HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 6-4-2008 #TOP
<Lotta
senza quartiere> ( da "EUROPA ON-LINE"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
differenza di
quanto disse il ministro delle infrastrutture di Berlusconi, con la mafia non
si deve convivere. Se convivi con la criminalità organizzata questa ti soffoca,
l'unica possibilità è combatterla". Nonostante il tempo poco clemente,
Veltroni trova ad attenderlo a Caserta, Avellino e Salerno la folla che ormai
stabilmente lo accompagna nel suo tour per le province italiane.
Lacrime,
sangue e gaffes: il programma del Cavaliere
( da "EUROPA
ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader
della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni
numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi
commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san
Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di
Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.
<Li
cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra
( da "EUROPA
ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi.
Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere"
alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd
rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata,
Quanto
sia difficile passare dall'antipolitica alla politica, e quanto sia più facile
la p ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
arrivo alla
guida del Pd di Walter Veltroni, il leader più cinefilo e più vicino al mondo
cinematografaro che si conosca, ha determinato un chiaro ripensamento. Tutto il
tono è più moderato, solo la "N" di nemico è riservata all'odiato
Cavaliere. Si va dalla "A" di "antipatia", per "le
persone di spettacolo che non vanno a votare sostenendo che non hanno
tempo"
Vespa:
con il duello il mio salotto non c'entra
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Porta a
Porta" ospiterà Veltroni e Berlusconi mercoledì 9 e giovedì 10 aprile,
dopo aver ospitato nei due giorni precedenti Bertinotti e Casini. Il confronto
finale di venerdì 11 aprile e le sue modalità operative sono state stabilite un
mese fa dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza.
La
semplicità impossibile - sebastiano messina
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
coraggiosa
delle promesse elettorali non è quella di Berlusconi di costruire finalmente il
Ponte sullo Stretto, ma quella di Veltroni di fare dell'Italia "un Paese
semplice". L'ultima e più lampante dimostrazione di come questo Stato non
riesca a fare quasi nulla senza complicarci la vita potremmo trovarla domenica
prossima quando andremo a votare: una scheda elettorale a trabocchetto.
La
semplicità impossibile - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
audace
sfoltimento delle rispettive coalizioni compiuto da Veltroni e da Berlusconi
sarà quello di mettere un punto interrogativo sul voto di chi li avrà presi
tanto sul serio da voler dare, con una sola croce su due partiti, la propria
personale approvazione all'idea del bipartismo. Insomma, una semplificazione
che crea una complicazione.
Quanto
conta chi non vota - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
O, peggio,
all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel
"melting pot" della Sinistra Arcobaleno. c) I "radical".
Sofisticati, considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite.
Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma anche".
Se
scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio
scalfari ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
votare
Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla
Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a
spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se
poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi
la vittoria alla Camera diventerebbe una quasi certa probabilità.
Elezioni,
offensiva finale d'alema attacca berlusconi
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo il
comizio di Berlusconi e Fini in piazza del Plebiscito, controffensiva
elettorale di Veltroni, che parla a Benevento, e di D'Alema in visita a Ischia
e Ottaviano. Veltroni evita di nominare Berlusconi, mentre D'Alema lo attacca
esplicitamente, usando l'ironia: "Ha detto che vuole trasferirsi a Napoli?
Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi".
"siamo
noi la vera opposizione" venerdì a napoli arriva boselli - ottavio
lucarelli ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Boselli
arriverà a bordo del truck su cui ha girato il paese mentre dopodomani sarà in
città Gianni De Michelis, alle 18 al circolo Posillipo, per una manifestazione
dal doppio titolo: "Berlusconi-Bossi, un delitto politico contro il
Sud"; "Veltroni-Di Pietro: un delitto politico contro i
socialisti".
Veltroni
nel feudo di mastella - patrizia capua
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice appena
sceso dal pullman Walter Veltroni, stringendo la mano a Fausto Pepe, il sindaco
di Benevento dell'Udeur che due giorni fa ha reso pubblica dichiarazione di
voto per Veltroni. "Non al Pd, ma a lui - spiega il sindaco eletto nel
2006, dopo 13 anni di governo di centrodestra - come unico, vero candidato in
alternativa a Berlusconi.
D'alema
attacca berlusconi - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è la linea
degli ultimi 7 giorni, insieme a una consegna: basta polemiche interne,
concentrarsi sullo scontro con Berlusconi. Taglia dunque corto sulla presenza
di Bassolino mercoledì al Plebiscito: "Non ho idea di chi ci sarà sul
palco. Credo che ovunque vada Veltroni, facciano salire i capilista".
Il
pdl si prepara al rush finale in città sfilano i colonnelli
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altro il
comizio di Walter Veltroni il 9 aprile in piazza del Plebiscito. Si riparte
domani, dunque, con il magistrato Alfonso Papa, candidato alla Camera ed ex
direttore generale delle professioni al ministero della Giustizia, che alle
11.30 incontra gli avvocati al nuovo Palazzo di giustizia dove ci sarà il
guardasigilli Luigi Scotti.
Mazzoni:
"un cdm in campania? prodi e berlusconi fanno lo stesso gioco"
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per
Ferdinando Adornato invece "abbiamo perso quindici anni, non c'è più
tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il
futuro, hanno già governato e male: ora non si può essere nel contempo causa e
soluzione".
Sinistra,
vendola suona la carica - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dice anche il
verde Tommaso Pellegrino: "Berlusconi e Veltroni tutelano i poteri forti,
noi sulle fasce più deboli, i giovani, i pensionati". E Vendola, che ha
poi effettuato un tour anche al Vomero e in alcuni Comuni della provincia,
prova a cogliere in contropiede Veltroni: "Caro Walter, non basta
commuoversi per i morti sul lavoro.
Sarò
greve - enzo costa ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Berlusconi
ha tutti contro, da noi si direbbe che se cade una bagascia in mare è colpa di
Berlusconi"; "Veltroni (?) è così simile a Prodi che gli si sono
gonfiate le guance"; "Dissento dai miei avversari ma li
rispetto". Per voi quella che ho inventato è l'ultima?
Boselli:
"il nostro orgoglio riparte da qui" - francesca savino
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
unica cosa
che davvero ha confuso gli italiani è la campagna elettorale di Veltroni e
Berlusconi". Nei confronti dei due leader delle coalizioni
"maggiori" Boselli ha chiare quali siano le differenze. "Noi, al
contrario di loro, non facciamo una campagna elettorale dicendo bugie,
promettendo raddoppio degli stipendi e il taglio tasse".
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in cui anzi
il raggruppamento di Berlusconi ha ottenuto più spazio di quello di Veltroni:
all'incirca, rispettivamente, 30 per cento contro 25 per cento, concretamente 5
minuti e 55 secondi, contro 5 minuti. Il dato del 100 per cento per Veltroni
deve essere invece riferito a Telestudio: ma, a ben vedere, questa emittente ha
dedicato soltanto 18 secondi all'
Astensionismo
bel gesto inutile - lorenzo zoppoli
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo ho fatto
proprio venerdì, mentre Veltroni e Berlusconi parlavano alla città. Ho letto il
disegno di legge che vorrebbe firmare subito Veltroni se sarà eletto premier:
impoverire i clan, confiscando tutti i loro beni. Per ora bisognerebbe fermare
le armi e salvare i minori a rischio.
"macché
sex symbol sono un prete scomodo" - paola zonca
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma ora mi
interessa anche Veltroni. Ha detto "Basta con la vecchia politica!"
ha dato una svolta decisiva: non penso sia un furbo, e dunque gli credo. Perché
no? Il documentario potrei farlo su di lui. Peccato che ora siamo in tournée
tutti e due!". E su Berlusconi? "Mi interessano solo i politici che
hanno competenze e fanno il bene del Paese.
Salviamo
la bella italia che brucia - cesare de seta
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La retorica
delle frasi fatte non serve a niente: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che
sono destinati a governare, ci dicano qualcosa su questi argomenti, assumano
degli impegni dinanzi agli italiani e al mondo intero e li rispettino. Perché
la Bella Italia è una risorsa della nostra civiltà e vederla andare a fuoco è
uno spettacolo che sgomenta e avvilisce.
Parla
di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano Amato:
non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema:
Veltroni durerà a lung ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi ha paura e sparge veleni Parla di brogli, denuncia la confusione
delle schede e coinvolge Napolitano Amato: non sono capo di una banda di
furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema: Veltroni durerà a lungo, se vince
la destra forte rischio di instabilità Berlusconi chiama in causa pure
Napolitano per protestare contro le schede elettorali.
Nomadismo
di governo ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come noto, Berlusconi
è ferratissimo. Peccato che, ubriacato dagli amari calici e sfinito dagli
(inutili!) sforzi fatti per salvare l'Italia dai comunisti, l'anziano leader si
sia bevuto il cervello. Infatti, davanti alla tv, ha accusato Veltroni di
essersi convertito come San Pietro sulla via di Damasco.
Veltroni:
Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il
Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Veltroni: "Gli italiani ci faranno
vincere" Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso
con il giudice di Gela di Andrea Carugatiinviato a Benevento "MI
SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione che il Paese darà una sorpresa". Walter
Veltroni il suo ottimismo non lo nasconde, anzi.
Chi
pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come sta
facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del Mezzogiorno contrastando con
vigore l'attuale copione della campagna elettorale, occupato quasi
esclusivamente dalla questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è
stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna
considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del Paese
all'
Berlusconi
porta la croce? Non si disturbi non gli chiediamo niente... Cara Unità,
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Rosalba
Cosenza Votare Veltroni per dare slancio al nostro Paese Cara Unità, sono un
ragazzo di quindici anni. Ho avuto modo di vedere in alcune trasmissioni
televisive di questi giorni, spezzoni degli spettacoli di Bebbe Grillo. Penso
che questo suo modo populista e superficiale di dire (o meglio gridare) sia
inconcludente ed inutile.
Quirinale
con vista ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove
Berlusconi insulta ogni giorno Veltroni, e tutti gli altri si occupano di farci
credere che Prodi è peggio di Attila, si deve fare ala riverente al passaggio
della più stupida idea mai affiorata tra le bravate della destra? L'idea è che
i problemi della scuola italiana si risolvono se gli studenti si alzano in
piedi quando entra un insegnante.
L'han
giurato, li ho visti in Pontida... Tra i figuranti Bossi rinnova lo show
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rappresentata
da Veltroni si limiterebbe a questo: "È la prima volta che abbiamo uno che
lavorava a Cinecittà e che si propone come presidente del Consiglio". Il
leader del Partito democratico, dal canto suo, si è limitato a una semplice
considerazione: invece di giurare fedeltà alla Repubblica di Pontida, i
cinquecento avrebbero fatto meglio a giurare sulla Carta costituzionale.
Cofferati:
per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna:
conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una
mobilitazione tradiziona ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
toccato la centesima provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è
difficile chiedergli di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve
continuare a fare il bel lavoro che sta facendo, molto efficace. Questo è però
il momento in cui devono muoversi i singoli territori, gli elettori delle
primarie,
Un
libro da un milione e mezzo di euro per convincere i romani
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il modello
Roma di Rutelli e Veltroni". Minaccioso sottotitolo: "L'eredità della
sinistra". Pezzo forte della pubblicazione, di complessive 96 pagine, una
lettera del capo del Popolo delle Libertà pieno di devastanti cifre e di
vibranti promesse, come nelle migliori abitudini.
I
Papaboys non comprano auto da Silvio. Meglio Walter
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è Walter
Veltroni con cui il 17% farebbe un affare convinto di riuscire ad avere anche
uno sconto. Il leader del Pd potrebbe proporre una "Fiesta o una Panda,
auto non pericolose, poco costose e di semplice manutenzione". In testa
c'è il leader dell'Udc, Casini "venditore più affidabile e
rassicurante" da cui comprerebbero un 55.
D'Alema:
il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alema: il Pd
darà stabilità Veltroni durerà a lungo di Ninni Andriolo inviato a Ischia
"Trovo ridicolmente enfatico l'annuncio di Berlusconi che, semmai
disgraziatamente dovesse vincere, si trasferirebbe a Napoli con seguito di
Gasparri e Calderoli. Credo che la città abbia già sufficienti problemi per non
aggiungerne altri.
Le
gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti
Strepitosa performance dialettica di Berlusconi che per insultare Veltroni lo
definisce "folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i
giornali a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era
"Remolo il fratello di Romolo".
De
Luna: È una destra antiquata, sono rimasti al Novecento
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E analisi non
priva di speranza: "Veltroni può farcela, ha innovato. Ma deve mettere in
campo più forza identitaria e più richiami a un'altra idea di società, sul
territorio, nello Stato, in politica estera, se vuole battere questa destra
ancora molto radicata". Che significa?
Se
vincono loro ci ritroviamo con le ossessioni del secolo scorso
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ciò detto
Veltroni può farcela, ma il suo lavoro è di lunga lena e va al di là della
contesa elettorale". E se ritorna Berlusconi? "Il peso del passato
diventerà asfissiante e ci ritroveremo inchiodati alle ossessioni ideologiche
del secolo scorso. Soprattutto a quelle del biennio '92-'94".
"maleducato
e antidemocratico chi non partecipa ai confronti tv"
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per ora ci
sono solo i cosiddetti minori. Grandi assenti, oltre ai soliti Berlusconi e
Veltroni, anche Casini, Bertinotti e perfino la Santanchè. Forse temono di
stufare viste le paginate di giornali che hanno e il fatto che tutte le sere
aprono e chiudono qualunque tg".
Veltroni
lancia la volata per la rimonta polizza alle casalinghe e critiche al csm -
goffredo de marchis ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
impressione è
che Veltroni alzerà ancora il tiro. Per giocarsi la rimonta fino in fondo. Voto
per voto. Il bacino delle casalinghe resta tra i più appetiti: 8 milioni di potenziali
preferenze. Viene considerato un serbatoio berlusconiano. A loro si rivolge la
proposta lanciata da Veltroni prima in una visita alla Garbatella quartiere di
Roma e poi nella piazza di Benevento.
"bertinotti
come nader negli usa rischia di far vincere berlusconi" - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"La
sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no, ma la realtà è questa.
Nader fu responsabile della vittoria di Bush". Secondo la Sinistra
arcobaleno però il voto utile è una trappola, anche perché Berlusconi sarebbe
di gran lunga in vantaggio. "Sanno bene anche loro che la partita è
apertissima.
DNapoli
OPO il voto sarò uno stabilizzatore del Pd&
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sia che il Pd
vinca, sia che vinca Berlusconi, "la leadership di Veltroni non sarà di
breve durata". Perché il nuovo partito deve rafforzarsi come il pilastro
di un nuovo sistema. Mentre Berlusconi "è troppo a destra" e non
riuscirà comunque a governare il Paese con "al massimo il 42-43% dei
voti".
ROMA
Sarà più rissosa di un comizio di Giuliano Ferrara? Sarà pi&
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
indiretti fra
Veltroni e Berlusconi? Sarà una sorta di assemblea di condominio con una folla
di candidati premier che s'accapigliano sul ballatoio? Oppure un dibattito
("No, il dibbattito no!") fra polli che si spennano tutti contro
tutti? O un ritorno alla lotta fra leoni e gladiatori con la Santanché che
recita entrambi i ruoli e cerca di sbranare il rivale fascistissimo Fiore (
ROMA
- Silvio Berlusconi è preoccupato: giudica illeggibili le schede elettorali. E
chiede che ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ed è in quel
momento che Berlusconi tra l'ironico e il faceto annuncia: "La condanna è
definitiva. Devo fare il presidente del Consiglio". Si leva un coro
"presidente", "presidente". Scalpitano i giovani con tanto
di magliette con la scritta "spedire Veltroni in Africa-si può fare".
<Il
Viminale? Errare è umano perseverare però è diabolico>
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Adesso a
dirlo è anche Berlusconi, il suo grande nemico. Non si augura il ministro che
lo faccia anche il suo alleato Veltroni? "Io ho parlato con tutti i
responsabili dei partiti di questo problema nei giorni scorsi, e tutti - chi
apertamente, chi sottovoce - mi hanno dato ragione.
Tanti
no alla sfida tv da Vespa: <Ma a Matrix nessun duello>
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni parleranno ciascuno per 45 minuti, in due interviste separate. Allora
l'ho fatto prima io. E lo rifarò: mercoledì 9a Porta a Porta avrò Veltroni,
giovedì 10 Berlusconi e con questa gli avrò dedicato 3 puntate a testa, nessuno
ha fatto di più".
E
il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Critica poi
il suo competitor Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del
vecchio partito comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un
grande comunicatore e ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere
assieme radicali e cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile".
Di
FABIO ROSSI Monitorare inquinamento e livello delle polveri sottili in tutti i
quartieri d ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e Veltroni
hanno tradito. Vogliamo che esista una sola Roma, morale, nella quale quando ci
si mette piede si senta di stare nella Capitale del Paese". E, sempre dal
palco di piazza della Rotonda, Silvio Berlusconi torna alla carica del
Campidoglio: "Veltroni lascia una Roma disastrata, con 9 miliardi di euro
di debiti e nella quale le consulenze sono aumentate del 243 per cento -
ROMA
Bertinotti ha fatto cadere il governo Prodi nel '98 e anche questa volta ha
segato l'albero de ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Qui invece ci
sono ministri che oggi fanno parte del Partito Democratico che non hanno
consentito al governo di fare quello che avrebbe dovuto". Nella polemica
s'inserisce anche Diliberto: "Veltroni, segando l'accordo con la sinistra,
si assume la responsabilità di ridare l'Italia nelle mani di Berlusconi".
ROMA
Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di
più...&# ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ormai anche
Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i
toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il candidato
premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè Veltroni ne
è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i competitors, e non
vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'
NAPOLI
- Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quelle che
descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter
Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno
stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è
così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo
possibile una rimonta e uno sprint vincente.
ROMA
- L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La scelta dei
tempi ha infatti innervosito non poco Walter Veltroni, ma una volta avviata la
trattativa è risultato difficile bloccarla e ora sono i francesi a premere per
un preaccordo subito, sapendo che se non incardinano prima del voto i tavoli
del confronto con i sindacati, difficilmente lo potranno fare con il nuovo
governo.
Walter
a rimorchio anche sulle troppe leggi
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi sembra sia
stato Vincenzo Gallo detto Vincino a felicemente definire Walter Veltroni
"il Berlusconi del giorno dopo". Ed è così. Mai un'idea inedita, mai
un progetto originale, ma sempre a rimorchio del Cavaliere o, quando vuol
vendere l'aria fritta infiocchettandola con le maiuscole, di Obama e dei due
Kennedy, pace all'anima loro.
Visti
dai francesi ( da "Riformista, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
affrontement
entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le
candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement
créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant
les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture
complète et assumée.
Segue
balladur ( da "Riformista, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale,
elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti
progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte
"corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.
Criminal
minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani
( da "Riformista,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Cosa
sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e
Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in
mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel
gioco "se fosse" vale tutto.
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa
( da "Riformista,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Segue ma non
esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e
Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta
una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco
di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una
bufala.
Candidati:
i magnifici 16 sono pronti a scendere in campo
( da "Panorama.it"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i 3 candidati
maggiori di centro e destra (Berlusconi-Casini-Santanchè) sono tutti separati,
mentre i 3 candidati maggiori di centro e sinistra (Veltroni-Bertinotti-Boselli)
sono tutti sposati. Silvio Berlusconi: ex premier e leader del centrodestra. Ha
creato in pochi giorni il Popolo della Libertà, convincendo An a confluirvi.
E
Scajola risvegliò i fantasmi di Silvio
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altrimenti
per Berlusconi. Idem tra Pd e Di Pietro, che non a caso chiede anche lui di
rifare le schede (ma Veltroni disapprova l'iniziativa dell'ex-pm). Berlusconi è
rimasto perplesso: "E se la croce casca precisamente in mezzo?" In
quel caso l'annullamento è sicuro.
Vuoi
intervistare il candidato premier? Invia la tua domanda a Panorama.it
( da "Panorama.it"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi e Walter Veltroni. Tra [1] tutte le emai[2] l che ci arriveranno,
sceglieremo le domande più interessanti, che il direttore di Panorama Maurizio
Belpietro presenterà direttamente ai due candidati. Poi le riporteremo (con
relative risposte) sul nostro sito e sulle pagine del giornale.
"Voto
irregolare con queste schede"
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Elencando
"in pillole" il programma di Walter Veltroni: "Più Stato, più
tasse, più spesa pubblica, più extracomunitari, l'impazzimento delle
intercettazioni telefoniche, vendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi,
nessun ponte sullo Stretto e Antonio Di Pietro ministro della Giustizia".
DALL'INVIATO
RAFFAELE INDOLFI BENEVENTO. È UNA COSA INACCETTABILE. QUELLO CHE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
attacca i suoi avversari che definisce "cupi e senza energie".
Critica Berlusconi che "attacca, un giorno sì e uno no le,
istituzioni". Replica a Fausto Bertinotti. "Per lui non vincerò? Io
lavoro per vincere, alla fine vedremo". E nella terra di Clemente
Mastella, l'alleato che ha dato l'ultimo colpo al governo di Romano Prodi,
CONDANNA
DEFINITIVA, GUIDARE IL GOVERNO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Volete che si
realizzi il sogno di Veltroni di andare in Africa?" "Sì"). Loro
lo accolgono come una vera star: fotografie con i telefonini, acrobatiche
strette di mano, anche spintoni pur di arrivare a sfiorare "Silvio".
"È qui la festa? La condanna mi sembra definitiva: devo fare il presidente
del Consiglio", esordisce lui scatenando il boato della piazza.
CASINI
SFIDA BERLUSCONI: NON PUOI COMPRARCI TUTTI. E A VELTRONI: NEL PD NIENTE SPAZI
PER I VALORI CRISTIANI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Casini sfida
Berlusconi: non puoi comprarci tutti. E a Veltroni: nel Pd niente spazi per i
valori cristiani.
SPUNTA
L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e ancor di
più il leader del Pd, Walter Veltroni. A cinque giorni dalle elezioni una
decisione così sarebbe molto più di un boomerang, questa sì una Caporetto.
Intanto, se Parigi per ora resta immobile nelle sue posizioni, in altri luoghi
sembra ci sia un gran movimento. A Francoforte, in particolare.
ALL'ITALIA
SERVE UNA GUIDA, NON UN PADRONE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
idea che ci
sia un centro che impedisca a Veltroni e Berlusconi di fare i loro comodi dà
fastidio". Arringa la platea, il candidato premier dell'Udc. Ribadisce
l'importanza delle Marche in questa competizione - "Siamo in competizione
con Rifondazione comunista. O passa un senatore dell'Udc o passa uno di
Rifondazione" - esprime solidarietà a Ferrara e alla sua lista
antiabortista,
D'ALEMA:
SARò LO STABILIZZATORE DEL PD ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quelle che
descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter
Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno
stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è
così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo
possibile una rimonta e uno sprint vincente.
D'ALEMA,
MISSIONE RISCATTO CON I GIORNALISTI STRANIERI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
resta il
dubbio sulla sua presenza mercoledì sul palco con Veltroni. Dice D'Alema:
"Non ho idea di chi starà sul palco alla manifestazione di Veltroni,
mercoledì. Credo che ovunque vada Veltroni facciano salire sul palco i
capilista". E lo stesso Veltroni, da Benevento, non risponde al quesito,
affermando: "Questo non lo so".
IL
VESCOVO: POLITICI, SCHIFEZZA SOCIALE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
soprattutto i
due principali candidati premier, Berlusconi oltre a Veltroni. La sua frase più
lapidaria sulla classe politica: "una immoralità organizzata, una
schifezza sociale". La sua frase più pesante: "Io non credo - ha
detto - ai politici perchè nessuno meglio di loro sa ingannare.
Pretestuosamente ed occasionalmente fanno promesse".
VELTRONI
VENDE FUMO IL SUD? PER IL PD UN PESO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
da premier, ha avuto oltre cinque anni per risolvere il problema
immondizia". Veltroni ha insistito molto sulla piaga criminalità: vogliamo
distruggere la camorra, ha detto. "E come, con un decreto legge? Suvvia,
non scherziamo. Fare l'elenco di leggi e proposte di legge, affidarle alla
stampa perchè le amplifichi,
SCENARI
DA SENATO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i centristi
potrebbero essere tentati di tornare rapidamente al voto alleandosi con
Veltroni per strappare il governo a Berlusconi. Stavolta, infatti, la conta dei
voti non sarà semplice come due anni fa. È vero, la vittoria spetta a chi
raccoglie più suffragi degli altri. Ma nel 2006 si trattava, in pratica, di una
sfida a due.
Sulle
schede scontro Berlusconi-Amato ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è che le due
coalizioni (quella per Berlusconi e quella per Veltroni) sono poco visibili, i
simboli dei partiti ravvicinati, c'è rischio che si annullino molti voti.
Replica di Amato: "I presidenti dei seggi sono già stati informati.
Verranno impartite istruzioni in proposito. Da oggi c'è anche uno spot
televisivo che spiega come votare".
Berlusconi
arriverà direttamente in piazza Sisto
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il palco sarà
posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Il Pdl ha così motivato la
scelta di Savona: "A Genova e Imperia Berlusconi era già stato, a Savona e
La Spezia no. E' qui che dobbiamo ottenere i voti decisivi per vincere il
Senato e lo faremo con Berlusconi. Oltretutto a Savona l'anno prossimo si
voterà anche per la Provincia".
Scontro
a sinistra E Veltroni promette aiuti alle casalinghe
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E se Veltroni
cerca di limitare al minimo indispensabile le repliche o anche le
"provocazioni" mascherate a Berlusconi, chi non manca di usare un
tipico linguaggio da campagna elettorale è il ministro degli Esteri Massimo
D'Alema. Da capolista del Partito democratico in Campania-1, D'Alema ha
ripetutamente punzecchiato il Cavaliere:
Perché
l'adesione della Nato all'Albania?
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni vuol
tassare anche i Bot e i CctNapoli snobba D'Alema: a riceverlo solo il signor
LaricchioLe gaffe dei magistrati a cui Veltroni vuol affidare la
giustiziaFerrari show in Barhein primo Massa, secondo Kimi. Hamilton
koBerlusconi: "Più saggio ristampare le schede elettorali, il tempo
c'è"Fiaccola olimpica: manifestante tenta di spegnerla,
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Veltroni in Campania presenta un disegno di legge contro la
criminalità organizzata "Lotta senza quartiere" RUDY FRANCESCO CALVO
"Dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta, sradicarle
dalla vita di questo paese e se un candidato premier non si propone questo
impegno non svolge fino in fondo il proprio dovere". Walter Veltroni torna ad attaccare a voce alta dalla Campania la
criminalità organizzata, come già aveva fatto in Sicilia e Sardegna.
"Bisogna fare una lotta senza quartiere ? dice ? senza ambiguità né
reticenze e zone d'ombra con aree della politica che strizzano l'occhio a
questi poteri per un pacchetto di voti". Per il segretario del Pd il voto
di scambio è "la causa di tutti i mali" e serve "un lavoro
determinato per stroncare gli anelli di congiunzione tra politica e
criminalità", a partire da "una modifica delle procedure per gli
appalti e la promozione delle associazioni antiracket rafforzando il sostegno
delle istituzioni". A Trentola Ducenta (Caserta), ospite di una villa
confiscata a un boss autore di 99 omicidi trasformata in una casa famiglia, Veltroni presenta un disegno di legge rivolto a rendere più
efficace e rapida la risposta della giustizia alla criminalità. Gli obiettivi
principali riguardano la tutela degli imprenditori che decidono di denunciare
le pressioni mafiose (e, di contro, il sequestro e la confisca di prevenzione
per i beni di chi non denuncia), il rafforzamento degli uffici giudiziari
stanziati nelle zone maggiormente esposte alla criminalità organizzata,
l'assunzione (anche a tempo determinato) nella pubblica amministrazione dei
testimoni di giustizia, il divieto di erogazione di contributi statali ai
soggetti condannati per reati particolarmente gravi. Misure che per la
candidata a governatore in Sicilia Anna Finocchiaro danno "una marcia in
più alla lotta dello stato contro la criminalità organizzata", mentre la
responsabile sicurezza del Pd Roberta Pinotti fa notare: "A differenza di quanto disse il ministro delle infrastrutture di Berlusconi, con la mafia non si deve convivere. Se convivi con la
criminalità organizzata questa ti soffoca, l'unica possibilità è
combatterla". Nonostante il tempo poco clemente, Veltroni trova ad
attenderlo a Caserta, Avellino e Salerno la folla che ormai stabilmente lo
accompagna nel suo tour per le province italiane. Anche nella regione in
cui l'emergenza rifiuti e il ruolo controverso del governatore Bassolino hanno
complicato il tentativo di scalata del Pd, tanto da considerare ormai
compromesso qui il premio di maggioranza per il senato. Veltroni
sfiora solamente il tema, parlando della necessità di rendere l'Italia un paese
"semplice e veloce", perché quando "non si prendono le decisioni
nei tempi giusti poi succede come in Campania, dove si è creata l'emergenza
rifiuti". Intervenendo in serata a Salerno, Veltroni
parla anche di sanità, garantendo l'introduzione di "procedure che
valorizzino il merito e il talento di ciascuno". Guardando implicitamente
al caso giudiziario che ha sconvolto l'Udeur, Veltroni
stigmatizza l'abitudine di "mettere a dirigere le Asl persone che fino a
quel momento si erano occupate di trasporti o altro" e garantisce che il
Pd s'impegnerà affinché questi ruoli siano attribuiti in seguito non sulla base
delle indicazioni delle forze politiche, ma esclusivamente a "gente che
sappia di cosa si parla". Il tour campano di Veltroni
si conclude oggi a Benevento, ma il candidato del Pd sarà mercoledì a Napoli
per una delle manifestazioni di chiusura della campagna elettorale, in quella
stessa piazza del Plebiscito che ieri sera ha ospitato "il principale
esponente dello schieramento a noi avverso".
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Napoli, oltre alle
prevedibili frasi polemiche contro il centrosinistra che governa la città (trovando
anche il modo di offendere Rosa Iervolino) e la regione, Silvio Berlusconi ha annunciato che "nel corso dei primi
consigli dei ministri prenderemo anche provvedimenti duri e impopolari".
La prima seduta ? ha detto ? si terrà proprio a Napoli. Il leader
della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni
numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e
ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della
folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader del Pd:
"Sui ri uti facciamo autocritica, ma basta coi processi a uno solo"
"Li cancelleremo". Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con
Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara
"lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e
'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la
criminalità organizzata, presentando un apposito disegno di legge, che
colpisce in primo luogo gli interessi economici delle cosche e rafforza la
presenza della magistratura nelle aree più a rischio. Mentre Berlusconi
a Napoli (dove Veltroni sarà mercoledì) risale sul
predellino per attaccare Bassolino sui rifiuti, Veltroni
riconosce che "tutti hanno una parte di responsabilità, anche il
centrosinistra ", ma certo non può essere immune "chi è stato al
governo nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro
".
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rima rispetto alla
seconda, lo dimostra il Sillabario di Nanni Moretti, presentato venerdì sera a
Napoli in una sala affollata, in cui il regista già leader del movimento dei
Girotondi negli anni 2001-2002, all'epoca della più cocente sconfitta del centrosinistra
nei confronti del centrodestra, s'è preso anche delle sonore contestazioni da
parte del pubblico, per aver dedicato la "B" del suo alfabeto a
"Berlusconi, bugia, brogli, boomerang",
dimenticando di includere Bassolino. Anche se non c'è sicuramente un'intenzione
precisa (Moretti s'è rapidamente disamorato della politica ed è tornato a tempo
pieno al cinema), dal Sillabario emerge una svolta "politically
correct" del regista. L'arrivo alla guida del Pd di
Walter Veltroni, il leader più cinefilo e più vicino al mondo cinematografaro
che si conosca, ha determinato un chiaro ripensamento. Tutto il tono è più
moderato, solo la "N" di nemico è riservata all'odiato Cavaliere. Si
va dalla "A" di "antipatia", per "le persone di
spettacolo che non vanno a votare sostenendo che non hanno tempo",
e facendo così propaganda anche involontaria per l'astensione, alla
"Z" di "zavorra", come quella di cui si libera, scaricando
dal bagagliaio della Vespa un cumulo di ritagli di giornale, il protagonista di
"Aprile". E si passa per la "L" di "linguaggio"
("Le parole sono importanti, come ho detto nel mio film Palombella
Rossa"), la "O" di "opinione pubblica" ("E' la
cosa che manca di più in Italia"), la "P" di "paura"
("La mia paura è che oggi il disprezzo delle regole sia un dato biologico
degli italiani"), la "Q" di "qualità" ("La
ricerca della qualità è sempre vincente. Se una televisione si ponesse questo
obiettivo, si scoprirebbe con sorpresa che sono in molti a seguirla").
Moralismo, un pizzico di disprezzo per una certa Italia, una sapiente spruzzata
di autocitazioni, un'inedita apertura alla tv, sempre demonizzata nei suoi
film, una chiusura aristocratica a Internet ("Per me la Rete non è
democrazia") e un rifiuto totale per Grillo ("No, proprio no").
Ecco il nuovo Moretti-pensiero, in versione light-veltroniana. Come sono
lontani i tempi dei Girotondi, e com'è strano che questo accada proprio quando
la terribile profezia del "Caimano" (la vittoria di Berlusconi in un paese ormai in fiamme) rischia davvero di
realizzarsi.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La lettera Vespa:
con il duello il mio "salotto" non c'entra Caro Direttore, sono
rimasto allibito nel leggere su "La Stampa" di ieri il seguente
titolo: "Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa". In una
didascalia si precisa che l'ultimo confronto a distanza tra i candidati
premier, programmato per venerdì 11 aprile, si svolgerebbe "con le
modalità già scelte da RaiDue e non da Vespa". È tutto frutto di un
clamoroso equivoco. "Porta a Porta" ospiterà Veltroni e Berlusconi mercoledì 9 e giovedì 10 aprile, dopo aver ospitato nei due
giorni precedenti Bertinotti e Casini. Il confronto finale di venerdì 11 aprile
e le sue modalità operative sono state stabilite un mese fa dalla Commissione
Parlamentare di Vigilanza. Nonostante sapessi fin da allora che né Veltroni né Berlusconi sarebbero
intervenuti, ho accettato per dovere aziendale la cortesissima offerta a
condurlo che mi è venuta da Giuliana Del Bufalo, direttore delle Tribune. Non
c'è quindi nessun "no" al salotto di Vespa, che sarà l'unico ad aver
ospitato per almeno tre volte, durante la campagna elettorale, Berlusconi e Veltroni e gli altri
principali competitori, dando comunque la voce anche ai partiti più piccoli.
Bruno Vespa.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA SEMPLICITà
IMPOSSIBILE SEBASTIANO MESSINA La più spericolata, la più coraggiosa
delle promesse elettorali non è quella di Berlusconi di
costruire finalmente il Ponte sullo Stretto, ma quella di Veltroni di fare dell'Italia "un Paese semplice". L'ultima e
più lampante dimostrazione di come questo Stato non riesca a fare quasi nulla
senza complicarci la vita potremmo trovarla domenica prossima quando andremo a
votare: una scheda elettorale a trabocchetto. Una scheda all'apparenza
ordinata e lineare, con tutti i simboli dei partiti messi in fila l'uno accanto
all'altro. SEGUE A PAGINA 27 I SERVIZI ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti LA
SEMPLICITà IMPOSSIBILE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ma che nasconde un'insidia
logica, una trappola invisibile: se uno mette la croce sulla coalizione,
anziché sul partito, il suo voto sarà annullato. Cancellato. Buttato via. E'
dunque da prendere sul serio, molto sul serio, l'allarme bipartisan che ieri
hanno lanciato da sponde opposte proprio i due leader che si amano di meno,
ovvero Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Tutti e
due, dopo aver dato un'occhiata al fac-simile della scheda elettorale, hanno
fatto un salto sulla sedia e hanno detto: non si può. Ha ragione il Viminale a
dire che si tratta della stessa scheda stampata per le ultime elezioni
politiche, appena due anni fa. Ed è certamente vero, come ha risposto il
ministro Amato, che questo modello "è in conformità della disciplina
legislativa vigente e in particolare al decreto dell'8 marzo 2006 che ha la
firma di Berlusconi e del mio predecessore al
ministero dell'Interno". Ma non c'è dubbio che il ministero ha sottovalutato
la novità del 13 aprile, ovvero la riduzione delle due principali coalizioni
rispettivamente da 17 partiti a 2 appena. Una novità che produrrà una scheda
assai diversa da quella di due anni fa. Sullo stampato ufficiale che ci verrà
consegnato nella cabina elettorale, per esempio, i simboli del Pdl e quello
della Lega (così come quelli del Pd e di Italia dei Valori) saranno affiancati
in un'unica casella, delimitata da un bordo in neretto. La prima, naturale
tentazione del povero elettore sarà dunque quella di mettere una bella croce
che copra tutta la casella, segnando entrambi i circoletti colorati. Errore
fatale. Perché così getterà via il suo voto. In base alla legge, l'unica
possibilità concessa al cittadino votante è infatti quella di tracciare una croce
sul simbolo di un partito ? uno solo! Il più immediato risultato concreto dell'audace sfoltimento delle rispettive coalizioni compiuto da Veltroni e da Berlusconi sarà quello di mettere un punto interrogativo sul voto di chi li
avrà presi tanto sul serio da voler dare, con una sola croce su due partiti, la
propria personale approvazione all'idea del bipartismo. Insomma, una
semplificazione che crea una complicazione. Se uno ci credesse, dovrebbe
pensare che sulle elezioni italiane pesa una maledizione, un incantesimo, un
malocchio. Più si cerca di renderle lineari, e più esse si imbrogliano. Abbiamo
una legge elettorale assurda, che ancora una volta si ritorce contro chi l'ha
voluta, schede elettorali più grandi del mondo, teniamo aperti i seggi più a
lungo di tutte le democrazie occidentali. E ora ci ritroviamo a una settimana
dal voto senza sapere se la Dc di Pizza sarà sulla scheda, se la Dc di Sandri
vincerà il suo ricorso, se la Dc di Rotondi si opporrà e se la Dc ? pardon:
l'Udc ? di Casini potrà mantenere il suo scudo crociato. Enormi cumuli di
schede elettorali giacciono dunque nei magazzini delle tipografie ingaggiate
dal Viminale, senza che nessuno sia in grado di dire ? al momento ? se si
possono inviare ai seggi o se invece bisognerà ristamparle tutte, aggiungendo
un simbolo e cambiandone lo schema grafico. Comunque vada a finire, è un bel
pasticcio. Che poteva, e doveva, essere evitato.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti QUANTO
CONTA CHI NON VOTA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In numerosi casi, peraltro, le
convinzioni cambiano. Anche quando sembrano solide. L'elettore deciso a
cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui suoi passi. Oppure,
viceversa: l'elettore privo di dubbi, al momento del voto, di fronte alla
scheda decide di svoltare. Un segno e via. Naturalmente, ogni elezione fa
storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero in una sorta di scontro
bellico-mediatico, che infiammò la campagna. Così, Berlusconi
mobilitò molti elettori di centrodestra, affetti dalla delusione e dall'apatia.
Questa volta il discorso è diverso. La campagna elettorale appare più apatica
degli elettori. I due principali candidati alla vittoria finale intenzionati a
confrontarsi solo a distanza. Degli scontri di due anni fa, oggi, risuonano
solo echi lontani. In tivù, ormai, passano perlopiù i candidati degli altri
partiti, alla caccia di visibilità. E del quorum. Per cui è probabile che la
quota di coloro che ancora non hanno deciso oppure, più semplicemente, non si
sono ancora posti il problema, sia più ampia di due anni fa. Molto più ampia, diremmo.
Anche perché, rispetto al passato, è cambiata l'offerta politica. I partiti, le
sigle, le coalizioni. Molti elettori non hanno ancora compreso le novità e i
cambiamenti di questa fase. Altri, invece, non le hanno metabolizzate; stentano
ad accettarle. Per cui, la quota degli incerti, a una settimana dal voto, è
alta. Crediamo che si estenda a poco meno di tre elettori su dieci. Non abbiamo
dati precisi; ma, soprattutto, non li possiamo dare. Per par condicio. Per cui,
ragioniamo a spanne. Un terzo di questi "elettori in bilico" sono
distaccati, estranei alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la
giornata è bella ? e forse anche se il tempo è brutto ? si scordino di votare.
I rimanenti "elettori in bilico" si dividono a metà, tra indecisi e
(potenziali) astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso
"per chi" oppure "se" votare. In entrambi i casi,
prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra.
Soprattutto per la lista dell'Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli
elettori di centro. Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una
"certezza inconsapevole". Al momento del voto, in altri termini,
esprimeranno la scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri,
Pagnoncelli, Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona ragione. Diverso
è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa occasione, si presentano
in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle elezioni precedenti. In
quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali. Nell'astensionista marginale:
estraneo alla politica anche perché socialmente periferico. Oppure
nell'elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca perlopiù a destra.
In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di
"astensione attiva". Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa,
ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso
politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in
questa fase (da Demos, Ipsos e SWG), possiamo individuare tre tipi principali.
a) I "vaffa". Considerano il Pd uguale agli altri partiti. Perché non
ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto in lista troppi esponenti
della nomenclatura, qualche indagato e molti volti nuovi di cui non si sentiva
il bisogno. b) I "tradizionalisti". Fedeli alle tradizioni politiche
più radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure: ex-diessini e popolari.
Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico nuovo, come il Pd. Che, per
scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda altrove: all'America,
all'Inghilterra di Blair. O, peggio, all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting
pot" della Sinistra Arcobaleno. c) I "radical". Sofisticati,
considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo
frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma
anche". Troppo pop. Meglio: nazionalpopolare. Scarsamente laico.
Troppo lib e poco lab. Stressato fra la Binetti e Calearo. Per gran parte di
questi elettori, l'astensione è una scelta. Il "voto di chi non vota"
(efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino,
pubblicato anni fa dal Mulino). Questi tre tipi di astensionisti risultano,
tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione
prodotta dall'assenza del Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi
dal discorso politico di Veltroni. Che ha rinunciato
perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: "il principale esponente dello
schieramento a noi avverso". E lo fa in modo aperto e provocatorio. Per
marcare la distanza dal centrosinistra passato (più o meno prossimo). Che aveva
costruito vittorie e sconfitte sulla figura del Cavaliere.
Sull'Antiberlusconismo. Fino a divenirne gregario. Per cui Veltroni
prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale "irenica",
come l'ha definita, con un po' d'ironia, Giovanni Sartori (sul Corriere della
Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti, pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel "Cavaliere
inesistente". L'Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver
eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori
moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi contro l'UdC, in nome del "voto utile",
cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd. In questo modo, però,
alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa dall'esperienza di
governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia. L'esito delle
elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa, dal "voto
di chi non vota". Il risultato del Pd, in particolare, pare destinato a
migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale crescerà,
avvicinandosi all'84% raggiunto due anni fa. Da ciò, un duplice quesito. 1) A
Walter Veltroni: se sia possibile dissipare
l'incertezza e la voglia di astensione, diffuse nella sua base, senza deviare,
nemmeno per sbaglio, il suo viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il
Cavaliere. Come in ogni battaglia ? o, se si preferisce, competizione ?
elettorale che si rispetti. 2) Agli elettori tentati dall'astensione attiva. Ai
"vaffa", ai "tradizionalisti" e ai "radical". Se
sia davvero inattuale il paradigma montanelliano, che invita a turarsi il naso
e a votare il "meno peggio". Per non contribuire, con il loro (non)
voto consapevole, a consegnare il governo del Paese nelle mani dell'Innominato.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti SE SCENDE A
VALLE LA MONTAGNA DEGLI INDECISI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) EUGENIO SCALFARI
Così Guido Carli nel
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli Veltroni e il vicepremier in Campania: "Il Cavaliere a
Napoli? La città ha già i suoi problemi" Elezioni, offensiva finale
D'Alema attacca Berlusconi politica allo sprint in
vista del voto. Dopo il comizio di Berlusconi e Fini in piazza del Plebiscito, controffensiva elettorale di Veltroni, che parla a Benevento, e di D'Alema in visita a Ischia e
Ottaviano. Veltroni evita di nominare Berlusconi, mentre
D'Alema lo attacca esplicitamente, usando l'ironia: "Ha detto che vuole
trasferirsi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi".
In una conversazione con Andrea Geremicca sulla rivista "Mezzogiorno
Europa", il ministro denuncia il rischio che il Nord, sotto la spinta di
una vittoria del centrodestra, finisca per oscurare i problemi del Sud. Il Pdl
risponde con l'arrivo dei "colonnelli", tra cui Scajola e Tremonti.
PATRIZIA CAPUA, ANGELO CAROTENUTO ROBERTO FUCCILLO, OTTAVIO LUCARELLI ALLE
PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Napoli I
socialisti al Filangieri. Di Lello: Iervolino sempre sott'acqua, ogni tanto
sbuffa "Siamo noi la vera opposizione" venerdì a Napoli arriva
Boselli Corace: "Il nostro è stato l'unico partito ad essere uscito dalla
giunta Bassolino" OTTAVIO LUCARELLI "Il sindaco Rosa Russo Iervolino
in questa campagna elettorale è come la balena. Resta sempre sott'acqua e ogni
tanto solleva uno sbuffo". Marco Di Lello, numero due a Napoli alla Camera
dietro Enrico Boselli che guida le liste in mezza Italia, riempie il cinema
Filangieri a Chiaia per la convention del Partito socialista. Tra i primi ad
arrivare due ex sindaci, Pietro Lezzi e Franco Picardi, poi via via in tanti,
comprese diverse mamme con i passeggini, fino agli attuali amministratori dal segretario
regionale Fausto Corace al presidente dell'azienda trasporti Anm Antonio
Simeone. Con Gianfranco Gallo, figlio di Nunzio recentemente scomparso, scelto
come testimonial dopo essere stato candidato senza successo nello Sdi alle
comunali di due anni fa. Sala piena e uno slogan su tutto: "Pulito".
Slogan che Di Lello ha fatto stampare non solo su santini e cartoline ma anche
su un sacchetto simbolico sul cui retro sono in bella evidenza tutte le
indicazioni per una corretta raccolta differenziata dei rifiuti (compreso il
numero verde dell'azienda di raccolta Asìa). Sacchetto distribuito al
Filangieri e anche in un gazebo allestito in piazza dei martiri. Il colore
rosso che domina la sala, uno spot sul lavoro che Di Lello ha svolto finché è
stato alla guida dell'assessorato regionale al turismo. Quindi l'annuncio del
segretario Fausto Corace: "Qualcuno finge di non saperlo e nell'ultima
riunione in aula ho dovuto ripeterlo al presidente dell'assemblea Sandra
Lonardo. Io e gli altri due consiglieri regionali socialisti in Regione siamo
all'opposizione. Un'opposizione di sinistra. L'unico partito, in mezzo a tante
chiacchiere, ad avere concretamente deciso di uscire dalla giunta Bassolino per
stare all'opposizione". In sala tra gli altri il professore Gerardo
Ragone, l'ex assessore comunale Salvatore Arnese, l'ex consigliere comunale
Enzo Clarizia. Il testimone passa da Corace a Marco Di Lello che, ad un mese
dalla sua uscita dalla giunta regionale, conferma tutte le critiche a Bassolino
per le scelte mancate in tema di rifiuti ma punta il mirino anche sulla
situazione della città, dalla "scarsissima raccolta differenziata ancora
al di sotto del dieci per cento" fino alle "strade gruviera anche
laddove sono state eseguiti onerosi lavori di manutenzione". Di Lello
ricorda che il suo settore, il turismo, è stato "l'unico assieme ai
trasporti a superare l'esame Ue sull'utilizzazione in Campania dei fondi
europei". Quindi annuncia che venerdì prossimo il leader nazionale del
partito, Enrico Boselli, chiuderà proprio a Napoli la campagna elettorale con
una manifestazione che si terrà nel tardo pomeriggio al Palapartenope di
Fuorigrotta. Boselli arriverà a bordo del truck su cui ha
girato il paese mentre dopodomani sarà in città Gianni De Michelis, alle 18 al
circolo Posillipo, per una manifestazione dal doppio titolo: "Berlusconi-Bossi, un delitto politico contro il Sud"; "Veltroni-Di Pietro: un delitto politico contro i socialisti".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli Veltroni nel feudo di Mastella Per il leader Pd applausi a
Benevento: "Come sta Clemente?" "Per la crescita e lo sviluppo
del Sud c'è bisogno di legalità e infrastrutture" PATRIZIA CAPUA dal
nostro inviato BENEVENTO - "Clemente come sta? Salutamelo tanto" dice appena sceso dal pullman Walter Veltroni,
stringendo la mano a Fausto Pepe, il sindaco di Benevento dell'Udeur che due
giorni fa ha reso pubblica dichiarazione di voto per Veltroni.
"Non al Pd, ma a lui - spiega il sindaco eletto nel 2006, dopo 13 anni di
governo di centrodestra - come unico, vero candidato in alternativa a Berlusconi. Mi sembra doveroso ascoltarlo". Nel Sannio di
Clemente Mastella, dopo Avellino, Caserta e Salerno, il leader del Pd approda
nel pomeriggio di ieri per la 99esima tappa del suo tour elettorale. Abbraccia
il regista cinematografico Ettore Scola, suo caro amico che gli va incontro e
lo accompagna al palco. Sotto l'Arco di Traiano lo attendono in cinquemila:
durante il discorso di un'ora e un quarto lo interromperanno 61 volte per
tributargli applausi scroscianti. Veltroni arriva da
Roma, in mattinata ha visitato alcune famiglie della borgata Garbatella. Sul
palco tutto verde bandiera c'è posto per pochi. Salgono Scola, il candidato
presidente del Pd alla Provincia, Nello Cimitile, rettore dell'università del
Sannio, i candidati Tino Iannuzzi, Pina Apicierno, Costantino Boffa, il
presidente uscente della Provincia, Carmine Nardone, e Antonella, una giovane
beneventana scelta per aprire il comizio con un discorso di tre minuti.
Mastella non c'è ma è sullo sfondo, e neanche tanto sfocato perché l'Udeur fa
parte a pieno titolo della coalizione di centrosinistra che sostiene la
candidatura di Cimitile, con Pd, Pse, Italia dei Valori e Sinistra arcobaleno.
"Non si può confondere il livello nazionale con quello locale. Questa
coalizione ha governato - dichiara, a margine, Cimitile - in questi 10 anni la
stragrande maggioranza dei Comuni del beneventano e ha lavorato bene. Sul piano
nazionale c'è un cantiere aperto e quindi una situazione politica instabile.
Bisogna aspettare che si rafforzi e quando ci saranno le elezioni in tanti
Comuni ci sarà un allineamento al quadro nazionale". Veltroni
gratifica subito la piazza: "è una meraviglia, so che in questa stessa
piazza sono venuti altri ieri (Fini, ndr) e non erano in molti". Il popolo
del Pd applaude. Tanta gente sotto un cielo che ha deciso di essere buono e
risparmiarsi di piovere. Giovani e tanti vecchi, volti di gente semplice.
"Per noi invece è così in tutta la campagna elettorale - prosegue Veltroni - in questo grande viaggio abbiamo fatto
manifestazioni a tutte le ore, e ogni volta ho visto valanghe di gente. Allora
ho detto ai miei collaboratori: vediamo se è così anche a mezzanotte. E stasera
siamo a Conversano, vicino Bari, per un comizio a mezzanotte. Se c'è gente
anche lì vuol dire che le cose vanno bene". Il comizio prende il largo, Veltroni cita Bossi "che ieri ha fatto il giuramento di
Pontida", e dal pubblico sale un "bastardo". "Vorrei sapere
se giura anche sulla Costituzione italiana e sulla bandiera tricolore":
Benevento applaude e grida "bravo". Qui si tratta di cambiare
radicalmente un paese, dice il leader del Pd: "Noi abbiamo un gorilla
sulle spalle, un peso che ci impedisce di muoverci. Anzitutto dobbiamo spezzare
le catene della burocrazia. Lo Stato dovrebbe alimentare le cose da fare, le
iniziative da intraprendere. Vuoi fare ricerca? Carmine Nardone ne sa
qualcosa". E la folla applaude Veltroni e
Nardone. "Dovrebbe dire, vieni, vieni, per non costringere le persone ad
andarsene all'estero. Con un Paese organizzato così non si va lontano. Se non
si mette mano alle infrastrutture". Cita l'esempio della Salerno-Reggio
Calabria: "Si deve completare, voi ne sapete qualcosa. Non si possono
impiegare venti anni, Santo Dio" dice alzando il tono della voce e la
gente batte le mani convinta. Veltroni parla dell'"Italia
che vogliamo". Torna sulla nuova politica, sull'aria nuova dell'esecutivo
che realizzerà "una fase di forte discontinuità" anche in Campania,
dove, sostiene il segretario del Pd, non si poteva aprire una crisi
istituzionale durante l'emergenza rifiuti. Poi torna sul tema della legalità:
"Il Mezzogiorno ne ha bisogno per crescere, ha bisogno di liberarsi di
mani che succhiano il sangue di chi lavora, e che spargono sangue". Ripete
a Benevento quello che il giorno prima ha gridato a Caserta, nella terra dei
boss: "Siccome questo è il tempo che mafia e camorra devono decidere a chi
dare il voto, lo voglio ripetere qui: decidano per chi vogliono ma non per il
Pd. Noi li vogliamo annientare, cancellare". E la piazza gli regala il più
sentito degli applausi. E via verso la centesima tappa a Conversano, alle porte
di Bari, per il comizio di mezzanotte. Il 9 aprile Veltroni
sarà di nuovo a Napoli, per il comizio di chiusura della campagna elettorale, a
piazza Plebiscito. Domani il vicesegretario nazionale del Partito democratico,
Dario Franceschini, incontrerà i giornalisti (ore 11 e 30) nella sede regionale
del Pd in, via Nazario Sauro. Nel corso della conferenza stampa, Tino Iannuzzi,
illustrerà le iniziative della segreteria regionale per il comizio di chiusura
di mercoledì.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
D'Alema attacca Berlusconi "Vuole stabilirsi a
Napoli, ma la città ha già tanti problemi" Stamane al Sannazaro con
l'assessore Oddati per il Forum della Cultura 2013 ANGELO CAROTENUTO La
Risposta a Berlusconi era pronta da venerdì.
"Vuole stabilirsi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza
problemi... Se aveva tutta questa passione, poteva venire prima, affrontare il
problema rifiuti e dire di averlo risolto. è stato 5 anni al governo, e non ha
aperto una discarica né un termovalorizzatore". Massimo D'Alema è di nuovo
a Napoli, seguito da alcuni corrispondenti della stampa estera: Financial
Times, Frankfurter Allgemeine, Le Monde, El Pais, O Globo, La Naciòn. Tour
elettorale, ma anche iniziativa da ministro che si preoccupa di risollevare
l'immagine di una terra provata dalle emergenze, "perché vedano i
problemi, ma anche gli sforzi che stiamo facendo per risolverli alla vigilia
della stagione turistica". Stamattina, dopo la vittoria a Parigi per
l'Expò 2015, riunisce con l'assessore comunale Nicola Oddati, al teatro
Sannazaro, il mondo della cultura napoletana per tornare sull'argomento Forum
2013, privato da Rutelli dello status di "grande evento". Poi
Afragola, Nola, Acerra. D'Alema arriva in treno ad alta velocità viaggiando con
l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. Si imbatte nei
tassisti che inneggiano a Berlusconi. "Ho visto
che apprezza il lavoro di De Gennaro. Be', lo abbiamo nominato noi?".
Chiacchiera con un ragazzo uscito da problemi di tossicodipendenza. Una puntata
a Ischia (col brivido di una scossa di terremoto, senza conseguenze), una
visita al parco naturale del Vesuvio. A Ottaviano, nella villa medicea, D'Alema
lancia un appello ai militanti d'una volta, compreso Giovanni Boccia, un
signore anziano che gli fa firmare la tessera del Pci, accanto agli autografi
di Berlinguer e Ingrao. A quelli come lui viene chiesto di "andare casa
per casa, soprattutto a parlare con la passione antica a coloro che sono
sfiduciati e pensano di non votare, per una volata finale carica di
emozioni". è la linea degli ultimi 7 giorni, insieme a
una consegna: basta polemiche interne, concentrarsi sullo scontro con Berlusconi. Taglia dunque corto sulla presenza di Bassolino mercoledì al
Plebiscito: "Non ho idea di chi ci sarà sul palco. Credo che ovunque vada Veltroni, facciano salire i capilista".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
Dopo il comizio di Berlusconi settimana decisiva per
il centrodestra Il Pdl si prepara al rush finale in città sfilano i colonnelli
Domani arriva l'ex ministro Matteoli e martedì Frattini Poi toccherà a Scajola
e Tremonti "Non c'è stato angolo della Campania che non abbia raccolto
l'appello alla mobilitazione lanciato dal Popolo della libertà". è il commento
di Nicola Cosentino e Mario Landolfi, segretari di Forza Italia e An, che dopo
il comizio di Berlusconi e Fini di venerdì sera in
piazza del Plebiscito ora dovranno gestire l'ultima settimana di campagna
elettorale che vedrà nella città di Napoli e dintorni una sfilata di
"colonnelli" in una serie di iniziative in cui il Pdl punterà su
bonifiche, risanamento e sicurezza. "Perché il punto - spiega Cosentino -
è che qui il disastro non è solo in tema di rifiuti. Certo, è il caso più
visibile ed eclatante e bene ha fatto Berlusconi ad
annunciare che sarà a Napoli finché non l'avrà risolto. Ma allo stesso tempo
non dobbiamo dimenticare altri disastri come la sanità dove la Regione è
riuscita in appena sedici mesi ad accumulare un miliardo e 300 milioni di
ulteriori debiti. Una situazione che vede cliniche, laboratori di analisi e
farmacisti giustamente in rivolta". Una settimana intensa anche per
contrastare da un lato il costante lavoro ai fianchi di Massimo D'Alema e dall'altro il comizio di Walter Veltroni il 9 aprile
in piazza del Plebiscito. Si riparte domani, dunque, con il magistrato Alfonso
Papa, candidato alla Camera ed ex direttore generale delle professioni al
ministero della Giustizia, che alle 11.30 incontra gli avvocati al nuovo
Palazzo di giustizia dove ci sarà il guardasigilli Luigi Scotti.
"La principale questione sul tappeto - spiega Papa - è l'avvio di una
piattaforma sui concreti temi di una riforma aperta al mondo delle
professioni". Domani arriva l'ex ministro Altero Matteoli che alle 11
all'hotel Mediterraneo parlerà delle "Bonifiche ambientali non realizzate
dal commissario Antonio Bassolino" assieme a Luigi Bobbio e Vincenzo
Nespoli. Alle 16 per Matteoli un incontro all'Unione industriali, alle 18
manifestazione all'Augusteo e in serata comizi a Scafati e Afragola. Martedì il
testimone passa a Franco Frattini che alle 16 sarà a Scampia per un dibattito
sulla sicurezza. Mercoledì giornata clou con l'arrivo in Campania di altri due
"colonnelli". Alle 11 sempre al "quartier generale"
dell'hotel Mediterraneo ci sarà Claudio Scajola che alle 17 si sposterà in un
albergo del lungomare. Nella stessa giornata Giulio Tremonti parlerà ad Aversa,
Giugliano e Pozzuoli per traslocare giovedì a Napoli. Nel corso della settimana
sarà inoltre in giro per la Campania Barbara Contini, capolista al Senato del
Pdl. Ieri mattina, intanto, il Popolo della libertà ha aggiunto un altro
tassello al suo mosaico con l'adesione ufficiale da parte dell'Unione europea
cristiano sociale annunciata dal presidente nazionale Gennaro Castiello in una
manifestazione in città assieme a Mario Landolfi. "Un ingresso - spiega
Castiello - con pari dignità rispetto ad altre forze politiche per costruire il
nuovo partito". Tra i tasselli del Pdl anche Alternativa sociale di
Alessandra Mussolini che venerdì sera era in piazza del Plebiscito assieme a
tanti altri candidati e che ieri in un intervento ha preso di mira Antonio
Bassolino e Rosa Russo Iervolino: "Sono la coppia più hard perché sono i
più duri a mollare. La verità è che non se ne può più di quei due anche perché
in questi anni non hanno fatto danni solo a Napoli e in Campania ma hanno
veramente distrutto l'immagine dell'Italia nel mondo". (o. l.).
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Napoli
Udc Mazzoni: "Un CdM in Campania? Prodi e Berlusconi
fanno lo stesso gioco" PRODI e Berlusconi fanno
lo stesso gioco. è l'accusa che lancia Erminia Mazzoni, leader Udc candidata al
Senato e alla Provincia di Benevento. "Solo un anno e mezzo fa - nota
Mazzoni - Prodi designava la Campania quale ideale location per il Consiglio
dei ministri, scegliendo la Reggia di Caserta e producendo, come unico
risultato, passerella di istituzioni e costi senza precedenti. Oggi, in piena
campagna elettorale, Berlusconi rinnova la stessa
intenzione, indicando questa volta il Palazzo Reale di Napoli". Secondo
Mazzoni potrebbe rivelarsi "un nuovo abuso, un ulteriore spreco di denaro
pubblico proprio quando si discute di investimenti e di ripresa del
mezzogiorno". L'Udc attacca anche con altri suoi esponenti. Gennaro
Ferrara, rettore della università Parthenope, denuncia che "il divario
Nord-Sud in economia si accentua per effetto della iniqua e ingiusta
distribuzione delle risorse finanziarie. Le università e gli enti di ricerca
del Nord ricevono finanziamenti più di tre volte superiori a quelli del
Sud". Per Ferdinando Adornato invece "abbiamo perso
quindici anni, non c'è più tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno
già governato e male: ora non si può essere nel contempo causa e
soluzione".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Napoli
Sinistra, Vendola suona la carica "Salario sociale per i disoccupati. E Veltroni rinunci alla legge 30" Messaggio a Bassolino:
"Io ho smantellato la struttura commissariale" ROBERTO FUCCILLO
"Voglio un voto inutile". A mezzogiorno la platea affollata del
teatro Pierrot in quel di Ponticelli si stupisce, un po' come quando Sanremo
trasalì di fronte a Vasco Rossi che invocava una vita spericolata. Poi Nichi
Vendola spiega: "Non ne posso più di questa faccenda del voto utile. Vi
chiedo un voto inutile. Meravigliosamente inutile in questo mondo che considera
inutile la bellezza, inutili i diversamente abili, inutile il lavoro
stabilizzato". Il paradosso qualifica la campagna della Sinistra
arcobaleno, a caccia di quei temi che i due colossi evidentemente dimenticano.
Ne fa fede la proposta di legge, illustrata proprio ieri col contributo di
Vendola, per la istituzione del salario sociale. "Non una forma di
assistenzialismo - dice il presidente della Regione Puglia, che molti già
vedono come futuro leader della Sinistra dopo Bertinotti - ma come l'accesso ai
diritti di cittadinanza, legato al mondo del lavoro: quattrocento euro per
disoccupati e inoccupati, e altrettanti sotto forma di bonus per la casa, la
formazione e il trasporto pubblico". Evidente la strategia di
diversificazione da Pd e Pdl. Dice anche il verde Tommaso
Pellegrino: "Berlusconi e Veltroni tutelano i poteri forti, noi sulle fasce più deboli, i giovani,
i pensionati". E Vendola, che ha poi effettuato un tour anche al Vomero e
in alcuni Comuni della provincia, prova a cogliere in contropiede Veltroni: "Caro Walter, non basta commuoversi per i morti sul
lavoro. Il tema del lavoro è stato relegato ai margini del dibattito sul
mercato. Invece è un problema sociale, che deve tornare a essere centrale nel
dibattito politico. Non per fare polemica con il Pd, ma è un'ipocrisia pensare
che la precarietà possa essere superata mantenendo la legge 30". L'arrivo
di Vendola apre il rush finale della Sinistra. Domani i tre capolista
napoletani (Pellegrino, De Cristofaro e Scotto) presenteranno un decalogo di
proposte di azione per la dignità del mezzogiorno, dalla camorra
all'occupazione. Il clou poi il 9 aprile, con Bertinotti a piazza Dante a tener
botta al Veltroni di piazza Plebiscito. Dice Peppe De
Cristofaro: "L'immagine che cogliamo per strada è diversa da quella dei
media, la gente comincia a essere stufa di due soli partiti molto simili fra
loro". L'Arcobaleno non teme il confronto con Veltroni
sulla criminalità. Dice Tommaso Sodano, capolista al Senato: "è una
battaglia trasversale, vanno bene le parole, ma ora serve agire. Chiederei a Veltroni perché non inserisce fra le sue proposte
l'introduzione del reato di delitto ambientale". Aggiunge De Cristofaro:
"Condividiamo l'appello di Saviano. Noi con lui sui palchi ci andiamo da
tempo. E non abbiamo mai fatto parte di amministrazioni sciolte per
infiltrazioni malavitose". Scetticismo invece per Berlusconi
che si insedia a Napoli per togliere i rifiuti. "Pura propaganda
becera", dice De Cristofaro. "Non può insegnare nulla - aggiunge
Sodano - Lui e Matteoli hanno avuto in mano la faccenda per cinque anni. E
anche Gianni Letta è già stato il grande mediatore fra l'Impregilo, il governo
centrale e quello regionale di Bassolino". A proposito di Bassolino,
Vendola gli manda un messaggio: "Al suo posto innanzitutto lavorerei per
togliere dalla strada la monnezza, poi aprirei un dibattito pubblico, serio,
per capire le responsabilità di tutti, non di un solo uomo". Non solo
colpa sua dunque. Però "è lo strumento del commissariamento che non
funziona, perché deresponsabilizza le istituzioni locali. Pochi mesi dopo la
mia elezione alla Regione io ho smantellato la struttura commissariale".
Ciò che evidentemente Bassolino non ha fatto.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Genova
SARò GREVE ENZO COSTA Lanternino-quiz: di queste frasi pronunciate giovedì da
Biasotti, tre sono davvero sue, una gliela metto in bocca io. Trovate quella
falsa: "Non so chi abbia fatto più danni tra Prodi, Vincenzi e Burlando:
sono dei parassiti"; "Berlusconi ha
tutti contro, da noi si direbbe che se cade una bagascia in mare è colpa di Berlusconi"; "Veltroni (?) è così simile a Prodi
che gli si sono gonfiate le guance"; "Dissento dai miei avversari ma
li rispetto". Per voi quella che ho inventato è l'ultima? Ma come
avete fatto?.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Bari Il
candidato premier socialista ieri pomeriggio in piazza Prefettura Boselli:
"Il nostro orgoglio riparte da qui" FRANCESCA SAVINO "Ora che la
diaspora socialista è finita, possiamo ritrovare con l'unità anche il nostro
orgoglio". Da piazza Prefettura a Bari il messaggio di Enrico Boselli
parte rapido e conciso. Il candidato premier, a capo del rinato partito
socialista, ieri ha attraversato la Puglia partendo da Foggia e Bari, e
chiudendo la sua giornata elettorale a Bitonto e Barletta. "Dopo 14 anni,
per la prima volta ci presentiamo con un unico simbolo alla Camera e al Senato.
Se prima la divisione pesava, ora non c'è più questo ostacolo al voto".
Dal palco barese partono i messaggi d'amore a una terra "che con i
socialisti non è mai stata avara", ma anche le stoccate agli avversari. I
socialisti hanno fatto dell'autonomia una delle bandiere delle campagna
elettorale, e promettono di essere un presidio laico, riformista e soprattutto
onesto: così arrivano le prime parole di fuoco. "Le schede elettorali sono
confuse, ma l'unica cosa che davvero ha confuso gli
italiani è la campagna elettorale di Veltroni e Berlusconi". Nei confronti dei due leader delle coalizioni
"maggiori" Boselli ha chiare quali siano le differenze. "Noi, al
contrario di loro, non facciamo una campagna elettorale dicendo bugie, promettendo
raddoppio degli stipendi e il taglio tasse". Mentre la fuga dei
leader di Pd e Pdl dal confronto elettorale "Non solo è antidemocratica,
ma anche maleducata". Su Walter Veltroni aggiunge
che "purtroppo per lui, senza i socialisti non si vincerà. Le sue scelte
hanno spalancato le porte di Palazzo Chigi a Berlusconi".
Per il leader del partito Socialista la partita sui voti si gioca anche e
soprattutto sulla battaglia per la laicità, la linea che lo divide dallo
schieramento del Pd. Su questo tema ieri Boselli ha anche indirettamente
risposto alle parole del Papa sull'aborto: "L'Italia non è l'Iran e
Benedetto XVI, che non è Khomeini, sa che non si può imporre la pace con la
forza o imporre alla donna la maternità". Chiarisce anche che non c'è alcuna
voglia di polemizzare con il Pontefice. "Il problema non sono le parole
del Papa, ma chi le usa, strumentalizzandole, per riportare l'Italia indietro
di trent'anni". Dalla Puglia i socialisti aspettano una grande risposta.
"Basti pensare al numero di consiglieri comunali, provinciali e regionali
che sono stati eletti con i nostri colori. Quello che ci attendiamo dalle
prossime elezioni è una riconferma". Il numero tre pugliese alla Camera,
l'assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna, non ha dubbi su
quale sia il quadro. "La Puglia finora ha ospitato una campagna elettorale
per noi molto agevole". Sicuramente la rete di consiglieri ha dato un
contributo enorme. "E ora a Bitonto appoggiamo i compagni, impegnati nella
battaglia per il rinnovo del Consiglio comunale, con il nostro candidato
sindaco Franco Scauro". Ma si può andare oltre: "Puntiamo a superare,
anche a livello nazionale, la soglia del 4%. E vogliamo farlo con il contributo
degli elettori pugliesi". Fino a Palazzo Madama: "Potremmo essere una
delle quattro regioni, con Campania, Calabria e Lazio, che riesce ad eleggere
per i Socialisti anche un senatore".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Della Seta e la Tav
prima contro, ora pro Paolo Hutter via internet Roberto Della Seta ha detto a
Repubblica che adesso non è contrario alla Tav perché l'Osservatorio ha aperto
un dialogo con le realtà locali. Ma sotto la sua presidenza (durata fino a
pochi mesi fa) Legambiente ha maturato ed espresso un giudizio contrario alla
Tav per ragioni di merito, cioè come opera inutile, e non solo di metodo, cioè
di dialogo o imposizione. Ho trovato questa frase nella mozione approvata
dall'ultimo congresso presieduto da Della Seta, dicembre 2007: "La
realizzazione della nuova linea, quale sia il tracciato o il modello di
esercizio, è palesemente antieconomica (poiché la sua realizzazione graverà
pressoché interamente sul bilancio pubblico) inutile rispetto agli scopi che si
prefigge, e dannosa sul piano socio-economico e ambientale, poiché imporrà la
distruzione di ampie porzioni di territorio per un lungo periodo". Non so
se sperare che Roberto sia stato frainteso nell'intervista, o se pensare che si
sia fatto condizionare da altre logiche. L'inquietante solitudine dei manager
ospedalieri Giuseppe Carannante Primario emerito Cto È con estremo rammarico
che da alcuni giorni seguo le diverse "querelle" giornalistiche sugli
ospedali, compresa la vostra anticipazione su Molinette 3. Per una persona come
me che, ininterrottamente ha vissuto al Cto per 36 anni, giorni, notti,
domeniche, è stato motivo di profondo sconforto leggere di ospedali da buttare
e da rifare. Poi, riflettendo, ho cercato di "interpretare" gli stati
d'animo dei due contendenti al Cto Paolo Gallinaro e Alberto Andrion. Conosco
Gallinaro ormai da quasi 40 anni; ne conosco pregi e difetti; ma una cosa è
incontrovertibile: l'eccellenza dell'attività in campo
ortopedico-traumatologico che è stata realizzata al Cto dal
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XX - Napoli
ASTENSIONISMO BEL GESTO INUTILE LORENZO ZOPPOLI AA Cava ho trovato
un'amministrazione comunale, decisa a far rispettare le regole contro la piaga
dell'abusivismo edilizio. La risposta è stata una bomba carta davanti al
portone del municipio, esplosa proprio come risposta a chi chiede il rispetto
della legge. Bella la risposta del sindaco Gravagnuolo: "Si va
avanti". Certo, bisogna andare avanti, lo dico al vescovo coraggioso
Liberati che in questi anni è stato il vescovo che più mi ha chiamato e fatto
sentire la sua voce: "Non mollare, vai avanti". E non basta solo il
vescovo, anche il Comune di Pompei deve andare avanti attraverso le scuole nel
diffondere la cultura della legalità e lo sta facendo bene il suo assessore
Antonio Ebreo, che ho conosciuto. Devono andare avanti i dirigenti scolastici e
il corpo docente di Cava, ormai le lezioni di legalità contro un abusivismo
quasi "normale" non si contano più. E mentre i nostri politici hanno
risposto venerdì alle richieste di noi cittadini per il rinnovamento e la
crescita economica, la camorra continua a sparare nelle nostre strade. Lo ho fatto proprio venerdì, mentre Veltroni e Berlusconi parlavano alla città. Ho letto il disegno di legge che vorrebbe
firmare subito Veltroni se sarà eletto premier: impoverire i clan, confiscando tutti i
loro beni. Per ora bisognerebbe fermare le armi e salvare i minori a rischio.
L'altroieri sono caduti ammazzati altri due giovani di 17 e 20 anni. Salvare
Napoli è possibile, è realtà, non un sogno. Vedere la mia Fondazione abitata da
tanti minori fa crescere la fiducia; vedere le scuole aperte al pomeriggio con
tanti ragazzi appassionati è speranza; sentire a Sarno, in una terra di vera
camorra, che ho visitato lunedì scorso, un giovane di una scuola superiore, che
si alza in piedi davanti agli amici e dice: "La camorra fa schifo, ci ha
resi poveri". è bello sentir dire questo ai nostri giovani, dà speranza,
significa che abbiamo fatto passi in avanti. Voi giovani siete finalmente il
presente, quello più bello. Avanti.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XX - Genova
"Macché sex symbol sono un prete scomodo" Il personaggio Accorsi
protagonista con "Il dubbio" nel ruolo di un prelato sospetto
pedofilo con la regis di Castellitto PAOLA ZONCA Gentile, educato, sexy, amato
dalle mamme e dalle figlie, il golden boy del cinema italiano scappato a Parigi
per amore e per il troppo successo diventa prete. Stefano Accorsi, 37 anni
appena compiuti, è tornato al teatro dopo dodici anni (l'ultimo suo spettacolo
fu "Naja") con un testo americano di John Patrick Shanley, "Il dubbio",
incentrato sulla vicenda di un sacerdote sospettato di pedofilia, in servizio
in una scuola del Bronx nel 1964, un anno dopo la morte di J. F. Kennedy.
Storia di ansie profonde, che lascia lo spettatore in bilico tra la presunzione
di innocenza e il sospetto di colpevolezza. A Milano lo si vedrà alla Corte da
martedì a domenica prossimi. L'adattamento è di Margaret Mazzantini, la regia
di Sergio Castellitto, in scena con Accorsi ci sono Lucilla Morlacchi (nel
ruolo della suora tutta d'un pezzo, spinta dal risentimento), Nadia Kibout e
Alice Bachi. Accorsi, per un sex symbol come lei, non è un po' penalizzante
indossare la tonaca? "Non mi sono mai sentito un sex symbol: le opinioni
correnti è meglio ascoltarle con un orecchio solo. D'altronde, se pensassi che la
gente mi vede così e vuole solo questo da me, diventerei prigioniero di un
personaggio. E invece ho interpretato anche ruoli di uomini deboli, confusi,
come nel film Saturno contro di Ozpetek. Non ho l'ansia di dimostrare: sono
bello, sono un figo, sono un duro. Credo che un attore debba calarsi in quei
personaggi che lo chiamano, che lo toccano". Preti al cinema, in tv, in
teatro, ce ne sono stati tanti. Ha avuto modelli? "Direi di no. Più che
altro ho pensato ai tanti preti che ho conosciuto nella mia vita. Castellitto
mi ha parlato di un sacerdote reale, che fa sermoni bellissimi, proprio come il
mio Padre Flynn. Ho cercato di mostrare il corpo, la fisicità, che sta sotto la
tonaca, di non restare ingabbiato nell'abito talare". Lei è in tournée da
un po': le dispiace non poter stare con la sua compagna, Laetitia Casta, e con
suo figlio Orlando? "Ci organizziamo piuttosto bene. O vengono loro, o li
raggiungo io. Non parlo volentieri della mia vita privata, ma una cosa la posso
dire: sono un fan della paternità". Vive a Parigi da cinque anni: come si
sta in Francia? "Francia e Italia sono paesi simili per certe cose e
diversissimi per altre. Prendiamo il cinema: loro hanno un sistema più solido.
Gli attori fanno parti drammatiche e parti comiche, cantano persino. Noi siamo
più legati agli stereotipi. In Italia manca un po' la leggerezza, quella che
c'era ai tempi della commedia all'italiana. Però vedo una generazione di attori
pronti a ritrovare quello spirito: Savino, Germano, Santamaria, Rossi Stuart,
Lo Cascio, per fare qualche nome. E anche registi vitali, come Garrone,
Sorrentino, Marra". Ha detto che le sarebbe piaciuto girare un
documentario su Prodi, per svelare attraverso di lui i meccanismi del potere:
ora che è caduto il governo non lo potrà più fare. "Eh sì. Continuo ad
avere molta stima di Prodi: è stato un titano a mantenere la calma nonostante
la sua coalizione fosse eterogenea, ha fatto cose buone. Ma
ora mi interessa anche Veltroni. Ha detto "Basta con la vecchia politica!" ha dato una
svolta decisiva: non penso sia un furbo, e dunque gli credo. Perché no? Il
documentario potrei farlo su di lui. Peccato che ora siamo in tournée tutti e
due!". E su Berlusconi? "Mi interessano solo i politici che hanno competenze e
fanno il bene del Paese. Un lavoro su di lui sarebbe un'altra cosa, ma
ci ha già pensato Nanni Moretti col Caimano: un gesto di denuncia coraggioso e
visionario. A me non resterebbe molto altro da dire". Lei, bolognese, ha
vissuto per qualche anno a Milano. Non tornerà in Italia? "Complicato, a
Parigi ho la famiglia. In Francia sto bene, e poi sono a un'ora e 40 di aereo
dall'Italia. Non mi sento lontano, so che se voglio in un battibaleno ritrovo
la mia famiglia e le mie amicizie".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca SALVIAMO LA
BELLA ITALIA CHE BRUCIA CESARE DE SETA L'incendio divampato in uno dei quattro
squadrati torrioni angolari del Castello di Moncalieri, distruggendo il terzo e
quarto piano e rovinando parte del secondo, è evento drammatico e ci rimanda alla
memoria immagini altrettanto drammatiche. Quando, nella stessa Torino,
nell'aprile del 1997 andò in fumo la Cappella della Sacra Sindone del Guarini,
oggi felicemente restaurata. Moncalieri è alle porte della città e si leva
sulla piana: il Castello appartiene a quella corona di "delitie" che
corte ducale e sabauda eressero tra Cinque e Seicento. Ma come altri castelli
sabaudi l'origine è medievale, come attestato dai torrioni tondi: era una
residenza di villeggiatura destinata alla corte al di là della sua maschia
forma a fortezza. Non è qui il caso di ripercorrerne la storia, ma sta di fatto
che ancora una volta un banale corto circuito ha messo a fuoco una delle
meraviglie della Bella Italia. Ma gli incendi non sono una specialità torinese,
sono una specialità italiana: perché nel novembre di dieci anni fa andò a
fuoco, per ben due volte a distanza di qualche mese, il sottotetto della Reggia
di Caserta di Vanvitelli. Ma non solo castelli e palazzi reali che il mondo ci
invidia vanno a fuoco per incuria, distrazione o dolo. Il Teatro La Fenice a
Venezia e il Teatro Petruzzelli a Bari bruciarono in una notte come una torcia
e i restauri sono costati alla collettività ingenti risorse, al pari di quelle
necessarie per il restauro della Cappella del Guarini. Sarebbe meglio
prevenire, sarebbe necessaria una politica organica di controllo costante per
un patrimonio immobiliare, storico e artistico che è disseminato in una
fittissima rete per tutta l'Italia. Sarebbe necessario mettere in sicurezza
migliaia di siti archeologici, monumenti, residenze, musei che hanno impianti
elettrici secolari, tetti da cui piove, fondamenta che si sbriciolano. Sarebbe,
sarebbe? e potrei continuare ma a poco servirebbe perché malgrado gli sforzi e
la passione di qualche bravo ministro dei Beni culturali, quale di certo è
stato Francesco Rutelli, le risorse di cui dispone il ministero preposto a
questo immenso tesoro - immagine abusata ma non affatto impropria quando si
parla del patrimonio storico e artistico italiano - sono ridicole, persino
offensive. Le Soprintendenze, rete essenziale del sistema di tutela, dovrebbero
vigilare, restaurare e ammodernare con risorse che non hanno e quando le hanno
spesso sono affidate in mani poco affidabili. Ci vorrebbe un impegno dello
Stato che non c'è e non si vede spuntar giorno, malgrado tutti - in parlamento,
al governo, nelle più alte cariche dello Stato - sono disposti a inaugurare
cento mostre e a stracciarsi le vesti dinanzi ad un disastro come quello di
Moncalieri oggi, dei teatri o di Caserta ieri. Una commissione nominata da
Giovanna Melandri, all'indomani dell'incendio nella Reggia di Vanvitelli,
redasse un rapporto minuto e circostanziato sul rilancio di questo
straordinario monumento: è rimasto, a distanza di dieci anni, lettera morta. Ho
scorso con apprensione e attenzione i programmi dei partiti e cercato, come
l'ago nel pagliaio, impegni per il rilancio del patrimonio storico e artistico,
per la tutela del paesaggio, per la formazione di tecnici, per l'educazione
alla storia dell'arte delle nuove generazioni nelle scuole di ogni ordine e
grado. Ho trovato frasi fatte e minestre riscaldate a sinistra, a destra e al
centro. Con diversa scansione sia ben inteso, ché ve ne sono alcuni se ne
infischiano del tutto del nostro patrimonio d'arte e di natura. La retorica delle frasi fatte non serve a niente: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che sono destinati a governare, ci dicano qualcosa su questi
argomenti, assumano degli impegni dinanzi agli italiani e al mondo intero e li
rispettino. Perché la Bella Italia è una risorsa della nostra civiltà e vederla
andare a fuoco è uno spettacolo che sgomenta e avvilisce.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi ha paura e sparge veleni
Parla di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano
Amato: non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge
D'Alema: Veltroni durerà a lungo, se vince la destra forte rischio di instabilità Berlusconi chiama in causa pure Napolitano per protestare contro le schede
elettorali. Ma è uno scivolone. Perché il ministro dell'Interno Amato
spiega che le schede sono state fatte sulla base di un decreto che porta la
firma proprio di Silvio Berlusconi. E da Napoli
D'Alema fa sapere che Veltroni è il futuro e che
guiderà il Pd ben oltre le elezioni.Ciarnelli, Lombardo, Tarquini, Brunelli e
Andriolo alle pagine 7 e 8.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Nomadismo di governo Maria Novella Oppo BERLUSCONI HA PROMESSO
al Popolo della sua libertà che il primo Consiglio dei ministri lo riunirà a
Napoli e lì lo terrà finché non avrà personalmente risolto il problema dei
rifiuti. Ma subito il leghista Maroni ha chiesto che il governo si riunisca
anche a Malpensa. E il siciliano Lombardo, a questo punto, giustamente può pretendere
una tappa a Palermo, città in cui pure i problemi non mancano. Cosicché, nel
caso malaugurato che il Pdl vincesse, assisteremmo a un nomadismo governativo
del tutto nuovo nella Storia patria. Materia nella quale, come
noto, Berlusconi è ferratissimo. Peccato che, ubriacato dagli amari calici e
sfinito dagli (inutili!) sforzi fatti per salvare l'Italia dai comunisti,
l'anziano leader si sia bevuto il cervello. Infatti, davanti alla tv, ha
accusato Veltroni di essersi convertito come San Pietro sulla via di Damasco.
E passi per la confusione tra San Pietro e San Paolo, ma il fatto
imperdonabile, dal punto di vista politico, è che, per amor di metafora, ha
fatto santo anche Veltroni. E questo francamente è
troppo. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Veltroni: "Gli
italiani ci faranno vincere" Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il
Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela di Andrea Carugatiinviato a
Benevento "MI SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione che il Paese darà una
sorpresa". Walter Veltroni il suo
ottimismo non lo nasconde, anzi. Lo porta nelle piazze campane, dove tra venerdì e sabato
è stato accolto da un numero di persone e da un entusiasmo che neppure i
fedelissimi dello staff osavano immaginare. E ieri mattina, in una visita lampo
negli studi romani di Omnibus, mentre il pullman era in sosta sul lungomare di
Salerno, questo ottimismo l'ha ribadito davanti alle telecamere: "Gli
italiani sono preoccupati dalla situazione internazionale, capiscono che
possono voltare pagina. E oggi il voto è mobile, non siamo più negli anni 70,
la gente è più laica, le appartenenze non esistono più". E poi "gran
parte degli indecisi sta scegliendo il Pd". Il concetto è lo stesso che va
ripetendo in queste giornate campane: "Gli italiani sono intelligenti e
capiscono quando il Paese vive un momento di passaggio decisivo, come è questo
e la posta in gioco è sempre più chiara. Molti italiani, anche non di
centrosinistra, vedono che da una parte c'è uno che si ripresenta per la quinta
volta e non ha più la forza, l'energia e neppure la voglia di governare,
dall'altra ci siamo noi che vogliamo cambiare radicalmente questo paese, come
hanno fatto Tony Blair, Clinton, Schroeder". Veltroni,
dopo aver bacchettato il Cavaliere per giorni ("governare non è una croce,
è il più grande onore che si possa avere"), allarga il tiro: "Ho
letto che anche Bossi dice che sarà costretto a fare il ministro, ma se fosse
per lui... ". Come dire: allora insistono. Assist preziosi per il leader
Pd, che invece sulla voglia di fare, cambiare, velocizzare un paese lento e
paralizzato dalla burocrazia scommette quasi tutto. Veltroni
è soddisfatto di questo viaggio in Campania: piazza pienissima anche a
Benevento, dopo il bagno di folla di venerdì sera a Salerno. "Mi
annunciano sempre che le cose saranno difficili, e poi viene tutto
facile". Ancora ottimismo. Ma quando il candidato alla presidenza della
provincia di Benevento gli assicura che la sera del 14 lui brinderà alla sua
vittoria, Veltroni incrocia le dita e la gente ride.
Nessun riferimento al tema rifiuti, un giorno è bastato. Neppure Bassolino è
mai citato, e non sarà neppure sul palco mercoledì a Napoli. Adesso si parla
d'altro. Dei medici che devono essere scelti con audizioni pubbliche e
trasparenti, "perché non importa se sono di destra o di sinistra, basta
che siano bravi", dei tempi per aprire una carrozzeria o costruire
un'autostrada. "Mai più 4 anni per avere una valutazione di impatto ambientale".
Il nome di Berlusconi (che in piazza non è mai
nominato e la perifrasi "il principale esponente dello schieramento
avversario" ormai suscita risate) gli scappa a Omnibus. "Berlusconi sta facendo una campagna incivile su Alitalia e
sui rifiuti", poi se ne accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere
che parla di brogli manda a dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino
Bari (anche qui migliaia in piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di
brogli è evidente che qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi
così scontato. E a Palermo, dove i brogli ci sono stati veramente, li hanno
fatti quelli del loro schieramento". C'è una risposta anche per
Bertinotti, che dalle pagine de il Giornale si è detto certo che Veltroni perderà perché la destra "entra più in
contatto con il profondo della società". "Bertinotti? Ha fatto cadere
il governo nel '98 e dal primo giorno di questa legislatura ha segato l'albero
del governo Prodi". Nomi di ministri per ora non ne fa, ma prima del voto
annuncerà qualche nome di personalità indipendente. Sull'emergenza educativa
segnalata dalla Chiesa si dice d'accordo: "La tv propone un sistema di
valori che si basa solo sul successo, l'egoismo, il cinismo. Conta solo l'io,
mai l'altro. Eppure nella vita reale non funziona così". Scuola,
ricercatori da sostenere, professori da valorizzare e rimotivare, e poi il
precariato: "Il primo provvedimento del nostro governo sarà per combattere
la precarietà". Nella puntata di Telecamere che andrà in onda oggi (Rai3) Veltroni ha definito "troppo premurosa" la sezione
disciplinare del Csm nei confronti dell'ex giudice di Gela, Edi Pinatto, reo di
non aver depositato, a distanza di otto anni, le motivazioni di una sentenza di
condanna a carico di alcuni esponenti del clan Madonia, poi scarcerati per
decorrenza dei termini di custodia cautelare. Per Veltroni,
"il magistrato di Gela al Csm avrebbe dovuto rispondere di quello che ha
fatto, invece il Csm è stato troppo premuroso nei confronti di chi ha quella
responsabilità". Sul tema della legalità il leader Pd non molla: "Chi
sbaglia deve pagare".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida Gianni Pittella I l
giuramento di Pontida è solo la nota di colore di una coalizione e di una
proposta di governo che sacrifica l'interesse nazionale nel momento in cui
rinuncia deliberatamente ad una seria politica per il Mezzogiorno. Sul
giuramento, come sull'insieme del corteo folcloristico della Lega, potremmo
sorridere se non fossero la cornice di una posizione politica, di un impianto
culturale e programmatico, di un disegno strategico che assume, nel destino del
Paese, l'autosufficienza del Nord. Ha dunque ragione Nicola Latorre che dalla
prima pagina dell'Unità, rilancia la centralità del mezzogiorno quale punto di
profondo discrimine del PD rispetto al Popolo delle Libertà. Mi pare del tutto
evidente che nel programma e nel messaggio del Pdl il Mezzogiorno non esiste e
ciò è in qualche modo il riflesso coerente degli interessi e della natura che
esprime la coalizione del Popolo delle Libertà. La loro idea di fondo è che la
sfida della competizione globale passa puramente attraverso una sfida di
territori che prescinde dalla forza unitaria dello Stato e dunque se il
Mezzogiorno non c'è, per loro, non è un gran problema, c'è il Nord che ha
energie autosufficienti, che vanno preservate e protette. È qui il grave
pericolo e il grave errore di Berlusconi, Bossi,
Tremonti: non capire che senza un Mezzogiorno forte e una mediazione unitaria
dello Stato, anche il Nord subisce contraccolpi e perde l'intero Paese. Nel
programma del Pd c'è senza dubbio una consapevolezza diversa ed anche alcune
idee precise e condivisibili, come quella di concentrare le risorse europee
sulla intelaiatura logistica in modo da rendere il Mezzogiorno la vera
piattaforma logistica e non solo del Mediterraneo. Il Programma del Pd inquadra
il Sud nel contesto Mediterraneo. Questo significa anche una collocazione
internazionale e geopolitica del Sud che non lo riduce a inseguitore dell'area
continentale europea, ma che vuole assegnargli un ruolo nel contesto europeo
allargato. Questa rappresenta una differenza sostanziale con il programma del
Pdl, che non considera il Mediterraneo un'area geo-politica di rilevanza
strategica per il nostro Paese. Un'altra rilevante differenza è che il
programma del Pd punta a creare nel Mezzogiorno le condizioni di vivibilità
adeguate al resto del Paese e dell'Europa. Posto che sul rafforzamento infrastrutturale
è normale una qualche convergenza (ponte sullo stretto a parte, anche per
quanto prima detto) il Pd si dà degli obiettivi quantificati, come il
dimezzamento del gap accumulato rispetto al Centro-Nord per dotazione di
infrastrutture e servizi. E sui servizi, quelli essenziali alla persona, che
danno pieno titolo di cittadinanza si può rilevare la vera differenza tra i due
programmi. Per il Pd investire sul capitale sociale e sui servizi ai cittadini,
che costituiscono il prerequisito anche per una seria lotta alla criminalità e
aumentare la sicurezza, è essenziale. Inoltre, il Pd parte da quello che è già
stato messo in campo dal punto di vista programmatico con il Quadro Strategico
Nazionale 2007-2013, che rende integrata la programmazione di tutte le risorse
aggiuntive (comunitarie e nazionali) per lo sviluppo delle aree in ritardo.
L'unitarietà della programmazione, che per il Pd è un punto di partenza
fondamentale, è lo strumento che consentirà di effettuare gli interventi con lo
strumento finanziario più adeguato in relazione alle sue caratteristiche
tecniche e di ciclo finanziario della spesa, finalizzando così in maniera più
efficace anche le risorse comunitarie. Questo quadro, connesso ad un sistema di
premialità, legato agli obiettivi misurabili raggiunti deve essere rafforzato
da un maggiore ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale e da
una sorta di cabina di regia costituita dalle Regioni del sud, necessari se si
vuole, come noi del Pd vogliamo, sostenere prioritariamente progetti
multiregionali che coprano l'intero territorio del sud. Dobbiamo dunque
insistere come sta facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del Mezzogiorno contrastando con vigore l'attuale
copione della campagna elettorale, occupato quasi esclusivamente dalla
questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato
solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna considerazione per le conseguenze
sui collegamenti tra tutte le aree del Paese all'Europa e al Mondo. E
sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è scatenata una speculazione
senza riscontro scientifico. Ora mi aspetto che nell'impazzimento finale dello
scontro elettorale, qualcuno cacci fuori anche il "colera". Per noi
del PD, insieme ai problemi e alle criticità che dobbiamo severamente
riconoscere e correggere, il mezzogiorno ha grandi "tesori" che un
programma serio per il Sud e per l'Italia deve saper valorizzare: l'industria
agroalimentare; le nostre Città e la nostra qualità ambientale; il turismo e i
servizi logistici portuali e di collegamento; il capitale umano. Quindi grandi
dosi di infrastrutturazione materiale e immateriale, cablaggio, riqualificazione
urbana, ricerca e formazione, politica dei marchi, certificazione di qualità,
sostegno alle esportazioni, attrazione degli investimenti esterni, contrasto
durissimo alla criminalità e riforma della pubblica amministrazione. Ma per far
bene tutto ciò è necessaria una massiccia dose di partecipazione attiva dei
cittadini meridionali e soprattutto dei giovani, che devono più di tutti
riuscire a ribaltare e superare il paradigma culturale che ingessa la parte
meridionale del Paese, rifiutando categoricamente tutte le prassi clientelari
che alimentano la cultura del privilegio personale a scapito della crescita
collettiva della società e dell'economia meridionale. Anche per questo è nato
il PD, una grande forza nazionale ed europea che sa quanto sia indispensabile
il contributo del mezzogiorno per la coesione e la competitività del sistema
Paese e per costruire l'Europa mediterranea che è, come negli anni '90 fu
l'allargamento ad est,la scommessa vera degli inizi del nuovo secolo.
Eurodeputato Membro segreteria nazionale del Pd.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Marco Travaglio Berlusconi porta la
croce? Non si disturbi non gli chiediamo niente... Cara Unità, Berlusconi dice che gli toccherà portare la croce per altri
cinque anni, per carità non si sacrifichi! Stia tranquillo, si riguardi,
rispetti gli scaloni e gli scalini vari, non gli chiediamo propio niente, provi
una nuova stagione e si rilassi! Rosalba Cosenza Votare Veltroni per dare slancio al nostro Paese Cara Unità, sono un ragazzo di
quindici anni. Ho avuto modo di vedere in alcune trasmissioni televisive di
questi giorni, spezzoni degli spettacoli di Bebbe Grillo. Penso che questo suo
modo populista e superficiale di dire (o meglio gridare) sia inconcludente ed
inutile. Grillo non sa distinguere il nero dal bianco, fa di tutta
l'erba un fascio, sparla a sproposito di tutto e di tutti. Ma se ciò che la
politica sa offrire agli occhi degli italiani sono: le dichiarazioni
demagogiche di Berlusconi, e di esponeneti della Lega
Nord, i discorsi fatti di belle parole ma di pochi fatti di chi predica bene e
razzola male, come Casini che ha candidato Cuffaro nelle sue liste, e l'Horror
election Show; allora, se si mostra questo lato becero della scena politica
italiana si può comprendere il perché del fenomeno dell'antipolitica. In questa
campagna elettorale, da una parte si trova un sincero democratico, che sa
parlare alla gente, un eccellente uomo politico, e dall'altra un uomo anziano
che ha settantadue anni (se dovesse essere eletto e concludesse il mandato avrebbe
ben settantasette anni) che può dare al paese solo battutine e comizi
elettorali che sfociano in spettacoli teatrali di cattivo gusto. Io spero nel
buon senso degli Italiani perchè non votare Veltroni sarebbe
perdere l'occasione per dare a questo paese uno slancio riformista. Filippo
Parisotto, San Giorgio in Bosco (Pd) Amici della Sa: ognuno per conto suo ma
non roviniamo la nostra famiglia Cara Unità, il tempo passa e si avvicina la
scadenza elettorale e cerco ancora quelle parole che non arrivano e che mi
sarebbero utili per convincere gli indecisi. Sento però che non ho abbastanza
energie per cercare ed esporre le mie motivazioni al fine di scoraggiare i
suddetti a non votare per Berlusconi: forse non credo
molto nelle mie capacità di convincimento o semplicemente non mi va di spiegare
i macroscopici difetti democratici a chi non li vede da sé! E allora scelgo la
strada che penso dovrebbe essere la più facile, quella di parlare agli amici e
ai compagni di un tempo; scelgo la via più facile, quella di sfondare una porta
aperta. Agli amici della Sinistra Arcobaleno vorrei dire che dobbiamo
ricomporre la nostra famiglia, dobbiamo ritornare nei luoghi della memoria così
come fanno spesso i cugini, i nipoti , i figli ormai adulti che tornano nei
posti dove ci sono ancora le tracce visibili delle loro origini, forse gli
odori, forse i sapori, forse le voci di un tempo: ciò che ha dato un'impronta
indelebile alle nostre vite. Dobbiamo fare scudo di fronte al pericolo per
salvaguardare le nostre origini, creare le condizioni per riprendere forza e
vigore e incamminarci poi verso le strade che ognuno di noi riterrà più adatte
per la realizzazione delle nostre aspirazioni, com'è giusto che sia. Com'è
utile che sia. Silvana Stefanelli, Reggio Emilia Europa 7: il decreto non era
lo strumento giusto Caro direttore, Marco Travaglio nella sua rubrica di
venerdì critica il mancato inserimento di norme riguardanti Europa 7 nel
decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 1 aprile. Il decreto
legge intende sanare quelle procedure di infrazione su cui il nostro Paese è
stato condannato dalla Corte di Giustizia europea e che necessitano l'adozione
di atti normativi per scongiurare il rischio di multe e sanzioni per mancato
adempimento. Come è noto, invece, nel caso di Europa 7, il coinvolgimento della
Corte di Giustizia europea è stato di natura interpretativa, a seguito della
richiesta del Consiglio di Stato di un parere sul diritto comunitario in
materia per poter valutare la compatibilità con esso di norme o comportamenti
dello Stato. Dell'interpretazione della Corte deve ora tener conto il Consiglio
di Stato, organo che ha attivato la procedura, affinché possano essere assunti
gli opportuni provvedimenti Pertanto, il decreto legge del 1 aprile non era lo
strumento per affrontare e risolvere l'annoso caso di Europa 7 sul quale, nel
merito, la mia posizione è chiara. Per quanto mi riguarda, non ci sono né
clamorose dietrologie da scoprire né retropensieri di alcun tipo da denunciare.
Emma Bonino ministro per le Politiche Europee Conosco il ministro Bonino come
persona perbene e competente, quindi non ho mai pensato a dietrologie né a
retropensieri da parte sua. Mi sono limitato e mi limito ai fatti. Le sentenze
della Corte di giustizia europea sono tutte esecutive e, secondo la nostra
Corte costituzionale, hanno valore di legge. Dunque vanno applicate subito.
Quella del 31 gennaio scorso che riconosce il diritto di Europa7 a trasmettere
su analogico terrestre dal 1999 sulle frequenze che vari governi hanno lasciato
in mano a Rete4 che aveva perso la concessione a trasmettere, concedendole
continue proroghe, non è stata ancora applicata. Il governo, anziché prenderla
alla lettera e dare le frequnze a chi ne ha diritto, ha preso altro tempo
chiedendo un parere al Consiglio di Stato. Ora, quando il Consiglio di Stato
dirà quel che è prevedibile che dica, e cioè che le sentenze si applicano, il
governo Prodi potrebbe non essere più in carica. E se, Dio ci scampi, dovesse essere
sostituito dal governo Berlusconi III, questo
troverebbe il modo di non applicarla, perpetuando sine die una situazione di
gravissima illegalità. Per colpa di Berlusconi, ma
anche dei suoi pavidi predecessori. Se il 1° aprile il Consiglio dei ministri
avesse attuato anche quella sentenza della Corte europea, avrebbe insomma
compiuto un atto dovuto e risparmiato allo Stato italiano una multa ancor più
salata di quella che il Consiglio di Stato - sentenza europea alla mano -
fisserà come risarcimento a Europa7. Se infatti Europa7 avesse ottenuto le
frequenze il 1° febbraio, il danno subito sarebbe meno grave di quello che le
verrà riconosciuto se non le avrà ottenute nei prossimi mesi. Il che dimostra
che l'urgenza di provvedere c'era eccome. Errata corrige Sbagliato il titolo
del giro di prima Sull'Unità di ieri, a pagina 27, era riportato in maniera
errata il titolo dell'editoriale di Antonio Padellaro che girava dalla prima.
Il titolo giusto era "Minacce e paure", come riportato correttamente
nella prima pagina. Chiediamo scusa ai lettori.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Quirinale con vista Furio Colombo Segue dalla Prima H a
inventato una guerra in Iraq che per l'Italia non esisteva (su quella guerra il
governo italiano non è mai stato consultato e non ha mai preso parte ad alcuna
decisione), con regole di ingaggio che sono costate la vita a soldati italiani
privi di protezione. E adesso la Corte dei Conti ci fa sapere che una parte dei
soldi destinata alla protezione dei soldati e all'assistenza alla popolazione
civile è stata stranamente dirottata su altri bilanci su cui ora la corte sta
indagando. Inoltre Berlusconi ha annunciato a raffica
cose che non ha neppure cominciato a fare, come i 136 cantieri delle opere
pubbliche, il ponte di Messina o la riforma "come un calzino" del
ministero degli Esteri. Adesso pensa al Quirinale. Si dirà che il presidente
della Repubblica in Italia non ha poteri. Ma è proprio intorno a questa
constatazione che l'incubo "ritorno di Berlusconi"
diventa una minaccia istituzionale. Stiamo parlando di un personaggio che,
persino in buona fede, e anche a causa del vasto potere personale che gli
conferisce la ricchezza e il completo dominio sulle comunicazioni italiane, è
interessato al fatto, ma non al diritto. Non al senso giuridico, meno che mai
istituzionale, di ogni cosa che fa. È interessato soltanto a ciò che - legale o
illegale - va bene per lui. Un politico tradizionale, anche se di destra, anche
se privo di scrupoli, avrebbe agito dietro lo schermo dei suoi apparenti limiti
decisionali per raggiungere scopi brutali come la cacciata dei
"criminosi" Biagi e Santoro e Luttazzi dalla Rai. E avrebbe raggiunto
il non nobile fine della vendetta personale che gli stava a cuore, lasciando
cadere altrove le responsabilità della decisione, protetta da uno schermo di
forme e di apparenti espedienti procedurali. Ora fate attenzione. Berlusconi non ci pensa due volte a divellere con le sue
mani i paraventi di buone maniere che separano - e mantengono un poco al riparo
- la presidenza della Repubblica dalla politica quotidiana e dai suoi colpi a
volte clamorosi e volgari. Sappiamo tutti che quei paraventi sono strumenti
fragili che, tuttavia, hanno un compito che conta molto per le istituzioni e
per i cittadini. Consentono al Capo dello Stato, proprio perché è un alto
simbolo senza potere (o con pochi, limitati ma essenziali poteri come quello di
designare il primo ministro o di sciogliere le Camere) di essere una garanzia
per tutti, accettata e rispettata da tutti. Si tratta di un carattere
difficilmente soppesabile, un po' come le "divisioni del Papa" su cui
faceva osservazioni sarcastiche Stalin. Il Papa, infatti, non aveva divisioni,
ma è stato il mondo di Stalin - che di divisioni ne aveva moltissime - a
scomparire, non il mondo apparentemente indifeso del Papa. * * * Dunque i
poteri non giuridicamente definibili, fatti di consenso dal basso e di
responsabilità morale dall'alto, hanno un peso molto grande nella vita di un
Paese. Per esempio sono un impedimento all'uso eccessivo, squilibrato o
arbitrario di coloro che hanno effettivamente una certa dotazione di potere -
come i primi ministri - e la usano male. Ma se Berlusconi
sceglie proprio adesso il momento di vendicarsi di Oscar Luigi Scalfaro, di
Carlo Azeglio Ciampi, e - in uno strano modo preventivo, che sa di finta lode e
di vero avvertimento - di Giorgio Napolitano, c'è una ragione piccola e una
ragione grande. La ragione piccola è che, qualunque sia la buona e
consigliabile strategia di una campagna elettorale in cui persino per lui
sarebbe bene essere più accorti, gli preme scaricare la sua malevolenza contro
coloro che, con grande senso dello Stato, hanno contenuto, limitato o impedito
i gesti di una quotidiana prepotenza che sono stati i principali snodi del modo
di governare di Berlusconi, dalle leggi personali a
quelle per le sue aziende. In particolare: come può, l'uomo di Mediaset che
vuole governare ancora una volta le sue aziende e l'Italia, accettare la
decisione di Ciampi di rinviare alle Camere la penosa legge sulle Comunicazioni
scritta apposta per lui da un "antemarcia" del Popolo della Libertà,
certo Gasparri, che si era arruolato nel Pdl di Berlusconi
molto prima che il Pdl esistesse? La ragione grande, quella a cui gli elettori,
anche coloro che non si sentono chiamati dalle proposte e dalle idee del Pd
dovrebbe prestare attenzione, è che - se diventasse Presidente della Repubblica
- Berlusconi si comporterebbe secondo la sua visione
dei fatti totalmente separata dal diritto. Sei al Quirinale, il colle più alto
e la magistratura suprema del Paese? E allora che cosa ti importa di quali
poteri sono prescritti e previsti e di quali non sono contemplati dalla
Costituzione? Prima di me - lui dirà - c'erano politici imbelli dediti alle
buone maniere. Lui è fattivo e farà. Contro un presidente che esorbita esiste -
anche nella versione italiana - una sorta di "impeachment". Provate a
immaginare di farlo con lui. Primo, dirà che in realtà volete espropriare le
sue aziende, che intanto faranno capo direttamente al Quirinale. Secondo, avrà
pur sempre abbastanza sostegno, acquisito alle urne o acquistato al mercato
della debolezza umana, per impedirlo. Terzo, da capo dello Stato ha diritto
alle reti unificate, che sono il suo vero progetto fin da quando ha mandato
alle varie Tv italiane quella famosa cassetta preregistrata in cui, con le dovute
cautele e trucchi visivi, annunciava la sua "discesa in campo". Se
riesce, già adesso, con poche telefonate, a controllare interi consigli di
amministrazione di cui non fa parte e a intimidire intere testate
giornalistiche in cui non ha investimenti diretti (c'è pur sempre il controllo
di tutta la pubblicità) con le reti unificate farà miracoli di governo. * * * È
importante non dimenticare un aspetto singolare, unico, del trascorso e
infausto governo Berlusconi. Ad ogni attacco o anche
solo cauta critica sul suo operato o sull'operato del suo governo, l'uomo della
libertà mandava a dire che ogni giudizio contro di lui era in realtà un
giudizio contro l'Italia. Per ogni polemica sul suo modo di governare evocava
il tradimento. E subito si associavano i suoi, nelle Camere e fuori. Infatti,
come sanno deputati e senatori del Popolo delle Libertà che, non avendo
consentito sul cento per cento di tutto non sono stati ricandidati, gli ordini
sono ordini, e dunque non sono ammessi "deviazionismi" di nessun
tipo. Una volta Umberto Eco ha notato che il modo di intendere il potere, il
rapporto con il partito e gli elettori di Silvio Berlusconi
e la sua pronta e irritata condanna per ogni pur vago dissenso, è
l'"ultimo comunismo". La scorsa settimana, in un memorabile editoriale
su la Repubblica, Eugenio Scalfari ha invitato i lettori a riflettere sul
pericolo dei "dodici anni di governo" di Silvio Berlusconi,
cinque come primo ministro in caso di vittoria alle urne, e sette da presidente
della Repubblica. Scalfari implicava, e io mi sento di dire: dittatore a vita.
Là dove la dittatura non deve intendersi (sempre) come restrizione personale,
alla vecchia maniera. Ma certo gli avversari devono aspettarsi un monitoraggio
elettorale stretto. Per esempio la pratica di far spiare dai servizi segreti
militari giudici e giornalisti, già sperimentata nel suo ultimo governo, non
promette bene. Dittatura vuol dire togliere la parola, salvo Blog e foglietti.
Ma intervenire su tutto a reti unificate sarà (sarebbe) il suo capolavoro: un
mondo finto come i modellini computerizzati del ponte di Messina, mandati in
onda a tutte le ore nei telegiornali italiani in modo da convincere che quel
ponte già esiste e chi si oppone è un luddista o un pazzo. Ma la vera
controparte, il vero nemico che Berlusconi governante
a vita preferisce è il traditore, l'anti-italiano che cerca di levare la voce
del dissenso e tenta di dire la vera storia, opponendosi così - lui dice e dirà
- non a lui ma all'Italia. Qui occorre notare che - dal tempo della
"discesa in campo" ad oggi - Berlusconi ha
certamente cambiato e aggiornato i suoi modelli. Ai tempi dell'arrivo di Berlusconi da Arcore si vedeva ben disegnata sul fondo
l'ombra di Juan Peron. Tuttora provoca una immensa meraviglia (certo nella
cultura politica del mondo) ricordare che l'uomo più vecchio e datato del mondo
politico europeo negli anni Novanta, un paleo-monopolista che ha fondato il suo
impero su favori di governo e altri favori, senza mai alcun vero debutto sul
mercato inteso come concorrenza e sfida dei migliori, è stato visto, anche in
Italia, e anche a sinistra, come qualcuno che "ha capito la
modernità" e che "porta modernità". Nel frattempo però è avvenuto
un drastico aggiornamento. Il modello adesso è Putin. Non bisogna dimenticare
che uno dei suoi più attivi strumenti di denigrazione e di governo, la non
dimenticabile commissione Mithrokin, il cui scopo era di dimostrare
l'affiliazione di Prodi al KGB, ha agito con personale a pagamento della Russia
di Putin, ed è incorso nella disavventura di alcuni non dimenticabili delitti
(spaventosi persino in un esagerato serial Tv) come la morte pubblica, per
avvelenamento di polonio, della spia Litvinenko, alla presenza del consigliere
principale della Commissione parlamentare, certo "Prof. Sgaramella"
presentato e retribuito come star della intelligence mondiale e finito in
prigione per falso. Falso su tutto. In altre parole, il Paese in cui è stata
assassinata per eccesso di libertà la giornalista Olga Politoskaia è,
attraverso l'amico Putin, il modello di comportamento del governo Berlusconi, del governo dei dodici anni. Una presidenza
della Repubblica priva di poteri formali è l'ideale per ospitare un potere
forte la cui forza dipende dalla ricchezza, dalle aziende, dalla sottomissione
dei dipendenti e dei tanti che aspirano a diventare dipendenti. Tutto ciò che è
stato detto fin qui sembra motivato esclusivamente da antagonismo politico. Vi
prego di rileggere. Noterete che, togliendo l'aggettivazione negativa e i
giudizi personali, certo di profondo dissenso e di incolmabile distanza, la
storia che ho provato a tratteggiare, non cambia. Nel futuro desiderato da Berlusconi l'Italia si impantana in una semidittatura
fondata sul potere a senso unico della televisione, e servito dalla
sottomissione di molti giornali. Il pericolo, oggettivamente, è grande. * * * A
confronto con questo scenario, che mi pare purtroppo fondato, provo
disorientamento e stupore ogni volta che si rinnova - sempre e solo da parte
del Pd - l'esortazione, la speranza, o addirittura la preghiera, di fare
qualcosa di "bipartisan". A parte la legge elettorale, che è una
disperata urgenza del Paese, una specie di pronto soccorso delle condizioni
minime della democrazia, con cui è inimmaginabile che persino gli autori del
misfatto (la "porcata" di Calderoli) rifiutino di misurarsi, non si
trova traccia di una offerta, o anche solo di uno spiraglio d'apertura a
destra, sul "fare insieme". Né si capisce perché si dovrebbe
desiderare. A me non risulta che Barack Obama, ma anche la più pragmatica
Hillary Clinton, abbiano mai pensato di coinvolgere George W. Bush e i suoi
deleteri ideologi in qualche tipo di conferenza comune per il futuro degli
Stati Uniti. Il Congresso americano, come si sa, è spesso
"bipartisan". Ma è un Congresso (Camera e Senato) che non ubbidisce
agli ordini del Presidente e agisce in piena autonomia. Nessuno, tra loro,
avrebbe accettato l'ordine di insultare in pieno Senato una persona come Rita
Levi Montalcini, anche perché la grande stampa e Tv di quel Paese non avrebbe
aspettato la denuncia indignata di un solo piccolo giornale come l'Unità per
darne notizia e giudicare ignobile il fatto. Perché allora in questa Italia, dove Berlusconi insulta ogni giorno Veltroni, e tutti
gli altri si occupano di farci credere che Prodi è peggio di Attila, si deve
fare ala riverente al passaggio della più stupida idea mai affiorata tra le
bravate della destra? L'idea è che i problemi della scuola italiana si risolvono
se gli studenti si alzano in piedi quando entra un insegnante. Intitola
il Corriere della Sera (2 aprile): "In piedi quando entra il prof.
Franceschini apre al Cavaliere". E scrive: "La proposta di Berlusconi sembra avere un appeal bipartisan". Perché?
Nella mia scuola fascista i bambini dovevano alzarsi in piedi quando entrava
l'ispettore della razza. Che rapporto c'è fra una proposta così modesta e
irrilevante e la vera profonda crisi della nostra scuola, vigorosamente
aggravata dalla Moratti? Come dice Crozza, Franceschini, buona sera
Franceschini. Non potremmo avere un'idea migliore, e per giunta nostra? Perché
ci tormenta il bisogno di dare ragione a Berlusconi,
visto che il suo torto verso l'Italia è così grave che ce lo ripetono da ogni
angolo del mondo? furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del LA LEGA L'han giurato, li ho visti in Pontida... Tra i figuranti
Bossi rinnova lo show di Luigina Venturelli / Milano GIURAMENTO Da anni il
folklore della Lega Nord sembrava fissato in un copione invecchiato, fermo al
rito dell'ampolla nell'acqua del Po e a qualche sbiadito richiamo celtico. Poi
è arrivata questa campagna elettorale, e la fantasia di Bossi & Co. è
tornata a produrre nuove creature. Dopo i manifesti sui pellerossa per lanciare
l'allarme riserve (quelle in cui finirebbero i padani a causa
dell'immigrazione), ieri è stata la volta del giuramento dei cinquecento: tutti
i candidati leghisti alle elezioni di domenica prossima si sono riuniti a
Pontida, nella bergamasca, per giurare fedeltà alla Padania, come fecero un
millennio fa i comuni lombardi in alleanza contro il sacro romano impero del
Barbarossa. Nobile precedente "onorato" con una passerella di
figuranti in costume medioevale e con il solito repertorio politico leghista,
quello mai rinnovato della rivolta contro Roma per la libertà. Nel piazzale
antistante alla storica basilica di Pontida, davanti a circa duemila militanti,
i cinquecento candidati hanno giurato su un breve testo, letto in tutti i
dialetti del Nord, per impegnarsi a "difendere la libertà dei popoli
padani dal potere romano". A scendere nei dettagli è stato Umberto Bossi:
"Tutti insieme sferreremo un colpo mortale al centralismo della canaglia
romana". Il leader del Carroccio non ha cambiato il proprio stile
oratorio: "Abbiamo risvegliato in questi anni le coscienze assopite della
gente del Nord, coscienze che non si addormenteranno più fino all'aver
raggiunto la libertà". L'enfasi è notevole, soprattutto per chi s'affida
ancora una volta alla protezione di Berlusconi. Anche
se Bossi ci ha tenuto a precisare: "Quando creammo la Lega ci mettemmo
insieme non per vincere le elezioni, ma per avere la libertà dei nostri
popoli". Pochi minuti dopo, giù dal palco e davanti ai taccuini dei
cronisti, i toni del segretario leghista sono già cambiati: "Vinciamo a
mani basse. La gente chiede libertà, federalismo e riforme e soprattutto non si
fida più degli altri, si fida solo della Lega e della nostra coalizione".
L'altra eventualità, quella di una vittoria del Partito democratico, è stata
invece bollata come "missione impossibile". Secondo Bossi, infatti,
la novità rappresentata da Veltroni si
limiterebbe a questo: "È la prima volta che abbiamo uno che lavorava a
Cinecittà e che si propone come presidente del Consiglio". Il leader del
Partito democratico, dal canto suo, si è limitato a una semplice
considerazione: invece di giurare fedeltà alla Repubblica di Pontida, i
cinquecento avrebbero fatto meglio a giurare sulla Carta costituzionale.
"Mi sarebbe piaciuto - ha osservato Walter Veltroni
- che i candidati della Lega Nord avessero giurato sulla Costituzione italiana
e sulla nostra bandiera tricolore".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il
sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima
settimana serve una mobilitazione tradizionale di Simone Collini / Roma SI DICE
"OTTIMISTA" Sergio Cofferati, anche perché "l'alto numero di
incerti lascia ampi margini di riuscita". A una condizione, spiega però il
sindaco di Bologna: "L'ultima settimana di campagna elettorale va condotta
secondo criteri molto tradizionali, parlando il più possibile con le persone,
in un rapporto diretto e ravvicinato". Veltroni ha
toccato la centesima provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è
difficile chiedergli di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve continuare a fare il bel lavoro che sta facendo, molto
efficace. Questo è però il momento in cui devono muoversi i singoli territori,
gli elettori delle primarie, il corpo vasto del partito". In una
campagna elettorale dai toni pacati si è notata ancora di più la contestazione
a suon di ortaggi nei confronti di Giuliano Ferrara, a Bologna. "Un
avvenimento grave, da non sottovalutare. Cercare di impedire a chicchessia di
esprimere la propria opinione con la violenza è una cosa che non dovrebbe mai
accadere. Poi, che la campagna elettorale abbia toni meno aspri rispetto ad
analoghi appuntamenti del passato è del tutto apprezzabile". C'è però chi
sostiene che così l'elettorato di sinistra non viene motivato adeguatamente a
votare. "Il nostro elettorato, e anche il consenso che dobbiamo trovare
fuori dal nostro elettorato tradizionale, hanno bisogno di un lavoro basato
sulle proposte di merito, sulla convinzione, la determinazione, accompagnate
dalla passione politica. Non è né utile né positivo che si aggiungano asprezze.
Se rimangono fuori la demagogia e la volgarità, la campagna elettorale ci
guadagna enormemente". Berlusconi ha detto che se
non vince vuol dire che ci sono stati dei brogli. "Appunto". Non
bisogna rispondere? "Sì che bisogna rispondere, ma non utilizzando lo
stesso linguaggio, non scendendo sullo stesso terreno. Questa storia dei
brogli, come è noto, è assolutamente priva di fondamento. Bisogna rispondergli
che non ce ne sono stati e che non ce ne saranno grazie al fatto che noi diamo
un contributo rilevante alla normalità dei rapporti e alla correttezza delle
procedure". Come giudica la scelta di Veltroni di
far correre il Pd da solo? "Molto coraggiosa e impegnativa. Nessuno oggi
può negare che abbia rappresentato l'elemento di novità più vistoso, e anche
apprezzato, nella competizione elettorale. Consente di avere quell'orientamento
coeso che per definizione una coalizione non ha". Però a livello locale le
alleanze con Rifondazione e gli altri ci sono tutt'ora. "Mi meraviglierei del
contrario. E lo dice chi ha visto la sua maggioranza rompersi mesi fa".
Dice che quel che è successo a Bologna è un'eccezione? "È una vicenda che
ha ragioni locali molto particolari. È giusto che le giunte locali non
subiscano mutamenti, dopo la decisione del Pd di andare da solo. Anche perché
quelle maggioranze sono nate sulla base di un patto con gli elettori, che va
rispettato fino alla fine del ciclo amministrativo". E quando si voterà
per il rinnovo delle giunte? "Per comuni e province che vanno al voto ora
si è deciso caso per caso. Una scelta comprensibile, in questo momento. Ma
penso che prima delle prossime tornate amministrative sarà indispensabile
definire un orientamento di massima che valga per tutti, e che sia il più
coerente possibile con le scelte nazionali. Diversamente, si rischia di
introiettare delle contraddizioni difficili da gestire". Come giudica il
patto per la crescita tra imprenditori e lavoratori proposto da Veltroni? "Assolutamente positivo. È ciò che si
potrebbe chiamare, riutilizzando una vecchia formula cara a Bruno Trentin, il
patto tra i produttori, che è il fondamento della crescita di un Paese. Prima
di tutto vengono sviluppo e crescita". E poi la redistribuzione? È lo
schema dei due tempi contestato dalla sinistra radicale. "Avventurarsi
sulla strada delicatissima dell'individuazione delle priorità e dei meccanismi
della redistribuzione, non potendo contare sulla certezza della ricchezza da
redistribuire, non è dannoso è disastroso. Perché non ottieni risultati, visto
che manca la sostanza da redistribuire, e perché alimenti aspettative alle
quali non sei in grado di corrispondere". Si è aperta una discussione, in
Emilia Romagna, sul voto disgiunto: votando Pd alla Camera e Sinistra
arcobaleno al Senato si aiuta la lista di Bertinotti a superare l'8% e si
sottraggono seggi al Pdl di Berlusconi. Che ne pensa?
"Un'ipotesi insensata e sbagliata. Si vota un programma e le persone che
sono chiamate, se elette, a realizzarlo. Mi si deve spiegare su quale elemento
di razionalità si vota un programma alla Camera e uno notevolmente diverso al
Senato. Aggiungo anche che riproduce una vecchia idea della politica, quella
non di far vincere, costruendole intorno il consenso necessario, la propria
opzione, ma quella di ostacolare e impedire l'eventuale e ipotetico risultato
di un altro". E della discussione su quale percentuale debba ottenere il
Pd per parlare di successo, cosa ne pensa? "Che ci sono tante forme di
autolesionismo praticabili. Io sono convinto che esistano le condizioni per
vincere, e spero ovviamente che si vinca. Ma in ogni caso, abbiamo visto che
c'è una forza politica capace di produrre tantissime novità. Quando si è aperta
la crisi l'idea diffusa era che fosse tutto scontato, che il centrodestra
avesse davanti una sorta di autostrada spianata. Oggi vediamo che non è così,
il Pd ha progressivamente recuperato le distanze ed è diventato nei fatti il
soggetto preminente di questa stagione politica. Questa è una condizione che
vale tantissimo per il futuro, al di là degli stessi risultati
elettorali". Tutta questa campagna elettorale è stata segnata dalla
vicenda Alitalia: che giudizio dà di questa crisi? "Alitalia si trova su
un piano inclinato da molti anni. E personalmente credo che l'errore più grave
sia stato compiuto più di un decennio fa quando non si concluse la trattativa
per la fusione con Klm. Oggi bisogna prendere realisticamente atto che siamo
alla fase conclusiva di questa lunga crisi. E non credo che esistano
alternative a cercare un accordo dignitoso con Air France". Berlusconi si è detto contrario e ha prospettato cordate
italiane. "È inaccettabile il cinismo del tentativo di condizionare questa
delicatissima fase, l'interferenza nella discussione con annunci e ipotesi
prive di qualsiasi ragionevole riscontro". Anche i sindacati si sono detti
contrari. "Personalmente credo che sia necessario, da parte dei sindacati,
negoziare per fare il più rapidamente possibile un accordo con Air France.
Avendo consapevolezza che si è al necessario salvataggio di un'importante azienda
e che i salvataggi comportano sempre sacrifici e rinunce. Ma anche sapendo che
quando si realizzano con reciproche assunzioni di responsabilità da parte
dell'impresa e dei sindacati, sono spesso il presupposto per la ripresa e lo
sviluppo futuro. E sotto questo profilo la capacità imprenditoriale di Air
France garantisce molto di più di tante altre ipotetiche soluzioni".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL CASOBerlusconi non bada a spese.
Dopo i precedenti della Storia italiana del 2001 e quella del 2006. Oggi arriva
col postino "C'era una volta Roma..." Un libro da un milione e mezzo
di euro per convincere i romani Roberto Brunelli Era il mitico 2001: il fatato
Silvio amante dei fiori ritratto in foto fumé e multicolor a raccontare il
paradiso berlusconiano, in mezzo agli stucchi di Arcore, ritratto a braccetto
con i grandi della Terra. Oggi, anno domini 2008, è l'apocalisse. L'apocalisse
della sinistra, inutile a dirsi. Un disastro chiamato Roma. Povertà, degrado,
abbandono. Clandestini. Rifiuti. L'armagheddon. Cambiano i tempi, cambiano gli
obiettivi, si moltiplicano le rughe, ma non cambia la tendenza del Berlusconi per la grandeur editoriale. Sette anni fa era
l'allegro libercolo giunto nelle case di ben dodici milioni di italiani con il
promettente titolo "Una storia italiana": una vetta mai più raggiunta
della migliore cultura kitsch, irrisa dalla grande stampa internazionale
("In Italia vengono pubblicati più libri di Berlusconi
che Bibbie"). Oggi, per ora, gli obiettivi sono più modesti.
"Solo" un milione di cittadini romani sta trovando in questi giorni
nelle proprie cassette postali un nuovo volumetto del nostro. "C'era una
volta... il modello Roma di Rutelli e Veltroni". Minaccioso sottotitolo: "L'eredità della
sinistra". Pezzo forte della pubblicazione, di complessive 96 pagine, una
lettera del capo del Popolo delle Libertà pieno di devastanti cifre e di
vibranti promesse, come nelle migliori abitudini. Un affresco infernale:
baraccopoli e campi nomadi, famiglie senza casa, migliaia di disperati sulle
sponde del Tevere, sporcizia in ogni dove. Ovviamente il peccato originale
della sinistra è il "tassa e spendi". Lirico il linguaggio (citiamo
dall'anticipazione data a Il Giornale): "Tremano le vene ai polsi al solo
pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia velleità di guidare
l'Italia...". Non una parola - ca va sans dire - sulla crescita del Pil
dell'Urbe, molte invece le parole per discrivere il miracolo che verrà quando
mai venisse eletto sindaco Gianni Alemanno (curiosamente citato solo nelle
ultimissime righe della missiva): anelli ferroviari, metropolitane a go go, 25
mila nuove case per i meno abbienti, asili per diecimila bambini, tasse
comunali ridotte, tutti i campi nomadi chiusi, niente rifiuti. Ma c'è anche
qualche svista: "Ho visto che nel pamphlet di Berlusconi
Villa Pamphili è diventata Villa "Phamphili" e Castel Sant'Angelo è
diventato "Castello Sant'Angelo"" rilanciava ieri ironico
Rutelli. Nel 2001 furono dodici milioni le copie del suo "Una storia
italiana": qualcuno calcolò che dovette aver sborsate dai 36 ai 50
miliardi delle lire di allora, quando secondo la legge sui limiti di spesa
elettorale Forza Italia nel suo complesso non avrebbe potuto spenderne più di
39. Miliardi a vagonate, comunque, per consegnarci passaggi immortali come
questo: "Come se si fosse in un monastero, Gianni Letta, Marcello
Dell'Utri, Fedele Confalonieri e lui stesso si alternano nella lettura dei
grandi classici. "Alle Bermuda corriamo, leggiamo, meditiamo e ci
alleniamo per tenere in esercizio il fisico e la memoria, ripassando le poesie
più celebri e sfidandoci a vicenda su chi le ricorda meglio"". Fece
il bis, nel 2006, rivolgendosi all'editore Alcos (Alberto Costa), che realizzò
per lui "La vera storia italiana", altro libro-brochure da inviare a
milioni di italiani per magnificare i successi del suo governo: tra le altre
cose si attribuisce, il SuperSilvio, la diffusione della benzina verde, la cattura
di Saddam Hussein, la salvaguardia universale del made in Italy, l'elezione di
Benedetto XVI, le medaglie olimpioniche dell'Italia, la riapertura della Scala,
l'elezione della Merkel in Germania, mentre vengono condannati con apposita
grafia in neretto i pensatori "negativi" della storia, tra cui
Gramsci, Hegel, Hobbes e Marx. Oggi, addirittura, il tris, affidato sempre alle
edizioni Alcos, specializzate in "marketing aziendale". Difficile
dire quanto abbia speso a questo giro. Per i comuni mortali, stampare 1 milione
di copie di un libro di 96 pagine e spedirle ad altrettanti cittadini romani
dovrebbe costare intorno al milione e mezzo di euro: circa 50 centesimi a copia
per la stampa, e 93 centesimi di spesa postale a tariffa agevolata. A tariffa
piena, sarebbero 1,28 euro a copia: il conto fatelo voi. Bruscolini, per
SuperSilvio.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del I Papaboys non comprano auto da Silvio. Meglio Walter Marcella
Ciarnelli Se vendesse automobili usate (anche quelle oltre a tutto il resto?) e
gli unici acquirenti da convincere fossero i Papaboys, Silvio Berlusconi resterebbe con la merce in garage. Solo il 9% di
questa precisa categoria di giovani, stando ad un campione di mille tra i 16 e
i 35 anni contattati tra i 13.000 iscritti all'associazione, si fiderebbe delle
proposte dal Cavaliere. "Troppo abile con la retorica" e "da
indiscusso genio del marketing sarebbe capace di venderti qualunque cosa".
I più hanno così motivato la loro sfiducia rispondendo alla rivista on line
Marketing&Tv per testare la fiducia nei confronti della classe politica.
Nella classifica su Quattroruote dei politici più affidabili per i Papaboys,
sul podio, medaglia di bronzo c'è Walter Veltroni con cui il 17% farebbe un affare convinto di riuscire ad avere
anche uno sconto. Il leader del Pd potrebbe proporre una "Fiesta o una
Panda, auto non pericolose, poco costose e di semplice manutenzione". In
testa c'è il leader dell'Udc, Casini "venditore più affidabile e
rassicurante" da cui comprerebbero un 55. Per un Suv bisognerebbe
rivolgersi a Fini. Ultimo in classifica è Ignazio La Russa ma anche Pannella
non convince.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del D'Alema: il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo di Ninni Andriolo inviato a Ischia "Trovo
ridicolmente enfatico l'annuncio di Berlusconi che,
semmai disgraziatamente dovesse vincere, si trasferirebbe a Napoli con seguito
di Gasparri e Calderoli. Credo che la città abbia già sufficienti problemi per
non aggiungerne altri...". Risposta di D'Alema al Cavaliere, nella
giornata dell'ennesimo tour elettorale in Campania, a poche ore di distanza dal
comizio napoletano del leader Pdl. "L'emergenza rifiuti è iniziata nel '94
- incalza il ministro degli Esteri - e da allora Berlusconi
ha guidato per sette anni il governo. Dovrebbe spiegarci, quindi, non cosa
farebbe eventualmente il 15 aprile, ma quante sedute di governo ha tenuto in
passato a Napoli, quante discariche ha aperto e quanti termovalorizzatori ha
attivato. E se ciò non fosse accaduto, come non è accaduto, dovrebbe assumersi
la sua parte di responsabilità. Perché il gioco dello scaricabarile, la
strumentalizzazione politica, l'enfatizzazione della crisi per una manciata di
voti sta producendo per l'immagine della Campania un danno più elevato
dell'emergenza rifiuti stessa". Accompagnato dall'Amministratore delegato
delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, il vice premier invita i
corrispondenti in Italia della stampa estera a viaggiare con lui sulla nuova
linea dell'Alta velocità che presto consentirà di raggiungere in settanta
minuti Napoli da Roma, e viceversa. Si vola sulle rotaie a
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di
Bertinotti Strepitosa performance dialettica di Berlusconi che per
insultare Veltroni lo definisce
"folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i giornali
a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era "Remolo il
fratello di Romolo". E che sarà mai, o è ignorante, o è provato, o lo fa apposta per
riuscire simpatico a un Paese di ignoranti. Del resto peggio il trentenne dg di
Telecom, Luca Luciani, che per citare un successo storico ha ricordato la
"Waterloo di Napoleone". Forse voleva dire di Berlusconi,
che però magari l'avrebbe preso come un auspicio. Nel casino, le poche parole
chiare sono venute da Saviano a Veltroni ("dimmi
chi candidi contro la camorra e ti dirò chi sei") e da Bertinotti a tutti,
ma più a Veltroni. Ormai in rotta elettorale d'arrivo,
tuona contro il Pd che rovina la sinistra. Può essere, se lo dice lo saprà.
Peccato che in concomitanza con le sue bordate contro Veltroni
e Prodi e a favore della lotta con classe (cfr. il cachemire) esca l'attivo dei
rimborsi elettorali dei partiti e partitini. Rifondazione: spese accertate in
milioni di euro 1.636, contributo in 5 anni per le due Camere 34.932. E vai,
questo sì è l'esempio di una gestione attiva. Chapeau, Fausto, ora rifonda
l'Alitalia.Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del De Luna: "È una destra antiquata, sono rimasti al
Novecento. di Bruno Gravagnuolo "Se vince di nuovo Berlusconi
resteremo inchiodati alla strozzatura dei primi anni 90, che ha proiettato in
scena una destra arcaica e tutta figlia del secolo scorso". Giudizio
allarmato quello di Giovanni De Luna, storico contemporaneo a Torino, studioso
della transizione post-novecentesca. E analisi non priva di
speranza: "Veltroni può farcela, ha innovato. Ma deve mettere in campo più forza identitaria
e più richiami a un'altra idea di società, sul territorio, nello Stato, in
politica estera, se vuole battere questa destra ancora molto radicata".
Che significa? E com'è nata questa destra radicata? Vediamo. Una
settimana al voto e ci risiamo: torna lo spettro di Berlusconi.
In realtà non se ne è mai andato in tutti questi anni. Professore, come e dove
si è generato il fenomeno di lunga durata? "Il biennio storico da cui è
nata la fase attuale è quello '92-'94. Lì c'è sia continuità che rottura col
passato. Quanto a quest'ultima, va ricordata la sparizione dei partiti storici
del dopoguerra, che riformula per intero il sistema politico. Poi, come segno
forte di rottura c'è il maggioritario". La rottura si condensa a destra,
con Berlusconi che perdura... "Protagonisti della
cesura non furono né la sinistra né i suoi soggetti sociali di riferimento. Fu
una rivoluzione di destra. E più che Forza Italia, battistrada ne fu la Lega,
che già dagli anni 80 cresceva in modo significativo. Sta qui l'imprinting
sociale della "seconda repubblica". Perciò, ceti medi, partite Iva,
lavoro autonomo. Contro fisco, Stato e barriere ambientaliste. E anche
l'ideologia è sintomatica. Il mercato diventa intrinsecamente positivo, e va
lasciato correre senza lacci". Ma tutto ciò non si materializza poi nella
figura del Cavaliere? "Certo. Infatti c'è la dimensione carismatica della
leadership, con il sistema dei media, fondativo del discorso politico. Eccoli
gli altri due punti di discontinuità. Prima di Berlusconi
il carisma fisico del capo non esisteva. I leader non avevano tale tipo di
appeal. Con Berlusconi irrompe il corpo, il trucco, il
riporto, la bandana, i tacchi, la battuta. Tutte cose che lui usa attorno alla
sua persona, per azzerare ogni istanza intermedia della politica tra sé e la
società". Carisma e blocco sociale non bastano alla destra. Dividono il
paese e confliggono con le istituzioni. E dopo Dini si arriva al 1996. Perché
quella legislatura vinta da Prodi fu un'occasione mancata? "Populismo e carisma
danno il meglio di sé con le rotture, ma non possono unire il paese. Vale per Berlusconi e vale per la Lega, nata per il conflitto. Quel
che mancò in quella fase a Ulivo e sinistra fu la capacità di cavalcare
positivamente la rottura. Prevalsero la continuità e la volontà di garantire un
equilibrio istituzionale dolce. Anche la Bicamerale tentò di governare la
rottura in questa chiave, "normalizzando" la destra, contenendola.
Tentativo fallace, che dilapidò il capitale di credibilità guadagnato. Una mancanza
di coraggio, e un prezzo alto, pagato alla paura che il conflitto civile
potesse degenerare. Mentre invece anche i ceti più aggressivi non avrebbero mai
messo a rischio il benessere conquistato. Ecco.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Se vincono loro ci ritroviamo con le ossessioni del secolo
scorso" perché alla fine, all'insegna della continuità, la sinistra s'è
lasciata imprigionare nel mito negativo della Casta". Nel 1998 ci fu la
prima divisione tra riformisti e radicali... "Sì, ma non
sopravvalutiamola. La partita si giocò sulla complessiva incapacità della
sinistra di dare risposte alla transizione: tra immobilismo e movimentismo
sociale". Veniamo al 2001 e alla cavalcata che conduce nel 2006 al quasi
pareggio. Che giudizio dà di questi anni? "Giudico negativamente il
quinquennio, anche sulla base del risultato che già nel 2004 si ebbe alle
europee: anni di distacco profondo tra governo e paese. E fallimento del
centrodestra, sancito nel 2005 con le regionali. Al quasi pareggio del 2006 si
arriva perché il centrosinistra si comportò come se avesse già vinto, lasciando
trapelare le sue intenzioni: litigi interni e spartizioni di aree e risorse.
Non si scorgeva un progetto politico, ma un contenzioso parcellizzato di
interessi da rappresentare". Da un lato, destra con leader e interessi
unificati. Dall'altro, centrosinistra diviso. Tra riformisti favorevoli a
mercato e rigore, e radicali "movimentisti" e "lavoristi".
Dov'è il blocco antidestra? E quale la chance di Veltroni?
"Quella di Veltroni è operazione intrinsecamente
positiva perché fa chiarezza. Elettoralmente spendibile, viste le divisioni del
governo Prodi. Poteva essere un'occasione anche per la sinistra radicale, col
costringerla all'innovazione e ai programmi. Il che non mi pare sia avvenuto.
Quanto al Pd, la sfida vera resta quella dell'identità, elemento fortissimo per
la destra, che detiene una "sua" identità sociale e antropologica nel
paese e sui territori. Chi è l'elettore di sinistra? Basta il cittadino
rispettoso delle regole? Non lo so. Ci vuole qualcos'altro. Un alfabeto, un
progetto, l'aderenza ai territori. Al di là della caccia al consenso al
nord-est. Insomma, ci vuole una sintesi tra luoghi, cittadinanza e contenuti
sociali della cittadinanza. La capacità di uscire davvero dal 900, con
un'immagine forte della società-mondo, radicata nei luoghi dove la vita si
riproduce. Ciò detto Veltroni può
farcela, ma il suo lavoro è di lunga lena e va al di là della contesa
elettorale". E se ritorna Berlusconi? "Il peso del
passato diventerà asfissiante e ci ritroveremo inchiodati alle ossessioni
ideologiche del secolo scorso. Soprattutto a quelle del biennio '92-'94".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Boselli
"Maleducato e antidemocratico chi non partecipa ai confronti tv" ROMA
- "Il fatto di non partecipare ai confronti elettorali con gli altri
candidati premier, è non solo antidemocratico, ma anche maleducato". Lo
sostiene il candidato leader del Partito Socialista, Enrico Boselli.
"Vespa e Sky hanno invitato i candidati premier a un confronto. Per ora ci sono solo i cosiddetti minori. Grandi assenti, oltre
ai soliti Berlusconi e Veltroni, anche Casini, Bertinotti e perfino la Santanchè. Forse temono di
stufare viste le paginate di giornali che hanno e il fatto che tutte le sere
aprono e chiudono qualunque tg".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni lancia la volata per la rimonta
polizza alle casalinghe e critiche al Csm "Troppi riguardi per il giudice
che ha lasciato scarcerare i mafiosi" Ogni infortunio causato da incidenti
domestici sarà indennizzato "E se dovessero vincere loro, al massimo
dureranno un paio d'anni" GOFFREDO DE MARCHIS DAL NOSTRO INVIATO BENEVENTO
- Due sole tappe di pullman ieri ma dentro c'è la cifra tonda. Con il comizio
di mezzanotte a Conversano, vicino a Bari e dopo la sosta pomeridiana a
Benevento, Walter Veltroni tocca quota 100 province
visitate in un mese, a meno dieci dal giro completo e soprattutto a meno sette
giorni dal 13 aprile. La caccia agli indecisi comincia adesso, ma è caccia a
ogni singolo elettore, con un appello al voto utile che da parte del candidato
premier del Pd diventa sempre più esplicito. Anche in questo senso va letto
l'attacco sferrato al leader della Sinistra Fausto Bertinotti. Veltroni, nei comizi più recenti, non manca mai di mostrare
la sua soddisfazione per essersi liberato di certi alleati. Addita le persone:
Pecoraro, Diliberto, Bertinotti. Tiene fuori Fabio Mussi, forse la vecchia
amicizia fa velo. Ma è arrivato il momento di andare oltre: "Sempre lo
stesso, Fausto. Lo è stato nel '98 creando i problemi che sappiamo, e ha segato
l'albero del governo Prodi dal primo giorno in cui è cominciata questa
legislatura", dice durante Omnibus su La7. A Veltroni
non va giù la riproposizione della lotta di classe, che è roba vecchia, poi
mette il dito nella piaga della violenza, che proprio Bertinotti aveva
solennemente ripudiato come pratica della sinistra nel congresso di Venezia.
"Vedo che adesso sono loro a organizzare le manifestazioni di intolleranza
contro Ferrara. Con i loro parlamentari, con pezzi di Rifondazione".
Bertinotti risponde ("giudizio sbagliato e ingeneroso, semmai noi abbiamo
trangugiato bocconi amari"), ma l'impressione è che Veltroni alzerà ancora il tiro. Per giocarsi la rimonta fino in fondo.
Voto per voto. Il bacino delle casalinghe resta tra i più appetiti: 8 milioni
di potenziali preferenze. Viene considerato un serbatoio berlusconiano. A loro
si rivolge la proposta lanciata da Veltroni prima in
una visita alla Garbatella quartiere di Roma e poi nella piazza di Benevento.
"Vogliamo offrire alle donne un'assicurazione gratuita e automatica per
gli infortuni domestici. Ogni casalinga può comunicare all'Inail l'incidente
avuto e da una soglia del 27 per cento di invalidità in su avrà un assegno
mensile di risarcimento". A seconda del danno il rimborso varia da 148
euro a 1030. "Un modo dire grazie a chi fa un lavoro fondamentale". A
Benevento, la terra di Clemente Mastella, l'ex ministro della Giustizia non
viene mai nominato. Veltroni qui insiste sulla
legalità e polemizza con il Csm "troppo premuroso nei confronti del
magistrato di Gela che ha impiegato 8 anni per scrivere una sentenza
permettendo a dei mafiosi di uscire dal carcere". Il tema dei rifiuti
viene rimosso o comunque solo accennato: "Quando l'emergenza sarà finita,
giungerà l'ora di dare un segnale di discontinuità". E il segnale intanto
è diretto ad Antonio Bassolino (anche ieri assente). Il segretario del Pd parla
a lungo, davanti a duemila persone. Nello sforzo di essere chiaro, gli scappa
anche una battuta che non è da lui e per un attimo lo accomuna al
"principale esponente dello schieramento avverso", come si diverte
sempre a chiamare Berlusconi. Racconta Veltroni che quando nei tg "vedo le immagini di un
barile di petrolio so che bisogna toccarsi quello che si ha di più caro perché
vuol dire che la benzina sta per aumentare". Parla di crisi e di
recessione, insomma. Dice che il governatore Draghi fa bene a essere perplesso
sui dati del Fmi a proposito della crescita italiana, ma la sostanza resta e
"non possiamo accettare il declino". Il centrodestra "è
cupo" gli ha scritto un fan, "noi invece siamo ottimisti".
Perciò non bisogna abbandonarsi "all'antipolitica che è un regalo a quelli
della vecchia politica". E guardando avanti promette una riforma
elettorale "uninominale con primarie obbligatorie, per restituire la
scelta alla gente". Proprio alla fine si lascia una sfuggire una
previsione che sconfessa il sogno del successo ma tiene aperta la partita, per
lui e per il Pd. "Se vincono loro, con le divisioni che li attraversano,
possono durare un anno e mezzo, due. Sicuramente non un'intera
legislatura". Come dire che il 13 aprile potrebbe essere solo il primo
tempo.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Basta mediazioni
Manciata di voti Dario Franceschini, numero due del Pd, si appella agli
elettori della sinistra: "Bush è il frutto di quelle scelte"
"Bertinotti come Nader negli Usa rischia di far vincere Berlusconi"
"Indecisi riflettete bene, basta un voto in più per governare" Walter
non medierà più: sarà il premier, il leader del partito e avrà la maggioranza
dei parlamentari Fu la presenza del candidato verde a regalare a Bush la
vittoria su Gore per 500 voti UMBERTO ROSSO ROMA - "Finirà al fotofinish
fra Veltroni e Berlusconi.
Non si possono più mostrare i sondaggi, neanche raccontando quelli che si
vedono, ma non c'è dubbio che l'aria che si respira nel paese è proprio questa:
le elezioni si vinceranno sul filo di lana". E quindi, vicesegretario
Franceschini? "E quindi a maggior ragione ogni voto, ogni singolo voto
diventa decisivo. Nessun voto è inutile, come ha giustamente osservato il
presidente Napolitano. Ma alla Camera lo sbarramento è del 4 per cento, al Senato
dell'8. Il che eliminerà di fatto il novanta per cento dei simboli sulla
scheda, che non avranno rappresentanti in Parlamento. E per vincere, e
conquistare il premio di maggioranza, basta un voto in più dell'avversario.
Vorrei che gli italiani lo tenessero ben presente". Insomma, il voto utile
per battere Berlusconi è quello al Pd e non alla
Sinistra arcobaleno... "La definizione di voto utile non mi piace. Vorrei
solo ricordare che la volta scorsa il centrosinistra vinse solo per 24 mila
voti, su circa 40 milioni. E che in America qualche anno fa, su oltre cento
milioni di votanti, solo per 537 voti in più in Florida Bush sconfisse Al Gore.
C'era in lizza un terzo candidato, il verde Ralph Nader, che prese il 2,7 per
cento. Se quei voti fossero, invece, andati a Gore, il corso della storia
sarebbe cambiato: gli Usa non avrebbero fatto la guerra in Iraq, avrebbero
firmato il protocollo di Kyoto, e forse non ci sarebbe oggi nemmeno il rischio
di recessione". Bertinotti come Nader? "La sfida
è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no, ma la realtà è questa. Nader fu responsabile
della vittoria di Bush". Secondo la Sinistra arcobaleno però il voto utile
è una trappola, anche perché Berlusconi sarebbe di gran lunga in
vantaggio. "Sanno bene anche loro che la partita è apertissima.
Ufficialmente lo negano perché sono molto preoccupati: temono che il voto al Pd
possa far breccia nell'elettorato di sinistra". Il voto disgiunto fra Pd e
Sinistra sarebbe una soluzione, come sostiene Mauro Zani per l'Emilia? "No,
quella è stata una battuta infelice. Per vincere il voto va dato al Pd ovunque,
senza eccezioni. Anche perché tecnicamente non è vero che il voto disgiunto in
alcune regioni sia utile per contrastare la destra. E comunque il nodo resta
politico, ovvero una sfida a due fra Pd e Pdl. Che tra l'altro introduce una
importantissima novità". Quale, onorevole Franceschini? "Sarà di
fatto, per la prima volta, una elezione diretta del premier. In passato, con
una coalizione, si sapeva che il capo del governo sarebbe stato chiamato ad un
lavoro di mediazione. Adesso, se vinciamo, ci sarà finalmente un modello
europeo: Veltroni sarà al tempo stesso premier, leader
del partito, e in Parlamento avrà con il suo solo partito la maggioranza di
deputati e senatori". Con la Sinistra nessuna collaborazione in futuro?
"Spero che abbia un atteggiamento di minoranza costruttiva nei confronti
di un futuro governo Veltroni". Per la vittoria
però, oltre gli elettori di sinistra, sarà determinante la scelta degli
indecisi. "In questa campagna elettorale, ed è la prima volta che mi
capita, sono in tanti che si avvicinano e mi dicono: in passato ho votato per
la destra, stavolta voglio provare con voi. Realizzando, in questo modo, un
passaggio diretto fra il centrodestra e il Pd. C'è una parte del paese che non
ha mai scelto il centrosinistra e che adesso vede nella novità del Pd una
grande opportunità. Perciò anche nei confronti della fascia di indecisi, oltre
che ai disillusi del centrosinistra, lancio l'appello: riflettete bene, la vittoria
può arrivare anche per un voto in più". Vale anche per i cattolici tentati
dall'Udc? "Il pluralismo dei cattolici in politica è oramai un dato
acquisito. Ma sarà sotto la bandiera del Pd che si ritroverà una grande
rappresentanza parlamentare di cattolici democratici, che unirà la fedeltà ai
valori con la laicità dello Stato". Berlusconi
denuncia il pericolo-schede. Esiste anche per il Pd? "La scheda elettorale
è molto brutta, rischia di confondere. Ma purtroppo è un altro dei tanti frutti
avvelenati della legge elettorale, la porcata di Calderoli".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
CLAUDIO SARDO "DNapoli OPO il voto sarò uno stabilizzatore del Pd"
dice Massimo D'Alema (nella foto a fianco). Sia che il Pd
vinca, sia che vinca Berlusconi, "la leadership di Veltroni non sarà
di breve durata". Perché il nuovo partito deve rafforzarsi come il
pilastro di un nuovo sistema. Mentre Berlusconi "è
troppo a destra" e non riuscirà comunque a governare il Paese con "al
massimo il 42-43% dei voti". Il Pd, invece, già nei governi locali,
si dimostrerà più capace di dialogo "sia con i centristi che con la
sinistra radicale".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Sarà più rissosa di un comizio di Giuliano Ferrara? Sarà più noiosa dei tanti
faccia a faccia indiretti fra Veltroni e Berlusconi? Sarà una sorta di assemblea di condominio con una folla di
candidati premier che s'accapigliano sul ballatoio? Oppure un dibattito
("No, il dibbattito no!") fra polli che si spennano tutti contro
tutti? O un ritorno alla lotta fra leoni e gladiatori con la Santanché che
recita entrambi i ruoli e cerca di sbranare il rivale fascistissimo Fiore (candidato
premier di Forza Nuova), con Bertinotti che cerca di moderare la cattiveria dei
combattenti a colpi di erre moscia ma il candidato premier dell'Union fur
Sudtirol (Andreas Poeder) non ci capisce un acca nè moscia nè rigida, con la
D'Angeli trozkista dei Parioli che turigliattianamente (togliattianamente si
diceva un tempo, ma erano altri tempi) lancia uova in faccia a Giuliano Ferrara
che finge di divertirsi ("Che ovazioni!") e via così su RaiDue? Ecco,
il duello collettivo in tivvù fra gli aspiranti presidenti del consiglio - che
sono trentadue, compresi Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione e soprattutto
Pius Leitner del partito Die Freihetlichen, ma in scena dovrebbero presentarsi
in quindicii e senza Walter nè Silvio Pier - si terrà venerdì prossimo e si
annuncia come un imperdibile show. Da far tremare i polsi perfino a un tipo
abile e sperimentato come Bruno Vespa che ne sarà il conduttore: "Sarà una
delle prove più difficili della mia vita". Servirà lo scudiscio? Saranno
necessari i bavagli? Anzi, i buttafuori? Pier Ferdinando Casini è scettico
sull'utilità di questo spettacolo: "Non so se parteciperò". Veltroni motiva così il suo no: "Sarà una sequela di
inutili urla". Berlusconi si sente su un altro
pianeta, quello degli statisti ormai nella Storia, e non vuole mescolarsi al
candidato premier dell'Unione Democratica Consumatori, Bruno De Vita, che
l'altra volta si presentò a "Porta a Porta" brandendo filoni di pane
sotto il naso della Santanché, o a Andreas Poeder e Siegfried Brugger leader
rivali di due partiti sudtirolesi che litigheranno in ladino, o all'eventuale
capo del governo guidato dal leader dei Popolari Uniti, Antonio Potenza, che
starà in video tutto contento perchè sono stati esclusi dal voto i suoi diretti
rivali del Partito degli Impotenti. Gustose e numerose sfide nella Grande
Sfida. Il leninista Ferrando contro la trotzkista D'Angeli. La candidata
premier del Partito Alternativo Comunista, Fabiana Stefanoni, contro il
marxista Domenico Savio. E fra libertari: Bertinotti contro Gesù, cioè contro
Boselli che s'è paragonato al Bambinello: "Fu lui il primo
socialista". E ancora nordisti contro terroni e sudisti contro sudisti: il
candidato premier di Lega Sud Ausonia all'assalto di quello del Partito del Sud
che s'accapiglia con quello di Sud Libero che dà i pizzicotti a quello degli
autonomisti siciliani. Ma vincerà il match Luigi Ferrante, del Partito del
Loto? O vinceranno in diretta i pomodori? "A me, cominciano a piacere",
auto-ironizza Ferrara della Lista Pro-Life. E speriamo che i quindici, o venti,
nanneti del duello tivvù non lo prendano in parola.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Silvio Berlusconi è preoccupato: giudica
illeggibili le schede elettorali. E chiede che siano ristampate. Con relativo
decreto che stabilisca la necessità della "comprensibilità della
scheda". "Quando ho visto le schede - dice il Cavaliere - mi sono
spaventato. Francamente non si capiscono gli apparentamenti. C'è una striscia
indistinta di simboli". E allora? Si è rivolto al presidente della
Repubblica affinchè vigili sul voto. Un vero e proprio appello a Giorgio
Napolitano dopo che aveva inutilmente chiesto delucidazioni al ministro
dell'Interno, Giuliano Amato. Ma non è tutto, come racconta Berlusconi,
"non riuscivamo a trovare ascolto dal ministro dell'Interno". Sia
Gianni Letta che l'ex inquilino del Viminale Scajola "hanno parlato a
lungo con Amato senza avere soddisfazione". Berlusconi
piuttosto che pensare ai brogli ha "pensato alla confusione che si crea in
chi deve votare". E così in una nota il Cavaliere ha chiesto a Napolitano
che "intervenga immediatamente a difesa della credibilità delle
istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento
delle elezioni". Sempre rivolto al capo dello Stato, spiega, che "le
schede elettorali così come sono state predisposte dal ministero dell'Interno,
non offrono garanzia alcuna che sia rispettata la volontà degli elettori e
inducono più facilmente all'errore che all'espressione di un voto
regolare". "In particolare - aggiunge - le forze politiche che si
presentano alleate, le più rappresentative degli elettori, rischiano di vedere
i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli confusa" con "la
conseguenza di esporre le prossime elezioni al rischio di innumerevoli
contestazioni". Immediatamente Napolitano ha invitato Amato "a
fornire ai rappresentanti delle forze politiche e all'opinione pubblica tutti i
chiarimenti opportuni". Arriva subito la risposta del ministro
dell'Interno che spiega come la predisposizione della macchina elettorale sia
"in conformità della disciplina legislativa vigente e in particolare al
decreto dell'8 marzo 2006 che ha la firma di Berlusconi
e del mio predecessore al ministero dell'Interno". Anche Antonio Di Pietro
teme che con queste schede ci sia il rischio di "un voto truccato".
Intanto il Cavaliere trova il tempo per partecipare ad una manifestazione
organizzata dai giovani di FI e An in piazza del Pantheon a Roma. E' euforico.
Galvanizza il migliaio di giovani presenti. E quando sale sul palco e si
improvvisa provetto danzatore con il candidato sindaco di Roma del Pdl, Gianni
Alemanno, dalla piazza si leva una ovazione. Ed è in quel
momento che Berlusconi tra l'ironico e il faceto annuncia: "La condanna è
definitiva. Devo fare il presidente del Consiglio". Si leva un coro
"presidente", "presidente". Scalpitano i giovani con tanto
di magliette con la scritta "spedire Veltroni in
Africa-si può fare". O piuttosto quelli che esibiscono la fascia al
braccio e sulla fronte "rialzati Italia". Quindi attacca Walter Veltroni "diplomato in fiction" al punto che ha
"un coraggio bestiale per far scordare il suo passato". E' il
"pifferaio magico" che vorrebbe "portare gli italiani nel
burrone" di "più spesa pubblica, più tasse, più
extracomunitari".
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il leader dell'Idv Di Pietro "Il Viminale? Errare è umano
perseverare però è diabolico" ROMA - "Sono sei giorni che lo vado
dicendo, inascoltato, l'ho anche scritto formalmente al ministro dell'Interno e
al capo dello Stato: in quelle schede ci sono incongruenze ed errori materiali
che impediscono ai cittadini di esercitare il proprio diritto costituzionale a
un voto informato". Si arrabbia Antonio Di Pietro ( foto), il primo a
denunciare anche pubblicamente che le schede così no, proprio non vanno.
"Cosa mi hanno risposto al ministero degli Interni? Dicevano "Ormai è
fatta, non si può tornare indietro...". E invece non solo si può - tanto
che dal Viminale hanno assicurato che se Pizza martedì fosse riammesso, si
potrebbero ristampare le schede -, ma si deve: qui c'è un diritto superiore di
milioni di cittadini che va difeso". E dunque, insiste il leader
dell'Italia dei Valori "non si capisce proprio come un costituzionalista
come Amato dica che la situazione è questa, e non si può fare nulla. Eh no,
errare è umano, perseverare diabolico". Adesso a dirlo
è anche Berlusconi, il suo grande nemico. Non si augura il ministro che lo faccia
anche il suo alleato Veltroni? "Io ho parlato con tutti i responsabili dei partiti di
questo problema nei giorni scorsi, e tutti - chi apertamente, chi sottovoce -
mi hanno dato ragione. Poi, ognuno fa quello che vuole, non mi aspetto
niente da nessuno, o meglio mi aspetto ancora un intervento del ministro degli
Interni o del capo dello Stato. Io continuerò a dire che votando così si viola
la Costituzione, noi dell'Idv non ci stiamo". Certo, ormai i tempi sono
molto stretti, ma secondo Di Pietro la macchina dello Stato può mettersi in
moto: "Bisogna ristampare le schede, il tempo c'è, pazienza se i militari
all'estero hanno già votato". Ma si può arrivare a tanto senza che lo
stesso governo prenda in mano la situazione? L'ex pm non ha dubbi: "Se,
per rendere più chiaro che esistono due coalizioni e per evitare il rischio che
segnando la croce su uno dei partiti coalizzati si annulli la scheda serve un
decreto, beh lo si faccia: ne abbiamo fatti tanti, questa è una di quelle
situazioni di urgenza che ne ammette eccome il ricorso. Basterebbe mettere i
simboli in verticale e affiancare i partiti coalizzati, così non ci sarebbero
rischi di sbagliare né contestazioni di cui nessuno sente il bisogno. Non mi
sembra una cosa impossibile". P. D. C.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Candidati premier Il conduttore: lusingato che la Rai mi abbia
chiamato. Mentana? Anche da me interviste separate Tanti no alla sfida tv da
Vespa: "Ma a Matrix nessun duello" ROMA - Né in 2 né in 15, né di qua
(Rai) né di là (Mediaset) né ora né mai. Per questa tornata elettorale il
confronto tv tra i due candidati premier più accreditati, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, semplicemente
non è cosa. "Non puoi prenderti solo la crema, ti toccano anche le
situazioni spinose", commenta saggio Bruno Vespa che si immolerà nella
prevedibilmente poco succosa ultima tribuna collettiva di venerdì sera su
Raidue, priva dei principali protagonisti. "Lo sapevo benissimo che Veltroni e Berlusconi non sarebbero
venuti, ma non faccio la star ed ho accettato per disciplina aziendale,
lusingato che abbiano richiesto la mia esperienza. Però gli inviti non li
faccio io, siamo costretti per legge a convocare tutti. Il mancato faccia a
faccia? In mancanza di obblighi precisi, di regola è l'inseguitore che vuole il
confronto e l'inseguito che non è interessato ". Ma se gli chiedi: Bruno,
ma allora, come dice il Cavaliere, il vero duello sarà quello da Mentana?, ecco
che scatta l'orgoglio: "Ma quale? Berlusconi e Veltroni parleranno ciascuno per 45 minuti, in due interviste separate.
Allora l'ho fatto prima io. E lo rifarò: mercoledì 9a Porta a Porta avrò Veltroni, giovedì 10 Berlusconi e con questa gli avrò
dedicato 3 puntate a testa, nessuno ha fatto di più". Con quel che
passa il convento, si contenta e porta a casa Enrico Mentana, che venerdì sera
comunque chiuderà al top con l'ultima intervista esclusiva ai due candidati
principali. "Ovvio che non sarà un'ordalia. O il miglior film in città.
Ma, nel contesto di una campagna elettorale non pepatissima, cercheremo di
rendere la trasmissione più efficace possibile ". Sulle traversie del
concorrente, Vespa è solidale: "La situazione in Rai è figlia di una par
condicio imbalsamatrice. Del resto anche io, per poter avere il Berlusconi/Veltroni ho dovuto prima
invitare tutti gli altri". Chi dei due parlerà per primo? "Non si
dice. Ma certo l'appuntamento è importante, entrambi sanno che la prova è
inappellabile". Bocciato il faccia a faccia, ritenuto incompatibile con
l'invisa par condicio ("Non è vero", insiste ancora Veltroni. "Potremmo farlo, Berlusconi
dice bugie e non va bene per chi si candida a guidare il Paese"), il
Cavaliere aveva subito stroncato anche la tavola rotonda di gruppo da 90 minuti
offerta da Raidue: "Controproducente per chi ci va". E ieri ci ha
messo il carico pure il leader del Pd: "Non è utile per gli elettori: con
15 candidati tutti nello stesso studio diventerebbe una sequenza di pillole tv
e di urla". Sarebbero 6 minuti a testa, interruzioni escluse.
L'affollamento ha demotivato anche Pier Ferdinando Casini: "Non so se
andrò, deciderà il mio staff". Sulla via del no Daniela Santanchè e Fausto
Bertinotti. Protesta in nome del bon ton Enrico Boselli, candidato socialista:
"Non partecipare non solo è antidemocratico ma pure maleducato".
Giovanna Cavalli.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Al Pantheon: "La mia condanna è definitiva, devo fare
il presidente del Consiglio" E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima
del declino ROMA - Un esecutivo del Pdl è l'"ultima occasione prima del
declino, e la partita del 13 e 14 aprile non finirà in un pareggio al Senato perché
i sondaggi sono chiarissimi, abbiamo una distanza tale per cui avremo l'onore e
l'onere di governare e cambiare il Paese", dice Silvio Berlusconi
parlando a Telecamere, in onda oggi su Raitre. In piazza del Pantheon, davanti
ai giovani del Popolo della libertà che lo salutano con un'ovazione, aggiunge:
"La mia condanna è definitiva devo fare il presidente del Consiglio".
E lo dice, come del resto va ripetendo da qualche tempo, con un tono assai
prudente perché il lavoro che lo attende qualora sia lui il vincitore è molto
impegnativo: dalla lotta ai rifiuti alla trasformazione della pubblica
amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi
parla, e in cielo volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il
suo rumore le parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che
hanno paura". Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una
parte invita alla mobilitazione ("finita la festa andate a fare
proselitismo") e dall'altro rilancia l'idea del voto utile, il voto cioè
dato ai grandi partiti. Non va insomma, dice, disperso scegliendo forze
politiche che non hanno la possibilità di superare lo sbarramento e quindi non
porteranno parlamentari. "Se qualcuno a voi vicino avesse qualche simpatia
per quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e si chiama Pier
Furby...". Non finisce la frase perché dal pubblico salgono fischi e
"buuu", e lui di rimando: "Reazione un po' rozza ma
efficace". Critica poi il suo competitor Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del vecchio partito
comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un grande comunicatore e
ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere assieme radicali e
cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile". Tuttavia l'ex
sindaco di Roma non è affatto il "personaggio nuovo che dichiara di
essere". "Per questo gli italiani hanno capito - tuona Berlusconi - che seguire il pifferaio magico rischiava di
portarli nel burrone". E rivolto ai giovani domanda: "Volete voi che
un vostro coetaneo, cioè il sottoscritto, torni al governo?".
"Sììì", replica il pubblico e lui si congeda con un "bacio e
abbraccio tutti, soprattutto le signorine ". Pdl Silvio Berlusconi
a Napoli Lorenzo Fuccaro.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI
Monitorare inquinamento e livello delle polveri sottili in tutti i quartieri
della città, per trovare le contromisure adeguate. È partito ieri mattina il
tour del pullman anti inquinamento del Popolo della libertà: una sorta di
centralina ambulante che utilizzerà macchinari specifici, grazie al
coordinamento dell'immunologo Fernando Aiuti, capolista per il Pdl in
Campidoglio e garante per le politiche della Salute. "Questa è una cosa
seria, non solo un'iniziativa relativa alla campagna elettorale, perché il
benessere è uno dei pilastri della nostra politica - sottolinea il candidato
sindaco Gianni Alemanno - Con questo pullman vogliamo verificare realmente come
stanno le cose e informarne i cittadini perché è troppo facile nascondere i
problemi". Il pullman "Aiuti per Roma" è partito ieri mattina da
piazza della Repubblica, dopo la presentazione dell'équipe che compirà il
viaggio nelle strade cittadine. Durante il tour cittadino, in particolare,
saranno monitorati e catalogati i dati relativi alle microparticelle prodotte
dal filtro antiparticolato, all'inquinamento acustico, alle frequenze elettromagnetiche
e soprattutto gli effetti che provocano sui bambini e sugli anziani. "Noi
non vogliamo nascondere i problemi ma affrontarli coinvolgendo in modo
consapevole tutti i cittadini - spiega Alemanno - Bisogna individuare stili di
vita adeguati e fare delle campagne di informazione". Accanto al problema
atmosferico, aggiunge Aiuti, "c'è anche quello alimentare, dei corretti
stili di vita, della prevenzione di malattie ed allergie: anche di questo
parleremo con i cittadini". In tema di inquinamento, il candidato sindaco
del Pdl si sofferma anche sui problemi della sanità. A partire dall'ospedale
più grande della Capitale, l'Umberto I: "Bisogna fare in modo che il
Policlinico diventi il simbolo del cambiamento di passo delle politiche sulla
sanità romana - sostiene Alemanno - Bisogna demolirlo e ricostruirlo a moduli,
pezzo per pezzo, con un progetto moderno e innovativo". Del futuro di Roma
l'ex ministro delle Politiche agricole ha poi parlato alla manifestazione di
Azione giovani, nella piazza del Pantheon. "Non esiste progetto di
rinascita nazionale in Europa che non sia stato legato alla rinascita della
Capitale - dice Alemanno - Siamo orgogliosi della Roma antica, ma anche della
Roma di oggi e del futuro che Rutelli e Veltroni hanno tradito. Vogliamo che esista una sola Roma, morale, nella
quale quando ci si mette piede si senta di stare nella Capitale del
Paese". E, sempre dal palco di piazza della Rotonda, Silvio Berlusconi torna alla carica del Campidoglio: "Veltroni lascia una Roma disastrata, con 9 miliardi di euro di debiti e
nella quale le consulenze sono aumentate del 243 per cento - sottolinea
il leader del Pdl - Al momento di candidarsi, il leader del Pd ha detto di
voler divorziare dalla sinistra radicale che ancora orgogliosamente si dice comunista.
Poi però sono arrivate le elezioni amministrative e non c'è comune al voto nel
quale il Pd non sia alleato con la sinistra".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L governo dal primo
giorno di legislatura...". Il segretario del Pd, Walter Veltroni,
risponde con queste parole al candidato-prmier della Sinistra Arcobaleno. Il
quale ha detto di essere stato molto "deluso dal governo Prodi" e
aggiunge di "essere sicuro della sconfitta del Partito Democratico alle
elezioni del prossimo fine settimana. "Il suo auspicio - replica Veltroni a Bertinotti - che non vinceremo le elezioni lo
lascio a lui, io lavoro per vincerle". Il candidato premier della Sinistra
Arcobaleno a sua volta contrattacca. Così: "Veltroni
sbaglia ed è gravemente ingeneroso. Con le unghie e con i denti, anche
trangugiando bocconi amari, abbiamo fatto vivere il governo Prodi contando su
un secondo tempo che non è mai arrivato". Insomma, "non abbiamo
affatto segato l'albero del Professore". "Ci siamo battuti - incalza
Bertinotti - per superare la legge che dà il precariato, l'aumento di salari e
pensioni e lo abbiamo fatto nelle finanziarie e perfino dopo, decreto per
decreto. Qui invece ci sono ministri che oggi fanno parte
del Partito Democratico che non hanno consentito al governo di fare quello che
avrebbe dovuto". Nella polemica s'inserisce anche Diliberto: "Veltroni, segando l'accordo con la sinistra, si assume la responsabilità
di ridare l'Italia nelle mani di Berlusconi".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA "Io ho già
contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...".
Scherza il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, vedendo i fiocchi azzurri
con cui lo accolgono nelle Marche per festeggiare la nascita del figlio
Francesco. Un attimo di commozione e poi, via, di nuovo a controbattere,
un'ennesima volta, i teorici del cosidetto "voto utile". "Dà
fastidio un centro che impedisca a Berlusconi e Veltroni di fare i loro comodi- argomenta il candidato
premier centrista- credo sia importante votare per noi, è doppiamente utile,
per salvaguardare i propri valori e per evitare che l'Italia abbia dei
padroni". Appare in gran forma l'ex presidente della Camera. E ad Ascoli
Piceno, in un teatro stracolmo, spiega perchè. "Oggi mi vedete
particolarmente tonico, non solo perchè mi è nato un figlio, che è una
benedizione del Signore, una cosa bellissima. Ma sono tonicizzato anche dai
risultati dei sondaggi. Se è vero che con tutte le persone che se ne sono
andate, ha corrisposto un aumento a dismisura per l'Udc nei sondaggi, allora se
ne vadano pure", ironizza. Quindi, fa una confidenza ai suoi elettori:
"Un mese fa abbiamo avuto paura. Un uomo politico non dovrebbe mai dirlo,
ma abbiamo temuto che ci fosse uno schiacciamento. Oggi siamo salvi. C'è un
Unione di Centro che va oltre l'Udc, c'è anche la Rosa Bianca. Ci sono molti
cattolici che si sono messi in marcia". E dice di "non capire Berlusconi, che afferma di essere in vantaggio di tanti
punti, ma poi non si accontenta di vincere. È inutile che pensi anche di avere
la proprietà del Paese, che è degli italiani, e non sua. Lasci qualcosa anche a
noi. Tanta insistenza rivela come sia ossessionato, dà dei sondaggi, spiega che
ha già vinto le elezioni, per cui si accontenti di vincere". Quindi,
affronta i temi di attualità. Secondo Casini, le previsioni pessimistiche del
Fondo monetario internazionale sulla crescita dell'Italia "significano che
non è solo importante vincere queste elezioni, ma è importante che chi le vince
abbia la cultura di governo per poter governare. Servono decisioni forti-
sottolinea- ad esempio, credo che Alitalia abbia bisogno di una profonda
svolta, di una modernizzazione e di scelte impopolari, che solo chi avrà grande
coraggio riuscirà a fare". E mette in chiaro che "dopo essere stati
vittime del ricatto di Bertinotti, oggi rischiamo di essere vittime di quello
di Bossi", avverte, spiegando che "ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i
toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il candidato
premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè
Veltroni ne è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i competitors,
e non vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'originale".
Infine, un ultimo avvertimento: "Ai cattolici dico che la coscienza della
Binetti non è la coscienza del Pd, perchè nel Pd non c'è posto per i nostri
valori. In questa campagna - aggiunge - noi difendiamo l'identità cristiana del
Paese, difendiamo ciò che siamo, è una precisa scelta di campo. E nè Veltroni nè Berlusconi possono
parlare di temi eticamente sensibili, perchè hanno dentro di tutto nelle loro
coalizioni e non se lo possono permettere". C.Ter.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
NAPOLI - "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben
oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la
paternità e liquida come "stupidario", come "analisi
straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti
ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso
di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non
so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno
sprint vincente. Ma qualunque sia il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che
"sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e
rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà
"fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al
massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di
governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha
schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo
schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande
maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il
grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del
centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il
capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha
fatto il resto. Ieri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani
stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle
Ferrovie, Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e
ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in
anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella
di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo
controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio
si spinge fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale
della tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci
sono vette di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo
bene". L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori
dell'isola. Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia
c'è anche Berlusconi. "Ma come si fa a scrivere
una lettera a milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è
sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo
al Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato
negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più antiberlusconiano del Pd. E
non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui
presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa
ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al
mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una
bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche
sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui
strumentalizza. Promette un Consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca solo che
aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e
Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole
patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a
due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di
tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano
la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con
quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative,
alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo
D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale".
Certo, in Campania la rimonta appare una "mission impossible". E poi
c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul
palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico
anche nel castello di Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto
giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali".
Quindici anni non sono stati solo "emergenza rifiuti". "Il
ricambio è necessario", anzi "è già cominciato", però il
giudizio tocca agli elettori campani, "non al partito".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibile al
sindacato affinchè dia a Parigi un segnale forte di disponibilità e buona
volontà che permetta di riaprire il tavolo della trattativa. L'abilità
strategica del presidente di Air France Spinetta è nota e il silenzio di questi
giorni ne è una conferma. Un silenzio che pesa come un macigno sulla Compagnia
di bandiera e sul governo e che rende il sentiero dell'intesa sempre più esile
se non ormai quasi del tutto impossibile. La riunione del cda di Air France di
domani, senza un segnale forte dei sindacati, di fatto archivierà la trattativa
con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Bonanni che
è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa, non contribuiscono certo a far
recedere francesi e olandesi dal loro proposito. Servirebbe quindi un gesto
forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a riprendere l'aereo. In
questo modo la trattativa si potrà riaprire e magari superare anche la data elettorale,
così come a gran voce sollecitano i vertici del partito Democratico. La scelta dei tempi ha infatti innervosito non poco Walter Veltroni, ma una volta avviata la trattativa è risultato difficile
bloccarla e ora sono i francesi a premere per un preaccordo subito, sapendo che
se non incardinano prima del voto i tavoli del confronto con i sindacati,
difficilmente lo potranno fare con il nuovo governo. Berlusconi,
archiviato l'inziale via libera alla vendita ad Air France, continua ad essere
tenuto sotto pressione dall'alleato lumbard. Il Carroccio non è tanto
interessato ai destini di Alitalia, quanto a Malpensa e alla sua richiesta
milionaria di risarcimento. Il nervosismo del vertice del Pd per come il
governo ha gestito la trattativa e per la tempistica, è ancora palpabile
malgrado il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta si stia
facendo in quattro per cercare di riportare al tavolo della trattativa i
francesi. E' però probabile che domani Air France certifichi nel cda la fine della
trattativa, spalancando le porte al commissariamento dell'azienda che però,
calendario alla mano, potrebbe essere ufficializzata solo dopo il voto, visto
che la procedura applicativa della legge Marzano non è delle più semplici ed
investe i ministeri del Tesoro e delle Attività Produttive, oltre al cda della
Compagnia.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 83 del 2008-04-06
pagina 38 Walter a rimorchio anche sulle troppe leggi di Paolo Granzotto La
fertile mente del signor Walter Veltroni ha partorito
un'altra idea formidabile. Ha detto che "lo sviluppo del nostro Paese è bloccato
da ben 21mila leggi a fronte delle 4.500 della Germania e delle 9.800 della
Francia e che, entro quest'anno, ne saranno eliminate 5mila". Ha aggiunto
che "entro il 2010 la riduzione della giungla legislativa sarà completata
con cento Testi Unici, mille leggi speciali e saranno portati a soli 2.200 gli
attuali 90mila atti normativi". Peccato che l'idea del vulcanico ex
deputato comunista, ex direttore dell'Unità, ex vice di Prodi, ex sindaco di
Roma e, attualmente, giovane con pensione "milionaria", non sia
originale e che i numeri dati siano fantasiosi. A pag. 18 del mio libro
"l'Assalto alla diligenza", edito da DenaroLibri nel 2005, si legge:
"Quand'era ministro della Funzione Pubblica nel governo Ciampi del '93 il
prof. Sabino Cassese rivelò che il Parlamento repubblicano aveva prodotto oltre
40mila leggi in meno di cinquant'anni a fronte delle 12mila della Francia,
delle 5mila dell'Inghilterra e della 7mila della Francia. E, qualche mese dopo,
il funzionario incaricato di contare le leggi italiane aveva sommato tutte
quelle pubblicate sulle Gazzette Ufficiali dall'Unità d'Italia fino al 1990 e
sui Bur (i bollettini ufficiali delle regioni) e fu così che venne fuori la
stratosferica cifra di 150mila tra leggi, decreti, regolamenti e atti
normativi. E fu così che, di fronte a un Paese "iperlegificato", il
premier Silvio Berlusconi cominciò, nel '
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visti dai francesi
Rarement aussi ennuyeuse A un peu plus d'une semaine du scrutin, un sentiment
domine la fin de la campagne pour les Législatives italiennes: le soulagement.
Rarement bataille électorale aura en effet été aussi terme et ennuyeuse. La
comparaison avec les duels espagnol entre José Luis Zapatero et Martino Rajoy
ou français entre Nicolas Sarkozy et Ségolène Royal est impitoyable. L'affrontement entre Silvio Berlusconi et
Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate
qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en
faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est
essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée.
L'ancien maire de Rome peut encore compter sur l'usure de son adversaire pour
rassembler sur son nom mais il a sans doute échoué à faire flotter un vent
nouveau sur le pays. On est malheureusement loin de la campagne audacieuse de
Barak Obama. Quant à Silvio Berlusconi, qui postule
pour la cinquième fois, il incarne le recul de l'Italie sur la scène
internationale. En 1994, le président français François Mitterrand s'était ému
de l'arrivée du Cavaliere au pouvoir en lâchant "attention, danger".
Aujourd'hui sa candidature ne fait même plus peur à l'étranger y compris auprès
de The Economist qui semble avant tout jeter l'anathème ("unfit to lead
Italia") par habitude. Elle marque en revanche l'incompréhension pour le
pays et sa classe politique. Et au delà une triste et préoccupante indifférence
pour l'Italie. corrispondente da Roma di Libération 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue balladur di
Gaetano Quagliariello Resta la riforma della Costituzione, per la quale bisogna
indicare un metodo e definire un'agenda. Per quanto riguarda il primo, una
suggestione mi è provenuta da una visita pre-elettorale svolta in Francia,
ospite dei vertici dell'Ump. Dai numerosi incontri ho tratto una convinzione:
in Italia si è parlato troppo del rapporto Attali, che in coscienza mi è parso
un catalogo di riforme non privo di una certa banalità. Mentre è passato quasi
inosservato il lavoro della Commissione Balladur che ha avuto il compito di mettere
a punto la riforma della Costituzione. È stata composta da politici di grande
esperienza di entrambi gli schieramenti (Balladur stesso e Jack Lang, ad
esempio), da giuristi e da "pratici" del diritto. Ha lavorato per
alcuni mesi in modo serrato. E dopo una lunga discussione ha votato una sola
volta all'unanimità il rapporto finale, per poi trasmetterlo al governo che a
sua volta è pronto per sottoporlo alla discussione delle Camere. A questo
punto, certamente le difficoltà non mancheranno. Ma vi sono aspetti sia di
metodo che di merito per i quali l'esperienza francese in Italia non dovrebbe
passare inosservata. Per quanto riguarda il metodo, quello seguito dalla
Commissione Balladur consentirebbe di sveltire non poco l'iter e, soprattutto,
tenerlo al riparo dall'influenza degli interessi corporativi che rischiano di
minare alla base ogni serio tentativo di riforma. Veltroni dovrebbe
saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata
da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli
slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte
"corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.
Anche per quanto riguarda il merito, però, il rapporto Balladur non è privo
d'interesse. É il tentativo di secolarizzare il "presidenzialismo
possibile" restando nello schema della V Repubblica. Per questo, rafforza
la corrispondenza tra Presidente e maggioranza parlamentare già spontaneamente
provocata dal "quinquennato" e ripartisce meglio i poteri tra il Presidente
e il Parlamento, accrescendo quelli di quest'ultimo che in Francia sono
attualmente assai limitati. Anche noi abbiamo la necessità prioritaria (anche
se non esclusiva) di razionalizzare ciò che nei fatti si è già prodotto: nel
nostro caso, rendere efficiente il governo del premier. Per questo, dovremo
muoverci in una direzione per molti versi opposta a quella dei nostri cugini
transalpini, con lo scopo, però, di giungere a un approdo non troppo distante.
Il rapporto non consiste solo in questo, ma questo è essenziale. Dopo
un'esposizione minuziosa e i calorosi saluti per Berlusconi,
Balladur mi rinnova per l'ultima volta un'esortazione: fate presto! Dal
colloquio esco con una convinzione e con una preoccupazione. Ho sempre ritenuto
che nel '95, eleggendo Chirac in sua vece, la Francia abbia perso una grande
occasione; ora ne sono certo. Con riferimento alla sua ultima fatica, penso
che, come ora si usa dire a sinistra, "si può fare". Anche in Italia.
Il problema maggiore? Trovare un Balladur italiano. 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Criminal minds
roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani Se i nostri
politici fossero dei serial killer Roberto Alajmo è un professionista. Come un
serial killer senza scrupoli morali, come un calciatore cui non si restringe
mai la porta. Dopo aver apprezzato il perfetto È stato il figlio e un attimo
prima di tuffarci nella La mossa del morto affogato , il suo nuovo romanzo,
uscito per Mondadori, abbiamo letto e gustato il gioco letterario che gli è
stato commissionato dalla rivista Giudizio universale - sempre ricca di spunti.
Il tema è cambiare mestiere ai politici. Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto
in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e
nel gioco "se fosse" vale tutto. Vale persino l'ipotesi: e se
fossero altrettanti criminali? - scrive Alajmo - in questo caso, almeno
sapremmo di che morte ci tocca morire". Alajmo immagina di essere un
investigatore che raccoglie prove da esaminare, non solo al microscopio ma
anche al "microscopio dell'anima". Modello Csi dunque e, perché no,
modello Crepet. Alajmo immagina che il capo - Remo Bassetti, direttore di
Giudizio universale - abbia dato al suo reparto la rogna di tracciare sette
profili di altrettanti assassini, alcuni dei quali seriali. Berlusconi
Silvio, il missionario. Alajmo suggerisce di procedere caso per caso,
"escludendo per il momento che fra gli assassini sotto esame possano
insorgere alleanze". Sulla base della letteratura investigativa, Alajmo ha
pochi dubbi: "Berlusconi Silvio appartiene alla
categoria che i criminologi definiscono serial killer missionari. Gente che
uccide convinta di dover compiere una missione, come da investitura
divina". Qualcosa di simile all'albino del Codice Da Vinci di Dan Brown,
per intenderci. Spesso questa missione, continua Alajmo, "consiste nel
ripulire la società da una determinata categoria di individui. In questo caso
si tratta dei cosiddetti "comunisti". Ma potrebbero ugualmente essere
tutte le donne bionde, o gli uomini coi baffi: qualsiasi categoria, in nome
della vocazione". In questo caso, prevenire ciascun delitto è
"particolarmente difficoltoso, perché nella definizione di "comunista"
la mente dell'omicida tende a far rientrare qualsiasi soggetto, ad esclusione
dei propri familiari o dipendenti. Oltre che, spesso, dei comunisti
medesimi". Nel profilo del serial killer missionario si riscontrano
talvolta elementi di visionarietà, e sono proprio questi a renderlo simpatico
al grande pubblico". Pensando a un modello cinematografico, nel box di
"criminali da film" Alajmo indica Seven . Bertinotti Fausto, il
visionario. Dai missionari ai visionari, passando sempre da Porta a Porta , si
arriva a "Bertinotti Fausto. Il tipico killer visionario uccide seguendo
le istruzioni di voci che provengono dalla sua mente, voci che soltanto lui
riesce a sentire. Nel caso in esame, la vocazione allucinatoria sembra tingersi
di una particolare sfumatura: le voci gli ordinano di schierarsi dalla parte
dei più deboli, suggerendogli sempre il modo più dannoso per farlo". Il
film di riferimento è Totò, Peppino e i fuorilegge , dove il Torchio accetta di
liberare l'ostaggio in cambio di una intervista. E non c'era ancora Porta a
Porta ! Boselli Enrico, lo snob - continua Alajmo, con l'elenco tra lo
scolastico e il carabinieresco - non è un omicida seriale. Non nel senso
proprio del termine. "È un criminale elitista, uno snob che va a caccia
dell'omicidio perfetto, allo scopo di dimostrare che solo a pochi è riservato
il privilegio di commetterne uno. Usa metodi asettici, che possibilmente
evitino il contatto con la vittima: un veleno che non lasci traccia, o un
sottile filo di nylon passato intorno al collo". È difficile da
individuare perché il suo comportamento ha modalità "random".
"Chi avrebbe potuto immaginare il tentativo di assimilare Mastella
Clemente alla tradizione socialista?". Il film di Boselli è Nodo alla gola
di Hitchock, dove una coppia di giovani uccide per dimostrare che il delitto è
un privilegio riservato a pochi. Casini Pierferdinando. Il meglio, Alajmo lo
riserva a Casini Pierferdinando. Il "caso da manuale". Nelle
"scuole di polizia si studia il suo profilo per capire il comportamento del
classico killer organizzato. Sono criminali lucidi, spesso molto intelligenti,
metodici nella pianificazione e nell'esecuzione del delitto. (...) Seguono con
attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mezzi di comunicazione, vi
si specchiano e se ne compiacciono. Sono individui insospettabili, che si
confondono con l'ambiente circostante". È difficile individuarli, perché
spesso svolgono una "vita sociale del tutto ordinaria. Hanno di solito una
famiglia felice alle spalle, e spesso anche più di una". Se pensa a un
film, scrive Alajmo, gli viene in mente Match point , Casini è il "killer
fighetto". Ferrara Giuliano è senza dubbio, sostiene Alajmo, un
"killer edonista con tendenze cannibalesche". Perché ricava dai
delitti "un enorme piacere, una sorta di estasi intellettuale che sublima
divorando i corpi delle povere vittime, in preda a una sorta di bulimia. Sono
donne, in prevalenza, ma anche qualche uomo che venga a trovarsi lungo la sua
strada. Prima ancora che nel delitto vero e proprio, il killer edonista prova
un piacere nelle varie fasi della caccia. Il piacere consiste
nell'approssimarsi dell'uccisione, non tanto nell'uccisione in sé". Sono
"incostanti", sempre alla ricerca di una preda nuova e sempre
diversa. Se fosse un film, sarebbe Il silenzio degli innocenti . Santanché
Daniela , come la maggior parte delle donne che uccidono, nota Alajmo,
"non lo fa per moventi sessuali o spinta dalla convinzione di essere
investita di una missione di un qualche tipo. Uccide per interesse, per liberarsi
magari di un compagno che le era d'ostacolo". C'è un caso esemplare,
secondo Alajmo: "Il caso del delitto Fini". Attenzione, non bisogna
sottovalutare "questa tipologia omicida femminile: se è vero che è l'unica
a uccidere sempre per un movente ben preciso, è pur vero che tende a reiterare
il delitto". In quest'ottica, per una volta, l'investigatore Alajmo
suggerisce di mettere al riparo da Daniela la prossima vittima. "Risulta
essere tale Storace Francesco". Il film di riferimento è La vedova nera . Veltroni Walter. Quelli come lui, scrive Alajmo -
imponenedosi quale maggior criminologo per raffinatezza psicologica, altro che
il Bruno di Bruno Vespa - "uccidono, per quanto possa apparire insensato,
a scopo umanitario". Uccidono, scrive Alajmo, "per aiutare le
vecchiette, i pensionati, le donne sole e gli individui in difficoltà. Uccidono
le persone che si dichiarano stanche di vivere, ma per eccesso di zelo presto o
tardi si spingono a sterminare anche quelle che vorrebbero soltanto una mano
per vivere meglio. Loro magari si lamentano, e lui: zac. Pietosamente,
dolcissimamente". Il killer pietoso uccide "adoperando un veleno
incolore e insapore, che si scioglie nell'acqua, non lascia tracce e consente
alla vittima di morire senza dolore. Quasi sempre si incarica egli stesso di
somministrare il veleno. Lo fa col sorriso sulle labbra, sussurrando
all'orecchio della vittima la sua tipica frase ossessiva: yes, you can (rest in
peace)". Il film che lo ritrae, alla perfezione, è Arsenico e vecchi
merletti (1944), di Frank Capra, dove due vecchiette sterminano i pensionati
col vino di sambuco avvelenato Luca Mastrantonio 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi
ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione
ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del
cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi
in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato
Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il
Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per
intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che
c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni
abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire
che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di
una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche
le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo
stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento
illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano.
"La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi
vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il
verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per
una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una
bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza
tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non vengono
in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia
ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia
dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo
che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New York,
Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un edificio
storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne
capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire
una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà
la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il
Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco
"obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e
vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che
crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le
montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina
migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is
good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di
campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità
della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e
fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre
l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a
seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.
( da "Panorama.it" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Candidati: i magnifici 16 sono pronti a
scendere in campo Posted By vasco_pirri_ardizzone On 6/4/2008 @ 11:02 In
Apertura#1 | No Comments Il numero è tale da poter metter su una squadra di
calcio. Anche se poi trovare un allenatore disposto a schierarli non sarebbe
facile. Sono i 16 candidati premier che fanno capo ad una lista che gli
italiani troveranno sulle loro schede elettorali il 13 e 14 di aprile. Una
squadra di calcio, con tanto di riserve. E per restare nella metafora
calcistica, come nel finale di campionato tra Inter e Roma, in due, [1] Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni,
si giocano lo scudetto. Un'altra coppia, [3] Pier Ferdinando Casini e [4]
Fausto Bertinotti, si contende i due posti della champions league. Per i posti
Uefa [5] Daniela Santanchè e [6] Enrico Boselli. A non retrocedere lavorano
tutti gli altri. Infine una curiosità: i 3 candidati
maggiori di centro e destra (Berlusconi-Casini-Santanchè) sono
tutti separati, mentre i 3 candidati maggiori di centro e sinistra (Veltroni-Bertinotti-Boselli) sono tutti sposati. Silvio Berlusconi: ex premier e leader del centrodestra. Ha creato in pochi giorni
il Popolo della Libertà, convincendo An a confluirvi. Non gli è riuscita
la stessa operazione con l'Udc di Poer Ferdinando Casini e la [7] Lega di
Umberto Bossi. Poco male, per quest'ultimo: al Nord il Cavaliere ha apparentato
il suo PdL con il Carroccio del Senatùr. Mentre al Sud ha portato a termine lo
stesso accordo con l'[8] MpA di Raffaele Lombardo. [9] Sito internet Programma
Slogan: "Rialzati, Italia!" Walter Veltroni:
segretario del Partito Democratico. Ha rotto con la sinistra radicale, ha
dichiarato di voler correre da solo (mandando in frantumi la vecchia Unione
prodiana) ma in realtà si accompagna in tutta la penisola con l'[10] Italia dei
Valori di [11] Antonio Di Pietro. [12] Sito internet [13] Programma Slogan:
"Si può fare" Fausto Bertinotti: presidente della Camera e leader di
Rifondazione Comunista. Ha unificato sotto il simbolo de La
Sinistra-l'Arcobaleno i 4 partiti della cosiddetta sinistra radicale: Prc,
Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica. Sito internet
Programma Slogan: "Una scelta di parte" Pier Ferdinando Casini: ha
rotto, dopo una lunga telenovela, con gli ex alleati Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini. E non passa giorno che non li critichi: segno che la scelta
(un po' costretta) di presentarsi da solo ha lasciato aperto qualche ferita.
Corre a capo dell'alleanza dell'Unione di Centro. Un accordo chiuso in extremis
con i centristi della [14] Rosa Bianca di Savino Pezzotta, Mario Baccini e
Bruno Tabacci (questi ultimi, due fuoriusciti proprio dall'Udc). Sito internet
Programma Slogan: "Io c'entro" Enrico Boselli: segretario del Partito
Socialista. Ha riunito le tante anime disperse dei socialisti, ma non è
riuscito a portare a casa un patto elettorale con il Pd. Anche per questo, in
quest'ultimo mese, si è letteralmente "trasformato": da mite alleato
di Prodi qual era, ora fa il candidato solitario pungente, graffiante (negli
slogan: "Sono socialista e incazzato) e deciso (nel lasciare gli studi di
Porta a Porta). [15] Sito internet [16] Programma Slogan: "Il partito
socialista. Utile all'Italia" Daniela Santanchè: dopo una militanza di
anni in Alleanza Nazionale ha abbandonato Gianfranco Fini e si è messa al
fianco di un altro transfugo del partito nato da Fiuggi: Francesco Storace. Con
il quale ha fondato La Destra e per il quale corre come candidata a Palazzo
Chigi. Novità assoluta per la storia della Repubblica italiana: insieme a
Flavia D'Angeli, è la prima candidata premier in rosa. Sito internet Programma
Slogan: "Io credo" Flavia D'Angeli: ex militante di Rifondazione
Comunista. Guida [17] Sinistra Critica con il senatore Franco Turigliatto. Con
i suoi 34 anni e provenendo dalla generazione dei "movimenti" (quella
sulla quale Rifondazione aveva puntato dopo la rottura con l'Ulivo nel 1998)
D'Angeli è la più giovane tra i candidati premier. Sito internet Programma
Slogan: "Perché no?" Bruno De Vita: leader dei consumatori
dell'Adusbef. Con Willer Bordon e Roberto Manzione ha creato l'Unione
democratica dei consumatori. Un simbolo che richiama quello dell'Unione
prodiana, un partito ("non un partitino") equidistante da i due poli
portanti della politica italiana, ma pronto a dialogare con entrambi: "Noi
siamo già il futuro che viene avanti, siamo l'espressione del mondo delle
associazioni dei consumatori. La gente ha già imparato a conoscerci, ci ha incontrato
nelle strade e nei tribunali, dove abbiamo difeso i loro diritti". Sito
internet Programma Slogan: "L'Italia ne ha piene le tasche. Siamo quelli
della class action" Marco Ferrando: ex militante di Rifondazione
Comunista. Se n'è andato dopo l'entrata di Bertinotti nel governo nel 2006 e ha
fondato il Partito Comunista dei Lavoratori. Quanto lontano riuscirà ad andare
lo diranno le urne. Delle sue origini Ferrando è però sicuro: "Negli anni
Settanta i comunisti erano compromessi con il potere. Noi siamo quelli del
partito di Livorno. Quelli di Gramsci". [18] Sito internet Programma
Slogan: "La sinistra che non tradisce" Giuliano Ferrara: giornalista,
direttore de Il Foglio. Dalle cui colonne ha lanciato la campagna sulla
moratoria degli aborti. E' stato in lizza per essere candidato del Pdl come
sindaco di Roma, ma ha rinunciato dopo che Berlusconi
ha negato l'apparentamento con la sua lista: "Aborto? No Grazie".
Come succede quando scrive, anche in piazza Ferrara ha diviso gli animi e fatto
discutere. Tanto, ma non dappertutto: [19] a Bologna lo hanno preso a pomodori
per non lasciarlo parlare. Ma lui si è difeso: "Erano così cattivi e
violenti, mi è sembrato che per una volta dovessi dimenticarmi di porgere
l'altra guancia alla fine del comizio e trattarli come meritavano". [20]
Sito internet [21] Programma Slogan: "Aborto? No, grazie" Roberto
Fiore: da tanti anni tra i leader dell'estrema destra. Fondatore di Forza
Nuova, partito dichiaratamente di ispirazione fascista. Sito internet Programma
Slogan: "Dalla parte del popolo per una rivoluzione italiana" Sergio
Riboldi: candidato premier del Movimento Europeo Diversamente Abili. Dicono di
voler rappresentare gli oltre cinque milioni di cittadini italiani che vivono
con una disabilità. Sito internet Programma Slogan: "Sapremo onorare la
vostra croce, perché il nostro fare non è fatto di parole" Renzo
Rabellino: candidato premier della Lista dei Grilli Parlanti. Che è l'unione di
sette liste (Pensionati e Invalidi; No privilegi politici; Lega Padana; Lista
no Euro; Moderati; Automobilista; Forza Roma). Capolista alla Camera il signor
Beppe Grillo: ovviamente un omonimo del comico genovese. [22] Sito internet
Programma Slogan: "Mandiamoli tutti a casa" Stefano De Luca:
segretario e candidato premier del Partito Liberale Italiano. Ex
europarlamentare di Forza Italia. Nel
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stavolta non
c'entrano i brogli. C'entra semmai la disposizione dei simboli sulla scheda:
troppo ravvicinati tra loro e, in caso di apparentamento, letteralmente
appiccicati. Il terrore del Cavaliere è che molti dei suoi si sbaglino a votare.
E che ne derivi una montagna di contestazioni tale da fargli fallire la
conquista delle regioni in bilico, quelle decisive per la maggioranza in
Senato. Inutile dire, Berlusconi diffida di Amato.
Nella sua mente si è annidata l'idea che il ministro dell'Interno l'abbia fatto
apposta. Anzi, lo stia tuttora facendo, in quanto rifiuta di obbedire alle sue
pressioni. L'appello al Presidente della Repubblica perché ci pensi lui è la
più plastica manifestazione di sfiducia nei confronti del ministro. Gasparri
addirittura lo teorizza: "Amato è in malafede. Siamo davanti alla
deliberata volontà di creare il caos". E così la pensa l'entourage del
Cavaliere. Ridotto all'osso, lo scontro riguarda il caso dell'elettore che fa
la croce in mezzo a due simboli collegati, dunque tra Pdl e Lega, oppure tra Pd
e Italia dei valori. Berlusconi ha fatto svolgere una
prova, scoprendo che capiterà spesso. Soprattutto ai giovani, abituati a
scegliere non tanto la lista quanto l'alleanza che esprime il premier: per
loro, preferire un simbolo piuttosto che un altro conta davvero poco,
l'importante è chi andrà a governare; laddove gli anziani nati nella Prima
Repubblica ragionano al contrario (prima scelgono il partito, poi viene
l'alleanza). Il guaio è che, barrando più simboli, la scheda elettorale
dev'essere annullata. Così stabilisce la legge. Perfino nel caso che quei
partiti siano tra loro apparentati: al momento dello spoglio, non fa
differenza. Cosa succederà dunque se in una regione al Senato lo scarto sarà di
soli 2 mila voti, e le schede contestate per quello sbaglio risulteranno 6
mila? La vittoria del centrodestra verrà messa in dubbio. "Berlusconi è roso proprio da questo tarlo", confida
Bonaiuti. Un incubo, dunque. Il primo ad accorgersene pare sia stato Scajola.
Quando lunedì gli è capitato in mano il facsimile, trasmesso alle prefetture,
l'ex ministro dell'Interno ha suonato l'allarme. Lui e Gianni Letta si sono
messi in contatto col Viminale, "bisogna cambiare immediatamente le
schede, distanziare maggiormente i simboli,
( da "Panorama.it" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Vuoi intervistare il candidato premier? Invia
la tua domanda a Panorama.it Posted By redazione On 6/4/2008 @ 17:39 In
Apertura#4 | No Comments A una settimana dal voto, Panorama.it offre una
possibilità a tutti i suoi lettori: quella di rivolgere una domanda a uno dei
due candidati delle principali coalizioni in campo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tra [1] tutte le emai[2] l che ci arriveranno, sceglieremo le
domande più interessanti, che il direttore di Panorama Maurizio Belpietro
presenterà direttamente ai due candidati. Poi le riporteremo (con relative
risposte) sul nostro sito e sulle pagine del giornale. [3] SCRIVI A
PANORAMA.IT LA TUA DOMANDA AL CANDIDATO.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 83 del 2008-04-06
pagina 0 "Voto irregolare con queste schede" di Adalberto Signore Berlusconi denuncia: "Non penso ai brogli ma alla
confusione che si può creare negli elettori. C'è tempo per la ristampa. Il
cittadino si troverà davanti una striscia indistinta di simboli. Serve subito
un decreto legge". Napolitano interviene. Amato si difende da Roma
"Non penso ai brogli ma alla confusione che si crea per chi deve
votare". Il comizio in piazza del Pantheon è appena finito e circondato da
sostenitori, cameramen e giornalisti, Silvio Berlusconi
spiega le ragioni del suo appello al capo dello Stato affinché "intervenga
a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli
italiani a un regolare svolgimento delle elezioni". "Quando ho visto
le schede - dice il Cavaliere - mi sono spaventato perché non si capiscono gli
apparentamenti ma c'è una striscia indistinta di simboli". Insomma, le
schede "così come sono state predisposte dal ministero dell'Interno",
non offrono "garanzia alcuna" che "sia rispettata la volontà
degli elettori". Anzi, "inducono più facilmente all'errore" che
"all'espressione di un voto regolare". Un intervento, quello del
Quirinale, chiesto "perché non riuscivamo a trovare ascolto dal ministero
dell'Interno" nonostante le sollecitazioni dei giorni scorsi sia di Gianni
Letta che di Claudio Scajola. E comunque annunciato al Colle già in mattinata,
per evitare altri fraintendimenti dopo la querelle dei giorni scorsi. Perché,
spiega uno dei collaboratori più stretti del Cavaliere, "non c'era alcuna
intenzione di tirare per la giacchetta Napolitano" ma "vista la
gravità della situazione" era "necessario che il Viminale fosse
pubblicamente investito del problema". E a Giuliano Amato che fa sapere di
aver semplicemente "applicato la legge" (che "ha peraltro la
firma di Berlusconi e del mio predecessore"), il
Cavaliere ribatte che "la situazione degli accorpamenti dei simboli è
cambiata" visto che due anni fa correvano solo due coalizioni. A questo
punto, dice, "si può intervenire con un ulteriore successivo decreto che
privilegi la comprensibilità della scheda e la certezza del voto che oggi mi
pare non ci sia". E anche se questo porterà a un aggravio di spesa per lo
Stato visto che le schede dovranno essere ristampate ("i tempi ci
sono"), l'ex premier è convinto che siano "soldi spesi bene".
Poi, tra palloncini colorati e sulle ormai immancabili note di Meno male che
Silvio c'è, in piazza della Rotonda il Cavaliere snocciola di nuovo le ragioni
per cui "bisogna votare per il Popolo della libertà". Elencando "in pillole" il programma di Walter Veltroni: "Più Stato, più tasse, più spesa pubblica, più
extracomunitari, l'impazzimento delle intercettazioni telefoniche, vendere
Alitalia e farci colonizzare dai francesi, nessun ponte sullo Stretto e Antonio
Di Pietro ministro della Giustizia". "Volete tutto
questo?", chiede alla piazza. La risposta è scontata. Berlusconi,
poi, mette da parte l'immagine della croce ("sono costretto a
portarla", ripete spesso) e ironizza sui suoi trascorsi con la
magistratura: "La mia condanna è definitiva, devo fare il presidente del
Consiglio". D'altra parte, "questa è l'ultima occasione prima di
imboccare la strada del declino" e aggiunge, rivolto al leader del Pd,
"ormai gli italiani hanno capito che il pifferaio magico rischiava di
portarli nel burrone". Altra domanda retorica alla piazza: "Volete
che Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada
in Africa?". Altra risposta scontata. Mentre sorvola, seppure con ironia,
su Alfonso Pecoraro Scanio: "Lasciamolo stare, poverino. Ha i giudici
addosso e per questo mi comincia a diventare perfino simpatico". Poi,
l'affondo su Pier Ferdinando Casini: "Se qualcuno avesse qualche simpatia
per quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e che si chiama Pier Furby,
sappia che un voto dato all'Udc che si è messa in proprio è un voto
perso". Che, aggiunge, "rischia di non eleggere nemmeno propri
rappresentanti alla Camera e che è sicura di non eleggerne nessuno al
Senato". Sull'esito del voto del 13 e 14 aprile, infatti, Berlusconi non ha dubbi: "Nessun pareggio, i sondaggi
sono chiarissimi. Abbiamo una distanza tale per cui avremo l'onore e l'onere di
governare e cambiare il Paese". Le ultime rilevazioni arrivate ieri a
Palazzo Grazioli, infatti, vedono sostanzialmente invariata la forbice tra
centrodestra e centrosinistra. Con un recupero di voti a fare del Pdl anche nel
Lazio (una delle regioni in bilico, decisiva per gli equilibri del Senato),
dove secondo Demoskopea il centrodestra è in vantaggio dello 0,5-0,8%. Mentre
su scala nazionale, spiega Paolo Bonaiuti, il Pd "è sostanzialmente al
palo da tre settimane". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DALL'INVIATO
RAFFAELE INDOLFI Benevento. "È una cosa inaccettabile. Quello che è
successo a Gela è un messaggio micidiale che si dà ai poliziotti, ai
magistrati. Bisogna riformare la giustizia, e bisogna essere più severi".
Walter Veltroni attacca il Csm per il caso del giudice
di Gela che ha impiegato otto anni per stilare una sentenza sulla mafia.
"Quel giudice - dice Veltroni - avrebbe dovuto
rispondere di quello che ha fatto, invece, il Csm è stato troppo premuroso nei
suoi confronti". Il Csm ha, infatti, respinto la richiesta avanzata
dall'ex ministro della Giustizia Mastella di sospenderlo dallo stipendio e
dalle funzioni. E il leader del Pd è altrettanto severo con quei magistrati che
hanno nei giorni scorsi rimesso in libertà a Messina 12 boss del racket. Veltroni, anche a Benevento, ultima tappa della sua due
giorni campana, chiede fermezza e severità contro la criminalità organizzata. E
insiste sulla necessità di una lotta dura e serrata contro tutte le mafie che
"insanguinano il Mezzogiorno e ne bloccano lo sviluppo". Così se a
Trentola Ducenta, nella villa confiscata al killer dei 99 omicidi della
camorra, prima tappa del suo giro elettorale in Campania, aveva scatenata la
guerra alle mafie, qui, a Benevento, una volta terra d'emigrazione, la guerra
la dichiara al precariato. Promette che il primo atto del suo governo, se il Pd
vincerà le elezioni, sarà un provvedimento legislativo per garantire ai giovani
assunzioni a tempo indeterminato. E rilancia anche la proposta di una
assicurazione automatica e gratuita per le casalinghe, "ma anche i
casalinghi" contro gli infortuni domestici. Nel dettaglio, la proposta è
di modificare la legge attuale, così da rendere automatica e gratuita
l'assicurazione. Non sarà quindi più necessario presentare domande o fare
versamenti. Solo nel caso di incidente domestico che comporta una invalidità
permanente, la casalinga dovrà presentare un'autocertificazione. Poi passando
dalle proposte al confronto elettorale, Veltroni attacca i
suoi avversari che definisce "cupi e senza energie". Critica Berlusconi che "attacca, un giorno sì e uno no le, istituzioni".
Replica a Fausto Bertinotti. "Per lui non vincerò? Io lavoro per vincere,
alla fine vedremo". E nella terra di Clemente Mastella, l'alleato che ha
dato l'ultimo colpo al governo di Romano Prodi, spiega che il Pd ha
chiuso "L'esperienza di una coalizione frammentata e litigiosa, che andava
da Dini a Pecoraro". E sostiene che il Pd è un partito "coeso",
che conosce i problemi della gente e vuole mettersi al lavoro "perchè non
possiamo accettare il declino dell'Italia". Dice di volere "una
democrazia che decida", nella quale i lacci della burocrazia "non si
mettano come un gorilla sulla spalla degli imprenditori e dei cittadini". Veltroni parla anche dell'orgoglio di essere e sentirsi
italiani e attacca la Lega. "I candidati leghisti a Pontida - dice - hanno
giurato sul Po. Voglio sapere se giurano pure sulla Costituzione e sul
tricolore". E dal palco di Benevento il leader del Pd rilancia anche la
sua preferenza per la riforma elettorale. "È necessario - afferma -
cambiare la legge elettorale e noi puntiamo ad un sistema uninominale con le
primarie obbligatorie, perchè i cittadini devono tornare a scegliere i propri
rappresentanti". Sostiene che "la politica non è la casta" e che
"l'antipolitica fa un grande regalo a chi vuole continuare con la vecchia
politica". E la politica che lui sogna "la nuova politica"
porterà, assicura, senza ancora fare nomi, aria nuova nel governo e realizzerà
"una fase di forte discontinuità" anche in Campania, dove, sostiene
il segretario del Pd, non si poteva aprire una crisi istituzionale durante
l'emergenza rifiuti. Veltroni lascia dopo Benevento la
Campania, dove non ha incontrato il cardinale Sepe e festeggia con un comizio a
mezzanotte, a Conversano, in Puglia, la centesima tappa del suo tour nazionale.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il comizio Dal palco
chiama Casini "Pier Furby" e fa ballare il valzer ad Alemanno MARIA
PAOLA MILANESIO Roma. "Volete che un vostro coetaneo (pausa per sistemarsi
il colletto della camicia e ammiccare alla platea) ritorni al governo del Paese?".
"Sì, sì, sì". "E allora dite con me "Rialzati Italia,
rialzati Italia, rialzati Italia"". Il sole è già sceso su Piazza
della Rotonda, dove si affaccia il Pantheon, quando Silvio Berlusconi
chiude il suo comizio. Sparirà per almeno un quarto d'ora, con grande ansia
della scorta costretta a seguirlo tra la folla di giovani che il Pdl ha voluto
in piazza. Ha l'aria un po' stanca che si addice al ruolo di padre nobile:
abbraccia ragazzi e ragazze, li vuole vicini, mostra di essere al passo con
loro anche fisicamente, li stuzzica sottoponendoli a domande retoriche ("Volete che si realizzi il sogno di Veltroni di andare
in Africa?" "Sì"). Loro lo accolgono come una vera star:
fotografie con i telefonini, acrobatiche strette di mano, anche spintoni pur di
arrivare a sfiorare "Silvio". "È qui la festa? La condanna mi
sembra definitiva: devo fare il presidente del Consiglio", esordisce lui
scatenando il boato della piazza. Lo aspettavano per le 18 e infatti il
Cavaliere si è fatto aspettare quel tanto che basta per un ospite d'onore.
Gianfranco Fini, che sale sul palco prima di lui, si volterà a chiedere se Berlusconi sia già arrivato o se gli tocchi ancora restare
al microfono. "Per strada ho fatto fermare la macchina, per convincere uno
a votare il Pdl. Se avete qualche fidanzato moccioso che ha il nonno partigiano
e pensa di votare centrosinistra spiegategli che la sinistra non è
cambiata". Racconta che Walter Veltroni era
riuscito a ingannare finanche lui, che aveva creduto ai suoi annunci.
"Diceva di andare da solo e poi ha imbarcato mangiapreti, baciapile e il
campione assoluto del giustizialismo Di Pietro. Diceva di divorziare dalla
sinistra e invece alle amministrative vanno assieme, perché sono solo attratti
dal potere". Da Azione giovani, che si è sistemata di fronte al Pantheon,
qualche braccio destro alzato e il grido "Boia chi molla",
all'indirizzo di una finestra a cui sventola una bandiera della pace. Gli altri
sventolano bandiere del Pdl, fanno a gara per fotografare "il
presidente" e per avere un saluto da Gianfranco Fini o da Giorgia Meloni.
Gianni Alemanno è accanto alla moglie Isabella Rauti; il candidato sindaco di
Roma per il Pdl ancora non si è ripreso dal giro di valzer che Berlusconi gli ha fatto accennare sul palco. Il Cavaliere,
che per i comizi non abbandona la divisa d'ordinanza (completo scuro, camicia
blu con colletto aperto), non smentisce la sua fama di intrattenitore: saltella
su una gamba al grido di "chi non salta comunista è" ("Non posso
fare di più, ho fatto degli esercizi in palestra"); se la prende con
l'elicottero della polizia che sorvola la zona ("Sono al governo e usano i
mezzi per disturbare le nostre libere riunioni. Eh! Continuano... hanno
paura"); accenna a "quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e che
si chiama Pier Furby"; abbraccia alla fine del comizio i giovani saliti
sul palco e canta con loro "Meno male che Silvio c'è". Per il resto
un breve ripasso, perché per la sostanza rimanda al programma del Pdl -
"Leggetevelo tutto, è breve" -, al già fatto tra il 2001 e il 2006 e
alle promesse non mantenute del governo Prodi. "La sinistra farà così
anche questa volta".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Casini
sfida Berlusconi: non puoi comprarci tutti. E a Veltroni: nel Pd niente
spazi per i valori cristiani.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spunta l'ipotesi di
una fusione Air One-Alitalia In attesa della scelta di Parigi il mercato
italiano continua a far gola a parecchi GIUSY FRANZESE Roma. "Quale sarà
la strategia di Air France Klm per contrastare sul mercato italiano la coppia
Lufthansa Swiss che non cessa di acquisire nuove parti di mercato?". È
sullo scacchiere di questa domanda, che campeggiava in bell'evidenza sul
quotidiano La Tribune dopo la rottura delle trattative tra la compagnia guidata
da Spinetta e i sindacati italiani, che si sta giocando in queste ultime ore il
destino di Alitalia. Da una parte c'è l'attesa per le decisioni di Spinetta
orientato a tenere tutti sulla graticola fino a domani, giorno del suo cda,
anche il governo italiano che pure ha sempre tifato per lui. Dall'altra ci sono
le compagnie straniere, come la tedesca Lufthansa appunto, che non hanno mai
smesso di considerare importante il mercato italiano e stanno affilando le armi
pronte a scendere in campo nel momento in cui Air France si dovesse
definitivamente ritirare. E perché no, magari sperano in un commissariamento,
così da evitarsi le faticose trattative con i sindacati e riuscire ad
acquistare a prezzi da fallimento. La posta in gioco della partita non è solo
l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli europei. Ma in questo momento
particolare c'è anche un altro giocatore importante, e per niente occulto: il
clima pre-elettorale. O meglio, il timore che la partita Alitalia possa
diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Una
preoccupazione che serpeggia soprattutto nel Pd. Perché se la trattativa con
Air France si dovesse chiudere definitivamente, sarà gioco facile per Berlusconi attaccare il governo e dire con ancora maggiore
forza rispetto a quanto già sta facendo, che la colpa è del governo che ha
condotto i giochi in modo dilettantesco. Per non parlare delle frecce che il
Pdl avrebbe al suo arco se poi il cda Alitalia martedì dovesse optare per il
commissariamento. Il sottosegretario Enrico Letta, che sta svolgendo il non
agevole compito di mediatore con Air France, ce la sta mettendo tutta per
scongiurare l'eventualità. Ma da Parigi i segnali in arrivo confermerebbero che
Air France non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno di un millimetro alle
richieste sindacali: oltre le ultime tiepide aperture, Spinetta è convinto che
non si debba andare. Se i sindacati non fanno coriandoli della loro
controproposta, lui a Roma non ci torna. Nasce sulla scia di questi segnali
l'appello ai sindacati da parte di Padoa-Schioppa. Buone le intenzioni, se non
fosse che il tono del ministro è sembrato quello di un ultimatum che suona più
meno così: senza il sì ad Air France, martedì sarà deciso il commissariamento.
Cosa che ha fatto irritare molto i sindacati, e ancor di
più il leader del Pd, Walter Veltroni. A cinque giorni dalle
elezioni una decisione così sarebbe molto più di un boomerang, questa sì una
Caporetto. Intanto, se Parigi per ora resta immobile nelle sue posizioni, in
altri luoghi sembra ci sia un gran movimento. A Francoforte, in particolare.
Secondo alcune indiscrezioni Lufthansa - che in queste ore avrebbe contatto
anche alcune sigle sindacali italiane - sarebbe pronta a scendere in campo come
partner industriale di una newco nata dalla fusione tra Alitalia e l'Air One di
Carlo Toto, che quindi farebbe un passo indietro nella governance della nuova
compagnia a favore dei tedeschi. A finanziare l'operazione ci sarebbe il fondo
Tpg (Texas pacific group) che già in passato aveva mostrato interesse tanto da
partecipare al primo bando di gara. Dai texani, però, ieri è arrivata un secca
smentita di "ogni ipotesi di coinvolgimento" nell'operazione. Non
così in casa Air One, dove si appellano a "un comment", ma nel
frattempo osservano: "Lunedì e martedì sono giorni importanti, vediamo che
succede". Alla finestra, però, non ci sono solo i tedeschi e Carlo Toto.
Anche la russa Aeroflot in questi giorni ha più volte ammesso di monitorare la
vicenda Alitalia.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"All'Italia
serve una guida, non un padrone" ALESSIO FANUZZI "Chi pensava di
schiacciarci s'è dovuto ricredere. E ora ha paura". Emozionato per essere
diventato di nuovo papà, Pier Ferdinando Casini si rituffa nella campagna
elettorale con ancora più lena. Ricominciando dalle Marche, regione dove
"la battaglia al Senato è fondamentale". L'ex presidente della Camera
ci crede. Scherza sulla nascita del figlio Francesco, ringrazia chi gli fa gli
auguri, i suoi che lo accolgono con tanti fiocchi celesti e un gruppo di
militanti del Pd che lo saluta in piazza del Popolo, e rilancia la sua sfida
forte anche degli ultimi sondaggi che danno l'Udc in crescita. "Gli
elettori non solo hanno capito la nostra decisione - dice - ma la sostengono.
In tanti si stanno rendendo conto che l'unica alternativa alla sinistra, che ha
fallito nella storia e nell'esperienza di governo, e alla destra, populista e
ostaggio della Lega Nord, è un centro vero e moderato". Che guarda ai
diritti dei disabili (è di ieri l'accordo con la Federazione italiana sostegno
handicap per la ratifica della convenzione Onu entro i primi cento giorni di
legislatura) e alla famiglia: "Ben venga la riduzione delle tasse -
afferma Casini - ma la priorità va alle agevolazioni fiscali per le famiglie e
alle deduzioni sui prodotti per l'infanzia, sugli asili nido, sui libri, sulle
tasse scolastiche e universitarie e sui campo estivi. Non è possibile - chiosa
- che in Italia deduca chi porta il gatto dal veterinario e non chi ha dei
figli". Ostenta fiducia, Casini. Continua la sua battaglia "in difesa
dei valori cristiani" e risponde colpo su colpo agli attacchi di Berlusconi. Così, se il Cavaliere parla di sondaggi che
danno i centristi sotto la soglia dell'8% in tutte le regioni, compresa la
Sicilia di Cuffaro, e ribadisce il concetto "un voto dato all'Udc è un
voto perso", l'ex presidente della Camera attacca: "Berlusconi in questi giorni fa appello a tante cose che a
volte ci si confonde. In ogni caso, gli vorrei dire di accontentarsi del
vantaggio che gli danno i sondaggi. Dice che è avanti di tanti punti, si
accontenti... E comunque - continua - il voto all'Udc è doppiamente utile, per
salvaguardare i propri valori e per evitare che l'Italia abbia dei padroni. Il
Paese ha bisogno di una guida, non di un padrone; non può essere proprietà
privata di nessuno. Il Cavaliere non pretenda di acquistare tutti perché tutti
non sono in vendita. Lasci qualcosa anche a noi, lasci qualcosa anche agli
italiani". Parole forti, ribadite due volte, ad Ascoli Piceno come a
Loreto. "Ogni giorno da Pd e Pdl arrivano cannonate incrociate sul centro.
Perché tanta attenzione per noi? - chiede Casini - Evidentemente avevano
programmato la desertificazione di tutto quello che c'è tra Pd e Pdl, con forse
una forza di sinistra. Invece saremo in quattro. E l'idea
che ci sia un centro che impedisca a Veltroni e Berlusconi di fare i loro comodi dà fastidio". Arringa la platea, il
candidato premier dell'Udc. Ribadisce l'importanza delle Marche in questa
competizione - "Siamo in competizione con Rifondazione comunista. O passa
un senatore dell'Udc o passa uno di Rifondazione" - esprime solidarietà a
Ferrara e alla sua lista antiabortista, si dice perplesso sul
maxiconfronto organizzato dalla Rai per venerdì 11 aprile - "Non so se ci
andrò. Devono decidere quelli del mio staff" - e attacca Veltroni e il Pd: "Walter è la brutta imitazione del
Cavaliere, è il più berlusconiano di tutti i competitors e non vedo perché la
gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'originale. Nel Pd, del resto,
non c'è posto per i valori cristiani". La platea applaude. L'ultima
stoccata, però, è per Berlusconi: "Come ieri
Bertinotti ha frenato Prodi, così Bossi frenerà Berlusconi.
Gli italiani diano un voto di garanzia".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il colloquio
L'attacco al Cav: con lui premier sicuramente avremmo avuto molti meno voti per
l'Expo CLAUDIO SARDO "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro
futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con
orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi
straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti
ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso
di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non
so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno
sprint vincente. Ma qualunque fosse il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che
"sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e
rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà
"fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al
massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di
governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha
schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo
schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande
maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il
grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del
centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il
capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha
fatto il resto. Ieri il ministro degli Esteri ha voluto accompagnare alcuni
corrispondenti di quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con
l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, per dimostrare il
funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice:
"Questo treno arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza
stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala: "I controlli a
tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di qualità sui cibi
che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge fino al polo
aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della
produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità.
Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda
prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli
italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi: "Ma come si fa a scrivere una lettera a
milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai
rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo al
Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato
negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più anti-berlusconiano del Pd. E
non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui
presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia:
"Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale
Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa,
agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto
demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per
risolvere l'emergenza e lui strumentalizza. Promette un consiglio dei ministri
a Napoli? Ci manca solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti
con Calderoli e Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo.
D'Alema non vuole patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto
"costituente" a due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo
a preferire un modello di tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare
correttivi che garantiscano la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema,
questa geografia con quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste
elezioni amministrative, alla sconfitta "generalizzata nel
Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha più capacità di dialogo
sia con i centristi che con la sinistra radicale". Certo, in Campania la
rimonta appare una mission impossible. E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il
simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di Veltroni.
Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano (quello
confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai
riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo "emergenza
rifiuti". Il "ricambio è necessario", anzi "è già
cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, non al
"partito".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
D'Alema, missione
riscatto con i giornalisti stranieri CORRADO CASTIGLIONE Torna in città in
compagnia dei giornalisti della stampa estera, per una sorta di
operazione-verità che mostri "la realtà della Campania con i suoi
problemi, ma anche lo sforzo che si sta producendo per risolvere l'emergenza,
al fine di restituire un'immagine più vera della regione, alla vigilia della
stagione turistica". Ecco dunque Massimo D'Alema, capolista del Pd per
Campania 1, che sbarca alla stazione ferroviaria di Napoli centrale, per
proseguire con un tour in provincia: a Ischia tra gli operatori turistici, poi
a Ottaviano nella dimora medicea che alla fine degli anni '70 fu acquistata dal
capo della nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo, quindi a Torre del Greco.
D'Alema scende da un eurostar Av sul quale ha viaggiato insieme all'ad delle
Ferrovie dello Stato Mauro Moretti: con lui e con i giornalisti stranieri si
parla dei piani Tav, delle infrastrutture nel Mezzogiorno. E a chi gli chiede
poi della mozzarella alla diossina ribatte: "Siamo un paese che ha un
sistema di controlli molto scrupoloso. È grazie a questo che si è riusciti a
individuare dei casi ben precisi con presenze di diossina: una prova di più
dell'alta qualità del prodotto. E non si può capovolgere la realtà". Dalla
stazione D'Alema si muove verso gli imbarchi di Mergellina per raggiungere Ischia.
In piazza Garibaldi un gruppo di tassisti grida "viva Berlusconi".
Quindi incontra un ex tossicodipendente che gli dice: "Faccia qualcosa:
per noi qui non ci sono possibilità di lavoro e quindi di rifarci una
vita". Mentre un immigrato chiede "permessi di soggiorno per i
marocchini" e un uomo gli fa: "Qual è il programma del Pd per i
giudici di pace?". Con i cronisti si ferma a parlare della situazione
politica regionale e di Bassolino, così come farà più tardi a Ischia: "Non
si possono ridurre i 15 anni dell'esperienza amministrativa di Bassolino
all'emergenza rifiuti: sarebbe un'ingiustizia verso voi stessi. È stato un
ciclo lungo, con luci ed ombre, nel corso del quale c'è stata una ripresa
culturale, un rilancio, un riscatto. Certo il bilancio va fatto, ma nella sua
interezza, e fuori dalle strumentalizzazioni elettorali fatte da chi non vi
vuole bene. Alla fine della campagna elettorale toccherà ai cittadini giudicare
e sarà necessario promuovere il necessario ricambio". E ancora ricorda: "Non
si vota per il futuro della Campania. Il destino della Campania si deciderà
quando si voterà per le regionali". A proposito di Bassolino, resta il dubbio sulla sua presenza mercoledì sul palco con Veltroni. Dice D'Alema: "Non ho idea di chi starà sul palco alla manifestazione
di Veltroni, mercoledì. Credo che ovunque vada Veltroni facciano
salire sul palco i capilista". E lo stesso Veltroni, da
Benevento, non risponde al quesito, affermando: "Questo non lo so".
Piuttosto in giornata arriva l'annuncio che la manifestazione sarà conclusa con
una esibizione del cantautore romano Antonello Venditti. Quindi una frecciata a
Berlusconi: "In campagna elettorale ognuno può
dire quello che vuole, però purtroppo l'onorevole Berlusconi
ha governato il Paese per lunghi anni e non ha fatto nulla di buono per
Napoli". Da Ischia arriva l'iniezione di fiducia e il richiamo ad un'opera
di rilancio nell'incontro con gli operatori turistici: "La vicenda
dell'emergenza rifiuti, l'impatto mediatico che ha avuto e persino, direi, la
strumentalizzazione politica che se ne è fatta ha prodotto un effetto negativo
sull'immagine di questa regione anche laddove tutto questo non ha ragion
d'essere perché Ischia non ha vissuto nessuna emergenza. Siamo qui per vedere
che cosa si può fare per ristabilire la verità e restituire a queste bellissime
località turistiche la loro immagine vera e per evitare che si abbia poi un
corto circuito che porti alla crisi del turismo, con effetti negativi
sull'economia, sull'occupazione". Su questo tema interverrà anche il
ministro Luigi Nicolais, candidato alla Camera, parlando a Torre Annunziata:
"È arrivato il momento di dire basta a questa immagine pessima che si dà
della Campania, puntando su una comunicazione che parli di nuovo di una Napoli
pulita e accogliente e che sappia attrarre di nuovo".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DURO ATTACCO ALLA
PRESENTAZIONE DEL MEETING DEI GIOVANI Il vescovo: politici, schifezza sociale
L'anatema del delegato pontificio anche sui sindacati: "Servitori del
potere" "In Campania illegalità diffusa e assoluta" Pompei,
Liberati contro le "false promesse elettorali" "Non si devono
dire certe cose solamente perchè siamo in campagna elettorale, come quel
politico che ha dichiarato: noi sconfiggeremo la camorra. Io ho tanta paura
che, invece, sconfiggeranno lui". Monsignor Carlo Liberati,
arcivescovo-prelato di Pompei e delegato pontificio per il Santuario della
Beata Vergine del Santo Rosario, non si limita a polemizzare con le
recentissime promesse di Walter Veltroni sulla
"distruzione" delle mafie: accusa la classe politica di inaffidabilità,
mendacio, ipocrisia e disinvoltura nelle false - ed elettorali - promesse.
Nonchè di essere titolari di privilegi inaccettabili. Nel bersaglio del
prelato, specifica, soprattutto i due principali candidati
premier, Berlusconi oltre a Veltroni. La sua frase più lapidaria sulla classe politica: "una
immoralità organizzata, una schifezza sociale". La sua frase più pesante:
"Io non credo - ha detto - ai politici perchè nessuno meglio di loro sa
ingannare. Pretestuosamente ed occasionalmente fanno promesse". E
non ce n'è solo per i politici. Gli stessi sindacati, per Liberati, sarebbero
rei di collateralismo: "Servitori del potere, asserviti ai potenti e ai
prepotenti. Per loro non esiste la povertà. Non hanno sensibilità
sociale". La Chiesa, accusa il vescovo, è rimasta "sola e abbandonata
a combattere la battaglia per la legalità". Peggio che sola, è il pensiero
dell'arcivescovo; la Chiesa viene anche "osteggiata e combattuta". Ma
il "problema dei problemi - dice - è la mancanza di valori e progettualità
politica". E i cambiamenti, dice, non si possono fare in poco tempo;
occorrono mesi e anni per "sradicare questo sistema di illegalità diffusa
e assoluta". Liberati, a margine della presentazione del prossimo XXII
Meeting dei giovani che si terrà a Pompei, ha rilasciato all'Ansa un
torrenziale sfogo. Dal 30 aprile al 1 maggio, sul modello dei raduni dei papa
boys, si riuniranno giovani cattolici a parlare di legalità: e sarà, secondo
Liberati, "un'occasione provvidenziale" che aiuterà i ragazzi "a
distaccarsi dalle menzogne quotidiane dei politici". Tra i vari ospiti del
meeting uno degli uomini del momento, il vice direttore del Corriere della
Sera, Magdi Cristiano Allam. L'arcivescovo definisce la situazione in Campania
allo "sfacelo" da "almeno dieci anni che esiste questo
malessere". Oggi, spiega il delegato pontificio, "il problema dei
problemi è la mancanza di valori e progettualità politica". I cambiamenti,
dice, non si possono fare in poco tempo; occorrono anni per "sradicare
questo sistema di illegalità diffusa e assoluta". "La corruzione e il
degrado - spiega - sono sentite come normali, come l'aria che si respira, a cui
ci si abitua senza rendersene conto". L'arcivescovo non tralascia la
questione della disparità di opportunità nel Paese: come può, si domanda, un
politico che guadagna 5.500 euro chiedere il voto a chi ne guadagna solo 450?
Riferendosi al sistema elettorale, l'arcivescovo parla poi di un "sistema
che non è veramente democratico in quanto - dice - non mi permette di votare il
mio candidato ma quello presentato dal partito. E mi costringe a scegliere il
meno peggio".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
De Mita: la camorra
non si batte con un decreto legge ALDO BALESTRA Una settimana al voto, il
"grande vecchio" della Dc, Ciriaco De Mita, dopo l'abbandono del Pd,
è in rincorsa. Con lo scudo crociato dell'Udc ha di fronte un'ardita pendenza,
l'8%, per approdare (sarebbe una "novità", dopo 40 anni di Camera),
al Senato. Come sta andando, De Mita? "Bene. Incontro sempre più persone
affascinate dall'ipotesi di dar vita all'Unione di Centro, che vuol recuperare
radicamento sul territorio e valorizzare in chiave moderna la grande storia
propria della Dc". Non è mica l'allarme disperato di chi s'accorge che la
scelta verso Pdl e Pd è l'opzione più utile? "La realtà è più complessa. É
vero che la competizione tra i due partiti più grandi restituisce la sensazione
di occupare tutti gli spazi. Ma più si ripete ossessivamente questo schematismo
più s'avverte la fragilità della rappresentazione esistente. Invece, si vuol
cogliere qualche concretezza". Giudizio sulle visite campane dei candidati
premier? "Io non giudico, invito invece a valutare. Come si fa a non
cogliere che gli annunci berlusconiani a Napoli altro non sono che una
colossale presa in giro? I napoletani, intelligenti ed acuti, non possono
cascarci. Davvero si crede che in due mesi un problema come quello della
spazzatura possa essere risolto? Non è credibile pensare ad un governo come
sostituto dello spazzacamino, che magari s'insedia a Napoli per convincere i
napoletani che in questo modo si occuperà seriamente dei problemi della città e
della Campania. Berlusconi, da premier, ha avuto oltre cinque anni per risolvere il
problema immondizia". Veltroni ha insistito molto sulla
piaga criminalità: vogliamo distruggere la camorra, ha detto. "E come, con
un decreto legge? Suvvia, non scherziamo. Fare l'elenco di leggi e proposte di
legge, affidarle alla stampa perchè le amplifichi, secondo me risiede
nella consapevolezza inconscia di Veltroni che, alla
fine, non sarà chiamato a governare il Paese. Altrimenti, ci sarebbe da
chiedere: se davvero bastasse un decreto anticamorra, perchè il governo di
centrosinistra non l'ha fatto prima? Non s'era accorto che la camorra esiste e
condiziona in Campania? La verità è che si va avanti con gli slogan. É una gara
a chi ne spara di più". Rifiuti e camorra: lei concorre al governo della
Campania da anni. E le sue responsabilità? "Sui rifiuti ho provato a dire
in tempi non sospetti che l'irrinunciabile punto di partenza, a fronte di una
crisi che s'annunciava sempre più grave, era la realizzazione di discariche con
equa distribuzione sul territorio regionale, per preparare il meccanismo
virtuoso di valorizzazione del rifiuto inerte. Quanti commissari si sono dovuti
succedere perchè si cominciasse a metter mano alla fase delle discariche, per
giunta con discriminazioni territoriali come assistiamo in questi
giorni?". E la camorra? "Certo che c'è un problema urgente di
prevenzione e repressione, ma bastano solo nuove leggi per debellare la camorra
che s'alimenta delle virulente esplosioni di tensioni sociali, avvertite in
Campania per l'istruzione, l'occupazione, la realizzazione della persona, la
tutela dei diritti individuali prima ancora che diffusi? Le cose camminano
insieme. Promettere soluzioni salvifiche senza conoscere il problema è quanto
di più deleterio, ed ingannevole, possa operare la politica su un
territorio". Pdl e Pd insistono. Il cambiamento comincia dal rinnovo della
classe dirigente, Veltroni dice che ci sarà
"discontinuità" in Campania. "Veltroni
ha cominciato con il decapitare completamente la classe dirigente della
regione, mettendola in un angolo, salvo poi scoprire che "la
responsabilità è di tutti". Ma dire questo significa poi sancire che la
responsabilità non è di nessuno. Perchè, badate, lui non esprime un giudizio
negativo, su Bassolino e Iervolino. Sul punto tace. E i problemi non si
elencano: si individuano, si studiano, si indicano le soluzioni. Invece Veltroni mette in fila le questioni e dice: "State
tranquilli, votateci, li risolveremo noi". Sì, ma come?" Ce l'ha non
poco, con il leader del Pd: è perchè non l'ha candidata? "Non ho
risentimento personale, ma preoccupazione. Il Veltroni
dell'altro ieri in Campania sembrava essere arrivato dalla luna. La politica
vera ha sempre un impatto d'attrito. Invece lui viene, annuncia la soluzione
fiabesca ma non indica il percorso. É come un medico chiamato dal paziente che
sta male: viene a casa, manco lo visita e gli prescrive la guarigione". De
Mita, lei ad 80 anni gira la Campania palmo a palmo. Ha ha paura di non
raggiungere l'8% al Senato? "Io non ho fatto una scelta di convenienza.
Altrimenti sarei in corsa alla Camera. Io ho scelto il rischio perchè credo in
quello che faccio". In questi giorni s'insiste molto sul Sud. "Lei
dice? A leggere il programma elettorale del Pd, ad esempio, il Sud è quasi un
peso. E, comunque sia, prevalgono gli slogan. Come quello veltroniano della
Bocconi del Sud". Che intende dire? "Che Veltroni
dimostra di non sapere nemmeno quale sia l'attuale panorama delle università
del Sud, campane in particolare: il vero problema non è crearne una nuova, ma
far funzionare quelle che già ci sono, qualificandole, organizzandole,
selezionando la scelta dei docenti. É come per la sanità: tutto si riduce al
cambio dei manager, che pure contano. Ma il problema principale è qualificare
davvero le Asl come aziende, per costringere chi le guida a farlo in base a
criteri di efficienza. Il resto è demagogia, o altro. Basta vedere cosa accade
in Campania in questi giorni, con il mondo della sanità impegnato a far
campagna elettorale per il Pd". Che rush finale prevede? "La
competizione tra questi due colossi finti, che si sgonfieranno dopo le elezioni
per l'incapacità di governare considerando i numeri al Senato, mi ricorda tanto
le feste di paese, con lo spettacolo dei fuochi d'artificio. Siamo al finale, i
botti e le luci aumentano sempre di più nel cielo, ma in fondo prelude solo
alla fine". L'Udc come se la caverà? E torno a chiederle: crede di
superare il quorum dell'8% al Senato? "Due paragoni sportivi: l'Unione di
Centro mi ricorda tanto l'agilità e l'intelligenza della squadra di basket
dell'Air Avellino che ha vinto la Coppa Italia. Pensavo contasse l'altezza, poi
ho scoperto che il regista di quella squadra, Green, è alto appena 1.62. Ed è
lui - con la sua intelligenza - a far muovere i giganti che ha intorno. Ecco
l'Udc piccolo e agile, e con il cervello, sarà in grado di evidenziare le
lacune altrui. Per quanto mi riguarda: sono come un ciclista di una corsa che
sta spendendo molte energie perchè desidera raggiungere il traguardo finale.
Ora quel ciclista vede lo striscione. Se si volta indietro rischia di perdere
di vista la volata. Quindi continua a dare il massimo, il piazzamento lo
verificherà poi".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scenari da Senato E
a quel punto la posta in gioco più probabile diventerebbe una riforma
proporzionale alla tedesca, quella su cui l'Udc ha da sempre puntato per avere
la libertà di potersi scegliere il partner di governo dopo il voto. Il terzo
scenario prevede che queste elezioni siano solo una tappa del ricongiungimento
tra gli spezzoni ex-democristiani nell'alveo del partito democratico. Se i
numeri lo consentissero, i centristi potrebbero essere
tentati di tornare rapidamente al voto alleandosi con Veltroni per
strappare il governo a Berlusconi. Stavolta, infatti, la conta dei voti non sarà semplice come due
anni fa. È vero, la vittoria spetta a chi raccoglie più suffragi degli altri.
Ma nel 2006 si trattava, in pratica, di una sfida a due. Oggi sarà inevitabile
pensare a come sarebbe andata la partita con diverse alleanze in campo. E a
come potrebbe andare se le camere dovessero di nuovo sciogliersi e queste
alleanze si formassero. Questa prospettiva prevede, però, che Veltroni tagli definitivamente i ponti con la sinistra. Un
taglio che sarà più facile se Bertinotti uscirà sonoramente sconfitto. I
sondaggi ufficiali circolati fino alla settimana scorsa davano la Sinistra
Arcobaleno in serie difficoltà. In caso di debacle, l'esito più probabile è che
la fragile alleanza tra Verdi, Rifondazione e i vari spezzoni ex-comunisti si
sfasci, diminuendo ancor di più le chance di incidere sulla partita che gli
altri partiti giocheranno. Il quarto scenario spingerebbe nella stessa
direzione del terzo, una prospettiva neo-centrista imperniata sull'alleanza tra
Veltroni e Casini. Ma a spingere in questa direzione,
piuttosto che la forza del centro, sarebbe la debolezza della sinistra. Infine
il quinto scenario, la vittoria del Pd e di Veltroni.
L'ex sindaco continua a puntarci, e anche i sondaggisti più esperti oggi non
sono in grado di escluderlo. In tutte le precedenti elezioni dopo la fine della
Prima Repubblica ci sono state due costanti: il recupero di chi era in
svantaggio e - in voti se non sempre in seggi - un finale al fotofinish.
Sapremo solo lunedì sera se Veltroni riuscirà a
spuntarla nella sua mission impossible. In questo caso è bene aspettarsi che
tiri fuori le unghie. Chiunque vinca con una rimonta così clamorosa è
improbabile che abbia voglia di rimettere la palla al centro. A quel punto, Veltroni e il Pd andrebbero avanti da soli. Sarebbe la prima
volta che in Italia un premier riesce a governare soltanto con la forza del
proprio partito. Come nelle altre democrazie occidentali. Oggi sembra un sogno
a occhi aperti. Ne riparleremo al risveglio, martedì 15 aprile. Mauro Calise.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FRANCESCO
GRIGNETTI ROMA "Le schede elettorali sono confuse", lamentavano da
giorni gli uomini di Berlusconi, ma anche Antonio Di
Pietro. Ieri d'improvviso Berlusconi ha alzato i toni.
S'è rivolto pubblicamente al Presidente della Repubblica, "perché
garantisca la regolarità del voto". Il rischio è una gran confusione nella
cabina elettorale. "In particolare le forze politiche che si presentano
alleate - spiega il leader del centrodestra - le più rappresentative degli elettori,
rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli
confusa". Confusionario lui? Il ministro dell'Interno se l'è presa e
molto. E mentre il Quirinale precisava di non entrarci con la preparazione
delle elezioni, invitando con una nota il ministro "a fornire ai
rappresentanti delle forze politiche e all'opinione pubblica tutti i
chiarimenti opportuni", Amato ha convocato i giornalisti e s'è sfogato.
"Non sono a capo di una banda di furfanti e non abbiamo bisogno di essere
messi sotto tutela". La reazione di Amato è stata davvero furente.
"Trovo a dir poco sorprendente che sia stato chiamato in causa il Capo
dello Stato". "Il ministero ha predisposto le schede secondo le
indicazioni di legge e non in conformità a una propria fantasia
culinaria". "Il decreto reca la firma di Berlusconi
e del ministro dell'Interno mio predecessore. Non mi aspetto che tutti
conoscano tutte le leggi italiane, ma almeno quelle che hanno fatto". E
mentre parlava, con voce rotta dalla rabbia, sventolava i fac-simile della
scheda. "Non so se si stanno amplificando rischi di brogli...". Il
problema, così come prospettato da tanti nel centrodestra, da Cicchitto a
Quagliarello, a Gasparri, a Mantovano, è che le due
coalizioni (quella per Berlusconi e quella per Veltroni) sono poco visibili, i
simboli dei partiti ravvicinati, c'è rischio che si annullino molti voti.
Replica di Amato: "I presidenti dei seggi sono già stati informati.
Verranno impartite istruzioni in proposito. Da oggi c'è anche uno spot televisivo
che spiega come votare". C'è poi l'eterno problema dello spoglio,
che Berlusconi teme sia occasione di brogli. Perciò
chiede una circolare tassativa che vieti la prassi dei "mucchietti"
quando si scrutinano i voti. A fronte di tutti questi dubbi, Amato ha reagito
con fredda rabbia. "L'Italia non ha bisogno di essere dipinta come un
paese di brogli quotidiani. Guai a dare del nostro Paese un'immagine che non dà
nemmeno lo Zimbabwe". "Sulla regolarità del voto vigilano i prefetti
della Repubblica, che non sono addetti a brogli, ma alla legalità". E se
qualche broglio è nell'aria, bisogna osservare ciò che accade tra gli
emigranti. "Ho ricevuto segnalazioni di tentativi di broglio, ma abbiamo
attivato tutte le attenzioni affinché ciò non accada". Conclusioni del
ministro: rifare le schede, ormai non si può. "Modificare oggi, e anche
già la scorsa settimana, le schede elettorali, è impossibile. Anche da parte
del Parlamento. Perchè i nostri militari all'estero hanno già votato sulla base
delle schede esistenti". E in effetti le tipografie stanno lavorando a
pieno ritmo. La riminese Maggioli, ad esempio, che deve sfornare quattro
milioni di schede per conto del Poligrafico, è in ansia per l'eventualità di
dover ripartire da zero se mercoledì, dopo la decisione della Cassazione,
cambiassero i simboli. "I tempi sono ridottissimi". Tempo mezz'ora,
ed ecco la replica di Berlusconi. "Nelle passate
elezioni del 2006, i simboli erano disposti in altro modo. Se è cambiata la
situazione degli accorpamenti, ciò non vieta di intervenire con un nuovo
decreto". E se ciò significasse buttare tutte le schede stampate e
rifarle, poco male. "Sono soldi spesi bene, perchè è molto meglio avere un
voto che corrisponda alla volontà dei cittadini, che un voto tale da distorcere
quella volontà. Il tempo certamente c'è". E' quanto chiede anche Di
Pietro, l'alleato di Veltroni: "La scheda
elettorale così com'è disegnata graficamente non va e va ristampata con le
opportune correzioni".
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PDL MARTEDI' Berlusconi arriverà direttamente in piazza Sisto Niente
passeggiata nel centro storico per Berlusconi che
arriverà a Savona un'ora dopo il programma. Il leader del Pdl atterrerà a
Villanova alle 11 e poi arriverà a Savona in auto direttamente in piazza Sisto
dove si svolgerà il comizio. Il palco sarà posizionato
spalle a via Manzoni come per Veltroni. Il Pdl ha così motivato la
scelta di Savona: "A Genova e Imperia Berlusconi era già
stato, a Savona e La Spezia no. E' qui che dobbiamo ottenere i voti decisivi
per vincere il Senato e lo faremo con Berlusconi.
Oltretutto a Savona l'anno prossimo si voterà anche per la Provincia".
Dopo il comizio, trasferimento al Palacrociere. Se a piedi attraverso il centro
storico o in auto, dipenderà anche dalle condizioni atmosferiche. Al momento le
previsioni dicono pioggia. Al terminal Berlusconi
incontrerà i "difensori del voto" per i 1798 seggi liguri. Il
catering del buffet sarà curato da Marco "Zeffirino" Belloni con la
consulenza del padre Luciano: cocktail di gamberi, salmone, frittata da
bianchetti, tortine di gamberetti, Castelmagno al miele, parmigiano all'aceto
balsamico, pecorino alla composta di frutta, assortimento di focacce liguri,
zuppetta di legumi, risotto fresco ai gamberetti, pennette alle verdure,
tartufi di cioccolato fondente, focaccia dolce di Zeffirino. Il tutto
annaffiato da Chardonnay frizzante e Vermentino. \.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BERTINOTTI: WALTER
PERDERÀ. LA REPLICA: FAUSTO HA SEGATO L'ALBERO DI PRODI Scontro a sinistra E Veltroni promette aiuti alle casalinghe ROMA Dopo mesi di
concorrenza a sinistra all'insegna del bon ton, fra Walter Veltroni
e Fausto Bertinotti arriva il primo vero scambio duro. La miccia l'ha accesa il
leader di Rifondazione comunista: "Veltroni
perderà sicuramente le elezioni perché con questa sua linea non entra nel profondo
della società, ci riesce meglio il centrodestra", il segretario del Pd ha
"un'immagine molto forte, ma resta in superficie". E Bertinotti si è
fatto l'idea che il Partito democratico non abbia il sostegno maggioritario tra
la classe operaia, che - sempre a suo avviso - vota per il centrodestra,
scoperta che il leader del Prc sostiene di aver fatto "durante i funerali
degli operai della Thyssen". All'affondo di Bertinotti, scandito in
un'intervista al "Giornale" di due giorni fa, ha replicato Veltroni: "La posizione di Bertinotti non è una novità:
ha fatto cadere il governo Prodi nel 1998 e ha segato l'albero di questo
governo dall'inizio di questa legislatura". La polemica si è
successivamente arricchita di ulteriori spunti: il segretario del Pdci Oliviero
Diliberto si è augurato che "dopo le elezioni a Veltroni
gliela facciano pagare dentro il Pd", mentre il segretario del Prc Franco
Giordano è arrivato addirittura a sostenere che le parole di Veltroni
verso Bertinotti sarebbero "irriguardose" perché pronunciate nei
confronti di una carica istituzionale, cioè verso il presidente della Camera.
Il quale, da parte sua, ha replicato con una personale rilettura dei problemi
della maggioranza negli ultimi due anni: "Noi abbiamo trangugiato bocconi
amari in attesa di un secondo tempo che non è mai arrivato, battendoci contro
le leggi che causano il precariato. Mentre ci sono ministri che oggi sono nel
Pd che hanno impedito al governo di fare quello che avrebbe dovuto". Ma
una certa difficoltà da parte del Pd di fare il pieno nell'elettorato popolare
a basso reddito (casalinghe, operai, pensionati) indirettamente arriva
dall'ultima, ennesima proposta programmatica presentata da Veltroni:
quella di istituire una assicurazione gratuita e automatica per le casalinghe
che siano vittime di infortuni domestici di una certa entità. Per infortuni che
provochino un'invalidità permanente sopra il 27%, secondo la proposta del Pd,
potrà essere richiesto un assegno mensile con una semplice autocertificazione.
Anche se la novità forse più rilevante degli ultimi giorni sul fronte Pd viene
da una riflessione di Veltroni sul Csm: "Quello
che è successo a Gela, dove un magistrato ha impiegato 7 anni e 8 mesi per fare
una sentenza, è inaccettabile, è un esempio micidiale che si dà ai poliziotti e
ai magistrati. Il Csm è stato troppo premuroso". E se Veltroni cerca di limitare al minimo indispensabile le repliche o anche
le "provocazioni" mascherate a Berlusconi, chi
non manca di usare un tipico linguaggio da campagna elettorale è il ministro
degli Esteri Massimo D'Alema. Da capolista del Partito democratico in
Campania-1, D'Alema ha ripetutamente punzecchiato il Cavaliere:
"Per l'Expo
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ieri ho avuto il
privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere
personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario
sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si
affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si
esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare
il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il
dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici
non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza
come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta;
occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione
comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare
dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese
che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura
ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe
inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti
italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per
aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere
e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto
miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 11 ) " (1 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr
08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle
polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti -
che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate.
Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto
di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania.
Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il
dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e
i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le
questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi
spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe
considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al
traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E
invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che
finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in
Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare.
Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese,
che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di
droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno
riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi
viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di
merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto,
paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non
devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra
serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente
alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi
anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei
gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di
mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 107 ) " (5 voti, il voto
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia
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Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in
campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in
Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a
conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che
ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che
recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio"
e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato
l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di
colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è
stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al
suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia
"L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue
prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale,
contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright
sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui?
E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa
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questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia
Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro.
Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv
senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5)
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questo articolo a un amico 27Mar