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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Aggiustare, sopire, non fare gli offesi ( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui si è un po interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene,

Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti ( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti,

[FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA Chissà, forse il ciclo di Vincenzo Visco al ministero dell ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se vince Berlusconi, c'è da dubitare che la ricetta di Visco possa essere seguita. E se vince Veltroni che afferma che ora tocca al "pagare meno, pagare tutti"? Per Visco, non ci sono problemi: "la lotta all'evasione fiscale è nella cultura del Partito Democratico".

Boselli lascia il salotto tv, sit in di bertinotti parte la rivolta dei "censurati" del video - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Schiacciati tra le corazzate Berlusconi e Veltroni, protagonisti assoluti dei tg e degli approfondimenti politici, gli "altri", i "piccoli", si ribellano e sognano la rivoluzione. Ognuno ha il suo bersaglio, ognuno diverso. Boselli, per dire, contesta le trasmissioni tipo Porta a porta, Matrix, Anno zero, Ballarò, Tv7, i tanti talk show che lo hanno reso invisibile da settimane,

Parte la caccia ai voti dell'udeur - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La presenza di Walter Veltroni e Massimo D'Alema nelle liste della Campania è un segnale di attenzione del Pd nazionale e nessuno può sentirsi offuscato dalla loro presenza". Veltroni sarà in Campania il 30 marzo (Salerno, Avellino, Benevento) e il 31 (Caserta e Napoli) mentre D'Alema arriva domani a Pompei e si presenta con una battuta in risposta alle accuse di Berlusconi:

Gli azionisti di alitalia nella cabina elettorale ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alitalia è entrata a pieno titolo in quello che Walter Veltroni ha definito il "tritacarne" della campagna elettorale. Da qualche giorno candidati, ex ministri e politici non lesinano parole sul destino della compagnia di bandiera, nel pieno di un delicatissimo iter di privatizzazione e di una trattativa in esclusiva con Air France.

Share più basso di veltroni per il cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Porta a porta Share più basso di Veltroni per il Cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due ROMA - Mercoledì sera la puntata di Porta a Porta con Silvio Berlusconi ha ottenuto il 19,32% di share con 1 milione 785 mila telespettatori. In leggero vantaggio dunque su Walter Veltroni che il giorno prima è stato seguito da 1 milione 739 mila spettatori con una percentuale,

E casini schiera la principessa amica del papa "l'unico voto utile è quello per i valori" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è studiata da Casini per trasformare il candidato simbolo in quel che Vittoria Brambilla è per Berlusconi e la giovanissima Marianna Madia per Veltroni. Anche perché per il resto l'Unione di centro, che coinvolge anche Pezzotta, ha confermato la corsa di vecchie guardie come Ciriaco De Mita, (capolista al Senato in Campania) e Totò Cuffaro (in Sicilia) fino a Francesco D'Onofrio.

Berlusconi: siamo noi il partito dei cattolici - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è parso un poco risollevato: "Il fatto che Casini cresca non è necessariamente un danno, soprattutto se i voti in più li toglie a Veltroni. Pensate a quel milione di voti che D'Antoni tolse all'Ulivo nel 2001". Arrivati al caffè, Gianfranco Fini ci mette del suo: "Casini non può incazzarsi se parliamo di voto utile.

Storace cerca voti nei centri occupati ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tra Berlusconi e Fini che "ha sciolto un partito in ventiquattr'ore, mentre noi ne abbiamo fondato un altro con una fiaccola che non si spegne". E poi tra Veltroni e Berlusconi: "Già pronti ad accordarsi dopo il voto". Ma soprattutto tra l'ex sindaco e Alemanno: "il vicesindaco", lo chiama Castellino, a sottolineare il "tradimento"

L'impegno preso con il contratto con gli italiani Berlusconi non l'ha rispettato. Le aliqu ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo gli evasori fiscali sono rimasti tranquilli, nell'ombra: "Non vanno spaventati". Lui intanto si trova a fare i conti con un'imprevista situazione: non è più il Paperone d'Italia. Lo ha battuto l'uomo della Nutella, golosità gradita a Veltroni.

Il leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, leader del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare della bugia il suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro, Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport di Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui "

Mastella si arrende. E non si candida Lascia dopo la diaspora dei suoi. Casini: fa schifo chi lo ha abbandonato dopo averlo usato ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini corregge: "Ne abbiamo chiacchierato ma senza illusioni, so che è più amico di Berlusconi che mio". Stamattina verrà presentato il programma: sicurezza, privatizzazioni "graduali", liberalizzazioni, energia. Casini ha già avvertito: "Non voteremo la fiducia al governo Berlusconi o Veltroni. Le alleanze si fanno prima del voto.

Il leader dell'ex Udeur: Sono l'Uomo nero su cui scaricare ogni colpa . Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia a Berlusconi o Veltroni ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il leader dell'ex Udeur: "Sono l'Uomo nero su cui scaricare ogni colpa". Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia a Berlusconi o Veltroni.

Partito democratico Consigli non richiesti ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il programma di Veltroni è giudicato simile a quello di Berlusconi (la Repubblica ha fatto un testo a fronte) e si litiga a chi l'ha "copiato" all'altro. A chi giova questa operazione "copiatura"? È probabile che Veltroni si ispiri all'esperienza Blair il quale ha vinto e trionfato due volte di seguito in Inghilterra - nel 1997 e nel 2001 -

ROMA Il tormentato accordo tra Pd e Radicali stava veramente saltando. Lo si è temuto fino a ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi si gode lo spettacolo e non fa caso a Veltroni che ieri ha detto che dopo 15 anni il Cavaliere "è ancora davanti alla stessa lavagna a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in grado di mantenere". Il leader del Pdl poi non crede che al Senato ci possa essere un pareggio.

Il piano Air France non è traumatico Esuberi confermati ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo le parole di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni, interpretate come conferma della percorribilità della soluzione francese, Alitalia ha guadagnato il 3,71%, in netta controtendenza rispetto alla flessione di Piazza Affari. Nel frattempo Air France-Klm va avanti.

L'Udc arruola Alessandra Borghese e l'ex premier scaricato dal Pd ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che Veltroni ha rifiutato di mettere in lista per far posto ai giovani, in Sicilia l'ex governatore Totò Cuffaro alleato del Pdl nella gara regionale e condannato in primo grado in un processo di mafia e, nel Lazio, Alessandra Borghese, nobiltà papalina, assai vicina a Benedetto XVI, presentata ieri in pompa magna.

Mal di milano ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che Walter Veltroni ha scelto per Milano 1, un'arena politica ostica dove Berlusconi negli ultimi anni ha sempre vinto. Il neocandidato porta un cognome ben conosciuto nell'establishment economico. I successi familiari sono oggi legati soprattutto alla Piaggio e al marchio Vespa, un pezzo della storia italiana.

Berlusconi e Fini al Palalido <Porteremo più Nord a Roma> ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: spulciando nella raccolta di figurine di Veltroni, un imprenditore per dimostrare la propria attenzione all'economia e allo sviluppo del Nord...". L'auspicio univoco dei vertici di Fi e An è "che si possa portare più Lombardia nella prossima esperienza di governo ", come insiste il coordinatore regionale di An, Massimo Corsaro.

John Nash genio e follia ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ad esempio, come facciamo a sapere se uno che vota Berlusconi o Veltroni è una persona sana che vuole veramente votare per loro, o uno schizofrenico che vorrebbe votare per l'altro? "è complicato. Ma comunque, scherzi a parte, la psicosi è un fatto reale, non illusorio, e ci sono stadi diversi di psicosi".

Roulette senato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un calcolo che spinge gli uomini di Veltroni a interrogarsi su quale tattica usare: meglio picchiare duro per strappare voti alla Sinistra arcobaleno o lasciare che Bertinotti tolga qualche seggio a Berlusconi? Il fair play di Veltroni nei confronti dell'ex presidente della Camera non sembra solo una scelta di buona creanza elettorale.

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A dimostrazione dei difficili rapporti tra il quotidiano di Antonio Padellaro e il partito di Walter Veltroni. Si racconta che il responsabile comunicazione del Pd, l'ex rutelliano Ermete Realacci, abbia rifiutato di confermare i 3 mila abbonamenti dell''Unità garantiti fin qui dai Ds, con una motivazione bizzarra: "Per anni il giornale ha attaccato Francesco Rutelli".

Per posta, per e-mail ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bergamo Veltroni come Tex Per una breve vacanza sono passato di zona in zona nel variegato Nord e fra i vari canali televisivi e qui ho sentito una sottile rabbia figlia della paura per l'inadeguatezza dei nostri mezzi, una forte tentazione di nascondersi dietro uno Stato forte, dietro dei discorsi semplici chiari e netti,

Il nuovo mondo di Forbes ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ringrazia, il declino di Silvio Berlusconi è accertato: dopo aver scalzato dal primo posto l'Avvocato nel 1996, oggi l'uomo di Arcore scivola giù al terzo posto, che è quasi peggio del suo Milan. Lo sorpassano Michele Ferrero, 11 miliardi di dollari di buona nutella e obesità infantile e Leonardo Del Vecchio (10)

Dal nostro inviato BOLOGNA - La voce di Romano Prodi arriva tra la fo ( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Malgrado la svolta centrista nel Pd veltroniano, Bologna sembra appoggiare e favorire il nuovo corso, senza eccezioni. Gli animi sono accesi come quando la piazza ospitava comizi dei vecchi leader Pci, Berlinguer, Pajetta. Il sindaco Sergio Cofferati attende Veltroni lungo le scale, poi sul palco c'è un caloroso abbraccio.

La stampa impossibile ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se vince Berlusconi si mette d'accordo con Veltroni, se vince Veltroni si mette d'accordo con Berlusconi. Io non faccio appelli, mi chiedo solo perché adesso che siamo tutti antifascisti non si trova una lira per Giustizia e Libertà. Il nostro è un problema politico, non di mercato.

ROMA - In sette mesi di missione in Alitalia è stato così per Maurizio Prato. Ogni ( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervento dello Stato nella compagnia di bandiera lanciata dal leader della Pdl, Silvio Berlusconi. E sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni invita ad "affrontare con delicatezza" il tema, considerando anche l'impatto sulla Borsa: "Non si possono dire cose diverse ogni giorno, parlare di partecipazioni statali e poi di liberalizzazioni".

Cattive notizie dal Riformista ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Paolo Franchi firmati da Walter Veltroni, Fausto Bertinotti ed Enrico Boselli. Il titolo dell'addio di Paolo Franchi spiega tutto: "Ho cercato di fare un giornale scomodo. La sinistra non ha più rifugi sicuri, non ho mai voluto considerare il socialismo un cane morto". Nello stesso giorno, a pag.

La sfida di Alemanno: <Costruire subito ventimila case popolari> ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: visto che la metro C è stata finanziata per l'82% dal governo Berlusconi ". Immancabili le frecciate. Rutelli? "Una minestra riscaldata, uno stanco continuismo peggiorativo rispetto a Veltroni". Mentre di sé, Alemanno dice: "Perchè votare per me? Sono la speranza di cambiamento per Roma". L'affondo "Rutelli?

Marrazzo lo nomina ma l'avvocato <corre> con il Pdl ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi? Lo conosco, siamo stati insieme negli Usa, ma non è stato lui a chiamarmi. Il centrosinistra? Ho grande stima per Walter Veltroni, ho ottimi rapporti con Goffredo Bettini. E anche con Marrazzo: pure con lui sono stato in Israele".

Ma Clemente pensa al ritorno <Farò come Bossi, la Lega del Sud> ( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni lo ricevette per una colazione servita da camerieri in guanti bianchi, e per proporgli di allearsi: "Insieme, Clemente. Insieme per un nuovo Ulivo". Ora l'Ulivo non c'è più. E nemmeno Mastella. Chi è cresciuto alla scuola democristiana ha imparato che in politica non esiste l'amicizia, e che la gratitudine è il sentimento del giorno prima.

Boselli & co la strategia della rabbia, varata da crespi, sta dando i primi frutti ( da "Riformista, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Diremo che Veltroni ha deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di combattere". È quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno Boselli&Co nel prossimo mese: "contro" il tentativo di cancellare una storia gloriosa, "contro" la linea di Veltroni (che porterebbe a una sconfitta "epocale" il centrosinistra,

Il costo della vita misurato col panino Fino a oggi non è ancora stato trovato un sis ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vedi Zapatero in Spagna, pensi a Veltroni, Bertinotti, Berlusconi, Casini e ti viene un magone che daresti le capocciate al muro per la disperazione. Ti fai una vacanza a Barcellona, a Berlino e ti accorgi che sono anni luce davanti a noi. Per la libertà, la gioia di vivere, di fare, di proporre.

Un vuoto accomuna i programmi elettorali dei due partiti maggiori, Pd e Pdl: l'assenza di una p ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che cosa ne pensano Veltroni e Berlusconi e i loro consiglieri? O cadono tutti dal mondo delle nuvole? Particolarmente deplorevole è l'assenteismo veltroniano. È impossibile pensare a un rilancio della politica italiana senza un'energica ripresa di vitalità anche sul piano esterno, in una dinamica che non si lascia più identificare con le vecchie giaculatorie europeiste.

Calearo, choc nella Sacrestia del Nord-Est ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi l'ha già messo nel passato. Monarchico da sempre non vuole il re. "Quand'ero nei lupetti, avevo il complesso del figlio del padrone, ma nascendo padrone mica posso andare sotto un altro padrone". Nel Pd invece sì. "A Veltroni ho chiesto una rappresentanza del Veneto nel prossimo governo, ci ha pensato quattro giorni e poi mi ha detto "

Il conto della casta l'ha pagato Mastella ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Berlusconi e Veltroni che corrono a capo dei loro partiti, non di coalizioni che domani, dopo il voto, si sarebbero rivelate come altre volte, impossibili da trasformare in governi. Ma la vera ragione, quella che il vecchio Clemente alla fine ha dovuto ammettere, era che Mastella era diventato sinonimo di imprensentabilità:

Mussi: Essere di sinistra ha ancora un senso. Che il Pd ha perso ( da "Panorama.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: già bassi stanziati da Letizia Moratti col governo Berlusconi. E quando minacciavo di dimettermi non ho mai trovato al mio fianco i ministri del Pd. Con i suoi ex compagni ha proprio il dente avvelenato. Diciamo che i rapporti si sono raffreddati. Sono lontani i tempi in cui D'Alema, Veltroni e Fassino regalarono a Mussi un riproduttore di cd Bang & Olufsen per il suo compleanno.

LE PROMESSE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni rimprovera Berlusconi di avere anime diverse all'interno del Popolo della Libertà, ma intanto deve gestire lo sciopero della sete di Pannella e l'irritazione di Prodi quando uno dei volti simbolici del rinnovamento democratico, Massimo Calearo, santifica Mastella e parla del governo uscente e di Vincenzo Visco negli stessi termini del centrodestra.


Articoli

Aggiustare, sopire, non fare gli offesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Walter Veltroni avrà anche ragione a denunciare un trattamento iniquo sulla vicenda delle candidature da parte dei giornali (che in verità fin qui non sono stati ingenerosi con lui; e poi non s'era detto che i giornali non contavano più nulla?). Lamentarsi però servirà a poco, l'importante è allontanarsi il più rapidamente possibile dalle secche fastidiose di queste p o l e m i - che sulle liste. Che sono un gran peccato per Veltroni, p e r c h é proprio la parata dei nomi e dei volti nuovi doveva servire (e fino a un certo punto è servito) a dare un'immagine nuova e qualificata del Pd. L'incidente con Pannella è destinato, visto il personaggio, a rimanere sulle prime pagine per un po', e a dar fastidio. Forse la questione è stata un po' sottovalutata, quando si è pensato di ridimensionare per via traversa il peso di un accordo che una parte del Pd aveva subìto. Verrebbe da dire: la toppa peggio del buco, se di buco si trattava. Anche a chi non voleva i radicali in lista, sarebbe convenuto e converrebbe adesso trovare il modo per sopire le polemiche, invece di trascinarle. Così come per Calearo. Anche la campagne elettorali meglio pianificate scontano l'imprevisto, e devono saper reagire. C'è ora da gestire una coincidenza difficile. Da una parte lo scontro con una Confindustria francamente assurda sul tema scottante della sicurezza sul lavoro; dall'altra, l'apparizione televisiva di un imprenditore-candidato troppo schietto (ma quello che Calearo ha detto su e contro Prodi è, sostanzialmente, il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui si è un po' interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene, ma fino a un certo punto.

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Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente, d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.

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[FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI ROMA Chissà, forse il ciclo di Vincenzo Visco al ministero dell (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E Finanze è davvero concluso. Certo è che il bilancio - illustrato ieri dallo stesso viceministro - di questi due anni (scarsi) di attività è davvero degno di tutto rispetto, a guardare i numeri: oltre 20 miliardi di euro di maggior gettito strutturale proveniente dalla lotta all'evasione. Un extragettito soltanto per il 2007 rivisto per ben tre volte al rialzo, finalmente cifrato a quota 10,7 miliardi (sarebbero stati 11,7 se si considera il miliardo "speso" per accelerare i rimborsi fiscali). E anche il 2008 sembra molto promettente, nonostante la forte flessione dell'economia: nei primi 2 mesi si registra già un incremento delle entrate pari al 7,5%. Soldi che faranno decisamente comodo a chi governerà dopo le elezioni: per varare gli ingenti sgravi promessi in campagna elettorale, a leggere i programmi, o per tappare eventuali buchi in conti pubblici che per Visco comunque "sono in regola". Insomma, il 2007 delle entrate si è chiuso molto bene, ha detto ieri l'esponente del Pd: la crescita delle entrate tributarie è stata lo scorso anno del 6%, con un gettito, depurato dalle una tantum, che ha segnato un +7,2%. In valori assoluti, di 26,2 miliardi superiori a quelle 2006. Anche le entrate erariali lorde (quelle dello Stato) sono aumentate nel 2007 di 27,2 miliardi con un aumento del 5,7% per l'Irpef, del 5,4% per le ritenute da lavoro dipendente privato (F24) e del 18,5% per l'autoliquidazione. In netta salita anche l'Ires con un +27,3% "a testimonianza dell'efficacia delle recenti misure antielusione e di profitti elevati". Conti in ordine Risultati ottenuti con un ciclo economico non particolarmente favorevole, gradualmente peggiorato. Fatto sta che l'accelerazione delle entrate ha consentito la tenuta dei conti pubblici e potrebbe aiutare anche quest'anno: "Sul fronte delle entrate 2008 possiamo essere abbastanza fiduciosi salvo sconquassi nella seconda metà dell'anno". Questo anche perchè sul fronte della lotta all'evasione c'è ancora "moltissimo da fare - spiega Visco - e sarà fatto anche perchè entreranno in vigore molti dei provvedimenti che abbiamo varato con l'ultima Finanziaria come, ad esempio, un grosso programma di rafforzamento dell'Agenzia delle Entrate". Insomma "nessun miracolo: è solo l'attività di governo". Visco rigetta la tesi che l'aumento del gettito dipenda da un'inasprimento della pressione fiscale: "È una leggenda metropolitana: le tasse le abbiamo ridotte". Oppure, sono diminuite per ragioni diverse, come è avvenuto per l'Iva sui prodotti petroliferi, scesa di quasi il 18%. I calcoli del Tesoro Secondo i conti delle Finanze, la crescita delle entrate lorde dello Stato è dipesa per 14,9 miliardi dalla crescita dell'economia e per 3 miliardi dalle manovre tributarie permanenti. Altri 9,3 miliardi sono giunti da interventi antievasione della Finanziaria 2007 e 5,4 miliardi dal miglioramento della tax compliance. Nel complesso, tra il 2006 e il 2007 la lotta all'evasione ha prodotto un gettito aggiuntivo e strutturale di oltre 20 miliardi di euro. Futuro incerto Il guaio, sembra avvertire Visco, è che i proventi dall'evasione non sono "irreversibili", anzi: "dipenderanno dal costante impegno di indirizzo politico", da una stabile, costante, certosina iniziativa di contrasto. Se vince Berlusconi, c'è da dubitare che la ricetta di Visco possa essere seguita. E se vince Veltroni che afferma che ora tocca al "pagare meno, pagare tutti"? Per Visco, non ci sono problemi: "la lotta all'evasione fiscale è nella cultura del Partito Democratico". E quel Massimo Calearo che festeggia la mancata ricandidatura del medesimo Visco? "Considero la sua candidatura opportuna e utile".

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Boselli lascia il salotto tv, sit in di bertinotti parte la rivolta dei "censurati" del video - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader socialista abbandona Porta a Porta. Giovedì girotondo di Rifondazione intorno alla Rai Boselli lascia il salotto tv, sit in di Bertinotti parte la rivolta dei "censurati" del video Anche Casini non esclude proteste contro la presenza straripante di Pdl e Pd sugli schermi GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Enrico Boselli abbandona la registrazione di Porta a porta e organizza un sit in socialista a Via Teulada. Con lui c'è anche Gianni De Michelis, uomo politico poco abituato alle proteste di piazza. Fausto Bertinotti, che la televisione la frequenta spesso (ieri era ospite ad Anno zero) organizza per giovedì prossimo un girotondo arcobaleno intorno alla Rai di Viale Mazzini. Slogan principale: basta con l'oscuramento della sua lista. Persino il moderato Pier Ferdinando Casini, presenza assidua sui canali tv, "non esclude" proteste plateali per condannare l'ostracismo televisivo nei suoi confronti. Cesare Salvi allora coglie la palla al balzo e invita alla manifestazione della Sinistra tutti gli emarginati catodici: "Accoglieremo a braccia aperte Casini, Boselli, Pannella, la Santanchè". Il corteo dei censurati. Schiacciati tra le corazzate Berlusconi e Veltroni, protagonisti assoluti dei tg e degli approfondimenti politici, gli "altri", i "piccoli", si ribellano e sognano la rivoluzione. Ognuno ha il suo bersaglio, ognuno diverso. Boselli, per dire, contesta le trasmissioni tipo Porta a porta, Matrix, Anno zero, Ballarò, Tv7, i tanti talk show che lo hanno reso invisibile da settimane, se non mesi. A Via Teulada, durante il sit in con Villetti, Craxi, De Michelis, Grillini, Del Bue e Piazza, piomba il presidente della televisione di stato Claudio Petruccioli. Dice ai contestatori: "Me ne occuperò". Poi aggiunge: "Ma non scaricate sulla Rai i problemi della politica". Boselli conclude: "Non ce l'ho con Vespa, ma con Viale Mazzini" L'obiettivo della Sinistra Arcobaleno sono invece i telegiornali. "Tg1 e Tg3 parlano solo di Veltroni - accusa Salvi -. Il primo tg italiano, pochi giorni fa, ha aperto con il titolo: Veltroni contro la pedofilia. Ma che notizia è? Vuol dire che prima era favorevole? L'altro problema è che manca il contraddittorio tra noi e il segretario del Pd". Casini spiega di aver già percorso le strade istituzionali. Una proposta all'authority delle comunicazioni (bocciata), poi un regolamento sulle presenze elettorali presentato dall'Udc alla commissione di Vigilanza (bocciato). Ha detto a Vespa che non andrà più ai faccia a faccia con Bertinotti: "I nostri elettorati sanno già da che parte stare". Vuole scontrarsi con Berlusconi, ovvio. E Veltroni, naturale. Ieri sera comunque era a Primo piano, Raitre. Naturalmente, la questione non è campata in aria. L'Autorità per le comunicazioni ha dato ragione ai radicali, ieri. è vero, la par condicio non viene rispettata. Enrico Mentana, conduttore di Matrix, respinge le critiche. Anzi, non gli vanno proprio giù: "Ma i grandi giornali hanno i titoli di apertura su Casini e Bertinotti o su Veltroni e Berlusconi? Beh, anch'io faccio il giornalista. I quotidiani non dedicano uno spazio uguale a tutti, lo stesso voglio fare io: scegliere con criteri giornalistici". Mentana dice che il suo non è "il lavoro del farmacista", difende anche il servizio pubblico: "Quando la Rai fa parlare i partiti dicono che è lottizzata, se invece i suoi direttori fanno i giornalisti allora è faziosa e censura. Mettiamoci d'accordo". Gli elettori hanno diritto di essere informati sui candidati nel loro complesso, la protesta dei "piccoli" è comprensibile. Ma non si può fare una colpa al Cavaliere, al leader del Pd e ai conduttori che li ospitano se i loro partiti sono più forti. Ai neofiti del lamento contro la censura, l'oscuramento, il buio televisivo, cioè ai Boselli, Bertinotti e Casini, va solo ricordato che questa è un'arma a doppio taglio. Marco Pannella rimane un maestro nel ramo. Ma domenica sera anche a lui lo strumento è sfuggito di mano. A Radio radicale, dove il leader storico imperversa quando e come vuole, è andata in onda una scena da teatro dell'assurdo. Con Pannella che si lamentava non per la censura della Rai, di Mediaset, del Tg1 o del Tg5, ma di Radio Carcere, una rubrica della stessa emittente. "Non mi invitano", ha tuonato Pannella. "Prendo atto", ha risposto sconsolato il direttore della radio Massimo Bordin.

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Parte la caccia ai voti dell'udeur - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Grandi manovre nell'area di centro: senza l'Udeur sono in libera uscita decine di migliaia di schede Parte la caccia ai voti dell'Udeur Mastella rinuncia, De Mita capolista dell'Udc al Senato Iannuzzi attacca il leader di Nusco: "La sua scelta contraddice la sua storia politica" D'Alema domani a Pompei e a Napoli Bassoliniani contro la Giammattei OTTAVIO LUCARELLI Clemente Mastella si fa da parte "sconfitto da un linciaggio morale". Dopo 32 anni lascia il Parlamento ma tratta comunque con il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo per candidare la moglie Alessandra Lonardo e il figlio Pellegrino anche se l'Udeur smentisce che i familiari siano in corsa per il Parlamento. Ciriaco De Mita, invece, resta in campo ufficialmente come capolista dell'Udc al Senato in Campania. L'allievo si arrende in parte, il maestro no in una campagna elettorale che in Campania vede le grandi manovre tutte nell'area di centro. Senza l'Udeur sono in libera uscita decine di migliaia di voti, sia al Senato sia nelle due circoscrizioni per la Camera, e dunque si aprono praterie che lo stesso De Mita in parte ha già occupato con una campagna acquisti che va dalle province di Napoli e Caserta all'area salernitana. Un De Mita a tutto campo che preoccupa gli ex amici del Partito democratico, a cominciare proprio da un altro suo ex pupillo, il segretario campano dei veltroniani Tino Iannuzzi che ieri è tornato ad attaccare il maestro: "La scelta di De Mita contraddice la sua storia politica. Nessuno più di me si è battuto per la sua ricandidatura nel Partito democratico ma ora guardo con amarezza alla sua scelta. Noi siamo rimasti dove eravamo, altri hanno cambiato partito. Capisco che la fase di compilazione delle liste non è facile, ma chi cambia partito compie una scelta sbagliata. Certo, i rapporti personali sono buoni, ma le sue ultime dichiarazioni non tengono conto della realtà dei fatti. Nelle liste del Pd campano sono finiti gli scarti delle altre regioni? Costringeremo tutti al rispetto". Iannuzzi ha ammesso "difficoltà" e "criticità" nella composizione delle liste del Pd in Campania: "La situazione del Pd campano è molto più complessa e difficile rispetto ad altre regioni. Il nostro partito è consapevole di dover fare una riflessione autocritica sugli errori commessi e sulla base di questa riflessione innovare e cambiare passo. Dobbiamo convincere la gente sulla positività della nostra azione. La presenza di Walter Veltroni e Massimo D'Alema nelle liste della Campania è un segnale di attenzione del Pd nazionale e nessuno può sentirsi offuscato dalla loro presenza". Veltroni sarà in Campania il 30 marzo (Salerno, Avellino, Benevento) e il 31 (Caserta e Napoli) mentre D'Alema arriva domani a Pompei e si presenta con una battuta in risposta alle accuse di Berlusconi: "Io archeologia? Allora comincio da Pompei". Alle 11.30 sarà agli Scavi per spostarsi nel pomeriggio alle 15 a Santa Maria la Nova per la riunione della Direzione provinciale del Partito democratico. Riunione che si annuncia rovente dopo le frasi del segretario Emma Giammattei che ha liquidato le proteste dei bassoliniani sulla composizione delle liste ricordando le responsabilità dirette di quell'area su tutto quanto è accaduto in Campania. Frasi che hanno scatenato l'ira dei fedelissimi del presidente della Regione. Tra i primi Enrico Pennella, presidente del Consiglio provinciale di Napoli, Enrico Pennella, e Patrizio Di Pinto che si sono autosospesi dal partito. "Le affermazioni del segretario Giammattei - accusa Pennella - sono inadeguate per chi, in virtù del ruolo che ricopre, deve svolgere una funzione di garanzia dell'unità del partito e sono anche offensive nei confronti di una parte importante dello stesso partito. Tali comportamenti, tra l'altro reiterati, fanno venire meno per quanto mi riguarda il necessario rapporto di fiducia e collaborazione che deve esistere tra gli aderenti a una formazione politica e i suoi vertici". Le liste del Pd sono pronte da due giorni, con Marco Follini capolista al senato, mentre nel centrodestra il puzzle si va definendo con il passare delle ore. Il borsino dell'ultima ora dà al Senato Barbara Contini, ex governatrice a Nassirya, mentre Antonio D'Amato sarebbe in lista al Senato a Napoli dietro Berlusconi e Fini e davanti a Elio Vito e Italo Bocchino. In Campania due, invece, è confermato Mario Landolfi. In lista in Campania anche il capitano Gianfranco Paglia, medaglia d'oro al valore militare, uno dei militari feriti il 2 luglio 1993 nel sanguinoso scontro a fuoco al check point "Pasta" a Mogadiscio, in Somalia, che prende il posto di Luigi Bobbio, presidente della federazione di An di Napoli al quale Fini avrebbe riservato un posto di sottosegretario.

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Gli azionisti di alitalia nella cabina elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Gli azionisti di Alitalia nella cabina elettorale Era prevedibile. Alitalia è entrata a pieno titolo in quello che Walter Veltroni ha definito il "tritacarne" della campagna elettorale. Da qualche giorno candidati, ex ministri e politici non lesinano parole sul destino della compagnia di bandiera, nel pieno di un delicatissimo iter di privatizzazione e di una trattativa in esclusiva con Air France. La Borsa non è rimasta insensibile ai segnali di fumo giunti dal mondo della politica, consapevole che il voto del 13 aprile potrebbe cambiare gli scenari. "Teniamo fuori Alitalia dalla campagna elettorale", ha chiesto ieri il leader del Partito democratico, salvo spiegare un attimo dopo la ricetta ideale per Malpensa e Alitalia. Nelle ore precedenti era stato Silvio Berlusconi a esporre il proprio pensiero sulla compagnia, peraltro in un doppio passaggio che non ha brillato per coerenza. In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro e interessi diffusi, dunque è forte la tentazione di cavalcare il caso Alitalia in campagna elettorale. Ma a parte le ragioni di un corretto andamento dei mercati, tutti i candidati dovrebbero tenere ben presente che a votare sarà anche il popolo degli azionisti della compagnia, ormai stremato dall'interminabile viaggio sulle montagne russe di Piazza Affari. Marco Patucchi [Cina, l'investitore di Stato] E' un progetto che può segnare gli equilibri finanziari cinesi negli anni futuri. Per finanziare il Fondo nazionale della sicurezza sociale (l'Inps di Pechino), il governo sta studiando la possibilità di conferirgli la proprietà di quote azionarie consistenti nelle aziende di Stato. Un'ipotesi è quella di estendere a tutte le aziende pubbliche quotate in Borsa o in attesa di collocamento ? anche sui mercati azionari di Shanghai e Shenzhen ? la regola già in vigore per le matricole cinesi che si quotano per la prima volta a Hong Kong: il 10% del collocamento iniziale viene riservato al Fondo pensioni della Repubblica popolare. Per misurare il fabbisogno finanziario della sicurezza sociale ? e quindi le possibili dimensioni del trasferimento di pacchetti azionari ? il suo presidente Dai Xianglong ha parlato di un buco di 70 miliardi di dollari solo per soddisfare gli impegni previdenziali verso gli attuali pensionati. Se si calcolano anche le promesse pensionistiche fatte ai lavoratori attualmente occupati, il fabbisogno secondo le stime di Pechino può raggiungere i 350 miliardi di dollari, ed è destinato a salire con l'invecchiamento demografico e la denatalità. E' significativa la nomina al vertice del Fondo previdenziale di Dai Xianglong, un ex governatore della banca centrale cinese. Federico Rampini.

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Share più basso di veltroni per il cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Porta a porta Share più basso di Veltroni per il Cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due ROMA - Mercoledì sera la puntata di Porta a Porta con Silvio Berlusconi ha ottenuto il 19,32% di share con 1 milione 785 mila telespettatori. In leggero vantaggio dunque su Walter Veltroni che il giorno prima è stato seguito da 1 milione 739 mila spettatori con una percentuale, però, più alta: il 20,21%. Rispetto al precedente confronto a distanza negli studi di Bruno Vespa, comunque, gli ascolti sono stati in calo. Il 13 febbraio, infatti, il segretario del Pd Veltroni ebbe 2.618.000 spettatori (27,17%) e il giorno prima il Cavaliere era stato seguito da 2.577.000 (29,29%).

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E casini schiera la principessa amica del papa "l'unico voto utile è quello per i valori" - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alessandra Borghese è la rampolla della nobiltà nera romana. De Mita numero uno in Campania, in arrivo Costalli E Casini schiera la principessa amica del Papa "L'unico voto utile è quello per i valori" Figlia del principe Alessandro Romano, ha scritto libri su Ratzinger e su Lourdes CARMELO LOPAPA ROMA - Alla famiglia che ha sfornato Papi e artisti, sangue blu nelle vene, una senatrice in albo mancava. Un po' jet-set, tanto aristocrazia nera romana, a indossare i nuovi panni del legislatore sarà adesso la rampolla della casata vicina come poche al Palazzo apostolico, quell'Alessandra Borghese che Pier Ferdinando Casini candida al Senato capolista dell'Unione di centro nel Lazio. L'ha voluta presentare lo stesso leader, a Montecitorio, lei camicetta in seta un tantino imbarazzata dai molti flash, nonostante la dimestichezza con quelli che spesso l'hanno immortalata nei salotti della capitale (ricco album in Dagospia) e con le telecamere (soprattutto quelle di "Porta a porta"). La notizia non ha fatto in tempo a circolare che già veniva etichettata come una mossa dell'ala della Cei più prossima al cardinal Camillo Ruini. Lei ha messo subito le mani avanti, quando le hanno chiesto quanto influirà l'amicizia con Papa Ratzinger (al quale ha dedicato anche il libro "Sulle tracce di Joseph"): "Sono qui da cittadina italiana. Dalla finestra vedo il Cupolone, ma anche il Colosseo". Figlia del principe Alessandro Romano Borghese che vanta avi fin quasi ai Cesari, 45 anni, giornalista e scrittrice ("Lourdes, i miei giorni al servizio di Maria" l'ultimo lavoro), consigliere per la cultura di Rutelli sindaco nell'anno del Giubileo, un matrimonio sfortunato alle spalle e una conversione datata '98 che l'ha poi plasmata fino a diventare ratzingeriana di ferro. Il sito personale fin dalla copertina è posto "sotto la protezione di Maria salus populi romani". Vi campeggiano la foto in versione crocerossina a Lourdes e quella in cui è ritratta al fianco del Pontefice sul volo di ritorno da Colonia nel 2005. "La sua è una scelta coraggiosa" dice Casini. E lei: "In democrazia l'unico voto utile è quello che garantisce i valori in cui credo. E credo di essere nel posto giusto". In campo per i valori e contro la maleducazione, vero cruccio dell'aristocratica: "Sul treno pochissimi cedono il passo, aiutare una signora è impensabile, i bagni sono impraticabili..." si legge sul sito. La mossa è studiata da Casini per trasformare il candidato simbolo in quel che Vittoria Brambilla è per Berlusconi e la giovanissima Marianna Madia per Veltroni. Anche perché per il resto l'Unione di centro, che coinvolge anche Pezzotta, ha confermato la corsa di vecchie guardie come Ciriaco De Mita, (capolista al Senato in Campania) e Totò Cuffaro (in Sicilia) fino a Francesco D'Onofrio. In arrivo Carlo Costalli presidente del Movimento cristiano dei lavoratori. Il nemico giurato resta Berlusconi, che due sere fa in tv ancora accusava Casini di avere preparato i manifesti prima della rottura. "A una certa età non bisognerebbe più dire bugie" replica l'ex amico Pier. "Indica me come Belzebù ma ha in lista artefici di ribaltoni, col tempo la memoria vacilla". E in giornata scintille anche con Giuliano Ferrara della lista pro-life. Savino Pezzotta ha escluso un'intesa con lui e il direttore del "Foglio", invece: "Lui non sa, ma Casini e Buttiglione mi hanno chiesto l'alleanza". Alla fine lo stesso Casini ha preso le distanze: "Ne abbiamo chiacchierato, ma senza farmi illusioni perché conosco i suoi legami con Berlusconi che sono ben più solidi di quelli che ha con me".

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Berlusconi: siamo noi il partito dei cattolici - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: siamo noi il partito dei cattolici "L'Udc toglie seggi al Pd". E nelle liste spuntano Aiuti e la show girl Matera FRANCESCO BEI ROMA - La nuova Dc eccola qua, si chiama Popolo delle libertà. "Il vero partito dei cattolici siamo noi". A casa di Gianfranco Rotondi, per un pranzo "riparatore" insieme a Gianfranco Fini (il segretario della DcA reclamava la dignità di fondatore del Pdl, alla pari dei due big), Silvio Berlusconi ha confidato ai suoi commensali le preoccupazioni per la presa dell'Udc sul voto cattolico. L'attacco di Famiglia Cristiana e la campagna centrista sui temi etici sono una spina nel fianco per il Cavaliere, per questo d'ora in poi ha deciso di battere più spesso il tasto dell'identità "cristiana". "Ci ha assicurato che continuerà ad insistere sul fatto che il Pdl è un partito ispirato ai valori cristiani del Ppe, pur mantenendo la laicità tipica della vecchia Dc", racconta Rotondi in un Transatlantico deserto. Anche Gianfranco Fini, dal Tg3, riprende il tema dei valori cattolici: "Ha ragione Famiglia Cristiana: non ci deve essere anarchia sui valori. Difatti nel programma del Pdl c'è assoluta chiarezza. In particolar modo per quel che riguarda la difesa della vita". Il pranzo chez Rotondi (in un appartamento a due passi dal Pantheon) fila via liscio, con Fini che si compiace perché "finalmente un vertice del centrodestra non si tiene a palazzo Grazioli". Tra una bufala di Aversa e una tagliata di chianina - e Berlusconi che gioca con la piccola Federica di 11 mesi, terzogenita di Rotondi - il discorso finisce sempre sull'Udc e sui quei "maledetti" premi di maggioranza che rischiano di far finire il Senato in un quasi pareggio. "La candidatura di De Mita al Senato con l'Udc - ragiona speranzoso il Cavaliere - blinda il nostro premio di maggioranza in Campania. E il Pd dovrà spartirsi i seggi che restano con Casini". Con gli ultimi sondaggi della Ghisleri in mano, Berlusconi è parso un poco risollevato: "Il fatto che Casini cresca non è necessariamente un danno, soprattutto se i voti in più li toglie a Veltroni. Pensate a quel milione di voti che D'Antoni tolse all'Ulivo nel 2001". Arrivati al caffè, Gianfranco Fini ci mette del suo: "Casini non può incazzarsi se parliamo di voto utile. In fondo la Dc con noi missini faceva lo stesso". Assicurati a Rotondi i suoi 6 uscenti, i due leader si sono immersi nella compilazione delle liste. Confermati Filippo Saltamartini, capo del Sap, Alessandro Ruben, presidente della Anti Diffamation League, Luca Barbareschi, la portavoce del Family day Eugenia Roccella, Giuliano Cazzola, l'immunologo Fernando Aiuti e il direttore del QN Giancarlo Mazzuca. Berlusconi si è poi fatto lasciare 20 caselle vuote per altrettanti papabili segreti. Tra questi spunta il nome di Barbara Matera, avvenente 27enne, nota al pubblico per aver fatto la "letteronza" a Mai dire Domenica. Il leader del Pdl continua a mostrare assoluta fiducia nella vittoria, citando perfino le quote degli "allibratori inglesi". Al Tg5 ripete che non ci sono "ricette miracolose" per far uscire l'Italia dalla "eredità" lasciata dal governo Prodi e promette di aumentare "gradualmente" le pensioni minime.

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Storace cerca voti nei centri occupati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del A VIA VALADIER IL CENTRO DI ESTREMA DESTRA Storace cerca voti nei centri occupati di Mariagrazia Gerina "Stiamo preparando anche la brochure con il programma...", si sforza Giuliano Castellino, il segretario romano della Fiamma Tricolore arruolato dalla Destra di Storace e messo a dura prova da una petulante signora di passaggio, che ha sentito in tv Daniela Santanchè ma non ha capito bene quale sia il programma del nuovo partito della fiamma e mal si districa tra "mutuo sociale" e solidarietà con i tassisti: "Ma perché state con loro contro le liberalizzazioni?". La lenzuolata alle spalle rassicura però il neo-candidato: "Io voto" c'è scritto a lettere cubitali sullo stabile di via Valadier, occupato un anno fa in nome del "Mutuo sociale". E ora, al pari delle altre occupazioni di destra, riconverito alla causa elettorale di Francesco Storace. Incontri con la candidata-premier, supporto logistico per il materiale elettorale, concerti di musica "identitaria". Nel cortile deserto dell'ex scuola occupata campeggia già il palco per l'esibizione de "La peggio gioventù", il gruppo rock che va per la maggiore tra i giovani neofascisti romani. Tutto attorno dalle finestre delle case occupate pendono le bandiere tricolore. "Qui ci vivono ventotto famiglie", spiega il candidato-ragazzino de La Destra, Giuseppe Tetti, 23 anni, occupante. All'ingresso, volantini a volontà e bustine di sapone targate "Schiuma", noto come l'hacker del presidente ai tempi dello Storacegate, sempre fedelissimo di Epurator: "Per una Politica Pulita al Comune di Roma scrivi Schiuma", recita l'ironico gadget "Per Storace sindaco". Parte da qui la campagna elettorale de La Destra, a bordo del camion dei comizi, che avanza sotto la pioggia diffondendo per il quartiere Prati l'inno di Mameli. Attorno, sventolate con perizia da quattro ragazze militanti, le bandiere nere con il simbolo della discordia. Censurato dal Viminale perché troppo simile a quello di An. Ma, al contrario del simbolo di An, pur sempre pronto - con qualche ritocco, spiega Schiuma - a fare la sua comparsa sulla scheda elettorale. "Non abbiamo i soldi della casta, né gli spot televisivi", rivendica in piedi sul rimorchio il comiziante storaciano, che, in assenza di Buontempo (tornato a Ostia dopo le riprese mattutine del tg regionale), si alterna al microfono con Castellino. Refrain: l'inciucio. Tra Berlusconi e Fini che "ha sciolto un partito in ventiquattr'ore, mentre noi ne abbiamo fondato un altro con una fiaccola che non si spegne". E poi tra Veltroni e Berlusconi: "Già pronti ad accordarsi dopo il voto". Ma soprattutto tra l'ex sindaco e Alemanno: "il vicesindaco", lo chiama Castellino, a sottolineare il "tradimento" che Storace promette di vendicare. "È con lui mica con Alemanno o con Fini che la destra ha vinto nel 2000". A parte questo, in attesa della "brochure" programmatica, i temi chiave scanditi dal camion sono: zingari e immigrati. "Altro che vu cumprà, noi li volemo caccià", motteggia il segretario della Fiamma candidato da Storace alla Camera. Mentre "gli zingarelli che rubacchiano li vogliamo far crescere negli istituti", lo completa il candidato al Comune Schiuma. Per fortuna il giovane candidato municipale Tetti che li sta ad ascoltare spiega: "Mica vogliamo che tornino camicie nere e olio di ricino, a noi del fascismo ci interessano le battaglie sociali". E poi aggiunge: "Il più grande errore di Mussolini? Le leggi razziali".

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L'impegno preso con il contratto con gli italiani Berlusconi non l'ha rispettato. Le aliqu (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'impegno preso con il contratto con gli italiani Berlusconi non l'ha rispettato. Le aliquote non sono state ridotte di numero nè è stata dimunita l'entità del prelievo. Promessa mancata mentre la sindrome della quarta settimana è diventata una drammatica certezza per molti. Solo gli evasori fiscali sono rimasti tranquilli, nell'ombra: "Non vanno spaventati". Lui intanto si trova a fare i conti con un'imprevista situazione: non è più il Paperone d'Italia. Lo ha battuto l'uomo della Nutella, golosità gradita a Veltroni.

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Il leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del BOLOGNA Il leader Pd: "Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna..." di Andrea Bonzi/ Bologna "Non vi arrabbiate. Se uno mi dà del bugiardo, l'altro mi dice che sono cattivo, io non rispondo. Gli italiani sono stufi di questo vecchio modo di fare campagna elettorale: vogliono sentir parlare delle pensioni, della precarietà, dei temi dell'ambiente. Voglio parlare degli italiani, e non dei politici". Walter Veltroni, leader del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare della bugia il suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro, Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport di Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui "si vedono quattro foto della stessa personalità politica (Berlusconi, ndr) davanti alla stessa lavagna. Cambia solo la data", osserva Veltroni, e dalla prima all'ultima "sono passati 15 anni". E per fortuna che il leader del Pdl ha dichiarato che non si ricandiderà: "Sarebbe la sesta volta - ironizza Veltroni - c'è un limite a tutto.". Entra anche nel merito: "Il mio avversario dice che vuole eliminare l'Irap. Benissimo - chiosa Veltroni -, ma c'era scritto anche nel programma della Cdl nel 2001: hanno governato 5 anni e non l'hanno fatto. Gli italiani, quindi, possono continuare lungo questa strada oppure scegliere una via nuova", quella del Pd. I fans romagnoli applaudono: c'è chi sventola le bandiere tricolori del Pd, che tappezzano le gradinate. Veltroni, dopo aver salutato il candidato Sergio Zavoli, punta tutto il discorso sul carattere di novità del Pd: "Abbiamo fatto una scelta coraggiosa, cosicché anche in Italia, come in Inghilterra, in Spagna e in Francia, possa governare un solo partito". Insomma, non ci sono più le 12 formazioni dell'Unione, "ma ci sarà un unico gruppo parlamentare". Un vanto di cui non può fregiarsi la destra: "Il Pdl non è un partito, perché An non si è sciolta. È un'alleanza elettorale: dentro si va da Lamberto Dini ai repubblicani, passando per la Mussolini. E la Lega Nord esterna. Sinceramente - continua Veltroni - fatico a capire come possano convivere". Anche nel Pd c'è stato "un bailamme inutile e dannoso" fatto dalla protesta dei Radicali, "ma ora ho appena saputo che hanno aderito alle condizioni che erano state pattuite all'inizio", insiste il leader del Pd. Semplificazione che non significa eliminare la "ricchezza" di avere laici e cattolici ("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa non mi pare in odore di santità"), ma "unire il Paese: nella divisione pascolava la vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a Bologna, tappa serale del tour. A pochi passi dalle Due Torri, a palazzo Re Enzo, Veltroni parla in un salone strapieno di persone. Fuori, in molti non trovano posto e restano sotto l'acqua. Anche oggi il leader del Pd resterà nel capoluogo emiliano-romagnolo per poi spostarsi prima a Ravenna e a Rovigo: mancano ancora un'ottantina di tappe alla fine del tour. Il leader democratico prima di tutto ringrazia Romano Prodi, presente in collegamento telefonico,"per il difficile lavoro di risanamento dei conti", portato avanti a dispetto di una coalizione dall'alto tasso di conflittualità interna. In prima fila applaudono il sindaco Sergio Cofferati, e i candidati Dario Franceschini e Salvatore Vassallo. Lì, Veltroni infiamma la platea: "Tutti i sondaggi dicono che c'è un 30% di indecisi, l'esito è incerto. Io ho più voglia di farcela che Coppi e Bartali di vincere il giro d'Italia". Dalla folla un simpatizzante urla: "Ce la faremo". "Se farete la vostra parte - aggiunge Veltroni -. Suonate i campanelli, parlate con i conoscenti, discutete. Per i nostri avversari la politica è cupezza e odio, per noi è divertimento intellettuale e morale di contribuire a qualcosa che fa bene al Paese".

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Mastella si arrende. E non si candida Lascia dopo la diaspora dei suoi. Casini: fa schifo chi lo ha abbandonato dopo averlo usato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Mastella si arrende. E non si candida Lascia dopo la diaspora dei suoi. Casini: fa schifo chi lo ha abbandonato dopo averlo usato di Federica Fantozzi / Roma ARRIVEDERCI "Sconfitto prima di esserlo probabilmente sul campo, rinuncio". Clemente Mastella non si ricandida. Non ci sarà il simbolo dell'Udeur sulla scheda né il suo fondatore nel prossimo Parlamento. È la fine di una partita spericolata cominciata con il voto di sfiducia al governo Prodi (insieme a Lamberto Dini) e proseguita alla ricerca di un partner che consentisse al piccolo Campanile di scalare le soglie di sbarramento. Invano: Fini ha messo il veto al suo ingresso nel PdL, Casini a quello nel terzo polo centrista sponsorizzato da Pezzotta e persino dall'ex nemico De Mita. È caduta nel nulla persino la paradossale rivelazione di Berlusconi: sì, avevamo un accordo scritto ma poi i sondaggi ci hanno rivelato che avremmo perso 10-12 punti. "Addirittura - commenta amaro l'ex Guardasigilli - Nemmeno Belzebù...". Dalla promessa di 20 deputati e 10 senatori al vuoto spinto in soli 40 giorni. Un partito sbriciolato come un cracker dagli abbandoni dei dirigenti locali e dei parlamentari. Anche i fedelissimi: i vicesegretari Satta e Di Stefano, il capogruppo Barbato protagonista dell'alterco con sputo in aula verso il collega Cusumano (a sua volta espulso). Al leader sono rimasti vicini solo il cognato Pasquale Giuditta, Sandra Cioffi, D'Elpidio e il braccio destro Mauro Fabris, gran ciambellano della trattativa con il centrodestra. "È stato leale - lo benedice Mastella - ora può andarsene anche lui". Fabris veleggia verso le liste del PdL. Mastella invece chiude con "un pò di amarezza" 10 anni di attività della ditta Udeur: "Sono diventato l'uomo nero di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico". È tornato a Ceppaloni "sconfitto per una costante e manipolata disinformazione, un linciaggio morale mediatico, politico e giudiziario. Ho deciso di non candidarmi alle prossime elezioni, spero di ritrovare la serenità che con violenza mi è stata tolta". È tornato dalla sua famiglia che tanta parte ha avuto nella vicenda: senza la grana giudiziaria di Sandra Lonardo Mastella, giurano i suoi, non avrebbe "perso la lucidità" quel 24 gennaio: "Un gesto che oggi forse non ripeterebbe". Quello dell'ex ministro della Giustizia, però, non è un addio: "Dico arrivederci a quanti mi sono stati vicini". Tra un anno, alle Europee, non è detto che il Campanile non rispunti. Certo suonano un po' beffarde le parole di Casini (dirette a Berlusconi): "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver usato i suoi servigi". Il leader dell'Udc sta compilando le sue liste: al Senato nel Lazio sarà capolista Alessandra Borghese, principessa della nobiltà "nera" in prima linea nella difesa dei valori cattolici (si dice che le abbia chiesto di candidarsi monsignor Rino Fisichella), in Campania il ripescato De Mita, in Sicilia l'imprescindibile Cuffaro, in tutte le altre regioni il fidato D'Onofrio. Giuliano Ferrara rivela che l'Udc voleva allearsi con lui, Casini corregge: "Ne abbiamo chiacchierato ma senza illusioni, so che è più amico di Berlusconi che mio". Stamattina verrà presentato il programma: sicurezza, privatizzazioni "graduali", liberalizzazioni, energia. Casini ha già avvertito: "Non voteremo la fiducia al governo Berlusconi o Veltroni. Le alleanze si fanno prima del voto. Niente saldi di fine stagione". La grande coalizione? "Sì se risolve i problemi, no se è una spartizione". Lapsus quando parla di "alcune regioni" dove c'è una "subalternità cronica" della politica alla criminalità organizzata: "Succede in Calabria e Campania con ndrangheta e camorra". Alla Sicilia neppure un cenno.

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Il leader dell'ex Udeur: Sono l'Uomo nero su cui scaricare ogni colpa . Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia a Berlusconi o Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il leader dell'ex Udeur: "Sono l'Uomo nero su cui scaricare ogni colpa". Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia a Berlusconi o Veltroni.

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Partito democratico Consigli non richiesti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Partito democratico Consigli non richiesti Giuseppe Tamburrano È giudizio comune, confortato dai sondaggi, che Veltroni è "partito alla grande". Due sono stati indiscutibilmente i fattori: 1) i 3.400.000 voti ottenuti alle primarie che sono state un messaggio di speranza verso un leader giovane e nuovo - relativamente all'età media e alla presenza dei leader sulla piazza; 2) la decisione di correre "da solo", "libero" (e noi lo abbiamo incoraggiato a "buttarsi" quando quell'ipotesi non esisteva ancora). Veltroni ha capitalizzato l'ottima partenza. Ma non è ancora giunto, nelle aspettative, al livello vincente poiché - con tutte le differenze di valutazioni - sussiste ancora un vantaggio del centro-destra. Dunque, il segretario del PD ha vinto grosse battaglie, ma deve vincere la guerra. Due sono le battaglie più importanti che possono costituire il valore aggiunto per tagliare il traguardo: il programma e le liste. Ne voglio parlare in modo distaccato, da osservatore, perché se ci metto il cuore debbo esprimere serie critiche. Il programma di Veltroni è giudicato simile a quello di Berlusconi (la Repubblica ha fatto un testo a fronte) e si litiga a chi l'ha "copiato" all'altro. A chi giova questa operazione "copiatura"? È probabile che Veltroni si ispiri all'esperienza Blair il quale ha vinto e trionfato due volte di seguito in Inghilterra - nel 1997 e nel 2001 - spostandosi al centro e sloggiandovi i conservatori che lo occupavano da sempre. Blair diventa l'erede della signora Thatcher: una Thatcher "in disguise", come lo definì - gradevolmente sorpreso - l'autorevolissimo foglio liberista Economist. Il quale scrisse: i due programmi sono simili, ma noi ci fidiamo più del giovane e nuovo Tony che del vecchio e esausto Major. Veltroni, se a quella esperienza pensa, deve tenere conto che nel 1997 si votò in Inghilterra dopo 18 anni di ininterrotta amministrazione Tory che giunse al voto spenta, stanca, inaffidabile. L'ultimo governo italiano, invece, non è stato di centro-destra, ma di centro-sinistra e il cittadino va al voto tra una delusione antica, quella di Berlusconi, e una recente di Prodi. Veltroni si barcamena con manifesti che respingono gli ultimi "15 anni di governo" (vi è dunque anche il governo Prodi-Veltroni!!!!) - e lo fa, dice qualcuno, per prendere le distanze da Prodi - ma poi esalta, deve esaltare i risultati dell'ultimo centro-sinistra. Forse Calearo dirà come l'Economist: sono tutti e due dalla parte nostra, cioè al centro, ma Veltroni è più affidabile: bisogna vedere quanti elettori penseranno la stessa cosa! Elettori che forse metteranno nel conto che il primitivo, apprezzato "corro da solo" è diventato in itinere corro con Di Pietro e con i radicali. L'altro punctum dolens è costituito dalle liste. Veltroni premia ed esibisce la giovane età: bene, ma l'anagrafe non è un criterio di capacità di governo. Può, perciò, apparire un'operazione di cosmesi e rivelarsi non redditizia perché non convincente. Lo accusano di candidare troppi esponenti dei "danè": l'operazione può essere costruttiva se gli imprenditori si impegnano a favore degli operai. Veltroni forse ricorda la formula di Martelli del Convegno socialista di Rimini del 1982: meriti e bisogni. Ma in quella formula c'erano anche i bisogni. E a proposito di socialisti, il leader del PD ha detto ad Arezzo: "Se votate per noi l'Italia vivrà un tempo di riforme mai vissuto, se non nell'epoca del primo centrosinistra degli anni sessanta". Dal resoconto che ne fa il Corriere della Sera del 1° marzo non risulta che l'oratore ne abbia riconosciuto, né punto né poco, il merito ai socialisti di Nenni. Non è solo per "incazzarmi" come fa Boselli nella pubblicità che appare su l'Unità per questa sistematica obliterazione dei socialisti; è anche perché il paragone di Veltroni non calza: in quegli anni c'era il "miracolo economico" e oggi l'economia è un pianto (specie per i redditi medio-bassi) ma anche perché quegli anni furono importanti grazie ai socialisti che vollero, imposero riforme invise ai "poteri forti": scuola media, Statuto dei lavoratori, riforma sanitaria, programmazione economica (specie per il Sud), le Regioni, la riforma pensionistica, le autostrade, l'aumento dei redditi medio-bassi, l'occupazione e mi fermo ricordando solo la "rivoluzione" della cultura e dei costumi, la modernizzazione della vita civile, i nuovi rapporti nei luoghi di lavoro (ma perché quando si parla di queste cose, ad esempio dello Statuto dei lavoratori non si ricorda chi lo ha voluto e imposto?!). Noto che nel programma di Veltroni grandi riforme non ce ne sono. E dunque il suo è un programma di governo, ma non è un progetto di rinnovamento della società. E non vi è forte, in rilievo, centrale, qualificante una parte dedicata alla moralizzazione della vita pubblica, alla riduzione di carrozzoni, alla demolizione dei privilegi e delle ricchezze della "casta". Questa riforma morale e istituzionale dello Stato - che non si può limitare alle infinite volte annunciata revisione del bicameralismo, alle province e al federalismo - è il prius, è la cifra che fa la differenza vera, reale, al di là di tutte le scopiazzature tra i due partiti. Sono lacune che nel tempo che resta si possono colmare. I sondaggi danno allo stato delle cose il 40% di incerti: il 21% in più rispetto alle astensioni di soli due anni or sono. Il cardinale Ruini si appropriò delle astensioni che fecero fallire il referendum sulla procreazione assistita. Grillo che fa la campagna per l'astensione si approprierebbe della quota eccedente quella "fisiologica" del 19-20%. E quella di Grillo e "soci occulti" è una mina vagante.

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ROMA Il tormentato accordo tra Pd e Radicali stava veramente saltando. Lo si è temuto fino a (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quando, in serata, Goffredo Bettini ha annunciato: "Ho ricevuto in serata tramite una lettera l'accettazione formale dei Radicali alla nostra proposta sulle liste; a questo punto ritengo che non ci sia più alcuno spazio emotivo per dubbi e polemiche e che tutti insieme finalmente si possa concorrere alla battaglia elettorale così difficile e appassionante che ci sta dinanzi". Una precisazione necessaria, perché a quel punto erano tanti a credere in una rottura. E Pannella in tardissima serata su Radio radicale ha confermato i contenuti dell'accordo, anche se, ha detto, "continua la mobilitazione per la difesa del valore della parola data e della lealtà ai patti conclusi". Veltroni in giornata era sembrato non poterne più del tira e molla di via di Torre Argentina. "Basta, non possiamo stare sotto un continuo ricatto e con i giornali che ogni giorno ci massacrano", avrebbe detto ai suoi. Aveva dato mandato a Goffredo Bettini di lanciare l'ultimatum: "Si deve concludere serenamente una vicenda che per noi è durata anche troppo". E Bettini aveva spiegato che sollevare sulla questione candidature "una campagna ai limiti dell'ingiurioso, rivela una mancanza di sincera partecipazione e di entusiasmo ad una impresa unitaria, ed una volontà mercantilistica che impoverisce tutti". Così ha mandato una lettera a Pannella, Bonino, Cappato, Bernardini per spiegare che la sottoscrizione delle candidature davanti al notaio non basta più: i Radicali dovevano mettere nero su bianco la loro adesione e l'impegno a fare campagna "con" e non "contro" il partito. Nel tardo pomeriggio si era sparsa la voce con un'agenzia della Dire che Pannella avesse smesso di fare lo sciopero della sete, e che alla fine tutto sembrava rientrare. Questo aveva portato Veltroni a dire che i Radicali, "dopo un bailamme inutile e dannoso, hanno aderito all'accordo proposto". Ma non era ancora così, e per il chiarimento si è dovuto aspettare la parola di Bettini. Ad aumentare le perplessità sui radicali, ci si erano messi anche gli ultimi sondaggi, che registrano una certa emorragia di consensi del Pd verso l'Udc. Per Pannella invece la spiegazione delle mosse di Veltroni era da attribuire al fatto che il leader del Pd avrebbe perso il controllo del partito, di qui la necessità di "disporre dei nove posti in lista che spetterebbero ai Radicali". Intervenendo a Radio radicale, Pannella aveva fatto presente: "La nostra resta una battaglia di principio, noi continuiamo a chiedere il rispetto della parola data. I leader del Pd si sveglino. Noi stiamo lottando per il Pd e non per un successo o per una minore sconfitta alle prossime elezioni". Intanto la Bonino da Bruxelles precisava che chi ha rotto i termini dell'accordo è stato Veltroni: "E chi ha cambiato idea dovrebbe assumersi la responsabilità di dirlo. L'iniziativa non violenta di Pannella altro non è che la richiesta che gli accordi fatti siano rispettati". Solo in serata è arrivato l'annuncio di Bettini che, salvo sorprese, giudica finita la fase dei dubbi e delle polemiche. Berlusconi si gode lo spettacolo e non fa caso a Veltroni che ieri ha detto che dopo 15 anni il Cavaliere "è ancora davanti alla stessa lavagna a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in grado di mantenere". Il leader del Pdl poi non crede che al Senato ci possa essere un pareggio. Ma si augura una vasta maggioranza per far fronte alla situazione che gli lascia la sinistra. "Non siamo capaci di fare miracoli". Promette però un intervento per i giovani con un bonus locazione e un aumento graduale delle pensioni più basse. Da parte di Fini invece è arrivata una risposta a Famiglia Cristiana che ha parlato di "anarchia di valori" nel Pdl: "Nel nostro programma c'è assoluta chiarezza su difesa della vita e centralità della famiglia". \.

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Il piano Air France non è traumatico Esuberi confermati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prato ai sindacati "Il piano Air France non è traumatico Esuberi confermati" Il piano di Air France-Klm per Alitalia prevede "soluzioni non traumatiche". Ieri lo ha ripetuto più volte ai sindacati il presidente della compagnia aerea italiana, Maurizio Prato. Un messaggio rassicurante, chiaro soprattutto sul fronte dell'impatto sull'occupazione: "Esuberi in linea o anche inferiori a quelli già previsti". Ed una garanzia: il gruppo franco-olandese porterà a termine l'operazione solo se, oltre al sì del governo ed al via libera antitrust, ci sarà un accordo con i sindacati, un confronto che verrà però aperto solo dopo l'eventuale messa a punto di una offerta. E mentre il tema Alitalia resta al centro anche della scena politica, il mercato ritrova fiducia sul titolo. Dopo le parole di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni, interpretate come conferma della percorribilità della soluzione francese, Alitalia ha guadagnato il 3,71%, in netta controtendenza rispetto alla flessione di Piazza Affari. Nel frattempo Air France-Klm va avanti. Tra oggi e sabato Jean-Cyril Spinetta, presidente della compagnia francese, dovrebbe chiudere il dossier per portarlo lunedì sul tavolo del cda per la decisione finale. L'obiettivo resta quello di ufficializzare un' offerta "entro il 13/14 marzo". Sui contenuti del possibile accordo Prato non ha indicato alcun dettaglio: "Saranno i francesi a farlo se decideranno di lanciare un'offerta".

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L'Udc arruola Alessandra Borghese e l'ex premier scaricato dal Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA I sondaggi danno l'Unione di centro in crescita e Pierferdinando Casini si dà un gran da fare. Mentre sta pressando il presidente del Movimento Cristiano dei Lavoratori Carlo Costalli e l'imprenditore Eduardo Lamberti Castronovo, annuncia che al Senato correranno come capolista in Campania Ciriaco De Mita, che Veltroni ha rifiutato di mettere in lista per far posto ai giovani, in Sicilia l'ex governatore Totò Cuffaro alleato del Pdl nella gara regionale e condannato in primo grado in un processo di mafia e, nel Lazio, Alessandra Borghese, nobiltà papalina, assai vicina a Benedetto XVI, presentata ieri in pompa magna. "Qui mi sento a casa mia", dice la principessa, che sottolinea il suo impegno a "difesa dei valori" cristiani. Silvio Berlusconi invece, non si è occupato di liste neppure ieri. Probabilmente comincerà oggi, ma neppure quella odierna sarà la giornata decisiva. Il Cav non ha fretta. "In questo momento abbiamo difficoltà a dire di no ai tanti personaggi rappresentativi che si sono offerti", spiega uscendo dalla casa del leader della Dca Gianfranco Rotondi, dove ha fatto colazione insieme a Fini: "Abbiamo deciso di comune accordo che i nomi li daremo tutti alla fine", aggiunge, nonostante si dica che abbia già in tasca una sua lista segreta. Una saggia decisione, che a via dell'Umiltà spiegano così: c'è tempo fino a lunedì sera. E poi, il Pdl non vuol rischiare di far la fine del Pd, che ha voluto essere zelante annunciando i candidati con largo anticipo, e ora si ritrova in mezzo a un mare di proteste e appelli, costretto talvolta addirittura a fare marcia indietro. Come con Beppe Lumia, caso che per il leghista Calderoli vale al Pd il "premio Pinocchio". Lumia, deputato siciliano uscente nonché vicepresidente dell'Antimafia era stato escluso, come da regolamento, perché alla quarta legislatura. Risultato: proteste di politici, un appello a Veltroni di decine di dirigenti locali, militanti, simpatizzanti esponenti del volontariato, Beppe Grillo dal suo blog irride all'errore, Di Pietro gli offre un posto addirittura dietro di sé in Lombardia, persino la Sinistra Arcobaleno è pronta a ospitarlo in luogo di Claudio Fava. Finché, anche per le insistenze di Anna Finocchiaro, il senatore ex Ds Ignazio Marino fa un passo indietro da capolista nell'Isola. Veltroni aveva appena recuperato il "suo" costituzionalista Stefano Ceccanti, piazzato in Piemonte al posto di Pietro Larizza: l'ex sindacalista Uil, accusando il Pd di "gestione oligarchica", ha accettato di candidarsi capolista in Calabria col Ps di Boselli. Paolo Gambescia, messo da parte per recuperare Marcela Lucidi, l'altra cristiano sociale, si è solo detto "amareggiato". Nessun rientro invece per Khaled Fuad Allam, che si appella a Prodi garante del Pd e oggi fa una conferenza stampa. A rappresentare gli immigrati alla Camera sarà paradossalmente il Pdl, anzi, An, che candida la presidente delle Donne marocchine Suad Sdai. Di religione islamica, a fianco della giornalista paladina della causa ebraica Fiamma Nirenstein e all'ultrà cattolica Eugenia Roccella, promotrice del Family Day. Tra gli ultimi nuovi arrivi di An c'è il manager musicale Gianmarco Mazzi e, ma manca ancora la conferma, l'imprenditore ed editore Tonino Angelucci. Ancora, il capitano Gianfranco Paglia, uno dei militari feriti a Mogadiscio nello scontro a fuoco del 2 luglio '93 medaglia d'oro. Per candidarlo in Campania rinuncia il senatore Luigi Bobbio. Si fa da parte dopo la condanna a sei mesi per la vicenda dell'autoambulanza chiamata per finto malore Gustavo Selva. An ricandida l'ottantenne Mirko Tremaglia ("una nostra bandiera") ma non Gramazio e Strano, i due senatori che avevano brindato e mangiato mortadella in aula dopo la sfiducia a Prodi: FI ha messo il veto. Nelle sue file, peraltro, rinuncerebbe a candidare Lino Jannuzzi, Alfredo Biondi e Egidio Sterpa, in Parlamento da molte legislature. Berlusconi, che dopo le voci su Angela Sozio del Grande Fratello ha promesso che non candiderà veline, starebbe pensando invece all'annunciatrice Rai e attrice Barbara Matera. Quanto ad Antonio D'Amato, annunciato capolista in Campania, la candidatura dell'ex presidente di Confindustria non sarebbe per niente ben vista in viale dell'Astronomia. E viene smentita recisamente dalla Pdl la candidatura del magistrato Alfonso Sabella.

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Mal di milano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO mal di milano DI CLAUDIO LINDNER All'orizzonte l'incognita dell'Expo. In agenda la crisi di Malpensa, la battaglia per l'Ecopass, il verde, il caro-vita, i costruttori d'assalto. Così il sindaco Letizia Moratti si gioca tutto: rilancio o declino In piazza San Babila un orologio scandisce i giorni, le ore, i minuti e i secondi che mancano alla sentenza per l'Expo 2015. Letizia Moratti abita proprio lì, a pochi metri di distanza dalla colonnina, e tutte le mattine è costretta a incrociare quel countdown vagamente ansiogeno. "Ricordati che devi vincere!", sembra quasi mettere in guardia il contatore digitale, sponsorizzato da un'azienda svizzera e destinato a fermarsi con crudele puntualità il 31 marzo, quando i 140 paesi membri del Bie (Bureau international des expositions), l'ente mondiale delle Fiere, avranno deciso se privilegiare la Madonnina o Smirne, definita la 'Perla dell'Egeo', 3,5 milioni di abitanti, città portuale e commerciale, gemellata in Italia con Napoli. Milano ha scelto come tema l'alimentazione in tutte le sue declinazioni, i concorrenti hanno optato per la salute, ma a contare per l'aggiudicazione di fine mese saranno più che altro gli assi giocati con la diplomazia, il vantaggio geopolitico, le pressioni messe in campo. Il sindaco ci crede. Ci deve credere. Sull'Expo ha puntato tutto nell'ultimo anno e l'esito della sfida condizionerà il suo futuro e quello di Milano. Senza voler esagerare il peso di questa chance, che comunque vale 3,2 miliardi di euro solo per le infrastrutture da realizzare, la coincidenza con la scadenza elettorale (si voterà due settimane dopo il responso di Parigi) ne amplifica rischi e opportunità per la città di Silvio Berlusconi, la più importante tra quelle amministrate dal centrodestra. Il successo della campagna parigina potrebbe favorire un graduale rilancio di Milano. Una sconfitta avrebbe l'effetto di accelerare un declino in corso ormai da molti anni, ma che negli ultimi mesi si è fatto più vistoso, certamente non solo per responsabilità della Moratti. Molti dei mali di Milano sono patologie storiche dove è difficile decodificare la causa-effetto. Nessuno azzarda un pronostico. Bobo Craxi, vicesegretario agli Esteri del governo dimissionario molto attivo nella campagna assieme a Emma Bonino (Commercio estero), sostiene che "Smirne non è un avversario invincibile", ma sottolinea che dal voto a scrutinio segreto può scaturire qualsiasi sorpresa. La Signora di Palazzo Marino si appresta a fare armi e bagagli trasferendosi a Parigi per la corsa all'ultimo voto. Ha ingaggiato come testimonial Al Gore, icona dell'ambientalismo mondiale, ma i turchi hanno risposto con Gerhard Schroeder, l'ex cancelliere tedesco, meno idealista ma molto pragmatico negli affari e con ottime relazioni nelle Repubbliche ex sovietiche e nel mondo petrolifero. Si racconta che i turchi abbiano messo al lavoro la loro intelligence ("Ci hanno spesso seguiti nelle nostre missioni", azzarda un superdiplomatico che preferisce restare anonimo) e molti hanno interpretato la recente decisione di ammettere il velo nelle università come un gesto studiato anche per sedurre i paesi islamici del Bie. Delegazioni della Moratti batteranno da qui a fine mese Nepal, Thailandia, Tagikistan, Nigeria, Guinea Equatoriale, le Seychelles (i più fortunati) e il contribuente si augura che alla fine tutte queste missioni non si rivelino viaggi premio. I milanesi non sembrano scaldarsi più di tanto. L'Expo, scelta bipartisan sostenuta anche dal presidente della Provincia Filippo Penati e con poche opposizioni dal punto di vista politico, è vista lontano. Almeno per ora. Più vicina è la percezione di sconfitta per la città quando si guarda al destino della Malpensa, da gennaio una specie di cattedrale nel deserto padano dopo l'abbandono di Alitalia e le difficoltà a chiudere accordi con altri vettori importanti. O quando i più attenti vogliono far luce sul 'pasticcio' dei derivati e le possibili perdite finanziarie. O quando, nella vita di tutti i giorni, ci si deve arrangiare su strade e marciapiedi degradati o tra cantieri che si sa quando aprono ma non quando chiuderanno, oppure ancora nelle battaglie contro i parcheggi sotterranei varati in modo selvaggio dalla giunta Albertini. E, a proposito, delle grandi operazioni immobiliari 'firmate' da prestigiosi architetti internazionali e raccontate già da 'L'espresso' nel luglio 2004, non si può che constatare ritardi se non blocchi totali (vedi articolo a seguire) nell'ambito peraltro di una totale mancanza di regìa sia di Albertini sia della Moratti. La fase di stallo è sotto gli occhi di tutti e ha più motivi. A pesare c'è, in primo luogo, la crisi degli immobiliaristi. Danilo Coppola, uno dei furbetti del quartierino proprietario di un'enorme area a Porta Vittoria, è agli arresti domiciliari e la scorsa settimana la Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti ha ricevuto l'incarico di vendere il suo 47 per cento nell'Ipi, quotata in Borsa. Luigi Zunino, rilevante protagonista con gli investimenti di Santa Giulia e Sesto San Giovanni, è fortemente indebitato e Mediobanca sta cercando da ottobre (non senza ostacoli) di vendere in blocco una parte del suo portafoglio immobiliare per 1,1 miliardi di euro. "Così la città resta nelle mani di Salvatore Ligresti", commenta amaro Marco Vitale, economista e in passato anche assessore al Bilancio del Comune di Milano, sottolineando come il finanziere siciliano, principale attore dell'operazione Citylife, sia l'azionista di riferimento di Milano fino a riuscire di far trasferire il Monzino, uno dei centri cardiologici più affermati, allo Ieo, nella zona sud della città naturalmente di sua pertinenza. "Una follia". Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, non risparmia critiche. Svicola dagli aspetti finanziari, pur promuovendo il progetto Santa Giulia di Zunino perché "crea una seconda città in un'area completamente libera". Poi si esibisce su giudizi di natura estetica. Il suo campo. "La Torre Velasca e il grattacielo Pirelli sono stati il canto del cigno. Dopo non è stato costruito più niente di bello. Con una premessa e un equivoco di fondo che Milano ha sempre avuto e cioè che il dinamismo economico, l'industria, la modernità debbano per forza creare una città brutta". Detta legge la globalizzazione dell'arte e dell'architettura, "un delirio per cui tutto deve essere uguale e privo di ogni rapporto con Milano. Certi palazzi o grattacieli potresti vederli a Sydney o a Toronto". Il professore fa invece autocritica sul parcheggio di Sant'Ambrogio, il più contestato di tutti anche perché a soffrirne sono molte famiglie della Milano dei Vip. "Non sono riuscito a bloccarlo", dice Sgarbi, lasciando intendere che hanno prevalso motivazione di ordine economico, non escluse le penali che il Comune avrebbe dovuto pagare nel caso di marcia indietro. Si tratta di una delle tante eredità ricevute dalla giunta Albertini, particolarmente attiva nel rilanciare la partita urbanistica e immobiliare, con grande soddisfazione di costruttori e promoter privati. All'inizio del suo mandato la Moratti aveva detto a più riprese che avrebbe ritoccato e migliorato il piano parcheggi, ma alla fine tutto è andato avanti come niente fosse. Una trappola che non ha né aiutato la popolarità della Lady di ferro né agevolato i suoi rapporti con il predecessore, ora parlamentare europeo a Strasburgo. Con l'Ecopass l'indice di gradimento della Moratti si era risollevato all'inizio del 2008. L'idea è piaciuta, anche perché appare una scelta irreversibile. Indietro non si torna. Ora, a due mesi dall'introduzione, qualcuno storce il naso. Si è sì partiti bene, con una riduzione del traffico auto attorno al 24 per cento nei primi due mesi, ma presto è venuta a mancare l'efficacia contro l'inquinamento per l'assenza prolungata di pioggia. Polveri sottili ben oltre il livello di guardia, biossido di azoto in forte aumento, dati allarmanti sulle malattie provocate nel 2007 dall'aria sporca hanno spento il sorriso iniziale a Palazzo Marino. "La direzione era giusta", dice Marco Vitale, "ma ci voleva più coraggio. E così ora si vedono risultati deludenti e insufficienti". Francesca Zajczyk, sociologa alla Bicocca e consigliere del Pd, sottolinea la modalità "iniqua", perché penalizza i cittadini meno abbienti, e ricorda come il centrosinistra avesse proposto di "chiudere la cerchia esterna perché è la zona più dotata di mezzi pubblici". Senza misure drastiche, la Moratti non potrà che sperare nella provvidenza. L'applausometro è fiacco anche all'interno di Palazzo Marino. Soprattutto se è vero, come fa trapelare qualcuno della maggioranza di centrodestra, che quasi tutti gli assessori si sono fatti avanti nei giorni scorsi per candidarsi al Parlamento nelle liste del Pdl: un segnale di poca fiducia nel futuro della giunta cittadina. D'altronde, c'è anche chi fa notare quanto avaro di complimenti sia stato negli ultimi tempi Berlusconi nei confronti del suo sindaco-bandiera dell'amministrazione locale. Anche la recente sparata del Cavaliere sull'italianità di Alitalia sembra avere più obiettivi elettorali che non essere una spinta a Palazzo Marino. Appena arrivata, la Moratti ha reclutato una serie di consulenti pagati bene (iniziativa che ha convinto la magistratura ad accendere un faro su Palazzo Marino) e ha accentrato su di sé molti poteri, prendendosi la delega sia del Bilancio sia del Personale. Secondo lei questo ha snellito le procedure e migliorato l'organizzazione. Ma a parere dell'opposizione e di qualche membro della maggioranza, il blitz della primavera 2006 ha contribuito a bloccare la macchina amministrativa. "Le delibere della giunta sono dimezzate, il consiglio esautorato, non sappiamo più nulla di quello che succede", accusa Zajczyk. Un approccio tecnocratico-aziendalista che ignora il consenso e la partecipazione. Sullo sfondo si percepisce un patto non scritto tra Moratti e Comunione e liberazione, il movimento di Roberto Formigoni. A lei le grandi strategie, la scommessa Expo e l'Ecopass, un'iniziativa di sicuro impatto popolare. A Cl la gestione dell'ordinaria amministrazione, meno visibile ma di buon effetto sotto il profilo delle relazioni di potere. Punta di diamante ciellina è l'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli, sul tavolo del quale passano numerosi dossier delicati. Non è casuale il successo riscosso negli ultimi anni dalle varie attività legate alla Compagnia delle Opere, che vanno dalla consulenza di architetti alla progettazione completa alla comunicazione. Un network efficace anche nella sanità e alla Fiera di Milano. E che oggi costituisce uno dei tre poteri forti assieme alle banche e alla lobby dei commercianti. Manca da decenni, viceversa, un potere pubblico forte. Un regista che risollevi la cosiddetta capitale morale da una certa apatia. Milano è diventata una delle città più anziane d'Europa, le giovani coppie con figli scappano perché è troppo cara (tra il 1991 e il 2001 sono scese dal 35 al 27 per cento della popolazione). Certo non bisogna dimenticare i centri di eccellenza nella ricerca medico-scientifica, nelle università, nell'editoria e nella moda. Nonché i segnali di vita che si colgono nei teatri, nella buona cucina e in qualche grande mostra, per non parlare dei circa 540 happy hour sparsi per la città. E Sgarbi incalza: "Questa è una metropoli buia, l'illuminazione è schizofrenica, sbagliata, del tutto trascurata. Sembra che l'unico obiettivo sia quello di far lavorare le aziende legate all'amministrazione precedente. Guardate invece Torino come è diventata bella". è poco, ma sembra un'idea. Arriverà luce da Parigi? n Ai salotti preferisco il Beaubourg di Claudio Lindner Infrastrutture. E un centro culturale per i giovani. Perché Milano ritorni un motore economico. La ricetta dell'imprenditore candidato per il Pd colloquio con Matteo Colaninno "A Milano farò una campagna elettorale cercando subito un dialogo con i ceti produttivi. Mi muoverò sulla strada, negli auditorium e soprattutto negli uffici e sui luoghi di lavoro. Per parlare il più possibile ai cittadini e a chi lavora, alla società civile che vive fuori dai partiti, ma che sente una nuova voglia di politica". Niente salotti della finanza e dell'industria, dottor Colaninno? "Nei salotti c'è il rischio di addormentarsi...". Non ha nulla del timido debuttante Matteo Colaninno, 37 anni, già leader dei giovani imprenditori di Confindustria, che Walter Veltroni ha scelto per Milano 1, un'arena politica ostica dove Berlusconi negli ultimi anni ha sempre vinto. Il neocandidato porta un cognome ben conosciuto nell'establishment economico. I successi familiari sono oggi legati soprattutto alla Piaggio e al marchio Vespa, un pezzo della storia italiana. Un padre un po' ingombrante. Non le crea qualche imbarazzo candidarsi con quel cognome, come 'figlio di'? "Potevo continuare a fare l'imprenditore, senza problemi, e assumere nuovi incarichi in Confindustria. Ho seguito la passione civile e scelto, quindi, una strada diversa, certo in salita, dove non ho più i miei punti di riferimento tradizionali. Ho cambiato campo, visto che mio padre non ha mai fatto politica. Certo mi chiamo Colaninno, sono orgoglioso della mia esperienza imprenditoriale e non mi devo assolutamente scusare di questo. Questo è il momento della responsabilità, del coraggio e dell'impegno personale per aiutare a cambiare il Paese". Come ha fatto a convincerla Veltroni? "Veltroni ha impresso un forte cambiamento nella politica italiana e questo mi ha convinto ad aderire. Il valore aggiunto del Pd? è l'unico partito ad aver capito come imprenditori e lavoratori debbano far parte di un unico progetto di crescita economica. E mi pare un discorso apprezzato. Sento in giro consenso e simpatia e spero che questo si trasformi in una vittoria elettorale. I margini ci sono". A Montecitorio lei rappresenterà Milano. Ma come la vede oggi? "Milano e la Lombardia rappresentano un'imprenditorialità che ha saputo innovare e puntare su servizi, finanza, comunicazione e beni immateriali. Qui l'imprenditore e l'impresa sono parte integrante del tessuto sociale. Berlusconi e la Lega fino a oggi hanno saputo intercettare queste esigenze più del vecchio centrosinistra. Io non pretendo di essere migliore degli altri, ma sicuramente mi sento molto rappresentativo. Vorrei quindi pormi come punto di riferimento per un Nord che deve darsi una missione come motore del Paese e come una proiezione dell'Italia in Europa". Più facile a dirsi che a farsi. Da dove si comincia? "Dalle infrastrutture. è mai possibile che per raggiungere Milano da Brescia o Mantova siano necessarie ore di viaggio estenuante? Ma scherziamo, si tratta di 150 chilometri di ferrovia o autostrada. La priorità delle priorità è oggi la Pedemontana, ma la lista dei lavori da fare in Lombardia è lunga. Non possiamo più permetterci un sistema dei trasporti e della viabilità così arretrati. Abbiamo perso 15 anni". Dopo Tangentopoli? "Sì, crollata la 'Milano da bere', la classe dirigente immediatamente subentrata a quella vecchia è risultata inadeguata, ha pensato solo a occupare il potere, dimenticandosi di rilanciare la città. Si è creato un solco. Per esempio, domando: come si fa ad attrarre giovani in una città dove la bolletta della vita di tutti i giorni è così alta? Trovo umiliante che non ci siano progetti per le nuove generazioni". Tipo? "Si può immaginare, ad esempio, un Beaubourg per i giovani milanesi. Si prende una delle tante aree industriali dismesse e si crea un grande centro culturale aperto a tutti e fino a tarda ora, dotato di banda larga, luoghi di creatività, mostre, eventi culturali. Un intervento del genere non necessiterebbe di enormi investimenti, ma sarebbe di notevole utilità per la città". UN SOGNO CHIAMATO Expo 31 marzo 2008 La data in cui l'assemblea del Bureau International des Expositions, l'ente mondiale delle Fiere internazionali, deciderà a chi affidare l'Expo 2015 140 Il numero di paesi che si devono pronunciare, a scrutinio segreto, tra Milano e Smirne 1 maggio 2015 Data di apertura dell'Expo, che durerà fino al 31 ottobre,22 miliardi Il totale, in euro, degli investimenti in infrastrutture previsti 46% La quota di fondi provenienti dallo Stato 28% I fondi privati 26% I fondi degli enti locali (Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano) 135 milioni La spesa per la costruzione di nuovi alberghi 29 milioni I visitatori previsti, di cui il 25 per cento stranieri 1,1 milioni I metri quadrati di superficie del sito Expo adiacente al nuovo polo fieristico Rho-Pero 175-190 Il numero stimato di espositori 120 I paesi stranieri che prevedibilmente saranno presenti 70 mila I nuovi posti di lavoro previsti 7 mila Gli eventi che verranno organizzati nei sei mesi dell'Expo Aspettando il Metrobosco A cosa servono le province? A mantenere il pletorico personale della politica italiana, pensano gli abolizionisti. Un raro esempio di come un'idea strategica per il territorio sia nata da una provincia (di Milano) è il Metrobosco, ovvero l'Anello Verde. Elaborato dall'assessorato all'Ambiente (Bruna Brembilla) e dal Multiplicity Lab del Politecnico, il Metrobosco mira a realizzare un reale collegamento tra le aree verdi, parchi pubblici e zone agricole, intorno alla città. Lo slogan è audace, forse troppo: tre milioni di alberi in dieci anni. Tra i punti chiave, il sistema Trenno-Cave-Boscoincittà a ovest, il Parco sud con i suoi 47 mila ettari, il quadrante settentrionale tra i parchi Nord, Lambro, Forlanini e Monluè. Già oggi il Metrobosco, malgrado le ansie dei Comuni che chiedono di espandersi, ha raccolto disponibilità per la forestazione di 2.900 ettari. Contributi sono arrivati dalla Milano Serravalle, dalle fondazioni Ospedale Maggiore e Cerba. E proprio il Cerba di Umberto Veronesi, il centro di ricerca biomedica previsto vicino all'Istituto europeo di oncologia su terreni del Parco Sud di proprietà Ligresti, suscita invidie di vario colore. Veronesi, si dice, ne aveva parlato con il banchiere Enrico Cuccia già ai tempi dello Ieo. è certo che sarà una delle grandi partite politico-urbanistiche dei prossimi anni. E. A.

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Berlusconi e Fini al Palalido <Porteremo più Nord a Roma> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-07 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Apertura della campagna elettorale: voce anche ai partiti minori Berlusconi e Fini al Palalido "Porteremo più Nord a Roma" Domani l'incontro. Bruciato gazebo del Pdl in piazza Oberdan La Russa: Continuiamo a ricevere, anche a Milano, richieste di rientro da parte di nostri ex iscritti passati alla Destra "Vogliamo portare più Milano e più Lombardia nel prossimo governo". La campagna elettorale del Popolo della Libertà comincia dal Palalido: domani Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini apriranno i lavori della kermesse. Prima di loro, dovrebbe esserci una veloce carrellata di saluti dei rappresentanti locali e nazionali di Fi e di An. Ma interverranno, voluti da Berlusconi, anche i rappresentanti delle forze minori confluite nel nuovo partito. "è molto significativo - commenta l'onorevole Maurizio Lupi - che il primo grande evento della nostra programmazione avvenga a Milano. Questa è la città dove il centrodestra governa da anni traducendo in fatti e non in promesse i nostri ideali e valori. Invece, il Pd ha dovuto schierare, spulciando nella raccolta di figurine di Veltroni, un imprenditore per dimostrare la propria attenzione all'economia e allo sviluppo del Nord...". L'auspicio univoco dei vertici di Fi e An è "che si possa portare più Lombardia nella prossima esperienza di governo ", come insiste il coordinatore regionale di An, Massimo Corsaro. "Il programma del Pd - aggiunge l'onorevole azzurro Antonio Verro - copia i punti salienti tipici del centrodestra ma gli elettori fra la fotocopia e l'originale sceglieranno l'originale, anche per l'incapacità della sinistra di realizzare obiettivi". Più prudente Ignazio La Russa: "Non dobbiamo mai dare per scontata una vittoria anche quando pare più che certa". E poi: "In campagna elettorale non si molla mai: bisogna conquistare fino all'ultimo voto, fino all'ultima ora prima delle elezioni". Intanto, La Russa gongola: "Continuiamo a ricevere, anche a Milano, richieste di rientro da parte di nostri ex iscritti passati alla Destra. Ma come non ci siamo preoccupati quando hanno lasciato, non enfatizziamo il loro ritorno". Unanime infine la condanna dell'atto vandalico contro il gazebo gestito da Azione Giovani, bruciato l'altra notte in piazza Oberdan: "Un episodio increscioso e incivile". "I soliti vecchi metodi dell'intolleranza e della violenza nascosti mentre si parla di volti nuovi", accusano il capogruppo di An, Carlo Fidanza e l'onorevole Paola Frassinetti. Ad An arriva la solidarietà del Pd: "Credo - chiarisce Pierfrancesco Majorino - che atti simili di violenza vadano respinti con forza e nettezza e confidiamo nel fatto che i responsabili di simili atti vengano individuati e consegnati alla giustizia". Leader L'ex premier Silvio Berlusconi accanto a Gianfranco Fini davanti al simbolo del Popolo della Libertà (Foto Carino) Elisabetta Soglio.

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John Nash genio e follia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CULTURA John Nash genio e follia di Piergiorgio odifreddi Ottant'anni vissuti tra schizofrenia e invenzioni fondamentali per il genere umano. Qui il grande matematico dialoga con Piergiorgio Odifreddi. Sulla sua vita, le teorie, la malattia, gli scacchi, il Nobel colloquio con John Nash Un libro, di Sylvia Nasar e un film, diretto da Ron Howard, entrambi intitolati 'A Beautiful Mind' e di grande successo, hanno raccontato la storia di John Nash, il genio che ha legato il suo nome a una serie di risultati ottenuti nel giro di una decina d'anni e pubblicati in una decina di articoli, un paio dei quali gli sono valsi il premio Nobel per l'economia nel 1994. è una tragica ironia del destino che un uomo (oggi 80enne, è nato nel 1928 a Bluefield in Virginia) che ha vissuto 25 anni da squilibrato, soffrendo di schizofrenia paranoide e credendosi l'imperatore dell'Antartide e il Messia, sia passato alla storia per aver introdotto la nozione di 'equilibrio' che porta il suo nome, ed è universalmente usata nella teoria dei giochi (che analizza le situazioni del conflitto cercandovi un apporto di razionalità): di un comportamento, cioè, che non può essere migliorato con azioni unilaterali, nel senso che lo si sarebbe tenuto anche avendo saputo in anticipo il comportamento dell'avversario. Questa 'mente meravigliosa' ha partecipato lo scorso anno al Festival di Matematica di Roma, e la cosa dev'essergli piaciuta: ci ritorna quest'anno per una conversazione pubblica con Robert Aumann, anch'egli un teorico dei giochi premiato col Nobel per l'economia nel 2005. Per l'occasione abbiamo chiesto a Nash di ripercorrere con noi alcune delle tappe della sua vita e della sua carriera. Professor Nash, l'anno scorso al Festival lei ha giocato una partita a scacchi con l'ex campione del mondo Spassky. Com'era andata? "Come principiante non ho potuto fare molto. Quando Spassky ha fatto una certa mossa con il suo alfiere, ho pensato che ci fosse un tranello e non ho risposto nella maniera ovvia. Invece il tranello era appunto quello, che non c'era tranello". Gli scacchi possono essere una metafora della matematica, o viceversa? "Ci sono molte somiglianze tra un teorema e una partita: ad esempio, nella precisione e nella bellezza. Giocare bene è come fare una bella dimostrazione". A proposito di giochi, lei ne ha inventato uno chiamato Hex. "Sì, all'inizio dei miei studi, nel 1949. L'ho fatto per illustrare in pratica alcuni concetti teorici. è un gioco in cui il primo giocatore ha un vantaggio teorico nei confronti del secondo, ma non sa come sfruttarlo in pratica". L'ha mai commercializzato? "A Princeton è stato molto popolare al dipartimento di Matematica. Ma quando cercammo di venderlo a un editore, scoprimmo che qualcuno in Danimarca lo aveva già introdotto". Com'è arrivato a interessarsi della teoria dei giochi? "Era stato pubblicato da poco il libro di von Neumann e Morgenstern 'La teoria dei giochi e il comportamento economico', che oggi è un classico. E in quel libro si faceva un parallelo molto ambizioso e attraente con l'economia". Lei all'epoca si interessava già alle applicazioni economiche? "Avevo un certo interesse. Prima di andare a Princeton avevo seguito un corso di economia, oltre a quelli di matematica, fisica e chimica". E quelli furono gli unici studi di economia che fece? "Da un punto di vista formale, sì". Lei ha studiato a Princeton quando Einstein insegnava lì. Lo ha mai incontrato? "Sì. All'epoca riflettevo anche sulla cosmologia e sulla gravitazione, e sapevo che lui aveva una personalità stimolante. In fondo anche lui era un matematico, e i suoi studi sullo spazio-tempo erano dei pezzi di bravura matematica". Spiegò le sue teorie ad Einstein, dunque? "Sì, ma lui non aveva molto tempo per ascoltare. Mi disse che avrei dovuto studiare di più". In pratica, la rimandò a scuola? "Sì, diciamo così". Nel film 'A Beautiful Mind' c'è un'unica scena in cui si accenna alla teoria dei giochi. "Ho apprezzato molto il lavoro del regista e dello sceneggiatore. La teoria dei giochi non è che si possa applicare a qualunque cosa, ma in quella scena del film sono riusciti a concentrare l'attenzione su alcuni interessanti elementi psicologici". Sono riusciti a spiegare la sua teoria, dell'equilibrio di Nash? "Non credo che ci abbiano seriamente provato". Perché non prova lei a spiegarcela, in quattro parole ? "Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l'equilibrio c'è, quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme". Italo Calvino, ha scritto una frase che molti usano per descrivere la teoria dell'equilibrio di Nash: a volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio. è una buona descrizione della sua nozione? "Direi di sì. Perché unilateralmente possiamo solo evitare il peggio, mentre per raggiungere il meglio abbiamo bisogno di cooperazione". Ci vuole parlare delle sue vicende personali? "Allude alla mia malattia? Ebbene, era l'anno 1962. Avevo 34 anni. Successe qualcosa che mi portò lontano dalla matematica: incominciai a soffrire. Mi hanno diagnosticato un tipo di schizofrenia molto raro". Aveva allucinazioni, visioni, come nel film? "Visioni no, almeno non agli inizi: non è che quando si sta male si abbiano necessariamente illusioni visive, come nel film. Le allucinazioni, più che su qualcosa che si vede, sono su qualcosa che si pensa. In seguito le mie furono anche uditive, sentivo delle voci". Potrebbe fare qualche esempio di allucinazione non sensoriale? "Visto che siamo alla vigilia delle elezioni. Immagini una persona che dovrebbe essere democratica, ma pensa da repubblicano. O una che dovrebbe essere repubblicana, e pensa da democratico". E come ci si accorge che questo è uno stato allucinatorio? Ad esempio, come facciamo a sapere se uno che vota Berlusconi o Veltroni è una persona sana che vuole veramente votare per loro, o uno schizofrenico che vorrebbe votare per l'altro? "è complicato. Ma comunque, scherzi a parte, la psicosi è un fatto reale, non illusorio, e ci sono stadi diversi di psicosi". Parliamo di matematica: che legame c'è tra essa e il pensiero allucinatorio? "Io direi nessuno. Nel suo lavoro il matematico deve pensare in termini razionali e logici, anche se può commettere errori. Come uno scacchista, d'altronde". Qualcuno pensa, o almeno dice, che troppa logica fa diventare matti. "Non ho molta esperienza, ma il matematico italo-statunitense Giancarlo Rota ha scritto in un suo libro che i logici effettivamente sono un po' tutti matti". Io sono un logico... "Sì, ma non dev'essere paranoico e pensare che mi riferisca a lei. Se no, finisce per darmi ragione. In ogni caso, io credo che Rota avesse abbastanza colto nel segno". E dove starebbe il nesso fra logica e follia? Forse nel fatto che il pensiero logico è astratto, e tende a essere distante dal mondo reale? "Direi piuttosto che il pensiero logico deve essere introspettivo, mentre il pensiero matematico deve guardare alla realtà". E la sua esperienza coi logici conferma la sua teoria? "Abbastanza. Ad esempio, ho incontrato il grande logico Alonzo Church, che a onor del vero non è mai stato matto, né sul punto di diventarlo, ma certo si comportava in maniera molto strana. Aveva una caratteristica tipica dei pazienti psichici: parlava con se stesso, da solo, mentre camminava. E si mangiava tutti i biscotti alle feste". E di Kurt GÖdel, grande logico, anch'egli professore a Princeton, scomparso 30 anni fa, cosa può dirci? "è anche lui un esempio di ciò che stiamo dicendo. La sua follia lo condusse addirittura alla tomba, perché si lasciò morire di consunzione. E sicuramente anche prima aveva forti elementi di eccentricità". Abbiamo parlato di scacchi, e sembra che anche lì ci sia un legame con la follia: basta ricordare Bobby Fischer, che è morto da poco in circostanze simili a quelle di GÖdel, perché non si lasciò curare di una malattia banale. "Fischer non sembrava razionale a parlarci, ma giocava in modo razionale". Lei da malato riusciva a fare matematica? "Il delirio non era continuo, ma intermittente: le crisi andavano e venivano, e quando accadevano mi sentivo come sotto tortura. Si trattava di stati di irrazionalità che io stesso, nei momenti di lucidità, non accettavo. E quando tornavo razionale, ero pronto a lavorare e a fare ricerca". Questo avveniva negli anni '60. E negli anni '70? "Negli anni '70 non ho lavorato. Negli anni '80 coltivavo i miei hobbies, dall'informatica ai programmi statistici. Passavo da un'attività all'altra". Si può dire che la matematica le sia stata d'aiuto per la sua malattia? "Se una persona ha problemi mentali è come se fosse scollegata dalla realtà, e qualunque tipo di terapia psicologica può esserle di aiuto. Quando, in concomitanza con la farmacoterapia, si è introdotta anche la psicoterapia, l'interazione fra le due cose è sicuramente stata di aiuto". Ha detto prima che a un certo punto ha cominciato a sentire delle voci. Nella storia ci sono altri esempi: il Socrate platonico, ad esempio, diceva anche lui di sentire una voce. "Sì chiamavano demoni, all'epoca. E si parlava di sogni in cui uno aveva l'impressione di ricevere il messaggio di Dio". Sogni e voci, però, sono cose diverse. "Un sogno non è considerato un'allucinazione, ma se ci si crede, l'effetto potrebbe essere lo stesso. Se Dio non esiste, ma tu hai l'impressione di sentire la voce di Dio, cosa cambia?". Possiamo allora classificare come schizofrenici tutti quelli che nella storia hanno sentito delle voci? "Forse sarebbe esagerato, ma certo sentire delle voci non è un fatto positivo". Com'è avvenuta la sua ripresa? "è stata una ripresa progressiva. Mi sono reso conto che certe cose non erano fondate". E alla fine sono arrivati il Premio Nobel e la fama. "Il Nobel mi ha dato la possibilità di portare avanti il mio lavoro. Mi sono occupato di nuovo di teoria dei giochi e di cosmologia, e ho sviluppato qualche idea nuova". Quanto è cambiata la sua vita, dopo il Nobel? "Per molti il Nobel non ha cambiato molto la loro vita, o solo in misura molto modesta: avevano già avuto i loro risultati, e il premio ha solo aggiunto un onore. Per me invece è stato diverso, perché nel 1994 io non avevo neppure un lavoro. E dopo l'ho avuto. Forse, se non avessi vinto il Premio Nobel, per me ora sarebbe tutto diverso". n La bellezza dei numeri Oltre a John Nash, saranno Umberto Eco e Amartya Sen (e tanti altri) tra i protagonisti del Festival della Matematica, giunto alla seconda edizione, che ha come sottotitolo 'La Regina delle scienze e delle arti', e che si terrà a Roma, all'Auditorium Parco della Musica, dal 13 al 16 marzo. Sarà infatti Eco a inaugurare la manifestazione (alla presenza del presidente Giorgio Napolitano), di cui il direttore scientifico è Piergiorgio Odifreddi, con una Lectio magistralis su 'Usi perversi della matematica'. Hans Magnus Enzensberger parlerà invece di 'Matematica della fortuna', e con Odifreddi discuterà di quanto la matematica sia vicina alla poesia. Il Nobel per l'economia Amartya Sen spiegherà perché la matematica è fondamentale per le scienze sociali. Molto atteso è il dialogo tra i due Nobel per l'economia Robert Aumann e Nash, per la prima volta insieme. Due Nobel per la Fisica, Frank Wilczek e Sheldon Glashow, parleranno della bellezza del pensiero matematico. Due matematici, David Mumford e Stephen Smale, affronteranno la questione 'Vedere con la matematica'. Freeman Dyson, spiegherà perché la matematica è metafora della vita. E infine Thomas Banchoff e Hendrik Lenstra racconteranno il mondo matematico di Salvador DalÍ e di C. M. Escher.

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Roulette senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / L'INCOGNITA PALAZZO MADAMA roulette senato Di marco damilano il premio di maggioranza regionale mette a rischio l'esito del voto. e la tenuta dei futuri vincitori. ma il partito del pareggio gi al lavoro. e si attrezza per la grande coalizione Si preparava ad affrontare la sua prima campagna elettorale da capolista alla Camera in Liguria: non proprio una passeggiata, ma quasi, per una donna tosta come Roberta Pinotti, genovese nata e residente a Sampierdarena, quartiere popolare, altro che Parioli e terrazze chic, presidente della commissione Difesa di Montecitorio. E invece, all'ultimo momento, Walter Veltroni l'ha dirottata alla guida della lista del Pd al Senato: "Roberta, abbiamo bisogno di te. In Liguria ci giochiamo la possibilità di strappare la maggioranza al Pdl in Senato. Tu ce la puoi fare". E la Pinotti ha risposto come impone lo slogan elettorale: certo, proviamoci. Si può fare. La Liguria è una delle regioni chiave del 13 aprile. Una di quelle dove si gioca lo scenario che toglie il sonno a Silvio Berlusconi: il pareggio al Senato, una situazione identica a quella che ha tormentato per 20 mesi Romano Prodi. Maggioranza in bilico, appesa ai voli dei parlamentari all'estero e agli indecifrabili umori dei senatori a vita: un incubo per il Cavaliere. Una speranza per i partiti medi e piccoli, dai centristi di Pier Ferdinando Casini a Fausto Bertinotti alla destra di Francesco Storace, che puntano a riaprire i giochi e a essere determinanti nella prossima legislatura. Uno scenario evocato dal leader del Pd che già pensa alle puntate successive: "In caso di pareggio, si scriveranno insieme le regole del gioco e poi si dovrà tornare a votare", si sbilancia fin da ora Veltroni. Un esito auspicato da quei poteri economici e imprenditoriali che chiedono con Luca Cordero di Montezemolo ricette "lacrime e sangue" per i prossimi mesi. Soluzioni drastiche possibili solo con una grande coalizione, un governo bipartisan. Già pronta la formula: modello Jacques Attali, la commissione super partes voluta in Francia da Nikolas Sarkozy per scrivere il piano delle riforme. Che il voto del 13 aprile si risolva in un nulla di fatto è tutt'altro che improbabile. Anzi, avverte il professor Roberto D'Alimonte, numeri alla mano è quasi inevitabile. Il politologo dell'Università di Firenze fu il primo a definire il voto per il Senato "una lotteria", con un articolo sul 'Sole 24 Ore' nell'autunno 2005, mentre il Porcellum era ancora in discussione in Parlamento. Ora lo studioso sfoglia i risultati del 2006 e conclude che il risultato sarà più o meno lo stesso di due anni fa, solo a parti invertite. "La lotteria si basa sui premi: 17 premi nelle 17 regioni per cui è previsto. Chi vince prende il 55 per cento dei seggi regione per regione. Per conquistare una maggioranza stabile bisognerebbe che uno dei due schieramenti vincesse i premi in tutte le regioni. Il che, per come si comporta da decenni l'elettorato italiano, è impossibile", spiega D'Alimonte. E già: non è pensabile che il Pd di Veltroni vinca il premio in Lombardia o in Veneto e che il Pdl berlusconiano strappi la maggioranza in Emilia o in Toscana. Tutto il resto è in discussione, e questa volta ancora di più. Colpa delle forze intermedie che nel 2006 non c'erano: il centro di Casini, la sinistra di Bertinotti. Terzi incomodi che vanno a rosicchiare voti e seggi ai partiti maggiori e che trasformano la lotteria in una giostra imprevedibile. Calcola D'Alimonte: "Se anche Berlusconi vincesse in 11 regioni su 17 (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna), più due seggi in Trentino e quattro all'estero, la sua coalizione conquisterebbe al Senato 159 seggi su 315: uno solo in più della maggioranza". Un risultato striminzito: Berlusconi rischia di finire nella stessa padella in cui è stato cucinato a fuoco lento il governo Prodi, che partì da 158 seggi più l'argentino Luigi Pallaro. Tabelle da brivido per il Cavaliere e che tengono alto il morale delle truppe dalle parti del loft del Pd. Nello staff di Veltroni, tra un tappa del pullman e l'altra, circola uno studio ancora più ottimista. In rosso sono segnate tre regioni: la Liguria, l'Abruzzo, la Sardegna. Tre regioni in cui, dati del 2006 alla mano, il Pd (in coalizione con l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro) e il Pdl più la Lega sono praticamente alla pari: due punti di vantaggio (il 39 per cento contro il 37) per il partitone di centrodestra nella regione governata da Claudio Burlando, parità assoluta in Abruzzo e in Sardegna dove le due squadre partono alla pari. Se il Pdl le perdesse tutte e tre, si gasano gli strateghi veltroniani, al Senato si fermerebbe a 155 seggi: lo stesso numero di seggi del Pd più la Sinistra arcobaleno, con l'Udc determinante. Pareggio pieno. è il risultato su cui puntano le forze intermedie che in alcune regioni possono aspirare alla soglia di sbarramento regionale dell'8 per cento, oltre la quale scatta il seggio per Palazzo Madama. Nel 2006 c'erano solo due coalizioni e due candidati premier, Prodi e Berlusconi. Nel 2008 Bertinotti e Casini fanno coppia fissa nei dibattiti televisivi, senza avere molto da dirsi, in realtà, se non combattere uniti contro i partiti maggiori che vorrebbero far scattare la categoria del 'voto utile': convincere gli elettori a scegliere i grandi e penalizzare i piccoli. In epoca di prima Repubblica funzionava: arrivati al dunque, nelle urne Dc e Pci facevano il pieno, a scapito dei partiti di destra e di estrema sinistra, a resistere rimanevano solo i socialisti e i laici. Ora il bombardamento dei partiti grandi è tutto contro Bertinotti e i centristi. In ballo, ancora una volta, ci sono i premi elettorali al Senato: se i partiti minori riescono a superare l'8 per cento e a rosicchiare qualche seggio a Palazzo Madama, finiscono per togliere posti al partito maggiore che in quella regione è arrivato secondo. Sembrano questioni tecniche, ma non lo sono. Prendiamo l'Emilia: nella ex regione rossa il Pd conquista il premio e prende 12 seggi. I rimanenti nove seggi, la quota di minoranza, nel 2006 andarono tutti alla coalizione del centrodestra. Questa volta, invece, Berlusconi potrebbe essere costretto a spartirli con la Sinistra arcobaleno che con il 10 per cento ne prenderebbe due. E così, per il Pdl, i senatori eletti in Emilia scenderebbero a sette. Stesso discorso vale per la Toscana e per le altre regioni centrali. Un calcolo che spinge gli uomini di Veltroni a interrogarsi su quale tattica usare: meglio picchiare duro per strappare voti alla Sinistra arcobaleno o lasciare che Bertinotti tolga qualche seggio a Berlusconi? Il fair play di Veltroni nei confronti dell'ex presidente della Camera non sembra solo una scelta di buona creanza elettorale. A rendere ancora più incerto il voto per il Senato, infine, c'è l'incognita della Destra di Storace. Per gli esperti di numeri del Pd parte da una quota che raccoglie il 15 per cento dei voti presi da An nel 2006 più i consensi della Fiamma tricolore: in tutte le regioni è molto lontana dalla soglia di sbarramento dell'8 per cento. Ma i sondaggi danno il partito di Epurator e di Daniela Santanchè in crescita, soprattutto in una regione chiave come il Lazio. Qui, dove si assegnano ben 27 senatori (chi vince ne conquista 15), le posizioni di partenza sono decisamente favorevoli a Berlusconi, ma Storace corre anche per il Campidoglio e potrebbe trainare la sua lista. Un problema in più per il Cavaliere. A Palazzo Grazioli ostentano sicurezza e fanno notare che può finire anche in modo opposto: con una vittoria del Pdl in Liguria e con lo scatto dei seggi aggiuntivi nelle regioni dove il distacco con il Pd è incolmabile: 20 punti in Lombardia, 18 in Veneto, 14 in Sicilia. "Se tutto questo dovesse verificarsi", calcola D'Alimonte, "Berlusconi potrebbe conquistare 169 seggi, dieci in più della maggioranza". Tanti, ma forse non abbastanza per governare da solo. Sotto quella soglia, però, sarebbe difficile frenare la spinta a fare un governo di larghe intese fondato sull'asse Pdl-Pd. Il problema, a quel punto, sarebbe capire chi potrebbe guidarlo. Con Berlusconi e Veltroni che fanno a gara per lodare il decalogo di Confindustria, il programma della Grande Coalizione sembra già scritto. E il mandato di Montezemolo come presidente dell'organizzazione di viale dell'Astronomia scadrà nel mese di maggio: giusto in tempo per assistere alla formazione del nuovo governo. Da spettatore o da protagonista. n il borsino del voto Ecco a confronto le previsioni di cinque istituti di ricerca sull'esito delle prossime elezioni Ipsos Euromedie Research Demopolis Ipr Marketing Crespi ricerche (realizzato il 25/2) (realizzato il 22-23/2) (realizzato il 25-28/2) (realizzato il 28-29/2) (realizzato il 25/2) Pdl 39,4 40,6 39,0 38,0 37,0 Lega Nord 5,5 5,6 5,0 4,5 5,3 Mpa - 0,2 1,0 0,5 2,0 La Destra 1,7 1,2 - 2,5 3,6 Udc 5,2 3,8 5,0 7,0 6,5 Rosa bianca 1,0 1,2 - - 1,0 Udeur - 0,7 - 0,3 - Altri di cd 1,0 - - - - Pd 34,5 32,9 33,5 32,0 32,5 Italia dei valori 4,0 3,5 3,5 4,0 3,0 Partito socialista 0,9 0,8 - 1,5 1,8 Sinistra arcobaleno 6,2 7,9 8,0 7,5 7,0 Altri di cs - 0,3 - 0,6 - Altri 1,6 1,3 5,0 1,6 0,3 Fonte: www.sondaggielettorali.it Per chi tifa Confindustria di Stefano Livadiotti La mappa delle scelte politiche degli industriali italiani "Non siamo qui per giudicare i programmi... Non daremo alcuna indicazione di voto...". Così, lunedì 3 marzo, all'indomani delle candidature nelle liste del Pd di Matteo Colaninno e Massimo Calearo, il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha presentato il decalogo della Confindustria. Ma se la associazione mantiene la barra al centro, a poco più di un mese dalle elezioni molti imprenditori fanno però il tifo per un candidato premier o per l'altro. Ecco gli schieramenti in campo. Centrodestra Ha la sua roccaforte nel Lombardo-veneto. Ma può contare anche su due consistenti pacchetti di mischia in Emilia e in Campania. In Lombardia, oltre a Fedele Confalonieri, ci sono il capo della potente Assolombarda, Diana Bracco; il vice presidente nazionale Alberto Bombassei; il leader dei chimici, Giorgio Squinzi; il petroliere Gian Marco Moratti; l'ex numero uno regionale Mario Mazzoleni; l'industriale del mobile Michele Perini; i presidenti provinciali di Bergamo, Alberto Barcella, di Brescia, Franco Tamburini, di Monza, Carlo Edoardo Valli (vicino a Formigoni), di Mantova, Carlo Zanetti (area An). In Veneto stanno con Berlusconi & C. il presidente Andrea Riello; l'ex vice presidente nazionale Nicola Tognana; il titolare della Geox, Mario Moretti Polegato; i capi di Venezia, Antonio Favrin e di Padova, Francesco Peghin; l'industriale meccanico Ettore Riello; il vicentino Pino Bisazza (Lega). In Emilia la pattuglia del Pdl, guidata dall'ex vice presidente di Confindustria Guidalberto Guidi, schiera il presidente uscente di Modena, Vittorio Fini; il pretendente alla successione Filippo Borghi (tra An e Storace); il numero uno di Parma, Daniele Pezzoni e il suo predecessore, Marco Rosi (Parmacotto); Giuseppe Prezioso (Max Mara); l'ex capo di Reggio Emilia, Fabio Storchi. L'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato, corteggiato da Berlusconi, è l'alfiere della pattuglia campana, che comprende Costanzo Jannotti Pecci (terme) e il senatore salernitano di An, Antonio Paravia (ascensori). In ordine sparso, stanno con il centrodestra il presidente piemontese del 'Sole 24 Ore', Giancarlo Cerutti; i numeri uno di Lazio (Maurizio Stirpe), Puglia (Nicola Di Bartolomeo), Sardegna (Gianni Biggio) e Calabria (Umberto De Rose); l'ex capo della Toscana, Sergio Ceccuzzi; il presidente dei costruttori del Lazio, Giancarlo Cremonesi; l'amministratore delegato dell'Ente Eur, Mauro Miccio; il marchigiano Francesco Casoli, senatore di Forza Italia. Centrosinistra Nella geografia confindustriale le bandierine di Veltroni & C. sono invece piazzate soprattutto nel Centro e nel Sud. A partire dal Lazio, che schiera il numero uno di Roma, Luigi Abete, e il suo vice, Giorgio Zappa (Finmeccanica); il presidente delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta; l'imprenditore dei call center Alberto Tripi e il veltroniano Giancarlo Elia Valori. Ci sono poi l'ex leader nazionale Vittorio Merloni nelle Marche (la figlia Maria Paola è capolista del Pd per la Camera); l'ex presidente dei giovani industriali, Anna Maria Artoni, in Emilia; il numero uno di Prato, Carlo Longo e l'ex capo dei fiorentini, Paolo Targetti in Toscana. In Campania tifano Veltroni il presidente dei napoletani Gianni Lettieri (legato a Giorgio Napolitano); i salernitani Andrea Prete (vicino alla Margherita) ed Enzo Boccia (vice presidente nazionale dei piccoli); il costruttore Enzo Giustino (già consigliere incaricato per il Mezzogiorno). In Sicilia ci sono il vice presidente nazionale per il Mezzogiorno, Ettore Artioli (un tempo vicino a Leoluca Orlando) e il numero uno regionale, Ivanhoe Lo Bello. In Puglia l'industriale della pasta Vincenzo Divella (presidente margheritino della Provincia di Bari) e Alessandro Laterza, capo dei baresi. Le new entry di Colaninno e Calearo hanno rafforzato la pattuglia Pd nella Confindustria del Nord. Che può contare in Piemonte sul vice presidente Andrea Pininfarina. In Lombardia sull'ex leader degli under 40, Aldo Fumagalli e sull'industriale delle lampade Ernesto Gismondi. In Liguria sul petroliere Edoardo Garrone; sull'ex presidente di Genova e già deputato dell'Ulivo, Stefano Zara e sul vice presidente della Luiss, Titti Oliva. E in Veneto sull'ex vice presidente Massimo Carraro (candidato dell'Unione alle regionali 2005) e sull'industriale meccanico Mario Carraro.

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Riservato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità STAMPA DI PARTITO divisi dall'UNITA' Nel loft di Sant'Anastasia, quartier generale del Pd, ci sono i pacchi di 'Europa', il quotidiano della Margherita. E 'l'Unità'? Assente. A dimostrazione dei difficili rapporti tra il quotidiano di Antonio Padellaro e il partito di Walter Veltroni. Si racconta che il responsabile comunicazione del Pd, l'ex rutelliano Ermete Realacci, abbia rifiutato di confermare i 3 mila abbonamenti dell''Unità' garantiti fin qui dai Ds, con una motivazione bizzarra: "Per anni il giornale ha attaccato Francesco Rutelli". Dal Pd, in campagna elettorale, 'l'Unità' riceverà solo 80 mila euro di pubblicità. La vera partita si gioca dal 13 aprile. Dopo il ritiro dei fratelli Angelucci, sono in corsa tre possibili acquirenti del giornale: un gruppo di imprenditori milanesi, Fabio Caso, ex editore del foglio sportivo 'Dieci', e il proprietario di Europa7 Francesco Di Stefano, in pole position. Per fare l'offerta l'imprenditore aspetta dal Pd il passo più importante: la riconferma del finanziamento dei gruppi parlamentari che scade nel 2010-2011. è lì che si vedrà se 'l'Unità' sia destinata a restare nella galassia informativa del Pd (per 'Europa' si prepara una fondazione legata a Rutelli). Oppure se sarà costretta a navigare in mare aperto, in acque pericolose. T. M. Attualità Calcetto laico Mite sabato romano, relazioni pensose al convegno sulla laicità organizzato da Barbara Pollastrini. In prima fila, un signore assorto pigia il cellulare. è Pietro Modiano, direttore generale di Intesa San Paolo, marito del ministro Pollastrini. Sms urgenti? No: una partita di calcetto. A quanto pare più appassionante della laicità. Attualità AFGHANISTAN Bisonti in prima linea In campo i pesi massimi, sperando che non sia troppo tardi. In Afghanistan i barometri politici e militari indicano tempesta. E lo Stato maggiore della Difesa ha deciso di comprare i bisonti d'acciaio: dieci veicoli super-protetti a prova di esplosione. Questi mezzi, chiamati Mrap, sono progettati per garantire l'incolumità dell'equipaggio in ogni attentato: dalla mina all'autobomba. I soldati viaggiano asserragliati in una cellula d'acciaio, mentre gli organi meccanici del mezzo sono all'esterno. I Mrap sono state acquistati poche settimane fa negli Stati Uniti: il contratto vale 8 milioni e mezzo di dollari. Si tratta di sei Cougar per il trasporto delle truppe e di quattro Buffalo con braccia meccaniche e mini-robot per disinnescare le trappole al tritolo. C'è un solo problema: nonostante il governo Usa abbia promesso di accelerare le consegne, non saranno operativi prima dell'autunno. Mentre si teme che la grande offensiva talebana cominci in primavera. Americani, tedeschi, olandesi, canadesi e inglesi schierano questi mezzi in Afghanistan da più di un anno: i comandi italiani non potevano pensarci prima? G. D. F. Attualità Sotto la banca la loggia campa L'argomento previsto per il suo intervento sembra un tentativo di conciliare gli opposti: 'Il profitto e la tutela delle fasce deboli'. Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, è abituato agli equilibrismi. In qualità di avvocato, difende in tribunale don Giuseppe Acampa, l'economo della curia senese rinviato a giudizio con le accuse di incendio doloso e calunnia in seguito a un falò nel palazzo diocesano dove vennero distrutti alcuni documenti. Come banchiere, invece, sabato 8 marzo sarà l'ospite d'onore del convegno su 'Etica e finanza' organizzato a Lucca dal Grande Oriente d'Italia, la loggia massonica che vanta una fiera tradizione laica. I lavori saranno aperti dal presidente del collegio toscano del Grande Oriente, Stefano Bisi. L. P. Attualità EUROPARLAMENTO Alleanza impopolare Berlusconi e Casini possono farlo e pure Mastella può usare il nome del Partito popolare europeo, ma Fini, lui proprio no. Ancor peggio: è assurdo che politici di seconda e terza fila di An parlino del Ppe quando non ne sono membri. Usurpano un simbolo e tutto ciò dà molto fastidio, assicura a Bruxelles un'alta carica dello stesso Ppe. Se Berlusconi e Fini danno già il Pdl nel gruppo popolare, vista dal gruppo l'operazione non appare così ovvia, anzi. Il malumore si respira soprattutto tra gli scandinavi, ma anche gli spagnoli storcono il naso. "Il problema", chiarisce un'altra fonte, "non è Fini, ma la sua gente: sono un'incognita. Nessuno ci ha spiegato cos'è cambiato, danno l'ingresso nel Ppe per scontato, ed è un errore". Il 13 marzo Berlusconi e Casini saranno a Bruxelles per la riunione dei leader popolari, l'occasione, forse, per parlarne. "A Silvio non conviene dire nulla, ma forse Casini tirerà fuori il tema", spiega l'alta carica popolare, che sbuffa: "Una volta almeno c'era la Dc, che era un vero referente.". A. D'Arg. Attualità ve la do io la predica è arcistufo, dice, della "grande preteria". Arcistufo di moniti vaticani e prediche teodem. Perciò il filosofo Giulio Giorello intensifica l'impegno antioscurantista. A metà febbraio al Darwin Day di Milano è intervenuto con Michele Luzzatto sul creazionismo. Il 20, ospite di Gad Lerner all''Infedele', ha difeso il corpo delle donne disputando sull'anima dei feti. Il 26 ha dialogato con il biologo Edoardo Boncinelli sui diritti del concepito (slogan: 'Siamo uomini o embrioni?'), smontando i pregiudizi del cattolicesimo più arcigno. Il 1 marzo capatina all'Aquila, convegno su 'Le radici atee dell'Europa' ("Per disinnescare fondamentalismi ateisti, ma anche perché An ha deplorato l'iniziativa"). Il 6 marzo sul 'Magazine' del 'Corriere' ha attaccato Francesco D'Agostino del Comitato nazionale di bioetica, l'invadenza della Chiesa e la debolezza della politica. Già, invadenza e debolezza. Infatti, confessa: "Nonostante la presenza di Emma Bonino e dei radicali, non sono affatto sicuro che voterò il Pd". E. A. Attualità Premio Passetti a L'espresso All'inchiesta de 'L'espresso' sulla morte di Filippo Raciti è stata attribuito il 'Premio cronista-Piero Passetti 2008'. Piero Messina e Giuseppe Lo Bianco hanno ottenuto il riconoscimento per gli articoli che hanno messo in luce i punti più controversi nell'indagine sugli scontri allo stadio di Catania: un'inchiesta giornalistica che ha posto seri dubbi sulla ricostruzione ufficiale che vede sotto accusa per omicidio un ultrà all'epoca minorenne. Un riconoscimento coraggioso da parte dell'Unione cronisti: in giuria c'era anche un rappresentante del capo della Polizia, che ha sempre difeso la versione ufficiale. L. Q. Attualità Banana republic C'è Bordon a babordo di Guido Quaranta Gli italiani, si sa, sono un popolo di navigatori. E il Parlamento, annoverandone parecchi, a suo modo, lo conferma. Un esempio? L'onorevole Ferdinando Adornato, un ex deputato progressista approdato poi in Forza Italia e sbarcato adesso sulle coste dell'Udc. Un altro esempio? Il senatore Marco Follini, che ha compiuto la rotta inversa: lasciate le rive dell'Udc è atterrato su quelle del Partito democratico. Ma il più grande navigatore di tutti i tempi è - da buon triestino di Muggia - il suo collega Willer Bordon. Seguitelo, per favore, nelle straordinarie traversate che ha compiuto negli ultimi 15 anni. Primo porto: Pci (e, dal 1987, seggio alla Camera). Nel 1993 ha mollato gli ormeggi abbandonando il Pds, l'ex Pci, e si è fermato (conservando la carica) in un mini-partito di centrosinistra, Alleanza democratica. Quindi l'ha lasciato per approdare su un'altra banchina, quella dell'Unione democratica (dove ha conquistato la nomina a ministro). Imbarcatosi di nuovo, ha gettato l'ancora nell'Italia dei Valori, da cui è ripartito alla volta di altri lidi: prima i Democratici, poi la Margherita (guadagnando un seggio al Senato). Sei mesi orsono, è salpato pure dalla Margherita: destinazione l'Unione democratica. E di lì, giorni fa, è ripartito, per attraccare nell'Unione per i consumatori: con cui, ora, in campagna elettorale, spera di diventare il prossimo sindaco di Roma. No, neppure Caboto, Pigafetta e Magellano, che pure solcarono mari e oceani, hanno navigato tanto. Attualità AVIANO Italiani go home Fuori tutti i civili italiani dalla base militare Usaf di Aviano. Giorni fa il settimanale 'Compass' della base di Aviano annuncia l'assunzione di cuochi, aiuto-cuochi, addetti alla reception, alle camere, cassieri. Ma, si precisa, "i posti sono riservati a personale civile americano e dei Paesi membri della Nato, esclusi quelli del Paese ospite, l'Italia". Immediata la reazione del sindaco di Aviano, Stefano Dal Cont. Il comandante della base smentisce. Ma "il comando riferisce che non tornerà indietro e così viene a cadere uno dei motivi di accettazione della base", precisa il sindaco. Decisione in palese violazione degli accordi Nato del 1951, in cui si impone di impiegare personale locale per tali mansioni. La base è un'azienda di 800 dipendenti civili con quasi 9 mila militari. P. T. Attualità Rebibbia è rock Era dai tempi dei Blues Brothers dietro le sbarre che la musica non scatenava tanto entusiasmo nei penitenziari. Lo dimostra la storia dei Presi per caso, band nata dentro Rebibbia di cui è uscito il cd con un 'appello in musica' per la riabilitazione di Girolimoni. Partendo da queste premesse Mtv ha coinvolto i detenuti in una serie di workshop per realizzare 'Rock In Rebibbia', un grande concerto nel cortile. Fra gli artisti coinvolti: Alex Britti, Negramaro, Fabri Fibra, Max Gazzé, Meg, Roy Paci. A programma tv concluso, gli strumenti e la sala di registrazione allestita nel braccio G11 rimarranno in dotazione. A. D. Attualità SIGNORNO Disgrazia & Ingiustizia DI MARCO TRAVAGLIO "Separare le carriere di giudici e pm". "Pene più severe". "Intercettazioni solo per i reati gravi". "Certezza della pena". E via banaleggiando. Ora che sono stati ufficializzati, si può notare tutta la desolante pochezza dei programmi dei partiti di destra e di sinistra su una materia cruciale come la giustizia. Le solite giaculatorie, le solite ricette parolaie che, negli ultimi dieci anni, hanno prodotto soltanto l'allungamento dei processi, l'aumento esponenziale delle prescrizioni, l'incertezza delle pene, anzi la certezza dell'impunità. Nessuno, salvo rare eccezioni, va alla radice dei veri problemi: pochi fondi, poco personale, troppi processi, troppe fasi di giudizio (indagini, udienza preliminare, primo grado, appello, Cassazione). Escono per decorrenza dei termini di custodia un condannato in primo grado per pedofilia e il figlio di Riina condannato in appello? "Pene più severe", è il grido unanime del Palazzo (per non parlare di strampalerie tipo castrazione dei pedofili, lanciata da Calderoli e rilanciata con qualche distinguo da Uòlter). Ma che c'entrano i massimi di pena edittale con le scarcerazioni per decorrenza? Per evitarle, non serve alzare le pene, ma irrogarle per tempo. O si allunga la custodia cautelare (già lunga) o accorcia il processo. Ma come? Nulla di concreto è in programma. Grazie alle intercettazioni disposte dalla Procura di Milano e dal gip Clementina Forleo, lo Stato ha già incamerato oltre 300 milioni dai vari furbetti: quanto basta per finanziare le intercettazioni in tutt'Italia per un anno intero. Fosse già in vigore la proposta del Pdl ("Intercettazioni solo per mafia e terrorismo", non più per reati finanziari e tangenti), non si sarebbe scoperto né sequestrato un euro. E, siccome al peggio non c'è limite, Berlusconi & his friends insistono con la "separazione delle carriere", che ora trova d'accordo Gianfranco Fini e Alfredo Mantovano: gli stessi che nel 1998 la fecero togliere dal testo della Bicamerale. Dicono che "è prevista negli altri paesi", ma è una balla: quasi tutti i paesi d'Europa consentono i passaggi dalla requirente alla giudicante, e viceversa. E il Consiglio d'Europa, il 30 giugno 2000, ha raccomandato agli Stati membri di "adottare misure per consentire alla stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pm e poi di giudice, e viceversa", per "la similarità e la natura complementare delle due funzioni". L'Italia, una volta tanto presa a modello, vuol diventare la pecora nera? Tutti son d'accordo: il problema numero uno è la lunghezza dei processi. Ma allora perché nessuno indica una sola misura concreta per abbreviarli? Nei famosi 'altri paesi' la prescrizione dei reati smette di galoppare dopo il rinvio a giudizio: perché non imitarli in quel che fanno, anziché in quello che crediamo che facciano ma non fanno? Solo Di Pietro ha proposto di bloccare la prescrizione dopo l'udienza preliminare, eliminando ogni interesse dell'imputato a tirare in lungo. Ma la cosa è poi scomparsa nel programma del Pd. C'è poi lo scandalo del Csm, sempre più politicizzato anche nella parte togata (eletta dai magistrati): infatti si accanisce contro chi fa il suo dovere senza coperture politiche, vedi De Magistris e Forleo. Il procuratore torinese Bruno Tinti, un po' per celia un po' per non morir, ha proposto di sorteggiare i togati fra i 10 mila magistrati in servizio. Potrebbe funzionare. Ma l'unica che ha fatto propria l'idea è Daniela Santanchè. Siamo in buone mani. Attualità FISCO Un clic per mille Un clic turba i sonni dei cassieri di dio. Riguarda l'8 per mille e una piccola novità di quest'anno: stavolta chi non presenta la dichiarazione dei redditi potrà far sapere per via telematica a chi vuole destinare l'8 per mille. Gli basterà andare dagli intermediari abilitati (Poste, Caf). Non è una novità da poco: i 'non dichiaranti' sono ben 13,8 milioni, in gran parte dipendenti e pensionati. Se aggiungiamo i quasi 10 milioni che pur presentando la dichiarazione dei redditi non dicono niente sull'8 per mille, abbiamo una maggioranza silenziosa del 60 per cento. Il cui 8 per mille, però, viene spartito secondo i voleri del restante 40: l'ultima volta, quasi il 90 per cento alla Chiesa cattolica, l'8,38 allo Stato, il 2,46 alle altre confessioni. Un referendum senza quorum, che ogni anno assegna quasi un miliardo di euro. Lo mette sotto la lente il coordinatore scientifico del Cer Salvatore Tutino (www.centroeuroparicerche.it). Notando che, man mano che l'Irpef si svuota a favore delle addizionali regionali, qualche uomo di chiesa potrebbe cominciare a preoccuparsi. R. C. Attualità FIAT MEZZOGIORNO DI FUOCO Dopo l'Alfa Romeo di Pomigliano, recentemente oggetto di una ristrutturazione totale, si aprono due nuovi fronti negli stabilimenti Fiat del Sud. Alla Termoli II della Powertrain, dove si producono cambi, febbraio è stato un mese di fuoco. Per tre volte vi sono stati principi di incendio ed è partita la procedura di emergenza con l'evacuazione della fabbrica e l'intervento dei pompieri. A denunciare gli episodi però è stato solo il sindacalista dello Slai Cobas Andrea Di Paolo, che ha dato la colpa alla "scarsa manutenzione degli impianti", evocando il caso Thyssen e facendo notare il silenzio dei confederali. Intanto anche il gioiellino di Melfi comincia a perdere colpi. Dopo diversi mesi di agitazioni interne, la goccia che rischia di anticipare una nuova stagione calda è stata la produzione sospesa a metà febbraio a causa dei motori polacchi difettosi. Sono montati soltanto sul 50 per cento della produzione, sottolineano gli operai ai cancelli, ma hanno dato l'occasione alla Fiat per sospendere l'intera produzione. A. Cal. Attualità FERRARI La rossa e i rossi Nasce un partito operaio a Maranello? Ci stanno provando: si chiama Prospettiva operaia, è nato dalle riunioni sindacali in fabbrica. In questi giorni un gruppo di lavoratori Ferrari è impegnato nella raccolta delle firme per partecipare alle elezioni politche. Spiega Renzo Ferri, tra i fondatori: "Quello che ci ha spinto è la generale disillusione e sfiducia nei confronti dell'attuale sistema dei partiti. Una spietata corsa alle poltrone, mentre i problemi reali di chi produce e lavora, che condizionano così pesantemente le famiglie, rischiano di non essere affrontati". G. Cap. Attualità Treccani: Casavola saluta Share delle reti tra l'1 e il 29 febbraio 2008 (e confronto con il mese precedente) giorno medio prima serata (02:00-02:00) (20:30-22:30) Raiuno 22,70 = 22,62 s Raidue 9,80 = 9,71 s Raitre 8,79 t 10,19 = Totale Rai 41,30 t 42,53 s Canale 5 21,50 s 21,16 t Italia 1 10,34 t 10,09 t Rete 4 8,42 = 8,95 s Totale Mediaset 40,26 s 40,20 t La 7 2,98 t 2,43 t Totale generaliste 84,54 t 85,16 t Satellitari 8,78 = 8,11 s Altre terrestri 6,68 s 6,74 s Elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel, Media Consultants Nel giorno medio di febbraio quota d'ascolto stabile o in flessione per tutte le reti generaliste a eccezione di Canale 5, che tuttavia non raggiunge Raiuno. Performance poco brillante per le cadette della concessionaria pubblica, con Raidue sotto al 10 per cento e Raitre sotto al 9. In prima serata si accresce lo share della Rai, mentre sul fronte Mediaset la contrazione di Canale 5 e Italia 1 non è compensata dalla crescita di Rete 4. Mese positivo per il satellite, sopra l'8 per cento anche tra le 20,30 e le 22,30. In ascesa le 'altre terrestri', compreso il digitale terrestre. Attualità Chi sale e chi scende Maretta alla Treccani. Tra marzo e aprile, infatti, all'Istituto per l'Enciclopedia italiana scadono gli incarichi del cda, del consiglio scientifico e dell'ad. E a maggio quello del presidente, Francesco Paolo Casavola, in carica dal 1998. è una partita che giocherà il ministro uscente Francesco Rutelli o il nuovo governo? Da anni la Treccani è un carrozzone in perdita, accusato di finanziare imprese che procedono con enorme lentezza e con grande dispendio di danaro. Franco Tatò, ad dal 2003, ha risanato un po' i conti, ma a febbraio i dipendenti sono scesi in sciopero per la mancanza di investimenti e di prospettive. C'è stata anche un'offerta dell'editore milanese Federico Motta per rilevare l'azienda, ma non se ne è fatto nulla. La poltrona più in pericolo è quella di Casavola, ed è partito il toto-nomine. Tra i nomi che girano, Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm di Milano, e quello di Salvatore Settis, archeologo, direttore della Scuola Normale di Pisa. M. Si. Attualità Non vi dichiaro marito e moglie Quel matrimonio non s'ha da fare. Firmato: Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze. Destinatario dell'ordine (in gergo 'precetto') è don Alessandro Santoro, alla guida della comunità religiosa delle Piagge, uno dei quartieri più poveri di Firenze. Motivo? La richiesta di autorizzazione a sposare in Chiesa l'ex transessuale Sandra Alvino, 63 anni (che con un intervento chirurgico da maschio è diventata donna), con Fortunato Talotta, 62 anni (i due si sono già sposati civilmente nel 1983). Antonelli spiega che, "mancando l'eterosessualità della coppia nubente riconosciuta in sede canonica, il matrimonio è nullo". Don Santoro controbatte che non esistono "canoni specifici che normino chiaramente situazioni particolari come queste" e invita il prelato a venire in parrocchia a motivare il suo no. Anche un teologo di fama come don Enrico Chiavacci invita la Chiesa a riflettere di fronte "a situazioni completamente nuove". M. La. Attualità PUGLIA GREENPEACEAL BANDO Socialmente pericolosi. E col divieto "di fare ritorno nel Comune di Brindisi e frazioni per anni tre". Questo il provvedimento della Questura della città pugliese nei confronti di 14 attivisti di Greenpeace. Sono quelli che il 30 novembre scorso entrarono nella centrale a carbone di Brindisi Sud e sventolarono striscioni di protesta sia sul tetto della centrale Enel sia sul grande carbonile all'aperto. è la prima volta che una misura del genere viene adottata in Italia nei confronti di militanti di associazioni ecologiste. Gli interessati hanno bollato il provvedimento come abnorme e hanno presentato ricorso. G. R. Attualità Giacomo non Balla La Roma insegue l'Inter, ma nelle grandi mostre è il contrario: Palazzo Venezia stacca Palazzo Reale. Ovvero Sebastiano del Piombo batte Giacomo Balla. Nei primi 20 giorni l'artista rinascimentale (allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli) ha avuto 29 mila visitatori (media di 1.450 al giorno), il futurista 13 mila (660 al giorno). Entrambe le mostre sono di alta qualità, per nulla 'popolari', e sarebbero il vanto di molti musei europei: quindi i numeri sono buoni. Ma da Milano, essendo la prima grande personale di Balla dopo 37 anni, ci si aspetta di più. T. M.

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Per posta, per e-mail (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità Per posta, per email Meglio l'insulto del fair play D'accordo il fair play, ma dirselo chiaro e tondo funziona meglio. Silvio Berlusconi ha orrore che Tonino Di Pietro sia nell'orbita del Partito democratico. L'ex magistrato dice che il Cavaliere denigra perché ha paura. Vabbè, nudo e crudo è più credibile. Una campagna elettorale è seria se i programmi sono schietti e se i protagonisti non cincischiano. Non è asprezza di toni verso l'avversario politico, è onestà di giudizio. Può funzionare. Fabio Sicari, Bergamo Veltroni come Tex Per una breve vacanza sono passato di zona in zona nel variegato Nord e fra i vari canali televisivi e qui ho sentito una sottile rabbia figlia della paura per l'inadeguatezza dei nostri mezzi, una forte tentazione di nascondersi dietro uno Stato forte, dietro dei discorsi semplici chiari e netti, la sensazione d'un robusto desiderio di lasciarsi cullare dalla destra qualunque essa sia, presentabile o meno. Credo che la sete di destra come tutte le seti impedisca a molti di vedere la qualità e la quantità dell'acqua che beve. Ora è nato il Partito democratico e mi chiedo perché invece d'inseguire il fantomatico centro non attacchi a destra, nettamente a destra, e si faccia carico del lavoro che la destra non ha fatto, degli umori che alimentano la destra, ma sono sintomi di problemi reali che vanno affrontati, dalla certezza della pena per chi delinque al lavoro interinale che deve costare molto di più in modo che non divenga un metodo per togliere diritti ai lavoratori ma solo uno strumento in più per l'azienda; o al canone Rai, vissuto ormai come un balzello. Ecco, vorremmo un Walter Veltroni che operi come Tex Willer e lavori giorno e notte per meritarsi lo stipendio sia se governerà sia se sarà il capo dell'opposizione. nelloepatrizia@tele2.it Madame Lisbona A integrazione dell'inchiesta di copertina sulle donne ('L'espresso' n. 8), desidero segnalare che proprio per raggiungere il tasso di occupazione femminile del 60 per cento indicato dall'Ue, il ministro Emma Bonino nel suo ruolo di 'Madame Lisbona', ha promosso, insieme ai colleghi Pollastrini, Bindi e Damiano la Nota aggiuntiva 'Donne, Innovazione e Crescita', consegnata alla Commissione europea come integrazione al Rapporto sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona. Il testo non solo fotografa la situazione allarmante dell'occupazione femminile, ma contiene anche indicazioni per correggere le cause che allontanano le donne dal lavoro, dalla carriera, dalla partecipazione allo sviluppo del Paese. La Nota aggiuntiva è stata approvata dal governo e da allora l'occupazione femminile è diventata una priorità strategica. Si è infatti svolto a febbraio un importante convegno all'Università di Catania sul nodo dell'occupazione femminile nel Mezzogiorno. Alla Bocconi, il 3 marzo a Milano, sono stati messi in discussione gli stereotipi femminili, in particolare quelli che costringono l'immagine della donna in modelli segreganti. Ci si chiede perché in tv la donna è commessa o velina e le rare volte in cui viene rappresentata in ruoli di responsabilità è una persona sgradevole o infelice. Insomma, anche se con fatica le cose si stanno mettendo in moto. Claudia Caputi, capo Ufficio stampa Ministro per le Politiche europee Il doppio orrore La vicenda dei bambini di Gravina ripropone tutti i difetti nel modo di investigare italiano. Pare di assistere a una rincorsa alle dichiarazioni, come se le inchieste fossero solo spunti per passerelle televisive. E tutto questo mentre viene tenuto in carcere un uomo accusato del delitto più orribile: l'omicidio dei suoi figli. Non so quali possano essere le sue responsabilità, ma alla luce dei terribili esiti di questa vicenda penso sia necessaria una riflessione da parte di media, inquirenti e avvocati: non è il caso di usare più cautela? Nicola Iacopino Lecce Pigna 1: Tatò e i bilanci L'articolo 'La Pigna è alle carte. Bollate' ('L'espresso' n. 9), per quello che so, mi sembra corretto e forse potrei arricchirlo con qualche divertente aneddoto. Per quanto mi riguarda, credo che ci sia un equivoco. I 12 milioni di perdita del bilancio 2005 sono quelli che ho trovato, non quelli che ho lasciato. Mio è il bilancio 2006, che chiude con un profitto di 1,4 milioni, dovuto in grandissima parte ai proventi straordinari della vendita di due edifici ad Alzano, resa possibile dalla ristrutturazione logistica interna. La fabbrica principale non è stata venduta da me, ma in epoca successiva alla mia breve presenza in Pigna. Tanto devo per difendere la mia reputazione: non ho mai lasciato un'azienda con un bilancio peggiore di quello che ho trovato. Franco Tatò Pigna 2: la causa di Paglia Mi riferisco all'articolo 'La Pigna è alle carte. Bollate' pubblicato sul n. 9 a firma di Peter Gomez, per precisare, nell'interesse della mia cliente Cartiere Paolo Pigna, che: 1. Il sequestro conservativo per 6 milioni di euro a favore della Cartiere Pigna e contro l'ing. Giorgio Paglia, concesso in via d'urgenza dal Presidente del Tribunale di Bergamo, è stato confermato dallo stesso Presidente nel contraddittorio pieno con la difesa del Paglia, e successivamente riconfermato dal Tribunale in composizione collegiale a seguito di reclamo presentato dalla difesa di Paglia. 2. Non è vero che 'le cause contro Paglia cominciano ad andar male'. Di cause contro Paglia non ce n'è che una: l'azione di responsabilità, di cui è in corso l'istruttoria, e nella quale le ragioni della Cartiere Pigna hanno già ricevuto autorevole verifica dal sequestro per 6 milioni di euro. 3. Del tutto autonomi sono i due contenziosi relativi a forniture commerciali effettuate a Pigna da società controllate da Paglia, dei quali uno (arbitrale) si è concluso con una transazione, e l'altro avanti il Tribunale di Bergamo, con una recente sentenza di un giudice onorario, immediatamente impugnata dalla Cartiere Pigna avanti la Corte d'Appello di Brescia. Avvocato Vittorio Dotti Il sequestro conservativo dei beni dell'ing. Paglia è stato concesso e confermato nel 2005. Due anni dopo il gip del tribunale penale ha stabilito che Paglia non ha truffato la Pigna sebbene l'azienda, che lo aveva denunciato, sostenesse il contrario. Da questo punto di vista è quindi innegabile che le cause per la Pigna abbiano 'cominciato ad andar male'. P. G. Auto verde, anzi nera Ho acquistato meno di un anno fa una vettura con un motore diesel Euro 4: mi è stato spiegato che si trattava del modello più ecologico. Infatti poteva circolare durante i blocchi del traffico contro l'inquinamento. Ho anche usufruito degli incentivi statali, rottamando la mia vecchia vettura. Ora scopro che la mia auto non è più eco-compatibile ma deve essere dotata di un filtro speciale per circolare senza problemi. Chi mi ha truffato: lo Stato, il concessionario o il Comune? Franco Fabozzi Roma Operai non guardie forestali I rilievi della Corte dei Conti riportati nell'articolo 'Calabria: la carica dei diecimila' ('L'espresso' n. 8) si riferivano ai 'lavoratori impiegati nell'esecuzione degli interventi forestali' dipendenti della Regione Calabria e non al Corpo Forestale dello Stato che fa invece riferimento al ministero delle Politiche agricole. Ci scusiamo con tutti gli interessati se questa distinzione tra operai forestali e guardie forestali non era bene evidenziata. Vite sotto shock di Stefania Rossini Cara Rossini, chiedo il permesso di dire una cosa che, lo so già, sarà considerata politicamente scorretta: sono favorevole all'elettroshock. Ho infatti avuto un'esperienza ravvicinata con questa terapia, secondo me ingiustamente demonizzata. Di recente, la presa di posizione di un gruppo di psichiatri favorevoli alla sua diffusione mi ha ricordato un penoso episodio famigliare. Mio padre, molto anziano, viveva da anni in preda a una depressione senza scampo che lo faceva persino gridare di dolore. I farmaci servivano per un po', ma poi cessavano ogni effetto, piegandolo nel fisico e lasciandogli tutta la disperazione. Quando ci consigliarono la terapia elettroconvulsivante, la accettammo come ultima spiaggia. Mai ci saremmo aspettati di riavere, per gli ultimi suoi due anni di vita, un uomo tranquillo e pacato che non avevapiù disturbi salvo quelli fisici della vecchiaia. Quando ho letto che un gruppo di psichiatri ha fatto un pubblico appello per riabilitare questa terapia, ho sentito il dovere di trasmettere questa mia esperienza. Virginia C., e-mail A cicli ricorrenti, per volontà di irriducibili psichiatri organicisti, l'elettroshock torna di moda. E ogni volta porta con sé esperienze di vita sincere e toccanti come la sua, signora Virginia. Ma niente d'altro. Nessuna evidenza scientifica, nessuna dimostrazione di come funzioni veramente il meccanismo terapeutico. Il più sincero tra gli psichiatri favorevoli mi disse una volta: "Non sappiamo come, ma qualche volta funziona. è un po' come quando si dà un pugno a un vecchio televisore e torna l'immagine. Vai a capire che cosa si è rimesso in moto!". In questa situazione possono proliferare soltanto appelli emotivi che tentano di dare a questa obsoleta terapia un peso che non ha. A lei che racconta una storia dolorosa a lieto fine, non posso che rispondere con una storia speculare. è quella di una donna altera e fiera che aveva fatto nove figli ed era ancora, a 60 anni, orgogliosa e ribelle. Un giorno, affacciandosi alla finestra, vide quei nove figli impiccati ai lampioni della strada. Urlò e si disperò, ma continuò a vedere le immagini paurose della sua aggressività. Erano gli anni Cinquanta e fu curata con un numero imprecisato di elettroshock. Da quel momento si spense anche nel carattere e nell'umore. Diventò mite e arrendevole e visse altri vent'anni in una docilità artificiale che - oggi lo so - era terrore. Quella donna era mia nonna.

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Il nuovo mondo di Forbes (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Francesco Paternò Il più grande finanziere del mondo che non crede nella finanza, la dolce vita che ormai è quella di un immenso cioccolataio. La rivista americana Forbes, che tra molti chissenefrega da 91 anni stila la graduatoria delle 100 persone più ricche del mondo, va ringraziata. Senza bisogno di fare inchieste che nessuno leggerà e senza scavare negli stili di vita in odore di marketing, ci fornisce un paio di numeri ed ecco chiara, intagliabile la foto del nuovo mondo che fa. Imperversa una crisi che ricorda quella del '29, tra case perdute e banche prese d'assalto? Bene, oggi l'uomo più ricco del mondo con 62 miliardi di dollari di fortuna personale è Warren Buffet, il super finanziere che non si fida dei suoi simili e che ama investire in aziende sottovalutate dalla borsa, frangiflutti in questo mare in tempesta. E ancora: l'open source ci libera, mentre Vista di Microsoft fa drizzare i capelli? Bill Gates, primo da un'eternità, si ferma supermultato al terzo posto. Fra i primi dieci più ricchi del pianeta, l'India riesce a piazzare quattro dei suoi, acciaio e altra roba pesante, perché sono loro il nuovo mondo che avanza. Seguiti da un esercito di 226 matricole entrate nel club dei miliardari, di cui un terzo sono russi (35), cinesi (28), indiani (19), insomma "un sole quasi bianco sale ad est", cantava il precursore Lucio Battisti. E da noi? Nel paese dei più bassi salari d'Europa e dei prezzi più fuori controllo, il clic è neorealismo puro. W Forbes, Veltroni ringrazia, il declino di Silvio Berlusconi è accertato: dopo aver scalzato dal primo posto l'Avvocato nel 1996, oggi l'uomo di Arcore scivola giù al terzo posto, che è quasi peggio del suo Milan. Lo sorpassano Michele Ferrero, 11 miliardi di dollari di buona nutella e obesità infantile e Leonardo Del Vecchio (10), il patron di Luxottica che non vede le tasse. Forbes non lo dice, ma guadagnando in dollari e non in euro, oggi rischiano tutti di non arrivare alla quarta settimana.

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Dal nostro inviato BOLOGNA - La voce di Romano Prodi arriva tra la fo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI dal nostro inviato BOLOGNA - La voce di Romano Prodi arriva tra la folla assiepata nella sala del Palazzo Re Enzo, quando Walter Veltroni ha quasi finito il comizio. E con un gesto di riconciliazione, dopo le incomprensioni sulla candidatura di Calearo, il premier assicura di sostenere il Partito democratico. "Sono al vostro fianco, sarà una campagna dura ma entusiasmante". Il Professore ricorda le cose fatte dal suo governo, non ultimo il decreto sulla sicurezza del lavoro, ammonendo il leader del Pd a sostenerlo. Il tono di Veltroni non cambia e con calore ringrazia Prodi "per come ha risanato i conti in una situazione molto difficile". Gli dà atto di aver fatto molto: "Qui nella sua città mi piace sottolineare il suo senso di responsabilità". Ed in piazza Maggiore, mescolati fra la folla, ci sono anche i figli del premier, Giorgio e Antonio, venuti ad applaudire il nuovo leader. Del resto, Bologna non tradisce le aspettative, con un'affluenza record, malgrado il vento, il freddo e la pioggia. Veltroni sembra quasi sorpreso di fronte a una platea così vasta, con le persone che si schiacciano l'una contro l'altra. E offre subito il carburante necessario per rianimare gli animi: "C'è un entusiasmo fortissimo, un mese e mezzo fa non era proprio questo lo stato d'animo nel partito. E questa è la principale energia con cui vinceremo alle prossime elezioni". Salgono gli applausi dalla sala, partono i flash dalle macchinette fotografiche. E' un tripudio di bandierine. Malgrado la svolta centrista nel Pd veltroniano, Bologna sembra appoggiare e favorire il nuovo corso, senza eccezioni. Gli animi sono accesi come quando la piazza ospitava comizi dei vecchi leader Pci, Berlinguer, Pajetta. Il sindaco Sergio Cofferati attende Veltroni lungo le scale, poi sul palco c'è un caloroso abbraccio. Altro abbraccio con Vasco Errani, presidente della Regione Emilia. Veltroni attraversa il muro di folla stringendo mani. Quando è di fronte a Sandra Zampa, candidata del Pd, ex capo-ufficio stampa di Palazzo Chigi, si ferma ed allarga il sorriso. Silvia de Grandis, bionda candidata, ricercatrice universitaria, presenta il segretario con enfasi. E si emoziona. Riesce a dire: "Sono felicissima che qui si apra la campagna elettorale". Invece Veltroni, quando attacca, fa subito togliere uno striscione bianco sul quale è scritto: "Possiamo fare due domande?". Riesce a toccare le corde della folla bolognese, annunciando che "qualcosa di nuovo sta accadendo". Elogia anche i giovani che sempre più numerosi vengono ad applaudirlo. A Forlì, durante il tour (che oggi continuerà a Bologna con la visita in numerosi stabilimenti, tra cui la Ducati dove si temono contestazioni della Fiom, e un termovalorizzatore per i rifiuti), due persone tentano una protesta, esponendo uno striscione contro la candidatura di Crisafulli in Sicilia. Ma non accade nulla. Veltroni ripete la volontà del dialogo. "Anche se c'è chi dice che sono bugiardo e cattivo, io non rispondo: perchè gli italiani sono stufi. Per lo schieramento avversario la politica è cupezza e odio, per noi è divertimento intellettuale". E con ironia fa polemica con Berlusconi, senza mai nominarlo: "Sono 15 anni che c'è sempre la stessa lavagna. E anche le promesse sono sempre le stesse: adesso promette l'abolizione dell'Irap, ma gli italiani possono chiedergli come mai non l'abbia fatto tra il 2001 e il 2006".

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La stampa impossibile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Antimafia Sicilia, la difficile sfida dei giornalisti liberi. Il futuro è nei quartieri La stampa impossibile A Catania il mercato informativo è monopolizzato dal gruppo Ciancio. Il giornalista Orioles chiude "Casablanca" per mancanza di fondi, ma non si arrende Riccardo De Gennaro Dice di essere "un tenente dell'esercito regio lasciato a fare la guardia al bidone di benzina in Africa settentrionale". Il bidone è l'informazione antimafia a Catania, l'esercito regio è la sinistra italiana, che non lesina parole di stima e incoraggiamento, ma che non gli ha mai inviato un centesimo per le "munizioni". Palermitano di nascita, braccio destro di Pippo Fava ai tempi de "I Siciliani", direttore del primo "Avvenimenti", ex responsabile di TeleJato, il "tenente" Riccardo Orioles ha dato vita, due anni fa, con pugno di giovani, al mensile antimafia "Casablanca". La scommessa era quella di scalfire almeno un po' il monopolio dell'informazione in mano a Mario Ciancio Sanfilippo, uno che a Catania controlla tutti i giornali, tutte le televisioni locali, quasi tutte le radio e che, siccome stampa la Repubblica, ha costretto il quotidiano del gruppo L'Espresso a rinunciare alla diffusione delle pagine regionali sulla piazza catanese per non fargli concorrenza. Il problema di Orioles è che gli elogi e l'incoraggiamento non bastano per fare un giornale. Così come non basta la sua lunga esperienza antimafia (vera, non quella double face, denunciata proprio dall'Espresso in una recente e accurata inchiesta), non basta l'entusiasmo dei ragazzi, non bastano firme come Nando Dalla Chiesa, Gian Carlo Caselli, don Ciotti, Rita Borsellino o la ripubblicazione di vecchi e memorabili articoli di Pippo Fava e Peppino Impastato. Ci vogliono anche i quattrini. Ma i quattrini sono finiti e nessuno ce li vuole mettere. Conclusione: la cassa è vuota, il numero di "Casablanca" di febbraio è l'ultimo, si chiude. In Sicilia muoiono uomini coraggiosi e muoiono anche i giornali liberi. "Fino a un po' di anni fa avevo ancora in un cassetto una mezza busta di tabacco che mi aveva regalato Luciano Violante quando facevamo I Siciliani. Era tutto quello che l'allora Pci ci ha dato", racconta Orioles. Con "Casablanca" è andata peggio. I Ds non gli hanno offerto neppure una sigaretta. Sono stati due anni vissuti sul filo del rasoio. Da una parte Orioles e compagni prendevano a cazzotti la mafia, sfornavano inchieste sugli affari dei Ciancio e dei Virlinzi, sulla base di Sigonella "talmente estesa da essere la decima provincia siciliana", sui casi di speculazione edilizia favoriti dal nuovo Piano regolatore, sugli sperperi e l'indebitamento dell'amministrazione Scapagnini, dall'altra tiravano la cinghia e dovevano accontentarsi dei buffetti d'incoraggiamento della sinistra. "Casablanca", d'altronde, era un giornale semiclandestino. Soltanto un edicolante, in tutta Catania, lo esponeva. Tutti gli altri lo tenevano sotto banco e per averlo lo si doveva chiedere sottovoce. Per due anni la quarta di copertina ha riprodotto una pagina de "I Siciliani" di metà anni Ottanta che diceva: "Questa pagina attende qualcuno che non abbia paura di farsi pubblicità su un giornale antimafioso". Qualcuno poteva pensare che da quando Montezemolo ha ordinato alle imprese siciliane di non pagare il pizzo, almeno una tirasse fuori qualche euro di pubblicità. Oppure che la Confindustria siciliana chiedesse semplicemente quanto costa fare un numero di "Casablanca" (gli avrebbero risposto 2mila euro per una tiratura di 5mila copie). O ancora che l'università di Catania, a fronte di quei 60mila euro che versa al quotidiano La Sicilia per quattro pagine settimanali sulla sua attività, decidesse un'elemosina, che so, di 200 euro. Sarebbe stato importante, un segnale concreto. È venuto? No. "La Confindustria è la Confindustria - dice Orioles - posso capire se non ci aiuta. Il guaio è che anche i compagni se ne strafottono. Io ne ho piene le scatole degli attestati di stima e di solidarietà dei politici e dei giornalisti. Ho scritto a Serventi Longhi, il quale, nelle sue risposte, mi riempie sempre di solidarietà. Quando leggo le sue lettere mi commuovo. Preferirei che tutta questa brava gente mi dicesse una buona volta: vai a fare in culo tu e l'antimafia. Quando ammazzarono Pippo Fava venne il presidente della Lega delle cooperative di quell'epoca e fece il suo bel discorsetto. Ebbene, nessuno osava dirgli che Fava non si chiamava Antonio". Il tenente di guardia al bidone avrebbe voglia di non andare più a votare: "Ma alla fine voterò regolarmente. Certo è tutto un po' ridicolo. Se vince Berlusconi si mette d'accordo con Veltroni, se vince Veltroni si mette d'accordo con Berlusconi. Io non faccio appelli, mi chiedo solo perché adesso che siamo tutti antifascisti non si trova una lira per Giustizia e Libertà. Il nostro è un problema politico, non di mercato. Ma è sempre stato così: il Banco di Sicilia dava 200 milioni di lire alla Gazzetta di Mantova e non una lira ai Siciliani". Se tiene duro è perché crede nei giovani. A Catania è nato un movimento giovanile antimafia che si esprime anche attraverso i giornali di quartiere: "I Cordai" a San Cristoforo, dove spadroneggiano i Santapaola, "La Periferica" a Librino, un quartiere che per un terzo non ha neppure le fogne. Qualcosa si muove anche a Napoli con "Monitor", un giornale anticamorra diretto anch'esso, come gli altri due, da Orioles. Insomma, c'è una rete giovanile, che raggiunge anche i ragazzi di Locri, i quali, dopo l'omicidio Fortugno, hanno messo in piedi il sito ammazzatecitutti.org. Di loro si ricorda soltanto "Annozero". Ora il sogno del "tenente" Orioles è di mettere su una redazione con i "suoi" giovani redattori siciliani (una dozzina i più stretti, come Giuseppe Scatà) e fare un free-press a Catania. Secondo lui costerebbe 60mila euro all'anno: "L'obiettivo di quest'anno è di formare la redazione e attendere qualche imprenditore coraggioso. Non credo che ne troverò in Sicilia, più facile pensare agli editori dei free-press di altre parti d'Italia". Che ne sarà di "Casablanca"? Si trasferirà in Internet e il sito si chiamerà U Cuntu, il racconto. È scritto nell'ultimo editoriale: "Ci arrendiamo? No, per niente. Se non possiamo andare in tipografia, andremo in Internet, troveremo altri modi per fare l'informazione che non c'è". Lo conferma lo stesso Orioles: "Non sono disperato, neanche per sogno. Faccio il giornalista da ventott'anni, ne ho viste tante. Sono siciliano, ma ho lavorato a Roma, Napoli, Bologna. Ora voglio restare a Catania, a costo di dormire alla stazione: c'è una rinascita del movimento antimafia, tra i giovani comunisti, nelle parrocchie, nella destra anche, come hanno dimostrato i manifesti contro Cuffaro". Certo, l'uomo è comprensibilmente amareggiato, ma intende reagire da vecchio giornalista. Non lo diceva in "Casablanca", ma era pur sempre Humprey Bogart a urlare nel telefono al gangster della città: "That's the press, baby!". Forse Cosa Nostra si può sconfiggerla soltanto con un'insurrezione popolare, ma - come ha dimostrato Saviano con la camorra - qualche volta la penna può dare molto fastidio.

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ROMA - In sette mesi di missione in Alitalia è stato così per Maurizio Prato. Ogni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - In sette mesi di missione in Alitalia è stato così per Maurizio Prato. Ogni ostacolo superato era un passo in avanti verso l'obiettivo. Ma guai a brindare troppo presto per un successo: poteva costare caro. Con questo spirito il presidente di Alitalia affronta anche l'ultima tappa della suo mandato di "traghettatore" del gruppo verso un partner "idoneo". Salvo colpi di scena (alla Magliana incrociano le dita) Air France-Klm presenterà la sua offerta vincolante per Alitalia tra il 13 e il 14 marzo. Ma a quel punto, se ci sarà l'ok del cda Alitalia e del governo, lo scoglio più grosso da affrontare sarà quello dei sindacati. Anche "se il piano non sarà traumatico", assicura Prato. Il clima che si respirava ieri tra le principali sigle sindacali dopo l'incontro con Prato ne è la conferma. Il presidente si è presentato con un pacchetto di scuse. Scuse, anche da parte di Air France, per aver rinviato l'incontro a causa di nuovi approfondimenti in corso (su Az Servizi, sui rischi dei contenziosi, sulla concorrenza sofferta dal cargo e sui costi del carburante). Ma anche di essere arrivato a questo vertice così tardivo senza i numeri, i dettagli sul piano che i rappresentanti dei lavoratori si aspettavano. Ma per Prato era un atto dovuto spiegare ancora una volta tutta la criticità della situazione di Alitalia. Certo, il piano ha già dato i primi frutti, come dimostra il recupero già registrato dai margini. Ma il resto può arrivare solo dall'integrazione del network con Air France. L'unica operazione che può dare la forza al gruppo per superare le fluttuazioni del mercato del settore aereo e sopportare i costi del petrolio. E' "l'ultima fermata", non c'è più tempo per altre strade, ha ribadito ieri Prato. Ma fa una promessa: niente soluzioni traumatiche e gli esuberi saranno in linea con il piano di transizione. Tutto questo, però ha bisogno del consenso anche dei sindacati. Perchè già oggi, il gruppo franco-olandese ha dimostrato "un certo coraggio" ad andare avanti, ha confidato Prato nei giorni scorsi ai suoi collaboratori: Air France ha dimostrato determinazione di fronte alle pressioni politiche e sindacali, ma anche davanti al fiorire di dossier legali (dal contenzioso su Volare a quello su Malpensa promosso da Sea). I sindacati, però, non sono disposti a fare sconti. Si aspettavano un incontro interlocutorio, ma così "povero", senza nessun dettaglio sul nodo cruciale di Az servizi, forse no. E poi, Cgil e Cisl respingono la logica del "prendere o lasciare": non firmeranno "accordi a prescindere", chiariscono i segretari nazionali di Filt-Cgil e Fit-Cisl, Mauro Rossi e Claudio Genovesi, al termine di vertice che rinvia il confronto con Air France, solo dopo la presentazione dell'offerta vincolante. "Soddisfazione" per l'incontro è stata espressa, invece, da pitoli e hostess (Anpac, Anpav e Avia, riunite nella Fan. Pronta a fare la sua parte di fronte alla gravità della situazione è l'Ugl trasporto aereo. Intanto, Bruxelles boccia l'ipotesi di un'intervento dello Stato nella compagnia di bandiera lanciata dal leader della Pdl, Silvio Berlusconi. E sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni invita ad "affrontare con delicatezza" il tema, considerando anche l'impatto sulla Borsa: "Non si possono dire cose diverse ogni giorno, parlare di partecipazioni statali e poi di liberalizzazioni". Intanto, ribadisce che il futuro di Malpensa va separato dal destino della compagnia di bandiera. È d'accordo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "È ora di separare definitivamente i destini di Alitalia da quelli di Malpensa". E a Berlusconi dice: "Se pensa di vincere le elezioni, eviti di trovarsi la vicenda Alitalia sul groppone".

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Cattive notizie dal Riformista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Editoria Cattive notizie dal Riformista Valentino Parlato Brutta sorpresa su il Riformista di ieri, giovedì 6 marzo del 2008 (la data è da ricordare). In prima pagina un breve comunicato dell'editore (cioè del padrone) dà il benservito (licenzia) Paolo Franchi, che questo giornale ha diretto e fatto crescere di prestigio nei suoi venti mesi di direzione. Contestualmente sempre l'editore comunica che la direzione del giornale torna ad Antonio Polito. Sulla stessa prima pagina l'articolo di addio - serenissimo - di Paolo Franchi; un articolo di Emanuele Macaluso per dire che così finì la sua collaborazione al Riformista (ricordo bene i corsivi di em.ma). E poi ancora interventi di solidarietà e apprezzamento, ancorché critico, per Paolo Franchi firmati da Walter Veltroni, Fausto Bertinotti ed Enrico Boselli. Il titolo dell'addio di Paolo Franchi spiega tutto: "Ho cercato di fare un giornale scomodo. La sinistra non ha più rifugi sicuri, non ho mai voluto considerare il socialismo un cane morto". Nello stesso giorno, a pag. 11 del Corsera leggo che Tonino Angelucci, "capostipite della famiglia di imprenditori nel campo delle cliniche ed editori di Libero e Riformista" si candida alle prossime elezioni nel pacchetto di Alleanza Nazionale. Questi i fatti. Quali conclusioni trarne e quali ipotesi avanzare? Le conclusioni sono piuttosto elementari: la stampa su carta è ancora importante e con le prossime elezioni si intende dare una seria svolta a destra. Gli Angelucci, già proprietari di Libero e del Riformista avevano tentato di acquisire la proprietà dell'Unità nell'ipotesi di una sconfitta di Berlusconi. Oggi l'ipotesi di centro sinistra, si sarebbe rovesciata nel suo contrario e gli Angelucci, quindi si licenzia Paolo Franchi e riportano Antonio Polito alla direzione. In aggiunta il capostipite (quello che si vanta di aver cominciato la sua ascesa facendo il portantino negli ospedali) si candida al parlamento con An. E, per aggiunta gli Angelucci, annunziano un potenziamento del giornale con un forte aumento delle pagine (cosa sempre negata a Paolo Franchi, evidentemente assunto come direttore di attesa). Ma gli Angelucci sono (è provato) bravi mercanti e con Antonio Polito, già senatore della Margherita, possono anche giocare la carta del governone, ove le prossime elezioni finissero con un pareggio o qualcosa di simile. E, conseguentemente, un pasticcio di governo di unità nazionale. E sarebbe proprio il peggio. Un'ultima riflessione dovremmo porcela sulla sinistra e sulla stampa di sinistra e - Cicero pro domo sua - sul nostro (vostro) manifesto che è di sinistra, addirittura si autodefinisce "comunista". Queste elezioni sono più importanti di quanto non appaia e non ci sono neppure un Pci e un Psi come quelli che il 18 aprile del 1948 furono in grado di reggere la sconfitta elettorale e di rilanciare. Questa campagna elettorale è assai rischiosa: sosteniamoci.

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La sfida di Alemanno: <Costruire subito ventimila case popolari> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-07 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Incontro all'Acer La sfida di Alemanno: "Costruire subito ventimila case popolari" Più case popolari, più sicurezza sul lavoro, più investimenti sui trasporti urbani. Ma, soprattutto, Gianni Alemanno ha un chiodo fisso: riuscire ad incontrare, in pubblico, il suo principale sfidante Rutelli. Ci sta provando in tutti i modi: prima lanciando direttamente l'idea del dibattito, poi con la proposta della commissione bipartisan per le riforme, sul modello francese dell'economista Jacques Attali. A chiunque lo chiama, per mettere vicino le posizioni sue e di Rutelli, Alemanno risponde sempre la stessa cosa: "Per me va bene, non ci sono problemi". Solo che, denunciano dal suo entourage, in un paio di occasioni è stato l'ex sindaco a tirarsi indietro. Come alla parrocchia di Selva Candida, dove stasera Alemanno andrà (con lui anche Giuliano Ferrara) a parlare di aborto e di famiglia. Il parroco della chiesa "Natività di Maria Santissima", don Ruggero, aveva invitato anche Rutelli, "e avevo anche messo il suo nome sui volantini ", ha spiegato il sacerdote allo staff di Alemanno. E invece? Niente, incontro saltato. Rutelli, a Selva Candida, non ci andrà. Lo stesso si è verificato per diverse emittenti televisive, nazionali e locali. Esempio? Il programma di Corradino Mineo, "Il Caffè ", in onda su Rai News 24, che si dovrà accontentare di due interviste parallele. Così, in attesa di incrociare Rutelli, la campagna elettorale di Alemanno va avanti "autonomamente". Ieri, incontro all'Acer, l'Associazione dei costruttori. "Con la nuova finanziaria - ha detto Alemanno - ci saranno 20 mila case popolari a Roma. Da quindici anni non si costruiscono: con Rutelli e Veltroni siamo a zero. Le ultime, quelle di Ponte di Nona, sono state decise nel '93". Secondo il candidato del Pdl, "non servono neppure risorse pubbliche": basta che il Comune mette a disposizione le aree per l'edilizia a riscatto o a canone controllato. Basta, poi, "alla cultura del veto con deroghe, che ha creato vie preferenziali per i gruppi più forti: una politica che si è manifestata negli assessorati di Morassut e di Minelli". E poi "più spazio a piccole e medie imprese", "più sicurezza sul lavoro", via alla "riqualificazione delle periferie" e "all'urbanistica dei diritti", "cura dimagrante per la holding Campidoglio", "la municipale che si trasformi in una polizia di prossimità", "grandi infrastrutture, visto che la metro C è stata finanziata per l'82% dal governo Berlusconi ". Immancabili le frecciate. Rutelli? "Una minestra riscaldata, uno stanco continuismo peggiorativo rispetto a Veltroni". Mentre di sé, Alemanno dice: "Perchè votare per me? Sono la speranza di cambiamento per Roma". L'affondo "Rutelli? è una minestra riscaldata. Mentre io rappresento la speranza di cambiamento" Ernesto Menicucci Pdl Il candidato a sindaco di Roma Gianni Alemanno.

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Marrazzo lo nomina ma l'avvocato <corre> con il Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-07 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE A Roma Alessandro Ruben era stato appena inserito nel cda di Autostrade Lazio. La sinistra ora ne chiede le dimissioni Marrazzo lo nomina ma l'avvocato "corre" con il Pdl ROMA - Prendi la poltrona e scappa, per dirla alla Woody Allen. Una nomina pubblica agita la giunta regionale di centrosinistra di Piero Marrazzo e rischia di creare l'ennesima frizione fra Pd e Sinistra arcobaleno. Tre giorni fa l'avvocato Alessandro Ruben è stato designato dal governatore come consigliere di amministrazione di Autostrade del Lazio, società mista Regione-Anas per la realizzazione della Roma-Latina. Una scelta, a quanto pare, caldeggiata da Giancarlo Elia Valori, ultimo dei grandi boiardi di stato, oggi presidente della holding pubblica Sviluppo Lazio: i due avevano lavorato insieme alle Autostrade. Il giorno dopo aver ottenuto l'incarico da Marrazzo, il salto della barricata. Dal centrosinistra al centrodestra. Ruben, 41 anni, esponente di spicco della comunità ebraica e presidente per l'Italia dell'Anti Defamation League (prestigiosa associazione per la lotta antisemitismo), ha accettato la candidatura per le politiche con il Popolo delle libertà. Correrà in Piemonte per la Camera. Piero Marrazzo, racconta chi lo conosce, è rimasto di sasso. "Chi poteva immaginare che un uomo come lui si sarebbe candidato con la destra", dicono. Già, perché Ruben a Roma è conosciuto come l'avvocato che ha patrocinato alcune delle azioni legali contro Priebke; è noto per essere stato picchiato da alcuni estremisti di destra; e soprattutto non aveva mai mostrato interesse per la politica. Il presidente della Regione ha comunque cercato di disinnescare la polemica. "Non mi pare che le autostrade siano di destra o di sinistra. Le nomine nel cda di Autostrade del Lazio rispondono solo ad un requisito: la competenza. Alessandro Ruben è un giurista di grande competenza e aveva collaborato con la Società Autostrade, questi e solo questi i motivi della scelta". Lui stesso minimizza. "è vero, mi candido nel Pdl, ma come indipendente - dice Ruben -. Non sono un politico. Non c'è alcuna incompatibilità con la nomina della Regione e ho accettato quell'incarico non certo per soldi, ma solo perché ho avuto già collaborazioni con società di gestioni autostradali. Voglio però mettermi al servizio del Paese, per questo ho accettato la proposta del Pdl. Chi mi ha contattato? Gianni Letta e Gianfranco Fini, che accompagnai in un viaggio in Israele. Berlusconi? Lo conosco, siamo stati insieme negli Usa, ma non è stato lui a chiamarmi. Il centrosinistra? Ho grande stima per Walter Veltroni, ho ottimi rapporti con Goffredo Bettini. E anche con Marrazzo: pure con lui sono stato in Israele". La Sinistra arcobaleno però non ci sta: "è stato nominato come tecnico dalla Regione, se diventa un politico deve dimettersi. Non c'è un'incompatibilità formale, ma è una questione di opportunità", dice Filiberto Zaratti, assessore regionale all'Ambiente ed esponente dei Verdi. "è una situazione assurda - aggiunge Massimiliano Smeriglio, deputato di Rifondazione e segretario romano del partito di Bertinotti -. Se non si dimette lui, è opportuno che intervenga Marrazzo". Paolo Foschi Adl Abraham Foxman, direttore dell'Anti Defamation League (Adl) degli Usa con Alessandro Ruben.

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Ma Clemente pensa al ritorno <Farò come Bossi, la Lega del Sud> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-07 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Dal pienone di ministri per le nozze del figlio alla ricerca di un riparo per sé e la famiglia Ma Clemente pensa al ritorno "Farò come Bossi, la Lega del Sud" Lega e An: fermati un giro. E lui: che ci vado a fare a Strasburgo? ROMA - Ora Mastella non c'è più. Se n'è tornato ieri a Ceppaloni, "che sarà la mia ridotta, la ridotta del Sannio", dalla quale ripartirà tra una settimana, un mese, un anno, è ancora da vedere. Ma ripartirà Mastella, prendendo esempio da Bossi: "E come Umberto ai suoi esordi, farò una Lega campana, inizierò dal territorio, con pochi amici. Da lì riprenderò a far politica, perché senza non so vivere". Ora che Mastella non c'è più, probabilmente scompariranno i suoi detrattori, quelli che lo schernivano per la sua villa, per la piscina a forma di cozza che tutti hanno visto perché tutti sono stati suoi ospiti. Tutti hanno visitato la casa del mostro. Il giorno in cui si sposò il figlio, c'era di fatto l'intero governo, con Prodi in prima fila. Al rito religioso la chiesa era così stipata che a un certo punto il ministro degli Esteri decise di prender aria, proprio mentre l'officiante salutava i presenti: "Saluto il presidente del Consiglio, il vice segretario D'Alema... ", disse confondendosi. E Fassino, che non si era mosso, in quel clima di allegria regalò una battuta al vicino di banco: "Così impara Massimo ad andar via prima. è stato immediatamente declassato". Chi non è stato a Ceppaloni, ha aperto a Mastella le porte di casa. Un anno fa al Campidoglio - quando da sindaco di Roma si preparava a diventare leader del Pd - Veltroni lo ricevette per una colazione servita da camerieri in guanti bianchi, e per proporgli di allearsi: "Insieme, Clemente. Insieme per un nuovo Ulivo". Ora l'Ulivo non c'è più. E nemmeno Mastella. Chi è cresciuto alla scuola democristiana ha imparato che in politica non esiste l'amicizia, e che la gratitudine è il sentimento del giorno prima. Il giorno dopo, il giorno della crisi di governo, D'Alema lo incrociò al Senato e non lo degnò neppure di uno sguardo: "Nemmeno mi saluta chillu str... Dopo tutto quello che ho fatto anche per lui". Per lui e per altri. Quando seppe che la moglie stava per essere arrestata, chiamò Prodi in lacrime chiedendo conforto, confidando in chissà cosa. "Speriamo vada tutto per il meglio", gli sussurrò il premier: "Ti faccio i miei migliori auguri". A un meridionale come lui parve una solidarietà di rito: "E dire che mi sono attirato gli attacchi del pm De Magistris pur di difenderlo da quell'assurda inchiesta calabrese ". è stato allora che Mastella ha smesso di essere un politico. Dal giorno in cui gli hanno toccato "Sandra" ha smesso di far roteare gli occhi, caratteristica che Berlusconi colse quando lo conobbe: "Appena gli dicevo una cosa, iniziava a muovere lo sguardo da destra a sinistra, da sinistra a destra, come un tergicristallo. In quei momenti, secondo me, lui pensava: "Mi conviene, non mi conviene"...". Perché non c'è dubbio che l'ex ministro del Professore e del Cavaliere ha lucrato per anni nel gioco di Palazzo, con una tale durezza che alla vigilia delle elezioni del '96 spaccò una sedia del Settecento ad Arcore per una disputa sui seggi con Berlusconi. Quella lucidità è andata persa nell'ultima trattativa. Il desiderio di trovare riparo per sé e la sua famiglia lo ha indotto a rompere con Prodi e a sottoscrivere senza alcuna cautela un accordo che il leader del Pdl non ha poi mantenuto. è vero, ha trovato tre fieri avversari: Fini, Maroni e i sondaggi, che lo indicano come un appestato. Raccontano però che il leader di An e anche Bossi (più disponibile ad accoglierlo) gli avessero consigliato di "fermarsi un giro": "Fermati Clemente, alle prossime regionali in Campania vedremo di trovare un'intesa su tua moglie. Fermati Clemente, poi ti rilanci alle Europee". "E che faccio a Strasburgo, mi iscrivo alla commissione Caccia e Pesca come D'Alema?". Esaurita ogni possibile mediazione - l'Mpa di Lombardo, la Dc di Pizza - il Cavaliere ha smesso di rispondergli al telefono e l'ha girato a Letta: "Gianni, parlaci tu. Sono a disagio, non so che dirgli". Un giorno che Letta non c'era, è stata la moglie a togliere dall'imbarazzo Berlusconi. è stata Veronica a parlare con la moglie di Mastella. Nei frangenti difficili le donne sanno dire quel che gli uomini temono di pensare. Casini, per esempio, anche lui ha detto no a "Clemente", dopo averlo pubblicamente elogiato in questi anni: "è una forza della natura, è inaffondabile". De Mita invece voleva aprirgli le porte, "come si fa con un figliol prodigo". Alla fine nessuno l'ha voluto: "L'infamia e l'isolamento mi stanno distruggendo". Perciò se n'è tornato a Ceppaloni, convinto che - siccome non c'è più - non ci saranno più politici su voli di Stato da fotografare, raccomandazioni nelle Asl da denunciare, nemmeno piscine a forma di cozza da criticare. Fino al prossimo mostro. O forse fino al ritorno di Mastella. Nel 2006 Alle Politiche 2006 l'Udeur ha ottenuto circa cinquecentomila preferenze in ciascun ramo del Parlamento. Il partito guidato da Clemente Mastella aveva conquistato anche un seggio alle elezioni Europee del 2004 Francesco Verderami.

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Boselli & co la strategia della rabbia, varata da crespi, sta dando i primi frutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Boselli & co la strategia della rabbia, varata da crespi, sta dando i primi frutti Anche i socialisti, nel loro piccolo, si incazzano Lui, ex guru della comunicazione del Cavaliere, Luigi Crespi minimizza il suo ruolo: "Cerco solo di dare una mano ai socialisti per migliorare le loro performance. La struttura della comunicazione già esiste e lavora bene. Io contribuisco a renderla più visibile". Eppure il nuovo stile aggressive del mite Boselli è targato proprio Luigi Crespi. A lui è stato dato l'incarico di gestire quella che per i socialisti assomiglia sempre di più alla battaglia della vita: superare lo sbarramento del quattro per cento. A questa mission impossible sarebbe legato anche da un contratto - pure se tutti smentiscono, a partire dall'interessato - che prevede un cospicuo compenso in caso di raggiungimento del risultato. E lui, l'uomo che inventò il più celebre contratto con gli italiani, quasi fosse in una seduta psicoanalitica, ha dato ai socialisti un ordine ben preciso: cacciate tutta la vostra rabbia, siate incazzati. Dice Crespi: "La rabbia è un sentimento diffuso, non è un trucco mediatico. Sono incazzati tutti, da Bobo Craxi a Villetti, da Angius a De Michelis. E, dal loro punto di vista, hanno ragione". E per mettere a punto la strategia del "siamo socialisti e siamo incazzati" (come è scritto sui primi manifesti della campagna elettorale), a San Lorenzo in Lucina ogni mattina si svolge una riunione fiume presieduta proprio da Crespi: tre, quattro ore di brainstorming serrato, dalla lettura dei giornali all'analisi dei messaggi mediatici, alla gestione dell'agenda elettorale. Obiettivo: costruire un'immagine aggressiva, diretta. Via il bon ton e la diplomazia di Palazzo: l'imperativo è scagliarsi contro l'avversario. Quale? Veltroni, of course . Dice Villetti, anch'egli un mite diventato aggressive : "Veltroni sta provando a cancellarci e per fare questo ha inglobato i radicali, perché considera la laicità il tallone d'Achille del Pd. Ma questo esalta il nostro ruolo. Diremo che Veltroni ha deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di combattere". È quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno Boselli&Co nel prossimo mese: "contro" il tentativo di cancellare una storia gloriosa, "contro" la linea di Veltroni (che porterebbe a una sconfitta "epocale" il centrosinistra, dicono), "contro" l'inciucio con Berlusconi. E "contro" il sistema dell'informazione. Ieri Boselli ha messo in atto la prima iniziativa eclatante lasciando lo studio televisivo durante la registrazione di Porta a Porta : "Questa è la prima trasmissione politica alla quale sono stato invitato negli ultimi due mesi: ci sono regole truccate perché gli elettori non conoscono i nostri programmi, i nostri volti e non sanno che io sono candidato premier per il Partito socialista" ha affermato il leader del Ps. All'uscita, presente tutto il gruppo dirigente e alcuni militanti che hanno esposto i cartelli "Anche i socialisti pagano il canone" e "Rai tv censura di tutto di più", Boselli ha pure improvvisato un comizio davanti alla sede Rai di via Teulada per protestare contro "l'oscuramento della tv pubblica sui socialisti". E ha annunciato altre iniziative di protesta sotto Mediaset e sotto le sedi dei quotidiani. Ma, se non si riesce a sfondare a Roma, tanto vale partire dalla provincia. Il piano B di Crespi, dicono a San Lorenzo in Lucina, prevede un massiccio investimento in spot sulle tv locali e su internet, ovviamente sempre all'insegna della rabbia. Anche l'apertura della campagna elettorale, che si terrà domani pomeriggio all'auditorium del Massimo, sarà segnata da questo stile. La scenografia messa a punto dalle registe Katia e Titti Simmi prevede due filmati più di lotta che di governo. Il primo con immagini di lavoratori, di ieri e di oggi, sulle note della canzone Eppure soffia di Pierangelo Bertoli, anch'essa un po' incazzata. Il secondo celebra il centenario dell'8 marzo sulle note di Respect di Aretha Franklin. Dietro il palco, a testimoniare che il socialismo non sarebbe un reperto archeologico, la scritta su uno sfondo rosso fuoco: "Socialismo adesso, socialismo ahora", con una chiara allusione a Zapatero. Dice Katia Simmi: "Certo che siamo incazzati e che chiediamo rispetto. Non si può cancellare una storia di cento anni". (a.de angelis) 07/03/2008.

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Il costo della vita misurato col panino Fino a oggi non è ancora stato trovato un sis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tema per misurare l'inflazione reale che metta d'accordo tutti, non è stato trovato un numero che esprima la vera pressione fiscale che sia condiviso sia dal governo sia dagli esperti di statistica. La percentuale che esprime la pressione fiscale, oltre a mettere d'accordo le istituzioni, dovrebbe anche essere approvata dalla parte più direttamente interessata tra tutte quante, la popolazione, quella che si leva il pane di bocca per pagare le tasse. Si tratta di un numero, di matematica, appartiene a una scienza esatta che non si nutre di opinioni. Da anni è stato adottato un sistema per calcolare il costo della vita nelle principali città del mondo. Si chiama Big Mac index e si basa sulle differenze del costo del panino più popolare ai quattro angoli del pianeta. Propongo quindi di rifare tutti i calcoli dell'inflazione italiana basandosi su quell'indice a partire da quando quel prodotto è stato venduto per la prima volta in Italia, vale a dire una ventina di anni fa. Mi aspetto sorprese, non di poco conto. MARIO ROSSI Assicurati italiani sfavoriti Dieci anni fa, quando emigrai, scoprii, per mia fortuna, che in Belgio l'assicurazione della mia auto mi costava tre volte di meno che in Italia. Dopo tanti anni qualcosa è cambiato, purtroppo in sfavore degli assicurati italiani. Considerato che da nessuna parte del mondo le società di assicurazione sono degli enti beneficenza, quindi neanche in Belgio, e poiché anche in questo paese non hanno problemi a generare profitti mostruosi, viene da pensare male di quanto accade in Italia. E si capisce anche perché si continui a parlare di classe media in difficoltà. Se oltre confine pago mille ciò che in Italia pago quattromila, avendo, se va bene, lo stesso stipendio, si capisce che un italiano si senta e sia più povero rispetto agli altri popoli europei. Di chi è la colpa? NICOLA PUURS Senza presente e senza futuro È deprimente. Vedi Zapatero in Spagna, pensi a Veltroni, Bertinotti, Berlusconi, Casini e ti viene un magone che daresti le capocciate al muro per la disperazione. Ti fai una vacanza a Barcellona, a Berlino e ti accorgi che sono anni luce davanti a noi. Per la libertà, la gioia di vivere, di fare, di proporre. Ritorni in Italia, sbarchi dall'aereo a Roma, Milano, Bergamo, Ancona e ti viene da piangere. Questo weekend ci sono le elezioni in Spagna. Zapatero: "Mi impegno stasera davanti a tutti gli spagnoli: nessun soldato partirà mai più di qui per partecipare a una guerra illegale come quella in Iraq". Notare la parola "illegale". A confronto con un possente Partito popolare, sostenuto con furore dalla Chiesa cattolica, Zapatero non ha manifestato nessun cedimento in materia di laicità. Dice: "Se si può fare in Spagna, perché non anche in Italia?". Perché siamo un popolo che non vale niente, al quale la Chiesa ha tenuto la testa sottoterra per quasi 2000 anni. Che ti puoi aspettare da un popolo che crede ancora al miracolo di San Gennaro, che si prenota in 50.000 per vedere la manicure di Padre Pio? Non è questione di votare per quello o quell'altro. È che bisogna avere il coraggio, appena possibile, di scappare all'estero. L'Italia è un paese che non ha presente, né tanto meno futuro. MAX STÈFANI Inaccettabili sono i morti sul lavoro Leggo che l'approvazione definitiva del Testo Unico su Sicurezza e Salute nei luoghi di lavoro è bloccato dalle resistenze di Confindustria sulla parte sanzionatoria che secondo il suo direttore generale Maurizio Beretta "viene aggravato in maniera ingiustificata". Rispetto al tema Beretta aggiunge alla sua valutazione la speranza che alla fine "prevalga la volontà di costruire un provvedimento focalizzato sull'attività concreta di prevenzione e non su un apparato sanzionatorio inaccettabile". Premesso che inaccettabili sono le 1300 persone morte di lavoro nel nostro paese tutti gli anni, mi permetto di far osservare al sig. Maurizio Beretta che se le misure di prevenzione e formazione venissero applicate integralmente dai datori di lavoro, come già previsto dalle leggi in vigore, nulla avrebbero da temere dall'apparato sanzionatorio per il semplice motivo che chi lavora nella legalità rispettando la legge nulla ha da temere dalla legge stessa. CLAUDIO GANDOLFI, BOLOGNA Se le multinazionali lucrano sull'acqua Ho appreso che, per sconfiggere la siccità e valorizzare le risorse idriche in esaurimento sul nostro pianeta, sarà creato un asse fra Onu e alcune multinazionali. Sarò forse un malpensante, anche perché, non più giovane, ho qualche esperienza, ma temo che, con l'intervento delle multinazionali, esse agiranno come sempre nello stesso modo, com'è naturale per loro ma un po' meno per noi, spinte soltanto dal desiderio di guadagnare quanto più possibile. Quelle del petrolio, ad esempio, insegnano, e forse prossimamente, esaurito quello nero, l'altro prossimo oro, appunto quello una volta trasparente, incolore, inodore e insapore, sarà gestito a loro piacimento. Se così sarà, ingenuamente dico che così non andrebbe affatto bene. GABRIELE BARABINO TORTONA (AL) Dati catastali non dovuti In merito alle "dichiarazioni dati catastali identificativi dell'immobile" che Italgas, Enel e altre aziende di servizi stanno inviando nelle case per conoscere i dati catastali dell'immobile, devo precisare che tale richiesta, come stabilito dalla Legge 311/04 art. 1 commi 332 e 333, è rivolta all'emersione di attività economiche non denunciate e che tali dichiarazioni devono essere rilasciate in fase di stipula del contratto. Per i contratti in essere la legge specifica: "le medesime informazioni sono acquisite dai predetti soggetti (aziende erogatrici del servizio) solo in occasione del rinnovo ovvero della modificazione del contratto stesso". Allora perché le case sono invase da richieste illegali? In attesa che Enel, Italgas, Agenzia delle Entrate ecc. chiariscano la cosa, cosa fanno le associazioni dei consumatori? RICCARDO FORNENGO, TORINO.

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Un vuoto accomuna i programmi elettorali dei due partiti maggiori, Pd e Pdl: l'assenza di una p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Olitica estera, degna di questo nome. Continua a essere coltivata la finzione di una politica comune europea, che non c'è. Ma funziona come alibi. Anche se sulla base dell'esperienza degli anni scorsi sappiamo che ci sono sensibilità e velleità differenti nei due campi. Nessuno però, tanto meno nel Pd, ha fatto i conti con il sottile doppio binario su cui si muove l'Europa. Da un lato il tran tran delle istituzioni dell'Unione. Dall'altro l'intermittente dinamismo delle nazioni che contano, Germania e Francia in particolare (come vedremo più avanti). Ma pare che agli italiani la cosa non interessi molto. Il guaio è che neppure il ceto politico ne è preoccupato. Mai tanto provincialismo ha caratterizzato la politica italiana. Ovviamente si sprecano rituali parole di preoccupazione per le crisi medio-orientali. Più sfumate e caute sono le dichiarazioni sugli impegni internazionali dell'Italia che prevedono il dispiegamento dei nostri militari. Ciò che manca - in ogni caso - è una riflessione sistematica, meditata, di lungo respiro che prenda atto della sostanziale impasse della politica estera comune europea (l'ultimo caso è stata la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, approvata da alcuni membri dell'Ue e disapprovata da altri). Ma sia Veltroni che Berlusconi si guardano bene dal mettere a fuoco il problema. Sono convinti che la posta in gioco elettorale sia tutta centrata sui temi di politica interna. Non a caso, lo stesso ministro degli Esteri in carica per gli affari correnti, Massimo D'Alema, si sta impegnando interamente sul fronte interno. A quanto si sa, in Campania tenterà l'impossibile contenimento dei danni dell'errore delle mancate dimissioni del governatore Bassolino. Si stenta a credere che uomini di esperienza politica commettano questi errori. Ma forse è il segno sicuro della fine della loro stagione. Torniamo alla politica estera che non c'è. Giorni fa in Germania ha avuto luogo un incontro - vivace come sempre - tra il presidente francese Sarkozy e la cancelliera tedesca Merkel. Uno dei temi centrali in discussione è stato l'ambizioso progetto francese di una Unione mediterranea. È interessante notare il modo con cui le due grandi nazioni europee, Germania e Francia che hanno ritrovato l'ambizione di orientare la politica europea, hanno parlato a nome delle altre nazioni interessate, soprattutto di quelle che nel Mediterraneo vivono. A quanto pare, il presidente francese vuole accelerare i tempi della creazione dell'Unione mediterranea già all'inizio del semestre francese di presidenza europea. In sintonia con il suo stile spettacolare, vorrebbe raccogliere a Parigi tutti i rappresentati istituzionali della futura Unione mediterranea già alla vigilia del 14 luglio, per coinvolgerli quindi solennemente nella grande kermesse della festa repubblicana. Possiamo immaginare le cortesi ma ferme resistenze della cancelliera Merkel a un simile progetto. Naturalmente non in nome della Germania ma dell'intera Unione europea che non può accettare che si formi una Unione/bis con una parte dei suoi membri. Tutti i problemi specifici del Mediterraneo (pressione migratoria, difesa dell'ambiente, acutizzarsi della crisi medio-orientale) sono problemi che investono l'Europa come tale. Sarkozy ribatte che non si tratta di creare un'altra Unione ma di rendere più mirata ed efficiente l'azione di un gruppo interessato di suoi membri, istituzionalizzando e implementando alcune cooperazioni. Staremo a vedere come si concluderà la vicenda, anche se la scadenza del luglio non è remota. Ma qualcuno sa che cosa pensa il governo italiano di questa iniziativa? Non mi riferisco a una qualche dichiarazione della presidenza del Consiglio o del ministero degli Esteri, che sarà certamente agli atti. È facile pensare che in essa non si prende alcuna posizione netta. Sarà generica nel suo spirito europeista, come sempre. Ma del progetto dell'Unione mediterranea non si è parlato neppure a livello di opinione pubblica qualificata. Tanto meno all'interno di qualche partito. Se Sarkozy, nel suo dinamismo compulsivo, dovesse forzare la situazione quale sarà la linea italiana? Non è il caso di uscire dal nostro ripiegamento provinciale e consultarci tempestivamente e seriamente con i nostri partner più importanti? Che cosa ne pensano Veltroni e Berlusconi e i loro consiglieri? O cadono tutti dal mondo delle nuvole? Particolarmente deplorevole è l'assenteismo veltroniano. È impossibile pensare a un rilancio della politica italiana senza un'energica ripresa di vitalità anche sul piano esterno, in una dinamica che non si lascia più identificare con le vecchie giaculatorie europeiste.

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Calearo, choc nella Sacrestia del Nord-Est (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Personaggio Dall'industria alla politica Calearo, choc nella Sacrestia del Nord-Est "Qui votano Lega perché non sono rappresentati" GIOVANNI CERRUTI INVIATO A VICENZA Risponde al telefono, si toglie la giacca, si accende una sigaretta, chiama la segretaria, si alza, si rimette la giacca, cammina a passi lunghi tra il parquet e il tappeto, si risiede, ancora una telefonata: "Ma va', mi dai il voto anche tu?". Un'altra ancora: "La sera del 26 marzo ci vediamo alla cena delle beccacce, mi raccomando: porta gente che mi dia una mano...". E poi apre la posta e legge: "Sono commosso, canteremo assieme l'alleluja". E gli arriva un sms: "Sei un vero rivoluzionario!". E c'è da preoccuparsi per l'arrivo in città di Walter Veltroni. "La sala c'è?". La sala c'è. Resta da vedere chi ci andrà. Massimo Calearo, 52 anni, "ho quattro mesi meno di Veltroni, e siccome sono più giovane gli dò ancora del lei", sta imparando il nuovo mestiere. Candidato adesso, eletto sicuro tra un mese, e se va come potrebbe andare pure ministro: da Federmeccanica e Confindustria al governo. Ha già tradotto lo slogan veltroniano e dice "dài che ghe la femo". Ci crede, o almeno così sembra. E nel suo ufficio sopra la fabbrica di famiglia, antenne per auto e telecomunicazioni, comincia a cambiare pelle. Il decreto sicurezza e le dichiarazioni di Luca di Montezemolo sull'"ultimo atto di una sinistra anti-industriale"? Meglio non commentare, questa volta. A sentirlo parlare è tutto bello, bellissimo e magari facile. "Mi voterà anche il mio giornalaio". Con lui, dice, Vicenza e il Veneto torneranno a contare. "Qui l'ultimo è stato Mariano Rumor, e in regione Toni Bisaglia". Un altro secolo. "Qui votano Lega perché non si sentono rappresentati, ma ora si cambia". Con Calearo. "E con la forza del progetto di Veltroni". E i voti del Nord-Est, delle piccole imprese e della partite Iva affascinate da questa candidatura? "Da imprenditore ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno. Lo vedo anche adesso che sono candidato. Mi voterà anche il mio parroco, e parlerò con il vescovo di Vicenza". Il giornalaio, il parroco e i fedeli, d'accordo. E i colleghi di Assindustria? Il bicchiere resta mezzo pieno, come sempre dipende dai punti di vista. E c'è chi lo può vedere mezzo vuoto, lo stesso vuoto che ha fatto rimbalzare echi di stupore (eufemismo) all'annuncio della candidatura. Vicenza era nota come la Sacrestia d'Italia, cautela, prudenza, obbedienza e silenzio. Parlano i segnali, i simboli. E allora vorrà pur dire qualcosa se Calearo sta in gran fretta comprando un'Alfa Romeo. Da tre anni è sotto scorta, e la macchina la mette Assindustria. Ma ora che si è candidato con il Pd la macchina la rivogliono indietro. Lo sa, Calearo, lo sa che il suo mondo è stordito. Lo pensavano addirittura leghista, o giù di lì. "Nel modo di parlare e di essere ha sempre rappresentato il centrodestra - conferma Manuela Dal Lago, presidente leghista della Provincia, un'amica -. Quando ha appoggiato la nostra proposta di rivolta fiscale ha mostrato del coraggio personale. Pensavo di conoscerlo, e invece questo suo cambio di rotta ha meravigliato chiunque lo conosca". Dice che in Assindustria "sono inviperiti", quasi traditi. "Massimo si sente troppo sicuro, ma non credo che la sua candidatura possa portare voti. Il suo salto è stato troppo veloce. Non lo seguiranno". Però il bicchiere resta mezzo pieno, "mica votano solo gli imprenditori!". Camicia bianca, cravatta caffellatte, solito vestito gessato, nel suo ufficio Calearo non può fermarsi a raccogliere i malumori di chi non lo capisce. Gli amici, poi. "A Vicenza c'è la vecchia storiella della lampada di Aladino sotto il Palladio. Esce il Genio e domanda: "Dimmi cosa vuoi e al tuo vicino darò il doppio". Il vicentino ci pensa su e risponde "caveme un ocio". Capìto come siamo?". Insomma, le aveva messe in conto la meraviglia, lo stupore, le malignità anche. "E mi preparo per le prossime settimane, chissà cosa ne diranno...". Se è per questo già le dicono. La più cruda è che Calearo non aveva nessuna voglia di rimaner precario. Finito il palcoscenico di Federmeccanica. Finiti i quattro anni più uno di proroga in Assindustria Vicenza. Tramontata la speranza di seguire Emma Marcegaglia come vicepresidente di Confindustria, naufragato il tentativo di conquistare la Camera di Commercio vicentina. Che fare? Il parlamentare. "Ma no. Io ho sempre detto, anche a gennaio, che mai mi sarei buttato in politica". E si è buttato, e pure a sinistra. "Sinistra, destra, robe del passato, non esistono più come non esiste più il conflitto tra capitale e lavoro". La campagna elettorale l'ha cominciata proprio ieri sera. Una cena con padre Mario Ciman, gesuita e professore universitario. "E' mio zio. La mia famiglia è molto cattolica e di zii preti ne ho tre". Possono servire eccome. La prossima settimana arriva Veltroni. "E poi mi dovrò inventare tutto, sentire cosa mi consigliano, dove devo andare". Appunto, un altro mestiere, ben lontano dalle antenne e da mamma Lucia, che a 77 anni è sempre in azienda a controllare fatture, dare consigli, parlare con i 200 operai, sempre disponibile come testimone ai matrimoni o madrina ai battesimi. "Io resterò lo stesso, quello che dico faccio". In politica non è sempre così, come gli ha ricordato il parroco di Arzignano con un sms, "attento alle bugie". Forse, dopo averlo visto l'altra sera a "Ballarò", basterebbe la prudenza vicentina. Con due frasi ha rischiato lo sfaccio, con il ministro Parisi infuriato e Romano Prodi pure. "E' che io sono entrato in questa logica da nemmeno una settimana. Però, per favore, basta con il passato, ed è un dato di fatto che il governo Prodi sia passato. E se la vogliamo dire tutta, sulla finanziaria niente da obiettare per le imprese. D'altra parte non l'ho mica scoperto io che solo un governo di sinistra può fare una vera politica di destra...". Che non dovrebbe esistere più, la destra. "Forzaleghisti" o "mistomare", è la sua definizione per il PdL, Silvio Berlusconi l'ha già messo nel passato. Monarchico da sempre non vuole il re. "Quand'ero nei lupetti, avevo il complesso del figlio del padrone, ma nascendo padrone mica posso andare sotto un altro padrone". Nel Pd invece sì. "A Veltroni ho chiesto una rappresentanza del Veneto nel prossimo governo, ci ha pensato quattro giorni e poi mi ha detto "Se po' fà"". All'antennista Calearo il segnale è giunto forte e chiaro. O ministro o peone all'opposizione. "Però a pigiare un "botòn" a Montecitorio non mi vedo proprio...".

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Il conto della casta l'ha pagato Mastella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

C i sono molte ragioni, non una sola, per cui Mastella, alla fine, è stato costretto a non candidarsi, lanciando una sorta di "si salvi chi può" al suo ex partito e chiudendo nell'ignominia una carriera politica che lo aveva annoverato, fin qui, tra i professionisti, uno degli ultimi della vecchia scuola democristiana. La prima ragione è che, appunto, l'eterna sopravvivenza della Dc, le inutili dispute sulla titolarità del marchio, quando il metodo, ormai, è diffuso, copiato e praticato da tutti, hanno fatto il loro tempo: prima o poi doveva finire, ed è finita con Mastella che va a casa e Casini e De Mita, come dire il giorno e la notte, che tentano uniti per l'ultima volta di salvare lo scudocrociato e un'idea di partito cattolico. La seconda ragione è che i partitini, mini o micro, erano diventati strategici nell'era delle coalizioni e del maggioritario imperfetto di questi quattordici anni di Seconda Repubblica. Più piccoli erano, più erano diventati indispensabili per vincere, salvo poi diventare ingestibili per governare. Doveva capitare che i più grandi si stufassero, e così quella stagione è finita tutta insieme, e siamo arrivati ad oggi, con Berlusconi e Veltroni che corrono a capo dei loro partiti, non di coalizioni che domani, dopo il voto, si sarebbero rivelate come altre volte, impossibili da trasformare in governi. Ma la vera ragione, quella che il vecchio Clemente alla fine ha dovuto ammettere, era che Mastella era diventato sinonimo di imprensentabilità: sul suo partito-famiglia, arrestato, condannato prima di essere processato, sciolto per via giudiziaria, s'è concentrato tutto il risentimento maturato dai cittadini nell'anno dell'antipolitica, della campagna sulla "casta", della denuncia dei privilegi ingiustificati della classe dirigente. Questo Mastella ha capito, per questo s'è fatto da parte. Resta solo da chiedersi una cosa: se Mastella era diventato impresentabile, quanto ha pesato sull'emergere dell'impresentabilità la sua uscita dal governo, la responsabilità di aver fatto cadere Prodi e di non aver lasciato alcuna chanche per la ricostituzione dell'ammaccatissima maggioranza di centrosinistra? In altre parole: era impresentabile, Mastella, anche quando fu chiamato al governo come ministro di giustizia, o c'è diventato all'improvviso, quando ha gettato per aria il tavolo del governo?.

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Mussi: Essere di sinistra ha ancora un senso. Che il Pd ha perso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Mussi: Essere di sinistra ha ancora un senso. Che il Pd ha perso Posted By maurizio.belpietro On 7/3/2008 @ 10:09 In Apertura#2 | No Comments Negli ultimi quarant'anni Fabio Mussi non si è perso neppure una campagna elettorale. Migliaia di comizi, prima sotto le bandiere del Pci, poi del Pds e infine dei Ds. Questa volta invece è costretto in panchina. E non per la regola che pensiona i parlamentari con più di tre mandati, ma per disposizione dei medici. Il 12 febbraio il ministro dell'Università si è sottoposto a un trapianto di reni. La convalescenza non è la sola novità di questa chiamata alle urne: al suo fianco per la prima volta non ci sono Massimo D'Alema, Walter Veltroni e Piero Fassino. Soltanto la moglie, Luana. Non solo perché i medici gli hanno imposto rarefatte visite, ma anche per lo strappo che tra i quattro si è consumato mesi fa, quando [1] Mussi invece di entrare nel Pd ha scelto la Sinistra arcobaleno, lo schieramento guidato da Fausto Bertinotti. Ministro, che effetto le fanno queste elezioni senza i compagni di una vita? D'Alema, Veltroni e Fassino restano amici, ma sono contento delle scelte che ho fatto. Non la chiamano più babbo? Ci siamo un po' persi. Come dissi una volta: un giorno il babbo si è svegliato e i figli se n'erano andati. Dove? In un curioso aggregato americanizzante, un partito all'americana ma senza l'America. Gli Stati Uniti non sono solo il bipartitismo, ma anche un sistema istituzionale di pesi e contrappesi. E poi si fa una scelta stelle e strisce proprio nel momento in cui quel grande paese è in crisi. Spunta l'antiamericanismo? Io sono di cultura tedesca, ma non sono antiamericano: mi limito a osservare che per gli Stati Uniti è un momento critico. In questi anni gli Usa sono stati esportatori di debito, inquinamento e guerra. Tifa per Barack Obama o per Hillary Clinton? Per ora non ho capito cosa annunciano al resto del mondo. A parte la vision, la mission e la passion. Speriamo tirino fuori idee vere, grandi proposte. Torniamo all'Italia: perché ce l'ha tanto con i suoi ex compagni? Non ce l'ho con loro, anzi credo di aver lasciato con una certa eleganza. Ce l'ho con il loro progetto, con questa presunta modernità. Non le piacciono le innovazioni? Vede, nuovo e vecchio, moderno e antico, non vogliono dire nulla. Sono categorie descrittive, ma non significano meglio o peggio, sensato o sbagliato. Moderno è ciò che viviamo ora, ma infinite cose moderne sono aberranti. Il Pd per lei è aberrante? No, apprezzo l'energia che ci sta mettendo Veltroni, la sua è una campagna forte. Ma è l'idea di fondo che non mi convince: che senso ha parlare di nuovo partito se non si chiarisce che cosa si vuole fare, se dentro c'è un po' di tutto? Allude ai precari e a Massimo Calearo? Con tutto il rispetto, [2] Calearo non è un imprenditore qualsiasi. Ha interpretato la protesta contro la tassazione, è stato uno dei duri nella trattativa dei metalmeccanici. Si è scelto un falco. Veltroni ha detto di voler fare un patto con i produttori. Ma quello sta nella tradizione del Pci. Lo stato sociale è il frutto del patto con i produttori, di un compromesso tra capitale e lavoro. Ci si arriva dopo lotte e conflitti. A me piacerebbe un patto tra imprenditori e lavoratori sulle grandi questioni di formazione, ricerca, innovazione e ambiente. Ma non c'è. Si possono fare compromessi solo ammettendo l'esistenza di un conflitto tra capitale e lavoro. Salario e profitto non sono la stessa cosa e l'operaio non è un imprenditore. Veltroni ha una visione armonica che non esiste. Per lei il mondo resta sempre diviso in destra e sinistra? Sì, destra e sinistra sono categorie dotate di un senso. Io sono di sinistra. Il Pd non è di sinistra? È [3] Veltroni che, nell'intervista a El País, ha detto che il Pd è "riformista", non di sinistra. Dica la verità: è un nostalgico del vecchio Pci? No, sono stato uno dei più accesi sostenitori della svolta del 1989, quando il Pci si trasformò in Pds. La scelta era matura già da quando Enrico Berlinguer intervenne sui fatti di Polonia, ma il gruppo dirigente del Partito comunista costrinse il segretario generale a fare retromarcia. Tre anni dopo Berlinguer morì e ci volle ancora molto tempo perché si decidesse di superare il Pci. Il Partito comunista italiano era un'eresia, ma l'eresia ha senso fin che esiste una chiesa. Fu Achille Occhetto alla fine a decidere di cambiare, caricandosi sulle spalle la responsabilità della svolta e salvando la sinistra italiana. Per questo gli avete dato il benservito? Fu costretto a dimettersi dopo la sconfitta elettorale del 1994 con una certa brutalità. Da lì inizia il momento di raffreddamento dei miei rapporti con D'Alema. Sulla svolta di Occhetto, D'Alema con chi stava? Era il più dubbioso: altri come me erano più convinti della trasformazione in senso europeo del partito. È una critica all'ex compagno? Massimo ha grandi meriti: fu tra gli edificatori dell'Ulivo, ma anche colui che lo liquidò. Era una grande idea di coalizione: una grande sinistra in un grande Ulivo. Questo è il progetto in cui ho creduto. Ma adesso non ci sono più né l'Ulivo né la sinistra. Lei magnifica l'Ulivo, ma dimentica di parlare di Romano Prodi e del suo governo. Ci arrivo. Con il governo Prodi si sono commessi errori, ma ciò che mi colpisce della campagna elettorale di Walter è la mancata assunzione di responsabilità nei confronti dell'esecutivo e degli sbagli commessi. Beh, Veltroni non c'era, faceva il sindaco di Roma. Ma io c'ero e c'erano molti di quelli che ora stanno nel Pd. Su 25 ministri, 18 fanno parte del Partito democratico: il presidente del Consiglio, i due vicepresidenti, alcuni dei ministri più importanti. Non si può dire allora che le cose sono andate male per colpa dei partiti minori. Ma chi ha impedito al governo di intervenire a favore dei salari? I piccoli partiti o quelli maggiori? Il leader del Pd accusa alcuni ministri di essere andati in piazza contro il governo. Sì, ma non eravamo noi. Al [4] Family day, contro una legge del governo, i Dico, c'erano Giuseppe Fioroni, che sta nel Pd, e Clemente Mastella. E contro l'indulto c'era Antonio Di Pietro, che ora è alleato del Pd. Veltroni vi ha messo nel mirino? Scarica su di noi perché è la cosa più facile. Ora sento che promette di ridurre l'Irpef, di dare soldi ai precari, case popolari, asili nido e perfino 2.500 euro per figlio. Mi domando: ma se a maggio si potrà fare tutto ciò nonostante la recessione internazionale, perché non lo si è fatto con l'ultima Finanziaria? Perché invece di far scendere il deficit all'1,9 non ci si è fermati al 2,4, com'era previsto nel pieno rispetto dei parametri europei? Lo sa quanto vale lo 0,5 del deficit? Otto miliardi di euro. Lo sa cosa si sarebbe potuto fare con 8 miliardi di euro? Scusi, ma anche lei parla ora. Perché non l'ha detto quando era al governo? Io ho minacciato due volte le dimissioni perché volevano tagliare i soldi alla ricerca. A parole volevano finanziare l'università, gli studi e l'innovazione, ma se fosse stato per loro non avremmo neppure confermato i fondi già bassi stanziati da Letizia Moratti col governo Berlusconi. E quando minacciavo di dimettermi non ho mai trovato al mio fianco i ministri del Pd. Con i suoi ex compagni ha proprio il dente avvelenato. Diciamo che i rapporti si sono raffreddati. Sono lontani i tempi in cui D'Alema, Veltroni e Fassino regalarono a Mussi un riproduttore di cd Bang & Olufsen per il suo compleanno. Ormai è un'altra musica.

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LE PROMESSE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le promesse... Ma c'è qualche dubbio che nelle fasi più calde della campagna elettorale il confine del fairplay non venga spostato più avanti. Veltroni rimprovera Berlusconi di avere anime diverse all'interno del Popolo della Libertà, ma intanto deve gestire lo sciopero della sete di Pannella e l'irritazione di Prodi quando uno dei volti simbolici del rinnovamento democratico, Massimo Calearo, santifica Mastella e parla del governo uscente e di Vincenzo Visco negli stessi termini del centrodestra. Berlusconi ritarda di ora in ora la definizione delle liste per evitare la vendetta degli esclusi, ma il divorzio da Casini e Storace - se gli crea problemi al Senato in più d'una regione - gli garantisce una maggiore tranquillità interna rispetto al passato e al suo stesso competitore. La campagna elettorale ha cambiato passo dall'inizio di questa settimana. Casini continua ad agitare lo spettro Veltrusconi per attirare i voti di quanti a destra detestano le larghe intese, ma i sondaggi - com'era d'altra parte prevedibile - gli accreditano maggiore facilità di caccia a sinistra, tra i cattolici moderati del Pd che non hanno mandato giù l'alleanza organica con i radicali. Bertinotti chiede voti per l'unica, vera sinistra, ma comincia ad avere qualche affanno perché evidentemente la tesi del "voto utile" sta radicandosi anche in un campo fino a ieri attratto dalle scelte forti. Sorprende, in questo campo, l'abissale differenza di programmi tra il Pd e la Sinistra Arcobaleno i cui ministri siedono tuttora insieme nelle riunioni di Palazzo Chigi e che fino a un mese fa facevano parte di un'alleanza politica solennemente sottoscritta all'inizio del '96. Quando Mastella si è dimesso da ministro della Giustizia a fine gennaio, nessuno avrebbe potuto immaginare che il programma elettorale di Veltroni sarebbe stato quasi completamente intercambiabile con quello di Berlusconi: dalla riduzione progressiva delle tasse al bonus bebè, dal rilancio delle grandi opere pubbliche al rafforzamento di misure sulla sicurezza sconfinando in una ipotesi - la castrazione chimica per i pedofili - fino a ieri appannaggio esclusivo della destra. Su che cosa giocheranno allora i due competitori per attrarre i voti degli indecisi? Sulla credibilità delle promesse. Veltroni sa quanto sia istintivo per i moderati essere attratti - a parità di programma - da un leader moderato come Berlusconi (il Pdl infatti può contare sull'elettorato di gran lunga più fedele dell'intero arco politico). Perciò insiste nelle critiche all'attuazione del Patto del 2001. Ma si trova dinanzi a un Berlusconi diverso da quello che conoscevamo. Dopo due anni di assenza dalla televisione, il Cavaliere ha lasciato i toni trionfalistici di chi vuole trascinare gli elettori alla conquista di un sogno per proporre un piano realistico, possibile da realizzare fin dalla primavera prossima. Ha parlato per la prima volta di sacrifici. E questo rende oggettivamente più credibile l'intero impianto della sua campagna elettorale. Sta a Veltroni dimostrare che non è vero. Bruno Vespa.

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