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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  7-4-2008       #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Berlusconi: Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ieri Berlusconi è tornato a dire che un voto all'Udc è un voto a Veltroni e ha tirato fuori - anche perché incalzato dal leader del Pd - l'argomento della lotta alla mafia, un tema che potrebbe mettere in imbarazzo il luogotenente di Casini, Cuffaro, che si è dovuto dimettere da presidente della regione proprio a seguito del processo che lo ha coinvolto.

Big dei partiti in Piemonte per le "arringhe" finali ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: avrà Valter Veltroni, non dal vivo, ma in videoconferenza su schermo. Il candidato premier del Pd ha già toccato nelle scorse settimane alcuni centri della regione, mentre Silvio Berlusconi, a parte il comizio di Torino, ha preferito concentrare le sue uscite in quelle regioni dove il risultato del "Pdl" al Senato è considerato più incerto.

Bossi: pronti a prendere i fucili ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il segretario del Pd: "Come fa Berlusconi a volere un ministro così?". Il Cavaliere insiste con il Viminale: vanno ristampate Bossi: pronti a prendere i fucili "Via quelle schede porcata". Veltroni: parole d'odio inaccettabili SEGUE A PAGINA 4.

Bossi: "ristampare le schede o il nord imbraccerà i fucili" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: vergogna. Berlusconi: solo una metafora Il Cavaliere: è stato il Pd a chiedere di cambiare le schede GIANLUCA LUZI ROMA - Il capo della Lega Bossi minaccia di ricorrere alle armi se non saranno ristampate le schede elettorali. Veltroni insorge e chiama in causa Berlusconi: "Lo vuole chiamare a fare il ministro.

An: non è il nostro linguaggio - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: affiancato dal capolista della circoscrizione per la Camera dei Deputati, Paolo Sorbi - ha invece ricevuto una accoglienza particolarmente calorosa: "Vogliamo Giuliano Ferrara ministro della Sanità", era lo slogan. D'altra parte ieri Ferrara aveva avuto la citazione del New York Times che l'ha definito il candidato più avvincente, "meglio di Berlusconi e di Veltroni".

D'alema si propone mediatore per il forum delle culture 2013 - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Arriva Veltroni a piazza del Plebiscito, e si porta dietro Antonello Venditti. Il cantautore romano sarà anche lui a piazza Plebiscito, con un concerto in coda al comizio. E, prima di Veltroni, arriva in città il suo vice. Enrico Franceschini farà il punto oggi sulla organizzazione dell'evento presso la sede del partito in via Nazario Sauro.

Veltroni: "rimonta possibile noi a un'incollatura dal pdl" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il muro dei post-it Veltroni: "Rimonta possibile noi a un'incollatura dal Pdl" Ma la Sinistra attacca Franceschini sul voto utile SILVIO BUZZANCA ROMA - "Siamo ormai lì, ad un'incollatura, dobbiamo fare insieme l'ultimo miglio. Il Partito democratico è stato protagonista della più spettacolare rimonta della storia politica".

E il papà di montalbano ci ripensa "niente astensione, voto democratico" ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uomo inquina talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". I toni di Camilleri si fanno cupi. "Berlusconi è qualcosa che non ci appartiene. è un extraterrestre rispetto alla democrazia. Non ha la più lontana concezione di cosa possa essere una democrazia.

Mussi: "dal pd un ricatto elettorale al senato leveremo seggi alla destra" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi vince, è colpa della sinistra che non vota Veltroni. Ma per favore. Io allora l'accusa la rovescio per intero". In che modo, ministro? "Mon ami, Ralph Nader c'est vous, siete voi del Pd. Mica Bertinotti". Tesi piuttosto ardita. Va spiegata.

Pd, la strategia per la caccia agli indecisi - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ordine del rush finale della campagna di Veltroni protesa alla conquista degli indecisi, saranno: "Fìdati" e "Cambiamo l'Italia". Peccato, si rammarica Realacci, che non ci sia il duello tv tra Berlusconi e Veltroni: "Difficile trovare una cosa paragonabile a dodici, tredici milioni di persone che guardano il faccia a faccia e poi ne discutono.

I voti per Bertinotti fanno vincere il Pdl ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come avviene in tutte le democrazie, è fra due proposte, due leader, due principali partiti. È fuori discussione che vince o Veltroni o Berlusconi. Qualunque voto dato nel centrosinistra ad altre formazioni che non siano il Pd è legittimo, certamente. Ma rende più difficile o contrasta oggettivamente la vittoria di Veltroni".

Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un miliardario che pensa solo ai propri affari ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora si può vincere" Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un miliardario che pensa solo ai propri affari "Pochi mesi fa eravamo sotto di dieci punti, ora siamo a un'incollatura e pronti al sorpasso finale".

Stiamo facendo una storica rimonta Per Veltroni a Lecce in 25mila. I volontari aiutano l'Italia, istituzionalizziamo il 5 per mille ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Veltroni a Lecce in 25mila. "I volontari aiutano l'Italia, istituzionalizziamo il 5 per mille" di Andrea Carugatiinviato a Lecce DEV'ESSERE stato il pienone pure a Conversano, 3mila persone in piazza Castello a mezzanotte (tanti coi bambini in spalla e i passeggini), nonostante il freddo polare, a convincere Veltroni che il suo slogan,

Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che vinca Berlusconi o Veltroni qualche differenza la fa visto che il Popolo delle libertà si è schierato a difesa dell'italianità e il suo leader si è fatto promotore della formazione di una cordata italiana (tra l'altro per ora inesistente). Inoltre qualche altro giorno di tempo potrebbe rompere in modo definitivo la compattezza delle otto sigle sindacali.

Panorama, Veltroni e la colpevole svista ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Panorama, Veltroni e la "colpevole" svista La copertina autentica di "Panorama" di questa settimana nello strillo riportava anche il fatto che il direttore del settimanale di proprietà di Silvio Berlusconi, Maurizio Belpietro, ha intervistato il candidato leader del Pd Walter Veltroni.

L'affondo dello Spiegel Berlusconi? Fa solo affari suoi ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni consapevole del fatto che l'Italia è "stanca e malata" a causa di "un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad assumersi responsabilità", ma tutt'altro che rassegnato e molto convinto del proprio "si può fare". Il racconto delle manifestazioni elettorali nel profondo nord, dove è forte la Lega (l'altro fenomeno che insieme con Berlusconi è difficile comprendere

Il leader Pdl in crisi insulta un po' tutti In Sicilia con Lombardo attacca Casini e Veltroni. Non vogliamo i voti della mafia ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In Sicilia con Lombardo attacca Casini e Veltroni. "Non vogliamo i voti della mafia" di Natalia Lombardo/ Roma Se parla contro la mafia è "per accontentare Veltroni", recupera Silvio Berlusconi ieri in tour elettorale in Sicilia: "Con la mafia siamo incompatibili, non vogliamo quei voti", afferma dimenticando che il suo ministro Lunardi disse che "con la mafia bisogna convivere"

Voto strategico, perché insisto ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: grandi intese" fra Veltroni e Berlusconi. Altri vorrebbero un partito democratico più laico e spostato più a sinistra, ma, al tempo stesso, desiderano, "senza se e senza ma", la sconfitta di Berlusconi. Incidentalmente, anche questo, del voto negativo ovvero contro, è un fenomeno riscontrabile e riscontrato in moltissime elezioni,

Salute dei denti, un diritto in più ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Questa proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una conferenza stampa cui hanno preso parte anche moltissimi esponenti della sanità italiana e delle associazioni di cittadini, che da anni vigilano e intervengono attivamente per spingerci a migliorare sempre di più il nostro sistema sanitario.

Pd-Arcobaleno ai ferri corti: nuova lite sul voto utile ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd si è abbandonato ad una propaganda greve e disonesta", non ha esitato a replicare il segretario di Prc Franco Giordano. Per Oliviero Diliberto (Pdci), il vice di Veltroni ha "una bella faccia tosta. Prima ci cacciano e adesso ci dicono che se vince Berlusconi è colpa nostra. Se le bugie fossero reato a Franceschini si dovrebbe dare l'ergastolo".

Il Sud ora si ribelli al Medioevo di Pontida Dopo gli appelli leghisti contro Roma e l'unità nazionale il Pd risponde: il Mezzogiorno sventi questo disegno ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una schizofrenia senza precedenti che Walter Veltroni ha ben sintetizzato ieri sera dalla Puglia, invitando a diffidare da chi parla di "venti di secessione": "Il loro comportamento è singolare - ha spiegato il segretario del Pd - perchè giurano sulla Costituzione, ma solo per avere le auto blu e un posto da ministro".

Calearo: Il vero muro in Veneto? Convincere i sindacalisti e gli indecisi di centrodestra ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: forse con una "buona parola" dell'amico Bersani, poi Veltroni gli ha fatto la proposta e lui ha rilanciato fino a ottenere pubblica promessa di un ministro del Nord Est. Non è vero che dall'altra parte non battessero colpi: "Casini prima di rompere con Berlusconi mi voleva senatore, la Lega sindaco di Vicenza".

L'autore di Caos calmo : qui ho potuto imparare un mestiere con maggiore libertà ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: saldo che lo riporta agli anni in cui a dirigerlo era Walter Veltroni e al giorno in cui lo chiamò, lui scrittore agli esordi, proponendogli di diventarne collaboratore "Veltroni ha avuto come direttore dell'Unità l'intuizione divenuta poi prassi di allegare opere letterarie, di cinema, di fabbricare un giornale ben scritto, ricco che non fosse la fotocopia di notizie di agenzia,

La minaccia di Bossi: Nuove schede o fucili Il senatùr evoca brogli: cambiarle subito o andiamo a prendere le carogne romane. Il Pd: Berlusconi farà ministro uno così? ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, da Brindisi, non può restare in silenzio: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo, dove siamo? Imbracciare i fucili.

Fassino: I valori del Nordest sono anche i nostri ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Veltroni e Berlusconi, del Pd che va da solo. Qui per contare chi ha votato a sinistra bastano e avanzano le dita di una sola mano. Hanno guardato alla Lega e poi a Berlusconi, ma oggi si avverte un certo disincanto per il Cavaliere. Che, a dispetto dei consensi che ha rastrellato, da queste parti non è stato mai realmente amato.

S ul pasticcio delle schede elettorali che potrebbero indurre in errore gli elettori, il ministro de ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Veltroni che ha deciso da subito di rompere l'alleanza con la sinistra radicale, facendo sì che Berlusconi, dopo, s'inventasse il Pdl e rompesse l'alleanza con Casini. Così, in mancanza di una nuova legge, ma in presenza di una situazione nuova, il governo di centrosinistra avrebbe potuto riflettere sull'opportunità di introdurre,

L'INTERVENTO ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: retorica di Veltroni, che promette di tagliare 5mila leggi su 21mila presumibilmente esistenti. A parte il fatto che cumulando leggi statali, leggi regionali, norme e regolamenti vari (una congerie infinita e incalcolabile), non è escluso che si arrivi e forse si superino le 200mila (la ricerca di Belohradsky appare la più verosimile)

Schede elettorali, attacco di Bossi ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tensione sul voto. Il Cavaliere insiste: c'è tempo per rifarle. Di Pietro d'accordo Schede elettorali, attacco di Bossi "Prenderemo i fucili". Veltroni: parole indegne. Berlusconi: solo una metafora.

ROMA Tensione sulle schede elettorali. Vanno rifatte, insiste il Pdl. Inducono all'errore, sost ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Replica Veltroni: "Parole indegne. Sono anni che si parla di brogli. Berlusconi ricorre a questi argomenti perchè ha paura di perdere". Berlusconi: quella di Bossi è solo una metafora. Il Quirinale in allarme per la tensione alla vigilia delle elezioni raccomanda: "Non delegittimare il voto".

IL GRANDE TABU' DELLE ELEZIONI ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi non vi accennano. Anche nei programmi dei due partiti mancano impegni espliciti e quantificabili. Il problema è serio anche perché pesa (in stridente contrasto con i nostri impegni nelle missioni di pace) una tradizione di disattenzione ai problemi della sicurezza: se, ad esempio,

Schede, duello Pdl-Pd <Da rifare>. <Avete paura> ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Avete paura" Berlusconi: problema posto da loro, Franceschini chiamò Letta Il vice di Veltroni: sì, ho telefonato e ho detto che c'è il rischio di confusione ma Amato non poteva che applicare la legge ROMA - è ancora infuocata, e minaccia di restarlo fino a dopo il voto, la polemica sulla regolarità delle schede elettorali.

Sfida del Cavaliere: non mollo Non è la mia ultima campagna ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non mollo Non è la mia ultima campagna A Palermo con Lombardo: i nostri voti sono contro la mafia Berlusconi al pubblico: volete che il sogno di Veltroni di andare in Africa diventi realtà? E ottiene un coro di sì DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - "Non è certo la mia ultima campagna elettorale. Se qualcuno lo pensa si sbaglia. Perché mai dovrei mollare?

<Avrò l'età del mio rivale nel 2026> ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: però il concetto è quello e Walter Veltroni lo scandisce ancora e ancora, dal palchetto di Brindisi all' immensa piazza di Lecce. Berlusconi non ha l'età per governare, non ha più "né voglia né energia" e pensate, fa notare con sottile crudeltà ai pugliesi che lo acclamano, "io avrò la sua età nel 2026 e state certi che allora farò altro nella vita".

Ripa di Meana: sceglierò il centrodestra. O Giuliano ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ex portavoce dei Verdi "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile. Ho rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti" Ripa di Meana: sceglierò il centrodestra. O Giuliano MILANO - "è molto probabile che voterò per il centrodestra". Ma come, Carlo Ripa di Meana, lei era con la "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto.

Ferrara, <rogo> dei centri sociali Lodi dal New York Times: è il nuovo ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: carismatico miliardario", Silvio Berlusconi, e dal "baby-boomer che ama il rock'n'roll", Walter Veltroni. Tra i due, secondo il quotidiano newyorchese, spicca proprio Ferrara, "comunista diventato conservatore": "è diverso da tutti gli altri". Sintesi del personaggio: "L'ateo che chiede all'Italia di diventare religiosa".

Bossi: fucili contro questa canaglia romana ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: lui ministro? Indegno Al comizio: "Delinquenti di sinistra, tornate nelle fogne". Berlusconi: "Solo un linguaggio paradossale e metaforico" MILANO - "Guardate che queste elezioni potrebbero finire con la necessità di imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne.

<Non mi schiero però bravo Walter> ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come si è pubblicamente entusiasmata alle proposte di Veltroni per le dilette donne di casa ("Finalmente viene dato il giusto valore al mestiere rischioso, delicato e duro di tante mamme, noi e il segretario Pd siamo in sintonia") se ne potrebbe frettolosamente dedurre che Federica Rossi Gasparrini, 70 anni, presidente nazionale di Federcasalinghe, abbia scelto da che parte stare.

<Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra> ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sarebbe forse più propenso al Partito democratico di Walter Veltroni? "Cosa? No no... quello lì, Veltroni intendo, ha come modello di riferimento gli Stati Uniti, e lei, beh, capirà... ". I fratelli Kennedy, e forse più Bob di John, e poi... "E poi cosa? Lasci stare la dinastia Kennedy. Walter, purtroppo, ha come modello uno stato imperialista, spietato socialmente,

ROMA - Silvio Berlusconi insiste: Le schede del 13 e 14 aprile inducono all'error ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tutt'altro che intimidito da queste argomentazioni, Berlusconi, dopo aver definito "una bugia spettacolare" la "rimonta" di Veltroni, torna sul merito della questione schede: "Non sono stato io a sollevarla - dice il Cavaliere - ma il Pd. Due giorni fa Dario Franceschini ha chiamato Gianni Letta per avvisarlo del problema".

Berlusconi: schede da rifare. Veltroni: ha paura ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

Tutto parte dall'attuale legge elettorale scritta dal leghista Calderoli che rende difficile ai ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appello di Berlusconi e di Veltroni agli elettori di Udc, Destra e Sinistra Arcobaleno. Il consiglio "interessato": votate per chi volete alla Camera dei deputati, ma poi scegliete Pd o Pdl al momento di compilare la scheda per il Senato. Inutile dire che sia Casini che Bertinotti, sia Storace che Boselli ritengono questi appelli delle vere e proprie invasioni di campo.

Dal nostro inviato NAPOLI - È una campagna elettorale stra ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo lo strappo con Walter Veltroni ha intrapreso la sua nuova avventura: l'Udc, la costituente del Centro. "Un progetto che può cambiare la politica" dice. E per il quale De Mita rispolvera il nome Dc. "Io non ho alcuna nostalgia - spiega - ma sono le persone in carne e ossa che mi parlano di Dc, che ne riconoscono il valore.

ROMA Raccontano che Walter Veltroni se la sia legata al dito, che con Enrico Bos ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Berlusconi vince la colpa sarà di Veltroni", con postilla velenosa che "per riprendere il dialogo bisognerà prima far fuori Veltroni". Non è dato sapere quanto il leader Pd abbia gradito. Certo è che da qualche giorno si è intensificata un'"offensiva svuotamento" a sinistra fatta di invito diretto e martellante a votare solo e soltanto il Pd tanto alla Camera quanto al Senato,

Endorsement Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia. Ma già questo semplice fatto - giudicare Veltroni guardando il suo avversario - dimostra che la campagna del leader Pd, almeno da un certo punto in poi, ha avuto un formidabile difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena.

Berlusconi: "Ristampiamo le schede" ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Spiega Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che potrà mantenerli.

Di Pietro al Viminale: <L'errore c'è stato coprirlo è un'omertà> ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Frasi che il candidato premier del Pd Walter Veltroni ha usato per polemizzare con Silvio Berlusconi, al quale ha chiesto "se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme". Il numero due del Pd, Dario Franceschini, ammette che la scheda elettorale contestata da Berlusconi "è molto brutta, e rischia di confondere" le idee a chi va a votare.

Lo studio: sui programmi Silvio più affidabile di Walter ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 4 per Berlusconi, 5,6 per Veltroni da Milano Si può fare, dice la campagna elettorale di Walter Veltroni. Mica tanto, dice l'analisi sulla fattibilità del suo programma e di quello dell'avversario Silvio Berlusconi. La traduzione nella realtà dei "libri dei sogni" l'ha fatta l'Istituto Faber Sviluppo per Italia Oggi Sette.

Jannuzzi: Parlamento addio il prossimo sarà pieno di pm ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esclusione di Pannella dal Pd e si fanno anche fregare sulle liste da Veltroni. A Marco non era mai successo. Sono allo sbando". Veltroni è un osso duro per il Cav? "Uscirà con le ossa rotte. Le sue affabulazioni non hanno diminuito di un punto il vantaggio del Cav". Il Cav è ancora lui? "No, ma è un grande. L'antipolitica l'ha cavalcata, ma per contenerla.

Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

La vera sorpresa di queste elezioni può essere l'impennata delle astensioni, in un Paese c ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sacrificato da Walter Veltroni all'alleanza con Di Pietro (e poco importa che Veltroni continui a raccontarci la favola della splendida solitudine del Pd). Ma è anche il rischio che la sinistra massimalista sia esclusa dal Senato, diminuendo il senso di responsabilità di un'ampia area politica del Paese alla vigilia di una stagione di crescente conflittualità economica e sociale.

La mucillagine elettorale nello specchio della tv ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: incapacità di comunicare il progetto culturale (del centro veltroniano come della sinistra arcobaleno), e suonano tardive e insincere le critiche che in questi giorni Veltroni e Bertinotti le rivolgono con tanta, inedita, insistenza. Ecco i veri giovani, dice Veltroni, sono loro il nostro futuro, non quelli che stanno in tv.

Pensiamoci ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E intanto né Berlusconi né Veltroni né Casini accennano a mettere un tetto alle pensioni superiori a una certa cifra - tipo Banca d'Italia e altre. Forse redistribuire non basta, ma sarebbe una misura di decenza. 2. La recessione è in arrivo. Già imperversa sugli Usa, la Fed riduce i tassi, tutti sono preoccupati salvo Repubblica,

Ferrara un barometro ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: avvincente" di Berlusconi e Veltroni, "soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino". Bertinotti: lasciamolo parlare "Se discutiamo sulle tesi di Ferrara vi dico sì,

Lettere d'amore. Caro amico, votami ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bufalo e i guasti della diretta nel momento dello scambio di posti con Veltroni. Così si è visto l'addetto della Rai che toglieva il cuscino dalla sedia di Berlusconi e questo che finiva per impallare la telecamera non sapendo da dove uscire. Veltroni sembrava più sicuro di sé, anche se a un certo momento, forse non sedotto dalle grandi domande dei giornalisti, mi sono addormentato.

Tramonta l'era di Super G ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Per lui, tutto si risolve con gli inceneritori. E' la stessa identica soluzione di Forza Italia e della Lega...". A minare il centro destra ci sono anche l'Udc che segue Casini e il drappello degli ex Dc delusi da Berlusconi. Dietro le quinte c'è l'incognita di Paolo Camolei, ex presidente dell'aeroporto: la sua Associazione per Treviso potenzialmente calamita altri delusi

Bossi col fucile: Schede porcata ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Ma dove viviamo?" Bossi col fucile: "Schede porcata" Roma Se il leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il tempo".

Il Wsj di Murdoch cambia canale ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: internazionale stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento. Sul Cavaliere, l'Economist posa pietra tombale dopo il famoso giudizio "unfit" del 2001, inadatto a governare: oggi Silvio è un Gattopardo perennemente in conflitto di interessi, uno che "non ha mai mostrato molto interesse nelle riforme".

Il complesso di Silvio che attanaglia il Pd ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma alla fine, se è vero che Berlusconi, nel caso di vittoria, farà comunque di tutto per non essere un uomo solo al comando e cercherà almeno il dialogo con Veltroni, ecco che la Rai - e l'emittenza in generale - rischia di essere ancora una volta ridotta a oggetto di trattativa per grandi o piccole intese.

Quel giochetto del voto utile ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rischia di far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta,

"Con i fucili contro le carogne romane" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è solo la bugia di Veltroni". Ma a far notizia non sono tanto le legnate che i due si scambiano ("Berlusconi è logoro, avrò la sua età nel 2026", "Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada in Africa"). La vera novità sta nella guerra esplosa a sinistra, segno che c'è un consistente pacchetto di voti in palio, tra Pd e Sinistra arcobaleno,

Il partito del <vaffa> ringrazia ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non è detto che il bon ton veltroniano resista alle sempre accese sirene girotondine della sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la storia è fatta di corsi e ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli giudiziari. Non solo le tesi sull'illegittimità del voto sono più che mai vive, ma si intrecciano con il destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'

Ricette per una vita meno cara ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: economico del partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna evitare le strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che l'inflazione dipende dalle politiche del governo". La tensione sui prodotti agricoli ed energetici va invece affrontata in maniera diversa: "Occorre investire sulla politica economica comune europea ed è inutile polemizzare con la Bce.

Mi gioco tutto in 4 regioni ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: WALTER VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma elettorale.

Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vi sentite più vicini a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra politica. Lei che ha sempre combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso la sua espulsione dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono editore di Teleambiente, che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle quali sono state licenziate due persone.

Perline ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali dell'altro ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi: "Intendo denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale: la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei giornali di provata fede (cioè quasi tutti),

Al Pd non resta che Berlusconi ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da parte del Pd che la salvezza della democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici.

Altro che faccia a faccia ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l'essenziale: il culto dell'immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati.

Dalla Destra con rancore ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Destra in queste elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una scelta paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il rancore personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per sposare lo stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per assicurarsi un minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto all'indietro.

Indiscreto ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: costruttori romani vicini a Walter Veltroni. A ventilare un loro possibile coinvolgimento sarebbe stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd. Insieme all'acquisto a 10 centesimi di 750 mila copie per la diffusione straordinaria di domenica 30 marzo, il Loft è così riuscito a sventare lo sciopero già indetto dalla redazione contro l'ingresso nella compagine societaria dell'

"Grande coalizione? Senza Silvio o Walter premier" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma senza che siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier Ferdinando Casini comincia l'ultima settimana da candidato premier ma già guarda al dopo-voto, a quando - si dice "convinto" - nessuno dei due partiti maggiori avrà una maggioranza per governare. Dialogando in videochat con i lettori de La Stampa, Casini promette che non tornerà mai a fare da stampella a Berlusconi,

Ha vissuto i suoi quarti d'ora di celebrità quando ha sposato Anna Falchi. Poi quando ha c ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: D'Alema o Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po' tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E pensare che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica bene e razzola male. Non salvo nessuno dei due".

Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti ( da "Panorama.it" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi : in seconda battuta anche tra i loro rispettivi alleati. Primo tra tutti: Umberto Bossi che minaccia addirittura di imbracciare "i fucili contro la canaglia romana" che non vuole ristampare le schede. Una provocazione che scatena reazioni durissime come quella del segretario del Pd che,

L'Expo, i grattacieli e il cemento ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Elezioni: macché Veltrsuconi. Il New York Times incorona Ferrara ( da "Panorama.it" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Più dei candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i "soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino".

Bossi col fucile: <Schede porcata> ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Ma dove viviamo?" M. D. C. Roma Se il leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il tempo".

<Quel giochetto del voto utile> ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rischia di far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta,

Al voto berlusconi chiama in causa franceschini ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi è intervenuto Berlusconi. Vuole sapere quale è la verità?". Quale è? "In privato mi danno ragione tutti, dico tutti, e in pubblico si defilano. Ora so che cosa mi vuole chiedere: e Veltroni?". Appunto, e Veltroni? "Per l'appunto, non le rispondo". Ma manca una settimana al voto?

Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi vince le elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente di tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la trattativa si potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel caso più probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo al Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie

Il punteruolo angeletti si sente da champions league ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni trascura Voghera Ormai, anche nell'arte dell'insulto, Silvio Berlusconi si è raffinato. Due anni fa disse che chi votava centro-sinistra, cioè catto-comunista, era un "coglione". E aveva ragione, o meglio, molti elettori di centro-sinistra fecero una manifestazione in cui si auto-proclamavano coglioni.

Lunedì prossimo, comunque vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una buo ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vuol dire che Veltroni e Berlusconi - conclude, con l'aria di non crederci molto - si metteranno d'accordo per cambiare la legge". Soldi benedetti, anche perché quasi sicuramente quest'anno i partiti spenderanno molto, ma molto meno del 2006. "Colpa" di una campagna elettorale brevissima, che tra l'altro ha reso pressoché impossibile il ricorso ai manifesti giganti 6x3,

ADORNATO (UDC). LA SECONDA REPUBBLICA è FINITA, I PROBLEMI STRUTTURALI DEL PAESE SONO ANCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno già governato e male: ora non ci può essere nel contempo causa e soluzione. Pdl e Pd sono contenitori senza identità e la loro strategia di esclusione di altri soggetti politici mette a rischio il futuro".

CARFAGNA Dà LA CARICA: CON BERLUSCONI NAPOLI CAPITALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Prodi e Veltroni, ricorderebbe appieno la trama di un film comico. Di quella comicità malriuscita, però, che provoca solo riflessioni e amarezze". Dal canto suo, Berlusconi ribadisce il concetto già più volte espresso. Lo fa intervenendo a Telecamere, il programma di Anna La Rosa su Rai3, nella consapevolezza che il problema non potrà essere risolto definitivamente in breve tempo:

MAZZARELLA: LAVORO AI GIOVANI PER TOGLIERE FORZA ALLA CAMORRA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sto portando avanti con determinazione il discorso su moralità ed efficienza della politica, stavolta davvero alla nostra portata votando Veltroni ed il Pd; nonchè sull'inutilità dell'astensione. Se vincesse Berlusconi non ci sarà molto da sorridere anche per i delusi del centrosinistra che non andassero a votare". c.gr.

Amato nella tenaglia "Basta, non cambio nulla" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: hanno capito subito a che cosa si mirava: a sistemare le due coalizioni, quella per Veltroni e quella per Berlusconi, in posizione distinta da tutti gli altri, e i piccoli insieme su una fila diversa. Un modo anche plastico per evidenziare una corsa a due. La riproposizione, fin dal disegno della scheda, del tema del "voto utile".

L'Unità riscopre il diavolo Berlusconi ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: balle a descrizione di un Veltroni low profil che usa neppure menzionare Berlusconi: e questo non tanto, in questi giorni, per le sediate scagliate contro Giuliano Ferrara, non tanto per il solito Antonio Di Pietro che ieri spiegava, sul suo blog, che "in caso di vittoria del centrosinistra, come primo punto, l'Italia dei Valori porrà nella sua agenda il nodo incestuoso di Rete4"

Il Cavaliere: "Schede tutte da ristampare" ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Spiega Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che potrà mantenerli.

Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Domani è il Berlusconi day in piazza Sisto e al Palacrociere ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quindi Berlusconi arriverà in auto direttamente in piazza Sisto IV per il comizio. Il palco sarà posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Non è ancora stato deciso se Berlusconi una volta finito il suo intervento in piazza, raggiungerà il terminal crociere in auto o a piedi passando per il centro storico.

"Nuove schede o spariamo" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: è soltanto una metafora "Nuove schede o spariamo" Bossi attacca la "canaglia romana". Veltroni: parole indegne, hanno paura Si infiamma l'ultima settimana di campagna elettorale con un nuovo duro scontro sulle modalità di voto, dopo la lettera di Berlusconi a Napolitano e il no di Amato.

Veltroni non è il meno peggio ( da "EUROPA ON-LINE" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma infine riassumibili in un solo concetto poco innovativo: votiamo Veltroni perché Berlusconi è peggio. Non che sia un cattivo argomento, intendiamoci, oltre a essere incontestabile: il Berlusconi del 2008 appare di tutte le edizioni il peggiore, p r o p r i o perché il più ripiegato su stesso, il più rassegnato a non cambiare nulla.

New York Times "Giuliano Ferrara l'unico candidato interessante" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il candidato Giuliano Ferrara spicca in un panorama dominato dal carismatico miliardario Silvio Berlusconi e dal baby-boomer che ama il rock'n'roll Walter Veltroni". "La vita politica italiana è sempre stata assurda - scrive il NYT - ma i colpi di teatro di Ferrara (un comunista diventato conservatore) sono il segnale di qualcosa di più profondo.

"Nessuno ama un miliardario senza nome" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: D'Alema o Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po' tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E pensare che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica bene e razzola male. Non salvo nessuno dei due".


Articoli

Berlusconi: Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella culla del berlusconismo del Sud, la Sicilia, Silvio Berlusconi è convinto di non avere problemi. Il divorzio dall'Udc di Totò Cuffaro non ha prodotto grossi traumi. Semmai chi rischia di più è proprio l'ex governatore e, insieme a lui, l'uomo che lo ha indotto a divorziare con il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini. "Qui - osserva Renato Schifani - siamo a posto. La Sicilia come la Calabria e la Campania le abbiamo prese. I guai da noi li ha l'Udc. Nei sondaggi il loro quorum al Senato balla. Una settimana sono sopra l'8%, un'altra sotto. Possono sperare solo nell'aiuto segreto di Raffele Lombardo". Non tutti gli uomini di Berlusconi credono, però, in questa ciambella di salvataggio per Casini. "Lombardo - spiega Carlo Vizzini - non ha nessun candidato nelle liste dell'Udc. Per cui questa operazione sofisticata mi sembra difficile. I primi a saperlo sono gli uomini di Casini: col cavolo, ad esempio, che Mannino si è presentato al Senato. Ha preferito la Camera dove è più facile centrare il quorum". Se così stanno davvero le cose la Sicilia continuerà ad essere uno dei principali serbatoi di voti per il Cavaliere. Ieri a Palermo Berlusconi ha dimostrato di non avere dubbi. Come gli capita sempre più spesso in queste ultime giornate di campagna elettorale, il leader del centro-destra dà per acquisito il risultato elettorale: "Siamo avanti di sette-otto punti". Semmai quest'ultima settimana gli serve per perfezionare la sua proposta e corteggiare l'elettorato di "mezzo". Proprio quello dell'Udc. Si tratta di quegli elettori che non lo amano ma che di fronte allo sfascio del centro-sinistra e all'"inutilità" - l'espressione è di Berlusconi - del voto agli ex dc, questa volta potrebbero appoggiarlo. Del resto i continui riferimenti alla "gravità della crisi", al "rigore", non rispondono solo ad una lettura obiettiva della situazione ma anche al desiderio di competere con Casini su quel versante: "Non posso lasciargli - ha ripetuto spesso nelle scorse settimane - questo spazio". E l'ipotesi del ritorno del figliol prodigo Casini nella sua testa è ormai considerata secondaria: "Non so se ritornerà. Io insisto che oggi anche gli elettori dell'Udc debbono votare per noi". Teatro principale di questa battaglia è la Sicilia, roccaforte elettorale degli ex dc. Se l'Udc non riuscirà a strappare qui il quorum per il Senato difficilmente centrerà l'obiettivo in altre regioni. Ecco perché da queste parti al Cavaliere non vuole solo vincere, ma vuole stravincere per andare oltre il premio di maggioranza. "Ed è un obiettivo possibile - osserva Gianfranco Miccichè -: gli ex dc nel loro massimo storico, con Cuffaro presidente, qui sono arrivati al 9,4%. Oggi si presentano avendo perso buona parte del gruppo dirigente e non andranno oltre il 7%". Ieri Berlusconi è tornato a dire che un voto all'Udc è un voto a Veltroni e ha tirato fuori - anche perché incalzato dal leader del Pd - l'argomento della lotta alla mafia, un tema che potrebbe mettere in imbarazzo il luogotenente di Casini, Cuffaro, che si è dovuto dimettere da presidente della regione proprio a seguito del processo che lo ha coinvolto. "Noi useremo i nostri voti contro la criminalità organizzata". E visto che c'erano già le premesse per un'altra polemica perché non aveva usato l'espressione mafia (segno che la campagna nell'ultima settimana impazzisce), il Cavaliere ha subito fatto l'elenco di tutte le organizzazioni mafiose che operano in Italia: "Li useremo contro la mafia, l'ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita. Ricordo a Veltroni che quando noi eravamo al governo l'operazione "alto impatto" ha portato all'arresto di trenta capi mafiosi e del loro capo supremo". Appunto, anche la mafia, insieme al ponte di Messina e al programma di infrastrutture per la Sicilia, è diventata un argomento del Cavaliere. "Possono dire ciò che vogliono - sostiene Miccichè - ma noi dal '94 diciamo che i voti dati a noi sono voti contro la mafia. Cuffaro? Io non ho mai detto che Cuffaro è mafioso. Ci mancherebbe. Io dico che è leggero, che non sta attento a chi incontra. Lui mi ha risposto dicendo che non si può sapere chi si ha di fronte. Vero. Ma mi chiedo: perché a me non è mai capitato di incontare gente del genere?". In Sicilia, quindi, come nel resto del paese il gioco si sta facendo duro. La polemica sulle schede elettorali addirittura ha messo a rischio il buon rapporto che lega Berlusconi all'attuale ministro dell'Interno, Giuliano Amato: da oggi in poi per lui sarà "il signor Amato". Anche con Veltroni che offre al paese l'immagine di un Pd che ormai ha quasi agganciato il Pdl, il Cavaliere non è stato tenero: "Sogna - ha confidato - sta andando fuori di testa". Sull'Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni, Padoa-Schioppa tentano in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France e chiudere l'intesa, Berlusconi non molla: "Ci sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il Cavaliere - che continuano a far danni su Alitalia. Puntano ancora sulla trattativa su Air-France. Io invece sono sicuro che si farà una grande cordata italiana. Alla fine saranno tanti gli imprenditori che vorranno partecipare, che qualcuno bisognerà tenerlo fuori. Certo bisogna dare a questi nuovi interlocutori i tempi necessari per formulare una proposta. Il rischio di commissariamento? Ma su! Hanno appena nominato un presidente...".

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Big dei partiti in Piemonte per le "arringhe" finali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE LEZIONI.DA OGGI A VENERDI' 11 APRILE Big dei partiti in Piemonte per le "arringhe" finali Buona parte dei partiti ha già "bruciato" nei giorni scorsi i nomi importanti da spendere in campagna elettorale. E la settimana prima del voto del 13 e 14 aprile riserva solo qualche sporadico arrivo per le "arringhe" finali. In Piemonte si vota per Camera e Senato, ma anche per la Provincia di Asti che chiama alle urne gli elettori con anticipo sulla naturale scadenza per le dimissioni del presidente Roberto Marmo, candidato alla Camera nel "Pdl". Seggi aperti, inoltre, in 31 Comuni (10 di questi in provincia di Torino) per l'elezione di sindaco e Consiglio comunale. Nel Vercellese è toccato a Piero Fassino presentare il programma del Pd ieri a Gattinara. Nel capoluogo si annuncia per oggi una duplice, interessante presenza: Emma Bonino e Luigi Bobba che saranno dapprima nella sede Pd di Vercelli e poi alla Confesercenti per illustrare le proposte del Partito democratico in materia di imprese. Fassino, ieri a Grignasco, è annunciato il 10 a Novara . Oggi Emma Bonino è a Borgomanero e a San Maurizio D'Opaglio, mentre Biella venerdì 11, giorno di chiusura della campagna elettorale, avrà Valter Veltroni, non dal vivo, ma in videoconferenza su schermo. Il candidato premier del Pd ha già toccato nelle scorse settimane alcuni centri della regione, mentre Silvio Berlusconi, a parte il comizio di Torino, ha preferito concentrare le sue uscite in quelle regioni dove il risultato del "Pdl" al Senato è considerato più incerto. In attesa di conferma l'arrivo sempre a Biella di Franco Frattini e dell'economista di Forza Italia, Franco Brunetta del "Pdl". Il ministro del Lavoro Cesare Damiano si concentrerà oggi ad Alessandria sulle problematiche industriali visitando alcune fabbriche: Solvay, Caseificio Merlo, Michelin. Giovedì 10 tappa a Casale e nel capoluogo per Piero Fassino. Cesare Damiano con il coordinatore regionale del Pd, Gianfranco Morgando è atteso oggi anche a Cuneo. Nel capoluogo della Granda sarà Rocco Buttiglione a concludere la campagna elettorale dell'Udc, giovedì 10, alle 21, al palazzo della Provincia, mentre il leader della Lega Nord Umberto Bossi (ieri a Verbania) parlerà mercoledì al Centro Arpino di Bra con inizio alle 18,30. Ad Asti l'unico comizio della settimana sinora ufficializzato è quello dei leghisti Roberto Calderoli e Roberto Cota annunciati in città per giovedì 10.\.

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Bossi: pronti a prendere i fucili (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il segretario del Pd: "Come fa Berlusconi a volere un ministro così?". Il Cavaliere insiste con il Viminale: vanno ristampate Bossi: pronti a prendere i fucili "Via quelle schede porcata". Veltroni: parole d'odio inaccettabili SEGUE A PAGINA 4.

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Bossi: "ristampare le schede o il nord imbraccerà i fucili" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bossi: "Ristampare le schede o il Nord imbraccerà i fucili" Veltroni: vergogna. Berlusconi: solo una metafora Il Cavaliere: è stato il Pd a chiedere di cambiare le schede GIANLUCA LUZI ROMA - Il capo della Lega Bossi minaccia di ricorrere alle armi se non saranno ristampate le schede elettorali. Veltroni insorge e chiama in causa Berlusconi: "Lo vuole chiamare a fare il ministro. Ma in che paese viviamo?". Ma Berlusconi insiste: le schede devono essere ristampate ed è stato il centrosinistra a sollevare il caso con una telefonata di Franceschini a Letta. E commenta le parole del leader leghista: "Lo conosciamo, la sua era solo una metafora". All'inizio dell'"ultimo miglio" prima del voto, la questione delle schede elettorali a rischio errori e contestazioni infinite, infiamma la campagna elettorale. Bossi, però, va oltre e porta lo scontro a livelli estremi, proprio il contrario di ciò che aveva raccomandato il presidente della Repubblica Napolitano. Fino alla sparata di Bossi la polemica, anche dura, si era mantenuta entro i limiti della correttezza. Ma poi è intervenuto il Senatur. "Se necessario, - minaccia Bossi - per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Poi chiama alla vigilanza "i popoli" del nord: "I veneti, i piemontesi, i lombardi non permetteranno questo imbroglio. Fate tutti molta, molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto controllo". E per rendere più incisivo il messaggio, aggiunge un monito: "Non voglia il cielo che domani dobbiamo trovarci a cacciare la canaglia romana con i fucili in mano". Le minacce di Bossi rimbalzano dal Piemonte fino alla Puglia dove Veltroni è impegnato nel tour elettorale. Il segretario del Pd chiama in causa Berlusconi: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo, dove siamo? Imbracciare i fucili...". Di fronte a questa reazione, il vicepresidente leghista del Senato Calderoli rilancia: "Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni! Se le istituzioni non difendono la democrazia ci penserà il popolo". Bordate elettorali a parte, Berlusconi anche ieri ha riproposto la "necessità" di ristampare le schede. Non solo ma ha chiamato in causa il centrosinistra per l'allarme sulle schede. "Questa questione delle schede elettorali non l'ho sollevata io. Non è una mia iniziativa. - ha sottolineato il leader del Pdl - Sono stati loro, quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema". E per ristampare le schede "c'è tutto il tempo necessario". Franceschini ammette di aver segnalato a Letta il problema dei simboli troppo ravvicinati nelle schede, ma poi sostiene che è stato Berlusconi ad alzare i toni perché "è sempre più in affanno" e così avrebbe una scusa per la "vicina sconfitta". L'allarme però c'è anche nel centrosinistra. Per Di Pietro - che primo aveva segnalato il problema a Napolitano - le schede si devono ristampare e "Amato aveva detto che era possibile se fosse stata colta la richiesta del segretario della Dc, Pizza".

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An: non è il nostro linguaggio - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella piazza di Crema Gli alleati del Pdl spiazzati. No comment di Fini, Calderoli: useremo i cannoni An: non è il nostro linguaggio Contestato Ferrara: bruciata la sua immagine, insulti e uova Ronchi tenta di coinvolgere il Pd: parole così Bossi le usava anche quando D'Alema lo definiva una costola della sinistra CARMELO LOPAPA ROMA - Quanto Berlusconi e i suoi abbiano gradito l'uscita di Bossi sulla "canaglia romana" da cacciare "con i fucili in mano", quell'ennesima evocazione di un Nord a mano armata sotto le bandiere verdi leghiste, proprio ora, a sette giorni dal voto, lo si è capito da come in serata lo stato maggiore del Pdl - sul fronte forzista - abbia tentato di coprire il tutto con un imbarazzato silenzio. "No, non commentiamo quelle parole" ha tagliato corto il vice coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. L'affondo di Umberto Bossi è rimbalzato da Verbania ed è subito scattata l'operazione tesa a sminuirne la portata, soprattutto a tranquillizzare l'elettorato incerto-moderato, proprio quello (decisivo) che Pd e Pdl si stanno contendendo in queste ultime ore. Certo, il disappunto esplicito non è mancato. Soprattutto tra le file di Alleanza nazinale. "Quello è un linguaggio non consono e che certamente non è da An - si affretta a precisare il portavoce Andrea Ronchi - Ma va anche detto che quello è il folclore di Bossi, il suo solito linguaggio. Confidiamo sul fatto che il vero pensiero della Lega non sia quello ma altro. Parole simili d'altronde le abbiamo ascoltate anche quando D'Alema sosteneva che la Lega era un pezzo della sinistra. Perché allora Veltroni e i suoi non insorgevano? La verità è che si appellano a tutto sapendo che perderanno. Anzi, straperderanno". Toni assai meno critici nei confronti del Senatur da parte di Maurizio Gasparri, secondo il quale il vero colpevole sarebbe il responsabile del Viminale: "Certamente Bossi usa le parole senza intenti violenti. Amato invece sabota le elezioni. Va cacciato subito perché sta promuovendo brogli". An fa leva sul "vero pensiero della Lega", che sarebbe altro. E in effetti usa toni assai diversi Roberto Maroni, quando un suo commento sull'accaduto gli viene sollecitato nel corso della trasmissione "Ballarò". E lui: "C'è sempre chi si scandalizza, ma quello di Bossi era solo il suo modo di esprimere la rabbia per un torto subito". Il fatto è che le linee di pensiero, dentro il Carroccio, sono tante e i falchi sembrano sempre più numerosi delle colombe. Roberto Calderoli, per dire, ai fucili preferirebbe altro, nel senso di armi più efficaci. "Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni", afferma quello che è ancora per alcuni giorni il vicepresidente del Senato. Perché "quando si impedisce al popolo di poter votare si compie il peggior gesto che si possa compiere, un attentato alla democrazia". Per trovare una condanna esplicita, al di là dei ranghi del centrosinistra, ovvio, bisogna rivolgersi al leader della Destra, Francesco Storace: "A Bossi qualcuno dovrebbe ricordare che in Parlamento hanno votato la legge che loro stessi hanno definito porcata. A Milano fanno la faccia feroce, a Roma stanno a tavola con i loro padroni". Intanto ieri altre contestazioni a Giuliano Ferrara. A Crema un manifestante ha dato fuoco in piazza ad un'immagine del giornalista: "Prima al rogo ci finivano le streghe" era la scritta che compariva sotto l'immagine del leader della lista "Aborto? No Grazie", nel pomeriggio contestato anche a Bergamo. In serata, sempre a Crema, lancio di uova e insulti per il direttore del Foglio, atteso a parlare in una sala del Comune. Diverse persone lo aspettavano nella piazza vicina. Ma all'interno della sala comunale, gremita di gente, il giornalista - affiancato dal capolista della circoscrizione per la Camera dei Deputati, Paolo Sorbi - ha invece ricevuto una accoglienza particolarmente calorosa: "Vogliamo Giuliano Ferrara ministro della Sanità", era lo slogan. D'altra parte ieri Ferrara aveva avuto la citazione del New York Times che l'ha definito il candidato più avvincente, "meglio di Berlusconi e di Veltroni".

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D'alema si propone mediatore per il forum delle culture 2013 - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli D'Alema si propone mediatore per il Forum delle culture 2013 Iervolino: "Ma dal governo ancora nessun segnale" Il Pd pensa al gran finale di mercoledì: in piazza Plebiscito canta Venditti ROBERTO FUCCILLO DA Pompei a Scaturchio. La campagna volge al termine. Massimo D'Alema, capolista forse più presenzialista a Napoli e dintorni, abbozza una sintesi. Scherzosa, ma neanche tanto. Perché la sua campagna iniziò proprio, "come mi suggeriva Berlusconi", dalle rovine pompeiane. E ieri è passata per le sfogliatelle della nota pasticceria, perché "anche Scaturchio è cultura". L'occasione era per l'appunto una convention al teatro Sannazaro con il mondo della cultura napoletana, chiaramente proiettata anche sul 2013 e sul Forum che la città ha conquistato. Non a caso faceva un po' da padrone di casa l'assessore Nicola Oddati, che ha così consacrato il suo rientro nel Pd. Non sono mancati gli echi del dissidio con Rutelli, che ha sottratto alla manifestazione il carattere di grande evento e i relativi finanziamenti del governo. Oddati ha ringraziato il ministro dei beni culturali per il suo lavoro, ma ha notato che "la città deve avere un governo anche più amico di quello attuale. Avremo fatto anche degli errori, ma non servono condanne. Speriamo che il prossimo governo si assuma anche il suo merito per un grande evento che è tale a prescindere da un decreto". Anche D'Alema ha ringraziato Rutelli "per il suo start-up", poi si è erto a grande mediatore: "Ho capito che c'è stata qualche incomprensione (e la platea sorride, ndr), ma mi farò parte diligente come deputato locale. è una occasione importantissima, sono interessato a lavorarci insieme a voi". Ottimismo per il futuro, dunque, anche se in platea il sindaco Iervolino ammette che "dal governo non abbiamo ancora avuto nessun segnale". Intanto D'Alema non smette di mettere la sua faccia anche davanti al dramma rifiuti. Proprio uscendo da Scaturchio viene infatti riconosciuto da un gruppo di turisti tedeschi. La guida gli fa i complimenti perché sui rifiuti Napoli sta meglio. Poco prima D'Alema si è intrattenuto con esponenti di Legambiente e ha firmato la proposta per la introduzione nel codice penale dei reati contro l'ambiente. Ha fatto anche visita all'atelier di Lello Esposito, dove si è incontrato con Raffaele Del Giudice, l'autore di "Biutiful cauntri", il film sugli sversamenti di rifiuti nocivi. L'impegno sulla spazzatura è stato poi ribadito nel pomeriggio, con affollate tappe a Afragola, Nola e Acerra, nel cuore della crisi rifiuti e delle proteste contro impianti e discariche. Intanto per il Pd è anche tempo di pensare al gran finale di mercoledì. Arriva Veltroni a piazza del Plebiscito, e si porta dietro Antonello Venditti. Il cantautore romano sarà anche lui a piazza Plebiscito, con un concerto in coda al comizio. E, prima di Veltroni, arriva in città il suo vice. Enrico Franceschini farà il punto oggi sulla organizzazione dell'evento presso la sede del partito in via Nazario Sauro. Attesa anche la decisione finale sul palco. In ballo due ipotesi di posizionamento: su via Cesario Console, con il mare sullo sfondo, oppure in piazza, come è stato per Berlusconi, ma qualche metro dietro, per guadagnare spazio per il pubblico. Sull'altro fronte è di rilievo la presenza oggi a Napoli di Altero Matteoli. L'ex ministro dell'Ambiente presenterà le proposte del Pdl sulle bonifiche e incontrerà gli industriali a Palazzo Partanna.

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Veltroni: "rimonta possibile noi a un'incollatura dal pdl" - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il muro dei post-it Veltroni: "Rimonta possibile noi a un'incollatura dal Pdl" Ma la Sinistra attacca Franceschini sul voto utile SILVIO BUZZANCA ROMA - "Siamo ormai lì, ad un'incollatura, dobbiamo fare insieme l'ultimo miglio. Il Partito democratico è stato protagonista della più spettacolare rimonta della storia politica". Walter Veltroni a pochi giorni dal giorno, cerca di caricare i suoi per il rush finale. Spande ottimismo a piene mani. Ma deve fare i conti con la Sinistra Arcobaleno. Dario Franceschini è un "bugiardo", usa toni "sgradevoli", fa un gioco "sporco", vuole scaricare sulla Sinistra Arcobaleno la sconfitta del Partito democratico, dicono i dirigenti della Sa. A sinistra non è proprio piaciuta l'intervista a Repubblica del numero del Pd e quel suo paragone fra Fausto Bertinotti e Ralph Nader, il candidato indipendente che nel 2000 provocò negli Usa la sconfitta di Al Gore. Il presidente della Camera respinge seccamente il paragone con Nader. E boccia anche l'apertura a riforme costituzionali improntate al presidenzialismo. "Queste cose di Franceschini - dice per esempio il candidato premier Bertinotti - non solo sono sgradevoli, ma anche un po' allarmanti perché non si accorge che sono sostanzialmente anticostituzionali". e spiega c'è un unico modo per contrastare questa deriva presidenzialista: "Dare torto a Franceschini e far si che la Sinistra Arcobaleno abbia un successo tale che lo costringa a prendere atto che siamo in Italia e non negli Usa". Gli altri leader della Sinistra Arcobaleno sono meno diplomatici del presidente della Camera. Così Oliviero Diliberto si chiede: "Ma come? Prima ci cacciano e non vogliono trovare l'accordo con noi e adesso ci dicono che se perdono è colpa nostra?". Circostanza che fa dire al leader del Pdci: "Franceschini ha una bella faccia tosta a dire che noi siamo come Nader. Se la bugia fosse un reato, oggi a Franceschini dovrebbero dare l'ergastolo". Il segretario di Rifondazione Franco Giordano parla invece di "campagna greve e soprattutto disonesta. La verità è -conclude - che il Pd prevede un risultato inferiore alle aspettative e la leadership cerca di mettersi al riparo addossando preventivamente la colpa alla sinistra". Il verde Angelo Bonelli aggiunge che "Franceschini è il primo a sapere di dire cose non vere". Secondo il capogruppo verde alla Camera, "gli appelli del Pd al voto utile sono il segno della debolezza della proposta politica e programmatica del Pd". Infine Nicki Vendola, presidente della Regione Puglia, punta l'indice contro il "giochino un po' sporco del voto utile o del paragone tra Bertinotti e Nader che serve solo per parlare ad un'Italia che si presume non sia in grado di non capire". Veltroni, intanto lancia un nuovo appello contro l'astensionismo e per i voto utile. "L'astensionismo è l'anticamera delle peggiori tradizioni consumate nell'umanità", ha detto il candidato premier del Pd. E sulle polemiche innescate dall'intervista di Franceschini ha sottolineato: "Agli elettori della sinistra radicale dico che ogni voto è utile. Ma è chiaro che in questa ultima settimana si decide chi governerà il paese tra noi e la destra". Infine il leader del Pd ha ricordato che avrà l'età di Berlusconi solo nel 2026 e che è giunto il momento di " di dire basta con le battute per affrontare i problemi seri, basta con le corna ai vertici dei capi di Stato. L'Italia si merita un'altra leadership così come quella che hanno gli altri paesi".

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E il papà di montalbano ci ripensa "niente astensione, voto democratico" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Camilleri a MicroMega: stimo Di Pietro, Pancho Pardi merita di essere eletto E il papà di Montalbano ci ripensa "Niente astensione, voto democratico" ROMA - Montalbano per la prima volta ha paura. Paura della prospettiva "oscena" di un nuovo avvento berlusconiano. Di dodici anni ("Come minimo") di un Cavaliere che è "un vero extraterrestre della democrazia" e di un'Italia che, "come la cicala, si ritroverà con le pezze al culo". Fino alla prospettiva più fosca, un po' apocalittica, "del ritorno al medioevo". Sono le ragioni, anzi le fobie, che hanno convinto in questi ultimi giorni il "padre" dell'ispettore siciliano, Andrea Camilleri, a votare. Perché lo scrittore, iscritto al partito dei delusi dagli errori del centrosinistra, per la prima volta in 82 anni, aveva deciso di dare forfait. Da questa mattina sul sito micromega.net sarà visibile il video della conversazione sulle imminenti elezioni tra lo scrittore e il direttore della rivista, Paolo Flores d'Arcais, che proprio nell'editoriale dell'ultimo numero aveva fatto analoga "autocritica", convertendosi al voto e al voto "utile" per il Pd. Camilleri aveva declinato l'invito a scrivere su quel numero una sua dichiarazione di voto, al pari di altri scrittori e volti noti: la scelta dell'astensione era amara e lui non aveva voglia di parlarne. Ora racconta che ci ha ripensato. Andrà al seggio e voterà per la coalizione Veltroni-Di Pietro. Le sue riserve su quanto il centrosinistra non abbia fatto nei due anni di governo (leggi "vergogna" e conflitto di interessi in testa) restano, ma si dice convinto che con l'attuale sistema elettorale la preferenza al Pd sia l'unica soluzione per evitare una prospettiva che non esita a definire "oscena". La tesi da cui muove lo scrittore è semplice: Berlusconi "non conosce neppure l'alfabeto della democrazia". Quindi, si rivolge ai giovani e a tutti coloro che hanno partecipato in questi anni ai "movimenti", dai girotondi ai "No Dal Molin di Vicenza", ricordando loro che con un governo Veltroni le lotte potranno continuare, con lo strapotere di dodici anni del Cavaliere "non si potrà più fare nulla". "Il fatto - incalza nel video - è che quest'uomo inquina talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". I toni di Camilleri si fanno cupi. "Berlusconi è qualcosa che non ci appartiene. è un extraterrestre rispetto alla democrazia. Non ha la più lontana concezione di cosa possa essere una democrazia. A denti stretti arrivo a dire che perfino Fini potrebbe essere oggi il leader di una desta che adotta il nostro stesso vocabolario. Certo, le parole che poi sceglierebbe sarebbero assai diverse dalle nostre. Il vocabolario di Berlusconi invece è incomprensibile. Va decrittato. D'altronde, lui è il fratello di latte di Putin". Ma la vera preoccupazione dello scrittore attiene al quadro economico, prima ancora che morale e politico, di un Paese che si ritrovi per dodici anni alle prese con la cura del leader Pdl. "Se è vero che gli italiani votano pensando alle loro tasche, sappiano che è meglio pagare una tassa in più con il centrosinistra che risana l'economia nazionale, piuttosto che ritrovarsi come la cicala e la formica con le pezze al culo quando il signor Berluconi lascerà il potere". E poi fra dodici anni, scherza ma non tanto lo scrittore, "saranno problemi vostri: con i miei 82 anni mi viene da dire che fortunatamente io non ci sarò. Ma chi è molto più giovane deve pensarci bene. Dodici anni di Berlusconi possono veramente portare l'Italia al Medioevo". Quindi occorre un voto utile alla causa, da destinare alla coalizione Veltroni-Di Pietro. Con un plauso speciale all'ex pm che ha aperto le liste alla società civile e che ha candidato Pancho Pardi, tra i leader dei girotondini. "Un uomo come lui - conclude Camilleri - va recuperato alla politica nelle istituzioni". (c.l.).

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Mussi: "dal pd un ricatto elettorale al senato leveremo seggi alla destra" - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Sd replica a Franceschini: "Nader siete voi che avete rotto l'alleanza" Mussi: "Dal Pd un ricatto elettorale al Senato leveremo seggi alla destra" La gara si sta giocando proprio con lo schema voluto da Veltroni. Io ho cercato il dialogo, ma ho trovato un muro UMBERTO ROSSO ROMA - L'ira di Fabio Mussi. "Un'intervista inaudita. Franceschini prova forse a prenderci per i fondelli?". Ha lanciato un appello agli elettori della sinistra. "No, è un vero e proprio ricatto elettorale. Prima il Pd ci scarica e ora, in extremis, di fronte ad una possibile, probabile sconfitta ecco che mette le mani avanti e si prepara ad addossarci la responsabilità del flop. Se Berlusconi vince, è colpa della sinistra che non vota Veltroni. Ma per favore. Io allora l'accusa la rovescio per intero". In che modo, ministro? "Mon ami, Ralph Nader c'est vous, siete voi del Pd. Mica Bertinotti". Tesi piuttosto ardita. Va spiegata. "La competizione si sta giocando esattamente con le regole che il Pd ha voluto, le squadre si affrontano con lo schema perseguito ostinatamente da Veltroni: la competizione con Berlusconi senza la sinistra. Non l'abbiamo certo voluta noi la fine del centrosinistra". Ma anche per Rifondazione e la sinistra, dopo il governo Prodi, la fase dell'Unione era chiusa. "Con i miei amici della Sinistra arcobaleno ho insistito molto, all'indomani della crisi di governo, per un incontro con Veltroni, per capire che margini c'erano. Noi la mossa l'abbiamo fatta ma dall'altra parte abbiamo trovato un muro. Il leader del Pd, alla fine, fece filtrare l'idea di una separazione consensuale. Ma quando mai: la scelta fu loro. Al diavolo la sinistra. Però stranamente in certi casi i voti della sinistra non olent, non puzzano". Quando? "Al comune di Roma, alle regionali in Sicilia, in centinaia di comuni in tutta Italia, dove il Pd si presenta insieme a noi". La partita fra Veltroni e Berlusconi non si gioca sul filo dei voti? "Non credo, ma ammesso e non concesso l'uscita di Franceschini è anche tecnicamente sbagliata: al Senato la Sinistra toglierà più seggi al Pdl che al Pd. Conti alla mano. Una ragione in più per impegnarsi al massimo, ovunque, a superare lo sbarramento dell'otto per cento. Scaricare su di noi è troppo facile e comodo, sia in chiave pre-elettorale ma anche post-elettorale...". Allude ad una resa dei conti all'interno del Pd, in caso di sconfitta? "Non metto bocca, le dinamiche interne del Pd sono cose che non mi riguardano più. Certo che a rovesciare su di noi i problemi loro, sono piuttosto abituati. Come per i 20 mesi di governo. Avevano 20 ministri su 25, il presidente del Consiglio, due vicepremier. Molti onori e molti oneri. Invece, se a Palazzo Chigi le cose non hanno funzionato, di chi è la colpa? Ma è ovvio: del ministro Mussi, di Ferrero, di Pecoraro. Ma ci sarà in quel partito qualcuno che si assume una responsabilità, "adsum qui feci", come citava spesso Alessandro Natta? Comunque, nelle parole di Franceschini c'è qualcosa di ancora più inquietante, che mi fa rizzare i capelli". Addirittura? "Il presidenzialismo di fatto, che si realizzerebbe nel nostro paese con la vittoria di Veltroni o di Berlusconi, al tempo stesso premier, segretario di partito e capo della maggioranza parlamentare. Vorrei ricordare a Franceschini che l'Italia è un regime parlamentare. E che meno di due anni fa abbiamo chiamato il popolo italiano ad un referendum per bocciare la riforma costituzionale della destra, a forte impalcatura presidenzialista. Adesso il vicesegretario pd ci propina l'elogio di tutti i poteri al leader. Ce lo dica: si preparano a ripresentare insieme a Berlusconi quella stessa controriforma bocciata dagli italiani?". Appello al voto pro-Veltroni rispedito al mittente. "Di più. Lo faccio io un appello, al vecchio elettorato dei Ds. Date un voto che garantisca le persone che si sentono di sinistra, fate in modo che siano rappresentate, e perché in futuro si possa tenere aperta una prospettiva di governo di centrosinistra. Influendo sulla politica del Pd".

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Pd, la strategia per la caccia agli indecisi - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pd, la strategia per la caccia agli indecisi Arriva il porta e porta e una campagna sul leader."Da ora si picchia duro" Il rammarico del Loft: "Peccato non avere il duello tv, poteva spostare milioni di voti" GIOVANNA CASADIO ROMA - Moretti va a votare, Grillo "no, vado a pescare". Se Nanni il "radicale" invita a non astenersi ("è sbagliato"), Beppe, il guru del "vaffa", non fa distinzione: "Sono salme. Astenendosi si lascia il campo a Berlusconi? Tanto chi andrà su non durerà più di un anno, un anno e mezzo con l'esercito. Sembrano Gloria Swanson aggrappata alla tenda in "Viale del tramonto"". Citazione cinematografica di Beppe Grillo in omaggio a Veltroni. A sei giorni dal voto, la partita si gioca sul "voto di chi non vota", di quegli indecisi che sono tre su dieci e che, secondo analisti e sondaggisti, si aggirano nella metà campo del centrosinistra. Non solo, ma soprattutto. Lo sa bene il segretario del Pd, Walter Veltroni che dal pullman ieri, come sempre, ha fatto il punto al telefono con i "suoi" proprio sull'operazione anti-astensione. Mancano 144 ore alle elezioni, ogni minuto è prezioso, la strategia deve essere mirata, capillare, anche aggressiva, però "noi non punteremo a Arcore". Spiega Ermete Realacci: fuor di metafora, significa che "Walter non scende sul terreno degli insulti, della campagna elettorale che si ripete identica a se stessa da quindici anni, Berlusconi è disposto a fare a pezzi il paese come nella storia delle madri e di Salomone, non vuole riconoscere di avere fatto il suo tempo". Quindi, qual è la carta con la quale il Pd spera di convincere quelli che non votano perché "i politici fanno tutti schifo", perché "non dicono cose di sinistra", perché tanto le tasche restano vuote e i ragazzi senza lavoro? Ilvo Diamanti su Repubblica ha parlato delle tre categorie di indecisi con cui deve vedersela il Pd : i "vaffa"; i "tradizionalisti" fedeli alle tradizioni ex comunista e ex democristiana; i "radicali" che odiano il "ma anche" veltroniano. Dario Franceschini, il numero due del partito, è convinto che la strategia è complessiva e che bisogna puntare sulla ricetta-fiducia, "sull'affidabilità del leader". Qualche giorno fa, in un confronto tv con Gianfranco Fini, chiese a bruciapelo: "Ma tu, Fini, ti fidi di Berlusconi? Io è un anno che lavoro con Walter e mi fido di lui sia come politico che come uomo". Ricorda ora: "Fini era in evidente imbarazzo, gli ci è voluto una lunga argomentazione per parlare di fiducia nel Pdl". D'altra parte, solo un paio di mesi fa tra il leader di An e quello di Forza Italia volavano gli stracci. Perciò, le parole d'ordine del rush finale della campagna di Veltroni protesa alla conquista degli indecisi, saranno: "Fìdati" e "Cambiamo l'Italia". Peccato, si rammarica Realacci, che non ci sia il duello tv tra Berlusconi e Veltroni: "Difficile trovare una cosa paragonabile a dodici, tredici milioni di persone che guardano il faccia a faccia e poi ne discutono. Oltretutto, gli italiani avrebbero annusato che il Cavaliere ha paura, teme di perdere". La paura è un argomento su cui tutti i leader e candidati Pd impegnati nei tour elettorali insistono molto. "Walter indosserà i guantoni per picchiare duro ma sulle cose, sulle proposte, sulla novità", è la chiosa immancabile di ogni ragionamento al loft, la sede del Pd. Berlusconi alza i toni e riparla di comunismo, insulta "Walterino sette doppiezze" consigliandogli di andarsene in Africa e Veltroni replica: "Rispetterò anche chi non mi voterà". Strategia mirata, con stoccate circoscritte. Sulla modernità delle proposte e l'età anagrafica: "Avrò l'età del mio avversario nel 2026, lui è stanco". Sulle promesse che saranno mantenute: "Noi siamo una casa vera, il Pdl è la casa finta di un film". Sono gli esempi citati da Realacci: "Berlusconi si incazza ancora di più se non scendiamo sul suo terreno". Pure Rosy Bindi, fan della schiettezza e del confronto a muso duro, è d'accordo: "Penso che gli scontenti dell'Ulivo, il Pd li stia recuperando, li abbia rimotivati. è l'affidabilità della politica la vera posta in gioco. Dobbiamo convincere gli incerti, gli scettici che si possono fidare di noi". Domenica scorsa con Goffredo Bettini, Walter Verini, Realacci e Roberto Roscani, il segretario Pd ha elaborato inoltre la strategia di aggredire il "corpaccione" elettorale, ovvero gli scontenti dei ceti più popolari, lanciando alcune misure sociali come il bonus-spesa, l'assicurazione per le casalinghe. Oggi, i democratici hanno in programma una giornata tematica sull'ambiente. Veltroni lancerà il piano per la tutela dell'ambiente da Taranto e ottanta iniziative sono previste in tutta Italia. I toni saliranno nelle prossime ore, ma il Pd conta di aggiudicarsi la posta del "voto di chi non vota" denunciando "il vecchiume" del Pdl e però non solleticando l'antiberlusconismo viscerale. L'altra calamita anti-astensionismo è rappresentata dal porta a porta, "dalla rete dei militanti", afferma Franceschini. E su questo, Veltroni ha richiamato tutti i candidati a passare al tappeto i loro collegi. Paola Concia, la leader lesbo-gay ad esempio, è andata a un confronto in parrocchia. Cattolici mobilitati. Beppe Fioroni, leader degli ex Ppi, sostiene che "la partita tra il Pd e gli indecisi si gioca, se in questa settimana triplichiamo il voto dei cattolici". Paola Binetti e Rosy Bindi si sono sfidate a Pistoia sulla laicità in un dibattito nella "casa" del vescovo, cioè il seminario vescovile raccogliendo cattolici delle associazioni, parrocchiani, un gruppetto di preti. Emanuela Baio oggi a Milano con Giovanni Bianchi parlerà dei cattolici nel Pd, come ci stanno, perché non saranno messi a tacere. "La gente però ci chiede quali saranno le politiche a favore della famiglia, non solo di parlare di valori", commenta Baio. Ci sono inoltre le strategie mirate, regione per regione. D'Alema nella Napoli dei rifiuti ha una bella sfida davanti.

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I voti per Bertinotti fanno vincere il Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del ANTONELLO SORO"Berlusconi alza il tiro sui brogli perché sta perdendo il confronto sulla comunicazione. E il vantaggio non c'è più" "I voti per Bertinotti fanno vincere il Pdl" di Simone Collini / Roma "Berlusconi sta dando il meglio di sé", dice il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro. Parlando di brogli e contestando le schede elettorali? "Ma sì, è palesemente nervoso perché conosce non solo i sondaggi ma gli orientamenti veri degli elettori. Si è trovato di fronte un avversario straordinario sul terreno della comunicazione politica, che lui riteneva di sua esclusiva competenza, e ha visto dissolversi giorno dopo giorno un vantaggio ritenuto clamoroso. Ora reagisce in questo modo. Il ricorso agli insulti e alla parola brogli è tipica dei momenti di difficoltà di Berlusconi. Lo fece anche nel 2006, quando perse". La novità è che ora se la prende anche con le schede elettorali. "Mi verrebbe da dire che sono lacrime di coccodrillo, perché la conformazione delle schede discende in via diretta dalla legge elettorale approvata dal centrodestra due anni fa e perché Berlusconi, quando noi lo abbiamo proposto nei mesi scorsi, non ha voluto discutere una nuova legge elettorale". Lacrime di coccodrillo, dice, però intanto Berlusconi ha attaccato il Quirinale, Bossi ha detto che potrebbero imbracciare i fucili... "Parole gravi, inaccettabili. Così come non si può accettare che un uomo che si propone di governare il Paese non prenda le distanze da simili esternazioni eversive. Berlusconi sta ricordando agli italiani la sua mancanza di cultura dello Stato. Sta ricordando la sua assoluta mancanza di rispetto per le prerogative istituzionali, a partire da quella del Capo dello Stato, che di volta in volta ha usato come terminale delle sue insoddisfazioni o pretesto per una divisione in più nella vita politica". Il Pd come può riuscire a convincere gli indecisi? "Noi abbiamo già trovato la cifra, un posizionamento del Pd che ha modificato lo schema di gioco e aperto una partita che tanti davano per chiusa. Abbiamo scommesso sull'unità nazionale e presentato un programma che ruota attorno a cinque parole chiave: crescita, semplificazione, merito, qualità e sicurezza. Adesso la parte conclusiva, a mio parere, va giocata su due parole chiave: fiducia e speranza". Cioè? "Dobbiamo suscitare negli elettori l'interrogativo sul candidato di cui ci si può fidare. Di un partito e un candidato che hanno compiuto un percorso di assoluta novità o di una coalizione eterogenea e un candidato di cui abbiamo già sperimentato l'inaffidabilità? E poi dobbiamo rendere chiaro che con noi c'è una speranza, di contro alla rassegnazione per a un paese che continua nella traiettoria della marginalità, dell'arretramento economico. Il Pd esprime un ciclo nuovo". La Sinistra arcobaleno non ha apprezzato il parallelo di Franceschini tra Bertinotti e il Verde statunitense Nader, "responsabile della vittoria di Bush". "Né io né Franceschini pensiamo che Bertinotti sia come Nader, e riconosciamo la dignità della sua esperienza politica. Tuttavia non è un'escursione filosofica affermare che la scelta, come avviene in tutte le democrazie, è fra due proposte, due leader, due principali partiti. È fuori discussione che vince o Veltroni o Berlusconi. Qualunque voto dato nel centrosinistra ad altre formazioni che non siano il Pd è legittimo, certamente. Ma rende più difficile o contrasta oggettivamente la vittoria di Veltroni".

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Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un miliardario che pensa solo ai propri affari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Rimonta storica. Ora si può vincere" Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un miliardario che pensa solo ai propri affari "Pochi mesi fa eravamo sotto di dieci punti, ora siamo a un'incollatura e pronti al sorpasso finale". Lo ha detto Walter Veltroni a Lecce davanti a una folla di 25mila persone. Il leader del Pd ha anche risposto a Bossi che sulla vicenda delle schede elettorali sollevata sabato da Berlusconi aveva detto di essere pronto a imbracciare il fucile: "Parole indegne, uno così non può fare il ministro". Carugati a pagina 3 e Di Blasi a pagina 8.

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Stiamo facendo una storica rimonta Per Veltroni a Lecce in 25mila. I volontari aiutano l'Italia, istituzionalizziamo il 5 per mille (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Stiamo facendo una storica rimonta" Per Veltroni a Lecce in 25mila. "I volontari aiutano l'Italia, istituzionalizziamo il 5 per mille" di Andrea Carugatiinviato a Lecce DEV'ESSERE stato il pienone pure a Conversano, 3mila persone in piazza Castello a mezzanotte (tanti coi bambini in spalla e i passeggini), nonostante il freddo polare, a convincere Veltroni che il suo slogan, "Si può fare", è più vicino alla realtà di quanto si pensi. Del resto venerdì a Benevento l'aveva detto: "Se ci sarà gente anche a mezzanotte vorrà dire che le cose vanno molto bene". Accontentato, anche "l'ultima meravigliosa follia" della campagna del leader Pd, la tappa numero 100, è andata a buon fine. E così ieri, da Brindisi, ha ribadito con più convinzione del solito uno dei concetti-chiave di questo suo giro per l'Italia: "Stiamo assistendo alla più spettacolare rimonta della storia politica italiana. Cinque mesi fa eravamo sotto di 22 punti, ora siamo a un'incollatura. Manca solo l'ultimo miglio.". Non aveva ancora visto la marea umana di piazza Sant'Oronzo a Lecce, che l'ha accolto alle sette di sera: 25mila persone in una città governata dalla destra da più di 10 anni, anche qui tantissime famiglie coi i bambini al seguito. E lui commenta: "Mai come oggi è stato chiaro che possiamo vincere". Pure Michele Emiliano, il sindaco di Bari che ha scortato l'amico Walter in tutte le tappe nella sua regione, si è sbilanciato: "Ho le stesse sensazioni del 2005, quando conquistare la regione sembrava impossibile, invece ci siamo riusciti". E ancora Veltroni: "In più di 100 piazze mai nessuna contestazione per noi, tranne qualche gruppetto di leghisti. E anche in autostrada la gente suona il clacson, c'è simpatia perché e il nostro è un messaggio di ottimismo". Giornata pienissima, quella di ieri: comizio notturno tra sabato e domenica, e poi mattinata a Bari, incontro con il Forum del terzo Settore, poi comizio in piazza Diaz, e poi piazza Cairoli a Brindisi e Lecce. Ai "riti da medioevo" della Lega, tra "giuramenti e armature", ha risposto a modo suo: "Loro sono il passato e l'odio, noi il futuro. Se vincerò sarò il presidente di tutti, rappresenterò tutti gli italiani, anche chi non mi ha votato. E una Camera sarà presieduta dall'opposizione, come le commissioni di controllo. Noi questo Paese lo vogliamo unire". Veltroni si rivolge ai delusi del centrodestra, in particolare di An: "Fini è stato trattato come l'ultimo dei collaboratori, molti suoi elettori non si riconoscono nel Pdl, che non è neppure un partito: è come una casa di cartapesta del cinema, dietro non c' niente ". E ancora: si rivolge agli elettori della sinistra radicale, "perché la sfida per governare è tra il Pd e la destra". E agli indecisi: " Con noi l'Italia può voltare pagina. L'astensione è l'anticamera dell'indifferenza, che prepara le peggiori tragedie dell'umanità". Infine al popolo delle primarie: "Parlate con quelli che conoscete, le elezioni non sono una partita di calcio in cui siete solo spettatori, qui ognuno può fare la sua parte". Per Berlusconi varie battute polemiche, sull'età, e sulla voglia di governare che manca al Cavaliere: "Io avrò l'età che lui ha oggi nel 2026. Siatene certi: a quell'epoca farò altro nella vita.". E ancora: "Il contratto con gli italiani è una delle prese in giro più clamorose della storia italiani: di tutti i punti ha rispettato solo l'abolizione dell'imposta di successione." Quanto al governo della destra che dovesse vincere, "durerebbe poco, perché stanno già litigando, come hanno sempre fatto. Uno dice che il primo Cdm sarà a Napoli, Maroni subito risponde che devono farlo a Malpensa. Sono divisi su tutto". C'è una frecciata anche per Casini: "Dà lezioni a tutti. Lui che come nella canzone di Jannacci 'Vengo anch'io, no tu no', ha aspettato che gli sbattessero la porta in faccia per scoprire la sua vocazione''. Al Forum del terzo Settore, Veltroni fa una proposta concreta: "istituzionalizzare il 5 per mille". Tradotto: renderlo strutturale per legge, mentre oggi ogni anno va rinegoziato nella Finanziaria. Con la proposta del Pd, invece quei circa 400 milioni di euro l'anno per associazioni come Amnesty, Emergency, centri di ricerca, Sant'Egidio, Arci, Legambiente e tante altre sarebbero automatici, e legati solo alle scelte del contribuente. Altre proposte per le adozioni "in tre mesi" e un concetto -guida che riguarda il welfare, a partire dagli anziani: "Nessuno deve restare solo, ma lo Stato non può e non deve fare tutto". "Per noi -ha aggiunto Veltroni- la crescita del Pil è fondamentale, ma come diceva Bob Kennedy con il Pil non si misura la qualità della vita".

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Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi / Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il consiglio d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a decidere come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è diventato la cessione della compagnia di bandiera italiana. I consiglieri di Air France dovranno decidere, in base alla relazione che il presidente del gruppo Jean-Cyril Spinetta presenterà, se continuare a giocare subito, saltare la mano o alzarsi dal tavolo. Delle tre opzioni la più probabile potrebbe essere l'attesa. Questo perché Spinetta vuole che la partita si chiarisca in Italia e non a Parigi. Il numero uno di Air France ha già fatto sapere che se tornerà lo farà per firmare e non per trattare. Resta da vedere che cosa. Non la bozza proposta dai sindacati nell'ultimo incontro che prevedeva l'ingresso di Fintecna. Le diplomazie, governo e sindacati, stanno lavorando, ma al momento le distanze rimangono. Inoltre, fra meno di una settimana si conoscerà il colore del nuovo governo. Che vinca Berlusconi o Veltroni qualche differenza la fa visto che il Popolo delle libertà si è schierato a difesa dell'italianità e il suo leader si è fatto promotore della formazione di una cordata italiana (tra l'altro per ora inesistente). Inoltre qualche altro giorno di tempo potrebbe rompere in modo definitivo la compattezza delle otto sigle sindacali. Già ieri qualcosa è successo. Mentre tutti e tre i leader confederali, Epifani, Bonanni e Angeletti, hanno ribadito, seppure con sfumature diverse, la disponibilità a tornare al tavolo della trattativa con Air France, le organizzazioni che rappresentano gli interessi degli assistenti di volo, Anpav e Avia (che rappresentano gli assistenti di volo) hanno saltato lo steccato. Con Air France è "l'unica, vera reale proposta che esiste", ha spiegato tra l'altro l'Anpav, denunciando "una campagna scandalosa che è tesa a generare solo un irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia stessa". Infine c'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione che fa propendere l'ago della bilancia sull'attesa. Rompere oggi significherebbe dare la possibilità agli altri soggetti, potenzialmente interessati, a rientrare in gioco. Air One è alla finestra, in attesa che si apra uno spiraglio, con un eventuale definitivo passo indietro di Air France, per ottenere la due diligence sui conti e valutare l'ipotesi di costruire un'alleanza per lanciare un'offerta. Lufthansa, che ha fatto trapelare in questi giorni tutto il suo interesse per il mercato italiano, potrebbe tornare protagonista. La posizione della compagnia tedesca è nota da tempo ma oggi il contesto è mutato. Il contratto fra Alitalia e Air France è decaduto non essendosi verificate le condizioni poste dalla compagnia. In sostanza, la trattativa in esclusiva è conclusa e il campo, almeno formalmente, è libero. Da qui alla possibilità che venga formulata una vera e propria offerta alternativa la strada non sembra comunque breve. Se Air France deciderà di attendere, l'attenzione si sposterà sul consiglio di amministrazione di Alitalia di domani chiamato a verificare la sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale. Mercoledì, poi, verifica con i sindacati sul piano stand alone dell'ex presidente Maurizio Prato. Che dal primo aprile ha messo a terra già 27 aerei. Che corrispondono a circa 300 piloti e 400 assistenti di volo. I quali per ora non sono esuberi perché non c'è stato ancora un accordo per ammortizzatori sociali.

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Panorama, Veltroni e la colpevole svista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Panorama, Veltroni e la "colpevole" svista La copertina autentica di "Panorama" di questa settimana nello strillo riportava anche il fatto che il direttore del settimanale di proprietà di Silvio Berlusconi, Maurizio Belpietro, ha intervistato il candidato leader del Pd Walter Veltroni. Clamorosamente nella pubblicità del settimanale uscita tre giorni fa sul "Corriere della sera" se guardate bene nell'esempio che riportiamo perde qualcosa della prima pagina del settimanale uscita in edicola: non c'è più il richiamo dell'intervista a Walter Veltroni. Quello che è vero per l'edicola non è vero per la pubblicità.

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L'affondo dello Spiegel Berlusconi? Fa solo affari suoi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'affondo dello "Spiegel" "Berlusconi? Fa solo affari suoi" di Paolo Soldini L'Europa si prepari al peggio, scrive lo Spiegel nell'edizione che sarà in edicola oggi. Per la terza volta la Ue trovarsi con un paese alla cui guida c'è un "miliardario che non è mai riuscito a trovare la differenza tra i propri interessi privati e il bene comune". Si tratta, nota il più importante periodico tedesco, di una prospettiva che "fuori dai confini dell'Italia nessuno riesce a comprendere, così come tante altre cose che accadono in questo meraviglioso paese". Il giudizio è molto duro. Non solo sul "miliardario", che il settimanale definì nel '98 "Cavaliere e malvivente" (Ritter und Gauner) riassumendo un giudizio larghissimamente diffuso nell'opinione pubblica della Repubblica federale, ma anche sull'Italia, paese che è "una potenza mondiale estetica" ma lascia affogare Napoli nell'immondizia, che esporta manager di successo ma in cui la mafia è al primo posto dei produttori di reddito. Un paese che, con l'evidente amarezza del tedesco innamorato, l'autore del lungo reportage, Alexander Smoltczyk, sembra condensare tutte queste sue propensioni al disastro preparandosi a scivolare per la terza volta tra le braccia del Gauner. E dando nuova sostanza al vecchio cliché secondo il quale, se gli italiani rispettano i tedeschi ma non li amano, i tedeschi amano gli italiani ma non li rispettano. Non Silvio Berlusconi, in ogni caso, protagonista inquietante dello spettacolo che va in onda nel Paese dei commedianti (Land der Komödianten). Che l'uomo sia impopolare, dalle Alpi al confine danese, non è certo una novità. Persino dalla Csu bavarese, il partito che dovrebbe essere ideologicamente più vicino a Forza Italia, sono venuti, in passato, giudizi pesanti. L'incredibile sceneggiata al parlamento europeo contro il socialdemocratico Martin Schulz, che Berlusconi (mentre al suo fianco Fini diventava bianco come un cencio) apostrofò come "kapò" di Lager non contribuì a renderlo più simpatico. Meno che mai son piaciuti a Berlino e dintorni i suoi giochi spregiudicati in fatto di proprietà televisive insieme con il tycoon Leo Kirch, accusato et pour cause di essere "il Berlusconi tedesco". La Cdu, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, pare talvolta più imbarazzata che altro dalla convivenza con gli uomini del Cavaliere nel Ppe al parlamento europeo. Dove li volle - va ricordato - un altro (ex) "antipatizzante" del Ritter und Gauner, un uomo importantissimo e potente che rispondeva al nome di Helmut Josef Michael Kohl. Era la primavera del '98 e l'ancora (per pochi mesi) cancelliere tedesco nel giro di poche ore cambiò radicalmente idea e atteggiamento nei confronti del petulante candidato italiano, alle cui insistenze aveva sempre risposto di non poter accogliere FI in famiglia perché gli ideali e la figura del suo leader non erano conciliabili "con lo spirito e la tradizione dei popolari e democratici-cristiani europei". Il repentino mutamento d'opinione coincise con l'inizio del famoso scandalo dei "fondi neri". Kohl fu accusato di aver avuto a disposizione una grossa somma che lui ammise provenire da un "donatore". Del quale non ha mai voluto però fare il nome. Inevitabili, sulla concatenazione degli eventi, chiacchiere e congetture che durano ancor oggi. Senza - va detto - che sia mai stato trovato un qualsiasi elemento di riscontro. Ma torniamo a Smoltczyk. Nelle cinque pagine del reportage qualche filo di speranza, nonostante tutto, si intravede: l'Italia, che è al settimo posto nell'economia mondiale e il cui governo è caduto "sui problemi di una politica provinciale di Ceppaloni"; che, tolto il Vaticano, ha la classe politica più vecchia, non può permettersi di addormentarsi nella stanchezza. Né può affondare nell'ipocrisia di un partito che candida Totò Cuffaro sotto lo slogan dei "valori che non sono in vendita", nell'impudenza di mettere in lista un fascista che rivendica di essere tale come Ciarrapico. Dalle prime righe del lungo servizio emerge un Walter Veltroni consapevole del fatto che l'Italia è "stanca e malata" a causa di "un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad assumersi responsabilità", ma tutt'altro che rassegnato e molto convinto del proprio "si può fare". Il racconto delle manifestazioni elettorali nel profondo nord, dove è forte la Lega (l'altro fenomeno che insieme con Berlusconi è difficile comprendere fuori dei confini d'Italia) e il profilo di Anna Finocchiaro che accompagna il servizio appaiono, forse anche al di là, del radicale pessimismo dell'amante che non rispetta l'amata, note di speranza.

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Il leader Pdl in crisi insulta un po' tutti In Sicilia con Lombardo attacca Casini e Veltroni. Non vogliamo i voti della mafia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il leader Pdl in crisi insulta un po' tutti In Sicilia con Lombardo attacca Casini e Veltroni. "Non vogliamo i voti della mafia" di Natalia Lombardo/ Roma Se parla contro la mafia è "per accontentare Veltroni", recupera Silvio Berlusconi ieri in tour elettorale in Sicilia: "Con la mafia siamo incompatibili, non vogliamo quei voti", afferma dimenticando che il suo ministro Lunardi disse che "con la mafia bisogna convivere" e vantando come suoi i risultati ottenuti dalle forze dell'ordine nel catturare "30 pericolosi latitanti e il capo della mafia". La mattina a Palermo e il pomeriggio a Catania, omaggiato qua e là da Raffaele Lombardo, leader dell'Mpa apparentato con il Pdl e entrato nelle grazie del cavaliere quasi quanto Bossi: amici fraterni". Ma sui "fucili" minacciati dal Senatùr, Berlusconi non dice una parola. Anzi, batte i piedi per ristampare le schede, convinto che non servano gli spot informativi in tv: "La Rai va per i cavoli suoi", dice il proprietario del Biscione che salva "il Tg1 e il Tg2, mi trattano meglio di Mediaset". Poi bolla come "bugia" la "rimonta" annunciata da Veltroni, però inventa lo spauracchio di un "Di Pietro probabilmente sarà Guardasigilli" se vincesse il Pd. Soprattutto, attacca Casini e lavora ai fianchi il consistente pacco di voti centristi dell'isola. "Chi vota Udc è masochista" perché "fa una favore a Veltroni": l'ex premier ha scoccato la prima frecciata da Radio Montecarlo, poi ha continuato a Palermo, alla Fiera del Mediterraneo. Nel pomeriggio al PalaCatania è ancora più insidioso con l'ex alleato: "Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito Casini. Voi siete rimasti sempre nella casa del Pdl. È Casini che se ne è andato". Ma con l'Udc in Sicilia c'è l'accordo per sostenere Raffaele Lombardo candidato alla presidenza della Regione, mentre l'Udc di Cuffaro alle politiche corre da sola (tra Silvio e Totò un "combattimento finto", ironizza Anna Finocchiaro, candidata del Pd alla Regione). L'ex Governatore "Vasa Vasa" ieri ha cercato un avvicinamento indiretto: avvistato al bar Costa di Palermo - dove Silvio di solito compra dolci siciliani - Cuffaro ha ordinato un bel plateau: "Se Berlusconi passa da qui pago io un vassoio di cannoli per lui". Velenoso il forzista Micciché che lo fece dimettere propio sui fatali dolci: "Berlusconi non ama i cannoli...". E l'ex premier, dopo un pranzo a Villa Igea con i forzisti locali, vola dritto a Catania e addio cannoli. Cuffaro però si prende la rivincita: "Berlusconi speri che noi dell'Udc raggiungiamo l'8% così toglieremo due seggi al Pd". L'autonomista Lombardo fa già le sue richieste: Ponte sullo Stretto e federalismo di vantaggio per la Sicilia: "Raffaele, dimmi che devo fare e lo farò", gli ha detto Berlusconi riconoscente. In declino, ormai, il medico Scapagnini, ex sindaco di Catania in lista per la Camera: "Fra poco dovremo chiamarlo senatore", è il lapsus del cavaliere in confusione.

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Voto strategico, perché insisto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voto strategico, perché insisto Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Qualche volta l'indicazione viene, per così dire, dall'alto, come nel 1996 quando il Pds suggerì, selettivamente, al suo elettorato di convergere sulla lista proporzionale guidata da Dini per farle superare la fatidica soglia del 4 per cento. Con successo. Né si deve dimenticare la riprovevole esperienza delle liste civetta di cui, nel 2001, si avvalsero Berlusconi e, in misura minore, anche alcuni partiti del centro-sinistra (con la conseguenza che alla Camera dei deputati non vennero attribuiti undici, e poi dodici rappresentanti). Nella letteratura elettorale internazionale, sia il voto disgiunto che il voto strategico, vale a dire orientato non solo, ma anche a fare perdere i candidati e i partiti più sgraditi sono, come è noto a (quasi) tutti gli studiosi di politica, ampiamente studiati. In generale, si può dire che votare disgiunto e strategico è una prerogativa dell'elettore che, magari con un aiutino dei suoi dirigenti ovvero degli opinion-makers, si orienterà in quel senso perseguendo una pluralità di obiettivi. Il caso tedesco è, da questo punto di vista, esemplare. Da sempre i due partiti più grandi hanno fatto confluire voti sui due partiti più piccoli, che fossero loro alleati per la conquista del governo, in modo da fare loro superare la soglia del 5 per cento. Senza moralismi e senza infingimenti, il voto disgiunto e strategico (sottolineo questo aggettivo perché significa che l'elettore vuole perseguire uno o più obiettivi) fa legittimamente parte del repertorio degli strumenti democratici. Sfruttare gli inconvenienti e i punti deboli di una pessima legge elettorale, soprattutto dopo avere tentato, seppure malamente, di riformarla, è un'operazione raccomandabile anche perché potrebbe poi condurre ad un sistema elettorale decente. Dunque, i suggerimenti che stanno variamente circolando sulla carta e sul web affinché un certo numero di elettori collocati nel centro-sinistra cerchino, in alcune regioni, votando alla Camera per il Partito Democratico e orientando al Senato il loro voto sulla Sinistra Arcobaleno di ridurre il numero di seggi che potrebbe essere conquistato dal Popolo delle Libertà, sono tutt'altro che campati in aria. È ovvio che gli iscritti al Pd dovrebbero seguire la linea del partito, anche se sappiamo che non è sempre stato così, ma nella vasta e composita platea dei partecipanti all'elezione popolare diretta del segretario Veltroni circolavano umori dei più diversi tipi, alcuni dei quali potrebbero volersi tradurre, insisto senza scandalo e senza biasimo, senza ferite alla democrazia elettorale, in un voto disgiunto e, al tempo stesso, strategico. Al Senato, sembra probabile che, da soli, né il Pd né il Pdl otterranno la maggioranza assoluta dei seggi. Dovranno, pertanto, cercare alleati. Lo faranno da una evidente posizione di forza poiché il numero dei loro seggi sarà certamente elevato, ma sappiamo anche che la tentazione dei partiti piccoli, ma decisivi, di ricorrere al "ricatto" è, in Italia, regolarmente irresistibile. Un certo numero di elettori sono, poi, anche preoccupati dalla prospettiva, corrisponda oppure no alla realtà, di un accordo "grandi intese" fra Veltroni e Berlusconi. Altri vorrebbero un partito democratico più laico e spostato più a sinistra, ma, al tempo stesso, desiderano, "senza se e senza ma", la sconfitta di Berlusconi. Incidentalmente, anche questo, del voto negativo ovvero contro, è un fenomeno riscontrabile e riscontrato in moltissime elezioni, a cominciare da quelle negli Usa, sempre senza scandalo e senza profluvio di dichiarazioni moralistiche. Dunque, molti elettori si chiedono se non sia utile togliere seggi al Popolo delle Liberà, responsabile di avere scritto una legge pessima e di essersi opposto alla sua riforma, con l'obiettivo di consentire una rappresentanza più ampia a componenti non inclini ad accordi con "il principale esponente dello schieramento loro (sicuramente) avverso". Come spesso succede in politica, i principi, anche quelli eventualmente ottimi, debbono fare i conti, durissimi, con la realtà. Giusta è la volontà del Pd di ottenere il massimo possibile dei voti. Ma quei voti si vedranno e si conteranno in maniera più visibile per l'elezione della Camera dei Deputati. Per il Senato, nessuno chiede indicazioni precise e vincolanti che vengano direttamente dal segretario. Meglio, però, rifuggire dagli anatemi, in special modo se formulati su inesistenti teorie, contro chi intrattiene l'idea di votare disgiunto. Lasciamo all'elettorato di sinistra di decidere come comportarsi laddove un voto disgiunto e strategico appare in grado di avere conseguenze rilevanti (e positive) anche nei rapporti fra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.

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Salute dei denti, un diritto in più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Salute dei denti, un diritto in più Livia Turco C hiunque può rendersene conto. Un sorriso sano e bello è un indiscutibile indicatore di classe. Perché ancora oggi, nonostante il nostro Paese abbia ormai consolidato un sistema di cure universale e solidaristico, la cura e il benessere dei denti sono solo marginalmente tutelati dal servizio pubblico. E così un bel sorriso, soprattutto ad una certa età, diventa un fattore discriminante. E spesso può sfoggiarlo solo chi può permetterselo, con sacrifici economici a volte anche molto impegnativi. Insomma è un po' come se i denti e il loro stato di salute fossero assimilati a un problema di salute quasi accessorio, come può essere una calvizie o un difetto estetico del nostro corpo. E non invece a una delle patologie che si possono e si debbono prevenire e che si possono e si debbono curare nell'ambito della sanità pubblica. Per tutti, senza discriminazioni di reddito. Far rientrare la salute dei denti nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Ssn è stata quindi per me anche una battaglia di civiltà e di equità. E l'ho condotta su due fronti. Il primo è stato quello di far sì che nella revisione in atto dei livelli di assistenza garantiti dalle Asl, fosse rafforzato quanto già disposto nei vecchi Lea. E cioè la prevenzione primaria per i bambini, l'assistenza gratuita per le fasce più deboli e l'assistenza gratuita per tutte quelle persone affette da malattie gravi che si ripercuotono sulla salute dei denti, come il diabete o l'ipertensione. Il secondo intervento è stato quello di dare il via alla sanità integrativa del Ssn, sbloccando l'istituzione dei Fondi sanitari pubblici e chiarendo bene il paniere delle prestazioni offerte dai vari Enti, Casse e Società di mutuo soccorso no profit che, già oggi, forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle fornite dal Ssn a più di 15 milioni di italiani. Con il decreto che abbiamo varato nei giorni scorsi queste istituzioni saranno infatti obbligate a garantire nel loro listino anche la salute dentale, pena la perdita dei vantaggi fiscali di cui godono. Ma non ci vogliamo fermare qui. Nel programma del PD la cura dei denti diventa un diritto in più da offrire ai nostri cittadini. E lo vogliamo fare, anche in questo caso, agendo su due piani. Intanto rafforzando ulteriormente i Lea del Ssn prevedendo che sia garantita, a tutti i bambini dai 6 anni in poi, la sigillatura della dentatura definitiva per prevenire la carie dentale e per evitare patologie anche gravi in età adulta. E poi dando vita a un vero e proprio "Fondo pubblico per l'odontoiatria", cui possano aderire i cittadini che non hanno la possibilità di iscriversi ai fondi contrattuali e alle mutue volontarie. Questo fondo, dietro corresponsione da parte del cittadino di un contributo annuo di importo contenuto, metterà a disposizione, tramite convenzioni con i dentisti, un pacchetto di prestazioni adeguato a garantire le principali cure dentarie. Questa proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una conferenza stampa cui hanno preso parte anche moltissimi esponenti della sanità italiana e delle associazioni di cittadini, che da anni vigilano e intervengono attivamente per spingerci a migliorare sempre di più il nostro sistema sanitario. Una sanità che, due anni fa, all'inizio del mandato di Governo, trovammo allo sbando. Con poche risorse, nessun investimento, una crescita incontrollata della spesa e una conflittualità permanente tra Governo e Regioni sulle politiche e le soluzioni da adottare. Se non fossimo intervenuti con decisione la sanità pubblica italiana avrebbe fatto la fine dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più solido perché abbiamo ristabilito una cabina di governo comune tra Stato e Regioni e perché abbiamo rifinanziato adeguatamente il sistema. Sia per garantire migliori livelli di cura che per riammodernare ospedali e strutture sanitarie territoriali. E poi aggredendo il deficit cronico della sanità, sottoscrivendo accordi specifici con tutte le Regioni in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai cittadini. Il risultato di questi piani di rientro sarà il pareggio entro il 2010. E i primi risultati già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il quinquennio Berlusconiano. E questo pur avendo aumentato le risorse per il Ssn di ben 10,5 miliardi di euro in due anni. È su queste basi solide e concrete, rafforzate dall'impegno per il superamento delle liste d'attesa, per lo sviluppo della medicina territoriale e per il riammodernamento di tutta la rete ospedaliera nel segno della qualità e della sicurezza delle cure, che siamo convinti si possa vincere anche la sfida per dare agli italiani, a tutti gli italiani, il diritto ad un sorriso sano. Sgravando i bilanci delle famiglie di una spesa privata di oltre 15 miliardi di euro l'anno. Un bel sorriso in salute per tutti. Si può fare, si deve fare.

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Pd-Arcobaleno ai ferri corti: nuova lite sul voto utile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd-Arcobaleno ai ferri corti: nuova lite sul voto utile Se Berlusconi vincerà le elezioni sarà anche per responsabilità della Sinistra arcobaleno. È l'accusa rovente lanciata dal Pd a Fausto Bertinotti. Dario Franceschini ha paragonato il presidente della Camera al Verde statunitense Ralph Nader che nel 2000, sottraendo appena 537 voti ad Al Gore, consentì la vittoria di Bush: "Il corso della storia sarebbe cambiato - dice il vicesegretario del Pd - gli Usa non avrebbero fatto la guerra in Iraq, avrebbero firmato il protocollo di Kyoto e forse oggi non ci sarebbe nemmeno il rischio di recessione". Parole che hanno fatto infuriare Bertinotti: "Quella di Franceschini è una volgarità", si è limitato a dire. Il resto glielo hanno detto gli altri leader della Sinistra arcobaleno. "Il Pd si è abbandonato ad una propaganda greve e disonesta", non ha esitato a replicare il segretario di Prc Franco Giordano. Per Oliviero Diliberto (Pdci), il vice di Veltroni ha "una bella faccia tosta. Prima ci cacciano e adesso ci dicono che se vince Berlusconi è colpa nostra. Se le bugie fossero reato a Franceschini si dovrebbe dare l'ergastolo".

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Il Sud ora si ribelli al Medioevo di Pontida Dopo gli appelli leghisti contro Roma e l'unità nazionale il Pd risponde: il Mezzogiorno sventi questo disegno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Il Sud ora si ribelli al Medioevo di Pontida" Dopo gli appelli leghisti contro Roma e l'unità nazionale il Pd risponde: il Mezzogiorno sventi questo disegno di Massimo Solani / Roma COSTUMI MEDIEVALI, giuramenti e discorsi in dialetto. Fosse una festa folkloristica ci sarebbe da divertirsi. Trattandosi di un raduno politico dove importanti leader giurano fedeltà ad una nazione inesistente e secessionista, qualche perplessità nasce spontanea. Specie se quegli stessi uomini politici che oggi tuonano contro la "canaglia italiana" domani si candideranno ad una comoda poltrona di ministro. Una contraddizione purtroppo già nota fra le due anime leghiste: quella secessionista che sabato, come consuetudine, si è ritrovata a Pontida per il giuramento e quella "romana" e ministeriale. Una schizofrenia senza precedenti che Walter Veltroni ha ben sintetizzato ieri sera dalla Puglia, invitando a diffidare da chi parla di "venti di secessione": "Il loro comportamento è singolare - ha spiegato il segretario del Pd - perchè giurano sulla Costituzione, ma solo per avere le auto blu e un posto da ministro". Parole che hanno riacceso una polemica iniziata due giorni fa ("Giurino piuttosto sulla bandiera italiana", aveva commentato sabato Veltroni) e proseguita ieri con le reazioni leghiste: "discorsi fascisti", ha ribattuto Calderoli. E invece, aldilà delle alzate di spalle del Carroccio, il problema esiste. E lo ha adeguatamente inquadrato il viceministro dell'Interno Marco Minniti. "I dirigenti della Lega Nord, partito che sarà determinante alla Camera e al Senato nell'ipotesi di vittoria del Pdl - ha spiegato - sabato a Pontida hanno giurato solennemente sulle bandiere della Padania che difenderanno "i popoli Padani dal potere romano", cioè dal governo nazionale dell'Italia. Uomini destinati a far parte del governo di Roma, con grande peso e molto potere, senza il cui voto non sarà possibile prendere alcuna decisione, si sono quindi impegnati a difendere il Nord in contrapposizione e in opposizione al Mezzogiorno e alle isole rivelando la vera sostanza, al di là delle intenzioni dei singoli, dell'alleanza Berlusconi, Bossi, Fini. Parlo quindi non solo agli elettori del Pd - ha detto ancora Minniti - ma a tutti i meridionali, ai grandi sindacati di tutte le tendenze, a chi fa impresa nel Mezzogiorno, ai gruppi culturali, ai giornali che escono nel Sud. C'è qualcosa che va oltre le elezioni e il voto: serve una mobilitazione meridionalista per sventare quel disegno". Un appello che Calderoli proprio non ha gradito: "Veltroni, Minniti e tutti gli altri - ha tuonato il vicepresidente leghista del Senato - si sciacquino la bocca prima di parlare della Lega o di Pontida".

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Calearo: Il vero muro in Veneto? Convincere i sindacalisti e gli indecisi di centrodestra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL TOUR ELETTORALE Il candidato Pd: Casini mi voleva senatore, la Lega sindaco di Vicenza Calearo: "Il vero muro in Veneto? Convincere i sindacalisti e gli indecisi di centrodestra" di Federica Fantozzi inviata a Padova Il più sorprendente capolista del Pd attribuisce alle Feste dell'Unità doti profetiche: "L'anno scorso sono andato alla Festa di Longastrino, perché la mia compagna è di Alfonsine, e il capo cuoco mi ha portato a visitare le cucine. Mentre mi raccontava di quando, tanti anni fa, preparava le anguille con Napolitano, mi fissava: "Ma io la conosco, lei, è un nostro onorevole?" E io: no, no. ". Non ancora. Perché Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e imprenditore di Isola Vicentina nel ramo antenne per auto, è primo alla Camera in Veneto 1. Elezione certa, eppure: "Giro come un moscolo". Conta il tempo - "Sono in politica da 27 giorni" - e vuole abbattere con le sue mani il muro che separa gli elettori del Nord Est dal centrosinistra. Incontra industriali, presidenti di consorzi, direttori di Asl, le Acli, i cittadini. Tutti i giorni, da Cortina al Polesine, da Vicenza a Padova a Verona. Il suo muro personale sono due categorie: "Il sindacalista della Fiom che fino a ieri mi vedeva come falco, e gli indecisi di centrodestra che si chiedono perché dovrebbero votarmi". Come li convince? "Ma scusi, fino a due mesi fa ero indeciso io e ora ci metto la faccia". Un amico avvocato gli ha organizzato una cena di liberi professionisti: "Devo portare a casa 20 voti". In realtà la missione di Calearo nelle file veltroniane è più sottile: rincuorare i dirigenti locali prostrati da anni di sconfitte, riportare a galla le anime affondate dallo svantaggio con cui si taglia il nastro di partenza, diffondere il suo "vinceremo" per l'Alta Padovana. In tre parole: fa terapia psicologica. "Qui contano le facce e le storie - spiega passando il casello di Padova ovest - Io non mi metto il vestito della politica. Sono qui per rendere al Paese quello che ho ricevuto". E per sfida, scommessa di farcela, voglia di vedere il mondo da una prospettiva diversa. Tre figli dai 20 ai 25 anni che vivono con lui ("Sono un ragazzo padre") e tre zii preti, Calearo racconta così la scesa in campo: lo ha chiamato Paolo Giaretta, forse con una "buona parola" dell'amico Bersani, poi Veltroni gli ha fatto la proposta e lui ha rilanciato fino a ottenere pubblica promessa di un ministro del Nord Est. Non è vero che dall'altra parte non battessero colpi: "Casini prima di rompere con Berlusconi mi voleva senatore, la Lega sindaco di Vicenza". In effetti, l'uomo votava Liberale prima e centrodestra poi ma "non avrei potuto accettare altra candidatura, io sono un innovatore e di là c'è il vecchio. Senza il Pd non avrei corso. E se dopo il voto fanno l'accordo con Rc io torno a casa. Non è nel mio Dna". Con Bertinotti non se le mandano a dire: "Mi chiama falco? Meglio che pecora. Mi attacca perché si rende conto che questo Pd smonta pezzo per pezzo un sistema ideologico superato. Bertinotti è fuori tempo: hanno mandato in pensione pure Fidel, manca solo lui". L'industriale chiama Berlusconi manzonianamente "l'Innominato", ma è con la Lega che si conoscono bene: "Al governo hanno fatto solo danni, dalle banche ai villaggi turistici. Sono verdi come il Pd ma da loro proteste, da noi proposte". Nel Carroccio la delusione fa scintille. Si vedono aggrediti in casa. Franco Parisotto, consigliere comunale Pd di San Giorgio In Lago e mancato sindaco per 39 voti, mentre cerca un regalo per il figlio Filippo neo-15enne, analizza: "Calearo parla il linguaggio degli imprenditori veneti, fuga i loro maldipancia fiscali e smonta la menzogna del federalismo leghista". Al grido di "ho firmato il contratto dei metalmeccanici, non ho mica paura" Calearo raggiunge Cittadella, feudo del sindaco Bitonci noto per l'ordinanza anti-immigrati. Lo accompagna Silvano Sabadin, sindaco uscente di Galliera Veneta, 56% al secondo mandato, la risposta al leghismo in fatto di "amministrazione virtuosa". Passa in rassegna torni e pezzi di motore in un istituto professionale con 200 ragazzini, molti stranieri, "un eccellente esempio di integrazione". Snocciola i punti salienti del programma: meno burocrazia con "il cittadino non servo dello Stato ma cliente" e sicurezza declinata con pene certe. Tasse? "Meno ma per tutti, chi le paga non è cretino e chi non le paga va in galera, senza condoni". Non è un fan dei Dico: "Preferisco i Faccio". Né vuole che diventino una bandiera: "Se Zapatero ha rilanciato l'economia è un esempio da prendere, se ci sono anche altre innovazioni che io non capisco. vabbé". Sulla strada per Villa del Conte, detta: "Chiedere a Renzo (Rosso, della Diesel, ndr) una dichiarazione pubblica che mi appoggia". Visita il mobilificio Lago, un'azienda-gazzella con 120 dipendenti che punta sul Made in Italy: librerie aeree, installazioni nello show room. Il più giovane dei dieci figli di una mamma "capo dei capi" 84enne si lamenta di un armadio copiato: "Sai qual è il miglior brevetto? - risponde - Vendere per primi". Poi sale sull'altalena: "Il Pd mi ha ringiovanito". Al Bar Centrale di Tombolo, paese natale dell'Ennio Doris di Mediolanum, conversa in tedesco. Ai 70 operai di una multinazionale nipponica che occupano lo stabilimento di Bottrighe contro la chiusura, dice: "Tenete duro. Se ai giapponesi fate perdere la faccia, quelli fanno harakiri. ". Calearo rifiuta l'etichetta di imprenditore "illuminato" perché sa di radical-chic: "Sono un tipico padano, lavoro e sudore". Concilia hobby come la musica gregoriana e 007. Colleziona orologi, ma Berlusconi non gliene ha mai regalato uno: "Ci mancherebbe". Possiede una Ferrari 360 cabrio comprata usata e una Mercedes del '54: "Quando i miei genitori hanno festeggiato le nozze d'oro l'ho presa per portarli in chiesa". Va a caccia di fagiani. Meglio del tiro al piattello, perché "si fa movimento". Meglio del golf perché "è un'attività più macha".

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L'autore di Caos calmo : qui ho potuto imparare un mestiere con maggiore libertà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'autore di "Caos calmo": qui ho potuto imparare un mestiere con maggiore libertà "L'Unità per me, ma non solo per me, è stata opportunità di imparare un mestiere con maggiore libertà di quanto sarebbe potuto accadere in altre realtà anche con maggiori tirature dove non c'era spazio per scrittori giovani per far conoscere voci sconosciute". Le parole di Sandro Veronesi, autore tra l'altro di "Caos Calmo", il libro da cui è stato tratto l'omonimo film interpretato da Nanni Moretti trasudano di emotività e convinzione autentica. "È ciò che penso -continua- Se non ci credessi non perderei tempo a dirlo, porterei i miei figli al cinema", spiegando quanto per lui, animo sensibile nello scrutare e raccontare gli umori, gli amori, le difficoltà dei suoi personaggi nelle pieghe più nascoste sia impossibile dire senza sentire. Quello con "l'Unità" è un rapporto saldo che lo riporta agli anni in cui a dirigerlo era Walter Veltroni e al giorno in cui lo chiamò, lui scrittore agli esordi, proponendogli di diventarne collaboratore "Veltroni ha avuto come direttore dell'Unità l'intuizione divenuta poi prassi di allegare opere letterarie, di cinema, di fabbricare un giornale ben scritto, ricco che non fosse la fotocopia di notizie di agenzia, diede inizio ad un processo di innovazione in cui la voce degli uomini di cultura contava". Le sembra che gli intellettuali offrano oggi un contributo reale alla fase di radicale cambiamento che sta attraversando il Paese? "No. Spero che il Pd contribuisca a restituire alla cultura un ruolo rilevante. Agli inizi degli Anni 90 Moravia diceva che era uno scrittore e come tale non contava niente nonostante potesse contare sulla gloria e sul successo. Pasolini non lo ascoltava nessuno. Erano uomini glorificati, ma non ascoltati. Ma molti non sanno che farsene della gloria, del denaro e desidererebbero incidere nel processo di innovazione della società, essere da pungolo per i cambiamenti. La loro voce non viene ascoltata mentre quella di Bruno Vespa sì, strano questo Paese eh?". Anche per questo "l'Unità" deve esistere? "Sì, credo che la crisi che sta vivendo il giornale produrrà una forte rinascita. È accaduto così anche nel '92 quando aveva esaurito la sua funzione di organo del Partito Comunista con lettori garantiti e si stava affacciando alla competizione con gli altri giornali. In quell'occasione "l'Unità" è rinata grazie al contributo di giornalisti appassionati, delle opinioni dei collaboratori, alle risorse e alle energie più fresche che i giornali con maggiori tirature non vantavano. Il rilancio di un giornale è un momento positivo presuppone un progetto a cui lavorare, di cui sentirsi parte. Come è accaduto poi con la direzione di Furio Colombo e ancora con quella di Padellaro. Questo giornale ha una storia straordinaria e come tutte le storie straordinarie raccontano anche momenti di travaglio, e questo depone a favore dell'ottimismo. C'è differenza tra fondare un nuovo giornale e rilanciare "l'Unità". "L'Unità" è una risorsa. Credo che un giornale non muoia ma venga ucciso e nessuno può ritenere di uccidere "l'Unità" proprio perché è una risorsa per tutti non solo per chi vi scrive o lo legge, ma per tutti, compreso il Pd che è nato per un opera di innovazione e ha bisogno di un giornale che stimoli, che offra alla politica argomenti di riflessione, di dibattito sulle innovazioni possibili attraverso voci note e meno note ma altrettanto interessanti". Domenica 13 acquisterà due copie de "l'Unità"? "Sì, è una buona iniziativa, è come acquistare una copia per il lettore d'oggi e una per quello del futuro. Che "l'Unità" viva è interesse collettivo dunque legittima il "sacrificio" individuale. Il Pd riuscirà nella sua opera di rinnovamento? "Ammetto che la campagna elettorale è arrivata troppo presto e inaspettata. Il Pd, al di là dell'esito elettorale dovrà per forza riempirsi di contenuti innovativi in tutti i settori, di voci che non hanno avuto cittadinanza piena nel dibattito politico culturale e che rappresentano punti di vista innovativi in tema di ambiente, di modelli sociali diversi. La parola sviluppo va abbandonata, occorre fare con ciò che abbiamo, non siamo stati lungimiranti, non ci siamo accorti che non ci sarebbe stato più lo spazio per costruire. Berlusconi invoca il piano Fanfani per le case popolari mentre i soli spazi disponibili sono i parchi vincolati, li dovremmo trasformare in colate di cemento? Crisi de "l'Unità" e crisi più profonda e complessa della società. Quasi un parallelismo simbolico "Un giornale in crisi sintonizzato sulla crisi del Paese. Le difficoltà de "l'Unità" sono le stesse delle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, che non riescono più a pagare i mutui, per questo dico che è un giornale sintonizzato sulla realtà più dei giornali che vanno bene. La sofferenza de "l'Unità" è una sofferenza condivisa, il punto è far capire che non c'è in questo momento un giornale più in sintonia con i lettori de "l'Unità" in crisi e da questo può nascere un progetto importante, può succedere di nuovo. E questo vuol dire che è stato ed è un giornale onesto. La gente onesta attraversa le difficoltà, quella senza scrupoli si è arricchita. Io ne conosco poca di gente che si è arricchita sotto i miei occhi negli ultimi vent'anni, ripeto c'è chi si è avvantaggiato della crisi con un proprio tornaconto, ecco perché un sistema dovrebbe cautelarsi, darsi regole certe. Noi siamo un Paese in cui le aziende sono in crisi e Mediaset prospera. Come nell'economia di guerra: c'è sempre chi ci guadagna. E questa è un'economia di guerra: c'è chi produce grande profitti senza una ricaduta sociale, vi è grande ricchezza prodotta dai singoli che non diventa ricchezza collettiva. Vi sono persone che guadagnano per conto loro con speculazioni finanziarie, non tassate,che drogano il mercato, esiste il problema dei monopoli, del conflitto di interesse". Conflitto di interesse. La cui risoluzione rappresenta una tasto dolente soprattutto per il centro-sinistra... "Cinque anni al Governo più due in cui non si è sentito parlare seriamente di una legge che desse al Paese l'opportunità di uscire dalle secche ed il problema è diventato endemico". Divisione tra Pd e Sinistra arcobaleno... "Fare un accordo elettorale è facile poi le differenze emergono giorno per giorno allora ben venga una differenza dichiarata fin dall'inizio. Non mi sembra che vi siano separazioni ideologiche, rappresentano legittimamente due segmenti diversi della società entrambi necessari". Garcia Marquez dice che al termine del confronto con Fidel Castro con cui ha un rapporto critico, nasce un'altra affinità.Confrontarsi è dunque crescere. Ritiene che nel Paese vi sia necessità del confrontarsi? "Sì, purtroppo però la condizione di disperazione, fa sentire tutti soli contro tutti e qualunque istanza giusta produce atteggiamenti corporativi, ricattatori di chi non pensa al confronto, ma al prendere o lasciare, al conflitto, muoia "Sansone con tutti i Filistei". Va recuperato il concetto di "parte avversa" senza il quale non può esserci confronto. E senza confronto prevalgono violenza e fanatismo e il Paese non cresce".

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La minaccia di Bossi: Nuove schede o fucili Il senatùr evoca brogli: cambiarle subito o andiamo a prendere le carogne romane. Il Pd: Berlusconi farà ministro uno così? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La minaccia di Bossi: "Nuove schede o fucili" Il senatùr evoca brogli: cambiarle subito o andiamo a prendere le carogne romane. Il Pd: Berlusconi farà ministro uno così? di Eduardo Di Blasi / Roma ALL'ARME SIAMO LEGHISTI. Umberto Bossi, a Verbania, in Piemonte, minaccia nuovamente di "imbracciare i fucili" contro la confusione che scaturirebbe dalla grafica delle schede elettorali per le elezioni politiche. "Queste elezioni - postula davanti a 300 persone - potrebbero finire con la necessità di imbracciare i fucili e andare a prendere queste carogne, la canaglia centralista romana. Bisogna andare a prendere quella canaglia che sta facendo apposta ad impedire il voto". Che imbracciare un fucile sia più semplice che centrale con la matita il proprio simbolo elettorale sulla scheda è questione tutta da dimostrare. Ma il Senatùr è convinto: "Se fanno un broglio di questo genere, cacciamo i fucili stavolta, glielo facciamo vedere noi. Canaglia romana, centralista, attenti, decine di milioni di lombardi e di veneti sono pronti a battersi per la loro libertà contro le m... Che voi rappresentate. Altro che brogli elettorali, è una cosa preparata. E non so neppure se faranno più in tempo a ristampare la scheda. Ma state attenti a voi - minaccia - state molto attenti perché la misura è colma. Siamo pronti: poi verrà il giorno in cui le chiacchiere finiscono e si andrà ai fatti". Walter Veltroni, da Brindisi, non può restare in silenzio: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo, dove siamo? Imbracciare i fucili...". E Calderoli risponde: "Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni!". Prima che il leader della Lega proponesse la rivolta di popolo con armi da fuoco, le schermaglie elettorali sul tema erano rimaste all'arma bianca. Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini aveva supposto che l'iniziativa di Silvio Berlusconi di gridare a presunti brogli prima delle votazioni fosse una scusa cui "dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta". Berlusconi aveva ribattuto a brutto muso: "Franceschini ha detto una assoluta menzogna. La questione delle schede è stata sollevata da loro. Ho visto le schede e ho concordato circa la possibilità di incertezza e confusione". Mentre il forzista Francesco Giro lanciava un "accordo bipartisan per la immediata ristampa delle schede elettorali". Mentre militari e residenti all'estero già stanno votando, e la stampa delle schede nazionali è già in corso (secondo le direttive della legge scritta dal centrodestra), non sono in pochi a chiedere di dare una nuova impostazione grafica alla scheda. Antonio Di Pietro attacca Giuliano Amato: "Dispiace contraddire il ministro dell'Interno, ma non bisogna giustificare un errore commesso con la scusa che le schede elettorali sono uguali alle votazioni precedenti. Peraltro - osserva assieme a Calderoli - gli stessi spot governativi che stanno andando in queste ore sulle emittenti televisive mostrano una scheda che ha i simboli in verticale e non come è stata disegnata quella per il 13 e 14 aprile". La proposta di Pino Pisicchio dell'IdV è almeno quella di dare in televisioni informazioni più esaustive sulla possibilità di invalidare il voto in caso di una "X" messa al centro tra due simboli in coalizione. Mentre il leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti preferisce non commentare ("È un terreno in cui ci si può solo infangare. Meglio star fuori"), è l'ufficio stampa di Sa a sottolineare un punto dirimente nel comportamento di Berlusconi, nell'emanare la legge due anni fa e nel lamentarsene oggi: "È un effetto causato dalla sua propensione ad utilizzare l'istituto legislativo in modo personalistico: quando si legifera pensando agli effetti della legge entro limiti temporali immediati per un proprio tornaconto, può accadere poi che tali effetti si possano ritorcere proprio contro il cattivo legislatore".

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Fassino: I valori del Nordest sono anche i nostri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fassino: "I valori del Nordest sono anche i nostri" di Ninni Andriolo inviato a Treviso / Segue dalla prima Sommando il fatturato dei "capitani d'azienda" riuniti nella cascina Piovesan di Campomolino si raggiungono cifre da capogiro. Sono una cinquantina gli imprenditori che si danno appuntamento per il pranzo nella campagna trevigiana a pochi chilometri da Oderzo. Lì si consuma un rito ventennale che si ripete ogni lunedì, settimana dopo settimana, e che prevede la cena, qualche partita a scopone e interminabili discussioni sulle aziende, sull'economia e, naturalmente, sulla politica e sul governo. Giovedì scorso, eccezione alla regola del lunedì, la tavolata era stata predisposta per Piero Fassino, che da settimane batte il Nord e aveva messo in calendario due giorni veneti fitti di incontri, comizi e appuntamenti. Qui, spiega l'ultimo segretario dei Ds, "c'è la più grande concentrazione di lavoro dipendente, ma anche di lavoro autonomo, d'Italia. Un valore forte che va riconosciuto, mettendo fine al luogo comune che identifica i lavoratori autonomi come evasori fiscali". Una volta l'anno, da quando era ministro per il Commercio estero, Fassino è ospite abituale della cascina Piovesan, proprietà di una nota famiglia di imprenditori del legno. Una solida costruzione contadina, circondata dalla campagna veneta, dove nulla suona come sfarzosa ostentazione di ricchezza. Se non fosse per le Porsche, Mercedes, Bmw e Suv parcheggiati nell'aia che fronteggia il fabbricato, il pranzo suonerebbe come una rimpatriata tra compagni di scuola che si raccontano una vita guadagnata lavorando sodo e senza sfarzi. Tavola apparecchiata con tovaglie di carta e piatti di plastica, prosecco sorseggiato davanti al grande camino in pietra, tra una statua di Padre Pio e i poster del mago "David Cats" che, evidentemente, ha allietato qualcuno dei lunedì di casa Piovesan. Appese alle pareti le fotografie degli amici che hanno trasferito gli incontri di Campomolino da quando un certo bar del paese chiuse i battenti. Luciano Benetton questa volta non c'è, perché è impegnato all'estero, ma non mancano le foto che lo ritraggono tra i commensali più assidui. Come non mancano quelle di Fassino. Gli imprenditori dell'asse del Livenza hanno lasciato per qualche ora la fabbrica per incontrarlo. Molti di loro votano abitualmente per il centrodestra, ma la stima per Fassino - che conoscono da anni - li spinge a non mancare l'appuntamento. E poi la novità del Partito democratico qui non passa inosservata e fa riflettere. Anche "la candidatura di Calearo rappresenta un mondo produttivo del Nordest che in passato ha guardato con diffidenza al centrosinistra", commenta l'ultimo segretario della Quercia. Pranzano insieme e parlano dell'economia che non tira, delle tasse che pagano, dello Stato lontano dal Nordest, dei contributi "a pioggia e a fondo perduto" che non servono a nulla. Arrosto, polenta, formaggio e grande insalatiere colme di radicchio. Raccontano le scommesse vinte all'estero, le commesse ottenute in capo al mondo, le imprese che tirano. "Non vogliamo soldi gratis dallo Stato", precisa uno di loro. Chiedono infrastrutture, servizi, efficienza amministrativa, federalismo fiscale, meno tasse e meno burocrazia. Ma chiedono, soprattutto, di essere riconosciuti dallo Stato per quelli che sono. Chiedono di non essere considerati pregiudizialmente come degli evasori. Rimproverano al centrosinistra di averli visti come "fumo negli occhi". Chiedono che il Sud marci più svelto, perché "non si può andare avanti con mezza Italia che produce e mezza no". "Le aziende investono se hanno fiducia nel governo", dice uno di loro, e si capisce che qui la fiducia nella politica, tutta la politica, scarseggia perché politica per loro vuol dire "casta". Oggi a Campomolino c'è anche il vice presidente di Veneto Banca e lo stato maggiore dell'Unione industriali di Treviso, con il nuovo presidente che guida una struttura di 2500 imprese. Profondo Nordest, uno spaccato di mondo raccolto intorno a due grandi tavolate, dove troneggiano bottiglioni di vino rosso e di vino bianco. Alla fine, poi, con il caffè compare anche la grappa. Da piccolissime, in pochi anni, le imprese di chi partecipa all'incontro con Fassino sono diventate realtà economiche di tutto rispetto. "Da noi si fatica insieme agli operai - spiegano - E si guarda all'imprenditore come al padrone che deve piangere". Oggi, naturalmente, si parla anche di elezioni, di Veltroni e Berlusconi, del Pd che va da solo. Qui per contare chi ha votato a sinistra bastano e avanzano le dita di una sola mano. Hanno guardato alla Lega e poi a Berlusconi, ma oggi si avverte un certo disincanto per il Cavaliere. Che, a dispetto dei consensi che ha rastrellato, da queste parti non è stato mai realmente amato. La cultura contadino-industriale di chi si è "fatto da solo", infatti, è lontana mille miglia da quella di chi ha messo in piedi un impero economico sotto l'ala protettrice della politica. Concorrenza e libero mercato sono parole sacre, da queste parti. E anche per questo Prodi, associato all'Iri ricorda un capitalismo di Stato che non seduce. "Abbiamo radici contadine, solidarietà ed equa distribuzione da noi sono valori condivisi - spiegano - Qui qualcuno era socialista e qualcun altro democristiano e abbiamo bevuto assieme al latte materno una cultura antica che ha lasciato un'impronta forte nel grande sviluppo industriale di queste zone... ". Il centrodestra che da queste parti la fa da padrone? "Se si è costretti a mangiare un'unica minestra - spiegano - anche se non ti piace devi fartela piacere lo stesso". Traduzione: il centrosinistra che mette "lacci e lacciuoli burocratici come ha fatto Pecoraro Scanio con le sue circolari ministeriali sull'ambiente", dimostra che "si guarda a noi con la puzza sotto al naso" e "non possiamo che prenderne atto". Anche adesso che c'è il Partito democratico? La novità è che la politica del Pd è arrivata, e anche qui il 14 aprile si potrebbero registrare sorprese. Che si respiri qualcosa di nuovo è abbastanza evidente, lo si annusa, lo si avverte in modo epidermico. "C'è una grande attenzione per il Pd", sintetizza Fassino. Quando arriva il momento dei discorsi, alla fine del pranzo, Fassino spiega che "nell'ultimo Parlamento si contavano 39 partiti, mentre nel prossimo ce ne saranno al massimo 5" e che si è determinata "una vera e propria riforma del sistema politico provocata dall'entrata in scena del Pd". Veltroni ha avuto il coraggio di cambiare, sottolinea Fassino, "gli altri lo hanno copiato e si sono dovuti acconciare a fare la stessa cosa". "In effetti c'è stata una semplificazione - ammette Fiore Piovesan, imprenditore che appartiene ad un ramo della famiglia dei proprietari della cascina - E questo è utile, perché oggi un imprenditore può dire: bene c'è una sinistra che si colloca dove si colloca, e c'è una forza politica nuova della quale puoi condividere alcune cose e altre no. Ma quantomeno ci si comincia a riflettere sopra e ci sono due possibilità tra le quali scegliere". A differenza del passato, quindi, in campo non c'è solo Berlusconi. E Fassino ripete a Campomolino quello che spiegherà anche a Padova, a fianco del sindaco Zanonato, o a Treviso o a Mestre, o davanti al gazebo Pd della Piazza Grande di Oderzo. "Noi qui governiamo 6 regioni su 8, molte province e molte città anche difficili come Bergamo, Brescia, Pordenone, Udine, Belluno. Altro che estranei, altro che lontani dal Settentrione". E agli imprenditori della cascina Piovesan l'ultimo segretario Ds spiega che "l'Italia non può rischiare di essere emarginata in Europa e nel mondo, come vorrebbero Maroni, Fini e Tremonti che propongono i dazi doganali. Oggi - sottolinea - il saldo commerciale con la Cina è in attivo come l'export dell'Italia. Insomma, è la qualità produttiva del Nordest che ci ha fatto vincere la sfida sui mercati, e senza dazi". E Fassino elenca poi i "cinque temi della questione settentrionale: lavoro, infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente, fisco e sicurezza". Le infrastrutture, ad esempio, servono anche "perché le imprese sopportano un costo aggiuntivo, ogni mattina, quando le merci escono dai cancelli". Al nord, ripete Fassino, "c'è la società più dinamica e competitiva d'Italia. Ed è abituata a misurare ogni giorno il tasso di efficienza dello Stato e chiede alle istituzioni di essere all'altezza". Quanto al fisco, poi, "il 70% dei contribuenti vive al Nord" e il Pd "vuole ridurre le tasse alle aziende e ai lavoratori dipendenti" e propone "la riduzione fiscale del 50% delle somme investite in ricerca e sviluppo, oltre al credito d'imposta per chi trasforma a tempo indeterminato il contratto di lavoro a termine". La sicurezza, ancora, che è problema impellente da risolvere. E che è "un diritto da garantire con le forze dell'ordine e la certezza della pena". Il pranzo è finito, Fassino saluta e risale in macchina. "Lo sanno che hanno un'altra possibilità concreta, diversa da quella di Berlusconi - spiega - Vedo un clima nuovo, la battaglia è competitiva e si tratta di convincere gli incerti, ma il Pd ha buone possibilità di vincere".

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S ul pasticcio delle schede elettorali che potrebbero indurre in errore gli elettori, il ministro de (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ll'Interno Amato è intervenuto in modo convincente. I suoi argomenti, nell'ordine, sono stati: le schede sono state preparate in base a una legge approvata due anni fa e firmata da Berlusconi, che oggi, forse avendolo dimenticato, se ne lamenta. Il "fac simile" usato per disegnare le schede è lo stesso che ha ispirato quelle con cui si è votato nel 2006: se andava bene allora, non si capisce perché non va più bene oggi. Il rischio che il segno apposto dall'elettore su un simbolo che è stampato accanto a un altro possa indurre in errore nell'interpretazione del voto fu messo in conto anche due anni fa, tanto che si stabilì che il voto andasse attribuito al simbolo sul quale era "prevalente" il segno dell'elettore, e non annullato perché non chiaro. Spiegazioni inoppugnabili, quelle del ministro. D'altra parte, se davvero Berlusconi avesse voluto consentire agli elettori di esprimere più liberamente il loro giudizio su una situazione politica radicalmente mutata, avrebbe dovuto acconsentire al cambiamento della legge elettorale. C'è una sola obiezione che si potrebbe fare: una sottigliezza, se davvero si potesse rubare il mestiere al dottor Sottile. Alle elezioni del 2006 il centrodestra e il centrosinistra si presentarono come coalizioni: il collegamento tra i simboli ordinati orizzontalmente sulla scheda era dunque in qualche modo obbligato. L'elettore sapeva che votando per uno qualsiasi dei partiti di centrodestra o centrosinistra votava per Berlusconi o per Prodi, e il premio di maggioranza (nazionale alla Camera e regionale al Senato) veniva attribuito alla coalizione che prendeva più voti. Stavolta, invece, la gara è tra i due maggiori partiti. E sono molti, soprattutto al Senato, gli espedienti (voto disgiunto, accordi trasversali) per rendere più difficile l'ottenimento del premio. Inoltre, a creare le premesse per una partita giocata in altro modo è stato il Pd, con Veltroni che ha deciso da subito di rompere l'alleanza con la sinistra radicale, facendo sì che Berlusconi, dopo, s'inventasse il Pdl e rompesse l'alleanza con Casini. Così, in mancanza di una nuova legge, ma in presenza di una situazione nuova, il governo di centrosinistra avrebbe potuto riflettere sull'opportunità di introdurre, almeno, nuove schede elettorali.

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L'INTERVENTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 38 L'INTERVENTO di Egidio Sterpa C'è un principio liberale molto citato ma mai applicato: "Ciò che non è vietato dalla legge è permesso". Nelle realtà statuali è invece applicato l'esatto contrario: "Ciò che non è previsto dalla legge è vietato". Ed è proprio in forza di questo secondo principio che la nostra esistenza di cittadini si svolge sotto l'incubo di troppe leggi che limitano le individuali libertà. In Italia, dall'unità politica a oggi, se ne sono prodotte così tante che ne è stata impossibile finora la catalogazione. Quante siano è una grande incognita. Anni fa un docente dell'università di Genova, Václav Belohradsky, amico del leader cecoslovacco Havel e rifugiatosi in Italia negli anni '60, salito in cattedra (trasferitosi poi a Trieste) perché naturalizzato italiano, fece fare ai suoi studenti una ricerca per inventariare tutte le leggi esistenti nel nostro paese. Si arrivò, mi disse (eravamo cari amici), alla cifra di quasi 200mila, e non erano tutte perché gli studenti, impegnati a dare esami, abbandonarono le ricerche. Ne parlai negli anni '80 con Nilde Jotti, allora presidente della Camera, perché considerasse l'opportunità che fosse l'istituzione da lei presieduta a inventariare il cumulo di leggi e atti normativi vigenti, sì da tentarne una semplificazione e codificazione. Qualcosa fu fatto (si arrivò, credo, a catalogare, 150mila atti con forza di legge ma il lavoro non venne completato), poi tutto rientrò nell'ordinarietà e la boscaglia legislativa rimase intatta. Sul Giornale in quegli anni, d'accordo con Montanelli (curavo allora una rubrica settimanale: "Dall'interno del Palazzo"), insistetti più volte perché finalmente ci si rendesse conto della mole legislativa che appesantiva e rendeva farraginoso il nostro ordinamento, e si provvedesse a uno snellimento con cancellazioni e accorpamenti. Gli uffici della Camera, soprattutto l'ottimo Ufficio studi di cui raccomandai spesso il potenziamento, provvidero a un'opera di ricerca e catalogazione ma mancò l'impulso politico, sicché non si è mai dato inizio a quel disboscamento necessario per razionalizzare e modernizzare il nostro ordinamento. Il problema riemerge ora con l'enunciazione un po' retorica di Veltroni, che promette di tagliare 5mila leggi su 21mila presumibilmente esistenti. A parte il fatto che cumulando leggi statali, leggi regionali, norme e regolamenti vari (una congerie infinita e incalcolabile), non è escluso che si arrivi e forse si superino le 200mila (la ricerca di Belohradsky appare la più verosimile), va preso atto onestamente che il primo serio tentativo di avviare una deforestazione della giungla legislativa fu fatto nel 2005 dal governo di centrodestra, che con la legge 246 portò anche alla costituzione di una apposita commissione bicamerale. Con altrettanta obiettività va ricordato che a battersi in passato per quest'opera di sfrondamento legislativo è stato il liberale Raffaele Costa, il quale, essendo già stato ministro più volte, rifiutò l'incarico di viceministro a quello scopo offertogli da Berlusconi. Ben venga, da qualunque parte, la promessa di una così salutare opera di semplificazione e ammodernamento legislativo. Sarebbe bene, però, tenersi lontani dalla retorica propagandistica elettorale, anche perché tutta l'operazione sarà tutt'altro che facile e immediata. Si tratta di un problema assai serio: bisogna innanzitutto sapere quante sono veramente le leggi vigenti (statali, regionali, regolamenti e precetti vari con forza di legge), ordinarle per materia, accorpare le comparabili, sfrondare le parti superflue, abolire le obsolete, fare insomma un'opera assolutamente complessa di semplificazione; di eliminazione di ambiguità, verbosità, esuberanze linguistiche e chissà ancora di quante ampollosità. Ce ne vorrà di tempo e di impegno. Ma soprattutto ci vorrà una precisa volontà politica, quella che finora è mancata. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Schede elettorali, attacco di Bossi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tensione sul voto. Il Cavaliere insiste: c'è tempo per rifarle. Di Pietro d'accordo Schede elettorali, attacco di Bossi "Prenderemo i fucili". Veltroni: parole indegne. Berlusconi: solo una metafora.

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ROMA Tensione sulle schede elettorali. Vanno rifatte, insiste il Pdl. Inducono all'errore, sost (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Iene Berlusconi. "È stato il Pd con Franceschini a sollevare il problema", dice il candidato premier. E Bossi arriva alle minacce. "Queste schede sono una porcata - tuona il leader della Lega - se la canaglia romana non le cambierà, imbracceremo i fucili". Replica Veltroni: "Parole indegne. Sono anni che si parla di brogli. Berlusconi ricorre a questi argomenti perchè ha paura di perdere". Berlusconi: quella di Bossi è solo una metafora. Il Quirinale in allarme per la tensione alla vigilia delle elezioni raccomanda: "Non delegittimare il voto".

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IL GRANDE TABU' DELLE ELEZIONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-07 num: - pag: 1 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE EUROPA, SARKOZY E SPESE MILITARI IL GRANDE TABU' DELLE ELEZIONI L e questioni di politica internazionale hanno una curiosa caratteristica: in campagna elettorale valgono meno di zero, non portano voti, se ne parla il meno possibile. Però, a elezioni concluse, sono quelle questioni a provocare alcune delle più gravi turbolenze, talvolta anche sismi capaci di fare oscillare violentemente i palazzi della politica. Il governo Berlusconi si trovò immerso nella temperie internazionale seguita agli attacchi dell'11 settembre 2001 e, dopo, fronteggiò formidabili opposizioni di piazza per il suo appoggio agli americani nella guerra in Iraq. Il governo Prodi, a sua volta, con la sua risicata maggioranza, si è trovato continuamente sulla graticola a causa dell'impegno in Afghanistan. Nulla fa ritenere che le cose possano andare diversamente per il prossimo governo. Tra i tanti omissis di questa campagna elettorale c'è anche una mancanza di riferimenti ai cambiamenti dello scenario europeo. La novità è data dal ruolo del presidente francese Sarkozy. Superando almeno in parte il vecchio asse franco-tedesco, Sarkozy si sta muovendo a tutto campo con l'intento di rilanciare il primato francese in Europa. La mossa più spettacolare è stata l'intesa con il premier britannico Gordon Brown. Ne è scaturita la promessa di Sarkozy di ricucire lo strappo di De Gaulle del 1966 (quando il generale fece uscire la Francia dall'organizzazione militare della Nato) abbinandola però a un deciso impegno per la difesa europea, un tema da sempre cavallo di battaglia dei britannici. La difesa europea promette quindi di diventare, in tempi difficili per l'Unione, uno dei nuovi motori dell'integrazione. Se così sarà, i Paesi che non saranno pronti a investire risorse su questo (costoso) fronte saranno tagliati fuori dal club degli stati europei influenti. Parlare di difesa europea significa parlare di spese militari. Veltroni e Berlusconi non vi accennano. Anche nei programmi dei due partiti mancano impegni espliciti e quantificabili. Il problema è serio anche perché pesa (in stridente contrasto con i nostri impegni nelle missioni di pace) una tradizione di disattenzione ai problemi della sicurezza: se, ad esempio, sono necessari tagli di bilancio, il settore della difesa è sempre il primo a essere colpito. La "nuova Europa" è un ambiente difficile e competitivo. Conta ormai assai poco essere stato un "socio fondatore". Ora si pesa solo per la forza che si ha e per il contributo che si è disposti a dare. Se la difesa europea, come pare, diventerà una questione davvero importante nei prossimi anni, l'influenza politica tornerà a essere misurata in Europa, almeno in parte, sulla base del più classico dei criteri: la forza e la qualità dell'organizzazione militare (dimmi quante divisioni hai e ti dirò quanto conti). I leader tacciono su un tema inadatto alla propaganda ma chi vincerà se lo ritroverà sulla scrivania.

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Schede, duello Pdl-Pd <Da rifare>. <Avete paura> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Schede, duello Pdl-Pd "Da rifare". "Avete paura" Berlusconi: problema posto da loro, Franceschini chiamò Letta Il vice di Veltroni: sì, ho telefonato e ho detto che c'è il rischio di confusione ma Amato non poteva che applicare la legge ROMA - è ancora infuocata, e minaccia di restarlo fino a dopo il voto, la polemica sulla regolarità delle schede elettorali. Berlusconi e i suoi alleati insistono perché vengano ristampate, in modo da renderle più comprensibili per l'elettore, ma se alla richiesta si associa Di Pietro, non altrettanto fanno Pd, Udc e Sinistra Arcobaleno. E il Viminale tiene ferma la barra: le schede restano queste, perché conformi alla legge varata dal governo Berlusconi. E però, è facile prevedere che l'allarme preventivo continuerà, e che in caso di contestazioni ai seggi o di risultato sul filo il Pdl alzerà le barricate. D'altra parte, come ha rivelato lo stesso Berlusconi "questa questione delle schede elettorali non l'ho sollevata io. Non è una mia iniziativa. Sono stati loro, quelli del Pd. Due giorni fa è stato Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema". Chiamato in causa, il vicesegretario del Pd non nega di aver in effetti avuto contatti con Gianni Letta: "Ho avuto uno scambio di opinioni telefonico su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda prevista dalla legge Calderoli, l'ormai noto Porcellum, rischia di confondere". Ma, contrattacca l'esponente del Pd, Amato ha spiegato che "il ministero non poteva far altro che applicare la legge" e allora l'agitarsi di Berlusconi vuol dire una cosa sola: "Ha già trovato a cosa dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta. è sempre più in affanno ". Parole che - sommate a quelle di Walter Veltroni che parla della "più spettacolare rimonta della storia" da parte del Pd sul Pdl, perché "ormai siamo a un'incollatura" - fanno arrabbiare Berlusconi, che parla di "menzogne" e di "spettacolari bugie" di Veltroni, che "può andare anche sulla luna ma non vincerà" e Paolo Bonaiuti: "La paura di perdere? ce l'hanno eccome, ma a sinistra ", mentre Tremonti bacchetta Amato che sul Corriere aveva pure collegato il "nervosismo " del Cavaliere all'incertezza sul risultato finale: "Meglio non fare certe battute, in campagna elettorale un ministro degli Interni deve essere un elemento di garanzia". Ma appunto, per il Pdl sembra proprio che Amato non lo sia, se Maurizio Gasparri arriva a definirlo un "imbroglione", che "punta deliberatamente e irresponsabilmente al caos su ordine di Prodi e Veltroni". Insomma, mentre Sa, Udc e la Destra spiegano che non è quello delle schede il problema, e Di Pietro insiste che invece si dovrebbe fare molto di più, si capisce che l'allarme brogli e irregolarità non finisce affatto qui. Paola Di Caro.

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Sfida del Cavaliere: non mollo Non è la mia ultima campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Sfida del Cavaliere: non mollo Non è la mia ultima campagna A Palermo con Lombardo: i nostri voti sono contro la mafia Berlusconi al pubblico: volete che il sogno di Veltroni di andare in Africa diventi realtà? E ottiene un coro di sì DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - "Non è certo la mia ultima campagna elettorale. Se qualcuno lo pensa si sbaglia. Perché mai dovrei mollare?". Fra i corridoi dell'hotel Villa Igiea Silvio Berlusconi, alle cinque del pomeriggio, si immagina fra qualche anno, ancora in politica, magari per un'ennesima rincorsa verso le urne. In queste settimane ha fatto capolino nel dibattito la sua età, ma nelle terrazze sul mare che furono dei Florio il Cavaliere è così spensierato da non essere nemmeno sfiorato dal dubbio: "L'ultima? Certo che no!". è un piccolo tour della Sicilia: mattina nel capoluogo palermitano, di pomeriggio a Catania. Due comizi simili, davanti a migliaia di persone (10 mila a Palermo, secondo gli organizzatori). Due comizi in cui torna l'attacco diretto al suo avversario, si abbandona definitivamente il fair play delle scorse settimane. "Volete che il sogno di Veltroni di andare in Africa e di restarci diventi realtà?", uno dei cori che il leader del centrodestra ripete sia alla Fiera del Mediterraneo che al Palacatania; giù una salva di sì, in entrambi i casi. All'ex sindaco di Roma, che nelle stesse ore parla più o meno di "rimonta spettacolare", Berlusconi in un costante dialogo con la sua platea replica immediatamente: "La risposta a questa rimonta spettacolare siete voi. Si tratta ancora una volta solo di una delle tante spettacolari bugie. Ormai Veltroni può offrire anche la Luna, tanto sa che al governo non ci andrà mai". Eppure prima di lasciare Palermo rimarca quella nota di rispetto reciproco che segna i rapporti fra i due schieramenti dalla nascita del Pd in poi: "Gli avversari sono persone che pensano diversamente da noi, non sono nemici". Mentre al nuovo alleato di questa stagione, il leader dell'Mpa, che sale con lui sul palco, Berlusconi fa una promessa che allude all'azione di governo per la Sicilia: "Dico solo una cosa a Raffaele Lombardo: dimmi che cosa devo fare e lo farò". All'arrivo a Catania una stoccata a Casini: "Voglio salutare qui gli amici dell'Udc che non hanno seguito chi è andato via, anche se il mio è un benvenuto un po' strano, in effetti voi non vi siete mai spostati, siete sempre nella casa del Popolo delle libertà. Piuttosto è lui che se n'è andato". Quindi l'accento sul crimine organizzato. Veltroni, nel tour elettorale nell'isola, aveva criticato Berlusconi per non aver mai pronunciato la parola mafia. La replica: "Non è vero, ma lo accontento subito, ricordando che negli anni di nostro governo abbiamo arrestato 30 pericolosi latitanti e il loro capo supremo. Tutti i nostri voti li impiegheremo per combattere la mafia in Sicilia, altrove contro la 'ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita". Per l'arrivo del Cavaliere a Palermo l'ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, fa trovare dei cannoli già pagati da ritirare al bar Costa. Un gesto di apparente cortesia forse non gradito, visto che nessuno va a prenderli per conto del Cavaliere. Tiene a ironizzare Gianfranco Miccichè: "A Berlusconi comunque i cannoli non piacciono". Marco Galluzzo \\ La Rai va per i cavoli suoi, anche se sono trattato meglio da Tg1 e Tg2 che dalle reti Mediaset.

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<Avrò l'età del mio rivale nel 2026> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE "Avrò l'età del mio rivale nel 2026" Veltroni attacca: non ha voglia né energia, io tra diciotto anni farò altro Poi l'affondo sulla Lega: roba da Medioevo, spezzano il Paese in due Il segretario pd in Puglia: sarò il presidente di tutti. E promette di "istituzionalizzare" il 5 per mille DAL NOSTRO INVIATO LECCE - L'aggettivo "vecchio " non lo pronuncia perché non lo ritiene politicamente corretto, però il concetto è quello e Walter Veltroni lo scandisce ancora e ancora, dal palchetto di Brindisi all' immensa piazza di Lecce. Berlusconi non ha l'età per governare, non ha più "né voglia né energia" e pensate, fa notare con sottile crudeltà ai pugliesi che lo acclamano, "io avrò la sua età nel 2026 e state certi che allora farò altro nella vita". Partono i fischi per il Cavaliere e Veltroni li stoppa: "Noi siamo la parte civile, quella che non fischia". Diciotto anni. Eccolo qua il numero magico al quale il leader del Pd affida la speranza della "più spettacolare rimonta della storia", 18 anni di vantaggio anagrafico sul favorito il che vuol dire, nei calcoli di Veltroni, che gli italiani non metteranno un Paese in crisi nelle mani di un uomo che non può garantire un lungo ciclo riformista: "In Europa tutti i premier hanno più o meno la mia età". E se toccherà a lui? "Sarò il presidente di tutti, anche di quelli che non mi hanno votato". Veltroni adesso sembra crederci davvero e la strategia per "la volata" è pronta. Alzare i toni senza darlo (troppo) a vedere, personalizzare la scelta tra Walter e Silvio, fra la "forza tranquilla" del Pd e il "non partito" di Berlusconi: "Il Pdl è come una casa dei film, con la facciata retta da un bastone". Nuovo e vecchio, vero e falso, unità e divisione. Veltroni batte sugli stessi tasti, prova a convincere gli italiani che il Cavaliere e Bossi vogliono "spezzare in due il Paese, vogliono mettere il Nord contro il Sud". Apre il Corriere e legge la cronaca del giuramento di Pontida, rinuncia al tono da conversazione dei comizi meno affollati e grida "Basta! Quelli con l'armatura sono roba da Medioevo ". Nella Puglia di Massimo D'Alema il capolista alla Camera non si fa vedere, sul palco ci sono in compenso Nicola Latorre e Michele Emiliano. Veltroni stanco? Macché, "io sto benissimo", però gli scappa un lapsus e cita Benigni al posto del film Blade runner. Il contratto con gli italiani? "Rompiamo l'omertà, è una clamorosa presa in giro". Il duello tv? "Non vuol farlo perché sa che perderebbe voti ". E qui sta il punto debole della rincorsa veltroniana, come ammette Ermete Realacci il faccia a faccia sarebbe "un'arma importante" per arruolare gli indecisi e stanare gli svogliati: "Rifugiarsi nel comodo astensionismo - si appella Veltroni - è l'anticamera dell'indifferenza nella quale si sono generate le peggiori tragedie dell'umanità". Rinnova l'impegno a "cancellare dalla faccia del Paese" mafia 'ndrangheta camorra e Sacra corona unita, propone di "istituzionalizzare" il 5 per mille e intanto, poiché "la partita è aperta", prepara la squadra: 12 ministri, molte donne, società civile e niente volti del recente passato. "Nel Pdl le facce sono sempre le stesse... ". Monica Guerzoni Autografi Il leader del Pd, Veltroni, ieri a Bari.

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Ripa di Meana: sceglierò il centrodestra. O Giuliano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'ex portavoce dei Verdi "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile. Ho rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti" Ripa di Meana: sceglierò il centrodestra. O Giuliano MILANO - "è molto probabile che voterò per il centrodestra". Ma come, Carlo Ripa di Meana, lei era con la "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. E nel '96, da leader dei Verdi, era sul palco con Prodi. "Sono amareggiato. La sinistra è cambiata, senza ritorno. Non c'è più la sensibilità, la passione per la sacralità del passato. C'è un avvitamento verso l'abisso". Addirittura? Non starà esagerando? "Ormai sono adoratori del Pil, immersi nella menzogna. Io sento il bisogno di uscirne". Ma ora c'è Veltroni. "Ho sentito finire tutto nelle sue parole, nel suo lessico insieme acquoso e fumista. Descrive vaghi scenari di riscatto e poi sfonda il Pincio per farci un supergarage. A Roma è stato portavoce dei giganti immobiliari. Non ha doti palingenetiche. è acquoso, flaccido. Stringi e non c'è nulla". è attento all'ambientalismo. "Ha inglobato Legambiente con lo slogan del fare, senza neanche qualificarlo come fare bene". Pecoraro Scanio? "Imperdonabile, brilla per intransigenza. E dire che all'inizio era nella destra dei Verdi". Come uscirne? "Dinnanzi a tanta traumatica mediocrità mi sono interrogato". E cosa si è risposto? "Che alla mia verde età, 80 anni, operato a cuore aperto da meno di un mese, potrei attraversare l'Umbria e andare a votare per il Pdl". Ma perché? "Confesso. In certi momenti mi assale un terrore profondo. Vedo il Paese assediato. Profezie cupissime. Un martellamento di cattive notizie. La bufala, il Brunello, il Fondo monetario". Tutta colpa del centrosinistra? "Ha preso pessime decisioni. Sul paesaggio si è comportato in maniera arrogantissima. Il disincanto è vastissimo". Sicuro che Berlusconi e il Pdl diano più garanzie? "Non c'è dubbio che abbiano un record di condoni, di leggi obiettivo, di ponti sullo Stretto. Molte pagine nere". Però? "Prendiamo Tremonti: ne ho detto peste e corna per anni, accusandolo di voler vendere il Colosseo, la Fontana di Trevi. Ma devo riconoscere: il suo pamphlet è coraggioso. è il leader dei conservatori. E poi c'è la Moratti". Lei non è un amante degli Expo. "Sono un expoicida. Queste mostre sono anche un cattivo affare. Ma la Moratti è stata bravissima a respingere il torracchione, voluto da questi Fuksas, predicatori di futuro che cercano la loro nicchia di immortalità. E non è stata arrogante". Lei è ancora radicale? "Non ho rinnovato la tessera. Troppo anticlericalismo. Si coglie in Ratzinger un pensiero minaccioso di regresso: io lo vivo come una meravigliosa messa in questione delle certezze contemporanee". Trova utile anche Giuliano Ferrara? "Magnifico, di una grandezza senza pari, al livello di Bernanos. Lo trovo grande, sono ammirato, ha il rango di una natura che interroga, che fa luce. Sono attratto". Nel senso che lo voterà? Non vota Pdl? "Ecco, ha colto nel segno. Sono combattuto. è una brutta lotta". Alessandro Trocino Roma, piazza del Popolo, 18 aprile 1996 Gerardo Bianco Ex dc, via dalla Margherita nel 2007, non ha aderito al Pd. Ora è vicino a Pezzotta Lamberto Dini Nel Pdl con i Liberaldemocratici: è candidato per il Senato nel Lazio Carlo Ripa di Meana Era con Prodi nel '96. Oggi "è molto probabile" il suo voto per il Pdl.

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Ferrara, <rogo> dei centri sociali Lodi dal New York Times: è il nuovo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Altre contestazioni a Crema e Bergamo Ferrara, "rogo" dei centri sociali Lodi dal New York Times: è il nuovo DAL NOSTRO INVIATO CREMA (Cremona) - L'immagine della sua faccia sorridente è attaccata a una specie di spaventapasseri di cartone. Alla base del pupazzo, un fumogeno e un cartello: "Prima al rogo ci finivano le streghe". Ore 10, scenario medievale nella piazza del Duomo di Crema, un ragazzo dei centri sociali accende la miccia e il fantoccio che ritrae Giuliano Ferrara va in fiamme. Applausi. Rullo di tamburi. Fiato ai fischietti. Il leader della lista "Aborto? No, grazie" arriva pochi minuti dopo. Partono un paio di uova che non vanno a bersaglio. Si rinnova così, anche a Crema, il copione delle contestazioni che accompagna il tour elettorale del direttore del Foglio. Una ripetitività quasi monotona. Tanto che sabato sera, arrivando in una Busto Arsizio sguarnita di no global, Ferrara aveva scherzato: "Non ci sono contestazioni? E allora non possiamo iniziare". A sostenerlo, oltre al "calore del popolo della vita" (come dice lui), in tarda mattinata arriva un articolo pubblicato nell'edizione domenicale del New York Times. è un'analisi dell'"indecifrabile" panorama politico italiano, nel quale "gli stessi politici vanno e vengono, promettendo riforme e finendo per mantenere lo stesso stallo". Un panorama dominato dal "carismatico miliardario", Silvio Berlusconi, e dal "baby-boomer che ama il rock'n'roll", Walter Veltroni. Tra i due, secondo il quotidiano newyorchese, spicca proprio Ferrara, "comunista diventato conservatore": "è diverso da tutti gli altri". Sintesi del personaggio: "L'ateo che chiede all'Italia di diventare religiosa". Una parte dell'incoronazione è indiretta. In un poco luminoso contesto, Ferrara è "un barometro culturale in sintonia con la disperazione dell'umore nazionale". Ma ha anche una forte capacità di differenziarsi: "Evitando il politichese dei suoi avversari, Ferrara, con la sua insistenza sulle idee, fa leva sulle ansie italiane per il futuro dell'Europa, la perdita delle identità nazionali e il declino della fede cristiana". Tempo di leggere il Nyt, e il direttore del Foglio a metà pomeriggio si ritrova a Bergamo per un altro comizio e una nuova contestazione. Un cordone di polizia e carabinieri protegge la sala della riunione. Cori e fischi rimbombano all'interno. Due ragazze si intrufolano e urlano "buffone, buffone". Ferrara risponde serafico: "Lo dico senza disprezzo, questi ragazzi non sanno quello che fanno". E però si stupisce: "Come può esistere ancora una simile sindrome di rigetto delle idee? E poi contro di noi, che siamo una piccola lista, gente di buon umore". Gianni Santucci In piazza a Crema "Prima al rogo ci finivano le streghe" "Barometro italiano" Il New York Times di ieri su Ferrara: "Un provocatore e un barometro culturale italiano, in sintonia con la disperazione dell'umore nazionale".

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Bossi: fucili contro questa canaglia romana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE "Schede porcata" Umberto Bossi, leader della Lega L'ira del Senatùr Anche Calderoli attacca: se al Pd non va bene porteremo i cannoni, il popolo difenderà la democrazia Bossi: fucili contro questa canaglia romana "Hanno stampato schede con cui non si può votare". Veltroni: lui ministro? Indegno Al comizio: "Delinquenti di sinistra, tornate nelle fogne". Berlusconi: "Solo un linguaggio paradossale e metaforico" MILANO - "Guardate che queste elezioni potrebbero finire con la necessità di imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne. La canaglia centralista italiana, romana, che ha fatto stampare schede con cui non si può votare". La voce roca di Umberto Bossi risuona più potente del solito nel microfono di Verbania, quasi l'eco di quella tonitruante che, nel '94, evocava 300 mila bergamaschi pronti a dissotterrare le armi e a lottare per la secessione. Parole forti, anche se già ripetute spesso con sfumature simili, che provocano la reazione indignata del centrosinistra, Walter Veltroni in testa: "Voglio sapere, ma non da lui, se una persona che dice queste parole può essere il ministro delle Riforme". Silvio Berlusconi butta acqua sul fuoco: " "Bossi lo conosciamo da tempo e sappiamo che usa a volte un linguaggio paradossale e metaforico". A rincarare la dose, ci pensa Roberto Calderoli: "Se Veltroni vuol pagare pegno alla Banda Bassotti e ha da ridire sui fucili, allora porteremo i cannoni. Se le istituzioni non difendono la democrazia, allora ci penserà il popolo. E non si accontenterà dei comunicati stampa". Ieri pomeriggio, davanti a 250 militanti del Carroccio, il Senatùr è sembrato particolarmente scosso e indignato per le "schede-inghippo": "I comunisti, non c'è niente da fare, sono canaglie antidemocratiche, non si vergognano? Questa porcheria delle schede è un tentativo di impedire il voto regolare". Si rischia di far confusione e di sbagliare, spiega, ma non è un caso, è un fatto voluto dalla sinistra. Il Senatùr precisa: "Abbiamo anche mandato a dire al presidente della Repubblica di darci un'occhiata. Ma è un broglio e difficilmente potranno essere ristampate. Allora stavolta pigliamo il fucile, facciamo vedere noi, decine di milioni di lombardi e veneti sono pronti a battersi per la loro libertà contro la merda che voi rappresentate. Siamo ridotti a un Paese del Terzo mondo. La sinistra è fatta da canaglie, luride canaglie. Delinquenti, state molto attenti, che i padani non hanno paura di voi, vi pigliamo per il collo. Carogne tornate nella fogna, là è il vostro posto. Verrà il giorno che le chiacchiere finiscono e si arriva ai fatti". In serata, Bossi spiega all'agenzia di stampa Ansa i toni del pomeriggio: "Era un comizio in piazza, la rabbia della gente è tanta per questa schifezza che è un vero attentato alla libertà. Volevo dire che noi alla democrazia ci teniamo ". Del resto sono i toni abituali al Senatùr, che solo il giorno prima aveva parlato di "attacco mortale al centralismo romano: siamo stufi di essere derisi, derubati, schiacciati ". Ridimensiona Roberto Maroni: "Quello che ha detto lo dice da vent'anni. Ma c'è sempre qualcuno che si scandalizza, quella di Bossi era soltanto una figura retorica, il suo modo di esprimere la rabbia per un torto subito". Spiegazioni che non bastano al centrosinistra. Veltroni si chiede retoricamente: "Ma dove viviamo, dove siamo? Si parla di imbracciare i fucili. Con queste parole il Paese non reggerà, la destra è solo capace di seminare odio e paura ". Il numero due del Pd, Dario Franceschini, è "indignato " e parla di "epoca politica da chiudere". Angelo Bonelli, Sinistra democratica, definisce "gravissime" le parole di Bossi. E anche Francesco Storace (Destra) attacca: "Hanno votato in Parlamento la legge che loro stessi definiscono porcata". Il Senatùr riserva a Prodi una battuta, rivelando un retroscena: "Una volta sono andato a trovarlo sull'Appennino e gli ho portato una camicia verde: "Guarda che se ti va male ti metti una camicia verde e almeno riesci ad attraversare i terreni insubrici e scappi all'estero. Tienila da conto che ti può servire"". Al. T.

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<Non mi schiero però bravo Walter> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La leader di Federcasalinghe "Non mi schiero però bravo Walter" ROMA - Da come si è pubblicamente entusiasmata alle proposte di Veltroni per le dilette donne di casa ("Finalmente viene dato il giusto valore al mestiere rischioso, delicato e duro di tante mamme, noi e il segretario Pd siamo in sintonia") se ne potrebbe frettolosamente dedurre che Federica Rossi Gasparrini, 70 anni, presidente nazionale di Federcasalinghe, abbia scelto da che parte stare. "Lo so che sembra così, ma noi invece non sosteniamo nessuno. Per la prima volta in 14 anni anni l'associazione non si schiera, nessuna alleanza, le nostre iscritte voteranno come vogliono". E sono 800 mila, mica poche. Eppure la sua somigliava proprio a una scelta di campo. "No, no. Ho mandato un segnale di stima a Veltroni e lì mi fermo". Sì, insomma. "Se poi le donne la interpreteranno così, siamo contente. Però so che quasi il 40% intende non votare o dare scheda bianca". Politicamente inquieta, la Gasparrini negli anni ha preso e lasciato: Forza Italia, un sottosegretariato con Prodi, Idv e Udeur, chiudendo la legislatura nel gruppo misto. E a chi la ricorda infervorata forzista dice: "Mai stata tifosa di Berlusconi, lo scriveva la stampa. Così come non gli sono contro adesso. Se mi darà le leggi che voglio mi sta bene pure lui". E perché ha mollato Di Pietro? "Non ha una cultura solidale, che ci stavo a fare?". E Mastella? "Non doveva comportarsi così, far cadere il governo. Dicendo che tutti nel partito eravamo d'accordo con lui, falso, ci ha trattato come oggetti". Ma insomma, Pd o Pdl o cosa? "Guardi, dopo 20 anni non mi faccio più prendere in giro. Prima vediamo chi vince e che farà per questa categoria sempre discriminata. Poi semmai si fa l'accordo". Giovanna Cavalli F. Rossi Gasparrini.

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<Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Mario Monicelli Il regista: io comunista, lui un amico che però ha guidato la Camera invece di fermare il leader pdl "Sì a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra" ROMA - Mario Monicelli, senta: lei, straordinario maestro del cinema italiano, insieme ad altri intellettuali firma un appello di sostegno alla Sinistra Arcobaleno e allora... "Si fermi. Lei mi disturba per questo? ". Maestro... "Mi dica: lei è rimasto sorpreso? Non abbia timore... coraggio, mi risponda: è rimasto sorpreso?". Sorpreso, no. Ma certo questo suo schierarsi così netto... "Netto? No, guardi: io fatico non poco a schierarmi con la Sinistra Arcobaleno ". Vuol dire che, istintivamente, sarebbe forse più propenso al Partito democratico di Walter Veltroni? "Cosa? No no... quello lì, Veltroni intendo, ha come modello di riferimento gli Stati Uniti, e lei, beh, capirà... ". I fratelli Kennedy, e forse più Bob di John, e poi... "E poi cosa? Lasci stare la dinastia Kennedy. Walter, purtroppo, ha come modello uno stato imperialista, spietato socialmente, dove chi è povero è molto povero e chi è ricco è molto ricco ". Sono discorsi da sinistra estrema. "Infatti. I miei pensieri sono più a sinistra, e finalmente ci siamo, di quelli proposti dalla Sinistra Arcobaleno. Era ciò che cercavo di spiegarle: fatico a votare persino per loro. Per quelli che fanno promesse, proclami e che poi...". E che poi? "Beh, poi vanno al governo, ci stanno due anni, e invece di mettere mano al conflitto di interessi di Berlusconi, preferiscono diventare presidente della Camera e realizzare, quindi, un quinto delle promesse fatte in campagna elettorale". Lei si riferisce a Fausto Bertinotti. "Guardi, io di Bertinotti sono amico, lo stimo e lo frequento con piacere, e lo incontro, spesso, a cena, con sua moglie Lella... solo che, davvero, io sarei un bel po' più a sinistra di lui e della Sinistra Arcobaleno. Ma cosa c'è in Italia più a sinistra di loro? Così mi tocca accontentarmi". Lei è sempre stato così radicale? "Mio padre Tomaso, giornalista celebre e critico teatrale, fu perseguitato dal fascismo e, per questo, nel 1945 si suicidò. La prima cosa che perciò si può dire è che io sono antifascista dentro, nell'animo". Poi? "Poi, nell'immediato dopoguerra, divenni socialista. Con il mio amico regista Mario Camerini facemmo pure un po' di propaganda: all'epoca, a Roma, si tenevano discorsi in piazza Montecitorio, o nella Galleria Colonna ". Quindi lei nasce socialista. "E sa quando smetto? Quando compare il faccione autoritario, dispotico di Bettino Craxi. Un esponente politico borghese, gran corruttore". Eppure la figura di Craxi è stata assai rivalutata, maestro. "E chi se ne frega... Io non lo sopportavo, e così, politicamente, vagai qualche mese, finché non finii dentro il Pci". Molti registi italiani finivano in quei ranghi. "Il cinema italiano era rosso. Penso a Scola, a Scarpelli, a Benvenuti, a Gigi Magni...". Comencini? "Gran socialista". E gli attori? Sordi, Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Manfredi... "Mah, vede, gli attori, in genere, sono dei malati di mente che hanno una sola ambizione: quella di piacere a tutti. Si figuri se qualche grande avesse voglia di schierarsi politicamente". Gian Maria Volonté si schierò. "E infatti era considerato un antipatico di prim'ordine". A lei starà molto antipatico Silvio Berlusconi. "Dovrebbe essere il nemico numero uno di milioni di italiani. Ma siccome gli italiani sono stupidi, lo adorano. Chiunque prometta agli italiani benessere, riceve il loro voto". Lei è pessimista. "Mi sfogo. Quando posso. E poi, le dico: sa perché sono riuscito ad arrivare a 93 anni così lucido da star qui a discutere di politica?". No. Perché? "Perché non sono pessimista. Ma superficiale e comunista". Fabrizio Roncone Toscano Mario Monicelli, 93 anni.

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ROMA - Silvio Berlusconi insiste: Le schede del 13 e 14 aprile inducono all'error (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO STANGANELLI ROMA - Silvio Berlusconi insiste: "Le schede del 13 e 14 aprile inducono all'errore, generano incertezza negli elettori che non riescono a capire gli apparentamenti e le alleanze. Vanno rifatte. Il tempo non manca, basta avere la volontà". Non si chiude l'ultima querelle elettorale esplosa sulla grafica delle schede. E se nel Pd la contestazione del Cavaliere trova anche qualche sponda, soprattutto in Di Pietro e l'Idv, la replica ufficiale - da parte sia di Veltroni sia del suo vice Franceschini - individua il motivo della protesta del Pdl nella paura di un risultato elettorale sfavorevole. "Sono anni e anni - afferma il candidato premier del Pd - che si sente parlare solo di brogli. E, di fronte alla più spettacolare rimonta della storia politica italiana di cui siamo protagonisti, penso che quando si scelgono questi argomenti vuol dire che si ha paura di perdere". Tutt'altro che intimidito da queste argomentazioni, Berlusconi, dopo aver definito "una bugia spettacolare" la "rimonta" di Veltroni, torna sul merito della questione schede: "Non sono stato io a sollevarla - dice il Cavaliere - ma il Pd. Due giorni fa Dario Franceschini ha chiamato Gianni Letta per avvisarlo del problema". Chiamato in causa, Franceschini ammette che le schede presentano dei problemi di chiarezza e di averne parlato al telefono con Gianni Letta, ma definisce gli inconvenienti della scheda come "uno dei tanti frutti avvelenati della legge elettorale: la porcata di Calderoli". Il vicesegretario del Pd riferisce di averne parlato anche con il ministro Amato, che però "non poteva far altro che applicare le norme di legge. E comunque ormai, con gli italiani all'estero che hanno già votato, è tardi per intervenire". Non pare essere dello stesso avviso Tonino Di Pietro, il quale, pur rammaricandosi di "dover contraddire le argomentazioni di Amato", chiede che le schede "siano ristampate in modo più chiaro, dal momento che non danno ragione dell'esistenza di due coalizioni nette e chiare". Su questo, afferma il ministro delle Infrastrutture, "tutti nel Pd, in privato, mi danno ragione, ma nel pubblico mantengono un omertoso silenzio". "Amato - conclude Di Pietro - nei giorni scorsi ha detto che, se venisse accolta la richiesta della Dc di Pizza, le schede si possono ristampare. Quindi non vedo perché non lo si possa fare ora". Lo stesso invito viene rivolto ad Amato da numerosi esponenti del Pdl, da Altero Matteoli, che suggerisce di stampare i simboli verticalmente sulla scheda, a Giulio Tremonti a Roberto Calderoli. Mentre, nel Pd, il presidente del Senato Marini si dichiara, al contrario, soddisfatto "dell'intensa azione di chiarimento attraverso i media che Amato ha annunciato per evitare che gli elettori commettano errori". Differente appare invece l'approccio alla vicenda del presidente della Camera Bertinotti: "Non ne voglio parlare. E' un terreno in cui ci si può solo infangare".

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Berlusconi: schede da rifare. Veltroni: ha paura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"E' stato il Pd con Franceschini a porci il problema". "Rimonta storica, perciò Silvio parla di brogli".

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Tutto parte dall'attuale legge elettorale scritta dal leghista Calderoli che rende difficile ai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Due schieramenti maggiori - a causa dell'attribuzione di numerosi seggi con premio di maggioranza su base regionale - avere un margine sufficiente di senatori e dunque poter garantire la governabilità. Da qui l'appello di Berlusconi e di Veltroni agli elettori di Udc, Destra e Sinistra Arcobaleno. Il consiglio "interessato": votate per chi volete alla Camera dei deputati, ma poi scegliete Pd o Pdl al momento di compilare la scheda per il Senato. Inutile dire che sia Casini che Bertinotti, sia Storace che Boselli ritengono questi appelli delle vere e proprie invasioni di campo.

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Dal nostro inviato NAPOLI - È una campagna elettorale stra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CLAUDIO SARDO dal nostro inviato NAPOLI - "È una campagna elettorale strana... Visto dalla tv questo bipartitismo appare inesorabile. Ma, appena parli con le persone in strada, avverti tutta la loro insoddisfazione e sono loro stesse a dirti che bisogna cercare nuove strade". Con i suoi 80 anni compiuti Ciriaco De Mita salta da un paese all'altro della Campania, macina centinaia di chilometri in un giorno, si immerge in folle che sembra conoscere testa per testa. La campagna elettorale, lui, l'ha sempre fatta così. Solo che stavolta avverte la propria anomalia: "Il Pdl punta tutto sulla televisione. Del resto ha dirigenti locali impresentabili... E nel Pd, qui in Campania, si muove soltanto D'Alema. È incredibile ciò che hanno fatto dopo la crisi dei rifiuti: hanno delegittimato una classe di governo e non l'hanno cambiata..." Lui, De Mita, il "grande vecchio" democristiano, dopo lo strappo con Walter Veltroni ha intrapreso la sua nuova avventura: l'Udc, la costituente del Centro. "Un progetto che può cambiare la politica" dice. E per il quale De Mita rispolvera il nome Dc. "Io non ho alcuna nostalgia - spiega - ma sono le persone in carne e ossa che mi parlano di Dc, che ne riconoscono il valore. L'Italia non è bipolare, né bipartitica. E una volta svelata la finzione di questi partiti-agglomerato, emerge il bisogno di un nuovo partito popolare". Per De Mita il carattere "popolare" sta anche in quel contatto con gli elettori, che oggi si accalcano per stringergli la mano e che domani, magari, busseranno alla sua porta quando avranno bisogno di aiuti. "Il mio numero di cellulare è sempre lo stesso" ha gridato ieri al microfono Alfonso Ascione, candidato Udc di Torre del Greco, dopo aver lasciato il Pd insieme a De Mita. A mezzogiorno della domenica De Mita era già al suo secondo comizio, dopo Pomigliano d'Arco. E l'agenda prevedeva ancora Ottaviano, Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, Palma Campania, Nola. "Veltroni ha costruito un partito leaderistico - racconta De Mita - per sfondare nell'elettorato di Forza Italia. Ma ha fallito. Ha scoperto che l'immagine da sola non comunica". La scommessa di De Mita, invece, è costruire una forza di centro capace di "cambiare gli equilibri del Paese". Anzi, lui dice "ricostruire". Come se l'anima della Dc, "della Dc buona" dice in un comizio, potesse oggi riemergere dopo un percorso carsico. "Non penso certo a trattative di governo dopo il voto" avverte. Anzi, non vuole neppure immaginare l'ipotesi di un Berlusconi senza maggioranza in Senato che inizia un pressing sull'Udc per cercare sostegno o per strappare parlamentari: "Se un simile pressing riuscisse sarebbe la fine della speranza". De Mita, comunque, si dice sicuro delle intenzioni di Pier Ferdinando Casini o di Savino Pezzotta: "È cominciata una storia nuova. Casini non è più nel centrodestra. E il centrosinistra non c'è più". "Chiunque vinca le elezioni - scandisce nel cinema Gloria di Pomigliano lottando contro la raucedine - non sarà capace di governare. Se il Centro supera la prova, diventerà decisivo". In Campania, nel 2006, l'Udc non andò molto bene. Ora De Mita è capolista al Senato. E punta a superare il quorum dell'8%. 240 mila voti in Regione. "Se non volevo rischiare, mi sarei candidato alla Camera". Ma a 80 anni compiuti vuole tornare in Parlamento e non sedersi in seconda fila. "Una volta parlavano della mia pronuncia. Ora parlano dell'età. Sono pretesti per sfuggire alla politica". I demitiani con ruoli di assessori o di dirigenti del Pd sono rimasti quasi tutti al loro posto: "Con loro tornerò a discutere dopo le elezioni. Se andrà bene, penso che si aprirà un discorso..." La soglia dell'8% è per De Mita la prova della verità. Dicono che nel Pd qualche suo amico voterà al Senato per lui. Ma per De Mita oggi il Pd resta il primo bersaglio polemico. Il recinto nel quale contendere i consensi decisivi: "Nel Pd i cattolici democratici sono ridotti al silenzio. Non è più un partito laico, ma un partito agnostico di radicali e clericali".

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ROMA Raccontano che Walter Veltroni se la sia legata al dito, che con Enrico Bos (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Raccontano che Walter Veltroni se la sia legata al dito, che con Enrico Boselli e Oliviero Diliberto non prenderà più neanche un'orzata (se mai l'avesse presa in precedenza). I due che più lo hanno punzecchiato in questi giorni sono finiti nel libro nero e visto quanto il leader del Pd sia permaloso, per i segretari di Pdci e Ps si prevedono tempi grami. L'ultima settimana di campagna elettorale si annuncia all'insegna dello scontro all'arma bianca tra Pd e sinistra. Oggetto: la contesa di quei voti di indecisi, border line tra linea riformista e massimalista che potrebbero fare la differenza per un Pd dato in piena rimonta. Sono stati proprio i due leader di Pdci e Ps, Diliberto e Boselli, a dar fuoco alle polveri annunciando a destra e a manca che "se Berlusconi vince la colpa sarà di Veltroni", con postilla velenosa che "per riprendere il dialogo bisognerà prima far fuori Veltroni". Non è dato sapere quanto il leader Pd abbia gradito. Certo è che da qualche giorno si è intensificata un'"offensiva svuotamento" a sinistra fatta di invito diretto e martellante a votare solo e soltanto il Pd tanto alla Camera quanto al Senato, con l'abbandono di teorie su voti disgiunti che potrebbero danneggiare il Pdl a palazzo Madama favorendo risultati a sorpresa. No, l'unico voto utile è al Pd "che sta competendo non per il pareggio ma per governare". Veltroni ha scatenato Dario Franceschini in versione genio guastatore a sinistra, con il numero due del Pd a mettere in guardia gli elettori che votando Sinistra arcobaleno ripeterebbero in salsa italiana il caso Nader degli Usa, dove il candidato terzista e ambientalista impedì la vittoria del democratico Al Gore favorendo quella di Bush. Apriti cielo. In successione Giordano, Salvi, Ferrero e altri arcobaleni sono insorti a denunciare l'"ennesimo attacco del Pd alla sinistra" attraverso "una campagna greve e disonesta". Veltroni in realtà non ha mai interrotto il filo del dialogo con Fausto Bertinotti inaugurato all'epoca del tentativo Marini. Tra i due la polemica è sempre rimasta urbana nei toni e nella sostanza. Il patto per le riforme di fine legislatura si è trasformato in un "entente cordiale", e resiste. Il padre nobile della sinistra arcobaleno considera Veltroni un punto di riferimento anche per il dopo, è convinto come D'Alema che la leadership veltroniana è destinata a durare e quindi con Walter bisognerà fare i conti. Sul Mattino, Bertinotti ha risposto "no comment" alla domanda su Diliberto che "gliela vuol fare pagare a Veltroni", e sulla mafia, a proposito delle critiche di Saviano, ha detto di "aver visto una grande determinazione di Veltroni" sul tema. Il leader del Pd farà il punto al loft sede del partito non prima di mercoledì, quando rientrerà dalla Calabria per decidere tappe e mosse della parte finale della campagna, e nel pomeriggio chiuderà a Napoli. Propria dalla Campania giungono novità: Clemente Mastella darebbe indicazione di votare per il Pd. Al telefono, Clemente da Ceppaloni spiega: "Sicuramente non dirò di votare Berlusconi. Il sindaco del mio paese vota Pd, alla Provincia se vincono è per me, e nel Lazio non è escluso che possa farci un pensierino, se no il pareggio se lo sognano". Mastella ravveduto? "Io ce l'avevo e ce l'ho con la sinistra, che invece di darmi solidarietà faceva il tifo per De Magistris. E ora che sono stato assolto?".

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Endorsement Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perché Veltroni non sfonda il muro di Arcore L'endorsement del Riformista va a Walter Veltroni. Come quello dell' Economist, e con motivazioni analoghe. Non tanto basate sulla fiducia che ispira il leader del Pd, ma sulla sfiducia che ispira "il principale esponente dello schieramento avverso". Per un giornale riformista, la vicenda dell'Alitalia ha tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello protezionista di Tremonti, essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di cambiare l'Italia. Il paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia. Ma già questo semplice fatto - giudicare Veltroni guardando il suo avversario - dimostra che la campagna del leader Pd, almeno da un certo punto in poi, ha avuto un formidabile difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena. Non è bastato trasformarlo nell'Innominato, come scrive Ilvo Diamanti. Tacerne il nome, anzi, ha fatto fragore. Al punto che viene il sospetto che anche Veltroni temesse il faccia a faccia in tv, se ha rinunciato al faccia a faccia nelle piazze. L'endorsement del Riformista va a Veltroni, ma non siamo affatto ottimisti sul suo risultato, come dice di essere Scalfari (forse per dovere di officio). Né possiamo dire di essere soddisfatti della sua campagna elettorale. Che ha mostrato sorprendentemente, vista la scafatezza di Walter in materia, qualche serio problema di comunicazione. È partita troppo presto, innanzitutto, mostrando un inevitabile affanno nel finale. È stata monotona, perché il viaggio è diventato il messaggio, e ogni sera in tv c'è sempre e solo lui che parla da un palco, e la gente che guarda non sa se è Treviso o Torino, e non ricorda più se ha parlato di casalinghe o precari. Soprattutto, è stata una campagna presidenziale. Veltroni ha fatto di se stesso il contenuto della sua politica. Su questo versante ha forse vinto, perché agli italiani sembra davvero più nuovo e scattante di Berlusconi. Ma per vincere le elezioni ci vogliono i voti, e i voti da noi vanno ai partiti, e non crediamo che abbastanza italiani si siano convinti che il partito e il governo di Veltroni possano davvero fare ciò che lui promette. Non a caso, i due punti deboli della campagna sono stati le liste dei candidati e la lista dei ministri. In entrambe le circostanze Veltroni ha dimostrato di non credere lui per primo alla vittoria. Le liste sono state un turning point, arrestando il trend della rimonta. Troppo d'immagine e troppo inesperte, non contengono abbastanza personale politico all'altezza del governo del paese. La lista dei ministri, poi, non è proprio arrivata. E forse non arriverà mai, almeno per la casella cruciale dell'economia. È chiaro che Veltroni ha in testa, in caso di vittoria, qualcuno che cominci con la M (di nome, di cognome, o di entrambi). Ma un signore con la M non può dirgli di sì finché il Pd è predestinato alla sconfitta. Per questo Veltroni non l'annuncia. Il messaggio di svolta, di conseguenza, è troppo vago, sospeso com'è tra Calearo e la Cgil. Gli esperti dicono che il problema del Pd sono gli astensionisti di sinistra. Sono tanti, e la campagna "moscia", senza nemico, non li motiva. Veltroni avrebbe cioè privilegiato troppo il messaggio rassicurante ai moderati, scommettendo sul fatto che i suoi astensionisti alla fine, magari turandosi il naso e per puro "voto utile", rientreranno all'ovile. Noi invece crediamo che il problema di Veltroni sia proprio il mancato sfondamento al centro. Gli astensionisti ci sono davvero, potrebbero essere tanti come mai sono stati, lo spaesamento del nuovo panorama politico può moltiplicarli. E però è più facile che siano quelli indifferenti o qualunquisti, che alla fine votano a destra, a disertare davvero le urne per anti-politica. Sarebbe un guaio serio per Berlusconi. Se l'affluenza alle urne scendesse sotto l'80%, allora il 34-35% strutturale di Veltroni può pesare di più. E se il Cavaliere non supera i dieci seggi di vantaggio al Senato, state sicuri che non si arrischierà a governare come Prodi, e Veltroni così rientrerà nel gioco. Ma il mancato sfondamento al centro non è dovuto solo ai difetti della campagna di Veltroni. È la conferma di un dato strutturale: la vischiosità dell'elettorato italiano. Il Pd ha prosciugato tutto ciò che poteva nella sua metà del campo ai danni della Sinistra, ma poi si è trovato di fronte il muro che lo divide dall'altro mondo. Non l'ha aiutato la decisione di Berlusconi di lasciare l'Udc fuori dalla porta a presidiare quel confine. Forse si rivelerà la mossa cruciale. C'è molta gente, anche tradizionalmente conservatrice, che non ha più voglia di Berlusconi. Ma la corsa solitaria di Casini ha dato loro un luogo dove poter svernare senza dover fare il grande salto. Per sfondare, Veltroni avrebbe dovuto sedurre l'elettorato cattolico e l'elettorato nordista. Non ci sembra che, almeno finora, quel muro dia segni di cedimenti. 07/04/2008.

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Berlusconi: "Ristampiamo le schede" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 0 Berlusconi: "Ristampiamo le schede" di Luca Telese Il leader Pdl: "Proprio loro ci hanno telefonato per segnalare come la vicinanza dei simboli possa generare confusione negli elettori. Il tempo per la ristampa c'è, basta averne la volontà". Di Pietro al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è omertà" Catania - Sbarca in Sicilia preparando il terreno con una grande intervista a La Sicilia di Catania in cui già sono annunciati i punti su cui batterà per tutta la giornata: "Voglio un fisco più equo, più fondi per la Sicilia, un piano decennale per realizzare anche in Sicilia il miracolo irlandese". E infatti, in entrambi i comizi, sia a Palermo che a Catania, Silvio Berlusconi viene introdotto da Raffaele Lombardo, candidato presidente alla guida della Regione, ma anche leader del Mpa, il Movimento per le autonomie. E infatti Lombardo, presenta il Cavaliere, dicendo apertamente: "Ti ringraziamo per l'impegno sulla fiscalità di vantaggio e per il potenziamento delle infrastrutture che hai preso oggi nella tua intervista al più prestigioso quotidiano di questa città". Lombardo si dedica equamente ad esaltare le possibilità di un miracolo economico che potrebbe discendere da queste due mosse, e a irridere, anche in maniera teatrale, le parole dette da Walter Veltroni nel suo giro siciliano, sul tema del ponte: "Da quello che abbiamo capito, per Veltroni il ponte si può fare ma anche no, è una priorità, ma si può anche fare un'altra cosa, ed intanto il monopolio resta quello dei traghetti privati che fanno capo a quel partito e a quel candidato". E così è ovvio che il discorso di Silvio Berlusconi passa proprio da lì, da uno dei punti del programma del centrodestra che da oltre dieci anni gli sta a cuore, da quel ponte: "Per il quale ho presieduto oltre 24 riunioni personalmente; noi ci abbiamo messo cinque anni di tempo per mettere d'accordo tutti ed approvare un progetto unico, definitivo ed affidato ad un consorzio italiano, loro ci hanno messo cinque minuti per mandare all'aria tutto, perché il signor Pecoraro Scanio ha detto che il ponte avrebbe disturbato le rotte millenarie dei delfini". Basta che pronunci il nome di Pecoraro, che nel palazzetto dello sport di Catania scatta un coro di buuuh assolutamente assordante. Spiega Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che potrà mantenerli. "Sapete, lui può fare qualunque promessa, tanto poi perde e siccome al governo non ci andrà mai, non deve certo mantenerle". Veltroni, è il nuovo cardine degli ultimi discorsi di campagna elettorale di Berlusconi. Da quando si è rotto il fair play iniziale fra i due candidati, il leader del centrosinistra cita il Cavaliere ricorrendo a una inverosimile perifrasi: "Il principale leader dello schieramento politico a noi avverso". Lui, invece, il Cavaliere, lo cita nominandolo chiaramente, in un gioco di forte contrapposizione polemica: "Veltroni è venuto qui da voi, e ha avuto il coraggio di dire che lui combatte la mafia, mentre noi non la nominiamo mai. E allora lo vogliamo accontentare subito: tutti i nostri voti li useremo per combattere la mafia, così come abbiamo fatto quando eravamo al governo, quando trenta grandi latitanti sono stati arrestati con l'operazione Alto impatto". Ce n'è, di battute, per il leader del centrosinistra nel repertorio di Silvio Berlusconi: "Lui è un uomo di parole, un grandissimo costruttore di sogni, peccato che quello che dice - sorride il Cavaliere - non abbia nulla a che vedere con la realtà". Ovviamente, e non poteva essere altrimenti, è scontro a distanza anche sul tema dei sondaggi. Veltroni dichiara che il divario tra i due poli si sta accorciando? Berlusconi ribatte colpo su colpo: "Ha detto ieri che il Pd sta facendo una rimonta spettacolare, l'unica cosa spettacolare sono le sue spettacolari bugie". Il Cavaliere non ha dubbi sull'esito delle elezioni anche se in mattinata, a Rtl 102,5, ribadisce i suoi timori sulle schede elettorali, "una striscia continua di simboli che generano incertezza nei cittadini. Non si riescono a capire neppure gli apparentamenti. Credo sia saggio procedere alla ristampa. Il tempo c'è, basta volerlo. Anche tutto lo schieramento di sinistra ha fatto questa osservazione. Anzi sono loro che hanno telefonato ai nostri rappresentanti perché erano preoccupati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Di Pietro al Viminale: <L'errore c'è stato coprirlo è un'omertà> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 2 Di Pietro al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è un'omertà" di Laura Cesaretti Bossi minaccia di "imbracciare i fucili: la canaglia romana vuole impedire il voto". E Veltroni lo attacca: non può fare il ministro da Roma Antonio Di Pietro non ci sta, e continua a caricare a testa bassa contro la scheda elettorale preparata dal Viminale, e a reclamarne una ristampa corretta. Una scheda che "non dà una corretta informazione" sui simboli e "sull'esistenza di due coalizioni nette e chiare", e che Giuliano Amato sbaglia a difendere: "La verità - sostiene l'ex pm - è che qualcuno del ministero dell'Interno ha commesso un errore, umanamente comprensibile. Ma non si pretenda di avallarlo comunque e a tutti i costi". A Di Pietro "dispiace" di dover "contraddire" il collega di governo, ma "non bisogna giustificare un errore commesso con la scusa che le schede elettorali sono uguali alle votazioni precedenti". Anche perché, denuncia il ministro delle Infrastrutture, "gli stessi spot governativi che stanno andando in onda in tv mostrano una scheda con i simboli in verticale", dunque diversa da quella del 13 aprile. Di Pietro se la prende anche con gli alleati del Pd e con gli altri partiti che non appoggiano la sua denuncia: "Ho parlato con tutti, e tutti in privato mi danno ragione, ma poi in pubblico mantengono un omertoso silenzio". Si tratta di "ipocrisia politica", per la quale i dirigenti Pd devono "far finta di stare dalla parte della propria forza politica anche quando sbaglia". Già, il fatto è che al Viminale siede un esponente di rilievo del Pd come Amato, che ha seccamente respinto le contestazioni e le richieste di modifica avanzate da Berlusconi. E dunque ai suoi colleghi di partito tocca difenderne l'operato, al di là delle opinioni che "in privato" hanno espresso con Di Pietro. Ufficialmente, insomma, oltre a Di Pietro solo il centrodestra protesta per le schede. La Lega Nord ha scelto la linea più dura, con il leader Umberto Bossi che ha minacciato di "imbracciare i fucili" contro "la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto". Frasi che il candidato premier del Pd Walter Veltroni ha usato per polemizzare con Silvio Berlusconi, al quale ha chiesto "se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme". Il numero due del Pd, Dario Franceschini, ammette che la scheda elettorale contestata da Berlusconi "è molto brutta, e rischia di confondere" le idee a chi va a votare. Ma la colpa non è certo del Viminale, assicura: "È un altro dei tanti frutti avvelenati della legge elettorale, la porcata di Calderoli". Nel frattempo, però, il leader del Pdl racconta che sarebbe stato proprio il vicesegretario del Pd a sollevare il problema della scheda, in una telefonata fatta a Gianni Letta. E Franceschini ammette: "Non c'è nessun mistero: nei giorni scorsi ho avuto uno scambio di opinioni telefonico con Letta, com'è normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere". E cioè che quella scheda "rischia di confondere". Poi, racconta ancora, "ne ho parlato con Amato, che ieri ha spiegato bene che il ministero non poteva che applicare la legge". Dunque, questione chiusa per quanto lo riguarda: "È chiaro che Berlusconi, con l'iniziativa di scrivere al capo dello Stato sollevando il caso ha già trovato a cosa dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta", assicura Franceschini. Le ragioni del Pdl le ha ribadite Giulio Tremonti: "Ristampare si può e si deve". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Lo studio: sui programmi Silvio più affidabile di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 8 Lo studio: sui programmi Silvio più affidabile di Walter di Paola Setti Fattibilità, il voto dell'Istituto Faber: 6,4 per Berlusconi, 5,6 per Veltroni da Milano Si può fare, dice la campagna elettorale di Walter Veltroni. Mica tanto, dice l'analisi sulla fattibilità del suo programma e di quello dell'avversario Silvio Berlusconi. La traduzione nella realtà dei "libri dei sogni" l'ha fatta l'Istituto Faber Sviluppo per Italia Oggi Sette. Il confronto fra i programmi dei due maggiori schieramenti rispecchia in fondo la campagna elettorale: l'aspirante premier del Pd cerca di conquistare consensi promettendo una Stagione Nuova, là dove, è il caso di dire, ogni promessa è debito. Il candidato del Pdl gestisce il vantaggio puntando su un programma ambizioso che, annuncia, richiederà anche provvedimenti impopolari, perché i punti cardine, dal taglio delle tasse alle grandi opere, sono costosi, ma considerati irrinunciabili per il rilancio dell'economia. Comunque, le sue proposte sono ritenute più concrete. Nudi e crudi i numeri sono impietosi: le promesse di Veltroni valgono 32,2 miliardi di euro, quelle di Berlusconi 40 miliardi. Eppure, su una scala da uno a dieci, il programma del Pd ha un indice di realizzabilità inferiore rispetto a quello del Pdl: 5,6 contro il 6,4. E questo nonostante il "grado di convergenza", e cioè il giudizio che sulla stessa proposta esiste nel Polo avversario, sia più basso per il Pdl che per il Pd, 7 contro 8,2. Il che conferma anche come Veltroni stia "giocando in campo avversario", con proposte fino a ieri appannaggio del centrodestra, alle quali quindi difficilmente il centrodestra in Parlamento potrebbe dire di no. In generale, Veltroni conta di tagliare la spesa corrente di 23,4 miliardi, di recuperarne 23,3 in entrata attraverso altri provvedimenti, e di investire 32,3 miliardi, con un impatto totale sui conti pubblici in cinque anni di 32,2 miliardi. Berlusconi prevede di ridurre le tasse per 57 miliardi, tagliare la spesa corrente di 36,4, investirne 19,3, con un impatto sui 5 anni di 40 miliardi. Fisco È una partita complessa per entrambi gli schieramenti. Silvio Berlusconi, per esempio, prende 2 quando dice che vuole portare la pressione fiscale dall'attuale 43,2 per cento del Pil a meno del 40 per cento spendendo 38 miliardi. Però poi ottiene una pagella con tutti 7 e 8 quando propone detassazione di straordinari e tredicesime, riduzione dell'Irap, tempestivi rimborsi Iva, no tax per le iniziative imprenditoriali dei giovani e via così alleggerendo il carico fiscale. Veltroni punta tutto sul taglio Irpef, che costa 20 miliardi. Ma prende 2. Infrastrutture Il rifinanziamento della legge Obiettivo e Grandi opere, dal ponte sullo stretto di Messina alla Tav sui quali Berlusconi non transige, costa 11 miliardi e fa paura: l'indice di realizzabilità è 4. Anche qui però, il programma del Pdl convince sul resto, dalle infrastrutture viarie alle leggi Obiettivo speciali. Dal 4 al 5 invece il voto di Veltroni quando vuol spendere 8 miliardi per le "infrastrutture della mobilità" e 1,5 per "treni decenti per i pendolari". La sufficienza arriva sulla Tav, quella che piace anche al Pdl, e infatti qui il grado di convergenza è 10. Da segnalare il 10 al Pdl per la costruzione di nuovi Cpt per i clandestini. E una differenza sui rigassificatori. Sono previsti da entrambi i programmi, ma il Pdl prende 6, il Pd 4. Giovani Se entrambi i candidati premier conquistano il 7 con le due versioni del bonus bebè, sul resto le differenze sono abissali. Un esempio su tutti: Berlusconi prende 7 con il credito d'imposta per i giovani, che gli costerebbe 300 milioni, e un più cauto 5 quando si propone di attuare la legge Biagi, con una spesa di 130 milioni. Veltroni si ferma al 3 e al 4 su due delle promesse pronunciate a voce più alta: il compenso minimo di mille euro a costo zero per lo Stato, perché vaglielo a dire agli imprenditori che sarà tutto a carico loro. E i contratti atipici per un massimo di due anni. Federalismo Dev'esser la presenza nello schieramento della Lega Nord, a rassicurare, il marchio di fabbrica conterà pur qualcosa. Di fatto, il Pdl convince e guadagna l'8 quando parla di federalismo fiscale solidale a costo zero, mentre non paga la timidezza del Pd, che sul Senato delle Autonomie prende 2 nonostante preveda un risparmio di 70 milioni. Dice Berlusconi che Veltroni gli ha copiato il programma. A scuola, chi ha studiato viene promosso, chi copia spesso viene rimandato. Fra una settimana il risultato dell'esame. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Jannuzzi: Parlamento addio il prossimo sarà pieno di pm (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 10 Jannuzzi: Parlamento addio il prossimo sarà pieno di pm di Giancarlo Perna Il senatore azzurro non fa drammi per la mancata ricandidatura: "Il voto? Le liste sono intasate di magistrati, è in atto l'unificazione dei poteri..." Sprofondato nella poltrona con un gilè d'altri tempi, il baffo bianco e i gesti stanchi, l'ottantenne Lino Jannuzzi sembra un Buddha antico. L'alone venerando è accentuato dalla penombra del salotto che avvolge la vasta biblioteca e il soffitto a travi della sua bella magione nella Roma barocca. Il vecchio senatore assapora con lentezza un toscano e si gira con flemma verso di me. "Che ca...zo ci fai lì impalato?", chiede, mandando all'aria tutta la poesia. "Siedi e bevi il caffè che ti ho preparato", ingiunge il falso Buddha, gli occhi vispi dietro le lenti spesse. Benvenuti nel mondo di Lino. "Abiti proprio davanti al Senato. Amore viscerale per la Camera cui appartieni?", chiedo e mi sistemo al suo fianco. "Amore viscerale per la comodità. Qui sono in centro e mi muovo a piedi. Sarebbe perfetto, se non ci fosse questo casino" e tende l'orecchio al viavai della sottostante Piazza Navona. "Il Pdl non ti ha ricandidato. È la mannaia degli ottant'anni?". "Ufficialmente, sì. La parola d'ordine era: rinnovare. Come? Cacciando vecchi e rompico...ni. Infatti, hanno silurato anche i miei coetanei Alfredo Biondi ed Egidio Sterpa". "La realtà, invece?". "Berlusconi se l'è presa con noi tre perché abbiamo firmato la lista di Ferrara consentendo a Giuliano di partecipare alle elezioni", dice sornione. "Ti ha condannato di persona?". "Tutte le esclusioni importanti le ha decise lui". "Gli vuoi male?", chiedo. "Per ora, no. Tanto è vero che vado in giro a fare campagna elettorale per diversi candidati Pdl. Fra tre anni però scriverò le mie memorie e mi vendicherò di quelli che mi hanno dato qualche delusione". "I tuoi attuali sentimenti verso il Cav?". "Incredibile ammirazione. Gli sono grato per averci salvato nel '94 dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto. E, personalmente, per avermi fatto eleggere, sottraendomi alla galera in cui volevano rinchiudermi i magistrati che ho attaccato". "Sei stato al Senato in tempi diversi. Nel '68, quando il Psi ti salvò dalla gattabuia dopo gli articoli sull'Espresso per il presunto golpe De Lorenzo-Sifar. Con Fi, dal 2001 a oggi. Differenze?". "Un abisso. Una volta si lavorava. Ora, è la morte. Né un discorso, né un'iniziativa", dice spegnendo con soavità il sigaro. "Una palude". "Tra le sue mille bugie, Silvio ha detto una grande verità: in Parlamento sono sufficienti venti persone per fare le leggi, gli altri servono a votare. Inutile eleggere gente in gamba. Bastano culi di pietra che non rompano e premano un bottone". "In Senato sei stato il paladino dei garantisti giudiziari. Senza di te, i forcaioli avranno mano libera". "Il prossimo Parlamento sarà quello dei Pm. Il Csm è stato intasato di richieste di aspettativa dei magistrati che si candidavano". "Orrendo", esclamo. "Nel Pd saranno eletti con certezza ventuno Pm. Anche nel Pdl ne abbiamo messi in lista un bel po'. Non dico siano tutti giustizialisti, ma la cultura è quella". "Nessuno fa più il suo mestiere", dico, facendogli da spalla. "Il potere giudiziario si era già mangiato il potere politico. Ora, riempiamo il Parlamento di toghe. Invece della separazione delle carriere, c'è l'unificazione dei poteri", dice beffardo, ma di umore nero, mentre si accende un Avana che - mi spiega - lo rasserena più del toscano. "A furia di scrivere contro i magistrati, nel 2005 sei stato condannato a due anni e cinque mesi. Se non era per la grazia di Ciampi finivi in carcere". "O scappavo a Parigi dove ho casa. Mi ci sono anche rifugiato un mese, seguendo il consiglio del mio maestro Gaetano Salvemini. "Guarda Iannuzzi - mi disse mezzo secolo fa -, se anche ti incolpano di avere salito le guglie del Duomo di Milano e rubato la Madonnina, tu scappa. Poi si discute"". "Per cosa hai preso i 2,5 anni?". "Per avere difeso Enzo Tortora accusando i magistrati di averlo incarcerato senza prove. Come poi si è visto". "Tra i 13 mesi degli anni '60 e i due anni e mezzo del 2005, sei il giornalista più condannato del dopoguerra. Vittima o delinquente?". "Io sono convinto di avere raccontato la verità. Ma quando sei querelato dai magistrati, non c'è niente da fare. Tra breve pubblicherò con Mondadori un'antologia degli articoli che mi hanno causato le condanne, affiancati dal commento di giuristi, non solo italiani". "Insegui il martirio?". "Il martirio è bello. Ma meglio Parigi". "Sei diventato la bestia nera dei giustizialisti alla Travaglio, Flores d'Arcais e compagnia". "Sono io la bestia nera di quei magistrati che Sciascia chiamava i professionisti dell'antimafia. Nemmeno i perseguitati, poi assolti, come Andreotti e Mannino, hanno fatto le pulci ai loro azzardi come l'ho fatto io", dice con orgoglio. E aggiunge: "Quello che mi infastidisce nella mia non ricandidatura, è che ne gioiranno quelli che ho braccato. I Caselli, Scarpinato, Natoli". Lino si eccita, spegne l'Avana e si riaccende un toscano. Cosa resta dell'erotomane che era in te, vividamente descritto da Marina Ripa di Meana, nel suo I miei primi quarant'anni? "Uno stupido gossip. Il 16 dicembre 2007 ho celebrato le nozze d'oro con mia moglie. Questi sono i fatti. Il resto sono chiacchiere". Sei stato fino ai tuoi 30 anni nella goliardia universitaria napoletana senza laurearti. "Sette anni di medicina. Poi mi sono sposato e trasferito a Milano per lavoro. Sono ritornato a Napoli, iscritto a Legge, sono diventato Principe della goliardia e, a cinque esami dalla laurea, ho rinunciato". Il tuo guasconismo nasce lì? "Per la mia generazione, dopo la fine del fascismo, l'università fu la riscoperta della libertà. C'erano le sciocchezze della goliardia, ma anche la politica del parlamentino dell'Unuri". Com'è cambiata la politica in sessant'anni? "Oggi difendo la Dc e il Pci che non ho mai votati. Lo dico in polemica con questa molle Seconda Repubblica del c...zo. I Gava con la camorra ci convivevano, ma la controllavano. Guarda la Calabria. Quando c'erano i vecchi dirigenti, la 'ndrangheta era formata da quattro pastori. Oggi, è fortissima e comanda a bacchetta. Colpa anche della magistratura che ha distrutto la classe politica". Quali politici di allora ti hanno più colpito? "De Gasperi, Andreotti, Fanfani. I miei amici, De Mita e Misasi. Donat Cattin e Marcora, due gigaaanti. Nenni, Amendola, Chiaromonte. Ce n'è una marea". Quelli di oggi? "Bazzecole. Da questa parte, c'è Berlusconi. A sinistra, zero. Al Senato è emersa da poco Anna Finocchiaro. Prima, c'era solo Gavino Angius capace di parlare. Per il resto, molte brave persone - non tutte, sia chiaro - ma al di sotto della sufficienza". Sei ancora vicino ai radicali che hai frequentato per decenni? "Li guardo da lontano. Con Pannella sono sempre stato conflittuale. Bonino l'ho vista crescere quando era ancora una ballerina". Ballerina? "Il papà era una grande ballerino del Cuneese e usava lei come partner". Sono ancora quelli di un tempo? "Non sanno più che pesci pigliare. Accettano la vergogna dell'esclusione di Pannella dal Pd e si fanno anche fregare sulle liste da Veltroni. A Marco non era mai successo. Sono allo sbando". Veltroni è un osso duro per il Cav? "Uscirà con le ossa rotte. Le sue affabulazioni non hanno diminuito di un punto il vantaggio del Cav". Il Cav è ancora lui? "No, ma è un grande. L'antipolitica l'ha cavalcata, ma per contenerla. È un fenomeno straordinario. Concorre per la quinta volta alla presidenza del Consiglio e vincerà per la terza volta. Alla fine, avrà dominato la scena vent'anni come Mussolini". Il difetto? "Quando uscirà di scena, non lascerà niente. Spariranno tutti. Un Paese occidentale avrebbe avuto bisogno d'altro. Ma lui avrà giganteggiato". Come ti senti da napoletano con i rifiuti ad altezza Vesuvio, il turismo rasoterra, la mozzarella alla diossina? "Sarei tentato di votare Gava e Pomicino. A Gava i camorristi baciavano l'anello in segno di rispetto ed erano relegati ai margini della società. Con Bassolino, che non risulta abbia rapporti con loro, comandano. Scegli tu cos'è meglio". Pecoraro Scanio? "Pecoraro mi fa ribrezzo. Ma quest'accusa di Woodcock mi sa di cavolata. Spiace che ci sia di mezzo il capitano Ultimo che ha condotto l'indagine. Lo conosco. È bravissimo". Che ti mancherà del Senato? "I servizi li ho tutti: posta, banca, rassegna stampa e Palazzo Madama al portone di casa". Come sei materialista. Pensavo a qualcosa di ideale. "Non voglio fare la volpe e l'uva. Ma non rimpiango il fatto di stare dodici ore seduto al banco, a 80 anni, premendo il bottone rosso o verde come ho fatto per l'intera legislatura. Per di più, sapendo che non si vinceva. Se non c'era Mastella, col cavolo che si andava a elezioni". Che farai? "Scriverò libri. Di due ti ho accennato. Un altro paio li ho in cantiere". Quale ricordo pensi di lasciare tra i tuoi colleghi? "Nessuno. Il nulla del Senato attuale si è riverberato su tutti noi, annullando anche me. E ce ne vuole!". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 216 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 232 ) " (24 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 193 ) " (18 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (20 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 199 ) " (23 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (17 votes, average: 4.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (18 votes, average: 4.39 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Mar 08 L'inascoltato grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l'Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l'articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: "Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!". Leggo in queste parole, tra l'altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l'intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera. Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (20 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Mar 08 Violenze e minacce, dobbiamo vigilare Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull'aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei "democratici" dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: "Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo". Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene. La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Aggiungo oggi (Venerdì Santo) che ho letto la denuncia di Gammella ai carabinieri: è stato minacciato a mano armata e gli è stato detto di non scrivere più sui vari siti Internet. Per questo mi ha chiesto di cancellare i suoi post. Lo farò subito. Scritto in Varie Commenti ( 243 ) " (90 votes, average: 4.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Mar 08 In memoria di Edoardo Luciani Lunedì scorso, alle 21.00, è morto improvvisamente a causa di un'embolia Edoardo Luciani, fratello di Giovanni Paolo I. Era stato ricoverato dal sabato precedente all'ospedale di Belluno ed era stato appena sottoposto a un intervento - riuscito - di angioplastica. Edoardo, detto "maestro Berto", aveva quasi 91 anni. Lo conoscevo bene da una decina d'anni, mi aveva aiutato a scrivere la biografia del fratello che pubblicai in occasione dei vent'anni dell'elezione e della morte. Lo incontravo due volte l'anno, nella sua casa di Natale d'Agordo, accanto alla stufa di maiolica, nella stessa stanza in cui era nato Albino. Ogni volta che mi salutava, dopo avermi dato l'immancabile regalo dei funghi che lui stesso aveva raccolto, mi diceva: "Arrivederci, qui o in cielo.". L'ho incontrato l'ultima volta il 31 dicembre. Erano appena stati da lui due signori venuti appositamente da Milano per portargli i saluti di Papa Giovanni Paolo I, ricevuti - dicevano - attraverso un medium. Lui li aveva ascoltati con pazienza, fingendo di credere loro, per buona educazione. Era divertito mentre me lo raccontava: "Quanta gente strana c'è al mondo. Mi hanno detto: 'Suo fratello le manda i saluti e le vuole far sapere che sta bene dove sta.' Pensa!". Era rimasto solo, dopo la morte della moglie. Finalmente ha potuto riabbracciarla e riabbracciare Albino, che una sera del settembre 1978, accompagnandolo all'ascensore, volle stringerlo a sé come per un addio. Berto, che era in partenza per l'Australia, non capì quel gesto inconsueto per due montanari schivi quali erano. Lo comprese pochi giorni dopo, quando lo raggiunsero telefonicamete a Sindney per comunicargli che suo fratello Papa si era spento nella notte. Dopo soli 33 giorni di pontificato. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (14 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (160) Ultime discussioni Luisa: Ritorno al topic di Andrea. Ammetto che non avevo letto la lettera di Farinella, sino ad oggi.e ne sono... Antonella: Appunto david pierini, attento che la luce che c'è in te non sia tenebra, il che , sembra molto... Alessia: Ferrara può piacere o meno. Si può essere d'accordo con lui o meno. Queste sono posizioni legittime.... Klaus: Malgrado gli sforzi immani di tanti "cattolici adulti" su blog e siti di ogni genere, è chiaro... giuseppe galiano: Secondo me, fatto salvo il sacramento del suo essere prete, dovrebbe essere arrestato ed interdetto... Gli articoli più inviati Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? 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La vera sorpresa di queste elezioni può essere l'impennata delle astensioni, in un Paese c (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

He nel corso dei decenni ha sempre mantenuto un alto livello di partecipazione al voto. Lo suggerisce anche l'enorme numero di indecisi, segnalato da tutti i sondaggi e sintomo di una diffusa incertezza sull'opportunità di recarsi alle urne. Un'eventuale fuga in massa dal voto sarebbe l'ennesimo frutto avvelenato di una campagna elettorale deludente e prevedibile, di cui fin dall'inizio non si sentiva il bisogno e che a tutt'oggi non ha fornito molte ragioni per andare ai seggi. Nessuno tuttavia potrebbe rallegrarsene. Perché con tutte le magagne della nostra democrazia e con tutta la fragilità delle nostre leadership politiche, l'esercizio del voto rimane un bene pubblico da tutelare con la massima cura. Una risorsa preziosa e tutt'altro che scontata - basta guardare poco lontano dall'Italia per averne conferma - il cui valore deve essere messo al riparo dal nostro giudizio su coloro che si trovano a sedere in Parlamento. Anche perché la qualità dei legislatori non è mai stata migliorata dal partito degli astensionisti. In questo senso ogni voto è utile, come ha ricordato Giorgio Napolitano. Anche quello che la propaganda congiunta Pd-PdL ha bollato in queste settimane come "voto inutile". Quasi che esprimere la propria preferenza per i socialisti, per i centristi o per la Sinistra arcobaleno equivalesse all'esibizione di un'identità del tutto irrilevante. Un gesto inutile se non autolesionistico, gravemente dannoso per la nuova ortodossia del bipolarismo immaginario. Come se nel giro di poche settimane l'infinita transizione italiana fosse giunta finalmente in porto, come se non fossimo costretti a votare con una legge elettorale grottesca e come se il Partito democratico e il Popolo della Libertà non fossero contenitori ad alto tasso di fragilità. In realtà proprio lo spauracchio del "voto inutile" rischia di moltiplicare il numero degli astenuti, allontanando dalla rappresentanza democratica alcune identità politiche tutt'altro che marginali. La costrizione a scegliere tra Pd e PdL, su cui è stata impostata questa campagna, ha tolto passione e motivazione a molti elettori che non si riconoscono in nessuno dei due soggetti e che anche per questo potrebbero decidere di rimanere a casa. Il pericolo è che dal prossimo Parlamento vengano espulsi non tanto i padroncini dei micropartiti che hanno ricattato la legislatura appena conclusa (alcuni dei quali si sono rapidamente messi al sicuro nei nuovi contenitori) ma pezzi del Paese reale e delle sue più autentiche culture politiche. È il rischio che per la prima volta nella storia repubblicana non vi sia alcun deputato di quel Partito socialista che è stato serenamente sacrificato da Walter Veltroni all'alleanza con Di Pietro (e poco importa che Veltroni continui a raccontarci la favola della splendida solitudine del Pd). Ma è anche il rischio che la sinistra massimalista sia esclusa dal Senato, diminuendo il senso di responsabilità di un'ampia area politica del Paese alla vigilia di una stagione di crescente conflittualità economica e sociale. Infine è il rischio che il centrismo non abbia alcun ruolo di rilievo in un eventuale governo Berlusconi, il cui vero timone politico sarebbe consegnato alla Lega e ad Alleanza Nazionale. Per tutte queste ragioni la retorica forzosa del "voto utile" rischia di infliggere un grave danno alla democrazia italiana. Allontanando dalle urne molti indecisi, rendendo più povero il prossimo Parlamento e creando la falsa impressione di una governabilità ottenuta solo grazie a un'operazione di maquillage. www.lastampa.it/romano.

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La mucillagine elettorale nello specchio della tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La crisi di identità della televisione nelle stagioni del centrosinistra La mucillagine elettorale nello specchio della tv Esaurito l'evento berlusconiano, nella periferia del piccolo schermo, la sinistra non offre un altro copione Norma Rangeri Più di dieci anni fa, era il 1995, nella piazzetta dell'antico borgo laziale di Orte, i manifesti murali dei due partiti della sinistra, appesi nelle rispettive bacheche, fuori dalla porta delle sezioni, recitavano: "Questa sera a Tmc, ore 23, alla trasmissione Tappeto Volante, Luciano Rispoli intervista il segretario del Pds, Massimo D'Alema". Accanto l'altra bacheca, con analogo avviso: "Martedì ore 19, a Funari News, interviene Armando Cossutta". Nulla di strano visto che, secondo i calcoli di un quotidiano, nel '95 i rappresentanti del popolo avevano passato davanti alle telecamere molto più tempo che dentro le Camere (in media 2046 ore contro 1388). L'indirizzo per incontrarsi era il canale televisivo e la bacheca di sezione una guida ai programmi della tv. Oggi quella poderosa piazza virtuale del berlusconismo trionfante, è invecchiata insieme ai leader, che continuano a frequentarla, assiduamente, salvo accusarla di non rappresentare la gente, il paese reale. Lo dice il leader del Pd, rincuorato dalla forte partecipazione ai suoi comizi. La vera Italia sarebbe quella che incontra con il pullman, una riedizione delle cento città di Romano Prodi. Scoprire la sintonia con la gente quando ci sono le elezioni, suona un po' come quei discorsi che fanno derivare dalla chiacchierata con il tassista la rivelazione di cosa pensa veramente il popolo. La verità è che quando non si riesce più a usare la macchina televisiva si preferisce dire che si è rotta. In realtà, come insegna l'ultima generazione della sociologia, "i media riciclano il mondo come una serie di eventi, ciò che conta, e molto, è che ciascun evento sia abbastanza eclatante da conquistare le prime pagine, ma che scompaia prima di afflosciarsi" (Zygmunt Bauman) e se "il campionario di eventi è diventato l'unico approccio al mondo" ( Francois Brune), o si è in grado di entrare nello schermo con un'idea o se ne resta prigionieri alla vecchia maniera. Come avviene in questa campagna elettorale. Consumato negli anni l'evento-berlusconiano, la frettolosa costruzione mediatica del partito democratico non lo ha sostituito, non ha riempito il vuoto, mentre l'obsolescenza della nostra televisione si sposa perfettamente con la crisi della politica, in qualche modo ne è la causa e l'effetto. Una rappresentazione immutabile che segue gli schemi di sempre. I leader e il linguaggio televisivo sono quelli di ieri. Se le piazze veltroniane si affollano di simpatizzanti già convinti, le persone davanti allo schermo sono molte di più, e restano decisive per vincere o perdere. Secondo gli istituti di ricerca, l'enorme massa di indecisi viene convinta proprio dalla televisione, negli ultimi giorni prima del voto. Persino ovvio: la tv è vista dal 94 per cento degli italiani che dichiara di usarla per tenersi informato e di fidarsi al 72 per cento dei programmi e dei notiziari televisivi. Quanto sia determinante nella formazione del consenso per quei cittadini (il Censis qualche anno fa parlò di otto milioni) che hanno nella tv e nel cellulare gli unici strumenti di informazione, lo capiscono tutti. Qui è l'ostacolo e qui bisogna saltare. Una volta fabbrica pedagogica intelligente per prodotti ad alto tasso di seduzione, oggi la televisione è un immenso discount di periferia, un distributore di merce scadente, nemmeno divisa per generi, format riciclati fino all'esaurimento, etichette buone per vendere corpi violenti e propaganda, luogo di incontro di un'umanità liftata. Il prodotto politico che la abita (i nostri talk-show, il giornalismo dimezzato dalla lottizzazione, l'arcaismo delle tribune elettorali) è perfettamente in sintonia con il resto del palinsesto (cadaveri e stragi, cosce e gossip negli stessi contenitori che ospitano i politici). I salottini elettorali, un tempo efficaci balconcini mediatici, sono macchine mosse dall'inerzia, epifenomeni della decadenza berlusconiana che coinvolge e contamina volti e parole dei competitori. A caccia dell'agognato consenso, i politici reclamano quelle stesse poltroncine e anzi clamorosamente le abbandonano lamentosi quando pensano di non esserci stati abbastanza, senza neppure accorgersi di essere consumati dalla visibilità replicante, macchiette dell'inciucio perenne con il giornalista che gli cuce addosso il discorsetto di promozione elettorale. La mucillagine sociale, il conformismo politico e la periferia televisiva fanno corpo unico. La crisi di identità della tv corre parallela all'incapacità di comunicare il progetto culturale (del centro veltroniano come della sinistra arcobaleno), e suonano tardive e insincere le critiche che in questi giorni Veltroni e Bertinotti le rivolgono con tanta, inedita, insistenza. Ecco i veri giovani, dice Veltroni, sono loro il nostro futuro, non quelli che stanno in tv. La televisione pubblica e quella commerciale sono perfettamente sovrapponibili, spiega Fausto Bertinotti. Naturalmente, entrambi figurano tra i leader politici più presenti sul piccolo schermo, assidui frequentatori dei talk-show pubblici e privati. Le due stagioni (1996 e 2006) della Rai del centrosinistra verranno ricordate per la corsa forsennata verso la progressiva perdita di credibilità di una politica che pretendeva di affermare una diversità, di offrire un'alternativa culturale. Allora il piccolo schermo si ammalò di "ulivite", tagliando i ponti con l'idea di costruire una nuova frontiera dell'immaginario, capace di cavalcare la tigre del consumo berlusconiano. Panariello e la Carrà furono i punti di forza del servizio pubblico di quegli anni. E ogni sforzo venne compiuto perché nulla restasse dell'unico esempio culturale vincente sfornato dalla sinistra nella storia recente: l'esperienza felice dell'estate romana alla fine degli anni '70, quando un'avanguardia eretica, convinta che il conflitto fosse fonte primaria di cambiamento, scelse di buttare benzina sul fuoco della partecipazione popolare. Dire che il paese incontrato in pullman non è quello che si vede in tv, più che una scoperta tardiva sembra un'illusione. L'immagine della donna orizzontale e la pornografia dei sentimenti non è un fenomeno televisivo è l'umiliante faccia del paese, fanalino di coda in tutte le classifiche sull'emancipazione. La violenta campagna sull'embrione si specchia nell'integralismo religioso che ha invaso un palinsesto perennemente inginocchiato ai piedi del papa, santo e re. La politica dei 15 candidati-premier è la fotocopia delle figurine protagoniste delle serate-propaganda in onda ogni sera per troppi anni. Un mondo di donne, santini e politici che entra nelle case e diventa esperienza, quotidiana. I ministri centrosinistri delle comunicazioni, nominati tra un governo Berlusconi e l'altro, non sono riusciti neppure a far abbassare l'audio degli spot, eppure ci chiedono di credere alla riforma del sistema, politico e televisivo, in caso di vittoria elettorale. Dire che vincendo le elezioni il nuovo parlamento approverà il testo di riforma firmato dal ministro Gentiloni, non costa nulla. Agli elettori della sinistra, invece è costato già molto vedere il leader del Pd, precipitarsi negli studi di Canale5 per rassicurare Clemente Mimun su un esito indolore, per il gruppo berlusconiano, di una riforma prossima ventura del settore. Un evento, forse l'unico.

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Pensiamoci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rossana Rossanda A una settimana dal voto, tutto è stato detto dai leader. Dai microfoni su piazza e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del "Silvio facci sognare", lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria. Gli elementi per valutare a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. Facciamo parlare i dati di fatto. 1. L'ultimo, arrivato fresco fresco dal Fondo Monetario Internazionale è che l'Italia è a crescita zero (0,3). E non è la crescita zero preconizzata dagli ecologisti, cioè una selezione degli investimenti che protegga e risani l'ambiente. È crescita zero nell'insieme caotico dell'attuale modello, crescita zero nell'occupazione, crescita zero del potere d'acquisto. Sarebbe utile che si incazzassero i candidati premier di fronte alle loro trovate, tipo: con me, mille euro mensili a ogni precario. Ottimo. Chi li paga? L'azienda che lo ha assunto per dodici giorni al mese? Gli intermediari, Adecco o Manpower? La cooperativa fasulla che lo costringe a essere socio-lavoratore o niente? Lo stato? E da dove fa entrare i soldi? Visto che nessuno propone di accrescere le tasse. Eppure si dovrebbe almeno redistribuirne i carichi, toglierli ai ceti più deboli, aggravare quelli più forti, bastonare un po' le operazioni finanziare - ma tutti sono contro. E poi la Banca centrale europea di una sola cosa ha paura - che il potere di acquisto aumenti e si riaffacci l'inflazione... chi mangia poco continui a digiunare, per favore. Nell'ultima settimana si sono ventilati ottocento o mille euro minimi di pensione al mese. Sette anni fa Berlusconi ne aveva promessi mille. Poi s'è visto che ne avevano diritto solo quelli in tardissima età e condizioni più disastrate. L'estate scorsa tutti salvo l'abominevole "sinistra radicale" hanno strillato che l'Inps era in deficit, e sulla parola di Epifani i pensionati hanno votato in massa come se fosse vero. E intanto né BerlusconiVeltroni né Casini accennano a mettere un tetto alle pensioni superiori a una certa cifra - tipo Banca d'Italia e altre. Forse redistribuire non basta, ma sarebbe una misura di decenza. 2. La recessione è in arrivo. Già imperversa sugli Usa, la Fed riduce i tassi, tutti sono preoccupati salvo Repubblica, quotidiano di Veltroni, che ha pescato a Cernobbio quattro persone (per la verità tre e mezzo, Spaventa è più cauto) disposte all'ottimismo. Sta arrivando in Europa e che significherà per l'Italia? Berlusconi, in un sussulto di sincerità, ha promesso lacrime e sangue - a tutti, meno ai ricchi cui ridurrà le tasse. Ma che significa l'arrivo d'una recessione su un paese che è già a crescita 0,3? In un'Europa a crescita 1,3 se va bene? Fra poco nessuno sarà in grado di pagare quel che importa e di farsi pagare quel che esporta. Per quale altro motivo la Cina sostiene il dollaro? In questo quadro l'occupazione - che per salire avrebbe bisogno almeno d'una crescita del Pil attorno al 3% (dieci volte di più dell'attuale in Italia) - non crescerà. Già gli occupati dichiarati dalle statistiche erano per almeno un quarto fasulli, mezzi-posti o quarti di posto del precariato, forma di disoccupazione travestita. Ormai trentenni già diplomati, laureati o dottorati, (se non in qualche disciplina scientifica per la quale c'è sbocco fuori dall'Italia) , figurarsi i non diplomati, sono ancora in cerca dell'impiego per il quale hanno studiato, pesano sui genitori, e non pochi si accingono a montare un bar o un'impresina del genere, perlopiù in subappalto, per rendersi indipendenti, sposarsi, fare un figlio. E poi ci si duole che le intelligenze se ne vadano e la natalità resti bassa. 3. Dagli anni '90 tutti i partiti, eccentuata Rifondazione e pochi altri, hanno piegato la testa al vecchio diktat liberista: lo stato non metta il becco in economia. Capitali e lavoratori, vanno lasciati al mercato e al suo occhio invisibile. Ah sì? Oggi l'occhio del mercato ha come minimo la congiuntivite acuta. Se no non saremmo a questo punto (dovrei scrivere "nella merda"). Anche gli europei lo sono, appena un po' meno la Germania perché ha difeso la qualità del prodotto e la Francia perché al mercato sottrae ogni tanto qualcosa. Ma la Commissione Ue strilla subito al protezionismo (sottace soltanto l'uso degli Stati Uniti delle spese militari a mo' di enorme offerta). E infatti il miliardario indiano Mittal s'è mangiato l'acciaio francese, non perciò pagando i lavoratori indiani come in Francia, ma proprio perché li paga quattro volte di meno. Da noi, i liberisti si rallegrano che l'Italia debba lasciare l'Alitalia a Air France-Klm, i sindacati sembrano accorgersi solo ora della gestione sciagurata dell'azienda della quale sono i soli a pagare il prezzo, la destra sanguina per l'"italianità" perduta, Berlusconi tira fuori conigli dal cilindro per far voti, l'insieme fa pena. Non solo. Lo stato non ha da metter becco nell'economia, ma soldi nelle imprese sulla semplice fiducia che creeranno nuovi posti di lavoro. Così i furbetti prendono i soldi, alzano capannoni e se la filano senza aver assunto nessuno o licenziando subito. Non ci sono controlli. Ma non impossibile a sapersi: ce lo dice Report, cifre, nomi, luoghi, anni - ma anche noi telespettatori siamo strani, non so, non ho visto, se c'ero dormivo. L'Italia ha smesso di avere industria pubblica per dare i quattrini ai privati, che li prendono e scappano. Quanti? Vorrei saperlo, e anche perché, invece che spendere a destra e a sinistra senza controllo, lo stato non ha a suo tempo raddrizzato Alitalia. Non mi si dica che è colpa dei sindacati che non accettavano 2000 "esuberi". Se Air France la può comprare, come ha già fatto con la compagnia olandese, perché non lo ha fatto la nobile imprenditoria italiana? E magari, ahinoi, lo stato di cui sopra? Alla sottoscritta di una compagna di bandiera non importa niente, dei suoi lavoratori molto. Perché devono subire e pagare per le nefandezze di chi li ha gestiti? Il loro paese li deve difendere, e così i loro sindacati. Ma come possono farlo senza discutere la strategia dell'impresa? Se l'ideologia oggi in voga dice che proprio non si può, perché i leader della destra e del centro non dicono al microfono: "Lavoratori! Cavatevela! Noi sulle scelte delle imprese non siamo in grado di interferire! Né lo vogliamo!". Almeno così l'elettore lo sa. E' vero che potrebbe saperlo lo stesso, siamo nell'epoca della comunicazione totale, e rammentarlo al leader del Pd quando questi gli predica con voce commossa che padroni e dipendenti pari sono e hanno lo stesso identico interesse. 4. Ci dicono che bisogna tagliare la spesa pubblica. Dove? La teoria liberista dice che lo stato deve intervenire solo dove il privato non arriva. Ebbene, si diano ai privati scuole e sanità, e più o meno sottobanco i soldi per gestirseli da aggiungere ai costi che il cittadino deve pagare. Erano diritti? Ebbene, prendiamoli come semplici raccomandazioni. Non che in Italia sia enunciato così chiaro, ma largamente praticato. Due giorni fa il presidente francese Sarkozy ha deciso di "modernizzare" lo stato, cioè ridurne energicamente le spese, ogni due funzionari che se ne vanno, se ne prende uno solo. Peccato che la maggioranza dei funzionari siano nella scuola. Si dimezzino lo stesso. E poi a Lisbona hanno detto e sottoscritto che educazione e formazione sono l'asse della nuova Europa. Da quel che si capisce, soltanto le spese militari aumenteranno. L'Europa avrebbe finalmente il permesso degli Stati Uniti per fare la sua forza di difesa da aggiungere, si suppone, alle "missioni", parola con cui si nascondono le partecipazioni alle imprese belliche di Bush. Ecco un intervento statale ammesso: servono anche per dare impieghi, contratti detti condizioni di ingaggio, che stanno diventando sempre più strani. Vedi l'ammazzamento di Calipari. 5. Non dimentichiamo la sicurezza. Gli italiani sono buoni ma non amano essere assillati tutti i giorni dall'extracomunitario - pardon anche dal comunitario romeno - appena mettono il naso fuori di casa. Per la sicurezza sono disposti a spendere, gli elettori di nove decimi dell'arco politico, quel che non vogliono più spendere in beni pubblici o in solidiarietà - diciamo che la sicurezza è il solo bene pubblico da privilegiare. E i candidati premier di destra e di centro e democratici non se ne privano. A Milano si fanno i pogrom contro i campi nomadi, e quella illuminata città non fa una piega. Da Roma Veltroni ha ottenuto in 48 ore non solo una calata di polizia contro un insediamento romeno, ma una legge che facilita le espulsioni, e sarebbe peggiore se la sinistra "estremista" non l'avesse parzialmente corretta. La sicurezza è un tema imbroglione. Perché chi immigra è perlopiù un marginale e quindi malvisto. E come no? Chi viene senza un contratto di lavoro - ma come farebbe ad averlo da fuori, da lontano, senza appoggi perché si muovono i più disgraziati - si deve poter mandar via, perché se non ce la fa si muove sull'orlo della legalità, e magari ne esce, e alimenta la microcriminalità. Di chi sono piene per due terzi le italiche galere? Di immigrati. I quali servono, e come, alle imprese, anche se in nero, per cui il cavaliere ha pensato persino di dargli un voto amministrativo - arretrando subito davanti alla Lega su tutte le furie. L'attuale società afferma di essere per i diritti umani, ma produce marginalità, la sbatte in galera, produce crisi e bisogni crescenti nel resto del mondo e però tenta di bloccare l'immigrazione. Intanto l'occidente abbassa di anno in anno i già modesti aiuti che davano ai paesi di provenienza. 6. I costi della politica. Ecco un punto che unifica, a quanto sembra, gli italiani: la politica costa troppo, ma soprattutto gli addetti alla politica trovano il modo di compensarsi troppo. Falso? No,vero. Da quando? Dagli anni Settanta in poi, per salari da capogiro da una legislazione all'altra. Meno i politici sono stati apprezzati, più sono stati pagati. Facciamo l'esempio che conosco: il mio. Per essere stata cinque anni deputata (1963-1968) ricevo un vitalizio che oggi è di 2.162 euro netti. Si chiama vitalizio perché non si sommino due pensioni - la mia dell'Inps è 850 euro. Non so come sarei vissuta senza, ma ammetto che se me lo togliessero non oserei aprir bocca. Ma, negli anni Ottanta sono stati in molti a sostenere che se un deputato non veniva pagato bene, si sarebbero candidati solo i miserabili. No, la retribuzione per l'incarico politico, elettivo o no, ha da essere decente ma commisurata al tenore di vita medio del paese, non della sua parte privilegiata. Ma questa verità, che Salvi e Villone avevano scritto per primi, ma nessuno ha ascoltato finché non l'hanno ripetuta quelli del Corriere della Sera - non può servire da grimaldello per cambiare le Costituzione, perché diciamola tutta, quando Veltroni e Berlusconi litigano o si accordano per le riforme delle istituzioni, non intendono solo la legge elettorale né che si tratti di abbassare i costi delle Camere e dei ministeri. Si tratta di andare verso una repubblica presidenziale. Ci sono riforme e riforme: quando si sente la parola, bisogna chiedere: Scusi, precisiamo? 7 e finale. Ecco dunque altri sei punti, oltre quelli trattati finora dal povero gatto del lunedì - su cui ci sono state più oscurità che chiarezze nella campagna elettorale. O qualche chiarezza, se c'è stata, fa paura. Chi legge, ci pensi. Siamo a una svolta della storia italiana, vorrebbe esser la conclusione del 1989. Tabula rasa della sinistra. Per conto mio, tanto perché sia chiaro, voterò Bertinotti. So bene che la Sinistra Arcobaleno non ha dato tutte le risposte, ne ha date, siamo sinceri, solo alcune. Ma è la sola ad avere posto questi problemi. Ed è per questo che la si vuole cancellare dalla scena politica. Il più accanito sembra il Pd, come succede quando si ha che fare con il proprio passato, che non si riesce a elaborare e si vorrebbe liquidare. Bisogna essere ben obnubilati dalla passione, e forse da una certa angoscia, per accusare Bertinotti di aver "segato" l'albero di Prodi. Come fosse stato lui ad averlo fatto cadere, invece che Mastella, Dini e soci. Lasciamo andare. Io voto Bertinotti perché voglio che una sinistra seria e non pentita resti su piazza. E perché la Sinistra Arcobaleno intende rielaborare tutto quello di cui sopra, e prima, e altro. Non sarà semplice, non dovranno essere loro soli. Tutti portiamo qualche livido addosso. Ma non siamo morti, né staremo zitti.

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Ferrara un barometro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I candidati e il Nyt "Ferrara un barometro" Walter e Silvio "soliti sospetti" La "personalità politica più avvincente" della campagna elettorale? Per il New York Times è Giuliano Ferrara, perché mette in luce "il vuoto di potere" nel paese. E se "la vita politica dell'Italia è sempre stata assurda, il tocco tetrale di Ferrara è un tantino più profondo. È un barometro culturale, in sintonia con la disperazione in cui versa l'umore nazionale". La corrispondente del Nyt dice che la "traiettoria" di Ferrara "è possibile solo in Italia, dove le linee di demarcazione fra politica e giornalismo, idee e show, apparenza e realtà, sono sempre rese confuse". Insomma, non è un elogio, ma per il quotidiano Ferarra è appunto più "avvincente" di Berlusconi e Veltroni, "soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino". Bertinotti: lasciamolo parlare "Se discutiamo sulle tesi di Ferrara vi dico sì, sono repellenti. Però lasciamolo parlare, lasciamo parlare chiunque perché le nostre idee sono più forti delle sue". Così Fausto Bertinotti risponde a Bologna ad una ragazza che, nel corso di un dibattito, difendeva le ragioni per le quali aveva partecipato alla contestazione in piazza Maggiore. La solidarietà espressa da Bertinotti a Ferrara, dalla quale hanno preso del distanze esponenti del Prc bolognese? Risponde il candidato arcobaleno: "La divergenza è parte fisiologica della democrazia. Non vivrei mai in un partito in cui non ci può essere un dissenso, anzi questa è una delle ragioni della vitalità dei partiti". Bonino: a Roma unioni civili "Vogliamo una città di Roma che sia faro dei diritti umani e civili". La radicale Emma Bonino, candidata dal Pd al senato, torna sul registro delle unioni civili che il Campidoglio non ha istituito, così come non intende fare il candidato sindaco Rutelli. In proposito, Bonino risponde: "Spero che a partire dall'impegno del programma del Pd a livello nazionale passi una legge sulle unioni civili che poi sia trasferita a livello locale perché non possono esserci comuni fai da te".

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Lettere d'amore. Caro amico, votami (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allo specchio Lettere d'amore. Caro amico, votami Marco Giusti C'è posta per me. "Caro Marco - leggo testuale - le elezioni del 13 e del 14 aprile sono l'occasione da non perdere per ridare al Paese, con il Tuo voto al Popolo della Libertà, un governo veramente forte, efficiente, coeso, capace di dare risposte ai bisogni di tutti". È proprio lui, Silvio Berlusconi, lo riconosco nello stile da quel "coeso". Alla fine della letterina mi saluta con "Un forte, cordiale abbraccio". Chiedo in giro pensando che abbia mandato a tutti la stessa lettera, come ha sempre fatto. Invece no, finora l'ha mandata solo a me. Forse non interessano nemmeno tanto a lui queste elezioni. Sul suo magazine, Panorama, neanche questa settimana la copertina è dedicata a lui o alle elezioni. Risponde L'espresso con la copertina dedicata ai vini sofisticati. Boh? Magari la prossima settimana queste elezioni sembreranno più interessanti. Il forse più provinciale Newsweek si lancia invece nella già storica copertina coi due volti dei candidati uniti al ritmo di Veltrusconi e il Colosseo come sfondo. L'articolo è corredato da una notevolissima foto di Berlusconi su una pagina e mezzo che vale molto di quello che abbiamo detto e fatto su questa campagna elettorale. L'uomo, di spalle, un po' goffo, guarda verso una tenda chiara, in una situazione da vecchio Padrino o da piccolo Napoleone, come incapace di vedere un futuro. Anche perché l'immagine è dominata dai pesantissimi velluti scuri delle tende della sua stanza. Ci dice molto di più del Berlusconi in diretta tv di martedì scorso accanto a Giuliana Del Bufalo e al quartetto di giornalisti Riotta-Sorgi-Folli-Mazza. Le uniche cose veramente notevoli dell'intervista erano la scomparsa della farfalla-logo della Rai, che sembrava parodiata dalla spilla-farfalla di Del Bufalo e i guasti della diretta nel momento dello scambio di posti con Veltroni. Così si è visto l'addetto della Rai che toglieva il cuscino dalla sedia di Berlusconi e questo che finiva per impallare la telecamera non sapendo da dove uscire. Veltroni sembrava più sicuro di sé, anche se a un certo momento, forse non sedotto dalle grandi domande dei giornalisti, mi sono addormentato. Più interessanti i faccioni in mostra per le strade cittadine. Anche questa settimana non compare mai Berlusconi ma c'è di tutto. Come il candidato, di destra, che si chiama proprio Ficosecco. O certo Mino Dinoi che non si vergogna di lanciarsi al motto "Vota uno di-noi". Lele Vannoli, caratterista di cinema e tv (lo abbiano appena visto in "Tutta la vita davanti") si lancia, anche se solo per le strade del quartiere romano di san Lorenzo, in un geniale "Basta comparsate. Protagonisti insieme". Ci sono anche altri attori che si candidano a sinistra, come Francesco Siciliano. Si dice che invece il grosso Sergio Di Pinto, caratterista del cinema vanziniano anni '80 ("Che botto!" era la sua frase storica da strafattone) si candidi nuovamente con la destra in zona Pigneto. Trionfano ovunque frasi di grande vaghezza. Ecco "La certezza del mio impegno", legata a un certo Davide Bordoni, "La forza di un progetto", tal Marcucci, "La costanza di un impegno", tal Carta. Neanche Rutelli, che pure ha fatto una curatissima campagna elettorale a Roma, punta proprio alla concretezza. Eccolo immortalato in camicia e cravatta al motto di "Per fare". O "Per Roma". Notevolissimo Antoniozzi che al ritmo di "Finalmente si cambia" dimostra almeno di aver cambiato la sua fotografia. Ora non sembra più il trentacinquenne del manifesto ritoccato di qualche settimana fa che puntava al paonazzo, ma un settantenne col golfino. In Campania trionfa invece su certi manifesti giganti il titolo "Rialzati Italia", solo che è legato non al Pdl, ma alla catena di discount Alvi, di proprietà di certo Angelo Villani, presidente della Provincia di Salerno in quota Pd. Tutte dedicate ai produttori e ai consumatori di mozzarelle, invece, le grandi foto di Berlusconi che mangia le bufale di fronte agli elettori. Se ne vanta anche con il giornalista di Newsweek. Del resto anche Bettini ha detto di mangiarne almeno dieci chili alla settimana. Magari un po' ingrassano. Marco Giusti.

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Tramonta l'era di Super G (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Treviso il Pd ci prova, ma è condannato al minoritarismo. E la Lega si scopre "leninista" Tramonta l'era di "Super G" Le regole dell'apparentamento con Berlusconi valgono anche per Giancarlo Gentilini, l'icona dei sindaci con la stelletta: non è stato ricandidato dal "padrùn" Umberto Bossi. Ma lui tenta ugualmente la sfida con una lista civica. E il centrosinistra? Parte sconfitto. La rincorsa al moderatismo serve, tuttalpiù, a non arrivare umiliato Ernesto Milanesi Treviso Colpo Gobbo della Lega. Tutti si aspettavano il ritorno di Giancarlo Gentilini, due mandati da sindaco e l'ultima parentesi da "secondo primo cittadino". Invece, anche per lo "sceriffo" di Treviso vale la dura legge di Umberto Bossi. Alle comunali di Treviso si procede con lo stesso schema delle politiche: il simbolo del Carroccio apparentato al Popolo delle libertà, e conferma dell'attuale sindaco Giampaolo Gobbo. Addio al monocolore leghista a Ca' Sugana: la prossima sarà una giunta di coalizione. Normalizzazione dello "zoccolo duro" padano. E Super G destinato alla soffitta: otterrà un altro plebiscito con la sua lista "Gentilini per Treviso", forse, avrà ancora un incarico di rappresentanza; tuttavia, l'originalità di Marca leghista scolora nel nuovo scenario politico. Treviso era la riserva incontaminata del Carroccio in versione paesana. Resterà il paradiso del centro-destra orfano dell'Udc. Impossibile anche per Walter Veltroni scalfirne il monopolio elettorale: nel giorno delle mimose ha evitato il comizio in piazza dei Signori e ha galvanizzato i militanti nel chiuso del teatro Eden. Qui è stato letteralmente impossibile candidare un "democratico" nella sfida alla Lega. Anzi, il Pd ha dovuto ingoiare il rospo del sostegno a Franco Rosi, assicuratore dal passato socialista, alla testa di "Città mia". Tutto (o quasi) già deciso: i numeri non danno scampo, dal 1994. L'unica incertezza riguarda i tempi. Basterà l'Election Day a festeggiare due volte? Ma le (poche) speranze di ballottaggio sono appese al filo dell'implosione del voto leghista. Nel caso, sono spalancate le porte di Progetto Nord Est (Pne), eredità politica di Giorgio Panto (il "Berlusconi veneto" schiantatosi con l'elicottero dopo aver sfiorato un seggio al Senato nel 2006). Pne ha già reclutato Giorgio Bettio, il consigliere che in aula aveva inneggiato al nazismo, e Bertilla Faggian leghista della prima ora. In attesa del verdetto, si scommette. L'icona Gentilini (sacrificata sull'altare dell'opzione Bossi) quanto vale ancora in termini di preferenze? E l'intero centro sinistra nella Marca "peserà" più o meno di un terzo degli elettori? Conferma Alessandro Zago, cronista politico del quotidiano La tribuna di Treviso: "Da buoni progressisti tafazziani qui sembrano più preoccupati dalle logiche di potere nel Pd che non dalla ricerca di un candidato in grado di arrivare al secondo turno. Servirebbe un atto di modestia per dare speranza alla galassia alternativa a Gobbo. Altrimenti, il centro destra trionferà nella versione che chiude i conti con i leghisti duri e puri, com'è già accaduto in provincia. Sulla carta, il ballottaggio non è impossibile: significherebbe almeno perdere bene. Ma occorreva saper coagulare con nettezza sinistra e Pd, civiche e moderati intorno alla candidatura di Rosi". Il puzzle di destra. E di sinistra A Treviso, un bel Vaffa alla Lega (e alla titubanza del centro-sinistra) era in programma ieri pomeriggio in piazzale Burchiellati. Con Beppe Grillo che sponsorizza la lista dei "Grillitreviso", candida a sindaco David Borelli e ha già rifiutato l'ambientalismo di Veltroni: "Per lui, tutto si risolve con gli inceneritori. E' la stessa identica soluzione di Forza Italia e della Lega...". A minare il centro destra ci sono anche l'Udc che segue Casini e il drappello degli ex Dc delusi da Berlusconi. Dietro le quinte c'è l'incognita di Paolo Camolei, ex presidente dell'aeroporto: la sua Associazione per Treviso potenzialmente calamita altri delusi dalla Lega. Insomma, la corazzata Lega più Pdl potrebbe fare acqua. Per questo il centrosinistra rincorre la moderazione, pur di arrivare al secondo turno. Un'esile ambizione per chi parte sconfitto e non vuol arrivare umiliato. Ma il puzzle di Treviso è sintomatico del minoritarismo e della subalternità che hanno contagiato il Pd, partorito in fretta e già faziosamente dilaniato. Sulla scheda elettorale, conterà il duello a distanza fra Gobbo e Gentilini. Poi si regoleranno i conti. Con l'ex Ds Giampaolo Sbarra della civica "Un'altra Treviso". Dentro la Sinistra Arcobaleno che non si esaurisce nel consigliere regionale PdCI Atalmi. O con la rossa (di capelli) Mirella Tuzzato, commerciante del centro storico che propone "Viva Treviso viva". Il Pd è invece lacerato fra Ds e Margherita, perfino fra il listone Veltroni e i fedeli di Rosi Bindi. Al vertice è stato confermato Enrico Quarello, ma con 64 schede bianche su 174 votanti. Si gioca tutto nelle urne l'uomo che viene dalle coop rosse, amico di Bersani, sostenuto dalla "sinistra per Veltroni". La città, arroccata fra le anse del Sile, alterna le ombre di Prosecco in piazza alla passione per il rugby. Al massimo, si può entusiasmare per qualche piccante rivelazione. Come l'agendina persa in tribunale da una misteriosa avvocata, che annotava scrupolosamente le prestazioni degli amanti. Treviso è strapaese. Più ricco di Suv, meno diverso dalla sua provincia. Soldi esibiti, la moda del golf e un embrione di Università non bastano a dimenticare la condanna a essere periferia del Veneto. In municipio, come sotto il campanile, si pretende l'amministrazione del buon senso comune. Gentilini era perfetto, ma andava bene anche Gobbo: tanto contava sul serio "il sindaco della Lega". Ma Treviso girerà pagina. Del resto, il sindaco si sceglie a Milano. La Lega federalista, autonomista, indipendente si dimostra l'ultimo partito "leninista". Bossi decide e gli altri obbediscono. Tanto che il senatore Piergiorgio Stiffoni scandiva: "Se qualcuno vuole contestare la linea di Bossi forse non ha capito. Se qualcuno non se la sente, nessuno lo obbliga a candidarsi. O ricandidarsi...". Fine del dissenso che puntava alla rielezione plebiscitaria di Super G. Rivolta senza speranza per Piergiorgio Fanton, Andrea Zanchetta, Enrico Chinellato, Sandro Zampese e Antonio Gentilini (figlio e detentore del marchio "Forza Marca"). La parabola del sindaco-sceriffo Dopo 14 anni dunque Gentilini non sarà più il padre-padrone né il sindaco-sceriffo. Mieterà consensi inutili, perché in comune bisognerà far accomodare gli uomini di Berlusconi e Fini. Fine dell'anomalia politica. Comincia l'epoca della coabitazione. L'era Gentilini tramonta. L'alpino classe 1929 sempre pronto a brindare (si è inventato l'Ombralonga, maratona da osterie); il pensionato che da capo dell'ufficio legale di CassaMarca archiviava conoscenze, legami, informazioni; la maschera del potere primitivo che rinnova il senso di identità. Questo è stato Gentilini per Treviso, orfana della Dc e spettatrice della Dinasty formato Benetton. Ha incarnato il Veneto localista. Per tre lustri ha presidiato la trincea di un Nordest che si sente minacciato da Roma quanto da Milano, che non si fida dell'Europa senza frontiere, che ha paura di tutto e di tutti e spesso considera l'italiano come lingua straniera. Gentilini si è speso l'anima. Lo testimonia l'antologia dei suoi editti. Niente gonfalone del Comune al 60° anniversario del rastrellamento fascista del Cansiglio. Panchine divelte per far capire agli stranieri qual è il decoro della città. Provvedimenti contro lavavetri, mendicanti, zingari, writers. Fa disegnare il teschio sull'asfalto degli incroci pericolosi. Chiude il teatro comunale perché "improduttivo". Firma l'ordinanza che vieta il transito di cani nelle vie del centro storico. Paternalisticamente decisionista, spudoratamente provocatore. Gli immigrati? "Travestiamoli da leprotti, così i nostri cacciatori potranno esercitarsi...". La droga? "Se vedo uno spacciatore fuori dalla scuola, io lo ammazzo". La sicurezza? "Bastano i miei berretti verdi, che dipendano da me senza interferenze di prefetto o questore". Infine, nell'agosto scorso dà disposizioni al comandante dei vigili "affinché faccia pulizia etnica dei culattoni". Si commenta da sé. Eppure Treviso ha abbozzato. Solo di recente gli scrittori veneti, con Marco Paolini, hanno manifestato: reading con megafono nella gremitissima piazza dei Signori. Poi il 21 febbraio l'appello-manifesto con le firme di 211 personalità di spicco (su tutte il poeta Andrea Zanzotto): "L'immagine di Treviso è profondamente cambiata negli ultimi anni: la città ospitale è gentile del passato sembra, da tempo, solo un ricordo". La rivendicazione di Treviso città aperta ha scosso, le adesioni ora sono 3800. Nelle urne, però, conteranno solo i voti. Poi si gira pagina. Perfino se Gentilini vincesse il suo personalissimo referendum, Treviso non sarà più la stessa. Il test padovano Un test destinato a chiarire gli ultimi dubbi sulla strategia politica: otto comuni diventano il miglior termometro per capire quanto "sfondano" Pd e Pdl nell'elettorato padovano. In particolare, si aspettano i risultati dei tre municipi della cintura urbana: Albignasego, Saonara e Mestrino possono anticipare la tendenza in vista del 2009, quando il pentapartito democratico di Flavio Zanonato (con Rifondazione, senza più i Verdi) chiederà la conferma nell'amministrazione di Padova. Campagna elettorale difficile per gli aspiranti sindaci in concorrenza con il rinnovo del parlamento. E a livello locale è più facile che saltino le intese intorno all'asse Berlusconi-Fini. Forza Italia non è neppure riuscita a celebrare il suo congresso: partito commissariato. Alleanza nazionale perde i pezzi: Luca Claudio, sindaco di Montegrotto e icona della sicurezza di destra, si considera incompatibile con i berluscones. La Lega Nord gioca in difesa nelle sue roccaforti, mentre l'Udc (che ha il 10% su base provinciale) punta esplicitamente sul ruolo di ago della bilancia. Il Partito democratico arranca per altre ragioni. Non si è ancora assestata la struttura organizzativa: la vecchia Quercia fa pesare le radici molto più dell'esile Margherita. E il doppio debutto elettorale è un rischio tutt'altro che calcolato. Così si punta a sfruttare le divisioni del Pdl, come a Mestrino dove è stato paracadutato Simone Dalla Libera, consigliere comunale di Padova chiamato a raccogliere i vecchi Popolari. A chi sogna alternative resta la consolazione delle liste civiche o di qualche candidato doc. Intanto ad Albignasego prove generali per Intesa Veneta, raggruppamento che a Padova conta di catalizzare anche i delusi dall'Ulivo.

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Bossi col fucile: Schede porcata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader leghista: "Pronti a fermarli con le armi". Veltroni: "Ma dove viviamo?" Bossi col fucile: "Schede porcata" Roma Se il leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il tempo". E anzi, al Pd che si associa al ministro dell'interno Amato, secondo il quale è impossibile cambiare adesso la disposizione dei simboli e comunque non esiste un rischio brogli, Silvio Berlusconi risponde: "Questa questione delle schede non l'ho sollevata io, non è una mia iniziativa. Sono loro, quelli del Pd che hanno telefonato preoccupati ai nostri rappresentanti. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema, allora abbiamo preso anche noi visione delle schede". A questo punto, il vice di Walter Veltroni, Franceschini, non nega di aver avuto se non altro una conversazione con Letta sulla questione: "Ho avuto uno scambio di opinioni telefonico, come è normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda elettorale prevista dalla legge Calderoli rischia di confondere". Epperò Franceschini spiega di averne parlato anche con Amato, e il titolare del Viminale "ha spiegato bene che il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge". Conclusione: "Berlusconi è sempre più in affanno per la ormai vicina sconfitta: tra denunce di brogli, schede che inducono a errore e smentite continue, strumentalizza ogni cosa". E il Cavaliere si inalbera: "Franceschini dice una assoluta menzogna". La polemica procede con questo tenore, finché non arriva Umberto Bossi, il cui simbolo è appiccicato a quello del Pdl, a renderla più schioppettante. Come risolvere il dilemma? Il senatùr ha sempre la solita soluzione a portata di mano: "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Come prima indicazione, per la verità, il leader leghista invita tutti a fare " molta, molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto controllo". E solo "se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto". Commenta Veltroni: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle riforme. Ma dove viviamo, dove siamo?". Anche Antonio Di Pietro, il cui simbolo è appiccicato a quello degli alleati del Pd, con toni decisamente meno bellicosi insiste per la ristampa delle schede, sostenendo: "In privato tutti mi danno ragione, ma in pubblico mantengono un omertoso silenzio. Per ipocrisia politica ognuno fa finta di stare dalla parte della propria forza politica anche quando sbaglia".M. D. C.

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Il Wsj di Murdoch cambia canale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi Il Wsj di Murdoch cambia canale Tra le varie cordate di bufala, dalle mozzarelle all'Alitalia, una vera alla fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi, da destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento. Sul Cavaliere, l'Economist posa pietra tombale dopo il famoso giudizio "unfit" del 2001, inadatto a governare: oggi Silvio è un Gattopardo perennemente in conflitto di interessi, uno che "non ha mai mostrato molto interesse nelle riforme". Ma gli inglesi, si sa, sono perfidi da sempre. Più sorprendente è stato il bye bye dei pragmatici americani del Wall Street Journal Europe, unico grande giornale a sostenere sempre e comunque Berlusconi nei suoi cinque anni di governo. Con la scusa di non avere mai cercato nel lustro "un salvatore" per l'Alitalia, il Wsj ora lo lascia a terra: "Berlusconi si è mostrato sempre più un corporativo contrario alla competizione del libero mercato che un liberista desideroso di fare ciò che l'Italia ha bisogno per rilanciare la sua barcollante economia". Nuova vita al Wsj, oltre che nuova proprietà con Murdoch, competitor tv di Berlusconi. Già...francesco paternò.

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Il complesso di Silvio che attanaglia il Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riforma tv Il complesso di Silvio che attanaglia il Pd Micaela Bongi Sintetico e definitivo: tre righe (del resto il suo programma di governo è di sole sette pagine), per indicare la prossima frontiera della tv italiana, alla quale lui stesso ha già dato tanto. Tra le sue "sette missioni per il futuro dell'Italia", al capitolo "Infrastrutture, nuove fonti di energia e telecomunicazioni", Silvio Berlusconi inserisce le "regole europee nel settore dei media: pluralismo e concorrenza, valorizzazione delle produzioni europee, completamento del passaggio alla tecnologia digitale". Il che significa tutto e niente. Per sua emittenza del resto "pluralismo e concorrenza" sono stati garantiti dalla legge Gasparri, quella che ha indotto proprio l'Europa alla quale fa riferimento il Pdl a aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia. E la Corte europea di giustizia a fine gennaio ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze dando ragione a Europa 7, l'emittente di Francesco Di Stefano che, dopo averle vinte in una gara pubblica, ha atteso per anni che le frequenze fossero liberate da Retequattro. Così non è stato, Retequattro è stata salvata in extremis da Gasparri con apposito decreto. La storia è nota. Il ddl Gentiloni avrebbe dovuto almeno ridurre il danno dell'irrisolto duopolio, ma è precipitato con il governo Prodi e anche prima. Prima della caduta, il dialogo sulla legge elettorale, naufragato anch'esso, ha infatti reso temi scottanti come quelli del conflitto d'interessi e del riassetto del sistema tv motivo di tensione più tra Walter Veltroni e Romano Prodi che tra il segretario del Pd e il leader forzista. Quando si riparlerà di riforme - e se ne riparlerà comunque vada a finire il 14 aprile, resta da vedere con quale rapporto di forze - è dunque più che probabile che le tv tornino protagoniste dietro le quinte del confronto sulle regole. Nel programma del Pd, di emittenza si parla nell'ultimo capitolo. Il partito di Veltroni si affida, per il superamento del duopolio, "all'aumento di capacità trasmissiva garantito dalla tv digitale". Ma poiché la transizione definitiva al digitale terrestre è stata spostata dal governo Prodi al 2012, il Pd non nasconde il problema. Cosa fare nel frattempo? "Ricondurremo il regime di assegnazione delle frequenze ai principi della normativa europea e della giurisprudenza della Corte costituzionale" E per il digitale "i criteri di proporzionalità, non discriminazione, trasparenza e apertura a nuovi entranti che sono stati adottati per la transizione in Sardegna saranno alla base della transizione nazionale, nel rispetto delle direttive europee, delle sentenze della Corte Costituzionale e delle norme antitrust". Per quanto riguarda la Rai, torna la Fondazione immaginata dal ministro Paolo Gentiloni, ma anche l'amministratore unico - nominato dalla stessa Fondazione - caro a Walter Veltroni. Ipotesi che il Pdl ha già liquidato così: "I partiti fuori dalla Rai? E chi lo nominerebbe l'aministratore unico? lo stesso Veltroni". Sulla questione televisiva, un sospettoso Antonio Di Pietro, alleato del Pd, si è autonominato garante. Ma quando disse, nel corso di questa campagna elettorale, che a Mediaset andavano tolte due reti, Veltroni, furibondo, spiegò direttamente dagli schermi del Tg5 che "la proposta del Pd non tende a essere punitiva nei confronti di una grande realtà dell'informazione. Che ci sia bisogno di pluralismo e di più soggetti è vero, ma la tecnologia permetterà di farlo". Insomma, si torna ale promesse del digitale. E la Rai? Su questo punto anche la destra, al di là dei giudizi sull'amministratore unico, è più possibilista. Lo stesso Gasparri spiega che la legge che porta il suo nome non è la Bibbia. Al momento si sa che il nuovo cda non sarà nominato prima di ottobre, almeno quattro mesi dopo la sua scadenza. E poi? Gli attuali vertici già scalpitano per la riconferma. Un altro Cda nominato con la Gasparri? I sindacati dei giornalisti chiedono subito una riforma "bipartisan" che garantisca la famosa indipendenza della Rai dai partiti. Ma alla fine, se è vero che Berlusconi, nel caso di vittoria, farà comunque di tutto per non essere un uomo solo al comando e cercherà almeno il dialogo con Veltroni, ecco che la Rai - e l'emittenza in generale - rischia di essere ancora una volta ridotta a oggetto di trattativa per grandi o piccole intese.

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Quel giochetto del voto utile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nuovo scontro fra Pd e sinistra. Bertinotti a Franceschini: io come Nader? Qui non è l'America "Quel giochetto del voto utile" "Se nel 2000 avesse vinto Al Gore, niente Iraq e firma su Kyoto, cambiava il corso della storia". Fair play addio, i veltrones a caccia di voti attaccano l'arcobaleno. Che la prende malissimo. Il candidato premier: "Ormai tra i democratici e noi rapporti pessimi. Credono di stare negli Stati uniti. Ma lì c'è un sistema presidenziale" Daniela Preziosi "Bertinotti come Nader, rischia di far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta, il partitone prende la rincorsa per il rush finale, all'inseguimento del più che probabile vincitore, Silvio Berlusconi. Quindi al diavolo fair play, il Pd attacca a testa bassa a sinistra, rispolverando il più classico armamentario del 'voto utile' contro i partiti minori. Ieri Dario Franceschini, numero due del loft, da Repubblica esibiva il suo non originale ragionamento: "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no ma la realtà è questa. Nader fu responsabile della vittoria di Bush". Nel 2000, nella sfida tra Bush e Al Gore l'outsider ambientalista prese il 2,7 per cento. "Se quei voti fossero andati ad Al Gore il corso della storia sarebbe cambiato". Niente guerra in Iraq, elenca, firma sul protocollo di Kyoto, forse persino niente recessione mondiale, azzarda. Morale, appello ai lettori-elettori: "Riflettete bene, la vittoria può arrivare anche per un voto in più". Fausto Bertinotti risponde per le rime: "Brutta pagina. Se uno volesse tenersi sullo stesso piano risponderebbe che il Pd si è reso responsabile della vittoria di Berlusconi perché ha scelto di rompere l'alleanza del centrosinistra. Questo argomento non l'ho mai usato perché penso che la politica, quando è seria, guadagna il consenso sul proprio programma". Meno diplomatico Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia: quello di Franceschini è "un giochino un po' sporco", meglio essere "un po' più seri e ricordare che il governo Prodi è caduto a causa di Mastella e di Dini". "A Franceschini - ha continuato Vendola - vorrei dire che è meglio che non ci provi perché la scorrettezza può essere accettata fino a un certo punto. Ciò che fa vincere Berlusconi è la delusione che il centrosinistra ha determinato quando non ha realizzato quello che aveva promesso in campagna elettorale e non Bertinotti che ha il coraggio di parlare contro la legge 30 che il Pd - ha concluso il Governatore pugliese - non vorrebbe cambiare". Il resto dei candidati dell'arcobaleno la prende anche peggio. I sondaggi, non sono lusinghieri, e il timore è che il ragionamento sul voto utile attecchisca, in qualche settore del proprio elettorato. Quelle di Franceschini sono "informazioni false e scorrette", intanto perché "non si vota per eleggere un presidente, ma per il parlamento", poi anche perché "se la Sinistra supererà le soglie di sbarramento, in particolare al Senato, almeno la metà più uno dei seggi sarà tolta a Berlusconi, rendendogli così più difficile avere la maggioranza in Senato". Per Franco Giordano il Pd si sta abbandonando a un finale di campagna "greve", ma in realtà teme, dopo la sconfitta, "una resa dei conti all'interno del Pd" e prova a buttare la croce sulla sinistra. In fondo, aggiunge Angelo Bonelli, si tratta proprio di un segnale di debolezza, "il Pd è consapevole di non riuscire a sfondare nell'elettorato". Alla fine della giornata Fausto Bertinotti torna sull'episodio, con amarezza. "I rapporti del Pd nei nostri confronti sono pessimi", dice durante un'iniziativa a Bologna. "Queste cose di Franceschini non solo solo sgradevoli ma anche un po' allarmanti. Non si accorgono di essere sostanzialmente anti costituzionali". Fingono che l'Italia sia l'America, spiega, "non rendendosi conto della differenza abissale dei due sistemi politici, essendo il nostro una repubblica parlamentare e quella un repubblica presidenziale". La battuta di Franceschini rivela dunque una mentalità presidenzialista, "e questo non è proprio praticabile". E sarà bene tenerlo a mente quando, in parlamento, si tornerà a parlare di riforme istituzionali.

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"Con i fucili contro le carogne romane" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Bossi sfodera toni da guerra civile. "Le elezioni", prevede minaccioso da Verbania, "potrebbero finire con la necessità di imbracciare i fucili e andare a prendere queste carogne, la canaglia centralista romana...". Colpa della "porcata" di Amato, delle "nuove schede in cui non si può votare, due simboli in un solo quadratino, e quindi si crea confusione". In bocca a chiunque altro, ci sarebbe di che allarmarsi. Nei comizi di Bossi, invece, l'iperbole è la regola. Immediate le reazioni: "Parole indegne di uno che vuol fare il ministro" chiosa Veltroni. Ma Calderoli aggiunge: "Non gli piacciono i fucili? Allora gli porteremo i cannoni". Solo Maroni frena: "E' il suo modo di esprimere la rabbia per un torto subito". E Berlusconi dopo aver liquidato la cosa come "una metafora" pare sazio del clamore suscitato sabato con l'appello a Napolitano, e propenso ormai a nascondere la mano: "Mica è una nostra iniziativa, anzi sono stati quelli del Pd che ci hanno telefonato dicendosi preoccupati, Franceschini ne ha parlato con Gianni Letta per avvisarlo del problema". Veleno nella tazzina di Amato, che alle critiche del Cavaliere aveva reagito da ministro tutto d'un pezzo, e che ora apprende (da Berlusconi!) di essere caduto in disgrazia nel suo stesso partito. Franceschini non smentisce il contatto con Letta né il contenuto del colloquio. Lo giustifica piuttosto come "normale scambio di opinioni tra avversari". Berlusconi, aggiunge seccato, "strumentalizza ogni cosa". Del problema schede il numero due del Pd ha ragionato col ministro, accogliendo le ragioni di Amato. D'Alema si tiene prudentemente al largo: "E' una questione che riguarda il titolare dell'Interno, e poi è stato chiamato in causa il Capo dello Stato...". Di Pietro insiste, "c'è qualcuno al Viminale che ha commesso un errore, umanamente comprensibile". Niente malafede insomma, e niente trucchi, però Amato eviti quantomeno di dire che le schede sono uguali a quelle del 2006: due anni fa erano verticali, queste nuove sono orizzontali, la disposizione grafica è cambiata, di qui il pasticcio. Berlusconi giudica "saggio" ristampare le schede "basta averne la volontà", un pool di tipografie "ce la farebbe in 24 ore" (Rotondi), e se non si provvede la colpa cadrà su Amato. Gasparri gli dà addirittura dell'"imbroglione, sa che la sua banda ha perso e semina confusione". "Hai paura di perdere" è il motivetto che i due maggiori partiti si cantano a vicenda. Franceschini lo intona nei confronti del Cavaliere. Veltroni non cita il rivale, ma chi altro può essere quello che "tira fuori i brogli" per timore di non farcela? Berlusconi reagisce, "è un'assoluta menzogna", si appella a sondaggi ultra-positivi, dà i numeri anche se sono vietati. Walter insiste, "è la più spettacolare rimonta degli ultimi anni, siamo a un'incollatura". Silvio sghignazza, "di spettacolare c'è solo la bugia di Veltroni". Ma a far notizia non sono tanto le legnate che i due si scambiano ("Berlusconi è logoro, avrò la sua età nel 2026", "Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada in Africa"). La vera novità sta nella guerra esplosa a sinistra, segno che c'è un consistente pacchetto di voti in palio, tra Pd e Sinistra arcobaleno, specie nelle regioni in bilico. Ha cominciato l'altroieri Bertinotti a battibeccare con Veltroni, ha proseguito ieri Franceschini su "Repubblica" paragonando il compagno Fausto al verde americano Nader, che tolse voti al democratico Al Gore facendo vincere Bush per un nulla. Bertinotti la vive come provocazione, "quella di Franceschini è una volgarità". Giordano, segretario Prc, denuncia la "campagna greve e disonesta" del Pd, e restituisce il colpo: "Veltroni teme una resa dei conti interna, cerca di ripararsi dandoci la colpa della sconfitta". La reazione più roboante viene da Diliberto: "Ma come, prima ci cacciano e adesso ci dicono che se vince Berlusconi è colpa nostra. Se la bugia fosse reato, Franceschini meriterebbe l'ergastolo...".

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Il partito del <vaffa> ringrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il partito del "vaffa" ringrazia Il partito del "vaffa" ringrazia MARIO SECHI Farse elettorali Il ricorso della Dc di Giuseppe Pizza probabilmente non farà slittare le elezioni. Ma avrà conseguenze dopo il voto. Con procedimenti senza fine che finiranno per alimentare sempre più l'antipolitica. "Dopo Mortadella arriva Pizza". La battuta culinaria è di Francesco Storace, ma in realtà un paese che a una settimana dal voto riesce a mettere in discussione anche la data delle elezioni è più avanti con il menù: è alla frutta. La riammissione alla consultazione della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza è un pasticciaccio brutto consumato non in via Merulana, ma in piazza del Viminale, sede del ministero dell'Interno. L'imprudente esclusione della Dc è il peccato originale, la slavina che rischia di produrre la valanga, anche dopo le elezioni. Si rafforza infatti l'idea di chi pensava (e pensa ancora) di risolvere per mano giudiziaria la battaglia politica. Chiunque vinca le elezioni rischia di ritrovarsi in mezzo alle carte bollate, perché se tutto lo scibile finisce in mano ai tribunali amministrativi regionali (dal campionato di calcio all'Alitalia, passando per i maghi e il lotto in tv), le scartoffie aumentano, la certezza del diritto diminuisce e la democrazia va in cortocircuito. Oggi è la Dc di Pizza a esultare, domani forse la Sinistra arcobaleno (che ha presentato una serie di ricorsi) e tra qualche tempo chissà che qualcuno dei partiti concorrenti non prenda sul serio l'idea di un gruppo di giuristi che sostiene non l'illegittimità di una lista, ma l'incostituzionalità della stessa legge elettorale. Finita la campagna elettorale, non è detto che il bon ton veltroniano resista alle sempre accese sirene girotondine della sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la storia è fatta di corsi e ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli giudiziari. Non solo le tesi sull'illegittimità del voto sono più che mai vive, ma si intrecciano con il destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'agenda istituzionale. I candidati premier hanno rimosso il semplice fatto che tra un anno dovrebbe svolgersi un referendum sulla legge elettorale e per questo l'attuale sistema viene considerato da molti giuristi non solo sub iudice ma addirittura fuori dall'ordinamento. È questa la tesi sostenuta nei mesi scorsi non solo da Luciano Violante, abile presidente della commissione Affari costituzionali nella passata legislatura, ma da professori del calibro di Alessandro Pace, Valerio Onida e Piero Alberto Capotosti. Se prima del voto l'imperativo era quello di sospendere le elezioni, a urne chiuse e spoglio avvenuto (a maggior ragione dopo la probabile affermazione di Silvio Berlusconi) quel progetto potrebbe diventare "cancellare il voto". Fantasie? Le vie dell'antipolitica hanno dimostrato di essere infinite. "Per una questione da azzeccagarbugli si manda all'aria un momento solenne della democrazia, le elezioni. Si alimenta la sfiducia, si sprecano soldi, si fa la figura da Pulcinella" commenta a Panorama Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale all'Università di Milano. "Facciamo ridere il mondo. Non ricordo rinvii di elezioni, non sono state rinviate neppure in Spagna dopo l'attentato sanguinario di Al Qaeda alla stazione di Atocha e da noi c'è chi pensa di postdatarle per il simbolo di Pizza?" conclude Zanon che con un altro gruppo di costituzionalisti ha promosso un manifesto per sostenere la piena legittimità della legge elettorale e dunque della prossima consultazione. I precedenti in tema di incursioni della giustizia sul voto, in realtà, esistono. E hanno data recente. Nell'aprile 2000 le elezioni regionali in Molise furono invalidate dal tar e ripetute a novembre 2001. Il centrosinistra, che nel 2000 era uscito vittorioso per 1.600 voti, alla ripetizione del voto fu sconfitto dal centrodestra. Stessa situazione alle comunali di Messina, nel 2005: accogliendo un ricorso del Psi di Gianni De Michelis, escluso dalla competizione elettorale, il Consiglio di giustizia amministrativa (una sorta di Consiglio di Stato siciliano) invalidò quasi due anni dopo il voto del novembre 2005, mandando a casa la giunta di centrosinistra guidata da Francantonio Genovese. Messina, dove si rivoterà il 15 giugno, è tuttora commissariata. Comunque vada, il caso Pizza è una tragicomica sconfitta delle istituzioni e fornisce argomenti polemici al partito del "vaffa" di massa. Non a caso Beppe Grillo è il più acceso sostenitore dell'incostituzionalità della legge elettorale e invita all'astensione. Fenomeno che per moltissimi elettori non è frutto di disinteresse, ma reazione rabbiosa alla crisi della politica. Secondo una recente ricerca dell'Eurispes, il 43 per cento dei residenti nelle regioni meridionali ritiene l'astensionismo una forma di protesta contro il 37,2 per cento dei residenti al Nord-Est, il 37,1 per cento nelle Isole e il 36,1 per cento al Centro. Pasticci e garbugli come quello sulle liste estromesse e riammesse alle elezioni a colpi di sentenza sono destinati ad alimentare la sfiducia. La conseguenza sul voto? L'astensione potrebbe superare il livello fisiologico per l'Italia (che ricordiamo è un Paese dove vota più del 70 per cento degli aventi diritto) e colpire in maniera letale uno o entrambi i principali partiti che si contendono il governo del Paese. Mistero poco buffo: per quale motivo il ministro dell'Interno Giuliano Amato non si è "blindato" con un parere preventivo prima di escludere dalle elezioni il simbolo della Dc di Pizza? In attesa della risposta, il partito del "vaffa" ringrazia.

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Ricette per una vita meno cara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ricette per una vita meno cara STEFANO VESPA Inflazione super Il prossimo governo dovrà affrontare una situazione difficilissima. Tra detassazione degli straordinari, tagli alla spesa pubblica e riduzione dell'Irpef, non potrà essere rinviato il tempo delle scelte. Impopolari. L'Italia come l'asino di Buridano, che si bloccò e morì non sapendo scegliere tra acqua e avena? Il curioso paragone è scelto da Maurizio Sacconi per esprimere il suo pessimismo di fronte alla situazione economica italiana: "Rischiamo di fare la fine del Giappone, bloccatosi dopo una fase economica vivacissima". Nel nostro caso, l'acqua e l'avena sono la stagnazione e l'inflazione, con il pericolo di "intrappolarci in una terribile stagflazione" spiega il senatore di Forza Italia, già sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi. Il governo che uscirà dalle urne avrà dunque molte gatte da pelare: lo sanno benissimo sia il Pdl (favorito dai sondaggi) sia il Pd, impegnato a nascondere sotto il tappeto l'attività del governo Prodi. E chi nei due poli si occupa di economia ha diversi dossier aperti sul tavolo. Sacconi annuncia, in caso di vittoria, una manovra correttiva "che sia di sostegno alla crescita attraverso i consumi e gli investimenti, una correzione alla finanza pubblica che consenta di ridurre le spese correnti e di accelerare gli investimenti infrastrutturali". Nel frattempo, però, le famiglie con i redditi più bassi faticano ad arrivare alla fine del mese, subiscono un'inflazione che l'Istat ha fotografato al 3,3 per cento a marzo (la più alta dal 1996), mentre in aprile il caro-petrolio farà aumentare del 4 per cento le tariffe di luce e gas. Tanto che Giulio Tremonti, ministro dell'Economia in pectore in caso di vittoria del Pdl, ha già detto che il primo intervento sarà sui mutui, agevolando solo quelle banche che ne offriranno di "umani". E Silvio Berlusconi ha confermato nei giorni scorsi l'intenzione di stipulare accordi con commercianti e grande distribuzione. I soldi non bastano più e Sacconi lo sa bene: "La prima risposta al carovita è l'incremento dei salari, che non si ottiene con qualunque riduzione della pressione fiscale perché va di pari passo con l'aumento della produttività". Dunque, come "intervento quadro, ma prioritario", il Pdl insiste sulla detassazione degli straordinari, dei premi, degli incentivi, cioè delle parti variabili del salario. Chi si inalbera appena sente il nome di Romano Prodi è Mario Baldassarri, senatore di An ed ex viceministro dell'Economia: "In 18 mesi la pressione fiscale è passata dal 40,6 al 43,8 per cento, tre punti di pil. Se è vero che sui mercati internazionali si può fare poco, su quello nazionale il governo non ha fatto nulla" salvo "insabbiare" il ddl Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e "dare 7 miliardi di euro di sgravi fiscali a banche, assicurazioni e grandi imprese". Detassazione degli incentivi sì, aggiunge Baldassarri, ma anche togliere l'Irap sul monte salari alle piccole e medie imprese: "È assurdo che debbano pagare le tasse sugli stipendi che versano ai dipendenti". Nel Pd che cerca di risalire la china il senatore Enrico Morando, responsabile del programma economico del partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna evitare le strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che l'inflazione dipende dalle politiche del governo". La tensione sui prodotti agricoli ed energetici va invece affrontata in maniera diversa: "Occorre investire sulla politica economica comune europea ed è inutile polemizzare con la Bce. Negli Stati Uniti la Federal reserve discute con il presidente, in Europa la Banca centrale con chi discute?". Morando non ha dubbi sulla necessità di dare "un'accelerata molto forte sul fronte delle liberalizzazioni in tutti i settori". Ricordando i paletti che la maggioranza di centrosinistra ha posto al lavoro del ministro Linda Lanzillotta e le "lenzuolate" volute da Pierluigi Bersani (che hanno avuto effetto solo in alcuni casi), l'esperienza fa dire a Morando che serve "un'aggressione globale": liberalizzare un singolo settore aiuterebbe chi si oppone nel trovare sponde politiche. Il senatore del Pd non dimentica la necessità di un nuovo modello contrattuale tra le parti sociali, tema considerato decisivo da Tito Boeri, docente di economia del lavoro all'Università Bocconi: "La riforma della contrattazione rilancerebbe la produttività, un compito che spetta a imprese e sindacati e non alla politica, che anzi deve restarne fuori". Il tema è in discussione da tempo, con qualche divergenza tra i sindacati sulla rappresentatività interna, ma cambierebbe radicalmente il mondo del lavoro. Spiega Boeri: "Va stabilita una regola da applicare alle aziende che non possono fare una contrattazione di secondo livello (integrativa rispetto al contratto nazionale, ndr): il salario viene legato a un coefficiente, che varia a seconda del settore. Così, l'operaio sa che avrà un determinato aumento di stipendio se l'azienda raggiungerà certi obiettivi: lavora di più, guadagna di più". Questo tipo di contratto recupererebbe l'inflazione guardando al tasso programmato dalla Bce e stabilendo delle compensazioni nel caso fosse più alta. Ciò, secondo Boeri, "risolverebbe in parte la disoccupazione al Sud, spesso dovuta ai salari che crescono indipendentemente dalla produttività". Per il resto, l'economista stima in un massimo di 8-10 miliardi di euro il cosiddetto tesoretto, da utilizzare riducendo l'Irpef. A Sacconi l'andamento complessivo delle entrate sembra buono. Dando per scontata la vittoria, spera "di ereditare un po' di extragettito, anche se ci sono almeno 7 miliardi di euro di maggiori spese non contabilizzate, fra cui il contratto per il pubblico impiego, le conseguenze dell'emergenza rifiuti, esigenze particolari delle Ferrovie". L'ex sottosegretario insiste sulle liberalizzazioni, completando quelle sui mercati dell'energia e delle telecomunicazioni e avviandole a livello locale: "Le tariffe dei servizi pubblici locali pesano sul carovita per l'inefficienza dei monopoli". Secondo uno studio di Fare futuro, fondazione di Adolfo Urso (An), il capitalismo municipale è composto da 369 aziende, con 200 mila addetti e un contributo al pil nazionale che varia dall'1 al 6 per cento. Tra il 2001 e il 2006 c'è stato un calo degli investimenti in rapporto al fatturato dal 20 al 17 per cento, oltre a grandi differenze di costi per il personale e di redditività a seconda delle aree geografiche. La fondazione, analizzando i punti essenziali del programma del Pdl, ipotizza una legge quadro sulle liberalizzazioni, d'intesa con la conferenza Stato-regioni e con i maggiori comuni; l'eliminazione dell'Ici e il calcolo delle imposte fatto sull'insieme dei redditi di una famiglia; gradualmente, la deducibilità fiscale delle spese per servizi degli artigiani (così finalmente l'idraulico farebbe una fattura); un piano energetico nazionale come base della politica energetica fino al 2030. Dal ministero del Tesoro un economista che ha seguito tutti i principali provvedimenti finanziari della legislatura esprime perplessità di fronte a certe indicazioni del Pdl: "La cartina di tornasole dell'attività del prossimo governo sarà l'intenzione o meno di rispettare i parametri indicati dall'Europa, che prevedono il pareggio di bilancio nel 2011. Ciò significa che l'utilizzo del tesoretto dovrà essere attento e parsimonioso. La strada maestra resta dunque quella del taglio della spesa pubblica". Nessun dubbio sulla necessità di proseguire nelle liberalizzazioni, mentre la leva fiscale può essere usata per aiutare i redditi più bassi, "a patto che di pari passo prosegua la lotta all'evasione fiscale: ci sono redditi bassi effettivi e quelli che sono tali per effetto dell'evasione". Una cosa è certa: il prossimo governo dovrà avere il coraggio di misure anche impopolari. Da illustri accademici arrivano ricette spesso ineccepibili, salvo che, se trasformate in disegni di legge, rischiano di scontrarsi con rendite di posizione e con difese corporative. Alberto Alesina sul Sole 24 Ore ha chiesto di ridurre di alcuni punti di pil la spesa per pensioni e pubblico impiego, aumentando l'età pensionabile "con effetto immediato" e introducendo mobilità e pensionamenti anticipati per chi, nel settore pubblico, non è licenziabile ma non produce. Infine, auspica novità legislative che permettano di licenziare. Avviare un tavolo con le parti sociali su molti di questi punti, più che difficile, sarà indispensabile.

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Mi gioco tutto in 4 regioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

WALTER VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma elettorale. Con una convinzione: il Pd può vincere. Sempre che in Lazio, Sardegna... Walter Veltroni non ama gli strappi. Quelli che ha dovuto consumare in campagna elettorale con Rifondazione e con i socialisti gli bastano e avanzano per i prossimi anni. Ora ha bisogno del consenso di tutti. Dunque misura le parole, lima gli spigoli e a ogni domanda si fa rotondo e liscio, attento a non urtare la suscettibilità di nessuno degli alleati. A metà intervista gli scappa una frase sul Mose, la barriera che dovrebbe fermare l'acqua alta a Venezia. "Si deve fare" dice senza esitazioni. Ma poi, temendo di dispiacere a Massimo Cacciari, il sindaco lagunare esponente di spicco del Partito democratico, si corregge: "Si deve fare, ma cercando l'accordo con le comunità locali e sostenendo le altre misure per la salvaguardia di Venezia", che è un po' come volere la botte piena e la moglie ubriaca. Il candidato premier del Pd sa che corre su un campo minato, dove in qualche caso gli ordigni li hanno occultati proprio gli amici. Pierluigi Bersani dice che serve uno scatto di reni. Quando lo farà? No, Bersani non ha detto così, quella è una forzatura dei giornali. Lo scatto di reni è già in corso, lo stiamo facendo da settimane e i risultati si vedono. Quando abbiamo iniziato stavamo 22 punti sotto la destra, ora manca poco. Massimo D'Alema dice che lo slogan "Si può fare" è moscio. Che risponde? Sugli slogan ognuno ha la propria opinione: l'importante è il risultato. D'Alema e Bersani con quelle frasi si preparano al dopo voto. Lei rischia la testa se il Pd non tocca il 35 per cento? Guardi, la leadership non è in discussione. Non ne parla nessuno. Ma i giornali sì. Ecco, appunto: solo i giornali. Ho fatto anch'io questo mestiere. Sento aria di correnti. Non nel Pd. Certo, si discute, come in ogni partito democratico, ma è un partito unico, senza divisioni. Nelle piazze in cui vado c'è una bandiera, non due o tre come nelle manifestazioni del Popolo della libertà. Il Pdl non è un partito, ma un'alleanza elettorale. La miglior difesa è l'attacco. No, io non faccio campagna elettorale come Silvio Berlusconi. Ho ricevuto caterve di insulti, ma non rispondo. Mi limito a osservare che sembra di essere nel '94. Parla di stalinismo, brogli e dimentica di dire che ha governato per sei anni. Noi guardiamo al futuro. Abbiamo chiuso con la sinistra radicale dando un forte segnale di discontinuità. A proposito di discontinuità, avete dato un taglio anche a Romano Prodi. Prodi ha fatto molto. Ha trovato un paese con un debito e un deficit in crescita e una spesa pubblica aumentata di due punti e mezzo e ha fatto un'opera di risanamento finanziario. Ma la maggioranza che lo sorreggeva era eterogenea e confusa, non poteva essere la maggioranza per fare le riforme. Oggi ce n'è una nuova: è chiaro che c'è un forte elemento di discontinuità. Ma molti ministri del governo Prodi sono candidati col Pd. Sì, ma non ci sono quelli che andavano in piazza contro il governo. Non c'è più quella sinistra che affiggeva manifesti in cui si prometteva che anche i ricchi avrebbero pianto. Che cosa c'è nel Pd ora? C'è una forza democratica europea che ha come stella polare la crescita del Paese, che è contro la povertà, non contro la ricchezza. Una forza di centrosinistra che si ispira ai democratici americani, da Roosevelt a Clinton. Lei evoca gli Stati Uniti, intanto l'Italia fa i conti con un'inflazione mai così alta negli ultimi 12 anni. La crescita dipende da fattori internazionali: se sale il prezzo del grano e del petrolio, non si può dar la colpa a Prodi, come fa l'opposizione. Semmai Berlusconi si dovrebbe preoccupare di ciò che non fece per i prezzi quando era in carica e fu introdotto l'euro. Lei ha promesso di aumentare salari e pensioni a chi guadagna meno di 25 mila euro l'anno. Un vostro ex alleato, il socialista Enrico Boselli, vi chiede: chi paga? Noi abbiamo spiegato come finanzieremo i nostri provvedimenti e una tabella del Sole 24 Ore ha dimostrato che si può fare. Con una riduzione della spesa pubblica di un punto l'anno le risorse ci sono. Cosa taglierete? Penso ai costi della politica, alla spesa burocratica, all'abolizione delle province nelle aree metropolitane e degli enti inutili. Ridurre i costi della politica è molto popolare, ma poco produttivo: si recuperano alcuni milioni di euro, non i miliardi che servono per aumentare pensioni e salari. Sì, ma si può cominciare. Se si inizia a ridurre da 1.000 a 500 i parlamentari e a pagarli quanto quelli di altri paesi europei, si fa un primo passo che va oltre il risparmio e ci mette in sintonia con un Paese dove molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Poi si possono tagliare i finanziamenti ai giornali. Anche a quelli di partito, come "L'Unità"? Io finanzierei solo gli organi di partito. Ma uno solo per ogni partito: basta con le deroghe che consentivano a due parlamentari di ottenere soldi pubblici per un foglio stampato. Se dai 31 gruppi parlamentari scenderemo a sei, solo quei sei potranno avere i contributi per il loro giornale. Antonio Di Pietro vuole abolire anche le authority. Lei? Nel programma questo non c'è. Si possono ridurre di numero e qualificare, ma non abolirle. A proposito dell'ex pm: avete imbarcato i giustizialisti e lasciato fuori i socialisti. Vi siete giocati la possibilità di intervenire sulla giustizia italiana. Di Pietro ha sottoscritto il nostro programma, anche in materia di giustizia. E d'altra parte Berlusconi lo voleva ministro nel '94. Dunque non rinunciamo proprio a nulla. Prendiamo le intercettazioni. Noi diciamo che i magistrati possono intercettare chiunque, ma se poi finiscono sui giornali ne rispondono. Come? Con la carriera. È un meccanismo di responsabilità. I nomi e la privacy delle persone vanno tutelati, non è possibile che le intercettazioni finiscano in prima pagina. E gli altri problemi della giustizia come pensa di risolverli? Dobbiamo ridurre il numero di liti che approdano nei tribunali, trovare altre forme, ricorrere di più ai giudici di pace. E poi dobbiamo introdurre criteri manageriali. Serve un manager che razionalizzi costi e procedure dentro i palazzi di giustizia. Si occuperà anche dell'orario di lavoro dei magistrati? Certo. Un manager deve garantire l'efficienza. Ma servono anche norme meno complicate, leggi più chiare. Ha promesso di tagliare 5 mila norme entro l'anno. L'Italia ha decine di migliaia di leggi: un record. Ma ha anche il record del mancato rispetto di quegli stessi regolamenti. Bisogna semplificare. La pubblica amministrazione deve essere più efficiente, bisogna introdurre l'obbligo di una risposta in 30 giorni. E se non risponde? Bisogna sanzionarla. Berlusconi dice che serviranno misure impopolari. E lei? Faremo cose impopolari contro mafia, camorra e 'ndrangheta. Io voglio annientarle, perché succhiano energia al Sud e non possiamo pensare che il Nord continui a trascinare il Mezzogiorno. Opere pubbliche: la Tav si farà? Faremo un grande piano, perché vogliamo estendere l'alta velocità a tutto il Paese: i treni sono molto meno inquinanti delle macchine. Ma per far ripartire le opere pubbliche bisogna introdurre nuove norme, che prevedano tempi e semplicità delle pratiche. La procedura di impatto ambientale deve essere cambiata: la valutazione deve arrivare in tre mesi. È favorevole al nucleare? Bisogna fare grande attenzione alle tutele scientifiche, perché il nucleare ha un grande impatto sull'ambiente. Ma per abbassare le tariffe della bolletta energetica, penso alle liberalizzazioni e a risorse naturali come l'energia solare e quella eolica. Per l'Alitalia sta con i francesi? Non parteggio per nessuno, ma la compagnia franco-olandese è l'unico soggetto in campo: non c'è nessuna cordata italiana e dire che spunterà dopo le elezioni è una presa in giro. Lei promette meno precarietà ai giovani: abolirà la legge Biagi? Io sono tra quelli che hanno sostenuto Marco Biagi: ho scritto un articolo in cui spiegavo che la flessibilità è fisiologica, ma non va confusa con la precarietà. Non si può creare una generazione precaria a 40 anni. Ecco perché ho proposto un salario minimo. Il lavoro precario deve costare di più, non di meno. Gli incentivi semmai vanno dati a quelle aziende che trasformano i contratti a termine in posti fissi. Ha messo in lista Massimo Calearo e l'operaio della Thyssen, Pietro Ichino e Paolo Nerozzi. Ossia tutto e il suo contrario: ma qual è la linea del Pd sui temi economici? Innanzitutto, meglio Calearo e l'operaio della Thyssen che Ciarrapico, Dini e Alessandra Mussolini. E poi un grande partito ha bisogno di esperienze e culture diverse. Non devono pensarla tutti allo stesso modo. Quel tempo è finito. Per far crescere l'Italia serve un'alleanza di produttori, di imprenditori e lavoratori. Anni fa, in un'intervista, lei mi disse che avrebbe lasciato il posto di sindaco di Roma per dedicarsi all'Africa. Se vincerà le elezioni, quando finirà il mandato, si dedicherà al suo vecchio progetto? Quello è il mio progetto di vita, ma chi fa il mio mestiere deve tener conto anche di altro. Quando 3 milioni e mezzo di persone ti chiedono di fare una cosa e quella cosa è il tuo sogno di una vita, non puoi non tenerne conto. Dunque, non sarà il suo ultimo incarico? Perché lo chiede solo a me? E non lo chiede a Berlusconi? Il leader del Pdl fa politica da prima di me. Anzi, lui ha sempre fatto politica, se per politica si intende la vicinanza con chi ha il potere. Cosa invidia a Berlusconi? Pato e Kakà. Se vince, questa volta farà la legge sul conflitto di interessi? Certo, la faremo. Ma sarà una legge liberale, non contro qualcuno: una norma indispensabile. Non si è perso troppo tempo in questo Paese a parlare di tv e della loro regolamentazione? Confermo: ne abbiamo discusso troppo, ma abbiamo perso tempo anche a discutere di stalinismo, brogli e altro. In tema di droghe, lei è proibizionista oppure per la legalizzazione? Sono per contrastare il traffico della droga. Non si fa la guerra al punto terminale, ma a chi la distribuisce. Mai fumato spinelli? Mai. Ma non ho mai fumato neanche sigarette. Dica la verità: quante sono le regioni in bilico? Quattro: Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche. Continua a sognare di farcela il 13 e 14 aprile? Ormai, più che sognare comincio a vedere.

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Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico ROMANA LIUZZO Unione democratica per i consumatori "Blocco delle tariffe a partire dalle bollette, stop ai prezzi della spesa e alle speculazioni che fanno crescere l'inflazione e innescano processi recessivi". È questo in sintesi il programma di Bruno De Vita, già segretario generale dell'Adusbef, associazione per i diritti del cittadino e candidato premier dell'Unione democratica per i consumatori. L'Unione democratica, quando è nata, aveva promesso di non utilizzare politici ma solo il popolo. Avete seguito questa linea d'ispirazione "grilliana"? Assolutamente sì. Alle nostre liste hanno potuto aderire solo comuni cittadini. Con due condizioni: non essere mai stati eletti al Parlamento e non avere nessuna condanna penale passata in giudicato. Che ruolo hanno allora Willer Bordon e Roberto Manzione? I due senatori hanno dato vita a questo movimento dopo aver lasciato il gruppo dell'Ulivo alla nascita del Pd, ma non sono candidati. I sondaggi cosa dicono sulle vostre potenzialità? Tutto è in continua evoluzione. In questo momento oscilliamo tra l'1 e il 4 per cento. Ma puntiamo molto più in alto. Pensando al dopo elezioni, vi sentite più vicini a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra politica. Lei che ha sempre combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso la sua espulsione dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono editore di Teleambiente, che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle quali sono state licenziate due persone. Non sono stato radiato dall'Ordine, Stampa romana è solo un sindacato.

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Perline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perline perline ENZINO MEUCCI "Corriere della sera", 21 marzo 2008. Don Verzè: "La mamma del Cavaliere è vissuta 97 anni recitando tre rosari al giorno, vuoi che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio?". "MicroMega", febbraio 2008. Lidia Ravera: "Silvio Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali dell'altro ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi: "Intendo denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale: la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei giornali di provata fede (cioè quasi tutti), di una legge che stabilisce un salario minimo garantito di 1.000 euro per i precari. (.) Parla di pubblicità ingannevole, che per i detersivi sarebbe vietata dalla legge". "Corriere della sera", 18 marzo 2007. Gianni Vattimo: "La seconda base americana di Vicenza è cosa fatta; forse bisognerà adattarsi al raddoppio del Vaticano a Roma". "Solo un problema urbanistico" direbbe Prodi. "Radio Anch'io", 22 marzo 2008. Paolo Gentiloni: "Raitre è l'esempio di come si dovrebbe fare servizio pubblico, mentre altre reti lo sono molto meno". "Corriere della sera", 19 febbraio 2008. Emilio Fede (riferendosi a Di Pietro secondo il quale Rete 4 dovrebbe andare sul satellite): "Di Pietro è un socio occulto di Berlusconi, un socio delle isole Cayman". "Il Manifesto", 29 marzo 2008. Galapagos (Berlusconi aveva detto: "nel futuro non ci sarà Air France ma una cordata di imprenditori italiani tra i quali ci sarà mio figlio"): "Chi altro avrebbe potuto fare un'affermazione simile, senza trovarsi con i Carabinieri all'uscio?".

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Al Pd non resta che Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONTROCAMPO Al Pd non resta che Berlusconi GIANNI BAGET BOZZO Prendere il governo del Paese dopo il fallimento della sinistra di governo è, per il leader del Popolo della libertà, una necessità prima che un'opportunità. Il vero problema è se l'Italia possa ancora essere governata con questa democrazia. Sarebbe una bella opportunità il governo delle larghe intese e quindi l'accettazione da parte del Pd che la salvezza della democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici. E su questo ha avuto molto successo, anche per lo spostamento progressista del mondo cattolico italiano dopo il Concilio Vaticano II. Ma la Chiesa è cambiata sotto Giovanni Paolo II e ancora di più sotto Benedetto XVI. E ora un ex comunista come Giuliano Ferrara presenta la lista contro l'aborto come appello alla coerenza cattolica. Il tentativo di includere i cattolici non postdemocristiani è fallito chiaramente e dei cattolici non democristiani i diessini non si fidano più. Ma ciò vuol dire che la linea storica dell'unità tra postcomunisti e sinistra democristiana è tramontata. Il Pd ne ha preso atto proprio liquidando quella figura cattolica di sinistra che governava con il volto di Romano Prodi. Al Pd non resta che Berlusconi e non rimane altra scelta che lasciarlo governare o precipitare il Paese in un caos politico il cui ultimo risultato sarebbe un esecutivo del governatore della Banca d'Italia. Veltroni pensa di aprire una crisi nel Partito democratico e di rifare le primarie facendo una opposizione blanda al governo Berlusconi e convergendo con esso sui temi fondamentali. La politica italiana si è così spostata sulla destra. Veltroni pensa di fare con il Pdl la riforma della legge elettorale e della Costituzione, ma senza un'intesa politica più generale queste riforme non si possono approvare. Occorre che il Partito democratico si legittimi abbandonando la delegittimazione di Berlusconi, separandosi dai suoi supporter giornalistici come Eugenio Scalfari e Barbara Spinelli, i veri dogmatici della politica del nostro tempo. Le larghe intese non sono previste ma potrebbero rivelarsi necessarie e nessuno dei due leader ne esclude la possibilità, in campagna elettorale è già molto. (bagetbozzo@ragionpolitica.it).

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Altro che faccia a faccia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ARCITALIANO Altro che faccia a faccia GIULIANO FERRARA Ora che non c'è più l'ideologia a separare i due grandi contendenti, programmi, culture di riferimento, stili di comando di Pd e Pdl variano solo per sfumature. Non lamentiamoci per la noia. Senza offesa per l'uno e per l'altro, la verità è che i due non avrebbero molto da dirsi. Ed è per questo che il duello a faccia a faccia è subito parso un flop, uno scontro ricercato fiaccamente e altrettanto fiaccamente eluso. Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l'essenziale: il culto dell'immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati. Il Cavaliere è una personalità forte, un italiano che ha conosciuto il dolore, la lotta personale, la violenza ideologica nel campo dell'inimicizia, l'aggressione diretta per mano politica e giudiziaria. Ma in questa sua ultima incarnazione la carta che sa giocare e che ha deciso di giocare è quella del gran finale, del lieto fine, del compimento relativamente misurato e lieve di una parabola pesante e a suo modo smisurata. Veltroni d'altra parte è oggi il suo avversario giusto, non solo perché anche lui si è nutrito culturalmente di calcio e tv, ma per un motivo meno effimero, più stringente: Veltroni, un cinquantenne, sente di avere una carta per il dopo elezioni anche in caso di sconfitta, e il suo problema è aprire comunque una nuova stagione (così l'ha chiamata) per ricostruire a misura della sua leadership e del suo Partito democratico una nuova creatura progressista che superi definitivamente le tradizioni comunista e democristiana. Questo parallelismo si riflette nei programmi, nelle culture di riferimento, nello stile di comando. I due leader sono diversi, ma sulla sicurezza, sulle tasse, sul lavoro, sulle infrastrutture, sul ruolo dell'impresa, sul welfare, sulla funzione dello stato nell'economia, sulla politica estera le distanze si sono visibilmente accorciate. Restano le sfumature, gli accenti, le differenti sensibilità e andature, ma tra Berlusconi e Veltroni, per scelta bilaterale, il grande scontro antropologico, il conflitto di civiltà sulla giustizia, sul senso stesso della convivenza democratica, è acqua passata. Assisteremo a qualche baruffa e a qualche pesantezza da ultimo miglio elettorale, ma non c'è più l'abisso dell'ideologia a separare i contendenti. L'esclusione rigorosa dal confronto delle questioni che dividono, quelle che hanno per sfondo gli stili di vita, l'etica, il significato della modernità per quanto riguarda la scienza e la biopolitica, è stata un atto altamente significativo. Nell'America puritana non c'è carica pubblica alla quale si possa concorrere senza avere prima dichiarato se si sia pro life o pro choice, da noi è stato stabilito che la neutralità etica è il prerequisito di un confronto civile, capace di evitare temi essenziali ma "delicati". Senza miccia, il fuoco non si accende. Un faccia a faccia sull'Alitalia, sull'Expo a Milano, sulle ricette migliori (e convergenti) per ridurre le tasse e aumentare pensioni e stipendi sarebbe una goffaggine. Veltroni ha reso esplicita la rinuncia ai vecchi schemi della lotta di classe o semplicemente "lavorista", Berlusconi e Giulio Tremonti non propongono più miracoli liberisti e significative riduzioni del peso della mano pubblica nell'economia e nella società. Forse in questa integrazione o fusione di culture politiche starà il segreto di un governo stabile e di un'opposizione strategica anziché isterica. Forse si preparano nuovi pasticci. Quel che è sicuro, e si vede a occhio nudo, è che il materiale incandescente di idee per un'alternativa secca tra diverse visioni del futuro è svanito, non c'è più. Altro che faccia a faccia.

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Dalla Destra con rancore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PEGGIORE Dalla Destra con rancore AUGUSTO MINZOLINI Convivere con Gianfranco Fini dentro Alleanza nazionale non è una cosa semplice. Ne sa qualcosa Alessandra Mussolini, che ha un rapporto di alti e bassi con il presidente del partito e per sopravvivere si è inventata un suo movimento. Per cui le vicissitudini di Daniela Santanchè e Francesco Storace per un verso sono comprensibili. Diciamo, appunto, per un verso. Per un altro, invece, no. L'idea di andare da soli, perché Silvio Berlusconi pronto ad accoglierli nelle liste del Pdl non ha loro concesso invece l'alleanza con il loro simbolo, non ha avuto proprio senso. Intanto la richiesta era impossibile da esaudire: avrebbe potuto An rinunciare al suo simbolo mentre la Destra manteneva il suo sulla scheda elettorale? Si trattava di un'ipotesi a dir poco improponibile. E la reazione è stata ancora più sbagliata. La mossa di Storace e Santanchè, infatti, può essere considerata nostalgica, folcloristica, ma non politica. Sulla carta, numeri alla mano, è estremamente improbabile che la coppia possa essere eletta. Per cui la Destra, nei fatti, ha rinunciato ad avere una rappresentanza in Parlamento. Quindi, l'unico obiettivo realistico del tandem Storace- Santanchè è rendere meno sicura la vittoria del Pdl soprattutto al Senato, di impedirgli di governare e, magari, di creare le condizioni per un possibile pareggio. Al di là della retorica elettorale, la Destra in queste elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una scelta paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il rancore personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per sposare lo stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per assicurarsi un minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto all'indietro. Hanno rispolverato il ventennio e i suoi gagliardetti e proposto nella realtà il remake di una felice parodia di Corrado Guzzanti: Fascisti su Marte. Ora un'operazione del genere può avere la faccia di uno dei tanti personaggi che orbitano nella galassia dell'estrema destra come Luca Romagnoli, ma non quelle di Santanchè o di Storace. L'immagine della prima è più coniugabile al jet set, a Flavio Briatore, a una visione non ideologica della vita. Il secondo ha ricoperto ruoli di governo importanti, da governatore del Lazio a ministro della Sanità, che fanno a cazzotti con le sue posizioni di oggi. Solo chi è animato dal rancore può incorrere in queste contraddizioni. Ma il rancore è un pessimo consigliere in politica.

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Indiscreto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Indiscreto indiscreto Candidati alla griglia Il boom delle guide al voto VADEMECUM Fedina penale, amicizie pericolose, affari, appalti e interessi: passare il futuro Parlamento ai raggi x è il must democratico del momento. In edicola c'è Casta viva, "vademecum dell'elettore" allegato alla Voce delle voci e curato da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, storici animatori della Voce della Campania: molte le chicche, bipartisan, sui candidati. Su internet è la Casa della legalità di Genova (www.casadellalegalita.org) a offrire le radiografie penali e societarie dei big, mentre www.societacivile.it traccia i curriculum degli "impresentabili". Se li conosci li eviti, di Marco Travaglio e Peter Gomez ("raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento"), sta invece spopolando in libreria (95 mila le copie tirate). Con grande dolore della Rizzoli, visto che la coppia è appena passata all'editore Chiarelettere. (L.M.) "L'Unità", adesso si affacciano i Toti GIORNALI SENZA PACE Nella crisi dell'Unità rispuntano i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, costruttori romani vicini a Walter Veltroni. A ventilare un loro possibile coinvolgimento sarebbe stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd. Insieme all'acquisto a 10 centesimi di 750 mila copie per la diffusione straordinaria di domenica 30 marzo, il Loft è così riuscito a sventare lo sciopero già indetto dalla redazione contro l'ingresso nella compagine societaria dell'Unità del gruppo Caso, imprenditori con interessi in Nicaragua. Sebbene Marialina Marcucci, presidente del cda dell'Unità, dei fratelli Toti sostenga di non sapere nulla. La trattativa con Caso, già editore del fallimentare freepress sportivo Dieci, dunque continua: l'assemblea dei soci convocata per ricapitalizzare l'azienda, che ha abbattuto di un terzo il capitale, è stata convocata il 30 aprile. (Angela Bianchi) A Gravina Corona ha fatto flop ESCLUSIVE Scoop mancato per Fabrizio Corona. Alla ricerca di un rilancio, Corona aveva messo nel mirino Filippo Pappalardi, il padre dei piccoli Ciccio e Tore trovati morti in fondo a un pozzo di Gravina lo scorso 25 febbraio, per ottenere un'intervista e un fotoservizio esclusivi. Ma prima le pressioni di due emissari di Corona inviati a Gravina di Puglia per convincere l'avvocato di Pappalardi, Angela Aliani, poi un contatto diretto tra il legale e Corona, pare con allettante offerta economica, non hanno dato esito. Pappalardi con Corona non vuole parlare. (A.C.) An, è già partito il derby rosa: tre aspiranti per un ministero AMBIZIONI DI GOVERNO Derby rosa in casa An per una poltrona da ministro. Dopo l'annuncio di Silvio Berlusconi ("Porterò quattro donne al governo"), nel partito di Gianfranco Fini si sono fatti i conti, arrivando alla conclusione che due ministre toccherebbero a Forza Italia, una alla Lega e l'altra, appunto, ad An. Dove ai nastri di partenza già scalpitano in tre. L'europarlamentare Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce, è convinta di possedere i titoli più solidi essendo stata nel primo governo Berlusconi ministro della Politiche agricole, incarico che volentieri ricoprirebbe di nuovo. Giorgia Meloni (foto), vicepresidente uscente della Camera, gioca la carta del rinnovamento (ha 31 anni) e sarebbe pronta per i Rapporti con il Parlamento o le Pari opportunità. Dicastero che però è pure nel mirino della terza contendente, l'avvocato e deputata Giulia Bongiorno, qualora l'assai ambizioso obiettivo della Giustizia dovesse sfuggirle. LA MAPPA Ue, la ricchezza "degli altri" ITALIA IN CODA Nell'Unione Europea le imprese nazionali producono l'81,9 per cento della ricchezza complessiva. Il restante 18,1 viene invece da imprese che sono straniere rispetto allo stato nel quale operano. L'Eurostat ha individuato i paesi di origine di queste imprese. Dominano gli Stati Uniti e spicca la marginalità dell'Italia, la cui quota è nella voce "altri paesi Ue ".

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"Grande coalizione? Senza Silvio o Walter premier" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Sì alla Grande coalizione, ma senza che siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier Ferdinando Casini comincia l'ultima settimana da candidato premier ma già guarda al dopo-voto, a quando - si dice "convinto" - nessuno dei due partiti maggiori avrà una maggioranza per governare. Dialogando in videochat con i lettori de La Stampa, Casini promette che non tornerà mai a fare da stampella a Berlusconi, "è il nostro elettorato che ce lo chiede", ma che non seguirà l'ex alleato Marco Follini sulle tracce del Pd, "tanto per essere chiari". Eppure le sirene dal Pdl si fanno insistenti. Anche Bossi ha detto: "Casini ha già nostalgia, tornerà alleato". "Io ho tanti difetti ma sono sempre stato leale con i miei elettori e non sono mai venuto meno agli impegni. Oggi contraggo un patto: non saremo disponibili a sostenere un governo né con il Pdl né col Pd" E che tipo di opposizione farete allora? "Posto che non voteremo la fiducia a nessuno dei due, valuteremo con pragmatismo caso per caso se appoggiare o meno i disegni di legge che arrivano in Parlamento". Ma la sua speranza è che ci sia una Grande coalizione, giusto? "Dipende. Se fosse un inciucio, noi diremmo no e saremo le sentinelle perché questo non succeda". Altrimenti? "Altrimenti non è detto che non governeremo. Se ci fosse un'ipotesi alta, tipo quella scelta dalla Germania, perché no?" In Germania governa la Merkel, che era candidata per una delle due parti. "Ah no. Da noi dovrebbe essere figura terza". La Dc è toranta protagonista grazie anche al bailamme della riammissione di Pizza. Quanto vi costerà un altro simbolo dello scudo crociato in termini di voti? "Zero" Senta, tra le tante lettere che ci sono arrivate, molte riguardano le candidature, non aprrezzate almeno dai nostri lettori, di Cuffaro e De Mita. "De Mita per noi è importantissimo perché è il simbolo di quella parte di elettorato del partito democratico che ha scelto di votare noi. In più lo devo ringraziare perché invece di candidarsi comodamente alla Camera si è messo in gioco al Senato". E Cuffaro? "Cuffaro è stato inquisito per mafia ed è stato assolto, sono rimaste due accuse per favoreggiamento per cui è stato condannato, si è dimesso in attesa del secondo grado. L'innocenza va presupposta finché la giustizia non ha finito il suo corso". Si parla molto in questi giorni di "schede confuse", ma in realtà gli italiani all'estero che hanno già votato non hanno trovato grosse difficoltà. Lei che idea si è fatto? "Non penso sia più difficile delle altre volte. Credo che sia un modo per distogliere l'attenzione dai veri problemi del Paese". Un po' come Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato e l'ho denunciato fin dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare perdere loro il lavoro". Ovviamente i lettori chiedono al candidato premier del partito centrista cosa ne pensa dei temi eticamente sensibili. "Penso che debbano entrare in campagna elettorale come tutti gli altri. Chi dice il contrario non vuole affrontare temi che lacerano al proprio interno" Sì ma nei fatti? Sui Dico che pensate? "Diciamo sì a forme di tutela di diritti individuali ma senza equiparazione alla famiglia". E sul divorzio? Le chiedono di accorciare i tempi "Poiché sono divorziato, penso che questa legge vada benissimo. Qualche elemento in più di riflessione è necessario per una scelta più serena".

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Ha vissuto i suoi quarti d'ora di celebrità quando ha sposato Anna Falchi. Poi quando ha c (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ominciato a comprare azioni del "Corriere della Sera" e tutti si chiedevano chi ci fosse dietro. I giudici cominciarono a tenerlo d'occhio anche per l'Antonveneta. Dalle intercettazioni vennero fuori frasi indimenticabili, "nun stamo a fa' i furbetti der quartierino" e "vuoi fa' er frocio cor culo degli artri". Poi la galera, Anna che lo abbandona. Oggi Stefano Ricucci ha pagato quasi tutti i suoi debiti. Pende ancora in tribunale l'aggiotaggio nella scalata al "Corriere". Ma la sua vita è ripresa, sia dal punto di vista personale che da quello professionale. Una cosa non sopporta. Essere definito "l'immobiliarista di Zagarolo". Ma oggi è di nuovo in pista. Vende, compra, compra, vende. Come sta l'immobiliarista di Zagarolo? "Anche lei? Ho costruito 56 appartamenti a Zagarolo, negli Anni 90. Avevo 21 anni. Adesso ne ho 45. Perché sempre Zagarolo?". Forse perché è di Zagarolo. "Sono nato a Roma, ho abitato a Santa Maria Maggiore. Dite Zagarolo per denigrarmi. Qualcuno scrive: "Diego Della Valle, l'imprenditore di Casette d'Ete""? Zagarolo fa più ridere. "Negli ultimi sei anni mi sono occupato soprattutto di finanza. Ho fatto operazioni per 3 miliardi di euro. E pensi: lontano da Zagarolo". Ce l'hanno con lei? "Ad alcuni sto antipatico. Ho avuto successo, belle case, belle macchine, belle donne, amici simpatici, sono giovane. Mi invidiano un po'". Parliamo di cose serie. Che voleva farci col 21% del Corriere? "Non si compra il Corriere, si compra Rcs". Lei voleva il "Corriere". Dell'Rcs non gliene fregava niente. "Volevo diventare il 16° del patto di sindacato". Voleva diventare il padrone. "Non l'ho detto mai. E non l'ho pensato. Gran parte del valore dell'Rcs è dato proprio da quelle 15 persone del patto". Voleva lanciare un'Opa... "Non l'ho mai detto. Hanno strumentalizzato la mia inesperienza". L'ha detto Livolsi, al telefono con lei: "...il prezzo a cui voleva lanciare l'Opa non è considerato alto...". "Col mio advisor parlo di tutto. Credo che sia lecito fare delle ipotesi. Ma bisognerebbe entrare nel merito". Entriamoci. "Se un patto ha il 60% e io ho il 20%, non si può apportare un 20% perché scatta l'obbligo dell'Opa. Se decidi di aumentare il flottante, scatta l'obbligo dell'Opa, perché puoi aumentare nel patto un 3% annuo, quindi se aumentavi di più e veniva fatto un prestito convertibile, per fissare un prezzo, dovevi fare l'Opa, per poi aumentare il flottante e ridividere in 16". Mi arrendo, non ci ho capito niente. "Vede?". Quindi nessuna scalata? "Nessuna scalata. Ho cominciato a comprare Rcs nel 2004. Avevo partecipazioni in Bpi, Bnl, Antonveneta, Capitalia. Volevo diversificare". Che fine ha fatto il suo 21%? "Venduto sul mercato. Lo voleva Lagardère ma non ci siamo trovati sul prezzo. Lo avevo offerto anche al patto di sindacato dell'Rcs. Anche loro mi avevano offerto poco". Voleva sedere al tavolo dei Tronchetti, dei Della Valle, dei Bazzoli. Ambizioso... "Gli imprenditori sono ambiziosi. Vogliono stare con persone al top". Le sue disgrazie cominciano da lì. "Disgrazie? Esperienze di vita. Fanno parte del gioco". Questo è vero ottimismo. "Non sono mica andato in galera per aver seviziato dei bambini. Non ho fatto niente di male". Le piace la ricchezza? "Le cose materiali mi piacciono, ma non sono fissato. I soldi sono come i dolori, chi ce li ha se li tiene!". La sua vita. "Famiglia di umili origini. Lavoro a 14 anni. Niente adolescenza. Comincio a 18 anni a fare affari. Mia madre mi regala un terreno. Io lo dò a un costruttore locale in cambio di appartamenti. Ci guadagno 240 milioni. Compro altri 10 appartamenti". Poi s'è messo a fare l'odontotecnico. "Ho aperto degli studi dentistici dove operavano altri. Io portavo clienti, gestivo l'amministrazione". Il suo socio morì ammazzato. "Non era il mio socio, era il medico dal quale da giovane andavo a studiare. Fu ucciso dall'amante della moglie. Hanno perfino scritto che ero coinvolto". Ce l'hanno con lei. "Chi non ha una storia alle spalle, o almeno due cognomi, desta sospetto. Se costruisci la tua fortuna con le tue mani devi per forza aver fatto qualcosa di illegale". Lo diceva Marx... "Ho fatto degli errori ma non potete massacrarmi per tutta la vita". L'errore più grosso? "L'operazione su Rcs. Oggi opererei diversamente. Bisogna essere accreditati. Non è che la mattina ti svegli e compri. In Italia non si può fare". Ma l'aggiotaggio? "Se uno in tre mesi compra il 15% delle azioni dove non c'è flottante, il titolo sale". Lei dichiarò: "Voglio acquistare il 20%". E subito dopo telefonò al suo brocker: "Vendi". "Assolutamente falso. Frasi mai dette. Il brocker lo chiamo tutti i giorni. Come tutti gli uomini di finanza, compro e vendo. Se sfoglia i giornali è aggiotaggio continuo. Ma l'unico arrestato per aggiotaggio sono io!". E' per farsi accreditare presso Prodi che incontrò Angelo Rovati, uno dei suoi principali collaboratori? "Rovati dice scemate. Dove c'è di mezzo uno di successo si intrufola subito. Mi telefonò per farmi gli auguri del matrimonio e mi passò Prodi. Fine! Non cercavo niente! Rovati è un chiacchierone. Va per salotti a prendere in giro le persone che lavorano. Mi mise in difficoltà raccontando che avevo detto una volgarità su mia moglie. Mentiva, naturalmente. Rovati è una mezza cartuccia, una larva". Che ricordo ha della prigione? "Terribile. Però, essendo conosciuto, sono riuscito ad avere un trattamento particolare". La singola? "Certo, ero in infermeria. Trattato con guanti bianchi". I carcerati le urlavano: "A Ricù, dacce li sordi". "Ero l'idolo lì dentro". Il carcere le ha fatto perdere amici? "Se scendiamo sotto casa non c'è persona che non mi saluti, che non voglia la foto con me. La gente ha capito perfettamente che sono la vittima". Qualcuno le ha tolto il saluto? "I primi tempi. Dopo si è snocciolata tutta la verità". Qualche salotto ha smesso di invitarla... "A me nessun salotto mi ha mai invitato". Le piace Berlusconi? "Chi è passato attraverso un'esperienza come la mia alcuni valori li deve perorare. Ti senti in dovere di fare qualcosa per migliorare questo Paese. Ma poi siamo agli antipodi. Berlusconi esaspera alcune cose". Quali? "I comunisti. E' un uomo intelligente. Non può pensare che ci siano ancora i comunisti". Salta fuori il "compagno Ricucci". Voterà per il Pd? "Se Veltroni non avesse imbarcato Di Pietro lo avrei votato". E quindi per chi vota? "Per l'altra coalizione". Della Valle è un suo nemico? "Come imprenditore mi piace. Ma come uomo...". Aveva detto: "Ricucci è un ragazzetto che ha fatto il passo più lungo della gamba". "Quale gamba? La sua? Ha la gamba corta, è basso, sembra un pinguino". Ma perché ce l'ha con lei? "Perché è giustizialista. Ma è strano". Strano perché? "Perché all'inizio avevamo un buon rapporto. La prima operazione sulle Rcs me la fece fare lui". A lei che cosa manca? "La cultura che hanno quelli di sinistra". Si è laureato alla Clayton, l'università di San Marino. "Mi hanno detto che ho pagato la laurea. Nel mio corso c'era anche Ligresti. Nessuno ha preso in giro lui. Ligresti è un grande imprenditore, io un deficiente". A San Marino. Sembra come alla Cepu. "Avere un titolo di studio in economia, per chi si occupa di finanza, è una cosa utile". Gli altri furbetti... Fiorani. "Mi sono fidato di lui. Ma come potevo sapere che c'erano dei falsi in bilancio?". Fuori di galera, Fiorani è andato al Billionaire. Lei disse: "S'è bevuto il cervello". "E lui si arrabbiò. Ma che senso aveva dare un'intervista a Lucignolo, andare in giro a farsi fotografare con tronisti vari? Nella vita si può sbarellare ma uscire dalla sala rossa della Banca d'Italia per entrare al Billionaire è troppo. Se domani mi vede ballare su un cubo, cosa pensa di me?". Gnutti... "Ho fatto delle operazioni con lui. E' un imprenditore molto valido...". Coppola... "Mi ha sempre un po' emulato. Ma non ho mai scambiato un bicchiere di coca cola con lui". Consorte... "Mai fatto niente con lui". Fazio... "L'ho incontrato due volte". Per quali motivi? "Avevo il 4.9% dell'Antonveneta e della Bnl. Da chi dovevo andare? Dal farmacista? Andavo dal governatore della Banca d'Italia, uomo di grande cultura. Dire che è per bene è dire poco. È stato totalmente raggirato". Statuto... "Sono stato con lui due o tre volte, in barca, a cena. E' una brava persona". Paolo Mieli ha detto: "Ricucci è molto intelligente, furbo e pronto". "Lo stimo molto. Non sono contro i direttori. Solo contro quelli che usano i giornali per dire cose stupide". Tipo? "Tipo De Bortoli. Ho tre cause con il Sole 24 Ore. Non passa settimana in cui non scrivano falsità su di me". Vi conoscete? "Manco lo voglio vedere". Chi le piace nella politica? "La Finocchiaro, D'Alema, Nicola Latorre, Berlusconi, Bertinotti, Pisanu, Cicchitto. Bossi. Maroni". Chi non le piace? "Quelli che estremizzano. Di Pietro, Giordano, Diliberto, Tabacci: accusano gratuitamente, senza conoscere". Lei colleziona orologi. "L'uomo non compra gioielli. Compra orologi". Adesso cosa ha al polso? "Un Patek Philippe. E' molto importante". Roba da 200 mila euro. "Grosso modo". Fuma Marlboro. Pacchetti da 10. "Meno ingombranti e più chic". Auto, sempre Mercedes. Quante? "Quattro, credo". Nere. "Mi piacciono le cose semplici, minimaliste. O bianco, o nero, o blu. Tutte le mie case hanno questi colori". Di Anna che cosa le è rimasto? "Un buon ricordo". E' ancora innamorato. "Anna è ancora mia moglie. E' una donna eccezionale. Tutti mi dicevano di non frequentare la gente dello spettacolo. Ma io me ne sono fregato. Quando tu ami una persona... Anna mi ha dato molto, e io molto a lei". Perché se ne è andata? "Non ha retto allo tsunami giudiziario". Che cosa le manca di lei? "Tutto. La simpatia, la leggerezza, la complicazione. Arrivi a casa e la trovi che cucina! Il primo regalo che le ho fatto è stato un aspirapolvere". Che cosa si rimprovera? "Di averla trascurata. Anna è come una pianta. Se non dai l'acqua ai tulipani...". Anna va innaffiata. "Tutti i giorni. E' fragile. Il suo problema è la famiglia invadente. Perfino le vacanze si facevano col fratello, la cognata, i nipoti, la mamma". Che cosa rimprovera ad Anna? "Di non aver avuto fiducia in me". La vorrebbe riconquistare? "Mai dire mai. Ma l'incantesimo si è rotto e i cocci non mi piacciono". Vi vedete? "No. E' bene così. Se Anna trova chi la fa star bene, sono la persona più felice del mondo". Non ci credo. "Felice da un lato. Infelice dall'altro". Lei ha successo con le donne perché è ricco? "Non pago le donne. Non sono né gobbo né ciccione. Sono alto 1,76 e peso 73 kg. Ho carisma, sono divertente, piacevole, simpatico. Così dicono". Anna è la persona che ama di più? "La persona che amo di più al mondo è mio figlio Edoardo". I suoi difetti. "Mi fisso su degli obiettivi sapendo che sto sbagliando". Capoccione. "Testardo". Pregi? "Non sono rancoroso né invidioso. Sono ottimista, aperto a nuove cose". Sta cercando un nuovo amore? "L'amore non si cerca, l'amore arriva". I giornalisti che non le piacciono. "Lerner. Formigli. Deaglio. Biondani. Barbacetto. Gabanelli. Hanno scritto e detto una marea di baggianate". I film che le piacciono. "Quelli d'azione e quelli d'amore. Purché finiscano bene. Voglio storie in cui alla fine vince il buono. Non sopporto gli eroi negativi". Gioco della torre. Mentana o Vespa? "Vespa è troppo pomposo e cerimonioso. Mentana è un mio amico". D'Alema o Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po' tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E pensare che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica bene e razzola male. Non salvo nessuno dei due". Ce l'ha con i giudici? "Dipende. Il dottor Greco è un magistrato preparatissimo. Parlare con un competente è la salvezza". Lei ha patteggiato su Antonveneta. "Una maniera per continuare a fare il proprio lavoro". Patteggerà l'aggiotaggio per la Rcs? "Non patteggio quando non mi sento colpevole". Berlusconi o Fini? "Berlusconi è un essere sovrannaturale. Ha sempre eccelso in tutti i campi. Ha avuto successo nonostante tutti gli fossero contro. Per me è un esempio".

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Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti Posted By redazione On 7/4/2008 @ 8:36 In Apertura#1 | 1 Comment E a una settimana dal voto, scatta la sindrome "voto nullo". Anche gli elettori più esperti, considerata la "scheda lenzuolo" uscita dal Viminale, dicono gli esperti, rischiano di non riuscire a manifestare correttamente la propria preferenza politica dentro la cabina elettorale. Per le due principali coalizioni (Pd-Idv, Pdl-Lega al Nord e Pdl-Mpa al Sud) c'è il pericolo concreto di essere privati di voti validi. Il perché è presto detto: i simboli di tutti i partiti sulla scheda sono molto ravvicinati. Quelli delle coalizioni (Pdl e Lega-Mpa, ma anche quelli di Veltroni e Di Pietro) sono praticamente attaccati. Per cui l'elettore dovrà apporre una croce sul "suo" partito senza sfiorare il simbolo che gli è vicino. Fosse pure quello di un movimento politico alleato. Se così non fosse il voto potrebbe essere considerato nullo. I più esposti a questo rischio sono gli elettori che avranno in mano più schede, come i cittadini di Roma che voteranno per Municipio (scheda grigia), Comune (azzurra), Provincia (verde), Camera (rosa) e Senato (gialla). Sulle schede di Camera e Senato la croce dev'essere una sola e deve essere scritta solo ed esclusivamente dentro il quadrato che contiene il simbolo prescelto, pena nullità. Qualsiasi scritta sulla scheda (fosse anche il nome di uno dei candidati premier) compromette la validità del voto. Esattamente come non è consentito assolutamente manifestare le proprie idee politiche al seggio, pena la nullità del voto, né tantomeno portare dentro la cabina [1] telefonini o macchine fotografiche. In questo caso l'elettore rischia una denuncia penale, non l'annullamento del voto. Ma di cambiare la disposizione dei simboli e ristampare la scheda, il Viminale non ne vuole sapere. Anzi, dice il ministro Amato, mettere tutti i simboli in fila verticale, l'uno accanto all'altro i due simboli delle due coalizioni: "Sarebbe incostituzionale perché darebbe alle stesse coalizioni una visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli altri simboli". In una lettera a la Repubblica il ministro dell'Interno scrive che : "È stato il Parlamento alla quasi unanimità a consentire a tutti di presentare simboli e liste senza bisogno di raccogliere le firme". Inoltre cambiare le schede non è possibile perché c'è chi ha già votato "e quindi si [2] invaliderebbe tutto il processo elettorale facendo votare gli elettori con schede fra loro diverse". Ma sul voto, e soprattutto sulla possibilità che gli elettori possano esprimerlo correttamente, è ormai scontro. Innanzi tutto tra i due "big", Walter Veltroni e Silvio Berlusconi : in seconda battuta anche tra i loro rispettivi alleati. Primo tra tutti: Umberto Bossi che minaccia addirittura di imbracciare "i fucili contro la canaglia romana" che non vuole ristampare le schede. Una provocazione che scatena reazioni durissime come quella del segretario del Pd che, rivolgendosi direttamente al suo avversario "che si è candidato a guidare il Paese", chiede come si possa candidare a ministro delle Riforme una persona che "dica queste cose". Il Cavaliere, che aveva lanciato un appello al Capo dello Stato per evitare ogni possibile confusione nei seggi, risponde per le rime a tutti quelli che, come il ministro dell'Interno Giuliano Amato, ma anche Veltroni e Franceschini, "leggono" nel "nervosismo" del Pdl un timore per il risultato elettorale. "Io non ho paura di perdere" ha tuonato da Palermo Berlusconi "è un'assoluta menzogna. La questione schede è stata sollevata dal Pd, con Franceschini che ha telefonato a Gianni Letta, e io ho concordato sul fatto che ci possano essere incertezze e confusione". Il distacco tra Pd e Pdl, sottolinea, "lo conosco ed è evidente". Veltroni non risponde, ma al suo posto è Dario Franceschini a buttare benzina sul fuoco dicendo che probabilmente l'ex premier sta tirando in ballo la storia delle "schede-confuse" solo per avere una scusa pronta nell'imminenza della sua "vicina sconfitta". Ammette di aver telefonato lui a Letta per segnalare il problema dei simboli troppo attaccati, ma poi, ad aver alzato tutta questo polverone sul caso-schede, è stato il Cavaliere perché "è sempre più in affanno". Berlusconi contrattacca e spara a zero contro l'ex sindaco di Roma. Prima lo definisce "Walterino Settedoppiezze" e poi ne elenca davanti ad una platea di fans "tutte le cose che aveva detto e che poi non ha fatto" e tutte le promesse elettorali che non potrà mantenere per totale assenza di soldi. Al di là del "caso-schede" il duello tra i "big" continua. Con battute al vetriolo. L'ex sindaco definisce quella di Berlusconi una leadership "stanca e logorata", mentre il leader del Pd conclude il suo intervento a Palermo con una domanda: "Volete che Veltroni realizzi il suo sogno e vada in Africa?". Un coro di "si" è la risposta. Il VIDEO servizio: n n Per evitare il caos in cabina e ridurre il rischio di invalidare il voto, il Pdl chiede che si ristampino le schede elettorali. Siete d'accordo? Sì No Mostra i risultati.

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L'Expo, i grattacieli e il cemento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultra ed eccellenze. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Scritto in Varie 1 Commento " (1 votes, average: 1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (203 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 2.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (15 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (20 votes, average: 3.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (19 votes, average: 3.16 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (18 votes, average: 1.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (20 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (19 votes, average: 3.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average: 2.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (26) Ultime discussioni Davide: Ripropongo il commento dell'altro post sul expo 2015. Ben vengano i grattacieli, ben venga l'expo!... Fabio.G.: Rispondo alla Sig.ra Agnese: Sono nella sua stessa situazione:è una vergogna "politicamente... AGNESE: BOH!!!!! Aiutatemi non capisco, 62 anni, italiana, figlia di italiani, nata e vissuta in Italia. Inizio a... folletto: Sono felice di essere nata a Milano! Mi auguro che i lavori per l'EXPO'non abbiano la... Antonio: LETTERA APERTA PER IL PRESIDENTE BERLUSCONI Carissimo presidente Berlusconi, sebbene certo che sarà molto... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Il Senatur e i "fucili" Berlusconi frena: "Ministro? 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Elezioni: macché Veltrsuconi. Il New York Times incorona Ferrara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni: macché Veltrsuconi. Il New York Times incorona Ferrara Posted By redazione On 7/4/2008 @ 8:27 In Apertura#4 | No Comments Ormai è un classico di stagione. Per lo meno, di quella del voto. Ovunque vada, il candidato Giuliano Ferrara riceve dure contestazioni, a colpi di uova e insulti. Domenica 6 aprile, a Crema, i contestatori si sono spinti anche un po' più in là: hanno dato alle fiamme una specie di spaventapasseri con l'immagine della sua faccia. Ma non che lui si fermi per questo, ci mancherebbe. Anche perché altrimenti verrebbe meno alla mission che uno tra i più importanti quotidiani internazionali gli ha, indirettamente, riconosciuto. A incoronare il direttore del Foglio come la "personalità politica più avvincente" della campagna elettorale in corso in Italia è stato [1] il New York Times. Le doti dialettiche e intellettuali del giornalista sono in grado quantomeno di evidenziare, scrive il Nyt, "il vuoto di potere" esistente in questo momento nel Paese, tanto quanto "uno sguardo veloce" del potere. Più dei candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i "soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino". Il lungo articolo che porta la data del sei aprile non appare, in realtà, come un mero applauso incondizionato alla figura del giornalista e polemista, bensì come un amaro riconoscimento che nel desolato panorama politico italiano è la sua figura a staccarsi con maggiore forza. In una corrispondenza da Roma firmata Rachel Donadio, non si esclude una possibile vittoria alle elezioni del "carismatico miliardario leader del centro destra Silvio Berlusconi" che "potrebbe ancora una volta riemergere dalle ceneri", e questa volta "per sconfiggere Walter Veltroni, un baby boomer amante del rock'n'roll che si è appena dimesso da sindaco di Roma". In mezzo a tale poco luminoso contesto ("La vita politica dell'Italia è sempre stata assurda", afferma Rachel Donadio), Giuliano Ferrara è "un provocatore e un barometro culturale, in sintonia con la disperazione dell'umore nazionale". Oltre che "un ateo che chiede all'Italia di diventare religiosa" e un "comunista trasformato in conservatore, l'intellettuale provocatore più melodrammatico e mutevole" del Paese. E così, conclude questo [2] strano endorsement a stelle e strisce: "Più della real politik dei candidati principali, Ferrara, evitando il politichese, con la sua insistenza nelle idee, incide nelle ansie dell'Italia sul futuro dell'Europa, la perdita delle identità nazionale, l'aumento dell'immigrazione, il declino del credo cristiano". Tutte considerazioni che i feroci contestatori del [3] leader della lista "Aborto? No grazie", non condividono. O non le hanno lette.

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Bossi col fucile: <Schede porcata> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bossi col fucile: "Schede porcata" Il leader leghista: "Pronti a fermarli con le armi". Veltroni: "Ma dove viviamo?" M. D. C. Roma Se il leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il tempo". E anzi, al Pd che si associa al ministro dell'interno Amato, secondo il quale è impossibile cambiare adesso la disposizione dei simboli e comunque non esiste un rischio brogli, Silvio Berlusconi risponde: "Questa questione delle schede non l'ho sollevata io, non è una mia iniziativa. Sono loro, quelli del Pd che hanno telefonato preoccupati ai nostri rappresentanti. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema, allora abbiamo preso anche noi visione delle schede". A questo punto, il vice di Walter Veltroni, Franceschini, non nega di aver avuto se non altro una conversazione con Letta sulla questione: "Ho avuto uno scambio di opinioni telefonico, come è normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda elettorale prevista dalla legge Calderoli rischia di confondere". Epperò Franceschini spiega di averne parlato anche con Amato, e il titolare del Viminale "ha spiegato bene che il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge". Conclusione: "Berlusconi è sempre più in affanno per la ormai vicina sconfitta: tra denunce di brogli, schede che inducono a errore e smentite continue, strumentalizza ogni cosa". E il Cavaliere si inalbera: "Franceschini dice una assoluta menzogna". La polemica procede con questo tenore, finché non arriva Umberto Bossi, il cui simbolo è appiccicato a quello del Pdl, a renderla più schioppettante. Come risolvere il dilemma? Il senatùr ha sempre la solita soluzione a portata di mano: "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Come prima indicazione, per la verità, il leader leghista invita tutti a fare " molta, molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto controllo". E solo "se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto". Commenta Veltroni: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle riforme. Ma dove viviamo, dove siamo?". Anche Antonio Di Pietro, il cui simbolo è appiccicato a quello degli alleati del Pd, con toni decisamente meno bellicosi insiste per la ristampa delle schede, sostenendo: "In privato tutti mi danno ragione, ma in pubblico mantengono un omertoso silenzio. Per ipocrisia politica ognuno fa finta di stare dalla parte della propria forza politica anche quando sbaglia".

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<Quel giochetto del voto utile> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Quel giochetto del voto utile" Nuovo scontro fra Pd e sinistra. Bertinotti a Franceschini: io come Nader? Qui non è l'America "Se nel 2000 avesse vinto, Al Gore, niente Iraq e firma su Kyoto, cambiava il corso della storia". Fair play addio, i veltrones a caccia di voti attaccano l'arcobaleno. Che la prende malissimo. Il candidato premier: "Ormai tra i democratici e noi rapporti pessimi. Credono di stare negli Stati uniti. Ma lì c'è un sistema presidenziale" Daniela Preziosi "Bertinotti come Nader, rischia di far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta, il partitone prende la rincorsa per il rush finale, all'inseguimento del più che probabile vincitore, Silvio Berlusconi. Quindi al diavolo fair play, il Pd attacca a testa bassa a sinistra, rispolverando il più classico armamentario del 'voto utile' contro i partiti minori. Ieri Dario Franceschini, numero due del loft, da Repubblica esibiva il suo non originale ragionamento: "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no ma la realtà è questa. Nader fu responsabile della vittoria di Bush". Nel 2000, nella sfida tra Bush e Al Gore l'outsider ambientalista prese il 2,7 per cento. "Se quei voti fossero andati ad Al Gore il corso della storia sarebbe cambiato". Niente guerra in Iraq, elenca, firma sul protocollo di Kyoto, forse persino niente recessione mondiale, azzarda. Morale, appello ai lettori-elettori: "Riflettete bene, la vittoria può arrivare anche per un voto in più". Fausto Bertinotti risponde per le rime: "Brutta pagina. Se uno volesse tenersi sullo stesso piano risponderebbe che il Pd si è reso responsabile della vittoria di Berlusconi perché ha scelto di rompere l'alleanza del centrosinistra. Questo argomento non l'ho mai usato perché penso che la politica, quando è seria, guadagna il consenso sul proprio programma". Meno diplomatico Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia: quello di Franceschini è "un giochino un po' sporco", meglio essere "un po' più seri e ricordare che il governo Prodi è caduto a causa di Mastella e di Dini". "A Franceschini - ha continuato Vendola - vorrei dire che è meglio che non ci provi perché la scorrettezza può essere accettata fino a un certo punto. Ciò che fa vincere Berlusconi è la delusione che il centrosinistra ha determinato quando non ha realizzato quello che aveva promesso in campagna elettorale e non Bertinotti che ha il coraggio di parlare contro la legge 30 che il Pd - ha concluso il Governatore pugliese - non vorrebbe cambiare". Il resto dei candidati dell'arcobaleno la prende anche peggio. I sondaggi, non sono lusinghieri, e il timore è che il ragionamento sul voto utile attecchisca, in qualche settore del proprio elettorato. Quelle di Franceschini sono "informazioni false e scorrette", intanto perché "non si vota per eleggere un presidente, ma per il parlamento", poi anche perché "se la Sinistra supererà le soglie di sbarramento, in particolare al Senato, almeno la metà più uno dei seggi sarà tolta a Berlusconi, rendendogli così più difficile avere la maggioranza in Senato". Per Franco Giordano il Pd si sta abbandonando a un finale di campagna "greve", ma in realtà teme, dopo la sconfitta, "una resa dei conti all'interno del Pd" e prova a buttare la croce sulla sinistra. In fondo, aggiunge Angelo Bonelli, si tratta proprio di un segnale di debolezza, "il Pd è consapevole di non riuscire a sfondare nell'elettorato". Alla fine della giornata Fausto Bertinotti torna sull'episodio, con amarezza. "I rapporti del Pd nei nostri confronti sono pessimi", dice durante un'iniziativa a Bologna. "Queste cose di Franceschini non solo solo sgradevoli ma anche un po' allarmanti. Non si accorgono di essere sostanzialmente anti costituzionali". Fingono che l'Italia sia l'America, spiega, "non rendendosi conto della differenza abissale dei due sistemi politici, essendo il nostro una repubblica parlamentare e quella un repubblica presidenziale". La battuta di Franceschini rivela dunque una mentalità presidenzialista, "e questo non è proprio praticabile". E sarà bene tenerlo a mente quando, in parlamento, si tornerà a parlare di riforme istituzionali.

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Al voto berlusconi chiama in causa franceschini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto berlusconi chiama in causa franceschini Ci mancava solo la scheda pastrocchio Il Pd minimizza, Bossi rispolvera i fucili Per Tonini "fa schifo perché è conseguenza della legge" La scheda elettorale con cui si andrà a votare alle prossime elezioni non piace proprio a nessuno. Ma ormai è oggetto di un duro scontro: "Colpa della legge Calderoli", dice il centrosinistra. "Le schede vanno ristampate. Anche Franceschini ci ha chiamato preoccupato qualche giorno fa" rilancia Berlusconi. Mentre il diretto interessato ribatte: "Era un normale scambio di opinioni. Amato ha applicato la legge e Berlusconi è in affanno". E in serata Umberto Bossi va giù pesante con un suo cavallo di battaglia: "Questa volta prendiamo i fucili". Conclusione? Anche se la scheda è un pastrocchio è difficile che cambierà. Ma il pastrocchio rimane. Basta vedere il fac-simile. È vero: le norme applicate da Amato sono le stesse del 2006. Ma, allora, il raggruppamento di molte forze faceva sì che ognuna delle due principali coalizioni stesse su una riga. Un caso determinato dal fatto che lo spazio era occupato da ben undici partiti. Cosa che non accade con l'attuale scheda: "Non è in discussione la legalità o la correttezza di Amato. Ma, graficamente, è una scheda poco intuitiva, su cui è facile sbagliare" dice Massimo Villone. Vediamo il pastrocchio: i loghi dei vari partiti, disposti orizzontalmente, sono separati tra loro di circa mezzo centimetro (cioè sembrano quasi attaccati, a colpo d'occhio), eccezion fatta per quelli delle due coalizioni (Pdl e Lega, Pd e Idv), che risultano invece uniti. Con la conseguenza che un elettore - sempre a colpo d'occhio - potrebbe essere indotto a tracciare una croce tra i due simboli della coalizione, rendendo così nullo il voto. Ce ne sarebbe abbastanza per cambiarla. Il rischio maggiore, dunque, riguarda le due coalizioni: non solo Berlusconi che ha sollevato il problema, ma anche il Pd. Una cosa è certa: la confusione regna sovrana. Ci scherza su Cesare Salvi della Sinistra arcobaleno: "Prima dicono che vanno da soli, poi fanno le coalizioni, e poi si dispiacciono che l'alleato sta appiccicato sulla scheda". E Renato Mannheimer afferma: "La confusione sulla scheda c'è perché uno è spinto a votare la coalizione a quindi a fare la croce in mezzo. Non lo vedo però come un fattore determinante per l'esito delle elezioni". In questa confusione, alla fine il cittadino risulterà informato, dai giornali, dal ministero, dalle tv? "No. Il cittadino "normale", ovvero un non addetto ai lavori non è raggiunto dall'informazione. In linea di massima va a cercare il proprio partito e ci mette una croce sopra". Al loft minimizzano, sdrammatizzano, difendono Amato: "La legge fa schifo e la scheda fa schifo perché è conseguenza della legge" dice Tonini. E aggiunge: "Questo dibattito è strampalato. Non vedo un peggioramento rispetto all'altra volta. Anche allora c'erano una pletora di simboli e anche allora c'era il problema del tratto di penna che invade il campo vicino". Spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti: "Non drammatizzerei. È sufficiente una buona campagna informativa del ministero degli Interni per far arrivare il messaggio ai meno politicizzati". Gli uomini del segretario del Pd vorrebbero chiudere la polemica al più presto. Ma l'alleato Di Pietro è un fiume in piena e denuncia la confusione: "Il problema lo avevo sollevato mandando una raccomandata ad Amato e una al presidente della Repubblica ma non ho ricevuto risposta. Poi è intervenuto Berlusconi. Vuole sapere quale è la verità?". Quale è? "In privato mi danno ragione tutti, dico tutti, e in pubblico si defilano. Ora so che cosa mi vuole chiedere: e Veltroni?". Appunto, e Veltroni? "Per l'appunto, non le rispondo". Ma manca una settimana al voto? "E che c'entra. Il Viminale non può rispondere che le schede sono già fatte dal momento che Amato disse: se si riammette la Dc di Pizza, le ristampiamo. Perché ora non si possono ristampare? Non può esserci nessuna legge ordinaria che prevalga sul diritto costituzionale garantito al cittadino per un voto informato". E sul ministero dell'Interno Di Pietro attacca: "Gli spot governativi che stanno andando in onda in queste ore sulle emittenti televisive mostrano una scheda che ha i simboli in verticale e non come è stata disegnata quella per il 13 e 14 aprile. È quasi pubblicità ingannevole". Morando taglia corto: "Amato è stato ineccepibile. E la scheda è stata fatta sulla base di un decreto fatto due anni fa. Se ne rendono conto tutti ora?". La confusione continua. 07/04/2008.

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Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni Tra i lavoratori cresce il fronte pro-Spinetta L'accordo con AirFrance si fa più vicino Anche il board spinge per una rapida conclusione Il silenzio che AirFrance-Klm sta opponendo a ogni tentativo del governo uscente di ricostruire il tavolo con Alitalia e i sindacati non è necessariamente un preludio alla catastrofe. Oggi Jean-Cyril Spinetta non dovrebbe chiedere un voto al suo cda: secondo fonti vicine al dossier, si limiterà ad aggiornare il board sulle trattative con la compagnia di bandiera italiana. Il numero uno del vettore franco-olandese informerà dunque i consiglieri che la prima delle tre condizioni per mandare in porto la trattativa con Alitalia - l'assenso dei sindacati - non si è verificata. Questo non vuol dire la fine del negoziato, ma certamente che la palla della difficile partita resta in campo ai sindacati. Il negoziato potrà riprendere soltanto se le nove sigle faranno marcia indietro sulle controproposte che hanno portato alla rottura del tavolo con i francesi. Come ha rivelato sabato anche il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, i francesi tornerebbero soltanto per firmare l'ultima offerta avanzata ai rappresentanti dei lavoratori, non più per trattare. Sulla situazione pesa anche la protesta dei lavoratori, un fronte pro-Spinetta che sta crescendo di giorno in giorno e che ha assunto da subito un evidente carattere di fronda anti-sindacale. E probabilmente lo sciopero della fame iniziato da cinque assistenti di volo ha ispirato ieri la chiara presa di posizione dei due sindacati più importanti delle hostess e degli steward, l'Anpav e l'Avia, che hanno fatto sapere di volere l'accordo con AirFrance-Klm e hanno chiesto "formalmente" a Spinetta "a riprendere immediatamente il confronto". Infine, a Gianluca Morale e ai suoi quattro colleghi si uniranno oggi circa 200 persone, dipendenti, familiari e pensionati Alitalia che faranno uno sciopero della fame e della sete simbolico di un giorno per convincere i francesi a non gettare la spugna. In ogni caso la ripresa del negoziato slitterà certamente a dopo le elezioni. Anche perché dal risultato delle urne dipenderà la realizzazione o meno della seconda condizione per l'acquisto di Alitalia posta dai francesi, il via libera del nuovo governo. Le prospettive sono tre: se Berlusconi vince le elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente di tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la trattativa si potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel caso più probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo al Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie sulla formazione del nuovo governo: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma l'obiettivo sarebbe realisticamente quello di chiudere la partita in fretta. Certo, sulla trattativa pende l'incognita di un rientro di Lufthansa o dell'ingresso in campo della famigerata cordata italiana, ma al di là di generiche manifestazioni di interesse o di singoli annunci-spot, sia l'una che l'altra faticano ancora a materializzarsi. Ora il tempo stringe per Alitalia, alle prese con una liquidità in rapido esaurimento. Domani è convocato il cda che farà il punto sulle ultime notizie in arrivo dalla Francia delle trattative ma soprattutto sulla situazione finanziaria. Dalla Magliana spiegano che dopo la rottura con i francesi era scontato il recupero del "piano di transizione/sopravvivenza" dell'autunno scorso. Dove erano scritti però chiaramente i motivi per trovare in fretta un acquirente per la disastrata compagnia di bandiera: senza una "consistente" ricapitalizzazione, si legge, "il rapporto tra indebitamento finanziario netto e mezzi propri" è destinato a crescere "dal livello di circa 1,1 di fine 2006 a un livello prossimo a 6 a fine 2010". Dunque, considerando il tassativo divieto di Bruxelles di varare aumenti di capitale finanziati dal Tesoro, considerando anche che il quadro delineato a settembre "è peggiorato enormemente", come sottolineano fonti di Alitalia, l'urgenza di concludere con AirFrance è oggi più forte che mai. Lo spettro del commissariamento è dietro l'angolo: il board non aspetterà certo l'ultimo centesimo rimasto in cassa per alzare bandiera bianca. I consiglieri rischiano in prima persona, se danno l'idea di trascinare il disastro troppo in avanti: l'accusa potrebbe essere quella di "mancato fallimento". 07/04/2008.

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Il punteruolo angeletti si sente da champions league (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il punteruolo angeletti si sente da champions league Silvio pensa all'elefante, Veltroni trascura Voghera Ormai, anche nell'arte dell'insulto, Silvio Berlusconi si è raffinato. Due anni fa disse che chi votava centro-sinistra, cioè catto-comunista, era un "coglione". E aveva ragione, o meglio, molti elettori di centro-sinistra fecero una manifestazione in cui si auto-proclamavano coglioni. E rivendicando quello che pareva un insulto, lo disinnescarono. Come il quadro di Magritte in cui è disegnata una pipa ma una scritta avverte: questa non è un pipa. Le persone che andavano in giro con il cartello io sono un coglione provavano, con qualche a rischio, a fare qualcosa del genere. Ha funzionato? Forse sì, visto che Berlusconi ha cambiato tattica, anche se la strategia è sempre la stessa. Dare del coglione a chi vota centro-sinistra. La settimana scorsa ha detto che chi vota Pd non è coglione. Perché? Avrò letto Non pensare all'elefante! di George Lakoff (Fusi orari, prefazione di Ferruccio de Bortoli). Lakoff sostiene che dire di non pensare a un elefante è un modo per far passare il concetto dell'elefante. L'immagine, il suo schema, psicologico e verbale, è più forte della negazione logica del non pensarci. Si scrive "non pensare all'elefante" ma si legge "pensare all'elefante, no". Si scrive "chi vota Pd non è un coglione" e si legge "chi vota Pd è un coglione, no"? Casalinghe assicurate. Intanto - anche questa rubrica rispetta la par condicio - Veltroni punta all'elettorato più o meno disperato delle casalinghe. In un incontro alla Garbatella con un gruppo di casalinghe ha rilanciato la proposta di una assicurazione automatica e gratuita per le casalinghe contro gli infortuni domestici. Plaude la presidentessa della Federcasalinghe: viene finalmente dato, dice, "il giusto valore al lavoro di tante mamme casalinghe, per un mestiere rischioso, delicato e duro. Siamo convinte che anche sul tema della sicurezza nelle abitazioni potremo rivolgerci con convinzione al Partito democratico". Cercando su internet qualche reazione delle casalinghe per eccellenza, quelle di Voghera, ci si imbatte, grazie a Wikipedia, nella ricostruzione che il divertente e intelligente Gianluca Nicoletti, in alcune puntate di Melog (la stagione scorsa), su Radio24, ha realizzato grazie agli ascoltatori. Le casalinghe di Voghera (espressione resa da celebre da Alberto Arbasino, Nanni Moretti in Sogni d'oro lanciò la casalinga di Treviso): le "casalinghe di Voghera" erano anche donne che attiravano i propri clienti stando sull'uscio della porta delle case di una celebre via di Voghera. Della prostituzione non si occupa nessuno? Sindacalismo percepito. Sostiene Angeletti, della Uil, a seguito delle critiche rivolte al ruolo dei sindacati nelle recenti vertenze di lavoratori, che non esiste un accordo sindacale buono oggettivamente. Dipende, dice, da come viene "percepito" dai lavoratori. Dopo l'inflazione percepita, il clima percepito, arriva anche il sindacalismo percepito. Quando gli viene chiesto - dal Corriere - della "casta" dei sindacati e delle loro tattiche, Angeletti si lancia in una metafora calcistica ardita: "Quando a Palazzo Chigi entriamo io, Bonanni ed Epifani siamo micidiali. Sembriamo una squadra da Champions League". Ma non ha visto che fine hanno fatto le squadre italiane nella ex Coppa campioni? Quando gli chiedono come giocano, lui, addirittura, s'allarga. Zona, uomo, melina? O, perché no, tridente "berluscononiano"? "Macchie. La Juve del Trap: ciascuno ha il suo ruolo, sa quel che deve fare. Basta che ci guardiamo in faccia. Un'occhiata e vanno in crisi". Cgil Champions Uil. 07/04/2008.

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Lunedì prossimo, comunque vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una buo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prossimo, comunque vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una buona ragione per sorridere: i tesorieri. Sì, perché la legge che regolamenta i cosiddetti "rimborsi elettorali" - un euro per ogni voto - non prevede l'interruzione dei pagamenti in caso di interruzione della legislatura. In altre parole, i partiti continueranno a incassare fino a tutto il 2010 circa 100 milioni l'anno legati alla legislatura appena chiusa anticipatamente, ovviamente suddivisi tra loro sulla base del risultato elettorale del 2006. E altri 100 milioni (l'anno) arriveranno nelle loro casse da adesso fino al 2012. Non c'è che dire, un discreto affare: un solo Parlamento, due rimborsi elettorali. Che poi potrebbero addirittura diventare tre, se c'è il "pareggio" o un accordo politico per nuove elezioni. Tutto dipende dalla legge, che per l'appunto sancisce che il "rimborso" (versato in cinque rate, la durata teorica della legislatura) non si interrompe in caso di voto anticipato. Una norma che peraltro crea anche qualche paradosso, con partiti "morti" che a mo' di zombies continuano a incassare le rate del contributo pubblico anche dopo la loro presunta scomparsa. È il caso di Ds e Margherita. Come indica il rapporto della Corte dei Conti sui costi della campagna elettorale del 2006, nel quinquennio i partiti prenderanno complessivamente 520 milioni di euro. Non male, se si pensa che per finanziare quella campagna le liste spesero complessivamente "soltanto" 117 milioni. Ovviamente, in alcuni casi l'"affare" è ancora migliore: Forza Italia ha speso 50 milioni e ne incassa 129, l'Ulivo con 28 milioni ne ha presi 158, ma Alleanza Nazionale con soli 6 milioni di spesa ne percepisce 62. Il record del "rendimento" delle spese elettorali spetta a Rifondazione: a fronte di una spesa di 1,6 milioni, l'incasso è di quasi 35. Certo è che si potrà discutere la finalità di questa spesa, la sua entità: ma quel che suona davvero illogico e bizzarro per il senso comune è che il finanziamento prosegua per cinque anni anche se la legislatura si è chiusa prima. "È una vergogna, una rapina che va sotto il nome di legge - dice il leader della Destra, Francesco Storace -. Appena si riunisce il Parlamento presenteremo una proposta perché questi soldi siano commisurati all'effettiva durata della legislatura". Sono d'accordo anche i Radicali, con Sergio D'Elia e Maurizio Turco, che proporranno che il rimborso sia dato soltanto per ogni euro la cui spesa sia stata giustificata. Sulla stessa linea c'è anche il ministro Antonio Di Pietro: "Noi avevamo presentato un emendamento all'ultima Finanziaria, ma non è passato. Siamo stradeterminati, obiettivamente così non si può andare avanti". Di Pietro, peraltro, afferma che i soldi dell'Italia dei Valori non sa nemmeno come spenderli: "L'altr'anno ci abbiamo finanziato la raccolta di firme sui referendum elettorali. La verità è che sono soldi che servono ai partiti storici, che devono fronteggiare grandi indebitamenti da cui devono rientrare". Semi-scomparsi democristiani e socialisti, evidentemente Di Pietro ce l'ha con gli ex-comunisti-pidiessini-diessini. Sentiamo dunque il leggendario tesoriere Ds Ugo Sposetti, che ha messo più di uno zampino nella norma sui "rimborsi". E che non ha paura di difendere "contro la demagogia e la superficialità" la causa del finanziamento pubblico della politica. "Intanto - spiega - non si tratta di un rimborso per i due-tre mesi di campagna: non è che tra un'elezione e l'altra l'attività politica si ferma. Il Pd non smette di operare". Ma i soldi a partiti estinti come i Ds? "E chi l'ha detto che sono estinti - risponde Sposetti -, mica ci siamo sciolti. I soldi dei Ds vanno al tesoriere dei Ds, cioè a me. Ci devo pagare tutti gli stipendi del personale che stava al partito". Ma la legislatura interrotta e i soldi che arrivano lo stesso? "Vuol dire che Veltroni e Berlusconi - conclude, con l'aria di non crederci molto - si metteranno d'accordo per cambiare la legge". Soldi benedetti, anche perché quasi sicuramente quest'anno i partiti spenderanno molto, ma molto meno del 2006. "Colpa" di una campagna elettorale brevissima, che tra l'altro ha reso pressoché impossibile il ricorso ai manifesti giganti 6x3, l'arma preferita di Silvio Berlusconi, che vanno "prenotati" con molto anticipo. E poi, forse, la crisi colpisce anche i tesorieri: il Pd avrebbe speso 15 milioni anziché 28, e persino la "ricchissima" Forza Italia avrebbe ridotto da 50 a 30 milioni la spesa. Berlusconi, lamentano fonti "azzurre", stavolta è stato avaro, e si è limitato ad anticipare di tasca sua le risorse. Risultato: quasi niente "6x3", lettere personalizzate agli elettori riservate solo alle Regioni più in bilico. Per il resto gazebi, camper e manifesti ordinari.

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ADORNATO (UDC). LA SECONDA REPUBBLICA è FINITA, I PROBLEMI STRUTTURALI DEL PAESE SONO ANCO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Adornato (Udc)."La Seconda Repubblica è finita, i problemi strutturali del Paese sono ancora totalmente irrisolti. Abbiamo perso quindici anni. Non c'è più tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno già governato e male: ora non ci può essere nel contempo causa e soluzione. Pdl e Pd sono contenitori senza identità e la loro strategia di esclusione di altri soggetti politici mette a rischio il futuro". Di Palma (SA). Il presidente della Provincia di Napoli alla convention all'Augusteo, davanti a circa 600 persone: "Un voto utile è un voto alla Sinistra Arcobaleno per difendere i più deboli, per poter offrire ai nostri figli un futuro più sicuro, per tutelare l'ambiente nel quale viviamo". Izzo (Pdl). "Bisogna sempre più valorizzare la creatività dei giovani artisti sanniti. Credo che sia giunto il tempo di uscire dalle secche delle manifestazioni estemporanee e di lavorare alla creazione di una Fondazione Teatro-Musica. Iacono (Ps). "Il Pd non aderisce al Pse. Non si capisce con quanta coerenza D'Alema sia ancora vicepresidente dell'Internazionale Socialista. Non si può essere Socialisti in Europa e Democratici in Italia. Per battere queste ipocrisie, per consentire che l'Italia, come tutte le nazioni Europee, sia presente nel Pse, è necessaria una forte affermazione dei socialisti". Sarro (Pdl). "Da circa due anni il Piano regolatore del Consorzio Asi di Caserta è fermo. È pronto, ma non viene approvato, né bocciato, neppure discusso dalla Provincia di Caserta. E le imprese che vogliono insediarsi nel Casertano non sanno che fare". Florino (La Destra). "Il colpevole silenzio delle istituzioni, nessuna esclusa, e il totale fallimento di ogni azione messa in atto per prevenire e reprimere la criminalità (vedi il piano Amato) fanno diventare complici morali quanti hanno responsabilità pubbliche. Sostengo che è essenziale l'abrogazione della legge Gozzini ed il ripristino del fermo di polizia".

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CARFAGNA Dà LA CARICA: CON BERLUSCONI NAPOLI CAPITALE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Carfagna dà la carica: con Berlusconi Napoli capitale Forte impegno del governo a guida Pdl per i rifiuti in Campania nell'eventualità di un successo alle urne: fa discutere ed è fonte di nuove polemiche l'annuncio del Cavaliere. Sul fronte del Pd è il sindaco Rosa Iervolino a riaccendere la miccia: "Berlusconi da primo ministro a Napoli? Penso che come barzelletta sia buona. Se fosse così semplice risolvere i problemi di una città, andandoci ad abitare per un mese, credo che li avrebbero già risolti parecchi presidenti del Consiglio. Abbiamo un presidente della Repubblica, abbiamo avuto altri presidenti come Leone e De Nicola. Se abitando per un mese a Napoli si potessero risolvere i problemi della città, volete che ad un uomo come De Nicola non sarebbe venuto in mente di venire a fare il presidente della Repubblica a Napoli?". Risponde la deputata uscente di Forza Italia Mara Carfagna, candidata per Campania 2 con il Pdl: "Alla sua prima uscita elettorale il sindaco di Napoli commette un gravissimo errore e dimostra una presunzione fuori dal mondo". Poi aggiunge: "La decisione di Berlusconi di tenere a Napoli il primo consiglio dei ministri manifesta un'attenzione verso la città mai mostrata dal governo Prodi, che a Napoli e in Campania si è sempre limitato a delegare tutto alla Iervolino e a Bassolino. Si è trattato di una scelta infausta, come ben sanno i cittadini napoletani e campani". E riprende: "Oggi noi chiediamo un voto per il Pdl perché vogliamo rompere tale nefasta filiera. C'è tanto da fare. Dobbiamo ricreare in tutto il mondo l'immagine della capitale partenopea e della Campania. Vogliamo che la si smetta di raccontare barzellette sull'immondizia di Napoli". Anche Nicola Cosentino, coordinatore regionale di Forza Italia, replica: "Il sindaco Iervolino è l'ultima persona che può permettersi di attribuire ad altri, tantomeno al presidente Berlusconi, la patente di barzellettiere. Napoli e la Campania sono da mesi immersi in una coltre di rifiuti, con i turisti che scappano e le attività locali fortemente compromesse, con il problema della legalità che non viene mai seriamente affrontato. Se non fosse per questi aspetti drammatici, la storia dell'attuale classe dirigente campana, appartenente al Pd di Prodi e Veltroni, ricorderebbe appieno la trama di un film comico. Di quella comicità malriuscita, però, che provoca solo riflessioni e amarezze". Dal canto suo, Berlusconi ribadisce il concetto già più volte espresso. Lo fa intervenendo a Telecamere, il programma di Anna La Rosa su Rai3, nella consapevolezza che il problema non potrà essere risolto definitivamente in breve tempo: "Ho detto precisamente che starò a Napoli finché non sarà avviata concretamente la soluzione del problema rifiuti. È il problema principale dovremo risolverlo e riportare un livello di civiltà e lavorare su giornali e tv del mondo per far sapere che si è trattato di un problema locale e che è stato risolto". Intanto, dopo il comizio di Berlusconi e Fini, il Pdl in Campania si avvicina alla data del voto mobilitando da Roma un folto gruppo di ex ministri. Il primo ad arrivare in città è il capogruppo di An al Senato Altero Matteoli, che stamane sarà all'Hotel Mediterraneo per una conferenza stampa sulle bonifiche ambientali "non realizzate dal commissario straordinario Bassolino"; alle 16 poi sarà all'Unione industriali, mentre alle 18 parteciperà ad una manifestazione all'Augusteo. Nei prossimi giorni sono in arrivo Franco Frattini, Claudio Scajola, Giulio Tremonti. cor.cas.

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MAZZARELLA: LAVORO AI GIOVANI PER TOGLIERE FORZA ALLA CAMORRA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mazzarella: "Lavoro ai giovani per togliere forza alla camorra" Eugenio Mazzarella, ordinario di filosofia teoretica alla Federico II, è candidato alla Camera per il Pd. Veltroni ha affermato che si pone il traguardo della distruzione delle mafie. Meglio avrebbe fatto, ha detto De Mita, a spiegarci un programma su come fare a distruggerle. "La politica è fatta anche di gesti e di dichiarazioni simboliche: poi è certo che mafia e camorra si smontano sul terreno delle politiche concrete. Le prime due azioni di governo su cui è impegnato Veltroni sono, infatti, la lotta alla precarietà del lavoro e la sicurezza dei cittadini. Due azioni per sottrarre alla camorra imprenditrice forza lavoro potenziale e per reprimere la malavita organizzata. Sicurezza significa, poi, giustizia veloce, certezza della pena, controllo del territorio. Riguardo a De Mita, fosse restato nel Pd dopo quindici anni in cui ha governato in condominio la Campania, avrebbe fatto meglio che ad uscirsene con la solita battuta demagogica". I punti qualificanti dell'attività di un parlamentare della Campania che debba offrire strumenti legislativi alla lotta alla criminalità? Lei ha qualche proposta di ddl? "Sono uomo di scuola e penso si debba insistere sulla necessità di investire su scuola e formazione superiore come argine preventivo alla disgregazione sociale. Sul versante repressivo bisognerà stare dalla parte degli offesi senza troppe indulgenze a buonismi e a legislazioni lasche". Perchè dovreste riuscire a distruggere la camorra? "Fateci governare con un ministro della giustizia che non si possa discutere per competenza e condiviso da tutti, senza i sociologismi giustificazionisti dell'estrema sinistra, senza dover contrattare con il garantismo peloso di Berlusconi, Previti e Dell'Utri, e vedrete che migliorerà la risposta dello Stato all'inquinamento camorristico o mafioso". I cosiddetti indecisi sarebbero in realtà i delusi del centrosinistra tentati dall'astensionismo. "Sto portando avanti con determinazione il discorso su moralità ed efficienza della politica, stavolta davvero alla nostra portata votando Veltroni ed il Pd; nonchè sull'inutilità dell'astensione. Se vincesse Berlusconi non ci sarà molto da sorridere anche per i delusi del centrosinistra che non andassero a votare". c.gr.

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Amato nella tenaglia "Basta, non cambio nulla" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pensava di aver chiuso la polemica sulle schede elettorali con la conferenza stampa dell'altro ieri. Secondo Giuliano Amato, insomma, la questione era risolta. Ieri invece ha scoperto con disappunto che non era affatto così. Insisteva Antonio Di Pietro sulla necessità di cambiare le schede. Insisteva il centrodestra. Berlusconi stesso tornava sulla questione. "Sarebbe più saggio - ha ripetuto il Cavaliere nei suoi interventi - procedere alla ristampa delle schede. Il tempo non manca, basta avere la volontà". E allora il ministro dell'Interno ha sbuffato con i suoi: "Basta, devono capire che è inutile insistere. Ormai è una settimana che si è votato con queste schede". Intendeva dire, Amato, che in molte parti del mondo i militari e i diplomatici hanno già messo le loro schede nell'urna. E quindi indietro non si può tornare. Non a caso è il caposaldo delle argomentazioni che l'Avvocatura dello Stato ha presentato ai giudici di Cassazione in vista dell'udienza di domani, quando si discuterà del simbolo della Dc di Pizza. Questa delle schede elettorali è una polemica che Giuliano Amato dice di non capire. Forse, al contrario, l'ha capita fin troppo bene. Tanto è vero che da giorni butta là con finta noncuranza: "Se qualcuno vuole un vantaggio visuale sulla scheda, si sbaglia. La Costituzione è chiarissima al riguardo. I partiti sono tutti sullo stesso piano. E per questo si procede al sorteggio". E' quanto ha ripetuto anche ieri: "C'è chi si lamenta che i simboli delle coalizioni sono mescolati con tutti gli altri. Ma non si poteva fare diversamente". Ecco dunque il cuore del problema: le coalizioni. Non è un caso che Amato ieri abbia colto l'incoraggiamento di Storace come della Sinistra-Arcobaleno, o ancora del socialista Enrico Boselli, o dell'Udc Francesco D'Onofrio, e invece le ire del centrodestra (esplicite) e i malumori (malcelati) del centrosinistra. Per esempio, ha detto Castagnetti: "Sono un problema oggettivo, ma ormai è troppo tardi". In fondo, è stato Berlusconi ad aver rivelato che le prime avvisaglie sono arrivate da una telefonata della settimana scorsa tra il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, e il suo plenipotenziario personale, Gianni Letta. E il ministro stesso ha raccontato che "la questione dei simboli mi è stata posta in modo bipartisan da parlamentari di entrambe le coalizioni, che si sono chiesti anche perché i simboli non fossero stati posti in verticale ma in orizzontale". Risposta dei tecnici del ministero: s'è fatto così perché è quanto prescrive la legge. I funzionari, però, quando hanno sentito parlare di "verticalità" della scheda, hanno capito subito a che cosa si mirava: a sistemare le due coalizioni, quella per Veltroni e quella per Berlusconi, in posizione distinta da tutti gli altri, e i piccoli insieme su una fila diversa. Un modo anche plastico per evidenziare una corsa a due. La riproposizione, fin dal disegno della scheda, del tema del "voto utile". Ma è ciò che Giuliano Amato non ha potuto concedere. Il "vantaggio visuale", per l'appunto. "E comunque non è colpa del ministero se il Parlamento ha deciso che si poteva derogare dalla raccolta delle firme e così c'è stata una proliferazione di partiti sulla scheda...", s'è giustificato. Ma sembra proprio che la maledizione del Viminale sia in agguato.

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L'Unità riscopre il diavolo Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 0 L'Unità riscopre il diavolo Berlusconi di Filippo Facci A pochi giorni dal voto i Democratici calano la maschera e sputano veleni con il leader azzurro. Addio fair play e buonismo, il giornale dei Ds pubblica un dossier di otto pagine sull'Italia "da incubo" Non parlateci mai più di fair play, di understatement, di altre sostanziali balle a descrizione di un Veltroni low profil che usa neppure menzionare Berlusconi: e questo non tanto, in questi giorni, per le sediate scagliate contro Giuliano Ferrara, non tanto per il solito Antonio Di Pietro che ieri spiegava, sul suo blog, che "in caso di vittoria del centrosinistra, come primo punto, l'Italia dei Valori porrà nella sua agenda il nodo incestuoso di Rete4". Il problema è proprio un Veltroni che scaglia il sasso e nasconde la mano, un sasso che si chiama Unità, si chiama Furio Colombo, ha il titolo dell'incredibile inserto di otto pagine pubblicato ieri dal quotidiano: "Se torna lui: ecco l'Italia da incubo che ci aspetta". Qualcosa che non basterebbe un altro inserto di otto pagine per descrivere: ma ci dobbiamo un minimo provare, perché non possono venirci a spiegare che trattasi solo di un fisiologico surriscaldamento a pochi giorni dal voto. Questa volta no. E scusate se cominciamo con Furio Colombo, perché anche qui: lo sappiamo che è un problema delicato, che crea imbarazzi, che la dirigenza del Partito e la direzione del giornale lo sopportano come una vecchia zia che pretende di sbraitare sorseggiando un the da porcellane di Limoges. Però non l'hanno imboscato: gli hanno dato l'editoriale, dunque la linea dell'Unità è quella cosa lì, quelle sette colonne di lunghezza scalfariana con tanto di asterischi ed enfasi da Apocalisse di Geremia. Ma cominciamo con le cose più tenui, tipo questa: "Berlusconi ha violato tutte le regole possibili, scritte e non scritte". E questa: "Berlusconi ha inventato un guerra in Iraq che non esisteva, con regole di ingaggio che sono costate la vita a soldati italiani privi di protezione". Oppure questa: "Adesso pensa al Quirinale e l'incubo “ritorno di Berlusconi” diventa una minaccia istituzionale. Stiamo parlando di un personaggio che, anche a causa del vasto potere personale che gli conferisce la ricchezza e il completo dominio sulla comunicazione italiana, è interessato al fatto ma non al diritto. Le reti unificate sono il suo vero progetto. Riesce, già adesso, con poche telefonate, a controllare interi consigli di amministrazione di cui non fa parte e intimidire intere testate giornalistiche in cui non ha investimenti diretti". Chissà che cosa direbbero, della geremiade di Colombo, questi consigli di amministrazione e queste testate. Chi se ne frega, sta arrivando il meglio, ossia il Berlusconi "dittatore a vita" nel caso ambisse pure al Quirinale: "Gli avversari devono aspettarsi un monitoraggio elettorale stretto. Per esempio la pratica di far spiare dai servizi segreti militari i giudici e i giornalisti, già sperimentata nel suo ultimo governo. Dittatura vuol dire togliere la parola, salvo blog e foglietti. Ma intervenire a reti unificate sarebbe il suo capolavoro: un mondo finto come i modellini del ponte di Messina, mandati in onda a tutte le ore in modo da convincere che quel ponte già esiste". Del resto "Berlusconi ha aggiornato i suoi modelli": prima era "Juan Peron", mentre "il modello adesso è Putin". Sì. Del resto "non bisogna dimenticare che il suo governo "ha agito con personale a pagamento della Russia di Putin, ed è incorso nella disavventura di non dimenticati e spaventosi delitti come la morte pubblica, per avvelenamento di polonio, della spia Litvinenko". Nota: se non stiamo commentando queste frasi è perché riteniamo che non serva. Cioè: Berlusconi che viola tutte le leggi, domina tutta l'informazione e l'industria, dittatore a vita, che toglierebbe ogni libertà e lascerebbe solo foglietti e blog, che ha come modello Putin e che in qualche modo è collegato alla morte di Litvinenko: che dovremmo fare, scrivere che non è vero? Anche perché Furio Colombo, non ci fosse chiaro, poche righe dopo riaffonda: "Il Paese in cui è stata assassinata per eccesso di libertà la giornalista Politoskaia è il modello di comportamento del governo Berlusconi". Te lo do io il low profile, il fair play. Nulla resiste all'onestà e alla lucidità mentale di Furio Colombo. Dopodiché, scusate, ci sarebbe anche un inserto di otto pagine. E, credeteci, non è che i toni cambino tanto: sono solo suddivisi per argomenti. Ci permettiamo di glissare su Marco Travaglio che scrive di giustizia e di Berlusconi: scrive lo stesso articolo dal '96. Poi c'è un articolo di Nando Dalla Chiesa che spicca per moderazione: si limita a dire che un Berlusconi vincente farebbe pressioni su giudici e Csm e Quirinale e Corte costituzionale. Ma oltre, in tutte le altre pagine, piccoli Colombini crescono. Lotta alla mafia? "Silvio la mise a rischio", nel suo programma "c'è solo un accenno", vuole favorire il ritorno ai mafiosi dei loro beni confiscati, vuole "ammorbidire il carcere duro"; il che sarebbe anche buona cosa, a parere di chi scrive: peccato che fu proprio il governo Berlusconi a stabilizzare il 416-bis: ma fa niente, "Le mafie possono vivere sonni tranquilli". Immigrazione: "Cultura del cannone, forze armate ai confini per evitare l'ingresso dei clandestini". Magari. Scuola: "Il marchio della Moratti, la selezione sociale", "incanalamento precoce al lavoro per i più deboli", "tagli sugli organici rispetto alla cura dei diversamente abili", "unico principio il creazionismo", "i capaci e i meritevoli hanno diritto ai gradi più alti, gli altri li manderanno a lavorare". Uhm. Va beh. Fisco: "Meno tasse ai ricchi, meno servizi a tutti". Precariato: "Basta sposare il figlio di un milionario". E i suddetti sono soltanto titoli, mentre il seguente è un contenuto, diciamo: "Col governo Berlusconi il declino economico, sociale e ambientale rischia davvero di diventare irreversibile". Già. Ambiente: "Berlusconi ha contribuito a devastare tanta parte del Belpaese con centinaia di migliaia di case abusive e centinaia di migliaia di cantieri illegali dove si è evaso tutto", "i più bei passaggi italiani sono stati invasi dai cantieri e massacrati", e poi i parchi diverrebbero "luna park, supermercati, tutto vendibile, Colosseo incluso". Berlusconi vuole vendere il Colosseo. A Murdoch. E il ponte di Messina? "Voluto soltanto da lui e da potenti lobby siculo-calabresi". Abbiamo quasi finito. Politica estera: "L'imperativo sembra uno solo: combattere". In settima pagina, infine, c'è un articolone per dimostrare che Berlusconi, che fa politica da 14 anni, sia vecchio. In ottava invece c'è l'intera paginata pubblicitaria con il faccione di Veltroni, che era segretario della Fgci nel 1976. Ma la faccia vera era nelle pagine precedenti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Cavaliere: "Schede tutte da ristampare" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 14 del 2008-04-07 pagina 0 Il Cavaliere: "Schede tutte da ristampare" di Luca Telese Il leader Pdl: "Proprio loro ci hanno telefonato per segnalare come la vicinanza dei simboli possa generare confusione negli elettori". Di Pietro al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è omertà" Catania - Sbarca in Sicilia preparando il terreno con una grande intervista a La Sicilia di Catania in cui già sono annunciati i punti su cui batterà per tutta la giornata: "Voglio un fisco più equo, più fondi per la Sicilia, un piano decennale per realizzare anche in Sicilia il miracolo irlandese". E infatti, in entrambi i comizi, sia a Palermo che a Catania, Silvio Berlusconi viene introdotto da Raffaele Lombardo, candidato presidente alla guida della Regione, ma anche leader del Mpa, il Movimento per le autonomie. E infatti Lombardo, presenta il Cavaliere, dicendo apertamente: "Ti ringraziamo per l'impegno sulla fiscalità di vantaggio e per il potenziamento delle infrastrutture che hai preso oggi nella tua intervista al più prestigioso quotidiano di questa città". Lombardo si dedica equamente ad esaltare le possibilità di un miracolo economico che potrebbe discendere da queste due mosse, e a irridere, anche in maniera teatrale, le parole dette da Walter Veltroni nel suo giro siciliano, sul tema del ponte: "Da quello che abbiamo capito, per Veltroni il ponte si può fare ma anche no, è una priorità, ma si può anche fare un'altra cosa, ed intanto il monopolio resta quello dei traghetti privati che fanno capo a quel partito e a quel candidato". E così è ovvio che il discorso di Silvio Berlusconi passa proprio da lì, da uno dei punti del programma del centrodestra che da oltre dieci anni gli sta a cuore, da quel ponte: "Per il quale ho presieduto oltre 24 riunioni personalmente; noi ci abbiamo messo cinque anni di tempo per mettere d'accordo tutti ed approvare un progetto unico, definitivo ed affidato ad un consorzio italiano, loro ci hanno messo cinque minuti per mandare all'aria tutto, perché il signor Pecoraro Scanio ha detto che il ponte avrebbe disturbato le rotte millenarie dei delfini". Basta che pronunci il nome di Pecoraro, che nel palazzetto dello sport di Catania scatta un coro di buuuh assolutamente assordante. Spiega Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che potrà mantenerli. "Sapete, lui può fare qualunque promessa, tanto poi perde e siccome al governo non ci andrà mai, non deve certo mantenerle". Veltroni, è il nuovo cardine degli ultimi discorsi di campagna elettorale di Berlusconi. Da quando si è rotto il fair play iniziale fra i due candidati, il leader del centrosinistra cita il Cavaliere ricorrendo a una inverosimile perifrasi: "Il principale leader dello schieramento politico a noi avverso". Lui, invece, il Cavaliere, lo cita nominandolo chiaramente, in un gioco di forte contrapposizione polemica: "Veltroni è venuto qui da voi, e ha avuto il coraggio di dire che lui combatte la mafia, mentre noi non la nominiamo mai. E allora lo vogliamo accontentare subito: tutti i nostri voti li useremo per combattere la mafia, così come abbiamo fatto quando eravamo al governo, quando trenta grandi latitanti sono stati arrestati con l'operazione Alto impatto". Ce n'è, di battute, per il leader del centrosinistra nel repertorio di Silvio Berlusconi: "Lui è un uomo di parole, un grandissimo costruttore di sogni, peccato che quello che dice - sorride il Cavaliere - non abbia nulla a che vedere con la realtà". Ovviamente, e non poteva essere altrimenti, è scontro a distanza anche sul tema dei sondaggi. Veltroni dichiara che il divario tra i due poli si sta accorciando? Berlusconi ribatte colpo su colpo: "Ha detto ieri che il Pd sta facendo una rimonta spettacolare, l'unica cosa spettacolare sono le sue spettacolari bugie". Il Cavaliere non ha dubbi sull'esito delle elezioni anche se in mattinata, a Rtl 102,5, ribadisce i suoi timori sulle schede elettorali, "una striscia continua di simboli che generano incertezza nei cittadini. Non si riescono a capire neppure gli apparentamenti. Credo sia saggio procedere alla ristampa. Il tempo c'è, basta volerlo. Anche tutto lo schieramento di sinistra ha fatto questa osservazione. Anzi sono loro che hanno telefonato ai nostri rappresentanti perché erano preoccupati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultra ed eccellenze. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (27 votes, average: 1.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (203 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 2.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (15 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (20 votes, average: 3.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (19 votes, average: 3.16 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (18 votes, average: 1.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (20 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (19 votes, average: 3.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average: 2.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (26) Ultime discussioni Pia d'Amico: Per una volta non sono d'accordo con Berlusconi. la Moratti c'ha visto giusto. Milano deve... Nando: Letizia continua così. Non ascoltare Berlusconi. lavora bene per Milano come stai facendo e non... Flora Fausta D'Ercole: Vanno bene i grattacieli, ma servono più metropolitane in movimento e più linee... massimo baraldi: Ho assistito alla festa di ieri in corso Buenos Ayres,una cosa davvero simpatica e coinvolgente,e... Carola Tincati: Serve molto coraggio: cambiare Milano non è un'impresa facile. La Moratti si trova a cambiare... 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Domani è il Berlusconi day in piazza Sisto e al Palacrociere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL LEADER PDL COMIZIO A SAVONA Domani è il "Berlusconi day" in piazza Sisto e al Palacrociere Domani è il giorno di Berlusconi a Savona. Il leader del Pdl ha posticipato l'orario d'arrivo per gli impegni che si stanno accumulando in questa breve ma frenetica campagna elettorale. Avrebbe dovuto arrivare in città alle 10,30 concedendosi una passeggiata elettorale prima del comizio in piazza e invece atterrerà all'aeroporto di Villanova d'Albenga alle 11 dove saranno ad accoglierlo l'onorevole Claudio Scajola e un gruppo di giovani del Popolo della libertà. Quindi Berlusconi arriverà in auto direttamente in piazza Sisto IV per il comizio. Il palco sarà posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Non è ancora stato deciso se Berlusconi una volta finito il suo intervento in piazza, raggiungerà il terminal crociere in auto o a piedi passando per il centro storico. Al Palacrociere è in programma un buffet allestito da Zeffirino che Berlusconi offrirà ai 1798 difensori del voto invitati da ogni angolo della Liguria. Entro le 14,30 il leader del Pdl dovrà essere a Villanova per volare a Vicenza.

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"Nuove schede o spariamo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al via l'ultima settimana di campagna elettorale: lo scontro si fa più duro. Berlusconi: è soltanto una metafora "Nuove schede o spariamo" Bossi attacca la "canaglia romana". Veltroni: parole indegne, hanno paura Si infiamma l'ultima settimana di campagna elettorale con un nuovo duro scontro sulle modalità di voto, dopo la lettera di Berlusconi a Napolitano e il no di Amato. In un comizio a Verbania il leader della Lega ha detto: "Queste schede elettorali sono una porcata, prenderemo i fucili contro la canaglia romana". Una frase che ha suscitato l'immediata reazione di Veltroni: "Parole indegne", ha detto, e ha aggiunto: "Voglio sapere da chi si candida a governare questo Paese se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme". Mentre Calderoli rincarava la dose - "se non vanno bene i fucili, porteremo i cannoni" - altri dalla Lega hanno cercato di minimizzare. "Era soltanto uno sfogo", ha commentato Maroni. "È solo una metafora", ha detto in serata Berlusconi. Il Cavaliere nel pomeriggio aveva sostenuto che la questione schede era stata sollevata già dal Pd. Dal loft del Partito democratico commentano: parlano di brogli perché hanno paura di perdere. DA PAG. 4 A PAG. 7.

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Veltroni non è il meno peggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Va bene che tutto fa brodo a sei giorni dal voto, ma era difficile immaginare due endorsement più scoraggianti di quelli consegnati ieri da Antonio Polito sul Riformista e da Marco Pannella. Abili entrambi, e con molte verità. Ma infine riassumibili in un solo concetto poco innovativo: votiamo Veltroni perché Berlusconi è peggio. Non che sia un cattivo argomento, intendiamoci, oltre a essere incontestabile: il Berlusconi del 2008 appare di tutte le edizioni il peggiore, p r o p r i o perché il più ripiegato su stesso, il più rassegnato a non cambiare nulla. Abbiamo peraltro capito che in questi sei giorni varrà solo Anybody But Berlusconi, la caccia a riprendere i nostri voti dispersi, anche grazie a un Bossi che lucido e in salute è tornato a dare tutto se stesso. Veltroni dunque porta a casa, Pannella e Polito vanno benissimo. Ma nel discorso di quest'ultimo, in particolare, c'è un'insidia: la dichiarazione (preventiva, ma fondata) del fallimento della principale mission veltroniana, cioè lo sfondamento del muro che separa le due Italie. Bon ton e un programma innovativo non sono bastati: nessun berlusconiano (pare) s'è fatto convincere. Paradossalmente, su questa linea il Pd non cede neanche un voto ai rossoverdi (eppure mettevamo da anni nel conto un prezzo da pagare) e anzi li cannibalizza (non sarà che ci sono elettori comunisti che apprezzano decisionismo e legge e ordine?). Non vorremmo (neanche Polito lo vorrà) che andando così le cose martedì prossimo si alzi qualcuno a dire che solo nello schema antico c'è speranza, che la mission era sbagliata. Al contrario. Troppo tardi è stata intrapresa. Troppo fresca è l'eredità ulivista. Tutte da confermare e concretizzare le ruptures sui vari temi. Insomma, il lavoro è appena iniziato. Sappiamo che a Veltroni l'entusiasmo dei piccoli giornali non serve, quindi il distacco critico del Riformista è giusto e perfino condivisibile: ma costruire una vera maggioranza nel Pd sulla propria linea elettorale, questo a Veltroni servirà di certo, con ogni risultato.

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New York Times "Giuliano Ferrara l'unico candidato interessante" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IERI NUOVA CONTESTAZIONE New York Times "Giuliano Ferrara l'unico candidato interessante" ROMA "La politica italiana è indecifrabile per gli osservatori stranieri". Lo scrive il New York Times in una corrispondenza da Roma. E, a dimostrazione di quanto sia difficile per gli americani "capirci qualcosa", il quotidiano statunitense si lancia in una analisi secondo la quale "il candidato Giuliano Ferrara spicca in un panorama dominato dal carismatico miliardario Silvio Berlusconi e dal baby-boomer che ama il rock'n'roll Walter Veltroni". "La vita politica italiana è sempre stata assurda - scrive il NYT - ma i colpi di teatro di Ferrara (un comunista diventato conservatore) sono il segnale di qualcosa di più profondo. È un barometro culturale, in grado di captare la disperazione nello spirito nazionale. A differenza del politichese dei candidati principali, Ferrara insiste sulle idee, tocca il nervo delle paure degli italiani sul futuro dell'Europa, sulla perdita delle identità nazionali, sull'immigrazione". Ignari di questi meriti, ieri gruppi di contestatori hanno atteso Giuliano Ferrara a Bergamo e, pur trattenuti da cordoni di polizia, gli hanno lanciato uova e insulti.

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"Nessuno ama un miliardario senza nome" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ha vissuto i suoi quarti d'ora di celebrità quando ha sposato Anna Falchi. Poi quando ha cominciato a comprare azioni del "Corriere della Sera" e tutti si chiedevano chi ci fosse dietro. I giudici cominciarono a tenerlo d'occhio anche per l'Antonveneta. Dalle intercettazioni vennero fuori frasi indimenticabili, "nun stamo a fa' i furbetti der quartierino" e "vuoi fa' er frocio cor culo degli artri". Poi la galera, Anna che lo abbandona. Oggi Stefano Ricucci ha pagato quasi tutti i suoi debiti. Pende ancora in tribunale l'aggiotaggio nella scalata al "Corriere". Ma la sua vita è ripresa, sia dal punto di vista personale che da quello professionale. Una cosa non sopporta. Essere definito "l'immobiliarista di Zagarolo". Ma oggi è di nuovo in pista. Vende, compra, compra, vende. Come sta l'immobiliarista di Zagarolo? "Anche lei? Ho costruito 56 appartamenti a Zagarolo, negli Anni 90. Avevo 21 anni. Adesso ne ho 45. Perché sempre Zagarolo?". Forse perché è di Zagarolo. "Sono nato a Roma, ho abitato a Santa Maria Maggiore. Dite Zagarolo per denigrarmi. Qualcuno scrive: "Diego Della Valle, l'imprenditore di Casette d'Ete""? Zagarolo fa più ridere. "Negli ultimi sei anni mi sono occupato soprattutto di finanza. Ho fatto operazioni per 3 miliardi di euro. E pensi: lontano da Zagarolo". Ce l'hanno con lei? "Ad alcuni sto antipatico. Ho avuto successo, belle case, belle macchine, belle donne, amici simpatici, sono giovane. Mi invidiano un po'". Parliamo di cose serie. Che voleva farci col 21% del Corriere? "Non si compra il Corriere, si compra Rcs". Lei voleva il "Corriere". Dell'Rcs non gliene fregava niente. "Volevo diventare il 16° del patto di sindacato". Voleva diventare il padrone. "Non l'ho detto mai. E non l'ho pensato. Gran parte del valore dell'Rcs è dato proprio da quelle 15 persone del patto". Voleva lanciare un'Opa... "Non l'ho mai detto. Hanno strumentalizzato la mia inesperienza". L'ha detto Livolsi, al telefono con lei: "...il prezzo a cui voleva lanciare l'Opa non è considerato alto...". "Col mio advisor parlo di tutto. Credo che sia lecito fare delle ipotesi. Ma bisognerebbe entrare nel merito". Entriamoci. "Se un patto ha il 60% e io ho il 20%, non si può apportare un 20% perché scatta l'obbligo dell'Opa. Se decidi di aumentare il flottante, scatta l'obbligo dell'Opa, perché puoi aumentare nel patto un 3% annuo, quindi se aumentavi di più e veniva fatto un prestito convertibile, per fissare un prezzo, dovevi fare l'Opa, per poi aumentare il flottante e ridividere in 16". Mi arrendo, non ci ho capito niente. "Vede?". Quindi nessuna scalata? "Nessuna scalata. Ho cominciato a comprare Rcs nel 2004. Avevo partecipazioni in Bpi, Bnl, Antonveneta, Capitalia. Volevo diversificare". Che fine ha fatto il suo 21%? "Venduto sul mercato. Lo voleva Lagardère ma non ci siamo trovati sul prezzo. Lo avevo offerto anche al patto di sindacato dell'Rcs. Anche loro mi avevano offerto poco". Voleva sedere al tavolo dei Tronchetti, dei Della Valle, dei Bazzoli. Ambizioso... "Gli imprenditori sono ambiziosi. Vogliono stare con persone al top". Le sue disgrazie cominciano da lì. "Disgrazie? Esperienze di vita. Fanno parte del gioco". Questo è vero ottimismo. "Non sono mica andato in galera per aver seviziato dei bambini. Non ho fatto niente di male". Le piace la ricchezza? "Le cose materiali mi piacciono, ma non sono fissato. I soldi sono come i dolori, chi ce li ha se li tiene!". La sua vita. "Famiglia di umili origini. Lavoro a 14 anni. Niente adolescenza. Comincio a 18 anni a fare affari. Mia madre mi regala un terreno. Io lo dò a un costruttore locale in cambio di appartamenti. Ci guadagno 240 milioni. Compro altri 10 appartamenti". Poi s'è messo a fare l'odontotecnico. "Ho aperto degli studi dentistici dove operavano altri. Io portavo clienti, gestivo l'amministrazione". Il suo socio morì ammazzato. "Non era il mio socio, era il medico dal quale da giovane andavo a studiare. Fu ucciso dall'amante della moglie. Hanno perfino scritto che ero coinvolto". Ce l'hanno con lei. "Chi non ha una storia alle spalle, o almeno due cognomi, desta sospetto. Se costruisci la tua fortuna con le tue mani devi per forza aver fatto qualcosa di illegale". Lo diceva Marx... "Ho fatto degli errori ma non potete massacrarmi per tutta la vita". L'errore più grosso? "L'operazione su Rcs. Oggi opererei diversamente. Bisogna essere accreditati. Non è che la mattina ti svegli e compri. In Italia non si può fare". Ma l'aggiotaggio? "Se uno in tre mesi compra il 15% delle azioni dove non c'è flottante, il titolo sale". Lei dichiarò: "Voglio acquistare il 20%". E subito dopo telefonò al suo brocker: "Vendi". "Assolutamente falso. Frasi mai dette. Il brocker lo chiamo tutti i giorni. Come tutti gli uomini di finanza, compro e vendo. Se sfoglia i giornali è aggiotaggio continuo. Ma l'unico arrestato per aggiotaggio sono io!". E' per farsi accreditare presso Prodi che incontrò Angelo Rovati, uno dei suoi principali collaboratori? "Rovati dice scemate. Dove c'è di mezzo uno di successo si intrufola subito. Mi telefonò per farmi gli auguri del matrimonio e mi passò Prodi. Fine! Non cercavo niente! Rovati è un chiacchierone. Va per salotti a prendere in giro le persone che lavorano. Mi mise in difficoltà raccontando che avevo detto una volgarità su mia moglie. Mentiva, naturalmente. Rovati è una mezza cartuccia, una larva". Che ricordo ha della prigione? "Terribile. Però, essendo conosciuto, sono riuscito ad avere un trattamento particolare". La singola? "Certo, ero in infermeria. Trattato con guanti bianchi". I carcerati le urlavano: "A Ricù, dacce li sordi". "Ero l'idolo lì dentro". Il carcere le ha fatto perdere amici? "Se scendiamo sotto casa non c'è persona che non mi saluti, che non voglia la foto con me. La gente ha capito perfettamente che sono la vittima". Qualcuno le ha tolto il saluto? "I primi tempi. Dopo si è snocciolata tutta la verità". Qualche salotto ha smesso di invitarla... "A me nessun salotto mi ha mai invitato". Le piace Berlusconi? "Chi è passato attraverso un'esperienza come la mia alcuni valori li deve perorare. Ti senti in dovere di fare qualcosa per migliorare questo Paese. Ma poi siamo agli antipodi. Berlusconi esaspera alcune cose". Quali? "I comunisti. E' un uomo intelligente. Non può pensare che ci siano ancora i comunisti". Salta fuori il "compagno Ricucci". Voterà per il Pd? "Se Veltroni non avesse imbarcato Di Pietro lo avrei votato". E quindi per chi vota? "Per l'altra coalizione". Della Valle è un suo nemico? "Come imprenditore mi piace. Ma come uomo...". Aveva detto: "Ricucci è un ragazzetto che ha fatto il passo più lungo della gamba". "Quale gamba? La sua? Ha la gamba corta, è basso, sembra un pinguino". Ma perché ce l'ha con lei? "Perché è giustizialista. Ma è strano". Strano perché? "Perché all'inizio avevamo un buon rapporto. La prima operazione sulle Rcs me la fece fare lui". A lei che cosa manca? "La cultura che hanno quelli di sinistra". Si è laureato alla Clayton, l'università di San Marino. "Mi hanno detto che ho pagato la laurea. Nel mio corso c'era anche Ligresti. Nessuno ha preso in giro lui. Ligresti è un grande imprenditore, io un deficiente". A San Marino. Sembra come alla Cepu. "Avere un titolo di studio in economia, per chi si occupa di finanza, è una cosa utile". Gli altri furbetti... Fiorani. "Mi sono fidato di lui. Ma come potevo sapere che c'erano dei falsi in bilancio?". Fuori di galera, Fiorani è andato al Billionaire. Lei disse: "S'è bevuto il cervello". "E lui si arrabbiò. Ma che senso aveva dare un'intervista a Lucignolo, andare in giro a farsi fotografare con tronisti vari? Nella vita si può sbarellare ma uscire dalla sala rossa della Banca d'Italia per entrare al Billionaire è troppo. Se domani mi vede ballare su un cubo, cosa pensa di me?". Gnutti... "Ho fatto delle operazioni con lui. E' un imprenditore molto valido...". Coppola... "Mi ha sempre un po' emulato. Ma non ho mai scambiato un bicchiere di coca cola con lui". Consorte... "Mai fatto niente con lui". Fazio... "L'ho incontrato due volte". Per quali motivi? "Avevo il 4.9% dell'Antonveneta e della Bnl. Da chi dovevo andare? Dal farmacista? Andavo dal governatore della Banca d'Italia, uomo di grande cultura. Dire che è per bene è dire poco. È stato totalmente raggirato". Statuto... "Sono stato con lui due o tre volte, in barca, a cena. E' una brava persona". Paolo Mieli ha detto: "Ricucci è molto intelligente, furbo e pronto". "Lo stimo molto. Non sono contro i direttori. Solo contro quelli che usano i giornali per dire cose stupide". Tipo? "Tipo De Bortoli. Ho tre cause con il Sole 24 Ore. Non passa settimana in cui non scrivano falsità su di me". Vi conoscete? "Manco lo voglio vedere". Chi le piace nella politica? "La Finocchiaro, D'Alema, Nicola Latorre, Berlusconi, Bertinotti, Pisanu, Cicchitto. Bossi. Maroni". Chi non le piace? "Quelli che estremizzano. Di Pietro, Giordano, Diliberto, Tabacci: accusano gratuitamente, senza conoscere". Lei colleziona orologi. "L'uomo non compra gioielli. Compra orologi". Adesso cosa ha al polso? "Un Patek Philippe. E' molto importante". Roba da 200 mila euro. "Grosso modo". Fuma Marlboro. Pacchetti da 10. "Meno ingombranti e più chic". Auto, sempre Mercedes. Quante? "Quattro, credo". Nere. "Mi piacciono le cose semplici, minimaliste. O bianco, o nero, o blu. Tutte le mie case hanno questi colori". Di Anna che cosa le è rimasto? "Un buon ricordo". E' ancora innamorato. "Anna è ancora mia moglie. E' una donna eccezionale. Tutti mi dicevano di non frequentare la gente dello spettacolo. Ma io me ne sono fregato. Quando tu ami una persona... Anna mi ha dato molto, e io molto a lei". Perché se ne è andata? "Non ha retto allo tsunami giudiziario". Che cosa le manca di lei? "Tutto. La simpatia, la leggerezza, la complicazione. Arrivi a casa e la trovi che cucina! Il primo regalo che le ho fatto è stato un aspirapolvere". Che cosa si rimprovera? "Di averla trascurata. Anna è come una pianta. Se non dai l'acqua ai tulipani...". Anna va innaffiata. "Tutti i giorni. E' fragile. Il suo problema è la famiglia invadente. Perfino le vacanze si facevano col fratello, la cognata, i nipoti, la mamma". Che cosa rimprovera ad Anna? "Di non aver avuto fiducia in me". La vorrebbe riconquistare? "Mai dire mai. Ma l'incantesimo si è rotto e i cocci non mi piacciono". Vi vedete? "No. E' bene così. Se Anna trova chi la fa star bene, sono la persona più felice del mondo". Non ci credo. "Felice da un lato. Infelice dall'altro". Lei ha successo con le donne perché è ricco? "Non pago le donne. Non sono né gobbo né ciccione. Sono alto 1,76 e peso 73 kg. Ho carisma, sono divertente, piacevole, simpatico. Così dicono". Anna è la persona che ama di più? "La persona che amo di più al mondo è mio figlio Edoardo". I suoi difetti. "Mi fisso su degli obiettivi sapendo che sto sbagliando". Capoccione. "Testardo". Pregi? "Non sono rancoroso né invidioso. Sono ottimista, aperto a nuove cose". Sta cercando un nuovo amore? "L'amore non si cerca, l'amore arriva". I giornalisti che non le piacciono. "Lerner. Formigli. Deaglio. Biondani. Barbacetto. Gabanelli. Hanno scritto e detto una marea di baggianate". I film che le piacciono. "Quelli d'azione e quelli d'amore. Purché finiscano bene. Voglio storie in cui alla fine vince il buono. Non sopporto gli eroi negativi". Gioco della torre. Mentana o Vespa? "Vespa è troppo pomposo e cerimonioso. Mentana è un mio amico". D'Alema o Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po' tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E pensare che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica bene e razzola male. Non salvo nessuno dei due". Ce l'ha con i giudici? "Dipende. Il dottor Greco è un magistrato preparatissimo. Parlare con un competente è la salvezza". Lei ha patteggiato su Antonveneta. "Una maniera per continuare a fare il proprio lavoro". Patteggerà l'aggiotaggio per la Rcs? "Non patteggio quando non mi sento colpevole". Berlusconi o Fini? "Berlusconi è un essere sovrannaturale. Ha sempre eccelso in tutti i campi. Ha avuto successo nonostante tutti gli fossero contro. Per me è un esempio".

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