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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  6-4-2008      #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

<Lotta senza quartiere> ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: differenza di quanto disse il ministro delle infrastrutture di Berlusconi, con la mafia non si deve convivere. Se convivi con la criminalità organizzata questa ti soffoca, l'unica possibilità è combatterla". Nonostante il tempo poco clemente, Veltroni trova ad attenderlo a Caserta, Avellino e Salerno la folla che ormai stabilmente lo accompagna nel suo tour per le province italiane.

Lacrime, sangue e gaffes: il programma del Cavaliere ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.

<Li cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata,

Quanto sia difficile passare dall'antipolitica alla politica, e quanto sia più facile la p ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: arrivo alla guida del Pd di Walter Veltroni, il leader più cinefilo e più vicino al mondo cinematografaro che si conosca, ha determinato un chiaro ripensamento. Tutto il tono è più moderato, solo la "N" di nemico è riservata all'odiato Cavaliere. Si va dalla "A" di "antipatia", per "le persone di spettacolo che non vanno a votare sostenendo che non hanno tempo"

Vespa: con il duello il mio salotto non c'entra ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Porta a Porta" ospiterà Veltroni e Berlusconi mercoledì 9 e giovedì 10 aprile, dopo aver ospitato nei due giorni precedenti Bertinotti e Casini. Il confronto finale di venerdì 11 aprile e le sue modalità operative sono state stabilite un mese fa dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza.

La semplicità impossibile - sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: coraggiosa delle promesse elettorali non è quella di Berlusconi di costruire finalmente il Ponte sullo Stretto, ma quella di Veltroni di fare dell'Italia "un Paese semplice". L'ultima e più lampante dimostrazione di come questo Stato non riesca a fare quasi nulla senza complicarci la vita potremmo trovarla domenica prossima quando andremo a votare: una scheda elettorale a trabocchetto.

La semplicità impossibile - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: audace sfoltimento delle rispettive coalizioni compiuto da Veltroni e da Berlusconi sarà quello di mettere un punto interrogativo sul voto di chi li avrà presi tanto sul serio da voler dare, con una sola croce su due partiti, la propria personale approvazione all'idea del bipartismo. Insomma, una semplificazione che crea una complicazione.

Quanto conta chi non vota - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: O, peggio, all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting pot" della Sinistra Arcobaleno. c) I "radical". Sofisticati, considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma anche".

Se scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: votare Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi la vittoria alla Camera diventerebbe una quasi certa probabilità.

Elezioni, offensiva finale d'alema attacca berlusconi ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo il comizio di Berlusconi e Fini in piazza del Plebiscito, controffensiva elettorale di Veltroni, che parla a Benevento, e di D'Alema in visita a Ischia e Ottaviano. Veltroni evita di nominare Berlusconi, mentre D'Alema lo attacca esplicitamente, usando l'ironia: "Ha detto che vuole trasferirsi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi".

"siamo noi la vera opposizione" venerdì a napoli arriva boselli - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Boselli arriverà a bordo del truck su cui ha girato il paese mentre dopodomani sarà in città Gianni De Michelis, alle 18 al circolo Posillipo, per una manifestazione dal doppio titolo: "Berlusconi-Bossi, un delitto politico contro il Sud"; "Veltroni-Di Pietro: un delitto politico contro i socialisti".

Veltroni nel feudo di mastella - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice appena sceso dal pullman Walter Veltroni, stringendo la mano a Fausto Pepe, il sindaco di Benevento dell'Udeur che due giorni fa ha reso pubblica dichiarazione di voto per Veltroni. "Non al Pd, ma a lui - spiega il sindaco eletto nel 2006, dopo 13 anni di governo di centrodestra - come unico, vero candidato in alternativa a Berlusconi.

D'alema attacca berlusconi - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è la linea degli ultimi 7 giorni, insieme a una consegna: basta polemiche interne, concentrarsi sullo scontro con Berlusconi. Taglia dunque corto sulla presenza di Bassolino mercoledì al Plebiscito: "Non ho idea di chi ci sarà sul palco. Credo che ovunque vada Veltroni, facciano salire i capilista".

Il pdl si prepara al rush finale in città sfilano i colonnelli ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altro il comizio di Walter Veltroni il 9 aprile in piazza del Plebiscito. Si riparte domani, dunque, con il magistrato Alfonso Papa, candidato alla Camera ed ex direttore generale delle professioni al ministero della Giustizia, che alle 11.30 incontra gli avvocati al nuovo Palazzo di giustizia dove ci sarà il guardasigilli Luigi Scotti.

Mazzoni: "un cdm in campania? prodi e berlusconi fanno lo stesso gioco" ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Ferdinando Adornato invece "abbiamo perso quindici anni, non c'è più tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno già governato e male: ora non si può essere nel contempo causa e soluzione".

Sinistra, vendola suona la carica - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dice anche il verde Tommaso Pellegrino: "Berlusconi e Veltroni tutelano i poteri forti, noi sulle fasce più deboli, i giovani, i pensionati". E Vendola, che ha poi effettuato un tour anche al Vomero e in alcuni Comuni della provincia, prova a cogliere in contropiede Veltroni: "Caro Walter, non basta commuoversi per i morti sul lavoro.

Sarò greve - enzo costa ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi ha tutti contro, da noi si direbbe che se cade una bagascia in mare è colpa di Berlusconi"; "Veltroni (?) è così simile a Prodi che gli si sono gonfiate le guance"; "Dissento dai miei avversari ma li rispetto". Per voi quella che ho inventato è l'ultima?

Boselli: "il nostro orgoglio riparte da qui" - francesca savino ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unica cosa che davvero ha confuso gli italiani è la campagna elettorale di Veltroni e Berlusconi". Nei confronti dei due leader delle coalizioni "maggiori" Boselli ha chiare quali siano le differenze. "Noi, al contrario di loro, non facciamo una campagna elettorale dicendo bugie, promettendo raddoppio degli stipendi e il taglio tasse".

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in cui anzi il raggruppamento di Berlusconi ha ottenuto più spazio di quello di Veltroni: all'incirca, rispettivamente, 30 per cento contro 25 per cento, concretamente 5 minuti e 55 secondi, contro 5 minuti. Il dato del 100 per cento per Veltroni deve essere invece riferito a Telestudio: ma, a ben vedere, questa emittente ha dedicato soltanto 18 secondi all'

Astensionismo bel gesto inutile - lorenzo zoppoli ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo ho fatto proprio venerdì, mentre Veltroni e Berlusconi parlavano alla città. Ho letto il disegno di legge che vorrebbe firmare subito Veltroni se sarà eletto premier: impoverire i clan, confiscando tutti i loro beni. Per ora bisognerebbe fermare le armi e salvare i minori a rischio.

"macché sex symbol sono un prete scomodo" - paola zonca ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma ora mi interessa anche Veltroni. Ha detto "Basta con la vecchia politica!" ha dato una svolta decisiva: non penso sia un furbo, e dunque gli credo. Perché no? Il documentario potrei farlo su di lui. Peccato che ora siamo in tournée tutti e due!". E su Berlusconi? "Mi interessano solo i politici che hanno competenze e fanno il bene del Paese.

Salviamo la bella italia che brucia - cesare de seta ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La retorica delle frasi fatte non serve a niente: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che sono destinati a governare, ci dicano qualcosa su questi argomenti, assumano degli impegni dinanzi agli italiani e al mondo intero e li rispettino. Perché la Bella Italia è una risorsa della nostra civiltà e vederla andare a fuoco è uno spettacolo che sgomenta e avvilisce.

Parla di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano Amato: non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema: Veltroni durerà a lung ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi ha paura e sparge veleni Parla di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano Amato: non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema: Veltroni durerà a lungo, se vince la destra forte rischio di instabilità Berlusconi chiama in causa pure Napolitano per protestare contro le schede elettorali.

Nomadismo di governo ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come noto, Berlusconi è ferratissimo. Peccato che, ubriacato dagli amari calici e sfinito dagli (inutili!) sforzi fatti per salvare l'Italia dai comunisti, l'anziano leader si sia bevuto il cervello. Infatti, davanti alla tv, ha accusato Veltroni di essersi convertito come San Pietro sulla via di Damasco.

Veltroni: Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Gli italiani ci faranno vincere" Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela di Andrea Carugatiinviato a Benevento "MI SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione che il Paese darà una sorpresa". Walter Veltroni il suo ottimismo non lo nasconde, anzi.

Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come sta facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del Mezzogiorno contrastando con vigore l'attuale copione della campagna elettorale, occupato quasi esclusivamente dalla questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del Paese all'

Berlusconi porta la croce? Non si disturbi non gli chiediamo niente... Cara Unità, ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Rosalba Cosenza Votare Veltroni per dare slancio al nostro Paese Cara Unità, sono un ragazzo di quindici anni. Ho avuto modo di vedere in alcune trasmissioni televisive di questi giorni, spezzoni degli spettacoli di Bebbe Grillo. Penso che questo suo modo populista e superficiale di dire (o meglio gridare) sia inconcludente ed inutile.

Quirinale con vista ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove Berlusconi insulta ogni giorno Veltroni, e tutti gli altri si occupano di farci credere che Prodi è peggio di Attila, si deve fare ala riverente al passaggio della più stupida idea mai affiorata tra le bravate della destra? L'idea è che i problemi della scuola italiana si risolvono se gli studenti si alzano in piedi quando entra un insegnante.

L'han giurato, li ho visti in Pontida... Tra i figuranti Bossi rinnova lo show ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rappresentata da Veltroni si limiterebbe a questo: "È la prima volta che abbiamo uno che lavorava a Cinecittà e che si propone come presidente del Consiglio". Il leader del Partito democratico, dal canto suo, si è limitato a una semplice considerazione: invece di giurare fedeltà alla Repubblica di Pontida, i cinquecento avrebbero fatto meglio a giurare sulla Carta costituzionale.

Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradiziona ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha toccato la centesima provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è difficile chiedergli di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve continuare a fare il bel lavoro che sta facendo, molto efficace. Questo è però il momento in cui devono muoversi i singoli territori, gli elettori delle primarie,

Un libro da un milione e mezzo di euro per convincere i romani ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il modello Roma di Rutelli e Veltroni". Minaccioso sottotitolo: "L'eredità della sinistra". Pezzo forte della pubblicazione, di complessive 96 pagine, una lettera del capo del Popolo delle Libertà pieno di devastanti cifre e di vibranti promesse, come nelle migliori abitudini.

I Papaboys non comprano auto da Silvio. Meglio Walter ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è Walter Veltroni con cui il 17% farebbe un affare convinto di riuscire ad avere anche uno sconto. Il leader del Pd potrebbe proporre una "Fiesta o una Panda, auto non pericolose, poco costose e di semplice manutenzione". In testa c'è il leader dell'Udc, Casini "venditore più affidabile e rassicurante" da cui comprerebbero un 55.

D'Alema: il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alema: il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo di Ninni Andriolo inviato a Ischia "Trovo ridicolmente enfatico l'annuncio di Berlusconi che, semmai disgraziatamente dovesse vincere, si trasferirebbe a Napoli con seguito di Gasparri e Calderoli. Credo che la città abbia già sufficienti problemi per non aggiungerne altri.

Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti Strepitosa performance dialettica di Berlusconi che per insultare Veltroni lo definisce "folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i giornali a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era "Remolo il fratello di Romolo".

De Luna: È una destra antiquata, sono rimasti al Novecento ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E analisi non priva di speranza: "Veltroni può farcela, ha innovato. Ma deve mettere in campo più forza identitaria e più richiami a un'altra idea di società, sul territorio, nello Stato, in politica estera, se vuole battere questa destra ancora molto radicata". Che significa?

Se vincono loro ci ritroviamo con le ossessioni del secolo scorso ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ciò detto Veltroni può farcela, ma il suo lavoro è di lunga lena e va al di là della contesa elettorale". E se ritorna Berlusconi? "Il peso del passato diventerà asfissiante e ci ritroveremo inchiodati alle ossessioni ideologiche del secolo scorso. Soprattutto a quelle del biennio '92-'94".

"maleducato e antidemocratico chi non partecipa ai confronti tv" ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per ora ci sono solo i cosiddetti minori. Grandi assenti, oltre ai soliti Berlusconi e Veltroni, anche Casini, Bertinotti e perfino la Santanchè. Forse temono di stufare viste le paginate di giornali che hanno e il fatto che tutte le sere aprono e chiudono qualunque tg".

Veltroni lancia la volata per la rimonta polizza alle casalinghe e critiche al csm - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impressione è che Veltroni alzerà ancora il tiro. Per giocarsi la rimonta fino in fondo. Voto per voto. Il bacino delle casalinghe resta tra i più appetiti: 8 milioni di potenziali preferenze. Viene considerato un serbatoio berlusconiano. A loro si rivolge la proposta lanciata da Veltroni prima in una visita alla Garbatella quartiere di Roma e poi nella piazza di Benevento.

"bertinotti come nader negli usa rischia di far vincere berlusconi" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no, ma la realtà è questa. Nader fu responsabile della vittoria di Bush". Secondo la Sinistra arcobaleno però il voto utile è una trappola, anche perché Berlusconi sarebbe di gran lunga in vantaggio. "Sanno bene anche loro che la partita è apertissima.

DNapoli OPO il voto sarò uno stabilizzatore del Pd& ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sia che il Pd vinca, sia che vinca Berlusconi, "la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Perché il nuovo partito deve rafforzarsi come il pilastro di un nuovo sistema. Mentre Berlusconi "è troppo a destra" e non riuscirà comunque a governare il Paese con "al massimo il 42-43% dei voti".

ROMA Sarà più rissosa di un comizio di Giuliano Ferrara? Sarà pi& ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: indiretti fra Veltroni e Berlusconi? Sarà una sorta di assemblea di condominio con una folla di candidati premier che s'accapigliano sul ballatoio? Oppure un dibattito ("No, il dibbattito no!") fra polli che si spennano tutti contro tutti? O un ritorno alla lotta fra leoni e gladiatori con la Santanché che recita entrambi i ruoli e cerca di sbranare il rivale fascistissimo Fiore (

ROMA - Silvio Berlusconi è preoccupato: giudica illeggibili le schede elettorali. E chiede che ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ed è in quel momento che Berlusconi tra l'ironico e il faceto annuncia: "La condanna è definitiva. Devo fare il presidente del Consiglio". Si leva un coro "presidente", "presidente". Scalpitano i giovani con tanto di magliette con la scritta "spedire Veltroni in Africa-si può fare".

<Il Viminale? Errare è umano perseverare però è diabolico> ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Adesso a dirlo è anche Berlusconi, il suo grande nemico. Non si augura il ministro che lo faccia anche il suo alleato Veltroni? "Io ho parlato con tutti i responsabili dei partiti di questo problema nei giorni scorsi, e tutti - chi apertamente, chi sottovoce - mi hanno dato ragione.

Tanti no alla sfida tv da Vespa: <Ma a Matrix nessun duello> ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni parleranno ciascuno per 45 minuti, in due interviste separate. Allora l'ho fatto prima io. E lo rifarò: mercoledì 9a Porta a Porta avrò Veltroni, giovedì 10 Berlusconi e con questa gli avrò dedicato 3 puntate a testa, nessuno ha fatto di più".

E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Critica poi il suo competitor Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del vecchio partito comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un grande comunicatore e ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere assieme radicali e cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile".

Di FABIO ROSSI Monitorare inquinamento e livello delle polveri sottili in tutti i quartieri d ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e Veltroni hanno tradito. Vogliamo che esista una sola Roma, morale, nella quale quando ci si mette piede si senta di stare nella Capitale del Paese". E, sempre dal palco di piazza della Rotonda, Silvio Berlusconi torna alla carica del Campidoglio: "Veltroni lascia una Roma disastrata, con 9 miliardi di euro di debiti e nella quale le consulenze sono aumentate del 243 per cento -

ROMA Bertinotti ha fatto cadere il governo Prodi nel '98 e anche questa volta ha segato l'albero de ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qui invece ci sono ministri che oggi fanno parte del Partito Democratico che non hanno consentito al governo di fare quello che avrebbe dovuto". Nella polemica s'inserisce anche Diliberto: "Veltroni, segando l'accordo con la sinistra, si assume la responsabilità di ridare l'Italia nelle mani di Berlusconi".

ROMA Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...&# ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il candidato premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè Veltroni ne è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i competitors, e non vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'

NAPOLI - Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente.

ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La scelta dei tempi ha infatti innervosito non poco Walter Veltroni, ma una volta avviata la trattativa è risultato difficile bloccarla e ora sono i francesi a premere per un preaccordo subito, sapendo che se non incardinano prima del voto i tavoli del confronto con i sindacati, difficilmente lo potranno fare con il nuovo governo.

Walter a rimorchio anche sulle troppe leggi ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi sembra sia stato Vincenzo Gallo detto Vincino a felicemente definire Walter Veltroni "il Berlusconi del giorno dopo". Ed è così. Mai un'idea inedita, mai un progetto originale, ma sempre a rimorchio del Cavaliere o, quando vuol vendere l'aria fritta infiocchettandola con le maiuscole, di Obama e dei due Kennedy, pace all'anima loro.

Visti dai francesi ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: affrontement entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée.

Segue balladur ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte "corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.

Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel gioco "se fosse" vale tutto.

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala.

Candidati: i magnifici 16 sono pronti a scendere in campo ( da "Panorama.it" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i 3 candidati maggiori di centro e destra (Berlusconi-Casini-Santanchè) sono tutti separati, mentre i 3 candidati maggiori di centro e sinistra (Veltroni-Bertinotti-Boselli) sono tutti sposati. Silvio Berlusconi: ex premier e leader del centrodestra. Ha creato in pochi giorni il Popolo della Libertà, convincendo An a confluirvi.

E Scajola risvegliò i fantasmi di Silvio ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altrimenti per Berlusconi. Idem tra Pd e Di Pietro, che non a caso chiede anche lui di rifare le schede (ma Veltroni disapprova l'iniziativa dell'ex-pm). Berlusconi è rimasto perplesso: "E se la croce casca precisamente in mezzo?" In quel caso l'annullamento è sicuro.

Vuoi intervistare il candidato premier? Invia la tua domanda a Panorama.it ( da "Panorama.it" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tra [1] tutte le emai[2] l che ci arriveranno, sceglieremo le domande più interessanti, che il direttore di Panorama Maurizio Belpietro presenterà direttamente ai due candidati. Poi le riporteremo (con relative risposte) sul nostro sito e sulle pagine del giornale.

"Voto irregolare con queste schede" ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Elencando "in pillole" il programma di Walter Veltroni: "Più Stato, più tasse, più spesa pubblica, più extracomunitari, l'impazzimento delle intercettazioni telefoniche, vendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, nessun ponte sullo Stretto e Antonio Di Pietro ministro della Giustizia".

DALL'INVIATO RAFFAELE INDOLFI BENEVENTO. È UNA COSA INACCETTABILE. QUELLO CHE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni attacca i suoi avversari che definisce "cupi e senza energie". Critica Berlusconi che "attacca, un giorno sì e uno no le, istituzioni". Replica a Fausto Bertinotti. "Per lui non vincerò? Io lavoro per vincere, alla fine vedremo". E nella terra di Clemente Mastella, l'alleato che ha dato l'ultimo colpo al governo di Romano Prodi,

CONDANNA DEFINITIVA, GUIDARE IL GOVERNO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Volete che si realizzi il sogno di Veltroni di andare in Africa?" "Sì"). Loro lo accolgono come una vera star: fotografie con i telefonini, acrobatiche strette di mano, anche spintoni pur di arrivare a sfiorare "Silvio". "È qui la festa? La condanna mi sembra definitiva: devo fare il presidente del Consiglio", esordisce lui scatenando il boato della piazza.

CASINI SFIDA BERLUSCONI: NON PUOI COMPRARCI TUTTI. E A VELTRONI: NEL PD NIENTE SPAZI PER I VALORI CRISTIANI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini sfida Berlusconi: non puoi comprarci tutti. E a Veltroni: nel Pd niente spazi per i valori cristiani.

SPUNTA L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e ancor di più il leader del Pd, Walter Veltroni. A cinque giorni dalle elezioni una decisione così sarebbe molto più di un boomerang, questa sì una Caporetto. Intanto, se Parigi per ora resta immobile nelle sue posizioni, in altri luoghi sembra ci sia un gran movimento. A Francoforte, in particolare.

ALL'ITALIA SERVE UNA GUIDA, NON UN PADRONE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: idea che ci sia un centro che impedisca a Veltroni e Berlusconi di fare i loro comodi dà fastidio". Arringa la platea, il candidato premier dell'Udc. Ribadisce l'importanza delle Marche in questa competizione - "Siamo in competizione con Rifondazione comunista. O passa un senatore dell'Udc o passa uno di Rifondazione" - esprime solidarietà a Ferrara e alla sua lista antiabortista,

D'ALEMA: SARò LO STABILIZZATORE DEL PD ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente.

D'ALEMA, MISSIONE RISCATTO CON I GIORNALISTI STRANIERI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: resta il dubbio sulla sua presenza mercoledì sul palco con Veltroni. Dice D'Alema: "Non ho idea di chi starà sul palco alla manifestazione di Veltroni, mercoledì. Credo che ovunque vada Veltroni facciano salire sul palco i capilista". E lo stesso Veltroni, da Benevento, non risponde al quesito, affermando: "Questo non lo so".

IL VESCOVO: POLITICI, SCHIFEZZA SOCIALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: soprattutto i due principali candidati premier, Berlusconi oltre a Veltroni. La sua frase più lapidaria sulla classe politica: "una immoralità organizzata, una schifezza sociale". La sua frase più pesante: "Io non credo - ha detto - ai politici perchè nessuno meglio di loro sa ingannare. Pretestuosamente ed occasionalmente fanno promesse".

VELTRONI VENDE FUMO IL SUD? PER IL PD UN PESO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, da premier, ha avuto oltre cinque anni per risolvere il problema immondizia". Veltroni ha insistito molto sulla piaga criminalità: vogliamo distruggere la camorra, ha detto. "E come, con un decreto legge? Suvvia, non scherziamo. Fare l'elenco di leggi e proposte di legge, affidarle alla stampa perchè le amplifichi,

SCENARI DA SENATO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i centristi potrebbero essere tentati di tornare rapidamente al voto alleandosi con Veltroni per strappare il governo a Berlusconi. Stavolta, infatti, la conta dei voti non sarà semplice come due anni fa. È vero, la vittoria spetta a chi raccoglie più suffragi degli altri. Ma nel 2006 si trattava, in pratica, di una sfida a due.

Sulle schede scontro Berlusconi-Amato ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è che le due coalizioni (quella per Berlusconi e quella per Veltroni) sono poco visibili, i simboli dei partiti ravvicinati, c'è rischio che si annullino molti voti. Replica di Amato: "I presidenti dei seggi sono già stati informati. Verranno impartite istruzioni in proposito. Da oggi c'è anche uno spot televisivo che spiega come votare".

Berlusconi arriverà direttamente in piazza Sisto ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il palco sarà posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Il Pdl ha così motivato la scelta di Savona: "A Genova e Imperia Berlusconi era già stato, a Savona e La Spezia no. E' qui che dobbiamo ottenere i voti decisivi per vincere il Senato e lo faremo con Berlusconi. Oltretutto a Savona l'anno prossimo si voterà anche per la Provincia".

Scontro a sinistra E Veltroni promette aiuti alle casalinghe ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se Veltroni cerca di limitare al minimo indispensabile le repliche o anche le "provocazioni" mascherate a Berlusconi, chi non manca di usare un tipico linguaggio da campagna elettorale è il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Da capolista del Partito democratico in Campania-1, D'Alema ha ripetutamente punzecchiato il Cavaliere:

Perché l'adesione della Nato all'Albania? ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni vuol tassare anche i Bot e i CctNapoli snobba D'Alema: a riceverlo solo il signor LaricchioLe gaffe dei magistrati a cui Veltroni vuol affidare la giustiziaFerrari show in Barhein primo Massa, secondo Kimi. Hamilton koBerlusconi: "Più saggio ristampare le schede elettorali, il tempo c'è"Fiaccola olimpica: manifestante tenta di spegnerla,


Articoli

<Lotta senza quartiere> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Veltroni in Campania presenta un disegno di legge contro la criminalità organizzata "Lotta senza quartiere" RUDY FRANCESCO CALVO "Dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta, sradicarle dalla vita di questo paese e se un candidato premier non si propone questo impegno non svolge fino in fondo il proprio dovere". Walter Veltroni torna ad attaccare a voce alta dalla Campania la criminalità organizzata, come già aveva fatto in Sicilia e Sardegna. "Bisogna fare una lotta senza quartiere ? dice ? senza ambiguità né reticenze e zone d'ombra con aree della politica che strizzano l'occhio a questi poteri per un pacchetto di voti". Per il segretario del Pd il voto di scambio è "la causa di tutti i mali" e serve "un lavoro determinato per stroncare gli anelli di congiunzione tra politica e criminalità", a partire da "una modifica delle procedure per gli appalti e la promozione delle associazioni antiracket rafforzando il sostegno delle istituzioni". A Trentola Ducenta (Caserta), ospite di una villa confiscata a un boss autore di 99 omicidi trasformata in una casa famiglia, Veltroni presenta un disegno di legge rivolto a rendere più efficace e rapida la risposta della giustizia alla criminalità. Gli obiettivi principali riguardano la tutela degli imprenditori che decidono di denunciare le pressioni mafiose (e, di contro, il sequestro e la confisca di prevenzione per i beni di chi non denuncia), il rafforzamento degli uffici giudiziari stanziati nelle zone maggiormente esposte alla criminalità organizzata, l'assunzione (anche a tempo determinato) nella pubblica amministrazione dei testimoni di giustizia, il divieto di erogazione di contributi statali ai soggetti condannati per reati particolarmente gravi. Misure che per la candidata a governatore in Sicilia Anna Finocchiaro danno "una marcia in più alla lotta dello stato contro la criminalità organizzata", mentre la responsabile sicurezza del Pd Roberta Pinotti fa notare: "A differenza di quanto disse il ministro delle infrastrutture di Berlusconi, con la mafia non si deve convivere. Se convivi con la criminalità organizzata questa ti soffoca, l'unica possibilità è combatterla". Nonostante il tempo poco clemente, Veltroni trova ad attenderlo a Caserta, Avellino e Salerno la folla che ormai stabilmente lo accompagna nel suo tour per le province italiane. Anche nella regione in cui l'emergenza rifiuti e il ruolo controverso del governatore Bassolino hanno complicato il tentativo di scalata del Pd, tanto da considerare ormai compromesso qui il premio di maggioranza per il senato. Veltroni sfiora solamente il tema, parlando della necessità di rendere l'Italia un paese "semplice e veloce", perché quando "non si prendono le decisioni nei tempi giusti poi succede come in Campania, dove si è creata l'emergenza rifiuti". Intervenendo in serata a Salerno, Veltroni parla anche di sanità, garantendo l'introduzione di "procedure che valorizzino il merito e il talento di ciascuno". Guardando implicitamente al caso giudiziario che ha sconvolto l'Udeur, Veltroni stigmatizza l'abitudine di "mettere a dirigere le Asl persone che fino a quel momento si erano occupate di trasporti o altro" e garantisce che il Pd s'impegnerà affinché questi ruoli siano attribuiti in seguito non sulla base delle indicazioni delle forze politiche, ma esclusivamente a "gente che sappia di cosa si parla". Il tour campano di Veltroni si conclude oggi a Benevento, ma il candidato del Pd sarà mercoledì a Napoli per una delle manifestazioni di chiusura della campagna elettorale, in quella stessa piazza del Plebiscito che ieri sera ha ospitato "il principale esponente dello schieramento a noi avverso".

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Lacrime, sangue e gaffes: il programma del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Napoli, oltre alle prevedibili frasi polemiche contro il centrosinistra che governa la città (trovando anche il modo di offendere Rosa Iervolino) e la regione, Silvio Berlusconi ha annunciato che "nel corso dei primi consigli dei ministri prenderemo anche provvedimenti duri e impopolari". La prima seduta ? ha detto ? si terrà proprio a Napoli. Il leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.

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<Li cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader del Pd: "Sui ri uti facciamo autocritica, ma basta coi processi a uno solo" "Li cancelleremo". Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata, presentando un apposito disegno di legge, che colpisce in primo luogo gli interessi economici delle cosche e rafforza la presenza della magistratura nelle aree più a rischio. Mentre Berlusconi a Napoli (dove Veltroni sarà mercoledì) risale sul predellino per attaccare Bassolino sui rifiuti, Veltroni riconosce che "tutti hanno una parte di responsabilità, anche il centrosinistra ", ma certo non può essere immune "chi è stato al governo nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro ".

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Quanto sia difficile passare dall'antipolitica alla politica, e quanto sia più facile la p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rima rispetto alla seconda, lo dimostra il Sillabario di Nanni Moretti, presentato venerdì sera a Napoli in una sala affollata, in cui il regista già leader del movimento dei Girotondi negli anni 2001-2002, all'epoca della più cocente sconfitta del centrosinistra nei confronti del centrodestra, s'è preso anche delle sonore contestazioni da parte del pubblico, per aver dedicato la "B" del suo alfabeto a "Berlusconi, bugia, brogli, boomerang", dimenticando di includere Bassolino. Anche se non c'è sicuramente un'intenzione precisa (Moretti s'è rapidamente disamorato della politica ed è tornato a tempo pieno al cinema), dal Sillabario emerge una svolta "politically correct" del regista. L'arrivo alla guida del Pd di Walter Veltroni, il leader più cinefilo e più vicino al mondo cinematografaro che si conosca, ha determinato un chiaro ripensamento. Tutto il tono è più moderato, solo la "N" di nemico è riservata all'odiato Cavaliere. Si va dalla "A" di "antipatia", per "le persone di spettacolo che non vanno a votare sostenendo che non hanno tempo", e facendo così propaganda anche involontaria per l'astensione, alla "Z" di "zavorra", come quella di cui si libera, scaricando dal bagagliaio della Vespa un cumulo di ritagli di giornale, il protagonista di "Aprile". E si passa per la "L" di "linguaggio" ("Le parole sono importanti, come ho detto nel mio film Palombella Rossa"), la "O" di "opinione pubblica" ("E' la cosa che manca di più in Italia"), la "P" di "paura" ("La mia paura è che oggi il disprezzo delle regole sia un dato biologico degli italiani"), la "Q" di "qualità" ("La ricerca della qualità è sempre vincente. Se una televisione si ponesse questo obiettivo, si scoprirebbe con sorpresa che sono in molti a seguirla"). Moralismo, un pizzico di disprezzo per una certa Italia, una sapiente spruzzata di autocitazioni, un'inedita apertura alla tv, sempre demonizzata nei suoi film, una chiusura aristocratica a Internet ("Per me la Rete non è democrazia") e un rifiuto totale per Grillo ("No, proprio no"). Ecco il nuovo Moretti-pensiero, in versione light-veltroniana. Come sono lontani i tempi dei Girotondi, e com'è strano che questo accada proprio quando la terribile profezia del "Caimano" (la vittoria di Berlusconi in un paese ormai in fiamme) rischia davvero di realizzarsi.

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Vespa: con il duello il mio salotto non c'entra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La lettera Vespa: con il duello il mio "salotto" non c'entra Caro Direttore, sono rimasto allibito nel leggere su "La Stampa" di ieri il seguente titolo: "Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa". In una didascalia si precisa che l'ultimo confronto a distanza tra i candidati premier, programmato per venerdì 11 aprile, si svolgerebbe "con le modalità già scelte da RaiDue e non da Vespa". È tutto frutto di un clamoroso equivoco. "Porta a Porta" ospiterà Veltroni e Berlusconi mercoledì 9 e giovedì 10 aprile, dopo aver ospitato nei due giorni precedenti Bertinotti e Casini. Il confronto finale di venerdì 11 aprile e le sue modalità operative sono state stabilite un mese fa dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza. Nonostante sapessi fin da allora che né VeltroniBerlusconi sarebbero intervenuti, ho accettato per dovere aziendale la cortesissima offerta a condurlo che mi è venuta da Giuliana Del Bufalo, direttore delle Tribune. Non c'è quindi nessun "no" al salotto di Vespa, che sarà l'unico ad aver ospitato per almeno tre volte, durante la campagna elettorale, Berlusconi e Veltroni e gli altri principali competitori, dando comunque la voce anche ai partiti più piccoli. Bruno Vespa.

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La semplicità impossibile - sebastiano messina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA SEMPLICITà IMPOSSIBILE SEBASTIANO MESSINA La più spericolata, la più coraggiosa delle promesse elettorali non è quella di Berlusconi di costruire finalmente il Ponte sullo Stretto, ma quella di Veltroni di fare dell'Italia "un Paese semplice". L'ultima e più lampante dimostrazione di come questo Stato non riesca a fare quasi nulla senza complicarci la vita potremmo trovarla domenica prossima quando andremo a votare: una scheda elettorale a trabocchetto. Una scheda all'apparenza ordinata e lineare, con tutti i simboli dei partiti messi in fila l'uno accanto all'altro. SEGUE A PAGINA 27 I SERVIZI ALLE PAGINE 2 E 3.

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La semplicità impossibile - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti LA SEMPLICITà IMPOSSIBILE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ma che nasconde un'insidia logica, una trappola invisibile: se uno mette la croce sulla coalizione, anziché sul partito, il suo voto sarà annullato. Cancellato. Buttato via. E' dunque da prendere sul serio, molto sul serio, l'allarme bipartisan che ieri hanno lanciato da sponde opposte proprio i due leader che si amano di meno, ovvero Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Tutti e due, dopo aver dato un'occhiata al fac-simile della scheda elettorale, hanno fatto un salto sulla sedia e hanno detto: non si può. Ha ragione il Viminale a dire che si tratta della stessa scheda stampata per le ultime elezioni politiche, appena due anni fa. Ed è certamente vero, come ha risposto il ministro Amato, che questo modello "è in conformità della disciplina legislativa vigente e in particolare al decreto dell'8 marzo 2006 che ha la firma di Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell'Interno". Ma non c'è dubbio che il ministero ha sottovalutato la novità del 13 aprile, ovvero la riduzione delle due principali coalizioni rispettivamente da 17 partiti a 2 appena. Una novità che produrrà una scheda assai diversa da quella di due anni fa. Sullo stampato ufficiale che ci verrà consegnato nella cabina elettorale, per esempio, i simboli del Pdl e quello della Lega (così come quelli del Pd e di Italia dei Valori) saranno affiancati in un'unica casella, delimitata da un bordo in neretto. La prima, naturale tentazione del povero elettore sarà dunque quella di mettere una bella croce che copra tutta la casella, segnando entrambi i circoletti colorati. Errore fatale. Perché così getterà via il suo voto. In base alla legge, l'unica possibilità concessa al cittadino votante è infatti quella di tracciare una croce sul simbolo di un partito ? uno solo! Il più immediato risultato concreto dell'audace sfoltimento delle rispettive coalizioni compiuto da Veltroni e da Berlusconi sarà quello di mettere un punto interrogativo sul voto di chi li avrà presi tanto sul serio da voler dare, con una sola croce su due partiti, la propria personale approvazione all'idea del bipartismo. Insomma, una semplificazione che crea una complicazione. Se uno ci credesse, dovrebbe pensare che sulle elezioni italiane pesa una maledizione, un incantesimo, un malocchio. Più si cerca di renderle lineari, e più esse si imbrogliano. Abbiamo una legge elettorale assurda, che ancora una volta si ritorce contro chi l'ha voluta, schede elettorali più grandi del mondo, teniamo aperti i seggi più a lungo di tutte le democrazie occidentali. E ora ci ritroviamo a una settimana dal voto senza sapere se la Dc di Pizza sarà sulla scheda, se la Dc di Sandri vincerà il suo ricorso, se la Dc di Rotondi si opporrà e se la Dc ? pardon: l'Udc ? di Casini potrà mantenere il suo scudo crociato. Enormi cumuli di schede elettorali giacciono dunque nei magazzini delle tipografie ingaggiate dal Viminale, senza che nessuno sia in grado di dire ? al momento ? se si possono inviare ai seggi o se invece bisognerà ristamparle tutte, aggiungendo un simbolo e cambiandone lo schema grafico. Comunque vada a finire, è un bel pasticcio. Che poteva, e doveva, essere evitato.

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Quanto conta chi non vota - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti QUANTO CONTA CHI NON VOTA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In numerosi casi, peraltro, le convinzioni cambiano. Anche quando sembrano solide. L'elettore deciso a cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui suoi passi. Oppure, viceversa: l'elettore privo di dubbi, al momento del voto, di fronte alla scheda decide di svoltare. Un segno e via. Naturalmente, ogni elezione fa storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero in una sorta di scontro bellico-mediatico, che infiammò la campagna. Così, Berlusconi mobilitò molti elettori di centrodestra, affetti dalla delusione e dall'apatia. Questa volta il discorso è diverso. La campagna elettorale appare più apatica degli elettori. I due principali candidati alla vittoria finale intenzionati a confrontarsi solo a distanza. Degli scontri di due anni fa, oggi, risuonano solo echi lontani. In tivù, ormai, passano perlopiù i candidati degli altri partiti, alla caccia di visibilità. E del quorum. Per cui è probabile che la quota di coloro che ancora non hanno deciso oppure, più semplicemente, non si sono ancora posti il problema, sia più ampia di due anni fa. Molto più ampia, diremmo. Anche perché, rispetto al passato, è cambiata l'offerta politica. I partiti, le sigle, le coalizioni. Molti elettori non hanno ancora compreso le novità e i cambiamenti di questa fase. Altri, invece, non le hanno metabolizzate; stentano ad accettarle. Per cui, la quota degli incerti, a una settimana dal voto, è alta. Crediamo che si estenda a poco meno di tre elettori su dieci. Non abbiamo dati precisi; ma, soprattutto, non li possiamo dare. Per par condicio. Per cui, ragioniamo a spanne. Un terzo di questi "elettori in bilico" sono distaccati, estranei alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la giornata è bella ? e forse anche se il tempo è brutto ? si scordino di votare. I rimanenti "elettori in bilico" si dividono a metà, tra indecisi e (potenziali) astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso "per chi" oppure "se" votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista dell'Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro. Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una "certezza inconsapevole". Al momento del voto, in altri termini, esprimeranno la scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri, Pagnoncelli, Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona ragione. Diverso è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa occasione, si presentano in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle elezioni precedenti. In quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali. Nell'astensionista marginale: estraneo alla politica anche perché socialmente periferico. Oppure nell'elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca perlopiù a destra. In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di "astensione attiva". Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa, ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in questa fase (da Demos, Ipsos e SWG), possiamo individuare tre tipi principali. a) I "vaffa". Considerano il Pd uguale agli altri partiti. Perché non ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto in lista troppi esponenti della nomenclatura, qualche indagato e molti volti nuovi di cui non si sentiva il bisogno. b) I "tradizionalisti". Fedeli alle tradizioni politiche più radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure: ex-diessini e popolari. Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico nuovo, come il Pd. Che, per scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda altrove: all'America, all'Inghilterra di Blair. O, peggio, all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting pot" della Sinistra Arcobaleno. c) I "radical". Sofisticati, considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma anche". Troppo pop. Meglio: nazionalpopolare. Scarsamente laico. Troppo lib e poco lab. Stressato fra la Binetti e Calearo. Per gran parte di questi elettori, l'astensione è una scelta. Il "voto di chi non vota" (efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino, pubblicato anni fa dal Mulino). Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall'assenza del Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi dal discorso politico di Veltroni. Che ha rinunciato perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". E lo fa in modo aperto e provocatorio. Per marcare la distanza dal centrosinistra passato (più o meno prossimo). Che aveva costruito vittorie e sconfitte sulla figura del Cavaliere. Sull'Antiberlusconismo. Fino a divenirne gregario. Per cui Veltroni prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale "irenica", come l'ha definita, con un po' d'ironia, Giovanni Sartori (sul Corriere della Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti, pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel "Cavaliere inesistente". L'Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi contro l'UdC, in nome del "voto utile", cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd. In questo modo, però, alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa dall'esperienza di governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia. L'esito delle elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa, dal "voto di chi non vota". Il risultato del Pd, in particolare, pare destinato a migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale crescerà, avvicinandosi all'84% raggiunto due anni fa. Da ciò, un duplice quesito. 1) A Walter Veltroni: se sia possibile dissipare l'incertezza e la voglia di astensione, diffuse nella sua base, senza deviare, nemmeno per sbaglio, il suo viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il Cavaliere. Come in ogni battaglia ? o, se si preferisce, competizione ? elettorale che si rispetti. 2) Agli elettori tentati dall'astensione attiva. Ai "vaffa", ai "tradizionalisti" e ai "radical". Se sia davvero inattuale il paradigma montanelliano, che invita a turarsi il naso e a votare il "meno peggio". Per non contribuire, con il loro (non) voto consapevole, a consegnare il governo del Paese nelle mani dell'Innominato.

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Se scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio scalfari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti SE SCENDE A VALLE LA MONTAGNA DEGLI INDECISI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) EUGENIO SCALFARI Così Guido Carli nel 1977. L'ultima e più clamorosa conferma l'abbiamo avuta in questi giorni dalla crisi dell'Alitalia, un'altra altrettanto clamorosa è venuta dalla crisi dei rifiuti in Campania, il Paese mezzo secolo dopo il Trattato di Roma e sette anni dopo la nascita della moneta unica europea è ancora inadeguato. La sua classe dirigente vive ancora aggrappata ai "totem" del nazionalismo economico, dell'assistenzialismo, dello scambio di favori tra affari e politica, delle arciconfraternite del potere e del diritto di veto in mano alle corporazioni e alle "lobbies". * * * Qual è stato l'ultimo e tragico errore commesso dai sindacati durante la trattativa con Air France per il salvataggio dell'Alitalia? Puntare sull'ingresso nella Compagnia di Fintecna, una società pubblica posseduta dal Tesoro, nella speranza che essa fosse in grado di pilotare Air France e rendere indolore il cambiamento di proprietà. Qual è stato l'errore altrettanto tragico commesso da Berlusconi, da Formigoni e da Bertinotti? Puntare su una fantomatica cordata patriottica che, a carico dello Stato, mantenesse la Compagnia di bandiera con i soldi delle banche (cioè dei risparmiatori) e dei contribuenti. Politici di destra, politici della sinistra radicale, sindacalisti, lobbisti padani, non si rassegnavano alla realtà di una società arrivata alla soglia del fallimento dopo aver dissipato 15 miliardi di euro con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato, la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno. Così Air France ha abbandonato il tavolo del negoziato. La Borsa francese che temeva i rischi dell'operazione Alitalia ha premiato il titolo Air France dopo l'abbandono. Buona parte dei dipendenti di Alitalia protestano ora contro i sindacati. Questi a loro volta chiedono a Spinetta di tornare al tavolo del negoziato e si dicono pronti a ritirare le loro improvvide proposte. Il ministro Padoa Schioppa avvisa che per chiudere ? sempre che i francesi tornino a Roma ? ci sono solo pochi giorni e comunque prima delle elezioni. Sapremo domani se Spinetta tornerà a negoziare. C'è ancora chi sostiene che il governo ha lasciato "nudi" i sindacati. Lo dice Berlusconi, lo dice Bertinotti, lo dicono Bonanni della Cisl ed Epifani della Cgil. Ancora non hanno capito che cosa è il mercato e quali sono gli standard europei. Ancora non hanno capito che Alitalia è finanziariamente ed economicamente un rottame e che Air France era e resta l'ultima sponda sulla quale si poteva approdare. Speriamo che lo si possa ancora fare ma speriamo soprattutto che questa durissima lezione serva a qualcosa. * * * Intanto la campagna elettorale si avvicina al termine, entriamo oggi nell'ultima settimana prima del voto. Si sa dagli ultimi sondaggi prima del divieto di diffusione che la partita decisiva si gioca sugli indecisi. Per la Camera si tratta degli indecisi di tutta Italia, per il Senato quelli soprattutto della Liguria, delle Marche, del Lazio, della Calabria, della Puglia, dell'Abruzzo. Il fatto più significativo rilevato dai sondaggi è che la maggior parte degli indecisi è formato da ex elettori dell'Ulivo delusi dalla coalizione che vinse di stretta misura nel maggio di due anni fa. Le ragioni di questa delusione sono note e in buona parte condivisibili. Molti di loro sognavano una maggioranza capace di dire e di fare "cose di sinistra". Molti altri speravano e sognavano una maggioranza ed un governo efficienti, capaci di modernizzare la pubblica amministrazione, le istituzioni e lo Stato. Difficile dire (i sondaggi non lo rilevano) quale di questi due modi di sentire abbia maggior peso quantitativo tra i delusi. Probabilmente il secondo, quello dei modernizzatori, cioè dei riformisti, ma anche gli altri vanno considerati con attenzione. Dicono i sondaggi, con un margine di errore che va sempre tenuto ben presente, che il complesso degli indecisi sia da valutare attorno al 10 per cento dei presumibili votanti. Dicono anche che il 45 per cento di quel dieci sia orientato a votare Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi la vittoria alla Camera diventerebbe una quasi certa probabilità. Il Senato è una roulette e come tale va considerato, ma indubbiamente se alla Camera i risultati fossero quelli più favorevoli al Pd anche al Senato ci sarebbe vittoria. Queste previsioni sono molto aleatorie. E' invece cosa certa che la partita si decide nei prossimi sette giorni. Se la montagna degli indecisi smotterà a valle tutto può accadere. * * * Da parecchie settimane Silvio Berlusconi parla di possibili brogli elettorali ed è ancora tornato a parlarne ieri con un appello (improprio) al Capo dello Stato prendendo a pretesto un preteso errore nella redazione delle schede elettorali. Questo continuo allarme contro i brogli (che già costituì il tema delle proteste berlusconiane dopo la sconfitta del 2006) è un segnale evidente di debolezza e timore di sconfitta in una gara che era data sicuramente per vinta dal centrodestra con uno scarto iniziale in suo favore del 20 per cento Nel testa a testa tra le due parti e in particolare tra i due leader sta emergendo un dato di fatto di giorno in giorno più evidente: Berlusconi sa di vecchio. Non si tratta dell'anagrafe, che pure ha un suo peso in un'Europa nella quale i leader appartengono tutti alla generazione dei quaranta-cinquantenni. Ma si tratta della stucchevole ripetitività degli slogan, delle parole d'ordine, dei lazzi, delle gaffe. Quelle sulle casalinghe, quelle sui cardinali, sulle precarie, sugli omosessuali, sull'Alitalia, sulle tasse da evadere se sono troppo alte e tante altre ancora al ritmo di almeno un paio al giorno. E si tratta anche del personale politico. Non c'è un solo nome nuovo e rappresentativo nelle liste berlusconiane se si eccettua una dozzina di ex veline e vallette che ringiovaniscono e ingraziosiscono la media. Il tutto sa di vecchio, anche di vecchiume. Perfino Fini, intruppato e quasi scomparso in quella compagnia, dimostra più anni mentali di quanti ne ha. Ha fatto un salto all'indietro, a prima della curetta di Fiuggi che già sembra antidiluviana. Secondo me la gente se ne accorge.

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Elezioni, offensiva finale d'alema attacca berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli Veltroni e il vicepremier in Campania: "Il Cavaliere a Napoli? La città ha già i suoi problemi" Elezioni, offensiva finale D'Alema attacca Berlusconi politica allo sprint in vista del voto. Dopo il comizio di Berlusconi e Fini in piazza del Plebiscito, controffensiva elettorale di Veltroni, che parla a Benevento, e di D'Alema in visita a Ischia e Ottaviano. Veltroni evita di nominare Berlusconi, mentre D'Alema lo attacca esplicitamente, usando l'ironia: "Ha detto che vuole trasferirsi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi". In una conversazione con Andrea Geremicca sulla rivista "Mezzogiorno Europa", il ministro denuncia il rischio che il Nord, sotto la spinta di una vittoria del centrodestra, finisca per oscurare i problemi del Sud. Il Pdl risponde con l'arrivo dei "colonnelli", tra cui Scajola e Tremonti. PATRIZIA CAPUA, ANGELO CAROTENUTO ROBERTO FUCCILLO, OTTAVIO LUCARELLI ALLE PAGINE II E III.

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"siamo noi la vera opposizione" venerdì a napoli arriva boselli - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Napoli I socialisti al Filangieri. Di Lello: Iervolino sempre sott'acqua, ogni tanto sbuffa "Siamo noi la vera opposizione" venerdì a Napoli arriva Boselli Corace: "Il nostro è stato l'unico partito ad essere uscito dalla giunta Bassolino" OTTAVIO LUCARELLI "Il sindaco Rosa Russo Iervolino in questa campagna elettorale è come la balena. Resta sempre sott'acqua e ogni tanto solleva uno sbuffo". Marco Di Lello, numero due a Napoli alla Camera dietro Enrico Boselli che guida le liste in mezza Italia, riempie il cinema Filangieri a Chiaia per la convention del Partito socialista. Tra i primi ad arrivare due ex sindaci, Pietro Lezzi e Franco Picardi, poi via via in tanti, comprese diverse mamme con i passeggini, fino agli attuali amministratori dal segretario regionale Fausto Corace al presidente dell'azienda trasporti Anm Antonio Simeone. Con Gianfranco Gallo, figlio di Nunzio recentemente scomparso, scelto come testimonial dopo essere stato candidato senza successo nello Sdi alle comunali di due anni fa. Sala piena e uno slogan su tutto: "Pulito". Slogan che Di Lello ha fatto stampare non solo su santini e cartoline ma anche su un sacchetto simbolico sul cui retro sono in bella evidenza tutte le indicazioni per una corretta raccolta differenziata dei rifiuti (compreso il numero verde dell'azienda di raccolta Asìa). Sacchetto distribuito al Filangieri e anche in un gazebo allestito in piazza dei martiri. Il colore rosso che domina la sala, uno spot sul lavoro che Di Lello ha svolto finché è stato alla guida dell'assessorato regionale al turismo. Quindi l'annuncio del segretario Fausto Corace: "Qualcuno finge di non saperlo e nell'ultima riunione in aula ho dovuto ripeterlo al presidente dell'assemblea Sandra Lonardo. Io e gli altri due consiglieri regionali socialisti in Regione siamo all'opposizione. Un'opposizione di sinistra. L'unico partito, in mezzo a tante chiacchiere, ad avere concretamente deciso di uscire dalla giunta Bassolino per stare all'opposizione". In sala tra gli altri il professore Gerardo Ragone, l'ex assessore comunale Salvatore Arnese, l'ex consigliere comunale Enzo Clarizia. Il testimone passa da Corace a Marco Di Lello che, ad un mese dalla sua uscita dalla giunta regionale, conferma tutte le critiche a Bassolino per le scelte mancate in tema di rifiuti ma punta il mirino anche sulla situazione della città, dalla "scarsissima raccolta differenziata ancora al di sotto del dieci per cento" fino alle "strade gruviera anche laddove sono state eseguiti onerosi lavori di manutenzione". Di Lello ricorda che il suo settore, il turismo, è stato "l'unico assieme ai trasporti a superare l'esame Ue sull'utilizzazione in Campania dei fondi europei". Quindi annuncia che venerdì prossimo il leader nazionale del partito, Enrico Boselli, chiuderà proprio a Napoli la campagna elettorale con una manifestazione che si terrà nel tardo pomeriggio al Palapartenope di Fuorigrotta. Boselli arriverà a bordo del truck su cui ha girato il paese mentre dopodomani sarà in città Gianni De Michelis, alle 18 al circolo Posillipo, per una manifestazione dal doppio titolo: "Berlusconi-Bossi, un delitto politico contro il Sud"; "Veltroni-Di Pietro: un delitto politico contro i socialisti".

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Veltroni nel feudo di mastella - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Veltroni nel feudo di Mastella Per il leader Pd applausi a Benevento: "Come sta Clemente?" "Per la crescita e lo sviluppo del Sud c'è bisogno di legalità e infrastrutture" PATRIZIA CAPUA dal nostro inviato BENEVENTO - "Clemente come sta? Salutamelo tanto" dice appena sceso dal pullman Walter Veltroni, stringendo la mano a Fausto Pepe, il sindaco di Benevento dell'Udeur che due giorni fa ha reso pubblica dichiarazione di voto per Veltroni. "Non al Pd, ma a lui - spiega il sindaco eletto nel 2006, dopo 13 anni di governo di centrodestra - come unico, vero candidato in alternativa a Berlusconi. Mi sembra doveroso ascoltarlo". Nel Sannio di Clemente Mastella, dopo Avellino, Caserta e Salerno, il leader del Pd approda nel pomeriggio di ieri per la 99esima tappa del suo tour elettorale. Abbraccia il regista cinematografico Ettore Scola, suo caro amico che gli va incontro e lo accompagna al palco. Sotto l'Arco di Traiano lo attendono in cinquemila: durante il discorso di un'ora e un quarto lo interromperanno 61 volte per tributargli applausi scroscianti. Veltroni arriva da Roma, in mattinata ha visitato alcune famiglie della borgata Garbatella. Sul palco tutto verde bandiera c'è posto per pochi. Salgono Scola, il candidato presidente del Pd alla Provincia, Nello Cimitile, rettore dell'università del Sannio, i candidati Tino Iannuzzi, Pina Apicierno, Costantino Boffa, il presidente uscente della Provincia, Carmine Nardone, e Antonella, una giovane beneventana scelta per aprire il comizio con un discorso di tre minuti. Mastella non c'è ma è sullo sfondo, e neanche tanto sfocato perché l'Udeur fa parte a pieno titolo della coalizione di centrosinistra che sostiene la candidatura di Cimitile, con Pd, Pse, Italia dei Valori e Sinistra arcobaleno. "Non si può confondere il livello nazionale con quello locale. Questa coalizione ha governato - dichiara, a margine, Cimitile - in questi 10 anni la stragrande maggioranza dei Comuni del beneventano e ha lavorato bene. Sul piano nazionale c'è un cantiere aperto e quindi una situazione politica instabile. Bisogna aspettare che si rafforzi e quando ci saranno le elezioni in tanti Comuni ci sarà un allineamento al quadro nazionale". Veltroni gratifica subito la piazza: "è una meraviglia, so che in questa stessa piazza sono venuti altri ieri (Fini, ndr) e non erano in molti". Il popolo del Pd applaude. Tanta gente sotto un cielo che ha deciso di essere buono e risparmiarsi di piovere. Giovani e tanti vecchi, volti di gente semplice. "Per noi invece è così in tutta la campagna elettorale - prosegue Veltroni - in questo grande viaggio abbiamo fatto manifestazioni a tutte le ore, e ogni volta ho visto valanghe di gente. Allora ho detto ai miei collaboratori: vediamo se è così anche a mezzanotte. E stasera siamo a Conversano, vicino Bari, per un comizio a mezzanotte. Se c'è gente anche lì vuol dire che le cose vanno bene". Il comizio prende il largo, Veltroni cita Bossi "che ieri ha fatto il giuramento di Pontida", e dal pubblico sale un "bastardo". "Vorrei sapere se giura anche sulla Costituzione italiana e sulla bandiera tricolore": Benevento applaude e grida "bravo". Qui si tratta di cambiare radicalmente un paese, dice il leader del Pd: "Noi abbiamo un gorilla sulle spalle, un peso che ci impedisce di muoverci. Anzitutto dobbiamo spezzare le catene della burocrazia. Lo Stato dovrebbe alimentare le cose da fare, le iniziative da intraprendere. Vuoi fare ricerca? Carmine Nardone ne sa qualcosa". E la folla applaude Veltroni e Nardone. "Dovrebbe dire, vieni, vieni, per non costringere le persone ad andarsene all'estero. Con un Paese organizzato così non si va lontano. Se non si mette mano alle infrastrutture". Cita l'esempio della Salerno-Reggio Calabria: "Si deve completare, voi ne sapete qualcosa. Non si possono impiegare venti anni, Santo Dio" dice alzando il tono della voce e la gente batte le mani convinta. Veltroni parla dell'"Italia che vogliamo". Torna sulla nuova politica, sull'aria nuova dell'esecutivo che realizzerà "una fase di forte discontinuità" anche in Campania, dove, sostiene il segretario del Pd, non si poteva aprire una crisi istituzionale durante l'emergenza rifiuti. Poi torna sul tema della legalità: "Il Mezzogiorno ne ha bisogno per crescere, ha bisogno di liberarsi di mani che succhiano il sangue di chi lavora, e che spargono sangue". Ripete a Benevento quello che il giorno prima ha gridato a Caserta, nella terra dei boss: "Siccome questo è il tempo che mafia e camorra devono decidere a chi dare il voto, lo voglio ripetere qui: decidano per chi vogliono ma non per il Pd. Noi li vogliamo annientare, cancellare". E la piazza gli regala il più sentito degli applausi. E via verso la centesima tappa a Conversano, alle porte di Bari, per il comizio di mezzanotte. Il 9 aprile Veltroni sarà di nuovo a Napoli, per il comizio di chiusura della campagna elettorale, a piazza Plebiscito. Domani il vicesegretario nazionale del Partito democratico, Dario Franceschini, incontrerà i giornalisti (ore 11 e 30) nella sede regionale del Pd in, via Nazario Sauro. Nel corso della conferenza stampa, Tino Iannuzzi, illustrerà le iniziative della segreteria regionale per il comizio di chiusura di mercoledì.

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D'alema attacca berlusconi - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli D'Alema attacca Berlusconi "Vuole stabilirsi a Napoli, ma la città ha già tanti problemi" Stamane al Sannazaro con l'assessore Oddati per il Forum della Cultura 2013 ANGELO CAROTENUTO La Risposta a Berlusconi era pronta da venerdì. "Vuole stabilirsi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi... Se aveva tutta questa passione, poteva venire prima, affrontare il problema rifiuti e dire di averlo risolto. è stato 5 anni al governo, e non ha aperto una discarica né un termovalorizzatore". Massimo D'Alema è di nuovo a Napoli, seguito da alcuni corrispondenti della stampa estera: Financial Times, Frankfurter Allgemeine, Le Monde, El Pais, O Globo, La Naciòn. Tour elettorale, ma anche iniziativa da ministro che si preoccupa di risollevare l'immagine di una terra provata dalle emergenze, "perché vedano i problemi, ma anche gli sforzi che stiamo facendo per risolverli alla vigilia della stagione turistica". Stamattina, dopo la vittoria a Parigi per l'Expò 2015, riunisce con l'assessore comunale Nicola Oddati, al teatro Sannazaro, il mondo della cultura napoletana per tornare sull'argomento Forum 2013, privato da Rutelli dello status di "grande evento". Poi Afragola, Nola, Acerra. D'Alema arriva in treno ad alta velocità viaggiando con l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. Si imbatte nei tassisti che inneggiano a Berlusconi. "Ho visto che apprezza il lavoro di De Gennaro. Be', lo abbiamo nominato noi?". Chiacchiera con un ragazzo uscito da problemi di tossicodipendenza. Una puntata a Ischia (col brivido di una scossa di terremoto, senza conseguenze), una visita al parco naturale del Vesuvio. A Ottaviano, nella villa medicea, D'Alema lancia un appello ai militanti d'una volta, compreso Giovanni Boccia, un signore anziano che gli fa firmare la tessera del Pci, accanto agli autografi di Berlinguer e Ingrao. A quelli come lui viene chiesto di "andare casa per casa, soprattutto a parlare con la passione antica a coloro che sono sfiduciati e pensano di non votare, per una volata finale carica di emozioni". è la linea degli ultimi 7 giorni, insieme a una consegna: basta polemiche interne, concentrarsi sullo scontro con Berlusconi. Taglia dunque corto sulla presenza di Bassolino mercoledì al Plebiscito: "Non ho idea di chi ci sarà sul palco. Credo che ovunque vada Veltroni, facciano salire i capilista".

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Il pdl si prepara al rush finale in città sfilano i colonnelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Dopo il comizio di Berlusconi settimana decisiva per il centrodestra Il Pdl si prepara al rush finale in città sfilano i colonnelli Domani arriva l'ex ministro Matteoli e martedì Frattini Poi toccherà a Scajola e Tremonti "Non c'è stato angolo della Campania che non abbia raccolto l'appello alla mobilitazione lanciato dal Popolo della libertà". è il commento di Nicola Cosentino e Mario Landolfi, segretari di Forza Italia e An, che dopo il comizio di Berlusconi e Fini di venerdì sera in piazza del Plebiscito ora dovranno gestire l'ultima settimana di campagna elettorale che vedrà nella città di Napoli e dintorni una sfilata di "colonnelli" in una serie di iniziative in cui il Pdl punterà su bonifiche, risanamento e sicurezza. "Perché il punto - spiega Cosentino - è che qui il disastro non è solo in tema di rifiuti. Certo, è il caso più visibile ed eclatante e bene ha fatto Berlusconi ad annunciare che sarà a Napoli finché non l'avrà risolto. Ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare altri disastri come la sanità dove la Regione è riuscita in appena sedici mesi ad accumulare un miliardo e 300 milioni di ulteriori debiti. Una situazione che vede cliniche, laboratori di analisi e farmacisti giustamente in rivolta". Una settimana intensa anche per contrastare da un lato il costante lavoro ai fianchi di Massimo D'Alema e dall'altro il comizio di Walter Veltroni il 9 aprile in piazza del Plebiscito. Si riparte domani, dunque, con il magistrato Alfonso Papa, candidato alla Camera ed ex direttore generale delle professioni al ministero della Giustizia, che alle 11.30 incontra gli avvocati al nuovo Palazzo di giustizia dove ci sarà il guardasigilli Luigi Scotti. "La principale questione sul tappeto - spiega Papa - è l'avvio di una piattaforma sui concreti temi di una riforma aperta al mondo delle professioni". Domani arriva l'ex ministro Altero Matteoli che alle 11 all'hotel Mediterraneo parlerà delle "Bonifiche ambientali non realizzate dal commissario Antonio Bassolino" assieme a Luigi Bobbio e Vincenzo Nespoli. Alle 16 per Matteoli un incontro all'Unione industriali, alle 18 manifestazione all'Augusteo e in serata comizi a Scafati e Afragola. Martedì il testimone passa a Franco Frattini che alle 16 sarà a Scampia per un dibattito sulla sicurezza. Mercoledì giornata clou con l'arrivo in Campania di altri due "colonnelli". Alle 11 sempre al "quartier generale" dell'hotel Mediterraneo ci sarà Claudio Scajola che alle 17 si sposterà in un albergo del lungomare. Nella stessa giornata Giulio Tremonti parlerà ad Aversa, Giugliano e Pozzuoli per traslocare giovedì a Napoli. Nel corso della settimana sarà inoltre in giro per la Campania Barbara Contini, capolista al Senato del Pdl. Ieri mattina, intanto, il Popolo della libertà ha aggiunto un altro tassello al suo mosaico con l'adesione ufficiale da parte dell'Unione europea cristiano sociale annunciata dal presidente nazionale Gennaro Castiello in una manifestazione in città assieme a Mario Landolfi. "Un ingresso - spiega Castiello - con pari dignità rispetto ad altre forze politiche per costruire il nuovo partito". Tra i tasselli del Pdl anche Alternativa sociale di Alessandra Mussolini che venerdì sera era in piazza del Plebiscito assieme a tanti altri candidati e che ieri in un intervento ha preso di mira Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino: "Sono la coppia più hard perché sono i più duri a mollare. La verità è che non se ne può più di quei due anche perché in questi anni non hanno fatto danni solo a Napoli e in Campania ma hanno veramente distrutto l'immagine dell'Italia nel mondo". (o. l.).

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Mazzoni: "un cdm in campania? prodi e berlusconi fanno lo stesso gioco" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Napoli Udc Mazzoni: "Un CdM in Campania? Prodi e Berlusconi fanno lo stesso gioco" PRODI e Berlusconi fanno lo stesso gioco. è l'accusa che lancia Erminia Mazzoni, leader Udc candidata al Senato e alla Provincia di Benevento. "Solo un anno e mezzo fa - nota Mazzoni - Prodi designava la Campania quale ideale location per il Consiglio dei ministri, scegliendo la Reggia di Caserta e producendo, come unico risultato, passerella di istituzioni e costi senza precedenti. Oggi, in piena campagna elettorale, Berlusconi rinnova la stessa intenzione, indicando questa volta il Palazzo Reale di Napoli". Secondo Mazzoni potrebbe rivelarsi "un nuovo abuso, un ulteriore spreco di denaro pubblico proprio quando si discute di investimenti e di ripresa del mezzogiorno". L'Udc attacca anche con altri suoi esponenti. Gennaro Ferrara, rettore della università Parthenope, denuncia che "il divario Nord-Sud in economia si accentua per effetto della iniqua e ingiusta distribuzione delle risorse finanziarie. Le università e gli enti di ricerca del Nord ricevono finanziamenti più di tre volte superiori a quelli del Sud". Per Ferdinando Adornato invece "abbiamo perso quindici anni, non c'è più tempo. Veltroni e Berlusconi, che oggi promettono miracoli di ogni sorta per il futuro, hanno già governato e male: ora non si può essere nel contempo causa e soluzione".

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Sinistra, vendola suona la carica - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Napoli Sinistra, Vendola suona la carica "Salario sociale per i disoccupati. E Veltroni rinunci alla legge 30" Messaggio a Bassolino: "Io ho smantellato la struttura commissariale" ROBERTO FUCCILLO "Voglio un voto inutile". A mezzogiorno la platea affollata del teatro Pierrot in quel di Ponticelli si stupisce, un po' come quando Sanremo trasalì di fronte a Vasco Rossi che invocava una vita spericolata. Poi Nichi Vendola spiega: "Non ne posso più di questa faccenda del voto utile. Vi chiedo un voto inutile. Meravigliosamente inutile in questo mondo che considera inutile la bellezza, inutili i diversamente abili, inutile il lavoro stabilizzato". Il paradosso qualifica la campagna della Sinistra arcobaleno, a caccia di quei temi che i due colossi evidentemente dimenticano. Ne fa fede la proposta di legge, illustrata proprio ieri col contributo di Vendola, per la istituzione del salario sociale. "Non una forma di assistenzialismo - dice il presidente della Regione Puglia, che molti già vedono come futuro leader della Sinistra dopo Bertinotti - ma come l'accesso ai diritti di cittadinanza, legato al mondo del lavoro: quattrocento euro per disoccupati e inoccupati, e altrettanti sotto forma di bonus per la casa, la formazione e il trasporto pubblico". Evidente la strategia di diversificazione da Pd e Pdl. Dice anche il verde Tommaso Pellegrino: "Berlusconi e Veltroni tutelano i poteri forti, noi sulle fasce più deboli, i giovani, i pensionati". E Vendola, che ha poi effettuato un tour anche al Vomero e in alcuni Comuni della provincia, prova a cogliere in contropiede Veltroni: "Caro Walter, non basta commuoversi per i morti sul lavoro. Il tema del lavoro è stato relegato ai margini del dibattito sul mercato. Invece è un problema sociale, che deve tornare a essere centrale nel dibattito politico. Non per fare polemica con il Pd, ma è un'ipocrisia pensare che la precarietà possa essere superata mantenendo la legge 30". L'arrivo di Vendola apre il rush finale della Sinistra. Domani i tre capolista napoletani (Pellegrino, De Cristofaro e Scotto) presenteranno un decalogo di proposte di azione per la dignità del mezzogiorno, dalla camorra all'occupazione. Il clou poi il 9 aprile, con Bertinotti a piazza Dante a tener botta al Veltroni di piazza Plebiscito. Dice Peppe De Cristofaro: "L'immagine che cogliamo per strada è diversa da quella dei media, la gente comincia a essere stufa di due soli partiti molto simili fra loro". L'Arcobaleno non teme il confronto con Veltroni sulla criminalità. Dice Tommaso Sodano, capolista al Senato: "è una battaglia trasversale, vanno bene le parole, ma ora serve agire. Chiederei a Veltroni perché non inserisce fra le sue proposte l'introduzione del reato di delitto ambientale". Aggiunge De Cristofaro: "Condividiamo l'appello di Saviano. Noi con lui sui palchi ci andiamo da tempo. E non abbiamo mai fatto parte di amministrazioni sciolte per infiltrazioni malavitose". Scetticismo invece per Berlusconi che si insedia a Napoli per togliere i rifiuti. "Pura propaganda becera", dice De Cristofaro. "Non può insegnare nulla - aggiunge Sodano - Lui e Matteoli hanno avuto in mano la faccenda per cinque anni. E anche Gianni Letta è già stato il grande mediatore fra l'Impregilo, il governo centrale e quello regionale di Bassolino". A proposito di Bassolino, Vendola gli manda un messaggio: "Al suo posto innanzitutto lavorerei per togliere dalla strada la monnezza, poi aprirei un dibattito pubblico, serio, per capire le responsabilità di tutti, non di un solo uomo". Non solo colpa sua dunque. Però "è lo strumento del commissariamento che non funziona, perché deresponsabilizza le istituzioni locali. Pochi mesi dopo la mia elezione alla Regione io ho smantellato la struttura commissariale". Ciò che evidentemente Bassolino non ha fatto.

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Sarò greve - enzo costa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Genova SARò GREVE ENZO COSTA Lanternino-quiz: di queste frasi pronunciate giovedì da Biasotti, tre sono davvero sue, una gliela metto in bocca io. Trovate quella falsa: "Non so chi abbia fatto più danni tra Prodi, Vincenzi e Burlando: sono dei parassiti"; "Berlusconi ha tutti contro, da noi si direbbe che se cade una bagascia in mare è colpa di Berlusconi"; "Veltroni (?) è così simile a Prodi che gli si sono gonfiate le guance"; "Dissento dai miei avversari ma li rispetto". Per voi quella che ho inventato è l'ultima? Ma come avete fatto?.

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Boselli: "il nostro orgoglio riparte da qui" - francesca savino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Bari Il candidato premier socialista ieri pomeriggio in piazza Prefettura Boselli: "Il nostro orgoglio riparte da qui" FRANCESCA SAVINO "Ora che la diaspora socialista è finita, possiamo ritrovare con l'unità anche il nostro orgoglio". Da piazza Prefettura a Bari il messaggio di Enrico Boselli parte rapido e conciso. Il candidato premier, a capo del rinato partito socialista, ieri ha attraversato la Puglia partendo da Foggia e Bari, e chiudendo la sua giornata elettorale a Bitonto e Barletta. "Dopo 14 anni, per la prima volta ci presentiamo con un unico simbolo alla Camera e al Senato. Se prima la divisione pesava, ora non c'è più questo ostacolo al voto". Dal palco barese partono i messaggi d'amore a una terra "che con i socialisti non è mai stata avara", ma anche le stoccate agli avversari. I socialisti hanno fatto dell'autonomia una delle bandiere delle campagna elettorale, e promettono di essere un presidio laico, riformista e soprattutto onesto: così arrivano le prime parole di fuoco. "Le schede elettorali sono confuse, ma l'unica cosa che davvero ha confuso gli italiani è la campagna elettorale di Veltroni e Berlusconi". Nei confronti dei due leader delle coalizioni "maggiori" Boselli ha chiare quali siano le differenze. "Noi, al contrario di loro, non facciamo una campagna elettorale dicendo bugie, promettendo raddoppio degli stipendi e il taglio tasse". Mentre la fuga dei leader di Pd e Pdl dal confronto elettorale "Non solo è antidemocratica, ma anche maleducata". Su Walter Veltroni aggiunge che "purtroppo per lui, senza i socialisti non si vincerà. Le sue scelte hanno spalancato le porte di Palazzo Chigi a Berlusconi". Per il leader del partito Socialista la partita sui voti si gioca anche e soprattutto sulla battaglia per la laicità, la linea che lo divide dallo schieramento del Pd. Su questo tema ieri Boselli ha anche indirettamente risposto alle parole del Papa sull'aborto: "L'Italia non è l'Iran e Benedetto XVI, che non è Khomeini, sa che non si può imporre la pace con la forza o imporre alla donna la maternità". Chiarisce anche che non c'è alcuna voglia di polemizzare con il Pontefice. "Il problema non sono le parole del Papa, ma chi le usa, strumentalizzandole, per riportare l'Italia indietro di trent'anni". Dalla Puglia i socialisti aspettano una grande risposta. "Basti pensare al numero di consiglieri comunali, provinciali e regionali che sono stati eletti con i nostri colori. Quello che ci attendiamo dalle prossime elezioni è una riconferma". Il numero tre pugliese alla Camera, l'assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna, non ha dubbi su quale sia il quadro. "La Puglia finora ha ospitato una campagna elettorale per noi molto agevole". Sicuramente la rete di consiglieri ha dato un contributo enorme. "E ora a Bitonto appoggiamo i compagni, impegnati nella battaglia per il rinnovo del Consiglio comunale, con il nostro candidato sindaco Franco Scauro". Ma si può andare oltre: "Puntiamo a superare, anche a livello nazionale, la soglia del 4%. E vogliamo farlo con il contributo degli elettori pugliesi". Fino a Palazzo Madama: "Potremmo essere una delle quattro regioni, con Campania, Calabria e Lazio, che riesce ad eleggere per i Socialisti anche un senatore".

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Della Seta e la Tav prima contro, ora pro Paolo Hutter via internet Roberto Della Seta ha detto a Repubblica che adesso non è contrario alla Tav perché l'Osservatorio ha aperto un dialogo con le realtà locali. Ma sotto la sua presidenza (durata fino a pochi mesi fa) Legambiente ha maturato ed espresso un giudizio contrario alla Tav per ragioni di merito, cioè come opera inutile, e non solo di metodo, cioè di dialogo o imposizione. Ho trovato questa frase nella mozione approvata dall'ultimo congresso presieduto da Della Seta, dicembre 2007: "La realizzazione della nuova linea, quale sia il tracciato o il modello di esercizio, è palesemente antieconomica (poiché la sua realizzazione graverà pressoché interamente sul bilancio pubblico) inutile rispetto agli scopi che si prefigge, e dannosa sul piano socio-economico e ambientale, poiché imporrà la distruzione di ampie porzioni di territorio per un lungo periodo". Non so se sperare che Roberto sia stato frainteso nell'intervista, o se pensare che si sia fatto condizionare da altre logiche. L'inquietante solitudine dei manager ospedalieri Giuseppe Carannante Primario emerito Cto È con estremo rammarico che da alcuni giorni seguo le diverse "querelle" giornalistiche sugli ospedali, compresa la vostra anticipazione su Molinette 3. Per una persona come me che, ininterrottamente ha vissuto al Cto per 36 anni, giorni, notti, domeniche, è stato motivo di profondo sconforto leggere di ospedali da buttare e da rifare. Poi, riflettendo, ho cercato di "interpretare" gli stati d'animo dei due contendenti al Cto Paolo Gallinaro e Alberto Andrion. Conosco Gallinaro ormai da quasi 40 anni; ne conosco pregi e difetti; ma una cosa è incontrovertibile: l'eccellenza dell'attività in campo ortopedico-traumatologico che è stata realizzata al Cto dal 1965 in poi l'ha visto sempre protagonista attivo. Per contro, ritengo che Alberto Andrion, che pure conosco da lungo tempo, abbia indiscutibilmente delle qualità: intelligenza e preparazione "manageriale"; egli ha, però, un grosso limite caratteriale: l'incapacità a mediare, a relazionarsi in maniera che non appaia aggressiva. Due ultimi consigli vorrei dare ad Alberto Andrion: scelga meglio i suoi "diretti" collaboratori di parte sanitaria e rilegga quel bell'articolo del nostro comune amico Amedeo Bianco (presidente dell'Ordine dei medici di Torino) comparso su Torino Medica alcuni anni orsono dal titolo: "Quella inquietante solitudine dei direttori generali". Può darsi che possa trovarvi qualche utile spunto di riflessione per il suo futuro "manageriale". I giovani laureati e i medici di famiglia L. B. via internet Mi riferisco all'articolo di Sara Strippoli dal titolo "Niente referto, il dottore non ha il software sul numero del 3 aprile del vostro giornale. Mi colpisce l'affermazione del dottor Giulio Titta, segretario della Federazione medici di famiglia, circa l'incremento dell'attività dei medici di base, tanto che essi "hanno la possibilità di dedicarsi solo ad attività urgenti o strettamente indispensabili". Se questa è la situazione mi chiedo, e soprattutto chiedo a chi ne è responsabile, come mai da alcuni anni a Torino non viene concessa l'apertura di nuovi studi medici da assegnare a coloro che sono in graduatoria (si tratta delle cosiddette "carenze" che, a quanto mi risulta, vengono decise dall'assessorato regionale alla Sanità su proposta della suddetta Federazione medici di famiglia). A questo punto la mia indignazione, già espressa anche direttamente, tempo fa, al dottor Titta, diventa a maggior ragione insopportabile: constato infatti che, pur a fronte di un asserito sovraccarico di lavoro (con relativo disservizio ai pazienti), la categoria dei medici di famiglia già titolari di studio si oppone all'ingresso di nuovi giovani medici. Tra l'altro questi ultimi sono professionisti che hanno conseguito la specializzazione in medicina generale (da alcuni anni obbligatoria per fare il medico di famiglia, mentre prima non era richiesta), che hanno maturato la notevole esperienza necessaria per il punteggio in graduatoria, che hanno l'entusiasmo dei giovani e che certo non si tirerebbero indietro di fronte alle nuove tecnologie come nel caso riportato nell'articolo. Sono molto motivata su questo tema in quanto madre di un medico laureato a Torino con il massimo dei voti, con specializzazione in medicina generale ed esperienza di anni, tuttora in attesa delle "carenze" che su Torino non vengono assegnate. È Telestudio la fan del Pd Massimo Negarville Presidente Corecom Mi sia consentita una piccola, ma significativa precisazione, a proposito dell'articolo di Marco Trabucco, "In tv il Pd batte il Pdl", su Repubblica di venerdì. Proprio all'inizio, si parla di una televisione, Videogruppo, che "ha dedicato addirittura il cento per cento degli spazi politici al Pd". Non è vero. Come si evince dai dati che abbiamo diffuso, Videogruppo ha mantenuto un atteggiamento di sostanziale equilibrio, in cui anzi il raggruppamento di Berlusconi ha ottenuto più spazio di quello di Veltroni: all'incirca, rispettivamente, 30 per cento contro 25 per cento, concretamente 5 minuti e 55 secondi, contro 5 minuti. Il dato del 100 per cento per Veltroni deve essere invece riferito a Telestudio: ma, a ben vedere, questa emittente ha dedicato soltanto 18 secondi all'informazione politica, nel periodo monitorato; 18 secondi e basta; d'accordo tutti a Veltroni, fra l'altro in un contesto di cronaca, in occasione della visita a Torino, ma si capisce che si tratta quindi di un dato irrilevante, vista l'estrema esiguità del tempo in cui su Telestudio si è parlato di politica, nella settimana oggetto della nostra rilevazione. Chiedo scusa a Videogruppo per l'errore dovuto a uno sbaglio nella lettura dei tabulati, effettivamente la tv che ha dedicato in quella settimana tutto lo spazio al Pd è Telestudio. (m. trab.) Il maestro Eydallin è rimasto muto avvocati Bruno Boario e Gian Claudio Ricca via internet Nell'edizione di domenica 23 marzo 2008, a firma a. mac., compare un articolo intitolato "Una tranquilla vigilia tra gare e chiacchiere", nel quale viene tra l'altro, riferito: "Bernardino Eydallin, 48 anni, maestro a Sauze d'Oulx, è stupito: "Mai sentito parlare di un incidente del genere. È una vita che faccio il maestro di sci. Da queste parti, al massimo è successo che qualche impianto scarrucolasse, ma una cabina di una funivia finita contro il muretto di arrivo mi giunge nuova. Quando qui a Sestriere erano in funzione le vecchie funivie del Sises e Banchetta, per quarant'anni sino a quando non le hanno tolte non era capitato mai niente". Il signor Eydallin nega recisamente d'aver rilasciato questa dichiarazione. L'assessore e l'autocandidatura Amabile Giribaldi via internet Vorrei sapere da Marco Travaglio se anche lui ha letto su alcuni giornali la notizia che Alain Elkann si è fatto promotore di una sottoscrizione di intellettuali a favore della futura politica culturale del governo italiano che verrà, qualunque sia il premier che il voto del 13 e 14 aprile designerà. Il piatto forte del documento era una frase ispirata al solito refrain inciucista di questi tempi: "La cultura non è né di destra né di sinistra". A parte l'insulsaggine di una simile affermazione (la cultura, in realtà, ha sempre una sua valenza politica), ancora su quegli stessi giornali ho letto la spiegazione del gesto di Elkann: all'ex collaboratore di Vittorio Sgarbi al tempo del secondo governo Berlusconi, in realtà, non interesserebbe affatto una visione bipartisan della cultura italiana giacché quell'appello nasconderebbe invece una sorta di autocandidatura come prossimo ministro dei Beni Culturali nel futuro governo del Cavaliere. A questo punto, mi ha molto stupito leggere un plauso a questa iniziativa espresso dall'assessore alla Cultura del Comune di Torino, l'ex comunista Fiorenzo Alfieri: "Elkann è uscito allo scoperto con un documento scritto nel suo linguaggio bello e semplice". Lei, dottor Travaglio, che ne pensa? Come direbbe Totò, "assessore, ma mi faccia il piacere"... (m.trav.) Politici allo stadio e in parlamento Luciano Cantaluppi via internet Egregio dott. Travaglio, leggo su Repubblica l'annuncio tanto atteso dell'onorevole Fassino: "I politici paghino il biglietto allo stadio". Finalmente la Casta si muove e manda messaggi reali e importanti: è un cambiamento epocale e ne va dato atto al prode Piero Fassino. Oggi è un po' oscurato dai suoi amici però un riscatto così lo può portare avanti nella considerazione degli elettori: dimenticavo che le liste sono già belle stampate ed il parlamento lo attende. Si muova però con idee forti, vere, intelligenti che diano una mano a tanti bisogni. Le enunciazioni simboliche sono proprio aria fritta!.

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Astensionismo bel gesto inutile - lorenzo zoppoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XX - Napoli ASTENSIONISMO BEL GESTO INUTILE LORENZO ZOPPOLI AA Cava ho trovato un'amministrazione comunale, decisa a far rispettare le regole contro la piaga dell'abusivismo edilizio. La risposta è stata una bomba carta davanti al portone del municipio, esplosa proprio come risposta a chi chiede il rispetto della legge. Bella la risposta del sindaco Gravagnuolo: "Si va avanti". Certo, bisogna andare avanti, lo dico al vescovo coraggioso Liberati che in questi anni è stato il vescovo che più mi ha chiamato e fatto sentire la sua voce: "Non mollare, vai avanti". E non basta solo il vescovo, anche il Comune di Pompei deve andare avanti attraverso le scuole nel diffondere la cultura della legalità e lo sta facendo bene il suo assessore Antonio Ebreo, che ho conosciuto. Devono andare avanti i dirigenti scolastici e il corpo docente di Cava, ormai le lezioni di legalità contro un abusivismo quasi "normale" non si contano più. E mentre i nostri politici hanno risposto venerdì alle richieste di noi cittadini per il rinnovamento e la crescita economica, la camorra continua a sparare nelle nostre strade. Lo ho fatto proprio venerdì, mentre Veltroni e Berlusconi parlavano alla città. Ho letto il disegno di legge che vorrebbe firmare subito Veltroni se sarà eletto premier: impoverire i clan, confiscando tutti i loro beni. Per ora bisognerebbe fermare le armi e salvare i minori a rischio. L'altroieri sono caduti ammazzati altri due giovani di 17 e 20 anni. Salvare Napoli è possibile, è realtà, non un sogno. Vedere la mia Fondazione abitata da tanti minori fa crescere la fiducia; vedere le scuole aperte al pomeriggio con tanti ragazzi appassionati è speranza; sentire a Sarno, in una terra di vera camorra, che ho visitato lunedì scorso, un giovane di una scuola superiore, che si alza in piedi davanti agli amici e dice: "La camorra fa schifo, ci ha resi poveri". è bello sentir dire questo ai nostri giovani, dà speranza, significa che abbiamo fatto passi in avanti. Voi giovani siete finalmente il presente, quello più bello. Avanti.

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"macché sex symbol sono un prete scomodo" - paola zonca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XX - Genova "Macché sex symbol sono un prete scomodo" Il personaggio Accorsi protagonista con "Il dubbio" nel ruolo di un prelato sospetto pedofilo con la regis di Castellitto PAOLA ZONCA Gentile, educato, sexy, amato dalle mamme e dalle figlie, il golden boy del cinema italiano scappato a Parigi per amore e per il troppo successo diventa prete. Stefano Accorsi, 37 anni appena compiuti, è tornato al teatro dopo dodici anni (l'ultimo suo spettacolo fu "Naja") con un testo americano di John Patrick Shanley, "Il dubbio", incentrato sulla vicenda di un sacerdote sospettato di pedofilia, in servizio in una scuola del Bronx nel 1964, un anno dopo la morte di J. F. Kennedy. Storia di ansie profonde, che lascia lo spettatore in bilico tra la presunzione di innocenza e il sospetto di colpevolezza. A Milano lo si vedrà alla Corte da martedì a domenica prossimi. L'adattamento è di Margaret Mazzantini, la regia di Sergio Castellitto, in scena con Accorsi ci sono Lucilla Morlacchi (nel ruolo della suora tutta d'un pezzo, spinta dal risentimento), Nadia Kibout e Alice Bachi. Accorsi, per un sex symbol come lei, non è un po' penalizzante indossare la tonaca? "Non mi sono mai sentito un sex symbol: le opinioni correnti è meglio ascoltarle con un orecchio solo. D'altronde, se pensassi che la gente mi vede così e vuole solo questo da me, diventerei prigioniero di un personaggio. E invece ho interpretato anche ruoli di uomini deboli, confusi, come nel film Saturno contro di Ozpetek. Non ho l'ansia di dimostrare: sono bello, sono un figo, sono un duro. Credo che un attore debba calarsi in quei personaggi che lo chiamano, che lo toccano". Preti al cinema, in tv, in teatro, ce ne sono stati tanti. Ha avuto modelli? "Direi di no. Più che altro ho pensato ai tanti preti che ho conosciuto nella mia vita. Castellitto mi ha parlato di un sacerdote reale, che fa sermoni bellissimi, proprio come il mio Padre Flynn. Ho cercato di mostrare il corpo, la fisicità, che sta sotto la tonaca, di non restare ingabbiato nell'abito talare". Lei è in tournée da un po': le dispiace non poter stare con la sua compagna, Laetitia Casta, e con suo figlio Orlando? "Ci organizziamo piuttosto bene. O vengono loro, o li raggiungo io. Non parlo volentieri della mia vita privata, ma una cosa la posso dire: sono un fan della paternità". Vive a Parigi da cinque anni: come si sta in Francia? "Francia e Italia sono paesi simili per certe cose e diversissimi per altre. Prendiamo il cinema: loro hanno un sistema più solido. Gli attori fanno parti drammatiche e parti comiche, cantano persino. Noi siamo più legati agli stereotipi. In Italia manca un po' la leggerezza, quella che c'era ai tempi della commedia all'italiana. Però vedo una generazione di attori pronti a ritrovare quello spirito: Savino, Germano, Santamaria, Rossi Stuart, Lo Cascio, per fare qualche nome. E anche registi vitali, come Garrone, Sorrentino, Marra". Ha detto che le sarebbe piaciuto girare un documentario su Prodi, per svelare attraverso di lui i meccanismi del potere: ora che è caduto il governo non lo potrà più fare. "Eh sì. Continuo ad avere molta stima di Prodi: è stato un titano a mantenere la calma nonostante la sua coalizione fosse eterogenea, ha fatto cose buone. Ma ora mi interessa anche Veltroni. Ha detto "Basta con la vecchia politica!" ha dato una svolta decisiva: non penso sia un furbo, e dunque gli credo. Perché no? Il documentario potrei farlo su di lui. Peccato che ora siamo in tournée tutti e due!". E su Berlusconi? "Mi interessano solo i politici che hanno competenze e fanno il bene del Paese. Un lavoro su di lui sarebbe un'altra cosa, ma ci ha già pensato Nanni Moretti col Caimano: un gesto di denuncia coraggioso e visionario. A me non resterebbe molto altro da dire". Lei, bolognese, ha vissuto per qualche anno a Milano. Non tornerà in Italia? "Complicato, a Parigi ho la famiglia. In Francia sto bene, e poi sono a un'ora e 40 di aereo dall'Italia. Non mi sento lontano, so che se voglio in un battibaleno ritrovo la mia famiglia e le mie amicizie".

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Salviamo la bella italia che brucia - cesare de seta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca SALVIAMO LA BELLA ITALIA CHE BRUCIA CESARE DE SETA L'incendio divampato in uno dei quattro squadrati torrioni angolari del Castello di Moncalieri, distruggendo il terzo e quarto piano e rovinando parte del secondo, è evento drammatico e ci rimanda alla memoria immagini altrettanto drammatiche. Quando, nella stessa Torino, nell'aprile del 1997 andò in fumo la Cappella della Sacra Sindone del Guarini, oggi felicemente restaurata. Moncalieri è alle porte della città e si leva sulla piana: il Castello appartiene a quella corona di "delitie" che corte ducale e sabauda eressero tra Cinque e Seicento. Ma come altri castelli sabaudi l'origine è medievale, come attestato dai torrioni tondi: era una residenza di villeggiatura destinata alla corte al di là della sua maschia forma a fortezza. Non è qui il caso di ripercorrerne la storia, ma sta di fatto che ancora una volta un banale corto circuito ha messo a fuoco una delle meraviglie della Bella Italia. Ma gli incendi non sono una specialità torinese, sono una specialità italiana: perché nel novembre di dieci anni fa andò a fuoco, per ben due volte a distanza di qualche mese, il sottotetto della Reggia di Caserta di Vanvitelli. Ma non solo castelli e palazzi reali che il mondo ci invidia vanno a fuoco per incuria, distrazione o dolo. Il Teatro La Fenice a Venezia e il Teatro Petruzzelli a Bari bruciarono in una notte come una torcia e i restauri sono costati alla collettività ingenti risorse, al pari di quelle necessarie per il restauro della Cappella del Guarini. Sarebbe meglio prevenire, sarebbe necessaria una politica organica di controllo costante per un patrimonio immobiliare, storico e artistico che è disseminato in una fittissima rete per tutta l'Italia. Sarebbe necessario mettere in sicurezza migliaia di siti archeologici, monumenti, residenze, musei che hanno impianti elettrici secolari, tetti da cui piove, fondamenta che si sbriciolano. Sarebbe, sarebbe? e potrei continuare ma a poco servirebbe perché malgrado gli sforzi e la passione di qualche bravo ministro dei Beni culturali, quale di certo è stato Francesco Rutelli, le risorse di cui dispone il ministero preposto a questo immenso tesoro - immagine abusata ma non affatto impropria quando si parla del patrimonio storico e artistico italiano - sono ridicole, persino offensive. Le Soprintendenze, rete essenziale del sistema di tutela, dovrebbero vigilare, restaurare e ammodernare con risorse che non hanno e quando le hanno spesso sono affidate in mani poco affidabili. Ci vorrebbe un impegno dello Stato che non c'è e non si vede spuntar giorno, malgrado tutti - in parlamento, al governo, nelle più alte cariche dello Stato - sono disposti a inaugurare cento mostre e a stracciarsi le vesti dinanzi ad un disastro come quello di Moncalieri oggi, dei teatri o di Caserta ieri. Una commissione nominata da Giovanna Melandri, all'indomani dell'incendio nella Reggia di Vanvitelli, redasse un rapporto minuto e circostanziato sul rilancio di questo straordinario monumento: è rimasto, a distanza di dieci anni, lettera morta. Ho scorso con apprensione e attenzione i programmi dei partiti e cercato, come l'ago nel pagliaio, impegni per il rilancio del patrimonio storico e artistico, per la tutela del paesaggio, per la formazione di tecnici, per l'educazione alla storia dell'arte delle nuove generazioni nelle scuole di ogni ordine e grado. Ho trovato frasi fatte e minestre riscaldate a sinistra, a destra e al centro. Con diversa scansione sia ben inteso, ché ve ne sono alcuni se ne infischiano del tutto del nostro patrimonio d'arte e di natura. La retorica delle frasi fatte non serve a niente: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che sono destinati a governare, ci dicano qualcosa su questi argomenti, assumano degli impegni dinanzi agli italiani e al mondo intero e li rispettino. Perché la Bella Italia è una risorsa della nostra civiltà e vederla andare a fuoco è uno spettacolo che sgomenta e avvilisce.

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Parla di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano Amato: non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema: Veltroni durerà a lung (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi ha paura e sparge veleni Parla di brogli, denuncia la confusione delle schede e coinvolge Napolitano Amato: non sono capo di una banda di furfanti, ho applicato la sua legge D'Alema: Veltroni durerà a lungo, se vince la destra forte rischio di instabilità Berlusconi chiama in causa pure Napolitano per protestare contro le schede elettorali. Ma è uno scivolone. Perché il ministro dell'Interno Amato spiega che le schede sono state fatte sulla base di un decreto che porta la firma proprio di Silvio Berlusconi. E da Napoli D'Alema fa sapere che Veltroni è il futuro e che guiderà il Pd ben oltre le elezioni.Ciarnelli, Lombardo, Tarquini, Brunelli e Andriolo alle pagine 7 e 8.

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Nomadismo di governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Nomadismo di governo Maria Novella Oppo BERLUSCONI HA PROMESSO al Popolo della sua libertà che il primo Consiglio dei ministri lo riunirà a Napoli e lì lo terrà finché non avrà personalmente risolto il problema dei rifiuti. Ma subito il leghista Maroni ha chiesto che il governo si riunisca anche a Malpensa. E il siciliano Lombardo, a questo punto, giustamente può pretendere una tappa a Palermo, città in cui pure i problemi non mancano. Cosicché, nel caso malaugurato che il Pdl vincesse, assisteremmo a un nomadismo governativo del tutto nuovo nella Storia patria. Materia nella quale, come noto, Berlusconi è ferratissimo. Peccato che, ubriacato dagli amari calici e sfinito dagli (inutili!) sforzi fatti per salvare l'Italia dai comunisti, l'anziano leader si sia bevuto il cervello. Infatti, davanti alla tv, ha accusato Veltroni di essersi convertito come San Pietro sulla via di Damasco. E passi per la confusione tra San Pietro e San Paolo, ma il fatto imperdonabile, dal punto di vista politico, è che, per amor di metafora, ha fatto santo anche Veltroni. E questo francamente è troppo. FRONTE DEL VIDEO.

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Veltroni: Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Gli italiani ci faranno vincere" Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela di Andrea Carugatiinviato a Benevento "MI SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione che il Paese darà una sorpresa". Walter Veltroni il suo ottimismo non lo nasconde, anzi. Lo porta nelle piazze campane, dove tra venerdì e sabato è stato accolto da un numero di persone e da un entusiasmo che neppure i fedelissimi dello staff osavano immaginare. E ieri mattina, in una visita lampo negli studi romani di Omnibus, mentre il pullman era in sosta sul lungomare di Salerno, questo ottimismo l'ha ribadito davanti alle telecamere: "Gli italiani sono preoccupati dalla situazione internazionale, capiscono che possono voltare pagina. E oggi il voto è mobile, non siamo più negli anni 70, la gente è più laica, le appartenenze non esistono più". E poi "gran parte degli indecisi sta scegliendo il Pd". Il concetto è lo stesso che va ripetendo in queste giornate campane: "Gli italiani sono intelligenti e capiscono quando il Paese vive un momento di passaggio decisivo, come è questo e la posta in gioco è sempre più chiara. Molti italiani, anche non di centrosinistra, vedono che da una parte c'è uno che si ripresenta per la quinta volta e non ha più la forza, l'energia e neppure la voglia di governare, dall'altra ci siamo noi che vogliamo cambiare radicalmente questo paese, come hanno fatto Tony Blair, Clinton, Schroeder". Veltroni, dopo aver bacchettato il Cavaliere per giorni ("governare non è una croce, è il più grande onore che si possa avere"), allarga il tiro: "Ho letto che anche Bossi dice che sarà costretto a fare il ministro, ma se fosse per lui... ". Come dire: allora insistono. Assist preziosi per il leader Pd, che invece sulla voglia di fare, cambiare, velocizzare un paese lento e paralizzato dalla burocrazia scommette quasi tutto. Veltroni è soddisfatto di questo viaggio in Campania: piazza pienissima anche a Benevento, dopo il bagno di folla di venerdì sera a Salerno. "Mi annunciano sempre che le cose saranno difficili, e poi viene tutto facile". Ancora ottimismo. Ma quando il candidato alla presidenza della provincia di Benevento gli assicura che la sera del 14 lui brinderà alla sua vittoria, Veltroni incrocia le dita e la gente ride. Nessun riferimento al tema rifiuti, un giorno è bastato. Neppure Bassolino è mai citato, e non sarà neppure sul palco mercoledì a Napoli. Adesso si parla d'altro. Dei medici che devono essere scelti con audizioni pubbliche e trasparenti, "perché non importa se sono di destra o di sinistra, basta che siano bravi", dei tempi per aprire una carrozzeria o costruire un'autostrada. "Mai più 4 anni per avere una valutazione di impatto ambientale". Il nome di Berlusconi (che in piazza non è mai nominato e la perifrasi "il principale esponente dello schieramento avversario" ormai suscita risate) gli scappa a Omnibus. "Berlusconi sta facendo una campagna incivile su Alitalia e sui rifiuti", poi se ne accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere che parla di brogli manda a dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino Bari (anche qui migliaia in piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di brogli è evidente che qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi così scontato. E a Palermo, dove i brogli ci sono stati veramente, li hanno fatti quelli del loro schieramento". C'è una risposta anche per Bertinotti, che dalle pagine de il Giornale si è detto certo che Veltroni perderà perché la destra "entra più in contatto con il profondo della società". "Bertinotti? Ha fatto cadere il governo nel '98 e dal primo giorno di questa legislatura ha segato l'albero del governo Prodi". Nomi di ministri per ora non ne fa, ma prima del voto annuncerà qualche nome di personalità indipendente. Sull'emergenza educativa segnalata dalla Chiesa si dice d'accordo: "La tv propone un sistema di valori che si basa solo sul successo, l'egoismo, il cinismo. Conta solo l'io, mai l'altro. Eppure nella vita reale non funziona così". Scuola, ricercatori da sostenere, professori da valorizzare e rimotivare, e poi il precariato: "Il primo provvedimento del nostro governo sarà per combattere la precarietà". Nella puntata di Telecamere che andrà in onda oggi (Rai3) Veltroni ha definito "troppo premurosa" la sezione disciplinare del Csm nei confronti dell'ex giudice di Gela, Edi Pinatto, reo di non aver depositato, a distanza di otto anni, le motivazioni di una sentenza di condanna a carico di alcuni esponenti del clan Madonia, poi scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Per Veltroni, "il magistrato di Gela al Csm avrebbe dovuto rispondere di quello che ha fatto, invece il Csm è stato troppo premuroso nei confronti di chi ha quella responsabilità". Sul tema della legalità il leader Pd non molla: "Chi sbaglia deve pagare".

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Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida Gianni Pittella I l giuramento di Pontida è solo la nota di colore di una coalizione e di una proposta di governo che sacrifica l'interesse nazionale nel momento in cui rinuncia deliberatamente ad una seria politica per il Mezzogiorno. Sul giuramento, come sull'insieme del corteo folcloristico della Lega, potremmo sorridere se non fossero la cornice di una posizione politica, di un impianto culturale e programmatico, di un disegno strategico che assume, nel destino del Paese, l'autosufficienza del Nord. Ha dunque ragione Nicola Latorre che dalla prima pagina dell'Unità, rilancia la centralità del mezzogiorno quale punto di profondo discrimine del PD rispetto al Popolo delle Libertà. Mi pare del tutto evidente che nel programma e nel messaggio del Pdl il Mezzogiorno non esiste e ciò è in qualche modo il riflesso coerente degli interessi e della natura che esprime la coalizione del Popolo delle Libertà. La loro idea di fondo è che la sfida della competizione globale passa puramente attraverso una sfida di territori che prescinde dalla forza unitaria dello Stato e dunque se il Mezzogiorno non c'è, per loro, non è un gran problema, c'è il Nord che ha energie autosufficienti, che vanno preservate e protette. È qui il grave pericolo e il grave errore di Berlusconi, Bossi, Tremonti: non capire che senza un Mezzogiorno forte e una mediazione unitaria dello Stato, anche il Nord subisce contraccolpi e perde l'intero Paese. Nel programma del Pd c'è senza dubbio una consapevolezza diversa ed anche alcune idee precise e condivisibili, come quella di concentrare le risorse europee sulla intelaiatura logistica in modo da rendere il Mezzogiorno la vera piattaforma logistica e non solo del Mediterraneo. Il Programma del Pd inquadra il Sud nel contesto Mediterraneo. Questo significa anche una collocazione internazionale e geopolitica del Sud che non lo riduce a inseguitore dell'area continentale europea, ma che vuole assegnargli un ruolo nel contesto europeo allargato. Questa rappresenta una differenza sostanziale con il programma del Pdl, che non considera il Mediterraneo un'area geo-politica di rilevanza strategica per il nostro Paese. Un'altra rilevante differenza è che il programma del Pd punta a creare nel Mezzogiorno le condizioni di vivibilità adeguate al resto del Paese e dell'Europa. Posto che sul rafforzamento infrastrutturale è normale una qualche convergenza (ponte sullo stretto a parte, anche per quanto prima detto) il Pd si dà degli obiettivi quantificati, come il dimezzamento del gap accumulato rispetto al Centro-Nord per dotazione di infrastrutture e servizi. E sui servizi, quelli essenziali alla persona, che danno pieno titolo di cittadinanza si può rilevare la vera differenza tra i due programmi. Per il Pd investire sul capitale sociale e sui servizi ai cittadini, che costituiscono il prerequisito anche per una seria lotta alla criminalità e aumentare la sicurezza, è essenziale. Inoltre, il Pd parte da quello che è già stato messo in campo dal punto di vista programmatico con il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, che rende integrata la programmazione di tutte le risorse aggiuntive (comunitarie e nazionali) per lo sviluppo delle aree in ritardo. L'unitarietà della programmazione, che per il Pd è un punto di partenza fondamentale, è lo strumento che consentirà di effettuare gli interventi con lo strumento finanziario più adeguato in relazione alle sue caratteristiche tecniche e di ciclo finanziario della spesa, finalizzando così in maniera più efficace anche le risorse comunitarie. Questo quadro, connesso ad un sistema di premialità, legato agli obiettivi misurabili raggiunti deve essere rafforzato da un maggiore ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale e da una sorta di cabina di regia costituita dalle Regioni del sud, necessari se si vuole, come noi del Pd vogliamo, sostenere prioritariamente progetti multiregionali che coprano l'intero territorio del sud. Dobbiamo dunque insistere come sta facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del Mezzogiorno contrastando con vigore l'attuale copione della campagna elettorale, occupato quasi esclusivamente dalla questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del Paese all'Europa e al Mondo. E sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è scatenata una speculazione senza riscontro scientifico. Ora mi aspetto che nell'impazzimento finale dello scontro elettorale, qualcuno cacci fuori anche il "colera". Per noi del PD, insieme ai problemi e alle criticità che dobbiamo severamente riconoscere e correggere, il mezzogiorno ha grandi "tesori" che un programma serio per il Sud e per l'Italia deve saper valorizzare: l'industria agroalimentare; le nostre Città e la nostra qualità ambientale; il turismo e i servizi logistici portuali e di collegamento; il capitale umano. Quindi grandi dosi di infrastrutturazione materiale e immateriale, cablaggio, riqualificazione urbana, ricerca e formazione, politica dei marchi, certificazione di qualità, sostegno alle esportazioni, attrazione degli investimenti esterni, contrasto durissimo alla criminalità e riforma della pubblica amministrazione. Ma per far bene tutto ciò è necessaria una massiccia dose di partecipazione attiva dei cittadini meridionali e soprattutto dei giovani, che devono più di tutti riuscire a ribaltare e superare il paradigma culturale che ingessa la parte meridionale del Paese, rifiutando categoricamente tutte le prassi clientelari che alimentano la cultura del privilegio personale a scapito della crescita collettiva della società e dell'economia meridionale. Anche per questo è nato il PD, una grande forza nazionale ed europea che sa quanto sia indispensabile il contributo del mezzogiorno per la coesione e la competitività del sistema Paese e per costruire l'Europa mediterranea che è, come negli anni '90 fu l'allargamento ad est,la scommessa vera degli inizi del nuovo secolo. Eurodeputato Membro segreteria nazionale del Pd.

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Berlusconi porta la croce? Non si disturbi non gli chiediamo niente... Cara Unità, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Marco Travaglio Berlusconi porta la croce? Non si disturbi non gli chiediamo niente... Cara Unità, Berlusconi dice che gli toccherà portare la croce per altri cinque anni, per carità non si sacrifichi! Stia tranquillo, si riguardi, rispetti gli scaloni e gli scalini vari, non gli chiediamo propio niente, provi una nuova stagione e si rilassi! Rosalba Cosenza Votare Veltroni per dare slancio al nostro Paese Cara Unità, sono un ragazzo di quindici anni. Ho avuto modo di vedere in alcune trasmissioni televisive di questi giorni, spezzoni degli spettacoli di Bebbe Grillo. Penso che questo suo modo populista e superficiale di dire (o meglio gridare) sia inconcludente ed inutile. Grillo non sa distinguere il nero dal bianco, fa di tutta l'erba un fascio, sparla a sproposito di tutto e di tutti. Ma se ciò che la politica sa offrire agli occhi degli italiani sono: le dichiarazioni demagogiche di Berlusconi, e di esponeneti della Lega Nord, i discorsi fatti di belle parole ma di pochi fatti di chi predica bene e razzola male, come Casini che ha candidato Cuffaro nelle sue liste, e l'Horror election Show; allora, se si mostra questo lato becero della scena politica italiana si può comprendere il perché del fenomeno dell'antipolitica. In questa campagna elettorale, da una parte si trova un sincero democratico, che sa parlare alla gente, un eccellente uomo politico, e dall'altra un uomo anziano che ha settantadue anni (se dovesse essere eletto e concludesse il mandato avrebbe ben settantasette anni) che può dare al paese solo battutine e comizi elettorali che sfociano in spettacoli teatrali di cattivo gusto. Io spero nel buon senso degli Italiani perchè non votare Veltroni sarebbe perdere l'occasione per dare a questo paese uno slancio riformista. Filippo Parisotto, San Giorgio in Bosco (Pd) Amici della Sa: ognuno per conto suo ma non roviniamo la nostra famiglia Cara Unità, il tempo passa e si avvicina la scadenza elettorale e cerco ancora quelle parole che non arrivano e che mi sarebbero utili per convincere gli indecisi. Sento però che non ho abbastanza energie per cercare ed esporre le mie motivazioni al fine di scoraggiare i suddetti a non votare per Berlusconi: forse non credo molto nelle mie capacità di convincimento o semplicemente non mi va di spiegare i macroscopici difetti democratici a chi non li vede da sé! E allora scelgo la strada che penso dovrebbe essere la più facile, quella di parlare agli amici e ai compagni di un tempo; scelgo la via più facile, quella di sfondare una porta aperta. Agli amici della Sinistra Arcobaleno vorrei dire che dobbiamo ricomporre la nostra famiglia, dobbiamo ritornare nei luoghi della memoria così come fanno spesso i cugini, i nipoti , i figli ormai adulti che tornano nei posti dove ci sono ancora le tracce visibili delle loro origini, forse gli odori, forse i sapori, forse le voci di un tempo: ciò che ha dato un'impronta indelebile alle nostre vite. Dobbiamo fare scudo di fronte al pericolo per salvaguardare le nostre origini, creare le condizioni per riprendere forza e vigore e incamminarci poi verso le strade che ognuno di noi riterrà più adatte per la realizzazione delle nostre aspirazioni, com'è giusto che sia. Com'è utile che sia. Silvana Stefanelli, Reggio Emilia Europa 7: il decreto non era lo strumento giusto Caro direttore, Marco Travaglio nella sua rubrica di venerdì critica il mancato inserimento di norme riguardanti Europa 7 nel decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 1 aprile. Il decreto legge intende sanare quelle procedure di infrazione su cui il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia europea e che necessitano l'adozione di atti normativi per scongiurare il rischio di multe e sanzioni per mancato adempimento. Come è noto, invece, nel caso di Europa 7, il coinvolgimento della Corte di Giustizia europea è stato di natura interpretativa, a seguito della richiesta del Consiglio di Stato di un parere sul diritto comunitario in materia per poter valutare la compatibilità con esso di norme o comportamenti dello Stato. Dell'interpretazione della Corte deve ora tener conto il Consiglio di Stato, organo che ha attivato la procedura, affinché possano essere assunti gli opportuni provvedimenti Pertanto, il decreto legge del 1 aprile non era lo strumento per affrontare e risolvere l'annoso caso di Europa 7 sul quale, nel merito, la mia posizione è chiara. Per quanto mi riguarda, non ci sono né clamorose dietrologie da scoprire né retropensieri di alcun tipo da denunciare. Emma Bonino ministro per le Politiche Europee Conosco il ministro Bonino come persona perbene e competente, quindi non ho mai pensato a dietrologie né a retropensieri da parte sua. Mi sono limitato e mi limito ai fatti. Le sentenze della Corte di giustizia europea sono tutte esecutive e, secondo la nostra Corte costituzionale, hanno valore di legge. Dunque vanno applicate subito. Quella del 31 gennaio scorso che riconosce il diritto di Europa7 a trasmettere su analogico terrestre dal 1999 sulle frequenze che vari governi hanno lasciato in mano a Rete4 che aveva perso la concessione a trasmettere, concedendole continue proroghe, non è stata ancora applicata. Il governo, anziché prenderla alla lettera e dare le frequnze a chi ne ha diritto, ha preso altro tempo chiedendo un parere al Consiglio di Stato. Ora, quando il Consiglio di Stato dirà quel che è prevedibile che dica, e cioè che le sentenze si applicano, il governo Prodi potrebbe non essere più in carica. E se, Dio ci scampi, dovesse essere sostituito dal governo Berlusconi III, questo troverebbe il modo di non applicarla, perpetuando sine die una situazione di gravissima illegalità. Per colpa di Berlusconi, ma anche dei suoi pavidi predecessori. Se il 1° aprile il Consiglio dei ministri avesse attuato anche quella sentenza della Corte europea, avrebbe insomma compiuto un atto dovuto e risparmiato allo Stato italiano una multa ancor più salata di quella che il Consiglio di Stato - sentenza europea alla mano - fisserà come risarcimento a Europa7. Se infatti Europa7 avesse ottenuto le frequenze il 1° febbraio, il danno subito sarebbe meno grave di quello che le verrà riconosciuto se non le avrà ottenute nei prossimi mesi. Il che dimostra che l'urgenza di provvedere c'era eccome. Errata corrige Sbagliato il titolo del giro di prima Sull'Unità di ieri, a pagina 27, era riportato in maniera errata il titolo dell'editoriale di Antonio Padellaro che girava dalla prima. Il titolo giusto era "Minacce e paure", come riportato correttamente nella prima pagina. Chiediamo scusa ai lettori.

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Quirinale con vista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Quirinale con vista Furio Colombo Segue dalla Prima H a inventato una guerra in Iraq che per l'Italia non esisteva (su quella guerra il governo italiano non è mai stato consultato e non ha mai preso parte ad alcuna decisione), con regole di ingaggio che sono costate la vita a soldati italiani privi di protezione. E adesso la Corte dei Conti ci fa sapere che una parte dei soldi destinata alla protezione dei soldati e all'assistenza alla popolazione civile è stata stranamente dirottata su altri bilanci su cui ora la corte sta indagando. Inoltre Berlusconi ha annunciato a raffica cose che non ha neppure cominciato a fare, come i 136 cantieri delle opere pubbliche, il ponte di Messina o la riforma "come un calzino" del ministero degli Esteri. Adesso pensa al Quirinale. Si dirà che il presidente della Repubblica in Italia non ha poteri. Ma è proprio intorno a questa constatazione che l'incubo "ritorno di Berlusconi" diventa una minaccia istituzionale. Stiamo parlando di un personaggio che, persino in buona fede, e anche a causa del vasto potere personale che gli conferisce la ricchezza e il completo dominio sulle comunicazioni italiane, è interessato al fatto, ma non al diritto. Non al senso giuridico, meno che mai istituzionale, di ogni cosa che fa. È interessato soltanto a ciò che - legale o illegale - va bene per lui. Un politico tradizionale, anche se di destra, anche se privo di scrupoli, avrebbe agito dietro lo schermo dei suoi apparenti limiti decisionali per raggiungere scopi brutali come la cacciata dei "criminosi" Biagi e Santoro e Luttazzi dalla Rai. E avrebbe raggiunto il non nobile fine della vendetta personale che gli stava a cuore, lasciando cadere altrove le responsabilità della decisione, protetta da uno schermo di forme e di apparenti espedienti procedurali. Ora fate attenzione. Berlusconi non ci pensa due volte a divellere con le sue mani i paraventi di buone maniere che separano - e mantengono un poco al riparo - la presidenza della Repubblica dalla politica quotidiana e dai suoi colpi a volte clamorosi e volgari. Sappiamo tutti che quei paraventi sono strumenti fragili che, tuttavia, hanno un compito che conta molto per le istituzioni e per i cittadini. Consentono al Capo dello Stato, proprio perché è un alto simbolo senza potere (o con pochi, limitati ma essenziali poteri come quello di designare il primo ministro o di sciogliere le Camere) di essere una garanzia per tutti, accettata e rispettata da tutti. Si tratta di un carattere difficilmente soppesabile, un po' come le "divisioni del Papa" su cui faceva osservazioni sarcastiche Stalin. Il Papa, infatti, non aveva divisioni, ma è stato il mondo di Stalin - che di divisioni ne aveva moltissime - a scomparire, non il mondo apparentemente indifeso del Papa. * * * Dunque i poteri non giuridicamente definibili, fatti di consenso dal basso e di responsabilità morale dall'alto, hanno un peso molto grande nella vita di un Paese. Per esempio sono un impedimento all'uso eccessivo, squilibrato o arbitrario di coloro che hanno effettivamente una certa dotazione di potere - come i primi ministri - e la usano male. Ma se Berlusconi sceglie proprio adesso il momento di vendicarsi di Oscar Luigi Scalfaro, di Carlo Azeglio Ciampi, e - in uno strano modo preventivo, che sa di finta lode e di vero avvertimento - di Giorgio Napolitano, c'è una ragione piccola e una ragione grande. La ragione piccola è che, qualunque sia la buona e consigliabile strategia di una campagna elettorale in cui persino per lui sarebbe bene essere più accorti, gli preme scaricare la sua malevolenza contro coloro che, con grande senso dello Stato, hanno contenuto, limitato o impedito i gesti di una quotidiana prepotenza che sono stati i principali snodi del modo di governare di Berlusconi, dalle leggi personali a quelle per le sue aziende. In particolare: come può, l'uomo di Mediaset che vuole governare ancora una volta le sue aziende e l'Italia, accettare la decisione di Ciampi di rinviare alle Camere la penosa legge sulle Comunicazioni scritta apposta per lui da un "antemarcia" del Popolo della Libertà, certo Gasparri, che si era arruolato nel Pdl di Berlusconi molto prima che il Pdl esistesse? La ragione grande, quella a cui gli elettori, anche coloro che non si sentono chiamati dalle proposte e dalle idee del Pd dovrebbe prestare attenzione, è che - se diventasse Presidente della Repubblica - Berlusconi si comporterebbe secondo la sua visione dei fatti totalmente separata dal diritto. Sei al Quirinale, il colle più alto e la magistratura suprema del Paese? E allora che cosa ti importa di quali poteri sono prescritti e previsti e di quali non sono contemplati dalla Costituzione? Prima di me - lui dirà - c'erano politici imbelli dediti alle buone maniere. Lui è fattivo e farà. Contro un presidente che esorbita esiste - anche nella versione italiana - una sorta di "impeachment". Provate a immaginare di farlo con lui. Primo, dirà che in realtà volete espropriare le sue aziende, che intanto faranno capo direttamente al Quirinale. Secondo, avrà pur sempre abbastanza sostegno, acquisito alle urne o acquistato al mercato della debolezza umana, per impedirlo. Terzo, da capo dello Stato ha diritto alle reti unificate, che sono il suo vero progetto fin da quando ha mandato alle varie Tv italiane quella famosa cassetta preregistrata in cui, con le dovute cautele e trucchi visivi, annunciava la sua "discesa in campo". Se riesce, già adesso, con poche telefonate, a controllare interi consigli di amministrazione di cui non fa parte e a intimidire intere testate giornalistiche in cui non ha investimenti diretti (c'è pur sempre il controllo di tutta la pubblicità) con le reti unificate farà miracoli di governo. * * * È importante non dimenticare un aspetto singolare, unico, del trascorso e infausto governo Berlusconi. Ad ogni attacco o anche solo cauta critica sul suo operato o sull'operato del suo governo, l'uomo della libertà mandava a dire che ogni giudizio contro di lui era in realtà un giudizio contro l'Italia. Per ogni polemica sul suo modo di governare evocava il tradimento. E subito si associavano i suoi, nelle Camere e fuori. Infatti, come sanno deputati e senatori del Popolo delle Libertà che, non avendo consentito sul cento per cento di tutto non sono stati ricandidati, gli ordini sono ordini, e dunque non sono ammessi "deviazionismi" di nessun tipo. Una volta Umberto Eco ha notato che il modo di intendere il potere, il rapporto con il partito e gli elettori di Silvio Berlusconi e la sua pronta e irritata condanna per ogni pur vago dissenso, è l'"ultimo comunismo". La scorsa settimana, in un memorabile editoriale su la Repubblica, Eugenio Scalfari ha invitato i lettori a riflettere sul pericolo dei "dodici anni di governo" di Silvio Berlusconi, cinque come primo ministro in caso di vittoria alle urne, e sette da presidente della Repubblica. Scalfari implicava, e io mi sento di dire: dittatore a vita. Là dove la dittatura non deve intendersi (sempre) come restrizione personale, alla vecchia maniera. Ma certo gli avversari devono aspettarsi un monitoraggio elettorale stretto. Per esempio la pratica di far spiare dai servizi segreti militari giudici e giornalisti, già sperimentata nel suo ultimo governo, non promette bene. Dittatura vuol dire togliere la parola, salvo Blog e foglietti. Ma intervenire su tutto a reti unificate sarà (sarebbe) il suo capolavoro: un mondo finto come i modellini computerizzati del ponte di Messina, mandati in onda a tutte le ore nei telegiornali italiani in modo da convincere che quel ponte già esiste e chi si oppone è un luddista o un pazzo. Ma la vera controparte, il vero nemico che Berlusconi governante a vita preferisce è il traditore, l'anti-italiano che cerca di levare la voce del dissenso e tenta di dire la vera storia, opponendosi così - lui dice e dirà - non a lui ma all'Italia. Qui occorre notare che - dal tempo della "discesa in campo" ad oggi - Berlusconi ha certamente cambiato e aggiornato i suoi modelli. Ai tempi dell'arrivo di Berlusconi da Arcore si vedeva ben disegnata sul fondo l'ombra di Juan Peron. Tuttora provoca una immensa meraviglia (certo nella cultura politica del mondo) ricordare che l'uomo più vecchio e datato del mondo politico europeo negli anni Novanta, un paleo-monopolista che ha fondato il suo impero su favori di governo e altri favori, senza mai alcun vero debutto sul mercato inteso come concorrenza e sfida dei migliori, è stato visto, anche in Italia, e anche a sinistra, come qualcuno che "ha capito la modernità" e che "porta modernità". Nel frattempo però è avvenuto un drastico aggiornamento. Il modello adesso è Putin. Non bisogna dimenticare che uno dei suoi più attivi strumenti di denigrazione e di governo, la non dimenticabile commissione Mithrokin, il cui scopo era di dimostrare l'affiliazione di Prodi al KGB, ha agito con personale a pagamento della Russia di Putin, ed è incorso nella disavventura di alcuni non dimenticabili delitti (spaventosi persino in un esagerato serial Tv) come la morte pubblica, per avvelenamento di polonio, della spia Litvinenko, alla presenza del consigliere principale della Commissione parlamentare, certo "Prof. Sgaramella" presentato e retribuito come star della intelligence mondiale e finito in prigione per falso. Falso su tutto. In altre parole, il Paese in cui è stata assassinata per eccesso di libertà la giornalista Olga Politoskaia è, attraverso l'amico Putin, il modello di comportamento del governo Berlusconi, del governo dei dodici anni. Una presidenza della Repubblica priva di poteri formali è l'ideale per ospitare un potere forte la cui forza dipende dalla ricchezza, dalle aziende, dalla sottomissione dei dipendenti e dei tanti che aspirano a diventare dipendenti. Tutto ciò che è stato detto fin qui sembra motivato esclusivamente da antagonismo politico. Vi prego di rileggere. Noterete che, togliendo l'aggettivazione negativa e i giudizi personali, certo di profondo dissenso e di incolmabile distanza, la storia che ho provato a tratteggiare, non cambia. Nel futuro desiderato da Berlusconi l'Italia si impantana in una semidittatura fondata sul potere a senso unico della televisione, e servito dalla sottomissione di molti giornali. Il pericolo, oggettivamente, è grande. * * * A confronto con questo scenario, che mi pare purtroppo fondato, provo disorientamento e stupore ogni volta che si rinnova - sempre e solo da parte del Pd - l'esortazione, la speranza, o addirittura la preghiera, di fare qualcosa di "bipartisan". A parte la legge elettorale, che è una disperata urgenza del Paese, una specie di pronto soccorso delle condizioni minime della democrazia, con cui è inimmaginabile che persino gli autori del misfatto (la "porcata" di Calderoli) rifiutino di misurarsi, non si trova traccia di una offerta, o anche solo di uno spiraglio d'apertura a destra, sul "fare insieme". Né si capisce perché si dovrebbe desiderare. A me non risulta che Barack Obama, ma anche la più pragmatica Hillary Clinton, abbiano mai pensato di coinvolgere George W. Bush e i suoi deleteri ideologi in qualche tipo di conferenza comune per il futuro degli Stati Uniti. Il Congresso americano, come si sa, è spesso "bipartisan". Ma è un Congresso (Camera e Senato) che non ubbidisce agli ordini del Presidente e agisce in piena autonomia. Nessuno, tra loro, avrebbe accettato l'ordine di insultare in pieno Senato una persona come Rita Levi Montalcini, anche perché la grande stampa e Tv di quel Paese non avrebbe aspettato la denuncia indignata di un solo piccolo giornale come l'Unità per darne notizia e giudicare ignobile il fatto. Perché allora in questa Italia, dove Berlusconi insulta ogni giorno Veltroni, e tutti gli altri si occupano di farci credere che Prodi è peggio di Attila, si deve fare ala riverente al passaggio della più stupida idea mai affiorata tra le bravate della destra? L'idea è che i problemi della scuola italiana si risolvono se gli studenti si alzano in piedi quando entra un insegnante. Intitola il Corriere della Sera (2 aprile): "In piedi quando entra il prof. Franceschini apre al Cavaliere". E scrive: "La proposta di Berlusconi sembra avere un appeal bipartisan". Perché? Nella mia scuola fascista i bambini dovevano alzarsi in piedi quando entrava l'ispettore della razza. Che rapporto c'è fra una proposta così modesta e irrilevante e la vera profonda crisi della nostra scuola, vigorosamente aggravata dalla Moratti? Come dice Crozza, Franceschini, buona sera Franceschini. Non potremmo avere un'idea migliore, e per giunta nostra? Perché ci tormenta il bisogno di dare ragione a Berlusconi, visto che il suo torto verso l'Italia è così grave che ce lo ripetono da ogni angolo del mondo? furiocolombo@unita.it.

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L'han giurato, li ho visti in Pontida... Tra i figuranti Bossi rinnova lo show (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del LA LEGA L'han giurato, li ho visti in Pontida... Tra i figuranti Bossi rinnova lo show di Luigina Venturelli / Milano GIURAMENTO Da anni il folklore della Lega Nord sembrava fissato in un copione invecchiato, fermo al rito dell'ampolla nell'acqua del Po e a qualche sbiadito richiamo celtico. Poi è arrivata questa campagna elettorale, e la fantasia di Bossi & Co. è tornata a produrre nuove creature. Dopo i manifesti sui pellerossa per lanciare l'allarme riserve (quelle in cui finirebbero i padani a causa dell'immigrazione), ieri è stata la volta del giuramento dei cinquecento: tutti i candidati leghisti alle elezioni di domenica prossima si sono riuniti a Pontida, nella bergamasca, per giurare fedeltà alla Padania, come fecero un millennio fa i comuni lombardi in alleanza contro il sacro romano impero del Barbarossa. Nobile precedente "onorato" con una passerella di figuranti in costume medioevale e con il solito repertorio politico leghista, quello mai rinnovato della rivolta contro Roma per la libertà. Nel piazzale antistante alla storica basilica di Pontida, davanti a circa duemila militanti, i cinquecento candidati hanno giurato su un breve testo, letto in tutti i dialetti del Nord, per impegnarsi a "difendere la libertà dei popoli padani dal potere romano". A scendere nei dettagli è stato Umberto Bossi: "Tutti insieme sferreremo un colpo mortale al centralismo della canaglia romana". Il leader del Carroccio non ha cambiato il proprio stile oratorio: "Abbiamo risvegliato in questi anni le coscienze assopite della gente del Nord, coscienze che non si addormenteranno più fino all'aver raggiunto la libertà". L'enfasi è notevole, soprattutto per chi s'affida ancora una volta alla protezione di Berlusconi. Anche se Bossi ci ha tenuto a precisare: "Quando creammo la Lega ci mettemmo insieme non per vincere le elezioni, ma per avere la libertà dei nostri popoli". Pochi minuti dopo, giù dal palco e davanti ai taccuini dei cronisti, i toni del segretario leghista sono già cambiati: "Vinciamo a mani basse. La gente chiede libertà, federalismo e riforme e soprattutto non si fida più degli altri, si fida solo della Lega e della nostra coalizione". L'altra eventualità, quella di una vittoria del Partito democratico, è stata invece bollata come "missione impossibile". Secondo Bossi, infatti, la novità rappresentata da Veltroni si limiterebbe a questo: "È la prima volta che abbiamo uno che lavorava a Cinecittà e che si propone come presidente del Consiglio". Il leader del Partito democratico, dal canto suo, si è limitato a una semplice considerazione: invece di giurare fedeltà alla Repubblica di Pontida, i cinquecento avrebbero fatto meglio a giurare sulla Carta costituzionale. "Mi sarebbe piaciuto - ha osservato Walter Veltroni - che i candidati della Lega Nord avessero giurato sulla Costituzione italiana e sulla nostra bandiera tricolore".

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Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradiziona (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradizionale di Simone Collini / Roma SI DICE "OTTIMISTA" Sergio Cofferati, anche perché "l'alto numero di incerti lascia ampi margini di riuscita". A una condizione, spiega però il sindaco di Bologna: "L'ultima settimana di campagna elettorale va condotta secondo criteri molto tradizionali, parlando il più possibile con le persone, in un rapporto diretto e ravvicinato". Veltroni ha toccato la centesima provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è difficile chiedergli di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve continuare a fare il bel lavoro che sta facendo, molto efficace. Questo è però il momento in cui devono muoversi i singoli territori, gli elettori delle primarie, il corpo vasto del partito". In una campagna elettorale dai toni pacati si è notata ancora di più la contestazione a suon di ortaggi nei confronti di Giuliano Ferrara, a Bologna. "Un avvenimento grave, da non sottovalutare. Cercare di impedire a chicchessia di esprimere la propria opinione con la violenza è una cosa che non dovrebbe mai accadere. Poi, che la campagna elettorale abbia toni meno aspri rispetto ad analoghi appuntamenti del passato è del tutto apprezzabile". C'è però chi sostiene che così l'elettorato di sinistra non viene motivato adeguatamente a votare. "Il nostro elettorato, e anche il consenso che dobbiamo trovare fuori dal nostro elettorato tradizionale, hanno bisogno di un lavoro basato sulle proposte di merito, sulla convinzione, la determinazione, accompagnate dalla passione politica. Non è né utile né positivo che si aggiungano asprezze. Se rimangono fuori la demagogia e la volgarità, la campagna elettorale ci guadagna enormemente". Berlusconi ha detto che se non vince vuol dire che ci sono stati dei brogli. "Appunto". Non bisogna rispondere? "Sì che bisogna rispondere, ma non utilizzando lo stesso linguaggio, non scendendo sullo stesso terreno. Questa storia dei brogli, come è noto, è assolutamente priva di fondamento. Bisogna rispondergli che non ce ne sono stati e che non ce ne saranno grazie al fatto che noi diamo un contributo rilevante alla normalità dei rapporti e alla correttezza delle procedure". Come giudica la scelta di Veltroni di far correre il Pd da solo? "Molto coraggiosa e impegnativa. Nessuno oggi può negare che abbia rappresentato l'elemento di novità più vistoso, e anche apprezzato, nella competizione elettorale. Consente di avere quell'orientamento coeso che per definizione una coalizione non ha". Però a livello locale le alleanze con Rifondazione e gli altri ci sono tutt'ora. "Mi meraviglierei del contrario. E lo dice chi ha visto la sua maggioranza rompersi mesi fa". Dice che quel che è successo a Bologna è un'eccezione? "È una vicenda che ha ragioni locali molto particolari. È giusto che le giunte locali non subiscano mutamenti, dopo la decisione del Pd di andare da solo. Anche perché quelle maggioranze sono nate sulla base di un patto con gli elettori, che va rispettato fino alla fine del ciclo amministrativo". E quando si voterà per il rinnovo delle giunte? "Per comuni e province che vanno al voto ora si è deciso caso per caso. Una scelta comprensibile, in questo momento. Ma penso che prima delle prossime tornate amministrative sarà indispensabile definire un orientamento di massima che valga per tutti, e che sia il più coerente possibile con le scelte nazionali. Diversamente, si rischia di introiettare delle contraddizioni difficili da gestire". Come giudica il patto per la crescita tra imprenditori e lavoratori proposto da Veltroni? "Assolutamente positivo. È ciò che si potrebbe chiamare, riutilizzando una vecchia formula cara a Bruno Trentin, il patto tra i produttori, che è il fondamento della crescita di un Paese. Prima di tutto vengono sviluppo e crescita". E poi la redistribuzione? È lo schema dei due tempi contestato dalla sinistra radicale. "Avventurarsi sulla strada delicatissima dell'individuazione delle priorità e dei meccanismi della redistribuzione, non potendo contare sulla certezza della ricchezza da redistribuire, non è dannoso è disastroso. Perché non ottieni risultati, visto che manca la sostanza da redistribuire, e perché alimenti aspettative alle quali non sei in grado di corrispondere". Si è aperta una discussione, in Emilia Romagna, sul voto disgiunto: votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato si aiuta la lista di Bertinotti a superare l'8% e si sottraggono seggi al Pdl di Berlusconi. Che ne pensa? "Un'ipotesi insensata e sbagliata. Si vota un programma e le persone che sono chiamate, se elette, a realizzarlo. Mi si deve spiegare su quale elemento di razionalità si vota un programma alla Camera e uno notevolmente diverso al Senato. Aggiungo anche che riproduce una vecchia idea della politica, quella non di far vincere, costruendole intorno il consenso necessario, la propria opzione, ma quella di ostacolare e impedire l'eventuale e ipotetico risultato di un altro". E della discussione su quale percentuale debba ottenere il Pd per parlare di successo, cosa ne pensa? "Che ci sono tante forme di autolesionismo praticabili. Io sono convinto che esistano le condizioni per vincere, e spero ovviamente che si vinca. Ma in ogni caso, abbiamo visto che c'è una forza politica capace di produrre tantissime novità. Quando si è aperta la crisi l'idea diffusa era che fosse tutto scontato, che il centrodestra avesse davanti una sorta di autostrada spianata. Oggi vediamo che non è così, il Pd ha progressivamente recuperato le distanze ed è diventato nei fatti il soggetto preminente di questa stagione politica. Questa è una condizione che vale tantissimo per il futuro, al di là degli stessi risultati elettorali". Tutta questa campagna elettorale è stata segnata dalla vicenda Alitalia: che giudizio dà di questa crisi? "Alitalia si trova su un piano inclinato da molti anni. E personalmente credo che l'errore più grave sia stato compiuto più di un decennio fa quando non si concluse la trattativa per la fusione con Klm. Oggi bisogna prendere realisticamente atto che siamo alla fase conclusiva di questa lunga crisi. E non credo che esistano alternative a cercare un accordo dignitoso con Air France". Berlusconi si è detto contrario e ha prospettato cordate italiane. "È inaccettabile il cinismo del tentativo di condizionare questa delicatissima fase, l'interferenza nella discussione con annunci e ipotesi prive di qualsiasi ragionevole riscontro". Anche i sindacati si sono detti contrari. "Personalmente credo che sia necessario, da parte dei sindacati, negoziare per fare il più rapidamente possibile un accordo con Air France. Avendo consapevolezza che si è al necessario salvataggio di un'importante azienda e che i salvataggi comportano sempre sacrifici e rinunce. Ma anche sapendo che quando si realizzano con reciproche assunzioni di responsabilità da parte dell'impresa e dei sindacati, sono spesso il presupposto per la ripresa e lo sviluppo futuro. E sotto questo profilo la capacità imprenditoriale di Air France garantisce molto di più di tante altre ipotetiche soluzioni".

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Un libro da un milione e mezzo di euro per convincere i romani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL CASOBerlusconi non bada a spese. Dopo i precedenti della Storia italiana del 2001 e quella del 2006. Oggi arriva col postino "C'era una volta Roma..." Un libro da un milione e mezzo di euro per convincere i romani Roberto Brunelli Era il mitico 2001: il fatato Silvio amante dei fiori ritratto in foto fumé e multicolor a raccontare il paradiso berlusconiano, in mezzo agli stucchi di Arcore, ritratto a braccetto con i grandi della Terra. Oggi, anno domini 2008, è l'apocalisse. L'apocalisse della sinistra, inutile a dirsi. Un disastro chiamato Roma. Povertà, degrado, abbandono. Clandestini. Rifiuti. L'armagheddon. Cambiano i tempi, cambiano gli obiettivi, si moltiplicano le rughe, ma non cambia la tendenza del Berlusconi per la grandeur editoriale. Sette anni fa era l'allegro libercolo giunto nelle case di ben dodici milioni di italiani con il promettente titolo "Una storia italiana": una vetta mai più raggiunta della migliore cultura kitsch, irrisa dalla grande stampa internazionale ("In Italia vengono pubblicati più libri di Berlusconi che Bibbie"). Oggi, per ora, gli obiettivi sono più modesti. "Solo" un milione di cittadini romani sta trovando in questi giorni nelle proprie cassette postali un nuovo volumetto del nostro. "C'era una volta... il modello Roma di Rutelli e Veltroni". Minaccioso sottotitolo: "L'eredità della sinistra". Pezzo forte della pubblicazione, di complessive 96 pagine, una lettera del capo del Popolo delle Libertà pieno di devastanti cifre e di vibranti promesse, come nelle migliori abitudini. Un affresco infernale: baraccopoli e campi nomadi, famiglie senza casa, migliaia di disperati sulle sponde del Tevere, sporcizia in ogni dove. Ovviamente il peccato originale della sinistra è il "tassa e spendi". Lirico il linguaggio (citiamo dall'anticipazione data a Il Giornale): "Tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia velleità di guidare l'Italia...". Non una parola - ca va sans dire - sulla crescita del Pil dell'Urbe, molte invece le parole per discrivere il miracolo che verrà quando mai venisse eletto sindaco Gianni Alemanno (curiosamente citato solo nelle ultimissime righe della missiva): anelli ferroviari, metropolitane a go go, 25 mila nuove case per i meno abbienti, asili per diecimila bambini, tasse comunali ridotte, tutti i campi nomadi chiusi, niente rifiuti. Ma c'è anche qualche svista: "Ho visto che nel pamphlet di Berlusconi Villa Pamphili è diventata Villa "Phamphili" e Castel Sant'Angelo è diventato "Castello Sant'Angelo"" rilanciava ieri ironico Rutelli. Nel 2001 furono dodici milioni le copie del suo "Una storia italiana": qualcuno calcolò che dovette aver sborsate dai 36 ai 50 miliardi delle lire di allora, quando secondo la legge sui limiti di spesa elettorale Forza Italia nel suo complesso non avrebbe potuto spenderne più di 39. Miliardi a vagonate, comunque, per consegnarci passaggi immortali come questo: "Come se si fosse in un monastero, Gianni Letta, Marcello Dell'Utri, Fedele Confalonieri e lui stesso si alternano nella lettura dei grandi classici. "Alle Bermuda corriamo, leggiamo, meditiamo e ci alleniamo per tenere in esercizio il fisico e la memoria, ripassando le poesie più celebri e sfidandoci a vicenda su chi le ricorda meglio"". Fece il bis, nel 2006, rivolgendosi all'editore Alcos (Alberto Costa), che realizzò per lui "La vera storia italiana", altro libro-brochure da inviare a milioni di italiani per magnificare i successi del suo governo: tra le altre cose si attribuisce, il SuperSilvio, la diffusione della benzina verde, la cattura di Saddam Hussein, la salvaguardia universale del made in Italy, l'elezione di Benedetto XVI, le medaglie olimpioniche dell'Italia, la riapertura della Scala, l'elezione della Merkel in Germania, mentre vengono condannati con apposita grafia in neretto i pensatori "negativi" della storia, tra cui Gramsci, Hegel, Hobbes e Marx. Oggi, addirittura, il tris, affidato sempre alle edizioni Alcos, specializzate in "marketing aziendale". Difficile dire quanto abbia speso a questo giro. Per i comuni mortali, stampare 1 milione di copie di un libro di 96 pagine e spedirle ad altrettanti cittadini romani dovrebbe costare intorno al milione e mezzo di euro: circa 50 centesimi a copia per la stampa, e 93 centesimi di spesa postale a tariffa agevolata. A tariffa piena, sarebbero 1,28 euro a copia: il conto fatelo voi. Bruscolini, per SuperSilvio.

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I Papaboys non comprano auto da Silvio. Meglio Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del I Papaboys non comprano auto da Silvio. Meglio Walter Marcella Ciarnelli Se vendesse automobili usate (anche quelle oltre a tutto il resto?) e gli unici acquirenti da convincere fossero i Papaboys, Silvio Berlusconi resterebbe con la merce in garage. Solo il 9% di questa precisa categoria di giovani, stando ad un campione di mille tra i 16 e i 35 anni contattati tra i 13.000 iscritti all'associazione, si fiderebbe delle proposte dal Cavaliere. "Troppo abile con la retorica" e "da indiscusso genio del marketing sarebbe capace di venderti qualunque cosa". I più hanno così motivato la loro sfiducia rispondendo alla rivista on line Marketing&Tv per testare la fiducia nei confronti della classe politica. Nella classifica su Quattroruote dei politici più affidabili per i Papaboys, sul podio, medaglia di bronzo c'è Walter Veltroni con cui il 17% farebbe un affare convinto di riuscire ad avere anche uno sconto. Il leader del Pd potrebbe proporre una "Fiesta o una Panda, auto non pericolose, poco costose e di semplice manutenzione". In testa c'è il leader dell'Udc, Casini "venditore più affidabile e rassicurante" da cui comprerebbero un 55. Per un Suv bisognerebbe rivolgersi a Fini. Ultimo in classifica è Ignazio La Russa ma anche Pannella non convince.

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D'Alema: il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del D'Alema: il Pd darà stabilità Veltroni durerà a lungo di Ninni Andriolo inviato a Ischia "Trovo ridicolmente enfatico l'annuncio di Berlusconi che, semmai disgraziatamente dovesse vincere, si trasferirebbe a Napoli con seguito di Gasparri e Calderoli. Credo che la città abbia già sufficienti problemi per non aggiungerne altri...". Risposta di D'Alema al Cavaliere, nella giornata dell'ennesimo tour elettorale in Campania, a poche ore di distanza dal comizio napoletano del leader Pdl. "L'emergenza rifiuti è iniziata nel '94 - incalza il ministro degli Esteri - e da allora Berlusconi ha guidato per sette anni il governo. Dovrebbe spiegarci, quindi, non cosa farebbe eventualmente il 15 aprile, ma quante sedute di governo ha tenuto in passato a Napoli, quante discariche ha aperto e quanti termovalorizzatori ha attivato. E se ciò non fosse accaduto, come non è accaduto, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità. Perché il gioco dello scaricabarile, la strumentalizzazione politica, l'enfatizzazione della crisi per una manciata di voti sta producendo per l'immagine della Campania un danno più elevato dell'emergenza rifiuti stessa". Accompagnato dall'Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, il vice premier invita i corrispondenti in Italia della stampa estera a viaggiare con lui sulla nuova linea dell'Alta velocità che presto consentirà di raggiungere in settanta minuti Napoli da Roma, e viceversa. Si vola sulle rotaie a 300 chilometri l'ora e si discute di rifiuti e mozzarelle alla diossina. Con l'obiettivo dichiarato di D'Alema di esportare nel mondo "la verità" su Napoli. Perché la propaganda negativa che circola all'estero mette in crisi la stagione turistica e produce danni all'industria casearia. "Abbiamo fatto controlli a tappeto su tutti i caseifici - ripete - Abbiamo trovato un'area in cui c'è una percentuale di diossina superiore alla quota prevista, ma il grado di pericolosità è tale che per avere effetti sulla salute bisognerebbe mangiare quattro chili di mozzarella al giorno per tre mesi. E si tratta, in ogni caso, di un fenomeno circoscritto: 86 allevamenti su 4000. Il nostro sistema di controllo sugli alimenti è estremamente puntuale. Siamo uno dei paesi in cui si vive di piu' e il nostro sistema sanitario è tra i piu' qualificati del mondo". Da uno dei porticcioli turistici di Napoli, poi, si corre in canados fino a Ischia per un incontro con gli operatori turistici. D'Alema, sollecitato dai giornalisti, dice la sua un po' su tutto. Le elezioni? "Ci sarà una volata finale carica di emozioni - promette - Le cose, tra l'altro, tendono ad andare anche meglio. Io penso che possa accadere ancora qualche cosa. E c'è un pezzo di elettorato nostro, deluso per come sono andate le cose del governo, che di qui ad allora può essere recuperato". E D'Alema riflette sui sondaggi che danno ancora in vantaggio il Pdl. "Bisogna tenere conto di un meccanismo psicologico che induce chi viene interpellato a dare per vincente chi viene considerato favorito dai giornali. Dato che in questi mesi si è scritto che vincerà Berlusconi, l'elettore percepisce che quella possa essere la risposta più indovinata da fornire agli analisti. Il sondaggio può essere falsato oggi come lo fu nel 2006 nei nostri confronti. Allora eravamo dati per vincenti - ricorda D'Alema - e rilevammo poi che una parte di elettorato di Berlusconi si vergognava a dire che avrebbe votato per chi veniva dato per perdente". La "partita è aperta", quindi. "Una delle novità di questa campagna elettorale - aggiunge - è che una parte importante del mondo imprenditoriale mostra curiosità per il Pd, dopo che è stato rimosso l'ostacolo di un'intesa tra noi e la sinistra ideologica". C'è da riflettere su un punto, in ogni caso, dato che "l'esito delle elezioni è difficilmente prevedibile" e che "il voto del Senato è legato a elementi imponderabili, come quelli che riguardano le forze minori in rapporto al quoziente dell'8%". Resta l'interrogativo, però, "se una coalizione che ottenga il 42-43%, malgrado il voto di maggioranza che le consente di raggiungere alla Camera il 55%, possa avere la forza per fare le riforme necessarie". Visto che "con quei numeri Berlusconi non può governare un Paese complesso come il nostro". Qualora dovesse prevalere, quindi, "la situazione che si determinerebbe richiederebbe molta saggezza all'indomani delle elezioni". Per D'Alema, in ogni caso, il Partito democratico dovrà rappresentare un fattore di "stabilità". E qui il ministro degli Esteri risponde sui suoi rapporti con Veltroni. "Io sto con Walter - spiega - Esprimo posizioni molto simili alle sue, in questo caso mi considero un suo portavoce". Poi, mentre il canados che fende le acque del Golfo di Napoli si dirige verso Ischia, D'Alema punta il dito contro quegli "osservatori politici" che continuano ad attribuirgli progetti da resa dei conti post-elettorale. "All'indomani di queste elezioni mi adopererò per la stabilità del Partito democratico - scandisce - È fuori discussione che, comunque vada a finire, Veltroni ha davanti a sé un periodo non breve di leadership". Ed è "innanzitutto merito di Veltroni - dà atto - la grande operazione ecologica di semplificazione della politica e di riduzione della frammentazione che ci porterà a formare un unico gruppo parlamentare anche con Di Pietro". Con il Pd, quindi, "il cambiamento della politica italiana è già in atto", anche se, "non abbiamo potuto fare le riforme elettorali e istituzionali che avrebbero dovuto rendere questo cambiamento non reversibile". D'Alema, a proposito di regole elettorali, continua a ritenere "che l'evoluzione del sistema italiano si accompagnerebbe ragionevolmente al sistema tedesco con alcuni accorgimenti". E la riforma elettorale si sarebbe potuto vararla "anche con un accordo tra le maggiori forze", se Berlusconi non fosse stato colto dalla smania delle elezioni, delle quali il Paese non aveva bisogno". Serviva "un governo di tregua sostenuto insieme che durasse un anno per varare riforme elettorali, costituzionali e della Pubblica amministrazione, dimezzando il ceto politico". Proposte che il Pd "ha messo in cima al proprio programma". Berlusconi? "Una grande personalità - sottolinea D'Alema - Ma ha una responsabilità enorme e a volte mi sembra che non voglia bene al suo Paese". Anche perché, tutte le volte che è stato ricercato "uno sforzo comune per le riforme", alla fine "ha detto sempre di no". Non solo, quando era al governo "ci disse che le cose andavano bene, che si potevano distribuire soldi, che si potevano fare i condoni fiscali. L'Italia è stata diretta per cinque anni come se fossimo in pieno miracolo economico. Siamo stati governati come se fosse Carnevale, tranne poi scoprire che era Quaresima". E se adesso Berlusconi dovesse ritornare a vincere "i rischi di instabilità del sistema sarebbero concreti", con la Lega che diverrebbe "determinante" anche per le scelte che riguardano il Mezzogiorno. Ma come farà Berlusconi a governare? E "con quale personale politico"? "Lui ha creato un aggregato instabile - continua D'Alema - Noi, invece, abbiamo creato un partito che darà un segno alla storia del Paese". L'aggregato berlusconiano, tra l'altro, "è destinato a dissolversi e non si vede un dopo Berlusconi all'orizzonte del Popolo delle libertà". Tutto sommato "è un capo di 72 anni che si candida per la quinta volta ed è difficile immaginare la sesta o la settima". Un suo ciclo è "destinato a concludersi", quindi. Anche se non si sa se questo avverrà "il 14 aprile" o se "durerà un altro anno". E D'Alema non ha "l'impressione che ci sia un grande investimento per il futuro" dalla parte del Pdl che, tra l'altro, abbandona l'Udc, la parte moderata, e si schiaccia sulla destra. Operazione diversa da quella del Pd che molla gli ormeggi che lo ancoravano alla sinistra "più ideologica". Alleanze Pd-Udc, in un futuro non lontano? D'Alema mostra attenzione per quel che accade nel partito di Casini, ma non si spinge oltre. Dopo le elezioni, spiega, "abbiamo bisogno di dare stabilità al Partito democratico e alla sua leadership". E il vice premier, nel frattempo, incita i militanti del Pd a lavorare per conquistare gli indecisi. Lo fa da Ottaviano dopo aver lasciato Ischia, parlando nella dimora medicea che venne acquistata da Raffaele Cutolo. "Bisogna andare casa per casa in questi ultimi giorni - esorta - Per parlare con passione antica a coloro che sono sfiduciati, invitandoli a votare per noi".

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Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti Strepitosa performance dialettica di Berlusconi che per insultare Veltroni lo definisce "folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i giornali a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era "Remolo il fratello di Romolo". E che sarà mai, o è ignorante, o è provato, o lo fa apposta per riuscire simpatico a un Paese di ignoranti. Del resto peggio il trentenne dg di Telecom, Luca Luciani, che per citare un successo storico ha ricordato la "Waterloo di Napoleone". Forse voleva dire di Berlusconi, che però magari l'avrebbe preso come un auspicio. Nel casino, le poche parole chiare sono venute da Saviano a Veltroni ("dimmi chi candidi contro la camorra e ti dirò chi sei") e da Bertinotti a tutti, ma più a Veltroni. Ormai in rotta elettorale d'arrivo, tuona contro il Pd che rovina la sinistra. Può essere, se lo dice lo saprà. Peccato che in concomitanza con le sue bordate contro Veltroni e Prodi e a favore della lotta con classe (cfr. il cachemire) esca l'attivo dei rimborsi elettorali dei partiti e partitini. Rifondazione: spese accertate in milioni di euro 1.636, contributo in 5 anni per le due Camere 34.932. E vai, questo sì è l'esempio di una gestione attiva. Chapeau, Fausto, ora rifonda l'Alitalia.Oliviero Beha.

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De Luna: È una destra antiquata, sono rimasti al Novecento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del De Luna: "È una destra antiquata, sono rimasti al Novecento. di Bruno Gravagnuolo "Se vince di nuovo Berlusconi resteremo inchiodati alla strozzatura dei primi anni 90, che ha proiettato in scena una destra arcaica e tutta figlia del secolo scorso". Giudizio allarmato quello di Giovanni De Luna, storico contemporaneo a Torino, studioso della transizione post-novecentesca. E analisi non priva di speranza: "Veltroni può farcela, ha innovato. Ma deve mettere in campo più forza identitaria e più richiami a un'altra idea di società, sul territorio, nello Stato, in politica estera, se vuole battere questa destra ancora molto radicata". Che significa? E com'è nata questa destra radicata? Vediamo. Una settimana al voto e ci risiamo: torna lo spettro di Berlusconi. In realtà non se ne è mai andato in tutti questi anni. Professore, come e dove si è generato il fenomeno di lunga durata? "Il biennio storico da cui è nata la fase attuale è quello '92-'94. Lì c'è sia continuità che rottura col passato. Quanto a quest'ultima, va ricordata la sparizione dei partiti storici del dopoguerra, che riformula per intero il sistema politico. Poi, come segno forte di rottura c'è il maggioritario". La rottura si condensa a destra, con Berlusconi che perdura... "Protagonisti della cesura non furono né la sinistra né i suoi soggetti sociali di riferimento. Fu una rivoluzione di destra. E più che Forza Italia, battistrada ne fu la Lega, che già dagli anni 80 cresceva in modo significativo. Sta qui l'imprinting sociale della "seconda repubblica". Perciò, ceti medi, partite Iva, lavoro autonomo. Contro fisco, Stato e barriere ambientaliste. E anche l'ideologia è sintomatica. Il mercato diventa intrinsecamente positivo, e va lasciato correre senza lacci". Ma tutto ciò non si materializza poi nella figura del Cavaliere? "Certo. Infatti c'è la dimensione carismatica della leadership, con il sistema dei media, fondativo del discorso politico. Eccoli gli altri due punti di discontinuità. Prima di Berlusconi il carisma fisico del capo non esisteva. I leader non avevano tale tipo di appeal. Con Berlusconi irrompe il corpo, il trucco, il riporto, la bandana, i tacchi, la battuta. Tutte cose che lui usa attorno alla sua persona, per azzerare ogni istanza intermedia della politica tra sé e la società". Carisma e blocco sociale non bastano alla destra. Dividono il paese e confliggono con le istituzioni. E dopo Dini si arriva al 1996. Perché quella legislatura vinta da Prodi fu un'occasione mancata? "Populismo e carisma danno il meglio di sé con le rotture, ma non possono unire il paese. Vale per Berlusconi e vale per la Lega, nata per il conflitto. Quel che mancò in quella fase a Ulivo e sinistra fu la capacità di cavalcare positivamente la rottura. Prevalsero la continuità e la volontà di garantire un equilibrio istituzionale dolce. Anche la Bicamerale tentò di governare la rottura in questa chiave, "normalizzando" la destra, contenendola. Tentativo fallace, che dilapidò il capitale di credibilità guadagnato. Una mancanza di coraggio, e un prezzo alto, pagato alla paura che il conflitto civile potesse degenerare. Mentre invece anche i ceti più aggressivi non avrebbero mai messo a rischio il benessere conquistato. Ecco.

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Se vincono loro ci ritroviamo con le ossessioni del secolo scorso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Se vincono loro ci ritroviamo con le ossessioni del secolo scorso" perché alla fine, all'insegna della continuità, la sinistra s'è lasciata imprigionare nel mito negativo della Casta". Nel 1998 ci fu la prima divisione tra riformisti e radicali... "Sì, ma non sopravvalutiamola. La partita si giocò sulla complessiva incapacità della sinistra di dare risposte alla transizione: tra immobilismo e movimentismo sociale". Veniamo al 2001 e alla cavalcata che conduce nel 2006 al quasi pareggio. Che giudizio dà di questi anni? "Giudico negativamente il quinquennio, anche sulla base del risultato che già nel 2004 si ebbe alle europee: anni di distacco profondo tra governo e paese. E fallimento del centrodestra, sancito nel 2005 con le regionali. Al quasi pareggio del 2006 si arriva perché il centrosinistra si comportò come se avesse già vinto, lasciando trapelare le sue intenzioni: litigi interni e spartizioni di aree e risorse. Non si scorgeva un progetto politico, ma un contenzioso parcellizzato di interessi da rappresentare". Da un lato, destra con leader e interessi unificati. Dall'altro, centrosinistra diviso. Tra riformisti favorevoli a mercato e rigore, e radicali "movimentisti" e "lavoristi". Dov'è il blocco antidestra? E quale la chance di Veltroni? "Quella di Veltroni è operazione intrinsecamente positiva perché fa chiarezza. Elettoralmente spendibile, viste le divisioni del governo Prodi. Poteva essere un'occasione anche per la sinistra radicale, col costringerla all'innovazione e ai programmi. Il che non mi pare sia avvenuto. Quanto al Pd, la sfida vera resta quella dell'identità, elemento fortissimo per la destra, che detiene una "sua" identità sociale e antropologica nel paese e sui territori. Chi è l'elettore di sinistra? Basta il cittadino rispettoso delle regole? Non lo so. Ci vuole qualcos'altro. Un alfabeto, un progetto, l'aderenza ai territori. Al di là della caccia al consenso al nord-est. Insomma, ci vuole una sintesi tra luoghi, cittadinanza e contenuti sociali della cittadinanza. La capacità di uscire davvero dal 900, con un'immagine forte della società-mondo, radicata nei luoghi dove la vita si riproduce. Ciò detto Veltroni può farcela, ma il suo lavoro è di lunga lena e va al di là della contesa elettorale". E se ritorna Berlusconi? "Il peso del passato diventerà asfissiante e ci ritroveremo inchiodati alle ossessioni ideologiche del secolo scorso. Soprattutto a quelle del biennio '92-'94".

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"maleducato e antidemocratico chi non partecipa ai confronti tv" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Boselli "Maleducato e antidemocratico chi non partecipa ai confronti tv" ROMA - "Il fatto di non partecipare ai confronti elettorali con gli altri candidati premier, è non solo antidemocratico, ma anche maleducato". Lo sostiene il candidato leader del Partito Socialista, Enrico Boselli. "Vespa e Sky hanno invitato i candidati premier a un confronto. Per ora ci sono solo i cosiddetti minori. Grandi assenti, oltre ai soliti Berlusconi e Veltroni, anche Casini, Bertinotti e perfino la Santanchè. Forse temono di stufare viste le paginate di giornali che hanno e il fatto che tutte le sere aprono e chiudono qualunque tg".

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Veltroni lancia la volata per la rimonta polizza alle casalinghe e critiche al csm - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni lancia la volata per la rimonta polizza alle casalinghe e critiche al Csm "Troppi riguardi per il giudice che ha lasciato scarcerare i mafiosi" Ogni infortunio causato da incidenti domestici sarà indennizzato "E se dovessero vincere loro, al massimo dureranno un paio d'anni" GOFFREDO DE MARCHIS DAL NOSTRO INVIATO BENEVENTO - Due sole tappe di pullman ieri ma dentro c'è la cifra tonda. Con il comizio di mezzanotte a Conversano, vicino a Bari e dopo la sosta pomeridiana a Benevento, Walter Veltroni tocca quota 100 province visitate in un mese, a meno dieci dal giro completo e soprattutto a meno sette giorni dal 13 aprile. La caccia agli indecisi comincia adesso, ma è caccia a ogni singolo elettore, con un appello al voto utile che da parte del candidato premier del Pd diventa sempre più esplicito. Anche in questo senso va letto l'attacco sferrato al leader della Sinistra Fausto Bertinotti. Veltroni, nei comizi più recenti, non manca mai di mostrare la sua soddisfazione per essersi liberato di certi alleati. Addita le persone: Pecoraro, Diliberto, Bertinotti. Tiene fuori Fabio Mussi, forse la vecchia amicizia fa velo. Ma è arrivato il momento di andare oltre: "Sempre lo stesso, Fausto. Lo è stato nel '98 creando i problemi che sappiamo, e ha segato l'albero del governo Prodi dal primo giorno in cui è cominciata questa legislatura", dice durante Omnibus su La7. A Veltroni non va giù la riproposizione della lotta di classe, che è roba vecchia, poi mette il dito nella piaga della violenza, che proprio Bertinotti aveva solennemente ripudiato come pratica della sinistra nel congresso di Venezia. "Vedo che adesso sono loro a organizzare le manifestazioni di intolleranza contro Ferrara. Con i loro parlamentari, con pezzi di Rifondazione". Bertinotti risponde ("giudizio sbagliato e ingeneroso, semmai noi abbiamo trangugiato bocconi amari"), ma l'impressione è che Veltroni alzerà ancora il tiro. Per giocarsi la rimonta fino in fondo. Voto per voto. Il bacino delle casalinghe resta tra i più appetiti: 8 milioni di potenziali preferenze. Viene considerato un serbatoio berlusconiano. A loro si rivolge la proposta lanciata da Veltroni prima in una visita alla Garbatella quartiere di Roma e poi nella piazza di Benevento. "Vogliamo offrire alle donne un'assicurazione gratuita e automatica per gli infortuni domestici. Ogni casalinga può comunicare all'Inail l'incidente avuto e da una soglia del 27 per cento di invalidità in su avrà un assegno mensile di risarcimento". A seconda del danno il rimborso varia da 148 euro a 1030. "Un modo dire grazie a chi fa un lavoro fondamentale". A Benevento, la terra di Clemente Mastella, l'ex ministro della Giustizia non viene mai nominato. Veltroni qui insiste sulla legalità e polemizza con il Csm "troppo premuroso nei confronti del magistrato di Gela che ha impiegato 8 anni per scrivere una sentenza permettendo a dei mafiosi di uscire dal carcere". Il tema dei rifiuti viene rimosso o comunque solo accennato: "Quando l'emergenza sarà finita, giungerà l'ora di dare un segnale di discontinuità". E il segnale intanto è diretto ad Antonio Bassolino (anche ieri assente). Il segretario del Pd parla a lungo, davanti a duemila persone. Nello sforzo di essere chiaro, gli scappa anche una battuta che non è da lui e per un attimo lo accomuna al "principale esponente dello schieramento avverso", come si diverte sempre a chiamare Berlusconi. Racconta Veltroni che quando nei tg "vedo le immagini di un barile di petrolio so che bisogna toccarsi quello che si ha di più caro perché vuol dire che la benzina sta per aumentare". Parla di crisi e di recessione, insomma. Dice che il governatore Draghi fa bene a essere perplesso sui dati del Fmi a proposito della crescita italiana, ma la sostanza resta e "non possiamo accettare il declino". Il centrodestra "è cupo" gli ha scritto un fan, "noi invece siamo ottimisti". Perciò non bisogna abbandonarsi "all'antipolitica che è un regalo a quelli della vecchia politica". E guardando avanti promette una riforma elettorale "uninominale con primarie obbligatorie, per restituire la scelta alla gente". Proprio alla fine si lascia una sfuggire una previsione che sconfessa il sogno del successo ma tiene aperta la partita, per lui e per il Pd. "Se vincono loro, con le divisioni che li attraversano, possono durare un anno e mezzo, due. Sicuramente non un'intera legislatura". Come dire che il 13 aprile potrebbe essere solo il primo tempo.

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"bertinotti come nader negli usa rischia di far vincere berlusconi" - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Basta mediazioni Manciata di voti Dario Franceschini, numero due del Pd, si appella agli elettori della sinistra: "Bush è il frutto di quelle scelte" "Bertinotti come Nader negli Usa rischia di far vincere Berlusconi" "Indecisi riflettete bene, basta un voto in più per governare" Walter non medierà più: sarà il premier, il leader del partito e avrà la maggioranza dei parlamentari Fu la presenza del candidato verde a regalare a Bush la vittoria su Gore per 500 voti UMBERTO ROSSO ROMA - "Finirà al fotofinish fra Veltroni e Berlusconi. Non si possono più mostrare i sondaggi, neanche raccontando quelli che si vedono, ma non c'è dubbio che l'aria che si respira nel paese è proprio questa: le elezioni si vinceranno sul filo di lana". E quindi, vicesegretario Franceschini? "E quindi a maggior ragione ogni voto, ogni singolo voto diventa decisivo. Nessun voto è inutile, come ha giustamente osservato il presidente Napolitano. Ma alla Camera lo sbarramento è del 4 per cento, al Senato dell'8. Il che eliminerà di fatto il novanta per cento dei simboli sulla scheda, che non avranno rappresentanti in Parlamento. E per vincere, e conquistare il premio di maggioranza, basta un voto in più dell'avversario. Vorrei che gli italiani lo tenessero ben presente". Insomma, il voto utile per battere Berlusconi è quello al Pd e non alla Sinistra arcobaleno... "La definizione di voto utile non mi piace. Vorrei solo ricordare che la volta scorsa il centrosinistra vinse solo per 24 mila voti, su circa 40 milioni. E che in America qualche anno fa, su oltre cento milioni di votanti, solo per 537 voti in più in Florida Bush sconfisse Al Gore. C'era in lizza un terzo candidato, il verde Ralph Nader, che prese il 2,7 per cento. Se quei voti fossero, invece, andati a Gore, il corso della storia sarebbe cambiato: gli Usa non avrebbero fatto la guerra in Iraq, avrebbero firmato il protocollo di Kyoto, e forse non ci sarebbe oggi nemmeno il rischio di recessione". Bertinotti come Nader? "La sfida è fra Veltroni e Berlusconi, può piacere o no, ma la realtà è questa. Nader fu responsabile della vittoria di Bush". Secondo la Sinistra arcobaleno però il voto utile è una trappola, anche perché Berlusconi sarebbe di gran lunga in vantaggio. "Sanno bene anche loro che la partita è apertissima. Ufficialmente lo negano perché sono molto preoccupati: temono che il voto al Pd possa far breccia nell'elettorato di sinistra". Il voto disgiunto fra Pd e Sinistra sarebbe una soluzione, come sostiene Mauro Zani per l'Emilia? "No, quella è stata una battuta infelice. Per vincere il voto va dato al Pd ovunque, senza eccezioni. Anche perché tecnicamente non è vero che il voto disgiunto in alcune regioni sia utile per contrastare la destra. E comunque il nodo resta politico, ovvero una sfida a due fra Pd e Pdl. Che tra l'altro introduce una importantissima novità". Quale, onorevole Franceschini? "Sarà di fatto, per la prima volta, una elezione diretta del premier. In passato, con una coalizione, si sapeva che il capo del governo sarebbe stato chiamato ad un lavoro di mediazione. Adesso, se vinciamo, ci sarà finalmente un modello europeo: Veltroni sarà al tempo stesso premier, leader del partito, e in Parlamento avrà con il suo solo partito la maggioranza di deputati e senatori". Con la Sinistra nessuna collaborazione in futuro? "Spero che abbia un atteggiamento di minoranza costruttiva nei confronti di un futuro governo Veltroni". Per la vittoria però, oltre gli elettori di sinistra, sarà determinante la scelta degli indecisi. "In questa campagna elettorale, ed è la prima volta che mi capita, sono in tanti che si avvicinano e mi dicono: in passato ho votato per la destra, stavolta voglio provare con voi. Realizzando, in questo modo, un passaggio diretto fra il centrodestra e il Pd. C'è una parte del paese che non ha mai scelto il centrosinistra e che adesso vede nella novità del Pd una grande opportunità. Perciò anche nei confronti della fascia di indecisi, oltre che ai disillusi del centrosinistra, lancio l'appello: riflettete bene, la vittoria può arrivare anche per un voto in più". Vale anche per i cattolici tentati dall'Udc? "Il pluralismo dei cattolici in politica è oramai un dato acquisito. Ma sarà sotto la bandiera del Pd che si ritroverà una grande rappresentanza parlamentare di cattolici democratici, che unirà la fedeltà ai valori con la laicità dello Stato". Berlusconi denuncia il pericolo-schede. Esiste anche per il Pd? "La scheda elettorale è molto brutta, rischia di confondere. Ma purtroppo è un altro dei tanti frutti avvelenati della legge elettorale, la porcata di Calderoli".

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DNapoli OPO il voto sarò uno stabilizzatore del Pd& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato CLAUDIO SARDO "DNapoli OPO il voto sarò uno stabilizzatore del Pd" dice Massimo D'Alema (nella foto a fianco). Sia che il Pd vinca, sia che vinca Berlusconi, "la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Perché il nuovo partito deve rafforzarsi come il pilastro di un nuovo sistema. Mentre Berlusconi "è troppo a destra" e non riuscirà comunque a governare il Paese con "al massimo il 42-43% dei voti". Il Pd, invece, già nei governi locali, si dimostrerà più capace di dialogo "sia con i centristi che con la sinistra radicale".

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ROMA Sarà più rissosa di un comizio di Giuliano Ferrara? Sarà pi& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Sarà più rissosa di un comizio di Giuliano Ferrara? Sarà più noiosa dei tanti faccia a faccia indiretti fra Veltroni e Berlusconi? Sarà una sorta di assemblea di condominio con una folla di candidati premier che s'accapigliano sul ballatoio? Oppure un dibattito ("No, il dibbattito no!") fra polli che si spennano tutti contro tutti? O un ritorno alla lotta fra leoni e gladiatori con la Santanché che recita entrambi i ruoli e cerca di sbranare il rivale fascistissimo Fiore (candidato premier di Forza Nuova), con Bertinotti che cerca di moderare la cattiveria dei combattenti a colpi di erre moscia ma il candidato premier dell'Union fur Sudtirol (Andreas Poeder) non ci capisce un acca nè moscia nè rigida, con la D'Angeli trozkista dei Parioli che turigliattianamente (togliattianamente si diceva un tempo, ma erano altri tempi) lancia uova in faccia a Giuliano Ferrara che finge di divertirsi ("Che ovazioni!") e via così su RaiDue? Ecco, il duello collettivo in tivvù fra gli aspiranti presidenti del consiglio - che sono trentadue, compresi Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione e soprattutto Pius Leitner del partito Die Freihetlichen, ma in scena dovrebbero presentarsi in quindicii e senza Walter nè Silvio Pier - si terrà venerdì prossimo e si annuncia come un imperdibile show. Da far tremare i polsi perfino a un tipo abile e sperimentato come Bruno Vespa che ne sarà il conduttore: "Sarà una delle prove più difficili della mia vita". Servirà lo scudiscio? Saranno necessari i bavagli? Anzi, i buttafuori? Pier Ferdinando Casini è scettico sull'utilità di questo spettacolo: "Non so se parteciperò". Veltroni motiva così il suo no: "Sarà una sequela di inutili urla". Berlusconi si sente su un altro pianeta, quello degli statisti ormai nella Storia, e non vuole mescolarsi al candidato premier dell'Unione Democratica Consumatori, Bruno De Vita, che l'altra volta si presentò a "Porta a Porta" brandendo filoni di pane sotto il naso della Santanché, o a Andreas Poeder e Siegfried Brugger leader rivali di due partiti sudtirolesi che litigheranno in ladino, o all'eventuale capo del governo guidato dal leader dei Popolari Uniti, Antonio Potenza, che starà in video tutto contento perchè sono stati esclusi dal voto i suoi diretti rivali del Partito degli Impotenti. Gustose e numerose sfide nella Grande Sfida. Il leninista Ferrando contro la trotzkista D'Angeli. La candidata premier del Partito Alternativo Comunista, Fabiana Stefanoni, contro il marxista Domenico Savio. E fra libertari: Bertinotti contro Gesù, cioè contro Boselli che s'è paragonato al Bambinello: "Fu lui il primo socialista". E ancora nordisti contro terroni e sudisti contro sudisti: il candidato premier di Lega Sud Ausonia all'assalto di quello del Partito del Sud che s'accapiglia con quello di Sud Libero che dà i pizzicotti a quello degli autonomisti siciliani. Ma vincerà il match Luigi Ferrante, del Partito del Loto? O vinceranno in diretta i pomodori? "A me, cominciano a piacere", auto-ironizza Ferrara della Lista Pro-Life. E speriamo che i quindici, o venti, nanneti del duello tivvù non lo prendano in parola.

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ROMA - Silvio Berlusconi è preoccupato: giudica illeggibili le schede elettorali. E chiede che (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - Silvio Berlusconi è preoccupato: giudica illeggibili le schede elettorali. E chiede che siano ristampate. Con relativo decreto che stabilisca la necessità della "comprensibilità della scheda". "Quando ho visto le schede - dice il Cavaliere - mi sono spaventato. Francamente non si capiscono gli apparentamenti. C'è una striscia indistinta di simboli". E allora? Si è rivolto al presidente della Repubblica affinchè vigili sul voto. Un vero e proprio appello a Giorgio Napolitano dopo che aveva inutilmente chiesto delucidazioni al ministro dell'Interno, Giuliano Amato. Ma non è tutto, come racconta Berlusconi, "non riuscivamo a trovare ascolto dal ministro dell'Interno". Sia Gianni Letta che l'ex inquilino del Viminale Scajola "hanno parlato a lungo con Amato senza avere soddisfazione". Berlusconi piuttosto che pensare ai brogli ha "pensato alla confusione che si crea in chi deve votare". E così in una nota il Cavaliere ha chiesto a Napolitano che "intervenga immediatamente a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento delle elezioni". Sempre rivolto al capo dello Stato, spiega, che "le schede elettorali così come sono state predisposte dal ministero dell'Interno, non offrono garanzia alcuna che sia rispettata la volontà degli elettori e inducono più facilmente all'errore che all'espressione di un voto regolare". "In particolare - aggiunge - le forze politiche che si presentano alleate, le più rappresentative degli elettori, rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli confusa" con "la conseguenza di esporre le prossime elezioni al rischio di innumerevoli contestazioni". Immediatamente Napolitano ha invitato Amato "a fornire ai rappresentanti delle forze politiche e all'opinione pubblica tutti i chiarimenti opportuni". Arriva subito la risposta del ministro dell'Interno che spiega come la predisposizione della macchina elettorale sia "in conformità della disciplina legislativa vigente e in particolare al decreto dell'8 marzo 2006 che ha la firma di Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell'Interno". Anche Antonio Di Pietro teme che con queste schede ci sia il rischio di "un voto truccato". Intanto il Cavaliere trova il tempo per partecipare ad una manifestazione organizzata dai giovani di FI e An in piazza del Pantheon a Roma. E' euforico. Galvanizza il migliaio di giovani presenti. E quando sale sul palco e si improvvisa provetto danzatore con il candidato sindaco di Roma del Pdl, Gianni Alemanno, dalla piazza si leva una ovazione. Ed è in quel momento che Berlusconi tra l'ironico e il faceto annuncia: "La condanna è definitiva. Devo fare il presidente del Consiglio". Si leva un coro "presidente", "presidente". Scalpitano i giovani con tanto di magliette con la scritta "spedire Veltroni in Africa-si può fare". O piuttosto quelli che esibiscono la fascia al braccio e sulla fronte "rialzati Italia". Quindi attacca Walter Veltroni "diplomato in fiction" al punto che ha "un coraggio bestiale per far scordare il suo passato". E' il "pifferaio magico" che vorrebbe "portare gli italiani nel burrone" di "più spesa pubblica, più tasse, più extracomunitari".

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<Il Viminale? Errare è umano perseverare però è diabolico> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il leader dell'Idv Di Pietro "Il Viminale? Errare è umano perseverare però è diabolico" ROMA - "Sono sei giorni che lo vado dicendo, inascoltato, l'ho anche scritto formalmente al ministro dell'Interno e al capo dello Stato: in quelle schede ci sono incongruenze ed errori materiali che impediscono ai cittadini di esercitare il proprio diritto costituzionale a un voto informato". Si arrabbia Antonio Di Pietro ( foto), il primo a denunciare anche pubblicamente che le schede così no, proprio non vanno. "Cosa mi hanno risposto al ministero degli Interni? Dicevano "Ormai è fatta, non si può tornare indietro...". E invece non solo si può - tanto che dal Viminale hanno assicurato che se Pizza martedì fosse riammesso, si potrebbero ristampare le schede -, ma si deve: qui c'è un diritto superiore di milioni di cittadini che va difeso". E dunque, insiste il leader dell'Italia dei Valori "non si capisce proprio come un costituzionalista come Amato dica che la situazione è questa, e non si può fare nulla. Eh no, errare è umano, perseverare diabolico". Adesso a dirlo è anche Berlusconi, il suo grande nemico. Non si augura il ministro che lo faccia anche il suo alleato Veltroni? "Io ho parlato con tutti i responsabili dei partiti di questo problema nei giorni scorsi, e tutti - chi apertamente, chi sottovoce - mi hanno dato ragione. Poi, ognuno fa quello che vuole, non mi aspetto niente da nessuno, o meglio mi aspetto ancora un intervento del ministro degli Interni o del capo dello Stato. Io continuerò a dire che votando così si viola la Costituzione, noi dell'Idv non ci stiamo". Certo, ormai i tempi sono molto stretti, ma secondo Di Pietro la macchina dello Stato può mettersi in moto: "Bisogna ristampare le schede, il tempo c'è, pazienza se i militari all'estero hanno già votato". Ma si può arrivare a tanto senza che lo stesso governo prenda in mano la situazione? L'ex pm non ha dubbi: "Se, per rendere più chiaro che esistono due coalizioni e per evitare il rischio che segnando la croce su uno dei partiti coalizzati si annulli la scheda serve un decreto, beh lo si faccia: ne abbiamo fatti tanti, questa è una di quelle situazioni di urgenza che ne ammette eccome il ricorso. Basterebbe mettere i simboli in verticale e affiancare i partiti coalizzati, così non ci sarebbero rischi di sbagliare né contestazioni di cui nessuno sente il bisogno. Non mi sembra una cosa impossibile". P. D. C.

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Tanti no alla sfida tv da Vespa: <Ma a Matrix nessun duello> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Candidati premier Il conduttore: lusingato che la Rai mi abbia chiamato. Mentana? Anche da me interviste separate Tanti no alla sfida tv da Vespa: "Ma a Matrix nessun duello" ROMA - Né in 2 né in 15, né di qua (Rai) né di là (Mediaset) né ora né mai. Per questa tornata elettorale il confronto tv tra i due candidati premier più accreditati, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, semplicemente non è cosa. "Non puoi prenderti solo la crema, ti toccano anche le situazioni spinose", commenta saggio Bruno Vespa che si immolerà nella prevedibilmente poco succosa ultima tribuna collettiva di venerdì sera su Raidue, priva dei principali protagonisti. "Lo sapevo benissimo che Veltroni e Berlusconi non sarebbero venuti, ma non faccio la star ed ho accettato per disciplina aziendale, lusingato che abbiano richiesto la mia esperienza. Però gli inviti non li faccio io, siamo costretti per legge a convocare tutti. Il mancato faccia a faccia? In mancanza di obblighi precisi, di regola è l'inseguitore che vuole il confronto e l'inseguito che non è interessato ". Ma se gli chiedi: Bruno, ma allora, come dice il Cavaliere, il vero duello sarà quello da Mentana?, ecco che scatta l'orgoglio: "Ma quale? Berlusconi e Veltroni parleranno ciascuno per 45 minuti, in due interviste separate. Allora l'ho fatto prima io. E lo rifarò: mercoledì 9a Porta a Porta avrò Veltroni, giovedì 10 Berlusconi e con questa gli avrò dedicato 3 puntate a testa, nessuno ha fatto di più". Con quel che passa il convento, si contenta e porta a casa Enrico Mentana, che venerdì sera comunque chiuderà al top con l'ultima intervista esclusiva ai due candidati principali. "Ovvio che non sarà un'ordalia. O il miglior film in città. Ma, nel contesto di una campagna elettorale non pepatissima, cercheremo di rendere la trasmissione più efficace possibile ". Sulle traversie del concorrente, Vespa è solidale: "La situazione in Rai è figlia di una par condicio imbalsamatrice. Del resto anche io, per poter avere il Berlusconi/Veltroni ho dovuto prima invitare tutti gli altri". Chi dei due parlerà per primo? "Non si dice. Ma certo l'appuntamento è importante, entrambi sanno che la prova è inappellabile". Bocciato il faccia a faccia, ritenuto incompatibile con l'invisa par condicio ("Non è vero", insiste ancora Veltroni. "Potremmo farlo, Berlusconi dice bugie e non va bene per chi si candida a guidare il Paese"), il Cavaliere aveva subito stroncato anche la tavola rotonda di gruppo da 90 minuti offerta da Raidue: "Controproducente per chi ci va". E ieri ci ha messo il carico pure il leader del Pd: "Non è utile per gli elettori: con 15 candidati tutti nello stesso studio diventerebbe una sequenza di pillole tv e di urla". Sarebbero 6 minuti a testa, interruzioni escluse. L'affollamento ha demotivato anche Pier Ferdinando Casini: "Non so se andrò, deciderà il mio staff". Sulla via del no Daniela Santanchè e Fausto Bertinotti. Protesta in nome del bon ton Enrico Boselli, candidato socialista: "Non partecipare non solo è antidemocratico ma pure maleducato". Giovanna Cavalli.

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E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Al Pantheon: "La mia condanna è definitiva, devo fare il presidente del Consiglio" E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino ROMA - Un esecutivo del Pdl è l'"ultima occasione prima del declino, e la partita del 13 e 14 aprile non finirà in un pareggio al Senato perché i sondaggi sono chiarissimi, abbiamo una distanza tale per cui avremo l'onore e l'onere di governare e cambiare il Paese", dice Silvio Berlusconi parlando a Telecamere, in onda oggi su Raitre. In piazza del Pantheon, davanti ai giovani del Popolo della libertà che lo salutano con un'ovazione, aggiunge: "La mia condanna è definitiva devo fare il presidente del Consiglio". E lo dice, come del resto va ripetendo da qualche tempo, con un tono assai prudente perché il lavoro che lo attende qualora sia lui il vincitore è molto impegnativo: dalla lotta ai rifiuti alla trasformazione della pubblica amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi parla, e in cielo volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il suo rumore le parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che hanno paura". Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una parte invita alla mobilitazione ("finita la festa andate a fare proselitismo") e dall'altro rilancia l'idea del voto utile, il voto cioè dato ai grandi partiti. Non va insomma, dice, disperso scegliendo forze politiche che non hanno la possibilità di superare lo sbarramento e quindi non porteranno parlamentari. "Se qualcuno a voi vicino avesse qualche simpatia per quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e si chiama Pier Furby...". Non finisce la frase perché dal pubblico salgono fischi e "buuu", e lui di rimando: "Reazione un po' rozza ma efficace". Critica poi il suo competitor Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del vecchio partito comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un grande comunicatore e ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere assieme radicali e cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile". Tuttavia l'ex sindaco di Roma non è affatto il "personaggio nuovo che dichiara di essere". "Per questo gli italiani hanno capito - tuona Berlusconi - che seguire il pifferaio magico rischiava di portarli nel burrone". E rivolto ai giovani domanda: "Volete voi che un vostro coetaneo, cioè il sottoscritto, torni al governo?". "Sììì", replica il pubblico e lui si congeda con un "bacio e abbraccio tutti, soprattutto le signorine ". Pdl Silvio Berlusconi a Napoli Lorenzo Fuccaro.

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Di FABIO ROSSI Monitorare inquinamento e livello delle polveri sottili in tutti i quartieri d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI Monitorare inquinamento e livello delle polveri sottili in tutti i quartieri della città, per trovare le contromisure adeguate. È partito ieri mattina il tour del pullman anti inquinamento del Popolo della libertà: una sorta di centralina ambulante che utilizzerà macchinari specifici, grazie al coordinamento dell'immunologo Fernando Aiuti, capolista per il Pdl in Campidoglio e garante per le politiche della Salute. "Questa è una cosa seria, non solo un'iniziativa relativa alla campagna elettorale, perché il benessere è uno dei pilastri della nostra politica - sottolinea il candidato sindaco Gianni Alemanno - Con questo pullman vogliamo verificare realmente come stanno le cose e informarne i cittadini perché è troppo facile nascondere i problemi". Il pullman "Aiuti per Roma" è partito ieri mattina da piazza della Repubblica, dopo la presentazione dell'équipe che compirà il viaggio nelle strade cittadine. Durante il tour cittadino, in particolare, saranno monitorati e catalogati i dati relativi alle microparticelle prodotte dal filtro antiparticolato, all'inquinamento acustico, alle frequenze elettromagnetiche e soprattutto gli effetti che provocano sui bambini e sugli anziani. "Noi non vogliamo nascondere i problemi ma affrontarli coinvolgendo in modo consapevole tutti i cittadini - spiega Alemanno - Bisogna individuare stili di vita adeguati e fare delle campagne di informazione". Accanto al problema atmosferico, aggiunge Aiuti, "c'è anche quello alimentare, dei corretti stili di vita, della prevenzione di malattie ed allergie: anche di questo parleremo con i cittadini". In tema di inquinamento, il candidato sindaco del Pdl si sofferma anche sui problemi della sanità. A partire dall'ospedale più grande della Capitale, l'Umberto I: "Bisogna fare in modo che il Policlinico diventi il simbolo del cambiamento di passo delle politiche sulla sanità romana - sostiene Alemanno - Bisogna demolirlo e ricostruirlo a moduli, pezzo per pezzo, con un progetto moderno e innovativo". Del futuro di Roma l'ex ministro delle Politiche agricole ha poi parlato alla manifestazione di Azione giovani, nella piazza del Pantheon. "Non esiste progetto di rinascita nazionale in Europa che non sia stato legato alla rinascita della Capitale - dice Alemanno - Siamo orgogliosi della Roma antica, ma anche della Roma di oggi e del futuro che Rutelli e Veltroni hanno tradito. Vogliamo che esista una sola Roma, morale, nella quale quando ci si mette piede si senta di stare nella Capitale del Paese". E, sempre dal palco di piazza della Rotonda, Silvio Berlusconi torna alla carica del Campidoglio: "Veltroni lascia una Roma disastrata, con 9 miliardi di euro di debiti e nella quale le consulenze sono aumentate del 243 per cento - sottolinea il leader del Pdl - Al momento di candidarsi, il leader del Pd ha detto di voler divorziare dalla sinistra radicale che ancora orgogliosamente si dice comunista. Poi però sono arrivate le elezioni amministrative e non c'è comune al voto nel quale il Pd non sia alleato con la sinistra".

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ROMA Bertinotti ha fatto cadere il governo Prodi nel '98 e anche questa volta ha segato l'albero de (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L governo dal primo giorno di legislatura...". Il segretario del Pd, Walter Veltroni, risponde con queste parole al candidato-prmier della Sinistra Arcobaleno. Il quale ha detto di essere stato molto "deluso dal governo Prodi" e aggiunge di "essere sicuro della sconfitta del Partito Democratico alle elezioni del prossimo fine settimana. "Il suo auspicio - replica Veltroni a Bertinotti - che non vinceremo le elezioni lo lascio a lui, io lavoro per vincerle". Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno a sua volta contrattacca. Così: "Veltroni sbaglia ed è gravemente ingeneroso. Con le unghie e con i denti, anche trangugiando bocconi amari, abbiamo fatto vivere il governo Prodi contando su un secondo tempo che non è mai arrivato". Insomma, "non abbiamo affatto segato l'albero del Professore". "Ci siamo battuti - incalza Bertinotti - per superare la legge che dà il precariato, l'aumento di salari e pensioni e lo abbiamo fatto nelle finanziarie e perfino dopo, decreto per decreto. Qui invece ci sono ministri che oggi fanno parte del Partito Democratico che non hanno consentito al governo di fare quello che avrebbe dovuto". Nella polemica s'inserisce anche Diliberto: "Veltroni, segando l'accordo con la sinistra, si assume la responsabilità di ridare l'Italia nelle mani di Berlusconi".

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ROMA Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...&# (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA "Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...". Scherza il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, vedendo i fiocchi azzurri con cui lo accolgono nelle Marche per festeggiare la nascita del figlio Francesco. Un attimo di commozione e poi, via, di nuovo a controbattere, un'ennesima volta, i teorici del cosidetto "voto utile". "Dà fastidio un centro che impedisca a Berlusconi e Veltroni di fare i loro comodi- argomenta il candidato premier centrista- credo sia importante votare per noi, è doppiamente utile, per salvaguardare i propri valori e per evitare che l'Italia abbia dei padroni". Appare in gran forma l'ex presidente della Camera. E ad Ascoli Piceno, in un teatro stracolmo, spiega perchè. "Oggi mi vedete particolarmente tonico, non solo perchè mi è nato un figlio, che è una benedizione del Signore, una cosa bellissima. Ma sono tonicizzato anche dai risultati dei sondaggi. Se è vero che con tutte le persone che se ne sono andate, ha corrisposto un aumento a dismisura per l'Udc nei sondaggi, allora se ne vadano pure", ironizza. Quindi, fa una confidenza ai suoi elettori: "Un mese fa abbiamo avuto paura. Un uomo politico non dovrebbe mai dirlo, ma abbiamo temuto che ci fosse uno schiacciamento. Oggi siamo salvi. C'è un Unione di Centro che va oltre l'Udc, c'è anche la Rosa Bianca. Ci sono molti cattolici che si sono messi in marcia". E dice di "non capire Berlusconi, che afferma di essere in vantaggio di tanti punti, ma poi non si accontenta di vincere. È inutile che pensi anche di avere la proprietà del Paese, che è degli italiani, e non sua. Lasci qualcosa anche a noi. Tanta insistenza rivela come sia ossessionato, dà dei sondaggi, spiega che ha già vinto le elezioni, per cui si accontenti di vincere". Quindi, affronta i temi di attualità. Secondo Casini, le previsioni pessimistiche del Fondo monetario internazionale sulla crescita dell'Italia "significano che non è solo importante vincere queste elezioni, ma è importante che chi le vince abbia la cultura di governo per poter governare. Servono decisioni forti- sottolinea- ad esempio, credo che Alitalia abbia bisogno di una profonda svolta, di una modernizzazione e di scelte impopolari, che solo chi avrà grande coraggio riuscirà a fare". E mette in chiaro che "dopo essere stati vittime del ricatto di Bertinotti, oggi rischiamo di essere vittime di quello di Bossi", avverte, spiegando che "ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il candidato premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè Veltroni ne è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i competitors, e non vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'originale". Infine, un ultimo avvertimento: "Ai cattolici dico che la coscienza della Binetti non è la coscienza del Pd, perchè nel Pd non c'è posto per i nostri valori. In questa campagna - aggiunge - noi difendiamo l'identità cristiana del Paese, difendiamo ciò che siamo, è una precisa scelta di campo. E nè VeltroniBerlusconi possono parlare di temi eticamente sensibili, perchè hanno dentro di tutto nelle loro coalizioni e non se lo possono permettere". C.Ter.

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NAPOLI - Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO NAPOLI - "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque sia il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che "sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto. Ieri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi. "Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più antiberlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza. Promette un Consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative, alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale". Certo, in Campania la rimonta appare una "mission impossible". E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo "emergenza rifiuti". "Il ricambio è necessario", anzi "è già cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, "non al partito".

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ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibile al sindacato affinchè dia a Parigi un segnale forte di disponibilità e buona volontà che permetta di riaprire il tavolo della trattativa. L'abilità strategica del presidente di Air France Spinetta è nota e il silenzio di questi giorni ne è una conferma. Un silenzio che pesa come un macigno sulla Compagnia di bandiera e sul governo e che rende il sentiero dell'intesa sempre più esile se non ormai quasi del tutto impossibile. La riunione del cda di Air France di domani, senza un segnale forte dei sindacati, di fatto archivierà la trattativa con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Bonanni che è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa, non contribuiscono certo a far recedere francesi e olandesi dal loro proposito. Servirebbe quindi un gesto forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a riprendere l'aereo. In questo modo la trattativa si potrà riaprire e magari superare anche la data elettorale, così come a gran voce sollecitano i vertici del partito Democratico. La scelta dei tempi ha infatti innervosito non poco Walter Veltroni, ma una volta avviata la trattativa è risultato difficile bloccarla e ora sono i francesi a premere per un preaccordo subito, sapendo che se non incardinano prima del voto i tavoli del confronto con i sindacati, difficilmente lo potranno fare con il nuovo governo. Berlusconi, archiviato l'inziale via libera alla vendita ad Air France, continua ad essere tenuto sotto pressione dall'alleato lumbard. Il Carroccio non è tanto interessato ai destini di Alitalia, quanto a Malpensa e alla sua richiesta milionaria di risarcimento. Il nervosismo del vertice del Pd per come il governo ha gestito la trattativa e per la tempistica, è ancora palpabile malgrado il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta si stia facendo in quattro per cercare di riportare al tavolo della trattativa i francesi. E' però probabile che domani Air France certifichi nel cda la fine della trattativa, spalancando le porte al commissariamento dell'azienda che però, calendario alla mano, potrebbe essere ufficializzata solo dopo il voto, visto che la procedura applicativa della legge Marzano non è delle più semplici ed investe i ministeri del Tesoro e delle Attività Produttive, oltre al cda della Compagnia.

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Walter a rimorchio anche sulle troppe leggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 83 del 2008-04-06 pagina 38 Walter a rimorchio anche sulle troppe leggi di Paolo Granzotto La fertile mente del signor Walter Veltroni ha partorito un'altra idea formidabile. Ha detto che "lo sviluppo del nostro Paese è bloccato da ben 21mila leggi a fronte delle 4.500 della Germania e delle 9.800 della Francia e che, entro quest'anno, ne saranno eliminate 5mila". Ha aggiunto che "entro il 2010 la riduzione della giungla legislativa sarà completata con cento Testi Unici, mille leggi speciali e saranno portati a soli 2.200 gli attuali 90mila atti normativi". Peccato che l'idea del vulcanico ex deputato comunista, ex direttore dell'Unità, ex vice di Prodi, ex sindaco di Roma e, attualmente, giovane con pensione "milionaria", non sia originale e che i numeri dati siano fantasiosi. A pag. 18 del mio libro "l'Assalto alla diligenza", edito da DenaroLibri nel 2005, si legge: "Quand'era ministro della Funzione Pubblica nel governo Ciampi del '93 il prof. Sabino Cassese rivelò che il Parlamento repubblicano aveva prodotto oltre 40mila leggi in meno di cinquant'anni a fronte delle 12mila della Francia, delle 5mila dell'Inghilterra e della 7mila della Francia. E, qualche mese dopo, il funzionario incaricato di contare le leggi italiane aveva sommato tutte quelle pubblicate sulle Gazzette Ufficiali dall'Unità d'Italia fino al 1990 e sui Bur (i bollettini ufficiali delle regioni) e fu così che venne fuori la stratosferica cifra di 150mila tra leggi, decreti, regolamenti e atti normativi. E fu così che, di fronte a un Paese "iperlegificato", il premier Silvio Berlusconi cominciò, nel '94, a parlare di un necessario "processo di delegificazione" che avrebbe dovuto portarci nell'arco di un decennio al livello europeo. Attraverso una serie di Testi Unici in materia di lavori pubblici, di fisco, di beni culturali, di diritto societario, di sicurezza, di sanità, di scuola e così via. E attraverso l'eliminazione di un insieme di leggi praticamente inutili perché desuete. Dello stesso processo parlò il prof. Franco Bassanini, ministro della Funzione Pubblica nel governo Prodi del '96. Ma alle intenzioni non sono poi seguiti i fatti. Tant'è che Stato e Regioni hanno continuato a produrre leggi senza preoccuparsi delle sovrapposizioni. Nessun ufficio studi le ha più contate. Ma, sempre secondo il prof. Cassese, il tetto delle 35mila leggi è stato abbondantemente superato e la nostra vita associata è regolata da qualche miliardo di parole. Molto spesso contrastanti tra loro". Aggiungo un consiglio al signor Veltroni. Oltre a impegnarsi a cancellare 5mila leggi nazionali (ma poi quali e in quali campi?) preveda anche una norma che impedisca alle regioni di legiferare senza freni. Altrimenti sarà tempo sprecato. Ma di cosa si meraviglia, caro Mazziotti! Mi sembra sia stato Vincenzo Gallo detto Vincino a felicemente definire Walter Veltroni "il Berlusconi del giorno dopo". Ed è così. Mai un'idea inedita, mai un progetto originale, ma sempre a rimorchio del Cavaliere o, quando vuol vendere l'aria fritta infiocchettandola con le maiuscole, di Obama e dei due Kennedy, pace all'anima loro. Io non m'impiccio degli affari degli altri, ma se è tutto qui il colpo di reni nuovista e giovanilista del Piddì, facevano meglio a tenersi Prodi che bene o male almeno s'era inventato, al fine della propria sopravvivenza, l'innovativa formula del "governo Pallaro" (particolarmente apprezzata da Robert Mugabe, che la giudicò idea brillantissima, più efficace d'un golpe e dunque meritevole d'essere adottata del suo Zimbabwe). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Visti dai francesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Visti dai francesi Rarement aussi ennuyeuse A un peu plus d'une semaine du scrutin, un sentiment domine la fin de la campagne pour les Législatives italiennes: le soulagement. Rarement bataille électorale aura en effet été aussi terme et ennuyeuse. La comparaison avec les duels espagnol entre José Luis Zapatero et Martino Rajoy ou français entre Nicolas Sarkozy et Ségolène Royal est impitoyable. L'affrontement entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée. L'ancien maire de Rome peut encore compter sur l'usure de son adversaire pour rassembler sur son nom mais il a sans doute échoué à faire flotter un vent nouveau sur le pays. On est malheureusement loin de la campagne audacieuse de Barak Obama. Quant à Silvio Berlusconi, qui postule pour la cinquième fois, il incarne le recul de l'Italie sur la scène internationale. En 1994, le président français François Mitterrand s'était ému de l'arrivée du Cavaliere au pouvoir en lâchant "attention, danger". Aujourd'hui sa candidature ne fait même plus peur à l'étranger y compris auprès de The Economist qui semble avant tout jeter l'anathème ("unfit to lead Italia") par habitude. Elle marque en revanche l'incompréhension pour le pays et sa classe politique. Et au delà une triste et préoccupante indifférence pour l'Italie. corrispondente da Roma di Libération 05/04/2008.

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Segue balladur (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue balladur di Gaetano Quagliariello Resta la riforma della Costituzione, per la quale bisogna indicare un metodo e definire un'agenda. Per quanto riguarda il primo, una suggestione mi è provenuta da una visita pre-elettorale svolta in Francia, ospite dei vertici dell'Ump. Dai numerosi incontri ho tratto una convinzione: in Italia si è parlato troppo del rapporto Attali, che in coscienza mi è parso un catalogo di riforme non privo di una certa banalità. Mentre è passato quasi inosservato il lavoro della Commissione Balladur che ha avuto il compito di mettere a punto la riforma della Costituzione. È stata composta da politici di grande esperienza di entrambi gli schieramenti (Balladur stesso e Jack Lang, ad esempio), da giuristi e da "pratici" del diritto. Ha lavorato per alcuni mesi in modo serrato. E dopo una lunga discussione ha votato una sola volta all'unanimità il rapporto finale, per poi trasmetterlo al governo che a sua volta è pronto per sottoporlo alla discussione delle Camere. A questo punto, certamente le difficoltà non mancheranno. Ma vi sono aspetti sia di metodo che di merito per i quali l'esperienza francese in Italia non dovrebbe passare inosservata. Per quanto riguarda il metodo, quello seguito dalla Commissione Balladur consentirebbe di sveltire non poco l'iter e, soprattutto, tenerlo al riparo dall'influenza degli interessi corporativi che rischiano di minare alla base ogni serio tentativo di riforma. Veltroni dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte "corporative" delle diverse componenti del suo schieramento. Anche per quanto riguarda il merito, però, il rapporto Balladur non è privo d'interesse. É il tentativo di secolarizzare il "presidenzialismo possibile" restando nello schema della V Repubblica. Per questo, rafforza la corrispondenza tra Presidente e maggioranza parlamentare già spontaneamente provocata dal "quinquennato" e ripartisce meglio i poteri tra il Presidente e il Parlamento, accrescendo quelli di quest'ultimo che in Francia sono attualmente assai limitati. Anche noi abbiamo la necessità prioritaria (anche se non esclusiva) di razionalizzare ciò che nei fatti si è già prodotto: nel nostro caso, rendere efficiente il governo del premier. Per questo, dovremo muoverci in una direzione per molti versi opposta a quella dei nostri cugini transalpini, con lo scopo, però, di giungere a un approdo non troppo distante. Il rapporto non consiste solo in questo, ma questo è essenziale. Dopo un'esposizione minuziosa e i calorosi saluti per Berlusconi, Balladur mi rinnova per l'ultima volta un'esortazione: fate presto! Dal colloquio esco con una convinzione e con una preoccupazione. Ho sempre ritenuto che nel '95, eleggendo Chirac in sua vece, la Francia abbia perso una grande occasione; ora ne sono certo. Con riferimento alla sua ultima fatica, penso che, come ora si usa dire a sinistra, "si può fare". Anche in Italia. Il problema maggiore? Trovare un Balladur italiano. 05/04/2008.

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Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani Se i nostri politici fossero dei serial killer Roberto Alajmo è un professionista. Come un serial killer senza scrupoli morali, come un calciatore cui non si restringe mai la porta. Dopo aver apprezzato il perfetto È stato il figlio e un attimo prima di tuffarci nella La mossa del morto affogato , il suo nuovo romanzo, uscito per Mondadori, abbiamo letto e gustato il gioco letterario che gli è stato commissionato dalla rivista Giudizio universale - sempre ricca di spunti. Il tema è cambiare mestiere ai politici. Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel gioco "se fosse" vale tutto. Vale persino l'ipotesi: e se fossero altrettanti criminali? - scrive Alajmo - in questo caso, almeno sapremmo di che morte ci tocca morire". Alajmo immagina di essere un investigatore che raccoglie prove da esaminare, non solo al microscopio ma anche al "microscopio dell'anima". Modello Csi dunque e, perché no, modello Crepet. Alajmo immagina che il capo - Remo Bassetti, direttore di Giudizio universale - abbia dato al suo reparto la rogna di tracciare sette profili di altrettanti assassini, alcuni dei quali seriali. Berlusconi Silvio, il missionario. Alajmo suggerisce di procedere caso per caso, "escludendo per il momento che fra gli assassini sotto esame possano insorgere alleanze". Sulla base della letteratura investigativa, Alajmo ha pochi dubbi: "Berlusconi Silvio appartiene alla categoria che i criminologi definiscono serial killer missionari. Gente che uccide convinta di dover compiere una missione, come da investitura divina". Qualcosa di simile all'albino del Codice Da Vinci di Dan Brown, per intenderci. Spesso questa missione, continua Alajmo, "consiste nel ripulire la società da una determinata categoria di individui. In questo caso si tratta dei cosiddetti "comunisti". Ma potrebbero ugualmente essere tutte le donne bionde, o gli uomini coi baffi: qualsiasi categoria, in nome della vocazione". In questo caso, prevenire ciascun delitto è "particolarmente difficoltoso, perché nella definizione di "comunista" la mente dell'omicida tende a far rientrare qualsiasi soggetto, ad esclusione dei propri familiari o dipendenti. Oltre che, spesso, dei comunisti medesimi". Nel profilo del serial killer missionario si riscontrano talvolta elementi di visionarietà, e sono proprio questi a renderlo simpatico al grande pubblico". Pensando a un modello cinematografico, nel box di "criminali da film" Alajmo indica Seven . Bertinotti Fausto, il visionario. Dai missionari ai visionari, passando sempre da Porta a Porta , si arriva a "Bertinotti Fausto. Il tipico killer visionario uccide seguendo le istruzioni di voci che provengono dalla sua mente, voci che soltanto lui riesce a sentire. Nel caso in esame, la vocazione allucinatoria sembra tingersi di una particolare sfumatura: le voci gli ordinano di schierarsi dalla parte dei più deboli, suggerendogli sempre il modo più dannoso per farlo". Il film di riferimento è Totò, Peppino e i fuorilegge , dove il Torchio accetta di liberare l'ostaggio in cambio di una intervista. E non c'era ancora Porta a Porta ! Boselli Enrico, lo snob - continua Alajmo, con l'elenco tra lo scolastico e il carabinieresco - non è un omicida seriale. Non nel senso proprio del termine. "È un criminale elitista, uno snob che va a caccia dell'omicidio perfetto, allo scopo di dimostrare che solo a pochi è riservato il privilegio di commetterne uno. Usa metodi asettici, che possibilmente evitino il contatto con la vittima: un veleno che non lasci traccia, o un sottile filo di nylon passato intorno al collo". È difficile da individuare perché il suo comportamento ha modalità "random". "Chi avrebbe potuto immaginare il tentativo di assimilare Mastella Clemente alla tradizione socialista?". Il film di Boselli è Nodo alla gola di Hitchock, dove una coppia di giovani uccide per dimostrare che il delitto è un privilegio riservato a pochi. Casini Pierferdinando. Il meglio, Alajmo lo riserva a Casini Pierferdinando. Il "caso da manuale". Nelle "scuole di polizia si studia il suo profilo per capire il comportamento del classico killer organizzato. Sono criminali lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione e nell'esecuzione del delitto. (...) Seguono con attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mezzi di comunicazione, vi si specchiano e se ne compiacciono. Sono individui insospettabili, che si confondono con l'ambiente circostante". È difficile individuarli, perché spesso svolgono una "vita sociale del tutto ordinaria. Hanno di solito una famiglia felice alle spalle, e spesso anche più di una". Se pensa a un film, scrive Alajmo, gli viene in mente Match point , Casini è il "killer fighetto". Ferrara Giuliano è senza dubbio, sostiene Alajmo, un "killer edonista con tendenze cannibalesche". Perché ricava dai delitti "un enorme piacere, una sorta di estasi intellettuale che sublima divorando i corpi delle povere vittime, in preda a una sorta di bulimia. Sono donne, in prevalenza, ma anche qualche uomo che venga a trovarsi lungo la sua strada. Prima ancora che nel delitto vero e proprio, il killer edonista prova un piacere nelle varie fasi della caccia. Il piacere consiste nell'approssimarsi dell'uccisione, non tanto nell'uccisione in sé". Sono "incostanti", sempre alla ricerca di una preda nuova e sempre diversa. Se fosse un film, sarebbe Il silenzio degli innocenti . Santanché Daniela , come la maggior parte delle donne che uccidono, nota Alajmo, "non lo fa per moventi sessuali o spinta dalla convinzione di essere investita di una missione di un qualche tipo. Uccide per interesse, per liberarsi magari di un compagno che le era d'ostacolo". C'è un caso esemplare, secondo Alajmo: "Il caso del delitto Fini". Attenzione, non bisogna sottovalutare "questa tipologia omicida femminile: se è vero che è l'unica a uccidere sempre per un movente ben preciso, è pur vero che tende a reiterare il delitto". In quest'ottica, per una volta, l'investigatore Alajmo suggerisce di mettere al riparo da Daniela la prossima vittima. "Risulta essere tale Storace Francesco". Il film di riferimento è La vedova nera . Veltroni Walter. Quelli come lui, scrive Alajmo - imponenedosi quale maggior criminologo per raffinatezza psicologica, altro che il Bruno di Bruno Vespa - "uccidono, per quanto possa apparire insensato, a scopo umanitario". Uccidono, scrive Alajmo, "per aiutare le vecchiette, i pensionati, le donne sole e gli individui in difficoltà. Uccidono le persone che si dichiarano stanche di vivere, ma per eccesso di zelo presto o tardi si spingono a sterminare anche quelle che vorrebbero soltanto una mano per vivere meglio. Loro magari si lamentano, e lui: zac. Pietosamente, dolcissimamente". Il killer pietoso uccide "adoperando un veleno incolore e insapore, che si scioglie nell'acqua, non lascia tracce e consente alla vittima di morire senza dolore. Quasi sempre si incarica egli stesso di somministrare il veleno. Lo fa col sorriso sulle labbra, sussurrando all'orecchio della vittima la sua tipica frase ossessiva: yes, you can (rest in peace)". Il film che lo ritrae, alla perfezione, è Arsenico e vecchi merletti (1944), di Frank Capra, dove due vecchiette sterminano i pensionati col vino di sambuco avvelenato Luca Mastrantonio 05/04/2008.

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Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco "obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.

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Candidati: i magnifici 16 sono pronti a scendere in campo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Candidati: i magnifici 16 sono pronti a scendere in campo Posted By vasco_pirri_ardizzone On 6/4/2008 @ 11:02 In Apertura#1 | No Comments Il numero è tale da poter metter su una squadra di calcio. Anche se poi trovare un allenatore disposto a schierarli non sarebbe facile. Sono i 16 candidati premier che fanno capo ad una lista che gli italiani troveranno sulle loro schede elettorali il 13 e 14 di aprile. Una squadra di calcio, con tanto di riserve. E per restare nella metafora calcistica, come nel finale di campionato tra Inter e Roma, in due, [1] Silvio Berlusconi e [2] Walter Veltroni, si giocano lo scudetto. Un'altra coppia, [3] Pier Ferdinando Casini e [4] Fausto Bertinotti, si contende i due posti della champions league. Per i posti Uefa [5] Daniela Santanchè e [6] Enrico Boselli. A non retrocedere lavorano tutti gli altri. Infine una curiosità: i 3 candidati maggiori di centro e destra (Berlusconi-Casini-Santanchè) sono tutti separati, mentre i 3 candidati maggiori di centro e sinistra (Veltroni-Bertinotti-Boselli) sono tutti sposati. Silvio Berlusconi: ex premier e leader del centrodestra. Ha creato in pochi giorni il Popolo della Libertà, convincendo An a confluirvi. Non gli è riuscita la stessa operazione con l'Udc di Poer Ferdinando Casini e la [7] Lega di Umberto Bossi. Poco male, per quest'ultimo: al Nord il Cavaliere ha apparentato il suo PdL con il Carroccio del Senatùr. Mentre al Sud ha portato a termine lo stesso accordo con l'[8] MpA di Raffaele Lombardo. [9] Sito internet Programma Slogan: "Rialzati, Italia!" Walter Veltroni: segretario del Partito Democratico. Ha rotto con la sinistra radicale, ha dichiarato di voler correre da solo (mandando in frantumi la vecchia Unione prodiana) ma in realtà si accompagna in tutta la penisola con l'[10] Italia dei Valori di [11] Antonio Di Pietro. [12] Sito internet [13] Programma Slogan: "Si può fare" Fausto Bertinotti: presidente della Camera e leader di Rifondazione Comunista. Ha unificato sotto il simbolo de La Sinistra-l'Arcobaleno i 4 partiti della cosiddetta sinistra radicale: Prc, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Sinistra Democratica. Sito internet Programma Slogan: "Una scelta di parte" Pier Ferdinando Casini: ha rotto, dopo una lunga telenovela, con gli ex alleati Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. E non passa giorno che non li critichi: segno che la scelta (un po' costretta) di presentarsi da solo ha lasciato aperto qualche ferita. Corre a capo dell'alleanza dell'Unione di Centro. Un accordo chiuso in extremis con i centristi della [14] Rosa Bianca di Savino Pezzotta, Mario Baccini e Bruno Tabacci (questi ultimi, due fuoriusciti proprio dall'Udc). Sito internet Programma Slogan: "Io c'entro" Enrico Boselli: segretario del Partito Socialista. Ha riunito le tante anime disperse dei socialisti, ma non è riuscito a portare a casa un patto elettorale con il Pd. Anche per questo, in quest'ultimo mese, si è letteralmente "trasformato": da mite alleato di Prodi qual era, ora fa il candidato solitario pungente, graffiante (negli slogan: "Sono socialista e incazzato) e deciso (nel lasciare gli studi di Porta a Porta). [15] Sito internet [16] Programma Slogan: "Il partito socialista. Utile all'Italia" Daniela Santanchè: dopo una militanza di anni in Alleanza Nazionale ha abbandonato Gianfranco Fini e si è messa al fianco di un altro transfugo del partito nato da Fiuggi: Francesco Storace. Con il quale ha fondato La Destra e per il quale corre come candidata a Palazzo Chigi. Novità assoluta per la storia della Repubblica italiana: insieme a Flavia D'Angeli, è la prima candidata premier in rosa. Sito internet Programma Slogan: "Io credo" Flavia D'Angeli: ex militante di Rifondazione Comunista. Guida [17] Sinistra Critica con il senatore Franco Turigliatto. Con i suoi 34 anni e provenendo dalla generazione dei "movimenti" (quella sulla quale Rifondazione aveva puntato dopo la rottura con l'Ulivo nel 1998) D'Angeli è la più giovane tra i candidati premier. Sito internet Programma Slogan: "Perché no?" Bruno De Vita: leader dei consumatori dell'Adusbef. Con Willer Bordon e Roberto Manzione ha creato l'Unione democratica dei consumatori. Un simbolo che richiama quello dell'Unione prodiana, un partito ("non un partitino") equidistante da i due poli portanti della politica italiana, ma pronto a dialogare con entrambi: "Noi siamo già il futuro che viene avanti, siamo l'espressione del mondo delle associazioni dei consumatori. La gente ha già imparato a conoscerci, ci ha incontrato nelle strade e nei tribunali, dove abbiamo difeso i loro diritti". Sito internet Programma Slogan: "L'Italia ne ha piene le tasche. Siamo quelli della class action" Marco Ferrando: ex militante di Rifondazione Comunista. Se n'è andato dopo l'entrata di Bertinotti nel governo nel 2006 e ha fondato il Partito Comunista dei Lavoratori. Quanto lontano riuscirà ad andare lo diranno le urne. Delle sue origini Ferrando è però sicuro: "Negli anni Settanta i comunisti erano compromessi con il potere. Noi siamo quelli del partito di Livorno. Quelli di Gramsci". [18] Sito internet Programma Slogan: "La sinistra che non tradisce" Giuliano Ferrara: giornalista, direttore de Il Foglio. Dalle cui colonne ha lanciato la campagna sulla moratoria degli aborti. E' stato in lizza per essere candidato del Pdl come sindaco di Roma, ma ha rinunciato dopo che Berlusconi ha negato l'apparentamento con la sua lista: "Aborto? No Grazie". Come succede quando scrive, anche in piazza Ferrara ha diviso gli animi e fatto discutere. Tanto, ma non dappertutto: [19] a Bologna lo hanno preso a pomodori per non lasciarlo parlare. Ma lui si è difeso: "Erano così cattivi e violenti, mi è sembrato che per una volta dovessi dimenticarmi di porgere l'altra guancia alla fine del comizio e trattarli come meritavano". [20] Sito internet [21] Programma Slogan: "Aborto? No, grazie" Roberto Fiore: da tanti anni tra i leader dell'estrema destra. Fondatore di Forza Nuova, partito dichiaratamente di ispirazione fascista. Sito internet Programma Slogan: "Dalla parte del popolo per una rivoluzione italiana" Sergio Riboldi: candidato premier del Movimento Europeo Diversamente Abili. Dicono di voler rappresentare gli oltre cinque milioni di cittadini italiani che vivono con una disabilità. Sito internet Programma Slogan: "Sapremo onorare la vostra croce, perché il nostro fare non è fatto di parole" Renzo Rabellino: candidato premier della Lista dei Grilli Parlanti. Che è l'unione di sette liste (Pensionati e Invalidi; No privilegi politici; Lega Padana; Lista no Euro; Moderati; Automobilista; Forza Roma). Capolista alla Camera il signor Beppe Grillo: ovviamente un omonimo del comico genovese. [22] Sito internet Programma Slogan: "Mandiamoli tutti a casa" Stefano De Luca: segretario e candidato premier del Partito Liberale Italiano. Ex europarlamentare di Forza Italia. Nel 1997 ha ricostituito il Pli dopo lo scioglimento che era seguito a Tangentopoli. Sito internet Programma Slogan: "Difendi la tua libertà" Stefano Montanari: professore universitario di nanotecnologie e candidato premier per il "Bene comune". Lista nata grazie all'appoggio del senatore ex Pdci, Fernando Rossi. [23] Sito internet [24] Programma Slogan: "Trasparenti e imparziali". Fabiana Stefanoni: la giovane candidata premier è tra i leader di Alternativa Comunista. Ovvero una delle tre liste che stanno a sinistra di Bertinotti e che non sono riusciti a mettersi insieme per differenze insanabili. Alternativa Comunista che è trotkista ha raccoto le firme necessarie per portare le proprie liste. Sito internet Programma Slogan: "Tutti assunti a tempo indeterminato".

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E Scajola risvegliò i fantasmi di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stavolta non c'entrano i brogli. C'entra semmai la disposizione dei simboli sulla scheda: troppo ravvicinati tra loro e, in caso di apparentamento, letteralmente appiccicati. Il terrore del Cavaliere è che molti dei suoi si sbaglino a votare. E che ne derivi una montagna di contestazioni tale da fargli fallire la conquista delle regioni in bilico, quelle decisive per la maggioranza in Senato. Inutile dire, Berlusconi diffida di Amato. Nella sua mente si è annidata l'idea che il ministro dell'Interno l'abbia fatto apposta. Anzi, lo stia tuttora facendo, in quanto rifiuta di obbedire alle sue pressioni. L'appello al Presidente della Repubblica perché ci pensi lui è la più plastica manifestazione di sfiducia nei confronti del ministro. Gasparri addirittura lo teorizza: "Amato è in malafede. Siamo davanti alla deliberata volontà di creare il caos". E così la pensa l'entourage del Cavaliere. Ridotto all'osso, lo scontro riguarda il caso dell'elettore che fa la croce in mezzo a due simboli collegati, dunque tra Pdl e Lega, oppure tra Pd e Italia dei valori. Berlusconi ha fatto svolgere una prova, scoprendo che capiterà spesso. Soprattutto ai giovani, abituati a scegliere non tanto la lista quanto l'alleanza che esprime il premier: per loro, preferire un simbolo piuttosto che un altro conta davvero poco, l'importante è chi andrà a governare; laddove gli anziani nati nella Prima Repubblica ragionano al contrario (prima scelgono il partito, poi viene l'alleanza). Il guaio è che, barrando più simboli, la scheda elettorale dev'essere annullata. Così stabilisce la legge. Perfino nel caso che quei partiti siano tra loro apparentati: al momento dello spoglio, non fa differenza. Cosa succederà dunque se in una regione al Senato lo scarto sarà di soli 2 mila voti, e le schede contestate per quello sbaglio risulteranno 6 mila? La vittoria del centrodestra verrà messa in dubbio. "Berlusconi è roso proprio da questo tarlo", confida Bonaiuti. Un incubo, dunque. Il primo ad accorgersene pare sia stato Scajola. Quando lunedì gli è capitato in mano il facsimile, trasmesso alle prefetture, l'ex ministro dell'Interno ha suonato l'allarme. Lui e Gianni Letta si sono messi in contatto col Viminale, "bisogna cambiare immediatamente le schede, distanziare maggiormente i simboli, 6 millimetri invece di 4, e almeno 2 mm tra quelli apparentati". Troppo tardi, ha risposto Amato, non facciamo più in tempo. Non per colpa della tipografia ma dagli italiani in missione all'estero, che già stanno votando. "E chissene importa di loro", è stata la replica, "saranno 10-12 mila, quanti devono ancora votare sono invece 40 milioni...". Il "Dottor Sottile" s'è mostrato irremovibile, scheda fatta capo ha. Oltretutto "le indicazioni le avete date voi, col decreto del 2006, noi le abbiamo eseguite a puntino". Al massimo, ha suggerito Amato, potremmo diramare una circolare esplicativa, nella quale si dica chiaro che il voto a più simboli collegati tra loro dev'essere assegnato al partito su cui la croce grava maggiormente. Se copre soprattutto la Lega, quel voto vale per Bossi; altrimenti per Berlusconi. Idem tra Pd e Di Pietro, che non a caso chiede anche lui di rifare le schede (ma Veltroni disapprova l'iniziativa dell'ex-pm). Berlusconi è rimasto perplesso: "E se la croce casca precisamente in mezzo?" In quel caso l'annullamento è sicuro. Però meglio una circolare che niente, almeno qualche sbaglio si ripara. Senonché, passa un giorno passa l'altro, la circolare ancora non si vede. E non è pronto nemmeno lo spot che dovrebbe spiegare all'Italia come comportarsi in cabina. Di qui l'ira pubblica del Cavaliere. Il quale ha pronto un rimedio estremo: nelle ultime apparizioni televisive mostrare la scheda e dire "attenti, la croce va messa qui". Proprio come faceva Togliatti mezzo secolo fa. Dai comunisti s'impara sempre qualcosa.

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Vuoi intervistare il candidato premier? Invia la tua domanda a Panorama.it (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Vuoi intervistare il candidato premier? Invia la tua domanda a Panorama.it Posted By redazione On 6/4/2008 @ 17:39 In Apertura#4 | No Comments A una settimana dal voto, Panorama.it offre una possibilità a tutti i suoi lettori: quella di rivolgere una domanda a uno dei due candidati delle principali coalizioni in campo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tra [1] tutte le emai[2] l che ci arriveranno, sceglieremo le domande più interessanti, che il direttore di Panorama Maurizio Belpietro presenterà direttamente ai due candidati. Poi le riporteremo (con relative risposte) sul nostro sito e sulle pagine del giornale. [3] SCRIVI A PANORAMA.IT LA TUA DOMANDA AL CANDIDATO.

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"Voto irregolare con queste schede" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 83 del 2008-04-06 pagina 0 "Voto irregolare con queste schede" di Adalberto Signore Berlusconi denuncia: "Non penso ai brogli ma alla confusione che si può creare negli elettori. C'è tempo per la ristampa. Il cittadino si troverà davanti una striscia indistinta di simboli. Serve subito un decreto legge". Napolitano interviene. Amato si difende da Roma "Non penso ai brogli ma alla confusione che si crea per chi deve votare". Il comizio in piazza del Pantheon è appena finito e circondato da sostenitori, cameramen e giornalisti, Silvio Berlusconi spiega le ragioni del suo appello al capo dello Stato affinché "intervenga a difesa della credibilità delle istituzioni democratiche e del diritto degli italiani a un regolare svolgimento delle elezioni". "Quando ho visto le schede - dice il Cavaliere - mi sono spaventato perché non si capiscono gli apparentamenti ma c'è una striscia indistinta di simboli". Insomma, le schede "così come sono state predisposte dal ministero dell'Interno", non offrono "garanzia alcuna" che "sia rispettata la volontà degli elettori". Anzi, "inducono più facilmente all'errore" che "all'espressione di un voto regolare". Un intervento, quello del Quirinale, chiesto "perché non riuscivamo a trovare ascolto dal ministero dell'Interno" nonostante le sollecitazioni dei giorni scorsi sia di Gianni Letta che di Claudio Scajola. E comunque annunciato al Colle già in mattinata, per evitare altri fraintendimenti dopo la querelle dei giorni scorsi. Perché, spiega uno dei collaboratori più stretti del Cavaliere, "non c'era alcuna intenzione di tirare per la giacchetta Napolitano" ma "vista la gravità della situazione" era "necessario che il Viminale fosse pubblicamente investito del problema". E a Giuliano Amato che fa sapere di aver semplicemente "applicato la legge" (che "ha peraltro la firma di Berlusconi e del mio predecessore"), il Cavaliere ribatte che "la situazione degli accorpamenti dei simboli è cambiata" visto che due anni fa correvano solo due coalizioni. A questo punto, dice, "si può intervenire con un ulteriore successivo decreto che privilegi la comprensibilità della scheda e la certezza del voto che oggi mi pare non ci sia". E anche se questo porterà a un aggravio di spesa per lo Stato visto che le schede dovranno essere ristampate ("i tempi ci sono"), l'ex premier è convinto che siano "soldi spesi bene". Poi, tra palloncini colorati e sulle ormai immancabili note di Meno male che Silvio c'è, in piazza della Rotonda il Cavaliere snocciola di nuovo le ragioni per cui "bisogna votare per il Popolo della libertà". Elencando "in pillole" il programma di Walter Veltroni: "Più Stato, più tasse, più spesa pubblica, più extracomunitari, l'impazzimento delle intercettazioni telefoniche, vendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, nessun ponte sullo Stretto e Antonio Di Pietro ministro della Giustizia". "Volete tutto questo?", chiede alla piazza. La risposta è scontata. Berlusconi, poi, mette da parte l'immagine della croce ("sono costretto a portarla", ripete spesso) e ironizza sui suoi trascorsi con la magistratura: "La mia condanna è definitiva, devo fare il presidente del Consiglio". D'altra parte, "questa è l'ultima occasione prima di imboccare la strada del declino" e aggiunge, rivolto al leader del Pd, "ormai gli italiani hanno capito che il pifferaio magico rischiava di portarli nel burrone". Altra domanda retorica alla piazza: "Volete che Veltroni realizzi il sogno della sua vita e vada in Africa?". Altra risposta scontata. Mentre sorvola, seppure con ironia, su Alfonso Pecoraro Scanio: "Lasciamolo stare, poverino. Ha i giudici addosso e per questo mi comincia a diventare perfino simpatico". Poi, l'affondo su Pier Ferdinando Casini: "Se qualcuno avesse qualche simpatia per quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e che si chiama Pier Furby, sappia che un voto dato all'Udc che si è messa in proprio è un voto perso". Che, aggiunge, "rischia di non eleggere nemmeno propri rappresentanti alla Camera e che è sicura di non eleggerne nessuno al Senato". Sull'esito del voto del 13 e 14 aprile, infatti, Berlusconi non ha dubbi: "Nessun pareggio, i sondaggi sono chiarissimi. Abbiamo una distanza tale per cui avremo l'onore e l'onere di governare e cambiare il Paese". Le ultime rilevazioni arrivate ieri a Palazzo Grazioli, infatti, vedono sostanzialmente invariata la forbice tra centrodestra e centrosinistra. Con un recupero di voti a fare del Pdl anche nel Lazio (una delle regioni in bilico, decisiva per gli equilibri del Senato), dove secondo Demoskopea il centrodestra è in vantaggio dello 0,5-0,8%. Mentre su scala nazionale, spiega Paolo Bonaiuti, il Pd "è sostanzialmente al palo da tre settimane". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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DALL'INVIATO RAFFAELE INDOLFI BENEVENTO. È UNA COSA INACCETTABILE. QUELLO CHE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DALL'INVIATO RAFFAELE INDOLFI Benevento. "È una cosa inaccettabile. Quello che è successo a Gela è un messaggio micidiale che si dà ai poliziotti, ai magistrati. Bisogna riformare la giustizia, e bisogna essere più severi". Walter Veltroni attacca il Csm per il caso del giudice di Gela che ha impiegato otto anni per stilare una sentenza sulla mafia. "Quel giudice - dice Veltroni - avrebbe dovuto rispondere di quello che ha fatto, invece, il Csm è stato troppo premuroso nei suoi confronti". Il Csm ha, infatti, respinto la richiesta avanzata dall'ex ministro della Giustizia Mastella di sospenderlo dallo stipendio e dalle funzioni. E il leader del Pd è altrettanto severo con quei magistrati che hanno nei giorni scorsi rimesso in libertà a Messina 12 boss del racket. Veltroni, anche a Benevento, ultima tappa della sua due giorni campana, chiede fermezza e severità contro la criminalità organizzata. E insiste sulla necessità di una lotta dura e serrata contro tutte le mafie che "insanguinano il Mezzogiorno e ne bloccano lo sviluppo". Così se a Trentola Ducenta, nella villa confiscata al killer dei 99 omicidi della camorra, prima tappa del suo giro elettorale in Campania, aveva scatenata la guerra alle mafie, qui, a Benevento, una volta terra d'emigrazione, la guerra la dichiara al precariato. Promette che il primo atto del suo governo, se il Pd vincerà le elezioni, sarà un provvedimento legislativo per garantire ai giovani assunzioni a tempo indeterminato. E rilancia anche la proposta di una assicurazione automatica e gratuita per le casalinghe, "ma anche i casalinghi" contro gli infortuni domestici. Nel dettaglio, la proposta è di modificare la legge attuale, così da rendere automatica e gratuita l'assicurazione. Non sarà quindi più necessario presentare domande o fare versamenti. Solo nel caso di incidente domestico che comporta una invalidità permanente, la casalinga dovrà presentare un'autocertificazione. Poi passando dalle proposte al confronto elettorale, Veltroni attacca i suoi avversari che definisce "cupi e senza energie". Critica Berlusconi che "attacca, un giorno sì e uno no le, istituzioni". Replica a Fausto Bertinotti. "Per lui non vincerò? Io lavoro per vincere, alla fine vedremo". E nella terra di Clemente Mastella, l'alleato che ha dato l'ultimo colpo al governo di Romano Prodi, spiega che il Pd ha chiuso "L'esperienza di una coalizione frammentata e litigiosa, che andava da Dini a Pecoraro". E sostiene che il Pd è un partito "coeso", che conosce i problemi della gente e vuole mettersi al lavoro "perchè non possiamo accettare il declino dell'Italia". Dice di volere "una democrazia che decida", nella quale i lacci della burocrazia "non si mettano come un gorilla sulla spalla degli imprenditori e dei cittadini". Veltroni parla anche dell'orgoglio di essere e sentirsi italiani e attacca la Lega. "I candidati leghisti a Pontida - dice - hanno giurato sul Po. Voglio sapere se giurano pure sulla Costituzione e sul tricolore". E dal palco di Benevento il leader del Pd rilancia anche la sua preferenza per la riforma elettorale. "È necessario - afferma - cambiare la legge elettorale e noi puntiamo ad un sistema uninominale con le primarie obbligatorie, perchè i cittadini devono tornare a scegliere i propri rappresentanti". Sostiene che "la politica non è la casta" e che "l'antipolitica fa un grande regalo a chi vuole continuare con la vecchia politica". E la politica che lui sogna "la nuova politica" porterà, assicura, senza ancora fare nomi, aria nuova nel governo e realizzerà "una fase di forte discontinuità" anche in Campania, dove, sostiene il segretario del Pd, non si poteva aprire una crisi istituzionale durante l'emergenza rifiuti. Veltroni lascia dopo Benevento la Campania, dove non ha incontrato il cardinale Sepe e festeggia con un comizio a mezzanotte, a Conversano, in Puglia, la centesima tappa del suo tour nazionale.

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CONDANNA DEFINITIVA, GUIDARE IL GOVERNO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il comizio Dal palco chiama Casini "Pier Furby" e fa ballare il valzer ad Alemanno MARIA PAOLA MILANESIO Roma. "Volete che un vostro coetaneo (pausa per sistemarsi il colletto della camicia e ammiccare alla platea) ritorni al governo del Paese?". "Sì, sì, sì". "E allora dite con me "Rialzati Italia, rialzati Italia, rialzati Italia"". Il sole è già sceso su Piazza della Rotonda, dove si affaccia il Pantheon, quando Silvio Berlusconi chiude il suo comizio. Sparirà per almeno un quarto d'ora, con grande ansia della scorta costretta a seguirlo tra la folla di giovani che il Pdl ha voluto in piazza. Ha l'aria un po' stanca che si addice al ruolo di padre nobile: abbraccia ragazzi e ragazze, li vuole vicini, mostra di essere al passo con loro anche fisicamente, li stuzzica sottoponendoli a domande retoriche ("Volete che si realizzi il sogno di Veltroni di andare in Africa?" "Sì"). Loro lo accolgono come una vera star: fotografie con i telefonini, acrobatiche strette di mano, anche spintoni pur di arrivare a sfiorare "Silvio". "È qui la festa? La condanna mi sembra definitiva: devo fare il presidente del Consiglio", esordisce lui scatenando il boato della piazza. Lo aspettavano per le 18 e infatti il Cavaliere si è fatto aspettare quel tanto che basta per un ospite d'onore. Gianfranco Fini, che sale sul palco prima di lui, si volterà a chiedere se Berlusconi sia già arrivato o se gli tocchi ancora restare al microfono. "Per strada ho fatto fermare la macchina, per convincere uno a votare il Pdl. Se avete qualche fidanzato moccioso che ha il nonno partigiano e pensa di votare centrosinistra spiegategli che la sinistra non è cambiata". Racconta che Walter Veltroni era riuscito a ingannare finanche lui, che aveva creduto ai suoi annunci. "Diceva di andare da solo e poi ha imbarcato mangiapreti, baciapile e il campione assoluto del giustizialismo Di Pietro. Diceva di divorziare dalla sinistra e invece alle amministrative vanno assieme, perché sono solo attratti dal potere". Da Azione giovani, che si è sistemata di fronte al Pantheon, qualche braccio destro alzato e il grido "Boia chi molla", all'indirizzo di una finestra a cui sventola una bandiera della pace. Gli altri sventolano bandiere del Pdl, fanno a gara per fotografare "il presidente" e per avere un saluto da Gianfranco Fini o da Giorgia Meloni. Gianni Alemanno è accanto alla moglie Isabella Rauti; il candidato sindaco di Roma per il Pdl ancora non si è ripreso dal giro di valzer che Berlusconi gli ha fatto accennare sul palco. Il Cavaliere, che per i comizi non abbandona la divisa d'ordinanza (completo scuro, camicia blu con colletto aperto), non smentisce la sua fama di intrattenitore: saltella su una gamba al grido di "chi non salta comunista è" ("Non posso fare di più, ho fatto degli esercizi in palestra"); se la prende con l'elicottero della polizia che sorvola la zona ("Sono al governo e usano i mezzi per disturbare le nostre libere riunioni. Eh! Continuano... hanno paura"); accenna a "quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e che si chiama Pier Furby"; abbraccia alla fine del comizio i giovani saliti sul palco e canta con loro "Meno male che Silvio c'è". Per il resto un breve ripasso, perché per la sostanza rimanda al programma del Pdl - "Leggetevelo tutto, è breve" -, al già fatto tra il 2001 e il 2006 e alle promesse non mantenute del governo Prodi. "La sinistra farà così anche questa volta".

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CASINI SFIDA BERLUSCONI: NON PUOI COMPRARCI TUTTI. E A VELTRONI: NEL PD NIENTE SPAZI PER I VALORI CRISTIANI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Casini sfida Berlusconi: non puoi comprarci tutti. E a Veltroni: nel Pd niente spazi per i valori cristiani.

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SPUNTA L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spunta l'ipotesi di una fusione Air One-Alitalia In attesa della scelta di Parigi il mercato italiano continua a far gola a parecchi GIUSY FRANZESE Roma. "Quale sarà la strategia di Air France Klm per contrastare sul mercato italiano la coppia Lufthansa Swiss che non cessa di acquisire nuove parti di mercato?". È sullo scacchiere di questa domanda, che campeggiava in bell'evidenza sul quotidiano La Tribune dopo la rottura delle trattative tra la compagnia guidata da Spinetta e i sindacati italiani, che si sta giocando in queste ultime ore il destino di Alitalia. Da una parte c'è l'attesa per le decisioni di Spinetta orientato a tenere tutti sulla graticola fino a domani, giorno del suo cda, anche il governo italiano che pure ha sempre tifato per lui. Dall'altra ci sono le compagnie straniere, come la tedesca Lufthansa appunto, che non hanno mai smesso di considerare importante il mercato italiano e stanno affilando le armi pronte a scendere in campo nel momento in cui Air France si dovesse definitivamente ritirare. E perché no, magari sperano in un commissariamento, così da evitarsi le faticose trattative con i sindacati e riuscire ad acquistare a prezzi da fallimento. La posta in gioco della partita non è solo l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli europei. Ma in questo momento particolare c'è anche un altro giocatore importante, e per niente occulto: il clima pre-elettorale. O meglio, il timore che la partita Alitalia possa diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Una preoccupazione che serpeggia soprattutto nel Pd. Perché se la trattativa con Air France si dovesse chiudere definitivamente, sarà gioco facile per Berlusconi attaccare il governo e dire con ancora maggiore forza rispetto a quanto già sta facendo, che la colpa è del governo che ha condotto i giochi in modo dilettantesco. Per non parlare delle frecce che il Pdl avrebbe al suo arco se poi il cda Alitalia martedì dovesse optare per il commissariamento. Il sottosegretario Enrico Letta, che sta svolgendo il non agevole compito di mediatore con Air France, ce la sta mettendo tutta per scongiurare l'eventualità. Ma da Parigi i segnali in arrivo confermerebbero che Air France non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno di un millimetro alle richieste sindacali: oltre le ultime tiepide aperture, Spinetta è convinto che non si debba andare. Se i sindacati non fanno coriandoli della loro controproposta, lui a Roma non ci torna. Nasce sulla scia di questi segnali l'appello ai sindacati da parte di Padoa-Schioppa. Buone le intenzioni, se non fosse che il tono del ministro è sembrato quello di un ultimatum che suona più meno così: senza il sì ad Air France, martedì sarà deciso il commissariamento. Cosa che ha fatto irritare molto i sindacati, e ancor di più il leader del Pd, Walter Veltroni. A cinque giorni dalle elezioni una decisione così sarebbe molto più di un boomerang, questa sì una Caporetto. Intanto, se Parigi per ora resta immobile nelle sue posizioni, in altri luoghi sembra ci sia un gran movimento. A Francoforte, in particolare. Secondo alcune indiscrezioni Lufthansa - che in queste ore avrebbe contatto anche alcune sigle sindacali italiane - sarebbe pronta a scendere in campo come partner industriale di una newco nata dalla fusione tra Alitalia e l'Air One di Carlo Toto, che quindi farebbe un passo indietro nella governance della nuova compagnia a favore dei tedeschi. A finanziare l'operazione ci sarebbe il fondo Tpg (Texas pacific group) che già in passato aveva mostrato interesse tanto da partecipare al primo bando di gara. Dai texani, però, ieri è arrivata un secca smentita di "ogni ipotesi di coinvolgimento" nell'operazione. Non così in casa Air One, dove si appellano a "un comment", ma nel frattempo osservano: "Lunedì e martedì sono giorni importanti, vediamo che succede". Alla finestra, però, non ci sono solo i tedeschi e Carlo Toto. Anche la russa Aeroflot in questi giorni ha più volte ammesso di monitorare la vicenda Alitalia.

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ALL'ITALIA SERVE UNA GUIDA, NON UN PADRONE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"All'Italia serve una guida, non un padrone" ALESSIO FANUZZI "Chi pensava di schiacciarci s'è dovuto ricredere. E ora ha paura". Emozionato per essere diventato di nuovo papà, Pier Ferdinando Casini si rituffa nella campagna elettorale con ancora più lena. Ricominciando dalle Marche, regione dove "la battaglia al Senato è fondamentale". L'ex presidente della Camera ci crede. Scherza sulla nascita del figlio Francesco, ringrazia chi gli fa gli auguri, i suoi che lo accolgono con tanti fiocchi celesti e un gruppo di militanti del Pd che lo saluta in piazza del Popolo, e rilancia la sua sfida forte anche degli ultimi sondaggi che danno l'Udc in crescita. "Gli elettori non solo hanno capito la nostra decisione - dice - ma la sostengono. In tanti si stanno rendendo conto che l'unica alternativa alla sinistra, che ha fallito nella storia e nell'esperienza di governo, e alla destra, populista e ostaggio della Lega Nord, è un centro vero e moderato". Che guarda ai diritti dei disabili (è di ieri l'accordo con la Federazione italiana sostegno handicap per la ratifica della convenzione Onu entro i primi cento giorni di legislatura) e alla famiglia: "Ben venga la riduzione delle tasse - afferma Casini - ma la priorità va alle agevolazioni fiscali per le famiglie e alle deduzioni sui prodotti per l'infanzia, sugli asili nido, sui libri, sulle tasse scolastiche e universitarie e sui campo estivi. Non è possibile - chiosa - che in Italia deduca chi porta il gatto dal veterinario e non chi ha dei figli". Ostenta fiducia, Casini. Continua la sua battaglia "in difesa dei valori cristiani" e risponde colpo su colpo agli attacchi di Berlusconi. Così, se il Cavaliere parla di sondaggi che danno i centristi sotto la soglia dell'8% in tutte le regioni, compresa la Sicilia di Cuffaro, e ribadisce il concetto "un voto dato all'Udc è un voto perso", l'ex presidente della Camera attacca: "Berlusconi in questi giorni fa appello a tante cose che a volte ci si confonde. In ogni caso, gli vorrei dire di accontentarsi del vantaggio che gli danno i sondaggi. Dice che è avanti di tanti punti, si accontenti... E comunque - continua - il voto all'Udc è doppiamente utile, per salvaguardare i propri valori e per evitare che l'Italia abbia dei padroni. Il Paese ha bisogno di una guida, non di un padrone; non può essere proprietà privata di nessuno. Il Cavaliere non pretenda di acquistare tutti perché tutti non sono in vendita. Lasci qualcosa anche a noi, lasci qualcosa anche agli italiani". Parole forti, ribadite due volte, ad Ascoli Piceno come a Loreto. "Ogni giorno da Pd e Pdl arrivano cannonate incrociate sul centro. Perché tanta attenzione per noi? - chiede Casini - Evidentemente avevano programmato la desertificazione di tutto quello che c'è tra Pd e Pdl, con forse una forza di sinistra. Invece saremo in quattro. E l'idea che ci sia un centro che impedisca a Veltroni e Berlusconi di fare i loro comodi dà fastidio". Arringa la platea, il candidato premier dell'Udc. Ribadisce l'importanza delle Marche in questa competizione - "Siamo in competizione con Rifondazione comunista. O passa un senatore dell'Udc o passa uno di Rifondazione" - esprime solidarietà a Ferrara e alla sua lista antiabortista, si dice perplesso sul maxiconfronto organizzato dalla Rai per venerdì 11 aprile - "Non so se ci andrò. Devono decidere quelli del mio staff" - e attacca Veltroni e il Pd: "Walter è la brutta imitazione del Cavaliere, è il più berlusconiano di tutti i competitors e non vedo perché la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'originale. Nel Pd, del resto, non c'è posto per i valori cristiani". La platea applaude. L'ultima stoccata, però, è per Berlusconi: "Come ieri Bertinotti ha frenato Prodi, così Bossi frenerà Berlusconi. Gli italiani diano un voto di garanzia".

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D'ALEMA: SARò LO STABILIZZATORE DEL PD (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il colloquio L'attacco al Cav: con lui premier sicuramente avremmo avuto molti meno voti per l'Expo CLAUDIO SARDO "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque fosse il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che "sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto. Ieri il ministro degli Esteri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi: "Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più anti-berlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza. Promette un consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative, alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale". Certo, in Campania la rimonta appare una mission impossible. E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo "emergenza rifiuti". Il "ricambio è necessario", anzi "è già cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, non al "partito".

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D'ALEMA, MISSIONE RISCATTO CON I GIORNALISTI STRANIERI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

D'Alema, missione riscatto con i giornalisti stranieri CORRADO CASTIGLIONE Torna in città in compagnia dei giornalisti della stampa estera, per una sorta di operazione-verità che mostri "la realtà della Campania con i suoi problemi, ma anche lo sforzo che si sta producendo per risolvere l'emergenza, al fine di restituire un'immagine più vera della regione, alla vigilia della stagione turistica". Ecco dunque Massimo D'Alema, capolista del Pd per Campania 1, che sbarca alla stazione ferroviaria di Napoli centrale, per proseguire con un tour in provincia: a Ischia tra gli operatori turistici, poi a Ottaviano nella dimora medicea che alla fine degli anni '70 fu acquistata dal capo della nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo, quindi a Torre del Greco. D'Alema scende da un eurostar Av sul quale ha viaggiato insieme all'ad delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti: con lui e con i giornalisti stranieri si parla dei piani Tav, delle infrastrutture nel Mezzogiorno. E a chi gli chiede poi della mozzarella alla diossina ribatte: "Siamo un paese che ha un sistema di controlli molto scrupoloso. È grazie a questo che si è riusciti a individuare dei casi ben precisi con presenze di diossina: una prova di più dell'alta qualità del prodotto. E non si può capovolgere la realtà". Dalla stazione D'Alema si muove verso gli imbarchi di Mergellina per raggiungere Ischia. In piazza Garibaldi un gruppo di tassisti grida "viva Berlusconi". Quindi incontra un ex tossicodipendente che gli dice: "Faccia qualcosa: per noi qui non ci sono possibilità di lavoro e quindi di rifarci una vita". Mentre un immigrato chiede "permessi di soggiorno per i marocchini" e un uomo gli fa: "Qual è il programma del Pd per i giudici di pace?". Con i cronisti si ferma a parlare della situazione politica regionale e di Bassolino, così come farà più tardi a Ischia: "Non si possono ridurre i 15 anni dell'esperienza amministrativa di Bassolino all'emergenza rifiuti: sarebbe un'ingiustizia verso voi stessi. È stato un ciclo lungo, con luci ed ombre, nel corso del quale c'è stata una ripresa culturale, un rilancio, un riscatto. Certo il bilancio va fatto, ma nella sua interezza, e fuori dalle strumentalizzazioni elettorali fatte da chi non vi vuole bene. Alla fine della campagna elettorale toccherà ai cittadini giudicare e sarà necessario promuovere il necessario ricambio". E ancora ricorda: "Non si vota per il futuro della Campania. Il destino della Campania si deciderà quando si voterà per le regionali". A proposito di Bassolino, resta il dubbio sulla sua presenza mercoledì sul palco con Veltroni. Dice D'Alema: "Non ho idea di chi starà sul palco alla manifestazione di Veltroni, mercoledì. Credo che ovunque vada Veltroni facciano salire sul palco i capilista". E lo stesso Veltroni, da Benevento, non risponde al quesito, affermando: "Questo non lo so". Piuttosto in giornata arriva l'annuncio che la manifestazione sarà conclusa con una esibizione del cantautore romano Antonello Venditti. Quindi una frecciata a Berlusconi: "In campagna elettorale ognuno può dire quello che vuole, però purtroppo l'onorevole Berlusconi ha governato il Paese per lunghi anni e non ha fatto nulla di buono per Napoli". Da Ischia arriva l'iniezione di fiducia e il richiamo ad un'opera di rilancio nell'incontro con gli operatori turistici: "La vicenda dell'emergenza rifiuti, l'impatto mediatico che ha avuto e persino, direi, la strumentalizzazione politica che se ne è fatta ha prodotto un effetto negativo sull'immagine di questa regione anche laddove tutto questo non ha ragion d'essere perché Ischia non ha vissuto nessuna emergenza. Siamo qui per vedere che cosa si può fare per ristabilire la verità e restituire a queste bellissime località turistiche la loro immagine vera e per evitare che si abbia poi un corto circuito che porti alla crisi del turismo, con effetti negativi sull'economia, sull'occupazione". Su questo tema interverrà anche il ministro Luigi Nicolais, candidato alla Camera, parlando a Torre Annunziata: "È arrivato il momento di dire basta a questa immagine pessima che si dà della Campania, puntando su una comunicazione che parli di nuovo di una Napoli pulita e accogliente e che sappia attrarre di nuovo".

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IL VESCOVO: POLITICI, SCHIFEZZA SOCIALE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DURO ATTACCO ALLA PRESENTAZIONE DEL MEETING DEI GIOVANI Il vescovo: politici, schifezza sociale L'anatema del delegato pontificio anche sui sindacati: "Servitori del potere" "In Campania illegalità diffusa e assoluta" Pompei, Liberati contro le "false promesse elettorali" "Non si devono dire certe cose solamente perchè siamo in campagna elettorale, come quel politico che ha dichiarato: noi sconfiggeremo la camorra. Io ho tanta paura che, invece, sconfiggeranno lui". Monsignor Carlo Liberati, arcivescovo-prelato di Pompei e delegato pontificio per il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario, non si limita a polemizzare con le recentissime promesse di Walter Veltroni sulla "distruzione" delle mafie: accusa la classe politica di inaffidabilità, mendacio, ipocrisia e disinvoltura nelle false - ed elettorali - promesse. Nonchè di essere titolari di privilegi inaccettabili. Nel bersaglio del prelato, specifica, soprattutto i due principali candidati premier, Berlusconi oltre a Veltroni. La sua frase più lapidaria sulla classe politica: "una immoralità organizzata, una schifezza sociale". La sua frase più pesante: "Io non credo - ha detto - ai politici perchè nessuno meglio di loro sa ingannare. Pretestuosamente ed occasionalmente fanno promesse". E non ce n'è solo per i politici. Gli stessi sindacati, per Liberati, sarebbero rei di collateralismo: "Servitori del potere, asserviti ai potenti e ai prepotenti. Per loro non esiste la povertà. Non hanno sensibilità sociale". La Chiesa, accusa il vescovo, è rimasta "sola e abbandonata a combattere la battaglia per la legalità". Peggio che sola, è il pensiero dell'arcivescovo; la Chiesa viene anche "osteggiata e combattuta". Ma il "problema dei problemi - dice - è la mancanza di valori e progettualità politica". E i cambiamenti, dice, non si possono fare in poco tempo; occorrono mesi e anni per "sradicare questo sistema di illegalità diffusa e assoluta". Liberati, a margine della presentazione del prossimo XXII Meeting dei giovani che si terrà a Pompei, ha rilasciato all'Ansa un torrenziale sfogo. Dal 30 aprile al 1 maggio, sul modello dei raduni dei papa boys, si riuniranno giovani cattolici a parlare di legalità: e sarà, secondo Liberati, "un'occasione provvidenziale" che aiuterà i ragazzi "a distaccarsi dalle menzogne quotidiane dei politici". Tra i vari ospiti del meeting uno degli uomini del momento, il vice direttore del Corriere della Sera, Magdi Cristiano Allam. L'arcivescovo definisce la situazione in Campania allo "sfacelo" da "almeno dieci anni che esiste questo malessere". Oggi, spiega il delegato pontificio, "il problema dei problemi è la mancanza di valori e progettualità politica". I cambiamenti, dice, non si possono fare in poco tempo; occorrono anni per "sradicare questo sistema di illegalità diffusa e assoluta". "La corruzione e il degrado - spiega - sono sentite come normali, come l'aria che si respira, a cui ci si abitua senza rendersene conto". L'arcivescovo non tralascia la questione della disparità di opportunità nel Paese: come può, si domanda, un politico che guadagna 5.500 euro chiedere il voto a chi ne guadagna solo 450? Riferendosi al sistema elettorale, l'arcivescovo parla poi di un "sistema che non è veramente democratico in quanto - dice - non mi permette di votare il mio candidato ma quello presentato dal partito. E mi costringe a scegliere il meno peggio".

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VELTRONI VENDE FUMO IL SUD? PER IL PD UN PESO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

De Mita: la camorra non si batte con un decreto legge ALDO BALESTRA Una settimana al voto, il "grande vecchio" della Dc, Ciriaco De Mita, dopo l'abbandono del Pd, è in rincorsa. Con lo scudo crociato dell'Udc ha di fronte un'ardita pendenza, l'8%, per approdare (sarebbe una "novità", dopo 40 anni di Camera), al Senato. Come sta andando, De Mita? "Bene. Incontro sempre più persone affascinate dall'ipotesi di dar vita all'Unione di Centro, che vuol recuperare radicamento sul territorio e valorizzare in chiave moderna la grande storia propria della Dc". Non è mica l'allarme disperato di chi s'accorge che la scelta verso Pdl e Pd è l'opzione più utile? "La realtà è più complessa. É vero che la competizione tra i due partiti più grandi restituisce la sensazione di occupare tutti gli spazi. Ma più si ripete ossessivamente questo schematismo più s'avverte la fragilità della rappresentazione esistente. Invece, si vuol cogliere qualche concretezza". Giudizio sulle visite campane dei candidati premier? "Io non giudico, invito invece a valutare. Come si fa a non cogliere che gli annunci berlusconiani a Napoli altro non sono che una colossale presa in giro? I napoletani, intelligenti ed acuti, non possono cascarci. Davvero si crede che in due mesi un problema come quello della spazzatura possa essere risolto? Non è credibile pensare ad un governo come sostituto dello spazzacamino, che magari s'insedia a Napoli per convincere i napoletani che in questo modo si occuperà seriamente dei problemi della città e della Campania. Berlusconi, da premier, ha avuto oltre cinque anni per risolvere il problema immondizia". Veltroni ha insistito molto sulla piaga criminalità: vogliamo distruggere la camorra, ha detto. "E come, con un decreto legge? Suvvia, non scherziamo. Fare l'elenco di leggi e proposte di legge, affidarle alla stampa perchè le amplifichi, secondo me risiede nella consapevolezza inconscia di Veltroni che, alla fine, non sarà chiamato a governare il Paese. Altrimenti, ci sarebbe da chiedere: se davvero bastasse un decreto anticamorra, perchè il governo di centrosinistra non l'ha fatto prima? Non s'era accorto che la camorra esiste e condiziona in Campania? La verità è che si va avanti con gli slogan. É una gara a chi ne spara di più". Rifiuti e camorra: lei concorre al governo della Campania da anni. E le sue responsabilità? "Sui rifiuti ho provato a dire in tempi non sospetti che l'irrinunciabile punto di partenza, a fronte di una crisi che s'annunciava sempre più grave, era la realizzazione di discariche con equa distribuzione sul territorio regionale, per preparare il meccanismo virtuoso di valorizzazione del rifiuto inerte. Quanti commissari si sono dovuti succedere perchè si cominciasse a metter mano alla fase delle discariche, per giunta con discriminazioni territoriali come assistiamo in questi giorni?". E la camorra? "Certo che c'è un problema urgente di prevenzione e repressione, ma bastano solo nuove leggi per debellare la camorra che s'alimenta delle virulente esplosioni di tensioni sociali, avvertite in Campania per l'istruzione, l'occupazione, la realizzazione della persona, la tutela dei diritti individuali prima ancora che diffusi? Le cose camminano insieme. Promettere soluzioni salvifiche senza conoscere il problema è quanto di più deleterio, ed ingannevole, possa operare la politica su un territorio". Pdl e Pd insistono. Il cambiamento comincia dal rinnovo della classe dirigente, Veltroni dice che ci sarà "discontinuità" in Campania. "Veltroni ha cominciato con il decapitare completamente la classe dirigente della regione, mettendola in un angolo, salvo poi scoprire che "la responsabilità è di tutti". Ma dire questo significa poi sancire che la responsabilità non è di nessuno. Perchè, badate, lui non esprime un giudizio negativo, su Bassolino e Iervolino. Sul punto tace. E i problemi non si elencano: si individuano, si studiano, si indicano le soluzioni. Invece Veltroni mette in fila le questioni e dice: "State tranquilli, votateci, li risolveremo noi". Sì, ma come?" Ce l'ha non poco, con il leader del Pd: è perchè non l'ha candidata? "Non ho risentimento personale, ma preoccupazione. Il Veltroni dell'altro ieri in Campania sembrava essere arrivato dalla luna. La politica vera ha sempre un impatto d'attrito. Invece lui viene, annuncia la soluzione fiabesca ma non indica il percorso. É come un medico chiamato dal paziente che sta male: viene a casa, manco lo visita e gli prescrive la guarigione". De Mita, lei ad 80 anni gira la Campania palmo a palmo. Ha ha paura di non raggiungere l'8% al Senato? "Io non ho fatto una scelta di convenienza. Altrimenti sarei in corsa alla Camera. Io ho scelto il rischio perchè credo in quello che faccio". In questi giorni s'insiste molto sul Sud. "Lei dice? A leggere il programma elettorale del Pd, ad esempio, il Sud è quasi un peso. E, comunque sia, prevalgono gli slogan. Come quello veltroniano della Bocconi del Sud". Che intende dire? "Che Veltroni dimostra di non sapere nemmeno quale sia l'attuale panorama delle università del Sud, campane in particolare: il vero problema non è crearne una nuova, ma far funzionare quelle che già ci sono, qualificandole, organizzandole, selezionando la scelta dei docenti. É come per la sanità: tutto si riduce al cambio dei manager, che pure contano. Ma il problema principale è qualificare davvero le Asl come aziende, per costringere chi le guida a farlo in base a criteri di efficienza. Il resto è demagogia, o altro. Basta vedere cosa accade in Campania in questi giorni, con il mondo della sanità impegnato a far campagna elettorale per il Pd". Che rush finale prevede? "La competizione tra questi due colossi finti, che si sgonfieranno dopo le elezioni per l'incapacità di governare considerando i numeri al Senato, mi ricorda tanto le feste di paese, con lo spettacolo dei fuochi d'artificio. Siamo al finale, i botti e le luci aumentano sempre di più nel cielo, ma in fondo prelude solo alla fine". L'Udc come se la caverà? E torno a chiederle: crede di superare il quorum dell'8% al Senato? "Due paragoni sportivi: l'Unione di Centro mi ricorda tanto l'agilità e l'intelligenza della squadra di basket dell'Air Avellino che ha vinto la Coppa Italia. Pensavo contasse l'altezza, poi ho scoperto che il regista di quella squadra, Green, è alto appena 1.62. Ed è lui - con la sua intelligenza - a far muovere i giganti che ha intorno. Ecco l'Udc piccolo e agile, e con il cervello, sarà in grado di evidenziare le lacune altrui. Per quanto mi riguarda: sono come un ciclista di una corsa che sta spendendo molte energie perchè desidera raggiungere il traguardo finale. Ora quel ciclista vede lo striscione. Se si volta indietro rischia di perdere di vista la volata. Quindi continua a dare il massimo, il piazzamento lo verificherà poi".

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SCENARI DA SENATO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scenari da Senato E a quel punto la posta in gioco più probabile diventerebbe una riforma proporzionale alla tedesca, quella su cui l'Udc ha da sempre puntato per avere la libertà di potersi scegliere il partner di governo dopo il voto. Il terzo scenario prevede che queste elezioni siano solo una tappa del ricongiungimento tra gli spezzoni ex-democristiani nell'alveo del partito democratico. Se i numeri lo consentissero, i centristi potrebbero essere tentati di tornare rapidamente al voto alleandosi con Veltroni per strappare il governo a Berlusconi. Stavolta, infatti, la conta dei voti non sarà semplice come due anni fa. È vero, la vittoria spetta a chi raccoglie più suffragi degli altri. Ma nel 2006 si trattava, in pratica, di una sfida a due. Oggi sarà inevitabile pensare a come sarebbe andata la partita con diverse alleanze in campo. E a come potrebbe andare se le camere dovessero di nuovo sciogliersi e queste alleanze si formassero. Questa prospettiva prevede, però, che Veltroni tagli definitivamente i ponti con la sinistra. Un taglio che sarà più facile se Bertinotti uscirà sonoramente sconfitto. I sondaggi ufficiali circolati fino alla settimana scorsa davano la Sinistra Arcobaleno in serie difficoltà. In caso di debacle, l'esito più probabile è che la fragile alleanza tra Verdi, Rifondazione e i vari spezzoni ex-comunisti si sfasci, diminuendo ancor di più le chance di incidere sulla partita che gli altri partiti giocheranno. Il quarto scenario spingerebbe nella stessa direzione del terzo, una prospettiva neo-centrista imperniata sull'alleanza tra Veltroni e Casini. Ma a spingere in questa direzione, piuttosto che la forza del centro, sarebbe la debolezza della sinistra. Infine il quinto scenario, la vittoria del Pd e di Veltroni. L'ex sindaco continua a puntarci, e anche i sondaggisti più esperti oggi non sono in grado di escluderlo. In tutte le precedenti elezioni dopo la fine della Prima Repubblica ci sono state due costanti: il recupero di chi era in svantaggio e - in voti se non sempre in seggi - un finale al fotofinish. Sapremo solo lunedì sera se Veltroni riuscirà a spuntarla nella sua mission impossible. In questo caso è bene aspettarsi che tiri fuori le unghie. Chiunque vinca con una rimonta così clamorosa è improbabile che abbia voglia di rimettere la palla al centro. A quel punto, Veltroni e il Pd andrebbero avanti da soli. Sarebbe la prima volta che in Italia un premier riesce a governare soltanto con la forza del proprio partito. Come nelle altre democrazie occidentali. Oggi sembra un sogno a occhi aperti. Ne riparleremo al risveglio, martedì 15 aprile. Mauro Calise.

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Sulle schede scontro Berlusconi-Amato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI ROMA "Le schede elettorali sono confuse", lamentavano da giorni gli uomini di Berlusconi, ma anche Antonio Di Pietro. Ieri d'improvviso Berlusconi ha alzato i toni. S'è rivolto pubblicamente al Presidente della Repubblica, "perché garantisca la regolarità del voto". Il rischio è una gran confusione nella cabina elettorale. "In particolare le forze politiche che si presentano alleate - spiega il leader del centrodestra - le più rappresentative degli elettori, rischiano di vedere i loro voti resi nulli da una disposizione dei simboli confusa". Confusionario lui? Il ministro dell'Interno se l'è presa e molto. E mentre il Quirinale precisava di non entrarci con la preparazione delle elezioni, invitando con una nota il ministro "a fornire ai rappresentanti delle forze politiche e all'opinione pubblica tutti i chiarimenti opportuni", Amato ha convocato i giornalisti e s'è sfogato. "Non sono a capo di una banda di furfanti e non abbiamo bisogno di essere messi sotto tutela". La reazione di Amato è stata davvero furente. "Trovo a dir poco sorprendente che sia stato chiamato in causa il Capo dello Stato". "Il ministero ha predisposto le schede secondo le indicazioni di legge e non in conformità a una propria fantasia culinaria". "Il decreto reca la firma di Berlusconi e del ministro dell'Interno mio predecessore. Non mi aspetto che tutti conoscano tutte le leggi italiane, ma almeno quelle che hanno fatto". E mentre parlava, con voce rotta dalla rabbia, sventolava i fac-simile della scheda. "Non so se si stanno amplificando rischi di brogli...". Il problema, così come prospettato da tanti nel centrodestra, da Cicchitto a Quagliarello, a Gasparri, a Mantovano, è che le due coalizioni (quella per Berlusconi e quella per Veltroni) sono poco visibili, i simboli dei partiti ravvicinati, c'è rischio che si annullino molti voti. Replica di Amato: "I presidenti dei seggi sono già stati informati. Verranno impartite istruzioni in proposito. Da oggi c'è anche uno spot televisivo che spiega come votare". C'è poi l'eterno problema dello spoglio, che Berlusconi teme sia occasione di brogli. Perciò chiede una circolare tassativa che vieti la prassi dei "mucchietti" quando si scrutinano i voti. A fronte di tutti questi dubbi, Amato ha reagito con fredda rabbia. "L'Italia non ha bisogno di essere dipinta come un paese di brogli quotidiani. Guai a dare del nostro Paese un'immagine che non dà nemmeno lo Zimbabwe". "Sulla regolarità del voto vigilano i prefetti della Repubblica, che non sono addetti a brogli, ma alla legalità". E se qualche broglio è nell'aria, bisogna osservare ciò che accade tra gli emigranti. "Ho ricevuto segnalazioni di tentativi di broglio, ma abbiamo attivato tutte le attenzioni affinché ciò non accada". Conclusioni del ministro: rifare le schede, ormai non si può. "Modificare oggi, e anche già la scorsa settimana, le schede elettorali, è impossibile. Anche da parte del Parlamento. Perchè i nostri militari all'estero hanno già votato sulla base delle schede esistenti". E in effetti le tipografie stanno lavorando a pieno ritmo. La riminese Maggioli, ad esempio, che deve sfornare quattro milioni di schede per conto del Poligrafico, è in ansia per l'eventualità di dover ripartire da zero se mercoledì, dopo la decisione della Cassazione, cambiassero i simboli. "I tempi sono ridottissimi". Tempo mezz'ora, ed ecco la replica di Berlusconi. "Nelle passate elezioni del 2006, i simboli erano disposti in altro modo. Se è cambiata la situazione degli accorpamenti, ciò non vieta di intervenire con un nuovo decreto". E se ciò significasse buttare tutte le schede stampate e rifarle, poco male. "Sono soldi spesi bene, perchè è molto meglio avere un voto che corrisponda alla volontà dei cittadini, che un voto tale da distorcere quella volontà. Il tempo certamente c'è". E' quanto chiede anche Di Pietro, l'alleato di Veltroni: "La scheda elettorale così com'è disegnata graficamente non va e va ristampata con le opportune correzioni".

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Berlusconi arriverà direttamente in piazza Sisto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PDL MARTEDI' Berlusconi arriverà direttamente in piazza Sisto Niente passeggiata nel centro storico per Berlusconi che arriverà a Savona un'ora dopo il programma. Il leader del Pdl atterrerà a Villanova alle 11 e poi arriverà a Savona in auto direttamente in piazza Sisto dove si svolgerà il comizio. Il palco sarà posizionato spalle a via Manzoni come per Veltroni. Il Pdl ha così motivato la scelta di Savona: "A Genova e Imperia Berlusconi era già stato, a Savona e La Spezia no. E' qui che dobbiamo ottenere i voti decisivi per vincere il Senato e lo faremo con Berlusconi. Oltretutto a Savona l'anno prossimo si voterà anche per la Provincia". Dopo il comizio, trasferimento al Palacrociere. Se a piedi attraverso il centro storico o in auto, dipenderà anche dalle condizioni atmosferiche. Al momento le previsioni dicono pioggia. Al terminal Berlusconi incontrerà i "difensori del voto" per i 1798 seggi liguri. Il catering del buffet sarà curato da Marco "Zeffirino" Belloni con la consulenza del padre Luciano: cocktail di gamberi, salmone, frittata da bianchetti, tortine di gamberetti, Castelmagno al miele, parmigiano all'aceto balsamico, pecorino alla composta di frutta, assortimento di focacce liguri, zuppetta di legumi, risotto fresco ai gamberetti, pennette alle verdure, tartufi di cioccolato fondente, focaccia dolce di Zeffirino. Il tutto annaffiato da Chardonnay frizzante e Vermentino. \.

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Scontro a sinistra E Veltroni promette aiuti alle casalinghe (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BERTINOTTI: WALTER PERDERÀ. LA REPLICA: FAUSTO HA SEGATO L'ALBERO DI PRODI Scontro a sinistra E Veltroni promette aiuti alle casalinghe ROMA Dopo mesi di concorrenza a sinistra all'insegna del bon ton, fra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti arriva il primo vero scambio duro. La miccia l'ha accesa il leader di Rifondazione comunista: "Veltroni perderà sicuramente le elezioni perché con questa sua linea non entra nel profondo della società, ci riesce meglio il centrodestra", il segretario del Pd ha "un'immagine molto forte, ma resta in superficie". E Bertinotti si è fatto l'idea che il Partito democratico non abbia il sostegno maggioritario tra la classe operaia, che - sempre a suo avviso - vota per il centrodestra, scoperta che il leader del Prc sostiene di aver fatto "durante i funerali degli operai della Thyssen". All'affondo di Bertinotti, scandito in un'intervista al "Giornale" di due giorni fa, ha replicato Veltroni: "La posizione di Bertinotti non è una novità: ha fatto cadere il governo Prodi nel 1998 e ha segato l'albero di questo governo dall'inizio di questa legislatura". La polemica si è successivamente arricchita di ulteriori spunti: il segretario del Pdci Oliviero Diliberto si è augurato che "dopo le elezioni a Veltroni gliela facciano pagare dentro il Pd", mentre il segretario del Prc Franco Giordano è arrivato addirittura a sostenere che le parole di Veltroni verso Bertinotti sarebbero "irriguardose" perché pronunciate nei confronti di una carica istituzionale, cioè verso il presidente della Camera. Il quale, da parte sua, ha replicato con una personale rilettura dei problemi della maggioranza negli ultimi due anni: "Noi abbiamo trangugiato bocconi amari in attesa di un secondo tempo che non è mai arrivato, battendoci contro le leggi che causano il precariato. Mentre ci sono ministri che oggi sono nel Pd che hanno impedito al governo di fare quello che avrebbe dovuto". Ma una certa difficoltà da parte del Pd di fare il pieno nell'elettorato popolare a basso reddito (casalinghe, operai, pensionati) indirettamente arriva dall'ultima, ennesima proposta programmatica presentata da Veltroni: quella di istituire una assicurazione gratuita e automatica per le casalinghe che siano vittime di infortuni domestici di una certa entità. Per infortuni che provochino un'invalidità permanente sopra il 27%, secondo la proposta del Pd, potrà essere richiesto un assegno mensile con una semplice autocertificazione. Anche se la novità forse più rilevante degli ultimi giorni sul fronte Pd viene da una riflessione di Veltroni sul Csm: "Quello che è successo a Gela, dove un magistrato ha impiegato 7 anni e 8 mesi per fare una sentenza, è inaccettabile, è un esempio micidiale che si dà ai poliziotti e ai magistrati. Il Csm è stato troppo premuroso". E se Veltroni cerca di limitare al minimo indispensabile le repliche o anche le "provocazioni" mascherate a Berlusconi, chi non manca di usare un tipico linguaggio da campagna elettorale è il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Da capolista del Partito democratico in Campania-1, D'Alema ha ripetutamente punzecchiato il Cavaliere: "Per l'Expo 2015 a Milano, Berlusconi dice di aver avuto un ruolo? E' vero: il fatto che lui non fosse presidente del Consiglio ci ha portato un sacco di voti". Il primo Consiglio dei ministri del Pdl a Napoli? "Questa città ha già tanti problemi... e in ogni caso Berlusconi ha governato per lunghi anni e non ha mai fatto nulla di buono per Napoli, non ha aperto una discarica, non ha inaugurato un termovalorizzatore". E quanto alle polemiche berlusconiane sui danni economici provocati dall'immondizia, D'Alema chiacchierando con alcuni albergatori di Ischia se ne è uscito con una battuta delle sue: "Ho letto la lettera che Berlusconi ha inviato agli italiani all'estero: per il danno che vi ha fatto potreste denunciarlo...". \.

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Perché l'adesione della Nato all'Albania? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 11 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 107 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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