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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 7-4-2008 #TOP
Berlusconi:
Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ieri
Berlusconi è tornato a dire che un voto all'Udc è un voto a Veltroni e ha
tirato fuori - anche perché incalzato dal leader del Pd - l'argomento della
lotta alla mafia, un tema che potrebbe mettere in imbarazzo il luogotenente di
Casini, Cuffaro, che si è dovuto dimettere da presidente della regione proprio
a seguito del processo che lo ha coinvolto.
Big
dei partiti in Piemonte per le "arringhe" finali
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
avrà Valter
Veltroni, non dal vivo, ma in videoconferenza su schermo. Il candidato premier
del Pd ha già toccato nelle scorse settimane alcuni centri della regione,
mentre Silvio Berlusconi, a parte il comizio di Torino, ha preferito
concentrare le sue uscite in quelle regioni dove il risultato del
"Pdl" al Senato è considerato più incerto.
Bossi:
pronti a prendere i fucili ( da "Repubblica, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il segretario
del Pd: "Come fa Berlusconi a volere un ministro così?". Il Cavaliere
insiste con il Viminale: vanno ristampate Bossi: pronti a prendere i fucili
"Via quelle schede porcata". Veltroni: parole d'odio inaccettabili
SEGUE A PAGINA 4.
Bossi:
"ristampare le schede o il nord imbraccerà i fucili" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
vergogna. Berlusconi: solo una metafora Il Cavaliere: è stato il Pd a chiedere
di cambiare le schede GIANLUCA LUZI ROMA - Il capo della Lega Bossi minaccia di
ricorrere alle armi se non saranno ristampate le schede elettorali. Veltroni
insorge e chiama in causa Berlusconi: "Lo vuole chiamare a fare il
ministro.
An:
non è il nostro linguaggio - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
affiancato
dal capolista della circoscrizione per la Camera dei Deputati, Paolo Sorbi - ha
invece ricevuto una accoglienza particolarmente calorosa: "Vogliamo
Giuliano Ferrara ministro della Sanità", era lo slogan. D'altra parte ieri
Ferrara aveva avuto la citazione del New York Times che l'ha definito il
candidato più avvincente, "meglio di Berlusconi e di Veltroni".
D'alema
si propone mediatore per il forum delle culture 2013 - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Arriva
Veltroni a piazza del Plebiscito, e si porta dietro Antonello Venditti. Il
cantautore romano sarà anche lui a piazza Plebiscito, con un concerto in coda
al comizio. E, prima di Veltroni, arriva in città il suo vice. Enrico
Franceschini farà il punto oggi sulla organizzazione dell'evento presso la sede
del partito in via Nazario Sauro.
Veltroni:
"rimonta possibile noi a un'incollatura dal pdl" - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il muro dei
post-it Veltroni: "Rimonta possibile noi a un'incollatura dal Pdl" Ma
la Sinistra attacca Franceschini sul voto utile SILVIO BUZZANCA ROMA -
"Siamo ormai lì, ad un'incollatura, dobbiamo fare insieme l'ultimo miglio.
Il Partito democratico è stato protagonista della più spettacolare rimonta
della storia politica".
E
il papà di montalbano ci ripensa "niente astensione, voto democratico"
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
uomo inquina
talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per
Veltroni, pur se non convinti, perché è l'unico vero oppositore". I toni
di Camilleri si fanno cupi. "Berlusconi è qualcosa che non ci appartiene.
è un extraterrestre rispetto alla democrazia. Non ha la più lontana concezione
di cosa possa essere una democrazia.
Mussi:
"dal pd un ricatto elettorale al senato leveremo seggi alla destra" -
umberto rosso ( da "Repubblica, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Berlusconi
vince, è colpa della sinistra che non vota Veltroni. Ma per favore. Io allora
l'accusa la rovescio per intero". In che modo, ministro? "Mon ami,
Ralph Nader c'est vous, siete voi del Pd. Mica Bertinotti". Tesi piuttosto
ardita. Va spiegata.
Pd,
la strategia per la caccia agli indecisi - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ordine del
rush finale della campagna di Veltroni protesa alla conquista degli indecisi,
saranno: "Fìdati" e "Cambiamo l'Italia". Peccato, si
rammarica Realacci, che non ci sia il duello tv tra Berlusconi e Veltroni:
"Difficile trovare una cosa paragonabile a dodici, tredici milioni di
persone che guardano il faccia a faccia e poi ne discutono.
I
voti per Bertinotti fanno vincere il Pdl
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come avviene
in tutte le democrazie, è fra due proposte, due leader, due principali partiti.
È fuori discussione che vince o Veltroni o Berlusconi. Qualunque voto dato nel
centrosinistra ad altre formazioni che non siano il Pd è legittimo, certamente.
Ma rende più difficile o contrasta oggettivamente la vittoria di
Veltroni".
Veltroni:
pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i fucili: non può fare
il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un miliardario che pensa solo ai
propri affari ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ora si può
vincere" Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca
i fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un
miliardario che pensa solo ai propri affari "Pochi mesi fa eravamo sotto
di dieci punti, ora siamo a un'incollatura e pronti al sorpasso finale".
Stiamo
facendo una storica rimonta Per Veltroni a Lecce in 25mila. I volontari aiutano
l'Italia, istituzionalizziamo il 5 per mille
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per Veltroni
a Lecce in 25mila. "I volontari aiutano l'Italia, istituzionalizziamo il 5
per mille" di Andrea Carugatiinviato a Lecce DEV'ESSERE stato il pienone
pure a Conversano, 3mila persone in piazza Castello a mezzanotte (tanti coi
bambini in spalla e i passeggini), nonostante il freddo polare, a convincere
Veltroni che il suo slogan,
Air
France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo
con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Che vinca
Berlusconi o Veltroni qualche differenza la fa visto che il Popolo delle
libertà si è schierato a difesa dell'italianità e il suo leader si è fatto
promotore della formazione di una cordata italiana (tra l'altro per ora
inesistente). Inoltre qualche altro giorno di tempo potrebbe rompere in modo
definitivo la compattezza delle otto sigle sindacali.
Panorama,
Veltroni e la colpevole svista ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Panorama, Veltroni e la "colpevole" svista
La copertina autentica di "Panorama" di questa settimana nello
strillo riportava anche il fatto che il direttore del settimanale di proprietà
di Silvio Berlusconi, Maurizio Belpietro, ha intervistato il candidato leader
del Pd Walter Veltroni.
L'affondo
dello Spiegel Berlusconi? Fa solo affari suoi
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
consapevole del fatto che l'Italia è "stanca e malata" a causa di
"un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad assumersi
responsabilità", ma tutt'altro che rassegnato e molto convinto del proprio
"si può fare". Il racconto delle manifestazioni elettorali nel
profondo nord, dove è forte la Lega (l'altro fenomeno che insieme con
Berlusconi è difficile comprendere
Il
leader Pdl in crisi insulta un po' tutti In Sicilia con Lombardo attacca Casini
e Veltroni. Non vogliamo i voti della mafia
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In Sicilia
con Lombardo attacca Casini e Veltroni. "Non vogliamo i voti della
mafia" di Natalia Lombardo/ Roma Se parla contro la mafia è "per
accontentare Veltroni", recupera Silvio Berlusconi ieri in tour elettorale
in Sicilia: "Con la mafia siamo incompatibili, non vogliamo quei
voti", afferma dimenticando che il suo ministro Lunardi disse che
"con la mafia bisogna convivere"
Voto
strategico, perché insisto ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
grandi
intese" fra Veltroni e Berlusconi. Altri vorrebbero un partito democratico
più laico e spostato più a sinistra, ma, al tempo stesso, desiderano,
"senza se e senza ma", la sconfitta di Berlusconi. Incidentalmente,
anche questo, del voto negativo ovvero contro, è un fenomeno riscontrabile e
riscontrato in moltissime elezioni,
Salute
dei denti, un diritto in più ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Questa
proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una
conferenza stampa cui hanno preso parte anche moltissimi esponenti della sanità
italiana e delle associazioni di cittadini, che da anni vigilano e intervengono
attivamente per spingerci a migliorare sempre di più il nostro sistema
sanitario.
Pd-Arcobaleno
ai ferri corti: nuova lite sul voto utile
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd si è abbandonato
ad una propaganda greve e disonesta", non ha esitato a replicare il
segretario di Prc Franco Giordano. Per Oliviero Diliberto (Pdci), il vice di
Veltroni ha "una bella faccia tosta. Prima ci cacciano e adesso ci dicono
che se vince Berlusconi è colpa nostra. Se le bugie fossero reato a
Franceschini si dovrebbe dare l'ergastolo".
Il
Sud ora si ribelli al Medioevo di Pontida Dopo gli appelli leghisti contro Roma
e l'unità nazionale il Pd risponde: il Mezzogiorno sventi questo disegno
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Una
schizofrenia senza precedenti che Walter Veltroni ha ben sintetizzato ieri sera
dalla Puglia, invitando a diffidare da chi parla di "venti di
secessione": "Il loro comportamento è singolare - ha spiegato il
segretario del Pd - perchè giurano sulla Costituzione, ma solo per avere le
auto blu e un posto da ministro".
Calearo:
Il vero muro in Veneto? Convincere i sindacalisti e gli indecisi di
centrodestra ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
forse con una
"buona parola" dell'amico Bersani, poi Veltroni gli ha fatto la
proposta e lui ha rilanciato fino a ottenere pubblica promessa di un ministro
del Nord Est. Non è vero che dall'altra parte non battessero colpi:
"Casini prima di rompere con Berlusconi mi voleva senatore, la Lega
sindaco di Vicenza".
L'autore
di Caos calmo : qui ho potuto imparare un mestiere con maggiore libertà
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
saldo che lo
riporta agli anni in cui a dirigerlo era Walter Veltroni e al giorno in cui lo
chiamò, lui scrittore agli esordi, proponendogli di diventarne collaboratore
"Veltroni ha avuto come direttore dell'Unità l'intuizione divenuta poi
prassi di allegare opere letterarie, di cinema, di fabbricare un giornale ben
scritto, ricco che non fosse la fotocopia di notizie di agenzia,
La
minaccia di Bossi: Nuove schede o fucili Il senatùr evoca brogli: cambiarle
subito o andiamo a prendere le carogne romane. Il Pd: Berlusconi farà ministro
uno così? ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, da Brindisi, non può restare in silenzio: "Voglio sapere, non da
Bossi, ma da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste
parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo,
dove siamo? Imbracciare i fucili.
Fassino:
I valori del Nordest sono anche i nostri
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di Veltroni e
Berlusconi, del Pd che va da solo. Qui per contare chi ha votato a sinistra
bastano e avanzano le dita di una sola mano. Hanno guardato alla Lega e poi a
Berlusconi, ma oggi si avverte un certo disincanto per il Cavaliere. Che, a
dispetto dei consensi che ha rastrellato, da queste parti non è stato mai
realmente amato.
S
ul pasticcio delle schede elettorali che potrebbero indurre in errore gli
elettori, il ministro de ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con Veltroni
che ha deciso da subito di rompere l'alleanza con la sinistra radicale, facendo
sì che Berlusconi, dopo, s'inventasse il Pdl e rompesse l'alleanza con Casini.
Così, in mancanza di una nuova legge, ma in presenza di una situazione nuova,
il governo di centrosinistra avrebbe potuto riflettere sull'opportunità di
introdurre,
L'INTERVENTO
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
retorica di
Veltroni, che promette di tagliare 5mila leggi su 21mila presumibilmente
esistenti. A parte il fatto che cumulando leggi statali, leggi regionali, norme
e regolamenti vari (una congerie infinita e incalcolabile), non è escluso che
si arrivi e forse si superino le 200mila (la ricerca di Belohradsky appare la
più verosimile)
Schede
elettorali, attacco di Bossi ( da "Messaggero, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tensione sul
voto. Il Cavaliere insiste: c'è tempo per rifarle. Di Pietro d'accordo Schede
elettorali, attacco di Bossi "Prenderemo i fucili". Veltroni: parole
indegne. Berlusconi: solo una metafora.
ROMA
Tensione sulle schede elettorali. Vanno rifatte, insiste il Pdl. Inducono
all'errore, sost ( da "Messaggero, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Replica
Veltroni: "Parole indegne. Sono anni che si parla di brogli. Berlusconi ricorre
a questi argomenti perchè ha paura di perdere". Berlusconi: quella di
Bossi è solo una metafora. Il Quirinale in allarme per la tensione alla vigilia
delle elezioni raccomanda: "Non delegittimare il voto".
IL
GRANDE TABU' DELLE ELEZIONI ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi non vi accennano. Anche nei programmi dei due partiti mancano
impegni espliciti e quantificabili. Il problema è serio anche perché pesa (in
stridente contrasto con i nostri impegni nelle missioni di pace) una tradizione
di disattenzione ai problemi della sicurezza: se, ad esempio,
Schede,
duello Pdl-Pd <Da rifare>. <Avete paura>
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Avete
paura" Berlusconi: problema posto da loro, Franceschini chiamò Letta Il
vice di Veltroni: sì, ho telefonato e ho detto che c'è il rischio di confusione
ma Amato non poteva che applicare la legge ROMA - è ancora infuocata, e
minaccia di restarlo fino a dopo il voto, la polemica sulla regolarità delle
schede elettorali.
Sfida
del Cavaliere: non mollo Non è la mia ultima campagna
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non mollo Non
è la mia ultima campagna A Palermo con Lombardo: i nostri voti sono contro la
mafia Berlusconi al pubblico: volete che il sogno di Veltroni di andare in
Africa diventi realtà? E ottiene un coro di sì DAL NOSTRO INVIATO PALERMO -
"Non è certo la mia ultima campagna elettorale. Se qualcuno lo pensa si
sbaglia. Perché mai dovrei mollare?
<Avrò
l'età del mio rivale nel 2026>
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
però il
concetto è quello e Walter Veltroni lo scandisce ancora e ancora, dal palchetto
di Brindisi all' immensa piazza di Lecce. Berlusconi non ha l'età per
governare, non ha più "né voglia né energia" e pensate, fa notare con
sottile crudeltà ai pugliesi che lo acclamano, "io avrò la sua età nel
2026 e state certi che allora farò altro nella vita".
Ripa
di Meana: sceglierò il centrodestra. O Giuliano
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ex portavoce
dei Verdi "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile. Ho
rivalutato Tremonti e dico brava alla Moratti" Ripa di Meana: sceglierò il
centrodestra. O Giuliano MILANO - "è molto probabile che voterò per il
centrodestra". Ma come, Carlo Ripa di Meana, lei era con la "gioiosa
macchina da guerra" di Occhetto.
Ferrara,
<rogo> dei centri sociali Lodi dal New York Times: è il nuovo
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
carismatico
miliardario", Silvio Berlusconi, e dal "baby-boomer che ama il
rock'n'roll", Walter Veltroni. Tra i due, secondo il quotidiano
newyorchese, spicca proprio Ferrara, "comunista diventato
conservatore": "è diverso da tutti gli altri". Sintesi del
personaggio: "L'ateo che chiede all'Italia di diventare religiosa".
Bossi:
fucili contro questa canaglia romana
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: lui
ministro? Indegno Al comizio: "Delinquenti di sinistra, tornate nelle
fogne". Berlusconi: "Solo un linguaggio paradossale e metaforico"
MILANO - "Guardate che queste elezioni potrebbero finire con la necessità
di imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne.
<Non
mi schiero però bravo Walter> ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come si è
pubblicamente entusiasmata alle proposte di Veltroni per le dilette donne di
casa ("Finalmente viene dato il giusto valore al mestiere rischioso,
delicato e duro di tante mamme, noi e il segretario Pd siamo in sintonia")
se ne potrebbe frettolosamente dedurre che Federica Rossi Gasparrini, 70 anni,
presidente nazionale di Federcasalinghe, abbia scelto da che parte stare.
<Sì
a Fausto contro il Cavaliere. Ma sono più a sinistra>
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sarebbe forse
più propenso al Partito democratico di Walter Veltroni? "Cosa? No no...
quello lì, Veltroni intendo, ha come modello di riferimento gli Stati Uniti, e
lei, beh, capirà... ". I fratelli Kennedy, e forse più Bob di John, e
poi... "E poi cosa? Lasci stare la dinastia Kennedy. Walter, purtroppo, ha
come modello uno stato imperialista, spietato socialmente,
ROMA
- Silvio Berlusconi insiste: Le schede del 13 e 14 aprile inducono all'error
( da "Messaggero,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tutt'altro
che intimidito da queste argomentazioni, Berlusconi, dopo aver definito
"una bugia spettacolare" la "rimonta" di Veltroni, torna
sul merito della questione schede: "Non sono stato io a sollevarla - dice
il Cavaliere - ma il Pd. Due giorni fa Dario Franceschini ha chiamato Gianni
Letta per avvisarlo del problema".
Berlusconi:
schede da rifare. Veltroni: ha paura
( da "Messaggero,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tutto
parte dall'attuale legge elettorale scritta dal leghista Calderoli che rende
difficile ai ( da "Messaggero, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
appello di
Berlusconi e di Veltroni agli elettori di Udc, Destra e Sinistra Arcobaleno. Il
consiglio "interessato": votate per chi volete alla Camera dei
deputati, ma poi scegliete Pd o Pdl al momento di compilare la scheda per il
Senato. Inutile dire che sia Casini che Bertinotti, sia Storace che Boselli
ritengono questi appelli delle vere e proprie invasioni di campo.
Dal
nostro inviato NAPOLI - È una campagna elettorale stra
( da "Messaggero,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo lo
strappo con Walter Veltroni ha intrapreso la sua nuova avventura: l'Udc, la
costituente del Centro. "Un progetto che può cambiare la politica"
dice. E per il quale De Mita rispolvera il nome Dc. "Io non ho alcuna
nostalgia - spiega - ma sono le persone in carne e ossa che mi parlano di Dc,
che ne riconoscono il valore.
ROMA
Raccontano che Walter Veltroni se la sia legata al dito, che con Enrico Bos
( da "Messaggero,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Berlusconi
vince la colpa sarà di Veltroni", con postilla velenosa che "per
riprendere il dialogo bisognerà prima far fuori Veltroni". Non è dato
sapere quanto il leader Pd abbia gradito. Certo è che da qualche giorno si è
intensificata un'"offensiva svuotamento" a sinistra fatta di invito
diretto e martellante a votare solo e soltanto il Pd tanto alla Camera quanto
al Senato,
Endorsement
Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e Berlusconi
promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia. Ma già questo
semplice fatto - giudicare Veltroni guardando il suo avversario - dimostra che
la campagna del leader Pd, almeno da un certo punto in poi, ha avuto un
formidabile difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena.
Berlusconi:
"Ristampiamo le schede"
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Spiega
Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono
essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre
invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter
Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che
potrà mantenerli.
Di
Pietro al Viminale: <L'errore c'è stato coprirlo è un'omertà>
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Frasi che il
candidato premier del Pd Walter Veltroni ha usato per polemizzare con Silvio
Berlusconi, al quale ha chiesto "se uno che dice queste parole può essere
chiamato a fare il ministro delle Riforme". Il numero due del Pd, Dario
Franceschini, ammette che la scheda elettorale contestata da Berlusconi "è
molto brutta, e rischia di confondere" le idee a chi va a votare.
Lo
studio: sui programmi Silvio più affidabile di Walter
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
4 per
Berlusconi, 5,6 per Veltroni da Milano Si può fare, dice la campagna elettorale
di Walter Veltroni. Mica tanto, dice l'analisi sulla fattibilità del suo
programma e di quello dell'avversario Silvio Berlusconi. La traduzione nella
realtà dei "libri dei sogni" l'ha fatta l'Istituto Faber Sviluppo per
Italia Oggi Sette.
Jannuzzi:
Parlamento addio il prossimo sarà pieno di pm
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esclusione di
Pannella dal Pd e si fanno anche fregare sulle liste da Veltroni. A Marco non
era mai successo. Sono allo sbando". Veltroni è un osso duro per il Cav?
"Uscirà con le ossa rotte. Le sue affabulazioni non hanno diminuito di un
punto il vantaggio del Cav". Il Cav è ancora lui? "No, ma è un
grande. L'antipolitica l'ha cavalcata, ma per contenerla.
Fisichella
va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
La
vera sorpresa di queste elezioni può essere l'impennata delle astensioni, in un
Paese c ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sacrificato
da Walter Veltroni all'alleanza con Di Pietro (e poco importa che Veltroni
continui a raccontarci la favola della splendida solitudine del Pd). Ma è anche
il rischio che la sinistra massimalista sia esclusa dal Senato, diminuendo il
senso di responsabilità di un'ampia area politica del Paese alla vigilia di una
stagione di crescente conflittualità economica e sociale.
La
mucillagine elettorale nello specchio della tv
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
incapacità di
comunicare il progetto culturale (del centro veltroniano come della sinistra
arcobaleno), e suonano tardive e insincere le critiche che in questi giorni
Veltroni e Bertinotti le rivolgono con tanta, inedita, insistenza. Ecco i veri
giovani, dice Veltroni, sono loro il nostro futuro, non quelli che stanno in
tv.
Pensiamoci
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E intanto né
Berlusconi né Veltroni né Casini accennano a mettere un tetto alle pensioni
superiori a una certa cifra - tipo Banca d'Italia e altre. Forse redistribuire
non basta, ma sarebbe una misura di decenza. 2. La recessione è in arrivo. Già
imperversa sugli Usa, la Fed riduce i tassi, tutti sono preoccupati salvo
Repubblica,
Ferrara
un barometro ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
avvincente"
di Berlusconi e Veltroni, "soliti sospetti in uno scenario politico quasi
incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e
svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino".
Bertinotti: lasciamolo parlare "Se discutiamo sulle tesi di Ferrara vi
dico sì,
Lettere
d'amore. Caro amico, votami ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bufalo e i
guasti della diretta nel momento dello scambio di posti con Veltroni. Così si è
visto l'addetto della Rai che toglieva il cuscino dalla sedia di Berlusconi e
questo che finiva per impallare la telecamera non sapendo da dove uscire.
Veltroni sembrava più sicuro di sé, anche se a un certo momento, forse non
sedotto dalle grandi domande dei giornalisti, mi sono addormentato.
Tramonta
l'era di Super G ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Per lui, tutto si risolve con gli inceneritori. E' la stessa identica
soluzione di Forza Italia e della Lega...". A minare il centro destra ci
sono anche l'Udc che segue Casini e il drappello degli ex Dc delusi da
Berlusconi. Dietro le quinte c'è l'incognita di Paolo Camolei, ex presidente
dell'aeroporto: la sua Associazione per Treviso potenzialmente calamita altri
delusi
Bossi
col fucile: Schede porcata ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Ma dove viviamo?" Bossi col fucile: "Schede porcata" Roma
Se il leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto,
il leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più
saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa,
"c'è tutto il tempo".
Il
Wsj di Murdoch cambia canale ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
internazionale
stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa
il convento. Sul Cavaliere, l'Economist posa pietra tombale dopo il famoso
giudizio "unfit" del 2001, inadatto a governare: oggi Silvio è un
Gattopardo perennemente in conflitto di interessi, uno che "non ha mai
mostrato molto interesse nelle riforme".
Il
complesso di Silvio che attanaglia il Pd
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma alla fine,
se è vero che Berlusconi, nel caso di vittoria, farà comunque di tutto per non
essere un uomo solo al comando e cercherà almeno il dialogo con Veltroni, ecco
che la Rai - e l'emittenza in generale - rischia di essere ancora una volta
ridotta a oggetto di trattativa per grandi o piccole intese.
Quel
giochetto del voto utile ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rischia di
far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa
onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha
segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra
Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la
caccia all'ultimo voto è aperta,
"Con
i fucili contro le carogne romane"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è solo la
bugia di Veltroni". Ma a far notizia non sono tanto le legnate che i due
si scambiano ("Berlusconi è logoro, avrò la sua età nel 2026",
"Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada in Africa"). La
vera novità sta nella guerra esplosa a sinistra, segno che c'è un consistente
pacchetto di voti in palio, tra Pd e Sinistra arcobaleno,
Il
partito del <vaffa> ringrazia
( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non è detto
che il bon ton veltroniano resista alle sempre accese sirene girotondine della
sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la storia è fatta di corsi e
ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli giudiziari. Non solo le tesi
sull'illegittimità del voto sono più che mai vive, ma si intrecciano con il
destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'
Ricette
per una vita meno cara ( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
economico del
partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna
evitare le strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che
l'inflazione dipende dalle politiche del governo". La tensione sui
prodotti agricoli ed energetici va invece affrontata in maniera diversa:
"Occorre investire sulla politica economica comune europea ed è inutile
polemizzare con la Bce.
Mi
gioco tutto in 4 regioni ( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
WALTER
VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere
l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della
giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma
elettorale.
Tagli
alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico
( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vi sentite
più vicini a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra
politica. Lei che ha sempre combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso
la sua espulsione dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono
editore di Teleambiente, che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle
quali sono state licenziate due persone.
Perline
( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali dell'altro
ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi: "Intendo
denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale: la proposta,
propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei giornali di provata
fede (cioè quasi tutti),
Al
Pd non resta che Berlusconi ( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da parte del
Pd che la salvezza della democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che
Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta
elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra
ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era
storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici.
Altro
che faccia a faccia ( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Chi abbia
seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato
di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le
differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si
assomigliano per l'essenziale: il culto dell'immagine, un fondo di populismo
democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati.
Dalla
Destra con rancore ( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Destra in
queste elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una scelta
paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il rancore
personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per sposare lo
stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per assicurarsi un
minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto all'indietro.
Indiscreto
( da "Panorama"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
costruttori
romani vicini a Walter Veltroni. A ventilare un loro possibile coinvolgimento
sarebbe stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd. Insieme
all'acquisto a 10 centesimi di 750 mila copie per la diffusione straordinaria
di domenica 30 marzo, il Loft è così riuscito a sventare lo sciopero già
indetto dalla redazione contro l'ingresso nella compagine societaria dell'
"Grande
coalizione? Senza Silvio o Walter premier"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma senza che
siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier Ferdinando Casini comincia
l'ultima settimana da candidato premier ma già guarda al dopo-voto, a quando -
si dice "convinto" - nessuno dei due partiti maggiori avrà una
maggioranza per governare. Dialogando in videochat con i lettori de La Stampa,
Casini promette che non tornerà mai a fare da stampella a Berlusconi,
Ha
vissuto i suoi quarti d'ora di celebrità quando ha sposato Anna Falchi. Poi
quando ha c ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
D'Alema o
Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po'
tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E pensare
che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica bene e
razzola male. Non salvo nessuno dei due".
Elezioni:
la sindrome del voto nullo e lo scontro tra i big dei partiti
( da "Panorama.it"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi : in seconda battuta anche tra i loro rispettivi
alleati. Primo tra tutti: Umberto Bossi che minaccia addirittura di imbracciare
"i fucili contro la canaglia romana" che non vuole ristampare le
schede. Una provocazione che scatena reazioni durissime come quella del
segretario del Pd che,
L'Expo,
i grattacieli e il cemento ( da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici"
molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra
becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'
Elezioni:
macché Veltrsuconi. Il New York Times incorona Ferrara
( da "Panorama.it"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Più dei
candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni, liquidati come i "soliti sospetti in uno scenario
politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi
politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo
stasi se non declino".
Bossi
col fucile: <Schede porcata>
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Ma dove viviamo?" M. D. C. Roma Se il leghista Bossi è pronto a
prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl, suo alleato,
si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare le schede
elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il tempo".
<Quel
giochetto del voto utile> ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rischia di
far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa
onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha
segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in due giorni il clima fra
Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia dell'apertura delle urne, la
caccia all'ultimo voto è aperta,
Al
voto berlusconi chiama in causa franceschini
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Poi è
intervenuto Berlusconi. Vuole sapere quale è la verità?". Quale è?
"In privato mi danno ragione tutti, dico tutti, e in pubblico si defilano.
Ora so che cosa mi vuole chiedere: e Veltroni?". Appunto, e Veltroni?
"Per l'appunto, non le rispondo". Ma manca una settimana al voto?
Alitalia
in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
vince le elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente
di tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la trattativa si
potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel caso più
probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo al
Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie
Il
punteruolo angeletti si sente da champions league
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
trascura Voghera Ormai, anche nell'arte dell'insulto, Silvio Berlusconi si è
raffinato. Due anni fa disse che chi votava centro-sinistra, cioè
catto-comunista, era un "coglione". E aveva ragione, o meglio, molti
elettori di centro-sinistra fecero una manifestazione in cui si
auto-proclamavano coglioni.
Lunedì
prossimo, comunque vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una
buo ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Vuol dire che
Veltroni e Berlusconi - conclude, con l'aria di non crederci molto - si
metteranno d'accordo per cambiare la legge". Soldi benedetti, anche perché
quasi sicuramente quest'anno i partiti spenderanno molto, ma molto meno del
2006. "Colpa" di una campagna elettorale brevissima, che tra l'altro
ha reso pressoché impossibile il ricorso ai manifesti giganti 6x3,
ADORNATO
(UDC). LA SECONDA REPUBBLICA è FINITA, I PROBLEMI STRUTTURALI DEL PAESE SONO
ANCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno già
governato e male: ora non ci può essere nel contempo causa e soluzione. Pdl e
Pd sono contenitori senza identità e la loro strategia di esclusione di altri
soggetti politici mette a rischio il futuro".
CARFAGNA
Dà LA CARICA: CON BERLUSCONI NAPOLI CAPITALE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Prodi e
Veltroni, ricorderebbe appieno la trama di un film comico. Di quella comicità
malriuscita, però, che provoca solo riflessioni e amarezze". Dal canto
suo, Berlusconi ribadisce il concetto già più volte espresso. Lo fa
intervenendo a Telecamere, il programma di Anna La Rosa su Rai3, nella consapevolezza
che il problema non potrà essere risolto definitivamente in breve tempo:
MAZZARELLA:
LAVORO AI GIOVANI PER TOGLIERE FORZA ALLA CAMORRA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sto portando
avanti con determinazione il discorso su moralità ed efficienza della politica,
stavolta davvero alla nostra portata votando Veltroni ed il Pd; nonchè
sull'inutilità dell'astensione. Se vincesse Berlusconi non ci sarà molto da
sorridere anche per i delusi del centrosinistra che non andassero a
votare". c.gr.
Amato
nella tenaglia "Basta, non cambio nulla"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
hanno capito
subito a che cosa si mirava: a sistemare le due coalizioni, quella per Veltroni
e quella per Berlusconi, in posizione distinta da tutti gli altri, e i piccoli
insieme su una fila diversa. Un modo anche plastico per evidenziare una corsa a
due. La riproposizione, fin dal disegno della scheda, del tema del "voto
utile".
L'Unità
riscopre il diavolo Berlusconi ( da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
balle a
descrizione di un Veltroni low profil che usa neppure menzionare Berlusconi: e
questo non tanto, in questi giorni, per le sediate scagliate contro Giuliano
Ferrara, non tanto per il solito Antonio Di Pietro che ieri spiegava, sul suo
blog, che "in caso di vittoria del centrosinistra, come primo punto,
l'Italia dei Valori porrà nella sua agenda il nodo incestuoso di Rete4"
Il
Cavaliere: "Schede tutte da ristampare"
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Spiega
Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono
essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre
invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter
Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che
potrà mantenerli.
Milano,
l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Domani
è il Berlusconi day in piazza Sisto e al Palacrociere
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quindi
Berlusconi arriverà in auto direttamente in piazza Sisto IV per il comizio. Il
palco sarà posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Non è ancora
stato deciso se Berlusconi una volta finito il suo intervento in piazza,
raggiungerà il terminal crociere in auto o a piedi passando per il centro
storico.
"Nuove
schede o spariamo" ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi: è
soltanto una metafora "Nuove schede o spariamo" Bossi attacca la
"canaglia romana". Veltroni: parole indegne, hanno paura Si infiamma
l'ultima settimana di campagna elettorale con un nuovo duro scontro sulle
modalità di voto, dopo la lettera di Berlusconi a Napolitano e il no di Amato.
Veltroni
non è il meno peggio ( da "EUROPA ON-LINE"
del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma infine
riassumibili in un solo concetto poco innovativo: votiamo Veltroni perché
Berlusconi è peggio. Non che sia un cattivo argomento, intendiamoci, oltre a
essere incontestabile: il Berlusconi del 2008 appare di tutte le edizioni il
peggiore, p r o p r i o perché il più ripiegato su stesso, il più rassegnato a
non cambiare nulla.
New
York Times "Giuliano Ferrara l'unico candidato interessante"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il candidato
Giuliano Ferrara spicca in un panorama dominato dal carismatico miliardario
Silvio Berlusconi e dal baby-boomer che ama il rock'n'roll Walter
Veltroni". "La vita politica italiana è sempre stata assurda - scrive
il NYT - ma i colpi di teatro di Ferrara (un comunista diventato conservatore)
sono il segnale di qualcosa di più profondo.
"Nessuno
ama un miliardario senza nome"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
D'Alema o
Veltroni? "D'Alema è uno statista a tutto tondo". Statista è un po'
tanto... "Veltroni ha usato un tono molto duro nei miei confronti. E
pensare che mi ha sposato". Di Pietro o Forleo? "Di Pietro predica
bene e razzola male. Non salvo nessuno dei due".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella culla del
berlusconismo del Sud, la Sicilia, Silvio Berlusconi è
convinto di non avere problemi. Il divorzio dall'Udc di Totò Cuffaro non ha
prodotto grossi traumi. Semmai chi rischia di più è proprio l'ex governatore e,
insieme a lui, l'uomo che lo ha indotto a divorziare con il Cavaliere, Pier
Ferdinando Casini. "Qui - osserva Renato Schifani - siamo a posto. La
Sicilia come la Calabria e la Campania le abbiamo prese. I guai da noi li ha
l'Udc. Nei sondaggi il loro quorum al Senato balla. Una settimana sono sopra
l'8%, un'altra sotto. Possono sperare solo nell'aiuto segreto di Raffele
Lombardo". Non tutti gli uomini di Berlusconi
credono, però, in questa ciambella di salvataggio per Casini. "Lombardo -
spiega Carlo Vizzini - non ha nessun candidato nelle liste dell'Udc. Per cui
questa operazione sofisticata mi sembra difficile. I primi a saperlo sono gli
uomini di Casini: col cavolo, ad esempio, che Mannino si è presentato al
Senato. Ha preferito la Camera dove è più facile centrare il quorum". Se
così stanno davvero le cose la Sicilia continuerà ad essere uno dei principali
serbatoi di voti per il Cavaliere. Ieri a Palermo Berlusconi
ha dimostrato di non avere dubbi. Come gli capita sempre più spesso in queste
ultime giornate di campagna elettorale, il leader del centro-destra dà per
acquisito il risultato elettorale: "Siamo avanti di sette-otto
punti". Semmai quest'ultima settimana gli serve per perfezionare la sua
proposta e corteggiare l'elettorato di "mezzo". Proprio quello
dell'Udc. Si tratta di quegli elettori che non lo amano ma che di fronte allo
sfascio del centro-sinistra e all'"inutilità" - l'espressione è di Berlusconi - del voto agli ex dc, questa volta potrebbero
appoggiarlo. Del resto i continui riferimenti alla "gravità della
crisi", al "rigore", non rispondono solo ad una lettura
obiettiva della situazione ma anche al desiderio di competere con Casini su
quel versante: "Non posso lasciargli - ha ripetuto spesso nelle scorse
settimane - questo spazio". E l'ipotesi del ritorno del figliol prodigo
Casini nella sua testa è ormai considerata secondaria: "Non so se
ritornerà. Io insisto che oggi anche gli elettori dell'Udc debbono votare per
noi". Teatro principale di questa battaglia è la Sicilia, roccaforte
elettorale degli ex dc. Se l'Udc non riuscirà a strappare qui il quorum per il
Senato difficilmente centrerà l'obiettivo in altre regioni. Ecco perché da
queste parti al Cavaliere non vuole solo vincere, ma vuole stravincere per
andare oltre il premio di maggioranza. "Ed è un obiettivo possibile -
osserva Gianfranco Miccichè -: gli ex dc nel loro massimo storico, con Cuffaro
presidente, qui sono arrivati al 9,4%. Oggi si presentano avendo perso buona
parte del gruppo dirigente e non andranno oltre il 7%". Ieri Berlusconi è tornato a dire che un voto all'Udc è un voto a Veltroni e ha tirato fuori - anche perché incalzato dal leader del Pd -
l'argomento della lotta alla mafia, un tema che potrebbe mettere in imbarazzo
il luogotenente di Casini, Cuffaro, che si è dovuto dimettere da presidente
della regione proprio a seguito del processo che lo ha coinvolto.
"Noi useremo i nostri voti contro la criminalità organizzata". E
visto che c'erano già le premesse per un'altra polemica perché non aveva usato
l'espressione mafia (segno che la campagna nell'ultima settimana impazzisce),
il Cavaliere ha subito fatto l'elenco di tutte le organizzazioni mafiose che
operano in Italia: "Li useremo contro la mafia, l'ndrangheta, la camorra e
la sacra corona unita. Ricordo a Veltroni che quando
noi eravamo al governo l'operazione "alto impatto" ha portato
all'arresto di trenta capi mafiosi e del loro capo supremo". Appunto,
anche la mafia, insieme al ponte di Messina e al programma di infrastrutture
per la Sicilia, è diventata un argomento del Cavaliere. "Possono dire ciò
che vogliono - sostiene Miccichè - ma noi dal '94 diciamo che i voti dati a noi
sono voti contro la mafia. Cuffaro? Io non ho mai detto che Cuffaro è mafioso.
Ci mancherebbe. Io dico che è leggero, che non sta attento a chi incontra. Lui
mi ha risposto dicendo che non si può sapere chi si ha di fronte. Vero. Ma mi chiedo:
perché a me non è mai capitato di incontare gente del genere?". In
Sicilia, quindi, come nel resto del paese il gioco si sta facendo duro. La
polemica sulle schede elettorali addirittura ha messo a rischio il buon
rapporto che lega Berlusconi all'attuale ministro
dell'Interno, Giuliano Amato: da oggi in poi per lui sarà "il signor
Amato". Anche con Veltroni che offre al paese
l'immagine di un Pd che ormai ha quasi agganciato il Pdl, il Cavaliere non è
stato tenero: "Sogna - ha confidato - sta andando fuori di testa".
Sull'Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le
posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni,
Padoa-Schioppa tentano in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France
e chiudere l'intesa, Berlusconi non molla: "Ci
sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il Cavaliere - che continuano a
far danni su Alitalia. Puntano ancora sulla trattativa su Air-France. Io invece
sono sicuro che si farà una grande cordata italiana. Alla fine saranno tanti
gli imprenditori che vorranno partecipare, che qualcuno bisognerà tenerlo
fuori. Certo bisogna dare a questi nuovi interlocutori i tempi necessari per
formulare una proposta. Il rischio di commissariamento? Ma su! Hanno appena
nominato un presidente...".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE LEZIONI.DA
OGGI A VENERDI' 11 APRILE Big dei partiti in Piemonte per le
"arringhe" finali Buona parte dei partiti ha già "bruciato"
nei giorni scorsi i nomi importanti da spendere in campagna elettorale. E la
settimana prima del voto del 13 e 14 aprile riserva solo qualche sporadico
arrivo per le "arringhe" finali. In Piemonte si vota per Camera e
Senato, ma anche per la Provincia di Asti che chiama alle urne gli elettori con
anticipo sulla naturale scadenza per le dimissioni del presidente Roberto
Marmo, candidato alla Camera nel "Pdl". Seggi aperti, inoltre, in 31
Comuni (10 di questi in provincia di Torino) per l'elezione di sindaco e
Consiglio comunale. Nel Vercellese è toccato a Piero Fassino presentare il
programma del Pd ieri a Gattinara. Nel capoluogo si annuncia per oggi una
duplice, interessante presenza: Emma Bonino e Luigi Bobba che saranno dapprima
nella sede Pd di Vercelli e poi alla Confesercenti per illustrare le proposte
del Partito democratico in materia di imprese. Fassino, ieri a Grignasco, è
annunciato il
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
segretario del Pd: "Come fa Berlusconi a volere un
ministro così?". Il Cavaliere insiste con il Viminale: vanno ristampate
Bossi: pronti a prendere i fucili "Via quelle schede porcata". Veltroni: parole d'odio
inaccettabili SEGUE A PAGINA 4.
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bossi:
"Ristampare le schede o il Nord imbraccerà i fucili" Veltroni: vergogna. Berlusconi: solo una metafora Il
Cavaliere: è stato il Pd a chiedere di cambiare le schede GIANLUCA LUZI ROMA -
Il capo della Lega Bossi minaccia di ricorrere alle armi se non saranno
ristampate le schede elettorali. Veltroni insorge e
chiama in causa Berlusconi: "Lo vuole chiamare a fare il ministro. Ma in che
paese viviamo?". Ma Berlusconi insiste: le schede
devono essere ristampate ed è stato il centrosinistra a sollevare il caso con
una telefonata di Franceschini a Letta. E commenta le parole del leader
leghista: "Lo conosciamo, la sua era solo una metafora". All'inizio
dell'"ultimo miglio" prima del voto, la questione delle schede elettorali
a rischio errori e contestazioni infinite, infiamma la campagna elettorale.
Bossi, però, va oltre e porta lo scontro a livelli estremi, proprio il
contrario di ciò che aveva raccomandato il presidente della Repubblica
Napolitano. Fino alla sparata di Bossi la polemica, anche dura, si era
mantenuta entro i limiti della correttezza. Ma poi è intervenuto il Senatur.
"Se necessario, - minaccia Bossi - per fermare i romani che hanno stampato
queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare
in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Poi
chiama alla vigilanza "i popoli" del nord: "I veneti, i
piemontesi, i lombardi non permetteranno questo imbroglio. Fate tutti molta,
molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque
terremmo le cose sotto controllo". E per rendere più incisivo il
messaggio, aggiunge un monito: "Non voglia il cielo che domani dobbiamo
trovarci a cacciare la canaglia romana con i fucili in mano". Le minacce
di Bossi rimbalzano dal Piemonte fino alla Puglia dove Veltroni
è impegnato nel tour elettorale. Il segretario del Pd chiama in causa Berlusconi: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si
candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere
chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo, dove siamo?
Imbracciare i fucili...". Di fronte a questa reazione, il vicepresidente
leghista del Senato Calderoli rilancia: "Veltroni
ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni! Se le
istituzioni non difendono la democrazia ci penserà il popolo". Bordate
elettorali a parte, Berlusconi anche ieri ha
riproposto la "necessità" di ristampare le schede. Non solo ma ha
chiamato in causa il centrosinistra per l'allarme sulle schede. "Questa
questione delle schede elettorali non l'ho sollevata io. Non è una mia
iniziativa. - ha sottolineato il leader del Pdl - Sono stati loro, quelli del
Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per
avvisarlo del problema". E per ristampare le schede "c'è tutto il
tempo necessario". Franceschini ammette di aver segnalato a Letta il
problema dei simboli troppo ravvicinati nelle schede, ma poi sostiene che è
stato Berlusconi ad alzare i toni perché "è
sempre più in affanno" e così avrebbe una scusa per la "vicina
sconfitta". L'allarme però c'è anche nel centrosinistra. Per Di Pietro -
che primo aveva segnalato il problema a Napolitano - le schede si devono
ristampare e "Amato aveva detto che era possibile se fosse stata colta la
richiesta del segretario della Dc, Pizza".
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella piazza di
Crema Gli alleati del Pdl spiazzati. No comment di Fini, Calderoli: useremo i
cannoni An: non è il nostro linguaggio Contestato Ferrara: bruciata la sua
immagine, insulti e uova Ronchi tenta di coinvolgere il Pd: parole così Bossi
le usava anche quando D'Alema lo definiva una costola della sinistra CARMELO
LOPAPA ROMA - Quanto Berlusconi e i suoi abbiano
gradito l'uscita di Bossi sulla "canaglia romana" da cacciare
"con i fucili in mano", quell'ennesima evocazione di un Nord a mano
armata sotto le bandiere verdi leghiste, proprio ora, a sette giorni dal voto,
lo si è capito da come in serata lo stato maggiore del Pdl - sul fronte
forzista - abbia tentato di coprire il tutto con un imbarazzato silenzio.
"No, non commentiamo quelle parole" ha tagliato corto il vice
coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. L'affondo di Umberto Bossi è
rimbalzato da Verbania ed è subito scattata l'operazione tesa a sminuirne la
portata, soprattutto a tranquillizzare l'elettorato incerto-moderato, proprio
quello (decisivo) che Pd e Pdl si stanno contendendo in queste ultime ore.
Certo, il disappunto esplicito non è mancato. Soprattutto tra le file di
Alleanza nazinale. "Quello è un linguaggio non consono e che certamente
non è da An - si affretta a precisare il portavoce Andrea Ronchi - Ma va anche
detto che quello è il folclore di Bossi, il suo solito linguaggio. Confidiamo
sul fatto che il vero pensiero della Lega non sia quello ma altro. Parole
simili d'altronde le abbiamo ascoltate anche quando D'Alema sosteneva che la
Lega era un pezzo della sinistra. Perché allora Veltroni
e i suoi non insorgevano? La verità è che si appellano a tutto sapendo che
perderanno. Anzi, straperderanno". Toni assai meno critici nei confronti
del Senatur da parte di Maurizio Gasparri, secondo il quale il vero colpevole
sarebbe il responsabile del Viminale: "Certamente Bossi usa le parole
senza intenti violenti. Amato invece sabota le elezioni. Va cacciato subito
perché sta promuovendo brogli". An fa leva sul "vero pensiero della
Lega", che sarebbe altro. E in effetti usa toni assai diversi Roberto
Maroni, quando un suo commento sull'accaduto gli viene sollecitato nel corso
della trasmissione "Ballarò". E lui: "C'è sempre chi si
scandalizza, ma quello di Bossi era solo il suo modo di esprimere la rabbia per
un torto subito". Il fatto è che le linee di pensiero, dentro il
Carroccio, sono tante e i falchi sembrano sempre più numerosi delle colombe.
Roberto Calderoli, per dire, ai fucili preferirebbe altro, nel senso di armi
più efficaci. "Veltroni ha qualcosa da dire sui
fucili? E allora gli porteremo i cannoni", afferma quello che è ancora per
alcuni giorni il vicepresidente del Senato. Perché "quando si impedisce al
popolo di poter votare si compie il peggior gesto che si possa compiere, un
attentato alla democrazia". Per trovare una condanna esplicita, al di là
dei ranghi del centrosinistra, ovvio, bisogna rivolgersi al leader della
Destra, Francesco Storace: "A Bossi qualcuno dovrebbe ricordare che in
Parlamento hanno votato la legge che loro stessi hanno definito porcata. A
Milano fanno la faccia feroce, a Roma stanno a tavola con i loro padroni".
Intanto ieri altre contestazioni a Giuliano Ferrara. A Crema un manifestante ha
dato fuoco in piazza ad un'immagine del giornalista: "Prima al rogo ci
finivano le streghe" era la scritta che compariva sotto l'immagine del
leader della lista "Aborto? No Grazie", nel pomeriggio contestato
anche a Bergamo. In serata, sempre a Crema, lancio di uova e insulti per il
direttore del Foglio, atteso a parlare in una sala del Comune. Diverse persone
lo aspettavano nella piazza vicina. Ma all'interno della sala comunale, gremita
di gente, il giornalista - affiancato dal capolista della
circoscrizione per la Camera dei Deputati, Paolo Sorbi - ha invece ricevuto una
accoglienza particolarmente calorosa: "Vogliamo Giuliano Ferrara ministro
della Sanità", era lo slogan. D'altra parte ieri Ferrara aveva avuto la
citazione del New York Times che l'ha definito il candidato più avvincente,
"meglio di Berlusconi e di Veltroni".
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
D'Alema si propone mediatore per il Forum delle culture 2013 Iervolino:
"Ma dal governo ancora nessun segnale" Il Pd pensa al gran finale di
mercoledì: in piazza Plebiscito canta Venditti ROBERTO FUCCILLO DA Pompei a
Scaturchio. La campagna volge al termine. Massimo D'Alema, capolista forse più
presenzialista a Napoli e dintorni, abbozza una sintesi. Scherzosa, ma neanche
tanto. Perché la sua campagna iniziò proprio, "come mi suggeriva Berlusconi", dalle rovine pompeiane. E ieri è passata
per le sfogliatelle della nota pasticceria, perché "anche Scaturchio è
cultura". L'occasione era per l'appunto una convention al teatro Sannazaro
con il mondo della cultura napoletana, chiaramente proiettata anche sul 2013 e
sul Forum che la città ha conquistato. Non a caso faceva un po' da padrone di
casa l'assessore Nicola Oddati, che ha così consacrato il suo rientro nel Pd.
Non sono mancati gli echi del dissidio con Rutelli, che ha sottratto alla
manifestazione il carattere di grande evento e i relativi finanziamenti del
governo. Oddati ha ringraziato il ministro dei beni culturali per il suo
lavoro, ma ha notato che "la città deve avere un governo anche più amico
di quello attuale. Avremo fatto anche degli errori, ma non servono condanne.
Speriamo che il prossimo governo si assuma anche il suo merito per un grande
evento che è tale a prescindere da un decreto". Anche D'Alema ha
ringraziato Rutelli "per il suo start-up", poi si è erto a grande
mediatore: "Ho capito che c'è stata qualche incomprensione (e la platea
sorride, ndr), ma mi farò parte diligente come deputato locale. è una occasione
importantissima, sono interessato a lavorarci insieme a voi". Ottimismo
per il futuro, dunque, anche se in platea il sindaco Iervolino ammette che
"dal governo non abbiamo ancora avuto nessun segnale". Intanto
D'Alema non smette di mettere la sua faccia anche davanti al dramma rifiuti.
Proprio uscendo da Scaturchio viene infatti riconosciuto da un gruppo di
turisti tedeschi. La guida gli fa i complimenti perché sui rifiuti Napoli sta
meglio. Poco prima D'Alema si è intrattenuto con esponenti di Legambiente e ha
firmato la proposta per la introduzione nel codice penale dei reati contro
l'ambiente. Ha fatto anche visita all'atelier di Lello Esposito, dove si è
incontrato con Raffaele Del Giudice, l'autore di "Biutiful cauntri",
il film sugli sversamenti di rifiuti nocivi. L'impegno sulla spazzatura è stato
poi ribadito nel pomeriggio, con affollate tappe a Afragola, Nola e Acerra, nel
cuore della crisi rifiuti e delle proteste contro impianti e discariche.
Intanto per il Pd è anche tempo di pensare al gran finale di mercoledì. Arriva Veltroni a piazza del Plebiscito, e si porta dietro Antonello Venditti.
Il cantautore romano sarà anche lui a piazza Plebiscito, con un concerto in
coda al comizio. E, prima di Veltroni, arriva in città il suo
vice. Enrico Franceschini farà il punto oggi sulla organizzazione dell'evento
presso la sede del partito in via Nazario Sauro. Attesa anche la
decisione finale sul palco. In ballo due ipotesi di posizionamento: su via
Cesario Console, con il mare sullo sfondo, oppure in piazza, come è stato per Berlusconi, ma qualche metro dietro, per guadagnare spazio
per il pubblico. Sull'altro fronte è di rilievo la presenza oggi a Napoli di
Altero Matteoli. L'ex ministro dell'Ambiente presenterà le proposte del Pdl
sulle bonifiche e incontrerà gli industriali a Palazzo Partanna.
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
muro dei post-it Veltroni: "Rimonta
possibile noi a un'incollatura dal Pdl" Ma la Sinistra attacca
Franceschini sul voto utile SILVIO BUZZANCA ROMA - "Siamo ormai lì, ad
un'incollatura, dobbiamo fare insieme l'ultimo miglio. Il Partito democratico è
stato protagonista della più spettacolare rimonta della storia politica". Walter Veltroni
a pochi giorni dal giorno, cerca di caricare i suoi per il rush finale. Spande
ottimismo a piene mani. Ma deve fare i conti con la Sinistra Arcobaleno. Dario
Franceschini è un "bugiardo", usa toni "sgradevoli", fa un
gioco "sporco", vuole scaricare sulla Sinistra Arcobaleno la
sconfitta del Partito democratico, dicono i dirigenti della Sa. A sinistra non
è proprio piaciuta l'intervista a Repubblica del numero del Pd e quel suo
paragone fra Fausto Bertinotti e Ralph Nader, il candidato indipendente che nel
2000 provocò negli Usa la sconfitta di Al Gore. Il presidente della Camera
respinge seccamente il paragone con Nader. E boccia anche l'apertura a riforme
costituzionali improntate al presidenzialismo. "Queste cose di Franceschini
- dice per esempio il candidato premier Bertinotti - non solo sono sgradevoli,
ma anche un po' allarmanti perché non si accorge che sono sostanzialmente
anticostituzionali". e spiega c'è un unico modo per contrastare questa
deriva presidenzialista: "Dare torto a Franceschini e far si che la
Sinistra Arcobaleno abbia un successo tale che lo costringa a prendere atto che
siamo in Italia e non negli Usa". Gli altri leader della Sinistra
Arcobaleno sono meno diplomatici del presidente della Camera. Così Oliviero
Diliberto si chiede: "Ma come? Prima ci cacciano e non vogliono trovare
l'accordo con noi e adesso ci dicono che se perdono è colpa nostra?".
Circostanza che fa dire al leader del Pdci: "Franceschini ha una bella
faccia tosta a dire che noi siamo come Nader. Se la bugia fosse un reato, oggi
a Franceschini dovrebbero dare l'ergastolo". Il segretario di Rifondazione
Franco Giordano parla invece di "campagna greve e soprattutto disonesta.
La verità è -conclude - che il Pd prevede un risultato inferiore alle aspettative
e la leadership cerca di mettersi al riparo addossando preventivamente la colpa
alla sinistra". Il verde Angelo Bonelli aggiunge che "Franceschini è
il primo a sapere di dire cose non vere". Secondo il capogruppo verde alla
Camera, "gli appelli del Pd al voto utile sono il segno della debolezza
della proposta politica e programmatica del Pd". Infine Nicki Vendola,
presidente della Regione Puglia, punta l'indice contro il "giochino un po'
sporco del voto utile o del paragone tra Bertinotti e Nader che serve solo per
parlare ad un'Italia che si presume non sia in grado di non capire". Veltroni, intanto lancia un nuovo appello contro
l'astensionismo e per i voto utile. "L'astensionismo è l'anticamera delle
peggiori tradizioni consumate nell'umanità", ha detto il candidato premier
del Pd. E sulle polemiche innescate dall'intervista di Franceschini ha
sottolineato: "Agli elettori della sinistra radicale dico che ogni voto è
utile. Ma è chiaro che in questa ultima settimana si decide chi governerà il paese
tra noi e la destra". Infine il leader del Pd ha ricordato che avrà l'età
di Berlusconi solo nel 2026 e che è giunto il momento
di " di dire basta con le battute per affrontare i problemi seri, basta
con le corna ai vertici dei capi di Stato. L'Italia si merita un'altra
leadership così come quella che hanno gli altri paesi".
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Camilleri a
MicroMega: stimo Di Pietro, Pancho Pardi merita di essere eletto E il papà di
Montalbano ci ripensa "Niente astensione, voto democratico" ROMA -
Montalbano per la prima volta ha paura. Paura della prospettiva
"oscena" di un nuovo avvento berlusconiano. Di dodici anni
("Come minimo") di un Cavaliere che è "un vero extraterrestre
della democrazia" e di un'Italia che, "come la cicala, si ritroverà
con le pezze al culo". Fino alla prospettiva più fosca, un po'
apocalittica, "del ritorno al medioevo". Sono le ragioni, anzi le
fobie, che hanno convinto in questi ultimi giorni il "padre"
dell'ispettore siciliano, Andrea Camilleri, a votare. Perché lo scrittore, iscritto
al partito dei delusi dagli errori del centrosinistra, per la prima volta in 82
anni, aveva deciso di dare forfait. Da questa mattina sul sito micromega.net
sarà visibile il video della conversazione sulle imminenti elezioni tra lo
scrittore e il direttore della rivista, Paolo Flores d'Arcais, che proprio
nell'editoriale dell'ultimo numero aveva fatto analoga "autocritica",
convertendosi al voto e al voto "utile" per il Pd. Camilleri aveva
declinato l'invito a scrivere su quel numero una sua dichiarazione di voto, al
pari di altri scrittori e volti noti: la scelta dell'astensione era amara e lui
non aveva voglia di parlarne. Ora racconta che ci ha ripensato. Andrà al seggio
e voterà per la coalizione Veltroni-Di Pietro. Le sue
riserve su quanto il centrosinistra non abbia fatto nei due anni di governo
(leggi "vergogna" e conflitto di interessi in testa) restano, ma si
dice convinto che con l'attuale sistema elettorale la preferenza al Pd sia
l'unica soluzione per evitare una prospettiva che non esita a definire "oscena".
La tesi da cui muove lo scrittore è semplice: Berlusconi
"non conosce neppure l'alfabeto della democrazia". Quindi, si rivolge
ai giovani e a tutti coloro che hanno partecipato in questi anni ai
"movimenti", dai girotondi ai "No Dal Molin di Vicenza",
ricordando loro che con un governo Veltroni le lotte
potranno continuare, con lo strapotere di dodici anni del Cavaliere "non
si potrà più fare nulla". "Il fatto - incalza nel video - è che
quest'uomo inquina talmente la vita italiana nella sua
interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se
non convinti, perché è l'unico vero oppositore". I toni di Camilleri si
fanno cupi. "Berlusconi è qualcosa che non ci appartiene. è un extraterrestre rispetto
alla democrazia. Non ha la più lontana concezione di cosa possa essere una
democrazia. A denti stretti arrivo a dire che perfino Fini potrebbe
essere oggi il leader di una desta che adotta il nostro stesso vocabolario.
Certo, le parole che poi sceglierebbe sarebbero assai diverse dalle nostre. Il
vocabolario di Berlusconi invece è incomprensibile. Va
decrittato. D'altronde, lui è il fratello di latte di Putin". Ma la vera
preoccupazione dello scrittore attiene al quadro economico, prima ancora che
morale e politico, di un Paese che si ritrovi per dodici anni alle prese con la
cura del leader Pdl. "Se è vero che gli italiani votano pensando alle loro
tasche, sappiano che è meglio pagare una tassa in più con il centrosinistra che
risana l'economia nazionale, piuttosto che ritrovarsi come la cicala e la
formica con le pezze al culo quando il signor Berluconi lascerà il
potere". E poi fra dodici anni, scherza ma non tanto lo scrittore,
"saranno problemi vostri: con i miei 82 anni mi viene da dire che
fortunatamente io non ci sarò. Ma chi è molto più giovane deve pensarci bene.
Dodici anni di Berlusconi possono veramente portare
l'Italia al Medioevo". Quindi occorre un voto utile alla causa, da
destinare alla coalizione Veltroni-Di Pietro. Con un
plauso speciale all'ex pm che ha aperto le liste alla società civile e che ha
candidato Pancho Pardi, tra i leader dei girotondini. "Un uomo come lui -
conclude Camilleri - va recuperato alla politica nelle istituzioni".
(c.l.).
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader Sd replica
a Franceschini: "Nader siete voi che avete rotto l'alleanza" Mussi:
"Dal Pd un ricatto elettorale al Senato leveremo seggi alla destra"
La gara si sta giocando proprio con lo schema voluto da Veltroni.
Io ho cercato il dialogo, ma ho trovato un muro UMBERTO ROSSO ROMA - L'ira di
Fabio Mussi. "Un'intervista inaudita. Franceschini prova forse a prenderci
per i fondelli?". Ha lanciato un appello agli elettori della sinistra.
"No, è un vero e proprio ricatto elettorale. Prima il Pd ci scarica e ora,
in extremis, di fronte ad una possibile, probabile sconfitta ecco che mette le
mani avanti e si prepara ad addossarci la responsabilità del flop. Se Berlusconi vince, è colpa della sinistra che non vota Veltroni. Ma per favore. Io allora l'accusa la rovescio per intero".
In che modo, ministro? "Mon ami, Ralph Nader c'est vous, siete voi del Pd.
Mica Bertinotti". Tesi piuttosto ardita. Va spiegata. "La
competizione si sta giocando esattamente con le regole che il Pd ha voluto, le
squadre si affrontano con lo schema perseguito ostinatamente da Veltroni: la competizione con Berlusconi
senza la sinistra. Non l'abbiamo certo voluta noi la fine del
centrosinistra". Ma anche per Rifondazione e la sinistra, dopo il governo
Prodi, la fase dell'Unione era chiusa. "Con i miei amici della Sinistra
arcobaleno ho insistito molto, all'indomani della crisi di governo, per un
incontro con Veltroni, per capire che margini c'erano.
Noi la mossa l'abbiamo fatta ma dall'altra parte abbiamo trovato un muro. Il
leader del Pd, alla fine, fece filtrare l'idea di una separazione consensuale.
Ma quando mai: la scelta fu loro. Al diavolo la sinistra. Però stranamente in
certi casi i voti della sinistra non olent, non puzzano". Quando? "Al
comune di Roma, alle regionali in Sicilia, in centinaia di comuni in tutta
Italia, dove il Pd si presenta insieme a noi". La partita fra Veltroni e Berlusconi non si gioca
sul filo dei voti? "Non credo, ma ammesso e non concesso l'uscita di
Franceschini è anche tecnicamente sbagliata: al Senato la Sinistra toglierà più
seggi al Pdl che al Pd. Conti alla mano. Una ragione in più per impegnarsi al
massimo, ovunque, a superare lo sbarramento dell'otto per cento. Scaricare su
di noi è troppo facile e comodo, sia in chiave pre-elettorale ma anche
post-elettorale...". Allude ad una resa dei conti all'interno del Pd, in
caso di sconfitta? "Non metto bocca, le dinamiche interne del Pd sono cose
che non mi riguardano più. Certo che a rovesciare su di noi i problemi loro,
sono piuttosto abituati. Come per i 20 mesi di governo. Avevano 20 ministri su
25, il presidente del Consiglio, due vicepremier. Molti onori e molti oneri.
Invece, se a Palazzo Chigi le cose non hanno funzionato, di chi è la colpa? Ma
è ovvio: del ministro Mussi, di Ferrero, di Pecoraro. Ma ci sarà in quel
partito qualcuno che si assume una responsabilità, "adsum qui feci",
come citava spesso Alessandro Natta? Comunque, nelle parole di Franceschini c'è
qualcosa di ancora più inquietante, che mi fa rizzare i capelli".
Addirittura? "Il presidenzialismo di fatto, che si realizzerebbe nel
nostro paese con la vittoria di Veltroni o di Berlusconi, al tempo stesso premier, segretario di partito e
capo della maggioranza parlamentare. Vorrei ricordare a Franceschini che
l'Italia è un regime parlamentare. E che meno di due anni fa abbiamo chiamato
il popolo italiano ad un referendum per bocciare la riforma costituzionale
della destra, a forte impalcatura presidenzialista. Adesso il vicesegretario pd
ci propina l'elogio di tutti i poteri al leader. Ce lo dica: si preparano a
ripresentare insieme a Berlusconi quella stessa controriforma
bocciata dagli italiani?". Appello al voto pro-Veltroni
rispedito al mittente. "Di più. Lo faccio io un appello, al vecchio
elettorato dei Ds. Date un voto che garantisca le persone che si sentono di
sinistra, fate in modo che siano rappresentate, e perché in futuro si possa
tenere aperta una prospettiva di governo di centrosinistra. Influendo sulla
politica del Pd".
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pd, la strategia per
la caccia agli indecisi Arriva il porta e porta e una campagna sul
leader."Da ora si picchia duro" Il rammarico del Loft: "Peccato
non avere il duello tv, poteva spostare milioni di voti" GIOVANNA CASADIO
ROMA - Moretti va a votare, Grillo "no, vado a pescare". Se Nanni il
"radicale" invita a non astenersi ("è sbagliato"), Beppe,
il guru del "vaffa", non fa distinzione: "Sono salme. Astenendosi
si lascia il campo a Berlusconi? Tanto chi andrà su
non durerà più di un anno, un anno e mezzo con l'esercito. Sembrano Gloria
Swanson aggrappata alla tenda in "Viale del tramonto"".
Citazione cinematografica di Beppe Grillo in omaggio a Veltroni.
A sei giorni dal voto, la partita si gioca sul "voto di chi non
vota", di quegli indecisi che sono tre su dieci e che, secondo analisti e
sondaggisti, si aggirano nella metà campo del centrosinistra. Non solo, ma
soprattutto. Lo sa bene il segretario del Pd, Walter Veltroni
che dal pullman ieri, come sempre, ha fatto il punto al telefono con i
"suoi" proprio sull'operazione anti-astensione. Mancano 144 ore alle
elezioni, ogni minuto è prezioso, la strategia deve essere mirata, capillare,
anche aggressiva, però "noi non punteremo a Arcore". Spiega Ermete
Realacci: fuor di metafora, significa che "Walter non scende sul terreno
degli insulti, della campagna elettorale che si ripete identica a se stessa da
quindici anni, Berlusconi è disposto a fare a pezzi il
paese come nella storia delle madri e di Salomone, non vuole riconoscere di
avere fatto il suo tempo". Quindi, qual è la carta con la quale il Pd
spera di convincere quelli che non votano perché "i politici fanno tutti
schifo", perché "non dicono cose di sinistra", perché tanto le
tasche restano vuote e i ragazzi senza lavoro? Ilvo Diamanti su Repubblica ha
parlato delle tre categorie di indecisi con cui deve vedersela il Pd : i
"vaffa"; i "tradizionalisti" fedeli alle tradizioni ex
comunista e ex democristiana; i "radicali" che odiano il "ma
anche" veltroniano. Dario Franceschini, il numero due del partito, è
convinto che la strategia è complessiva e che bisogna puntare sulla
ricetta-fiducia, "sull'affidabilità del leader". Qualche giorno fa,
in un confronto tv con Gianfranco Fini, chiese a bruciapelo: "Ma tu, Fini,
ti fidi di Berlusconi? Io è un anno che lavoro con
Walter e mi fido di lui sia come politico che come uomo". Ricorda ora:
"Fini era in evidente imbarazzo, gli ci è voluto una lunga argomentazione
per parlare di fiducia nel Pdl". D'altra parte, solo un paio di mesi fa
tra il leader di An e quello di Forza Italia volavano gli stracci. Perciò, le
parole d'ordine del rush finale della campagna di Veltroni protesa alla conquista degli indecisi, saranno:
"Fìdati" e "Cambiamo l'Italia". Peccato, si rammarica
Realacci, che non ci sia il duello tv tra Berlusconi e Veltroni: "Difficile trovare una cosa paragonabile a dodici, tredici
milioni di persone che guardano il faccia a faccia e poi ne discutono.
Oltretutto, gli italiani avrebbero annusato che il Cavaliere ha paura, teme di
perdere". La paura è un argomento su cui tutti i leader e candidati Pd
impegnati nei tour elettorali insistono molto. "Walter indosserà i
guantoni per picchiare duro ma sulle cose, sulle proposte, sulla novità",
è la chiosa immancabile di ogni ragionamento al loft, la sede del Pd. Berlusconi alza i toni e riparla di comunismo, insulta
"Walterino sette doppiezze" consigliandogli di andarsene in Africa e Veltroni replica: "Rispetterò anche chi non mi
voterà". Strategia mirata, con stoccate circoscritte. Sulla modernità
delle proposte e l'età anagrafica: "Avrò l'età del mio avversario nel
2026, lui è stanco". Sulle promesse che saranno mantenute: "Noi siamo
una casa vera, il Pdl è la casa finta di un film". Sono gli esempi citati
da Realacci: "Berlusconi si incazza ancora di più
se non scendiamo sul suo terreno". Pure Rosy Bindi, fan della schiettezza
e del confronto a muso duro, è d'accordo: "Penso che gli scontenti
dell'Ulivo, il Pd li stia recuperando, li abbia rimotivati. è l'affidabilità
della politica la vera posta in gioco. Dobbiamo convincere gli incerti, gli
scettici che si possono fidare di noi". Domenica scorsa con Goffredo Bettini,
Walter Verini, Realacci e Roberto Roscani, il segretario Pd ha elaborato
inoltre la strategia di aggredire il "corpaccione" elettorale, ovvero
gli scontenti dei ceti più popolari, lanciando alcune misure sociali come il
bonus-spesa, l'assicurazione per le casalinghe. Oggi, i democratici hanno in
programma una giornata tematica sull'ambiente. Veltroni
lancerà il piano per la tutela dell'ambiente da Taranto e ottanta iniziative
sono previste in tutta Italia. I toni saliranno nelle prossime ore, ma il Pd
conta di aggiudicarsi la posta del "voto di chi non vota" denunciando
"il vecchiume" del Pdl e però non solleticando l'antiberlusconismo
viscerale. L'altra calamita anti-astensionismo è rappresentata dal porta a
porta, "dalla rete dei militanti", afferma Franceschini. E su questo,
Veltroni ha richiamato tutti i candidati a passare al
tappeto i loro collegi. Paola Concia, la leader lesbo-gay ad esempio, è andata
a un confronto in parrocchia. Cattolici mobilitati. Beppe Fioroni, leader degli
ex Ppi, sostiene che "la partita tra il Pd e gli indecisi si gioca, se in
questa settimana triplichiamo il voto dei cattolici". Paola Binetti e Rosy
Bindi si sono sfidate a Pistoia sulla laicità in un dibattito nella
"casa" del vescovo, cioè il seminario vescovile raccogliendo cattolici
delle associazioni, parrocchiani, un gruppetto di preti. Emanuela Baio oggi a
Milano con Giovanni Bianchi parlerà dei cattolici nel Pd, come ci stanno,
perché non saranno messi a tacere. "La gente però ci chiede quali saranno
le politiche a favore della famiglia, non solo di parlare di valori",
commenta Baio. Ci sono inoltre le strategie mirate, regione per regione.
D'Alema nella Napoli dei rifiuti ha una bella sfida davanti.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del ANTONELLO SORO"Berlusconi alza il
tiro sui brogli perché sta perdendo il confronto sulla comunicazione. E il
vantaggio non c'è più" "I voti per Bertinotti fanno vincere il
Pdl" di Simone Collini / Roma "Berlusconi
sta dando il meglio di sé", dice il capogruppo del Pd alla Camera
Antonello Soro. Parlando di brogli e contestando le schede elettorali? "Ma
sì, è palesemente nervoso perché conosce non solo i sondaggi ma gli
orientamenti veri degli elettori. Si è trovato di fronte un avversario
straordinario sul terreno della comunicazione politica, che lui riteneva di sua
esclusiva competenza, e ha visto dissolversi giorno dopo giorno un vantaggio
ritenuto clamoroso. Ora reagisce in questo modo. Il ricorso agli insulti e alla
parola brogli è tipica dei momenti di difficoltà di Berlusconi.
Lo fece anche nel 2006, quando perse". La novità è che ora se la prende
anche con le schede elettorali. "Mi verrebbe da dire che sono lacrime di
coccodrillo, perché la conformazione delle schede discende in via diretta dalla
legge elettorale approvata dal centrodestra due anni fa e perché Berlusconi, quando noi lo abbiamo proposto nei mesi scorsi,
non ha voluto discutere una nuova legge elettorale". Lacrime di
coccodrillo, dice, però intanto Berlusconi ha
attaccato il Quirinale, Bossi ha detto che potrebbero imbracciare i fucili...
"Parole gravi, inaccettabili. Così come non si può accettare che un uomo
che si propone di governare il Paese non prenda le distanze da simili
esternazioni eversive. Berlusconi sta ricordando agli
italiani la sua mancanza di cultura dello Stato. Sta ricordando la sua assoluta
mancanza di rispetto per le prerogative istituzionali, a partire da quella del
Capo dello Stato, che di volta in volta ha usato come terminale delle sue
insoddisfazioni o pretesto per una divisione in più nella vita politica".
Il Pd come può riuscire a convincere gli indecisi? "Noi abbiamo già
trovato la cifra, un posizionamento del Pd che ha modificato lo schema di gioco
e aperto una partita che tanti davano per chiusa. Abbiamo scommesso sull'unità
nazionale e presentato un programma che ruota attorno a cinque parole chiave:
crescita, semplificazione, merito, qualità e sicurezza. Adesso la parte
conclusiva, a mio parere, va giocata su due parole chiave: fiducia e
speranza". Cioè? "Dobbiamo suscitare negli elettori l'interrogativo
sul candidato di cui ci si può fidare. Di un partito e un candidato che hanno
compiuto un percorso di assoluta novità o di una coalizione eterogenea e un
candidato di cui abbiamo già sperimentato l'inaffidabilità? E poi dobbiamo
rendere chiaro che con noi c'è una speranza, di contro alla rassegnazione per a
un paese che continua nella traiettoria della marginalità, dell'arretramento
economico. Il Pd esprime un ciclo nuovo". La Sinistra arcobaleno non ha
apprezzato il parallelo di Franceschini tra Bertinotti e il Verde statunitense
Nader, "responsabile della vittoria di Bush". "Né io né
Franceschini pensiamo che Bertinotti sia come Nader, e riconosciamo la dignità
della sua esperienza politica. Tuttavia non è un'escursione filosofica
affermare che la scelta, come avviene in tutte le
democrazie, è fra due proposte, due leader, due principali partiti. È fuori
discussione che vince o Veltroni o Berlusconi. Qualunque voto dato nel centrosinistra ad altre formazioni che
non siano il Pd è legittimo, certamente. Ma rende più difficile o contrasta
oggettivamente la vittoria di Veltroni".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Rimonta storica. Ora si può
vincere" Veltroni: pronti alla volata. E su Bossi che sulle schede invoca i
fucili: non può fare il ministro Der Spiegel contro Berlusconi: è un
miliardario che pensa solo ai propri affari "Pochi mesi fa eravamo sotto
di dieci punti, ora siamo a un'incollatura e pronti al sorpasso finale".
Lo ha detto Walter Veltroni a Lecce davanti a una
folla di 25mila persone. Il leader del Pd ha anche risposto a Bossi che sulla
vicenda delle schede elettorali sollevata sabato da Berlusconi
aveva detto di essere pronto a imbracciare il fucile: "Parole indegne, uno
così non può fare il ministro". Carugati a pagina 3 e Di Blasi a pagina 8.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Stiamo facendo una storica rimonta" Per Veltroni a Lecce in 25mila. "I volontari aiutano l'Italia,
istituzionalizziamo il 5 per mille" di Andrea Carugatiinviato a Lecce
DEV'ESSERE stato il pienone pure a Conversano, 3mila persone in piazza Castello
a mezzanotte (tanti coi bambini in spalla e i passeggini), nonostante il freddo
polare, a convincere Veltroni che il suo slogan, "Si può fare", è più vicino
alla realtà di quanto si pensi. Del resto venerdì a Benevento l'aveva detto:
"Se ci sarà gente anche a mezzanotte vorrà dire che le cose vanno molto
bene". Accontentato, anche "l'ultima meravigliosa follia" della
campagna del leader Pd, la tappa numero 100, è andata a buon fine. E così ieri,
da Brindisi, ha ribadito con più convinzione del solito uno dei concetti-chiave
di questo suo giro per l'Italia: "Stiamo assistendo alla più spettacolare
rimonta della storia politica italiana. Cinque mesi fa eravamo sotto di 22
punti, ora siamo a un'incollatura. Manca solo l'ultimo miglio.". Non aveva
ancora visto la marea umana di piazza Sant'Oronzo a Lecce, che l'ha accolto
alle sette di sera: 25mila persone in una città governata dalla destra da più
di 10 anni, anche qui tantissime famiglie coi i bambini al seguito. E lui
commenta: "Mai come oggi è stato chiaro che possiamo vincere". Pure
Michele Emiliano, il sindaco di Bari che ha scortato l'amico Walter in tutte le
tappe nella sua regione, si è sbilanciato: "Ho le stesse sensazioni del
2005, quando conquistare la regione sembrava impossibile, invece ci siamo
riusciti". E ancora Veltroni: "In più di 100
piazze mai nessuna contestazione per noi, tranne qualche gruppetto di leghisti.
E anche in autostrada la gente suona il clacson, c'è simpatia perché e il
nostro è un messaggio di ottimismo". Giornata pienissima, quella di ieri:
comizio notturno tra sabato e domenica, e poi mattinata a Bari, incontro con il
Forum del terzo Settore, poi comizio in piazza Diaz, e poi piazza Cairoli a
Brindisi e Lecce. Ai "riti da medioevo" della Lega, tra
"giuramenti e armature", ha risposto a modo suo: "Loro sono il
passato e l'odio, noi il futuro. Se vincerò sarò il presidente di tutti,
rappresenterò tutti gli italiani, anche chi non mi ha votato. E una Camera sarà
presieduta dall'opposizione, come le commissioni di controllo. Noi questo Paese
lo vogliamo unire". Veltroni si rivolge ai delusi
del centrodestra, in particolare di An: "Fini è stato trattato come
l'ultimo dei collaboratori, molti suoi elettori non si riconoscono nel Pdl, che
non è neppure un partito: è come una casa di cartapesta del cinema, dietro non
c' niente ". E ancora: si rivolge agli elettori della sinistra radicale,
"perché la sfida per governare è tra il Pd e la destra". E agli
indecisi: " Con noi l'Italia può voltare pagina. L'astensione è
l'anticamera dell'indifferenza, che prepara le peggiori tragedie
dell'umanità". Infine al popolo delle primarie: "Parlate con quelli
che conoscete, le elezioni non sono una partita di calcio in cui siete solo
spettatori, qui ognuno può fare la sua parte". Per Berlusconi
varie battute polemiche, sull'età, e sulla voglia di governare che manca al
Cavaliere: "Io avrò l'età che lui ha oggi nel 2026. Siatene certi: a
quell'epoca farò altro nella vita.". E ancora: "Il contratto con gli
italiani è una delle prese in giro più clamorose della storia italiani: di
tutti i punti ha rispettato solo l'abolizione dell'imposta di
successione." Quanto al governo della destra che dovesse vincere,
"durerebbe poco, perché stanno già litigando, come hanno sempre fatto. Uno
dice che il primo Cdm sarà a Napoli, Maroni subito risponde che devono farlo a
Malpensa. Sono divisi su tutto". C'è una frecciata anche per Casini:
"Dà lezioni a tutti. Lui che come nella canzone di Jannacci 'Vengo
anch'io, no tu no', ha aspettato che gli sbattessero la porta in faccia per
scoprire la sua vocazione''. Al Forum del terzo Settore, Veltroni
fa una proposta concreta: "istituzionalizzare il 5 per mille".
Tradotto: renderlo strutturale per legge, mentre oggi ogni anno va rinegoziato
nella Finanziaria. Con la proposta del Pd, invece quei circa 400 milioni di
euro l'anno per associazioni come Amnesty, Emergency, centri di ricerca,
Sant'Egidio, Arci, Legambiente e tante altre sarebbero automatici, e legati
solo alle scelte del contribuente. Altre proposte per le adozioni "in tre
mesi" e un concetto -guida che riguarda il welfare, a partire dagli
anziani: "Nessuno deve restare solo, ma lo Stato non può e non deve fare
tutto". "Per noi -ha aggiunto Veltroni- la
crescita del Pil è fondamentale, ma come diceva Bob Kennedy con il Pil non si
misura la qualità della vita".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo
vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi
/ Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il
consiglio d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a
decidere come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è
diventato la cessione della compagnia di bandiera italiana. I consiglieri di
Air France dovranno decidere, in base alla relazione che il presidente del
gruppo Jean-Cyril Spinetta presenterà, se continuare a giocare subito, saltare
la mano o alzarsi dal tavolo. Delle tre opzioni la più probabile potrebbe
essere l'attesa. Questo perché Spinetta vuole che la partita si chiarisca in
Italia e non a Parigi. Il numero uno di Air France ha già fatto sapere che se
tornerà lo farà per firmare e non per trattare. Resta da vedere che cosa. Non
la bozza proposta dai sindacati nell'ultimo incontro che prevedeva l'ingresso
di Fintecna. Le diplomazie, governo e sindacati, stanno lavorando, ma al
momento le distanze rimangono. Inoltre, fra meno di una settimana si conoscerà
il colore del nuovo governo. Che vinca Berlusconi o Veltroni qualche differenza la fa visto che il Popolo delle libertà si è
schierato a difesa dell'italianità e il suo leader si è fatto promotore della
formazione di una cordata italiana (tra l'altro per ora inesistente). Inoltre
qualche altro giorno di tempo potrebbe rompere in modo definitivo la
compattezza delle otto sigle sindacali. Già ieri qualcosa è successo.
Mentre tutti e tre i leader confederali, Epifani, Bonanni e Angeletti, hanno
ribadito, seppure con sfumature diverse, la disponibilità a tornare al tavolo
della trattativa con Air France, le organizzazioni che rappresentano gli
interessi degli assistenti di volo, Anpav e Avia (che rappresentano gli
assistenti di volo) hanno saltato lo steccato. Con Air France è "l'unica,
vera reale proposta che esiste", ha spiegato tra l'altro l'Anpav,
denunciando "una campagna scandalosa che è tesa a generare solo un
irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia stessa".
Infine c'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione che fa propendere
l'ago della bilancia sull'attesa. Rompere oggi significherebbe dare la
possibilità agli altri soggetti, potenzialmente interessati, a rientrare in
gioco. Air One è alla finestra, in attesa che si apra uno spiraglio, con un
eventuale definitivo passo indietro di Air France, per ottenere la due
diligence sui conti e valutare l'ipotesi di costruire un'alleanza per lanciare
un'offerta. Lufthansa, che ha fatto trapelare in questi giorni tutto il suo
interesse per il mercato italiano, potrebbe tornare protagonista. La posizione
della compagnia tedesca è nota da tempo ma oggi il contesto è mutato. Il
contratto fra Alitalia e Air France è decaduto non essendosi verificate le
condizioni poste dalla compagnia. In sostanza, la trattativa in esclusiva è
conclusa e il campo, almeno formalmente, è libero. Da qui alla possibilità che
venga formulata una vera e propria offerta alternativa la strada non sembra
comunque breve. Se Air France deciderà di attendere, l'attenzione si sposterà
sul consiglio di amministrazione di Alitalia di domani chiamato a verificare la
sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale.
Mercoledì, poi, verifica con i sindacati sul piano stand alone dell'ex
presidente Maurizio Prato. Che dal primo aprile ha messo a terra già 27 aerei.
Che corrispondono a circa 300 piloti e 400 assistenti di volo. I quali per ora
non sono esuberi perché non c'è stato ancora un accordo per ammortizzatori
sociali.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Panorama, Veltroni e la
"colpevole" svista La copertina autentica di "Panorama" di
questa settimana nello strillo riportava anche il fatto che il direttore del
settimanale di proprietà di Silvio Berlusconi, Maurizio
Belpietro, ha intervistato il candidato leader del Pd Walter Veltroni. Clamorosamente nella pubblicità
del settimanale uscita tre giorni fa sul "Corriere della sera" se
guardate bene nell'esempio che riportiamo perde qualcosa della prima pagina del
settimanale uscita in edicola: non c'è più il richiamo dell'intervista a Walter
Veltroni. Quello che è vero per l'edicola non è vero
per la pubblicità.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del L'affondo dello "Spiegel" "Berlusconi?
Fa solo affari suoi" di Paolo Soldini L'Europa si prepari al peggio,
scrive lo Spiegel nell'edizione che sarà in edicola oggi. Per la terza volta la
Ue trovarsi con un paese alla cui guida c'è un "miliardario che non è mai
riuscito a trovare la differenza tra i propri interessi privati e il bene
comune". Si tratta, nota il più importante periodico tedesco, di una
prospettiva che "fuori dai confini dell'Italia nessuno riesce a
comprendere, così come tante altre cose che accadono in questo meraviglioso
paese". Il giudizio è molto duro. Non solo sul "miliardario",
che il settimanale definì nel '98 "Cavaliere e malvivente" (Ritter
und Gauner) riassumendo un giudizio larghissimamente diffuso nell'opinione
pubblica della Repubblica federale, ma anche sull'Italia, paese che è "una
potenza mondiale estetica" ma lascia affogare Napoli nell'immondizia, che
esporta manager di successo ma in cui la mafia è al primo posto dei produttori
di reddito. Un paese che, con l'evidente amarezza del tedesco innamorato,
l'autore del lungo reportage, Alexander Smoltczyk, sembra condensare tutte
queste sue propensioni al disastro preparandosi a scivolare per la terza volta
tra le braccia del Gauner. E dando nuova sostanza al vecchio cliché secondo il
quale, se gli italiani rispettano i tedeschi ma non li amano, i tedeschi amano
gli italiani ma non li rispettano. Non Silvio Berlusconi,
in ogni caso, protagonista inquietante dello spettacolo che va in onda nel
Paese dei commedianti (Land der Komödianten). Che l'uomo sia impopolare, dalle
Alpi al confine danese, non è certo una novità. Persino dalla Csu bavarese, il
partito che dovrebbe essere ideologicamente più vicino a Forza Italia, sono
venuti, in passato, giudizi pesanti. L'incredibile sceneggiata al parlamento
europeo contro il socialdemocratico Martin Schulz, che Berlusconi
(mentre al suo fianco Fini diventava bianco come un cencio) apostrofò come
"kapò" di Lager non contribuì a renderlo più simpatico. Meno che mai
son piaciuti a Berlino e dintorni i suoi giochi spregiudicati in fatto di
proprietà televisive insieme con il tycoon Leo Kirch, accusato et pour cause di
essere "il Berlusconi tedesco". La Cdu, a
cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, pare talvolta più imbarazzata che
altro dalla convivenza con gli uomini del Cavaliere nel Ppe al parlamento
europeo. Dove li volle - va ricordato - un altro (ex)
"antipatizzante" del Ritter und Gauner, un uomo importantissimo e
potente che rispondeva al nome di Helmut Josef Michael Kohl. Era la primavera
del '98 e l'ancora (per pochi mesi) cancelliere tedesco nel giro di poche ore
cambiò radicalmente idea e atteggiamento nei confronti del petulante candidato
italiano, alle cui insistenze aveva sempre risposto di non poter accogliere FI
in famiglia perché gli ideali e la figura del suo leader non erano conciliabili
"con lo spirito e la tradizione dei popolari e democratici-cristiani
europei". Il repentino mutamento d'opinione coincise con l'inizio del
famoso scandalo dei "fondi neri". Kohl fu accusato di aver avuto a
disposizione una grossa somma che lui ammise provenire da un
"donatore". Del quale non ha mai voluto però fare il nome.
Inevitabili, sulla concatenazione degli eventi, chiacchiere e congetture che
durano ancor oggi. Senza - va detto - che sia mai stato trovato un qualsiasi
elemento di riscontro. Ma torniamo a Smoltczyk. Nelle cinque pagine del
reportage qualche filo di speranza, nonostante tutto, si intravede: l'Italia,
che è al settimo posto nell'economia mondiale e il cui governo è caduto "sui
problemi di una politica provinciale di Ceppaloni"; che, tolto il
Vaticano, ha la classe politica più vecchia, non può permettersi di
addormentarsi nella stanchezza. Né può affondare nell'ipocrisia di un partito
che candida Totò Cuffaro sotto lo slogan dei "valori che non sono in
vendita", nell'impudenza di mettere in lista un fascista che rivendica di
essere tale come Ciarrapico. Dalle prime righe del lungo servizio emerge un
Walter Veltroni consapevole del fatto che l'Italia è "stanca e malata"
a causa di "un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad
assumersi responsabilità", ma tutt'altro che rassegnato e molto convinto
del proprio "si può fare". Il racconto delle manifestazioni
elettorali nel profondo nord, dove è forte la Lega (l'altro fenomeno che
insieme con Berlusconi è difficile comprendere fuori dei confini d'Italia) e il
profilo di Anna Finocchiaro che accompagna il servizio appaiono, forse anche al
di là, del radicale pessimismo dell'amante che non rispetta l'amata, note di
speranza.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il leader Pdl in crisi insulta un po' tutti In
Sicilia con Lombardo attacca Casini e Veltroni.
"Non vogliamo i voti della mafia" di Natalia Lombardo/ Roma Se parla
contro la mafia è "per accontentare Veltroni",
recupera Silvio Berlusconi ieri in tour elettorale in Sicilia: "Con la mafia siamo
incompatibili, non vogliamo quei voti", afferma dimenticando che il suo
ministro Lunardi disse che "con la mafia bisogna convivere" e
vantando come suoi i risultati ottenuti dalle forze dell'ordine nel catturare
"30 pericolosi latitanti e il capo della mafia". La mattina a Palermo
e il pomeriggio a Catania, omaggiato qua e là da Raffaele Lombardo, leader
dell'Mpa apparentato con il Pdl e entrato nelle grazie del cavaliere quasi
quanto Bossi: amici fraterni". Ma sui "fucili" minacciati dal
Senatùr, Berlusconi non dice una parola. Anzi, batte i
piedi per ristampare le schede, convinto che non servano gli spot informativi
in tv: "La Rai va per i cavoli suoi", dice il proprietario del
Biscione che salva "il Tg1 e il Tg2, mi trattano meglio di Mediaset".
Poi bolla come "bugia" la "rimonta" annunciata da Veltroni, però inventa lo spauracchio di un "Di Pietro
probabilmente sarà Guardasigilli" se vincesse il Pd. Soprattutto, attacca
Casini e lavora ai fianchi il consistente pacco di voti centristi dell'isola.
"Chi vota Udc è masochista" perché "fa una favore a Veltroni": l'ex premier ha scoccato la prima frecciata
da Radio Montecarlo, poi ha continuato a Palermo, alla Fiera del Mediterraneo.
Nel pomeriggio al PalaCatania è ancora più insidioso con l'ex alleato:
"Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito Casini. Voi siete rimasti
sempre nella casa del Pdl. È Casini che se ne è andato". Ma con l'Udc in
Sicilia c'è l'accordo per sostenere Raffaele Lombardo candidato alla presidenza
della Regione, mentre l'Udc di Cuffaro alle politiche corre da sola (tra Silvio
e Totò un "combattimento finto", ironizza Anna Finocchiaro, candidata
del Pd alla Regione). L'ex Governatore "Vasa Vasa" ieri ha cercato un
avvicinamento indiretto: avvistato al bar Costa di Palermo - dove Silvio di
solito compra dolci siciliani - Cuffaro ha ordinato un bel plateau: "Se Berlusconi passa da qui pago io un vassoio di cannoli per
lui". Velenoso il forzista Micciché che lo fece dimettere propio sui
fatali dolci: "Berlusconi non ama i
cannoli...". E l'ex premier, dopo un pranzo a Villa Igea con i forzisti locali,
vola dritto a Catania e addio cannoli. Cuffaro però si prende la rivincita:
"Berlusconi speri che noi dell'Udc raggiungiamo
l'8% così toglieremo due seggi al Pd". L'autonomista Lombardo fa già le
sue richieste: Ponte sullo Stretto e federalismo di vantaggio per la Sicilia:
"Raffaele, dimmi che devo fare e lo farò", gli ha detto Berlusconi riconoscente. In declino, ormai, il medico
Scapagnini, ex sindaco di Catania in lista per la Camera: "Fra poco
dovremo chiamarlo senatore", è il lapsus del cavaliere in confusione.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Voto strategico, perché insisto Gianfranco Pasquino Segue dalla
Prima Qualche volta l'indicazione viene, per così dire, dall'alto, come nel
1996 quando il Pds suggerì, selettivamente, al suo elettorato di convergere
sulla lista proporzionale guidata da Dini per farle superare la fatidica soglia
del 4 per cento. Con successo. Né si deve dimenticare la riprovevole esperienza
delle liste civetta di cui, nel 2001, si avvalsero Berlusconi
e, in misura minore, anche alcuni partiti del centro-sinistra (con la conseguenza
che alla Camera dei deputati non vennero attribuiti undici, e poi dodici
rappresentanti). Nella letteratura elettorale internazionale, sia il voto
disgiunto che il voto strategico, vale a dire orientato non solo, ma anche a
fare perdere i candidati e i partiti più sgraditi sono, come è noto a (quasi)
tutti gli studiosi di politica, ampiamente studiati. In generale, si può dire
che votare disgiunto e strategico è una prerogativa dell'elettore che, magari
con un aiutino dei suoi dirigenti ovvero degli opinion-makers, si orienterà in
quel senso perseguendo una pluralità di obiettivi. Il caso tedesco è, da questo
punto di vista, esemplare. Da sempre i due partiti più grandi hanno fatto
confluire voti sui due partiti più piccoli, che fossero loro alleati per la
conquista del governo, in modo da fare loro superare la soglia del 5 per cento.
Senza moralismi e senza infingimenti, il voto disgiunto e strategico
(sottolineo questo aggettivo perché significa che l'elettore vuole perseguire
uno o più obiettivi) fa legittimamente parte del repertorio degli strumenti
democratici. Sfruttare gli inconvenienti e i punti deboli di una pessima legge
elettorale, soprattutto dopo avere tentato, seppure malamente, di riformarla, è
un'operazione raccomandabile anche perché potrebbe poi condurre ad un sistema
elettorale decente. Dunque, i suggerimenti che stanno variamente circolando
sulla carta e sul web affinché un certo numero di elettori collocati nel
centro-sinistra cerchino, in alcune regioni, votando alla Camera per il Partito
Democratico e orientando al Senato il loro voto sulla Sinistra Arcobaleno di
ridurre il numero di seggi che potrebbe essere conquistato dal Popolo delle
Libertà, sono tutt'altro che campati in aria. È ovvio che gli iscritti al Pd
dovrebbero seguire la linea del partito, anche se sappiamo che non è sempre
stato così, ma nella vasta e composita platea dei partecipanti all'elezione
popolare diretta del segretario Veltroni circolavano
umori dei più diversi tipi, alcuni dei quali potrebbero volersi tradurre, insisto
senza scandalo e senza biasimo, senza ferite alla democrazia elettorale, in un
voto disgiunto e, al tempo stesso, strategico. Al Senato, sembra probabile che,
da soli, né il Pd né il Pdl otterranno la maggioranza assoluta dei seggi.
Dovranno, pertanto, cercare alleati. Lo faranno da una evidente posizione di
forza poiché il numero dei loro seggi sarà certamente elevato, ma sappiamo
anche che la tentazione dei partiti piccoli, ma decisivi, di ricorrere al
"ricatto" è, in Italia, regolarmente irresistibile. Un certo numero
di elettori sono, poi, anche preoccupati dalla prospettiva, corrisponda oppure
no alla realtà, di un accordo "grandi intese" fra
Veltroni e Berlusconi. Altri vorrebbero un partito democratico più laico e spostato
più a sinistra, ma, al tempo stesso, desiderano, "senza se e senza
ma", la sconfitta di Berlusconi. Incidentalmente, anche
questo, del voto negativo ovvero contro, è un fenomeno riscontrabile e
riscontrato in moltissime elezioni, a cominciare da quelle negli Usa,
sempre senza scandalo e senza profluvio di dichiarazioni moralistiche. Dunque,
molti elettori si chiedono se non sia utile togliere seggi al Popolo delle
Liberà, responsabile di avere scritto una legge pessima e di essersi opposto
alla sua riforma, con l'obiettivo di consentire una rappresentanza più ampia a
componenti non inclini ad accordi con "il principale esponente dello
schieramento loro (sicuramente) avverso". Come spesso succede in politica,
i principi, anche quelli eventualmente ottimi, debbono fare i conti, durissimi,
con la realtà. Giusta è la volontà del Pd di ottenere il massimo possibile dei
voti. Ma quei voti si vedranno e si conteranno in maniera più visibile per
l'elezione della Camera dei Deputati. Per il Senato, nessuno chiede indicazioni
precise e vincolanti che vengano direttamente dal segretario. Meglio, però,
rifuggire dagli anatemi, in special modo se formulati su inesistenti teorie,
contro chi intrattiene l'idea di votare disgiunto. Lasciamo all'elettorato di
sinistra di decidere come comportarsi laddove un voto disgiunto e strategico
appare in grado di avere conseguenze rilevanti (e positive) anche nei rapporti
fra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Salute dei denti, un diritto in più Livia Turco C hiunque può rendersene
conto. Un sorriso sano e bello è un indiscutibile indicatore di classe. Perché
ancora oggi, nonostante il nostro Paese abbia ormai consolidato un sistema di
cure universale e solidaristico, la cura e il benessere dei denti sono solo
marginalmente tutelati dal servizio pubblico. E così un bel sorriso,
soprattutto ad una certa età, diventa un fattore discriminante. E spesso può
sfoggiarlo solo chi può permetterselo, con sacrifici economici a volte anche
molto impegnativi. Insomma è un po' come se i denti e il loro stato di salute
fossero assimilati a un problema di salute quasi accessorio, come può essere
una calvizie o un difetto estetico del nostro corpo. E non invece a una delle
patologie che si possono e si debbono prevenire e che si possono e si debbono
curare nell'ambito della sanità pubblica. Per tutti, senza discriminazioni di
reddito. Far rientrare la salute dei denti nei Livelli essenziali di assistenza
(Lea) del Ssn è stata quindi per me anche una battaglia di civiltà e di equità.
E l'ho condotta su due fronti. Il primo è stato quello di far sì che nella
revisione in atto dei livelli di assistenza garantiti dalle Asl, fosse
rafforzato quanto già disposto nei vecchi Lea. E cioè la prevenzione primaria
per i bambini, l'assistenza gratuita per le fasce più deboli e l'assistenza
gratuita per tutte quelle persone affette da malattie gravi che si ripercuotono
sulla salute dei denti, come il diabete o l'ipertensione. Il secondo intervento
è stato quello di dare il via alla sanità integrativa del Ssn, sbloccando
l'istituzione dei Fondi sanitari pubblici e chiarendo bene il paniere delle
prestazioni offerte dai vari Enti, Casse e Società di mutuo soccorso no profit
che, già oggi, forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle
fornite dal Ssn a più di 15 milioni di italiani. Con il decreto che abbiamo
varato nei giorni scorsi queste istituzioni saranno infatti obbligate a
garantire nel loro listino anche la salute dentale, pena la perdita dei
vantaggi fiscali di cui godono. Ma non ci vogliamo fermare qui. Nel programma
del PD la cura dei denti diventa un diritto in più da offrire ai nostri
cittadini. E lo vogliamo fare, anche in questo caso, agendo su due piani.
Intanto rafforzando ulteriormente i Lea del Ssn prevedendo che sia garantita, a
tutti i bambini dai 6 anni in poi, la sigillatura della dentatura definitiva
per prevenire la carie dentale e per evitare patologie anche gravi in età
adulta. E poi dando vita a un vero e proprio "Fondo pubblico per
l'odontoiatria", cui possano aderire i cittadini che non hanno la
possibilità di iscriversi ai fondi contrattuali e alle mutue volontarie. Questo
fondo, dietro corresponsione da parte del cittadino di un contributo annuo di
importo contenuto, metterà a disposizione, tramite convenzioni con i dentisti,
un pacchetto di prestazioni adeguato a garantire le principali cure dentarie. Questa proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una conferenza stampa cui hanno preso
parte anche moltissimi esponenti della sanità italiana e delle associazioni di
cittadini, che da anni vigilano e intervengono attivamente per spingerci a
migliorare sempre di più il nostro sistema sanitario. Una sanità che,
due anni fa, all'inizio del mandato di Governo, trovammo allo sbando. Con poche
risorse, nessun investimento, una crescita incontrollata della spesa e una
conflittualità permanente tra Governo e Regioni sulle politiche e le soluzioni
da adottare. Se non fossimo intervenuti con decisione la sanità pubblica
italiana avrebbe fatto la fine dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più
solido perché abbiamo ristabilito una cabina di governo comune tra Stato e
Regioni e perché abbiamo rifinanziato adeguatamente il sistema. Sia per
garantire migliori livelli di cura che per riammodernare ospedali e strutture
sanitarie territoriali. E poi aggredendo il deficit cronico della sanità,
sottoscrivendo accordi specifici con tutte le Regioni in forte disavanzo e
intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai
cittadini. Il risultato di questi piani di rientro sarà il pareggio entro il
2010. E i primi risultati già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica
ha subito un incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6%
registrata in tutto il quinquennio Berlusconiano. E
questo pur avendo aumentato le risorse per il Ssn di ben 10,5 miliardi di euro
in due anni. È su queste basi solide e concrete, rafforzate dall'impegno per il
superamento delle liste d'attesa, per lo sviluppo della medicina territoriale e
per il riammodernamento di tutta la rete ospedaliera nel segno della qualità e
della sicurezza delle cure, che siamo convinti si possa vincere anche la sfida
per dare agli italiani, a tutti gli italiani, il diritto ad un sorriso sano.
Sgravando i bilanci delle famiglie di una spesa privata di oltre 15 miliardi di
euro l'anno. Un bel sorriso in salute per tutti. Si può fare, si deve fare.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pd-Arcobaleno ai ferri corti: nuova lite sul voto utile Se Berlusconi vincerà le elezioni sarà anche per responsabilità
della Sinistra arcobaleno. È l'accusa rovente lanciata dal Pd a Fausto
Bertinotti. Dario Franceschini ha paragonato il presidente della Camera al
Verde statunitense Ralph Nader che nel 2000, sottraendo appena 537 voti ad Al
Gore, consentì la vittoria di Bush: "Il corso della storia sarebbe
cambiato - dice il vicesegretario del Pd - gli Usa non avrebbero fatto la
guerra in Iraq, avrebbero firmato il protocollo di Kyoto e forse oggi non ci
sarebbe nemmeno il rischio di recessione". Parole che hanno fatto
infuriare Bertinotti: "Quella di Franceschini è una volgarità", si è
limitato a dire. Il resto glielo hanno detto gli altri leader della Sinistra
arcobaleno. "Il Pd si è abbandonato ad una propaganda
greve e disonesta", non ha esitato a replicare il segretario di Prc Franco
Giordano. Per Oliviero Diliberto (Pdci), il vice di Veltroni ha
"una bella faccia tosta. Prima ci cacciano e adesso ci dicono che se vince
Berlusconi è colpa nostra. Se le bugie fossero reato a Franceschini si
dovrebbe dare l'ergastolo".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Il Sud ora si ribelli al Medioevo di Pontida" Dopo
gli appelli leghisti contro Roma e l'unità nazionale il Pd risponde: il
Mezzogiorno sventi questo disegno di Massimo Solani / Roma COSTUMI MEDIEVALI,
giuramenti e discorsi in dialetto. Fosse una festa folkloristica ci sarebbe da
divertirsi. Trattandosi di un raduno politico dove importanti leader giurano
fedeltà ad una nazione inesistente e secessionista, qualche perplessità nasce
spontanea. Specie se quegli stessi uomini politici che oggi tuonano contro la
"canaglia italiana" domani si candideranno ad una comoda poltrona di
ministro. Una contraddizione purtroppo già nota fra le due anime leghiste:
quella secessionista che sabato, come consuetudine, si è ritrovata a Pontida
per il giuramento e quella "romana" e ministeriale. Una schizofrenia senza precedenti che Walter Veltroni ha ben sintetizzato ieri sera dalla Puglia, invitando a
diffidare da chi parla di "venti di secessione": "Il loro
comportamento è singolare - ha spiegato il segretario del Pd - perchè giurano
sulla Costituzione, ma solo per avere le auto blu e un posto da ministro".
Parole che hanno riacceso una polemica iniziata due giorni fa ("Giurino
piuttosto sulla bandiera italiana", aveva commentato sabato Veltroni) e proseguita ieri con le reazioni leghiste:
"discorsi fascisti", ha ribattuto Calderoli. E invece, aldilà delle
alzate di spalle del Carroccio, il problema esiste. E lo ha adeguatamente
inquadrato il viceministro dell'Interno Marco Minniti. "I dirigenti della
Lega Nord, partito che sarà determinante alla Camera e al Senato nell'ipotesi
di vittoria del Pdl - ha spiegato - sabato a Pontida hanno giurato solennemente
sulle bandiere della Padania che difenderanno "i popoli Padani dal potere
romano", cioè dal governo nazionale dell'Italia. Uomini destinati a far
parte del governo di Roma, con grande peso e molto potere, senza il cui voto
non sarà possibile prendere alcuna decisione, si sono quindi impegnati a difendere
il Nord in contrapposizione e in opposizione al Mezzogiorno e alle isole
rivelando la vera sostanza, al di là delle intenzioni dei singoli,
dell'alleanza Berlusconi, Bossi, Fini. Parlo quindi
non solo agli elettori del Pd - ha detto ancora Minniti - ma a tutti i
meridionali, ai grandi sindacati di tutte le tendenze, a chi fa impresa nel
Mezzogiorno, ai gruppi culturali, ai giornali che escono nel Sud. C'è qualcosa
che va oltre le elezioni e il voto: serve una mobilitazione meridionalista per
sventare quel disegno". Un appello che Calderoli proprio non ha gradito:
"Veltroni, Minniti e tutti gli altri - ha tuonato
il vicepresidente leghista del Senato - si sciacquino la bocca prima di parlare
della Lega o di Pontida".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL TOUR ELETTORALE Il candidato Pd: Casini mi voleva senatore,
la Lega sindaco di Vicenza Calearo: "Il vero muro in Veneto? Convincere i
sindacalisti e gli indecisi di centrodestra" di Federica Fantozzi inviata
a Padova Il più sorprendente capolista del Pd attribuisce alle Feste dell'Unità
doti profetiche: "L'anno scorso sono andato alla Festa di Longastrino,
perché la mia compagna è di Alfonsine, e il capo cuoco mi ha portato a visitare
le cucine. Mentre mi raccontava di quando, tanti anni fa, preparava le anguille
con Napolitano, mi fissava: "Ma io la conosco, lei, è un nostro
onorevole?" E io: no, no. ". Non ancora. Perché Massimo Calearo, ex
presidente di Federmeccanica e imprenditore di Isola Vicentina nel ramo antenne
per auto, è primo alla Camera in Veneto 1. Elezione certa, eppure: "Giro
come un moscolo". Conta il tempo - "Sono in politica da 27
giorni" - e vuole abbattere con le sue mani il muro che separa gli
elettori del Nord Est dal centrosinistra. Incontra industriali, presidenti di
consorzi, direttori di Asl, le Acli, i cittadini. Tutti i giorni, da Cortina al
Polesine, da Vicenza a Padova a Verona. Il suo muro personale sono due
categorie: "Il sindacalista della Fiom che fino a ieri mi vedeva come
falco, e gli indecisi di centrodestra che si chiedono perché dovrebbero
votarmi". Come li convince? "Ma scusi, fino a due mesi fa ero
indeciso io e ora ci metto la faccia". Un amico avvocato gli ha
organizzato una cena di liberi professionisti: "Devo portare a casa 20 voti".
In realtà la missione di Calearo nelle file veltroniane è più sottile:
rincuorare i dirigenti locali prostrati da anni di sconfitte, riportare a galla
le anime affondate dallo svantaggio con cui si taglia il nastro di partenza,
diffondere il suo "vinceremo" per l'Alta Padovana. In tre parole: fa
terapia psicologica. "Qui contano le facce e le storie - spiega passando
il casello di Padova ovest - Io non mi metto il vestito della politica. Sono
qui per rendere al Paese quello che ho ricevuto". E per sfida, scommessa
di farcela, voglia di vedere il mondo da una prospettiva diversa. Tre figli dai
20 ai 25 anni che vivono con lui ("Sono un ragazzo padre") e tre zii
preti, Calearo racconta così la scesa in campo: lo ha chiamato Paolo Giaretta, forse con una "buona parola" dell'amico Bersani, poi Veltroni gli ha fatto la proposta e lui ha rilanciato fino a ottenere
pubblica promessa di un ministro del Nord Est. Non è vero che dall'altra parte
non battessero colpi: "Casini prima di rompere con Berlusconi mi voleva senatore, la Lega sindaco di Vicenza". In
effetti, l'uomo votava Liberale prima e centrodestra poi ma "non avrei
potuto accettare altra candidatura, io sono un innovatore e di là c'è il
vecchio. Senza il Pd non avrei corso. E se dopo il voto fanno l'accordo con Rc
io torno a casa. Non è nel mio Dna". Con Bertinotti non se le mandano a
dire: "Mi chiama falco? Meglio che pecora. Mi attacca perché si rende
conto che questo Pd smonta pezzo per pezzo un sistema ideologico superato.
Bertinotti è fuori tempo: hanno mandato in pensione pure Fidel, manca solo
lui". L'industriale chiama Berlusconi
manzonianamente "l'Innominato", ma è con la Lega che si conoscono
bene: "Al governo hanno fatto solo danni, dalle banche ai villaggi
turistici. Sono verdi come il Pd ma da loro proteste, da noi proposte".
Nel Carroccio la delusione fa scintille. Si vedono aggrediti in casa. Franco
Parisotto, consigliere comunale Pd di San Giorgio In Lago e mancato sindaco per
39 voti, mentre cerca un regalo per il figlio Filippo neo-15enne, analizza:
"Calearo parla il linguaggio degli imprenditori veneti, fuga i loro
maldipancia fiscali e smonta la menzogna del federalismo leghista". Al
grido di "ho firmato il contratto dei metalmeccanici, non ho mica
paura" Calearo raggiunge Cittadella, feudo del sindaco Bitonci noto per
l'ordinanza anti-immigrati. Lo accompagna Silvano Sabadin, sindaco uscente di
Galliera Veneta, 56% al secondo mandato, la risposta al leghismo in fatto di
"amministrazione virtuosa". Passa in rassegna torni e pezzi di motore
in un istituto professionale con 200 ragazzini, molti stranieri, "un
eccellente esempio di integrazione". Snocciola i punti salienti del
programma: meno burocrazia con "il cittadino non servo dello Stato ma
cliente" e sicurezza declinata con pene certe. Tasse? "Meno ma per
tutti, chi le paga non è cretino e chi non le paga va in galera, senza
condoni". Non è un fan dei Dico: "Preferisco i Faccio". Né vuole
che diventino una bandiera: "Se Zapatero ha rilanciato l'economia è un esempio
da prendere, se ci sono anche altre innovazioni che io non capisco.
vabbé". Sulla strada per Villa del Conte, detta: "Chiedere a Renzo
(Rosso, della Diesel, ndr) una dichiarazione pubblica che mi appoggia".
Visita il mobilificio Lago, un'azienda-gazzella con 120 dipendenti che punta
sul Made in Italy: librerie aeree, installazioni nello show room. Il più
giovane dei dieci figli di una mamma "capo dei capi" 84enne si
lamenta di un armadio copiato: "Sai qual è il miglior brevetto? - risponde
- Vendere per primi". Poi sale sull'altalena: "Il Pd mi ha
ringiovanito". Al Bar Centrale di Tombolo, paese natale dell'Ennio Doris
di Mediolanum, conversa in tedesco. Ai 70 operai di una multinazionale
nipponica che occupano lo stabilimento di Bottrighe contro la chiusura, dice: "Tenete
duro. Se ai giapponesi fate perdere la faccia, quelli fanno harakiri. ".
Calearo rifiuta l'etichetta di imprenditore "illuminato" perché sa di
radical-chic: "Sono un tipico padano, lavoro e sudore". Concilia
hobby come la musica gregoriana e 007. Colleziona orologi, ma Berlusconi non gliene ha mai regalato uno: "Ci
mancherebbe". Possiede una Ferrari 360 cabrio comprata usata e una
Mercedes del '54: "Quando i miei genitori hanno festeggiato le nozze d'oro
l'ho presa per portarli in chiesa". Va a caccia di fagiani. Meglio del
tiro al piattello, perché "si fa movimento". Meglio del golf perché
"è un'attività più macha".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'autore di "Caos calmo": qui ho potuto imparare un
mestiere con maggiore libertà "L'Unità per me, ma non solo per me, è stata
opportunità di imparare un mestiere con maggiore libertà di quanto sarebbe
potuto accadere in altre realtà anche con maggiori tirature dove non c'era
spazio per scrittori giovani per far conoscere voci sconosciute". Le
parole di Sandro Veronesi, autore tra l'altro di "Caos Calmo", il
libro da cui è stato tratto l'omonimo film interpretato da Nanni Moretti
trasudano di emotività e convinzione autentica. "È ciò che penso
-continua- Se non ci credessi non perderei tempo a dirlo, porterei i miei figli
al cinema", spiegando quanto per lui, animo sensibile nello scrutare e
raccontare gli umori, gli amori, le difficoltà dei suoi personaggi nelle pieghe
più nascoste sia impossibile dire senza sentire. Quello con "l'Unità"
è un rapporto saldo che lo riporta agli anni in cui a
dirigerlo era Walter Veltroni e al giorno in cui lo chiamò, lui scrittore agli esordi,
proponendogli di diventarne collaboratore "Veltroni ha avuto
come direttore dell'Unità l'intuizione divenuta poi prassi di allegare opere
letterarie, di cinema, di fabbricare un giornale ben scritto, ricco che non
fosse la fotocopia di notizie di agenzia, diede inizio ad un processo di
innovazione in cui la voce degli uomini di cultura contava". Le sembra che
gli intellettuali offrano oggi un contributo reale alla fase di radicale
cambiamento che sta attraversando il Paese? "No. Spero che il Pd
contribuisca a restituire alla cultura un ruolo rilevante. Agli inizi degli
Anni 90 Moravia diceva che era uno scrittore e come tale non contava niente
nonostante potesse contare sulla gloria e sul successo. Pasolini non lo
ascoltava nessuno. Erano uomini glorificati, ma non ascoltati. Ma molti non
sanno che farsene della gloria, del denaro e desidererebbero incidere nel
processo di innovazione della società, essere da pungolo per i cambiamenti. La
loro voce non viene ascoltata mentre quella di Bruno Vespa sì, strano questo
Paese eh?". Anche per questo "l'Unità" deve esistere? "Sì,
credo che la crisi che sta vivendo il giornale produrrà una forte rinascita. È
accaduto così anche nel '92 quando aveva esaurito la sua funzione di organo del
Partito Comunista con lettori garantiti e si stava affacciando alla
competizione con gli altri giornali. In quell'occasione "l'Unità" è
rinata grazie al contributo di giornalisti appassionati, delle opinioni dei
collaboratori, alle risorse e alle energie più fresche che i giornali con
maggiori tirature non vantavano. Il rilancio di un giornale è un momento
positivo presuppone un progetto a cui lavorare, di cui sentirsi parte. Come è
accaduto poi con la direzione di Furio Colombo e ancora con quella di
Padellaro. Questo giornale ha una storia straordinaria e come tutte le storie
straordinarie raccontano anche momenti di travaglio, e questo depone a favore
dell'ottimismo. C'è differenza tra fondare un nuovo giornale e rilanciare
"l'Unità". "L'Unità" è una risorsa. Credo che un giornale
non muoia ma venga ucciso e nessuno può ritenere di uccidere
"l'Unità" proprio perché è una risorsa per tutti non solo per chi vi
scrive o lo legge, ma per tutti, compreso il Pd che è nato per un opera di
innovazione e ha bisogno di un giornale che stimoli, che offra alla politica
argomenti di riflessione, di dibattito sulle innovazioni possibili attraverso
voci note e meno note ma altrettanto interessanti". Domenica 13 acquisterà
due copie de "l'Unità"? "Sì, è una buona iniziativa, è come
acquistare una copia per il lettore d'oggi e una per quello del futuro. Che
"l'Unità" viva è interesse collettivo dunque legittima il
"sacrificio" individuale. Il Pd riuscirà nella sua opera di
rinnovamento? "Ammetto che la campagna elettorale è arrivata troppo presto
e inaspettata. Il Pd, al di là dell'esito elettorale dovrà per forza riempirsi
di contenuti innovativi in tutti i settori, di voci che non hanno avuto cittadinanza
piena nel dibattito politico culturale e che rappresentano punti di vista
innovativi in tema di ambiente, di modelli sociali diversi. La parola sviluppo
va abbandonata, occorre fare con ciò che abbiamo, non siamo stati lungimiranti,
non ci siamo accorti che non ci sarebbe stato più lo spazio per costruire. Berlusconi invoca il piano Fanfani per le case popolari
mentre i soli spazi disponibili sono i parchi vincolati, li dovremmo
trasformare in colate di cemento? Crisi de "l'Unità" e crisi più
profonda e complessa della società. Quasi un parallelismo simbolico "Un
giornale in crisi sintonizzato sulla crisi del Paese. Le difficoltà de
"l'Unità" sono le stesse delle famiglie che fanno fatica ad arrivare
a fine mese, che non riescono più a pagare i mutui, per questo dico che è un
giornale sintonizzato sulla realtà più dei giornali che vanno bene. La
sofferenza de "l'Unità" è una sofferenza condivisa, il punto è far
capire che non c'è in questo momento un giornale più in sintonia con i lettori
de "l'Unità" in crisi e da questo può nascere un progetto importante,
può succedere di nuovo. E questo vuol dire che è stato ed è un giornale onesto.
La gente onesta attraversa le difficoltà, quella senza scrupoli si è
arricchita. Io ne conosco poca di gente che si è arricchita sotto i miei occhi
negli ultimi vent'anni, ripeto c'è chi si è avvantaggiato della crisi con un
proprio tornaconto, ecco perché un sistema dovrebbe cautelarsi, darsi regole
certe. Noi siamo un Paese in cui le aziende sono in crisi e Mediaset prospera.
Come nell'economia di guerra: c'è sempre chi ci guadagna. E questa è
un'economia di guerra: c'è chi produce grande profitti senza una ricaduta
sociale, vi è grande ricchezza prodotta dai singoli che non diventa ricchezza
collettiva. Vi sono persone che guadagnano per conto loro con speculazioni
finanziarie, non tassate,che drogano il mercato, esiste il problema dei
monopoli, del conflitto di interesse". Conflitto di interesse. La cui
risoluzione rappresenta una tasto dolente soprattutto per il centro-sinistra...
"Cinque anni al Governo più due in cui non si è sentito parlare seriamente
di una legge che desse al Paese l'opportunità di uscire dalle secche ed il
problema è diventato endemico". Divisione tra Pd e Sinistra arcobaleno...
"Fare un accordo elettorale è facile poi le differenze emergono giorno per
giorno allora ben venga una differenza dichiarata fin dall'inizio. Non mi
sembra che vi siano separazioni ideologiche, rappresentano legittimamente due
segmenti diversi della società entrambi necessari". Garcia Marquez dice
che al termine del confronto con Fidel Castro con cui ha un rapporto critico,
nasce un'altra affinità.Confrontarsi è dunque crescere. Ritiene che nel Paese
vi sia necessità del confrontarsi? "Sì, purtroppo però la condizione di
disperazione, fa sentire tutti soli contro tutti e qualunque istanza giusta
produce atteggiamenti corporativi, ricattatori di chi non pensa al confronto,
ma al prendere o lasciare, al conflitto, muoia "Sansone con tutti i
Filistei". Va recuperato il concetto di "parte avversa" senza il
quale non può esserci confronto. E senza confronto prevalgono violenza e
fanatismo e il Paese non cresce".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La minaccia di Bossi: "Nuove schede o fucili" Il
senatùr evoca brogli: cambiarle subito o andiamo a prendere le carogne romane.
Il Pd: Berlusconi farà ministro uno così? di Eduardo
Di Blasi / Roma ALL'ARME SIAMO LEGHISTI. Umberto Bossi, a Verbania, in
Piemonte, minaccia nuovamente di "imbracciare i fucili" contro la
confusione che scaturirebbe dalla grafica delle schede elettorali per le
elezioni politiche. "Queste elezioni - postula davanti a 300 persone - potrebbero
finire con la necessità di imbracciare i fucili e andare a prendere queste
carogne, la canaglia centralista romana. Bisogna andare a prendere quella
canaglia che sta facendo apposta ad impedire il voto". Che imbracciare un
fucile sia più semplice che centrale con la matita il proprio simbolo
elettorale sulla scheda è questione tutta da dimostrare. Ma il Senatùr è
convinto: "Se fanno un broglio di questo genere, cacciamo i fucili
stavolta, glielo facciamo vedere noi. Canaglia romana, centralista, attenti, decine
di milioni di lombardi e di veneti sono pronti a battersi per la loro libertà
contro le m... Che voi rappresentate. Altro che brogli elettorali, è una cosa
preparata. E non so neppure se faranno più in tempo a ristampare la scheda. Ma
state attenti a voi - minaccia - state molto attenti perché la misura è colma.
Siamo pronti: poi verrà il giorno in cui le chiacchiere finiscono e si andrà ai
fatti". Walter Veltroni, da
Brindisi, non può restare in silenzio: "Voglio sapere, non da Bossi, ma da
chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può
essere chiamato a fare il ministro delle Riforme. Ma dove viviamo, dove siamo?
Imbracciare i fucili...". E Calderoli risponde: "Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli
porteremo i cannoni!". Prima che il leader della Lega proponesse la
rivolta di popolo con armi da fuoco, le schermaglie elettorali sul tema erano
rimaste all'arma bianca. Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini aveva
supposto che l'iniziativa di Silvio Berlusconi di gridare
a presunti brogli prima delle votazioni fosse una scusa cui "dare la colpa
di un'ormai vicina sconfitta". Berlusconi aveva
ribattuto a brutto muso: "Franceschini ha detto una assoluta menzogna. La
questione delle schede è stata sollevata da loro. Ho visto le schede e ho
concordato circa la possibilità di incertezza e confusione". Mentre il
forzista Francesco Giro lanciava un "accordo bipartisan per la immediata
ristampa delle schede elettorali". Mentre militari e residenti all'estero
già stanno votando, e la stampa delle schede nazionali è già in corso (secondo
le direttive della legge scritta dal centrodestra), non sono in pochi a
chiedere di dare una nuova impostazione grafica alla scheda. Antonio Di Pietro
attacca Giuliano Amato: "Dispiace contraddire il ministro dell'Interno, ma
non bisogna giustificare un errore commesso con la scusa che le schede
elettorali sono uguali alle votazioni precedenti. Peraltro - osserva assieme a
Calderoli - gli stessi spot governativi che stanno andando in queste ore sulle
emittenti televisive mostrano una scheda che ha i simboli in verticale e non
come è stata disegnata quella per il 13 e 14 aprile". La proposta di Pino
Pisicchio dell'IdV è almeno quella di dare in televisioni informazioni più
esaustive sulla possibilità di invalidare il voto in caso di una "X"
messa al centro tra due simboli in coalizione. Mentre il leader della Sinistra
Arcobaleno Fausto Bertinotti preferisce non commentare ("È un terreno in
cui ci si può solo infangare. Meglio star fuori"), è l'ufficio stampa di
Sa a sottolineare un punto dirimente nel comportamento di Berlusconi,
nell'emanare la legge due anni fa e nel lamentarsene oggi: "È un effetto
causato dalla sua propensione ad utilizzare l'istituto legislativo in modo
personalistico: quando si legifera pensando agli effetti della legge entro
limiti temporali immediati per un proprio tornaconto, può accadere poi che tali
effetti si possano ritorcere proprio contro il cattivo legislatore".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
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l'edizione del Fassino: "I valori del Nordest sono anche i nostri" di
Ninni Andriolo inviato a Treviso / Segue dalla prima Sommando il fatturato dei
"capitani d'azienda" riuniti nella cascina Piovesan di Campomolino si
raggiungono cifre da capogiro. Sono una cinquantina gli imprenditori che si
danno appuntamento per il pranzo nella campagna trevigiana a pochi chilometri
da Oderzo. Lì si consuma un rito ventennale che si ripete ogni lunedì,
settimana dopo settimana, e che prevede la cena, qualche partita a scopone e
interminabili discussioni sulle aziende, sull'economia e, naturalmente, sulla
politica e sul governo. Giovedì scorso, eccezione alla regola del lunedì, la
tavolata era stata predisposta per Piero Fassino, che da settimane batte il
Nord e aveva messo in calendario due giorni veneti fitti di incontri, comizi e
appuntamenti. Qui, spiega l'ultimo segretario dei Ds, "c'è la più grande
concentrazione di lavoro dipendente, ma anche di lavoro autonomo, d'Italia. Un
valore forte che va riconosciuto, mettendo fine al luogo comune che identifica
i lavoratori autonomi come evasori fiscali". Una volta l'anno, da quando
era ministro per il Commercio estero, Fassino è ospite abituale della cascina
Piovesan, proprietà di una nota famiglia di imprenditori del legno. Una solida
costruzione contadina, circondata dalla campagna veneta, dove nulla suona come
sfarzosa ostentazione di ricchezza. Se non fosse per le Porsche, Mercedes, Bmw
e Suv parcheggiati nell'aia che fronteggia il fabbricato, il pranzo suonerebbe
come una rimpatriata tra compagni di scuola che si raccontano una vita
guadagnata lavorando sodo e senza sfarzi. Tavola apparecchiata con tovaglie di
carta e piatti di plastica, prosecco sorseggiato davanti al grande camino in
pietra, tra una statua di Padre Pio e i poster del mago "David Cats"
che, evidentemente, ha allietato qualcuno dei lunedì di casa Piovesan. Appese
alle pareti le fotografie degli amici che hanno trasferito gli incontri di
Campomolino da quando un certo bar del paese chiuse i battenti. Luciano
Benetton questa volta non c'è, perché è impegnato all'estero, ma non mancano le
foto che lo ritraggono tra i commensali più assidui. Come non mancano quelle di
Fassino. Gli imprenditori dell'asse del Livenza hanno lasciato per qualche ora
la fabbrica per incontrarlo. Molti di loro votano abitualmente per il
centrodestra, ma la stima per Fassino - che conoscono da anni - li spinge a non
mancare l'appuntamento. E poi la novità del Partito democratico qui non passa
inosservata e fa riflettere. Anche "la candidatura di Calearo rappresenta
un mondo produttivo del Nordest che in passato ha guardato con diffidenza al
centrosinistra", commenta l'ultimo segretario della Quercia. Pranzano
insieme e parlano dell'economia che non tira, delle tasse che pagano, dello
Stato lontano dal Nordest, dei contributi "a pioggia e a fondo
perduto" che non servono a nulla. Arrosto, polenta, formaggio e grande
insalatiere colme di radicchio. Raccontano le scommesse vinte all'estero, le
commesse ottenute in capo al mondo, le imprese che tirano. "Non vogliamo
soldi gratis dallo Stato", precisa uno di loro. Chiedono infrastrutture,
servizi, efficienza amministrativa, federalismo fiscale, meno tasse e meno
burocrazia. Ma chiedono, soprattutto, di essere riconosciuti dallo Stato per
quelli che sono. Chiedono di non essere considerati pregiudizialmente come
degli evasori. Rimproverano al centrosinistra di averli visti come "fumo
negli occhi". Chiedono che il Sud marci più svelto, perché "non si
può andare avanti con mezza Italia che produce e mezza no". "Le
aziende investono se hanno fiducia nel governo", dice uno di loro, e si
capisce che qui la fiducia nella politica, tutta la politica, scarseggia perché
politica per loro vuol dire "casta". Oggi a Campomolino c'è anche il vice
presidente di Veneto Banca e lo stato maggiore dell'Unione industriali di
Treviso, con il nuovo presidente che guida una struttura di 2500 imprese.
Profondo Nordest, uno spaccato di mondo raccolto intorno a due grandi tavolate,
dove troneggiano bottiglioni di vino rosso e di vino bianco. Alla fine, poi,
con il caffè compare anche la grappa. Da piccolissime, in pochi anni, le
imprese di chi partecipa all'incontro con Fassino sono diventate realtà
economiche di tutto rispetto. "Da noi si fatica insieme agli operai -
spiegano - E si guarda all'imprenditore come al padrone che deve
piangere". Oggi, naturalmente, si parla anche di elezioni, di Veltroni e Berlusconi, del Pd che va da solo. Qui per contare chi ha votato a sinistra
bastano e avanzano le dita di una sola mano. Hanno guardato alla Lega e poi a Berlusconi, ma oggi si avverte un certo disincanto per il Cavaliere. Che, a
dispetto dei consensi che ha rastrellato, da queste parti non è stato mai
realmente amato. La cultura contadino-industriale di chi si è
"fatto da solo", infatti, è lontana mille miglia da quella di chi ha
messo in piedi un impero economico sotto l'ala protettrice della politica.
Concorrenza e libero mercato sono parole sacre, da queste parti. E anche per
questo Prodi, associato all'Iri ricorda un capitalismo di Stato che non seduce.
"Abbiamo radici contadine, solidarietà ed equa distribuzione da noi sono
valori condivisi - spiegano - Qui qualcuno era socialista e qualcun altro
democristiano e abbiamo bevuto assieme al latte materno una cultura antica che
ha lasciato un'impronta forte nel grande sviluppo industriale di queste zone...
". Il centrodestra che da queste parti la fa da padrone? "Se si è
costretti a mangiare un'unica minestra - spiegano - anche se non ti piace devi
fartela piacere lo stesso". Traduzione: il centrosinistra che mette
"lacci e lacciuoli burocratici come ha fatto Pecoraro Scanio con le sue
circolari ministeriali sull'ambiente", dimostra che "si guarda a noi
con la puzza sotto al naso" e "non possiamo che prenderne atto".
Anche adesso che c'è il Partito democratico? La novità è che la politica del Pd
è arrivata, e anche qui il 14 aprile si potrebbero registrare sorprese. Che si
respiri qualcosa di nuovo è abbastanza evidente, lo si annusa, lo si avverte in
modo epidermico. "C'è una grande attenzione per il Pd", sintetizza
Fassino. Quando arriva il momento dei discorsi, alla fine del pranzo, Fassino
spiega che "nell'ultimo Parlamento si contavano 39 partiti, mentre nel
prossimo ce ne saranno al massimo 5" e che si è determinata "una vera
e propria riforma del sistema politico provocata dall'entrata in scena del
Pd". Veltroni ha avuto il coraggio di cambiare,
sottolinea Fassino, "gli altri lo hanno copiato e si sono dovuti
acconciare a fare la stessa cosa". "In effetti c'è stata una
semplificazione - ammette Fiore Piovesan, imprenditore che appartiene ad un
ramo della famiglia dei proprietari della cascina - E questo è utile, perché
oggi un imprenditore può dire: bene c'è una sinistra che si colloca dove si
colloca, e c'è una forza politica nuova della quale puoi condividere alcune
cose e altre no. Ma quantomeno ci si comincia a riflettere sopra e ci sono due
possibilità tra le quali scegliere". A differenza del passato, quindi, in
campo non c'è solo Berlusconi. E Fassino ripete a
Campomolino quello che spiegherà anche a Padova, a fianco del sindaco Zanonato,
o a Treviso o a Mestre, o davanti al gazebo Pd della Piazza Grande di Oderzo.
"Noi qui governiamo 6 regioni su 8, molte province e molte città anche
difficili come Bergamo, Brescia, Pordenone, Udine, Belluno. Altro che estranei,
altro che lontani dal Settentrione". E agli imprenditori della cascina
Piovesan l'ultimo segretario Ds spiega che "l'Italia non può rischiare di
essere emarginata in Europa e nel mondo, come vorrebbero Maroni, Fini e
Tremonti che propongono i dazi doganali. Oggi - sottolinea - il saldo
commerciale con la Cina è in attivo come l'export dell'Italia. Insomma, è la
qualità produttiva del Nordest che ci ha fatto vincere la sfida sui mercati, e
senza dazi". E Fassino elenca poi i "cinque temi della questione
settentrionale: lavoro, infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente,
fisco e sicurezza". Le infrastrutture, ad esempio, servono anche
"perché le imprese sopportano un costo aggiuntivo, ogni mattina, quando le
merci escono dai cancelli". Al nord, ripete Fassino, "c'è la società
più dinamica e competitiva d'Italia. Ed è abituata a misurare ogni giorno il
tasso di efficienza dello Stato e chiede alle istituzioni di essere all'altezza".
Quanto al fisco, poi, "il 70% dei contribuenti vive al Nord" e il Pd
"vuole ridurre le tasse alle aziende e ai lavoratori dipendenti" e
propone "la riduzione fiscale del 50% delle somme investite in ricerca e
sviluppo, oltre al credito d'imposta per chi trasforma a tempo indeterminato il
contratto di lavoro a termine". La sicurezza, ancora, che è problema
impellente da risolvere. E che è "un diritto da garantire con le forze
dell'ordine e la certezza della pena". Il pranzo è finito, Fassino saluta
e risale in macchina. "Lo sanno che hanno un'altra possibilità concreta,
diversa da quella di Berlusconi - spiega - Vedo un
clima nuovo, la battaglia è competitiva e si tratta di convincere gli incerti,
ma il Pd ha buone possibilità di vincere".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ll'Interno Amato è
intervenuto in modo convincente. I suoi argomenti, nell'ordine, sono stati: le
schede sono state preparate in base a una legge approvata due anni fa e firmata
da Berlusconi, che oggi, forse avendolo dimenticato,
se ne lamenta. Il "fac simile" usato per disegnare le schede è lo
stesso che ha ispirato quelle con cui si è votato nel 2006: se andava bene
allora, non si capisce perché non va più bene oggi. Il rischio che il segno
apposto dall'elettore su un simbolo che è stampato accanto a un altro possa
indurre in errore nell'interpretazione del voto fu messo in conto anche due
anni fa, tanto che si stabilì che il voto andasse attribuito al simbolo sul
quale era "prevalente" il segno dell'elettore, e non annullato perché
non chiaro. Spiegazioni inoppugnabili, quelle del ministro. D'altra parte, se
davvero Berlusconi avesse voluto consentire agli
elettori di esprimere più liberamente il loro giudizio su una situazione
politica radicalmente mutata, avrebbe dovuto acconsentire al cambiamento della
legge elettorale. C'è una sola obiezione che si potrebbe fare: una
sottigliezza, se davvero si potesse rubare il mestiere al dottor Sottile. Alle
elezioni del 2006 il centrodestra e il centrosinistra si presentarono come
coalizioni: il collegamento tra i simboli ordinati orizzontalmente sulla scheda
era dunque in qualche modo obbligato. L'elettore sapeva che votando per uno
qualsiasi dei partiti di centrodestra o centrosinistra votava per Berlusconi o per Prodi, e il premio di maggioranza
(nazionale alla Camera e regionale al Senato) veniva attribuito alla coalizione
che prendeva più voti. Stavolta, invece, la gara è tra i due maggiori partiti.
E sono molti, soprattutto al Senato, gli espedienti (voto disgiunto, accordi
trasversali) per rendere più difficile l'ottenimento del premio. Inoltre, a
creare le premesse per una partita giocata in altro modo è stato il Pd, con Veltroni che ha deciso da subito di rompere l'alleanza con la sinistra
radicale, facendo sì che Berlusconi, dopo, s'inventasse il Pdl e rompesse l'alleanza con Casini.
Così, in mancanza di una nuova legge, ma in presenza di una situazione nuova,
il governo di centrosinistra avrebbe potuto riflettere sull'opportunità di
introdurre, almeno, nuove schede elettorali.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tensione
sul voto. Il Cavaliere insiste: c'è tempo per rifarle. Di Pietro d'accordo
Schede elettorali, attacco di Bossi "Prenderemo i fucili". Veltroni: parole
indegne. Berlusconi: solo una
metafora.
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Iene Berlusconi. "È stato il Pd con Franceschini a sollevare
il problema", dice il candidato premier. E Bossi arriva alle minacce.
"Queste schede sono una porcata - tuona il leader della Lega - se la
canaglia romana non le cambierà, imbracceremo i fucili". Replica Veltroni: "Parole indegne. Sono anni che si parla di brogli. Berlusconi ricorre a questi argomenti perchè ha paura di perdere". Berlusconi: quella di Bossi è solo una metafora. Il Quirinale in allarme
per la tensione alla vigilia delle elezioni raccomanda: "Non delegittimare
il voto".
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-07 num: - pag: 1 autore: di
ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE EUROPA, SARKOZY E SPESE MILITARI IL
GRANDE TABU' DELLE ELEZIONI L e questioni di politica internazionale hanno una
curiosa caratteristica: in campagna elettorale valgono meno di zero, non
portano voti, se ne parla il meno possibile. Però, a elezioni concluse, sono
quelle questioni a provocare alcune delle più gravi turbolenze, talvolta anche
sismi capaci di fare oscillare violentemente i palazzi della politica. Il
governo Berlusconi si trovò immerso nella temperie
internazionale seguita agli attacchi dell'11 settembre 2001 e, dopo, fronteggiò
formidabili opposizioni di piazza per il suo appoggio agli americani nella
guerra in Iraq. Il governo Prodi, a sua volta, con la sua risicata maggioranza,
si è trovato continuamente sulla graticola a causa dell'impegno in Afghanistan.
Nulla fa ritenere che le cose possano andare diversamente per il prossimo governo.
Tra i tanti omissis di questa campagna elettorale c'è anche una mancanza di
riferimenti ai cambiamenti dello scenario europeo. La novità è data dal ruolo
del presidente francese Sarkozy. Superando almeno in parte il vecchio asse
franco-tedesco, Sarkozy si sta muovendo a tutto campo con l'intento di
rilanciare il primato francese in Europa. La mossa più spettacolare è stata
l'intesa con il premier britannico Gordon Brown. Ne è scaturita la promessa di
Sarkozy di ricucire lo strappo di De Gaulle del 1966 (quando il generale fece
uscire la Francia dall'organizzazione militare della Nato) abbinandola però a
un deciso impegno per la difesa europea, un tema da sempre cavallo di battaglia
dei britannici. La difesa europea promette quindi di diventare, in tempi difficili
per l'Unione, uno dei nuovi motori dell'integrazione. Se così sarà, i Paesi che
non saranno pronti a investire risorse su questo (costoso) fronte saranno
tagliati fuori dal club degli stati europei influenti. Parlare di difesa
europea significa parlare di spese militari. Veltroni e Berlusconi non vi accennano. Anche nei programmi dei due partiti mancano
impegni espliciti e quantificabili. Il problema è serio anche perché pesa (in
stridente contrasto con i nostri impegni nelle missioni di pace) una tradizione
di disattenzione ai problemi della sicurezza: se, ad esempio, sono
necessari tagli di bilancio, il settore della difesa è sempre il primo a essere
colpito. La "nuova Europa" è un ambiente difficile e competitivo.
Conta ormai assai poco essere stato un "socio fondatore". Ora si pesa
solo per la forza che si ha e per il contributo che si è disposti a dare. Se la
difesa europea, come pare, diventerà una questione davvero importante nei
prossimi anni, l'influenza politica tornerà a essere misurata in Europa, almeno
in parte, sulla base del più classico dei criteri: la forza e la qualità
dell'organizzazione militare (dimmi quante divisioni hai e ti dirò quanto
conti). I leader tacciono su un tema inadatto alla propaganda ma chi vincerà se
lo ritroverà sulla scrivania.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Schede, duello Pdl-Pd "Da rifare". "Avete paura" Berlusconi:
problema posto da loro, Franceschini chiamò Letta Il vice di Veltroni: sì, ho telefonato e ho detto che c'è il rischio di confusione
ma Amato non poteva che applicare la legge ROMA - è ancora infuocata, e
minaccia di restarlo fino a dopo il voto, la polemica sulla regolarità delle
schede elettorali. Berlusconi e i suoi alleati
insistono perché vengano ristampate, in modo da renderle più comprensibili per
l'elettore, ma se alla richiesta si associa Di Pietro, non altrettanto fanno
Pd, Udc e Sinistra Arcobaleno. E il Viminale tiene ferma la barra: le schede
restano queste, perché conformi alla legge varata dal governo Berlusconi. E però, è facile prevedere che l'allarme
preventivo continuerà, e che in caso di contestazioni ai seggi o di risultato
sul filo il Pdl alzerà le barricate. D'altra parte, come ha rivelato lo stesso Berlusconi "questa questione delle schede elettorali
non l'ho sollevata io. Non è una mia iniziativa. Sono stati loro, quelli del
Pd. Due giorni fa è stato Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo
del problema". Chiamato in causa, il vicesegretario del Pd non nega di
aver in effetti avuto contatti con Gianni Letta: "Ho avuto uno scambio di
opinioni telefonico su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda
prevista dalla legge Calderoli, l'ormai noto Porcellum, rischia di
confondere". Ma, contrattacca l'esponente del Pd, Amato ha spiegato che
"il ministero non poteva far altro che applicare la legge" e allora
l'agitarsi di Berlusconi vuol dire una cosa sola:
"Ha già trovato a cosa dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta. è
sempre più in affanno ". Parole che - sommate a quelle di Walter Veltroni che parla della "più spettacolare rimonta
della storia" da parte del Pd sul Pdl, perché "ormai siamo a
un'incollatura" - fanno arrabbiare Berlusconi,
che parla di "menzogne" e di "spettacolari bugie" di Veltroni, che "può andare anche sulla luna ma non
vincerà" e Paolo Bonaiuti: "La paura di perdere? ce l'hanno eccome,
ma a sinistra ", mentre Tremonti bacchetta Amato che sul Corriere aveva
pure collegato il "nervosismo " del Cavaliere all'incertezza sul
risultato finale: "Meglio non fare certe battute, in campagna elettorale
un ministro degli Interni deve essere un elemento di garanzia". Ma
appunto, per il Pdl sembra proprio che Amato non lo sia, se Maurizio Gasparri
arriva a definirlo un "imbroglione", che "punta deliberatamente
e irresponsabilmente al caos su ordine di Prodi e Veltroni".
Insomma, mentre Sa, Udc e la Destra spiegano che non è quello delle schede il
problema, e Di Pietro insiste che invece si dovrebbe fare molto di più, si
capisce che l'allarme brogli e irregolarità non finisce affatto qui. Paola Di
Caro.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Sfida del Cavaliere: non mollo Non è la mia
ultima campagna A Palermo con Lombardo: i nostri voti sono contro la mafia Berlusconi al pubblico: volete che il sogno di Veltroni di andare
in Africa diventi realtà? E ottiene un coro di sì DAL NOSTRO INVIATO PALERMO -
"Non è certo la mia ultima campagna elettorale. Se qualcuno lo pensa si
sbaglia. Perché mai dovrei mollare?". Fra i corridoi dell'hotel
Villa Igiea Silvio Berlusconi, alle cinque del
pomeriggio, si immagina fra qualche anno, ancora in politica, magari per
un'ennesima rincorsa verso le urne. In queste settimane ha fatto capolino nel
dibattito la sua età, ma nelle terrazze sul mare che furono dei Florio il
Cavaliere è così spensierato da non essere nemmeno sfiorato dal dubbio:
"L'ultima? Certo che no!". è un piccolo tour della Sicilia: mattina
nel capoluogo palermitano, di pomeriggio a Catania. Due comizi simili, davanti
a migliaia di persone (10 mila a Palermo, secondo gli organizzatori). Due
comizi in cui torna l'attacco diretto al suo avversario, si abbandona
definitivamente il fair play delle scorse settimane. "Volete che il sogno
di Veltroni di andare in Africa e di restarci diventi
realtà?", uno dei cori che il leader del centrodestra ripete sia alla
Fiera del Mediterraneo che al Palacatania; giù una salva di sì, in entrambi i
casi. All'ex sindaco di Roma, che nelle stesse ore parla più o meno di
"rimonta spettacolare", Berlusconi in un
costante dialogo con la sua platea replica immediatamente: "La risposta a
questa rimonta spettacolare siete voi. Si tratta ancora una volta solo di una
delle tante spettacolari bugie. Ormai Veltroni può
offrire anche la Luna, tanto sa che al governo non ci andrà mai". Eppure
prima di lasciare Palermo rimarca quella nota di rispetto reciproco che segna i
rapporti fra i due schieramenti dalla nascita del Pd in poi: "Gli
avversari sono persone che pensano diversamente da noi, non sono nemici".
Mentre al nuovo alleato di questa stagione, il leader dell'Mpa, che sale con
lui sul palco, Berlusconi fa una promessa che allude
all'azione di governo per la Sicilia: "Dico solo una cosa a Raffaele
Lombardo: dimmi che cosa devo fare e lo farò". All'arrivo a Catania una
stoccata a Casini: "Voglio salutare qui gli amici dell'Udc che non hanno
seguito chi è andato via, anche se il mio è un benvenuto un po' strano, in
effetti voi non vi siete mai spostati, siete sempre nella casa del Popolo delle
libertà. Piuttosto è lui che se n'è andato". Quindi l'accento sul crimine
organizzato. Veltroni, nel tour elettorale nell'isola,
aveva criticato Berlusconi per non aver mai
pronunciato la parola mafia. La replica: "Non è vero, ma lo accontento
subito, ricordando che negli anni di nostro governo abbiamo arrestato 30
pericolosi latitanti e il loro capo supremo. Tutti i nostri voti li
impiegheremo per combattere la mafia in Sicilia, altrove contro la 'ndrangheta,
la camorra e la sacra corona unita". Per l'arrivo del Cavaliere a Palermo
l'ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, fa trovare dei cannoli già
pagati da ritirare al bar Costa. Un gesto di apparente cortesia forse non
gradito, visto che nessuno va a prenderli per conto del Cavaliere. Tiene a
ironizzare Gianfranco Miccichè: "A Berlusconi
comunque i cannoli non piacciono". Marco Galluzzo \\ La Rai va per i cavoli
suoi, anche se sono trattato meglio da Tg1 e Tg2 che dalle reti Mediaset.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE "Avrò l'età del mio rivale nel 2026" Veltroni
attacca: non ha voglia né energia, io tra diciotto anni farò altro Poi
l'affondo sulla Lega: roba da Medioevo, spezzano il Paese in due Il segretario
pd in Puglia: sarò il presidente di tutti. E promette di
"istituzionalizzare" il 5 per mille DAL NOSTRO INVIATO LECCE -
L'aggettivo "vecchio " non lo pronuncia perché non lo ritiene
politicamente corretto, però il concetto è quello e Walter Veltroni lo scandisce ancora e ancora, dal palchetto di Brindisi all'
immensa piazza di Lecce. Berlusconi non ha l'età per governare, non ha più "né voglia né energia"
e pensate, fa notare con sottile crudeltà ai pugliesi che lo acclamano,
"io avrò la sua età nel 2026 e state certi che allora farò altro nella
vita". Partono i fischi per il Cavaliere e Veltroni
li stoppa: "Noi siamo la parte civile, quella che non fischia".
Diciotto anni. Eccolo qua il numero magico al quale il leader del Pd affida la
speranza della "più spettacolare rimonta della storia", 18 anni di
vantaggio anagrafico sul favorito il che vuol dire, nei calcoli di Veltroni, che gli italiani non metteranno un Paese in crisi
nelle mani di un uomo che non può garantire un lungo ciclo riformista: "In
Europa tutti i premier hanno più o meno la mia età". E se toccherà a lui?
"Sarò il presidente di tutti, anche di quelli che non mi hanno
votato". Veltroni adesso sembra crederci davvero
e la strategia per "la volata" è pronta. Alzare i toni senza darlo
(troppo) a vedere, personalizzare la scelta tra Walter e Silvio, fra la
"forza tranquilla" del Pd e il "non partito" di Berlusconi: "Il Pdl è come una casa dei film, con la
facciata retta da un bastone". Nuovo e vecchio, vero e falso, unità e
divisione. Veltroni batte sugli stessi tasti, prova a
convincere gli italiani che il Cavaliere e Bossi vogliono "spezzare in due
il Paese, vogliono mettere il Nord contro il Sud". Apre il Corriere e
legge la cronaca del giuramento di Pontida, rinuncia al tono da conversazione
dei comizi meno affollati e grida "Basta! Quelli con l'armatura sono roba
da Medioevo ". Nella Puglia di Massimo D'Alema il capolista alla Camera non
si fa vedere, sul palco ci sono in compenso Nicola Latorre e Michele Emiliano. Veltroni stanco? Macché, "io sto benissimo", però
gli scappa un lapsus e cita Benigni al posto del film Blade runner. Il
contratto con gli italiani? "Rompiamo l'omertà, è una clamorosa presa in
giro". Il duello tv? "Non vuol farlo perché sa che perderebbe voti
". E qui sta il punto debole della rincorsa veltroniana, come ammette
Ermete Realacci il faccia a faccia sarebbe "un'arma importante" per
arruolare gli indecisi e stanare gli svogliati: "Rifugiarsi nel comodo
astensionismo - si appella Veltroni - è l'anticamera
dell'indifferenza nella quale si sono generate le peggiori tragedie
dell'umanità". Rinnova l'impegno a "cancellare dalla faccia del
Paese" mafia 'ndrangheta camorra e Sacra corona unita, propone di
"istituzionalizzare" il 5 per mille e intanto, poiché "la
partita è aperta", prepara la squadra: 12 ministri, molte donne, società
civile e niente volti del recente passato. "Nel Pdl le facce sono sempre
le stesse... ". Monica Guerzoni Autografi Il leader del Pd, Veltroni, ieri a Bari.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE L'ex portavoce dei Verdi "Veltroni è flaccido e acquoso, Pecoraro imperdonabile. Ho rivalutato
Tremonti e dico brava alla Moratti" Ripa di Meana: sceglierò il
centrodestra. O Giuliano MILANO - "è molto probabile che voterò per il
centrodestra". Ma come, Carlo Ripa di Meana, lei era con la "gioiosa
macchina da guerra" di Occhetto. E nel '96, da leader dei Verdi,
era sul palco con Prodi. "Sono amareggiato. La sinistra è cambiata, senza
ritorno. Non c'è più la sensibilità, la passione per la sacralità del passato.
C'è un avvitamento verso l'abisso". Addirittura? Non starà esagerando?
"Ormai sono adoratori del Pil, immersi nella menzogna. Io sento il bisogno
di uscirne". Ma ora c'è Veltroni. "Ho
sentito finire tutto nelle sue parole, nel suo lessico insieme acquoso e
fumista. Descrive vaghi scenari di riscatto e poi sfonda il Pincio per farci un
supergarage. A Roma è stato portavoce dei giganti immobiliari. Non ha doti
palingenetiche. è acquoso, flaccido. Stringi e non c'è nulla". è attento
all'ambientalismo. "Ha inglobato Legambiente con lo slogan del fare, senza
neanche qualificarlo come fare bene". Pecoraro Scanio?
"Imperdonabile, brilla per intransigenza. E dire che all'inizio era nella
destra dei Verdi". Come uscirne? "Dinnanzi a tanta traumatica
mediocrità mi sono interrogato". E cosa si è risposto? "Che alla mia
verde età, 80 anni, operato a cuore aperto da meno di un mese, potrei
attraversare l'Umbria e andare a votare per il Pdl". Ma perché?
"Confesso. In certi momenti mi assale un terrore profondo. Vedo il Paese
assediato. Profezie cupissime. Un martellamento di cattive notizie. La bufala,
il Brunello, il Fondo monetario". Tutta colpa del centrosinistra? "Ha
preso pessime decisioni. Sul paesaggio si è comportato in maniera
arrogantissima. Il disincanto è vastissimo". Sicuro che Berlusconi
e il Pdl diano più garanzie? "Non c'è dubbio che abbiano un record di
condoni, di leggi obiettivo, di ponti sullo Stretto. Molte pagine nere".
Però? "Prendiamo Tremonti: ne ho detto peste e corna per anni, accusandolo
di voler vendere il Colosseo, la Fontana di Trevi. Ma devo riconoscere: il suo
pamphlet è coraggioso. è il leader dei conservatori. E poi c'è la
Moratti". Lei non è un amante degli Expo. "Sono un expoicida. Queste
mostre sono anche un cattivo affare. Ma la Moratti è stata bravissima a
respingere il torracchione, voluto da questi Fuksas, predicatori di futuro che
cercano la loro nicchia di immortalità. E non è stata arrogante". Lei è
ancora radicale? "Non ho rinnovato la tessera. Troppo anticlericalismo. Si
coglie in Ratzinger un pensiero minaccioso di regresso: io lo vivo come una
meravigliosa messa in questione delle certezze contemporanee". Trova utile
anche Giuliano Ferrara? "Magnifico, di una grandezza senza pari, al
livello di Bernanos. Lo trovo grande, sono ammirato, ha il rango di una natura
che interroga, che fa luce. Sono attratto". Nel senso che lo voterà? Non
vota Pdl? "Ecco, ha colto nel segno. Sono combattuto. è una brutta
lotta". Alessandro Trocino Roma, piazza del Popolo, 18 aprile 1996 Gerardo
Bianco Ex dc, via dalla Margherita nel 2007, non ha aderito al Pd. Ora è vicino
a Pezzotta Lamberto Dini Nel Pdl con i Liberaldemocratici: è candidato per il
Senato nel Lazio Carlo Ripa di Meana Era con Prodi nel '96. Oggi "è molto
probabile" il suo voto per il Pdl.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Altre contestazioni a Crema e Bergamo Ferrara, "rogo" dei
centri sociali Lodi dal New York Times: è il nuovo DAL NOSTRO INVIATO CREMA
(Cremona) - L'immagine della sua faccia sorridente è attaccata a una specie di
spaventapasseri di cartone. Alla base del pupazzo, un fumogeno e un cartello:
"Prima al rogo ci finivano le streghe". Ore 10, scenario medievale
nella piazza del Duomo di Crema, un ragazzo dei centri sociali accende la miccia
e il fantoccio che ritrae Giuliano Ferrara va in fiamme. Applausi. Rullo di
tamburi. Fiato ai fischietti. Il leader della lista "Aborto? No,
grazie" arriva pochi minuti dopo. Partono un paio di uova che non vanno a
bersaglio. Si rinnova così, anche a Crema, il copione delle contestazioni che
accompagna il tour elettorale del direttore del Foglio. Una ripetitività quasi
monotona. Tanto che sabato sera, arrivando in una Busto Arsizio sguarnita di no
global, Ferrara aveva scherzato: "Non ci sono contestazioni? E allora non
possiamo iniziare". A sostenerlo, oltre al "calore del popolo della
vita" (come dice lui), in tarda mattinata arriva un articolo pubblicato
nell'edizione domenicale del New York Times. è un'analisi
dell'"indecifrabile" panorama politico italiano, nel quale "gli
stessi politici vanno e vengono, promettendo riforme e finendo per mantenere lo
stesso stallo". Un panorama dominato dal "carismatico
miliardario", Silvio Berlusconi, e dal "baby-boomer
che ama il rock'n'roll", Walter Veltroni. Tra i
due, secondo il quotidiano newyorchese, spicca proprio Ferrara, "comunista
diventato conservatore": "è diverso da tutti gli altri". Sintesi
del personaggio: "L'ateo che chiede all'Italia di diventare
religiosa". Una parte dell'incoronazione è indiretta. In un poco
luminoso contesto, Ferrara è "un barometro culturale in sintonia con la
disperazione dell'umore nazionale". Ma ha anche una forte capacità di
differenziarsi: "Evitando il politichese dei suoi avversari, Ferrara, con
la sua insistenza sulle idee, fa leva sulle ansie italiane per il futuro
dell'Europa, la perdita delle identità nazionali e il declino della fede
cristiana". Tempo di leggere il Nyt, e il direttore del Foglio a metà
pomeriggio si ritrova a Bergamo per un altro comizio e una nuova contestazione.
Un cordone di polizia e carabinieri protegge la sala della riunione. Cori e
fischi rimbombano all'interno. Due ragazze si intrufolano e urlano
"buffone, buffone". Ferrara risponde serafico: "Lo dico senza
disprezzo, questi ragazzi non sanno quello che fanno". E però si stupisce:
"Come può esistere ancora una simile sindrome di rigetto delle idee? E poi
contro di noi, che siamo una piccola lista, gente di buon umore". Gianni
Santucci In piazza a Crema "Prima al rogo ci finivano le streghe"
"Barometro italiano" Il New York Times di ieri su Ferrara: "Un
provocatore e un barometro culturale italiano, in sintonia con la disperazione
dell'umore nazionale".
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE "Schede porcata" Umberto Bossi, leader della Lega L'ira
del Senatùr Anche Calderoli attacca: se al Pd non va bene porteremo i cannoni,
il popolo difenderà la democrazia Bossi: fucili contro questa canaglia romana
"Hanno stampato schede con cui non si può votare". Veltroni: lui
ministro? Indegno Al comizio: "Delinquenti di sinistra, tornate nelle
fogne". Berlusconi: "Solo un linguaggio paradossale e metaforico" MILANO
- "Guardate che queste elezioni potrebbero finire con la necessità di
imbracciare il fucile e di andare a prendere queste carogne. La canaglia
centralista italiana, romana, che ha fatto stampare schede con cui non si può
votare". La voce roca di Umberto Bossi risuona più potente del solito nel
microfono di Verbania, quasi l'eco di quella tonitruante che, nel '94, evocava
300 mila bergamaschi pronti a dissotterrare le armi e a lottare per la
secessione. Parole forti, anche se già ripetute spesso con sfumature simili,
che provocano la reazione indignata del centrosinistra, Walter Veltroni in testa: "Voglio sapere, ma non da lui, se
una persona che dice queste parole può essere il ministro delle Riforme".
Silvio Berlusconi butta acqua sul fuoco: "
"Bossi lo conosciamo da tempo e sappiamo che usa a volte un linguaggio
paradossale e metaforico". A rincarare la dose, ci pensa Roberto
Calderoli: "Se Veltroni vuol pagare pegno alla
Banda Bassotti e ha da ridire sui fucili, allora porteremo i cannoni. Se le
istituzioni non difendono la democrazia, allora ci penserà il popolo. E non si
accontenterà dei comunicati stampa". Ieri pomeriggio, davanti a 250
militanti del Carroccio, il Senatùr è sembrato particolarmente scosso e
indignato per le "schede-inghippo": "I comunisti, non c'è niente
da fare, sono canaglie antidemocratiche, non si vergognano? Questa porcheria
delle schede è un tentativo di impedire il voto regolare". Si rischia di
far confusione e di sbagliare, spiega, ma non è un caso, è un fatto voluto
dalla sinistra. Il Senatùr precisa: "Abbiamo anche mandato a dire al
presidente della Repubblica di darci un'occhiata. Ma è un broglio e
difficilmente potranno essere ristampate. Allora stavolta pigliamo il fucile,
facciamo vedere noi, decine di milioni di lombardi e veneti sono pronti a
battersi per la loro libertà contro la merda che voi rappresentate. Siamo
ridotti a un Paese del Terzo mondo. La sinistra è fatta da canaglie, luride
canaglie. Delinquenti, state molto attenti, che i padani non hanno paura di
voi, vi pigliamo per il collo. Carogne tornate nella fogna, là è il vostro
posto. Verrà il giorno che le chiacchiere finiscono e si arriva ai fatti".
In serata, Bossi spiega all'agenzia di stampa Ansa i toni del pomeriggio:
"Era un comizio in piazza, la rabbia della gente è tanta per questa
schifezza che è un vero attentato alla libertà. Volevo dire che noi alla
democrazia ci teniamo ". Del resto sono i toni abituali al Senatùr, che
solo il giorno prima aveva parlato di "attacco mortale al centralismo
romano: siamo stufi di essere derisi, derubati, schiacciati ".
Ridimensiona Roberto Maroni: "Quello che ha detto lo dice da vent'anni. Ma
c'è sempre qualcuno che si scandalizza, quella di Bossi era soltanto una figura
retorica, il suo modo di esprimere la rabbia per un torto subito".
Spiegazioni che non bastano al centrosinistra. Veltroni
si chiede retoricamente: "Ma dove viviamo, dove siamo? Si parla di
imbracciare i fucili. Con queste parole il Paese non reggerà, la destra è solo
capace di seminare odio e paura ". Il numero due del Pd, Dario
Franceschini, è "indignato " e parla di "epoca politica da chiudere".
Angelo Bonelli, Sinistra democratica, definisce "gravissime" le
parole di Bossi. E anche Francesco Storace (Destra) attacca: "Hanno votato
in Parlamento la legge che loro stessi definiscono porcata". Il Senatùr
riserva a Prodi una battuta, rivelando un retroscena: "Una volta sono
andato a trovarlo sull'Appennino e gli ho portato una camicia verde:
"Guarda che se ti va male ti metti una camicia verde e almeno riesci ad
attraversare i terreni insubrici e scappi all'estero. Tienila da conto che ti può
servire"". Al. T.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La leader di Federcasalinghe "Non mi schiero però bravo
Walter" ROMA - Da come si è pubblicamente entusiasmata
alle proposte di Veltroni per le dilette donne di casa ("Finalmente viene dato il
giusto valore al mestiere rischioso, delicato e duro di tante mamme, noi e il
segretario Pd siamo in sintonia") se ne potrebbe frettolosamente dedurre
che Federica Rossi Gasparrini, 70 anni, presidente nazionale di Federcasalinghe,
abbia scelto da che parte stare. "Lo so che sembra così, ma noi
invece non sosteniamo nessuno. Per la prima volta in 14 anni anni
l'associazione non si schiera, nessuna alleanza, le nostre iscritte voteranno
come vogliono". E sono 800 mila, mica poche. Eppure la sua somigliava
proprio a una scelta di campo. "No, no. Ho mandato un segnale di stima a Veltroni e lì mi fermo". Sì, insomma. "Se poi le
donne la interpreteranno così, siamo contente. Però so che quasi il 40% intende
non votare o dare scheda bianca". Politicamente inquieta, la Gasparrini
negli anni ha preso e lasciato: Forza Italia, un sottosegretariato con Prodi,
Idv e Udeur, chiudendo la legislatura nel gruppo misto. E a chi la ricorda
infervorata forzista dice: "Mai stata tifosa di Berlusconi,
lo scriveva la stampa. Così come non gli sono contro adesso. Se mi darà le
leggi che voglio mi sta bene pure lui". E perché ha mollato Di Pietro?
"Non ha una cultura solidale, che ci stavo a fare?". E Mastella?
"Non doveva comportarsi così, far cadere il governo. Dicendo che tutti nel
partito eravamo d'accordo con lui, falso, ci ha trattato come oggetti". Ma
insomma, Pd o Pdl o cosa? "Guardi, dopo 20 anni non mi faccio più prendere
in giro. Prima vediamo chi vince e che farà per questa categoria sempre discriminata.
Poi semmai si fa l'accordo". Giovanna Cavalli F. Rossi Gasparrini.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Mario Monicelli Il regista: io comunista, lui un amico che però ha
guidato la Camera invece di fermare il leader pdl "Sì a Fausto contro il
Cavaliere. Ma sono più a sinistra" ROMA - Mario Monicelli, senta: lei,
straordinario maestro del cinema italiano, insieme ad altri intellettuali firma
un appello di sostegno alla Sinistra Arcobaleno e allora... "Si fermi. Lei
mi disturba per questo? ". Maestro... "Mi dica: lei è rimasto
sorpreso? Non abbia timore... coraggio, mi risponda: è rimasto sorpreso?".
Sorpreso, no. Ma certo questo suo schierarsi così netto... "Netto? No,
guardi: io fatico non poco a schierarmi con la Sinistra Arcobaleno ". Vuol
dire che, istintivamente, sarebbe forse più propenso al
Partito democratico di Walter Veltroni? "Cosa? No no...
quello lì, Veltroni intendo, ha come modello di riferimento gli Stati Uniti, e lei,
beh, capirà... ". I fratelli Kennedy, e forse più Bob di John, e poi...
"E poi cosa? Lasci stare la dinastia Kennedy. Walter, purtroppo, ha come
modello uno stato imperialista, spietato socialmente, dove chi è povero
è molto povero e chi è ricco è molto ricco ". Sono discorsi da sinistra
estrema. "Infatti. I miei pensieri sono più a sinistra, e finalmente ci
siamo, di quelli proposti dalla Sinistra Arcobaleno. Era ciò che cercavo di
spiegarle: fatico a votare persino per loro. Per quelli che fanno promesse,
proclami e che poi...". E che poi? "Beh, poi vanno al governo, ci
stanno due anni, e invece di mettere mano al conflitto di interessi di Berlusconi, preferiscono diventare presidente della Camera e
realizzare, quindi, un quinto delle promesse fatte in campagna
elettorale". Lei si riferisce a Fausto Bertinotti. "Guardi, io di
Bertinotti sono amico, lo stimo e lo frequento con piacere, e lo incontro,
spesso, a cena, con sua moglie Lella... solo che, davvero, io sarei un bel po'
più a sinistra di lui e della Sinistra Arcobaleno. Ma cosa c'è in Italia più a
sinistra di loro? Così mi tocca accontentarmi". Lei è sempre stato così
radicale? "Mio padre Tomaso, giornalista celebre e critico teatrale, fu
perseguitato dal fascismo e, per questo, nel 1945 si suicidò. La prima cosa che
perciò si può dire è che io sono antifascista dentro, nell'animo". Poi?
"Poi, nell'immediato dopoguerra, divenni socialista. Con il mio amico
regista Mario Camerini facemmo pure un po' di propaganda: all'epoca, a Roma, si
tenevano discorsi in piazza Montecitorio, o nella Galleria Colonna ".
Quindi lei nasce socialista. "E sa quando smetto? Quando compare il
faccione autoritario, dispotico di Bettino Craxi. Un esponente politico
borghese, gran corruttore". Eppure la figura di Craxi è stata assai
rivalutata, maestro. "E chi se ne frega... Io non lo sopportavo, e così,
politicamente, vagai qualche mese, finché non finii dentro il Pci". Molti
registi italiani finivano in quei ranghi. "Il cinema italiano era rosso.
Penso a Scola, a Scarpelli, a Benvenuti, a Gigi Magni...". Comencini?
"Gran socialista". E gli attori? Sordi, Mastroianni, Gassman,
Tognazzi, Manfredi... "Mah, vede, gli attori, in genere, sono dei malati
di mente che hanno una sola ambizione: quella di piacere a tutti. Si figuri se
qualche grande avesse voglia di schierarsi politicamente". Gian Maria
Volonté si schierò. "E infatti era considerato un antipatico di
prim'ordine". A lei starà molto antipatico Silvio Berlusconi.
"Dovrebbe essere il nemico numero uno di milioni di italiani. Ma siccome
gli italiani sono stupidi, lo adorano. Chiunque prometta agli italiani
benessere, riceve il loro voto". Lei è pessimista. "Mi sfogo. Quando
posso. E poi, le dico: sa perché sono riuscito ad arrivare a 93 anni così
lucido da star qui a discutere di politica?". No. Perché? "Perché non
sono pessimista. Ma superficiale e comunista". Fabrizio Roncone Toscano
Mario Monicelli, 93 anni.
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO STANGANELLI
ROMA - Silvio Berlusconi insiste: "Le schede del
13 e 14 aprile inducono all'errore, generano incertezza negli elettori che non
riescono a capire gli apparentamenti e le alleanze. Vanno rifatte. Il tempo non
manca, basta avere la volontà". Non si chiude l'ultima querelle elettorale
esplosa sulla grafica delle schede. E se nel Pd la contestazione del Cavaliere
trova anche qualche sponda, soprattutto in Di Pietro e l'Idv, la replica
ufficiale - da parte sia di Veltroni sia del suo vice
Franceschini - individua il motivo della protesta del Pdl nella paura di un
risultato elettorale sfavorevole. "Sono anni e anni - afferma il candidato
premier del Pd - che si sente parlare solo di brogli. E, di fronte alla più
spettacolare rimonta della storia politica italiana di cui siamo protagonisti,
penso che quando si scelgono questi argomenti vuol dire che si ha paura di
perdere". Tutt'altro che intimidito da queste
argomentazioni, Berlusconi, dopo aver definito "una bugia spettacolare" la
"rimonta" di Veltroni, torna sul merito della questione schede: "Non sono stato
io a sollevarla - dice il Cavaliere - ma il Pd. Due giorni fa Dario
Franceschini ha chiamato Gianni Letta per avvisarlo del problema".
Chiamato in causa, Franceschini ammette che le schede presentano dei problemi
di chiarezza e di averne parlato al telefono con Gianni Letta, ma definisce gli
inconvenienti della scheda come "uno dei tanti frutti avvelenati della
legge elettorale: la porcata di Calderoli". Il vicesegretario del Pd
riferisce di averne parlato anche con il ministro Amato, che però "non
poteva far altro che applicare le norme di legge. E comunque ormai, con gli
italiani all'estero che hanno già votato, è tardi per intervenire". Non
pare essere dello stesso avviso Tonino Di Pietro, il quale, pur rammaricandosi
di "dover contraddire le argomentazioni di Amato", chiede che le
schede "siano ristampate in modo più chiaro, dal momento che non danno
ragione dell'esistenza di due coalizioni nette e chiare". Su questo,
afferma il ministro delle Infrastrutture, "tutti nel Pd, in privato, mi
danno ragione, ma nel pubblico mantengono un omertoso silenzio".
"Amato - conclude Di Pietro - nei giorni scorsi ha detto che, se venisse
accolta la richiesta della Dc di Pizza, le schede si possono ristampare. Quindi
non vedo perché non lo si possa fare ora". Lo stesso invito viene rivolto
ad Amato da numerosi esponenti del Pdl, da Altero Matteoli, che suggerisce di
stampare i simboli verticalmente sulla scheda, a Giulio Tremonti a Roberto
Calderoli. Mentre, nel Pd, il presidente del Senato Marini si dichiara, al
contrario, soddisfatto "dell'intensa azione di chiarimento attraverso i
media che Amato ha annunciato per evitare che gli elettori commettano
errori". Differente appare invece l'approccio alla vicenda del presidente
della Camera Bertinotti: "Non ne voglio parlare. E' un terreno in cui ci
si può solo infangare".
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"E' stato il Pd
con Franceschini a porci il problema". "Rimonta storica, perciò
Silvio parla di brogli".
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Due schieramenti
maggiori - a causa dell'attribuzione di numerosi seggi con premio di maggioranza
su base regionale - avere un margine sufficiente di senatori e dunque poter
garantire la governabilità. Da qui l'appello di Berlusconi e di Veltroni agli elettori di Udc, Destra e Sinistra Arcobaleno. Il consiglio
"interessato": votate per chi volete alla Camera dei deputati, ma poi
scegliete Pd o Pdl al momento di compilare la scheda per il Senato. Inutile
dire che sia Casini che Bertinotti, sia Storace che Boselli ritengono questi
appelli delle vere e proprie invasioni di campo.
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CLAUDIO SARDO dal
nostro inviato NAPOLI - "È una campagna elettorale strana... Visto dalla
tv questo bipartitismo appare inesorabile. Ma, appena parli con le persone in
strada, avverti tutta la loro insoddisfazione e sono loro stesse a dirti che
bisogna cercare nuove strade". Con i suoi 80 anni compiuti Ciriaco De Mita
salta da un paese all'altro della Campania, macina centinaia di chilometri in
un giorno, si immerge in folle che sembra conoscere testa per testa. La
campagna elettorale, lui, l'ha sempre fatta così. Solo che stavolta avverte la
propria anomalia: "Il Pdl punta tutto sulla televisione. Del resto ha
dirigenti locali impresentabili... E nel Pd, qui in Campania, si muove soltanto
D'Alema. È incredibile ciò che hanno fatto dopo la crisi dei rifiuti: hanno
delegittimato una classe di governo e non l'hanno cambiata..." Lui, De
Mita, il "grande vecchio" democristiano, dopo lo
strappo con Walter Veltroni ha intrapreso la sua nuova avventura: l'Udc, la costituente del
Centro. "Un progetto che può cambiare la politica" dice. E per il
quale De Mita rispolvera il nome Dc. "Io non ho alcuna nostalgia - spiega
- ma sono le persone in carne e ossa che mi parlano di Dc, che ne riconoscono
il valore. L'Italia non è bipolare, né bipartitica. E una volta svelata
la finzione di questi partiti-agglomerato, emerge il bisogno di un nuovo
partito popolare". Per De Mita il carattere "popolare" sta anche
in quel contatto con gli elettori, che oggi si accalcano per stringergli la
mano e che domani, magari, busseranno alla sua porta quando avranno bisogno di
aiuti. "Il mio numero di cellulare è sempre lo stesso" ha gridato
ieri al microfono Alfonso Ascione, candidato Udc di Torre del Greco, dopo aver
lasciato il Pd insieme a De Mita. A mezzogiorno della domenica De Mita era già
al suo secondo comizio, dopo Pomigliano d'Arco. E l'agenda prevedeva ancora
Ottaviano, Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, Palma Campania, Nola. "Veltroni ha costruito un partito leaderistico - racconta De
Mita - per sfondare nell'elettorato di Forza Italia. Ma ha fallito. Ha scoperto
che l'immagine da sola non comunica". La scommessa di De Mita, invece, è
costruire una forza di centro capace di "cambiare gli equilibri del
Paese". Anzi, lui dice "ricostruire". Come se l'anima della Dc,
"della Dc buona" dice in un comizio, potesse oggi riemergere dopo un
percorso carsico. "Non penso certo a trattative di governo dopo il
voto" avverte. Anzi, non vuole neppure immaginare l'ipotesi di un Berlusconi senza maggioranza in Senato che inizia un
pressing sull'Udc per cercare sostegno o per strappare parlamentari: "Se
un simile pressing riuscisse sarebbe la fine della speranza". De Mita,
comunque, si dice sicuro delle intenzioni di Pier Ferdinando Casini o di Savino
Pezzotta: "È cominciata una storia nuova. Casini non è più nel
centrodestra. E il centrosinistra non c'è più". "Chiunque vinca le
elezioni - scandisce nel cinema Gloria di Pomigliano lottando contro la
raucedine - non sarà capace di governare. Se il Centro supera la prova,
diventerà decisivo". In Campania, nel
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Raccontano che Walter Veltroni se la sia
legata al dito, che con Enrico Boselli e Oliviero Diliberto non prenderà più
neanche un'orzata (se mai l'avesse presa in precedenza). I due che più lo hanno
punzecchiato in questi giorni sono finiti nel libro nero e visto quanto il
leader del Pd sia permaloso, per i segretari di Pdci e Ps si prevedono tempi
grami. L'ultima settimana di campagna elettorale si annuncia all'insegna dello
scontro all'arma bianca tra Pd e sinistra. Oggetto: la contesa di quei voti di
indecisi, border line tra linea riformista e massimalista che potrebbero fare
la differenza per un Pd dato in piena rimonta. Sono stati proprio i due leader
di Pdci e Ps, Diliberto e Boselli, a dar fuoco alle polveri annunciando a
destra e a manca che "se Berlusconi vince
la colpa sarà di Veltroni", con postilla velenosa che "per riprendere il dialogo
bisognerà prima far fuori Veltroni". Non è dato sapere
quanto il leader Pd abbia gradito. Certo è che da qualche giorno si è
intensificata un'"offensiva svuotamento" a sinistra fatta di invito
diretto e martellante a votare solo e soltanto il Pd tanto alla Camera quanto
al Senato, con l'abbandono di teorie su voti disgiunti che potrebbero
danneggiare il Pdl a palazzo Madama favorendo risultati a sorpresa. No, l'unico
voto utile è al Pd "che sta competendo non per il pareggio ma per
governare". Veltroni ha scatenato Dario
Franceschini in versione genio guastatore a sinistra, con il numero due del Pd
a mettere in guardia gli elettori che votando Sinistra arcobaleno ripeterebbero
in salsa italiana il caso Nader degli Usa, dove il candidato terzista e
ambientalista impedì la vittoria del democratico Al Gore favorendo quella di
Bush. Apriti cielo. In successione Giordano, Salvi, Ferrero e altri arcobaleni
sono insorti a denunciare l'"ennesimo attacco del Pd alla sinistra"
attraverso "una campagna greve e disonesta". Veltroni
in realtà non ha mai interrotto il filo del dialogo con Fausto Bertinotti
inaugurato all'epoca del tentativo Marini. Tra i due la polemica è sempre
rimasta urbana nei toni e nella sostanza. Il patto per le riforme di fine
legislatura si è trasformato in un "entente cordiale", e resiste. Il
padre nobile della sinistra arcobaleno considera Veltroni
un punto di riferimento anche per il dopo, è convinto come D'Alema che la
leadership veltroniana è destinata a durare e quindi con Walter bisognerà fare
i conti. Sul Mattino, Bertinotti ha risposto "no comment" alla
domanda su Diliberto che "gliela vuol fare pagare a Veltroni",
e sulla mafia, a proposito delle critiche di Saviano, ha detto di "aver
visto una grande determinazione di Veltroni" sul
tema. Il leader del Pd farà il punto al loft sede del partito non prima di
mercoledì, quando rientrerà dalla Calabria per decidere tappe e mosse della
parte finale della campagna, e nel pomeriggio chiuderà a Napoli. Propria dalla
Campania giungono novità: Clemente Mastella darebbe indicazione di votare per
il Pd. Al telefono, Clemente da Ceppaloni spiega: "Sicuramente non dirò di
votare Berlusconi. Il sindaco del mio paese vota Pd,
alla Provincia se vincono è per me, e nel Lazio non è escluso che possa farci
un pensierino, se no il pareggio se lo sognano". Mastella ravveduto?
"Io ce l'avevo e ce l'ho con la sinistra, che invece di darmi solidarietà faceva
il tifo per De Magistris. E ora che sono stato assolto?".
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Perché Veltroni non sfonda il muro di Arcore L'endorsement del
Riformista va a Walter Veltroni. Come quello dell'
Economist, e con motivazioni analoghe. Non tanto basate sulla fiducia che
ispira il leader del Pd, ma sulla sfiducia che ispira "il principale
esponente dello schieramento avverso". Per un giornale riformista, la
vicenda dell'Alitalia ha tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello
protezionista di Tremonti, essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di
cambiare l'Italia. Il paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce
l'agonia. Ma già questo semplice fatto - giudicare Veltroni guardando
il suo avversario - dimostra che la campagna del leader Pd, almeno da un certo
punto in poi, ha avuto un formidabile difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena. Non è bastato trasformarlo
nell'Innominato, come scrive Ilvo Diamanti. Tacerne il nome, anzi, ha fatto
fragore. Al punto che viene il sospetto che anche Veltroni
temesse il faccia a faccia in tv, se ha rinunciato al faccia a faccia nelle
piazze. L'endorsement del Riformista va a Veltroni, ma
non siamo affatto ottimisti sul suo risultato, come dice di essere Scalfari
(forse per dovere di officio). Né possiamo dire di essere soddisfatti della sua
campagna elettorale. Che ha mostrato sorprendentemente, vista la scafatezza di
Walter in materia, qualche serio problema di comunicazione. È partita troppo
presto, innanzitutto, mostrando un inevitabile affanno nel finale. È stata
monotona, perché il viaggio è diventato il messaggio, e ogni sera in tv c'è
sempre e solo lui che parla da un palco, e la gente che guarda non sa se è
Treviso o Torino, e non ricorda più se ha parlato di casalinghe o precari.
Soprattutto, è stata una campagna presidenziale. Veltroni
ha fatto di se stesso il contenuto della sua politica. Su questo versante ha
forse vinto, perché agli italiani sembra davvero più nuovo e scattante di Berlusconi. Ma per vincere le elezioni ci vogliono i voti, e
i voti da noi vanno ai partiti, e non crediamo che abbastanza italiani si siano
convinti che il partito e il governo di Veltroni
possano davvero fare ciò che lui promette. Non a caso, i due punti deboli della
campagna sono stati le liste dei candidati e la lista dei ministri. In entrambe
le circostanze Veltroni ha dimostrato di non credere
lui per primo alla vittoria. Le liste sono state un turning point, arrestando
il trend della rimonta. Troppo d'immagine e troppo inesperte, non contengono
abbastanza personale politico all'altezza del governo del paese. La lista dei
ministri, poi, non è proprio arrivata. E forse non arriverà mai, almeno per la
casella cruciale dell'economia. È chiaro che Veltroni
ha in testa, in caso di vittoria, qualcuno che cominci con la M (di nome, di
cognome, o di entrambi). Ma un signore con la M non può dirgli di sì finché il
Pd è predestinato alla sconfitta. Per questo Veltroni
non l'annuncia. Il messaggio di svolta, di conseguenza, è troppo vago, sospeso
com'è tra Calearo e la Cgil. Gli esperti dicono che il problema del Pd sono gli
astensionisti di sinistra. Sono tanti, e la campagna "moscia", senza
nemico, non li motiva. Veltroni avrebbe cioè
privilegiato troppo il messaggio rassicurante ai moderati, scommettendo sul
fatto che i suoi astensionisti alla fine, magari turandosi il naso e per puro
"voto utile", rientreranno all'ovile. Noi invece crediamo che il
problema di Veltroni sia proprio il mancato sfondamento
al centro. Gli astensionisti ci sono davvero, potrebbero essere tanti come mai
sono stati, lo spaesamento del nuovo panorama politico può moltiplicarli. E
però è più facile che siano quelli indifferenti o qualunquisti, che alla fine
votano a destra, a disertare davvero le urne per anti-politica. Sarebbe un
guaio serio per Berlusconi. Se l'affluenza alle urne
scendesse sotto l'80%, allora il 34-35% strutturale di Veltroni
può pesare di più. E se il Cavaliere non supera i dieci seggi di vantaggio al Senato,
state sicuri che non si arrischierà a governare come Prodi, e Veltroni così rientrerà nel gioco. Ma il mancato sfondamento
al centro non è dovuto solo ai difetti della campagna di Veltroni.
È la conferma di un dato strutturale: la vischiosità dell'elettorato italiano.
Il Pd ha prosciugato tutto ciò che poteva nella sua metà del campo ai danni
della Sinistra, ma poi si è trovato di fronte il muro che lo divide dall'altro
mondo. Non l'ha aiutato la decisione di Berlusconi di
lasciare l'Udc fuori dalla porta a presidiare quel confine. Forse si rivelerà
la mossa cruciale. C'è molta gente, anche tradizionalmente conservatrice, che
non ha più voglia di Berlusconi. Ma la corsa solitaria
di Casini ha dato loro un luogo dove poter svernare senza dover fare il grande
salto. Per sfondare, Veltroni avrebbe dovuto sedurre
l'elettorato cattolico e l'elettorato nordista. Non ci sembra che, almeno
finora, quel muro dia segni di cedimenti. 07/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina 0 Berlusconi: "Ristampiamo le schede"
di Luca Telese Il leader Pdl: "Proprio loro ci hanno telefonato per
segnalare come la vicinanza dei simboli possa generare confusione negli
elettori. Il tempo per la ristampa c'è, basta averne la volontà". Di
Pietro al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è omertà" Catania -
Sbarca in Sicilia preparando il terreno con una grande intervista a La Sicilia
di Catania in cui già sono annunciati i punti su cui batterà per tutta la
giornata: "Voglio un fisco più equo, più fondi per la Sicilia, un piano
decennale per realizzare anche in Sicilia il miracolo irlandese". E
infatti, in entrambi i comizi, sia a Palermo che a Catania, Silvio Berlusconi viene introdotto da Raffaele Lombardo, candidato
presidente alla guida della Regione, ma anche leader del Mpa, il Movimento per
le autonomie. E infatti Lombardo, presenta il Cavaliere, dicendo apertamente:
"Ti ringraziamo per l'impegno sulla fiscalità di vantaggio e per il
potenziamento delle infrastrutture che hai preso oggi nella tua intervista al
più prestigioso quotidiano di questa città". Lombardo si dedica equamente
ad esaltare le possibilità di un miracolo economico che potrebbe discendere da
queste due mosse, e a irridere, anche in maniera teatrale, le parole dette da
Walter Veltroni nel suo giro siciliano, sul tema del
ponte: "Da quello che abbiamo capito, per Veltroni
il ponte si può fare ma anche no, è una priorità, ma si può anche fare un'altra
cosa, ed intanto il monopolio resta quello dei traghetti privati che fanno capo
a quel partito e a quel candidato". E così è ovvio che il discorso di
Silvio Berlusconi passa proprio da lì, da uno dei
punti del programma del centrodestra che da oltre dieci anni gli sta a cuore,
da quel ponte: "Per il quale ho presieduto oltre 24 riunioni personalmente;
noi ci abbiamo messo cinque anni di tempo per mettere d'accordo tutti ed
approvare un progetto unico, definitivo ed affidato ad un consorzio italiano,
loro ci hanno messo cinque minuti per mandare all'aria tutto, perché il signor
Pecoraro Scanio ha detto che il ponte avrebbe disturbato le rotte millenarie
dei delfini". Basta che pronunci il nome di Pecoraro, che nel palazzetto
dello sport di Catania scatta un coro di buuuh assolutamente assordante. Spiega Berlusconi: "Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono
essere mantenuti. Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre
invece, il suo avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la
certezza che potrà mantenerli. "Sapete, lui può fare qualunque
promessa, tanto poi perde e siccome al governo non ci andrà mai, non deve certo
mantenerle". Veltroni, è il nuovo cardine degli
ultimi discorsi di campagna elettorale di Berlusconi.
Da quando si è rotto il fair play iniziale fra i due candidati, il leader del
centrosinistra cita il Cavaliere ricorrendo a una inverosimile perifrasi:
"Il principale leader dello schieramento politico a noi avverso".
Lui, invece, il Cavaliere, lo cita nominandolo chiaramente, in un gioco di
forte contrapposizione polemica: "Veltroni è
venuto qui da voi, e ha avuto il coraggio di dire che lui combatte la mafia,
mentre noi non la nominiamo mai. E allora lo vogliamo accontentare subito:
tutti i nostri voti li useremo per combattere la mafia, così come abbiamo fatto
quando eravamo al governo, quando trenta grandi latitanti sono stati arrestati
con l'operazione Alto impatto". Ce n'è, di battute, per il leader del
centrosinistra nel repertorio di Silvio Berlusconi:
"Lui è un uomo di parole, un grandissimo costruttore di sogni, peccato che
quello che dice - sorride il Cavaliere - non abbia nulla a che vedere con la
realtà". Ovviamente, e non poteva essere altrimenti, è scontro a distanza
anche sul tema dei sondaggi. Veltroni dichiara che il
divario tra i due poli si sta accorciando? Berlusconi
ribatte colpo su colpo: "Ha detto ieri che il Pd sta facendo una rimonta
spettacolare, l'unica cosa spettacolare sono le sue spettacolari bugie".
Il Cavaliere non ha dubbi sull'esito delle elezioni anche se in mattinata, a
Rtl 102,5, ribadisce i suoi timori sulle schede elettorali, "una striscia
continua di simboli che generano incertezza nei cittadini. Non si riescono a
capire neppure gli apparentamenti. Credo sia saggio procedere alla ristampa. Il
tempo c'è, basta volerlo. Anche tutto lo schieramento di sinistra ha fatto
questa osservazione. Anzi sono loro che hanno telefonato ai nostri
rappresentanti perché erano preoccupati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina 2 Di Pietro al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è
un'omertà" di Laura Cesaretti Bossi minaccia di "imbracciare i
fucili: la canaglia romana vuole impedire il voto". E Veltroni
lo attacca: non può fare il ministro da Roma Antonio Di Pietro non ci sta, e
continua a caricare a testa bassa contro la scheda elettorale preparata dal
Viminale, e a reclamarne una ristampa corretta. Una scheda che "non dà una
corretta informazione" sui simboli e "sull'esistenza di due
coalizioni nette e chiare", e che Giuliano Amato sbaglia a difendere:
"La verità - sostiene l'ex pm - è che qualcuno del ministero dell'Interno
ha commesso un errore, umanamente comprensibile. Ma non si pretenda di
avallarlo comunque e a tutti i costi". A Di Pietro "dispiace" di
dover "contraddire" il collega di governo, ma "non bisogna
giustificare un errore commesso con la scusa che le schede elettorali sono
uguali alle votazioni precedenti". Anche perché, denuncia il ministro
delle Infrastrutture, "gli stessi spot governativi che stanno andando in
onda in tv mostrano una scheda con i simboli in verticale", dunque diversa
da quella del 13 aprile. Di Pietro se la prende anche con gli alleati del Pd e
con gli altri partiti che non appoggiano la sua denuncia: "Ho parlato con
tutti, e tutti in privato mi danno ragione, ma poi in pubblico mantengono un
omertoso silenzio". Si tratta di "ipocrisia politica", per la
quale i dirigenti Pd devono "far finta di stare dalla parte della propria
forza politica anche quando sbaglia". Già, il fatto è che al Viminale
siede un esponente di rilievo del Pd come Amato, che ha seccamente respinto le
contestazioni e le richieste di modifica avanzate da Berlusconi.
E dunque ai suoi colleghi di partito tocca difenderne l'operato, al di là delle
opinioni che "in privato" hanno espresso con Di Pietro.
Ufficialmente, insomma, oltre a Di Pietro solo il centrodestra protesta per le
schede. La Lega Nord ha scelto la linea più dura, con il leader Umberto Bossi
che ha minacciato di "imbracciare i fucili" contro "la canaglia
centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto". Frasi che il candidato premier del Pd Walter Veltroni ha usato per polemizzare con Silvio Berlusconi, al
quale ha chiesto "se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare
il ministro delle Riforme". Il numero due del Pd, Dario Franceschini,
ammette che la scheda elettorale contestata da Berlusconi "è
molto brutta, e rischia di confondere" le idee a chi va a votare.
Ma la colpa non è certo del Viminale, assicura: "È un altro dei tanti
frutti avvelenati della legge elettorale, la porcata di Calderoli". Nel
frattempo, però, il leader del Pdl racconta che sarebbe stato proprio il
vicesegretario del Pd a sollevare il problema della scheda, in una telefonata
fatta a Gianni Letta. E Franceschini ammette: "Non c'è nessun mistero: nei
giorni scorsi ho avuto uno scambio di opinioni telefonico con Letta, com'è
normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere".
E cioè che quella scheda "rischia di confondere". Poi, racconta
ancora, "ne ho parlato con Amato, che ieri ha spiegato bene che il
ministero non poteva che applicare la legge". Dunque, questione chiusa per
quanto lo riguarda: "È chiaro che Berlusconi, con
l'iniziativa di scrivere al capo dello Stato sollevando il caso ha già trovato
a cosa dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta", assicura Franceschini.
Le ragioni del Pdl le ha ribadite Giulio Tremonti: "Ristampare si può e si
deve". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina 8 Lo studio: sui programmi Silvio più affidabile di Walter di Paola
Setti Fattibilità, il voto dell'Istituto Faber: 6,4 per Berlusconi, 5,6 per Veltroni da Milano Si può fare, dice la campagna elettorale di Walter Veltroni. Mica tanto, dice l'analisi sulla fattibilità del suo programma
e di quello dell'avversario Silvio Berlusconi. La
traduzione nella realtà dei "libri dei sogni" l'ha fatta l'Istituto
Faber Sviluppo per Italia Oggi Sette. Il confronto fra i programmi dei
due maggiori schieramenti rispecchia in fondo la campagna elettorale:
l'aspirante premier del Pd cerca di conquistare consensi promettendo una
Stagione Nuova, là dove, è il caso di dire, ogni promessa è debito. Il
candidato del Pdl gestisce il vantaggio puntando su un programma ambizioso che,
annuncia, richiederà anche provvedimenti impopolari, perché i punti cardine,
dal taglio delle tasse alle grandi opere, sono costosi, ma considerati
irrinunciabili per il rilancio dell'economia. Comunque, le sue proposte sono
ritenute più concrete. Nudi e crudi i numeri sono impietosi: le promesse di Veltroni valgono 32,2 miliardi di euro, quelle di Berlusconi 40 miliardi. Eppure, su una scala da uno a dieci,
il programma del Pd ha un indice di realizzabilità inferiore rispetto a quello
del Pdl: 5,6 contro il 6,4. E questo nonostante il "grado di
convergenza", e cioè il giudizio che sulla stessa proposta esiste nel Polo
avversario, sia più basso per il Pdl che per il Pd, 7 contro 8,2. Il che
conferma anche come Veltroni stia "giocando in
campo avversario", con proposte fino a ieri appannaggio del centrodestra,
alle quali quindi difficilmente il centrodestra in Parlamento potrebbe dire di
no. In generale, Veltroni conta di tagliare la spesa
corrente di 23,4 miliardi, di recuperarne
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina 10 Jannuzzi: Parlamento addio il prossimo sarà pieno di pm di Giancarlo
Perna Il senatore azzurro non fa drammi per la mancata ricandidatura: "Il
voto? Le liste sono intasate di magistrati, è in atto l'unificazione dei
poteri..." Sprofondato nella poltrona con un gilè d'altri tempi, il baffo
bianco e i gesti stanchi, l'ottantenne Lino Jannuzzi sembra un Buddha antico.
L'alone venerando è accentuato dalla penombra del salotto che avvolge la vasta
biblioteca e il soffitto a travi della sua bella magione nella Roma barocca. Il
vecchio senatore assapora con lentezza un toscano e si gira con flemma verso di
me. "Che ca...zo ci fai lì impalato?", chiede, mandando all'aria
tutta la poesia. "Siedi e bevi il caffè che ti ho preparato",
ingiunge il falso Buddha, gli occhi vispi dietro le lenti spesse. Benvenuti nel
mondo di Lino. "Abiti proprio davanti al Senato. Amore viscerale per la
Camera cui appartieni?", chiedo e mi sistemo al suo fianco. "Amore
viscerale per la comodità. Qui sono in centro e mi muovo a piedi. Sarebbe
perfetto, se non ci fosse questo casino" e tende l'orecchio al viavai
della sottostante Piazza Navona. "Il Pdl non ti ha ricandidato. È la
mannaia degli ottant'anni?". "Ufficialmente, sì. La parola d'ordine
era: rinnovare. Come? Cacciando vecchi e rompico...ni. Infatti, hanno silurato
anche i miei coetanei Alfredo Biondi ed Egidio Sterpa". "La realtà,
invece?". "Berlusconi se l'è presa con noi
tre perché abbiamo firmato la lista di Ferrara consentendo a Giuliano di
partecipare alle elezioni", dice sornione. "Ti ha condannato di
persona?". "Tutte le esclusioni importanti le ha decise lui".
"Gli vuoi male?", chiedo. "Per ora, no. Tanto è vero che vado in
giro a fare campagna elettorale per diversi candidati Pdl. Fra tre anni però
scriverò le mie memorie e mi vendicherò di quelli che mi hanno dato qualche
delusione". "I tuoi attuali sentimenti verso il Cav?".
"Incredibile ammirazione. Gli sono grato per averci salvato nel '94 dalla
gioiosa macchina da guerra di Occhetto. E, personalmente, per avermi fatto
eleggere, sottraendomi alla galera in cui volevano rinchiudermi i magistrati
che ho attaccato". "Sei stato al Senato in tempi diversi. Nel '68,
quando il Psi ti salvò dalla gattabuia dopo gli articoli sull'Espresso per il
presunto golpe De Lorenzo-Sifar. Con Fi, dal
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ne ha accennato su
questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del
Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del
nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si
limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria
santissima, immaginando una lettera aperta a firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per
abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà
non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le
coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua
attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo
aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità
- data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano -
della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio
della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale
dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima
Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità
occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la
partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio
Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita),
invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa
prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta
come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia
stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine,
devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi,
ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista
con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali,
scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino
di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni
sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la
concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente,
se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del
suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria"
(uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di
Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna
elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 216 ) " (9 votes, average: 4.56
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( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
He nel corso dei
decenni ha sempre mantenuto un alto livello di partecipazione al voto. Lo
suggerisce anche l'enorme numero di indecisi, segnalato da tutti i sondaggi e
sintomo di una diffusa incertezza sull'opportunità di recarsi alle urne.
Un'eventuale fuga in massa dal voto sarebbe l'ennesimo frutto avvelenato di una
campagna elettorale deludente e prevedibile, di cui fin dall'inizio non si
sentiva il bisogno e che a tutt'oggi non ha fornito molte ragioni per andare ai
seggi. Nessuno tuttavia potrebbe rallegrarsene. Perché con tutte le magagne
della nostra democrazia e con tutta la fragilità delle nostre leadership
politiche, l'esercizio del voto rimane un bene pubblico da tutelare con la
massima cura. Una risorsa preziosa e tutt'altro che scontata - basta guardare
poco lontano dall'Italia per averne conferma - il cui valore deve essere messo
al riparo dal nostro giudizio su coloro che si trovano a sedere in Parlamento.
Anche perché la qualità dei legislatori non è mai stata migliorata dal partito
degli astensionisti. In questo senso ogni voto è utile, come ha ricordato
Giorgio Napolitano. Anche quello che la propaganda congiunta Pd-PdL ha bollato
in queste settimane come "voto inutile". Quasi che esprimere la
propria preferenza per i socialisti, per i centristi o per la Sinistra
arcobaleno equivalesse all'esibizione di un'identità del tutto irrilevante. Un
gesto inutile se non autolesionistico, gravemente dannoso per la nuova
ortodossia del bipolarismo immaginario. Come se nel giro di poche settimane
l'infinita transizione italiana fosse giunta finalmente in porto, come se non
fossimo costretti a votare con una legge elettorale grottesca e come se il
Partito democratico e il Popolo della Libertà non fossero contenitori ad alto
tasso di fragilità. In realtà proprio lo spauracchio del "voto
inutile" rischia di moltiplicare il numero degli astenuti, allontanando
dalla rappresentanza democratica alcune identità politiche tutt'altro che
marginali. La costrizione a scegliere tra Pd e PdL, su cui è stata impostata
questa campagna, ha tolto passione e motivazione a molti elettori che non si
riconoscono in nessuno dei due soggetti e che anche per questo potrebbero
decidere di rimanere a casa. Il pericolo è che dal prossimo Parlamento vengano
espulsi non tanto i padroncini dei micropartiti che hanno ricattato la
legislatura appena conclusa (alcuni dei quali si sono rapidamente messi al
sicuro nei nuovi contenitori) ma pezzi del Paese reale e delle sue più
autentiche culture politiche. È il rischio che per la prima volta nella storia
repubblicana non vi sia alcun deputato di quel Partito socialista che è stato
serenamente sacrificato da Walter Veltroni
all'alleanza con Di Pietro (e poco importa che Veltroni continui
a raccontarci la favola della splendida solitudine del Pd). Ma è anche il
rischio che la sinistra massimalista sia esclusa dal Senato, diminuendo il
senso di responsabilità di un'ampia area politica del Paese alla vigilia di una
stagione di crescente conflittualità economica e sociale. Infine è il
rischio che il centrismo non abbia alcun ruolo di rilievo in un eventuale
governo Berlusconi, il cui vero timone politico
sarebbe consegnato alla Lega e ad Alleanza Nazionale. Per tutte queste ragioni
la retorica forzosa del "voto utile" rischia di infliggere un grave
danno alla democrazia italiana. Allontanando dalle urne molti indecisi,
rendendo più povero il prossimo Parlamento e creando la falsa impressione di una
governabilità ottenuta solo grazie a un'operazione di maquillage.
www.lastampa.it/romano.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La crisi di identità
della televisione nelle stagioni del centrosinistra La mucillagine elettorale
nello specchio della tv Esaurito l'evento berlusconiano, nella periferia del
piccolo schermo, la sinistra non offre un altro copione Norma Rangeri Più di
dieci anni fa, era il 1995, nella piazzetta dell'antico borgo laziale di Orte,
i manifesti murali dei due partiti della sinistra, appesi nelle rispettive
bacheche, fuori dalla porta delle sezioni, recitavano: "Questa sera a Tmc,
ore 23, alla trasmissione Tappeto Volante, Luciano Rispoli intervista il
segretario del Pds, Massimo D'Alema". Accanto l'altra bacheca, con analogo
avviso: "Martedì ore
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rossana Rossanda A
una settimana dal voto, tutto è stato detto dai leader. Dai microfoni su piazza
e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è
chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani
che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli
che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del "Silvio facci
sognare", lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non
solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria. Gli elementi per valutare
a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. Facciamo
parlare i dati di fatto.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I candidati e il Nyt
"Ferrara un barometro" Walter e Silvio "soliti sospetti" La
"personalità politica più avvincente" della campagna elettorale? Per
il New York Times è Giuliano Ferrara, perché mette in luce "il vuoto di
potere" nel paese. E se "la vita politica dell'Italia è sempre stata
assurda, il tocco tetrale di Ferrara è un tantino più profondo. È un barometro
culturale, in sintonia con la disperazione in cui versa l'umore
nazionale". La corrispondente del Nyt dice che la "traiettoria"
di Ferrara "è possibile solo in Italia, dove le linee di demarcazione fra
politica e giornalismo, idee e show, apparenza e realtà, sono sempre rese confuse".
Insomma, non è un elogio, ma per il quotidiano Ferarra è appunto più "avvincente" di Berlusconi e Veltroni, "soliti sospetti in uno scenario politico quasi
incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e
svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non
declino". Bertinotti: lasciamolo parlare "Se discutiamo sulle tesi di
Ferrara vi dico sì, sono repellenti. Però lasciamolo parlare, lasciamo
parlare chiunque perché le nostre idee sono più forti delle sue". Così
Fausto Bertinotti risponde a Bologna ad una ragazza che, nel corso di un
dibattito, difendeva le ragioni per le quali aveva partecipato alla
contestazione in piazza Maggiore. La solidarietà espressa da Bertinotti a
Ferrara, dalla quale hanno preso del distanze esponenti del Prc bolognese?
Risponde il candidato arcobaleno: "La divergenza è parte fisiologica della
democrazia. Non vivrei mai in un partito in cui non ci può essere un dissenso,
anzi questa è una delle ragioni della vitalità dei partiti". Bonino: a
Roma unioni civili "Vogliamo una città di Roma che sia faro dei diritti
umani e civili". La radicale Emma Bonino, candidata dal Pd al senato,
torna sul registro delle unioni civili che il Campidoglio non ha istituito,
così come non intende fare il candidato sindaco Rutelli. In proposito, Bonino
risponde: "Spero che a partire dall'impegno del programma del Pd a livello
nazionale passi una legge sulle unioni civili che poi sia trasferita a livello
locale perché non possono esserci comuni fai da te".
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allo specchio
Lettere d'amore. Caro amico, votami Marco Giusti C'è posta per me. "Caro
Marco - leggo testuale - le elezioni del 13 e del 14 aprile sono l'occasione da
non perdere per ridare al Paese, con il Tuo voto al Popolo della Libertà, un
governo veramente forte, efficiente, coeso, capace di dare risposte ai bisogni
di tutti". È proprio lui, Silvio Berlusconi, lo
riconosco nello stile da quel "coeso". Alla fine della letterina mi
saluta con "Un forte, cordiale abbraccio". Chiedo in giro pensando
che abbia mandato a tutti la stessa lettera, come ha sempre fatto. Invece no,
finora l'ha mandata solo a me. Forse non interessano nemmeno tanto a lui queste
elezioni. Sul suo magazine, Panorama, neanche questa settimana la copertina è
dedicata a lui o alle elezioni. Risponde L'espresso con la copertina dedicata
ai vini sofisticati. Boh? Magari la prossima settimana queste elezioni
sembreranno più interessanti. Il forse più provinciale Newsweek si lancia
invece nella già storica copertina coi due volti dei candidati uniti al ritmo
di Veltrusconi e il Colosseo come sfondo. L'articolo è corredato da una
notevolissima foto di Berlusconi su una pagina e mezzo
che vale molto di quello che abbiamo detto e fatto su questa campagna
elettorale. L'uomo, di spalle, un po' goffo, guarda verso una tenda chiara, in
una situazione da vecchio Padrino o da piccolo Napoleone, come incapace di
vedere un futuro. Anche perché l'immagine è dominata dai pesantissimi velluti
scuri delle tende della sua stanza. Ci dice molto di più del Berlusconi
in diretta tv di martedì scorso accanto a Giuliana Del Bufalo e al quartetto di
giornalisti Riotta-Sorgi-Folli-Mazza. Le uniche cose veramente notevoli
dell'intervista erano la scomparsa della farfalla-logo della Rai, che sembrava
parodiata dalla spilla-farfalla di Del Bufalo e i guasti
della diretta nel momento dello scambio di posti con Veltroni. Così si
è visto l'addetto della Rai che toglieva il cuscino dalla sedia di Berlusconi e questo che finiva per impallare la telecamera non sapendo da
dove uscire. Veltroni sembrava più sicuro di sé, anche se a un certo momento, forse
non sedotto dalle grandi domande dei giornalisti, mi sono addormentato.
Più interessanti i faccioni in mostra per le strade cittadine. Anche questa
settimana non compare mai Berlusconi ma c'è di tutto.
Come il candidato, di destra, che si chiama proprio Ficosecco. O certo Mino
Dinoi che non si vergogna di lanciarsi al motto "Vota uno di-noi".
Lele Vannoli, caratterista di cinema e tv (lo abbiano appena visto in
"Tutta la vita davanti") si lancia, anche se solo per le strade del
quartiere romano di san Lorenzo, in un geniale "Basta comparsate.
Protagonisti insieme". Ci sono anche altri attori che si candidano a
sinistra, come Francesco Siciliano. Si dice che invece il grosso Sergio Di
Pinto, caratterista del cinema vanziniano anni '80 ("Che botto!" era
la sua frase storica da strafattone) si candidi nuovamente con la destra in
zona Pigneto. Trionfano ovunque frasi di grande vaghezza. Ecco "La
certezza del mio impegno", legata a un certo Davide Bordoni, "La
forza di un progetto", tal Marcucci, "La costanza di un
impegno", tal Carta. Neanche Rutelli, che pure ha fatto una curatissima
campagna elettorale a Roma, punta proprio alla concretezza. Eccolo immortalato
in camicia e cravatta al motto di "Per fare". O "Per Roma".
Notevolissimo Antoniozzi che al ritmo di "Finalmente si cambia"
dimostra almeno di aver cambiato la sua fotografia. Ora non sembra più il
trentacinquenne del manifesto ritoccato di qualche settimana fa che puntava al
paonazzo, ma un settantenne col golfino. In Campania trionfa invece su certi
manifesti giganti il titolo "Rialzati Italia", solo che è legato non
al Pdl, ma alla catena di discount Alvi, di proprietà di certo Angelo Villani,
presidente della Provincia di Salerno in quota Pd. Tutte dedicate ai produttori
e ai consumatori di mozzarelle, invece, le grandi foto di Berlusconi
che mangia le bufale di fronte agli elettori. Se ne vanta anche con il
giornalista di Newsweek. Del resto anche Bettini ha detto di mangiarne almeno
dieci chili alla settimana. Magari un po' ingrassano. Marco Giusti.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Treviso il Pd ci
prova, ma è condannato al minoritarismo. E la Lega si scopre
"leninista" Tramonta l'era di "Super G" Le regole
dell'apparentamento con Berlusconi valgono anche per
Giancarlo Gentilini, l'icona dei sindaci con la stelletta: non è stato
ricandidato dal "padrùn" Umberto Bossi. Ma lui tenta ugualmente la
sfida con una lista civica. E il centrosinistra? Parte sconfitto. La rincorsa
al moderatismo serve, tuttalpiù, a non arrivare umiliato Ernesto Milanesi
Treviso Colpo Gobbo della Lega. Tutti si aspettavano il ritorno di Giancarlo
Gentilini, due mandati da sindaco e l'ultima parentesi da "secondo primo
cittadino". Invece, anche per lo "sceriffo" di Treviso vale la
dura legge di Umberto Bossi. Alle comunali di Treviso si procede con lo stesso
schema delle politiche: il simbolo del Carroccio apparentato al Popolo delle
libertà, e conferma dell'attuale sindaco Giampaolo Gobbo. Addio al monocolore
leghista a Ca' Sugana: la prossima sarà una giunta di coalizione.
Normalizzazione dello "zoccolo duro" padano. E Super G destinato alla
soffitta: otterrà un altro plebiscito con la sua lista "Gentilini per
Treviso", forse, avrà ancora un incarico di rappresentanza; tuttavia,
l'originalità di Marca leghista scolora nel nuovo scenario politico. Treviso
era la riserva incontaminata del Carroccio in versione paesana. Resterà il
paradiso del centro-destra orfano dell'Udc. Impossibile anche per Walter Veltroni scalfirne il monopolio elettorale: nel giorno delle
mimose ha evitato il comizio in piazza dei Signori e ha galvanizzato i
militanti nel chiuso del teatro Eden. Qui è stato letteralmente impossibile
candidare un "democratico" nella sfida alla Lega. Anzi, il Pd ha
dovuto ingoiare il rospo del sostegno a Franco Rosi, assicuratore dal passato socialista,
alla testa di "Città mia". Tutto (o quasi) già deciso: i numeri non
danno scampo, dal
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader leghista:
"Pronti a fermarli con le armi". Veltroni: "Ma
dove viviamo?" Bossi col fucile: "Schede porcata" Roma Se il
leghista Bossi è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il
leader del Pdl, suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più
saggio" ristampare le schede elettorali in una versione meno confusa,
"c'è tutto il tempo". E anzi, al Pd che si associa al ministro
dell'interno Amato, secondo il quale è impossibile cambiare adesso la
disposizione dei simboli e comunque non esiste un rischio brogli, Silvio Berlusconi risponde: "Questa questione delle schede non
l'ho sollevata io, non è una mia iniziativa. Sono loro, quelli del Pd che hanno
telefonato preoccupati ai nostri rappresentanti. Due giorni fa è stato Dario
Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema, allora abbiamo
preso anche noi visione delle schede". A questo punto, il vice di Walter Veltroni, Franceschini, non nega di aver avuto se non altro
una conversazione con Letta sulla questione: "Ho avuto uno scambio di
opinioni telefonico, come è normale anche tra avversari politici, su quello che
tutti possono vedere, cioè che la scheda elettorale prevista dalla legge
Calderoli rischia di confondere". Epperò Franceschini spiega di averne
parlato anche con Amato, e il titolare del Viminale "ha spiegato bene che
il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge".
Conclusione: "Berlusconi è sempre più in affanno
per la ormai vicina sconfitta: tra denunce di brogli, schede che inducono a
errore e smentite continue, strumentalizza ogni cosa". E il Cavaliere si
inalbera: "Franceschini dice una assoluta menzogna". La polemica
procede con questo tenore, finché non arriva Umberto Bossi, il cui simbolo è
appiccicato a quello del Pdl, a renderla più schioppettante. Come risolvere il
dilemma? Il senatùr ha sempre la solita soluzione a portata di mano: "Se
necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali
che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e
chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Come prima indicazione,
per la verità, il leader leghista invita tutti a fare " molta, molta
attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque
terremmo le cose sotto controllo". E solo "se necessario imbracceremo
i fucili contro la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a
impedire il voto". Commenta Veltroni:
"Voglio sapere, non da Bossi, ma da chi si candida a governare questo
paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro
delle riforme. Ma dove viviamo, dove siamo?". Anche Antonio Di Pietro, il
cui simbolo è appiccicato a quello degli alleati del Pd, con toni decisamente
meno bellicosi insiste per la ristampa delle schede, sostenendo: "In
privato tutti mi danno ragione, ma in pubblico mantengono un omertoso silenzio.
Per ipocrisia politica ognuno fa finta di stare dalla parte della propria forza
politica anche quando sbaglia".M. D. C.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi Il Wsj di Murdoch cambia canale
Tra le varie cordate di bufala, dalle mozzarelle all'Alitalia, una vera alla
fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi, da
destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna
elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che
conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento. Sul Cavaliere, l'Economist
posa pietra tombale dopo il famoso giudizio "unfit" del 2001,
inadatto a governare: oggi Silvio è un Gattopardo perennemente in conflitto di
interessi, uno che "non ha mai mostrato molto interesse nelle
riforme". Ma gli inglesi, si sa, sono perfidi da sempre. Più sorprendente
è stato il bye bye dei pragmatici americani del Wall Street Journal Europe,
unico grande giornale a sostenere sempre e comunque Berlusconi
nei suoi cinque anni di governo. Con la scusa di non avere mai cercato nel
lustro "un salvatore" per l'Alitalia, il Wsj ora lo lascia a terra:
"Berlusconi si è mostrato sempre più un
corporativo contrario alla competizione del libero mercato che un liberista
desideroso di fare ciò che l'Italia ha bisogno per rilanciare la sua
barcollante economia". Nuova vita al Wsj, oltre che nuova proprietà con
Murdoch, competitor tv di Berlusconi. Già...francesco
paternò.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riforma tv Il
complesso di Silvio che attanaglia il Pd Micaela Bongi Sintetico e definitivo:
tre righe (del resto il suo programma di governo è di sole sette pagine), per
indicare la prossima frontiera della tv italiana, alla quale lui stesso ha già
dato tanto. Tra le sue "sette missioni per il futuro dell'Italia", al
capitolo "Infrastrutture, nuove fonti di energia e
telecomunicazioni", Silvio Berlusconi inserisce
le "regole europee nel settore dei media: pluralismo e concorrenza,
valorizzazione delle produzioni europee, completamento del passaggio alla
tecnologia digitale". Il che significa tutto e niente. Per sua emittenza
del resto "pluralismo e concorrenza" sono stati garantiti dalla legge
Gasparri, quella che ha indotto proprio l'Europa alla quale fa riferimento il
Pdl a aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia. E la Corte europea di
giustizia a fine gennaio ha condannato il regime italiano di assegnazione delle
frequenze dando ragione a Europa
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nuovo scontro fra Pd
e sinistra. Bertinotti a Franceschini: io come Nader? Qui non è l'America
"Quel giochetto del voto utile" "Se nel 2000 avesse vinto Al
Gore, niente Iraq e firma su Kyoto, cambiava il corso della storia". Fair
play addio, i veltrones a caccia di voti attaccano l'arcobaleno. Che la prende
malissimo. Il candidato premier: "Ormai tra i democratici e noi rapporti
pessimi. Credono di stare negli Stati uniti. Ma lì c'è un sistema presidenziale"
Daniela Preziosi "Bertinotti come Nader, rischia di
far vincere Berlusconi". "Argomento poco serio, proprio non gli fa
onore". Dopo l'attacco a freddo di Walter Veltroni
("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la seconda volta in
due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo alla vigilia
dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta, il
partitone prende la rincorsa per il rush finale, all'inseguimento del più che
probabile vincitore, Silvio Berlusconi. Quindi al
diavolo fair play, il Pd attacca a testa bassa a sinistra, rispolverando il più
classico armamentario del 'voto utile' contro i partiti minori. Ieri Dario
Franceschini, numero due del loft, da Repubblica esibiva il suo non originale
ragionamento: "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no ma la realtà è questa. Nader fu
responsabile della vittoria di Bush". Nel 2000, nella sfida tra Bush e Al
Gore l'outsider ambientalista prese il 2,7 per cento. "Se quei voti
fossero andati ad Al Gore il corso della storia sarebbe cambiato". Niente
guerra in Iraq, elenca, firma sul protocollo di Kyoto, forse persino niente
recessione mondiale, azzarda. Morale, appello ai lettori-elettori:
"Riflettete bene, la vittoria può arrivare anche per un voto in più".
Fausto Bertinotti risponde per le rime: "Brutta pagina. Se uno volesse
tenersi sullo stesso piano risponderebbe che il Pd si è reso responsabile della
vittoria di Berlusconi perché ha scelto di rompere
l'alleanza del centrosinistra. Questo argomento non l'ho mai usato perché penso
che la politica, quando è seria, guadagna il consenso sul proprio
programma". Meno diplomatico Nichi Vendola, presidente della Regione
Puglia: quello di Franceschini è "un giochino un po' sporco", meglio
essere "un po' più seri e ricordare che il governo Prodi è caduto a causa
di Mastella e di Dini". "A Franceschini - ha continuato Vendola -
vorrei dire che è meglio che non ci provi perché la scorrettezza può essere
accettata fino a un certo punto. Ciò che fa vincere Berlusconi
è la delusione che il centrosinistra ha determinato quando non ha realizzato
quello che aveva promesso in campagna elettorale e non Bertinotti che ha il
coraggio di parlare contro la legge 30 che il Pd - ha concluso il Governatore
pugliese - non vorrebbe cambiare". Il resto dei candidati dell'arcobaleno
la prende anche peggio. I sondaggi, non sono lusinghieri, e il timore è che il
ragionamento sul voto utile attecchisca, in qualche settore del proprio
elettorato. Quelle di Franceschini sono "informazioni false e scorrette",
intanto perché "non si vota per eleggere un presidente, ma per il
parlamento", poi anche perché "se la Sinistra supererà le soglie di
sbarramento, in particolare al Senato, almeno la metà più uno dei seggi sarà
tolta a Berlusconi, rendendogli così più difficile
avere la maggioranza in Senato". Per Franco Giordano il Pd si sta
abbandonando a un finale di campagna "greve", ma in realtà teme, dopo
la sconfitta, "una resa dei conti all'interno del Pd" e prova a
buttare la croce sulla sinistra. In fondo, aggiunge Angelo Bonelli, si tratta
proprio di un segnale di debolezza, "il Pd è consapevole di non riuscire a
sfondare nell'elettorato". Alla fine della giornata Fausto Bertinotti
torna sull'episodio, con amarezza. "I rapporti del Pd nei nostri confronti
sono pessimi", dice durante un'iniziativa a Bologna. "Queste cose di
Franceschini non solo solo sgradevoli ma anche un po' allarmanti. Non si
accorgono di essere sostanzialmente anti costituzionali". Fingono che
l'Italia sia l'America, spiega, "non rendendosi conto della differenza
abissale dei due sistemi politici, essendo il nostro una repubblica
parlamentare e quella un repubblica presidenziale". La battuta di
Franceschini rivela dunque una mentalità presidenzialista, "e questo non è
proprio praticabile". E sarà bene tenerlo a mente quando, in parlamento,
si tornerà a parlare di riforme istituzionali.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Bossi sfodera toni da guerra civile. "Le elezioni", prevede
minaccioso da Verbania, "potrebbero finire con la necessità di imbracciare
i fucili e andare a prendere queste carogne, la canaglia centralista
romana...". Colpa della "porcata" di Amato, delle "nuove
schede in cui non si può votare, due simboli in un solo quadratino, e quindi si
crea confusione". In bocca a chiunque altro, ci sarebbe di che allarmarsi.
Nei comizi di Bossi, invece, l'iperbole è la regola. Immediate le reazioni:
"Parole indegne di uno che vuol fare il ministro" chiosa Veltroni. Ma Calderoli aggiunge: "Non gli piacciono i
fucili? Allora gli porteremo i cannoni". Solo Maroni frena: "E' il
suo modo di esprimere la rabbia per un torto subito". E Berlusconi
dopo aver liquidato la cosa come "una metafora" pare sazio del
clamore suscitato sabato con l'appello a Napolitano, e propenso ormai a
nascondere la mano: "Mica è una nostra iniziativa, anzi sono stati quelli
del Pd che ci hanno telefonato dicendosi preoccupati, Franceschini ne ha
parlato con Gianni Letta per avvisarlo del problema". Veleno nella tazzina
di Amato, che alle critiche del Cavaliere aveva reagito da ministro tutto d'un
pezzo, e che ora apprende (da Berlusconi!) di essere
caduto in disgrazia nel suo stesso partito. Franceschini non smentisce il
contatto con Letta né il contenuto del colloquio. Lo giustifica piuttosto come
"normale scambio di opinioni tra avversari". Berlusconi,
aggiunge seccato, "strumentalizza ogni cosa". Del problema schede il
numero due del Pd ha ragionato col ministro, accogliendo le ragioni di Amato.
D'Alema si tiene prudentemente al largo: "E' una questione che riguarda il
titolare dell'Interno, e poi è stato chiamato in causa il Capo dello
Stato...". Di Pietro insiste, "c'è qualcuno al Viminale che ha
commesso un errore, umanamente comprensibile". Niente malafede insomma, e
niente trucchi, però Amato eviti quantomeno di dire che le schede sono uguali a
quelle del 2006: due anni fa erano verticali, queste nuove sono orizzontali, la
disposizione grafica è cambiata, di qui il pasticcio. Berlusconi
giudica "saggio" ristampare le schede "basta averne la
volontà", un pool di tipografie "ce la farebbe in 24 ore"
(Rotondi), e se non si provvede la colpa cadrà su Amato. Gasparri gli dà
addirittura dell'"imbroglione, sa che la sua banda ha perso e semina
confusione". "Hai paura di perdere" è il motivetto che i due
maggiori partiti si cantano a vicenda. Franceschini lo intona nei confronti del
Cavaliere. Veltroni non cita il rivale, ma chi altro
può essere quello che "tira fuori i brogli" per timore di non
farcela? Berlusconi reagisce, "è un'assoluta
menzogna", si appella a sondaggi ultra-positivi, dà i numeri anche se sono
vietati. Walter insiste, "è la più spettacolare rimonta degli ultimi anni,
siamo a un'incollatura". Silvio sghignazza, "di spettacolare c'è solo la bugia di Veltroni". Ma
a far notizia non sono tanto le legnate che i due si scambiano ("Berlusconi è logoro, avrò la sua età nel 2026", "Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada in Africa"). La
vera novità sta nella guerra esplosa a sinistra, segno che c'è un consistente
pacchetto di voti in palio, tra Pd e Sinistra arcobaleno, specie nelle
regioni in bilico. Ha cominciato l'altroieri Bertinotti a battibeccare con Veltroni, ha proseguito ieri Franceschini su
"Repubblica" paragonando il compagno Fausto al verde americano Nader,
che tolse voti al democratico Al Gore facendo vincere Bush per un nulla.
Bertinotti la vive come provocazione, "quella di Franceschini è una
volgarità". Giordano, segretario Prc, denuncia la "campagna greve e
disonesta" del Pd, e restituisce il colpo: "Veltroni
teme una resa dei conti interna, cerca di ripararsi dandoci la colpa della
sconfitta". La reazione più roboante viene da Diliberto: "Ma come,
prima ci cacciano e adesso ci dicono che se vince Berlusconi
è colpa nostra. Se la bugia fosse reato, Franceschini meriterebbe
l'ergastolo...".
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il partito del
"vaffa" ringrazia Il partito del "vaffa" ringrazia MARIO
SECHI Farse elettorali Il ricorso della Dc di Giuseppe Pizza probabilmente non
farà slittare le elezioni. Ma avrà conseguenze dopo il voto. Con procedimenti
senza fine che finiranno per alimentare sempre più l'antipolitica. "Dopo
Mortadella arriva Pizza". La battuta culinaria è di Francesco Storace, ma
in realtà un paese che a una settimana dal voto riesce a mettere in discussione
anche la data delle elezioni è più avanti con il menù: è alla frutta. La
riammissione alla consultazione della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza è
un pasticciaccio brutto consumato non in via Merulana, ma in piazza del
Viminale, sede del ministero dell'Interno. L'imprudente esclusione della Dc è
il peccato originale, la slavina che rischia di produrre la valanga, anche dopo
le elezioni. Si rafforza infatti l'idea di chi pensava (e pensa ancora) di
risolvere per mano giudiziaria la battaglia politica. Chiunque vinca le
elezioni rischia di ritrovarsi in mezzo alle carte bollate, perché se tutto lo
scibile finisce in mano ai tribunali amministrativi regionali (dal campionato
di calcio all'Alitalia, passando per i maghi e il lotto in tv), le scartoffie
aumentano, la certezza del diritto diminuisce e la democrazia va in
cortocircuito. Oggi è la Dc di Pizza a esultare, domani forse la Sinistra
arcobaleno (che ha presentato una serie di ricorsi) e tra qualche tempo chissà
che qualcuno dei partiti concorrenti non prenda sul serio l'idea di un gruppo
di giuristi che sostiene non l'illegittimità di una lista, ma
l'incostituzionalità della stessa legge elettorale. Finita la campagna elettorale,
non è detto che il bon ton veltroniano resista alle sempre
accese sirene girotondine della sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la
storia è fatta di corsi e ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli
giudiziari. Non solo le tesi sull'illegittimità del voto sono più che mai vive,
ma si intrecciano con il destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'agenda
istituzionale. I candidati premier hanno rimosso il semplice fatto che tra un
anno dovrebbe svolgersi un referendum sulla legge elettorale e per questo
l'attuale sistema viene considerato da molti giuristi non solo sub iudice ma
addirittura fuori dall'ordinamento. È questa la tesi sostenuta nei mesi scorsi
non solo da Luciano Violante, abile presidente della commissione Affari costituzionali
nella passata legislatura, ma da professori del calibro di Alessandro Pace,
Valerio Onida e Piero Alberto Capotosti. Se prima del voto l'imperativo era
quello di sospendere le elezioni, a urne chiuse e spoglio avvenuto (a maggior
ragione dopo la probabile affermazione di Silvio Berlusconi)
quel progetto potrebbe diventare "cancellare il voto". Fantasie? Le
vie dell'antipolitica hanno dimostrato di essere infinite. "Per una
questione da azzeccagarbugli si manda all'aria un momento solenne della democrazia,
le elezioni. Si alimenta la sfiducia, si sprecano soldi, si fa la figura da
Pulcinella" commenta a Panorama Nicolò Zanon, docente di diritto
costituzionale all'Università di Milano. "Facciamo ridere il mondo. Non
ricordo rinvii di elezioni, non sono state rinviate neppure in Spagna dopo
l'attentato sanguinario di Al Qaeda alla stazione di Atocha e da noi c'è chi
pensa di postdatarle per il simbolo di Pizza?" conclude Zanon che con un
altro gruppo di costituzionalisti ha promosso un manifesto per sostenere la
piena legittimità della legge elettorale e dunque della prossima consultazione.
I precedenti in tema di incursioni della giustizia sul voto, in realtà,
esistono. E hanno data recente. Nell'aprile 2000 le elezioni regionali in
Molise furono invalidate dal tar e ripetute a novembre 2001. Il centrosinistra,
che nel 2000 era uscito vittorioso per 1.600 voti, alla ripetizione del voto fu
sconfitto dal centrodestra. Stessa situazione alle comunali di Messina, nel
2005: accogliendo un ricorso del Psi di Gianni De Michelis, escluso dalla
competizione elettorale, il Consiglio di giustizia amministrativa (una sorta di
Consiglio di Stato siciliano) invalidò quasi due anni dopo il voto del novembre
2005, mandando a casa la giunta di centrosinistra guidata da Francantonio
Genovese. Messina, dove si rivoterà il 15 giugno, è tuttora commissariata.
Comunque vada, il caso Pizza è una tragicomica sconfitta delle istituzioni e
fornisce argomenti polemici al partito del "vaffa" di massa. Non a
caso Beppe Grillo è il più acceso sostenitore dell'incostituzionalità della
legge elettorale e invita all'astensione. Fenomeno che per moltissimi elettori
non è frutto di disinteresse, ma reazione rabbiosa alla crisi della politica.
Secondo una recente ricerca dell'Eurispes, il 43 per cento dei residenti nelle
regioni meridionali ritiene l'astensionismo una forma di protesta contro il
37,2 per cento dei residenti al Nord-Est, il 37,1 per cento nelle Isole e il
36,1 per cento al Centro. Pasticci e garbugli come quello sulle liste estromesse
e riammesse alle elezioni a colpi di sentenza sono destinati ad alimentare la
sfiducia. La conseguenza sul voto? L'astensione potrebbe superare il livello
fisiologico per l'Italia (che ricordiamo è un Paese dove vota più del 70 per
cento degli aventi diritto) e colpire in maniera letale uno o entrambi i
principali partiti che si contendono il governo del Paese. Mistero poco buffo:
per quale motivo il ministro dell'Interno Giuliano Amato non si è
"blindato" con un parere preventivo prima di escludere dalle elezioni
il simbolo della Dc di Pizza? In attesa della risposta, il partito del
"vaffa" ringrazia.
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ricette per una vita
meno cara STEFANO VESPA Inflazione super Il prossimo governo dovrà affrontare
una situazione difficilissima. Tra detassazione degli straordinari, tagli alla
spesa pubblica e riduzione dell'Irpef, non potrà essere rinviato il tempo delle
scelte. Impopolari. L'Italia come l'asino di Buridano, che si bloccò e morì non
sapendo scegliere tra acqua e avena? Il curioso paragone è scelto da Maurizio
Sacconi per esprimere il suo pessimismo di fronte alla situazione economica
italiana: "Rischiamo di fare la fine del Giappone, bloccatosi dopo una
fase economica vivacissima". Nel nostro caso, l'acqua e l'avena sono la
stagnazione e l'inflazione, con il pericolo di "intrappolarci in una
terribile stagflazione" spiega il senatore di Forza Italia, già
sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi. Il
governo che uscirà dalle urne avrà dunque molte gatte da pelare: lo sanno
benissimo sia il Pdl (favorito dai sondaggi) sia il Pd, impegnato a nascondere
sotto il tappeto l'attività del governo Prodi. E chi nei due poli si occupa di
economia ha diversi dossier aperti sul tavolo. Sacconi annuncia, in caso di
vittoria, una manovra correttiva "che sia di sostegno alla crescita
attraverso i consumi e gli investimenti, una correzione alla finanza pubblica
che consenta di ridurre le spese correnti e di accelerare gli investimenti
infrastrutturali". Nel frattempo, però, le famiglie con i redditi più
bassi faticano ad arrivare alla fine del mese, subiscono un'inflazione che
l'Istat ha fotografato al 3,3 per cento a marzo (la più alta dal 1996), mentre
in aprile il caro-petrolio farà aumentare del 4 per cento le tariffe di luce e
gas. Tanto che Giulio Tremonti, ministro dell'Economia in pectore in caso di
vittoria del Pdl, ha già detto che il primo intervento sarà sui mutui,
agevolando solo quelle banche che ne offriranno di "umani". E Silvio Berlusconi ha confermato nei giorni scorsi l'intenzione di
stipulare accordi con commercianti e grande distribuzione. I soldi non bastano
più e Sacconi lo sa bene: "La prima risposta al carovita è l'incremento
dei salari, che non si ottiene con qualunque riduzione della pressione fiscale
perché va di pari passo con l'aumento della produttività". Dunque, come
"intervento quadro, ma prioritario", il Pdl insiste sulla
detassazione degli straordinari, dei premi, degli incentivi, cioè delle parti
variabili del salario. Chi si inalbera appena sente il nome di Romano Prodi è
Mario Baldassarri, senatore di An ed ex viceministro dell'Economia: "In 18
mesi la pressione fiscale è passata dal 40,6 al 43,8 per cento, tre punti di
pil. Se è vero che sui mercati internazionali si può fare poco, su quello
nazionale il governo non ha fatto nulla" salvo "insabbiare" il
ddl Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e "dare
7 miliardi di euro di sgravi fiscali a banche, assicurazioni e grandi imprese".
Detassazione degli incentivi sì, aggiunge Baldassarri, ma anche togliere l'Irap
sul monte salari alle piccole e medie imprese: "È assurdo che debbano
pagare le tasse sugli stipendi che versano ai dipendenti". Nel Pd che
cerca di risalire la china il senatore Enrico Morando, responsabile del
programma economico del partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna evitare le
strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che l'inflazione
dipende dalle politiche del governo". La tensione sui prodotti agricoli ed
energetici va invece affrontata in maniera diversa: "Occorre investire
sulla politica economica comune europea ed è inutile polemizzare con la Bce.
Negli Stati Uniti la Federal reserve discute con il presidente, in Europa la
Banca centrale con chi discute?". Morando non ha dubbi sulla necessità di
dare "un'accelerata molto forte sul fronte delle liberalizzazioni in tutti
i settori". Ricordando i paletti che la maggioranza di centrosinistra ha
posto al lavoro del ministro Linda Lanzillotta e le "lenzuolate"
volute da Pierluigi Bersani (che hanno avuto effetto solo in alcuni casi),
l'esperienza fa dire a Morando che serve "un'aggressione globale":
liberalizzare un singolo settore aiuterebbe chi si oppone nel trovare sponde
politiche. Il senatore del Pd non dimentica la necessità di un nuovo modello
contrattuale tra le parti sociali, tema considerato decisivo da Tito Boeri,
docente di economia del lavoro all'Università Bocconi: "La riforma della
contrattazione rilancerebbe la produttività, un compito che spetta a imprese e
sindacati e non alla politica, che anzi deve restarne fuori". Il tema è in
discussione da tempo, con qualche divergenza tra i sindacati sulla
rappresentatività interna, ma cambierebbe radicalmente il mondo del lavoro. Spiega
Boeri: "Va stabilita una regola da applicare alle aziende che non possono
fare una contrattazione di secondo livello (integrativa rispetto al contratto
nazionale, ndr): il salario viene legato a un coefficiente, che varia a seconda
del settore. Così, l'operaio sa che avrà un determinato aumento di stipendio se
l'azienda raggiungerà certi obiettivi: lavora di più, guadagna di più".
Questo tipo di contratto recupererebbe l'inflazione guardando al tasso
programmato dalla Bce e stabilendo delle compensazioni nel caso fosse più alta.
Ciò, secondo Boeri, "risolverebbe in parte la disoccupazione al Sud,
spesso dovuta ai salari che crescono indipendentemente dalla
produttività". Per il resto, l'economista stima in un massimo di 8-10
miliardi di euro il cosiddetto tesoretto, da utilizzare riducendo l'Irpef. A
Sacconi l'andamento complessivo delle entrate sembra buono. Dando per scontata
la vittoria, spera "di ereditare un po' di extragettito, anche se ci sono
almeno 7 miliardi di euro di maggiori spese non contabilizzate, fra cui il
contratto per il pubblico impiego, le conseguenze dell'emergenza rifiuti,
esigenze particolari delle Ferrovie". L'ex sottosegretario insiste sulle
liberalizzazioni, completando quelle sui mercati dell'energia e delle
telecomunicazioni e avviandole a livello locale: "Le tariffe dei servizi
pubblici locali pesano sul carovita per l'inefficienza dei monopoli".
Secondo uno studio di Fare futuro, fondazione di Adolfo Urso (An), il
capitalismo municipale è composto da 369 aziende, con 200 mila addetti e un
contributo al pil nazionale che varia dall'1 al 6 per cento. Tra il 2001 e il
2006 c'è stato un calo degli investimenti in rapporto al fatturato dal 20 al 17
per cento, oltre a grandi differenze di costi per il personale e di redditività
a seconda delle aree geografiche. La fondazione, analizzando i punti essenziali
del programma del Pdl, ipotizza una legge quadro sulle liberalizzazioni,
d'intesa con la conferenza Stato-regioni e con i maggiori comuni;
l'eliminazione dell'Ici e il calcolo delle imposte fatto sull'insieme dei
redditi di una famiglia; gradualmente, la deducibilità fiscale delle spese per
servizi degli artigiani (così finalmente l'idraulico farebbe una fattura); un
piano energetico nazionale come base della politica energetica fino al 2030.
Dal ministero del Tesoro un economista che ha seguito tutti i principali
provvedimenti finanziari della legislatura esprime perplessità di fronte a
certe indicazioni del Pdl: "La cartina di tornasole dell'attività del
prossimo governo sarà l'intenzione o meno di rispettare i parametri indicati
dall'Europa, che prevedono il pareggio di bilancio nel 2011. Ciò significa che
l'utilizzo del tesoretto dovrà essere attento e parsimonioso. La strada maestra
resta dunque quella del taglio della spesa pubblica". Nessun dubbio sulla
necessità di proseguire nelle liberalizzazioni, mentre la leva fiscale può
essere usata per aiutare i redditi più bassi, "a patto che di pari passo
prosegua la lotta all'evasione fiscale: ci sono redditi bassi effettivi e quelli
che sono tali per effetto dell'evasione". Una cosa è certa: il prossimo
governo dovrà avere il coraggio di misure anche impopolari. Da illustri
accademici arrivano ricette spesso ineccepibili, salvo che, se trasformate in
disegni di legge, rischiano di scontrarsi con rendite di posizione e con difese
corporative. Alberto Alesina sul Sole 24 Ore ha chiesto di ridurre di alcuni
punti di pil la spesa per pensioni e pubblico impiego, aumentando l'età
pensionabile "con effetto immediato" e introducendo mobilità e pensionamenti
anticipati per chi, nel settore pubblico, non è licenziabile ma non produce.
Infine, auspica novità legislative che permettano di licenziare. Avviare un
tavolo con le parti sociali su molti di questi punti, più che difficile, sarà
indispensabile.
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
WALTER
VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere
l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della
giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto
diventare programma elettorale. Con una convinzione: il Pd può vincere. Sempre che in
Lazio, Sardegna... Walter Veltroni non ama gli
strappi. Quelli che ha dovuto consumare in campagna elettorale con Rifondazione
e con i socialisti gli bastano e avanzano per i prossimi anni. Ora ha bisogno
del consenso di tutti. Dunque misura le parole, lima gli spigoli e a ogni
domanda si fa rotondo e liscio, attento a non urtare la suscettibilità di
nessuno degli alleati. A metà intervista gli scappa una frase sul Mose, la
barriera che dovrebbe fermare l'acqua alta a Venezia. "Si deve fare"
dice senza esitazioni. Ma poi, temendo di dispiacere a Massimo Cacciari, il
sindaco lagunare esponente di spicco del Partito democratico, si corregge:
"Si deve fare, ma cercando l'accordo con le comunità locali e sostenendo
le altre misure per la salvaguardia di Venezia", che è un po' come volere
la botte piena e la moglie ubriaca. Il candidato premier del Pd sa che corre su
un campo minato, dove in qualche caso gli ordigni li hanno occultati proprio
gli amici. Pierluigi Bersani dice che serve uno scatto di reni. Quando lo farà?
No, Bersani non ha detto così, quella è una forzatura dei giornali. Lo scatto
di reni è già in corso, lo stiamo facendo da settimane e i risultati si vedono.
Quando abbiamo iniziato stavamo 22 punti sotto la destra, ora manca poco.
Massimo D'Alema dice che lo slogan "Si può fare" è moscio. Che
risponde? Sugli slogan ognuno ha la propria opinione: l'importante è il
risultato. D'Alema e Bersani con quelle frasi si preparano al dopo voto. Lei
rischia la testa se il Pd non tocca il 35 per cento? Guardi, la leadership non
è in discussione. Non ne parla nessuno. Ma i giornali sì. Ecco, appunto: solo i
giornali. Ho fatto anch'io questo mestiere. Sento aria di correnti. Non nel Pd.
Certo, si discute, come in ogni partito democratico, ma è un partito unico,
senza divisioni. Nelle piazze in cui vado c'è una bandiera, non due o tre come
nelle manifestazioni del Popolo della libertà. Il Pdl non è un partito, ma
un'alleanza elettorale. La miglior difesa è l'attacco. No, io non faccio
campagna elettorale come Silvio Berlusconi. Ho
ricevuto caterve di insulti, ma non rispondo. Mi limito a osservare che sembra
di essere nel '94. Parla di stalinismo, brogli e dimentica di dire che ha
governato per sei anni. Noi guardiamo al futuro. Abbiamo chiuso con la sinistra
radicale dando un forte segnale di discontinuità. A proposito di discontinuità,
avete dato un taglio anche a Romano Prodi. Prodi ha fatto molto. Ha trovato un
paese con un debito e un deficit in crescita e una spesa pubblica aumentata di
due punti e mezzo e ha fatto un'opera di risanamento finanziario. Ma la
maggioranza che lo sorreggeva era eterogenea e confusa, non poteva essere la
maggioranza per fare le riforme. Oggi ce n'è una nuova: è chiaro che c'è un
forte elemento di discontinuità. Ma molti ministri del governo Prodi sono
candidati col Pd. Sì, ma non ci sono quelli che andavano in piazza contro il
governo. Non c'è più quella sinistra che affiggeva manifesti in cui si
prometteva che anche i ricchi avrebbero pianto. Che cosa c'è nel Pd ora? C'è
una forza democratica europea che ha come stella polare la crescita del Paese,
che è contro la povertà, non contro la ricchezza. Una forza di centrosinistra
che si ispira ai democratici americani, da Roosevelt a Clinton. Lei evoca gli
Stati Uniti, intanto l'Italia fa i conti con un'inflazione mai così alta negli
ultimi 12 anni. La crescita dipende da fattori internazionali: se sale il
prezzo del grano e del petrolio, non si può dar la colpa a Prodi, come fa
l'opposizione. Semmai Berlusconi si dovrebbe
preoccupare di ciò che non fece per i prezzi quando era in carica e fu
introdotto l'euro. Lei ha promesso di aumentare salari e pensioni a chi
guadagna meno di 25 mila euro l'anno. Un vostro ex alleato, il socialista
Enrico Boselli, vi chiede: chi paga? Noi abbiamo spiegato come finanzieremo i
nostri provvedimenti e una tabella del Sole 24 Ore ha dimostrato che si può
fare. Con una riduzione della spesa pubblica di un punto l'anno le risorse ci
sono. Cosa taglierete? Penso ai costi della politica, alla spesa burocratica,
all'abolizione delle province nelle aree metropolitane e degli enti inutili.
Ridurre i costi della politica è molto popolare, ma poco produttivo: si
recuperano alcuni milioni di euro, non i miliardi che servono per aumentare
pensioni e salari. Sì, ma si può cominciare. Se si inizia a ridurre da
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tagli alle bollette
e al carovita? Facciamone un programma politico ROMANA LIUZZO Unione
democratica per i consumatori "Blocco delle tariffe a partire dalle
bollette, stop ai prezzi della spesa e alle speculazioni che fanno crescere
l'inflazione e innescano processi recessivi". È questo in sintesi il programma
di Bruno De Vita, già segretario generale dell'Adusbef, associazione per i
diritti del cittadino e candidato premier dell'Unione democratica per i
consumatori. L'Unione democratica, quando è nata, aveva promesso di non
utilizzare politici ma solo il popolo. Avete seguito questa linea d'ispirazione
"grilliana"? Assolutamente sì. Alle nostre liste hanno potuto aderire
solo comuni cittadini. Con due condizioni: non essere mai stati eletti al
Parlamento e non avere nessuna condanna penale passata in giudicato. Che ruolo
hanno allora Willer Bordon e Roberto Manzione? I due senatori hanno dato vita a
questo movimento dopo aver lasciato il gruppo dell'Ulivo alla nascita del Pd,
ma non sono candidati. I sondaggi cosa dicono sulle vostre potenzialità? Tutto
è in continua evoluzione. In questo momento oscilliamo tra l'1 e il 4 per
cento. Ma puntiamo molto più in alto. Pensando al dopo elezioni, vi sentite più vicini a Silvio Berlusconi o a
Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra politica. Lei che ha sempre
combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso la sua espulsione
dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono editore di Teleambiente,
che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle quali sono state
licenziate due persone. Non sono stato radiato dall'Ordine, Stampa
romana è solo un sindacato.
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Perline perline
ENZINO MEUCCI "Corriere della sera", 21 marzo 2008. Don Verzè:
"La mamma del Cavaliere è vissuta 97 anni recitando tre rosari al giorno,
vuoi che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio?".
"MicroMega", febbraio 2008. Lidia Ravera: "Silvio
Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali
dell'altro ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi:
"Intendo denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale:
la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e
nei giornali di provata fede (cioè quasi tutti), di una legge che
stabilisce un salario minimo garantito di 1.000 euro per i precari. (.) Parla
di pubblicità ingannevole, che per i detersivi sarebbe vietata dalla legge".
"Corriere della sera", 18 marzo 2007. Gianni Vattimo: "La
seconda base americana di Vicenza è cosa fatta; forse bisognerà adattarsi al
raddoppio del Vaticano a Roma". "Solo un problema urbanistico"
direbbe Prodi. "Radio Anch'io", 22 marzo 2008. Paolo Gentiloni:
"Raitre è l'esempio di come si dovrebbe fare servizio pubblico, mentre
altre reti lo sono molto meno". "Corriere della sera", 19
febbraio 2008. Emilio Fede (riferendosi a Di Pietro secondo il quale Rete 4
dovrebbe andare sul satellite): "Di Pietro è un socio occulto di Berlusconi, un socio delle isole Cayman". "Il
Manifesto", 29 marzo 2008. Galapagos (Berlusconi
aveva detto: "nel futuro non ci sarà Air France ma una cordata di
imprenditori italiani tra i quali ci sarà mio figlio"): "Chi altro
avrebbe potuto fare un'affermazione simile, senza trovarsi con i Carabinieri
all'uscio?".
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONTROCAMPO Al Pd
non resta che Berlusconi GIANNI BAGET BOZZO Prendere
il governo del Paese dopo il fallimento della sinistra di governo è, per il
leader del Popolo della libertà, una necessità prima che un'opportunità. Il
vero problema è se l'Italia possa ancora essere governata con questa
democrazia. Sarebbe una bella opportunità il governo delle larghe intese e
quindi l'accettazione da parte del Pd che la salvezza della
democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta
elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra
ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era
storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici. E
su questo ha avuto molto successo, anche per lo spostamento progressista del
mondo cattolico italiano dopo il Concilio Vaticano II. Ma la Chiesa è cambiata
sotto Giovanni Paolo II e ancora di più sotto Benedetto XVI. E ora un ex
comunista come Giuliano Ferrara presenta la lista contro l'aborto come appello
alla coerenza cattolica. Il tentativo di includere i cattolici non
postdemocristiani è fallito chiaramente e dei cattolici non democristiani i
diessini non si fidano più. Ma ciò vuol dire che la linea storica dell'unità
tra postcomunisti e sinistra democristiana è tramontata. Il Pd ne ha preso atto
proprio liquidando quella figura cattolica di sinistra che governava con il
volto di Romano Prodi. Al Pd non resta che Berlusconi
e non rimane altra scelta che lasciarlo governare o precipitare il Paese in un
caos politico il cui ultimo risultato sarebbe un esecutivo del governatore
della Banca d'Italia. Veltroni pensa di aprire una
crisi nel Partito democratico e di rifare le primarie facendo una opposizione
blanda al governo Berlusconi e convergendo con esso
sui temi fondamentali. La politica italiana si è così spostata sulla destra. Veltroni pensa di fare con il Pdl la riforma della legge
elettorale e della Costituzione, ma senza un'intesa politica più generale
queste riforme non si possono approvare. Occorre che il Partito democratico si
legittimi abbandonando la delegittimazione di Berlusconi,
separandosi dai suoi supporter giornalistici come Eugenio Scalfari e Barbara
Spinelli, i veri dogmatici della politica del nostro tempo. Le larghe intese
non sono previste ma potrebbero rivelarsi necessarie e nessuno dei due leader
ne esclude la possibilità, in campagna elettorale è già molto.
(bagetbozzo@ragionpolitica.it).
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ARCITALIANO Altro
che faccia a faccia GIULIANO FERRARA Ora che non c'è più l'ideologia a separare
i due grandi contendenti, programmi, culture di riferimento, stili di comando
di Pd e Pdl variano solo per sfumature. Non lamentiamoci per la noia. Senza
offesa per l'uno e per l'altro, la verità è che i due non avrebbero molto da
dirsi. Ed è per questo che il duello a faccia a faccia è subito parso un flop,
uno scontro ricercato fiaccamente e altrettanto fiaccamente eluso. Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto
parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche
molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l'essenziale: il culto
dell'immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di
partiti e apparati. Il Cavaliere è una personalità forte, un italiano
che ha conosciuto il dolore, la lotta personale, la violenza ideologica nel
campo dell'inimicizia, l'aggressione diretta per mano politica e giudiziaria.
Ma in questa sua ultima incarnazione la carta che sa giocare e che ha deciso di
giocare è quella del gran finale, del lieto fine, del compimento relativamente
misurato e lieve di una parabola pesante e a suo modo smisurata. Veltroni d'altra parte è oggi il suo avversario giusto, non
solo perché anche lui si è nutrito culturalmente di calcio e tv, ma per un
motivo meno effimero, più stringente: Veltroni, un
cinquantenne, sente di avere una carta per il dopo elezioni anche in caso di
sconfitta, e il suo problema è aprire comunque una nuova stagione (così l'ha
chiamata) per ricostruire a misura della sua leadership e del suo Partito
democratico una nuova creatura progressista che superi definitivamente le
tradizioni comunista e democristiana. Questo parallelismo si riflette nei
programmi, nelle culture di riferimento, nello stile di comando. I due leader
sono diversi, ma sulla sicurezza, sulle tasse, sul lavoro, sulle
infrastrutture, sul ruolo dell'impresa, sul welfare, sulla funzione dello stato
nell'economia, sulla politica estera le distanze si sono visibilmente
accorciate. Restano le sfumature, gli accenti, le differenti sensibilità e
andature, ma tra Berlusconi e Veltroni,
per scelta bilaterale, il grande scontro antropologico, il conflitto di civiltà
sulla giustizia, sul senso stesso della convivenza democratica, è acqua
passata. Assisteremo a qualche baruffa e a qualche pesantezza da ultimo miglio
elettorale, ma non c'è più l'abisso dell'ideologia a separare i contendenti.
L'esclusione rigorosa dal confronto delle questioni che dividono, quelle che
hanno per sfondo gli stili di vita, l'etica, il significato della modernità per
quanto riguarda la scienza e la biopolitica, è stata un atto altamente
significativo. Nell'America puritana non c'è carica pubblica alla quale si
possa concorrere senza avere prima dichiarato se si sia pro life o pro choice,
da noi è stato stabilito che la neutralità etica è il prerequisito di un
confronto civile, capace di evitare temi essenziali ma "delicati".
Senza miccia, il fuoco non si accende. Un faccia a faccia sull'Alitalia,
sull'Expo a Milano, sulle ricette migliori (e convergenti) per ridurre le tasse
e aumentare pensioni e stipendi sarebbe una goffaggine. Veltroni
ha reso esplicita la rinuncia ai vecchi schemi della lotta di classe o
semplicemente "lavorista", Berlusconi e
Giulio Tremonti non propongono più miracoli liberisti e significative riduzioni
del peso della mano pubblica nell'economia e nella società. Forse in questa
integrazione o fusione di culture politiche starà il segreto di un governo
stabile e di un'opposizione strategica anziché isterica. Forse si preparano
nuovi pasticci. Quel che è sicuro, e si vede a occhio nudo, è che il materiale
incandescente di idee per un'alternativa secca tra diverse visioni del futuro è
svanito, non c'è più. Altro che faccia a faccia.
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PEGGIORE Dalla
Destra con rancore AUGUSTO MINZOLINI Convivere con Gianfranco Fini dentro Alleanza
nazionale non è una cosa semplice. Ne sa qualcosa Alessandra Mussolini, che ha
un rapporto di alti e bassi con il presidente del partito e per sopravvivere si
è inventata un suo movimento. Per cui le vicissitudini di Daniela Santanchè e
Francesco Storace per un verso sono comprensibili. Diciamo, appunto, per un
verso. Per un altro, invece, no. L'idea di andare da soli, perché Silvio Berlusconi pronto ad accoglierli nelle liste del Pdl non ha
loro concesso invece l'alleanza con il loro simbolo, non ha avuto proprio
senso. Intanto la richiesta era impossibile da esaudire: avrebbe potuto An
rinunciare al suo simbolo mentre la Destra manteneva il suo sulla scheda
elettorale? Si trattava di un'ipotesi a dir poco improponibile. E la reazione è
stata ancora più sbagliata. La mossa di Storace e Santanchè, infatti, può
essere considerata nostalgica, folcloristica, ma non politica. Sulla carta,
numeri alla mano, è estremamente improbabile che la coppia possa essere eletta.
Per cui la Destra, nei fatti, ha rinunciato ad avere una rappresentanza in
Parlamento. Quindi, l'unico obiettivo realistico del tandem Storace- Santanchè
è rendere meno sicura la vittoria del Pdl soprattutto al Senato, di impedirgli
di governare e, magari, di creare le condizioni per un possibile pareggio. Al
di là della retorica elettorale, la Destra in queste
elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una
scelta paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il
rancore personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per
sposare lo stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per
assicurarsi un minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto
all'indietro. Hanno rispolverato il ventennio e i suoi gagliardetti e
proposto nella realtà il remake di una felice parodia di Corrado Guzzanti:
Fascisti su Marte. Ora un'operazione del genere può avere la faccia di uno dei
tanti personaggi che orbitano nella galassia dell'estrema destra come Luca
Romagnoli, ma non quelle di Santanchè o di Storace. L'immagine della prima è
più coniugabile al jet set, a Flavio Briatore, a una visione non ideologica
della vita. Il secondo ha ricoperto ruoli di governo importanti, da governatore
del Lazio a ministro della Sanità, che fanno a cazzotti con le sue posizioni di
oggi. Solo chi è animato dal rancore può incorrere in queste contraddizioni. Ma
il rancore è un pessimo consigliere in politica.
( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Indiscreto
indiscreto Candidati alla griglia Il boom delle guide al voto VADEMECUM Fedina
penale, amicizie pericolose, affari, appalti e interessi: passare il futuro
Parlamento ai raggi x è il must democratico del momento. In edicola c'è Casta
viva, "vademecum dell'elettore" allegato alla Voce delle voci e
curato da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, storici animatori della Voce
della Campania: molte le chicche, bipartisan, sui candidati. Su internet è la
Casa della legalità di Genova (www.casadellalegalita.org) a offrire le
radiografie penali e societarie dei big, mentre www.societacivile.it traccia i
curriculum degli "impresentabili". Se li conosci li eviti, di Marco
Travaglio e Peter Gomez ("raccomandati, riciclati, condannati, imputati,
ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento"), sta invece
spopolando in libreria (95 mila le copie tirate). Con grande dolore della
Rizzoli, visto che la coppia è appena passata all'editore Chiarelettere. (L.M.)
"L'Unità", adesso si affacciano i Toti GIORNALI SENZA PACE Nella
crisi dell'Unità rispuntano i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, costruttori romani vicini a Walter Veltroni. A
ventilare un loro possibile coinvolgimento sarebbe stato Goffredo Bettini,
braccio destro del leader del Pd. Insieme all'acquisto a 10 centesimi di 750
mila copie per la diffusione straordinaria di domenica 30 marzo, il Loft è così
riuscito a sventare lo sciopero già indetto dalla redazione contro l'ingresso
nella compagine societaria dell'Unità del gruppo Caso, imprenditori con
interessi in Nicaragua. Sebbene Marialina Marcucci, presidente del cda
dell'Unità, dei fratelli Toti sostenga di non sapere nulla. La trattativa con
Caso, già editore del fallimentare freepress sportivo Dieci, dunque continua:
l'assemblea dei soci convocata per ricapitalizzare l'azienda, che ha abbattuto
di un terzo il capitale, è stata convocata il 30 aprile. (Angela Bianchi) A
Gravina Corona ha fatto flop ESCLUSIVE Scoop mancato per Fabrizio Corona. Alla
ricerca di un rilancio, Corona aveva messo nel mirino Filippo Pappalardi, il
padre dei piccoli Ciccio e Tore trovati morti in fondo a un pozzo di Gravina lo
scorso 25 febbraio, per ottenere un'intervista e un fotoservizio esclusivi. Ma
prima le pressioni di due emissari di Corona inviati a Gravina di Puglia per
convincere l'avvocato di Pappalardi, Angela Aliani, poi un contatto diretto tra
il legale e Corona, pare con allettante offerta economica, non hanno dato
esito. Pappalardi con Corona non vuole parlare. (A.C.) An, è già partito il
derby rosa: tre aspiranti per un ministero AMBIZIONI DI GOVERNO Derby rosa in
casa An per una poltrona da ministro. Dopo l'annuncio di Silvio Berlusconi ("Porterò quattro donne al governo"),
nel partito di Gianfranco Fini si sono fatti i conti, arrivando alla
conclusione che due ministre toccherebbero a Forza Italia, una alla Lega e
l'altra, appunto, ad An. Dove ai nastri di partenza già scalpitano in tre.
L'europarlamentare Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce, è convinta di
possedere i titoli più solidi essendo stata nel primo governo Berlusconi ministro della Politiche agricole, incarico che
volentieri ricoprirebbe di nuovo. Giorgia Meloni (foto), vicepresidente uscente
della Camera, gioca la carta del rinnovamento (ha 31 anni) e sarebbe pronta per
i Rapporti con il Parlamento o le Pari opportunità. Dicastero che però è pure
nel mirino della terza contendente, l'avvocato e deputata Giulia Bongiorno,
qualora l'assai ambizioso obiettivo della Giustizia dovesse sfuggirle. LA MAPPA
Ue, la ricchezza "degli altri" ITALIA IN CODA Nell'Unione Europea le
imprese nazionali producono l'81,9 per cento della ricchezza complessiva. Il
restante 18,1 viene invece da imprese che sono straniere rispetto allo stato
nel quale operano. L'Eurostat ha individuato i paesi di origine di queste imprese.
Dominano gli Stati Uniti e spicca la marginalità dell'Italia, la cui quota è
nella voce "altri paesi Ue ".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Sì alla Grande
coalizione, ma senza che siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier Ferdinando Casini comincia l'ultima
settimana da candidato premier ma già guarda al dopo-voto, a quando - si dice
"convinto" - nessuno dei due partiti maggiori avrà una maggioranza
per governare. Dialogando in videochat con i lettori de La Stampa, Casini
promette che non tornerà mai a fare da stampella a Berlusconi,
"è il nostro elettorato che ce lo chiede", ma che non seguirà l'ex
alleato Marco Follini sulle tracce del Pd, "tanto per essere chiari".
Eppure le sirene dal Pdl si fanno insistenti. Anche Bossi ha detto:
"Casini ha già nostalgia, tornerà alleato". "Io ho tanti difetti
ma sono sempre stato leale con i miei elettori e non sono mai venuto meno agli
impegni. Oggi contraggo un patto: non saremo disponibili a sostenere un governo
né con il Pdl né col Pd" E che tipo di opposizione farete allora?
"Posto che non voteremo la fiducia a nessuno dei due, valuteremo con
pragmatismo caso per caso se appoggiare o meno i disegni di legge che arrivano
in Parlamento". Ma la sua speranza è che ci sia una Grande coalizione,
giusto? "Dipende. Se fosse un inciucio, noi diremmo no e saremo le sentinelle
perché questo non succeda". Altrimenti? "Altrimenti non è detto che
non governeremo. Se ci fosse un'ipotesi alta, tipo quella scelta dalla
Germania, perché no?" In Germania governa la Merkel, che era candidata per
una delle due parti. "Ah no. Da noi dovrebbe essere figura terza". La
Dc è toranta protagonista grazie anche al bailamme della riammissione di Pizza.
Quanto vi costerà un altro simbolo dello scudo crociato in termini di voti?
"Zero" Senta, tra le tante lettere che ci sono arrivate, molte riguardano
le candidature, non aprrezzate almeno dai nostri lettori, di Cuffaro e De Mita.
"De Mita per noi è importantissimo perché è il simbolo di quella parte di
elettorato del partito democratico che ha scelto di votare noi. In più lo devo
ringraziare perché invece di candidarsi comodamente alla Camera si è messo in
gioco al Senato". E Cuffaro? "Cuffaro è stato inquisito per mafia ed
è stato assolto, sono rimaste due accuse per favoreggiamento per cui è stato
condannato, si è dimesso in attesa del secondo grado. L'innocenza va
presupposta finché la giustizia non ha finito il suo corso". Si parla
molto in questi giorni di "schede confuse", ma in realtà gli italiani
all'estero che hanno già votato non hanno trovato grosse difficoltà. Lei che idea
si è fatto? "Non penso sia più difficile delle altre volte. Credo che sia
un modo per distogliere l'attenzione dai veri problemi del Paese". Un po'
come Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il
comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato
e l'ho denunciato fin dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo
spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una
mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare
perdere loro il lavoro". Ovviamente i lettori chiedono al candidato
premier del partito centrista cosa ne pensa dei temi eticamente sensibili.
"Penso che debbano entrare in campagna elettorale come tutti gli altri.
Chi dice il contrario non vuole affrontare temi che lacerano al proprio interno"
Sì ma nei fatti? Sui Dico che pensate? "Diciamo sì a forme di tutela di
diritti individuali ma senza equiparazione alla famiglia". E sul divorzio?
Le chiedono di accorciare i tempi "Poiché sono divorziato, penso che
questa legge vada benissimo. Qualche elemento in più di riflessione è
necessario per una scelta più serena".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ominciato a comprare
azioni del "Corriere della Sera" e tutti si chiedevano chi ci fosse
dietro. I giudici cominciarono a tenerlo d'occhio anche per l'Antonveneta. Dalle
intercettazioni vennero fuori frasi indimenticabili, "nun stamo a fa' i
furbetti der quartierino" e "vuoi fa' er frocio cor culo degli
artri". Poi la galera, Anna che lo abbandona. Oggi Stefano Ricucci ha
pagato quasi tutti i suoi debiti. Pende ancora in tribunale l'aggiotaggio nella
scalata al "Corriere". Ma la sua vita è ripresa, sia dal punto di
vista personale che da quello professionale. Una cosa non sopporta. Essere
definito "l'immobiliarista di Zagarolo". Ma oggi è di nuovo in pista.
Vende, compra, compra, vende. Come sta l'immobiliarista di Zagarolo?
"Anche lei? Ho costruito 56 appartamenti a Zagarolo, negli Anni 90. Avevo
21 anni. Adesso ne ho 45. Perché sempre Zagarolo?". Forse perché è di
Zagarolo. "Sono nato a Roma, ho abitato a Santa Maria Maggiore. Dite
Zagarolo per denigrarmi. Qualcuno scrive: "Diego Della Valle,
l'imprenditore di Casette d'Ete""? Zagarolo fa più ridere.
"Negli ultimi sei anni mi sono occupato soprattutto di finanza. Ho fatto
operazioni per 3 miliardi di euro. E pensi: lontano da Zagarolo". Ce
l'hanno con lei? "Ad alcuni sto antipatico. Ho avuto successo, belle case,
belle macchine, belle donne, amici simpatici, sono giovane. Mi invidiano un
po'". Parliamo di cose serie. Che voleva farci col 21% del Corriere?
"Non si compra il Corriere, si compra Rcs". Lei voleva il
"Corriere". Dell'Rcs non gliene fregava niente. "Volevo
diventare il 16° del patto di sindacato". Voleva diventare il padrone.
"Non l'ho detto mai. E non l'ho pensato. Gran parte del valore dell'Rcs è
dato proprio da quelle 15 persone del patto". Voleva lanciare un'Opa...
"Non l'ho mai detto. Hanno strumentalizzato la mia inesperienza".
L'ha detto Livolsi, al telefono con lei: "...il prezzo a cui voleva
lanciare l'Opa non è considerato alto...". "Col mio advisor parlo di
tutto. Credo che sia lecito fare delle ipotesi. Ma bisognerebbe entrare nel
merito". Entriamoci. "Se un patto ha il 60% e io ho il 20%, non si
può apportare un 20% perché scatta l'obbligo dell'Opa. Se decidi di aumentare
il flottante, scatta l'obbligo dell'Opa, perché puoi aumentare nel patto un 3%
annuo, quindi se aumentavi di più e veniva fatto un prestito convertibile, per
fissare un prezzo, dovevi fare l'Opa, per poi aumentare il flottante e
ridividere in 16". Mi arrendo, non ci ho capito niente. "Vede?".
Quindi nessuna scalata? "Nessuna scalata. Ho cominciato a comprare Rcs nel
2004. Avevo partecipazioni in Bpi, Bnl, Antonveneta, Capitalia. Volevo
diversificare". Che fine ha fatto il suo 21%? "Venduto sul mercato.
Lo voleva Lagardère ma non ci siamo trovati sul prezzo. Lo avevo offerto anche
al patto di sindacato dell'Rcs. Anche loro mi avevano offerto poco".
Voleva sedere al tavolo dei Tronchetti, dei Della Valle, dei Bazzoli.
Ambizioso... "Gli imprenditori sono ambiziosi. Vogliono stare con persone
al top". Le sue disgrazie cominciano da lì. "Disgrazie? Esperienze di
vita. Fanno parte del gioco". Questo è vero ottimismo. "Non sono mica
andato in galera per aver seviziato dei bambini. Non ho fatto niente di
male". Le piace la ricchezza? "Le cose materiali mi piacciono, ma non
sono fissato. I soldi sono come i dolori, chi ce li ha se li tiene!". La
sua vita. "Famiglia di umili origini. Lavoro a 14 anni. Niente
adolescenza. Comincio a 18 anni a fare affari. Mia madre mi regala un terreno. Io
lo dò a un costruttore locale in cambio di appartamenti. Ci guadagno 240
milioni. Compro altri 10 appartamenti". Poi s'è messo a fare
l'odontotecnico. "Ho aperto degli studi dentistici dove operavano altri.
Io portavo clienti, gestivo l'amministrazione". Il suo socio morì
ammazzato. "Non era il mio socio, era il medico dal quale da giovane
andavo a studiare. Fu ucciso dall'amante della moglie. Hanno perfino scritto
che ero coinvolto". Ce l'hanno con lei. "Chi non ha una storia alle
spalle, o almeno due cognomi, desta sospetto. Se costruisci la tua fortuna con
le tue mani devi per forza aver fatto qualcosa di illegale". Lo diceva
Marx... "Ho fatto degli errori ma non potete massacrarmi per tutta la
vita". L'errore più grosso? "L'operazione su Rcs. Oggi opererei
diversamente. Bisogna essere accreditati. Non è che la mattina ti svegli e
compri. In Italia non si può fare". Ma l'aggiotaggio? "Se uno in tre
mesi compra il 15% delle azioni dove non c'è flottante, il titolo sale".
Lei dichiarò: "Voglio acquistare il 20%". E subito dopo telefonò al
suo brocker: "Vendi". "Assolutamente falso. Frasi mai dette. Il
brocker lo chiamo tutti i giorni. Come tutti gli uomini di finanza, compro e
vendo. Se sfoglia i giornali è aggiotaggio continuo. Ma l'unico arrestato per
aggiotaggio sono io!". E' per farsi accreditare presso Prodi che incontrò
Angelo Rovati, uno dei suoi principali collaboratori? "Rovati dice
scemate. Dove c'è di mezzo uno di successo si intrufola subito. Mi telefonò per
farmi gli auguri del matrimonio e mi passò Prodi. Fine! Non cercavo niente!
Rovati è un chiacchierone. Va per salotti a prendere in giro le persone che
lavorano. Mi mise in difficoltà raccontando che avevo detto una volgarità su
mia moglie. Mentiva, naturalmente. Rovati è una mezza cartuccia, una larva".
Che ricordo ha della prigione? "Terribile. Però, essendo conosciuto, sono
riuscito ad avere un trattamento particolare". La singola? "Certo,
ero in infermeria. Trattato con guanti bianchi". I carcerati le urlavano:
"A Ricù, dacce li sordi". "Ero l'idolo lì dentro". Il
carcere le ha fatto perdere amici? "Se scendiamo sotto casa non c'è
persona che non mi saluti, che non voglia la foto con me. La gente ha capito
perfettamente che sono la vittima". Qualcuno le ha tolto il saluto?
"I primi tempi. Dopo si è snocciolata tutta la verità". Qualche
salotto ha smesso di invitarla... "A me nessun salotto mi ha mai
invitato". Le piace Berlusconi? "Chi è
passato attraverso un'esperienza come la mia alcuni valori li deve perorare. Ti
senti in dovere di fare qualcosa per migliorare questo Paese. Ma poi siamo agli
antipodi. Berlusconi esaspera alcune cose".
Quali? "I comunisti. E' un uomo intelligente. Non può pensare che ci siano
ancora i comunisti". Salta fuori il "compagno Ricucci". Voterà
per il Pd? "Se Veltroni non avesse imbarcato Di
Pietro lo avrei votato". E quindi per chi vota? "Per l'altra
coalizione". Della Valle è un suo nemico? "Come imprenditore mi
piace. Ma come uomo...". Aveva detto: "Ricucci è un ragazzetto che ha
fatto il passo più lungo della gamba". "Quale gamba? La sua? Ha la
gamba corta, è basso, sembra un pinguino". Ma perché ce l'ha con lei?
"Perché è giustizialista. Ma è strano". Strano perché? "Perché
all'inizio avevamo un buon rapporto. La prima operazione sulle Rcs me la fece fare
lui". A lei che cosa manca? "La cultura che hanno quelli di
sinistra". Si è laureato alla Clayton, l'università di San Marino.
"Mi hanno detto che ho pagato la laurea. Nel mio corso c'era anche
Ligresti. Nessuno ha preso in giro lui. Ligresti è un grande imprenditore, io un
deficiente". A San Marino. Sembra come alla Cepu. "Avere un titolo di
studio in economia, per chi si occupa di finanza, è una cosa utile". Gli
altri furbetti... Fiorani. "Mi sono fidato di lui. Ma come potevo sapere
che c'erano dei falsi in bilancio?". Fuori di galera, Fiorani è andato al
Billionaire. Lei disse: "S'è bevuto il cervello". "E lui si
arrabbiò. Ma che senso aveva dare un'intervista a Lucignolo, andare in giro a
farsi fotografare con tronisti vari? Nella vita si può sbarellare ma uscire
dalla sala rossa della Banca d'Italia per entrare al Billionaire è troppo. Se
domani mi vede ballare su un cubo, cosa pensa di me?". Gnutti... "Ho
fatto delle operazioni con lui. E' un imprenditore molto valido...".
Coppola... "Mi ha sempre un po' emulato. Ma non ho mai scambiato un
bicchiere di coca cola con lui". Consorte... "Mai fatto niente con
lui". Fazio... "L'ho incontrato due volte". Per quali motivi?
"Avevo il 4.9% dell'Antonveneta e della Bnl. Da chi dovevo andare? Dal farmacista?
Andavo dal governatore della Banca d'Italia, uomo di grande cultura. Dire che è
per bene è dire poco. È stato totalmente raggirato". Statuto... "Sono
stato con lui due o tre volte, in barca, a cena. E' una brava persona".
Paolo Mieli ha detto: "Ricucci è molto intelligente, furbo e pronto".
"Lo stimo molto. Non sono contro i direttori. Solo contro quelli che usano
i giornali per dire cose stupide". Tipo? "Tipo De Bortoli. Ho tre
cause con il Sole 24 Ore. Non passa settimana in cui non scrivano falsità su di
me". Vi conoscete? "Manco lo voglio vedere". Chi le piace nella
politica? "La Finocchiaro, D'Alema, Nicola Latorre, Berlusconi,
Bertinotti, Pisanu, Cicchitto. Bossi. Maroni". Chi non le piace?
"Quelli che estremizzano. Di Pietro, Giordano, Diliberto, Tabacci:
accusano gratuitamente, senza conoscere". Lei colleziona orologi.
"L'uomo non compra gioielli. Compra orologi". Adesso cosa ha al
polso? "Un Patek Philippe. E' molto importante". Roba da 200 mila
euro. "Grosso modo". Fuma Marlboro. Pacchetti da 10. "Meno
ingombranti e più chic". Auto, sempre Mercedes. Quante? "Quattro,
credo". Nere. "Mi piacciono le cose semplici, minimaliste. O bianco,
o nero, o blu. Tutte le mie case hanno questi colori". Di Anna che cosa le
è rimasto? "Un buon ricordo". E' ancora innamorato. "Anna è ancora
mia moglie. E' una donna eccezionale. Tutti mi dicevano di non frequentare la
gente dello spettacolo. Ma io me ne sono fregato. Quando tu ami una persona...
Anna mi ha dato molto, e io molto a lei". Perché se ne è andata? "Non
ha retto allo tsunami giudiziario". Che cosa le manca di lei? "Tutto.
La simpatia, la leggerezza, la complicazione. Arrivi a casa e la trovi che
cucina! Il primo regalo che le ho fatto è stato un aspirapolvere". Che
cosa si rimprovera? "Di averla trascurata. Anna è come una pianta. Se non
dai l'acqua ai tulipani...". Anna va innaffiata. "Tutti i giorni. E'
fragile. Il suo problema è la famiglia invadente. Perfino le vacanze si
facevano col fratello, la cognata, i nipoti, la mamma". Che cosa
rimprovera ad Anna? "Di non aver avuto fiducia in me". La vorrebbe
riconquistare? "Mai dire mai. Ma l'incantesimo si è rotto e i cocci non mi
piacciono". Vi vedete? "No. E' bene così. Se Anna trova chi la fa
star bene, sono la persona più felice del mondo". Non ci credo.
"Felice da un lato. Infelice dall'altro". Lei ha successo con le
donne perché è ricco? "Non pago le donne. Non sono né gobbo né ciccione.
Sono alto 1,76 e peso
( da "Panorama.it" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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http://blog.panorama.it/italia - Elezioni: la sindrome del voto nullo e lo
scontro tra i big dei partiti Posted By redazione On 7/4/2008 @ 8:36 In
Apertura#1 | 1 Comment E a una settimana dal voto, scatta la sindrome
"voto nullo". Anche gli elettori più esperti, considerata la
"scheda lenzuolo" uscita dal Viminale, dicono gli esperti, rischiano
di non riuscire a manifestare correttamente la propria preferenza politica
dentro la cabina elettorale. Per le due principali coalizioni (Pd-Idv, Pdl-Lega
al Nord e Pdl-Mpa al Sud) c'è il pericolo concreto di essere privati di voti
validi. Il perché è presto detto: i simboli di tutti i partiti sulla scheda
sono molto ravvicinati. Quelli delle coalizioni (Pdl e Lega-Mpa, ma anche
quelli di Veltroni e Di Pietro) sono praticamente
attaccati. Per cui l'elettore dovrà apporre una croce sul "suo"
partito senza sfiorare il simbolo che gli è vicino. Fosse pure quello di un
movimento politico alleato. Se così non fosse il voto potrebbe essere
considerato nullo. I più esposti a questo rischio sono gli elettori che avranno
in mano più schede, come i cittadini di Roma che voteranno per Municipio
(scheda grigia), Comune (azzurra), Provincia (verde), Camera (rosa) e Senato
(gialla). Sulle schede di Camera e Senato la croce dev'essere una sola e deve
essere scritta solo ed esclusivamente dentro il quadrato che contiene il
simbolo prescelto, pena nullità. Qualsiasi scritta sulla scheda (fosse anche il
nome di uno dei candidati premier) compromette la validità del voto.
Esattamente come non è consentito assolutamente manifestare le proprie idee
politiche al seggio, pena la nullità del voto, né tantomeno portare dentro la
cabina [1] telefonini o macchine fotografiche. In questo caso l'elettore
rischia una denuncia penale, non l'annullamento del voto. Ma di cambiare la
disposizione dei simboli e ristampare la scheda, il Viminale non ne vuole
sapere. Anzi, dice il ministro Amato, mettere tutti i simboli in fila
verticale, l'uno accanto all'altro i due simboli delle due coalizioni:
"Sarebbe incostituzionale perché darebbe alle stesse coalizioni una
visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli
altri simboli". In una lettera a la Repubblica il ministro dell'Interno
scrive che : "È stato il Parlamento alla quasi unanimità a consentire a
tutti di presentare simboli e liste senza bisogno di raccogliere le
firme". Inoltre cambiare le schede non è possibile perché c'è chi ha già
votato "e quindi si [2] invaliderebbe tutto il processo elettorale facendo
votare gli elettori con schede fra loro diverse". Ma sul voto, e soprattutto
sulla possibilità che gli elettori possano esprimerlo correttamente, è ormai
scontro. Innanzi tutto tra i due "big", Walter Veltroni e Silvio Berlusconi : in seconda battuta anche tra i loro rispettivi alleati. Primo
tra tutti: Umberto Bossi che minaccia addirittura di imbracciare "i fucili
contro la canaglia romana" che non vuole ristampare le schede. Una
provocazione che scatena reazioni durissime come quella del segretario del Pd
che, rivolgendosi direttamente al suo avversario "che si è candidato
a guidare il Paese", chiede come si possa candidare a ministro delle
Riforme una persona che "dica queste cose". Il Cavaliere, che aveva
lanciato un appello al Capo dello Stato per evitare ogni possibile confusione
nei seggi, risponde per le rime a tutti quelli che, come il ministro
dell'Interno Giuliano Amato, ma anche Veltroni e
Franceschini, "leggono" nel "nervosismo" del Pdl un timore
per il risultato elettorale. "Io non ho paura di perdere" ha tuonato
da Palermo Berlusconi "è un'assoluta menzogna. La
questione schede è stata sollevata dal Pd, con Franceschini che ha telefonato a
Gianni Letta, e io ho concordato sul fatto che ci possano essere incertezze e
confusione". Il distacco tra Pd e Pdl, sottolinea, "lo conosco ed è
evidente". Veltroni non risponde, ma al suo posto
è Dario Franceschini a buttare benzina sul fuoco dicendo che probabilmente l'ex
premier sta tirando in ballo la storia delle "schede-confuse" solo
per avere una scusa pronta nell'imminenza della sua "vicina sconfitta".
Ammette di aver telefonato lui a Letta per segnalare il problema dei simboli
troppo attaccati, ma poi, ad aver alzato tutta questo polverone sul
caso-schede, è stato il Cavaliere perché "è sempre più in affanno". Berlusconi contrattacca e spara a zero contro l'ex sindaco
di Roma. Prima lo definisce "Walterino Settedoppiezze" e poi ne
elenca davanti ad una platea di fans "tutte le cose che aveva detto e che
poi non ha fatto" e tutte le promesse elettorali che non potrà mantenere
per totale assenza di soldi. Al di là del "caso-schede" il duello tra
i "big" continua. Con battute al vetriolo. L'ex sindaco definisce
quella di Berlusconi una leadership "stanca e
logorata", mentre il leader del Pd conclude il suo intervento a Palermo
con una domanda: "Volete che Veltroni realizzi il
suo sogno e vada in Africa?". Un coro di "si" è la risposta. Il
VIDEO servizio: n n Per evitare il caos in cabina e ridurre il rischio di
invalidare il voto, il Pdl chiede che si ristampino le schede elettorali. Siete
d'accordo? Sì No Mostra i risultati.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma
c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente
della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla
milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa
grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato
del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi
del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per
dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed
economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post
precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti,
con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli
piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero,
le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultra ed eccellenze.
Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Scritto in
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( da "Panorama.it" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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http://blog.panorama.it/italia - Elezioni: macché Veltrsuconi. Il New York
Times incorona Ferrara Posted By redazione On 7/4/2008 @ 8:27 In Apertura#4 |
No Comments Ormai è un classico di stagione. Per lo meno, di quella del voto.
Ovunque vada, il candidato Giuliano Ferrara riceve dure contestazioni, a colpi
di uova e insulti. Domenica 6 aprile, a Crema, i contestatori si sono spinti
anche un po' più in là: hanno dato alle fiamme una specie di spaventapasseri
con l'immagine della sua faccia. Ma non che lui si fermi per questo, ci
mancherebbe. Anche perché altrimenti verrebbe meno alla mission che uno tra i
più importanti quotidiani internazionali gli ha, indirettamente, riconosciuto.
A incoronare il direttore del Foglio come la "personalità politica più
avvincente" della campagna elettorale in corso in Italia è stato [1] il
New York Times. Le doti dialettiche e intellettuali del giornalista sono in
grado quantomeno di evidenziare, scrive il Nyt, "il vuoto di potere"
esistente in questo momento nel Paese, tanto quanto "uno sguardo veloce"
del potere. Più dei candidati leader delle due maggiori
formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i "soliti sospetti in uno scenario politico
quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici
compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se
non declino". Il lungo articolo che porta la data del sei aprile
non appare, in realtà, come un mero applauso incondizionato alla figura del
giornalista e polemista, bensì come un amaro riconoscimento che nel desolato
panorama politico italiano è la sua figura a staccarsi con maggiore forza. In
una corrispondenza da Roma firmata Rachel Donadio, non si esclude una possibile
vittoria alle elezioni del "carismatico miliardario leader del centro
destra Silvio Berlusconi" che "potrebbe
ancora una volta riemergere dalle ceneri", e questa volta "per
sconfiggere Walter Veltroni, un baby boomer amante del
rock'n'roll che si è appena dimesso da sindaco di Roma". In mezzo a tale
poco luminoso contesto ("La vita politica dell'Italia è sempre stata
assurda", afferma Rachel Donadio), Giuliano Ferrara è "un provocatore
e un barometro culturale, in sintonia con la disperazione dell'umore
nazionale". Oltre che "un ateo che chiede all'Italia di diventare religiosa"
e un "comunista trasformato in conservatore, l'intellettuale provocatore
più melodrammatico e mutevole" del Paese. E così, conclude questo [2]
strano endorsement a stelle e strisce: "Più della real politik dei
candidati principali, Ferrara, evitando il politichese, con la sua insistenza
nelle idee, incide nelle ansie dell'Italia sul futuro dell'Europa, la perdita
delle identità nazionale, l'aumento dell'immigrazione, il declino del credo
cristiano". Tutte considerazioni che i feroci contestatori del [3] leader della
lista "Aborto? No grazie", non condividono. O non le hanno lette.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bossi col fucile:
"Schede porcata" Il leader leghista: "Pronti a fermarli con le
armi". Veltroni: "Ma dove viviamo?" M. D. C. Roma Se il leghista Bossi
è pronto a prendere il fucile per la regolarità del voto, il leader del Pdl,
suo alleato, si limita a insistere: "Sarebbe più saggio" ristampare
le schede elettorali in una versione meno confusa, "c'è tutto il
tempo". E anzi, al Pd che si associa al ministro dell'interno
Amato, secondo il quale è impossibile cambiare adesso la disposizione dei
simboli e comunque non esiste un rischio brogli, Silvio Berlusconi
risponde: "Questa questione delle schede non l'ho sollevata io, non è una
mia iniziativa. Sono loro, quelli del Pd che hanno telefonato preoccupati ai
nostri rappresentanti. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare
Gianni Letta per avvisarlo del problema, allora abbiamo preso anche noi visione
delle schede". A questo punto, il vice di Walter Veltroni,
Franceschini, non nega di aver avuto se non altro una conversazione con Letta
sulla questione: "Ho avuto uno scambio di opinioni telefonico, come è
normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere, cioè
che la scheda elettorale prevista dalla legge Calderoli rischia di
confondere". Epperò Franceschini spiega di averne parlato anche con Amato,
e il titolare del Viminale "ha spiegato bene che il ministero non poteva
far altro che applicare le norme di legge". Conclusione: "Berlusconi è sempre più in affanno per la ormai vicina
sconfitta: tra denunce di brogli, schede che inducono a errore e smentite
continue, strumentalizza ogni cosa". E il Cavaliere si inalbera:
"Franceschini dice una assoluta menzogna". La polemica procede con
questo tenore, finché non arriva Umberto Bossi, il cui simbolo è appiccicato a
quello del Pdl, a renderla più schioppettante. Come risolvere il dilemma? Il
senatùr ha sempre la solita soluzione a portata di mano: "Se necessario,
per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una
vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo
anche imbracciare i fucili". Come prima indicazione, per la verità, il
leader leghista invita tutti a fare " molta, molta attenzione e mettete
una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto
controllo". E solo "se necessario imbracceremo i fucili contro la
canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto".
Commenta Veltroni: "Voglio sapere, non da Bossi,
ma da chi si candida a governare questo paese, se uno che dice queste parole
può essere chiamato a fare il ministro delle riforme. Ma dove viviamo, dove
siamo?". Anche Antonio Di Pietro, il cui simbolo è appiccicato a quello
degli alleati del Pd, con toni decisamente meno bellicosi insiste per la
ristampa delle schede, sostenendo: "In privato tutti mi danno ragione, ma
in pubblico mantengono un omertoso silenzio. Per ipocrisia politica ognuno fa
finta di stare dalla parte della propria forza politica anche quando
sbaglia".
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Quel giochetto
del voto utile" Nuovo scontro fra Pd e sinistra. Bertinotti a
Franceschini: io come Nader? Qui non è l'America "Se nel 2000 avesse
vinto, Al Gore, niente Iraq e firma su Kyoto, cambiava il corso della
storia". Fair play addio, i veltrones a caccia di voti attaccano
l'arcobaleno. Che la prende malissimo. Il candidato premier: "Ormai tra i
democratici e noi rapporti pessimi. Credono di stare negli Stati uniti. Ma lì
c'è un sistema presidenziale" Daniela Preziosi "Bertinotti come
Nader, rischia di far vincere Berlusconi".
"Argomento poco serio, proprio non gli fa onore". Dopo l'attacco a
freddo di Walter Veltroni ("Bertinotti ha segato l'albero di Prodi") per la
seconda volta in due giorni il clima fra Pd e sinistra si surriscalda. Siamo
alla vigilia dell'apertura delle urne, la caccia all'ultimo voto è aperta,
il partitone prende la rincorsa per il rush finale, all'inseguimento del più
che probabile vincitore, Silvio Berlusconi. Quindi al
diavolo fair play, il Pd attacca a testa bassa a sinistra, rispolverando il più
classico armamentario del 'voto utile' contro i partiti minori. Ieri Dario
Franceschini, numero due del loft, da Repubblica esibiva il suo non originale
ragionamento: "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no ma la realtà è questa. Nader fu
responsabile della vittoria di Bush". Nel 2000, nella sfida tra Bush e Al
Gore l'outsider ambientalista prese il 2,7 per cento. "Se quei voti
fossero andati ad Al Gore il corso della storia sarebbe cambiato". Niente
guerra in Iraq, elenca, firma sul protocollo di Kyoto, forse persino niente
recessione mondiale, azzarda. Morale, appello ai lettori-elettori:
"Riflettete bene, la vittoria può arrivare anche per un voto in più".
Fausto Bertinotti risponde per le rime: "Brutta pagina. Se uno volesse
tenersi sullo stesso piano risponderebbe che il Pd si è reso responsabile della
vittoria di Berlusconi perché ha scelto di rompere
l'alleanza del centrosinistra. Questo argomento non l'ho mai usato perché penso
che la politica, quando è seria, guadagna il consenso sul proprio
programma". Meno diplomatico Nichi Vendola, presidente della Regione
Puglia: quello di Franceschini è "un giochino un po' sporco", meglio
essere "un po' più seri e ricordare che il governo Prodi è caduto a causa
di Mastella e di Dini". "A Franceschini - ha continuato Vendola -
vorrei dire che è meglio che non ci provi perché la scorrettezza può essere
accettata fino a un certo punto. Ciò che fa vincere Berlusconi
è la delusione che il centrosinistra ha determinato quando non ha realizzato
quello che aveva promesso in campagna elettorale e non Bertinotti che ha il
coraggio di parlare contro la legge 30 che il Pd - ha concluso il Governatore
pugliese - non vorrebbe cambiare". Il resto dei candidati dell'arcobaleno
la prende anche peggio. I sondaggi, non sono lusinghieri, e il timore è che il
ragionamento sul voto utile attecchisca, in qualche settore del proprio
elettorato. Quelle di Franceschini sono "informazioni false e
scorrette", intanto perché "non si vota per eleggere un presidente,
ma per il parlamento", poi anche perché "se la Sinistra supererà le
soglie di sbarramento, in particolare al Senato, almeno la metà più uno dei
seggi sarà tolta a Berlusconi, rendendogli così più
difficile avere la maggioranza in Senato". Per Franco Giordano il Pd si
sta abbandonando a un finale di campagna "greve", ma in realtà teme,
dopo la sconfitta, "una resa dei conti all'interno del Pd" e prova a
buttare la croce sulla sinistra. In fondo, aggiunge Angelo Bonelli, si tratta
proprio di un segnale di debolezza, "il Pd è consapevole di non riuscire a
sfondare nell'elettorato". Alla fine della giornata Fausto Bertinotti
torna sull'episodio, con amarezza. "I rapporti del Pd nei nostri confronti
sono pessimi", dice durante un'iniziativa a Bologna. "Queste cose di
Franceschini non solo solo sgradevoli ma anche un po' allarmanti. Non si
accorgono di essere sostanzialmente anti costituzionali". Fingono che
l'Italia sia l'America, spiega, "non rendendosi conto della differenza
abissale dei due sistemi politici, essendo il nostro una repubblica
parlamentare e quella un repubblica presidenziale". La battuta di
Franceschini rivela dunque una mentalità presidenzialista, "e questo non è
proprio praticabile". E sarà bene tenerlo a mente quando, in parlamento,
si tornerà a parlare di riforme istituzionali.
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto berlusconi
chiama in causa franceschini Ci mancava solo la scheda pastrocchio Il Pd
minimizza, Bossi rispolvera i fucili Per Tonini "fa schifo perché è
conseguenza della legge" La scheda elettorale con cui si andrà a votare
alle prossime elezioni non piace proprio a nessuno. Ma ormai è oggetto di un
duro scontro: "Colpa della legge Calderoli", dice il centrosinistra.
"Le schede vanno ristampate. Anche Franceschini ci ha chiamato preoccupato
qualche giorno fa" rilancia Berlusconi. Mentre il
diretto interessato ribatte: "Era un normale scambio di opinioni. Amato ha
applicato la legge e Berlusconi è in affanno". E
in serata Umberto Bossi va giù pesante con un suo cavallo di battaglia:
"Questa volta prendiamo i fucili". Conclusione? Anche se la scheda è un
pastrocchio è difficile che cambierà. Ma il pastrocchio rimane. Basta vedere il
fac-simile. È vero: le norme applicate da Amato sono le stesse del 2006. Ma,
allora, il raggruppamento di molte forze faceva sì che ognuna delle due
principali coalizioni stesse su una riga. Un caso determinato dal fatto che lo
spazio era occupato da ben undici partiti. Cosa che non accade con l'attuale
scheda: "Non è in discussione la legalità o la correttezza di Amato. Ma,
graficamente, è una scheda poco intuitiva, su cui è facile sbagliare" dice
Massimo Villone. Vediamo il pastrocchio: i loghi dei vari partiti, disposti
orizzontalmente, sono separati tra loro di circa mezzo centimetro (cioè
sembrano quasi attaccati, a colpo d'occhio), eccezion fatta per quelli delle due
coalizioni (Pdl e Lega, Pd e Idv), che risultano invece uniti. Con la
conseguenza che un elettore - sempre a colpo d'occhio - potrebbe essere indotto
a tracciare una croce tra i due simboli della coalizione, rendendo così nullo
il voto. Ce ne sarebbe abbastanza per cambiarla. Il rischio maggiore, dunque,
riguarda le due coalizioni: non solo Berlusconi che ha
sollevato il problema, ma anche il Pd. Una cosa è certa: la confusione regna
sovrana. Ci scherza su Cesare Salvi della Sinistra arcobaleno: "Prima
dicono che vanno da soli, poi fanno le coalizioni, e poi si dispiacciono che
l'alleato sta appiccicato sulla scheda". E Renato Mannheimer afferma:
"La confusione sulla scheda c'è perché uno è spinto a votare la coalizione
a quindi a fare la croce in mezzo. Non lo vedo però come un fattore
determinante per l'esito delle elezioni". In questa confusione, alla fine
il cittadino risulterà informato, dai giornali, dal ministero, dalle tv?
"No. Il cittadino "normale", ovvero un non addetto ai lavori non
è raggiunto dall'informazione. In linea di massima va a cercare il proprio
partito e ci mette una croce sopra". Al loft minimizzano, sdrammatizzano,
difendono Amato: "La legge fa schifo e la scheda fa schifo perché è
conseguenza della legge" dice Tonini. E aggiunge: "Questo dibattito è
strampalato. Non vedo un peggioramento rispetto all'altra volta. Anche allora
c'erano una pletora di simboli e anche allora c'era il problema del tratto di
penna che invade il campo vicino". Spiega il costituzionalista Stefano
Ceccanti: "Non drammatizzerei. È sufficiente una buona campagna
informativa del ministero degli Interni per far arrivare il messaggio ai meno
politicizzati". Gli uomini del segretario del Pd vorrebbero chiudere la
polemica al più presto. Ma l'alleato Di Pietro è un fiume in piena e denuncia
la confusione: "Il problema lo avevo sollevato mandando una raccomandata
ad Amato e una al presidente della Repubblica ma non ho ricevuto risposta. Poi è intervenuto Berlusconi. Vuole
sapere quale è la verità?". Quale è? "In privato mi danno ragione
tutti, dico tutti, e in pubblico si defilano. Ora so che cosa mi vuole
chiedere: e Veltroni?". Appunto, e Veltroni?
"Per l'appunto, non le rispondo". Ma manca una settimana al voto?
"E che c'entra. Il Viminale non può rispondere che le schede sono già
fatte dal momento che Amato disse: se si riammette la Dc di Pizza, le
ristampiamo. Perché ora non si possono ristampare? Non può esserci nessuna
legge ordinaria che prevalga sul diritto costituzionale garantito al cittadino
per un voto informato". E sul ministero dell'Interno Di Pietro attacca:
"Gli spot governativi che stanno andando in onda in queste ore sulle
emittenti televisive mostrano una scheda che ha i simboli in verticale e non
come è stata disegnata quella per il 13 e 14 aprile. È quasi pubblicità
ingannevole". Morando taglia corto: "Amato è stato ineccepibile. E la
scheda è stata fatta sulla base di un decreto fatto due anni fa. Se ne rendono
conto tutti ora?". La confusione continua. 07/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia in ogni
caso se ne riparla dopo le elezioni Tra i lavoratori cresce il fronte
pro-Spinetta L'accordo con AirFrance si fa più vicino Anche il board spinge per
una rapida conclusione Il silenzio che AirFrance-Klm sta opponendo a ogni
tentativo del governo uscente di ricostruire il tavolo con Alitalia e i
sindacati non è necessariamente un preludio alla catastrofe. Oggi Jean-Cyril
Spinetta non dovrebbe chiedere un voto al suo cda: secondo fonti vicine al
dossier, si limiterà ad aggiornare il board sulle trattative con la compagnia
di bandiera italiana. Il numero uno del vettore franco-olandese informerà
dunque i consiglieri che la prima delle tre condizioni per mandare in porto la
trattativa con Alitalia - l'assenso dei sindacati - non si è verificata. Questo
non vuol dire la fine del negoziato, ma certamente che la palla della difficile
partita resta in campo ai sindacati. Il negoziato potrà riprendere soltanto se
le nove sigle faranno marcia indietro sulle controproposte che hanno portato
alla rottura del tavolo con i francesi. Come ha rivelato sabato anche il
ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, i francesi tornerebbero soltanto per
firmare l'ultima offerta avanzata ai rappresentanti dei lavoratori, non più per
trattare. Sulla situazione pesa anche la protesta dei lavoratori, un fronte
pro-Spinetta che sta crescendo di giorno in giorno e che ha assunto da subito
un evidente carattere di fronda anti-sindacale. E probabilmente lo sciopero
della fame iniziato da cinque assistenti di volo ha ispirato ieri la chiara
presa di posizione dei due sindacati più importanti delle hostess e degli
steward, l'Anpav e l'Avia, che hanno fatto sapere di volere l'accordo con
AirFrance-Klm e hanno chiesto "formalmente" a Spinetta "a
riprendere immediatamente il confronto". Infine, a Gianluca Morale e ai
suoi quattro colleghi si uniranno oggi circa 200 persone, dipendenti, familiari
e pensionati Alitalia che faranno uno sciopero della fame e della sete
simbolico di un giorno per convincere i francesi a non gettare la spugna. In
ogni caso la ripresa del negoziato slitterà certamente a dopo le elezioni.
Anche perché dal risultato delle urne dipenderà la realizzazione o meno della
seconda condizione per l'acquisto di Alitalia posta dai francesi, il via libera
del nuovo governo. Le prospettive sono tre: se Berlusconi vince
le elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente di
tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la
trattativa si potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel
caso più probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo
al Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie sulla formazione del
nuovo governo: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere
l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche
condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare
l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma l'obiettivo sarebbe
realisticamente quello di chiudere la partita in fretta. Certo, sulla
trattativa pende l'incognita di un rientro di Lufthansa o dell'ingresso in
campo della famigerata cordata italiana, ma al di là di generiche
manifestazioni di interesse o di singoli annunci-spot, sia l'una che l'altra
faticano ancora a materializzarsi. Ora il tempo stringe per Alitalia, alle
prese con una liquidità in rapido esaurimento. Domani è convocato il cda che
farà il punto sulle ultime notizie in arrivo dalla Francia delle trattative ma
soprattutto sulla situazione finanziaria. Dalla Magliana spiegano che dopo la
rottura con i francesi era scontato il recupero del "piano di
transizione/sopravvivenza" dell'autunno scorso. Dove erano scritti però
chiaramente i motivi per trovare in fretta un acquirente per la disastrata
compagnia di bandiera: senza una "consistente" ricapitalizzazione, si
legge, "il rapporto tra indebitamento finanziario netto e mezzi
propri" è destinato a crescere "dal livello di circa 1,1 di fine
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il punteruolo
angeletti si sente da champions league Silvio pensa all'elefante, Veltroni trascura Voghera Ormai, anche nell'arte dell'insulto, Silvio Berlusconi si è raffinato. Due anni fa disse che chi votava
centro-sinistra, cioè catto-comunista, era un "coglione". E aveva
ragione, o meglio, molti elettori di centro-sinistra fecero una manifestazione
in cui si auto-proclamavano coglioni. E rivendicando quello che pareva
un insulto, lo disinnescarono. Come il quadro di Magritte in cui è disegnata
una pipa ma una scritta avverte: questa non è un pipa. Le persone che andavano
in giro con il cartello io sono un coglione provavano, con qualche a rischio, a
fare qualcosa del genere. Ha funzionato? Forse sì, visto che Berlusconi
ha cambiato tattica, anche se la strategia è sempre la stessa. Dare del
coglione a chi vota centro-sinistra. La settimana scorsa ha detto che chi vota
Pd non è coglione. Perché? Avrò letto Non pensare all'elefante! di George
Lakoff (Fusi orari, prefazione di Ferruccio de Bortoli). Lakoff sostiene che
dire di non pensare a un elefante è un modo per far passare il concetto
dell'elefante. L'immagine, il suo schema, psicologico e verbale, è più forte
della negazione logica del non pensarci. Si scrive "non pensare
all'elefante" ma si legge "pensare all'elefante, no". Si scrive
"chi vota Pd non è un coglione" e si legge "chi vota Pd è un
coglione, no"? Casalinghe assicurate. Intanto - anche questa rubrica
rispetta la par condicio - Veltroni punta
all'elettorato più o meno disperato delle casalinghe. In un incontro alla
Garbatella con un gruppo di casalinghe ha rilanciato la proposta di una
assicurazione automatica e gratuita per le casalinghe contro gli infortuni
domestici. Plaude la presidentessa della Federcasalinghe: viene finalmente
dato, dice, "il giusto valore al lavoro di tante mamme casalinghe, per un
mestiere rischioso, delicato e duro. Siamo convinte che anche sul tema della sicurezza
nelle abitazioni potremo rivolgerci con convinzione al Partito
democratico". Cercando su internet qualche reazione delle casalinghe per
eccellenza, quelle di Voghera, ci si imbatte, grazie a Wikipedia, nella
ricostruzione che il divertente e intelligente Gianluca Nicoletti, in alcune
puntate di Melog (la stagione scorsa), su Radio24, ha realizzato grazie agli
ascoltatori. Le casalinghe di Voghera (espressione resa da celebre da Alberto
Arbasino, Nanni Moretti in Sogni d'oro lanciò la casalinga di Treviso): le
"casalinghe di Voghera" erano anche donne che attiravano i propri
clienti stando sull'uscio della porta delle case di una celebre via di Voghera.
Della prostituzione non si occupa nessuno? Sindacalismo percepito. Sostiene
Angeletti, della Uil, a seguito delle critiche rivolte al ruolo dei sindacati
nelle recenti vertenze di lavoratori, che non esiste un accordo sindacale buono
oggettivamente. Dipende, dice, da come viene "percepito" dai
lavoratori. Dopo l'inflazione percepita, il clima percepito, arriva anche il
sindacalismo percepito. Quando gli viene chiesto - dal Corriere - della
"casta" dei sindacati e delle loro tattiche, Angeletti si lancia in
una metafora calcistica ardita: "Quando a Palazzo Chigi entriamo io,
Bonanni ed Epifani siamo micidiali. Sembriamo una squadra da Champions
League". Ma non ha visto che fine hanno fatto le squadre italiane nella ex
Coppa campioni? Quando gli chiedono come giocano, lui, addirittura, s'allarga.
Zona, uomo, melina? O, perché no, tridente "berluscononiano"?
"Macchie. La Juve del Trap: ciascuno ha il suo ruolo, sa quel che deve
fare. Basta che ci guardiamo in faccia. Un'occhiata e vanno in crisi".
Cgil Champions Uil. 07/04/2008.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prossimo, comunque
vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una buona ragione per
sorridere: i tesorieri. Sì, perché la legge che regolamenta i cosiddetti
"rimborsi elettorali" - un euro per ogni voto - non prevede
l'interruzione dei pagamenti in caso di interruzione della legislatura. In
altre parole, i partiti continueranno a incassare fino a tutto il 2010 circa
100 milioni l'anno legati alla legislatura appena chiusa anticipatamente,
ovviamente suddivisi tra loro sulla base del risultato elettorale del 2006. E
altri 100 milioni (l'anno) arriveranno nelle loro casse da adesso fino al 2012.
Non c'è che dire, un discreto affare: un solo Parlamento, due rimborsi
elettorali. Che poi potrebbero addirittura diventare tre, se c'è il
"pareggio" o un accordo politico per nuove elezioni. Tutto dipende
dalla legge, che per l'appunto sancisce che il "rimborso" (versato in
cinque rate, la durata teorica della legislatura) non si interrompe in caso di
voto anticipato. Una norma che peraltro crea anche qualche paradosso, con
partiti "morti" che a mo' di zombies continuano a incassare le rate
del contributo pubblico anche dopo la loro presunta scomparsa. È il caso di Ds
e Margherita. Come indica il rapporto della Corte dei Conti sui costi della
campagna elettorale del 2006, nel quinquennio i partiti prenderanno
complessivamente 520 milioni di euro. Non male, se si pensa che per finanziare
quella campagna le liste spesero complessivamente "soltanto" 117
milioni. Ovviamente, in alcuni casi l'"affare" è ancora migliore:
Forza Italia ha speso 50 milioni e ne incassa
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Adornato
(Udc)."La Seconda Repubblica è finita, i problemi strutturali del Paese
sono ancora totalmente irrisolti. Abbiamo perso quindici anni. Non c'è più
tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno
già governato e male: ora non ci può essere nel contempo causa e soluzione. Pdl
e Pd sono contenitori senza identità e la loro strategia di esclusione di altri
soggetti politici mette a rischio il futuro". Di Palma (SA). Il
presidente della Provincia di Napoli alla convention all'Augusteo, davanti a
circa 600 persone: "Un voto utile è un voto alla Sinistra Arcobaleno per
difendere i più deboli, per poter offrire ai nostri figli un futuro più sicuro,
per tutelare l'ambiente nel quale viviamo". Izzo (Pdl). "Bisogna
sempre più valorizzare la creatività dei giovani artisti sanniti. Credo che sia
giunto il tempo di uscire dalle secche delle manifestazioni estemporanee e di
lavorare alla creazione di una Fondazione Teatro-Musica. Iacono (Ps). "Il
Pd non aderisce al Pse. Non si capisce con quanta coerenza D'Alema sia ancora
vicepresidente dell'Internazionale Socialista. Non si può essere Socialisti in
Europa e Democratici in Italia. Per battere queste ipocrisie, per consentire
che l'Italia, come tutte le nazioni Europee, sia presente nel Pse, è necessaria
una forte affermazione dei socialisti". Sarro (Pdl). "Da circa due
anni il Piano regolatore del Consorzio Asi di Caserta è fermo. È pronto, ma non
viene approvato, né bocciato, neppure discusso dalla Provincia di Caserta. E le
imprese che vogliono insediarsi nel Casertano non sanno che fare". Florino
(La Destra). "Il colpevole silenzio delle istituzioni, nessuna esclusa, e
il totale fallimento di ogni azione messa in atto per prevenire e reprimere la
criminalità (vedi il piano Amato) fanno diventare complici morali quanti hanno
responsabilità pubbliche. Sostengo che è essenziale l'abrogazione della legge
Gozzini ed il ripristino del fermo di polizia".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Carfagna dà la
carica: con Berlusconi Napoli capitale Forte impegno
del governo a guida Pdl per i rifiuti in Campania nell'eventualità di un
successo alle urne: fa discutere ed è fonte di nuove polemiche l'annuncio del
Cavaliere. Sul fronte del Pd è il sindaco Rosa Iervolino a riaccendere la
miccia: "Berlusconi da primo ministro a Napoli?
Penso che come barzelletta sia buona. Se fosse così semplice risolvere i
problemi di una città, andandoci ad abitare per un mese, credo che li avrebbero
già risolti parecchi presidenti del Consiglio. Abbiamo un presidente della
Repubblica, abbiamo avuto altri presidenti come Leone e De Nicola. Se abitando
per un mese a Napoli si potessero risolvere i problemi della città, volete che
ad un uomo come De Nicola non sarebbe venuto in mente di venire a fare il
presidente della Repubblica a Napoli?". Risponde la deputata uscente di
Forza Italia Mara Carfagna, candidata per Campania 2 con il Pdl: "Alla sua
prima uscita elettorale il sindaco di Napoli commette un gravissimo errore e
dimostra una presunzione fuori dal mondo". Poi aggiunge: "La
decisione di Berlusconi di tenere a Napoli il primo
consiglio dei ministri manifesta un'attenzione verso la città mai mostrata dal
governo Prodi, che a Napoli e in Campania si è sempre limitato a delegare tutto
alla Iervolino e a Bassolino. Si è trattato di una scelta infausta, come ben
sanno i cittadini napoletani e campani". E riprende: "Oggi noi
chiediamo un voto per il Pdl perché vogliamo rompere tale nefasta filiera. C'è
tanto da fare. Dobbiamo ricreare in tutto il mondo l'immagine della capitale
partenopea e della Campania. Vogliamo che la si smetta di raccontare
barzellette sull'immondizia di Napoli". Anche Nicola Cosentino,
coordinatore regionale di Forza Italia, replica: "Il sindaco Iervolino è
l'ultima persona che può permettersi di attribuire ad altri, tantomeno al
presidente Berlusconi, la patente di barzellettiere.
Napoli e la Campania sono da mesi immersi in una coltre di rifiuti, con i
turisti che scappano e le attività locali fortemente compromesse, con il
problema della legalità che non viene mai seriamente affrontato. Se non fosse
per questi aspetti drammatici, la storia dell'attuale classe dirigente campana,
appartenente al Pd di Prodi e Veltroni,
ricorderebbe appieno la trama di un film comico. Di quella comicità
malriuscita, però, che provoca solo riflessioni e amarezze". Dal canto
suo, Berlusconi ribadisce il concetto già più volte espresso. Lo fa intervenendo
a Telecamere, il programma di Anna La Rosa su Rai3, nella consapevolezza che il
problema non potrà essere risolto definitivamente in breve tempo:
"Ho detto precisamente che starò a Napoli finché non sarà avviata
concretamente la soluzione del problema rifiuti. È il problema principale
dovremo risolverlo e riportare un livello di civiltà e lavorare su giornali e
tv del mondo per far sapere che si è trattato di un problema locale e che è stato
risolto". Intanto, dopo il comizio di Berlusconi
e Fini, il Pdl in Campania si avvicina alla data del voto mobilitando da Roma
un folto gruppo di ex ministri. Il primo ad arrivare in città è il capogruppo
di An al Senato Altero Matteoli, che stamane sarà all'Hotel Mediterraneo per
una conferenza stampa sulle bonifiche ambientali "non realizzate dal
commissario straordinario Bassolino"; alle 16 poi sarà all'Unione
industriali, mentre alle 18 parteciperà ad una manifestazione all'Augusteo. Nei
prossimi giorni sono in arrivo Franco Frattini, Claudio Scajola, Giulio
Tremonti. cor.cas.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mazzarella:
"Lavoro ai giovani per togliere forza alla camorra" Eugenio
Mazzarella, ordinario di filosofia teoretica alla Federico II, è candidato alla
Camera per il Pd. Veltroni ha affermato che si pone il
traguardo della distruzione delle mafie. Meglio avrebbe fatto, ha detto De
Mita, a spiegarci un programma su come fare a distruggerle. "La politica è
fatta anche di gesti e di dichiarazioni simboliche: poi è certo che mafia e
camorra si smontano sul terreno delle politiche concrete. Le prime due azioni
di governo su cui è impegnato Veltroni sono, infatti,
la lotta alla precarietà del lavoro e la sicurezza dei cittadini. Due azioni
per sottrarre alla camorra imprenditrice forza lavoro potenziale e per
reprimere la malavita organizzata. Sicurezza significa, poi, giustizia veloce,
certezza della pena, controllo del territorio. Riguardo a De Mita, fosse
restato nel Pd dopo quindici anni in cui ha governato in condominio la
Campania, avrebbe fatto meglio che ad uscirsene con la solita battuta
demagogica". I punti qualificanti dell'attività di un parlamentare della
Campania che debba offrire strumenti legislativi alla lotta alla criminalità?
Lei ha qualche proposta di ddl? "Sono uomo di scuola e penso si debba
insistere sulla necessità di investire su scuola e formazione superiore come
argine preventivo alla disgregazione sociale. Sul versante repressivo bisognerà
stare dalla parte degli offesi senza troppe indulgenze a buonismi e a legislazioni
lasche". Perchè dovreste riuscire a distruggere la camorra? "Fateci
governare con un ministro della giustizia che non si possa discutere per
competenza e condiviso da tutti, senza i sociologismi giustificazionisti
dell'estrema sinistra, senza dover contrattare con il garantismo peloso di Berlusconi, Previti e Dell'Utri, e vedrete che migliorerà la
risposta dello Stato all'inquinamento camorristico o mafioso". I
cosiddetti indecisi sarebbero in realtà i delusi del centrosinistra tentati
dall'astensionismo. "Sto portando avanti con
determinazione il discorso su moralità ed efficienza della politica, stavolta
davvero alla nostra portata votando Veltroni ed il Pd;
nonchè sull'inutilità dell'astensione. Se vincesse Berlusconi non ci
sarà molto da sorridere anche per i delusi del centrosinistra che non andassero
a votare". c.gr.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pensava di aver
chiuso la polemica sulle schede elettorali con la conferenza stampa dell'altro
ieri. Secondo Giuliano Amato, insomma, la questione era risolta. Ieri invece ha
scoperto con disappunto che non era affatto così. Insisteva Antonio Di Pietro
sulla necessità di cambiare le schede. Insisteva il centrodestra. Berlusconi stesso tornava sulla questione. "Sarebbe più
saggio - ha ripetuto il Cavaliere nei suoi interventi - procedere alla ristampa
delle schede. Il tempo non manca, basta avere la volontà". E allora il
ministro dell'Interno ha sbuffato con i suoi: "Basta, devono capire che è
inutile insistere. Ormai è una settimana che si è votato con queste
schede". Intendeva dire, Amato, che in molte parti del mondo i militari e
i diplomatici hanno già messo le loro schede nell'urna. E quindi indietro non
si può tornare. Non a caso è il caposaldo delle argomentazioni che l'Avvocatura
dello Stato ha presentato ai giudici di Cassazione in vista dell'udienza di
domani, quando si discuterà del simbolo della Dc di Pizza. Questa delle schede
elettorali è una polemica che Giuliano Amato dice di non capire. Forse, al
contrario, l'ha capita fin troppo bene. Tanto è vero che da giorni butta là con
finta noncuranza: "Se qualcuno vuole un vantaggio visuale sulla scheda, si
sbaglia. La Costituzione è chiarissima al riguardo. I partiti sono tutti sullo
stesso piano. E per questo si procede al sorteggio". E' quanto ha ripetuto
anche ieri: "C'è chi si lamenta che i simboli delle coalizioni sono
mescolati con tutti gli altri. Ma non si poteva fare diversamente". Ecco
dunque il cuore del problema: le coalizioni. Non è un caso che Amato ieri abbia
colto l'incoraggiamento di Storace come della Sinistra-Arcobaleno, o ancora del
socialista Enrico Boselli, o dell'Udc Francesco D'Onofrio, e invece le ire del
centrodestra (esplicite) e i malumori (malcelati) del centrosinistra. Per
esempio, ha detto Castagnetti: "Sono un problema oggettivo, ma ormai è
troppo tardi". In fondo, è stato Berlusconi ad
aver rivelato che le prime avvisaglie sono arrivate da una telefonata della
settimana scorsa tra il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, e il suo
plenipotenziario personale, Gianni Letta. E il ministro stesso ha raccontato
che "la questione dei simboli mi è stata posta in modo bipartisan da
parlamentari di entrambe le coalizioni, che si sono chiesti anche perché i
simboli non fossero stati posti in verticale ma in orizzontale". Risposta
dei tecnici del ministero: s'è fatto così perché è quanto prescrive la legge. I
funzionari, però, quando hanno sentito parlare di "verticalità" della
scheda, hanno capito subito a che cosa si mirava: a
sistemare le due coalizioni, quella per Veltroni e quella
per Berlusconi, in posizione distinta da tutti gli altri, e i piccoli insieme
su una fila diversa. Un modo anche plastico per evidenziare una corsa a due. La
riproposizione, fin dal disegno della scheda, del tema del "voto
utile". Ma è ciò che Giuliano Amato non ha potuto concedere. Il
"vantaggio visuale", per l'appunto. "E comunque non è colpa del
ministero se il Parlamento ha deciso che si poteva derogare dalla raccolta
delle firme e così c'è stata una proliferazione di partiti sulla
scheda...", s'è giustificato. Ma sembra proprio che la maledizione del Viminale
sia in agguato.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 14 del 2008-04-07
pagina 0 Il Cavaliere: "Schede tutte da ristampare" di Luca Telese Il
leader Pdl: "Proprio loro ci hanno telefonato per segnalare come la
vicinanza dei simboli possa generare confusione negli elettori". Di Pietro
al Viminale: "L'errore c'è stato coprirlo è omertà" Catania - Sbarca
in Sicilia preparando il terreno con una grande intervista a La Sicilia di
Catania in cui già sono annunciati i punti su cui batterà per tutta la
giornata: "Voglio un fisco più equo, più fondi per la Sicilia, un piano
decennale per realizzare anche in Sicilia il miracolo irlandese". E
infatti, in entrambi i comizi, sia a Palermo che a Catania, Silvio Berlusconi viene introdotto da Raffaele Lombardo, candidato
presidente alla guida della Regione, ma anche leader del Mpa, il Movimento per
le autonomie. E infatti Lombardo, presenta il Cavaliere, dicendo apertamente:
"Ti ringraziamo per l'impegno sulla fiscalità di vantaggio e per il
potenziamento delle infrastrutture che hai preso oggi nella tua intervista al
più prestigioso quotidiano di questa città". Lombardo si dedica equamente
ad esaltare le possibilità di un miracolo economico che potrebbe discendere da
queste due mosse, e a irridere, anche in maniera teatrale, le parole dette da
Walter Veltroni nel suo giro siciliano, sul tema del
ponte: "Da quello che abbiamo capito, per Veltroni
il ponte si può fare ma anche no, è una priorità, ma si può anche fare un'altra
cosa, ed intanto il monopolio resta quello dei traghetti privati che fanno capo
a quel partito e a quel candidato". E così è ovvio che il discorso di
Silvio Berlusconi passa proprio da lì, da uno dei
punti del programma del centrodestra che da oltre dieci anni gli sta a cuore,
da quel ponte: "Per il quale ho presieduto oltre 24 riunioni
personalmente; noi ci abbiamo messo cinque anni di tempo per mettere d'accordo
tutti ed approvare un progetto unico, definitivo ed affidato ad un consorzio
italiano, loro ci hanno messo cinque minuti per mandare all'aria tutto, perché
il signor Pecoraro Scanio ha detto che il ponte avrebbe disturbato le rotte
millenarie dei delfini". Basta che pronunci il nome di Pecoraro, che nel
palazzetto dello sport di Catania scatta un coro di buuuh assolutamente
assordante. Spiega Berlusconi:
"Gli impegni, i contratti, in campagna elettorale devono essere mantenuti.
Per me la moralità è mantenere gli impegni". Mentre invece, il suo
avversario, che lui chiama "il signor Walter Veltroni", di
impegni ne sta prendendo tanti, senza avere la certezza che potrà mantenerli.
"Sapete, lui può fare qualunque promessa, tanto poi perde e siccome al
governo non ci andrà mai, non deve certo mantenerle". Veltroni,
è il nuovo cardine degli ultimi discorsi di campagna elettorale di Berlusconi. Da quando si è rotto il fair play iniziale fra i
due candidati, il leader del centrosinistra cita il Cavaliere ricorrendo a una
inverosimile perifrasi: "Il principale leader dello schieramento politico
a noi avverso". Lui, invece, il Cavaliere, lo cita nominandolo chiaramente,
in un gioco di forte contrapposizione polemica: "Veltroni
è venuto qui da voi, e ha avuto il coraggio di dire che lui combatte la mafia,
mentre noi non la nominiamo mai. E allora lo vogliamo accontentare subito:
tutti i nostri voti li useremo per combattere la mafia, così come abbiamo fatto
quando eravamo al governo, quando trenta grandi latitanti sono stati arrestati
con l'operazione Alto impatto". Ce n'è, di battute, per il leader del
centrosinistra nel repertorio di Silvio Berlusconi:
"Lui è un uomo di parole, un grandissimo costruttore di sogni, peccato che
quello che dice - sorride il Cavaliere - non abbia nulla a che vedere con la
realtà". Ovviamente, e non poteva essere altrimenti, è scontro a distanza
anche sul tema dei sondaggi. Veltroni dichiara che il
divario tra i due poli si sta accorciando? Berlusconi
ribatte colpo su colpo: "Ha detto ieri che il Pd sta facendo una rimonta
spettacolare, l'unica cosa spettacolare sono le sue spettacolari bugie".
Il Cavaliere non ha dubbi sull'esito delle elezioni anche se in mattinata, a
Rtl 102,5, ribadisce i suoi timori sulle schede elettorali, "una striscia
continua di simboli che generano incertezza nei cittadini. Non si riescono a
capire neppure gli apparentamenti. Credo sia saggio procedere alla ristampa. Il
tempo c'è, basta volerlo. Anche tutto lo schieramento di sinistra ha fatto
questa osservazione. Anzi sono loro che hanno telefonato ai nostri
rappresentanti perché erano preoccupati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma
c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente
della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla
milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa
grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato
del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi
del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per
dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed
economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post
precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti,
con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli
piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero,
le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultra ed eccellenze.
Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Scritto in
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( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL LEADER PDL
COMIZIO A SAVONA Domani è il "Berlusconi
day" in piazza Sisto e al Palacrociere Domani è il giorno di Berlusconi a Savona. Il leader del Pdl ha posticipato
l'orario d'arrivo per gli impegni che si stanno accumulando in questa breve ma
frenetica campagna elettorale. Avrebbe dovuto arrivare in città alle 10,30
concedendosi una passeggiata elettorale prima del comizio in piazza e invece
atterrerà all'aeroporto di Villanova d'Albenga alle 11 dove saranno ad
accoglierlo l'onorevole Claudio Scajola e un gruppo di giovani del Popolo della
libertà. Quindi Berlusconi
arriverà in auto direttamente in piazza Sisto IV per il comizio. Il palco sarà
posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Non è
ancora stato deciso se Berlusconi una volta finito il suo intervento in piazza, raggiungerà il
terminal crociere in auto o a piedi passando per il centro storico. Al
Palacrociere è in programma un buffet allestito da Zeffirino che Berlusconi offrirà ai 1798 difensori del voto invitati da
ogni angolo della Liguria. Entro le 14,30 il leader del Pdl dovrà essere a
Villanova per volare a Vicenza.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al via l'ultima
settimana di campagna elettorale: lo scontro si fa più duro. Berlusconi: è
soltanto una metafora "Nuove schede o spariamo" Bossi attacca la
"canaglia romana". Veltroni: parole indegne, hanno
paura Si infiamma l'ultima settimana di campagna elettorale con un nuovo duro
scontro sulle modalità di voto, dopo la lettera di Berlusconi a
Napolitano e il no di Amato. In un comizio a Verbania il leader della
Lega ha detto: "Queste schede elettorali sono una porcata, prenderemo i
fucili contro la canaglia romana". Una frase che ha suscitato l'immediata
reazione di Veltroni: "Parole indegne", ha
detto, e ha aggiunto: "Voglio sapere da chi si candida a governare questo
Paese se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro
delle Riforme". Mentre Calderoli rincarava la dose - "se non vanno
bene i fucili, porteremo i cannoni" - altri dalla Lega hanno cercato di
minimizzare. "Era soltanto uno sfogo", ha commentato Maroni. "È
solo una metafora", ha detto in serata Berlusconi.
Il Cavaliere nel pomeriggio aveva sostenuto che la questione schede era stata
sollevata già dal Pd. Dal loft del Partito democratico commentano: parlano di
brogli perché hanno paura di perdere. DA PAG.
( da "EUROPA ON-LINE" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Va bene che tutto fa
brodo a sei giorni dal voto, ma era difficile immaginare due endorsement più
scoraggianti di quelli consegnati ieri da Antonio Polito sul Riformista e da
Marco Pannella. Abili entrambi, e con molte verità. Ma
infine riassumibili in un solo concetto poco innovativo: votiamo Veltroni perché Berlusconi è peggio. Non che sia un cattivo argomento, intendiamoci, oltre
a essere incontestabile: il Berlusconi del 2008 appare di tutte
le edizioni il peggiore, p r o p r i o perché il più ripiegato su stesso, il
più rassegnato a non cambiare nulla. Abbiamo peraltro capito che in
questi sei giorni varrà solo Anybody But Berlusconi,
la caccia a riprendere i nostri voti dispersi, anche grazie a un Bossi che
lucido e in salute è tornato a dare tutto se stesso. Veltroni
dunque porta a casa, Pannella e Polito vanno benissimo. Ma nel discorso di quest'ultimo,
in particolare, c'è un'insidia: la dichiarazione (preventiva, ma fondata) del
fallimento della principale mission veltroniana, cioè lo sfondamento del muro
che separa le due Italie. Bon ton e un programma innovativo non sono bastati:
nessun berlusconiano (pare) s'è fatto convincere. Paradossalmente, su questa
linea il Pd non cede neanche un voto ai rossoverdi (eppure mettevamo da anni
nel conto un prezzo da pagare) e anzi li cannibalizza (non sarà che ci sono
elettori comunisti che apprezzano decisionismo e legge e ordine?). Non vorremmo
(neanche Polito lo vorrà) che andando così le cose martedì prossimo si alzi
qualcuno a dire che solo nello schema antico c'è speranza, che la mission era
sbagliata. Al contrario. Troppo tardi è stata intrapresa. Troppo fresca è
l'eredità ulivista. Tutte da confermare e concretizzare le ruptures sui vari
temi. Insomma, il lavoro è appena iniziato. Sappiamo che a Veltroni
l'entusiasmo dei piccoli giornali non serve, quindi il distacco critico del
Riformista è giusto e perfino condivisibile: ma costruire una vera maggioranza
nel Pd sulla propria linea elettorale, questo a Veltroni
servirà di certo, con ogni risultato.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IERI NUOVA
CONTESTAZIONE New York Times "Giuliano Ferrara l'unico candidato interessante"
ROMA "La politica italiana è indecifrabile per gli osservatori
stranieri". Lo scrive il New York Times in una corrispondenza da Roma. E,
a dimostrazione di quanto sia difficile per gli americani "capirci
qualcosa", il quotidiano statunitense si lancia in una analisi secondo la
quale "il candidato Giuliano Ferrara spicca in un
panorama dominato dal carismatico miliardario Silvio Berlusconi e dal
baby-boomer che ama il rock'n'roll Walter Veltroni".
"La vita politica italiana è sempre stata assurda - scrive il NYT - ma i
colpi di teatro di Ferrara (un comunista diventato conservatore) sono il
segnale di qualcosa di più profondo. È un barometro culturale, in grado
di captare la disperazione nello spirito nazionale. A differenza del
politichese dei candidati principali, Ferrara insiste sulle idee, tocca il
nervo delle paure degli italiani sul futuro dell'Europa, sulla perdita delle
identità nazionali, sull'immigrazione". Ignari di questi meriti, ieri
gruppi di contestatori hanno atteso Giuliano Ferrara a Bergamo e, pur
trattenuti da cordoni di polizia, gli hanno lanciato uova e insulti.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ha vissuto i suoi
quarti d'ora di celebrità quando ha sposato Anna Falchi. Poi quando ha
cominciato a comprare azioni del "Corriere della Sera" e tutti si
chiedevano chi ci fosse dietro. I giudici cominciarono a tenerlo d'occhio anche
per l'Antonveneta. Dalle intercettazioni vennero fuori frasi indimenticabili,
"nun stamo a fa' i furbetti der quartierino" e "vuoi fa' er
frocio cor culo degli artri". Poi la galera, Anna che lo abbandona. Oggi
Stefano Ricucci ha pagato quasi tutti i suoi debiti. Pende ancora in tribunale
l'aggiotaggio nella scalata al "Corriere". Ma la sua vita è ripresa,
sia dal punto di vista personale che da quello professionale. Una cosa non
sopporta. Essere definito "l'immobiliarista di Zagarolo". Ma oggi è
di nuovo in pista. Vende, compra, compra, vende. Come sta l'immobiliarista di
Zagarolo? "Anche lei? Ho costruito 56 appartamenti a Zagarolo, negli Anni
90. Avevo 21 anni. Adesso ne ho 45. Perché sempre Zagarolo?". Forse perché
è di Zagarolo. "Sono nato a Roma, ho abitato a Santa Maria Maggiore. Dite
Zagarolo per denigrarmi. Qualcuno scrive: "Diego Della Valle,
l'imprenditore di Casette d'Ete""? Zagarolo fa più ridere.
"Negli ultimi sei anni mi sono occupato soprattutto di finanza. Ho fatto
operazioni per 3 miliardi di euro. E pensi: lontano da Zagarolo". Ce
l'hanno con lei? "Ad alcuni sto antipatico. Ho avuto successo, belle case,
belle macchine, belle donne, amici simpatici, sono giovane. Mi invidiano un
po'". Parliamo di cose serie. Che voleva farci col 21% del Corriere?
"Non si compra il Corriere, si compra Rcs". Lei voleva il
"Corriere". Dell'Rcs non gliene fregava niente. "Volevo
diventare il 16° del patto di sindacato". Voleva diventare il padrone. "Non
l'ho detto mai. E non l'ho pensato. Gran parte del valore dell'Rcs è dato
proprio da quelle 15 persone del patto". Voleva lanciare un'Opa...
"Non l'ho mai detto. Hanno strumentalizzato la mia inesperienza".
L'ha detto Livolsi, al telefono con lei: "...il prezzo a cui voleva
lanciare l'Opa non è considerato alto...". "Col mio advisor parlo di
tutto. Credo che sia lecito fare delle ipotesi. Ma bisognerebbe entrare nel
merito". Entriamoci. "Se un patto ha il 60% e io ho il 20%, non si
può apportare un 20% perché scatta l'obbligo dell'Opa. Se decidi di aumentare
il flottante, scatta l'obbligo dell'Opa, perché puoi aumentare nel patto un 3%
annuo, quindi se aumentavi di più e veniva fatto un prestito convertibile, per
fissare un prezzo, dovevi fare l'Opa, per poi aumentare il flottante e ridividere
in 16". Mi arrendo, non ci ho capito niente. "Vede?". Quindi
nessuna scalata? "Nessuna scalata. Ho cominciato a comprare Rcs nel 2004.
Avevo partecipazioni in Bpi, Bnl, Antonveneta, Capitalia. Volevo
diversificare". Che fine ha fatto il suo 21%? "Venduto sul mercato.
Lo voleva Lagardère ma non ci siamo trovati sul prezzo. Lo avevo offerto anche
al patto di sindacato dell'Rcs. Anche loro mi avevano offerto poco".
Voleva sedere al tavolo dei Tronchetti, dei Della Valle, dei Bazzoli.
Ambizioso... "Gli imprenditori sono ambiziosi. Vogliono stare con persone
al top". Le sue disgrazie cominciano da lì. "Disgrazie? Esperienze di
vita. Fanno parte del gioco". Questo è vero ottimismo. "Non sono mica
andato in galera per aver seviziato dei bambini. Non ho fatto niente di
male". Le piace la ricchezza? "Le cose materiali mi piacciono, ma non
sono fissato. I soldi sono come i dolori, chi ce li ha se li tiene!". La
sua vita. "Famiglia di umili origini. Lavoro a 14 anni. Niente
adolescenza. Comincio a 18 anni a fare affari. Mia madre mi regala un terreno.
Io lo dò a un costruttore locale in cambio di appartamenti. Ci guadagno 240
milioni. Compro altri 10 appartamenti". Poi s'è messo a fare
l'odontotecnico. "Ho aperto degli studi dentistici dove operavano altri.
Io portavo clienti, gestivo l'amministrazione". Il suo socio morì
ammazzato. "Non era il mio socio, era il medico dal quale da giovane
andavo a studiare. Fu ucciso dall'amante della moglie. Hanno perfino scritto
che ero coinvolto". Ce l'hanno con lei. "Chi non ha una storia alle
spalle, o almeno due cognomi, desta sospetto. Se costruisci la tua fortuna con
le tue mani devi per forza aver fatto qualcosa di illegale". Lo diceva
Marx... "Ho fatto degli errori ma non potete massacrarmi per tutta la vita".
L'errore più grosso? "L'operazione su Rcs. Oggi opererei diversamente.
Bisogna essere accreditati. Non è che la mattina ti svegli e compri. In Italia
non si può fare". Ma l'aggiotaggio? "Se uno in tre mesi compra il 15%
delle azioni dove non c'è flottante, il titolo sale". Lei dichiarò:
"Voglio acquistare il 20%". E subito dopo telefonò al suo brocker:
"Vendi". "Assolutamente falso. Frasi mai dette. Il brocker lo
chiamo tutti i giorni. Come tutti gli uomini di finanza, compro e vendo. Se sfoglia
i giornali è aggiotaggio continuo. Ma l'unico arrestato per aggiotaggio sono
io!". E' per farsi accreditare presso Prodi che incontrò Angelo Rovati,
uno dei suoi principali collaboratori? "Rovati dice scemate. Dove c'è di
mezzo uno di successo si intrufola subito. Mi telefonò per farmi gli auguri del
matrimonio e mi passò Prodi. Fine! Non cercavo niente! Rovati è un
chiacchierone. Va per salotti a prendere in giro le persone che lavorano. Mi
mise in difficoltà raccontando che avevo detto una volgarità su mia moglie.
Mentiva, naturalmente. Rovati è una mezza cartuccia, una larva". Che
ricordo ha della prigione? "Terribile. Però, essendo conosciuto, sono
riuscito ad avere un trattamento particolare". La singola? "Certo,
ero in infermeria. Trattato con guanti bianchi". I carcerati le urlavano:
"A Ricù, dacce li sordi". "Ero l'idolo lì dentro". Il
carcere le ha fatto perdere amici? "Se scendiamo sotto casa non c'è
persona che non mi saluti, che non voglia la foto con me. La gente ha capito
perfettamente che sono la vittima". Qualcuno le ha tolto il saluto?
"I primi tempi. Dopo si è snocciolata tutta la verità". Qualche
salotto ha smesso di invitarla... "A me nessun salotto mi ha mai
invitato". Le piace Berlusconi? "Chi è
passato attraverso un'esperienza come la mia alcuni valori li deve perorare. Ti
senti in dovere di fare qualcosa per migliorare questo Paese. Ma poi siamo agli
antipodi. Berlusconi esaspera alcune cose".
Quali? "I comunisti. E' un uomo intelligente. Non può pensare che ci siano
ancora i comunisti". Salta fuori il "compagno Ricucci". Voterà
per il Pd? "Se Veltroni non avesse imbarcato Di
Pietro lo avrei votato". E quindi per chi vota? "Per l'altra
coalizione". Della Valle è un suo nemico? "Come imprenditore mi
piace. Ma come uomo...". Aveva detto: "Ricucci è un ragazzetto che ha
fatto il passo più lungo della gamba". "Quale gamba? La sua? Ha la
gamba corta, è basso, sembra un pinguino". Ma perché ce l'ha con lei?
"Perché è giustizialista. Ma è strano". Strano perché? "Perché
all'inizio avevamo un buon rapporto. La prima operazione sulle Rcs me la fece
fare lui". A lei che cosa manca? "La cultura che hanno quelli di
sinistra". Si è laureato alla Clayton, l'università di San Marino.
"Mi hanno detto che ho pagato la laurea. Nel mio corso c'era anche Ligresti.
Nessuno ha preso in giro lui. Ligresti è un grande imprenditore, io un
deficiente". A San Marino. Sembra come alla Cepu. "Avere un titolo di
studio in economia, per chi si occupa di finanza, è una cosa utile". Gli
altri furbetti... Fiorani. "Mi sono fidato di lui. Ma come potevo sapere
che c'erano dei falsi in bilancio?". Fuori di galera, Fiorani è andato al
Billionaire. Lei disse: "S'è bevuto il cervello". "E lui si
arrabbiò. Ma che senso aveva dare un'intervista a Lucignolo, andare in giro a
farsi fotografare con tronisti vari? Nella vita si può sbarellare ma uscire
dalla sala rossa della Banca d'Italia per entrare al Billionaire è troppo. Se
domani mi vede ballare su un cubo, cosa pensa di me?". Gnutti... "Ho
fatto delle operazioni con lui. E' un imprenditore molto valido...".
Coppola... "Mi ha sempre un po' emulato. Ma non ho mai scambiato un
bicchiere di coca cola con lui". Consorte... "Mai fatto niente con
lui". Fazio... "L'ho incontrato due volte". Per quali motivi?
"Avevo il 4.9% dell'Antonveneta e della Bnl. Da chi dovevo andare? Dal
farmacista? Andavo dal governatore della Banca d'Italia, uomo di grande
cultura. Dire che è per bene è dire poco. È stato totalmente raggirato".
Statuto... "Sono stato con lui due o tre volte, in barca, a cena. E' una
brava persona". Paolo Mieli ha detto: "Ricucci è molto intelligente,
furbo e pronto". "Lo stimo molto. Non sono contro i direttori. Solo
contro quelli che usano i giornali per dire cose stupide". Tipo?
"Tipo De Bortoli. Ho tre cause con il Sole 24 Ore. Non passa settimana in
cui non scrivano falsità su di me". Vi conoscete? "Manco lo voglio
vedere". Chi le piace nella politica? "La Finocchiaro, D'Alema,
Nicola Latorre, Berlusconi, Bertinotti, Pisanu,
Cicchitto. Bossi. Maroni". Chi non le piace? "Quelli che
estremizzano. Di Pietro, Giordano, Diliberto, Tabacci: accusano gratuitamente,
senza conoscere". Lei colleziona orologi. "L'uomo non compra
gioielli. Compra orologi". Adesso cosa ha al polso? "Un Patek
Philippe. E' molto importante". Roba da 200 mila euro. "Grosso
modo". Fuma Marlboro. Pacchetti da 10. "Meno ingombranti e più
chic". Auto, sempre Mercedes. Quante? "Quattro, credo". Nere.
"Mi piacciono le cose semplici, minimaliste. O bianco, o nero, o blu.
Tutte le mie case hanno questi colori". Di Anna che cosa le è rimasto?
"Un buon ricordo". E' ancora innamorato. "Anna è ancora mia
moglie. E' una donna eccezionale. Tutti mi dicevano di non frequentare la gente
dello spettacolo. Ma io me ne sono fregato. Quando tu ami una persona... Anna
mi ha dato molto, e io molto a lei". Perché se ne è andata? "Non ha
retto allo tsunami giudiziario". Che cosa le manca di lei? "Tutto. La
simpatia, la leggerezza, la complicazione. Arrivi a casa e la trovi che cucina!
Il primo regalo che le ho fatto è stato un aspirapolvere". Che cosa si
rimprovera? "Di averla trascurata. Anna è come una pianta. Se non dai
l'acqua ai tulipani...". Anna va innaffiata. "Tutti i giorni. E'
fragile. Il suo problema è la famiglia invadente. Perfino le vacanze si
facevano col fratello, la cognata, i nipoti, la mamma". Che cosa
rimprovera ad Anna? "Di non aver avuto fiducia in me". La vorrebbe
riconquistare? "Mai dire mai. Ma l'incantesimo si è rotto e i cocci non mi
piacciono". Vi vedete? "No. E' bene così. Se Anna trova chi la fa
star bene, sono la persona più felice del mondo". Non ci credo.
"Felice da un lato. Infelice dall'altro". Lei ha successo con le
donne perché è ricco? "Non pago le donne. Non sono né gobbo né ciccione.
Sono alto 1,76 e peso