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Aggiustare,
sopire, non fare gli offesi ( da "EUROPA.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il motivo per
cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella
continuità). La linearità della campagna qui si è un po interrotta, qualche
infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e
nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché
usare le armi di Berlusconi va bene,
Dopo
le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti
( da "EUROPA.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pannella ha
chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo
nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che
Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche
Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano
ritrovarsi qui, nella città di Gobetti,
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI ROMA Chissà, forse il ciclo di Vincenzo Visco al ministero dell
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se vince
Berlusconi, c'è da dubitare che la ricetta di Visco possa essere seguita. E se
vince Veltroni che afferma che ora tocca al "pagare meno, pagare
tutti"? Per Visco, non ci sono problemi: "la lotta all'evasione
fiscale è nella cultura del Partito Democratico".
Boselli
lascia il salotto tv, sit in di bertinotti parte la rivolta dei
"censurati" del video - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Schiacciati
tra le corazzate Berlusconi e Veltroni, protagonisti assoluti dei tg e degli
approfondimenti politici, gli "altri", i "piccoli", si
ribellano e sognano la rivoluzione. Ognuno ha il suo bersaglio, ognuno diverso.
Boselli, per dire, contesta le trasmissioni tipo Porta a porta, Matrix, Anno
zero, Ballarò, Tv7, i tanti talk show che lo hanno reso invisibile da
settimane,
Parte
la caccia ai voti dell'udeur - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La presenza
di Walter Veltroni e Massimo D'Alema nelle liste della Campania è un segnale di
attenzione del Pd nazionale e nessuno può sentirsi offuscato dalla loro
presenza". Veltroni sarà in Campania il 30 marzo (Salerno, Avellino,
Benevento) e il 31 (Caserta e Napoli) mentre D'Alema arriva domani a Pompei e
si presenta con una battuta in risposta alle accuse di Berlusconi:
Gli
azionisti di alitalia nella cabina elettorale
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alitalia è entrata
a pieno titolo in quello che Walter Veltroni ha definito il
"tritacarne" della campagna elettorale. Da qualche giorno candidati,
ex ministri e politici non lesinano parole sul destino della compagnia di
bandiera, nel pieno di un delicatissimo iter di privatizzazione e di una
trattativa in esclusiva con Air France.
Share
più basso di veltroni per il cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Porta a porta
Share più basso di Veltroni per il Cavaliere ma gli spettatori calano per tutti
e due ROMA - Mercoledì sera la puntata di Porta a Porta con Silvio Berlusconi
ha ottenuto il 19,32% di share con 1 milione 785 mila telespettatori. In
leggero vantaggio dunque su Walter Veltroni che il giorno prima è stato seguito
da 1 milione 739 mila spettatori con una percentuale,
E
casini schiera la principessa amica del papa "l'unico voto utile è quello
per i valori" - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è studiata da
Casini per trasformare il candidato simbolo in quel che Vittoria Brambilla è
per Berlusconi e la giovanissima Marianna Madia per Veltroni. Anche perché per
il resto l'Unione di centro, che coinvolge anche Pezzotta, ha confermato la
corsa di vecchie guardie come Ciriaco De Mita, (capolista al Senato in
Campania) e Totò Cuffaro (in Sicilia) fino a Francesco D'Onofrio.
Berlusconi:
siamo noi il partito dei cattolici - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi è
parso un poco risollevato: "Il fatto che Casini cresca non è necessariamente
un danno, soprattutto se i voti in più li toglie a Veltroni. Pensate a quel
milione di voti che D'Antoni tolse all'Ulivo nel 2001". Arrivati al caffè,
Gianfranco Fini ci mette del suo: "Casini non può incazzarsi se parliamo
di voto utile.
Storace
cerca voti nei centri occupati ( da "Unita, L'"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tra
Berlusconi e Fini che "ha sciolto un partito in ventiquattr'ore, mentre
noi ne abbiamo fondato un altro con una fiaccola che non si spegne". E poi
tra Veltroni e Berlusconi: "Già pronti ad accordarsi dopo il voto".
Ma soprattutto tra l'ex sindaco e Alemanno: "il vicesindaco", lo
chiama Castellino, a sottolineare il "tradimento"
L'impegno
preso con il contratto con gli italiani Berlusconi non l'ha rispettato. Le
aliqu ( da "Unita, L'"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Solo gli
evasori fiscali sono rimasti tranquilli, nell'ombra: "Non vanno spaventati".
Lui intanto si trova a fare i conti con un'imprevista situazione: non è più il
Paperone d'Italia. Lo ha battuto l'uomo della Nutella, golosità gradita a
Veltroni.
Il
leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna
( da "Unita,
L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, leader del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo
avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare
della bugia il suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro,
Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport di
Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui "
Mastella
si arrende. E non si candida Lascia dopo la diaspora dei suoi. Casini: fa
schifo chi lo ha abbandonato dopo averlo usato
( da "Unita,
L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Casini
corregge: "Ne abbiamo chiacchierato ma senza illusioni, so che è più amico
di Berlusconi che mio". Stamattina verrà presentato il programma:
sicurezza, privatizzazioni "graduali", liberalizzazioni, energia.
Casini ha già avvertito: "Non voteremo la fiducia al governo Berlusconi o
Veltroni. Le alleanze si fanno prima del voto.
Il
leader dell'ex Udeur: Sono l'Uomo nero su cui scaricare ogni colpa . Il
presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia a Berlusconi o Veltroni
( da "Unita,
L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Il leader dell'ex Udeur: "Sono l'Uomo nero su
cui scaricare ogni colpa". Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia
a Berlusconi o Veltroni.
Partito
democratico Consigli non richiesti
( da "Unita,
L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il programma
di Veltroni è giudicato simile a quello di Berlusconi (la Repubblica ha fatto
un testo a fronte) e si litiga a chi l'ha "copiato" all'altro. A chi
giova questa operazione "copiatura"? È probabile che Veltroni si
ispiri all'esperienza Blair il quale ha vinto e trionfato due volte di seguito
in Inghilterra - nel 1997 e nel 2001 -
ROMA
Il tormentato accordo tra Pd e Radicali stava veramente saltando. Lo si è
temuto fino a ( da "Stampa, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi si
gode lo spettacolo e non fa caso a Veltroni che ieri ha detto che dopo 15 anni
il Cavaliere "è ancora davanti alla stessa lavagna a promettere impegni
che non ha mai mantenuto e non è in grado di mantenere". Il leader del Pdl
poi non crede che al Senato ci possa essere un pareggio.
Il
piano Air France non è traumatico Esuberi confermati
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo le parole
di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni, interpretate come conferma della
percorribilità della soluzione francese, Alitalia ha guadagnato il 3,71%, in
netta controtendenza rispetto alla flessione di Piazza Affari. Nel frattempo
Air France-Klm va avanti.
L'Udc
arruola Alessandra Borghese e l'ex premier scaricato dal Pd
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che Veltroni
ha rifiutato di mettere in lista per far posto ai giovani, in Sicilia l'ex
governatore Totò Cuffaro alleato del Pdl nella gara regionale e condannato in
primo grado in un processo di mafia e, nel Lazio, Alessandra Borghese, nobiltà
papalina, assai vicina a Benedetto XVI, presentata ieri in pompa magna.
Mal
di milano ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che Walter
Veltroni ha scelto per Milano 1, un'arena politica ostica dove Berlusconi negli
ultimi anni ha sempre vinto. Il neocandidato porta un cognome ben conosciuto
nell'establishment economico. I successi familiari sono oggi legati soprattutto
alla Piaggio e al marchio Vespa, un pezzo della storia italiana.
Berlusconi
e Fini al Palalido <Porteremo più Nord a Roma>
( da "Corriere
della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
spulciando
nella raccolta di figurine di Veltroni, un imprenditore per dimostrare la
propria attenzione all'economia e allo sviluppo del Nord...". L'auspicio
univoco dei vertici di Fi e An è "che si possa portare più Lombardia nella
prossima esperienza di governo ", come insiste il coordinatore regionale
di An, Massimo Corsaro.
John
Nash genio e follia ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ad esempio,
come facciamo a sapere se uno che vota Berlusconi o Veltroni è una persona sana
che vuole veramente votare per loro, o uno schizofrenico che vorrebbe votare
per l'altro? "è complicato. Ma comunque, scherzi a parte, la psicosi è un
fatto reale, non illusorio, e ci sono stadi diversi di psicosi".
Roulette
senato ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Un calcolo
che spinge gli uomini di Veltroni a interrogarsi su quale tattica usare: meglio
picchiare duro per strappare voti alla Sinistra arcobaleno o lasciare che
Bertinotti tolga qualche seggio a Berlusconi? Il fair play di Veltroni nei
confronti dell'ex presidente della Camera non sembra solo una scelta di buona creanza
elettorale.
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A
dimostrazione dei difficili rapporti tra il quotidiano di Antonio Padellaro e
il partito di Walter Veltroni. Si racconta che il responsabile comunicazione
del Pd, l'ex rutelliano Ermete Realacci, abbia rifiutato di confermare i 3 mila
abbonamenti dell''Unità garantiti fin qui dai Ds, con una motivazione bizzarra:
"Per anni il giornale ha attaccato Francesco Rutelli".
Per
posta, per e-mail ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bergamo
Veltroni come Tex Per una breve vacanza sono passato di zona in zona nel
variegato Nord e fra i vari canali televisivi e qui ho sentito una sottile
rabbia figlia della paura per l'inadeguatezza dei nostri mezzi, una forte
tentazione di nascondersi dietro uno Stato forte, dietro dei discorsi semplici
chiari e netti,
Il
nuovo mondo di Forbes ( da "Manifesto, Il"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
ringrazia, il declino di Silvio Berlusconi è accertato: dopo aver scalzato dal
primo posto l'Avvocato nel 1996, oggi l'uomo di Arcore scivola giù al terzo
posto, che è quasi peggio del suo Milan. Lo sorpassano Michele Ferrero, 11
miliardi di dollari di buona nutella e obesità infantile e Leonardo Del Vecchio
(10)
Dal
nostro inviato BOLOGNA - La voce di Romano Prodi arriva tra la fo
( da "Messaggero,
Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Malgrado la
svolta centrista nel Pd veltroniano, Bologna sembra appoggiare e favorire il
nuovo corso, senza eccezioni. Gli animi sono accesi come quando la piazza
ospitava comizi dei vecchi leader Pci, Berlinguer, Pajetta. Il sindaco Sergio
Cofferati attende Veltroni lungo le scale, poi sul palco c'è un caloroso
abbraccio.
La
stampa impossibile ( da "Manifesto, Il"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se vince
Berlusconi si mette d'accordo con Veltroni, se vince Veltroni si mette
d'accordo con Berlusconi. Io non faccio appelli, mi chiedo solo perché adesso
che siamo tutti antifascisti non si trova una lira per Giustizia e Libertà. Il
nostro è un problema politico, non di mercato.
ROMA
- In sette mesi di missione in Alitalia è stato così per Maurizio Prato. Ogni
( da "Messaggero,
Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
intervento
dello Stato nella compagnia di bandiera lanciata dal leader della Pdl, Silvio
Berlusconi. E sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni invita ad
"affrontare con delicatezza" il tema, considerando anche l'impatto
sulla Borsa: "Non si possono dire cose diverse ogni giorno, parlare di
partecipazioni statali e poi di liberalizzazioni".
Cattive
notizie dal Riformista ( da "Manifesto, Il"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Paolo
Franchi firmati da Walter Veltroni, Fausto Bertinotti ed Enrico Boselli. Il
titolo dell'addio di Paolo Franchi spiega tutto: "Ho cercato di fare un
giornale scomodo. La sinistra non ha più rifugi sicuri, non ho mai voluto
considerare il socialismo un cane morto". Nello stesso giorno, a pag.
La
sfida di Alemanno: <Costruire subito ventimila case popolari>
( da "Corriere
della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
visto che la
metro C è stata finanziata per l'82% dal governo Berlusconi ". Immancabili
le frecciate. Rutelli? "Una minestra riscaldata, uno stanco continuismo
peggiorativo rispetto a Veltroni". Mentre di sé, Alemanno dice:
"Perchè votare per me? Sono la speranza di cambiamento per Roma".
L'affondo "Rutelli?
Marrazzo
lo nomina ma l'avvocato <corre> con il Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi?
Lo conosco, siamo stati insieme negli Usa, ma non è stato lui a chiamarmi. Il
centrosinistra? Ho grande stima per Walter Veltroni, ho ottimi rapporti con
Goffredo Bettini. E anche con Marrazzo: pure con lui sono stato in
Israele".
Ma
Clemente pensa al ritorno <Farò come Bossi, la Lega del Sud>
( da "Corriere
della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni lo
ricevette per una colazione servita da camerieri in guanti bianchi, e per
proporgli di allearsi: "Insieme, Clemente. Insieme per un nuovo
Ulivo". Ora l'Ulivo non c'è più. E nemmeno Mastella. Chi è cresciuto alla
scuola democristiana ha imparato che in politica non esiste l'amicizia, e che
la gratitudine è il sentimento del giorno prima.
Boselli
& co la strategia della rabbia, varata da crespi, sta dando i primi frutti
( da "Riformista,
Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Diremo che
Veltroni ha deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di combattere". È
quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno Boselli&Co nel
prossimo mese: "contro" il tentativo di cancellare una storia
gloriosa, "contro" la linea di Veltroni (che porterebbe a una
sconfitta "epocale" il centrosinistra,
Il
costo della vita misurato col panino Fino a oggi non è ancora stato trovato un
sis ( da "Stampa, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Vedi Zapatero
in Spagna, pensi a Veltroni, Bertinotti, Berlusconi, Casini e ti viene un
magone che daresti le capocciate al muro per la disperazione. Ti fai una
vacanza a Barcellona, a Berlino e ti accorgi che sono anni luce davanti a noi.
Per la libertà, la gioia di vivere, di fare, di proporre.
Un
vuoto accomuna i programmi elettorali dei due partiti maggiori, Pd e Pdl:
l'assenza di una p ( da "Stampa, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Che cosa ne
pensano Veltroni e Berlusconi e i loro consiglieri? O cadono tutti dal mondo
delle nuvole? Particolarmente deplorevole è l'assenteismo veltroniano. È
impossibile pensare a un rilancio della politica italiana senza un'energica
ripresa di vitalità anche sul piano esterno, in una dinamica che non si lascia
più identificare con le vecchie giaculatorie europeiste.
Calearo,
choc nella Sacrestia del Nord-Est
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi l'ha già messo nel passato. Monarchico da sempre non vuole il re.
"Quand'ero nei lupetti, avevo il complesso del figlio del padrone, ma
nascendo padrone mica posso andare sotto un altro padrone". Nel Pd invece
sì. "A Veltroni ho chiesto una rappresentanza del Veneto nel prossimo
governo, ci ha pensato quattro giorni e poi mi ha detto "
Il
conto della casta l'ha pagato Mastella
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con
Berlusconi e Veltroni che corrono a capo dei loro partiti, non di coalizioni
che domani, dopo il voto, si sarebbero rivelate come altre volte, impossibili
da trasformare in governi. Ma la vera ragione, quella che il vecchio Clemente
alla fine ha dovuto ammettere, era che Mastella era diventato sinonimo di
imprensentabilità:
Mussi:
Essere di sinistra ha ancora un senso. Che il Pd ha perso
( da "Panorama.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
già bassi
stanziati da Letizia Moratti col governo Berlusconi. E quando minacciavo di
dimettermi non ho mai trovato al mio fianco i ministri del Pd. Con i suoi ex
compagni ha proprio il dente avvelenato. Diciamo che i rapporti si sono
raffreddati. Sono lontani i tempi in cui D'Alema, Veltroni e Fassino regalarono
a Mussi un riproduttore di cd Bang & Olufsen per il suo compleanno.
LE
PROMESSE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
rimprovera Berlusconi di avere anime diverse all'interno del Popolo della
Libertà, ma intanto deve gestire lo sciopero della sete di Pannella e
l'irritazione di Prodi quando uno dei volti simbolici del rinnovamento
democratico, Massimo Calearo, santifica Mastella e parla del governo uscente e
di Vincenzo Visco negli stessi termini del centrodestra.
( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Walter Veltroni avrà anche ragione a denunciare un trattamento
iniquo sulla vicenda delle candidature da parte dei giornali (che in verità fin
qui non sono stati ingenerosi con lui; e poi non s'era detto che i giornali non
contavano più nulla?). Lamentarsi però servirà a poco, l'importante è
allontanarsi il più rapidamente possibile dalle secche fastidiose di queste p o
l e m i - che sulle liste. Che sono un gran peccato per Veltroni,
p e r c h é proprio la parata dei nomi e dei volti nuovi doveva servire (e fino
a un certo punto è servito) a dare un'immagine nuova e qualificata del Pd.
L'incidente con Pannella è destinato, visto il personaggio, a rimanere sulle
prime pagine per un po', e a dar fastidio. Forse la questione è stata un po'
sottovalutata, quando si è pensato di ridimensionare per via traversa il peso
di un accordo che una parte del Pd aveva subìto. Verrebbe da dire: la toppa
peggio del buco, se di buco si trattava. Anche a chi non voleva i radicali in
lista, sarebbe convenuto e converrebbe adesso trovare il modo per sopire le
polemiche, invece di trascinarle. Così come per Calearo. Anche la campagne
elettorali meglio pianificate scontano l'imprevisto, e devono saper reagire.
C'è ora da gestire una coincidenza difficile. Da una parte lo scontro con una
Confindustria francamente assurda sul tema scottante della sicurezza sul
lavoro; dall'altra, l'apparizione televisiva di un imprenditore-candidato
troppo schietto (ma quello che Calearo ha detto su e contro Prodi è,
sostanzialmente, il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd
veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui
si è un po' interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il
resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni
può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene, ma fino a un certo punto.
( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd
dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo
nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia
neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano
ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e
Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd.
Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far
molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI,
TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo
laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di
unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti
del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di
quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il
fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della
grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a
destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei
media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50
anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui
diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che
sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i
pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un
fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove
mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter
realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di
alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È
un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le
bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato
per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci
serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature
radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del
vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro
isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di
dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei
propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino,
la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre
esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di
guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che
perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente
laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali
in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando,
in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre
a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per
smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi
molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi
normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che
igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente,
d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E Finanze è davvero
concluso. Certo è che il bilancio - illustrato ieri dallo stesso viceministro -
di questi due anni (scarsi) di attività è davvero degno di tutto rispetto, a
guardare i numeri: oltre 20 miliardi di euro di maggior gettito strutturale
proveniente dalla lotta all'evasione. Un extragettito soltanto per il 2007
rivisto per ben tre volte al rialzo, finalmente cifrato a quota 10,7 miliardi
(sarebbero stati 11,7 se si considera il miliardo "speso" per
accelerare i rimborsi fiscali). E anche il 2008 sembra molto promettente,
nonostante la forte flessione dell'economia: nei primi 2 mesi si registra già
un incremento delle entrate pari al 7,5%. Soldi che faranno decisamente comodo
a chi governerà dopo le elezioni: per varare gli ingenti sgravi promessi in
campagna elettorale, a leggere i programmi, o per tappare eventuali buchi in
conti pubblici che per Visco comunque "sono in regola". Insomma, il
2007 delle entrate si è chiuso molto bene, ha detto ieri l'esponente del Pd: la
crescita delle entrate tributarie è stata lo scorso anno del 6%, con un
gettito, depurato dalle una tantum, che ha segnato un +7,2%. In valori
assoluti, di 26,2 miliardi superiori a quelle 2006. Anche le entrate erariali
lorde (quelle dello Stato) sono aumentate nel 2007 di 27,2 miliardi con un
aumento del 5,7% per l'Irpef, del 5,4% per le ritenute da lavoro dipendente
privato (F24) e del 18,5% per l'autoliquidazione. In netta salita anche l'Ires
con un +27,3% "a testimonianza dell'efficacia delle recenti misure
antielusione e di profitti elevati". Conti in ordine Risultati ottenuti
con un ciclo economico non particolarmente favorevole, gradualmente peggiorato.
Fatto sta che l'accelerazione delle entrate ha consentito la tenuta dei conti
pubblici e potrebbe aiutare anche quest'anno: "Sul fronte delle entrate
2008 possiamo essere abbastanza fiduciosi salvo sconquassi nella seconda metà
dell'anno". Questo anche perchè sul fronte della lotta all'evasione c'è
ancora "moltissimo da fare - spiega Visco - e sarà fatto anche perchè
entreranno in vigore molti dei provvedimenti che abbiamo varato con l'ultima
Finanziaria come, ad esempio, un grosso programma di rafforzamento dell'Agenzia
delle Entrate". Insomma "nessun miracolo: è solo l'attività di
governo". Visco rigetta la tesi che l'aumento del gettito dipenda da
un'inasprimento della pressione fiscale: "È una leggenda metropolitana: le
tasse le abbiamo ridotte". Oppure, sono diminuite per ragioni diverse,
come è avvenuto per l'Iva sui prodotti petroliferi, scesa di quasi il 18%. I
calcoli del Tesoro Secondo i conti delle Finanze, la crescita delle entrate
lorde dello Stato è dipesa per 14,9 miliardi dalla crescita dell'economia e per
3 miliardi dalle manovre tributarie permanenti. Altri 9,3 miliardi sono giunti
da interventi antievasione della Finanziaria 2007 e 5,4 miliardi dal
miglioramento della tax compliance. Nel complesso, tra il 2006 e il 2007 la
lotta all'evasione ha prodotto un gettito aggiuntivo e strutturale di oltre 20
miliardi di euro. Futuro incerto Il guaio, sembra avvertire Visco, è che i
proventi dall'evasione non sono "irreversibili", anzi:
"dipenderanno dal costante impegno di indirizzo politico", da una
stabile, costante, certosina iniziativa di contrasto. Se
vince Berlusconi, c'è da dubitare che la ricetta di Visco possa essere seguita. E
se vince Veltroni che afferma che ora tocca al "pagare meno, pagare
tutti"? Per Visco, non ci sono problemi: "la lotta all'evasione
fiscale è nella cultura del Partito Democratico". E quel Massimo
Calearo che festeggia la mancata ricandidatura del medesimo Visco?
"Considero la sua candidatura opportuna e utile".
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader socialista
abbandona Porta a Porta. Giovedì girotondo di Rifondazione intorno alla Rai
Boselli lascia il salotto tv, sit in di Bertinotti parte la rivolta dei
"censurati" del video Anche Casini non esclude proteste contro la
presenza straripante di Pdl e Pd sugli schermi GOFFREDO DE MARCHIS ROMA -
Enrico Boselli abbandona la registrazione di Porta a porta e organizza un sit
in socialista a Via Teulada. Con lui c'è anche Gianni De Michelis, uomo
politico poco abituato alle proteste di piazza. Fausto Bertinotti, che la
televisione la frequenta spesso (ieri era ospite ad Anno zero) organizza per
giovedì prossimo un girotondo arcobaleno intorno alla Rai di Viale Mazzini.
Slogan principale: basta con l'oscuramento della sua lista. Persino il moderato
Pier Ferdinando Casini, presenza assidua sui canali tv, "non esclude"
proteste plateali per condannare l'ostracismo televisivo nei suoi confronti.
Cesare Salvi allora coglie la palla al balzo e invita alla manifestazione della
Sinistra tutti gli emarginati catodici: "Accoglieremo a braccia aperte
Casini, Boselli, Pannella, la Santanchè". Il corteo dei censurati. Schiacciati tra le corazzate Berlusconi e Veltroni, protagonisti assoluti dei tg e degli approfondimenti politici,
gli "altri", i "piccoli", si ribellano e sognano la
rivoluzione. Ognuno ha il suo bersaglio, ognuno diverso. Boselli, per dire,
contesta le trasmissioni tipo Porta a porta, Matrix, Anno zero, Ballarò, Tv7, i
tanti talk show che lo hanno reso invisibile da settimane, se non mesi.
A Via Teulada, durante il sit in con Villetti, Craxi, De Michelis, Grillini,
Del Bue e Piazza, piomba il presidente della televisione di stato Claudio
Petruccioli. Dice ai contestatori: "Me ne occuperò". Poi aggiunge:
"Ma non scaricate sulla Rai i problemi della politica". Boselli
conclude: "Non ce l'ho con Vespa, ma con Viale Mazzini" L'obiettivo
della Sinistra Arcobaleno sono invece i telegiornali. "Tg1 e Tg3 parlano solo
di Veltroni - accusa Salvi -. Il primo tg italiano,
pochi giorni fa, ha aperto con il titolo: Veltroni
contro la pedofilia. Ma che notizia è? Vuol dire che prima era favorevole?
L'altro problema è che manca il contraddittorio tra noi e il segretario del
Pd". Casini spiega di aver già percorso le strade istituzionali. Una
proposta all'authority delle comunicazioni (bocciata), poi un regolamento sulle
presenze elettorali presentato dall'Udc alla commissione di Vigilanza
(bocciato). Ha detto a Vespa che non andrà più ai faccia a faccia con
Bertinotti: "I nostri elettorati sanno già da che parte stare". Vuole
scontrarsi con Berlusconi, ovvio. E Veltroni,
naturale. Ieri sera comunque era a Primo piano, Raitre. Naturalmente, la
questione non è campata in aria. L'Autorità per le comunicazioni ha dato
ragione ai radicali, ieri. è vero, la par condicio non viene rispettata. Enrico
Mentana, conduttore di Matrix, respinge le critiche. Anzi, non gli vanno
proprio giù: "Ma i grandi giornali hanno i titoli di apertura su Casini e
Bertinotti o su Veltroni e Berlusconi?
Beh, anch'io faccio il giornalista. I quotidiani non dedicano uno spazio uguale
a tutti, lo stesso voglio fare io: scegliere con criteri giornalistici".
Mentana dice che il suo non è "il lavoro del farmacista", difende
anche il servizio pubblico: "Quando la Rai fa parlare i partiti dicono che
è lottizzata, se invece i suoi direttori fanno i giornalisti allora è faziosa e
censura. Mettiamoci d'accordo". Gli elettori hanno diritto di essere informati
sui candidati nel loro complesso, la protesta dei "piccoli" è
comprensibile. Ma non si può fare una colpa al Cavaliere, al leader del Pd e ai
conduttori che li ospitano se i loro partiti sono più forti. Ai neofiti del
lamento contro la censura, l'oscuramento, il buio televisivo, cioè ai Boselli,
Bertinotti e Casini, va solo ricordato che questa è un'arma a doppio taglio.
Marco Pannella rimane un maestro nel ramo. Ma domenica sera anche a lui lo
strumento è sfuggito di mano. A Radio radicale, dove il leader storico
imperversa quando e come vuole, è andata in onda una scena da teatro
dell'assurdo. Con Pannella che si lamentava non per la censura della Rai, di
Mediaset, del Tg1 o del Tg5, ma di Radio Carcere, una rubrica della stessa
emittente. "Non mi invitano", ha tuonato Pannella. "Prendo
atto", ha risposto sconsolato il direttore della radio Massimo Bordin.
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Grandi manovre nell'area di centro: senza l'Udeur sono in libera uscita decine
di migliaia di schede Parte la caccia ai voti dell'Udeur Mastella rinuncia, De
Mita capolista dell'Udc al Senato Iannuzzi attacca il leader di Nusco: "La
sua scelta contraddice la sua storia politica" D'Alema domani a Pompei e a
Napoli Bassoliniani contro la Giammattei OTTAVIO LUCARELLI Clemente Mastella si
fa da parte "sconfitto da un linciaggio morale". Dopo 32 anni lascia
il Parlamento ma tratta comunque con il Movimento per le autonomie di Raffaele
Lombardo per candidare la moglie Alessandra Lonardo e il figlio Pellegrino
anche se l'Udeur smentisce che i familiari siano in corsa per il Parlamento.
Ciriaco De Mita, invece, resta in campo ufficialmente come capolista dell'Udc
al Senato in Campania. L'allievo si arrende in parte, il maestro no in una
campagna elettorale che in Campania vede le grandi manovre tutte nell'area di
centro. Senza l'Udeur sono in libera uscita decine di migliaia di voti, sia al
Senato sia nelle due circoscrizioni per la Camera, e dunque si aprono praterie
che lo stesso De Mita in parte ha già occupato con una campagna acquisti che va
dalle province di Napoli e Caserta all'area salernitana. Un De Mita a tutto
campo che preoccupa gli ex amici del Partito democratico, a cominciare proprio
da un altro suo ex pupillo, il segretario campano dei veltroniani Tino Iannuzzi
che ieri è tornato ad attaccare il maestro: "La scelta di De Mita
contraddice la sua storia politica. Nessuno più di me si è battuto per la sua
ricandidatura nel Partito democratico ma ora guardo con amarezza alla sua
scelta. Noi siamo rimasti dove eravamo, altri hanno cambiato partito. Capisco
che la fase di compilazione delle liste non è facile, ma chi cambia partito
compie una scelta sbagliata. Certo, i rapporti personali sono buoni, ma le sue
ultime dichiarazioni non tengono conto della realtà dei fatti. Nelle liste del
Pd campano sono finiti gli scarti delle altre regioni? Costringeremo tutti al
rispetto". Iannuzzi ha ammesso "difficoltà" e
"criticità" nella composizione delle liste del Pd in Campania:
"La situazione del Pd campano è molto più complessa e difficile rispetto
ad altre regioni. Il nostro partito è consapevole di dover fare una riflessione
autocritica sugli errori commessi e sulla base di questa riflessione innovare e
cambiare passo. Dobbiamo convincere la gente sulla positività della nostra
azione. La presenza di Walter Veltroni e Massimo
D'Alema nelle liste della Campania è un segnale di attenzione del Pd nazionale
e nessuno può sentirsi offuscato dalla loro presenza". Veltroni sarà in Campania il 30 marzo (Salerno, Avellino, Benevento) e il
31 (Caserta e Napoli) mentre D'Alema arriva domani a Pompei e si presenta con
una battuta in risposta alle accuse di Berlusconi:
"Io archeologia? Allora comincio da Pompei". Alle 11.30 sarà agli
Scavi per spostarsi nel pomeriggio alle
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Gli
azionisti di Alitalia nella cabina elettorale Era prevedibile. Alitalia è entrata a pieno titolo in quello che Walter Veltroni ha definito il "tritacarne" della campagna elettorale.
Da qualche giorno candidati, ex ministri e politici non lesinano parole sul
destino della compagnia di bandiera, nel pieno di un delicatissimo iter di
privatizzazione e di una trattativa in esclusiva con Air France. La
Borsa non è rimasta insensibile ai segnali di fumo giunti dal mondo della
politica, consapevole che il voto del 13 aprile potrebbe cambiare gli scenari.
"Teniamo fuori Alitalia dalla campagna elettorale", ha chiesto ieri
il leader del Partito democratico, salvo spiegare un attimo dopo la ricetta
ideale per Malpensa e Alitalia. Nelle ore precedenti era stato Silvio Berlusconi a esporre il proprio pensiero sulla compagnia,
peraltro in un doppio passaggio che non ha brillato per coerenza. In ballo ci
sono migliaia di posti di lavoro e interessi diffusi, dunque è forte la
tentazione di cavalcare il caso Alitalia in campagna elettorale. Ma a parte le
ragioni di un corretto andamento dei mercati, tutti i candidati dovrebbero
tenere ben presente che a votare sarà anche il popolo degli azionisti della
compagnia, ormai stremato dall'interminabile viaggio sulle montagne russe di
Piazza Affari. Marco Patucchi [Cina, l'investitore di Stato] E' un progetto che
può segnare gli equilibri finanziari cinesi negli anni futuri. Per finanziare
il Fondo nazionale della sicurezza sociale (l'Inps di Pechino), il governo sta
studiando la possibilità di conferirgli la proprietà di quote azionarie
consistenti nelle aziende di Stato. Un'ipotesi è quella di estendere a tutte le
aziende pubbliche quotate in Borsa o in attesa di collocamento ? anche sui
mercati azionari di Shanghai e Shenzhen ? la regola già in vigore per le
matricole cinesi che si quotano per la prima volta a Hong Kong: il 10% del
collocamento iniziale viene riservato al Fondo pensioni della Repubblica
popolare. Per misurare il fabbisogno finanziario della sicurezza sociale ? e
quindi le possibili dimensioni del trasferimento di pacchetti azionari ? il suo
presidente Dai Xianglong ha parlato di un buco di 70 miliardi di dollari solo
per soddisfare gli impegni previdenziali verso gli attuali pensionati. Se si
calcolano anche le promesse pensionistiche fatte ai lavoratori attualmente
occupati, il fabbisogno secondo le stime di Pechino può raggiungere i 350 miliardi
di dollari, ed è destinato a salire con l'invecchiamento demografico e la
denatalità. E' significativa la nomina al vertice del Fondo previdenziale di
Dai Xianglong, un ex governatore della banca centrale cinese. Federico Rampini.
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Porta
a porta Share più basso di Veltroni per il
Cavaliere ma gli spettatori calano per tutti e due ROMA - Mercoledì sera la
puntata di Porta a Porta con Silvio Berlusconi ha ottenuto il
19,32% di share con 1 milione 785 mila telespettatori. In leggero vantaggio
dunque su Walter Veltroni che il giorno
prima è stato seguito da 1 milione 739 mila spettatori con una percentuale, però, più alta: il 20,21%.
Rispetto al precedente confronto a distanza negli studi di Bruno Vespa,
comunque, gli ascolti sono stati in calo. Il 13 febbraio, infatti, il
segretario del Pd Veltroni ebbe 2.618.000 spettatori
(27,17%) e il giorno prima il Cavaliere era stato seguito da 2.577.000
(29,29%).
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alessandra Borghese
è la rampolla della nobiltà nera romana. De Mita numero uno in Campania, in
arrivo Costalli E Casini schiera la principessa amica del Papa "L'unico
voto utile è quello per i valori" Figlia del principe Alessandro Romano,
ha scritto libri su Ratzinger e su Lourdes CARMELO LOPAPA ROMA - Alla famiglia
che ha sfornato Papi e artisti, sangue blu nelle vene, una senatrice in albo
mancava. Un po' jet-set, tanto aristocrazia nera romana, a indossare i nuovi
panni del legislatore sarà adesso la rampolla della casata vicina come poche al
Palazzo apostolico, quell'Alessandra Borghese che Pier Ferdinando Casini
candida al Senato capolista dell'Unione di centro nel Lazio. L'ha voluta
presentare lo stesso leader, a Montecitorio, lei camicetta in seta un tantino
imbarazzata dai molti flash, nonostante la dimestichezza con quelli che spesso
l'hanno immortalata nei salotti della capitale (ricco album in Dagospia) e con
le telecamere (soprattutto quelle di "Porta a porta"). La notizia non
ha fatto in tempo a circolare che già veniva etichettata come una mossa
dell'ala della Cei più prossima al cardinal Camillo Ruini. Lei ha messo subito
le mani avanti, quando le hanno chiesto quanto influirà l'amicizia con Papa
Ratzinger (al quale ha dedicato anche il libro "Sulle tracce di
Joseph"): "Sono qui da cittadina italiana. Dalla finestra vedo il
Cupolone, ma anche il Colosseo". Figlia del principe Alessandro Romano
Borghese che vanta avi fin quasi ai Cesari, 45 anni, giornalista e scrittrice
("Lourdes, i miei giorni al servizio di Maria" l'ultimo lavoro),
consigliere per la cultura di Rutelli sindaco nell'anno del Giubileo, un
matrimonio sfortunato alle spalle e una conversione datata '98 che l'ha poi
plasmata fino a diventare ratzingeriana di ferro. Il sito personale fin dalla
copertina è posto "sotto la protezione di Maria salus populi romani".
Vi campeggiano la foto in versione crocerossina a Lourdes e quella in cui è
ritratta al fianco del Pontefice sul volo di ritorno da Colonia nel 2005.
"La sua è una scelta coraggiosa" dice Casini. E lei: "In
democrazia l'unico voto utile è quello che garantisce i valori in cui credo. E
credo di essere nel posto giusto". In campo per i valori e contro la
maleducazione, vero cruccio dell'aristocratica: "Sul treno pochissimi
cedono il passo, aiutare una signora è impensabile, i bagni sono
impraticabili..." si legge sul sito. La mossa è
studiata da Casini per trasformare il candidato simbolo in quel che Vittoria
Brambilla è per Berlusconi e la giovanissima Marianna Madia per Veltroni. Anche
perché per il resto l'Unione di centro, che coinvolge anche Pezzotta, ha
confermato la corsa di vecchie guardie come Ciriaco De Mita, (capolista al
Senato in Campania) e Totò Cuffaro (in Sicilia) fino a Francesco D'Onofrio.
In arrivo Carlo Costalli presidente del Movimento cristiano dei lavoratori. Il
nemico giurato resta Berlusconi, che due sere fa in tv
ancora accusava Casini di avere preparato i manifesti prima della rottura.
"A una certa età non bisognerebbe più dire bugie" replica l'ex amico
Pier. "Indica me come Belzebù ma ha in lista artefici di ribaltoni, col
tempo la memoria vacilla". E in giornata scintille anche con Giuliano
Ferrara della lista pro-life. Savino Pezzotta ha escluso un'intesa con lui e il
direttore del "Foglio", invece: "Lui non sa, ma Casini e Buttiglione
mi hanno chiesto l'alleanza". Alla fine lo stesso Casini ha preso le
distanze: "Ne abbiamo chiacchierato, ma senza farmi illusioni perché
conosco i suoi legami con Berlusconi che sono ben più
solidi di quelli che ha con me".
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: siamo noi il partito dei
cattolici "L'Udc toglie seggi al Pd". E nelle liste spuntano Aiuti e
la show girl Matera FRANCESCO BEI ROMA - La nuova Dc eccola qua, si chiama
Popolo delle libertà. "Il vero partito dei cattolici siamo noi". A
casa di Gianfranco Rotondi, per un pranzo "riparatore" insieme a
Gianfranco Fini (il segretario della DcA reclamava la dignità di fondatore del
Pdl, alla pari dei due big), Silvio Berlusconi ha
confidato ai suoi commensali le preoccupazioni per la presa dell'Udc sul voto
cattolico. L'attacco di Famiglia Cristiana e la campagna centrista sui temi
etici sono una spina nel fianco per il Cavaliere, per questo d'ora in poi ha
deciso di battere più spesso il tasto dell'identità "cristiana".
"Ci ha assicurato che continuerà ad insistere sul fatto che il Pdl è un
partito ispirato ai valori cristiani del Ppe, pur mantenendo la laicità tipica
della vecchia Dc", racconta Rotondi in un Transatlantico deserto. Anche
Gianfranco Fini, dal Tg3, riprende il tema dei valori cattolici: "Ha ragione
Famiglia Cristiana: non ci deve essere anarchia sui valori. Difatti nel
programma del Pdl c'è assoluta chiarezza. In particolar modo per quel che
riguarda la difesa della vita". Il pranzo chez Rotondi (in un appartamento
a due passi dal Pantheon) fila via liscio, con Fini che si compiace perché
"finalmente un vertice del centrodestra non si tiene a palazzo
Grazioli". Tra una bufala di Aversa e una tagliata di chianina - e Berlusconi che gioca con la piccola Federica di 11 mesi,
terzogenita di Rotondi - il discorso finisce sempre sull'Udc e sui quei
"maledetti" premi di maggioranza che rischiano di far finire il
Senato in un quasi pareggio. "La candidatura di De Mita al Senato con
l'Udc - ragiona speranzoso il Cavaliere - blinda il nostro premio di maggioranza
in Campania. E il Pd dovrà spartirsi i seggi che restano con Casini". Con
gli ultimi sondaggi della Ghisleri in mano, Berlusconi è parso
un poco risollevato: "Il fatto che Casini cresca non è necessariamente un
danno, soprattutto se i voti in più li toglie a Veltroni. Pensate
a quel milione di voti che D'Antoni tolse all'Ulivo nel 2001". Arrivati al
caffè, Gianfranco Fini ci mette del suo: "Casini non può incazzarsi se
parliamo di voto utile. In fondo la Dc con noi missini faceva lo
stesso". Assicurati a Rotondi i suoi 6 uscenti, i due leader si sono
immersi nella compilazione delle liste. Confermati Filippo Saltamartini, capo
del Sap, Alessandro Ruben, presidente della Anti Diffamation League, Luca
Barbareschi, la portavoce del Family day Eugenia Roccella, Giuliano Cazzola,
l'immunologo Fernando Aiuti e il direttore del QN Giancarlo Mazzuca. Berlusconi si è poi fatto lasciare 20 caselle vuote per
altrettanti papabili segreti. Tra questi spunta il nome di Barbara Matera,
avvenente 27enne, nota al pubblico per aver fatto la "letteronza" a
Mai dire Domenica. Il leader del Pdl continua a mostrare assoluta fiducia nella
vittoria, citando perfino le quote degli "allibratori inglesi". Al
Tg5 ripete che non ci sono "ricette miracolose" per far uscire
l'Italia dalla "eredità" lasciata dal governo Prodi e promette di
aumentare "gradualmente" le pensioni minime.
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del A VIA VALADIER IL CENTRO DI ESTREMA DESTRA Storace cerca voti
nei centri occupati di Mariagrazia Gerina "Stiamo preparando anche la
brochure con il programma...", si sforza Giuliano Castellino, il
segretario romano della Fiamma Tricolore arruolato dalla Destra di Storace e
messo a dura prova da una petulante signora di passaggio, che ha sentito in tv
Daniela Santanchè ma non ha capito bene quale sia il programma del nuovo
partito della fiamma e mal si districa tra "mutuo sociale" e
solidarietà con i tassisti: "Ma perché state con loro contro le
liberalizzazioni?". La lenzuolata alle spalle rassicura però il
neo-candidato: "Io voto" c'è scritto a lettere cubitali sullo stabile
di via Valadier, occupato un anno fa in nome del "Mutuo sociale". E
ora, al pari delle altre occupazioni di destra, riconverito alla causa
elettorale di Francesco Storace. Incontri con la candidata-premier, supporto
logistico per il materiale elettorale, concerti di musica
"identitaria". Nel cortile deserto dell'ex scuola occupata campeggia
già il palco per l'esibizione de "La peggio gioventù", il gruppo rock
che va per la maggiore tra i giovani neofascisti romani. Tutto attorno dalle
finestre delle case occupate pendono le bandiere tricolore. "Qui ci vivono
ventotto famiglie", spiega il candidato-ragazzino de La Destra, Giuseppe
Tetti, 23 anni, occupante. All'ingresso, volantini a volontà e bustine di
sapone targate "Schiuma", noto come l'hacker del presidente ai tempi
dello Storacegate, sempre fedelissimo di Epurator: "Per una Politica
Pulita al Comune di Roma scrivi Schiuma", recita l'ironico gadget
"Per Storace sindaco". Parte da qui la campagna elettorale de La
Destra, a bordo del camion dei comizi, che avanza sotto la pioggia diffondendo
per il quartiere Prati l'inno di Mameli. Attorno, sventolate con perizia da
quattro ragazze militanti, le bandiere nere con il simbolo della discordia.
Censurato dal Viminale perché troppo simile a quello di An. Ma, al contrario
del simbolo di An, pur sempre pronto - con qualche ritocco, spiega Schiuma - a
fare la sua comparsa sulla scheda elettorale. "Non abbiamo i soldi della
casta, né gli spot televisivi", rivendica in piedi sul rimorchio il
comiziante storaciano, che, in assenza di Buontempo (tornato a Ostia dopo le riprese
mattutine del tg regionale), si alterna al microfono con Castellino. Refrain:
l'inciucio. Tra Berlusconi e Fini
che "ha sciolto un partito in ventiquattr'ore, mentre noi ne abbiamo
fondato un altro con una fiaccola che non si spegne". E poi tra Veltroni e Berlusconi: "Già pronti ad accordarsi dopo il voto". Ma
soprattutto tra l'ex sindaco e Alemanno: "il vicesindaco", lo chiama
Castellino, a sottolineare il "tradimento" che Storace
promette di vendicare. "È con lui mica con Alemanno o con Fini che la
destra ha vinto nel 2000". A parte questo, in attesa della
"brochure" programmatica, i temi chiave scanditi dal camion sono:
zingari e immigrati. "Altro che vu cumprà, noi li volemo caccià",
motteggia il segretario della Fiamma candidato da Storace alla Camera. Mentre
"gli zingarelli che rubacchiano li vogliamo far crescere negli
istituti", lo completa il candidato al Comune Schiuma. Per fortuna il
giovane candidato municipale Tetti che li sta ad ascoltare spiega: "Mica
vogliamo che tornino camicie nere e olio di ricino, a noi del fascismo ci
interessano le battaglie sociali". E poi aggiunge: "Il più grande
errore di Mussolini? Le leggi razziali".
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'impegno preso con il contratto con gli italiani Berlusconi non l'ha rispettato. Le aliquote non sono state
ridotte di numero nè è stata dimunita l'entità del prelievo. Promessa mancata
mentre la sindrome della quarta settimana è diventata una drammatica certezza
per molti. Solo gli evasori fiscali sono rimasti tranquilli,
nell'ombra: "Non vanno spaventati". Lui intanto si trova a fare i
conti con un'imprevista situazione: non è più il Paperone d'Italia. Lo ha
battuto l'uomo della Nutella, golosità gradita a Veltroni.
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del BOLOGNA Il leader Pd: "Berlusconi
da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna..." di Andrea Bonzi/
Bologna "Non vi arrabbiate. Se uno mi dà del bugiardo, l'altro mi dice che
sono cattivo, io non rispondo. Gli italiani sono stufi di questo vecchio modo
di fare campagna elettorale: vogliono sentir parlare delle pensioni, della
precarietà, dei temi dell'ambiente. Voglio parlare degli italiani, e non dei
politici". Walter Veltroni, leader
del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare della bugia il
suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro, Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport
di Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui
"si vedono quattro foto della stessa personalità politica (Berlusconi, ndr) davanti alla stessa lavagna. Cambia solo la
data", osserva Veltroni, e dalla prima all'ultima
"sono passati 15 anni". E per fortuna che il leader del Pdl ha
dichiarato che non si ricandiderà: "Sarebbe la sesta volta - ironizza Veltroni - c'è un limite a tutto.". Entra anche nel
merito: "Il mio avversario dice che vuole eliminare l'Irap. Benissimo -
chiosa Veltroni -, ma c'era scritto anche nel
programma della Cdl nel 2001: hanno governato 5 anni e non l'hanno fatto. Gli
italiani, quindi, possono continuare lungo questa strada oppure scegliere una
via nuova", quella del Pd. I fans romagnoli applaudono: c'è chi sventola
le bandiere tricolori del Pd, che tappezzano le gradinate. Veltroni,
dopo aver salutato il candidato Sergio Zavoli, punta tutto il discorso sul
carattere di novità del Pd: "Abbiamo fatto una scelta coraggiosa, cosicché
anche in Italia, come in Inghilterra, in Spagna e in Francia, possa governare
un solo partito". Insomma, non ci sono più le 12 formazioni dell'Unione,
"ma ci sarà un unico gruppo parlamentare". Un vanto di cui non può
fregiarsi la destra: "Il Pdl non è un partito, perché An non si è sciolta.
È un'alleanza elettorale: dentro si va da Lamberto Dini ai repubblicani, passando
per la Mussolini. E la Lega Nord esterna. Sinceramente - continua Veltroni - fatico a capire come possano convivere".
Anche nel Pd c'è stato "un bailamme inutile e dannoso" fatto dalla
protesta dei Radicali, "ma ora ho appena saputo che hanno aderito alle
condizioni che erano state pattuite all'inizio", insiste il leader del Pd.
Semplificazione che non significa eliminare la "ricchezza" di avere
laici e cattolici ("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa
non mi pare in odore di santità"), ma "unire il Paese: nella
divisione pascolava la vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a Bologna, tappa serale del tour. A pochi
passi dalle Due Torri, a palazzo Re Enzo, Veltroni
parla in un salone strapieno di persone. Fuori, in molti non trovano posto e
restano sotto l'acqua. Anche oggi il leader del Pd resterà nel capoluogo
emiliano-romagnolo per poi spostarsi prima a Ravenna e a Rovigo: mancano ancora
un'ottantina di tappe alla fine del tour. Il leader democratico prima di tutto
ringrazia Romano Prodi, presente in collegamento telefonico,"per il
difficile lavoro di risanamento dei conti", portato avanti a dispetto di
una coalizione dall'alto tasso di conflittualità interna. In prima fila
applaudono il sindaco Sergio Cofferati, e i candidati Dario Franceschini e
Salvatore Vassallo. Lì, Veltroni infiamma la platea:
"Tutti i sondaggi dicono che c'è un 30% di indecisi, l'esito è incerto. Io
ho più voglia di farcela che Coppi e Bartali di vincere il giro d'Italia".
Dalla folla un simpatizzante urla: "Ce la faremo". "Se farete la
vostra parte - aggiunge Veltroni -. Suonate i
campanelli, parlate con i conoscenti, discutete. Per i nostri avversari la
politica è cupezza e odio, per noi è divertimento intellettuale e morale di
contribuire a qualcosa che fa bene al Paese".
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Mastella si arrende. E non si candida Lascia dopo la diaspora
dei suoi. Casini: fa schifo chi lo ha abbandonato dopo averlo usato di Federica
Fantozzi / Roma ARRIVEDERCI "Sconfitto prima di esserlo probabilmente sul
campo, rinuncio". Clemente Mastella non si ricandida. Non ci sarà il
simbolo dell'Udeur sulla scheda né il suo fondatore nel prossimo Parlamento. È
la fine di una partita spericolata cominciata con il voto di sfiducia al
governo Prodi (insieme a Lamberto Dini) e proseguita alla ricerca di un partner
che consentisse al piccolo Campanile di scalare le soglie di sbarramento.
Invano: Fini ha messo il veto al suo ingresso nel PdL, Casini a quello nel terzo
polo centrista sponsorizzato da Pezzotta e persino dall'ex nemico De Mita. È
caduta nel nulla persino la paradossale rivelazione di Berlusconi:
sì, avevamo un accordo scritto ma poi i sondaggi ci hanno rivelato che avremmo
perso 10-12 punti. "Addirittura - commenta amaro l'ex Guardasigilli -
Nemmeno Belzebù...". Dalla promessa di 20 deputati e 10 senatori al vuoto
spinto in soli 40 giorni. Un partito sbriciolato come un cracker dagli
abbandoni dei dirigenti locali e dei parlamentari. Anche i fedelissimi: i
vicesegretari Satta e Di Stefano, il capogruppo Barbato protagonista
dell'alterco con sputo in aula verso il collega Cusumano (a sua volta espulso).
Al leader sono rimasti vicini solo il cognato Pasquale Giuditta, Sandra Cioffi,
D'Elpidio e il braccio destro Mauro Fabris, gran ciambellano della trattativa
con il centrodestra. "È stato leale - lo benedice Mastella - ora può
andarsene anche lui". Fabris veleggia verso le liste del PdL. Mastella
invece chiude con "un pò di amarezza" 10 anni di attività della ditta
Udeur: "Sono diventato l'uomo nero di cui liberarsi e sul quale scaricare
tutte le responsabilità del sistema politico". È tornato a Ceppaloni
"sconfitto per una costante e manipolata disinformazione, un linciaggio
morale mediatico, politico e giudiziario. Ho deciso di non candidarmi alle
prossime elezioni, spero di ritrovare la serenità che con violenza mi è stata
tolta". È tornato dalla sua famiglia che tanta parte ha avuto nella
vicenda: senza la grana giudiziaria di Sandra Lonardo Mastella, giurano i suoi,
non avrebbe "perso la lucidità" quel 24 gennaio: "Un gesto che
oggi forse non ripeterebbe". Quello dell'ex ministro della Giustizia,
però, non è un addio: "Dico arrivederci a quanti mi sono stati
vicini". Tra un anno, alle Europee, non è detto che il Campanile non
rispunti. Certo suonano un po' beffarde le parole di Casini (dirette a Berlusconi): "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella
dopo aver usato i suoi servigi". Il leader dell'Udc sta compilando le sue
liste: al Senato nel Lazio sarà capolista Alessandra Borghese, principessa
della nobiltà "nera" in prima linea nella difesa dei valori cattolici
(si dice che le abbia chiesto di candidarsi monsignor Rino Fisichella), in
Campania il ripescato De Mita, in Sicilia l'imprescindibile Cuffaro, in tutte
le altre regioni il fidato D'Onofrio. Giuliano Ferrara rivela che l'Udc voleva
allearsi con lui, Casini corregge: "Ne abbiamo
chiacchierato ma senza illusioni, so che è più amico di Berlusconi che mio". Stamattina verrà presentato il programma: sicurezza,
privatizzazioni "graduali", liberalizzazioni, energia. Casini ha già
avvertito: "Non voteremo la fiducia al governo Berlusconi o Veltroni. Le alleanze si fanno prima del voto. Niente saldi di
fine stagione". La grande coalizione? "Sì se risolve i problemi, no
se è una spartizione". Lapsus quando parla di "alcune regioni"
dove c'è una "subalternità cronica" della politica alla criminalità
organizzata: "Succede in Calabria e Campania con ndrangheta e
camorra". Alla Sicilia neppure un cenno.
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Il leader dell'ex Udeur: "Sono l'Uomo nero su
cui scaricare ogni colpa". Il presidente dell'Udc: non voteremo la fiducia
a Berlusconi o Veltroni.
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Partito democratico Consigli non richiesti Giuseppe Tamburrano È
giudizio comune, confortato dai sondaggi, che Veltroni
è "partito alla grande". Due sono stati indiscutibilmente i fattori:
1) i 3.400.000 voti ottenuti alle primarie che sono state un messaggio di
speranza verso un leader giovane e nuovo - relativamente all'età media e alla
presenza dei leader sulla piazza; 2) la decisione di correre "da
solo", "libero" (e noi lo abbiamo incoraggiato a "buttarsi"
quando quell'ipotesi non esisteva ancora). Veltroni ha
capitalizzato l'ottima partenza. Ma non è ancora giunto, nelle aspettative, al
livello vincente poiché - con tutte le differenze di valutazioni - sussiste
ancora un vantaggio del centro-destra. Dunque, il segretario del PD ha vinto
grosse battaglie, ma deve vincere la guerra. Due sono le battaglie più
importanti che possono costituire il valore aggiunto per tagliare il traguardo:
il programma e le liste. Ne voglio parlare in modo distaccato, da osservatore,
perché se ci metto il cuore debbo esprimere serie critiche. Il programma di Veltroni è giudicato simile a quello
di Berlusconi (la Repubblica ha fatto un testo a fronte) e si litiga a chi
l'ha "copiato" all'altro. A chi giova questa operazione
"copiatura"? È probabile che Veltroni si ispiri
all'esperienza Blair il quale ha vinto e trionfato due volte di seguito in
Inghilterra - nel 1997 e nel 2001 - spostandosi al centro e sloggiandovi
i conservatori che lo occupavano da sempre. Blair diventa l'erede della signora
Thatcher: una Thatcher "in disguise", come lo definì - gradevolmente
sorpreso - l'autorevolissimo foglio liberista Economist. Il quale scrisse: i
due programmi sono simili, ma noi ci fidiamo più del giovane e nuovo Tony che
del vecchio e esausto Major. Veltroni, se a quella
esperienza pensa, deve tenere conto che nel 1997 si votò in Inghilterra dopo 18
anni di ininterrotta amministrazione Tory che giunse al voto spenta, stanca,
inaffidabile. L'ultimo governo italiano, invece, non è stato di centro-destra,
ma di centro-sinistra e il cittadino va al voto tra una delusione antica,
quella di Berlusconi, e una recente di Prodi. Veltroni si barcamena con manifesti che respingono gli
ultimi "15 anni di governo" (vi è dunque anche il governo Prodi-Veltroni!!!!) - e lo fa, dice qualcuno, per prendere le
distanze da Prodi - ma poi esalta, deve esaltare i risultati dell'ultimo
centro-sinistra. Forse Calearo dirà come l'Economist: sono tutti e due dalla
parte nostra, cioè al centro, ma Veltroni è più
affidabile: bisogna vedere quanti elettori penseranno la stessa cosa! Elettori
che forse metteranno nel conto che il primitivo, apprezzato "corro da
solo" è diventato in itinere corro con Di Pietro e con i radicali. L'altro
punctum dolens è costituito dalle liste. Veltroni premia
ed esibisce la giovane età: bene, ma l'anagrafe non è un criterio di capacità
di governo. Può, perciò, apparire un'operazione di cosmesi e rivelarsi non
redditizia perché non convincente. Lo accusano di candidare troppi esponenti
dei "danè": l'operazione può essere costruttiva se gli imprenditori
si impegnano a favore degli operai. Veltroni forse
ricorda la formula di Martelli del Convegno socialista di Rimini del 1982:
meriti e bisogni. Ma in quella formula c'erano anche i bisogni. E a proposito
di socialisti, il leader del PD ha detto ad Arezzo: "Se votate per noi
l'Italia vivrà un tempo di riforme mai vissuto, se non nell'epoca del primo
centrosinistra degli anni sessanta". Dal resoconto che ne fa il Corriere
della Sera del 1° marzo non risulta che l'oratore ne abbia riconosciuto, né
punto né poco, il merito ai socialisti di Nenni. Non è solo per
"incazzarmi" come fa Boselli nella pubblicità che appare su l'Unità
per questa sistematica obliterazione dei socialisti; è anche perché il paragone
di Veltroni non calza: in quegli anni c'era il
"miracolo economico" e oggi l'economia è un pianto (specie per i
redditi medio-bassi) ma anche perché quegli anni furono importanti grazie ai
socialisti che vollero, imposero riforme invise ai "poteri forti":
scuola media, Statuto dei lavoratori, riforma sanitaria, programmazione
economica (specie per il Sud), le Regioni, la riforma pensionistica, le
autostrade, l'aumento dei redditi medio-bassi, l'occupazione e mi fermo
ricordando solo la "rivoluzione" della cultura e dei costumi, la
modernizzazione della vita civile, i nuovi rapporti nei luoghi di lavoro (ma
perché quando si parla di queste cose, ad esempio dello Statuto dei lavoratori
non si ricorda chi lo ha voluto e imposto?!). Noto che nel programma di Veltroni grandi riforme non ce ne sono. E dunque il suo è un
programma di governo, ma non è un progetto di rinnovamento della società. E non
vi è forte, in rilievo, centrale, qualificante una parte dedicata alla
moralizzazione della vita pubblica, alla riduzione di carrozzoni, alla
demolizione dei privilegi e delle ricchezze della "casta". Questa
riforma morale e istituzionale dello Stato - che non si può limitare alle
infinite volte annunciata revisione del bicameralismo, alle province e al
federalismo - è il prius, è la cifra che fa la differenza vera, reale, al di là
di tutte le scopiazzature tra i due partiti. Sono lacune che nel tempo che
resta si possono colmare. I sondaggi danno allo stato delle cose il 40% di
incerti: il 21% in più rispetto alle astensioni di soli due anni or sono. Il
cardinale Ruini si appropriò delle astensioni che fecero fallire il referendum
sulla procreazione assistita. Grillo che fa la campagna per l'astensione si
approprierebbe della quota eccedente quella "fisiologica" del 19-20%.
E quella di Grillo e "soci occulti" è una mina vagante.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quando, in serata,
Goffredo Bettini ha annunciato: "Ho ricevuto in serata tramite una lettera
l'accettazione formale dei Radicali alla nostra proposta sulle liste; a questo
punto ritengo che non ci sia più alcuno spazio emotivo per dubbi e polemiche e
che tutti insieme finalmente si possa concorrere alla battaglia elettorale così
difficile e appassionante che ci sta dinanzi". Una precisazione
necessaria, perché a quel punto erano tanti a credere in una rottura. E
Pannella in tardissima serata su Radio radicale ha confermato i contenuti
dell'accordo, anche se, ha detto, "continua la mobilitazione per la difesa
del valore della parola data e della lealtà ai patti conclusi". Veltroni in giornata era sembrato non poterne più del tira e
molla di via di Torre Argentina. "Basta, non possiamo stare sotto un
continuo ricatto e con i giornali che ogni giorno ci massacrano", avrebbe
detto ai suoi. Aveva dato mandato a Goffredo Bettini di lanciare l'ultimatum: "Si
deve concludere serenamente una vicenda che per noi è durata anche
troppo". E Bettini aveva spiegato che sollevare sulla questione
candidature "una campagna ai limiti dell'ingiurioso, rivela una mancanza
di sincera partecipazione e di entusiasmo ad una impresa unitaria, ed una
volontà mercantilistica che impoverisce tutti". Così ha mandato una
lettera a Pannella, Bonino, Cappato, Bernardini per spiegare che la
sottoscrizione delle candidature davanti al notaio non basta più: i Radicali
dovevano mettere nero su bianco la loro adesione e l'impegno a fare campagna
"con" e non "contro" il partito. Nel tardo pomeriggio si
era sparsa la voce con un'agenzia della Dire che Pannella avesse smesso di fare
lo sciopero della sete, e che alla fine tutto sembrava rientrare. Questo aveva
portato Veltroni a dire che i Radicali, "dopo un
bailamme inutile e dannoso, hanno aderito all'accordo proposto". Ma non
era ancora così, e per il chiarimento si è dovuto aspettare la parola di
Bettini. Ad aumentare le perplessità sui radicali, ci si erano messi anche gli
ultimi sondaggi, che registrano una certa emorragia di consensi del Pd verso
l'Udc. Per Pannella invece la spiegazione delle mosse di Veltroni
era da attribuire al fatto che il leader del Pd avrebbe perso il controllo del
partito, di qui la necessità di "disporre dei nove posti in lista che
spetterebbero ai Radicali". Intervenendo a Radio radicale, Pannella aveva
fatto presente: "La nostra resta una battaglia di principio, noi
continuiamo a chiedere il rispetto della parola data. I leader del Pd si
sveglino. Noi stiamo lottando per il Pd e non per un successo o per una minore
sconfitta alle prossime elezioni". Intanto la Bonino da Bruxelles
precisava che chi ha rotto i termini dell'accordo è stato Veltroni:
"E chi ha cambiato idea dovrebbe assumersi la responsabilità di dirlo.
L'iniziativa non violenta di Pannella altro non è che la richiesta che gli
accordi fatti siano rispettati". Solo in serata è arrivato l'annuncio di
Bettini che, salvo sorprese, giudica finita la fase dei dubbi e delle
polemiche. Berlusconi si gode lo spettacolo e non fa caso a Veltroni che ieri
ha detto che dopo 15 anni il Cavaliere "è ancora davanti alla stessa
lavagna a promettere impegni che non ha mai mantenuto e non è in grado di
mantenere". Il leader del Pdl poi non crede che al Senato ci possa essere
un pareggio. Ma si augura una vasta maggioranza per far fronte alla
situazione che gli lascia la sinistra. "Non siamo capaci di fare
miracoli". Promette però un intervento per i giovani con un bonus
locazione e un aumento graduale delle pensioni più basse. Da parte di Fini
invece è arrivata una risposta a Famiglia Cristiana che ha parlato di
"anarchia di valori" nel Pdl: "Nel nostro programma c'è assoluta
chiarezza su difesa della vita e centralità della famiglia". \.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prato ai sindacati
"Il piano Air France non è traumatico Esuberi confermati" Il piano di
Air France-Klm per Alitalia prevede "soluzioni non traumatiche". Ieri
lo ha ripetuto più volte ai sindacati il presidente della compagnia aerea italiana,
Maurizio Prato. Un messaggio rassicurante, chiaro soprattutto sul fronte
dell'impatto sull'occupazione: "Esuberi in linea o anche inferiori a
quelli già previsti". Ed una garanzia: il gruppo franco-olandese porterà a
termine l'operazione solo se, oltre al sì del governo ed al via libera
antitrust, ci sarà un accordo con i sindacati, un confronto che verrà però
aperto solo dopo l'eventuale messa a punto di una offerta. E mentre il tema
Alitalia resta al centro anche della scena politica, il mercato ritrova fiducia
sul titolo. Dopo le parole di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni, interpretate come conferma
della percorribilità della soluzione francese, Alitalia ha guadagnato il 3,71%,
in netta controtendenza rispetto alla flessione di Piazza Affari. Nel frattempo
Air France-Klm va avanti. Tra oggi e sabato Jean-Cyril Spinetta,
presidente della compagnia francese, dovrebbe chiudere il dossier per portarlo
lunedì sul tavolo del cda per la decisione finale. L'obiettivo resta quello di
ufficializzare un' offerta "entro il 13/14 marzo". Sui contenuti del
possibile accordo Prato non ha indicato alcun dettaglio: "Saranno i
francesi a farlo se decideranno di lanciare un'offerta".
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]MARIA GRAZIA
BRUZZONE ROMA I sondaggi danno l'Unione di centro in crescita e Pierferdinando
Casini si dà un gran da fare. Mentre sta pressando il presidente del Movimento
Cristiano dei Lavoratori Carlo Costalli e l'imprenditore Eduardo Lamberti
Castronovo, annuncia che al Senato correranno come capolista in Campania
Ciriaco De Mita, che Veltroni ha
rifiutato di mettere in lista per far posto ai giovani, in Sicilia l'ex
governatore Totò Cuffaro alleato del Pdl nella gara regionale e condannato in
primo grado in un processo di mafia e, nel Lazio, Alessandra Borghese, nobiltà
papalina, assai vicina a Benedetto XVI, presentata ieri in pompa magna.
"Qui mi sento a casa mia", dice la principessa, che sottolinea il suo
impegno a "difesa dei valori" cristiani. Silvio Berlusconi
invece, non si è occupato di liste neppure ieri. Probabilmente comincerà oggi,
ma neppure quella odierna sarà la giornata decisiva. Il Cav non ha fretta.
"In questo momento abbiamo difficoltà a dire di no ai tanti personaggi
rappresentativi che si sono offerti", spiega uscendo dalla casa del leader
della Dca Gianfranco Rotondi, dove ha fatto colazione insieme a Fini:
"Abbiamo deciso di comune accordo che i nomi li daremo tutti alla
fine", aggiunge, nonostante si dica che abbia già in tasca una sua lista
segreta. Una saggia decisione, che a via dell'Umiltà spiegano così: c'è tempo
fino a lunedì sera. E poi, il Pdl non vuol rischiare di far la fine del Pd, che
ha voluto essere zelante annunciando i candidati con largo anticipo, e ora si
ritrova in mezzo a un mare di proteste e appelli, costretto talvolta
addirittura a fare marcia indietro. Come con Beppe Lumia, caso che per il
leghista Calderoli vale al Pd il "premio Pinocchio". Lumia, deputato
siciliano uscente nonché vicepresidente dell'Antimafia era stato escluso, come
da regolamento, perché alla quarta legislatura. Risultato: proteste di
politici, un appello a Veltroni di decine di dirigenti
locali, militanti, simpatizzanti esponenti del volontariato, Beppe Grillo dal
suo blog irride all'errore, Di Pietro gli offre un posto addirittura dietro di
sé in Lombardia, persino la Sinistra Arcobaleno è pronta a ospitarlo in luogo
di Claudio Fava. Finché, anche per le insistenze di Anna Finocchiaro, il
senatore ex Ds Ignazio Marino fa un passo indietro da capolista nell'Isola. Veltroni aveva appena recuperato il "suo"
costituzionalista Stefano Ceccanti, piazzato in Piemonte al posto di Pietro
Larizza: l'ex sindacalista Uil, accusando il Pd di "gestione
oligarchica", ha accettato di candidarsi capolista in Calabria col Ps di
Boselli. Paolo Gambescia, messo da parte per recuperare Marcela Lucidi, l'altra
cristiano sociale, si è solo detto "amareggiato". Nessun rientro
invece per Khaled Fuad Allam, che si appella a Prodi garante del Pd e oggi fa
una conferenza stampa. A rappresentare gli immigrati alla Camera sarà
paradossalmente il Pdl, anzi, An, che candida la presidente delle Donne
marocchine Suad Sdai. Di religione islamica, a fianco della giornalista
paladina della causa ebraica Fiamma Nirenstein e all'ultrà cattolica Eugenia
Roccella, promotrice del Family Day. Tra gli ultimi nuovi arrivi di An c'è il
manager musicale Gianmarco Mazzi e, ma manca ancora la conferma, l'imprenditore
ed editore Tonino Angelucci. Ancora, il capitano Gianfranco Paglia, uno dei
militari feriti a Mogadiscio nello scontro a fuoco del 2 luglio '93 medaglia
d'oro. Per candidarlo in Campania rinuncia il senatore Luigi Bobbio. Si fa da
parte dopo la condanna a sei mesi per la vicenda dell'autoambulanza chiamata
per finto malore Gustavo Selva. An ricandida l'ottantenne Mirko Tremaglia
("una nostra bandiera") ma non Gramazio e Strano, i due senatori che
avevano brindato e mangiato mortadella in aula dopo la sfiducia a Prodi: FI ha
messo il veto. Nelle sue file, peraltro, rinuncerebbe a candidare Lino
Jannuzzi, Alfredo Biondi e Egidio Sterpa, in Parlamento da molte legislature. Berlusconi, che dopo le voci su Angela Sozio del Grande
Fratello ha promesso che non candiderà veline, starebbe pensando invece
all'annunciatrice Rai e attrice Barbara Matera. Quanto ad Antonio D'Amato,
annunciato capolista in Campania, la candidatura dell'ex presidente di
Confindustria non sarebbe per niente ben vista in viale dell'Astronomia. E
viene smentita recisamente dalla Pdl la candidatura del magistrato Alfonso
Sabella.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO mal di
milano DI CLAUDIO LINDNER All'orizzonte l'incognita dell'Expo. In agenda la
crisi di Malpensa, la battaglia per l'Ecopass, il verde, il caro-vita, i
costruttori d'assalto. Così il sindaco Letizia Moratti si gioca tutto: rilancio
o declino In piazza San Babila un orologio scandisce i giorni, le ore, i minuti
e i secondi che mancano alla sentenza per l'Expo 2015. Letizia Moratti abita
proprio lì, a pochi metri di distanza dalla colonnina, e tutte le mattine è
costretta a incrociare quel countdown vagamente ansiogeno. "Ricordati che
devi vincere!", sembra quasi mettere in guardia il contatore digitale,
sponsorizzato da un'azienda svizzera e destinato a fermarsi con crudele
puntualità il 31 marzo, quando i 140 paesi membri del Bie (Bureau international
des expositions), l'ente mondiale delle Fiere, avranno deciso se privilegiare
la Madonnina o Smirne, definita la 'Perla dell'Egeo', 3,5 milioni di abitanti,
città portuale e commerciale, gemellata in Italia con Napoli. Milano ha scelto
come tema l'alimentazione in tutte le sue declinazioni, i concorrenti hanno
optato per la salute, ma a contare per l'aggiudicazione di fine mese saranno
più che altro gli assi giocati con la diplomazia, il vantaggio geopolitico, le
pressioni messe in campo. Il sindaco ci crede. Ci deve credere. Sull'Expo ha
puntato tutto nell'ultimo anno e l'esito della sfida condizionerà il suo futuro
e quello di Milano. Senza voler esagerare il peso di questa chance, che
comunque vale 3,2 miliardi di euro solo per le infrastrutture da realizzare, la
coincidenza con la scadenza elettorale (si voterà due settimane dopo il
responso di Parigi) ne amplifica rischi e opportunità per la città di Silvio Berlusconi, la più importante tra quelle amministrate dal
centrodestra. Il successo della campagna parigina potrebbe favorire un graduale
rilancio di Milano. Una sconfitta avrebbe l'effetto di accelerare un declino in
corso ormai da molti anni, ma che negli ultimi mesi si è fatto più vistoso,
certamente non solo per responsabilità della Moratti. Molti dei mali di Milano
sono patologie storiche dove è difficile decodificare la causa-effetto. Nessuno
azzarda un pronostico. Bobo Craxi, vicesegretario agli Esteri del governo
dimissionario molto attivo nella campagna assieme a Emma Bonino (Commercio
estero), sostiene che "Smirne non è un avversario invincibile", ma
sottolinea che dal voto a scrutinio segreto può scaturire qualsiasi sorpresa.
La Signora di Palazzo Marino si appresta a fare armi e bagagli trasferendosi a
Parigi per la corsa all'ultimo voto. Ha ingaggiato come testimonial Al Gore,
icona dell'ambientalismo mondiale, ma i turchi hanno risposto con Gerhard
Schroeder, l'ex cancelliere tedesco, meno idealista ma molto pragmatico negli
affari e con ottime relazioni nelle Repubbliche ex sovietiche e nel mondo
petrolifero. Si racconta che i turchi abbiano messo al lavoro la loro
intelligence ("Ci hanno spesso seguiti nelle nostre missioni",
azzarda un superdiplomatico che preferisce restare anonimo) e molti hanno
interpretato la recente decisione di ammettere il velo nelle università come un
gesto studiato anche per sedurre i paesi islamici del Bie. Delegazioni della
Moratti batteranno da qui a fine mese Nepal, Thailandia, Tagikistan, Nigeria,
Guinea Equatoriale, le Seychelles (i più fortunati) e il contribuente si augura
che alla fine tutte queste missioni non si rivelino viaggi premio. I milanesi
non sembrano scaldarsi più di tanto. L'Expo, scelta bipartisan sostenuta anche
dal presidente della Provincia Filippo Penati e con poche opposizioni dal punto
di vista politico, è vista lontano. Almeno per ora. Più vicina è la percezione
di sconfitta per la città quando si guarda al destino della Malpensa, da
gennaio una specie di cattedrale nel deserto padano dopo l'abbandono di
Alitalia e le difficoltà a chiudere accordi con altri vettori importanti. O
quando i più attenti vogliono far luce sul 'pasticcio' dei derivati e le
possibili perdite finanziarie. O quando, nella vita di tutti i giorni, ci si
deve arrangiare su strade e marciapiedi degradati o tra cantieri che si sa
quando aprono ma non quando chiuderanno, oppure ancora nelle battaglie contro i
parcheggi sotterranei varati in modo selvaggio dalla giunta Albertini. E, a
proposito, delle grandi operazioni immobiliari 'firmate' da prestigiosi architetti
internazionali e raccontate già da 'L'espresso' nel luglio 2004, non si può che
constatare ritardi se non blocchi totali (vedi articolo a seguire) nell'ambito
peraltro di una totale mancanza di regìa sia di Albertini sia della Moratti. La
fase di stallo è sotto gli occhi di tutti e ha più motivi. A pesare c'è, in
primo luogo, la crisi degli immobiliaristi. Danilo Coppola, uno dei furbetti
del quartierino proprietario di un'enorme area a Porta Vittoria, è agli arresti
domiciliari e la scorsa settimana la Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti ha
ricevuto l'incarico di vendere il suo 47 per cento nell'Ipi, quotata in Borsa.
Luigi Zunino, rilevante protagonista con gli investimenti di Santa Giulia e
Sesto San Giovanni, è fortemente indebitato e Mediobanca sta cercando da
ottobre (non senza ostacoli) di vendere in blocco una parte del suo portafoglio
immobiliare per 1,1 miliardi di euro. "Così la città resta nelle mani di
Salvatore Ligresti", commenta amaro Marco Vitale, economista e in passato
anche assessore al Bilancio del Comune di Milano, sottolineando come il
finanziere siciliano, principale attore dell'operazione Citylife, sia
l'azionista di riferimento di Milano fino a riuscire di far trasferire il
Monzino, uno dei centri cardiologici più affermati, allo Ieo, nella zona sud
della città naturalmente di sua pertinenza. "Una follia". Vittorio
Sgarbi, responsabile della Cultura, non risparmia critiche. Svicola dagli
aspetti finanziari, pur promuovendo il progetto Santa Giulia di Zunino perché "crea
una seconda città in un'area completamente libera". Poi si esibisce su
giudizi di natura estetica. Il suo campo. "La Torre Velasca e il
grattacielo Pirelli sono stati il canto del cigno. Dopo non è stato costruito
più niente di bello. Con una premessa e un equivoco di fondo che Milano ha
sempre avuto e cioè che il dinamismo economico, l'industria, la modernità
debbano per forza creare una città brutta". Detta legge la globalizzazione
dell'arte e dell'architettura, "un delirio per cui tutto deve essere uguale
e privo di ogni rapporto con Milano. Certi palazzi o grattacieli potresti
vederli a Sydney o a Toronto". Il professore fa invece autocritica sul
parcheggio di Sant'Ambrogio, il più contestato di tutti anche perché a
soffrirne sono molte famiglie della Milano dei Vip. "Non sono riuscito a
bloccarlo", dice Sgarbi, lasciando intendere che hanno prevalso
motivazione di ordine economico, non escluse le penali che il Comune avrebbe
dovuto pagare nel caso di marcia indietro. Si tratta di una delle tante eredità
ricevute dalla giunta Albertini, particolarmente attiva nel rilanciare la
partita urbanistica e immobiliare, con grande soddisfazione di costruttori e
promoter privati. All'inizio del suo mandato la Moratti aveva detto a più
riprese che avrebbe ritoccato e migliorato il piano parcheggi, ma alla fine
tutto è andato avanti come niente fosse. Una trappola che non ha né aiutato la
popolarità della Lady di ferro né agevolato i suoi rapporti con il
predecessore, ora parlamentare europeo a Strasburgo. Con l'Ecopass l'indice di
gradimento della Moratti si era risollevato all'inizio del
( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-07 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Centrodestra Apertura della campagna elettorale: voce
anche ai partiti minori Berlusconi e Fini al Palalido
"Porteremo più Nord a Roma" Domani l'incontro. Bruciato gazebo del
Pdl in piazza Oberdan La Russa: Continuiamo a ricevere, anche a Milano,
richieste di rientro da parte di nostri ex iscritti passati alla Destra
"Vogliamo portare più Milano e più Lombardia nel prossimo governo".
La campagna elettorale del Popolo della Libertà comincia dal Palalido: domani
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini apriranno i lavori
della kermesse. Prima di loro, dovrebbe esserci una veloce carrellata di saluti
dei rappresentanti locali e nazionali di Fi e di An. Ma interverranno, voluti
da Berlusconi, anche i rappresentanti delle forze
minori confluite nel nuovo partito. "è molto significativo - commenta
l'onorevole Maurizio Lupi - che il primo grande evento della nostra
programmazione avvenga a Milano. Questa è la città dove il centrodestra governa
da anni traducendo in fatti e non in promesse i nostri ideali e valori. Invece,
il Pd ha dovuto schierare, spulciando nella raccolta di
figurine di Veltroni, un imprenditore per dimostrare la propria attenzione all'economia
e allo sviluppo del Nord...". L'auspicio univoco dei vertici di Fi e An è
"che si possa portare più Lombardia nella prossima esperienza di governo
", come insiste il coordinatore regionale di An, Massimo Corsaro.
"Il programma del Pd - aggiunge l'onorevole azzurro Antonio Verro - copia
i punti salienti tipici del centrodestra ma gli elettori fra la fotocopia e
l'originale sceglieranno l'originale, anche per l'incapacità della sinistra di
realizzare obiettivi". Più prudente Ignazio La Russa: "Non dobbiamo
mai dare per scontata una vittoria anche quando pare più che certa". E
poi: "In campagna elettorale non si molla mai: bisogna conquistare fino
all'ultimo voto, fino all'ultima ora prima delle elezioni". Intanto, La
Russa gongola: "Continuiamo a ricevere, anche a Milano, richieste di
rientro da parte di nostri ex iscritti passati alla Destra. Ma come non ci
siamo preoccupati quando hanno lasciato, non enfatizziamo il loro
ritorno". Unanime infine la condanna dell'atto vandalico contro il gazebo
gestito da Azione Giovani, bruciato l'altra notte in piazza Oberdan: "Un
episodio increscioso e incivile". "I soliti vecchi metodi
dell'intolleranza e della violenza nascosti mentre si parla di volti
nuovi", accusano il capogruppo di An, Carlo Fidanza e l'onorevole Paola
Frassinetti. Ad An arriva la solidarietà del Pd: "Credo - chiarisce
Pierfrancesco Majorino - che atti simili di violenza vadano respinti con forza
e nettezza e confidiamo nel fatto che i responsabili di simili atti vengano
individuati e consegnati alla giustizia". Leader L'ex premier Silvio Berlusconi accanto a Gianfranco Fini davanti al simbolo del
Popolo della Libertà (Foto Carino) Elisabetta Soglio.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CULTURA John Nash
genio e follia di Piergiorgio odifreddi Ottant'anni vissuti tra schizofrenia e
invenzioni fondamentali per il genere umano. Qui il grande matematico dialoga
con Piergiorgio Odifreddi. Sulla sua vita, le teorie, la malattia, gli scacchi,
il Nobel colloquio con John Nash Un libro, di Sylvia Nasar e un film, diretto
da Ron Howard, entrambi intitolati 'A Beautiful Mind' e di grande successo,
hanno raccontato la storia di John Nash, il genio che ha legato il suo nome a
una serie di risultati ottenuti nel giro di una decina d'anni e pubblicati in
una decina di articoli, un paio dei quali gli sono valsi il premio Nobel per
l'economia nel 1994. è una tragica ironia del destino che un uomo (oggi 80enne,
è nato nel
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
L'INCOGNITA PALAZZO MADAMA roulette senato Di marco damilano il premio di
maggioranza regionale mette a rischio l'esito del voto. e la tenuta dei futuri
vincitori. ma il partito del pareggio gi al lavoro. e si attrezza per la grande
coalizione Si preparava ad affrontare la sua prima campagna elettorale da
capolista alla Camera in Liguria: non proprio una passeggiata, ma quasi, per
una donna tosta come Roberta Pinotti, genovese nata e residente a
Sampierdarena, quartiere popolare, altro che Parioli e terrazze chic,
presidente della commissione Difesa di Montecitorio. E invece, all'ultimo
momento, Walter Veltroni l'ha dirottata alla guida
della lista del Pd al Senato: "Roberta, abbiamo bisogno di te. In Liguria
ci giochiamo la possibilità di strappare la maggioranza al Pdl in Senato. Tu ce
la puoi fare". E la Pinotti ha risposto come impone lo slogan elettorale:
certo, proviamoci. Si può fare. La Liguria è una delle regioni chiave del 13
aprile. Una di quelle dove si gioca lo scenario che toglie il sonno a Silvio Berlusconi: il pareggio al Senato, una situazione identica a
quella che ha tormentato per 20 mesi Romano Prodi. Maggioranza in bilico,
appesa ai voli dei parlamentari all'estero e agli indecifrabili umori dei
senatori a vita: un incubo per il Cavaliere. Una speranza per i partiti medi e
piccoli, dai centristi di Pier Ferdinando Casini a Fausto Bertinotti alla
destra di Francesco Storace, che puntano a riaprire i giochi e a essere
determinanti nella prossima legislatura. Uno scenario evocato dal leader del Pd
che già pensa alle puntate successive: "In caso di pareggio, si
scriveranno insieme le regole del gioco e poi si dovrà tornare a votare",
si sbilancia fin da ora Veltroni. Un esito auspicato
da quei poteri economici e imprenditoriali che chiedono con Luca Cordero di
Montezemolo ricette "lacrime e sangue" per i prossimi mesi. Soluzioni
drastiche possibili solo con una grande coalizione, un governo bipartisan. Già
pronta la formula: modello Jacques Attali, la commissione super partes voluta
in Francia da Nikolas Sarkozy per scrivere il piano delle riforme. Che il voto
del 13 aprile si risolva in un nulla di fatto è tutt'altro che improbabile.
Anzi, avverte il professor Roberto D'Alimonte, numeri alla mano è quasi
inevitabile. Il politologo dell'Università di Firenze fu il primo a definire il
voto per il Senato "una lotteria", con un articolo sul 'Sole 24 Ore'
nell'autunno 2005, mentre il Porcellum era ancora in discussione in Parlamento.
Ora lo studioso sfoglia i risultati del 2006 e conclude che il risultato sarà
più o meno lo stesso di due anni fa, solo a parti invertite. "La lotteria
si basa sui premi: 17 premi nelle 17 regioni per cui è previsto. Chi vince
prende il 55 per cento dei seggi regione per regione. Per conquistare una maggioranza
stabile bisognerebbe che uno dei due schieramenti vincesse i premi in tutte le
regioni. Il che, per come si comporta da decenni l'elettorato italiano, è
impossibile", spiega D'Alimonte. E già: non è pensabile che il Pd di Veltroni vinca il premio in Lombardia o in Veneto e che il
Pdl berlusconiano strappi la maggioranza in Emilia o in Toscana. Tutto il resto
è in discussione, e questa volta ancora di più. Colpa delle forze intermedie
che nel 2006 non c'erano: il centro di Casini, la sinistra di Bertinotti. Terzi
incomodi che vanno a rosicchiare voti e seggi ai partiti maggiori e che
trasformano la lotteria in una giostra imprevedibile. Calcola D'Alimonte:
"Se anche Berlusconi vincesse in 11 regioni su 17
(Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia,
Calabria, Sicilia, Sardegna), più due seggi in Trentino e quattro all'estero,
la sua coalizione conquisterebbe al Senato 159 seggi su 315: uno solo in più
della maggioranza". Un risultato striminzito: Berlusconi
rischia di finire nella stessa padella in cui è stato cucinato a fuoco lento il
governo Prodi, che partì da 158 seggi più l'argentino Luigi Pallaro. Tabelle da
brivido per il Cavaliere e che tengono alto il morale delle truppe dalle parti
del loft del Pd. Nello staff di Veltroni, tra un tappa
del pullman e l'altra, circola uno studio ancora più ottimista. In rosso sono
segnate tre regioni: la Liguria, l'Abruzzo, la Sardegna. Tre regioni in cui,
dati del 2006 alla mano, il Pd (in coalizione con l'Italia dei valori di
Antonio Di Pietro) e il Pdl più la Lega sono praticamente alla pari: due punti
di vantaggio (il 39 per cento contro il 37) per il partitone di centrodestra
nella regione governata da Claudio Burlando, parità assoluta in Abruzzo e in
Sardegna dove le due squadre partono alla pari. Se il Pdl le perdesse tutte e
tre, si gasano gli strateghi veltroniani, al Senato si fermerebbe a 155 seggi:
lo stesso numero di seggi del Pd più la Sinistra arcobaleno, con l'Udc
determinante. Pareggio pieno. è il risultato su cui puntano le forze intermedie
che in alcune regioni possono aspirare alla soglia di sbarramento regionale
dell'8 per cento, oltre la quale scatta il seggio per Palazzo Madama. Nel 2006
c'erano solo due coalizioni e due candidati premier, Prodi e Berlusconi.
Nel 2008 Bertinotti e Casini fanno coppia fissa nei dibattiti televisivi, senza
avere molto da dirsi, in realtà, se non combattere uniti contro i partiti
maggiori che vorrebbero far scattare la categoria del 'voto utile': convincere
gli elettori a scegliere i grandi e penalizzare i piccoli. In epoca di prima
Repubblica funzionava: arrivati al dunque, nelle urne Dc e Pci facevano il
pieno, a scapito dei partiti di destra e di estrema sinistra, a resistere
rimanevano solo i socialisti e i laici. Ora il bombardamento dei partiti grandi
è tutto contro Bertinotti e i centristi. In ballo, ancora una volta, ci sono i
premi elettorali al Senato: se i partiti minori riescono a superare l'8 per
cento e a rosicchiare qualche seggio a Palazzo Madama, finiscono per togliere posti
al partito maggiore che in quella regione è arrivato secondo. Sembrano
questioni tecniche, ma non lo sono. Prendiamo l'Emilia: nella ex regione rossa
il Pd conquista il premio e prende 12 seggi. I rimanenti nove seggi, la quota
di minoranza, nel 2006 andarono tutti alla coalizione del centrodestra. Questa
volta, invece, Berlusconi potrebbe essere costretto a
spartirli con la Sinistra arcobaleno che con il 10 per cento ne prenderebbe
due. E così, per il Pdl, i senatori eletti in Emilia scenderebbero a sette.
Stesso discorso vale per la Toscana e per le altre regioni centrali. Un calcolo che spinge gli uomini di Veltroni a
interrogarsi su quale tattica usare: meglio picchiare duro per strappare voti
alla Sinistra arcobaleno o lasciare che Bertinotti tolga qualche seggio a Berlusconi? Il fair play di Veltroni nei
confronti dell'ex presidente della Camera non sembra solo una scelta di buona
creanza elettorale. A rendere ancora più incerto il voto per il Senato,
infine, c'è l'incognita della Destra di Storace. Per gli esperti di numeri del
Pd parte da una quota che raccoglie il 15 per cento dei voti presi da An nel
2006 più i consensi della Fiamma tricolore: in tutte le regioni è molto lontana
dalla soglia di sbarramento dell'8 per cento. Ma i sondaggi danno il partito di
Epurator e di Daniela Santanchè in crescita, soprattutto in una regione chiave
come il Lazio. Qui, dove si assegnano ben 27 senatori (chi vince ne conquista
15), le posizioni di partenza sono decisamente favorevoli a Berlusconi,
ma Storace corre anche per il Campidoglio e potrebbe trainare la sua lista. Un
problema in più per il Cavaliere. A Palazzo Grazioli ostentano sicurezza e
fanno notare che può finire anche in modo opposto: con una vittoria del Pdl in
Liguria e con lo scatto dei seggi aggiuntivi nelle regioni dove il distacco con
il Pd è incolmabile: 20 punti in Lombardia,
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità STAMPA DI
PARTITO divisi dall'UNITA' Nel loft di Sant'Anastasia, quartier generale del
Pd, ci sono i pacchi di 'Europa', il quotidiano della Margherita. E 'l'Unità'?
Assente. A dimostrazione dei difficili rapporti tra il quotidiano di Antonio
Padellaro e il partito di Walter Veltroni. Si racconta
che il responsabile comunicazione del Pd, l'ex rutelliano Ermete Realacci,
abbia rifiutato di confermare i 3 mila abbonamenti dell''Unità' garantiti fin
qui dai Ds, con una motivazione bizzarra: "Per anni il giornale ha
attaccato Francesco Rutelli". Dal Pd, in campagna elettorale, 'l'Unità'
riceverà solo 80 mila euro di pubblicità. La vera partita si gioca dal 13
aprile. Dopo il ritiro dei fratelli Angelucci, sono in corsa tre possibili
acquirenti del giornale: un gruppo di imprenditori milanesi, Fabio Caso, ex
editore del foglio sportivo 'Dieci', e il proprietario di Europa7 Francesco Di
Stefano, in pole position. Per fare l'offerta l'imprenditore aspetta dal Pd il
passo più importante: la riconferma del finanziamento dei gruppi parlamentari
che scade nel 2010-2011. è lì che si vedrà se 'l'Unità' sia destinata a restare
nella galassia informativa del Pd (per 'Europa' si prepara una fondazione
legata a Rutelli). Oppure se sarà costretta a navigare in mare aperto, in acque
pericolose. T. M. Attualità Calcetto laico Mite sabato romano, relazioni
pensose al convegno sulla laicità organizzato da Barbara Pollastrini. In prima
fila, un signore assorto pigia il cellulare. è Pietro Modiano, direttore
generale di Intesa San Paolo, marito del ministro Pollastrini. Sms urgenti? No:
una partita di calcetto. A quanto pare più appassionante della laicità.
Attualità AFGHANISTAN Bisonti in prima linea In campo i pesi massimi, sperando
che non sia troppo tardi. In Afghanistan i barometri politici e militari
indicano tempesta. E lo Stato maggiore della Difesa ha deciso di comprare i
bisonti d'acciaio: dieci veicoli super-protetti a prova di esplosione. Questi
mezzi, chiamati Mrap, sono progettati per garantire l'incolumità
dell'equipaggio in ogni attentato: dalla mina all'autobomba. I soldati
viaggiano asserragliati in una cellula d'acciaio, mentre gli organi meccanici
del mezzo sono all'esterno. I Mrap sono state acquistati poche settimane fa
negli Stati Uniti: il contratto vale 8 milioni e mezzo di dollari. Si tratta di
sei Cougar per il trasporto delle truppe e di quattro Buffalo con braccia
meccaniche e mini-robot per disinnescare le trappole al tritolo. C'è un solo
problema: nonostante il governo Usa abbia promesso di accelerare le consegne,
non saranno operativi prima dell'autunno. Mentre si teme che la grande
offensiva talebana cominci in primavera. Americani, tedeschi, olandesi,
canadesi e inglesi schierano questi mezzi in Afghanistan da più di un anno: i
comandi italiani non potevano pensarci prima? G. D. F. Attualità Sotto la banca
la loggia campa L'argomento previsto per il suo intervento sembra un tentativo
di conciliare gli opposti: 'Il profitto e la tutela delle fasce deboli'.
Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, è abituato agli
equilibrismi. In qualità di avvocato, difende in tribunale don Giuseppe Acampa,
l'economo della curia senese rinviato a giudizio con le accuse di incendio
doloso e calunnia in seguito a un falò nel palazzo diocesano dove vennero
distrutti alcuni documenti. Come banchiere, invece, sabato 8 marzo sarà
l'ospite d'onore del convegno su 'Etica e finanza' organizzato a Lucca dal
Grande Oriente d'Italia, la loggia massonica che vanta una fiera tradizione
laica. I lavori saranno aperti dal presidente del collegio toscano del Grande
Oriente, Stefano Bisi. L. P. Attualità EUROPARLAMENTO Alleanza impopolare Berlusconi e Casini possono farlo e pure Mastella può usare
il nome del Partito popolare europeo, ma Fini, lui proprio no. Ancor peggio: è
assurdo che politici di seconda e terza fila di An parlino del Ppe quando non
ne sono membri. Usurpano un simbolo e tutto ciò dà molto fastidio, assicura a
Bruxelles un'alta carica dello stesso Ppe. Se Berlusconi
e Fini danno già il Pdl nel gruppo popolare, vista dal gruppo l'operazione non
appare così ovvia, anzi. Il malumore si respira soprattutto tra gli scandinavi,
ma anche gli spagnoli storcono il naso. "Il problema", chiarisce
un'altra fonte, "non è Fini, ma la sua gente: sono un'incognita. Nessuno
ci ha spiegato cos'è cambiato, danno l'ingresso nel Ppe per scontato, ed è un
errore". Il 13 marzo Berlusconi e Casini saranno
a Bruxelles per la riunione dei leader popolari, l'occasione, forse, per parlarne.
"A Silvio non conviene dire nulla, ma forse Casini tirerà fuori il
tema", spiega l'alta carica popolare, che sbuffa: "Una volta almeno
c'era la Dc, che era un vero referente.". A. D'Arg. Attualità ve la do io
la predica è arcistufo, dice, della "grande preteria". Arcistufo di
moniti vaticani e prediche teodem. Perciò il filosofo Giulio Giorello
intensifica l'impegno antioscurantista. A metà febbraio al Darwin Day di Milano
è intervenuto con Michele Luzzatto sul creazionismo. Il 20, ospite di Gad Lerner
all''Infedele', ha difeso il corpo delle donne disputando sull'anima dei feti.
Il
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità Per posta,
per email Meglio l'insulto del fair play D'accordo il fair play, ma dirselo
chiaro e tondo funziona meglio. Silvio Berlusconi ha
orrore che Tonino Di Pietro sia nell'orbita del Partito democratico. L'ex
magistrato dice che il Cavaliere denigra perché ha paura. Vabbè, nudo e crudo è
più credibile. Una campagna elettorale è seria se i programmi sono schietti e
se i protagonisti non cincischiano. Non è asprezza di toni verso l'avversario
politico, è onestà di giudizio. Può funzionare. Fabio Sicari, Bergamo Veltroni come Tex Per una breve vacanza sono passato di zona in zona nel
variegato Nord e fra i vari canali televisivi e qui ho sentito una sottile
rabbia figlia della paura per l'inadeguatezza dei nostri mezzi, una forte
tentazione di nascondersi dietro uno Stato forte, dietro dei discorsi semplici
chiari e netti, la sensazione d'un robusto desiderio di lasciarsi
cullare dalla destra qualunque essa sia, presentabile o meno. Credo che la sete
di destra come tutte le seti impedisca a molti di vedere la qualità e la
quantità dell'acqua che beve. Ora è nato il Partito democratico e mi chiedo
perché invece d'inseguire il fantomatico centro non attacchi a destra,
nettamente a destra, e si faccia carico del lavoro che la destra non ha fatto,
degli umori che alimentano la destra, ma sono sintomi di problemi reali che
vanno affrontati, dalla certezza della pena per chi delinque al lavoro interinale
che deve costare molto di più in modo che non divenga un metodo per togliere
diritti ai lavoratori ma solo uno strumento in più per l'azienda; o al canone
Rai, vissuto ormai come un balzello. Ecco, vorremmo un Walter Veltroni che operi come Tex Willer e lavori giorno e notte
per meritarsi lo stipendio sia se governerà sia se sarà il capo
dell'opposizione. nelloepatrizia@tele2.it Madame Lisbona A integrazione
dell'inchiesta di copertina sulle donne ('L'espresso' n. 8), desidero segnalare
che proprio per raggiungere il tasso di occupazione femminile del 60 per cento
indicato dall'Ue, il ministro Emma Bonino nel suo ruolo di 'Madame Lisbona', ha
promosso, insieme ai colleghi Pollastrini, Bindi e Damiano la Nota aggiuntiva
'Donne, Innovazione e Crescita', consegnata alla Commissione europea come
integrazione al Rapporto sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona.
Il testo non solo fotografa la situazione allarmante dell'occupazione
femminile, ma contiene anche indicazioni per correggere le cause che
allontanano le donne dal lavoro, dalla carriera, dalla partecipazione allo
sviluppo del Paese. La Nota aggiuntiva è stata approvata dal governo e da
allora l'occupazione femminile è diventata una priorità strategica. Si è
infatti svolto a febbraio un importante convegno all'Università di Catania sul
nodo dell'occupazione femminile nel Mezzogiorno. Alla Bocconi, il 3 marzo a
Milano, sono stati messi in discussione gli stereotipi femminili, in
particolare quelli che costringono l'immagine della donna in modelli
segreganti. Ci si chiede perché in tv la donna è commessa o velina e le rare
volte in cui viene rappresentata in ruoli di responsabilità è una persona
sgradevole o infelice. Insomma, anche se con fatica le cose si stanno mettendo
in moto. Claudia Caputi, capo Ufficio stampa Ministro per le Politiche europee
Il doppio orrore La vicenda dei bambini di Gravina ripropone tutti i difetti
nel modo di investigare italiano. Pare di assistere a una rincorsa alle
dichiarazioni, come se le inchieste fossero solo spunti per passerelle
televisive. E tutto questo mentre viene tenuto in carcere un uomo accusato del
delitto più orribile: l'omicidio dei suoi figli. Non so quali possano essere le
sue responsabilità, ma alla luce dei terribili esiti di questa vicenda penso
sia necessaria una riflessione da parte di media, inquirenti e avvocati: non è
il caso di usare più cautela? Nicola Iacopino Lecce Pigna 1: Tatò e i bilanci
L'articolo 'La Pigna è alle carte. Bollate' ('L'espresso' n. 9), per quello che
so, mi sembra corretto e forse potrei arricchirlo con qualche divertente
aneddoto. Per quanto mi riguarda, credo che ci sia un equivoco. I 12 milioni di
perdita del bilancio 2005 sono quelli che ho trovato, non quelli che ho
lasciato. Mio è il bilancio 2006, che chiude con un profitto di 1,4 milioni,
dovuto in grandissima parte ai proventi straordinari della vendita di due
edifici ad Alzano, resa possibile dalla ristrutturazione logistica interna. La
fabbrica principale non è stata venduta da me, ma in epoca successiva alla mia
breve presenza in Pigna. Tanto devo per difendere la mia reputazione: non ho
mai lasciato un'azienda con un bilancio peggiore di quello che ho trovato.
Franco Tatò Pigna 2: la causa di Paglia Mi riferisco all'articolo 'La Pigna è
alle carte. Bollate' pubblicato sul n.
( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Francesco Paternò Il
più grande finanziere del mondo che non crede nella finanza, la dolce vita che
ormai è quella di un immenso cioccolataio. La rivista americana Forbes, che tra
molti chissenefrega da 91 anni stila la graduatoria delle 100 persone più
ricche del mondo, va ringraziata. Senza bisogno di fare inchieste che nessuno
leggerà e senza scavare negli stili di vita in odore di marketing, ci fornisce
un paio di numeri ed ecco chiara, intagliabile la foto del nuovo mondo che fa.
Imperversa una crisi che ricorda quella del '29, tra case perdute e banche
prese d'assalto? Bene, oggi l'uomo più ricco del mondo con 62 miliardi di
dollari di fortuna personale è Warren Buffet, il super finanziere che non si
fida dei suoi simili e che ama investire in aziende sottovalutate dalla borsa,
frangiflutti in questo mare in tempesta. E ancora: l'open source ci libera, mentre
Vista di Microsoft fa drizzare i capelli? Bill Gates, primo da un'eternità, si
ferma supermultato al terzo posto. Fra i primi dieci più ricchi del pianeta,
l'India riesce a piazzare quattro dei suoi, acciaio e altra roba pesante,
perché sono loro il nuovo mondo che avanza. Seguiti da un esercito di 226
matricole entrate nel club dei miliardari, di cui un terzo sono russi (35),
cinesi (28), indiani (19), insomma "un sole quasi bianco sale ad
est", cantava il precursore Lucio Battisti. E da noi? Nel paese dei più
bassi salari d'Europa e dei prezzi più fuori controllo, il clic è neorealismo
puro. W Forbes, Veltroni ringrazia, il declino di Silvio Berlusconi è
accertato: dopo aver scalzato dal primo posto l'Avvocato nel 1996, oggi l'uomo
di Arcore scivola giù al terzo posto, che è quasi peggio del suo Milan. Lo
sorpassano Michele Ferrero, 11 miliardi di dollari di buona nutella e obesità
infantile e Leonardo Del Vecchio (10), il patron di Luxottica che non
vede le tasse. Forbes non lo dice, ma guadagnando in dollari e non in euro,
oggi rischiano tutti di non arrivare alla quarta settimana.
( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
dal nostro inviato BOLOGNA - La voce di Romano Prodi arriva tra la folla
assiepata nella sala del Palazzo Re Enzo, quando Walter Veltroni
ha quasi finito il comizio. E con un gesto di riconciliazione, dopo le
incomprensioni sulla candidatura di Calearo, il premier assicura di sostenere
il Partito democratico. "Sono al vostro fianco, sarà una campagna dura ma
entusiasmante". Il Professore ricorda le cose fatte dal suo governo, non
ultimo il decreto sulla sicurezza del lavoro, ammonendo il leader del Pd a
sostenerlo. Il tono di Veltroni non cambia e con
calore ringrazia Prodi "per come ha risanato i conti in una situazione
molto difficile". Gli dà atto di aver fatto molto: "Qui nella sua
città mi piace sottolineare il suo senso di responsabilità". Ed in piazza
Maggiore, mescolati fra la folla, ci sono anche i figli del premier, Giorgio e
Antonio, venuti ad applaudire il nuovo leader. Del resto, Bologna non tradisce
le aspettative, con un'affluenza record, malgrado il vento, il freddo e la
pioggia. Veltroni sembra quasi sorpreso di fronte a
una platea così vasta, con le persone che si schiacciano l'una contro l'altra.
E offre subito il carburante necessario per rianimare gli animi: "C'è un
entusiasmo fortissimo, un mese e mezzo fa non era proprio questo lo stato
d'animo nel partito. E questa è la principale energia con cui vinceremo alle
prossime elezioni". Salgono gli applausi dalla sala, partono i flash dalle
macchinette fotografiche. E' un tripudio di bandierine. Malgrado
la svolta centrista nel Pd veltroniano, Bologna sembra appoggiare e favorire il
nuovo corso, senza eccezioni. Gli animi sono accesi come quando la piazza
ospitava comizi dei vecchi leader Pci, Berlinguer, Pajetta. Il sindaco Sergio
Cofferati attende Veltroni lungo le scale, poi sul palco c'è un caloroso abbraccio.
Altro abbraccio con Vasco Errani, presidente della Regione Emilia. Veltroni attraversa il muro di folla stringendo mani. Quando
è di fronte a Sandra Zampa, candidata del Pd, ex capo-ufficio stampa di Palazzo
Chigi, si ferma ed allarga il sorriso. Silvia de Grandis, bionda candidata,
ricercatrice universitaria, presenta il segretario con enfasi. E si emoziona.
Riesce a dire: "Sono felicissima che qui si apra la campagna
elettorale". Invece Veltroni, quando attacca, fa
subito togliere uno striscione bianco sul quale è scritto: "Possiamo fare
due domande?". Riesce a toccare le corde della folla bolognese,
annunciando che "qualcosa di nuovo sta accadendo". Elogia anche i
giovani che sempre più numerosi vengono ad applaudirlo. A Forlì, durante il
tour (che oggi continuerà a Bologna con la visita in numerosi stabilimenti, tra
cui la Ducati dove si temono contestazioni della Fiom, e un termovalorizzatore
per i rifiuti), due persone tentano una protesta, esponendo uno striscione
contro la candidatura di Crisafulli in Sicilia. Ma non accade nulla. Veltroni ripete la volontà del dialogo. "Anche se c'è
chi dice che sono bugiardo e cattivo, io non rispondo: perchè gli italiani sono
stufi. Per lo schieramento avversario la politica è cupezza e odio, per noi è
divertimento intellettuale". E con ironia fa polemica con Berlusconi, senza mai nominarlo: "Sono 15 anni che c'è
sempre la stessa lavagna. E anche le promesse sono sempre le stesse: adesso
promette l'abolizione dell'Irap, ma gli italiani possono chiedergli come mai
non l'abbia fatto tra il 2001 e il 2006".
( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Antimafia Sicilia,
la difficile sfida dei giornalisti liberi. Il futuro è nei quartieri La stampa
impossibile A Catania il mercato informativo è monopolizzato dal gruppo
Ciancio. Il giornalista Orioles chiude "Casablanca" per mancanza di
fondi, ma non si arrende Riccardo De Gennaro Dice di essere "un tenente
dell'esercito regio lasciato a fare la guardia al bidone di benzina in Africa
settentrionale". Il bidone è l'informazione antimafia a Catania,
l'esercito regio è la sinistra italiana, che non lesina parole di stima e
incoraggiamento, ma che non gli ha mai inviato un centesimo per le
"munizioni". Palermitano di nascita, braccio destro di Pippo Fava ai
tempi de "I Siciliani", direttore del primo "Avvenimenti",
ex responsabile di TeleJato, il "tenente" Riccardo Orioles ha dato
vita, due anni fa, con pugno di giovani, al mensile antimafia
"Casablanca". La scommessa era quella di scalfire almeno un po' il
monopolio dell'informazione in mano a Mario Ciancio Sanfilippo, uno che a
Catania controlla tutti i giornali, tutte le televisioni locali, quasi tutte le
radio e che, siccome stampa la Repubblica, ha costretto il quotidiano del
gruppo L'Espresso a rinunciare alla diffusione delle pagine regionali sulla
piazza catanese per non fargli concorrenza. Il problema di Orioles è che gli
elogi e l'incoraggiamento non bastano per fare un giornale. Così come non basta
la sua lunga esperienza antimafia (vera, non quella double face, denunciata
proprio dall'Espresso in una recente e accurata inchiesta), non basta
l'entusiasmo dei ragazzi, non bastano firme come Nando Dalla Chiesa, Gian Carlo
Caselli, don Ciotti, Rita Borsellino o la ripubblicazione di vecchi e
memorabili articoli di Pippo Fava e Peppino Impastato. Ci vogliono anche i
quattrini. Ma i quattrini sono finiti e nessuno ce li vuole mettere.
Conclusione: la cassa è vuota, il numero di "Casablanca" di febbraio
è l'ultimo, si chiude. In Sicilia muoiono uomini coraggiosi e muoiono anche i
giornali liberi. "Fino a un po' di anni fa avevo ancora in un cassetto una
mezza busta di tabacco che mi aveva regalato Luciano Violante quando facevamo I
Siciliani. Era tutto quello che l'allora Pci ci ha dato", racconta
Orioles. Con "Casablanca" è andata peggio. I Ds non gli hanno offerto
neppure una sigaretta. Sono stati due anni vissuti sul filo del rasoio. Da una
parte Orioles e compagni prendevano a cazzotti la mafia, sfornavano inchieste
sugli affari dei Ciancio e dei Virlinzi, sulla base di Sigonella "talmente
estesa da essere la decima provincia siciliana", sui casi di speculazione
edilizia favoriti dal nuovo Piano regolatore, sugli sperperi e l'indebitamento
dell'amministrazione Scapagnini, dall'altra tiravano la cinghia e dovevano
accontentarsi dei buffetti d'incoraggiamento della sinistra.
"Casablanca", d'altronde, era un giornale semiclandestino. Soltanto
un edicolante, in tutta Catania, lo esponeva. Tutti gli altri lo tenevano sotto
banco e per averlo lo si doveva chiedere sottovoce. Per due anni la quarta di
copertina ha riprodotto una pagina de "I Siciliani" di metà anni
Ottanta che diceva: "Questa pagina attende qualcuno che non abbia paura di
farsi pubblicità su un giornale antimafioso". Qualcuno poteva pensare che
da quando Montezemolo ha ordinato alle imprese siciliane di non pagare il
pizzo, almeno una tirasse fuori qualche euro di pubblicità. Oppure che la
Confindustria siciliana chiedesse semplicemente quanto costa fare un numero di
"Casablanca" (gli avrebbero risposto 2mila euro per una tiratura di
5mila copie). O ancora che l'università di Catania, a fronte di quei 60mila
euro che versa al quotidiano La Sicilia per quattro pagine settimanali sulla
sua attività, decidesse un'elemosina, che so, di 200 euro. Sarebbe stato
importante, un segnale concreto. È venuto? No. "La Confindustria è la
Confindustria - dice Orioles - posso capire se non ci aiuta. Il guaio è che
anche i compagni se ne strafottono. Io ne ho piene le scatole degli attestati
di stima e di solidarietà dei politici e dei giornalisti. Ho scritto a Serventi
Longhi, il quale, nelle sue risposte, mi riempie sempre di solidarietà. Quando
leggo le sue lettere mi commuovo. Preferirei che tutta questa brava gente mi
dicesse una buona volta: vai a fare in culo tu e l'antimafia. Quando
ammazzarono Pippo Fava venne il presidente della Lega delle cooperative di
quell'epoca e fece il suo bel discorsetto. Ebbene, nessuno osava dirgli che
Fava non si chiamava Antonio". Il tenente di guardia al bidone avrebbe
voglia di non andare più a votare: "Ma alla fine voterò regolarmente.
Certo è tutto un po' ridicolo. Se vince Berlusconi si mette d'accordo con Veltroni, se vince
Veltroni si mette d'accordo con Berlusconi. Io non
faccio appelli, mi chiedo solo perché adesso che siamo tutti antifascisti non
si trova una lira per Giustizia e Libertà. Il nostro è un problema politico,
non di mercato. Ma è sempre stato così: il Banco di Sicilia dava 200
milioni di lire alla Gazzetta di Mantova e non una lira ai Siciliani". Se
tiene duro è perché crede nei giovani. A Catania è nato un movimento giovanile
antimafia che si esprime anche attraverso i giornali di quartiere: "I
Cordai" a San Cristoforo, dove spadroneggiano i Santapaola, "La
Periferica" a Librino, un quartiere che per un terzo non ha neppure le
fogne. Qualcosa si muove anche a Napoli con "Monitor", un giornale
anticamorra diretto anch'esso, come gli altri due, da Orioles. Insomma, c'è una
rete giovanile, che raggiunge anche i ragazzi di Locri, i quali, dopo
l'omicidio Fortugno, hanno messo in piedi il sito ammazzatecitutti.org. Di loro
si ricorda soltanto "Annozero". Ora il sogno del "tenente"
Orioles è di mettere su una redazione con i "suoi" giovani redattori
siciliani (una dozzina i più stretti, come Giuseppe Scatà) e fare un free-press
a Catania. Secondo lui costerebbe 60mila euro all'anno: "L'obiettivo di
quest'anno è di formare la redazione e attendere qualche imprenditore
coraggioso. Non credo che ne troverò in Sicilia, più facile pensare agli
editori dei free-press di altre parti d'Italia". Che ne sarà di
"Casablanca"? Si trasferirà in Internet e il sito si chiamerà U
Cuntu, il racconto. È scritto nell'ultimo editoriale: "Ci arrendiamo? No,
per niente. Se non possiamo andare in tipografia, andremo in Internet,
troveremo altri modi per fare l'informazione che non c'è". Lo conferma lo
stesso Orioles: "Non sono disperato, neanche per sogno. Faccio il
giornalista da ventott'anni, ne ho viste tante. Sono siciliano, ma ho lavorato
a Roma, Napoli, Bologna. Ora voglio restare a Catania, a costo di dormire alla
stazione: c'è una rinascita del movimento antimafia, tra i giovani comunisti,
nelle parrocchie, nella destra anche, come hanno dimostrato i manifesti contro
Cuffaro". Certo, l'uomo è comprensibilmente amareggiato, ma intende
reagire da vecchio giornalista. Non lo diceva in "Casablanca", ma era
pur sempre Humprey Bogart a urlare nel telefono al gangster della città:
"That's the press, baby!". Forse Cosa Nostra si può sconfiggerla
soltanto con un'insurrezione popolare, ma - come ha dimostrato Saviano con la
camorra - qualche volta la penna può dare molto fastidio.
( da "Messaggero, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - In sette mesi di missione in Alitalia è stato così per Maurizio Prato.
Ogni ostacolo superato era un passo in avanti verso l'obiettivo. Ma guai a
brindare troppo presto per un successo: poteva costare caro. Con questo spirito
il presidente di Alitalia affronta anche l'ultima tappa della suo mandato di
"traghettatore" del gruppo verso un partner "idoneo". Salvo
colpi di scena (alla Magliana incrociano le dita) Air France-Klm presenterà la
sua offerta vincolante per Alitalia tra il 13 e il 14 marzo. Ma a quel punto,
se ci sarà l'ok del cda Alitalia e del governo, lo scoglio più grosso da
affrontare sarà quello dei sindacati. Anche "se il piano non sarà
traumatico", assicura Prato. Il clima che si respirava ieri tra le
principali sigle sindacali dopo l'incontro con Prato ne è la conferma. Il
presidente si è presentato con un pacchetto di scuse. Scuse, anche da parte di
Air France, per aver rinviato l'incontro a causa di nuovi approfondimenti in
corso (su Az Servizi, sui rischi dei contenziosi, sulla concorrenza sofferta
dal cargo e sui costi del carburante). Ma anche di essere arrivato a questo
vertice così tardivo senza i numeri, i dettagli sul piano che i rappresentanti
dei lavoratori si aspettavano. Ma per Prato era un atto dovuto spiegare ancora
una volta tutta la criticità della situazione di Alitalia. Certo, il piano ha già
dato i primi frutti, come dimostra il recupero già registrato dai margini. Ma
il resto può arrivare solo dall'integrazione del network con Air France.
L'unica operazione che può dare la forza al gruppo per superare le fluttuazioni
del mercato del settore aereo e sopportare i costi del petrolio. E'
"l'ultima fermata", non c'è più tempo per altre strade, ha ribadito
ieri Prato. Ma fa una promessa: niente soluzioni traumatiche e gli esuberi
saranno in linea con il piano di transizione. Tutto questo, però ha bisogno del
consenso anche dei sindacati. Perchè già oggi, il gruppo franco-olandese ha
dimostrato "un certo coraggio" ad andare avanti, ha confidato Prato
nei giorni scorsi ai suoi collaboratori: Air France ha dimostrato
determinazione di fronte alle pressioni politiche e sindacali, ma anche davanti
al fiorire di dossier legali (dal contenzioso su Volare a quello su Malpensa
promosso da Sea). I sindacati, però, non sono disposti a fare sconti. Si
aspettavano un incontro interlocutorio, ma così "povero", senza
nessun dettaglio sul nodo cruciale di Az servizi, forse no. E poi, Cgil e Cisl
respingono la logica del "prendere o lasciare": non firmeranno
"accordi a prescindere", chiariscono i segretari nazionali di
Filt-Cgil e Fit-Cisl, Mauro Rossi e Claudio Genovesi, al termine di vertice che
rinvia il confronto con Air France, solo dopo la presentazione dell'offerta
vincolante. "Soddisfazione" per l'incontro è stata espressa, invece,
da pitoli e hostess (Anpac, Anpav e Avia, riunite nella Fan. Pronta a fare la
sua parte di fronte alla gravità della situazione è l'Ugl trasporto aereo.
Intanto, Bruxelles boccia l'ipotesi di un'intervento dello
Stato nella compagnia di bandiera lanciata dal leader della Pdl, Silvio Berlusconi. E sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni invita ad "affrontare con delicatezza" il tema,
considerando anche l'impatto sulla Borsa: "Non si possono dire cose
diverse ogni giorno, parlare di partecipazioni statali e poi di
liberalizzazioni". Intanto, ribadisce che il futuro di Malpensa va
separato dal destino della compagnia di bandiera. È d'accordo il leader
dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "È ora di separare definitivamente i
destini di Alitalia da quelli di Malpensa". E a Berlusconi
dice: "Se pensa di vincere le elezioni, eviti di trovarsi la vicenda
Alitalia sul groppone".
( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Editoria Cattive
notizie dal Riformista Valentino Parlato Brutta sorpresa su il Riformista di
ieri, giovedì 6 marzo del 2008 (la data è da ricordare). In prima pagina un
breve comunicato dell'editore (cioè del padrone) dà il benservito (licenzia)
Paolo Franchi, che questo giornale ha diretto e fatto crescere di prestigio nei
suoi venti mesi di direzione. Contestualmente sempre l'editore comunica che la
direzione del giornale torna ad Antonio Polito. Sulla stessa prima pagina
l'articolo di addio - serenissimo - di Paolo Franchi; un articolo di Emanuele
Macaluso per dire che così finì la sua collaborazione al Riformista (ricordo
bene i corsivi di em.ma). E poi ancora interventi di solidarietà e
apprezzamento, ancorché critico, per Paolo Franchi firmati
da Walter Veltroni, Fausto Bertinotti ed Enrico Boselli. Il titolo dell'addio di
Paolo Franchi spiega tutto: "Ho cercato di fare un giornale scomodo. La
sinistra non ha più rifugi sicuri, non ho mai voluto considerare il socialismo
un cane morto". Nello stesso giorno, a pag. 11 del Corsera leggo
che Tonino Angelucci, "capostipite della famiglia di imprenditori nel
campo delle cliniche ed editori di Libero e Riformista" si candida alle
prossime elezioni nel pacchetto di Alleanza Nazionale. Questi i fatti. Quali
conclusioni trarne e quali ipotesi avanzare? Le conclusioni sono piuttosto
elementari: la stampa su carta è ancora importante e con le prossime elezioni
si intende dare una seria svolta a destra. Gli Angelucci, già proprietari di
Libero e del Riformista avevano tentato di acquisire la proprietà dell'Unità
nell'ipotesi di una sconfitta di Berlusconi. Oggi
l'ipotesi di centro sinistra, si sarebbe rovesciata nel suo contrario e gli
Angelucci, quindi si licenzia Paolo Franchi e riportano Antonio Polito alla
direzione. In aggiunta il capostipite (quello che si vanta di aver cominciato
la sua ascesa facendo il portantino negli ospedali) si candida al parlamento
con An. E, per aggiunta gli Angelucci, annunziano un potenziamento del giornale
con un forte aumento delle pagine (cosa sempre negata a Paolo Franchi,
evidentemente assunto come direttore di attesa). Ma gli Angelucci sono (è
provato) bravi mercanti e con Antonio Polito, già senatore della Margherita,
possono anche giocare la carta del governone, ove le prossime elezioni
finissero con un pareggio o qualcosa di simile. E, conseguentemente, un
pasticcio di governo di unità nazionale. E sarebbe proprio il peggio. Un'ultima
riflessione dovremmo porcela sulla sinistra e sulla stampa di sinistra e -
Cicero pro domo sua - sul nostro (vostro) manifesto che è di sinistra,
addirittura si autodefinisce "comunista". Queste elezioni sono più
importanti di quanto non appaia e non ci sono neppure un Pci e un Psi come
quelli che il 18 aprile del 1948 furono in grado di reggere la sconfitta
elettorale e di rilanciare. Questa campagna elettorale è assai rischiosa:
sosteniamoci.
( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-07 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Centrodestra Incontro all'Acer La sfida di Alemanno:
"Costruire subito ventimila case popolari" Più case popolari, più
sicurezza sul lavoro, più investimenti sui trasporti urbani. Ma, soprattutto,
Gianni Alemanno ha un chiodo fisso: riuscire ad incontrare, in pubblico, il suo
principale sfidante Rutelli. Ci sta provando in tutti i modi: prima lanciando
direttamente l'idea del dibattito, poi con la proposta della commissione
bipartisan per le riforme, sul modello francese dell'economista Jacques Attali.
A chiunque lo chiama, per mettere vicino le posizioni sue e di Rutelli,
Alemanno risponde sempre la stessa cosa: "Per me va bene, non ci sono
problemi". Solo che, denunciano dal suo entourage, in un paio di occasioni
è stato l'ex sindaco a tirarsi indietro. Come alla parrocchia di Selva Candida,
dove stasera Alemanno andrà (con lui anche Giuliano Ferrara) a parlare di
aborto e di famiglia. Il parroco della chiesa "Natività di Maria
Santissima", don Ruggero, aveva invitato anche Rutelli, "e avevo
anche messo il suo nome sui volantini ", ha spiegato il sacerdote allo
staff di Alemanno. E invece? Niente, incontro saltato. Rutelli, a Selva
Candida, non ci andrà. Lo stesso si è verificato per diverse emittenti
televisive, nazionali e locali. Esempio? Il programma di Corradino Mineo,
"Il Caffè ", in onda su Rai News 24, che si dovrà accontentare di due
interviste parallele. Così, in attesa di incrociare Rutelli, la campagna
elettorale di Alemanno va avanti "autonomamente". Ieri, incontro all'Acer,
l'Associazione dei costruttori. "Con la nuova finanziaria - ha detto
Alemanno - ci saranno 20 mila case popolari a Roma. Da quindici anni non si
costruiscono: con Rutelli e Veltroni siamo a zero. Le
ultime, quelle di Ponte di Nona, sono state decise nel '93". Secondo il
candidato del Pdl, "non servono neppure risorse pubbliche": basta che
il Comune mette a disposizione le aree per l'edilizia a riscatto o a canone
controllato. Basta, poi, "alla cultura del veto con deroghe, che ha creato
vie preferenziali per i gruppi più forti: una politica che si è manifestata
negli assessorati di Morassut e di Minelli". E poi "più spazio a
piccole e medie imprese", "più sicurezza sul lavoro", via alla
"riqualificazione delle periferie" e "all'urbanistica dei diritti",
"cura dimagrante per la holding Campidoglio", "la municipale che
si trasformi in una polizia di prossimità", "grandi infrastrutture, visto che la metro C è stata finanziata per l'82% dal governo Berlusconi ". Immancabili le frecciate. Rutelli? "Una minestra
riscaldata, uno stanco continuismo peggiorativo rispetto a Veltroni". Mentre di sé, Alemanno dice: "Perchè votare per me?
Sono la speranza di cambiamento per Roma". L'affondo "Rutelli?
è una minestra riscaldata. Mentre io rappresento la speranza di
cambiamento" Ernesto Menicucci Pdl Il candidato a sindaco di Roma Gianni
Alemanno.
( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-07 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE A Roma Alessandro Ruben era stato appena inserito nel cda di
Autostrade Lazio. La sinistra ora ne chiede le dimissioni Marrazzo lo nomina ma
l'avvocato "corre" con il Pdl ROMA - Prendi la poltrona e scappa, per
dirla alla Woody Allen. Una nomina pubblica agita la giunta regionale di
centrosinistra di Piero Marrazzo e rischia di creare l'ennesima frizione fra Pd
e Sinistra arcobaleno. Tre giorni fa l'avvocato Alessandro Ruben è stato
designato dal governatore come consigliere di amministrazione di Autostrade del
Lazio, società mista Regione-Anas per la realizzazione della Roma-Latina. Una
scelta, a quanto pare, caldeggiata da Giancarlo Elia Valori, ultimo dei grandi
boiardi di stato, oggi presidente della holding pubblica Sviluppo Lazio: i due
avevano lavorato insieme alle Autostrade. Il giorno dopo aver ottenuto
l'incarico da Marrazzo, il salto della barricata. Dal centrosinistra al
centrodestra. Ruben, 41 anni, esponente di spicco della comunità ebraica e
presidente per l'Italia dell'Anti Defamation League (prestigiosa associazione
per la lotta antisemitismo), ha accettato la candidatura per le politiche con
il Popolo delle libertà. Correrà in Piemonte per la Camera. Piero Marrazzo,
racconta chi lo conosce, è rimasto di sasso. "Chi poteva immaginare che un
uomo come lui si sarebbe candidato con la destra", dicono. Già, perché
Ruben a Roma è conosciuto come l'avvocato che ha patrocinato alcune delle azioni
legali contro Priebke; è noto per essere stato picchiato da alcuni estremisti
di destra; e soprattutto non aveva mai mostrato interesse per la politica. Il
presidente della Regione ha comunque cercato di disinnescare la polemica.
"Non mi pare che le autostrade siano di destra o di sinistra. Le nomine
nel cda di Autostrade del Lazio rispondono solo ad un requisito: la competenza.
Alessandro Ruben è un giurista di grande competenza e aveva collaborato con la
Società Autostrade, questi e solo questi i motivi della scelta". Lui
stesso minimizza. "è vero, mi candido nel Pdl, ma come indipendente - dice
Ruben -. Non sono un politico. Non c'è alcuna incompatibilità con la nomina
della Regione e ho accettato quell'incarico non certo per soldi, ma solo perché
ho avuto già collaborazioni con società di gestioni autostradali. Voglio però
mettermi al servizio del Paese, per questo ho accettato la proposta del Pdl.
Chi mi ha contattato? Gianni Letta e Gianfranco Fini, che accompagnai in un
viaggio in Israele. Berlusconi? Lo conosco, siamo stati insieme negli Usa, ma non è stato lui a
chiamarmi. Il centrosinistra? Ho grande stima per Walter Veltroni, ho ottimi rapporti con Goffredo Bettini. E anche con Marrazzo:
pure con lui sono stato in Israele". La Sinistra arcobaleno però
non ci sta: "è stato nominato come tecnico dalla Regione, se diventa un
politico deve dimettersi. Non c'è un'incompatibilità formale, ma è una
questione di opportunità", dice Filiberto Zaratti, assessore regionale
all'Ambiente ed esponente dei Verdi. "è una situazione assurda - aggiunge
Massimiliano Smeriglio, deputato di Rifondazione e segretario romano del
partito di Bertinotti -. Se non si dimette lui, è opportuno che intervenga
Marrazzo". Paolo Foschi Adl Abraham Foxman, direttore dell'Anti Defamation
League (Adl) degli Usa con Alessandro Ruben.
( da "Corriere della Sera" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-07 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Dal pienone di ministri per le nozze del figlio alla
ricerca di un riparo per sé e la famiglia Ma Clemente pensa al ritorno
"Farò come Bossi, la Lega del Sud" Lega e An: fermati un giro. E lui:
che ci vado a fare a Strasburgo? ROMA - Ora Mastella non c'è più. Se n'è
tornato ieri a Ceppaloni, "che sarà la mia ridotta, la ridotta del Sannio",
dalla quale ripartirà tra una settimana, un mese, un anno, è ancora da vedere.
Ma ripartirà Mastella, prendendo esempio da Bossi: "E come Umberto ai suoi
esordi, farò una Lega campana, inizierò dal territorio, con pochi amici. Da lì
riprenderò a far politica, perché senza non so vivere". Ora che Mastella
non c'è più, probabilmente scompariranno i suoi detrattori, quelli che lo
schernivano per la sua villa, per la piscina a forma di cozza che tutti hanno
visto perché tutti sono stati suoi ospiti. Tutti hanno visitato la casa del
mostro. Il giorno in cui si sposò il figlio, c'era di fatto l'intero governo,
con Prodi in prima fila. Al rito religioso la chiesa era così stipata che a un
certo punto il ministro degli Esteri decise di prender aria, proprio mentre
l'officiante salutava i presenti: "Saluto il presidente del Consiglio, il
vice segretario D'Alema... ", disse confondendosi. E Fassino, che non si
era mosso, in quel clima di allegria regalò una battuta al vicino di banco:
"Così impara Massimo ad andar via prima. è stato immediatamente
declassato". Chi non è stato a Ceppaloni, ha aperto a Mastella le porte di
casa. Un anno fa al Campidoglio - quando da sindaco di Roma si preparava a
diventare leader del Pd - Veltroni lo ricevette per una colazione servita da camerieri in guanti
bianchi, e per proporgli di allearsi: "Insieme, Clemente. Insieme per un
nuovo Ulivo". Ora l'Ulivo non c'è più. E nemmeno Mastella. Chi è cresciuto
alla scuola democristiana ha imparato che in politica non esiste l'amicizia, e
che la gratitudine è il sentimento del giorno prima. Il giorno dopo, il
giorno della crisi di governo, D'Alema lo incrociò al Senato e non lo degnò
neppure di uno sguardo: "Nemmeno mi saluta chillu str... Dopo tutto quello
che ho fatto anche per lui". Per lui e per altri. Quando seppe che la
moglie stava per essere arrestata, chiamò Prodi in lacrime chiedendo conforto,
confidando in chissà cosa. "Speriamo vada tutto per il meglio", gli
sussurrò il premier: "Ti faccio i miei migliori auguri". A un
meridionale come lui parve una solidarietà di rito: "E dire che mi sono
attirato gli attacchi del pm De Magistris pur di difenderlo da quell'assurda
inchiesta calabrese ". è stato allora che Mastella ha smesso di essere un
politico. Dal giorno in cui gli hanno toccato "Sandra" ha smesso di
far roteare gli occhi, caratteristica che Berlusconi
colse quando lo conobbe: "Appena gli dicevo una cosa, iniziava a muovere
lo sguardo da destra a sinistra, da sinistra a destra, come un tergicristallo.
In quei momenti, secondo me, lui pensava: "Mi conviene, non mi
conviene"...". Perché non c'è dubbio che l'ex ministro del Professore
e del Cavaliere ha lucrato per anni nel gioco di Palazzo, con una tale durezza
che alla vigilia delle elezioni del '96 spaccò una sedia del Settecento ad Arcore
per una disputa sui seggi con Berlusconi. Quella
lucidità è andata persa nell'ultima trattativa. Il desiderio di trovare riparo
per sé e la sua famiglia lo ha indotto a rompere con Prodi e a sottoscrivere
senza alcuna cautela un accordo che il leader del Pdl non ha poi mantenuto. è
vero, ha trovato tre fieri avversari: Fini, Maroni e i sondaggi, che lo
indicano come un appestato. Raccontano però che il leader di An e anche Bossi
(più disponibile ad accoglierlo) gli avessero consigliato di "fermarsi un
giro": "Fermati Clemente, alle prossime regionali in Campania vedremo
di trovare un'intesa su tua moglie. Fermati Clemente, poi ti rilanci alle
Europee". "E che faccio a Strasburgo, mi iscrivo alla commissione
Caccia e Pesca come D'Alema?". Esaurita ogni possibile mediazione - l'Mpa
di Lombardo, la Dc di Pizza - il Cavaliere ha smesso di rispondergli al
telefono e l'ha girato a Letta: "Gianni, parlaci tu. Sono a disagio, non
so che dirgli". Un giorno che Letta non c'era, è stata la moglie a togliere
dall'imbarazzo Berlusconi. è stata Veronica a parlare
con la moglie di Mastella. Nei frangenti difficili le donne sanno dire quel che
gli uomini temono di pensare. Casini, per esempio, anche lui ha detto no a
"Clemente", dopo averlo pubblicamente elogiato in questi anni:
"è una forza della natura, è inaffondabile". De Mita invece voleva
aprirgli le porte, "come si fa con un figliol prodigo". Alla fine
nessuno l'ha voluto: "L'infamia e l'isolamento mi stanno
distruggendo". Perciò se n'è tornato a Ceppaloni, convinto che - siccome
non c'è più - non ci saranno più politici su voli di Stato da fotografare,
raccomandazioni nelle Asl da denunciare, nemmeno piscine a forma di cozza da
criticare. Fino al prossimo mostro. O forse fino al ritorno di Mastella. Nel
2006 Alle Politiche
( da "Riformista, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Boselli & co la
strategia della rabbia, varata da crespi, sta dando i primi frutti Anche i
socialisti, nel loro piccolo, si incazzano Lui, ex guru della comunicazione del
Cavaliere, Luigi Crespi minimizza il suo ruolo: "Cerco solo di dare una
mano ai socialisti per migliorare le loro performance. La struttura della
comunicazione già esiste e lavora bene. Io contribuisco a renderla più
visibile". Eppure il nuovo stile aggressive del mite Boselli è targato
proprio Luigi Crespi. A lui è stato dato l'incarico di gestire quella che per i
socialisti assomiglia sempre di più alla battaglia della vita: superare lo
sbarramento del quattro per cento. A questa mission impossible sarebbe legato
anche da un contratto - pure se tutti smentiscono, a partire dall'interessato -
che prevede un cospicuo compenso in caso di raggiungimento del risultato. E
lui, l'uomo che inventò il più celebre contratto con gli italiani, quasi fosse
in una seduta psicoanalitica, ha dato ai socialisti un ordine ben preciso:
cacciate tutta la vostra rabbia, siate incazzati. Dice Crespi: "La rabbia
è un sentimento diffuso, non è un trucco mediatico. Sono incazzati tutti, da
Bobo Craxi a Villetti, da Angius a De Michelis. E, dal loro punto di vista,
hanno ragione". E per mettere a punto la strategia del "siamo
socialisti e siamo incazzati" (come è scritto sui primi manifesti della
campagna elettorale), a San Lorenzo in Lucina ogni mattina si svolge una
riunione fiume presieduta proprio da Crespi: tre, quattro ore di brainstorming
serrato, dalla lettura dei giornali all'analisi dei messaggi mediatici, alla
gestione dell'agenda elettorale. Obiettivo: costruire un'immagine aggressiva,
diretta. Via il bon ton e la diplomazia di Palazzo: l'imperativo è scagliarsi
contro l'avversario. Quale? Veltroni, of course . Dice
Villetti, anch'egli un mite diventato aggressive : "Veltroni
sta provando a cancellarci e per fare questo ha inglobato i radicali, perché
considera la laicità il tallone d'Achille del Pd. Ma questo esalta il nostro
ruolo. Diremo che Veltroni ha
deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di
combattere". È quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno
Boselli&Co nel prossimo mese: "contro" il tentativo di cancellare
una storia gloriosa, "contro" la linea di Veltroni (che
porterebbe a una sconfitta "epocale" il centrosinistra,
dicono), "contro" l'inciucio con Berlusconi.
E "contro" il sistema dell'informazione. Ieri Boselli ha messo in
atto la prima iniziativa eclatante lasciando lo studio televisivo durante la
registrazione di Porta a Porta : "Questa è la prima trasmissione politica
alla quale sono stato invitato negli ultimi due mesi: ci sono regole truccate
perché gli elettori non conoscono i nostri programmi, i nostri volti e non
sanno che io sono candidato premier per il Partito socialista" ha
affermato il leader del Ps. All'uscita, presente tutto il gruppo dirigente e
alcuni militanti che hanno esposto i cartelli "Anche i socialisti pagano
il canone" e "Rai tv censura di tutto di più", Boselli ha pure
improvvisato un comizio davanti alla sede Rai di via Teulada per protestare
contro "l'oscuramento della tv pubblica sui socialisti". E ha
annunciato altre iniziative di protesta sotto Mediaset e sotto le sedi dei
quotidiani. Ma, se non si riesce a sfondare a Roma, tanto vale partire dalla
provincia. Il piano B di Crespi, dicono a San Lorenzo in Lucina, prevede un
massiccio investimento in spot sulle tv locali e su internet, ovviamente sempre
all'insegna della rabbia. Anche l'apertura della campagna elettorale, che si terrà
domani pomeriggio all'auditorium del Massimo, sarà segnata da questo stile. La
scenografia messa a punto dalle registe Katia e Titti Simmi prevede due filmati
più di lotta che di governo. Il primo con immagini di lavoratori, di ieri e di
oggi, sulle note della canzone Eppure soffia di Pierangelo Bertoli, anch'essa
un po' incazzata. Il secondo celebra il centenario dell'8 marzo sulle note di
Respect di Aretha Franklin. Dietro il palco, a testimoniare che il socialismo
non sarebbe un reperto archeologico, la scritta su uno sfondo rosso fuoco:
"Socialismo adesso, socialismo ahora", con una chiara allusione a
Zapatero. Dice Katia Simmi: "Certo che siamo incazzati e che chiediamo
rispetto. Non si può cancellare una storia di cento anni". (a.de angelis)
07/03/2008.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tema per misurare
l'inflazione reale che metta d'accordo tutti, non è stato trovato un numero che
esprima la vera pressione fiscale che sia condiviso sia dal governo sia dagli
esperti di statistica. La percentuale che esprime la pressione fiscale, oltre a
mettere d'accordo le istituzioni, dovrebbe anche essere approvata dalla parte
più direttamente interessata tra tutte quante, la popolazione, quella che si
leva il pane di bocca per pagare le tasse. Si tratta di un numero, di
matematica, appartiene a una scienza esatta che non si nutre di opinioni. Da
anni è stato adottato un sistema per calcolare il costo della vita nelle
principali città del mondo. Si chiama Big Mac index e si basa sulle differenze
del costo del panino più popolare ai quattro angoli del pianeta. Propongo
quindi di rifare tutti i calcoli dell'inflazione italiana basandosi su
quell'indice a partire da quando quel prodotto è stato venduto per la prima
volta in Italia, vale a dire una ventina di anni fa. Mi aspetto sorprese, non
di poco conto. MARIO ROSSI Assicurati italiani sfavoriti Dieci anni fa, quando
emigrai, scoprii, per mia fortuna, che in Belgio l'assicurazione della mia auto
mi costava tre volte di meno che in Italia. Dopo tanti anni qualcosa è
cambiato, purtroppo in sfavore degli assicurati italiani. Considerato che da
nessuna parte del mondo le società di assicurazione sono degli enti
beneficenza, quindi neanche in Belgio, e poiché anche in questo paese non hanno
problemi a generare profitti mostruosi, viene da pensare male di quanto accade
in Italia. E si capisce anche perché si continui a parlare di classe media in
difficoltà. Se oltre confine pago mille ciò che in Italia pago quattromila,
avendo, se va bene, lo stesso stipendio, si capisce che un italiano si senta e
sia più povero rispetto agli altri popoli europei. Di chi è la colpa? NICOLA
PUURS Senza presente e senza futuro È deprimente. Vedi
Zapatero in Spagna, pensi a Veltroni, Bertinotti, Berlusconi, Casini e ti viene un magone che daresti le capocciate al muro
per la disperazione. Ti fai una vacanza a Barcellona, a Berlino e ti accorgi
che sono anni luce davanti a noi. Per la libertà, la gioia di vivere, di fare,
di proporre. Ritorni in Italia, sbarchi dall'aereo a Roma, Milano,
Bergamo, Ancona e ti viene da piangere. Questo weekend ci sono le elezioni in
Spagna. Zapatero: "Mi impegno stasera davanti a tutti gli spagnoli: nessun
soldato partirà mai più di qui per partecipare a una guerra illegale come
quella in Iraq". Notare la parola "illegale". A confronto con un
possente Partito popolare, sostenuto con furore dalla Chiesa cattolica,
Zapatero non ha manifestato nessun cedimento in materia di laicità. Dice:
"Se si può fare in Spagna, perché non anche in Italia?". Perché siamo
un popolo che non vale niente, al quale la Chiesa ha tenuto la testa sottoterra
per quasi 2000 anni. Che ti puoi aspettare da un popolo che crede ancora al
miracolo di San Gennaro, che si prenota in 50.000 per vedere la manicure di
Padre Pio? Non è questione di votare per quello o quell'altro. È che bisogna
avere il coraggio, appena possibile, di scappare all'estero. L'Italia è un
paese che non ha presente, né tanto meno futuro. MAX STÈFANI Inaccettabili sono
i morti sul lavoro Leggo che l'approvazione definitiva del Testo Unico su
Sicurezza e Salute nei luoghi di lavoro è bloccato dalle resistenze di
Confindustria sulla parte sanzionatoria che secondo il suo direttore generale
Maurizio Beretta "viene aggravato in maniera ingiustificata".
Rispetto al tema Beretta aggiunge alla sua valutazione la speranza che alla
fine "prevalga la volontà di costruire un provvedimento focalizzato
sull'attività concreta di prevenzione e non su un apparato sanzionatorio
inaccettabile". Premesso che inaccettabili sono le 1300 persone morte di
lavoro nel nostro paese tutti gli anni, mi permetto di far osservare al sig.
Maurizio Beretta che se le misure di prevenzione e formazione venissero
applicate integralmente dai datori di lavoro, come già previsto dalle leggi in
vigore, nulla avrebbero da temere dall'apparato sanzionatorio per il semplice
motivo che chi lavora nella legalità rispettando la legge nulla ha da temere
dalla legge stessa. CLAUDIO GANDOLFI, BOLOGNA Se le multinazionali lucrano
sull'acqua Ho appreso che, per sconfiggere la siccità e valorizzare le risorse
idriche in esaurimento sul nostro pianeta, sarà creato un asse fra Onu e alcune
multinazionali. Sarò forse un malpensante, anche perché, non più giovane, ho
qualche esperienza, ma temo che, con l'intervento delle multinazionali, esse
agiranno come sempre nello stesso modo, com'è naturale per loro ma un po' meno
per noi, spinte soltanto dal desiderio di guadagnare quanto più possibile.
Quelle del petrolio, ad esempio, insegnano, e forse prossimamente, esaurito
quello nero, l'altro prossimo oro, appunto quello una volta trasparente,
incolore, inodore e insapore, sarà gestito a loro piacimento. Se così sarà,
ingenuamente dico che così non andrebbe affatto bene. GABRIELE BARABINO TORTONA
(AL) Dati catastali non dovuti In merito alle "dichiarazioni dati
catastali identificativi dell'immobile" che Italgas, Enel e altre aziende
di servizi stanno inviando nelle case per conoscere i dati catastali
dell'immobile, devo precisare che tale richiesta, come stabilito dalla Legge
311/04 art. 1 commi 332 e 333, è rivolta all'emersione di attività economiche
non denunciate e che tali dichiarazioni devono essere rilasciate in fase di
stipula del contratto. Per i contratti in essere la legge specifica: "le medesime
informazioni sono acquisite dai predetti soggetti (aziende erogatrici del
servizio) solo in occasione del rinnovo ovvero della modificazione del
contratto stesso". Allora perché le case sono invase da richieste
illegali? In attesa che Enel, Italgas, Agenzia delle Entrate ecc. chiariscano
la cosa, cosa fanno le associazioni dei consumatori? RICCARDO FORNENGO, TORINO.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Olitica estera,
degna di questo nome. Continua a essere coltivata la finzione di una politica
comune europea, che non c'è. Ma funziona come alibi. Anche se sulla base
dell'esperienza degli anni scorsi sappiamo che ci sono sensibilità e velleità
differenti nei due campi. Nessuno però, tanto meno nel Pd, ha fatto i conti con
il sottile doppio binario su cui si muove l'Europa. Da un lato il tran tran
delle istituzioni dell'Unione. Dall'altro l'intermittente dinamismo delle
nazioni che contano, Germania e Francia in particolare (come vedremo più
avanti). Ma pare che agli italiani la cosa non interessi molto. Il guaio è che
neppure il ceto politico ne è preoccupato. Mai tanto provincialismo ha
caratterizzato la politica italiana. Ovviamente si sprecano rituali parole di
preoccupazione per le crisi medio-orientali. Più sfumate e caute sono le
dichiarazioni sugli impegni internazionali dell'Italia che prevedono il
dispiegamento dei nostri militari. Ciò che manca - in ogni caso - è una
riflessione sistematica, meditata, di lungo respiro che prenda atto della
sostanziale impasse della politica estera comune europea (l'ultimo caso è stata
la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, approvata da alcuni membri dell'Ue
e disapprovata da altri). Ma sia Veltroni che Berlusconi si guardano bene dal mettere a fuoco il problema.
Sono convinti che la posta in gioco elettorale sia tutta centrata sui temi di
politica interna. Non a caso, lo stesso ministro degli Esteri in carica per gli
affari correnti, Massimo D'Alema, si sta impegnando interamente sul fronte
interno. A quanto si sa, in Campania tenterà l'impossibile contenimento dei
danni dell'errore delle mancate dimissioni del governatore Bassolino. Si stenta
a credere che uomini di esperienza politica commettano questi errori. Ma forse
è il segno sicuro della fine della loro stagione. Torniamo alla politica estera
che non c'è. Giorni fa in Germania ha avuto luogo un incontro - vivace come
sempre - tra il presidente francese Sarkozy e la cancelliera tedesca Merkel.
Uno dei temi centrali in discussione è stato l'ambizioso progetto francese di
una Unione mediterranea. È interessante notare il modo con cui le due grandi
nazioni europee, Germania e Francia che hanno ritrovato l'ambizione di
orientare la politica europea, hanno parlato a nome delle altre nazioni
interessate, soprattutto di quelle che nel Mediterraneo vivono. A quanto pare,
il presidente francese vuole accelerare i tempi della creazione dell'Unione
mediterranea già all'inizio del semestre francese di presidenza europea. In
sintonia con il suo stile spettacolare, vorrebbe raccogliere a Parigi tutti i
rappresentati istituzionali della futura Unione mediterranea già alla vigilia
del 14 luglio, per coinvolgerli quindi solennemente nella grande kermesse della
festa repubblicana. Possiamo immaginare le cortesi ma ferme resistenze della
cancelliera Merkel a un simile progetto. Naturalmente non in nome della
Germania ma dell'intera Unione europea che non può accettare che si formi una
Unione/bis con una parte dei suoi membri. Tutti i problemi specifici del
Mediterraneo (pressione migratoria, difesa dell'ambiente, acutizzarsi della
crisi medio-orientale) sono problemi che investono l'Europa come tale. Sarkozy
ribatte che non si tratta di creare un'altra Unione ma di rendere più mirata ed
efficiente l'azione di un gruppo interessato di suoi membri,
istituzionalizzando e implementando alcune cooperazioni. Staremo a vedere come
si concluderà la vicenda, anche se la scadenza del luglio non è remota. Ma
qualcuno sa che cosa pensa il governo italiano di questa iniziativa? Non mi
riferisco a una qualche dichiarazione della presidenza del Consiglio o del ministero
degli Esteri, che sarà certamente agli atti. È facile pensare che in essa non
si prende alcuna posizione netta. Sarà generica nel suo spirito europeista,
come sempre. Ma del progetto dell'Unione mediterranea non si è parlato neppure
a livello di opinione pubblica qualificata. Tanto meno all'interno di qualche
partito. Se Sarkozy, nel suo dinamismo compulsivo, dovesse forzare la
situazione quale sarà la linea italiana? Non è il caso di uscire dal nostro
ripiegamento provinciale e consultarci tempestivamente e seriamente con i
nostri partner più importanti? Che cosa ne pensano Veltroni e Berlusconi e i loro consiglieri? O cadono tutti dal mondo delle nuvole?
Particolarmente deplorevole è l'assenteismo veltroniano. È impossibile pensare
a un rilancio della politica italiana senza un'energica ripresa di vitalità
anche sul piano esterno, in una dinamica che non si lascia più identificare con
le vecchie giaculatorie europeiste.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Personaggio
Dall'industria alla politica Calearo, choc nella Sacrestia del Nord-Est
"Qui votano Lega perché non sono rappresentati" GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A VICENZA Risponde al telefono, si toglie la giacca, si accende una
sigaretta, chiama la segretaria, si alza, si rimette la giacca, cammina a passi
lunghi tra il parquet e il tappeto, si risiede, ancora una telefonata: "Ma
va', mi dai il voto anche tu?". Un'altra ancora: "La sera del 26
marzo ci vediamo alla cena delle beccacce, mi raccomando: porta gente che mi
dia una mano...". E poi apre la posta e legge: "Sono commosso,
canteremo assieme l'alleluja". E gli arriva un sms: "Sei un vero
rivoluzionario!". E c'è da preoccuparsi per l'arrivo in città di Walter Veltroni. "La sala c'è?". La sala c'è. Resta da
vedere chi ci andrà. Massimo Calearo, 52 anni, "ho quattro mesi meno di Veltroni, e siccome sono più giovane gli dò ancora del
lei", sta imparando il nuovo mestiere. Candidato adesso, eletto sicuro tra
un mese, e se va come potrebbe andare pure ministro: da Federmeccanica e
Confindustria al governo. Ha già tradotto lo slogan veltroniano e dice
"dài che ghe la femo". Ci crede, o almeno così sembra. E nel suo
ufficio sopra la fabbrica di famiglia, antenne per auto e telecomunicazioni,
comincia a cambiare pelle. Il decreto sicurezza e le dichiarazioni di Luca di
Montezemolo sull'"ultimo atto di una sinistra anti-industriale"?
Meglio non commentare, questa volta. A sentirlo parlare è tutto bello,
bellissimo e magari facile. "Mi voterà anche il mio giornalaio". Con
lui, dice, Vicenza e il Veneto torneranno a contare. "Qui l'ultimo è stato
Mariano Rumor, e in regione Toni Bisaglia". Un altro secolo. "Qui
votano Lega perché non si sentono rappresentati, ma ora si cambia". Con
Calearo. "E con la forza del progetto di Veltroni".
E i voti del Nord-Est, delle piccole imprese e della partite Iva affascinate da
questa candidatura? "Da imprenditore ho sempre visto il bicchiere mezzo
pieno. Lo vedo anche adesso che sono candidato. Mi voterà anche il mio parroco,
e parlerò con il vescovo di Vicenza". Il giornalaio, il parroco e i
fedeli, d'accordo. E i colleghi di Assindustria? Il bicchiere resta mezzo
pieno, come sempre dipende dai punti di vista. E c'è chi lo può vedere mezzo
vuoto, lo stesso vuoto che ha fatto rimbalzare echi di stupore (eufemismo)
all'annuncio della candidatura. Vicenza era nota come la Sacrestia d'Italia,
cautela, prudenza, obbedienza e silenzio. Parlano i segnali, i simboli. E
allora vorrà pur dire qualcosa se Calearo sta in gran fretta comprando un'Alfa
Romeo. Da tre anni è sotto scorta, e la macchina la mette Assindustria. Ma ora
che si è candidato con il Pd la macchina la rivogliono indietro. Lo sa,
Calearo, lo sa che il suo mondo è stordito. Lo pensavano addirittura leghista,
o giù di lì. "Nel modo di parlare e di essere ha sempre rappresentato il
centrodestra - conferma Manuela Dal Lago, presidente leghista della Provincia,
un'amica -. Quando ha appoggiato la nostra proposta di rivolta fiscale ha
mostrato del coraggio personale. Pensavo di conoscerlo, e invece questo suo
cambio di rotta ha meravigliato chiunque lo conosca". Dice che in
Assindustria "sono inviperiti", quasi traditi. "Massimo si sente
troppo sicuro, ma non credo che la sua candidatura possa portare voti. Il suo
salto è stato troppo veloce. Non lo seguiranno". Però il bicchiere resta
mezzo pieno, "mica votano solo gli imprenditori!". Camicia bianca,
cravatta caffellatte, solito vestito gessato, nel suo ufficio Calearo non può
fermarsi a raccogliere i malumori di chi non lo capisce. Gli amici, poi. "A
Vicenza c'è la vecchia storiella della lampada di Aladino sotto il Palladio.
Esce il Genio e domanda: "Dimmi cosa vuoi e al tuo vicino darò il
doppio". Il vicentino ci pensa su e risponde "caveme un ocio".
Capìto come siamo?". Insomma, le aveva messe in conto la meraviglia, lo
stupore, le malignità anche. "E mi preparo per le prossime settimane,
chissà cosa ne diranno...". Se è per questo già le dicono. La più cruda è
che Calearo non aveva nessuna voglia di rimaner precario. Finito il palcoscenico
di Federmeccanica. Finiti i quattro anni più uno di proroga in Assindustria
Vicenza. Tramontata la speranza di seguire Emma Marcegaglia come vicepresidente
di Confindustria, naufragato il tentativo di conquistare la Camera di Commercio
vicentina. Che fare? Il parlamentare. "Ma no. Io ho sempre detto, anche a
gennaio, che mai mi sarei buttato in politica". E si è buttato, e pure a
sinistra. "Sinistra, destra, robe del passato, non esistono più come non
esiste più il conflitto tra capitale e lavoro". La campagna elettorale
l'ha cominciata proprio ieri sera. Una cena con padre Mario Ciman, gesuita e
professore universitario. "E' mio zio. La mia famiglia è molto cattolica e
di zii preti ne ho tre". Possono servire eccome. La prossima settimana
arriva Veltroni. "E poi mi dovrò inventare tutto,
sentire cosa mi consigliano, dove devo andare". Appunto, un altro
mestiere, ben lontano dalle antenne e da mamma Lucia, che a 77 anni è sempre in
azienda a controllare fatture, dare consigli, parlare con i 200 operai, sempre
disponibile come testimone ai matrimoni o madrina ai battesimi. "Io
resterò lo stesso, quello che dico faccio". In politica non è sempre così,
come gli ha ricordato il parroco di Arzignano con un sms, "attento alle
bugie". Forse, dopo averlo visto l'altra sera a "Ballarò",
basterebbe la prudenza vicentina. Con due frasi ha rischiato lo sfaccio, con il
ministro Parisi infuriato e Romano Prodi pure. "E' che io sono entrato in
questa logica da nemmeno una settimana. Però, per favore, basta con il passato,
ed è un dato di fatto che il governo Prodi sia passato. E se la vogliamo dire
tutta, sulla finanziaria niente da obiettare per le imprese. D'altra parte non
l'ho mica scoperto io che solo un governo di sinistra può fare una vera
politica di destra...". Che non dovrebbe esistere più, la destra.
"Forzaleghisti" o "mistomare", è la sua definizione per il
PdL, Silvio Berlusconi l'ha
già messo nel passato. Monarchico da sempre non vuole il re. "Quand'ero
nei lupetti, avevo il complesso del figlio del padrone, ma nascendo padrone
mica posso andare sotto un altro padrone". Nel Pd invece sì. "A Veltroni ho chiesto una rappresentanza del Veneto nel prossimo governo,
ci ha pensato quattro giorni e poi mi ha detto "Se po'
fà"". All'antennista Calearo il segnale è giunto forte e chiaro. O
ministro o peone all'opposizione. "Però a pigiare un "botòn" a
Montecitorio non mi vedo proprio...".
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
C i sono molte
ragioni, non una sola, per cui Mastella, alla fine, è stato costretto a non
candidarsi, lanciando una sorta di "si salvi chi può" al suo ex
partito e chiudendo nell'ignominia una carriera politica che lo aveva
annoverato, fin qui, tra i professionisti, uno degli ultimi della vecchia
scuola democristiana. La prima ragione è che, appunto, l'eterna sopravvivenza
della Dc, le inutili dispute sulla titolarità del marchio, quando il metodo,
ormai, è diffuso, copiato e praticato da tutti, hanno fatto il loro tempo:
prima o poi doveva finire, ed è finita con Mastella che va a casa e Casini e De
Mita, come dire il giorno e la notte, che tentano uniti per l'ultima volta di
salvare lo scudocrociato e un'idea di partito cattolico. La seconda ragione è
che i partitini, mini o micro, erano diventati strategici nell'era delle
coalizioni e del maggioritario imperfetto di questi quattordici anni di Seconda
Repubblica. Più piccoli erano, più erano diventati indispensabili per vincere,
salvo poi diventare ingestibili per governare. Doveva capitare che i più grandi
si stufassero, e così quella stagione è finita tutta insieme, e siamo arrivati
ad oggi, con Berlusconi e Veltroni che corrono a capo dei loro partiti, non di coalizioni che
domani, dopo il voto, si sarebbero rivelate come altre volte, impossibili da
trasformare in governi. Ma la vera ragione, quella che il vecchio Clemente alla
fine ha dovuto ammettere, era che Mastella era diventato sinonimo di
imprensentabilità: sul suo partito-famiglia, arrestato, condannato prima
di essere processato, sciolto per via giudiziaria, s'è concentrato tutto il
risentimento maturato dai cittadini nell'anno dell'antipolitica, della campagna
sulla "casta", della denuncia dei privilegi ingiustificati della
classe dirigente. Questo Mastella ha capito, per questo s'è fatto da parte.
Resta solo da chiedersi una cosa: se Mastella era diventato impresentabile, quanto
ha pesato sull'emergere dell'impresentabilità la sua uscita dal governo, la
responsabilità di aver fatto cadere Prodi e di non aver lasciato alcuna chanche
per la ricostituzione dell'ammaccatissima maggioranza di centrosinistra? In
altre parole: era impresentabile, Mastella, anche quando fu chiamato al governo
come ministro di giustizia, o c'è diventato all'improvviso, quando ha gettato
per aria il tavolo del governo?.
( da "Panorama.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Mussi: Essere di sinistra ha ancora un senso.
Che il Pd ha perso Posted By maurizio.belpietro On 7/3/2008 @ 10:09 In
Apertura#2 | No Comments Negli ultimi quarant'anni Fabio Mussi non si è perso
neppure una campagna elettorale. Migliaia di comizi, prima sotto le bandiere
del Pci, poi del Pds e infine dei Ds. Questa volta invece è costretto in
panchina. E non per la regola che pensiona i parlamentari con più di tre
mandati, ma per disposizione dei medici. Il 12 febbraio il ministro
dell'Università si è sottoposto a un trapianto di reni. La convalescenza non è
la sola novità di questa chiamata alle urne: al suo fianco per la prima volta
non ci sono Massimo D'Alema, Walter Veltroni e Piero
Fassino. Soltanto la moglie, Luana. Non solo perché i medici gli hanno imposto
rarefatte visite, ma anche per lo strappo che tra i quattro si è consumato mesi
fa, quando [1] Mussi invece di entrare nel Pd ha scelto la Sinistra arcobaleno,
lo schieramento guidato da Fausto Bertinotti. Ministro, che effetto le fanno
queste elezioni senza i compagni di una vita? D'Alema, Veltroni
e Fassino restano amici, ma sono contento delle scelte che ho fatto. Non la
chiamano più babbo? Ci siamo un po' persi. Come dissi una volta: un giorno il
babbo si è svegliato e i figli se n'erano andati. Dove? In un curioso aggregato
americanizzante, un partito all'americana ma senza l'America. Gli Stati Uniti
non sono solo il bipartitismo, ma anche un sistema istituzionale di pesi e
contrappesi. E poi si fa una scelta stelle e strisce proprio nel momento in cui
quel grande paese è in crisi. Spunta l'antiamericanismo? Io sono di cultura
tedesca, ma non sono antiamericano: mi limito a osservare che per gli Stati
Uniti è un momento critico. In questi anni gli Usa sono stati esportatori di
debito, inquinamento e guerra. Tifa per Barack Obama o per Hillary Clinton? Per
ora non ho capito cosa annunciano al resto del mondo. A parte la vision, la
mission e la passion. Speriamo tirino fuori idee vere, grandi proposte.
Torniamo all'Italia: perché ce l'ha tanto con i suoi ex compagni? Non ce l'ho
con loro, anzi credo di aver lasciato con una certa eleganza. Ce l'ho con il
loro progetto, con questa presunta modernità. Non le piacciono le innovazioni?
Vede, nuovo e vecchio, moderno e antico, non vogliono dire nulla. Sono
categorie descrittive, ma non significano meglio o peggio, sensato o sbagliato.
Moderno è ciò che viviamo ora, ma infinite cose moderne sono aberranti. Il Pd
per lei è aberrante? No, apprezzo l'energia che ci sta mettendo Veltroni, la sua è una campagna forte. Ma è l'idea di fondo
che non mi convince: che senso ha parlare di nuovo partito se non si chiarisce
che cosa si vuole fare, se dentro c'è un po' di tutto? Allude ai precari e a
Massimo Calearo? Con tutto il rispetto, [2] Calearo non è un imprenditore
qualsiasi. Ha interpretato la protesta contro la tassazione, è stato uno dei
duri nella trattativa dei metalmeccanici. Si è scelto un falco. Veltroni ha detto di voler fare un patto con i produttori.
Ma quello sta nella tradizione del Pci. Lo stato sociale è il frutto del patto
con i produttori, di un compromesso tra capitale e lavoro. Ci si arriva dopo
lotte e conflitti. A me piacerebbe un patto tra imprenditori e lavoratori sulle
grandi questioni di formazione, ricerca, innovazione e ambiente. Ma non c'è. Si
possono fare compromessi solo ammettendo l'esistenza di un conflitto tra
capitale e lavoro. Salario e profitto non sono la stessa cosa e l'operaio non è
un imprenditore. Veltroni ha una visione armonica che
non esiste. Per lei il mondo resta sempre diviso in destra e sinistra? Sì,
destra e sinistra sono categorie dotate di un senso. Io sono di sinistra. Il Pd
non è di sinistra? È [3] Veltroni che, nell'intervista
a El País, ha detto che il Pd è "riformista", non di sinistra. Dica
la verità: è un nostalgico del vecchio Pci? No, sono stato uno dei più accesi
sostenitori della svolta del 1989, quando il Pci si trasformò in Pds. La scelta
era matura già da quando Enrico Berlinguer intervenne sui fatti di Polonia, ma
il gruppo dirigente del Partito comunista costrinse il segretario generale a
fare retromarcia. Tre anni dopo Berlinguer morì e ci volle ancora molto tempo
perché si decidesse di superare il Pci. Il Partito comunista italiano era
un'eresia, ma l'eresia ha senso fin che esiste una chiesa. Fu Achille Occhetto
alla fine a decidere di cambiare, caricandosi sulle spalle la responsabilità
della svolta e salvando la sinistra italiana. Per questo gli avete dato il
benservito? Fu costretto a dimettersi dopo la sconfitta elettorale del 1994 con
una certa brutalità. Da lì inizia il momento di raffreddamento dei miei
rapporti con D'Alema. Sulla svolta di Occhetto, D'Alema con chi stava? Era il
più dubbioso: altri come me erano più convinti della trasformazione in senso
europeo del partito. È una critica all'ex compagno? Massimo ha grandi meriti:
fu tra gli edificatori dell'Ulivo, ma anche colui che lo liquidò. Era una
grande idea di coalizione: una grande sinistra in un grande Ulivo. Questo è il
progetto in cui ho creduto. Ma adesso non ci sono più né l'Ulivo né la
sinistra. Lei magnifica l'Ulivo, ma dimentica di parlare di Romano Prodi e del
suo governo. Ci arrivo. Con il governo Prodi si sono commessi errori, ma ciò
che mi colpisce della campagna elettorale di Walter è la mancata assunzione di
responsabilità nei confronti dell'esecutivo e degli sbagli commessi. Beh, Veltroni non c'era, faceva il sindaco di Roma. Ma io c'ero e
c'erano molti di quelli che ora stanno nel Pd. Su 25 ministri, 18 fanno parte
del Partito democratico: il presidente del Consiglio, i due vicepresidenti,
alcuni dei ministri più importanti. Non si può dire allora che le cose sono
andate male per colpa dei partiti minori. Ma chi ha impedito al governo di
intervenire a favore dei salari? I piccoli partiti o quelli maggiori? Il leader
del Pd accusa alcuni ministri di essere andati in piazza contro il governo. Sì,
ma non eravamo noi. Al [4] Family day, contro una legge del governo, i Dico,
c'erano Giuseppe Fioroni, che sta nel Pd, e Clemente Mastella. E contro
l'indulto c'era Antonio Di Pietro, che ora è alleato del Pd. Veltroni
vi ha messo nel mirino? Scarica su di noi perché è la cosa più facile. Ora
sento che promette di ridurre l'Irpef, di dare soldi ai precari, case popolari,
asili nido e perfino 2.500 euro per figlio. Mi domando: ma se a maggio si potrà
fare tutto ciò nonostante la recessione internazionale, perché non lo si è
fatto con l'ultima Finanziaria? Perché invece di far scendere il deficit
all'1,9 non ci si è fermati al 2,4, com'era previsto nel pieno rispetto dei
parametri europei? Lo sa quanto vale lo 0,5 del deficit? Otto miliardi di euro.
Lo sa cosa si sarebbe potuto fare con 8 miliardi di euro? Scusi, ma anche lei
parla ora. Perché non l'ha detto quando era al governo? Io ho minacciato due
volte le dimissioni perché volevano tagliare i soldi alla ricerca. A parole
volevano finanziare l'università, gli studi e l'innovazione, ma se fosse stato
per loro non avremmo neppure confermato i fondi già bassi
stanziati da Letizia Moratti col governo Berlusconi. E
quando minacciavo di dimettermi non ho mai trovato al mio fianco i ministri del
Pd. Con i suoi ex compagni ha proprio il dente avvelenato. Diciamo che i
rapporti si sono raffreddati. Sono lontani i tempi in cui D'Alema, Veltroni e Fassino regalarono a Mussi un riproduttore di cd Bang &
Olufsen per il suo compleanno. Ormai è un'altra musica.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le promesse... Ma
c'è qualche dubbio che nelle fasi più calde della campagna elettorale il
confine del fairplay non venga spostato più avanti. Veltroni
rimprovera Berlusconi di avere anime diverse all'interno del Popolo della Libertà, ma
intanto deve gestire lo sciopero della sete di Pannella e l'irritazione di
Prodi quando uno dei volti simbolici del rinnovamento democratico, Massimo
Calearo, santifica Mastella e parla del governo uscente e di Vincenzo Visco
negli stessi termini del centrodestra. Berlusconi
ritarda di ora in ora la definizione delle liste per evitare la vendetta degli
esclusi, ma il divorzio da Casini e Storace - se gli crea problemi al Senato in
più d'una regione - gli garantisce una maggiore tranquillità interna rispetto
al passato e al suo stesso competitore. La campagna elettorale ha cambiato
passo dall'inizio di questa settimana. Casini continua ad agitare lo spettro
Veltrusconi per attirare i voti di quanti a destra detestano le larghe intese,
ma i sondaggi - com'era d'altra parte prevedibile - gli accreditano maggiore
facilità di caccia a sinistra, tra i cattolici moderati del Pd che non hanno
mandato giù l'alleanza organica con i radicali. Bertinotti chiede voti per
l'unica, vera sinistra, ma comincia ad avere qualche affanno perché
evidentemente la tesi del "voto utile" sta radicandosi anche in un
campo fino a ieri attratto dalle scelte forti. Sorprende, in questo campo,
l'abissale differenza di programmi tra il Pd e la Sinistra Arcobaleno i cui
ministri siedono tuttora insieme nelle riunioni di Palazzo Chigi e che fino a
un mese fa facevano parte di un'alleanza politica solennemente sottoscritta
all'inizio del '96. Quando Mastella si è dimesso da ministro della Giustizia a
fine gennaio, nessuno avrebbe potuto immaginare che il programma elettorale di Veltroni sarebbe stato quasi completamente intercambiabile
con quello di Berlusconi: dalla riduzione progressiva
delle tasse al bonus bebè, dal rilancio delle grandi opere pubbliche al
rafforzamento di misure sulla sicurezza sconfinando in una ipotesi - la
castrazione chimica per i pedofili - fino a ieri appannaggio esclusivo della
destra. Su che cosa giocheranno allora i due competitori per attrarre i voti
degli indecisi? Sulla credibilità delle promesse. Veltroni
sa quanto sia istintivo per i moderati essere attratti - a parità di programma
- da un leader moderato come Berlusconi (il Pdl
infatti può contare sull'elettorato di gran lunga più fedele dell'intero arco
politico). Perciò insiste nelle critiche all'attuazione del Patto del 2001. Ma
si trova dinanzi a un Berlusconi diverso da quello che
conoscevamo. Dopo due anni di assenza dalla televisione, il Cavaliere ha
lasciato i toni trionfalistici di chi vuole trascinare gli elettori alla
conquista di un sogno per proporre un piano realistico, possibile da realizzare
fin dalla primavera prossima. Ha parlato per la prima volta di sacrifici. E
questo rende oggettivamente più credibile l'intero impianto della sua campagna
elettorale. Sta a Veltroni dimostrare che non è vero.
Bruno Vespa.