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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Veltroni/Berlusconi"

Il panorama non è divertente ma cerchiamo di catturare più voti possibili ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è stato Porta a Porta con un Veltroni alla portata di tutti, semplice, moderato e convincente. Ma con le cose viste ed ascoltate a Ballarò difficilmente ci potrà essere il risultato clamoroso del quale si leggeva mercoledì su Il Messaggero. Poi si è scatenata la discussione sulle liste che sembrano essere frutto di decisioni territoriali e verticistiche non collegate,

Che fatica essere piccoli ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.

Faccia a faccia tv tra Walter e Silvio, ora si può fare ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cercheranno di organizzare il duello tv Veltroni-Berlusconi, l'unico che davvero conta per i telespettatori. Due anni fa il primo confronto Prodi- Berlusconi, moderato da Clemente Mimun, fu seguito da 16 milioni di spettatori (18 se si conteggia anche La7): un record assoluto. "Ma le regole erano troppo rigide, è stato davvero frustrante, anche perché non sono un vigile urbano:

Pd al governo? Già pronti i primi dodici disegni di legge ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dalla tappa di Forlì del suo tour elettorale, Veltroni attacca Berlusconi proprio sulle promesse fatte in campagna elettorale: "Dopo quindici anni è ancora davanti alla stessa lavagna ? dice riferendosi alla presenza a Porta a porta del leader del Pdl ? a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in grado di mantenere".

I cattolici sanno educare alla politica? ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è preferito dal 24, Berlusconi dal 18, Fini da 11, Casini 5, Bertinotti 3. Quasi il 40 per cento non sceglie o non risponde? Che cosa chiedono alla politica? Le attese sono concrete e toccano la borsa: in testa c'è l'aumento dei salari, poi la riduzione dello stipendio dei parlamentari, poi meno tasse per le famiglie,

Pullman, abbiamo un problema ( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È talmente forte, Veltroni, che vedrete che Berlusconi eviterà in ogni modo di incrociarlo davanti alle telecamere. Lui da solo però non basta. E l'esordio dei volti nuovi del Pd, contrapposti nelle ultime serate alle vecchie volpi di destra e sinistra, ha preoccupato il campo democratico.

Negli ultimi giorni la campagna elettorale è entrata in una fase nuova. Forse non è ancora ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il messaggio di Veltroni ricorda quello di Berlusconi nel 1994: cambiare si può, noi cambieremo l'Italia. Quello di Berlusconi, invece, ricorda molto il messaggio che abbiamo ascoltato da Prodi negli ultimi due anni: la situazione è difficile, occorre anche fare dei sacrifici, noi siamo gente seria e non promettiamo la luna.

Il Cavaliere arruola il capo dei taxisti romani ma non D'Amato. Gaffe di Fini su Obama, Veltroni attacca ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: offerta di Berlusconi il cui partito ha messo in pista il capo dei taxisti romani Loreno Bittarelli, uno dei "falchi" nel lungo braccio di ferro con l'amministrazione Veltroni. Il leader di Forza Italia avrebbe in mano una lista segreta di venti nomi da rendere pubblica come "effetto speciale" poche ore prima che scadano i termini.

Quando descrive la sua ricetta economica Silvio Berlusconi non ricorre di certo alle raffinate teori ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A seconda della necessità e degli argomenti Berlusconi può parlare di rigore, di blocco del turn over per gli statali, di riforma dello Statuto dei lavoratori ma anche immaginare un intervento sul fisco che può richiedere più risorse di quelle di Veltroni, o dire un "no", poi mitigato, alla vendita di Alitalia ad Air France ed un altro "no" al ridimensionamento di Malpensa.

Nascoste dietro il più importante appuntamento delle politiche, le elezioni amministrative e re ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, rallentata negli ultimi giorni dalle polemiche sulle liste, dovesse riprendere e accelerare, e magari arrivare alla vittoria. Poiché anche nella più rosea delle previsioni si tratterebbe di una vittoria di misura, accompagnata, al Senato, da un più probabile pareggio, è verosimile che in quel caso si dovrebbe esplorare il tentativo di rimettere insieme i componenti della

Dalla Chiesa rinuncia anche all'offerta dell'Idv Di Pietro presenta le sue liste: Giulietti Pardi e la baronessa Cordopatri ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: assessore congolese alla sicurezza della giunta Veltroni Jean Leonard Touadì. Tutti i candidati, annuncia Di Pietro, hanno dovuto presentare il "certificato penale". Nessun seggio per i condannati, e neppure per chi è stato rinviato a giudizio. "Nella prossima legislatura ci impegneremo a far approvare una legge che impedisca di candidare persone con sentenze passate in giudicato"

Il Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il vecchio ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Le liste nuove di Berlusconi: taxi selvaggio Il Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il vecchio Antonio D'Amato, l'ex leader di Confindustria gli ha detto no.

La forza di Walter ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propaganda invasata di fronte alla quale perfino Veltroni ha perso la pazienza denunciando, l'altro giorno, a Massa quei giornali che "grondano odio e da cui esce veleno". Perfino Veltroni che si vede ogni giorno ricacciare addosso dalla destra a suon di cattiverie l'offerta di un confronto leale e civile.

Grillini: Io candidato sindaco per tolleranza, tecnologia e talento ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in questa campagna elettorale il vero deficit è rappresentato dalla laicità che invece sarà una nostra priorità", ha spiegato Grillini. "Berlusconi e Veltroni - ha proseguito l'esponente socialista - si sono messi d'accordo per tenere fuori dalla campagna un pezzo importante della vita di ogni persona come i temi legati ai diritti civili e delle libertà individuali".

Nord est, la prova del nove del candidato premier Pd ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tutta la campagna elettorale Veltroni la gioca sul tema dell'Italia che non ha alcun bisogno di rialzarsi, come dice Berlusconi, perché il paese "si sveglia presto la mattina", e lavora e fatica. È la politica, dice il leader del Pd prendendo sempre gli applausi più forti, che deve riacquistare velocità e capacità di decisione, e "deve aiutare il paese a correre"

L'innovatore Walter che divora chilometri ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: instancabile Walter Veltroni "accumula chilometri" sul suo pullman in giro per l'Italia per presentare il suo "convincente messaggio riformista". È questa la fotografia che il Financial Times scatta al candidato premier del Pd in vista del voto del 13 aprile. Veltroni viene presentato come un "oratore forte e convincente" che "usa un linguaggio comprensibile,

Fini scivola su Obama Veltroni: grave gaffe ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non ci aspettavamo una così clamorosa gaffe internazionale da parte dell'ex ministro degli esteri del governo Berlusconi", dice Dario Franceschini. Preoccupato Veltroni: "Da parte dell'ex ministro degli Esteri c'è stata una gaffe che può avere gravi conseguenze nel rapporto tra noi e gli Usa. Penso, invece, che sia proprio molto bello quello che sta accadendo".

Dopo Boselli, Casini: mi si nota di più se vado via... Il leader Udc lascia Otto e mezzo. Il minuetto dei discriminati prosegue. Petruccioli: la Rai è equilibrata ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Eppure i piccoli sono bizzarramente favoriti proprio dal rifiuto ostinato di Berlusconi di accettare il faccia a faccia con Veltroni. Quello sì, sarebbe un evento che li cancellerebbe dalla memoria degli spettatori tv, oltre che dalla battaglia per lo share. Ma intanto i piccoli partiti, quelli che "siamo noi la novità" anche se vendono dritti dritti dalla I repubblicasi lamentano.

La forza di Walter ( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qui è la vera forza di Veltroni, quella che lo induce a sbilanciarsi sul possibile successo finale alla Camera, che è cosa diversa dal pareggio che gli analisti prefigurano nella lotteria-Senato. Dove, secondo gli analisti, tutto decidendosi in un paio di regioni (Liguria e Marche) è possibile che l'una o l'altra coalizione prevalgano per un pugno di voti,

"i miei candidati in regola con il certificato penale" - liana milella ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: punto nella trattativa con il Pd di Veltroni: in lista non ci dovevano essere candidati con la fedina penale dubbia. I Democratici se ne sono fatti carico, anche se qualche eccezione c'è. E su Enzo Carra, un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pm, che poi era lo stesso Di Pietro, nel caso Enimont, il ministro alza le spalle: "Ognuno si assume le proprie responsabilità"

"niente politica, solo gossip" casini abbandona "8 e mezzo" ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vendicatrice dei piccoli partiti è Daniela Santanché (La Destra) che giovedì, a Porta a Porta, strappa uno share superiore a quelli di Silvio Berlusconi (mercoledì) e Veltroni (martedì). Subivano però, Veltroni e il Cavaliere, la concorrenza dei programmi del dopo Champions. (a.fon.).

L'apartheid televisivo - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: chi non vorrebbe assistere a un duello virtuale fra Veltroni e Berlusconi o almeno a una simulazione di duello? Oppure a un confronto diretto Veltroni-Bertinotti o Berlusconi-Casini? E chissà che fino alla fine non si riesca a organizzarne qualcuno. Dal loro punto di vista, non hanno torto i dioscuri.

Liste pdl, anticamera da berlusconi bonsignore, spunta un posto in sicilia ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in Italia la vera destra non cessi di esistere e perché siamo contro l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni. Il vostro sindaco Chiamparino - ha aggiunto - ha trasformato le periferie in favelas, dove le donne possono tranquillamente essere violentate. Il peggio di questo governo è stato raggiunto quando un suo ministro ha detto con orgoglio di sentirsi il ministro dei clandestini.

Le grandi infrastrutture dimenticate dai politici - mario centorrino ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le proposte di Veltroni implicano una spesa che va dai 20 ai 30 miliardi con una "copertura" stimata in diciotto miliardi. Quelle di Berlusconi implicano una spesa che va dai 73 agli 82 miliardi con una copertura pari a 33 miliardi. Sarà interessante ripetere l'esercizio quando verremo a conoscenza dei programmi stilati dai candidati al governo della Sicilia.

La partita a scacchi per camera e senato - francesco palazzo ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: saranno solo in una piccola parte reindirizzati alla causa di Veltroni dalla lista di Italia dei Valori. Ed è verosimile, quindi, che il Pdl siciliano e gli autonomisti fortificheranno ancora il risultato positivo che Berlusconi si aspetta nel resto del paese. Mentre invece il Pd-Idv siciliano potrebbe costituire per la Camera uno degli anelli più deboli del progetto di Veltroni.

D'alema-indiana jones a pompei per la missione impossibile del pd - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Merito indubbio di Veltroni è aver reso possibile e credibile questo obiettivo. Con D'Alema, che ha scelto di essere con noi, al nostro fianco in questo duro momento, possiamo farcela". E le critiche di questi giorni? Cozzolino le definisce giuste e condivisibili.

Veltroni, un comizio tra le case popolari ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tornerà per la chiusura Veltroni, un comizio tra le case popolari Scelta simbolica per compensare la presenza di Colaninno e Ichino Sciolte le tensioni con i radicali Oggi Berlusconi al Palalido, tra una settimana arriva Veltroni. Il leader del Partito democratico sarà sabato prossimo a Milano, tappa centrale del tour nelle province lombarde che lo impegnerà per tutta la settimana.

Da dove spunta l'indiano padano? Dalla Svizzera ovviamente, terra di cioccolatai, gnomi della f ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni? Domanda ancora più azzardata quella sulle terribili giacche azzurre, o blu che dir si voglia, che hanno costretto gli indiani nelle riserve. Per i leghisti di Umberto Bossi che alle elezioni corrono con Berlusconi, l'unico azzurro riconosciuto è quello che veleggia dalle parti di Arcore e sogna di tornare a Palazzo Chigi.

D'Amato dice no a Berlusconi ( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella rivolta corporativa che mise alle corde Veltroni sindaco di Roma. Dunque, una candidatura mirata contro il segretario Pd che, dal suo punto di vista, la considera prova di scarsa civiltà politica. Del resto, questo passa il convento: qualche "letterina" (Barbara Matera, bionda annunciatrice Rai), qualche soubrette (Katia Noventa), qualche vittima delle intercettazioni osé (

Dalle fabbriche invisibili a montecitorio e il metallurgico ridiventa di moda - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ingresso sempre a casa Veltroni del federmeccanico Calearo. Il guaio, però, o per meglio dire la tragica coincidenza è che mentre i partiti si affannavano sulle liste e l'anti-politica seguitava a interrogarsi sul che fare, in giro per l'Italia continuavano a morire operai: a Genova, in Sicilia, sull'autostrada Milano-Torino,

Candidate premier, urla e massimo share ( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: due punti in più di quelle con Berlusconi e Veltroni. E anche la più divertente, dedicata ai nanetti, i partiti formato bonsai, bestia nera dei conduttori, preoccupati di vedere calare gli ascolti. Sono di scena Gli altri, come titolava la serata dedicata a Daniela Santanché, Enrico Boselli, Flavia D'Angeli, Bruno De Vita (tanto noti i primi quanto sconosciuti gli altri due)

Tutti al mare ( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vedrebbe volentieri il faccia a faccia in tv tra Veltroni e Berlusconi, "perché stavolta non finirebbe pari come alle ultime elezioni, le novità che può mettere in campo Veltroni lo avvantaggerebbero". Indizio questo se non di un cambiamento di opinione quantomeno di un "turbamento": che Giulio lasci l'astensione per votare Pd?

Sul palco la sagoma stilizzata di una famiglia, papà, mamma, figlio, come potrebbe scar ( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella stessa sala, ieri quasi piena, Berlusconi sottoscrisse non molto tempo fa il primo "Patto per Roma". Era l'epoca in cui il veltronismo imperava. L'indice di gradimento dell'ex sindaco era ai massimi storici. L'opposizione tornava a riunirsi dopo una lunga serie di microfratture scomposte.

ROMA - E' la rivolta dei "piccoli". Non c'è solo il socialista Enri ( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa".

ROMA - No ai sogni impossibili . Sì a un patto di verità e di responsabil ( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e di Silvio Berlusconi, il candidato premier dell'Unione di centro conferma il no ad "accordi post elettorali. Le alleanze si fanno prima delle elezioni". Insomma non si fanno "sconti a nessuno". Tanto meno il Centro sarà disponibile a "fare da tappabuchi", questo sempre in risposta all'offerta avanzata dal Cavaliere di concorrere alla politica del Pdl dopo le elezioni.

LA tv non si sazia mai. E così, nonostante i tanti approfondimenti su cui si sono tuffati i tal ( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: almeno stando alle più recenti puntate di Porta a Porta, che ha messo in fila prima Veltroni, poi Berlusconi quindi un pugno di "nanetti", ovvero di rappresentanti dei partiti minori. La sorpresa è che proprio quest'ultimo appuntamento ha battuto in share sia il leader del Pd che quello del Pdl: 22,42 contro il 20,61 di Veltroni e il 19,32 di Berlusconi.

Il falco Bittarelli corre per il Pdl ( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Tassisti in Parlamento Il falco Bittarelli corre per il Pdl "I tassisti di tutta Italia hanno invitato Fini e Berlusconi ad esprimere un loro candidato. E io alla fine ho accettato la loro richiesta": Loreno Bittarelli, il "falco" leader di tutte le proteste dei tassisti contro Walter Veltroni e presidente del 3570, ha deciso di scendere in campo per le politiche con il Pdl.

L' insistenza ( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è proprio sullo schiacciamento fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che il centrismo ritiene di poter costruire le proprie fortune. è la stessa logica del Davide contro "i due Golia", alla quale si affida la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti. La denuncia contro una campagna "vigilata o limitata al protagonismo dei due maggiori partiti",

Il fattore Milan nella campagna del Cavaliere ( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ricambio generazionale" al Milan appare la metafora dello scontro con Walter Veltroni. Non a caso ieri l'Unità lo ha schernito nel fascione rosso della prima pagina, riportando una sua dichiarazione prima della sfida con l'Arsenal: "Ho assistito ad alcuni numeri di Pato e sono convinto che lui e Kakà siano la chiave per vincere.

Centrodestra, un seggio al capo dei tassisti <ribelli> ( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha ingaggiato (e perso) un duro braccio di ferro con Veltroni per cercare di evitare - invano - il rilascio di nuove licenze. E vanta buoni rapporti con esponenti di An, come Alemanno. "I tassisti hanno invitato Berlusconi e Fini ad esprimere un loro candidato. E io ho accettato", ha detto Bittarelli, presidente della coop 3570.

Rischio default parla Wolfgang Munchau, che ipotizzò l'uscita dall'euro ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi o Veltroni, sarà comunque meglio" I mercati obbligazionari sono nel panico e si stanno accanendo sui paesi più deboli come l'Italia. Stavolta l'incertezza preelettorale, le consuete riserve sulla governabilità del nostro paese o sulle riforme mancate, insomma i fattori contingenti della politica italiana c'entrano poco con il differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani

Conversazione elettorale ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa".

Elezioni in tv 2 sostiene maurizio costanzo: <no alle risse> ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Maurizio Costanzo promuove Walter Veltroni ("Bravo con la gente e bravissimo a replicare alle domande dei giornalisti, visto che si rivolge a loro come "colleghi"") e Silvio Berlusconi ("Con quell'eterno sorriso, anche quando sta per strada..."). In più, conferisce una menzione di merito alla candidata premier della Destra, Daniela Santanchè.

Segue dalla prima conversazione con petruccioli ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Certo - prosegue poi Petruccioli - qualche tensione c'è stata, come tra Berlusconi e Casini, ma i due protagonisti principali, per ora, hanno evitato la rissa. Il fatto poi che non si siano incontrati in tv Berlusconi e Casini, o Veltroni e Bertinotti non dipende mica da Vespa o da Floris o da Santoro, ma dagli interessati".

Elezioni in tv 1 sostiene milena gabanelli ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il volto di Report boccia sia Berlusconi che Veltroni Una bocciatura per un Silvio Berlusconi sempre uguale a se stesso. Un rinvio a settembre (o, meglio, ad aprile) per un Walter Veltroni poco appassionante. Anche se non ha l'aria di chi vuol dispensare pagelle in pillole, Milena Gabanelli traccia un piccolo bilancio della campagna elettorale appena iniziata.

Al voto, al voto Cu c'è c'è: il nuovo catalogo dell'Isola ( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gesti altruistici: lettera di Rita Borsellino a Veltroni. Un po più interessati: la Sinistra Arcobaleno pronta a candidarlo, per solidarietà e, visto che ci siamo, per dare una lezione morale al Pd. Ignazio Marino cede il posto, tanto lui ne ha già un altro in Lazio. Lumia rientra. Commenta: "L'antimafia è più forte".

Verso le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa ( da "Panorama.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale innovativo ("non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a pranzo nelle case delle famiglie"). E mentre il leader del Pd e la Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola Concia, fondatrice di Gayleft,

Legge 40, la madre di tutte le ingerenze ( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La bocciatura del registro delle unioni civili da parte del comune di Roma guidato da Walter Veltroni - lo stesso Veltroni che, allora segretario dei Ds, durante la conferenza delle donne diessine del marzo 1999 aveva aperto all'accesso delle single alla procreazione assistita. E Giuliano Ferrara impazza con il suo "aborto no grazie".

<Il programma del Pd sembra scritto nel mondo del Mulino bianco > ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quello di Veltroni, invece, sembra scritto nel mondo del Mulino Bianco, e questo già dimostra chi è serio e chi sogna". Non fa sconti il numero due di Forza Italia, Giulio Tremonti, che intervenendo ai microfoni di Radio anch io boccia senza appello le tesi programmatiche del partito democratico, perché a suo modo di vedere non tengono conto di quella che è la realtà.

E il Pd ricandida diciassette ministri ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ricandida in posizione blindate 17 ministri del Governo Prodi e Roberto Calderoli lo inchioda alla sua stessa prosopopea nuovista: "È la certificazione del fatto che Prodi e Veltroni sono la stessa cosa e che, al di là del programma elettorale, il Governo che propone il Pd non è altro che la continuità del Governo dell Unione.

Pd, rimonta finita, Ed è tutta colpa di Pannella ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tutti i sondaggisti sono concordi nell affermare che oggi vincerebbe la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. E in ogni caso Veltroni sta crescendo. Lei conferma? "Io sto facendo soprattutto metaanalisi, cioè analisi di sondaggi sviluppati da altri istituti. I dati segnalano una crescita del Pd fino a dieci giorni fa. Crescita che ha portato il Pd a sfiorare il 37%".

Nel partito democratico beghe e problemi non finiscono mai ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: attacco del suo segretario Valter volemosebene Veltroni, sembra essere già logorato dalle tante, forse troppe, polemiche sugli accordi e sulle candidature. In effetti non deve essere stato facile, nemmeno per l Obamadenoatri , dirimere le tante controversie che hanno accompagnato il suo cammino di candidato premier: dalle estenuanti trattative con il leader dell Italia dei Valori,

<La quintessenza del romano in Padania non prenderà voti> ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, che aveva criticato Berlusconi per la politica-immagine ha fatto peggio del Cavaliere? "Molto peggio. Berlusconi ha avuto qualche scivolata, forse sarebbe stato più opportuno candidare qualche soubrette in meno, ma questi sono problemi del Cavaliere.

La Parola ai lettori ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dove vuole andare Veltroni? ANGELO MANDARA Torino Quale finalità per la politica di Veltroni? Andare più a destra di Fini? E da quando Veltroni ha costituito il Pd che in una qualsiasi puntata di "Striscia" mi aspetterei di vedere all'opera la solerte Olimpia con il suo smacchia Vip applicato all'immagine di Veltroni.

Nonostante i piani, Veltroni in tv non sfonda ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si possono fare i conti solo con i dati d'ascolto delle singole trasmissioni televisive. Semplici raffronti che però danno un indirizzo generale su come questa campagna elettorale si sta definendo. Mercoledì sera, quel diavolo del Cavaliere, da Vespa a "Porta a Porta" è riuscito a sfilare per un soffio la vittoria dei telespettatori a Veltroni.

Elezioni in Rai, il pubblico si disaffeziona sempre più ( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non certo Berlusconi , ma quella sinistra che ora si agita attorno a Viale Mazzini. E se loro furono gli artefici di tale legge perché ora non riescono a farla rispettare? Domanda da girare a Walter Veltroni. Oltre che giornate di lamentele sono da registrare anche i pochi ascolti che queste formule televisive stanno avendo.

IL SISTEMA IN GIOCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se il Pd di Veltroni riuscirà a ribaltare il pronostico e impedire il governo Berlusconi per via di un pareggio al Senato, dovrà questo successo innanzitutto alle forze intermedie e difficilmente potrà cercare, dal giorno dopo, un patto a due con Berlusconi per elimare i terzi incomodi.


Articoli

Il panorama non è divertente ma cerchiamo di catturare più voti possibili (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ARNALDO SCIARELLI La caduta del governo Prodi, grazie a san Clemente Mastella e la speranza di non ricandidare mai personaggi come Visco, sono stati gli elementi fondanti per accettare la candidatura del Partito democratico. E quindi sognare. Calearo è libero di pensare, ma la politica e la comunicazione sono cose serie. Non sempre coincidono con la conduzione manageriale di un'azienda e per definizione invitano, sempre, ad una attenta riflessione prima di esternazioni che possono confondere l'elettorato. Se a ciò si aggiunge che Enrico Letta ha dichiarato di essere orgoglioso di aver lavorato con Prodi e di considerare Visco un politico economico di grande spessore per aver combattuto come pochi l'evasione fiscale, la confusione aumenta. Letta e Calearo sono candidati nello stesso partito e quindi la Polverini e la Santanchè hanno giganteggiato per verve e simpatia fra uomini frastornati. Con un Diliberto sempre più professorale e quindi didattico nelle sue affermazioni datate. La dottoressa Prestigiacomo, con un passato imprenditoriale rivendicato, ha chiesto di farsi chiamare onorevole da Calearo, dimenticando che il titolo di onorevole non esiste in quanto il sostantivo da usare è deputato. Per il resto ha lentamente ribadito la perfezione berlusconiana. Seguivamo Ballarò in dieci, sono rimasto da solo e i commenti fra napoletano, toscano e romano erano da film di Sordi. È davvero sconcertante affrontare così la politica e quindi, per l'immaginario collettivo, il futuro del nostro paese. E, conclusosi Ballarò, c'è stato Porta a Porta con un Veltroni alla portata di tutti, semplice, moderato e convincente. Ma con le cose viste ed ascoltate a Ballarò difficilmente ci potrà essere il risultato clamoroso del quale si leggeva mercoledì su Il Messaggero. Poi si è scatenata la discussione sulle liste che sembrano essere frutto di decisioni territoriali e verticistiche non collegate, sostanzialmente, alla qualità delle persone e al loro portato elettorale in termini di voti propri e di contributi passionali. Ci sono obiettivamente casi numericamente e culturalmente devastanti che fanno riflettere sulla necessità di una legge elettorale che ridia speranza alle professionalità ed alle relazioni personali dei candidati. Abbiamo assistito in passato a gente non eletta nei consigli regionali e comunali diventata assessore o ministro come premio di consolazione. Oggi queste persone hanno un ulteriore premio di consolazione e vanno in parlamento. Così come altri personaggi che, in territori non propri, in caso di collegi uninominali sarebbero rimasti a casa non avendo storia e voti da mettere sulla bilancia. Ma soltanto relazioni con i vertici. È possibile accettare l'inesperienza, la giovinezza, le candidature di rottura in contrapposizione, ma è impossibile il riciclaggio dell'inutilità a livello nazionale e territoriale. E l'affermazione di più parti che ipotizzano altre elezioni tra due anni aumentano le possibilità di Berlusconi. Il ragionamento dell'elettorato moderato, indeciso e qualunquista è semplice: Berlusconi vincerà, quindi è meglio farlo vincere bene in modo da avere comunque un governo che duri cinque anni e consenta alle nostre attività di proseguire senza grandi complessità. Poi si vedrà. Non è un panorama divertente, anche per colpa nostra. Noi dobbiamo urlare l'inefficienza e l'inefficacia del berlusconismo e il suo evidente degenerante spostamento a destra e cercare di catturare il maggior numero di voti possibile senza ipotizzare scenari futuri. Certi, come ho già detto, di coloro che vigilano sulla democrazia in questo paese.

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Che fatica essere piccoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mastella, rimasto solo, si arrende e si ritira. Ma tornerà Che fatica essere piccoli (ch.g.) A differenza di altri non lo vogliamo santo subito, anzi pensiamo che un po' di purgatorio non gli farà male. Ma confessiamo un po' di tenerezza per Clemente Mastella, combattente di mille battaglie nobili e meno, che dichiara la sconfitta, si arrende e si ritira: rinuncia a candidarsi, nel prossimo parlamento non ci sarà. Pensare che solo poche settimane fa era un protagonista assoluto , l'ago della bilancia, teneva in pugno i destini del governo. Oggi chissà se rimpiange il giorno in cui ha fischiato la fine alla partita di Prodi, pensando forse di anticipare così l'incidente successivo, probabilmente inevitabile quando poche ore dopo in senato sarebbe arrivata la mozione di sfiducia al ministro Pecoraro Scanio. Tipico del modo di pensare del buon Clemente, sembra di sentirlo proclamare gesticolando da un divanetto di Montecitorio: "Pensi di fottere a me? E io ti fotto a te". Solo che poi sono cominciati i guai. La crisi ha virato precipitosamente verso le urne, e Mastella è diventato una specie di appestato della politica. Nessuno ci ha voluto più avere a che fare, come se fosse stato lui l'unico colpevole di un logoramento che invece aveva molti padri. Veltroni ha deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.

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Faccia a faccia tv tra Walter e Silvio, ora si può fare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'AGCOM NON LO ESCLUDE Faccia a faccia tv tra Walter e Silvio, ora si può fare (g.c.) Lo ha detto martedì, lo ha ripetuto mercoledì. Ora che anche Silvio Berluconi sembra disponibile, il faccia a faccia tv con Walter Veltroni sta diventando qualcosa di più di una suggestione giornalistica. E i due ci stanno pensando. Nulla lo vieta nonostante le dichiarazioni del presidente dell'Authority per le comunicazioni, Corrado Calabrò, siano state interpretate come uno stop. In realtà, illustrando il regolamento presentato dall'Agcom, riferito alle tv private ma modellato su quello approvato dalla Vigilanza Rai, Calabrò si è limitato a ricordare che, rispetto al 2006, "lo scenario politico è cambiato, non ci sono più due sole coalizioni e la legge sulla par condicio non è più adatta e adeguata". Un contenitore neutro e ad hoc in prima serata per il confronto tra premier (come fu quello del 2006) non potrebbe che ospitare tutti e otto i candidati. Impossibile, per molte ragioni. Lo stesso Calabrò, però, ha spiegato che nulla vieta che il singolo faccia a faccia possa essere ospitato all'interno dei programmi di informazione giornalistica (per capirci Matrix o Porta a porta), garantendo però "un equilibrio tra tutti i contendenti all'interno del ciclo della trasmissione". In realtà il presidente dell'Agcom ha aggiunto di aspettarsi dalla Vigilanza un chiarimento delle norme sui confronti tv. Infatti il regolamento parla del confronto tra candidati premier solo all'articolo 4 che sembra rientrare tra gli spazi di comunicazione politica come le tribune elettorali e le conferenze stampa. All'articolo 7, invece, che riguarda i programmi giornalistici, si dice solo che "sono tenuti a garantire la più ampia ed equilibrata presenza e possibilità di espressione ai diversi soggetti politici". Evidentemente nell'arco del ciclo di trasmissioni, dal 9 marzo al 12 aprile. Un po' tutti, questo è certo, cercheranno di organizzare il duello tv Veltroni-Berlusconi, l'unico che davvero conta per i telespettatori. Due anni fa il primo confronto Prodi- Berlusconi, moderato da Clemente Mimun, fu seguito da 16 milioni di spettatori (18 se si conteggia anche La7): un record assoluto. "Ma le regole erano troppo rigide, è stato davvero frustrante, anche perché non sono un vigile urbano: un'esperienza che non ripeteri più e che, a quelle condizioni, non auguro a nessuno" racconta oggi il direttore del Tg5, allora al Tg1. Questa settimana a Porta a porta hanno fatte passerella tutti i principali candidati premier. La prossima sarà la volta di Matrix. Ma sia Bruno Vespa che Enrico Mentana (e non solo loro) non hanno nascosto di aspirare a ospitare il confronto decisivo, magari a pochi giorni dal voto. Il paradosso è che potrebbero farlo solo rispettando l'attuale format del programma, magari modellandolo alle richieste dei due contendenti. I paletti dei regolamenti renderebbero molto difficile la creazione di un contenitore nuovo, perché in quel caso si rientrerebbe nella fattispecie prevista dalla Vigilanza e dall'Agcom per le trasmissioni di comunicazione politica e sarebbero obbligati a ospitare tutti i candidati insieme, in una trasmissione-monstre che probabilmente si rifiuterebbero di moderare. "Faccio un programma giornalistico, non farmaceutico, non controllo il dosaggio degli ospiti col bilancino" ha risposto ieri Mentana alle sollecitazioni dell'Authority. Boselli è fuggito per polemica dal salotto di Vespa. Più passa il tempo e più la pressione, anche sui due, aumenterà.

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Pd al governo? Già pronti i primi dodici disegni di legge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI   VELTRONI ANTICIPA IL PROVVEDIMENTO NUMERO UNO: "RENDEREMO POSSIBILE FARE UN'IMPRESA IN UN GIORNO" Pd al governo? Già pronti i primi dodici disegni di legge RUDY FRANCESCO CALVO Le "dodici azioni di governo" elencate nel programma del Pd inizieranno a diventare realtà già dalla prima riunione del consiglio dei ministri presieduta da Walter Veltroni. Ovviamente, in caso di vittoria. Il candidato premier democrat lo ha ribadito ieri alla platea romana di Confartigianato, dopo aver riunito insieme al responsabile economico del partito Giorgio Tonini e al coordinatore del gruppo di lavoro sul programma Enrico Morando, i rappresentanti dei gruppi parlamentari uscenti. "Se avremo la maggioranza ? ha spiegato Veltroni agli artigiani ? non avremo alcun alibi per giustificare il fatto che le cose dette non saranno fatte. Se ciò dovesse accadere, la colpa sarà mia". Il segretario del Pd ha subito fornito un esempio degli impegni da assumere nei confronti degli italiani. Dato il contesto in cui si trovava, la prima proposta è rivolta al mondo delle imprese: "Con voi ? ha detto a Confartigianato ? voglio prendere un impegno: lo stato deve stare dalla parte di chi produce ricchezza, perciò noi proponiamo di rendere possibile fare un impresa in un giorno". E spiega come: "L'imprenditore fa un'autocertificazione, ottiene le garanzie di sicurezza della Asl e comincia a lavorare, poi sarà lo stato a fare il controllo a valle". Veltroni ha ribadito il suo impegno principale a favore della crescita del paese "perché la cosa che non ha fatto nessun governo, né di centrodestra né di centrosinistra, è una stagione di grandi riforme, innovazioni, liberalizzazioni. Bisogna capire che questa è l'emergenza del paese: tornare a crescere". Ma questo è solo uno dei dodici punti su cui s'incentra il programma del Pd. Interventi analoghi sono stati preparati dai tecnici del partito in merito agli altri aspetti: dalla riduzione della spesa pubblica agli interventi fiscali, dalla sicurezza a una giustizia più efficiente, per proseguire con l'ambientalismo "del fare", il welfare e la sicurezza sul lavoro, scuola e università, liberalizzazioni, sviluppo del Mezzogiorno, governabilità e riduzione dei costi della politica, riforma del sistema televisivo. Le bozze dei disegni di legge sono adesso nelle mani dei dirigenti del Pd e dei rappresentanti dei gruppi parlamentari, che affineranno i testi per consegnarli poi a Veltroni. La presentazione al pubblico potrebbe avvenire già giovedì prossimo. L'impegno preso da Veltroni è di portare in parlamento i disegni di legge qualsiasi sia l' e s i t o delle elezioni: come proposte del governo, in caso di v i t t o r i a del Pd, oppure portandole direttamente nelle camere, come proposte dell'opposizione. "So che c'è una naturale diffidenza verso gli impegni presi in campagna elettorale ? ammette il segretario ? ma noi abbiamo fatto un grande lavoro con il programma: ogni impegno di spesa prevede analoghi impegni di tagli, come quello della spesa pubblica, che è molto consistente ma realizzabile". Nel pomeriggio, dalla tappa di Forlì del suo tour elettorale, Veltroni attacca Berlusconi proprio sulle promesse fatte in campagna elettorale: "Dopo quindici anni è ancora davanti alla stessa lavagna ? dice riferendosi alla presenza a Porta a porta del leader del Pdl ? a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in grado di mantenere". Su Liberazione di oggi, invece, Veltroni risponde all'articolo pubblicato mercoledì dal segretario del Prc Franco Giordano, che lo accusava di demonizzare il conflitto sociale. Il leader del Pd afferma di "non essere contrario al conflitto" e di ritenere che "non possa darsi sviluppo economico senza concorrenza sul mercato".

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I cattolici sanno educare alla politica? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CATTO I cattolici sanno educare alla politica? ANGELO BERTANI Alla fine i tentativi di rilanciare l'unità politica dei cattolici sembrano falliti. Forse anche l'aver utilizzato alcuni temi "eticamente sensibili" e i "valori non-negoziabili" per fare unità, ha creato invece un maggior pluralismo tra i cattolici. Perché, ci si è chiesti, sarebbe eticamente sensibile la scuola privata e non la cooperazione con i paesi impoveriti dall'ingiustizia del "libero mercato"? Perché sarebbe non-negoziabile il rifiuto dell'aborto e non quello della guerra? Insomma anziché crescere l'unità politica sembra aumentare anche la diversità di posizioni intorno ai valori. Lo dimostrano i dati del sondaggio realizzato da Coesis per Famiglia Cristiana (24 febbraio) sul campione rappresentativo dei cattolici italiani. Ebbene: alla domanda se sia opportuno che la Cei promuova un documento sui valori che la politica dovrebbe difendere, i cattolici (non la media dei cittadini!) si dicono: molto d'accordo 16 per cento; abbastanza 42; poco 21, per nulla 21. Poco meno della metà dei cattolici ritiene che la Chiesa intervenga troppo sui temi politici. Quanto al nuovo partito di centro "che si ispira ai valori della tradizione politica cattolica" il 27 per cento apprezza, il 38 no, il 36 non sa? Come futuro presidente del consiglio, Veltroni è preferito dal 24, Berlusconi dal 18, Fini da 11, Casini 5, Bertinotti 3. Quasi il 40 per cento non sceglie o non risponde? Che cosa chiedono alla politica? Le attese sono concrete e toccano la borsa: in testa c'è l'aumento dei salari, poi la riduzione dello stipendio dei parlamentari, poi meno tasse per le famiglie, poi interventi per frenare l'aumento dei prezzi. A metà strada c'è l'attesa di una nuova legge elettorale, l'emergenza rifiuti in Campania e un freno agli immigrati. Tra le priorità meno indicate dai cattolici: finanziamenti alla scuola, la revisione della legge sull'aborto, norme più severe sulla droga e la legge sui Dico. Emerge un'idea di politica pragmatica, poco legata alla "diversità cristiana" e ai "valori", ai grandi progetti di giustizia, libertà, sviluppo. Un'idea di politica che viene dalla televisione, più che dalla tradizione di Maritain, Dossetti o Moro. I cattolici, presenti oggi in vari partiti, potrebbero essere sale e lievito, testimoniando ovunque i valori della loro tradizione, in dialogo con le altre grandi correnti di pensiero e di azione. Ma sarà possibile? La domanda vera sul futuro della politica, e del Pd, è tutta qui: ci saranno persone, passione, intelligenza, spazi di studio e di comunicazioni adatti a "educare la politica", a farne un progetto e un'azione per guidare la società e migliorare la vita degli uomini?.

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Pullman, abbiamo un problema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ovvio che c'è da fare qualche scelta sui messaggi economici. C'è uno scarto tra i candidati di punta lanciati da Veltroni, quelli più simbolici (Ichino, Calearo, Colaninno), e il programma del Pd scritto da Morando e sostenuto da Treu, Baretta, Nerozzi... Quei candidati esprimono un punto di rottura che neanche i più convinti tra i riformisti "organici" riescono a condividere. Ci vuole sintesi, che non perda però efficacia comunicativa. Parliamo dunque appunto di questo: comunicazione. Perché un grido si alza dalle Alpi al Lilibeo: i nostri campioni si fanno mettere sotto in tv. Inutile ribadire ciò che Veltroni sa meglio di chiunque, anche se a sinistra la cosa fa sanguinare i cuori: le campagne elettorali incerte si vincono in televisione. Il compito ovviamente è al 90 per cento sulle spalle del leader, e qui andiamo sul sicuro perché abbiamo il Totti della situazione (lo dice D'Alema, che il Pd dev'essere come la Roma...). È talmente forte, Veltroni, che vedrete che Berlusconi eviterà in ogni modo di incrociarlo davanti alle telecamere. Lui da solo però non basta. E l'esordio dei volti nuovi del Pd, contrapposti nelle ultime serate alle vecchie volpi di destra e sinistra, ha preoccupato il campo democratico. Più che altro perché una interpretazione troppo leggera, ingenua o naif del nuovo rischia di compromettere lo stesso generale messaggio di rinnovamento. Non che si debba tornare ai cari vecchi professionisti, che Veltroni non vuole intorno. Europa ha sentito gli esperti e fra Balassone, Annunziata, Rodriguez, Freccero, Morcellini e Siliato le opinioni divergono. Secondo noi, ci vogliono solo più preparazione e tecnica del corpo a corpo tv, e poi esasperare il messaggio. Se si pensa di vincere perché nuovi, con Bertinotti o Tremonti non si può pensare di duellare alla pari, ma schiacciarli senza timidezze sul loro essere ormai antichi politicanti, responsabili di aver sfasciato l'Italia mentre Veltroni, Calearo e Colaninno, come si sa, facevano altri mestieri. Se non è del tutto vero, però suona bene.

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Negli ultimi giorni la campagna elettorale è entrata in una fase nuova. Forse non è ancora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Chiarissimo se davvero i due programmi elettorali si somiglino così tanto come si dice, ma quel che sta diventando evidente è che i due messaggi di fondo divergono. Il messaggio di Veltroni ricorda quello di Berlusconi nel 1994: cambiare si può, noi cambieremo l'Italia. Quello di Berlusconi, invece, ricorda molto il messaggio che abbiamo ascoltato da Prodi negli ultimi due anni: la situazione è difficile, occorre anche fare dei sacrifici, noi siamo gente seria e non promettiamo la luna. Qualcuno, maliziosamente, suggerisce che Veltroni può permettersi di farci sognare perché sa di non poter vincere, mentre Berlusconi, proprio perché sa di vincere, non può permettersi di farci sognare. Ma è tutto qui il gioco? Ho l'impressione di no. Se fosse tutto qui non potremmo che lodare Berlusconi, che finalmente pare aver dismesso il vizio delle promesse facili e aver acquistato la virtù del realismo. A guardare le cose più da vicino, tuttavia, è difficile non restare perplessi. Prendiamo il caso Alitalia. Nel 2004, il centro-destra pilotò l'ennesimo salvataggio della compagnia di bandiera. Credo che chiunque, oggi, si renda conto che quello fu un errore, forse dovuto alle pressioni di Alleanza nazionale. Eppure nei giorni scorsi Berlusconi, anziché fare autocritica sul passato, ha riproposto confusamente la questione dell'italianità della compagnia, salvo poi far rettificare le sue avventate dichiarazioni (erano "solo una battuta"). Dobbiamo pensare che, se vincerà il centro-destra e nel frattempo il destino di Alitalia non sarà stato già deciso, assisteremo all'ennesimo pasticcio sulla compagnia di bandiera? Prendiamo il problema dell'articolo 18 e dello Statuto dei lavoratori. Nella sinistra c'è molta confusione, ma a destra la situazione è paradossale. A una domanda sull'articolo 18 il candidato premier (Berlusconi) risponde che si dovrebbe "cambiare tutto lo Statuto con regole nuove e più moderne". A sua volta il candidato ministro dell'Economia (Tremonti) dichiara che lascia volentieri a Veltroni la patata bollente dell'articolo 18, e spiega: "difendo la logica del posto fisso. La nostra tradizione è questa. Non accetto un mondo dove la precarietà è segno di modernità". Ma l'aspetto che più mi lascia perplesso dell'evoluzione di Berlusconi è la sua ricostruzione dei fatti di questi anni. Non perché io non condivida il suo pessimismo sullo stato del paese e sulla pesantezza dell'eredità di Prodi, ma perché se a un certo punto - finalmente! - ci si decide a dire la verità, allora bisogna dirla fino in fondo. Non per nulla, nei processi, i testimoni giurano di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. E dire tutta la verità significa dirla a proposito degli altri, ma anche di se stessi, dirla sui fatti dell'oggi ma anche su quelli di ieri. Solo così possiamo credere che qualcosa di importante stia cambiando, e che il Berlusconi di oggi sia meno avventato e spaccone di quello di ieri. Ma appena ci allontaniamo dal comodo terreno dei giudizi sulla gravità della situazione economica dell'Italia le cose cambiano. Ho sentito con le mie orecchie Berlusconi dire in Tv che aveva realizzato l'85% del programma, e che il 15% mancante era colpa degli alleati. Ma questo è falso. Incontrovertibilmente falso. Possiamo discutere, con i nuovi dati ufficiali usciti nell'ultimo anno, se il "Contratto con gli italiani" sia stato realizzato al 50% o al 60%, ma resta il fatto che le due principali promesse - abbattere la pressione fiscale e ridurre il numero dei delitti - sono state clamorosamente mancate. E' vero, nel quinquennio berlusconiano (2001-2006) gli italiani hanno pagato meno tasse che nel quinquennio precedente (1996-2001), ma alla fine del suo mandato Berlusconi ha lasciato la pressione fiscale al livello al quale l'aveva ereditata dal centro-sinistra. L'aliquota massima, che doveva scendere al 33%, nel 2006 era ancora bloccata al 43%, ben 10 punti al di sopra di quel che era stato solennemente promesso. Quanto ai delitti, nel quinquennio berlusconiano sono aumentati ininterrottamente, e nel 2006-2007 hanno fatto un ulteriore balzo in avanti grazie all'indulto: un provvedimento fortissimamente voluto dalla sinistra, ma anche dal partito di Berlusconi. Possibile che su questi fallimenti Berlusconi non abbia nulla da rimproverarsi? Ora che il centro-destra si appresta (forse) a tornare alla guida del paese, ci piacerebbe che la sua voglia di verità fosse meno strabica. Va bene rivolgersi agli italiani senza illuderli sul loro futuro, ma sarebbe meglio cominciare a dire qualcosa di sincero anche sul nostro passato. Altrimenti questo mostrarsi preoccupati per le scelte e i sacrifici che ci attendono, rischia di rivelarsi per quello che forse è: solo un messaggio in codice, un modo indiretto per dirci che Prodi ha governato male e lascia un'eredità difficile da gestire.

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Il Cavaliere arruola il capo dei taxisti romani ma non D'Amato. Gaffe di Fini su Obama, Veltroni attacca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In lista Thyssen contro Thyssen Polemiche Pd-Sinistra. E Diliberto lascia il suo posto a un operaio Stringono i tempi per la formazione delle liste elettorali in vista della chiamata alle urne del 12 e 13 aprile. A sinistra è Thyssen contro Thyssen dopo la candidatura di Boccuzzi nelle file del Pd. Oliviero Diliberto ha infatti deciso di rinunciare al proprio posto nella compagine della Sinistra Arcobaleno in Piemonte per fare spazio a Ciro Argentino, un altro operaio dell'azienda tedesca. "I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per questo motivo lascio il Parlamento" ha spiegato il segretario del Pdci. Sul fronte Pdl, Antonio D'Amato ha risposto con un "no, grazie" all'offerta di Berlusconi il cui partito ha messo in pista il capo dei taxisti romani Loreno Bittarelli, uno dei "falchi" nel lungo braccio di ferro con l'amministrazione Veltroni. Il leader di Forza Italia avrebbe in mano una lista segreta di venti nomi da rendere pubblica come "effetto speciale" poche ore prima che scadano i termini. Intanto Fini, intervenendo a "Tv7", scivola su Barack Obama. "Se dovesse spuntarla alle primarie, credo che anche molti democratici voterebbero McCain". Così il presidente di An, secondo cui la società americana "non è pronta ad eleggere un nero afroamericano". E Veltroni lo attacca. DA PAG. 5 A PAG. 9.

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Quando descrive la sua ricetta economica Silvio Berlusconi non ricorre di certo alle raffinate teori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E di Giulio Tremonti sulla fine della globalizzazione, alla dottrina sociale del mercato di Renato Brunetta o al liberismo di Guido Crosetto. A parte le ricorrenti professioni del credo liberale, il nocciolo del pensiero del Cavaliere è in questo esempio che ripete spesso ai suoi collaboratori: "Io mi comporto come un padre che deve gestire il bilancio familiare. Devo eliminare al massimo gli sprechi per garantire il benessere alla famiglia, il che significa sanità, istruzione, ricerca. Sono un convinto liberale ma mi vanto anche del fatto che quando ero imprenditore nelle mie aziende la conflittualità con il sindacato era ridotta al minimo. Insomma, i veri ingredienti sono il pragmatismo e il buonsenso e quel pizzico di fantasia che assicura Tremonti. Il mio rigore di oggi nasce da un'analisi realistica della situazione. Non si può non essere preoccupati. La fase internazionale è cambiata e non dobbiamo rendercene conto in ritardo come nel 2001. Per cui bisogna essere prudenti e non alimentare illusioni. Ma nel contempo va diminuita la pressione fiscale per quel che è possibile, per liberare risorse sul mercato ed evitare la stagnazione". Se questa è la logica che muove il Cavaliere, è difficile incasellarlo in questa o in quella dottrina economica. Anzi, si può dire che all'interessato di certe classificazioni non può importare di meno. "Io - ama ripetere - non ho un'impostazione ideologica". A seconda della necessità e degli argomenti Berlusconi può parlare di rigore, di blocco del turn over per gli statali, di riforma dello Statuto dei lavoratori ma anche immaginare un intervento sul fisco che può richiedere più risorse di quelle di Veltroni, o dire un "no", poi mitigato, alla vendita di Alitalia ad Air France ed un altro "no" al ridimensionamento di Malpensa. Come può anche condividere le ragioni di fondo che spingono Tremonti ad immaginare una sorta di neo-protezionismo per difendere il mercato italiano dall'aggressività dell'economia cinese, magari non arrivando a parlare di dazi o quote ma imponendo un sistema che garantisca "una simmetria" tra le due economie. Insomma, in un mondo che cambia profondamente non esistono ricette sicure, ma bisogna affidarsi al sano pragmatismo. E dato che il Cavaliere è una spugna, prende spunti di qua e di là. Ovviamente c'è Tremonti, già predestinato al ministero dell'Economia. A lui Berlusconi ha affidato anche questa volta l'elaborazione del programma che altro non è che un aggiornamento di quello del 2001 e del 2006. La mano dell'ex premier si è occupata non tanto dei contenuti quanto dell'efficacia dal punto di vista della comunicazione: i 10 pilastri con lui si sono trasformati in 7 missioni. La vera novità tra il programma di oggi e quelli precedenti è che per la prima volta appare la parola "crisi". Una parola che condensa tutte le ultime elaborazioni di Tremonti, quelle contenute nel suo ultimo libro "Paura e speranza" che Berlusconi e Bossi hanno letto ancor prima che fosse pubblicato. E quelle tesi fanno capolino ogni tanto nelle argomentazioni del Cavaliere. Tutto parte dalla convinzione che l'attuale crisi è davvero profonda (nel 2006 Tremonti parlò di un nuovo '29): "Un problema che noi ci poniamo perché pensiamo di vincere le elezioni e di governare, mentre Veltroni, che pensa di perderle, no". Una crisi strutturale che nella testa dell'ex ministro dell'Economia fa saltare tutti gli schemi del recente passato: viene spazzata via l'idea di un liberismo che ormai si è ridotto a "un'ideologia del mercatismo" e si ritorna a un liberalismo dove il governo si ritaglia un ruolo, improntato più sullo schema tedesco che non anglosassone, "il mercato se è possibile ma il governo se è necessario". "Questa è la filosofia di Berlusconi - osserva Tremonti - che è uguale a quella di Sarkozy". Uno schema arricchito da una teoria alquanto provocatoria che, raccontano, l'autore di "La paura e la speranza" ha spiegato all'Aspen la settimana scorsa: "Siamo di fronte alla fine della globalizzazione o almeno per come l'abbiamo intesa finora. La crisi nasce anche da lì. Facendo entrare di colpo l'Asia nel commercio mondiale gli illuminati si sono comportati come gli apprendisti stregoni di Marx che liberano forze che poi non riescono più a controllare". Naturalmente nella politica economica di Berlusconi c'è molto Tremonti, ma non solo. Il Cavaliere ha a che fare con Renato Brunetta, difensore dell'ortodossia dell'economia sociale di mercato, quella di Einaudi e di De Gasperi, che segue Tremonti fino ad un certo punto: "Le sue idee sono affascinanti ma dimostrano che non è un economista. Io, ad esempio, a differenza di lui sono felice se i cinesi consumano più carne e non ho il terrore della globalizzazione. Come non credo alla politica dei dazi". Con Guido Crosetto che, invece, è un "thatcheriano" convinto ("l'uso dell'esercito contro i minatori fu una grande mossa politica") e giura: "Sugli sprechi dello Stato il presidente la pensa come me. Certo poi noi non vogliamo una sanità come quella inglese che impedisce la protesi dentaria alla regina Elisabetta perché ha settant'anni". O, ancora, con Fabrizio Cicchitto che ce l'ha con la Bce che "non abbassa i tassi" e con le banche italiane che "pensano più al potere politico che ad una politica economica lungimirante per far uscire il paese dalla stagnazione". E presto, forse, arriverà anche Domenico Siniscalco che, secondo i boatos, Fini vorrebbe al governo in un posto importante anche se Brunetta lo esclude: "Si è comportato male. Se ne andò dal governo Berlusconi sbattendo la porta, lasciandoci nei guai". Ma per il governo la strada è ancora lunga. Roberto Formigoni che aspirava alla Farnesina, ad esempio, in caso di vittoria del Pdl si dovrà accontentare della Pubblica Istruzione: agli americani l'attuale governatore della Lombardia non piace, non hanno dimenticato le sue visite in Iraq da Saddam Hussein e l'inchiesta Food for Oil. Eppoi nella politica economica del Cavaliere se c'è un dato presente è proprio quello della profondità della "crisi". Una crisi che potrà essere governata solo con un'ampia maggioranza: "Sono sicuro che avremo un'ampia maggioranza anche al Senato. Se così non fosse, governeremo lo stesso ma assicurandoci dei margini, senza ripetere l'errore di Prodi".

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Nascoste dietro il più importante appuntamento delle politiche, le elezioni amministrative e re (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gionali saranno un importante test per le alleanze anche nel governo nazionale. In particolare per il centrosinistra, nel caso in cui la rimonta di Veltroni, rallentata negli ultimi giorni dalle polemiche sulle liste, dovesse riprendere e accelerare, e magari arrivare alla vittoria. Poiché anche nella più rosea delle previsioni si tratterebbe di una vittoria di misura, accompagnata, al Senato, da un più probabile pareggio, è verosimile che in quel caso si dovrebbe esplorare il tentativo di rimettere insieme i componenti della ex Unione. In questo caso tornerebbe comoda la faccia nascosta di queste elezioni, che vede il Pd e la Sinistra Arcobaleno alleati ovunque, con qualche contraddizione, come quella di Anna Finocchiaro in corsa per la Sicilia con l'appoggio di Rita Borsellino (candidata di tutto il centrosinistra la volta scorsa), e le stesse due candidate (e avversarie) una per il Pd l'altra per l'Arcobaleno, al Senato in Emilia. Anche a Roma, Rutelli ha concluso l'accordo con la sinistra radicale e, vista la divisione che permane nel centrodestra, con Alemanno candidato del Pdl, Ciocchetti dell'Udc e Storace della Destra, potrebbe anche essere eletto al primo turno. Ma va da sé che, mentre sommano i voti per il Campidoglio, Pd e Sinistra Arcobaleno se li contenderanno, negli stessi quartieri e davanti agli stessi elettori, per Camera e Senato. Contraddizioni simili, nel centrodestra, riguardano solo la Sicilia, dove Berlusconi e Casini marciano appaiati nel sostegno alla candidatura del leader del Mpa Lombardo. Ma anche in questo caso: che succederebbe se, di fronte a una vittoria dimezzata del Pdl, i voti di Casini e della Rosa Bianca risultassero indispensabili per avere la maggioranza al Senato? Berlusconi non ha escluso di poterli chiedere. Dopo tanti attacchi e tanti scambi di accuse in campagna elettorale, non è escluso quindi che i nemici di oggi, da una parte e dall'altra, non debbano ritrovarsi alleati. Con tanti ringraziamenti agli elettori, di fronte ai quali avevano giurato: "Mai più nello stesso governo".

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Dalla Chiesa rinuncia anche all'offerta dell'Idv Di Pietro presenta le sue liste: Giulietti Pardi e la baronessa Cordopatri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dalla Chiesa rinuncia anche all'offerta dell'Idv Di Pietro presenta le sue liste: Giulietti Pardi e la baronessa Cordopatri Dopo il Pd, anche Di Pietro chiude le sue liste. "Non siamo una casta chiusa, ma aperti alle migliori risorse della società", dice il ministro presentando 4 suoi candidati: Beppe Giulietti, portavoce di articolo 21, il girotondino Pancho Pardi, la baronessa calabrese Teresa Cordopatri che da anni lotta contro la 'ndrangheta, il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti (tornato nell'Idv dopo aver fondato con Bordon l'Unione democratica), l'assessore congolese alla sicurezza della giunta Veltroni Jean Leonard Touadì. Tutti i candidati, annuncia Di Pietro, hanno dovuto presentare il "certificato penale". Nessun seggio per i condannati, e neppure per chi è stato rinviato a giudizio. "Nella prossima legislatura ci impegneremo a far approvare una legge che impedisca di candidare persone con sentenze passate in giudicato", assicura Di Pietro. Dopo aver proposto un seggio al vicepresidente dell'antimafia Beppe Lumia, poi ripescato dal Pd, il leader dell'Idv si è fatto avanti anche con Nando Dalla Chiesa (che non ha ottenuto la deroga dal Loft), offrendogli una candidatura in Sicilia. Lui ci ha riflettuto, poi ha deciso di non candidarsi: "Li ringrazio davvero, ma non me la sento". Di Pietro sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni: dopo di lui Leoluca Orlando in Sicilia, Nello Formisano in Campania, Massimo Donadi in Veneto, Fabio Evangelisti in Toscana, Giulietti in Piemonte, Carlo Costantino in Abruzzo, Silvana Mura in Emilia Romagna, Aurelio Misiti in Calabria, Pino Pisicchio al numero 3 in Puglia. Per palazzo Madama capilista saranno Stefano Pedica (Lazio), il sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti (Emilia Romagna), Felice Belisario (Puglia e Basilicata), Nello Di Nardo (Campania), Fabio Giambrone (Sicilia), Giuliana Carlino (Lombardia), Patrizia Bugnano (Piemonte), Lannutti (Veneto), Pardi (Toscana), la baronessa Cordopatri (Calabria). Tutti confermati i parlamentari uscenti, fatta eccezione per Egidio Pedrini e Luciano D'Ulizia. Non sarà riconfermata neppure Franca Rame, ma all'Idv precisano che "è stata una sua scelta, noi saremmo stati onoratissimi". Pardi ha spiegato che il suo primo impegno sarà "una vera e seria legge sul conflitto di interessi, che non riguarda solo Berlusconi, ma molti altri annidati nelle assemblee elettive". e poi riforma delle tv e abrogazione delle leggi ad personam. Giulietti ha detto di puntare su "legalità, libertà e qualità nei media, a partire dal rispetto della sentenza sulle frequenze di Europa 7". La baronessa Cordopatri, che è scampata nel 1991 a un attentato della 'ndrangheta in cui è stato assassinato suo fratello Antonio, ha spiegato di essere impegnata perché "ogni cittadino veda nello Stato un punto sicuro e fermo nella tutela dei suoi diritti". Per Lannutti, infine, il primo obiettivo è il potere d'acquisto delle famiglie a più basso reddito. Nel mirino banche e assicurazioni che, a suo dire, "nonostante i decreti Bersani non hanno abbassato i costi". Di Pietro ha annunciato ricorso all'Agcom per il rispetto della par condicio nei tg e negli spazi di approfondimento tv.

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Il Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il vecchio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le liste nuove di Berlusconi: taxi selvaggio Il Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il vecchio Antonio D'Amato, l'ex leader di Confindustria gli ha detto no. In compenso Silvio Berlusconi ha incassato una candidatura che è tutta un programma: quella di Loreno Bittarelli, capo della rivolta dei tassisti romani contro le liberalizzazioni del ministro Bersani. Ecco il nuovo di Berlusconi e Fini: in lista è benvenuto chi si oppone alle riforme, chi difende vecchi privilegi a costo di paralizzare una città come Roma. Del resto, nelle liste del Pdl, il segno dominante è quello della peggiore continuità con il passato. Nuova tappa nell'"Emilia rossa" per il viaggio per l'Italia di Walter Veltroni. Ieri fra l'altro ha visitato la fabbrica della Ducati, ricevendo una grande accoglienza. Difesa degli operai e della cooperazione. Il leader del Pd ribadisce: "Puntiamo a vincere, non ci sarà pareggio". Da Bari, dove ha iniziato la campagna elettorale, Massimo D'Alema ribadisce: "Berlusconi era il nuovo negli anni 90". alle pagine 6, 7 e 9.

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La forza di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La forza di Walter Antonio Padellaro Credo di conoscere bene Paolo Bonaiuti, giornalista e portavoce di Berlusconi, e garantisco che è molto meglio di come appare nei tg di tutte le reti e a tutte le ore quando recita la dichiarazione del giorno modulando la voce a agitando le mani. Cito Bonaiuti perché è l'emblema della campagna elettorale del Pdl dove i candidati sono pezzi di una catena di montaggio. Con ciascuno che deve combaciare con l'altro e tutti contribuire all'apoteosi del capo. Come sempre nei giornali e nelle tv della destra opera una rigida divisione del lavoro. Dai reparti mistici di Libero che innalzano archi di trionfo al sommo leader solo perché non dà del tu a Veltroni. All'artiglieria pesante del Giornale che spara perfino se il Pd sospira e fomenta campagne di pubblica indignazione con titoli degni del Male ("Prodi butta soldi per i Giochi gay"). Propaganda invasata di fronte alla quale perfino Veltroni ha perso la pazienza denunciando, l'altro giorno, a Massa quei giornali che "grondano odio e da cui esce veleno". Perfino Veltroni che si vede ogni giorno ricacciare addosso dalla destra a suon di cattiverie l'offerta di un confronto leale e civile. segue a pagina 23 L'editoriale.

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Grillini: Io candidato sindaco per tolleranza, tecnologia e talento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Grillini: "Io candidato sindaco per tolleranza, tecnologia e talento" "La nostra sarà la camapgna elettorale del '3T': talento, tecnologia e tolleranza". Lo ha affermato il candidato sindaco per Roma del Partito Socialista, Franco Grillini, riassumendo il suo progetto politico per la capitale. "Puntiamo a rendere internet gratis e accessibile a tutti, estendendo la rete Wi-fi - ha proseguito -. Mi occuperò della vita quotidiana dei romani, di tutti i romani". La candidatura di Grillini sarà appoggiata da tre liste: oltre ai socialisti, una di ispirazione laica e una terza che lui definisce "molto trasgressiva e biricchina, dedicata al mondo della notte e del divertimento che verrà presentata nei prossimi giorni". Sul sito internet del candidato (www.grillinisindaco.it), saranno pubblicati i messaggi dei cittadini che, come ha spiegato Grillini, "potranno dare suggerimenti via sms al numero 3317076401". "Non è sufficiente una spolveratina di Radicali. Il Pd eleggerà in parlamento 120 ex democristiani e questo impedirà di far approvare qualsiasi cosa contraria al Vaticano: in questa campagna elettorale il vero deficit è rappresentato dalla laicità che invece sarà una nostra priorità", ha spiegato Grillini. "Berlusconi e Veltroni - ha proseguito l'esponente socialista - si sono messi d'accordo per tenere fuori dalla campagna un pezzo importante della vita di ogni persona come i temi legati ai diritti civili e delle libertà individuali".

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Nord est, la prova del nove del candidato premier Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del LO SCENARIOIl viaggio più atteso. Ma non è una prima volta de leader democratico da queste parti. La rimonta dovrà passare da qui Nord est, la prova del nove del candidato premier Pd Bruno Miserendino La rimonta, se ci sarà, deve passare da qui: il nord perduto dall'Unione nelle ultime elezioni. È qui, a cominciare da Veneto e Lombardia che si gioca la scommessa e per questo, dicono, Veltroni c'è rimasto male. Lui arriva, prima tappa veneta ieri sera a Rovigo, ottima accoglienza, sala piena, calore e affetto, e Cacciari, sindaco di Venezia e profeta autorevole del Partito democratico, spara a zero in un'intervista al veleno. Un po' contro Calearo (è uno spot, dice Cacciari), un po' contro le liste, che a suo dire premiano troppo poco le forze locali, un po' contro lo stesso Veltroni, accusato di girare lì solo perché c'è la campagna elettorale, mentre invece il nord est è un bambino piccolo da curare con amore tutti i giorni, se si vuole che cresca. Segue cattiveria: "Non ci vado nemmeno, con Veltroni, più facile che vada domenica da D'Alema". Il fuoco amico è parso così esagerato che lo stesso Cacciari ha provveduto a rettificare nel giro di qualche ora. Stupefacenti deformazioni della stampa, ha spiegato, è la solita storia. Facendo capire che nel tour veneziano del segretario ci sarà e dove non andrà sarà per "impegni istituzionali, non per polemica". Anche il resto delle critiche, da Calearo, alle liste, a Veltroni, risultano attutite, anche se un po' di sostanza resta. Tra il Cacciari uno e due c'è stata, a quanto pare una telefonata con Bettini, che le liste le ha fatte con tutte le difficoltà del caso. Anche Andrea Martella, che è coordinatore del nord, ha chiamato. Pace fatta, anche se tra il Cacciari gonfiato e quello vero i leghisti si sono inseriti a tempo di record. Calderoli ha detto che contro Veltroni servono i forconi, Castelli ha sentenziato che le parole del sindaco dimostrano che il leader del Pd del nord non sa nulla. "un'occasione persa per tacere", dice Martella del Pd. Del linguaggio leghista non si meraviglia nessuno, e al loft scrollano le spalle: "Se sono così sicuri della vittoria a valanga, perché si preoccupano se il leader del Pd fa un giro elettorale?". La realtà è che la partita è complessa per tutti e anche lì dove Lega e Pdl sono e resteranno più forti, il dinamismo del Pd sta dando fastidio. La candidatura di Massimo Calearo, che tanti mugugni ha provocato anche all'interno del partito, non risolverà certo i problemi di rapporto tra centrosinistra e nord-est, però qualche vecchio schema lo sta rompendo. Veltroni l'ha voluta perché i simboli hanno il loro valore in campagna elettorale, però nella sua testa quel nome è un tassello di una strategia più ampia, che parte dal discorso del Lingotto, e che ha in testa la parola crescita. "Più crescita, più produttività, salari più alti, meno burocrazia, semplificazione, fisco amico, infrastrutture". L'altra mattina, partendo per il nord est ha parlato davanti agli artigiani, in una platea non tenera in questi anni con il centrosinistra, raccogliendo consensi e rilanciando il progetto di "un'impresa in un solo giorno", in Emilia ha ricordato che nord e federalismo sono capisaldi del progetto del Pd. Serve sicurezza, ha detto, capacità e rigore sull'immigrazione, (che peraltro alle imprese del nordest serve come il pane), durezza contro i clandestini che delinquono. Tutta la campagna elettorale Veltroni la gioca sul tema dell'Italia che non ha alcun bisogno di rialzarsi, come dice Berlusconi, perché il paese "si sveglia presto la mattina", e lavora e fatica. È la politica, dice il leader del Pd prendendo sempre gli applausi più forti, che deve riacquistare velocità e capacità di decisione, e "deve aiutare il paese a correre". Non è che un giro elettorale basterà, come dice Cacciari, però dalle parti di Veltroni ci tengono a ricordare che per la verità il segretario del Pd c'è già stato tre volte negli ultimi mesi. Tra l'altro, a Padova, in autunno si svolse un confronto molto serio e impegnativo e per niente edulcolorato, con la piccola impresa, con il mondo del commercio e dell'artigianato. Proprio allora si capì che quel mondo guardava con rispetto e attenzione, e non più con diffidenza pregiudiziale, al nuovo corso veltroniano. Non è un caso, se i simboli hanno un valore, che il leader del Pd abbia scelto di mangiare oggi a casa di una famiglia di artigiani. Le elezioni sono un'altra cosa e nessuno si aspetta miracoli. L'inversione di tendenza però, come dimostra l'accoglienza in quel di Rovigo, la terra bianchissima del vecchio Bisaglia, è a portata di mano.

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L'innovatore Walter che divora chilometri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "L'innovatore Walter che divora chilometri" Il quotidiano britannico ROMA Innovatore - sia pure con un "look old-fashioned" - l'instancabile Walter Veltroni "accumula chilometri" sul suo pullman in giro per l'Italia per presentare il suo "convincente messaggio riformista". È questa la fotografia che il Financial Times scatta al candidato premier del Pd in vista del voto del 13 aprile. Veltroni viene presentato come un "oratore forte e convincente" che "usa un linguaggio comprensibile, sincero e con senso dell'umorismo". A dispetto - sottolinea il quotidiano britannico - del suo "look vecchia maniera, giacca e cravatta, in contrasto con l'immagine sportiva e populista" dell'avversario Silvio Berlusconi. Quella dell'ex sindaco di Roma è una campagna elettorale dal "ritmo veloce, spesso con tre o quattro discorsi senza traccia scritta e inframmezzati da regolari rientri a Roma". Una campagna che - rileva il FT - "attrae diverse centinaia di persone". Veltroni il pragmatico, l'ottimo oratore e - soprattutto - colui che aspira ad essere il Barack Obama italiano, dice l'analisi del Ft. "Inoltre - prosegue l'Ft - è promotore di una politica del confronto, che getti dei ponti fra lavoratori e imprenditori, fra laici e cattolici".

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Fini scivola su Obama Veltroni: grave gaffe (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del VOTO USA Fini scivola su Obama Veltroni: grave gaffe ROMA Fiuggi è lontana. E Gianfranco Fini fa due gaffe. Una in quanto ex ministro degli Esteri, una in quanto leader di An che vuole vendersi per moderato ma poi si distrae... "Obama è un candidato molto interessante perché è il primo nero afroamericano, ma non credo che gli Usa siano pronti per un presidente nero", ragiona ospite a "Tv7". "Non ci aspettavamo una così clamorosa gaffe internazionale da parte dell'ex ministro degli esteri del governo Berlusconi", dice Dario Franceschini. Preoccupato Veltroni: "Da parte dell'ex ministro degli Esteri c'è stata una gaffe che può avere gravi conseguenze nel rapporto tra noi e gli Usa. Penso, invece, che sia proprio molto bello quello che sta accadendo".

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Dopo Boselli, Casini: mi si nota di più se vado via... Il leader Udc lascia Otto e mezzo. Il minuetto dei discriminati prosegue. Petruccioli: la Rai è equilibrata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dopo Boselli, Casini: mi si nota di più se vado via... Il leader Udc lascia Otto e mezzo. Il minuetto dei "discriminati" prosegue. Petruccioli: la Rai è equilibrata / Roma RICHIESTA CONTINUAIl via l'ha dato Boselli, con una imbarazzata imitazione di Pannella. Invitato a Porta a Porta ha denunciato la sua esclusione e se ne è an- dato. A ruota lo hanno seguito le seconde e le terze file dei candidati premier. Ecco Casini che definisce scandalosi i tg e si appella agli elettori: "Non abbiamo complessi di inferiorità, sappiamo che la nostra battaglia è dura, ma siamo sicuri che gli italiani capiranno e non cadranno nella trappola dei mass media. Pd e Pdl si danno una mano vicendevolmente ma noi andiamo avanti con serenità e diciamo agli italiani, riprendetevi il vostro voto e decidete voi". Ma anche Fausto Bertinotti - nonostante sia uno dei più invitati sulle poltroncine dei talk show - ha preannunciato un girotondo della Sinistra-Arcobaleno intorno alla sede della Rai, rea di privilegiare i due candidati maggiori. Ecco la Dc di Pizza che - nel suo piccolo - si appella all'Osce. Ieri Pier Ferdinando Casini ha imitato Boselli e ha lasciato polemicamente la trasmissione Otto e mezzo. Troppe le domande (di Armeni, Pace, Feltri) su Mastella e l'eventuale inserimento nelle liste Udc, Casini, prima di alzarsi: "No, scusatemi. Non è una cosa accettabile. Mi avete invitato qua per parlare del programma. Sono stato tutto il tempo a dover rispondere su Mastella o non Mastella. La prossima volta non vengo. Vi ringrazio molto". Eppure i piccoli sono bizzarramente favoriti proprio dal rifiuto ostinato di Berlusconi di accettare il faccia a faccia con Veltroni. Quello sì, sarebbe un evento che li cancellerebbe dalla memoria degli spettatori tv, oltre che dalla battaglia per lo share. Ma intanto i piccoli partiti, quelli che "siamo noi la novità" anche se vendono dritti dritti dalla I repubblicasi lamentano. Persino Tabacci affonda: "Basta guardare le trasmissioni tv per capire che c'è un tifo sfrenato di tutti i cosiddetti poteri, più o meno forti, per allinearsi sui due partiti maggiori. L'idea di una campagna elettorale vigilata o limitata al protagonismo dei due maggiori partiti fa torto all'intelligenza degli italiani". "La Rai sta svolgendo correttamente il suo ruolo - replica il presidente della Rai Claudio Petruccioli - Fino ad oggi la Rai ha raccontato agli italiani la politica in modo equilibrato. Sfido chiunque a dire che la Rai non ha raccontato correttamente quali siano le posizioni in campo, di tutti.Capisco che ci sia una tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa". Ancora: "Il servizio pubblico svolge meglio la sua funzione se non introduce di suo nessuna animosità. E garantisce la piena, completa, rispettosa e pluralistica informazione con pacatezza e anche con un certo distacco. Noi abbiamo spinto e spingiamo in questa direzione".

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La forza di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La forza di Walter Antonio Padellaro Segue dalla Prima V eltroni che purtuttavia resta convinto che ci sia una profonda differenza tra la vita reale dei cittadini e la rappresentazione mediatica del paese. Questa è la sfida lanciata dal leader del Pd con il suo faticoso viaggio in pullman nelle 110 province italiane (32 già visitate). Parlare alle persone, che anche nelle cronache più neutrali riempiono di applausi piazze e teatri e il modo più autentico per spiegare cosa si è (e cosa no) e cosa si vuole. Perché se conti balle, se non sei sincero, se manchi di chiarezza chi ti sta di fronte se ne accorge. Le novità del Pd da raccontare sono tante: dal perché si va da soli senza la sinistra radicale al patto necessario tra impresa e lavoro. Ed è probabile che i sondaggi, già in netto progresso rispetto a un mese fa, non possano ancora registrare le conseguenze di questa minuziosa azione di convincimento. Sarebbe veramente straordinario se la sera del 14 aprile i risultati elettorali, oltre al compimento della difficilissima rimonta sulla destra registrassero l'affermarsi di un'opinione non omogeneizzata dal grande fratello televisivo ma restituita alla parola, al dialogo diretto dell'uomo politico con la gente. Qui è la vera forza di Veltroni, quella che lo induce a sbilanciarsi sul possibile successo finale alla Camera, che è cosa diversa dal pareggio che gli analisti prefigurano nella lotteria-Senato. Dove, secondo gli analisti, tutto decidendosi in un paio di regioni (Liguria e Marche) è possibile che l'una o l'altra coalizione prevalgano per un pugno di voti, sanzionando di nuovo l'ingovernabilità del Parlamento. Insomma, a un mese dal voto la partita può considerarsi riaperta. Perché se anche il distacco tra centrodestra e centrosinistra fosse oggi i dieci punti proclamati dal cavaliere, per colmarlo il Pd dovrebbe recuperare qualcosa più cinque punti. Vale a dire circa due milioni di voti. Impresa non impossibile calcolando il numero ancora elevato di elettori che i sondaggi calcolano nella casella indecisi (tra il 20 e il 30 per cento del totale) Tra pochi giorni il gioco comincerà a farsi duro. Sarà allora che evaporate alcune inevitabili polemiche sulle liste e recuperate, ci auguriamo, con un ultimo sforzo di pazienza alcune candidature di qualità (dopo Lumia, Nando Dalla Chiesa e Khaled Fouad Allam) tutto il Pd dovrà mobilitarsi per una battaglia all'ultimo voto. Che non può essere lasciata solo sulle spalle di Walter Veltroni o di Massimo D'Alema o di Pero Fassino. Vogliamo vedere ciò che ancora non vediamo abbastanza. Tutti i candidati del Pd, più o meno eccellenti sparsi per le strade italiane in un porta a porta capillare e appassionato. Qualche numero fa su Internazionale il direttore Giovanni De Mauro ricordava che in un bellissimo film, "Ricomincio da capo", Bill Murray era un giornalista televisivo intrappolato in un incubo senza fine. Il tempo si era bloccato e ogni giorno si ripeteva uguale a quello precedente senza che il protagonista riuscisse a impedirlo. Con Berlusconi rischiamo di ricominciare da capo per la terza volta. Sarebbe imperdonabile se mancando al Pd solo un pugno di voti fossimo costretti a ripiombare in un incubo collettivo.

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"i miei candidati in regola con il certificato penale" - liana milella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le liste di Di Pietro: tante conferme, entrano Pacho Pardi e Giulietti "I miei candidati in regola con il certificato penale" "Battaglia sul conflitto d'interessi" Ricorso al garante per gli spazi in tv LIANA MILELLA ROMA - Dallo slogan e dai disegni di legge all'applicazione concreta in vista del 13 e 14 aprile. L'Italia dei valori dell'ex pm Antonio Di Pietro, a tutti coloro che corrono sotto lo stemma della colomba multicolore, chiede di presentare non solo il certificato elettorale, ma anche quello penale. Una novità assoluta che il ministro per le Infrastrutture rende pubblica assieme ai nomi dei candidati: "Noi quel certificato lo abbiamo chiesto, adesso ci auguriamo che lo facciano anche le altre forze politiche". Per l'Idv è stato il cavallo di battaglia della pur breve legislatura e il primo punto nella trattativa con il Pd di Veltroni: in lista non ci dovevano essere candidati con la fedina penale dubbia. I Democratici se ne sono fatti carico, anche se qualche eccezione c'è. E su Enzo Carra, un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pm, che poi era lo stesso Di Pietro, nel caso Enimont, il ministro alza le spalle: "Ognuno si assume le proprie responsabilità". Un ricorso al garante per le Telecomunicazioni per la suddivisione degli spazi in tv che Di Pietro giudica del tutto squilibrati ed eccoci ai nomi per il voto. Cominciando da un "no", quello di Nando Dalla Chiesa. L'ex pm aveva insistito molto, ma il figlio del generale ucciso dalla mafia non ha ritenuto consona alla sua storia e a quella della sua famiglia quel secondo posto in Sicilia dopo il senatore uscente Fabio Giambrone. Si candidano invece il girotondino Pancho Pardi in Toscana, Beppe Giulietti di Articolo 21 in Piemonte, l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando in Sicilia, la baronessa Teresa Cordopatri in Calabria nota per le sue battaglie contro la 'ndrangheta, in Veneto Elio Lannutti, il padre-padrone dell'Adusbef, l'associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari, in Friuli l'istriano Silvio Mazzaroli, generale degli alpini impegnato in missioni di pace in Kossovo. "L'Idv non è una casta chiusa, si deve aprire alle migliori risorse della società" dice Di Pietro. Confermata la squadra degli uscenti: ci sono i due capigruppo alla Camera Massimo Donadi e al Senato Nello Formisano, la tesoriera dell'Idv Silvana Mura, il presidente della commissione Giustizia Pino Pisicchio, l'avvocato Federico Palomba. Tra le battaglie future la più dura sarà sul conflitto d'interessi che, dice Pardi, "non deve valore solo per Berlusconi, ma anche per molti altri annidati nelle assemblee elettive".

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"niente politica, solo gossip" casini abbandona "8 e mezzo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dossier sulle presenze tv dell'Osservatorio di Pavia: piccoli ben presenti "Niente politica, solo gossip" Casini abbandona "8 e mezzo" Pd e Pdl primeggiano in trasmissioni tipo Porta a Porta o Ballarò ROMA - Secondo abbandono in diretta tv in due soli giorni. Giovedì è Boselli a lasciare Porta a Porta in polemica - dice - con la supremazia informativa di Berlusconi e Veltroni. Ieri tocca a Casini piantare Ferrara e Otto e mezzo: "Volevo parlare delle mie idee, mi avete costretto a gossip continui su Mastella". I piccoli partiti, dunque, non ci stanno. Si sentono incompresi, addirittura oscurati. Eppure i dati dell'Osservatorio di Pavia, una delle sentinelle del pluralismo, dicono che non hanno motivi per lamentarsi. Prendete l'Udc. Nell'ultima settimana esaminata, tra il 9 e il 15 febbraio, il partito di Casini ottiene il 14,4% del tempo sui Tg della Rai (il Partito Democratico è al 19,6). In un quarto dei casi, i servizi hanno toni positivi verso l'Udc (piantato da Berlusconi), e neutrale in tutti gli altri casi. L'Osservatorio di Pavia monitora anche la Rosa nel Pugno (formazione che alle precedenti elezioni univa Radicali e Socialisti di Boselli). Anche qui il dato non è così negativo: prendono il 4,2% del tempo. Sui Tg della Rai, Boselli parla per 500 secondi. Non sono tanti. Ma Diliberto (596), Gasparri (608) o Prodi (654) non sono lontani. Nella settimana tra il 9 e il 15 febbraio, come nelle precedenti, l'Osservatorio tiene d'occhio anche le rubriche dei Tg. Sono spazi come la rassegna stampa di Uno Mattina, Tv7, Tg2 Dossier. Si nota un predominio di Forza Italia (36%). La settimana precedente, Forza Italia va ancora bene (23,5). Quella ancora prima, l'Udc è al 20,9. E l'egemonia di Berlusconi e Veltroni insieme? Si intravede finora nei programmi "ricondotti alla responsabilità dei Tg", (categoria che comprende Porta a Porta o Ballarò). Nella seconda settimana di febbraio, Forza Italia è al 36,3% e il Pd al 32,8. Viceversa Rosa nel Pugno, Rifondazione, Lega, Verdi sono assenti o quasi. Dunque, le trasmissioni hanno puntato tutte sui big. In quella precedente svetta soprattutto Forza Italia e sfuggono alla notte tv e all'oscuramento la Lega, l'Udeur e Rifondazione (ma non Di Pietro, Verdi e Socialisti). Vendicatrice dei piccoli partiti è Daniela Santanché (La Destra) che giovedì, a Porta a Porta, strappa uno share superiore a quelli di Silvio Berlusconi (mercoledì) e Veltroni (martedì). Subivano però, Veltroni e il Cavaliere, la concorrenza dei programmi del dopo Champions. (a.fon.).

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L'apartheid televisivo - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti L'APARTHEID TELEVISIVO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Né più né meno come il duopolio televisivo, pubblico e privato, che domina il mercato degli ascolti e della pubblicità. E forse non è azzardato ipotizzare che in realtà l'uno si sovrappone all'altro, se non addirittura che quello politico rappresentato da Pd e Pdl si fondi in qualche misura su quello etereo costituito da Rai e Mediaset. Per quanto si possa condividere la logica del bipolarismo, e magari anche del bipartitismo, bisogna riconoscere le ragioni dei vari Boselli, Bertinotti, Casini e Di Pietro, ancor più apprezzabile quest'ultimo dall'interno del Partito democratico, quando lamentano una disparità di trattamento, una sorta di "apartheid" televisivo, che privilegia i grandi e penalizza i piccoli in questa campagna elettorale. Tanto più che la tv, sia quella di Stato sia quella privata, funziona in regime di concessione pubblica, svolge o dovrebbe svolgere un servizio pubblico, utilizzando un bene pubblico come le frequenze. Almeno fino a quando non si cambierà la legge elettorale, a colpi di referendum o a colpi di mano parlamentari, la televisione ha il dovere di rispettare e rappresentare l'articolazione dello schieramento politico, in tutte le sue declinazioni più rappresentative: non condivido quello che dici, si potrebbe ripetere con Voltaire, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo perfino in tv. A che cosa serve la "par condicio"? A garantire la parità di accesso in televisione e quindi di visibilità a tutte le forze politiche, indipendentemente dalla rispettiva consistenza. è una legge illiberale o addirittura liberticida? Tutt'altro: è una regola elementare di democrazia, per assicurare condizioni uguali di partenza a tutti i contendenti e metterli così alla pari. Per riprendere un'efficace metafora di Eugenio Scalfari, è come la "pole position" in Formula Uno che si rinnova di circuito in circuito. Ovvero, come lo start nelle gare di velocità. è servita, finora, la "par condicio" nelle precedenti competizioni elettorali? Certamente sì. Anche se Silvio Berlusconi è convinto che nell'ultima campagna del 2006 abbia determinato la sua sconfitta, in realtà non ha impedito la sua straordinaria rimonta. E comunque, al di là dell'esito finale, ha garantito un equilibrio nei confronti televisivi. Ma, oggi, serve ancora la "par condicio" in questa insolita campagna elettorale, all'insegna del "fair play" reciproco, con due grandi competitors che si contendono la conquista della maggioranza e del governo e con una galassia di partiti minori destinati a restare in minoranza o magari a non superare neppure la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento? Dipende, evidentemente, dai punti di vista. E merita rispetto anche quello di Enrico Boselli, leader dei socialisti superstiti, che ha abbandonato il salotto di Porta a porta per protestare contro la discriminazione ai danni del suo piccolo partito, come pure Pier Ferdinando Casini che ha lasciato Otto e mezzo. Nell'ottica per così dire egoistica o egemonica del Pd e del Pdl, la "par condicio" può apparire una penalizzazione, una "deminutio" o magari un'inutile perdita di tempo. Nella prospettiva di tutti gli altri partiti, invece, rappresenta appunto una garanzia minima di parità e regolarità della competizione. Altrimenti, si rischierebbe di cristallizzare i rapporti di forza in base ai risultati delle elezioni precedenti e al limite si potrebbe anche fare a meno di andare a votare di nuovo. La "par condicio" è opportuna e necessaria per impedire che la televisione possa condizionare, direttamente o indirettamente, il responso elettorale: soprattutto in quel campo degli "indecisi" che scelgono all'ultimo momento proprio sotto l'influenza della tv. A maggior ragione lo è in un Paese come il nostro, l'unico del mondo occidentale, dove vige il duopolio televisivo e uno dei due poli fa capo ancora al leader di un partito, candidato premier di una coalizione. Anche se le sue reti e i suoi telegiornali fossero i più corretti in assoluto, questo sarebbe comunque un rischio potenziale, costituirebbe indubbiamente una posizione di vantaggio. Non è un caso che contro la "par condicio" si siano schierati all'unisono i dioscuri della telepolitica italiana, Bruno Vespa ed Enrico Mentana, invitati recentemente a discuterne su La 7 che nel suo piccolo, per paradosso, è la vittima designata di questo sistema, un aborto di terzo polo, un convitato di pietra come nel Don Giovanni di Mozart. In funzione della politica-spettacolo, i conduttori dei due principali talk-show contestano la camicia di forza imposta alla tv dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e condivisa dall'Autorità sulle Comunicazioni. E confondendo la regola della "par condicio" con l'abolizione ? o meglio, bisognerebbe dire l'impraticabilità ? dei faccia a faccia in questa congerie elettorale, tendono a tutelare il duopolio politico proprio in nome del duopolio televisivo. Certo, chi non vorrebbe assistere a un duello virtuale fra Veltroni e Berlusconi o almeno a una simulazione di duello? Oppure a un confronto diretto Veltroni-Bertinotti o Berlusconi-Casini? E chissà che fino alla fine non si riesca a organizzarne qualcuno. Dal loro punto di vista, non hanno torto i dioscuri. Per fare audience, bisogna fare spettacolo e magari anche un po' di casino. Tant'è che il direttore generale della Rai prende carta e penna per avvertire la Commissione di Vigilanza che le dieci conferenze-stampa previste per i vari candidati premier minacciano di costare all'azienda 40-50 milioni di euro per minori introiti pubblicitari. Ma si può subordinare anche la politica all'audience e alla pubblicità? è consentito assoggettare la campagna elettorale alla dittatura degli ascolti? E soprattutto, è lecita una tale pretesa da parte di un servizio pubblico che incassa il canone d'abbonamento attraverso l'Agenzia delle Entrate? Per Berlusconi e per la sua azienda, tornando un attimo alla vetusta questione del conflitto d'interessi, si tratta anche di un danno economico, di una perdita in denaro, di un incasso mancato. La storia (televisiva) purtroppo si ripete. Forse è una pena del contrappasso per i partiti minori che, dopo aver osteggiato il referendum sulla legge elettorale per difendere la propria sopravvivenza, adesso la vedono compromessa dalla peggiore applicazione del "porcellum". Ma è soprattutto una pena per noi, cittadini ed elettori, sudditi di un regime tv che impone la dura legge della "par condicio", mette al bando i faccia a faccia elettorali e condanna i telespettatori al supplizio mediatico delle vecchie tribune politiche.

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Liste pdl, anticamera da berlusconi bonsignore, spunta un posto in sicilia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Torino Il duello Intanto la Santanché lancia a Torino la campagna della Destra Liste PdL, anticamera da Berlusconi Bonsignore, spunta un posto in Sicilia La "pasionaria nera" attacca Chiamparino: ha trasformato le periferie in favelas L'eurodeputato si presenterebbe per l'Mpa di Lombardo ma la partita resta da chiudere Vito Bonsignore candidato alla Camera per l'Mpa, il movimento autonomista siciliana guidato da Raffaele Lombardo? è l'ultimo dei boatos usciti ieri, l'ultima voce di questi ultimi giorni che precedono la presentazione delle liste. Bonsignore, oggi parlamentare europeo, ha lasciato qualche settimana fa l'Udc con gli amici piemontesi dell'Associazione per il partito Popolare europeo per "accasarsi" nel Pdl. Qui in Piemonte ha però sempre sostenuto di non volersi candidare in prima persona alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Nelle liste del Popolo delle Libertà piemontese dovrebbe infatti trovare posto nel Collegio camerale di Torino una sua fedelissima, Rosanna Costa. Quanto a lui, la candidatura in Sicilia sarebbe un ritorno a casa (è infatti nato a Bronte nel 1943). L'Mpa però ieri ha in un comunicato respinto l'ipotesi di schierare candidati "paracadutati dal Nord". Inoltre una eventuale elezione di Vito Bonsignore a Montecitorio o al Senato provocherebbe le sue dimissioni da parlamentare europeo. E al suo posto subentrerebbe Deodato Scanderebech, consigliere regionale e suo ex compagno nell'Udc in cui però, a differenza di Bonsignore, è rimasto, al fianco di Casini. Un ulteriore particolare che rende più difficile l'ipotesi di una candidatura siciliana dell'ex deputato Dc. Per il resto nulla era ancora stato deciso ieri sera sulle liste piemontesi del Pdl: alle 21 il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Crosetto, era ancora davanti allo studio romano di Berlusconi in attesa del suo turno per decidere le candidature regionali. Il nodo del contendere era sempre lo stesso: i quattro nomi (Caterina Ferrero, Gilberto Pichetto, Ugo Cavallera e Gaetano Nastri) per cui Crosetto ha chiesto la deroga al divieto di candidatura stabilito dal partito per i consiglieri regionali. L'ipotesi più concreta è che la deroga potesse arrivare solo per due o tre di loro (Pichetto e forse la Ferrero e Cavallera). Ieri intanto è stata a Torino, per presentare liste e programma del suo partito, la candidata premier della Destra Daniela Santanché. Davanti a una sala gremita di militanti e giovani con le facce da ultras e le bandiere della Fiamma Tricolore, ha spiegato: "Noi siamo la sentinella della destra, esistiamo e chiediamo il voto degli italiani perché in Italia la vera destra non cessi di esistere e perché siamo contro l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni. Il vostro sindaco Chiamparino - ha aggiunto - ha trasformato le periferie in favelas, dove le donne possono tranquillamente essere violentate. Il peggio di questo governo è stato raggiunto quando un suo ministro ha detto con orgoglio di sentirsi il ministro dei clandestini. Noi crediamo che prima vengano gli italiani, che prima degli extracomunitari la casa venga data agli italiani. Negli ospedali si curino pure i clandestini ma, dopo le cure devono essere espulsi, se la legge prevede questo per loro". "Se essere fascista - ha continuato Santanché - significa essere contro la sinistra, allora io rivendico di esserlo. E alle donne italiane dico: per l'8 marzo non scendete in piazza, non fatevi strumentalizzare dai partiti che si ricordano di voi solo perché c'è la campagna elettorale, ma ancora non hanno detto quante donne hanno intenzione di portare al governo come ministri. C'è un solo partito che ha avuto il coraggio di indicare una donna come premier, il mio". A fianco della Santanché c'erano i probabili candidati della Destra in Piemonte per il 13 aprile: il parlamentare uscente Roberto Salerno, capolista al Piemonte 1 e 2, Giuseppe Lonero, consigliere comunale, e Valerio Cignetti, segretario provinciale della Fiamma nonché il fioraio Rosario Marra, ferito per essere intervenuto durante una lite in strada a Torino. (m. trab.).

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Le grandi infrastrutture dimenticate dai politici - mario centorrino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIV - Palermo Le grandi infrastrutture dimenticate dai politici MARIO CENTORRINO (segue dalla prima di cronaca) Banche specializzate, esperti di project-financing, esperti in mercati di capitali internazionali, mediatori d'affari, su questo campo, non hanno mai inteso, almeno fino ad ora, rischiare un centesimo di euro. Anche la mafia, per paradosso, con un'unica eccezione oggi sotto indagine giudiziaria, si è guardata bene dal proporre, attraverso prestanome ovviamente, interventi diretti. C'è ancora un problema di costo: un chilometro di autostrada costa 30 milioni di euro, un chilometro di linea ferroviaria ad alta velocità almeno il doppio. La stima delle risorse necessarie per il Ponte sullo Stretto (12 miliardi di euro) probabilmente dovrà essere rivista al rialzo dato l'aumento dei prezzi del petrolio, del ferro e dell'acciaio. Giusto per avere un raffronto orientativo, i fondi europei dei quali disporrà la Sicilia nei prossimi sette anni ammontano a 17 miliardi: basterebbero appena per collegare grazie a un sistema ferroviario ad alta velocità Palermo con Catania. In questi tempi, occorre pur dire, non è che si presti molta attenzione al "costo" dei programmi e alla relativa "copertura". Le proposte di Veltroni implicano una spesa che va dai 20 ai 30 miliardi con una "copertura" stimata in diciotto miliardi. Quelle di Berlusconi implicano una spesa che va dai 73 agli 82 miliardi con una copertura pari a 33 miliardi. Sarà interessante ripetere l'esercizio quando verremo a conoscenza dei programmi stilati dai candidati al governo della Sicilia. Per completezza d'analisi occorre aggiungere che non tutti gli economisti sono d'accordo nel considerare le infrastrutture quali prerequisiti per lo sviluppo. I manuali citano la crescita della provincia di Ragusa come esempio di una non assoluta necessità di infrastrutture stradali. Altri propongono una correlazione diversa. Le infrastrutture sono presenti in aree vivaci dal punto di vista economico non come causa ma piuttosto come effetto della presenza di una classe dirigente locale (cui si deve attribuire la vivacità dell'area) capace di imporre la costruzione di infrastrutture nella zona. Torniamo all'opportunità di elaborare un piano d'azione. Sulla base di quanto detto, al suo disegno dovrebbero provvedere tavoli tecnici, coordinati con spirito bipartisan, in grado di valorizzare le proposte dei singoli candidati governatori, al tempo stesso "deideologizzandole". Tra le emergenze da affrontare in Sicilia le più importanti sono sicuramente quelle relative all'energia, ai rifiuti, alla sanità, all'acqua. Il piano dell'energia non c'è; quello dei rifiuti, a detta di molti esperti, va rivisto; quello della sanità, si potrebbe dire con una battuta, va applicato e quello dell'acqua "comunicato". Insomma, ci si accorge che su problematiche essenziali non è che si abbiano idee chiarissime negli schieramenti. Così come al riguardo delle infrastrutture di trasporto, dove riesce difficile da far accettare l'idea che la Sicilia dovrebbe puntare su un unico porto hub, su soli due aeroporti ben collegati col territorio, su una velocizzazione ferroviaria che non potrà essere estesa, per forza di cose, all'intero circuito dell'isola. Parlare di questo in termini "riparazionisti" serve a poco. Come pure parlarne trascurando costi, risorse e tempi. Piuttosto può servire dialogare alla ricerca di un riconoscimento di uno spirito siciliano fuori dalle divisioni di coalizione, forte nell'imporre un progetto, capace di fare scelte, di decidere, di additare un percorso che tutti dovremmo essere in grado di controllare. Se il dibattito elettorale servisse a impostare l'operatività di questa idea sarebbe davvero un'occasione non sprecata. Saremmo disposti perfino a rivalutare l'economia dei "cannoli".

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La partita a scacchi per camera e senato - francesco palazzo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIV - Palermo La partita a scacchi per Camera e Senato FRANCESCO PALAZZO Pare che il risultato delle politiche sarà influenzato da ciò che accadrà in Sicilia. Non sappiamo se andrà così. Per farsi un'idea occorre entrare nelle dinamiche elettorali delle due maggiori parti in causa e tenere in considerazione quanto si muoverà al loro esterno. Si dice che Pdl ed MpA rischiano di non raggiungere, a causa dell'Udc, il premio in seggi al Senato, previsto a livello regionale, che la volta scorsa andò al centrodestra. Se guardiamo i numeri del 2006 relativi al Senato, il centrodestra con l'Udc prese il 57,8 per cento, aggiudicandosi 15 senatori. Il centrosinistra, allora Unione, si attestò sul 40,5, prendendo gli undici senatori restanti. L'Udc ottenne il 9,6 per cento. Ammesso che si riconfermi, superando comunque l'8 per cento occorrente a far suo qualche seggio, ciò non procurerebbe al Pdl alcun danno numerico sostanziale. Male che vada, quest'ultimo, dovrebbe attestarsi tra il 48 e il 50 per cento. La legge elettorale assicura, al Senato, il 55 per cento dei seggi a chi, pur non avendo raggiunto dopo il conto dei voti tale percentuale, ottenga il miglior piazzamento. In entrambi i casi il Pdl dovrebbe confermare lo stesso numero di senatori del 2006, considerata anche la parte importante che avrà il Movimento per l'autonomia, apparentato con Berlusconi e compagni. Mentre sarà il Pd, congiunto con Italia dei Valori, a pagare dazio, essendo quel 40,5 per cento di due anni fa, in concreto insuperabile dalle due forze politiche. Veltroniani e dipietristi si dovranno, nella peggiore delle ipotesi, spartire gli undici seggi rimanenti con la Sinistra Arcobaleno e con l'Udc. Oppure, ma è molto difficile che accada, riconfermare gli undici senatori se Udc e Sinistra Arcobaleno non dovessero raggiungere l'8 per cento a testa. In ciascuno dei due casi il premio di maggioranza, a meno di rivolgimenti elettorali, non dovrebbe essere in discussione. Per la Camera il premio di maggioranza si conteggia in ambito nazionale. La coalizione di centrodestra, anche per la corsa verso questo ramo del Parlamento, si presenta mancante dell'Udc, ma sempre forte dell'accordo con il movimento autonomistico, che neutralizzerà, sostituirà o supererà il consenso cuffariano. Anche il raggruppamento Pd-Italia dei Valori, che contende in tutta Italia il premio di maggioranza al Pdl, ha nella Sinistra Arcobaleno un concorrente nel suo stesso campo paragonabile elettoralmente all'Udc. Solo che il Pd non ha un corrispettivo riequilibrante come il partito di Lombardo, non essendo paragonabile Italia dei Valori al movimento autonomista. Nel 2006, nelle due circoscrizioni della Camera prevalse il centrodestra. Con un distacco compreso tra il 12,5 per cento, nella circoscrizione avente come centro Palermo (43,5 centrosinistra, 56 per cento centrodestra), e il 19, verificatosi nella circoscrizione catanese (59,5 centrodestra, 40,5 per cento centrosinistra). Il 13 e 14 aprile prossimi, una parte di questo consenso andrà all'Udc e alla Sinistra Arcobaleno, che al suo interno ospita peraltro il numero più consistente, rispetto alle altre regioni, di ex Ds che non hanno aderito al Partito democratico. è, perciò, ipotizzabile che, mentre i voti che l'Udc sottrarrà al Pdl saranno più che recuperati dall'Mpa, quelli che lasceranno sul terreno i veltroniani a favore della Sinistra Arcobaleno, saranno solo in una piccola parte reindirizzati alla causa di Veltroni dalla lista di Italia dei Valori. Ed è verosimile, quindi, che il Pdl siciliano e gli autonomisti fortificheranno ancora il risultato positivo che Berlusconi si aspetta nel resto del paese. Mentre invece il Pd-Idv siciliano potrebbe costituire per la Camera uno degli anelli più deboli del progetto di Veltroni.

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D'alema-indiana jones a pompei per la missione impossibile del pd - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Comincia stamane il tour elettorale del leader per recuperare consensi. Scontro sulle liste D'Alema-Indiana Jones a Pompei per la missione impossibile del Pd Mazzarella critico con Iannuzzi: "Candidature poco rappresentative dei territori, solo Salerno non ha subito le quote nazionali" ANGELO CAROTENUTO Tutto per una battuta di Berlusconi. "D'Alema capolista in Campania? Roba da archeologia. Del resto lì c'è Pompei". E allora "D'Alema Jones" si toglie il gusto di partire proprio da qui, gli scavi, con una visita privata stamattina, ospite del soprintendente, primo appuntamento di una campagna elettorale che è tutt'insieme mano tesa e compromesso, tregua e mezzo commissariamento. Si comincia da un luogo che è metafora. D'Alema percorrerà via dell'Abbondanza, dove furono ritrovate 1.500 scritte elettorali: nei giorno dell'eruzione Pompei stava votando per i magistrati. è metafora pure di un partito spaventato dalle macerie. D'Alema viene a ribadire che "la vicenda dei rifiuti ha testimoniato il fallimento di una intera classe dirigente, le responsabilità sono di tutti e la mia candidatura come capolista in Campania significa che intendo assumermi la mia parte", come ha detto ieri in un'intervista a Tvsette. "Le eventuali dimissioni di Bassolino - sue parole - le deciderà lui e non possono essere decise dall'alto. Il fallimento è dell'intera classe dirigente, compreso quella di centrodestra. La gestione è stata per molti anni commissariale e dunque dipendente dal governo centrale di cui Berlusconi era il titolare". Parole che distendono il rapporto con Bassolino. è molto probabile che oggi tra i due si stabilisca un contatto: appena due settimane fa il governatore era deciso a non lasciarsi coinvolgere dalle manovre verso il voto. Di certo è un segnale che Andrea Cozzolino, assessore regionale alle Attività produttive, dica: "Non sciupiamo l'occasione di contribuire da Napoli ad aprire una nuova stagione politica in Italia". Sottolineando: "Come già altre volte è accaduto". Che significa: con i voti di qui. "Merito indubbio di Veltroni è aver reso possibile e credibile questo obiettivo. Con D'Alema, che ha scelto di essere con noi, al nostro fianco in questo duro momento, possiamo farcela". E le critiche di questi giorni? Cozzolino le definisce giuste e condivisibili. E però: "Ora c'è la sfida. La battaglia". Critiche che sarà D'Alema a doversi sorbire lungo l'arco della sua giornata napoletana, che chiuderà in platea al Mercadante, spettatore di Marina Confalone interprete di "Tre terzi". Dopo Pompei, in agenda c'è un salto alla sede del partito, via Nazario Sauro. Poco distante, Salone Margherita (ore 12), un gruppo di under 40 illustra l'appello pubblico a Veltroni perché ripensi alle candidature, parlando di "disagio per le scelte compiute". Ma per D'Alema il momento del vero faccia a faccia è fissato alle tre del pomeriggio, in direzione provinciale. Dove rischia di prender corpo il tutti contro tutti che serpeggia da giorni. Anteprime? Eccole. Eugenio Mazzarella dice: "Se dovessi ritenermi del tutto soddisfatto, magari per essere in posizione ritenuta relativamente tranquilla, direi cosa non vera. Nelle liste alla Camera per Campania 1, soprattutto, ci sono importanti elementi di novità, a cominciare dal cappello di lista che vede Nicolais dopo D'Alema; ma il criterio proposto dalla coordinatrice provinciale Emma Giammattei di privilegiare il risultato del 14 ottobre non è stato valorizzato appieno, e l'espressione dei territori, criterio anch'esso sancito all'unanimità dalla direzione provinciale, è stato in effetti disatteso. Non era facile affrontare la trattativa al tavolo romano con addosso la crisi politico-amministrativa in atto in Campania. Certo Roma ci ha marciato un po' troppo per così dire, con candidature di qualità ma non tutte facilmente percepibili dai campani. Iannuzzi poteva fare di più. Solo il territorio salernitano non ha subito le quote nazionali". E Pasquale Sommese, consigliere regionale, confessa: "Roma ha utilizzato un'occasione di debolezza per colpirci. Ora non dobbiamo più creare alibi. Le energie ci sono. Abbiamo il dovere di recuperare le motivazioni di quelli che stanno al fronte. Bisogna far capire che questo tipo di campagna elettorale ha effetti mediatici, ma dal giorno dopo le elezioni il Pd dovrà strutturarsi sui territori. Questo commissariamento delle liste, peraltro, favorisce un momento fertile perché De Mita getti qualche sguardo a qualche delusione dentro la nostra parte". Borbottano i socialisti di Ar, che lunedì tengono una direzione regionale. Sinistra Arcobaleno accoglie oggi a Napoli (Hotel Ramada, alle 17) il segretario nazionale di Prc, Franco Giordano. Ieri presentazione delle liste. Arturo Scotto, numero uno alla Camera a Napoli e provincia: "Dicono che siamo estremisti. Io credo sia da moderati sostenere che un lavoratore va stabilizzato dopo 30 mesi trascorsi da precario".

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Veltroni, un comizio tra le case popolari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Milano Sabato prossimo a San Siro. Tornerà per la chiusura Veltroni, un comizio tra le case popolari Scelta simbolica per compensare la presenza di Colaninno e Ichino Sciolte le tensioni con i radicali Oggi Berlusconi al Palalido, tra una settimana arriva Veltroni. Il leader del Partito democratico sarà sabato prossimo a Milano, tappa centrale del tour nelle province lombarde che lo impegnerà per tutta la settimana. E se il Cavaliere parla al chiuso del Palalido, il suo concorrente diretto sceglie una location un po' inusuale, almeno per le manifestazioni elettorali dei big del centrosinistra nella per loro osticissima capitale del Nord: le case popolari di San Siro. Appuntamento a metà pomeriggio in viale Mar Jonio, Veltroni terrà un comizio nel cuore di un quartiere a forte insediamento popolare: una scelta simbolica, quasi a rispondere a chi contesta al Pd di avere candidato nelle proprie liste, e proprio a Milano, industriali alla Colaninno e giuslavoristi ultracritici con l'articolo 18 come Ichino. Niente pranzo con una famiglia milanese, solo il bagno di folla a San Siro (al quale dovrebbe partecipare anche il capolista del Pd al Senato, Umberto Veronesi). Non c'è tempo, perché Veltroni, sempre sabato 16, in mattinata sarà prima Cernobbio e poi a Monza, altro punto di sofferenza per centrosinistra, che lo scorso anno ha perso le elezioni comunali vinte per la prima volta nel 2002. Il pullman del candidato premier del Pd farà la sua prima tappa in Lombardia il 13 marzo e si concluderà il 19 a Pavia. Ma Veltroni tornerà a Milano alla fine della campagna elettorale: giovedì 10 aprile comizio in piazza Duomo, ed è la prima volta dopo tanti anni. "Una sfida - dicono i milanesi - alla quale non potevamo sottrarci in questa campagna elettorale dove i consensi per noi stanno crescendo, soprattutto grazie a Walter". E ieri, primo rendez-vous tra Pd e Radicali dopo le tensioni dei giorni scorsi e la pace ritrovata. Nella sede di piazza Luigi di Savoia si sono incontrate "in un clima molto cordiale", come riferisce un comunicato, le delegazioni dei due partiti guidate da Maurizio Martina e Alessando Litta Modognani. Concordate due iniziative a Milano: sulla riforma del mercato del lavoro (con Ichino) e sul testamento biologico. (r.s.).

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Da dove spunta l'indiano padano? Dalla Svizzera ovviamente, terra di cioccolatai, gnomi della f (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Inanza e giganti della politica. "Era un manifesto della Lega dei Ticinesi alle elezioni dell'anno scorso. Ci è piaciuto. Lo abbiamo copiato", spiega Matteo Salvini, segretario provinciale milanese della Lega Nord, ispirato dal Toro Seduto elvetico finito nelle "riserve perché non hanno potuto mettere regole all'immigrazione" come è scritto sul manifesto che sarà anche un volantino, davanti l'indiano padano, dietro i dati sui clandestini e sull'indulto. "Il messaggio è molto efficace. Se l'immigrazione clandestina preoccupa gli svizzeri, figuriamoci quanto tocca noi... Quello che chiediamo è un voto per l'autoconservazione", insiste Matteo Salvini dopo che, alla convention leghista di domenica scorsa a Vicenza, il tema dell'immigrazione è stato messo al primissimo punto della campagna elettorale. I dati elaborati dal partito di Umberto Bossi sono quelli di sempre e spingono sull'insicurezza: quattro milioni di immigrati regolari, non si contano i clandestini, l'88% nel Centro-Nord, un quarto solo in Lombardia senza contare le 750 moschee che per i leghisti sono spuntate come funghi. L'eurodeputato piemontese Mario Borghezio è ancora più duro. La violenza su una donna avvenuta a Torino da parte di due extracomunitari lo convince a fare la voce grossa: "Torino (e non solo) è una città marocchinizzata. Basta col buonismo pro immigrati della sinistra. La Lega Nord è pronta a inchiodarli alle loro responsabilità". Domanda. Ma se Toro Seduto è come Alberto da Giussano o Braveheart, le ultime icone dell'universo leghista, chi fa il generale Custer? Walter Veltroni? Domanda ancora più azzardata quella sulle terribili giacche azzurre, o blu che dir si voglia, che hanno costretto gli indiani nelle riserve. Per i leghisti di Umberto Bossi che alle elezioni corrono con Berlusconi, l'unico azzurro riconosciuto è quello che veleggia dalle parti di Arcore e sogna di tornare a Palazzo Chigi. Il manifesto con l'indiano padano svizzero è comunque già entrato nella leggenda del Carroccio. Almeno quanto la gallina padana dalle uova d'oro che ingrassa Roma, il primo manifesto contro la Roma ladrona che incassa le tasse del Nord, disegnato dallo stesso Bossi, secondo la leggenda. Nelle intenzioni dei leghisti l'indiano padano dovrebbe diventare il nuovo emblema del Nord che rischia di essere sopraffatto. Andrea Gibelli, vicepresidente dei deputati del Carroccio, ci fa sopra la filosofia: "La Lega Nord è l'unica forza politica in grado di dare maggiori garanzie di identità e di appartenenza al territorio". Anche a costo di imitare un manifesto della Lega dei Ticinesi che, a sua volta, copia nel sito ufficiale uno slogan caro a Bossi: "Padroni in casa nostra". Mica per ridere, visto che in Svizzera secondo l'Ufficio Federale di Statistica nel 2006 gli stranieri residenti erano addirittura il 20,7%. Molto più che in Padania.

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D'Amato dice no a Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Da ieri Berlusconi è asserragliato, le comunicazioni interrotte, chino sulle candidature. Intorno ha i pretoriani, tutti gli altri sono tenuti all'oscuro delle decisioni che intanto maturano. E il silenzio del Capo alimenta lo stress, facce pallide, lingue tremanti in attesa del responso: "Tu sei tra gli eletti", "tu sei fuori, ci dispiace". Anche il Cavaliere però incassa i suoi no. Il più antipatico è quello dell'imprenditore Antonio D'Amato, già presidente di Confindustria. Da Vespa, Berlusconi aveva dato l'affare come "concluso al 90 per cento", invece è l'altro 10 che ha prevalso. Qualcuno ipotizza: Berlusconi ha temuto di inimicarsi il futuro leader degli industriali, Emma Marcegaglia. Pare invece sia solo una questione di prezzo politico. D'Amato non si mette certo in pista per un posto alla Camera. Chiede il Senato, dove il suo voto potrebbe essere decisivo, un paio d'altri seggi da destinare a persone di fiducia, un ministero in caso di vittoria elettorale. Le prime richieste sono state semi-accolte dal Cavaliere, l'ultima no. Le Attività produttive? Fanno troppo gola alla Lega e ad An. Il Mezzogiorno? Già promesso al siculo Miccichè, e comunque trattasi di vice-ministro. Berlusconi contropropone a D'Amato di candidarsi per la successione a Bassolino in Campania. Nel frattempo, prova a coinvolgere Andrea Riello, leader degli industriali veneti. All'occhiello del Pdl, per adesso, l'unico fiore è il "Ciceruacchio" dei tassisti romani, Loreno Bittarelli. Il suo merito consiste nella rivolta corporativa che mise alle corde Veltroni sindaco di Roma. Dunque, una candidatura mirata contro il segretario Pd che, dal suo punto di vista, la considera prova di scarsa civiltà politica. Del resto, questo passa il convento: qualche "letterina" (Barbara Matera, bionda annunciatrice Rai), qualche soubrette (Katia Noventa), qualche vittima delle intercettazioni osé (Alessandra Necci, figlia del defunto manager Fs), qualche consorte (Diana De Feo, moglie di Emilio Fede), qualche onesto portaborse (Giuseppe Moles, assistente dell'ex ministro Martino), forse addirittura un sottosegretario in carica del governo Prodi (Daniela Melchiorre, portata in dote da Dini). Il misterioso elenco di nomi, che Berlusconi si riserva di inserire a proprio insindacabile giudizio, contiene soprattutto donne. Non vi compare la bellona Francesca Pascale, presidente dei circoli "Silvio ci manchi": "Io candidata? Magari... Ma ho ancora 23 anni, ce ne vogliono 25". Più fortuna avrà Francesca Impiglia, su cui molto ebbero a ricamare i rotocalchi rosa. E forse qualcuno non reputerà casuale, per un patito del lifting come Silvio, la scelta di Mariella Rizzotti, chirurga plastica torinese. Né quella di Licia, fisioterapista personale. Il vero dramma è accontentare il partito. Sposti una pedina in Trentino e i contraccolpi si avvertono in Puglia. Fabris, fuggito da Mastella, non lo vogliono in Veneto, va sistemato altrove. Per mettere Matteoli (An) capolista al Senato in Toscana, Pera (Fi) è stato dirottato sul Lazio, dove però il posto numero uno era stato promesso a Gasparri (An), compensato con l'impegno che sarà lui a guidare il gruppo unico Pdl a Palazzo Madama, nonostante la lunga fila di aspiranti. I "nanetti" tremano, fra i due vasi di ferro rischiano di finire in briciole. Rotondi, i Repubblicani, i socialisti, tutti si accontenterebbero a questo punto di confermare gli uscenti. Dini, che non ha colto l'antifona, insiste a sparare richieste giudicate folli nel giro berlusconiano. Arriva notizia da Bruxelles che il commissario europeo Frattini si è auto-sospeso per candidarsi col Pdl. Si parla per lui di Farnesina visto che sull'altro candidato agli Esteri, Formigoni, grava come macigno un veto della Segreteria di Stato americana, comunicato personalmente al Cavaliere, per le strette di mano a Saddam Hussein, e non solo.

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Dalle fabbriche invisibili a montecitorio e il metallurgico ridiventa di moda - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I due della Thyssen, l'operaio marocchino leghista. E Boselli che dà il microfono al metalmeccanico, l'ode di Grillo: ormai è tendenza Dalle fabbriche invisibili a Montecitorio e il metallurgico ridiventa di moda Persino Berlusconi non esclude presenze in lista dal mondo delle fabbriche Formule che nella bolgia delle candidature più che di revival sanno di casting FILIPPO CECCARELLI Va moltissimo dunque il metalmeccanico in lista, l'operaio elettorale. E il dubbio, purtroppo, è che dipenda dai tanti ripetuti incidenti, dalle troppe morti sul lavoro e soprattutto dalla velocità della politica, di questa politica, a lavarsi la coscienza cavalcando argomenti, figure ed eventi che scaldano i cuori e fanno emozione. Salvo poi dimenticarsene dopo la vittoria, il pareggio o la sconfitta delle urne. Detto questo, l'inusitata rinuncia al seggio di Oliviero Diliberto, immolatosi sull'altare di una classe operaia a tal punto abbandonata ai suoi destini da non esistere ormai quasi più come categoria del discorso pubblico, è comunque un segnale rimarchevole - e forse anche la rivalsa fuori tempo di un mondo in estinzione, ma ancora vitale. Accade come sempre in Italia: tutto d'un colpo, non senza polemiche e con immaginosa, sospetta intensità. Così, il rogo Thyssen trova quasi immediatamente non uno, ma due distinti e potenziali candidati fra gli operai di quella fabbrica. Uno è un quadro, come si diceva una volta, del Pcdi, Ciro Argentino; l'altro, un sopravvissuto della strage della linea 5, Paolo Boccuzzi, subito nominato "deputato operaio" dal Pd. "Figlio, fratello e compagno nostro" lo designava Di Pietro, mentre Chiamparino definiva la candidatura "simbolica, non strumentale". Sennonché quasi in contemporanea il Pd metteva in squadra anche l'ex capo dei giovani industriali Colaninno. Di qui la scomunica di Bertinotti, "Uno è di troppo", rinforzata dopo l'ingresso sempre a casa Veltroni del federmeccanico Calearo. Il guaio, però, o per meglio dire la tragica coincidenza è che mentre i partiti si affannavano sulle liste e l'anti-politica seguitava a interrogarsi sul che fare, in giro per l'Italia continuavano a morire operai: a Genova, in Sicilia, sull'autostrada Milano-Torino, a Molfetta. Ed ecco allora spuntare, in rapida e forzata esuberanza elettorale, l'operaio marocchino della Lega, ecco l'operaio socialista dell'Ilva al quale Boselli ha fatto tenere il discorso di apertura della campagna elettorale, ecco l'ode funebre in forma di litania composta da Beppe Grillo - "Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre. Quando un operaio muore, se faceva il politico, campava cent'anni" - e i "grillini" del Friuli presentano alle elezioni l'operaio antimafia Gioacchino Basile, la cui storia ha ispirato la fiction "A voce alta". Insomma. L'altro giorno è parso normale ai giornalisti di chiedere addirittura a Berlusconi se anche lui avesse idea di mettere in lista qualche operaio; e il Cavaliere, a cui non difetta (come ai giornalisti) una certa gioconda spudoratezza, gli ha pure risposto: "Beh, stiamo vedendo di inserire qualche operaio attraverso le persone che hanno collaborato ai circoli della libertà". Ecco comunque la formula rivelatrice: "qualche operaio". Formula che nella bolgia delle candidature inevitabilmente, più che di revival sa di casting, quote, marketing e perfino area protetta del Wwf. Com'è ovvio, un tempo era l'esatto contrario. Nella classe operaia s'identificava la Storia, il futuro, in qualche modo un'entità di spessore mitico e religioso. Una gloria, una minaccia. Libri, poesie, canzoni, parodie, cibo, lacrime, rabbie, immagini, Paolo VI la notte di Natale agli altiforni di Taranto, Guido Rossa riverso nella sua automobile. Vengono in mente i manifesti dei Comitati civici del 1948: "Quanto guadagna l'operaio in Russia?"; e poi quelli del Pci nel 1968: "Meno potere ai padroni, più potere agli operai". E venne l'epoca di Cipputi, di Gasparazzo, di Mimì metallurgico, della classe operaia che andava in Paradiso. Adesso sono anni che se ne sta all'inferno. E sarebbe un bel segno di speranza che da lì dentro, dalla dannazione delle morti bianche e del nero dimenticatoio sociale, la tirassero fuori quei due o tre deputati operai che i partiti si sono improvvisamente degnati di far eleggere sottraendo il posto sicuro a qualche leader, a qualche inutile parente o ambizioso portaborse. Ma certo l'onorevole operaio di un tempo non ci sarà più. Erano tipi indimenticabili, con una loro cultura, un loro linguaggio, un loro orgoglio ostinato e a tratti perfino superbo. Avevano studiato, stavano per conto loro condividendo una specializzazione anche parlamentare. Due tre generazioni di comunisti, non solo piemontesi o lombardi: i Santhià, i Roasio, i Pugno, i Pizzinato. Venivano dalla Terni, dai Cantieri navali di Palermo. Insieme, garantivano la cinghia di trasmissione tra la fabbrica e Montecitorio: era facile allora la democrazia, funzionava la rappresenza, erano famosi operai. Mentre quei pochi di cui si parla oggi rischiano di essere operai famosi, come nei reality. Figure che le tragedie del lavoro hanno reso emblematiche - e loro ne avrebbero fatto volentieri a meno. Simboli in carne e ossa, testimonial, icone. Anche così, è chiaro, portano qualcosa di prezioso all'attenzione del pubblico. La politica ormai è sempre più questa. La moda ha scoperto le tute da lavoro. Basta saperlo per dare a entrambe - moda e politica - il peso che si meritano. Gli operai, dopo tutto, c'entrano e non c'entrano. Il divario con il potere almeno per ora rimane.

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Candidate premier, urla e massimo share (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vespri Candidate premier, urla e massimo share Lasciando polemicamente la trasmissione, Enrico Boselli ha disertato la puntata di Porta a Porta con lo share più alto (il 22 per cento), due punti in più di quelle con Berlusconi e Veltroni. E anche la più divertente, dedicata ai nanetti, i partiti formato bonsai, bestia nera dei conduttori, preoccupati di vedere calare gli ascolti. Sono di scena Gli altri, come titolava la serata dedicata a Daniela Santanché, Enrico Boselli, Flavia D'Angeli, Bruno De Vita (tanto noti i primi quanto sconosciuti gli altri due), candidati premier dei rispettivi partiti. Seduto sulla poltrona lasciata vuota da Boselli (che nel frattempo, armato di megafono, stava improvvisando un sit-in in via Teulada contro la truffa di una par-condicio che discrimina le formazioni politiche minori), Bruno Vespa ha avviato le danze, ovvero la rissa, scatenata dalle urla della candidata-premier di Storace, indispettita dall'esposizione del programma della omologa di Sinistra critica, "la professoressa", come, per tutta la puntata, l'ha chiamata il conduttore del vivace happening. Per cinque minuti non si è capito assolutamente nulla di quel che le due esponenti politiche stavano dicendo, in piena libertà, con Vespa che lasciava fare prevedendo l'impennata dell'auditel di fronte ai decibel del match tra la fascista e la comunista. Evidentemente attratto dalla prof. De Angeli ("ma quante vere sinistre ci sono? la sinistra è una scissione perenne?"), il conduttore sembrava invece meno sensibile al programma politico del rappresentante dei consumatori, in studio con una busta di plastica da cui spuntavano due filoncini di pane, uno scontrino (due euro e 50 centesimi per mezzo chilo) e una proposta rivoluzionaria: costringere i commercianti a esporre il doppio prezzo: uno con il costo del pane e l'altro con il prezzo della vendita. Idee chiare anche dalla giovane della falce e martello (alzare i salari come minimo di 300 euro e tassare le rendite), contro le quali Vespa nulla ha potuto. Quando le ha chiesto cosa c'era di così deplorevole nella proposta berlusconiana di detassare gli straordinari, che tanto sono volontari, De Angeli lo ha accontentato subito: "volontari se il salario non basta ad arrivare alla fine del mese? e dopo dodici ore di lavoro magari uno ci rimette anche la vita". Per rimpolpare la puntata, sono andati in onda tanti Berlusconi e altrettanti Veltroni in replay, brani dei precedenti interventi a Porta a Porta. Con la scusa di aiutare il contraddittorio a distanza, Silvio e Walter raddoppiavano la loro presenza. Alla faccia della par condicio. nrangeri@ilmanifesto.it.

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Tutti al mare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Astenuti, anche dal video Quanto pesa l'informazione politica sulle scelte di voto degli elettori? Proviamo un test con il nostro campione di astensionisti: si tratta come ormai sapete di cittadine e cittadini che nel 2006 hanno votato per uno dei partiti del centrosinistra ma che, delusi, questa volta hanno dichiarato all'inizio della campagna elettorale, due settimane fa, che non sarebbero andati a votare. Li stiamo seguendo per scoprire se e come la campagna elettorale di Veltroni e di Bertinotti riuscirà a (ri)conquistarli alla causa del partito democratico o a quella della sinistra arcobaleno. Uno solo di loro ha già cambiato idea, si tratta di Silvio, il fotografo di Palermo ex elettore di Ds e Comunisti italiani che questa volta andrà a votare Sinistra critica come forma di "astensione attiva" per non favorire la destra "ma nemmeno Bertinotti che ha mandato a quel paese Turigliatto per tenersi Pecoraro Scanio, bell'affare". Spettatori sempre meno convinti del "circo" televisivo, i nostri astensionisti si accorgono che l'eccesso di programmi nasconde la pochezza del messaggio. "Battute ad effetto, slogan, informazione a capsule, il continuo ribadire che c'è un deficit di informazione dei telespettatori, i botta e risposte, le polemiche e il parlarsi addosso: basta preferisco la radio che offre discussioni pacate e alla fine mi fa sentire più intelligente", dice Anna Lisa, lettrice all'Università di Bari che ha votato Ds ma stavolta conferma l'intenzione di astenersi "anche se comincia a fare breccia il timore del ritorno di Berlusconi". C'è chi come Alessandro, programmatore di Napoli già sostenitore di Di Pietro, orgogliosamente non possiede il televisore e chi come Giuseppe, docente di informatica di Reggio ex elettore dei Comunisti italiani, se ne tiene alla larga perché "non è fonte di informazione ma di prevaricazione perché impone le emergenze e presenta le soluzioni delle solite "fonti autorevoli" del pensiero unico". Nel paese che non legge i giornali i nostri astensionisti non fanno eccezione. C'è Silvio che quasi eroicamente propone di comprarne tre al giorno almeno durante tutta la campagna elettorale per leggerli dopo cena al posto della tv Anna Lisa che anche ieri ha comprato la sua copia ma ancora una volta non è riuscita e leggerla e Ilenia, dottoranda di storia di Roma che nel 2006 ha votato Pdci, che ha smesso di comprare i giornali "per protesta contro i finanziamenti pubblici". Chi invece come Giacomo, fisioterapista di Milano ex elettore di Rifondazione, i giornali li legge, scopre che "c'è pochissima attenzione per tutto quello che non è partito democratico o Berlusconi, è la sindrome del voto utile che appiattisce tutto e schiaccia al centro la politica italiana". Per difendersi secondo Giacomo bisogna "leggere tra le righe e incrociare le informazioni da varie fonti: radio, Internet, giornali meno legati a gruppi di potere". Giulio, bolognese, impiegato nel commercio ed ex elettore di Di Pietro e dei Ds, vedrebbe volentieri il faccia a faccia in tv tra Veltroni e Berlusconi, "perché stavolta non finirebbe pari come alle ultime elezioni, le novità che può mettere in campo Veltroni lo avvantaggerebbero". Indizio questo se non di un cambiamento di opinione quantomeno di un "turbamento": che Giulio lasci l'astensione per votare Pd? Al momento la risposta è ancora no: "Non ho cambiato opinione" anche se "tra amici e colleghi noto con piacere che Veltroni toglie voti a Berlusconi e questa cosa mi fa pensare". Qualche crepa pare di notare anche nelle convinzioni di Alessandro (un altro ex dipietrista, un caso?) che dice "in effetti Veltroni è molto carismatico e convincente, ma poi penso: non è che ci sta prendendo in giro? Sta con tutti i confindustriali, difende Bassolino... dilemma". Dall'altra parte Giacomo bordeggia intorno alla sinistra arcobaleno che "paga lo scotto della caduta del governo Prodi, si è dovuta organizzare in fretta e furia ed è ricacciata nell'angolo dall'informazione di massa". Al momento per decidere di votare resta in attesa di "ulteriori conferme di coerenza": è un astensionista problematico. Mentre non ha alcun dubbio Ilenia che pure nota lo stesso "boicottaggio" informativo nei confronti della sinistra arcobaleno ma conclude che "non è importante perché tanto so già tutto di loro, purtroppo". Stabile sull'astensione convita è anche Sebastiano, lavoratore precario di Padova, ex di Verdi e Rifondazione: "L'apparente esclusione di Bertinotti ricorda paradossalmente che esiste, si lamenta ma non riesce a spiegare nemmeno a me che potenzialmente sarei un suo elettore perché non chiede a Veltroni perché non ha fatto il registro per le coppie di fatto al comune di Roma, forse aspetta Rutelli?". Questa settimana per Sebastiano ancora nessun dubbio: "Non compro più a scatola chiusa solo perché mi garantiscono che la guerra è brutta, gli operai poveri e gli industriali infami". Sabato prossimo, nuova puntata: chissà che guardando dentro la scatola qualche astensionista non ci ripensi.

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Sul palco la sagoma stilizzata di una famiglia, papà, mamma, figlio, come potrebbe scar (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO MARINCOLA Sul palco la sagoma stilizzata di una famiglia, papà, mamma, figlio, come potrebbe scarabocchiarla un bambino all'asilo. Gianni Alemanno volge lo sguardo al disegno quanto basta per non distorglielo dalla platea: "Faremo nascere - annuncia - asili nido per 10 mila nuovi posti nel prossimo quinquennio". Applausi, bandiere del Pdl che sventolano come per un gol. È il momento clou del convegno "Vita, famiglia, educazione", il primo forse dei "grandi" appuntamenti in agenda. Pomeriggio di ieri. Auditorium di via della Conciliazione, quello meno laico se non altro per la vicinanza anche geofisica al Cupolone. All'election day manca poco più di un mese. Il clima si va surriscaldando. "È il segnale che in Germania ha voluto dare Angela Merkel - riprende Alemanno - nessuno dovrà rinunciare a un figlio o scegliere tra il lavoro e una gravidanza". In poltrona, sprofondato come per un talk show Giuliano Ferrara, ma anche Gianfranco Fini, Barbara Saltamartini, Alfredo Antoniozzi, candidato alla Provincia di Roma per il Pdl. Al senatore Alfredo Mantovano tocca la parte del bravo presentatore. I temi si intrecciano, la corsa al Campidoglio, "le sicurezze", la battaglia per la vita. Nella stessa sala, ieri quasi piena, Berlusconi sottoscrisse non molto tempo fa il primo "Patto per Roma". Era l'epoca in cui il veltronismo imperava. L'indice di gradimento dell'ex sindaco era ai massimi storici. L'opposizione tornava a riunirsi dopo una lunga serie di microfratture scomposte. Ora le ferite si sono in parte rimarginate. Il prossimo 15 marzo il Cavaliere controfirmerà a Corviale, il "serpentone" "simbolo del degrado e dei 15 anni di malgoverno del centrosinistra", il nuovo Patto per Roma. Il compito di Alemanno apparentemente è rimasto lo stesso: contrastare la corsa del favorito che oggi stante ai sondaggi si chiama Rutelli. L'ex ministro all'Agricoltura del governo Berlusconi lo sottolinea con una certa dose di autoironia: "Che non sia - si raccomanda dopo la prima calorosa accoglienza - l'applauso all'eroe che va alla battaglia disperata...". L'ex avversario di Veltroni, non sembra proprio disposto a recitare lo stesso copione dell'ultima tornata elettorale. Elenca: "Nel 2006 su 16.500 richieste solo 6.500 sono state accolte. Il nostro impegno è dare una risposta alle 10 mila richieste inevase". Poi aggiunge, imperativo: "Obbligheremo tutte le grandi unità lavorative, a cominciare dai ministeri e dagli enti pubblici subito a far nascere nuovi asili e incentiveremo la nascita di nidi privati presso i luoghi di lavoro". Fa il paio con l'altro punto forte del candidato Pdl è l'edilizia sociale, ventimila nuovi alloggi ad affitto concordato. L'atmosfera intorno è quella del family day, del "fisco formato famiglia", ritornello che ritorna di frequente. All'ingresso si vendono i gadget e libri su Sarkozy con l'introduzione di Fini e quelli di Rao ("La Croce celtica"). Ferrara nel frattempo è già andato via,non prima di aver spiegato la sua strategia, "marciare divisi per colpire uniti". Alemanno definirà con Potito Salatto nei prossimi giorni le candidature della lista civica, "persone normali, nè finti precari, nè Vip". Ieri ha inaugurato il nuovo sito, (www.alemanno.it). In fatto di diritti civili il candidato del Pdl ha uno slogan già pronto: "Una politica sociale e fiscale che aiuti le unioni di fatto a diventare famiglie". L'ultima battuta di Gianfranco Fini non è per Rutelli ma è diretta a Ferrara: "La battaglia per i valori e la difesa della vita è una battaglia alta e trasversale, non può essere ridotta alla conta di qualche voto".

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ROMA - E' la rivolta dei "piccoli". Non c'è solo il socialista Enri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ALBERTO GUARNIERI ROMA - E' la rivolta dei "piccoli". Non c'è solo il socialista Enrico Boselli che lascia lo studio di "Porta a Porta" contro la sottovalutazione mediatica del suo partito. Giovedì prossimo la Sinistra arcobaleno manifesterà davanti alla Rai per la stessa ragione. "I piccoli partiti sono discriminati", insistono anche Pier Ferdinando Casini e tutta l'Udc. Ma da viale Mazzini si sciorinano i dati dell'Osservatorio di Pavia per dimostrare che le critiche sono ingiustificate. Anche se l'Authority Tlc assicura che intensificherà la vigilanza. Nel periodo dal 16 al 22 febbraio 2008 nei telegiornali Rai l'attenzione alle forze politiche è stata così ripartita: Partito democratico (26,1%); Unione di centro (11,3%), Forza Italia (10,5%), Alleanza Nazionale (10,3%), Rifondazione Comunista (5,4%), Rosa nel pugno (4,7%), Lega Nord (3,4%), Movimento per l'autonomia (2,6%), Popolo della libertà (2,4%), Libertà e solidarietà - Rosa Bianca (2,4%), altri 2,0%. Mentre l'elenco nominativo dei soggetti politici evidenzia ai primi posti Walter Veltroni, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Massimo D'Alema, Romano Prodi, Franco Giordano, Mario Baccini, Raffaele Lombardo, Antonio Di Pietro. In generale in tutti i programmi Rai, compresi quindi anche quelli di approfondimento, nel periodo monitorato il politico più presente è stato il leader del Pd con il 12,2% dell'attenzione e il 9,8% della presenza diretta; segue Gianfranco Fini con l'8,6% di attenzione e l'11,1% di presenza diretta. Poi ci sono Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno ha il 6,6% di attenzione e il 9,7% di presenza diretta; il leader Udc rispettivamente il 7,2 e l'8%. Silvio Berlusconi il 3,7% di attenzione e lo 0,4% di presenza diretta. Ma Bertinotti insiste: "Non è tanto importanza la quantità del tempo ma la sua qualità". Casini dal canto suo sottolinea che "c'è una disparità incredibile, i tg sono scandalosi". Il candidato premier dell'Unione di centro afferma: "Noi non abbiamo complessi di inferiorità, sappiamo che la nostra battaglia è dura, ma siamo sicuri che gli italiani capiranno e non cadranno nella trappola dei mass media che vogliono catturare la loro attenzione. Pd e Pdl si danno una mano vicendevolmente. Noi andiamo avanti con serenità". Casini si appella quindi agli italiani: "Riprendetevi il vostro voto, decidete voi". Giovedì prossimo a viale Mazzini la manifestazione guidata da Bertinotti inizierà alle 13 alla presenza di personalità del mondo dell'informazione, dello spettacolo e della cultura. Nella stessa giornata sono previsti presidi presso le sedi regionali della Rai. "La tv pubblica sta svolgendo correttamente il suo ruolo", replica il presidente della Rai Claudio Petruccioli. "Fino ad oggi - afferma - la Rai ha raccontato agli italiani la politica in modo equilibrato. Sfido chiunque in Italia a dire che la Rai non ha raccontato correttamente quali siano le posizioni in campo, di tutti". E precisa: "Capisco che ci sia una tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa".

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ROMA - No ai sogni impossibili . Sì a un patto di verità e di responsabil (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - No ai "sogni impossibili". Sì a un "patto di verità e di responsabilità". Presenta il programma Pier Ferdinando Casini. Un programma che "non è il libro dei sogni impossibili". Un programma "basato sulla forza dei nostri valori, sull'identità cristiana e la famiglia" che "sancisce l'intesa programmatica e politica tra l'Udc e la Rosa Bianca". Un'intesa che durante questa campagna elettorale porterà alla Costituente per un nuovo soggetto politico. Una Costituente che è la novità "di questa sfida elettorale di fronte alle grandi armate dove c'è tutto e il contrario di tutto rappresentate dal Pdl da una parte e dal Pd dall'altra". Rivendicando al proprio partito la possibilità di esprimere una politica fortemente identitaria sui temi etici. E, dopo aver criticato i partiti di Walter Veltroni e di Silvio Berlusconi, il candidato premier dell'Unione di centro conferma il no ad "accordi post elettorali. Le alleanze si fanno prima delle elezioni". Insomma non si fanno "sconti a nessuno". Tanto meno il Centro sarà disponibile a "fare da tappabuchi", questo sempre in risposta all'offerta avanzata dal Cavaliere di concorrere alla politica del Pdl dopo le elezioni. Spiega il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa: "L'Unione di centro non è più L'Udc e non è la Rosa Bianca, ma è un nuovo soggetto". Quindi annuncia la partenza di "un coordinamento guidato da Pezzotta con cui arrivare alla Costituente per un nuovo soggetto politico". Conferma Savino Pezzotta "non ci vogliamo fermare ad un Patto elettorale". Quindi, l'ex segretario della Cisl replica al Cavaliere: "E' singolare che Berlusconi affermi che il Pdl è il partito dei cattolici. L'unica forza di ispirazione cristiana dichiarata è la nostra". E, ancora rivolto al leader del Pdl: "Noi non saliamo sui predellini delle macchine" riferendosi all'annuncio della creazione del Pdl ad opera di Berlusconi in piazza San Babila a Milano. "Noi abbiamo in comune l'ispirazione cristiana, il riferimento all'economia sociale di mercato. In una parola, libertà e solidarietà". E poi la presenza di una forza di centro è "necessaria". L'obiettivo dichiarato dell'Unione di centro, spiega Pezzotta, è "rompere lo schema di questo bipolarismo muscolare". "Non vorrei che sotto sotto, con l'idea del sindaco d'Italia - sostiene - si facesse avanzare il presidenzialismo. Noi siamo contrari e riteniamo che il sistema parlamentare, pur se con qualche correzione, sia ancora il migliore". Insomma, va bene ridurre la frammentazione, ma questo non può cancellare il pluralismo: "Si vuole il duopolio - sottolinea ancora Pezzotta - dietro l'obiettivo di cancellare la frammentazione politica. Non è accettabile confondere la frammentazione con il pluralismo". Bruno Tabacci, invece, se la prende con il Cavaliere definendolo "l'usato sicuro della furbizia, che ci porta fuori strada". Mentre in serata Beppe Pisanu, in un incontro con Casini a Sky Tg24, ripete la richiesta di Berlusconi: "Non escludo l'intesa con l'Udc". A "Otto e mezzo" Casini è tempestato dai conduttori di domande su Mastella. Seccato il leader dell'Udc abbandona il programma: "Non è una cosa accettabile, mi avete invitato per parlare del programma e invece non ne ho parlato per nulla. Sono qui a rispondere alle domande su Mastella e di gossip vario", "vorrà dire che la prossima volta non vengo", Ora in pillole il programma dell'Unione di centro: cinque impegni sulla centralità della famiglia ("pax fiscale" alleggerendo il carico su famiglie e imprese), la difesa della vita, il merito (iniziando dalla scuola con deduzione dal reddito delle spese per asili nido, scuole materne e libri scolastici), la sicurezza, l'indipendenza energetica (rilancio del nucleare e incentivi per l'impiego delle fonti rinnovabili).

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LA tv non si sazia mai. E così, nonostante i tanti approfondimenti su cui si sono tuffati i tal (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

K di ogni specie e genere, ora la cronaca ancora calda (anzi, caldissima) diventa oggetto ispiratore della fiction, come nell'episodio dei Ris (canale 5) intitolato La strage che altro non è che il resoconto terribile della mattanza di Erba, con la sola precauzione del cambio dei nomi dei protagonisti. E' la conferma della superiorità della realtà rispetto alla fantasia, soprattutto quando manca la materia prima: le idee. Auditel e sondaggi non vanno d'accordo, almeno stando alle più recenti puntate di Porta a Porta, che ha messo in fila prima Veltroni, poi Berlusconi quindi un pugno di "nanetti", ovvero di rappresentanti dei partiti minori. La sorpresa è che proprio quest'ultimo appuntamento ha battuto in share sia il leader del Pd che quello del Pdl: 22,42 contro il 20,61 di Veltroni e il 19,32 di Berlusconi. L'approfondimento di Raiuno è stato aperto dal colpo di scena del segretario socialista Boselli che ha lasciato lo studio lamentandosi della scarsa attenzione della tv verso il suo partito. Allora è vero: la protesta paga. Giuliano Ferrara è un conduttore di indubbio peso. Tanto che la sua assenza, causa candidatura politica, si fa sentire anche negli ascolti della sua creatura Otto e mezzo. Accorciato di una ventina di minuti, senza più sforamenti tollerati, affidato alla guida tranquilla di Ritanna Armeni e Lanfranco Pace, si avverte (anche in questo caso pesantemente) nel talk l'assenza della lucidità di una guida capace di fronteggiare gli ospiti non accontentandosi di fare semplici domande.

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Il falco Bittarelli corre per il Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-08 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Tassisti in Parlamento Il falco Bittarelli corre per il Pdl "I tassisti di tutta Italia hanno invitato Fini e Berlusconi ad esprimere un loro candidato. E io alla fine ho accettato la loro richiesta": Loreno Bittarelli, il "falco" leader di tutte le proteste dei tassisti contro Walter Veltroni e presidente del 3570, ha deciso di scendere in campo per le politiche con il Pdl. "Il mio obiettivo è quello di andare a rappresentare gli interessi di tutte quelle categorie colpite dal decreto Bersani", ha detto. I tassisti romani, che hanno già ingoiato il rilascio di quasi 2000 nuove licenze negli ultimi due anni, temono una nuova fase di liberalizzazioni. Bittarelli intende portare in Parlamento il malumore dei colleghi. Il Masaniello Loreno Bittarelli ha guidato tutte le proteste di piazza dei tassisti degli ultimi due anni.

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L' insistenza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco L'obiettivo di Casini è un partito-cerniera contro i due Golia L' insistenza con la quale il fronte berlusconiano lo attacca fa capire che Pier Ferdinando Casini magari non è un concorrente, ma certo rappresenta un'incognita. Il profilo col quale la sua Costituente di centro cerca di presentarsi all'elettorato abbina la leadership dell'ex presidente della Camera all'oblìo sull'Udc. Il tentativo è quello di liberarsi dell'etichetta di ex alleati del Pdl; valorizzare la novità dell'accordo con la Cosa Bianca di Savino Pezzotta; sfruttare il serbatoio dei voti campani dell'ex popolare Ciriaco De Mita, di quelli siciliani di Totò Cuffaro; e magari ereditarne qualcuno dallo sfacelo dell'Udeur di Clemente Mastella, che Casini non ha voluto candidare ma del quale parla con rispetto. Ma soprattutto, punta ad incassare consensi quasi di rimbalzo, confidando sul rifiuto del bipartitismo "in vitro" Pdl-Pd. è proprio sullo schiacciamento fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che il centrismo ritiene di poter costruire le proprie fortune. è la stessa logica del Davide contro "i due Golia", alla quale si affida la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti. La denuncia contro una campagna "vigilata o limitata al protagonismo dei due maggiori partiti", fatta dal centrista Bruno Tabacci, evoca uno scenario che "fa torto all'intelligenza degli italiani". Forse seguendo lo stesso canovaccio, ieri Casini ha lasciato per protesta una trasmissione televisiva. Su questo sfondo, prende forma un'offensiva che dovrebbe provocare un'erosione dell'elettorato moderato, a destra ed a sinistra. Si scommette sulla rivolta contro uno schema che dà per scontati "due vincitori": Pdl e Pd. Casini vuole essere il terzo vincente non semplicemente con l'ingresso in Parlamento, ma alla testa di un partito-cerniera decisivo soprattutto al Senato. Per questo i centristi non smettono di contestare "il voto inutile" alle forze minori, additato da Berlusconi e Fini, ma anche da esponenti della sinistra come Anna Finocchiaro, capolista del Pd in Sicilia. Chiedono all'elettorato di smentirlo, come se già fossero all'opposizione di un governo di unità nazionale. Casini scaccia il sospetto diffuso che alla fine i centristi potrebbero soccorrere uno dei vincitori, giurando: "Non saremo i tappabuchi di nessuno ". In fondo, l'esito di questa sfida difficile ai limiti dell'azzardo dipenderà dalla capacità di accreditarsi come "Davide " contro i "due Golia". Il sistema elettorale non lo aiuta; la delusione e il disorientamento che si captano nel Paese, invece, potrebbero favorirlo. Quando Fini bolla velenosamente la Costituente di Centro come "l'Udc più Pezzotta", nega credibilità all'operazione e tenta di schiacciarla sul passato. E quando gli uomini di Berlusconi spiegano che il vero partito dei cattolici è il Pdl, attaccano sull'altro fronte che potrebbe "coprire" il piccolo esercito di Casini. Pezzotta, ieri, forse in ricordo del "Family day" di cui è stato portavoce, ha risposto che "l'unica forza di ispirazione cristiana che lo dice con chiarezza è la nostra ": un'affermazione a dir poco impegnativa; e imbarazzante per quella parte dell'episcopato che potrebbe discretamente appoggiare i centristi: se i risultati fossero deludenti, risulterebbe ridicolizzata anche l'influenza delle gerarchie cattoliche. Anche per questo, è prevedibile che i vescovi italiani non sosterranno nessuno: almeno ufficialmente. Ma le tensioni fra Casini e gli ex alleati sono destinate a crescere. Le accentuano l'emorragia di "quadri" dell'ex Udc verso il nuovo partito berlusconiano, sebbene Casini finga di non preoccuparsene più di tanto; gli attacchi frontali del Cavaliere, per il quale votare per i centristi significherebbe regalare voti al Pd di Walter Veltroni; e gli scambi al curaro fra Casini e Fini, ex amici oltre che ex alleati. La conferma si è avuta ieri, dopo la gaffe del leader di An sul candidato democratico alle presidenziali negli Usa, Barack Obama. La sua uscita su un'America che sarebbe ancora impreparata ad eleggere "un presidente nero", è stata subito usata dai centristi, oltre che dal Pd, per delegittimare il Partito del popolo. An è un partito che ha ancora "alcune radici vive nella storia del fascismo"; ed è paradossale che "si voglia camuffare da partito popolare", lo hanno infilzato. Dietro si intravede la tesi dello sbilanciamento a destra del Pdl, che dovrebbe creare problemi anche a livello europeo. Ma a Casini preme che la tesi passi in Italia. Non osa sperare in un "effetto Bayrou", il centrista francese che nel 2007 prese il 22 per cento. Gli basta sognare l'8 della soglia per il Senato, e mettere nei guai i "due Golia". \\ Lo scontro aperto con Fini e la "concorrenza sleale" di Berlusconi.

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Il fattore Milan nella campagna del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Sette giorni Il destino della squadra e l'intreccio della sfida politica Il fattore Milan nella campagna del Cavaliere SEGUE DALLA PRIMA "Con l'Italia che versa in condizioni economiche difficili non posso mettermi a spendere per il Milan". Se il Cavaliere pensa e dice di voler gestire così il Paese e la sua squadra non è per scelta ma per necessità, e soprattutto perché altri glielo impongono. Fosse per lui taglierebbe le tasse al primo Consiglio dei ministri, ma sa che l'Europa porrebbe il veto. Fosse per lui metterebbe le mani al portafogli di famiglia per rifondare il Milan, ma sa che i figli si opporrebbero. Non gli resta che affidarsi alla "creatività " di Giulio Tremonti e ai buoni uffici di Fedele Confalonieri. Raccontano infatti che dopo la sconfitta in Champions league abbia cercato conforto nel presidente di Mediaset - tifoso addolorato quanto il Cavaliere - quasi esortandolo a perorare la causa con la figlia: "Serve uno sforzo per rilanciare la squadra. Invece Marina...". Marina, che dal padre ha ereditato le doti di comando, non si impietosisce: "Scusa, ma se tu dici sempre che bisogna badare ai bilanci, poi non puoi chiedermi un'eccezione per il Milan". Pare che l'"eccezione" si aggiri intorno ai cento milioni di euro, a meno di non voler ripiegare sul ritorno di Shevchenko, confidando nelle ginocchia di Maldini e sperando nella resurrezione di Ronaldo. Se è vero che i successi del Milan sono stati finora un modo per l'affermazione del primato con altri mezzi, quanto gli sta capitando con i rossoneri deve sembrargli un'ingiustizia. Giusto adesso che gli elettori sembrano propensi a concedergli la rivincita per palazzo Chigi, i tifosi iniziano a contestarne la gestione, perché temono un appagamento di vittorie. Così il tonfo con l'Arsenal, "che non ci ha fatto vedere palla", rischia di offuscare l'immagine vincente del Cavaliere. E potrebbe avere dei riflessi sui sondaggi. Nel 2004 la conquista dello scudetto gli fruttò elettoralmente l'1% alle Europee, più o meno quanto frutta il simbolo della Dc. Avrà pure ragione quando si difende, quando ricorda che "abbiamo appena conquistato la Coppa del mondo per club". Però nel calcio come in politica il passato, per quanto prossimo, non conta. E la richiesta di un "ricambio generazionale" al Milan appare la metafora dello scontro con Walter Veltroni. Non a caso ieri l'Unità lo ha schernito nel fascione rosso della prima pagina, riportando una sua dichiarazione prima della sfida con l'Arsenal: "Ho assistito ad alcuni numeri di Pato e sono convinto che lui e Kakà siano la chiave per vincere. Sogno una finale con il Real Madrid ". Commento del giornale: "Se tutti i suoi pronostici sono così...". Niente più sogni, niente più promesse. Pur di giustificare la linea dell'austerità calcistica, Berlusconi è pronto a cercare delle scuse. Il giorno in cui incontrò Clemente Mastella per firmare il patto con l'Udeur, il colloquio incidentalmente piegò su Ronaldinho. "Allora Silvio, lo compri o no?". "Avrei voluto ma Kakà e Pato hanno posto il veto. E troppe primedonne in una squadra possono rovinare lo spogliatoio". Visto com'è finita l'intesa politica, Mastella è propenso a ritenere che il Cavaliere abbia detto un bugia, "un'altra bugia ". Berlusconi vede riflessa nel suo Milan l'immagine del Paese, "una squadra lenta e da ringiovanire, perché il gioco moderno richiede freschezza atletica". Aspira e punta a "tornare vincente", ma intanto è costretto a rincorrere il quarto posto in campionato per tornare in Europa, come l'Italia che in Europa arranca nei posti di rincalzo. Una volta s'infuriava appena gli toccavano il Milan, ieri invece ha subìto una battuta senza replicare. Entrato nella stanza dove si decidevano le liste, Berlusconi ha chiesto: "Come va la squadra?". "La Roma benissimo", gli ha risposto Maurizio Gasparri, futuro capogruppo del Pdl al Senato. E dire che l'indomani della sconfitta, con Gianfranco Fini, si era rifugiato nella cabala: "Vabbè, abbiamo perso. Ma anche nel 2001 accadde la stessa cosa. Uscimmo dalla Champions league e poi vinsi le elezioni". Milan, rialzati. Francesco Verderami.

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Centrodestra, un seggio al capo dei tassisti <ribelli> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Bittarelli si presenta a Roma Centrodestra, un seggio al capo dei tassisti "ribelli" ROMA - Si presenta come il paladino contro le liberalizzazioni. "Voglio rappresentare le categorie colpite dal decreto Bersani": Loreno Bittarelli, leader delle proteste dei tassisti romani, si candida con il Pdl. Correrà a Roma. Una scelta naturale. Il "falco" ha ingaggiato (e perso) un duro braccio di ferro con Veltroni per cercare di evitare - invano - il rilascio di nuove licenze. E vanta buoni rapporti con esponenti di An, come Alemanno. "I tassisti hanno invitato Berlusconi e Fini ad esprimere un loro candidato. E io ho accettato", ha detto Bittarelli, presidente della coop 3570. Nel 2006 era stato però contestato. Il Corriere aveva infatti svelato che il "falco", mentre i tassisti scioperavano contro le liberalizzazioni, aveva creato una sua società parallela, la Isd, per gestire nuovi servizi di trasporto. Respinte le accuse di conflitto di interessi, Bittarelli ha liquidato le quote di Isd. Ora riparte dalla politica. "Ma non cambia nulla", scherzano dal loft di Veltroni, "quasi tutti tassisti già votano a destra". Pa.Fo. Leader Loreno Bittarelli guidò la protesta dei tassisti.

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Rischio default parla Wolfgang Munchau, che ipotizzò l'uscita dall'euro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rischio default parla Wolfgang Munchau, che ipotizzò l'uscita dall'euro "Si scarica sull'Italia il panico dei mercati" Picco record dello spread sui titoli. L'editorialista Ft: "Berlusconi o Veltroni, sarà comunque meglio" I mercati obbligazionari sono nel panico e si stanno accanendo sui paesi più deboli come l'Italia. Stavolta l'incertezza preelettorale, le consuete riserve sulla governabilità del nostro paese o sulle riforme mancate, insomma i fattori contingenti della politica italiana c'entrano poco con il differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani che ha raggiunto ieri un nuovo record a 72 punti. Parola di Wolfgang Munchau, autorevole condirettore del Financial Times , in passato, spesso, severo bacchettatore dell'Italia. Per ora, osserva a colloquio con il Riformista , il rischio default, per l'Italia, è remoto. Anche se i mercati, travolti dalla crisi finanziaria dei subprime, ci scommettono tre volte di più di qualche settimana fa. Ieri un'agenzia RadiocorIlSole24Ore dava conto dell'ampliamento ulteriore dello spread tra Btp decennale e Bund, che è aumentato in un solo giorno di undici punti, raggiungendo il picco massimo dal 1999. Tuttavia, in questo contesto, in cui i mercati puniscono comunque i paesi dalla cornice economica più incerta, l'editorialista della bibbia della City commenta la caduta del governo Prodi come "una buona notizia" che porterà, visto il quadro politico in rapidissimo mutamento, ad un nuovo esecutivo che sarà "in ogni caso" migliore degli ultimi due. Perché Veltroni si è sganciato dalla sinistra, perché Berlusconi è cambiato. Un rischio, però, c'è. Ed è che il costante fallimento delle riforme economiche produca una persistente situazione di bassa crescita e, prima o poi, l'avvento di un partito populista, anti-europeista che potrebbe creare un clima politico "molto pericoloso". Si occupa spesso di Italia, l'editorialista tedesco del quotidiano britannico. E uno degli articoli più impietosi, che creò una valanga di polemiche e addirittura una presa di posizione della Commissione europea, risale all'aprile del 2006. Munchau diede allora il benvenuto al governo Prodi con parole inequivocabili: "La risicata vittoria della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi costituisce il peggior esito immaginabile in termini di possibilità dell'Italia di rimanere nell'Eurozona oltre il 2015". Oggi l'editorialista tedesco del Ft , saluta la caduta dell'esecutivo Prodi come una buona novella, perché "obbliga al cambiamento". Aggiunge di non avere preferenze per un partito o per l'altro, "come straniero", ma osserva che dalla sfiducia a Prodi, due mesi fa, sono cambiate alcune cose che hanno modificato profondamente in quadro: "Il nuovo Partito democratico di Veltroni è una forza politica più riformista della "rainbow coalition" di Prodi. Inoltre, penso che Berlusconi punterà ad una politica diversa, stavolta, rispetto all'ultima. Dunque, penso che il prossimo governo italiano sarà meglio degli ultimi due, chiunque vinca le elezioni". Quindi, mentre a febbraio, poco dopo la sfiducia a Prodi, in un altro durissimo editoriale che cominciava con una citazione dantesca, aveva definito poco auspicabile un ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, oggi ammette che il quadro politico è totalmente cambiato, che la cautela ostentata di Berlusconi sui programmi economici fa pensare che il Cavaliere punterà, stavolta, ad obiettivi più credibili. In merito all'allarmante andamento del mercato dei titoli, Munchau spiega di aver "sempre pensato che i mercati obbligazionari siano distratti sino a quando non sono presi dal panico. Credo che non si siano occupati del rischio default italiano sino ad oggi e che ora siano nel panico". Il default italiano, aggiunge, "non è ampio, ma non è neanche a zero. I mercati non sono in preda al panico per ragioni connesse alla politica italiana. Dal punto di vista di un investitore, non è cambiato molto. I mercati sono nel panico perché gli spread stanno aumentando ovunque e gli investitori si rendono conto, improvvisamente, che c'è credito più affidabile di altro". Resta però un rischio, per il nostro paese, secondo l'editorialista del quotidiano finanziario. Che ci tiene anche a sottolineare un fatto: "Non credo - e non l'ho mai detto neanche in passato - che un governo italiano dovrebbe o potrebbe abbandonare l'euro". Due anni fa, ricorda, "ho dichiarato che il persistente fallimento dei tentativi di riformare l'economia italiana avrebbero potuto far vincere le elezioni ad un partito populista, anti-europeista". La conseguenza ovvia è che "altri dieci o venti anni di crescita zero potrebbero creare un clima politico molto pericoloso". Sembra quasi che parli di Tremonti. 08/03/2008.

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Conversazione elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conversazione elettorale Viva la camomilla Petruccioli: tv civile "Non è una campagna elettorale camomilla. E la Rai sta svolgendo correttamente il suo ruolo": il presidente della Rai Petruccioli cerca di uscire da un duplice assedio: le accuse dei politici e i dati dell'Auditel. Capitolo politici: Boselli ha lasciato polemicamente la trasmissione Porta a Porta denunciando che, quella attuale, sarebbe una campagna elettorale "truccata". E anche altri "piccoli" ieri sono andati all'attacco: Casini ha definito i telegiornali "scandalosi", Bertinotti ha annunciato un girotondo attorno alla sede della Rai, Di Pietro presenterà invece un ricorso all'Autorità di vigilanza e la Dc di Pizza si appella all'Osce. Capitolo Auditel: i dati mostrerebbero una campagna un po' noiosa, poco brillante: comunque tale da non catturare l'attenzione dei telespettatori. Nonostante lo sfondo sia tutt'altro che rasserenante, il presidente della Rai Claudio Petruccioli, in una conversazione col Riformista , ostenta sicurezza e difende su tutta la linea il ruolo seguito finora dal servizio pubblico: "La tesi che questa sia una campagna elettorale camomilla non solo non mi persuade, ma non è compito nostro, di chi la racconta, farla diventare più o meno effervescente". Ma, soprattutto, Petruccioli non vuol sentir parlare di una campagna elettorale truccata: "Fino ad oggi la Rai ha raccontato agli italiani la politica in modo equilibrato. Sfido chiunque in Italia a dire che la Rai non ha raccontato correttamente quali siano le posizioni in campo, di tutti". E precisa: "Capisco che ci sia una tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa". Mercoledì prossimo il presidente della Rai riferirà al consiglio di amministrazione sui dati della par condicio. Per ora non ha in mano le cifre definitive ma definisce "rassicuranti" le elaborazioni che ha visto. O comunque tali da poter dire che il servizio pubblico si è mosso correttamente, sia nei tg che negli altri spazi informativi, sia pur tra qualche difficoltà: "Il periodo a cui si riferiscono i dati, dal 7 febbraio al 7 marzo, è diviso in due parti: nella prima i soggetti che hanno avuto accesso alla comunicazione politica sono quelli rappresentati in Parlamento. Nella seconda sono quelli che si presentano alle elezioni. Nel frattempo è successo di tutto, si sono smontate e rimontate le alleanze, basti pensare alla Rosa Bianca, all'Udc, ai radicali, e a tutti gli eventi della politica che modificano i criteri di rilevazione. Se qualche difficoltà c'è, è dovuta al fatto che il quadro è fluido. Per questo ho parlato con i socialisti e, prevedo che dovrò farlo anche con altri partiti nel corso in questo mese". Fin qui i partiti. Ma Petruccioli non è affatto convinto che, al di là delle regole, il confronto sia noioso. E ne sottolinea tre elementi. Il primo è il fair play : "Il dato politico è che la campagna si è svolta finora con un tono complessivo civile". 7 Alessandro De Angelis 08/03/2008.

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Elezioni in tv 2 sostiene maurizio costanzo: <no alle risse> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni in tv 2 sostiene maurizio costanzo: "no alle risse" "Credo che la Rai stia facendo le cose per bene" "Quando Tatò mi chiese di fare la scaletta a Berlinguer" Maurizio Costanzo promuove Walter Veltroni ("Bravo con la gente e bravissimo a replicare alle domande dei giornalisti, visto che si rivolge a loro come "colleghi"") e Silvio Berlusconi ("Con quell'eterno sorriso, anche quando sta per strada..."). In più, conferisce una menzione di merito alla candidata premier della Destra, Daniela Santanchè. "A prescindere dai contenuti, il suo modo di comunicare mi sembra davvero efficace". La stella polare della comunicazione politica? "Per il presente, si chiama Obama". Quando al tedio che starebbe pervadendo la campagna elettorale nostrana, per Costanzo è "semplicemente fisiologico". Il perché è presto detto. "A meno di due anni dalle ultime politiche - annota il giornalista e conduttore televisivo - un'altra campagna elettorale, così ravvicinata, è semplicemente devastante. È persino scontato che ci sia pochissima curiosità da parte dell'opinione pubblica". Campagna noiosa, dunque. "È un tema che sento sollevare da secoli", dice Costanzo. Meglio la rissa? "Mai", risponde. "Non sono mai stato un amante delle risse. L'altra sera, da Vespa, ho visto la Santanché sfidarsi contro la candidata di Sinistra critica, di cui mi sfugge il nome. A dire il vero, non si capiva più nemmeno quale fosse l'oggetto del contendere. Per non parlare del rappresentante del Partito dei consumatori. Sono un modesto consumatore anch'io. Ciononostante, non mi sono riconosciuto in quel che diceva". Capitolo pluralismo. C'è il dibattito - un evergreen - sulla (im)parzialità del servizio pubblico. "Ma no - ribatte Costanzo - credo alla Rai abbiano fatto, e stiano facendo, le cose per bene. Per quanto mi riguarda, per non cadere nelle maglie della par condicio e non scontentare nessuno, mi sono tirato fuori: nessun ospite politico, solo società civile". Boselli s'è alzato e ha abbandonato la sua poltroncina nel bel mezzo della registrazione di Porta a porta . "E ha fatto male. Ma lo sa quanto vale un'ora di presenza in televisione? Non sono cose che si possono buttar via così", replica l'anchorman. Poi ci sono i sondaggi. "Ma che senso hanno se dicono che c'è una fetta di indecisi che corrisponderebbe al 28 per cento?". E visto che questo, e tutto il resto, è noia, Costanzo preferisce sfogliare l'album dei ricordi dell'antica stagione di Tribuna politica . "Rimpiango Mangione contro Togliatti". Durante la campagna elettorale del 1976, un giorno gli squilla il telefono. "Ero a Milano - ricorda - quando mi cerca Tonino Tatò. Mi disse che per quella sera Enrico Berlinguer aveva in programma l'ultimo appello televisivo. Per questo, il segretario del Pci voleva puntare su quattro temi. "E io che c'entro?", chiesi a Tatò. "Dovresti suggerirmi l'ordine di importanza", rispose lui. Cercando di declinare possibili responsabilità future, gli affidai i miei consigli. La sera mi misi davanti alla tv e vidi che il segretario del Pci aveva seguito la scaletta che gli avevo suggerito. In quel momento, pensavo di meritare una laurea honoris causa in comunicazione...". (t.labate) 08/03/2008.

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Segue dalla prima conversazione con petruccioli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima conversazione con petruccioli di Alessandro De Angelis "Certo - prosegue poi Petruccioli - qualche tensione c'è stata, come tra Berlusconi e Casini, ma i due protagonisti principali, per ora, hanno evitato la rissa. Il fatto poi che non si siano incontrati in tv Berlusconi e Casini, o Veltroni e Bertinotti non dipende mica da Vespa o da Floris o da Santoro, ma dagli interessati". Il secondo è la correttezza professionale: "Si può creare un clima urlato o si può fare ottima informazione senza correre dietro a chi la spara più grossa. E proprio quest'ultimo è il criterio del buon giornalismo". Il terzo riguarda la Rai: "Il servizio pubblico svolge meglio la sua funzione se non introduce di suo nessuna animosità. E garantisce la piena, completa, rispettosa e pluralistica informazione con pacatezza e anche con un certo distacco. Noi abbiamo spinto e spingiamo in questa direzione". Quindi il compito di catturare l'attenzione in tv spetta soprattutto ai politici? "Questo è ovvio", dice Petruccioli. Uno degli elementi che darebbero poco appeal alle performance dei politici sarebbe l'assenza di "faccia a faccia" tra i principali protagonisti della campagna elettorale. Spiega Petruccioli: "Stando alle regole concordate dalla Vigilanza e da Agcom fino ad oggi un faccia a faccia solo tra Veltroni e Belusconi non si può fare, perché i candidati sono più di due. Altro è se nei programmi di approfondimento vengono organizzati dei faccia a faccia tra i vari candidati premier, siano essi Berlusconi e Casini o Veltroni e Bertinotti, purché sia sempre garantito il pluralismo. Ma la cosa principale è se li vogliono fare i diretti interessati". Un modo però per assistere al duello tra Berlusconi e Veltroni ci sarebbe. Dice Petruccioli: "Guardi, se i due candidati che hanno le maggiori possibilità di prevalere affittano il Teatro Sistina per un duello e vendono i diritti televisivi a tv italiane e straniere, questo non lo può impedire nessuno". 08/03/2008.

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Elezioni in tv 1 sostiene milena gabanelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni in tv 1 sostiene milena gabanelli "Questa campagna mi fa soltanto rabbia" Il volto di Report boccia sia Berlusconi che Veltroni Una bocciatura per un Silvio Berlusconi sempre uguale a se stesso. Un rinvio a settembre (o, meglio, ad aprile) per un Walter Veltroni poco appassionante. Anche se non ha l'aria di chi vuol dispensare pagelle in pillole, Milena Gabanelli traccia un piccolo bilancio della campagna elettorale appena iniziata. A lei, battagliera conduttrice dell'altrettanto battagliero Report , la disfida in corso non l'annoia né la diverte. "Nulla mi annoia o mi diverte", ripete conversando col Riformista . "Ho solo rabbia", aggiunge poi. Se il suo giudizio sull'avvio della campagna elettorale è sul rabbioso andante, lo stesso non può dirsi del parere sui due principali contendenti. Premessa: "Io ascolto le parole che vengono dette", mette a verbale la Gabanelli. Il capo del Popolo della libertà? "Berlusconi è la copia di quello che abbiamo già sentito anni fa". Il leader del Partito democratico? "Veltroni non mi accende la passione". Ci sarà pure qualcuno, tra i candidati alla scrivania principale di palazzo Chigi, che ha un'immagine o dice cose più "vecchie" rispetto agli altri. O no? "Non è questo il punto. Ci sono messaggi "vecchi" che non invecchiano mai", sottolinea la giornalista. Che poi puntualizza: "Io vorrei credere in un candidato, vorrei essere certa che farà quello che dice". Se proprio dovesse fidarsi di qualcuno, la Gabanelli già saprebbe a quale porta bussare. "Credo - dice la battagliera conduttrice dell'altrettanto battagliero Report - che la più credibile sia Emma Bonino". Peccato che, al massimo, la candidata della Gabanelli possa aspirare a un ministero (e già serve un miracolo). Intanto, come ogni campagna elettorale che si rispetti, è scoppiato un caso Rai. C'è chi denuncia patti bipartisan sul servizio pubblico in nome del duopolio Pdl-Pd. E quindi c'è Pier Ferdinando Casini che si ribella, il mite Enrico Boselli che si traveste da Pannella e lascia il salotto tv di Porta a porta , la Sinistra Arcobaleno che preannuncia il ritorno all'arma girotondina. E la Gabanelli? "Non voglio criticare l'azienda per cui lavoro e chi mi dà spazio per fare l'informazione che insieme al mio gruppo ritengo utile, senza alcun condizionamento", risponde. "Occupandomi di inchieste e non di talk o tribune, non posso rispondere del lavoro degli altri". Non fa una grinza. Meglio una campagna elettorale "gridata" oppure è preferibile il fair play, ché fa bene al confronto? Così la giornalista: "Non mi interessano i toni. Avrei voluto vedere facce nuove, competenti e così autorevoli da chiederci di cambiare i comportamenti". Post scriptum. Domenica torna Report , con le battagliere inchieste condotte dalla battagliera Gabanelli. 08/03/2008.

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Al voto, al voto Cu c'è c'è: il nuovo catalogo dell'Isola (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto, al voto Cu c'è c'è: il nuovo catalogo dell'Isola La grande giostra delle candidature C'è chi va e c'è chi torna E c'è chi cambia casacca I due meritano. I palermitani Gennaro Alario e Vincenzo Lo Nardo hanno inventiva, abilità, tenacia. A loro modo, hanno talento. A loro modo, dunque, sono candidabili. Le notizie sui due palermitani affiorano nei giorni convulsi di chiusura delle liste. E qualcosa balza subito all'occhio. I due sono gli indiscussi protagonisti dell'Operazione Camaleonte. Operazione complessa e ardita, che li ha portati dritti in galera. Certo, il reato non è proprio politico: truffa e falsificazione di documenti d'identità. Ma il garantismo vale per tutti, anche per Alario e Lo Nardo che in questo momento sono accusati da un pm, senza alcuna sentenza passata in giudicato, di avere truccato alcune carte di identità per incassare soldi altrui negli uffici postali di Palermo. Operazione Camaleonte . Una notizia di cronaca, piccola piccola, aleggia come un simbolo, una premonizione o una minaccia sulle segreterie dei partiti indaffarate a includere e escludere, tagliare e ampliare, prendere e lasciare. Candidati per tutti, per tutte le leggi, per tutti gli ordini e gradi. Candidati alla Camera, al Senato, alla Regione, alle Province, ai Comuni. Si candidi chi può, chi deve e pure chi non deve. Parafrasando Sciascia, ma nemmeno più di tanto: Mi Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia. Si scherzava su queste pagine, fino a poco tempo fa, mettendo in fila il Cu è cu dei siciliani imprescindibili. Adesso il gioco si fa serio e i duri cominciano a giocare. Adesso è tempo di Cu c'è c'è . E chi non c'è, peggio per lui. Lumia ora c'è . Lo psicodramma dell'antimafia ha tenuto banco per giorni. Beppe Lumia, coraggioso ex presidente e in ultimo vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, veniva escluso per raggiunti limiti di legislatura dalle liste del Pd. Società civile mobilitata. Gesti altruistici: lettera di Rita Borsellino a Veltroni. Un po' più interessati: la Sinistra Arcobaleno pronta a candidarlo, per solidarietà e, visto che ci siamo, per dare una lezione morale al Pd. Ignazio Marino cede il posto, tanto lui ne ha già un altro in Lazio. Lumia rientra. Commenta: "L'antimafia è più forte". Il Sole 24 Ore fino a poche ore prima stigmatizzava la sua esclusione con queste parole: "Lumia non sogna l'Africa e non verga romanzi nelle sue ore di svago". Si parla di Veltroni o di Carofiglio? Urge precisazione. Candidata da schiticchio . Totò Cardinale? E va bene. La figlia di Totò Cardinale? Diciamo che va pure bene. Ma il cavallo no. Il cavallo non si può. Daniela Cardinale da Mussomeli, candidata al sesto posto nella lista Pd, ancor prima di Enzo Carra, spiega con puntiglio che è stata scelta dal ministro Fioroni. Per i suoi studi? No. Per il suo curriculum? No. Per l'impegno politico, allora. Nemmeno. Scelta per una "schiticchiata", dove il termine siciliano sta per allegra scampagnata, con carne alla brace, formaggio pepato e vino rosso. Lo dice la stessa Daniela al Corriere della Sera . Fioroni? "Mi conosce. È venuto da noi in campagna, due anni fa". Ma Daniela Cardinale, nonostante le "schiticchiate" con gli amici di papà, non si è montata la testa: "Sono una persona normale. Una brava ragazza. Vado a cavallo". Se qualcuno lo sente, candida pure il cavallo. Pranzo in Camera . Rischia Nino Strano, esuberante senatore catanese di An, passato a gloria mondiale per le fette di mortadella ingurgitate a Palazzo Madama nel festeggiare la caduta del governo Prodi. Non piacque. Non piacque a Napolitano. Non piacque manco a Berlusconi, il che è peggio. Adesso galleggia nel limbo delle posizioni incerte, appeso a un ripescaggio che dipende da un tortuoso giro di scacchi legato alla presidenza della Provincia di Catania. Strano c'è, ci fa o ci sarà? Tanto svenne che cadde . Il dramma di Cusumano oscurò quello di Prodi. Nel giorno della caduta, Nuccio Cusumano, senatore di Sciacca dell'Udeur, annunciò il suo voto a favore del governo. Insulti (sicuri). Sputi (forse). Il governo comunque cadde. Nuccio svenne. Quando rinvenne si ritrovò nel Pd. Ma al decimo posto in lista. Posizione infelice, foriera di nuovi svenimenti e nuove cadute. Scrive il quotidiano La Sicilia : "Cusumano si sta giocando tutte le sue carte e le tante conoscenze maturate nel corso dei suoi trascorsi romani per guadagnare posizioni o trasferirsi in un collegio senatoriale più sicuro". Trascorsi romani? What's mind, please? Parola di Mirello . Detto Mirello, Vladimiro Crisafulli è il rais del Pd di Enna. Fa, disfa, decide. Deputato uscente, adesso è destinato al Senato, nel collegio orientale della Sicilia. Ad Anna Finocchiaro, nell'auditorium dell'università Kore di Enna, ha spiegato: "Qui Cuffaro non ha mai vinto e neanche Lombardo vincerà". Parola di Mirello. Poi ha aggiunto: "Prima del governo Prodi mai tanti soldi erano arrivati per la provincia di Enna". Parola di Mirello. Rivedere su Youtube , alla moviola, la faccia di Anna Finocchiaro mentre parla Mirello. Todo modo . A Racalmuto, nel paese di Leonardo Sciascia, è giallo. Alla Sciascia, s'intende. Salvatore Petrotto, eletto sindaco col centrosinistra, è passato, passa o non passerà con Raffaele Lombardo? Prima sembra di sì. Lo annuncia ufficialmente una nota dell'Mpa. Gli amici di Petrotto festeggiano. Pochi giorni dopo, Petrotto va ad Agrigento per accogliere Anna Finocchiaro. Totò con chi sta? "Sempre con l'Italia dei Valori", risponde lui. Gli amici di Petrotto festeggiano di nuovo. Interpellato sul punto, Petrotto spiega: "Nessuna ambiguità. Frutto di fantasie giornalistiche". Gli amici di Petrotto non sanno più cosa festeggiare. Così è (se vi pare) . Aveva tutto. Una poltrona da sindaco. Una giunta. Perfino una maggioranza di centrosinistra. Aveva la città meno vivibile d'Italia, ma altissimo indice di gradimento personale. E poi la giovinezza. Il vento del cambiamento. La stampa a favore. Poi successe qualcosa. Marco Zambuto cambiò. Forse persuaso da Angelino Lucignolo Alfano, Zambuto sbandò a destra o tornò a casa. Perse assessori. Perse consenso. Perse fiducia. Per che cosa? È presto per dirlo o forse troppo tardi. Gran bella figura, Zambuto. Figura enigmatica. "Non temo di essere incompreso, tutt'altro", spiega, spiegando in realtà poco. Il suo concittadino don Luigi, premio Nobel, avrebbe potuto scrivere di lui: "Si lascia il cappotto e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d'un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente, in America o altrove". O altrove, appunto. Il Marco Mattia Pascal. 08/03/2008.

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Verso le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Verso le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa Posted By redazione On 8/3/2008 @ 10:41 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Romana Liuzzo C'è chi l'ha ribattezzata falange rosa, chiedendo il 50 per cento di candidature femminili sia alla Camera sia al Senato. Come Vittoria Franco, presidente della commissione cultura del Pd. E chi invece si infastidisce al solo pensiero, stufa di sentir parlare di quote rosa. "Chiamiamole piuttosto quote. fucsia. È essenziale valorizzare le donne brave, sarebbe un boomerang chiedere una maggiore rappresentanza nella classe dirigente (politica e non) solo perché donne. Significa che ci accontentiamo di una Barbie" spiega a Panorama Giulia Bongiorno, candidata per il Lazio di An per il Popolo della libertà. "La mia campagna elettorale non punterà su effetti speciali: sono convinta che la gente sia stanca di promesse e voglia concentrarsi sulla qualità dei componenti della classe dirigente. Parlerò di giustizia e di donne. Dove? Da qualche giorno mentre corro per il centro storico di Roma fin su a Villa Borghese la gente mi fa tante domande sul futuro politico: io con un po' di fiatone mi fermo. Ma poi riprendo la corsa. Ecco, forse la campagna elettorale la farò così perché non si può attendere più. È giunto il momento di correre, correre, correre" conclude l'avvocato di Giulio Andreotti. Donne all'attacco, anche perché, al di là delle promesse, c'è il sospetto che alla fine la forte presenza femminile in Parlamento resterà un'utopia confinata nel limbo delle buone intenzioni. Nelle liste del Pd si sono rivelate, in molti casi, semplici specchietti per le allodole. A Milano, per esempio, solo tre candidate sulle 15 presentate hanno ragionevoli possibilità di essere elette. Destra e sinistra un'idea comune sembravano averla. "La campagna elettorale? Famola strana" per dirla con Carlo Verdone. Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale innovativo ("non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a pranzo nelle case delle famiglie"). E mentre il leader del Pd e la Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola Concia, fondatrice di Gayleft, e la Cosa rossa risponde con l'ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria), ad appoggiare La destra di Francesco Storace, con Daniela Santanchè candidata premier, ecco la sorpresa: la giornalista sportiva Paola Ferrari, nuora di Carlo De Benedetti: "Sono da sempre una donna di destra e Santanchè è una cara amica" spiega. Madri e bambini insieme, con indosso una maglietta: "Forza Stefy". Solo Gianmaria, il figlio della candidata siciliana Stefania Prestigiacomo, ne avrà una diversa. Ci sarà scritto: "Forza mamma". "Saranno 60 giorni molto pesanti, andremo per la strada, nelle palestre, nei mercati in tutta la Sicilia orientale, Siracusa, Messina, Ragusa" spiega l'ex ministro per le Pari opportunità del governo Berlusconi. "Non terremo comizi, piuttosto staremo in mezzo alla gente, io e le mie collaboratrici con i figli. Tutte insieme tra la folla". Da un capo all'altro dell'Italia in mezzo al popolo (ma in Lombardia e per il Pd) Linda Lanzillotta. L'ex ministro per gli Affari sociali avrà il suo bel daffare. "La gente in questo momento è esasperata, percepisce una politica lontana. Non terrò comizi, il rapporto deve essere dialettico e molto femminile. Farò campagna elettorale al mercato, dove ho proseguito ad andare mentre ero ministro, in autobus e con gli amici dei figli". Orizzonti diversi per Michela Vittoria Brambilla. Il presidente dei Circoli della libertà, ridimensionata da Silvio Berlusconi sui seggi (partita da 30 posti, sarebbe scesa a 10, ma difficilmente riuscirà ad averne cinque), spiega a Panorama: "I tempi di questa campagna elettorale sono stretti. Ma almeno sulle grandi questioni vorremmo adottare il metodo delle primarie con i gazebo dei Circoli della libertà. L'idea del pullman di Veltroni non è originale: noi abbiamo un bus che sta girando l'Italia da dicembre, senza grancassa mediatica, ma con l'obiettivo di far partecipe tutto il Paese della novità del Popolo della libertà (che, è meglio ricordarlo, non è nato in febbraio, ma il 18 novembre) per raccogliere adesioni, idee, proposte". Sulla guerra dei seggi si fa sentire anche Alessandra Mussolini, ex Alternativa sociale, confluita nel Pdl: "Non vorrei fare la figura della venditrice di tappeti che chiede otto per avere quattro. In quanto alla campagna elettorale, ho sempre fatto di tutto, pure attaccare manifesti con l'aiuto delle figlie". Laura Ravetto (foto sopra, candidata del Pdl, Lombardia 2) sostiene che "il dibattito politico non è in tv ma tra la gente. Berlusconi è il numero uno, il mio coach, ci segue, ci consiglia. Io farò campagna elettorale sul treno: la gente mi riconosce, chiede, si parla. Oltre a Berlusconi mi consiglia il mio fidanzato: è avvocato e raccomanda: 'Lascia perdere i bla bla, sii concreta'". Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale giovani Lazio, nata ad Acilia, ex giornalista a Ostia: "La mia sarà una campagna elettorale maschile, girerò in camper. Ci sono 20 appuntamenti già in calendario: piazze, assemblee, palestre, università e due eventi. Nel programma, al primo posto, il piano casa: per un terzo da realizzare con affitti concordati. Il Piano regolatore di Veltroni è solo un grande pasticcio". Altro partito, altre donne. Oltre ai nomi storici della sinistra (Giovanna Melandri, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Livia Turco) ci sono anche altre candidate doc. Cristina De Luca, ex sottosegretario alle Solidarietà sociali (Pd), in corsa a Roma per il Senato, è contraria ai comizi. "Una campagna elettorale camminando per le strade, animata da dibattiti, privilegiando le periferie. La prima emergenza? Riformare la legge sull'immigrazione: deve entrare più gente regolarmente e va contrastata la criminalità". Un'altra è Marina Sereni, capolista in Umbria alla Camera per il Pd. Dice a Panorama: "Si parte da Perugia e Terni fino ad arrivare a Foligno e Spoleto. Le donne sono più brave a toccare i temi della vita concreta perché ne conoscono le difficoltà quotidiane: negli ospedali, nei mercati, nelle palestre toccheremo temi come il costo della vita, la sicurezza, ma soprattutto l'aiuto alle famiglie degli invalidi".

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Legge 40, la madre di tutte le ingerenze (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dalla discussione parlamentare sulla procreazione assistita alla moratoria sulla 194: le tappe di un'offensiva che tutela l'embrione per azzittire le donne. Come le sirene della Cei incantarono il coro stonato del Partito democratico Micaela Bongi Il 2 febbraio 1999, nell'aula di Montecitorio, accade quello che secondo l'allora capogruppo leghista, Alessandro Cé, "avrà conseguenze enormi". Una maggioranza trasversale approva un emendamento alla proposta di legge sulla procreazione assistita che introduce il diritto soggettivo del concepito. Se non fosse già chiaro, è ancora Cè a spiegare: "Questo significa che l'embrione ha gli stessi diritti del bimbo appena nato". L'emendamento non passerà, perché salterà l'intero articolato del provvedimento. Ma le "conseguenze " non si faranno attendere. Proprio dalla discussione di quella che solo nella successiva legislatura diventerà la proibitiva legge 40, parte infatti l'offensiva che si dispiega ancora oggi. Mentre va in scena lo scontro di fine millennio tra i futuri soci del Pd, i popolari che mandano all'aria il fragile compromesso raggiunto sulla fecondazione assistita e lo stato maggiore diessino, responsabile a sua volta di svariate manovre per nascondere le divisioni sulla legge in prossimità delle scadenze elettorali, dietro le quinte la chiesa non sta a guardare. E anzi, con le sue continue ingerenze, alimenta le tensioni che tengono in continua fibrillazione l'allora maggioranza di centrosinistra. Il tentativo di regolamentare il "far west" procreativo (come lo chiamano a destra e a sinistra), per le gerarchie ecclesiastiche è un'occasione ghiotta non solo per mettere in discussione la legge 194, seppur chiedendo la sua piena applicazione e solo più recentemente, con il nuovo capo dei vescovi Angelo Bagnasco, auspicandone la revisione. Ma per porre le basi dello "scontro di civilità" sulle cosiddette questioni eticamente sensibili, compresa la ricerca scientifica, e provocare un arretramento politico e culturale nel campo dei diritti. L'esito del referendum per abrogare parzialmente la legge 40 - incassato dall'astensionista Camillo Ruini, allora presidente della Cei - dando vigore all'offensiva dell'episcopato italiano condizionerà infatti anche il recente dibattito sulle coppie di fatto, finito in una bolla di sapone, e il suo corollario che comprende le cosiddette norme antiomofobia inserite nel decreto sulle espulsioni varato dall'ultimo governo Prodi e poi cancellate dalla furia dei teodem capeggiati da una vecchia conoscenza di don Camillo, Paola Binetti. Il terreno per un più vigoroso attacco anche alla legge 194 e al primato della donna sulla procreazione è così arato. L'ascesa al soglio pontificio di Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede con il quale vantano una certa assiduità i teocon nostrani tipo Marcello Pera, nel frattempo ha rfforzato l'oltranzismo di Ruini. Il Foglio di Giuliano Ferrara, quello che lancerà la proposta dimoratoria dell'aborto proponendo un'odiosa analogia con la pena di morte e passando così dalla difesa di una legge punitiva per le donne come quella sulla procreazione assistita alla loro criminalizzazione, è in prima linea insieme alla Cei. Ma le sirene in abito talare hanno molte orecchie attente al loro richiamo. Se Silvio Berlusconi, nel corso della lunga vicenda che approderà al referendum del 12-13 giugno 2005, da una parte cerca di restare defilato, dall'altra con il suo governo si costituisce in giudizio presso la Corte costituzionale per impedire che il referendum si svolga, il leader della Margherita Francesco Rutelli, attuale candidato al ritorno in Campidoglio all'ombra del cupolone, dimostra ancora una volta di aver imparato bene la tecnica della genuflessione. Quando, alla fine del 2003, il parlamento approva la legge 40, la Margherita è nella bufera: il gruppo della camera dà libertà di voto, quello del senato, dopo una tesissima riunione, decide di dire sì al provvedimento (masi contano moltissime defizioni) secondo l'indicazione del leader che ritiene "la legge migliorativa di un inaccettabile far west". Il miglioramento possibile lo descrive nell'aula di palazzo Madama Giulio Andreotti: "Vedo una disarmonia tra la tutela e il riconoscimento degli embrioni e il fatto che fino a quattro mesi il concepito possa essere mandato al creatore a norma di legge". Ottimo viatico per il Quirinale, oggi o domani. In vista del referendum, se Romano Prodi, dissociandosi dalla campagna astensionista, annuncia che si recherà alle urne "da cattolico adulto " (ma senza spiegare se il suo sarà un sì o un no ai quesiti referendari), è ancora Rutelli a annunciare che "la legge non è perfetta, ma io mi asterrò". La stessa posizione di Ruini e dei suoi supporter, tra i quali si fanno notare gli animatori del Comitato scienza & vita presieduto da quella che su questioni "eticamente sensibili" e diritti civili detterà legge nell'Unione a palazzo Madama, dove la maggioranza è sempre appesa a un filo: Paola Binetti, eletta senatrice proprio grazie a Rutelli. Il resto è cronaca recente. La telenovela dei Dico diventati Cus e poi tramontati insieme al governo Prodi. La bocciatura del registro delle unioni civili da parte del comune di Roma guidato da Walter Veltroni - lo stesso Veltroni che, allora segretario dei Ds, durante la conferenza delle donne diessine del marzo 1999 aveva aperto all'accesso delle single alla procreazione assistita. E Giuliano Ferrara impazza con il suo "aborto no grazie". Il ministro degli esteri uscente Massimo D'Alema sostiene che una conferma dei socialisti alle elezioni spagnole darà slancio al Partito democratico. Ma Zapatero è sempre più lontano.

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<Il programma del Pd sembra scritto nel mondo del Mulino bianco > (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il programma del Pd sembra scritto nel mondo del Mulino bianco " "Il nostro è l unico programma che parla di crisi. Quello di Veltroni, invece, sembra scritto nel mondo del Mulino Bianco, e questo già dimostra chi è serio e chi sogna". Non fa sconti il numero due di Forza Italia, Giulio Tremonti, che intervenendo ai microfoni di Radio anch io boccia senza appello le tesi programmatiche del partito democratico, perché a suo modo di vedere non tengono conto di quella che è la realtà. "La situazione economica - spiega l ex ministro dell Economia del secondo governo Berlusconi - è assolutamente negativa, ereditiamo una crescita zero, l inflazione è alle stelle e i conti pubblici sono fuori controllo. "Il programma del Pd - ribadisce - non è reale, sembra scritto da Alice nel paese delle meraviglie al contrario di quello del Pdl, che è serio ed è l unico a riconoscere la crisi economica che vive il Paese". Da questa considerazione, l impegno in caso di vittoria a concentrare i principali impegni a favore delle famiglie e di chi ha bisogno: "se ci sono soldi - afferma Tremonti - vanno mandati per tenere in piedi il bilancio di famiglie e dei più deboli, a cominciare dai pensionati". [Data pubblicazione: 08/03/2008].

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E il Pd ricandida diciassette ministri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CAMBIAMENTO? E il Pd ricandida diciassette ministri Roma - Alla faccia del rinnovamento. Walter Veltroni ricandida in posizione blindate 17 ministri del Governo Prodi e Roberto Calderoli lo inchioda alla sua stessa prosopopea nuovista: "È la certificazione del fatto che Prodi e Veltroni sono la stessa cosa e che, al di là del programma elettorale, il Governo che propone il Pd non è altro che la continuità del Governo dell Unione. Nasce quindi il Velprodi che a me ricorda tanto il sarchiapone dell indimenticabile trasmissione". In Parlamento, infatti, ci saranno tutti, tranne Romano Prodi e Vincenzo Visco (Padoa Schioppa è un tecnico e Giuliano Amato si è autoescluso). Francesco Rutelli, se gli andrà male per il Campidoglio, avrà un paracadute sicuro in Senato nel fortino umbro. L altro vicepremier Massimo D Alema, invece, può scegliere se farsi eleggere alla Camera in Campania o in Puglia. Certi dell elezione alla Camera anche Linda Lanzillotta, terza in Lombardia I, Giulio Santagata, terzo in Campania I, e Luigi Nicolais, secondo in Campania I. Per Barbara Pollastrini, terza in Lombardia, è prenotato un posto al Senato. Stesso approdo per Vannino Chiti, capolista in Toscana. Alla Camera con posto prenotato anche Rosy Bindi, prima in Veneto I, Pierluigi Bersani, primo in Emilia Romagna, e Giovanna Melandri, che deve solo scegliere se vincere in Lazio I o in Liguria. Giuseppe Fioroni opterà se arrivare a Montecitorio attraverso il collegio Lazio II, dove è secondo, o Sicilia I, dov è capolista. Doppia chance anche per Cesare Damiano, capolista per la Camera in Piemonte II e in Friuli, mentre Arturo Parisi guida la lista per la Camera in Sardegna. Paolo De Castro è primo in lista al Senato per la Puglia, Livia Turco prima in Abruzzo alla Camera e Paolo Gentiloni è terzo per la Camera nel Lazio I. Diverso il discorso per Emma Bonino: non ha la tessera del Pd, ma l accordo di apparentamento dei Radicali con Veltroni garantisce a nove suoi esponenti uno scranno sicuro. Se la Bonino accetterà la candidatura le toccherà il primo posto per il Senato in Piemonte. Confermati anche due dei quattro sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Enrico Letta e Ricky Levi saranno eletti alla Camera: il primo guida la lista del collegio Lombardia II, il secondo entrerà grazie al quinto posto in Sicilia II. A.Mon. Sarà anche un fans sfegatato di tutto ciò che si pronuncia in inglese, ma oltremanica non è molto amato. Quantomeno, là dove la lontananza rende l informazione più distaccata, le carenze di Veltroni vengono a galla. Il quotidiano finanziario britannico Financial Times titolava ieri: "Il democratico italiano prende come modello Obama". Secondo Guy Dinmore, il corrispondente che sta seguendo il giro elettorale di Veltroni in toscana, ai comizi del segretario del Partito Democratico vanno solo persone anziane. "L assenza di giovani, secondo molti, è dovuta al fatto che loro appoggiano i comunisti" nota Dinmore. Anche i sondaggi diffusi in Italia dal Corriere della Sera dimostrano che il legame storico tra il mondo giovanile e la sinistra si sta oramai allentando. Non è certo un caso se Mannheimer attribuisce alla Lega Nord la crescita maggiore tra i giovanissimi che si recheranno per la prima volta al seggio il 13 e 14 aprile, dove raggiunge il 15,2%. Arranca, invece, il Pd. Questo, nonostante l atteggiamento nuovista che Walter Veltroni ha cercato di ritagliarsi addosso come se fosse un vestito. Sempre secondo il quotidiano inglese la campagna del candidato premier democratico "ha un ritmo veloce" che evidentemente però non è sufficiente. "Il compito di Veltroni - si legge nell articolo del Financial Times - è quello di presentare un convincente messaggio riformista". " Il suo look è old-fashioned, ma marca - sottolinea il Ft - il suo contrasto con Berlusconi che ha un immagine più casual e populista. E un oratore forte e convincete e usa un linguaggio comprensibile, sincero e con sense of humor". Sarà forse divertente, ma per attirare i giovani l humor non basta. Soprattutto se si vive in un paese in cui a ridere sono rimasti davvero in pochi. [Data pubblicazione: 07/03/2008].

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Pd, rimonta finita, Ed è tutta colpa di Pannella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Parla amadori Pd, rimonta finita, Ed è tutta colpa di Pannella Professor Alessandro Amadori, i sondaggi pubblicati in questi giorni ci raccontano storie diverse: quanto sono credibili? "I sondaggi - spiega il presidente dell istituto di ricerca Demoskopea - soprattutto quelli fatti dagli istituti riconosciuti, sono uno strumento il più possibile razionale per cercare dic apire un fenomeno complesso e mutevole come è quello delle intenzioni di voto e dei possibili risultati elettorali". Si, ma la propaganda? "E un fatto fisiologico. Non succede solo nel nostro paese. Anzi, in questa campagna elettorale l usso dei sondaggi mi pare più ragionevole e meno propagandistico di quanto sia avvenuto nel 2006". Furono sondaggi drogati? "I toni erano molto alti anche per l uso dei sondaggi. Oggi i candidati si limitano a dire di essere in crescita o in vantaggio. Non c è veemenza". Tutti i sondaggisti sono concordi nell affermare che oggi vincerebbe la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. E in ogni caso Veltroni sta crescendo. Lei conferma? "Io sto facendo soprattutto metaanalisi, cioè analisi di sondaggi sviluppati da altri istituti. I dati segnalano una crescita del Pd fino a dieci giorni fa. Crescita che ha portato il Pd a sfiorare il 37%". E da dieci giorni a questa parte? "La crescita si è arrestata, è iniziato un leggero arretramento del Pd". Dovuto a cosa? "Il Pd ha cominciato a perdere dopo aver chiuso l accordo con i radicali. Che non sono persone negative, anzi. La Bonino ha un immagine positiva e carismatica. Però l idea che hanno gli elettori incerti è che i radicali siano fonte di instabilità strutturale". Il vantaggio che oggi avrebbe berlusconi può essere colmato da qui al 13 aprile? "In teoria tutto può accadere. Le elezioni scorse hanno dimostrato che si possono recuperare 4 punti in una settimana. Però la rimonta del 2006 è stata determinata non solo dalla bravura di Berlusconi, ma anche da alcuni errori forti di comunicazione e di strategia da parte di Prodi. Non credo che Berlusconi faccia errori del genere. Quindi direi che è quasi impossibile che la Camera non vada al centrodestra". E il Senato? "Il quadro è più incerto. Ci sono regioni in bilico, come Liguria, Sardegna, Abruzzo, Molise e Campania. Sono stati fatti vari scenari: nessuno di questi prevede un possibile pareggio. Si ragiona sui dodici senatori in più per il centrodestra. Però ci sono i senatori a vita, la maggioranza potrebbe essere più risicata. Mai però come quella del centrosinistra in questa legislatura". Matteo Mauri [Data pubblicazione: 07/03/2008].

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Nel partito democratico beghe e problemi non finiscono mai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Valterun sembra già logoro Nel partito democratico beghe e problemi non finiscono mai giacomo stucchi Comincia ora la vera campagna elettorale. Quella vissuta sino ad oggi, infatti, è stata solo una fase, per così dire, propedeutica allo scontro vero e proprio, mentre le prossime settimane saranno quelle decisive. Andando in giro tra le gente, la preoccupazione per il futuro, oltre che l avversione al Governo Prodi per i guai provocati negli ultimi mesi, sono i sentimenti preponderanti. Tuttavia, sbaglia chi ritenesse già in tasca la vittoria che, invece, bisognerà conquistare sino all ultimo voto. Intanto, è passato poco più di un mese dallo scioglimento delle Camere, ma ne abbiamo già viste di tutti i colori. Soprattutto nel Partito democratico che, anche a seguito della strategia d attacco del suo segretario Valter volemosebene Veltroni, sembra essere già logorato dalle tante, forse troppe, polemiche sugli accordi e sulle candidature. In effetti non deve essere stato facile, nemmeno per l Obamadenoatri , dirimere le tante controversie che hanno accompagnato il suo cammino di candidato premier: dalle estenuanti trattative con il leader dell Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, alla disputa sul voto cattolico; dal mercato delle vacche con i radicali (una mera questione di interessi) allo scontro tra l ex presidente di Federmeccanica Calearo e il ministro Parisi. Insomma, se è vero che ogni giorno ha le sue pene, per Veltroni questa vigilia di campagna elettorale si è rivelata un vero e proprio calvario. Nell ultimo mese, infatti, non è passato un solo giorno senza l aprirsi, o l acuirsi, di nuove o vecchie polemiche. Quella sulla candidatura negata, e poi concessa in extremis, a seguito delle proteste di tanti elettori del centrosinistra siciliano, all ex presidente della Commissione antimafia Giuseppe Lumia, è forse la più significativa. Perché dà l idea, se non altro, dello scollamento esistente tra il vertice del Pd e la sua base. Infine, c è un altra rogna che riguarda proprio quel Nord-Est nel quale il Pd vorrebbe recuperare un po di consensi. Veltroni, va in Veneto ma il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, manifesta tutto il suo malumore e spiega anche il motivo: Non e' che si può fare lo spot, venire qui una volta ogni tanto prima delle elezioni e poi ricominciare con gli errori di sempre". Parole che non lasciano spazio agli equivoci e che costringono, ancora una volta, il candidato premier del Pd, a passare più tempo a dirimere le controversie interne al suo partito che non a fare campagna elettorale. Tutto questo, certo, fa ben sperare per la Federazione della Libertà. Ma le previsioni favorevoli, sull esito finale del voto, non devono portare, per nessun motivo, ad abbassare la guardia in questa campagna elettorale. Nella quale, peraltro, è giusto che il nostro candidato premier, Silvio Berlusconi, non faccia promesse irrealizzabili e mantenga un atteggiamento prudente sulle cose da fare, una volta che si dovesse tornare a Palazzo Chigi. I vincoli europei, contro i quali la Lega Nord continuerà a combattere anche nella prossima legislatura, così come le ristrettezze di bilancio che Prodi lascerà al suo successore, non permetteranno certo al prossimo Governo, e al futuro presidente del Consiglio, di scialacquare. Tuttavia, per quanto ci riguarda, ciò non deve tradursi in equivoci sulle priorità del programma, che peraltro ci distingue dai nostri avversari. Mi riferisco, per esempio, al federalismo, del quale non c è traccia nel programma elettorale del Pd, è che invece costituisce una delle priorità per il centrodestra. Realizzarlo è, per la Lega Nord, non solo un impegno ma un imperativo categorico. [Data pubblicazione: 08/03/2008].

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<La quintessenza del romano in Padania non prenderà voti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista a Roberto Castelli, presidente dei senatori del Carroccio "La quintessenza del romano in Padania non prenderà voti" matteo mauri "Veltroni è la quintessenza del romano. Ha tutti i pregiudizi e l ignoranza nei confronti del Nord tipici di con si è mai sforzato di capire la Questione settentrionale. Considera il Nord come un area da cui provengono i soldi, affinchè Roma possa prosperare . E duro e sferzante il giudizio del presidente dei senatori leghisti Roberto Castelli sul candidato premier del Pd. "Veltroni non conosce il Nord. Gli hanno detto che al Nord c tanta gente che vota, quindi ha cercato di dire qualche parolina di maniera, ma poi nel programma la Questione Settentrionale è completamente dimenticata. Se c è uno che è lontano geograficamente, culturalmente e soggettivamente dal Nord si chiama Veltroni". In tempi non sospetti Umberto Bossi ha detto che un sindaco di Roma non può sfondare al Nord. "È vero che gli elettori del Nord ci hanno abituato a tante sorprese, ma credo che da questo punto di vista la scelta di Veltroni sia la peggiore possibile". Veltroni recentemente ha attaccato a muso duro la Lega, sottolineando per altro come fosse del tutto innaturale l alleanza di un partito del Nord con uno del Sud. "Una delle poche volte in cui è stato sincero. Nel senso che lui non riesce a concepire un alleanza del genere, essendo un centralista per antonomasia. Ha in mente solo Roma, non riesce a capire che ci sono anche delle periferie che si contrappongono alla sua Roma caput mundi. Veltroni è l esponente di Roma Capoccia: non riesce a pronunciare una s giusta neanche per sbaglio". Nel Pd c è un po di maretta: Parisi, Cacciari, i Radicali... Cosa sta succedendo nel centrosinistra? "La politica da vetrina di Veltroni ha il fiato corto. La politica si fa con le persone, Veltroni ha candidato una serie di belle statuine. E chiaro che ciò ha portato fortissimi malumori nel partito. La politica serie si fa andando nelle sezioni, lavorando localmente, facendo esperienza nei comuni, nelle province, poi i migliori vanno avanti. Veltroni invece ha preso una serie di icone, non delle persone: l operaio, il giovane industriale, l imprenditore del Nordest. Come le statuine del presepio. Cacciari è stato durissimo, con Veltroni, rifiutandosi di incontrarlo. "Da Cacciari è arrivata un amarissima verità per Veltroni. Cacciari ha gettato un sasso nella vetrina carina di Veltroni mandandola in mille pezzi. Quando il sindaco di Venezia afferma che non si può fare una visita spot per poi rifare gli errori di sempre conferma che Veltroni del Nord non sa nulla". Un giudizio sui candidati? "Liste piene di figli di , mogli di , segretarie di , sicuramente amanti di , anche se non è ufficiale: così si fa una politica dal fiato cortissimo. La differenza dalla Lega è immensa. Noi abbiamo candidato alcuni vecchi come me, che però sono ritenuti ancora spendibili; poi tutta gente che è espressione del territorio. Non abbiamo belle statuine, nani o ballerine, ma gente che si è impegnata nel movimento". Veltroni, che aveva criticato Berlusconi per la politica-immagine ha fatto peggio del Cavaliere? "Molto peggio. Berlusconi ha avuto qualche scivolata, forse sarebbe stato più opportuno candidare qualche soubrette in meno, ma questi sono problemi del Cavaliere. Veltroni ha portato al parossismo una politica che in passato Berlusconi aveva inaugurato, comunque modo estremamente minore rispetto al Pd". Lei oggi terrà un incontro a Monza su giovani e lavoro. Recentemente uno studio di Mannheimer ha detto che il voto dei giovani premierà la Lega: la sorprende? "È una lieta notizia. In fondo, quando noi sognamo una Padania più libera, non lavoriamo per noi stessi, ma per i nostri giovani. Io ho sessant anni, la mia vita l ho vissuta. Continuo a lottare per un avvenire migliore delle generazioni future. Pensiamo poi a Bossi: ha messo a repentaglio la propria saluta per dare un futuro ai giovani padani. E che i ragazzi apprezzino questo nostro sforzo non può che farmi piacere". Il convegno di oggi riguarda i giovani e il lavoro. Il lavoro è un problema anche in Padania? "Sì ma in misura minore che altrove. Io per trovare un giovane ingegnere ho impiegato sei mesi. Mi hanno spiegato al Politecnico mi che i bravi vengono prenotati ancora prima che finiscano l università. Tutto sommato è una bella notizia: chi studia seriamente, prende una laurea vera, non una laurea veltroniana , il posto di lavoro lo trova subito. E anche per chi non studia, ma ha voglia di lavorare il posto c è. Almeno oggi. Poi, visto che è in arrivo una crisi mondiale enorme, dovremo preoccuparci per il futuro". [Data pubblicazione: 08/03/2008].

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La Parola ai lettori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pensioni, diffuso malcontento CLARA PALOMBINO Sezione Fonte (Tv) Lega Nord L aumento delle pensioni minime effettuato nella precedente legislatura dal Governo della Cdl, ha certamente ottenuto unanime consenso da parte dei pensionati che ne hanno usufruito, ma contemporaneamente hanno creato un diffuso malcontento fra quelli che pur avendo lavorato per 30 - 40 anni versando i relativi contributi ( abbondantemente distribuiti a pioggia nei vari rivoli assistenziali, sia nel passato che nel presente, cifre mancanti adesso per chi ne dovrebbe giustamente usufruire ) si trovano ora con una pensione non molto superiore all importo della minima (la media delle pensioni erogate è oggi sui 750 euro mensili). Da oltre 15 anni le pensioni non vengono più rivalutate secondo il reale costo della vita, non usufruiscono più degli adeguamenti della scala mobile, come del resto le paghe dei lavoratori, ma questi ultimi, godono perlomeno degli aumenti ottenuti ad ogni rinnovo del contratto di categoria. Le pensioni, pertanto, perdono ogni anno potere d acquisto e sono inoltre sottoposte a nuove tasse introdotte sia dalle Regioni che dai Comuni, tasse non certamente compensate dai ridicoli aumenti quantificati ogni anno dall Istat, che nel suo paniere, anziché inserire i prodotti di consumo quotidiano, indica: frigoriferi, telefonini, computer, auto, ecc.ecc. Che non rappresentano certamente i consumi dei pensionati. Pertanto alle prossime elezioni del 13-14 Aprile, se il Pdl non vuole perdere i voti dei numerosissimi pensionati che andranno a votare (voti che i vari sindacati stanno cercando di convogliare su determinate direzioni, raccogliendo migliaia di firme, proprio con la richiesta di rivalutazione periodica delle pensioni d annata) nel suo programma, accanto ad un nuovo aumento delle pensioni minime, inserisca anche la detassazione sull importo di 1.000 euro delle pensioni percepite da chi per anni ha lavorato regolarmente, e ha già a suo tempo pagato sui compensi percepiti, sia le tasse che i contributi previdenziali . A quando peraltro la differenziazione fra la spesa previdenziale effettiva e quella sociale e assistenziale, che dovrebbe invece essere erogata e conteggiata nel settore delle politiche sociali e non prelevare sempre dal settore previdenziale? Certe trasmissioni sono faziose LUIGI FRESSOIA (Pg) La puntata di Ballarò del 4 marzo 2008 è un falso totale e un istigazione a delinquere (chi non assalterebbe gli yacht dopo aver visto la trasmissione?). La sua tesi è che i ricchi sono tali perché evadono il fisco (e non perché le loro imprese producono ricchezza per sé e tutta la filiera). Come se fosse impossibile rimanere ricchi pur dopo aver pagato le tasse. C è un intervistato seduto in panchina davanti al porto (probabilmente un attore bene istruito), che ripete scandendo lentamente Ci hanno cavato il sangue, ci hanno cavato il sangue fino all ultima goccia , dando ad intendere che l impoverimento della gente comune è causato dalle molte tasse, che poi finiscono nelle mani dei ricchi. L idea fissa è che il ricco in quanto tale è un criminale. Gli invitati alla trasmissione sono rimasti largamente subalterni, psicologicamente e culturalmente: né la Santanchè né Calearo hanno saputo rovesciare la frittata richiamando le verità elementari: - è la prospettiva/possibilità di arricchire che spinge gli individui ad intraprendere e la società a crescere e svilupparsi; - è semplicemente mafioso parlare di evasione fiscale senza porsi nel contempo le altre due questioni strettamente correlate: a quanto ammontano le tasse e soprattutto dove vanno a finire; - è il parassitismo crescente del pubblico impiego, diretto e indiretto (consulenze, incarichi esterni&), la falla che impoverisce gli italiani; lo Stato è il problema, non la soluzione ai problemi; - è una vergogna che le telecamere non vadano mai ad indagare come si passa la giornata dentro i Ministeri, le Regioni, le università, i tribunali, nei cosiddetti uffici pubblici , ma in verità appannaggio privato (privatissimo) delle cosche partitiche e burocratiche; - l evasione fiscale è legittima difesa contro le sceriffo di Nottingham; meno c è fisco più si arricchisce il popolo; - non c è nessun automatismo tra i capitali all estero e l evasione fiscale: sono capitali che potrebbero benissimo già aver pagato il fisco ma dirottati all esterno per prevenire ulteriori rapine; - è il peso osceno del parassitismo di stato che indebolisce l economia italiana imponendo oppressione fiscale; esso provoca bassi salari, erode il legittimo profitto ed è perfino causa ultima delle morti bianche. E stata una puntata criminale: creare ossessione contro i ricchi e sull evasione fiscale, bensì nascondere accuratamente il colabrodo del parassitismo di stato, porta gli italiani alla guerra civile. O quanto meno porta ai deficienti che bruciano la propria esistenza scagliando bombolette contro i carabinieri. Dove vuole andare Veltroni? ANGELO MANDARA Torino Quale finalità per la politica di Veltroni? Andare più a destra di Fini? E' da quando Veltroni ha costituito il Pd che in una qualsiasi puntata di "Striscia" mi aspetterei di vedere all'opera la solerte Olimpia con il suo smacchia Vip applicato all'immagine di Veltroni. Perché dal Veltroni Pci a quello Pd potrebbe passarci tutta l'acqua del Tevere possibile. E' vero... imperante l'Urss di Veltroni se ne parlava già di un "americano" (e qui ci sarebbero già state perplessità, se ci riportiamo ai tempi)! E' vero, in mezzo c'è stato il Veltroni sindaco, che avrebbe già provveduto a prendere la mezz'aria. Una cosa, comunque, va detta e che cioè agli ex Ds, che parevano sulla strada di diventare né carne, né pesce, gli è andato grandemente in soccorso una generosa "ex-Margherita" che ai Ds ha rifatto una certa "verginità democratica e centrista", al punto che, oggi, il Pd si permette di presentare nelle sue liste... rappresentanti di Confindustria e noti imprenditori, sia chiaro creando un "qualcosa" che riecheggia il Pdl di Berlusconi. A mio modo di vedere, si mischiano talmente le carte, che la gente fa sempre più fatica a raccapezzarcisi... tanto che gli ultimi sondaggi darebbero gli indecisi al quasi 30%. Ad un partito, il Pd, che comunque colloco ancora in area di centro-sinistra, non riesco a perdonare quella maggiorazione di 10 euro, che venne decisa dal governo Prodi e applicata a ricette, analisi mediche e di laboratorio, che, proprio da un partito di sinistra trovai ignobile e raccapricciante. Con il Pci, Veltroni era "operaistico" ora con il Pd è diventato "padronale" (inconcepibile neppure con la sua vecchia etichetta di "americano"). Ma tutto questo non lo chiamano "trasformismo"? Lo stesso Veltroni, dopo essere stato sindaco di Roma, non doveva lasciar tutto e andare in Africa? Questi nuovi, sconfessano il loro "egualitarismo", che li contraddistingueva, per la più liberale "meritocrazia" (e mi sta bene), ma così, si snaturano completamente; tanto da potersi sostenere...ma allora voto i liberali autentici, più navigati nella materia. Mi pare di trovarcisi davanti alla Sinistra che vuole "diventare" Destra, con il risultato che si stanno tutti arrampicando sugli specchi. Veltroni vuole stare dalla parte del più debole (meritorio), avrà molto da lavorare perché sembra che (purtroppo) nulla lascia pensare in questo cambio di rotta! Marinai in servizio, vietato votare FABIO SÌCARI Bergamo A 30.000 cittadini italiani non sarà consentito votare. Sono i marittimi. Un marinaio in servizio è privato di uno dei fondamentali diritti della nostra Costituzione. I lavoratori del mare imbarcati non possono partecipare al voto. Sulle navi ci sono cabine letto ma non cabine elettorali. Un paradosso. Si sta cercando di estendere il diritto di voto agli immigrati residenti in Italia e non si consente a un comandante di una nave, pubblico ufficiale, di allestire un seggio elettorale. Siamo proprio in alto mare! [Data pubblicazione: 08/03/2008].

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Nonostante i piani, Veltroni in tv non sfonda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In attesa del futuro e futuribile faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si possono fare i conti solo con i dati d'ascolto delle singole trasmissioni televisive. Semplici raffronti che però danno un indirizzo generale su come questa campagna elettorale si sta definendo. Mercoledì sera, quel diavolo del Cavaliere, da Vespa a "Porta a Porta" è riuscito a sfilare per un soffio la vittoria dei telespettatori a Veltroni. Un milione e 785mila telespettatori, con il 19.33 di share, per Silvio contro un milione e 739mila telespettatori per Walter. E c'è anche un'altra gran brutta notizia per l'ex sindaco di Roma. Spulciando tra i dati televisivi, si scopre che il Walter, non solo ha perso per pochissimo con il Cavaliere di Arcore, ma è ben poco amato dal suo elettorato. Brunetto Vespa che l'aveva invitato negli studi di "Porta a Porta" ( Rai Uno) pensava di fare il botto d'ascolti e, invece, ha fatto flop nei confronti di "Matrix" (Canale 5). Ma quello che ha fatto raggelare sia Veltroni, sia Brunetto è che a "Matrix" non c'era un politico. Non c'era neppure un partecipante del Grande Fratello e neppure un comico di "Zelino". Ma c'era l'interrogatorio di Rosa Bazzi: la casalinga di Erba accusata d'aver fatto fuori tre donne e un bambino insieme al marito Olindo. I numeri sono questi. Walter Veltroni da Vespa ha collezionato 1.739.000 telespettatori, Rosa Bazzi da Chicco Mentana ha interessato 2.111.000 utenti televisivi. Ma le notizie amare per Veltroni arrivano anche sul suo fronte più "lealista" qual è la roccaforte del Pd rappresentata da Rai Tre e da "Ballarò". Che smacco per il candidato Pd quando ha visto che il falco confindustriale, sputando in faccia a Prodi presidente del Pd, ha raccolto la bellezza di oltre 3 milioni e 346mila spettatori. Se la matematica non è un'opinione Calearo ha fatto quasi il doppio di Veltroni dicendone di tutti i colori sul professore bolognese. Chissà se, dopo questi dati, all'ex sindaco di Roma non verrà in mente di dare altre bastonate politiche al suo presidente del consiglio e presidente del suo partito. Magari ci guadagna. Chissà. A proposito sempre di sinistra e imprenditori in tv, si segnala inoltre che mercoledì in prima serata "L'Infedele", su La7, con ospiti Fausto Bertinotti, de La Sinistra L'Arcobaleno, e Matteo Colaninno, candidatosi col Pd, ha realizzato 897 mila telespettatori e il 3,69 per cento di share. Suggeriamo a Gad Lerner, che ci segue, di rifare la puntata con Bertinotti, ma mettendolo questa a volta a confronto con Calearo. A quel punto "L'infedele" abbatterebbe il muro del milione di telespettatori. Provare per credere, con grande divertimento di tutti noi. rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 07/03/2008].

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Elezioni in Rai, il pubblico si disaffeziona sempre più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pochi ascolti. Tante lamentele. Goffi gesti. Questa campagna elettorale sul piccolo schermo non riserva grandi novità. Anzi sembra andare come i gamberi. Nessun mordente, ma tanti flop proprio con i politici più in vista. Giovedì e venerdi sono state le giornate delle rampogne. Da settimane, il Carroccio sta gridando ai quattro venti che nelle grandi reti televisive si stanno oscurando i rappresentanti dei partiti che non sono nelle due grandi coalizioni. Nessuno, o quasi, aveva dato ascolto alla Lega: forse solo qualche sparuto rappresentante dell ex maggioranza oramai isolato quanto un monatto di manzoniana memoria. Solo ieri sono cominciati i mugolii di Pierferdinando Casini che, non contento di apparire in quasi tutte le trasmissioni politiche, ora si è messo ad attaccare le news di mamma Rai. "C è una disparità incredibile, basta vedere i telegiornali che sono scandalosi". È evidente che Pierferdi ha la memoria corta. La sua presenza negli ultimi due mesi è stata di un soffio inferiore a quella di Silvio Berlusconi sia nelle apparizioni nelle trasmissioni in solitaria, sia nei faccia a faccia con altri candidati. Non male per un presidente che rappresenta un partito che supera ben poco il 6% nell intero paese. Tra poche ore partiranno anche i girotondi di socialisti e compagnia briscola attorno alle sedi della televisione di stato sempre accusata di estromettere i partiti minori. Anche qui una riflessione è d obbligo. Chi fu a volere la par condicio? Non certo Berlusconi , ma quella sinistra che ora si agita attorno a Viale Mazzini. E se loro furono gli artefici di tale legge perché ora non riescono a farla rispettare? Domanda da girare a Walter Veltroni. Oltre che giornate di lamentele sono da registrare anche i pochi ascolti che queste formule televisive stanno avendo. Al di là del fatto che il cavaliere di Arcore riesce sempre a beffare, anche se di poco, l'ex sindaco di Roma, è innegabile come gli ascolti siano sprofondati. Solamente un mese fa sia Berlusconi, sia Veltroni avevano totalizzato ascolti attorno ai due milioni di telespettatori. La scorsa settimana sono riusciti a malapena a toccare un milione e settecentomila utenti. Una perdita secca di telespettatori: utenti che sono migrati verso programmi soprattutto di cronaca nera. Neppure lo scontro ad Anno Zero (Rai Tre) tra il presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti e l ex vice presidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, è riuscito a far decollare gli ascolti. Servono spunti nuovi o forse la gente gradisce quei partiti, come la Lega, che le campagne elettorali le fanno in piazza a contatto con i cittadini? Giusto riflettere. rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 08/03/2008].

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IL SISTEMA IN GIOCO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il sistema in gioco La legislatura però si è chiusa senza riforme, anzi rinviando a un domani la promessa di una stagione "costituente". Così gli elettori saranno chiamati a dire la loro anche su questo: meglio un sistema presidenzial-bipartitico, con il rischio di riprodurre in forme nuove le gabbie appena aperte del bipolarismo, oppure un sistema quadripolare, con la conseguente crescita del ruolo di mediazione dei partiti nella formazione dei governi? La doppia valenza delle elezioni aiuta anche a dirimere la questione del "voto utile", arma polemica nelle mani dei partiti maggiori. È chiaro che la competizione del governo riguarda oggi il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni. Ma questa non è la sola competizione. La scelta di Pdl e Pd di presentarsi con coalizioni omogenee ha aperto spazi a rappresentanze autonome di valori e interessi. Non solo. A tal punto è stata preferita l'autonomia da sfidare una legge elettorale che penalizza fortemente le forze intermedie (mentre invece non penalizza affatto, come si è visto nella legislatura appena conclusa, la disgregazione interna alle coalizioni). Ora gli elettori potranno dire la loro sul tema, cioè se lo schema quadripolare calza maggiormente alla realtà del Paese ed è più in grado di produrre gli anticorpi della frammentazione. Peraltro il gioco delle forze intermedie - l'Unione di centro di Casini e la Sinistra arcobaleno di Bertinotti - può condizionare, e non poco, anche la gara del governo. Alla Camera il premio di maggioranza scatterà a favore della coalizione (o della lista) che prenderà anche solo un voto in più. E dunque la maggior forza o debolezza di Udc e Sa inciderà sui bacini elettorali di Berlusconi e Veltroni. Ma ancor più le prestazioni di Casini e Bertinotti peseranno sul risultato del Senato, dove una legge elettorale dai meccanismi per certi aspetti irrazionali può condurre verso un pareggio, anche in caso di consistente vantaggio per uno dei contendenti. Di certo più significativo sarà il risultato di Udc e Sa (e più numerose saranno le regioni in cui verrà raggiunta la soglia di sbarramento dell'8%) più alta sarà la probabilità di un esito nullo della competizione a Palazzo Madama. Se il Pd di Veltroni riuscirà a ribaltare il pronostico e impedire il governo Berlusconi per via di un pareggio al Senato, dovrà questo successo innanzitutto alle forze intermedie e difficilmente potrà cercare, dal giorno dopo, un patto a due con Berlusconi per elimare i terzi incomodi. Ma anche in caso di vittoria del Cavaliere non è scontato che il patto "costituente" si limiti a due contraenti. Nel Pd ci sono già tutte le avvisaglie di una nuova battaglia. E i sostenitori di un'intesa più ampia - che non escluda ma anzi privilegi il dialogo con le forze intermedie - sono già numerosi. Il capofila è Massimo D'Alema, come dimostra l'ultimo numero di Italianieuropei, che contiene saggi di alcuni fra i migliori costituzionalisti a favore di un sistema "flessibile" e non "rigido", dove rigido sta per bipartitico. Naturalmente questa linea avrà bisogno del conforto dei numeri. Se la spinta bipolarizzante dovesse comprimere fortemente la base elettorale dei partiti intermedi, allora sarebbe difficile immaginare per la stagione costituente un esito diverso dalla vincente tenaglia dei partiti maggiori. Claudio Sardo.

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