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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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Il
panorama non è divertente ma cerchiamo di catturare più voti possibili
( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è stato Porta
a Porta con un Veltroni alla portata di tutti, semplice, moderato e
convincente. Ma con le cose viste ed ascoltate a Ballarò difficilmente ci potrà
essere il risultato clamoroso del quale si leggeva mercoledì su Il Messaggero.
Poi si è scatenata la discussione sulle liste che sembrano essere frutto di
decisioni territoriali e verticistiche non collegate,
Che
fatica essere piccoli ( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è
rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque.
Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo
siamo dimenticato.
Faccia
a faccia tv tra Walter e Silvio, ora si può fare
( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cercheranno
di organizzare il duello tv Veltroni-Berlusconi, l'unico che davvero conta per
i telespettatori. Due anni fa il primo confronto Prodi- Berlusconi, moderato da
Clemente Mimun, fu seguito da 16 milioni di spettatori (18 se si conteggia
anche La7): un record assoluto. "Ma le regole erano troppo rigide, è stato
davvero frustrante, anche perché non sono un vigile urbano:
Pd
al governo? Già pronti i primi dodici disegni di legge
( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dalla tappa
di Forlì del suo tour elettorale, Veltroni attacca Berlusconi proprio sulle
promesse fatte in campagna elettorale: "Dopo quindici anni è ancora
davanti alla stessa lavagna ? dice riferendosi alla presenza a Porta a porta
del leader del Pdl ? a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in
grado di mantenere".
I
cattolici sanno educare alla politica?
( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è
preferito dal 24, Berlusconi dal 18, Fini da 11, Casini 5, Bertinotti 3. Quasi
il 40 per cento non sceglie o non risponde? Che cosa chiedono alla politica? Le
attese sono concrete e toccano la borsa: in testa c'è l'aumento dei salari, poi
la riduzione dello stipendio dei parlamentari, poi meno tasse per le famiglie,
Pullman,
abbiamo un problema ( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
È talmente
forte, Veltroni, che vedrete che Berlusconi eviterà in ogni modo di incrociarlo
davanti alle telecamere. Lui da solo però non basta. E l'esordio dei volti
nuovi del Pd, contrapposti nelle ultime serate alle vecchie volpi di destra e
sinistra, ha preoccupato il campo democratico.
Negli
ultimi giorni la campagna elettorale è entrata in una fase nuova. Forse non è
ancora ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il messaggio
di Veltroni ricorda quello di Berlusconi nel 1994: cambiare si può, noi
cambieremo l'Italia. Quello di Berlusconi, invece, ricorda molto il messaggio
che abbiamo ascoltato da Prodi negli ultimi due anni: la situazione è
difficile, occorre anche fare dei sacrifici, noi siamo gente seria e non
promettiamo la luna.
Il
Cavaliere arruola il capo dei taxisti romani ma non D'Amato. Gaffe di Fini su
Obama, Veltroni attacca ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
offerta di
Berlusconi il cui partito ha messo in pista il capo dei taxisti romani Loreno
Bittarelli, uno dei "falchi" nel lungo braccio di ferro con
l'amministrazione Veltroni. Il leader di Forza Italia avrebbe in mano una lista
segreta di venti nomi da rendere pubblica come "effetto speciale"
poche ore prima che scadano i termini.
Quando
descrive la sua ricetta economica Silvio Berlusconi non ricorre di certo alle
raffinate teori ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A seconda
della necessità e degli argomenti Berlusconi può parlare di rigore, di blocco
del turn over per gli statali, di riforma dello Statuto dei lavoratori ma anche
immaginare un intervento sul fisco che può richiedere più risorse di quelle di
Veltroni, o dire un "no", poi mitigato, alla vendita di Alitalia ad
Air France ed un altro "no" al ridimensionamento di Malpensa.
Nascoste
dietro il più importante appuntamento delle politiche, le elezioni
amministrative e re ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
rallentata negli ultimi giorni dalle polemiche sulle liste, dovesse riprendere
e accelerare, e magari arrivare alla vittoria. Poiché anche nella più rosea
delle previsioni si tratterebbe di una vittoria di misura, accompagnata, al
Senato, da un più probabile pareggio, è verosimile che in quel caso si dovrebbe
esplorare il tentativo di rimettere insieme i componenti della
Dalla
Chiesa rinuncia anche all'offerta dell'Idv Di Pietro presenta le sue liste:
Giulietti Pardi e la baronessa Cordopatri
( da "Unita,
L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
assessore
congolese alla sicurezza della giunta Veltroni Jean Leonard Touadì. Tutti i
candidati, annuncia Di Pietro, hanno dovuto presentare il "certificato
penale". Nessun seggio per i condannati, e neppure per chi è stato
rinviato a giudizio. "Nella prossima legislatura ci impegneremo a far
approvare una legge che impedisca di candidare persone con sentenze passate in
giudicato"
Il
Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura
Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il
vecchio ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Le liste nuove di Berlusconi: taxi selvaggio Il Pdl
schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la candidatura
Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a vincere. D'Alema: il Cavaliere è il
vecchio Antonio D'Amato, l'ex leader di Confindustria gli ha detto no.
La
forza di Walter ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propaganda
invasata di fronte alla quale perfino Veltroni ha perso la pazienza
denunciando, l'altro giorno, a Massa quei giornali che "grondano odio e da
cui esce veleno". Perfino Veltroni che si vede ogni giorno ricacciare
addosso dalla destra a suon di cattiverie l'offerta di un confronto leale e
civile.
Grillini:
Io candidato sindaco per tolleranza, tecnologia e talento
( da "Unita,
L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in questa
campagna elettorale il vero deficit è rappresentato dalla laicità che invece
sarà una nostra priorità", ha spiegato Grillini. "Berlusconi e
Veltroni - ha proseguito l'esponente socialista - si sono messi d'accordo per
tenere fuori dalla campagna un pezzo importante della vita di ogni persona come
i temi legati ai diritti civili e delle libertà individuali".
Nord
est, la prova del nove del candidato premier Pd
( da "Unita,
L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tutta la
campagna elettorale Veltroni la gioca sul tema dell'Italia che non ha alcun
bisogno di rialzarsi, come dice Berlusconi, perché il paese "si sveglia
presto la mattina", e lavora e fatica. È la politica, dice il leader del
Pd prendendo sempre gli applausi più forti, che deve riacquistare velocità e
capacità di decisione, e "deve aiutare il paese a correre"
L'innovatore
Walter che divora chilometri ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
instancabile
Walter Veltroni "accumula chilometri" sul suo pullman in giro per
l'Italia per presentare il suo "convincente messaggio riformista". È
questa la fotografia che il Financial Times scatta al candidato premier del Pd
in vista del voto del 13 aprile. Veltroni viene presentato come un
"oratore forte e convincente" che "usa un linguaggio
comprensibile,
Fini
scivola su Obama Veltroni: grave gaffe
( da "Unita,
L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non ci
aspettavamo una così clamorosa gaffe internazionale da parte dell'ex ministro
degli esteri del governo Berlusconi", dice Dario Franceschini. Preoccupato
Veltroni: "Da parte dell'ex ministro degli Esteri c'è stata una gaffe che
può avere gravi conseguenze nel rapporto tra noi e gli Usa. Penso, invece, che
sia proprio molto bello quello che sta accadendo".
Dopo
Boselli, Casini: mi si nota di più se vado via... Il leader Udc lascia Otto e
mezzo. Il minuetto dei discriminati prosegue. Petruccioli: la Rai è equilibrata
( da "Unita,
L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Eppure i
piccoli sono bizzarramente favoriti proprio dal rifiuto ostinato di Berlusconi
di accettare il faccia a faccia con Veltroni. Quello sì, sarebbe un evento che
li cancellerebbe dalla memoria degli spettatori tv, oltre che dalla battaglia
per lo share. Ma intanto i piccoli partiti, quelli che "siamo noi la
novità" anche se vendono dritti dritti dalla I repubblicasi lamentano.
La
forza di Walter ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Qui è la vera
forza di Veltroni, quella che lo induce a sbilanciarsi sul possibile successo
finale alla Camera, che è cosa diversa dal pareggio che gli analisti
prefigurano nella lotteria-Senato. Dove, secondo gli analisti, tutto
decidendosi in un paio di regioni (Liguria e Marche) è possibile che l'una o
l'altra coalizione prevalgano per un pugno di voti,
"i
miei candidati in regola con il certificato penale" - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
punto nella
trattativa con il Pd di Veltroni: in lista non ci dovevano essere candidati con
la fedina penale dubbia. I Democratici se ne sono fatti carico, anche se
qualche eccezione c'è. E su Enzo Carra, un anno e quattro mesi per false
dichiarazioni al pm, che poi era lo stesso Di Pietro, nel caso Enimont, il
ministro alza le spalle: "Ognuno si assume le proprie responsabilità"
"niente
politica, solo gossip" casini abbandona "8 e mezzo"
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Vendicatrice
dei piccoli partiti è Daniela Santanché (La Destra) che giovedì, a Porta a
Porta, strappa uno share superiore a quelli di Silvio Berlusconi (mercoledì) e
Veltroni (martedì). Subivano però, Veltroni e il Cavaliere, la concorrenza dei
programmi del dopo Champions. (a.fon.).
L'apartheid
televisivo - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
chi non
vorrebbe assistere a un duello virtuale fra Veltroni e Berlusconi o almeno a
una simulazione di duello? Oppure a un confronto diretto Veltroni-Bertinotti o
Berlusconi-Casini? E chissà che fino alla fine non si riesca a organizzarne
qualcuno. Dal loro punto di vista, non hanno torto i dioscuri.
Liste
pdl, anticamera da berlusconi bonsignore, spunta un posto in sicilia
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in Italia la
vera destra non cessi di esistere e perché siamo contro l'inciucio tra
Berlusconi e Veltroni. Il vostro sindaco Chiamparino - ha aggiunto - ha
trasformato le periferie in favelas, dove le donne possono tranquillamente
essere violentate. Il peggio di questo governo è stato raggiunto quando un suo
ministro ha detto con orgoglio di sentirsi il ministro dei clandestini.
Le
grandi infrastrutture dimenticate dai politici - mario centorrino
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le proposte
di Veltroni implicano una spesa che va dai 20 ai 30 miliardi con una
"copertura" stimata in diciotto miliardi. Quelle di Berlusconi
implicano una spesa che va dai 73 agli 82 miliardi con una copertura pari a 33
miliardi. Sarà interessante ripetere l'esercizio quando verremo a conoscenza
dei programmi stilati dai candidati al governo della Sicilia.
La
partita a scacchi per camera e senato - francesco palazzo
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
saranno solo
in una piccola parte reindirizzati alla causa di Veltroni dalla lista di Italia
dei Valori. Ed è verosimile, quindi, che il Pdl siciliano e gli autonomisti
fortificheranno ancora il risultato positivo che Berlusconi si aspetta nel
resto del paese. Mentre invece il Pd-Idv siciliano potrebbe costituire per la
Camera uno degli anelli più deboli del progetto di Veltroni.
D'alema-indiana
jones a pompei per la missione impossibile del pd - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Merito
indubbio di Veltroni è aver reso possibile e credibile questo obiettivo. Con
D'Alema, che ha scelto di essere con noi, al nostro fianco in questo duro
momento, possiamo farcela". E le critiche di questi giorni? Cozzolino le
definisce giuste e condivisibili.
Veltroni,
un comizio tra le case popolari ( da "Repubblica, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tornerà per
la chiusura Veltroni, un comizio tra le case popolari Scelta simbolica per
compensare la presenza di Colaninno e Ichino Sciolte le tensioni con i radicali
Oggi Berlusconi al Palalido, tra una settimana arriva Veltroni. Il leader del
Partito democratico sarà sabato prossimo a Milano, tappa centrale del tour
nelle province lombarde che lo impegnerà per tutta la settimana.
Da
dove spunta l'indiano padano? Dalla Svizzera ovviamente, terra di cioccolatai,
gnomi della f ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni? Domanda ancora più azzardata quella sulle terribili giacche azzurre,
o blu che dir si voglia, che hanno costretto gli indiani nelle riserve. Per i
leghisti di Umberto Bossi che alle elezioni corrono con Berlusconi, l'unico
azzurro riconosciuto è quello che veleggia dalle parti di Arcore e sogna di
tornare a Palazzo Chigi.
D'Amato
dice no a Berlusconi ( da "Stampa, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nella rivolta
corporativa che mise alle corde Veltroni sindaco di Roma. Dunque, una
candidatura mirata contro il segretario Pd che, dal suo punto di vista, la
considera prova di scarsa civiltà politica. Del resto, questo passa il
convento: qualche "letterina" (Barbara Matera, bionda annunciatrice
Rai), qualche soubrette (Katia Noventa), qualche vittima delle intercettazioni
osé (
Dalle
fabbriche invisibili a montecitorio e il metallurgico ridiventa di moda -
filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ingresso
sempre a casa Veltroni del federmeccanico Calearo. Il guaio, però, o per meglio
dire la tragica coincidenza è che mentre i partiti si affannavano sulle liste e
l'anti-politica seguitava a interrogarsi sul che fare, in giro per l'Italia
continuavano a morire operai: a Genova, in Sicilia, sull'autostrada
Milano-Torino,
Candidate
premier, urla e massimo share ( da "Manifesto, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
due punti in
più di quelle con Berlusconi e Veltroni. E anche la più divertente, dedicata ai
nanetti, i partiti formato bonsai, bestia nera dei conduttori, preoccupati di
vedere calare gli ascolti. Sono di scena Gli altri, come titolava la serata
dedicata a Daniela Santanché, Enrico Boselli, Flavia D'Angeli, Bruno De Vita
(tanto noti i primi quanto sconosciuti gli altri due)
Tutti
al mare ( da "Manifesto, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vedrebbe
volentieri il faccia a faccia in tv tra Veltroni e Berlusconi, "perché
stavolta non finirebbe pari come alle ultime elezioni, le novità che può mettere
in campo Veltroni lo avvantaggerebbero". Indizio questo se non di un
cambiamento di opinione quantomeno di un "turbamento": che Giulio
lasci l'astensione per votare Pd?
Sul
palco la sagoma stilizzata di una famiglia, papà, mamma, figlio, come potrebbe
scar ( da "Messaggero, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella stessa
sala, ieri quasi piena, Berlusconi sottoscrisse non molto tempo fa il primo
"Patto per Roma". Era l'epoca in cui il veltronismo imperava.
L'indice di gradimento dell'ex sindaco era ai massimi storici. L'opposizione
tornava a riunirsi dopo una lunga serie di microfratture scomposte.
ROMA
- E' la rivolta dei "piccoli". Non c'è solo il socialista Enri
( da "Messaggero,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come quando
guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e
Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve
calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come
servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche,
ma la censura è un'altra cosa".
ROMA
- No ai sogni impossibili . Sì a un patto di verità e di responsabil
( da "Messaggero,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e di
Silvio Berlusconi, il candidato premier dell'Unione di centro conferma il no ad
"accordi post elettorali. Le alleanze si fanno prima delle elezioni".
Insomma non si fanno "sconti a nessuno". Tanto meno il Centro sarà
disponibile a "fare da tappabuchi", questo sempre in risposta
all'offerta avanzata dal Cavaliere di concorrere alla politica del Pdl dopo le
elezioni.
LA
tv non si sazia mai. E così, nonostante i tanti approfondimenti su cui si sono
tuffati i tal ( da "Messaggero, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
almeno stando
alle più recenti puntate di Porta a Porta, che ha messo in fila prima Veltroni,
poi Berlusconi quindi un pugno di "nanetti", ovvero di rappresentanti
dei partiti minori. La sorpresa è che proprio quest'ultimo appuntamento ha
battuto in share sia il leader del Pd che quello del Pdl: 22,42 contro il 20,61
di Veltroni e il 19,32 di Berlusconi.
Il
falco Bittarelli corre per il Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Tassisti in Parlamento Il falco Bittarelli corre per il Pdl "I tassisti di
tutta Italia hanno invitato Fini e Berlusconi ad esprimere un loro candidato. E
io alla fine ho accettato la loro richiesta": Loreno Bittarelli, il
"falco" leader di tutte le proteste dei tassisti contro Walter
Veltroni e presidente del
L'
insistenza ( da "Corriere della Sera"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è proprio
sullo schiacciamento fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che il centrismo
ritiene di poter costruire le proprie fortune. è la stessa logica del Davide
contro "i due Golia", alla quale si affida la Sinistra arcobaleno di
Fausto Bertinotti. La denuncia contro una campagna "vigilata o limitata al
protagonismo dei due maggiori partiti",
Il
fattore Milan nella campagna del Cavaliere
( da "Corriere
della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ricambio
generazionale" al Milan appare la metafora dello scontro con Walter
Veltroni. Non a caso ieri l'Unità lo ha schernito nel fascione rosso della
prima pagina, riportando una sua dichiarazione prima della sfida con l'Arsenal:
"Ho assistito ad alcuni numeri di Pato e sono convinto che lui e Kakà
siano la chiave per vincere.
Centrodestra,
un seggio al capo dei tassisti <ribelli>
( da "Corriere
della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha ingaggiato
(e perso) un duro braccio di ferro con Veltroni per cercare di evitare - invano
- il rilascio di nuove licenze. E vanta buoni rapporti con esponenti di An,
come Alemanno. "I tassisti hanno invitato Berlusconi e Fini ad esprimere
un loro candidato. E io ho accettato", ha detto Bittarelli, presidente
della coop 3570.
Rischio
default parla Wolfgang Munchau, che ipotizzò l'uscita dall'euro
( da "Riformista,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi o
Veltroni, sarà comunque meglio" I mercati obbligazionari sono nel panico e
si stanno accanendo sui paesi più deboli come l'Italia. Stavolta l'incertezza
preelettorale, le consuete riserve sulla governabilità del nostro paese o sulle
riforme mancate, insomma i fattori contingenti della politica italiana
c'entrano poco con il differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani
Conversazione
elettorale ( da "Riformista, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come quando
guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e
Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve
calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come
servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche,
ma la censura è un'altra cosa".
Elezioni
in tv 2 sostiene maurizio costanzo: <no alle risse>
( da "Riformista,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Maurizio
Costanzo promuove Walter Veltroni ("Bravo con la gente e bravissimo a
replicare alle domande dei giornalisti, visto che si rivolge a loro come
"colleghi"") e Silvio Berlusconi ("Con quell'eterno
sorriso, anche quando sta per strada..."). In più, conferisce una menzione
di merito alla candidata premier della Destra, Daniela Santanchè.
Segue
dalla prima conversazione con petruccioli
( da "Riformista,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Certo -
prosegue poi Petruccioli - qualche tensione c'è stata, come tra Berlusconi e
Casini, ma i due protagonisti principali, per ora, hanno evitato la rissa. Il
fatto poi che non si siano incontrati in tv Berlusconi e Casini, o Veltroni e
Bertinotti non dipende mica da Vespa o da Floris o da Santoro, ma dagli
interessati".
Elezioni
in tv 1 sostiene milena gabanelli
( da "Riformista,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il volto di
Report boccia sia Berlusconi che Veltroni Una bocciatura per un Silvio
Berlusconi sempre uguale a se stesso. Un rinvio a settembre (o, meglio, ad
aprile) per un Walter Veltroni poco appassionante. Anche se non ha l'aria di
chi vuol dispensare pagelle in pillole, Milena Gabanelli traccia un piccolo
bilancio della campagna elettorale appena iniziata.
Al
voto, al voto Cu c'è c'è: il nuovo catalogo dell'Isola
( da "Riformista,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gesti
altruistici: lettera di Rita Borsellino a Veltroni. Un po più interessati: la
Sinistra Arcobaleno pronta a candidarlo, per solidarietà e, visto che ci siamo,
per dare una lezione morale al Pd. Ignazio Marino cede il posto, tanto lui ne
ha già un altro in Lazio. Lumia rientra. Commenta: "L'antimafia è più
forte".
Verso
le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa
( da "Panorama.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale
innovativo ("non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a
pranzo nelle case delle famiglie"). E mentre il leader del Pd e la
Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola
Concia, fondatrice di Gayleft,
Legge
40, la madre di tutte le ingerenze
( da "Manifesto,
Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La bocciatura
del registro delle unioni civili da parte del comune di Roma guidato da Walter
Veltroni - lo stesso Veltroni che, allora segretario dei Ds, durante la
conferenza delle donne diessine del marzo 1999 aveva aperto all'accesso delle
single alla procreazione assistita. E Giuliano Ferrara impazza con il suo
"aborto no grazie".
<Il
programma del Pd sembra scritto nel mondo del Mulino bianco >
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quello di
Veltroni, invece, sembra scritto nel mondo del Mulino Bianco, e questo già
dimostra chi è serio e chi sogna". Non fa sconti il numero due di Forza
Italia, Giulio Tremonti, che intervenendo ai microfoni di Radio anch io boccia
senza appello le tesi programmatiche del partito democratico, perché a suo modo
di vedere non tengono conto di quella che è la realtà.
E
il Pd ricandida diciassette ministri
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni ricandida in posizione blindate 17 ministri del Governo Prodi e
Roberto Calderoli lo inchioda alla sua stessa prosopopea nuovista: "È la
certificazione del fatto che Prodi e Veltroni sono la stessa cosa e che, al di
là del programma elettorale, il Governo che propone il Pd non è altro che la
continuità del Governo dell Unione.
Pd,
rimonta finita, Ed è tutta colpa di Pannella
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tutti i
sondaggisti sono concordi nell affermare che oggi vincerebbe la coalizione
guidata da Silvio Berlusconi. E in ogni caso Veltroni sta crescendo. Lei
conferma? "Io sto facendo soprattutto metaanalisi, cioè analisi di
sondaggi sviluppati da altri istituti. I dati segnalano una crescita del Pd
fino a dieci giorni fa. Crescita che ha portato il Pd a sfiorare il 37%".
Nel
partito democratico beghe e problemi non finiscono mai
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
attacco del
suo segretario Valter volemosebene Veltroni, sembra essere già logorato dalle
tante, forse troppe, polemiche sugli accordi e sulle candidature. In effetti
non deve essere stato facile, nemmeno per l Obamadenoatri , dirimere le tante
controversie che hanno accompagnato il suo cammino di candidato premier: dalle
estenuanti trattative con il leader dell Italia dei Valori,
<La
quintessenza del romano in Padania non prenderà voti>
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, che
aveva criticato Berlusconi per la politica-immagine ha fatto peggio del
Cavaliere? "Molto peggio. Berlusconi ha avuto qualche scivolata, forse
sarebbe stato più opportuno candidare qualche soubrette in meno, ma questi sono
problemi del Cavaliere.
La
Parola ai lettori ( da "Padania, La"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dove vuole
andare Veltroni? ANGELO MANDARA Torino Quale finalità per la politica di
Veltroni? Andare più a destra di Fini? E da quando Veltroni ha costituito il Pd
che in una qualsiasi puntata di "Striscia" mi aspetterei di vedere
all'opera la solerte Olimpia con il suo smacchia Vip applicato all'immagine di
Veltroni.
Nonostante
i piani, Veltroni in tv non sfonda
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi e Walter Veltroni, si possono fare i conti solo con i dati d'ascolto
delle singole trasmissioni televisive. Semplici raffronti che però danno un
indirizzo generale su come questa campagna elettorale si sta definendo.
Mercoledì sera, quel diavolo del Cavaliere, da Vespa a "Porta a Porta"
è riuscito a sfilare per un soffio la vittoria dei telespettatori a Veltroni.
Elezioni
in Rai, il pubblico si disaffeziona sempre più
( da "Padania,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non certo
Berlusconi , ma quella sinistra che ora si agita attorno a Viale Mazzini. E se
loro furono gli artefici di tale legge perché ora non riescono a farla
rispettare? Domanda da girare a Walter Veltroni. Oltre che giornate di
lamentele sono da registrare anche i pochi ascolti che queste formule
televisive stanno avendo.
IL
SISTEMA IN GIOCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se il Pd di
Veltroni riuscirà a ribaltare il pronostico e impedire il governo Berlusconi
per via di un pareggio al Senato, dovrà questo successo innanzitutto alle forze
intermedie e difficilmente potrà cercare, dal giorno dopo, un patto a due con
Berlusconi per elimare i terzi incomodi.
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ARNALDO SCIARELLI La
caduta del governo Prodi, grazie a san Clemente Mastella e la speranza di non
ricandidare mai personaggi come Visco, sono stati gli elementi fondanti per
accettare la candidatura del Partito democratico. E quindi sognare. Calearo è libero
di pensare, ma la politica e la comunicazione sono cose serie. Non sempre
coincidono con la conduzione manageriale di un'azienda e per definizione
invitano, sempre, ad una attenta riflessione prima di esternazioni che possono
confondere l'elettorato. Se a ciò si aggiunge che Enrico Letta ha dichiarato di
essere orgoglioso di aver lavorato con Prodi e di considerare Visco un politico
economico di grande spessore per aver combattuto come pochi l'evasione fiscale,
la confusione aumenta. Letta e Calearo sono candidati nello stesso partito e
quindi la Polverini e la Santanchè hanno giganteggiato per verve e simpatia fra
uomini frastornati. Con un Diliberto sempre più professorale e quindi didattico
nelle sue affermazioni datate. La dottoressa Prestigiacomo, con un passato
imprenditoriale rivendicato, ha chiesto di farsi chiamare onorevole da Calearo,
dimenticando che il titolo di onorevole non esiste in quanto il sostantivo da
usare è deputato. Per il resto ha lentamente ribadito la perfezione
berlusconiana. Seguivamo Ballarò in dieci, sono rimasto da solo e i commenti
fra napoletano, toscano e romano erano da film di Sordi. È davvero sconcertante
affrontare così la politica e quindi, per l'immaginario collettivo, il futuro
del nostro paese. E, conclusosi Ballarò, c'è stato Porta a
Porta con un Veltroni alla
portata di tutti, semplice, moderato e convincente. Ma con le cose viste ed
ascoltate a Ballarò difficilmente ci potrà essere il risultato clamoroso del
quale si leggeva mercoledì su Il Messaggero. Poi si è scatenata la discussione
sulle liste che sembrano essere frutto di decisioni territoriali e
verticistiche non collegate, sostanzialmente, alla qualità delle persone
e al loro portato elettorale in termini di voti propri e di contributi
passionali. Ci sono obiettivamente casi numericamente e culturalmente
devastanti che fanno riflettere sulla necessità di una legge elettorale che
ridia speranza alle professionalità ed alle relazioni personali dei candidati.
Abbiamo assistito in passato a gente non eletta nei consigli regionali e
comunali diventata assessore o ministro come premio di consolazione. Oggi
queste persone hanno un ulteriore premio di consolazione e vanno in parlamento.
Così come altri personaggi che, in territori non propri, in caso di collegi uninominali
sarebbero rimasti a casa non avendo storia e voti da mettere sulla bilancia. Ma
soltanto relazioni con i vertici. È possibile accettare l'inesperienza, la
giovinezza, le candidature di rottura in contrapposizione, ma è impossibile il
riciclaggio dell'inutilità a livello nazionale e territoriale. E l'affermazione
di più parti che ipotizzano altre elezioni tra due anni aumentano le
possibilità di Berlusconi. Il ragionamento
dell'elettorato moderato, indeciso e qualunquista è semplice: Berlusconi vincerà, quindi è meglio farlo vincere bene in
modo da avere comunque un governo che duri cinque anni e consenta alle nostre
attività di proseguire senza grandi complessità. Poi si vedrà. Non è un
panorama divertente, anche per colpa nostra. Noi dobbiamo urlare l'inefficienza
e l'inefficacia del berlusconismo e il suo evidente degenerante spostamento a
destra e cercare di catturare il maggior numero di voti possibile senza
ipotizzare scenari futuri. Certi, come ho già detto, di coloro che vigilano
sulla democrazia in questo paese.
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mastella, rimasto
solo, si arrende e si ritira. Ma tornerà Che fatica essere piccoli (ch.g.) A
differenza di altri non lo vogliamo santo subito, anzi pensiamo che un po' di
purgatorio non gli farà male. Ma confessiamo un po' di tenerezza per Clemente
Mastella, combattente di mille battaglie nobili e meno, che dichiara la
sconfitta, si arrende e si ritira: rinuncia a candidarsi, nel prossimo
parlamento non ci sarà. Pensare che solo poche settimane fa era un protagonista
assoluto , l'ago della bilancia, teneva in pugno i destini del governo. Oggi
chissà se rimpiange il giorno in cui ha fischiato la fine alla partita di
Prodi, pensando forse di anticipare così l'incidente successivo, probabilmente
inevitabile quando poche ore dopo in senato sarebbe arrivata la mozione di
sfiducia al ministro Pecoraro Scanio. Tipico del modo di pensare del buon
Clemente, sembra di sentirlo proclamare gesticolando da un divanetto di
Montecitorio: "Pensi di fottere a me? E io ti fotto a te". Solo che
poi sono cominciati i guai. La crisi ha virato precipitosamente verso le urne,
e Mastella è diventato una specie di appestato della politica. Nessuno ci ha
voluto più avere a che fare, come se fosse stato lui l'unico colpevole di un
logoramento che invece aveva molti padri. Veltroni ha deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno
fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non
rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'AGCOM NON LO
ESCLUDE Faccia a faccia tv tra Walter e Silvio, ora si può fare (g.c.) Lo ha
detto martedì, lo ha ripetuto mercoledì. Ora che anche Silvio Berluconi sembra
disponibile, il faccia a faccia tv con Walter Veltroni
sta diventando qualcosa di più di una suggestione giornalistica. E i due ci
stanno pensando. Nulla lo vieta nonostante le dichiarazioni del presidente
dell'Authority per le comunicazioni, Corrado Calabrò, siano state interpretate
come uno stop. In realtà, illustrando il regolamento presentato dall'Agcom,
riferito alle tv private ma modellato su quello approvato dalla Vigilanza Rai,
Calabrò si è limitato a ricordare che, rispetto al 2006, "lo scenario
politico è cambiato, non ci sono più due sole coalizioni e la legge sulla par
condicio non è più adatta e adeguata". Un contenitore neutro e ad hoc in
prima serata per il confronto tra premier (come fu quello del 2006) non
potrebbe che ospitare tutti e otto i candidati. Impossibile, per molte ragioni.
Lo stesso Calabrò, però, ha spiegato che nulla vieta che il singolo faccia a
faccia possa essere ospitato all'interno dei programmi di informazione
giornalistica (per capirci Matrix o Porta a porta), garantendo però "un
equilibrio tra tutti i contendenti all'interno del ciclo della trasmissione".
In realtà il presidente dell'Agcom ha aggiunto di aspettarsi dalla Vigilanza un
chiarimento delle norme sui confronti tv. Infatti il regolamento parla del
confronto tra candidati premier solo all'articolo 4 che sembra rientrare tra
gli spazi di comunicazione politica come le tribune elettorali e le conferenze
stampa. All'articolo 7, invece, che riguarda i programmi giornalistici, si dice
solo che "sono tenuti a garantire la più ampia ed equilibrata presenza e
possibilità di espressione ai diversi soggetti politici". Evidentemente
nell'arco del ciclo di trasmissioni, dal 9 marzo al 12 aprile. Un po' tutti,
questo è certo, cercheranno di organizzare il duello tv Veltroni-Berlusconi, l'unico che davvero conta per i telespettatori. Due anni fa il
primo confronto Prodi- Berlusconi, moderato da Clemente Mimun, fu seguito da 16 milioni di
spettatori (18 se si conteggia anche La7): un record assoluto. "Ma le
regole erano troppo rigide, è stato davvero frustrante, anche perché non sono
un vigile urbano: un'esperienza che non ripeteri più e che, a quelle
condizioni, non auguro a nessuno" racconta oggi il direttore del Tg5,
allora al Tg1. Questa settimana a Porta a porta hanno fatte passerella tutti i
principali candidati premier. La prossima sarà la volta di Matrix. Ma sia Bruno
Vespa che Enrico Mentana (e non solo loro) non hanno nascosto di aspirare a
ospitare il confronto decisivo, magari a pochi giorni dal voto. Il paradosso è
che potrebbero farlo solo rispettando l'attuale format del programma, magari
modellandolo alle richieste dei due contendenti. I paletti dei regolamenti
renderebbero molto difficile la creazione di un contenitore nuovo, perché in
quel caso si rientrerebbe nella fattispecie prevista dalla Vigilanza e
dall'Agcom per le trasmissioni di comunicazione politica e sarebbero obbligati
a ospitare tutti i candidati insieme, in una trasmissione-monstre che
probabilmente si rifiuterebbero di moderare. "Faccio un programma
giornalistico, non farmaceutico, non controllo il dosaggio degli ospiti col bilancino"
ha risposto ieri Mentana alle sollecitazioni dell'Authority. Boselli è fuggito
per polemica dal salotto di Vespa. Più passa il tempo e più la pressione, anche
sui due, aumenterà.
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI
VELTRONI ANTICIPA IL PROVVEDIMENTO NUMERO UNO: "RENDEREMO POSSIBILE FARE
UN'IMPRESA IN UN GIORNO" Pd al governo? Già pronti i primi dodici disegni
di legge RUDY FRANCESCO CALVO Le "dodici azioni di governo" elencate
nel programma del Pd inizieranno a diventare realtà già dalla prima riunione
del consiglio dei ministri presieduta da Walter Veltroni.
Ovviamente, in caso di vittoria. Il candidato premier democrat lo ha ribadito
ieri alla platea romana di Confartigianato, dopo aver riunito insieme al
responsabile economico del partito Giorgio Tonini e al coordinatore del gruppo
di lavoro sul programma Enrico Morando, i rappresentanti dei gruppi
parlamentari uscenti. "Se avremo la maggioranza ? ha spiegato Veltroni agli artigiani ? non avremo alcun alibi per
giustificare il fatto che le cose dette non saranno fatte. Se ciò dovesse
accadere, la colpa sarà mia". Il segretario del Pd ha subito fornito un
esempio degli impegni da assumere nei confronti degli italiani. Dato il
contesto in cui si trovava, la prima proposta è rivolta al mondo delle imprese:
"Con voi ? ha detto a Confartigianato ? voglio prendere un impegno: lo
stato deve stare dalla parte di chi produce ricchezza, perciò noi proponiamo di
rendere possibile fare un impresa in un giorno". E spiega come:
"L'imprenditore fa un'autocertificazione, ottiene le garanzie di sicurezza
della Asl e comincia a lavorare, poi sarà lo stato a fare il controllo a
valle". Veltroni ha ribadito il suo impegno
principale a favore della crescita del paese "perché la cosa che non ha
fatto nessun governo, né di centrodestra né di centrosinistra, è una stagione
di grandi riforme, innovazioni, liberalizzazioni. Bisogna capire che questa è
l'emergenza del paese: tornare a crescere". Ma questo è solo uno dei
dodici punti su cui s'incentra il programma del Pd. Interventi analoghi sono
stati preparati dai tecnici del partito in merito agli altri aspetti: dalla
riduzione della spesa pubblica agli interventi fiscali, dalla sicurezza a una
giustizia più efficiente, per proseguire con l'ambientalismo "del
fare", il welfare e la sicurezza sul lavoro, scuola e università,
liberalizzazioni, sviluppo del Mezzogiorno, governabilità e riduzione dei costi
della politica, riforma del sistema televisivo. Le bozze dei disegni di legge
sono adesso nelle mani dei dirigenti del Pd e dei rappresentanti dei gruppi
parlamentari, che affineranno i testi per consegnarli poi a Veltroni.
La presentazione al pubblico potrebbe avvenire già giovedì prossimo. L'impegno
preso da Veltroni è di portare in parlamento i disegni
di legge qualsiasi sia l' e s i t o delle elezioni: come proposte del governo,
in caso di v i t t o r i a del Pd, oppure portandole direttamente nelle camere,
come proposte dell'opposizione. "So che c'è una naturale diffidenza verso
gli impegni presi in campagna elettorale ? ammette il segretario ? ma noi
abbiamo fatto un grande lavoro con il programma: ogni impegno di spesa prevede
analoghi impegni di tagli, come quello della spesa pubblica, che è molto
consistente ma realizzabile". Nel pomeriggio, dalla
tappa di Forlì del suo tour elettorale, Veltroni attacca Berlusconi proprio sulle promesse fatte in campagna elettorale: "Dopo
quindici anni è ancora davanti alla stessa lavagna ? dice riferendosi alla
presenza a Porta a porta del leader del Pdl ? a promettere impegni che non ha
mai mantenuto e non è in grado di mantenere". Su Liberazione di
oggi, invece, Veltroni risponde all'articolo
pubblicato mercoledì dal segretario del Prc Franco Giordano, che lo accusava di
demonizzare il conflitto sociale. Il leader del Pd afferma di "non essere
contrario al conflitto" e di ritenere che "non possa darsi sviluppo
economico senza concorrenza sul mercato".
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CATTO I cattolici
sanno educare alla politica? ANGELO BERTANI Alla fine i tentativi di rilanciare
l'unità politica dei cattolici sembrano falliti. Forse anche l'aver utilizzato
alcuni temi "eticamente sensibili" e i "valori
non-negoziabili" per fare unità, ha creato invece un maggior pluralismo
tra i cattolici. Perché, ci si è chiesti, sarebbe eticamente sensibile la
scuola privata e non la cooperazione con i paesi impoveriti dall'ingiustizia
del "libero mercato"? Perché sarebbe non-negoziabile il rifiuto
dell'aborto e non quello della guerra? Insomma anziché crescere l'unità
politica sembra aumentare anche la diversità di posizioni intorno ai valori. Lo
dimostrano i dati del sondaggio realizzato da Coesis per Famiglia Cristiana (24
febbraio) sul campione rappresentativo dei cattolici italiani. Ebbene: alla
domanda se sia opportuno che la Cei promuova un documento sui valori che la
politica dovrebbe difendere, i cattolici (non la media dei cittadini!) si
dicono: molto d'accordo 16 per cento; abbastanza 42; poco 21, per nulla 21.
Poco meno della metà dei cattolici ritiene che la Chiesa intervenga troppo sui
temi politici. Quanto al nuovo partito di centro "che si ispira ai valori
della tradizione politica cattolica" il 27 per cento apprezza, il 38 no,
il 36 non sa? Come futuro presidente del consiglio, Veltroni è preferito dal 24, Berlusconi dal 18, Fini da 11, Casini 5, Bertinotti 3. Quasi il 40 per
cento non sceglie o non risponde? Che cosa chiedono alla politica? Le attese
sono concrete e toccano la borsa: in testa c'è l'aumento dei salari, poi la
riduzione dello stipendio dei parlamentari, poi meno tasse per le famiglie,
poi interventi per frenare l'aumento dei prezzi. A metà strada c'è l'attesa di
una nuova legge elettorale, l'emergenza rifiuti in Campania e un freno agli
immigrati. Tra le priorità meno indicate dai cattolici: finanziamenti alla
scuola, la revisione della legge sull'aborto, norme più severe sulla droga e la
legge sui Dico. Emerge un'idea di politica pragmatica, poco legata alla
"diversità cristiana" e ai "valori", ai grandi progetti di
giustizia, libertà, sviluppo. Un'idea di politica che viene dalla televisione,
più che dalla tradizione di Maritain, Dossetti o Moro. I cattolici, presenti
oggi in vari partiti, potrebbero essere sale e lievito, testimoniando ovunque i
valori della loro tradizione, in dialogo con le altre grandi correnti di pensiero
e di azione. Ma sarà possibile? La domanda vera sul futuro della politica, e
del Pd, è tutta qui: ci saranno persone, passione, intelligenza, spazi di
studio e di comunicazioni adatti a "educare la politica", a farne un
progetto e un'azione per guidare la società e migliorare la vita degli uomini?.
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ovvio che c'è da
fare qualche scelta sui messaggi economici. C'è uno scarto tra i candidati di
punta lanciati da Veltroni, quelli più simbolici
(Ichino, Calearo, Colaninno), e il programma del Pd scritto da Morando e
sostenuto da Treu, Baretta, Nerozzi... Quei candidati esprimono un punto di
rottura che neanche i più convinti tra i riformisti "organici"
riescono a condividere. Ci vuole sintesi, che non perda però efficacia
comunicativa. Parliamo dunque appunto di questo: comunicazione. Perché un grido
si alza dalle Alpi al Lilibeo: i nostri campioni si fanno mettere sotto in tv.
Inutile ribadire ciò che Veltroni sa meglio di
chiunque, anche se a sinistra la cosa fa sanguinare i cuori: le campagne
elettorali incerte si vincono in televisione. Il compito ovviamente è al 90 per
cento sulle spalle del leader, e qui andiamo sul sicuro perché abbiamo il Totti
della situazione (lo dice D'Alema, che il Pd dev'essere come la Roma...). È talmente forte, Veltroni, che vedrete che Berlusconi eviterà in ogni modo di incrociarlo davanti alle telecamere. Lui
da solo però non basta. E l'esordio dei volti nuovi del Pd, contrapposti nelle
ultime serate alle vecchie volpi di destra e sinistra, ha preoccupato il campo
democratico. Più che altro perché una interpretazione troppo leggera,
ingenua o naif del nuovo rischia di compromettere lo stesso generale messaggio
di rinnovamento. Non che si debba tornare ai cari vecchi professionisti, che Veltroni non vuole intorno. Europa ha sentito gli esperti e
fra Balassone, Annunziata, Rodriguez, Freccero, Morcellini e Siliato le
opinioni divergono. Secondo noi, ci vogliono solo più preparazione e tecnica
del corpo a corpo tv, e poi esasperare il messaggio. Se si pensa di vincere
perché nuovi, con Bertinotti o Tremonti non si può pensare di duellare alla pari,
ma schiacciarli senza timidezze sul loro essere ormai antichi politicanti,
responsabili di aver sfasciato l'Italia mentre Veltroni,
Calearo e Colaninno, come si sa, facevano altri mestieri. Se non è del tutto
vero, però suona bene.
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Chiarissimo se
davvero i due programmi elettorali si somiglino così tanto come si dice, ma
quel che sta diventando evidente è che i due messaggi di fondo divergono. Il messaggio di Veltroni ricorda quello di Berlusconi nel 1994: cambiare si può, noi cambieremo l'Italia. Quello di Berlusconi, invece, ricorda molto il
messaggio che abbiamo ascoltato da Prodi negli ultimi due anni: la situazione è
difficile, occorre anche fare dei sacrifici, noi siamo gente seria e non
promettiamo la luna. Qualcuno, maliziosamente, suggerisce che Veltroni può permettersi di farci sognare perché sa di non
poter vincere, mentre Berlusconi, proprio perché sa di
vincere, non può permettersi di farci sognare. Ma è tutto qui il gioco? Ho
l'impressione di no. Se fosse tutto qui non potremmo che lodare Berlusconi, che finalmente pare aver dismesso il vizio delle
promesse facili e aver acquistato la virtù del realismo. A guardare le cose più
da vicino, tuttavia, è difficile non restare perplessi. Prendiamo il caso
Alitalia. Nel 2004, il centro-destra pilotò l'ennesimo salvataggio della
compagnia di bandiera. Credo che chiunque, oggi, si renda conto che quello fu
un errore, forse dovuto alle pressioni di Alleanza nazionale. Eppure nei giorni
scorsi Berlusconi, anziché fare autocritica sul passato,
ha riproposto confusamente la questione dell'italianità della compagnia, salvo
poi far rettificare le sue avventate dichiarazioni (erano "solo una
battuta"). Dobbiamo pensare che, se vincerà il centro-destra e nel
frattempo il destino di Alitalia non sarà stato già deciso, assisteremo
all'ennesimo pasticcio sulla compagnia di bandiera? Prendiamo il problema
dell'articolo 18 e dello Statuto dei lavoratori. Nella sinistra c'è molta
confusione, ma a destra la situazione è paradossale. A una domanda sull'articolo
18 il candidato premier (Berlusconi) risponde che si
dovrebbe "cambiare tutto lo Statuto con regole nuove e più moderne".
A sua volta il candidato ministro dell'Economia (Tremonti) dichiara che lascia
volentieri a Veltroni la patata bollente dell'articolo
18, e spiega: "difendo la logica del posto fisso. La nostra tradizione è
questa. Non accetto un mondo dove la precarietà è segno di modernità". Ma
l'aspetto che più mi lascia perplesso dell'evoluzione di Berlusconi
è la sua ricostruzione dei fatti di questi anni. Non perché io non condivida il
suo pessimismo sullo stato del paese e sulla pesantezza dell'eredità di Prodi,
ma perché se a un certo punto - finalmente! - ci si decide a dire la verità,
allora bisogna dirla fino in fondo. Non per nulla, nei processi, i testimoni
giurano di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. E dire
tutta la verità significa dirla a proposito degli altri, ma anche di se stessi,
dirla sui fatti dell'oggi ma anche su quelli di ieri. Solo così possiamo
credere che qualcosa di importante stia cambiando, e che il Berlusconi
di oggi sia meno avventato e spaccone di quello di ieri. Ma appena ci
allontaniamo dal comodo terreno dei giudizi sulla gravità della situazione
economica dell'Italia le cose cambiano. Ho sentito con le mie orecchie Berlusconi dire in Tv che aveva realizzato l'85% del
programma, e che il 15% mancante era colpa degli alleati. Ma questo è falso.
Incontrovertibilmente falso. Possiamo discutere, con i nuovi dati ufficiali
usciti nell'ultimo anno, se il "Contratto con gli italiani" sia stato
realizzato al 50% o al 60%, ma resta il fatto che le due principali promesse -
abbattere la pressione fiscale e ridurre il numero dei delitti - sono state
clamorosamente mancate. E' vero, nel quinquennio berlusconiano (2001-2006) gli
italiani hanno pagato meno tasse che nel quinquennio precedente (1996-2001), ma
alla fine del suo mandato Berlusconi ha lasciato la
pressione fiscale al livello al quale l'aveva ereditata dal centro-sinistra.
L'aliquota massima, che doveva scendere al 33%, nel 2006 era ancora bloccata al
43%, ben 10 punti al di sopra di quel che era stato solennemente promesso.
Quanto ai delitti, nel quinquennio berlusconiano sono aumentati
ininterrottamente, e nel 2006-2007 hanno fatto un ulteriore balzo in avanti
grazie all'indulto: un provvedimento fortissimamente voluto dalla sinistra, ma
anche dal partito di Berlusconi. Possibile che su
questi fallimenti Berlusconi non abbia nulla da
rimproverarsi? Ora che il centro-destra si appresta (forse) a tornare alla
guida del paese, ci piacerebbe che la sua voglia di verità fosse meno strabica.
Va bene rivolgersi agli italiani senza illuderli sul loro futuro, ma sarebbe
meglio cominciare a dire qualcosa di sincero anche sul nostro passato. Altrimenti
questo mostrarsi preoccupati per le scelte e i sacrifici che ci attendono,
rischia di rivelarsi per quello che forse è: solo un messaggio in codice, un
modo indiretto per dirci che Prodi ha governato male e lascia un'eredità
difficile da gestire.
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In lista Thyssen
contro Thyssen Polemiche Pd-Sinistra. E Diliberto lascia il suo posto a un
operaio Stringono i tempi per la formazione delle liste elettorali in vista
della chiamata alle urne del 12 e 13 aprile. A sinistra è Thyssen contro
Thyssen dopo la candidatura di Boccuzzi nelle file del Pd. Oliviero Diliberto
ha infatti deciso di rinunciare al proprio posto nella compagine della Sinistra
Arcobaleno in Piemonte per fare spazio a Ciro Argentino, un altro operaio
dell'azienda tedesca. "I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per
questo motivo lascio il Parlamento" ha spiegato il segretario del Pdci.
Sul fronte Pdl, Antonio D'Amato ha risposto con un "no, grazie" all'offerta di Berlusconi il cui partito ha messo in pista il capo dei taxisti romani
Loreno Bittarelli, uno dei "falchi" nel lungo braccio di ferro con
l'amministrazione Veltroni.
Il leader di Forza Italia avrebbe in mano una lista segreta di venti nomi da
rendere pubblica come "effetto speciale" poche ore prima che scadano
i termini. Intanto Fini, intervenendo a "Tv7", scivola su
Barack Obama. "Se dovesse spuntarla alle primarie, credo che anche molti
democratici voterebbero McCain". Così il presidente di An, secondo cui la
società americana "non è pronta ad eleggere un nero afroamericano". E
Veltroni lo attacca. DA PAG.
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E di Giulio Tremonti
sulla fine della globalizzazione, alla dottrina sociale del mercato di Renato
Brunetta o al liberismo di Guido Crosetto. A parte le ricorrenti professioni
del credo liberale, il nocciolo del pensiero del Cavaliere è in questo esempio
che ripete spesso ai suoi collaboratori: "Io mi comporto come un padre che
deve gestire il bilancio familiare. Devo eliminare al massimo gli sprechi per
garantire il benessere alla famiglia, il che significa sanità, istruzione,
ricerca. Sono un convinto liberale ma mi vanto anche del fatto che quando ero
imprenditore nelle mie aziende la conflittualità con il sindacato era ridotta
al minimo. Insomma, i veri ingredienti sono il pragmatismo e il buonsenso e
quel pizzico di fantasia che assicura Tremonti. Il mio rigore di oggi nasce da
un'analisi realistica della situazione. Non si può non essere preoccupati. La
fase internazionale è cambiata e non dobbiamo rendercene conto in ritardo come
nel 2001. Per cui bisogna essere prudenti e non alimentare illusioni. Ma nel
contempo va diminuita la pressione fiscale per quel che è possibile, per
liberare risorse sul mercato ed evitare la stagnazione". Se questa è la
logica che muove il Cavaliere, è difficile incasellarlo in questa o in quella
dottrina economica. Anzi, si può dire che all'interessato di certe
classificazioni non può importare di meno. "Io - ama ripetere - non ho
un'impostazione ideologica". A seconda della necessità
e degli argomenti Berlusconi può parlare di rigore, di blocco del turn over per gli statali,
di riforma dello Statuto dei lavoratori ma anche immaginare un intervento sul
fisco che può richiedere più risorse di quelle di Veltroni, o dire un "no", poi mitigato, alla vendita di
Alitalia ad Air France ed un altro "no" al ridimensionamento di
Malpensa. Come può anche condividere le ragioni di fondo che spingono
Tremonti ad immaginare una sorta di neo-protezionismo per difendere il mercato
italiano dall'aggressività dell'economia cinese, magari non arrivando a parlare
di dazi o quote ma imponendo un sistema che garantisca "una
simmetria" tra le due economie. Insomma, in un mondo che cambia
profondamente non esistono ricette sicure, ma bisogna affidarsi al sano pragmatismo.
E dato che il Cavaliere è una spugna, prende spunti di qua e di là. Ovviamente
c'è Tremonti, già predestinato al ministero dell'Economia. A lui Berlusconi ha affidato anche questa volta l'elaborazione del
programma che altro non è che un aggiornamento di quello del 2001 e del 2006.
La mano dell'ex premier si è occupata non tanto dei contenuti quanto
dell'efficacia dal punto di vista della comunicazione: i 10 pilastri con lui si
sono trasformati in 7 missioni. La vera novità tra il programma di oggi e
quelli precedenti è che per la prima volta appare la parola "crisi".
Una parola che condensa tutte le ultime elaborazioni di Tremonti, quelle
contenute nel suo ultimo libro "Paura e speranza" che Berlusconi e Bossi hanno letto ancor prima che fosse pubblicato.
E quelle tesi fanno capolino ogni tanto nelle argomentazioni del Cavaliere.
Tutto parte dalla convinzione che l'attuale crisi è davvero profonda (nel 2006
Tremonti parlò di un nuovo '29): "Un problema che noi ci poniamo perché
pensiamo di vincere le elezioni e di governare, mentre Veltroni,
che pensa di perderle, no". Una crisi strutturale che nella testa dell'ex
ministro dell'Economia fa saltare tutti gli schemi del recente passato: viene
spazzata via l'idea di un liberismo che ormai si è ridotto a "un'ideologia
del mercatismo" e si ritorna a un liberalismo dove il governo si ritaglia
un ruolo, improntato più sullo schema tedesco che non anglosassone, "il
mercato se è possibile ma il governo se è necessario". "Questa è la filosofia
di Berlusconi - osserva Tremonti - che è uguale a
quella di Sarkozy". Uno schema arricchito da una teoria alquanto
provocatoria che, raccontano, l'autore di "La paura e la speranza" ha
spiegato all'Aspen la settimana scorsa: "Siamo di fronte alla fine della
globalizzazione o almeno per come l'abbiamo intesa finora. La crisi nasce anche
da lì. Facendo entrare di colpo l'Asia nel commercio mondiale gli illuminati si
sono comportati come gli apprendisti stregoni di Marx che liberano forze che
poi non riescono più a controllare". Naturalmente nella politica economica
di Berlusconi c'è molto Tremonti, ma non solo. Il
Cavaliere ha a che fare con Renato Brunetta, difensore dell'ortodossia
dell'economia sociale di mercato, quella di Einaudi e di De Gasperi, che segue
Tremonti fino ad un certo punto: "Le sue idee sono affascinanti ma
dimostrano che non è un economista. Io, ad esempio, a differenza di lui sono
felice se i cinesi consumano più carne e non ho il terrore della
globalizzazione. Come non credo alla politica dei dazi". Con Guido
Crosetto che, invece, è un "thatcheriano" convinto ("l'uso
dell'esercito contro i minatori fu una grande mossa politica") e giura:
"Sugli sprechi dello Stato il presidente la pensa come me. Certo poi noi
non vogliamo una sanità come quella inglese che impedisce la protesi dentaria
alla regina Elisabetta perché ha settant'anni". O, ancora, con Fabrizio
Cicchitto che ce l'ha con la Bce che "non abbassa i tassi" e con le
banche italiane che "pensano più al potere politico che ad una politica
economica lungimirante per far uscire il paese dalla stagnazione". E
presto, forse, arriverà anche Domenico Siniscalco che, secondo i boatos, Fini
vorrebbe al governo in un posto importante anche se Brunetta lo esclude:
"Si è comportato male. Se ne andò dal governo Berlusconi
sbattendo la porta, lasciandoci nei guai". Ma per il governo la strada è
ancora lunga. Roberto Formigoni che aspirava alla Farnesina, ad esempio, in
caso di vittoria del Pdl si dovrà accontentare della Pubblica Istruzione: agli
americani l'attuale governatore della Lombardia non piace, non hanno
dimenticato le sue visite in Iraq da Saddam Hussein e l'inchiesta Food for Oil.
Eppoi nella politica economica del Cavaliere se c'è un dato presente è proprio
quello della profondità della "crisi". Una crisi che potrà essere
governata solo con un'ampia maggioranza: "Sono sicuro che avremo un'ampia
maggioranza anche al Senato. Se così non fosse, governeremo lo stesso ma
assicurandoci dei margini, senza ripetere l'errore di Prodi".
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gionali saranno un
importante test per le alleanze anche nel governo nazionale. In particolare per
il centrosinistra, nel caso in cui la rimonta di Veltroni, rallentata negli ultimi giorni dalle polemiche sulle liste,
dovesse riprendere e accelerare, e magari arrivare alla vittoria. Poiché anche
nella più rosea delle previsioni si tratterebbe di una vittoria di misura,
accompagnata, al Senato, da un più probabile pareggio, è verosimile che in quel
caso si dovrebbe esplorare il tentativo di rimettere insieme i componenti della
ex Unione. In questo caso tornerebbe comoda la faccia nascosta di queste
elezioni, che vede il Pd e la Sinistra Arcobaleno alleati ovunque, con qualche
contraddizione, come quella di Anna Finocchiaro in corsa per la Sicilia con
l'appoggio di Rita Borsellino (candidata di tutto il centrosinistra la volta
scorsa), e le stesse due candidate (e avversarie) una per il Pd l'altra per
l'Arcobaleno, al Senato in Emilia. Anche a Roma, Rutelli ha concluso l'accordo
con la sinistra radicale e, vista la divisione che permane nel centrodestra,
con Alemanno candidato del Pdl, Ciocchetti dell'Udc e Storace della Destra,
potrebbe anche essere eletto al primo turno. Ma va da sé che, mentre sommano i
voti per il Campidoglio, Pd e Sinistra Arcobaleno se li contenderanno, negli
stessi quartieri e davanti agli stessi elettori, per Camera e Senato.
Contraddizioni simili, nel centrodestra, riguardano solo la Sicilia, dove Berlusconi e Casini marciano appaiati nel sostegno alla
candidatura del leader del Mpa Lombardo. Ma anche in questo caso: che
succederebbe se, di fronte a una vittoria dimezzata del Pdl, i voti di Casini e
della Rosa Bianca risultassero indispensabili per avere la maggioranza al
Senato? Berlusconi non ha escluso di poterli chiedere.
Dopo tanti attacchi e tanti scambi di accuse in campagna elettorale, non è
escluso quindi che i nemici di oggi, da una parte e dall'altra, non debbano
ritrovarsi alleati. Con tanti ringraziamenti agli elettori, di fronte ai quali
avevano giurato: "Mai più nello stesso governo".
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Dalla Chiesa rinuncia anche all'offerta dell'Idv Di Pietro
presenta le sue liste: Giulietti Pardi e la baronessa Cordopatri Dopo il Pd,
anche Di Pietro chiude le sue liste. "Non siamo una casta chiusa, ma
aperti alle migliori risorse della società", dice il ministro presentando
4 suoi candidati: Beppe Giulietti, portavoce di articolo 21, il girotondino
Pancho Pardi, la baronessa calabrese Teresa Cordopatri che da anni lotta contro
la 'ndrangheta, il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti (tornato nell'Idv dopo
aver fondato con Bordon l'Unione democratica), l'assessore
congolese alla sicurezza della giunta Veltroni Jean Leonard Touadì. Tutti i candidati, annuncia Di Pietro,
hanno dovuto presentare il "certificato penale". Nessun seggio per i
condannati, e neppure per chi è stato rinviato a giudizio. "Nella prossima
legislatura ci impegneremo a far approvare una legge che impedisca di candidare
persone con sentenze passate in giudicato", assicura Di Pietro.
Dopo aver proposto un seggio al vicepresidente dell'antimafia Beppe Lumia, poi
ripescato dal Pd, il leader dell'Idv si è fatto avanti anche con Nando Dalla
Chiesa (che non ha ottenuto la deroga dal Loft), offrendogli una candidatura in
Sicilia. Lui ci ha riflettuto, poi ha deciso di non candidarsi: "Li
ringrazio davvero, ma non me la sento". Di Pietro sarà capolista alla
Camera in tutte le circoscrizioni: dopo di lui Leoluca Orlando in Sicilia,
Nello Formisano in Campania, Massimo Donadi in Veneto, Fabio Evangelisti in
Toscana, Giulietti in Piemonte, Carlo Costantino in Abruzzo, Silvana Mura in
Emilia Romagna, Aurelio Misiti in Calabria, Pino Pisicchio al numero
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Le liste nuove di Berlusconi: taxi
selvaggio Il Pdl schiera Bittarelli, il capo della rivolta. D'Amato rifiuta la
candidatura Veltroni: non ci sarà pareggio, puntiamo a
vincere. D'Alema: il Cavaliere è il vecchio Antonio D'Amato, l'ex leader di
Confindustria gli ha detto no. In compenso Silvio Berlusconi ha
incassato una candidatura che è tutta un programma: quella di Loreno
Bittarelli, capo della rivolta dei tassisti romani contro le liberalizzazioni
del ministro Bersani. Ecco il nuovo di Berlusconi e
Fini: in lista è benvenuto chi si oppone alle riforme, chi difende vecchi
privilegi a costo di paralizzare una città come Roma. Del resto, nelle liste
del Pdl, il segno dominante è quello della peggiore continuità con il passato.
Nuova tappa nell'"Emilia rossa" per il viaggio per l'Italia di Walter
Veltroni. Ieri fra l'altro ha visitato la fabbrica
della Ducati, ricevendo una grande accoglienza. Difesa degli operai e della
cooperazione. Il leader del Pd ribadisce: "Puntiamo a vincere, non ci sarà
pareggio". Da Bari, dove ha iniziato la campagna elettorale, Massimo
D'Alema ribadisce: "Berlusconi era il nuovo negli
anni 90". alle pagine 6, 7 e 9.
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La forza di Walter Antonio Padellaro Credo di conoscere bene
Paolo Bonaiuti, giornalista e portavoce di Berlusconi,
e garantisco che è molto meglio di come appare nei tg di tutte le reti e a
tutte le ore quando recita la dichiarazione del giorno modulando la voce a
agitando le mani. Cito Bonaiuti perché è l'emblema della campagna elettorale
del Pdl dove i candidati sono pezzi di una catena di montaggio. Con ciascuno
che deve combaciare con l'altro e tutti contribuire all'apoteosi del capo. Come
sempre nei giornali e nelle tv della destra opera una rigida divisione del
lavoro. Dai reparti mistici di Libero che innalzano archi di trionfo al sommo
leader solo perché non dà del tu a Veltroni.
All'artiglieria pesante del Giornale che spara perfino se il Pd sospira e
fomenta campagne di pubblica indignazione con titoli degni del Male
("Prodi butta soldi per i Giochi gay"). Propaganda
invasata di fronte alla quale perfino Veltroni ha perso la pazienza denunciando, l'altro giorno, a Massa quei
giornali che "grondano odio e da cui esce veleno". Perfino Veltroni che si vede ogni giorno
ricacciare addosso dalla destra a suon di cattiverie l'offerta di un confronto
leale e civile. segue a pagina
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Grillini: "Io candidato sindaco per tolleranza, tecnologia
e talento" "La nostra sarà la camapgna elettorale del '3T': talento,
tecnologia e tolleranza". Lo ha affermato il candidato sindaco per Roma del
Partito Socialista, Franco Grillini, riassumendo il suo progetto politico per
la capitale. "Puntiamo a rendere internet gratis e accessibile a tutti,
estendendo la rete Wi-fi - ha proseguito -. Mi occuperò della vita quotidiana
dei romani, di tutti i romani". La candidatura di Grillini sarà appoggiata
da tre liste: oltre ai socialisti, una di ispirazione laica e una terza che lui
definisce "molto trasgressiva e biricchina, dedicata al mondo della notte
e del divertimento che verrà presentata nei prossimi giorni". Sul sito
internet del candidato (www.grillinisindaco.it), saranno pubblicati i messaggi
dei cittadini che, come ha spiegato Grillini, "potranno dare suggerimenti
via sms al numero 3317076401". "Non è sufficiente una spolveratina di
Radicali. Il Pd eleggerà in parlamento 120 ex democristiani e questo impedirà
di far approvare qualsiasi cosa contraria al Vaticano: in
questa campagna elettorale il vero deficit è rappresentato dalla laicità che
invece sarà una nostra priorità", ha spiegato Grillini. "Berlusconi e Veltroni - ha proseguito l'esponente socialista - si sono messi d'accordo
per tenere fuori dalla campagna un pezzo importante della vita di ogni persona
come i temi legati ai diritti civili e delle libertà individuali".
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del LO SCENARIOIl viaggio più atteso. Ma non è una prima volta de
leader democratico da queste parti. La rimonta dovrà passare da qui Nord est,
la prova del nove del candidato premier Pd Bruno Miserendino La rimonta, se ci
sarà, deve passare da qui: il nord perduto dall'Unione nelle ultime elezioni. È
qui, a cominciare da Veneto e Lombardia che si gioca la scommessa e per questo,
dicono, Veltroni c'è rimasto male. Lui arriva, prima
tappa veneta ieri sera a Rovigo, ottima accoglienza, sala piena, calore e
affetto, e Cacciari, sindaco di Venezia e profeta autorevole del Partito
democratico, spara a zero in un'intervista al veleno. Un po' contro Calearo (è
uno spot, dice Cacciari), un po' contro le liste, che a suo dire premiano
troppo poco le forze locali, un po' contro lo stesso Veltroni,
accusato di girare lì solo perché c'è la campagna elettorale, mentre invece il
nord est è un bambino piccolo da curare con amore tutti i giorni, se si vuole
che cresca. Segue cattiveria: "Non ci vado nemmeno, con Veltroni,
più facile che vada domenica da D'Alema". Il fuoco amico è parso così
esagerato che lo stesso Cacciari ha provveduto a rettificare nel giro di
qualche ora. Stupefacenti deformazioni della stampa, ha spiegato, è la solita
storia. Facendo capire che nel tour veneziano del segretario ci sarà e dove non
andrà sarà per "impegni istituzionali, non per polemica". Anche il
resto delle critiche, da Calearo, alle liste, a Veltroni,
risultano attutite, anche se un po' di sostanza resta. Tra il Cacciari uno e
due c'è stata, a quanto pare una telefonata con Bettini, che le liste le ha
fatte con tutte le difficoltà del caso. Anche Andrea Martella, che è
coordinatore del nord, ha chiamato. Pace fatta, anche se tra il Cacciari
gonfiato e quello vero i leghisti si sono inseriti a tempo di record. Calderoli
ha detto che contro Veltroni servono i forconi,
Castelli ha sentenziato che le parole del sindaco dimostrano che il leader del
Pd del nord non sa nulla. "un'occasione persa per tacere", dice
Martella del Pd. Del linguaggio leghista non si meraviglia nessuno, e al loft
scrollano le spalle: "Se sono così sicuri della vittoria a valanga, perché
si preoccupano se il leader del Pd fa un giro elettorale?". La realtà è
che la partita è complessa per tutti e anche lì dove Lega e Pdl sono e
resteranno più forti, il dinamismo del Pd sta dando fastidio. La candidatura di
Massimo Calearo, che tanti mugugni ha provocato anche all'interno del partito,
non risolverà certo i problemi di rapporto tra centrosinistra e nord-est, però
qualche vecchio schema lo sta rompendo. Veltroni l'ha
voluta perché i simboli hanno il loro valore in campagna elettorale, però nella
sua testa quel nome è un tassello di una strategia più ampia, che parte dal
discorso del Lingotto, e che ha in testa la parola crescita. "Più
crescita, più produttività, salari più alti, meno burocrazia, semplificazione,
fisco amico, infrastrutture". L'altra mattina, partendo per il nord est ha
parlato davanti agli artigiani, in una platea non tenera in questi anni con il
centrosinistra, raccogliendo consensi e rilanciando il progetto di
"un'impresa in un solo giorno", in Emilia ha ricordato che nord e
federalismo sono capisaldi del progetto del Pd. Serve sicurezza, ha detto,
capacità e rigore sull'immigrazione, (che peraltro alle imprese del nordest
serve come il pane), durezza contro i clandestini che delinquono. Tutta la campagna elettorale Veltroni la gioca sul tema dell'Italia che non ha alcun bisogno di
rialzarsi, come dice Berlusconi, perché il paese "si sveglia presto la mattina", e
lavora e fatica. È la politica, dice il leader del Pd prendendo sempre gli
applausi più forti, che deve riacquistare velocità e capacità di decisione, e
"deve aiutare il paese a correre". Non è che un giro
elettorale basterà, come dice Cacciari, però dalle parti di Veltroni
ci tengono a ricordare che per la verità il segretario del Pd c'è già stato tre
volte negli ultimi mesi. Tra l'altro, a Padova, in autunno si svolse un
confronto molto serio e impegnativo e per niente edulcolorato, con la piccola
impresa, con il mondo del commercio e dell'artigianato. Proprio allora si capì
che quel mondo guardava con rispetto e attenzione, e non più con diffidenza
pregiudiziale, al nuovo corso veltroniano. Non è un caso, se i simboli hanno un
valore, che il leader del Pd abbia scelto di mangiare oggi a casa di una famiglia
di artigiani. Le elezioni sono un'altra cosa e nessuno si aspetta miracoli.
L'inversione di tendenza però, come dimostra l'accoglienza in quel di Rovigo,
la terra bianchissima del vecchio Bisaglia, è a portata di mano.
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "L'innovatore Walter che divora chilometri" Il
quotidiano britannico ROMA Innovatore - sia pure con un "look
old-fashioned" - l'instancabile Walter Veltroni "accumula chilometri"
sul suo pullman in giro per l'Italia per presentare il suo "convincente
messaggio riformista". È questa la fotografia che il Financial Times
scatta al candidato premier del Pd in vista del voto del 13 aprile. Veltroni viene presentato come un
"oratore forte e convincente" che "usa un linguaggio comprensibile,
sincero e con senso dell'umorismo". A dispetto - sottolinea il quotidiano
britannico - del suo "look vecchia maniera, giacca e cravatta, in
contrasto con l'immagine sportiva e populista" dell'avversario Silvio Berlusconi. Quella dell'ex sindaco di Roma è una campagna
elettorale dal "ritmo veloce, spesso con tre o quattro discorsi senza
traccia scritta e inframmezzati da regolari rientri a Roma". Una campagna
che - rileva il FT - "attrae diverse centinaia di persone". Veltroni il pragmatico, l'ottimo oratore e - soprattutto -
colui che aspira ad essere il Barack Obama italiano, dice l'analisi del Ft.
"Inoltre - prosegue l'Ft - è promotore di una politica del confronto, che
getti dei ponti fra lavoratori e imprenditori, fra laici e cattolici".
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del VOTO USA Fini scivola su Obama Veltroni:
grave gaffe ROMA Fiuggi è lontana. E Gianfranco Fini fa due gaffe. Una in
quanto ex ministro degli Esteri, una in quanto leader di An che vuole vendersi
per moderato ma poi si distrae... "Obama è un candidato molto interessante
perché è il primo nero afroamericano, ma non credo che gli Usa siano pronti per
un presidente nero", ragiona ospite a "Tv7". "Non ci aspettavamo una così clamorosa gaffe internazionale da
parte dell'ex ministro degli esteri del governo Berlusconi", dice Dario Franceschini. Preoccupato Veltroni: "Da parte dell'ex
ministro degli Esteri c'è stata una gaffe che può avere gravi conseguenze nel
rapporto tra noi e gli Usa. Penso, invece, che sia proprio molto bello quello
che sta accadendo".
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Dopo Boselli, Casini: mi si nota di più se vado via... Il leader
Udc lascia Otto e mezzo. Il minuetto dei "discriminati" prosegue.
Petruccioli: la Rai è equilibrata / Roma RICHIESTA CONTINUAIl via l'ha dato
Boselli, con una imbarazzata imitazione di Pannella. Invitato a Porta a Porta
ha denunciato la sua esclusione e se ne è an- dato. A ruota lo hanno seguito le
seconde e le terze file dei candidati premier. Ecco Casini che definisce
scandalosi i tg e si appella agli elettori: "Non abbiamo complessi di
inferiorità, sappiamo che la nostra battaglia è dura, ma siamo sicuri che gli
italiani capiranno e non cadranno nella trappola dei mass media. Pd e Pdl si
danno una mano vicendevolmente ma noi andiamo avanti con serenità e diciamo
agli italiani, riprendetevi il vostro voto e decidete voi". Ma anche
Fausto Bertinotti - nonostante sia uno dei più invitati sulle poltroncine dei
talk show - ha preannunciato un girotondo della Sinistra-Arcobaleno intorno
alla sede della Rai, rea di privilegiare i due candidati maggiori. Ecco la Dc
di Pizza che - nel suo piccolo - si appella all'Osce. Ieri Pier Ferdinando
Casini ha imitato Boselli e ha lasciato polemicamente la trasmissione Otto e
mezzo. Troppe le domande (di Armeni, Pace, Feltri) su Mastella e l'eventuale
inserimento nelle liste Udc, Casini, prima di alzarsi: "No, scusatemi. Non
è una cosa accettabile. Mi avete invitato qua per parlare del programma. Sono
stato tutto il tempo a dover rispondere su Mastella o non Mastella. La prossima
volta non vengo. Vi ringrazio molto". Eppure i piccoli
sono bizzarramente favoriti proprio dal rifiuto ostinato di Berlusconi di accettare il faccia a
faccia con Veltroni. Quello
sì, sarebbe un evento che li cancellerebbe dalla memoria degli spettatori tv,
oltre che dalla battaglia per lo share. Ma intanto i piccoli partiti, quelli
che "siamo noi la novità" anche se vendono dritti dritti dalla I repubblicasi
lamentano. Persino Tabacci affonda: "Basta guardare le trasmissioni
tv per capire che c'è un tifo sfrenato di tutti i cosiddetti poteri, più o meno
forti, per allinearsi sui due partiti maggiori. L'idea di una campagna
elettorale vigilata o limitata al protagonismo dei due maggiori partiti fa
torto all'intelligenza degli italiani". "La Rai sta svolgendo
correttamente il suo ruolo - replica il presidente della Rai Claudio
Petruccioli - Fino ad oggi la Rai ha raccontato agli italiani la politica in
modo equilibrato. Sfido chiunque a dire che la Rai non ha raccontato
correttamente quali siano le posizioni in campo, di tutti.Capisco che ci sia
una tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a
concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia,
anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che
ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze
politiche, ma la censura è un'altra cosa". Ancora: "Il servizio
pubblico svolge meglio la sua funzione se non introduce di suo nessuna
animosità. E garantisce la piena, completa, rispettosa e pluralistica
informazione con pacatezza e anche con un certo distacco. Noi abbiamo spinto e
spingiamo in questa direzione".
( da "Unita, L'" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La forza di Walter Antonio Padellaro Segue dalla Prima V eltroni
che purtuttavia resta convinto che ci sia una profonda differenza tra la vita
reale dei cittadini e la rappresentazione mediatica del paese. Questa è la sfida
lanciata dal leader del Pd con il suo faticoso viaggio in pullman nelle 110
province italiane (32 già visitate). Parlare alle persone, che anche nelle
cronache più neutrali riempiono di applausi piazze e teatri e il modo più
autentico per spiegare cosa si è (e cosa no) e cosa si vuole. Perché se conti
balle, se non sei sincero, se manchi di chiarezza chi ti sta di fronte se ne
accorge. Le novità del Pd da raccontare sono tante: dal perché si va da soli
senza la sinistra radicale al patto necessario tra impresa e lavoro. Ed è
probabile che i sondaggi, già in netto progresso rispetto a un mese fa, non
possano ancora registrare le conseguenze di questa minuziosa azione di
convincimento. Sarebbe veramente straordinario se la sera del 14 aprile i
risultati elettorali, oltre al compimento della difficilissima rimonta sulla
destra registrassero l'affermarsi di un'opinione non omogeneizzata dal grande
fratello televisivo ma restituita alla parola, al dialogo diretto dell'uomo
politico con la gente. Qui è la vera forza di Veltroni, quella che lo induce a
sbilanciarsi sul possibile successo finale alla Camera, che è cosa diversa dal
pareggio che gli analisti prefigurano nella lotteria-Senato. Dove, secondo gli
analisti, tutto decidendosi in un paio di regioni (Liguria e Marche) è
possibile che l'una o l'altra coalizione prevalgano per un pugno di voti,
sanzionando di nuovo l'ingovernabilità del Parlamento. Insomma, a un mese dal
voto la partita può considerarsi riaperta. Perché se anche il distacco tra
centrodestra e centrosinistra fosse oggi i dieci punti proclamati dal
cavaliere, per colmarlo il Pd dovrebbe recuperare qualcosa più cinque punti.
Vale a dire circa due milioni di voti. Impresa non impossibile calcolando il
numero ancora elevato di elettori che i sondaggi calcolano nella casella
indecisi (tra il 20 e il 30 per cento del totale) Tra pochi giorni il gioco
comincerà a farsi duro. Sarà allora che evaporate alcune inevitabili polemiche
sulle liste e recuperate, ci auguriamo, con un ultimo sforzo di pazienza alcune
candidature di qualità (dopo Lumia, Nando Dalla Chiesa e Khaled Fouad Allam)
tutto il Pd dovrà mobilitarsi per una battaglia all'ultimo voto. Che non può
essere lasciata solo sulle spalle di Walter Veltroni o
di Massimo D'Alema o di Pero Fassino. Vogliamo vedere ciò che ancora non
vediamo abbastanza. Tutti i candidati del Pd, più o meno eccellenti sparsi per
le strade italiane in un porta a porta capillare e appassionato. Qualche numero
fa su Internazionale il direttore Giovanni De Mauro ricordava che in un
bellissimo film, "Ricomincio da capo", Bill Murray era un giornalista
televisivo intrappolato in un incubo senza fine. Il tempo si era bloccato e
ogni giorno si ripeteva uguale a quello precedente senza che il protagonista
riuscisse a impedirlo. Con Berlusconi rischiamo di
ricominciare da capo per la terza volta. Sarebbe imperdonabile se mancando al
Pd solo un pugno di voti fossimo costretti a ripiombare in un incubo
collettivo.
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le liste di Di
Pietro: tante conferme, entrano Pacho Pardi e Giulietti "I miei candidati
in regola con il certificato penale" "Battaglia sul conflitto
d'interessi" Ricorso al garante per gli spazi in tv LIANA MILELLA ROMA -
Dallo slogan e dai disegni di legge all'applicazione concreta in vista del 13 e
14 aprile. L'Italia dei valori dell'ex pm Antonio Di Pietro, a tutti coloro che
corrono sotto lo stemma della colomba multicolore, chiede di presentare non
solo il certificato elettorale, ma anche quello penale. Una novità assoluta che
il ministro per le Infrastrutture rende pubblica assieme ai nomi dei candidati:
"Noi quel certificato lo abbiamo chiesto, adesso ci auguriamo che lo
facciano anche le altre forze politiche". Per l'Idv è stato il cavallo di
battaglia della pur breve legislatura e il primo punto
nella trattativa con il Pd di Veltroni: in lista non ci dovevano essere candidati con la fedina penale
dubbia. I Democratici se ne sono fatti carico, anche se qualche eccezione c'è.
E su Enzo Carra, un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pm, che poi
era lo stesso Di Pietro, nel caso Enimont, il ministro alza le spalle:
"Ognuno si assume le proprie responsabilità". Un ricorso al
garante per le Telecomunicazioni per la suddivisione degli spazi in tv che Di
Pietro giudica del tutto squilibrati ed eccoci ai nomi per il voto. Cominciando
da un "no", quello di Nando Dalla Chiesa. L'ex pm aveva insistito
molto, ma il figlio del generale ucciso dalla mafia non ha ritenuto consona
alla sua storia e a quella della sua famiglia quel secondo posto in Sicilia
dopo il senatore uscente Fabio Giambrone. Si candidano invece il girotondino
Pancho Pardi in Toscana, Beppe Giulietti di Articolo
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dossier sulle
presenze tv dell'Osservatorio di Pavia: piccoli ben presenti "Niente
politica, solo gossip" Casini abbandona "8 e mezzo" Pd e Pdl
primeggiano in trasmissioni tipo Porta a Porta o Ballarò ROMA - Secondo
abbandono in diretta tv in due soli giorni. Giovedì è Boselli a lasciare Porta
a Porta in polemica - dice - con la supremazia informativa di Berlusconi e Veltroni. Ieri tocca a
Casini piantare Ferrara e Otto e mezzo: "Volevo parlare delle mie idee, mi
avete costretto a gossip continui su Mastella". I piccoli partiti, dunque,
non ci stanno. Si sentono incompresi, addirittura oscurati. Eppure i dati
dell'Osservatorio di Pavia, una delle sentinelle del pluralismo, dicono che non
hanno motivi per lamentarsi. Prendete l'Udc. Nell'ultima settimana esaminata,
tra il 9 e il 15 febbraio, il partito di Casini ottiene il 14,4% del tempo sui
Tg della Rai (il Partito Democratico è al 19,6). In un quarto dei casi, i
servizi hanno toni positivi verso l'Udc (piantato da Berlusconi),
e neutrale in tutti gli altri casi. L'Osservatorio di Pavia monitora anche la
Rosa nel Pugno (formazione che alle precedenti elezioni univa Radicali e
Socialisti di Boselli). Anche qui il dato non è così negativo: prendono il 4,2%
del tempo. Sui Tg della Rai, Boselli parla per 500 secondi. Non sono tanti. Ma
Diliberto (596), Gasparri (608) o Prodi (654) non sono lontani. Nella settimana
tra il 9 e il 15 febbraio, come nelle precedenti, l'Osservatorio tiene d'occhio
anche le rubriche dei Tg. Sono spazi come la rassegna stampa di Uno Mattina,
Tv7, Tg2 Dossier. Si nota un predominio di Forza Italia (36%). La settimana
precedente, Forza Italia va ancora bene (23,5). Quella ancora prima, l'Udc è al
20,9. E l'egemonia di Berlusconi e Veltroni
insieme? Si intravede finora nei programmi "ricondotti alla responsabilità
dei Tg", (categoria che comprende Porta a Porta o Ballarò). Nella seconda
settimana di febbraio, Forza Italia è al 36,3% e il Pd al 32,8. Viceversa Rosa
nel Pugno, Rifondazione, Lega, Verdi sono assenti o quasi. Dunque, le trasmissioni
hanno puntato tutte sui big. In quella precedente svetta soprattutto Forza
Italia e sfuggono alla notte tv e all'oscuramento la Lega, l'Udeur e
Rifondazione (ma non Di Pietro, Verdi e Socialisti). Vendicatrice
dei piccoli partiti è Daniela Santanché (La Destra) che giovedì, a Porta a
Porta, strappa uno share superiore a quelli di Silvio Berlusconi (mercoledì) e Veltroni (martedì). Subivano però, Veltroni e il Cavaliere, la concorrenza dei programmi del dopo Champions.
(a.fon.).
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti L'APARTHEID
TELEVISIVO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Né più né meno come il duopolio
televisivo, pubblico e privato, che domina il mercato degli ascolti e della
pubblicità. E forse non è azzardato ipotizzare che in realtà l'uno si
sovrappone all'altro, se non addirittura che quello politico rappresentato da
Pd e Pdl si fondi in qualche misura su quello etereo costituito da Rai e
Mediaset. Per quanto si possa condividere la logica del bipolarismo, e magari
anche del bipartitismo, bisogna riconoscere le ragioni dei vari Boselli,
Bertinotti, Casini e Di Pietro, ancor più apprezzabile quest'ultimo
dall'interno del Partito democratico, quando lamentano una disparità di
trattamento, una sorta di "apartheid" televisivo, che privilegia i
grandi e penalizza i piccoli in questa campagna elettorale. Tanto più che la
tv, sia quella di Stato sia quella privata, funziona in regime di concessione
pubblica, svolge o dovrebbe svolgere un servizio pubblico, utilizzando un bene
pubblico come le frequenze. Almeno fino a quando non si cambierà la legge
elettorale, a colpi di referendum o a colpi di mano parlamentari, la
televisione ha il dovere di rispettare e rappresentare l'articolazione dello
schieramento politico, in tutte le sue declinazioni più rappresentative: non condivido
quello che dici, si potrebbe ripetere con Voltaire, ma difenderò fino alla
morte il tuo diritto a dirlo perfino in tv. A che cosa serve la "par
condicio"? A garantire la parità di accesso in televisione e quindi di
visibilità a tutte le forze politiche, indipendentemente dalla rispettiva
consistenza. è una legge illiberale o addirittura liberticida? Tutt'altro: è
una regola elementare di democrazia, per assicurare condizioni uguali di
partenza a tutti i contendenti e metterli così alla pari. Per riprendere
un'efficace metafora di Eugenio Scalfari, è come la "pole position"
in Formula Uno che si rinnova di circuito in circuito. Ovvero, come lo start
nelle gare di velocità. è servita, finora, la "par condicio" nelle
precedenti competizioni elettorali? Certamente sì. Anche se Silvio Berlusconi è convinto che nell'ultima campagna del 2006
abbia determinato la sua sconfitta, in realtà non ha impedito la sua
straordinaria rimonta. E comunque, al di là dell'esito finale, ha garantito un
equilibrio nei confronti televisivi. Ma, oggi, serve ancora la "par
condicio" in questa insolita campagna elettorale, all'insegna del
"fair play" reciproco, con due grandi competitors che si contendono
la conquista della maggioranza e del governo e con una galassia di partiti minori
destinati a restare in minoranza o magari a non superare neppure la soglia di
sbarramento per entrare in Parlamento? Dipende, evidentemente, dai punti di
vista. E merita rispetto anche quello di Enrico Boselli, leader dei socialisti
superstiti, che ha abbandonato il salotto di Porta a porta per protestare
contro la discriminazione ai danni del suo piccolo partito, come pure Pier
Ferdinando Casini che ha lasciato Otto e mezzo. Nell'ottica per così dire
egoistica o egemonica del Pd e del Pdl, la "par condicio" può
apparire una penalizzazione, una "deminutio" o magari un'inutile
perdita di tempo. Nella prospettiva di tutti gli altri partiti, invece,
rappresenta appunto una garanzia minima di parità e regolarità della
competizione. Altrimenti, si rischierebbe di cristallizzare i rapporti di forza
in base ai risultati delle elezioni precedenti e al limite si potrebbe anche
fare a meno di andare a votare di nuovo. La "par condicio" è
opportuna e necessaria per impedire che la televisione possa condizionare, direttamente
o indirettamente, il responso elettorale: soprattutto in quel campo degli
"indecisi" che scelgono all'ultimo momento proprio sotto l'influenza
della tv. A maggior ragione lo è in un Paese come il nostro, l'unico del mondo
occidentale, dove vige il duopolio televisivo e uno dei due poli fa capo ancora
al leader di un partito, candidato premier di una coalizione. Anche se le sue
reti e i suoi telegiornali fossero i più corretti in assoluto, questo sarebbe
comunque un rischio potenziale, costituirebbe indubbiamente una posizione di
vantaggio. Non è un caso che contro la "par condicio" si siano
schierati all'unisono i dioscuri della telepolitica italiana, Bruno Vespa ed
Enrico Mentana, invitati recentemente a discuterne su La 7 che nel suo piccolo,
per paradosso, è la vittima designata di questo sistema, un aborto di terzo
polo, un convitato di pietra come nel Don Giovanni di Mozart. In funzione della
politica-spettacolo, i conduttori dei due principali talk-show contestano la
camicia di forza imposta alla tv dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e
condivisa dall'Autorità sulle Comunicazioni. E confondendo la regola della
"par condicio" con l'abolizione ? o meglio, bisognerebbe dire
l'impraticabilità ? dei faccia a faccia in questa congerie elettorale, tendono
a tutelare il duopolio politico proprio in nome del duopolio televisivo. Certo,
chi non vorrebbe assistere a un duello virtuale fra Veltroni e Berlusconi o almeno a una simulazione di duello? Oppure a un confronto
diretto Veltroni-Bertinotti
o Berlusconi-Casini? E
chissà che fino alla fine non si riesca a organizzarne qualcuno. Dal loro punto
di vista, non hanno torto i dioscuri. Per fare audience, bisogna fare
spettacolo e magari anche un po' di casino. Tant'è che il direttore generale
della Rai prende carta e penna per avvertire la Commissione di Vigilanza che le
dieci conferenze-stampa previste per i vari candidati premier minacciano di
costare all'azienda 40-50 milioni di euro per minori introiti pubblicitari. Ma
si può subordinare anche la politica all'audience e alla pubblicità? è
consentito assoggettare la campagna elettorale alla dittatura degli ascolti? E
soprattutto, è lecita una tale pretesa da parte di un servizio pubblico che
incassa il canone d'abbonamento attraverso l'Agenzia delle Entrate? Per Berlusconi e per la sua azienda, tornando un attimo alla
vetusta questione del conflitto d'interessi, si tratta anche di un danno
economico, di una perdita in denaro, di un incasso mancato. La storia (televisiva)
purtroppo si ripete. Forse è una pena del contrappasso per i partiti minori
che, dopo aver osteggiato il referendum sulla legge elettorale per difendere la
propria sopravvivenza, adesso la vedono compromessa dalla peggiore applicazione
del "porcellum". Ma è soprattutto una pena per noi, cittadini ed
elettori, sudditi di un regime tv che impone la dura legge della "par
condicio", mette al bando i faccia a faccia elettorali e condanna i
telespettatori al supplizio mediatico delle vecchie tribune politiche.
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Torino
Il duello Intanto la Santanché lancia a Torino la campagna della Destra Liste
PdL, anticamera da Berlusconi Bonsignore, spunta un
posto in Sicilia La "pasionaria nera" attacca Chiamparino: ha
trasformato le periferie in favelas L'eurodeputato si presenterebbe per l'Mpa
di Lombardo ma la partita resta da chiudere Vito Bonsignore candidato alla
Camera per l'Mpa, il movimento autonomista siciliana guidato da Raffaele
Lombardo? è l'ultimo dei boatos usciti ieri, l'ultima voce di questi ultimi giorni
che precedono la presentazione delle liste. Bonsignore, oggi parlamentare
europeo, ha lasciato qualche settimana fa l'Udc con gli amici piemontesi
dell'Associazione per il partito Popolare europeo per "accasarsi" nel
Pdl. Qui in Piemonte ha però sempre sostenuto di non volersi candidare in prima
persona alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Nelle liste del Popolo
delle Libertà piemontese dovrebbe infatti trovare posto nel Collegio camerale
di Torino una sua fedelissima, Rosanna Costa. Quanto a lui, la candidatura in
Sicilia sarebbe un ritorno a casa (è infatti nato a Bronte nel 1943). L'Mpa
però ieri ha in un comunicato respinto l'ipotesi di schierare candidati
"paracadutati dal Nord". Inoltre una eventuale elezione di Vito
Bonsignore a Montecitorio o al Senato provocherebbe le sue dimissioni da
parlamentare europeo. E al suo posto subentrerebbe Deodato Scanderebech,
consigliere regionale e suo ex compagno nell'Udc in cui però, a differenza di
Bonsignore, è rimasto, al fianco di Casini. Un ulteriore particolare che rende
più difficile l'ipotesi di una candidatura siciliana dell'ex deputato Dc. Per
il resto nulla era ancora stato deciso ieri sera sulle liste piemontesi del
Pdl: alle 21 il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Crosetto, era ancora
davanti allo studio romano di Berlusconi in attesa del
suo turno per decidere le candidature regionali. Il nodo del contendere era
sempre lo stesso: i quattro nomi (Caterina Ferrero, Gilberto Pichetto, Ugo
Cavallera e Gaetano Nastri) per cui Crosetto ha chiesto la deroga al divieto di
candidatura stabilito dal partito per i consiglieri regionali. L'ipotesi più
concreta è che la deroga potesse arrivare solo per due o tre di loro (Pichetto
e forse la Ferrero e Cavallera). Ieri intanto è stata a Torino, per presentare
liste e programma del suo partito, la candidata premier della Destra Daniela
Santanché. Davanti a una sala gremita di militanti e giovani con le facce da
ultras e le bandiere della Fiamma Tricolore, ha spiegato: "Noi siamo la
sentinella della destra, esistiamo e chiediamo il voto degli italiani perché in Italia la vera destra non cessi di esistere e perché siamo
contro l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni.
Il vostro sindaco Chiamparino - ha aggiunto - ha trasformato le periferie in
favelas, dove le donne possono tranquillamente essere violentate. Il peggio di
questo governo è stato raggiunto quando un suo ministro ha detto con orgoglio
di sentirsi il ministro dei clandestini. Noi crediamo che prima vengano
gli italiani, che prima degli extracomunitari la casa venga data agli italiani.
Negli ospedali si curino pure i clandestini ma, dopo le cure devono essere
espulsi, se la legge prevede questo per loro". "Se essere fascista -
ha continuato Santanché - significa essere contro la sinistra, allora io
rivendico di esserlo. E alle donne italiane dico: per l'8 marzo non scendete in
piazza, non fatevi strumentalizzare dai partiti che si ricordano di voi solo
perché c'è la campagna elettorale, ma ancora non hanno detto quante donne hanno
intenzione di portare al governo come ministri. C'è un solo partito che ha
avuto il coraggio di indicare una donna come premier, il mio". A fianco
della Santanché c'erano i probabili candidati della Destra in Piemonte per il
13 aprile: il parlamentare uscente Roberto Salerno, capolista al Piemonte 1 e
2, Giuseppe Lonero, consigliere comunale, e Valerio Cignetti, segretario
provinciale della Fiamma nonché il fioraio Rosario Marra, ferito per essere
intervenuto durante una lite in strada a Torino. (m. trab.).
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIV - Palermo
Le grandi infrastrutture dimenticate dai politici MARIO CENTORRINO (segue dalla
prima di cronaca) Banche specializzate, esperti di project-financing, esperti
in mercati di capitali internazionali, mediatori d'affari, su questo campo, non
hanno mai inteso, almeno fino ad ora, rischiare un centesimo di euro. Anche la
mafia, per paradosso, con un'unica eccezione oggi sotto indagine giudiziaria,
si è guardata bene dal proporre, attraverso prestanome ovviamente, interventi
diretti. C'è ancora un problema di costo: un chilometro di autostrada costa 30
milioni di euro, un chilometro di linea ferroviaria ad alta velocità almeno il
doppio. La stima delle risorse necessarie per il Ponte sullo Stretto (12
miliardi di euro) probabilmente dovrà essere rivista al rialzo dato l'aumento
dei prezzi del petrolio, del ferro e dell'acciaio. Giusto per avere un
raffronto orientativo, i fondi europei dei quali disporrà la Sicilia nei
prossimi sette anni ammontano a 17 miliardi: basterebbero appena per collegare
grazie a un sistema ferroviario ad alta velocità Palermo con Catania. In questi
tempi, occorre pur dire, non è che si presti molta attenzione al
"costo" dei programmi e alla relativa "copertura". Le proposte di Veltroni implicano una spesa che va dai 20 ai 30 miliardi con una
"copertura" stimata in diciotto miliardi. Quelle di Berlusconi implicano una spesa che va
dai 73 agli 82 miliardi con una copertura pari a 33 miliardi. Sarà interessante
ripetere l'esercizio quando verremo a conoscenza dei programmi stilati dai
candidati al governo della Sicilia. Per completezza d'analisi occorre
aggiungere che non tutti gli economisti sono d'accordo nel considerare le
infrastrutture quali prerequisiti per lo sviluppo. I manuali citano la crescita
della provincia di Ragusa come esempio di una non assoluta necessità di
infrastrutture stradali. Altri propongono una correlazione diversa. Le
infrastrutture sono presenti in aree vivaci dal punto di vista economico non
come causa ma piuttosto come effetto della presenza di una classe dirigente
locale (cui si deve attribuire la vivacità dell'area) capace di imporre la
costruzione di infrastrutture nella zona. Torniamo all'opportunità di elaborare
un piano d'azione. Sulla base di quanto detto, al suo disegno dovrebbero
provvedere tavoli tecnici, coordinati con spirito bipartisan, in grado di
valorizzare le proposte dei singoli candidati governatori, al tempo stesso
"deideologizzandole". Tra le emergenze da affrontare in Sicilia le
più importanti sono sicuramente quelle relative all'energia, ai rifiuti, alla
sanità, all'acqua. Il piano dell'energia non c'è; quello dei rifiuti, a detta
di molti esperti, va rivisto; quello della sanità, si potrebbe dire con una
battuta, va applicato e quello dell'acqua "comunicato". Insomma, ci
si accorge che su problematiche essenziali non è che si abbiano idee chiarissime
negli schieramenti. Così come al riguardo delle infrastrutture di trasporto,
dove riesce difficile da far accettare l'idea che la Sicilia dovrebbe puntare
su un unico porto hub, su soli due aeroporti ben collegati col territorio, su
una velocizzazione ferroviaria che non potrà essere estesa, per forza di cose,
all'intero circuito dell'isola. Parlare di questo in termini
"riparazionisti" serve a poco. Come pure parlarne trascurando costi,
risorse e tempi. Piuttosto può servire dialogare alla ricerca di un
riconoscimento di uno spirito siciliano fuori dalle divisioni di coalizione,
forte nell'imporre un progetto, capace di fare scelte, di decidere, di additare
un percorso che tutti dovremmo essere in grado di controllare. Se il dibattito
elettorale servisse a impostare l'operatività di questa idea sarebbe davvero
un'occasione non sprecata. Saremmo disposti perfino a rivalutare l'economia dei
"cannoli".
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIV - Palermo
La partita a scacchi per Camera e Senato FRANCESCO PALAZZO Pare che il
risultato delle politiche sarà influenzato da ciò che accadrà in Sicilia. Non
sappiamo se andrà così. Per farsi un'idea occorre entrare nelle dinamiche
elettorali delle due maggiori parti in causa e tenere in considerazione quanto
si muoverà al loro esterno. Si dice che Pdl ed MpA rischiano di non
raggiungere, a causa dell'Udc, il premio in seggi al Senato, previsto a livello
regionale, che la volta scorsa andò al centrodestra. Se guardiamo i numeri del
2006 relativi al Senato, il centrodestra con l'Udc prese il 57,8 per cento,
aggiudicandosi 15 senatori. Il centrosinistra, allora Unione, si attestò sul
40,5, prendendo gli undici senatori restanti. L'Udc ottenne il 9,6 per cento.
Ammesso che si riconfermi, superando comunque l'8 per cento occorrente a far
suo qualche seggio, ciò non procurerebbe al Pdl alcun danno numerico
sostanziale. Male che vada, quest'ultimo, dovrebbe attestarsi tra il 48 e il 50
per cento. La legge elettorale assicura, al Senato, il 55 per cento dei seggi a
chi, pur non avendo raggiunto dopo il conto dei voti tale percentuale, ottenga
il miglior piazzamento. In entrambi i casi il Pdl dovrebbe confermare lo stesso
numero di senatori del 2006, considerata anche la parte importante che avrà il
Movimento per l'autonomia, apparentato con Berlusconi
e compagni. Mentre sarà il Pd, congiunto con Italia dei Valori, a pagare dazio,
essendo quel 40,5 per cento di due anni fa, in concreto insuperabile dalle due
forze politiche. Veltroniani e dipietristi si
dovranno, nella peggiore delle ipotesi, spartire gli undici seggi rimanenti con
la Sinistra Arcobaleno e con l'Udc. Oppure, ma è molto difficile che accada,
riconfermare gli undici senatori se Udc e Sinistra Arcobaleno non dovessero raggiungere
l'8 per cento a testa. In ciascuno dei due casi il premio di maggioranza, a
meno di rivolgimenti elettorali, non dovrebbe essere in discussione. Per la
Camera il premio di maggioranza si conteggia in ambito nazionale. La coalizione
di centrodestra, anche per la corsa verso questo ramo del Parlamento, si
presenta mancante dell'Udc, ma sempre forte dell'accordo con il movimento
autonomistico, che neutralizzerà, sostituirà o supererà il consenso cuffariano.
Anche il raggruppamento Pd-Italia dei Valori, che contende in tutta Italia il
premio di maggioranza al Pdl, ha nella Sinistra Arcobaleno un concorrente nel
suo stesso campo paragonabile elettoralmente all'Udc. Solo che il Pd non ha un
corrispettivo riequilibrante come il partito di Lombardo, non essendo
paragonabile Italia dei Valori al movimento autonomista. Nel 2006, nelle due
circoscrizioni della Camera prevalse il centrodestra. Con un distacco compreso
tra il 12,5 per cento, nella circoscrizione avente come centro Palermo (43,5
centrosinistra, 56 per cento centrodestra), e il 19, verificatosi nella
circoscrizione catanese (59,5 centrodestra, 40,5 per cento centrosinistra). Il
13 e 14 aprile prossimi, una parte di questo consenso andrà all'Udc e alla
Sinistra Arcobaleno, che al suo interno ospita peraltro il numero più
consistente, rispetto alle altre regioni, di ex Ds che non hanno aderito al
Partito democratico. è, perciò, ipotizzabile che, mentre i voti che l'Udc
sottrarrà al Pdl saranno più che recuperati dall'Mpa, quelli che lasceranno sul
terreno i veltroniani a favore della Sinistra Arcobaleno, saranno
solo in una piccola parte reindirizzati alla causa di Veltroni dalla lista di Italia dei Valori. Ed è verosimile, quindi, che
il Pdl siciliano e gli autonomisti fortificheranno ancora il risultato positivo
che Berlusconi si aspetta
nel resto del paese. Mentre invece il Pd-Idv siciliano potrebbe costituire per
la Camera uno degli anelli più deboli del progetto di Veltroni.
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Comincia stamane il tour elettorale del leader per recuperare consensi. Scontro
sulle liste D'Alema-Indiana Jones a Pompei per la missione impossibile del Pd
Mazzarella critico con Iannuzzi: "Candidature poco rappresentative dei territori,
solo Salerno non ha subito le quote nazionali" ANGELO CAROTENUTO Tutto per
una battuta di Berlusconi. "D'Alema capolista in
Campania? Roba da archeologia. Del resto lì c'è Pompei". E allora
"D'Alema Jones" si toglie il gusto di partire proprio da qui, gli
scavi, con una visita privata stamattina, ospite del soprintendente, primo
appuntamento di una campagna elettorale che è tutt'insieme mano tesa e
compromesso, tregua e mezzo commissariamento. Si comincia da un luogo che è
metafora. D'Alema percorrerà via dell'Abbondanza, dove furono ritrovate 1.500
scritte elettorali: nei giorno dell'eruzione Pompei stava votando per i
magistrati. è metafora pure di un partito spaventato dalle macerie. D'Alema
viene a ribadire che "la vicenda dei rifiuti ha testimoniato il fallimento
di una intera classe dirigente, le responsabilità sono di tutti e la mia
candidatura come capolista in Campania significa che intendo assumermi la mia
parte", come ha detto ieri in un'intervista a Tvsette. "Le eventuali
dimissioni di Bassolino - sue parole - le deciderà lui e non possono essere
decise dall'alto. Il fallimento è dell'intera classe dirigente, compreso quella
di centrodestra. La gestione è stata per molti anni commissariale e dunque
dipendente dal governo centrale di cui Berlusconi era
il titolare". Parole che distendono il rapporto con Bassolino. è molto
probabile che oggi tra i due si stabilisca un contatto: appena due settimane fa
il governatore era deciso a non lasciarsi coinvolgere dalle manovre verso il
voto. Di certo è un segnale che Andrea Cozzolino, assessore regionale alle
Attività produttive, dica: "Non sciupiamo l'occasione di contribuire da
Napoli ad aprire una nuova stagione politica in Italia". Sottolineando:
"Come già altre volte è accaduto". Che significa: con i voti di qui. "Merito indubbio di Veltroni è aver reso possibile e credibile questo obiettivo. Con D'Alema,
che ha scelto di essere con noi, al nostro fianco in questo duro momento,
possiamo farcela". E le critiche di questi giorni? Cozzolino le definisce
giuste e condivisibili. E però: "Ora c'è la sfida. La
battaglia". Critiche che sarà D'Alema a doversi sorbire lungo l'arco della
sua giornata napoletana, che chiuderà in platea al Mercadante, spettatore di
Marina Confalone interprete di "Tre terzi". Dopo Pompei, in agenda
c'è un salto alla sede del partito, via Nazario Sauro. Poco distante, Salone
Margherita (ore 12), un gruppo di under 40 illustra l'appello pubblico a Veltroni perché ripensi alle candidature, parlando di
"disagio per le scelte compiute". Ma per D'Alema il momento del vero
faccia a faccia è fissato alle tre del pomeriggio, in direzione provinciale.
Dove rischia di prender corpo il tutti contro tutti che serpeggia da giorni.
Anteprime? Eccole. Eugenio Mazzarella dice: "Se dovessi ritenermi del tutto
soddisfatto, magari per essere in posizione ritenuta relativamente tranquilla,
direi cosa non vera. Nelle liste alla Camera per Campania 1, soprattutto, ci
sono importanti elementi di novità, a cominciare dal cappello di lista che vede
Nicolais dopo D'Alema; ma il criterio proposto dalla coordinatrice provinciale
Emma Giammattei di privilegiare il risultato del 14 ottobre non è stato
valorizzato appieno, e l'espressione dei territori, criterio anch'esso sancito
all'unanimità dalla direzione provinciale, è stato in effetti disatteso. Non
era facile affrontare la trattativa al tavolo romano con addosso la crisi
politico-amministrativa in atto in Campania. Certo Roma ci ha marciato un po'
troppo per così dire, con candidature di qualità ma non tutte facilmente
percepibili dai campani. Iannuzzi poteva fare di più. Solo il territorio
salernitano non ha subito le quote nazionali". E Pasquale Sommese,
consigliere regionale, confessa: "Roma ha utilizzato un'occasione di
debolezza per colpirci. Ora non dobbiamo più creare alibi. Le energie ci sono.
Abbiamo il dovere di recuperare le motivazioni di quelli che stanno al fronte.
Bisogna far capire che questo tipo di campagna elettorale ha effetti mediatici,
ma dal giorno dopo le elezioni il Pd dovrà strutturarsi sui territori. Questo
commissariamento delle liste, peraltro, favorisce un momento fertile perché De
Mita getti qualche sguardo a qualche delusione dentro la nostra parte".
Borbottano i socialisti di Ar, che lunedì tengono una direzione regionale.
Sinistra Arcobaleno accoglie oggi a Napoli (Hotel Ramada, alle 17) il
segretario nazionale di Prc, Franco Giordano. Ieri presentazione delle liste.
Arturo Scotto, numero uno alla Camera a Napoli e provincia: "Dicono che
siamo estremisti. Io credo sia da moderati sostenere che un lavoratore va
stabilizzato dopo 30 mesi trascorsi da precario".
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Milano
Sabato prossimo a San Siro. Tornerà per la chiusura Veltroni, un comizio tra le case
popolari Scelta simbolica per compensare la presenza di Colaninno e Ichino
Sciolte le tensioni con i radicali Oggi Berlusconi al Palalido, tra una settimana arriva Veltroni. Il leader del Partito democratico sarà sabato prossimo a
Milano, tappa centrale del tour nelle province lombarde che lo impegnerà per
tutta la settimana. E se il Cavaliere parla al chiuso del Palalido, il
suo concorrente diretto sceglie una location un po' inusuale, almeno per le
manifestazioni elettorali dei big del centrosinistra nella per loro osticissima
capitale del Nord: le case popolari di San Siro. Appuntamento a metà pomeriggio
in viale Mar Jonio, Veltroni terrà un comizio nel
cuore di un quartiere a forte insediamento popolare: una scelta simbolica,
quasi a rispondere a chi contesta al Pd di avere candidato nelle proprie liste,
e proprio a Milano, industriali alla Colaninno e giuslavoristi ultracritici con
l'articolo 18 come Ichino. Niente pranzo con una famiglia milanese, solo il
bagno di folla a San Siro (al quale dovrebbe partecipare anche il capolista del
Pd al Senato, Umberto Veronesi). Non c'è tempo, perché Veltroni,
sempre sabato
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Inanza e giganti
della politica. "Era un manifesto della Lega dei Ticinesi alle elezioni
dell'anno scorso. Ci è piaciuto. Lo abbiamo copiato", spiega Matteo
Salvini, segretario provinciale milanese della Lega Nord, ispirato dal Toro
Seduto elvetico finito nelle "riserve perché non hanno potuto mettere
regole all'immigrazione" come è scritto sul manifesto che sarà anche un
volantino, davanti l'indiano padano, dietro i dati sui clandestini e
sull'indulto. "Il messaggio è molto efficace. Se l'immigrazione
clandestina preoccupa gli svizzeri, figuriamoci quanto tocca noi... Quello che
chiediamo è un voto per l'autoconservazione", insiste Matteo Salvini dopo
che, alla convention leghista di domenica scorsa a Vicenza, il tema dell'immigrazione
è stato messo al primissimo punto della campagna elettorale. I dati elaborati
dal partito di Umberto Bossi sono quelli di sempre e spingono sull'insicurezza:
quattro milioni di immigrati regolari, non si contano i clandestini, l'88% nel
Centro-Nord, un quarto solo in Lombardia senza contare le 750 moschee che per i
leghisti sono spuntate come funghi. L'eurodeputato piemontese Mario Borghezio è
ancora più duro. La violenza su una donna avvenuta a Torino da parte di due
extracomunitari lo convince a fare la voce grossa: "Torino (e non solo) è
una città marocchinizzata. Basta col buonismo pro immigrati della sinistra. La
Lega Nord è pronta a inchiodarli alle loro responsabilità". Domanda. Ma se
Toro Seduto è come Alberto da Giussano o Braveheart, le ultime icone
dell'universo leghista, chi fa il generale Custer? Walter Veltroni? Domanda ancora più azzardata
quella sulle terribili giacche azzurre, o blu che dir si voglia, che hanno
costretto gli indiani nelle riserve. Per i leghisti di Umberto Bossi che alle
elezioni corrono con Berlusconi, l'unico azzurro riconosciuto è quello che veleggia dalle parti
di Arcore e sogna di tornare a Palazzo Chigi. Il manifesto con l'indiano
padano svizzero è comunque già entrato nella leggenda del Carroccio. Almeno
quanto la gallina padana dalle uova d'oro che ingrassa Roma, il primo manifesto
contro la Roma ladrona che incassa le tasse del Nord, disegnato dallo stesso
Bossi, secondo la leggenda. Nelle intenzioni dei leghisti l'indiano padano
dovrebbe diventare il nuovo emblema del Nord che rischia di essere sopraffatto.
Andrea Gibelli, vicepresidente dei deputati del Carroccio, ci fa sopra la
filosofia: "La Lega Nord è l'unica forza politica in grado di dare
maggiori garanzie di identità e di appartenenza al territorio". Anche a
costo di imitare un manifesto della Lega dei Ticinesi che, a sua volta, copia
nel sito ufficiale uno slogan caro a Bossi: "Padroni in casa nostra".
Mica per ridere, visto che in Svizzera secondo l'Ufficio Federale di Statistica
nel 2006 gli stranieri residenti erano addirittura il 20,7%. Molto più che in
Padania.
( da "Stampa, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Da ieri Berlusconi è asserragliato, le
comunicazioni interrotte, chino sulle candidature. Intorno ha i pretoriani,
tutti gli altri sono tenuti all'oscuro delle decisioni che intanto maturano. E
il silenzio del Capo alimenta lo stress, facce pallide, lingue tremanti in
attesa del responso: "Tu sei tra gli eletti", "tu sei fuori, ci
dispiace". Anche il Cavaliere però incassa i suoi no. Il più antipatico è
quello dell'imprenditore Antonio D'Amato, già presidente di Confindustria. Da
Vespa, Berlusconi aveva dato l'affare come "concluso
al 90 per cento", invece è l'altro 10 che ha prevalso. Qualcuno ipotizza: Berlusconi ha temuto di inimicarsi il futuro leader degli
industriali, Emma Marcegaglia. Pare invece sia solo una questione di prezzo
politico. D'Amato non si mette certo in pista per un posto alla Camera. Chiede
il Senato, dove il suo voto potrebbe essere decisivo, un paio d'altri seggi da
destinare a persone di fiducia, un ministero in caso di vittoria elettorale. Le
prime richieste sono state semi-accolte dal Cavaliere, l'ultima no. Le Attività
produttive? Fanno troppo gola alla Lega e ad An. Il Mezzogiorno? Già promesso
al siculo Miccichè, e comunque trattasi di vice-ministro. Berlusconi
contropropone a D'Amato di candidarsi per la successione a Bassolino in
Campania. Nel frattempo, prova a coinvolgere Andrea Riello, leader degli
industriali veneti. All'occhiello del Pdl, per adesso, l'unico fiore è il
"Ciceruacchio" dei tassisti romani, Loreno Bittarelli. Il suo merito
consiste nella rivolta corporativa che mise alle corde Veltroni sindaco di Roma. Dunque, una
candidatura mirata contro il segretario Pd che, dal suo punto di vista, la
considera prova di scarsa civiltà politica. Del resto, questo passa il
convento: qualche "letterina" (Barbara Matera, bionda annunciatrice Rai),
qualche soubrette (Katia Noventa), qualche vittima delle intercettazioni osé (Alessandra
Necci, figlia del defunto manager Fs), qualche consorte (Diana De Feo, moglie
di Emilio Fede), qualche onesto portaborse (Giuseppe Moles, assistente dell'ex
ministro Martino), forse addirittura un sottosegretario in carica del governo
Prodi (Daniela Melchiorre, portata in dote da Dini). Il misterioso elenco di
nomi, che Berlusconi si riserva di inserire a proprio
insindacabile giudizio, contiene soprattutto donne. Non vi compare la bellona
Francesca Pascale, presidente dei circoli "Silvio ci manchi":
"Io candidata? Magari... Ma ho ancora 23 anni, ce ne vogliono 25".
Più fortuna avrà Francesca Impiglia, su cui molto ebbero a ricamare i
rotocalchi rosa. E forse qualcuno non reputerà casuale, per un patito del
lifting come Silvio, la scelta di Mariella Rizzotti, chirurga plastica
torinese. Né quella di Licia, fisioterapista personale. Il vero dramma è
accontentare il partito. Sposti una pedina in Trentino e i contraccolpi si avvertono
in Puglia. Fabris, fuggito da Mastella, non lo vogliono in Veneto, va sistemato
altrove. Per mettere Matteoli (An) capolista al Senato in Toscana, Pera (Fi) è
stato dirottato sul Lazio, dove però il posto numero uno era stato promesso a
Gasparri (An), compensato con l'impegno che sarà lui a guidare il gruppo unico
Pdl a Palazzo Madama, nonostante la lunga fila di aspiranti. I
"nanetti" tremano, fra i due vasi di ferro rischiano di finire in
briciole. Rotondi, i Repubblicani, i socialisti, tutti si accontenterebbero a
questo punto di confermare gli uscenti. Dini, che non ha colto l'antifona,
insiste a sparare richieste giudicate folli nel giro berlusconiano. Arriva
notizia da Bruxelles che il commissario europeo Frattini si è auto-sospeso per
candidarsi col Pdl. Si parla per lui di Farnesina visto che sull'altro
candidato agli Esteri, Formigoni, grava come macigno un veto della Segreteria
di Stato americana, comunicato personalmente al Cavaliere, per le strette di
mano a Saddam Hussein, e non solo.
( da "Repubblica, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I due della Thyssen,
l'operaio marocchino leghista. E Boselli che dà il microfono al metalmeccanico,
l'ode di Grillo: ormai è tendenza Dalle fabbriche invisibili a Montecitorio e
il metallurgico ridiventa di moda Persino Berlusconi non
esclude presenze in lista dal mondo delle fabbriche Formule che nella bolgia
delle candidature più che di revival sanno di casting FILIPPO CECCARELLI Va
moltissimo dunque il metalmeccanico in lista, l'operaio elettorale. E il
dubbio, purtroppo, è che dipenda dai tanti ripetuti incidenti, dalle troppe
morti sul lavoro e soprattutto dalla velocità della politica, di questa
politica, a lavarsi la coscienza cavalcando argomenti, figure ed eventi che
scaldano i cuori e fanno emozione. Salvo poi dimenticarsene dopo la vittoria,
il pareggio o la sconfitta delle urne. Detto questo, l'inusitata rinuncia al
seggio di Oliviero Diliberto, immolatosi sull'altare di una classe operaia a
tal punto abbandonata ai suoi destini da non esistere ormai quasi più come
categoria del discorso pubblico, è comunque un segnale rimarchevole - e forse
anche la rivalsa fuori tempo di un mondo in estinzione, ma ancora vitale.
Accade come sempre in Italia: tutto d'un colpo, non senza polemiche e con
immaginosa, sospetta intensità. Così, il rogo Thyssen trova quasi
immediatamente non uno, ma due distinti e potenziali candidati fra gli operai
di quella fabbrica. Uno è un quadro, come si diceva una volta, del Pcdi, Ciro
Argentino; l'altro, un sopravvissuto della strage della linea 5, Paolo Boccuzzi,
subito nominato "deputato operaio" dal Pd. "Figlio, fratello e
compagno nostro" lo designava Di Pietro, mentre Chiamparino definiva la
candidatura "simbolica, non strumentale". Sennonché quasi in
contemporanea il Pd metteva in squadra anche l'ex capo dei giovani industriali
Colaninno. Di qui la scomunica di Bertinotti, "Uno è di troppo",
rinforzata dopo l'ingresso sempre a casa Veltroni del federmeccanico Calearo. Il
guaio, però, o per meglio dire la tragica coincidenza è che mentre i partiti si
affannavano sulle liste e l'anti-politica seguitava a interrogarsi sul che
fare, in giro per l'Italia continuavano a morire operai: a Genova, in Sicilia,
sull'autostrada Milano-Torino, a Molfetta. Ed ecco allora spuntare, in
rapida e forzata esuberanza elettorale, l'operaio marocchino della Lega, ecco
l'operaio socialista dell'Ilva al quale Boselli ha fatto tenere il discorso di
apertura della campagna elettorale, ecco l'ode funebre in forma di litania
composta da Beppe Grillo - "Quando un operaio muore è un assassinio, quasi
sempre. Quando un operaio muore, se faceva il politico, campava cent'anni"
- e i "grillini" del Friuli presentano alle elezioni l'operaio
antimafia Gioacchino Basile, la cui storia ha ispirato la fiction "A voce
alta". Insomma. L'altro giorno è parso normale ai giornalisti di chiedere
addirittura a Berlusconi se anche lui avesse idea di
mettere in lista qualche operaio; e il Cavaliere, a cui non difetta (come ai
giornalisti) una certa gioconda spudoratezza, gli ha pure risposto: "Beh,
stiamo vedendo di inserire qualche operaio attraverso le persone che hanno
collaborato ai circoli della libertà". Ecco comunque la formula
rivelatrice: "qualche operaio". Formula che nella bolgia delle
candidature inevitabilmente, più che di revival sa di casting, quote, marketing
e perfino area protetta del Wwf. Com'è ovvio, un tempo era l'esatto contrario.
Nella classe operaia s'identificava la Storia, il futuro, in qualche modo
un'entità di spessore mitico e religioso. Una gloria, una minaccia. Libri, poesie,
canzoni, parodie, cibo, lacrime, rabbie, immagini, Paolo VI la notte di Natale
agli altiforni di Taranto, Guido Rossa riverso nella sua automobile. Vengono in
mente i manifesti dei Comitati civici del 1948: "Quanto guadagna l'operaio
in Russia?"; e poi quelli del Pci nel 1968: "Meno potere ai padroni,
più potere agli operai". E venne l'epoca di Cipputi, di Gasparazzo, di
Mimì metallurgico, della classe operaia che andava in Paradiso. Adesso sono
anni che se ne sta all'inferno. E sarebbe un bel segno di speranza che da lì
dentro, dalla dannazione delle morti bianche e del nero dimenticatoio sociale,
la tirassero fuori quei due o tre deputati operai che i partiti si sono
improvvisamente degnati di far eleggere sottraendo il posto sicuro a qualche
leader, a qualche inutile parente o ambizioso portaborse. Ma certo l'onorevole
operaio di un tempo non ci sarà più. Erano tipi indimenticabili, con una loro
cultura, un loro linguaggio, un loro orgoglio ostinato e a tratti perfino
superbo. Avevano studiato, stavano per conto loro condividendo una
specializzazione anche parlamentare. Due tre generazioni di comunisti, non solo
piemontesi o lombardi: i Santhià, i Roasio, i Pugno, i Pizzinato. Venivano
dalla Terni, dai Cantieri navali di Palermo. Insieme, garantivano la cinghia di
trasmissione tra la fabbrica e Montecitorio: era facile allora la democrazia,
funzionava la rappresenza, erano famosi operai. Mentre quei pochi di cui si
parla oggi rischiano di essere operai famosi, come nei reality. Figure che le
tragedie del lavoro hanno reso emblematiche - e loro ne avrebbero fatto
volentieri a meno. Simboli in carne e ossa, testimonial, icone. Anche così, è
chiaro, portano qualcosa di prezioso all'attenzione del pubblico. La politica
ormai è sempre più questa. La moda ha scoperto le tute da lavoro. Basta saperlo
per dare a entrambe - moda e politica - il peso che si meritano. Gli operai,
dopo tutto, c'entrano e non c'entrano. Il divario con il potere almeno per ora
rimane.
( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vespri Candidate
premier, urla e massimo share Lasciando polemicamente la trasmissione, Enrico
Boselli ha disertato la puntata di Porta a Porta con lo share più alto (il 22
per cento), due punti in più di quelle con Berlusconi e Veltroni. E anche la più divertente, dedicata ai nanetti, i partiti
formato bonsai, bestia nera dei conduttori, preoccupati di vedere calare gli
ascolti. Sono di scena Gli altri, come titolava la serata dedicata a Daniela
Santanché, Enrico Boselli, Flavia D'Angeli, Bruno De Vita (tanto noti i primi
quanto sconosciuti gli altri due), candidati premier dei rispettivi
partiti. Seduto sulla poltrona lasciata vuota da Boselli (che nel frattempo,
armato di megafono, stava improvvisando un sit-in in via Teulada contro la
truffa di una par-condicio che discrimina le formazioni politiche minori),
Bruno Vespa ha avviato le danze, ovvero la rissa, scatenata dalle urla della
candidata-premier di Storace, indispettita dall'esposizione del programma della
omologa di Sinistra critica, "la professoressa", come, per tutta la
puntata, l'ha chiamata il conduttore del vivace happening. Per cinque minuti
non si è capito assolutamente nulla di quel che le due esponenti politiche
stavano dicendo, in piena libertà, con Vespa che lasciava fare prevedendo l'impennata
dell'auditel di fronte ai decibel del match tra la fascista e la comunista.
Evidentemente attratto dalla prof. De Angeli ("ma quante vere sinistre ci
sono? la sinistra è una scissione perenne?"), il conduttore sembrava
invece meno sensibile al programma politico del rappresentante dei consumatori,
in studio con una busta di plastica da cui spuntavano due filoncini di pane,
uno scontrino (due euro e 50 centesimi per mezzo chilo) e una proposta
rivoluzionaria: costringere i commercianti a esporre il doppio prezzo: uno con
il costo del pane e l'altro con il prezzo della vendita. Idee chiare anche
dalla giovane della falce e martello (alzare i salari come minimo di 300 euro e
tassare le rendite), contro le quali Vespa nulla ha potuto. Quando le ha chiesto
cosa c'era di così deplorevole nella proposta berlusconiana di detassare gli
straordinari, che tanto sono volontari, De Angeli lo ha accontentato subito:
"volontari se il salario non basta ad arrivare alla fine del mese? e dopo
dodici ore di lavoro magari uno ci rimette anche la vita". Per rimpolpare
la puntata, sono andati in onda tanti Berlusconi e
altrettanti Veltroni in replay, brani dei precedenti
interventi a Porta a Porta. Con la scusa di aiutare il contraddittorio a
distanza, Silvio e Walter raddoppiavano la loro presenza. Alla faccia della par
condicio. nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Astenuti, anche dal
video Quanto pesa l'informazione politica sulle scelte di voto degli elettori?
Proviamo un test con il nostro campione di astensionisti: si tratta come ormai
sapete di cittadine e cittadini che nel 2006 hanno votato per uno dei partiti
del centrosinistra ma che, delusi, questa volta hanno dichiarato all'inizio
della campagna elettorale, due settimane fa, che non sarebbero andati a votare.
Li stiamo seguendo per scoprire se e come la campagna elettorale di Veltroni e di Bertinotti riuscirà a (ri)conquistarli alla
causa del partito democratico o a quella della sinistra arcobaleno. Uno solo di
loro ha già cambiato idea, si tratta di Silvio, il fotografo di Palermo ex
elettore di Ds e Comunisti italiani che questa volta andrà a votare Sinistra
critica come forma di "astensione attiva" per non favorire la destra
"ma nemmeno Bertinotti che ha mandato a quel paese Turigliatto per tenersi
Pecoraro Scanio, bell'affare". Spettatori sempre meno convinti del "circo"
televisivo, i nostri astensionisti si accorgono che l'eccesso di programmi
nasconde la pochezza del messaggio. "Battute ad effetto, slogan,
informazione a capsule, il continuo ribadire che c'è un deficit di informazione
dei telespettatori, i botta e risposte, le polemiche e il parlarsi addosso:
basta preferisco la radio che offre discussioni pacate e alla fine mi fa
sentire più intelligente", dice Anna Lisa, lettrice all'Università di Bari
che ha votato Ds ma stavolta conferma l'intenzione di astenersi "anche se
comincia a fare breccia il timore del ritorno di Berlusconi".
C'è chi come Alessandro, programmatore di Napoli già sostenitore di Di Pietro,
orgogliosamente non possiede il televisore e chi come Giuseppe, docente di
informatica di Reggio ex elettore dei Comunisti italiani, se ne tiene alla
larga perché "non è fonte di informazione ma di prevaricazione perché
impone le emergenze e presenta le soluzioni delle solite "fonti
autorevoli" del pensiero unico". Nel paese che non legge i giornali i
nostri astensionisti non fanno eccezione. C'è Silvio che quasi eroicamente
propone di comprarne tre al giorno almeno durante tutta la campagna elettorale
per leggerli dopo cena al posto della tv Anna Lisa che anche ieri ha comprato
la sua copia ma ancora una volta non è riuscita e leggerla e Ilenia, dottoranda
di storia di Roma che nel
( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO MARINCOLA
Sul palco la sagoma stilizzata di una famiglia, papà, mamma, figlio, come
potrebbe scarabocchiarla un bambino all'asilo. Gianni Alemanno volge lo sguardo
al disegno quanto basta per non distorglielo dalla platea: "Faremo nascere
- annuncia - asili nido per 10 mila nuovi posti nel prossimo quinquennio".
Applausi, bandiere del Pdl che sventolano come per un gol. È il momento clou
del convegno "Vita, famiglia, educazione", il primo forse dei
"grandi" appuntamenti in agenda. Pomeriggio di ieri. Auditorium di
via della Conciliazione, quello meno laico se non altro per la vicinanza anche
geofisica al Cupolone. All'election day manca poco più di un mese. Il clima si
va surriscaldando. "È il segnale che in Germania ha voluto dare Angela
Merkel - riprende Alemanno - nessuno dovrà rinunciare a un figlio o scegliere
tra il lavoro e una gravidanza". In poltrona, sprofondato come per un talk
show Giuliano Ferrara, ma anche Gianfranco Fini, Barbara Saltamartini, Alfredo
Antoniozzi, candidato alla Provincia di Roma per il Pdl. Al senatore Alfredo
Mantovano tocca la parte del bravo presentatore. I temi si intrecciano, la
corsa al Campidoglio, "le sicurezze", la battaglia per la vita. Nella stessa sala, ieri quasi piena, Berlusconi sottoscrisse non molto tempo fa il primo "Patto per
Roma". Era l'epoca in cui il veltronismo imperava. L'indice di gradimento
dell'ex sindaco era ai massimi storici. L'opposizione tornava a riunirsi dopo
una lunga serie di microfratture scomposte. Ora le ferite si sono in
parte rimarginate. Il prossimo 15 marzo il Cavaliere controfirmerà a Corviale,
il "serpentone" "simbolo del degrado e dei 15 anni di malgoverno
del centrosinistra", il nuovo Patto per Roma. Il compito di Alemanno
apparentemente è rimasto lo stesso: contrastare la corsa del favorito che oggi
stante ai sondaggi si chiama Rutelli. L'ex ministro all'Agricoltura del governo
Berlusconi lo sottolinea con una certa dose di
autoironia: "Che non sia - si raccomanda dopo la prima calorosa
accoglienza - l'applauso all'eroe che va alla battaglia disperata...".
L'ex avversario di Veltroni, non sembra proprio
disposto a recitare lo stesso copione dell'ultima tornata elettorale. Elenca:
"Nel 2006 su 16.500 richieste solo 6.500 sono state accolte. Il nostro
impegno è dare una risposta alle 10 mila richieste inevase". Poi aggiunge,
imperativo: "Obbligheremo tutte le grandi unità lavorative, a cominciare
dai ministeri e dagli enti pubblici subito a far nascere nuovi asili e
incentiveremo la nascita di nidi privati presso i luoghi di lavoro". Fa il
paio con l'altro punto forte del candidato Pdl è l'edilizia sociale, ventimila
nuovi alloggi ad affitto concordato. L'atmosfera intorno è quella del family
day, del "fisco formato famiglia", ritornello che ritorna di
frequente. All'ingresso si vendono i gadget e libri su Sarkozy con
l'introduzione di Fini e quelli di Rao ("La Croce celtica"). Ferrara
nel frattempo è già andato via,non prima di aver spiegato la sua strategia,
"marciare divisi per colpire uniti". Alemanno definirà con Potito
Salatto nei prossimi giorni le candidature della lista civica, "persone
normali, nè finti precari, nè Vip". Ieri ha inaugurato il nuovo sito,
(www.alemanno.it). In fatto di diritti civili il candidato del Pdl ha uno
slogan già pronto: "Una politica sociale e fiscale che aiuti le unioni di
fatto a diventare famiglie". L'ultima battuta di Gianfranco Fini non è per
Rutelli ma è diretta a Ferrara: "La battaglia per i valori e la difesa
della vita è una battaglia alta e trasversale, non può essere ridotta alla
conta di qualche voto".
( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - E' la rivolta dei "piccoli". Non c'è solo il socialista Enrico
Boselli che lascia lo studio di "Porta a Porta" contro la
sottovalutazione mediatica del suo partito. Giovedì prossimo la Sinistra
arcobaleno manifesterà davanti alla Rai per la stessa ragione. "I piccoli
partiti sono discriminati", insistono anche Pier Ferdinando Casini e tutta
l'Udc. Ma da viale Mazzini si sciorinano i dati dell'Osservatorio di Pavia per
dimostrare che le critiche sono ingiustificate. Anche se l'Authority Tlc
assicura che intensificherà la vigilanza. Nel periodo dal 16 al 22 febbraio
2008 nei telegiornali Rai l'attenzione alle forze politiche è stata così
ripartita: Partito democratico (26,1%); Unione di centro (11,3%), Forza Italia
(10,5%), Alleanza Nazionale (10,3%), Rifondazione Comunista (5,4%), Rosa nel
pugno (4,7%), Lega Nord (3,4%), Movimento per l'autonomia (2,6%), Popolo della
libertà (2,4%), Libertà e solidarietà - Rosa Bianca (2,4%), altri 2,0%. Mentre
l'elenco nominativo dei soggetti politici evidenzia ai primi posti Walter Veltroni, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Fausto
Bertinotti, Massimo D'Alema, Romano Prodi, Franco Giordano, Mario Baccini,
Raffaele Lombardo, Antonio Di Pietro. In generale in tutti i programmi Rai,
compresi quindi anche quelli di approfondimento, nel periodo monitorato il politico
più presente è stato il leader del Pd con il 12,2% dell'attenzione e il 9,8%
della presenza diretta; segue Gianfranco Fini con l'8,6% di attenzione e
l'11,1% di presenza diretta. Poi ci sono Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando
Casini. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno ha il 6,6% di attenzione e il
9,7% di presenza diretta; il leader Udc rispettivamente il 7,2 e l'8%. Silvio Berlusconi il 3,7% di attenzione e lo 0,4% di presenza
diretta. Ma Bertinotti insiste: "Non è tanto importanza la quantità del
tempo ma la sua qualità". Casini dal canto suo sottolinea che "c'è
una disparità incredibile, i tg sono scandalosi". Il candidato premier
dell'Unione di centro afferma: "Noi non abbiamo complessi di inferiorità,
sappiamo che la nostra battaglia è dura, ma siamo sicuri che gli italiani
capiranno e non cadranno nella trappola dei mass media che vogliono catturare
la loro attenzione. Pd e Pdl si danno una mano vicendevolmente. Noi andiamo
avanti con serenità". Casini si appella quindi agli italiani: "Riprendetevi
il vostro voto, decidete voi". Giovedì prossimo a viale Mazzini la
manifestazione guidata da Bertinotti inizierà alle 13 alla presenza di
personalità del mondo dell'informazione, dello spettacolo e della cultura.
Nella stessa giornata sono previsti presidi presso le sedi regionali della Rai.
"La tv pubblica sta svolgendo correttamente il suo ruolo", replica il
presidente della Rai Claudio Petruccioli. "Fino ad oggi - afferma - la Rai
ha raccontato agli italiani la politica in modo equilibrato. Sfido chiunque in
Italia a dire che la Rai non ha raccontato correttamente quali siano le
posizioni in campo, di tutti". E precisa: "Capisco che ci sia una
tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va
sottosterzo, a concentrare l'attenzione su Veltroni e Berlusconi.
Ma la Rai non vuole cedere a questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha
fatto, sulla base dei doveri di pluralismo che ha come servizio pubblico.
Capisco anche le insoddisfazioni di alcune forze politiche, ma la censura è
un'altra cosa".
( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - No ai "sogni impossibili". Sì a un "patto di verità e di
responsabilità". Presenta il programma Pier Ferdinando Casini. Un
programma che "non è il libro dei sogni impossibili". Un programma
"basato sulla forza dei nostri valori, sull'identità cristiana e la
famiglia" che "sancisce l'intesa programmatica e politica tra l'Udc e
la Rosa Bianca". Un'intesa che durante questa campagna elettorale porterà
alla Costituente per un nuovo soggetto politico. Una Costituente che è la
novità "di questa sfida elettorale di fronte alle grandi armate dove c'è
tutto e il contrario di tutto rappresentate dal Pdl da una parte e dal Pd
dall'altra". Rivendicando al proprio partito la possibilità di esprimere
una politica fortemente identitaria sui temi etici. E, dopo aver criticato i
partiti di Walter Veltroni e di
Silvio Berlusconi, il
candidato premier dell'Unione di centro conferma il no ad "accordi post
elettorali. Le alleanze si fanno prima delle elezioni". Insomma non si
fanno "sconti a nessuno". Tanto meno il Centro sarà disponibile a
"fare da tappabuchi", questo sempre in risposta all'offerta avanzata
dal Cavaliere di concorrere alla politica del Pdl dopo le elezioni.
Spiega il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa: "L'Unione di centro non è più
L'Udc e non è la Rosa Bianca, ma è un nuovo soggetto". Quindi annuncia la
partenza di "un coordinamento guidato da Pezzotta con cui arrivare alla
Costituente per un nuovo soggetto politico". Conferma Savino Pezzotta
"non ci vogliamo fermare ad un Patto elettorale". Quindi, l'ex
segretario della Cisl replica al Cavaliere: "E' singolare che Berlusconi affermi che il Pdl è il partito dei cattolici.
L'unica forza di ispirazione cristiana dichiarata è la nostra". E, ancora
rivolto al leader del Pdl: "Noi non saliamo sui predellini delle
macchine" riferendosi all'annuncio della creazione del Pdl ad opera di Berlusconi in piazza San Babila a Milano. "Noi abbiamo
in comune l'ispirazione cristiana, il riferimento all'economia sociale di
mercato. In una parola, libertà e solidarietà". E poi la presenza di una
forza di centro è "necessaria". L'obiettivo dichiarato dell'Unione di
centro, spiega Pezzotta, è "rompere lo schema di questo bipolarismo
muscolare". "Non vorrei che sotto sotto, con l'idea del sindaco
d'Italia - sostiene - si facesse avanzare il presidenzialismo. Noi siamo
contrari e riteniamo che il sistema parlamentare, pur se con qualche
correzione, sia ancora il migliore". Insomma, va bene ridurre la
frammentazione, ma questo non può cancellare il pluralismo: "Si vuole il
duopolio - sottolinea ancora Pezzotta - dietro l'obiettivo di cancellare la
frammentazione politica. Non è accettabile confondere la frammentazione con il
pluralismo". Bruno Tabacci, invece, se la prende con il Cavaliere
definendolo "l'usato sicuro della furbizia, che ci porta fuori
strada". Mentre in serata Beppe Pisanu, in un incontro con Casini a Sky
Tg24, ripete la richiesta di Berlusconi: "Non
escludo l'intesa con l'Udc". A "Otto e mezzo" Casini è
tempestato dai conduttori di domande su Mastella. Seccato il leader dell'Udc
abbandona il programma: "Non è una cosa accettabile, mi avete invitato per
parlare del programma e invece non ne ho parlato per nulla. Sono qui a
rispondere alle domande su Mastella e di gossip vario", "vorrà dire
che la prossima volta non vengo", Ora in pillole il programma dell'Unione
di centro: cinque impegni sulla centralità della famiglia ("pax
fiscale" alleggerendo il carico su famiglie e imprese), la difesa della
vita, il merito (iniziando dalla scuola con deduzione dal reddito delle spese
per asili nido, scuole materne e libri scolastici), la sicurezza,
l'indipendenza energetica (rilancio del nucleare e incentivi per l'impiego
delle fonti rinnovabili).
( da "Messaggero, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
K di ogni specie e
genere, ora la cronaca ancora calda (anzi, caldissima) diventa oggetto
ispiratore della fiction, come nell'episodio dei Ris (canale 5) intitolato La
strage che altro non è che il resoconto terribile della mattanza di Erba, con
la sola precauzione del cambio dei nomi dei protagonisti. E' la conferma della
superiorità della realtà rispetto alla fantasia, soprattutto quando manca la
materia prima: le idee. Auditel e sondaggi non vanno d'accordo, almeno stando alle più recenti puntate di Porta a Porta, che ha
messo in fila prima Veltroni, poi Berlusconi quindi un pugno di "nanetti", ovvero di rappresentanti
dei partiti minori. La sorpresa è che proprio quest'ultimo appuntamento ha
battuto in share sia il leader del Pd che quello del Pdl: 22,42 contro il 20,61
di Veltroni e il 19,32 di Berlusconi. L'approfondimento di
Raiuno è stato aperto dal colpo di scena del segretario socialista Boselli che
ha lasciato lo studio lamentandosi della scarsa attenzione della tv verso il
suo partito. Allora è vero: la protesta paga. Giuliano Ferrara è un conduttore
di indubbio peso. Tanto che la sua assenza, causa candidatura politica, si fa
sentire anche negli ascolti della sua creatura Otto e mezzo. Accorciato di una
ventina di minuti, senza più sforamenti tollerati, affidato alla guida tranquilla
di Ritanna Armeni e Lanfranco Pace, si avverte (anche in questo caso
pesantemente) nel talk l'assenza della lucidità di una guida capace di
fronteggiare gli ospiti non accontentandosi di fare semplici domande.
( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-08 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Tassisti in Parlamento Il falco Bittarelli corre per
il Pdl "I tassisti di tutta Italia hanno invitato Fini e Berlusconi ad esprimere un loro candidato.
E io alla fine ho accettato la loro richiesta": Loreno Bittarelli, il
"falco" leader di tutte le proteste dei tassisti contro Walter Veltroni e presidente del
( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco L'obiettivo di Casini è un
partito-cerniera contro i due Golia L' insistenza con la quale il fronte
berlusconiano lo attacca fa capire che Pier Ferdinando Casini magari non è un
concorrente, ma certo rappresenta un'incognita. Il profilo col quale la sua
Costituente di centro cerca di presentarsi all'elettorato abbina la leadership
dell'ex presidente della Camera all'oblìo sull'Udc. Il tentativo è quello di
liberarsi dell'etichetta di ex alleati del Pdl; valorizzare la novità
dell'accordo con la Cosa Bianca di Savino Pezzotta; sfruttare il serbatoio dei
voti campani dell'ex popolare Ciriaco De Mita, di quelli siciliani di Totò
Cuffaro; e magari ereditarne qualcuno dallo sfacelo dell'Udeur di Clemente
Mastella, che Casini non ha voluto candidare ma del quale parla con rispetto.
Ma soprattutto, punta ad incassare consensi quasi di rimbalzo, confidando sul
rifiuto del bipartitismo "in vitro" Pdl-Pd. è
proprio sullo schiacciamento fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che il centrismo ritiene di poter costruire le proprie fortune.
è la stessa logica del Davide contro "i due Golia", alla quale si
affida la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti. La denuncia contro una
campagna "vigilata o limitata al protagonismo dei due maggiori
partiti", fatta dal centrista Bruno Tabacci, evoca uno scenario che
"fa torto all'intelligenza degli italiani". Forse seguendo lo stesso
canovaccio, ieri Casini ha lasciato per protesta una trasmissione televisiva.
Su questo sfondo, prende forma un'offensiva che dovrebbe provocare un'erosione
dell'elettorato moderato, a destra ed a sinistra. Si scommette sulla rivolta
contro uno schema che dà per scontati "due vincitori": Pdl e Pd.
Casini vuole essere il terzo vincente non semplicemente con l'ingresso in
Parlamento, ma alla testa di un partito-cerniera decisivo soprattutto al
Senato. Per questo i centristi non smettono di contestare "il voto
inutile" alle forze minori, additato da Berlusconi
e Fini, ma anche da esponenti della sinistra come Anna Finocchiaro, capolista
del Pd in Sicilia. Chiedono all'elettorato di smentirlo, come se già fossero
all'opposizione di un governo di unità nazionale. Casini scaccia il sospetto
diffuso che alla fine i centristi potrebbero soccorrere uno dei vincitori,
giurando: "Non saremo i tappabuchi di nessuno ". In fondo, l'esito di
questa sfida difficile ai limiti dell'azzardo dipenderà dalla capacità di
accreditarsi come "Davide " contro i "due Golia". Il
sistema elettorale non lo aiuta; la delusione e il disorientamento che si
captano nel Paese, invece, potrebbero favorirlo. Quando Fini bolla
velenosamente la Costituente di Centro come "l'Udc più Pezzotta",
nega credibilità all'operazione e tenta di schiacciarla sul passato. E quando
gli uomini di Berlusconi spiegano che il vero partito
dei cattolici è il Pdl, attaccano sull'altro fronte che potrebbe
"coprire" il piccolo esercito di Casini. Pezzotta, ieri, forse in
ricordo del "Family day" di cui è stato portavoce, ha risposto che
"l'unica forza di ispirazione cristiana che lo dice con chiarezza è la
nostra ": un'affermazione a dir poco impegnativa; e imbarazzante per
quella parte dell'episcopato che potrebbe discretamente appoggiare i centristi:
se i risultati fossero deludenti, risulterebbe ridicolizzata anche l'influenza
delle gerarchie cattoliche. Anche per questo, è prevedibile che i vescovi
italiani non sosterranno nessuno: almeno ufficialmente. Ma le tensioni fra
Casini e gli ex alleati sono destinate a crescere. Le accentuano l'emorragia di
"quadri" dell'ex Udc verso il nuovo partito berlusconiano, sebbene
Casini finga di non preoccuparsene più di tanto; gli attacchi frontali del
Cavaliere, per il quale votare per i centristi significherebbe regalare voti al
Pd di Walter Veltroni; e gli scambi al curaro fra
Casini e Fini, ex amici oltre che ex alleati. La conferma si è avuta ieri, dopo
la gaffe del leader di An sul candidato democratico alle presidenziali negli
Usa, Barack Obama. La sua uscita su un'America che sarebbe ancora impreparata
ad eleggere "un presidente nero", è stata subito usata dai centristi,
oltre che dal Pd, per delegittimare il Partito del popolo. An è un partito che
ha ancora "alcune radici vive nella storia del fascismo"; ed è
paradossale che "si voglia camuffare da partito popolare", lo hanno
infilzato. Dietro si intravede la tesi dello sbilanciamento a destra del Pdl,
che dovrebbe creare problemi anche a livello europeo. Ma a Casini preme che la
tesi passi in Italia. Non osa sperare in un "effetto Bayrou", il
centrista francese che nel 2007 prese il 22 per cento. Gli basta sognare l'8
della soglia per il Senato, e mettere nei guai i "due Golia". \\ Lo
scontro aperto con Fini e la "concorrenza sleale" di Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni Il destino della squadra e l'intreccio della sfida
politica Il fattore Milan nella campagna del Cavaliere SEGUE DALLA PRIMA
"Con l'Italia che versa in condizioni economiche difficili non posso
mettermi a spendere per il Milan". Se il Cavaliere pensa e dice di voler
gestire così il Paese e la sua squadra non è per scelta ma per necessità, e
soprattutto perché altri glielo impongono. Fosse per lui taglierebbe le tasse
al primo Consiglio dei ministri, ma sa che l'Europa porrebbe il veto. Fosse per
lui metterebbe le mani al portafogli di famiglia per rifondare il Milan, ma sa
che i figli si opporrebbero. Non gli resta che affidarsi alla "creatività
" di Giulio Tremonti e ai buoni uffici di Fedele Confalonieri. Raccontano
infatti che dopo la sconfitta in Champions league abbia cercato conforto nel
presidente di Mediaset - tifoso addolorato quanto il Cavaliere - quasi
esortandolo a perorare la causa con la figlia: "Serve uno sforzo per
rilanciare la squadra. Invece Marina...". Marina, che dal padre ha
ereditato le doti di comando, non si impietosisce: "Scusa, ma se tu dici
sempre che bisogna badare ai bilanci, poi non puoi chiedermi un'eccezione per
il Milan". Pare che l'"eccezione" si aggiri intorno ai cento
milioni di euro, a meno di non voler ripiegare sul ritorno di Shevchenko,
confidando nelle ginocchia di Maldini e sperando nella resurrezione di Ronaldo.
Se è vero che i successi del Milan sono stati finora un modo per l'affermazione
del primato con altri mezzi, quanto gli sta capitando con i rossoneri deve
sembrargli un'ingiustizia. Giusto adesso che gli elettori sembrano propensi a
concedergli la rivincita per palazzo Chigi, i tifosi iniziano a contestarne la
gestione, perché temono un appagamento di vittorie. Così il tonfo con
l'Arsenal, "che non ci ha fatto vedere palla", rischia di offuscare
l'immagine vincente del Cavaliere. E potrebbe avere dei riflessi sui sondaggi.
Nel 2004 la conquista dello scudetto gli fruttò elettoralmente l'1% alle
Europee, più o meno quanto frutta il simbolo della Dc. Avrà pure ragione quando
si difende, quando ricorda che "abbiamo appena conquistato la Coppa del
mondo per club". Però nel calcio come in politica il passato, per quanto
prossimo, non conta. E la richiesta di un "ricambio
generazionale" al Milan appare la metafora dello scontro con Walter Veltroni. Non a caso ieri l'Unità lo ha
schernito nel fascione rosso della prima pagina, riportando una sua dichiarazione
prima della sfida con l'Arsenal: "Ho assistito ad alcuni numeri di Pato e
sono convinto che lui e Kakà siano la chiave per vincere. Sogno una
finale con il Real Madrid ". Commento del giornale: "Se tutti i suoi
pronostici sono così...". Niente più sogni, niente più promesse. Pur di
giustificare la linea dell'austerità calcistica, Berlusconi
è pronto a cercare delle scuse. Il giorno in cui incontrò Clemente Mastella per
firmare il patto con l'Udeur, il colloquio incidentalmente piegò su Ronaldinho.
"Allora Silvio, lo compri o no?". "Avrei voluto ma Kakà e Pato
hanno posto il veto. E troppe primedonne in una squadra possono rovinare lo
spogliatoio". Visto com'è finita l'intesa politica, Mastella è propenso a
ritenere che il Cavaliere abbia detto un bugia, "un'altra bugia ". Berlusconi vede riflessa nel suo Milan l'immagine del Paese,
"una squadra lenta e da ringiovanire, perché il gioco moderno richiede
freschezza atletica". Aspira e punta a "tornare vincente", ma
intanto è costretto a rincorrere il quarto posto in campionato per tornare in
Europa, come l'Italia che in Europa arranca nei posti di rincalzo. Una volta
s'infuriava appena gli toccavano il Milan, ieri invece ha subìto una battuta
senza replicare. Entrato nella stanza dove si decidevano le liste, Berlusconi ha chiesto: "Come va la squadra?".
"La Roma benissimo", gli ha risposto Maurizio Gasparri, futuro
capogruppo del Pdl al Senato. E dire che l'indomani della sconfitta, con
Gianfranco Fini, si era rifugiato nella cabala: "Vabbè, abbiamo perso. Ma
anche nel 2001 accadde la stessa cosa. Uscimmo dalla Champions league e poi
vinsi le elezioni". Milan, rialzati. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-08 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Bittarelli si presenta a Roma Centrodestra, un seggio al capo dei
tassisti "ribelli" ROMA - Si presenta come il paladino contro le liberalizzazioni.
"Voglio rappresentare le categorie colpite dal decreto Bersani":
Loreno Bittarelli, leader delle proteste dei tassisti romani, si candida con il
Pdl. Correrà a Roma. Una scelta naturale. Il "falco" ha ingaggiato (e perso) un duro braccio di ferro con Veltroni per cercare di evitare - invano
- il rilascio di nuove licenze. E vanta buoni rapporti con esponenti di An,
come Alemanno. "I tassisti hanno invitato Berlusconi e Fini ad esprimere un loro candidato. E io ho accettato",
ha detto Bittarelli, presidente della coop 3570. Nel 2006 era stato però
contestato. Il Corriere aveva infatti svelato che il "falco", mentre
i tassisti scioperavano contro le liberalizzazioni, aveva creato una sua
società parallela, la Isd, per gestire nuovi servizi di trasporto. Respinte le
accuse di conflitto di interessi, Bittarelli ha liquidato le quote di Isd. Ora
riparte dalla politica. "Ma non cambia nulla", scherzano dal loft di Veltroni, "quasi tutti tassisti già votano a
destra". Pa.Fo. Leader Loreno Bittarelli guidò la protesta dei tassisti.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rischio default
parla Wolfgang Munchau, che ipotizzò l'uscita dall'euro "Si scarica
sull'Italia il panico dei mercati" Picco record dello spread sui titoli.
L'editorialista Ft: "Berlusconi o Veltroni,
sarà comunque meglio" I mercati obbligazionari sono nel panico e si stanno
accanendo sui paesi più deboli come l'Italia. Stavolta l'incertezza
preelettorale, le consuete riserve sulla governabilità del nostro paese o sulle
riforme mancate, insomma i fattori contingenti della politica italiana
c'entrano poco con il differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani che
ha raggiunto ieri un nuovo record a 72 punti. Parola di Wolfgang Munchau,
autorevole condirettore del Financial Times , in passato, spesso, severo
bacchettatore dell'Italia. Per ora, osserva a colloquio con il Riformista , il
rischio default, per l'Italia, è remoto. Anche se i mercati, travolti dalla
crisi finanziaria dei subprime, ci scommettono tre volte di più di qualche
settimana fa. Ieri un'agenzia RadiocorIlSole24Ore dava conto dell'ampliamento
ulteriore dello spread tra Btp decennale e Bund, che è aumentato in un solo
giorno di undici punti, raggiungendo il picco massimo dal 1999. Tuttavia, in
questo contesto, in cui i mercati puniscono comunque i paesi dalla cornice
economica più incerta, l'editorialista della bibbia della City commenta la
caduta del governo Prodi come "una buona notizia" che porterà, visto
il quadro politico in rapidissimo mutamento, ad un nuovo esecutivo che sarà
"in ogni caso" migliore degli ultimi due. Perché Veltroni
si è sganciato dalla sinistra, perché Berlusconi è
cambiato. Un rischio, però, c'è. Ed è che il costante fallimento delle riforme
economiche produca una persistente situazione di bassa crescita e, prima o poi,
l'avvento di un partito populista, anti-europeista che potrebbe creare un clima
politico "molto pericoloso". Si occupa spesso di Italia,
l'editorialista tedesco del quotidiano britannico. E uno degli articoli più
impietosi, che creò una valanga di polemiche e addirittura una presa di posizione
della Commissione europea, risale all'aprile del 2006. Munchau diede allora il
benvenuto al governo Prodi con parole inequivocabili: "La risicata
vittoria della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi costituisce
il peggior esito immaginabile in termini di possibilità dell'Italia di rimanere
nell'Eurozona oltre il 2015". Oggi l'editorialista tedesco del Ft , saluta
la caduta dell'esecutivo Prodi come una buona novella, perché "obbliga al
cambiamento". Aggiunge di non avere preferenze per un partito o per
l'altro, "come straniero", ma osserva che dalla sfiducia a Prodi, due
mesi fa, sono cambiate alcune cose che hanno modificato profondamente in
quadro: "Il nuovo Partito democratico di Veltroni
è una forza politica più riformista della "rainbow coalition" di
Prodi. Inoltre, penso che Berlusconi punterà ad una
politica diversa, stavolta, rispetto all'ultima. Dunque, penso che il prossimo
governo italiano sarà meglio degli ultimi due, chiunque vinca le
elezioni". Quindi, mentre a febbraio, poco dopo la sfiducia a Prodi, in un
altro durissimo editoriale che cominciava con una citazione dantesca, aveva
definito poco auspicabile un ritorno di Berlusconi a
Palazzo Chigi, oggi ammette che il quadro politico è totalmente cambiato, che
la cautela ostentata di Berlusconi sui programmi
economici fa pensare che il Cavaliere punterà, stavolta, ad obiettivi più
credibili. In merito all'allarmante andamento del mercato dei titoli, Munchau
spiega di aver "sempre pensato che i mercati obbligazionari siano distratti
sino a quando non sono presi dal panico. Credo che non si siano occupati del
rischio default italiano sino ad oggi e che ora siano nel panico". Il
default italiano, aggiunge, "non è ampio, ma non è neanche a zero. I
mercati non sono in preda al panico per ragioni connesse alla politica
italiana. Dal punto di vista di un investitore, non è cambiato molto. I mercati
sono nel panico perché gli spread stanno aumentando ovunque e gli investitori
si rendono conto, improvvisamente, che c'è credito più affidabile di
altro". Resta però un rischio, per il nostro paese, secondo
l'editorialista del quotidiano finanziario. Che ci tiene anche a sottolineare
un fatto: "Non credo - e non l'ho mai detto neanche in passato - che un
governo italiano dovrebbe o potrebbe abbandonare l'euro". Due anni fa,
ricorda, "ho dichiarato che il persistente fallimento dei tentativi di
riformare l'economia italiana avrebbero potuto far vincere le elezioni ad un
partito populista, anti-europeista". La conseguenza ovvia è che
"altri dieci o venti anni di crescita zero potrebbero creare un clima
politico molto pericoloso". Sembra quasi che parli di Tremonti.
08/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conversazione
elettorale Viva la camomilla Petruccioli: tv civile "Non è una campagna
elettorale camomilla. E la Rai sta svolgendo correttamente il suo ruolo":
il presidente della Rai Petruccioli cerca di uscire da un duplice assedio: le
accuse dei politici e i dati dell'Auditel. Capitolo politici: Boselli ha
lasciato polemicamente la trasmissione Porta a Porta denunciando che, quella
attuale, sarebbe una campagna elettorale "truccata". E anche altri
"piccoli" ieri sono andati all'attacco: Casini ha definito i
telegiornali "scandalosi", Bertinotti ha annunciato un girotondo
attorno alla sede della Rai, Di Pietro presenterà invece un ricorso
all'Autorità di vigilanza e la Dc di Pizza si appella all'Osce. Capitolo
Auditel: i dati mostrerebbero una campagna un po' noiosa, poco brillante:
comunque tale da non catturare l'attenzione dei telespettatori. Nonostante lo
sfondo sia tutt'altro che rasserenante, il presidente della Rai Claudio
Petruccioli, in una conversazione col Riformista , ostenta sicurezza e difende
su tutta la linea il ruolo seguito finora dal servizio pubblico: "La tesi
che questa sia una campagna elettorale camomilla non solo non mi persuade, ma
non è compito nostro, di chi la racconta, farla diventare più o meno
effervescente". Ma, soprattutto, Petruccioli non vuol sentir parlare di
una campagna elettorale truccata: "Fino ad oggi la Rai ha raccontato agli
italiani la politica in modo equilibrato. Sfido chiunque in Italia a dire che
la Rai non ha raccontato correttamente quali siano le posizioni in campo, di
tutti". E precisa: "Capisco che ci sia una tendenza inerziale, come quando guidi una macchina che va sottosterzo, a concentrare
l'attenzione su Veltroni e Berlusconi. Ma la Rai non vuole cedere a
questa inerzia, anzi la deve calmierare, come ha fatto, sulla base dei doveri
di pluralismo che ha come servizio pubblico. Capisco anche le insoddisfazioni
di alcune forze politiche, ma la censura è un'altra cosa".
Mercoledì prossimo il presidente della Rai riferirà al consiglio di
amministrazione sui dati della par condicio. Per ora non ha in mano le cifre
definitive ma definisce "rassicuranti" le elaborazioni che ha visto.
O comunque tali da poter dire che il servizio pubblico si è mosso
correttamente, sia nei tg che negli altri spazi informativi, sia pur tra
qualche difficoltà: "Il periodo a cui si riferiscono i dati, dal 7
febbraio al 7 marzo, è diviso in due parti: nella prima i soggetti che hanno
avuto accesso alla comunicazione politica sono quelli rappresentati in
Parlamento. Nella seconda sono quelli che si presentano alle elezioni. Nel
frattempo è successo di tutto, si sono smontate e rimontate le alleanze, basti
pensare alla Rosa Bianca, all'Udc, ai radicali, e a tutti gli eventi della
politica che modificano i criteri di rilevazione. Se qualche difficoltà c'è, è
dovuta al fatto che il quadro è fluido. Per questo ho parlato con i socialisti
e, prevedo che dovrò farlo anche con altri partiti nel corso in questo
mese". Fin qui i partiti. Ma Petruccioli non è affatto convinto che, al di
là delle regole, il confronto sia noioso. E ne sottolinea tre elementi. Il
primo è il fair play : "Il dato politico è che la campagna si è svolta
finora con un tono complessivo civile". 7 Alessandro De Angelis
08/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni in tv 2
sostiene maurizio costanzo: "no alle risse" "Credo che la Rai
stia facendo le cose per bene" "Quando Tatò mi chiese di fare la
scaletta a Berlinguer" Maurizio Costanzo promuove
Walter Veltroni ("Bravo
con la gente e bravissimo a replicare alle domande dei giornalisti, visto che
si rivolge a loro come "colleghi"") e Silvio Berlusconi ("Con quell'eterno
sorriso, anche quando sta per strada..."). In più, conferisce una menzione
di merito alla candidata premier della Destra, Daniela Santanchè.
"A prescindere dai contenuti, il suo modo di comunicare mi sembra davvero
efficace". La stella polare della comunicazione politica? "Per il
presente, si chiama Obama". Quando al tedio che starebbe pervadendo la
campagna elettorale nostrana, per Costanzo è "semplicemente
fisiologico". Il perché è presto detto. "A meno di due anni dalle
ultime politiche - annota il giornalista e conduttore televisivo - un'altra
campagna elettorale, così ravvicinata, è semplicemente devastante. È persino
scontato che ci sia pochissima curiosità da parte dell'opinione pubblica".
Campagna noiosa, dunque. "È un tema che sento sollevare da secoli",
dice Costanzo. Meglio la rissa? "Mai", risponde. "Non sono mai
stato un amante delle risse. L'altra sera, da Vespa, ho visto la Santanché
sfidarsi contro la candidata di Sinistra critica, di cui mi sfugge il nome. A
dire il vero, non si capiva più nemmeno quale fosse l'oggetto del contendere.
Per non parlare del rappresentante del Partito dei consumatori. Sono un modesto
consumatore anch'io. Ciononostante, non mi sono riconosciuto in quel che
diceva". Capitolo pluralismo. C'è il dibattito - un evergreen - sulla
(im)parzialità del servizio pubblico. "Ma no - ribatte Costanzo - credo alla
Rai abbiano fatto, e stiano facendo, le cose per bene. Per quanto mi riguarda,
per non cadere nelle maglie della par condicio e non scontentare nessuno, mi
sono tirato fuori: nessun ospite politico, solo società civile". Boselli
s'è alzato e ha abbandonato la sua poltroncina nel bel mezzo della
registrazione di Porta a porta . "E ha fatto male. Ma lo sa quanto vale
un'ora di presenza in televisione? Non sono cose che si possono buttar via
così", replica l'anchorman. Poi ci sono i sondaggi. "Ma che senso
hanno se dicono che c'è una fetta di indecisi che corrisponderebbe al 28 per
cento?". E visto che questo, e tutto il resto, è noia, Costanzo preferisce
sfogliare l'album dei ricordi dell'antica stagione di Tribuna politica .
"Rimpiango Mangione contro Togliatti". Durante la campagna elettorale
del 1976, un giorno gli squilla il telefono. "Ero a Milano - ricorda -
quando mi cerca Tonino Tatò. Mi disse che per quella sera Enrico Berlinguer
aveva in programma l'ultimo appello televisivo. Per questo, il segretario del
Pci voleva puntare su quattro temi. "E io che c'entro?", chiesi a
Tatò. "Dovresti suggerirmi l'ordine di importanza", rispose lui.
Cercando di declinare possibili responsabilità future, gli affidai i miei
consigli. La sera mi misi davanti alla tv e vidi che il segretario del Pci
aveva seguito la scaletta che gli avevo suggerito. In quel momento, pensavo di
meritare una laurea honoris causa in comunicazione...". (t.labate)
08/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima
conversazione con petruccioli di Alessandro De Angelis "Certo - prosegue poi Petruccioli - qualche tensione c'è stata,
come tra Berlusconi e
Casini, ma i due protagonisti principali, per ora, hanno evitato la rissa. Il
fatto poi che non si siano incontrati in tv Berlusconi e Casini, o Veltroni e Bertinotti non dipende mica da Vespa o da Floris o da Santoro,
ma dagli interessati". Il secondo è la correttezza professionale:
"Si può creare un clima urlato o si può fare ottima informazione senza
correre dietro a chi la spara più grossa. E proprio quest'ultimo è il criterio
del buon giornalismo". Il terzo riguarda la Rai: "Il servizio
pubblico svolge meglio la sua funzione se non introduce di suo nessuna
animosità. E garantisce la piena, completa, rispettosa e pluralistica
informazione con pacatezza e anche con un certo distacco. Noi abbiamo spinto e
spingiamo in questa direzione". Quindi il compito di catturare
l'attenzione in tv spetta soprattutto ai politici? "Questo è ovvio",
dice Petruccioli. Uno degli elementi che darebbero poco appeal alle performance
dei politici sarebbe l'assenza di "faccia a faccia" tra i principali
protagonisti della campagna elettorale. Spiega Petruccioli: "Stando alle
regole concordate dalla Vigilanza e da Agcom fino ad oggi un faccia a faccia
solo tra Veltroni e Belusconi non si può fare, perché
i candidati sono più di due. Altro è se nei programmi di approfondimento
vengono organizzati dei faccia a faccia tra i vari candidati premier, siano
essi Berlusconi e Casini o Veltroni
e Bertinotti, purché sia sempre garantito il pluralismo. Ma la cosa principale
è se li vogliono fare i diretti interessati". Un modo però per assistere
al duello tra Berlusconi e Veltroni
ci sarebbe. Dice Petruccioli: "Guardi, se i due candidati che hanno le
maggiori possibilità di prevalere affittano il Teatro Sistina per un duello e
vendono i diritti televisivi a tv italiane e straniere, questo non lo può
impedire nessuno". 08/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni in tv 1
sostiene milena gabanelli "Questa campagna mi fa soltanto rabbia" Il volto di Report boccia sia Berlusconi che Veltroni
Una bocciatura per un Silvio Berlusconi sempre uguale a se stesso. Un rinvio a settembre (o, meglio, ad
aprile) per un Walter Veltroni poco appassionante. Anche se non ha l'aria di chi vuol
dispensare pagelle in pillole, Milena Gabanelli traccia un piccolo bilancio
della campagna elettorale appena iniziata. A lei, battagliera
conduttrice dell'altrettanto battagliero Report , la disfida in corso non
l'annoia né la diverte. "Nulla mi annoia o mi diverte", ripete
conversando col Riformista . "Ho solo rabbia", aggiunge poi. Se il
suo giudizio sull'avvio della campagna elettorale è sul rabbioso andante, lo
stesso non può dirsi del parere sui due principali contendenti. Premessa:
"Io ascolto le parole che vengono dette", mette a verbale la
Gabanelli. Il capo del Popolo della libertà? "Berlusconi
è la copia di quello che abbiamo già sentito anni fa". Il leader del
Partito democratico? "Veltroni non mi accende la
passione". Ci sarà pure qualcuno, tra i candidati alla scrivania
principale di palazzo Chigi, che ha un'immagine o dice cose più
"vecchie" rispetto agli altri. O no? "Non è questo il punto. Ci
sono messaggi "vecchi" che non invecchiano mai", sottolinea la
giornalista. Che poi puntualizza: "Io vorrei credere in un candidato,
vorrei essere certa che farà quello che dice". Se proprio dovesse fidarsi
di qualcuno, la Gabanelli già saprebbe a quale porta bussare. "Credo -
dice la battagliera conduttrice dell'altrettanto battagliero Report - che la
più credibile sia Emma Bonino". Peccato che, al massimo, la candidata
della Gabanelli possa aspirare a un ministero (e già serve un miracolo).
Intanto, come ogni campagna elettorale che si rispetti, è scoppiato un caso
Rai. C'è chi denuncia patti bipartisan sul servizio pubblico in nome del
duopolio Pdl-Pd. E quindi c'è Pier Ferdinando Casini che si ribella, il mite
Enrico Boselli che si traveste da Pannella e lascia il salotto tv di Porta a
porta , la Sinistra Arcobaleno che preannuncia il ritorno all'arma girotondina.
E la Gabanelli? "Non voglio criticare l'azienda per cui lavoro e chi mi dà
spazio per fare l'informazione che insieme al mio gruppo ritengo utile, senza
alcun condizionamento", risponde. "Occupandomi di inchieste e non di
talk o tribune, non posso rispondere del lavoro degli altri". Non fa una
grinza. Meglio una campagna elettorale "gridata" oppure è preferibile
il fair play, ché fa bene al confronto? Così la giornalista: "Non mi
interessano i toni. Avrei voluto vedere facce nuove, competenti e così
autorevoli da chiederci di cambiare i comportamenti". Post scriptum.
Domenica torna Report , con le battagliere inchieste condotte dalla battagliera
Gabanelli. 08/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto, al voto Cu
c'è c'è: il nuovo catalogo dell'Isola La grande giostra delle candidature C'è
chi va e c'è chi torna E c'è chi cambia casacca I due meritano. I palermitani
Gennaro Alario e Vincenzo Lo Nardo hanno inventiva, abilità, tenacia. A loro
modo, hanno talento. A loro modo, dunque, sono candidabili. Le notizie sui due
palermitani affiorano nei giorni convulsi di chiusura delle liste. E qualcosa
balza subito all'occhio. I due sono gli indiscussi protagonisti dell'Operazione
Camaleonte. Operazione complessa e ardita, che li ha portati dritti in galera.
Certo, il reato non è proprio politico: truffa e falsificazione di documenti
d'identità. Ma il garantismo vale per tutti, anche per Alario e Lo Nardo che in
questo momento sono accusati da un pm, senza alcuna sentenza passata in
giudicato, di avere truccato alcune carte di identità per incassare soldi
altrui negli uffici postali di Palermo. Operazione Camaleonte . Una notizia di
cronaca, piccola piccola, aleggia come un simbolo, una premonizione o una
minaccia sulle segreterie dei partiti indaffarate a includere e escludere,
tagliare e ampliare, prendere e lasciare. Candidati per tutti, per tutte le
leggi, per tutti gli ordini e gradi. Candidati alla Camera, al Senato, alla
Regione, alle Province, ai Comuni. Si candidi chi può, chi deve e pure chi non
deve. Parafrasando Sciascia, ma nemmeno più di tanto: Mi Candido, ovvero un sogno
fatto in Sicilia. Si scherzava su queste pagine, fino a poco tempo fa, mettendo
in fila il Cu è cu dei siciliani imprescindibili. Adesso il gioco si fa serio e
i duri cominciano a giocare. Adesso è tempo di Cu c'è c'è . E chi non c'è,
peggio per lui. Lumia ora c'è . Lo psicodramma dell'antimafia ha tenuto banco
per giorni. Beppe Lumia, coraggioso ex presidente e in ultimo vicepresidente
della commissione parlamentare antimafia, veniva escluso per raggiunti limiti
di legislatura dalle liste del Pd. Società civile mobilitata. Gesti
altruistici: lettera di Rita Borsellino a Veltroni. Un
po' più interessati: la Sinistra Arcobaleno pronta a candidarlo, per
solidarietà e, visto che ci siamo, per dare una lezione morale al Pd. Ignazio
Marino cede il posto, tanto lui ne ha già un altro in Lazio. Lumia rientra.
Commenta: "L'antimafia è più forte". Il Sole 24 Ore fino a poche ore
prima stigmatizzava la sua esclusione con queste parole: "Lumia non sogna
l'Africa e non verga romanzi nelle sue ore di svago". Si parla di Veltroni o di Carofiglio? Urge precisazione. Candidata da
schiticchio . Totò Cardinale? E va bene. La figlia di Totò Cardinale? Diciamo
che va pure bene. Ma il cavallo no. Il cavallo non si può. Daniela Cardinale da
Mussomeli, candidata al sesto posto nella lista Pd, ancor prima di Enzo Carra,
spiega con puntiglio che è stata scelta dal ministro Fioroni. Per i suoi studi?
No. Per il suo curriculum? No. Per l'impegno politico, allora. Nemmeno. Scelta
per una "schiticchiata", dove il termine siciliano sta per allegra
scampagnata, con carne alla brace, formaggio pepato e vino rosso. Lo dice la
stessa Daniela al Corriere della Sera . Fioroni? "Mi conosce. È venuto da
noi in campagna, due anni fa". Ma Daniela Cardinale, nonostante le
"schiticchiate" con gli amici di papà, non si è montata la testa:
"Sono una persona normale. Una brava ragazza. Vado a cavallo". Se
qualcuno lo sente, candida pure il cavallo. Pranzo in Camera . Rischia Nino
Strano, esuberante senatore catanese di An, passato a gloria mondiale per le
fette di mortadella ingurgitate a Palazzo Madama nel festeggiare la caduta del
governo Prodi. Non piacque. Non piacque a Napolitano. Non piacque manco a Berlusconi, il che è peggio. Adesso galleggia nel limbo
delle posizioni incerte, appeso a un ripescaggio che dipende da un tortuoso
giro di scacchi legato alla presidenza della Provincia di Catania. Strano c'è,
ci fa o ci sarà? Tanto svenne che cadde . Il dramma di Cusumano oscurò quello
di Prodi. Nel giorno della caduta, Nuccio Cusumano, senatore di Sciacca
dell'Udeur, annunciò il suo voto a favore del governo. Insulti (sicuri). Sputi
(forse). Il governo comunque cadde. Nuccio svenne. Quando rinvenne si ritrovò
nel Pd. Ma al decimo posto in lista. Posizione infelice, foriera di nuovi
svenimenti e nuove cadute. Scrive il quotidiano La Sicilia : "Cusumano si
sta giocando tutte le sue carte e le tante conoscenze maturate nel corso dei
suoi trascorsi romani per guadagnare posizioni o trasferirsi in un collegio
senatoriale più sicuro". Trascorsi romani? What's mind, please? Parola di
Mirello . Detto Mirello, Vladimiro Crisafulli è il rais del Pd di Enna. Fa,
disfa, decide. Deputato uscente, adesso è destinato al Senato, nel collegio
orientale della Sicilia. Ad Anna Finocchiaro, nell'auditorium dell'università
Kore di Enna, ha spiegato: "Qui Cuffaro non ha mai vinto e neanche
Lombardo vincerà". Parola di Mirello. Poi ha aggiunto: "Prima del
governo Prodi mai tanti soldi erano arrivati per la provincia di Enna".
Parola di Mirello. Rivedere su Youtube , alla moviola, la faccia di Anna
Finocchiaro mentre parla Mirello. Todo modo . A Racalmuto, nel paese di
Leonardo Sciascia, è giallo. Alla Sciascia, s'intende. Salvatore Petrotto,
eletto sindaco col centrosinistra, è passato, passa o non passerà con Raffaele
Lombardo? Prima sembra di sì. Lo annuncia ufficialmente una nota dell'Mpa. Gli
amici di Petrotto festeggiano. Pochi giorni dopo, Petrotto va ad Agrigento per
accogliere Anna Finocchiaro. Totò con chi sta? "Sempre con l'Italia dei
Valori", risponde lui. Gli amici di Petrotto festeggiano di nuovo.
Interpellato sul punto, Petrotto spiega: "Nessuna ambiguità. Frutto di
fantasie giornalistiche". Gli amici di Petrotto non sanno più cosa
festeggiare. Così è (se vi pare) . Aveva tutto. Una poltrona da sindaco. Una
giunta. Perfino una maggioranza di centrosinistra. Aveva la città meno vivibile
d'Italia, ma altissimo indice di gradimento personale. E poi la giovinezza. Il
vento del cambiamento. La stampa a favore. Poi successe qualcosa. Marco Zambuto
cambiò. Forse persuaso da Angelino Lucignolo Alfano, Zambuto sbandò a destra o
tornò a casa. Perse assessori. Perse consenso. Perse fiducia. Per che cosa? È
presto per dirlo o forse troppo tardi. Gran bella figura, Zambuto. Figura
enigmatica. "Non temo di essere incompreso, tutt'altro", spiega,
spiegando in realtà poco. Il suo concittadino don Luigi, premio Nobel, avrebbe
potuto scrivere di lui: "Si lascia il cappotto e la giacca, con una
lettera in tasca, sul parapetto d'un ponte, su un fiume; e poi, invece di
buttarsi giù, si va via tranquillamente, in America o altrove". O altrove,
appunto. Il Marco Mattia Pascal. 08/03/2008.
( da "Panorama.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Verso le elezioni: battaglia difficile per la
falange rosa Posted By redazione On 8/3/2008 @ 10:41 In Apertura#1, NotiziaHome
| No Comments di Romana Liuzzo C'è chi l'ha ribattezzata falange rosa,
chiedendo il 50 per cento di candidature femminili sia alla Camera sia al
Senato. Come Vittoria Franco, presidente della commissione cultura del Pd. E
chi invece si infastidisce al solo pensiero, stufa di sentir parlare di quote
rosa. "Chiamiamole piuttosto quote. fucsia. È essenziale valorizzare le
donne brave, sarebbe un boomerang chiedere una maggiore rappresentanza nella
classe dirigente (politica e non) solo perché donne. Significa che ci
accontentiamo di una Barbie" spiega a Panorama Giulia Bongiorno, candidata
per il Lazio di An per il Popolo della libertà. "La mia campagna
elettorale non punterà su effetti speciali: sono convinta che la gente sia
stanca di promesse e voglia concentrarsi sulla qualità dei componenti della
classe dirigente. Parlerò di giustizia e di donne. Dove? Da qualche giorno
mentre corro per il centro storico di Roma fin su a Villa Borghese la gente mi
fa tante domande sul futuro politico: io con un po' di fiatone mi fermo. Ma poi
riprendo la corsa. Ecco, forse la campagna elettorale la farò così perché non
si può attendere più. È giunto il momento di correre, correre, correre"
conclude l'avvocato di Giulio Andreotti. Donne all'attacco, anche perché, al di
là delle promesse, c'è il sospetto che alla fine la forte presenza femminile in
Parlamento resterà un'utopia confinata nel limbo delle buone intenzioni. Nelle
liste del Pd si sono rivelate, in molti casi, semplici specchietti per le
allodole. A Milano, per esempio, solo tre candidate sulle 15 presentate hanno
ragionevoli possibilità di essere elette. Destra e sinistra un'idea comune
sembravano averla. "La campagna elettorale? Famola strana" per dirla
con Carlo Verdone. Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale
innovativo ("non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a
pranzo nelle case delle famiglie"). E mentre il leader del Pd e la
Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola
Concia, fondatrice di Gayleft, e la Cosa rossa risponde con l'ex
deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria), ad appoggiare La destra di
Francesco Storace, con Daniela Santanchè candidata premier, ecco la sorpresa:
la giornalista sportiva Paola Ferrari, nuora di Carlo De Benedetti: "Sono
da sempre una donna di destra e Santanchè è una cara amica" spiega. Madri
e bambini insieme, con indosso una maglietta: "Forza Stefy". Solo
Gianmaria, il figlio della candidata siciliana Stefania Prestigiacomo, ne avrà
una diversa. Ci sarà scritto: "Forza mamma". "Saranno 60 giorni
molto pesanti, andremo per la strada, nelle palestre, nei mercati in tutta la
Sicilia orientale, Siracusa, Messina, Ragusa" spiega l'ex ministro per le
Pari opportunità del governo Berlusconi. "Non
terremo comizi, piuttosto staremo in mezzo alla gente, io e le mie
collaboratrici con i figli. Tutte insieme tra la folla". Da un capo
all'altro dell'Italia in mezzo al popolo (ma in Lombardia e per il Pd) Linda
Lanzillotta. L'ex ministro per gli Affari sociali avrà il suo bel daffare.
"La gente in questo momento è esasperata, percepisce una politica lontana.
Non terrò comizi, il rapporto deve essere dialettico e molto femminile. Farò
campagna elettorale al mercato, dove ho proseguito ad andare mentre ero
ministro, in autobus e con gli amici dei figli". Orizzonti diversi per
Michela Vittoria Brambilla. Il presidente dei Circoli della libertà,
ridimensionata da Silvio Berlusconi sui seggi (partita
da 30 posti, sarebbe scesa a 10, ma difficilmente riuscirà ad averne cinque),
spiega a Panorama: "I tempi di questa campagna elettorale sono stretti. Ma
almeno sulle grandi questioni vorremmo adottare il metodo delle primarie con i
gazebo dei Circoli della libertà. L'idea del pullman di Veltroni
non è originale: noi abbiamo un bus che sta girando l'Italia da dicembre, senza
grancassa mediatica, ma con l'obiettivo di far partecipe tutto il Paese della
novità del Popolo della libertà (che, è meglio ricordarlo, non è nato in
febbraio, ma il 18 novembre) per raccogliere adesioni, idee, proposte".
Sulla guerra dei seggi si fa sentire anche Alessandra Mussolini, ex Alternativa
sociale, confluita nel Pdl: "Non vorrei fare la figura della venditrice di
tappeti che chiede otto per avere quattro. In quanto alla campagna elettorale,
ho sempre fatto di tutto, pure attaccare manifesti con l'aiuto delle
figlie". Laura Ravetto (foto sopra, candidata del Pdl, Lombardia 2)
sostiene che "il dibattito politico non è in tv ma tra la gente. Berlusconi è il numero uno, il mio coach, ci segue, ci
consiglia. Io farò campagna elettorale sul treno: la gente mi riconosce,
chiede, si parla. Oltre a Berlusconi mi consiglia il
mio fidanzato: è avvocato e raccomanda: 'Lascia perdere i bla bla, sii
concreta'". Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale giovani Lazio, nata
ad Acilia, ex giornalista a Ostia: "La mia sarà una campagna elettorale
maschile, girerò in camper. Ci sono 20 appuntamenti già in calendario: piazze,
assemblee, palestre, università e due eventi. Nel programma, al primo posto, il
piano casa: per un terzo da realizzare con affitti concordati. Il Piano
regolatore di Veltroni è solo un grande
pasticcio". Altro partito, altre donne. Oltre ai nomi storici della
sinistra (Giovanna Melandri, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Livia
Turco) ci sono anche altre candidate doc. Cristina De Luca, ex sottosegretario
alle Solidarietà sociali (Pd), in corsa a Roma per il Senato, è contraria ai
comizi. "Una campagna elettorale camminando per le strade, animata da
dibattiti, privilegiando le periferie. La prima emergenza? Riformare la legge
sull'immigrazione: deve entrare più gente regolarmente e va contrastata la
criminalità". Un'altra è Marina Sereni, capolista in Umbria alla Camera
per il Pd. Dice a Panorama: "Si parte da Perugia e Terni fino ad arrivare
a Foligno e Spoleto. Le donne sono più brave a toccare i temi della vita
concreta perché ne conoscono le difficoltà quotidiane: negli ospedali, nei
mercati, nelle palestre toccheremo temi come il costo della vita, la sicurezza,
ma soprattutto l'aiuto alle famiglie degli invalidi".
( da "Manifesto, Il" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dalla discussione
parlamentare sulla procreazione assistita alla moratoria sulla 194: le tappe di
un'offensiva che tutela l'embrione per azzittire le donne. Come le sirene della
Cei incantarono il coro stonato del Partito democratico Micaela Bongi Il 2 febbraio
1999, nell'aula di Montecitorio, accade quello che secondo l'allora capogruppo
leghista, Alessandro Cé, "avrà conseguenze enormi". Una maggioranza
trasversale approva un emendamento alla proposta di legge sulla procreazione
assistita che introduce il diritto soggettivo del concepito. Se non fosse già
chiaro, è ancora Cè a spiegare: "Questo significa che l'embrione ha gli
stessi diritti del bimbo appena nato". L'emendamento non passerà, perché
salterà l'intero articolato del provvedimento. Ma le "conseguenze "
non si faranno attendere. Proprio dalla discussione di quella che solo nella
successiva legislatura diventerà la proibitiva legge 40, parte infatti
l'offensiva che si dispiega ancora oggi. Mentre va in scena lo scontro di fine
millennio tra i futuri soci del Pd, i popolari che mandano all'aria il fragile
compromesso raggiunto sulla fecondazione assistita e lo stato maggiore
diessino, responsabile a sua volta di svariate manovre per nascondere le
divisioni sulla legge in prossimità delle scadenze elettorali, dietro le quinte
la chiesa non sta a guardare. E anzi, con le sue continue ingerenze, alimenta
le tensioni che tengono in continua fibrillazione l'allora maggioranza di
centrosinistra. Il tentativo di regolamentare il "far west" procreativo
(come lo chiamano a destra e a sinistra), per le gerarchie ecclesiastiche è
un'occasione ghiotta non solo per mettere in discussione la legge 194, seppur
chiedendo la sua piena applicazione e solo più recentemente, con il nuovo capo
dei vescovi Angelo Bagnasco, auspicandone la revisione. Ma per porre le basi
dello "scontro di civilità" sulle cosiddette questioni eticamente
sensibili, compresa la ricerca scientifica, e provocare un arretramento
politico e culturale nel campo dei diritti. L'esito del referendum per abrogare
parzialmente la legge 40 - incassato dall'astensionista Camillo Ruini, allora
presidente della Cei - dando vigore all'offensiva dell'episcopato italiano
condizionerà infatti anche il recente dibattito sulle coppie di fatto, finito
in una bolla di sapone, e il suo corollario che comprende le cosiddette norme
antiomofobia inserite nel decreto sulle espulsioni varato dall'ultimo governo
Prodi e poi cancellate dalla furia dei teodem capeggiati da una vecchia
conoscenza di don Camillo, Paola Binetti. Il terreno per un più vigoroso
attacco anche alla legge 194 e al primato della donna sulla procreazione è così
arato. L'ascesa al soglio pontificio di Joseph Ratzinger, prefetto della
congregazione per la dottrina della fede con il quale vantano una certa assiduità
i teocon nostrani tipo Marcello Pera, nel frattempo ha rfforzato l'oltranzismo
di Ruini. Il Foglio di Giuliano Ferrara, quello che lancerà la proposta
dimoratoria dell'aborto proponendo un'odiosa analogia con la pena di morte e
passando così dalla difesa di una legge punitiva per le donne come quella sulla
procreazione assistita alla loro criminalizzazione, è in prima linea insieme
alla Cei. Ma le sirene in abito talare hanno molte orecchie attente al loro
richiamo. Se Silvio Berlusconi, nel corso della lunga
vicenda che approderà al referendum del 12-13 giugno 2005, da una parte cerca
di restare defilato, dall'altra con il suo governo si costituisce in giudizio
presso la Corte costituzionale per impedire che il referendum si svolga, il
leader della Margherita Francesco Rutelli, attuale candidato al ritorno in
Campidoglio all'ombra del cupolone, dimostra ancora una volta di aver imparato
bene la tecnica della genuflessione. Quando, alla fine del 2003, il parlamento
approva la legge 40, la Margherita è nella bufera: il gruppo della camera dà
libertà di voto, quello del senato, dopo una tesissima riunione, decide di dire
sì al provvedimento (masi contano moltissime defizioni) secondo l'indicazione
del leader che ritiene "la legge migliorativa di un inaccettabile far
west". Il miglioramento possibile lo descrive nell'aula di palazzo Madama
Giulio Andreotti: "Vedo una disarmonia tra la tutela e il riconoscimento
degli embrioni e il fatto che fino a quattro mesi il concepito possa essere
mandato al creatore a norma di legge". Ottimo viatico per il Quirinale,
oggi o domani. In vista del referendum, se Romano Prodi, dissociandosi dalla
campagna astensionista, annuncia che si recherà alle urne "da cattolico
adulto " (ma senza spiegare se il suo sarà un sì o un no ai quesiti
referendari), è ancora Rutelli a annunciare che "la legge non è perfetta,
ma io mi asterrò". La stessa posizione di Ruini e dei suoi supporter, tra
i quali si fanno notare gli animatori del Comitato scienza & vita
presieduto da quella che su questioni "eticamente sensibili" e
diritti civili detterà legge nell'Unione a palazzo Madama, dove la maggioranza
è sempre appesa a un filo: Paola Binetti, eletta senatrice proprio grazie a
Rutelli. Il resto è cronaca recente. La telenovela dei Dico diventati Cus e poi
tramontati insieme al governo Prodi. La bocciatura del
registro delle unioni civili da parte del comune di Roma guidato da Walter Veltroni - lo stesso Veltroni che, allora segretario dei Ds,
durante la conferenza delle donne diessine del marzo 1999 aveva aperto
all'accesso delle single alla procreazione assistita. E Giuliano Ferrara
impazza con il suo "aborto no grazie". Il ministro degli
esteri uscente Massimo D'Alema sostiene che una conferma dei socialisti alle
elezioni spagnole darà slancio al Partito democratico. Ma Zapatero è sempre più
lontano.
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il programma
del Pd sembra scritto nel mondo del Mulino bianco " "Il nostro è l
unico programma che parla di crisi. Quello di Veltroni, invece, sembra scritto nel
mondo del Mulino Bianco, e questo già dimostra chi è serio e chi sogna".
Non fa sconti il numero due di Forza Italia, Giulio Tremonti, che intervenendo
ai microfoni di Radio anch io boccia senza appello le tesi programmatiche del
partito democratico, perché a suo modo di vedere non tengono conto di quella
che è la realtà. "La situazione economica - spiega l ex ministro
dell Economia del secondo governo Berlusconi - è
assolutamente negativa, ereditiamo una crescita zero, l inflazione è alle
stelle e i conti pubblici sono fuori controllo. "Il programma del Pd -
ribadisce - non è reale, sembra scritto da Alice nel paese delle meraviglie al
contrario di quello del Pdl, che è serio ed è l unico a riconoscere la crisi
economica che vive il Paese". Da questa considerazione, l impegno in caso
di vittoria a concentrare i principali impegni a favore delle famiglie e di chi
ha bisogno: "se ci sono soldi - afferma Tremonti - vanno mandati per
tenere in piedi il bilancio di famiglie e dei più deboli, a cominciare dai
pensionati". [Data pubblicazione: 08/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CAMBIAMENTO? E il Pd
ricandida diciassette ministri Roma - Alla faccia del rinnovamento. Walter Veltroni ricandida in posizione blindate 17 ministri del Governo Prodi e
Roberto Calderoli lo inchioda alla sua stessa prosopopea nuovista: "È la
certificazione del fatto che Prodi e Veltroni sono la stessa cosa e che, al di là del programma elettorale, il
Governo che propone il Pd non è altro che la continuità del Governo dell
Unione. Nasce quindi il Velprodi che a me ricorda tanto il sarchiapone
dell indimenticabile trasmissione". In Parlamento, infatti, ci saranno
tutti, tranne Romano Prodi e Vincenzo Visco (Padoa Schioppa è un tecnico e
Giuliano Amato si è autoescluso). Francesco Rutelli, se gli andrà male per il
Campidoglio, avrà un paracadute sicuro in Senato nel fortino umbro. L altro vicepremier
Massimo D Alema, invece, può scegliere se farsi eleggere alla Camera in
Campania o in Puglia. Certi dell elezione alla Camera anche Linda Lanzillotta,
terza in Lombardia I, Giulio Santagata, terzo in Campania I, e Luigi Nicolais,
secondo in Campania I. Per Barbara Pollastrini, terza in Lombardia, è prenotato
un posto al Senato. Stesso approdo per Vannino Chiti, capolista in Toscana.
Alla Camera con posto prenotato anche Rosy Bindi, prima in Veneto I, Pierluigi
Bersani, primo in Emilia Romagna, e Giovanna Melandri, che deve solo scegliere
se vincere in Lazio I o in Liguria. Giuseppe Fioroni opterà se arrivare a
Montecitorio attraverso il collegio Lazio II, dove è secondo, o Sicilia I, dov
è capolista. Doppia chance anche per Cesare Damiano, capolista per la Camera in
Piemonte II e in Friuli, mentre Arturo Parisi guida la lista per la Camera in
Sardegna. Paolo De Castro è primo in lista al Senato per la Puglia, Livia Turco
prima in Abruzzo alla Camera e Paolo Gentiloni è terzo per la Camera nel Lazio
I. Diverso il discorso per Emma Bonino: non ha la tessera del Pd, ma l accordo
di apparentamento dei Radicali con Veltroni garantisce
a nove suoi esponenti uno scranno sicuro. Se la Bonino accetterà la candidatura
le toccherà il primo posto per il Senato in Piemonte. Confermati anche due dei
quattro sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Enrico Letta e Ricky Levi
saranno eletti alla Camera: il primo guida la lista del collegio Lombardia II,
il secondo entrerà grazie al quinto posto in Sicilia II. A.Mon. Sarà anche un
fans sfegatato di tutto ciò che si pronuncia in inglese, ma oltremanica non è
molto amato. Quantomeno, là dove la lontananza rende l informazione più
distaccata, le carenze di Veltroni vengono a galla. Il
quotidiano finanziario britannico Financial Times titolava ieri: "Il
democratico italiano prende come modello Obama". Secondo Guy Dinmore, il
corrispondente che sta seguendo il giro elettorale di Veltroni
in toscana, ai comizi del segretario del Partito Democratico vanno solo persone
anziane. "L assenza di giovani, secondo molti, è dovuta al fatto che loro
appoggiano i comunisti" nota Dinmore. Anche i sondaggi diffusi in Italia
dal Corriere della Sera dimostrano che il legame storico tra il mondo giovanile
e la sinistra si sta oramai allentando. Non è certo un caso se Mannheimer
attribuisce alla Lega Nord la crescita maggiore tra i giovanissimi che si
recheranno per la prima volta al seggio il 13 e 14 aprile, dove raggiunge il
15,2%. Arranca, invece, il Pd. Questo, nonostante l atteggiamento nuovista che
Walter Veltroni ha cercato di ritagliarsi addosso come
se fosse un vestito. Sempre secondo il quotidiano inglese la campagna del
candidato premier democratico "ha un ritmo veloce" che evidentemente
però non è sufficiente. "Il compito di Veltroni -
si legge nell articolo del Financial Times - è quello di presentare un
convincente messaggio riformista". " Il suo look è old-fashioned, ma
marca - sottolinea il Ft - il suo contrasto con Berlusconi
che ha un immagine più casual e populista. E un oratore forte e convincete e
usa un linguaggio comprensibile, sincero e con sense of humor". Sarà forse
divertente, ma per attirare i giovani l humor non basta. Soprattutto se si vive
in un paese in cui a ridere sono rimasti davvero in pochi. [Data pubblicazione:
07/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Parla amadori Pd,
rimonta finita, Ed è tutta colpa di Pannella Professor Alessandro Amadori, i
sondaggi pubblicati in questi giorni ci raccontano storie diverse: quanto sono
credibili? "I sondaggi - spiega il presidente dell istituto di ricerca
Demoskopea - soprattutto quelli fatti dagli istituti riconosciuti, sono uno
strumento il più possibile razionale per cercare dic apire un fenomeno
complesso e mutevole come è quello delle intenzioni di voto e dei possibili
risultati elettorali". Si, ma la propaganda? "E un fatto fisiologico.
Non succede solo nel nostro paese. Anzi, in questa campagna elettorale l usso
dei sondaggi mi pare più ragionevole e meno propagandistico di quanto sia
avvenuto nel 2006". Furono sondaggi drogati? "I toni erano molto alti
anche per l uso dei sondaggi. Oggi i candidati si limitano a dire di essere in
crescita o in vantaggio. Non c è veemenza". Tutti i
sondaggisti sono concordi nell affermare che oggi vincerebbe la coalizione
guidata da Silvio Berlusconi. E in ogni caso Veltroni sta crescendo. Lei conferma? "Io sto facendo soprattutto
metaanalisi, cioè analisi di sondaggi sviluppati da altri istituti. I dati
segnalano una crescita del Pd fino a dieci giorni fa. Crescita che ha portato
il Pd a sfiorare il 37%". E da dieci giorni a questa parte?
"La crescita si è arrestata, è iniziato un leggero arretramento del
Pd". Dovuto a cosa? "Il Pd ha cominciato a perdere dopo aver chiuso l
accordo con i radicali. Che non sono persone negative, anzi. La Bonino ha un
immagine positiva e carismatica. Però l idea che hanno gli elettori incerti è
che i radicali siano fonte di instabilità strutturale". Il vantaggio che
oggi avrebbe berlusconi può essere colmato da qui al 13 aprile? "In teoria
tutto può accadere. Le elezioni scorse hanno dimostrato che si possono
recuperare 4 punti in una settimana. Però la rimonta del 2006 è stata
determinata non solo dalla bravura di Berlusconi, ma
anche da alcuni errori forti di comunicazione e di strategia da parte di Prodi.
Non credo che Berlusconi faccia errori del genere.
Quindi direi che è quasi impossibile che la Camera non vada al
centrodestra". E il Senato? "Il quadro è più incerto. Ci sono regioni
in bilico, come Liguria, Sardegna, Abruzzo, Molise e Campania. Sono stati fatti
vari scenari: nessuno di questi prevede un possibile pareggio. Si ragiona sui
dodici senatori in più per il centrodestra. Però ci sono i senatori a vita, la
maggioranza potrebbe essere più risicata. Mai però come quella del
centrosinistra in questa legislatura". Matteo Mauri [Data pubblicazione:
07/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Valterun sembra già
logoro Nel partito democratico beghe e problemi non finiscono mai giacomo
stucchi Comincia ora la vera campagna elettorale. Quella vissuta sino ad oggi,
infatti, è stata solo una fase, per così dire, propedeutica allo scontro vero e
proprio, mentre le prossime settimane saranno quelle decisive. Andando in giro
tra le gente, la preoccupazione per il futuro, oltre che l avversione al
Governo Prodi per i guai provocati negli ultimi mesi, sono i sentimenti
preponderanti. Tuttavia, sbaglia chi ritenesse già in tasca la vittoria che,
invece, bisognerà conquistare sino all ultimo voto. Intanto, è passato poco più
di un mese dallo scioglimento delle Camere, ma ne abbiamo già viste di tutti i
colori. Soprattutto nel Partito democratico che, anche a seguito della
strategia d attacco del suo segretario Valter volemosebene Veltroni, sembra essere già logorato
dalle tante, forse troppe, polemiche sugli accordi e sulle candidature. In
effetti non deve essere stato facile, nemmeno per l Obamadenoatri , dirimere le
tante controversie che hanno accompagnato il suo cammino di candidato premier:
dalle estenuanti trattative con il leader dell Italia dei Valori,
Antonio Di Pietro, alla disputa sul voto cattolico; dal mercato delle vacche
con i radicali (una mera questione di interessi) allo scontro tra l ex
presidente di Federmeccanica Calearo e il ministro Parisi. Insomma, se è vero
che ogni giorno ha le sue pene, per Veltroni questa
vigilia di campagna elettorale si è rivelata un vero e proprio calvario. Nell ultimo
mese, infatti, non è passato un solo giorno senza l aprirsi, o l acuirsi, di
nuove o vecchie polemiche. Quella sulla candidatura negata, e poi concessa in
extremis, a seguito delle proteste di tanti elettori del centrosinistra
siciliano, all ex presidente della Commissione antimafia Giuseppe Lumia, è
forse la più significativa. Perché dà l idea, se non altro, dello scollamento
esistente tra il vertice del Pd e la sua base. Infine, c è un altra rogna che
riguarda proprio quel Nord-Est nel quale il Pd vorrebbe recuperare un po di
consensi. Veltroni, va in Veneto ma il sindaco di
Venezia, Massimo Cacciari, manifesta tutto il suo malumore e spiega anche il
motivo: Non e' che si può fare lo spot, venire qui una volta ogni tanto prima
delle elezioni e poi ricominciare con gli errori di sempre". Parole che
non lasciano spazio agli equivoci e che costringono, ancora una volta, il
candidato premier del Pd, a passare più tempo a dirimere le controversie
interne al suo partito che non a fare campagna elettorale. Tutto questo, certo,
fa ben sperare per la Federazione della Libertà. Ma le previsioni favorevoli,
sull esito finale del voto, non devono portare, per nessun motivo, ad abbassare
la guardia in questa campagna elettorale. Nella quale, peraltro, è giusto che
il nostro candidato premier, Silvio Berlusconi, non
faccia promesse irrealizzabili e mantenga un atteggiamento prudente sulle cose
da fare, una volta che si dovesse tornare a Palazzo Chigi. I vincoli europei,
contro i quali la Lega Nord continuerà a combattere anche nella prossima
legislatura, così come le ristrettezze di bilancio che Prodi lascerà al suo
successore, non permetteranno certo al prossimo Governo, e al futuro presidente
del Consiglio, di scialacquare. Tuttavia, per quanto ci riguarda, ciò non deve
tradursi in equivoci sulle priorità del programma, che peraltro ci distingue
dai nostri avversari. Mi riferisco, per esempio, al federalismo, del quale non
c è traccia nel programma elettorale del Pd, è che invece costituisce una delle
priorità per il centrodestra. Realizzarlo è, per la Lega Nord, non solo un
impegno ma un imperativo categorico. [Data pubblicazione: 08/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista a Roberto
Castelli, presidente dei senatori del Carroccio "La quintessenza del
romano in Padania non prenderà voti" matteo mauri "Veltroni
è la quintessenza del romano. Ha tutti i pregiudizi e l ignoranza nei confronti
del Nord tipici di con si è mai sforzato di capire la Questione settentrionale.
Considera il Nord come un area da cui provengono i soldi, affinchè Roma possa
prosperare . E duro e sferzante il giudizio del presidente dei senatori
leghisti Roberto Castelli sul candidato premier del Pd. "Veltroni non conosce il Nord. Gli hanno detto che al Nord c
tanta gente che vota, quindi ha cercato di dire qualche parolina di maniera, ma
poi nel programma la Questione Settentrionale è completamente dimenticata. Se c
è uno che è lontano geograficamente, culturalmente e soggettivamente dal Nord
si chiama Veltroni". In tempi non sospetti
Umberto Bossi ha detto che un sindaco di Roma non può sfondare al Nord. "È
vero che gli elettori del Nord ci hanno abituato a tante sorprese, ma credo che
da questo punto di vista la scelta di Veltroni sia la
peggiore possibile". Veltroni recentemente ha
attaccato a muso duro la Lega, sottolineando per altro come fosse del tutto
innaturale l alleanza di un partito del Nord con uno del Sud. "Una delle
poche volte in cui è stato sincero. Nel senso che lui non riesce a concepire un
alleanza del genere, essendo un centralista per antonomasia. Ha in mente solo
Roma, non riesce a capire che ci sono anche delle periferie che si
contrappongono alla sua Roma caput mundi. Veltroni è l
esponente di Roma Capoccia: non riesce a pronunciare una s giusta neanche per
sbaglio". Nel Pd c è un po di maretta: Parisi, Cacciari, i Radicali...
Cosa sta succedendo nel centrosinistra? "La politica da vetrina di Veltroni ha il fiato corto. La politica si fa con le
persone, Veltroni ha candidato una serie di belle
statuine. E chiaro che ciò ha portato fortissimi malumori nel partito. La
politica serie si fa andando nelle sezioni, lavorando localmente, facendo
esperienza nei comuni, nelle province, poi i migliori vanno avanti. Veltroni invece ha preso una serie di icone, non delle
persone: l operaio, il giovane industriale, l imprenditore del Nordest. Come le
statuine del presepio. Cacciari è stato durissimo, con Veltroni,
rifiutandosi di incontrarlo. "Da Cacciari è arrivata un amarissima verità
per Veltroni. Cacciari ha gettato un sasso nella
vetrina carina di Veltroni mandandola in mille pezzi.
Quando il sindaco di Venezia afferma che non si può fare una visita spot per
poi rifare gli errori di sempre conferma che Veltroni
del Nord non sa nulla". Un giudizio sui candidati? "Liste piene di
figli di , mogli di , segretarie di , sicuramente amanti di , anche se non è
ufficiale: così si fa una politica dal fiato cortissimo. La differenza dalla
Lega è immensa. Noi abbiamo candidato alcuni vecchi come me, che però sono
ritenuti ancora spendibili; poi tutta gente che è espressione del territorio.
Non abbiamo belle statuine, nani o ballerine, ma gente che si è impegnata nel
movimento". Veltroni, che
aveva criticato Berlusconi
per la politica-immagine ha fatto peggio del Cavaliere? "Molto peggio. Berlusconi ha avuto qualche scivolata,
forse sarebbe stato più opportuno candidare qualche soubrette in meno, ma
questi sono problemi del Cavaliere. Veltroni ha
portato al parossismo una politica che in passato Berlusconi
aveva inaugurato, comunque modo estremamente minore rispetto al Pd". Lei
oggi terrà un incontro a Monza su giovani e lavoro. Recentemente uno studio di
Mannheimer ha detto che il voto dei giovani premierà la Lega: la sorprende?
"È una lieta notizia. In fondo, quando noi sognamo una Padania più libera,
non lavoriamo per noi stessi, ma per i nostri giovani. Io ho sessant anni, la
mia vita l ho vissuta. Continuo a lottare per un avvenire migliore delle
generazioni future. Pensiamo poi a Bossi: ha messo a repentaglio la propria
saluta per dare un futuro ai giovani padani. E che i ragazzi apprezzino questo
nostro sforzo non può che farmi piacere". Il convegno di oggi riguarda i
giovani e il lavoro. Il lavoro è un problema anche in Padania? "Sì ma in
misura minore che altrove. Io per trovare un giovane ingegnere ho impiegato sei
mesi. Mi hanno spiegato al Politecnico mi che i bravi vengono prenotati ancora
prima che finiscano l università. Tutto sommato è una bella notizia: chi studia
seriamente, prende una laurea vera, non una laurea veltroniana , il posto di
lavoro lo trova subito. E anche per chi non studia, ma ha voglia di lavorare il
posto c è. Almeno oggi. Poi, visto che è in arrivo una crisi mondiale enorme,
dovremo preoccuparci per il futuro". [Data pubblicazione: 08/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pensioni, diffuso
malcontento CLARA PALOMBINO Sezione Fonte (Tv) Lega Nord L aumento delle
pensioni minime effettuato nella precedente legislatura dal Governo della Cdl,
ha certamente ottenuto unanime consenso da parte dei pensionati che ne hanno
usufruito, ma contemporaneamente hanno creato un diffuso malcontento fra quelli
che pur avendo lavorato per 30 - 40 anni versando i relativi contributi (
abbondantemente distribuiti a pioggia nei vari rivoli assistenziali, sia nel
passato che nel presente, cifre mancanti adesso per chi ne dovrebbe giustamente
usufruire ) si trovano ora con una pensione non molto superiore all importo
della minima (la media delle pensioni erogate è oggi sui 750 euro mensili). Da
oltre 15 anni le pensioni non vengono più rivalutate secondo il reale costo
della vita, non usufruiscono più degli adeguamenti della scala mobile, come del
resto le paghe dei lavoratori, ma questi ultimi, godono perlomeno degli aumenti
ottenuti ad ogni rinnovo del contratto di categoria. Le pensioni, pertanto,
perdono ogni anno potere d acquisto e sono inoltre sottoposte a nuove tasse
introdotte sia dalle Regioni che dai Comuni, tasse non certamente compensate
dai ridicoli aumenti quantificati ogni anno dall Istat, che nel suo paniere,
anziché inserire i prodotti di consumo quotidiano, indica: frigoriferi,
telefonini, computer, auto, ecc.ecc. Che non rappresentano certamente i consumi
dei pensionati. Pertanto alle prossime elezioni del 13-14 Aprile, se il Pdl non
vuole perdere i voti dei numerosissimi pensionati che andranno a votare (voti
che i vari sindacati stanno cercando di convogliare su determinate direzioni,
raccogliendo migliaia di firme, proprio con la richiesta di rivalutazione
periodica delle pensioni d annata) nel suo programma, accanto ad un nuovo
aumento delle pensioni minime, inserisca anche la detassazione sull importo di
1.000 euro delle pensioni percepite da chi per anni ha lavorato regolarmente, e
ha già a suo tempo pagato sui compensi percepiti, sia le tasse che i contributi
previdenziali . A quando peraltro la differenziazione fra la spesa
previdenziale effettiva e quella sociale e assistenziale, che dovrebbe invece
essere erogata e conteggiata nel settore delle politiche sociali e non
prelevare sempre dal settore previdenziale? Certe trasmissioni sono faziose
LUIGI FRESSOIA (Pg) La puntata di Ballarò del 4 marzo 2008 è un falso totale e
un istigazione a delinquere (chi non assalterebbe gli yacht dopo aver visto la
trasmissione?). La sua tesi è che i ricchi sono tali perché evadono il fisco (e
non perché le loro imprese producono ricchezza per sé e tutta la filiera). Come
se fosse impossibile rimanere ricchi pur dopo aver pagato le tasse. C è un
intervistato seduto in panchina davanti al porto (probabilmente un attore bene
istruito), che ripete scandendo lentamente Ci hanno cavato il sangue, ci hanno
cavato il sangue fino all ultima goccia , dando ad intendere che l
impoverimento della gente comune è causato dalle molte tasse, che poi finiscono
nelle mani dei ricchi. L idea fissa è che il ricco in quanto tale è un
criminale. Gli invitati alla trasmissione sono rimasti largamente subalterni,
psicologicamente e culturalmente: né la Santanchè né Calearo hanno saputo
rovesciare la frittata richiamando le verità elementari: - è la
prospettiva/possibilità di arricchire che spinge gli individui ad intraprendere
e la società a crescere e svilupparsi; - è semplicemente mafioso parlare di evasione
fiscale senza porsi nel contempo le altre due questioni strettamente correlate:
a quanto ammontano le tasse e soprattutto dove vanno a finire; - è il
parassitismo crescente del pubblico impiego, diretto e indiretto (consulenze,
incarichi esterni&), la falla che impoverisce gli italiani; lo Stato è il
problema, non la soluzione ai problemi; - è una vergogna che le telecamere non
vadano mai ad indagare come si passa la giornata dentro i Ministeri, le
Regioni, le università, i tribunali, nei cosiddetti uffici pubblici , ma in
verità appannaggio privato (privatissimo) delle cosche partitiche e
burocratiche; - l evasione fiscale è legittima difesa contro le sceriffo di
Nottingham; meno c è fisco più si arricchisce il popolo; - non c è nessun
automatismo tra i capitali all estero e l evasione fiscale: sono capitali che
potrebbero benissimo già aver pagato il fisco ma dirottati all esterno per
prevenire ulteriori rapine; - è il peso osceno del parassitismo di stato che
indebolisce l economia italiana imponendo oppressione fiscale; esso provoca
bassi salari, erode il legittimo profitto ed è perfino causa ultima delle morti
bianche. E stata una puntata criminale: creare ossessione contro i ricchi e
sull evasione fiscale, bensì nascondere accuratamente il colabrodo del
parassitismo di stato, porta gli italiani alla guerra civile. O quanto meno
porta ai deficienti che bruciano la propria esistenza scagliando bombolette
contro i carabinieri. Dove vuole andare Veltroni?
ANGELO MANDARA Torino Quale finalità per la politica di Veltroni?
Andare più a destra di Fini? E' da quando Veltroni ha
costituito il Pd che in una qualsiasi puntata di "Striscia" mi
aspetterei di vedere all'opera la solerte Olimpia con il suo smacchia Vip
applicato all'immagine di Veltroni. Perché dal Veltroni Pci a quello Pd potrebbe passarci tutta l'acqua del
Tevere possibile. E' vero... imperante l'Urss di Veltroni
se ne parlava già di un "americano" (e qui ci sarebbero già state
perplessità, se ci riportiamo ai tempi)! E' vero, in mezzo c'è stato il Veltroni sindaco, che avrebbe già provveduto a prendere la
mezz'aria. Una cosa, comunque, va detta e che cioè agli ex Ds, che parevano
sulla strada di diventare né carne, né pesce, gli è andato grandemente in
soccorso una generosa "ex-Margherita" che ai Ds ha rifatto una certa
"verginità democratica e centrista", al punto che, oggi, il Pd si
permette di presentare nelle sue liste... rappresentanti di Confindustria e
noti imprenditori, sia chiaro creando un "qualcosa" che riecheggia il
Pdl di Berlusconi. A mio modo di vedere, si mischiano
talmente le carte, che la gente fa sempre più fatica a raccapezzarcisi... tanto
che gli ultimi sondaggi darebbero gli indecisi al quasi 30%. Ad un partito, il
Pd, che comunque colloco ancora in area di centro-sinistra, non riesco a
perdonare quella maggiorazione di 10 euro, che venne decisa dal governo Prodi e
applicata a ricette, analisi mediche e di laboratorio, che, proprio da un
partito di sinistra trovai ignobile e raccapricciante. Con il Pci, Veltroni era "operaistico" ora con il Pd è
diventato "padronale" (inconcepibile neppure con la sua vecchia
etichetta di "americano"). Ma tutto questo non lo chiamano
"trasformismo"? Lo stesso Veltroni, dopo
essere stato sindaco di Roma, non doveva lasciar tutto e andare in Africa? Questi
nuovi, sconfessano il loro "egualitarismo", che li
contraddistingueva, per la più liberale "meritocrazia" (e mi sta
bene), ma così, si snaturano completamente; tanto da potersi sostenere...ma
allora voto i liberali autentici, più navigati nella materia. Mi pare di
trovarcisi davanti alla Sinistra che vuole "diventare" Destra, con il
risultato che si stanno tutti arrampicando sugli specchi. Veltroni
vuole stare dalla parte del più debole (meritorio), avrà molto da lavorare
perché sembra che (purtroppo) nulla lascia pensare in questo cambio di rotta!
Marinai in servizio, vietato votare FABIO SÌCARI Bergamo A 30.000 cittadini
italiani non sarà consentito votare. Sono i marittimi. Un marinaio in servizio
è privato di uno dei fondamentali diritti della nostra Costituzione. I
lavoratori del mare imbarcati non possono partecipare al voto. Sulle navi ci
sono cabine letto ma non cabine elettorali. Un paradosso. Si sta cercando di
estendere il diritto di voto agli immigrati residenti in Italia e non si
consente a un comandante di una nave, pubblico ufficiale, di allestire un
seggio elettorale. Siamo proprio in alto mare! [Data pubblicazione:
08/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In attesa del futuro
e futuribile faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si possono fare i conti solo
con i dati d'ascolto delle singole trasmissioni televisive. Semplici raffronti
che però danno un indirizzo generale su come questa campagna elettorale si sta
definendo. Mercoledì sera, quel diavolo del Cavaliere, da Vespa a "Porta a
Porta" è riuscito a sfilare per un soffio la vittoria dei telespettatori a
Veltroni. Un milione
e 785mila telespettatori, con il 19.33 di share, per Silvio contro un milione e
739mila telespettatori per Walter. E c'è anche un'altra gran brutta notizia per
l'ex sindaco di Roma. Spulciando tra i dati televisivi, si scopre che il
Walter, non solo ha perso per pochissimo con il Cavaliere di Arcore, ma è ben
poco amato dal suo elettorato. Brunetto Vespa che l'aveva invitato negli studi
di "Porta a Porta" ( Rai Uno) pensava di fare il botto d'ascolti e,
invece, ha fatto flop nei confronti di "Matrix" (Canale 5). Ma quello
che ha fatto raggelare sia Veltroni, sia Brunetto è
che a "Matrix" non c'era un politico. Non c'era neppure un
partecipante del Grande Fratello e neppure un comico di "Zelino". Ma
c'era l'interrogatorio di Rosa Bazzi: la casalinga di Erba accusata d'aver
fatto fuori tre donne e un bambino insieme al marito Olindo. I numeri sono
questi. Walter Veltroni da Vespa ha collezionato
1.739.000 telespettatori, Rosa Bazzi da Chicco Mentana ha interessato 2.111.000
utenti televisivi. Ma le notizie amare per Veltroni
arrivano anche sul suo fronte più "lealista" qual è la roccaforte del
Pd rappresentata da Rai Tre e da "Ballarò". Che smacco per il
candidato Pd quando ha visto che il falco confindustriale, sputando in faccia a
Prodi presidente del Pd, ha raccolto la bellezza di oltre 3 milioni e 346mila
spettatori. Se la matematica non è un'opinione Calearo ha fatto quasi il doppio
di Veltroni dicendone di tutti i colori sul professore
bolognese. Chissà se, dopo questi dati, all'ex sindaco di Roma non verrà in
mente di dare altre bastonate politiche al suo presidente del consiglio e
presidente del suo partito. Magari ci guadagna. Chissà. A proposito sempre di
sinistra e imprenditori in tv, si segnala inoltre che mercoledì in prima serata
"L'Infedele", su La7, con ospiti Fausto Bertinotti, de La Sinistra
L'Arcobaleno, e Matteo Colaninno, candidatosi col Pd, ha realizzato 897 mila
telespettatori e il 3,69 per cento di share. Suggeriamo a Gad Lerner, che ci
segue, di rifare la puntata con Bertinotti, ma mettendolo questa a volta a
confronto con Calearo. A quel punto "L'infedele" abbatterebbe il muro
del milione di telespettatori. Provare per credere, con grande divertimento di
tutti noi. rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 07/03/2008].
( da "Padania, La" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pochi ascolti. Tante
lamentele. Goffi gesti. Questa campagna elettorale sul piccolo schermo non
riserva grandi novità. Anzi sembra andare come i gamberi. Nessun mordente, ma
tanti flop proprio con i politici più in vista. Giovedì e venerdi sono state le
giornate delle rampogne. Da settimane, il Carroccio sta gridando ai quattro
venti che nelle grandi reti televisive si stanno oscurando i rappresentanti dei
partiti che non sono nelle due grandi coalizioni. Nessuno, o quasi, aveva dato
ascolto alla Lega: forse solo qualche sparuto rappresentante dell ex
maggioranza oramai isolato quanto un monatto di manzoniana memoria. Solo ieri
sono cominciati i mugolii di Pierferdinando Casini che, non contento di
apparire in quasi tutte le trasmissioni politiche, ora si è messo ad attaccare
le news di mamma Rai. "C è una disparità incredibile, basta vedere i
telegiornali che sono scandalosi". È evidente che Pierferdi ha la memoria
corta. La sua presenza negli ultimi due mesi è stata di un soffio inferiore a
quella di Silvio Berlusconi sia nelle apparizioni
nelle trasmissioni in solitaria, sia nei faccia a faccia con altri candidati.
Non male per un presidente che rappresenta un partito che supera ben poco il 6%
nell intero paese. Tra poche ore partiranno anche i girotondi di socialisti e
compagnia briscola attorno alle sedi della televisione di stato sempre accusata
di estromettere i partiti minori. Anche qui una riflessione è d obbligo. Chi fu
a volere la par condicio? Non certo Berlusconi , ma quella sinistra che ora
si agita attorno a Viale Mazzini. E se loro furono gli artefici di tale legge
perché ora non riescono a farla rispettare? Domanda da girare a Walter Veltroni. Oltre che giornate di
lamentele sono da registrare anche i pochi ascolti che queste formule
televisive stanno avendo. Al di là del fatto che il cavaliere di Arcore
riesce sempre a beffare, anche se di poco, l'ex sindaco di Roma, è innegabile
come gli ascolti siano sprofondati. Solamente un mese fa sia Berlusconi,
sia Veltroni avevano totalizzato ascolti attorno ai
due milioni di telespettatori. La scorsa settimana sono riusciti a malapena a
toccare un milione e settecentomila utenti. Una perdita secca di telespettatori:
utenti che sono migrati verso programmi soprattutto di cronaca nera. Neppure lo
scontro ad Anno Zero (Rai Tre) tra il presidente della Camera dei Deputati,
Fausto Bertinotti e l ex vice presidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, è
riuscito a far decollare gli ascolti. Servono spunti nuovi o forse la gente
gradisce quei partiti, come la Lega, che le campagne elettorali le fanno in
piazza a contatto con i cittadini? Giusto riflettere. rfiorentini@libero.it
[Data pubblicazione: 08/03/2008].
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il sistema in gioco
La legislatura però si è chiusa senza riforme, anzi rinviando a un domani la
promessa di una stagione "costituente". Così gli elettori saranno
chiamati a dire la loro anche su questo: meglio un sistema
presidenzial-bipartitico, con il rischio di riprodurre in forme nuove le gabbie
appena aperte del bipolarismo, oppure un sistema quadripolare, con la
conseguente crescita del ruolo di mediazione dei partiti nella formazione dei
governi? La doppia valenza delle elezioni aiuta anche a dirimere la questione
del "voto utile", arma polemica nelle mani dei partiti maggiori. È
chiaro che la competizione del governo riguarda oggi il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni. Ma
questa non è la sola competizione. La scelta di Pdl e Pd di presentarsi con
coalizioni omogenee ha aperto spazi a rappresentanze autonome di valori e
interessi. Non solo. A tal punto è stata preferita l'autonomia da sfidare una
legge elettorale che penalizza fortemente le forze intermedie (mentre invece
non penalizza affatto, come si è visto nella legislatura appena conclusa, la
disgregazione interna alle coalizioni). Ora gli elettori potranno dire la loro
sul tema, cioè se lo schema quadripolare calza maggiormente alla realtà del
Paese ed è più in grado di produrre gli anticorpi della frammentazione.
Peraltro il gioco delle forze intermedie - l'Unione di centro di Casini e la
Sinistra arcobaleno di Bertinotti - può condizionare, e non poco, anche la gara
del governo. Alla Camera il premio di maggioranza scatterà a favore della
coalizione (o della lista) che prenderà anche solo un voto in più. E dunque la
maggior forza o debolezza di Udc e Sa inciderà sui bacini elettorali di Berlusconi e Veltroni. Ma ancor più
le prestazioni di Casini e Bertinotti peseranno sul risultato del Senato, dove
una legge elettorale dai meccanismi per certi aspetti irrazionali può condurre
verso un pareggio, anche in caso di consistente vantaggio per uno dei
contendenti. Di certo più significativo sarà il risultato di Udc e Sa (e più
numerose saranno le regioni in cui verrà raggiunta la soglia di sbarramento
dell'8%) più alta sarà la probabilità di un esito nullo della competizione a
Palazzo Madama. Se il Pd di Veltroni riuscirà a ribaltare il pronostico e impedire il governo Berlusconi per via di un pareggio al
Senato, dovrà questo successo innanzitutto alle forze intermedie e
difficilmente potrà cercare, dal giorno dopo, un patto a due con Berlusconi per elimare i terzi incomodi.
Ma anche in caso di vittoria del Cavaliere non è scontato che il patto
"costituente" si limiti a due contraenti. Nel Pd ci sono già tutte le
avvisaglie di una nuova battaglia. E i sostenitori di un'intesa più ampia - che
non escluda ma anzi privilegi il dialogo con le forze intermedie - sono già
numerosi. Il capofila è Massimo D'Alema, come dimostra l'ultimo numero di
Italianieuropei, che contiene saggi di alcuni fra i migliori costituzionalisti
a favore di un sistema "flessibile" e non "rigido", dove
rigido sta per bipartitico. Naturalmente questa linea avrà bisogno del conforto
dei numeri. Se la spinta bipolarizzante dovesse comprimere fortemente la base
elettorale dei partiti intermedi, allora sarebbe difficile immaginare per la
stagione costituente un esito diverso dalla vincente tenaglia dei partiti
maggiori. Claudio Sardo.