giustizia e della legalità. Alberto Guerra,
Candidato IdV, XIX Municipio Roma Adesioni.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
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N. 84 del 2008-04-08
pagina 8 Presenze tv, Vespa e Mentana gelano le proteste di
Veltroni di Redazione Altolà di Walter sul rush finale in video. I due
conduttori: nessun aiuto a Berlusconi da Roma Siamo un'onda che
monta, dice di sé il candidato premier del Pd. Un'onda che s'increspa, cerca di
alzare i toni, recuperare gli incerti, ma spesso s'infrange sulla dura realtà.
Sale la tensione dell'ultima settimana, e Walter Veltroni
affida a una petulante nota del Loft il compito di rianimare il fronte
televisivo, che ormai langue orfano del confronto diretto con Berlusconi. "Garantire un vero equilibrio nell'ultima
settimana della campagna elettorale nell'informazione pubblica e privata",
chiede pretestuosamente il Pd. "Non è possibile che a Berlusconi
siano assicurate posizioni di vantaggio. Colpisce che egli abbia annunciato che
aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori
ascolti... Come colpisce che a lui tocchi non solo la chiusura della serie di
Porta a Porta, sulla base di un sorteggio avvenuto senza la presenza di
rappresentanti dei candidati premier, ma anche quella di tutte le trasmissioni
d'informazione politica del servizio pubblico, avendo così una sorta di ultima
parola". Piange il piatto del Pd, che ritiene finora "sproprozionate
e non eque" le presenze in video dei due candidati maggiori su Mediaset e
Rai. All'intemerata veltroniana replicano però i diretti interessati. Enrico
Mentana con filosofia: "È comprensibile che ognuno si garantisce e si
cautela, non facciamone un dramma. Però né io né Mediaset intendiamo favorire
nessuno". D'altronde decide un sorteggio, così come è accaduto in Rai, per
Porta a Porta. La nota del direttore Bruno Vespa è irritata: "Comprendiamo
il nervosismo che coglie tutte le forze politiche negli ultimi giorni di
campagna elettorale, ma non immaginavamo che fossero messi in discussione i
criteri ipergarantisti che abbiamo usato per stabilire l'ordine di apparizione
dei quattro principali candidati premier...". Se fosse stato seguito il
criterio stabilito dalla commissione di Vigilanza, precisa Vespa, l'ultima
presenza in tv sarebbe toccata a Berlusconi: ed è per
questo, "per una forma non richiesta di ulteriore garanzia per le parti,
che il 20 marzo si è proceduto a due sorteggi presso lo studio di un notaio
romano, alla presenza del produttore di Porta a Porta e di un avvocato della
Rai". Prassi seguita anche nel 2001, quando ancora una volta a Berlusconi era toccata l'ultima parola: "Com'è noto, un
uomo piuttosto fortunato", celia Vespa. Fallito l'ultimo polverone sulla
tivù, la nuova tattica aggressiva di Veltroni porta ad
attaccare duramente Bossi ("incompatibile con incarichi di governo"),
ma rischia di combinarla grossa a Roma, dove la Sinistra Arcobaleno, stufa
delle continue aggressioni, minaccia di rompere l'alleanza con Rutelli.
"Ma come - sbotta Diliberto -, prima ci cacciano e non vogliono fare
l'accordo con noi, e adesso ci dicono che se perdono e vince Berlusconi
è colpa nostra? Franceschini ha una bella faccia tosta a dire che siamo come
Nader. Se la bugia fosse reato, oggi a Franceschini dovrebbero dare
l'ergastolo". A Walter, naturalmente, pure il 416-bis.\ © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche
se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme? Non me l'ha
chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata. E lo
scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si
incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura
sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come "una
delusione". "La credibilità di Veltroni è
ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da
persona di normale buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare
a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue mancate
promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare una
sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo
Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del
nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi
impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni
aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il
peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura
giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta
dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia.
"Inizialmente c'era un rapporto da "volemose bene":
"Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...". Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato
nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i
socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la
vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta
solo di menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna. Sono i comunisti di
sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero cambiamento".
La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve in una sorta di
equazione: "Votare Veltroni significa più Stato,
più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità.
Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di
intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai
francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece,
potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di
promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla:
"Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una
legge pronta a togliere quella metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la
possibilità di cambiare la par condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote
giuste. Tutto questo non è stato possibile per il veto di Casini". Per
tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo inseguono per chiedergli di
commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili. Berlusconi
non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché
sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan:
quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una
battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda.
"Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia
fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del
governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha
chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi
non può fare a meno di scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare
braccio di ferro?" dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto
molto bene. Tranne la voce, che ormai sta andando via: del resto con quattro
comizi al giorno... La verità è che mi attribuiscono frasi mai dette e una
stanchezza che non ho mai avuto". E se Berlusconi
prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati.
Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di
avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che
vi siano "quattro simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che
invece sia stato escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che
"evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un
favore a qualcuno". Berlusconi torna anche
sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla
realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi
se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e
ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il
magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono
arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è
per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono
in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè,
che è una bella "sberla", possono avvantaggiare uno che bella sberla
non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Mannoia: "l'Unità" è l'antidoto contro il monopolio tv
Domenica 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della
diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare
il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il
giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela
e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al
giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia
passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de
"l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a
faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le
copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero
0658557472 dalle 9 alle 16 di Sandra Amurri "La mia voce è di parte,
legata ad una parte politica - il Pd - , ma direi ciò che dico anche se si
trattasse di un giornale di parte opposta: l'Unità deve continuare ad esistere
perché è una voce che esprime opinioni libere e autorevoli, è una voce in più
da tutelare e preservare soprattutto di fronte al monopolio televisivo, per
questo domenica prossima voterò Pd e acquisterò due copie del giornale".
Fiorella Mannoia, l'artista amata non solo per quella sua voce coinvolgente, ma
anche per il suo essere una donna che rivendica con orgoglio la sua
appartenenza ed esprime con forza le sue opinioni, dice: "Noi tutti che
diamo il voto a Veltroni lo facciamo per evitare il
declino verso il baratro". Crede davvero nella vittoria del Pd?
"Voglio crederci. Ci spero tanto. Sono certa che Veltroni
saprà governare nonostante questa legge tremenda che rende incerta l'azione di
governo". Quale qualità riconosce maggiormente a Walter Veltroni?
"L'onestà. L'onesta intellettuale di chi fa ciò in cui crede. Di chi
possiede la sensibilità di percepire i problemi delle persone, la capacità di
farli propri e di cercare di risolverli con dedizione e serietà. Lo conosco
personalmente e come sindaco della mia città, Roma, ho avuto modo di
apprezzarlo in tante occasioni. Per lui la politica è lavoro, è fare, è dare.
Sono sicura che saprà restituire fiducia a questo Paese. Se vincerà lui saremo
in buone mani e vorrà dire che abbiamo attraversato metà del guado".
Mentre nel caso di vittoria di Berlusconi come
immagina che diventerà il Paese? "Che devo rispondere? Il Paese non si
rialzerà mai più! Penso solo alla Rai e non oso immaginare, o meglio lo
immagino, cosa ne faranno". E siamo di nuovo al conflitto di interesse non
risolto... "Che non è solo un male di Berlusconi
ma un male berlusconiano. Basta pensare a tutti quei parlamentari che sono a
capo di società a partecipazione statale e via di questo passo. È un problema
di regole che sono saltate e vanno ripristinate. Viviamo in una società dove i
diritti vengono scambiati per favori, privilegi". Se le chiedessi di
indicare una lista di problemi che affliggono il Paese quale metterebbe al
primo posto? "La fatica enorme che fanno le famiglie per arrivare a fine
mese. Venerdì sono andata in banca e il mio direttore con sguardo desolato
mostrandomi un elenco lunghissimo mi ha detto: vedi? Sono rate di mutui non
pagate. Ci rendiamo conto di cosa significa? Si tratta prevalentemente di mutui
per la prima casa. I negozi sono vuoti, la gente va a fare la spesa ai
discount, non riesce più a comperare non il superfluo ma i beni primari. E la
colpa è anche dell'euro". Nel senso che non saremmo dovuti entrare nell'euro?
"No, certamente, ma della mancanza assoluta di controllo e il potere
d'acquisto è raddoppiato, cosa che non è accaduta in altri Paesi europei. Un
euro vuol dire duemila lire, gli stipendi, i salari sono rimasti gli stessi. E
la colpa è stata di tutti. Io, ovviamente non ho la soluzione ma certamente va
trovata al più presto". Crisi anche nella partecipazione ai concerti?
"Certamente. Le persone non hanno più soldi per sfamarsi possono spendere
50 euro, cioè 100mila lire, per un concerto? Voglia a parlare di cultura quando
uno non ha più i soldi per il pane! E questo, oltre ad un impoverimento
concreto, porta anche ad uno svuotamento, ad un inaridimento intellettuale, ad
un abbassamento della sensibilità delle persone che diventano tutte più sole,
più tristi, più individualiste. Lo svago, il tempo libero è sacro nella vita di
una donna di un uomo, direi tanto quanto mangiare e lavorare". Cosa pensa
della scelta del Pd di andare da solo senza la Sinistra Arcobaleno? "Mi
sarebbe piaciuto se fossimo stati uniti, avrei voluto la sinistra unita ma non
so perché a sinistra ci si deve sempre differenziare, spaccare. È un destino
ineluttabile. Mi auguro che servirà a far dare il meglio ad ognuno e ad ognuno
la possibilità di contribuire a risanare il Paese, non solo economicamente,
chiaramente". Il Brasile. Il suo secondo Paese si può dire. Cosa pensa
della politica di Lula? "Lula ci prova, ma cambiare un sistema basato
sulla corruzione, sul clientelismo che dura da decine e decine di anni è dura. È difficile sradicare un certo modo di pensare e fare politica
ecco perché credo, tornando a noi, che altri cinque anni di Berlusconi impedirà a chiunque verrà dopo di ricostruire. Già sarà
difficile farlo ora se vincerà Veltroni perché non dimentichiamoci
che Prodi ha governato solo due anni e ha ereditato un Paese governato dal
centro destra". Torniamo al Brasile. La sua città di adozione è
Salvador de Bahia. Cosa l'affascina? "La sua spiritualità. Salvador è
Africa. È nera. È allegra e disperata". Quell'allegria che l'Italia
ritroverebbe se vincesse Veltroni? "Di certo le
persone si sentirebbero rassicurate, pian piano comincerebbero a toccare con
mano la soluzione dei problemi e inevitabilmente tornerebbero a sorridere, a
piacersi. Ecco perché domenica prossima bisogna assolutamente fare due cose:
votare Pd e acquistare due copie de l'Unità!".
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pd, task force di 60mila osservatori ai seggi Una guida, senza spirito
polemico, per i volontari che seguiranno lo scrutinio di Simone Collini / Roma
LA RIUNIONE con i responsabili regionali e provinciali del dipartimento
Organizzazione del Partito democratico c'è stata a fine marzo, quando Berlusconi qualche sparata sui brogli già l'aveva fatta ma
ancora doveva aprirsi la discussione sulle schede elettorali. Nella sede di
Sant'Andrea delle Fratte si è deciso di stampare sessantamila copie di un
libretto titolato: "Percorso di autoformazione per Rappresentanti di lista".
E di consegnarne una copia (insieme alla spilletta col simbolo del Pd da
indossare nei giorni del voto) a ogni militante o simpatizzante che dia la
disponibilità a seguire per il Pd le operazioni di seggio domenica e lunedì
prossimi. Perché se Berlusconi ha
annunciato "un esercito di 120 mila difensori del voto contro i
brogli", il partito di Veltroni non sta certo con le mani
in mano. E si prepara ad avere almeno un rappresentante di lista in ogni
seggio. "Ma noi non la vediamo come una guerra - ci tiene subito a
puntualizzare la responsabile dell'Ufficio elettorale del Pd Vanina Rapetti -
il rappresentante di lista non è un combattente, è una figura istituzionale
prevista dalla legge, al pari del presidente di seggio. Sta lì per garantire il
rispetto delle procedure elettorali e, durante lo scrutinio delle schede, per
far valere la volontà degli elettori che hanno votato Pd". Ma se pure lo
spirito della missione è diverso, sia il Pd che il Pdl stanno preparando i loro
rappresentanti di lista. Anche qui: con tecniche del tutto diverse. Berlusconi ha dato mandato ai suoi di formare gli annunciati
"difensori" del Pdl avvisandoli che "l'avversario può modificare
i verbali" e dotandoli di "un libro con tutte le tecniche da loro
usate" (immancabile il riferimento alla punta di matita infilata sotto
l'unghia). Anche il Pd ha stampato un manuale, ma dallo stile del tutto
diverso, molto istituzionale. Si parla delle "figure del seggio",
delle "operazioni di voto", e c'è anche un'appendice sui "casi
particolari per lo scrutinio", che illustra graficamente gli esempi in cui
il voto sulla scheda è valido, nullo, contestabile, attribuibile. Perché poi
non sarà guerra ma battaglia su ogni singola scheda sì. Non a caso
nell'introduzione del manuale si richiamano le "eroiche gesta"
sentite raccontare "dai più anziani" a chi "è cresciuto in una
sezione di partito" (parole che rivelano il fatto che il manuale riprende
quello che veniva consegnato negli anni passati ai rappresentanti di lista dei
Ds). E oggi? La "funzione di presidio" va garantita, spiegano al loft
di Santa Anastasia, rimpiazzando le generazioni precedenti e rimanendo fedeli
al carattere di volontariato della funzione. Le uniche cose date in dote ai
rappresentante di lista è il manuale, e questa raccomandazione in esso
contenuta: "Chi passerà ore e giorni a veder votare e poi ad assistere
allo spoglio dovrà armarsi di santa pazienza per affrontare possibili
situazioni di tensione, ma dovrà anche portare con sé una buona dose di
fermezza nel far rispettare la legge e la volontà dell'elettore". Nessuno,
nel Pd, ha voglia di rilanciare la polemica innescata qualche anno fa da Prodi,
quando definì "mercenari" gli animatori della campagna elettorale di
Forza Italia (Berlusconi attaccò e Prodi rispose:
"è stato lo stesso leader di Fi a definirli "volontari a
pagamento", cioè letteralmente mercenari"). Però qualche dubbio sulla
cifra annunciata da Berlusconi viene sollevato (se
vero, sarebbero due rappresentanti del Pdl per ogni seggio) e soprattutto si
sottolinea con un certo orgoglio il fatto che nessun rappresentante di lista
del Pd verrà remunerato per il lavoro che farà domenica e lunedì prossimi. Il
partito di Veltroni ha anche deciso di creare
un'anagrafe dei rappresentanti di lista. Uno strumento inedito (qualcosa, per
quanto riguardava i Ds, esisteva nei singoli territori) che può essere
utilizzato in tutte le prossime elezioni.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del E se la destra (e sottolineo se...) Enzo Costa Tre piccoli
esempi di campagna elettorale ucronica, ovvero fatta con i "se". Il
primo: e se l'Expò 2015 fosse andata a Smirne? Ipotesi non inverosimile,
giacché era la città che molti davano per favorita in conseguenza dell'apertura
politico-diplomatica alla Turchia. Cosa avrebbe detto - a quel punto - il
Popolo della Libertà? Avrebbe sparlato come un sol Cavaliere: "Vedete che
l'Italia grazie al governo Prodi non conta più nulla?". Intervistato in
esclusiva su Tg5, Studio Aperto, Tg4, Mattino Cinque, Secondo voi, Uomini e
donne, Matrix e Meteo5, Berlusconi - dopo aver dato
dei nullafacenti inconcludenti agli uomini della sinistra - avrebbe lamentato:
"Sono così totalitari che mi hanno pure impedito di fare qualche
telefonata ai capi di Stato che avrebbe fatto vincere Milano!". Emilio
Fede, per ripristinare la par condicio giudicata infranta dall'Autorità delle
Comunicazioni, alla ventiduesima replica delle parole di Silvio avrebbe
abbinato una foto mossa di Prodi (tacciato dalla Lega di complicità con il
Nemico islamico) immortalato con un vezzosissimo burqa, un confuso filmato di
D'Alema vestito da hezbollah e una breve ma significativa sequenza di Marini
che fuma il sigaro come un turco. A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che
firma il contratto con i milanesi. Secondo esempio: e se il Pd, sul disastro
Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima, giacché
in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato
(debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad
immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di
flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili
ad Air France e propensi ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio
pubblico della compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei
Cieli targato Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo
le mani nelle tasche degli italiani. Emilio Fede che nel Tg4 canta
"Douce France" in omaggio alla salvifica Air France boicottata dal
Soviet dei Piloti dirottati sulla scorretta rotta da Epifani. E magari, a
tormentone su tutti i tiggì, la geniale ricetta imprenditoriale di Silvio,
ispirata a quella che escogitò da Premier per la crisi Fiat. La ricordate?
Diceva di aggiungere il marchio "Ferrari" ad ogni modello, Multipla
compresa. Ergo, adesso, ad ogni cigolante Dc9 Alitalia appiccicare il logo "Concorde".
Oppure (massì, abbondiamo!) "Air Force One". A seguire, a Porta a
Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i transalpini. Esempio numero
tre: e se la destra non controllasse la televisione? Ipotesi suggestiva ma
fantascientifica: se la destra non controllasse la televisione, politicamente
non esisterebbe. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Conti alla mano, solo il Pd può cambiare il Paese Nico Stumpo
Siamo a meno di una settimana dal voto e il risultato delle elezioni è
totalmente aperto, ancorché indeterminabile. Questa volta, più che in altre
occasioni, sarà il popolo degli indecisi a stabilire chi vincerà i premi di
maggioranza, alla Camera e in ognuna delle regioni al Senato. Le differenze che
intercorrono tra la legge elettorale che regola l'elezione della Camera dei
Deputati e quella del Senato della Repubblica non consentono di stabilire con
certezza una corrispondenza biunivoca del risultato nei due rami del
parlamento. L'ingovernabilità numerica, ma soprattutto politica, del Senato,
sia che alla Camera prevalga il Partito democratico o il Popolo delle libertà,
è altamente probabile, pressoché certa. Il Centrodestra, certo della sconfitta
nel 2006, scommettendo sulla bassa mobilità dell'elettorato italiano, aveva
studiato a tavolino questa legge in modo tale da non consentire nessuna
maggioranza stabile al Senato. È stato vero nel
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Quirinale con vista": mi ricorda gli allarmi sul
pericolo di Mussolini... Caro Colombo, leggo con la rabbia in corpo i suoi
articoli e l'ultimo più degli altri. Come si fa a non capire, a non vedere che
le cose che lei dice sono assolutamente esatte (non dico plausibili, ma
esatte)? Gli italiani che non le vedono (almeno la metà degli italiani) o sono
cointeressati (e allora va bene) o sono disinformati (e va meno bene) oppure
hanno un vistoso deficit mentale. I suoi articoli mi ricordano con angoscia gli
scritti di coloro che nel '20 o nel '21 anticipavano la dittatura di Mussolini
e la gente li definiva "esagerati", "catastrofisti",
"visionari". Come non sentire i rintocchi forti e netti di una corsa
verso la dittatura del 2000, tecnologica, ma egualmente volgare e brutale.
L'unica considerazione consolatoria può essere che Mussolini, quando prese il
potere, aveva 39 anni e Berlusconi ne ha 72, ma oggi
vuol dire poco. Un uomo come lui, che aveva vent'anni nel 1956 (!), passa per
un innovatore, passa per la speranza del futuro. Non sarà che quasi tutta
l'Italia sia formata da gente come Luca Luciani, quarantenne Direttore Generale
della Telecom che invita i suoi dipendenti a trionfare sugli avversari come
Napoleone fece a Waterloo? E dire che l'azienda ha tenuto ad informare il mondo
che mantiene intatta la fiducia nel dirigente (forse neppure i vertici
dell'azienda erano più informati di lui sul fango di Waterloo). Giuseppe Alù
Per fortuna gli italiani sono intelligenti Cara Unità, gli ultimi giorni della
campagna elettorale sta evidenziando la vera cultura della Partito di Berlusconi, Bossi e Fini. Sulle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana in grado di comprarsi
l'Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi
capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva
anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito
questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato
un'altra proposta allucinante: tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa
per comprarsi Alitalia. In realtà il progetto vero di Berlusconi
e soci è quello di far fallire al nostra compagnia aerea, in modo che possano
comprala a zero euro, licenziando tutti, con buona pace di Piloti, Hostess e
Personale di terra. Altrettanto pericolose per la Democrazia nel nostro Paese
sono le dichiarazioni di Bossi circa "l'uso del fucile" se non
vengono cambiate le schede elettorali. Se questi sono gli avversari del Partito
Democratico c'è da sperare che gli Italiani capiscano il tremendo pericolo che
corrono se il Pdl dovesse, malauguratamente, vincere le elezioni. In tutti i
casi, essendo la nostra fondata convinzione che gli Italiani sono persone
intelligenti, confortati anche dalla forte rimonta che
avvertiamo nelle piazze d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà
una grande lezione e perderà, di conseguenza, la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra che cosa ne
pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e l'ipocrisia di
certa destra. Vorrei tanto che qualcuno di quelli che stanno a destra e
che fanno tanto i legalitari commentasse le affermazioni di Umberto Bossi di
oggi. "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste
schede elettorali che sono una vera porcata e non permettono di votare in
semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". . Un'unica
raccomandazione: se qualcuno di destra ha voglia e tempo di intervenire, non
dica per l'ennesima volta "ma voi badate alle parole di Bossi? Eppure lo
sapete che lui è fatto così, che parla tanto per parlare, per far contenti i
leghisti che vanno ad ascoltarlo così come si va nei teatri di periferia a
sentir Capitan Fracassa che le spara grosse. Piuttosto, siete fessi voi che gli
date ascolto". Vi scongiuro: non ripetete queste imbecilli e schifose
argomentazioni. Perchè non potete usarle a vostro piacimento, sorridendo di
sufficienza quando Bossi minaccia la rivolta armata e poi strappandovi le vesti
se qualcuno tira i pomodori a Ferrara. Io condanno tutte e due le cose, senza
alcuna esitazione e senza nessuna ambiguità. Voi di destra fate lo stesso
oppure provate a fare un turno di silenzio. Luciano Comida Belpietro: nessuna
dimenticanza su Veltroni Caro Direttore, l'Unità di
lunedì parla di una "colpevole svista" a proposito della copertina di
Panorama: avremmo cioè "dimenticato" di strillare l'intervista a Veltroni nella pubblicità che sul Corriere della Sera
annunciava l'uscita del nostro settimanale. In realtà non c'è stata nessuna
disattenzione: semplicemente la pubblicità viene consegnata prima della
chiusura della copertina e mercoledì - dopo l'annuncio da parte del ministro
Amato della possibilità di un rinvio delle elezioni - lo "strillo"
dell'intervista al leader del Pd era stato accantonato in attesa di capire cosa
sarebbe accaduto con il voto. Poi, una volta rientrato l'allarme, Veltroni è ritornato al suo posto in copertina. Del resto,
se ci fosse stato un tentativo di oscurare il candidato premier del Partito
democratico, visto che non era obbligatoria, non avrei fatto l'intervista, non
l'avrei annunciata alle agenzie di stampa giovedì, né l'avrei messa, in
audio-video, sul sito di Panorama.it. Ti ringrazio e spero che l'equivoco sia
chiarito Maurizio Belpietro direttore di Panorama.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La storia Il fattore
M La malattia come arma politica JACOPO IACOBONI Quand'era Silvio a esser
bollato come "morto" Ah, le formule della commossa partecipazione al
dolore dei politici malati... Berlusconi sì che le ha
provate su di sé, e sa riusarle. Oggi con Bossi, domani chissà. Quando si
sparse la voce del cancro del Cavaliere, era la campagna elettorale 2001,
D'Alema disse "si vede che sta male, gli siamo umanamente vicini". E
Rutelli: "Ci auguriamo di poter battere un leader dell'opposizione in
piena forma". Quanta solidarietà. E quando, nel 2006 -
durante la corsa al Campidoglio - toccò a Veltroni esser
ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si affrettò ad andarlo a
trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio su chi è sano e chi
no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il "fattore M",
l'uso della malattia in politica. Arrivò a dire in transatlantico
"il Cavaliere ormai è mezzo morto" (poi rettificò:
"politicamente, morto"). Quello resuscitò. Il paradosso è che il più
celebre malato - e risanato, Luigia Pallavicini caduta da cavallo - della
politica recente è appunto lui, Silvio, che nel '97 fu operato in segreto di
tumore alla prostata, ma intorno al duemila cominciò a confidare ovunque di
esser stato malato e di esserne uscito, e se aveva vinto un cancro, Rutelli gli
avrebbe fatto un baffo. Il fatto è che non sempre accade di potersi rialzare in
tutta forma. Nel '97, sul palco di Milano con Albertini, fu Berlusconi
a collassare. "La mattina dopo dovevo entrare in sala operatoria, temevo
che il male fosse incurabile", racconterà tre anni dopo a Repubblica. Si
trovava in Veneto in una comunità di tossicodipendenti, e don Antonio Zuliani,
il prete salesiano di cui era stato allievo, lo spinse ad aprirsi:
"Racconta loro della tua malattia". Silvio seguì il consiglio,
"se ce l'ho fatta io potete farcela anche voi". I ragazzi piansero.
Senonché solo a volte la malattia può esser trasformata in auto-epopea. Talora
il corpo torna "corpo del re" alla Kantorowicz, più spesso degrada
verso il corpo-agnello sacrificale di René Girard, la malattia "estrema
unzione" della biopolitica di cui parlava Foucault nei corsi alla Sorbona
(nel pieno '68). Anche perché in Italia quando il potente si mostra malato, chi
gli sta intorno ne approfitta per preoccuparsi, sempre molto affettuosamente:
di fargli le scarpe. Per questo quando si è malati lo si nasconde; per questo
il Cavaliere, sentendosi male a Montecatini nel marzo 2007, provò a
dissimulare, "ed ora scusate, l'emozione ha prevalso, e io...". La
malattia superata è atout, la malattia in atto è disastro. Ieri come oggi.
Anche Antonio Segni, come Bossi (che ieri si è sentito costretto a replicare
"balle, sto benissimo"), fu vittima di un ictus che lo paralizzò
nella parte destra. Il Quirinale faceva melina con frasi tipo "il sensorio
è vigile". Poi però il presidente dovette rassegnarsi e firmare le
dimissioni, con la mano sinistra; e indovinate la frase culto dei democristiani
di allora? "Le condizioni di salute sono quelle che sono...". A un
altro democristiano, Antonio Gava, malato di diabete e costretto a lasciare il
Viminale, scappò detto: "Mi sono dimesso perché me l'ha chiesto nostro
Signore". La fede, avercela. Tra comunisti e postcomunisti la malattia è
stata in alcuni casi un destino (l'emorragia di Enrico Berlinguer a Padova, che
contribuì a eternarne la figura), in altri, più prosaici, strumento. Il povero
Natta era bersaglio da un anno di una campagna spregiudicata sulla sua
vecchiezza, i quarantenni del partito lo definirono "la nonna Abelarda del
comunismo", lo chiamavano "Capannelle", come il vecchio della
commedia all'italiana; quando il 30 aprile dell'88 ebbe un infarto e fu
ricoverato ("questo malanno è una fortuna, un buon motivo per licenziarmi,
o per essere licenziato"), alle Botteghe oscure non restò più neanche la
sua seggiola. Anni dopo quel gentiluomo ligure annoterà: "Le mie
condizioni di salute erano quelle che erano (frase già sentita, no? nda.), ma i
colpi dell'infarto li potevo parare, quelli dal partito no". Già nel '72
la malattia di Luigi Longo in qualche modo aveva aperto la strada a Berlinguer.
Il missino Giorgio Almirante era stato preveggente, aveva per tempo nominato
Fini successore quando nell'87 si ammalò; risultato, gli attuali capi postfascisti
poterono risparmiarsi il rituale della de-capitazione. Non toccò lo stesso a
Craxi, che nel capodanno del '90 fu colto, si seppe poi, da un attacco di
diabete. I socialisti minimizzarono con una nota: "Grave forma
influenzale"; Martelli e De Michelis già preparavano le scimitarre. Poi
Bettino tornò. Il manifesto titolò immortale: "Craxi è guarito, ma non si
sa da cosa". Bossi è malato, ma il Cavaliere non ha detto esattamente di
cosa.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La bicicletta
alberto piccinini "Hanno voluto la bicicletta, pedalino..." sfotte Bertinotti
a Porta a Porta, commentando la polemica in corso sulle schede elettorali. La
metafora è molto vintage, perfetta per un gran tifoso di Coppi. "A Prodi
regalerei una bicicletta - aveva già detto l'ex presidente della Camera in una
puntata recente di Domenica in - per potergli dire scherzosamente hai voluto la
bicicletta? E mo' pedala". Qualche maligno avrebbe detto: "E mo' ti
buco una ruota". Ma queste sono vecchie storie. A occhio e croce fu il
milanese (e sbrigativo) Craxi a introdurre la metafora ciclistica nel lessico
politico. Era il 1987: "Come dite voi a Roma? Noi a Milano diciamo: 'Hai
voluto la bicicletta, e adesso pedala'". Commentava il tentativo di
rimanere a galla del governo Goria. Il bello è che Goria rispose: "Su chi
ha voluto la bicicletta ci sarebbe da discutere. Me la sono trovata e cerco di
usarla bene". Comunque cadde cinque mesi dopo. Nel
1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio.
Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora
dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo
18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la
sinistra ha voluto la bicicletta, ora pedali". Di Mauro Paissan,
infine, un curioso appello ai direttori dei tg ai tempi in cui era
vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: "Se avete ricercato e
voluto la bicicletta, cioè la direzione delle testate, dovevate sapere che
questo implica dei doveri". Tipo pedalare?.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi prova a escludere Bossi: "Non
mi ha chiesto di fare il ministro e non sta bene". Poi è costretto al
passo indietro. Intanto continua il caos sulle schede. Anche se Pizza rinuncia
a candidarsi, il Pdl vuole ristamparle tutte Federico D'Ambrosio Roma L'aspetto
un po' malconcio non conta, Umberto Bossi è sempre l'incontenibile e chi
discute (il Cavaliere, in questo caso) paga pegno. Ieri, Silvio Berlusconi ha provato a porre rimedio all'ultima boutade del
senatùr. Quella in cui prometteva che la Lega avrebbe imbracciato il fucile se
Giuliano Amato non si fosse deciso a cambiare le schede "che non permettono
di votare in semplicità e chiarezza". Visto che il giorno prima sempre
Bossi aveva attaccato la "canaglia romana" e
visto che Veltroni in mattinata aveva subito preso la palla al balzo - "Voglio
sapere da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste
parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme" - il
Cavaliere ha provato a frenare sull'ipotesi ministro senatùr: "A me non ha
chiesto niente nessuno. E le condizioni di salute sono quelle che
sono". Bossi s'è arrabbiato: "Sto benissimo ma non bramo fare il
ministro". Dopo gli interventi dei vari Borghezio e Speroni a difesa del
capo, però, ha dovuto fare marcia indietro: "Ho sentito che ci sono state
reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non ho detto niente, ho solo
detto: "Sta come gli pare" ". L'episodio non sembra destinato ad
avere conseguenze: tra Berlusconi e Bossi il patto è
solido da anni e nessuno dei due ha motivo di pensare che romperlo possa
portare vantaggi. Pierferdinando Casini, poi, promette che anche dopo le
elezioni le divisioni della destra cambieranno di poco, visto che lui con Berlusconi non vuol proprio tornare: "Non escludo - ha
dichiarato a Corriere.it - che Berlusconi cerchi di
recuperarmi. Che io mi faccia recuperare è impossibile". Quella che non si
ferma è, invece, la polemica sulla ristampa delle schede. Due giorni fa il
ministro degli Interni, Amato, ha cercato di stoppare le polemiche spiegando
che non c'è più modo di tornare indietro, visto che i cittadini
"temporaneamente all'estero" stanno già votando. Il Cavaliere però
non s'è mosso d'un millimetro. Ha ripetuto che le schede vanno ristampate, e
che questa è una "bricconata del governo, un'altra prova dell'assoluta
incapacità della sinistra a governare il paese", mentre Calderoli ha
insistito che non è colpa della sua legge elettorale (del 2006) se le schede
elettorali saranno stampate in modo tanto spericolato. Il tema del voto
"rubato", pare proprio affascinare il leader del centrodestra che
pure secondo i sondaggi precedenti al blackout elettorale era dato in
vantaggio. Quando ieri il leader della Dc Giuseppe Pizza ha annunciato di aver
rinunciato a presentare il proprio simbolo (mettendo fine alla querelle legale
sull'annullamento delle elezioni), è corso a dire che doveva esserci stato un
ordine dall'alto per escludere la piccola Dc: "Il leader della Dc ha dato
un bel segno di responsabilità. La cosa che non mi va giù è che quattro simboli
con la falce e martello siano stati ammessi tutti e abbiano invece tolto proprio
il simbolo della Democrazia cristiana. Casomai dovevano togliere qualcuno di
quei simboli, ma evidentemente c'è stato un ordine dall'alto". In tutto
questo baillame, le sezioni unite della Cassazione si riuniscono stamattina,
mentre il Tar del Lazio entrerà nel merito del "caso Pizza". Non è
ancora chiaro se il verdetto arriverà in serata, nella giornata di domani o
sarà addirittura necessario un rinvio. Ad Amato, però, farebbe comodo un
giudizio immediato in cui i supremi giudici affermino che i tribunali amministrativi
non hanno competenza a giudicare il processo elettorale e dunque non possono
neppure riammettere il simbolo della Dc. Lo fecero già due anni fa, in un caso
analogo dando torto al Pg, Antonio Martone, che invece sosteneva le ragioni dei
Tar. La giustizia è mobile e il collegio di oggi potrebbe dargli ragione.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Gli
spari sopra Luca Fazio Leggiamo e sottoscriviamo il disperato appello di Pietro
Citati sulla prima pagina de la Repubblica: "L'assassinio del punto e
virgola è molto più grave dell'assassinio di padri, madri, figli, figlie,
mariti, mogli, cognati, di cui parlano con infinita voluttà i nostri
telegiornali". Stando così le cose è curioso che il giornale di Veltroni apra con una frase nemmeno troppo sgrammaticata di
Bossi, quello delle pallottole che prima dell'euro costavano 300 lire, sempre
lui: "Pronti a prendere i fucili". Considerato il male che sarebbe
ancora capace di fare alla lingua italiana, forse il quotidiano di Ezio Mauro
teme che il leader della Lega abbia deciso di prendere di mira anche il punto e
virgola? No, la questione è molto meno seria, si tratta solo dell'inizio
dell'ultima spumeggiante settimana di campagna elettorale, e qualcosa bisognerà
pur scrivere. Gli spari in alto sono per voi. Siccome la volevamo col brivido,
ecco Bossi che bosseggia: "Se necessario per fermare i romani che hanno
stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono
di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili".
Per completare la principale notizia della politica italiana, siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di
Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per
far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di
una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.
Però, è strano: anche l'Unità, che fa tenerezza solo a guardarla -
"Rimonta storica. Ora si può vincere" - attacca il capo del Pdl per
una questione squisitamente linguistica; Berlusconi -
si indigna Vincenzo Cerami dopo aver letto la lettera che B. ha scritto agli
elettori - difetta nella concordanza tra soggetto e verbo (altro che punto e
virgola e metafore). "Spero, direttore, che lei apprezzerà la mia premura
per la salvaguardia della nostra straordinaria lingua italiana", conclude
Vincenzo Cerami, e non sta affatto scherzando. Allora, grazie. Smorzata l'eco
dell'ultima sparata, i cronisti politici in queste ultime disperate giornate
hanno aperto la caccia agli indecisi. E come si convincono? Intervistando i vips,
e sono dichiarazioni che pesano. Per esempio (tornando su la Repubblica),
"E il papà di Montalbano ci ripensa: niente astensione, voto
democratico". Perché Camilleri ci ha ripensato? "Perché Berlusconi non conosce neppure l'alfabeto della
democrazia". E' l'apologia del voto utile, più pericolosa di una fucilata:
"Il fatto è che quest'uomo inquina talmente la vita italiana nella sua
interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur
se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". Uno come Mario
Monicelli, invece, non si fa costringere da nessuno. Dice la sua al Corriere
della Sera: "Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a
sinistra". Bene, e giù schiaffoni a Bertinotti: "Fatico non poco a
schierarmi con la Sinistra Arcobaleno...io sono più a sinistra...fatico a
votare per loro". Ce la con "loro" perché sono quelli che
"poi vanno al governo, ci stanno due anni, e invece di mettere mano al
conflitto di interessi di Berlusconi, preferiscono
diventare presidente della Camera e realizzare un quinto delle promesse fatte
in campagna elettorale". Per par condicio, ecco la sparata di Carlo Ripa
di Meana, l'ex verde della gioiosa macchina di occhettiana memoria: "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile, ho
rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti".
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni/2 La crocetta
del cittadino Marco d'Eramo Cittadina/o: incarnazione dell'essere umano che si
manifesta in un solo irripetibile gesto, ogni due, tre o quattro anni.
Cittadina/o è colei/ui che fa una croce su un foglio di carta in un separé
ligneo la cui forma accosta il rito del voto alla memoria dei vespasiani.
Uscito dal bugigattolo elettorale, il bipede umano smette la sua veste di
cittadina/o che riporrà nel guardaroba, con adeguata naftalina antitarme, per
riesumarla e indossarla alla prossima scadenza. O per lo meno è così che ci
vorrebbe chi ci governa, ma non riesce a dominarci (non del tutto, almeno).
Però troppo spesso è così che finiamo per vederci noi stessi che insieme
sopravvalutiamo e snobbiamo questa croce (un "per"? un
"più"? un simbolo religioso? un'ammissione di analfabetismo?), come
se il nostro destino fosse tutto appeso a questa statistica di milioni di
crocette individuali, o come se esse fossero del tutto irrilevanti. SEGUE A
PAGINA
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni/2
Interrogare l'incertezza Ida Dominijanni Mi sbaglierò, ma contro l'evidenza dei
numeri sono convinta che l'esito del voto di domenica sia del tutto aperto.
Dire che la società italiana abbia trovato l'energia per archiviare Berlusconi e il berlusconismo sarebbe azzardato; ma
percepire una diffusa stanchezza per l'uno e l'altro, nonché per la
sceneggiatura urlata e inconsistente della politica nell'infinita transizione
italiana, invece è realistico. Non l'energia, ma un vago desiderio di cambiare
plot c'è. E Walter Veltroni, con la
sua creatura del "nuovo" Pd, la intercetta. Che poi sia anche capace
di interpretarla sensatamente, è tutto un altro discorso. E come si configurerà
la scena politica italiana da lunedì prossimo in poi, con questa nuova presenza
operativamente in campo e una nuova sinistra che è ancora una promessa,
è il problema. Vorrei cercare di interrogare la diffusa incertezza sul voto di
cui tutti i sondaggi parlano a partire da qui. SEGUE A PAGINA 11 Con la gestione
veltroniana - la più organica alla sua natura - il Pd si è rapidamente
configurato come un partito che rompe definitivamente il cordone ombelicale con
la sinistra europea novecentesca, portando a compimento l'interpretazione più
radicale dell'89 italiano. Se avesse potuto prevalere un'altra curvatura della
svolta del Pci, è una questione che ormai riguarda gli storici. Dire che il
nuovo partito è un partito di centro è vero ma non dice nulla di come questo
"centro" sarà fatto. La Dc era un partito di centro; ma il Pd sarà
una sorta di nuova Dc? No, perché se da un lato ne mutua l'interclassismo, i
toni rassicuranti, la trasversalità del messaggio e il trasversalismo delle
cooptazioni, dall'altro non ne prende il radicamento popolare, né l'organicità
cattolica (malgrado le genuflessioni teodem), né il linguaggio, la filosofia
delle alleanze e via dicendo. Sradicato a sinistra, il nuovo partito non per
questo è radicato in una tradizione centrista. E' un centrismo di tipo nuovo,
che notoriamente guarda più al modello americano che a quello europeo. Ma la
società e la politica italiane sono davvero sulla via di una compiuta
americanizzazione?E se sì, che cosa comporta questo per l'azione collettiva?
Per quanto vaga e allusiva, questa domanda è cruciale per capire che cosa si
agita nell'arcipelago di una sinistra sociale diffusa che non ha deciso che
cosa votare, o che ha deciso di non votare (salvo la spinta dell'ultim'ora di
un altro voto contro Berlusconi) . L'offerta del Pd
non la riguarda; quella della Sinistra Arcobaleno non la mobilita. Bisogna
chiedersi seriamente perché, facendo la tara di una serie di motivazioni - la
delusione per l'esperienza di governo, la non immunizzazione del ceto politico
della Sinistra dalla dequalificazione di tutto il ceto politico, i ritardi,
soprattutto culturali, nel processo di costruzione del nuovo soggetto - che
tutte insieme non bastano a sostenere una scelta astensionista. Se di queste si
trattasse, l'astensione sarebbe banalmente interpretabile come un comportamento
passivo di rifiuto della degenerazione della politica. Mentre stavolta, a mio
avviso, si tratta (almeno in parte) di un comportamento attivo, che alla
Sinistra vuole dire qualcosa. Che cosa? A mio avviso, che è proprio l'argomento
più usato dalla Sinistra in questa campagna elettorale - la necessità di
salvaguardare l'esistenza e il peso di una forza di rappresentanza politica
della sinistra - a non essere autoevidente, e a dover essere dimostrato. In
questione, insomma, non è tanto la capacità o l'inadeguatezza del partito, o
della federazione o di quello che sarà, in costruzione; è il modello della
rappresentanza politica in sé e per sé, e a prescindere dalla crisi del ceto
politico che oggi la incarna. Si può fare politica - questo è il messaggio
attivo dell'astensione - fuori dallo scenario della rappresentanza, e comunque
derubricandone al massimo la rilevanza. Con il che siamo di nuovo alla
questione di poco fa: la tendenza è anche in questo caso verso un modello,
grosso modo, americano, dove le istanze radicali si esprimono in azioni sociali
e culturali a prescindere dalla mediazione rappresentativa, e contrattando
spazi di agibilità pubblica con il governo non migliore, ma meno peggiore
possibile? Si tratta di una questione grande, su cui precipitano decenni di
crisi della rappresentanza. Il cambiamento indotto nel sistema politico
italiano dal Pd la accelera. A sinistra bisognerebbe discuterne con meno veli
di quanti ne stenda l'urgenza del voto. L'onere della prova infatti spetta a
tutti. Chi chiede consensi in nome della salvaguardia della rappresentanza deve
dimostrarne l'efficacia per il futuro. Chi pensa di poterne fare a meno, deve
esercitare l'inventiva su pratiche politiche extrarappresentative a loro volta
efficaci (come almeno il femminismo s'è sforzato di fare). Le due strade
possono divaricare. Ma possono anche coesistere e alimentarsi a vicenda. Vale
la pena pensarci, prima di rifiutare la scheda.Ida Dominijanni.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Candidati in Tv Il
Pd: "Silvio privilegiato" E Mediaset fa il sorteggio Roma Come per i
Mondiali, come per la Champions league... Sorteggi in diretta, o quasi, per
decidere in questo caso chi, nei match Boselli-Santanché (stasera),
Bertinotti-Casini (domani) e Berlusconi-Veltroni (venerdì), avrà l'ultima parola o la migliore
fascia d'ascolto. Il sorteggio avverrà stamattina alle 10.45 negli studi di
Matrix: ci saranno un notaio, le telecamere, e le immagini saranno date ai tg.
Così Mediaset replica al Pd che aveva protestato non solo per la sequenza delle
interviste ai candidati premier decisa da Mentana, ma anche quella delle due
puntate di Porta a Porta che concluderanno il ciclo elettorale. "Sono
momenti cruciali della correttezza nella vita politica. Non
è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio", scriveva ieri
l'ufficio stampa Pd. Venerdì scorso, il propreitario di Mediaset aveva
anticipato che a Matrix Veltroni avrebbe avuto l'ultima parola. Ma così Berlusconi
"aprirà la doppia intervista in una fascia oraria di migliori
ascolti", protesta il Pd. Mentre Porta a Porta: il 9 avrà Veltroni, il 10 Berlusconi. Che
dunque chiuderà la serie "sulla base di un sorteggio avvenuto senza i
rappresentanti dei candidati premier". E il Pd denuncia anche la
sproporzione delle presenze nei tg Mediaset e Rai. Ma Vespa non ci sta e la sua
redazione replica: "Il 20 marzo si è proceduto ai sorteggi presso lo
studio romano del notaio Francesco Ragnisco, alla presenza del produttore
esecutivo e di un avvocato della Rai". Porta a Porta ricorda che il
sorteggio fu fatto per le elezioni del 2001, e anche allora "l'ultima
parola toccò a Berlusconi, uomo piuttosto
fortunato". Alla fortuna si aggiunge il conflitto d'interessi, ma tant'è.
Mediaset ribalta sul Pd l'accusa di poca correttezza, perché "l'Authority
ha confermato che si è ristabilito l'equilibrio tra Pd e Pdl". E per
quanto riguarda Matrix, a sostegno delle sue aziende arriva il Cavaliere con
una smentita che non smentisce: "Non è vero che sapessi l'ordine, un
giornalista mi ha detto che c'ero prima io poi Veltroni,
e io ho detto va bene". Anche perché Berlusconi
venerdì apparirà alle 20.30 sulla 7 (Otto e mezzo) e alle 23.50 chiuderà, su
Raitre, l'ultima giornata prima del silenzio elettorale. E Matrix sarà alle
20.20.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La doppia violenza
del "voto utile" Intervista a Maria Luisa Boccia, candidata alla
camera per La Sinistra-L'Arcobaleno. La posta in gioco di una campagna
elettorale rarefatta: l'assetto del sistema politico, l'idea di democrazia, il
senso della politica Ida Dominijanni E' stata una strana campagna elettorale.
Toni bassi e argomenti felpati, fino alla noia. Come se non ci fosse posta in
gioco, o se tutti i contrasti fossero componibili con un po' di buona
volontà...Per te che stavolta corri per la Camera, è la terza campagna
elettorale, dopo quella del '94 nei Progressisti, e quella del 2006 come
indipendente nel Prc-Se che ti ha eletto al Senato. Come la stai vivendo? Più
che noiosa, la definirei inafferrabile. La fai sul territorio, ma hai
l'impressione che non abbia presa. Nel '94 - le prime elezioni con
l'uninominale - il territorio era tutto, e dentro c'era tutto: partiti, società,
gli stessi media. Stavolta il rapporto col territorio è come vanificato: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due
protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale
cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la
ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della
democrazia e della politica. C'è in ballo la ricostruzione dei partiti -
tutti: Sinistra Arcobaleno, Pd, Pdl, Destra, Rosa per l'Italia, Udc - nati
sulle ceneri del bipolarismo. C'è in ballo la consistenza, il significato, il
ruolo della sinistra politica, e il suo rapporto con un partito che ormai si
autodefinisce di centro come il Pd. C'è in ballo la concezione della
democrazia: sotto la litania del "voto utile" c'è l'idea che il
parlamento e la rappresentanza sono inutili. C'è in ballo la divisione sempre
più visibile fra modi diversi e sempre più divaricati di intendere la politica
e di affrontare la crisi della politica. E non ultimo, c'è in ballo il modo in
cui questa trasformazione ridisegnerà il rapporto fra il sistema politico
nazionale, le istituzioni locali e le reti territoriali. Per la Sinistra è una
campagna elettorale in salita, fra il ricatto del "voto utile" e
l'astensione, che stavolta meno di altre è riducibile a disaffezione o rigetto
antipolitico, ma si presenta almeno in parte con motivazioni politiche
consistenti. La campagna per il "voto utile" non è solo ricattatoria:
è violenta. Primo, perché punta direttamente alla cancellazione della sinistra:
la Sinistra non deve più esistere, deve svanire nella mutazione antropologica
decisa e attuata dal Pd - una vera e propria resa dei conti a vent'anni
dall'89, con tutto o quasi il sistema del media al suo servizio. Secondo,
perché mentre si presenta come l'unica scelta possibile contro Berlusconi, in realtà lo legittima come unico interlocutore
della riforma costituzionale, se non del governo. Quando Anna Finocchiaro dice
"votate o per il Pd o per Berlusconi", fa
esattamente questo. Altro che pragmatismo dell'utilità, qui c'è una posizione
strategica condivisa fra Pd e Pdl. Ciò detto, "voto utile" e
astensione agiscono a tenaglia e finiscono con l'avere lo stesso bersaglio: la
delegittimazione di una sinistra politica con funzioni di rappresentanza.
Insomma: o sei funzionale al governo, e voti Pd; oppure sei contro e stai nel
sociale, nel luogo materiale del rapporto e del conflitto sociale, perché avere
un ruolo nel sistema politico non ha senso. Questa tenaglia va smontata. Io
penso che questa storia del "voto utile" sia una torsione decisiva
verso una concezione della politica che si riassume in tre parole: un voto, una
delega, un leader. E penso che questa semplificazione della politica non faccia
affatto spazio all'espansione delle pratiche politiche nel sociale (della
"politica prima", per dirla nel lessico femminista): al contrario, le
si ritorce contro, perché le istituzioni rappresentative restano comunque sedi
di decisione e di legittimazione. Nella riduzione e nell'alterazione della
democrazia non c'è niente da guadagnare dal punto di vista di un'altra politica
- e infatti a me pare che al degrado attuale della politica
"ufficiale" faccia riscontro non una maggiore autonomia, ma una
maggiore frammentazione della politica dei movimenti. Però non sempre a un
vuoto da una parte corrisponde subito un pieno dall'altra...i vuoti sono vuoti.
E lo svuotamento della politica "ufficiale" può essere necessario per
aprire uno spazio di ripensamento radicale della politica. O no? Non la vedo
così, perché lo svuotamento non comincia ora, è andato di pari passo con la
transizione italiana. Dunque i tempi sono già maturi per un bilancio di quello
che lo svuotamento produce. In più, io ho sempre pensato che la politica
"sorgiva" debba attraversare tutta intera la verticalità della
politica, dunque anche la dimensione della rappresentanza. Lo penso anche per
la politica della differenza sessuale. Naturalmente, reinventando i nessi fra
materiale, simbolico, immaginario, e fra auto-rappresentazione e
rappresentanza. La costruzione della Sinistra-L'Arcobaleno non procede
speditamente. In questi due anni, con altre hai provato a far interagire una
pratica femminista con il lavoro parlamentare e con la costruzione del nuovo
partito. Che bilancio fai di questa esperienza? Il processo di costruzione del
nuovo soggetto politico della sinistra è partito e non credo sia reversibile,
quale che sia il risultato elettorale. Certo, ci sono difficoltà e
inadeguatezze: non sul piano del programma, ma su quello - decisivo per la
mobilitazione - della ricostruzione del profilo politico, dell'identità, del
senso. Nel rapporto con l'elettorato femminile, più esigente in fatto di
linguaggio e rappresentazione, questa inadeguatezza risalta di più. Risalta
anche un limite del percorso femminista che abbiamo fatto fin qui nella
Sinistra e in parlamento: il conflitto con la politica maschile richiederebbe
forme di espressione più mature, più alte, meno rivendicative e più autorevoli.
In un libro del coordinamento delle parlamentari del Prc-Se appena pubblicato,
La differenza in gioco in un gioco troppo breve, diamo conto di questi due anni
brevi ma densi, fra guadagni e scacchi, luci e ombre, esponendoci al giudizio e
al contributo di altre. Quello che io penso è che ci manchi una messa a fuoco
lucida dello stato del femminismo oggi. In quest'ultimo anno la geografia del
femminismo è cambiata, fra manifestazioni, neo-separatismo, politiche
dell'identità: su tutto questo c'è stato incontro e scontro fra anime e
generazioni diverse del movimento, ma poca analisi. Personalmente ne patisco:
sento che in questa campagna elettorale mi manca la forza che altre volte mi è
venuta dalla lettura della società femminile, che illumina sempre la lettura della
società nel suo insieme.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il presidente di seggio: "Meglio chiarire prima che discutere
poi". Giovedì comizio di Veltroni in piazza
Duomo Elezioni, rischio errori. Corsi anti-brogli Lezioni di Pdl e Pd per
rappresentanti di lista. Berlusconi con i giovani dei circoli di Dell'Utri La macchina organizzativa
è pronta: 971.589 elettori sono chiamati, domenica e lunedì, a presentarsi alle
urne delle 1.248 sezioni distribuite a Milano. I partiti si preparano a
fare i conti con una scheda già oggi molto controversa. Così Lega, Pd e Pdl
istruiscono i volontari che dovranno vigilare sul voto: "Via alle lezioni
anti-brogli". è "meglio chiarire prima che discutere poi", commenta
Mattia Abdu, presidente di seggio. Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, chiuderà la campagna elettorale giovedì con un
comizio in piazza del Duomo. Il candidato del Pdl, Silvio Berlusconi,
ha partecipato ieri sera all'incontro organizzato dai Circoli di Marcello
Dell'Utri. ALLE PAGINE 2 E 3 Cremonesi e Soglio.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Non si placa la
polemica sulle schede elettorali e le minacce di Bossi di "imbracciare i
fucili" contro "la canaglia romana". Berlusconi
getta acqua sul fuoco: "Bossi ministro? Vedremo, sta male, le sue
condizioni di salute sono quelle che sono". Poi frena: "Umberto sta
bene, è stato un equivoco". Fini sdrammatizza inviando al Senatur un
centurione con un fucile di legno e una poesia. Intanto anche l'autonomista Lombardo
fa la sua gaffe sui fucili. Ed è polemica con gli altri partiti. Per Veltroni, "Bossi è impresentabile, ora il Pdl ha davvero paura di
perdere le elezioni". Casini dice che "la Lega strangolerà Berlusconi" e annuncia che in caso di pareggio sia Berlusconi che Veltroni dovranno fare un passo indietro per favorire la formazione di un
governo.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-08 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Piazza o maxischermi, l'ultima sfida Pd-Pdl Si studiano
le mosse degli avversari. Veltroni: giovedì comizio in Duomo. In video il Cavaliere Filippo Penati
accusa la Moratti e Formigoni. "Basta con i salamelecchi davanti e le
critiche alle spalle" Walter Veltroni giovedì
chiuderà la campagna elettorale del Partito democratico in pompa magna in
piazza del Duomo. E il centrodestra? Sta correndo ai ripari. Perché dopo
l'iniziativa di sabato, sempre in piazza Duomo, e dopo la partecipazione di
Silvio Berlusconi all'incontro organizzato dai Circoli
di Marcello Dell'Utri ieri sera, nell'agenda del Popolo della libertà non era
rimasto poi molto per gli ultimi, decisivi giorni prima del voto. E dunque, in
queste ore sono in corso frenetici contatti tra i capipartito della Lombardia
per non lasciare troppo spazio all'antagonista. è vero che, sempre giovedì, in
tutta Italia si organizzeranno dei maxi schermi per ritrasmettere la chiusura
della campagna elettorale Pdl che si svolgerà a Roma. Ma è anche vero che
quella servirà a fornire i titoli dei giornali nazionali. Lasciando tutte le
cronache locali con un solo nome di richiamo. Appunto, quello del segretario
Pd. E dunque, con ogni probabilità, nelle prossime ore il Pdl annuncerà qualche
evento. Da svolgersi, sembra, in piazza San Babila con tutti i candidati del
centrodestra. Intanto, ieri Filippo Penati se l'è presa con Letizia Moratti e
Roberto Formigoni. Per dire "basta con i salamelecchi davanti e le
critiche alle spalle. Trovo ingeneroso non riconoscere che la collaborazione
tra Governo e istituzioni milanesi in questi venti mesi di legislatura non
abbia prodotto risultati". Secondo il presidente della Provincia "la
continua attenzione per Milano e la nostra Regione ha portato il governo a
stanziare quasi 3 miliardi per le infrastrutture ", oltre al cosiddetto
"federalismo infrastrutturale", e cioè la costituzione della Cal, la
società mista Regione-ministero comunemente chiamata l'Anas lombarda. Ma ieri è
stato anche il giorno dell'appello al voto da parte dei popolari del Pd. Spiega
l'eurodeputata Patrizia Toia che "noi non siamo certo un gruppetto di
cattolici con l'elmetto, ma neppure una specie di riserva indiana a cui sono
riservati i soli temi etici e la legge 194. Anzi, portiamo al Pd una dote
fondamentale: mitighiamo l'individualismo dei liberali così come il
collettivismo della sinistra". Insomma, prosegue Toia, "noi possiamo
comprendere che la parte più consapevole dei cattolici si interroghi su scelte
come l'ingresso dei radicali. Ma voglio ricordare il fatto che noi in questo
partito ci siamo da protagonisti, e nel preciso filone di una storia di
cattolici democratici che parte dal dopoguerra. Prima si facevano governi di
coalizione per cercare la composizione delle idee, oggi c'è un partito che
prosegue quella tradizione". E gli altri partiti? Se per l'Udc ieri si è
conclusa con Varese e Brescia la tre giorni lombarda di Pier Ferdinando Casini,
la campagna elettorale della Destra potrebbe essere movimentata oggi dalla
conferenza stampa annunciata per oggi dal garante nazionale degli iscritti
Luciano Buonocore. Dalla parte opposta dell'arco politico, la sinistra
Arcobaleno ha organizzato per oggi "una giornata di mobilitazione su
scuola e conoscenza". L'appuntamento centrale questo pomeriggio in piazza
Leonardo da Vinci. Mentre oggi sarà a Milano il leader di Sinistra critica
Franco Turigliatto per un incontro alle
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visti dal regno unito No Westminster-style system It
is nearly ten years since Maurizio Costanzo published a book entitled Un paese
anormale . Is
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Campagna bassolino
annuncia il ritiro tra un anno Altro che mosci, il loft ammette un solo errore
Tema: il Partito democratico e una campagna elettorale troppo monotona. Troppo
presidenziale e poco di partito. In poche parole, solo Walter - e praticamente
sempre nella stessa salsa, a Torino come a Treviso - non riesce "a
sfondare il muro di Arcore" (cfr. il Riformista di ieri). Roberto Roscani,
che è il portavoce del segretario, replica: "L'idea
della solitudine di Veltroni non corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre
piazze che, tra l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi,
"non c'è soltanto un palco con Veltroni sopra.
Certo, i media nazionali raccontano lui; come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi. La verità è che tutti i nostri candidati sono in movimento.
Un esempio? Basti pensare a Follini, che si è trasferito in Campania e sta
erodendo consensi al centro". Al pari di Roscani, anche Ermete Realacci,
titolare del dossier comunicazione del loft, difende l'idea del road show
veltroniano. "Li volete sapere i numeri della nostra rimonta, che può
ancora trasformarsi in sorpasso?". Prego. "Il nostro partito appena
nato, l'autunno scorso, era accreditato dai sondaggi del 22 per cento. Se fosse
vera la storia del numero 35, vorrebbe dire che abbiamo recuperato ben tredici
punti in pochi mesi". Sia Roscani che Realacci invitano a dare uno sguardo
all'erba dell'Innominato (il copyright è di Ilvo Diamanti) vicino, che tutto
sembra fuorché verde. Nella Pdl ci sono i fucili che saranno pure caricati a salve,
ma sempre fucili sono. "E poi - sottolineano gli spin doctor del Pdc -
quali sono stati i temi di campagna elettorale di Berlusconi?
Semplice: Alitalia e l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta
voti?". Autocritiche? "Walter sta andando davvero forte",
insiste Realacci. Che però riesce ammette un neo nelle scelte strategiche,
mediatiche e politiche dei democrat. "Un errore tattico, effettivamente,
l'abbiamo compiuto. La scelta di chiudere le liste una settimana prima si è
rivelata poco azzeccata. In questo modo, tutti si sono concentrati a fare le
pulci ai nostri candidati e hanno tralasciato quelli del Pdl. Morale? I nostri
nomi sono davvero validi, quelli loro no. E questo, purtroppo, non l'ha notato
nessuno". Roscani punta l'indice contro i tempi contingentati e gli spazi
dilatati. "Non abbiamo scelto noi i tempi di questa campagna elettorale.
Semplicemente, perché siamo stati costretti ad andare alle elezioni con un
partito ancora da presentare al pubblico nazionale. Prima che cadesse il governo,
Walter aveva deciso di fare un giro d'Italia in treno per far conoscere il Pd
alla gente. E invece, di colpo ci siamo ritrovati in pullman per la campagna
elettorale...". L'obiettivo del rush finale non è solo raccattare voti. Ma
anche evitare di perderne. Anche per questo, tra i collaboratori di Veltroni, c'è chi gli ha sconsigliato di presentare una
lista di ministri decurtata della casella "Economia" a causa del non
possum di Monti. "Prima del voto - si è sentito suggerire il segretario da
uno dei suoi consiglieri - è inutile presentare un ottimo ministro della
Cultura o un perfetto Guardasigilli (in questo caso, il nome più quotato
sarebbe Giovanni Salvi, ndr ). Gli altri ci impiccherebbero alla casella
decisiva e mancante...". Veltroni ha ascoltato senza
replicare. E Realacci scommette: "Questa lista non ci sarà". Dentro
il pullman veltroniano si riflette su Napoli, tappa di domani. Con tempismo
perfetto, Antonio Bassolino ha fatto la "mossa", fissando nel 2009 le
sue dimissioni da governatore. "L'orizzonte giusto del nostro impegno e
del nostro lavoro è attorno a un anno. Un ciclo politico si è chiuso, a Roma e
qui". Con l'uscita bassoliniana, Veltroni
("Quanto ha detto Bassolino corrisponde al suo senso di responsabilità e
al suo amore per la Campania") conta di ridurre il gap in quella Campania
data ormai per persa. Al contrario del Lazio, che - grazie alla concomitanza
con un mega round di amministrative - viene considerato "praticamente in
cassaforte". I rimpianti di Walter, per adesso, sono solo "catodici".
"Il mancato duello tv è stato un grande torto agli italiani". Per non
parlare dell'handicap denunciato dal Pd, che ha fatto appello a Rai e Mediaset
affinché garantiscano "un vero equilibrio nell'ultima settimana della
campagna elettorale". Rimpianti per una campagna che pubblico e critica
considerano "moscia" non ce ne sono. Anche perché, giura la
freschissima Marianna Madia al Riformista , "la nostra campagna non è per
niente moscia. È vero, il traino è Veltroni. Ma è
altrettanto vero che il nostro segretario è riuscito a contagiare i candidati e
gli elettori con un'energia positiva e crescente di cui è impossibile non
prendere atto. Prendete me: mi chiamano a fare iniziative su iniziative e le
sale sono sempre pienissime. Oppure Anna Finocchiaro, che in Sicilia recupera
voti anche per le sue dichiarazioni sempre efficaci". L'analisi della
Madia ci ha preso solo poche righe. "Mi hanno detto che con i giornalisti
si deve essere sintetici, no?". 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Democrat il
segretario regionale: "il pdl usa i soliti slogan" Martina ottimista
sui ceti produttivi "stanchi di Berlusconi"
"Il nostro programma parla di Nord e al Nord". Su Formigoni: "Se
va a Roma, per noi si apre una sfida enorme" "Ho una sensazione molto
positiva. C'è stato finalmente un cambio di passo. Nei territori lombardi ho
trovato tante persone che fino all'altro giorno guardavano solo al centrodestra
e che ora riconoscono il Partito democratico come un importante interlocutore:
qualunque sia il risultato del 13 e 14 aprile, questa è già un'importante base
di partenza da cui partire per il futuro". Maurizio Martina, segretario regionale in Lombardia per il partito di Walter Veltroni, tira le somme della campagna elettorale. Cosa sicuramente non
facile in una regione dove il centrodestra stravince da quasi quindici anni e
dove regnano i pezzi da novanta della scuderia di Silvio Berlusconi: Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che sarà
capolista al Senato per il Popolo della Libertà, e Letizia Moratti,
sindaco di Milano, fresca di vittoria dell'Expo 2015. "In questi mesi -
ammette Martina - ho avvertito una certa stanchezza dei ceti medi produttivi
nei confronti del centrodestra. Come se Berlusconi
avesse perso credibilità sfruttando i soliti slogan, le solite idee e i soliti
candidati. Che tutto questo si tramuti immediatamente in consenso elettorale
non lo so. Lo vedremo: è la nostra scommessa del 13 e del 14". Tutto
sommato, quindi una campagna elettorale più che positiva nelle ostili terre
lombarde. "Abbiamo messo al centro l'innovazione della cultura politica
della sinistra, partendo dalla stesura del programma elettorale - spiega
Martina - Abbiamo invertito le parole d'ordine. Questo è un programma che parla
di Nord e parla al Nord, partendo dalla riduzione della pressione fiscale e
parlando ai lavoratori autonomi. Sono tutti importanti passi in avanti.
Parliamo alle imprese e al rapporto con i lavoratori. Un grande passo in avanti
è l'aver insistito sull'efficienza della pubblica amministrazione: aver
candidato un esperto della materia come Pietro Ichino lo dimostra a
pieno". Proprio rispetto ai nomi dei candidati, da quasi quindici anni non
si può dire che la sinistra abbia guadagnato credibilità nel Nord Italia.
Sfilano i nomi dei perdenti: Fumagalli, Antoniazzi, Martinazzoli e Ferrante. Nell'intervista
a fianco, Piero Maranghi li definisce una delle "cose più terribili"
avvenute in questi anni. "Penso che anche su questo ci sia stato uno
sforzo di novità - risponde Martina - Nomi come Umberto Veronesi, Matteo
Colaninno e appunto Pietro Ichino, così come molti altri. Si percepisce la
voglia di cambiamento e di un tentativo di innovazione". Il Partito
democratico lombardo quindi ha raggiunto "un linguaggio, un personale
politico e un gruppo dirigente all'altezza del Nord Italia. Ora è venuto il
tempo per il Nord di scommettere sul Partito democratico, perché è l'unica vera
novità di questa campagna elettorale. Dal 15 aprile in poi nessuno potrà
prescindere da questa nuova forza politica. Lo ripeto: il programma del Partito
democratico è il programma più nordista che potevamo presentare, senza quella
retorica politica, spesso un po' abusata, della questione settentrionale".
E dopo le elezioni non si potrà nemmeno fare a meno delle scelte di Formigoni.
Il celeste, una volta eletto, dovrà scegliere se andare a Roma o no. E gran
parte del suo destino dipenderà dall'esito del voto. "Io mi auguro che il
governatore scelga la chiarezza e la coerenza su quello che ha deciso di fare -
spiega Martina - In ogni caso, non sarebbe tollerabile un'andata e ritorno come
quella di due anni fa". E nel caso non dovesse restare al 31esimo piano
del grattacielo Pirelli, scegliendo i palazzi romani, "per noi - conclude
Martina - si aprirebbe una sfida enorme che è quella di continuare a
rappresentare questo sforzo di innovazione. La scelta è tra il vecchio e il
nuovo. Da una parte c'è il vecchio sistema politico e le solite facce.
Dall'altra c'è il nostro progetto che segna un cambiamento significativo in una
regione come la Lombardia". 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riforme dietro le
polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo bipartisan Diplomazie al
lavoro, D'Alema piccona il federalismo Negli ultimi giorni di campagna
elettorale non c'è tema più scivoloso per i due principali candidati premier
delle riforme istituzionali: non porta voti e in più, se affrontato in tandem,
rischia di portare acqua alla tesi dell'inciucio su cui insiste la
comunicazione dei partiti minori. Ecco perché Silvio Berlusconi pochi giorni fa ha definito "non all'ordine del
giorno" il varo di una Assemblea costituente dopo il voto. Allo stesso
modo, dopo aver sottolineato l'"urgenza" delle riforme, Veltroni ha depennato la materia in vista del rush finale, dove
l'obiettivo è radicalizzare lo scontro e trascinare alle urne gli indecisi del
proprio campo. Nonostante l'embargo, però, il capitolo riforme è quello
su cui è più a buon punto il lavorìo per istruire un tavolo di lavoro
bipartisan. C'è una diplomazia già rodata dalla trattativa sulla riforma
elettorale, capeggiata sul fronte Pd dal politologo Salvatore Vassallo e su
quello Pdl da Gaetano Quagliariello (che sul Riformista di sabato ha proposto
ai democrat l'adozione del modello Balladur, per dare mandato a una commissione
esterna al Parlamento). C'è, soprattutto, la benedizione dei vertici. Walter Veltroni ha più volte insistito affinché si proceda con
"urgenza" dopo il voto a intelaiare le riforme. Interesse chiaro e
comprensibile anche dal punto di vista personale: l'apertura di un tavolo
istituzionale rafforza la leadership del segretario del Pd e lo aiuta a restare
in sella anche in caso di sconfitta. Ma anche dall'altra parte si procede con
determinazione: "Andate avanti", è il messaggio trasmesso agli sherpa
da Gianni Letta. Del resto, su almeno due delle questioni in agenda, riforma
elettorale e revisione dei regolamenti parlamentari, un accordo c'è già (con
tanto di bozze pronte) o è comunque facilmente raggiungibile. E se il risultato
elettorale dovesse favorire un esito bipartitico, la strada sarà ancora più
spianata. Serve "quota 75" a Pd e Pdl, intesa come somma complessiva
dei rispettivi voti, per colonizzare il prossimo Parlamento e legittimare la
colonizzazione anche di quelli a seguire, con una legge elettorale tarata sulle
esigenze di due grandi "partiti a vocazione maggioritaria". Più
complicata resta la faccenda che riguarda il restyling della Costituzione. E
l'attualità - con la contesa Berlusconi-Bossi sul
ruolo di ministro delle Riforme - aumenta gli interrogativi. Ieri Veltroni ha chiuso così, per quanto lo riguarda, la querelle
sull'eventuale futuro ministeriale del Senatur: "Dopo aver ascoltato
annunciare i fucili e l'attacco mortale è assurdo che se ne discuta
ancora". Ma al Loft la domanda principale è un'altra: quanto peserà la
Lega - che il ministro competente sia Bossi o chi per lui nel partito - nella
definizione del dossier riforme? Per Vassallo, infatti, la presenza del
Carroccio nella mini-coalizione berlusconiana è l'ostacolo più grande alla
revisione bipartisan della Carta: "Se vinciamo noi - dice il politologo e
candidato del Pd - non avremo problemi a tenere insieme dialogo con la
coalizione avversaria e coesione della maggioranza. Ma se vince il Pdl la
posizioni eccentriche della Lega rappresenteranno un grosso problema per Berlusconi. Se Bossi insiste a proporre un modello
costituzionale basato sulle tre euroregioni, non si va da nessuna parte. La
sola evocazione di questa prospettiva è inaccettabile, quali che siano gli
altri elementi del progetto costituzionale". Vassallo non è l'unico a
porre così la questione. In una campagna vissuta molto su polemiche di giornata
e di settimana, e molto poco sulle grandi questioni di merito, non ha trovato
grande spazio l'autocritica più volte pronunciata negli ultimi tempi da Massimo
D'Alema sulla "sbornia federalista" di cui la sinistra sarebbe stata
vittima negli ultimi anni. D'Alema rimprovera alla politica italiana di
marciare in senso opposto alla direzione scelta da tutti i grandi player
internazionali, e cioè il rafforzamento dello Stato centrale come unica garanzia
di tutela degli interessi nazionali. In questi giorni di comizi e incontri il
ministro degli Esteri spara ad alzo zero contro la "filosofia del
glocalismo" e la "fiera delle vanità" rappresentata dalla
sfilata di ambasciate regionali nelle grandi capitali mondiali. E il
"leghismo di ritorno" di Berlusconi è
considerato il pericolo maggiore dal vicepremier. Il quale, conversando con un
gruppo di corrispondenti stranieri sul treno Alta Velocità della linea
Roma-Napoli, ha spiegato: "Credo che possiamo vincere, ma chiunque vincerà
avrà un margine limitato e dovrà fare le grandi riforme con consenso
ampio". L'obiettivo principale?: "Cambiare la Costituzione per
rafforzare i poteri del governo nazionale". Stefano Cappellini 08/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati Il consiglio: la
nostra proposta la conoscono. Giovedì vertice del governo
con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo
il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air
France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico
possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi",
respingendo la proposta dei sindacati che ha provocato la rottura del
negoziato. "Spetta alle organizzazioni sindacali - si legge nel comunicato
- esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Insomma i
francesi restano, anche grazie alla mediazione portata avanti caparbiamente dal
sottosegretario Enrico Letta, ma i margini della trattativa rimangono esigui.
Tanto è bastato al governo per convocare i sindacati per giovedì prossimo e
intestarsi, alla vigilia del voto, la mancata rottura. Se le cose stanno in
questo modo, il Cda di Alitalia, che si riunirà oggi presieduto da Aristide
Police, non dovrebbe avere un esito drammatico. Il board esaminerà i conti con
l'ausilio dell'advisor Citi, ma è molto probabile che si limiti a ricostruire
un quadro della situazione a tinte fosche senza giungere a conclusioni, vale a
dire alla dichiarazione d'insolvenza. Al di là delle alchimie politiche, la
situazione della compagnia resta pesante: le risorse di cassa si assottigliano
e, secondo indiscrezioni, si aggirerebbero sui 160 milioni. Liquidità utile per
un mese o poco più. Non molto, se si pensa che il prossimo governo non entrerà
in carica prima di metà maggio. Lo scenario che si disegna è quello di una
compagnia costretta a mettere alcuni aerei a terra. Lo spettro del
commissariamento è tutt'altro che fugato, anche se l'idea che un evento così
traumatico possa essere "pilotato " circola tra sindacati e forze
politiche. E intanto le azioni Alitalia verranno riammesse in Borsa domani, con
esiti incerti. I sindacati hanno accolto con sollievo le mosse di Air France e
Palazzo Chigi. Per la Cgil, la "via maestra da seguire è quella della
ripresa delle trattative". "Se ne riparla dopo le elezioni"
sintetizza Claudio Claudiani per Fit-Cisl. "è quanto avevo chiesto
abbandonando il tavolo del negoziato " replica Luigi Angeletti della Uil.
Si dicono pronti al confronto "vero" i piloti dell'Anpac, chiedendo
un supporto al governo e alle forze politiche. L'Anpav è per un "passo
avanti verso Air France". E per la "ripresa del confronto, auspicata
da tutti i lavoratori" si schierano anche Sdl e Ugl. La mediazione del
governo che ha riportato i francesi al tavolo non piace a Silvio Berlusconi, secondo cui la trattativa con Air France
"non si può concludere a queste condizioni ". L'idea della cordata
resta: ieri il presidente della Fondazione Fiera Milano, Luigi Roth, si è detto
pronto a "incoraggiarla ". "L'altra cordata per salvare Alitalia
non era una cordata: era una balla" ha ribattuto il leader del Pd, Walter Veltroni. L'offerta Il numero uno di Air France Jean-Cyril
Spinetta A. Bac.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Il leader frena sul dicastero delle Riforme. L'autonomista
Lombardo: noi pronti ad armare i fucili dei siciliani Berlusconi: Bossi ministro? Non sta bene "Proposi a Veltroni di fare un governo insieme, ma si è alleato con Di Pietro"
Il Cavaliere: Bossi se la poteva risparmiare quella frase sui fucili. E il capo
leghista va in tv: io sto benissimo DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - I fucili di
Bossi? "Se la poteva anche risparmiare, quella frase. Perché sa che
queste cose poi vengono strumentalizzate. Del resto ha avuto quello che ha
avuto, e poi si esprime per slogan. I fucili non ci sono...". Ma è vero
che vorrebbe fare il ministro? "A me non mi ha chiesto niente nessuno. E
le condizioni di salute sono quelle che sono". Due frasi buttate là in
quella che doveva essere una chiacchierata con i giornalisti sardi in un
albergo di Alghero, e Silvio Berlusconi ancora una
volta riesce a dar fuoco alla giornata elettorale. Qualche ora dopo il leader
leghista si presenta in televisione a spiegare che lui sta benissimo. "E
comunque fare il ministro è il mio ultimo pensiero - giura -. Non lo bramo, se
me lo chiedono lo faccio. Ma il problema non è tanto questo: per fortuna ho
creato un gruppo di persone capaci di fare il ministro al mio posto". E
mentre Berlusconi vola da Alghero a Cagliari per un altro
comizio, ci pensa Raffaele Lombardo a buttare un altro po' di benzina sul
fuoco: cosa ha da dire sulla sparata dei fucili di Bossi? gli chiede la sua
avversaria in Sicilia Anna Finocchiaro. "Purtroppo i fucili dei siciliani
sono armati a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro
chi usarli ", risponde il leader degli autonomisti, punta di diamante
della strategia berlusconiana per la conquista della Sicilia. Walter Veltroni naturalmente non si risparmia una replica. Una
replica doppia. Per stigmatizzare la battuta del Cavaliere sul suo alleato
("è l'argomentazione peggiore che si possa usare, peggiore anche
umanamente "), ma anche per bocciare l'idea che il padre della Lega possa
diventare ministro: "Dopo aver ascoltato un candidato ministro dell'altro
schieramento annunciare che avrebbe imbracciato i fucili, mi pare persino
assurdo che se ne discuta". E Berlusconi cerca di
smorzare i toni, ridimensionando la battuta sul suo fedele alleato: "Ho
sentito che ci sono state reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non
ho detto niente, ho solo detto: "Sta come gli pare". Continuano a
chiedermi come sta. Bossi sta bene, lasciamolo stare, sta bene...". A
Cagliari lo aspettano davanti alla scalinata che porta alla casa del governatore
dell'isola, Renato Soru. Occasione che naturalmente il leader del Pdl non si
lascerà sfuggire, invitando la folla a "dare un avviso di sfratto a quel
signore che sta lì". Ma gli strali più velenosi e i toni più infuocati
sono tutti per Walter Veltroni. "Veltroni è un bravissimo comunicatore, uno che all'inizio si
era presentato come il nuovo, come quello deciso a tagliare i ponti con il
comunismo. E io all'inizio ci avevo anche creduto...". La folla fischia.
"Ma poi sono arrivato alle vostre stesse conclusioni ", replica
pronto lui. "Sì, avevo pensato "volemose bene", gli avevo detto
anche "facciamo un governo insieme". Ma passa una settimana e lui si
allea con quello che per me è il peggio, del peggio del peggio. Di chi sto
parlando?". Di Pietro, ruggisce la folla. "Già, Di Pietro, uno che a
me fa orrore. Perché è un signore che non rispetta gli altri, uno che ha messo
in galera senza prove un sacco di gente ". è sera, ormai. Le ultime
cartucce, la voce ormai arrochita dalla stanchezza, il Cavaliere le spara
contro il Pd. "Non è che l'ultima mimetizzazione di quello che è stato il
più grande partito comunista dell'occidente. E sono ancora così, ancora e
sempre comunisti...". Giuliano Gallo.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sorpresa per le arti
visive, baratta si affida allo svedese birnbaum La Biennale sceglie un
direttore giovane e bravo Ritardi e rivoluzioni era la rassegna con cui s'è
rivelato nel 1999. Oggi è il più fresco responsabile nella storia della più
famosa e antica mostra di arte contemporanea Paolo Baratta, presidente della
Fondazione Biennale di Venezia, ha battuto ieri sul filo di
lana Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nella gara per gli under 50 nominando a sorpresa direttore del
settore delle arti visive della prossima Biennale nel 2009 lo svedese Daniel
Birnbaum che con i suoi 44 anni è oggi il più giovane direttore nella storia
della più famosa e antica mostra di arte contemporanea del mondo.
Baratta non è nuovo alle scelte meno prevedibili. Già nel 1999 prendendo le
redini per la prima volta della presidenza dell'istituzione veneziana aveva
riscoperto il vecchio leone al tramonto Harald Szeeman, il mitico svizzero che
aveva praticamente inventato con la mostra del 1969 When Attitudes Become Form
alla Kunsthalle di Berna la professione del curatore di arte contemporanea,
quella figura nomade di professionista dell'arte testimone a cavallo delle idee
più strampalate e innovative prodotte dagli artisti del proprio tempo. Con
Birnbaum (che il sottoscritto aveva invitato a curare nella Biennale del 2003
la mostra al Padiglione Italia dei Giardini) Baratta dimostra di essere un
presidente attentissimo, capace di ascoltare sulle rotaie dell'arte il rumore
del futuro, rispetto al predecessore Davide Croff che magari preferiva guardare
il treno del presente passargli davanti. Daniel Birnbaum è anche il curatore
della seconda Triennale di Torino che aprirà il prossimo novembre e che ora
diventa un serio esame in vista della mostra veneziana. Inoltre il
critico-filosofo di Stoccolma ricopre da vari anni la carica di rettore della
Staedelschule di Francoforte, una delle più interessanti scuole d'arte europee.
Questo suo incarico a Francoforte è stato fondamentale per la decisione di
Baratta di chiamarlo a Venezia a dirigere la mostra di arti visive. L'obiettivo
del presidente infatti è di trasformare finalmente la Biennale d'arte da evento
esplosivo una volta ogni due anni in una realtà permanente che alla storica
mostra d'arte affiancherà un workshop per giovani artisti dove l'esperienza
alla scuola tedesca di Birnbaum sarà molto importante. La lungimiranza di Paolo
Baratta è una boccata di aria fresca per la Biennale, come d'altronde lo era
già stata nel 1999 e 2001. Dopo Baratta I, caduto a picco per dissapori con
l'allora ministro della cultura Urbani sulla direzione della mostra del cinema,
era arrivata la coraggiosa presidenza sperimentale di Franco Bernabè,
paradossalmente anche lui fatto inciampare dallo stesso Urbani sulla nomina del
direttore della mostra del cinema. Nel 2004 era arrivata la restaurazione
croffiana, che aveva adeguato la Biennale al panorama circostante della laguna
con mostre d'arte lente e paludose. La scelta di Baratta II di Birnbaum è
ancora più brillante di quella di Szeeman essendo un vero scarto generazionale
e il giovane direttore una figura non incatenata, ancora, al proprio ruolo e
alla propria mitologia. Senza sottovalutare che lo svedese ha già fatto
esperienza del contesto veneziano durante la Biennale di sei anni fa dove
incontrò anche il giovanissimo direttore dell'archivio storico della Biennale
Giuliano da Empoli, oggi (oltre che editorialista di questo giornale) guarda
caso uno dei cinque membri del Cda della Biennale insieme al sindaco di Venezia
Massimo Cacciari, Amerigo Restucci, Franco Miracco e lo stesso Baratta. Se la
Biennale fosse una cartina di tornasole di tutta la cultura italiana, la nomina
di Birnbaum potrebbe essere un segnale che finalmente una generazione di leader
abituata ad ascoltare e suonare sempre le stesse campane politiche o come nel
caso di Baratta esclusivamente la propria apolitica suoneria interna, ha capito
che per trasformare una società e le sue istituzioni è assolutamente necessario
ascoltare pur con la dovuta prudenza le voci e le idee di chi sta attorno, in
particolar modo quelle di chi è più giovane di noi e che meglio esprimono le
esigenze future di una cultura e di un paese. Ritardi e Rivoluzioni era il
titolo che Birnbaum aveva dato alla mostra nel padiglione Italia nel 2003.
Baratta, nominandolo, pare avere preso ispirazione da quel titolo, comprendendo
che l'arte è un gioco e un intreccio di rivoluzioni capite in ritardo e ritardi
che all'improvviso diventano rivoluzioni. Sdoganando la Biennale dalla sua
natura di evento temporaneo, più spesso in ritardo che rivoluzione, e unendola
a una scuola o laboratorio permanente, Paolo Baratta e Daniel Birnbaum
proveranno a dimostrare che le rivoluzioni, ma anche le semplici
trasformazioni, non avvengono in pochi mesi ma giorno dopo giorno, settimana
dopo settimana, anno dopo anno. Nonostante i suoi 114 anni la Biennale dobbiamo
dirlo aveva proprio bisogno di essere "sveziata". 08/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione a
Palazzo Chigi. La borsa di Parigi, ieri, scommetteva sulla rottura definitiva.
Ed Enrico Letta, che negli ultimi giorni ore ha tenuto i contatti con
Jean-Cyril Spinetta, aveva avvisato Romano Prodi delle difficoltà al vertice
della compagnia francese. Il filo invece non è stato spezzato. Spinetta ha
mantenuto la parola. E Letta è riuscito a tenere aperta la porta sulla ripresa
della trattativa. Sono stati tre giorni di colloqui febbrili. Con Parigi. Con
il nuovo vertice Alitalia. Con i sindacati. Letta è rimasto al centro della
rete. Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e
di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la
rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna
elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia resta fragile e i tempi
sono comunque stretti. È giovedì - incontro con i sindacati - il giorno
in cui il governo si riserva di giocare la sua carta. La sua ultima carta.
Letta ci sta lavorando da una settimana: e l'attesa di un "passo
avanti" del governo è una delle ragioni che ha indotto Spinetta a non
chiudere. Il dossier a cui Palazzo Chigi sta lavorando è un tentativo di
accorciare le distanze tra il piano di Air France e le richieste dei sindacati.
O meglio, si tratta di una serie di interventi che potrebbe consentire ai
sindacati di accettare il piano Air France come base del confronto. Nel dossier
governativo ci sono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori in esubero. E
c'è uno studio per costituire una nuova società di servizi, che inglobi
Fintecna e stipuli un contratto pluriennale con Air France. I sindacati
chiedevano di mantenere i servizi dentro "il perimetro di Alitalia".
Ma il governo confida di ottenere su questo punto un segnale di svolta e di
offrirlo a Parigi. Anche perché lo stesso governo è convinto che, a quel punto,
Air France possa correggere il suo piano, aumentando gli investimenti nel lungo
periodo e recuperando alcune rotte, magari a partire dal 2010-2011. La speranza
di Palazzo Chigi è di riaprire il tavolo giovedì, indicando la via concreta di
un accordo dopo le elezioni. Ma resta l'obiettivo minimo: evitare comunque
rottura prime del voto. Tanto per la decisione finale bisognerà attendere il
voto e il futuro governo.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il Carroccio Malumore dei leghisti: fa paura ai Gattopardi Silvio
chiama il Senatur "Non volevo offenderti" Il leader fa le corna: va
bene anche il ruolo di scrivano VARESE - La telefonata a Gemonio arriva nel
primo pomeriggio: "Umberto, ti ho chiamato per dirti che non volevo
offenderti. Ho parlato delle tue condizioni di salute solo per rispondere alla
domanda di un giornalista. Lo so che sei in forma. E per i ministeri vedremo,
non ne abbiamo ancora parlato ". Chiamata provvidenziale, quella di Silvio
Berlusconi, necessaria per far rientrare un malumore
che nella Lega rischiava di crescere. Nessun dramma, ma non erano piaciute le
dichiarazioni del Cavaliere e le sue perplessità sulla possibilità che Bossi
diventi ministro: "A me non ha chiesto niente nessuno ". Né tantomeno
l'aggiunta sulle condizioni del Senatùr: "Le sue condizioni sono quelle
che sono". E così nel pomeriggio Bossi può rilasciare dichiarazioni
ironiche ma concilianti: "Ringrazio Berlusconi per
il suo interessamento, ma sto benissimo. E fare il ministro è l'ultimo dei
pensieri, non lo bramo ". Giornata non proprio idilliaca, quella di ieri,
per i rapporti tra Berlusconi e Bossi. Le esternazioni
del Senatùr sulla possibile necessità di imbracciare i fucili non avevano
entusiasmato il Cavaliere. E dopo le fucilate, ecco la
contraerea di Berlusconi, nel tentativo di rassicurare i moderati del centrodestra. Una
corsa a recuperare, sotto la pressione di Veltroni, che si è
conclusa con la pace siglata con il Senatùr con il quale del resto l'asse resta
solidissimo. Bossi, in un comizio serale a Varese, spiega che sta benissimo
(fa, scaramanticamente, le corna), che comunque può anche fare "lo
scrivano, perché il vero fucile è la penna", che lancerà manifestazioni
"schede pulite ", e che le sue parole "non vanno interpretate
alla lettera ". In mattinata, a dare fiato alla pancia della Lega ci
avevano pensato i pasdaran del Carroccio, come Mario Borghezio: "Chi ha
paura di Bossi al governo? Sarebbe veramente incauto escluderlo, perché senza
di lui il governo non avrebbe nulla DAL NOSTRO INVIATO di nuovo. I Gattopardi
hanno paura, Roma ladrona è la stessa, ha il terrore di Braveheart. E fa
bene". Anche Francesco Speroni non ha gradito l'uscita del Cavaliere, che
considera quantomeno "inopportuna ": "Quelli sulla salute di
Bossi sono discorsi che dovrebbe fare un medico non un futuro capo di
governo". Roberto Cota, temporaneamente "in terra straniera",
cioè a Roma, rivendica il ruolo decisivo del Capo: "Bossi è la bussola del
centrodestra, è la mano ferma di cui Berlusconi non
può fare a meno ". Quanto agli imbarazzi che l'esibizione dei fucili hanno
provocato al Cavaliere, il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo sorride:
"Inutile girarci intorno, è il linguaggio che usa da sempre. Io a Treviso
ho Gentilini: loro due sono le persone più care e buone che conosca".
Anche Roberto Castelli minimizza le polemiche sulla pericolosità del Senatùr:
"E' un déjà vu stucchevole". Sulle capacità di Bossi di fare il
ministro, Castelli non ha dubbi: "Standogli vicino so che sta benissimo:
del resto, sta reggendo il partito e posso garantire che è molto più faticoso
questo che non fare il ministro. Che poi lo faccia o meno, è una cosa che
decideranno di comune accordo Bossi e Berlusconi".
Piuttosto l'ex Guardasigilli punta il dito contro un altro alleato: "Noi
siamo fedeli alla coalizione fino a quando si rispetta il programma. Il voto
agli immigrati è un tema sul quale Fini dovrebbe insistere molto meno.
Altrimenti non ci stiamo più". Non manca, infine, il giudizio di Roberto
Maroni: "Bossi è ovviamente, per noi, il ministro delle Riforme. Ma per
lui e per noi il problema non è fare il ministro, è fare il federalismo. Il
resto conta poco". Castelli "Umberto sta reggendo il partito. E'
molto più faticoso che non fare il ministro" Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il Pd Sulle schede elettorali attacco a Pisanu. La replica: voi i
disattenti. Polemica con "Porta a Porta": perché si chiude con la
puntata del Cavaliere? Veltroni: con Fini piazze
vuote, An eviterà le urne E si appella alle "persone perbene del
centrodestra". Di Pietro scrive a Prodi: via Rete4, è abusiva La replica
della redazione del programma di Vespa: la successione è stata decisa con un
sorteggio dal notaio DAL NOSTRO INVIATO MATERA - La giornata si annuncia
pesante, centinaia di chilometri in pullman fra Taranto, Matera e Potenza,
eppure Walter Veltroni è di buon umore. Fa colazione
con il capolista Nicola Latorre in un albergo con vista sulla spettacolare
cattedrale di Lecce e confida che sì, lui il profumo della vittoria lo sente
davvero. "Questa cosa di Bossi ci aiuta molto, ha
spaventato i moderati e Berlusconi è nervoso. E poi sono convinto che gli elettori di An staranno a
casa, ai comizi di Fini c'è pochissima gente...". A Taranto piazza Maria
Immacolata è tutt'altro che piena, ma sono le 11 e 30 del mattino, uno
striscione dice "Veltroni sei la nostra Tav per il Sud" e lui ci legge la conferma di
"una specie di onda che monta". Insomma mostra di crederci,
però non rinuncia a tentare quelle "persone perbene " che sono i
delusi del centrodestra e che ora, lui ci spera, hanno voglia di "uscire
da questo lungo inverno". Ultime ore di viaggio per il pullman democratico
e a Roma, intanto, Pd e Pdl se le danno di santa ragione. è la tv il punto
debole della campagna veltroniana, "il momento è cruciale", urge
conquistare il voto degli indecisi e il Loft mette per iscritto la richiesta di
un "riequilibrio complessivo". Sospetti e accuse. La scelta dei tempi
per il doppio confronto a Matrix e Porta a Porta "avvantaggia" Berlusconi, lamenta in sostanza il Pd. Perché l'ex premier
va dicendo che sarà lui ad aprire la contesa da Mentana? E perché toccherà al
Cavaliere chiudere giovedì la serie di Porta a Porta, sulla base di un
sorteggio avvenuto senza rappresentanti dei candidati? Enrico Mentana nega
favoritismi, fa sapere che oggi farà il sorteggio "alla presenza di un
notaio e sotto gli occhi delle telecamere " e annuncia che venerdì la
sfida andrà in prima serata. E Bruno Vespa respinge i sospetti con una lunga
nota polemica della redazione: "Comprendiamo il nervosismo ma i nostri
criteri sono ipergarantisti, noi l'estrazione l'abbiamo fatta col notaio".
Mercoledì dunque toccherà al leader del Pd e giovedì a quello del Pdl e poiché
la sfida diretta non si farà, la partita resta legata all'ordine di estrazione.
Timori, segretario? "Non ho problemi - dice spavaldo Veltroni
al GrRai -. In tv sono sempre andato meglio io, anche in orari meno favorevoli
". Tra un comizio e l'altro il leader del Pd scrive a un milione di
ragazzi under 30 per arruolarli alla causa democratica e Antonio Di Pietro
torna a scagliarsi contro Retequattro che "trasmette abusivamente"
sulle frequenze di Europa7. Manda una lettera a Prodi e chiede un Consiglio dei
ministri urgente che "ripristini lo stato di diritto dopo 14 anni di
inconcepibile Far West". Ed è ancora polemica sulle schede elettorali. Veltroni punta il dito contro Pisanu e l'ex ministro
dell'Interno respinge le accuse: "Si sbaglia", la colpa è di quei
"disattenti" che non hanno adeguato le schede alla rivoluzione
politica. Tremonti vuole ristamparle, Di Pietro ne sarebbe felice e Bertinotti
attacca: "Incostituzionale". Oggi a Cosenza ultima tappa del tour
prima dei comizi finali, l'esperienza per Veltroni è
stata "dura e bellissima" e persino redditizia. "Su Internet per
autofinanziarci abbiamo venduto
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Nonostante la "sparata" sui fucili "da imbracciare se non
saranno modificate le schede elettorali", il mattino trova un Umberto
Bossi vulcanico e di ottimo umore che, in caso di vittoria del Pdl, sogna
"un futuro da ministro delle Riforme perchè ho moltissime buone idee, che
sarebbe bene realizzare. Potrei far approvare entro un paio di mesi il
federalismo fiscale". Ma cambia subito umore quando legge la dichiarazione
del Cavaliere che ad Alghero sospira: "Umberto ministro? Non so, non mi
hanno chiesto niente. E poi le sue condizioni di salute sono quelle che
sono...". Restando in tema di fucili, è praticamente una
"fucilata" all'alleato leghista, anche se a tarda sera Berlusconi ridimensiona la sua "diagnosi":
"E' stato tutto un equivoco di cui non porto responsabilità". La Lega
però la prende malissimo, anche se il Cavaliere cercava solo di rintuzzare le
polemiche sui "fucili contro la canaglia romana", minacciati da
Bossi. Una "sparata" che imbarazza non poco anche An, che prova a
prenderla con ironia. Fini manda negli uffici della Lega a Montecitorio un
centurione romano, che si qualifica come "generale Marc'Antonio", con
un fuciletto di legno e una missiva che romanescamente invita il senatùr alla
calma. Una "pasquinata", consegnata all'addetta stampa, Nicoletta Maggi,
che recita: "Non t'arrabbià, Umbè, nun te sta a preoccupà, sennò fai due
fatiche, Vertroni ce manda i caschi blu dell'Onu, Amato fa rifà le schede e li
romani se fanno du risate", è il consiglio ironico del leader di An. Ma i
leghisti non hanno più voglia di scherzare con chi allude pesantemente alla
salute del loro capo. Poco importa che Berlusconi
utilizzi la malattia per spiegare le battute minacciose: "Bossi ha avuto
quello che ha avuto. Si esprime per slogan. I fucili non ci sono. Quando parla
così, significa che farà una forte battaglia politica sulle schede",
assicura. Niente. I seguaci del Senatùr sono sempre più arrabbiati. E un
furente Enrico Speroni precisa: "Bossi è in ottima salute e quindi è in
grado di fare il ministro. In ogni caso sono discorsi che dovrebbe essere più
un medico a fare, che il futuro capo del governo. Quella di Berlusconi
non è una dichiarazione opportuna. Io so solo che in più occasioni anche
pubblicamente Bossi ha rivendicato il ministero delle Riforme". E mentre
nel quartier generale del Carroccio, a Milano, sale la tensione, Berlusconi puntualizza: "Ho sentito che ci sono state
reazioni alle mie dichiarazioni su Bossi. Ma io non ho detto niente, solo che
sta come gli pare. Tra noi due c'è un rapporto speciale, fraterno. Ci sentiamo
spesso e ci facciamo un sacco di risate". Trova "assurdo" che si
discuta di Bossi ministro il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, secondo il quale "i nostri avversari ormai se la fanno
sotto". "Dopo aver ascoltato chi è candidato ad essere ministro annunciare
che avrebbe imbracciato i fucili e rivolto l'attacco mortale nei confronti
della democrazia, mi pare molto triste, anche dal punto di vista umano, che si
giustifichino certe gravissime prese di posizione tirando in ballo la malattia
del suo alleato", sospira, mentre il suo braccio destro, Goffredo
Bettini, sottolinea che "le dichiarazioni di Umberto Bossi contro Roma
testimoniano una incultura politica, una violenza, un modo di concepire la
campagna elettorale inaccettabile". Infine, Rosy Bindi sottolinea:
"Con o senza Bossi ministro, il governo Berlusconi
ostaggio della Lega non potrà fare le riforme".
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Sfiorata la rissa tra Cota e Crosetto durante un
incontro pubblico a Cuneo Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati
"Vogliamo un governatore e il Viminale" SEGUE DALLA PRIMA Qualche
sera fa a Barge, paesino della provincia di Cuneo, durante un comizio si è sfiorata
la rissa tra alleati. Era accaduto che il segretario piemontese della Lega,
Cota, avesse arringato la piccola folla in questo modo: "Votate il
Carroccio perché così il Carroccio terrà in riga Berlusconi".
Crosetto, responsabile regionale azzurro, era rimasto esterrefatto. E visto che
l'alleato non la smetteva, è salito sul palco e gli ha risposto a muso duro:
"L'unico problema è mettere in riga Cota. Se la Lega tornerà al governo e
potrà rilanciare le riforme federaliste che ci stanno a cuore, dovrà dire
grazie a Berlusconi". Il dirigente forzista non
smentisce l'episodio, si limita a rilevare che "in effetti i leghisti sul
territorio sono un po' aggressivi". Lo sono eccome, e hanno una forte
capacità penetrativa. Tanto che la segretaria dell'Ugl Renata Polverini -
tornata da un tour al Nord - ha raccontato ad alcuni dirigenti del sindacato di
aver sentito "tanti nostri iscritti decisi a votare Lega". Il metodo,
per quanto artigianale, coincide con i rilevamenti di molti istituti di
ricerca. Per uno di questi il Carroccio è in crescita costante da un mese, una
novità rispetto ai test di ogni precedente consultazione, test nei quali la
Lega aveva sempre avuto una flessione nelle settimane a ridosso del voto.
Stavolta non è così. E comunque tutte le società demoscopiche la accreditano
tra il 5 e il 6%. Tremonti spiega che il "successo" della Lega è
dovuto "alla capacità di Bossi di aver fatto passare l'immagine di un
movimento in cui convivono rivoluzione e capacità di amministrazione". Il
fatto è che il Carroccio continua a erodere voti al Cavaliere anche per la
visibilità e la notorietà del simbolo. Perciò Berlusconi
ripete ossessivamente ai suoi candidati di pubblicizzare il marchio Pdl.
Insomma, "Silvio" sarà pure "un amico", ma per il Senatùr
"competition is competition" al Nord. E ci sarà un motivo se da un
paio di settimane lo liscia in contropelo. Berlusconi lancia
l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è
difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ".
Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo
rimetterci insieme a Casini". E soprattutto: Berlusconi
rimanda a dopo il voto il tema della lista dei ministri? Bossi annuncia che
"io andrò al dicastero delle Riforme". Perché questo è uno dei
contenziosi aperti, se è vero che alcune settimane fa il confronto tra i due è
stato piuttosto ruvido, con il capo del Carroccio fermo nel chiedere per il suo
partito una poltrona di governatore al Nord e il ministero degli Interni a
Roma. Il Cavaliere ha messo le mani avanti per la Lombardia: "Formigoni
non si muove. Ci sarà anche l'Expo di Milano da gestire ". E ha rinviato
le trattative sul governo: "Ne riparliamo dopo il voto. Non ci ho messo
ancora la testa". Sarà, intanto Bossi per sicurezza gli ha lasciato un
post it. Lo si capisce dal modo in cui Maroni - che è stato titolare degli
Interni nel '94 - si schermisce sulla questione: "Noi sappiamo
accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo no. Tutto
dipenderà dal risultato elettorale". Appunto. E il Carroccio sarebbe
determinante al Senato qualora Berlusconi approdasse a
palazzo Chigi. "Silvio" ieri ha chiamato "Umberto " dopo la
battuta sullo stato di salute del leader leghista che gli impedirebbe di
tornare al governo. Il Cavaliere, come al solito, ha detto di esser stato
"male interpretato", e Bossi come al solito ha detto di credergli.
Tranne poi alzare la posta sul federalismo fiscale, "che andrà varato entro
l'estate se vinceremo ". C'è da scommettere che fino a sabato tra i due ci
sarà ancora qualche scintilla. è possibile si tratti di un gioco delle parti,
servirebbe a smentire l'asse del Nord e consentirebbe a Berlusconi
di conquistare i voti moderati al Centro-sud, necessari per vincere - ad
esempio - nel Lazio. Ed è indubbio - come sottolinea Maroni - che "gli
attacchi del Pd ci giovano". Casini l'ha intuito, infatti ha derubricato
la polemica sui "fucili leghisti" a "folklore". Il Cavaliere
invece, piccato dai sondaggi, ha assunto "uno stile ciampiano", come
ironizza un autorevole dirigente forzista. L'irritazione verso
l'"amico" Bossi è autentica, quanto indistruttibile è la loro
alleanza. Il caso Formigoni Il Cavaliere ai leghisti: Formigoni non si muove
dalla Lombardia. Ci sarà anche l'Expo La mossa di Maroni L'ex ministro: noi
sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo di no
Francesco Verderami.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- Quel riferimento di Berlusconi alle condizioni di
salute del Capo non è andato giù a nessuno dei colonnelli leghisti. Per Roberto
Maroni la tenacia con la quale Bossi combatte la sua malattia sono la
dimostrazione del "duro che è sempre stato e che è ancora". E' solo
la campagna elettorale a frenare la lingua dei leghisti contro Silvio Berlusconi e la sua capacità "di parlare spesso a
vanvera", come sostiene l'irriducibile Mario Borghezio. "Questione
chiusa - sosteneva ieri sera Maroni - anche i romani hanno capito che non ce
l'abbiamo con loro, ma con i "palazzi" e con quelli che tramano anche
a danno dei romani". Visto che i sondaggi attribuiscono al Lazio il ruolo
di regione decisiva per assegnare la vittoria al Senato, è logica la voglia dei
lumbard di non alimentare polemiche contro "Roma ladrona", la "canaglia
romana" e gli impiegati pubblici "mangia pane a tradimento".
Troppo delicato il momento per alimentare polemiche interne. Meglio rinviare il
tutto a dopo le elezioni, ma il "Palazzo" contro cui si scaglia
Maroni è quello che immagina grandi intese dopo il voto tra Pd e Pdl, tra Berlusconi e Veltroni, non solo in caso di pareggio al Senato. I "fucili"
della Lega serviranno proprio ad evitare che l'inciucio si trasformi in
un'operazione a proprio danno. Specie se, complice il referendum elettorale che
si dovrà svolgere nella primavera del prossimo anno, si dovesse mettere subito
mano ad una nuova legge elettorale che non sia quel modello tedesco inseguito
per mesi in questa legislatura. Ovvio che la telefonata di chiarimento tra Berlusconi e Bossi di ieri pomeriggio è servita come sempre
ai due per risintonizzarsi. Come sempre. "Non ne abbiamo ancora parlato,
ma se vuoi venire a Roma a darmi una mano...". A Bossi per ora è
sufficiente l'invito del Cavaliere a tornare al governo. Il Senatur ha
apprezzato, ma la voglia di sobbarcarsi vertici di maggioranza e consigli dei
ministri resta comunque molto, ma molto scarsa. "Meglio che Bossi resti
fuori, così avrà le mani più libere per trattare con tutti", sostiene un
ex sottosegretario leghista reduce dalla riunione in Bellerio, sede milanese
della Lega. "Macchè, Umberto deve andare a Roma - ribatte Borghezio - la
nostra gente è stanca e ci dice chiaramente che stavolta non dobbiamo farci
prendere più per il culo, e lo dicono anche al Sud, dove qualcosa sta
cambiando". Sovrapporre le strategie di Bossi a quelle di Raffaele
Lombardo, leader dell'Mpa simbolo che dal Lazio in giù prende il posto della
Lega sulla scheda elettorale, è forse un esercizio pericoloso, ma su riforma
elettorale e sistema istituzionale il progetto autonomista, anche dal punto di
vista fiscale, è lo stesso. "Federalismo e solo federalismo. Per ottenere
questo siamo disposti a parlare e a fare patti con tutti", sostiene
Roberto Cota, l'ex sottosegretario leghista alle Attività Produttive.
L'obiettivo del Carroccio resta sempre lo stesso e in caso di pareggio al
Senato, Bossi è pronto a riprendere il fucile.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE A "Radio Anch'io" La pd Melandri reagisce: una battuta
che denota la sua avvilente concezione del mondo femminile Il Cavaliere fa
l'hit parade delle donne: più belle quelle di destra MILANO - Mannaggia, l'ha
fatto ancora... Nel Popolo della libertà, l'ennesimo capitolo del serial
"Silvio e le donne" è stato preso con una certa preoccupazione.
Nessuna reazione ufficiale, ovviamente, ma le battute di giornata non han fatto
fare salti di gioia a nessuno. Dopo le "soubrette" che servono non
alla politica ma "ad altro", dopo la "sezione menopausa"
del Pdl, ieri Silvio Berlusconi ha esordito a Radio
Anch'io dicendo la sua riguardo a una questione discussa da tempo: "Le
donne di destra sono certamente più belle" di quelle di sinistra. Poi, nei
comizi-show in Sardegna ha completato il quadro, attribuendo il primato
femminile alle mura domestiche ricordando che la parola donna viene dal latino
domina, padrona: "Ma fuori di casa, discutiamone". Poi, il leader pdl
ha raccontato che, quando rientra a casa, la moglie Veronica lo trattiene per
parlargli di figli, del personale, del giardino: "Ma io mi rifugio sotto
al letto e non vengo fuori...". Per concludere, sempre in Sardegna, Berlusconi si è scaldato parlando del voto alle formazioni
minori: "Partiti come la Destra non potranno superare lo sbarramento del 4
per cento per entrare alla Camera. C'è chi voterà la Santanchè perché è una
bella sberla, senza rendersi conto di portare voti a uno
che proprio una bella sberla non è: Walter Veltroni".
Secca la reazione della candidata premier Daniela Santanchè: "Caro Silvio,
se continui così la sberla te la daranno gli italiani". In serata, alla
festa con i giovani dei circoli di Dell'Utri, parla dell'Udc: "Gli
elettori dell'Udc si stanno convincendo. Ieri sera (domenica, ndr), in
una teleconferenza con il 70% dei dirigenti udc veneti, la sera prima con l'80%
di quelli del Piemonte e ancora prima con il 70% dei liguri, ho accertato che
non sono convinti della collocazione voluta da Casini". Nel pomeriggio, le
parole del leader pdl avevano suscitato reazioni anche nel Pd. Per Giovanna
Melandri, Berlusconi dovrebbe imparare che l'opposto
della bellezza non è la bruttezza ma la volgarità. Certo, la sua è solo una
battuta. Ma le battute, soprattutto quando lasciano trasparire una ricorrente e
avvilente concezione della donna, possono rivelare molto della persona che le
pronuncia". Barbara Pollastrini scuote la testa e canticchia "Son
tutte belle le donne del mondo...". Poi torna seria: "La verità è che
il capo pdl vuol dividere anche su questo". La festa Berlusconi
ieri notte a Milano allo "stand up party" dei Circoli di Dell'Utri
Marco Cremonesi.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE A Corriere.it Il leader udc: potremmo essere determinanti per la
guida del Paese Casini: il Cavaliere mi rivorrà ma non mi farò recuperare
"Voleva vendicarsi di me. Se pareggiano, né lui né Veltroni premier" MILANO - "Berlusconi ha
paura di vincere, lo si vede da alcuni suoi atteggiamenti". E, in ogni
caso, qualora uscisse davvero vittorioso dalle urne, si ritroverebbe
prigioniero della Lega, perché "Bossi lo terrà sotto schiaffo così come
Bertinotti ha fatto con Prodi". Fatta da Pier Ferdinando Casini,
che di Berlusconi e Bossi è stato alleato per 14 anni
("perché speravo che la Cdl evolvesse verso il Ppe, invece questo è solo
populismo di destra "), la previsione potrebbe anche apparire azzardata.
Ma il leader dell'Udc, che pure non rinnega le scelte politiche del passato, si
dice oggi sempre più convinto della decisione di rompere con il Cavaliere. Il quale,
dopo il 14 aprile, "potrebbe anche cercare di recuperarmi. Ma quello che è
certo è che io non mi farò recuperare ". Del resto, una riappacificazione
appare difficile dopo le tensioni degli ultimi giorni: "Era tutto
previsto, Silvio cerca sempre di soffocare le voci che gli danno fastidio e
anche su di me ha cercato la sua vendetta ". I voti dell'Udc, fa comunque
sapere Casini, non sono sul mercato: né per il Pdl né per il Pd. E in caso di
pareggio, "sia Berlusconi sia Veltroni
dovranno farsi da parte" perché un eventuale governo istituzionale
"potrà essere fatto solo senza di loro". Anche perché, aggiunge, con
più forza al centro i due principali partiti - "che sono in realtà solo
dei comitati elettorali di raccolta" - già all'indomani delle elezioni "si
dissolveranno ". L'ex presidente della Camera risponde a raffica ai
lettori che lo interrogano in diretta nella videochat di Corriere.it. Le
domande insistono soprattutto sui temi politici e sul rapporto con gli ex
alleati della Cdl o su possibili approdi in zona democratica. Ma Casini tiene
la barra dritta e precisa che se nessuno dei due principali partiti avrà
l'autosufficienza al Senato, i parlamentari centristi non potranno mai essere
considerati in aggiunta. "Non è assolutamente detto - aggiunge poi il
candidato premier dei centristi - che noi non avremo un ruolo nel governo.
Potremmo anche essere determinanti per la guida del Paese" e disponibili
"ad un governo istituzionale. Che sia sul modello "virtuoso" di
Angela Merkel e non il famigerato "Veltrusconi", che Casini chiama
molto più schiettamente "il governo dell'inciucio ", nei confronti
del quale vede per l'Udc solo un possibile ruolo di "sentinella dei
cittadini ". Nel botta e risposta con i lettori, Casini esorta i politici
italiani a prendere le distanze da Pechino e a non recarsi in Cina per le
Olimpiadi ("le delegazioni di atleti sì, lo sport è un'altra cosa").
Spiega di essere favorevole alle liberalizzazioni ("A farle prenderei
Linda Lanzillotta dal Pd"). Poi difende la scelta di Cuffaro capolista,
"perché non deve essere la magistratura a determinare le decisioni dei
partiti" e ricorda il precedente di Andreotti, prima condannato a 24 anni
e poi assolto. Infine liquida come "baggianate" le polemiche sulle
schede elettorali e le ultime uscite di Bossi. Quanto agli altri punti del
programma, Casini ribadisce la necessità di una riduzione delle imposte non
indiscriminata: meno tasse sì ma non per tutti, perché "in primo luogo
bisogna pensare alle famiglie ". Contesta la proliferazione di atenei che
non permette di valorizzare il merito e che "svaluta il livello degli
studi". E propone per i ragazzi dai 16 ai 18 anni stage a tempo
determinato nelle aziende durante il periodo estivo e bonus fiscali per quelle
imprese che al termine del ciclo di studi trasformeranno quei rapporti in
contratti a tempo indeterminato. Infine cita la figlia maggiore, alla sua prima
esperienza elettorale: "Voterà per me non perché sono suo padre, bensì
perché condivide la mia linea e se così non fosse mi ha assicurato che non
l'avrebbe fatto. Questa è la più grande soddisfazione che mi ha dato".
Alessandro Sala.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE
Politica e tv Il leader della Sinistra l'Arcobaleno: darò comunque una mano
Bertinotti, addio a Porta a porta: è l'ultima volta, largo ai giovani
"Basta incarichi di direzione, l'età vuole la sua parte" Il
presidente della Camera: c'è il tentativo di farci fuori, ma domani, se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ROMA -
L'ultima volta di Fausto Bertinotti. L'"ultima volta a Porta a
Porta", come annuncia lui stesso nel corso della registrazione del
programma di Bruno Vespa. Ma, soprattutto, l'ultima volta da leader,
"perché l'età vuole la sua parte". Gli incarichi dirigenti della
Sinistra, avverte il presidente della Camera, dovranno "andare alle nuove
generazioni". Certo, Bertinotti non farà come la moglie, che questa volta,
spiega il presidente della Camera, "è meno presente nella mia campagna
elettorale per motivi che solo lei potrebbe dire, ma è molto solidale".
Già, perché Lella Bertinotti in questo periodo sta facendo la nonna a tempo
pieno. Però è da escludere che il marito si occupi solo della famiglia: darà
"comunque una mano" alla nuova formazione della Sinistra, "ma
senza incarichi di direzione". Della politica Bertinotti, comunque, non
saprebbe fare a meno. Lo si capisce da come ne parla. Il candidato premier
della "Sinistra Arcobaleno" se la prende con il Pdl e il Pd che
avrebbero voluto cambiare le schede elettorali. "Sconcertante, volevano
una scheda anticostituzionale con due formazioni con una visibilità particolare
e tutte le altre sullo sfondo". Ed è proprio per evitare questa intesa tra
Pd e Pdl, di cui la vicenda delle schede è un'ulteriore testimonianza, che,
spiega Bertinotti, occorre votare la Sinistra: "Bisogna fermare questa
diavoleria della grande coalizione". Ma nel caso in cui questo non accada
e Berlusconi vinca le elezioni (caso assai probabile,
secondo il presidente della Camera che dice a Vespa: "Sono anche meno di
due i candidati a palazzo Chigi... ") bisognerà capire quali saranno le
mosse del Pd. Sì, perché può anche succedere che il Partito democratico, dopo
la sconfitta elettorale, "cambi strategia". Dunque Bertinotti non
esclude che più in là i rapporti con il Pd possano riprendere: "Oggi c'è
il tentativo di far fuori la sinistra, ma domani, se Veltroni perde, voglio vedere che cosa accade ". C'è però un punto
su cui difficilmente, anche nella prossima legislatura, Partito Democratico e
Sinistra potranno andare d'accordo. Infatti se sulla riforma presidenziale Veltroni e Berlusconi potrebbero trovare un'intesa, per la Sinistra quello è ancora un
tabù che, promette Bertinotti, "combatteremo in tutti i modi".
R.R.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - Finisce, almeno per oggi, all'insegna dell'ironia. Con Bruno Vespa che
spazza i dubbi sui sorteggi Rai ricordando che "Berlusconi è un
uomo molto fortunato". Ed Enrico Mentana che manderà oggi il suo sorteggio
in diretta, a disposizione dei telegiornali. Svanito ormai dietro l'orizzonte
il faccia a faccia tra Berlusconi e Veltroni (anche se Sky scrive al garante per chiedere lumi su un
possibile estremo tentativo) la polemica si è accesa sull'ordine di
intervento dei due leader a Porta a Porta e a Matrix. All'attacco è partito il
Pd, contestando l'"ultima parola" che Porta a Porta ha concesso
giovedì 10 aprile su RaiUno al Cavaliere, che già parlerà per ultimo su Raitre
e a La 7. "Non è possibile - è stato il commento - che a Berlusconi siano assicurate solo posizioni di
vantaggio". Il riferimento era anche al fatto che il leader Pdl aveva
annunciato che sarà lui a parlare per primo nella doppia intervista di Matrix
che chiuderà la campagna elettorale su Canale 5 venerdì in seconda serata. Per
il Pd: "Così Berlusconi parlerebbe in una fascia
di ascolto migliore. E poi stupisce che il cavaliere sappia quando parlerà
ancor prima che la serata venga organizzata". I sospetti del Pd ottengono
ascolto e immediate repliche. La Rai fa presente che l'ultima intervista da
leader che Berlusconi farà su RaiTre è prevista dal
regolamento della par condicio. Porta a Porta invece reagisce anche con un
pizzico di ironia. "Il 20 marzo si è proceduto a due sorteggi presso lo
studio di un notaio - spiega la redazione di Bruno Vespa - alla presenza del
produttore esecutivo di Porta a Porta e di un avvocato dell'ufficio legale
della Rai. Il primo sorteggio ha stabilito lunedì 7 aprile toccasse a
Bertinotti e domani a Casini. Il secondo sorteggio ha assegnato a Veltroni la trasmissione di mercoledì e a Berlusconi
quella di giovedì. L'esito del sorteggio è stato comunicato subito a tutti gli interessati.
Anche alla fine della campagna elettorale del 2001 tra Berlusconi
e Rutelli l'ultima parola toccò per sorteggio al Cavaliere che - conclude la
nota della redazione - come è noto, è uomo piuttosto fortunato". Sorteggio
- e vedremo chi sarà fortunato - anche a Matrix. Mediaset assicura di non aver
ancora deciso l'ordine degli interventi dei due leader. Anche perché Mentana
coltiva ancora la speranza di trasformare le interviste in un faccia a faccia,
che Veltroni conferma di essere disponibile a fare.
Anche qui sorteggio. Stamattina, nello studio di un notaio alla presenza delle
telecamere. Con filmato a disposizione dei tg e quelli Mediaset che certamente
lo trasmetteranno. Mentre Berlusconi assicurava di non
aver mai parlato di apparire prima o dopo Veltroni, il
leader Pd in serata si mostrava indifferente al risultato dei sorteggi:
"Mi sono trovato in Tribuna politica a parlare in un orario diverso e meno
favorevole, eppure gli indici di ascolto sono andati meglio per noi che per i
nostri avversari", il suo commento. Intanto la serata finale (venerdì)
delle tribune politiche Rai rischia di durare la metà dell'ora e mezzo
prevista. Dopo Berlusconi, Veltroni
e Casini, anche Bertinotti e Santanchè meditano di disertarla. "Speriamo
che Vespa non debba fare Biancaneve con i sette nani", scherza il ministro
Paolo Gentiloni, riferendosi al peso politico dei partiti che parteciperanno.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - Nel caso ci
fosse un pareggio tra Pd e Pdl "occorrerà un governo istituzionale, che
però nulla abbia a che vedere con gli inciuci. Pd e Pdl non si possono
aspettare che l'Udc si aggiunga a uno di loro. In quel caso sarà il capo dello
Stato a decidere chi ricoprirà il ruolo di presidente del Consiglio e potrebbe
anche non essere un politico". Insomma Pier Ferdinando Casini conferma il
ruolo di "sentinella" dell'Unione di centro contro eventuali inciuci.
E se si dovesse arrivare a un esecutivo di larghe intese
esclude che a guidarlo possa essere Walter Veltroni o Silvio Berlusconi. E dice: "Potremmo essere determinanti per il governo del
Paese", perchè se non ci sarà "autosufficienza" di Pd o Pdl,
"si potrà creare un governo di larga coalizione di cui nè Veltroni nè Berlusconi siano membri. Devono tirarsi fuori. Quindi non è affatto detto
che l'Udc non parteciperà al governo". Insomma, spiega il candidato
premier dell'Unione di centro: "Siamo disposti a fare la nostra parte
nell'ipotesi di una grande coalizione simile a quella tedesca e quindi diversa
dal Veltrusconi". E conferma che anche se il Cavaliere cerca di
"recuperarmi, che io mi faccia recuperare è impossibile". Quindi
attacca Pd e Pdl sulle promesse elettorali: "È giusto abbassare le tasse
ma basta promesse elettorali, la gente è stanca di queste promesse impossibili".
E a tarda sera, parlando vicino Brescia, il leader dell'Udc dice di puntare a
"un risultato a due cifre" per il suo partito, e si dice favorevole
al voto amministrativo dopo cinque anni per gli extracomunitari onesti,
"ma pugno di ferro per i clandestini".
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PIERO CACCIARELLI
La principale imposta su case e uffici, che genera circa 10 miliardi di gettito
per gli 8 mila Comuni italiani ed è anche il balzello più detestato dagli
italiani, ossia l'Ici, è al centro dei programmi fiscali dei maggiori schieramenti
che ambiscono a vincere le prossime elezioni. Ripetendo una promessa già fatta
nella precedente competizione, che però non aveva completamente convinto il
popolo dei votanti, Berlusconi ha preso il solenne impegno di abolire del tutto il tributo sulle
abitazioni principali, quelle in cui risiedono le famiglie. Il partito di Veltroni risponde per le rime, ricordando che con l'ultima Finanziaria
l'esecutivo presieduto da Prodi ha già ridotto il carico sulla prima casa,
portando da
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Per sminuire le sparate di Bossi, che minaccia di "imbracciare il
fucile contro le carogne romane", Berlusconi gli
dà del malato di mente. Esorta a lasciarlo perdere perché "le condizioni
di salute sono quelle che sono". Non è lucido. "Ha avuto quel che ha
avuto, e si esprime per slogan...". Va compatito. Poi smentisce di averlo
detto dopo che Veltroni, fulmineo, gli fa notare:
"E' la giustificazione umanamente peggiore". Il Senatùr più di tanto
non se la prende, "chi dice che non stai bene ti allunga la vita",
ridacchia. Solo il fido Speroni reagisce offeso ("Dichiarazioni
inopportune, Bossi è in ottima salute"). C'è stato un vortice di
telefonate, Berlusconi con Calderoli, Bonaiuti con
mezza Lega. Parola d'ordine è sdrammatizzare. "Tutto s'è chiarito in un
attimo", garantisce il Portavoce. Mancano pochi giorni al voto, per
litigare sarebbe il momento peggiore. Semmai ci sarà tempo dopo, specie in caso
di vittoria. Bossi da tempo va dicendo che sarebbe pronto a fare il ministro delle
Riforme. Non per scaldare la poltrona, ma perché "ho moltissime idee che
sarebbe bene realizzare". Una su tutte: il federalismo fiscale "da
portare a casa prima dell'estate". L'idea di averlo ministro non
entusiasma però il Cavaliere. Smentisce di averne discusso con Tremonti,
Calderoli o chicchessia: "A me non ha mai chiesto niente nessuno".
Prima vuole pensarci, capire bene. Le riforme saranno lo snodo della prossima
legislatura, il crocevia obbligato. Bossi con la spingarda al semaforo potrebbe
creare ingorghi. E poi, se vuol fare il ministro deve moderare i termini.
Specie quando parla di Roma e dei romani. Da una parte Berlusconi
giustifica l'alleato ("Per lui imbracciare i fucili vuol dire fare una
battaglia forte"), dall'altra storce la bocca ("Questa frase poteva
risparmiarsela"). Bossi alza le spalle, "quando parlo di canaglia
romana parlo del Palazzo che tiene schiavi gli stessi abitanti di Roma", e
poi "fare il ministro è il mio ultimo pensiero, se me lo chiedono lo
faccio", è a loro che conviene tenermi buono. Altro che fuori-di-testa:
"Sto benissimo". Tutti i matti lo dicono, ma nel suo caso c'è del
metodo: "Il richiamo ai fucili era solo per attirare l'attenzione della
gente. Ora gli italiani sanno che sulle schede è molto facile sbagliare...".
Va al Tg3, getta acqua sul fuoco. Caso chiuso? C'è da scommettere, lo rifarà.
Lega e Pdl sono apparentati sulla scheda, ma si contendono i voti. Ogni volta
che Bossi alza i toni, ne ruba qualcuno al socio di Arcore. I sondaggi non si
dicono ma si fanno, e l'aria nel centro-destra è di un Carroccio da corsa, mai
così rampante. Guarda caso, l'intera campagna elettorale è stata punteggiata da
battute e battutine di Bossi sul conto di Berlusconi.
Il caro Umberto non gliene passa una. La gag sulla precaria che dovrebbe
sposare un Piersilvio: "Non si scherza su queste cose". L'apertura al
voto degli immigrati: "E' troppo, è troppo... In certi momenti fa davvero
arrabbiare". Il no di Berlusconi al
duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io ci andrei. E' contrario perché un
po' di stupidaggini le ha dette, e in televisione verrebbero moltiplicate, sono
cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia:
"Ho forti dubbi che esista". Uno stillicidio di
"distinguo", da far rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che
conviene, pure lui evoca "i fucili siciliani", però "caricati a
salve". Berlusconi non si scompone. Finge di
ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio ovunque si adegua, se
va a Piacenza vuol piacere, se va a Lodi vuol lodare, se va a Bari vuol barare,
se va a Chiavari...". Si augura che, chiuse le urne, Bossi si plachi. Fa
gli scongiuri: "Mai nessuno è stato così leale nei 5 anni di
governo". E comunque, il problema si porrà dopo il 14 aprile. Per ora, l'unica
cosa che conta è fare bottino.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sul Giornale di oggi
è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in
gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier
turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia
è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e
considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un
crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica
la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al
mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi,
ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità
tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono
principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le
popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole
della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli
islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan,
che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole
civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il
comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia
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questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet
Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista,
amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona
un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi,
in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui
inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come
l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino
che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici,
atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura.
Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto
Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe
auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti
della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno
smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa
eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva,
mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono
d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi
giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi
rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la
richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché
non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio
è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché
l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche
suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo
non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando
questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di
ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche
il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è
lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i
principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le
questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi
spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe
considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al
traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E
invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che
finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in
Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare.
Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese,
che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di
droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno
riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi
viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di
merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto,
paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non
devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra
serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente
alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi
anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei
gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 122 ) " (6 voti, il voto
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia
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Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in
campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in
Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a
conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che
ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che
recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio"
e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato
l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di
colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è
stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al
suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia
"L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue
prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale,
contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright
sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui?
E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa
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questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia
Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro.
Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv
senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano
giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero
degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno
e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà
che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E'
questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 )
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articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 Berlusconi frena
su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di Fabrizio De Feo Il leader
del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è
stata solo una boutade strumentalizzata". E su Veltroni:
"Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma - La tregua
è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza
in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così che, a
cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo
tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna verso il suo
antagonista, bollandolo come "una delusione". "La credibilità di
Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le
cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice
il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni
- sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione
impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra
della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci
lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha
cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle promesse, che è
miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è trasformato in
realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto
che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del
peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura
giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta
dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia.
"Inizialmente c'era un rapporto da “volemose bene”: “Vogliamo fare un
governo insieme? Che problema c'è...”. Poi Veltroni ha
cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100
anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i socialdemocratici tedeschi
volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la vita. Ma la campagna
elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne".
Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni
che non sia una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare
generazione per vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo
crescendo di critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più
extracomunitari con conseguente aumento della criminalità. Significa avere Di
Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. E
significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa
nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il
Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il
governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non
abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella
metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par
condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è
stato possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà,
i giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto
Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro.
"Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose
vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i
fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una battaglia politica
forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un
rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni
il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del governo". Ma Bossi
farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel
che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla
differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di
scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?"
dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce,
che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità
è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai
avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle
Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché
inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di avere le idee molto chiare
sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che vi siano "quattro
simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che invece sia stato
escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che "evidentemente
c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna anche sull'energia: "Bisogna
riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla realizzazione di una
centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi se la prende anche
con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e ribadisce la necessità
di procedere alla separazione delle carriere. "Il magistrato deve essere
terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono arrivare con il
cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è per la necessità
del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono in nessun modo
superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè, che è una
bella “sberla”, possono avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL 13 APRLE.
IL PD HA CALATO IERI ALTRI DUE ASSI Bonino: entrate anche voi nell'Expo
"Non siate voyeur, sapete benissimo che, su alcuni temi, il senatore Bobba
ed io non la pensiamo nello stesso modo. Ma la nostra
alleanza nel Pd parte da una considerazione di fondo: consentire a Veltroni e non a Berlusconi di governare l'Italia nei prossimi cinque anni". Emma
Bonino si è rivolta così, ieri mattina, nella sede del Pd vercellese ai
giornalisti che erano accorsi per questo succoso incontro ravvicinato tra la
leader del Partito radicale e il fondatore dei Teodem. Fatta la
premessa, Emma Bonino ha toccato tanti altri problemi, dal Tibet ("Il
Dalai Lama, che ho incontrato più volte, non ha mai chiesto il boicottaggio delle
Olimpiadi") a Giuliano Ferrara ("Assurdi ortaggi, uova e barricate,
noi dobbiamo imporci con la forza delle idee". E ha esteso il concetto
anche ai contestatori di Chiamparino e della Bresso sulla Tav), al sollecito
alla Rai perché istituisca, come la Bbc, un Format sui diritti civili. Infine,
un elogio all'evento Guggenheim, "che ha incrementato considerevolmente il
turismo nella vostra provincia". Al termine della conferenza stampa, Emma
Bonino ha incontrato, nella veste di ministro per il commercio estero e le
politiche europee, piccoli imprenditori, operatori turistici e cittadini alla
sede di Confesercenti. Turismo e piccola impresa i temi principali. Il ministro
ha mostrato ottima conoscenza del territorio, apprezzata anche dal direttore
Ascom Nando Lombardi: "La provincia tiene, ha un buon export, ma è
necessario diversificare: non rivolgetevi solo in Europa e America, ma scoprite
nuovi mercati come Medio Oriente, ex Russia, Egitto, India". Buone
possibilità anche per sfruttare l'Expo del 2015: "Milano non può reggere
da sola per sei mesi, tutto il nord-ovest deve essere coinvolto, e Vercelli può
entrarci tranquillamente". In serata, Bobba (con gli altri candidati
locali del Pd: Ranghino, Donetti e Verri) e il consigliere regionale Alessandro
Bizjak hanno ospitato al ristorante "Cavalli e Stalloni" la
presidente della Regione Bresso. E l'affluenza del pubblico è stata imponente.
Ha detto il governatore del Piemonte: "Sono venuta a fare la mia quota di
campagna elettorale. Abbiamo bisogno di un governo coraggioso che affronti le
sfide, non facili, del futuro. Veltroni è in grado di
dare la sterzata che tutti auspichiamo appunto perché ha coraggio. Cambiare le
cose non è facile, ma possibile. E Veltroni può
davvero cambiare, in meglio, il nostro Paese". Nel suo tour valsesiano di
domenica, a Borgosesia, Grignasco e Gattinara, Piero Fassino aveva detto che
"in quest'ultima settimana bisogna convincere gli indecisi. Ognuno di noi
deve cercare di parlare con il maggior numero possibile di persone e spiegare che
noi siamo diversi da loro". E aveva aggiunto: "Il passaggio da 39 ai
5 partiti che andranno in Parlamento è merito nostro. Siamo stati noi che,
unendoci in un unico gruppo, abbiamo dato il la. In questa campagna elettorale
la destra ci ha sempre seguito a ruota nelle nostre proposte. Servizio di
Enrico De Maria, Giuseppe Orrù e Gloria Pozzo.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant La
bicicletta alberto piccinini "Hanno voluto la bicicletta,
pedalino..." sfotte Bertinotti a Porta a Porta, commentando la polemica in
corso sulle schede elettorali. La metafora è molto vintage, perfetta per un gran
tifoso di Coppi. "A Prodi regalerei una bicicletta - aveva già detto l'ex
presidente della Camera in una puntata recente di Domenica in - per potergli
dire scherzosamente hai voluto la bicicletta? E mo' pedala". Qualche
maligno avrebbe detto: "E mo' ti buco una ruota". Ma queste sono
vecchie storie. A occhio e croce fu il milanese (e sbrigativo) Craxi a
introdurre la metafora ciclistica nel lessico politico. Era il 1987: "Come
dite voi a Roma? Noi a Milano diciamo: 'Hai voluto la bicicletta, e adesso pedala'".
Commentava il tentativo di rimanere a galla del governo Goria. Il bello è che
Goria rispose: "Su chi ha voluto la bicicletta ci sarebbe da discutere. Me
la sono trovata e cerco di usarla bene". Comunque cadde cinque mesi dopo. Nel 1996 Veltroni andò al congresso della Cgil da vicepresidente del consiglio.
Incontrò la moglie di Lama e sospirò: "Abbiamo voluto la bicicletta, ora
dobbiamo pedalare". Richiesto di un parere sul referendum sull'articolo
18. Berlusconi citò direttamente Craxi: "Come si dice a Milano, la
sinistra ha voluto la bicicletta, ora pedali". Di Mauro Paissan,
infine, un curioso appello ai direttori dei tg ai tempi in cui era
vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: "Se avete ricercato e
voluto la bicicletta, cioè la direzione delle testate, dovevate sapere che
questo implica dei doveri". Tipo pedalare?.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista La doppia
violenza del "voto utile" Intervista a Maria Luisa Boccia, candidata
alla camera per La Sinistra-L'Arcobaleno. La posta in gioco di una campagna
elettorale rarefatta: l'assetto del sistema politico, l'idea di democrazia, il
senso della politica Ida Dominijanni E' stata una strana campagna elettorale.
Toni bassi e argomenti felpati, fino alla noia. Come se non ci fosse posta in
gioco, o se tutti i contrasti fossero componibili con un po' di buona
volontà...Per te che stavolta corri per la Camera, è la terza campagna
elettorale, dopo quella del '94 nei Progressisti, e quella del 2006 come
indipendente nel Prc-Se che ti ha eletto al Senato. Come la stai vivendo? Più
che noiosa, la definirei inafferrabile. La fai sul territorio, ma hai
l'impressione che non abbia presa. Nel '94 - le prime elezioni con
l'uninominale - il territorio era tutto, e dentro c'era tutto: partiti,
società, gli stessi media. Stavolta il rapporto col territorio è come vanificato:
la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i
due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi.
D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in
gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del
sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e
della politica. C'è in ballo la ricostruzione dei partiti - tutti:
Sinistra Arcobaleno, Pd, Pdl, Destra, Rosa per l'Italia, Udc - nati sulle
ceneri del bipolarismo. C'è in ballo la consistenza, il significato, il ruolo
della sinistra politica, e il suo rapporto con un partito che ormai si
autodefinisce di centro come il Pd. C'è in ballo la concezione della
democrazia: sotto la litania del "voto utile" c'è l'idea che il
parlamento e la rappresentanza sono inutili. C'è in ballo la divisione sempre
più visibile fra modi diversi e sempre più divaricati di intendere la politica
e di affrontare la crisi della politica. E non ultimo, c'è in ballo il modo in
cui questa trasformazione ridisegnerà il rapporto fra il sistema politico
nazionale, le istituzioni locali e le reti territoriali. Per la Sinistra è una
campagna elettorale in salita, fra il ricatto del "voto utile" e
l'astensione, che stavolta meno di altre è riducibile a disaffezione o rigetto
antipolitico, ma si presenta almeno in parte con motivazioni politiche
consistenti. La campagna per il "voto utile" non è solo ricattatoria:
è violenta. Primo, perché punta direttamente alla cancellazione della sinistra:
la Sinistra non deve più esistere, deve svanire nella mutazione antropologica
decisa e attuata dal Pd - una vera e propria resa dei conti a vent'anni
dall'89, con tutto o quasi il sistema del media al suo servizio. Secondo,
perché mentre si presenta come l'unica scelta possibile contro Berlusconi, in realtà lo legittima come unico interlocutore
della riforma costituzionale, se non del governo. Quando Anna Finocchiaro dice
"votate o per il Pd o per Berlusconi", fa
esattamente questo. Altro che pragmatismo dell'utilità, qui c'è una posizione
strategica condivisa fra Pd e Pdl. Ciò detto, "voto utile" e
astensione agiscono a tenaglia e finiscono con l'avere lo stesso bersaglio: la
delegittimazione di una sinistra politica con funzioni di rappresentanza.
Insomma: o sei funzionale al governo, e voti Pd; oppure sei contro e stai nel
sociale, nel luogo materiale del rapporto e del conflitto sociale, perché avere
un ruolo nel sistema politico non ha senso. Questa tenaglia va smontata. Io
penso che questa storia del "voto utile" sia una torsione decisiva
verso una concezione della politica che si riassume in tre parole: un voto, una
delega, un leader. E penso che questa semplificazione della politica non faccia
affatto spazio all'espansione delle pratiche politiche nel sociale (della
"politica prima", per dirla nel lessico femminista): al contrario, le
si ritorce contro, perché le istituzioni rappresentative restano comunque sedi
di decisione e di legittimazione. Nella riduzione e nell'alterazione della
democrazia non c'è niente da guadagnare dal punto di vista di un'altra politica
- e infatti a me pare che al degrado attuale della politica
"ufficiale" faccia riscontro non una maggiore autonomia, ma una
maggiore frammentazione della politica dei movimenti. Però non sempre a un
vuoto da una parte corrisponde subito un pieno dall'altra...i vuoti sono vuoti.
E lo svuotamento della politica "ufficiale" può essere necessario per
aprire uno spazio di ripensamento radicale della politica. O no? Non la vedo
così, perché lo svuotamento non comincia ora, è andato di pari passo con la
transizione italiana. Dunque i tempi sono già maturi per un bilancio di quello
che lo svuotamento produce. In più, io ho sempre pensato che la politica
"sorgiva" debba attraversare tutta intera la verticalità della politica,
dunque anche la dimensione della rappresentanza. Lo penso anche per la politica
della differenza sessuale. Naturalmente, reinventando i nessi fra materiale,
simbolico, immaginario, e fra auto-rappresentazione e rappresentanza. La
costruzione della Sinistra-L'Arcobaleno non procede speditamente. In questi due
anni, con altre hai provato a far interagire una pratica femminista con il
lavoro parlamentare e con la costruzione del nuovo partito. Che bilancio fai di
questa esperienza? Il processo di costruzione del nuovo soggetto politico della
sinistra è partito e non credo sia reversibile, quale che sia il risultato
elettorale. Certo, ci sono difficoltà e inadeguatezze: non sul piano del
programma, ma su quello - decisivo per la mobilitazione - della ricostruzione
del profilo politico, dell'identità, del senso. Nel rapporto con l'elettorato
femminile, più esigente in fatto di linguaggio e rappresentazione, questa
inadeguatezza risalta di più. Risalta anche un limite del percorso femminista
che abbiamo fatto fin qui nella Sinistra e in parlamento: il conflitto con la
politica maschile richiederebbe forme di espressione più mature, più alte, meno
rivendicative e più autorevoli. In un libro del coordinamento delle
parlamentari del Prc-Se appena pubblicato, La differenza in gioco in un gioco
troppo breve, diamo conto di questi due anni brevi ma densi, fra guadagni e
scacchi, luci e ombre, esponendoci al giudizio e al contributo di altre. Quello
che io penso è che ci manchi una messa a fuoco lucida dello stato del
femminismo oggi. In quest'ultimo anno la geografia del femminismo è cambiata,
fra manifestazioni, neo-separatismo, politiche dell'identità: su tutto questo
c'è stato incontro e scontro fra anime e generazioni diverse del movimento, ma
poca analisi. Personalmente ne patisco: sento che in questa campagna elettorale
mi manca la forza che altre volte mi è venuta dalla lettura della società
femminile, che illumina sempre la lettura della società nel suo insieme.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Gli
spari sopra Luca Fazio Leggiamo e sottoscriviamo il disperato appello di Pietro
Citati sulla prima pagina de la Repubblica: "L'assassinio del punto e
virgola è molto più grave dell'assassinio di padri, madri, figli, figlie,
mariti, mogli, cognati, di cui parlano con infinita voluttà i nostri
telegiornali". Stando così le cose è curioso che il giornale di Veltroni apra con una frase nemmeno troppo sgrammaticata di
Bossi, quello delle pallottole che prima dell'euro costavano un300 lire, sempre
lui: "Pronti a prendere i fucili". Considerato il male che sarebbe
ancora capace di fare alla lingua italiana, forse il quotidiano di Ezio Mauro
teme che il leader della Lega abbia deciso di prendere di mira anche il punto e
virgola? No, la questione è molto meno seria, si tratta solo dell'inizio
dell'ultima spumeggiante settimana di campagna elettorale, e qualcosa bisognerà
pur scrivere. Gli spari in alto sono per voi. Siccome la volevamo col brivido,
ecco Bossi che bosseggia: "Se necessario per fermare i romani che hanno
stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di
votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili".
Per completare la principale notizia della politica italiana, siamo costretti a sintetizzare anche la vibrante reazione di
Walter Veltroni: "Parole d'odio inaccettabili". E Berlusconi? Oltre a dire il vero ("Bossi sta male"), e tanto per
far infuriare Pietro Citati, il Cavaliere minimizza: "Si tratta solo di
una metafora". Solo? Le metafore sono importanti, e questa fa schifo.
Però, è strano: anche l'Unità, che fa tenerezza solo a guardarla -
"Rimonta storica. Ora si può vincere" - attacca il capo del Pdl per
una questione squisitamente linguistica; Berlusconi -
si indigna Vincenzo Cerami dopo aver letto la lettera che B. ha scritto agli
elettori - difetta nella concordanza tra soggetto e verbo (altro che punto e
virgola e metafore). "Spero, direttore, che lei apprezzerà la mia premura
per la salvaguardia della nostra straordinaria lingua italiana", conclude
Vincenzo Cerami, e non sta affatto scherzando. Allora, grazie. Smorzata l'eco dell'ultima
sparata, i cronisti politici in queste ultime disperate giornate hanno aperto
la caccia agli indecisi. E come si convincono? Intervistando i vips, e sono
dichiarazioni che pesano. Per esempio (tornando su la Repubblica), "E il
papà di Montalbano ci ripensa: niente astensione, voto democratico".
Perché Camilleri ci ha ripensato? "Perché Berlusconi
non conosce neppure l'alfabeto della democrazia". E' l'apologia del voto
utile, più pericolosa di una fucilata: "Il fatto è che quest'uomo inquina
talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero
oppositore". Uno come Mario Monicelli, invece, non si fa costringere da
nessuno. Dice la sua al Corriere della Sera: "Sì a Fausto contro il
Cavaliere. Ma sono più a sinistra". Bene, e giù schiaffoni a Bertinotti:
"Fatico non poco a schierarmi con la Sinistra Arcobaleno...io sono più a
sinistra...fatico a votare per loro". Ce la con "loro" perché
sono quelli che "poi vanno al governo, ci stanno due anni, e invece di
mettere mano al conflitto di interessi di Berlusconi,
preferiscono diventare presidente della Camera e realizzare un quinto delle
promesse fatte in campagna elettorale". Per par condicio, ecco la sparata
di Carlo Ripa di Meana, l'ex verde della gioiosa macchina di occhettiana
memoria: "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro
imperdonabile, ho rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti".
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Certezze di partito
-5 Regalo di studenti ad Amato Il Cavaliere: le donne di destra sono più belle
alle elezioni "Abbiamo tradotto in italiano le Istruzioni per i
seggi" Sorrisi ironici bipartisan accolgono l'ultima battuta berlusconica
sulle donne: "Certamente a destra sono più belle" (magari pensando a
Mara Carfagna, nella foto). "Quando lo incontro al ristorante mi dice il
contrario, ma che vuoi farci, è un piacione, un playboy vecchio stile"
dice Alba Parietti. Che non ha apprezzato nemmeno Veltroni che si è vantato di non aver candidato donne della tv: "Io
che faccio politica da quando ho 14 anni mi sono sentita offesa". "Berlusconi fa il galante perché è un uomo di altri tempi, ma noi donne non
ce la prendiamo, ormai abbiamo un'altra marcia", fa eco a sorpresa da Fi
la new entry Beatrice Lorenzin. E Giorgia Meloni, An, già vicepresidente
della Camera: "E' solo una battuta, non ricamiamoci su. Lui è fatto così.
Ma se vogliamo parlarne seriamente, anche i media hanno le loro
responsabilità". Non ci resta che la par condicio anche all'elezione di
Miss Italia.Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha trovato ieri sulla sua
scrivania un omaggio particolare: la traduzione "in italiano" del
manuale di istruzioni destinato ai presidenti ed agli scrutatori dei seggi
elettorali. Il problema è che il prezioso vademecum in vigore dal 1946, non
utilizza l'italiano più comune, bensì un linguaggio burocratico e tecnico,
aulico fino all'eccesso. Inoltre, le informazioni su uno stesso argomento sono
disseminate in diverse parti del testo, a volte dove nessuna persona
ragionevole le cercherebbe. E, infine, manca qualsiasi aiuto per la
consultazione (titoletti laterali, indice analitico). Così, gli studenti della
laurea specialistica in Comunicazione istituzionale dell'Università di Padova
sotto la guida del loro professore, Michele Cortelazzo, hanno provato a dare
ordine al testo, a usare parole più comuni: a farne davvero un manuale di
istruzioni e non un mini-trattato di diritto amministrativo.
( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Pd e Pdl alla conquista dei voti (e degli
indecisi) dell'ultima ora Posted By vasco_pirri_ardizzone On 8/4/2008 @ 9:59 In
Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Ultimi giorni, anzi ultime ore di
campagna elettorale. I due leader maggiori, [1] Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni, affilano le armi per i
comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a
Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì
a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno
tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia. Dal quartier generale
democratico la parola d'ordine è "incollatura", a cui dovrebbe
seguire il sorpasso. Magari da effettuare proprio nel fine settimana di tregua,
con un convincimento che dovrà essere porta a porta. E così nei prossimi giorni
i toni sfumati e buonisti di Veltroni è probabile che
lasceranno il passo più di un big dei Democratici ha consigliato a Walter di
alzare la voce per chiamare alle urne tante persone di sinistra che potrebbero
altrimenti astenersi - alle bordate verso il competitor (Veltroni
non nomina mai Berlusconi) della parte opposta. C'è
poi un ultimo tassello, quello del web. In questo contesto, in cui dal Loft si
ritengono già in vantaggio, vogliono provare a ricercare altri voti. E così Veltroni e Franceschini hanno affidato a [3] Mario Adinolfi
- bandiera dei blogger e [4] candidato alla Camera per il Pd - l'ultima
settimana di mobilitazione sul web: fino all'alba di lunedì Adinolfi ha
inchiodato a una videochat su [5] Democratica Tv il [6] vicesegretario del
partito, mentre sul sito del circolo [7] Pd Obama i vari candidati hanno varato
una staffetta "always on" per stare perennemente on line con i
militanti. Il tutto con [8] YouTube che spara la colonna sonora di Ligabue del
"giorno dei giorni", per un 14 aprile da "lacrime e brividi"
e con il blog di Adinolfi che rivela a Panorama.it lo slogan per il web di
questi ultimi giorni: "Facciamo l'amore con l'Italia, ragazzi". Da
palazzo Grazioli filtra una strategia berlusconiana, che alcuni potrebbero
ribattezzare del "citofono". Ovvero, quella che prevede il candidato
premier del Pdl spalmato un po' dappertutto sui media: fino, appunto, a suonare
i citofoni dei cittadini per ribadire il proprio programma. Questa settimana il
Cavaliere, pur continuando ad andare in giro nelle regioni considerate a
rischio, riuscirà in maniera quasi ubiqua ad essere in tv a Matrix, a Porta a
Porta, a Sky, a Omnibus e forse anche a Otto e mezzo. E pure in radio a Radio
Anch'io. Quanto ad una sortita ad effetto come quella che Berlusconi
ebbe nell'ultimo dibattito di fronte a Romano Prodi due anni fa promettendo
l'abolizione dell'Ici, le persone a lui più vicine sono chiare: "Berlusconi è imprevedibile, potrebbe anche avere un asso
nella manica".
( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi: "Con
Bossi nessun contrasto, tutto inventato" Posted By redazione On 8/4/2008 @
10:49 In Headlines | No Comments Ieri ne ha praticamente "tolto" uno
([1] Umberto Bossi, che in realtà ha negato di aver chiesto poltrone), oggi ne
ha messi due. Per accelerare, Silvio Berlusconi sta
già costruendo la squadra del suo eventuale governo, in caso di vittoria alle
elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Dopo Giulio Tremonti (dato per certo
all'Economia), dentro anche Stefania Prestigiacomo, l'ex responsabile del
dicastero delle Pari Opportunità: "Tra le quattro signore che parteciperanno
al futuro governo ci sarà Stefania Prestigiacomo" assicura il Cavaliere,
dai microfoni di [2] SkyTg24-Pomeriggio, escludendo però che ci sarà una donna
agli Interni e agli Esteri. Un Cavaliere fiducioso di trovare la vittoria alle
urne, meno invece sulle riforme bipartisan, in collaborazione con il Partito
democratico, dopo il voto: "In Parlamento si batteranno contro le nostre
riforme". Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico,
Walter Veltroni: "Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi
d'artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere
quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare
Prodi". A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici
intercorsi durante l'esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra
Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi
risponde: "Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni
Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi
assolutamente volgari". Ribadendo che il Pd ha "copiato il 60% del
programma", Berlusconi chiede
"coerenza", ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile:
"Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche
dell'architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro. saranno
i comunisti di sempre, ci metto la firma". Puntualizzando di "non
aver mai detto che Bossi è malato", Berlusconi fa
poi sapere che le polemiche con il leader del Carroccio "sono un contrasto
inventato, è una invenzione al giorno che viene dai giornali di sinistra".
Il presidente azzurro punta il dito soprattutto contro la Repubblica, rea di
"fare a gara con l'Unità per disinformare". Quanto alle affermazioni
del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di "imbracciare i fucili"
il Cavaliere parla di "metafora bossiana", ovvero "fare una
battaglia decisa". Il Cavaliere ribadisce anche il suo pensiero sulle
donne del centrodestra, "più belle" di quelle candidate nello
schieramento avversario. "La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto
riguarda le donne. Le nostre sono anche iperlaureate".
( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Duelli e sorteggi: a
Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi Posted By redazione On 8/4/2008 @ 13:04 In Headlines | No
Comments Il leader del Pd aprirà la puntata della trasmissione in programma
venerdì. Poi in onda Berlusconi Sarà l'intervista di Walter Veltroni ad aprire
la puntata di venerdì 11 di [1] Matrix, che per l'occasione andrà in onda in
prima serata su Canale 5. Subito dopo, sarà trasmessa l'intervista al
leader del Pdl, Silvio Berlusconi. È quanto ha
stabilito il sorteggio, che doveva decidere l'ordine di messa in onda degli
interventi dei due candidati premier nella trasmissione di Enrico Mentana. Il
sorteggio è avvenuto sotto lo sguardo vigile di due notai e a telecamere
accese. L'estrazione ha deciso inoltre che sarà il candidato premier del
Partito socialista, Enrico Boselli, ad aprire martedì sera la puntata
dell'approfondimento della trasmissione di Enrico Mentana, seguito da Fausto
Bertinotti della "Sinistra-Arcobaleno"; mentre mercoledì sera
toccherà al leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, e poi alla candidata della
Destra, Daniela Santanchè. Il sorteggio chiude in sostanza la [2] polemica
aperta da una nota del Pd, con la quale il partito di Veltroni
chiedeva che a Berlusconi non fossero concessi
vantaggi in tv. A suscitare la presa di posizione del partito era stato il
fatto che il Cavaliere avesse "annunciato sulle agenzie di stampa che
aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti,
prima ancora che questa venga organizzata".
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NOTE E NOSTALGIA
VERSO IL VOTO Cena a Palazzo Chigi tra ricordi e chitarra: mi hanno fregato
poteri forti e sinistra Prodi, addio cantando Dylan "Ricordo quando Joan
Baez cantò ai funerali di Bob Kennedy: avevo 29 anni" IL PROFESSORE LASCIA
A ruota libera Per la prima volta il premier racconta i giorni che hanno
portato alla sua caduta Da settimane e settimane Romano Prodi sublimava la sua
delusione nel silenzio e anche l'ennesima giornata appartata si stava spegnendo
senza patos. E invece, poco prima di mezzanotte, il Professore chiese al suo
portavoce: "Dai Silvio, ce la fai "Blowin' in the wind"?".
Proprio così. Finita la cena, al piano nobile di palazzo Chigi, Prodi si è
allentato il nodo della cravatta e in uno slancio di ritrovato buonumore, ha
chiesto a Silvio Sircana di strimpellare la celebre canzone di Bob Dylan.
Sircana, che è un virtuoso della chitarra, ha tirato fuori lo strumento dal suo
nascondiglio, ha saggiato le corde ed è partito: "How many roads must a
man walk down...". Il Professore prima ha socchiuso le palpebre, poi si è
messo a cantare pure lui: "How many times must a man look up...", per
quanto tempo un uomo deve guardare in alto prima che riesca vedere il cielo?
Finito Dylan, il chitarrista ha proposto "We shall overcome", il
Professore ha annuito e alla fine ha raccontato: "Mi ricordo benissimo,
questa canzone Joan Baez la cantò ai funerali di Bob Kennedy, funerali persino
più commoventi di quelli del fratello. Avevo 29 anni...". Una sequenza da
film sentimentale. Un presidente del Consiglio ormai fuori dalla mischia che
nel cuore della notte si mette a intonare le canzoni della sua giovinezza è una
scena che ha finito per toccare i ragazzi dell'Ufficio Stampa, che quella sera
erano stati convocati da Prodi per un saluto finale. Qualcuno di loro guardava
il soffitto per non commuoversi; qualcun altro era divertito e canticchiava;
qualcun altro intuiva che stava per aprirsi una serata speciale. E così è
stato. Protetto dalle mura amiche, alcuni giorni fa Prodi ha finalmente
raccontato la sua versione dei fatti sulla caduta del governo. Certo, in
pubblico finora si è ben guardato dal lanciare accuse e tantomeno si è prodotto
in quel "grande sfogo" tanto atteso dai giornali. Prodi ci tiene
troppo a non rinverdire la fama del rancoroso ed è riuscito a resistere alla
tentazione di replicare alle quotidiane accuse di Silvio Berlusconi,
ma anche di ricordare i misconosciuti meriti del suo governo. Ma l'altra sera
Prodi ha risposto senza rete alle domande dei ragazzi che nei 23 mesi
precedenti avevano cercato di "fronteggiare" giornali e tv. Uno di
loro ha chiesto: "Presidente, hai mai capito come mai i giornali
"padronali" ti hanno osteggiato dal primo all'ultimo giorno?".
Prodi ha sorriso: "Sai, me lo sono chiesto tante volte e alla fine ho
trovato la risposta. Io ho vinto per due volte le elezioni, ma se sono riuscito
a governare soltanto per 5 anni scarsi, questo mica è un caso. L'atteggiamento
ostile dei giornali e dei loro proprietari si spiega così: io ero un'anomalia
che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là e alla
fine sono stato espulso!". Parole dure, amare di un professore orgoglioso,
che ha provato a non rinunciare alla sua indipendenza rispetto ai poteri forti.
Il mondo delle imprese. Gli Stati Uniti di Bush. Ma anche la Santa Romana
Chiesa di Camillo Ruini: "Che paradosso, proprio io, che ho sempre avuto
un rapporto così intenso e profondo con quel mondo...". E il suo pensiero
va ad un passaggio che ha finito per restare cancellato nel racconto della
crisi di governo. Era il 24 gennaio e la giornata - conclusa con la caduta
dell'esecutivo - si aprì con una nota ufficiale del governo di smentita al
presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, sulla visita del Papa alla Sapienza.
Uno scambio duro, uno dei più aspri nella storia recente tra la Chiesa e un
governo italiano. Certo, Prodi vanta fior d'amicizie tra i bancheri. Certo,
l'autocritica è un genere sconosciuto al Professore e semmai la sua capacità
analitica diventa penetrante nell'individuare i nemici. Tutti immaginano che
Prodi ce l'abbia con Clemente Mastella, ma il Professore stupisce la tavolata:
"Lui ha tradito, non c'è dubbio. E il modo in cui l'ha fatto dimostra
mancanza di senso dello Stato: pensate l'ho cercato per due giorni, io avevo
bisogno di fare almeno il cambio delle consegne al ministero di Giustizia. Ho
chiesto persino a Diego Della Valle di trovarlo. Niente. Lui non aveva fatto
male come ministro, ma la vera responsabilità politica non è stata la sua...".
E di chi è stata? "Di chi ha minato continuamente l'azione del governo, di
chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...". Neppure
tra i suoi, Prodi chiama per nome Fausto Bertinotti ma è a lui che pensa. Il
Professore non ha dimenticato di essere stato paragonato ad un "poeta
morente" e ad un fruitore di "brodini caldi" da colui che era -
e ancora è - la terza carica dello Stato. E tanto gli brucia l'atteggiamento di Rifondazione comunista che Prodi, anche in
privato, promuove Veltroni: "Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli".
E il discreto feeling tra i due è confermato dal comizio in tandem che Prodi,
il leader del Pd e il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, terranno domani in
piazza Maggiore a Bologna. Anche se l'altra sera, il Professore
confessava: "Davvero strano non aver potuto fare campagna
elettorale...". Un Prodi orgogliosamente solitario che racconta di non
aver avuto timore neanche nello sfidare l'opinione del Capo dello Stato durante
la crisi di governo: "Subito dopo aver parlato al Senato, ho ricevuto
molte richieste, a tutti i livelli, per recarmi subito al Quirinale e
dimettermi senza un voto. Ma per la mia dignità e per la dignità della politica
ho tenuto duro sulla procedura più trasparente. Anche perché se avessi
rinunciato al voto, avrei consentito ai Mastella e ai Dini di poter poi dire:
Prodi si è dimesso, ma noi mica avremmo votato contro. La procedura trasparente
ha inchiodato i responsabili e non è un caso che Mastella non sia stato
candidabile da nessuno...". Zampate dell'antica cattiveria. Anche se
venate da una certa malinconia. L'altra sera, oramai era passata mezzanotte, il
Professore si è alzato, si è affacciato dalla finestra, ha visto la piazza
vuota e poi ha chiesto a Sircana: "Fai Sound of Silence?".
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Andrea Romano,
preoccupato del fatto che nel nuovo Parlamento potrebbero non essere presenti
"pezzi del paese reale e delle sue più autentiche culture politiche",
con il rischio che "per la prima volta nelle storia repubblicana non vi sia
alcun deputato di quel Partito socialista che è stato
serenamente sacrificato da veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito
socialista non abbia mai voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di
piccoli partiti, quanto sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal
Partito democratico, al di fuori del Partito del socialismo europeo e senza
alcuna reale considerazione della tradizione socialista italiana. In
questo senso ritengo necessario che noi diciamo con molta chiarezza che uso
faremo dei nostri voti se superemo la soglia del 4%. Non certo un'utilizzazione
solipsistica o parrocchiale. Forti di una affermazione che smentirebbe la
sottovalutazione operata nei nostri confronti dal Pd, riproporremmo al Pd
stesso non la difesa del "piccolo è bello" quanto una prospettiva
unitaria più ambiziosa, la riaffermazione di una "sinistra nuova"
(Riccardo Lombardi), ossia una prospettiva unitaria non contro il socialismo
europeo, bensì col socialismo europeo che sintetizziamo col nome di Zapatero.
Solo l'affermazione del Partito socialista può provocare un processo di questo
genere e può interessare anche alcune aree della Sinistra arcobaleno, quelle
modernamente ambientaliste e quelle che vogliono riconoscersi nel socialismo.
VALDO SPINI Una tradizione da continuare Luca Ricolfi, sulla Stampa di sabato,
ha scritto un fondo illuminante. Ha spiegato che capisce il disagio di chi
esita a votare per i due maggiori partiti (Pd e PdL) per la vaghezza della loro
identità e dei loro programmi. Ha anche osservato che egli stesso voterebbe con
determinazione soltanto se fosse un fascista o un comunista, dal momento che i
due partiti continuatori di queste tradizioni ci sono e sono ben visibili.
Ricolfi ha ragione. Ma esistono altri elettori ancora in grado di votare senza
esitazioni: sono i socialisti. Come i fascisti e i comunisti, anche i
socialisti infatti possono trovare sulla scheda il partito continuatore della
tradizione nella quale si riconoscono, strettamente legato alla famiglia del
socialismo internazionale e al Partito socialista europeo: il Partito
socialista appunto, finalmente unito nel sostenere la candidatura di Boselli.
Sarebbe amaro se l'Italia diventasse l'unico dei 27 Paesi dell'Unione Europea senza
una presenza socialista in Parlamento. Sarebbe ancora più amaro se gli eredi
del fascismo o del comunismo, bocciati dalla storia, avessero in Italia più
spazio dei socialisti. UGO INTINI Gli Angela: chi decide è soltanto il pubblico
Leggo soltanto ora la lettera del 3 aprile del sig. Daniele Orla, che ringrazio
per le parole molto elogiative rivolte a me e ad Alberto. Colgo l'occasione per
precisare alcuni punti che riguardano la nostra attività. Da oltre 15 anni
produciamo (insieme o separatamente) libri, articoli, inserti, cassette, dvd,
per vari editori, come professionisti indipendenti. Nessuno di noi due è
"assunto" alla Rai, ma lavora con contratti di uno o due anni per
realizzare un certo numero di programmi. Se vanno bene si continua, altrimenti
no. Chi decide della qualità e del merito del nostro prodotto (e della nostra
permanenza sugli schermi) è quindi il pubblico. Che ringraziamo. PIERO ANGELA
La protesta della Valle contro Chiamparino Non si può paragonare Giuliano
Ferrara con Sergio Chiamparino. A Bologna un gruppo di sinistri ha impedito a
Giuliano di parlare, e in democrazia tutti hanno il diritto di dire fesserie.
In Val Susa invece il signor sindaco è venuto a imporre lo stesso programma di Berlusconi, ossia la distruzione della valle con il treno ad
alta velocità. Non è venuto in Valle a parlare, ma a imporre quello che per noi
valligiani è un danno, e quindi è giusto che ci siano delle proteste. PIERO
BAROVERO AVIGLIANA (TO) Il generale Speciale senza commento Raramente mi sono
indignato come sabato mattina, leggendo La Stampa. Infatti sono venuto a
scoprire che abbiamo avuto ai vertici della Guarda di Finanza per anni un
generale convinto che "la lotta all'evasione non può essere il pozzo di
San Patrizio dove prendere tutti i soldi che servono allo Stato". Credo
che non ci sia bisogno di alcun commento. ANTONELLO CONTE Alitalia / 1 le colpe
di Prodi Tutti a dare addosso ai sindacati "irresponsabili", che
hanno messo in fuga Air France. Ma definiremo responsabile ed efficiente il
governo che ha perso un anno per fare scappare dalla gara tutti i concorrenti?
Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare
l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha
sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una vergogna nazionale, pari
all'immondizia campana per costi e durata ultradecennale. Fortunatamente
possiamo liberarcene in un amen, o meglio in un De profundis. GIORGIO
POLIGNIERI Alitalia / 2 le colpe di Berlusconi Se
l'Alitalia è giunta a questo punto si può ringraziare Berlusconi
perché in cinque anni di governo non ha fatto niente per risollevarne le sorti,
anzi ne ha aumentato il debito lasciando poi la patata bollente nelle mani di
Prodi che in poco tempo non poteva fare granché. Il perché Berlusconi
non abbia fatto niente o meglio non abbia voluto fare niente è chiaramente
sotto gli occhi di tutti: non poteva certamente inimicarsi la Lega, né
tantomeno la Lombardia, per cui ha solo peggiorato le cose. PIERO MOZZONE
Giustizia divina e giustizia terrena Molte volte ho sentito dire da imputati:
credo nella giustizia. Anch'io credo nella giustizia, nella giustizia divina
naturalmente. Ma in quella terrena... ? Bah! PASQUALE RAMPAZZO.
( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Beppe Del Colle
ELEZIONI: SECONDO I SONDAGGI AUMENTA IL NUMERO DEGLI INDECISI MA OGGI ANDARE A
VOTARE È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI Quello del 13 e 14 aprile sarà un voto utile
perché ci consentirà di capire su quale strada si sta incamminando la
democrazia. Domenica e lunedì 13 e 14 aprile si vota non solo per il rinnovo
del Parlamento, ma anche dei Consigli di otto Province, compresa Roma (più
tutte quelle della Sicilia, meno Ragusa), dei sindaci e dei Consigli di 426
Comuni, e infine dei presidenti e dei Consigli regionali in Friuli-Venezia
Giulia e in Sicilia (sempre che prima non entrino in funzione i
"fucili" minacciati da Bossi per le schede ingannatrici: detto per
scherzo, ovvio). Lunedì sera sarà abbastanza complicato star dietro a tutti i
risultati, dovendo tener conto di situazioni molto diverse fra loro: ad esempio
il voto in Sicilia, dove l'Udc si presenta alleata col Pdl a sostegno dello
stesso candidato alla presidenza della Regione, ma per conto suo per Camera e
Senato come nel resto del Paese. Il facsimile della scheda elettorale per le
elezioni del Senato (foto Ansa). Il risultato che conterà per la valutazione
complessiva dello stato politico della nazione sarà quello per il Parlamento.
Proprio per questo esso sarà un voto "utile", anche se non nel senso
che è stato dato a questo aggettivo durante la campagna elettorale. Sarà un
voto "utile" perché ci consentirà di capire su quale strada si sta
incamminando la democrazia dopo 14 anni di un bipolarismo inquinato dalle
incrostazioni di un passato che sembra non voler morire, visto che ha
moltiplicato in questo periodo il numero dei partiti, fino al conflitto di
proprietà sul simbolo di uno di loro, la Dc, che per mezzo secolo è stata, per
moltissimi italiani, l'emblema stesso del sistema democratico. Gli ultimi
sondaggi danno in aumento gli indecisi, tanto che qualche editorialista si è
chiesto se queste elezioni saranno caratterizzate da un forte astensionismo. Un
fenomeno al quale essi stessi hanno dato qualche appiglio sottolineando
l'eterogeneità delle due formazioni maggiori, il Pdl e il Pd, e il loro
passaggio dalla natura di coalizioni a quella di partiti unici, caratterizzati
da forti leadership personali. Ma perché molti elettori potrebbero non saper
più come votare, dopo che si sono confuse sia nel Pdl sia nel Pd le antiche
appartenenze? Non è, forse, questo l'esito razionale di un'esperienza come
quella del Governo Prodi (due volte, nel 1998 e nel 2008) distrutto dalle
divisioni interne alla sua alleanza? Di fronte a queste pur ragionevoli domande
una sola risposta ci sembra più logica e più necessaria: che si vada comunque a
votare. Perché è un dovere elementare dei cittadini di una democrazia; perché
tutti siamo corresponsabili del destino del Paese; perché non bisogna lasciare
agli altri il compito di decidere anche per noi il nostro futuro di individui e
di comunità; per aiutare i politici a capire fino a che punto è indispensabile
cambiare le regole di un gioco che rischia di rivestire un solo interesse,
quello del potere per il potere. La campagna elettorale ha rivelato soprattutto
una paura, condivisa in modi diversi da Berlusconi (che continua a temere brogli e voti nulli a causa di schede a
suo giudizio malfatte) e Veltroni: che nei prossimi mesi sarà molto difficile governare.
L'economia internazionale attraversa una fase di pre-recessione inquietante e da
noi alcune questioni (l'Alitalia, l'emergenza rifiuti in Campania, il
basso livello di salari, stipendi e pensioni) sono particolarmente ostiche. Per
questo c'è chi pronostica "grandi coalizioni", attribuendone la
nascosta intenzione ai due leader Veltroni e Berlusconi. Più elettori andranno dunque ai seggi, più sarà
chiara la volontà popolare su chi e come dovrà governare nei prossimi cinque
anni.
( da "Famiglia Cristiana" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Guglielmo
Nardocci e Roberto Zichittella POLITICA FACCIA A FACCIA FINALE TRA VELTRONI E BERLUSCONI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI LA SCELTA
WALTER "METTE SU" FAMIGLIA: "È QUESTO IL PAESE IN CUI
CREDO" "Buuuh! Sono migliori le orecchiette con le rape".
Protestano simpaticamente le migliaia di sostenitori baresi quando Walter Veltroni, in una delle sue rarissime gaffe, si lascia andare al ricordo
di quel pranzo a Bologna in casa della famiglia Fontanelli: "Sapori
inauditi", commenta il candidato premier del Pd alla 101ª tappa del suo
Giro d'Italia, fra l'annuncio di una proposta di legge contro il precariato,
l'aumento delle pensioni, l'abolizione dell'Ici, la polizza contro gli
infortuni che gli hanno chiesto le casalinghe della Garbatella. (Foto
Giuliani). E rivela qualche particolare del suo più intimo tour nelle case di
una decina di famiglie italiane che lo hanno invitato a pranzo. Dalla famiglia
del professore a quella del giardiniere, da quella dell'artigiano a quelle
dell'operaio, dell'agricoltore e del piccolo imprenditore. All'inizio qualche
imbarazzo: "Ma poi tanta simpatia", racconta Veltroni
a Famiglia Cristiana, "e la conferma che la famiglia continua a essere
l'unica istituzione che regge tutto, compensa le difficoltà, protegge dalle
avversità, l'unico vero ammortizzatore sociale con i suoi valori, la
solidarietà fra i suoi membri, e oltre i confini della famiglia stessa".
Per esempio? "Per esempio il signor Vitaliano di Caserta, che a soli 17
anni è rimasto vittima di un incidente che lo ha costretto sulla sedia a
rotelle, ma nonostante questo ha adottato un bambino e trova persino il tempo
di fare attività associative. Una grande lezione, simile a quella della
famiglia che fa parte della ruota di solidarietà animata da don Vinicio
Albanesi, che si prende cura dei minori abbandonati, e lo fa in una villa
espropriata alla camorra". Richieste di posti di lavoro o di aiuti in
genere? " No, da nessuno. Ho ascoltato, abbiamo parlato come si fa intorno
a un tavolo nel momento piu importante per la famiglia. Ho notato soprattutto
la loro dignità, il modo e l'eleganza dell'ospitalita. Quel tratto riservato
anche quando ti rendi conto dell'estrema parsimonia, che evoca momenti poco
felici per tutte le famiglie italiane. Nessuno si è lamentato, sono stati molto
belli questi incontri nei quali il vicino preparava la torta e qualcuno
un'altra cosa, e infine tutti insieme con il condominio a parlare dei problemi.
Mi hanno accusato di fare il buonista, quello che scopre cose note, ma io credo
che alla fine hanno ragione quelli che dicono che basta prendere il bus e
vivere la vita di tutti per capire e governare meglio. Roma mi ha cambiato,
governare una citta cambia, perché il contatto con la gente è diretto. Io
imporrei a tutti coloro che vogliono fare politica l'esperienza nei Consigli
comunali. Il segreto è ascoltare, non comiziare: si scoprono tante cose".
La burocrazia soffoca i sentimenti Per esempio? "Per esempio la famiglia
Presenza di Pescara, Bruno e Mariagrazia, ambedue professori, due figlie, la
prima studia fisioterapia e la seconda danza. Nella nostra conversazione le
grandi riforme hanno lasciato il posto a considerazioni diverse, come la
difficoltà di avere un rapporto "intero" con l'alunno, la mancanza
dei valori, la triste piaga degli insegnanti che cambiano sede continuamente,
privando gli alunni di un rapporto continuativo importante. Sono tutte cose
possibili senza ricorrere a un riforma per legislatura". Ma la famiglia è
anche quel nucleo attraverso il quale passano la storia del Paese e i suoi
problemi, anche quelli piu attuali: "Penso a Mirko Lami e sua moglie. Lui
è responsabile della sicurezza nelle acciaierie di Piombino, lei impiegata.
Mirko mi ha detto che il livello di sicurezza negli impianti è buono, ma non è
questo il loro principale problema. Vogliono adottare un figlio, però hanno
problemi immensi con la burocrazia. È vero, lo sappiamo tutti che in Italia la
burocrazia soffoca anche i sentimenti e li frustra, ma Mirko e sua moglie hanno
diritto al loro bambino e noi il dovere di darglielo, senza aspettare che
compia vent'anni". Andare avanti insieme Ma la famiglia è anche impresa,
soprattutto al Centronord: "Quando la famiglia è nell'impresa come parte
costitutiva, i conflitti sono minimi, la coesione piu grande nei momenti di
difficoltà, le motivazioni piu sincere. La famiglia Resta di Perugia ha
un'impresa artigianale con il classico laboratorio sotto casa. Adesso la
mandano avanti i ragazzi, che debbono fronteggiare la concorrenza dei cinesi.
"La affrontiamo", mi hanno detto, ma nell'aziendina dei Resta non c'e
differenza fra lo stipendio dei lavoratori e quello dei proprietari, guadagnano
tutti lo stesso mensile. Vivono in modo semplice, senza lussi, e i lavoratori
ci tengono quanto i loro datori di lavoro, perché sanno che si va avanti
insieme, o insieme si va a fondo". E ancora la famiglia Fontanelli di
Bologna, quella dei "sapori inauditi", allevatori geniali, inventori
di un sistema di sterilizzazione del latte e distributori. Una bella azienda
familiare con l'aggiunta di un po' di lavoratori. "Questa è la mia
Italia", dice Walter Veltroni. L'Italia dei
comizi del leader del Partito democratico, allegra, seria e caciarona al tempo
stesso, per nulla carica di veleni perché il loro leader di veleni non ne
amministra. E magari si puo ricominciare anche da qui.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALITALIA, LA PALLA
RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA LE SIGLE
GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non
è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è l'unico
possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita rapida. Spetta
alla compagnia, ai dipendenti e ai sindacati esprimersi su come vedono il
futuro dell'azienda". Nonostante la rottura della settimana scorsa il
consiglio di amministrazione di Air France-Klm e il numero uno Jean-Cyril
Spinetta non mollano la partita Alitalia e rilanciano la palla a Roma. Parigi è
disposta a sedersi nuovamente al tavolo con le nove sigle, ma ora è lei a porre
condizioni. Sembra improbabile che ciò avverrà prima delle elezioni, ma
intanto, in attesa di capire se esiste davvero una cordata alternativa, i
franco-olandesi tengono un piede dentro Alitalia: loro sono chiaramente
convinti non esista. Palazzo Chigi e il Partito Democratico puntavano a questo:
presentarsi di fronte agli elettori avendo recuperato la rottura con i
sindacati e l'ultima offerta, quella della salvezza non troppo indolore prima
dell'inevitabile commissariamento. "Abbiamo ottenuto il risultato",
dice il sottosegretario Enrico Letta, autore di una
mediazione voluta anzitutto da Walter Veltroni.
"Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i margini per
un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati, all'ultimo minuto
dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del governo. Giovedì
mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia, le nove sigle sono state
convocate a Palazzo Chigi. Per allora si saprà se ci sono i margini per
un incontro immediato con i manager della compagnia transalpina. "La via
maestra è quella di riprendere il negoziato, non credano che accetteremo un
prendere o lasciare", fanno sapere dalla Cgil, indispettiti per la
decisione del governo di intervenire solo all'ultimo momento "per ragioni
elettorali" e dopo i ripetuti niet di Tommaso Padoa-Schioppa. Se le sigle
vorranno l'accordo, dovranno comunque accettare di ripartire dal piano Air
France-Klm. Difficile dunque un'apertura sul destino del Cargo (la cui chiusura
è prevista nel 2010) o sul reingresso in Alitalia di tutte le attività di
terra, mentre Spinetta sarebbe disposto a confermare le aperture sul rinnovo
della flotta. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano il coinvolgimento di
Finmeccanica per la riconversione di Atitech, lo stabilimento napoletano che fa
la manutenzione ai vecchi Md80. I piloti dell'Anpac ora si dicono disposti a
"partire dal piano Spinetta", ma il problema resta l'atteggiamento
dei confederali, preoccupati delle ripercussioni del piano di ristrutturazioni
sui servizi di terra. Con queste premesse la trattativa non potrà che decollare
solo dopo le elezioni. Spinetta si potrebbe trovare in una situazione
paradossale: trattare con una maggioranza a favore dell'accordo e ancora in
carica per gli affari correnti in attesa di quella nuova che, almeno fino a
ieri, si mostrava ostile. "La trattativa - insiste Berlusconi
- non si può concludere a queste condizioni. Sono sicuro ci sarà una compagine
di imprenditori italiani". Ma di questi tempi dal centro-destra - dove non
mancano le "colombe" preoccupate dal commissariamento - per ogni
bastonata del Cavaliere arriva la carota di un alleato: "Air France deve
trattare con il nuovo governo, non solo con i sindacati", dice Umberto
Bossi. In caso di vittoria alle elezioni, in casa Pdl lo schema è pronto: un
accordo con Air France-Klm che preveda però l'ingresso nella nuova Alitalia di
soci italiani. Possibilmente sostenitori della causa di Malpensa.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quello che è
accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero
dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una
mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti
austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è
stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da
Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto
consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia
omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il
cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende
la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo
che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero
pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre
quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse
i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che
può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con
l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra
l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto
fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto
rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in
ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (3 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha
accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione
genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine
nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della
Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha
coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni
(turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di
Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche
occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base
del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente
politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis,
che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso
smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di
Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in
Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente
del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che
abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle
loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del
candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però
non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno
a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la
data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione
vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere,
hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio
(forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica,
Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale
esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo
nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel
Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che
Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi
chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere
in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I
miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario
delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli
con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 311 )
" (13 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 84 del 2008-04-08
pagina 0 Matrix, apre Veltroni e chiude Berlusconi di Redazione Chiusa con il sorteggio davanti al notaio la
polemica sulla scaletta dell'intervista doppia ai leader nel programma di
Mentana, che venerdì andrà in onda in prima serata Roma - Sarà l'intervista di
Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di Matrix, che per
l'occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5. Subito dopo, sarà
trasmessa l'intervista al leader del Pdl, Silvio Berlusconi.
è quanto ha stabilito il sorteggio, che doveva decidere l'ordine di messa in
onda degli interventi dei due candidati premier nella trasmissione di Enrico
Mentana. Il sorteggio è avvenuto questa mattina, sotto lo sguardo vigile di due
notai e a telecamere accese. L'estrazione ha deciso inoltre che sarà il
candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli ad aprire questa sera
la puntata dell'approfondimento della trasmissione di Enrico Mentana, seguito
da Fausto Bertinotti di Sinistra-Arcobaleno; mentre domani sera toccherà al
leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e poi alla candidata della Destra
Daniela Santanchè. Le immagini del sorteggio saranno trasmesse nei Tg Mediaset
nel corso delle edizioni odierne. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Veltroni si
appella a Berlusconi: "Garantire lealtà alla Costituzione" Posted By
redazione On 8/4/2008 @ 18:19 In Apertura#1 | No Comments Prima - da
affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di
calcio ai mondiali del '82 (quelli vinti in Spagna). Poi annuncia di
aver scritto al "il principale esponente dello schieramento a me
avverso" (poi abbreviato in "il principale esponente"), per
chiedere di "dare garanzie di lealtà ai cittadini". Passa da qui il
viaggio calabrese di Walter Veltroni, in una regione
che dal loft di Piazza Sant'Anastasia dichiarano, ottimisticamente, in bilico.
La regione (in cui nel 2006 - consultazione con affluenza record del 74% -
l'Unione prodiana strappò il premio) mette in palio dieci senatori, sei al
partito vincente, quattro a quello che perde. Ancora una volta, se Udc e
Sinistra riescono a superare la fatidica soglia dell'8 per cento strappano
seggi ai due partiti più grandi e "disturbano" quello che Berlusconi e Veltroni definiscono
voto utile. In un caso o nell'altro la Calabria può fare una differenza di
due-tre senatori, la maggioranza risicata con cui Prodi ha provato a governare
per un anno e otto mesi. E allora, vai col parallelismo fatto da Walter col
calcio: "Noi siamo" ha sostenuto il candidato premier Pd "un po'
come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo
vinto con l'Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c'è la finale e
dobbiamo vincerla tutti insieme". Un'immissione di ottimismo nel motore un
po' stanco dei democratici che in molti danno in folle: la rimonta nei
confronti del Pdl sembra si stia fermando: il Partito Democratico - stando alle
voci raccolte nel quartier generale di Veltroni - non
è riuscito a conquistare la maggioranza degli indecisi, che fisiologicamente è
in costante calo. L'ex primo cittadino della capitale, salvo colpi di scena,
appare rassegnato a una sconfitta onorevole, con la possibilità non da
escludere di un pareggio al Senato. E allora ecco la seconda mossa: scrivere a Berlusconi chiedendogli di stringere un patto. Sulle riforme
o sul governo? Né l'uno né l'altro. L'accordo è sulle "garanzie da dare ai
cittadini". Così almeno recita la lettera: "Caro Berlusconi,
mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora
che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da
recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso
assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di
chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di
lealtà repubblicana". Quali siano le questioni, lo rivela detto l'ex
sindaco a Cosenza: "Da parte mia gli ho dato la garanzia di lealtà
repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell'unità dello Stato
italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà
alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all'inno di
Mameli. Ciascun candidato" ha detto ancora Veltroni
"prenda l'impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua
coalizione". Di fair play, invece, Veltroni aveva
già parlato in mattinata. Sia per dire che: "Se vinceremo la presidenza di
una delle Camere andrà all'opposizione, così come la presidenza della
commissione di controllo. Le riforme le faremo insieme. Lo facciamo perché
vogliamo un Paese unito, perché l'Italia deve crescere". Sia per
rispondere, indirettamente, alle accuse: "Ogni giorno vengo coperto di contumelie,
ma più loro attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire".
Arrivando a Crotone il giorno dopo [1] la maxioperazione condotta dalla Polizia
contro le principali cosche della zona, Veltroni
rilancia con forza il suo monito alle cosche: "Decidete di votare per chi
volete ma non votate per il Pd perché noi la mafia la vogliamo
annientare". "Nei giorni scorsi - ha aggiunto - avevo invitato anche
gli altri leader politici a ripetere questa semplice frase, ma ciò non è avvenuto.
Forse può sembrare molto ambiziosa o idealista, ma il mondo si è sempre mosso
quando è partita una grande idealità" Parlando nella regione con il più
alto tasso di disoccupazione del Paese, Veltroni è
tornato poi a parlare di precariato definendolo "la più grave e inaccettabile
ingiustizia del Paese. Se vinceremo alla prima riunione del Consiglio dei
ministri vareremo il compenso minimo legale per garantire che uno stipendio non
sia inferiore ai 1.000-1.100 euro". Infine il leader del Pd ha espresso la
sua solidarietà ai magistrati dopo l'operazione nei confronti di presunti
appartenenti a clan mafiosi. "Non vogliamo i voti dei mafiosi, perché
vogliamo distruggere la camorra, la mafia, la 'ndrangheta e la Sacra Corona
Unita. Dico questo con orgoglio a Crotone dopo il colpo inferto alla
criminalità da quei magistrati a cui va la nostra solidarietà, verso i quali si
stavano preparando attentati".
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le ha provate su di
sé, e sa riusarle. Oggi con Bossi, domani chissà. Quando si sparse la voce del
cancro del Cavaliere, era la campagna elettorale 2001, D'Alema disse "si
vede che sta male, gli siamo umanamente vicini". E Rutelli: "Ci
auguriamo di poter battere un leader dell'opposizione in piena forma".
Quanta solidarietà. E quando, nel 2006 - durante la corsa
al Campidoglio - toccò a Veltroni esser ricoverato per i calcoli, il rivale Gianni Alemanno si
affrettò ad andarlo a trovare in ospedale: tutto in tv, con connesso messaggio
su chi è sano e chi no. Lucio Colletti, col solito disincanto, lo chiamò il
"fattore M", l'uso della malattia in politica. Arrivò a dire
in transatlantico "il Cavaliere ormai è mezzo morto" (poi rettificò:
"politicamente, morto"). Quello resuscitò. Il paradosso è che il più
celebre malato - e risanato, Luigia Pallavicini caduta da cavallo - della
politica recente è appunto lui, Silvio, che nel '97 fu operato in segreto di
tumore alla prostata, ma intorno al duemila cominciò a confidare ovunque di
esser stato malato e di esserne uscito, e se aveva vinto un cancro, Rutelli gli
avrebbe fatto un baffo. Il fatto è che non sempre accade di potersi rialzare in
tutta forma. Nel '97, sul palco di Milano con Albertini, fu Berlusconi
a collassare. "La mattina dopo dovevo entrare in sala operatoria, temevo
che il male fosse incurabile", racconterà tre anni dopo a Repubblica. Si
trovava in Veneto in una comunità di tossicodipendenti, e don Antonio Zuliani,
il prete salesiano di cui era stato allievo, lo spinse ad aprirsi:
"Racconta loro della tua malattia". Silvio seguì il consiglio,
"se ce l'ho fatta io potete farcela anche voi". I ragazzi piansero.
Senonché solo a volte la malattia può esser trasformata in auto-epopea. Talora
il corpo torna "corpo del re" alla Kantorowicz, più spesso degrada
verso il corpo-agnello sacrificale di René Girard, la malattia "estrema
unzione" della biopolitica di cui parlava Foucault nei corsi alla Sorbona
(nel pieno '68). Anche perché in Italia quando il potente si mostra malato, chi
gli sta intorno ne approfitta per preoccuparsi, sempre molto affettuosamente:
di fargli le scarpe. Per questo quando si è malati lo si nasconde; per questo
il Cavaliere, sentendosi male a Montecatini nel marzo 2007, provò a
dissimulare, "ed ora scusate, l'emozione ha prevalso, e io...". La
malattia superata è atout, la malattia in atto è disastro. Ieri come oggi.
Anche Antonio Segni, come Bossi (che ieri si è sentito costretto a replicare
"balle, sto benissimo"), fu vittima di un ictus che lo paralizzò
nella parte destra. Il Quirinale faceva melina con frasi tipo "il sensorio
è vigile". Poi però il presidente dovette rassegnarsi e firmare le
dimissioni, con la mano sinistra; e indovinate la frase culto dei democristiani
di allora? "Le condizioni di salute sono quelle che sono...". A un
altro democristiano, Antonio Gava, malato di diabete e costretto a lasciare il
Viminale, scappò detto: "Mi sono dimesso perché me l'ha chiesto nostro
Signore". La fede, avercela. Tra comunisti e postcomunisti la malattia è
stata in alcuni casi un destino (l'emorragia di Enrico Berlinguer a Padova, che
contribuì a eternarne la figura), in altri, più prosaici, strumento. Il povero
Natta era bersaglio da un anno di una campagna spregiudicata sulla sua
vecchiezza, i quarantenni del partito lo definirono "la nonna Abelarda del
comunismo", lo chiamavano "Capannelle", come il vecchio della
commedia all'italiana; quando il 30 aprile dell'88 ebbe un infarto e fu
ricoverato ("questo malanno è una fortuna, un buon motivo per licenziarmi,
o per essere licenziato"), alle Botteghe oscure non restò più neanche la
sua seggiola. Anni dopo quel gentiluomo ligure annoterà: "Le mie
condizioni di salute erano quelle che erano (frase già sentita, no? nda.), ma i
colpi dell'infarto li potevo parare, quelli dal partito no". Già nel '72
la malattia di Luigi Longo in qualche modo aveva aperto la strada a Berlinguer.
Il missino Giorgio Almirante era stato preveggente, aveva per tempo nominato
Fini successore quando nell'87 si ammalò; risultato, gli attuali capi
postfascisti poterono risparmiarsi il rituale della de-capitazione. Non toccò
lo stesso a Craxi, che nel capodanno del '90 fu colto, si seppe poi, da un
attacco di diabete. I socialisti minimizzarono con una nota: "Grave forma
influenzale"; Martelli e De Michelis già preparavano le scimitarre. Poi
Bettino tornò. Il manifesto titolò immortale: "Craxi è guarito, ma non si
sa da cosa". Bossi è malato, ma il Cavaliere non ha detto esattamente di
cosa.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Arco Castoldi, in
arte Morgan, summa dell'artista così alternativo da divenire, per troppa
ostentazione, tanto normale quanto depotenziato. Il giurato "colto"
di X-Factor, reality concepito per dare l'estrema unzione alla musica, non ha
mai smesso di sottolineare il proprio eclettismo. O, per meglio dire, non si è
mai liberato dal giogo del più sterile bastian contrario. Intellettualista ma
anche giovanilista. Di nicchia ma anche commerciale. Pensoso ma anche
mainstream. Teatrale ma anche televisivo. X-Factor ma anche Club Tenco.
Refrattario al gossip, ma suo protagonista. Morgan ha un concetto basso-edonista del maanchismo veltroniano. Con i Bluvertigo ha
dispensato glam-pop a uso adolescenziale, ma già allora flirtava con Battiato,
con il quale condivide mire filosofiche, narcisismi da guru e sindrome da
Chanson Egocentrique. In cerca di uno sdoganamento cantautorale, ha
reinterpretato De André con fedeltà tale da risultarne clone non
irrinunciabile. Il rivoluzionario Morgan che, nell'ultima puntata di
X-Factor, ha dato vita alla solita quasi-provocazione intonando "Chi non
salta Berlusconi è", recita la parte compiaciuta
di colui che, per impedire "la vittoria di Barabba" (per citarlo), si
getta incontro al martirio ricevendo come San Sebastiano i dardi della
nazionalpopolare Simona Ventura, una che pare avere della musica lo stesso
concetto che Bombolo aveva del cinema. Stimolato dalle elucubrazioni del
conduttore hegeliano, Dj Francesco, Morgan dispensa al volgo le sue verità:
rivela che la musica vera non è quella che vende ma che ha coraggio, che lui è
in tv per salvarci e che gli riuscirebbe pure, solo che la Ventura rovina
tutto. Lo stesso Morgan, che nel reality "allena" i gruppi, è però
poi il primo a votare contro l'artista bravo, appoggiando per dovere di ruoli e
scuderia una boy band (4 Sound) che in altri contesti avrebbe seppellito a
colpi di mèches. Marco Castoldi è bravo, ha buon talento ed è molto meno
antipatico di quanto voglia apparire. Ma, avendo costruito tutta una carriera
sull'apparenza, è ora vittima di se stesso. Da una parte, pseudo-alternativo
che confonde la provocazione con l'incoerenza. Dall'altro, pedina disinnescata
di un sistema che dice di combattere, ma di cui - ben remunerato - fa
pienamente parte.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ANTONELLA
RAMPINO ROMA "A Veltroni dissi volemose bene,
facciamo un governo insieme, ma poi una settimana dopo si è alleato col peggio del
peggio del peggio, cioè con Di Pietro...". Un Berlusconi
a tutto campo, quello di ieri a Cagliari. Da dove ha rinfocolato la polemica
sulle schede elettori. Non si potranno ristampare, sarebbe "una
follia", sarebbe "come invalidare le elezioni, poiché gli italiani
all'estero hanno già votato", fa sapere il ministro dell'Interno. E così,
proprio nel giorno in cui si chiude il caso-Pizza, col detentore dello scudo
crociato che ritira la sua Dc dalla corsa e promette di non far invalidare le
elezioni, si infiamma il caso delle schede elettorali, la destra insiste che
vengano ristampate. Berlusconi, consapevole che
potrebbe venire il sospetto che abbia paura di perdere le elezioni, ha aggiunge
che sì, è vero, il timore delle schede complicate c'è, "ma la nostra
vittoria è certa". Anche perché a Paolo Bonaiuti sono arrivati i dati dei
sondaggisti americani, per il Pdl pare assai confortanti circa il
posizionamento di Veltroni. Ma il fatto è che le
schede, come ribadito da Amato, "rispettano la legge". E la legge è
quella, elettorale, scritta a suo tempo dal centrodestra. E le schede sono le
stesse del 2006. Bondi plaude alla "Stampa" che ha fatto un test,
sperimentando un modesto 3,6 per cento di confusione nell'elettorato. Ma di
certo, ai cittadini in questi giorni viene recapitato a casa un pieghevole di Berlusconi che ingenera un po' di confusione: c'è
l'indicazione a mettere una croce sul simbolo del Pdl. Ma quel simbolo sta da
solo in un quadrato, non affiancato a quello dell'Mpa siciliano in un
rettangolo, così come la legge prevede. Quella legge, poi, è di Calderoli. E
dunque Veltroni ha buon gioco a osservare che è col
leghista che bisognerebbe prendersela. Una sarabanda: Tremonti arriva a
considerare "cambiato" il sistema politico, Calderoli, nota che
"quelle del 2006 erano chiarissime". Tremonti e Calderoli, senza
scendere in analisi, vogliono dire che, con la nascita del Pd e della Pdl, cioè
con due liste al posto di due coalizioni, le cose si sono fatte diverse. E come
loro, in maniera simmetrica ma opposta, la pensa Bertinotti: Pd e Pdl
"vorrebbero il loro simbolo che svetta in cima alla scheda
elettorale". Vorrebbero, insomma, un bel vantaggio. E l'accusa del leader
della sinistra democratica non si ferma qui: "la corsa non è a due, è a
uno solo". Come dire: Berlusconi ha già vinto. Il
candidato premier della Sinistra Arcobaleno getta lo sguardo fino al 15 aprile
e fa sapere che, se Veltroni perde, "lo scenario
politico dopo potrà cambiare". Anche e soprattutto nei rapporti con la
sinistra: dunque, dopo le elezioni, la resa dei conti per Veltroni
sarà esterna, oltre che interna, poiché notoriamente le componenti "di
partito" del Pd, ossia i dalemiani e Bersani, già affilano le armi.
L'asticella, per il leader del Pd, è al 35 per cento. Per cui, secondo il
rifondarolo Giordano, "le elezioni gli andranno male, e si prepara pure a
darne la colpa alla sinistra". Il rischio, per la Sinistra, è anche che Veltroni, nell'ultimo miglio di campagna elettorale, accentui il
messaggio anti-berlusconiano, nella chiave "solo votando il Pd lo si può
battere". Resta aperto per Veltroni anche il
fronte delle presenze televisive: Berlusconi si
sottrae al confronto ("un grande torto fatto agli italiani"), Di Pietro
vuol mettergli in agenda per il primo Consiglio dei ministro il caso di
Europa7, ovverossia spedire sul satellite Emilio Fede, e
"Matrix" sorteggerà se l'ultima intervista pre-voto sarà a lui o a Berlusconi. Il quale, intanto, trova modo di dire pubblicamente
"io preferirei essere l'ultimo". Per Mentana, un bel rebus.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il governo cinese
non ascoltasse gli appelli della comunità internazionale per il rispetto dei
diritti umani in Tibet? Se nella Pdl Frattini e altri si sono pronunciati per
il boicottaggio politico, con Berlusconi molto più
cauto, il Pd sembra diviso: da una parte l'ala "istituzionale" è
sfavorevole a disertare l'apertura dei Giochi per ragioni di realpolitik. Il
suo più autorevole rappresentante - il ministro degli Esteri D'Alema - non
esclude del tutto l'ipotesi ma ritiene "prematura" una decisione,
come ha confermato ieri sera a Otto e mezzo: respingendo "la fiera delle
vanità su chi fa il gesto più clamoroso", e invitando piuttosto a trovare
"vie efficaci" per "fermare la repressione in Tibet".
L'anima più "idealista" del partito democratico, al contrario, pur
escludendo l'assenza dei nostri atleti auspica la mancata partecipazione dei
rappresentanti di governo, allineandosi a quanto affermato ieri sulla "Stampa"
dall'ex ministro degli Esteri Frattini, la cui posizione è sostenuta da altri
esponenti del centro destra ("Tutti i responsabili politici guardino le
Olimpiadi in tv", afferma Pierferdinando Casini, Udc). Dice Dario
Franceschini, numero due del Pd ed ex capogruppo dell'Ulivo alla Camera:
"La decisione dovrebbe essere adottata in sede europea. Ma personalmente
penso che le Olimpiadi siano un grimaldello per costringere la società cinese
ad aprirsi. La presenza alla cerimonia inaugurale di capi di stato e di governo
accentuerebbe questo aspetto". Il rinvio all'Europa in realtà, come le
discordanti dichiarazioni del francese Sarkozy e del britannico Brown hanno di
recente confermato, è un alibi destinato ad afflosciarsi rapidamente in assenza
di clamorose svolte nella politica cinese che niente per il momento lascia
prevedere. Ma all'Europa, in Italia, fanno riferimento tutti quando sono in
imbarazzo, a sinistra e a destra. Perfino Silvio Berlusconi,
abitualmente acido nei confronti dell'Ue, ieri giustificava l'impossibilità di
esprimere un giudizio sulla partecipazione alla cerimonia inaugurale dei Giochi
- in caso di vittoria del Pdl - rinviando alla "decisione degli altri
Paesi". Anche Ermete Realacci, stratega della campagna
elettorale di Veltroni, si rifà all'Europa: "Se vuole crescere come soggetto
politico l'Ue deve prendere una posizione univoca e fare pressione su
Pechino", confida. Ma a differenza di Franceschini Realacci - per
formazione personale più vicino all'esperienza dei movimenti - ritiene che se
la Cina non cambierà atteggiamento (e l'Europa non interverrà) l'Italia
dovrebbe adottare "una qualche presa di distanza". Per esempio?
"Per esempio evitando di inviare rappresentanti politici"
all'inaugurazione dei Giochi. La stessa posizione già espressa in una recente
intervista al "Corriere della Sera" da Goffredo Bettini, vicinissimo
a Veltroni, coordinatore del partito e rappresentativo
uomo di cultura. Chi dice un no netto al boicottaggio è Giulio Andreotti.
"Politica e sport vanno tenuti rigorosamente separati, si tratta di una
distinzione che non può cambiare mai", dichiara il senatore a vita, già
presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Roma. Nel suo studio a
Palazzo Madama, Andreotti conserva la fiaccola olimpica che transitò nella capitale
nel 1960: "Qualunque interpretazione politica delle Olimpiadi è sbagliata.
La confusione dei due campi non aiuta nessuno. Bisogna essere rigorosi nel non
confonderli".
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dai leghisti a
Dell'Utri, è proprio la destra vecchio stile. Il Pd
reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel
vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più
eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del
Carroccio, l'alleato di Berlusconi. E allora quest'ultimo deve dare qualche assicurazione.
Con una lettera pubblica il candidato del Pd alza i toni e chiede al Cavaliere
"un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, che
chiamerei di lealtà repubblicana ". Veltroni chiede
a Berlusconi se "è disposto a garantire
formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che
sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in
alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali
principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che
abbiamo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata,
e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi
contenuti nella prima parte della nostra Costituzione; il riconoscimento e il
rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi
simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli".